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“HYPPOLITE Jean KOJEVE Alexandre KOYRE’ Alexandre WAHL Jean, a cura di Roberto SALVADORI”,”Interpretazioni hegeliane.”,”Contiene tra gli altri: saggio di Alexandre Koyré: – Rapporto sullo stato degli studi hegeliani in Francia (pag 3-28) saggi di Alexandre Kojève: – ‘Lezioni sull’ eternità, il tempo e il concetto’ (pag 169-282) – ‘Hegel, Marx e il cristianesimo’ (pag 283-310) (*) – saggio di Jean Hyppolite: – ‘Introduzione alla filosofia della storia di Hegel’ (pag 311-396)

() Si incentra soprattutto sul libro di Niel ‘De la médiation dans la philosophie de Hegel’ (Aubier, 1945). Di Marx praticamente non si parla.”,”HEGx-038-FF” “IACCARINO Lucio”,”Napoli bene. Salotti, clienti e intellettuali nella capitale del Mezzogiorno.”,”IACCARINO Lucio è un politologo e saggista. “”La specificità dei bassifondi napoletani, tuttavia, sembrava ruotare attorno alla famiglia matriarcale, dove erano le donne a mettere in comunicazione i piani alti e quelli dei bassi. Pare che a scoprire la struttura della famiglia popolare napoletana fosse stata la figlia di uno dei fondatori della sociologia a livello mondiale. Ann Parsons, figlia di Talcott, padre del funzionalismo americano: mentre lui si prodigava nella complicata grammatica del “”sistema sociale””, lei si prese una cotta per un autista del trasporto pubblico napoletano. La Parsons, prima di suicidarsi, mostrò come le donne, lavorando a servizio domestico presso la Napoli bene, erano il perno dell’economia informale, occupandosi del sostentamento della famiglia, mentre i mariti restavano, se non proprio disoccupati, almeno in balia del precariato urbano e dei suoi mestieri invisibili.”” (pag 40-41)”,”ITAS-066″ “IACHINO Angelo”,”Tramonto di una grande marina.”,”Angelo IACHINO è nato a San Remo (Imperia) nel 1889. Dopo aver preso parte alla 1° GM nel 1927 entrò nella direzione dell’Istituto di Guerra Marittima. Dal luglio 1940 all’aprile 1943 fu comandante in capo delle Forze Navali italiane. Nel dopoguerra ha iniziato la sua attività di storico della marina italiana. Tra i suoi libri più importanti ‘Gaudo e Matapan’, ‘Operazione mezzo giugno’ e ‘La sorpresa Matapan’.”,”ITQM-011″ “IACHINO Angelo”,”Tramonto di una grande marina.”,”Angelo IACHINO è nato a San Remo (Imperia) nel 1889. Dopo aver preso parte alla 1° GM nel 1927 entrò nella direzione dell’Istituto di Guerra Marittima. Dal luglio 1940 all’aprile 1943 fu comandante in capo delle Forze Navali italiane. Nel dopoguerra ha iniziato la sua attività di storico della marina italiana. Tra i suoi libri più importanti ‘Gaudo e Matapan’, ‘Operazione mezzo giugno’ e ‘La sorpresa Matapan’. Un confronto tra gli ‘Alti Comandi Navali’ delle varie marine militari (pag 121-)”,”QMIS-008-FV” “IACHINO Angelo”,”Gaudo e Matapan. Storia di un’operazione della guerra navale nel Mediterraneo (27-28-29 marzo 1941).”,”La questione non risolta delle portaerei dell’Italia “”Il discorso di Mussolini stava evidentemente per finire. Esso fu in realtà alquanto più lungo di quanto io non abbia ora riferito, e mi lasciò veramente attonito perché esso ripeteva esattamente le stesse argomentazioni che da tanti anni i fautori delle navi portaerei avevano invano cercato di far trionfare. L’esposizione di Mussolini era stata anzi molto brillante, e gli argomenti in favore di una più vasta cooperazione aereo-marittima vi apparivano di una chiarezza cristallina ed inoppugnabili. Rimasi molto colpito della giornalistica capacità di assimilazione che Mussolini dimostrava di possedere anche nei riguardi di un problema di tecnicismo così complesso e della sua indiscutibile abilità nell’esporlo con tanta forza dimostrativa e calore di convinzione. Ma mi veniva voglia di domandargli come mai non ci aveva pensato prima, e se era proprio necessario che tante navi andassero a fondo, e tante vite fossero sacrificate, oerché egli finalmente si convincesse di una cosa che i tecnici della Marina avevano cercato di fargli capire tanto tempo prima. Quanto alla possibilità che si provvedesse ora, in tempo di guerra, alle lacune della nostra preparazione del tempo di pace, rimasi alquanto scettico. Il problema della nave portaerei non era solamente un problema di costruzione o di adattamento di qualche vecchio scafo fuori uso: questo era anzi il meno. La cosa più difficile era il provvedere alla complessa attrezzatura tecnica di una nave destinata ad un servizio così particolare, e della quale non avevamo alcuna precedente esperienza. Né in questo caso si poteva ricorrere all’aiuto tedesco, poiché anche la Germania era entrata in guerra senza che la Marina avesse navi portaerei, e cercavo soltanto ora di riparare febbrilmente al tempo perduto. L’unica nazione simpatizzante che avesse una larga esperienza in proposito era il Giappone; ma dalla Marina di questo Paese non eravamo mai riusciti ad avere utili informazioni, a causa della estrema diffidenza che i giapponesi dimostravano verso qualunque popolo bianco. Purtroppo il mio scetticismo sulla nostra capacità di risolvere rapidamente il problema della nave portaerei si mostrò in pratica completamente fondato. L’adattamento del piroscafo ‘Roma’, che fu poi ribattezzato ‘Aquila’, andò infatti a rilento, e due anni e mezzo dopo, al momento dell’armistizio, esso non era ancora stato ultimato. Il fatto è che una industria pesante di scarso sviluppo come la nostra non può provvedere, nel corso di una guerra, a colmare le gravi lacune della preparazione militare del tempo di pace. Se ciò avvenne durante la guerra del 1914-1918 fu solo perché allora eravamo alleati con la Francia e l’Inghilterra (e poi anche con l’America), nazioni queste di potenziale industriale molto maggiore di quello che avevano in questa guerra le potenze dell’Asse”” (pag 188-189)”,”QMIS-034-FGB” “IACOCCA Lee con Sonny KLEINFIELD”,”Parlar chiaro.”,”””Per ottenere un buon bilancio, non basta tagliare le spese, bisogna anche lavorare sulle entrate, e forse questa è la parte più difficile. In affari è così: tagli finché non rimane più niente da rosicchiare e poi cominci a rimboccarti le maniche per far suonare il campanello del registratore di cassa. Devi riuscire a vendere”” (pag 258) “”Quando al Congresso, nel 1985, passò la legge Gramm-Rudman, Washington annunciò a gran voce di avere finalmente risolto il problema del deficit. Quella misura legislativa stabiliva nel 1991 il limite massimo per il risanamento del bilancio e sarebbe dovuta essere la parola definitiva. (…) In ogni caso, per avere un’idea di come abbia funzionato la Gramm-Rudman, basta vedere che cos’aveva stabilito la legge per il 1987. Il deficit sarebbe dovuto essere di 144 miliardi ed è stato di 158 miliardi e 400 milioni. Invece di infuriarsi con l’amministrazione, il Congresso si è limitato a rivedere la legge e ad alzare i limiti per il futuro. Ora, per risanare il bilancio, c’è tempo fino al 1993. Quando lo avrò sotto gli occhi ci crederò. In una democrazia la responsabilità finale appartiene al popolo: è colpa nostra se il deficit è andato alle stelle. Siamo noi che chiudiamo un occhio e continuiamo ad ascoltare i politici quando ci promettono mari e monti senza metterli mai di fronte alle loro responsabilità. I politici si fanno eleggere dandoci il contentino. Walter Mondale ha imparato a sue spese che in politica chiedere dei sacrifici è un suicidio. E’ stato sconfitto in 49 stati su 50. Non possiamo prendercela troppo con i politici se le cifre impazziscono. Non si può chiedere a nessuno di suicidarsi. Quindi la colpa è soltanto nostra: i signori di Washington vivono di sondaggi, non guidano la pubblica opinione, la seguono. Quando dai sondaggi risulterà che la maggioranza degli americani è disposta a sacrificarsi pur di ottenere il risanamento del bilancio, il deficit sparirà. E’ così che deve succedere in una democrazia. E’ la gente che deve guidare i suoi leader”” (pag 254-256) Sonny Kleinfield già autore di sei libri lavora attualmente come redattore al New York Times. Iacocca ha già pubblicato quattro anni fa la sua autobiografia ‘Iacocca. Una autobiografia’, Sperling & Kupfer.”,”USAE-127″ “IACONO Alfonso M.”,”Divisione del lavoro e sviluppo della facoltà della specie umana in Marx.”,”Il capitalista paga il valore delle singole cento forze-lavoro autonome, ma non paga la forza-lavoro combinata dei cento operai “”In un luogo del capitolo sulla cooperazione, Marx afferma: «Nella cooperazione pianificata con altri l’operaio si spoglia dei suoi limiti individuali e sviluppa la facoltà della specie» (1). La facoltà della specie umana consiste nella capacità che hanno gli operai riuniti insieme e combinati secondo le figure della cooperazione di produrre una quantità di oggetti superiore a quella che lo stesso numero di operai sarebbe in grado di produrre se ciascuno di essi lavorasse isolatamente (2). Sappiamo che, per Marx, la cooperazione è «la forma fondamentale del modo di produzione capitalistico» (3) e precisamente la forma che attraverso le sue figure tende a svuotare le facoltà individuali degli operai e a trasferirle ai mezzi di lavoro. Nella figura più complessa di cooperazione capitalistica, quella del macchinismo, questo trasferimento si realizza completamente. La storia del passaggio dalla cooperazione semplice, alla manifattura, alle macchine, può essere letta come la storia della perdita delle facoltà individuali lavorative degli operai singoli in ragione dello sfruttamento derivante dallo sviluppo tecnico del processo capitalistico di produzione (4). Ma qui Marx parla di «superamento di limiti individuali» e di «sviluppo della facoltà della specie» e ne parla a proposito del luogo in cui si realizza lo sfruttamento del capitale sulla forza-lavoro, dove cioè l’operaio è spogliato delle sue facoltà lavorative individuali. Si tratta qui di una oscillazione del discorso di Marx fra la critica della divisione capitalistica del lavoro e una sostanziale acquiescenza di fronte alla constatazione che si sistema capitalistico, con la sua organizzazione del lavoro, ha accelerato in modo gigantesco lo sviluppo delle forze produttive (5), o non si tratta invece di due livelli del discorso, fra loro uniti dalla concezione materialistica della storia: l’uno, l’analisi del modo capitalistico di produzione; l’altro, il problema dell’organizzazione comunistica della società, così come storicamente emerge dal sistema capitalistico? Per cercare di rispondere alla domanda, è necessario ridiscutere alcuni punti della IV Sezione del I Libro del ‘Capitale’, ma in relazione al tema delle facoltà degli operai nel modo capitalistico di produzione e della loro possibilità di arricchimento in una società di liberi produttori (6). (…) [A]bbiamo visto che la cooperazione capitalistica è sottomessa al rapporto capitale-operai salariati. «L’operaio – osserva Marx – è proprietario della propria forza-lavoro finché negozia col capitalista come venditore di essa; ed egli può vendere solo quello che possiede: la sua individuale singola forza lavorativa. Questo rapporto non viene in alcun modo cambiato per il fatto che il capitalista comperi cento forze-lavoro invece di una e invece di concludere un contratto con un singolo operaio lo concluda con cento operai indipendenti l’uno dall’altro. Può impiegare i cento operai senza farli cooperare. Il capitalista paga quindi il valore delle cento forze-lavoro autonome, ma non paga la forza-lavoro combinata dei cento operai» (27). Dal punto di vista del rapporto capitale – singolo operaio, la combinazione delle forze-lavoro entro il processo lavorativo non appare decisa prima che il singolo operaio venda la sua forza-lavoro al capitale, perciò la forza produttiva sociale del lavoro si presenta come forza produttiva che appartiene per natura al capitale. E tuttavia la combinazione delle forze-lavoro è stata decisa storicamente, anche nel suo sviluppo tecnologico, dal capitale, che organizza il lavoro in base al proprio interesse”” (pag 99-100, 111) [(1) K. Marx, ‘Il capitale’, I., trad. D. Cantimori, Roma, Editori Riuniti, 1964, p. 371; (2) Questa idea si presenta in A. Smith, attraverso il famoso esempio della fabbrica di spilli (…); (3) K. Marx, K. Marx, ‘Il capitale’, cit., p. 377; (4) Già in A. Smith, nel Libro V della ‘Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni’, si ritrova la descrizione della perdita delle facoltà degli operai sottoposti alla divisione del lavoro nella manifattura. (…); (5) Cfr. D.D. Weiss, “”Marx contro Smith sulla divisione del lavoro””, in ‘Monthly Review’, n. 9, settembre 1976 (…); (6) Sul tema delle facoltà e del loro arricchimento in una società di liberi produttori, cfr. N. Badaloni, «Marx e la formazione dell’individuo sociale», in AaVv, ‘Problemi teorici del marxismo, Roma, Editori Riuniti – Critica marxista, 1976, dove questo tema viene posto a fondamento della critica del politico; (…) (27) K. Marx, ‘Il capitale’, p. 374]”,”MADS-016-FB” “IACONO Alfonso M.”,”Teorie del feticismo. Il problema filosofico e storico di un «Immenso malinteso»”,”Alfonso M. Iacono, ricercatore nell’Istituto di filosofia dell’Università di Pisa, collaboratore di Critica marxista, Prassi e teoria, Il Manifesto, Pace e Guerra, coautore di Circolazione e forme del politico, Critica della politica e diaspora del marxismo, e autore di Il borghese e il selvaggio. La teoria del feticismo in Marx (pag 183-236) (capitolo quarto) [La lettura del libro di Charles de Brosses nel 1842, gli estratti del 1844 da James Mill, Marx nei ‘Manoscritti’ sul tema, Feuerbach accenna al f. nell’ Essenza della religione, riflessioni nell’ Ideologia tedesca’ e nel ‘Capitale’, esempi storici sul f., il riflesso religioso] “”Nel 1844 Marx fa deglii estratti da James Mill (1) e vi appone alcune sue riflessioi critiche. Di fronte alla definizione che Mill dà del denaro come mediatore dello scambio Marx osserva: «… finire (pag 191-192″,”TEOS-130-FL” “IAKOVENKO Boris”,”Filosofi russi. Saggio di storia della filosofia russa.”,”Nella prefazione l’ A polemizza con CROCE che aveva disprezzato il pensiero russo.”,”RUSx-061″ “IANDOLO Costantino”,”La caposala. Problemi tecnici e relazioni umane.”,”IANDOLO Costantino è primario medico degli Ospedali Riuniti di Roma, già membro del Consiglio Superiore di Sanità, docente di Patologia Medica (Roma), ha insegnato per un decennio in una Scuola professionale per infermiere della capitale.”,”ITAS-148″ “IANNARONE Reginaldo, Padre”,”La scoperta dell’America e la prima difesa degli Indios. I domenicani.”,”Il domenicano Bartolomeo de Las Casas è stato uno dei pionieri dell’evangelizzazione degli indios americani. E’ anche il più noto difensore dei diritti umani delle genti del Nuovo Mondo. (risvolto di copertina, ritratto di Las Casas) ‘La pratica dell’asservimento degli indios cominciò ben presto, praticamente con i primi marinai che Colombo, dovendo rientrare in Spagna, aveva lasciato al fortino della Navidad nella Española (1). Col suo ritorno cominciò anche l’incetta di oro, che gli indigeni portavano in forma di pepite o in polvere (2). Pedro Margarit mise l’isola a ferro e fuoco, e , insieme a Fra’ Boil – il capo del primo gruppo di religiosi venuti in America! – trattò gli indios come bestie. Sarebbe stato necessario porre fine all’anarchia, invece gli spagnoli se la presero con gli indigeni che avevano ucciso qualcuno dei loro aguzzini, e ne risultò un bagno di sangue. Quelli presi vivi furono inviati come schiavi in Spagna. Quelli che non riuscivano a trovare abbastanza oro per i conquistatori furono venduti al mercato. Dei quattrocento schiavi ammucchiati sulle caravelle partite per l’Europa il 2 febbraio 1494, al comando di Antonio de Torres, duecento morirono fra Madera e Cadice; la maggior parte degli altri cadde vittima di qualche malattia poco dopo essere stati venduti sul mercato di Siviglia dall’arcidiacono Fonseca, che tanta parte avrà nell’amministrazione dell Indie (3). Dal maggio 1495 al marzo 1496 Bartolomeo e Cristoforo Colombo cercarono di sottomettere l’isola per costringere i nativi a pagare i tributi. Ogni indiano al di sopra dei quattordici anni era tenuto a fornire ogni tre mesi un cornetto pieno di polvere d’oro. Un cacicco doveva consegnare una zucca piena ogni due mesi. Dove mancava l’oro nelle vicinanze, gli indigeni dovevano portare trimestralmente venticinque libbre di cotone filato o tessuto. Una volta pagato il tributo, veniva appeso al collo del contribuente un contrassegno di rame. (…) Ben presto Colombo si accorse che era difficile raccogliere anche la metà di quanto si pretendeva, ma mantenne l’imposta in quanto temeva le difficoltà che avrebbe incontrate qualora fosse rientrato in Spagna senza una quantità d’oro abbastanza grande. I nativi fuggirono sulle montagne, uccisero dei cristiani e di riflesso vennero uccisi a loro volta in numero anche maggiore”” (pag 63-64) [(1) (…) G. Fernandez de Oviedo, Historia natural y general de las Indias’ – Los viajes de Colón’, Madrid, 1944, c. 8, p. 59; (2) Cfr. Ch. Verlinden, Cristoforo Colombo, Roma, 1985, p. 64 e ss.; (3) Cfr. Ibid., p. 71-72] [ISC Newsletter N° 93]”,”AMLx-187″ “IANNI Vanna”,”L’universo dei Caraibi. I colori dell’arcipelago (1880-1990).”,”Vanna Ianni, docente presso l’Università autonoma di santo Domingo, ha pubblicato saggi sul sistema politico e sugli attori sociali dell’area caraibica. Ha inoltre partecipato come ricercatrice a un’indagine sulla democrazia in America centrale e nei Caraibi coordinata dal Centre for Research on Latin America and the Caribbean di Toronto.”,”AMLx-020-FL” “IANNI Octavio”,”La fine del populismo in Brasile.”,”Octavio Ianni si è laureato nel 1954 in Scienze sociali all’Università di San Paolo. Ha insegnato sociologia nella stessa Università.”,”AMLx-016-FSD” “IANNIELLO Piero”,”Via della Cina. Romanzo.”,”Piero Ianniello è nato a Cassino nel 1971 e vive a Prato dal 1996. E’ laureato in lettereature straniere e svolge attività di giornalismo free-lance. Questo è il suo primo romanzo.”,”CONx-187″ “IAROCCI Irene a cura”,”L’ eterno nel tempo. Antologia della poesia giapponese dalle origini al ‘900.”,”IAROCCI Irene ha pubblicato presso Guanda l’ antologia Memorie della Luna. Storie e leggende dell’ Antico Giappone’ e ha tradotto i Cento Haiku. “”Il grande ruolo svolto dalla “”natura”” in tutta la poesia giapponese rende d’ obbligo che ci si soffermi brevemente sul concetto “”natura””. Tale concetto viene espresso con questo termine solo se l’ uomo acquista cognizione dell’ esistenza di essa; infatti chi vive in mezzo alla natura non arriverà mai all’ esigenza di attribuirle un nome a meno che non la consideri un’ entità a se stante, diversa da sé. In giapponese , l’ unico termine per “”natura”” è shizen, parola solo cinese. Questo significa che prima dell’ introduzione della parola shizen, negli yamatokotoba mancava il termine che indicasse la natura per la semplice ragione che i giapponesi dell’ epoca non la consideravano un’ entità indipendente. L’ homo japonicus si è sentito dunque e ha continuato a sentirsi parte integrante della natura.”” (pag 18) “”Se il nostro fosse un mondo ove la menzogna non avesse vita, con quanta gioia ascolterei le vostre parole””. (Anonimo, Kokinshu, XIV/712) (pag 89-90) “”Dall’ uomo intessute, le bugie sono cicale assordanti; obliarle, non lo vorrei pur le sento via via più lontane””. (Anonimo, Kokinshu, XIV/716)”,”JAPx-061″ “IAZEOLLA Giuseppe”,”Introduzione alla simulazione discreta.”,”Giuseppe Iazeolla è nato a Santa Maria Capua Vetere nel 1939 e si è laureato a Napoli in Ingegneria Elettronica. Ha lavorato per l’industria e per il Consiglio Nazionale delle Ricerche e ha soggiornato presso il Massachusetts Institute of Technology, specializzandosi nell’analisi e valutazione di sistemi di elaborazione. Dal 1972 è docente di Simulazione all’Istituto di Scienze dell’Informazione dell’Università di Pisa.”,”SCIx-071-FL” “IBARRA Y RODRIGUEZ Eduardo a cura; saggi di W. ALISON PHILLIPS Lady BLENNERHASSETT Emilio BOURGEOIS Carlos SEGRE Rafael ALTAMIRA Jorge EDMUNDSON A.F. POLLARD J.G. ROBERTSON”,”La Restauracion. Tomo XVII. Historie del mundo en la edad moderna. Publicada por la Universidad de Cambridge con la colaboracion de los principales historiadores de Europa y America y ampliada considerablemente por distinguidos historiadores espanoles y latino-americanos.”,”saggi di W. ALISON PHILLIPS Lady BLENNERHASSETT Emilio BOURGEOIS Carlos SEGRE Rafael ALTAMIRA Jorge EDMUNDSON A.F. POLLARD J.G. ROBERTSON”,”EURx-124″ “IBARRURI Dolores, SOREL Andrés a cura”,”Pasionaria. Memoria humana.”,”pag 91 SOREL Andrés, studioso di letteratura, ha scritto varie biografie (A. Machado, G. Lorca, Miguel Hernandez), è segretario dell’ Associazione degli scrittori spagnoli. E’ stato nel PCE assieme alla Ibarruri. “”L’ inverno russo. Un altro inverno si avvicina. Lo noto sulla pelle, nella articolazioni. Cresce nella casa la mancanza di luce, il vento uggioso. I pomeriggi diventano interminabili. E le notti si allargano fino ad estenuarmi. Già non mi preoccupa il poter dormire poco. Le riunioni politiche si svolgono tediose. C’è una stanchezza nelle nostre parole, come quella musica che a forza di interpretarla, di udirla, svanisce nella monotonia. Coscienti che un altro ciclo termina, ma non sapendo quanto tempo prolungherà la sua estensione. Là, in Spagna, il vecchio Dittatore resiste. Abbiamo fatto una scommessa con la vita. Arrivare a vedere, meglio sentire della sua morte? E’ trascorso tanto tempo che l’ odio si è trasformato in abulia.”” (pag 134-135)”,”MSPx-055″ “IBARRURI Dolores”,”Memorie di una rivoluzionaria.”,”Capitolo: ‘Controrivoluzione in Catalogna’ pag 375-384, pagine su insurrezione degli anarchici, poumisti (POUM) trotskisti contro Generalidad. Molte deformazioni dei fatti e calunnie staliniste tra cui accusa di collusione con fascisti di Franco.”,”MSPG-003-FGB” “ICE”,”Argentina. Guida paese.”,”A proposito del ‘rischio paese’ si dice che è basso sia nel breve che ne medio periodo (prossimi cinque) (pag 14) La crisi scoppia invece nel 2001.”,”STAT-095″ “ICHBIAH Daniel”,”Georges Brassens. Biographie intime.”,”ICHBIAH Daniel è uno scrittore. “”Georges Brassens è allora molta sorpreso quando scopre che il suo pamphlet è pubblicato nel numero del 20 settembre 1946!… In quest’ epoca, Le Libertaire beneficia di una grande audience. Il bollettino di collegamento di quelli che si sentono vicini alla corrente anarchica è stampato in settantamila esemplari e se ne vanno quasi trentamila in media. Se il movimento conta così tanti simpatizzanti, è in parte perché alcuni dei suoi militanti sono stati molto attivi in occasione dell’ occupazione tedesca nel fabbricare documenti falsi o salvare degli ebrei. Tra quelli che hanno avuto un ruolo maggiore in questo periodo tormentato figura il fioraio Henri Bouyé. Alla Liberazione, è diventato corresponsabile della redazione del Libertaire, la cui sede si trova in avenue de la République a Parigi. Anche Brassens, da poco sedotto dalla lettura di Proudhon, è attirato da questa filosofia””. (pag 91) “”Nel novembre 1946, in occasione del congresso di Digione, Henri Bouyé abbandona le sue responsabilità del movimento anarchico e lascia il posto al professore di scuola Georges Fontenis. Brassens continua a scrivere per Le Libertaire, ma non perde il contatto con Bouyé; dividendo con lui le letture e le sedute al cinema. (…) Fontenis chiese a Brassens di assicurare la funzione di segretario di redazione del settimanale anarchico. Secondo quanto ha dichiarato Fontenis, egli si sarebbe disposto a questo compito con brio, divenendo molto popolare presso il personale della tipografia. Sempre secondo quest’ultimo, quando Brassens veniva a mangiare a casa sua, cantava spontaneamente delle arie rivoluzionarie. Al pomeriggio rimaneva sovente a casa sua (…). Tra gli incontri significativi che Brassens effettuò nella sede parigina del Libertaire figura quello con Roger Toussenot.”” (pag 93-94)”,”BIOx-103″ “ICIHI”,”Sfida all’uomo. Rapporto della Commissione Indipendente sui Diritti Umani internazionali.”,”Altra pubblicazione della Commissione: ‘Fame. I ragazzi della strada’ (Tascabili Bompiani)”,”CONx-262″ “I.C.J., INTERNATIONALE COMMUNISTE DES JEUNES”,”Resolutions du V Congres de l’ Internationale communiste des jeunes.”,”””Nei paesi come il Canada e gli Stati Uniti, dove i capi sindacali rifiutano di ammettere gli operai non qualificati, i giovani operai e gli apprendisti, le nostre federazioni, di concerto con l’ opposizione rivoluzionaria e il partito, devono condurre una lotta permanente affinché gli operai non qualificati, i giovani e gli apprendisti siano accolti nei sindacati con gli stessi diritti degli altri e, a questo scopo, devono raggrupparli”” (pag 51)”,”INTT-151″ “IGGERS Georg G.”,”L’ histoire sociale et l’ historiographie est-allemande des années 1980.”,”Altri saggi di Heinz-Gerhard HAUPT, AYCOBERRY Pierre e SOLCHANY Jean.”,”GERS-009″ “IGGERS Georg G.”,”Historiography in the Twentieth Century. From Scientific Objectivity to the Postmodern Challenge.”,”Georg G. Iggers is an internationally recognized authority on intellectual history and comparative international historiography. He is the author of New Directions in Historiography, The German Conception of History. Iggers is Distinguished Professor of History emeritus at the State University of New York at Buffalo. Preface and Acknowledgments, Introduction, Concluding Remarks, Epilogue: A Retrospect at the Beginning of the Twenty-First Century, Notes, Suggested Readings, Index. Incentrato in particolare sulla scuola storiografica francese (Annales e storia sociale) e tedesca.”,”STOx-023-FL” “IGHNATIEV V. a cura, scritti di N. SLAMIKHIN F. ESSIEVA V. MESENOV V. IGHNATIEV SCIALAGHIN K.”,”Il partito dei bolscevichi in lotta contro il trotskismo nel periodo successivo alla Rivoluzione d’ Ottobre.”,”””Le azioni disorganizzatrici dei capi dell’ opposizione vennero duramente condannate nelle assemblee di partito. Il 1° ottobre 1926 Trotsky, Zinoviev, Piatakov, Radek cercarono di imporre all’ assemblea della cellula della fabbrica “”Aviapribor”” di Mosca una loro risoluzione critica alla linea del CC del PC(b) dell’ URSS. Questo tentativo fu respinto con indignazione dagli operai comunisti a maggioranza di voti; la cellula condannò, con 78 voti contro 21, l’ attività antipartito degli oppositori e chiese che il comitato di Mosca ingaggiasse una lotta risoluta contro gli scissionisti. Adempiendo la volontà dei comunisti, l’ Ufficio direttivo del Comitato di Mosca del PC(b) dell’ URSS approvò il 2 ottobre 1926 una risoluzione che chiamava l’ organizzazione moscovita a respingere decisamente le calunniose accuse dell’ opposizione. Il 7 ottobre 1926 i comunisti costrinsero Zinoviev ad interrompere un discorso antipartito e a lasciare la tribuna. Anche in molte altre città gli interventi degli oppositori si concluser in modo altrettanto pietoso””. (pag 233)”,”RUSS-182″ “IGLESIAS Ignacio”,”Trotsky y la revolucion española.”,”Ignacio IGLESIAS, spagnolo, è vissuto in Francia dalla fine della guerra civile. Principale animatore dei ‘Cuadernos y Mundo Nuevo’, fu anche redattore capo di ‘Aportes’, rivista di scienze sociali edita a Parigi e con destinazione America Latina. Durante la guerra civile spagnola, IGLESIAS lavorò come redattore del giornale del POUM ‘La Batalla’ cosa che gli permise di seguire giorno per giorno lo sviluppo dello scontro politico e militare. Questo saggio dovuto ad un osservatore ‘interno’ e scritto a 35 anni di distanza, costituisce un’ analisi dell’ influenza di TROTSKY sulla rivoluzione spagnola. “”Come giudicò Trotsky l’ intervento sovietico in Spagna? Che interpretazione politica dette a questo intervento? Diciamo subito che non lo colse nei suoi giusti termini.”” (pag 76).”,”TROS-079″ “IGLESIAS SELGAS Carlos”,”Una alternativa democratica.”,”La riforma sindacale iniziò negli anni 60 come una manifestazione del processo di rinnovamento nelle strutture politiche spagnole per metterle in consonanza con le riforme introdotte dalla legge organica dello Stato. (pag 38)”,”SPAx-055″ “IGLESIAS SELGAS Carlos”,”El sindicalismo español.”,”IGLESIAS SELGAS ha preso il Premio nazionale di letteratura ‘Francisco Franco 1965’, per il libro ‘Los Sindicatos en Espana’. “”L’ Organización Corporativa del Trabajo Nacional del Generale Primo de Rivera creò un insieme di Organismi in cui collaborarono le Organizzazioni Professionali esistenti inclusa la Union General de Trabajadores (UGT). Insieme ai precedenti nazionali citati, entrarono in gioco delle convinzioni all’ epoca molto diffuse in Occidente e portate avanti, tra le altre, dalla Organizzazione Corporativa dell’ Italia fascista e dell’ Austria democristiana e dall’ Enciclica “”Quadragesimo Anno””, di Pio XI””. (pag 200)”,”MSPx-039″ “IGLESIAS Ignacio”,”Léon Trotski y España (1930-1939).”,”Ignacio Iglesias nació en Asturias en 1912. Cursó estudios de carácter técnico y muy joven, militó, primero en las juventudes comunistas y luego en la oposición trotskysta. Fue uno de los fun dadores del POUM en 1935. Participó en la guerra civil, en el sector republicano, y al final de la misma se exiló a Francia. Participó en la resistencia francesa, siendo encarcelado y enviado luego a un campo de concentración, en Alemania, donde fue liberado a últimos de abril de 1945 por las tropas norteamericanas. Se instaló en Paris, donde se dedicó al periodismo. Ha colaborado en varias publicaciones españolas: Revista de Occidente, Indice, Historia y Vida, francesas e hispanoamericanas. Con el seudónimo de Andrés Suárez publicó Un episodio de la revolución española: El proceso contra al POUM. Es también autor de El proletariado y las clases medias. Trotsky et la Révolution Espagnole y La fase final de la guerra civil.”,”TROS-002-FL” “IGLESIAS Ignacio”,”Trotsky et la Révolution Espagnole.”,”Ignacio Iglesias, de nationalité espagnole, réside en France depuis la fin de la guerre civile. Animateur de Cuadernos et Mundo Nuevo, il fut également rédacteur en chef de Aportes, une revue de sciences sociales éditée à Paris et destinée à l’Amérique latine. Pendant la guerre d’Espagne, Iglesias se trouvait etre rédacteur au quotidien di POUM: La Batalla, fonction qui lui permit de suivre jour après jour les développements de la situation politique et militaire.”,”TROS-009-FL” “IGLESIAS Ignacio”,”Trotsky y la Revolución Española.”,”Ignacio Iglesias, de nationalité espagnole, réside en France depuis la fin de la guerre civile. Animateur de Cuadernos et Mundo Nuevo, il fut également rédacteur en chef de Aportes, une revue de sciences sociales éditée à Paris et destinée à l’Amérique latine. Pendant la guerre d’Espagne, Iglesias se trouvait etre rédacteur au quotidien di POUM: La Batalla, fonction qui lui permit de suivre jour après jour les développements de la situation politique et militaire.”,”TROS-011-FL” “IGLESIAS Ignacio”,”La fase final de la guerra civil. (De la Caida de Barcelona al Derrumbamiento de Madrid).”,”Ignacio Iglesias nació en Asturias en 1911. Cursó estudios de carácter técnico mientras partecipaba activamente en las luchas politico-sociales de los últimos de la Monarquia y de la República. Fue uno de los que párticiparon en la fundación del POUM (setiembre de 1935). Terminada la guerra civil, marchó a Paris, donde se dedicó al periodismo. Fue secretariode redacción de la rivista Cuadernos que, editada en lengua española, apareció en la Capital francesa de 1953 a 1965, y luego jefe de redacción de Mundo Nuevo, la revista que sustituyó a la anterior de 1966 a 1970. Por último trabajó en otra revista, Aportes, que se publicó de 1966 a 1972. Ha colaborado en numerosas publicaciones españolas, fracesas e hispanoamericanas. Con el seudónimo Andrés Suárez publicó Un episodio de la revolución española: el proceso contra el POUM. Es también autor de Trotsky y la revolución española.”,”MSPG-039-FL” “IGLESIAS Ignacio”,”Experiencias de la Revolución Española. (El POUM, Trotski y la Intervención Soviética)”,”Ignacio Iglesias, de nationalité espagnole, réside en France depuis la fin de la guerre civile. Animateur de Cuadernos et Mundo Nuevo, il fut également rédacteur en chef de Aportes, une revue de sciences sociales éditée à Paris et destinée à l’Amérique latine. Pendant la guerre d’Espagne, Iglesias se trouvait etre rédacteur au quotidien di POUM: La Batalla, fonction qui lui permit de suivre jour après jour les développements de la situation politique et militaire.”,”MSPG-042-FL” “IGNATIEFF Michael”,”Le origini del penitenziario. Sistema carcerario e rivoluzione industriale inglese 1750-1850.”,”Michael Ignatieff è senior research fellow al King’s College di Cambridge.”,”UKIS-001-FL” “IGNATIEFF Michael”,”Le origini del penitenziario. Sistema carcerario e rivoluzione industriale inglese 1750-1850.”,”Michael Ignatieff è senior research fellow al King’s College di Cambridge. “”La lotta contro le “”Bastiglie”” ebbe inoltre l’effetto di aprire gli occhi ai sostenitori della riforma carceraria”” (pag 156)”,”TEMx-096″ “IGNAZI Piero KATZ Richard S. a cura; saggi di Patrick McCARTHY Antonio CARIOTI Martin J. BULL Jack BRAND e Thomas MACKIE Luca VERZICHELLI Andrea MANZELLA Valerio ONIDA Pernilla M. NEAL Filippo CAVAZZUTI Edmondo BERSELLI Stephen GUNDLE Marzia ZANNINI”,”Politica in Italia. I fatti dell’anno e le interpretazioni. Edizione 1995.”,”Saggi di Patrick McCARTHY Antonio CARIOTI Martin J. BULL Jack BRAND e Thomas MACKIE Luca VERZICHELLI Andrea MANZELLA Valerio ONIDA Pernilla M. NEAL Filippo CAVAZZUTI Edmondo BERSELLI Stephen GUNDLE Marzia ZANNINI”,”STAT-517″ “IGNAZI Piero”,”Dal PCI al PDS.”,”Piero Ignazi insegna Politica comparata presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna. Opere: Il polo escluso. Profilo del Movimento Sociale Italiano, Dal Pci a Pds, L’estrema destra in Europa, I partiti italiani.”,”PCIx-021-FL” “IGNAZI Piero”,”Il potere dei partiti. La politica in Italia dagli anni Sessanta a oggi.”,”Piero Ignazi insegna Politica comparata presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna. Opere: Il polo escluso. Profilo del Movimento Sociale Italiano, Dal Pci a Pds, L’estrema destra in Europa, I partiti italiani.”,”ITAP-027-FL” “IGNAZI Piero KANTZ S. Richard a cura, Saggi di Patrick MCCARTHY Antonio CARIOTI Martin J. BULL Jack BRAND Thomas MACKIE Luca VERZICHELLI Andrea MANZELLA Valerio ONIDA Pernilla M. NEAL Filippo CAVAZZUTI Edmondo BERSELLI Marzia ZANNINI Stephen GUNDLE”,”Politica in Italia. I fatti dell’anno e le interpretazioni. Edizione 1995.”,”Edmondo Berselli, editorialista de Il Messaggero, è vicedirettore della rivista il Mulino. Jack Brand è reader in Government al Department of Government dell’Università di Strathclyde. Martin J. Bull insegna Politics and Contemporary History alla University of Salford, Gran Bretagna. Antonio Carioti è caporedattore del quotidiano La voce repubblicana. Filippo Cavazzuti è professore di Scienza delle finanze e Diritto finanziario alla facoltà di Economia e commercio dell’Università di Bologna. Stephen Gundle è lecturer in Italian History al Dipartment of Italian Studies at Royal Holloway, University of London. Piero Ignazi è ricercatore presso il Dipartimento di Politica, Istituzioni e Storia dell’Università di Bologna. Richard S. Katz è professore di Scienze politiche alla State University of New York a Buffalo. Andrea Manzella è professore di Diritto parlamentare alla Libera Università internazionale degli studi sociali (Luiss) di Roma. Thomas Mackie è senior lecturer in Government all’Università di Strathclyde. Patrick McCarthy insegna European Studies alla Johns Hopkins University, Bologna Center. Pernilla M. Neal è dorettore del Centro di studi europei del Dickinson College di Bologna. Valerio Onida è professore di diritto costituzionale presso l’Università degli studi di Milano. Luca Verzichelli è dottorando in Scienza della politica all’Università di Firenze. Marzia Zannini svolge attività di ricerca presso l’Istituto Cattaneo.”,”ITAP-057-FL” “IGNAZI Piero”,”Postfascisti? Dal Movimento sociale italiano ad Alleanza nazionale.”,”Piero Ignazi è ricercatore presso il Dipartimento di Politica, Istituzioni e Storia dell’Università di Bologna.”,”ITAP-062-FL” “IGNOTUS”,”Asturies 1934. Premiere partie. ‘U.H.P.’.”,”La massa operaia organizzata nelle Asturie era di 70 mila uomini. Di questi, 30 mila militavano sotto le bandiere della Confederazione (CNT).”,”MSPx-007″ “IKENBERRY John G.”,”Dopo la vittoria. Istituzioni, strategie della moderazione e ricostruzione dell’ordine internazionale dopo le grandi guerre.”,”IKENBERRY John G. è professore di Government and International Affairs alla Georgetown University di Washington e senior fellow presso la Brookings Institution. Ha prestato servizio al Dipartimento di Stato e ha collaborato con il Carnegie Endowment for International Peace. “”La nuova distribuzione postbellica della potenza vide gli Stati Uniti nel ruolo di nazione più forte. Come nel caso precedente della Gran Bretagna, la loro forza derivava dal successo economico. Quanto a dimensioni dell’economia e produttività, gli Stati Uniti avevano sorpassato la Gran Bretagna nel tardo XIX secolo, e il distacco diventò palese nei decenni precedente e seguente il 1919. Alla vigilia del conflitto, l’economia statunitense era quasi il doppio di quella britannica, e sarebbe diventata quasi il triplo nel primo dopoguerra. Come ha osservato Paul Kennedy, “”gli Stati Uniti parevano avere tutti i vantaggi economici che alcune delle altre potenze possedevano in parte, ma nessuno dei loro svantaggi”” (1). Per popolazione, produzione agricola, materie prime, industria e finanza, gli Stati Uniti non avevano rivali, dal punto di vista quantitativo e/o qualitativo. Il loro crescente predominio economico è testimoniato dalla quota della produzione mondiale di manufatti; una quota che continuò a crescere in termini relativi fino agli anni Trenta. (…). Durante la guerra, la dipendenza degli alleati dagli Stati Uniti riguardò soprattutto gli aspetti finanziari e gli approvvigionamenti. “”Il volume delle esportazioni americane durante il conflitto fu enorme, e comportò un profondo cambiamento delle posizioni finanziarie relative alle nazioni. Alla fine della guerra, Londra non sarebbe più stata il principale centro finanziario del pianeta, e il Tesoro americano si ritrovò padrone della finanza europea. Le sue riserve auree erano quasi raddoppiate rispetto al 1914, equivalendo a quasi metà delle riserve mondiali. La Gran Bretagna doveva agli Stati Uniti miliardi di dollari, e sua volta aveva prestato miliardi alle potenze continentali… Lo Stato americano aveva accresciuto la sua potenza, mentre l’Europa consumava la propria”” (2).”” (pag 163-164) (1) P. Kennedy, The Rise and Fall of the Great Powers: Economic Change and Military Conflict from 1500 to 2000, Random House, New York, 1987, trad. it., Ascesa e declino delle grandi potenze, Garzanti, 1989, p. 345; (2) A. Walworth, America’s Moment, 1918: American Diplomacy at the End of World War I, Norton, New York 1977, p.4 [Tabella 7 p. 163. Porzione relativa di produzione manifatturiera mondiale 1900-1938. Gran Bretagna 1900 18.5 1938 10.7; Stati Uniti 23.6 31.4; Germania 13.2 12.7; Francia 6.8 4.4; Russia 8.8 9,0; Italia 2.5 2.8]”,”RAIx-332″ “IKENBERRY G. John”,”Il dilemma dell’egemone. Gli Stati Uniti tra ordine liberale e tentazione imperiale.”,”G. John Ikenberry, uno dei maggiori esperti di politica internazionale, insegna Politics and International Affairs alla Princeton University. Ha prestato servizio al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e ha collaborato con il Carnegie Endowment for International Peace, il Fondo Monetario Internazionale e la World Bank. É autore di importanti pubblicazioni tradotte in diverse lingue, tra cui, in italiano: Dopo la vittoria, America senza rivali? Nel 2001 ha curato con V.E. Parsi due volumi: Manuale di relazioni internazionali e Teorie e metodi delle relazioni internazionali.”,”USAP-003-FL” “IKOR Roger”,”L’Insurrection ouvrière de Juin 1848 ou La Première Commune.”,”La repressione: si parla di 400 o 500 insorti morti sulle barricate e di circa 3000 massacrati dopo la battaglia dalla truppa. Arresti effettuati da 12 a 15 mila. (pag 58)”,”QUAR-083″ “ILARDI Massimo a cura; saggi di Alessandra CASTELLANI Andrea COLOMBO Marco GRISPIGNI Massimo ILARDI Felice LIPERI Corinna VARRICCHIO Paolo VIRNO”,”La città senza luoghi. Individuo conflitto consumo nella metropoli.”,”Saggi di Alessandra CASTELLANI, Andrea COLOMBO, Marco GRISPIGNI, Massimo ILARDI, Felice LIPERI, Corinna VARRICCHIO, Paolo VIRNO.”,”STOS-019″ “ILARDI Massimo ACCORNERO Aris a cura; saggi di Massimo ILARDI Marcello FLORES Renzo MARTINELLI Chiara SEBASTIANI Celso GHINI Oreste MASSARI Fausto ANDERLINI Marcello FEDELE Percy ALLUM e Renato MANNHEIMER Antonio BALDASSARRE Silvano BELLIGNI Gino GALLI Giancarlo POGGI Fulco LANCHESTER Gianni FERRANTE Giuseppe BERTA Paolo DE-MARCO Rino SERRI Paolo FRANCHI Roberta BARBAGALLO Franco CAZZOLA Fabio FABBRI Giovanni BACHELLONI e Milly BUONANNO Patrizia SALVETTI Andreina DE-CLEMENTI Piero BEVILACQUA Franco RIZZI Carlo PINZANI Aldo AGOSTI e Lorenzo BRUNELLI Antonio GIBELLI e Flaviano SCHENONE Nicola GALLERANO Emanuele MACALUSO Renzo GIANOTTI Gianni SCHILARDI Rossana PLATONE”,”Il Partito comunista italiano. Struttura e storia dell’ organizzazione, 1921-1979.”,”Saggi di Massimo ILARDI, Marcello FLORES, Renzo MARTINELLI, Chiara SEBASTIANI, Celso GHINI, Oreste MASSARI, Fausto ANDERLINI, Marcello FEDELE, Percy ALLUM e Renato MANNHEIMER, Antonio BALDASSARRE, Silvano BELLIGNI, Gino GALLI, Giancarlo POGGI, Fulco LANCHESTER, Gianni FERRANTE, Giuseppe BERTA, Paolo DE-MARCO, Rino SERRI, Paolo FRANCHI, Roberta BARBAGALLO Franco CAZZOLA, Fabio FABBRI, Giovanni BACHELLONI e Milly BUONANNO, Patrizia SALVETTI, Andreina DE-CLEMENTI, Piero BEVILACQUA, Franco RIZZI, Carlo PINZANI, Aldo AGOSTI e Lorenzo BRUNELLI, Antonio GIBELLI e Flaviano SCHENONE, Nicola GALLERANO, Emanuele MACALUSO, Renzo GIANOTTI, Gianni SCHILARDI, Rossana PLATONE”,”ANNx-021″ “ILARDI Massimo ACCORNERO Aris a cura; saggi di Massimo ILARDI Marcello FLORES Renzo MARTINELLI Chiara SEBASTIANI Celso GHINI Oreste MASSARI Fausto ANDERLINI Marcello FEDELE Percy ALLUM e Renato MANNHEIMER Antonio BALDASSARRE Silvano BELLIGNI Gino GALLI Giancarlo POGGI Fulco LANCHESTER Gianni FERRANTE Giuseppe BERTA Paolo DE-MARCO Rino SERRI Paolo FRANCHI Roberta BARBAGALLO Franco CAZZOLA Fabio FABBRI Giovanni BACHELLONI e Milly BUONANNO Patrizia SALVETTI Andreina DE-CLEMENTI Piero BEVILACQUA Franco RIZZI Carlo PINZANI Aldo AGOSTI e Lorenzo BRUNELLI Antonio GIBELLI e Flaviano SCHENONE Nicola GALLERANO Emanuele MACALUSO Renzo GIANOTTI Gianni SCHILARDI Rossana PLATONE”,”Il Partito comunista italiano. Struttura e storia dell’ organizzazione, 1921-1979.”,”Saggi di Massimo ILARDI, Marcello FLORES, Renzo MARTINELLI, Chiara SEBASTIANI, Celso GHINI, Oreste MASSARI, Fausto ANDERLINI, Marcello FEDELE, Percy ALLUM e Renato MANNHEIMER, Antonio BALDASSARRE, Silvano BELLIGNI, Gino GALLI, Giancarlo POGGI, Fulco LANCHESTER, Gianni FERRANTE, Giuseppe BERTA, Paolo DE-MARCO, Rino SERRI, Paolo FRANCHI, Roberta BARBAGALLO Franco CAZZOLA, Fabio FABBRI, Giovanni BACHELLONI e Milly BUONANNO, Patrizia SALVETTI, Andreina DE-CLEMENTI, Piero BEVILACQUA, Franco RIZZI, Carlo PINZANI, Aldo AGOSTI e Lorenzo BRUNELLI, Antonio GIBELLI e Flaviano SCHENONE, Nicola GALLERANO, Emanuele MACALUSO, Renzo GIANOTTI, Gianni SCHILARDI, Rossana PLATONE Marginelli dibatte con Haupt sull’origine della formula di ‘gruppo dirigente’ “”(…) è invece opportuno, a questo punto, caratterizzare più precisamente la formula di “”gruppo dirigente””, di così grande importanza nella storia del Partito comunista italiano. Georges Haupt si è soffermato di recente su questa nozione che, a suo parere, entra a far parte del vocabolario di Gramsci e di Togliatt attraverso la lettura dei sociologi delle ‘élites’, in particolare Mosca e Pareto (13). Non siamo in grado di avvalorare o smentire questa ipotesi; riteniamo tuttavia che se ne debba prendere in considerazione anche un’altra, che del resto non esclude la prima. … finire (…)”” (Renzo Martinelli, Il gruppo dirigente nazionale, 1921-1943) (13) “”Il termine ‘gruppo dirigente’ fa la sua comparsa nel vocabolario politico del movimento operaio durante gli anni venti, negli scritti di Gramsci e di Togliatti”” – scrive Haupt -. “”Si tratta evidentemente, di un concetto preso in prestito dal lessico sociologico e politico italiano (Mosca, Pareto)””. Cfr Haupt, p. 233. In una nota (a p. 256 dello stesso volume), si legge ancora “”Il termine compare negli scritti di Gramsci del 1923. Togliatti, invece lo utilizzerà a partire dal 1926, soprattutto nella sua corrispondenza con Gramsci sulla situazione interna del Pcus”” (pag 369)”,”PCIx-017-FL” “ILARI Massimiliano”,”Parole in libertà. Il giornale anarchico Umanità Nova (1944-1953).”,”Massimiliano Ilari è un educatore professionale impegnato nei servizi sociali di Parma; nel campo della ricerca storica, ha conseguito un Dottorato presso l’Università di Trento. Collaboratore di testate libertarie e di diverse riviste storiche, è autore del libro ‘La giustizia di Franco. La repressione franchista e il movimento libertario spagnolo (1943-1951)’. Masini entra nella redazione del giornale Umanità Nova (pag 18-19) I Gaap (pag 155 e seguenti) Volume con sottolineature dell’ex proprietario”,”ANAx-430″ “ILARI Virgilio NATALIZIA Gabriele BALSAMO Eugenio LEO Maria Grazia INDELICATO Alberto COLI Daniela”,”Pensare la guerra.”,”Riflessioin di Virgilio Ilari, un importante esperto di problemi militari, sulle guerre mediorientali americane conosciute in Italia attraverso la propaganda filo-americana dei giornali di centro-destra e anti-americana dei giornali di sinistra. Virgilio Ilari, Debellare superbos. Perché l’Occidente non sa più pensare la guerra (pag 6-76″,”QMIx-118-FSL” “ILIZAROV Boris Semenovic”,”Vita segreta di Stalin. Le letture, il profilo psicologico e intellettuale.”,”ILIZAROV Boris Semenovic ha insegnato teoria e pratica archivistica all’Università Umanistica Statale di Mosca. Attualmente è ricercatore capo dell’Accademia russa delle Scienze e direttore del progetto non governativo “”Archivio popolare”” che raccoglie e pubblica documenti e foto degli ultimi 100-150 anni (privati persone comuni emarginati sociali). Il caso Bucharin e i medici ‘assassini’ “”Il “”caso Bucharin”” è nello stesso tempo il primo “”caso dei medici assassini”” e in generale degli “”avvelenatori””. Insieme con Bucharin furono processati tre grandi luminari della medicina dell’epoca. D.D. Pletnev, L.G. Levin e I.N. Kazakov, ritenuti organizzatori “”sotto copertura medica”” degli attentati contro Stalin (…). Uno dei collaboratori più stretti (ma fino a un certo punto), il boia Jagoda, fu giudicato e condannato nello stesso processo di Bucharin come “”avvelenatore””, tanto più che era farmacista. Per questo assurdo coinvolgimento dei medici il 1938 non si discosta molto dal 1953 (…)”” (pag 72) Rogo dei libri. “”Il già menzionato giovane diplomatico sovietico Aleksandr Barmin, che aveva osservato Stalin da vicino negli anni Trenta ed era stato un buon conoscente di alcuni membri della sua famiglia e della sua cerchia, prima di emigrare alla vigilia della guerra, ricordava: “”Con ogni nuovo arrivo della posta proveniente da Mosca i dirigenti, i segretari del nucleo del partito e i bibliotecari si vedevano recapitare le liste dei libri che andavano subito bruciati. Erano i libri in cui venivano citati i teorici del marxismo e altri autori considerati compromessi dal recente processo. Siccome praticamente tutte le figure di primo, secondo e terz’ordine negli ultimi quindici anni erano già state accusate di qualche eresia, io pensavo con stupore: che cosa mai rimarrà sugli scaffali delle biblioteche! Bastava una prefazione scritta da Bucharin, Radek o Preobrazenskij per qualsiasi opera classica e subito questa andava a finire nel forno! Con questo ritmo, pensai, bruceremo più libri dei nazisti, e soprattutto bruceremo molta più letteratura marxista di loro. Cosa che successe in realtà. Un’enorme mole di libri fu distrutta per il solo fatto che questi libri erano stati curati dal bibliofilo Rjazanov, recentemente scacciato dal Paese, fondatore dell’Istituto Marx-Engels-Lenin. Le prime edizioni delle opere di Lenin, redatte da Kamenev e contenenti menzioni positive dei “”traditori”” di oggi, sono state fatte sparire dalla circolazione. Stalin personalmente censurò e revisionò l’unco volume delle proprie ‘Opere’, una raccolta di articoli e discorsi; le edizioni precedenti furono ritirate alla chetichella dalle librerie e dalle biblioteche””. Su un paio di cose Barmin si sbaglia: Rjazanov non fu esiliato dall’Urss. Fu confinato nella regione del Volga e poi fucilato. Sbaglia anche a proposito delle opere di Stalin (…)”” (pag 96) Criteri di classificazione di Stalin. La biblioteca di Stalin poco prima della sua morte aveva circa 20 mila volumi classificati per argomenti, per autori importanti e per altri autori. Stalin ha dato istruzioni sulla classificazione nel 1926.(pag 112-113) Stalin fa sparire libro di Kamenev su Cernysevskij scritto dall’autore presentendo la sua fine, pubblicato nel 1933. Poco dopo Kamenev venne arrestato e non ritornerà più in libertà. (pag 134)”,”STAS-065″ “ILIZAROV Boris Semenovic”,”Vita segreta di Stalin. Il profilo psicologico e intellettuale, le letture.”,”Boris Semenovic Ilizarov ha insegnato Teoria e pratica archivistica all’Università Umanistica Statale di Mosca. Attualmente è ricercatore capo dell’Accademia russa dell’Archivio popolare di Mosca. Collabora con radio e televisioni russe e scrive articoli per periodici, sia specialistici sia divulgativi, russi ed esteri.”,”STAS-039-FL” “ILLETTERATI Luca MORETTO Antonio a cura, saggi di Franco BIASUTTI Giovanni BONACINA Francesco CAMERA Umberto REGINA Mario RUGGENINI, Contributi di Stefano FUSELLI Francesca MENEGONI Leonardo SAMONÀ”,”Hegel, Heidegger e la questione della ‘Romanitas’.”,”Luca Illetterati, nato a Vicenza nel 1963, è professore ordinario di Filosofia teorica presso il Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata dell’Università di Padova. Antonio Moretto è professore di Filosofia teoretica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Unibversità di Verona.”,”FILx-160-FL” “ILLICH Ivan, a cura di Ingke BRODERSEN”,”Lavoro-ombra.”,”ILLICH Ivan (nato al 1926 a Vienna) ha compiuto studi di storia, filosofia, e teologia. A New York dal 1950 al 1955, prete in una parrocchia irlandese e portoricana, poi cinque anni a Portorico, dal 1960 residente a Cuernavaca in Messico. Da alcuni anni insegna in Germania ‘Storia delle idee nel XII secolo’. Colombo sottovaluta le dimensioni della Terra. “”Colombo aveva calcolato che un grado della terra misurasse quarantacinque miglia, e ne derivava che l’ Asia era situata duemilaquattrocento miglia a ovest delle Canarie, grosso modo dalle parti delle Antille, nel Mar dei Sargassi. Il genovese aveva insomma ridotto l’oceano al raggio d’ azione delle navi che sapeva governare; aveva a bordo un interprete arabo che avrebbe dovuto dargli modo di parlare con il gran Khan. Partiva per scoprire una rotta, non già una nuova terra o un nuovo emisfero. Un progetto, questo suo, alquanto insensato. Nessun uomo colto del Rinascimento dubitava del fatto che la terra fose un globo; molti continuavano a ritenerla situata al centro dell’ universo, altri invece la pensavano già nuotante nelle sfere celesti. Ma dai tempi di Aristotele nessuno ne aveva sottovalutato le dimensioni quanto Colombo, tant’è che nel 255 Eratostene di Cirene aveva calcolato in cinquecento miglia la distanza tra la grande biblioteca, da lui diretta ad Alessandria, e Siene (dove oggi sorge la diga di Assuan), conclusione alla quale era giunto usando come “”metro di misura”” l’ andatura notevolmente costane delle carovane di cammelli dall’ alba al tramonto. Aveva notato che il giorno del solstizio d’ estate a Siene i raggi del sole cadevano verticalmente, mentre ad Alessandria deviavano di sette gradi dalla verticale. Su questa base, aveva calcolato la circonferenza della terra con uno scarto del cinque per cento circa rispetto alle sue dimensioni ideali.”” (pag 17) “”Vernacolo e lingua materna insegnata sono in un certo senso i due estremi della gamma del linguaggio corrente””. (pag 60) “”I tumulti delle plebi del XVII secolo e soprattutto del XVIII, dall’ Inghilterra alla Prussia, in sostanza ebbero per obiettivo la costrizione al lavoro, cosa questa che li distingue sia dalle sollevazioni contadine sia dai successivi scioperi. Il popolaccio paleoindustriale difendeva quella che E.P. Thompson ha definito “”economia morale””. I plebei reagivano all’attacco portato conro le basi sociali di codesta economia: contro la perdita dei pascoli comunali in seguito alle recinzioni e contro la costrizione al lavoro con la reclusione dei mendicanti””. (pag 118)”,”TEOS-145″ “ILLIES Florian”,”1913. L’anno prima della tempesta.”,”ILLIES Florian è storico dell’arte. Editorialista della Frankfurter Allgemeine Zeitung, è stato direttore delle pagine culturali della Zeit e tra i fondatori della rivista d’arte ‘Monopol’. “”Lo scrittore e giornalista Lejba Bronstein, meglio noto come Lev Trockij, vive e lavora in Rodlergasse, nel quartiere di Döbling ,condividendo l’atmosfera povera e piccolo borghese con la moglie Natalia e i figli. A Natale i Trockij si permettono il lusso di un albero da addobbare per far finta di appartenere a quel mondo e immaginare di non andarsene mai più. Trockij guadagno poco scrivendo articoli per vari giornali socialdemocratici e liberali, spesso se ne sta giornate interne nel Café Central e gioca a scacchi: nel 1913, il “”Signor Bronstein”” è considerato il miglior scacchista nell’ambiente dei caffé viennesi e questo vorrà pur dire qualcosa! Ogni volta che è corto di denaro, porta qualche libro al monte di pietà, non ha altra scelta”” (pag 66) Stalin per sfuggire alla polizia a San Pietroburgo indossa abiti femminili (pag 67)”,”QMIP-132″ “ILLUMINATI Augusto”,”Classi sociali e crisi capitalistica.”,”ILLUMINATI (Perugia, 1937) docente di sociologia all’ Università di Urbino. Ha pubblicato vari libri (v. retrocopertina).”,”ITAS-065″ “ILLUMINATI Augusto”,”Lavoro e rivoluzione. Produttivismo e lotte operaie dal 1945 al 1973.”,”ILLUMINATI Augusto nato a Perugia nel 1937, è stato nella prima metà degli anni Sessanta dirigente nazionale della Federazione Giovanile Comunista. E’ incaricato di sociologia presso l’Università di Urbino e militante marxista-leninista.”,”MITT-194″ “ILS, a cura”,”L’estremismo coerente dei situazionisti. (O estremismo coerente dos situacionistas).”,”Foto manifestazione degli studenti “”Zengakuren”” (pg 97) “”L’organizzazione rivoluzionaria che si propone di realizzare il potere assoluto dei Consigli Operai deve essere il luogo in cui si delineano tutti gli aspetti positivi di questo potere. Perciò deve condurre una lotta a fondo contro la teoria leninista del partito. La rivoluzione del 1905 e l’organizzazione spontanea dei lavoratori russi nei Soviet era già una critica pratica (dopo la critica teorica di Rosa Luxemburg) di questa nefasta teoria. Ma il movimento bolscevico persisteva nel credere che la spontaneità operaia non avrebbe potuto superare lo stadio sindacalista e che era incapace di comprendere la “”totalità””. Il che significava decapitare il proletariato per permettere al partito di prendere il comando della rivoluzione”” (pag 56)”,”TEOC-590″ “ILYENKOV Evald Vassilievich”,”Leninist Dialectics and the Metaphysics of Positivism. Reflections on V.I. Lenin’s book, ‘Materialism and Empiro-Criticism’.”,”Evald Vassilievich Ilyenkov (1924-1979) was a Doctor of Philosophy. He fought in the Great Patriotic War. He studied philosophy and undertook his research at the University of Moscow. From 1953 until his death, he worked at the Institute of Philosophy at the Academy of Sciences of the USSR. In the heart of his scientific interests was his work on the problems of materialist dialectics as logic and theory of knowledge. For his work on these problems he was awarded, in 1965, the Chernyshevsky Prize by the Praesidium of the Academy of Sciences of the USSR. His main works are ‘The Dialectics of the Abstract and the Concrete in Marx’s Capital’, On idols and ideals’, Dialectical Logic. He also contributed, among others, to the collected works ‘The Origin of Personality’ and ‘Dialectical Contradiction’.”,”LENS-057-FL” “ILYICHOV L.F. KANDEL Y.P. KOLPINSKY N.Y. MALYSH A.I. OBICHKIN G.D. PLATKOVSKY V.V. STEPANOVA Yevgenia TARTAKOVSKY B.G.”,”Frederick Engels. A Biography.”,”ILYICHOV L.F. KANDEL Y.P. KOLPINSKY N.Y. MALYSH A.I. OBICHKIN G.D. PLATKOVSKY V.V. STEPANOVA Yevgenia TARTAKOVSKY B.G.”,”MAES-033″ “ILYIN-GENEVSKY A.F.”,”From the February Revolution to the October Revolution, 1917.”,”Luglio 1917 “”It must be mentioned here that some sensational newspaper had set the canard going that Lenin had gone “”back to Germany””, and other papers had joyfully pounced upon this choice bit of news. Many of the middle class and possibly the Mensheviks too believed this silly rumour. And here was this article by Lenin, which clearly showed that he was still in Petrograd watching events closely”” (pag 80)”,”RIRx-016-FL” “ILYIN-ZHENEVSKY A.F., a cura di Brian PEARCE”,”The Bolsheviks in Power. Reminiscences of the Year 1918.”,”A.F. Ilyin-Zhenevsky, secretary to the People’s Commissariat for Military Affairs. Memoirs of the first year of the Russian Revolution by ilyin-Zhenevsky, younger brother of Red Navy leader Raskolnikov. From his work in the Petrograd Military Commissariat, he gives a behind-the-scenes view of the building of the Red Army and the struggle of the Bolsheviks to defend Soviet power. Translator’s Note, Notes, Chronicle of Events, Biographical Notes, Maps, Foto, Index,”,”RIRO-158-FL” “IMAMURA Hitoshi YAMADA Toshio dossier raccolto da; collaborazione di René ZAPATA Kaoru SUGIHARA Toshio YAMADA Hitoshi IMAMURA Jacques BIDET Kiyoaki HIRATA Wataru HIROMATSU Norihiko FUKUI Susumu TAKENAGA Takashi MINATOMICHI Christian BARRERE Akira EBIZUKA Hitoshi HOSHINO Tamotsu NISHIZAWA Lucien SEVE Jacques TEXIER Andreas ARDNT Wolfgang LEFEVRE Jean-Claude DELAUNAY Jean-Marie VINCENT Yvon QUINIOU”,”Le marxisme au Japon.”,”Collaborano al volume i seguenti autori: René ZAPATA, Kaoru SUGIHARA, Toshio YAMADA, Hitoshi IMAMURA, Jacques BIDET, Kiyoaki HIRATA, Wataru HIROMATSU, Norihiko FUKUI, Susumu TAKENAGA, Takashi MINATOMICHI, Christian BARRERE, Akira EBIZUKA, Hitoshi HOSHINO, Tamotsu NISHIZAWA, Lucien SEVE, Jacques TEXIER, Andreas ARDNT, Wolfgang LEFEVRE, Jean-Claude DELAUNAY, Jean-Marie VINCENT, Yvon QUINIOU.”,”JAPx-014″ “IMBACH Josef a cura”,”Dio nella letteratura contemporanea.”,”MURA Gaspare studioso dell’ermeneutica religiosa.”,”RELx-056″ “IMBRIANI Angelo Michele”,”Gli italiani e il duce. Il mito e l’immagine di Mussolini negli ultimi anni del fascismo (1938-1943).”,”Angelo Michele Imbriani è nato ad Avellino nel 1962. Si occupa di storia del fascismo e dei movimenti politici di destra. ‘Mussolini diviene, per gran parte degli italiani, il responsabile unico della rovina della Nazione, della guerra, della fame e di lutti, il “”tirapiedi di Hitler””, il pazzo megalomane, il ciarlatano vigliacco, il vagabondo figlio di un fabbro, e, addirittura, il menagramo: è l’antimito di Mussolini sul quale pure si proiettano esperienze e passioni, immagini e sentimenti degli italiani in guerra’ (retrocopertina); Il discorso del 2 dicembre 1942. Reazioni e commenti. ‘Mussolini, migliorate le sue condizioni fisiche, parla alla Camera dei Fasci e delle Corporazioni, il 2 dicembre. Con la sua ricomparsa in pubblico, egli riesce a dimostrare di essere ancora vivo e in discrete condizioni di salute, ma le sue parole non gli consentono di recuperare il prestigio e la credibilità che ha ormai perduto in una vasta area del Paese. Il legame tra il declino politico e morale, da un lato, la malattia fisica e la morte, dall’altro, si rivela, peraltro, così forte, nell’immaginario e nella sensibilità popolare, da indurre alcuni a ipotizzare che la voce ascoltata alla radio non sia, in realtà, la voce di Mussolini: “”si dice che non sia stato Lui a parlare, perché è malato, e poi quello non era il timbro della sua potente e dominatrice voce”” (9)’ [(9) Polizia politica, b. 225, “”Discorsi del Duce””, Roma, inf. “”A8″”, relaz. dell’11 dicembre 1942] (pag 173); ‘Venendo ai contenuti del discorso (11), si nota subito come Mussolini, più che a tranquillizzare la popolazione, miri a suscitare l’odio e l’indignazione nei confronti del nemico. I britannici, dice, hanno programmato “”attacchi aerei prolungati, scientifici e annientatori””, contro le città italiane. Mussolini quindi apre una significativa parentesi, dedicata alle possibilità di difesa da tali incursioni, e ammette che i rifugi si sono rivelati inadeguati e che se ne dovranno costruire di nuovi; la protezione, per il resto, sarà sia “”attiva”” che “”passiva””: la prima sarà affidata soprattutto alle nuove artiglierie che i tedeschi si sono impegnati a fornire e che andranno a potenziare la contraerea italiana; la seconda dovrà tradursi nello “”sfollamento”” dai maggiori centri urbani e industriali. La popolazione viene invitata quindi a “”disperdersi nelle campagne””. (…) Questa violenta invettiva anti-britannica del Duce ha, anzitutto, un valore strumentale. Mussolini pensa di poter indirizzare contro gli inglesi la rabbia e lo sdegno di una popolazione duramente provata dalle angosce e dalle privazioni e profondamente delusa e scoraggiata, stornando così l’attenzione dalle responsabilità sue e del regime”” (pag 174-175) [(11) Polizia politica, Napoli, inf. “”150″”, relaz. dell’8 dicembre 1942]”,”ITAF-399″ “IMBRIANI Vittorio, a cura di Nunzio COPPOLA”,”Vittorio Imbriani intimo. Lettere familiari e diari inediti. Carteggi di Vittorio Imbriani. II Serie: Fonti. Vol. XLVIII.”,”Vittorio Imbriani (Napoli, 27 ottobre 1840 – Pomigliano d’Arco, 1º gennaio 1886) è stato uno scrittore italiano. Imbriani nacque in una famiglia di liberali e trascorse la sua giovinezza in esilio con il padre. Studiò letteratura e filosofia a Berlino, dove si avvicinò all’idealismo hegeliano. Nel 1861 tornò a Napoli, dove ottenne la libera docenza di estetica. Imbriani fu un giornalista prolifico e scrisse per varie riviste per il resto della sua vita. La sua posizione politica, fortemente reazionaria, lo rese un isolato anche nella destra storica in cui militò tutta la vita. Imbriani è noto soprattutto per il suo romanzo Il libro della giungla, pubblicato nel 1874 (cop.)”,”RISG-045-FSL” “IMBRIANI Vittorio, a cura di Nunzio COPPOLA”,”Gli hegeliani di Napoli ed altri corrispondenti letterati ed artisti. Carteggi di Vittorio Imbriani. II Serie: Fonti. Vol. L.”,”Vittorio Imbriani (Napoli, 27 ottobre 1840 – Pomigliano d’Arco, 1º gennaio 1886) è stato uno scrittore italiano. Imbriani nacque in una famiglia di liberali e trascorse la sua giovinezza in esilio con il padre. Studiò letteratura e filosofia a Berlino, dove si avvicinò all’idealismo hegeliano. Nel 1861 tornò a Napoli, dove ottenne la libera docenza di estetica. Imbriani fu un giornalista prolifico e scrisse per varie riviste per il resto della sua vita. La sua posizione politica, fortemente reazionaria, lo rese un isolato anche nella destra storica in cui militò tutta la vita. Imbriani è noto soprattutto per il suo romanzo Il libro della giungla, pubblicato nel 1874 (cop.)”,”RISG-047-FSL” “IMBRIANI Vittorio POERIO Carlo, a cura di Nunzio COPPOLA”,”Voci di esuli politici meridionali. Lettere e documenti dal 1849 al 1861 con appendici varie. Carteggi di Vittorio Imbriani. II Serie: Fonti. Vol. LIII.”,”Vittorio Imbriani (Napoli, 27 ottobre 1840 – Pomigliano d’Arco, 1º gennaio 1886) è stato uno scrittore italiano. Imbriani nacque in una famiglia di liberali e trascorse la sua giovinezza in esilio con il padre. Studiò letteratura e filosofia a Berlino, dove si avvicinò all’idealismo hegeliano. Nel 1861 tornò a Napoli, dove ottenne la libera docenza di estetica. Imbriani fu un giornalista prolifico e scrisse per varie riviste per il resto della sua vita. La sua posizione politica, fortemente reazionaria, lo rese un isolato anche nella destra storica in cui militò tutta la vita. Imbriani è noto soprattutto per il suo romanzo Il libro della giungla, pubblicato nel 1874 (cop.)”,”RISG-050-FSL” “IMBRUGLIA Girolamo a cura; saggi di Guido ABBATTISTA Giuliano CAMPIONI John DUNN Clara GALLINI Carlo GINZBURG Rolando MINUTI Guido MODIANO Anthony PAGDEN Betsy PRICE Adriano PROSPERI Enrico PUBLIESE Werner SOLLORS”,”Il razzismo e le sue storie.”,”IMBRUGLIA Girolamo a cura; saggi di Guido ABBATTISTA Giuliano CAMPIONI John DUNN Clara GALLINI Carlo GINZBURG Rolando MINUTI Guido MODIANO Anthony PAGDEN Betsy PRICE Adriano PROSPERI Enrico PUBLIESE Werner SOLLORS Contiene il saggio di Enrico Pugliese: ‘Le interpretazioni del razzismo nel dibattito italiano sulla immigrazione (pag 265-287) Il contesto sociale del razzismo e della xenofobia. L’interpretazione psicologica. “”Vorrei ricordare come lo sforzo di individuare proprio l’esistenza di questo meccanismo comune universale aveva animato, quasi mezzo secolo addietro, il gruppo di studiosi che sotto la guida di T.W. Adorno si erano impegnati in quel monumentale lavoro di indagine teorica e di ricerca empirica, che è stato ‘La personalità autoritaria”” (16). Per questi studiosi esiste un tipo di persone che, in rapporto alla propria storia psicologica e alle esperienze di prima socializzazione, tendono ad essere più aggressive nei confronti delle persone estranee al loro gruppo, tendono ad essere più autoritarie (anche autoritarie sottomissive) ed infine tendono ad essere etnocentriche (che non è la stessa cosa che xenofobo, ma va nella stessa direzione). Le cose vanno insieme, ma non perchè c’è un rapporto logico fra di loro. Adorno sottolinea con forza che ciò che lega alcuni atteggiamenti e opinioni, che all’apparenza possono risultare anche contraddittori, non è una ‘relazione logica’, bensì una ‘relazione psicologica’. Insomma c’è una matrice di fondo comune – a livello della struttura della personalità – che unisce sistematicamente opinioni e atteggiamenti su tematiche concernenti le più diverse sfere della vita sociale. Uno degli elementi unificanti è una forma di aggressività nei confronti degli altri, soprattutto nei confronti del «gruppo esterno», quale reazione a una serie di frustrazioni di fondo. E’ questa – in termini forse troppo schematici – l’idea di fondo della ‘Personalità autoritaria’. (…) Lo studio di Adorno, fondamentale per comprendere alcune radici dell’antisemitismo, di tutte le forme di razzismo e della xenofobia, è stato tuttavia – e a mio avviso non senza moivo – criticato perché pone troppo l’accento sugli aspetti psicologici e individuali. (…) (pag 275-276); “”E’ chiaro che il razzismo «non è un virus» (come giustamente afferma Jervis), ma non è neanche molto facile darne una definizione e una interpretazione che tengano correttamente conto delle sue diverse dimensioni e dei meccanismi che lo producono. Le critiche a ‘La personalità autoritaria’ hanno mostrato che esso non può essere fatto risalire essenzialmente a fattori psicologici. Ricordo che una critia contestava ad Adorno e ai collaboratori di aver individuato nelle ‘personalità autoritarie’ (caratterizzate da un forte orientamento razzista) individui che aderivano a una ideologia, più che soggetti caratterizzati da un certo tipo di personalità”” (pag 287) Controllare e inserire”,”TEOS-135″ “IM-HOF Ulrich”,”L’Europa dell’Illuminismo.”,”IM-HOF Ulrich (1917-2001) ha insegnato per molti anni storia moderna all’Università di Berna. Ha scritto sulla storia della Svizzera e sul XVIII secolo Scuola, istruzione “”Ovunque possibile, comunque, l’Illuminismo costruì sul precedente edificio della Riforma. Erano però necessarie delle differenti sottolineature. Scrivendo il suo ‘On Education’, Locke intendeva formare degli uomini liberi, educare degli individui e dei cittadini. Da allora non vi fu fine alle pubblicazioni di carattere pedagogico. Rousseau introdusse nuovi accenti, ponendo il bambino, “”le petit homme””, al centro dell’attenzione e volendolo educare in maniera naturale come l”Emile’. Nella stessa direzione andò Pstalozzi, fautore di un’educazione indirizzata al senso di umanità, anziché all’apprendimento delle tecniche. La riforma della scuola divenne uno dei compiti principali assunti dall’Illuminismo. Ci si trovava infatti di fronte ad un sistema scolastico compiuto, che si riteneva irrigidito e troppo limitato. In ogni campo ci si scontrava spesso con resistenze alla modifica dell’esistente, che frequentemente provenivano dal corpo dei docenti. Ad ogni modo, presso l’Università di Basilea si sbarrava ad esempio la via alle proposte di riforma avanzate dal grande matematico Bernoulli, in base all’asserto fondamentale ‘limites quos posuere Veteres non moveto’ (“”i confini posti dagli antichi non vanno rimossi””). Ciò era stato ribadito nel 1691. Tuttavia, se un’università voleva seguitare ad affermarsi, doveva effettuare almeno qualche minima modifica”” (pag 214)”,”EURx-297″ “IMMERWAHR Daniel”,”L’impero nascosto. Breve storia dei Grandi Stati Uniti d’America.”,”Daniel Immerwahr è professore associato di Storia alla Northwestern University e autore di ‘Thinking Small: The United States and the Lure of Community Development’ che ha visto il Merle Curti Intellectual History Award. La campagna del Pacifico (2° guerra mondiale) (pag 235-236) L’amministrazione Roosevelt si attenne rigidamente alla sua strategia «prima la Germania» “”Douglas MacArthur osservò lo svolgimento di questi eventi con seria preoccupazione (Il Giappone decise di dare l’indipendenza alle Filippine, non di prometterla come avevano fatto gli Stati Uniti, ndr). L’economia militare del Giappone non era nulla in confronto a quella degli Stati Uniti. Nel 1941, un anno in cui gli Stati Uniti erano in ‘pace’, avevano prodotto più del quintuplo di velivoli e del decuplo di navi del Giappone (83). Ma questi aerei e queste navi andavano principalmente in Europa. Il motivo era da una parte la priorità: l’amministrazione Roosevelt si attenne rigidamente alla sua strategia «prima la Germania». Ma dall’altra era di natura geografica. La distanza tra il quartier generale di MacArthur a San Francisco e l’Australia era più del doppio di quella tra New York e l’Inghilterra. E, mentre le linee di rifornimento atlantiche collegavano porti grandi e affermati come quelli di New York e di Liverpool, le linee del Pacifico dovevano affidarsi a porti sviluppati frettolosamente, alcuni costruiti da zero, come quelli in località remote quali Guadalcanal, Tutuila, Kwajalein e Manus. Finché non furono costruiti tutti, MacArthur dovette accontentarsi di quella che definì «attrezzatura da budget ridotto» (84). Si adirò con Washington per la sua avarizia, con pochi risultati (85). Il suo comandante dall’aviazione, che arrivò alla metà del 1942, rimase sconvolto quando scoprì che ad aspettarlo c’era una forza aerea «penosamente risicata», con soli sei B-17 operativi (86). I piani alleati prevedevano contro il Giappone un’offensiva limitata, che ne avrebbe intaccato le forze finché la Germania non fosse stata sconfitta. Persino questa, inizialmente, era una prospettiva scoraggiante. Le forze giapponesi non solo avevano conquistato le Filippine, si stavano espandendo a sud sulle Indie orientali olandesi, sulla Nuova Guinea e sulle Isole Salomone. Gli strateghi militari australiani, prevedendo un’invasione, si prepararono a sacrificare il Nord del continente (87). MacArthur non aveva le risorse per sconfiggere i giapponesi e riprendersi tutti i territori perduti dagli Alleati. Invece divenne un genio dell’economia. Smise di giocare a Risiko! e cominciò a giocare a Go, facendo saltare le sue unità sulle posizioni giapponesi. MacArthur aveva capito (insieme all’ammiraglio Chester Nimitz nel Pacifico centrale) che, nell’era dell’aviazione e su un campo di battaglia costituito da isole, non occorreva mantenere un fronte continuo, da mischia di football. MacArthur poteva aggirare le roccaforti giapponesi, tagliare le loro linee di rifornimento e lasciarle «isolate e tagliate fuori dagli aiuti esterni» (88). Chiamò questa filosofia «colpiscili quando loro non lo fanno, falli avvizzire». Funzionò. MacArthur si lamentò dicendo che avrebbe funzionato molto meglio se Washington gli avesse dato una corazzata, ma i suoi progressi sulla mappa furono comunque regolari: Guadalcanal (agosto 1942), Buna (novembre 1942), Capo Gloucester (dicembre 1943), Los Negros e Manus (febbraio 1944), Hollandia (aprile 1944), di vittoria in vittoria su per la Nuova Guinea e le isole del Sud Pacifico. Nimitz, spostandosi nel Pacifico dalle Hawaii, fece lo stesso. Le campagne gemelle nel Pacifico furono lunghe e brutali (…)”” (pag 235-236) [(83) Michael H. Hunt and Steven I. Levine, ‘Arc of Empire: America’s Wars in Asia from the Philippines to Vietnam’, Chapel Hill (N.C.), 2012, p. 78; (84) Rem. p. 168; (85) Manchester, ‘American Caesar’, cit., pp: 284-86; (86) George C. Kenney, ‘The MacArthur I Know’, New York, 1951, pp. 70, 48; (87) Manchester, ‘American Caesar’, cit., pag 206; (88) Rem., pp. 195, 169]”,”USAQ-109″ “IMPRENTI Fiorella”,”Operaie e socialismo. Milano, le leghe femminili, la Camera del lavoro (1891-1918).”,”Associazione Archivio del Lavoro, comitato scientifico Onorio ROSATI (Presidente) Maria COSTA (Direttrice), Ivano GRANATA, Piero ICHINO Maurizio MAGRI Antonio PANZERI Roberto ROMANO Adolfo SCALPELLI Fiorella IMPRENTI laureata in storia contemporanea all’ Università degli Studi di Milano è dottoranda in ‘Storia delle donne e dell’ identità di genere’ presso l’ Università Orientale di Napoli. Si occupa di storia sindacale e di storia del riformismo sociale. “”Ugualmente stereotipati, ma con qualche concessione di più ampio respiro, erano gli interventi di Luisa Draghi, segretaria di lega. Nell’ ambito della mobilitazione per il progetto di legge socialista sulla tutela del lavoro femminile e minorile, essa prospettava l’ ipotesi di un futuro in cui le donne avrebbero potuto istruirsi e formarsi come cittadine, capaci di rivendicare diritti e non solo di sottostare a doveri: ‘Coll’ approvazione della legge Turati-Kuliscioff la donna farà un passo gigantesco verso la propria redenzione; vivendo una vita meno opprimente, meno esauriente, essa potrà educarsi, potrà istruirsi, potrà formarsi una coscienza civile, potrà seguire il corso straripante delle nuove, nobili, feconde idee e allora si renderà strumento di servaggio a poderoso coefficiente di redenzione””.”” (pag 94)”,”MITT-236″ “INAMA Vigilio”,”Letteratura greca.”,”Tabella (Prospetto) che riporta le date, i periodi, gli autori, poeti e scrittori, il genere di poesia e il genere di prosa (inserita a pag 232)”,”GREx-013″ “INCHAUSPE’ Irène”,”Une faillite si convenable. Histoire de la banque Pallas Stern.”,”Irène INCHAUSPE’, giornalista al Revenu e poi a La Vie Françcaise ha seguito gli sviluppi dell’affare Pallas Stern e ha incontrato i principali protagonisti du questo scandalo esemplare.”,”E1-BAIN-003″ “INCISA DI CAMERANA Ludovico”,”Il grande esodo. Storia delle migrazioni italiane nel mondo.”,”Pag 13: L’ Italia nasce globale: il modello genovese. INCISA DI CAMERANA Ludovico è stato ambasciatore in America Latina e sottosegretario di stato agli affari esteri nel governo DINI. Nei suoi libri ha studiato le dimensioni sociali ed economiche del fascismo, la modernizzazione della Spagna franchista, la storia dell’ America Latina, la politica estera degli Stati Uniti e la guerra fredda.”,”ITAS-075″ “INCISA DI CAMERANA Ludovico”,”Il modello spagnolo. Come don Chishiotte è diventato manager.”,”Ludovico Incisa di Camerana è stato diplomatico a Madrid, a Rio de Janeiro e a Londra, ambasciatore a Caracas e a Buenos Aires e nel 1996 sottosegretario agli Esteri nel Governo Dini. Ha pubblicato: Spagna senza miti, L’industrializzazione tra nazionalismo e rivoluzione, Le ideologie politiche dei paesi in via di sviluppo, Italia senza eroi, I caudillos, Biografia di un Continente, La vittoria dell’Italia nella terza guerra mondiale, L’Italia della luogotenenza, L’Argentina gli italiani l’Italia, Fascismo, populismo, modernizzazione.”,”SPAx-010-FL” “INCISA DI CAMERANA Ludovico”,”La vittoria dell’Italia nella terza guerra mondiale.”,”Ludovico Incisa di Camerana (Cagliari, 1927) è stato diplomatico a Madrid, a Rio de Janeiro e a Londra, ambasciatore a Caracas e a Buenos Aires e nel 1996 sottosegretario agli Esteri nel Governo Dini. Ha pubblicato: Spagna senza miti, L’industrializzazione tra nazionalismo e rivoluzione, Le ideologie politiche dei paesi in via di sviluppo, Italia senza eroi, I caudillos, Biografia di un Continente, La vittoria dell’Italia nella terza guerra mondiale, L’Italia della luogotenenza, L’Argentina gli italiani l’Italia, Fascismo, populismo, modernizzazione.”,”ITQM-023-FL” “INCISA-DI-CAMERANA Ludovico”,”Il Grande esodo. Storia delle migrazioni italiane nel mondo.”,”Ludovico Incisa di Camerana (Cagliari, 1927) è stato diplomatico a Madrid, a Rio de Janeiro e a Londra, ambasciatore a Caracas e a Buenos Aires e nel 1996 sottosegretario agli Esteri nel Governo Dini. Ha pubblicato: Spagna senza miti, L’industrializzazione tra nazionalismo e rivoluzione, Le ideologie politiche dei paesi in via di sviluppo, Italia senza eroi, I caudillos, Biografia di un Continente, La vittoria dell’Italia nella terza guerra mondiale, L’Italia della luogotenenza, L’Argentina gli italiani l’Italia, Fascismo, populismo, modernizzazione.”,”CONx-026-FL” “INDELICATO Alberto”,”Martello e compasso. Vita agonia e morte della Germania comunista.”,”INDELICATO Alberto è stato rappresentante permanente presso l’Unesco a Parigi e presso le organizzazioni internazionali a Vienna. Ambasciatore d’Italia nella Repubblica democratica tedesca ha vissuto le fasi del crollo della Ddr e dell’unificazione tedesca:Ha scritto pure ‘La dottrina Brezhnev’ e ‘I falsi fascismi’. Insegna storia dell’Europa contemporanea all’Università S. Pio V di Roma. “”Erich Honecker fu il primo, ed ultimo, segretario generale della SED originario della Germania occidentale (Pieck e Ulbricht ernao ambedue sassoni). Era nato nel 1912 nella Saar. Seguendo la parola d’ordine del partito comunista a cui aveva aderito giovanissimo, nel 1935 in occasione del referendum aveva fatto propaganda contro l’annessione alla Germania, ormai nazionalsocialista (l’annessione fu approvata con il 90% dei voti). Aveva quindi trascorso otto anni nelle prigioni hitleriane per la sua attività comunista clandestina e, dal 1945 al 1955, aveva organizzato e guidato la gioventù del partito, la “”libera gioventù tedesca””. Incaricato in seguito dei problemi della sicurezza, si era messo in luce con la perfetta organizzazione ed esecuzione delle opere di costruzione del muro di Berlino””: (pag 86)”,”GERV-058″ “INDINI Andrea TANDOI Giuseppe a cura”,”Invito alla lettura di Keynes e Friedman.”,”Blocco libri di provenienza gratuita Regione Sbn “”Gli accordi di Bretton Woods si ispirano, invece, al piano avanzato dal negoziatore Harry Dexter White. Quest’ultimo propone di creare un credito internazionale sulla base del principio bancario del deposito. Come Keynes, anche White, vuole istituire un fondo di stabilizzazione alimentato dalle somme versate dai paesi aderenti. In realtà, l’istituto voluto dal negoziatore americano non è altro che un ufficio di cambio internazionale in grado di vendere ai Paesi aderenti la valuta estera di cui hanno bisogno. Assunto il gold ‘exchange standard’ (cambio aureo fondato sul dollaro come valuta di riserva), gli accordi di Bretton Woods stabiliscono la convertibilità di ogni valuta nella moneta americana in base a tassi fissi che possono oscillare fino a un massimo dell’1 per cento. Questo sistema garantisce ai Paesi in difficoltà di mantenere comunque in equilibrio la bilancia dei pagamenti e, in caso di squilibrio, di modificare il valore della propria valuta rispetto al dollaro fino a un massimo del 10 per cento. In base agli accordi, la moneta americana viene convertita in oro al prezzo di 35 dollari per oncia. Tuttavia la convertibilità dollaro-oro è limitata agli istituti centrali, che possono avere nelle proprie riserve dollari che, a seconda delle esigenze, vengono riconvertiti in oro dalla ‘Federal Reserve’ degli Stati Uniti. Da ultimo, gli estensori degli accordi, fortemente convinti dell’importanza della stabilità dei tassi di cambio per il libero svolgimento del commercio internazionale, istituiscono un importante organo di vigilanza, il Fondo monetario internazionale (Fmi). I risultati non sono quelli sperati. I fondi predisposti risultano, infine, di dimensioni contenute e insufficienti a sostenere il deficit dei Paesi in difficoltà e a far fronte alla speculazione generata dalla crisi del petrolio degli anni Settanta. … (pag 108-111) pag 117″,”ECOT-283” “INDRIO Ugo”,”Dieci anni. La lotta politica in Italia dal 1978 al 1988.”,”””La presenza di un grosso deficit pubblico, salito in cinque anni, dal 1983 al 1988, da 434 mila miliardi a 1.010 mila miliardi, e dal 68,5 al 94,5% del prodotto interno lordo, è un pesante freno sia al risanamento della finanza pubblica – i ritocchi che si annunciano non sono che palliativi, del tutto insufficienti e illusori -, sia allo sviluppo reale, non viziato da inflazione, della nostra economia”” (pag 158) Ugo Indrio, nato a Potenza nel 1913, è giornalista professionista dal 1940. E’ stato a capo della redazione romana del “”Corriere della Sera”” dal 1959 al 1973, poi collaboratore dello stesso quotidiano dal 1979 al 1980, poi collaboratore di “”Conquiste del lavoro””. Ha pubblicato “”La presidenza Saragat”” (1971), ‘Saragat e il socialismo italiano dal 1922 al 1946″”, (Marsilio 1984), ‘Da “”Roma fascista”” al “”Corriere della sera””‘, EL, 1987.”,”ITAP-204″ “INDRIO Ugo”,”Da «Roma fascista» al «Corriere della sera». Cinquant’anni di storia italiana nelle memorie di un giornalista.”,”‘Nel periodo aprile-ottobre ’42 la redazione di ‘Roma fascista’ restò in pratica affidata a Mariano Pintus, col quale l’accordo che con tutta spontaneità avevo stabilito, favorendolo con l’incarico di redattore-capo, che era retribuito, aveva subito un rapido offuscamento. Il settimanale peggiorò sensibilmente, almeno a mio parere, ma anche a parere di coloro che ci seguivano con maggiore attenzione. Ma almeno un merito Pintus lo ebbe, quello di aver accolto, nella schiera dei collaboratori più assidui, un gruppo di giovani ventenni, tra cui Eugenio Scalfari e Ferruccio Troiani, quest’ultimo immaturamente scomparso, anni fa, in una disgrazia della strada. La firma di Scalfari apparve infatti su ‘Roma fascista’ per la prima volta nel giugno ’42 e continuò per quattro numeri di seguito; poi , durante l’estate, diradò la collaborazione, ma la riprese intensamente nell’ottobre, sempre prima del mio ritorno alla direzione del giornale, per poi esplodere, me condirettore, il 10 dicembre ’42, con un editoriale dal titolo ‘Clima nuovo’. Non era, quello del ’42, lo Scalfari che oggi si può leggere sulla ‘Repubblica’; ma non aveva ancora vent’anni. La sua personalità, tuttavia, risultava evidente. Riproduco, per ampi stralci, lo scritto del 10 dicembre 1942: “”Negare l’esistenza di una nuova fase rivoluzionaria, può essere il comodo gioco dei conformisti e delle clientele; certo non è il nostro. Noi giovani, che non abbiamo per ora altro da apportare al Fascismo, insieme alla nostra fede, che una sincerità cruda, chirurgica, derivante dall’assenza totale in noi di una qualsiasi posizione personale da difendere, ci facciamo di questa sincerità uno dei maggiori doveri dell’ora presente, confermati in questo nostro proponimento dalla voce del Capo. V’hanno delle cause reperibili che, attraverso il procedere degli eventi, hanno determinato una crisi, così come v’è un titolo concreto che ne attesta l’esistenza e insieme la ferma volontà di risolverla da parte degli elementi responsabili. Le cause sono dovute in gran parte ad un fenomeno di «crescenza» che il Fascismo attraversa, e non per la prima volta, e che collauda duramente così gli uomini come gli istituti sorti dalla Rivoluzione. Il documento concreto che attesta l’esistenza della crisi è la Dichiarazione di Maggio, che traccia altresì le prime direttive per «sanare» la situazione attuale. V’è da dire peraltro che la Dichiarazione, più che affrontare radicalmente il problema, si sia volutamente limitata a compiere una preparazione ambientale onde non sottoporre i delicati strumenti organizzativi ad un rude mutamento di rotta che poteva risultare per lo meno intempestivo. (…)””. Sull’articolo su riportato giova annotare, per quanto riguarda il terzo capoverso, che la «dichiarazione di maggio», cui Scalfari si riferiva, resa nota dopo una riunione del Direttorio del Pnf del 27 maggio ’42, conteneva una definizione dei compiti del partito (in una parola: l’educazione del popolo) e una affermazione di incompatibilità tra incarichi politici e incarichi amministrativi, con la prescrizione dell’obbligo del «nulla osta» del Pnf per l’assunzione di cariche e funzioni di pubblico interesse, per ogni cittadino. Pubblicato l’articolo di Scalfari, io intuii che esso avrebbe provocato reazioni negli esponenti della «vecchia guardia» e una troppo patente contrapposizione tra quella e la nostra generazione, la generazione dei giovani. Ritenni opportuno perciò, a mia volta, prendere la parola sull’argomento, e, nel numero del 24 dicembre (si faccia attenzione alle date), pubblicai di fondo un articolo che, come ho fatto per Scalfari, riproduco in ampio stralcio. La reazione della «vecchia guardia» all’articolo di Scalfari si manifestò ad opera di un interlocutore d’eccezione: Roberto Farinacci. I lettori di ‘Roma fascista’ non la lessero mai, per le circostanze che riferirò’ (pag 99-102)”,”EDIx-192″ “INFANTINO Lorenzo introduzione e cura; saggi di SPENCER WEBER EINAUDI BAUDIN SCHUMPETER MISES HAYEK ROBBINS FRIEDRICHK BRZEZINSKI WITTFOGEL ROPKE WILES FRIEDMAN SETTEMBRINI DUMITRESCO ARON PROUDHON BAKUNIN TUCKER MERLINO LABRIOLA ARTURO BAUER HILFERDING RIZZI TROTSKY GILAS BALAZS MANDEL KENDE MULLER STOJANOVIC SPACEK SELUCKY MARTINET SIK NAVILLE CASTORIADIS BRUS ORLOV ALBERONI PELLICANI SUPEK”,”Il mito del collettivismo.”,”Saggi di SPENCER, WEBER, EINAUDI, BAUDIN, SCHUMPETER, MISES, HAYEK, ROBBINS, FRIEDRICHK, BRZEZINSKI, WITTFOGEL, ROPKE, WILES, FRIEDMAN, SETTEMBRINI, DUMITRESCO, ARON, PROUDHON, BAKUNIN, TUCKER, MERLINO, LABRIOLA ARTURO, BAUER, HILFERDING, RIZZI, TROTSKY, GILAS, BALAZS, MANDEL, KENDE, MULLER, STOJANOVIC, SPACEK, SELUCKY, MARTINET, SIK, NAVILLE, CASTORIADIS, BRUS, ORLOV, ALBERONI, PELLICANI, SUPEK.”,”TEOC-014″ “INFANTINO Lorenzo a cura; scritti di Eduard BERNSTEIN Nikolaj BUCHARIN Rudolf HILFERDING Karl KAUTSKY Vladimir I. LENIN Rosa LUXEMBURG Emile VANDERVELDE Henri VAN-KOL”,”Sociologia dell’ imperialismo: interpretazioni socialiste.”,”Scritti di Eduard BERNSTEIN Nikolaj BUCHARIN Rudolf HILFERDING Karl KAUTSKY Vladimir I. LENIN Rosa LUXEMBURG Emile VANDERVELDE Henri VAN-KOL INFANTINO Lorenzo (1948) ha studiato economia e sociologia ed è stato visiting scholar presso l’ Università di Canterbury. E’ autore di saggi apparsi su ‘Rivista di sociologia’ e ‘Mondooperaio’, su ‘Rassegna italiana di sociologia’. Ha pubblicato pure ‘Sociologia dell’ imperialismo: interpretazioni liberali’ (1980). “”A questo proposito non bisogna però dimenticare che lo sviluppo capitalistico è anche accumulazione di capitale e che la più rapida accumulazione verificatasi in Inghilterra la si deve, da un lato, all’ esito favorevole della lotta sostenuta contro Spagna, Olanda e Francia per il dominio sui mari, e quindi per il dominio sulle colonie e dall’ altro alla rapida proletarizzazione causata dalla vittoria dei latifondisti sui contadini. Il grande vantaggio industriale conseguito dall’ Inghilterra accrebbe l’ interesse di questo paese al libero commercio, così come precedentemente la precocità del suo sviluppo capitalistico aveva spinto anche l’ Olanda verso una politica di libero scambio. All’ interno lo sviluppo dell’ industria, l’ aumento e la concentrazione della popolazione nelle città resero ben presto insufficiente la produzione agricola nazionale. Per conseguenza il prezzo dei cereali venne fissato in base ai dazi che si andavano sempre più inasprendo e ai costi di trasporto, allora particolarmente alti, data la relativa arretratezza dei mezzi di comunicazione””. (pag 100-101, Rudolf Hilferding)”,”TEOC-354″ “INFANTINO Lorenzo”,”Ortega y Gasset. Una introduzione.”,”INFANTINO Lorenzo ha studiato e fatto conoscere il pensiero di Ortega y Gasset di cui ha curato l’edizione italiana di alcuni volumi.”,”TEOS-182″ “INFELD Leopold”,”Albert Einstein. L’uomo e lo scienziato. La teoria della relatività e la sua influenza sul mondo contemporaneo.”,”L’A (Polonia, 1898) è stato uno dei più stretti collaboratori di EINSTEIN.”,”SCIx-058″ “INGLESE Italo”,”Azione collettiva e norma giuridica. Elementi di diritto sindacale italiano.”,”””Venuti meno i commi 2 e 3 dell’ art. 26 (referendum abrogativo del 13 giugno 1995, ndr), il versamento dei contributi sindacali continua ad essere effettuato sulla base delle clausole dei contratti collettivi che lo regolano. Le associazioni stipulanti i contratti stessi continuano pertanto a beneficiare del meccanismo di riscossione sulla base della fonte contrattuale che impone al datore di lavoro un dovere di cooperazione. Diversa è la situazione per quanto riguarda le associazioni non firmatarie. Queste associazioni non possono infatti beneficiare delle norme dei contratti collettivi che regolano la riscossione dei contributi. (…)”” (pag 55-56)”,”MITT-168″ “INGLESE Giorgio”,”Per Machiavelli. L’arte dello Stato, la cognizione delle storie.”,”Giorgio Inglese è professore ordinario di Letteratura italiana all’Università di Roma La sapienza. Ha tenuto corsi e seminari presso l’Istituto italiano per gli Studi storici (Napoli) e l’Istituto universitario di Studi superiori (Pavia).”,”TEOP-103-FL” “INGRAO Bruna”,”Impresa e piano in Unione sovietica 1933-1953.”,”Bruna INGRAO è nata a Roma nel 1947. Laureata all’Univ di Roma con una tesi di storia del pensiero economico, svolge attività di ricerca presso l’Istituto di Economia della Facoltà di Statistica nella stessa università. Ha collaborato alla ‘Monthly Review’ e a ‘Rinascita’.”,”RUSU-094″ “INGRAO Pietro”,”Masse e potere.”,”INGRAO è nato nel 1915 a Latina. Laureato in giurisprudenza e in lettere, partecipa alla lotta clandestina e alla Resistenza. Giornalista, dal 1947 è D dell’ Unità a ROma, dal 1948 deputato del PCI. Nel 1976 è eletto presidente della Camera dei Deputati. “”Sempre più si viene sviluppando – e in proporzioni ormai macroscopiche- una politica di integrazione internazionale, che viene condotta direttamente dai principali monopoli industriali e che scavalca ormai le frontiere stesse della integrazione a livello statale (CEE) e tende persino a delineare quasi una piattaforma di politica estera (più concreta ed incisiva, in una serie di casi di quella condotta alla Farnesina): politica estera che ha i suoi specifici ambasciatori, stabili o itineranti, i suoi compromessi e le sue tensioni, sia nei rapporti con tutto l’ occidente capitalistico, sia nelle relazioni con i paesi socialisti”” (pag 304)”,”ITAP-066″ “INGRAO Bruna”,”Impresa e piano in Unione Sovietica, 1933-1953.”,”Bruna Ingrao è nata a Roma nel 1947. Laureata all’università di Roma con una tesi di storia del pensiero economico, svolge la propria attività di ricerca presso l’Istituto di Economia della facoltà di Statistica nella stessa università; ha collaborato alla ‘Monthly Review’ e a ‘Rinascita’.”,”RUSU-068-FL” “INGRAO Pietro”,”Volevo la luna.”,”””Quale capitalismo e come muoversi non era chiaro né nelle parole di Moro, né in quelle di Pietro Nenni. Ma tale era la questione. Del resto nel Pci c’era una figura che dentro di sé aveva una quasi uguale convinzione, anche se poi pronunciava con altri accenti e con altri corollari la parola: modernizzazione capitalistica. Non a caso, scomparso Togliatti, nel dibattito aspro che si aprì nel Pci dopo quella morte, a un certo punto Giorgio Amendola propose chiaramente la trasfigurazione del Pci in un nuovo Partito socialista, comprensivo delle due ali. E non a caso sulle labbra di Amendola – seppure non sempre pronunciata – tornava la parola «modernizzazione» , anche con rimbrotti a pezzi del movimento operaio che non volevano comprendere i sacrifici necessari. La sconfitta della legge truffa e la caduta di De Gasperi acceleravano questo discorso, e davano nuove carte a Pietro Nenni. Quali soluzioni egli avrebbe perseguito e con quale fortuna si sarebbe visto dopo. Ma per il primo governo di centro-sinistra ci sarebbero voluti circa dieci lunghi anni: l’avvento in Vaticano di papa Roncalli, e la scesa in campo delle «magliette a strisce», cioè delle nuovissime reclute entrate nelle cattedrali della fabbrica fordista a misurarsi con l’aspro tema del potere nell’atto lavorativo. Mentre da noi era in corso lo scontro sulla legge truffa, a Mosca il 5 marzo moriva Stalin”” (pag 209-210)”,”PCIx-440″ “INGRAO Pietro, a cura di Nicola TRANFAGLIA”,”Le cose impossibili. Un’autobiografia raccontata e discussa con Nicola Tranfaglia.”,”Nicola Tranfaglia, Storia contemporanea facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino.”,”PCIx-003-FB” “INGRAO Pietro”,”Masse e potere.”,”Pietro Ingrao è nato nel 1915 a Lenola (Latina), laureato in giurisprudenza e in lettere, partecipa alla lotta clandestina antifascista e alla Resistenza. Giornalista, dal 19457 al 1957 è direttore dell’Unità a Roma, dal 1948 deputato del Pci al parlamento. Il 5 luglio 1976 è stato eletto presidente della Camera dei deputati. “”Dimmi, a questo proposito, il tuo giudizio sulla polemica che si sta sviluppando sull’articolo di Salvadori che riporta Gramsci tutto dentro il leninismo.”” “”L’interpretazione di Salvadori non mi convince proprio per le ragioni a cui accennavo; perché toglie alla ricerca di Gramsci la data, la data vera, «storica»: la sua collocazone ‘di fronte’ e ‘dopo’ la sconfitta delle rivoluzioni proletarie in occidente. Gramsci è la riflessione su questo evento (…)”” (Rinascita, n. 3, 21 gennaio 1977) (pag 172)”,”PCIx-017-FB” “INGRAO Pietro ROSSANDA Rossana, saggi di Marco REVELLI Isodoro Davide MORTELLARO K.S. KAROL”,”Appuntamenti di fine secolo.”,”Lavoro nero ben pagato e tollerato nell’Urss di Breznev ‘«È impossibile sperare nell’iniziativa di base in Russia, le masse lavoratrici sono talmente abituate all’obbedienza che non sono in grado di costringere i gruppi dirigenti a eseguire i compiti tracciati da Lenin per la società sovietica», scriveva nel ‘Testamento’ del 1964 l’economista comunista Eugenio Varga. A trent’anni di distanza la scarsità delle reazioni operaie di fronte alla restaurazione del capitalismo sembra confermare il giudizio. E tuttavia nella produzione la disciplina dei lavoratori era sempre stata relativa. L’indisciplina e l’assenteismo nel lavoro causavano perdite incontrollabili all’economia, e neppure il regime repressivo di Breznev riusciva a venirne a capo. Alla fine degli anni Settanta avveniva una ulteriore alterazione del codice del lavoro sovietico. Nel Sud della Russia diversi lavoratori dei kolkoz, in sovrannumero, e operai che stavano passando da un’azienda all’altra, organizzavano le brigate degli ‘shabashniki’. ‘Shabash’ in russo vuol dire «è finito»; costoro, che in linea di principio chiudevano con il loro normale impiego, proponevano alle imprese interessate di farne un altro ma a condizioni che non avevano nulla a che vedere con i livelli salariali nazionali. (…) Non occorreva essere un genio per capire la ragione dell’imbarazzata tolleranza: a Mosca si calcolava che gli ‘shabashniki’ garantivano più della metà delle costruzioni fuori dei grandi centri urbani e che il 75% dei cantieri in Siberia non avrebbero potuto compiere il loro piano senza il loro concorso. L’effetto del giudizio salomonico del Cremlino non si fece attendere: molti ‘shabashniki’ cessarono di rispettare le apparenze e divennero contrattisti a tempo pieno, caramente pagati fuori dell’economia ufficiale. Nella sinistra occidentale qualcuno ha creduto di vedere in questo settore indipendente del mercato del lavoro il segnale di rinascita d’un vero movimento operaio in Russia. Pareva che questo, appena si fosse rimesso in cammino, sarebbe stato in grado di imporre le sue condizioni al «padronato sovietico». Ma era un’interpretazione, ahimè, sbagliata. Il fenomeno testimoniava soltanto dell’estendersi di un’economia sotterranea, che sfuggiva a ogni controllo, non pagava tasse, e viveva secondo sue proprie leggi. In essa già si stavano arricchendo, fungendo già da intermediari fra ‘shabashniki’ e datori di lavoro, i futuri «nuovi russi», oggi milionari, insieme speculatori, corruttori e corrotti. D’altra parte appariva per la prima volta una categoria di operai certo meglio pagati, ma senza alcuna copertura sociale, che dovevano curarsi a proprie spese dai medici privati e rinunciare agli altri vantaggi collettivi (le case di vacanze ai sindacati, gli asili, le agevolazioni nell’alloggio e nei trasporti, ecc.). Vantaggi che sacrificavano perché la qualità dei servizi sociali era diventata pessima, e nessuna organizzazione permetteva loro una vera forza contrattuale: il regime non tollerava la benché minima organizzazione di base in azienda, neppure sotto forma di un circolo di mutua solidarietà; tutto quel che si abbozzava in questo senso si faceva contro il regime; e sempre sotto forma di «lotta di classe individuale». Nel libro citato, Eugenio Varga scriveva che i lavoratori sovietici vivevano «in un deserto di indifferenza e solitudine». Il lavoro nelle fabbriche giganti non sviluppò in loro alcuna coscienza di classe, neppure tradeunionista e solidarista. Eppure allora gli operai dell’industria rappresentavano il 60% della popolazione attiva. Curiosamente negli archivi del Pcus, studiati da storici come Nicolas Werth, nulla si trova sulle migrazioni operaie e sugli ‘shabashniki’. Gli ispettori del partito, che all’inizio degli anni Sessanta, dopo lo sciopero di Novocerkask represso nel sangue, ancora si preoccupavano degli umori nelle fabbriche e nelle città operaie, nel periodo brezneviano non ne parlarono più affatto, riservando i loro rapporti alle manifestazioni di dissidenza tra gli intellettuali. Nell’ambiente operaio praticamente non ce n’erano’ (pag 267-270) [dal saggio di K.S. Karol ‘Un conflitto occulto’]”,”PCIx-002-FMP” “INGRAO Pietro, a cura di Nicola TRANFAGLIA”,”Le cose impossibili. Un’autobiografia raccontata e discussa con Nicola Tranfaglia.”,”Nicola Tranfaglia, Storia contemporanea facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino.”,”PCIx-004-FMP” “INGRAO Pietro”,”Volevo la luna.”,”Pietro Ingrao è nato nel 1915 a Lenola, in provincia di Latina. Nel 1936, dopo l’aggressione franchista alla Repubblica spagnola, diviene membro attivo dell’organizazzione clandestina comunista. Alla cacciata dei nazifascisti da Roma entra nell’esercito di liberazione. Deputato del Pci dal 1948 al 1992, è stato presidente della Camera dal 1976 al 1979. Direttore del quotidiano l’Unità nella prima metà degli anni cinquanta.”,”PCIx-034-FL” “INGRAO Pietro PAGGI Leonardo COTTURRI Giuseppe VACCA Giuseppe BOLAFFI Angelo MAGNO Michele”,”Il partito politico e la crisi dello stato sociale: ipotesi di ricerca.”,”Specialisti già noti, per i molteplici interventi dedicati ai temi trattati in questo volume, intervengono qui con contributi che costituiscono il primo risultato della ricerca sul partito politico condotta dal Centro di studi e iniziative per la riforma dello Stato, diretto da Pietro Ingrao.”,”PCIx-041-FL” “INGRAO Bruna RANCHETTI Fabio”,”Il mercato nel pensiero economico. Storia e analisi di un’idea dall’Illuminismo alla teoria dei giochi.”,”Bruna Ingrao è nata a Roma nel 1947. Laureata all’università di Roma con una tesi di storia del pensiero economico, svolge la propria attività di ricerca presso l’Istituto di Economia della facoltà di Statistica nella stessa università; ha collaborato alla ‘Monthly Review’ e a ‘Rinascita’. Fabio Ranchetti ha studiato all’Università di Milano e al Trinity College di Cambridge. Dopo aver insegnato Storia del pensiero economico, è attualmente professore di Economia politica nelle Università di Pavia e di Pisa.”,”ECOT-230-FL” “INGRAO Bruna”,”Il ciclo economico.”,”Bruna Ingrao è nata a Roma nel 1947. Laureata all’università di Roma con una tesi di storia del pensiero economico, svolge la propria attività di ricerca presso l’Istituto di Economia della facoltà di Statistica nella stessa università; ha collaborato alla ‘Monthly Review’ e a ‘Rinascita’.”,”ECOT-266-FL” “INGRASSIA Michelangelo”,”La sinistra nazionalsocialista. Una mancata alternativa a Hitler.”,”INGRASSIA Michelangelo è docente a contratto di storia dell’età contemporanea presso la facoltà di scienze della formazione dell’Università di Palermo. Ha pubblicato: ‘L’idea di fascismo in Arnaldo Mussolini’ (1998) e ‘La rivolta della Gancia’ (2006). Volume incentrato in particolare su Niekisch Radek e la fucilazione di Schlageter. (pag 63-64) “”Il cammino di Niekisch è parallelo a quello di un altro esponente socialdemocratico: Otto Strasser. Fondatore nel 1919 dell’Associazione universitaria dei veterani socialdemocratici, Strasser, che nel 1920 resiste nel quartiere operaio berlinese di Steglitz al putsch organizzato dal banchiere pangermanista Wolfgang Kapp, abbandona la socialdemocrazia nel 1923, che è un anno cruciale per la sinistra tedesca e per la repubblica di Weimar. Nel gennaio Francia e Belgio, traendo pretesto dalla mancata corresponsione di alcune riparazioni in natura, inviarono truppe nel bacino della Ruhr la zona più ricca e industrializzata della Germania, “”provocando una generalizzata protesta popolare e operaia che vide uniti per la prima volta comunisti e nazionalisti di vari gruppi”” (49). A sostenere la resistenza si ritrovano, fra gli altri, i socialdemocratici Niekisch e Strasser, e l’intellettuale Moeller van der Bruck, fondatore del circolo rivoluzionario conservatore ‘Juniklub’, che costituiva una sorta di centro studi culturali e politici per tutti i movimenti nazionalrivoluzionari operanti a Weimar. A rinsaldare l’alleanza tra sinistra nazionale, rivoluzionari-conservatori e comunisti è la fucilazione di Albert Leo Schlageter, ufficiale dei Corpi Franchi, che provoca un’ondata di sdegno popolare. “”Pochi giorni dopo, Karl Radek, uno dei fondatori della Kpd, delegato del Comintern per la Germania, esprimendo in un famoso discorso l’indignazione operaia per l'””imperialistischer Raubzug””, per la rapina imperialistica, celebrò l’eroismo di Schlageter”” (50). Il discorso di Radek, che parlava ufficialmente a nome della Kpd, impressionò favorevolmente i fautori della sinistra nazionale e i sostenitori della rivoluzione conservatrice (…)”” (pag 63-64) (49) M. Freschi, La letteratura del Terzo Reich, Editori Riuniti, 1997, p. 18; (50) Ivi, p. 19. (…) (La nota 50 prosegue con notizie sugli incontri di Radek con uomini politici di destra, ufficiali, industriali e diplomatici per proporre un’alleanza tedesco-sovietica contro l’imperialismo dell’Intesa, ecc.)”,”GERG-091″ “INNAMORATI Serena, con uno scritto di Romano BILENCHI”,”Mario Fabiani il Sindaco della ricostruzione. Appunti per una storia.”,”A Mario Fabiani, primo Sindaco eletto di una Firenze tornata libera nell’Italia Repubblicana, dopo il magistero di Gaetano Pieraccini, l’Amministrazione Civica ha voluto rendere omaggio nella forma composta e razionale dell’analisi storica e biografica, nel decimo anniversario della sua scomparsa.”,”BIOx-050-FL” “INNOCENTI Marco”,”L’ Italia del dopoguerra, 1946-1960. Come eravamo negli anni dal boogie-woogie dalla dolce vita.”,”INNOCENTI Marco è nato a Milano nel 1946. Giornalista professionista è responsabile del settore esteri de Il Sole 24 Ore. Studioso di attualità politica internazionale e di storia contemporanea ha pubblicato molte opere tra cui ‘I gerarchi del fascismo’ (1992). “”I conti per la monarchia non tornano: non la vuole De Gasperi, non la vogliono Togliatti e Nenni, tutti quelli che contano al Nord le sono contro. Le sinistre sono compatte per il no, la Dc, che nelle amministrative di marzo si è rivelata il partito più forte, ufficialmente non si schiera ma molti suoi simpatizzanti sono repubblicani. Al Nord la repubblica sembra un evento inevitabile. A difendere Umberto si alzano poche voci. Le più importanti, perché lasciano il segno sono quelle di due scrittori e giornalisti di grande talento: Giovanni Guareschi e Giovanni Mosca. Sono loro a tirare al Nord l’ impossibile volata al sovrano.”” (pag 83)”,”ITAS-101″ “INNOCENTI Ennio”,”Storia del Potere Temporale dei Papi.”,”””I Tedeschi avevano un bell’affannarsi nel presentarsi come cattolici, apostolici e romani; i veri Romani si ricordavano del vecchio proverbio ammonitore: ‘cum lupus addiscit psalmos, desiderat agnos’. Con questo non intendiamo affatto accreditare le vicende accennate come purissime lotte di liberazione! Il nostro obiettivo è assai più modesto: mostrare la persistenza in Roma d’un forte partito autonomista, che cambiando guide e alleanze, non mutava gli obiettivi e, soccombendo davanti al più forte, non gli lasciava via libera, ma lo condizionava in maniero spesso decisiva. Questa base è indispensabile per capire la trama politica in cui è coinvolto il potere temporale dei papi nel secolo che stiamo considerando””. (pag 176-177)”,”RELC-224″ “INNOCENTI Marco”,”I gerarchi del fascismo. Storia del ventennio attraverso gli uomini del Duce.”,”ANTE3-11 Marco INNOCENTI è nato a Milano nel 1946. Giornalista professionista è il responsabile del settore esteri del Sole 24 ore. ha scritto varie opere (v. risvolto di cop).”,”ITAF-247″ “INNOCENTI Marco”,”L’Italia del 1948. Quando De Gasperi batté Togliatti.”,”Marco Innocenti è nato a Milano nel 1946. Giornalista professionista è responsabile del settore esteri del Sole 24 Ore. Studioso di attualità politica internazionale e di storia contemporanea. (1997) “”Tra De Gasperi e Togliatti ci sono antipatia umana e diffidenza, avversione e rancori”” (pag 82)”,”ITAS-202″ “INNOCENTI Marco”,”I cannoni di settembre. La tragica estate del 1939.”,”Marco Innocenti (Milano, 1946), giornalista, è responsabile del settore Esteri del ‘Sole 24 ore’. Con Mursia ha già pubblicato diversi volumi. Appeasement di Chamberlain e ira di Hitler “”Chamberlain sceglie la strada giusta (quella del contenimento di Hitler) ma lo fa nel modo sbagliato (dando una garanzia in bianco a un altro Stato). Londra si mette nelle mani di Vasavia, alleandosi con un lontano paese che fino al giorno prima non valeva le ossa di un granatiere britannico e che è impossibile difendere senza il concorso della Russia: La sua apertura di credito alla Polonia non le lascia nessuna scelta, pone Varsavia in condizione di costringerla alla guerra semplicemente opponendo un rifiuto al negoziato con Hitler e rafforza la volontà polacca di non concedere nulla. L’ultima parola – pace o guerra – è lasciata nelle nervose mani dei polacchi, «uomini – come scriverà B.H. Liddell Hart – dall’intelligenza politica dubbia e mutevole, che accarezzano l’idea di una cavalcata a Berlino». È una garanzia in bianco, un’arma letale, «una decisione – come scriverà Joachim Fest – ricca di pathos ma non di saggezza». Mai una buona causa era stata peggio interpretata. L’uomo che non aveva voluto difendere, quando forse era possibile, l’Austria e la Cecoslovacchia offre ora una garanzia unilaterale a un Paese militarmente indifendibile: un grande appezzamento di terreno periodicamente emergente dalle nebbie della storia europea, ma mai nello stesso posto, già tre volte almeno diviso tra Germania e Russia. Nessuno, quel 31 marzo (1939, ndr), guarda dall’alto. O forse, contro la leggerezza umana, anche gli dèi combattono invano. La reazione di Hitler è violenta e plateale. La garanzia inglese a Varsavia non lo dissuade, anzi lo stimola. La ritiene una provocazione. Quando gli comunicano la presa di posizione inglese, batte il pugno sul tavolo in marmo della nuova cancelleria e urla, con il viso stravolto: «Gliela farò pagare. Cucinerò agli inglesi una minestra che li farà strozzare». Il Führer è ormai lanciato. Liquidata la Cecoslovacchia, costretta la Lituania a cedere Memel, riapre bruscamente con Varsavia il problema di Danzica e del Corridoio”” (pag 26-27)”,”QMIS-312″ “INNOCENTI Marco”,”L’Italia nel 1940. Come eravamo nel primo anno della guerra di Mussolini.”,”Marco Innocenti è nato a Milano nel 1946. Giornalista professionista, è responsabile del settore Esteri del ‘Sole 24 ore’. Studioso di attualità politica internazionale e di storia contemporanea, ha già pubblicato ‘Atlante politico’ (1978), ‘Le guerre degli anni Settanta (1981), e ‘Le guerre degli anni Ottanta’ (1988). La guerra privata di Mussolini e Ciano. “”Amaro dicembre. La storia si muove da sola e i sogni sono sul confine incerto degli incubi. Le nostre truppe che dovevano già essere ad Atene sono bloccate nel gelo delle montagne albanesi. La guerra di logoramento è una fornace che brucia uomini. La ‘Julia’ iene duro lungo la Vojussa in una guerra di posizione che ricorda quella di papà sul Carso e sull’Ortigara. Una campagna voluta per capriccio e per antagonismo si è trasformata in una tragedia. L’8 dicembre i greci occupano Argirocastro, in Albania, ed è una nuova giornata di festa per Atene. Anche in Inghilterra suonano le campane della propaganda. Aggredita da incessanti bombardamenti, con le città ridotte a un cumulo di macerie in un mare di fiamme, l’Inghilterra si galvanizza nell’udire che almeno uno dei suoi nemici, il più disprezzato, sta mordendo la polvere di fronte al piccolo popolo greco. Il 20 dicembre, proprio mentre nell’Africa settentrionale si delinea la rotta di Graziani che lo porterà alla perdita dell’intera Cirenaica, i greci conquistano sulla costa ionica Porto Palermo e poi Himara. Attraversiamo il momento peggiore. Si sfiora il panico, gira nell’aria la sensazione che dovremo ripiegare su Tirana, trincerandoci attorno alla capitale e all’aeroporto. La guerra privata di Mussolini e Ciano.doveva essere una passeggiata a passo romano, una cosa veloce, classica, indolore. «La guerra» amava dire Badoglio in tempi migliori, «si fa con i fanti, il fucile, il mulo e con qualche mitragliatrice». Sarebbe dovuta essere talmente facile e l’avanzata talmente rapida che non erano state distribuite le divise invernali, le cucine erano rimaste indietro e gli ospedali da campo non erano stati neppure approntati: come prima dell’attacco alla Francia, quando l’ordine per gli ufficiali era di lucidarsi bene gli stivali tanto doveva essere una passeggiata. La stampa scriveva: «I nostri soldati in avanzata sul fronte greco distribuiscono tra la popolazione divise da Balilla, suscitando nei giovani la più schietta e divampante letizia». Ora, invece, siamo in ritirata. In due mesi la ‘Julia’ si è ridotta da 9.000 a 800 uomini; dopo la campagna dovrà essere ricostituita. Abbiamo 160.000 uomini in campo, appena sufficienti per non farci spazzare via. L’Italia «proletaria e fascista» paga la leggerezza dei suoi capi. I soldati rimasti senza cibo consumano l’Energon destinato ai muli, imprecano e sperano che Cavallero riesca a fare qualcosa. La Grecia è una tragedia che prepara quella russa. Quelli che torneranno presenteranno il conto”” (pag 167-168)”,”ITAF-394″ “INNOCENTI Marco”,”L’Italia del 1940. Come eravamo nel primo anno della guerra di Mussolini.”,”Marco Innocenti è nato a Milano nel 1946. Giornalista professionista, è responsabile del settore esteri del Sole 24 Ore (1996). Studioso di attualità politica internazionale e di storia contemporanea, ha già pubblicato ‘Atlante politico’ (1978), ‘Le guerre degli anni Settanta’ (1981), ‘Le guerre degli anni 1980’ (1988), ‘I gerarchi del fascismo’ (1992), ‘L’Italia nel 1943’ (1993), ‘L’Italia nel 1945’ (1994), ‘L’Italia de dopoguerra, 1946-1960’ (1995). La stampa di regime. “”La stampa è imbavagliata, è fatta di silenzi e di verità alterate, il suo potere è pilotato e condizionato dal ministero della Cultura popolare, una macchina ben oliata, una delle armi più poderose del regime. Il Minculpop controlla stampa, radio, teatro, cinema e turismo; stabilisce la linea che i giornali devono seguire, sceglie i direttori, indica i giornalisti da assumere o da licenziare, dirama opportune note di servizio, le famose veline. I giornali devono essere «organi di ardente propaganda dell’italianità e del regime, improntati a ottimismo, fiducia e sicurezza nell’avvenire»; devono offrire l’immagine di un’Italia operosa, tranquilla, protetta dal Duce e dai gerarchi in perpetua veglia, devono dare prova di «sensibilità fascista». Quindi niente delitti e suicidi, niente scandali e disastri, niente epidemie e alluvioni, niente fotografie di mostri o di belle donne poco vestite, di fatti di sangue o di tragedie passionali. Gli italiani che comprano i quotidiani vi trovano pochissima cronaca nera, nessun fatto che «possa turbare l’opinione pubblica», molta cronaca bianca, che dovrebbe essere formativa ed educativa, molta cronaca politica, che ci si è ormai abituati a saltare insieme con i commenti, e una buona terza pagina, che trabocca nella quinta, con articoli, saggi, racconti, corsivi ed elzeviri. Molto sport e spettacolo, ottimi ami per i lettori svogliati. E poi quelle notizie spicciole, in corpo piccolo e con titoli a una o due colonne, che qualcosa, in mezzo a pagine dedicate ai fasti del regime, ai lettori sanno offrire. Se guadagna in essenzialità, la stampa perde in completezza e, soprattutto, subisce l’inevitabile aggressione delle veline. L’informazione è parziale, la partigianeria delle opinioni troppo scoperta e così, proprio nell’estate del 1940, va a ruba l’«Osservatore romano», il «giornale dei preti», considerato l’unica fonte attendibile sulla guerra”” (pag 125-126)”,”ITAS-239″ “INNOCENTI Marco”,”Fiamme su quattro continenti. Le guerre degli anni Settanta.”,”Marco Innocenti, milanese, 35 anni, è il responsabile del servizio esteri del Sole 24 Ore. Ha già pubblicato nella stessa collana ‘Atlante politico’ (1981) La crisi di Cipro. (1974) “”Il 20 luglio, alle cinque del mattino, la Turchia attacca. I fucilieri di marina sbarcano a Kyreia, i parà si calano sull’aeroporto di Nicosia. Le mitragliatrici sgranano i colpi i Phantom turchi sono già padroni del cielo. Per Ankara è la grande occasione. La Turchia sa di essere più frote: prende sul tempo la Grecia e la mette di fronte al fatto compiuto. Atene subisce l’iniziativa turca, non risponde con le armi e invoca il cessate il fuoco. La giunta greca, abile nell’esportare colpi di Stato, è incapace di affrontare una guerra. Perché la Turchia ricorre alla forza? La mossa è azzardata ma ha un significato preciso. Ankara coglie al volo il pretesto, che la mossa falsa dei colonnelli le ha offerto, per occupare militarmente una grossa e ricca fetta dell’isola e crearvi un mini-Stato alle proprie dirette dipendenze. Al potere è Bulent Ecevit, un quanrantanovenne socialista, ex giornalista, poeta dilettante, maschera nervosa, baffi robusti, naso adunco, politico discusso. E’ un moderato ma gioca consapevolmente la carta del nazionalismo, e della guerra, per non farsi scavalcare sullo stesso terreno dall’opposizione di destra di Demirel. C’è una seconda spiegazione, ed è brutale. Ecevit o interviene o cade. Una tattica attendista gli sarebbe politicamente fatale. Un primo ministro turco non può inimicarsi l’esercito e l’esercito è per l’intervento. Le forze armate turche sono spesso mute, ma non cieche né sorde. La Turchia appartiene a loro, come il Bosforo, la porta del Mediterraneo (…)’ (pag 97-98)”,”QMIx-319″ “INNOCENTI Marco”,”L’Italia del 1945. Come eravamo nell’anno in cui scoppiò la pace.”,”I politici. “”(…) Poi c’è Alcide De Gasperi, di cui parleremo, c’è Pietro Nenni, l’uomo del basco, con un passato da fascista, molto amato dai cronisti perché chiacchiera volentieri, collerico, egocentrico, politico fazioso ma profondo galantuomo nella vita privata. C’è Palmiro TOgliatti, dall’aspetto professorare, piccolo, miope, monotono nella parola, apparentemente innocuo, semplice nella vita privata come un po’ tutti, peraltro, i politici del tempo. (…)’ (pag 173) Marco Innocenti è nato a Milano nel 1946. Giornalista professionista, è stato responsabile del settore esteri de ‘Il Sole 24 Ore’. Studioso dii attualità politica internazionale e di storia contemporanea, ha già pubblicato varie opere tra cui ‘L’Italia del 1940’, ‘L’Italia del 1943’, ‘I gerarchi del fascismo’.”,”ITAS-247″ “INOGUCHI Takashi OKIMOTO Daniel I. a cura”,”The Political Economy of Japan. Volume 2. The Changing International Context.”,”Saggi di Takashi INOGUCHI Shumpei KUMON e Akihiko TANAKA Bruce RUSSETT Koichi HAMADA Hugh T. PATRICK Robert G. GILPIN Ryutaro KOMIYA e Motoshige ITOH Gary R. SAXONHOUSE Yoichi SHINKAI Peter J. KATZENSTEIN Daniel I. OKIMOTO Donald C. HELLMANN Stephen D. KRASNER Charles E. MORRISON Kenneth B. PYLE”,”JAPE-027″ “INOGUCI Rikihei NAKAJIMA Tadasci con PINEAU Roger”,”Kamikaze! Vento divino. Le missioni suicide dei piloti giapponesi spiegate da chi le ideò.”,”Riepilogo operazioni Kamikaze: velivoli inviati in missione 2314, rientrati 1086 perduti 1228 compresi i velivoli di scorta. Totale navi effettivamente affondate 34 ed effettivamente danneggiate 268, in totale circa 300. Tre velivoli persi per ogni nave seriamente danneggiata o affondata.”,”QMIS-054″ “INSOLERA Melina a cura; scritti di BABEUF OWEN HODGSKIN ROLL FOURIER PROUDHON BLANC MARX LASSALLE R. WILLIAMS A. OMODEO ENGELS P.M. SWEEZY J. EATON BAKUNIN G. COURBET MALATESTA TOLSTOI HERZEN PISACANE G.D.H. COLE E. COLLOTTI R. LUXEMBURG KAUTSKY BEBEL M. BEER W. MORRIS S.F. ROMANO P. D’ANGIOLINI TROTSKY K. LIEBKNECHT”,”Il socialismo e il movimento operaio dalla Congiura degli Eguali alla crisi della Seconda Internazionale.”,”Scritti di BABEUF, OWEN, HODGSKIN, ROLL, FOURIER, PROUDHON, BLANC, MARX, LASSALLE, R. WILLIAMS, A. OMODEO, ENGELS, P.M. SWEEZY, J. EATON, BAKUNIN, G. COURBET, MALATESTA, TOLSTOI, HERZEN, PISACANE, G.D.H. COLE, E. COLLOTTI, R. LUXEMBURG, KAUTSKY, BEBEL, M. BEER, W. MORRIS, S.F. ROMANO, P. D’ANGIOLINI, TROTSKY, K. LIEBKNECHT. Contiene pure: Manifesto programmatico della Comune Risoluzioni del Congresso di Stoccarda Manifesto di Zimmerwald”,”SOCx-057″ “INSOLERA Melina a cura; testi antologici di W.H. CHAMBERLIN N. LENIN E.H. CARR J. REED R. LUXEMBURG V. MAJAKOVSKIJ E. DÄUMIG O. LEWIS L. FISCHER A. KOLLONTAI L.D. TROTSKY N.I. BUCHARIN N. KRUSCIOV A. NOVE A. GRAMSCI A. ROSENBERG A. PANNEKOEK N. CHIAROMONTE P. NENNI G. BERNERI D. IBARRURI G. BRENAN E. DOLLEANS E. COLLOTTI PISCHEL N. BOBBIO J. MYRDAL J. ESMEIN MAO TSE-TUNG E. KARDELY D. GUERIN B. BARRACLOUGH S. TUTINO E. GUEVARA M. GOMEZ B. RABEHL J. MITCHELL W. ABENDROTH S. TURONE L. BASSO”,”Il socialismo e il movimento operaio dalla Rivoluzione d’Ottobre alla Cina popolare.”,”testi antologici di W.H. CHAMBERLIN N. LENIN E.H. CARR J. REED R. LUXEMBURG V. MAJAKOVSKIJ E. DÄUMIG O. LEWIS L. FISCHER A. KOLLONTAI L.D. TROTSKY N.I. BUCHARIN N. KRUSCIOV A. NOVE A. GRAMSCI A. ROSENBERG A. PANNEKOEK N. CHIAROMONTE P. NENNI G. BERNERI D. IBARRURI G. BRENAN E. DOLLEANS E. COLLOTTI PISCHEL N. BOBBIO J. MYRDAL J. ESMEIN MAO TSE-TUNG E. KARDELY D. GUERIN B. BARRACLOUGH S. TUTINO E. GUEVARA M. GOMEZ B. RABEHL J. MITCHELL W. ABENDROTH S. TURONE L. BASSO”,”MOIx-039″ “INTINI Ugo, presentazione di; intervista a Pierre NAVILLE, Lucio COLLETTI, Antonio GIOLIITTI, Giuseppe VACCA, Maurizio FERRARA, Salvatore VECA, Francois FEJTO, Paolo SPRIANO, Livio ZANETTI, Domenico SETTEMBRINI, Gaetano ARFE’, Luciano LAMA”,”I conti con la storia. Il caso Bucharin, Togliatti, lo stalinismo. Articoli e commenti della stampa italiana.”,”Interviste a Pierre NAVILLE, Lucio COLLETTI, Antonio GIOLIITTI, Giuseppe VACCA, Maurizio FERRARA, Salvatore VECA, Francois FEJTO, Paolo SPRIANO, Livio ZANETTI, Domenico SETTEMBRINI, Gaetano ARFE’, Luciano LAMA. “”Quando incontrò Trotsky per la prima volta?”” “”A Mosca, nel ’27, proprio il giorno in cui lui fu espulso dal partito. Le cose andarono così. Io allora pubblicavo a Parigi, insieme al mio amico Gerard Rosenthal, la rivista Clarté ed ero entrato in contatto con Victor Serge che era rientrato in Russia alla fine del ’17, subito dopo la Rivoluzione. Ci scrivevamo, lui mi mandava degli articoli. Serge era legato personalmente a Trotsky che in quel momento, alla vigilia del XV Congresso, era ancora membro del governo e commissario agli affari pubblici. (…) Trotsky cominciò subito a martellarci di domande sulla situazione del Partito comunista francese. Mentre gli rispondevo, il telefono che era sulla sua scrivania si è messo a squillare. Lui ha preso il ricevitore, ha scambiato poche parole in russo, poi ha messo giù e ha detto con una smorfia sprezzante: “”Era Bucharin che piagnucolava: ma come, compagno Trotsky, lei espulso dal partito! non è possibile! è spaventoso! faccia qualcosa…”” (pag 181-182, intervista a Pierre Naville).”,”PCIx-117″ “INVERNIZZI Marco”,”I cattolici contro l’Unità d’Italia? L’Opera dei Congressi (1874-1904). Con i profili biografici dei principali protagonisti.”,”Marco Invernizzi nato a Milano nel 1952, ha pubblicato molti saggi sulla storia del movimento cattolico in Italia. Collabora alle riviste Cristianità e Il Timonee conduce la rubrica settimanale La voce del Magistero sull’emittente Radio Maria.”,”RELC-026-FL” “INVERNIZZI Marco”,”I cattolici contro l’Unità d’Italia? L’Opera dei Congressi (1874-1904). Con i profili biografici dei principali protagonisti.”,”Marco Invernizzi nato a Milano nel 1952, ha pubblicato molti saggi sulla storia del movimento cattolico in Italia. Collabora alle riviste Cristianità e Il Timonee conduce la rubrica settimanale La voce del Magistero sull’emittente Radio Maria.”,”RELC-065-FL” “IOANNISSIAN A. DAUTRY J. ZILBERFARB J. DUROSELLE J.B. GUIRAL P. BRUHAT J. REBERIOUX M. DOMMANGET M.”,”La pensée socialiste devant la révolution francaise.”,”In apertura cita il Libro di ADVIELLE V. Histoire de Gracchus Babeuf et du babouvisme d’apres de nombreux documents inedits, Paris, 1884 pag 1-264. “”Nella sua opera postuma, Traité de politique et de Science morale, in cui tutto l’ ultimo capitolo è consacrato alla Rivoluzione, Buchez, sembra rasserenato, scrive così: “”La Costituente del 1848 ha completato l’ opera della Costituente del 1789. Alla dottrina dei diritti, essa ha aggiunto la dottrina dei doveri dell’ uomo e delle nazioni””. (pag 96)”,”SOCx-121″ “IOANNISSIAN A. DAUTRY J. ZILBERFARB J. DUROSELLE J.B. GUIRAL P. BRUHAT J. REBERIOUX M.”,”Le Pensée Socialiste devant la Révolution francaise.”,”Fondatore della rivista Albert MATHIEZ (1874-1932), direttore Georges LEFEBVRE (1874-1959), Direttore gerente Albert SOBOUL 2° copia (la prima è in emeroteca) Tre incontri di Marx con la rivoluzione francese. “”Due serie di quaderni sono particolarmente ricchi: quelli di Kreuznach e quelli di Parigi. Esaminiamo subito questi quaderni del periodo detto di Kreuznach. Siamo nel 1843: Karl Marx che si è appena sposato, passa l’ estate a Kreuznach in Vestfalia ove Jenny von Westphalen viveva con la madre. Mentre la serie precedente dei Cahiers detta di Bonn (1842) traduce come preoccupazione dominante di Marx le questioni della religione e dell’ estetica, la serie di Kreuznach è nettemente storica.”” (J. Bruhat, pag 136) “”Un’altra preoccupazione di Marx: la natura dei poteri della Convenzione. Marx ricopia due passaggi di Levasseur relativi alla questione.”” (nota: le ‘Memoires’ di Levasseur, esponente vicino a Robespierre) (pag 140) “”Ci sono pure i quaderni detti di Bruxelles e di Manchester (1845-1846): 400 pagine di estratti e di riassunti. Prima di tutto di economisti, ma con delle note su un libro apparso nel 1846 e intitolato ‘Histoire des Idées sociales avant la Révolution francaise ou les socialistes modernes devancés et dépassés par les anciens penseurs et philosophes. Avec textes à l’appui’ di P. de Villegardelle. Il libro contiene degli estratti di Necker, di Brissot e di Linguet. Questi materiali sono stati utilizzati da Marx nel ‘Capitale’ e nelle ‘Teorie sul plusvalore’. Ma non ci sono che gli estratti conosciuti e inventariati. C’è la biblioteca di Marx. Abbiamo la prova che essa conteneva un grande numero di libri relativi alla Rivoluzione francese. Questa prova ci è fornita dalla corrispondenza di Friedrich Engels – Paul e Laura Lafargue. Engels scrive a Laura Lafargue il 5 febbraio 1884: “”C’è un gran numero di buoni libri francesi dei quali alcuni sono preziosi e che, pensiamo, potrebbero essere più utili nelle tue mani e di quelle di Paul che da nessuna altra parte (…)””. Engels cita tra gli altri: “”Guizot, Histoire de la civilisation en France’. Tutti i libri sulla rivoluzione francese (Loustalot, Deux Amis de la Liberté, ecc).””. Lafargue è naturalmente daccordo e reclama pure (conosceva bene la biblioteca di suo suocero) la ‘Histoire de la Révolution’ dell’ abbé Montgaillard. Il 31 marzo 1884, Engels annuncia l’ invio “”di un buon lotto relativo alla Rivoluzione francese: Loustalot, Feuille villegeoise, Prisons de Paris pendant la Revolution…””. Poi il 28 novembre 1884, Engels ha dei rimorsi. Richiede a Laura Lafargue il ritorno di alcuni volumi tra i quali Thierry: Histoire du Tiers Etat; Paquet: Istitutions provinciales et communales de la France; Buonarroti: La Conspiration de Babeuf. Ed Engels aggiunge: “”Thierry e Paquet mi sarebbero utili… e Buonarroti è adesso introvabile””.”” (pag 141-142) “”(…) arrivo al terzo incontro di Marx – Rivoluzione francese. Mentre le biblioteche parigine sono a sua disposizione, Marx si trova più o meno direttamente mischiato ad una società dominata da una tradizione rivoluzionaria vivente. Si può dire che una rivoluzione scacci l’ altra. Prima del febbraio e del giugno 1848, è ancora il bilancio 1789-1799 a fare resoconto.”” (pag 144)”,”FRAR-335″ “IODICE Patrizia a cura, scritti di J. VERCOUTTER M.I. ROSTOVTZEFF G. NOLLI A. AYMARD G. WILKINSON S. MOSCATI ERODOTO DI ALICARNASSO PLINIO IL VECCHIO W. WOLF J. DUCHE’ G.W.H. HEGEL C. BARBAGALLO A. MORET J. PIRENNE J. WILSON”,”L’antico Regno d’Egitto e la prima rivoluzione politico-sociale (secoli XXVI-XXIV).”,”Fatica e lavoro di costruzione della Piramide Cheope. (pag 52) ‘Nel pieno del sole dell’estate trenta schiene bronzee, grondanti sudore, son legate al blocco di pietra che avanza nella slitta. Gronda anche la rampa di mattoni crudi, innaffiata di continuo perché sia più sdrucciolevole. Col canto e col martellare ritmico dei piedi i fellahin (1) scandiscono lo sforzo; e gemono i pattini, issando le due tonnellate di pietra sul fianco della piramide. Fra un paio di giorni saranno in cima. Trenta squadre di trenta uomini ciascuna si seguono su per la rampa a zig-zag, seicento blocchi, diciottomila fellahin cantano in coro, e lo stesso accade sulle altre tre facce della piramide. Sessantaduemila formiche umane sgobbano in ordine perfetto sulla piramide di Cheope. A sera gli scribi fanno il conto dei blocchi sistemati: milleduecento al giorno. Affa fine dei tre mesi d’estate saranno centomila. Fra venti anni la casa eterna sarà pronta a ricevere il re Cheope. I fellahin possono essere contenti: con una simile dimora il Faraone, che li protegge, sarà un dio di riguardo: è bello morire sotto la sua protezione, soprattutto per chi muore durante il lavoro. (…) Tuttavia le piramidi non sono opere di uomini che temono la frusta, ma di uomini che temono la morte, di uomini disposti a soffrire allegramente per qualche anno nella valle del Nilo ed assicurarsi una felice sopravvivenza alla ombra delle piramidi. Le piramidi, come le nostre cattedrali, sono immense preghiere senza parole. Preghiere che pesano sette milioni di tonnellate; le ha innalzate un popolo unanime. Ogni anno, nel mese di luglio, il Nilo, secondo l’ordine del Faraone, straripa per deporre sulla terra l’oro nero del suo limo, e i contadini accorrono al cantiere. Durante i tre mesi dell’inondazione, non possono lavorare nei campi”” (pag 52) [J. Duché, ‘L’ambizione di un uomo e la fatica di un popolo’] [da ‘La storia dell’uomo’, Milano, 1959, pp. 67-68, traduzione di L. Bianciardi] [(1) Fellah: contadino; plurare, fellahin; forma arabica dal verbo ‘felaha’: arare]] [ISC Newsletter N° 75] ISCNS75TEC”,”STAx-275″ “IOFFE Maria, a cura di Valentina GIUSTI”,”Una lunga notte. Memorie di rivoluzionari contro Stalin.”,”Valentina Giusti ha curato per Prospettiva edizioni l’antologia di scritti dal 1930 al 1937 di Lev Sedov ‘Stalinismo e opposizione di sinistra’ (1999), e ‘Contro Stalin’ (2002) una raccolta di documenti dell’Opposizione di sinistra dal 1923 al 1933. Maria M. Ioffe è nata a New York nel 1900 ma è cresciuta in Russia a San Pietroburgo. Nel 1918 ha sposato Adolf Ioffe, dirigente di primo piano del partito bolscevico stretto collaboratore di Lev Trotsky. Suo figlio Volodja è nato nel luglio 1919. E’ stata una personalità di spicco dell’opposizione di sinistra antistalinista. Dopo il suicidio di Joffe nel novembre 1927, che gravemente malato scelse di togliersi la vita per lanciare un ultimo segno di protesta contro il regime di Stalin, Maria viene rimossa dal lavoro che svolgeva per giornali e riviste e trasferita alla casa editrice di Stato per lavorare come redattrice. In seguito protesta (marzo 1929) contro l’espulsione di Trotsky. Viene arrestata e condannata all’esilio, al carcere, ai campi di lavoro (gulag nell’area di Vorkuta). Nel 1957 è stata parzialmente riabilitata in occasione dell’amnistia di Krusciov. Solo allora ha saputo della “”liquidazione”” di suo figlio.”,”RUSS-245″ “IOPPOLO Anna Maria”,”Opinione e scienza. Il dibattito tra Stoici e Accademici nel III secolo e nel II secolo a.C.”,”L’ opinione rappresenta il punto qualificante e il filo coduttore del dibattito che si è svolto tra Stoici e Accademici nel 3° e 2° secolo a.C. Seguendo lo sviluppo di questo concetto, è possibile cogliere la diversità tra lo scetticismo di ARCESILAO, che si inidrizza contro ZENONE e i suoi immediati discepoli, e quello di CARNEADE, che costituisce la risposta a CRISIPPO. In relazione alle critiche accademiche, si manifestano con maggiore chiarezza anche le differenze nelle posizioni die singoli Stoici. Inoltre dal dibattito emerge che la filosofia di ARCESILAO e di CARNEADE trova le sue motivazioni nella riflessione sulla tradizione platonica e sulla filosofia di SOCRATE. Lo Scetticismo accademico esce così dall’ambito ristretto della polemica antistoica e appare nella sua originalità ed autonomia.”,”FILx-114″ “IPPOCRATE, a cura di Linda UNTERSTEINER CANDIA”,”Dell’ aria, delle acque, dei luoghi. Il giuramento. La legge.”,”””Ogni cosa avviene conforme a natura”” (De Aere Cap. 22) “”In tal modo le leggi sono, in non piccola parte, artefici di magnanimità”” (De Aere Cap. 23) pag 22 “”Né la sazietà né la fame né alcuna altra cosa sono un bene, qualora siano superiori alla misura naturale”” “”Segni di stanchezza non motivata denunciano malattie”” (pag 171) “”Affermo dunque che l’Asia differisce assai dall’Europa, per la natura di tutte le cose, sia dei prodotti del suolo, sia degli uomini. Ogni cosa infatti nasce più bella e più grande in Asia, il paese è più ameno e i costumi degli uomini sono più miti e placidi. Queste condizioni sono determinate dalla giusta contemperanza delle stagioni, poiché l’Asia è situata nella parte centrale dell’oriente, esposta all’aurora ed alquanto distante dalla zona fredda: perciò più che ogni altra ragione offre una flora rigogliosa e facilità di coltivazione, poiché nessun eccesso di temperatura predomina in modo assoluto; ma tutto vi si afferma in ugual misura””. (pag 111)”,”STAx-191″ “IPPOLITO Roberto”,”L’Italia dell’economia. Fatti, dati, protagonisti del 2000.”,”Roberto Ippolito è giornalista economico del quotidiano La Stampa. Per il giornale racconta i principali avvenimenti, spesso anticipandoli. E sempre con l’obiettivo di renderli comprensibili anche ai lettori meno esperti. Impegnato frequentemente all’estero, è docente alla scuola di specializzazione in giornalismo dell’Università Luiss.”,”ITAE-062-FL” “IRACI Leone; ROCHAT Giorgio; OLIVA Gianni”,”Idee e dibattti sull’imperialismo nel socialismo italiano tra l’ultimo decennio del XIX secolo e la conquista della Libia (Iraci); L’aeronautica italiana nella guerra d’Etiopia (1935-36) (Rochat); Appunti per una storia locale della resistenza (Oliva).”,”Il saggio di Iraci contiene tra l’altro i seguenti paragrafi: 3-4. Da un secolo all’altro: Antonio Labriola e il colonialismo (pag 129-138) 5. Achille Loria. La teoria dell’imperialismo come applicazione “”esanime”” delle tesi di Marx (pag 139-145) 7. Analisi sociale e parole d’ordine dell’ anticolonialismo socialista (pag 146-151) 10. I socialisti tedeschi in difesa dell’impero turco (pag 153-157) 11. Gaetano Salvemini contro la conquista di colonie povere (pag 157-161) “”In realtà, Labriola non si preoccupò mai di formarsi idee chiare su quello che allora cominciava a chiamarsi imperialismo. Nel colonialismo crispino vide soprattutto un ambiguo intrigo di sottogoverno (…)”” (pag 129)”,”TEOC-023-FGB” “IRIYE Akira a cura; saggi di Wilfried LOTH Thomas W. ZEILER John R. McNEILL e Peter ENGELKE Petra GOEDDE Akira IRIYE”,”Storia del mondo. 6. Il mondo globalizzato. Dal 1945 a oggi.”,”A. Iriye è Professore emerito di Storia all’Università di Harvard. Nel 1988 è stato presidente dell’American Historical Association. J. Osterhammel insegna storia moderna presso l’Università di Costanza. E’ autore di molte pubblicazioni sulla storia europea e asiatica del XVIII secolo. All’interno del saggio di Wilfried Loth ‘Le trasformazioni degli stati e i rapporti di forza’: ‘L’accidentato cammino verso il SALT II’ (pag 102-105); ‘Il SALT: critiche e riarmo’ (pag 121-125) “”La superiorità della flotta americana era invece tale che un recupero delle posizioni in ambito navale da parte dell’Unione Sovietica non era minimamente pensabile. Ancora alla metà degli anni settanta una singola portaerei americana aveva una potenza di fuoco maggiore dell’intera flotta sovietica di superficie. La dotazone americana di missili a testata multipla ebbeun incremento molto più rapido di quella sovietica”” (pag 122) Preoccupazione di Helmut Schmidt. (pag 123-124)”,”STOU-119″ “IRONSIDE Edmund”,”Archangel, 1918-1919.”,”Ironside, General Sir W.E. (afterwardes Field-Marshal Lord Ironside)”,”RIRO-053-FL” “IRVINE John MILES Ian EVANS Jeff”,”Demystifying Social Statistics.”,”Introduction degli autori, Acknowledgements, List of Contributors, Table, Bibliography, Index,”,”STAT-002-FL” “IRVING David”,”La guerra tra i generali. All’interno dell’ alto comando alleato.”,”All’interno del gruppo di generali componenti l’alto comando alleato vi erano l’indeciso EISENHOWER, l’ impulsivo PATTON, l’imperioso MONTGOMERY, l’ostinato BRADLEY, e accanto a loro DE-GAULLE, soprannominato ‘Giovanna d’Arco’ da CHURCHILL. Brani da ‘The Patton Papers 1940-45′ di Martin BLUMENSON sono stati qui pubblicati per concessione della HOUGHTON MIFFLIN COMPANY (1974). IRVING, noto storico contemporaneo, è autore di opere sulla Germania nazista e sulla 2° GM. Per le edizioni Mondadori ha pubblicato: -Apocalisse a Dresda. 1965 -Le armi segrete del Terzo Reich. 1968 -Il convoglio della morte. 1969 -La pista della volpe. 1978″,”QMIS-036″ “IRVING David”,”Göring. Il maresciallo del Reich.”,”Hermann GÖRING (1893-1946) fu tra i fondatori del partito nazista (NSDAP, 1922). Creatore della Gestapo (1933), maresciallo del Reich (1938) ministro dell’ aviazione fu responsabile della pianificazione economica dal 1936 al 1942. Condannato a morte a Norimberga, si suicidò. “”Questo aspetto zoofilo del carattere di Goering produsse strani contrasti. Era capace di spietatezze ineguagliabili nei confronti degli uomini: tuttavia la storia dimostra che introdusse in Prussia una severa legge contro la vivisezione, facendola precedere via radio dall’ avvertimento che avrebbe spedito in campo di concentramento ogni trasgressore prima ancora che la legge fosse stata ufficialmente approvata”” (pag 217).”,”GERN-099″ “IRVING Clive HALL Ron WALLINGTON Jeremy”,”Scandalo ’63. Uno studio dell’ Affare Profumo.”,”””Ciò dimostra che la gente non aveva la tendenza a considerare l’ affare principalmente nel suo aspetto politico. In realtà, neanche la metà delle persone intervistate nominarono qualche membro del Parlamento o un funzionario dell’ amministrazione, all’ infuori di Profumo. Né pare che il problema della sicurezza fosse ritenuto importante (…). Erano piuttosto gli elementi esotici quelli di cui la gente era al corrente (…)””. (pag 283) Lo Scandalo Profumo fu uno scandalo politico avvenuto nel 1963 nel Regno Unito. Prende il nome dall’allora Segretario di Stato alla guerra John Profumo. Profumo era un colto e rispettato membro del governo conservatore britannico, sposato con l’attrice Valerie Hobson. Lo scandalo nacque da una sua breve relazione con una showgirl di nome Christine Keeler. Profumo la incontrò nel 1961 ad un ricevimento a Cliveden organizzato dall’osteopata londinese, Dott. Stephen Ward. La loro relazione durò solo poche settimane prima che Profumo la troncasse. Le voci sulla relazione divennero pubbliche nel 1962, così come il fatto che la Keeler aveva avuto una relazione anche con Evgeni “”Eugene”” Ivanov, attaché anziano della marina all’ambasciata sovietica di Londra. Il principale errore di Profumo fu quello di mentire alla Camera dei Comuni. Nel marzo 1963 dichiarò che “”non c’è assolutamente nulla di improprio”” nella sua relazione con la Keeler. Profumo confessò in giugno di aver fuorviato la Camera dei Comuni. Il 5 dello stesso mese rassegnò le sue dimissioni da ministro del gabinetto, da membro del parlamento e da consigliere privato. Il governo ricevette un rapporto ufficiale da Lord Denning il 25 settembre 1963. Un mese dopo il primo ministro conservatore, Harold Macmillan, rassegnò le dimissioni, le sue cattive condizioni di salute esacerbate dallo scandalo, e il suo posto venne preso da Sir Alec Douglas-Home. Ward venne indagato per il guadagnarsi da vivere con attività immorali e si suicidò in agosto. Christine Keeler venne giudicata colpevole di spergiuro e condannata a nove mesi di prigione. Profumo morì il 9 marzo 2006. Alcuni degli eventi dello Scandalo Profumo sono descritti nel film Scandal (1989), con John Hurt, Joanne Whalley, Bridget Fonda, e Leslie Phillips. Bibliografia: Alan Cowell, John Profumo, British Minister Ruined by Sex Scandal, Dies, New York Times, 10 marzo 2006 Derek Brown, 1963: The Profumo scandal, Manchester Guardian, 10 aprile 2001 Tim Coates, 1963: John Profumo and Christine Keeler, Stationery Office Books, 2001 Profumo resigns over sex scandal British Broadcasting Corporation, 5 giugno 1963 Lewis Morley, Christine Keeler astride a copy of an Arne Jacobsen chair, Victoria and Albert Museum, 1963 Estratto da “”http://it.wikipedia.org/wiki/Scandalo_Profumo”&#8221; pag 189 ‘Tre giornali ostili devono essere più temuti di mille baionette’ Napoleone”,”UKIx-096″ “IRVING David”,”La pista della volpe.”,”Dello stesso autore: ‘Apocalisse a Dresda’ Le difficoltà ‘di scala’ di Rommel in Normandia. “”I nemici che Rommel vede sono tutti giovani: età media, ventidue-ventitré anni. Quella dei soldati delle sue divisioni di fanteria è sui trentacinque-trentasette; soltanto gli uomini delle Panzerdivisionen d’élite, come la Hitlerjugend o la Lehr, hanno l’età dei loro avversari. Come a El Alamein, questi hanno gettato nella battaglia gli equipaggiamenti e munizioni su una scala ignota ai nazisti. Per superare i terreni allagati, si servono di carri anfibi; la «zona di morte» minata non li ferma: utilizzano speciali versioni di carri armati muniti anteriormente di tamburi rotanti ai quali sono collegate catene che frustano il terreno. Oppure, espediente alquanto crudele, si limitano a farsi precedere sui campi minati, da mandrie di bestiame francese «liberato»; sono muniti di mappe delle difese più precise di quelle di cui dispone Rommel stesso. E, soprattutto, possiedono navi da guerra che lanciano bordate a grande distanza dai punti di sbarco seguendo le indicazioni dei ricognitori, e hanno dalla loro il peso di un’aviazione strapotente. L’8 giugno, mentre ancora una volta si reca al comando del generale Geyr, Rommel ha modo di vedere migliaia di aerei alleati percorrere i cieli; entro un raggio di cento chilometri dalle teste di ponte, di giorno nessuna unità più grossa di una compagnia osa muoversi. Una delle conseguenze degli attacchi aerei è il dissesto totale delle comunicazioni radio: il generale Geyr ha già perso i tre quarti dei suoi radioveicoli: su 20 a Dietrich ne sono rimasti, di funzionanti, solo 4. Il 10, Hellmuth Lang scrive: «Finora, Rommel è corso da un posto di comando all’altro ogni giorno, per esercitare il suo controllo personale. Ma gli spostamenti in auto non sono più quella facile impresa che erano in precedenza». La struttura gerarchica tedesca era tutt’altro che semplice. Ogni comandante di divisione corazzata doveva orientarsi in una massa di ordini spesso contraddittori emanati dal comando supremo, da Rundstedt, da Rommel, da Dollmann (per quanto riguardava la VII armata), da Geyr (Panzergruppe West), da Dietrich (I SS-Panzerkorps). (…)”” (pag 391-392)”,”QMIS-014-FGB” “IRVING David, a cura di Carlo FRUTTERO e Franco LUCENTINI”,”Il convoglio della morte.”,”Il PQ. 17, il cosiddetto “”convoglio della morte”” si trasformò in un disastro: delle sue 34 navi partite dall’Islanda nel luglio 1942, lungo la rotta artica, soltanto 9 raggiunsero i porti di destinazione in Russia: le altre furono abbandonate ai sommergibili e aerei tedeschi, in quella che fu la più allucinante e incredibile carneficina navale di tutti i tempi. Guardando i fatti il PQ. 17 fu una catena difficilmente ripetibile di errori a tutti i livelli di comando, commessi sul piano inclinato della faciloneria, della confusione, della inettitudine che sempre accompagnano le catastrofi belliche. (dall’introduzione)”,”QMIS-020-FGB” “ISAACS Harold”,”La Tragédie de la Révolution chinoise, 1925-1927.”,”ISAACS Harold è autore di vari libri sui problemi asiatici e il problema dei neri negli Stati Uniti. E’ professore di scienze politiche al MIT (Massachusetts Institute of Technology, Harvard). Sulla tragedia della rivoluzione cinese MALRAUX ha scritto due romanzi ‘Les conquerants’ e ‘La Condition hamaine’. Questo volume è stato pubblicato per la prima volta nel 1938 con una prefazione di TROTSKY. Il libro era stato scritto nell’ intento della “”demistificazione””. Porta il marchio dello scontro dell’ epoca tra TROTSKY e STALIN. Tuttavia l’ opera ha un grande valore documentario. “”I banchieri, gli industriali, i compradori e i negozianti si erano messi sotto la bandiera di Chiang, a condizione che questi li liberasse dai comunisti, dagli operai ribelli, dagli scioperi e dalle insurrezioni. Chiang aveva assunto questo compito con una brutalità suscettibile di soddisfare i capitalisti più esigenti e più inquieti. Secondo un giornalista inglese “”egli porta avanti una pulizia di comunisti come nessun signore della guerra avrebbe osato fare anche nel proprio feudo. Ma, ecco il singhiozzo, prosegue lo stesso giornalista “”la campagna anticomunista avrebbe dovuto limitarsi a questo, e tutti sarebbero stati contenti. Ma invece sotto il pretesto della caccia ai comunisti si compiono nuove forme di persecuzione. Si fanno rapimenti e i pesanti riscatti vanno ad alimentare le finanze dei militari…si trattano i milionari come fossero comunisti. Nessuno può mettersi al riparo dall’ inquisizione che si è instaurata””.”” (pag 226)”,”MCIx-017″ “ISAACSON Walter”,”Steve Jobs.”,”ISAACSON Walter, già caporedattore della rivista Time, amministratore delegato e presidente CNN. Attualmente è amministratore delegato dell’Aspen Institute. E’ autore di varie biografia tra cui Kissinger, Franklin, Einstein. “”L’Apple II sarebbe stato commercializzato, in vari modelli, per i successivi sedici anni, e ne sarebbero stati venduti quasi sei milioni di esemplari. Più di qualsiasi altra macchina, lanciò l’industria del personal computer. Wozniak ha il merito storico di avere progettato i suoi straordinari circuiti stampati e il relativo software operativo, una delle più grandi opere che un singolo ingegno abbia concepito nel XX secolo. Ma fu Jobs a integrare i circuiti stampati di Wozniak in un pacchetto facile da usare, completo di alimentatore, schermo, tastiera ed elegante involucro. Fu lui, inoltre, a creare l’azienda che sorse intorno alle macchine di Wozniak. Come disse in seguito Regis McKenna: “”Woz disegnò la splendida macchina, ma quella macchina oggi sarebbe ancora esposta solo nei negozi di hobbistica se non fosse stato per Steve Jobs””. Nondimeno, la maggior parte della gente riteneva l’Apple II la creatura di Wozniak. Questo avrebbe spinto Jobs a cercare di compiere un altro grande passo, un progresso che potesse definire tutto suo””. (pag 99)”,”USAE-076″ “ISAACSON Walter”,”Einstein. La sua vita, il suo universo.”,”Walter Isaacson è stato caporedattore della rivista ‘Time’, amministratore delegato e presidente della Cnn. In seguito dell’ Aspen Institute. E’ autore di una biografia di Kissinger (1992) e di Benjamin Franklin (2003). Einstein rapporto con Mach pag 83-86 308-309 322-323 445-46 “”Ma soprattutto i tre accademici (Einstein, Solovine, Habicht, ndr) leggevano libri che indagavano sull’intersezione tra scienza e filosofia: il ‘Trattato sulla natura umana’ di David Hume, ‘L’analisi delle sensazioni’ e ‘La meccanica nel suo sviluppo storico-critico’ di Mach, l”Etica’ di Baruch Spinoza e ‘La scienza e l’ipotesi’ di Henri Poincaré. Fu con la lettura di questi autori che il giovane analista di brevetti cominciò a formarsi una propria filosofia della scienza’ (pag 83, Walter Isaacson, ‘Einstein. La sua vita, il suo universo’ Mondadori, 2008) La luce va tutta storta. “”La teoria della relatività di Einstein irruppe nella coscienza di un mondo che era stanco della guerra e vagheggiava il trionfo della trascendenza umana. Titoli di giornale Times di Londra del 7 novembre 1919: “”Rivoluzione nella scienza. Nuova teoria dell’Universo. La concezione newtoniana demolita”” New York Times: “”L’eclisse ha dimostrato una modificazione della gravità. Si ammette che la deviazione dei raggi di luce intacca i principi di Newton. Salutata come una svolta epocale. Scienziato britannico definisce la scoperta una delle più grandi conquiste dell’umanità”” (pag 256-257)”,”SCIx-536″ “ISAACSON Walter”,”Einstein. La sua vita, il suo universo.”,”Walter Isaacson già caporedattore della rivista ‘Time’, amministratore delegato e presidente della Cnn. In seguito dell’ Aspen Institute. Ha pubblicato pure una biografia di Kissinger (1992) e di Benjamin Franklin (2003).”,”SCIx-275-FRR” “ISAIA Nino SOGNO Edgardo”,”Due fronti. La grande polemica sulla guerra di Spagna.”,”Il volume è completato da due scritti di Sergio ROMANO ISAIA Nino giornalista e scrittore ha collaborato al periodico fiorentino ‘Nuova Repubblica’ diretto da Tristano CODIGNOLA. SOGNO Edgardo medaglia d’oro della Resistenza giornalista scrittore e diplomatico di carriera ha pubblicato tra l’altro ‘Guerra senza bandiera’. pag 130″,”MSPG-220″ “ISAMBERT Francois-André”,”De la charbonnerie au saint-simonisme. Etude sur la jeunesse du Buchez.”,”ISAMBERT Francois-André chargé d’ enseignement à la faculté des lettres et sciences humaines de Lille. E’ la biografia di Jacques-Philippe BUCHEZ (1767- “”Dal punto di vista dell’ organizzazione, gli statuti della Carboneria (Charbonnerie) francese presentano in rapporto alla sua parente italiana una differenza molto considerevole. La Carboneria italiana, come del resto quella di un gran numero di società segrete iniziatiche, era organizzata secondo la doppia gerarchia delle unità collettive, Vendite e dei gradi individuali. Questi qui, inizialmente in numero di tre, erano sette in occasione del passaggio di Joubert e Dugied a Napoli. I due primi sono detti “”simbolici””. Costituiscono una massa di manovra, pronta ad obbedire, ma non informata degli obiettivi precisi dell’ associazione, che gli saranno rivelati per tappe nei gradi superiori. Questi qui sono necessari per far parte degli organi dirigenti, Consigli dipartimentali, composti da “”Patriarchi””, Grandi Consigli provinciali, riservati agli “”Arci-patriarchi”” e, in ciascuno stato, il Potentissimo Consiglio, presieduto da un “”Potentissimo Arcipatriarca””. Si trova in questo sistema varie ragioni d’essere. Ciascuna iniziazione costituisce un filtro che rende più difficile lo spionaggio: in questa scala dei gradi rinforza la compartimentalizzazione esistente tra le Vendite. Inoltre, e lo studio del simbolismo non potrà che confermarci questa idea, l’ associazione mira non soltanto alla sicurezza, ma alla coesione e formazione progressiva dei membri: gli stages nei gradi successivi permettono di misurare il grado di devozione di ciascuno all’ azione comune e di iniziarlo alla conoscenza sempre più elaborata del significato dell’ azione collettiva. Non c’è dubbio che così si operava una selezione intellettuale e sociale: i due primi gradi corrispondono molto evidentemente a un livello popolare. La Charbonnerier francese lascia completamente da parte il sistema dei gradi””. (pag 97-98)”,”MFRx-248″ “ISELLA Dante”,”I Lombardi in rivolta. Da Carlo Maria Maggi a Carlo Emilio Gadda.”,”ISELLA Dante”,”ITAG-239″ “ISELLA Dante”,”I Lombardi in rivolta. Da Carlo Maria Maggi a Carlo Emilio Gadda.”,”Dante Isella, nato a Varese nel 1922, dopo anni di cattedra a Pavia, ha insegnato letteratura italiana al Politecnico di Zurigo ed è stato condirettore di ‘Strumenti critici’. Per Einaudi ha curato le edizioni del ‘Teatro milanese’ di Carlo Maria Maggi’.”,”ITAB-003-FSD” “ISENBURG Teresa”,”Brasile: una geografia politica.”,”ISENBURG Teresa insegna geografia politica ed economica presso il Dipartimento di Studi internazionali dell’ università degli studi di Milano. Ha scritto libri e articoli sull’ organizzazione del territorio italiano, le risorse idriche, l’ agricoltura brasiliana e la geografia dell’ economia illegale. “”Confrontando i dati del 1960, 1980, 2000, si possono trarre alcune indicazioni generali: l’incidenza percentuale del reddito da lavoro sull’insieme del reddito nazionale è costantemente diminuita, passando dal 55.5% al 50%, al 37.2%; l’indice del potere d’acquisto del salario minimo (nel gennaio 2004 pari a 240 reais mensili, cioè circa 80 euro) ha conosciuto anch’esso un costante declino da 100.3 a 61.78, a 32.71; l’andamento della percentuale dell’occupazione regolare sul totale della stessa dal 19.6% è salita al 45,4% per poi iniziare una discesa al 42.7% tuttora in atto: e va sottolineato che nel 2002 l’80% degli occupati con libretto di lavoro riceveva meno di tre salari minimi. Si delinea quindi una seconda faglia rispetto a quella secolare che separa le regioni a nord da quelle a sud del Tropico del Capricorno, questa volta di carattere temporale: nel secondo dopoguerra è iniziato un lento processo di assimilazione, verificabile attraverso un miglioramento regolare dei dati disponibili un po’ in tutti i campi. Ma questa strada ha subito una brusca interruzione nel 1980, quando si è invertita la tendenza””. (pag 96-97)”,”AMLx-100″ “ISHAGHPOUR Youssef”,”Paul Nizan. L’ intellectuel et le politique entre les deux guerres.”,”ISHAGHPOUR Youssef ha scritto altri libri v. 4° copertina. “”I cani da guardia””, libro-manifesto, è una proclamazione, non un’ opera di filosofia tenuta a giustificare ciò che dice. Come non si sente obbligato a riflettere sul rapporto tra i diversi momenti del pensiero di Marx che egli riprende e giustappone, non si crede tenuto a distinguere tra Marx, Lenin e Stalin. Affinché la separazione del pensiero e della realtà sparisca, e con essa lo scandalo della filosofia, occorre che i filosofi cessino d’essere ciò che sono: dei ‘cittadini’ borghesi, eredi dell’ antico ‘saggio’ per diventare dei “”rivoluzionari professionali””, secondo la definizione di Lenin, scrive Nizan””. (pag 74)”,”PCFx-054″ “ISMAEL Tareq Y. EL-SAID Rifaat”,”The Communist movement in Egypt 1920 – 1988.”,”ISMAEL è Professore di scienze politiche alla University of Calgary. Studioso prolifico, i suoi libri più recenti sono con la Syracuse University Press: -The Arab Left, Iraq and Iran: Roots of Conflict -International Relations of the Contemporary Middle East RIFA’AT EL-SA’ID, uno storico con un dottorato in scienza dalla Karl Marx University di Liepzig, è segretario del CC del National Progressive Unionist Party in Egitto. Egli ha giocato un ruolo importante nel movimento comunista egiziano negli anni 1950 e 1960. Ha passato 14 anni in carcere per le sue convinzioni politiche.”,”MVOx-006″ “ISNARD Hildebert”,”Il Maghreb: Tunisia, Algeria e Marocco.”,”ISNARD Hildebert, nato a Nizza nel 1904, docente alla Faculté des Lettres et Sciences humaines d’ Aix en Provence è uno specialista della geografia dei paesi mediterranei e della zona tropicale. Ha un interesse particolare per l’ economia dei ‘paesi socialisti’.”,”AFRx-023″ “ISNENGHI Mario”,”Il mito della grande guerra.”,”Da MARINETTI a PAPINI, da PREZZOLINI a GADDA, da SOFFICI a JAHIER, SERRA, MALAPARTE, BORGESE, D’ANNUNZIO, la guerra si configura di volta in volta come occasione rigeneratrice per l’individuo e la società, come veicolo di protesta o, al contrario, come antidoto alla lotta di classe. E’ uno spaccato di storia della mentalità, di storia sociale, politica dell’IT nel passaggio dalla politica delle elites alla società di massa. Mario ISNENGHI insegna storia contemporanea all’Univ di Venezia ed è VP dell’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione. Tra i suoi libri: ‘Le guerre degli italiani’ (MONDADORI, 1989), ‘La Grande Guerra’ (GIUNTI, 1993), ‘L’Italia in piazza’ (MONDADORI, 1994), ‘L’Italia del fascio’ (GIUNTI, 1996). Ha diretto per la Laterza i tre volumi dei ‘Luoghi della memoria’ (1996-97).”,”ITAD-001″ “ISNENGHI Mario a cura; saggi di Alberto MONTICONE Renato MONTELEONE Piero DEL NEGRO Giorgio ROCHAT Livio VANZETTO Emilio FRANZINA Roberto MOROZZO DELLA ROCCA Andrea FAVA Giorgio ROVERATO Sandro PELI Alessandro CAMARDA Gian Piero BRUNETTA”,”Operai e contadini nella grande guerra.”,”Saggi di Alberto MONTICONE Renato MONTELEONE Piero DEL NEGRO Giorgio ROCHAT Livio VANZETTO Emilio FRANZINA Roberto MOROZZO DELLA ROCCA Andrea FAVA Giorgio ROVERATO Sandro PELI Alessandro CAMARDA Gian Piero BRUNETTA “”La presenza nell’ esercito di preti-soldati riveste caratteri ben diversi da quella dei cappellani che inoltre, va ricordato, erano ufficali e tenevano al loro grado militare. I preti-soldati furono assai più vicini dei cappellani ai soldati, con i quali condivisero, almeno la maggioranza di essi che prestò servizio in zona di guerra, fatiche, stenti, pericoli, e verso i quali provarono non di rado sentimenti di solidarietà propri di chi viveva i medesimi problemi”” (pag 162)”,”MITT-141″ “ISNENGHI Mario”,”L’ Italia in piazza. I luoghi della vita pubblica dal 1848 ai giorni nostri.”,”Mario ISNENGHI insegna storia contemporanea nell’ Università di Venezia Ca’ Fascari. Ha scritto vari libri (v. 4° copertina). 14 luglio 1948. Attentato a Togliatti. “”A Genova e sulla riviera ligure, alle 13 del giorno 15, tutte le fabbriche sono ferme. A Sestri, barricate e devastazioni di sedi democristiane. Blocchi stradali verso Chiavari e Savona. Blocco dei telefoni e dei tram, che gli operai calderai della Ansaldo meccanica suggeriscono di bloccare saldandoli alle rotaie. La prefettura è isolata e il prefetto (che per questo verrà rimosso) preferisce ricorrere alle nuove autorità, chiedendo aiuto all’ Anpi e alla Fiom. Questa prima giornata, a Genova, verrà non a caso riconosciuta come una delle punte massime del moto a livello nazionale. Le giornate del luglio 1960 nascono anche dall’ orgoglio di una tradizione cittadina di autogestione operaia delle lotte che il ’45 non ha del tutto esautorato””. (pag 432-433)”,”ITAS-092″ “ISNENGHI Mario (Belfagor)”,”Giornali e giornalisti. Esame critico della stampa quotidiana in Italia.”,”ISNENGHI Mario veneziano, insegna storia del giornalismo all’ Università di Padova. Belfagor, rassegna di varia umanità, diretta da C.F. RUSSO è stato fondata dal Luigi RUSSO nel 1946. “”Dopo la liberazione, il problema della riesumazione della testata del “”Corriere della sera”” fu ampiamente discusso dai partiti democratici che sapevano bene, tra l’ altro, come le tirature dei loro quotidiani risorti durante la resistenza, privi di mezzi, organizzati alla buona, con radazioni improvvisate, avrebbero dovuto sopportare un duro colpo, col rinascere di un così grosso concorrente, e sostenere un’ impari lotta. Si dice che “”L’ Italia libera””, organo del Partito d’ Azione diretto da Leo Valiani, il giorno in cui uscì il “”Nuovo Corriere”” vide raddoppiata la resa sia a Milano che in provincia. Tuttavia il nome del direttore designato, Mario Borsa, era garanzia di netto distacco dal periodo dei Borelli e degli Amicucci (…)””. (pag 69)”,”EDIx-053″ “ISNENGHI Mario”,”Garibaldi fu ferito. Il mito, le favole.”,”ISNENGHI M. storico, è professore ordinario all’Univ. di Venezia, presidente dell’Istituto veneziano per la Storia della Resistenza e della società contemporanea e condirettore di Belfagor. Ha pubblicato molti libri v. 4° copertina.”,”ITAB-282″ “ISNENGHI Mario”,”Intellettuali militanti e intellettuali funzionari. Appunti sulla cultura fascista.”,”Mario Isnenghi è nato a Venezia nel 1938. Insegna storia del giornalismo alla facoltà di Scienze politiche di Padova. “”Il materiale raccolto da Revelli nella sua ultima e più faticosa raccolta di “”testimonianze di vita contadina””, ‘Il mondo dei vinti’, è destinato per lungo tempo a fornire un prezioso inventario dei “”luoghi comuni”” dell’Italiano popolare”” (…). Come di recente hanno dimostrato gli studi di Bermani, Bologna, Merli – tracciando la non folta , ma stimolante storia della storiografia delle classi subalterne tramite le fonti orali, da Bosio a Montaldi – la microstoria dei subalterni non è, rispetto alla “”grande”” storia, né separata, né coincidente. La storia dell’italiano popolare non si risolve in quella dell'””Italia realizzata””, ma neppure si può pensare di sublimarla in storia autonoma e parallela, o addirittura ‘alternativa’.”” (pag 285)”,”ITAF-316″ “ISNENGHI Mario”,”La tragedia necessaria. Da Caporetto all’Otto settembre.”,”ISNENGHI Mario ha insegnato storia contemporanea all’Università di Venezia. Per il Mulino, ha pubblicato “”L’Italia in piazza’ (2004), ‘Le guerre degli italiani’ (2005), ‘Il mito della grande guerra’ (2007), ‘La grande guerra’ (con Rochat, 2008). “”Per Cadorna e per Sonnino – che si possono anche in questo assumere a prototipi di pensiero e azione della classe dirigente – il lucro propagandistico che si può trarre dalla sottolineatura di quanto gli Austriaci siano, come sempre, inumani, è minore delle immanenti valenze pedagogiche del messaggio che dai campi di concentramento può venire a profitto delle trincee italiane: chi eventualmente stia pensando di disertare si disilluda, non v’è sicurezza di salvare la pelle co la fuga o spiando l’occasione per alzare le braccia gridando ‘Kamarad! Kamarad!’ nella confusione di un assalto; in quei campi si muore – di fame, di freddo, di malattie, di stenti; e non ci si sta a pensione, attendendo che la guerra la finiscano gli altri. Rispetto a questi rudi ammonimenti, la propaganda del fatto finisce per suonare benemerita. E’ una visione sospettosa e rigida dei rapporti sociali, implicita precipuamente in ceti d’ordine meno propensi a ripensare modernamente le gerarchie sociali e le forme del comando. Vuol essere ‘Realpolitik’, cruda visione delle cose (…). Forti del senno di poi, potremmo tranquillamente ritenere che i Cadorna e i Sonnino pecchino di iper-realismo nel figurarsi estensivamente le trincee brulicanti di potenziali disertori in attesa del momento buono. Le diserzioni che si è stati in grado di riconoscere e di numerare sono in realtà nell’enorme maggioranza dei casi verso l’interno e non verso il nemico. (…) Ma se [il popolo in armi] scappa, prende la stradi casa; o meglio, ritarda il ritorno dalla licenza, gravitando intorno alle donne della famiglia, facendosi scudo di una primitiva omertà paesana. Più che la rivoluzione proletaria e un disfattismo attivo di parte socialista, riemergono nelle ‘bande’ di disertori di cui cautamente si vocifera per luoghi della Sicilia o della Toscana, le pratiche tradizionali di sottrazione alla leva che costellano la storia dell’obbligo militare dall’età napoleonica alle rivolte post-unitarie”” (pag 23-24)”,”ITQM-173″ “ISNENGHI Mario ROCHAT Giorgio”,”La Grande Guerra, 1914-1918″,”Isnenghi insegna Storia contemporanea nell’Università di Venezia. Rochat ha insegnato storia contemporanea nelle Università di Milano, Ferrara e Torino e Storia delle istituzioni militari nell’Università di Torino e presso la Scuola di applicazione dell’esercito. “”Veniamo ora ai dati essenziali sulla forza dell’esercito, in parte già indicati nelle pagine precedenti. La fonte principale, che non citiamo ogni volta, è il volume ‘La forza dell’esercito. Statistica dello sforzo militare italiano nella Guerra Mondiale’, curato dal Col. Fulvio Zugaro per l’Ufficio statistica del ministero Guerra, Roma, 1927. (…) Per chiamare alle armi circa sei milioni di uomini non bastavano il richiamo di quanti avevano prestato il servizio di leva (fino alla classe 1874 compresa) e il gettito delle nuove classi (fino ai nati nel 1900). Le esenzioni concesse in tempo di pace furono eliminate se dovute a motivi di famiglia (ci furono 45.000 nuclei famigliari con 4 o più maschi in divisa) o ridotte con la revisione degli esoneri concessi per insufficienza fisica (per es. il minimo di statura fu abbassato da 154 a 150 cm). Nel 1916 furono arruolati 565.000 già riformati delle classi anziane, nel 1917 altri 226.000. E’ difficile calcolare la renitenza. Dopo le vicende tumultuose del’unificazione nazionale i renitenti erano scesi al 2 per cento (un dato “”fisiologico””, dovuto più ai limiti della burocrazia militare che a precisi rifiuti individuali, ormai difficili e costosi), poi la percentuale era risalita intorno al 10 come conseguenza dell’emigrazione. Nelle classi chiamate durante il conflitto la renitenza si aggirò intorno al 12 per cento; secondo Piero Del Negro la causa principale era ancora l’emigrazione, la renitenza vera e propria intesa come rifiuto della guerra si può stimare tra il 2 e il 4 per cento (51). In totale gli uomini chiamati alle armi durante il conflitto furono 5.903.000, cui sono da aggiungere circa 200.000 ufficiali (52), che però la nostra fonte non comprende in tutte le elaborazioni successive. Da questo totale vanno tolti 145.000 uomini passati alla marina, 282.000 dispensati per i servizi essenziali e la pubblica amministrazione e 437.000 esonerati a titolo definitivo per le esigenze dell’economia (sappiamo soltanto che 156.000 erano operai, per gli altri mancano notizie precise: dirigenti e quadri dell’industria e dei trasporti, imprenditori agricoli e simili). In sostanza vestirono l’uniforme dell’esercito 5.039.000 uomini, così distinti per provenienza: 48.7 per cento dall’Italia settentrionale, 23,2 dall’Italia centrale, 17,4 dall’Italia meridionale, 10,7 dalle isole (una ripartizione che penalizzava lievemente l’Italia settentrionale e centrale, probabilmente per la maggiore incidenza dell’emigrazione del sud). (…) Dei 5.039.000 soldati (circa la metà dei maschi delle classi 1874-1900), 839.000 rimasero in paese (i più anziani, più 166.000 operai assegnati temporaneamente all’industria bellica e un numero imprecisato di imboscati) e 4.200.000 andarono al fronte (a quelli già al fronte nel maggio 1915 se ne aggiunsero 439.000 entro la fine dello stesso anno, 872.000 nel 1916, 1.239.000 nel 1917 e 461.000 nel 1918). Le perdite gravarono tutte su costoro: con qualche approssimazione, i caduti fino a tutto il 1918 furono 500.000 (compresi circa 100.000 deceduti per malattia), altri 100.000 perirono in prigionia, 50.000 morirono nel dopoguerra in conseguenza di ferite e malattie dovute alla guerra. Il totale di 650.000 morti è ragionevolmente sicuro, cifre più alte sembrano gonfiate per ragioni propagandistiche. Mancano invece dati precisi sui feriti (oltre un milione, forse la metà recuperati per il fronte) e sui congedati per malattia (alcune centinaia di migliaia). Gil invalidi riconosciuti furono 452.000, la cifra dovrebe essere esatta perché costoro ricevevano modiche pensioni”” (pag 238-240)”,”QMIP-108″ “ISNENGHI Mario”,”Convertirsi alla guerra. Liquidazioni, mobilitazioni e abiure nell’Italia tra il 1914 e il 1918.”,”‘Chi cambiò idea nei mesi fra il luglio 1914 e il maggio 1915 in Italia? E quali idee (quali «risorse») furono necessarie all’ Italia liberale per tenere il paese in guerra fra il 1915 e Caporetto, e poi fra questo e Vittorio Veneto? Isnenghi affronta un tema su cui esistono scaffali di storiografia, isolando più di una ventina di grandi (e, pochi, piccoli) protagonisti, dei quali rilegge i documenti editi di quei mesi e anni. Scorrono così, esaminati o liquidati in poche pagine, Cadorna, Battisti, Mussolini, Semeria, Croce, Treves, Giolitti, Sonnino, Martini, Gatti, Ojetti, Bissolati, Russo e due donne, Maria Rygier e Antonietta Giacomelli. Le loro memorie e diari sono riletti, chiosati, confrontati, seguendo le varie posizioni individuali, perché nella guerra «dall’alto e dal basso l’universo […] si scompone e si sfrangia con una molteplicità di versioni e inveramenti» (p. 207). La novità del lavoro sta nella sua idea di base, nella pluralizzazione delle posizioni, nel suo interessarsi non solo alle «fedi» ma alle «apostasie e conversioni» (p. 272) e al loro ruolo in guerra. Una volta spostato l’asse del paese dal giolittismo all’ interventismo, furono necessari i «codici dell’ ubbidienza sociale» (p. 51). Ma, per l’A, non fu dittatura: «Per quanto imposta dai meno ai più, la guerra è stata pur voluta e legittimata da strati non piccoli di società politica e civile, forti di matrici e motivazioni diversificate, che al di là dei numeri hanno espresso un’ egemonia e dato spessore alla scelta impositiva» (p. 106). I due capitoli più lunghi sono su Ojetti e su Martini, due intellettuali, che – come gli altri – diventarono «risorse “”egemoniche””» per tenere il paese in guerra. Indice Parte prima – Le risorse per l’entrata in guerra (1914-15) La «nostra guerra»… in Alsazia – Un fascio di «ex» – Donne in politica: una leader emergente – Socialisti e patrioti: Ernesta e Cesare Battisti – Il testa-coda deH’«energumeno» – Tener buoni i soldati – Religiosi al Comando – Parlare, parlarsi, «esser parlati» – La leadership di Benedetto Croce – Compagni, non aderite! – Compagni, non sabotate! – I «né aderire né sabotare» dei borghesi – Al governo e in guerra, senza fronzoli – II ministro Martini, l’interventista di governo Parte seconda – Le risorse alla prova (1915-18) Un referendum d’ogni giorno – Dovere di comandare/dovere di obbedire – Reti. Il «Corriere» al comando (Albertini, il direttore – Il fac-totum Ugo Ojetti – Uno storico a futura memoria) Reti. Vescovi e Vaticano (Roma/Verona – Vicenza/Roma – A Trento. E da Vienna – Diocesi di Gorizia, diocesi di Udine – Da Padova, nuova capitale al fronte – A furor di popolo) La diaspora socialista (Strana coppia. Bissolati e Mussolini – Ministro e combattente – L’uomo del cambiamento – Minoritari nel tempo delle masse – Patrie difficili) Parlare da destra – La Nazione armata, non garibaldina – Guerre di donne’ (da Isc0) Mario Isnenghi è professore emerito dell’ Università di Venezia e presidente dell’ Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea. Studioso dei conflitti fra le memorie nella storia dell’Italia ottonovecentesca, ha pubblicato fra l’altro: Il mito della Grande guerra (il Mulino, 2014); L’Italia in piazza (il Mulino, 2004); I luoghi della memoria (Laterza, 2013). ISNENGHI Mario, Convertirsi alla guerra. Liquidazioni, mobilitazioni e abiure nell’Italia tra il 1914 e il 1918. DONZELLI EDITORE. ROMA. 2015 pag 281 16° note, indice nomi; Collana Saggine. [“”E così il magistero civile di un Croce aspirerebbe ad essere dialetticamente inclusivo, rispetto ai mondi e alle tipologie identitarie che costituiscono l’insieme del paese-Italia. Liberal-conservatore lui stesso, parla con naturalezza a questo mondo che considera maggioritario e interprete storico delle istituzioni; ne presidia i confini, verso destra e verso sinistra, nei mondi diversi dei clericali e dei democratici. Probabilmente, si può considerare un po’ sordo rispetto alle urgenze e ai processi trasformativi che stanno investendo, anche attraverso la guerra, i cattolici. L’atteggiamento giusto da tenere di fronte alla guerra e la condizione dell’uomo di guerra non la chiamerà rassegnazione cristiana, come farebbe un cappellano, però la sua arguta approvazione, come savio modello di comportamento, del popolino napoletano fatalista, che vi si adatta e fa fronte aspettando che passi – come quando c’è un’eruzione o un terremoto – non appare diversa da una rassegnazione laicizzata. Più che al mondo cattolico, appare molto interessato a quanto accade – o non accade – nel variegato mondo dei socialisti. Dichiara subito – ancora nel dicembre del 1914, su «Italia nostra» – che c’è stato un tempo in cui lui pure si è «appassionato per il socialismo di Marx» e poi un altro per il «socialismo sindacalistico di Sorel». Li ha frequentati, sa quel che dice, però lo hanno deluso, né dall’uno né dall’altro è venuta l’attesa «rigenerazione», e quell’«ideale di lavoro e di giustizia» si è dissolto. Ora però la via giusta la additano i socialisti tedeschi: “”e credo che quei socialisti tedeschi, che si sono sentiti tutt’uno con lo stato germanico e con la sua ferrea disciplina, saranno i veri promotori dell’avvenire della loro classe» (1)”” (pag 246-247)] [(1) B. Croce, ‘Cultura tedesca e politica italiana’ («Italia nostra», 27 dicembre 1914), in ‘L’Italia dal 1914 al 1918’, cit., p: 22]”,”ITAA-163″ “ISNENGHI Mario”,”Giornali di trincea (1915-1918).”,”””Del resto, non è solo e tutta illusione questa di esercitare un ruolo di mediatori, se non proprio consiglieri del moderno principe. Gioacchino Volpe andrà ben oltre. Sarà lui a meglio sapersi muovere quando nel dopoguerra il progetto di unificazioe e rifondazione della borghesia, portato avanti per entro la guerra, e quello di ricostituzione neoautoritaria di uno stato forte a larga base di massa, verranno concretamente all’ordine del giorno. Altri non avranno la fortuna e la possibilità del grande manager culturale del fascismo. Il suo stesso console all’VIII Armata, Giuseppe Lombardo Radice, vede presto cadere, nel dopoguerra, le sue illusioin di continuare a gestire in tempo di pace la cattedra ideologica cui l’aveva fatto salire il tempo di guerra”” (pag 102)”,”QMIP-019-FSL” “ISNENGHI Mario ROCHAT Giorgio”,”La Grande Guerra, 1914-1918.”,”Isnenghi insegna Storia contemporanea nell’Università di Venezia. Rochat ha insegnato storia contemporanea nelle Università di Milano, Ferrara e Torino e Storia delle istituzioni militari nell’Università di Torino e presso la Scuola di applicazione dell’esercito. Cadorna vs Capello. “”Si può osservare che nessun progresso era stato fatto nell’addestramento della fanteria, che attaccava ancora in formazioni compatte come nel 1915; quando non trovava la via spianata dall’artiglieria, poteva soltanto rinnovare assalti frontali sanguinosi quanto scarsamente efficaci. Gli austriaci invece davano un addestramento più curato a una parte della fanteria, le ‘Sturmtruppen’ (truppe d’assalto), utilizzate specialmente per i contrattacchi. I francesi contavano soprattutto su un bombardamento d’artigliaeria minuziosamente organizzato, ma il 16 aprile la grande offensiva del generale Nivelle era andata incontro a un clamoroso fallimento. L’altro elemento di crisi fu l’insufficiente controllo dalla battaglia da parte di Cadorna. La «zona Gorizia» era affidata al generale Capelo, già comandante del VI corpo d’armata che nove mesi prima aveva preso Gorizia. Uomo di forte personalità e vivace intelligenza, interessato a ogni possibile progresso dell’efficienza delle truppe, ma inflessibile nel mandarle all’attacco, Capello era considerato da molti il miglior comandante italiano e il possibile successore di Cadorna, questi lo aveva osteggiato per la sua popolarità, ma gli aveva poi affidato il comando dell’offensiva a nord di Gorizia”” (pag 199)”,”QMIP-023-FSL” “ISNENGHI Mario”,”Le guerre degli italiani. Parole, immagini, ricordi. 1848-1945.”,”‘La sconfitta dell’Italia – cioè la guerra fra il 1940 e l’8 settembre (1943) – resta orfana di padri e non se ne dà memoria pubblica, che non sia reticente e fuggevole omaggio cumulativo’ “”Nessuna delle famiglie culturali, tendenze politiche e linee storiche presenti lungo il corso del pimo secolo di vita unitaria, può presentarsi come immune da responsabilità rispetto al fascismo e alle speranze dell’Italia fascista: non i liberali, non i cattolici, non i nazionalisti e neppure propriamente i socialisti, sui quali pesano quanto meno le origini politiche del capo stesso del fascismo. Autonomi e diversi rispetto agli sviluppi maggioritari della storia nazionale e alla sua recente catastrofe, si possono considerare i comunisti e gli uomini di «Giustizia e Libertà» e del Partito d’Azione. Ma questi ultimi, nonostante il rilievo della loro presenza nei giorni della lotta antifascista e partigiana, si riducono ai soliti «quattro gatti» nel dopoguerra, quando contano i numeri, sia alle elezioni che in fabbrica e nelle piazze. E quelli, i comunisti, hanno per l’appunto agli occhi delle altre forze del paese il vizio congenito della loro virtù, la diversità, che molti paventano come vera e propria estraneità alle sorti del paese, passate e future. Che accade, a questo punto? La sconfitta – cioè la guerra fra il 1940 e l’8 settembre (1943) – resta orfana di padri e non se ne dà memoria pubblica, che non sia reticente e fuggevole omaggio cumulativo – sui monumenti preesistenti – «Ai Caduti di tutte le guerre»; mentre parte, all’indomani del ’45, un processo di sublimazione dell’ultima fase del conflitto – dopo l’armistizio e fino al 25 aprile – per riviverla e commemorarla come una vittoriosa guerra di Liberazione, sia dallo straniero (tedesco) che dai resti del passato Regime”” (pag 350-351)”,”QMIS-038-FSD” “ISNENGHI Mario”,”L’educazione dell’italiano. Il fascismo e l’organizzazione della cultura.”,”Storico e italianista, docente di Storia del giornalismo all’Università di Padova, studioso della cultura del Novecento, Mario Isnenghi è autore tra l’altro del ‘Mito della grande guerra’ e di ‘Giornali e giornalisti’. La parte quantitativamente più rilevante del libro è costituita dal ricchissimo materiale raccolto. Si tratta di una scelta di programmi scolastici, di atti di accademie, ritagli di giornali, omaggi delle biblioteche, nomi di accademici ecc.”,”ITAF-005-FFS” “ISOCRATES (ISOCRATE)”,”Discursos. Las oraciones del padre de la elocuencia Isocrates.”,”””Insegnava ai suoi discepoli, più che di raccogliere e accumulare precetti su precetti, la sola osservazione e l’ esempio: così, si racconta che li faceva andare alle Assemblee ad ascoltare gli oratori e in seguito gli dava spiegazione dei loro discorsi. E con questo metodo ha formato gli uomini più grandi che in quei tempi dettero lustro alla Grecia, essendo la sua scuola, secondo Cicerone, somigliante a quel favoloso cavallo di Troia, da cui in seguito sono usciti molti principi…”” (pag 12)”,”STAx-133″ “ISOLA Gianni”,”Abbassa la tua radio, per favore… Storia dell’ascolto radiofonico nell’Italia fascista.”,”Gianni Isola ricercatore del Dipartimento di storia moderna e contemporanea dell’Università di Pisa, collabora da anni alle maggiori riviste specializzate con saggi sulla cultura popolare in Italia.”,”EDIx-224″ “ISOLA Gianni”,”Socialismo e combattentismo: la Lega proletaria, 1918-1922.”,”‘conferma indiretta della fluidità delle posizioni fra combattenti proletari e nazionali, per lo meno per tutto il 1919’ (pag 9) ‘doppia anima del movimento combattentistico’ (pag 9) ‘contrapposizione in seno alla Lega proletaria fra riformisti e massimalisti-rivoluzionari’ (pag 9) ‘Una conferma indiretta della fluidità delle posizioni fra combattenti proletari e nazionali, per lo meno per tutto il 1919, proviene dai termini stessi con cui si svolse la campagna propagandistica delle due organizzazioni, punteggiata dal passaggio di sezioni dall’una all’altra parte delle concorrenti, ma soprattutto dai ripetuti tentativi di fusione proposti al vertice ed abortiti anche per reazione alla politica discriminatrice messa in atto dalle autorità militari contro i reduci socialisti (14). La doppia anima di tutto il movimento combattentistico – il perenne contrasto fra le funzioni assistenziali proprie dell’organizzazione e le prospettive politiche che il movimento di massa portava in sé sino dalla fondazione – all’interno della Lega proletaria si materializzò nella continua contrapposizione fra riformisti (gruppi cioè tesi a privilegiare l’azione rivendicativa più immediata di ispirazione confederale) e massimalisti-rivoluzionari (quanti tendevano cioè ad accentuare il ruolo propagandistico e organizzativo della Lega e dei reduci verso obiettivi più squisitamente politici a fianco del partito); un contrasto che, d’altro canto, ripeteva l’eterna contrapposizione fra le due contrastanti tendenze del movimento operaio e del Psi in particolare. Meno incisivo il ruolo di anarchici e sindacalisti rivoluzionari, le altre due formazioni presenti nella compagine organizzativa della Lega, perlomeno al vertice, mentre la loro presenza in sede locale si realizzò nell’assunzione della direzione di alcune importanti federazioni provinciali”” (pag 9-10); “”Al programma comunista venne a mancare una verifica pratica; ogni occasione ufficiale di incontro fra le due componenti della Lega si risolse in un aperto scontro, che solo raramente si mantenne a livello verbale: fu pertanto deciso di rimandare ogni presa di posizione all’ormai prossimo III Congresso nazionale, in vista anche della consultazione elettorale anticipata, per la quale, dopo aver proclamato la perfetta equidistanza della Lega sia dal Psi che dal Pcd’I, venne lasciata completa libertà agli iscritti nell’ambito degli stessi (57). Superato il confronto elettorale, che confermò il successo ottenuto nel 1919 dai partiti di massa, ma in cui le divise forze della Lega non sembrarono ripetere il ruolo e l’incidenza avuti nelle precedenti elezioni (58), il Psi decise di passare all’offensiva per contrastare la dilagante influenza dei gruppi comunisti nella Lega e dette inizio anch’esso a gruppi su basi di partito, dichiarando apertamente i fini anticomunisti dell’operazione (59). L’iniziativa socialista non ebbe però alcun seguito , perché nel frattempo l’attacco fascista alle organizzazione proletarie si era esteso e si era fatto più violento, tanto da rendere necessario il rinvio a settembre del congresso nazionale previsto per luglio, per permettere alle federazioni più colpite – Ferrara, Rovigo, Modena, Reggio Emilia, Bologna, Firenze, Perugia e soprattutto Torino – di riorganizzarsi adeguatamente (60). La risposta popolare alla recrudescenza della violenza fascista fu simboleggiata dalla costituzione degli Arditi del popolo, che nel luglio-agosto 1921 videro accorrere nelle loro file numerosi reduci, provenienti sia dall’Anc che dalla Lega proletaria (61); in alcune zone, e segnatamente in Piemonte e in Liguria, la Lega e le sue sezioni fornirono qualcosa di più dell’«appoggio» di cui parla Spriano, giungendo in alcuni casi ad identificarsi sul piano organizzativo con quella che è stata definita «la grande occasione mancata dell’antifascismo militante prima della marcia su Roma (62). La decisa opposizione del Pcd’I prima e del Psi poi agli Arditi del popolo, impedirono alla Lega di approfittare del successo dell’apparizione delle squadre armate per sviluppare i temi più volte dibattuti della costituzione dell’esercito rosso: in particolare ai reduci comunisti non rimase che confidare nell’esito favorevole dell’imminente congresso nazionale per spingere tutta l’organizzazione verso la lotta armata contro la crescente reazione fascista. Per coordinare l’azione dei gruppi e delle sezioni comuniste della Lega il Cccp aveva rielaborato il precedente programma, articolandolo in otto punti; su questa base i comunisti ottennero l’adesione di numerose sezioni di centri importanti come Savona, Roma, Genova, Firenze, Napoli, Novara, oltre a quella scontata di Torino. Nel frattempo nel Cccp Angelo Tasca aveva sostituito Grieco, trasferitosi da Milano a Roma assieme al vertice del Pcd’I; ma cambiamenti più significativi si erano verificati all’interno del CC fiorentino con le dimissioni prima di Carlo Santini, il comunista direttore di «Spartacus», che di fatto privarono la Lega del suo organo ufficiale, e poi di Pilati, che come membro della direzione del Psi aveva preferito abbandonare il proprio posto di segretario politico piuttosto che offrire all’opposizione comunista uno dei preferiti obiettivi polemici (63)”” (pag 18-19) [(14) Assai spesso la costituzione della sezione combattentistica era preceduta dal contraddittorio pubblico fra i propagandisti proletari e nazionali (…)’]; [(57) Il comunicato del CC apparve sulla stampa socialista e comunista; testimonianza del grande interesse del Pcd’I per l’organizzazione dei reduci à data dal fatto che «l’Ordine nuovo» lo pubblicò per ben tre volte (21 aprile, 2 e 5 maggio), con un’insistenza perlomeno inconsueta rispetto a documenti consimili di altre organizzazioni di classe; «l’Avanti» lo pubblicò solo il 22 aprile 1921; (58) Dei numerosi iscritti alla Lega candidati per il Pcd’I, il solo Ersilio Ambrogi venne eletto; al contrario per i socialisti passarono Alfino, Beltrami, Bosi, Lollini, Maffi, Malatesta, Matteotti, Mingrino, Pagella, Picelli, Pieraccini, Quaglino, Francesco Rossi, Smorti e Zaniboni, che insieme ricostituirono il Gps ex combattenti, già formatosi nella legislatura precedente (…); (59) cfr. Gruppi socialisti nella Lega proletaria mutilati e reduci di guerra, in ‘Avanti!’, 9 giugno 1921; (60) Per il comunicato ufficiale del rinvio del congresso v. ‘Il Congresso della lega proletaria rinviato’, in “”l’Ordine nuovo””, 4 giugno 1921; (61) Sulla matrice combattentistica del movimento degli Arditi del Popolo v. Ferdinando Cordova, Arditi e legionari dannunziani, Padova, Marsilio, 1969, pp. 101 e segg., e G. Sabbatucci, ‘I combattenti’, cit., pp. 356-7: ambedue dimenticano la presenza della Lega proletaria; (62) V. Paolo Spriano, ‘Storia del Partito comunista italiano, vol. 1. Da Bordiga a Gramsci’, Torino, Einaudi, 1967, pp. 139-51, che è il più valido contributo ad una analisi storica del fenomeno ed anche ID., ‘Gramsci, il fascismo e gli arditi del popolo’, in ‘Prassi rivoluzionaria e storicismo in Gramsci’, in “”Critica marxista””, Quaderni n. 3, 1967, pp. 181 e segg., in cui l’autore analizza l’atteggiamento – e le successive mutazioni di esso – di Gramsci verso i reduci; (63) La dimissioni di Santini costituirono il colpo finale per il già debole “”Spartacus””: un calo verticale della tiratura (dalle 25.000 copie per numero del luglio 1920 si era passati a solo 7.000 nella seconda metà di marzo 1921) e una diminuzione netta degli abbonamenti (da 5.000 a 1.000 nelle stesse date) ne avevano preannunciato la fine (cfr. C.S. (Carlo Santini), ‘Come è vissuto “”Spartacus””, in ‘Spartacus’, 1921, n. 4]”,”MITT-412″ “ISRAEL Esther Joffe”,”Vagone piombato.”,”Esther Joffe ISRAEL è nata a Smirne (Turchia asiatica) nel 1915 da padre italiano e madre di origine ispano-francese. Si trasferì in Italia e qui compì gli studi, laureandosi in filosofia nell’Univ di Milano. Trasferitasi in Francia visse a Parigi una vita tumultuosa sotto l’occupazione tedesca. Arrestata e internata a Compiegne (1), partecipa al dramma ebraico e ne è profondamente sconvolta. Da questa esperienza è nato ‘Vagone piombato’, dolorosa testimonianza del martirio e del calvario di numerose bambine, donne e anziane, solamente colpevoli di essere ebree.”,”FRAV-053″ “ISRAEL Giorgio”,”Modelli matematici. Introduzione alla matematica applicata.”,”Giorgio Israel. Professore di storia della matematica presso l’università La Sapienza di Roma. É stato Directeur d’études associé presso l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi e Direttore responsabile della Rivista di Storia della Scienza. Ha al suo attivo molti articoli, saggi e libri. Il più recente: La visione matematica della realtà. La modellistica matematica è la forma in cui si manifesta oggi l’uso della matematica nella descrizione e nella previsione di gran parte dei fenomeni.”,”SCIx-051-FL” “ISRAEL Jonathan”,”Il grande incendio. Come la Rivoluzione americana conquistò il mondo, 1775-1848.”,”Jonathan Israel è professore emerito di Storia moderna all’ Institute for Advanced Study di Princeton. Tra le sue pubblicazioni la monumentale storia dell’ illuminismo radicale in tre volumi ‘Radical Enlightenment Contested’ e ‘Democratic Enlightenment’. Per Einaudi ha pubblicato ‘Una rivoluzione della mente. L’illuminismo radicale e le origini intellettuali della democrazia moderna (PBE, 2011) e ‘La rivoluzione francese. Una storia intellettuale dai Diritti dell’uomo a Robespierre’ (2015). Marx Engels a Bruxelles centro del radicalismo europeo “”Alla fine degli anni Trenta, Bruxelles aveva ulteriormente consolidato il suo status di principale centro dell’attivismo radicale in Europa. Oltre alle altre organizzazioni che vi si trovavano, nel 1847 venne fondata nella capitale belga anche la Demokratische Gesellschaft zur Einigung und Verbrüderung aller Völker’ («Società democratica per l’unione e la fratellanza di tutti i popoli»; tra i fondatori della società figurava anche Lelewel, a fianco, tra gli altri di Marx ed Engels. (…) La repressione dei moti polacchi di novembre segnò la fine dell’ondata rivoluzionaria del 1830-31. Ma la semplice repressione non fu sufficiente a rassicurare i sostenitori del vecchio ordine in Europa e nel Nuovo Mondo. Nel gennaio del 1831, rispondendo a una lettera di Monroe, Jon Quincy Adams, che aveva a lungo sostenuto il neutralismo americano, sprezzando il moralismo e la componente ideologica della diplomazia repubblicana, contemplava «lo stato presente dell’Europa», e in particolare «l’influenza che eserciterà» sugli Stati Uniti. L’inevitabile conseguenza dei moti rivoluzionari del 1830 sarebbe stata quella di «rafforzare il principio democratico in tutta Europa e in tutta l’America», il che a sua volta avrebbe «proporzionalmente ridotto la sicurezza della proprietà». Le vecchie élite, a suo avviso, rischiavano grosso. Le rivoluzioni del 1830 avevano sfidato il sistema sociale e la politica americana non meno di quanto avessero sfidato il sistema monarchico-aristocratico-ecclesiastico europeo. L’«aristocrazia» della proprietà era, per l’interna eredità rivoluzionaria americana che lui e suo padre rappresentavano, il fondamento di un repubblicanesimo gestito dall’alta borghesia e appoggiato dalla religione, dalla tradizione e dal principio di eredità. Per quanto in Francia l’alleanza tra riforme politiche e laicismo fosse più stretta che in Inghilterra, l’agitazione dei radicali britannici in fin dei conti era per la ricca «aristocrazia» americana una minaccia ancor più grave. E questo perché in Inghilterra l’abolizione delle decime avrebbe rovesciato la Chiesa istituita, dissolto il legame tra Chiesa e Stato, e scosso i pilastri fondanti della religione cristiana, rafforzando il laicismo. Naturalmente, si sarebbe limitata a «scuotere i pilastri»: «Se le porte dell’inferno non avranno la meglio [sul cristianesimo], non ci riusciranno nemmeno le rivoluzioni degli imperi né le agitazioni dei popoli». Tuttavia, il secolarismo e l’anticlericalismo stavano guadagnando terreno e la scomparsa del governo misto inglese costituiva una minaccia enorme per l’oligarchia della costa orientale statunitense (85) (85) J.Q. Adams, Memoirs, VIII, pp. 269-70; Mayers, Dissenting Voices, p. 61] (pag 636-637)”,”USAG-082″ “ISRAEL Jonathan I.”,”European Jewry in the Age of Mercantilism, 1550-1750.”,”Jonathan Israel è professore di Storia olandese e Istituzioni presso l’Università College di Londra. È anche autore di ‘The Dutch Republic and the Hispanic World, 1606-1661 (Clarendon press, 1986) e di ‘Dutch Primacy in World Trade, 1585-1740’, Clarendon, 1989. Come afferma Cecil Roth nel suo libro ‘Histoire du peuple juif’ del 1963 (v. Archiv) “”Nel medioevo, l’ esercizio di una professione speciale portava come inevitabile conseguenza uno statuto speciale: perché ogni individuo che non poteva rientrare nel sistema feudale, doveva allora avere il suo posto segnato fuori di questo nell’ organizzazione della società. Sarebbe stato sicuramente ben naturale contare gli ebrei tra la popolazione delle città. Ma questo avrebbe supposto tra i due elementi un certo grado di simpatia e di solidarietà che non esisteva nei fatti. Di più, le città erano guidate dalle Gilde, nelle quali gli ebrei non potevano avere alcun ruolo.”” I primi ghetti ebraici in Europa furono istituiti a Venezia nel 1516, quando il Senato della città ordinò a tutti gli ebrei di vivere in un’area specifica della città, chiamata “ghetto” 12. Questa decisione fu presa in risposta all’aumento della popolazione ebraica a Venezia, che aveva iniziato ad arrivare dopo l’espulsione degli ebrei dalla Spagna nel 1492 1. Il ghetto di Venezia divenne il modello per altri ghetti ebraici in Europa, che furono istituiti in seguito in molte città italiane e in altre parti del continente 3. (f. copilot)”,”EBRx-004-FSD” “ISRAEL Jonathan I.”,”Dutch Primacy in World Trade, 1585-1740.”,”Jonathan Israel è professore di Storia olandese e Istituzioni presso l’Università College di Londra. È anche autore di ‘The Dutch Republic and the Hispanic World, 1606-1661 (Clarendon press, 1986) e di ‘Dutch Primacy in World Trade, 1585-1740’, Clarendon, 1989 e di ‘European Jewry in the Age of Mercantilism, 1550-1750′, 1989.”,”OLAx-001-FSD” “ISSELIN Henry, a cura di Riccardo M. DEGLI-UBERTI”,”La battaglia della Marna.”,”””E’ interessante completare questa analisi, molto sommaria, dell’esercito francese, con la lettura di un documento segreto diffuso nell’ottobre 1912 dal Capo di Stato maggiore tedesco. In esso si rileva che il Francese è «un soldato intelligente, abile, animato da un ardente patriottismo, che si lascia facilmente entusiasmare e trascinare a grandi imprese. Ma è nervoso ed il suo morale si rovescia rapidamente. Difetta di perseveranza, di caparbietà, di basi solide nell’istruzione e di disciplina senza riserve. Il Francese si sottomette volontariamente ad un capo eminente che goda della sua fiducia; in caso di insuccesso, la disciplina si mantiene difficilmente». Gli ufficiali sono «zelanti nel servizio, modesti, desiderosi di perfezionarsi. Ma l’Alto comando «non è sufficientemente istruito per la grande guerra. La natura delle grandi manovre sinora era poco adatta a porre i capi di fronte alla necessità di prendere decisioni personali. La designazione ai posti più elevati è sovente influenzata da considerazioni politiche». Si rilevano ancora, in questo documento, critiche relative all’armamento, all’assenza di obici, all’inesistenza di artiglieria pesante, al meccanismo desueto del fucile Lebel del quale, tuttavia, «le prestazioni balistiche sono buone». Finalmente, «l’addestramento della truppa soffre seriamente dalla mancanza di campi d’addestramento» e l’esercito non è «ancor riuscito ad adottare una uniforme di campagna che risponda alle attuali esigenze». Non si può fare a meno di inchinarsi di fronte alla pertinenza dei giudizi così espressi, e rimpiangere che il comando francese non abbia una conoscenza altrettanto obiettiva delle proprie unità e di quelle dell’avversario. Non è privo d’interesse l’accostamento di questa nota tedesca ad un apprezzamento espresso, ‘a posteriori’ per dire il vero, da un ufficiale superiore appartenente alla cerchia del generale Joffre. Questo ufficiale considera l’esercito tedesco del 1914 come «meravigliosamente addestrato ed equipaggiato; non gli manca nulla. Inquadrato in modo unico, è forse il più bello strumento di guerra che sia stato fucinato dai Romani in poi. Sotto molti punti di vista è superiore anche alla ‘Grande Armée’ di Napoleone. E’ guidato da uno Stato maggiore che dal 1866 ha reputazione di essere un organo perfetto di preparazione alla guerra, detentore della verità strategica. Questo Stato maggiore ha elaborato un piano d’operazioni di una audacia sconcertante, in cui tutto è stato accuratamente calcolato e previsto». In quanto all’esercito francese, esso gli appare «povero in quanto a materiale». Egli giudica del pari che «il suo addestramento è mediocre e falsato dall’esagerazione dello spirito offensivo a oltranza, i suoi quadri lasciano a desiderare; il suo comando, inceppato dalle istruzioni formali impartitegli da un governo rispettoso dei trattati in calce ai quali la Francia ha apposto la propria firma, è stato indotto a costruire un progetto di operazioni difficili da eseguire, pericoloso nelle sue conseguenze». Rileviamo come l’indulgenza dimostrata dall’Autore nei riguardi di Joffre faccia ricadere sul solo governo le deficienze del piano. Il generale Joffre aveva, in merito a progetto stesso, piena ed intera responsabilità”” (pag 15-16-17]”,”QMIP-266″ “ISSELIN Henry, a cura di Riccardo M. DEGLI-UBERTI”,”La battaglia della Marna.”,”””Dopo la battaglia della Marna, il comando francese ed i combattenti stessi riconosceranno i loro errori; avranno capito quella elementare verità: «Il fuoco uccide». Gli ufficiali ammetterranno pure che morire eroicamente non costituisce un buon metodo per vincere una guerra; val meglio distruggere il nemico e sopravvivere. Riconosceranno che il loro coraggio non è incomparabile con l’abilità e che «consiste soprattutto nel conservare il proprio sangue freddo come anche il libero giuoco del cervello e della volontà». Perciò nel seguito dei combattimenti, l’eroismo adotterà un altro stile; nell’agosto e nel settembre 1914 l’eroe è caratterizzato dal comportamento personale alquanto teatrale; egli si tiene in evidenza chiaramente agli occhi del piccolo gruppo di uomini che lo circondano col gesto, la parola, l’atteggiamento; disgraziatamente, nell’immensità del campo di battaglia, l’atto individuale non ha altro ormai che un debole potere; pur senza essere certamente inefficace, ha perduto il carattere determinante che aveva un tempo quando Giovanna d’Arco, du Guesclin o Baiardo, marciando alla testa delle loro truppe, strappavano il successo con la loro azione personale. Oltre a ciò, e chi ne dà testimonianza è un superstite, l’eroismo d’ora innanzi diventerà «più umile, più intimo, più oscuro». Abbandonerà qualunque manifestazione spettacolare e tenderà verso l’efficacia a detrimento del «gesto». Nella Champagne, a Verdun, al Chemin des Dames, il soldato francese dimostrerà un coraggio ammirevole, ma non vi saranno più cariche, bandiere al vento, trombe suonanti come le videro i campi di battaglia di Villeroy, il pianoro di Barcy ed il castello di Mondement”” (pag 243-244) inserire”,”QMIP-047-FV” “ISSING Otmar GASPAR Vitor ANGELONI Ignazio TRISTANI Oreste”,”Monetary Policy in the Euro Area. Strategy and Decision-Making at the European Central Bank.”,”ISSING Otmar GASPAR Vitor ANGELONI Ignazio TRISTANI Oreste sono esponenti della Banca Centrale Europea (BCE).”,”EURE-032″ “ISTAT”,”Istat. Rapporto sull’Italia.”,”Analisi Istat”,”STAT-016-FL” “ISTRATI Panait, a cura di Mihnea POPESCU”,”Verso l’ altra fiamma. URSS 1927. La rivoluzione tradita.”,”All’ inizio degli anni 1920, dopo un lungo viaggiare, ISTRATI giunge in Francia. Qui viene scoperto da Romain ROLLAND, il celebre musicologo impegnato sul fronte pacifista, e di lì a poco, su quello antifascista. Sostenitore delle idee socialiste, dopo un visita in URSS; pubblica a Parigi questo libro che fa parte della cultura del dissenso.”,”RUST-051″ “ISTRATI Panait”,”I cardi del Bàragàn. Romanzo.”,”Copia numerata n° 2.”,”VARx-092″ “ISTRATI Panaït”,”Il ritornello della fossa (Nerrantsoula). Romanzo.”,”P. Istrati (1884-1935) scrittore rumeno, autodidatta, narra il mondo balcanico popolare con colore e vivacità. Istrati. “”Il “”Gorki dei Balcani””! …Così lo ha definito Romain Rolland, e si può asserire, senza tema di smentite, che tutti i grandi descrittori e impressionisti russi palpitano nel suo sconfinato cuore di mendicante instancabile.”” (pag 17) “”Eh! miserabili bonaccioni! Molluschi, che non avete i sensi che per delibare la nostra stagnante felicità, che non avete sentore dell’ immensità dell’ oceano, né della grandezza della vita che il sole non ferisce e la tempesta non commuove … Se Dio vi ha dato un cuore e un cervello, vi ha fatto questo dono proprio per dare la prova che questo non conta niente, ma perché è salutare sentir la bruciatura della sua divina ironia accanto al balsamo della sua splendente magnanimità. Molluschi! Buoni diavolacci da far pietà! Un nonnulla che vi sfiora vi fa rientrare nel niente che siete… In voi tutto è apprensione, la gioia come il dolore… Non un vostro grido di piacere che sia sentito in cielo… Non un vostro mugghio che riecheggia negli abissi… Sprovvisti della minima espressione nel viso, ciechi al punto di non riconoscervi, siate felici, molluschi; ma mi chiedo se la vostra prudenza non sia una malattia del cuore più che una piaga del cervello. Poveri voi!”” (pag 183-184)”,”VARx-140″ “ISTRATI Panait KNICKERBOCKER H.R. LUDWIG Emil VAILLANT-COUTURIER Paul DE-SAINT-EXUPERY Antoine GUNTHER John WILSON Edmund MÜNZENBERG Willi DU-BOIS W.E.B. MARIATEGUI José Carlos MANDELSTAM Osip CARR Edward H. DEUTSCHER Isaac MILOSZ Czeslaw RIBAO Renmin FEJTO François ARON Raymond ILLYES Gyula JONES Gareth MUGGERIDGE Malcolm GARRISON VILLARD Oswald DENNY Harold Lev TROTSKY Ilja ERENBURG Edgar SNOW Hannah ARENDT Aleksandr GALIC CONQUEST Robert ROGINSKIJ Arsenij APPLEBAUM Anne KOLESNIKOV Andrej Misha FRIEDMAN Masha GESSEN Ferenc LACZÓ”,”Stalin. Il dittatore sovietico, la sua epoca e la sua eredità nella stampa di tutto il mondo.”,”””Vi sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante se ne sognano nella vostra filosofia’ (William Shakespeare, Amleto) (in chiusura) ‘Difesa di Trotsky, The Manchester Guardian, Regno Unito, 25 gennaio 1937. In risposta alla sollecitazione del Manchester Guardian, che gli aveva richiesto un commento sul processo attualmente in corso a Mosca, Lev Trotsky ha telegrafato il seguente messaggio dal Messico. “”Tutti i più infami processi di stato della storia sembrano scherzi innocenti di fronte agli intrighi giudiziari orditi oggi in Russia da Stalin. Questo processo contiene in sé la sua stessa smentita. Dal 1928 non ho più avuto rapporti con Karl Radek o Georgij Pjatakov, che mi hanno periodicamente insultato sulla stampa ufficiale. Pjatakov non è mai venuto a trovarmi a Oslo. NOn sono mai stato a Oslo, se non in compagnia della famiglia Knudsen [Konrad Knoudsen è stato un pittore, giornalista e politico norvegese; ha ospitato Trotsky nel 1935] e dei miei segretari. Non ho mai conosciuto Vladimir Romm, che avrebbe svolto il ruolo di intermediario tra me e Radek. Ci sono due o tre domande fondamentali che né il procuratore di stato sovietico, Vysinskij, né il suo disinteressato difensore britannico, l’avvocato Denis Nowell Pritt, potranno eludere. La prima: come si può credere che tutti gli uomini che hanno portato avanti la rivoluzione, con l’unica eccezione di Stailn, siano diventati terroristi, nemici del socialismo, agenti della Gestapo, pronti a smembrare l’Unione delle Repubbliche Sovietiche? La seconda: com’è possibile che questi “”criminali””, che per quasi dieci hanno hanno commesso terribili nefandezze, possano improvvisamente pentirsi e chiedere di essere condannati a morte? La terza: come si spiega che Zinovev, Kamenev e altri dirigenti del presunto “”gruppo trotskista”” non sapessero nulla di questo grottesco piano di smembramento dell’Urss a beneficio di Hitler e del Mikado [l’imperatore del Giappone]? E che Radek, che nessuno di noi ha mai preso troppo sul serio, oggi si riveli il capo di questa congiura mondiale? La dittatura di Stalin è sempre più in conflitto con lo sviluppo economico e culturale del paese. Stailn è l’incarnazione della burocrazia. L’audacia che ha appreso alla scuola della rivoluzione viene oggi applicata solo per mentenere la propria onnipotenza con metodi d’impensabile ingegnosità criminale. Questo processo dimostra che in Russia si sta avvicinando una terribile crisi politica. Sono pronto a denunciare Stalin davanti a una qualsiasi commissione internazionale imparziale e autorevole. Faccio questo appello a tutti gli uomini di buona volontà e a tutta la stampa onesta e indipendente. E so bene che il Manchester Guardian sarà uno dei primi giornali a servire la causa della verità e dell’umanità””‘ (pag 129) Andrzej Wyszynski; Odessa, 10 dicembre 1883, 28 novembre del calendario giuliano[1] – New York, 22 novembre 1954) è stato un giurista, politico e diplomatico sovietico. Noto come il giudice-boia al servizio di Stalin, fu soprannominato il “”Freisler sovietico””.[2] Nato a Odessa nel 1883, da una famiglia cattolica polacca, studiò alla facoltà di giurisprudenza di Kiev, da cui fu espulso per aver preso parte a manifestazioni politiche.[3] Nel 1903 si iscrisse al Partito Operaio Socialdemocratico Russo, aderendo alla corrente menscevica. Partecipò nel 1905 alla prima rivoluzione russa. Nel 1909 fu arrestato e rinchiuso nel carcere di Baku in cui rimase per circa un anno. Durante la detenzione conobbe un giovane rivoluzionario georgiano: Iosif Vissarionovic Džugašvili, il futuro Stalin. Ripresi gli studi giuridici, si laureò nel 1913. Trasferitosi a Mosca nel 1915, dopo la rivoluzione di febbraio collaborò con il governo di Kerenskij. Pochi mesi dopo, con la successiva rivoluzione d’ottobre, abbandonò la militanza nelle file dei menscevichi per poi aderire, nel 1920, al Partito Comunista bolscevico. Negli anni venti insegnò nell’Università di Mosca di cui fu anche rettore. Nel 1931 divenne procuratore della Repubblica federativa russa (RSFSR) e vice procuratore dell’Unione Sovietica e, dal 1935 al 1939, procuratore generale. In tale veste, sotto la presidenza di Vasilij Ulrich, rappresentò la pubblica accusa nei principali processi politici che si svolsero nel periodo delle grandi purghe staliniane degli anni trenta. Durante il primo di questi, il processo Zinov’ev-Kamenev, attaccò gli imputati con durissime parole[4]:[Fonte di parte e vaga, necessario quanto meno citare il singolo saggio] «Uccidete questi cani rabbiosi. Morte a questa banda che nasconde al popolo i suoi denti feroci, i suoi artigli d’aquila! Abbasso l’avvoltoio Trotsky, dalla cui bocca sbava veleno sanguinolento che imputridisce i grandi ideali del Marxismo! Abbasso questi animali immondi! Mettiamo fine per sempre a questi ibridi miserabili di volpi e porci, a questi cadaveri puzzolenti!» Durante i grandi processi farsa, si distinse per i metodi inumani con cui trattava i nemici della dittatura in Russia. Uomo zelante e spietato, non esitò ad appropriarsi della casa e del denaro di Leonid Serebrjakov, uno degli imputati, che in seguito fu giustiziato.[5] Nel 1937, il nazista Roland Freisler si recò in visita a Mosca per assistere al processo contro Michail Tuchacevskij in qualità di uditore, prendendo lezioni da Vyšinskij, che Hitler tenne in grande stima, su come eliminare qualsiasi avversario politico.[6][Fonti vaghe e da verificare] Nel 1940, quando era già in corso la seconda guerra mondiale, ebbe inizio la sua carriera diplomatica. Dopo l’armistizio italiano del settembre 1943, visitò l’Italia. A Napoli si incontrò con il diplomatico Carlo Sforza e con Benedetto Croce. Prese inoltre contatti con alcuni esponenti del Partito Comunista Italiano.[7] A Salerno si vide in più occasioni con il segretario generale agli Esteri Renato Prunas[8][9]. Nel febbraio 1945 accompagnò Stalin, Molotov e Berija alla Conferenza di Jalta.[10] Tornato a Mosca, fu inviato in Romania, dove coordinò l’instaurazione di un regime comunista.[11] Nell’estate successiva fece parte della delegazione sovietica alla Conferenza di Potsdam. Dal 1949 al 1953, sino alla morte di Stalin, fu ministro degli esteri sovietico, sostituendo Molotov. Con la scomparsa del dittatore, Molotov riassunse il suo incarico e Vysinskij fu nominato rappresentante sovietico presso le Nazioni Unite a New York dove morì, poco dopo l’insediamento, a settant’anni per infarto. (wik)”,”STAS-074″ “ISVE, note e commenti di ALESSANDRINI Paolo ACOCELLA Nicola GIANNOLA Adriano GORGONI Marcello GRILLI Enzo DE-RITA Giuseppe BORGOMEO Carlo CIPOLLETTA Innocenzo D’ARCHIRAFI Raniero Vanni ZAMPETTI Sergio”,”La proiezione internazionale del Mezzogiorno. Rapporto 1993.”,”Scritti di ALESSANDRINI Paolo ACOCELLA Nicola GIANNOLA Adriano GORGONI Marcello GRILLI Enzo DE-RITA Giuseppe BORGOMEO Carlo CIPOLLETTA Innocenzo D’ARCHIRAFI Raniero Vanni ZAMPETTI Sergio”,”STAT-595″ “ISWOLSKY Helene”,”La vie de Bakounine.”,”Contiene ritaglio giornale recensione di Wolf GIUSTI su ‘Giornale d’Italia’ ‘Antologia di Bakunin’.”,”ANAx-054″ “ITALIANI Mario SERAZZI Giuseppe”,”Elementi di informatica. Calcolatori elettronici e tecniche di programmazione.”,”Mario Italiani è professorer ordinario di Complementi di programmazione presso la Facoltà di Ingegneria all’Università di Pisa. Giuseppe Serazzi è direttore di ricerca presso l’Istituto di Analisi numerica del CNR di Pavia.”,”SCIx-115-FL” “ITANES”,”Perchè ha vinto il Centro-Destra.”,”ITANES (Italian National Elections Studies) è un programma pluriennale di ricerca sul comportamento elettorale e le opinioni politiche degli italiani condotto per l’Istituto Carlo Cattaneo di Bologna dai seguenti studiosi: Gianfranco Baldini, Paolo Bellucci, Mario Caciagli, Roberto Cartocci, Piergiorgio Corbetta, Roberto D’Alimonte, Ilvo Diamanti, Guido Legnante, Renato Mannheimer, Marco Maraffi, Gianfranco Pasquino, Giacomo Sani, Pasquale Scaramozzino, Hans M.A. Scadee, Paolo Segatti.”,”ITAP-014-FL” “ITENBERG B.”,”La Première Internationale et le mouvement révolutionnaire en Russie.”,”B. Itenberg, Mosca Citato il volume di B.P. Kozmine, La Section russe de la Premiere Internationale, Moscou, 1975, una monografia fondamentale secondo Itenberg (pag 445) vedi scheda completa retro Libro: B.P. Kozmin, Russkaia sektsiia Pervogo Internatsionala, 1975 Koz’min, B.P. (Boris Pavlovich), approximately 1888-1958. Russkaia sektsiia Pervogo Internatsionala. Moskva, Izd-vo Akademii nauk SSSR, 1957″,”MOIx-046-R” “IUSO Pasquale”,”Gli anarchici nell’età repubblicana. Dalla Resistenza agli anni della Contestazione, 1943-1968.”,”Pasquale Iuso insegna Storia contemporanea nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli studi di Teramo. Autore di numerosi saggi di storia sindacale dell’anarchismo e di storia politico-militare, condirettore del ‘Dizionario Biografico degli Anarchici Italiani’ con la BFS. Tra i suoi lavori: ‘La sindacalizzazione del pubblico impiego’ (2006), ‘Esercito, Guerra e Nazione. I soldati italiani tra Balcani e Mediterraneo Orientale (1940-1945)’ (2009), ‘Ottobre 1909: Roma e Francisco Ferrer’ (Quaderni della Rivista storica dell’anarchismo’, 2009, ‘L’Europa nel percorso evolutivo della CGIL dalla FSM alla CES’ (2012). L’autore ringrazia Franco Bertolucci, Maurizio Antonioli, Nico Berti, Adolfo Pepe, Piero Di Girolamo, Maria Paola Del Rossi, Ilaria Del Biondo che in vari tempi hanno dato il loro contributo di confronto e di critica. Gaap e Gaa (Gruppi anarchici aziendali) Contiene i paragrafi: ‘4.2. I Gruppi anarchici d’azione proletaria’ (pag 126-145) (all’interno del capitolo 4: Questione sindacale, congressi e scissioni) e ‘6.3. Il sindacalismo anarchico negli anni Cinquanta’ (pag 182-188) (all’interno del capitolo 6: La fine degli anni Cinquanta)”,”ANAx-425″ “IUSO Pasquale”,”Esercito, guerra e nazione. I soldati italiani tra Balcani e Mediterraneo orientale, 1940-1945.”,”Pasquale Iuso è professore associato di Storia contemporanea nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Teramo dove insegna Storia contemporanea e Storia delle organizzazioni politiche e della rappresentanza degli interessi. Contiene: – Una nuova guerra: i militari nella Resistenza jugoslava (pag 94-100) – Le molte occupazioni della Grecia (pag 256-260) “”Sono circa 50.000 i militari italiani (22.000 nella Divisione Garibaldi, 4.000 nella Divisione Italia, migliaia sparsi in reparti jugoslavi oppure organizzati nei battaglioni lavoratori, man mano che venivano liberati dall’arretramento delle forze tedesche) (101), che partecipano alla resistenza jugoslava. Nella diaspora e nel drammatico quadro delle catture e deportazioni tedesche, si inserisce un particolare aspetto della ricomposizione della frattura provocata dall’occupazione italiana in Jugoslavia. Slovenia, Dalmazia, Croazia, Bosnia, Erzegovina, Montenegro videro partecipare migliaia di soldati ad una forma di guerra non solo nuova nelle sue caratteristiche, ma determinante da un punto di vista psicologico e motivazionale rispetto alla nazione, al fascismo ed alle forze armate. Sottrarsi alla cattura ed avviarsi verso le montagne per combattere ed entrare in contatto con coloro che, fino a qualche giorno o ora prima, erano considerati e trattati come nemici, barbari, briganti non era un passaggio facile né sotto il punto di vista materiale (con i rischi di rappresaglia che questo poteva provocare, né dal punto di vista individuale e mentale. Significava attraversare un confine, passare da una esperienza di guerra ad un’altra. Un contatto non facile che portò all’incontro con quel nemico invisibile, nascosto nella popolazione civile, così difficile da affrontare e colpire negli anni di occupazione, che adesso si svela per quello che realmente è: un esercito che lotta per la sua liberazione composto da uomini, donne, adolescenti, anziani, con una organizzazione, una disciplina ed una motivazione profonda”” (pag 94-95) [(101) Sul numero di militari italiani rimasti in Jugoslavia dopo l’armistizio la cifra non può che essere orientativa. Se infatti prendiamo a riferimento la “”Relazione sull’opera svolta a favore dei prigionieri italiani in Jugoslavia”” (ACS, PCM, 1944-49, b. 152, fs. 10.599, sfac. 12), risulta che i militari italiani in Jugoslavia assommavano a circa 62.000. Circa 50.000 operanti nei reparti della resistenza rimpatriarono entro il 31 ottobre 1946, mentre i restanti 10.000-12.000 vennero raccolti in campo di concentramento]”,”QMIS-251″ “IVALDI Roberto”,”Storia del colonialismo.”,”Roberto IVALDI ha insegnato cibernetica e teoria dell’informazione all’Univ di Roma La Sapienza. Si occupa da anni di informatica, ma ha coltivato da tempo interesse per argomenti storici, in particolare per la storia coloniale.”,”RAIx-007″ “IVALDI Roberto”,”Storia del colonialismo.”,”Roberto Ivaldi, ingegnere, Cibernetica e Teoria dell’informazione all’Università di Roma La Sapienza. Si occupa da anni di informatica, ma ha sempre coltivato interesse per argomenti storici, in particolare per la storia coloniale.”,”PVSx-022-FL” “IVALDI Roberto”,”La via delle Indie. La controversa e avventurosa storia del colonialismo da Vasco da Gama ai giorni nostri.”,”Roberto Ivaldi, studioso di storia, si occupa da oltre un decennio di problemi legati alla storia del colonialismo. E’ stato professore a contratto di cibernetica presso l’Università “”La Sapienza”” di Roma.”,”ECOI-022-FV” “IVANOV Nikolai”,”Carlos Marx: la vida, la obra y la lucha del hombre que más ha influido en la historia de la humanidad.”,”IVANOV Nikolai sovietico, è uno studioso della vita e dell’ opera di Marx. Ha preso parte alla seconda edizione delle opere di Marx ed Engels (1955-1976). E? autore di vari libri tra cui ‘La 1° Internazionale’ (1964), ‘Carlo Marx’ (1968), ‘I grandi fondatori del marxismo’ (1976, con altri). “”En veinte años de vida en el destierro de Londres se produjeron no pocos cambios en la familia de los Marx. Crecieron Jenny y Laura; en 1870 cumplió 15 años Eleanor. Las tres hijas de Marx brillaban por sus dotes y capacidades, por su inteligencia. Era propio de ellas la solidaridad por los oprimidos y el deseo de contribuir a su lucha emancipadora. La hija mayor de Marx estudió con entusiasmo la historia del movimiento obrero y las ciencias sociales. Laura se hizo una excelente traductora: tradujo varias obras de su padre, entre ellas el “”Manifiesto del Partido Comunista””, al francés; canciones de Béranger, poemas de Eugene Pottier y a otros muchos autores al inglés. En 1868 se casó con el socialista francés Paul Lafargue, y fue para él fiel ayudante y compañera en sus actividades revolucionarias. En octubre de 1872 abandonó la casa paterna también Jenny, la mayor, como esposa de Charles Longuet, importante figura de la Internacional. Jenny e Laura continuaron la vida de refugiados politicos porque ni Paul Lafargue ni Charles Longuet pudieron hasta 1880 retornar a Francia por el peligro de caer presos. Una vez casada la hija mayor, Eleanor empezó a cumplir las funciones de secretaria de Marx. Igual que sus hermanas mayores, le hacía feliz el ayudar al padre: copiaba sus manuscritos y hacía de “”embajadora en misiones especiales””. Y también igual que sus hermanas, mantenía gran amistad con muchas personalidades de la Comuna de Paris y de la Internacional.”” (pag 211-212) Nel 1883, a gennaio muore la primogenita di Marx, Jenny, a soli 38 anni. Laura muore con Lafargue nel 1911 e Eleanor nel 1898.”,”MADS-434″ “IVANOVIC Vassilij”,”I comunisti stanno alle spalle.”,”””Bismarck diceva che per fare un patto occorre un cavaliere, cioé colui che monta in arcione, e un asino”” (pag 273) Psi. (pag 49)”,”RUST-140″ “IVETIC Egidio”,”Le guerre balcaniche.”,”IVETIC Egidio insegna storia dell’Europa Orientale nell’Università di Padova.”,”EURC-109″ “IVETIC Egidio”,”Le guerre balcaniche.”,”Egidio Ivetic insegna Storia dell’Europa orientale nell’Università di Padova.”,”EURC-070-FL” “IVETIC Egidio”,”Le guerre balcaniche.”,”Egidio Ivetic insegna Storia dell’Europa orientale nell’Università di Padova. “”La Tracia non fu meno testimone di brutalità. I villaggi nei dintorni di Adrianopoli erano abitati da turchi e bulgari. La parte turca degli abitati fu completamente distrutta, gli uomini uccisi, le donne violentate. L’avanzata bulgara causò un esodo massiccio di turchi; i cristiani, cioè i bulgari e i greci, che rimasero nelle cittadine occupate, segnarono con le croci le porte dei domicili, per essere risparmiati. Quanto subito dalle famiglie turche, si sarebbe ritorto, con altrettanto orrore, su quelle bulgare solo nove mesi dopo. La rotta dell’esercito e lo sgretolamento dello stato ottomano nella Turchia europea avevano lasciato gli abitanti musulmani in balia delle forze d’occupazione. Molti, tuttavia, erano scappati in anticipo; sia i bulgari sia i serbi e i greci trovarono i villaggi semiabbandonati, ciò non toglie che ai rimasti, intere comunità di disperati, fu riservato il calvario. Si ebbero eccidi a seguito dell’avanzata serba in Macedonia e in Kosovo; e per quanto poco documentati da osservatori esterni, essi non furono meno efferati. A Skopie e nei dintorni, sia le bande dei miliziani macedoni e dei ‘cetnici’ serbi sia le truppe regolari serbe si scagliarono contro i musulmani, turchi, e albanesi; si parla addirittura di 5.000 albanesi uccisi in quella zona. Lev Trockij, inviato nei Balcani del quotidiano ‘Kievskaja Misl’, riporta la testimonianza di un ufficiale serbo, sconvolto da quanto visto: interi gruppi di albanesi che supplicavano pietà e che furono sgozzati. Altre testimonianze inviate dai soldati al giornale del partito socialista serbo narrano di che cosa stava succedendo, nel Kosovo, dove la popolazione musulmana e albanese dei villaggi misti era stata massacrata, comprese donne e bambini. Si parla esplicitamente di orrore. I racconti delle mutilazioni di labbra, di nasi e di orecchie fatte da alcuni montenegrini sui prigionieri ottomani, come ‘souvenir’, ricorrono, quasi come luoghi comuni, nella coeva letteratura sulle guerre balcaniche. L’arcivescovo cattolico di Skopje, Lazer Mjeda, scrisse nelle sue relazioni alla Santa Sede dei massacri fatti dai ‘cetnici’ e dai militari serbi e montenegrini in vari villaggi, e poi a Djakovica, Gjilan e Prizren; secondo il prelato, furono forse 25.000 gli albanesi uccisi nel ‘vilayet’ del Kosovo. Questo dato, 20-25.000 vittime, rimane discutibile e assai difficile da verificare. Non ci furono comunque solo atrocità; diversi sono i casi in cui le truppe serbe trattarono con i clan albanesi mentre procedevano verso meridione e l’Adriatico”” (pag 94-95)”,”QMIx-030-FV” “IVETIC Egidio”,”Est-Ovest. Il confine dentro l’Europa.”,”Egidio Ivetic insegna Storia moderna, Storia del Mediterraneo e Storia dell’Europa orientale nell’Università di Padova. Con il Mulino ha pubblicato ‘Le guerre balcaniche’ (nuova ed. 2016), ‘Storia dell’Adriatico. Un mare e la sua civiltà’ (2019), ‘I Balcani e la sua civiltà’ (2019), I Balcani. Civiltà, confini, popoli (1453-1912) (2020), ‘Italia e Balcani’ (con A. Basciani, 2021) Ancora un decennio fa nessuno avrebbe immaginato che la polarizzazione fra la Russia – e più in generale l’Asia – e l’Unione europea e gli Stati Uniti si sarebbe concretizzata lungo l’antica faglia, quasi dimenticata, che delimitava le due tradizioni europee, quella latina occidentale e quella post-bizantina. Invece oggi, ancora una volta la storia è richiamata e usata a fini geopolitici: ma come si giunge ai confini tra Est e Ovest? E quanto continuano a ridefinirsi e a riposizionarsi? Cosa è accaduto e continua ad accadere agli stati che si trovano sulle linee di frattura che dal Baltico attraversano l’Ucraina e arrivano fin dentro i Balcani? “”La guerra del 1866 portò alla rottura tra le due rivali. L’Austria divenne Austria-Ungheria nel 1867; la Germania sorse a Versailles nel 1871, dalla vittoria sulla Francia. Ma già nel 1881 tra i due stati si giunse a una stretta alleanza. L’Europa centrale era diventata qualcosa di concreto, la Mitteleuropa, impersonata da due imperi sostanzialmente tedeschi, per quanto anche multinazionali, posti tra il Reno, le Alpi, l’Adriatico, i Balcani e Königsberg, oggi Kaliningrad, come estremo a nord, e Leopoli, o Lemberg, o Lviv, come estremo a est. Due imperi in continua crescita economica fino al 1914, dotati di porti (Amburgo e Trieste) e grandi flotte commerciali capaci di solcare tutti gli oceani. Un mondo che si è suicidato nella Grande guerra, anche se per un frangente, con il trattato di Brest-Litovsk, nel marzo del 1918, aveva raggiunto la sua massima espansione a est, a scapito della Russia. Ma questa Europa centrale fu Occidente? Non proprio. La Germania guglielmina perseguiva convinta un suo percorso, né occidentale né orientale, il cosiddetto ‘Sonderweg’ e in piena guerra dichiarava di combattere l’Occidente. Nonostante il fallimento del 1918, la Germania nazista (comprensiva d’Austria), seguita dai paesi dell’Asse, volle creare il terzo Reich a partire dall’Europa centrale. Lo spazio vitale era l’Est, ancora una volta, come nei secoli medievali. I nemici erano sia l’Occidente (Gran Bretagna e Stati Uniti) sia l’Unione Sovietica. Una grande Europa centrale – tedesca e nazista – avrebbe dovuto sottomettere tutta l’Europa fino agli Urali. Mark Mazower parla di «continente oscuro»; oscuro nell’animo poiché l’ideologia che postulava l’antidemocrazia, la sopraffazione, il razzismo, lo spazio vitale e lo sterminio dell’altro scaturiva dal cuore stesso dell’Europa (6). La geografia dei campi di sterminio e di concentramento coincide con la Mitteleuropa, compresa Trieste (Risiera di San Sabba), il punto più a meridione. Il 1945 segnò la fine della guerra e la vittoria sul nazifascismo, la vittoria dell’Occidente e dell’Unione Sovietica sul centro malato d’Europa. La Germania e l’Austria furono divise tra i quattro settori d’occupazione; lo stesso accadde per Berlino e Vienna, le capitali degli imperi sconfitti. L’occupazione durò per anni. Sorsero due Germanie. Come mai prima nella sua storia, l’Europa fu tagliata da un confine rigido, da un muro, dalla cortina di ferro. La parte occidentale, compresa la falangista Spagna, divenne Occidente. L’Est era, appunto, qualcos’altro. La Prussia fu cancellata, tra Unione Sovietica e Polonia, e dannata la sua memoria. La Mitteleuropa era sparita, dimenticata e restò nell’oblio fino agli anni Ottanta di Milan Kundera e Claudio Magris. La sua riscoperta culturale e letteraria anticipò la ridefinizione politica del continente. L’Europa centrale si può dire resuscitata con la riunificazione della Germania e con l’ingresso degli stati già satelliti sovietici nell’Unione europea. Questa ‘Zentraleuropa’, termine preferibile per qualcuno rispetto a Mitteleuropa (in po’ pantedesco), non è solo un contesto a sé, quanto un’altra declinazione dell’Occidente. L’utilizzo del termine Est in riferimento a Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, ma anche a Slovenia e Croazia, diventa improprio, quasi offensivo, tra gli anni Novanta e Duemila. Anche l’espressione “”East-Central Europe”” ossia l’Est del Centro, perde ogni plausibilità. C’è semplicemente un’Europa centrale oltre i confini di Germania e Austria, e nella Nato riconoscibile come gruppo di Visegrad, sin dal 1991. Ad essa si sono aggregati Estonia, Lettonia, Lituania, cioè il Baltico, che è un contesto mediano tra Scandinavia e Mitteleuropa. Infine, si sono accodate anche Romania, Bulgaria e Croazia, paesi NATO, che, con la Grecia, costituiscono i Balcani europeizzati. Il confine orientale dell’Unione europea e della NATO, ossia dell’Occidente, si dispiega così dal Baltico al Mar Nero e ai Balcani e fronteggia la Russia, la Bielorussia, l’Ucraina, la Moldavia, la Bosnia ed Erzegovina e la Serbia. Questa è l’Europa centrale di oggi”” (pag 55-58)”,”EURC-144″ “IVETIC Egidio”,”Sud/Nord. La frontiera globale nel Mediterraneo.”,”Egidio Ivetic insegna Storia del Mediterraneo nell’Università di Padova. Con il Mulino ha pubblicato ‘Le guerre balcaniche’ (2016), ‘Storia dell’ Adriatico. Un mare e la sa civiltà’ (2019), ‘I Balcani. Civiltà, confini, popoli, 1453-1912’, (2000), ‘Est-Ovest’. Il confine dentro l’Europa’ (2022), ‘Il grande racconto del Mediterraneo’ (2024).”,”ASGx-073″ “IZQUIERDO A. Gomez”,”Nacionalización de los Seguros.”,”L’autore era un avvocato.”,”ECOS-001-FB” “IZZO Alberto a cura; scritti di Auguste CORNU Daniel BELL Erich FROMM Nathan GLAZER Claude LEFORT Kenneth KENISTON Gwinn NETTLER Melvin SEEMAN John P. CLARK Dwight G. DEAN Melvin SEEMAN John HORTON K. William KAPP”,”Alienazione e sociologia.”,”A. Izzo, (Venezia, 1933) è dal 1969-70 incaricato di ‘Storia del pensiero sociologico’ presso l’Istituto di Scienze Sociali di Trento e dal 1970-71 di ‘Storia della sociologia’ nel corso di laurea in sociologia presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Roma. In particolare contiene i saggi: – Auguste Cornu, ‘L’idea di alienazione in Hegel, Feuerbach e Karl Marx’ (pag 71-85) – Daniel Bell, ‘La riscoperta dell’alienazione’ (pag 86-107) – Erich Fromm, ‘L’uomo secondo Marx’ (pag 108-134) Cornu (pag 83-84-85) “”La trasformazione radicale della società, necessaria perché l’uomo possa vivere una vita conforme alla sua vera natura, non potrà risultare che dall’abolizione della proprietà privata, la quale è la forma che assume il lavoro alienato in regime capitalista. Tale abolizione sarà opera dello sviluppo stesso della società borghese la quale genera la classe a essa antagonista, il proletariato, e che, per l’aggravarsi della lotta tra classi provocata dalla concorrenza, la disoccupazione e le crisi, crea le condizioni oggettive necessarie alla rivoluzione sociale. Questa rivoluzione instaurerà il comunismo, che porterà non solo un regime economico nuovo, ma anche una nuova forma di vita sociale. Con l’abolizione della proprietà privata e del profitto il comunismo elimina l’alienazione del lavoro umano e la «reificazione» dei rapporti sociali. L’uomo vivrà così una vita conforme alla sua vera natura, vita che appare idealizzata nella concezione religiosa di Dio, il quale, recuperando pienamente tutto ciò che egli esteriorizza di se stesso, non conosce affatto la perdita di forza e di sostanza che caratterizza la condizione dell’uomo ridotto allo stato di lavoratore salariato. Con il comunismo l’alienazione sarà completamente abolita sia sul piano religioso che su quello sociale, e l’uomo potrà realizzare totalmente il suo destino divenendo per se stesso il fine supremo: ‘homo homini Deus’. Riassumendo, con il passaggio dalla religione cristiana a Karl Marx attraverso Hegel, B. Bauer, Feuerbach e M. Hess, si assiste a un rovesciamento completo della concezione dell’alienazione, a una vera ‘rivoluzione’ filosofica. Nella religione cristiana il fenomeno dell’alienazione ha un carattere a un tempo positivo e trascendentale. (…) In Hegel si ha una trasposizione di questa concezione religiosa dell’alienazione su un piano filosofico e la tendenza a passare dalla trascendenza all’immanenza attraverso la completa integrazione dello Spirito assoluto nell’evoluzione storica destinata a giustificare il mondo nel suo stato attuale concepito come espressione compiuta del divino. La sinistra hegeliana, adottando sin dagli inizi la filosofia di Hegel alle aspirazioni liberali della borghesia, elimina, con B. Bauer, ogni idea di trascendenza, riducendo Dio alla coscienza umana universale che, nel corso della storia, realizza la sua essenza in forme sempre più alte attraverso l’esteriorizzarsi della sua sostanza nella realtà che essa crea e la continua distruzione di tale realtà. In seguito alla sconfitta del movimento liberale rivoluzionario, una parte della sinistra hegeliana si spostò verso l’individualismo anarchico, mentre un’altra parte, con Feuerbach e M. Hess, espresse le tendenze e le aspirazioni del proletariato, preparando così la strada al comunismo di Marx e Engels. (…) Con K. Marx si completa così l’evoluzione dell’idea di alienazione. Sorta dalla religione, questa idea perde con Hegel e B. Bauer il suo carattere trascendentale, assume con Feuerbach e Hess un carattere negativo e trova infine la sua conclusione in K. Marx che dà a essa un valore d’azione. Anzi che limitarsi, come avevano fatto Feuerbach e Hess, a denunciare l’alienazione come il fenomeno sociale fondamentale e a proclamare la necessità, sul piano ideologico, di abolirla, egli infatti mostra come tale fenomeno, generato dal regime capitalista e che si manifesta con il depauperamento e l’asservimento della classe lavoratrice, scomparirà con l’abolizione di questo regime attraverso l’azione rivoluzionaria del proletariato”” [Auguste Cornu, ‘L’idea di alienazione in Hegel, Feuerbach e Karl Marx’] [(in) ‘Alienazione e sociologia’, Milano, 1973, a cura di Alberto Izzo] Fromm (pag 110)”,”TEOS-255″ “IZZO G.”,”I giganti del mare. Storia delle corazzate.”,”Le ultime battaglie delle corazzate. La flotta giapponese uscì definitivamente sconfitta dalla battaglia di Leyte mentre da quel momento la supremazia sul mare passò in maniera inequivocabile in mano americana. Le perdite americane furono irrisorie: 3 portaerei, 3 cacciatorpediniere e 1 sommergibile contre le 3 navi da battaglia giapponesi, le 4 portaerei e le altre 20 unità da guerra affondate. La battaglia di Leyte confermò la fine delle corazzate nelle battaglie navali e vide il sorgere di una nuova tattica aviatoria giapponese; la tattica della disperazione, ovvero quella degli aviatori kamikaze. Come scrive Churchill «era questa l’unica arma navale efficace rimasta al nemico. Un’arma micidiale che non recava con sé alcuna speranza di vittoria». A completare l’annientamento della flotta giapponese e a far sì che la tragedia si compisse fino in fondo e assumesse dimensioni colossali, pari a quelle delle navi scomparse negli abissi, si verificò ciò che nessuno avrebbe mai pensato possibile: l’affondamento dell’inaffondabile ‘Yamato’, la supercorazzata più potente del mondo”” (pag 353)”,”QMIx-041-FV” “JAAGER-GRASSI Gisela”,”Grammatica Tedesca. Manuale di morfologia ed elementi di sintassi.”,”Gisela Jaager Grassi ha insegnato Lingua e letteratura tedesca a livello di scuola superiore in Germania e in Italia, ed è stata lettrice di tedesco all’Università di Bergamo, città nella quale ha tenuto corsi di lingua presso l’Accademia di Finanza. Ha lavorato e lavora come traduttrice.”,”VARx-251-FL” “JACCARD Pierre”,”Histoire sociale du travail. De l’ Antiquité a nos jours.”,”JACCARD Pierre è stato presidente dell’ Ecole des Sciences sociales et politiques dell’ Università di Losanna.”,”CONx-076″ “JACCARD Madeleine”,”La mobilité de la main-d’oeuvre et les problèmes du chômage et de la pénurie de travailleurs.”,”M. Jaccard, docteur ès sciences sociales, preface du professeur F. Oulès, professeru d’économie politique à l’Unviersité de Lausanne Negli studi economici non bisogna perdere il contatto con i fatti, dimendicando le parole profonde di Francesco Bacone, secondo cui “”gli scienziati devono avere i piedi di piombo”” (pag I, prefazione di Oulès) Citato Marx e la sua teoria dell’ esercito industriale di riserva (pag 71), teoria confermata dai lavori di Beveridge, H. Feldmann e Heimburger “”Les variations intermittentes de l’emploi. On peut appeler ainsi les embauches massives, suivies très rapidement de licenciements tout aussi massifs, que l’on a pu observer de tout temps dans l’économie spontanéiste. Cette manière de faire retient autour d’une certaine possibilité d’emploi un nombre d’ouvriers beaucoup plus considérable que celui qui suffirait à couvrir les besoins de l’employeur. Karl Marx l’avait déjà remarqué au milieu du XIXme siècle et ce fait, généralisé et porté à l’absolu, lui a fourni la base de sa célèbre théorie de «l’armée industrielle de réserve» (1). Les conséquences déplorables de ce mode d’embauche pratiqué dans le port de Londres, ont attiré l’attention de W.H. Beveridge, au début du XXme siècle et l’étude qu’il a faite de l’emploi dit «casuel» (2) a fortement influencé sa conception générale de la lutte contre le chômage. Dans son ouvrage «Unemployment a problem of industry» (3), Beveridge a décrit comment le fait d’avoir été embauché un jour retenait les hommes à proximité des docks et nourrissait leur espoir d’avoir une nouvelle chance à cette quotidienne loterie du travail. Le nombre de ceux qui faisaient ces calculs était infiniment supérieur à celuis des offres d’emploi de la part des employeurs. La grande idée de Beveridge, à la suite de son étude se résume en un mot: mobilité. Il faut organiser la mobilité régionale et professionnelle des ouvriers, au moyen d’un réseau d’offices de placement, afin d’éviter que la main d’oeuvre, en surplus, ne s’amasse dans un endroit, alors qu’ailleurs existent pour elle des possibilités d’emploi. En 1925, un auteur américain, H. Feldmann, a montré dans un ouvrage intitulé «The regularization of employment» (4), que les industriels de son pays ont l’habitude d’augmenter ou de diminuer, d’une semaine à l’autre, leurs effectifs de travailleurs, suivant l’état de leur carnet de commandes. Il estime que ce mode de procéder nuit gravement aux ouvriers et aux employeurs. D’une part, il affirme que l’ouvrier sans travail a une mobilité limitée (5), il ne trouve pas immédiatement une place ni dans une autre entreprise de la même branche, ni dans une entreprise différente, ni dans une autre localité. D’autre part, Feldmann estime que la qualité du travail fourni par des ouvriers sovent engagés et licenciés est inférieure à celle d’ouvriers employés d’une façon continue. Donc l’intérêt, le désir de produire rationnellement devrait inciter les industriels à abandonner leurs pratique d’embauche intermittente et à conserver leur main-d’oeuvre. Mais pour l’employer d’une façon continue il faut obtenir une régularisation de la demande des produits, dans les temps. (…) Malgré l’espoir que Feldmann place dans la régularisation de la demand de main-d’oeuvre, il ne lui échappe pas que l’adaptation dépend aussi des efforts de la part des ouvriers à la recherche d’un emploi et il étudie fort consciencieusement ce qui pourrait être fait pour augmenter la mobilité des ouvriers saisonniers. Ce que nous cherchions, pour appuyer notre argumentation, c’est la confirmation du fait que, dans le système économique spontanéiste, l’ouvrier fait preuve d’une faible aptitude à la mobilité et que cette aptitude est d’autant plus faible que la demande est capricieuse. Nous avons obtenu cette confirmation de la part d’auteurs qui ne peuvent être soupçonnés de vouloir critiquer le système capitaliste. Beveridge et Feldmann ont basé leur études uniquement sur l’observation des faits et ne se sont pas souciés de mettre leurs conclusions en parallèle avec les principes inspirateurs du système”” [(1) Karl Marx, ‘Le capital’, T. I, ch. 23; (2) Karl Heimburger, ‘Die Theorie von der Industrielle Reservearmee’ Casual employment; (3) Cet ouvrage a eu deux éditions principales, la première en 1909 et la seconde, remaniée et complétée, en 1930; (4) H. Feldmann, ‘The regularization of employment, a study in the prevention of unemployment’; (5) H. Feldmann, op. cit., p. 17] (pag 70-71)”,”CONx-239″ “JACCHIA Arrigo”,”Scorribanda nel paese dei Soviet.”,”””Ne 1920 Lenin riferiva all’VIII Congresso dei Soviet sui problemi della ricostruzione economica nazionale. Egli affermava fra l’altro: «Soltanto quando il Paese sarà elettrificato e l’industria, l’agricoltura e i trasporti avranno la base tecnica della grande industria moderna, soltanto allora noi saremo definitivamente vincitori» (pag 307)”,”RUSS-246″ “JACCHIA Enrico”,”L’affare Plumbat.”,”Dedica: Agli Ispettori del Controllo di Sicurezza nucleare della Comunità Europea”,”EURQ-001-FV” “JACINI Stefano”,”Chiesa e Stato nella nuova costituzione italiana. Discorso pronunciato all’Assemblea costituente nella seduta del 14 marzo 1947.”,”Donazione della famiglia Bernamonti, Cremona-Milano Stefano Jacini deputato alla Costituente”,”RELC-015-FV” “JACKSON T.A. a cura; saggi di Maurice THOREZ Jacques DUCLOS Gabriel PERI Jacques SALOMON Jean BRUHAT Etienne FAJON Paul BOUTHONNIER Georges POLITZER Marcel PRENANT Joseph BILLIET”,”Essays on the French Revolution.”,”Saggi di Maurice THOREZ Jacques DUCLOS Gabriel PERI Jacques SALOMON Jean BRUHAT Etienne FAJON Paul BOUTHONNIER Georges POLITZER Marcel PRENANT Joseph BILLIET”,”FRAR-239″ “JACKSON Gabriel”,”La Republica española y la guerra civil (1931-1939).”,”Sull’ influenza del patto di Monaco sulle vicende della guerra civile spagnola: “”Il patto di Monaco fu un colpo mortale alle speranze diplomatiche della repubblica spagnola. Se la guerra fosse scoppiata nel settembre del 1938, la Russia e le democrazie occidentali sarebbero state alleate nella lotta militare contro il fascismo, come lo erano i comunisti e le forze democratiche in Spagna. L’ esercito repubblicano sarebbe stato attivamente impegnato fin dall’ inizio a fermare le truppe italiane e tedesche, e i governi occidentali sicuramente avrebbero accettato la Repubblica spagnola come alleato in dette circostanze””. (pag 397) Stima perdite guerra civile: “”Sommando le stime separate, otteniamo: 100.000 morti sui campi di battaglia 10.000 per le incursioni aeree 50.000 per malattie e fame (durante la guerra civile) 20.000 per rappresaglie politiche nella zona repubblicana 200.000 per rappresaglie nazionaliste durante la guerra 200.000 prigionieri “”rossi”” morti per esecuzione o malattia dal 1939 al 1943 Totale 580.000″” (pag 466)”,”MSPG-125″ “JACKSON Gabriel”,”Histoire de la guerre civile d’ Espagne.”,”Contiene molte immagini. JACKSON Gabriel è nato nel 1921 e ha studiato all’ Università di Harvard e Stanford. E’ dottore dell’ Università di Toulouse. Isegna dal 1965 all’ Università di California San Diego. I cattolici si indignano per il bombardamento di Guernica. “”Uno dei momenti della campagna di primavera provoca immediatamente uno scandalo internazionale, e diviene probabilmente il più celebre avvenimento di tutta la guerra attraverso la sua immortalizzazione per un quadro di Picasso: il bombardamento di Guernica. (…) I resoconti pubblicati all’ indomani dai giornali francesi provocano una riprovazione internazionale. I conservatori europei che, al massimo, mantenevano una neutralità ostile riguardo alla Repubblica, e i cattolici francesi ostili al Fronte popolare, si ideintificarono personalmente con i contadini baschi disarmati. Intellettuali cattolici come Jacques Maritain e Francois Mauriac fustigarono i nazionalisti. Uomini di tutte le opinioni politiche, dotati della più elementare immaginazione, potevano prevedere quale poteva essere la sorte di città fortemente popolate sotto un bombardamento aereo, se una guerra fosse scoppiata di nuovo in Europa. La maggior parte della popolazione della Navarra e qualche migliaio di soldati di Mola, furono egualmente scandalizzati. Secondo ogni verosimiglianza, il generale Franco non era stato avvertito del raid aereo. Hitler chiese alle autorità di Burgos di pubblicare una dichiarazione di discarico da ogni responsabilità da parte della Germania. (…) Vari corrispondetni francesi e britannici condussero di persona delle investigazioni dettagliate nei giorni seguenti. Il primo racconto del bombardamento aveva avuto per autore un testimone oculare assolutamente degno di fede: il canonico Albert Onaindía, un uomo conosciuto che aveva la piena fiducia di molti alti dignitari della Chiesa di Spagna.”” (pag 139-140)”,”MSPG-161″ “JACKSON Andrew O’SULLIVAN J.L. DAVEIS Charles S. COOPER James F. LEGGETT William SEDGWICK Theodore jr BANCROFT George BROWNSON Oreste A. WETHAKE John W. HILDRETH Richard, testi di”,”Il pensiero politico nell’età di Jackson.”,”Testi di Andrew JACKSON e O’SULLIVAN J.L. DAVEIS Charles S. COOPER James F. LEGGETT William SEDGWICK Theodore jr BANCROFT George BROWNSON Oreste A. WETHAKE John W. HILDRETH Richard”,”TEOP-401″ “JACKSON James E.”,”Karl Marx and the United States.”,”JACKSON James E.è membro dell’ufficio politico e segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista. E’ stato pure direttore del Daily Worker e autore di ‘Revolutionary Tracings’. Prefazione di Engels ad edizione inglese del Capitale: “”A passage that Engels wrote some 103 years ago in the preface to the English edition of ‘Capital’ reads as a preview of economic scene today. This lamp which he lit a century ago casts light on an aspect of our contemporary economic reality. He wrote: “”The time is rapidly approaching when a thorough examination of England [“”the USA’s””- J.J.] economic position will impose itself as an irresistible national necessity. The working of the industrial system of this country, impossible without a constant and rapid extension of production, and therefore of markets, is coming to a dead stop…. while the productive power increases in a geometric ratio, the extension of markets proceeds at best in an arithmetic ratio. The decennial cycle of stagnation, prosperity, over-production and crisis, ever recurrent…. seems indeed to have run its course; but only to land us is the slough of despond of a permanent and chronic depression. The sighed-for period of prosperity will not come; as often as we seem to perceive its heralding symptoms, so often do they again vanish into air. Meanwhile, each succeeding winter brings up afresh the great question, “”what to do with the unemployed””; but while ‘the number of the unemployed keeps swelling from year to year’, there is ‘nobody to answer that question’; and we can also calculate the moment when the unemployed, losing patience, will take their own fate into their own hands. Surely, at such a moment the voice of Marx ought to be heard.”” [F. Engels] (pag 13-14) [in James E. Jackson, Karl Marx and the United States, 1983]”,”MADS-542″ “JACKSON George D. jr”,”Comintern and Peasant in East Europe, 1919-1930.”,”JACKSON George D. jr ha ricevuto il Ph.D. dalla Columbia nel 1961. Dal 1958 ha insegnato storia moderna europea e russa alla Hofstra University. “”By 1928, however, with the increasing shift to the left, the very survival of the Krestintern became an issue. Even Trotsky, far away in Alma-Ata, called for a housecleaning. “”The Sixth Comintern Congress must seriously review the work of the Peasant’s “”International”” from the standpoint of proletarian internationalism. It is high time to draw a Marxian balance to this long drawn-out experiment. In one form or another the balance must be included in the program of the Comintern. The present draft does not breathe a single syllable either about the “”millions”” in the Peasants’ International, or for the matter, about its very existence”” (Trotsky, The Third International after Lenin). Trotsky’s hopes were fullfilled. Bukharin was frank about the Krestintern’s defects, but blamed the Comintern. (…)””. (pag 134)”,”INTT-259″ “JACKSON George DEVLIN Robert a cura, contributi di Harvey ASHER George BRINKLEY Paul E. BURNS Richard DEBO Robert SERVICE e altri”,”Dictionary of the Russian Revolution.”,”George Jackson, Editor-in Chief, is Professor of History at Hofstra University. He is the author of Comintern and Peasant in East Europe, 1919-30 and of articles on numerous topics in East European and Russian history. Robert Devlin, Assistant Editor, is Associate Professor at Adelphi University. Preface, Acknowledgments, Contributors, Maps, Appendix, Census Statistics, Name Index, Subject Index,”,”RIRO-149-FL” “JACKSON Robert”,”At War With The Bolsheviks.”,”Robert Jackson is a well-known specialist and military studies. He speaks five languages including Russian. He is an active pilot, and a Squadron Leader in the R.A.F. Volunteer reserve. Introduction, Maps, Acknowledgements, Notes and References, Foto, Bibliography, Index,”,”RIRO-176-FL” “JACKSON Donna R.”,”Jimmy Carter and the Horn of Africa. Cold War Policy in Ethiopia and Somalia.”,”Donna R. Jackson è membro ricercatore al Wolfson College in Cambridge. Vive a Norwich, Inghilterra.”,”USAP-087″ “JACKSON W.G.F.”,”La battaglia d’Italia.”,”””I primi mesi del 1944 videro costosi errori di calcolo da ambo le parti. Il pensiero strategico e i risultati tattici riecheggiavano gli avvenimenti degli anni 1916 e 1967. Le stesse idee che avevano condotto Von Falkenhayn a Verdun, e Haig alla Somme e Paschendaele, condussero i comandi alleati e tedeschi del settore italiano ad Anzio e Cassino. Obiettivo degli alleati era di attirare forze tedesche, e quello dei tedeschi di dare agli alleati una lezione tale da costringerli a rinunziare all’operazione «Overlord», o almeno a rimandarla di molti mesi. Gli alleati sbagliarono nel valutare gli effetti che gil sbarchi di Anzio averbbero avuto sull’Alto Comando tedesco. Essi speravano di costringere i tedeschi a ritirarsi precipitosamente dalla linea Gustav per la quale avevano prodigato tante energie e che stava congelandosi soddisfacentemente in una posizione inespugnabile sotto la pressione degli attacchi della Quinta Armata. I tedeschi, dal canto loro, videro negli sbarchi di Anzio un’occasione mandata loro dal cielo per conquistare proprio quel genere di vittoria che avrebbe maggiormente danneggiato il morale degli anglo-americani: l’annientamento di una forza anfibia. Essi non erano riusciti ad annientare le forze sbarcate in Sicilia e a Salerno perché, a loro criterio, erano stati abbandonati dagli italiani. Adesso erano esenti dalla necessità di preoccuparsi della suscettibilità degli italiani e potevano affrontare gli sbarchi alleati con una spietatezza che avrebbe dimostrato in modo definitivo quanto sarebbe stato rischioso lanciare un’operazione verso la Manica. Nel corso degli avvenimenti, i ruoli di Anzio e Cassino furono invertiti. Da parte alleata, Cassino divenne il soccorritore di Anzio, invece di essere Anzio a contribuire a creare le condizioni per uno sfondamento a Cassino. Da parte tedesca, la sconfitta di Anzio al posto di una vittoria decisiva, minò il morale dei tedeschi, e condusse a una debilitazione delle loro forze e del loro morale, che la vittoria di Cassino non riuscì a controbilanciare”” (pag 213-214) Il maggiore generale W.G.F. Jackson, OBE, MC, frequentò a Shrewsbury la Royal Military Academy e il King’s College a Cambridge. Entrato nel Royal Engineers nel 1937, prese parte, all’inizio della guerra alla campagna di Norvegia. Ferito in Tunisia nel 1942, raggiunse il Quartier Generrale di Eisenhower ad Algeri durante la fase di preparazione del piano di invasione della Sicilia. Rientrato alla propria divisione per le battaglie d’inverno sul Garigliano e davanti a Cassino (…) ferito una seconda volta a Firenze rimase presso il Quartier Genrale di Alexander, fino alla fine del 1944. Quando la guerra finì in Europa venne assegnato al comando della 14a armata in Estremo Oriente. In seguito divenne Deputy Director of Army Staff Duties al Ministero della Difesa e membro dell’Imperial Defence College, direttore dell’Unison Planning Staff.”,”QMIS-280″ “JACKSON W.G.F., generale”,”La battaglia d’Italia.”,”Cartina n. 44: il primo piano di Alexander per sfondare la Linea Gotica (pag 319) “”La conclusione è che la Campagna d’Italia assolse la sua missione strategica. Tabella. Nei momenti critici della Campagna, la relativa forza delle divisioni fu: – Avanzata sul Volturno Alleate (19) Tedesche (19) – Battaglie autunnali per la linea Berhardt Alleate (11) Tedesche (18) – Battaglie invernali per la linea Gustav Alleate (21) Tedesche (23) – Offensiva “”Diadem”” Alleate (25) Tedesche (24) – Caduta di Roma e sbarchi in Normandia Alleate (25) Tedesche (26) – Battaglie autunnali per la linea Gotica Alleate (20) Tedesche (26) – Offensiva finale Alleate (17) Tedesche (21) Nel momento in cui ebbero inizio in Normandia gli sbarchi delle truppe di Eisenhower il numero delle divisioni tedesche attirate in Italia aveva raggiunto la cifra record di 26, che fu mantenuta durante tutti i mesi estivi del 1944, quando la fase statica avrebbe potuto così facilmente ingolfare lo sforzo principale alleato nell’Europa nord-occidentale.”” (pag 402)”,”QMIS-037-FGB” “JACKSON T.A.”,”Ireland Her Own. An Outline History of the Irish Struggle for National Freedom and Independence.”,”T.A. Jackson was born in London in 1879 and served an apprenticeship as a printer; a prolific writer for the left-wing press, he wrote a number of books, including a study of Charles Dickens.”,”IRLx-003-FL” “JACOB Mathilde”,”Rosa Luxemburg. An Intimate Portrait.”,”Mathilde JACOB fu per Rosa LUXEMBURG la figura principale durante gli anni di carcere. Essa organizzava le comunicazioni clandestine di Rosa verso l’ esterno, e sempre Mathilde svolgeva un lavoro chiave illegale nel gruppo Spartaco. Scoppiata la rivoluzione nel 1918 cercò senza successo di proteggere la LUXEMBURG nei tragici eventi che portarono alla sua morte. Le memorie della JACOB furono mandate all’ estero per salvarle quando lei cadde vittima del nazismo. La versione originale tedesca è stata solo di recente pubblicata. La JACOB traccia un ritatto vivido sia di Rosa L. che di lei stessa e del gruppo di amici Karl LIEBKNECHT, Leo JOGICHES, Clara ZETKIN e Paul LEVI che con lei facevano parte della leadership della lega spartaco. La presente traduzione è di Hans FERNBACH che conobbe Mathilde JACOB come amica di famiglia a Berlino. L’ introduzione è di David FERNBACH curatore di un’ edizione degli scritti politici di Marx. “”La stretta cooperazione tra Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg cominciò, come già detto, con lo scoppio della guerra. Senza mostrare chiaramente quale era il mio timore, mi auguravo che Karl Liebknecht fosse meno inseparabile da Rosa Luxemburg, ma vidi che i miei desideri erano vani. L’ importanza politica di Karl Liebknecht, perciò, crebbe oltre lui. Il suo nome divenne inseparabile da quello di Rosa Luxemburg che dava a lui una statura intellettuale. I suoi interventi politici divennero via via coraggiosi e intrepidi. Spesso le sue azioni erano temerarie, e non senza vanità. Se Franz Mehring o Rosa Luxemburg lo pregavano ripetutamente da astenersi da questa o quella azione egli di solito replicava che non avremmo dovuto preoccuparci riguardo a lui, la sua immunità come membro del parlamento lo avrebbe protetto dall’ arresto. Occasionalmente parlavo con Rosa Luxemburg criticamente di Karl Liebknecht, e lei replicava: “”Non compararlo a Leo Jogiches, come fai sempre. Confrontalo con il compagno tedesco e tu vedrai come stia molto al di sopra. Inoltre, tu dovresti leggere bene Lassalle. Potresti imparare molto da ciò; anche lui era presuntuoso””. Lei stessa conosceva il suo Lassalle e lo amava.”” (pag 40)”,”LUXS-018″ “JACOB Margaret C.”,”Il significato culturale della rivoluzione scientifica.”,”JACOB Margaret C. insegna presso la City University of New York. E’ autrice di vari studi sull’ origine del pensiero scientifico dell’ Europa moderna. Tra questi: ‘The Newtonians and the English Revolution’ (tradotto in Italia). “”La versione di gran lunga più raffinata dello scetticismo fu opera di un francese laico e consigliere del re della seconda metà del secolo XVI, Michel de Montaigne. Nel corso delle guerre di religione in Francia nel decennio 1570, Montaigne perse ogni fiducia nella ragione umana, nella sua capacità di conoscere alcunché con certezza. Definì la ragione, con un pessimismo rovinoso, “”un’ arma spuntata””, proponendosi in questo modo di “”infrangere e calpestare sotto i piedi l’ arroganza e la superbia umane””. Prese atto della controversia intorno a Copernico, e nelle opinioni contraddittorie espresse dalla nuova scienza, ravvisò una ragione ulteriore per affermare la difficile condizione umana, la futilità della ricerca della stessa verità. Montaigne diede voce a una profonda crisi intellettuale, provocato in larga parte dalla Riforma ma anche dalla nuova scienza. La risposta a questo scetticismo si sarebbe tradotta nella prima sintesi intellettuale del pensiero moderno fondata appieno e in prima istanza sulla capacità dell’ individuo di conoscere la natura sul piano matematico e sperimentale, e perciò sulla convinzione che vi fosse possibile controllarla. Entrambi questi assunti stanno a fondamento della filosofia di René Descartes: uno dei più solidi adeguamenti ideologici del sapere scientifico nell’ Europa preindustriale.”” (pag 45)”,”SCIx-237″ “JACOB Margaret C.”,”I newtoniani e la rivoluzione inglese, 1689-1720.”,”Margaret J. Jacob, laureata alla Cornell University è professore associato di storia al Baruch College, Università di New York. Per molto tempo la scienza di Newton fu considerata il paradigma di un sapere razionale, fondato su un meccanismo assoluto, nozioni come lo spazio concepito come sensorio di Dio venivano considerate poco più che immagini che non scalfivano la realtà di un universo il cui meccanismo era retto da norme inviolabili. A un certo punto, alla fine del Settecento in quest’universo non ci fu più bisogno neppure dell’ipotesi di Dio e la meccanica razionale divenne il simbolo di un sapere giudicato esemplare…”,”SCIx-009-FGB” “JACOB François”,”Il gioco dei possibili.”,”””Non insegnare a una scimmia ad arrampicarsi sugli alberi”” (Confucio) “”Le teorie passano. La rana resta (Jean Rostand, Appunti di un biologo) François Jacob, Caposervizio all’Istituto Pasteur è stato professore di genetica cellulare al College di Francia. I suoi lavori gli hanno valso insieme a André Lwoff e a Jacques Monod, il premio Nobel per la medicina nel 1965. È autore de ‘Logica del vivente’.”,”SCIx-003-FAP” “JACOB François”,”La logica del vivente. Storia dell’ereditarietà.”,”François Jacob è professore di genetica cellurale al Collège de France. Per i suoi lavori sulla genetica dei batteri e dei virus, sui meccanismi di trasmissione dell’informazione e sulla regolazione cellulare, è stato insignito nel 1965 del premio Nobel per la medicina e la fisiologia, con Jacques Monod.”,”SCIx-005-FMDP” “JACOBELLI Paolo MARCELLONI Maurizio RICOVERI Giovanna TORTORA Fausto”,”Ideologia e territorio. Per una critica della programmazione democratica.”,”Gli autori di questo libro hanno scelto di mettere sotto accusa i pianificatori del territorio, quale che sia la loro collocazione politica, e le loro scienze urbanistice e di pianificazione territoriale.”,”ITAS-088-FL” “JACOBELLI-ISOLDI Angela Maria”,”G.B. Vico. La vita e le opere.”,”La struttura dei corsi e ricorsi (della storia) (pag 356-363) Marx dimostra di aver letto le opere del Vico. Marx che esplicitamente dichiara di aver tratto dal Vico un non indifferente impulso alla comprensione del processo storico delle società umane “”La cultura che durante l’800 appare meno interessata verso la filosofia vichiana è quella tedesca, nonostante che lo Jacobi, il quale aveva studiato la ‘Scienza Nuova’ e il ‘De antiquissima’, avesse fin dall’inizio del secolo richiamata l’attenzione sulle analogie tra il ‘verum factum’ vichiano e la prospettiva kantiana. Poche sparse noterelle di vari autori e lo sdegnoso silenzio di Hegel nonché dei due grandi romanisti Niebuhr e Mommsen, nonostante le profonde analogie fra le loro dottrine e quelle vichiane (…). Miglior fortuna ebbe invece il Vico fra i rappresentanti del materialismo storico. Una indubbia conoscenza del Vico dimostra Marx riferendosi a lui, implicitamente ed esplicitamente, nelle sue opere e nelle sue lettere. Questi riferimenti furono rilevati dal genero di Marx, Paolo Lafargue, che per primo mise in evidenza le analogie e i riferimenti del pensiero marxista con la filosofia vichiana, iniziando così una interpretazione che, dopo aver sonnecchiato per vari decenni, riprenderà verso la metà del novecento”” (pag 438); “”Inseriamo qui anche un accenno alla fortuna di Vico nel marxismo. Nonostante la sollecitazione di Marx che esplicitamente dichiara di aver tratto dal Vico un non indifferente impulso alla comprensione del processo storico delle società umane, gli studiosi marxisti hanno guardato in genere con diffidenza al Vico, come pensatore intimamente legato ad una concezione religiosa e metafisica della storia. Ciononostante è opportuno registrare alcuni tentativi, sia pure assai limitati, di vedere in Vico, con la sua teoria di una storia fatta dagli uomini e che bisogna quindi spiegare in base alle forze umane, l’antesignano della tradizione marxista. In Italia VIco fu più volte ricordato da Antonio Labriola, nei suoi scritti e, con ogni probabilità, anche nelle sue lezioni universitarie (2)”” (pag 463) [Angela Maria Jacobelli Isoldi, ‘G.B. Vico. La vita e le opere’, Cappelli editore, Urbino, 1960] [(2) A. Labriola, ‘Saggi sulla concenzione materialistica della storia’, Roma, 1902; Cfr. anche: B. Croce, ‘Materialismo storico ed economia marxista’, Bari, 1946]”,”BIOx-402″ “JACOBI Friedrich Heinrich”,”La dottrina di Spinoza. Lettere al signo Moses Mendelssohn.”,”””Agli animali noi neghiamo la personalità, perché ad essi neghiamo la conoscenza distinta da cui dipende la coscienza dell’identità. Ma il principio della personalità dev’essere attribuito a ogni individuo dotato di coscienza, cioè a ogni essere vivente”” (pag 196)”,”SPIN-015-FRR” “JACOBS Walter Darnell”,”Frunze: the Soviet Clausewitz, 1885-1925.”,”””Ciò che era necessario, affermava Trotsky, era non una visione fossilizzata della strategia da seguire nelle future guerre ma piuttosto un programma per lo sviluppo e la qualificazione militare dei leaders di un gruppo. Il capo di una squadra, sosteneva, è l’ unità di base della strategia e della tattica, ed è “”il mattone da cui, se esso è ben cotto, qualsiasi edificio può essere costruito””. (pag 72)”,”RIRB-075″ “JACOBS Paul LANDAU Saul”,”The New Radicals. A Report with Documents.”,”Cuando Merda Tiver Valor, Pobre Nasce Sem Cu… Proverbio portoghese JACOBS è consulente di staff per il Center for the Study of Democratic Institutions. Saul LANDAU è un curatore di ‘Studies on the Left’. “”Oggi i nostri giovani amano il lusso. Hanno cattive maniere, disprezzo per l’ autorità, mancanza di rispetto per le persone anziane. I bambini oggi sono tiranni. Contraddicono i loro genitori, inghiottono il loro cibo e tiranneggiano i loro insegnanti””. Socrate (in apertura) “”Ho letto ‘White Collar, Power Elite’ di C. Wright Mills e ‘Causes of World War III’, alcuni di essi per i corsi, altri indipendentemente. Fui molto impressionato ma mi chiesi che ruolo avesse Mills nello scrivere White Collar. Fu egli una vittima della stessa cosa che stava descrivendo? Ma Mills e Floyd Hunter (Community Power Structure) mi aiutarono a comprendere come si stavano muovendo gli Stati Uniti. Ho sempre letto molto. Ho letto religiosamente Weekly di I.F. Stone, e normalmente la ‘New Republic’, ‘Nation’, ‘Studies on the Left’, ‘Liberation’, ‘Progressive’ e ‘Dissent’.”” (pag 178-179, intervista a S.D.S. Staffers)”,”USAS-143″ “JACOBS James B.”,”Mobsters, Unions, and Feds. The Mafia and the American Labor Movement.”,”RICO Racketeer Influenced and Corrupt Organizations Act of 1970 James B. JACOBS studioso di cose legali e sociologo, è Warren E. Burger Professor of Law and Director, Center for Research in Crime and Justice, NYU School of Law. Ha scritto ‘Gotham Unbound: How New York City Was Liberated from the Grip of Organized Crime’, ‘Busting the Bom: United States v. Cosa Nostra’, ‘Corruption and Racketeering in the New York City Construction industry’ (NYU Press). Tabella 6-1. Assassinii associati al ‘Labor Racketeering’ (pag 107) (racket sindacale) “”Le rivelazioni di racket sindacale venute fuori dalle udienze del McClellan Committee presero la forma conclusiva di una legislazione federale.”” (pag 89) “”Perché la base tollerava ogni “”leadership””? La risposta più ovvia è che i molti non organizzati sono alla mercé dei pochi altamente organizzati””. (pag 101)”,”MUSx-202″ “JACOBS Jack”,”Marxism and Anti-Semitism: Kautsky’s Perspective.”,”Il primo scritto rilevante di K. Kautsky sulla questione ebraica risale all’ottobre 1882 sul ‘Der Sozialdemokrat’ (pag 402) Per Kautsky (1885), la posizione che il Partito socialdemocratico dovrebbe assumere nei confronti dell’antisemitismo è chiara: esso “”è reazionario in tutto e per tutto”” “”Just as did Bernstein, Kautsky prophesied, will and must repeat itself, and will ultimately affect not only the Jews, but all those in the propertied classes. Just as did Bernstein, Kautsky warned Engels of the power of the anti-Semites. In a letter to Engels written in 1884, Kautsky told his teacher that «we [Austrian Social Democrats] have difficulty in hindering our own people from fraternizing with the anti-Semites. The anti-Semites are now our most dangerous opponents, more dangerous than in Germany, because they pose as oppositional and democratic, thus comply with the instincts of the workers (9)». The first article by Kautsky on the Jewish question to appear under Kautsky’s name was published in the ‘Oesterreichischer Arbeiter-Kalender für das Jahr’ 1885. Though not many people openly identify themselves as anti-Semites, Kautsky asserted in this piece, nine-tenths of the population of Hungary belong to the anti-Semitic tendency. What, Kautsky asks, are the roots of the anti-Semitic movement? It is, he replies, first and foremost a ruling class, and declining classes. Anti-Semitism is associated with the last of these three groups. However, anti-Semitism does not emerge in all areas in which there are declining classes, but only in those in which Jews “”are still nationally separated from the rest of the population”” (11). Where this is not the case, as in Western Europe, it could not possibly occur to anyone to wage a class struggle against a race. To Kautsky, the position the Social Democratic Party ought to take vis-a-vis anti-Semitism is clear. Though the anti-Semitic movement borrowed socialist slogans, though it thundered against capital, the social democrats must condemn it, for it is “”reactionary through and through”” (12). The anti-Semitic movement is also exploitative. To be sure, the anti-Semites claim to struggle against exploitation. In point of fact, they actually direct their energy primarily against working Jews. “”There is, therefore, nothing more inimical to social democracy than anti-Semitism. (…) Anti-Semitism is not misunderstood socialism, but misunderstood feudalism”” (13). It is not doing the preparatory work for socialism, but is, on the contrary, socialism’s “”most dangerous opponent”” (14). The importance of this article by Kautsky cannot be overstated. For it was the first open attack on the anti-Semitic political movements which could be definitely attributed to a major Marxist theoretician. Bernstein, while certainly in agreement with Kautsky’s position, had not yet published anything on the issue in his own name by 1885. Engels, similarly, had, in ‘Anti-Dühring’, paved the way for the position delineated by Kautsky in this article. However, Engels did not publish a public condemnation of the anti-Semitic political movement until 1890. Not necessarily in theory, but rather in terms of presenting a jointly analysis to the public, Kautsky led the way”” (pag 403-404) [Jack Jacobs, ‘Marxism and Anti-Semitism: Kautsky’s Perspective’ (estratto da ‘www.cambridge.org/core, 2016)] [(9) To Engels, June 23, 1884, in Friedrich Engels ‘Briefwechsel mit Karl Kautsky’, ed by Benedikt Kautsky (Vienna, 1955), p. 125; (10) To Engels, December 22; ibid., p. 159; cf. to Engels, November 26, 1888, ibid., p. 225; (11) C. Kautsky, “”Der Antisemitismus””, in: Oesterreichischer Arbeiter-Kalender für das Jahr 1885 (Brünn), p. 100; (12) Ibid., p. 101; (13) Ibid., pp. 102-03; (14) Ibid., p. 104]”,”KAUS-034″ “JACOBSEN H.A. ROHWE J. a cura; saggi di Hans Adolf JACOBSEN Karl KLEE Karl GUNDELACH Rudolf HOFMANN Jürgen ROHWE Walter WARLIMONT Walter GÖRLITZ Albern NORMAN Hermann GACKENHOLZ Bern ANDERSON Hasso von MANTEUFFEL”,”Le battaglie decisive della 2° guerra mondiale.”,”Saggi di Hans Adolf JACOBSEN Karl KLEE Karl GUNDELACH Rudolf HOFMANN Jürgen ROHWE Walter WARLIMONT Walter GÖRLITZ Albern NORMAN Hermann GACKENHOLZ Bern ANDERSON Hasso von MANTEUFFEL”,”QMIS-062″ “JACOBSEN Hans-Adolf DOLLINGER Hans a cura; edizione italiana a cura di Riccardo POSANI”,”Storia illustrata della seconda guerra mondiale. Volume 1. 1939-40. Le ‘guerre lampo’.”,”Hanno collaborato all’ edizione italiana A. DEGLI ALESSANDRI L. BESCHERUCCI G. MORI N. SALVETTI L. SCHNEIDER. “”Dal diario di Jodl, 20 maggio 1940: ‘Il Führer è fuori di sé dalla gioia. Parla nel modo più lusinghiero dell’ esercito tedesco e dei suoi capi. Si sta occupando del trattato di pace che dovrebbe disporre soltanto la restituzione dei territori tolti al popolo tedesco negli ultimi 400 anni. Le prime trattative dovrebbero avvenire nella foresta di Compiégne come nel 1918. Gli Inglesi potranno avere una pace separata dopo che avranno restitituito le colonie (…)””. (pag 140)”,”QMIS-072″ “JACOBSEN Hans-Adolf DOLLINGER Hans a cura; edizione italiana a cura di Riccardo POSANI”,”Storia illustrata della seconda guerra mondiale. Volume 2. 1940-41. La guerra contro la Gran Bretagna.”,”Hanno collaborato all’ edizione italiana A. DEGLI ALESSANDRI L. BESCHERUCCI G. MORI N. SALVETTI L SCHNEIDER. Didascalia pag 54: “”l’ evacuazione dei bambini britannici verso il Canada e gli Stati Uniti venne arrestata il 2 ottobre 1940, dopo che un U-Boot tedesco ebbe affondato un piroscafo da trasporto che recava a bordo 79 bambini.”” Didascalia pag 192: “”Solo nel luglio 1942 Hitler riceve il Presidente del consiglio irakeno Rascid Ali el- Galiani, per una conversazione circa la situazione del Vicino Oriente. Nella ‘Direttiva n. 30′ Hitler ordinava i provvedimenti per l’ appoggio del Movimento arabo di liberazione, contro l’ Inghilterra””.”,”QMIS-073″ “JACOBSEN Hans-Adolf DOLLINGER Hans a cura; edizione italiana a cura di Riccardo POSANI”,”Storia illustrata della seconda guerra mondiale. Volume 3. 1941. L’ operazione “”Barbarossa””.”,”Hanno collaborato all’ edizione italiana A. DEGLI ALESSANDRI L. BECHERUCCI G. MORI N. SALVETTI L. SCHNEIDER. Trattato neutralità russo-nipponico, 13 aprile 1941 (pag 20) Trattato di amicizia turco-germanico, 18 giugno 1941 (pag 29) Dagli appunti del generale Halder: Sottovalutazione della Russia (pag 82) “”In generale diviene sempre più evidente che il colosso Russia, che si è preparato alla guerra con tutte le possibilità di azione proprie degli stati totalitari, è stato da noi sottovalutato. Questa affermazione va estesa all’ organizzazione in genere, e a quella dell’ economia e a quella dei trasporti ed in particolare alla preparazione militare. All’ inizio della guerra abbiamo calcolato di aver di fronte circa 200 divisioni. Ora ne abbiamo già potute contare 360.”” (pag 82, 11.8.1941)”,”QMIS-074″ “JACOBSEN Hans-Adolf DOLLINGER Hans a cura; edizione italiana a cura di Riccardo POSANI”,”Storia illustrata della seconda guerra mondiale. Volume 4. 1941/42. Guerra su tutto il globo.”,”Hanno collaborato all’ edizione italiana A. DEGLI ALESSANDRI L. BECHERUCCI G. MORI N. SALVETTI L. SCHNEIDER. Dichiarazione delle Nazioni Unite. Riconoscimento della Carta Atlantica del 1° gennaio 1942. Dichiarazione comune sottoscritta da USA, UK, URSS, Cina, Australia, Canada, India, Nuova Zelanda e altri Stati minori. Alla dichiarazione delle NU, hanno poi aderito tra gli altri le seguenti potenze: Messico, Filippine, Irak, Brasile Iran, Turchia, Egitto, Arabia Saudita, e altri latino-americani. (pag 43)”,”QMIS-089″ “JACOBSEN Hans-Adolf DOLLINGER Hans a cura; edizione italiana a cura di Riccardo POSANI”,”Storia illustrata della seconda guerra mondiale. Volume 5. 1942-1943. La svolta della guerra.”,”Hanno collaborato all’ edizione italiana A. DEGLI ALESSANDRI L. BECHERUCCI G. MORI N. SALVETTI L. SCHNEIDER. “”Volevo arrivare al Volga, e in un posto preciso, in una precisa città. Questa per caso porta il nome stesso di Stalin. Dunque non pensate che ci sia andato per questo motivo – potrebbe anche avere un nome diverso, bensì perché quello è un punto particolarmente importante. Infatti là si può interrompere una produzione di trenta milioni di tonnellate. Di cui quasi nove milioni di tonnellate di petrolio. Là affluiva tutto il frumento delle vaste pianure dell’ Ucraina e del Kuban insieme, per esser poi trasportato verso il Nord. Là è stato estratto il minerale di manganese; quello era una gigantesca fiera. La volevo, e – sapete- noi siamo modesti, l’ abbiamo infatti presa! (…) Naturalmente, quando non va più allora ci si uniforma di colpo alle nuove circostanze e si dice: è stato un errore per i Tedeschi andare a Kirkenes o a Narvik. Adesso per esempio a Stalingrado. Ma bisogna aspettare per giudicare se questo era un errore strategico. Notiamo già da moltissimi indizi se era un errore occupare l’ Ucraina, predere possesso della regione mineraria di Krovi Rog e impadronirci del minerale di manganese. Se veramente era un errore occupare completamente l’ area del Kuban, probabilmente il più grande granaio del mondo? Se era anche un errore distruggere o occupare ben i 4/5 o i 5/6 di tutte le raffinerie, impadronirsi in una sola volta di una produzione di 9-10 milioni di tonnellate di petrolio, oppure sospenderne l’ attività, o aver impedito l’ ulteriore trasporto di forse 7, 8 o 9 milioni di tonnellate sul Volga. Veramente non so se tutto questo risultò un errore. (…)”” (pag 93, discorso di Hitler, 8 novembre 1942)”,”QMIS-076″ “JACOBSEN Hans-Adolf DOLLINGER Hans a cura; edizione italiana a cura di Riccardo POSANI”,”Storia illustrata della seconda guerra mondiale. Volume 6. 1943. L’ assalto alla ‘fortezza Europa’.”,”Hanno collaborato all’ edizione italiana A. DEGLI ALESSANDRI L. BECHERUCCI G. MORI N. SALVETTI L. SCHNEIDER. “”Al posto dell’ emigrazione è ora subentrata, come ulteriore possibilità di soluzione, previo autorizzazione, l’ evacuazione dei Giudei verso i territori dell’ est. Queste azioni sono tuttavia da considerare soltanto come eludenti, tuttavia qui verranno già raccolte le esperienze pratiche relative, che sono di importante significato in vista della prossima soluzione finale del problema ebraico. Nel quadro della soluzione finale del problema ebraico europeo, sono da prendere in considerazione circa 11 milioni di Giudei (…). L’ influsso dei giudei su tutti i campi nell ‘ URSS è noto. Nel territorio europeo vivono circa 5 milioni di Giudei, in quello asiatico appena mezzo milione. La ripartizione per professione degli Ebrei residenti nel territorio europeo dell’ URSS era all’ incirca la seguente: Nell’ agricoltura 9.1% Come operai nelle città 14.8% Nel commercio 20.0% Impiegati come lavoratori delo Stato 23.4% Professioni private, medicina, stampa, teatro ecc. 32.7%. Sotto una guida appropriata gli Ebrei nel quadro della soluzione finale dovranno essere opportunamente adibiti al lavoro nell’ est. In grandi colonne di lavoratori, previa separazione dei sessi, i Giudei idonei al lavoro verranno condotti alla costruzione delle strade, in cui senza dubbio una gran parte cadrà per naturale diminuzione. Il possibile quantitativo rimanente, trattandosi senza dubbio della parte più resistente, dovrà essere trattato opportunamente, dato che costoro, rappresentando una selezione naturale, se lasciati liberi è da attendersi che costituirebbero il nucleo di una nuova ricostruzione giudaica (vedasi l’ esperienza della storia). Nel quadro della pratica esecuzione della soluzione finale l’ Europa verrà rastrellata da occidente verso oriente. (…)””. (pag 125-126, La “”Conferenza di Wannsee””, 20 gennaio 1942)”,”QMIS-077″ “JACOBSEN Hans-Adolf DOLLINGER Hans a cura; edizione italiana a cura di Riccardo POSANI”,”Storia illustrata della seconda guerra mondiale. Volume 7. 1943-44, battaglie su tutti i fronti.”,”Hanno collaborato all’ edizione italiana A. DEGLI ALESSANDRI L. BECHERUCCI G. MORI N. SALVETTI L. SCHNEIDER. “”Il maresciallo Stalin disse che dovendo dividere la Germania, la si sarebbe dovuta dividere con giudizio, cioè la questione non sarebbe stata se dividerla in cinque o in sei stati e due aree; così come aveva proposto il Presidente. Preferiva il progetto del Presidente a quello di Mr. Churchill. Riteneva che riunire aree della Germania in grandi federazioni avrebbe solo creato le premesse per la formazione di una nuova grande nazione. Continuò dicendo che non vi era poi gran differenza fra i tedeschi: tutti i soldati tedeschi combattevano come diavoli, l’ unica eccezione era formata dagli austriaci. Disse poi che si sarebbe dovuto uccidere in massa gli ufficiali e gli stati maggiori prussiani, ma che per quel che si riferiva alla popolazione poca era la differenza fra una parte e l’ altra della Germania. Disse ancora di opporsi a una idea di federazione, difficilmente di lunga durata in una simile area; essa avrebbe inoltre dato ad elementi tedeschi, la possibilità di impadronirsi del potere.”” (pag 52, dal protocollo della seduta finale, Conferenza di Teheran, 1° dicembre 1943)”,”QMIS-078″ “JACOBSEN Hans-Adolf DOLLINGER Hans a cura; edizione italiana a cura di Riccardo POSANI”,”Storia illustrata della seconda guerra mondiale. Volume 8. 1944. L’ invasione.”,”Hanno collaborato all’ edizione italiana A. DEGLI ALESSANDRI L. BECHERUCCI G. MORI N. SALVETTI L. SCHNEIDER. “”La “”Lotta nel maquis”” (brughiera, boscaglia) fu la prosecuzione organica dell’ attività partigiana; ma non dappertutto esistevano i presupposti necessari (terreno montuoso e ricoperto di boscaglia difficilmente penetrabile). Così per esempio in Danimarca, in Olanda o anche in Francia settentrionale non è esistito un maquis. L’ esistenza e l’ efficacia di questi nidi di resistenza dipendeva da una serie di circostanze; erano soprattutto dipendenti dalla collaborazione della popolazione (“”I partigiani nel paese vivono come i pesci nel fiume. Il fiume può vivere senza pesci, ma i pesci?””: proverbio cinese). (pag 123-124, Henri Michel) “”Nell’ URSS sembra che siano esistiti 1.500.000 partigiani, i quali avrebbero ucciso 300.000 tedeschi, e fatto deragliare 300 treni. Nel settembre 1943 i partigiani jugoslavi hanno mantenuto occupato un territorio, da loro stessi liberato, grande come la Svizzera””. (pag 124, Henri Michel)”,”QMIS-079″ “JACOBSEN Hans-Adolf DOLLINGER Hans a cura; edizione italiana a cura di Riccardo POSANI”,”Storia illustrata della seconda guerra mondiale. Volume 9. 1945. La conquista della Germania.”,”Hanno collaborato all’ edizione italiana A. DEGLI ALESSANDRI L. BECHERUCCI G. MORI N. SALVETTI L. SCHNEIDER. “”Il 25 marzo alla 87° divisione riuscì di oltrepassare il Reno; e ciò in contrasto con tutte le concezioni fondate su riflessioni storiche, secondo le quali il Reno era invincibile fra Bingen e Coblenza; all’alba già due reggimenti si trovavano dall’ altra parte del fiume. Anche qui avevamo applicato con successo la nostra tesi, secondo la quale la posizione più inverosimile è sempre stata più debolmente difesa…””. (pag 119, da una lettera del generale George S. Patton, marzo e aprile 1945)”,”QMIS-080″ “JACOBSEN Hans-Adolf DOLLINGER Hans a cura; edizione italiana a cura di Riccardo POSANI”,”Storia illustrata della seconda guerra mondiale. Volume 10. 1945. La fine.”,”Hanno collaborato all’ edizione italiana A. DEGLI ALESSANDRI L. BECHERUCCI G. MORI N. SALVETTI L. SCHNEIDER. “”Forse ancor prima della fine della guerra, su un’ isola del Baltico sarebbe stato eseguito un esperimento analogo, se la ricerca nucleare tedesca avesse avuto i mezzi sufficienti. Ma anche se la scienza tedesca fosse stata già abbastanza progredita quanto risulta dall’ esperimento di Alamogordo, tuttavia l’ impiego per mezzo dei missili V2 che di per sé erano adatti allo scopo, non sarebbe stato ancora, di gran lunga possibile. Le ragioni sono parecchie, giacché anche in America l’ ultimo passo fu il più difficile. (…) D’altra parte nell’ agosto 1945 gli Americani non possedevano più di tre, quattro o tutt’al più cinque bombe, dato che assai poco materiale fissionabile era a disposizione. Si sostenne che dopo Nagasaki nessun’altra bomba fosse pronta. La minaccia di distruggere una città giapponese dopo l’ altra avrebbe avuto successo, quindi, soltanto “”per motivi psicologici”” (…)””. (pag 116)”,”QMIS-081″ “JACOBSON Louise”,”Dal liceo ad Auschwitz. Lettere di Louise Jacobson.”,”‘In memoria delle allieve del liceo del Cours de Vincennes (Hélène Boucher) arrestate dalla polizia di Vichy e dai nazisti, deportate e assassinate ad Auschwitz’ (in apertura) Louise Jacobson aveva 17 anni, fu deportata da Parigi assieme alla madre Olga Jacobson. Vennero assassinate ad Auschwitz nel 1943.”,”EBRx-040″ “JACOBSON Jon”,”When the Soviet Union Entered World Politics.”,”Jon Jacobson is Professor of History at the University of California, Irvine. List of Maps, Acknowledgments, Introduction, Conclusion, Notes, Glossary, Bibliography, Index,”,”RUST-084-FL” “JACOBY Russell”,”Dialectic of Defeat. Contours of Western Marxism.”,”JACOBY Russell “”Engels illustrates and indexes two divergent traditions of Marxism, which in turn rest on contrasting interpretations of Hegel”” (pag 52)”,”TEOC-740″ “JACOBY Sanford M. a cura; scritti di Christopher L. ERICKSON Jeffrey A. FRIEDEN Miriam GOLDEN Sanford M. JACOBY Sarosh C. KURUVILLA Peter LANGE Ruth MILKMAN Daniel J.B. MITCHELL Kenneth L. SOKOLOFF Michael STORPER George TSEBELIS Michael WALLERSTEIN”,”The Workers of Nations. Industrial Relations in a Global Economy.”,”Sanford M. Jacoby è Professore di Storia e Management alla University of California, Los Angeles. E’ autore di ‘Employing Bureaucracy: Unions, Managers and the Transformation of Work in American Industry’ (1985). Scritti di Christopher L. ERICKSON Jeffrey A. FRIEDEN Miriam GOLDEN Sanford M. JACOBY Sarosh C. KURUVILLA Peter LANGE Ruth MILKMAN Daniel J.B. MITCHELL Kenneth L. SOKOLOFF Michael STORPER George TSEBELIS Michael WALLERSTEIN”,”SIND-184″ “JACOMETTI Alberto”,”Ventotene.”,”Alberto Jacometti è nato nel Basso Novarese nel 1092. Iscritto al Partito socialista dal 1924, ha svolto una continua attività politica. Espatriato nel 1926 visse a lungo in Francia e in Belgio, fu al confino dal ’41 al ’43 e poi partigiano in Piemonte.L Dopo la liberazione, nel 1948-49 fu segretario del PSI, deputato, e presidente dell’ARCI. Ha pubblicato molti romanzi”,”ITAR-003-FMB” “JACOMUZZI Stefano, coordinamento generale”,”Dizionario dei capolavori. Volume primo. A-F.”,” La disfatta (La débacle) romanzo di Emile Zola (1840-1902) sulle vicende della guerra franco-prussiana e della Comune di Parigi del 1871. Pubblicato a Parigi nel 1892. (pag 466) Altro lavoro letterario sulla Comune di Parigi: Grieg, Johan Nordahl. – Scrittore norvegese (Bergen 1902 – Berlino 1943). Dopo lunghi viaggi compiuti in Europa, in Cina, in Russia, fondò nel 1930 il giornale comunista Vejen frem, del quale nel 1937 fu corrispondente dalla Spagna. Durante la seconda guerra mondiale militò nella resistenza norvegese e morì partecipando a un’incursione aerea britannica su Berlino. Esordì con una raccolta di liriche, Rundt Kap det gode Haab (“”Intorno al Capo di Buona Speranza””, 1922), ispirata a un’esperienza giovanile d’imbarco come mozzo. Influì sulla vita culturale del suo paese soprattutto con i drammi, concepiti come arma di lotta, che ruppero con la tradizione naturalista rifacendosi dapprima all’espressionismo (Barabbas, 1927), e poi alle tecniche teatrali e cinematografiche delle avanguardie sovietiche (Vår aere og vår magt “”Il nostro onore e la nostra gloria””, 1935; Nederlaget “”La disfatta””, 1937, che ha ispirato Brecht per Die Tage der Commune). Oltre ai romanzi Skibet gaar videre (“”La nave prosegue””, 1924) e Ung maa verden ånnu våre (“”Il mondo sarà ancora giovane””, 1938) ricordiamo le raccolte postume Friheten (“”La libertà””, 1945), Når krigen år forbi (“”Quando la guerra sarà passata””, 1946) e Håbet (“”La speranza””, 1946).”,”REFx-137″ “JACOMUZZI Stefano, coordinamento generale”,”Dizionario dei capolavori. Volume terzo. Q-Z.”,”””Un uomo per tutte le stagioni, (‘A Man for All Season’, Dramma di Robert Bolt, 1924. Il dramma ebbe una prima versione radiofonica nel 1954, fu presentato in teatro – il Globe di Londra – l’1-VII-1960, e venne pubbliacato nella stessa città lo stesso anno. L’opera, che tenta di fornire una risposta sia al mondo irrazionale e privo di significato dei contemporanei scrittori del ‘Teatro dell’Assurdo’ sia al determinismo dei Realisti sociali, presenta in uno stile epico brechtiano la drammatica scelta di Thomas More, uomo di stato ed erudito del XVI secolo, «un uomo che amava la vita ma trovò qualcosa senza la quale non valeva la pena di viverla». La rappresentazione si apre sulla casa di Thomas More, con l’Uomo Comune che prepara la scena e, vestitosi poi da servitore, presenta i vari personaggi alla loro entrata: Rich, un giovane ambizioso senza principi morali, il Duca di Norfolk, amico di More, Lady Alice, moglie dello statista, Margaret, la loro bella e colta figlia. La curva della carriera di More è ancora in salita, l’uomo ama la vita, il successo, la società, ha l’amicizia del re, Enrico VIII, ed è destinato ad adattarsi agli avvenimenti come deve fare una persona pubblica per sopravvivere. Quando il cardinale Wolsey, caduto in disgrazia, muore, More gli succede come Lord Cancelliere, ma sebbene cerchi di conservarsi la benevolenza di Enrico, la coscienza gli impedisce di dare l’approvazione al divorzio di questi da Caterina d’Aragona, che non gli ha dato un figlio maschio. Come Lord Cancelliere More conosce le azioni del re, accetta il compromesso, accetta persino l’Atto di Supremazia che dichiara Enrico Capo Supremo della Chiesa in Inghilterra, riparandosi dietro la frase «per quel che la Legge di Dio permette», ma quando il re rompe con Roma ed i vescovi si sottomettono, egli lascia la sua carica e si ritira dalla vita pubblica, sperando di salvarsi con il silenzio. La sua posizione si fa tuttavia sempre più pericolosa, e viene in seguito imprigionato. Avendo ancora una volta rifiutato, nonostante le suppliche della famiglia, di giurare l’Atto di Successione, in cui si nega la validità del matrimonio di Enrico con Caterina, More viene processato, e, tradito da Rich, che ha ricevuto il titolo di Procuratore Generale per il Galles in ricompensa per la sua falsa testimonianza, viene giudicato colpevole di alto tradimento e decapitato. Il boia è l’Uomo Comune stesso, che ha commentato causticamente le varie fasi del dramma, citando testi di storia del XX secolo, e recitato varie parti minori’ [Elisabetta Sicherle Valentino, ‘Un uomo per tutte le stagioni’ (A Man for All Season) Dramma di Robert Bolt (1924). Il dramma ebbe una prima versione radiofonica nel 1954, fu presentato in teatro – il Globe di Londra – l’1-VII-1960, e venne pubblicato nella stessa città lo stesso anno] (pag 1777)”,”REFx-139″ “JACOPINI Renato”,”Canta il gallo.”,”Renato JACOPINI è nato nel 1904 a La Spezia da famiglia contadina. Giovane, divenne militante del partito repubblicano, a 17 anni negli Arditi del Popolo partecipa alla difesa di Sarzana, luglio 1921, contro lo squadrismo. Dopo essere entrato a lavorare in banca, e poi come impiegato nell’ Amministrazione militare, nel 1936 aderì al Partito Comunista clandestino. Arrestato nel 1937 dall’ OVRA viene rilasciato. Nel 1940 è richiamato alle armi, dopo l’ 8 settembre è prima organizzatore di bande partigiane e poi comandante di formazione. Nel 46-47 verrà eletto segretario della commissione interna dell’ Arsenale della Marina Militare con 12 mila operai. Il mito della “”superiorità del tedesco””. (capitolo, pag 26) “”Quando il nemico viene a cercarci, non perdere la calma, controllare le sue forze e le sue direttive d’ attacco e, se è il caso, sferrargli un colpo; poi, indipendentemente dai risultati dello scontro, lasciare la base attaccata e ritirarsi in quella di riserva preventivamente preparata””. (pag 27) “”Astuzia e audacia sono armi della guerriglia delle quali anche il nemico si valse, impiegando tra l’ altro larghi mezzi di corruzione””. (pag 28)”,”ITAR-058″ “JACOVIELLO Michele”,”Storia e storiografia. Dall’antichità classica all’ età moderna.”,”Il concetto di storia, la storiografia greca classica ed ellenistica, la storiografia romana, cristiano-medievale, umanistica, del Rinascimento, del Seicento, Settecento e primo Ottocento. L’A è docente di Storia Moderna presso la Facoltà di lettere e filosofia dell’Istituto Orientale di Napoli (Dipartimento di Scienze sociali). E’ autore di numerosi saggi e pubblicato volumi tra cui: ‘Venezia e Napoli nel Quattrocento. Rapporti tra i due Stati e altri saggi’, LIGUORI, 1992.”,”STOx-014″ “JACOVIELLO Alberto”,”La coesistenza difficile. Otto anni di viaggi attraverso la diplomazia dell’ Est e dell’ Ovest. URSS, USA, Cina, Gran Bretagna Cuba Libano Congo India Jugoslavia Egitto Libia Giappone Germania Birmania.”,”Incidente di Quemoy. “”Ipotesi non sempre attendibili si faranno anche circa il significato dell’ improvviso viaggio di Krusciov a Pechino tra le fine del luglio e i primi di agosto. Alcuni attribuiranno ad una presunta pressione cinese l’ abbandono, da parte sovietica, dell’ idea della conferenza al vertice. In realtà la semplice successione dei fatti dimostra la completa infondatezza di tale tesi: la possibilità di una conferenza al vertice, infatti, era naufragata ancor prima che il leader sovietico mettesse piede sul territorio cinese. Altri, e forse con maggior aderenza alla realtà, collegheranno invece il viaggio alla iniziativa militare di Pechino nello stretto di Formosa. Non passeranno infatti tre settimane dalla visita di Krusciov che il governo cinese, dopo una ripresa massiccia dei bombardamenti sulle isole costiere, includerà Quemoy nelle sue acque territoriali. Tibor Mende scriverà alcuni anni dopo che questa iniziativa cinese costituì una sorta di assaggio del grado di efficacia della protezione atomica sovietica. I cinesi, in altri termini, avrebbero tentato, sempre secondo Tibor Mende, di sperimentare fino a qual punto gli americani fossero disposti a cedere pur di evitare la guerra atomica con l’ URSS e fino a qual punto, d’altra parte, l’ Unione Sovietica fosse disposta a sostenere l’ iniziativa militare di Pechino. A voler dar credito a questa ipotesi, la cronaca delle giornate di Quemoy è di grande interesse. All’ azione del governo cinese, Washington risponde in un modo assai netto: Foster Dulles annuncia infatti che Eisenhower impiegherà la forza se riterrà Quemoy necessaria alla difesa di Formosa. Da parte sovietica si replica che se la Cina verrà attaccata, l’ URSS reagirà come se il suo stesso territorio nazionale fosse attaccato. Lo schieramento politico che si delinea è sfavorevole agli Stati Uniti: la Gran Bretagna scinde le proprie responsabilità, mentre quasi tutti i paesi afro-asiatici prendono posizione a favore della Cina. Ma il governo di Washington non cede di un solo palmo. E Pechino a poco a poco smorza l’ offensiva, che viene spenta del tutto appena gli americani acconsentono a riprendere la trattativa diretta. “”Disprezzare strategicamente l’ avversario, ma tenerne conto tatticamente”” è lo slogan che Mao Tse-Tung conia in questa occasione. Tibor Mende lo commenterà più tardi affermando che “”poiché la prova di forza si era risolta a suo svantaggio sul terreno militare, la Cina cominciò a rivedere le sue tesi sulla debolezza dell’ Occidente e si impegnò in uno sforzo gigantesco per accrescere i mezzi militari a sua disposizione””. (pag 113-114)”,”RAIx-163″ “JACQUES Jean”,”Luttes sociales et grèves sous l’ Ancien Régime. Vie et mort des corporations.”,”La giornata di lavoro nel Medioevo. “”Il lavoro notturno fu subito abolito , non per ragioni umanitarie, ma per precauzione. Si ci illuminava, nel Medio Evo, con delle torce di resina e delle lampade a olio. I rischi d’ incendio erano grandi nei locali sempre esigui, ove si stipavano grandi quantità di merci. Alcuni statuti si opponevano anche al lavoro di notte perché non permetteva una buona esecuzione dei compiti””. (pag 73)”,”MFRx-254″ “JACQUES François SCHEID John”,”Roma e il suo impero. Istituzioni, economia, religione.”,”François Jacques ha in segnato all’Università di Lille III. Joh Scheid è direttore della V sezione (religione romana) dell’Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi. Ha pubblicato: ‘La religione a Roma’ (2001) Geopolitica e geostrategia: ‘I grandi settori strategici’ (pag 194) (importanza e ruolo strategico e interesse economico delle grandi regioni europee (Britannia, area del Reno, Basso Danubio, Oriente, Africa Il costo dell’esercito. (costi crescenti) “”Le dimensioni dell’esercito furono in gran parte determinate dal loro costo. Le spese militari rappresentavano la voce principale nel budget imperiale (del quale s’ignora l’esatta entità). Ogni valutazione esige cautela e sono plausibili proposte recenti, anche se non sono certe: all’inizio dell’impero l’esercito avrebbe assorbito dal 40 al 60% delle entrate pubbliche (oltre Campbell, 556, pp. 161 sgg, cfr. K. Hopkins, 1023 – ma forse la stima è eccessiva.). Non conosciamo le retribuzioni, che variavano considerevolmente secondo i corpi e il rango. La paga base dei legionari, 900 sesterzi per anno sotto Augusto, passò a 1.200 sesterzi sotto Domiziano e rimase stabile sotto gli Antonini. Settimio Severo l’aumentò (…) Caracalla concesse un ulteriore aumento (…)”” (pag 196-197)”,”STAx-311″ “JACQUIER Charles COURTOIS Stephane”,”Communisme. Revue du Centre d’etude d’histoire et de sociologie du communiste. N° 38-39. Les Kominterniens I.”,”Contiene i saggi: -Charles JACQUIER, ‘Sombres Jours’: Boris Souvarine et l’arrivée d’Hitler au pouvoir -Stephane COURTOIS, La seconde mort de Willi Münzenberg.”,”MGEK-001″ “JACQUIER Charles”,”La gauche française, Boris Souvarine et les procès de Moscou.”,”‘I processi di Mosca funzionano come un rilevatore, nel senso fotografico, dei diversi modi in cui la sinistra francese degli anni Trenta si colloca in rapporto all’Urss, dall’approvazione delirante del PCF alle riserve imbarazzate della SFIO. Per la maggior parte degli intellettuali, i processi stabiliscono nettamente che ha rinunciato alla propria funzione critica e morale, sostituendo la figura del dreyfusardo a quella del compagno di strada. Ma, anche per gli analisti più sprovveduti di illusioni sulla politica di Stalin, la dimensione internazionale dei processi apparirà di colpo al meglio con le rivelazioni di Walter Krivitsky e la caduta in disgrazia di Litvinonv. In rapporto all’opinione generale, la lucidità e la capacità di anticipare gli avvenimenti di Boris Souvarine sono molto notevoli’ (pag 465) Pseudonimo del rivoluzionario e pubblicista B. Lifschitz (Kiev 1895 – Parigi 1984). Dal 1898 a Parigi, nel 1916 aderì al partito socialista e iniziò l’attività di giornalista. Fra i fondatori del Partito comunista francese (PCF), dal 1921 al 1924 fece parte del Presidium del Komintern a Mosca; schieratosi fra il 1924 e il 1929 con Trockij, venne espulso dal PCF nel 1925. Nel 1935 pubblicò la sua opera principale:’Stalin, aperçu historique du bolchevisme’ (trad. it. 1983); dopo la seconda guerra mondiale adottò una posizione di crescente critica dell’esperienza sovietica. (trec)”,”PCFx-003-FGB” “JACQUIN Philippe”,”Storia degli indiani d’America.”,”””I coloni britannici che odiano e temono gli indiani desiderano che il governo di sua maestà sia più severo verso i “”selvaggi””. I coloni non esitano a farsi giustizia da soli.”” (pag 119) Espulsione degli indiani dei territori dell’est all’inizio del XIX secolo (pag 127) “”Non tutti gli indiani sono favorevoli a una resistenza pura e ostinata; alcuni pensano di poter sopravvivere integrandosi e imitando la società bianca. E’ il caso delle “”Cinque tribù civilizzate””, come le chiamano gli americani, insediate nel sud-est della giovane nazione: i Creek, i Cherokee, i Chactaw, i Chichasaw e i Seminole”” (pag 128)”,”USAG-001-FMP” “JACQUIN Philippe”,”Storia degli indiani d’America.”,”L’armonia tra l’uomo e la natura presso gli indiani d’America “”L’indiano cacciatore o agricoltore seguiva leggi il cui fondamento ecologico non può essere messo in dubbio. Queste leggi riflettevano un’armonia tra l’uomo e il suo ambiente. L’indiano provava un sentimento di rispetto verso i fenomeni naturali, non considerava il mais, i cereali o la selvaggina come semplici piante o alimenti nutritivi, ma come manifestazione del favore delle divinità. Il germogliare del seme, la sua dipendenza dal sole o dalla pioggia, fonte di vita, la membrana della gemma, il polline, figuravano sotto forma di simboli nei canti, nelle leggende e nelle cerimonie. Molto prima di scoprire l’agricoltura, l’indiano caccia. Tuttavia, tranne che per i Pueblos, l’indiano diventato agricoltore non abbandona la caccia. Il più delle volte l’agricoltura era praticata dalla donne, tenendo l’uomo per sé “”una più nobile attività””. L’indiano apprezzava la carne ma l’agricoltura gli assicura un’alimentazione regolare. Per la carne, l’indiano dipendeva interamente dai mammiferi selvatici, non possedendo animali domestici; nessun tentativo sembra sia stato fatto per addomesticare il bisonte. Quanto al cavallo, entrato presto nell’uso domestico delle altre civiltà, se ne trovano tracce in epoca preistorica, poi disparve dall’America. Alcuni pensano che gli indiani li mangiassero, come facevano alcune tribù con i cavalli fuggiti dagli accampamenti spagnoli nel XVII secolo. “”Quando non c’è carne, la fame avanza a grandi passi attraverso il campo””, diceva un detto indiano. Essendo la carne il cibo preferito e coprendo la maggior parte del fabbisogno alimentare, la caccia rivestiva grandissima importanza per l’indiano. Fin dalla tenera età l’indiano imparava a catturare la piccola selvaggina. Adolescente, seguiva un membro della famiglia che lo iniziava alle differenti tecniche di caccia; doveva fare attenzione a uccidere l’animale “”nel modo giusto””, altrimenti lo spirito della bestia avrebbe messo in guardia gli altri animali e il cacciatore non avrebbe più catturato selvaggina. Il giovane cacciatore doveva quindi rispettare i tabù e i riti della sua tribù nei confronti di certi animali”” (pag 50-51) [Philippe Jacquin, ‘Storia degli indiani d’America’, A. Mondadori, Milano, 1984]”,”TEOS-362″ “JAECKH Gustav”,”Internatsional.”,”JAECKH Gustav (1866-1907)”,”INTP-062″ “JAEGER W.”,”Demostene.”,”Appendice: discorso di ISOCRATE per i platesi e la seconda lega marittima”,”STAx-044″ “JAFFE Hosea”,”Il colonialismo oggi: economia e ideologia.”,”Questa “”borghesizzazione”” e deproletarizzazione dei lavoratori (nei paesi imperialisti) non è neppure di consolazione a questi stessi lavoratori poiché quello stesso capitalismo che da un più alto livello di vita e uno “”status sociale””, genera anche insicurezza e guerra. La diminuzione nel numero dei lavoratori produttivi (un tipo di “”borghesizzazione”” e di deproletarizzazione) è avvenuta contemporaneamente ad un accrescimento dell’ urbanizzazione.”,”PVSx-018″ “JAFFE Hosea”,”Sudafrica storia politica. Dal razzismo legale al razzismo illegale. (Tit.orig.: 300 years, a history of South Africa)”,”JAFFE Hosea, nato a Cape Town nel 1921 è autore di varie opere sulla storia africana e sul sistema economico mondiale. Ha insegnato in Sudafrica, in Kenya, ad Addis Abeba, a Londra e in Lussemburgo. Nel 1943 è stato cofondatore del Non European Unity Movement of South Africa (fino al 1960). Libro dedicato ai liberatori del Sudafrica, Vic WESSELS e Ben KIES. “”Con il suddetto decreto del 1911 (e gli emendamenti) venivano rilasciati certificati di competenza a europei per posti di direttore, ispettore, sovrintendente, ingegnere, macchinista, assistente di caldaia e brillatore in miniera””. Esso vietava agli africani trentadue lavori specializzati a norma di regolamento e diciannove per “”convenzione””. Un emendamento del 1926 concedeva di fare lavori specializzati a “”europei, meticci, creoli, malesi, nativi di Mauritius e S. Elena”” ma il decreto sull’ apprendistato del 1922, la segregazione scolastica in istituti industriali e professionali, la politica di manodopera bianca del 1924-25 esclusero in pratica tutti i non europei dai ranghi dei lavoratori specializzati””. (pag 158)”,”AFRx-050″ “JAFFE Hosea”,”Davanti al colonialismo. Engels, Marx e il marxismo.”,”H. JAFFE nato a Cape Town nel 1921, è autore di numerose opere sulla storia africana e sul sistema economico mondiale. Ha insegnato in Sudafrica, Kenya, Addis Abeba, Londra e Lussemburgo. E’ stato visiting professor in varie università. E’ stato cofondatore del Non European Unity Movement of South Africa (partecipando alle sue attività fino al 1960). ha scritto varie opere tra cui ”La Germania. Verso il nuovo disordine mondiale”” (1994), “”L’ imperialismo dell’ auto. Auto + Petrolio = Guerra”” (2004). Engels su colonialismo italiano in Eritrea (pag 23) ‘Engels come euro-razzista’ pag 27 Engels social-sciovinista tedesco (pag 41) Trotsky (pag 75-76) “”Marx continua splendidamente: ‘Il sistema coloniale fece maturare come in una serra il commercio e la navigazione. Le “”società monopolia”” (Lutero) furono leve potenti della concentrazione del capitale. La colonia assicurava alle manifatture in boccio il mercato di sbocco di un’accumulazione potenziata dal monopolio del mercato. Il tesoro catturato fuori d’Europa direttamente con il saccheggio, l’asservimento, la rapina e l’assassinio rifluiva nella madre patria e quivi si trasformava in capitale (…). Oggigiorno la supremazia industriale porta con sé la supremazia commerciale. Invece nel periodo della manifattura in senso proprio è la supremazia commerciale a dare il predominio industriale. Da ciò la funzione preponderante che ebbe allora il sistema coloniale. Esso fu “”il dio straniero”” che si mise sull’altare accanto ai vecchi idoli dell’Europa e che un bel giorno con una spinta improvvisa li fece ruzzolare via tutti insieme e proclamò che fare del plusvalore era il fine ultimo e unico dell’umanità’ (Marx, Il capitale, Libro primo cap 24)”” [Hosea Jaffe, Davanti al colonialismo. Engels, Marx e il marxismo, Milano, 2007] (pag 81)”,”MAES-073″ “JAFFE Hosea”,”Davanti al colonialismo: Engels, Marx e il marxismo.”,”Nato a Cape Town nel 1921, JAFFE Hosea è autore di molte opere sulla storia africana e sul sistema economico mondiale. Ha insegnato in Sudafrica, in Kenya, ad Addis Abeba, a Londra e in Lussemburgo. (v 4° cop.) Engels sul colonialismo italiano in Eritrea. “”In quell’occasione i Pankhurst mi riferirono che c’erano stati gruppi di italiani i quali avevano celebrato la sconfitta dell’Italia del 1886 dimostrando a favore dell’Etiopia. Essi furono presi alla sprovvista dalla posizione colonialistica di Engels, piccola nuvola nel cielo immenso della celebrazione della vittoria etiopica, espressa proprio alla vigilia della fine del secolo che aveva visto il compimento del processo coloniale e l’inaugurazione dell’epoca dell’imperialismo. Engels accettò la nascita formale dell’imperialismo italiano, l’attacco e la barbarica occupazione dell’Etiopia nord-orientale (che sarà poi chiamata “”Eritrea”” e così, purtroppo, continua a essere chiamata tuttora sia dalla sinistra europea sia dall'””impresa di pulizie”” dell’imperialismo euroamericano, le Nazioni Unite), e condivise alcune posizioni della socialdemocrazia emergente in Italia. Il partito di Antonio Labriola e lo stesso Engels, nel 1890, si levarono a difesa del colonialismo – o meglio, a ben vedere, della sua sequenza imperialista””. (pag 25) La questione coloniale italiana, l’Etiopia e la terra ai contadini. Nella lettera di Antonio Labriola a Alfredo Baccarini pubblicata sul Messaggero di Roma il 15 marzo 1890 intitolata “”La terra a chi lavora. La colonia Eritrea e la questione sociale””, egli chiedeva una legge che desse ai contadini italiani la proprietà delle terre in Eritrea. Pasquale Martignetti, ‘collaboratore’ di Labriola e Loria, chiese in una lettera del 26 marzo un parere a Engels che rispose il 30 marzo 1890. (pag 23, si riporta la risposta di Engels) (piuttosto che ai monopoli è meglio che le terre siano assegnate per la coltivazione diretta ai piccoli contadini, Engels cita ‘La teoria moderna della colonizzazione’, (Il Capitale di Marx, libro I) (pag 23-24)”,”TEOC-441″ “JAFFE Hosea”,”Germania. Il caso dell’euro-imperialismo.”,”””…da noi le condizioni sono ‘molto peggiori’ che in Inghilterra, perché non esiste il contrappeso della legislazione sulle fabbriche. In tutti gli altri campi siamo oppressi, come tutto il resto d’Europa occidentale continentale, non solo dallo sviluppo della produzione capitalistica, ma pure dalla mancanza di tale sviluppo. Accanto ai mali di oggi ci incombe tutta una serie di mali ereditari, che derivano dal vegetare di metodi di produzione vecchi e sorpassati, con i loro conseguenti rapporti sociali e politici ‘anacronistici’. Noi soffriamo non solo per colpa dei viventi, ma anche dei morti. ‘Le mort saisit le vif!'”” [Karl Marx, prefazione alla prima edizione tedesca del ‘Capitale’, Londra, 25 luglio 1867] [(in) Hosea Jaffe, Germania. Il caso dell’euro-imperialismo, 1979]”,”GERx-014-FL” “JAFFE Hosea”,”Marx e il colonialismo.”,”2° copia L’importanza della teoria rivoluzionaria “”Nella ‘Rheinische Zeitung’ dell’ottobre 1842 Marx risponde ad un’accusa dell”Allgemeine Zeitung’ di Augusta secondo cui lo scritto di Marx (di cui egli era redattore) propagandava il comunismo, Marx difese gli articoli comunisti di Moses Hess ed i servizi sul Congresso di Strasburgo dei comunisti di Weitling, mediante un’analisi di classe dello stesso giornale di Augusta. Combinata con questo punto di partenza di classe, c’è l’idea dell’unità fra teoria e pratica. Nello stesso tempo egli presta grande attenzione alla teoria e alle idee. Dicendo che Proudhon e le sue opere possono essere criticate “”solo dopo un lungo studio”” (12), aggiunge: “”Noi abbiamo la ferma convinzione che non il tentativo di sperimentare in pratica le idee comuniste, ma la loro elaborazione teorica formi il vero e proprio pericolo, perché agli esperimenti pratici, sia pure esperimenti di massa, si può sempre rispondere col cannone non appena diventino pericolosi, ma le idee che la nostra intelligenza ha acquisito vittoriosamente, che il nostro animo ha conquistato, alle quali l’intelletto ha forgiato la nostra coscienza [conoscenza], sono vincoli dai quali non ci si strappa senza lacerarsi [strapparsi] il cuore, sono demoni che l’uomo può vincere soltanto sottomettendosi ad essi (13)””. Questo concetto dell’indistruttibilità dell’idea rivoluzionaria ha giocato u ruolo importante in molti movimenti di liberazione nelle colonie (…)”” [Hosea Jaffe, Marx e il colonialismo, 1977] [(12) Karl Marx, Scritti politici giovanili, a cura di Luigi Firpo, Torino, 1950, p. 174; (13) K. Marx, ibid., p. 174]”,”MAES-138″ “JAFFE Hosea”,”Sudafrica. Storia politica. Dal razzismo legale al razzismo illegale.”,”Hosea Jaffe, nato a Cape Town nel 1921, è autore di numerose opere sulla storia africana e sul sistema economico mondiale. Ha insegnato in Sudafrica, in Kenya, ad Addis Abeba, a Londra e in Lussemburgo, è stato visiting professor in università africane, indiane ed europee. Nel 1943 è stato cofondatore del Non European Unity Movement of South Africa, alle cui attività ha partecipato fino al 1960, nel 1989-90 ha tenuto un discorso alla conferenza di Cape Town del New Unity Movement. Tiene regolarmente conversazioni e lezioni in meeting e università sudafricane. In poco più di trecento anni le terre dell’Africa meridionale sono passate dai primi insediamenti olandesi alla costituzione di uno stato forte e ben organizzato; dalle prime guerre di resistenza tribali alla ribellione di Soweto e all’azione dei movimenti di liberazione africana, fino all’abolizione legale del regime di apartheid. La presa economica imperialista, l’elaborazione dell’ideologia razzista, la creazione di tribalismi artificiali e del regime politico dell’apartheid sono i mezzi con i quali i conquistatori europei, insediatesi, hanno perpetuato e rinsaldato il proprio dominio.”,”AFRx-003-FL” “JAFFE Hosea”,”Tribalismo e colonialismo: la Nigeria.”,”Fondo Davoli “”L’Olanda fa parte dell’influenza imperialista della CEE in Nigeria attraverso l’acquisto di materia prima a basso prezzo piuttosto che attraverso investimenti diretti. L’Olanda, dopo l’Inghilterra e gli Stati Uniti, è il più grande importatore di merci dalla Nigeria, ed è il maggior importatore di materie prime della CEE (31.7 milioni di sterline nel 1967). Il fatto che le esportazioni dell’Olanda (9,3 milioni di sterline) siano molto minori delle sue importazioni porta a uno squilibrio nella bilancia commerciale con la Nigeria (…)”” (pag 77)”,”AFRx-092″ “JAFFE Hosea”,”Germania. Il caso dell’euro-imperialismo.”,”””Perfino tra i lavoratori degli Stati Uniti si venne formando una posizione di supremazia: «Negli Stati Uniti gli immigrati dall’Europa orientale e meridionale sono addetti ai lavori peggio pagati, mentre i lavoratori americani (eccetto i “”negri””) forniscono le più alte percentuali di controllori e di operai meglio pagati» (41). Questa aristocrazia operaia col passar del tempo si estese enormemente negli Stati Uniti, specialmente dopo il decennio successivo alla grande crisi del 1929 e finì per comprendere, in pratica, gran parte della classe lavoratrice «bianca». La stessa generalizzazione si può applicare, volendo, alla Germania di oggi. Il processo in base al quale si è verificata questa trasformazione sociale potrebbe essere ancora quello descritto già da Engels molto più di cento anni fa: «Il proletariato inglese sta in realtà diventando sempre più borghese, così che questa nazione tra tutte la più borghese sembra abbia la tendenza ad avere un’aristocrazia borghese e un proletariato borghese oltre che una borghesia (42). Questa trasformazione sociale divenne una caratteristica fondamentale della «formazione sociale» tedesca dopo la seconda guerra mondiale e anche prima. Fin dal tempo in cui a Londra sta completando ‘Il Capitale’, Marx criticò la socialdemocrazia tedesca per il suo nazionalismo, dimostrato dal ben noto Programma di Gotha, che, adottato nel 1875, costituì la piattaforma dell’unificazione tra lassalliani e eisenachiani. Gli spartachisti tedeschi ruppero con la socialdemocrazia sulla guerra del 1914-18 e vennero distrutti fisicamente nel 1919 dai «corpi franchi» cui non mancò l’appoggio del ministro Noske. Uno scrittore svizzero, Grimm, ha affermato in un libro intitolato ‘Morte senza battaglia’ che i lavoratori tedeschi non riuscirono a scatenare nessuna lotta di rilievo contro il nazismo. Ma non si dovrebbe dimenticare che quegli stessi lavoratori erano rimasti frastornati dalle divisioni tra socialisti e comunisti. I comunisti, per seguire le suicide direttive di Stalin, s’erano impegnati a combattere i socialisti più dei nazisti, in base al demenziale slogan moscovita «socialismo e nazismo sono fratelli gemelli»”” [Hosea Jaffe, ‘Germania. Il caso dell’euro-imperialismo’, Milano, 1979] [(41) Statistiche citate da Lenin, in ‘L’imperialismo, fase suprema del capitalismo’, in Opere, vol. XXIII, Roma, 1967; (42) Marx-Engels,’Corrispondenza scelta’, Mosca, 1965, pag. 110. L’11 agosto 1881 Engels ripeté questa idea e il 12 settembre 1882 scrisse a Karl Kautsky: «anche ai lavoratori giunge qualcosa dal monopolio inglese sul mercato mondiale e sulle colonie». Ribatté il chiodo nel 1892, poco prima di morire, nella nuova edizione del suo libro ‘La condizione della classe operaia in Inghilterra’, che fu una delle opere che fecero di lui un «marxista»] (pag 80-81, 90)”,”GERV-070″ “JAFFE Hosea”,”Economia dell’ecosistema.”,”Hosea Jaffe, nato a Cape Town nel 1921, è attualmente residente a Londra. Matematico, storico ed economista, è autore di numerose opere sulla storia africana e sul sistema economico mondiale. Nel 1943 è stato cofondatore del Non European Unity Movement of South Africa, alle cui attività ha partecipato fino al 1960; nel 1990 ha tenuto un discorso alla conferenza di Cape Town del New Unity Movement.”,”ECOI-137-FL” “JAFFE Hosea”,”La trappola coloniale oggi. Sudafrica, Israele, il mondo.”,”nato a Cape Town nel 1921, Hosea Jaffe è autore di numerose opere sulla storia africana e sul sistema economico mondiale. Ha insegnato in Sudafrica, Kenya, Addis Abeba, Londra, Lussemburgo.”,”PVSx-006-FP” “JAFFE Hosea”,”Processo capitalista e teoria dell’accumulazione.”,”Hosea Jaffe, nato a Cape Town nel 1921, è attualmente residente a Londra. Matematico, storico ed economista, è autore di numerose opere sulla storia africana e sul sistema economico mondiale. Nel 1943 è stato cofondatore del Non European Unity Movement of South Africa, alle cui attività ha partecipato fino al 1960; nel 1990 ha tenuto un discorso alla conferenza di Cape Town del New Unity Movement.”,”ECOT-175-FL” “JAFFRELOT Christophe a cura”,”L’Inde contemporaine de 1950 à nos jours.”,”Sommario: l’India degli anni di NEHRU, il sistema del Partito del Congresso; socialismo, populismo e autoritarismo di Indira GANDHI; politica indiana tra crisi dello Stato-nazione e maturità democratica; lo sviluppo economico; le riforme economiche; la politica di non allineamento; il ridispiegamento della politica estera; l’India in Asia del Sud, le forze armate indiane; il federalismo indiano malato di centralizzazione; Q dravidica e regionalismo; i Sihk; l’ Assam; il conflitto nel Kashmir; transizione demografica; mondo rurale; mondo operaio; Q caste e gli intoccabili; le tribù indiane; il mutamento dell’ induismo; i musulmani una minoranza di 100 milioni; la comunità cristiana; le arti, la cultura e la letteratura, lingua. Scritti di: Jackie ASSAYAG, Pierre AUDINET, France BHATTACHARYA, Gilles”,”INDx-005″ “JAFFRELOT Christophe a cura; altri saggi di Amelie BLOM Frederic GRARE Pierre LAFRANCE Jean-Luc RACINE Yunas SAMAD Ian TALBOT”,”Le Pakistan, carrefour de tensions regionales.”,”Christophe JAFFRELOT è ricercatore al CNRS (CERI) e redattore in capo a ‘Critique internationale’. Ha pubblicato ‘La democratie en inde. Religion, caste et politique’ (FAYARD, 1998). Gli altri saggi sono di: Amelie BLOM, Frederic GRARE, Pierre LAFRANCE, Jean-Luc RACINE, Yunas SAMAD, Ian TALBOT.”,”PAKx-001″ “JAFFRELOT Christophe a cura; collaborano all’ opera France BHATTACHARYA Gilbert ETIENNE Marc GABORIEAU Pierre LAFRANCE Aminah MOHAMMAD Jean-Luc RACINE Tariq RAHMAN Oliver ROY”,”Le Pakistan.”,”JAFFRELOT è direttore del CERI.”,”PAKx-004″ “JAFFRELOT Christophe”,”Inde: la démocratie par la caste. Histoire d’une mutation socio-politique, 1885-2005.”,”JAFFRELOT Christophe è direttore del CERI (Science Po) e direttore di ricerca al CNRS, specialista di India e Pakistan, studia in particolare il nazionalismo e la democrazia. Insegna la politica dell’ Asia del Sud e le teorie del post-nazionalismo a Sciences Po. Ha scritto ‘L’ Inde contemporaine’ (1996) e ‘La Pakistan’ (2000). La “”Hindi belt”” o l’ arretramento della discriminazione positiva. “”Uno sviluppo simile si osserva in Uttar Pradesh. In questo Stato, la rivendicazione della caste inferiori in favore di quote è stata per lungo tempo ignorata dal Congresso. Certo, dal 1945, il governo delle Province unite aveva stabilito una lista di trentasette “”Backward Castes”” indù e ventuno “”Backward Castes”” musulmane allo scopo di guidare la politica di aiuto alle popolazioni sfavorite nel campo dell’ istruzione. Nel 1955, furono costituite due liste di “”Other Backward Classes””: la prima – comprendente quindici caste – al fine di stabilire una quota nell’ amministrazione -, la seconda – formata da cinquantanove caste – per guidare la politica di discriminazione positiva in materia di istruzione pubblica. Nel 1958, queste liste furono riviste e si basarono questa volta su trentasette caste indù e ventuno caste musulmane. Ma nessuna quota fu mai messa in opera.”” (pag 279)”,”INDx-080″ “JAFFRELOT Christophe”,”Inde, l’envers de la puissance. Inégalités et révoltes.”,”JAFFRELOT Christophe “”L’auteur d’un remarquable ouvrage sur les maoïstes indiens, S. Chakravarti, a entendu de la bouche d’un responsable de la police du Mahartashtra, rencontré dans son quartier général de Bombay, sous couvert d’anonymat, que l’essor du mouvement naxaliste dans le Vidarbha devait beaucoup à l’incurie d’hommes politiques qui n’avaient d’yeux que pour les zones prospères de l’Etat, le corridor Bombay-Poona et la ‘sugar belt’, où règne la canne à sucre. Il a fallu la vague de suicides de paysans dont la presse s’est faite l’écho pour qu’un chef de gouvernement se rende dans la zone: aucun de ses prédécesseurs ne l’avait fait depuis trente ans!”” (Sudeep Chakravarti, Red sun. Travels in Naxalite country, New Delhi, Penguin, 2008; p. 273-274)”” (pag 33)”,”INDx-123″ “JAGUIN Aureliano”,”Il geroglifico sociale: forze produttive e strutture di classe in Marx.”,”Aureliano Jaguin, nato a Roma il 14.8.1951, vive attualmente a Firenze, dove – unitamente agli studi universitari – ha compiuto una vasta ricognizione teorica sui problemi generali del marxismo. Oltre al presente libro, sono una testimonianza di questo impegno gli studi su Lenin e Godelier e due saggi critici già apparsi sul n. 8 ‘ll piccolo Hans’ (Produttività e socialismo e L’obliterazione dei rapporti di scambio in URSS). Raffinata e seducente nello stile, sorprendente per erudizione, aggiornata e innovativa nei metodi, quest’opera decisamente antiaccademica prende di mira le più flagranti mistificazioni del pensiero di Marx. “” Il valore non porta scritto in fronte quel che è. Anzi, il valore trasforma ogni prodotto di lavoro in un geroglifico sociale. In seguito, gli uomini cercano di decifrare il senso del ‘geroglifico’, cercano di penetrare l’arcano del loro proprio prodotto sociale, poichè la determinazione degli oggetti d’uso come valori è loro prodotto sociale quanto il linguaggio””. Karl Marx. “”Marx ha dato una definizione assolutamente precisa del concetto di sviluppo delle forze produttive e ha studiato il processo concreto di questo sviluppo”” Lenin, Materialismo ed empiriocriticismo p.328. “”Hodgskin ha il torto di non distinguere, nella sua indagine sulla forza produttiva del capitale, fino a che punto si tratta di produzione di valore d’uso o di valore di scambio”” Marx, STE, III,289. “”Mentre i servi della gleba fuggitivi volevano soltanto sviluppare e fare affermare liberamente le loro condizioni di esistenza già in atto, e quindi in ultima istanza arrivarono soltanto al lavoro libero, i proletari invece, per affermarsi personalmente, devono abolire la loro propria condizione di esistenza quale è stata fino ad oggi, che in pari tempo è la condizione di esistenza di tutta la società fino ad oggi, il lavoro””. K.Marx”,”MADS-032-FL” “JAHODA Marie LAZARSFELD Paul F. ZEISEL Hans”,”I disoccupati di Marienthal.”,”Negli anni 1930, all’ inizio della grande crisi economica, l’ intera popolazione di un villaggio operaio della Bassa Austria si trovò improvvisamente disoccupata. Tutti i rapporti sociali vennero rimessi in discussione da una comunità colpita da un improvviso impoverimento. Un gruppo di giovani ricercatori (destinati ad avere un ruolo importante nelle scienze sociali) decisero di studiare in dettaglio quel fenomeno, combinando dati numerici con l’ immersione nella situazione. Ne emerse un quadro vivo dell’ epoca (a cinquant’anni dalla prima edizione in tedesco e quindici da quella inglese) gli effetti disoccupazione sulle condizioni psicologiche e morali dell’ individuo, sulla vita dell’ intera società.”,”CONx-079″ “JAKOVLEV Nikolaj, a cura di Massimo MASSARA”,”La rivoluzione si difende.”,”Concepito come una risposta polemica al troppo spregiudicato ‘uso politico della storia’ che viene fatto in occidente sulla storia sovietica, il libro di Nikolaj Jakovlev dedicato alla rivoluzione d’ottobre e alla successiva guerra civile risponde all’esigenza di ristabilire i fatti nella loro realtà e nella loro veridicità al di fuori di tutte le mistificazioni e strumentalizzazioni.”,”RIRO-137-FL” “JAKOVLEV Nikolaj”,”La Russia dalla sconfitta militare alla rivoluzione.”,”Concepito come una risposta polemica al troppo spregiudicato ‘uso politico della storia’ che viene fatto in occidente sulla storia sovietica, il libro di Nikolaj Jakovlev dedicato alla rivoluzione d’ottobre e alla successiva guerra civile risponde all’esigenza di ristabilire i fatti nella loro realtà e nella loro veridicità al di fuori di tutte le mistificazioni e strumentalizzazioni.”,”RIRx-081-FL” “JAKOVLEV Aleksandr”,”La Russia. Il vortice della memoria. Da Stolypin a Putin.”,”Nato nel 1923 in un villaggio vicino Jaroslavl, dopo la laurea in storia e studi anche negli Usa, dopo l’insegnamento e il giornalismo, dal 1953 Jakovlev ha ricoperto nel Pcus incarichi direttivi in vari dipartimenti (scuola, propaganda, politica internazionale). per dieci anni ambasciatore in Canada, ha poi diretto l’Istituto di economia mondiale e di relazioni internazionali. Già consigliere di Gorbaciov per la comunicazione e le missioni speciali, oggi presiede il partito socialdemocratico russo, varie fondazioni e associazioni.”,”RUST-063-FL” “JALÉE Pierre”,”Il saccheggio del terzo mondo.”,”Fondo Davoli “”Hamza Alavi sembra avere ragione quando scrive (in ‘Le nouvel impérialisme’, ‘Les Temps Modernes’, agosto-sttembre 1964): “”che l’esportazione di capitali non è il principale fattore che ha contribuito a mantenere la dinamica del capitalismo postbellico””. Ed egli si riferisce giustamente ad un testo di Lenin forse troppo dimenticato: «Vent’anni prima di scrivere il suo libro sull’imperialismo, scrive Hamza Alavi, Lenin aveva impegnato con i populisti una polemica che si riferiva precisamente al problema della possibilità dell”espansione interiore’ del capitalismo. Lo sviluppo del mercato interno, faceva osservare, è possibile malgrado il consumo limitato delle masse (o malgrado l’assenza di sbocchi esteriori) perchè, per sviluppare la produzione (per “”accumulare”” in senso stretto) è necessario produrre dei mezzi di produzione e, a questo scopo, sviluppare il settore della produzione sociale che fabbrica dei mezzi di produzione e, di conseguenza, attirarvi dei lavoratori che creano allora una domanda per gli articoli di consumo. Ne risulta che “”il consumo”” si sviluppa ‘dopo’ l'””accumulazione””. Il plusvalore accumulato, indica Lenin, potrebbe essere assorbito fino ad un certo punto, grazie all’espansione relativa del settore che produce i mezzi di produzione. Ma questo sarebbe solo una proroga provvisoria per il capitalismo, perchè, in ultima analisi, l’espansione della capacità di produzione non può proseguire se non su una base ristretta di consumo. Tuttavia si constata qui che Lenin ha considerato due possibili alternative di espansione capitalista: l”espansione interna’ del capitalismo attraverso l’espansione relativa del settore che produce i mezzi di produzione e l”espansione esterna’ del capitalismo attraverso l’esportazione di capitali». Ci troveremmo dunque alla fine o incamminati verso la fine di un periodo in cui il capitalismo ha potuto svilupparsi principalmente per l’espansione interna attraverso l’espansione relativa del settore dei mezzi di produzione? Saremmo tentati di pensarlo. Tra i fattori che hanno giocato un ruolo nell'””aggiornamento della crisi””, Hamza Alavi cita: 1. Le spese pubbliche dedicate ai servizi sociali e all’investimento pubblico, e soprattutto le spese di armamento. 2. Gli investimenti delle imprese nazionalizzate. 3. La difficoltà della rivoluzione tecnologica postbellica e la espansione relativa del settore produttivo dei mezzi di produzione, l’una e l’altra stimolate dei due primi fattori”” [Pierre Jalée, ‘Il saccheggio del terzo mondo’, Milano, 1974] (pag 141-142)”,”PVSx-065″ “JALÉE Pierre”,”L’exploitation capitaliste. Initiation au marxisme.”,” Tema affrontato nel capitolo 10. (L’accumulazione mal controllata e le crisi): come si spiega l’assenza di una crisi generalizzata dopo il 1933? (pag 78-) “”Au cours de XIXe siècle, qui a vu un formidable développement du capitalisme, des crises n’en sont pas moins apparues tous les dix ans en moyenne. Le XXe siècle a eu aussi le siennes, dont la plus importante et la dernière à avoir eu une portée mondiale fut la grande crise de 1929 à 1933. La périodicité des crises économiques a conduit à la notion de «cycle économique»: le dévelopment capitaliste se poursuit, non selon un mouvement continu, mais à travers des fluctuations qui tendent à se reproduire à intervalles plus ou moins réguliers. La description (mais non l’explication) du cycle est à peu près la suivante: à une période de prospérité succède brutalement una chute rapide comportant faillites, fermetures d’entreprises et fort gonflement du chômage, baisse des prix et disparition des profits. Puis la crise devient dépression, c’est-à-dire qu’elle prend une sorte de vitesse de croisière avec stagnation de la production à un niveau très bas et marasma général, jusqu’à ce que s’amorce une reprise, non pas brutale come fut l’apparition del la crise mais progressive et présentant les caractères inverses. Cette reprise graduelle finit par déboucher sur un essor nouveau qui tend à s’accélérer, avec un vif accroissement de la production et des échanges, une poussée d’in vestissements, etc. (…). Bien entendu, ceci est un schéma général dessiné à traits grossiers, et dans la réalité on n’a jamais vu une crise qui soit l’exacte reproduction d’une précédente. Mais les caractères principaux communs à toutes les crises appelent deux questions auxquelles il n’est d’ailleurs pas simple de répondre: 1. quelle est la cause générale des crises, c’est-a-dire du dérèglement du mécanisme d’accumulation du capital? 2. comment s’explique l’absence de crise généralisée depuis 1933? On ne saurait répondre à la première question sans se référer à l’analyse de Marx lui-même, qui constate que toute la production des biens matériels se répartit nécessairement entre les deux grandes sections suivantes: Section I: cette qui a pour objet la production des moyens ou biens de production (installations et équipements productifs, machines, matières premières et auxiliaires…), autrement dit tous les biens qui servent à en produire d’autres. Section II: celle qui a pour objet la production des biens de consommation, c’est à dire des biens de toutes sortes que l’homme consomme vite ou lentement pour satisfaire ses besoins. (…) Le classement des productions matérielles de l’homme entre les sections I et II ci-dessus est un classement effectué en fonction des valeurs d’usage ou encore de l’utilisation de ces productions. Mais si c’est bien en effet la valeur d’usage qui motive l’échange des marchandises (…), c’est par contre la valeur d’echange exprimée par le prix qi détermine les conditions de cet échange et même parfois le conditionne purement et simplement: je ne puis acheter telle marchandise dont j’ai besoin que si je détiens le pouvoir d’achat nécessaire. C’est sur la prise en considération, dans leur rapports réciproques, des notions de valeur d’usage et de valeur d’échange que Marx a fondé son analyse et ses schémas. Autrement dit, des corrélation doivent exister, aussi bien pour les productions de la section I que pour celles de la section II, entre les quantités de marchandises offertes à l’échange et ce qu’on appelle la «domande solvable». Le pouvoir d’achat susceptible de permettre l’échange de toutes les marchandises offertes sur le marché doit être en outre un pouvoir d’achat immédiatement disponible. Or dans la réalité, le pouvoir d’achat disponible à un moment donné ne correspond pratiquement jamais au pouvoir d’achat alors effectivement distribué (salaires) ou réalisé (plus-value), parce que le crédit et l’épargne ont pour effet d’avancer ou de reculer dans le temps l’utilisation du pouvoir d’achat. Ces indications visent simplement à faire comprendre que la coïncidence permanente, et aussi exacte que possible, d’une certaine quantité de moyens monétaires également disponibles ne saurait être obtenue que par le jeu correct de diverses règles et la réalisation de divers équilibres (économiques, financiers, monétaires), parmi lesquels l’équilibre entre les sections I et II est fondamental. Or, dans le mode de production capitaliste, la production est privée et est régie par les lois de la lutte et de la concurrence. Le développement inégal (à l’interieur de secteurs, de secteur à secteur, entre les régions et entre le pays), fruit de la recherche du profit maximum, est une des constantes du système. Le moteur de la production est le profit individuel d’entreprise et non le devéloppement harmonieux de l’économie générale”” (pag 78-82) [Pierre Jalée, L’exploitation capitaliste. Initiation au marxisme, Paris, 1981]”,”TEOC-683″ “JALÉE Pierre”,”Il saccheggio del Terzo Mondo.”,”JALÉE Pierre”,”PVSx-066″ “JAMES Marquis JAMES Bessie R.”,”Biografia di una banca. Storia della Bank of America, NT & SA.”,”E’ la storia della Bank of Italy fondata nel 1904 da Amadeo Pietro GIANNINI a San Francisco, al centro della comunità italiana. Questo primo nome della Bank of America, National Trust & Saving Association, oggi (1970) è al primo posto nella graduatoria mondiale delle banche. Il panico del 1907: una lezione. (…) La tempesta si stava già avvicinando. Era cominciata in Egitto, con scene di panico e corsa al denaro, gli sportelli delle banche presi d’ assalto e il fallimento di una delle più grandi banche di Alessandria. Secondo ad esserne investito fu il Giappone, poi la Germania, poi il Cile. La situazione del credito negli Stati Uniti si fece tesa nell’ estate del 1907, e la crisi fu soprattutto sentita nell’ est, poiché le banche dell’ ovest cominciarono a prelevare fondi di riserva. Le banche provinciali della California cominciarono a chiedere denaro a San Francisco e la Crocker National, come le altre banche, avvertì l’ esaurimento delle scorte. Fagan mutò parere e lodò Giannini per avere conservato dell’ oro.”” (pag 40).”,”USAE-031″ “JAMES C.L.R.”,”World Revolution 1917-1936. The Rise and Fall of the Communist International.”,”Stalin e Kamenev alla direzione del giornale. “”Che cosa Lenin significhi per il Bolscevismo, cosa che può essere spiacevole per alcuni marxisti, è provato dal fatto che non un solo leader bolscevico, in un partito formato per guidare i lavoratori, è stato in grado di fornire la linea corretta fino all’ arrivo di Lenin. Stalin e Kamenev, arrivando a Pietrogrado dalle prigioni della Siberia, votarono per il manifesto che prometteva il sostegno della Rivoluzione russa all’ Intesa. Facendo cattivo uso delle dottrine di Lenin del controllo del centro, cosa che ha sempre visto ostile Trotsky, essi esercitarono la loro autorità come membri del Comitato Centrale, tolsero Molotov e Shliapnikov dalla direzione della Pravda, il quotidiano bolscevico, e presero essi stessi la direzione del giornale. La Pravda nonostante la confusione e il sentimentalismo aveva vagamente seguito le istruzioni impartite da Lenin di rifiutare ogni appoggio al governo provvisorio capitalista. La rivoluzione aveva semplicemente posto un altro governo capitalista al potere; la sociademocrazia rivoluzionaria doveva cercare di rovesciarlo. Stalin e Kamenev perciò non avevano alcuna esigenza di trovare una linea politica. C’era già. Ma essi rovesciarono la politica di Lenin, e sotto la loro direzione, la Pravda promise il sostegno al Governo Provvisorio (…).”” (pag 80-81)”,”INTT-195″ “JAMES C.L.R.”,”Les jacobins noirs. Toussaint-Louverture et la revolution de Saint Domingue.”,”JAMES C.L.R. è nato nel 1901 a Trinidad. Nel 1932 parte per la Gran Bretagna. Diventa un pilastro del movimento nero proletario. “”La razza bianca non ha il monopolio del tradimento politico, e questo abominevole tradimento, seguente così da vicino alla rivoluzione, mostra che la direzione politica è una questione di programma, di strategia e di tattica, e non di etichetta, di origine comune con le masse, neppure di servizi resi. I grandi e potenti coloni rifiutarono. Trattare con questi banditi colpevoli di assassinio, di incendio, di saccheggio? Impossibile. I commissari protestarono invano, perché i coloni, fermamente convinti che avrebbero fatto rientrare senza difficoltà i cani rivoltati nel canile, risposero che non avrebbero accordato il perdono che ai criminali pentiti che fossero ritornati al lavoro. Il messaggio terminava con un apostrofo gentile: “”Uscite””. I coloni bianchi non potevano comprendere che Biassou non era più uno schiavo, ma il capo di 40.000 uomini. Alla lettura del messaggio, il capo perse la pazienza e si ricordò dei prigionieri bianchi. “”Gli farò pagare l’ insolenza dell’ Assemblea che si è permessa di scrivermi con così poco rispetto””; e diede l’ordine di ucciderli. Toussaint, che detestava versare sangue senza ragione, calmò il suo capo””. (pag 93)”,”MALx-023″ “JAMES C.L.R. (Cyril Lionel Robert), a cura di GLABERMAN Martin”,”Marxism for Our Times. C.L.R. James on Revolutionary Organization.”,”JAMES C.L.R. (Cyril Lionel Robert) (1901- CLR JAMES è autore di ‘The Black Jacobins’ sulla rivoluzione haitiana. Martin GLABERMAN è professore emerito alla Wayne State University. JAMES si vuole collocare nella tradizione del marxismo ma rifiuta il concetto di partito d’ avanguardia come insufficiente per i nostri tempi. “”Noi abbiamo avuto miglior fortuna in Italia dove la radicalizzazione del proletariato italiano ha dato vita a un significativo movimento di sinistra non-parlamentare. Alla fine noi stabilimmo delle relazioni con Ferruccio Gambino a Padova e Bruno Cartosio a Milano, entrambi molto impegnati nel campo della storia del movimento operaio americano (‘American labor history’, ndr).”” (pag XXII) “”E qui è dove Lenin e il partito bolscevico ebbero origine. Lenin nacque nel 1870. Questo tipo di produzione di fabbrica in Russia cominciò a farsi sentire intorno al 1890. Egli aveva allora vent’anni. E Lenin e i bolscevichi crebbero fianco a fianco con lo sviluppo di questo capitalismo e del proletariato russo da esso creato. Scrisse il primo libro ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’, intorno al 1898, in cui mostrò i dati della produzione industriale su larga scala, circa 820 mila persone, il dato di allora a fronte di una popolazione di 100 milioni di persone. Le concezioni mentali di Lenin e la sua visione del partito e del proletariato e la sua comprensione del marxismo crebbero fianco a fianco con lo sviluppo del proletariato russo dal 1870 al 1917, ed esso fu il prodotto di questo speciale sviluppo.”” (pag 55)”,”TROS-181″ “JAMES William, a cura di Giovanni PAPINI”,”Saggi pragmatisti.”,”””Certamente le guerre e i naufragi sono i grandi rivelatori di ciò che uomini e donne sono capaci di fare e di sopportare. Le carriere di Cromwell e di Grant sono esempi di come la guerra può risvegliare un uomo.”” (pag 65) “”Il mio compagno in pragmatismo di Firenze, G. Papini, ha adottato un nuovo concetto della filosofia. Egli la chiama la ‘dottrina dell’ azione’ nel senso più largo, lo studio di tutti i poteri e i mezzi umani (fra i quali ultimi figurano naturalmente in prima fila ‘le verità’ di qualsiasi genere). Da questo punto di vista la filosofia è una ‘Pragmatica’ che comprende come dipartimenti tributari di se stessa le vecchie discipline della logica, della metafisica, della fisica e dell’ etica.”” (pag 84) William James (New York, 11 gennaio 1842 – Chocorua, 26 agosto 1910) è stato uno psicologo e filosofo statunitense e presidente della Society for Psychical Research dal 1894 al 1895. La sua era una famiglia di tradizione calvinista emigrata dall’irlanda. Fratello maggiore di cinque figli, tra i quali va ricordato Henry James che sarebbe divenuto un celebre romanziere, ebbe come padre il filosofo trascendentalista, discepolo di Swedenborg e amico di Emerson Henry James senior. Dopo essersi laureato in medicina nel 1869 prosegue gli studi da autodidatta indirizzandosi verso la psicologia. Nel 1872 prende avvio la sua carriera universitaria che si svolge interamente all’università di Harvard dapprima come semplice istruttore e divenendo poi nel 1876 professore assistente di fisiologia. Nel 1885 ha l’incarico di professore di filosofia e nel 1890 assume l’incarico di professore di psicologia. Qui all’università di Harvard creerà uno dei primi laboratori di psicologia sperimentale degli Stati Uniti. Sempre nel 1890 anticipando il funzionalismo pubblica una delle sue opere maggiori, “”Principi di Psicologia””, in due volumi. I “”Principi”” sono universalmente considerati come uno dei testi più influenti e rilevanti dell’intera storia della psicologia, e sono stati per decenni uno dei manuali di base nella formazione accademica degli psicologi nordamericani. Nel 1907 si ritira definitivamente dall’insegnamento accademico. I suoi lavori di psicologia influenzarono Henri Bergson, di cui fu a sua volta un grande ammiratore. Il pensiero psicologico e filosofico di William James si distacca dall’empirismo tradizionale proprio nel modo di intendere l’esperienza. L’esperienza per James si “”autocontiene e non poggia su nulla””. Nel 1902 pubblica il risultato delle sue ricerche psicologiche sulla fenomenologia delle esperienze religiose e in particolare sull’atteggiamento mistico e gli stati esperienziali che contraddistinguono il misticismo. Il titolo di questo lavoro è “”La varietà dell’esperienza religiosa””. In una lettera scriverà che si tratta di una esperienza che va difesa contro la stessa filosofia. Qui, forse ancor più che in altre opere, emerge l’influsso del filosofo americano protopragmatista Emerson. William James ormai era il filosofo più famoso degli Stati Uniti quando proprio a un anno dalla sua morte, nel 1909 giunge in America dall’Europa invitato dalla Clark University il medico viennese Sigmund Freud con tre dei suoi più fidati e vicini collaboratori nell’erigere la nuova psicologia psicoanalitica, tra cui il giovane psicoanalista svizzero Carl Gustav Jung, lo psicoanalista ungherese Sandor Ferenczi ed Ernst Jones dalla Gran Bretagna. È in questa circostanza che ci fu anche un incontro personale tra lo psicologo europeo e quello americano; in quell’occasione l’anziano James espresse a Freud la sua ammirazione per la psicoanalisi (“”Il futuro della psicologia è nel suo lavoro””). (fonte Wikipedia) illiam James (New York, 11 gennaio 1842 – Chocorua, 26 agosto 1910) è stato uno psicologo e filosofo statunitense e presidente della Society for Psychical Research dal 1894 al 1895. La sua era una famiglia di tradizione calvinista emigrata dall’irlanda. Fratello maggiore di cinque figli, tra i quali va ricordato Henry James che sarebbe divenuto un celebre romanziere, ebbe come padre il filosofo trascendentalista, discepolo di Swedenborg e amico di Emerson Henry James senior. Dopo essersi laureato in medicina nel 1869 prosegue gli studi da autodidatta indirizzandosi verso la psicologia. Nel 1872 prende avvio la sua carriera universitaria che si svolge interamente all’università di Harvard dapprima come semplice istruttore e divenendo poi nel 1876 professore assistente di fisiologia. Nel 1885 ha l’incarico di professore di filosofia e nel 1890 assume l’incarico di professore di psicologia. Qui all’università di Harvard creerà uno dei primi laboratori di psicologia sperimentale degli Stati Uniti. Sempre nel 1890 anticipando il funzionalismo pubblica una delle sue opere maggiori, “”Principi di Psicologia””, in due volumi. I “”Principi”” sono universalmente considerati come uno dei testi più influenti e rilevanti dell’intera storia della psicologia, e sono stati per decenni uno dei manuali di base nella formazione accademica degli psicologi nordamericani. Nel 1907 si ritira definitivamente dall’insegnamento accademico. I suoi lavori di psicologia influenzarono Henri Bergson, di cui fu a sua volta un grande ammiratore. Il pensiero psicologico e filosofico di William James si distacca dall’empirismo tradizionale proprio nel modo di intendere l’esperienza. L’esperienza per James si “”autocontiene e non poggia su nulla””. Nel 1902 pubblica il risultato delle sue ricerche psicologiche sulla fenomenologia delle esperienze religiose e in particolare sull’atteggiamento mistico e gli stati esperienziali che contraddistinguono il misticismo. Il titolo di questo lavoro è “”La varietà dell’esperienza religiosa””. In una lettera scriverà che si tratta di una esperienza che va difesa contro la stessa filosofia. Qui, forse ancor più che in altre opere, emerge l’influsso del filosofo americano protopragmatista Emerson. William James ormai era il filosofo più famoso degli Stati Uniti quando proprio a un anno dalla sua morte, nel 1909 giunge in America dall’Europa invitato dalla Clark University il medico viennese Sigmund Freud con tre dei suoi più fidati e vicini collaboratori nell’erigere la nuova psicologia psicoanalitica, tra cui il giovane psicoanalista svizzero Carl Gustav Jung, lo psicoanalista ungherese Sandor Ferenczi ed Ernst Jones dalla Gran Bretagna. È in questa circostanza che ci fu anche un incontro personale tra lo psicologo europeo e quello americano; in quell’occasione l’anziano James espresse a Freud la sua ammirazione per la psicoanalisi (“”Il futuro della psicologia è nel suo lavoro””). (fonte Wikipedia)”,”FILx-393″ “JAMES SIMON Rita a cura; scritti di Earl BROWDER Hal DRAPER Granville HICKS A.J. MUSTE Max SHACHTMAN Gerald L.K. SMITH Norman THOMAS Burton K. WHEELER”,”As We Saw The Thirties.”,”scritti di Earl BROWDER Hal DRAPER Granville HICKS A.J. MUSTE Max SHACHTMAN Gerald L.K. SMITH Norman THOMAS Burton K. WHEELER Scrittori americani. “”Dos Passos’ disillusionment with communism set a pattern that we shall find frequently repeated””. (pag 89) Un romanzo su uno sciopero. Simpatia per gli oppressi. “”There is one more writer of whom I must speak, John Steinbeck. After two or three poetic novels, he published in 1936 one of the best novels ever written about a strike, ‘In Dubious Battle’. Although one of the characters in a Communist organizer, the novel advocates neither the Communist program nor any other. (So far as I know, Steinbeck has never had any political affiliations). It does, however, show a warm sympathy for the oppressed. It is this sympathy that illuminates ‘The Grapes of Wrath’ (1939), which seems to me the best example I know of a depression-bred novel””. (pag 98-99)”,”TROS-188″ “JAMES Harold”,”Rambouillet, 15 novembre 1975. La globalizzazione dell’ economia.”,”Harold JAMES insegna storia nella Princeton University. Ha pubblicato ‘Reichsbank and Public Finance in Germany, 1924-1933’ e ‘The German Slump’. Harold JAMES insegna storia nella Princeton University. Ha pubblicato ‘Reichsbank and Public Finance in Germany, 1924-1933’ e ‘The German Slump’. “”L’attivo della bilancia dei pagamenti tedesca. Per la Francia la stabilizzazione e la restaurazione del prestigio nazionale erano fenomeni strettamente connessi. La Germania, che aveva aderito al Fmi nell’agosto 1952, costituiva in questo contesto un precedente interessante, anche perché, nel corso degli anni Cinquanta, la crisi tedesca dei pagamenti del 1950-51 era divenuta un ricordo remoto. In quegli anni la Germania si costruì una posizione decisamente salda dal punto di vista della bilancia dei pagamenti: l’attivo crebbe passando da 2,301 miliardi nel 1951 a 5,998 miliardi nel 1958. Quanto alla bilancia commerciale, la svolta era stata ancora più rapida. Grazie agli attivi nell’ambito dell’Uep, la Germania assurse quasi al ruolo di pioniera della liberalizzazione. Nel 1957 un resoconto del Fmi chiedeva l’abrogazione delle quote di importazione non conformi agli accordi del Gatt. La maggior riforma istituzionale europea degli anni Cinquanta fu la creazione della Comunità economica europea (Cee) nel 1958, la quale rappresentava una via di mezzo tra liberalizzazione e distorsione dei flussi commerciali: liberalizzazione, in quanto le tariffe doganali all’interno dei sei paesi firmatari vennero ridotte; distorsione, perché, nel caso della Germania, il meccanismo per stabilire una tariffa doganale comune verso l’estero dipendeva dalla perequazione delle tariffe nazionali. Ciò provocò spesso un aumento delle aliquote tedesche, ma anche di quelle olandesi e belghe. Ma la maggior distorsione fu rappresentata dal fatto che le aspettative della Germania e, in minor misura, della Gran Bretagna circa la creazione di una più ampia zona di libero commercio, vennero disattese. La Francia aveva cercato una strada per mantenere intatta la propria potenza nazionale, e vi era riuscita, da un lato, con la stabilizzazione della valuta e, dall’altro, con l’insistenza sul concetto di un’Europa ristretta””.”,”ECOI-235″ “JAMES Harold”,”Monetary and Fiscal Unification in Nineteenth-Century Germany: What can Kohl learn from Bismarck?”,”””The Zollverein, combined with the building of the first railroads in the 1840s and 1850s, had created a single market for goods. This was largely a domestic market at first, because the great north German seaports, the city states of Bremen and Hamburg, remained outside the Zollverein even after unification (Hamburg joined the customs unions only in 1882, Bremen in 1884). Many supporters of the Zollverein hoped that it would be only the first step toward a larger, Central European customs union – in short, that a process of widening would occur without a necessarily simultaneous deepening. Indeed, one of the union’s early members (since 1841) was Luxembourg, which in 1867 was neutralized and thus excluded from the German Empire of 1871″”. (pag 3-4)”,”GERE-027″ “JAMES Harold LINDGREN Hakan TEICHOVA Alice a cura; saggi di Harold JAMES Gerald D. FELDMAN Fritz WEBER Ulf OLSSON Diane B. KUNZ Gerald D. FELDMAN Mats LARSSON Guy VANTHEMSCHE Alois MOSSER e Alice TEICHOVA Elizabeth A. BOROSS Douglas J. FORSYTH Mark MAZOWER Ian M. DRUMMOND W. MILES FLETCHER III”,”The Role of Banks in the Interwar Economy.”,”JAMES Harold (Associate Professor of History, Univ. of Princeton) LINDGREN Hakan (Associate Professor of Economic History, Uppsala) TEICHOVA Alice (Emeritus Professor of Economic Historyy, East Anglia). Saggi di Harold JAMES Gerald D. FELDMAN Fritz WEBER Ulf OLSSON Diane B. KUNZ Gerald D. FELDMAN Mats LARSSON Guy VANTHEMSCHE Alois MOSSER e Alice TEICHOVA Elizabeth A. BOROSS Douglas J. FORSYTH Mark MAZOWER Ian M. DRUMMOND W. MILES FLETCHER III Contiene il saggio di Gerald D. FELDMAN, Banks and the problem of capital shortage in Germany, 1918-1923, pag 49-79″,”ECOI-254″ “JAMES Harold”,”The Roman Predicament. How the Rules of International Order create the Politics of Empire.”,”JAMES Harold è professore di storia e Affari Internazionali alla Princeton University. Ha scritto vari libri tra cui ‘A German Identity’, ‘International Monetary Cooperation since Bretton Woods’ e ‘The End of Globalization: Lesson from the Great Depression’. “”The books begins with an examination of two very famous books on the subject, both by chance published in the same year, 1776 – a year that produced not only the U.S. Declaration of Independence but also the first extensive elaborations of the debate about commerce and domination, drawing explicit lessons from the Roma experience: ‘The Wealth of Nations’ and ‘The Decline and Fall of the Roman Empire’. Adam Smith and Edward Gibbon wrote studies that became instantly celebrated, and whose basic ideas are still a familiar tool of debates in the twenty-first century”” (pag 3)”,”ECOI-324″ “JAMES C.L.R.”,”Minty Alley.”,”C.L.R. James, born in Trinidad in 1901, is one of the truly remarkable figures of the century, whose work spans continents and categories in an unprecedented way. His literary output includes fiction, political theory, philosophy, historical analysis, criticism and sports writing, and he has involved himself with social developments in the Caribbean, Africa, Europe and the USA throughout his eight decades. His Life and Work is the first full-length study of his multi-faceted life and international influence. Edited by Paul Buhle, it provides an invaluable perspective on the rich diversity of James’s work, assessed in articles, memoirs, interviews such as Walter Rodney, Manning Marable, Robert Hill, Sylvia Wynter, Darcus Howe, Wilson Harris, Vincent Harding, and many others. Completed by a bibliography of C.L.R. James’s major writings, this book makes a significant achievement in encompassing the unique importance of C.L.R. James.”,”VARx-025-FL” “JAMES C.L.R.”,”Nkrumah and the Ghana revolution.”,”C.L.R. James, born in Trinidad in 1901, is one of the truly remarkable figures of the century, whose work spans continents and categories in an unprecedented way. His literary output includes fiction, political theory, philosophy, historical analysis, criticism and sports writing, and he has involved himself with social developments in the Caribbean, Africa, Europe and the USA throughout his eight decades. His Life and Work is the first full-length study of his multi-faceted life and international influence. Edited by Paul Buhle, it provides an invaluable perspective on the rich diversity of James’s work, assessed in articles, memoirs, interviews such as Walter Rodney, Manning Marable, Robert Hill, Sylvia Wynter, Darcus Howe, Wilson Harris, Vincent Harding, and many others. Completed by a bibliography of C.L.R. James’s major writings, this book makes a significant achievement in encompassing the unique importance of C.L.R. James.”,”AFRx-004-FL” “JAMES C.L.R., a cura di Paul BUHLE”,”C.L.R. James: His Life and Work.”,”C.L.R. James, born in Trinidad in 1901, is one of the truly remarkable figures of the century, whose work spans continents and categories in an unprecedented way. His literary output includes fiction, political theory, philosophy, historical analysis, criticism and sports writing, and he has involved himself with social developments in the Caribbean, Africa, Europe and the USA throughout his eight decades. His Life and Work is the first full-length study of his multi-faceted life and international influence. Edited by Paul Buhle, it provides an invaluable perspective on the rich diversity of James’s work, assessed in articles, memoirs, interviews such as Walter Rodney, Manning Marable, Robert Hill, Sylvia Wynter, Darcus Howe, Wilson Harris, Vincent Harding, and many others. Completed by a bibliography of C.L.R. James’s major writings, this book makes a significant achievement in encompassing the unique importance of C.L.R. James Editor’s Foreword, Notes on the life and work of C.L.R. James, by Anna Grimshaw, Political styles of C.L.R. James: an Introduction by Paul Buhle, James: A select bibliography, index,”,”BIOx-005-FL” “JAMES Harold”,”Rambouillet, 15 novembre 1975. La globalizzazione dell’economia.”,”Il 15 novembre 1975, nel castello di Rambouillet nei pressi di Parigi, si riuniscono per discutere le principali questioni economiche internazionali i capi del governo dei sei paesi più industrializzati del mondo: Stati Uniti, Germania, Gran Bretagna, Francia, Giappone, Italia. Harold James insegna Storia nella Princenton University. Ha pubblicato fra l’altro: The Reichsbank and Public Finance in Germany 1924-1933 e The German Slump. Una crisi generale? (pag 199-201″,”ECOI-125-FL” “JAMES C.L.R. BREITMAN George KEEMER Edgar e altri; a cura di Fred STANTON”,”Fighting racism in World War II.”,”Si tratta di una raccolta di articoli, pamphlets, lettere, e risoluzioni attinte dalla stampa del Socialist Workers Party (SWP) pubblicata durante la Seconda guerra mondiale. Il materiale è diviso in due parti. La prima inizia con lo scoppio della guerra in Europa nel settembre 1939 e giunge fino all’attacco giapponese a Pearl Harbor nel dicembre 1941. La seconda parte inizia da questo momento, dall’entrata in guerra degli Stati Uniti fino alla resa del Giappone nel settembre del 1945. Una cronologia aiuta a cogliere i maggiori eventi pertinenti al tema in oggetto e un glossario fornisce ulteriori informazioni su persone e gruppi trattati nel testo. Questo materiale contribuisce a far luce su una storia della Seconda guerra mondiale generalmente di cui in genere non si parla: ciò che i neri e i marxisti hanno affermato e pensato riguardo alle condizioni razziali del tempo di guerra nel paese, al Nord e al Sud, ai militari e civili, alle lotte operaie e salariali dei lavoratori di colore all’interno del movimento operaio e sindacale americano. Ci sono anche documenti relativi a ciò che il Socialist Workers Party, il solo consistente partito schierato contro la guerra in questi anni, sostiene e cerca di fare contro l’oppressione della minoranza di colore. (pag 17) [introduzione] In una nota a pag 25 si cita l’opuscolo ‘Leon Trotsky su Black Nationalism and Self-Determination’ (Pathfinder Press, 1978) a questo proposito su questo volume Amazon scrive: “”This book was taken out of print, since both the title and the introduction are way off kilter. The discussions of SWP leaders with Trotsky are now in Malcolm X, Black Liberation, and the Road to Workers Power, published in 2009. The introduction to that book says: “”‘What the Bolshevik Revolution Taught Us,’ the third section of this book, includes the transcripts of discussions in 1933 and 1939 on the Black liberation struggle in the United States with Bolshevik leader Leon Trotsky. Those discussions appear here under the title, ‘The National Question and the Road to the Proletarian Dictatorship in the United States'”” an accurate summary of their content, as opposed to ‘Leon Trotsky on Black Nationalism and Self-Determination,’ the title of the book in which the transcripts have been available since 1967. “”In those discussions, Trotsky urged the Socialist Workers Party leadership to turn the party toward deeper and broader involvement in the struggle for Black freedom along the line of march of the revolutionary fight for power in the United States. The party ‘cannot postpone this extremely important question any longer,’ Trotsky had written to SWP leader James P. Cannon in 1939 during Trotsky’s several days of discussions with party members. “”Unless the SWP meets this political challenge, Trotsky said during those discussions, ‘our party cannot develop ‘it will degenerate’. It is a question of the vitality of the party. It is a question of whether the party is to be transformed into a sect or if it is capable of finding its way to the most oppressed part of the working class.’ “”This book is a commitment and a weapon in continuing to rise to that challenge today and tomorrow.”” Appendix A: Results of the discussions, can be found in Founding of the Socialist Workers Party: Minutes and Resolutions, 1938-39. Appendix B contained a number of short excerpts: The reply by Trotsky to Claude McKay can be found in First Five Years Years of the Communist International, Vol. 2 by Leon Trotsky (1997-10-30). Other excerpts are from History of the Russian Revolution;Writings of Leon Trotsky (1932);Writings of Leon Trotsky (1937-38);Writings of Leon Trotsky, 1939-1940;Their Morals and Ours. Another major book on the Socialist Workers Party and the Black struggle is Fighting Racism in World War II. One can also find material in Fred Halstead’s history of the movement against the Vietnam War, Out Now: A Participant’s Account of the Movement in the United States Against the Vietnam War.”,”MUSx-325″ “JAMES Cyril Lionel Robert”,”World Revolution 1917-1936. The Rise and Fall of the Communist International.”,”Cyril Lionel Robert James (1901-1989) was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies. Introduction to the Paperback Edition, Preface, Introductory, Appendix on Sidney and Beatrice WEBB’S “”Soviet Communism””, Notes, Index, Revolutionary Studies,”,”MUSx-057-FL” “JAMES Cyril Lionel Robert, a cura di Scott McLEMEE”,”C.L.R. James on the ‘Negro Question’.”,”Cyril Lionel Robert James (1901-1989) was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies. Scott McLemee is a contributing editor for In These Times and coeditor of C.L.R. James and Revolutionary Marxism: Selected Writings of C.L.R. James, 1939-49. Edited and with an introduction by Scott MCLEMEE, Preface, Documents, Sources for Texts, Index,”,”MUSx-058-FL” “JAMES Cyril Lionel Robert, Contributors Grant FARRED Stuart HALL Anna GRIMSHAW Andrew ROSS Neil LARSEN Robin D.G. KELLEY Santiago COLÁS Kenneth SURIN Jim MURRAY”,”Rethinking C.L.R. James.”,”Cyril Lionel Robert James (1901-1989) was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies. Grant Farred is an Assistant Professor of Cultural Studies at the University of Michigan. Acknowledgments, Introduction Grant FARRED, notes on Contributors, Index of Names,”,”MUSx-059-FL” “JAMES Cyril Lionel Robert, a cura di Anna GRIMSHAW”,”Special Delivery. The Letters of C.L.R. James to Constance Webb, 1939-1948.”,”C.L.R. James was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies. Anna Grimshaw, the editor of this collection, was born in Lancashire and read anthropology at Cambridge, after which she spent two years i n the Himalayas studying the role of Buddhist nuns in Tibetan religion. Since returning to England in 1980 she has been employed as a trsearcher by Granada Television and is currently working with C.L.R. James in brixton, London. Acknowledgments, Editorial Note, Introduction, Abbreviations, Glossary, Index of Names,”,”BIOx-024-FL” “JAMES Cyril Lionel Robert”,”I Giacobini neri. La prima rivolta contro l’uomo bianco.”,”C.L.R. James was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies.”,”FOLx-004-FL” “JAMES Cyril Lionel Robert, a cura di Anna GRIMSHAW”,”Cricket.”,”C.L.R. James was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies. Anna Grimshaw, the editor of this collection, was born in Lancashire and read anthropology at Cambridge, after which she spent two years i n the Himalayas studying the role of Buddhist nuns in Tibetan religion. Since returning to England in 1980 she has been employed as a trsearcher by Granada Television and is currently working with C.L.R. James in brixton, London. Preface and Acknowledgements, Introduction, Notes, Bibliography, Index,”,”VARx-084-FL” “JAMES Cyril Lionel Robert”,”At the Rendez-vous of Victory. Selected Writings.”,”C.L.R. James was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies. Biographical Introduction, Bibliography, Index,”,”RIRO-204-FL” “JAMES Cyril Lionel Robert”,”The Nobbie Stories for Children and Adults.”,”C.L.R. James was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies. Foreword by Anna GRIMSHAW, Acknowledgments, Introduction, Editor’s Note,”,”VARx-085-FL” “JAMES Cyril Lionel Robert”,”Spheres of Existence. Selected Writings.”,”C.L.R. James was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies. Biographical introduction, note, Index,”,”TROS-069-FL” “JAMES Cyril Lionel Robert”,”Letters from London.”,”C.L.R. James was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies.”,”PVSx-029-FL” “JAMES Cyril Lionel Robert, a cura di Anna GRIMSHAW”,”A Majestic Innings. Writings on Cricket.”,”C.L.R. James was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies. Anna Grimshaw, the editor of this collection, was born in Lancashire and read anthropology at Cambridge, after which she spent two years i n the Himalayas studying the role of Buddhist nuns in Tibetan religion. Since returning to England in 1980 she has been employed as a trsearcher by Granada Television and is currently working with C.L.R. James in brixton, London.”,”PVSx-030-FL” “JAMES Cyril Lionel Robert”,”The Black Jacobins. Toussaint l’Ouverture and the San Domingo Revolution.”,”C.L.R. James was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies. Preface to the Vintage Edition, Preface to the First Edition, Prologue, Bibliography, Appendix: From Toussaint L’Ouverture to Fidel Castro, About the Author, Index,”,”PVSx-031-FL” “JAMES Cyril Lionel Robert”,”Party Politics in the West Indies.”,”C.L.R. James was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies. Introduction by R.M. WALTERS, Preface, Author’s Dedication, Afterword, Notes, Appendix,”,”PVSx-032-FL” “JAMES Cyril Lionel Robert”,”The Future in the Present. Selected Writings.”,”C.L.R. James was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies.”,”TEOS-116-FL” “JAMES Cyril Lionel Robert”,”A History of Negro Revolt.”,”Cyril Lionel Robert James was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies.”,”USAS-015-FL” “JAMES Cyril Lionel Robert”,”Beyond a Boundary.”,”Cyril Lionel Robert James was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies. Robert Lipsyte was born in New York City. He is a sports columnist for the New York Times and the author of fifteen books including Nigger (the autobiography of Dick Gregory. With an Introduction by Robert LIPSYTE, Acknowledgements, Introduction to the American Edition, A Note on Cricket, Preface, Epilogue and Apotheosis, About the Authors, Index,”,”USAS-016-FL” “JAMES Cyril Lionel Robert”,”American Civilization.”,”Cyril Lionel Robert James was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies. Anna Grimshaw is a lecturer in visual anthropology at the University of Manchester, and was C.L.R. James’s personal assistant for the last six years of his life; Keith Hart is Director of the African Studies Center at Cambridge University. With an Afterword by Robert A. HILL, Introduction by Anna GRIMSHAW and Keith HART, Acknowledgments, Preface, Introductory, Conclusions, References, Appendix: The Americanization of Bolshevism (1944), Literary Executor’s Afterword by Robert A. HILL, Notes, Index of Names,”,”USAS-017-FL” “JAMES Cyril Lionel Robert”,”Every Cook Can Govern.”,”C.L.R. James was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies.”,”PVSx-033-FL” “JAMES Marquis JAMES Bessie R.”,”Biografia di una banca. Storia della Bank of America.”,”E’ la storia della Bank of Italy fondata nel 1904 da Amadeo Pietro Giannini a San Francisco, al centro della comunità italiana. Questo primo nome della Bank of America, National Trust & Saving Association, oggi (1970) è al primo posto nella graduatoria mondiale delle banche. Il panico del 1907: una lezione. La crisi e la depressione del 1907-1908 (…) La tempesta si stava già avvicinando. Era cominciata in Egitto, con scene di panico e corsa al denaro, gli sportelli delle banche presi d’ assalto e il fallimento di una delle più grandi banche di Alessandria. Secondo ad esserne investito fu il Giappone, poi la Germania, poi il Cile. La situazione del credito negli Stati Uniti si fece tesa nell’ estate del 1907, e la crisi fu soprattutto sentita nell’ est, poiché le banche dell’ ovest cominciarono a prelevare fondi di riserva. Le banche provinciali della California cominciarono a chiedere denaro a San Francisco e la Crocker National, come le altre banche, avvertì l’ esaurimento delle scorte. Fagan mutò parere e lodò Giannini per avere conservato dell’oro. (…) La Bank of Italy superò la crisi in modo trionfale. L’oro che Giannini aveva cominciato ad accumulare in maggio fu ammucchiato in gabbie perché tutti potessero vederlo; lo spettacolo era rassicurante e d’altronde la piccola banca, dietro richiesta specifica, pagava in oro. Non fece mai uso delle banconote di piccolo taglio emesse dalla Clearing House per far fronte alla scarsezza di liquido; e neppure una volta si appellò al diritto legale del preavviso per i prelevamenti a risparmio, una vecchia norma che prevedeva il preavviso da dieci a novanta giorni per prelevamenti che superassero i 100 dollari. Senza imporre restrizioni, pagando in moneta legale corrente anziché usando le banconote emesse dalla Clearing House, la banca di Giannini registrò più versamenti che prelevamenti in un periodo in cui il denaro contante scarseggiava. La banca, a fine d’anno, aveva depositi per 1.660.000 dollari. Nello stesso periodo l’attivo era salito da 1.899.000 a 2.221.000 dollari; una situazione di bilancio, insomma, per molti rispetti superiore a quella della Crocker, che perdette circa 4.000.000 di dollari nell’attivo e 3.000.000 di dollari nei depositi. Le altre otto banche nazionali di San Francisco dovettero registrare situazioni analoghe: sette ebbero una diminuzione dell’attivo e tutte una diminuzione nei depositi. Benché le conseguenze della crisi non fossero tanto gravi e di lunga durata, in confronto con quanto era accaduto nel 1873, la gente era preoccupata. Si ebbe una contrazione negli incassi delle industrie, del commercio e delle ferrovie e di altre attività. I prezzi dei prodotti agricoli, e in genere quasi tutti i prezzi, diminuirono. La disoccupazione aumentò e la ricostruzione di San Francisco subì un rallentamento. Nel gennaio del 1908 la Bank of Italy perdette 70.000 dollari di depositi, e il febbraio segnò un’ulteriore diminuzione. Lo stesso mese fallirono due piccole banche che erano sopravvissute alla grande crisi. (…) Questa atmosfera di depressione incombeva sulla California (…). Ma né la California né qualunque altro stato potevano guarire i mali del sistema bancario americano: il problema era di portata nazionale e lo si riconosceva come tale”” (pag 40-43)”,”USAE-003-FP” “JAMES Cyril Lionel Robert LEE Grace C. CHAULIEU Pierre”,”Facing Reality.”,”C.L.R. James was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies.”,”MUSx-070-FL” “JAMES Cyril Lionel Robert”,”Marinai, rinnegati e reietti. La storia di Herman Malville e il mondo in cui viviamo.”,”Cyril Lionel Robert James was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies. Cyril Lionel Robert James, nato a Port of Spain (Trinidad) nel 1901, emigra in Inghilterra nel 1932. teorico marxista, pioniere del movimento panafricanista, storico, scrittore, critico letterario e specialista di cricket. Nel 1938 si trasferisce negli Stati Uniti, dove scrive, tiene conferenze e organizza le attività del Socialist Worker’s Party. nel 1953 viene espulso e ritorna in Inghilterra dove continua la propria attività di scrittore e militante fino alla morte, avvenuta a Londra nel 1989.”,”BIOx-078-FL” “JAMES William, Admiral”,”Old Oak. The Life of John Jervis, Earl of St. Vincent.”,”””Jervis met every request from Nelson and Nelson always consulted Jervis before each of his offensive operations against the French preparations”” (pag 179)”,”QMIN-078-FSL” “JAMES Lawrence”,”Raj. The Marking and Unmaking of British India.”,”Lawrence James ha studiato storia e lingua inglese alla York University e si è laureato al Merton College (Research degree), di Oxford. Ha insegnato ed è diventato scrittore a tempo pieno dal 1985 pubblicando ‘The Golden Warrior: The Life and Legend of Lawrence of Arabia; ‘Imperial Warrior: The Life and TImes of Field Marshal Viscount Allenby, e il libro di successo ‘The Rise and Fall of the British Empire’. L’Impero anglo-indiano, noto anche come British Raj, fu un insieme di domini diretti, indiretti e protettorati che il Regno Unito accumulò e organizzò nel subcontinente indiano dal XVII al XX secolo 1. Il Raj britannico fu il possedimento che più di ogni altro rese l’Impero britannico una superpotenza mondiale; in esso viveva oltre il 75% della popolazione totale dell’impero e fu il principale esportatore di materie prime 1. L’idea di uno stato unitario per comprendere i domini britannici nella regione geografica dell’India, avvenne dopo il 28 giugno 1858, ovvero dopo i moti indiani del 1857 che imposero la soppressione della Compagnia britannica delle Indie orientali ed il trasferimento dei suoi territori direttamente alla Corona inglese nella persona della regina Vittoria 12. Con l’indipendenza concessa nel 1947, sui territori del cosiddetto Raj britannico sorsero gli attuali stati di India, Pakistan (a sua volta diviso dopo l’indipendenza del Bangladesh, nel 1971) e Birmania 1. (f. cop.)”,”INDx-002-FSD” “JAMES David”,”Lord Roberts.”,”Frederick Sleigh Roberts, I conte Roberts, è stato un generale britannico che ha servito nell’esercito britannico per oltre 50 anni. Nato a Cawnpore, India, il 30 settembre 1832, Roberts era il figlio secondogenito del generale Abraham Roberts 1. Roberts si distinse per coraggio e tenacia in gioventù nella rivolta dei sepoys durante la quale venne decorato con la Victoria Cross 1. Si dimostrò uno dei più importanti e abili generali britannici dell’ Era vittoriana, guidando con successo le sue truppe nella seconda guerra anglo-afghana, dove condusse la famosa marcia su Kandahar, e soprattutto nella seconda guerra boera dove, dopo aver preso il comando, ristabilì con una serie di vittorie la situazione a favore dell’ Impero britannico 1. Promosso feldmaresciallo e comandante in capo del British Army, Roberts rimase uno dei più prestigiosi militari britannici fino alla sua morte, avvenuta in tarda età mentre ispezionava le truppe sul fronte occidentale all’inizio della prima guerra mondiale 1. (copil)”,”UKIQ-013-FSD” “JAMES Cyril Lionel Robert”,”I giacobini neri. La prima rivolta contro l’uomo bianco.”,”JAMES Cyril Lionel Robert (Port of Spain,Trinidad, 1901 – Londra 1989). Emigrato in Inghilterra nel 1932. Teorico marxista e internazionalista, pioniere del movimento panafricanista, storico, scrittore, critico letterario e specialista di cricket. Nel 1938 si trasferisce negli Stati Uniti, dove scrive, tiene conferenze e organizza le attività del Socialist Worker’s Party. Nel 1953 viene espulso e ritorna in Inghilterra dove continua la propria attività di scrittore e militante fino alla morte. “”I giacobini neri””, pubblicato per la prima volta nel 1938 e più volte ristampato in inglese, è il suo libro più importante. (Dal risvolto di copertina). «Nell’anno 1789 la colonia francese di Santo Domingo nelle Antille francesi forniva alla madrepatria i due terzi del suo commercio internazionale e rappresentava il massimo mercato della tratta europea degli schiavi. Era la colonia più fiorente del mondo, l’orgoglio della Francia e l’invidia di ogni altra nazione imperialista, Nell’agosto del 1791 scoppiò sull’isola la rivolta degli schiavi, che si sarebbe protratta per i successivi 12 anni e sarebbe sfociata, nel 1803, nella dichiarazione d’indipendenza di Haiti. Storicamente, l’insurrezione antillese è la prima rivolta contro la schiavitù a conoscere un esito positivo; la prima forma di indisciplina di massa contro l’uomo bianco e la sua dominazione coloniale; il primo indelebile scacco degli eserciti nazionali di fronte a una moltitudine di schiavi. (…) A questa rivolta, e al suo principale protagonista Toussaint Louverture, guarderanno tutti i rivoluzionari che nell’arco dei due secoli si sono battuti per la liberazione delle popolazioni oppresse del Sud del mondo. Toussaint Louverture, l’ex schiavo nero che guiderà la sommossa contro gli eserciti europei, diventa così l’emblema di un’esperienza a cui guardare anche oggi, alla luce dei fallimenti di quei movimenti di liberazione nazionale che con tanta forza si opposero al colonialismo» (dal retro di copertina).”,”AMLx-008-FSL” “JAMESON J. Franklin”,”La rivoluzione americana come movimento sociale.”,”La rivoluzione e lo ‘status’ delle persone, la rivoluzione e la terra, industria e commercio, il pensiero e il sentimento popolare.”,”USAG-007″ “JAMESON Fredric”,”The Cultural Turn. Selected Writings on the Postmodern 1983-1998.”,”Fredric Jameson. Considerato il maggior teorico marxista americano, attualmente inegna Letteratura comparata presso la Duke University (North Carolina). Altri suoi volumi: Tardo marxismo. Adorno, il postmoderno e la dialettica, Firme del visibile. Hitchcock, Kubrick, Antonioni, Una modernità singolare. Saggio sull’antologia del presente. Acknowledgements, Foreword by Perry Anderson, Notes, Index,”,”TEOS-098-FL” “JAMESON Fredric”,”Una modernità singolare. Saggio sull’ontologia del presente.”,”Fredric Jameson. (Cleveland, Ohio, 1934) Considerato il maggior teorico marxista americano, attualmente inegna Letteratura comparata presso la Duke University (North Carolina). Altri suoi volumi: Tardo marxismo. Adorno, il postmoderno e la dialettica, Firme del visibile. Hitchcock, Kubrick, Antonioni, Una modernità singolare. Saggio sull’antologia del presente.”,”FILx-091-FL” “JAMESON Fredric”,”Postmodernismo, ovvero, La logica culturale del tardo capitalismo.”,”Fredric Jameson. Considerato il maggior teorico marxista americano, attualmente inegna Letteratura comparata presso la Duke University (North Carolina). Altri suoi volumi: Tardo marxismo. Adorno, il postmoderno e la dialettica, Firme del visibile. Hitchcock, Kubrick, Antonioni, Una modernità singolare. Saggio sull’antologia del presente.”,”ECOI-145-FL” “JAMIN Jérôme”,”Le populisme aux Etats-Unis: la question du peuple. Première partie. – Le populisme aux Etats-Unis: le rejet de l’ élite.”,”Populismi, ideologie, e leader (pag 4) “”De nombreux observateurs considèrent que le concept de “”populisme”” est flou et qu’il ne sert qu’à décrire des acteurs politiques «qu’il est impossible de classer dans une seule catégorie» (8). Si on peut partager ce constat, notemment au niveau de l’usage politique et médiatique qui est fait de ce concept, ce dernier n’est pas pour autant vide de sens, il a même une longue histoire en Europe, mais surtout aux Etats-Unis dès la fin du 19ème siècle, et pour bien comprendre ce concept, l’ouvrage de Margaret Canovan «Populism», publiée en 1981 (9), reste une référence. Ce texte important fait partie des premiers livres sur le sujet (10), mais surtout, et nous ne feorns pas l’exception (11), la plupart des travaux sur le populisme s’inspirent ou font référence à ce dernier sans jamais remettre en question sa thèse principale. Canovan place l’opposition «peuple/élite» au coeur de son raisonnement. Dans la rhétorique populiste, explique-t-elle, le concept de «peuple» renvoie à l’idée de majorité et par inférence à l’idée de légitimité: le peuple représente un groupe majoritaire par rapport à d’autres composants de la population; son opinion est légitime et il faut l’écouter et en tenir compte; la légimité sous-entend également l’idée de «verité» voire de «vertu» (12). Cette particularité du populisme fait l’unanimité dans la littérature et il n’est pas rare de la retrouver aujourd’hui, plus de trente ans après, par example chez Ben Stanley lorsqu’il explique que l’idée de majorité renforce l’authenticité de la volonté du peuple (13), et par extension l’authenticité du peuple lui-même. Cette authenticité, nois le verrons plus bas, fonctionne en miroir avec l’élite mensogère et manipulatrice. (…)”” (pag 4) [(8) Ce qui ne veut pas dire que le concept est dès lors inutile mais qu’il faut l’utiliser en sachant exactement lesquelles de ses composantes sont susceptibiles de varier. Voit la conclusion «Seven Thesis on Populism» de l’ouvrage: Müller, Jan-Werner, ‘What is populism?, Philadelphia, University of Pennsylvania Press, 2016, pp. 101-103; et Van Kessel, Stijn, «The populist cat-dog: applying the concept of populism to contemporary European party systems», Journal of Political Ideologies, vol, 19, n. 1, 2014, p. 100]; (9) Canovan, Margaret, Populism, Londres, Junction Books, 1981; (10) Pour des travaux plus anciens sur la question voir notamment: Goodwyn, Lawrence ‘The Populist Moment’, Oxford University Press, 1978; Ionescu Ghita (ed.), Populism. Its meaning and National Characteristics, Londres, Weidenfield and Nicolson, 1869 (voir plus particulièrement la contribution suivante Worsley, Peter, «The Concept of Populism» pp. 212-250), et Saloutos, Theodor, ‘Populism: Reaction or Reform?, New York, Holt, Rinehart and Winston, 1968; (11) Voir notre contribution «Ideologies et populisme» dans l’ouvrage: Jamin, Jérôme, ac, ‘L’extrême droite en Europe’, Bruxelles, Bruylant, 2016, pp. 17-37. Le présent article reprend la thèse deféndue dans cette dernière; (12) Canovan, M., op. cit., p. 4; (13) Stanley, Ben, «The thin ideology of populism», Journal of Political Ideologies, 2008, n° 13, pp. 104-105]; La retorica populista non avrebbe il successo che si manifesta in Europa e negli Stati Uniti se non aggiungesse alla sua interpretazione della politica e della storia l’immagine dell’ uomo provvidenziale che vede le cose con più lucidità dei suoi concittadini, e che sa (che pretende di sapere) esattamente quello che bisogna fare, e in quale direzione occorre andare per lottare contro le minacce che le elites fanno pesare sul popolo. Il leader si presente come un uomo che fa parte del popolo che che ha le sue radici negli ambienti popolari e del mondo del lavoro. Si è fatto da solo e non deve il suo successo all’appoggio di una elite (pag 21) Revue Amnis Severiano Rojo Hernandez Aix Marseille Université Centre des Lettres et Sciences Humaines Département d’Etudes Hispaniques et Latino-Américaines 29 Avenue Robert Schuman 13621 Aix en Provence Cedex Courriel : amnis@revues.org”,”TEOP-527″ “JAMIS Rauda”,”Frida Kahlo.”,”JAMIS Rauda (1955) è figlia di un pittore messicano e di una romanziera cubana. Cresciuta in Francia, dopo studi d’arte di archeologia e psicologia ha intrapreso la carriera giornalistica e di scrittrice. Attualmente vive a Parigi. Trotsky al cinema. “”Frida chiacchierava allegramente con Jacqueline Breton, quando Trockij, tra lo stupore generale, espresse il desiderio di andare al cinema. Diego gli disse che era pericoloso, ma Lev Davidovic non volle sentire ragioni: pensava di avere diritto di approfittare un po’ di quella fuga. Sulla strada del ritorno a Città del Messico, una sera, in una cittadina, un cinema proiettava un western americano. Diego si sforzò ancora di dissuadere Trockij, ma senza successo. “”Nascondetevi il viso con un fazzoletto””, gli disse Diego, “”non rischiamo che vi riconoscano””. “”Ma non rischio niente!”” esclamò il russo, “”non qui!””. “”Non si sa mai, i nemici sono ovunque.”” Si accordarono. Il gruppo circondò Trockij per entrare nel cinema, e nella sala quasi vuota si sistemarono in cerchio attorno a Lev Davidovic. Il film non era bello: la colonna sonora e i tagli a cui era stato intempestivamente sottoposto non miglioravano certo il risultato. Ma, nonostante le pistole a portata di mano e la tensione dei presenti, il divertimento era abbastanza raro da essere apprezzato a qualsiasi costo. Ridevano tutti a crepapelle””. (pag 176)”,”BIOx-249″ “JANEWAY Michael”,”Republic of Denial. Press, Politics, and Public Life.”,”L’A è stato direttore del The Boston Globe, executive editor all’ Atlantic Monthly/ e decano alla Northwestern University’s Medill School of Journalism. E’ stato pure assistente speciale del segretario di stato Cyrus VANCE (1977-78). E’ professore alla Graduate School of Journalism alla Columbia University.”,”EDIx-024″ “JANGFELDT Bengt”,”La vie en jeu. Une biographie de Vladimir Maïakovski.”,”JANGFELDT B. “”(…) autumne 1922: l’expulsion d’Union soviétique de plus de cent soixante philosophes, écrivains, historiens, économistes, juristes, mathématiciens et autres intellectuels. L’idée de les expulser est due à Lénine, et le travail est exécuté par la Tchéka, qui forme en mai une commission spéciale dont la mission est de rassembler des informations sur les “”éléments antisoviétiques””. Mécontent du rythme du travail, Lénine écrit en juillet à Staline: “”Il faudrait expédier quelques centaines de ces messieurs à l’étranger, une bonne fois pour toutes. Nettoyons la Russie pour un bon moment””. Cette mesure, sans équivalent dans l’Histoire, est une nouvelle étape dans la politique du gouvernement visant à écraser dans l’oeuf toute opposition politique. Léon Trotski ne craint pas de la présenter come l’expression de “”l’humanisme bolchevisme””. Ces “”éléments”” que le gouvernement a décidé d’expulser son certes politiquement insignifiant, explique le commissaire à la Guerre, mais ce sont des armes potentielles entre les mains d’ennemis en cas de reprise des hostilités: “”Et dans ce cas nous serions forcés de les abattre, conformément aux lois de la guerre. C’est la raison pour laquelle nous préférons les expulser à temps, pendant que le calme règne.”” (pag 225)”,”RIRB-121″ “JANIGRO Nicole a cura; testi di FREUD JUNG FROMM FORNARI EIBL-EIBESFELDT GIRARD AHMED COLOVIC PAPADOPOULOS”,”La guerra moderna come malattia della civiltà.”,”Testi di FREUD JUNG FROMM FORNARI EIBL-EIBESFELDT GIRARD AHMED COLOVIC PAPADOPOULOS. Nicole JANIGRO, giornalista e traduttrice, è autrice tra l’ altro di ‘L’ esplosione delle nazioni’ (1999). Ha curato varie opere (v. retrocopertina). “”Il miglior esempio dell’ illusorietà e della inautenticità, che la necessità del sacrificio acquista nella guerra, ci è offerto dai kamikaze. Nel kamikaze il sacrificio del Sé vale come negazione delle proprie necessità di colpa, legate agli impulsi ostili verso il proprio oggetto d’ amore: processo che ci è rivelato dalla colpevolizzazione del nemico, nel rito feciale, presente, in una forma o nell’ altra in ogni guerra””. (Franco Fornari, Il fenomeno guerra) (pag 153) “”Quando la bandiera sventola, il nostro buon senso è nel suono della tromba””. Lorenz citava questo vecchio detto nel discutere i tranelli della lealtà dell’ uomo, della sua straordinaria capacità di eroismo quando si presenta una situazione che richiede la difesa del gruppo e dei suoi valori””. (Irenäus Eibl-Eibesfeldt, Guerra, indottrinamento dell’ uomo e selezione di gruppo) (pag 180)”,”QMIx-120″ “JANIK Allan TOULMIN Stephen”,”La grande Vienna. Nella Vienna di Schöner, di Musil, di Kokoschka e del dottor Freud. La formazione intellettuale del grande filosofo Wittgenstein.”,”Rapporto uomo – Dio. “”Il fine dell’uomo kierkegaardiano è quello di «fare un salto nell’assurdo», che è il salto della fede, col quale la personalià finita si dedica tutta all’infinito. In questo rapporto l’amico o il compagno non sono più necessari. Kierkegaard passò tutta la vita tentando di far prendere coscienza di questa verità: «È un problema su cui riflettere: diventare cristiano… quando si è cristiani dalla nascita»”” (pag 159)”,”BIOx-008-FRR” “JANIK Allan TOULMIN Stephen”,”Wittgenstein’s Vienna.”,”I due autori insegnano filosofia rispettivamente all’ University of South Florida (Toulmin), e al La Salle College in Filadelfia (Janik).”,”AUTx-004-FSD” “JANKÉLÉVITCH Vladimir”,”L’ironie.”,”L’ ironia è un’attività spirituale infinita, come tutto ciò che è di provenienza mentale (pag 27) L’ironia è l’estrema coscienza, essa ci rende come si dice “”attenti al reale’ (pag 35) Nel libro ‘L’ironia’ di Vladimir Jankélévitch, la litote viene spesso citata come uno degli strumenti retorici che contribuiscono a creare l’ ironia. Jankélévitch esplora come l’ ironia possa essere utilizzata per esprimere concetti complessi e sfumati, e la litote è una delle tecniche che permette di farlo in modo sottile e indiretto 1. La litote La litote è una figura retorica che consiste nell’esprimere un concetto negando il suo contrario. In altre parole, si afferma qualcosa attenuando il giudizio attraverso la negazione di un’espressione opposta. Ad esempio, invece di dire “”è intelligente””, si potrebbe dire “”non è stupido”” ¹². Questa tecnica è spesso utilizzata per rendere un’affermazione meno diretta o per enfatizzare un concetto in modo sottile. La parola “”litote”” deriva dal greco antico “”litótes””, che significa “”semplicità”” o “”attenuazione””¹. (f. copilot)”,”FILx-590″ “JANKOWSKI Paul”,”Il lungo inverno del 1933. Alle origini della Seconda guerra mondiale.”,”Nell’inverno del 1933, in soli sei mesi il mondo cambiò improvvisamente rotta e si avviò sui sentieri che avrebbero portato alla Seconda guerra mondiale. Le tappe di questa escalation sono drammatiche: Hitler al potere in Germania, il Giappone all’invasione della Cina, Mussolini e l’Italia alla conquista dell’impero. Ovunque, la triade demoniaca di nazionalismo, autoritarismo e malcontento sociale travolge la democrazia.Un racconto appassionante che è anche un ammonimento per i nostri tempi. L’inverno del 1933 fu particolarmente lungo e rigido, e non solo da un punto di vista climatico. Nei pochi mesi che vanno dal novembre 1932 fino all’aprile del 1933 accaddero una serie di avvenimenti che avrebbero segnato il destino del mondo: Hitler arrivò al potere in Germania, il Giappone inviò le sue truppe al di là della Grande muraglia cinese e uscì dalla Società delle Nazioni, Mussolini puntò a sud, verso il Corno d’Africa, Roosevelt accentuò l’isolazionismo degli Stati Uniti nei confronti dell’Europa, la Gran Bretagna si ritirò nelle zone sicure del suo impero, la Francia cambiò tre governi. Ovunque si stavano alzando muri. La grande Conferenza mondiale programmata per affrontare la gravissima crisi economica si rivelò un fallimento totale e le tre potenze occidentali si contrapposero aspramente per i debiti di guerra, gli armamenti, la moneta, le tariffe daziarie e la questione della Germania. Alla fine di quel lungo inverno, il mondo postbellico si trasformò in un mondo prebellico. Riflessi nello specchio di quella stagione lontana, vediamo agitarsi sentimenti ed emozioni che provocano un brivido di identificazione col nostro tempo: demagoghi che sfruttano i fervori nazionalistici ed etnici, attacchi palesi e nascosti contro la democrazia, la consunzione sociale prodotta dalla crisi economica. Paul Jankowskiè Raymond Ginger Professor of History alla Brandeis University. Tra le sue numerose pubblicazioni, ‘Stavisky: A Confidence Man in the Republic of Virtue’ (2002), ‘Shades of Indignation: Political Scandals in France, Past and Present’ (2007) e ‘Verdun: The Longest Battle of the Great War’ (2014). Dalla prefazione. ‘A metà degli anni Trenta, chiunque avesse chiesto ai leader mondiali da quali forze fossero mossi, si sarebbe trovato di fronte a una variegata serie di risposte. Tutti, naturalmente, preferivano l’autoconservazione rispetto all’estinzione, ma la promessa, come la minaccia, la esprimevano in visioni storiche di varia forma e natura ? in termini di spazi e razze, i tedeschi come i giapponesi; di rinascita di una grandezza perduta gli italiani e gli ungheresi; di libertà dei mari e di tutto ciò che ne derivava, nel loro vasto impero, i britannici. I sovietici, con quasi altrettanta ragione dei polacchi e dei francesi, non cessarono mai di preoccuparsi per la difesa del proprio territorio. E così anche gli americani, decisi a isolarsi dalle perfide trappole del Vecchio mondo. Non sorprende che questi protagonisti tanto eterogenei procedessero per conto proprio sul piano diplomatico e militare. I britannici e i francesi accantonarono progressivamente la chimera della sicurezza collettiva ma rimasero sempre legati a un’idea di politica statale che era appartenuta a Richelieu, Castlereagh e Bismarck, fatta di trattati, progressive acquisizioni e compromessi; avevano in mente una guerra, se mai ve ne fosse stata una, che avrebbe perso in ferocia quello che avrebbe acquistato in durata, risparmiando ai loro popoli le devastazioni che tutti loro vividamente immaginavano. La Germania e l’Unione Sovietica, da parte loro, firmavano patti e proclamavano la medesima moderazione, ma fuori dai riflettori concepivano la pace come una condizione temporanea, e si preparavano per quando la guerra sarebbe arrivata: e si sarebbe trattato di una guerra di annichilimento dell’avversario’ “”Nel frattempo, nella Slesia tedesca, il generale Tuchacevsky comparve nel luogo in cui si svolgevano a settembre i giochi di guerra sulle rive dell’Oder, gli stessi cui assisteva Hindenburg . Gli addetti militari stranieri erano arrivati anche in rappresentanza di altri paesi: videro poco, fecero passeggiate e mangiarono bene. Ma la presenza del vicecommissario agli Affari militari e navali, a capo di una delegazione composta da una dozzina di ufficiali, fra i quali due generali di corpo d’armata, rese manifesto il desiderio dei sovietici di rinnovare le convenzioni militari con la Germania, mandare un segnale al governo von Papen e mantenere viva la possibilità di un’azione congiunta nell’eventualità di una guerra europea. Una cronica paura di accerchiamento da parte della Germania, antica quanto l’Impero guglielmino e forse quanto il Regno di Prussia, si associava ad una più recente fobia sovietica riguardo a una lega di ostili potenze capitalistiche, soprattutto europee. Per placare la prima e contrastare la seconda era nata nel 1922 a Rapallo una naturale complicità tra i due paesi, che era ancora ben viva quando Hitler nel gennaio del 1933 arrivò alla Cancelleria”” (pag 300) Tra i libri citati in bibliografia: – HAAS Richard, A World of Disarray: American Foreign Policy and the Crisis of the Old Order, Penguin, New York, 2017 – HILL Alexander, The Red Army and the Second World War, Cambridge University press, Cambridge, 2017 – KAGAN Robert, The Jungle Grows Back: America and our Imperial World, Knopf, New York, 2018 – SLUGA Glenda CLAVIN Patricia, a cura, Internationalisms: A Tweintieth-Century History, Cambridge University press, Cambridge, 2017 (contiene il saggio di Andrew WEBSTER, The League of Nations, Disarmament and Internationalism)”,”RAIx-399″ “JANNACCONE Pasquale”,”Moneta e lavoro.”,”””Le mutazioni monetarie furono frequenti e convulse durante il 1719 e il 1720; e ciò che più colpisce è la loro contradditorietà; abbassamenti e alzamenti delle specie metalliche (luigi d’oro e scudi d’argento), cui corrispondono aumenti e diminuizioni della lira in peso di metallo, si susseguono per più di venti volte nei due anni ed a così breve distanza che riesce difficile scorgere nel loro groviglio il filo conduttore della politica monetaria di Law”” (pag 108)”,”ECOT-056″ “JANNACCONE Pasquale”,”Scritti e discorsi opportuni e importuni (1947-1955).”,”La verità è molesta. “”Intendiamoci: “”importuno”” ed “”inopportuno”” sono lo stesso vocabolo per l’etimo e la forma grammaticale (…). «Importuno», invece, ha acquistato anche il significato di «molesto»; il quale tanto ha prevalso sull’altro (‘inopportuno’, ndr) che molto sovente proprio le azioni e le parole più importune a chi non garbano son quelle che alla fine si riveleranno le più opportune: “”Ché se la voce tua sarà molesta nel primo gusto, vital nutrimento lascerà poi quando sarà digesta”” (Dante, Paradiso, XVII, 130) Molesta è, quasi sempre, ogni verità troppo nettamente affermata…”” (pag 13, Al lettore) (P. Jannaccone, Scritti e discorsi, 1956)”,”ITAE-007-FP” “JANNE Henri LALOUP J. DAVIS D.M. GRYPDONCK M. LAMBILLIOTTE M. HICTER M. UYTERHOEVEN H. VAN-MECHELEN F. BONACINA F. AHTIK V. FELDHEIM P. ZINSOU E.D. SIVADON P. FOURASTIE’ J. DUMAZEDIER J. SCHEVENHELS L.”,”Come non lavoreremo domani.”,”In bibliografia: studi generali sul tempo libero, e sulla società del tempo libero”,”TEOS-296″ “JANOSSY Ferenc, collaborazione di Maria HOLLO'”,”La fine dei miracoli economici.”,” Marx. “”La ricerca è la avanguardia della produzione, sonda e verifica il terreno, indica la direzione da seguire. Quando non è all’altezza del suo compito può portare su strade senza uscita o fuori mano, fermando il progresso. Comunque sarebbe inutile che avanzasse più rapidamente della produzione, e le risulterebbe inoltre difficile staccarsi da questa produzione che la segue senza perdere le sue forze vitali, come Anteo staccato dalla terra. Il suo ruolo particolare ci vieta di considerare la ricerca come un settore specializzato dell’industria, anche se è evidente che ciò che la differenzia dalla produzione è il suo contenuto, e non la distinzione tra lavoro produttivo e non produttivo (1). Mentre la caratteristica della produzione è la ripetizione instancabile di un solo e unico processo lavorativo, – visto che non è la produzione in sé e per sé che costituisce la base della soddisfazione incessante dei bisogni dell’uomo, bensì la continua riproduzione, – l’attività di ricerca non ha bisogno di essere ripetuta (2) e i suoi risultati hanno effetto permanente, in quanto vengono applicati e non consumati. Questa distinzione non è sofistica, anzi ci permette di arrivare all’essenziale conclusione che mentre una duplicazione effettuata in un qualsiasi ramo industriale porta al raddoppio della produzione, è invece inutile raddoppiare solo quantitativamente il lavoro di ricerca. Non serve a niente neppure estendere adeguatamente l’attività in questione, se non si può far sì che il mutamento intervenuto nell’attività produttrice segua qualitativamente il suo ritmo.Il cambiamento qualitativo delle forze produttive costituisce in realtà l’elemento preponderante nell’interazione dello sviluppo delle forze produttive e della ricerca. Ne consegue che non è il limite superiore del ritmo del progresso che viene determinato dalle spese dell’attività di sviluppo, ma invece, inversamente, che è il livello necessario del costo della ricerca che dipende dal ritmo del progresso, esso stesso limitato dalle modifiche realizzabili nella produzione. La sopravvalutazione delle possibilità di aumentare il ritmo dello sviluppo economico accelerando o forzando il lavoro di ricerca, ossia il fatto di prendere l’effetto per la causa, proviene secondo noi proprio dalla separazione della ricerca dalla produzione e dal carattere di merce acquisito quindi dai risultati della ricerca stessa”” (pag 143-144-145) [Ferenc Janossy, collaborazione di Maria Hollò, ‘La fine dei miracoli economici’, Roma, 1974] [(1) Marx non distingue il ‘lavoro produttivo’ e il ‘lavoro non produttivo’ sulla base della loro natura concreta, ma semplicemente secondo il criterio del loro inserimento o meno nel contesto di un’impresa capitalistica. Il lavoro di Leonardo da Vinci quindi non era un lavoro produttivo, per quanto le sue scoperte potessero essere importanti, mentre è produttivo il lavoro di un qualsiasi maldestro operatore in un istituto capitalistico di ricerca. La distinzione fra lavoro produttivo e lavoro non produttivo non ha assolutamente nulla a che fare con la differenza fra lavoro ‘socialmente necessario’ e lavoro ‘non necessario’. A questo proposito Marx scrive senza equivoci: “”La stessa specie di lavoro può essere produttiva o improduttiva. Per esempio il Milton che scrisse ‘Il Paradiso perduto’ per cinque sterline, fu un ‘lavoratore improduttivo’. Invece lo scrittore che fornisce lavori dozzinali al suo editore è un lavoratore produttivo. Il Milton produsse il ‘Paradiso perduto’ per lo stesso motivo per cui un baco da seta produce seta. Era una manifestazione della ‘sua’ natura. Egli vendette successivamente il prodotto per cinque sterline. Ma il letterato proletario di Lipsia, che fabbrica libri (per esempio compendi di economia) sotto la direzione del suo editore, è un lavoratore produttivo; poiché fin dal principio il suo prodotto è sussunto sotto il capitale, e viene alla luce soltanto per la valorizzazione di questo. Una cantante che vende il suo canto di propria iniziativa è una ‘lavoratrice improduttiva’. Ma la stessa cantante, ingaggiata da un imprenditore che la fa cantare per far denaro, è una ‘lavoratrice produttiva’; perché essa produce capitale”” (K. Marx, ‘Teorie sul plusvalore, Editori Riuniti, Roma, 1971, I, pp. 599-600); (2) La ripetizione di una esperienza, che serve a controllare risultati anteriori, o la ripetizione che tende ad evitare la protezione dei brevetti, non è certo una vera e propria ripetizione. La stessa cosa si verifica per la ripetizione a scopo formativo, ad esempio di un nuovo gruppo di ricerca. Non bisogna lasciarsi indurre in errore dal fatto che bisogna ripetere un numero incalcolabile di volte i passi isolati dell’attività di ricerca, spesso anche come semplice routine, dato che questi costituiscono sempre i medesimi elementi di attività di ricerche diverse, combinati fra di loro in modo diverso e tale da portare a risultati uniti] (pag 143-144)”,”ECOT-291″ “JANOVER Louis”,”Maximilien Rubel. Un impegno per Marx.”,”Nato nel 1905 a Czernovitz, RUBEL è morto a Parigi nel 1996, a novantun anni. E arrivato in Francia nel 1931 ma ha cominciato a “”interessarsi a Marx in modo più sistematico”” solo una decina d’ anni dopo, quando “”un gruppo di giovani marxisti e anarchici”” sollecitò il suo aiuto per tradurre in tedesco un volantino che chiamava i soldati della Werhmacht all’ insubordinazione. (pag 16) “”Per volontà di Georges Gurvitch, suo direttore di tesi, Maximilien Rubel aveva dovuto rinunciare al titolo corrispondente al tema centrale del suo libro: “”Sociologia ed etica nell’ opera di Karl Marx””. Questo titolo originario della tesi di dottorato rende conto, meglio del titolo definitivo nelle sue due edizioni, dell’ argomento che vi è trattato. Ma Gurvitch aveva una concezione troppo personale della sociologia per ammettere il ruolo pionieristico di Marx nella preparazione del terreno scientifico di una teoria “”materialista e critica”” della società moderna. Dopo aver dapprima suggerito il titolo “”Biografia intellettuale””, alla fine concedette all’ Autore una formula più modesta””. (pag 29-30) “”Sulle sorte della MEGA, da una parte, e sulla mitologia “”comunista”” dell’ Ottobre, dall’ altra, si troveranno chiarimenti nei saggi raccolti in Marx critico del marxismo, In ogni caso, le questioni poste da Maximilien Rubel ci rinviano a un solo e medesimo problema: quello del destino postumo dell’ opera di Marx””. (pag 30) Marx confiscato dagli accademici. “”A riguardo, l’ edizione canonica – di cui si può dubitare che riservi “”scoperte sensazionali”” (Rubel), cioè elementi destinati a rovesciare la nostra conoscenza di Marx – nel clima attuale avrà nondimeno un effetto sicuro: essa contribuirà a mettere l’ ispiratore dell’ AIL al riparo della confisca da parte degli ortodossi di partito, ma ciò per darlo in pasto ai maestri dell’ esegesi accademica che, dopo aver sacralizzato l’ “”opera marxista””, pretendono oggi di fare dell’ opera marxiana”” un nuovo oggetto di ricerca specialistica. Rjazanov intendeva limitare la MEGA a 40 volumi, in cui i quaderni di estratti sarebbero stati soltanto opportunamente riassunti. Sarebbe stato fustigato per la sua “”foga abbreviatrice”” come lo fu Rubel da parte di uno scriba benpensante? La sorte che fu riservata a Rjazanov lo fa temere””. (pag 31)”,”MADS-348″ “JANOVER Louis”,”La tête contre le mur. Essai sur l’idée anticommuniste au XXe siècle.”,”JANOVER Louis”,”PCFx-101″ “JANOVER Louis RUBEL Maximilien”,”Materiali per un lessico di Marx: Guerra. Prima parte. [Matériaux pour un lexique de Marx: Guerre (Krieg) (1re partie)] / Materiali per un lessico di Marx: Esercito. [[Matériaux pour un lexique de Marx: Armée] / Bibliografia di Maximilien Rubel.”,”””Quando Marx debutta come giornalista, cittadino renano dalle idee liberali avanzate, son passati due anni dalla crisi europea provocata dal trattato di Londra: la quadruplice alleanza tra Russia, Inghilterra, Austria e Prussia per la protezione della Turchia (1840) aveva consacrato la sconfitta diplomatica della Francia ed era stata sul punto di provocare una guerra con la Germania, con la frontiera sul Reno come posta in gioco. I giovani hegeliani si opponevano alle tendenze reazionarie che – avendo per obiettivo lo smantellamento della Francia, bastione del liberalismo – esaltavano l’egemonia della Russia e dell’Austria tra le potenze europee. Arnold Ruge vedeva nello Stato francese l’ideale di una organizzazione politica ispirata ai principi della Rivoluzione francese; Moses Hess, nella scia di Heinrich Heine, si adoperava a dimostrare la necessità di un’alleanza tra Francia e Germania, evento che, ai suoi occhi, doveva annunciare il ribaltamento totale dei rapporti politici e sociali in Europa (Triarchia europea, 1841). La “”Rheinische Zeitung”” (1842-1843) contava tra i suoi collaboratori, oltre a Marx, numerosi rappresentanti dell’hegelismo “”di sinistra””, per i quali l’intesa della Francia e della Germania era tanto più urgente dal momento che l’influenza della diplomazia russa si esercitava con forza sulla politica interna prussiana. Questo avvicinamento franco-tedesco fu senza dubbio uno dei principali obiettivi dei “”Deutsch-französische Jarbücher”” (1844), ma non vi comparivano che nomi di tedeschi, quelli di Ruge e di Marx, di Hess e di Heine, di Herwegh e di Bernays, di Jacoby e di Engels. Nessuno scrittore francese aveva potuto o voluto unirsi a questo gruppo germanico. L’epopea napoleonica s’iscriveva, nella storia moderna della Francia, come un episodio di un movimento rivoluzionario che, cominciato nel 1789, si prolunga nel 1830 con il trionfo del liberalismo borghese, prendendo una dimensione sociale che annuncia una nuova fase dello stesso movimento. Napoleone aveva considerato lo Stato come un fine in sé, provocando così l’inevitabile scontro con la società civile uscita dalla rivoluzione e dal ciclo di guerre di conquista: “”[Napoleone] ha perfezionato il terrorismo mettendo al posto della rivoluzione permanente la guerra permanente”” [Marx-Engels, La Sacra famiglia, MEW, II, p. 130 (Opere complete, vol. IV, Editori Riuniti, Roma, 1972, p. 137)]. Le conquiste napoleoniche sembravano confermare un analogo insegnamento del passato dei barbari ove la guerra e il saccheggio agiscono come motori della storia: “”Nel popolo barbaro conquistatore la guerra stessa costituisce ancora […] una forma normale di relazioni, che viene sfruttata con tanto maggiore impegno quanto più l’aumento della popolazione, perdurando il rozzo modo di produzione tradizionale che per essa è l’unico possibile, crea il bisogno di nuovi mezzi di produzione”” [Marx-Engels, L’ideologia tedesca, 1845-1846, MEW, III, p. 23 (Opere complete, vol. IV, Editori Riuniti, Roma, 1972, p. 70)]”” [Louis Janover Maximilien Rubel, Matériaux pour un lexique de Marx: Guerre (Krieg), Economies et societés’, Cahiers de l’Ismea, 1981] (non inserito)”,”MADS-628″ “JANSEN Marc”,”A Show Trial Under Lenin. The Trial of the Socialist Revolutionaries. Moscow 1922.”,”Marc Jansen was born in 1946 in Amsterdam. He studied modern history at the University of Amesterdam and in 1979 received his ph. D. there. At present he is a research fellow at the International Institute of Social History in Amsterdam. Translated from the Dutch by Jean SANDERS, List of illustrations, Preface, list of abbreviations, list of abbreviations Used un the Notes, Notes, Bibliography.”,”RIRO-068-FL” “JANSEN Marc PETROV Nikita”,”Stalin’s Loyal Executioner. People’s Commissar Nikolai Ezhov, 1895-1940.”,”Marc Jansen teaches at Amsterdam University’s Institute of Russian and East European Studies and has written numerous books and articles on Russian and Soviet history. Nikita Vasil’evich Petrov, author of several books and numerous articles and an expert in Soviet terror history, is vice-chairman of Moscow’s Memorial Scientific Research Center. List of Illustrations, Preface, Notes, Index, foto,”,”RUSS-053-FL” “JANSEN Reinhard”,”Georg von Vollmar. Eine politische Biographie.”,”Buchausstattung Johannes Mühle, Vorwort dell’autore, Einleitung, note, verzeichnis der Abkürzungen, Quellen-und Literaturverzeichnis, personenregister”,”MGEx-247″ “JANSSON Wilhelm a cura; saggi di Robert SCHMIDT Rudolf WISSELL August WINNIG Otto HUE Heinrich SCHNEIDER Emil KLOTH M. KANSER Emil GIRBIG Peter BLUM Joh. SCHERM A. MEIDLER Heinrich STÜHMER Alons STAUDINGER H. KRÄTZIG Paul MÜLLER Wilhelm JANSSON”,”Arbeiterinteressen und Kriegsergebnis. Ein gewerkschaftliches Kriegsbuch.”,”Saggi di Robert SCHMIDT Rudolf WISSELL August WINNIG Otto HUE Heinrich SCHNEIDER Emil KLOTH M. KANSER Emil GIRBIG Peter BLUM Joh. SCHERM A. MEIDLER Heinrich STÜHMER Alons STAUDINGER H. KRÄTZIG Paul MÜLLER Wilhelm JANSSON”,”GERE-013″ “JANZ Oliver”,”1914-1918. La Grande Guerra.”,”Oliver Janz insegna Storia moderna alla Freie Universität di Berlino. Ha scritto libri e saggi dedicati alla storia della Germania e dell’Europa. (v. risvolto 4° copertina). Dirige anche “”1914-1918-online. International Encyclopedia of the First World War”” (www.1914-1918-online.net) Il Maggio 1915 in Italia. (pag 214) “”Il maggio del 1915 non fu solo un punto di svolta nella storia italiana il cui significato non verrà mai sottolineato abbastanza. Fu il punto di incontro di molte cose che fino ad allora erano rimaste divise, idee di destra e di sinistra, miti e pratiche. Nel segno della guerra, di una vaga speranza di rinnovamento e di ostilità a Giolitti si raccolsero la vecchia e nuova destra, il nazionalismo democratico e quello antiliberale, radicali di destra e di sinistra, miti della nazione e della rivoluzione. Mobilitare le masse per le strade e nelle piazze contro la classe dominante era stata fino ad allora una prerogativa del movimento operaio. Adesso divenne appannaggio anche della nuova destra populista, che pretendeva di parlare in nome della nazione. La violenza divenne mezzo legittimo per rimuovere il vecchio e il marcio, dapprima nella retorica politica e poi anche in concreto nella prassi. L’entrata in guerra fu infine un colpo di Stato e una ferita alla costituzione, se anche non formale: in teoria il re aveva infatti il diritto di stipulare contratti di alleanza e dichiarare guerra, ma di fatto il parlametno subì pressioni di carattere autoritario e plebiscitario, venendo scavalcato e svuotato di potere. Non è quindi strano che per i fascisti – così come l’esperienza dell’agosto del 1914 lo era stata per la destra tedesca – il “”maggio radioso”” abbia sempre rappresentato l’inizio della rivoluzione nazionale che sarebbe culmintata nella marcia su Roma. Il maggio 1915 fu l’inizio della fine dell’Italia liberale”” (119). La massa della popolazione, così come i soldati semplici, fin dall’inizio prese le distanze dalla guerra. L’entusiasmo contagiò solo le élite, in particolare l’intelloghenzia e la gioventù borghese. A dominare le masse furono invece atteggiamenti di rifiuto, indifferenza e rassegnazione”” (pag 214) (119) Cfr. A. Gibelli, ‘Italy’, cit., pp 466-68″,”QMIP-219″ “JAPPE Anselm”,”Guy Debord.”,”Anselm Jappe è nato nel 1962 a Bonn e vive a Roma. Oltre a questo libro, tradotto in cinque lingue, ha pubblicato in Germania Schade um Italien, un’antologia delle critiche che gli italiani muovono a se stessi.”,”TEOS-060-FL” “JAPPE Anselm”,”Guy Debord. Essai.”,”Anselm Jappe è nato nel 1962 a Bonn e vive a Roma. Oltre a questo libro, tradotto in cinque lingue, ha pubblicato in Germania Schade um Italien, un’antologia delle critiche che gli italiani muovono a se stessi.”,”BIOx-085-FL” “JAPPE Anselm KURZ Robert”,”Les Habits Neufs de L’Empire. Remarques sur Negri, Hardt et Rufin.”,”Anselm Jappe è nato nel 1962 a Bonn e vive a Roma. Oltre a questo libro, tradotto in cinque lingue, ha pubblicato in Germania Schade um Italien, un’antologia delle critiche che gli italiani muovono a se stessi. Robert Kurz, geb 1943, lebt in Nürnberg. Seit 1966 in der radikalen Linken aktiv, heute Redakteur und Mitherausgeber der Theoriezeitschrift Krisis. Kurz nato nel 1943, vive a Norimberga e dal 1966 è attivo nella sinistra radicale. Oggi è redattore e coeditore della rivista teorica Krisis.”,”STOx-097-FL” “JAPPE Anselm”,”L’Avant-Garde inacceptable. Réflexion sur Guy Debord.”,”Anselm Jappe è nato nel 1962 a Bonn e vive a Roma. Oltre a questo libro, tradotto in cinque lingue, ha pubblicato in Germania Schade um Italien, un’antologia delle critiche che gli italiani muovono a se stessi.”,”FRAP-009-FL” “JARAMILLO-GUERREIRA Miguel Angel”,”Guia del Archivio historico provincial de Lugo.”,”Lugo è un comune spagnolo di 98.560 abitanti capoluogo della sua provincia omonima, della comarca omonima, nella comunità autonoma della Galizia, in Spagna. La città fu fondata dai romani tra il 26 e il 12 a.C. in onore di Augusto; da qui il nome originale di Lucus Augusti.”,”ARCx-008-FSL” “JARDIN André TUDESQ André-Jean”,”La France des notables. 2. La vie de la nation 1815-1848.”,”JARDIN André nato nel 1912, specialista del XIX secolo, Maître assistant à l’université de Paris VIII. TUDESQ André-Jean, nato nel 1927, ha sostenuto la sua tesi su ‘Les grands notables 1840-1849’. Professore all’Università di Bordeaux. Le prime delocalizzazioni. Lione. “”Les journées de travail étaient longues, souvent de 15 heures. Villermé, qui les a observés en 1835-1836, considère les canuts comme plus travailleurs et plus sobres que les autres ouvriers lyonnais; leurs salaires étaient plus éléves ais ils étaient davantage menacés de chômage en raison du caractère de luxe de leur production. En 1835 on estimait qu’à Lyon et dans ses faubourgs il y avait 8000 chefs d’ateliers et 30.000 compagnons et apprentis. Le déplacement vers les campagnes voisines a été stimulé par la Fabrique lyonnaise qui cherchait ainsi à déconcentrer le tissage de la soie en espérant que le tissage rural, percevant de plus bas salaires, lui permettrait de contrebalancer la concurrence britannique. Dès la crise de 1825-1826, il y a 2000 métiers qui travaillent dans les cantons ruraux de l’arrodnissement de Lyon ou à Villeurbanne. Mais c’est surtout après les troubles de 1831 que s’opère cette implantation; en 1833, sur les quelque 40.000 métiers à tisser il y en a 17.000 dans Lyon, 9.000 dans les trois communes de La Croix-Rousse, La Guillotière et Vaise; plus de 5.000 dans les campagnes du départements voisins de la Saône-et-Loire, la Loire, l’Ain, la Drôme, et l’Isère. La manufacture concentrant la main-d’oeuvre est un fait exceptionnel; on ne cite guère que le cas de la Sauvagère sur le bord de la Saône près de Lyon, établie par un négociant de Francfort, Berna, qui employait 4 à 500 travailleurs. A la fin de la monarchie de Juillet l’ensemble de l’agglomération lyonnaise comprend 80.000 habitants (ouvriers et leur famille) qui vivent de la soie”” (pag 97)”,”FRAD-115″ “JARDIN André TUDESQ André-Jean”,”La France des notables. 1. L’évolution générale, 1815-1848.”,”JARDIN André nato nel 1912, specialista del XIX secolo, Maître assistant à l’université de Paris VIII. TUDESQ André-Jean, nato nel 1927, ha sostenuto la sua tesi su ‘Les grands notables 1840-1849’. Professore all’Università di Bordeaux. La rivoluzione del luglio 1830 “”Dans la nuit du 27 au 28 juillet [1830] le mouvement est devenu révolutionnaire, partout des barricades se sont élevées dans la moitié est de Paris, les jeunes républicains ont servi de cadres au petit peuple venu des faubourgs Saint-Antoine, guidant le pillage des boutiques d’armurerie, l’abattage des arbres des boulevards (auquel contribuèrent concierges et prorpriétaires des maisons voisines). C’est contre 8.000 hommes en armes au moins que se heurtent les troupes de Marmont. L’armée de ligne, dont les cadres subalternes sont souvent issus des armées de la Révolution et de l’Empire, est sensible à l’idée nationale dont se réclament les émeutiers, et elle fraternise souvent avec eux. Les trois colonnes qui doivent converger vers l’Hôtel de Ville se trouvent bloquées. Pendant ce temps l’opposition parlementaire propose un arbitrage, une délégation avec Laffite et Casimir Périer. Les généraux Lobau et Gérard demandent au maréchal Marmont de faire cesser le feu mais se heurtent à un refus, toutefois le chef des forces de l’ordre transmit l’objet de leur démarche au roi. Mais Charles X auprès de qui le baron de Vitrolles s’est entremis rejette toute démande de retrait des ordonnances, partageant les illusions de Polignac sur la situation. Le 29 juillet au matin Marmont ne peut plus guère compter que sur les Suisses et sur la garde; il se retirent du Louvre vers la barrière de l’Etoile. La caserme Babylone a été enlevée sous l’impulsion d’un jeune polytechnicien Vaneau tué dans le combat, et le Palais-Bourbon est aussi envahi par des insurgés. Paris est désormais aux mains des révolutionnaire, qui ont eu près de 800 tués et près de 4.000 blessés (les troupes eurent moins de 200 tués et 800 bléssés). Mais est-ce déjà une révolution?”” (pag 121)”,”FRAD-115-B” “JARDINE Douglas”,”Il Mullah del paese dei somali, 1916-1921.”,”Douglas Jardine segretario del governo della Somalia inglese Volume dedicato al governatore in SOmalia dal 1914 al 1922, Geofrey Francis Archer (‘al quale principalmente devesi la fine dei dervisci e la riaffermazione del prestigio inglese in Somalia’) (in apertura) ‘… nell’autunno del 1919 venne intrapresa l’ultima spedizione contro il “”Pazzo Mullah””. Ricordo bene la riluttanza del Governo a permettere questa spedizione, poiché tutti noi rifuggivamo dal pensiero di una nuova guerra, per quanto in piccola scala. Inoltre, in relazione alle nostre crescenti difficoltà finanziarie, il costo della spedizione, che, a giudicare dai precedenti esperimenti, poteva durare parecchi mesi ed implicare la spesa di parecchi milioni, costituiva una formidabile difficoltà. Mr. Churchill ed i suoi consiglieri del Ministero dell’Aeronautica riscirono a persuadermi che, con l’aiuto di forze aeree, l’opera poteva essere compiuta con maggiore economia di tempo e di spese che non per il passato; e di ciò, a mia volta, io riuscii a persuadere il Primo Ministro, il quale, una volta prospettatagli la situazione chiaramente, decise con l’abituale prontezza e permise la spedizione. Questa durò tre settimane e costò meno di 100.000 sterline, riuscendo a produrre la completa e definitiva rovina del Mullah, ch’era stato una spina nel fianco del Governo Inglese della Somalia per più di venti anni. È vero, come Mr. Jardine mette in evidenza, che questo risultato non fu dovuto interamente alla flotta aerea. È certo però, che senza l’assegnamento che noi avevamo fatto sulla cooperazione dell’aviazione contribuì molto al successo delle operazioni. Ma la campagna del 1919 fu solamente l’ultimo capitolo di una lunga storia; una storia piena di drammatico interesse, di avvenimenti e di avventure, di commoventi episodi; istruttiva per i militari, i governanti ed i diplomatici”” (pag 7-8, dalla prefazione di Milner) La morte del ‘Pazzo Mullah’ avvenne nel 1921″,”AFRx-126″ “JARMAN T.L.”,”Ascesa e crollo della Germania nazista.”,”T.L. Jarman ha studiato a Oxford e a Harvard: ha insegnato in India e in varie università inglesi. Durante il nazismo ha fatto frequenti, lunghi soggiorni in Germania e nei paesi vicini, compresi Balcani e Russia. Le conseguenze politiche, economiche e sociali della crisi economica del 1929 in Germania “”La crisi economica mondiale degli anni posteriori al 1929 fu catastrofica. Proprio perché era una crisi mondiale, prorio perché l’economia mondiale s’era così strettamente legata alla economia americana, i suoi effetti furono più gravi e più vasti d’ogni altra crisi precedente. Colse di sorpresa economisti e uomini di affari. (…) Negli Stati Uniti il New Deal del presidente Roosevelt aiutò il paese, con le opere pubbliche e i soccorsi, a superare la crisi. Che tuttavia, nel periodo più acuto, aveva visto, in cifre tonde, 12.000.000 di disoccupati negli Stati Uniti, 6.000.000 in Germania e 3.000.000 in Gran Bretagna. Particolarmente la Germania ebbe a soffrire di quel che accadde in America, perché negli anni della ripresa proprio i prestiti americani eran serviti a far rinascere la Germania e ad aiutarla a pagare le riparazioni. Ora invece cessavano i prestiti americani, e con la crisi statunitense si accrebbe vertiginosamente il numero dei disoccupati in Germania: 1.320.000 nel 1929 (settembre); 3.000.000 nel 1930 (settembre); 5.102.000 nel 1932 (settembre). Nei primi mesi del 1932, la disoccupazione aveva raggiunto punto di oltre 6.000.000; lo stesso accadrà agli inizi del 1933. Come nel caso dell’inflazione, era un fenomeno che toccava grandi masse di popolo tedesco, diffondendo in ogni ambiente insicurezza e sfiducia nel futuro. Nel 1928 e nel 1929 Hitler era tuttora un personaggio insignificante e il suo partito non aveva forza, ma la crisi economica gli diede un potente stimolo; l’accrescimento del partito nazista coincise con gli anni della depressione economica. La sua improvvisa e rapida ascesa a una posizione di importanza politica dominante appare con chiarezza dal numero dei voti nazisti e ei seggi al Reichstag (13): 810.000 voti 13 seggi nel 1928; 6.409.000 voti 107 seggi nel 1930 (settembre); 13.779.000 voti 230 seggi nel 1932 (luglio). Con le elezioni del settembre 1930 il partito nazista diventava il secondo partito di Germania, e Hitler un personaggio con cui fare i conti sul serio; con le elezioni successive, era il partito nazista il più grosso del Reich. (…) I mutamenti politici ed economici che la crisi avrebbe provocato non furono subito evidenti in tutta la loro gravità. Anche nell’estate del 1931, mentre le banche chiudevano, la vita continuava (…). Difficile rendersi conto della gravità della situazione. E invece, sotto la superficie, c’era tensione e anche profonda”” (pag 122-124)”,”GERN-183″ “JARMAN T.L.”,”Ascesa e crollo della Germania nazista.”,”””Dopo El Alamein e Stalingrado, fu il declino delle sorti naziste. Gli alleati avevano ormai forze e armi sufficienti a contenere la loro avanzata, e le andavano accrescendo in attesa degli eserciti tedeschi. Lo stratega Hitler poteva ormai soltanto condurre una battaglia ritardatrice, a meno che non fossero i suoi nemici a cedere da soli. E a tale scopo la propaganda nazista cercava di sfruttare continuamente le discrepanze fra Occidente e Russia Sovietica. Hitler, col suo solito intuito che gli faceva avvertire la realtà politica latente, previde la “”guerra fredda”” (1) – anche se fu proprio la sua azione ad attirare la Russia nel cuore dell’Europa, una volta distrutto con la guerra l’equilibrio delle forze. Dell’alleato russo i britannici non potevano non sospettare, perché – son parole di Göring – “”i britannici erano entrati in guerra per impedirci di andare ad oriente, ma non per consentire che l’oriente raggiungesse l’Atlantico”” (2). Hitler peraltro, anche se faceva vita sempre più ritirata e di rado compariva in pubblico, non abbandonava quel suo senso di missione, quella sua convinzione di dover compiere una “”revisione storica di misura mai vista””. La sorte doveva ancora mutare a suo vantaggio, pensava, come già era successo nel passato; la Provvidenza, che tante volte lo aveva salvato, avrebbe di nuovo mostrato la sua potenza. Hitler riponeva grandi speranze nelle nuove armi segrete – bombe volanti e razzi, che si andavano approntando”” (pag 289-290). [Note. (1) ‘Hitler Directs His War’, a cura di Gilbert, 1951, pag 117-18, Conferenza militare del 27 gennaio 1945; (2) Ibidem, cfr. un rapporto della BBC citato da Bullock, ‘Hitler’, 192, pag 664. Ne 1914 i famosi professori tedeschi Haeckel e Eucken, avevano protestato contro “”l’Inghilterra combattente al fianco di una potenza semiasiatica contro il germanesimo””. Citato in ‘War and Democracy’, di R.W. Seton-Watson e altri, 1915, p.9]. T.L. Jarman ha studiato a Oxford e a Harvard, ha insegnato in India e in varie università inglesi. Durante il nazismo ha fatto frequenti e lunghi soggiorni in Germania e nei paesi vicini, compresi Balcani e Russia. Le conseguenze politiche, economiche e sociali della crisi economica del 1929 in Germania.”,”QMIS-002-FGB” “JASNY Naum”,”Soviet Industrialization, 1928-1952.”,”Volume dedicato a ‘Vladimir Gustanovovich Groman, the planner, the fighter, the great man'”,”RUSU-214″ “JASPERS Karl”,”Origine e senso della storia.”,”JASPERS vede la grande svolta, l’ ‘asse’ della storia mondiale in quei secoli tra l’ 8OO e il 200 a.C. che segnarono il sorgere dell’ uomo così come è oggi. Sono i secoli che ebbero come protagonisti CONFUCIO, LAO-TSE, BUDDHA, ZARATHUSTRA, i profeti ebrei, OMERO, i presocratici e PLATONE. JASPERS (Oldenburg 1883-Basilea 1959) studiò dapprima diritto e medicina. Nel 1913 prese la libera docenza in psicologia e pubblicò ‘Psicopatologia generale’. Nel 1919 scrisse ‘Psicologia delle visioni del mondo’ che segnò il suo passaggio alla filosofia e costituì anche la prima espressione della corrente dello esistenzialismo tedesco. Nominato nel 1921 professore di filosofia all’Univ di Heidelberg, nel 1937 venne allontanato dai nazisti e sono nel 1945 poté riavere la sua cattedra. A partire del 1948 insegnò a Basilea. Tra le sue opere: ‘Filosofia’ (3 voll 1932), ‘Ragione ed esistenza’ (1935), ‘Filosofia dell’esistenza’ (1938), ‘La fede filosofica’ (1948). Di JASPERS le Edizioni di Comunità hanno pubblicato ‘Piccola scuol del pensiero filosofico’ e ‘La Germania tra libertà e riunificazione’.”,”STOx-005″ “JASPERS Karl”,”Max Weber. Il politico lo scienziato il filosofo.”,”JASPERS (Oldenburg 1883 – Basilea 1969). Compì i suoi studi universitari dedicandosi alla medicina, ma interessandosi nel contempo alla filosofia. Frutto della sua attività scientifica nel campo della psicologia è la Allgemeine Psychopathologie (1913; Psicopatologia generale). Nel 1921 conseguì a Heidelberg la cattedra di filosofia. Su Kierkegaard e Nietzsche approfondì il problema dell’esistenza che già gli pareva fondamentale e originario. Ma gli furono anche familiari i grandi filosofi della tradizione speculativa: Platone, Plotino, Cusano, Bruno, Spinoza, Kant, Schelling, Hegel. Nel 1932 pubblicò la sua prima opera fondamentale: Philosophie in tre volumi. Seguirono raccolte di conferenze e dei lavori su Weber, Nietzsche e Cartesio. Avverso al nazismo, durante la guerra riparò”,”WEBx-009″ “JASPERS Karl, a cura di Renato DE-ROSA”,”La mia filosofia.”,”””A contatto col Nietzsche l’ esercizio della propria educazione mentale riesce solo mediante un pensiero che tutto cerca di connettere insieme e a tutto ha qualche cosa da aggiungere di suo. Per questo è naturale che il Nietzsche sul principio raramente sia stato compreso con le sue singole pubblicazioni, ma per lo più, o non gli sia stato dato ascolto, o, come necessariamente doveva accadere, sia stato frainteso. Infatti, siccome i pensieri acquistano il loro vero significato solo quando vengono presi nel loro insieme, e non isolati gli uni dagli altri, essi potevano avere la loro vera efficacia solo dopo la pubblicazione degli scritti postumi.”” (pag 82) “”La scienza come mezzo e come fine. Dopo Bacone e Cartesio si è cercato di giustificare il concetto della scienza mediante la sua utilità. Le possibilità di servirsi del sapere per facilitare e rendere meno pesante il lavoro, per meglio soddisfare ai bisogni umani,per aumentare la buona salute, per regolare i rapporti politici e sociali, e finalmente anche per trovare e costituire la morale che occorre, tutte queste per Cartesio erano della ragioni decisive che spingevano a coltivare la scienza. Però, a considerar meglio le cose, si vede, in primo luogo, che ogni applicazione tecnica della scienza ha dei limiti (…)”” (pag 118) “”La scienza ha bisogno di guida. “”(…) La guida deve venire di dentro, dal fondo da cui vien fuori anche la scienza, da un principio originario che abbraccia ogni scienza. Questo principio è la ‘volontà incondizionata di sapere’. (…)””. (pag 120)”,”FILx-376″ “JASPERS Karl”,”Autobiografia filosofica. Vita e filosofia in una esperienza esemplare.”,”””Raggiunta la vecchiezza, il pensatore si sente meno che mai compiuto. Kant ha detto: “”Proprio quando siamo arrivati al punto di poter cominciare veramente dobbiamo ritirarci e lasciare la cosa ai principianti””. (pag 170) JASPERS Karl nato a Oldenburg in Germania nel 1883, cittadino svizzero dal 1967, è stato uno dei massimi filosofi del XX secolo. Le sue due opere maggiori sono ‘Philosophie’ (1932) e ‘Von der Wahrheit’ (1947). Ernst Mayer. “”Io per carattere ero riservato. Mi riusciva difficile avvicinare gli uomini. Fin dagli anni di scuola, nonostante parecchie relazioni, soffrivo di solitudine. Riservato fui da principio anche con Ernst Mayer, e cercai di fermarlo a ciò che si faceva nei corsi di medicina, a ciò che udivamo alle lezioni. Ma non vi riuscii. Il franco avvicinarsi di Ernst non era privo di rischi; date le convenzioni poteva prestarsi a malintesi. Al mio ingresso nel corso di anatomia egli aveva pensato: Questo è il primo tedesco che vedo! E gli parve giusto e ovvio avvicinarsi a uno studente così. Io rimasi commosso dalla sua aperta simpatia e dall’ interpretazione delle mie aspirazioni. Non mi era mai toccatoun così profondo riconoscimento della mia persona e delle mie possibilità. La mia riservatezza si dileguò, ma non ne seguì alcuna frattura, alcun eccesso di sentimentalismo. Ricambiai la simpatia con stupore e ne fui felice. Non notavo in lui alcuna traccia di adorazioen per me, anzi mi venivano critiche piuttosto aspre, per esempio, contro la mia maniera di dare allora giudizi rapidi, leggermente sprezzanti, di affermare decisamente senza motivare: “”Perche codesto disprezzo di fronte ad argomenti che per me hanno evidentemente molta importanza?”” mi obiettà quando stroncai il libro di Rickert che egli stava appunto studiando, e non tenni conto dell’ ambito nel quale il libro lo interessava. Capitava che ci eccitassimo in violente polemiche, ma, strana cosa, io non mi sentivo attaccato, bensì richiamato alla mia vera natura. Alla fine dell’ estate 1907 ci separammo. Il 14 lublio Ernst mi aveva fatto conoscere sua sorella, la mia futura consorte. Continuò gli studi in un’altra Università. Non siamo mai più vissuti in una medesima località””. (pag 74)”,”FILx-392″ “JASSIES Nico”,”Berlino brucia. Marinus van der Lubbe e l’incendio del Reichstag.”,”Nico Jassies dopo essersi dedicato al movimento squat lavora adesso (2008) come archivista all’ IISS di Amsterdam (Istituto Internazionale di Storia Sociale di Amsterdam). Si è occupato per dieci anni della storia dell’incendio del Reichstag e di Van der Lubbe. ‘Il principale promotore del dogma “”Incendio del Reichstag uguale provocazione nazista”” è il giornalista e scrittore Edouard Calic, uno dei protetti del celebre professore di storia a Berna Walther Hofer, specialista del periodo 1933-1945, uomo politico, membro del parlamento svizzero e del Consiglio Europeo, noto come ‘mangiatore dei comunisti’. (pag 77) Tesi macchinazione nazista. “”In Francia lo stesso Hersch Fischler nel numero 630 della rivista ‘Historia’ (Parigi, 1999) pubblica un articolo (…) nel quale non esita a scrivere che “”Hofer e Calic avevano già provato che Van der Lubbe non avrebbe potuto incendiare da solo questo immenso palazzo con quattro miseri pezzi di diavolina di quella che si usa per le stufe a carbone. Secondo loro, è un Van der Lubbe drogato che sarebbe stato portato nel Reichstag contro la sua volontà. (…)”””” (pag 84)”,”GERN-210″ “JAUBERT Alain”,”Le commissariat aux archives. Les photos qui falsifient l’ histoire.”,”JAUBERT Alain è giornalista, scrittore e cineasta. Lenin e il telescopio. A Gorki …) chiuso nel dominio di un ex governatore di Mosca ove morirà il 21 gennaio 1924, Lenin dedica le molte ore di riposo forzato alla lettura. Qualche volta, guarda il cielo con l’ aiuto di un piccolo telescopio. Questa immagine scattata in modo insolito dalla sorella di Lenin, Maria Ulianova, ha sempre posto dei problemi ai censori. Così, nel corso degli anni, si è ridotto in diversi modi il tubo del telescopio che sembrava un cannone e pareva minacciare la tempia di Nadedja Krupskaia (1869-1939), la compagna di Lenin. Nelle versioni più recenti pubblicate dall’ Istituto per il marxismo-leninismo, si è risolto definitivamente il problema cancellando semplicemente l’ ingombrante e inquietante telescopio!”” (pag 38)”,”FOLx-019″ “JAULIN Robert, edizione a cura di Silvia BRILLI-CATTARINI e Carla PATANE'”,”La pace bianca. Introduzione all’etnocidio.”,”Robert Jaulin è nato nel 1928 e al 1953 è ricercatore per il CNRS. Ha maturato la sua esperienza di etnologo nel Ciad, dove ha soggiornato a più riprese dal 1954 al 1959 e presso i Motiloni. Nel 1968 ha partecipato attivamente al Maggio francese e ha tenuto corsi sull’etnocidio e l’etnologia neocoloniale.”,”AMLx-010-FFS” “JAURES Jean”,”Il socialismo e la Guerra.”,”[La patria e l’Internazionale. ‘Internazionale e patria sono ormai collegate: nell’Internazionale è la più alta garanzia dell’indipendenza delle nazioni, e le nazioni indipendenti sono gli organi più potenti e più nobili dell’Internazionale. Si potrebbe quasi dire: un po’ di internazionalismo allontana dalla patria, molto internazionalismo riconduce ad essa; un po’ di patriottismo allontana dall’Internazionale, molto patriottismo riconduce a lei. Nessuna contraddizione, dunque, per i proletari socialisti ed internazionalisti, nel partecipare attivamente all’organizzazione popolare di difesa nazionale. (…) La loro partecipazione attiva all’azione dell’esercito rinnovato è dunque una legge della moltiplicazione del proletariato e dell’azione socialista. Nè è impossibile che i proletari non riconoscano questa legge’ (da ‘L’Armée Nouvelle’, p. 463-464) (pag 22-23)] 1. “”Il proletariato non è al di fuori della patria. La frase famosa così ripetuta e sfruttata i n tutti i sensi che pronunciava, nel 1847, il Manifesto comunista di Marx e di Engels: «Gli operai non hanno patria», non era che un motto dettato dalla passione, una replica paradossale, e del resto poco felice, alla polemica dei patrioti borghesi, che accusavano il comunismo come distruttore della patria. E infatti, lo stesso Marx si affrettava a correggere ed a restringere il senso della sua formula, aggiungendo: «Certamente il proletariato deve prima conquistare il potere politico, deve erigersi a classe nazionale sovrana e costituirsi in nazione; e in questo senso egli appartiene ancora ad una nazionalità, ma non più come l’intende la borghesia». Sottigliezze assai oscure e vane assai. Come potrebbe il proletariato costituirsi in nazione, se la nazione non fosse già, se il proletariato non avesse con questa vivi rapporti? E se il ”Manifesto’ vuol dire semplicemente che una classe non ha patria finché della patria non è interamente padrona, che non avrà patria fino a che non abbia conseguito tutto il potere politico, esso deve allora proclamare per tutto il periodo dell’antica monarchia, dal timido sorgere dei Comuni fino alla Rivoluzione francese: «I borghesi non hanno patria». È la sostituzione di una serie di rivoluzioni astratte e artificiali alla profonda evoluzione rivoluzionaria, così spesso definita da Marx stesso con tanta forza. È la negazione sarcastica della storia medesima, di, ciò che la dialettica marxista ha di originale e di forte. È l’idea sacrificata all’espressione. (…)”” (L’Armée Nouvelle, p. 436-438)]. LEGGERE IN: Jean Jaures, Il socialismo e la Guerra, L’Emancipatrice, Paris, 1918 [Versione digitale su richiesta] [ISC Newsletter N° 73] ISCNS73DIGIT (JAUx-010)”,”JAUx-010″ “JAURES Jean”,”Histoire socialiste de la Revolution francaise. 1.1 e 1.2. La Constituante 2. La Legislative 3. La Republique 4. La Revolution et l’Europe 5. La Mort du Roi et la chute de la Gironde 6. Le Gouvernement revolutionnaire”,”1.1 e 1.2. La Constituante 2. La Legislative 3. La Republique 4. La Revolution et l’Europe 5. La Mort du Roi et la chute de la Gironde 6. Le Gouvernement revolutionnaire La ‘Storia socialista della rivoluzione francese’ di JAURES è stata pubblicata dal 1901 al 1904. Albert MATHIEZ ne ha curato una nuova edizione dal 1922 al 1924 ripartendo l’opera in 8 volumi in luogo dei quattro primitivi. Questa edizione è stata ristampata senza modificazioni nel 1939, ristampa oggi esaurita.”,”FRAR-149″ “JAURES Jean”,”Pages choisies. Philosophie, art et socialisme l’ education du peupe l’avenir de l’humanité etudes et portraits historiques, le socialisme, l’internationale, la guerre et la paix.”,”contiene dedica”,”JAUx-015″ “JAURES Jean”,”L’ Organisation Socialiste de la France. L’ Armée nouvelle.”,”Libro dedicato al Capitano GERARD dal quale JAURES ha tratto le idee essenziali del libro.”,”JAUx-019″ “JAURES Jean a cura di Gastone MANACORDA”,”Storia socialista della Rivoluzione francese. X. Il Governo rivoluzionario.”,”””L’ hebertismo era militarista per la sua propensione per la guerra illimitata”” (…)”,”FRAR-374″ “JAURES Jean a cura di Gastone MANACORDA”,”Storia socialista della Rivoluzione francese. IV. La caduta della Monarchia.”,”Il giornale di Prudhomme citava questo apologo del saggio persiano Saadi: “”In quel tempo Arimane, il genio del male, accorgendosi che gli uomini illuminati disertavano i suoi altari, andò a trovare Oromase, il genio del bene, e gli disse: “”Fratello, da troppo tempo siamo discordi, riconciliamoci e teniamo un solo tempio per tutti e due””. – “”Mai!, gli rispose l’ accorto Oromase. Che ne sarà degli uomini, se non potranno più distinguere il bene dal male?””… (pag 261)”,”FRAR-375″ “JAURES Jean a cura di Gastone MANACORDA”,”Storia Socialista della Rivoluzione Francese. X. Il Governo rivoluzionario.”,”””Non sai dunque, Danton, che basta esser patrioti per esser calunniati? Non sai di che cosa ti si accusa? Voglio dirtelo. Tu hai lasciato Parigi per emigrare, per offrire i tuoi servigi alla controrivoluzione. Non lo sapevi? Apprendilo dunque! Uomini nuovi venuti nella Rivoluzione, ma, a quanto sembra, più capaci di te e di me di servirla, hanno raccontato queste cose””. Anche questa volta Hebert; sotto quell’ aspra ironia, mantenne il silenzio, mentre Robespierre si impegnò allora per Danton a fondo, senza precauzioni tortuose, col desiderio evidente e vivo di salvare la grande forza rivoluzionaria. Ed anche su questo punto egli riuscì coraggiosamente a far retrocedere l’ hebertismo””. (pag 176) “”L’ hebertismo non ha una dottrina sociale”” (pag 155) “”L’ imperialismo hebertista. L’ hebertismo infine era militarista per la sua propensione per la guerra illimitata, divenuta per lui quasi una carriera, (…)”” (pag 169) “”E’ sempre permesso allo storico opporre ipotesi al destino. Gli è permesso di dire: questi sono gli errori degli uomini, questi gli errori dei partiti; e di immaginare che, senza quegli errori, gli avvenimenti avrebbero preso un’ altra piega.”” (pag 283)”,”SOCx-108″ “JAURES Jean”,”Les origines du socialisme allemand. These latine de Jean Jaures traduite par Adrien Veber.”,”””Marx aussi declare que dans l’ histoire il n’y a pas place pour la colere. ‘Certes je n’ai pas toujours depeint les hommes d’ argent et les bourgeois sous des couleurs de rose et de miel; mais je n’ attaque pas leurs personnes, car dans le milieu economique actuel ils ne peuvent agir autrement qu’ils n’agissent; ce ne sont pas des personnes mais de personnifications; des categories economiques’.”” (pag 88)”,”JAUx-031″ “JAURES Jean”,”Le manifeste communiste de Marx et Engels. Comment se réalisera le socialisme?”,”””Marx e Blanqui credevano entrambi ad una presa di possesso rivoluzionario del potere da parte del proletariato. Ma il pensiero di Marx era molto più complesso. Il suo metodo di Rivoluzione aveva degli aspetti multipli. E’ dunque in Marx soprattutto che voglio discuterlo. Ora, o preso interamente o preso da qualche punto di vista, è superato. Esso procede o con ipotesi storiche esaurite, o con ipotesi economiche inesatte””. (pag 3)”,”JAUx-034″ “JAURES Jean, a cura di Gilles CANDAR”,”””L’ intolérable”” (1859-1914).”,”JAURES (1859-1914) si è battuto per la difesa e i problemi della vita quotidiana dei lavoratori francesi ma si è anche battuto per la difesa dell’ identità culturale dei popoli d’ Asia ed Africa. Pace, lotta al colonialismo, difesa dei diritti dell’ uomo, socialismo, lotte sociali sono i temi toccati dagli scritti e discorsi di JAURES riportati nel libro. I testi di JAURES sono stati scelti e presentati da Gilles CANDAR: nato nel 1954, agregé d’ Histoire (1976) e segretario generale della Societé d’ Etudes Jaurésiennes dal gennaio 1982, ruolo in cui è stato preceduto da Jean-Pierre ROUX, Jean RABAUT, e Madame REGNIER-JAURES. Questa associazione è stata fondata nel 1959 dal professor LABROUSSE e oggi è presieduta da Madeleine REBERIOUX. Gilles CANDAR prepara attualmente una tesi sul terzo ciclo su Jean LONGUET (1876-1938), discepolo e continuatore di JAURES. E’ stato incaricato del tomo intitolato ‘Vers l’ unité socialiste 1904-1905′ dell’ edizione delle opere di JAURES in venti volumi dirette dalla REBERIOUX. Germania e Alsazia-Lorena. “”(…) Siamo, signori, nella necessità dolorosa di dire: la nazione francese è mutilata (…). Noi non dimentichiamo la ferita profonda ricevuta dalla patria, perché essa è allo stesso tempo una ferita profonda ricevuta dal diritto universale dei popoli (…). Ma se non riconosciamo il diritto di dimenticare, non riconosciamo e non riconosciamo a nessuno il diritto di odiare, perché il nostro stesso paese, per quanto nobile e buono sia, ha avuto pure lui, in passato, ed è nostro onore poterlo dire, nei riguardi dello stesso popolo che voi conoscete, lunghe ore di brutalità e di dominio arbitrario. E nelle colpe degli altri popoli riconosciamo troppo le colpe del nostro perché il nostro stesso patriottismo ci permetta di nutrire delle inimicizie mortali. Né odio, né rinunce! Ecco la nostra condotta.”” (pag 105, discorso del 7 marzo 1895 alla Camera dei Deputati)”,”JAUx-035″ “JAURES Jean, testi riuniti e presentati da Eric CAHM, collaborazione di Madeleine REBERIOUX”,”Oeuvres de Jean Jaurès. Tome 6. Les temps de l’ affaire Dreyfus (1897-1899). I. novembre 1897 – septembre 1898.”,”L’ edizione delle Oeuvres di Jean Jaures è preparata sotto la responsabilità della Societé d’ études jaurésiennes. M. REBERIOUX (presidente della Societé) e Gilles CANDAR sono i coordinatori editoriali. “”E’ Jean Grave a ripudiare le eccentricità individualiste, i paradossi d’ egosimo che sotto il pretesto dell’ autonomia assoluta rompono ogni solidarietà sociale. E’ Bancel che preconizza il movimento cooperativo. Entrano nei sindacati, nelle Borse del lavoro, che non accettano però, in alcun modo, la negazione dell’ azione politica. E in verità, è solo per uno scrupolo d’ amor proprio ove entra, sembra, qualche incoerenza, che i teorici anarchici non accettano l’ azione elettorale e parlamentare allo stesso titolo dell’ azione sindacale o corporativa. E’ dunque senza contraddizione e senza mancanza alcuna che la classe operaia costituita in partito politico accetta o ricerca la lotta per il suffragio universale, allo stesso tempo che si organizza in federazione economica.”” (pag 329)”,”JAUx-037″ “JAURES Jean LUXEMBURG Rosa”,”Eglises et socialisme.”,”‘Chiesa e socialismo’ (Kosciol a socializm) della Luxemburg è apparso per la prima volta in una rivista nel 1935 e poi nel 1937 sotto forma di opuscolo peR per edizioni del partito socialista SFIO (Librairie populaire du parti socialiste). L’ Eglise et la Laicité di Jean Jaures è apparso per la prima volta nei Cahiers Spartacus nel febbraio 1946. In quarta di copertina sono riportate citazioni di Sylvain Maréchal (da Epire aux ministres de tous les cultes, in Pour et contre la bible, 1801). “”La Chiesa cattolica d’ Austria possedeva, secondo le proprie statistiche, un capitale di oltre 813 milioni di corone, di cui circa 300 milioni in terre arabili e immobili, 387 milioni in obbligazioni con rendita; inoltre, essa prestava ad usura la somma di 70 milioni agli industriali, uomini d’ affari, ecc.. Ed ecco come la Chiesa, adattandosi ai tempi moderni, da signore feudale si trasforma in capitalista industriale e finanziario. Come altrevolte, essa continua a collaborare con la classe che si arricchisce a spese del proletariato industriale e rurale””. (pag 19, R. Luxemburg, Chiesa e socialismo)”,”JAUx-039″ “JAURES Jean”,”L’Église et la laïcité. Ou l’Eternité et les Circonstances.”,”Discorso di JAURES alla Camera dei deputati di giovedi 3 marzo 1904″,”JAUx-042″ “JAURES Jean, a cura di Madeleine REBERIOUX e Gilles CANDAR”,”Oeuvres. Les années de jeunesse (1859-1889). Tome I.”,”Madeleine REBERIOUX Presidente della Societé d’Etudes Jauressiennes Non compaiono i nomi di Marx ed Engels nell’indice se non nella nota di pag 415 dove si parla di Jules JOFFRIN (possibilista, antiboulangista) e di Edouard VAILLANT legato a Marx e a Blanqui e animatore del Comitato rivoluzionario centrale, antiboulangista ma ostile ai repubblicani moderati.”,”JAUx-044″ “JAURES Jean, a cura di Gastone MANACORDA”,”Storia socialista della Rivoluzione francese. IV. La caduta della Monarchia. V. La Repubblica. VI. La Rivoluzione in Europa.”,”1. La Costituente 2. L’opera della Costituente 3. La legislativa 4. La caduta della monarchia 5. La repubblica 6. La rivoluzione in Europa 7. La Gironda 8. La Montagna 9. La fine della Gironda 10. Il Governo rivoluzionario Pag 11 3° volume: opinione di Marx Pag 219 Un comunista tedesco sconosciuto nel 1792: un libro comunista a Berlino nel 1792″,”FRAR-363″ “JAURES Jean, a cura di Gastone MANACORDA”,”Storia socialista della Rivoluzione francese. VII. La Gironda. VIII. La Montagna.”,”1. La Costituente 2. L’opera della Costituente 3. La legislativa 4. La caduta della monarchia 5. La repubblica 6. La rivoluzione in Europa 7. La Gironda 8. La Montagna 9. La fine della Gironda 10. Il Governo rivoluzionario Differenza tra Jacques ROUX e BABEUF (pag 48) Articolo Hebert (pag 54) Appello Hebert a proletari pag 251″,”FRAR-364″ “JAURES Jean”,”Textes choisis. Tome premier. Contre la guerre et la politique coloniale.”,”JAURES Jean”,”JAUx-045″ “JAURÈS Jean”,”Louis XVI. Le procès de la royauté.”,”JAURÈS Jean “”Selon lui (Kant, ndr), les institutions traditionnelles, si brutale qu’elles soient, n’auraient pu se fonder et durer sans un certain consentement des opprimés (…). En second liue, la nécessité où est une révolution de recourir à la violence est un signe pour Kant que la préparation intérieure et profonde des esprits est insuffisante. Or, c’est cette préparation des esprits qui est pour Kant l’essentiel des révolutions; et, si elles sont superficielles, elles ne valent pas le sang qu’elles versent et les ruines qu’elles font. Voilà les points de vue de Kant sur la Révolution française et ils sont à l’avance marqués dans son oeuvre””. (pag 244)”,”FRAR-236″ “JAURES Jean KAUTSKY Karl, a cura di Jean-Numa DUCANGE”,”Le socialisme et la révolution française.”,”””Marx, en une page admirable, a déclaré que jusqu’ici les sociétés humaines n’avaient été gouvernées que par la fatalité, par l’aveugle mouvement des formes économiques; les institutions, les idées n’ont pas été l’oeuvre consciente de l’homme libre, mais le reflet de l’inconsciente vie sociale dans le cerveau humain. Nous ne sommes encore, selon Marx, que dans la préhistoire. L’histoire humaine ne commencera véritablement que lorsque l’homme, échappant enfin à la tyrannie des forces inconscientes, gouvernera par sa raison et sa volonté la production elle-même. Alors, son esprit ne subira plus le dispotisme des formes économiques créées et dirigées par lui, et c’est d’un regard libre et immédiat qu’il contemplera l’univers. Marx entrevoit donc une période de pleine liberté intellectuelle où la pensée humaine, n’étant plus déformée par les servitudes économiques, ne déformera pas le monde. Mais, à coup sûr, Marx ne conteste pas que déjà, dans les ténèbres de la période inconsciente, de hauts esprits se soient élevés à la liberté; par eux l’humanité se prépare et s’annonce. C’est à nous de recueillir ces premières manifestations de la vie de l’esprit: elles nous permettent de pressentir la grande vie ardente et libre de l’humanité communiste qui, affranchie de tout servage, s’appropriera l’univers par la science, l’action et le rêve. C’est comme le premier frisson qui dans la forêt humaine n’émeut encore que quelques feuilles, mais qui annonce les grands souffles prochains et les vastes ébranlements. Aussi notre interprétation de l’histoire sera-t-elle à la fois matérialiste avec Marx et mystique avec Michelet. C’est bien la vie économique qui a été le fond et le ressort de l’histoire humaine, mais, à travers la succession des formes sociales, l’homme, force pensante, aspire à la pleine vie de la pensée, à la communion ardente de l’esprit inquiet, avide d’unité, et du mystérieux univers. Le grand mystique d’Alexandrie disait: “”Les hautes vagues de la mer ont soulevé ma barque et j’ai pu voir le soleil à l’instant même où il sortait des flots””. De même, les vastes flots montants de la révolution économique soulèveront la barque humaine pour que l’homme, pauvre pêcheur lassé d’un long travail nocturne, salue de plus haut la première lueur de l’esprit grandissant qui va se lever sur nous”” (pag 153-154) [Jean Jaurés, Introduction, Histoire socialiste de la Révolution française, tome I][(in) Jean Jaurés Karl Kautsky, a cura di Jean-Numa Ducange, Le socialisme et la révolution française, 2010]”,”JAUx-048″ “JAURES Jean, édition revue par A. MATHIEZ”,”Histoire socialiste de la Revolution francaise. Tome III. La legislative.”,” Marx e Lassalle (pag 394) La posizione sociale di Robespierre (pag 397) L’opera sociale della rivoluzione (pag 405) “”Marx et Lassalle ont exprimé souvent cette pensée admirable que la révolution prolétarienne serait la vrai révolution humaine parce que les prolétaires ne pourraient invoquer aucun privilège, mais seulement leur titre d’homme. Ce n’est pas une forme de proprieté qu’ils feraient prévaloir, mais l’humanité toute pure, l’humanité toute nue, et la propriété nouvelle serait seulement le vêtement de l’humanité. Quand Dolivier, parlant au nom des paysans et ouvriers de l’Ile-de-France, démontre que les plus pauvres sont les vrais interprètes, les vrais gardiens des Droits de l’Homme, parce qu’ils ne sont en effet que des hommes, et qu’en eux aucun privilège d’aucune sorte ne fait obstacle à l’humanité, il oriente la Déclaration des Droits de l’Homme vers la grande lumière socialiste qui n’a pas encore percé, qui se lèvera avec le babouvisme, mais qui semble déjà s’annoncer au lointain des plaines et, d’un reflet à peine visible, peut-être illusoire, blanchir le bas de l’horizon”” [Jean Jaurès, ‘Histoire socialiste de la Revolution francaise. Tome III. La legislative’, Paris, 1938] (pag 394) “”Marx e Lassalle spesso espressero questo pensiero ammirevole che la rivoluzione proletaria sarebbe stata la vera rivoluzione umana perché il proletariato non poteva invocare alcun privilegio, ma solo il loro titolo di uomo. Non è una forma di proprietà che faranno prevalere, ma tutta l’umanità pura, la nuda umanità, e la nuova proprietà sarà solo la veste dell’umanità. Quando Dolivier, parlando a nome dei contadini e dei lavoratori della regione Ile-de-France, dimostra che i più poveri sono i veri interpreti, i veri custodi dei Diritti dell’Uomo, perché essi sono in effetti degli uomini, e che in essi nessun privilegio di sorta pregiudica l’umanità, dirige la Dichiarazione dei diritti dell’uomo verso la grande luce socialista che non si è ancora alzata, che sorgerà con Babuvismo ma già sembra annunciarsi dalle pianure lontane, e un riflesso a malapena visibile, può essere illusorio, rende chiaro il margine dell’orizzonte “””,”JAUx-051″ “JAURÈS Jean a cura, scritti di GUESDE Jules DÉVILLE Gabriel BROUSSE TUROT Henri VIVIANI FOURNIÈRE ROUANET MILLERAND ANDLER HERR DUBREUILH LABUSQUIÈRE John RICHARD Gérault”,”Storia Socialista, 1789-1900.”,”Contiene il saggio di Dubreuilh: ‘La Comune’. Jaures in conclusione: ‘Il bilancio sociale del secolo XIX’ Note a matita manoscritte a margine all’interno del volume”,”SOCx-008-FL” “JAURÈS Jean”,”Le socialisme et la vie. Idéalisme et matérialisme.”,”””De même, le socialisme transforme profondément l’idée de patrie et l’idée de famille. Ni la famille, ni la patrie ne sont es soi des organismes supérieurs et sacrés. L’une et l’autre doivent des comptes et des garanties à l’individu humain. Le socialisme n’applique pas à la famille la vaine et déclamatoire critique du romanticisme bourgeois”” (pag 76)”,”JAUx-052″ “JAURES Jean”,”Questions de méthode. (1901)”,”Questions de méthode Droits de l’Homme et Démocratie ePub- Mobi Jean Jaurès 978-2-36946-025-1 2019 histoire_de_la_révolution_de_1848_T2.pn Essai Philosophie On ne présente plus guère l’oeuvre politique et militante de Jean Jaurès. Mais, concernant son oeuvre intellectuelle, force est de constater que sa profusion la rend complexe à connaître dans son ensemble. Et pourtant, quelques grands textes de l’ancien député du Tarn contiennent à eux seuls l’essentiel de sa pensée. Questions de méthode est au rang de ces textes qui en une demi-centaine de pages exposent les conclusions de toute une oeuvre. Questions de méthode pose les principes du combat jauressien pour l’instauration d’une République socialiste. Pour cela, Jaurès y convoque ses grands ainés. Il y ferraille avec les présocialistes, les républicains du premier XIXe siècle et bien sûr avec les révolutionnaires de 1789. Il entend s’avouer leur héritier. Pour son grand projet socialiste, Jaurès démontre qu’il est indispensable d’interroger la pertinence de ce qu’ils nous ont laissé. Car nombre de leurs espérances n’ont pas encore trouvé à se réaliser. Le Socialisme, lui, s’y emploiera. Si deux méthodes s’affrontent dans le corps de son argumentaire, c’est évidemment que toutes ces affirmations viennent à l’encontre de l’héritage marxiste. Car pour Jaurès, le diagnostic est posé. Il est tranchant et sans appel. Marx et Engels, et par ricochet ceux s’en réclamant, ont tort pour tout ce qui touche à la question de l’héritage révolutionnaire. Si l’avenir du Socialisme est une question de méthode pour lui, c’est parce qu’il faut refuser Marx sur cette question. Questions de méthode, c’est un peu l’anti Manifeste du Parti communiste. C’est un texte de combat et un appel. Par et pour lui, Jaurès vise un Socialisme soucieux de démocratie. Il pense que le progrès social peut passer par la Déclaration des Droits de l’Homme et du Citoyen. Avec ce texte, Jean Jaurès fonde la Social-démocratie. Il pense par avance le Socialisme des siècles d’après. Question de méthode frappe l’âme. C’est un texte exceptionnel de modernité et de prévenance.”,”JAUx-001-FGB” “JAURÈS Jean”,”L’esprit du socialisme. Six etudes et discours.”,”rileggere e inserire in sito M. “”Marx et Blanqui croyaient tous deux à une prise de possession révolutionnaire du pouvoir par le prolétariat. Mais la pensée de Marx était beaucoup plus complexe. Sa méthode de Révolution avait des aspect multiples. C’est donc chez Marx surtout que je veux la discuter. Or, tout entière et en quelque sens qu’on la prenne, elle est surannée. Elle procède ou d’hypothèses historiques épuisées, ou d’hypothèses économiques inexactes. D’abord, les souvenirs de la Révolution française et des révolutions successives qui en furent, en France et en Europe, le prolongement, dominaient l’esprit de Marx. Le trait commun de tous les mouvements révolutionnaires, de 1789 à 1796, de 1830 à 1848, c’est qu’ils furent des mouvements révolutionnaires bourgeois auxquels la classe ouvrière se mêla pour les dépasser. Dans cette longue période, la classe ouvrière n’était pas assez forte pour tenter une révolution à son profit; elle n’était pas assez forte non plus pour prendre peu à peu, et selon la légalité nouvelle, la direction de la révolution. Mais elle pouvait faire et elle faisait deux chses. D’abord, elle se mêlait à tous les mouvements révolutionnaires bourgeois pour y exercer et y accroître sa force; elle profitait des périls que courait l’ordre nouveau menacé par toutes les forces de contre-révolution pour devenir une puissance nécessaire. Et en second lieu, l’ambition s’étaient éveillées au coeur des prolétaires, qunad les diverse fractiosn révolutionnaires de la bourgeoisie s’étaient discréditées per leurs luttes réciproques, la classe ouvriére tentait, par une sorte de coup de surprise, de s’emparer de la Révolution et de la faire sienne.C’est ainsi que sous la Révolution française ne 1793, le prolétariat parisien pesa, par la Commune, sur la Convention et exerça une sorte de dictature. C’est ainsi qu’un peu plus tard Babeuf et ses amis tentaient de saisir, par un coup de main et au profit de la classe ouvrière, le pouvoir révolutionnaire. Ainsi encore après 1830, le prolétariat français, après avoir joué dans la Révolution de Juillet le grand rôle noté par Armad Carrel essaya d’entraîner la bourgeoisie victorieuse, et bientôt de la dépasser. C’est ce rithme de révolution qui s’impose d’abord à la pensée de Marx. Certes en novembre 1847, au moment où avec Engels il écrit le ‘Manifeste communiste’, il sait bien que le proétairat a grandi: c’est le prolétariat qu’il considère comme la vraie force révolutionnaire; et c’et contre la bourgeoisie que se fera la Révolution”” (pag 31-32) “”Marx e Blanqui credevano entrambi in una presa rivoluzionaria del potere da parte del proletariato. Ma il pensiero di Marx era molto più complesso. Il suo metodo della Rivoluzione aveva molteplici aspetti. È quindi soprattutto di Marx che voglio discuterne. Tuttavia, nella sua interezza e in qualunque senso la si prenda, è superata: nasce o da ipotesi storiche esaurite, o da ipotesi economiche imprecise. In primo luogo, i ricordi della Rivoluzione francese e delle rivoluzioni successive ne furono, in Francia e in Europa, l’estensione lo spirito di Marx. Il tratto comune di tutti i movimenti rivoluzionari, dal 1789 al 1796, dal 1830 al 1848, è che furono movimenti rivoluzionari borghesi ai quali, per superarli, si mescolò la classe operaia non era abbastanza forte per tentare una rivoluzione a proprio vantaggio; né era abbastanza forte per assumere poco a poco, e secondo le notizie legali, la direzione della rivoluzione. Ma poteva fare e ha fatto due cose. In primo luogo, si è unito a tutti i movimenti rivoluzionari borghesi per esercitare e aumentare la propria forza; ha approfittato dei pericoli del nuovo ordine, minacciato da tutte le forze della controrivoluzione, per diventare una potenza necessaria. E in secondo luogo, l’ambizione si era risvegliata nell’animo dei proletari, quando le varie frazioni rivoluzionarie della borghesia si erano screditate attraverso le loro lotte reciproche, la classe operaia aveva tentato, con una specie di attacco di sorpresa, di impadronirsi della Rivoluzione e di farlo proprio. È così che, sotto la Rivoluzione francese del 1793, il proletariato parigino pesava, attraverso la Comune, sulla Convenzione ed esercitava una sorta di dittatura. È così che, poco dopo, Babeuf e i suoi amici tentarono di impadronirsi, con un colpo di mano e a beneficio della classe operaia, del potere rivoluzionario. Così, ancora una volta dopo il 1830, il proletariato francese, dopo aver svolto il grande ruolo notato da Armad Carrel nella Rivoluzione di luglio, tentò di guidare la borghesia vittoriosa e presto di superarla. È questo ritmo della rivoluzione che per primo si impone al pensiero di Marx. Certamente nel novembre 1847, nel momento in cui con Engels scriveva il “”Manifesto comunista””, sapeva bene che il proletariato era cresciuto: era il proletariato che egli considerava la vera forza rivoluzionaria; ed è contro la borghesia che avverrà la Rivoluzione”””,”JAUx-001-FMB” “JAURÈS Jean, a cura di Madeleine REBÉRIOUX”,”La classe ouvrière.”,”Filosofo, storico, deputato, Jaurès è stato pure un leader operaio e un capo del movimento degli scioperi.”,”JAUx-002-FMB” “JAURÈS Jean, a cura di Gastone MANACORDA”,”Storia socialista della Rivoluzione francese. Vol 1-10. 1. La Costituente; 2. L’opera della Costituente; 3. La legislativa; 4. La caduta della monarchia; 5. La repubblica; 6. La rivoluzione in Europa; 7. La Gironda; 8. La Montagna; 9. La fine della Gironda; 10. Il Governo rivoluzionario.”,”Storia socialista della Rivoluzione francese. Vol 1-10. 1. La Costituente; 2. L’opera della Costituente; 3. La legislativa; 4. La caduta della monarchia; 5. La repubblica; 6. La rivoluzione in Europa; 7. La Gironda; 8. La Montagna; 9. La fine della Gironda; 10. Il Governo rivoluzionario. Dal primo volume. “”Se però ci sforzassimo a ridurre ad ogni costo in un coerente sistema le pagine che Jaurès scrive in apologia del materialismo storico quando polemizza con Bernstein, e le riserve che invece avanza altrove, mostreremmo di credere che non sia nostro dovere, in quanto storici del suo pensiero, di segnalare anche le contraddizioni esplicite ed implicite che esso contiene e mancheremmo di rispetto al vero. Vero è, invece, che anche nella concreta risoluzione di problemi storici, le perplessità di Jaurès sul metodo marxista ricompaiono, e che il suo dissenso si manifesta non solo nei confronti degli epigoni degeneri, ma anche dello stesso Marx e in particolare di quella che è forse la sua più acuta opera di interpretazione storica, ‘Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte’, proprio quell’opera – vedi caso – alla quale si richiamava Engels nella lettera a Bloch per dimostrare come fossero lontani dal maestro quei pretesi marxisti che riducevano il materialismo storico a determinismo economico! A qual proposito Jaurès credeva di dover rifiutare il modello storiografico del ’18 brumaio’? Giova richiamare brevemente la questione, anche perché si trattava di uno dei problemi centrali della storia della Rivoluzione. Si trattava, cioè, di definire il contenuto sociale della politica girondina e del conflitto fra la Gironda e la Montagna. Jaurès ha descritto con grande efficacia l’involuzione reazionaria dei girondini; ha mostrato come essi siano passati gradatamente dal blocco rivoluzionario al blocco controrivoluzionario, come intorno a loro si siano raccolte le forze dei «proprietari», dei borghesi spaventati dalla minaccia alla proprietà che viene dal movimento popolare guidato dal Comune di Parigi; ha descritto come, a conclusione della loro involuzione, i girondini si siano trovati alla fine a combattere su un fronte comune con i realisti; ma quando si appresta a formulare un giudizio di carattere generale circa la Gironda e le cause della caduta, egli arretra di fronte alle conclusioni che pure sembrano discendere direttamente dal suo stesso racconto, e dalla documentazione che ha illustrato. Rifiuta l’opinione di uno storico moderato come il Sybel, secondo il quale i girondini si erano ridotti ad essere partito esclusivo della borghesia, e seguendo piuttosto la traccia dell’Aulard, conduce il confronto tra montagnardi e girondini sul terreno dell’ideologia, ove non rintraccia differenze sostanziali: ne conclude che l’involuzione reazionaria e la conseguente caduta della Gironda furono determinate solo dal gretto spirito di partito e di fazione che animava i suoi membri. Due pagine dopo rileva tuttavia come questo rinchiudersi della Gironda in se stessa avesse avuto origine dall’irrompere sulla scena di quelle «forze nuove delle quali Parigi era il centro»; ma la resistenza dei girondini a queste forze sarebbe stata dettata dall’egoismo del potere, dall’ambizione, dall’orgoglio, cioè dalle più comuni passioni umane, non da antagonismi sociali. Ciò vuol dire, per Jaurès, che la lotta di classe non è ‘all’origine’ della lotta politica tra montagnardi e girondini, ma tuttavia egli non nega che ‘in un secondo tempo’ il conflitto politico abbia assunto anche il contenuto di un conflitto di classe: «Naturalmente, e attraverso la critica che essa applicava alle forze nuove della democrazia, la Gironda si costituì delle tesi politiche politiche e sociali. Ma queste tesi non erano il ‘fondamento originale’ della politica girondina. Erano il pretesto, trovato dopo (‘après coup’), di un’opposizione denigratrice, orgogliosa ed aspra. Senza dubbio, il sordo conflitto sociale non tardò a mescolarsi alla politica dei partiti. Ma ‘a questa data esso non ne costituisce il fondo»”” (pag XL-XLII) [Gastone Manacorda, introduzione all’opera di Jean Jaurès, ‘Storia socialista della Rivoluzione francese’, Cooperativa del libro popolare, MIlano, 1953] Seconda parte del brano: F. Engels: la coscienza di classe non deve di necessità essere chiara in chi conduce l’azione politica. E a volte sono gli storici che smarriscono il vero senso delle lotte politiche. “”È vero, sì, che i girondini retrocessero fino a diventare una specie di «borghesia fogliantina», ma, dopo aver citato i giudizi, nettamente favorevoli alla interpretazione classista, del Levasseur e del Baudot, Jaurès conclude che questa innegabile involuzione reazionaria era frutto del loro gretto spirito di parte, e non di coscienza di classe, che «se i girondini vollero fermare la Rivoluzione sulla borghesia, ciò avvenne soprattutto perché essi pretesero fermarla sulla Gironda». Conflitto di partito, dunque, sul quale si innesta il conflitto di classe; origine ideale, passionale e non economica. Si noti che Jaurès fa questione soprattutto di prima e di poi, cioè della possibilità di stabilire, o no, un rapporto di causa diretta fra lotta di classe e lotta politica, ed anche fra coscienza di classe e spirito di partito: posta la questione in questi termini, egli per poter affermare che i Girondini sono il partito dell’alta borghesia, sembra chiedere la testimonianza del legame diretto fra gruppo economico e partito politico, o della consapevolezza da parte dei politici di essere rappresentanti di ben definiti interessi di classe. Ma il marxismo ha sempre ammesso che questo legame può ben esistere senza che nei contemporanei se ne abbia piena consapevolezza: il riflesso degli interessi di classe sulle ideologie politiche assume di volta in volta aspetti diversi, la coscienza di classe ora è patente e dichiarata, ora più o meno occulta. Certo, Jaurès non ritrovava nei girondini quella coscienza borghese tutta spiegata che aveva incontrato nei costituenti e in particolare nelle pagine di Barnave da lui così acutamente messe in luce, nel primo volume dell’opera, e questo gli pareva motivo sufficiente per porre in dubbio una definizione classista del partito girondino, laddove avrebbe dovuto soltanto escludere, se mai, che i girondini avessero avuto chiara coscienza di rappresentare gli interessi esclusivamente borghesi. Opporre al marxismo una tesi del genere, in realtà non aveva senso: Marx ed Engels non avevano mai stabilito un rapporto di causa ed effetto fra interessi di classe e azione politica (26), né mai avevano sostenuto che la coscienza di classe debba di necessità essere chiara in chi conduce l’azione politica. Lo storico ha una quantità di dati e di esiti a sua disposizione che gli consentono di giudicare da un punto di vista superiore a quello degli attori dei fatti e quindi di attribuire alle loro azioni anche significati dei quali essi non ebbero coscienza, o non la ebbero pienamente. Ma non di rado – aveva già osservato Engels – avviene tuttavia il contrario e sono gli storici che smarriscono il vero senso delle lotte politiche invece di illuminare ciò che nella coscienza dei protagonisti della storia è oscuro (27)”” [(pag XLII-XLIII) [Gastone Manacorda, introduzione all’opera di Jean Jaurès, ‘Storia socialista della Rivoluzione francese’, Cooperativa del libro popolare, MIlano, 1953] [(26) Engels a Konrad Schmidt, in op. cit., p. 83: «quel che manca a tutti questi signori è la dialettica. Essi vedono sempre solamente qui la causa, là l’effetto. Non arrivano a vedere che questa è una vuota astrazione…»; (27) «La lotta della classe oppressa contro la classe dominante diventa necessariamente una lotta politica, che si dirige in primo luogo contro il dominio politico della classe dominante. La coscienza del legame tra questa lotta politica e la sua base economica si attutisce e può anche sparire del tutto. Anche quando ciò non avviene per coloro che vi partecipano, avviene quasi sempre per gli storici. Tra le antiche fonti relative alle lotte interne della Repubblica romana, solo Appiano ci dice chiaramente e apertamente di che si trattava in fin dei conti: cioè della proprietà fondiaria», Engels ‘Ludovico Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia tedesca’. Trad. it. P. Togliatti, Roma, Ed. Rinascita, 1950, p. 65]”,”JAUx-004-FGB” “JAVARY Cyrille J.D., WANG Alain”,”La Chine nouvelle. “”Être riche est glorieux””.”,”JAVARY Cyrille J.D. formatore in impresa e consulente in cultura è traduttore di Yi Jing (Classico dei cambiamenti), il testo base del mondo cinese. E’ anche l’A di una quindicina di libri sulla Cina antica e contemporanea. Alain WANG sinologo e formatore, dirige un cabinet de conseil per le imprese europee desiderose di impiantarsi in Cina. Interviene all’ Ecole centrale de Paris, all’ ESC di Rouen e all’ Audiencia di Nantes. “”Les pressions des Etats-Unis sur les alliés asiatiques (Japon, Corée du Sud), conjuguées avec l’ embargo européen sur les ventes d’armes en vigueur depuis la répression de Tien’anmen, ont amené le gouvernement chinois à developper ses propres systèmes de défence et d’armement et à faire de la Russie son fournisseur principal d’équipements. Les avions de combat et les navires chinois sont de plus en plus modernes. Un réseau de 70 satellites dans l’ espace observe la Terre à des fins civiles et militaires. La Chine disposera en 2010 de plus de 2000 missiles balistiques.”” (pag 41) “”I principali obiettivi della modernizzazione del settore della difesa sono stati recentemente confermati dal governo: riconversione del 10% degli effettivi, rivalorizzazione dei salari e delle condizioni di vita dei militari, acquisizione di materiali e di tecnologie sofisticate. Il 15 giugno 2005, il governo decide di stimolare il “”Grande Balzo in avanti tecnologico dell’ industria della difesa”” aprendo agli investitori privati, compreso alle società a capitali stranieri, la produzione e lo sviluppo di materiali d’ armamento””. (pag 41)”,”CINE-020″ “JAY Martin”,”The Dialectical Imagination. A History of the Frankfurt School and the Institute of Social Research. 1923.1950.”,”Martin Jay è nato a New York nel 1944 e ha studiato all’Union College , alla London School of Economics, alla Harvard University dove ha ricevuto il Ph.D. nel 1971. E’ stato Assistente Professore di storia all’Università della California, Berkeley. Ha pubblicato articoli e saggi su molte riviste tra cui ‘Partisan Review’ e ‘Dissent’. La Scuola di Francoforte dalla Francia all’America. “”Before turning to the Institut’s analysis of American society, its history during the war must be brought up to date. With the expansion of fascism’s power in Europe and America’s entry into the war there came a general reorganization of the Institut’s institutional structure and a reevaluation of its goals. The French branch, the sole remaining Institut outpost in Europe at the outbreak of the war, was closed with the occupation of Paris in 1940. During the thirties, the Paris office had not only been a liaison with the Institut’s publishers and a source of data for the ‘Studien über Autorität und Familie’, but also a link with the French academic and cultural community. Walter Benjamin was not the only contributor of articles to the ‘Zeitschrift’ living in Paris. Other pieces were written by Celestin Bouglé, Raymond Aron, Alexandre Koyré, Jeanne Duprat, Paul Honigsheim, Maxime Leroy, Bernard Groethuysen, and A. Demangeon. In 1938 Bouglè was one of two distinguished European scholars to deliver a series of public lectures at the Institut’s New York branch (Morris Ginsberg was the other). Now the link was broken. In addition, the Librairie Félix Alcan could no longer continue to print the ‘Zeitschrift’. Instead, the Institut decided to publish in America the third section of the 1939 volume, which appeared in the summer of 1940. This necessitated a reversal of the Institut’s long-standing unwillingness to write in English. As Horkheimer explained in his foreword to the rechristened (reinaugurated, ndr) ‘Studies in Philosophy and Social Science’: “”Philosophy, art, and science have lost their home in most of Europe. England is now fighting desperately against the domination of the totalitarian states. America, especially the United States, is the only continent in which the continuation of scientific life is possible. Within the framework of this country’s democratic institutions, culture still enjoys the freedom without which, we believe, it is unable to exist. In publishing our journal in its new form we wish to give this belief its concrete expression”” (112)’ (pag 167) [(112) Horkheimer, Foreword to SPSS VIII, 3 (1939), p. 321. This was actually dated July 1940″,”TEOC-682″ “JEAN Carlo a cura, saggi di Luigi BONANATE Umberto CURI e Antonio STRAGA’ Rocco BUTTIGLIONE Pier Paolo PORTINARO Sergio COTTA Massimo CACCIARI Massimo DONA’ Romano GASPAROTTI Gianni BAGET-BOZZO Umberto GORI Nicola BELLINI Patrizio BIANCHI Virgilio ILARI Achille ARDIGO’ Carlo JEAN Renata LIZZI Carlo PELANDA”,”La guerra nel pensiero politico.”,”Saggi di Luigi BONANATE Umberto CURI e Antonio STRAGA’ Rocco BUTTIGLIONE Pier Paolo PORTINARO Sergio COTTA Massimo CACCIARI Massimo DONA’ Romano GASPAROTTI Gianni BAGET-BOZZO Umberto GORI Nicola BELLINI Patrizio BIANCHI Virgilio ILARI Achille ARDIGO’ Carlo JEAN Renata LIZZI Carlo PELANDA. “”Ancora, nel classico lavoro della Arendt viene ricordato come – da Weber a Wright Mills – vi sia consenso sul giudizio che “”la violenza non è altro che la più evidente manifestazione di potere””. (…) Ancora la violenza è di solito strumentale al conseguimento di qualche fine (ad es. Engels, Marx), ma talora è vista anche come fine da raggiungere (Fanon, De Maistre, Marinetti, Sorel) (1). In ogni caso – come si vedrà – la violenza ha una sua propria razionalità. Violenza politica e violenza internazionale. (…) Le forme di violenza politica più note sono quelle che si esauriscono, o trovano il loro humus di base, nel contesto interno. Così costituiranno modi di essere della violenza politica le sommosse, le ribellioni, le rivoluzioni, le guerriglie, i colpi di stato, gli atti terroristici, etc.. In particolare, una certa ideologia lega in modo molto stretto violenza a rivoluzione, giustificando quella come “”risposta””, “”difesa”” alla “”violenza concentrata ed organizzata della società”” (Marx). (…) In ogni caso, e cioè sia per quanto riguarda il campo interno che quello internazionale, la violenza (rectius, gli atti di violenza) viene vista come “”indicatore”” di tensioni in certe “”aree di problemi”” o “”regioni”” del mondo. Da questo punto di vista l’ analisi della violenza è importante ai fini della previsione della conflittualità internazionale””. (pag 188-189) (1) L. Bonanate, Violenza politica, in P. Farneti (a cura), Il mondo contemporaneo. Politica e società. La Nuova Italia, 1979″,”QMIx-154″ “JEAN Carlo”,”L’uso della forza. Se vuoi la pace comprendi la guerra.”,”Carlo Jean (Mondovì 1936) ufficiale degli alpini è docente di studi strategici alla LUISS e presidente del Centro Alti Studi Difesa. Collabora a ‘Limes’. Ha scritto ‘Geopolitica’.”,”ITQM-164″ “JEAN Carlo”,”Geopolitica economica.”,”Jean Carlo è presidente del CSGE e docente alla Luiss. Mario Arpino è un ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica e della Difesa. “”Nell’approccio della geopolitica economica, la geoeconomia non sostituisce la politica – come Edward Luttwak aveva sostenuto una decina di anni fa – ma ne costituisce uno strumento a fianco della geostrategia e della geoinformazione. Le strategie mediante cui valorizzare tutti gli strumenti di potenza di uno Stato hanno però subito i mutamenti intervenuti in campo tecnologico e nei contesti interno e internazionale””. (pag 131)”,”EURE-082″ “JEAN Carlo TREMONTI Giulio”,”Guerre stellari. Società ed economia nel cyberspazio.”,”Giulio Tremonti, professore ordinario nella facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pavia ed avvocato, è stato Ministro delle Finanze ed è attualmente deputato al Parlamento italiano. Carlo Jean, generale, è docente di Studi Strategici alla Luiss – Guido Carli. É stato Consigliere Militare del Presidente Cossiga e ha diretto il Centro Alti Studi Difesa. Attualmente, opera in Jugoslavia per l’attuazione degli accordi di Dayton.”,”QMIx-027-FL” “JEAN Carlo”,”Sviluppo economico e strategico della Cina. Compatibilità fra geopolitica, economia e bilancio militare.”,”Carlo Jean è Presidente del CSGE (Centro Studi di Geopolitica Economica) e docente di Studi strategici presso la Luiss-Guido Carli. Mutamento dei rapporti di forza Russia-Cina. “”I rapporti di forza nell’Estremo Oriente stanno mutando a favore di Pechino. Solo gli Stati Uniti possono garantire la sicurezza russa a Est, di fronte al sofisticato gioco del “”dragone cinese””, che continua ad accrescere la propria forza, forse per acquisire un’egemonia regionale nel sistema Asia orientale-Pacifico occidentale, oppure – ipotesi che ritengo più verosimile – per trattare con gli USA su un piano di maggiore parità. Un problema drammatico per Mosca è la crisi demografica. La Russia perde quasi un milione di abitanti all’anno. La Cina segue attentamente tale indebolimento e lo spopolamento progressivo della Siberia centrale ed orientale. Dagli attuali 140 milioni di abitanti (di cui il 18% non è slavo), la popolazione della Russia passerà ad 80-120 milioni nel 2050 (14). Inoltre, dato il maggior indice di natalità della popolazione islamica, la preminenza slava nella Federazione è destinata a diminuire. (…) Analoghe – se non maggiori – preoccupazioni sono rivolte verso la pressione demografica cinese, particolarmente dinamica nelle Province Marittime e che potrebbe accrescersi ancora nei prossimi anni. L’emigrazione cinese (circa 300.000 persone all’anno) – oggi diretta soprattutto verso l’Occidente e il Sud-Est asiatico – potrebbe concentrarsi nelle ricche e spopolate immensità siberiane. Non è pensabile che Mosca riesca a mantenere un territorio grande e ricco come la Siberia, con una popolazione tanto ridotta. Non basterà neppure l’europeizzazione del paese, a cui peraltro si oppongono Chiesa Ortodossa e forze politiche “”rosso-brune””, ed oggi anche i ‘siloviki’ che fanno capo a Putin e che sono subentrati agli “”oligarchi”” di Eltsin. Sicuramente la Russia dovrà ricorrere all’immigrazione. L’ideale per essa sarebbe attingere all’enorme serbatoio umano dell’India. Ma ciò è quanto meno problematico. Saranno i cinesi a riempire il vuoto. La Russia rischia quindi – beninteso nel lunghissimo periodo – di essere nuovamente dominata, dopo 600 anni, da un impero asiatico e di vedere attenuata o perdere la propria identità, non solo slava e ortodossa, ma anche europea. Il “”pericolo giallo”” è molto sentito fra i russi (…)”” (pag 58-59) [(14) Dmitri Trenin, ‘Russia’s Foreign and Security Policy Under Putin’, Carnegie Endowment for International Peace, Moscow Center, May 2005]”,”CINE-095″ “JEAN Carlo”,”Geopolitica.”,”Carlo Jean (Mondovì, 1936), ufficiale degli alpini, è docente di Studi Strategici alla Luiss e Presidente del Centro Alti Studi di Difesa. Collabora con numerose riviste, fra cui Limes. Rivista italiana di Geopolitica. É autore di Studi strategici, L’ordinamento della Difesa in Italia, Il Ministero della Difesa.”,”RAIx-066-FL” “JEAN Carlo”,”L’uso della forza. Se vuoi la pace comprendi la guerra.”,”Carlo Jean (Mondovì, 1936), ufficiale degli alpini, è docente di Studi Strategici alla Luiss e Presidente del Centro Alti Studi di Difesa. Collabora con numerose riviste, fra cui Limes. Rivista italiana di Geopolitica. É autore di Studi strategici, L’ordinamento della Difesa in Italia, Il Ministero della Difesa.”,”QMIx-078-FL” “JEANNENEY Jean-Nöel JULLIARD Jacques”,”Le Monde de Beuve-Méry ou le metier d’Alceste.”,”JEANNENEY nato nel 1942, professore di storia contemporanea all’ Institut d’etudes politiques de Paris. Si è dedicato allo studio dell’influenza degli ambienti d’affari così come ai rapporti tra la storia e l’audio-visuale. JULLIARD nato nel 1933, Maitre-assistant all’Univ de Paris-VIII- Vincennes, si è specializzato nella storia del movimento operaio e nello studio della vita politica francese contemporanea. E’ giornalista al ‘Nouvel Observateur’.”,”FRAE-009″ “JEANNENEY Jean-Noel”,”Lecon d’ histoire pour une gauche au pouvoir. La faillite du Cartel (1924-1926).”,”Nato nel 1942, normaliano, agregé d’ histoire e dottore in lettere, ha pubblicato ‘Le Riz et le Rouge. Cinq mois en Extreme Orient’ nel 1969, ‘Le Journal politique de Jules Jeanneney (1939-1942) (1972), ‘Francois de Wendel en Republique. L’ argent et le pouvoir, 1914-1940′ nel 1976. E’ pure autore di film storici per la televisione.”,”FRAP-057″ “JEANNENEY Jean-Noël”,”Clemenceau. Portrait d’un homme libre.”,”Foto pag 171 e 172-173: manifestazione di disoccupati e lunga fila di disoccupati in cerca di lavoro negli anni trenta dopo crisi del 1929 “”Clemenceau esiliato negli Stati Uniti dopo la guerra di Secessione, sindaco di Montmartre nel momento della Comune di Parigi, medico dei poveri a Belleville, “”tombeur de ministères”” coinvolti nell’affare Panama, duellista impenitente, avversario ostinato del colonialismo, giornalista sfolgorante nel corso del caso Dreyfus, paladino della laicità, “”briseur de gréves”” in occasione del suo governo dal 1906 al 1909, “”Père de la Victoire”” dal 1917-1918, negoziatore del trattato di Versailles…”” (quarta di copertina) Jean-Noël Jeanneney, professore all’Institut d’études politiques, ex ministro, è autore di moltissime opere e documentari di storia contemporanea. E’ stato presidente di Radio France e di RFI tra il 1982 e il 1986. E’ produttore dal 1999, dell’emissione settimanale ‘Concordance des temps’ su France Culture. E’ stato nominato presidente della Bibliotheque nationale de France nel marzo 2002″,”FRAD-124″ “JEANNENEY Jean-Noël”,”Storia dei media.”,”Jean-Noël Jeanneney, professore dal 1977 presso l’Institut d’études politiques di Parigi, è stato presidente e direttore generale di Radio France internationale dal 1982 al 1986. Tra il 1991 e il 1993 è stato segretario di Stato al Commercio estero e alle comunicazioni-“,”EDIx-016-FL” “JEANS James”,”L’ universo misterioso. La vita è una singolarità nell’ immensa macchina del mondo.”,”””Nella stessa maniera possiamo immaginare le tre dimensioni dello spazio e una dimensione del tempo saldate insieme, da formare un volume a quattro dimensioni, che possiamo descrivere come un “”continuo””. Allora il principio di relatività, secondo l’ interpretazione di Minkowsky, stabilisce che tutti i fenomeni elettromagnetici possono essere pensati come producentisi in un continuo a quattro dimensioni – tre dello spazio e una del tempo – in cui è impossibile separare lo spazio dal tempo in maniera assoluta””. (pag 139-140) “”(…) con le parole di Minkowsky: “”spazio e tempo separati svaniscono in pure ombre e solamente una sorta di combinazione dei due ha una realtà”””” (pag 141) “”Nessun scienziato, che sia vissuto negli ultimi trenta anni, può essere troppo dogmatico sul corso futuro della corrente, o sulla direzione in giace la realtà: egli sa dalla sua propria esperienza cheil fiume non solamente è molto largo, ma fa molti giri e, dopo alcune delusioni, egli rinuncia al pen siero d’ essere ad ogni svolta, all’ ultimo, in presenza del ‘mormorio e odore dell’ oceano infinito’. Con questa cautela mentale, sembra assicurato, almeno, che il fiume della conoscenza ha fatto un netto giro negli ultimi pochi anni””. (pag 203) L’ astronomo e matematico inglese sir James Jeans è morto nel settembre 1946.”,”SCIx-222″ “JEBRAK Svetlana”,”Mit dem Blick nach Russland. Lydia Cederbaum (1878-1963). Eine jüdische Sozialdemokratin im lebenslangen Exil.”,”JEBRAK Svetlana (1974-) studi in scienze sociali a Dusseldorf Heidelberg Gerusalemme e New York. Lydia Cederbaum e il lavoro di redazione per la pubblicazione delle opere complete di Marx ed Engels, Marx-Engels-Gesamtausgabe, a Berlino in collaborazione con la SPD (pag 137-145)”,”RIRB-124″ “JEDIN Hubert”,”Breve historia de los concilios.”,”Hubert JEDIN è nato nel 1900 a Grossbriesen (Slesia). Frequentò teologia nelle università di Breslau, Monaco e Friburgo. Ha condotto studi storici nell’ Archivio Vaticano (1926-1930). E’ stato professore di storia della Chiesa nell’ Università di Breslau (1930-33), quindi è stato collaboratore del Concilium Tridentinum (Gorres-Gesellschaft) e quindi archivista nell’ Arcivescovado di Breslavia (1936-1939). Costretto ad emigrare diventò bibliotecario a Roma ove scrisse la sua ‘Storia del Concilio di Trento’ in 4 tomi (1951), una delle opere più importanti della storiografia cattolica. Dal 1949 è diventato cattedratico nell’ Università di Bonn. Alcuni Concili di maggior durata: Concilio di Costanza: 45 sessioni, dal novembre 1414 all’ aprile del 1418. (4 anni) Secondo Concilio di Basilea-Ferrara-Firenze: 25 sessioni dal luglio 1431 all’ aprile 1442. (11 anni) Quinto Concilio di Letràn: 12 sessioni, dal maggio 1512 al marzo 1517. (5 anni) Concilio di Trento: 25 sessioni, al dicembre 1545 al dicembre 1563. (18 anni)”,”RELC-147″ “JEDIN Hubert a cura; scritti di AUBERT Roger BECKMANN Johannes LILL Rudolf”,”Storia della Chiesa. Volume VIII.1.Tra rivoluzione e restaurazione, 1775-1830. Secolarizzazione. Concordati. Rinascita teologico-spirituale.”,”Tentativo di riconquista della società francese. La scuola. “”Si ha l’ impressione che la cristianizzazione del popolo debba cominciare dalla scuola elementare e ciò spiega l’ ostilità del clero verso l’ insegnamento mutuel e la crescita delle congregazioni dedite all’ insegnamento già considerate. Il loro intervento è facilitato da diverse misure legislative che danno al clero un ruolo importante nell’ organizzazione delle scuole comunali, come l’ ordinanza del 2 aprile 1824, che sottomette tutto l’insegnamento elementare al controllo della Chiesa. Ma sono soprattutto i collegi, in cui si forma la futura classe dirigente, che interessano la chiesa. Molti vorrebbero che la Restaurazione rendesse al clero il monopolio dell’ insegnamento perduto con la rivoluzione e affidato da Napoleone all’ “”università””.”” (pag 134)”,”RELC-189″ “JEDIN Hubert a cura; scritti di AUBERT Roger BECKMANN Johannes CORISH Patrick J. LILL Rudolf”,”Storia della Chiesa. Volume VIII.2. Liberalismo e integralismo. Tra stati nazionali e diffusione missionaria 1830-1870. Risorgimento italiano. Movimenti cattolici. Ultramontanismo.”,”””La “”legge Falloux””, che avrebbe fissato per un trentennio lo statuto organico della scuola sulla base di un dualismo scolastico, istituiva una riforma d’ insieme dell’ Istruzione pubblica e privata, partendo da un duplice principio: libertà dell’ insegnamento privato, a prezzo di alcune condizioni assai benevole; influsso della Chiesa sull’ insegnamento pubblico. Favorendo la moltiplicazione delle scuole e dei ginnasi cattolici, la legge Falloux doveva, nel corso degli anni, accentuare il divario che separava dal punto di vista ideologico gli antichi alunni dei collegi ecclesiastici e quelli dei licei, gli antichi alunni dei Fratelli e quelli delle scuole laiche; e rendendo più che mai la chiesa antagonista dello stato in campo scolastico, essa contribuì ad alimentare un grande movimento anticlericale che giungerà, dopo mezzo secolo, a prendere misure draconiane contro le congregazioni religiose, con la speranza di colpire mortalmente l’ insegnamento cattolico. Tuttavia per quel periodo, dopo quarant’anni di monopolio universitario, quella legge apparve come una grande vittoria per la chiesa, ma era anche una vittoria del liberalismo cattolico. Infatti era la tattica escogitata da Montalembert che l’ aveva resa possibile, e d’ altronde l’ accettazione di tale legge di transizione implicava la rinuncia ufficiale della Chiesa alle sue pretese monopolizzatrici dell’ insegnamento, che aveva avuto nel periodo dell’ antico regime e che alcuni continuavano a sognare.”” (pag 186-187)”,”RELC-190″ “JEDIN Hubert a cura; scritti di AUBERT Roger BANDMANN Günter BAUMGARTNER Jakob BENDISCIOLI Mario GADILLE Jacques KÖHLER Oskar LILL Rudolf STASIEWSKI Bernhard WEINZIERL Erika”,”Storia della Chiesa. Volume XIX. La Chiesa negli Stati moderni e i movimenti sociali (1878-1914). Leone XIII e gli stati cattolici. Prime riforme di ecumenismo. Crisi modernista.”,”””Nelle nazioni cattoliche come Francia, Spagna, Italia, Austria e Polonia, è difficile determinare (…) quali fenomeni vanno considerati cattolici in senso ecclesiastico e dove corre il confine fra quelli che non si possono capire senza ricorrere alla realtà cattolica in generale e quelli che sono completamente o quasi estranei alla tradizione cristiana. Ciò vale specialmente per la Francia. All’inizio del periodo qui trattato c’è il poeta, morto giovane, Charles Baudelaire (1821-1867), con cui comincia la lirica moderna francese, sulla quale la sua opera influisce direttamente ancora per decenni. Per quanto il cristianesimo dell’ epoca della restaurazione, rappresentato da Chateaubriand, sia lontano da lui, nessuno vorrà mettere in dubbio che il poeta di Fleurs du Mal, (…) sia stat nel suo vero profondo un cattolico – e tuttavia nessuno lo vuole inquadrare nel cattolicesimo. Alla fine del periodo da noi trattato c’è Charles Maurras (1868-1952), molto diverso da Baudelaire (anche se pure lui odiò il secolo XVIII), ma è un esempio chiaro di quanto ampie siano le zone di confine della Francia cattolica.”” (pag 292-293)”,”RELC-191″ “JEDLICKA Ludwig”,”Ein Heer im Schatten der Parteien. Die militärpolitische Lage Österreichs, 1918 – 1938.”,”Il termine tedesco Anschluss (letteralmente connessione, collegamento, inclusione) si riferisce, in senso strettamente politico, all’annessione dell’Austria alla “”Grande Germania”” nel 1938. Questo termine è analogo all’ Ausschluss, l’esclusione dell’Austria dalla Germania, all’epoca sotto l’implicita dominazione del Regno di Prussia. (Wikip) “”In eine ernste Krise kam die neugeschaffene Armee des tschechoslowakischen Staates, als im Frühjahr 1919 Räte-Ungarn zum Angriff überging, ein Feldzug, der zu einem eindeutigen Sieg der ungarischen Truppen führte, wobei die halbe Slowakei und ganz Karpatho-Rußland erobert wurden.”” (pag 34) Dans une crise sérieuse, l’armée créée de l’État tchécoslovaque, est venue en tant qu’au printemps 1919 Hongrie de conseil à l’ attaque a négligé, un train de champ qui a conduit à une victoire claire des troupes hongroises, auquel cas la demi Slovaquie et tout à fait les Karpatho-Russland ont été conquis (circa)”,”AUTx-028″ “JEDRUSZEZAK Tadeusz”,”La Pologne et la genèse de la deuxième guerre mondiale.”,”‘Una delle conseguenze della guerra mondiale era stata la sparizione dell’Austria Ungheria e dell’Impero Ottomano. Una parte dei territori dell’ex Austria-Ungheria fu restituita alla Polonia. Con gli accordi di Washington, il Giappone, gli Stati Uniti, l’Inghilterra e la Francia, si accordarono sulle loro rispettive forze marittime e la loro politica nel Pacifico e sul continente asiatico. Il Giappone acquisì così la posizione di terza potenza marittima mondiale. Il ruolo assegnato alla SDN in questo sistema fu molto importante. Questa istituzione dà le più grandi speranze ai nuovi Stati, piccoli e medi, nati in Europa nel 1918, e, tra essi, alla Polonia. Nelle relazioni internazionali di quest’epoca, il posto determinante veniva assegnato al gruppo delle grandi potenze: Stati Uniti, Inghilterra, Francia, Italia e Giappone. In Europa, sono l’Inghilterra e la Francia a giocare il ruolo principale. La Polonia si trova collocata nella sfera d’influenza francese. Nei primi anni della sua indipendenza, è l’alleanza con la Francia, conclusa il 19 novembre 1921, che ha formato la base della politica estera della Polonia. Queste relazioni si sono deteriorate soprattutto a seguito del riavvicinamento franco-germanico e degli accordi di Locarno del 1925’ (pag 2-3) ‘Geograficamente situati tra la Germania e l’Urss, i nuovi Stati indipendenti nati in Europa centrale e orientale, come la Polonia, la Cecoslovacchia e altri, si sforzarono di sfruttare l’indebolimento momentaneo dei loro potenti vicini. L’odio profondo nei confronti dell’Urss, pesava in modo negativo sulla politica estera della Polonia. I vecchi complessi antirussi della Polonia furono amplificati dall’avversione di classe che provavano, verso la Russia proletaria, i circoli dirigenti polacchi, rappresentanti della borghesia e della grande proprietà. Questa antipatia era attizzata e sfruttata dagli ambienti anticomunisti dell’estero, che avevano scelto la Polonia come punto strategico del cordone sanitario antisovietico. Ne risulta che, minacciata da un lato dalla Germania revisionista e revanscista, non essendosi intesi, d’altro canto, con l’Urss, essendo sempre più in disaccordo con la Cecoslovacchia e la Lituania, la Polonia si trovava in una situazione internazionale, che per lo meno, non invitava all’ottimismo’ (pag 4)”,”QMIS-043-FGB” “JEFFERSON Thomas MONROE James MANN Horace LINCOLN Abraham WILSON Woodrow ROOSEVELT Franklin D. TRUMAN Harry S.”,”Documenti della libertà. Dichiarazioni storiche dei principi degli Stati Uniti. Una visione storica dei principi della libertà e della democrazia come sono stati espressi nei più importanti documenti degli Stati Uniti d’America e delle Nazioni Unite.”,”‘Una visione storica dei principi della libertà e della democrazia come sono stati espressi nei più importanti documenti degli Stati Uniti d’America e delle Nazioni Unite'”,”USAP-086″ “JEFFREY Robin”,”India’s Newspaper Revolution. Capitalism, Politics and the Indian-Language Press, 1977-99.”,”JEFFREY Robin, già giornalista in Canada adesso insegna politica a La Trobe University, Melbourne.”,”INDE-011″ “JEFFREYS Diarmuid”,”Aspirina. L’ incredibile storia della pillola più famosa del mondo.”,”JEFFREYS Diarmuid è scrittore giornalista e produttore televisivo. La farmacopea derivata dal mondo vegetale degli Egizi. “”Quanti di questi 160 rimedi fossero realmente efficaci come farmaci è oggetto di discussione. Alcuni forse lo erano, altri magari erano, al contrario tossici. Nella maggior parte dei casi non lo sappiamo. Senza contare le piante esistite in un passato lontano, meno del 10% delle specie botaniche oggi esistenti sono state studiate in modo sistematico per coglierne eventuali proprietà terapeutiche.”” (pag 15) “”Oggi la Bayer si trova in una posizione ottimale per sfruttare al meglio le incessanti novità sull’ aspirina, in quanto ne controlla 1/3 delle vendite globali. Nel complesso, esse hanno subito un calo significativo nel 1977, soprattutto a causa dell’ aspra concorrenza dell’ ibuprofen (benché l’ analgesico più venduto al mondo resti il Tylenol, ovvero una versione registrata di acetaminofene/paracetamolo), ma gli analisti del mercato credono che da qui al 2007 il graduale riposizionamento dell’ aspirina come “”lifestyle drug”” vedrà le sue vendite salire ogni anno di circa l’ 1,5%. Con gli americani che da soli trangugiano ogni anno l’ equivalente di 80 miliardi di dollari in pasticche da 300 mg, questo incremento sarà tutt’altro che trascurabile””. (pag 298) “”Sull’ aspirina sono già stati pubblicati circa 26.000 articoli scientifici e medici e questa enorme catasta di lavori cresce di anno in anno””. (pag 299) L’ utilità dell’ aspirina contro l’ infarto e l’ ictus (pag 302)”,”ECOI-206″ “JELAVICH Barbara”,”Russia’s Balkan entanglements, 1806-1914.”,”Contiene il capitolo ‘Final Steps: the Belgrade link and the origins of World War I’, al cui interno c’è il paragrafo ‘Russia, Serbia, and the origins of World War I’ Coinvolgimento della Russia nella crisi balcanica degli anni precedenti la prima guerra mondiale. (pag 263) (finire)”,”RUSx-006-FL” “JELAVICH Barbara”,”History of the Balkans. Vol. I. Eighteenth and Nineteenth Centuries.”,”This narrative concerns the history of the people of five modern Balkan states – Albania, Bulgaria, Greece, Romania, and Yugoslavia – over approximately three centuries. Although the Balkan peninsula has played a major role in history, the area has been subject to less intensive study than any other European region. List of Maps and Illustrations, Preface, Introduction, Conclusion, Bibliography, Index,”,”EURC-068-FL” “JELAVICH Barbara”,”History of the Balkans. Vol. II. Twentieth Century.”,”This narrative concerns the history of the people of five modern Balkan states – Albania, Bulgaria, Greece, Romania, and Yugoslavia – over approximately three centuries. Although the Balkan peninsula has played a major role in history, the area has been subject to less intensive study than any other European region. List of Maps, Preface, Notes, Introduction, Conclusion, Bibliography, Index,”,”EURC-069-FL” “JELEN Igor”,”Repubbliche ex-sovietiche dell’ Asia Centrale. Nuovi centri, nuove periferie, nuove frontiere.”,”JELEN Igor è ricercatore e docente di Geografia politica ed economica presso la Facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Trieste.”,”ASIx-043″ “JELOUBOVSKAIA E. MANFRED A. MOLOK A. a cura; saggi di E. JELUBOVSKAIA J. DRAZNINAS S. KAHN A. MANFRED F. HEIFETZ A. MOLOK M. MACHKINE I. BACH B. INTENBERG”,”La commune de Paris, 1871.”,”Saggi di E. JELUBOVSKAIA J. DRAZNINAS S. KAHN A. MANFRED F. HEIFETZ A. MOLOK M. MACHKINE I. BACH B. INTENBERG. “”Durante il periodo in cui il potere era nelle mani del Comitato centrale, due organi ufficiali della Repubblica apparivano simultaneamente: un Journal officiel a Parigi e un altro a Versailles. Questo curioso dualismo di potere che si era stabilito in Francia nel febbraio e marzo 1871, scomparve dopo il 18 marzo. L’ intervento armato organizzato il 18 marzo dal governo di Thiers contro Parigi rivoluzionaria aveva precisamente per obiettivo di mettere un termine a questa dualità, di disarmare il proletariato parigini e di subordinarlo ad un solo potere: la dittatura della borghesia contro-rivoluzionaria. Ma questo tentativo fece fiasco. Il popolo di Parigi si sollevò, rovesciò il potere del governo contro-rivoluzionario di Thiers e instaurò la sua autorità nella capitale. Fino ad allora, tradizione storica immutabile della Francia, gli avvenimenti di Parigi determinano la sorte di tutto il paese: rivoluzione del 1789-1794, rivoluzione di luglio 1830, 1848, 4 settembre 1870. Il trionfo della rivoluzione a Parigi implicava sempre la sua vittoria sull’ insieme del paese. Gli operai parigini che si ricordavano per i racconti dei loro padri o dei lori nonni come l’ orgoglioso Carlo X e il grosso Luigi Filippo si erano salvati, consideravano un fatto indubitabile che, Parigi, avendo cacciato Thiers e i suoi ministri, tutta la Francia avrebbe seguito il loro esempio. Il Comitato Centrale che condivideva questi sentimenti dei parigini, nutriva la stessa speranza. La realtà fu però un’ altra””. (pag 161)”,”MFRC-109″ “JEMNITZ J.”,”The Danger of War and the Second International (1911).”,”Contiene tra l’altro: – ‘The debate between Luxemburg and Kautsky’ (pag 62-74) (Il congresso di Jena) – ‘The Increasing Anti-militarism of the Italian Socialist Party’ (p. 116-) “”Luxemburg had published her critical article in the Leipziger Volkszeitung on August 26, whereupon Kautsky answered three days later in the Vorwärts”” (pag 63)”,”INTS-063″ “JEMOLO Arturo Carlo”,”Chiesa e Stato in Italia. Dalla unificazione a Giovanni XXIII.”,”JEMOLO è nato a Roma il 17.1.1891. Ha studiato alla facoltà di Giurisprudenza dell’Univ di Torino ove ebbe come maestri Francesco RUFFINI, Luigi EINAUDI, Giampietro CHIRONI, Federico PATETTA. Ottenne la libera docenza in diritto ecclesiastico nel 1916. Nel giugno 1925 è stato tra i firmatari del manifesto degli intellettuali antifascisti redatto da Benedetto CROCE. E’ stato prof di diritto ecclesiastico nell’Univ di Bologna, del Sacro Cuore, e dal 1933 in quella di Roma. La sua attività di scrittore è iniziata nel 1911 abbraccia i campi del diritto, della storia religiosa, della storia contemporanea e della politica.”,”RELC-003″ “JEMOLO Arturo Carlo”,”Chiesa e Stato in Italia negli ultimi cento anni.”,”A.C. JEMOLO è nato a Roma nel 1891. Ha studiato alla facoltà di Giurisprudenza dell’ Università di Torino, dove ha avuto come maestri Francesco RUFFINI Luigi EINAUDI Giampietro CHIRONI e Federico PATETTA. A Torino ha avuto la libera docenza in diritto ecclesiastico. Ha combattuto nella prima guerra mondiale. Nel giugno 1925 è stato tra i firmatari del Manifesto CROCE degli intellettuali antifascisti. Questo volume ha vinto il premio Viareggio.”,”ITAB-114″ “JEMOLO Arturo Carlo”,”Stato e Chiesa negli scrittori italiani del Seicento e del Settecento.”,”Scontro sulla Costituzione della Chiesa. “”Effettivamente qualche volta – come avvenne soprattutto in Germania – nella loro resistenza i gesuiti si accostarono a principi, come quelli della superiorità del Concilio al papa, della non obbligatorietà delle leggi ecclesiastiche non pubblicate, della giurisdizione dei vescovi derivante in essi immediatamente da Dio che senza essere ereticali erano tra quelli invisi alla Corte di Roma, ed, i due primi almeno, condannati come gravi errori dagli scrittori ad essa devoti.”” (pag 131) Scontro sui poteri del Papa. “”Però è soprattutto nel sec. XVIII ed in ispecie nella sua seconda metà che l’ autorità pontificia e la natura del primato del vescovo di Roma sugli altri vescovi fu sottoposta ad una accurata disamina da parte degli scrittori politici, disamina rivolta a ridurre al minimo le prerogative del primato ed i poteri del pontefice. Su questo punto dobbiamo riconoscere ch’ effettivamente v’è una differenza non lieve tra le dottrine dei due secoli da noi studiati: e che se quelle del settecento trovano il loro germe nelle teoriche del secolo precedente, rappresentano nondimeno qualcosa di sostanzialmente diverso””: (pag 133)”,”ITAA-083″ “JEMOLO Arturo Carlo”,”Chiesa e Stato in Italia negli ultimi cento anni.”,”A.C. JEMOLO è nato a Roma nel 1891. Ha studiato alla facoltà di Giurisprudenza dell’ Università di Torino, dove ha avuto come maestri Francesco RUFFINI Luigi EINAUDI Giampietro CHIRONI e Federico PATETTA. A Torino ha avuto la libera docenza in diritto ecclesiastico. Ha combattuto nella prima guerra mondiale. Nel giugno 1925 è stato tra i firmatari del Manifesto CROCE degli intellettuali antifascisti. Questo volume ha vinto il premio Viareggio.”,”RELC-003-B” “JEMOLO Arturo Carlo”,”Chiesa e Stato in Italia. Dalla unificazione a Giovanni XXIII.”,”Arturo Carlo Jemolo è nato a roma il 17/01/1891. Ha studiato alla facoltà di giurisprudenza dell’Università di Torino, ove ebbe maestri Francesco ruffini, Luigi einaudi, Giampietro Chironi, Federico Patetta. Pure a torino ha ottenuto la libera docenza in diritto ecclesiastico nel 1916. Nel giugno 1925 è stato tra i firmatari del manifesto degli intellettuali antifascisti redatto da Benedetto croce. É stato professore di diritto ecclesiastico nelle Università di Bologna, del Sacro Cuore, e – dal 1933 – in quella di Roma dove insegna attualmente.”,”RELC-027-FL” “JEMOLO Arturo Carlo”,”Chiesa e Stato in Italia negli ultimi cento anni.”,”A.C. Jemolo è nato a Roma nel 1891. Ha studiato alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Torino, dove ha avuto come maestri Francesco RUFFINI Luigi EINAUDI Giampietro Chironi e Federico Patetta. A Torino ha avuto la libera docenza in diritto ecclesiastico. Ha combattuto nella prima guerra mondiale. Nel giugno 1925 è stato tra i firmatari del Manifesto Croce degli intellettuali antifascisti. Questo volume ha vinto il premio Viareggio. E’ morto nel 1981.”,”ITAB-002-FP” “JEMOLO Arturo Carlo”,”La politica dei partiti nelle elezioni del ’53.”,”””Ma dove si può muovere qualche rimprovero a De Gasperi è di non avere – egli che pure mostra tanta coscienza europea – ma un grande europeo io lo penso nei termini di quella splendida lettera di Thomas Mann datata da Erlenbach nel maggio scorso e pubblicata sul fascicolo di settembre di ‘Comprendere’ – un grande europeo non può non avere anche atteggiamenti di resistenza verso l’America – sentito che il primo dovere per un credente nella unificazione europea, era di fare tutto l’umanamente possibile per non invelenire questioni di frontiere, per staccare nettamente le proprie direttive da quelle dei nazionalisti, per sconfessare i nazionalisti (ahimè, dopo avere per un terzo di secolo deplorato il governo Orlando Sonino per la primavera del 1919, si è visto quanto sia facile agli uomini politici tutti, battere le stessi vie sterili e popolari) (…)”” (pag 72-73) Diz. Treccani Jemolo, Arturo Carlo Giurista e storico (Roma 1891-ivi 1981). Professore di diritto ecclesiastico a Sassari, poi a Bologna, all’univ. Cattolica di Milano, e infine (1933-61) a Roma. Cattolico liberale, sostenitore della laicità dello Stato, sul terreno giuridico sono particolarmente rilevanti i suoi contributi di diritto ecclesiastico; su quello storiografico restano fondamentali gli studi su Stato e Chiesa nell’Italia unita. Tra le opere: Il giansenismo in Italia prima della Rivoluzione (1928); Lezioni di diritto ecclesiastico (1933); Chiesa e Stato in Italia negli ultimi cento anni (1948); La crisi dello Stato moderno (1954); Società civile e società religiosa, 1955-1958 (1959); Libera Chiesa in libero Stato (1961); La questione della proprietà ecclesiastica nel Regno di Sardegna e nel Regno d’Italia, 1848-1888 (1974). Enc.Treccani: JEMOLO, Arturo Carlo Giurista e storico, nato a Roma il 17 gennaio 1891 (morto sembre a Roma nel 1981). Allievo, a Torino, di F. Ruffini; professore a Sassari (1920-22), a Bologna (1923-25; 1927-33), all’Università Cattolica di Milano (1925-27), e dal 1933 titolare della cattedra di diritto ecclesiastico a Roma. Nella sua prima fase di attività di giurista s’ispira alle concezioni allora dominanti, alla visione eminentemente formalistica del diritto (considerato avulso da quella ch’è stata la sua genesi, il substrato storico politico). L’opera precipua di quest’attività giovanile è L’amministrazione ecclesiastica (1916), che segna la decisa inserzione del diritto ecclesiastico nell’ambito delle discipline del diritto pubblico. In un periodo più maturo l’opera dello J. è dominata dalla preoccupazione di fissare il posto che il fenomeno giuridico ha nella vita di un periodo storico e di stabilire il valore contingente e relativo dei concetti giuridici. Tra gli scritti di questo indirizzo si ricordano: Il nostro tempo ed il diritto (1932), I concetti giuridici (1940), Ancora dei concetti giuridici (1945). Altre opere dell’attività giuridica: Il matrimonio (1937), Il matrimonio nel diritto canonico (1941), Lezioni di diritto ecclesiastico (1934), Corso di diritto ecclesiastico (1945) Le principali opere dell’attività storicistica dello J. hanno ad oggetto gli ultimi tre secoli ed in gran parte il tema delle relazioni tra Chiesa e Stato: Stato e Chiesa negli scrittori politici italiani del seicento e del settecento (1914), Crispi (1921), Il giansenismo in Italia (1928), Chiesa e Stato in Italia negli ultimi cento anni (1948). Dopo il 1944 lo J. ha anche svolto attività di scrittore politico, in particolare con articoli pubblicati sulla rivista Il ponte di Firenze.”,”ITAP-256″ “JENCKS Christopher PETERSON Paul E. a cura”,”The Urban Underclass.”,”Il libro si compone di una ventina di saggi di vari autori che mostrano il problema rilevante della crescita dei bambini che vivono in povertà causato dall’aumento delle famiglie in cui il capofamiglia è la donna e per la diminuizione dei guadagni dei giovani maschi.”,”USAS-026″ “JENKINS Roy”,”European Diary, 1977-1981.”,”Roy JENKINS è nato nel 1920 e ha studiato al Balliol College di OXford. Dopo la guerra, nel 1948 è divenuto parlamentare Labour e nel 1964 è stato nominato per la prima volta ministro. Nel corso della sua carriera politica ha avuto la carica di Home Secretary e di Cancelliere dello Scacchiere. E’ stato anche leader dei democratici nella House of Lords e Presidente della Commissione europea. Ha scritto vari libri (v. retrocopertina).”,”UKIx-076″ “JENKINS Mick”,”The General Strike of 1842.”,”JENKINS Mick (nato nel 1906 a Manchester da giovane è entrato nella Young Communist League (1924) e preso parte al General Strike e alle grandi cotton struggles dei primi anni 1930. E’ stato per anni segretario del PC per il distretto East Midland, autori di molti pamphlets. Pillling “”Pilling era uno degli oratori, ma non era un agitatore irresponsabile o fomentatore di scioperi. Giudicava la situazione sfavorevole al movimento e non sosteneva azioni di sciopero.”” (pag 122) “”It was a period of trade recession, mass unemployment, and a series of strikes in Lancashire towns had been broken, with operatives forced back to work for reduced rates ‘By those Corn-Law repealing gentlement…’. The ‘Northern Star’ reported him as saying of the latter, ‘He had no doubt that if the Corn Laws had been repealed, the cotton masters, instead of taking ten per cent, would have taken twenty, thirty, of forty per cent. There was no hope but in the achievement of their political rights. They would never be protected until they had the vote.’ Leaving aside the implication of the political side being primary, we have to note that nearly four years later at the Extraordinary Chartist Conference in December 1845, Pilling declared in favour of, ‘…Opening the ports (to corn)’. He was versatile enough to make changes in his tactical thinking and approach to the political and practical questions o the day.”” (pag 122-123)”,”MUKx-148″ “JENKINS Roy”,”Gladstone.”,”Roy Jenkins, Former Home Secretary, Chancellor of the Exchequer and President of the European Commission. Roy Jenkins is currently leader of the Liberal Democrats in the House of Lords, Chancellor of Oxford University and President of the Royal Society of Literature.”,”UKIx-133″ “JENKINS Peter”,”Mrs Thatcher’s Revolution. The Ending of the Socialist Era.”,”Libro di GB Peter Jenkins, giornalista politico, ha partecipato a trasmissioni televisive. E’ autore pure di ‘The Battle of Downing Street’. Perché la Thatcher vinse le elezioni generale del 1987 e perché Neil Kinnock le perse Declino inglese: deficit di insegnamento tecnico, persa la sfida posta dalla Seconda Rivoluzione Industriale “”In the second Industrial Revolution, out of which came the electrical and chemical industries and the motor car, it was the application of science of industry which was at a premium. In that Britain was already a laggard. Continuity may be the clue to the history of British decline. Certainly there is a continuity of lament. Many of the letters written to ‘The Times’ in the late Victorian or Edwardian era could have been reprinted in the 1960s and 1970s, or indeed today. Educational failure, particularly in the matter of producing an adequately trained labour force, and the failure to apply technology to production were then, as again now, seen as the chief national weaknesses. For example, it was not until 1902 that Britain at last arrived at a national system of secondary education and even then local authorities were only empowered, not required, to provide post-elementary education in addition to that provided by the churches. The statutory school leaving age remained at 12, although local authorities could, if they wished, raise it to 14. Until 1876 not eve elementary education had been compulsory. The Foster Act of 1870 created school boards to fill the gaps, if they thought fit, in the voluntary system. Until then elementary education had been regarded as a matter of charity rather than of national duty or purpose. Prussia, in contrast, took education to be a duty of the State from birth to adulthood. Elementary school, secondary school and university were integrated into a national system. By late Victorian times the ‘Gymnasia’ (grammar schools) had been complemented by the ‘Realschulen’ (technical schools) which were given an equal status. Classic and science were provided on an equivalent basis and held in equal esteem. In Britain no start was made on technical education until 1889. Another Paris Exhibition had brought another shock of discovery and another Royal Commission had been instituted. At that time the Polytechnic at Zurich had 600 students, half of whom were foreign but none British”” (pag 37); “”Nella seconda rivoluzione industriale, dalla quale sono nate le industrie elettriche e chimiche e l’automobile, era l’applicazione della scienza dell’industria a far premio. In questo la Gran Bretagna era già in ritardo. La continuità potrebbe essere l’indizio della storia del declino britannico. Certamente c’è una continuità di lamenti: molte delle lettere scritte su “”The Times”” alla fine dell’era vittoriana o edoardiana potrebbero essere state ristampate negli anni ’60 e ’70, o addirittura oggi. Insuccesso educativo, in particolare nella questione di produrre una forza lavoro adeguatamente formata e incapacità di applicare la tecnologia alla produzione furono allora, come oggi, visti come i principali punti deboli nazionali. Ad esempio, solo nel 1902 la Gran Bretagna arrivò finalmente a un sistema nazionale di istruzione e persino le autorità locali avevano il potere, non richiesto, di fornire un’istruzione post-elementare in aggiunta a quella fornita dalle chiese. L’età scolastica obbligatoria era di 12 anni, anche se, volendolo, le autorità locali potevano portarla a 14. Fino al 1876 l’istruzione elementare non era obbligatoria. Il Foster Act del 1870 creò i consigli scolastici per colmare le lacune, se lo ritenevano opportuno, nel sistema volontario. Fino ad allora l’istruzione elementare era stata considerata una questione di carità piuttosto che un dovere o uno scopo nazionale. La Prussia, al contrario, ha preso l’educazione come un dovere dello Stato dalla nascita all’età adulta. La scuola elementare, la scuola secondaria e l’università sono state integrate in un sistema nazionale. Alla fine del periodo vittoriano, le “”Gymnasia”” (scuole di lettere) era stata integrata dai “”Realschulen”” (scuole tecniche) che avevano ottenuto lo stesso status. Classico e scienza erano forniti su base equivalente e tenuti in pari stima. In Gran Bretagna non è stato avviato alcun percorso di istruzione tecnica fino al 1889. Un’altra esposizione di Parigi aveva portato un altro shock di scoperte ed era stata istituita un’altra Commissione reale. A quel tempo il Politecnico di Zurigo contava 600 studenti, metà dei quali stranieri ma nessuno era britannico”” (pag 37)”,”UKIx-001-FGB” “JENTSCH Harald”,”Die politische Theorie August Thalheimers, 1919-1923.”,”JENTSCH è nato a Lipsia nel 1959. Ha studiato nella sezione Sociologia e comunismo scientifico presso la Karl Marx Universitat di Leipzig. Nella stessa università ha preso il dottorato.”,”MGEK-060″ “JENTSCH Gerhart, a cura di Agostino TOSO”,”La fine dell’ equilibrio europeo.”,”Rapporti Gran Bretagna – Italia. “”Qui basterà stabilire l’ incontestabile fatto che, fra gli altri, i due Chamberlain, Sir John Simon e sir Samuel Hoare volevano praticare verso l’ Italia una politica di equilibrio e cioè di amicizia, il cui ultimo disperato tentativo fu il ben noto piano Laval-Hoare per la spartizione dell’ Abissinia. Questa politica fu però sistematicamente resa vana dalle masse delle grandi città, che erano state adeguatamente aizzate, e dai loro sobillatori, i demagoghi della stampa, della radio e delle piattaforme politiche. Il 19 dicembre 1935, giorno in cui il Parlamento britannico accettò, sotto la pressione della piazza, le dimissioni di sir Samuel Hoare, segnò l’ interruzione di una politica condotta per secoli dall’ Inghilterra.”” (pag 41)”,”RAIx-195″ “JEREZ Jaime”,”La vita avventurosa di Charles De Gaulle.”,”””De Gaulle ha vinto (dopo la rinuncia di Giraud al supremo comando militare, ndr). Quando il 29 agosto 1943 i tre «grandi», i governi di Mosca, di Londra, e di Washington riconoscono il Comitato Francese di Liberazione Nazionale come governo legittimo della Francia, De Gaulle ne diviene il capo assoluto, indiscutibile e indiscusso. Un lungo cammino ha dovuto percorrere il Conestabile, ha dovuto sopportare molte insidie e delusioni, prima di arrivare al trionfo totale, nell’estate del 1943. Già nel periodo algerino, De Gaulle non credeva al futuro «francese» di Algeri. In più d’un’occasione, i servizi segreti dell’esercito avevano informato il comandante del Comitato di Liberazione che frequentemente sui muri della grande città comparivano scritte come questa: «Cittadini francesi, no. Cittadini algerini, si». Un’altra informazione segreta diceva: «Un periodico clandestino, l”Action Algérienne’, si diffonde sempre di più tra i musulmani. In esso viene sostenuta la tesi che non è possibile l’integrazione degli autoctoni alla Francia e si reclama la creazione di uno Stato algerino governato da un parlamento proprio. Esiste senza dubbio un’agitazione nazionalista sotterranea…». De Gaulle riflette lungamente sulla questione. Egli non può negare agli altri popoli il diritto di provare amore verso la loro nazione come egli lo sente per la propria. In presenza di uno dei suoi collaboratori, fa il seguente commento: «La presenza francese ad Algeri è un errore. Non abbiamo saputo assimilare questo popolo e abbiamo impedito il suo sviluppo. Questa situazione non può durare. Un giorno dovremo andarcene». Riflessioni simili aveva già formulato agli inizi degli anni ’20 in relazione alla Siria e al Libano. (…) Come si può vedere, l’idea di Algeri indipendente già nel 1943 albergava nella mente di De Gaulle”” (pag 125-126)”,”BIOx-006-FER” “JERGER Ilona”,”E Marx tacque nel giardino di Darwin.”,”Ilona Jerger è cresciuta sul lago di Costanza in Germania. Ha studiato letteratura e scienze politiche all’Università di Friburgo. Fino al 2011 è stata caporedattore di un’importante rivista naturalistica. Oggi lavora come giornalista e scrive saggi. Questo è il suo primo romanzo. Ilona Jerger immagina l’incontro tra i due illustri pensatori del XIX secolo Dando vita a un romanzo brillante e pieno di humour, capace di trattare i grandi temi filosofici in maniera originale e ironica. “”Se non riesco a dormire, il giorno dopo mi sento intontito e i pensieri mi girano in testa come la ruota di un mulino in un ruscello asciutto. Con queste parole Marx si era alzato. Avanzando a tentoni, anche per colpa della miopia, raggiunse il divano di pelle e si sdraiò. Per un pisolino, disse. Gli occhi si chiusero e il respiro si fece più lento. Il dottor Beckett si congedò ed esortò ancora una volta Marx a rimanere in silenzio nei giorni successivi. Aveva già il cappotto in mano quando aggiunse in tono benevolo: «Ha bisogno di riposo, Mr. Marx. La sua immagine del don Chisciotte non è casuale. Forse ha preteso troppo da se stesso. Oggi non saranno più le pale del mulino, quelle contro cui combatte, bensì le ruote del capitalismo azionate dal vapore…». «Io onn combatto contro le ruote a vapore» sussurrò Marx a occhi chiusi, «al contrario. Le turbine azionate a vapore saranno quelle che nel comunismo libereranno gli uomini dal lavoro. Il comunismo è progresso! Non è un romantico stato naturale»”” (pag 94-95)”,”MADS-755″ “JERGER Ilona”,”E Marx tacque nel giardino di Darwin.”,”Ilona Jerger è cresciuta sul lago di Costanza in Germania. Ha studiato letteratura e scienze politiche all’Università di Friburgo. Fino al 2011 è stata caporedattore di un’importante rivista naturalistica. Oggi lavora come giornalista e scrive saggi. Questo è il suo primo romanzo. Ilona Jerger immagina l’incontro tra i due illustri pensatori del XIX secolo Dando vita a un romanzo brillante e pieno di humour, capace di trattare i grandi temi filosofici in maniera originale e ironica. “”Se non riesco a dormire, il giorno dopo mi sento intontito e i pensieri mi girano in testa come la ruota di un mulino in un ruscello asciutto. Con queste parole Marx si era alzato. Avanzando a tentoni, anche per colpa della miopia, raggiunse il divano di pelle e si sdraiò. Per un pisolino, disse. Gli occhi si chiusero e il respiro si fece più lento. Il dottor Beckett si congedò ed esortò ancora una volta Marx a rimanere in silenzio nei giorni successivi. Aveva già il cappotto in mano quando aggiunse in tono benevolo: «Ha bisogno di riposo, Mr. Marx. La sua immagine del don Chisciotte non è casuale. Forse ha preteso troppo da se stesso. Oggi non saranno più le pale del mulino, quelle contro cui combatte, bensì le ruote del capitalismo azionate dal vapore…». «Io onn combatto contro le ruote a vapore» sussurrò Marx a occhi chiusi, «al contrario. Le turbine azionate a vapore saranno quelle che nel comunismo libereranno gli uomini dal lavoro. Il comunismo è progresso! Non è un romantico stato naturale»”” (pag 94-95)”,”MADS-807″ “JERVIS Giovanni”,”Individualismo e cooperazione. Psicologia della politica.”,”Giovanni Jervis (Firenze 1933) insegna Psicologia dinamica presso l’Università di Roma La Sapienza. É autore, fra l’altro, di: Presenza e identità, Sopravvivere al Millenio, Psicologia dinamica e Prime lezioni di psicologia. In quest’opera Jervis offre una interpretazione di rara intelligenza critica delle radici psicologiche dell’agire politico.”,”TEOP-034-FL” “JERVIS Willy JERVIS ROCHAT Lucilla AGOSTI Giorgio; a cura di Luciano BOCCALATTE”,”Un filo tenace. Lettere e memorie, 1944-1969.”,”‘Willy era valdese, era credente e intorno alla sua fede aveva strutturato una buona parte della sua personalità e del suo carattere’ (pag XII)”,”BIOx-001-FMP” “JERVOLINO Domenico”,”Le parole della prassi. Saggi di ermeneutica.”,”Domenico Jervolino, nato a Sorrento nel 1946, discepolo di Pietro Piovani e di Paul Ricoeur, insegna filosofia del linguaggio all’Università di Napoli Federico II.”,”FILx-150-FL” “JESI Furio”,”Cultura di destra.”,”Furio Jesi , professore di letteratura tedesca nell’Università di Palermo. Si è occupato varie opere di miti nella cultura tedesca, di mitologia nell’Illuminismo, di esoterismo e linguaggio mitologico.”,”TEOP-123-FF” “JEVAKHOFF Alexandre”,”Kemal Atatürk. Les chemins de l’ Occident.”,”Alexandre JEVAKHOFF è nato nel 1952. Ex allievo d’ HEC e dell’ ENA, è considerato come uno dei migliori specialisti della Turchia contemporanea. Cinque anni di ricerche gli hanno permesso di scoprire numerose fonti inedite e di raccogliere sul posto le testimonianze degli ultimi collaboratori di Kemal.”,”TURx-006″ “JEVONS W. Stanley”,”Teoria della economia politica (1871) ed altri scritti economici.”,”Sovrapproduzione. “”La teoria della distribuzione del lavoro ci consente di comprendere chiaramente il significato di sovraproduzione nel commercio. I primi scrittori di economia temevano costantemente l’ avverarsi d’ un ‘ingorgo’ derivante da un’eccedenza delle possibilità di produzione nei confronti dei bisogni dei consumatori, tale da addurre ad un arresto dell’ industria, ad un flettersi dell’ occupazione operaia ed allo sterminio di tutti, ricchi eccettuati, per via dell’ eccesso di merci. Tale dottrina è evidentemente assurda e in contraddizione con sé stessa. L’ acquisizione di merci adeguate ai bisogni è lo scopo che l’ industria e commercio perseguono: quanti maggiori sono le quantità offerte tanto maggiore è la perfezione con cui l’ industria realizza lo scopo perseguito. Il verificarsi ad opera sua d’un ingorgo generale equivarrebbe ad una completa realizzazione del fine dell’ economista, che è di massimizzare i prodotti del lavoro. Le quantità offerte debbono certo essere ‘adeguate’, debbono cioè essere in ragione dei bisogni della popolazione. Non è possibile una contemporanea sovraproduzione in tutte le branche dell’ industria: la sopraproduzione può verificarsi solo in alcune in rapporto ad altre. Se, in seguito a calcoli fallaci, nella produzione di una data merce, ad esempio prodotti di seta, si eroga una quantità eccessiva di lavoro, le nostre equazioni non risultano esatte. Il pubblico viene ad essere saziato di prodotti di seta più di quanto possa esserlo di prodotti di cotone, di lana o di altra sostanza. Si rifiuta quindi di acquistare questi prodotti a rapporti di scambio che corrispondano al lavoro erogato nella loro produzione. In cambio di quanto han posto in essere, i produttori vengono così a percepire una quantità di utilità minore di quella che avrebbero potuto trarre da una migliore ripartizione del lavoro tra le varie branche. Quando ci proponiamo di ampliare la produzione dobbiamo aver quindi cura d’ ampliarla in ragione a quelle che sono le esigenze della popolazione. Quanto più ci è dato far scemare il grado di utilità dei beni saziando i desideri degli acquirenti tanto meglio è; occorre però far scemare in modo analogo i gradi di utilità dei diversi beni: altrimenti v’ha ingorgo in apparenza e vera e propria perdita di lavoro in realtà””. (pag 162-163)”,”ECOT-122″ “JHA Prem Shankar”,”Il caos prossimo venturo. Il capitalismo contemporaneo e la crisi delle nazioni.”,”Prem Shankar Jha, economista indiano, ha studiato filosofia, politica ed economia a Oxford, ha lavorato dal 1961 al 1966 per le Nazioni Unite a New york ed è poi tornato in India, dove ha collaborato come editor e giornalista alle pagine del Hindustan Times, del Times of India, dell’Economic Times e del Financiaql Express. Tra il 1986 e il 1990 è stato il corrispondente indiano dell’Economist, e nel 1990 è diventato collaboratore del primo ministro V.P. Singh. Dal 1977 al 2000 ha insegnato all’Università della Virginia.”,”ECOI-188-FL” “JI Chaozhu”,”L’uomo alla destra di Mao. Un protagonista racconta la storia segreta della Cina comunista.”,”Ji Chaozhu è nato nel 1929 in una famiglia ricca e importante (il padre, professore di diritto, era amico di Mao). Dopo un’infanzia agiata vissuta nella cittadina di Fenyang, l’invasione giapponese lo costrinse a fuggire con la famiglia per approdare a New York dove compì gli studi frequentando l’università di Harvard. Tornato in Cina nel 1951, ha lavorato al ministero degli esteri tra l’altro come interprete di Zhou Enlai e poi di Mao Zedong. Dal 1982 è responsabile delle relazioni politiche tra Cina e Stati Uniti presso l’ambasciata cinese a Washington. Poi è stato ambasciatore presso le isole Figi. Quindi, dal 1991 al 1996 vicesegretario generale dell’ONU. E’ colto e cosmopolita, vive in Cina con la moglie. “”Infine, c’era qualcos’altro che si sarebbe rivelato unico e inestimabile quando ebbe inizio la mia carriera diplomatica. Capivo il modo di vivere degli americani. Gli Stati Uniti potevano trovare in abbondanza esperti della Cina attingendoli dal bacino dei funzionari esiliati del Kuomintang da loro stessi appoggiati a Formosa. Ma la Repubblica popolare aveva solo una manciata di quadri con pedigree come il mio e un’infanzia trascorsa in America. Potevo pensare come un cinese, ma capivo anche il processo del pensiero “”barbaro”” e coglievo persino le loro battute””. (pag 121)”,”CINx-269″ “JIANG Hongsheng”,”La Commune de Shanghai et la Commune de Paris.”,”L’autore ha redatto su questo tema un PhD alla Duke University (Carolina del Nord) sotto la direzione di Fredric Jameson e Michael Hardt. E’ oggi professore associato all’Università di Pechino.”,”MCIx-003-FC” “JIANG Hongsheng”,”L’influenza della Comune di Parigi in Cina. Un cinese testimone oculare della Comune di Parigi – Esperienze della comune in Cina – Opere occidentali sulla Comune di Shanghai – Lo sbocciare della Comune di Shanghai – Il doppio governo durante la Tempesta di gennaio – Fratture, lotte interne e campagne anti-Zhang: la strada tortuosa verso la Comune di Shanghai – La fondazione della Comune di Shanghai. (estratto da ‘La Commune de Shanghai et la Commune de Paris’).”,”L’autore ha redatto su questo tema un PhD alla Duke University (Carolina del Nord) sotto la direzione di Fredric Jameson e Michael Hardt. E’ oggi professore associato all’Università di Pechino.”,”MCIx-005-FC” “JIMÉNEZ Antonio Núñez, a cura di Giovanni REBORA”,”Michele da Cuneo nel nuovo mondo.”,”Michele da Cuno partecipò al secondo viaggio di C.Colombo e scrisse un’affascinante relazione del suo periplo dei Caraibi, principalmente di quello realizzato lungo la costa meridionale di Cuba. Di questa traversata si fa un profondo studio in quest’opera.”,”ASGx-001-FMDP” “JOANNON Pierre”,”Histoire de l’Irlande et des Irlandais.”,”Joannon è uno dei migliori specialisti dell’Irlanda. Autore di molte opere storiche, cofondatore della rivista ‘Etudes irlandaises’. “”L’Irlande commence par intéresser Marx et Engels en fonction de la situation de l’industrie et du prolétariat britanniques. Dans ‘La Situation des classes laborieuses en Angleterre’, publié en 1845, Friedrich Engels note: “”La rapide extension de l’industrie anglaise n’aurait pu avoir lieu, si l’Angleterre n’avait eu dans la population nombreuse et pauvre de l’Irlande une réserve dont elle pouvait disposer””. Il décrit longuement la misère repoussante de sous-prolétariat irlandais en Angleterre, l’abaissement des salaires que provoque cette invasion de main-d’oeuvre à bon marché, et l’avilissement général qu’elle diffuse dans l’ensemble de la classe ouvrière. Incidemment, il analyse les conditions de vie du prolétariat agricole en Irlande et conclut: “”La misère [en Irlande] est une conséquence fatale des institutions sociales présentes, et en dehors d’elles on ne peut chercher ailleurs une cause que de la façon dont se manifeste la misère, non de la misère elle-même””. Le whiteboyisme et le mouvement pour l’indépendance nationale sont vains, en ce qu’ils ne s’attaquent point à la racine du mal, à la cause de la misère irlandaise. Engels ignore totalement le caractère colonial de la question irlandaise et la relation étroite qui s’établit entre la revendication pour l’indépendence nationale et la revendication pour l’émancipation économique. Cet aspect de la question est effleuré par Marx dans un article du ‘New York Daily Tribune’ de juin 1853. Ce ne sont pas les détenteurs des moyens de production, c’est-à-dire les membres de l”Ascendancy’, qui sont responsables de la situation: “”L’Angleterre a subverti les conditions sociales existant en Irlande. Elle a d’abord confisqué la terre, puis supprimé l’industrie par actes du Parlement, et finalement brisé l’énergie active du peuple par la force armée. L’Angleterre a ainsi crée ces abominables conditions sociales qui permettent à une caste infime de petits lords rapaces de dicter au peuple irlandais les clauses en vertu desquelles il doit lui être permis de travailler la terre et de vivre dessus””. Marx n’en déduit pas pour autant que les Irlandais doivent s’affranchir de la tutelle de l’Angleterre. Il ne voit pas pourquoi ni comment une telle séparation pourrait s’opérer. Au contraire, il se plaît à souligner tout ce qui enchaîne les deux îles l’une à l’autre. Dans un article de la ‘Neue Oder Zeitung’ du 16 mars 1855, il note: “”L’Irlande s’est vengée de l’Angleterre: au point de vue social, en dotant chaque grande ville manufacturière, maritime ou commerçante anglaise d’un quartier irlandais; au point de vue politique, en dotant le Parlement britannique de la brigade irlandaise…Mais il est un phénomène curieux: à mesure que l’influence irlandaise s’accroît en Angleterre au point de vue politique, la puissance celte diminue en Irlande au point de vue social…Une révolution anglosaxonne bouleverse de fond en comble la société irlandaise. Cette révolution consiste en ce que le système agricole irlandais fait place au système anglais, la petite amodiation à la grande, tout comme les anciens propriétaires fonciers disparaissent devant les gros capitalistes””. Effectivement, après la famine, et l’émigration aidant, les ‘landlords’ procèdent aux ‘clearances’, la petite propriété s’efface devant la moyenne et la grande exploitations, la culture recule devant l’élevage. Cromwell, écrira Marx, voulait planter l’Irlande de colons anglais; le système actuel veut remplacer les Irlandais par des brebis, des cochons et des boeufs”” (pag 401-402) [Pierre Joannon, Histoire de l’Irlande et des Irlandais, 2009] “”Quelques années plus tard, Marx écrira à Engels: “”En aucun autre pays d’Europe, la domination étrangère n’a pris cette forme directe de l’expropriation des indigènes””. Cette évolution induit une nouvelle dimension de la pensée marxiste, en même temps qu’un nouveau facteur: l’impérialisme. Rapidement esquissée par Engels, c’est l’idée qui va peu à peu devenir le point central de la pensée de Marx sur l’Irlande: l’asservissement impérialiste de l’Irlande permet celui du prolétariat anglais, l’émancipation de l’une est impossible avant la libération de l’autre. Sous sa plume, l’Irlande sera mentionnée dans l’adresse inaugurale de l’Association internationale du travail de 1864. Et jusqu’au soulèvement de la Commune de Paris, on peut dire que la question d’Irlande a figuré au premier rang des préoccupations de Marx et d’Engels. Ils suivent de près l’activité des Fenians, mobilisent l’Internationale en faveur des trois inculpés du procès de Manchester, en 1867, et portent le deuil après leur exécution. Marx pense qu’à la faveur des troubles en Irlande se produira une réaction en chaîne: le système colonial abattu, le verrou capitaliste sautera en Angleterre même, pour peu que la classe ouvrière anglaise, qui est seule à même de faire triompher la cause irlandaise, y prête son concours. Mais è partir de 1868 les termes de l’analyse marxiste sont renversés. Le vote du deuxième ‘Reform Bill’ et la très large participation ouvrière aux élections de 1868 ont déçu l’attente des deux socialistes. Engels dénonce l’incapacité politique du prolétariat anglais, prêt à donner ses voix à n’importe quel parvenu. Il doit reconnaître que les masses populaires, loin d’être anti-impérialistes, profitent de l’expansion du commerce anglais, et il prophétise: “”Dans cette nation éminemment bourgeoise, une aristocratie bourgeoise et un prolétariat bourgeois surgiront peut-être à côté de la bourgeoisie existante””. Puisque le prolétariat anglais n’a pas voulu se servir du levier irlandais pour renverser le capitalisme anglais, c’est donc aux masses irlandaises qu’échoira ce rôle. Dans une lettre à Engels du 10 décembre 1869, Marx avoue: “”J’ai longtemps cru que c’est l’essor du mouvement anglais qui permettrait de renverser le régime irlandais… Une étude m’a convaincu du contraire. La classe ouvriére anglaise ne fera rien avant de s’être débarrassée de l’Irlande. C’est en Irlande que doit être appliqué le levier. Voilà pourquoi la question irlandaise a una telle importance pour le mouvement social en général””. Dans une lettre du 9 avril 1870 adressée à Meyer et Vogt, correspondants de l’Internationale aux Etats-Unis, Marx systématise son raisonnement. Ce texte revêt une importance toute particulière dans le schéma marxiste: “”Après de longues années passées à étudier la question irlandaise, j’en suis venu à la conclusion que le coup décisif contre le classes dirigeantes anglaises (et il sera décisif pour le mouvement ouvrier dans le monde entier) ne peut pas être porté en Angleterre mais seulement en Irlande…”””” [Pierre Joannon, Histoire de l’Irlande et des Irlandais, 2009] (pag 403-404)”,”IRLx-012″ “JOBET Julio Cesar”,”Socialismo y comunismo.”,”JOBET Julio Cesar è uno dei fondatori del Partido Socialista. E’ stato autore di numerosi opuscoli e libri. La sua ultima opera è stata: “”Ensayo Critico del desarrollo economico y Social de Chile””.”,”MALx-013″ “JOCTEAU Gian Carlo”,”La magistratura e i conflitti di lavoro durante il fascismo 1926 – 1934.”,”Gian Carlo JOCTEAU, nato a Torino nel 1947, lavora presso l’ Istituto di storia della Facoltà di lettere e filosofia dell’Univ di Torino e insegna storia del movimento sindacale presso la Scuola di amministrazione aziendale della stessa Università. E’ redattore de ‘Il mondo contemporaneo’ e fa parte del comitato di redazione di ‘Movimento operaio e socialista’. Ha pubblicato tra l’altro ‘Leggere Gramsci’ (Feltrinelli, 1975) e ha in preparazione (1978) con TRANFAGLIA una antologia sulla magistratura nell’Italia unificata e alcuni studi sul movimento operaio italiano.”,”ITAF-034″ “JOCTEAU Gian Carlo”,”Leggere Gramsci. Una guida alle interpretazioni.”,”JOCTEAU Gian Carlo è nato a Torino nel 1947. Si è laureato in filosofia (Univ. Torino). Sta preparando il volume (1975) ‘La magistratura e i conflitti di lavoro durante il fascismo’. Scrive su ‘Rivista di storia contemporanea’. “”Non bisogna confondere il Gramsci del 1919-22 col Gramsci dei ‘Quaderni’, di dieci e più anni dopo. Altrimenti non si spiegano i primi tre anni di vita del partito e nemmeno i forti residui di estremismo che rimasero nel partito negli anni seguenti, non si spiega il silenzio tenuto anche nei momenti più gravi della vita del partito”” (G. Berti)”” (pag 83)”,”GRAS-084″ “JODL Federico”,”Critica dell’idealismo.”,”JODL Federico “”Per noi è soprattutto interessante in tale crisi l’imperativo “”torniamo a Kant””, che allora si fece udire, che Otto Liebmann, non forse pel primo, ma certo nel modo più efficace, espresse nel suo scritto ‘Kant e gli Epigoni’, e di cui possiamo considerare come l’eco immediata più importante il libro di F.A. Lange ‘Storia del Materialismo e critica della sua importanza nell’età presente’, il più letto e fin da oggi il più conosciuto tra tutti gli scritti nati nella lotta contro l’avanzarsi del naturalismo e del materialismo. Questa notevole opera, che per decenni fu il principale punto d’appoggio della critica contro il naturalismo, è anche assai importante come tipo d’una determinata fase del kantismo e dell’interpretazione di esso. Lange si pone, in sostanza, del tutto dal punto di vista kantiano e cerca di mostrare che il criticismo è in grado di incorporarsi la totalità delle conoscenze scientifiche e nell’istesso tempo di superare il naturalismo, e ciò col rendersi chiaro conto dei presupposti di questo. Si tratta di quella forma di idealismo critico che più d’ogni altro è informato allo spirito che originariamente animava l’intrapresa di Kant: cioè di porre criticamente i confini di fronte alla metafisica costruttiva, di dare solidi fondamenti alla conoscenza umana col porre in luce, accanto ai fattori empirici, anche quelli universali e necessari di essa, di porre efficacemente in guardia contro la credenza d’aver colto nei concetti fondamentali della scienza naturale meccanicistica gli elementi ultimi del reale.”” (pag 33-34)”,”FILx-458″ “JOFFE Maria”,”One Long Night. A Tale of Truth.”,”Maria Joffe Born in New York, USA but grew up and was educated in St. Petersburg (Petrograd). On finishing High School, entered college to read Humanities. In 1918 married Adolphe Joffe, Chairman of the Brest Peace Delegation. Their son was born in July 1919. Adolphe Joffe was Russian Ambassador in Germany (during the reign of Kaiser Wilhelm) and then in China and Japan.”,”RUSS-050-FL” “JOFFE Nadezhda A.”,”Back in Time. My Life, My Fate, My Epoch. The Memoirs of Nadezhda A. Joffe.”,”Nell’inserto fotografico la foto del gruppo che ha partecipato alle trattative di Brest-Litovsk (Kamenev, Joffre, Bitsenko, Trotsky, Karakhan) La figlia del leader bolscevico e diplomatico sovietico Adolf A. Joffe, Nadezhda Joffe era anche prima del suo primo arresto, una attiva e cosciente oppositrice allo stalinismo. Questa è la sola memoria scritta negli anni seguenti all’Urss staliniana da un membro dell’ Opposizione di Sinistra che è nata nel 1923 sotto la leadership di Trotsky.”,”RIRB-157″ “JOFFE Nadezhda A.”,”Back in Time. My Life, My Fate, My Epoch.”,”Rather, what imparts to this memoir its unique and historically significat character is the political perspective of the author. Nadezhda Joffe was , even before her first arrest, a conscious and politically active opponent of Stalinism. This is the only memoir to be written in the post-Stalin Soviet Union by a member of the Left Opposition that had been formed under the leadership of Leon Trotsky in 1923. Foreword by David NORTH, Introduction, Notes, Afterword, Translated from the Russian by Frederick S. CHOATE, Fotografie, Index,”,”RIRB-036-FL” “JOFFRIN Laurent”,”Les batailles de Napoléon.”,”JOFFRIN Laurent (30 giugno 1952) giornalista francese di orientamento socialista. Diretore sia di Libération che del Nouvel Observateur. TULARD Jean (Parigi, 22 dicembre 1933) storico francese, professore onorario alla Sorbona, noto per i suoi numerosi studi dedicati a Napoleone e al periodo rivoluzionario e napoleonico. «Questo libro si propone di far rivivere le principali battaglie dell’Impero, dal punto di vista di un corrispondente di guerra ma anche di fornire una comprensione della strategia e delle tattiche degli eserciti coinvolti. Questo è il motivo per cui a ogni storia di battaglia è stata aggiunta una sezione pieghevole, che include le mappe principali che tracciano i movimenti delle truppe. Queste mappe consentono di localizzare le operazioni. Non pretendono la precisione matematica, quanto piuttosto ripristinare la logica delle scelte tattiche e strategiche. Prima di iniziare a leggere un capitolo, è vivamente consigliato sfogliare la mappa corrispondente: la storia si comprende solo con i luoghi in cui si svolge e la posizione degli eserciti. (…)» (pag 2 Modalità d’uso; traduz.d.r.) «Possiamo raccontare le guerre napoleoniche in forma romanzata. Balzac ci aveva pensato e, da Stendhal a Rambaud, molti romanzieri non hanno resistito a questa tentazione. (…) Possiamo, alla maniera di Clausewitz, analizzare queste guerre dal punto di vista strategico, scomporre i movimenti delle truppe, identificare gli errori commessi (attacco prematuro o troppo tardivo), aiutare a comprendere le cause di una vittoria o le ragioni di una sconfitta. (…) Lo storico darà, come Thiers o Madelin, uno sguardo freddo e meticoloso (…). Laurent Joffrin offre un approccio alle campagne di Napoleone diverso e profondamente originale: quello del corrispondente di guerra. Il giornalista ha una preoccupazione per la verità, ma anche quella di essere letto. Quando lo studioso si perde nei dettagli e il poeta dà libero sfogo alla sua ispirazione, il giornalista descrive ciò che vede con la preoccupazione che sia vero. Il giornalista è vicino alla gente e attento al luogo. (…) All’improvviso viviamo con i soldati, comprendiamo meglio le operazioni, respiriamo l’odore della polvere da sparo (…).» (pag 3, dalla prefazione di Jean Tulard; traduz.d.r.).”,”FRAN-129-FSL” “JOHANNET René”,”Le principe des nationalités. La guerre et les nationalités. L’ ideologie et l’ histoire. Le developpement historique du principe des nationalités. Francs et francais a la recherche d’ une identité nationale. Le principe des nationalités de Robespierre a Napoleon. De Waterloo a Sedan: la crise nationalitaire au XIXe siecle. Les théories de la nationalité en France et en Allemagne et leur critique. Philosophie de l’ impérialisme. Les éléments constitutifs de la nationalité. La société des nations et la paix perpétuelle. Politique et nationalités.”,”””La Germania ci offre un esempio non esattamente contrario ma molto diverso da quello. Dall’ alba della storia, essa a salvaguardato al massimo il suo particolarismo, il suo genio, la sua libertà. Essa è, con la Persia, il solo paese limitrofo che Roma non ha dominato, il solo che sisegnava nel corpo dell’ impero questo golfo, questo ‘sinus’, che fino all’ introduzione della frontiera, del ‘limes ‘e dei ‘champs décumates’ (agri décumates, ndr) causava tante preoccupazioni all’ amministrazione della Città e del Mondo””. (pag 204) (Lors de la conquête de la Gaule par Jules César, de 58 à 51. avant J.-C., le Rhin devint frontière de l’Empire romain. Quelques années plus tard, en 15 avant J.-C., sous le règne d’Auguste, les Romains soumirent les peuples des Alpes et s’établirent sur la rive droite du Danube supérieur. Mais, comme entre les deux fleuves, le territoire ennemi formait un saillant aussi dangereux que gênant, en 74 après J.-C., l’empereur Vespasien fit tracer une route stratégique de Strasbourg à Tuttlingen, sur le Danube. Les territoires gagnés par les Romains sur la rive droite du Rhin reçurent le nom de Champs décumates (Agri decumates). Sous le règne de Domitien (81-96 après J.-C.), les Romains commencèrent à fortifier la frontière reliant le Rhin au Danube. Le limes, la frontière fortifiée, garantit aux Champs décumates une sécurité relative pendant près de deux siècles, jusqu’en 260, date à laquelle les Germains chassèrent les Romains de la rive droite du Rhin.) Diversi imperialismi (…) pag 329″,”TEOP-205″ “JOHANSSON María Lucrecia”,”Soldados de papel. La propaganda en la prensa paraguaya durante la guerra de la Triple Alianza (1864-1870).”,”Maria Lucrecia Johannson si è laureata in Storia nell’Universidad Nacional de Tucuman (Argentina). Ha al suo attivo numerose pubblicazioni. La guerra della Triplice Alleanza fu un conflitto militare combattuto tra il 1864 e il 1870 in America meridionale. La guerra fu combattuta dal Paraguay contro le tre nazioni alleate di Argentina, Brasile e Uruguay 1. Il conflitto fu il più sanguinoso della storia dell’America Latina, con un numero di morti stimato tra 80.000 e 300.000 1. La guerra fu scatenata da una serie di dispute territoriali e commerciali tra il Paraguay e i suoi vicini più potenti, l’Argentina e il Brasile. Nel 1864, il Brasile aiutò il capo del Partido colorado uruguaiano, Venancio Flores, a promuovere un colpo di Stato contro il presidente Bernardo Prudencio Berro, esponente del Partido blanco. In risposta, il presidente del Paraguay, Francisco Solano López, credendo che l’equilibrio del potere regionale fosse minacciato, dichiarò guerra al Brasile. Il conflitto coinvolse presto anche l’Argentina, che si vide invadere il territorio della provincia di Corrientes dai paraguaiani. Bartolomé Mitre, presidente eletto a Buenos Aires, organizzò allora un’alleanza con il Brasile e con l’Uruguay di Flores (la Triplice Alleanza), e assieme dichiararono guerra al Paraguay, il 1º maggio 1865 1. La guerra lasciò il Paraguay in una situazione particolarmente grave; in particolare dal punto di vista demografico, la sua popolazione di approssimativamente 525.000 persone, venne ridotta a circa 221.000 nel 1871, delle quali solo 28.000 erano uomini 1. (copil.) 1: 1 Wikipedia. (2022, 15 gennaio). Guerra della triplice alleanza”,”AMLx-005-FSL” “JOHNPOLL Bernard K. KLEHR Harvey a cura; contributi di Robert ALEXANDER Barbara BARTKOWIAK John BECK Jeff BENEKE Casey BLAKE Clayborne CARSON Art CASCIATO Norah CHASE Maceo CRENSHAW DAILEY Lowell DYSON Robert FITRAKIS Michael FURMANOVSKY Dorothy GALLAGHER David GARROW John GERBER Albert GLOTZER Max GORDON Janet GREENLEE Robert L. HARRIS Stephen K. HAUSER John HAYNES Robert HILL James INGBRETSON Maurice ISSERMAN Lillian KIRTZMAN JOHNPOLL Mike KARNI Israel KUGLER Judy KUTULAS Daniel LEAB Paul LEBLANC Hugh LOVIN Charles MARTIN Dahrl Elizabeth MOORE John O’SULLIVAN Robert RUSHIN Penny RUSSELL James Gilbert RYAN Ed SHOEMAKER Gerald SORIN Mart STEWART Pat SULLIVAN Dorothy SWANSON Warren VAN TINE Alan WALD Kenneth WALTZER Seth WIGDERSON Tom WILLIAMS Robert ZIEGER”,”Biographical Dictionary of the American Left.”,”Contributori: Robert ALEXANDER, Barbara BARTKOWIAK, John BECK, Jeff BENEKE, Casey BLAKE, Clayborne CARSON, Art CASCIATO, Norah CHASE, Maceo CRENSHAW DAILEY, Lowell DYSON, Robert FITRAKIS, Michael FURMANOVSKY, Dorothy GALLAGHER, David GARROW, John GERBER, Albert GLOTZER, Max GORDON, Janet GREENLEE, Robert L. HARRIS, Stephen K. HAUSER, John HAYNES, Robert HILL, James INGBRETSON, Maurice ISSERMAN, Lillian KIRTZMAN JOHNPOLL, Mike KARNI, Israel KUGLER, Judy KUTULAS, Daniel LEAB, Paul LEBLANC, Hugh LOVIN, Charles MARTIN, Dahrl Elizabeth MOORE, John O’SULLIVAN, Robert RUSHIN, Penny RUSSELL, James Gilbert RYAN, Ed SHOEMAKER, Gerald SORIN, Mart STEWART, Pat SULLIVAN, Dorothy SWANSON, Warren VAN TINE, Alan WALD, Kenneth WALTZER, Seth WIGDERSON, Tom WILLIAMS, Robert ZIEGER.”,”MUSx-032″ “JOHNSON Robert Eugene”,”Peasant and Proletarian. The Working Class of Moscow in the Late Nineteenth Century.”,”L’A già Prof alla Cornell Univ, lavora ora al Dipartimento di storia all’ Erindale College dell’ Univ di Toronto.”,”MRSx-008 RUSx-024″ “JOHNSON Oakley C.”,”Marxism in United States History Before the Russian Revolution (1876-1917).”,”JOHNSON Oakley C. nato nel 1891 si è laureato nel 1928 all’ Università del Michigan e per 30 anni ha lavorato presso il dipartimento di inglese alla Long Island University, poi alla CCNY e quindi in un college del Texas. E’ autore di una biografia di Charles E. RUTHENBERG (1957) e di ‘Robert Owen in the United States’ (AIMS-Humanities 1970).”,”MUSx-088″ “JOHNSON Chalmers”,”La storia del dottor Sorge e di Ozaki Hotsumi.”,”JOHNSON Chalmers, ricercatore americano, è Professore di scienze politiche all’ Università di California, studioso del Giappone e dell’ Estremo Oriente.”,”JAPx-033″ “JOHNSON Chalmers”,”La storia del dottor Sorge e di Ozaki Hotsumi.”,”””La ragione fondamentale della decisione di Ozaki di collaborare con Sorge a Shanghai va cercata nella sua valutazione della situazione internazionale. Lo stesso Ozaki spiegò: “”La mia particolare posizione ideologica negli anni successivi nasceva dall’ esperienza di Shanghai. Prima di tutto, dallo studio della cosiddetta posizione semicoloniale della Cina mi era nato un profondo interesse per il movimento di liberazione nazionale e per l’ unificazione del paese. In secondo luogo, avevo analizzato il reale significato della posizione dominatrice dell’ Inghilterra in Cina, ed ero giunto alla conclusione che l’ Inghilterra era il nemico comune di tutti i popoli oppressi del mondo… Poi vi fu l’ “”incidente manciuriano””, il segnale dell’ inizio di un nuovo secolo in Estremo Oriente … I cinesi non conoscevano la situazione interna del Giappone, le preoccupazioni suscitate da molti anni nel paese soprattutto dalla depressione economica, e dal fatto che il popolo giapponese non sembrava avere una via d’ uscita da tali difficoltà. I cinesi denunciarono con veemenza l’ aggressione imperialista giapponese. Ozaki pensava che la sempre più aggressiva politica imperialista del Giappone avrebbe trascinato il paese in un conflitto con le altre potenze imperialiste, e che quindi Tokyo non avrebbe mai potuto sconfiggere la Cina. La guerra ormai imminente, egli pensava, sarebbe stata disastrosa per il suo paese; la sola possibilità di salvezza per il Giappone risiedeva nella conquista del potere, preferibilmente con una rivoluzione di minoranze, da parte di dirigenti che adottassero una politica di neutralità verso le potenze europee e di amicizia verso la rivoluzione cinese (…).”” (pag 97)”,”JAPx-054″ “JOHNSON Robert Eugene”,”Contadini e proletari. La classe lavoratrice moscovita alla fine dell’ 800.”,”JOHNSON Robert Eugene specialista di storia russa, insegna nel Dipartimento di storia dell’ Università di Toronto. L’A dimostra come gli opreai russi di fine Ottocento fossero al tempo stesso proletari e contadini, legati sia al villaggio di origine sia alla fabbrica. “”Il dizionario Smirnitskii definisce lo ‘zemliak’ come il “”compaesano, una persona della stessa terra. (…)”” (pag 94) “”I.I. Ianzhul, un ispettore delle fabbriche di Mosca, osservò nel 1884 che spesso i bambini andavano a lavorare in fabbriche grandi sotto la protezione di uno ‘zemliak’, mentre i genitori rimanevano in campagna o si recavano altrove per lavorare. F.P. Pavlov, ingegnere in una fabbrica tessile della Russia centrale che non viene identificata, chiese a un’operaia come lei e suo marito riuscissero a sopportare di condividere una stanza con un’altra famiglia e ricevette questa risposta: “” Che problema c’è? E’ gente nostra (my svoi), dello stesso villaggio””. Nella letteratura russa dell’Ottocento si menzionano spesso di passaggio i legami tra ‘zemliaki’, un fatto della vita quotidiana che sia gli autori sia i lettori davano per scontato. In ‘Delitto e castigo’ di Dostoevskij, per esempio, viene dato un importante ruolo secondario a due imbianchini che sono ‘zemliaki’ di Riazan’ e lavorano insieme a San Pietroburgo. La protagonista del romanzo di Gorkij ‘Madre’, il cui marito e il cui figlio sono presentati come operai di fabbrica a lungo termine, viene iniziata all’attività rivoluzionaria da uno ‘zemliak’ (tra gli altri). Quanto era diffuso lo ‘zemliachestvo’ tra i lavoratori? I dati statistici fanno pensare che nelle fabbriche di Mosca gli immigranti avessero l’abitudine di raggrupparsi””. (pag 95)”,”MRSx-044″ “JOHNSON Olive M. / DE-LEON Daniel”,”Forty Years After (1883-1923). / Karl Marx (Daily People, May 4, 1913).”,”Copia firmata Alfred Mischall “”In 1917 came the Russian Revolution. De Leon had always held that military struggle alone between progress and reaction could bring about the revolution in an industrially backward country like Russia. The events of 1914-1917 had forced the Russian workers and peasants into the army – had made them the army. When that army once willed the revolution, the thing was finished, finished practically without bloodhed. The Russian Revolution was the triumph of Marxism. It demonstrated clearly his historical theory of class struggles and that today the proletariat alone is the true, the historical revolutionary class.”” (pag 14-15)”,”MADS-436″ “JOHNSON J.R.”,”Marxism and the Intellectuals. The working class and socialism in a review of two books by British socialist Raymond Williams. Plus documentary material on the destruction of a workers paper in the U.S.”,”JOHNSON J.R.”,”MUSx-262″ “JOHNSON Robert Eugene”,”Contadini e proletari. La classe lavoratrice moscovita alla fine dell’800.”,”Robert Eugene Johson, specialista di storia russa, insegna nel Dipartimento di storia dell’Università di Toronto.”,”MRSx-018-FL” “JOHNSON J.R.”,”Marxism and the Intellectuals.”,”An Introductory Statement by Martin GLABERMAN,”,”TEOC-109-FL” “JOHNSON Chalmers”,”Gli ultimi giorni dell’impero americano.”,”Chalmers Johnson presidente del Japan Policy Research Institute e professore emerito all’Università della California. Ha scritto libri sul Giappone e sull’Asia.”,”USAP-010-FL” “JOHNSON Chalmers A.”,”Nationalisme paysan et pouvoir communiste. Les débuts de la révolution chinoise (1937-1945)”,”Chalmers A. Johnson, Professeur de Science Politique à l’Université de Californie, Berkeley. Nel giugno del 1940 alcuni funzionari del PCC e del KMT aprono dei negoziati a Chungking in vista di delimitare i territori della Quarta Armata Nuova da una parte e della Ottava armata (8a Armée de Route), dall’altra. Viene firmato un accordo scritto, e viene inteso che la regione situata a nord del fiume Giallo venga riconosciuta territorio comunista (salvo il sud di Shansi, che rimane in mano al KMT), in cambio la 4° Armata Nuova evacua la Cina centrale (pag 153) Un capitolo sulla vicenda simile in Jugoslavia (partecipazioni dei contadini alla resistenza) Il governo comunista (maoista) in Cina fu proclamato il 1° ottobre 1949″,”CINx-309″ “JOHNSON David”,”The French Cavalry. 1792-1815.”,”<> (dall’Introduzione). <> (pg 21). <> (pg 31). <> (pg 47). <> (pg 137). [Tutte traduz. d. r.].”,”FRQM-001-FSL” “JOHNSTON J., a cura di Michele COSTA Paolo PARUOLO”,”Econometrica.”,”J. Johnston è professore di econometrica all’Università di California, Irvine. In precedenza ha insegnato alle Università di Harvard, Manchester, Wales e Wisconsis.”,”ECOT-171-FL” “JOHNSTONE Monty”,”Lenin e la rivoluzione.”,”””Già nel 1894 Lenin (1) si era affermato come serio pensatore marxista con la pubblicazione del suo primo libro, ‘Che cosa sono gli “”Amici del popolo”” e come lottano contro i socialdemocratici’, una polemica contro i populisti. Lenin vi ribadiva che l’intelligencija socialista russa doveva dedicarsi all’attività teorica “”fondata sullo studio particolareggiato e minuzioso della storia e della realtà russa”” che “”soddisferà le esigenze della scienza””. Senza questa premessa teorica i socialisti non potevano divenire capi ideologici del proletariato. Allo stesso tempo, però, “”il lavoro pratico di propaganda e di agitazione resta sempre assolutamente al primo posto perché…il lavoro teorico risponde solo alle questioni poste dal lavoro pratico”” (2). Per tutto il resto della sua vita il lavoro teorico di Lenin sarebbe stato una risposta ai problemi politici e organizzativi del momento, mentre le conclusioni teoriche venivano verificate e, se necessario, rettificate, alla luce dell’esperienza o del mutare delle circostanze. Rifiutava l’idea che la teoria marxiana fosse “”qualcosa di più che la spiegazione di una data formazione economico-sociale”” (3). Quattro anni dopo avrebbe scritto: “”Noi non consideriamo affatto la teoria di Marx come qualcosa di definitivo e di intangibile; siamo convinti, al contrario, che essa ha posto soltanto le pietre angolari della scienza che i socialisti devono far progredire in tutte le direzioni, se non vogliono lasciarsi distanziare dalla vita. Noi pensiamo che per i socialisti russi sia particolarmente necessaria un’elaborazione indipendente della teoria di Marx, poiché questa teoria ci dà soltanto i principî direttivi generali, che si applicano in particolare all’Inghilterra in modo diverso che alla Francia, alla Francia, in modo diverso che alla Germania, alla Germania in modo diverso che alla Russia”” (4). Nello ‘Sviluppo del capitalismo in Russia’, portato a termine in Siberia nel 1899, Lenin stesso fornì un magnifico esempio di questa “”elaborazione indipendente”” del marxismo. Si trattava di un’applicazione informatissima e particolareggiata del metodo proposto dal ‘Capitale’ di Marx all’analisi delle dimensioni e delle forme assunte dallo sviluppo capitalistico in Russia, e dei suoi effetti sulla differenziazione sociale nelle campagne. Non vi rifiutava soltanto in modo decisivo la tesi dei populisti, secondo cui la Russia poteva evitare l’esperienza del capitalismo, confutazione che ovviamente costituiva l’obiettivo pratico immediato dell’opera. Dimostrando l’instabilità della borghesia russa, poneva anche le basi della successiva strategia sull’egemonia e le alleanze di classe”” [Monty Johnstone, ‘Lenin e la rivoluzione’] [(in) ‘Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’; ‘Storia del Marxismo’, Torino, 1980] [(1) (…) [Lenin] Nel 1895 si recò all’estero e a Ginevra incontrò per la prima volta Plechanov, Akselrod e Vera Zasulic, mentre a Berlino conobbe Wilhelm Liebknecht. Arrestato e incarcerato nel dicembre 1895, venne esiliato in Siberia. Ritornò dall’esilio nel febbraio 1900, e poco dopo emigrò; in collaborazione con Plechanov, fondò il foglio socialdemocratico ‘Iskra’, il cui primo numero venne pubblicato a Lipsia il 24 dicembre 1900. Da allora, fino al suo ritorno dopo la rivoluzione del febbraio 1917, avrebbe condotto la sua opera di agitazione dall’estero, con la sola parentesi della prima rivoluzione russa (1905-1907); (2) V. Lenin, Opere, vol. I, p,. 300 e nota; (3) Ibid. p. 191; (4) Ibid., vol. 4; pp. 212-13] (pag 89-90) “”Lenin (…) in ‘Due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica’ osservava che le previste riforme democratiche politiche ed economiche avrebbero “”per la prima volta concretamente posto il terreno per uno sviluppo rapido, europeo, e non asiatico, del capitalismo in Russia””. L’idea di “”cercare la salvezza per la classe operaia ovunque, eccetto che nello sviluppo ulteriore del capitalismo – insisteva – è un’idea reazionaria (Lenin, Opere vol 8, pp. 41-42). Rifiutava dunque il concetto di “”rivoluzione permanente”” avanzato da Parvus e Trotsky, che tendevano a sostituire allo zarismo governo operaio”” (pag 94)”,”LENS-271″ “JOHNSTONE Monty”,”Uno strumento politico di tipo nuovo: il partito leninista d’avanguardia.”,”Monty Johnstone, trotskista. “”Lenin fu assai sensibile all’influenza della socialdemocrazia tedesca e del suo programma di Erfurt del 1891, in cui si attribuiva al partito il compito di «plasmare (‘gestalten’) questa lotta della classe operaia (per il potere politico) in un movimento consapevole e unitario, indicandogli inoltre il necessario (‘naturnotwendiges’) obiettivo» (11). In particolare, egli attinse al principale teorico tedesco, Karl Kautsky, autore di una parte importante di quel programma (12), nonché di un fortunatissimo commento ad esso, un capitolo del quale era intitolato ‘La socialdemocrazia: la unificazione di movimento operaio e socialismo”” (13). Citando questa formula di Kautsky, e anticipando il ‘Che fare?’, Lenin scriveva nel 1899: “”Suo compito [della socialdemocrazia] è di introdurre nel movimento operaio spontaneo determinati ideali socialisti; di legarlo a convinzioni socialiste, le quali devono essere al livello della scienza moderna, di legarlo a una lotta politica sistematica per la democrazia quale mezzo per attuare il socialismo, di fondere, in una parola, questo movimento spontaneo in un tutto indissolubile con l’attività di un partito rivoluzionario”” (14). Ribadita la necessità di un’analisi sia dell’esperienza rivoluzionaria in Europa occidentale, sia di quella russa, Lenin proseguiva sottolineando che non esistevano «modelli bell’e fatti» che il partito russo potesse imitare: “”Da una parte il movimento operaio russo è posto in condizioni del tutto diverse da quelle dell’Europa occidentale… dall’altra parte, la socialdemocrazia russa si distingue dai vecchi partiti rivoluzionari russi nella maniera più profonda, per cui la necessità di imparare dai più eminenti tra i vecchi rappresentanti russi della tecnica rivoluzionaria e cospirativa (non abbiamo la minima difficoltà a riconoscere questa necessità) non ci esime in alcun modo dal dovere di assumere nei loro riguardi un atteggiamento critico e di forgiare la nostra organizzazione in maniera indipendente”” (15). Sebbene, nel ‘Che fare?’, Lenin avesse attinto da Kautsky – come vedremo – uno dei concetti chiave, rimane estremamente significativo il contrasto tra l’importanza che l’attivismo assume negli scritti di Lenin sul partito e l’atteggiamento in certo qual modo fatalistico che si nota in quelli di Kautsky. E’ caratteristico, ad esempio, che la parte del commento di Kautsky a Erfurt intitolata ‘Il partito operaio’ si svolga nei termini più generici, permeata com’è del concetto di quella «Naturnotwendigkeit» (necessità per legge di natura) che nei paesi capitalistici condurrà la classe operaia verso il partito e produrrà inevitabilmente la vittoria del socialismo, rappresentando per il proletariato un «lieto annuncio, un nuovo vangelo» (16). Tutti gli scritti di Lenin sul partito, invece, sono estremamente specifici, in quanto affrontano i particolari compiti organizzativi imposti dalla situazione politica del momento. Pur astenendosi dal volontarismo, contro il quale nei vent’anni a venire avrebbe combattuto aspre battaglie all’interno del partito, Lenin sottolineava con forza l’elemento soggettivo nel processo rivoluzionario: «Dire – scriveva sull’«Iskra» nel dicembre 1901 – … che gli ideologi (cioè i dirigenti coscienti) non possono deviare il movimento dalla strada determinata dal gioco reciproco dell’ambiente e degli elementi, significa dimenticare una verità elementare: che la coscienza partecipa a questa azione reciproca e a questa determinazione» (17). I socialdemocratici dovranno prendere «nelle proprie mani la direzione del movimento democratico generale», comprendendo che «il carattere di massa del movimento non solo non attenua ma, al contrario, accentua il nostro dovere di formare un’organizzazione di rivoluzionari forte e centralizzata, capace di dirigere sia la lotta preparatoria, sia ogni improvvisa esplosione, sia, infine, l’attacco decisivo» (18). Nel ‘Che fare?’ Lenin esprimeva in modo epigrammatico il suo spirito attivista con la famosa frase: «Dateci un’organizzazione di rivoluzionari e capovolgeremo la Russia!»”” [Monty Johnstone, ‘Uno strumento politico di tipo nuovo: il partito leninista d’avanguardia’][(in) ‘ ‘Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’, Torino, 1980] [(11) ‘Geschichte der Deutschen Arbeiterbewegung’, Berlin, 1966, vol. I, p. 431; (12) M.L. Salvadori, ‘Kautsky e la rivoluzione socialista, 1880-1936, Milano, 1976, p. 26; (13) K. Kautsky, ‘ll programma di Erfurt’, Roma, 1971, pp. 187-189; (14) V. Lenin, Opere, vol. 4, p. 219; (15) Ibid., pp. 219-20; (16) Kautsky, ‘Il programma di Erfurt’, cit., pp. 179-182; (17) V. Lenin, Opere, vol. 5, p. 292; (18) Ibid., pp. 293-294] (pag 304-305-306)”,”LENS-276″ “JOHNSTONE Monty”,”Trotsky and the Debate on Socialism in One Country.”,”””The Revolution Betrayed’, written by Trotsky in 1936, shows both the strengths and weakness of his position at this time’ (…) ‘Trotsky’ dogmatic shibboleth of the impossibility of building Socialism in one country led him even now to underestimate how deeply entrenched and resilient the Socialism system was in Russia (…)”” (pag 122) Critica a Trotsky sulla questione. “”‘It is possible for an isolated Soviet State to maintain itself for an indeterminate period of time in an imperialist environment, within the constricting circle of Fascist counterrevolutions? The answer of Marxism is, No. The answer of the internal condition of the USSR is, No!… Outside of the world revolution there is no salvation’ (19). If we accept the issue posed in this way, history has completely demolished Trotsky’s position. If, however, we define Socialism as Mandel does as ‘a society without classes, commodities, money and State’ (p. 42), then by the very terms of this definition we are led to a different conclusion. If we are going to make a meaningful estimate of Trotsky’s political positions, we must avoid arbitrary definitions that take the issues out of their historical context and provoke idle semantic wrangles. The fact is that Mandel’s definition is at variance with the Leninist conception that was generally accepted by the Russia Communist Party. In ‘State and Revolution’ Lenin wrote of Socialism as synonymous with Marx’s first phase of Communism; representing the “”conversion of the means of production into the common property of the whole of society. ‘Socialism’, he went on, ‘does not remove’ the defects of distribution and the inequality of “”bourgeois right”” which ‘continue to prevail’ as long as the products are divided “”according to the amount of work performed”” … The Socialist principle: “”An equal amount of labour for an equal quantity of products””, is … already realized… There is still need for a state…. For the complete withering away of the state, complete Communism is necessary”” (20). This distinction was amplified in ‘The ABC of Communism’ by Bukharin and Preobrazhensky, which from 1919 had been the basic Party textbook. “”In Socialist society, which is inevitable as an intermediate state between capitalism and Communism’ they wrote, ‘money is needed, for it has a part to play in commodity economy… In Socialist society, this commodity economy will to some extent persist”” (21). The society without commodities, money and state which Mandel defines as Socialism carries many of the characteristics that Party tradition identified with the higher stage of Communism. It is a red herring drawn into the discussion, for it not what Russian Communists understood when they set meant the organization of co-operative production on a large scale, which is the definition that Trotsky gave of Socialism in 1906 (22). Nor will Mandel be able to find any support for his claim that ‘even Stalin and Bukharin’ agreed that the Socialist economy that they believed possible in Russia ‘must have a higher productivity of labour than the most developed capitalist economy’ (p. 42) – as distinct from a far higher level of productivity than Russia had known under capitalism and the aim of catching up with and overtaking the capitalist world in productivity – the guarantee of the victory of Socialism ‘on a world scale'(23). Lenin’s Position: Mandel argued that the conception of ‘Socialism in One Country’ represents a rejection of elementary Marxist-Leninist theory, of ‘the whole heritage of Lenin’ (p. 43). This is a particularly misleading quarter-truth. What is true is that when the Bolsheviks came to power in 1917 they did so in the belief that hey were, in Lenin’s words, ‘on the threshold of a world proletarian revolution’ (24). For same time after the October Revolution, Lenin and the Bolsheviks thought (and Trotsky was very fond of marshalling quotations to prove it (25)): ‘Either revolution breaks out in the other countries, in the capitalistically more developed countries, immediately, or at least very quickly, or we must perish’ (26). However, with characteristic realism, Lenin noted already in March 1918, urging ratification of the humiliating terms of the Brest-Litovsk Peace Treaty that Trotsky said would be ‘treachery in the fullest sense of the word’ (27), that although they eventually would see the world revolution, ‘for the time being it is a very good fairy tale’ (28). Since by 1921 it was clear to him that internationally ‘events did not proceed along as straight a line as we expected’ and it had ‘proved impossible to call forth revolution in other capitalist countries’ (29), he devoted himself more and more to considering the novel problem of the construction of Socialism in Russia in the contest of an indefinitely delayed international revolution”” (pag 117-118) [Monty Johnstone, ‘Trotsky and the Debate on Socialism in One Country’, ‘New Left Review’, London, n. 50 1968] [(19) I. Deutscher,, ‘Stalin: A Political Biography’, London, 1949, pp. 286-287; (20) V.I. Lenin, ‘Selected Works’, hereafter S.W. (Moscow, 1937), VII, pp. 85-87. Italics in original, cf. also S.W., VIII, p. 239; (21) N. Bukharin E. Preobrezhenski, ‘An A.B.C. of Communisme’ (London, 1924), pp. 345-346; (22) L. Trotsky, ‘Results and Prospect’, p. 220; (23) Actually the average productivity of labour in the URSS today is equal to and even above that of most capitalist countries, whilst being still below that of the USA; (24) S.W.., VI, p. 225; (25) See, e.g., L. Trotsky, ‘History of the Russian Revolution’ (London, 1936), III, Appendix, I.; (26) S.W., IX p, 227; (27) Quoted by Lenin, S.W., VII, p.309; (28) S.W., VII, p. 297; (29) S.W., IX, p. 227]”,”TROS-305″ “JOHSUA Isaac”,”La crise de 1929 et l’émergence américaine.”,”Isaac Johsua è maîtres de conférences en sciences économiques all’Università Paris XI (Orsay) e ricercatore all’ADIS (Facoltà Jean Monnet, Sceaux) “”La crise américaine, quelle que soit sa violence, n’est pas tout d’une pièce. Nous l’avons mis en évidence dans le chapitre précédent: ‘il y a dans ce pays plusieurs crises dans la crise’. La première est proprement américaine, et s’étend jusqu’en janvier 1931. La deuxième (mai 1931 à juillet 1932) est européenne (ou, plus exactement, elle est le contrecoup de la crisi européenne). La troisième (novembre 1932 à mars 1933) est internationale (ou, plus exactement, elle est celle de l’insertion internationale des Etats-Unis). On a la nette impression, en observant les séries mensuelles disponibles (…) que la grande dépression aurait pu s’arrêter à la fin de chacune de ces phases, mais qu’elle a, à chaque fois, été relancée par un nouveau choc, celui de la crisi européeenne ou encore celui du dollar. L’effet de chacun de ces chocs s’est peu à peu atténué, mais pour être relayé par le choc suivant (1). L’étude critique de l’hypothèse monétariste nous a permis d’analyser les deuxième et troisième phases de la crise américaine. Il nous reste a tenter d’expliquer la première. On a parfois dit que cette première phase de la grande dépression n’avait pas été particulièrement sévère. Affirmation étonnante. En volume la chute du CNP est de -8,9% en 1930, par rapport au niveau de 1929 (2). On ne trouve aucune chute aussi importante du GNP annuel en remontant le temps américain jusqu’en 1869 (3). (…) Pour expliquer la gravité de la première phase de la crise américaine, l’accent a quelquefois été mis sur le comportement de la consommation de biens durables. Celle-ci chute en effet de -20,8% en 1930 (par rapport à 1929) (4). Cette consommation est, par nature, volatile: elle concerne des produits non indispensables, qui, de surcroît, s’usent lentement, autrement dit des éléments dont on peut facilement différer la commande et ce d’autant plus longuement que l’on vient d’en acheter (comme ce fut le cas au cours des années vingt) de très importantes quantités. L’effondrement de la consommation de durables étant habituel lors des retournements conjoncturels, on ne voit pas en quoi un tel mouvement serait à même d’expliquer la gravité de la grande crise. Mais certains auteurs, insistent sur la place grandissante de ces biens dans la consommation des ménages, au cours de la (ou des) périodes précédant la crise. Leur poids accru aurati démultiplié l’impact macroéconomiques de l’habituelle nervosité de cette branche (2).”” [(1) S.G. Cecchetti et G. Karras (1994) ont mis en évidence l’existence de plusieurs chocs, qui expliqueraient la périodisation de la crise américaine: le premier serait une brutale chute de la demande, immédiatement après le krach boursier; il aurait été suivi par d’autres chocs de même nature jusqu’à la mi-1931. La crise aurait alors rebondi du fait cette fois d’un choc de l’offre, lié aux suspensions bancaires; (2) NIPA (1993), p. 14, Tableau 1.10. Données en dollars de 1987; (3) N.S. Balke et R.J. Gordon (1989), pp. 84-85; NIPA (1993), p. 3, Tableau 1.2. Données en dollars de 1987; (5) Voit B. Eichengreen (1992, a), pp. 214-215 ou encore H.W. Richardson (p. 14)] (pag 83-84)”,”ECOI-368″ “JOLIVET Régis”,”Las doctrinas existencialistas desde Kierkegaard a J.P. Sartre.”,”JOLIVET Régis è decano della Facoltà cattolica di filosofia di Lione. Il primato della soggettività. “”Kierkegaard scrive una formula aggressiva (che sembra giustificare l’ interpretazione di Haecker): “”La incertidumbre objetiva apropriada firmemente por la interioridad más apasionada, he aqui la verdad, la más alta verdad que pueda haber para un sujeto existente””. “”L’ incertezza oggettiva appropriata fermamente dalla più entusiastica interiorità, si ha qui la verità, la più alta verità che si può avere per un soggetto esistente””. (pag 46)”,”FILx-298″ “JOLL James”,”Historia de Europa desde 1870. (Tit. orig.: Europe since 1870. An International History)”,”””Già nel dicembre 1914, un deputato dell’ ala sinistra del Partito Socialdemocratico, Karl Liebknecht (figlio d Wilhelm Liebknecht, uno dei fondatori del partito) votò contro il rinnovamento dei crediti di guerra, e un anno dopo venti deputati votarono contro, mentre altri si astennero. Nel marzo 1916, il dirigente del gruppo parlamentare socialista, Hugo Haase, si dichiarò contro la guerra, e questo provocò una divisione nel partito. A quel punto non si poté impedire una rottura della Burgfrieden. Nell’ aprile 1917, il gruppo dissidente, che adesso si opponeva apertamente alla guerra e chiedeva “”una pace senza annessioni né indennizzi””, formò un partito separato, il Partito Socialdemocratico Indipendente (Unbhängige Sozialdemokratische Partei Deutschlands, USPD).”” (pag 258)”,”EURx-201″ “JOLL James”,”Le origini della prima guerra mondiale.”,”””Lo studio della storia diplomatica del secolo diciannovesimo e i retroscena della prima guerra mondiale divennero una delle branche più prestigiose della ricerca storica. Diversi storici eminenti, nell’accarezzare l’idea dell’autonomia della storia diplomatica come un ramo degli studi storici, parvero voler confermare il punto di vista del grande storico tedesco del’Ottocento, Ranke, secondo il quale è la politica estera a determinare gli sviluppi interni degli stati e a decidere del loro destino. Grazie a quella generazione di storici e agli studenti da loro indottrinati, noi oggi conosciamo nei particolari la storia delle relazioni fra gli stati negli anni che precedono il 1914 meglio della storia di qualsiasi altro periodo. Molti di questi storici continuarono ad occuparsi, in una forma o nell’altra, del problema della responsabilità, e a quale dei governi belligeranti addosarla; tanto per fare qualche esempio, Pierre Renouvin, in Francia, e Bernadotte Schmitt, negli Stati Uniti, furono inclini a dare la colpa alla Germania; un altro americano, Sidney B. Fay, all’Austria-Ungheria; il tedesco Alfred von Wegerer, alla Russia e alla Gran Bretagna. Il più monumentale di questi studi specifici, redatto dal giornalista e uomo politico italiano Luigi Albertini, apparve solo dopo che era cominciata la seconda guerra mondiale e raggiunse notorietà internazionale qualche anno più tardi, allorché il nocciolo della discussione stava ormai cambiando (7). … (pag 7-8)”,”QMIP-017-FL” “JOLL James”,”The Origins of the First World War.”,”Le voci nell’indice (pag 225) Marx Marxist theories of war “”The search for an explanation for the outbreak of the war in terms of the nature of the international system – a view summed up in the title of an influential book published in 1926, ‘The International Anarchy 1904-1914′ by the Cambridge classicist G. Lowes Dickinson – was aided by the publication by most of the governments involved in the war of numerous volumes of documents from their diplomatic archives. The first attack on secret diplomacy in which the publication of documents was used to discredit opponents was launched before the end of the war when Trotsky, the first Foreign Minister of the Bolshevik regime, ordered the publication of the secret treaties entered into by the Tsarist government, greatly to the embarrassment of Russia’s allies France and Britain. Then, after the German revolution of 1918, the republican government authorized the eminent socialist theoretician Karl Kautsky to prepare a volume of documents from the German archives on the events immediately preceding the outbreak of war. Subsequent German governments believed that one way to refute the allegations of Germany’s war guilt was to show the detailed working of the old diplomacy and to demonstrate that the methods of all governments were much the same and that therefore no specific blame should be attached to the Germans. Accordingly, between 1922 and 1927 thirty-nine volumes of German diplomatic documents were published under the title ‘Die Grosse Politik der Europäischen Kabinette’ (The High Policy of the European Cabinets). This German initiative which aimed at countering the allegations of Germany’s war guilt meant that other countries felt obliged to follow the example and show that they too had nothing to hide. Consequently the ‘British Documents on the Origins of the War’ appeared in eleven volumes between 1926 and 1938; the French ‘Documents Diplomatiques Français 1871-1914’ began publication in 1930, though the last of the volumes did non appear until 1953. Eight volumes of Austro-Hungarian documents were published in 1930 by the government of the Austrian Republic, while the Italian documents were only published after the Second World War. Members of the Russian diplomatic service who remained abroad after the revolution published selections from their embassy archives, and the Soviet government printed a quantity of archive material in the 1920s and 1930s”” (introduzione) (pag 3-4)”,”QMIP-164″ “JOLL James”,”Le origini della prima guerra mondiale.”,”(pag 7-8) (fare con scheda Laur) “”Il nocciolo essenziale dell’Alleanza germano-austriaca era infatti costituito da un accordo in base al quale, se uno dei due contraenti fosse stato attaccato dalla Russia, l’altro l’avrebbe sostenuto “”con tutta la forza del suo impero””. All’epoca di Bismarck…. finire.. (pag 57-58) Un passo profetico di Engels sull’imminente guerra europea e la crisi mondiale. “”Dopo la morte di Marx, Engels elaborò nuove teorie sulla natura della guerra moderna e sui problemi che si ponevano ai socialisti. Rendendosi perfettamente conto che le guerre future sarebbero state più distruttive e catastrofiche di tutte quelle passate, nel 1887 scrisse un passo profetico assai noto: “”Dagli otto ai dieci milioni di soldati si annienteranno a vicenda e, così facendo, divoreranno l’Europa lasciandola più nuda di una nuvola di locuste. Le devastazioni della guerra dei Trent’anni ristrette nello spazio di tre o quattro anni ed estese all’intero Continente; la carestia, la malattia, l’indigenza abbrutiscono l’esercito e le masse popolari; il caos irreversibile delle nostre artificiose strutture commerciali, industriali e del credito, che termina nella bancarotta universale; il crollo dei vecchi Stati e della loro sovranità tradizionale, per cui dozzine di corone rotoleranno nella polvere senza che nessuno tenti di raccoglierle; è assolutamente impossibile prevedere quale potrà essere lo sbocco di tutto ciò e chi uscirà vincitore dalla lotta. Un solo risultato è assolutamente certo: il collasso universale e l’avvento di condizioni propizie al trionfo definitivo della classe lavoratrice (23)”” (pag 252) [James Joll, Le origini della prima guerra mondiale, 1985] [(23)) F. Engels, Introduzione a S. Borkheim, ‘Zur Erinnerung für die deutschen Mordspatrioten 1806-12’ (1887), citato in Karl Kautsky, ‘Sozialisten und Krieg’, Prag 1937, pp. 250-51] (p. 283)”,”QMIP-165″ “JOLL James”,”Cento anni d’Europa, 1870-1970.”,”James Joll noto storico inglese, ha insegnato nelle Università di Oxford, Harvard, Tokyo, Princeton, Londra. Vigilia della 2^ guerra mondiale. Ascesa dell’hitlerismo. Francia sulla difensiva e a rimorchio dell’Inghilterra, (pag 471-72) “”Così, come abbiamo visto, l’annunzio dell’esistenza di una aviazione militare tedesca nel marzo 1935, l’introduzione del servizio militare obbligatorio e la rioccupazione della zona smilitarizzata della Renania nel marzo 1936, suscitarono bensì allarmi, ma nessuna azione concreta da parte francese e britannica, e in ognuno dei casi Londra cominciò a considerare seriamente le proposte alternative presentate da Hitler. Dopo il marzo 1936, i francesi si rassegnarono, in larga misura, a seguire la scia della politica britannica. La crisi aveva mostrato che non esistevano piani strategici di azione contro la Germania se non quello di presidiare le fortificazioni e attendere che l’esercito tedesco si esaurisse, come si sperava, in attacchi alla linea Maginot. Era una politica che richiedeva la mobilitazione dei riservisti, né esistevano proposte di azione preventiva più ristretta ed immediata da parte delle forze disponibili. Qualunque governo proponesse la mobilitazione quando il suolo francese non era direttamente attaccato rischiava l’impopolarità e, nel marzo 1936, un governo debole e guardingo, alla vigilia delle elezioni generali di aprile, non prese alcuna iniziativa. Passata la crisi, i francesi si trovarono in una posizione, anche dal punto di vista dei loro presupposti strategici, più che mai svantaggiosa. Una delle conseguenze della decadenza dei trattati di Locarno, infatti, fu che il Belgio si ritirò dalla sua associazione con la Francia riprendendo una politica di stretta neutralità, per cui divenne impossibile ogni coordinamento dei piani di difesa anglo-belgi mentre la frontiera fra i due paesi restava sguarnita al punto che, nel 1940, la prevista estensione della linea Maginot per chiudere la falla era ancora incompiuta. Un piccolo gruppo di critici nelle file dell’esercito francese, in particolare il colonnello Charles De Gaulle, osservava che il successo di una strategia difensiva dipendeva dalla disponibilità di riserve mobili per fronteggiare ogni possibile sfondamento nemico e prendere l’offensiva al momento opportuno. Ma invano De Gaulle insistette che si aumentasse il numero delle divisioni corazzate e si creasse un esercito professionale veramente meccanizzato come stava divenendo quello tedesco. Nello stesso tempo, malgrado gli sforzi compiuti specialmente nell’ultimo anno prima della guerra per aumentare la produzione di aerei militari, questa non fu mai rapida come il governo sperava”” (pag 471-472)”,”EURQ-001-FF” “JOLLY Richard DE-KADT Emanuel SINGER Hans WILSON Fiona”,”Third World Employment. Problems and Strategy. Selected Readings.”,”Saggi di D. TURNHAM P.P. STREETEN J. WEEKS K. HART Gunnar MYRDAL Michael P. TODARO Walter ELKAN V.M. DANDEKAR N. RATH P.C.W. GUTKIND Gustav RANIS Dharam P. GHAI P.H. COOMBS Mark BLAUG Bent HANSEN C. GEERTZ B.H. POLLITT W. BAER M.E. HERVE’ A.S. BHALLA C.R. FRANK K. MARSDEN C. HOU W.P. STRASSMANN F. STEWART C. HSIEH D. SEERS H. SINGER. “”In Giappone, che ha avuto il più rapido sviluppo economico sostenuto rispetto ad ogni altro paese in questo secolo, le piccole e medie imprese (sotto i 300 occupati) hanno preso la testa in molte industrie e nel 1954 impiegavano il 59% del totale della forza-lavoro industriale. In Giappone la piccola industria produce il 100% dei giocattoli, l’ 87% degli attrezzi domestici, l’ 81% delle scarpe di pelle, il 78% dell’ inchiostro per stampa, il 71% degli utensili agricoli e il 70% del cotone tessile, per esempio. Molte delle loro tecnologie sarebbero classificate come obsolete negli Stati Uniti.”” (pag 328, K. Marsden)”,”PVSx-030″ “JOMINI Antoine-Henri, editions agrégée”,”Précis de l’art de la guerre.”,”JOMINI Antoine-Henri, fu ufficiale al servizio della Svizzera, Francia e Russia. L’opera è stato pubblicata nel 1838. pag 124 assedio di Genova”,”QMIx-182″ “JOMINI Antoine Henri”,”Précis de l’art de la guerre.”,”JOMINI Antoine Henri (Payerne [Svizzera] 6/3/1779 – Passy [Francia] 22/3/1869). Banchiere, militare e storico svizzero di origine italiana. Al servizio della Francia e poi della Russia; membro dello Stato maggiore di NEY Michel (generale, Maresciallo di Napoleone) e di BONAPARTE Napoleone. Incontra NEY M. futuro maresciallo di NAPOLEONE, in Svizzera per reclutare reggimenti. Ne diviene aiutante di campo e NEY lo aiutò a pubblicare i primi volumi del suo trattato sulle campagne militari di FEDERICO II. Durante la battaglia di Austerlitz, JOMINI ne invia una copia a Napoleone che resta impressionato dei paragoni tra le strategie di FEDERICO II e le sue. Nel 1806 è convocato da Napoleone a Magonza ed è nominato capo di stato maggiore di NEY in Prussia. Dopo l’impegnativa campagna di Spagna è posto agli ordini del maggior generale BERTHIER, in continuo contrasto con JOMINI sul suo avanzamento al grado di generale. Rassegna le proprie dimissioni dall’Esercito francese nel 1810 dopo essersi rivolto allo zar ALESSANDRO I che gli offrì il grado di maggior generale. Napoleone respinse le dimissioni. Durante la campagna di Russia fu governatore. Tuttavia non ottenne il bastone di maresciallo a cui aspirava. La mancata promozione e gli indugi di Napoleone nel confidargli i movimenti delle truppe, lo spinsero a passare, nel 1813, al servizio dello zar, di cui divenne consigliere militare. Sarà precettore di Alessandro II e contribuirà alla creazione della scuola di guerra russa. Nella guerra di Crimea è consigliere militare dello zar. Nel 1855 si ritira a Passy, nei pressi di Parigi, dove risiederà sino alla morte. Con CLAUSEWITZ Car von, suo contemporaneo, fu uno dei più grandi strateghi d’Europa. Due Appendici alla Sintesi dell’Arte della guerra sono rivolti a sua Altezza Imperiale e trattano di strategia. Seconda Appendice addestramento delle truppe al combattimento. Le sei Tavole analitiche ripiegate e poste in una tasca in fondo al libro sono mappe, composizioni di truppe e schemi di formazioni in particolari zone di guerra. <<(É necessaria) la conoscenza quanto più perfetta possibile di tutti gli elementi di potere e di tutti i mezzi di guerra del nemico che siamo chiamati a combattere; la seconda consiste nella descrizione topografica e strategica del teatro di guerra, con tutti gli ostacoli che l’arte e la natura possono offrire all’impresa: l’esame dei punti decisivi permanenti, rappresentati da un confine o anche dall’intera estensione di un paese. Non solo i ministeri ma anche il capo dell’esercito e lo stato maggiore devono essere iniziati a questa conoscenza, altrimenti si troveranno nei loro pianii crudeli errori di calcolo, come accade così spesso, anche oggi, nonostante gli immensi progressi compiuti dalle nazioni civili, in tutte le scienze statistiche, politiche, geografiche e topografiche. Citerò due esempi a cui ho assistito: nel 1796, l’esercito di Moreau, penetrando nella Foresta Nera, si aspettava di trovare montagne, gole e foreste terribili di cui l’antica Hercynia rievocò il ricordo con circostanze spaventose; rimanemmo molto sorpresi dopo aver risalito le rive di questo vasto altopiano che sfocia nel Reno, per vedere che solo questi pendii e le loro propaggini formano montagne e che il paese, dalle sorgenti del Danubio fino a Donauwörth, presenta pianure ricche e fertili. Il secondo esempio è più recente, risale al 1813; l’intero esercito di Napoleone, e lo stesso grande capitano, consideravano l’interno della Boemia come un paese fortemente tagliato da montagne, mentre non se ne trova quasi uno più piatto in Europa (…) Tutto il personale militare europeo aveva più o meno le stesse opinioni errate sui Balcani e sulla reale forza degli ottomani in patria. (…) Torniamo alla necessità di conoscere bene la geografia e le statistiche militari di un impero. (…)>> (pag 51, 52. Traduz. d. r.).”,”QMIx-218-FSL” “JONAS Friedrich”,”Storia della sociologia. Dall’ illuminismo all’ età contemporanea.”,”””Durkheim ha tentato di dimostrare, con argomenti diversi, l’autonomia di questa sfera del sociale nei confronti dell’individuale. In primo luogo, osserva Durkheim, lo stato di coscienza del singolo come individuo e dell’individuo come parte di un organismo collettivo sono diversi l’uno dall’altro, e su questo aspetto già Le Bon aveva esplicitamente richiamato l’attenzione. In secondo luogo, allo stesso modo si differenzia il comportamento del singolo come individuo, e il suo comportamento come membro di un determinato gruppo. In terzo luogo, le statistiche sulla società mostrano delle uniformità, mentre l’accadere individuale è caratterizzato proprio dalla sua individualità. Quarto, non si può far discendere ciò che è superiore da ciò che è inferiore, la vita di un organismo dalle molecole che lo compongono, la vita della società da quella degli individui.”” (pag 392)”,”TEOS-162″ “JONES Eric”,”Agricoltura e rivoluzione industriale.”,”Modelli di sviluppo industriale e loro background agricolo, sviluppo agricoltura in UK ed Europa 1650-1750, progressi in agricoltura limitazione danni di natura climatica, origini agricole dell’ industria, un caso di deindustrializzazione: l’ Inghilterra meridionale, 1650-1850, ambiente agricoltura e industrializzazione in EU. JONES (1936) nato in Inghilterra, ha studiato all’Andover Grammar School e alle Univ di Nottingham e Oxford. E’ stato un ricercatore al Nuffield College di Oxford e docente di economia alla Northwestern Univ negli USA. Attualmente insegna economia a La Trobe Univ a Melbourne (AUS). In italiano è stato pubblicato il volume da lui curato assieme a J.S. WOOLF, ‘Agricoltura e sviluppo economico’, TORINO. 1973″,”UKIE-006″ “JONES Maldwyn A.”,”Storia degli Stati Uniti. Dalle prime colonie inglesi ai giorni nostri.”,”Docente di storia americana all’Univ di Londra, M.A. JONES ha scritto questa storia per la collana ‘The Short Oxford History fo the Modern World’ diretta da John M. ROBERTS, i cui testi si prefiggono di riflettere i più profondi e importanti mutamenti della critica storica moderna.”,”USAG-020″ “JONES Jacqueline”,”A Social History of the Laboring Classes. From Colonial Times to the Present.”,”JONES Jacqueline è Truman Professor of American Civilization alla Brandeis University. E’ autrice pure di ‘American Work’ (1998), ‘The Dispossessed’ (1993) e ‘Labor of Love, Labor of Sorrow (1986). Nel 1986 ha vinto il premio Bancroft Prize in American History. Classe operaia cinese. “”La storia dei lavoratori cinesi in California è la storia di uomini impegnati in successivi settori dell’ economia. Attirati dalla “”Gold Mountain”” (il modo modo di indicare gli Stati Uniti) dall’ apertura delle miniere d’ oro della California, i primi immigrati lavorarono duramente come cercatori indipendenti durante la Corsa all’ Oro del 1849 e negli anni 1850. Ma, l’ ostilità dei rivali bianchi nativi – manifestata attraverso la violenza e una legge fiscale discriminatoria – spinse gli uomini cinesi a lavorare per la ferrovia transcontinentale. Nel 1865 i padroni li utilizzarono profittevolmente come ‘strikebreakers’ (crumiri), ed essi rimpiazzarono i bianchi che protestavano per il duro orario, le paghe basse, le condizioni pericolose di lavoro che dominavano su una linea che attraversava centinaia di miglia tra montagne, deserti e fiumi.”” (pag 137) Movimento anti-cinese. “”Intorno alla metà degli anni 1870, il sentimento anti-cinese raggiunse in California le proporzioni di un grande movimento politico, e la retorica che emanava da quel movimento, fu molto simile alla campagna contro i neri nell’ Est durante il periodo d’ anteguerra e oltre.”” (pag 138)”,”MUSx-159″ “JONES Ernest, a cura di John SAVILLE”,”Ernest Jones. Chartist. Selections from the Writings and Speeches of Ernest Jones with Introduction and Notes by John Saville.”,”La nazionalizzazione della terra. (Editoriale del ‘People’s Paper del 5 giugno 1852) “”Dio ha posto l’ uomo sulla terra per vivere – i mezzi di vita e lavoro e la terra – queste due cose soo così indissolubilmente legate, e “”ciò che Dio ha unito, l’ uomo non può sciogliere””. Eppure cosa dobbiamo ancora vedere in Gran Bretagna? Trentamila “”landlord”” si interpongono tra la terra e sette milioni di uomini. Trenta mila moumenti di blasfemia dichiarano la legge di dio una menzogna, e la prosperità dell’ uomo, un crimine””. (pag 154, E. Jones)”,”MUKC-021″ “JONES Stephen F.”,”Socialism in Georgian Colors. The European Road to Social Democracy 1883-1917.”,”Stephen F. Jones is Professor of Russian and Eurasian Studies, Mount Holyoke College. Preface, Maps, conclusion, abbreviations, notes, selected Bibliography, index”,”RIRx-018-FL” “JONES Colin”,”The Great Nation. France from Louis XV to Napoleon.”,”Acknowledgements, introduction, maps, conclusion, notes, further reading, index.”,”FRAA-002-FL” “JONES Maldwyn A.”,”Storia degli Stati Uniti. Dalle prime colonie inglesi ai giorni nostri.”,”Docente di storia americana all’Univ di Londra, M.A. JONES ha scritto questa storia per la collana ‘The Short Oxford History fo the Modern World’ diretta da John M. ROBERTS, i cui testi si prefiggono di riflettere i più profondi e importanti mutamenti della critica storica moderna. La ricostruzione e i postumi dello scontro Nord Sud. Le controverse elezioni del 1876. Il democratico Tilden dello stato di New York aveva ottenuto più voti del suo rivale, il repubblicano Hayes, ma a causa del complesso sistema elettorale americano, nessuno dei due candidati poteva contare su una chiara maggioranza nel collegio elettorale: Tilden contava 184 voti, una maggioranza non sufficiente a garantirgli l’elezione e Hayes 166, ma erano controversi i 19 voti spettanti ai tre stati sudisti ancora retti da ‘carpetbaggers’. Dopo mesi turbolenti si giunse a un compromesso nel 1877 (pag 231-232)”,”USAG-004-FV” “JONES Mark a cura, scritti di Karl MARX V.I. LENIN Nadezhda KRUPSKAYA Empress ALEXANDRA Prime Minister RAZIANKO Tsar NICOLAS Leon TROTSKY M. Philips PRICE Volia NARODA P. MALYANTOVICH Albert Rhys WILLIAMS Nikolai PODVOISKY Lusik LISINOVA Clara ZETKIN Larisa REISNER Alexandra KOLLONTAI BUKHARIN PREOBRAZHENSKY”,”Storming the Heavens. Voices of October.”,”Foreword and Introduction by Mark JONES, Notes, Sources and Bibliography, foto,”,”RIRB-033-FL” “JONES Gwyn”,”I Vichinghi. Avventura di una civiltà.”,” Gwyn Jones è professore d lingua e letteratura inglese all’Università di Cardiff. Attacco vichingo alla Francia ‘L’anno seguente (842) fu spettatore di un’operazione combinata contro la Francia e l’Inghilterra. «In quest’anno vi furono grandi stragi a Londra, a Quentowic ed a Rochester». Quentowic, posta sullo Stretto di Dover, rivaleggiava con Dorestad come città mercantile e, come Dorestad, aveva una zecca. I suoi rapporti commerciali con l’Inghilterra era stretti e proficui e l’idea di inviare una stessa flotta a far la spola fra i due paesi fu un colpo ardimentoso ed astuto della politica vichinga. Indi (842) i Norvegesi fecero un’apparizione, ben documentata, nelle acque francesi, che non sarebbe stata dimenticata tanto presto. Sessantasette navi di Vestfaldingi, uomini del Vestfold, la storica regione di Borre, Oseberg, Gokstad e Skiringssal, ma che, probabilmente, venivano dall’Irlanda, comparvero al largo della Loira senza che si potesse dare l’allarme. Passati da molto tempo gli orrori di questa incursione, essa può essere considerata come un classico esempio della tattica vichinga e delle condizioni che ne assicuravano il successo. L’Aquitania faceva parte del regno occidentale di Carlo il Calvo, ma il ribelle conte Lamberto nutriva l’ambizione di assicurarsi il possesso di Nantes. Si dice che i Vichinghi fossero venuti dietro suo invito e che piloti francesi permettessero loro di superare i banchi di sabbia, le secche ed i malcerti corsi d’acqua che d’estate, erano considerati una protezione assoluta contro gli attacchi navali. Era il 24 giugno, giorno di S. Giovanni, e la città rigurgitava di devoti, o gaudenti, che celebravano la festa del Battista. L’attacco dei Norvegesi fu brutale oltre ogni dire. Uccisero nelle strade, uccisero nelle case, uccisero il vescovo e il capitolo nella chiesa. Fecero tutto quel che vollero fino al calar della notte e le navi, che scendevano il fiume a forza di remi, erano piene di bottino e di prigionieri. Era forse più di quanto avesse patteggiato il conte, che, tuttavia, acquistò Nantes. I Vestfaldingi si ritirarono a Noirmoutier, ora abbandonata dai monaci, e, contrariamente al costume vichingo, vi si acquartierarono per svernare. «Quasi volessero rimanervi per sempre», dice tristemente l’annalista. L’isola si raccomandava per molte ragioni. In primo luogo ‘era’ un’isola e per ciò stesso inattaccabile. Dava asilo agli uomini e riparo alle navi e qui i Vichinghi avrebbero potuto medicare i feriti e riscattare i prigionieri. Inoltre Noirmoutier era un centro del commercio del sale per l’intera Europa occidentale ed a Noirmoutier giungevano mercanti in cerca del buon vino della Loira. E quindi gli uomini del nord confluirono quivi, come vespe sul miele. Questa è la prima volta in cui udiamo che una forza vichinga si avvale di una base invernale. Fino ad ora i comandanti delle spedizioni facevano uscire in mare gli uomini in primavera, per ricondurli in patria in autunno. L’impegno del Vichingo era stagionale: l’inverno non era troppo propizio alla guerra ed ai viaggi, per terra come per mare. E così un uomo se ne tornava, coi suoi guadagni, a casa, dai genitori, dalla sposa e dai figli e, se era bondi o figlio di bondi, riparava il tetto, raschiava la schiena al maiale, intagliava una spada giocattolo, metteva al mondo un nuovo bambino ed attendeva la prossima chiamata in servizio. Invece, rimanere lontano da casa per l’inverno, come ora in Francia e, nell’850, in Inghilterra, conferiva nuova importanza al mestiere del pirata vichingo”” (pag 221-222)”,”EURN-011″ “JONES Richard Foster”,”Antichi e moderni. La nascita del movimento scientifico nell’Inghilterra del XVII secolo.”,”Richard Foster Jones nato nel 1886 è stato professore emerito di inglese alla Stanford University. Ha pubblicato con altri autori ‘The Seventeenth Century’ (Stanford, 1951).”,”SCIx-145-FF” “JONES Virgil Carrington”,”Ranger Mosby.”,”Bestseller alla sua prima apparizione nel 1944 questa biografia del brillante combattente della guerra civile americana mostra l’uso della tattica della guerriglia negli anni 1864-645. Il Colonnello Mosby e i suoi Rangers ribelli tormentarono le truppe unioniste nel Nord della Virginia penetrando oltre le linee del nemico che gli diede una caccia accannita. V.C. Jones (Pat) virginiano, frequentò la Washington e la Lee University e scrisse una storia della guerra civile sul mare in tre volume ‘Civil War at Sea’.”,”QMIx-110-FSL” “JONES A.H.M., a cura di P.A. BRUNT”,”L’economia romana. Studi di storia economica e amministrativa antica.”,”Raccolta di studi sul tardo impero scritti da uno dei massimi storici dell’antichità mort in Inghilterra nel 1970 e autore del monumentale ‘The Later Roman Empire’ (Oxford, 1964). Fondo T. Parlanti”,”STAx-027-FSD” “JONNES Jill”,”Empires of Light. Edison, Tesla, Westinghouse, and the Race to Electrify the World.”,”L’autrice, Jill Jones, è una storica con un Ph.D. della J. Hopkins University. (da Fondo Cas proveniente da Palumberi) Thomas Edison (wikip) Fu il primo imprenditore che seppe applicare i principi della produzione di massa al processo dell’invenzione. Era considerato uno dei più prolifici progettisti del suo tempo, avendo ottenuto il record di 1.093 brevetti registrati a suo nome, in tutto il mondo, inclusi Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania. Diede origine alla Motion Picture Patents Company (più nota come Edison Trust), compagnia formata dall’unione delle nove maggiori case di produzione cinematografiche dell’epoca. La rivista statunitense Life, in un’edizione speciale doppia, mise Edison al primo posto tra le “”100 persone più importanti negli ultimi 1000 anni””, evidenziando che la sua lampada a incandescenza “”illumina il mondo””. Sebbene Heinrich Göbel l’avesse preceduto, con meno successo, con una sua versione della lampada a incandescenza, fu Edison che rese possibile l’era moderna commercializzando e diffondendo la sua invenzione.”,”ECOG-044″ “JORION Paul”,”Vers la crise du capitalisme américain?”,”Paul JORION antropologo specialista di intelligenza artificiale, autore di ‘Principes de systèmes intelligents’, 1977.”,”USAE-074″ “JOSEPH Franz M. a cura, contributi di ARON Raymond BROGAN Denis W. CASTRENCE Pura Santillan EAYRS James FREYMOND Jacques JONES-QUARTEY K.A.B. LABARCA H. Amanda MAÑACH Jorge SARC Ömer Celâl VILFAN Marija BARZINI Luigi BROUGHTON Morris VILLEGAS Daniel Cosio EISENSTADT S:N. GORWALA A. D. KHALAFALLAH Mohammad LUBIS Mochtar MARIAS Julian SHAFAQ S.R. VON-ZAHN Peter”,”As Others See Us. The United States through Foreign Eyes.”,”Franz M. Joseph è un avvocato di caratura internazionale e chairman dell’American European Foundation. ‘Come gli altri vedono l’America. Gli Stati Uniti attraverso gli occhi degli stranieri’ Firma autografa dell’autore”,”USAP-034″ “JOSEPHSON Olle HEDSTRÖM Marie”,”””Akta er för socialdemokraterna””. Den tidiga arbetarrörelsens agitationsbroschyrer.”,”Marie HEDSTRÖM è bibliotecaria alla ARAB di Stoccolma. Olle JOSEPHSON è docente di lingua nordica all’ Università di Stoccolma. Nel volume vengono presentati 178 opuscoli di agitazione usciti nel periodo compreso tra il 1881 al 1909.”,”MEOx-058″ “JOSEPHSON Matthew”,”The Robber Barons. The Great American Capitalists, 1861-1901.”,”Robber Baron, nobile che derubava le persone che transitavano nel suo feudo; fig. capitalista senza scrupoli”,”USAE-081″ “JOSSA Bruno a cura; saggi di Charles H.C. KAO con Kurt R. ANSCHEL e Carl E. EICHER Howard S. ELLIS Paul M. SWEEZY Nicholas KALDOR W. Arthur LEWIS Gustav RANIS e John C.H. FEI Maurice DOBB Bruce F. JOHNSTON e John W. MELLOR Dudley SEERS Heinz W. ARNDT Paul N. ROSENSTEIN-RODAN Paul STREETEN Amartya K. SEN Hollis B. CHENERY Hans W. SINGER Hla MYINT Andre GUNDER FRANK Rodolfo STAVENHAGEN”,”Economia del sottosviluppo.”,”Fondo Palumberi Saggi di Charles H.C. KAO con Kurt R. ANSCHEL e Carl E. EICHER Howard S. ELLIS Paul M. SWEEZY Nicholas KALDOR W. Arthur LEWIS Gustav RANIS e John C.H. FEI Maurice DOBB Bruce F. JOHNSTON e John W. MELLOR Dudley SEERS Heinz W. ARNDT Paul N. ROSENSTEIN-RODAN Paul STREETEN Amartya K. SEN Hollis B. CHENERY Hans W. SINGER Hla MYINT Andre GUNDER FRANK Rodolfo STAVENHAGEN”,”PVSx-041″ “JOSSA Bruno”,”La teoria economica delle cooperative di produzione e la possibile fine del capitalismo. Volume I.”,”Cooperative e crisi secondo Keynes. “”Nella stesura del 1933 di quella che sarà, poi, la ‘Teoria Generale’, Keynes usò la distinzione tra una “”economia cooperativa”” ed una “”economia imprenditoriale”” per argomentare che nell’economia cooperativa la domanda globale non può fluttuare e vale la legge di Say; il che porta a dire che la disoccupazione involontaria debba esser considerata una caratteristica specifica di un’economia di mercato basata sul lavoro salariato. Per Keynes l’economia cooperativa, come si è detto, è caratterizzata dal fatto che “”i fattori della produzione sono remunerati dividendo in proporzioni concordate il prodotto effettivo della loro attività cooperativa””; e quando ciò avviene, a suo giudizio, vale “”il secondo postulato della teoria classica”” e non vi può essere ostacolo ad occupare nuovi lavoratori fino a quando la produttività marginale del lavoro è maggiore della disutilità marginale di esso. La considerazione che in un’economia cooperativa valga la legge degli sbocchi indusse, poi, Keynes a dire che «la distinzione tra un’economia cooperativa e un’economia imprenditoriale (o capitalistica) si collega in qualche modo ad una pregnante osservazione fatta da Karl Marx», l’osservazione secondo la quale «la natura della produzione del mondo attuale non è, come gli economisti sembrano spesso supporre, un caso di C-M-C’, cioè di scambio di merci (o sforzo produttivo), C, con moneta, M, allo scopo di ottenere un’altra merce (o sforzo)» bensì un caso di M-C-M’, cioè di scambio di moneta con merci, per ottenere più moneta (1933, p. 81); laddove l’economia cooperativa è appunto un caso di C-M-C’. Così, anche per questa via, Keynes fu portato a credere che le crisi di sovrapproduzione sono impossibili nelle società ove la natura della produzione è un caso di C-M-C’, come l’economia di baratto o l’economia cooperativa, e sono tipiche, invece, dell’economia capitalistica. Il sistema economico che Keynes chiamava “”economia cooperativa”” veniva da lui assimilato anche alla “”economia naturale””, ma, anche se i passi di Keynes al riguardo sono piuttosto brevi e di non facile interpretazione, sembra che ciò che egli intendeva per economia cooperativa non sia molto diverso da ciò che ancor oggi si intende per un sistema di cooperative di produzione o imprese autogestite”” (pag 237) [Bruno Jossa, La teoria economica delle cooperative di produzione e la possibile fine del capitalismo. Volume I, Torino, 2005]”,”ECOT-294″ “JOSSA Bruno”,”Un socialismo possibile. Una nuova visione del marxismo.”,”Bruno Jossa ha insegnato nella principali università italiane ed è professore emerito di Economia politica. Fra le sue numerose pubblicazioni: ‘Un’impresa democratica’ (Carocci, 2008) Contiene il capitolo: – III. Lenin e le cooperative (pag 93-116) – VIII. E’ possibile una rivoluzione pacifica e graduale? (paragrafo ‘Marx e Engels sulla rivoluzione pacifica e graduale (pag 200-204) Lenin e le cooperative. “”Si legge nella ‘Vita di Lenin’ di Fischer (1964, vol. I, 957) che, a seguito dell’esperienza della NEP (che fu decisa a seguito della rivolta libertaria di Kronstadt e anche a causa di essa), il rivoluzionario russo lesse molti libri sulle cooperative, e, «dopo aver digerito una tale mole di informazioni», dettò in due volte un articolo intitolato ‘Sulla cooperazione’, che fu pubblicato sulla «Pravda» il 26 e 27 gennaio 1923; un articolo che fu «tanto innovatore da cogliere di sorpresa l’intero partito» (Boffa 1976, 240). Un giudizio di Lunacharskij è da ricordare a riguardo: «Lenin si sente creatore e padrone del campo del pensiero politico e molto spesso ha dato parole d’ordine completamente nuove che ci sbalordivano tutti, ci sembravano assurdità e davano poi ricchissimi risultati» (citato da Strada 1980, 117) (1). Quest’articolo, dopo l’avvento di Stalin, fu quasi del tutto dimenticato in Urss e altrove ed è ancor oggi assai poco noto (2); ma esso è il punto culminante della riflessione di Lenin, per Lukács (1924, 16) «l’unico teorico di livello pari a quello di Marx», ed appare di grande importanza perché in esso si legge che «siamo obbligati a riconoscere che tutte le nostre opinioni sul socialismo hanno subito un cambiamento radicale» e si afferma testualmente che «la cooperazione è il socialismo». È, perciò, fondamentale capire che ruolo abbia l’articolo del 1923 nell’evoluzione del pensiero del grande rivoluzionario e se sia vero che in esso Lenin cambiò del tutto il suo modo di pensare, tanto che possa dirsi che, dopo aver creduto a lungo che il socialismo fosse la pianificazione centralizzata, alla fine della sua vita cambiò radicalmente idea e identificò il socialismo con un sistema di imprese cooperative”” (pag 93-94) [(1) Interessante è anche il giudizio di Strada (1980, 125): «Lenin è piuttosto lo sperimentatore che opera non secondo uno schema rigido, bensì secondo un progetto modificabile»; (2) L’articolo, ad es., non è neppure menzionato nel libro di Lukács su ‘Lenin’ del 1924, nel libro su ‘Il leninismo’ di Meyer del 1957, el libro di Tonini del 1967 su ‘Cosa ha detto veramente Lenin’, nel libro ‘Lenin’ di Deutscher del 1970, nel libro di Pellicani su ‘Che cos’è il leninismo’ del 1978, nel libro di Cortesi del 1979 su ‘La rivoluzione leninista’ e non è incluso nella selezione di articoli di Lenin, ‘La costruzione del socialismo’ del 1972] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”TEOC-792″
“JOSSA Bruno”,”L’economia politica della rivoluzione democratica.”,”‘Engels ha vivacemente protestato contro le interpretazioni del suo pensiero che volevano farlo apparire come «un pacifico sostenitore della legalità…»’ ‘Per Marx, un modo di produzione, è un’unità tra le forze produttive e i rapporti di produzione. Questo è quanto ha ricordato Althusser per il quale con la sua scoperta del modo di produzione, Marx ha aperto “”il continente Storia”” alla conoscenza scientifica, e ha gettato le basi di una teoria che costituisce il fondamento di tutte le scienze umane, dalla sociologia alla psicologia e ad ogni altra scienza che si occupa della società e dell’uomo (Althusser, 1969 e 1995, p. 23) (4). Con questa sua scoperta, si deve dire, Marx ha negato valore al concetto di società, che è un concetto non scientifico, ideologico. Nella visione di Marx, ogni formazione sociale concreta dipende soprattutto dal modo di produzione dominante di cui fa parte; ma rilevanti sono anche i modi di produzioni non dominanti, di cui vi è una persistenza, il modo di produzione del passato, non ancora scomparso del tutto, e il modo di produzione del futuro, che sia già cominciato a nascere all’interno della vecchia società. Così, quando si dice che i rapporti di produzione non corrispondono più alle forze produttive esistenti, e si prevede da ciò l’avvento di un nuovo modo di produzione, si vuol dire che la formazione sociale esistente è in una fase di transizione, perché lo sviluppo delle forze produttive sta rendendo superato il modo di produzione esistente. Le forze produttive sono la base materiale dei modi di produzione ma esse non possono funzionare che sotto i loro rapporti di produzione; il che vuol dire che, sulla base delle forze produttive esistenti, sono i rapporti di produzione che hanno il il ruolo determinante (Althusser, 1969 e 1995, p. 26; cfr anche p. 28); una tesi questa, a giudizio di Althusser, che non sempre è stata riconosciuta dai marxisti (ibid.) Quanto detto ci consente di argomentare che la definizione corretta di rivoluzione, dal punto di vista della teoria economica e della teoria politica, è il cambiamento del modo di produzione (cfr. anche, ad es., , Kangrga, 1970, pp. 80-81). Eppure, diffusa è l’opinione secondo cui «noi non sappiamo più che cosa significhi una rivoluzione» (cfr. Holloway, 2002, p. 215) o che per rivoluzione si debba intendere un cambiamento violento della situazione esistente (5). Il concetto di rivoluzione come cambiamento del modo di produzione, si badi, è così centrale nel pensiero di Marx che bisogna dire che «il marxismo è la teoria della rivoluzione» (Lukács, 1922, p. 320) e che, quindi, a) il criterio di verifica del marxismo sta nella possibilità di realizzazione del socialismo (cfr. Panaccione, 1974, p. 4) e b) può essere considerato marxista solo colui che crede nella possibilità di realizzare il socialismo (un socialismo che sia in armonia con il pensiero di Marx) (6). Laddove chi non crede nella rivoluzione non può in nessun modo essere considerato marxista (7). Può una rivoluzione essere realizzata pacificamente? Marx ed Engels hanno chiarito in molte occasioni che una rivoluzione si può attuare democraticamente per via parlamentare. A riguardo conviene partire con il ricordare che per Marx ed Engels la proprietà delle imprese deve esser tolta ai capitalisti a poco a poco. In uno scritto del 1847 Engels ha scritto: «la rivoluzione proletaria, che con ogni probabilità sta per avverarsi, potrà trasformare la società attuale a poco a poco, e potrà abolire la proprietà privata solo quando sarà creata la massa dei mezzi di produzione a ciò necessaria» (Engels, 1847a, p. 370); cfr. anche Engels, 1847b, p. 101). E in un celebre passo del ‘Manifesto’, analogamente, la transizione al socialismo viene descritto come un processo lento, da realizzarsi attraverso i seguenti dieci provvedimenti (cfr. Marx ed Engels, 1848, pp. 312-313): – espropriazione della proprietà fondiaria; – introduzione di imposte fortemente progressive; abolizione del diritto di eredità; confisca della proprietà dei ribelli e degli emigrati; accentramento del credito nelle mani dello Stato; accentramento dei trasporti nelle mani dello Stato; – aumento delle fabbriche nazionali e dissodamento e miglioramento dei terreni; obbligo di lavoro per tutti; eliminazione dell’antagonismo tra città e campagna; educazione pubblica e gratuita per tutti. (…) Nei ‘Principi del comunismo’ Engels chiarisce che, una volta andati al potere, i lavoratori instaureranno una costituzione democratiche e che la democrazia sarebbe del tutto inutile al proletariato se non venisse subito usata quale mezzo per ottenere misure ad esso vantaggiose (Engels, 1847a, pp. 370-71); ma la conclusione di Engels sul passaggio democratico al socialismo è la seguente (1891b, p.174): «Si può immaginare che la vecchia società possa svilupparsi nella nuova per via pacifica, in paesi nei quali la rappresentanza popolare ha concentrato in sé tutto il potere, dove la Costituzione consente di fare ciò che si vuole quando si abbia dietro la maggioranza del popolo, in repubbliche democratiche come la Francia e l’America, in monarchie come l’Inghilterra» (6). Anche Marx si è espresso più volte in favore di una transizione pacifica al comunismo. Nel ‘Manifesto’ la conquista del suffragio universale viene vista come uno dei principali compiti del proletariato; e vi è chi argomenta che già in quell’opera «la vittoria del proletariato è fatta coincidere con la vittoria nella battaglia per la democrazia» (Avineri, 1968, p. 266). Engels nell’opera del 1891 già citata fa riferimento all’affermazione del ‘Manifesto’ secondo la quale il primo passo nella rivoluzione operaia è «l’elevarsi del proletariato a classe dominante, la conquista della democrazia» (Marx ed Engels, 1848, p. 312), un’affermazione questa che, nella visione di Marx ed Engels, viene a dire che il suffragio universale, quando fa sì che il proletariato diventi classe dominante, porta inevitabilmente al socialismo. In ‘Le lotte di classe in Francia’ (Marx, 1848-50, p. 81) si legge: «l’ironia della sorte capovolge ogni cosa. Noi, i “”rivoluzionari”” i “”sovversivi”” prosperiamo molto meglio con i mezzi legali che con i mezzi illegali, la sommossa». Nel ‘Capitale’, poi, Marx dà gran peso alla legislazione sulle fabbriche e al ruolo in genere delle assemblee elette a suffragio universale e argomento per qualche centinaia di pagine che in parlamento, in varie occasioni, gli interessi operai avevano avuto la meglio sugli interessi dei padroni (cfr. Sidoti, 1987), p. 280). In uno scritto del 1872, poi, Marx così si esprime: «L’operaio un giorno dovrà prendere il potere politico per fondare la nuova organizzazione del lavoro (…) noi non abbiamo affatto preteso che per arrivare a questo scopo i mezzi fossero dappertutto identici. Sappiamo quale importanza abbiano le istituzioni, i costumi e le tradizioni dei vari paesi e non neghiamo che esistano dei paesi come l’Inghilterra, l’America e, se conoscono bene le vostre istituzioni, anche l’Olanda, in cui i lavoratori possono raggiungere il loro scopo con mezzi pacifici (cfr. Marx, 1972, p. 255). Delle citazioni di Marx ed Engels a riguardo la più rilevante ci sembra tuttavia, la seguente. Nel 1848 – scrive Engels nell’«Introduzione» alla prima ristampa delle ‘Lotte di classe in Francia’ – egli e Marx avevano presente l’esperienza delle rivoluzioni precedenti, soprattutto quelle della Francia del 1789 e del 1830, e da quell’esperienza furono influenzati. Ma la storia successiva, egli aggiunge, ha mostrato che la concezione di allora era sbagliata, perché le condizioni in cui il proletariato deve lottare sono radicalmente cambiate (9)”” (pag 289-293)’ [Bruno Jossa, ‘L’economia politica della rivoluzione democratica’, ‘Politica economica’, rivista di studi e ricerche per la politica economica, Il Mulino, Bologna, n. 3, dicembre 2006] [(4) A giudizio di Aron, invece, i concetti di rapporti di produzione, classi sociali, contraddizioni e simili sono «equivoci» (cfr. Aron, 1969, p. 48); (5) «Il contrasto fra riforma e rivoluzione – scrive Kautsky (1902, p. 168) – non consiste nell’uso della forza in un caso e non nell’altro», anche se talora egli sembra dire l’opposto (cfr. Kautsky, 1892, pp. 65-70). L’essenza della rivoluzione, per Kautsky, «sta nella conquista del potere politico da parte di una nuova classe» (Kautsky, 1902, p. 169) (…); (6) Korsch ha scritto che possiamo caratterizzare tutte le deformazioni che il marxismo ha subito nel periodo della II Internazionale «con un’unica frase che sintetizza tutti gli aspetti della questione: la teoria globale unitaria della rivoluzione sociale è stata trasformata in una critica scientifica dell’ordinamento economico borghese e dello Stato borghese» (Korsch, 1923, p. 59); (7) In un noto lavoro di Holloway, che segue Lukàcs e Adorno, ha sostenuto che «il problema del concetto tradizionale di rivoluzione non è forse che esso mira troppo in alto, ma che esso mira troppo in basso (…) (Holloway, 2002, p. 20); (8) Engels, comunque, ha vivacemente protestato contro le interpretazioni del suo pensiero che volevano farlo apparire come «un pacifico sostenitore della legalità ‘quand même’ (cfr. la lettera a Kautsky del 1° aprile 1895); (9) Anche Kautsky ha scritto che uno dei più gravi errori dei marxisti è quello di immaginare che la rivoluzione proletaria debba seguire l’esempio delle vecchie rivoluzioni, di quella borghese in particolare (cfr. Kautsky, 1907, p. 2)]”,”MAES-014-FGB”
“JOSSERAN Tancrède”,”La nouvelle puissance turque. L’adieu à Mustapha Kemal.”,”JOSSERAN Tancrède è specialista della Turchia e dirige l’Osservatorio del mondo turco e delle relazioni euro-turche della ‘Lettre “”Sentinel Analyses et Solutions’.”,”TURx-031″
“JOUBERT Jean-Paul”,”Revolutionnaires de la SFIO.”,”JOUBERT, storico e politologo, insegna all’ Institut d’Etudes Politiques de Grenoble.”,”FRAP-033″
“JOUBERT Jean-P. KOSTAL Karel BROUÉ Pierre BOURGEOIS Guillaume REVOL René LORIS Marc”,”Trotsky et les trotskystes devant la seconde guerre mondiale. Le défaitisme révolutionnaire (Joubert); Munich: l’envers tchécoslovaque du mythe (Kostal); Trotsky et les Trotskystes face la deuxième guerre mondiale (Broué); Drôle de guerre et tournant de l’I.C. en 1939 (Bourgeois); L’ancien «trotskyste» du groupe Manouchian (Revol) (ILT); Derrière l’affaire Manouchian, le dévoiment d’une génération (Revol); La «question nationale» pendant la guerre; La question nationale en Europe (1942) (Loris); La question nationale et l’Europe (1942) (CN du SWP); La question nationale durant la guerre impérialiste (1946) (CEI de la IVe Internationale).”,”””La formule du «défaitisme révolutionnaire» – une de celles qui ont fait s’entredéchirer les socialistes au dêbut de ce siècle dans les réunions obscures – est sans doute l’une des rares à avoir connu un étonnant destin. (…) Lorsqu’éclate la guerre russo-japonaise en 1904, Lénine se prononce immédiatement pour la victoire du Japon, incarnation à ses yeux du progrès capitaliste, sur la réaction tsariste (1). Le 14 janvier 1905, il se félicite de la chute de Port-Arthur: pour lui, l’Asie «progressiste» et «avancée» vient de porter un coup irréparable à la vieille Europe «réactionnaire» et «arriérée»; en battant l’autocratie tsariste, la bourgeoisie japonaise a réalisé un travail «revolutionnaire» dont le prolétariat international ne peut que se réjouir. Lénine n’est pas isolé. Non seulement la quasi-totalité des partis de l’Internationale, mais une importante fraction de la bourgeoisie russe pensent comme lui et ont souhaité une défaite tsariste dont ils ont pensé que pourraient sortir des changements révolutionnaires. C’est au fond d’ailleurs la reprise du «vieux point de vue» de Marx et Engels qui souhaitaient en leur temps la victoire des jeunes bourgeoisies engagées dans une lutte progressiste contre les classes précapitalistes et considéraient que le prolétariat, tout en s’organisant et combattant pour son propre compte, devait les considérer comme des alliés (2). On sait en outre que Marx et Enges considéraient la Russie comme «la plus grande réserve de la réaction», centre et forteresse de la contre-révolution en Europe. Il étaient donc avant tout « contre le tsarisme», pilier de la Sainte-Alliance de 1815, dans les bras de qui se jetteraient éventuellement, pour faire face au péril révolutionnaire, tous les gouvernement européens. En 1848, ils ne cessent de répèter la nécessité pour la démocratie de faire contre le tsarisme une «guerre révolutionnaire» pour «supprimer ce cauchemar»: l’autocratie russe abattue, les forces de la démocratie en Europe s’en trouveraient libérées et la révolution prolétarienne accélérée (3). Lénine ne semble donc pas innover en 1904 avec son «défaitisme révolutionnaire». Mais il n’en est pas de même quand il reprend la formule en 1914 à propos de la guerre mondiale. Certes, la caractérisation de cette guerre comme une guerre «impérialiste» plonge ses racines dans tout le patrimoine d’idées de la IIe Internationale et notamment ses décisions de Stuttgart et de Bâle. Mais les divergences apparaissent sur cette base commune, dès qu’il s’agit de l’Action. Le célèbre amendement présenté par Lénine, Rosa Luxemburg et Martov à Stuttgart, qui fait obligation aux socialistes d’utiliser la crise engendrée par la guerre pour «agiter les couches populaires» et «précipiter la chute de la domination capitaliste», exprime en realité l’opinion de la gauche internationaliste, plus que celle de l’organisation dans son ensemble (4). …. continua a lato (pag 6-8) [Jean-P. Joubert, ‘Le défaitisme révolutionnaire’]”,”TROS-358″
“JOUKOFF EUDIN Xenia NORTH Robert C.”,”Soviet Russia and the East, 1920-1927. A Documentary Survey.”,”JOUKOFF EUDIN X. “”The British note also referred to Moscow’s support of the Indian revolutionaries in Europe. Specifically, the note accused V.L. Kopp, the Soviet representative in Berlin, of aiding Virendranath Chattopadhyaya and other members of the Indian Revolutionary Society stationed in Berlin, and charged Soviet agents with “”trying to persuade a well-know Indian anarchist, Dr. Hafiz, who has been studying the manufacture bombs in Vienna, to proceed to Afghanistan to supervise a bomb depot on the borders of India in order to facilitate their importation into India. Dr. Hafiz has now, with the assistance of the Soviet Government, undertaken the task of manufacturing smokeless powder in Kabul, and has received from the Soviet Government the sum of 10.000 kronen for expenses connected with his wife and children”””” (pag 118)”,”RIRO-395″
“JOUKOVSKY Arkady”,”Histoire de l’Ukraine. Des origines à nos jours.”,”JOUKOVSKY Arkady è nato nel 122 a Tchernivtsi (Ucraina) e ha insegnato storia dell’Ucraina all’Institut National des Langues et Civilisations Orientales (INALCO) (1960-1987) e all’Università dell’Ucraina Libera di Monaco. “”Les débuts de la guerre germano-soviétique, déclenchée le 22 juin 1941, révèlent la faiblesse de l’URSS et le peu de soutien que lui accorde la population, notamment ukrainienne, qui souhaite, pour une grande partie, la défaite du système soviétique et l’effrontement de l’URSS. La preuve en est donnée par les désertions massives des soldats de l’Armée rouge et par les redditions en grand nombre”” (pag 119)”,”EURC-113″
“JOURDAIN Édouard”,”L’anarchisme.”,”JOURDAIN Édouard docteur en études politiques de l’EHESS ha scritto pure: ‘Proudhon, Dieu et la guerre’ (L’Harmattan, 2006) e ‘Proudhon, un socialisme libertaire’. Approfondimenti nei riquadri: Georges Palante, Malatesta, Polémiques autour du “”plate-formisme””, Buenaventura Durruti, Anarcho-syndicalisme et syndicalisme révolutionnaire, Les lois scélérates, Les débat Chomsky-Foucault”,”ANAx-375″
“JOURDAN Maxime”,”Le Cri du Peuple (22 février 1871 – 23 mai 1871).”,”JOURDAN Maxime nato nel 1979, è membro del Comitato di redazione de La Commune, rivista pubblicata dall’ associazione Amis de la Commune de Paris (1871). “”Parigi, effettivamente, si è risolta a farsi saltare, a seppellirsi sotto le sue rovine, piuttosto che arrendersi. Tuttavia, il nemico prosegue inesorabilmente la sua progressione. Il 18 maggio, Le Cri du Peuple, annuncia che “”les coupe-jarrets di Versailles sono a cinquecento metri dalle difese””. Pierre Denis sembra rassegnato. Il 20 maggio, firma un articolo elegiaco, dal lirismo molto vallésien. Facendo l’ elogio del CCGN, è l’ elogio funebre della Comune che pronuncia insidiosamente: “”Gli otto giorni di durata del suo regno – regno ben corto e al quale ha messo fino lei stessa – ci hanno fatto credere a un avvenire di grandezza nuova, di libertà e prosperità per il nostro paese; ci hanno consolato dei vent’anni di impero e dei sei mesi di dolori e tradimenti (…)””. Da parte sua Casimir Bouis non intende disarmare. Con l’energia della disperazione, proclama il 21 maggio: “”Parigi sarà Saragozza, Parigi sarà Mosca, se lo vuole… Ma la bandiera rossa del Popolo sventolerà fino alla fine sulla città del Popolo””. Il giorno stesso, nel primo pomeriggio, le truppe versagliesi entravano in Parigi. Lunedi 22 maggio, all’ alba, usciva l’ ultimo numero del Cri du Peuple.”” (pag 180-181)”,”MFRC-116″
“JOURNÈS Hugues”,”Une litterature revolutionnaire en Grande-Bretagne: la poesie Chartiste.”,”JOURNÈS Hugues (1924-) ex professore di inglese è responsabile di una associazione di aiuto ai lavoratori immigrati e ai rifugiati politici. E. Jones. (pag 149-150) “”Jones a d’abord, sans doute, connu Engels – par l’intermédiaire de Harney (1), qui avait rencontré Engels en automne 1843, et (comme d’autres Chartistes) lui avait fourni pas mal de matériaux pour son livre, ‘La situation des classes laborieuses en Angleterre’ (1845). Harney ne rencontra Marx pour la première fois qu’en novembre 1847, lorsque celui-ci vint à Londres porter une adresse de l’Association Démocratique Belge aux “”Fraternal Democrats”” dont Harney était le secrétaire pour la Grande-Bretagne. Marx était aussi venu pour assister à une conférence de la Ligue des Communistes d’où sortit le ‘Manifeste’. C’est également à ce moment-là que Jones a dû faire la connaissance de Marx, car ils parlent tous les deux à un meeting commémorant l’anniversaire de la Révolution Polonaise de 1830, au début de décembre. Jones retrouve Marx quelques semaines plus tard à Paris, quand il est chargé, avec Harney et Mc Grath, de présenter un message commun des Chartistes et des “”Fraternal Democrats”” au peuple de Paris. Marx à été récemment expulsé de Belgique. Quant au ‘Manifeste du Parti Communiste’, il est difficile d’imaginer que Jones, qui était en contact étroit avec les émigrés allemands et qui parlait parfaitement leur langue, n’ait pas été au courant de ses points essentiels, peut-être même de sa version originale allemande (janvier-février 1848). A ce titre, à l’exception possible de Harney, Jones aura été un cas unique parmi les leaders chartistes. Dès la fin de 1847, et jusqu’à son emprisonnement en juin 1848, on relève dans les discours et les écrits de Jones un net passage au socialisme: une étude plus approfondie des ressorts de la société, une insistance accrue sur le côté social des revendications, le devoir de s’organiser à tout prix. Aussitôt sorti de prison, il reprend contact avec Marx et Engels, comme le révèle la correspondance de ces derniers. Les diverses “”Lettres”” qu’il publie dans ‘Notes’ pour expliquer le programme chartiste rénové, approuvé par la Convention de mars-avril 1851, accordent une place encore plus marquée à la réflexion théorique et doctrinale, et à la nécessité d’une structure rigoureuse. Ce n’est pas pour rien qu’Engels écrit bientôt à Marx: “”Sans notre enseignement il n’aurait pas pris la bonne route””. Ce qui semble le plus les unir, c’est l’accent mis sur la lutte de classes”” [Hugues Journès, Une litterature revolutionnaire en Grande-Bretagne: la poesie Chartiste, 1991] (pag 149-150) [(1) “”Tous ces détails d’après l’introduction de J. Saville. Pour l’emplacement du “”Communist League Hall”” où se tint le deuxième Congrès de la Ligue des Communistes, voir ‘London Landmarks, a guide with maps to places where Marx, Engels & Lenin lived & worked’ (Publ. by the Communist Party), 1948″”] [Hugues Journès, Une litterature revolutionnaire en Grande-Bretagne: la poesie Chartiste, 1991] Le lotte di classe in Inghilterra al tempo del cartismo “”””L’histoire de toute société jusqu’à nos jours est l’histoire des luttes de classes”” dit le début du premier chapitre du ‘Manifeste’ (“”Bourgeois et Prolétaires””) dont la traduction par Helen Mc Farlane est publiée par le ‘Red Republicain’ en novembre 1850 (32). Dans le même numéro du ‘Red’, un article de Howard Morton – nom dans lequel A.R. Schoyen suggère de voir un pseudonyme de Helen Mc Farlane – recommande: “”N’espérez pas d’aide d’une autre classe que la vôtre. N’escomptez pas vous émanciper par d’autres efforts que le vôtres. Ne perdez pas votre temps à essayer de convertir au Chartisme des membres de la partie soi-disant “”respectable”” de la société””. Dans sa préface au ‘New World’, Jones pense, lui, comme le fait d’ailleurs le ‘Manifeste’, qu’il es possible que les couches les moins favorisées des classes moyennes viennent grossir les rangs du prolétariat, mais “”Le danger pour nous serait que nous nous unissions ‘avant l’heure’ – que nous nous unissions sur des bases qui avantageraient la classe moyenne seulement””. Particulièrement nette est la lettre ouverte que Jones adressera, en 1852, à Weydemeyer, officier d’artillerie prussien, membre de la Ligue des Communistes, émigré aux Etats-Unis en 1851, pour être insérée dans le ‘New-York Democrat’ auquel Weydemeyer collaborait, en réponse à un certain Carl Heinzen qui avait fait mention du nom et des positions de Jones: “”(…) M. Heinzen, semble-t-il, ignore complètement la lutte des classes qui se déroule en Angleterre (…) Comment quiconque avec la moindre connaissance des affaires anglaises peut ignorer la lutte des classe est, pour moi, chose surprenante (…). Le Dr: Marx, mon ami politique et personnel, doit pouvoir, d’après ses propres observations, vous confirmer ce fait”” (33)”” (pag 150) [Hugues Journès, Une litterature revolutionnaire en Grande-Bretagne: la poesie Chartiste, 1991] [“”(32) Publiée dans le ‘Red’ des 9, 16, 23 et 30 novembre 1850. “”Manifesto of the German Communist Party””. Pour ce pseudonyme, “”Howard Morton””, voir A.R. Schoyen, ‘The Chartist Challenge: a portrait of George Julian Harney (1958), p. 203-4; (33) “”An open letter from Ernest Jones to Weydemeyer, London, March E, 1852 – publ. in ‘Bulletin of the International Institute of Social History, 1950, avec commentaire de Fr. de Jong Edz””]”,”MUKC-035″
“JOURQUIN Jacques”,”Dictionnaire des Maréchaux du Premier Empire. Dictionnaire analytique, statistique et comparé des vingt-six maréchaux.”,”Volume dedicato a Jean Tulard (de l’Institut). “”La cronologia deve costituire le fondamenta di ogni cultura storica”” (Jean Tulard) Giudizi di Napoleone sui suoi marescialli (pag 175-195) Augereau (gli rimprovera di non aver più qualità, dimenticando che era il vincitore di Castiglione) Bernadotte (molto severo nei suoi confronti, sia come comandante che come principe svedese, vanità eccessiva ecc.) Berthier (molto elogiato da Bonaparte, grande attività, possiede tutte le qualità del capo di stato maggiore, talento e meriti … ma solo nelle sue specialità e tecniche…) Davout (miglior tattico, ma non un buon carattere per lui, il vincitore di Auerstaedt… Napoleone gli rimprovera la sua condotta in varie circostanze militari) Grouchy, è il maresciallo battuto a Waterloo, ma fu uno di più grandi comandanti di divisione di cavalleria Jourdan a lui si deve la vittoria di Fleurus, malgrado la sua opposizione al Brumaire, N. non stimava molto le sue qualità militari Kellermann (duca di Valmy) N. riconosce il prestigio, bravo soldato, ma N. non apprezzava le sue qualità militari nella condotta della guerra (‘Tutti i generali di allora, Kellerman, Beurnonville, Valence, erano degli imbecilli… (da Sant’Elena)) Lannes (aveva talento e N. lo copriva di elogi, aveva molto talento e coraggio, poteva contare su di lui, ma la prima volta che lo vide si accorse che era un ‘ignorantaccio’, senza istruzione, ma poi fece progressi stupefacenti…) Lefebvre (stima per il suio coraggio e il carattere, rimproverato per la sua mancanza di intelligenza…) Marmont (traditore… “”tutti lo considerano un traditore ma altri sono stati più colpevoli di lui”” Massena (giudato saccheggiatore e ladro durante l’Impero, ma analitico sottile di talento militare) Murat (ruolo decisivo avuto in grandi battaglie, errori alla fine della Campagna di Russia…) Ney (personaggio dal carattere semplice e schietto, bravo, è capace di guidare 10.000 uomini, fuori da questo, una vera bestia…) Oudinot (bravo ma con poco cervello… (a Sant’Elena, non avrei dovuto nominare Marmont e Oudinot marescialli…) Poniatowski (N.: il vero re di Polonia è lui…) Soult (incarna alla perfezione il successo dei marescialli dell’Impero… Talento militare certo, dopo Austerlitz N. lo definisce il ‘primo manovratore d’Europa’ ma fu mediocre maggiore-generale a Waterloo) Victor (Intrepido in combattimento, ma intelligenza mediocre)”,”FRAN-002-FSL”
“JOUSSE Emmanuel”,”Réviser le marxisme? D’ Edouard Bernstein à Albert Thomas, 1896-1914.”,”Foto di Bernstein a Londra nel 1899 e insieme a Kautsky intorno al 1930 dopo che si sono riappacificati, foto del congresso dell’ internazionale socialista ad Amsterdam nel 1904. (Seconda Internazionale) La querelle révisionniste. “”Les chefs du parti en Allemagne ne s’inquiètent pas outre mesure des positions prises par Bernstein. Ils mettent sur le compte de facteurs purement personnels la dérive du disciple d’Engels vers le réformisme et sa critique de l’idéologie du parti (exil, dépression…). En revanche certains marxistes anglais réagissent, notamment Belfort Bax (1854-1926), alors l’un des chefs de la Social Democratic Federation d’inspiration marxiste, qui reproche à Bernstein de ne pas tenir compte du but final du socialisme. Plongé dans la polémique, celui-ci doit préciser son propos””. (pag 70) “”Cette information fragmentaire ne permet pas, dans un premier temps, une prise de position nette des socialistes française. Paul Lafargue, par example, est d’abord gêné par le revirement d’un socialiste qu’il respecte: “”Il est triste que ce soit un homme, comme Bernstein, que nos aimons et estimons, qui ait effectué cette étrange volte-face.”” De la même manière que l’entourage d’Engels explique, au début de la querelle, les prises de positions de Bernstein par des facteurs d’ordre psychologique, Lafargue écrit: “”(…) notre ami a trop travaillé et souffre maintenant d’un surmenage intellectuel””. In ne pense donc pas que la crise aura des conséquences fâcheuses pour le parti: “”Malgré le respect et la sympathie qu’on avait pour Bernstein, à cause de son rôle dans le passé, il n’a entraîné personne à sa suite; au contraire, tout le monde, même ses plus chers amis, se sont dressés contre lui””. L’attitude de Lafargue passe progressivement de la gêne à l’hostilité, dans une trajectoire assez proche de celle de Kautsky. Et, comme ce dernier, le gendre de Marx refuse toute condamnation en règle du révisionnisme jusqu’au milieu de l’année 1898″”. (pag 123-124)”,”TEOC-457″
“JOUVENEL Bertrand de; collaborazione di Jeannie MALIGE”,”Un voyageur dans le siècle, 1903-1945.”,”””Ho avuto una quantità di amici stranieri, un solo amico tedesco: era Otto Abetz. Un’amicizia che ha pesato pesantemente nella mia vita”” (pag 200) (Otto Abetz (Schwetzingen, 26 marzo 1903 – Langenberg, 5 maggio 1958) è stato un diplomatico tedesco, ambasciatore della Germania nazista presso la Francia di Vichy durante la seconda guerra mondiale) Biografia. De Jouvenel B. En 1925, il s’inscrit au Parti radical où il milite aux côtés des « Jeunes Turcs ». Son livre L’Économie dirigée, publié en 1928, défend les vertus du dirigisme contre le capitalisme libéral. Homme de gauche, pacifiste et partisan convaincu de la réconciliation franco-allemande, Jouvenel est avec Luchaire à Notre Temps à la fin des années 1920. Dans Vers les États-Unis d’Europe, écrit en 1930, Jouvenel prend parti pour la réconciliation franco-allemande. Impressionné par l’émeute organisée par les ligues antiparlementaires, le 6 février 1934, et convaincu de l’inefficacité des partis politiques traditionnels, il quitte le Parti radical, préférant agir comme un « électron libre ». Il lance alors avec Pierre Andreu l’hebdomadaire La Lutte des jeunes, qui fustige la « corruption du régime », tout en multipliant ses collaborations à d’autres journaux, parmi lesquels l’hebdomadaire Gringoire pour lequel il couvre en 1935 le Congrès du Parti nazi qui adopte les Lois de Nuremberg. Il fréquente alors les milieux royalistes et nationalistes3 et des intellectuels comme Henri De Man ou Pierre Drieu la Rochelle. Il continue à militer pour le rapprochement franco-allemand et crée le « Cercle du grand pavois », une association de soutien au Comité France-Allemagne. C’est à cette occasion qu’il se lie d’amitié avec Otto Abetz, futur ambassadeur d’Allemagne à Paris sous l’Occupation. En février 1936, il réalise pour le journal Paris-Midi une interview d’Adolf Hitler, dans laquelle il insiste sur la volonté de paix du chancelier allemand. Déçu par la politique du Front populaire et préoccupé par le rôle de la France dans le monde, il rejoint la même année le Parti populaire français (PPF) créé par Jacques Doriot. Il devient alors rédacteur en chef du journal de ce mouvement, L’Émancipation nationale, dans lequel il fait l’éloge du fascisme. Visitant l’Allemagne en septembre 1938, il est impressionné par la puissance allemande et le fanatisme nazi : « on n’a rien vu de semblable depuis Mahomet » écrira-t-il.Cependant, il rompt finalement avec le PPF en 1938 quand Doriot approuve les accords de Munich. Pendant l’Occupation, Bertrand de Jouvenel retrouve son identité d’électron libre. Sympathisant avec les collaborationnistes puis menacé d’arrestation par la Gestapo, il s’exile en Suisse en septembre 1943 et décide d’abandonner ses engagements politiques pour se consacrer à l’économie, à la sociologie politique et aux questions d’environnement. À son retour en France, à la Libération, il échappe à l’épuration, mais se voit considéré, selon sa propre expression, comme un « pestiféré ». Il collabore occasionnellement au Courrier français. Son parcours est sévèrement critiqué par l’historien Zeev Sternhell qui voit en Jouvenel l’un des intellectuels français les plus engagés en faveur du fascisme. Cette opinion conduit Jouvenel à poursuivre Sternhell en justice qui est condamné pour diffamation. Le témoignage de Raymond Aron, qui devait mourir d’un arrêt cardiaque quelques heures plus tard, a été sans doute décisif. (wikip)”,”BIOx-313″
“JOVER José María”,”Politica, diplomacia y humanismo popular. Estudios sobre la vida española en el siglo XIX.”,”JOVER José M. (Cartagena, 1920) ha avuto la cattedra presso l’Universitò di Valencia e Madrid. Attualmente (1976) ha la cattedra di storia universale contemporanea presso la Facoltà di Geografia e Storia, Università di Madrid.”,”SPAx-104″
“JOXE Alain, a cura di Alessandro DAL LAGO Salvatore PALIDDA”,”L’impero del caos. Guerra e pace nel nuovo disordine mondiale.”,”Alain Joxe (1931) è il maggiore esperto non militare francese di studi strategici, materia di cui per trent’anni è stato directeur d’étudies all’École des Hautes Études en Sciences Sociales. Presiede il Cirpes (Centre Interdisciplinaire de Recherche sur la Paix et d’Études Stratégiques).”,”RAIx-067-FL”
“JOYAUX Julia”,”La linguistica.”,”Cina: scrittura come scienza (pag 70-89)”,”VARx-613″
“JOYCE James”,”Gente di Dublino.”,”””Nel tessuto di ‘Dubliners’ si ripete e spicca un disegno: il protagonista di una storia (sia esso un individuo o un gruppo) si trova nella condizione di vedere con chiarezza quale sia la via da prendere se vuole vivere una vita piena e creativa; ma è sempre sconfitto dall’ ambiente che raduna le sue forze contro di lui”” (W.M. SCHUTTE, Joyce and Shakespeare, pag 140). JOYCE nacque a Rathgar, sobborgo di Dublino, nel 1882. Fece i suoi primi studi presso i gesuiti e nel 1898 si iscrisse all’University College della città dove si laureò nel 1902. Nel 1904 si trasferì a Trieste dove in breve tempo divenne amico di intellettuali e scrittori, tra cui Italo SVEVO. Dopo lo scoppio della 1° GM si trasferì a Zurigo, poi a Parigi, per tornare di nuovo nella città svizzera poco prima della sua morte, avvenuta il 13 gennaio 1941. Autore di un capolavoro ancora oggi unico nel suo genere come l’ Ulisse, è forse lo scrittore che più di ogni altro ha contribuito alla nascita della letteratura moderna.”,”IRLx-002″
“JOYCE James”,”Gente di Dublino. Con una cronologia della vita dell’Autore e dei suoi tempi, un’introduzione all’opera, un’antologia critica e una bibliografia a cura di Aldo Tagliaferri.”,”In ‘Gente di Dublino’ JOYCE James ritrae “”personaggi le cui esistenze sembrano paralizzate dai flagelli dell’inerzia spirituale, dall’ipocrisia, dalla simonia che affliggono la sua città, ma nei quali si riflettono tipi e caratteri sostanzialmente universali.”””,”IRLx-009″
“JOYCE James, a cura di Marina EMO CAPODILISTA”,”Gente di Dublino – Ritratto dell’artista da giovane.”,”””Non si esagera dicendo che ‘Dubliners’ è un’opera fondamentale nella letteratura europea”” (pag 25)”,”IRLx-013″
“JOYCE Michael”,”Ordeal at Lucknow. The Defence of the Residency.”,”La ribellione indiana del 1857, nota anche come la prima guerra d’indipendenza indiana, fu una rivolta violenta contro il dominio britannico in India. L’assedio di Lucknow fu uno degli eventi più significativi della ribellione. L’assedio durò dal 30 maggio al 27 novembre 1857 e vide la guarnigione britannica a Lucknow isolata e assediata. La guarnigione resistette per oltre due mesi e fu alleviata solo a settembre. Con l’aumento della ribellione, il comando britannico combinato a Lucknow fu nuovamente assediato e richiese il salvataggio del nuovo comandante in capo, il tenente generale Sir Colin Campbell. Ciò è stato ottenuto alla fine di novembre dopo una sanguinosa avanzata attraverso la città 123. (copil)”,”UKIQ-011-FSD”
“JOYEUX Maurice”,”Souvenirs d’ un anarchiste.”,”JOYEUX Maurice è nato a Parigi nel 1910. Da una quarantina d’ anni è una delle figure principali del movimento anarchico francese. Lo è stato nel 1953 in occasione della ricostruzione della Federation Anarchiste, nel 1968, nel 1987 in occasione del lancio di Monde Libertaire Hebdomadaire, nel 1981 con Radio-Libertaire… Ha fatto molti mestieri, è stato sindacalista, libraio, scrittore. Ha viaggiato con passione. “”Ho vissuto la guerra di Spagna con intensità. Ho a volte bilanciato tra la propaganda indispensabile sul posto e il desiderio di andare a raggiungere in Catalogna il centinaio di anarchici francesi che componevano la brigata di Sabastien Faure. Però, per alcuni di noi, l’ idea che in Spagna di uomini ce ne fossero a sufficienza e che quello che mancava era l’ appoggio dall’ esterno, s’impose a poco a poco. (…)””. (pag 282) “”La guerra di Spagna mi obbliga a inclinarmi maggiormente verso l’ anarco-sindacalismo, questa branca dell’ anarchia considerata come bastarda da certi militanti, forse perché non è legata ad una dottrina, una teoria, dei principi immutabili e che, vivendo giorno per giorno i rischi della vita economica, mescola all’ anarchia il riformismo quotidiano, che gli anarchici rifiutano anche se lo praticano tutti i giorni””. (pag 282) (Le 29 janvier 1910, naissance de Maurice JOYEUX, à Paris. Figure marquante de l’anarchisme français. Il milite très jeune et s’engage au Comité des Chômeurs dont il deviendra le secrétaire. Il raconte leurs premières actions dans le livre “”Consulat Polonais””. L’attaque de ce Consulat lui vaut 1 an de prison, en 1933.Il adhère à l’Union Anarchiste en 1935, et est condamné à six mois de prison pour violence à agents. En 1936, il participe aux occupations d’usines et anime le Front Révolutionnaire. 1938 : encore six mois de prison pour violences.Réfractaire à la guerre, il est arrêté en 1940 et condamné à 5 ans de prison. Incarcéré à Montluc, il s’évade après avoir fomenté une mutinerie (sujet du livre “”Mutinerie à Montluc, édité en 1971), mais il sera repris et finalement libéré en 1944. Dès la libération, il s’emploie à la reconstruction de la Fédération Anarchiste et à l’édition du “”Libertaire””. Il milite aussi activement dans le syndicat (CGT-FO) et ouvre une librairie à Paris “”Le Château des brouillards””. En décembre1953, c’est la scission. Georges FONTENIS, qui avait crée “”l’Organisation Pensée Bataille”” (O.P.B) à l’intérieur même de la Fédération Anarchiste, provoque son éclatement en plusieurs nouvelles organisations (dont la F.C.L (Fédération communiste libertaire). Mais Maurice joyeux reconstruit la F.A autour du nouveau journal “”Le Monde Libertaire”” et de sa librairie qui verront le regain des idées libertaires, suscité par mai 68. Avec sa compagne, Suzy CHEVET, et le “”Groupe Louise Michel””, il crée “”La Rue””, revue d’expression culturelle libertaire. En 1981, il est le premier invité de Radio Libertaire (radio libre de la F.A, à Paris). Il meurt le 9 décembre 1991. Il nous laisse, outre divers ouvrages théoriques, deux livres de souvenirs “”Sous les plis du drapeau noir””, et “”Souvenirs d’un anarchiste””.) (Fonte Ephéméride Anarchiste)”,”ANAx-228″
“JUDD Denis”,”Someone Has Blundered. Calamities of the British Army in the Victorian Age.”,”””The British officer class, despite its unrivalled overseas campaigning experience, continued to appear somewhat amateurish to the more hardened and scientific professionals of European armies and, even during the Great War, the British troops were likened to ‘lions being led by donkeys’! The obsession with parade ground drill and an immaculate turn-out hardly abated, and at Laings Nek in 1881 the unfortunate men of the 58th were marched in close order, their regimental colours flying overhead, at the Boer entrenchments. Even the benefits of a Staff College education were no guarantee of success: General Colley had graduated from Camberley with the biggest total of marks on record, yet he went down to a succession of humiliating defeats in the Transvaal campaign of 1880-1; Field Marshal Wolseley never want to the Staff College, but his fighting career was packed with brilliant triumphs”” (pag XVII-XVIII) “”La classe degli ufficiali britannici, nonostante la loro impareggiabile esperienza nelle campagne all’estero, continuò ad apparire un po’ dilettantistica ai professionisti più incalliti e scientifici degli eserciti europei e, anche durante la Grande Guerra, le truppe britanniche furono paragonate a ‘leoni guidati da asini’! L’ossessione per l’esercitazione sulla piazza d’armi e un’affluenza immacolata non si placò quasi mai, e a Laings Nek nel 1881 gli sfortunati uomini del 58° marciarono in ordine ravvicinato, con i loro colori reggimentali sventolanti in alto, verso le trincee boere. L’istruzione universitaria non era una garanzia di successo: il generale Colley si era laureato a Camberley con il maggior numero di voti mai registrato, eppure subì una serie di umilianti sconfitte nella campagna del Transvaal del 1880-1; il feldmaresciallo Wolseley non volle mai entrare nel Collegio dello stato maggiore, ma la sua carriera di combattente è stata costellata di brillanti trionfi”””,”QMIx-047-FSL”
“JUDERIAS Julián”,”Rusia contemporánea. Estudios acerca de su situación actual.”,”Dello stesso autore JUDERIAS (ex-agregado al Consulado de Espana en Odessa, Rusia) : ‘El obrero y la Ley obrera en Rusia’”,”RUSx-147″
“JUDT Tony”,”La reconstruction du parti socialiste, 1921-1926.”,”JUDT Tony è un insegnante ricercatore al King’s College di Cambridge, e attualmente (1976) è professore associato all’ Università della California (Davis).”,”FRAP-061″
“JUDT Tony”,”Le marxisme et la gauche française, 1830-1981.”,”JUDT Tony professore storia nell’Università di Oxford. “”Une autre approche suggère que c’est l’insuffisance théorique profonde du prétendu marxisme français qui a affaibli le mouvement ouvrier en le privant d’une doctrine convaincante et d’une stratégie efficace. Telle est l’approche de Michelle Perrot qui ne manque pas de souligner, par exemple; la superficialité du marxisme d’un Paul Lafargue. Cette vision des choses a déjà toute une histoire: Engels avait certainement peu de respect pour le niveau du discours des socialistes français (dans le cas de Lafargue, il avait d’autres raisons, plus personnelles, de désapprobation); et un souverain mépris pour les incursions françaises dans la théorie était monnaie courante dans certains cercles de la Deuxième Internationale. Mais que cela soit vrai ou non, cette critique passe à côté de la question. C’est précisément ce marxisme, tel que l’ont présenté Lafargue ou Guesde, qui, malgré ses limites évidentes, fut reçu comme une chose très familière par les Français habitués aux écrits socialistes d’une précédente génération ‘pour la raison’ bien simple que ces hommes intégraient dans leur totalité l’optimisme moral contradictoire et le positivisme social qui formaient ‘la’ marque distinctive du vieux socialisme français et contre lequel Marx n’avait pas mâché ses mots.”” (pag 114-115) [Tony Judt, Le marxisme et la gauche française, 1830-1981, 1987]”,”MFRx-339″
“JUDT Tony”,”Postwar. La nostra storia, 1945-2005.”,”Influente intellettuale, Tony Judt ha insegnato in varie università, Cambridge, Oxford, Berkeley, e alla New York University dove ha diretto l’Istituto Remarque, fondato nel 1995 e dedicato allo studio dell’Europa”,”EURx-335″
“JUGLAR Clement; a cura di Decourcey W. THOM”,”A Brief History of Panics in the United States.”,”””Panic of 1864. The crisis of 1864 was mixed up in the United States with the War of Secession; it was a political crisis, and is not properly to be considered here. Panic of 1873. During the last two months of 1872 the American market had been very much embarrassed; the lowest rate of discount was 7 per cent., and in December it was quoted at even 1/32 of 1 per cent. or a quarter of 1 per cent. a day! The year 1873 was anxiously awaited in hope of better times. In the middle of January, 1873, the rate of interest declined a little to 6 or 7 per cent., but soon the are of 1/32 of 1 per cent. per day reappeared and continued until the month of May. In the first days of April the market was in full panic; (…)””. (pag 93)”,”USAE-068″
“JUHASZ Antonia”,”The Bush Agenda. Invading the World, on Economy at a Time.”,”Antonia Juhasz è un esperta a livello internazionale di free trade e politica finanziaria”,”USAE-004-FP”
“JUKES Geoffrey”,”La difesa di Mosca.”,”‘Una delle più grandi e terribili battaglie della storia descritta con l’aiuto del Maresciallo Zhukov e con una ricchezza di notizie e particolari finora inediti’. “”Vista in un più largo contesto, la mancata sconfitta dell’Unione Sovietica nei primi 4-5 mesi, segnò la fine della «Blitz-Krieg». Da un punto di vista politico, economico e militare, Hitler aveva sottovalutato la Russia. Nel 1939, aveva considerato un «postulato da statista» che la Germania dovesse combattere su di un unico fronte, ma la guerra su due fronti era così divenuta una dura realtà, come già la Germania aveva dovuto sperimentare nel 1914-18. Era chiaro che gli alleati di Hitler erano delusi e che la resistenza delle truppe dell’Asse nele zone occupate cresceva d’intensità. La Turchia, che Hitler avrebbe gradito partecipasse alla «sua guerra», continuò nella sua politica d’attesa. Intanto, con l’irrigidirsi della resistenza Alleata, l’Inghilterra riuscì a progredire nella sua preparazione militare e a sviluppare la sua politica di alleanze. Sin dal 7 dicembre 1941, da quando cioè il Giappone aveva attaccato Pearl Harbor, l’Unione Sovietica poteva contare sulle potenze occidentali. La battaglia davanti a Mosca nell’inverno 1941-42 è considerata a ragione una delle battaglie decisive della seconda guerra mondiale. Essa fu l’ultimo e tardivo atto del piano tedesco di sconfiggere definitivamente la Russia e tutto ciò che Hitler intraprese da quel momento in poi poté soltanto ritardare la sua definitiva caduta. L’autore di questa rievocazione, Geoffrey Jukes, è diventato famoso per i suoi libri ‘Stalingrado’ e ‘La battaglia di Kursk’. Grazie alla sua profonda conoscenza della Wehrmacht e dell’armata Rossa, egli ha tracciato un autentico quadro della grande battaglia svoltasi dinanzi a Mosca, unendo una non comune obiettività al vigore e al colore della narrazione. Nella mia qualità di comandante di truppe e testimone delle fasi iniziali della campagna tedesca fino al risucito forzamento del canale Volga-Mosca e della ritirata finale, posso senz’altro conformare la fedeltà stodica del racconto”” [introduzione del Generale Hasso von Manteuffel]”,”QMIS-040-FV”
“JULIEN Claude”,”Il suicidio delle democrazie. La democrazia che è fallita.”,”Claude JULIEN, giornalista, capo dei servizi esteri di Le Monde, è anche autore de ‘L’ Impero americano’ (1969).”,”USAS-095″
“JULIEN Charles-André”,”Histoire de l’ Algerie contemporaine.Tome 1. La conquête et les debuts de la colonisation (1827-1871).”,”Le P. Enfantin, nel corso del soggiorno di 22 mesi che fece in Algeria (dicembre 1839-ottobre 1941), aveva percorso il paese e concepito un sistema da cui deriva nel 1842 una delle opere più significative che siano state pubblicate sotto la monarchia di luglio, ‘Colonisation de l’ Algerie’. Era partigiano della colonizzazione, non per il piccolo sfruttamento, ma per la società anonima, che creerà dei villaggi ove gli azionisti costitueranno delle grandi proprietà di piccoli proprietari. Si dovrà fare appello non solo ai francesi ma agli europei originari di preferenza dei paesi renani. (pag 257)”,”AFRx-031″
“JULIEN Charles-André”,”Le Maroc face aux impérialismes, 1415-1956.”,”JULIEN Charles-André è nato il 2 settembre a Caen proveniente da famiglia di ugonotti dell’ Albigese. E’ stato fondatore e decano della facoltà di lettere di Rabat. Ha pubblicato molte opere. Jaures e la condanna dell’ imperialismo (pag 85) Impotenza delle truppe di occupazione e dissidenza. Guerra del Rif. “”Più grave era la situazione nel Rif. Quando la repressione sembrava assicurata, alla fine d’ ottobre 1955, un fronte fluido riprendeva l’ azione non più su30 ma su 150 chilometri. Alla fine del 1955, la minaccia si era aggravata, al punto che si erano dovuta abbandonare praticamente una zona di 30 chilometri di larghezza su 20 di profondità a sud-est di Tizi-Ouzli. I partigiani che si contavano ormai per migliaia erano mal armati ma beneficiavano dell’ appoggio della popolazione e potevano portare la guerra presso i Beni Snassen, in collegamento con i combattenti algerini. L’ anno 1956 si annunciava sotto cattivi auspici. Nella notte dal 28 al 29 dicembre 1955, una nuova offensiva di ribelli nel Rif rivelava l’ estensione della dissidenza di oltre 40 chilometri verso ovest. Il generale Agostini, che disponeva di 15 mila uomini, dovette intraprendere “”una potente operazione di pulizia”” che gli permise di riprendere le posizioni abbandonate e mettere fine agli attacchi.”” (pag 482)”,”AFRx-053″
“JULIEN Charles-André”,”Souvenirs de Russie: 1921.”,”Charles-André Julien, délégué au Troisième Congrès de l’Internationale communiste. Ch.A. Julien professore onorario di storia della colonizzazione alla Sorbona ed ex docente della Facoltà di Lettere di Rabat. Brevi note biografiche di BUCHARIN CACHIN COLLIARD DELAGRANGE DZERZHINSKIJ FROSSARD GAYE JOFFE’ KALININ KNELLER KOLLONTAI KOLAROV BELA KUN LAPORTE LEICIAGUE LORIOT LUNACHARSKIJ LOZOVSKIJ LUCIE COLLIARD MANUILSKIJ MARCHAND MERRHEIM MICHEL – KNELLER MORIZET NAEGELEN PASCAL PAUL- VAILLANT-COUTURIER PETIT RAKOSVKIJ RADEK REED ROSMER ROY SERGE SERRATI SIROLLE SMIRNOV SOUVARINE TARATUTA CICHERIN TOMMASI ZETKIN ZINOVIEV”,”INTT-346″
“JULIEN Stéphane MAHIEUX Christian a cura,”,”La Révolution prolétarienne. «La revue qui n’a pas observé le mouvement ouvrier mais qui l’a vécu».”,”in ultima pagina foto di Pierre Monatte Christian MAHIEUX e Stéphane JULIEN, sindacaliste sono membri dell’equipe della rivista ‘La Révolution prolétarienne’ Linea unità sindacale, autonomia del movimento sindaacale di fronte ai partiti, anticolonialismo, lotta contro il capitalismo e lo stalinismo Raccolta fondi e aiuti per gruppi rivoluzionari antistalinisti, anticapitalisti, anticolonialisti: Articolo ‘Solidarité pour nos frères allemands’ (n: 163 novembre 1933) (comitato di solidarietà operaia internazionale’: solidarietà verso i gruppi rivoluzionari non aderenti ad una internazionale: Partito socialista operaio (Sap), partito comunista (opposizione) (brandlériano) (KPO), i comunisti nternazionalisti (Trotsky), il Leninbund (gruppo Urbahns), l’ Aile gauche communiste (gruppo Kurt Landau)’ (pag 77-78) M. BIGOT A. CAMUS F. CHABROT M. CHAMBELLAND A. CILIGA L. COLLIARD JEAN E JOSETTE CORNEO A. DUNOIS J. DUPERRRAY J.P. FINIDORI V. GODONNECHE G. GOUJON D. GUERIN M. GUILLOT M. HADJ R. HAGNAUER F. LORIOT R. LOUZON J. MAITRON M. MARTINET I. METT P. MONATTE J. MOREAU L. PELLETIER J. PERA M. PIVERT C. RIDEL A. ROSMER S. RUBAK V. SERGE B. SOUVARINE J. STANKO G. WALUSINSKI S. WEIL M. YVON”,”MFRx-396″
“JULLIAN Philippe”,”Oscar Wilde.”,”JULLIAN Philippe è nato a Bordeaux nel 1920. E’ autore di biografie e saggi dedicati all’ arte di fine Ottocento, al simbolismo e al decadentismo. Opera di Wilde: La decadenza della menzogna (1887) I bassifondi di Londra. “”Per le vie di Soho si comincia a vedere la macchia bianca della larga cravatta di Oscar, più lord di tutti lords quando discende dopo teatro da una carrozza di piazza, a riconoscerne tra la nebbia la voce che ricopre al tiritera dell’ organetto di Barberia: “”In fondo, my dear boy, quel che chiamiamo vizio nelle classi superiori è soprattutto il passatempo delle classi lavoratrici.”” Wilde adora gli odori e i rumori dell’immensa capale di cui Whistler ha scoperto la bellezza. La miseria lo commuove, i sotterfugi del vizio lo incantano. Il cupo prestigio della “”moderna Babilonia”” ha spevantato, venti anni prima, Dostoevskij che descrive, con un certo compiacimento, il traffico di bambine nello Strand. Verso il 1840, in un romanzo molto superiore ai ‘Misteri di Parigi’, Paul Féval ha già visto, nei ‘Misteri di Londra’, le possibilità romanzesche della capitale dove il vizio e il brigantaggio sono organizzati infinitamente meglio che a Parigi. Questa città sporca di fuliggine,sommersa nella nebbia, è ben quella dove Stevenson scrive ‘Lo strano caso del dottor Jekyll’ e i cui rischi saranno presto affrontati da Sherlock Holmes. Tale contrasto di oro e di nero sarà il tema del ‘Dorian Gray’, ed anche quello di un vero capolavoro non sciupato da lunghe descrizioni e da pensieri profondi: ‘Il delitto di Lord Arthur Savile’. La passeggiata del giovane che deve commettere un delitto è una delle più belle pagine di Wilde e può essere paragonata a certi passi di Thomas de Quincey o alle fantasticherie di Gérard de Nerval a Parigi””. (pag 151-152)”,”BIOx-107″
“JULLIARD Jacques”,”Fernand Pelloutier et les origines du syndicalisme.”,”L’A, Normaliano, D della EHESS, editorialista al NO.”,”MFRx-026″
“JULLIARD Jacques WINOCK Michel; con la collaborazione di Pascal BALMAND Christophe PROCHASSON e di Gisele SAPIRO Daniele VOLDMAN Gilles CANDAR Denis PELLETIER Nicolas ROUSSELLIER; coordinamento di Monique LULIN e Severine NIKEL”,”Dictionnaire des intellectuels francais. Les personnes, le lieux, les moments.”,”Con la collaborazione di Pascal BALMAND, Christophe PROCHASSON e di Gisele SAPIRO, Daniele VOLDMAN, Gilles CANDAR, Denis PELLETIER, Nicolas ROUSSELLIER. Coordinamento di Monique LULIN e Severine NIKEL. [‘Les intellectuels français pendant la Première Guerre mondiale on été d’abord des soldats comme les autres. Aucune disposition n’avait été prévue, ne serait-ce que pour les utiliser au mieux de leur compétence. Alors qu’en Allemagne et dans le Royaume-Uni, on essaya de protéger les artistes, ce ne fut pas le cas en France, encore que beaucoup de peintres cubistes aient été utilisés dans les services du camouflage. Aucun intellectuel n’essaya d’échapper à ses obligations militaires et de lutter contre la guerre. (…) Certains même, dispensés d’obligations militaires en raison de leur âge, de leur état de santé ou de leur nationalité, comme Henri Barbusse ou Blaise Cendrars, s’engagèrent volontairement. A’ l’instar des autres catégories de la société française, la jeune génération des intellectuels paya un prix considérable à la guerre. Quelques écrivains déja célebres furent tués ou moururent des suites de leurs blessures, Charles Péguy, Ernest Psichari, Louis Pergaud, Guillaume Apollinaire, mais beaucoup plus nombreux parmi les morts furent ceux qui n’étaient qu’à l’aube de leur carrière. L’anthologie es écrivains morts à la guerre mentionne 525 noms, mais il n’y a pas de véritable critère pour déterminer qui est écrivain et qui ne l’est pas. En revanche, on sait que sont tombés 239 élèves ou anciens élèves de l’Ecole normale supérieure, dont 107 en cours de scolarité, environ 8.000 instituteurs, 460 professeurs de secondaire, 260 professeurs de l’enseignement supérieur, chiffre d’autant plus impressionant que ces derniers n’étaient guère plus d’un millier au total et souvent trop âgés pour être mobilisés. Les coupes furent semblables dans le jeune clergé, 14% des prêtres et des séminaristes. A défaut que tous ces morts au combat aient été des intellectuels, c’est le terreau intellectuel de la nation que avait été en partie détruit”” (J.J. Becker et G. Colin, “”Les écrivains, la guerre de 1914 et l’opinion publique””, ‘Relations internationales, n. 24, hiver 1980)] FRAV-001 Julliard Winock”,”FRAV-001 REFx-012″
“JULLIARD Jacques”,”Autonomie ouvrière. Etudes sur le syndicalisme d’ action directe.”,”Recensione libro di Z. STERNHELL (269) e libro di SCHOTTLER (pag 285) JULLIARD Jacques direttore di studi alla EHESS (Ecole des Hautes Etudes en sciences sociales), editrialista al Nouvel Obs, ha pubblicato presse le Ed du Seuil, ‘Fernand Pelloutier et les Origines du syndicalisme d’ action directe’, ‘Contre la politique professionnelle’ e ‘la Faute à Rousseau’. “”Il seguito non fa che confermare questa evoluzione. I deputati di origine sindacale erano stati, da lunga data, tra i più “”revisionisti””, i più nazionali in seno al Partito socialdemocratico””. Mentre delle reticenze si manifestarono rapidamente presso certi socialisti riguardo all’ Union sacrée (Liebknecht), i dirigenti sindacali l’ accettarono senza esitazioni e favorono l’ adattamento dell’ economia allo sforzo di guerra””. (pag 139)”,”SIND-065″
“JULLIARD Jacques SAND Shlomo a cura; saggi di Pierre ANDREU Giovanni BUSINO Georges GORIELY Jacques JULLIARD Daniel LINDENBERG Maria MALATESTA Peter NIJOFF Thierry PAQUOT Robert PARIS Larry PORTIS Jean-Luc POUTHIER Michel PRAT Madeleine REBERIOUX Sergio ROMANO Shlomo SAND Jutta SCHERRER Peter SCHÖTTLER Bruno SOMALVICO Zeev STERNHELL Roberto VIVARELLI”,”Georges Sorel en son temps.”,”Saggi di Pierre ANDREU Giovanni BUSINO Georges GORIELY Jacques JULLIARD Daniel LINDENBERG Maria MALATESTA Peter NIJOFF Thierry PAQUOT Robert PARIS Larry PORTIS Jean-Luc POUTHIER Michel PRAT Madeleine REBERIOUX Sergio ROMANO Shlomo SAND Jutta SCHERRER Peter SCHÖTTLER Bruno SOMALVICO Zeev STERNHELL Roberto VIVARELLI “”Nel 1889, Sorel si situa sempre nella corrente liberal-conservatrice. Per le sue prime incursioni nella “”scienza sociale”” – fino ad allora l’ ingegnere dei Ponts dimissionario non ha pubblicato che articoli di epistemologia e di storia locale -, si appoggia su degli ispiratori il cui tratto comune è di far risalire il declino della Francia alla Rivoluzione del 1789, e di indicare gli psedo-scienziati, i retori, i “”femmelins”” , in una parola gli ‘intellettuali’ (la parola non è però ancora di moda), come i responsabili di questa catastrofe””. (pag 190)”,”TEOC-347″
“JULLIARD Jacques”,”Les gauches françaises. Histoire, politique et imaginaire, 1762-2012.”,” Jacques JULLIARD, storico, ex direttore delegato della redazione di Nouvel Observateur, editorialista a ‘Marianne’. Autore di opere sul sindacalismo rivoluzionario e le culture politiche. Ha pubblicato ‘Le Malheur français’ e ‘La Reine du monde, essai sur la démocratie d’opinion’ (2008). L’autore rintraccia le radici della sinistra in Condorcet, il calvinismo e il giansenismo da cui si originano una gauche gesuita ed una giansenista. Dal punto di vista filosofico una sinistra Voltaire ed una Rousseau. Dal punto di vista rivoluzionario una sinistra Robespierre ed una Danton. Nel testo individua altre radici culturali. “”La bourgeoisie reprend les affaires en mains, Blanqui est jugé avec les hommes du 31 octobre. La voilà une nouvelle fois condamné à mort par un conseil de guerre (9 mars 1871). Il sera absent de la Commune, lui qui en eût été le chef naturel. D’où l’idée de l’échanger contre les otages de celle-ci, parmi lesquels l’archevêque de Paris, Mgr Darboy. Mais Thiers ne veut rien entendre, préférant sacrifier les otages. “”Thiers savait qu’avec Blanqui il donnerait une tête à la Commune, alors que c’est sous forme de cadavre que l’archevêque servirait au mieux son dessin (1)””. À la guerre comme à la guerrre… La nouvelle prison de Blanqui sera dans la baie de Morlaix, le fort du Taureau, où on lui interdit de regarder la mer, puis Clairvaux, fondé par Saint Bernard: on ne compte plus de monastères que la République a transformés en maisons de détention. Parlons clair. Depuis le 4 septembre 1870, le blanquisme, comme technique insurrectionnelle contre des régimes autoritaires, n’a plus de raison d’être, et Blanqui le sait. On ne lutte pas pour plus de justice sociale dans une république comme on lutte pour la liberté dans une monarchie. Ce n’est pas pour rien que Blanqui à fait de Clemenceau son héritier intellectuel: un radical d’extrême gauche plutôt qu’un révolutionnaire. Plus question de société secrète, de complot, de prise d’armes, d’insurrection. (…) Cela est si vrai que les héritiers présumés du blanquisme dans le mouvement socialiste de la fin du XIXe siècle ne seront plus de comploteurs ou des insurrectionalistes, mais des partisans de la lutte des classes, qu’ils voient à l’oeuvre dans la société: assez proches du marxisme, en somme. On a généralement vu dans les militants du Parti ouvrier (français), à commencer par Jules Guesde et Paul Lafargue, gendre de Marx lui-même, les vrais introducteurs du marxisme en France. Il faut aussi regarder du côté d’Édouard Vaillant, chef du Comité révolutionnaire central (CRC), l’une des chevilles ouvrières de l’unité socialiste en France, et compagnon de Jaurès (2)’ [Jacques Julliard, Les gauches françaises. Histoire, politique et imaginaire, 1762-2012, 2012] [(1) Marx, La Guerre civile en France, 1871, op. cit., p. 67; (2) Sur Vaillant on lira: Maurice Dommanget, ‘Édouard Vaillant, un grand socialiste, 1840-1915’, 1956, et Jolyon Howorth, ‘Édouard Vaillant. La Création de l’Union socialiste en France’, 1982, préface de Madeleine Rebérioux. Howorth veut en finir avec la “”légende”” d’un Vaillant blanquiste orthodoxe à l’ancienne] (pag 301-302) Il giansenismo è una dottrina teologica che tentò di modificare il cattolicesimo, elaborata nel XVII secolo da Giansenio (1585-1638), il quale fondò la sua costruzione teologica sull’idea che l’uomo nasce essenzialmente corrotto e quindi destinato a fare necessariamente il male, e che, senza la grazia di Dio, l’uomo non può far altro che peccare e disobbedire alla sua volontà, e che alcuni umani sono predestinati alla salvezza mentre altri no. (wikip)”,”MFRx-364″
“JULLIARD Jacques”,”Trotsky, le prophète maudit.”,”‘La liquidazione dell’ Opposizione operaia, operata da Lenin e da Trotsky – e non da Stalin – consacra il trionfo della burocrazia sul proletariato. L’ideologia lenino-trotskista dell’epoca postula, senza dimostrarlo, l’adeguamento del “”socialismo scientifico”” con il grande sogno socialista che oggi ancora, “”polarizza i sogni”” delle classi operaie. L’accusa di “”deviazione anarco-sindacalista”” è una espressione comoda che ha permesso durante su mezzo secolo di eludere il problema della democrazia operaia”” (pag 182) Trotsky un rivoluzionario, non un politico (pag 183) Se Lenin fu uno stratega, Trotsky fu un tattico, l’ esecutore (pag 184) “”Non che Trotsky, non abbia mai fatto mostra in politica delle qualità che erano le sue nel campo rivoluzionario, nel campo militare: la sua campagna del 1926-27, il suo supremo combattimento alla testa dell’Opposizione unificata contro Stalin fa pensare alla campagna di Francia di Napoleone nel 1814: tanto brillante quanto disperata. Per il resto, che errori commessi, che occasioni mancate!”” (pag 185)”,”TROS-364″
“JULLIARD Jacques; SAND Shlomo e Bruno SOMALVICO; SCHÖTTLER Peter; ANDREU Pierre”,”Sorel, sessant’anni dopo (Julliard); L’avventura intellettuale di Sorel (Sand e Somalvico); La via sindacale al socialismo (Schöttler); Il marxismo di Sorel (Andreu).”,”‘Nella nostra epoca l’ignoranza e l’incomprensione continuano. Theodore Zeldin, citato da Therry Pasquot, nell’introduzione agli scritti di Sorel sul marxismo (…) lo tratta come un “”vecchio moralista””, mentre Althusser, per dimostrare la miseria della ricerca marxista in Frnacia, dichiara in ‘Pour Marx’: “”La Germania ha avuto Marx ed Engels, e il primo Kautsky; la Polonia Rosa Luxemburg; la Russia Plechanov e Lenin; l’Italia Labriola…”” (n.d.a.: quale? mentre noi avevamo Sorel!)’ (pag 90) ‘Nel 1907, Benedetto Croce osservava che Georges Sorel era altrettanto, se non più conosciuto, in Italia che in Francia (6). La continuità di questo interesse è attestata tra l’altro dalla grande storia del marxismo pubblicata da Einaudi, che comprende un eccellente capitolo su Sorel, dovuto a Gregorio di Paola (7), mentre la maggior parte delle antologie francesi sul marxismo lo ignorano (8), imitate, a dire il vero, anche da una recente sintesi inglese sul marxismo contemporaneo, come quella di Perry Anderson (9)’ (pag 91) [(6) La critica, 1907, p. 317-330: recensione del libro di Sorel, ‘Le système historique de Renan’, (…); (7) Gregorio De Paolo, ‘Dalla metafisica al mito’, in Storia del marxismo t. II, Torino, 1979, p. 659-693; (8) Per es. l’opera pur importante di François Chatelet, Evelye Pisier -Kouchner e Jean-Marie Vincent, ‘Les marxistes et la politique’, Puf, 1975; (9) Perry Anderson, Considerations on Western Marxism, New Left Books, London, 1976]”,”TEOC-039-FGB”
“JULLIEN Francois”,”Pensare l’ efficacia in Cina e Occidente.”,”Il non agire cinese (pag 53) JULLIEN Francois insegna all’ Università di Paris VII. Filosofo conosciuto anche all’ estero, già direttore del Collège international de philosophie, dirige l’ Institut de la Pensée contemporaine. Si occupa dello studio del pensiero e dell’ estetica della Cina classica in una prospettiva interculturale. Ha scritto varie opere pubblicate anche in Italia (v. 4° cop). “”Lo stratega, così come il saggio, non agisce ma ‘trasforma’. Vedo un esempio eclatante di tale differenza strategica in un episodio recente, che è la guerra del Vietnam. Ai miei occhi, tale conflitto mette a confronto non tanto due mondi (politici, economici) quanto due strategie. Tralascerò, per pudore, le vicende che vedono coinvolti i francesi, benché anche la battaglia di Dien Bien Phu si presti a essere letta allo stesso modo. Da parte statunitense, chiaramente ciò che si attendeva, ciò a cui ‘si puntava’, era la grande battaglia, concepita come grande Confronto e grande Evento, facendo appello al massimo della potenza distruttiva e concentrata. A fronte di ciò, la strategia vietnamita, ossia la strategia cinese ritorta tradizionalmente dai vietnamiti contro gli stessi cinesi, consisteva nello spiazzare tale aspettativa: non ci sarà nessuna battaglia. Si tratta di un processo di erosione progressiva, di demolizione del contegno – quella che con un’infelice scelta terminologica, in quanto troppo settoriale, si è soliti definire “”guerra psicologica”” -, tanto che l’avversario si lascia a poco a poco scoraggiare, perde allo stesso tempo terreno e fiducia in se stesso. E alla fine si trova sconfitto, senza che la grande battaglia che attendeva sia mai avvenuta.”” (pag 62)”,”CINx-220″
“JUNGCLAS George”,”Le problème de l’Internationale dans les premières ouvres de Marx et Engels.”,”””Marx reçut la tâche d’écrire la profession de foi de la Ligue [des communistes], le ‘Manifeste du Parti communiste’. Mais la position internationale de Marx et d’Engels et leurs partisans s’exprima aussi dans la politique pratique. Il n’y eut pas de mouvement historique de cette époque qui ne fut analysé par eux, au sujet duquel ils ne prirent position et dont ils ne soutinrent théoriquement et pratiquement le forces qui étaient progressives. A partir de ces prises de position, Marx développera la stratégie et la tactique du mouvement socialiste révolutionnaire et de la révolution internationale. Un document classique de la stratégie marxiste est sans aucun doute l”Adresse du Comité central à la Ligue’. L’importance particulière de ce document réside en ceci que Marx, pour la première fois, y propagea l’idée de l’indépendance du mouvement des travailleurs vis-à-vis du mouvement démocrate-bourgeois, tandis que dans le ‘Manifeste communiste’, il part encore du rôle indépendant du mouvement des travailleurs dans le cadre du mouvement révolutionnaire démocratique. Elaborant les expériences de la revolution allemande du 1848, il développa pour la première fois concrètement la théorie et la pratique de la révolution permanente: “”Tandis que les démocrates petits bourgeois veulent terminer la Révolution au plus vite et après avoir tout au plus réalisé les revendications ci-dessus, il est de notre intêret et de notre devoir de rendre la révolution permanente, jusqu’à ce que toutes les classes plus ou moins possédantes alent été écartées du pouvoir, que le prolétariat ait conquis le pouvoir et que non seulement dans un pays, mais dans tous le pays régnants du monde l’association des prolétaires ait fait assez de progrès pour faire cesser dans ces pays la concurrence des prolétaires et concentrer dans leurs mains au moins les forces productives décisives””. Dans les phrases finales de cet écrit, Marx montre très clairement comment il a bien saisi la révolution dans son entrelacement international: “”Si les ouvriers allemands ne peuvent s’emparer du pouvoir et faire triompher leurs intérêts de classe sans accomplir en entier une évolution révolutionnaire assez longue, ils ont cette fois du moins la certitude que le premier acte de ce drame révolutionnaire imminent coïncide avec la victoire directe de leur propre classe en France et s’en trouve accéléré. Mais ils contribueront eux-mêmes à leurs victoire définitive bien plus par le fait qu’ils prendront conscience de leurs intérêts de classe, se poseront dès que possible en parti indépendant et ne se laisseront pas un instant détourner par le phrases hypocrites des démocrates petits bourgeois; de l’organisation autonome du parti du prolétariat. Leur cri de guerre doit être: ‘La révolution en permanence!”” [George Jungclas, Le problème de l’Internationale dans les premières ouvres de Marx et Engels’, Paris, 1964]”,”INTx-043″
“JUNGCLAS Georg, TROTSKY Léon”,”Les formes de l’État capitaliste, suivi de ‘Bonapartisme et fascisme’ (Trotsky).”,”Georg Junclas, l’auteur de cette brochure, est né en 1902 a Halberstadt, dans la région du Harz, en Allemagne. Mais sa vie de militant révolutionnaire se déroule à Hambourg. Dès 1915, à Altona, il entre en contact avec la jeunesse socialiste, dissoute en 1916 par la bureaucratie chauvine du parti social-démocrate à cause de sa ligne anti-militariste. En 1919, il entre au Parti communiste d’Allemagne (Ligue Spartakus). Il participe à la construction de sa section allemande, qu’il représente lors du II congrès de l’Internationale, avant de devenir membre de son secrétariat international.”,”TROS-100-FL”
“JÜNGER Ernst SCHMITT Carl”,”Il nodo di Gordio. Dialogo su Oriente e Occidente nella storia del mondo.”,”JÜNGER E. letterato e saggista nato nel 1895. Carl Schmitt (1888-1985) studioso della politica e del diritto pubblico internazionale.”,”TEOP-352″
“JUNGK Robert”,”Gli apprendisti stregoni. Storia degli scienziati atomici.”,”Robert Jungk, giornalista svizzero autore de Il futuro è già cominciato e di Hiroshima in poi, le sorti dell’umanità.”,”USAQ-021-FL”
“JUNIOR”,”La rivoluzione russa.”,”Statistica zarista. “”Le fucilazioni succedevano quasi tutti i giorni su tutta l’ estensione della Russia. La forca lavorava anche essa senza tregua. E’ difficile dare una statistica completa. Ma secondo i dati ufficiali nel 1906 e 1907 ebbero luogo rispettivamente 1010 e 627 esecuzioni capitali, senza contare le fucilazioni delle “”spedizioni punitive””. Nel periodo così detto “”costituzionale”” dal 1908 al 1911 vi furono 3282 esecuzioni capitali. 1908. 1959 condanne e 782 esecuzioni 1909. 1435 condanne e 543 esecuzioni 1910. 434 condanne e 129 esecuzioni 1911. 237 condanne e 58 esecuzioni. In tutto si conta che in questo periodo furono uccise più di 100 mila persone durante le repressioni, spedizioni punitive, rivolte, ecc, e più di 4000 impiccati e fucilati. Quanto agli attentati dei rivoluzionari, essi furono 51 nel 1905, nel 1906 furono 78 e nel 1907 furono 62 organizzati dal partito e 317 atti individuali, spontanei.”” (pag 26)”,”RIRx-120″
“JUNIUS”,”Lettere politiche di Junius.”,”Lo pseudonimo ‘Junius’ l’A lo ha preso da un politico inglese (probabilmente Philip FRANCIS) (Francis (sir Philip), uomo politico e scrittore britannico (Dublino 1740 – Londra 1818). Impiegato al segretariato di Stato, poi al ministero della guerra, si rivelò polemista di notevoli capacità e dopo aver aderito all’opposizione whig esercitò una profonda influenza su Burke. Nominato nel 1773 membro del Consiglio del Bengala, si oppose tenacemente al governatore generale Warren Hastings, con il quale ebbe aspri contrasti. È considerato il probabile autore delle Lettere di Junius (1769-1772), contenenti violenti attacchi a Giorgio III e al partito della corte, che destarono l’interesse dell’opinione pubblica inglese.)”,”ITQM-046″
“JUNIUS BRUTUS Stephanus, a cura di Saffo TESTONI BINETTI”,”Vindiciae contra tyrannos. Il potere legittimo del principe sul popolo e del popolo sul principe.”,”‘Stephanus Junius Brutus è uno pseudonimo utilizzato per l’autore del trattato politico “”Vindiciae contra tyrannos””. Questo pamphlet, pubblicato nel 1579 a Basilea, è un’opera contro l’assolutismo regio e discute il legittimo potere del principe sul popolo e viceversa. L’opera è attribuita a due autori francesi: “”Philippe Duplessis-Mornay”” e “”Hubert Languet””, anche se non è esclusa la possibilità di una collaborazione tra più autori. Il trattato è significativo per il dibattito sull’idea moderna di sovranità e giustifica la resistenza popolare contro un sovrano tirannico’ (copil.)”,”TEOP-008-FMB”
“JUNOD Marcel”,”Le troisième combattant. De l’ypérite en Abyssinie a la bombe atomique d’Hiroshima.”,”L’autore, Marcel Junod è une ex-delegato del Comitato internazionale della Croce Rossa. Léopold Boissier è presidente del Comintato Internazionale della Croce Rossa (1963) Ecco, in occasione del Centenario della Croce Rossa (1863-1963) un libro che illustria meglio delle cifre, il lavoro immenso svolto dalla Croix Rouge. Dalla guerra di Abissinia alla guerra civile spagnola, dalle rovine di Varsavia alla bomba atomica lanciata su Hiroshima nel corso di questi anni che furono gli undici anni più tragici della nostra storia, il Dott. Junod percorre il mondo in fiamme (insieme ad altri 150 delegati) per apportare in nome della Croce Rossa un po’ di speranza e di umanità.”,”QMIx-004-FSD”
“JÜRGS Michael”,”La piccola pace nella Grande guerra. Fronte occidentale 1914: un Natale senza armi.”,”Michael Jürgs (Amburgo 1945), giornalista di Stern e Tempo, coautore di documentari televisivi, ha scritto diversi libri, come Der Fall Romy Schneider, best seller in Germania e alcune biografie, tra cui quella di Günter Grass. Traduzione di Giuseppe Cospito, fonti, bibliografia scelta, indice dei nomi, fonti iconografiche, ringraziamenti, foto, cartina, Nuovi Saggi Storia. “”Del resto, fino alla notte precedente, alcuni ‘tommys’ avevano altri piani, volevano in un certo senso cullare i ‘jerries’ con i canti, metterli di buon umore, farli sentire al sicuro per poi colpirli, nel modo così subdolo che si diceva proprio soltanto della natura tedesca. Il fuciliere Ernest Morley lo ritiene in linea di principio un lecito espediente bellico, quando il 29 dicembre 1914 riferisce ai genitori che avevano effettivamente deciso di offrire ai tedeschi, per Natale, “”tre corali e poi cinque salve di fuoco””. Al calare dell’oscurità iniziarono con ‘While sheperds watched their flocks by night’, che dall’altra parte ricevette una buona accoglienza, dal momento che in effetti, secondo Morley, “”venne eseguita molto bene dal nostro coro””. Prima della canzone successiva fecero una breve pausa. “”Poi però, con grande sorpresa, udimmo salire un canto, una sorta di risposta, dalle loro trincee. Quindi cominciarono a gridarci di uscire fuori. Così bloccammo i preparativi per la fase due, le ostilità. Gridarono “”A merry Christmas, english, we are nto shooting tonight””. Noi rispondemmo gridando un messaggio simile. Dopo un breve scambio di esclamazioni; quelli sistemarono le luci. Anche noi. Presto le due linee del fronte sembrarono come illuminate a festa. Lampade e candele in fila. Noi facemmo come loro. E poi cantammo ‘God save the King’. Loro si unirono al coro.”” Non volevano più sparare su nemici così amichevoli, che cantavano insieme a loro perfino il loro inno nazionale. Perciò anche Ernest Morley è tra coloro che, nel ‘Christmas day’; si decidono a uscire allo scoperto. I tedeschi “”si diressero verso di noi gesticolando. Noi ci dirigemmo loro incontro. Provammo il piacere assolutamente folle di chiacchierare con uomini che avevano fatto del loro meglio per ammazzarci… e noi con loro. Scambiai una sigaretta con un sigaro (‘not a bad change’), alcuni di loro parlavano inglese e chiacchierammo a lungo””. Un tedesco racconta a Morley che, non appena la guerra sarà finita, ritornerà in Inghilterra, e al più presto possibile. In fondo ha famiglia a Londra, moglie e due figli”” (pag 92-93)”,”QMIP-021-FL”
“JURQUET Jacques a cura; Karl MARX Friedrich ENGELS Jean JAURÈS Paul LOUIS V.I. LENIN Rosa LUXEMBURG D’OCTON Vigné”,”La révolution nationale algerienne et le parti communiste français. Tome 1. Positions du mouvement ouvrier français et international sur les questions coloniales et l’Algérie avant la naissance du Parti communiste français (1847-1920).”,”Molti passi riportati sono, in ordine, di Lenin, Marx ed Engels Articolo ‘L’ Algeria’ di Engels per la New Ameican Cyclopedia (pag 20) “”De 1920 à 1962, le Parti communiste français a-t-il respecté ou trahi la ligne ainsi tracée par Lenine dans la Hutiéme des Vingt et une conditions d’admission à l’Internationale communiste? Jacques Jurquet s’est attaché à répondre à cette question en limitant ses recherches au cas de l’Algérie. Son étude comporte quatre tomes (1847-1920), (1920-1939), (1939-1954), (1954-1962)”” (4° di copertina) Wiki: Jacques Jurquet est un homme politique français, né le 2 avril 1922 à Marseille. Biographie Jacques Jurquet est issu d’une famille engagée à gauche. Son père, Albert, est militant socialiste et accueille chez lui, dans l’entre-deux-guerres, des réfugiés allemands fuyant le nazisme. Jacques adhère d’ailleurs aux jeunesses socialistes en 1936. Il tente cette même année de s’engager dans les Brigades internationales, ce qui lui est refusé compte tenu de son âge. Après son bac, obtenu en 1940, il entame des études en classes préparatoires, puis rencontre Machla Feigenbaum, une jeune femme réfugiée polonaise, de confession juive, qu’il épouse en septembre 1941. Employé à la mairie de Marseille, il y fréquente des militants communistes et adhère au PCF. Son activité politique est cependant assez limitée, et ce d’autant plus qu’il a deux enfants en bas âge. En 1942, il est mobilisé par les chantiers de jeunesse, puis, l’année suivante, requis pour le STO. Il s’évade du train qui le conduisait en Allemagne, et participe à la Résistance, rejoignant d’abord un maquis, jusqu’à son démantèlement en décembre 1943. Il prend alors le pseudonyme de Jourdan, mais conserve des liens avec la Résistance. Il devient en 1944 membre de l’État-major FFI/FTP du sous-groupement R du groupement Frontière dans le Jura. Intégré ensuite dans la 1re armée, il est blessé dans les Vosges en novembre 1944. Fonctionnaire des impôts à partir de 1946, il milite et exerce diverses responsabilités au sein du parti communiste au niveau départemental, notamment dans le Doubs (où il affronte Edgar Faure), puis à Paris, où il est un des collaborateurs d’André Barthélémy et en Seine-et-Marne1, et enfin à Marseille où il est muté en 1954. Pendant la Guerre d’Algérie, sous l’influence de Baya Bouhoune, qu’il épousera en 1978, il n’approuve pas la ligne suivie par le PCF2. Écarté du comité fédéral des Bouches du Rhône en 1959, il est exclu du parti en avril 1964 en raison de sa prise de position en faveur de la politique adoptée par les partis communistes en Chine et en Albanie. Il avait en effet créé, en compagnie de Marcel Coste et Christian Maillet, un “”cercle d’études”” franco-chinois. La même année, il participe avec François Marty3 à la création de la Fédération des cercles marxistes-léninistes de France et il effectue son premier voyage en Chine. Au lancement de L’Humanité nouvelle, en 1965, il en devient le secrétaire de rédaction. Il plaide ensuite pour la transformation des cercles en véritable parti, ce qui est fait, en décembre 1967, sous le nom de Parti communiste marxiste-léniniste de France4 (PCMLF). En juin 1968, le PCMLF est dissout5 pour son implication dans le mouvement de mai 1968, en même temps qu’une dizaine d’autres organisations d’extrême-gauche. Jacques Jurquet réussit cependant à maintenir une activité pour les maoïstes français, notamment au travers de la parution clandestine de L’Humanité nouvelle, puis du lancement d’un nouveau journal, L’Humanité rouge, à partir de 1969. Celui-ci devient quotidien à partir de 1975. Il conserve aussi des liens avec les partis communistes de Chine et d’Albanie, pays dans lesquels il effectue plusieurs voyages. Après une période de flottements qui voient plusieurs groupes s’opposer au sein du PCMLF clandestin, il en reprend la direction en 1973. En 1975, il obtient le ralliement de la tendance Gauche révolutionnaire du Parti socialiste unifié et, en 1978, la sortie de la clandestinité sous le nom de Parti communiste marxiste-léniniste (PCML). Durant ces années il nie avec conviction dans ses articles les crimes du régime Khmer rouge (comme il l’avait fait auparavant pour le Goulag et le Laogai). Après la mort de Mao et la rupture entre les communistes chinois et albanais, le PCML connait des difficultés : dissensions internes et perte de militants. L’Humanité rouge redevient hebdomadaire en 1980. Jean-Luc Einaudi démissionne ensuite. À partir de 1983, tout en restant officiellement membre de la direction du parti, Jacques Jurquet s’en détache progressivement, du fait notamment de l’abandon progressif par le parti de l’objectif de la dictature du prolétariat : il cesse plus ou moins d’y militer et s’implique de plus en plus au sein du MRAP. En 1985, il s’oppose à la transformation du PCML en Parti pour une alternative communiste et quitte l’organisation. Publications Le Printemps révolutionnaire de 1968. Essai d’analyse marxiste-léniniste, Éditions Gît le Cœur, 1968 Positions du mouvement ouvrier français et international sur les questions coloniales et l’Algérie avant la naissance du Parti Communiste Français, Éditions du centenaire, 1973 Arracher la classe ouvrière au révisionnisme, E-100, 1976 1939-1945 : le génocide colonialiste du Constantinois, Éditions du centenaire, 1979 La Révolution nationale algérienne et le Parti Communiste français, Éditions du centenaire Mouvements communiste et nationaliste en Algérie, Presse d’aujourd’hui, 1982 Des élections à la lutte armée, Éditions du Centenaire, 1984 Années de feu. Algérie 1954-1956, L’Harmattan, 1997 A contre-courant 1963-1986, Le Temps des Cerises, 2001 Femmes algériennes. De la Kahina au code de la famille, avec Baya Jurquet-Bouhoune6, Le Temps des Cerises, 2007 Les Hurlements de la vie, Éditions de la Veytizou, 2008 Sur les chemins de la vie, Éditions de la Veytizou, 2009 Vieillesse cruelle, Éditions de la Veytizou, 2010 Notes et références Dictionnaire biographique mouvement ouvrier mouvement social [archive] Jean-Guillaume Lanuque, Georges Ubbiali, Prochinois et Maoïsme en France et dans les espaces francophones, Bord de l’eau, 2010, p. 26 Articles sur François Marty parus dans L’Humanité Rouge [archive] Il en est alors le secrétaire général Pierre Viansson-Ponté, « De Jacques Jurquet à Gilbert Mury deux façons d’être “”chinois”” », Le Monde, 2 août 1969 Épouse de Jacques Jurquet (décédée”,”AFRx-118″
“JURSA Michael”,”I Babilonesi.”,”Michael Jursa insegna Storia del vicino Oriente antico nell’Università di Vienna.”,”STAx-039-FL”

“KABAKTSCHIEFF Chr. (KABATCHIEV)”,”Die Gründung der Kommunistischn Partei Italiens. Rede auf dem Kongreß der Sozialistischen Partei Italiens in Livorno, 16. Januar 1921 – Erklälung der Vertreter des Exekutivkomitees der Kommunistischen Internationale auf dem Kongreß der Sozialistischn Partei Italiens in Livorno – Die Lage in Italien.”,”Intervento del delegato della Terza Internazionale Kabatchiev al Congresso del PSI Partito socialista italiano a Livorno 16 gennaio 1921 Gli ungheresi Kabatchiev e Rakosi delegati dell’Internazionale a Livorno. “”In January of 1921, two Hungarians, Kabatchiev and Rakosi (future leader of Stalinist Hungary prior to 1956), CI delegates to the Livorno Congress, where the Italian Communist Party was founded, explained that the error of the Hungarian communists must not be repeated.[10] They explicitly compared the two cases, deducing from the first that one must break with the socialist center as well as with the right (in Italy, with Serrati). “The reasons which impelled them (the Hungarian communists) towards unity are the same ones which are today used on behalf of the reformists and centrists in Livorno. They, too, yielded to the sentimental fraction of the working class which wanted just one party. The Hungarian communists had also postponed the exclusion of the reformists, expecting that they would provide them with the pretext for justifying their expulsion in the eyes of the backward masses… None of their hopes were realized.” They also warned against the trade unionists, recalling the Finnish and Bavarian cases. Levi, who was also present at Livorno, defended the unity thesis and later regretted the outcome of the Congress (cf. Chapter 13). The international communist movement only learned half the lessons of the Hungarian experience.”” (da Gilles Dauvé / Denis Authier The International and Domestic Situations, May 1919-March 1920 Chapter 8 marxists.org)”,”INTT-276″
“KABAT Marina”,”Proceso de trabajo, industria y clase obrera en la rama del calzado (Buenos Aires 1870-1940).”,”Marina Kabat es licenciada en Historia de la Universidad de Buenos Aires, donde investiga y Ileva adelante sus estudios doctorales. Su formación come investigadora estuvo ligada desde un principio a la rivista Razón y Revolución, cuyo comité editorial integra, y al CEICS – Centro de Investigaciones en Ciencias Sociales. Introducción, Conclusiones, Apéndice, Note,”,”MALx-001-FL”
“KABAT Marina”,”Proceso de trabajo, industria y clase obrera en la rama del calzado (Buenos Aires 1870-1940).”,”Marina Kabat es licenciada en Historia de la Universidad de Buenos Aires, donde investiga y Ileva adelante sus estudios doctorales. Su formación come investigadora estuvo ligada desde un principio a la rivista Razón y Revolución, cuyo comité editorial integra, y al CEICS – Centro de Investigaciones en Ciencias Sociales. Introducción, Conclusiones, Apéndice, Note,”,”MALx-002-FL”
“KABO Elena O., a cura di Maria Grazia MERIGGI”,”L’alimentazione dell’operaio russo prima e dopo la guerra.”,”La ricerca, pubblicata nel 1926, dalla ex militante menscevica Elena O. Kabo, impegnata dopo l’Ottobre nelle istituzioni di statistica del lavoro del nuovo Stato sovietico, riguarda la condizione operaia rilevata attraverso i bilanci familiari degli anni che precedono la guerra mondiale a quelli immediatamente successivi alla guerra civile in Russia. Al suo rilevante interesse storico si aggiunge il valore pionieristico per gli studi di statistica sociale e di sociologia del lavoro, interotti in Urss per via del clima politico affermatosi a partire dagli anni 1930 del secolo scorso e parzialmente ripresi negli anni ’60. Il testo della Kabo è preceduto da un saggio della Meriggi che fornisce un quadro degli strumenti che il mondo del lavoro si è dato per conoscere la realtà sociale. Chiude il volume una nota biografica sull’autrice. Maria Grazia Meriggi, già professoressa di Storia contemporanea presso l’Università di Bergamo, ha fatto parte del direttivo della SISLav (Società italiana di storia del lavoro) che ha contribuito a fondare, e collabora con istituti di ricerca in Italia e Francia. È storica dei movimenti sociali e delle culture politiche dei mondi del lavoro del XIX e XX secolo in Europa, temi sui quali ha pubblicato numerose ricerche.”,”CONx-283″
“KAELBLE Hartmut a cura; saggi di Franklin F. MENDELS Karl Ulrich MAYER e Walter MÜLLER Kenneth MacDONALD Stephan THERNSTROM Hartmut KAELBLE Frederick D. MARQUARDT David CREW William H. SEWELL Stephan THERNSTROM Reinhard BENDIX e Frank W. HOWTON W.L. GUTTSMN W.M. MATHEW”,”Geschichte der sozialen Mobilität seit der industriellen Revolution.”,”Saggi di Franklin F. MENDELS, Karl Ulrich MAYER e Walter MÜLLER, Kenneth MacDONALD, Stephan THERNSTROM, Hartmut KAELBLE, Frederick D. MARQUARDT, David CREW, William H. SEWELL, Stephan THERNSTROM, Reinhard BENDIX e Frank W. HOWTON, W.L. GUTTSMN, W.M. MATHEW”,”USAS-048″
“KAELBLE Hartmut”,”Verso una società europea. Storia sociale dell’ Europa 1880-1980.”,”KAELBLE Hartmut (Göppingen, 1940) è docente di storia sociale ed economica alla Freie Universitat di Berlino. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina). “”Una quarta particolarità storica delle società europee si evidenzia, almeno in rapporto agli USA, nella storia della mobilità sociale. Le minori possibilità di mobilità sociale in Europa rispetto al “”paese dalle infinite possibilità”” sono state spesso materia di esagerazioni. Per quanto riguarda alcune importanti modalità di ascesa- ad esempio nel caso degli operai specializzati o tra padri e figli- non è stato fin ora possibile rintracciare differenze univoche tra l’ Europa e gli Stati Uniti.(…) Un ritardo europeo riguardo alla mobilità affiora tuttavia più marcatamente considerando alcune altre questioni. Ciò vale in particolare per la mobilità degli operai non specializzati e per la classe di provenienza nelle professioni accademiche”” (pag 36)”,”EURx-142″
“KAESLER Dirk”,”Max Weber.”,”Considerato uno dei massimi pensatori del Novecento, Max WEBER (1864-1920) non è solo uno dei padri fondatori della sociologia, la sua opera è al centro di tutte le ricerche intorno alle scienze sociali. KAESLER Dirk ha insegnato nelle Università di Monaco e Amburgo. E’ ora docente di sociologia nell’ Università di Marburgo. “”Weber si presenta in questo testo come uno ‘storico universale’, il quale si occupa soprattutto di un problema: ‘quale concatenamento di circostanze ha fatto sì che proprio sul terreno dell’ Occidente, e soltanto qui, si siano manifestati fenomeni culturali che pure – almeno secondo amiano immaginarci – stavano in una linea di sviluppo di significato e validità universali? (181, p 1; 3. ‘Gesammelte Aufsätze zur Religionssoziologie’). Di seguito a questo interrogativo Weber elenca quei grandi ambiti sociali in cui possono a suo parere registrare differenze determinanti fra l’ Occidente e i restanti territori culturali: – le scienze: Weber considera peculiari dell’ Occidente il fondamento matematico, la “”prova”” razionale (…). – l’ arte: solo in Occidente ci fu – secondo Weber – una musica armonica razionale; gli strumenti fondamentali (organo, pianoforte, violino) come mezzi per eseguirla, l’ impiego razionale della volta gotica, una stampa pensata esclusivamente per la pubblicazione. – l’ amministrazione: (…) – lo stato: (…) – l’ economia: Weber si dedica in particolare a questo sottosistema sociale e proprio qui constata l’ elemento specifico dell’ Occidente: il ‘capitalismo’. (…)”” (pag 184-185)”,”WEBx-019″
“KAFKA Franz”,”Strafen. Punizioni. La condanna – La netamorfosi – Nella colonia penale.”,”Franz Kafka nasce a Praga il 3/7/1883, figlio primogenito di Hermann Kafka (1852-1931) e di Julie Löwy (1856-1934). Hermann Kafka, che aveva aperto un merceria nel centro di Praga, era originario di Wossek, nella Boemia meridionale, e proveniva da una tipica famiglia del proletariato ebraico, nella quale si parlava sia céco che tedesco. Julie Löwy, invece, era nata e cresciuta a Podiebrad, sull’Elba, in una facoltosa famiglia ebraica di lingua tedesca. Ebbero sei figli. Franz Kafka nel 1903 sostiene l’esame di Stato di storia del diritto. Nei mesi estiivi soggiorna in una casa di cura a Zuckmantel, in Slesia. A partire dall’autunno del 1905 si incontra regolarmente con gli amici Oskar Baum, Max Brod e Felix Weltsch. Il 18/6/1906 si laurea in Giurisprudenza e inizia il praticantato legale presso il Tribunale di Praga. Nel 1912 scrive La condanna e La metamorfosi. Nel 1914 comincia a scrivere Il Processo e in ottobre concepisce il racconto Nella colonia penale. Muore il 3/61924 nel sanatorio del Dott. Hoffmann a Kierling vicino a Vienna e sepolto nel cimitero ebraico Straschnitz di Praga.”,”VARx-033-FL”
“KAFKA Franz”,”Il Processo.”,”Franz Kafka (1883-1924) scrittore tedesco, figlio di un commerciante israelita, compì studi umanistici e si laureò in legge. Con Rilke, Werfel, Brod e altri fece parte della cosiddetta ‘scuola di Praga’, centro intellettuale a livello europeo. E’ portavoce dell’apprensione e dell’angoscia delle generazioni vissute tra le due guerre mondiali. E’ considerato un precursore delle dottrine esistenzialistiche (analisi degli stati d’animo) unitamente a Kierkegaard.”,”VARx-623″
“KAFKA Franz”,”America (Il disperso).”,”Il protagonista è Karl Rossmann, studente ginnasiale di sedici anni, allontanato dalla casa paterna per essere stato sedotto dalla domestica e mandato in America presso lo zio Jakob, persona di ragguardevole livello economico e sociale… ‘Gli operai non stanno dalla parte delle autorità…’ “”«Così non si conclude niente» disse l’agente di polizia, e fece per afferrare Karl (Rossmann) per il braccio. Automaticamente Karl arretrò un po’, sentì lo spazio libero che gli si era aperto in seguito alla partenza dei facchini, si girò, e spiccati due salti staccò la corsa. I bambini proruppero in un unico grido e coi braccini tesi in avanti corsero per qualche metro anche loro. «Fermatelo» gridò l’agente di polizia giù per il lungo vicolo quasi vuoto, e lanciando questo grido a intervalli regolari corse dietro a Karl con corsa silenziosa, che rivelava gran forza e molto esercizio. Fu una fortuna per Karl che l’ inseguimento avvenisse in un quartiere operaio. Gli operai non stanno dalla parte delle autorità. (…)”” (pag 208)”,”VARx-633″
“KAFKA Franz”,”Il Processo.”,”Franz Kafka (1883-1924) scrittore tedesco, figlio di un commerciante israelita, compì studi umanistici e si laureò in legge. Con Rilke, Werfel, Brod e altri fece parte della cosiddetta ‘scuola di Praga’, centro intellettuale a livello europeo. E’ portavoce dell’apprensione e dell’angoscia delle generazioni vissute tra le due guerre mondiali. E’ considerato un precursore delle dottrine esistenzialistiche (analisi degli stati d’animo) unitamente a Kierkegaard.”,”VARx-064-FGB”
“KAGAN Robert KRISTOL William a cura; saggi di James W. CEASAR Ross H. MUNRO Peter W. RODMAN Richard N. PERLE Reuel Marc GERECHT Nicholas EBERSTADT Jeffrey GEDMIN Aaron L. FRIEDBERG Elliott ABRAMS Frederick W. KAGAN William SCHNEIDER William J. BENNETT Paul WOLFOWITZ Donald KAGAN”,”Present Dangers. Crisis and Opportunity in American Foreign and Defense Policy.”,”Saggi di James W. CEASAR Ross H. MUNRO Peter W. RODMAN Richard N. PERLE Reuel Marc GERECHT Nicholas EBERSTADT Jeffrey GEDMIN Aaron L. FRIEDBERG Elliott ABRAMS Frederick W. KAGAN William SCHNEIDER William J. BENNETT Paul WOLFOWITZ Donald KAGAN. “”I punti di attrito transatlantici in vari campi possono solo aumentare… L’ Europa vede la diplomazia americana in termini di egemonia e di iniziative unilaterali americane…Non c’è ragione di pensare che automaticamente una Europa unificata e federale sarà un partner transatlantico più forte ed efficace…”” (pag 194) KAGAN è Senior Associate alla Carnegie Endowment for International Peace. Ha lavorato nell’ Amministrazione Reagan. KRISTOL è editor e publisher del magazine di Washington ‘The Weekly Standard’.”,”USAP-043″
“KAGAN Robert”,”Of Paradise and Power. America and Europe in the New World Order.”,”KAGAN Robert è Senior Associate alla Carnegie Endowment for International Peace, dove è direttore del US. Leadership Project. Ha scritto pure ‘A Twilight Struggle: American Power and Nicarague, 1977-1990’ e ha curato assieme a William KRISTOL, ‘Present Dangers: Crisis and Opportunity in American Foreign and Defense Policy””. Ha lavorato presso il Dipartimento di Stato dal 1984 al 1988. L’ America è vista dagli europei come unilateralista e inclinata verso l’ uso della forza, gli americani vedono l’ Europa fiacca, debole e poco seria. L’estate scorsa, su Policy Review, Robert KAGAN si è soffermato sull’ impasse delle relazioni transatlantiche spingendo affinché entrambi i lati guardassero se stessi attraverso il punto di vista dell’ altro. Gli USA hanno fatto la maggior parte delle missioni di guerra, quasi tutte le armi di precisione che hanno colpito la Serbia e il Kosovo erano americane. La superiorità nelle capacità tecnica e di intelligence ha determinato che il 99 per cento degli obiettivi proposti è venuto da fonti di intelligence americana. Il dominio americano nello sforzo di guerra ha turbato gli europei (hanno contribuito solo per il 4% degli aerei e per il 4% delle bombe sganciate). (pag 46)”,”RAIx-148″
“KAGAN Robert”,”Il ritorno della storia e la fine dei sogni.”,”KAGAN Robert è senior associate presso il Carnegie Endowment for International Peace, e transatlantic fellow del German Marshall Fund, ed editorialista del Washington Post. Dal 1984 al 1988 ha lavorato per il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Ha pubblicato per Mondadori: ‘Paradiso e potere’ (2003) e ‘Il diritto di farsi la guerra’.”,”RAIx-277″
“KAGAN Frederick W.”,”The Military. Reforms of Nicholas I. The Origins of the Modern Russian Army.”,”Frederick W. Kagan is Assistant Professor of military history at the United States Military Academy at West Point. The Military Reforms of Nicholas I examines Nicholas’ reorganization of the Russian military administration from 1832 to 1836″,”RUST-013-FL”
“KAGAN Frederick W. HIGHAM Robin a cura; saggi di DAVIES Brian BUSHKOVITCH Paul MENNING Bruce W, BAUMANN Robert F. KIPP Jacop W. SHIMMELPENNINCK VAN DER OYE David JONES David R. Contributors”,”The Military History of Tsarist Russia.”,”Frederick W. Kagan received his Ph.D. in Russian and Soviet military history from Yale University in 1995. He is the author of The Military Reforms of Nicholas I: The Origins of the Modern Russian Army (SMP, 1999), and co-author with Donald Kagan of While America Sleeps: Self-Delusion, Military Weakness, and the Threat to Peace Today (SMP, 2000), as well as numerous scholarly and defense-policy related articles. He is currently an assistant professor at the United States Military Academy at West Point. Robin Higham, professor of military History emeritus at Kansas State University, was editor of Military Affairs for twenty-one years and of Aerospace Historian for eighteen. He recently co-edited Russian Aviation and Air Power with John T. Greenwood and Von Hardesty. The Military History of Tsarist Russia is the first one-volume overall view in English of the rise of the armed forces in Russia, from the Muscovite army of the fifteenth century through the reforms, expansions, and Westernization of Peter the Great, Catherine the Great, and the victory over Napoleon in 1812-1815. The next chapters then depict the struggles over the size of the armed forces and financing them, while at the same time the state had to be modernized. The ideological conflict between Westernization and Russiafication continued right into the First World War. The combination of enemies without and revolutionaries within brought the end of the Romanovs in 1917. Brian Davies is Associate Professor of History at the University of Texas at San Antonio. Paul Bushkovitch received his doctorate from Columbia University, and has taught Russian history at Yale since 1975. Bruce W. Menning is a professor of strategy with the Department of Joint and Multinational Operations at the U.S. Army Command and General Staff College, Ft. Leavenworth, KS. Robert F. Baumann is an Associate Professor of Military History at the U.S. Army Command and Staff College at Ft. Leavenworth. Jacob Kipp is a senior analyst with the Foreign Military Studies Office of the U.S. Army Training and Doctrine Command at Ft. Leavenworth, Kansas. David Schimmelpenninck van der Oye is Assistant Professor of Russian and East Asian history at Brock University in St. Catharines, Ontario, Canada. David R. Jones was educated at Dalhousie, Duke and Oxford Universities.”,”RUST-016-FL”
“KAGAN Donald”,”Pericle di Atene e la nascita della democrazia.”,”Donald Kagan insegna storia alla Yale University. E’ autore di una monumentale ‘Storia della guerra del Peloponneso’ e di molti studi sulla storia della civiltà occidentale. “”L’iniziativa di Sparta era stata una aperta sfida al potere e all’influenza ateniesi nella Grecia centrale e non reagire avrebbe potuto essere interpretato come un segno di debolezza e incoraggiare gli avversari della polis attica. Pericle, ora nel pieno delle sue forze, a 45 anni, marciò in armi verso Delfi, ristabilì il controllo sui focesi e riacquisì la ‘promanteia’ (il diritto di consultare l’oracolo, ndr). Quali che fossero le sue idee in merito al dominio terrestre, Pericle non poteva non rispondere alla sfida spartana. La reazione ateniese non fu tuttavia sufficiente a impedire i torbidi che si preparavano in Beozia. Rincuorati dall’azione spartana a Delfi, gli oligarchi di molte città scatenarono una sollevazione generale. Nella primavera del 446, oligarchi in esilio si impadronirono di due città della Beozia occidentale. Prontamente, oligarchi di altre città della regione e di territori vicini si unirono a essi in un movimento inteso a espellere i fantocci democratici imposti da Atene e a ripristinare autonomia e oligarchia nelle loro città. L’audace e deciso generale Tolmide avrebbe voluto marciare subito con un esercito sulla Beozia ma Pericle cercò di impedirlo. Stando a Plutarco, «cercò di frenarlo e persuaderlo durante l’assemblea, affermando – e le sue parole divennero poi memorabili – che, se proprio non voleva lasciarsi convincere da Pericle, avrebbe dovuto dare tempo al tempo che il più saggio dei consiglieri» (Plutarco, ‘Vite parallele’, «Vita di Pericle XVIII.2-3». Questo famoso intervento di Pericle costituisce un valido indizio della situazione perché rivela la sua riluttanza a rischiare una grande battaglia in campo aperto per conservare il dominio della Grecia centrale. Finché fosse stato possibile mantenere la supremazia attraverso regimi sostitutivi, sostenuti da occasionali manifestazioni di forza, come la riconquista di Delfi, Pericle non avrebbe avuto nulla da eccepire ma una costosa e perigliosa compagna terrestre contro una Beozia sollevata e insolitamente unificata, rappresenta per lui un prezzo troppo alto. Pericle, e con lui altri prudenti cittadini, erano pronti ad abbandonare la Grecia centrale piuttosto che mettere a repentaglio l’Attica e l’impero marittimo”” (pag 146-147)”,”STAx-293″
“KAGAN Frederick W. HIGHAM Robin a cura, Contributors by Christopher C. LOVETT David R. STONE John ERICKSON Mark O’NEILL Mary R. HABECK Robert M. PONICHTERA Scott MCMICHAEL Stephen BLANK Steven J. ZALOGA William E. ODOM”,”The Military History of the Soviet Union.”,”Frederick W. Kagan is Assistant Professor of military history at the United States Military Academy at West Point. The Military Reforms of Nicholas I examines Nicholas’ reorganization of the Russian military administration from 1832 to 1836. Kagan received his Ph.D. in Russian history from Yale University in 1997. Chriatopher C. Lovett holds a Ph.D. from Kansas State University and is an associate professor of Modern European History at Emporia State University. David R. Stone received his Ph.D. in Russian history from Yale University in 1997. John Erickson is a Fellow, British Academy, Royal Society of Edinburgh, and Professor Emeritus, Honorary Fellow Defence Studies, University of Edinburgh, Scotland. Mark O’Neill received his Ph.D. i n Modern Soviet/Russian History from Florida State University. His doctoral work focused on Soviet Air Force and Air Defense partecipation in the Korean Air War. Mary R. Habeck is an assistant professor of military history at yale University. Robert M. Ponichtera received his Ph.D. in Modern East European History from Yale University in November 1995. Scott McMichael retired from the U.S. Army in 1996 as a Lieutenant Colonel. Stephen Blank is Professor of Russian National Security Studies at the Strategic Studies Institute of the U.S. Army War College. Dr. Blank has been an Associate Professor of National Security Affairs at the Strategic studies Instuitute since 1989. Dr. Blank’s M.A. and ph.D. are in russian history from the University of Chicago. Steven J. Zaloga is a senior analyst with the aerospace consulting firm, Teal Group Corp., where he covers missile technology and international arms transfers for clients in the aerospace industry and government. He also serves as an adjunct staff member with the Institute for Defense Analyses, a federal think-tank. William E. odom, Lt Gen, USA, Retired, is a professor (adjunct) at Yale University and a senior fellow at the Hudson Institute. About the Contributors, Introduction, List of Maps, Index,”,”RUST-070-FL”
“KAGARLITSKY Boris”,”The Thinking Reed. Intellectuals and the Soviet State from 1917 to the Present.”,”KAGARLITSKY Boris è nato nel 1958 e vive a Mosca. Lì ha studiato sociologia e teatro. Nel 1982 è stato imprigionato per il suo lavoro sul giornale di opposizione Left Turn. Si è schierato per la Perestroika.”,”RUSS-199″
“KAHAN Stuart”,”The Wolf of the Kremlin. The First Biography of L.M. Kaganovich, the Soviet Union’s architect of fear.”,”KAHAN ha lavorato come giornalista per il ‘Philadelphia Bulletin’ ed il ‘New York Times’ ed è attualmente managing editor alla McGraw Hill. E’ il nipote di Lazar M. KAGANOVICH. Sua zia fu la terza moglie di STALIN e un altro zio fu commissario dell’aviazione sotto STALIN. Il libro è basato su interviste dell’A con suo zio ed altri membri della famiglia. L’A è stato in URSS ed è stato dichiarato ‘persona non gradita’ e gli è stato impedito il ritorno in Russia da Yuri ANDROPOV.”,”RUSS-021″
“KAHAN Vilém, compilazione e cura”,”Bibliography of the Communist International (1919-1979). First Volume.”,”ECCI, o EKKI, Comitato Esecutivo dell’Internazionale Comunista Alcune pagine in francese”,”INTT-324″
“KAHL Joseph A.”,”The American Class Structure.”,” ISC Index of Status Characteristics (pag 41) Classificazione per reddito delle famiglie americane. Anni 1950. Ricchezza e povertà. Borghesia ceti medi impiegati classe operaia sottoproletariato. “”It is possible to classify American styles of life into five types. The exact lines of division between them in monetary terms have to be drawn arbitrarily, but the styles themselves are quite distinct. As of 1955, the picture looked like this: At the very top are the one per cent of family units who have an income of over $ 15.000, with an important part of it coming from return on invested capital wealth. They live in “”great luxury””, for they are plutocrats. Nine per cent of the families fall between $ 7.500 and $ 15.000 per year in income. They earn most of it from the salary of the father, who is a professional or business man. They usually live in the suburbs in large houses in a style which we can consider “”opulent”” but far from the great luxury of the plutocrats. Abour 40 per cent (if we include in our calculations the noncash income of farmers) of the people live “”well””. They are in the growing middle-income group that receives between $ 4000 and $ 7500. They can afford to own their modest homes, buy a small new car, and perhaps send their children to college. Their income comes from wages and salaries, but in almost half the cases there is more than one worker in the family. A little less than half of these families are headed by a man who wears a white collar, slightly more than half by a man with a blue collar. The entry into this group of so many blue-collar workers, mostly within the last decade, is one the major social changes in recent history. About 30 per cent of our families, almost all of whom are headed by blue-collar workers, live “”adequately”” but not well on incomes that range from $ 2000 to $ 4000. They can afford an adequate diet and a warm home. Utilizing tha great modern invention, the installment plan, they can often manage to get a secondhand car. But they live from month to month, have no savings, and suffer greatly when they are unmployed. At the bottom of the scale are the 20 per cent of family units that receive less than $ 2000 a year. Many live in a way that they, and most other Americans, consider a life of poverty. But they do not all suffer so much as their low incomes suggest, for many are retired and they needs are small (and their incomes are supplemented by savings), many others are young persons without families just starting their work careers, and many live on small farms in a style that may be frugal but in sno always difficult. We simply do not have enough information to decide what proportion of these people are actually suffering from poverty.”” (pag 120-121)”,”MUSx-212″
“KAHN Jean-Francois”,”Victor Hugo un revolutionnaire. Suivi de L’ extraordinaire metamorphose.”,”La prima edizione de l’ Extraordinaire metamorphose è apparsa nel 1984 (Seuil). Il testo è stato rivisto e corretto in occasione della presente edizione. La parte ‘Victor Hugo. Un revolutionnaire’ è inedito. Mentre alcuni scrittori insultavano la Comune, come George SAND o Emile ZOLA, HUGO la difese. Di solito l’ intellettuale da giovane è progressista e da vecchio è reazionario. HUGO fece il cammino opposto: da giovane era monarchico e fu eletto deputato a Parigi nelle liste dell’ Union de la droite. Poi divenne l’uomo dei Miserabili, si batté contro la pena di morte e il lavoro infantile. Si batté contro tutti i conformismi, fu partigiano di un’ Europa federale, patriota, liberale, anticapitalista e anticlericale, pacifista, e difensore della lotta armata condotta dal Messico contro MASSIMILIANO. Il periodo della sua ‘straordinaria metamorfosi’ va dal 1847 al 1851.”,”FRAD-030″
“KAHN Jacques”,”Pour comprendre les crises monétaires. Explications nouvelles (Monnaie et crise de la société).”,”La crisi del capitalismo monopolistico di stato. “”I sintomi della crisi del capitalismo monopolistico di stato si sono manifestati in modo molto diverso, soprattutto a partire dal 1967, e vogliamo citare particolarmente quelli che hanno rivestito una portata internazionale, mostrando così che non si tratta di un fenomeno proprio alla Francia. Una delle manifestazioni più appariscenti è stata la crisi del sistema monetario internazionale dei paesi capitalistici, crisi che non è per nulla arrivata al termine, ma è suscettibile di numerosi nuovi sviluppi.”” (pag 110) Moneta unica europea. “”E’ caratteristico che si sia seriamente parlato di moneta del Mercato comune non dopo il 1958, per applicare il trattato di Roma (il quale prevede però la libera circolazione dei capitali), ma dopo che si manifesta la crisi del sistema monetario internazionale dei paesi capitalistici centrato sul dollaro. Non è un segno di salute, ma di malattia. Si dice che una moneta “”europea”” farebbe da contrappeso al dollaro. Essa diventerebbe sì, (se il destino gli dà vita…) il completamento del dollaro nelle speculazioni imperialistiche. Ma così facendo, come è il dollaro, diventerebbe uno strumento del capitale finanziario cosmopolita contro i popoli. Liberamente convertibile dalle società multinazionali, dunque da loro manipolabile, essa non sarà “”europea”” che di nome. Essa sarà, a sua volta, un veicolo dei disordini atlantici.”” (pag 224)”,”ECOT-098″
“KAHN Richard Ferdinand, Lord”,”L’economia del breve periodo.”,”Richard Ferdinand Kahn, nato nel 1905, ha studiato a Cambridge fisica e matematica prima di dedicarsi all’economia. Dal 1930 è Fellow del King’s College di Cambridge. Nello stesso anno inizia la sua collaborazione con F.M. Keynes, entrando come segretario nel Comitato di economisti dell’Economic Advisory Council, presieduto dallo stesso Keynes. La prima versione del moltiplicatore fu scritta come documento interno per il Comitato. La sua carriera scientifica e accademica si è svolta interamente a Cambridge, con l’eccezione degli anni della guerra (dal 1939 al 1945) in cui ha lavorato per il governo britannico. É stato professore di economia nell’Università di Cambridge dal 1951, e professore emerito dal 1957 fino al congedo nel 1972. Ha svolto incarichi per le Nazioni Unite, come membro della Commissione economica per l’Europa nel 1955 e ha preso parte ai lavori della Conference for Trade and Development negli anni sessanta. Nel 1965 gli è stato conferito il titolo di Lord.”,”ECOT-129-FL”
“KAHN Richard Ferdinand”,”Un discepolo di Keynes.”,”Richard Ferdinand Kahn, nato nel 1905, ha studiato a Cambridge fisica e matematica prima di dedicarsi all’economia. Dal 1930 è Fellow del King’s College di Cambridge. Nello stesso anno inizia la sua collaborazione con F.M. Keynes, entrando come segretario nel Comitato di economisti dell’Economic Advisory Council, presieduto dallo stesso Keynes. La prima versione del moltiplicatore fu scritta come documento interno per il Comitato. La sua carriera scientifica e accademica si è svolta interamente a Cambridge, con l’eccezione degli anni della guerra (dal 1939 al 1945) in cui ha lavorato per il governo britannico. É stato professore di economia nell’Università di Cambridge dal 1951, e professore emerito dal 1957 fino al congedo nel 1972. Ha svolto incarichi per le Nazioni Unite, come membro della Commissione economica per l’Europa nel 1955 e ha preso parte ai lavori della Conference for Trade and Development negli anni sessanta. Nel 1965 gli è stato conferito il titolo di Lord. Luigi Pasinetti (Bergamo 1930), che ha scritto la presentazione a questo libro, è stato fellow del King’s College di Cambridge dal 1951 al 1976. Professore di analisi economica all’Università Cattolica di Milano, è autore di lavori di risonanza internazionale, dai saggi raccolti in Crescita e distribuzione del reddito, tra i quali il notissimo Tasso di profitto e distribuzione del reddito in relazione alla crescita economica. Maria Grazia Marcuzzo è docente di economia politica all’Università della Calabria. Ha studiato filosofia all’Università di Milano ed economia alla London School of Economics.”,”ECOT-138-FL”
“KAHN Herman”,”On Thermonuclear War.”,”Montgomery e Eisenhower criticarono il generale Meade per non aver vigorosamente inseguito il generale Lee dopo la battaglia di Gettysburg. Meade si giustificò con l’argomento che i suoi uomini erano stanchi e disorganizzati. Questo era vero, ma l’esercito di Lee sembrava ancor più stanco e disorganizzato, e molti esperti militari pensano che Meade avrebbe potuto vincere e finire la guerra lì (pag 335)”,”QMIx-322″
“KAHN Herman”,”Filosofia della guerra atomica. Esempi e schemi.”,”Herman Kahn, matematico, fisico, insegnante di strategia, è stato direttore dell’ Hudson Institute, organizzazione di ricerche politiche. In precedenza in qualità di fisico aveva lavorato per la Rand Corporation. È stato consulente della Commissione per l’Energia Atomica, del Laboratorio nazonale di Oak Ridge e del Gabinetto del Segretario di Stato alla Difesa. Un esempio di vincoli e di negoziati in una guerra totale (Seconda guerra mondiale) (pag 44-56) “”La Seconda Guerra Mondiale è normalmente considerata come un conflitto virtualmente totale. Si cita il fatto che non siano state usate le massime capacità distruttive dei belligeranti, i gas asfissianti e le armi batteriologiche, come una grande eccezione alla regola generale della guerra. Si è fatto poco caso ai vincoli, mantenuti per un tempo notevolmente lungo dopo l’inizio della guerra, posti all’uso degli esplosivi convenzionali ad alto potenziale e delle bombe incendiarie nei bombardamenti aerei. In effetti, la guerra fu limitata in molti modi, e vi furono numerosi accordi, espliciti o sottintesi, durante il suo corso. Le limitazioni esistettero nonostante il fatto che entrambi i belligeranti avessero intenzione di dedicare tutte le proprie risorse allo sforzo bellico. Nel considerare questo esempio di limitazioni e negoziati durante la Seconda Guerra Mondiale, ci rifaremo, in gran parte, ad un articolo di George Quester (1). (:..) finire (pag 44-45)”,”QMIS-357″
“KAHN Victoria SACCAMANO Neil COLI Daniela a cura; saggi di John P. McCORMICK Timothy HAMPTON John GUILLORY Daniela COLI Victoria KAHN Judith BUTLER Nancy ARMSTRONG e Leonard TENNENHOUSE Patrick COLEMAN Neil SACCAMANO Riccardo CAPORALI Howard CAYGILL Frances FERGUSON”,”Politics and the Passions, 1500-1850.”,”Victoria Kahn è Professore di inglese e Professore di Letteratura comparata all’Università della California, Berkeley. Neil Saccamano è Associate Professor di inglese e Professore di letteratura comparata alla Cornell University.. Daniela Coli è Professore di Filosofia all’Università di Firenze. “”Elias Canetti wrote that Hobbes took the mask off power, for in Hobbes power is no longer concentrated at a single point, top down, but omnipresent and a central feature of all human conduct. For Hobbes power is not concentrated in a politico-legal institution nor an economic structure, as in Marx, but is an element present everywhere in every aspect of individuals’ action and the basis of all relations of force present in multiplicity of human relations”” (pag 84-85) “”Elias Canetti ha scritto che Hobbes ha tolto la maschera al potere, perché in Hobbes il potere non è più concentrato in un singolo punto, dall’alto verso il basso, ma onnipresente e caratteristica centrale di ogni condotta umana. Per Hobbes il potere non è concentrato in un’istituzione politico-legale né in una struttura economica, come in Marx, ma è un elemento presente ovunque in ogni aspetto dell’azione degli individui e la base di tutte le relazioni di forza presenti nella molteplicità delle relazioni umane”” (pag. 84-85)”,”FILx-013-FMB”
“KAISER Karl”,”La Germania fra Est e Ovest.”,”Karl KAISER è nato a Siegen in Westfalia nel 1934. Dopo essersi laureato nell’ Università di Colonia, ha seguito corsi di perfezionamento in Francia ed Inghilterra, presso l’ Ecole de Science Politique di Grenoble e il Nuffield College, a Oxford. Dal 1963 al 1968 ha svolto attività di ricerca e di insegnamento negli USA, presso il Center for International Affairs alla Harvard University. Attualmente (1969) insegna Scienza Politica nell’Univ di Bonn e tiene un corso di Politica Internazionale al Bologna Center della Johns Hopkins University.”,”GERV-033″
“KAISER Bruno a cura e redazione”,”Das Schicksal der Bibliothek von Marx und Engels. ‘Ex libris. Karl Marx und Friedrich Engels. Schicksal und Verzeichnis einer Bibliothek'”,”Verzeichnis der Wiederaufgefundenen Werke (pag 22-208) (504 riferimenti); Bestandsverzeichnis der Bibliothek von Karl Marx. Verfaßt von Roland Daniels (1850) (pag 209-228) Note a margine libro di John Boyd KINNEAR, Principles of property in land, Smith, Elder, London, 1880, pag XIII 213 “”In questo – sebbene ‘il diritto’, la cui nozione si suppone includa in ogni caso una serie di relazioni con altri uomini – da una parte una singola famiglia – dall’altra – la terra! C’era un tempo in cui gli uomini non conoscevano il possesso della terra o il sistema di famiglia privata dei nostri giorni! Proprietà privata della terra – se per lavoro o occupazione da parte di un singolo uomo o famiglie – è il prodotto della dissoluzione di una serie di forme di appropriazione molto diverse!”””,”MADS-378″
“KAISER Daniel H. a cura, Saggi di SUNY Ronald Grigor BATER James H. SMITH Steve A. KOENKER Diane P. ROSENBERG William G.”,”The Workers’ Revolution in Russia, 1917. The View from Below.”,”Daniel H. Kaiser, Grinnell College Preface, Acknowledgments, Note on dates, Suggestions for further reading, Figure, Table, Index,”,”RIRx-073-FL”
“KAISER Daniel H. MARKER Gary”,”Reinterpreting Russian History. Readings 860-1860s.”,”Danie H. Kaiser is Professor of History and Joseph F. Rosenfield Professor of Social Studies, Grinnell College, editor and translatore of The Laws of Rus’, Tenth to Fourteenth Centuries, editor of The Workers’ Revolution in Russia, 1917: The View From Below, and the author of The Growth of the Law in Medieval Russia. Gary J. Marker is Associate Professor of History, State University of New York at Stony Brook, author of Publishing, Printing and the Origins of Intellectual Life in Russia, 1700-1800, and editor of Ideas, Ideology and Intellectuals in Russian History. Preface, List of Illustrations and Tables, Documents, Literature,”,”STOx-066-FL”
“KAISER Anna a cura; saggi di Hannah ARENDT Theodor W. ADORNO Walter BENJAMIN Martin BUBER Ernst CASSIRER Max HORKHEIMER Siegfried KRACAUER Karl LÖWITH George L. MOSSE Max SCHELER Georg SIMMEL Edith STEIN”,”La Bildung ebraico-tedesca del Novecento.”,”Anna Kaiser è ricercatore presso l’Università degli Studi di Macerata. Ha pubblicato varie opere sul tema dell’educazione e della formazione umana. Sul pensiero profondo “”La forma peculiare della filosofia è il puro e astratto pensiero concettuale, che non postula semplicemente, ma conosce l’unità [‘Einheit’] del divino e dell’umano o dell’infinito e del finito conducendola al concetto. Come pensare concettivo, la filosofia è un avversario del pensiero mitico. Hegel cita dalla ‘Metafisica’ di Aristotele: “”Di quelli che filosofano in modo mitico non vale la pena di occuparsi seriamente””. In occasione del rifiuto di un pensiero devoto e mitico Hegel respinge anche la profondità di pensiero in filosofia. “”Profondo”” potrebbe essere anche ciò che non ha fondo e sembra occulto e misterioso solo perché dietro non si nasconde niente che si lasci esplicare e rivelare. Un’annotazione giovanile suona: “”Ciò che ha un significato profondo, appunto perciò non vale niente””; cioè il significato non può consistere in un semplice richiamo o accenno a qualche altra cosa, a qualcosa ancora non detta oppure a qualcosa di indicibile, ma deve manifestarsi nel dispiegamento concettuale della cosa”” [Karl Löwith, Il concetto hegeliano di ‘Bildung’] (pag 286) “”Nel 1921 apparve, ultima opera pubblicata dallo stesso Hegel, la ‘Filosofia del diritto’, che, sotto titoli quali ‘Famiglia, Società civile e Stato’, contiene la filosofia politica hegeliana, la quale a sua volta trapassa nella storia universale. Le lezioni sulla filosofia della storia e sulla storia della filosofia, che sono sostanzialmente affini tra loro, come le lezioni sulla religione e sull’estetica, sono state edite, sulla base degli appunti degli allievi e dei manoscritti delle lezioni; dai suoi scolari, solo dopo la morte di Hegel. Nel 1830, verso la fine della sua vita, allorquando egli era rettore dell’Università di Berlino, l’ordinamento europeo, faticosamente conquistato dopo la caduta di Napoleone, venne scosso di nuovo dalla rivoluzione di luglio a Parigi. Hegel, che nella sua giovinezza covava egli stesso tendenze rivoluzionarie, ne fu estremamente amareggiato e in essa poté scorgere soltanto demagogia e il “”coraggio proveniente dal basso””. Nella nuova ‘Prefazione’ alla ‘Logica’ espresse il timore che in un’epoca così agitata non ci fosse in genere più spazio per la serietà di una conoscenza serena. Sulla sua morte Varhagen von Ense scrive: «Ma per noi si è aperto un vuoto spaventoso! (…) Egli era la pietra angolare dell’Università. Su di lui si fondava la scientificità del tutto, in lui il tutto aveva la sua saldezza. Da tutte le parti ora minaccia il crollo. Manca ora assolutamente il legame tra il più profondo pensiero universale e il più enorme sapere in tutti i campi della conoscenza empirica. Ciò che ancora c’è, è cosa singola per sé. Tutti, anche gli oppositori, sentono ormai che cosa si è perduto con lui» (7). Quello che Hegel disse dei suoi contemporanei vale anche per i suoi epigoni: “”Un grande uomo [‘Mann’] condanna gli esseri umani [‘Menschen’] a esplicarlo””. Anche Marx e Lenin furono condannati a ciò. L’interesse per Hegel, ravvivatosi di nuovo nel nostro tempo, si deve anche alla circostanza che alla fine degli anni Venti vennero alla luce gli scritti giovanili filosofici di Marx, in cui egli si misura criticamente con la filosofia di Hegel e, contro la teologia metafisica dello spirito assoluto, fonda il materialismo storico e ateo”” Karl Löwith, Il concetto hegeliano di ‘Bildung’ (pag 291-292) Anna Kaiser, a cura, ‘La Bildung ebraico-tedesca del Novecento’, Bompiani, Milano, 1999] [(7) L’intera lettera di Varhagen von Ense si trova in K. Rosenkranz, ‘Vita di Hegel’, a cura di R. Bodei, Firenze, Vallecchi, 1966, pp. 442-443, ndt]”,”EBRx-081″
“KAKALIOS James”,”La fisica dei supereroi.”,”James Kakalios insegna Fisica e Astronomia all’Università del Minnesota.”,”SCIx-180-FL”
“KAKAR Sudhir KAKAR Katharina”,”Gli Indiani. Ritratto di un popolo.”,”KAKAR Sudhir è uno dei più noti scrittori indiani, vive a Delhi. E’ docente universitario. Katharina KAKAR ha studiato scienza delle religioni, arte e antropologia alla Freie Universität di Berlino e alla Harvard University. Ha pubblicato diversi libri in tedesco.”,”INDx-103″
“KAKU Michio”,”Il cosmo di Einstein. Come la visione di Einstein ha trasformato la nostra comprensione dello spazio e del tempo.”,”KAKU Michio è professore di fisica teorica presso la City University di New York. Ha scritto vari saggi. “”Minkowski riscrisse quindi le equazioni di Einstein per svelare questa splendida struttura quadrimensionale, che avrebbe legato per sempre il tempo e lo spazio in una trama a quattro dimensioni. Minkowski scrisse: “”D’ora in poi, lo spazio e il tempo intesi separatamente svaniranno nell’ ombra più insignificante, e solo un’ unione dei due preserverà qualunque realtà indipendente””. Al principio Einstein non fu impressionato da tutto ciò. Arrivò addirittura a scrivere, derisoriamente: “”Ciò che conta sono i contenuti, non la matematica. Con la matematica si può provare qualunque cosa””. Einstein riteneva che al cuore della relatività ci fossero principi basilari fisici, non graziose ma irrilevanti espressioni matematiche che definiva un’ “”erudizione superflua””. Per lui la cosa essenziale era avere un’ immagine chiara e semplice (treni, ascensori in caduta libera, razzi); la matematica sarebbe venuta dopo. In effetti, in quel momento pensava che la matematica rappresentasse solo la contabilità necessaria a tener traccia di quanto accadeva in quell’ immagine. Einstein scrisse, un po’ per burla: “”Da quando i matematici hanno attaccato la teoria della relatività, non la capisco più nemmeno io””.”” (pag 49)”,”SCIx-226″
“KALAM Abdul A.P.J. con Y.S. RAJAN”,”India 2020. A Vision for the New Millennium.”,”Kalam è consigliere scientifico presso il ministero della difesa. E’ specializzato in ingegneria aerea presso il Madras Institute of Technology. Rajan è un consulente in tecnologia.”,”INDE-009″
“KALDOR Nicholas”,”Ensayos sobre desarrollo económico.”,”””Prima o dopo (il momento dipenderà dalla forza che hanno i sindacati operai, la natura del governo e altri fattori), i salari monetari salgono, non in risposta all’ incremento della domanda di mano d’ opera, ma per adeguarsi al cambiamento del costo della vita. Una volta iniziato questo processo di adeguamento possono accadere molte cose: 1. In primo luogo, si accelera in modo considerevole il ritmo dell’ inflazione. (…) 2. Mentre l’ adeguamento dei prezzi ai cambiamenti dei salari si realizza gradualmente, l’ adeguamento di questi ultimi alle variazioni dei primi suole verificarsi in forma periodica e realizzando, in un colpo, la variazione accumulata nel costo della vita, in relazione con qualche data anteriore di base. (…)””. (pag 75)”,”ECOT-104″
“KALDOR Nicholas”,”Impuesto al gasto.”,”Per contrastare il declino. “”Per finire, si sta riconoscendo generalmente che la Gran Bretagna richiederà – guardando ad un futuro lontano – un tasso di crescita più alto per mantenere una posizione competitiva nel mondo, rispetto a quello che ha ottenuto negli ultimi 50 o 60 anni. Ma non c’è un accordo così generale rispetto al modo in cui ciò si può realizzare. E’ poco probabile che la ricetta di Lord Brand – abbandonare il welfare state e accettare una maggiore diseguaglianza sull’altare di maggiori risparmi – dimostri di essere politicamente accettabile. Non è probabile che l’ elettorato britannico approvi una retrocessione al secolo XIX, nonostante si possa dimostrare che non c’è altro modo di procedere per far funzionare realmente il capitalismo.”” (pag 189)”,”ECOT-113″
“KALDOR Nicholas, a cura di Maria Cristina MARCUZZO”,”Ricordi di un economista.”,”KALDOR N. (Budapest, 1908) economista inglese di origine ungherese, professore alla London School of Economics e poi all’Università di Cambridge è stato un esperto della commissione economica dell’ONU per l’Europa, del gruppo dell’ONU per le politiche nazionali e internazionali per la piena occupazione e consulente di vari governi del Terzo Mondo. Ha applicato il metodo keynesiano ai problemi del ciclo e dello sviluppo economico elaborando la teoria dello sviluppo economico “”endogeno”” e fornendo un contributo alla teoria post-keynesiana della distribuzione. La MARCUZZO lavora presso il Dipartimento di economia politica dell’Università di Modena. CANDELA è docente di economia politica nella Facoltà di economia e commercio dell’Università di Bologna. E’ direttore della biblioteca ‘Walter Bigiavi’ della stessa facoltà.”,”ECOT-163″
“KALDOR Nicholas”,”Il flagello del monetarismo.”,”Nichola Kaldor ha partecipato al dibattito della Commissione Radcliffe e nella gestione dell’economia inglese degli anni ’60. E’ un fermo oppositore del monetarismo. La prima parte del libro comprende due lezioni in memorie di Lord Radcliffe tenute all’Università di Warwick nel 1981. Nella seconda parte è riprodotta la sua deposizione alla Commissione degli economisti e dei politici inglesi e americani, dimostrando che le loro affermazioni non sono suffragate da fatti. Sostiene che i problemi strutturali dell’economia britannica non siano imputabili al keynesismo e al Welfare State. “”L’era del denaro a buon mercato, iniziata con la Grande depressione e l’abbandono del sistema monetario aureo, fece entrare in disuso la politica monetaria dal 1932 al novembre 1951, momento in cui un governo conservatore tornò alla carica. Durante la guerra il tasso ufficiale di sconto rimase al 2% e il rendimento dei titoli pubblici di prim’ordine venne mantenuto basso attraverso operazioni di mercato aperto della banca centrale che vennero estese a tutti gli ordini di scadenze. Il governo finanziò la guerra in gran parte attraverso l’emissione di Buoni del Tesoro e, in misura minore, con titoli a breve e medio termine. Le autorità, d’altra parte, si mossero per far sì che il sistema bancario ridepositasse i suoi sovrappiù di fondi destinati a investimenti presso il Tesoro, limitando perciò l’ammontare di credito che poteva essere erogato al settore privato. Questo sistema venne mantenuto dopo la guerra quando, grazie al ritorno di un governo laburista fortemente influenzato da principi keynesiani, il cancelliere dello Scacchiere puntò sulla politica fiscale per mantenere la piena occupazione e per evitare un’eccessiva pressione della domanda. I tassi di interesse vennero mantenuti su livelli minimi: l’interesse pagato sulle ricevute di deposito del Tesoro, diverso da quello sui Buoni del Tesoro, venne ridotto da Hugh Dalton dal 2 allo 0,5%, mentre le emissioni a lungo termine vennero fatte (fino al 1947) al 2-2.5%. E tutto ciò in un periodo in cui il tasso di inflazione si aggirava intorno al 4-5%. Tuttavia, nel corso di tutti quegli anni, e in particolare dopo il 1947, ci fu una crescente propaganda a favore di una ripresa della politica monetaria che, si sosteneva, avrebbe costituito uno strumento di controllo economico molto più flessibile di quanto non fosse la politica fiscale. Nel novembre 1951 il nuovo cancelliere, Mr – ora Lord – Butler introdusse alcune caute modifiche, di natura quasi sperimentale. Il tasso di sconto fu aumentato dal 2 al 2,5% ma a ciò si accompagnò uno speciale tipo di risconto sui Buoni del Tesoro che fece sì che il loro rendimento venisse mantenuto di mezzo punto ‘inferiore’ al tasso ufficiale di sconto, mentre in precedenza ne era superiore di mezzo punto”” (pag 38-39)”,”UKIE-065″
“KALDY Georges”,”Hongrie 1956. Un soulèvement populaire, une insurrection ouvrière, une révolution brisée.”,”KALDY Georges Contiene il capitolo: ‘L’insurrection armée se généralise. Formation des conseils ouvriers’ (pag 91-)”,”MUNx-062″
“KALECKI Michal a cura di D.M. NUTI”,”Teoria dello sviluppo di una economia socialista.”,”KALECKI, economista polacco (Lódz 1899-Varsavia 1970). Dopo aver lavorato a Varsavia nell’Istituto di ricerca sui cicli e sui prezzi, svolse la sua attività in Gran Bretagna, presso il dipartimento di economia dell’Università di Cambridge (1937) e l’Istituto di statistica dell’Università di Oxford (1939-45). Dopo il 1949 si è occupato in patria soprattutto di pianificazione economica. A lui si deve l’elaborazione di uno dei primi modelli matematici di spiegazione del ciclo economico basato sulla relazione di interdipendenza fra investimenti e livello dell’attività economica, ossia sull’interrelazione fra moltiplicatore e acceleratore. K. è noto anche per una teoria della distribuzione del reddito che chiama in causa il cosiddetto grado di monopolio e per una teoria della determinazione dell’investimento basata sul principio del “”rischio crescente””. Tra le opere: Essays in the Theory of Economic Fluctuations (1939; Saggi sulla teoria delle fluttuazioni economiche), Studies in Economic Dynamics (1943; Saggi di dinamica economica), Theory of Economic Dynamics (1954; Teoria della dinamica economica), Teoria dello sviluppo di una economia socialista (1963), Studies on the Theory of Business Cycles (1965; Studi sulla teoria dei cicli economici).”,”ECOT-020″
“KALECKI Michal”,”Studies in the theory of business cycles 1933-1939.”,”Nel 1936, KEYNES pubblicò ‘The General Theory of Employment, Interest and Money’ in cui la sua teoria della moneta e dei salari e il moltiplicatore di KAHN lavoravano in un coerente e rivoluzionario sistema. In modo abbastanza indipendentemente, KALECKI è arrivato alla stessa soluzione. Il suo libro ‘Studies in the Thoery of Business Cycles’ pubblicato in polacco nel 1933 ed apparso in inglese con questa edizione, pone il principio della domanda effettiva in forma matematica.”,”ECOT-044″
“KALECKI M.”,”Teoría de la dinámica económica. Ensayo sobre los movimientos cíclicos y a largo plazo de la economía capitalista.”,”Fluttuazione dei prezzi delle materie prime. (pag 25) “”Si sa che i prezzi delle materie prime sperimentano fluttuazioni cicliche maggiori dei salari. Spieghiamo qui di seguito la causa del fenomeno. Dunque se i livelli di salario rimangono costanti, i prezzi delle materie prime discenderanno durante la depressione a causa della caduta della domanda “”reale””; e il calo dei salari nominali in quella fase non “”raggiungerà”” mai il prezzo di quelle dovuto alla discesa dei salari che provoca a sua volta una diminuzione di domanda e infine una ulteriore diminuzione dei prezzi dei prodotti primari.”” (pag 25)”,”ECOT-127″
“KALECKI Michal KEYNES John Maynard, a cura di Nicolò DE-VECCHI”,”Contro la disoccupazione.”,”Kalecki: “”Fino a quando l’aumento del salario è uguale all’aumento della produttività del lavoro non sorgerà il problema della “”spirale viziosa””, in quanto il costo del salario per unità di produzione rimarrà stabile e quindi non vi sarà alcun motivo perché i prezzi debbano aumentare. Se, al contrario, i salari aumetnano più della produttività del lavoro, bisogna disporre le cose in modo da prevenire una fuga in avanti dei prezzi. Se non si prendono misure in tal senso, l’insieme dei lavoratori non godrà di alcun beneficio, poiché l’aumento del salario monetario sarà controbilanciato dal conseguente aumento dei prezzi. Inoltre, un veloce movimento al rialzo dei prezzi sarà un motivo di disturbo in un’economia in piena occupazione. Come i salari monetari possano essere aumentati senza causare un aumento dei prezzi è delineato nel paragrafo relativo alla “”redistribuzione del reddito””. “” (Tre metodi per la piena occupazione, 1944) (pag 60-61″,”ECOT-256″
“KALECKI Michal”,”Sul capitalismo contemporaneo.”,”2GM (pag 43-44) “”Dalla fine del periodo fra le due guerre al momento attuale si sono verificati importanti mutamenti nella grandezza e struttura del reddito nazionale degli Stati Uniti, nella produttività del lavoro e nel livello di vita, nello stato dell’occupazione e della disoccupazione. Tali mutamenti sono illustrati in maniera complessiva (sulla base dei dati ufficiali) nella tabella I. In essa è posto a confronto l’anno 1955 con il 1937. Il 1937 fu il punto culminante del miglioramento che ebbe luogo dopo la grande crisi e rappresenta più o meno la stessa fase congiunturale dell’anno 1955. Nel periodo considerato che comprende diciotto anni, salta subito agli occhi in primo luogo la crescita molto rilevante, per lo meno per un paese capitalistico, del reddito nazionale, che aumentò di due volte (1). Tale accrescimento non è difficile ad essere spiegato dal lato delle possibilità fisiche di produzione. Nel corso del periodo comprendente la Seconda guerra mondiale, la riconversione e un nuovo ciclo di riarmo gigantesco, l’apparato produttivo subisce un allargamento rilevante. Durante la guerra l’espansione dell’industria pesante fu finanziata dallo Stato. Le capacità produttive in tale maniera create furono vendute dopo la guerra a prezzi ridicolmente bassi al grande capitale privato. All’epoca della riconversione fu rinnovato e allargato l’apparato produttivo «civile»; tale processo fu favorito dalla «domanda differita» per beni di consumo (principalmente per beni di consumo durevoli), derivante dalla mancata disponibilità di tali beni in tempo di guerra e dal conseguente accumularsi di risparmi liquidi. Infine, nell’ultima fase del periodo considerato una parte rilevante degli investimenti fu direttamente legata agli armamenti. L’accrescimento del reddito nazionale non fu impedito da mancanza di forza-lavoro. In primo luogo la produzione per lavoratore occuapto crebbe circa del 50%, fatto questo che si verificò sia in relazione all’espansione relativamente rapida dell’apparato produttivo, che condusse al suo «ringiovanimento», sia in rapporto alla continua pressione dei capitalisti all’intensificazione del lavoro. Non è fuori luogo altresì ricordare la rivoluzione tecnica nell’agricoltura, dove anche procedeva rapidamente la concentrazione della proprietà agricola. In corrispondenza a tale crescita della produttività del lavoro l’espansione del reddito nazionale non si scontrava con la mancanza di forza-lavoro; ciò risulta se non altro dal fatto che la cifra ufficiale, senza dubbio ridotta, della disoccupazione ammontava nel 1955 a circa il 4% in rapporto all’intera popolazione attiva (ciò corrisponde ovviamente a una percentuale maggiore nel caso che al denominatore si prenda in considerazione soltanto la forza-lavoro occupata). Il fatto che in rapporto a una serie di speciali circostanze, legate strettamente alla guerra – durante la quale non si ebbero distruzioni – o al riarmo, ci fu uno sviluppo delle forze produttive, che rese possibile la produzione di un reddito nazionale in termini reali raddoppiato, non chiarisce ancora assolutamente nulla circa la utilizzazione di tali possibilità. Ciò in quanto la divergenza fra la tendenza allo sviluppo delle forze produttive e la capacità di assorbimento del mercato costituisce una delle principali contraddizioni del sistema capitalistico. Nel periodo considerato tale contraddizione si era acutizzata. In realtà, come vedremo in seguito, la quota dell’accumulazione nel reddito nazionale si accrebbe (…)”” (pag 43-44-45)”,”ECOT-400″
“KALICHEVSKY Vladimiro A.”,”Biografia del petrolio. (Tit.orig.: From Oil-Well to Engine)”,”KALICHEVSKY Vladimiro A. è un ingegnere chimico consulente di una grande raffineria americana, autore di varie opere tecniche sul petrolio. “”E’ un fatto ormai accertato che una differenza di soli 13 punti nel numero di ottani, rese possibile la sconfitta della Luftwaffe da parte della Royal Air Force (RAF) verso la fine del 1940. Questa differenza, apparentemente così lieve, è sufficiente a fornire ad un aeroplano un margine vitale in altitudine, rispetto all’avversario, una velocità di innalzamento e di manovrabilità che materializzano esattamente la differenza tra la vittoria e la sconfitta. Questo potere eccezionale, può anche tradursi in maggiore capacità di carico delle bombe, di merci o passeggeri. Infatti uno sguardo alle cifre seguenti indicherà la differenza tra i risultati d’impiego della benzina a 100 e ad 87 ottani, negli aeroplani.”” (pag 54) “”Il petrolio nella sua forma liquida è conosciuto da innumerevoli secoli, attraverso le sue varie manifestazioni esterne, tuttavia, mai sufficientemente apprezzate dagli abitanti locali. I Greci e i Romani ne ebbero certamente conoscenza e vari riferimenti si trovano anche nella Bibbia, quantunque questi siano talvolta resi incomprensibili dalla difficoltà o dalla impossibilità di individuare con esattezza il significato dei termini riferiti nel passato a questa sostanza.”” (pag 67) “”Quell’involontario precursore non pensò mai che con la sua negligenza aveva scoperto un nuovo metodo per convertire in leggeri, i prodotti pesanti del petrolio, attraverso l’ applicazione più prolungata del calore. I tempi non erano ancora sufficientemente maturi per fare tesoro di questa scoperta, anche perché nessuno era interessato alla benzina, che, ad ogni modo, era considerato un elemento nocivo durante la raffinazione. (…) Dopo la comparsa dei motori a combustione interna la benzina, naturalmente, divenne il prodotto più importante invece del kerosene, ed i maggiori sforzi furono fatti per ottenerne di più dal grezzo, invece che considerarla un residuo trascurabile””. (pag 164)”,”SCIx-252″
“KALININ M.I.”,”Della educazione comunista. (Conferenza tenuta il 2 ottobre 1940 a un’adunata degli attivisti del Partito Comunista dell’Urss).”,”””Engels nel suo libro “”Antidühring”” scrive «Gli uomini, consciamente o inconsciamente, traggono le loro basi etiche, in definitiva, dalle condizioni di vita della propria classe; dalle relazioni economiche della produzione e dello scambio commerciale. La morale è sempre stata una morale di classe: essa o giustificava il potere e gli interessi della classe dominante, o esprimeva l’indignazione delle classi inferiori, quando esse erano giunte ad una sufficiente emancipazione dalla classe dominante, e in tal caso difendeva gli interessi futuri di queste classi»”” (pag 4) [M.I. Kalinin, ‘Della educazione comunista’, Fed. Gen. Pci, Genova, 1945 ca.]”,”PCIx-002-FER”
“KALIVODA Robert”,”La realtà spirituale moderna e il marxismo.”,”KALIVODA Robert nato a Praga nel 1923 ha studiato filosofia con Mukarovsky e Patocka. E’ stato ricercatore scientifico presso l’Istituto di Filosofia dell’Accademia delle Scienze cecoslovacca. Ha studiato filosofia e filosofia della storia concentrando le sue ricerche sull’epoca hussita e sulla riforma boema in particolare. “”Osservando più attentamente le idee di Marx sull’uomo totale libero, potevamo accorgerci che neanche Marx, il quale si concentra sulla delimitazione del ‘contenuto’ della libertà umana, non ignora il problema della libera scelta umana. Proprio in quel passo chiave del ‘Capitale’ che abbiamo già citato per mostrare come l’uomo totale libero dei ‘Manoscritti’ continui a vivere anche nel “”libero sviluppo delle energie umane”” del ‘Capitale’ si può verificare con certezza che Marx formula, parallelamente all’ideale del contenuto della libertà, anche una premessa sulla libera scelta umana. Il libero sviluppo delle energie umane è qui posto infatti in contrapposizione diretta con il “”regno della necessità””. Lo stato di libertà viene considerato dunque non soltanto come superamento storico dello stato di necessità, ma la libertà viene concepita come ‘contrario’ della necessità; ciò significa che la libertà è appunto anche ‘libertà di scelta’. E se Marx già precedentemente, nella ‘Ideologia tedesca’ aveva dichiarato che l’eliminazione della divisione del lavoro nella società comunista “”mi rende possibile di fare oggi questa cosa, domani quell’altra, la mattina andare a caccia, il pomeriggio pescare, la sera allevare il bestiame, dopo pranzo criticare, così come mi vien voglia, senza diventare né cacciatore, né pescatore, né pastore, né critico”” (L. Marx F. Engels ‘L’ideologia tedesca’, cit., p. 24), di nuovo neanche in questo caso si tratta solo della totalità dei contenuti dell’attività umana, ma anche della massima libertà di scelta”” (pag 178-179) [Robert Kalivoda, La realtà spirituale moderna e il marxismo, 1974]”,”TEOC-655″
“KALLSCHEUER Otto”,”Tempo della storia, tempo della vita, tempo della politica.”,”Recensione del volume di Marramao ‘Potere e secolarizzazione. Le categorie del tempo’, Editori Riuniti, 1983 Nuova edizione: «Una storicità profonda penetra il cuore delle cose, le isola e le definisce nella loro coerenza, impone ad esse ordini formali implicati dalla continuità del tempo». Nella prospettiva teorica delineata da Giacomo Marramao la «continuità del tempo», che Michel Foucault indica qui come contrassegno del moderno, non è semplice vettore, bensì forma transpolitica per eccellenza, che involve la fitta trama delle categorie filosofiche fondamentali della costellazione moderna. Senza il tempo-storia cumulativo e irreversibile – senza la temporalizzazione della storia – non si darebbe il processo di secolarizzazione nel significato più esteso che è venuto assumendo: ossia di passaggio della società occidentale dalla spazialità rituale degli ordini gerarchici alla fase dinamica della piena autodeterminazione del soggetto. Con questo libro fondativo, da cui ha preso avvio la sua riflessione ventennale intorno all’«impensato» dell’idea di secolarizzazione, Marramao ha anche aperto la saggistica filosofica italiana agli esiti della Begriffsgeschichte tedesca: la storia concettuale che indaga sia la genesi e le trasformazioni del grande lemmario teoretico-politico, sia gli elementi figurali e i complessi metaforici che intervengono nella costituzione dell’«immagine del mondo» lungo la linea di confine tra metafisica e politica, scienza e multiverso delle pratiche» G. Marramao, ‘Potere e secolarizzazione. Le categorie del tempo’, Bollati Boringhieri, 2005 pag 292 Euro 25.0″,”TEOP-008-FGB”
“KAMATA Satoshi”,”Toyota. La fabbrica della disperazione. Diario di un operaio stagionale.”,”Satoshi Kamata (1938), giornalista indipendente e sociologo giapponese, operaio grafico in giovane età, si è occupato delle condizioni della classe operaia, scrivendo al riguardo inchieste e libri. A partire dall’incidente nucleare di Fukushima del 2011, milita anche nel movimento antinucleare. Il ciclo “”aumento della produzione, incidenti, insoddisfazione’ (1972) Lavoro su due turni, giorno e notte Lavoro alla catena di montaggio”,”CONx-288″
“KAMDAR Mira”,”Planet India. L’ascension turbulente d’un Géant Démocratique.”,”Contiene il capitolo: ‘La puissance de l’Inde’ [Il pericoloso vicinato, L’India membro del club nucleare, L’India che brilla, Un accordo nucleare per l’India, Cittadini scettici, Un mondo multipolare per l’India, L’accordo con la Cina, L’ambizione dell’India] Mira Kamdar, nata negli Usa da padre indiano ingegnere aeronautico. Giornalista, lavora per la CNN e per la BBC e scrive per vari giornali (Washington Post, Yale Global, Times of India, World Policy Journal)”,”INDx-140″
“KAMDAR Mira”,”India. L’invasione mite. L’ascesa del gigante democratico che cambierà il mondo.”,”Mira Kamdar, insegnante e scrittrice, è nata a Seattle e vive a New York. Docente presso il World Policy Institute, ha raccontato la storia della sua famiglia indiana nel best-seller Motiba’s Tattoos. Esperta di questioni indiane, ha collaborato con l’International herald Tribune, la CNN e la BBC.”,”INDE-003-FL”
“KAMEN Henry”,”Histoire de l’ Inquisition espagnole. (The Spanish Inquisition)”,” “”La lotta per l’ giurisdizione fu anche aspra a proposito di un’ altra infrazione alla morale: la sodomia. L’ omosessualità passava nel Medioevo come il crimine supremo contro la moralità, e la si definiva coralmente come un crimine “”abominevole”” o “”senza nome””. Cosa che non le impediva d’essere assai diffusa come nelle altre epoche storiche. I colpevoli erano generalmente condannati al rogo, o, per quelli che erano della Spagna, alla castrazione o alla lapidazione.”” (pag 212)”,”RELC-197″
“KAMEN Henry”,”L’Europa dal 1500 al 1700. (Tit.orig.: European Society, 1500 to 1700)”,”KAMEN insegna storia all’università di Warwick. Ha scritto pure ‘L’inquisizione spagnola’ (Milano, 1973) e ‘La nascita della tolleranza’ (idem). “”Una successiva corrente di pensiero, nata nel clima della Rivoluzione inglese, fu quella decisamente laica dei cosiddetti Livellatori (levellers) e Zappatori (diggers). Il capo di questi ultimi, Gerrard Winstanley, arrivò a definire la religione unicamente in termini di giustizia sociale: “”La vera e incontaminata religione consiste nel restituire la terra che in passato è stata tolta al popolo con la forza della conquista, e nel liberare così gli oppressi””. Due secoli prima di Marx, Winstanley vedeva nella religione l'””oppio dei popoli””: “”Questa sacra dottrina congetturale [sull’aldilà] è un’impostura: gli uomini guardano al paradiso, immaginando una futura beatitudine, o temono di andare all’inferno dopo la morte, e intanto i loro occhi offuscati non vedono quali sono i loro diritti naturali e che cosa devono fare su questa terra, finché sono in vita””. (pag 227-228) [Henry Kamen, L’Europa dal 1500 al 1700, 1993]”,”EURx-249″
“KAMEN Henry”,”Storia Universale. L’Europa del Seicento. Vol. 13.”,”Henry Kamen nacque nel 1936 a Rangoon (all’epoca parte della Birmania britannica). Kemen compì i sioi studi presso la Chislehurst and Sidcup Grammar School, venendo ammesso in seguito come borsista all’Università di Oxford, conseguendo il suo dottorato presso il St Antony’s College. Tra il 1966 ed il 1992 Kamen fu insegnante di storia della Spagna presso l’Università di Warwick.”,”STOU-043-FL”
“KAMENEV L. PREOBRAZENSKIJ E. BUCHARIN N. TROTSKY L.”,”La question paysanne en URSS de 1924 à 1929.”,” “”Se non avessimo espropriato il grande capitale, non lasciandogli che un campo d’ azione puramente politico, non c’è alcun dubbio che avremmo commesso un grosso errore. La nostra forza non proviene solo dal fatto che possediamo il potere politico; essa viene anche dal fatto che noi abbiamo trasformato questo potere politico – al momento voluto – in un mezzo di incremento economico, e nel momento attuale la nostra possibilità è di avere un rapporto di forze in cui noi deteniamo le leve del comando (parte integrante del nostro apparato statale). Compagni! se tale è la situazione (e non c’è alcun dubbio) , se la dittatura del proletariato – associata allo sviluppo economico – si muta progressivamente in forza economica di direzione, lo sviluppo della campagna ne subisce necessariamente profonde modificazioni in rapporto al precedente periodo storico, perché nuove correnti hanno fatto irruzione in essa. Noi ci troviamo dunque davanti al problema genialmente posto da Lenin nei suoi ‘Feuillets de bloc-notes’ (1) e nel suo articolo sulla cooperazione (2), impossibile da dimenticare perché rappresenta ciò che di più importante si è scritto sulla nostra politica nei confronti dei contadini. L’ esperienza che abbiamo acquisito presso di loro ci ha costretti a completare le tesi di Lenin, ma assolutamente di cambiare di uno iota il prodigioso piano strategico che egli elabora nella sua seconda concezione””. (pag 155, Bucharin, La nuova politica economica e i nostri compiti) (1) probabilmente ‘Quaderni sulla questione agraria’ (OC. volume 40) (2) Lenin ‘Della cooperazione’ (articolo del 6 febbraio 1923), Opere, T. 33 pag 485 e seguenti (ed. Sociales, 1963)”,”RIRO-296″
“KAMENKA Eugene SMITH F.B. a cura; saggi di Eugene KAMENKA Tony DENHOLM R.B. ROSE Leslie BODI G.A. KERTESZ F.B. SMITH J.H. GRAINGER”,”Intellectuals and Revolution. Socialism and the Experience of 1848.”,”Saggi di Eugene KAMENKA Tony DENHOLM R.B. ROSE Leslie BODI G.A. KERTESZ F.B. SMITH J.H. GRAINGER Saggio di E. KAMENKA ‘Il partito del proletariato’: Marx ed Engels nella rivoluzione del 1848 (pag 76-93) “”Fu a Bruxelles nel febbraio e marzo 1846 che Marx ed Engels iniziarono le loro carriere cospirative. Fondarono in questi mesi un comunista Comitato di Corrispondenza per impegnarsi nella propaganda internazionale e arrivare alla fondazione di una organizzazione comunista internazionale che avrebbe continuato il lavoro della Lega dei Giusti. I suoi membri, quasi tutti giovani tedeschi emigrati con una spruzzata di artigiani, includevano la moglie di Marx Jenny e suo fratello, Edgar von Westphalen, Moses Hess, il poeta Ferdinand Freiligrath, il semplice comunista-cristiano Wilhelm Weitling, autore de ‘The Guarantees of Harmony and Freedom’, che aveva sofferto a causa del carcere in Svizzera ed il suo nome era meglio conosciuto di quello di Marx, e l’ agitatore rivoluzionario Wilhelm Wolff (‘Lupus’) a cui Marx avrebbe dedicato il Capitale””. (pag 81, Eugene Kamenka)”,”QUAR-063″
“KAMENKA Eugene”,”Marxism and Ethics.”,”Eugene Kamenka Professorial Fellow in the History of Ideas, Australian National University”,”MADS-001-FPB”
“KAMINSKI Andrzej J.”,”I campi di concentramento dal 1896 a oggi. Storia, funzioni, tipologia.”,”KAMINSKI (1921-1985) storico di formazione e di professione, militò nella Resistenza polacca e fu deportato a Groß-Rosen e Flossenbürg. Nel 1973 abbandonò la Polonia trasferendosi nella Repubblica Federale Tedesca, dove insegnò Storia contemporanea all’Università di Wuppertal fino alla morte.”,”GERN-005″
“KAMINSKI Hans Erich”,”Bakunin. Vita di un rivoluzionario.”,”Si hanno poche notizie dell’ autore, Erich H. KAMINSKI il cui nom de plume è Hans Erich KAMINSKI. Militante dell’ ala sinistra della socialdemocrazia in Germania negli anni 1920, svolse attività giornalistica e nel 1925 pubblicò ‘Faschismus in Italien. Grundlagen, Aufstieg, Niedergang’.”,”ANAx-087″
“KAMINSKI H.E.”,”Quelli di Barcellona.”,”Scrittore, storico, saggista, noto giornalista negli anni tra le due guerre, il tedesco KAMINSKI, dopo l’ avvento del nazismo, emigrò in Francia, dove collaborò con diversi giornali e fu in contatto con Rosselli e altri antifascisti italiani. Di idee socialdemocratiche e simpatizzante con le correnti libertarie (ha scritto un libro su Bakunin), ritornato in Francia dopo la guerra civile spagnola, scomparve nel 1940 durante l’ occupazione nazista.”,”MSPG-091″
“KAMINSKI H.E.”,”Los de Barcelona.”,”Scrittore, storico, saggista, noto giornalista negli anni tra le due guerre, il tedesco KAMINSKI, dopo l’ avvento del nazismo, emigrò in Francia, dove collaborò con diversi giornali e fu in contatto con Rosselli e altri antifascisti italiani. Di idee socialdemocratiche e simpatizzante con le correnti libertarie (ha scritto un libro su Bakunin), ritornato in Francia dopo la guerra civile spagnola, scomparve nel 1940 durante l’ occupazione nazista.”,”MSPG-233″
“KAMMERER Peter”,”Sviluppo del capitale ed emigrazione in Europa. La Germania federale. Con un saggio di Giorgio Baratta.”,”Peter KAMMERER (Offenburg, Germania, 1938), laureato all’Univ di Monaco con una tesi sullo sviluppo della Calabria, insegna storia delle dottrine economiche all’Univ di Urbino. Collabora al Centro Studi Emigrazione-Immigrazione (EMIM) di Roma e a varie riviste italiane e tedesche. Appendice: Immigrazione ed esercito industriale di riserva, di Giorgio BARATTA”,”GERV-028″
“KAN Alexander”,”Nikolai Bucharin und die skandinavische Arbeiterbewegung. (Tit.orig.: Nikolaj Bucharin och den skandinaviska arbetarrörelsen)”,”KAN Alexander nato nel 1925 è professore di storia all’ Università di Uppsala e Oslo. 1925 “”Bucharins Einfluß im zentralen Komintern-Apparat nahm zu. Die Zusammenarbeit mit Sinowjew ging weiter. Gemeinsam führte man die wichtigste Aufgabe durch: den doppelten Führungswechsel in der deutschen partei, wo man sowohl “”die Richte”” (Brandler) wie die “”Ultralinke”” (Ruth Fischer) absägte.”” (pag 87) L’ ultrasinistra tedesca. “”L’ influenza di Bucharin nell’ apparato del Comintern aumentò. La cooperazione con Zinoviev continuò. Si misero in opera in comune i compiti più importanti: il cambiamento della doppia direzione del partito tedesco”” (Brandler, Ruth Fischer).”,”BUCS-012″
“KANAPA Jean”,”Situation de l’ intellectuel.”,”KANAPA è stato incaricato di filosofia e redattore capo di ‘La Nouvelle Critique’. “”Car enfin Mauriac n’est pas Jean-Paul David, ni Raymond Aron. Mais éprouve-t-il de la honte devant les crimes, colonialistes ou autres, du capitalisme, il n’en écrit pas moins: “”(Ces crimes), il n’est aucun esprit de bonne foi qui n’y reconnaisse des manquements à la morale humaniste et chretienne de l’homme d’ Occident. Nous violons une loi morale, nous ne lui en substituons pas une autre… Le sang innocent a toujours été, partour et à toutes les époques, répandu à flots. mais ceux qui le répandaient n’ ignoraient pas qu’ils allaient contro une loi très sainte…(De toutes facons, donc,) les principes demeurent””. Ainsi le crime est justifié sitot qu’il est nommé. Qu’importe le crime puisque nous avons une morale pour le condamner? Le crime devient l’ envers de la medaille- ou du louis d’or. Le sang sur le mains et la loi morale dans mon coeur… Cela est le propre du pharisien. (pag 156-157)”,”FRAP-067″
“KANAPA Jean”,”Le mouvement communiste international hier et aujourd’hui.”,”Si tratta di una conferenza sul movimento comunista internazionale presentata da Jean KANAPA nel novembre 1977 all’ école centrale del PCF. “”Nel suo linguaggio filosofico che è il suo all’ inizio della sua riflessione Marx riassume questo scrivendo: “”Il proletariato non può dunque esistere che sulla scala della storia universale, allo stesso modo il comunismo, che ne è l’ azione, non può assolutamente incontrarsi altrimenti che come esistenza storica universale””.”” (pag 6) “”””Le prolétariat ne peut donc exister qu’à l’ échelle de l’ histoire ‘universelle’, de même que le communisme; qui en est l’ action, ne peut absolument pas se rencontrer autrement qu’en tant qu’ existence historique universelle”””” (pag 6, K. Marx, cit in Jean Kanapa, Le mouvement communiste international hier et aujourd’hui) Indirizzo di Marx ai lavoratori americani “”Marx voyait loin et sûr lorque, dans une autre Adresse (aux travailleurs américains), il déclare: “”C’est a nous qu’incombe la tâche glorieuse de prouver au monde que désormais la classe ouvrière n’entre plus sur la scène de l’ histoire comme une troupe servile, mais comme une force autonome, consciente de ses responsabilités et capable de commander la paix là où ses maîtres prétendus crient à la guerre!”” Cette Adresse est datée de 1869…””. (pag 7) “”Dans une interview au journal anglais “”The World”” en juillet 1871, (Marx) il s’en explique très clairement: “”Nos objectifs doivent être assez vastes pour inclure toutes les formes d’activité de la classe ouvriere. Si nous leur avions donné un caractère particulier, nous aurions dû les adapter aux besoins d”une seule section’ (de l’ Internationale) de la classe ouvrière d’ ‘une seule nation’. Mais comment pourrait-on amener tous les hommes à s’unir pour les intérêts de quelques-uns? Si notre Association agissait ainsi, elle n’aurait plus le droit de prendre le nom d’Internationale. L’ Association ne dicte pas une forme déterminée du mouvement politique, elle demande simplement que ce mouvement s’oriente vers un seul et même but final””.”” (pag 11)”,”PCFx-064″
“KANAPA Jean”,”La doctrine sociale de l’église et le marxisme.”,”Lunga dedica dell’ autore”,”RELC-232″
“KANDEL E. LEWIOWA S. BELOUSSOWA N. SINELNIKOWA I. SMIRNOWA W. BAGATURIJA G. POSPELOWA W. KOTSCHETKOWA M. KRYLOW B. TER-AKOPJAN N. RUMJANZEWA N. KUNINA W. GALKIN W.”,”Marx und Engels und die ersten proletarischen Revolutionäre.”,”Biografie di Joseph Moll, Karl Schapper, Friedrich Lessner, Wilhelm Wolff, Roland Daniels Joseph Weydemeyer, Georg Weerth, Ferdinad Freligrath, Ernst Dronke, Konrad Schramm, George Julian Harney, Ernest Jones Cartina delle località con una presenza di circoli della Lega dei Comunisti in Europa (pag 113) Foto, immagini o ritratti di Marx, Leßner, processo dei comunisti a Colonia, Wilhelm Wolff, Roland Daniels, Joseph Weydemeyer, frontespizio di ‘Die Revolution’ (18 Brumaio, 1852), Georg Weerth, Ferdinand Freiligrath, Assemblea di Francoforte, prima pagina dell’ultimo numero della ‘Neuen Rheinischen Zeitung’, Nuova Gazzetta Renana, Barricate a Berlino e scontri del 18 settembre 1848, Konrad Schramm, copertina della Neue Rheinische Zeitung Politisch-ökonomische Revue, George Julian Harney, prima pagina del ‘The Red Republican’ diretto da Harney, Ernest Jones, Giornale cartista ‘The People’s Paper’, rivolta di Breslau 22 marzo 1847, Deutsche-Brüssseler-Zeitung, Tessera dei ‘The Fraternal Democrats'”,”MADS-724″
“KANDEL’ E.P. KARPUSCIN V.A.; ZANARDO Aldo”,”Ancora sul destino storico delle idee del giovane Marx (Kandel-Karpuscin); Ancora sul marxismo contemporaneo (Zanardo).”,”E’ una nota critica dei due autori al saggio di Aldo Zanardo ‘Forme e problemi del marxismo contemporaneo. A proposito della fortuna del pensiero giovanile di Marx’ apparso su Studi Storici, n: 4, 1962. Segue la risposta di Zanardo (Ancora sul marxismo contemporaneo)”,”STOx-302″
“KANDEL Abraham”,”Fuzzy Mathematical Techniques with Applications.”,”Fuzzy : Sfocato”,”SCIx-085-FRR”
“KANDEL E. PREISS I. MITIN M., a cura”,”Marx e Engels e il prussianesimo reazionario.”,”‘Marx ed Engels fanno una lunga enumerazione dei peccati della Germania, dei grandi delitti da essa commessi verso gli altri popoli…’ (pag 47)”,”GERx-001-FER”
“KANELLOPOULOS Sotiris, a cura di Silvia CALAMATI”,”Neve e fango per dissetarmi. Diario di Sotiris Kanellopoulos, partigiano della Guerra civile greca (1° marzo – 17 maggio 1949).”,”Volume dedicato a Nikos Kanellopoulos Silvia Calamati si è laureata in Filosofia nel 1984 all’Università Ca’ Foscari di Venezia e ha continuato gli studi presso l’University College di Dublino. Esperta della questione nord-irlandese e collaboratrice di Rainews 24 è autrice di molti volumi tra cui ‘Qui Belfast. Storia contemporanea della guerra in Irlanda del Nord’ (2013).”,”GREx-024″
“KANN Robert A.”,”Storia dell’ impero asburgico 1526 – 1918.”,”Integrazione bibliografica di Marco MERIGGI. Quella di KANN è una storia politica, socio-economica e culturale. La sua visione non è ‘viennocentrica’, è attento alle varie entità politiche e ai vari gruppi etnici che hanno formato l’impero asburgico.”,”AUTx-007″
“KANNENGIESER Alfonso”,”Ketteler y la organización social en Alemania.”,”Libro dedicato al discepolo dell’ autore, Eugenio LEFEBURE Strategia cattolica del Volksverein (Unione popolare). Il Volksverein e la stampa quotidiana. “”Quando un nemico è alle porte, la guarnigione si vede obbligata ad aumentare i suoi mezzi di difesa, sotto la pena di soccombere. Il Volksverein non si accontenta di sostenere e fortificare la stampa quotidiana, di pubblicare un Bollettino ufficiale, si tratta di investire la moltitudine con “”tutti i soldati di Gutemberg””. (pag 173) Esperienza del Kulturkampf. (pag 186)”,”GERx-095″
“KANT Immanuel”,”La philosophie de l’ histoire (opuscules).”,”La vita di KANT come professore (non si mosse quasi mai da Koenigsberg) era di una regolarità divenuta leggendaria. La cronoca riporta che il passaggio quotidiano del filosofo, alle 15 e 30, in un piccolo vialetto di tigli, serviva da orologio agli abitanti del vicinato.”,”FILx-149″
“KANT Emanuele, a cura di Guido DE-RUGGIERO”,”Il principio della moralità.”,”Libertà e necessità. “”(…) per conseguenza io, come intelligenza, sebbene per altra via soltanto un essere appartenente al mondo sensibile, mi riconosco soggetto alla legge della ragione, che nell’ idea della libertà contiene la legge razionale, e quindi anche all’ autonomia della volontà. Donde segue ancora che le leggi del mondo intelligibile debbono essere considerate per me come imperativi, e le azioni conformi a questo principio come doveri.”” (pag 82)”,”FILx-344″
“KANT Emanuele, a cura di G.E. BARIE'”,”Critica della ragion pratica.”,”””Principio della ragion pura pratica. Agisci in modo che la massima della tua volontà possa valere anche come principio di una legislazione universale.”” (pag 18) “”Ma ancora una difficoltà incombe sulla libertà, in quanto che essa deve venir unita con il meccanismo della natura in un essere che appartiene al mondo sensibile; una difficoltà, la quale, anche dopo che è stato approvato tutto ciò che fu esposto fin qui, pure minaccia la libertà di completa rovina””. (pag 61)”,”FILx-353″
“KANT Emanuele, a cura di G. FANO”,”Prolegomeni ad ogni futura metafisica che possa presentarsi come scienza. Estratti.”,”””12. Quanto a me, lo confesso apertamente: l’ ammonimento di David Hume è stato ciò che, or son molti anni, mi ha risvegliato la prima volta dal mio sonno dogmatico, e ha dato un tutt’ altro indirizzo ai miei studi filosofici. 13. Io sono però lontanissimo dall’ accettare le sue conclusioni, le quali derivano soltanto dal fatto ch’ egli non si è posto il problema nella sua universalità ma s’è fermato sopra un caso particolare, che non può essere risolto così staccato dal tutto””. (pag 4-5) “”1. La natura stessa della metafisica e il carattere delle sue fonti esigono che le sue cognizioni sieno espresse soltanto in giudizi a priori””. (pag 6)”,”FILx-355″
“KANT Emanuele”,”Il pensiero filosofico di Emanuele Kant. I. La conoscenza. Antologia sistematica,”,”Lo spazio e il tempo come intuizioni pure. “”18. Lo spazio non è un concetto discorsivo o, come si dice, universale dei rapporti delle cose in generale, ma una intuizione pura. (…) 19. Lo spazio è rappresentato come una grandezza infinita data. Ora conviene, certo, considerare ogni concetto come una rappresentazione contenuta in un numero infinito di differenti rappresentazioni possibili (come loro nota comune), esso dunque le comprende sotto di sé; ma nessun concetto , in quanto tale, può esser considerato come contenente in sè una infinita moltitudine di rappresentazioni. Pure lo spazio è pensato così (poiché tutte le parti dello spazio coesistono all’ infinito). Dunque, la rappresentazione originaria dello spazio è intuizione a priori, e non concetto. 20. Il tempo non è un concetto discorsivo o, come si dice, universale, ma una forma pura dell’ intuizione sensibile. I diversi tempi non sono che, appunto, parti dello stesso tempo. Ora la rappresentazione, che può esser data unicamente da un solo oggetto, si chiama intuizione””. (pag 76-77) (Firma M. Tonellotti, 1957)”,”FILx-358″
“KANT Emanuele, a cura di Gennaro SASSO”,”Antologia degli scritti politici di Emanuele Kant.”,”Contiene: ‘Sopra il detto comune: “”questo può essere giusto in teoria, ma non vale per la pratica””, pag 56″,”TEOP-408″
“KANT Immanuel – CONSTANT Benjamin, a cura di Sabrina MORI CARMIGNANI”,”Il diritto di mentire.”,”””Nello scritto ‘Sulle reazioni politiche’ di Benjamin Constant, uscito nella rivista “”La Francia nell’anno 1797″”, fascicolo VI, n. 1, a pagina 123, si afferma quanto segue: “”Il principio morale secondo il quale dire la verità è un dovere, se assunto in modo incondizionato e isolato, renderebbe impossibile ogni forma di società. La prova a riguardo ci è fornita dalle immediate conseguenze che un filosofo tedesco ha tratto da questo principio, arrivando al punto di sostenere che la menzogna, detta a un assassino che ci chiedesse se un nostro amico, che egli sta inseguendo, non si sia rifugiato in casa nostra, sarebbe un crimine”” (Kant ammette di aver affermato queste parole ma non ricorda (ndr)). A pagina 124 il filosofo francese (B. Constant, ndr) confuta questo principio nei seguenti termini: “”Dire la verità è un dovere. Il concetto di dovere è inseparabile dal concetto di diritto. Un dovere è ciò che in un individuo corrisponde ai diritti di un altro individuo. Là dove non vi sono diritti, non vi sono doveri. Dire la verità è, dunque, un dovere, ma solo nei confronti di chi ha diritto alla verità. Nessun uomo ha tuttavia diritto a una verità che nuoce a un altro uomo””. Il ‘prôton pseûdos’ risiede qui nella frase: “”Dire la verità è un dovere, ma solo nei confronti di chi ha diritto alla verità”””,”VARx-462″
“KANT Immanuel VON HUMBOLDT Wilhelm, a cura di Nicolao MERKER”,”Immanuel Kant – Wilhelm Von Humboldt.”,”””Né Kant né Humboldt vollero in sostanza avere nulla in comune con la corrente democratica. L’avversione kantiana per il governo democratico della sovranità popolare diretta, da lui equiparato al “”dispotismo”” poiché nella costituzione democratica (regime d’assemblea, senza divisione dei poteri) “”ognuno vuole essere sovrano””, si svolge in più d’una pagina dal ‘Per la pace perpetua’ fino a ‘Il conflitto delle facoltà’. A Humboldt poi parve eccessiva e troppo “”democratica”” perfino la generale simpatia di Kant per la Rivoluzione francese (…)”” (pag 33)”,”FILx-473″
“KANT Emmanuele”,”Critica della ragion pratica.”,”‘Il concetto della libertà, in quanto la realtà di essa è dimostrata mediante una legge apodittica della ragion pratica, costituisce ora la chiave di volta dell’intero edificio di un sistema della ragion pura, anche della speculativa, e tutti gli altri concetti (quelli di Dio e dell’immortalità), i quali, come semplici idee, nella ragione speculativa rimangono senza sostegno, ora si uniscono ad esso e ricevono con esso e per mezzo di esso la stabilità e la realtà oggettiva, ossia la loro possibilità è dimostrata dal fatto che la libertà è reale, poiché quest’idea si manifesta con la legge morale”” (pag 2, prefazione)”,”FILx-499″
“KANT Immanuel”,”Prolegomeni. Ad ogni futura metafisica che si presenterà come scienza.”,”KANT Immanuel “”Vi sono molte leggi della natura che noi possiamo sapere soltanto per mezzo dell’esperienza; ma non possiamo, con l’ esperienza, riuscire a conoscere questo conformarsi a leggi del nesso dei fenomeni, cioè la natura in generale; giacché l’esperienza stessa ha bisogno di tali leggi, le quali stanno ‘a priori’ a fondamento della sua possibilità. La possibilità dell’esperienza in generale è dunque nello stesso tempo, la legge universale della natura; e i principi della prima sono anche le leggi di quest’ultima”” (pag 116)”,”FILx-505″
“KANT Immanuel”,”Lezioni di etica.”,”Della calunnia. “”Bisogna distinguere un nemico onesto da uno insidioso. L’ostilità fatta di lusinghe, ma occulta e scaltra, è ben più spregevole della cattiveria aperta, per quanto associata alla violenza. Perché da quest’ultima ci si può guardare, mentre dall’altra no. La malvagità insidiosa abolisce ogni fiducia tra gli uomini, ciò che non fa l’ostilità dichiarata. Si può fare assegnamento su chi proclami apertamente di esservi nemico; quanto invece alla cattiveria insidiosa ed occulta, se essa diventasse universale, sarebbe cancellata ogni forma di fiducia. Una cattiveria del genere è per noi più abietta di quella che ricorre alla violenza. Essa è sprovvista di ogni valore, spregevole, priva di qualsiasi vena di bontà. La malvagità dichiarata può ancora essere disciplinata, può esserle tolta la sua ferocia, ma dove manca una vena di bontà non se ne può neppure introdurre alcuna”” (pag 245-246)”,”FILx-512″
“KANT Immanuel, a cura di Giorgio COLLI”,”Critica della ragione pura.”,”””Zenone di Elea, un sottile dialettico, venne già biasimato da Platone, quasi fosse un petulante sofista per il fatto che egli, per mostrare la sua arte, cercava di provare una proposizione mediante argomenti plausibili, e si sforzava subito dopo di abbattere la medesima proposizione con altri argomenti, altrettanto forti”” (pag 550) Volume di GB e PS”,”FILx-018-FV”
“KANT Immanuel”,”Lezioni di etica.”,”””Che esistesse un problema concernente la fedeltà con cui gli studenti di Kant ne avessero riportato l’insegnamento nei loro appunti, riguardante cioè il rapporto tra la parola effettivamente da lui proferita dalla cattedra e quella rimasta scritta, Menzer stesso non esitava a riconoscere. Egli, infatti, sottolineava come disponesse soltanto di copie di un ‘Urtext’, di cui ignorava la natura, l’origine e le eventuali alterazioni posteriori (9). Tuttavia ciò non gli impediva di affermare con sicurezza che il testo da lui stabilito rimaneva, nella sua organicità, di fondamentale rilievo per lo sviluppo dell’etica kantiana, precisando che la ‘Vorlesung’ conteneva molte cose non presenti, o non presenti allo stesso modo, nei principali scritti morali di Kant”” (pag XI, prefazione di Augusto Guerra) (9) Sappiamo come Kant stesso fosse «contrario» a che si prendessero appunti. Gli dava fastidio – racconta Borowski – osservare che spesso le cose più importanti erano saltate e le meno importanti messi in carta (…). “”Da me””, ripeteva continuamente ai suoi allievi, “”non imparerete filosofia; imparerete a filosofare, non a ripetere pensieri, ma a pensare””. (…) Pensare con la propria testa, indagare per conto proprio, essere indipendenti: erano frasi che ripeteva senza posa» (cfr. Immanuel Kant: Sein Leben in Destellungen von Zeitgenossen. Die Biographien von L.E. Borowski, R.B. Jachmann und A. Ch. Wasianski, Berlin 1912 [Darmstadt 1968], p. 86; tr. it. di E. Pocar, con prefazione di E. Garin, Bari, 1969, pp. 78-9 (…)]”,”FILx-336-FF”
“KANT Immanuel, a cura di Oscar MEO”,”Epistolario filosofico, 1761-1800.”,”Ampia scelta di lettere che Kant scrisse nella sua lunga vita. L’opera contribuisce alla sua biografia intellettuale. “”Che ne pensa della dottrina generale della scienza del Sig. Fichte? Il libro me lo ha mandato da molto tempo (9), ma ne ho accantonato la lettura perché è troppo voluminoso e ho trovato che intralciava troppo il mio lavoro. Sono venuto solo adesso a conoscenza del suo contenuto dalla recensione sulla “”A.(llgemeine) L.(iteratur) Z.(eitung)””. Per ora non ho il tempo di prenderlo in mano, ma la recensione (nella quale l’autore mostra molta simpatia per Fichte) mi sembra una specie di fantasma: quando si crede di averlo acchiappato, non ci si trova davanti nessun oggetto, ma sempre e solo se stessi; anzi, propriamente solo la mano che cerca di acchiapparlo. La semplice autocoscienza, limitata alla sola forma del pensiero, senza contenuto, e di conseguenza senza che la riflessione abbia davanti a sé qualcosa cui l’autocoscienza possa essere applicata e che le consenta di andare oltre la logica (10), fa una strana impressione sul lettore. Poiché ogni dottrina perseguita sistematicamente è scienza, già il titolo (‘Dottrina della scienza’) suscita poca attesa di un guadagno: essa significherebbe una ‘scienza della scienza’ e così via all’infinito. – Tuttavia sentirei volentieri il Suo giudizio in merito e anche quale effetto ha prodotto su altri nella Sua città. Stia bene pregiatissimo amico”” (I. Kant, lettera a J.H. Tieftrunk, 5 aprile 1798) (pag 393) [(9) In realtà, come si desume dalle lettere n. 69 (656) e 78 (789), Fichte gli aveva inviato più di un libro. La tesi che qui Kant intenda alludere ai ‘Fondamenti dell’intera dottrina della scienza’ è congettura fondata; (10) Cfr. ‘supra’, lettera n. 78 (789), nota 7. La recensione, apparsa sulla “”Allg. Literaturzeitung”” nel gennaio 1798 probabilmente ad opera di J.B. Erhard, prendeva in esame le opere teoretiche di Fichte nel loro complesso e costituiva una buona introduzione alla conoscenza del suo pensiero]”,”FILx-344-FF”
“KANT Immanuel, a cura di Giorgio COLLI”,”Critica della ragione pura. (1787)”,”””I filosofi dell’antichità consideravano ogni forma della natura come contingente, e la materia invece – secondo il giudizio della ragione comune – come originaria e necessaria. Tuttavia, se essi avessero considerato la materia non già relativamente, come sostrato delle apparenze, bensì ‘in se stessa’, nella sua esistenza, in tal caso l’idea della necessità assoluta sarebbe senz’altro svanita. Non c’è nulla, in effetti, che leghi assolutamente la ragione a questa esistenza. La ragione, al contrario, può eliminare sempre col pensiero – senza alcuna contraddizione – tale esistenza. Ed è soltanto nel pensiero, d’altronde, che si trovava la necessità assoluta. Alla base di questa persuasione, doveva quindi esserci un certo principio regolativo”” (pag 638)”,”FILx-385-FF”
“KANT Immanuel, a cura di Arnaldo VOLPICELLI”,”Fondamenti della Metafisica dei costumi.”,”””L’antica filosofia greca si divideva in tre scienze: la Fisica, l’Etica e la Logica. Questa divisione è perfettamente conforme alla natura delle cose, e non c’è nulla da migliorare se non forse da aggiungerle il principio donde deriva, per potere, da un lato assicurarsi della sua compiutezza, e dall’altro, determinare esattamente le necessarie suddivisioni. Ogni conoscenza razionale o è ‘materiale’ e si rivolge a un qualche oggetto; o è ‘formale’ e si occupa unicamente della forma dell’intelletto e della ragione stessa, nonchè delle regole universali del pensare in generale, senza distinzione degli oggetti. La filosofia formale si chiama ‘Logica’; quella materiale, invece, che ha da fare con oggetti determinati e con le leggi alle quali essi sono sottoposti è, a sua volta, duplice. Infatti queste leggi sono o leggi della ‘natura’ o leggi della ‘libertà’. La scienza della natura si chiama ‘Fisica’, la scienza della libertà si chiama ‘Etica’; quella è denominata anche dottrina della natura, questa anche dottrina dei costumi. La logica non può avere nessuna parte empirica, ossia nessuna parte in cui le leggi universali e necessarie del pensiero si fondino su principi derivati dall’esperienza; poichè altrimenti essa non sarebbe la logica ossia un canone per l’intelletto o per la ragione, che vale e deve essere dimostrato in ogni pensiero. All’opposto, tanto la filosofia naturale che la filosofia morale possono avere ciascuna la sua parte empirica, perchè quella deve determinare le leggi della natura come oggetto dell’esperienza, e questa, invece le leggi della volontà dell’uomo in quanto essa è modificata dalla natura; e precisamente le prime come leggi secondo le quali tutto accade, le seconde come quelle conforme a cui tutto deve accadere, sempre però considerando le condizioni per cui spesso ciò non accade. Si può chiamare ‘empirica’ ogni filosofia in quanto poggia su principi derivati dall’esperienza; ‘pura’, invece, quella che espone le sue dottrine derivandole unicamente da principi a priori. Quest’ultima, se è soltanto formale, si chiama ‘Logica’, se invece è limitata a determinati oggetti dell’intelletto si chiama ‘Metafisica’. In tal modo ha origine l’idea di una duplice metafisica: di una ‘Metafisica’ della ‘natura’ e di una ‘Metafisica’ dei ‘costumi’. La ‘Fisica’ avrà dunque la sua parte empirica, ma anche una parte razionale; parimenti l”Etica’, quantunque qui la parte empirica potrebbe chiamarsi in particolare ‘Antropologia pratica’, mentre la parte razionale potrebbe propriamente dirsi ‘Morale'”” (pag 29-30, dalla prefazione di I. Kant)”,”FILx-573″
“KANT Immanuel, a cura di Nicolao MERKER”,”Stato di diritto e società civile.”,”1724 Immanuel Kant nasce a Königsberg il 22 aprile, quarto figlio del correggiaio Johann Georg (1683-1747) immigrato da Memel, e di Anna Regina Reuter (che morirà nel 1738). Dei complessivi undici figli della famiglia raggiunsero l’età adulta, oltre a Immanuel, solo tre sorelle e il fratello Johann Heinrich (1735.1800) che divenne pastore protestante. Non è suffragato che gli antenati di Kant provenissero dalla Scozia, come il filosofo amava affermare. Nel 1730 frequenta, fino al 1732, la Vorstädter Hospitalschule; e nel contempo riceve dalla famiglia una severa educazione religiosa promossa soprattutto dalla madre che faceva parte del circolo pietistico formatosi intorno al predicatore e poi professore di teologia Franz Albert Schultz (1692-1763). Nel 1740 si iscrive all’Università di Königsberg alla facoltà di filosofia che secondo l’ordine degli studi dell’epoca era generalmente intesa come gradino propedeutico per il successivo avviamento alle facoltà superiori di teologia, giurisprudenza e medicina. Il 12 giugno 1755, con la dissertazione Meditationum quarundam de igne succincta delineatio, consegue il dottorato in filosofia; e il 27 settembre l’abilitazione alla libera docenza con lo scritto Principiorum primorum cognitionis metaphysicae nova dilucidatio. Nel 1771 comincia il decennio di preparazione della Critica della ragione pura. Il 12 febbraio 1804 Kant muore.”,”FILx-117-FL”
“KANT Immanuel, a cura di Nicolao MERKER”,”Stato di diritto e società civile.”,”Sullo sfondo della Germania dell’epoca, l’ideologia borghese negli scritti etico-politici e di filosofia della storia di Kant dal 1766 al 1799, fra i quali, inedita in Italia, un’ampia scelta dei cosiddetti “”Manoscritti postumi””. “”Certo, anche sulla concezione rousseauiana del rapporto individuo-società gravava l’ipoteca giusnaturalistica della «originaria» persona presociale assieme alla scissione, che ne consegue e che Marx rilevò ad es. ancora nella «più radicale» (e rousseauiana) Costituzione francese del ’93 (1), fra i diritti «naturali» dell’uomo presociale ed i diritti «del cittadino»”” (pag 48) (1) ‘Sulla questione ebraica’, in K.Marx e F. Engels, Opere, v. III, pp. 175-76.”,”DIRx-001-FRR”
“KANT Immanuel, a cura di Giorgio COLLI”,”Critica della ragione pura. L’unica edizione con tutte le varianti.”,”””Secondo i concetti comuni della nostra ragione, orbene, noi siamo dogmatici a riguardo della relazione di comunanza, in cui il nostro soggetto pensante sta con le cose fuori di noi, e le consideriamo come oggetti veri, sussistenti indipendentemente da noi, fondandoci su di un certo dualismo trascendentale, che non attribuisce quelle apparenze esterne – come rappresentazioni – al soggetto, ma le trasferisce in quanto oggetti (così come esse ci sono fornite dall’intuizione sensibile) fuori di noi, e le separa completamente dal nostro soggetto pensante. Questa surrezione, orbene, è il fondamento di tutte le teorie sulla relazione di comunanza tra anima e corpo”” (pag 451)”,”FILx-069-FRR”
“KANT Immanuel”,”La religione entro i limiti della sola ragione.”,”””Un’associazione degli uomini sotto le sole leggi della virtù, secondo la prescrizione di questa idea, può chiamarsi una Società ‘etica’, e, in quanto queste leggi sono pubbliche, si può chiamare (in opposizione alla Società ‘giuridico-civile’) una Società ‘etico-civile’ o ancora una ‘comunità etica’. Questa può essere costituita in seno ad una comunità politica ed anzi da tutti i membri che la compongono (e in verità gli uomini non potrebbero mai costituita senza aver come fondamento quest’ultima)”” (pag 100-101)”,”FILx-441-FRR”
“KANT Immanuel”,”Critica della ragion pura. Volume primo.”,”””Tempo e spazio sono pertanto due fonti del conoscere, dalle quali possono essere attinte a priori varie conoscenze sintetiche, come segnatamente ce ne dà uno splendido esempio, la matematica pura, rispetto alla conoscenza dello spazio e de’ suoi rapporti”” (pag 81)”,”FILx-450-FRR”
“KANT Immanuel”,”Critica della ragion pura. Volume secondo.”,”””Il mondo sensibile non contiene se non fenomeni, ma questi sono semplici rappresentazioni, le quali, a loro volta, sono sempre sensibilmente condizionate (…)”” (pag 448)”,”FILx-451-FRR”
“KANTOROWICZ Ernst H.”,”I due corpi del Re. L’idea di regalità nella teologia politica medievale.”,”K. (1895-1964) è considerato uno degli storici del diritto e delle istituzioni medievali più originali del nostro secolo. Fino al 1933 ha insegnato all’Univ di Francoforte. Poi diede le dimissioni in polemica con il nazismo. Alla vigilia della 2° GM emigrò in USA, dove ebbe incariche di insegnaemnto a Berkeley, fino al 1949, e poi a Princeton. Tra le sue opere la biografia di FEDERICO II di Svevia (‘Kaiser Friedrich der Zweite’ (1927) tradotto in IT da GARZANTI (1988).”,”TEOP-005″
“KAPLAN Robert D.”,”Balkan Ghosts. A Journey Through History.”,”KAPLAN ha fatto il reporter in 40 paesi per vari giornali tra cui ‘The Atlantic’ e ‘The New Republic’. I suoi articoli degli anni 1980 e primi anni 1990 furono i primi di uno scrittore americano a mettere in guardia sull’imminente cataclisma nei Balcani. L’A ha scritto pure ‘The Arabists: The Romance of an American Elite’, ‘Soldiers of God’ (sulla guerra in Afghanistan) e ‘Surrender or Starve’ (sulla fame in Etiopia). Il suo più recente libro è ‘The Ends of the Earth: A Journey at the Dawn of the 21° Century’. Vive a Washington.”,”EURC-024″
“KAPLAN Morton A. a cura”,”The Many Faces of Communism.”,”Saggi di Morton A. KAPLAN Franco FERRAROTTI Jean V. POULARD Eusebio M. MUJAL-LEON Mikhail AGURSKY Teresa RAKOWSKA-HARMSTONE Pavel MACHALA Nenad D. POPOVIC Haruhiro FUKUI Tang TSOU Rapido declino della popolazione russa. “”Secondo J.A. Newth (1), “”I russi stanno perdendo la loro posizione dominante nella popolazione sovietica””. L’ informazione più interessante che si possa trovare è un rapporto non pubblicato di Lubomir Hajda (2), che dice che nell’ ultimo decennio c’è stata una caduta dell’ 8% nei russi riguardo alla fascia d’ età dalla nascita fino ai 10 anni. Ciò dimostra che il censimento fu falsificato per incrementare artificialmente il numero dei russi. Citiamo anche Besançon su questo soggetto (…)””. (pag 183)”,”RUST-111″
“KAPLAN Herbert H.”,”Nathan Mayer Rothschild and Creation of a Dynasty. The Critical Years 1806-1816.”,”Herbert H. Kaplan è professore emerito di storia alla Indiana University. Si è occupato della prima spartizione polacca e della guerra dei Sette anni, e del commercio tra Russia e Gran Bretagna durante il regno di Caterina II.”,”ECOG-043″
“KAPLAN Lawrence F. KRISTOL William”,”La guerra all’Iraq. La fine della tirannia di Saddam e la missione dell’America.”,”Lawrence F. Kaplan è uno dei puù famosi editorialisti di politica estera americani. Scrive su The New Republic e collabora stabilmente ad autorevoli testate, come Commentary, Wall Street Journal, Weekly, Standard, Washington Post. William Kristol è editorialista del settimanale Weekly Standard, e commentatore per Fox News Sunday e Fox News Channel. Ha lavorato al Project for the Republican Future, e ha ricoperto svariati incarichi nel governo di Bush padre e, prima ancora, di Ronald Reagan.”,”USAQ-020-FL”
“KAPLOW Jeffry”,”I lavoratori poveri nella Parigi pre-rivoluzionaria. Coscienza politica e istituzioni.”,”KAPLOW Jeffry è professore di storia nel Dipartimento angloamericano dell’ Università di Parigi. Oltre a questo volume ha già pubblicato “”Lebeuf during the Revolutionary Period’ (1984) e ha curato alcuni volumi sulla rivoluzione francese. “”Questo senso della differenza, che prende in considerazione solo i fenomeni più evidenti della vita sociale, è perfettamente compatibile con un senso di inferiorità, una psicologia di accettazione e, in generale, con un comportamente deferente, anche se può servire ugualmente bene a creare un senso di diffidenza e anche di disprezzo verso quelli che non appartengono al gruppo. E’ molto diverso dalla coscienza di classe, che comporta, per definizione, l’ identificazione dell’ individuo con un’ entità avente precisi attributi. Corollari della coscienza di classe (come si sviluppa tra coloro che, in una società, sono privati del potere) sono le idee di oppressione e il bisogno di cambiamenti. I borghesi del 1789 avevano una coscienza di classe, e di conseguenza erano in grado di fare una rivoluzione. I lavoratori poveri, al contrario, non si erano ancora evoluti fino allo stesso punto, e quindi potevano servire, in primo luogo, solo come forza d’ appoggio. Questa coscienza di gruppo corrispondeva, in modo molto reale, alla situazione sociale in cui si trovavano. I lavoratori poveri non costituivano una singola classe, ma piuttosto un’ accozzaglia di produttori e mercanti, specializzati e non specializzati, sedentari e nomadi.”” (pag 247)”,”MFRx-287″
“KAPP Yvonne”,”Eleanor Marx. 2. Gli anni dell’ impegno (1884 – 1898).”,”Eleanor era la quarta figlia di MARX. Yvonne KAPP ha svolto la sua attività in campi svariati: ha collaborato a riviste, ha lavorato per un ente di assistenza agli esuli del nazismo e successivamente ha svolto lavori di ricerca per l’industria e per il Medical Research Center.”,”MADS-172-B”
“KAPP Yvonne”,”Eleanor Marx. Volume I. Family Life, 1855-1883.”,”””Eduard Bernstein incontrò Eleanor per la prima volta nel 1880 quando venne a Londra per una settimana a Novembre. La sua non fu una visita sociale ordinaria. Come segretario privato ed uno dei socialisti tedeschi gravitanti intorno al ricco editore Karl Höchberg che era emigrato in Svizzera nel 1878, Bernstein doveva finire sotto il pesante fuoco di Marx ed Engels. Con August Bebel egli alla fine decise di chiarire la posizione affrontando i leoni nelle loro tane: “”Andare a Canossa””, chiamò ciò Bebel””. (pag 206)”,”MADS-396″
“KAPP Yvonne”,”Eleanor Marx. Volume II. The Crowded Years, 1884-1898.”,”””Sebbene fosse l’ ultima persona sulla terra ad essere scossa dalla “”Critica del Programma di Gotha””, dato che non aveva un debole per la teoria, Hyndman scelse questo momento per lanciare un pubblico attacco a Engels. Il 21 febbraio 1891 apparve un articolo su ‘Justice’ con il titolo “”A Disruptive Personaliy”” (Una personalità dirompente). Engels, concedeva, era brillante ma aveva “”un perfetto genio per rovesciare buone comprensioni”” e, finché c’era lui in vita, non c’era nessuna speranza di cortesia internazionale tra i Socialdemocratici. Una successivo puntata apparve nel numero successivo, questa volta con il titolo familiare “”La cricca marxista””.”” (pag 456)”,”MADS-397″
“KAPPELER Andreas, a cura di Aldo FERRARI”,”La Russia. Storia di un impero multietnico.”,”Andreas Kappeler è docente di Storia dell’Europa dell’Est all’Università di Vienna.”,”RUSx-087-FL”
“KAPSTEIN Ethan B.”,”Governare la ricchezza. Il lavoro nell’economia globale.”,”Di rado si parla di economia globale in riferimento ai cento milioni di cittadini dei paesi industrializzati al disotto della soglia di povertà, ai trentacinque milioni di disoccupati o al miliardo e trecento milioni di persone che vivono nei paesi in via di sviluppo con meno di un dollaro al giorno. Ethan B. Kapstein insegna International Peace all’Università del Minnesota. Già alto dirigente dell’OCSE a Parigi e vicepresidente del Council on Foreign Relations di New York, è una delle voci più significative dell’attuale dibattito sulle sorti dell’economia mondiale.”,”ECOI-123-FL”
“KAPUR Harish”,”India’s Foreign Policy, 1947-92.”,”KAPUR Harish “”When his brother, Sanjay Gandhi (universally considered as the heir apparent) died in a daredevil plane crash, he was pressed into his brother’s political shoes, in which he functioned in a low-key capacity before being pushed into the role of Prime Minister on his mother’s assassination. With hardly any experience or even, for the matter, any ambition, he found himself at the helm of affairs in 1984. (…) However, where Rajiv Gandhi did leave his imprint was on foreign policy making. If one were to look at the five years of his Prime ministership, it is evident that his impact on foreign policy making was considerable, in fact much more than on domestic issues since he was seriously hemmed in on the domestic front by his political entourage and the domestic political situation. A number of personal and political factors contributed to Rajiv Gandhi’s impact on foreign policy making. The first was personal. Rajiv Gandhi clearly showed a conspicuous interest in foreign affairs: an interest that was in striking contrast to his predecessors (with the exception of Jawaharlal Nehru and Indira Gandhi) and un interest that was free from any ideological influences”” (pag 193)”,”INDx-128″
“KAPUSCINSKI Ryszard”,”Ancora un giorno.”,”Al posto di blocco. “”Non dimentichiamo che tutto si svolge al sole e che fa caldo. A questo punto inizia la fase più drammatica dell’incontro: l’esame reciproco. Per comprendere il senso della scena, ricordiamo che in questa guerra le truppe in lotta sono vestite (o non vestite) nello stesso modo e che vaste zone del paese sono una terra di nessuno invasa alternativamente ora dagli uni ora dagli altri, amici o nemici, che vi piazzano a turno i propri posti di blocco. Ecco perché, all’inizio; non si sa mai chi siano gli uomini che ci vengono incontro né quello che ci faranno. D’altronde neanche loro sanno niente di noi. Adesso bisogna fare appello a tutto il nostro coraggio per pronunciare la parola che ci darà la vita o la morte. “”Camarada!”” Se le sentinelle sono uomini di Agostinho Neto, che si salutano con la parola ‘camarada’, vivremo. Se invece sono soldati di Holden Roberto o di Jonas Savimbi, che si chiamano l’un l’altro ‘irmão’ (fratello), è giunta l’ultima ora della nostra esistenza terrena. Tra un attimo ci metteranno al lavoro: dovremo scavarci la tomba. Vicino ai posti di guardia fissi e in funzione da tempo, sorgono i piccoli cimiteri di chi non ha avuto la fortuna di apostrofare le sentinelle con il giusto appellativo. Diciamo che per questa volta la fortuna ci ha favoriti””. (pag 49)”,”AFRx-061″
“KAPUSCINSKI Ryszard”,”Imperium.”,”Ryszard Kapuscinski è nato a Pinsk, in Polonia orientale, oggi Bielorussia, nel 1932. Dopo gli studi a Varsavia ha lavorato fino al 1981 come corrispondente estero dell’agenzia polacca PAP. Ha vinto il Premio Internazionale Viareggio, il Premio Omegna, il Premio Creola dell’Università di Bologna nel 2000, il Premio Grinzane per la lettura e il Premio Principe de Asturias nel 2003.”,”RUSU-117-FL”
“KARDELJ Edvard”,”Le vie della democrazia nella società socialista. Il meccanismo della autogestione jugoslava nell’ analisi puntuale di uno dei suoi più autorevoli teorici.”,”Edvard KARDELJ è nato a Lubiana nel 1910. Entrato giovanissimo nel partito comunista clandestino, dopo due anni di prigione visse a lungo in URSS. Nel 1941 divenne uno degli organizzatori del Fronte di liberazione in Slovenia. Nel 1943 fu vicepresidente del Comitato nazionale di liberazione e nel 1945 vicepresidente nel primo governo del Maresciallo TITO. E’ stato capo della delegazione jugoslavia all’ ONU e ministro degli esteri negli anni 1948-54 della rottura tra Jugoslavia e URSS.”,”EURC-055″
“KARDELJ Edvard”,”Memorie degli anni di ferro.”,”KARDELJ è nato a Lubiana nel 1910 ed è morto nel 1979. Giovanissimo entrò nel PC clandestino e dopo aver scontato 2 anni di prigione visse a lungo in URSS. Nel 1941 divenne uno degli organizzatori del fronte di liberazione in Slovenia e nel 1943 fu vice Presidente del CNL. Nel 1945 vicepresidente del primo governo di TITO. E’ stato il teorico e l’ artefice del sistema jugoslavo dell’ autogestione.”,”EURC-061″
“KARDELJ Edvard”,”Il socialismo e la guerra. Le tesi dei comunisti jugoslavi sulle vie del socialismo nel momento attuale.”,”””La prima proposizione è di Lenin ma, essendo avulsa dal contesto, non esprime l’ intero pensiero di Lenin. Tutte le frasi successive sono in realtà soltanto una deformazione del senso della prima; anzi, va detto subito che il pensiero di Lenin è stato direttamente svisato, poiché, citando la menzionata tesi dai Quaderni filosofici, l’ autore cinese salta semplicemente una nota che Lenin aggiunse alla sua tesi. La nota dice: ‘L’ unità (coincidenza, identità, concordanza) degli opposti è condizionata, provvisoria, transitoria, relativa, la lotta degli opposti che si escludono reciprocamente è assoluta, come sono assoluti lo sviluppo, il divenire. NB.: il soggettivismo (scetticismo e sofistica, ecc.) si distingue dalla dialettica fra l’ altro per il fatto che nella dialettica (oggettiva) è relativa anche la differenza fra il relativo e l’ assoluto. Per la dialettica oggettiva nel relativo è contenuto l’ assoluto. Per il soggettiismo e il sofisma il relativo è soltanto relativo e esclude l’ assoluto.’. Non c’è bisogo di spiegazioni. Lenin ha dato una valutazione esatta della filosofia di Chang Pey, mentre Chang Pey ha avuto sicuramente le sue buone ragioni per citare solo la prima parte e omettere la seconda parte della tesi di Lenin.”” (pag 36)”,”EURC-078″
“KARGINOV German”,”Rodcenko.”,”””Elemento tipico, la copertina del numero 5 di “”Kino-fot”” riproduceva una fotografia di Edison, che era per i costruttivisti russi l’incarnazione stessa della rivoluzione tecnica. A pagina sei del terzo numero, che riproduceva disegni della Stepanova con testi di Rodcenko, l’artista lanciò una formula nel suo genere tipicamente costruttivistica: ‘Lenin e Edison comunismo e tecnica’”” (pag 120) “”Majakovskij doveva dire in proposito: «Nel 1923, su “”Lef””, Rodcenko fu il primo che, seguendo il ritmo del progresso tecnico, passò dalla rappresentazione a penna e a matita al fotomontaggio. Questo avveniva nel 1923. Ed oggi, per decreto, alla fotostampa è stata data disposizione di adeguare tutta la stampa al sistema di montaggio o di illustrazioni messo a punto da Rodcenko. In appena tre anni il compagno Rodcenko ha creato lo stile delle nuove copertine (…). I libri con le copertine migliori, come le “”Opere complete”” di Lenin o il catalogo per l’esposizione di Parigi delle “”Izestija”” o della “”Pravda””; e ancora, se v’interessa la storia del partito comunista, sappiate che i venticinque fotomontaggi pubblicati dall’Accademia comunista (e che coprono l’intero arco della storia del partito comunista) sono per l’appunto opera di Rodcenko. E’ l’unica storia del partito comunista raccontata per immagine fotografiche”””” (pag 123) “”Secondo la delibera, firmata da Lenin, il Vchutemas era un istituto superiore tecnico-industriale specializzato il cui obiettivo era di formare per l’ industria artisti altamente qualificati”” (pag 165) Trecc: Rodcenko Aleksandr Michajlovic. – Pittore (Pietroburgo 1891 – Mosca 1956). Tra i protagonisti dell’avanguardia russa, che attraversò in tutti i suoi movimenti artistici, inizialmente indirizzò la sua ricerca all’arte non figurativa, per poi volgere la sua attività verso opere grafiche e manifesti; impegnato anche nella progettazione industriale, dagli anni Trenta si dedicò con sempre maggior intensità alla fotografia. Studiò all’Accademia di belle arti di Kazan´; stabilitosi a Mosca, volse ben presto i suoi interessi (1914) verso l’arte non figurativa, creando composizioni rigorosamente geometriche. Dopo la Rivoluzione, condividendo tra gli altri con V. Tatlin e K. S. Malevic il forte impegno politico per un’arte al servizio della società, firmò in occasione della mostra 5×5=25 del 1920 il programma del gruppo “”produttivista””. Dopo il polemico quadro Cerchio nero su fondo nero (1918-19, San Pietroburgo, Museo Russo), le Composizioni lineari (Costruzione lineare, 1919, Ginevra, Musée d’art et d’histoire) e le Composizioni volumetriche (Costruzione ovale sospesa, 1920, New York, Museum of modern art) in legno e metallo, la sua attività si rivolse soprattutto alla realizzazione di opere grafiche, manifesti, arredi e allestimenti in occasione di manifestazioni rivoluzionarie. Dal 1923 prese parte al Lef (Levyj front istkusstv, “”Fronte di sinistra delle arti””); in quello stesso anno iniziò una intensa collaborazione con V. Majakovskij illustrandone il poema Pro eto (“”Di questo””). Dal 1920 al 1930 svolse un’importante attività didattica alla Facoltà per la lavorazione dei metalli del Vchutemas, puntualizzando le sue ricerche nel campo oggettuale industriale. Dedicandosi con intensità crescente alla fotografia, dal 1924 produsse, spesso in collaborazione con la moglie V. F. Stepanova, splendidi ritratti, reportages e album fotografici. In seguito prestò la sua opera in campo cinematografico e teatrale ritornando, dopo il 1935, anche alla pittura con serie di composizioni di carattere decorativo. Due foto dell’allestimento del Club operaio per l’ Esposizione internazionale delle arti decorative di Parigi del 1925 (pag 174)”,”BIOx-343″
“KARILA-COHEN Pierre WILFERT Blaise”,”Leçon d’ histoire sur le syndicalisme en France.”,”KARILA-COHEN è un ex-allievo Ecole Normale Superieure, e agregé di storia a Parigi I. WILFERT ex-allievo Ecole Normale Superieure, è agregé di storia e insegna a Paris I.”,”MFRx-142″
“KARKLINS-MARCHAY Alexis”,”Joseph Schumpeter. Vie, oeuvres, concepts.”,”””Il cuore del pensiero schumpeteriano si trova nel secondo capitolo dell’ opera, quando l’ autore definisce l’ evoluzione economica e in cui dimostra il ruolo dell’ innovazione in questa evoluzione. Schumpeter constata che l’ analisi neo-classica non tratta dell’ incatenamento dei fatti storici. Un semplice esame di questi fatti permette quindi di osservare che, contrariamente all’ ipotesi fondamentale di circuito statico (v. primo capitolo il “”circuito dell’ economia””, ndr), lo stato economico subisce in permanenza delle grandi trasformazioni””. (pag 29)”,”ECOT-106″
“KARL Michaela”,”Die Münchener Räterepublik. Porträts eine Revolution.”,”KARL Michaela è nata nel 1971, è una storica e politologa, insegna all’Universität der Bundeswehr di Monaco. Ha fatto ricerche sulla tradizione ribellistica in nella storia tedesca e bavarese. Ha scritto in un ampio volume la biografia di Rudi Dutschke.”,”MGER-096″
“KARNOW Stanley edizione italiana a cura di Piero BAIRATI”,”Storia della guerra del Vietnam. Da Dienbienphu alla caduta di Saigon: una fondamentale ricostruzione storica.”,”KARNOW Stanley è nata a New York nel 1925. Ha studiato ad Harvard e all’ Ecole de Sciences Politiques di Parigi. Ha iniziato qui la sua attività di giornalista come corrispondente di ‘Time’. Nel 1959 fu inviato nel Sud Est Asiatico. E’ autore di altre opere sull’ Estremo Oriente e il Sud Est asiatico.”,”USAQ-021″
“KAROL K.S.”,”La seconda rivoluzione cinese.”,”Tornato in Cina dopo la rivoluzione culturale del 1966 – 1969, K.S. KAROL è stato tra i primi scrittori europei a trascorrere un lungo periodo nel paese e a studiare sul posto i mutamenti apportati nella società da questa ondata rivoluzionaria ‘diversa da tutte le altre’.”,”CINx-024″
“KAROL K.S.”,”La Cina di Mao. L’ altro comunismo.”,”K.S. KAROL è uno dei giornalisti meglio informati sui problemi del mondo attuale (1967). Nato in Polonia nel 1924 visse in quella parte del paese che fu annessa all’ URSS nel 1939. Trascorse sette anni in Russia dove terminò gli studi secondari e studiò scienze politiche all’ Università di Rostov. Come accadde a molti suoi compagni fece l’ esperienza delle prigioni e dei campi sovietici. Alla fine della guerra lasciò l’ URSS e da allora risiede a Parigi. Dal 1953 al 1964 è stato redattore all’ Express. Poi del Nouvel Observateur. E’ anche corrispondente da Parigi del New Statesman’. Mao. “”E’ diventato il capo dei comunisti cinesi in condizioni insolite, attraverso una lunga lotta contro la maggioranza del Comitato Centrale appoggiata dal Comintern. Secondo alcuni storici come John E. Rue è stato costretto a ricorrere prima della Lunga Marcia a un movimento simile a quello delle “”guardie rosse”” per strappare la direzione dalle mani della burocrazia comunista””. (pag XVII)”,”CINx-153″
“KAROL K.S. ROSSANDA Rossana SINGER Daniel PLIOUCHTCH Leonide GIRARDET Giorgio MAREK Franz PELIKAN Jiri KAVIN Ludvik MASI Edoarda BALUKA Edmund BETTELHEIM Charles WEIL Boris TRIDENTE Alberto FORTINI Franco MESZAROS Istvan CAVAZZUTI Francesco GIOVANNINI Elio COMIN Alfonso Carlos VILLARI Rosario SCHMIEDERER Ursula TERZIAN Hrayr USAI Gianni e CAPRI Marcello MAGRI Lucio TRENTIN Bruno FRANQUI Carlos CRISPINO Anna Maria RIPA DI MEANA Carlo CLAUDIN Fernando ALTHUSSER Louis COVOLO Luigi CLAUSSEN Detlev LINHART Robert LOMBARDO RADICE Lucio POMIAN Krzysztof, saggi di”,”Pouvoir et opposition dans le sociétés postrévolutionnaires.”,”NOTA: è un ISC3L-13! sostituire a scheda EURC-079 Saggi di ROSSANDA Rossana SINGER Daniel PLIOUCHTCH Leonide GIRARDET Giorgio MAREK Franz PELIKAN Jiri KAVIN Ludvik MASI Edoarda BALUKA Edmund BETTELHEIM Charles WEIL Boris TRIDENTE Alberto FORTINI Franco MESZAROS Istvan CAVAZZUTI Francesco GIOVANNINI Elio KAROL K.S. COMIN Alfonso Carlos VILLARI Rosario SCHMIEDERER Ursula TERZIAN Hrayr USAI Gianni e CAPRI Marcello MAGRI Lucio TRENTIN Bruno FRANQUI Carlos CRISPINO Anna Maria RIPA DI MEANA Carlo CLAUDIN Fernando ALTHUSSER Louis COVOLO Luigi CLAUSSEN Detlev LINHART Robert LOMBARDO RADICE Lucio POMIAN Krzysztof pag 100″,”EURC-084″
“KAROL K.S.”,”Solik. Peripezie di un giovane polacco nella Russia in guerra.”,”KAROL K.S. è nato in Polonia nel 1924. Vissuto in Unione Sovietica dal 1939 al 1946, ritornato quindi in Polonia, nel 1948, si trasferisce in Francia, a Parigi, dove è prima redattore del settimanale ‘L’Express’ e dal 1964 a oggi editorialista del ‘Nouvel Obs’. E’ autore di ‘La Polonia da Pilsudski a Gomulka’ (Laterza 1959), ‘La Cina. L’ altro comunismo’ (Mondadori, 1967), ‘La guerriglia al potere. Itinerari politici della Rivoluzione cubana (Mondadori, 1971), ‘La seconda rivoluzione cinese’ (1974). Spartizione nazista e stalinista della Polonia. 1939-1940. Deportazioni. “”A L’vov la gente spariva. Una repressione selettiva e sistematica colpiva sia coloro che erano stati ricchi sia i militanti di sinistra: fra i primi presi di mira ci fu il poeta Wladyslaw Broniewski. Il nuovo regime mostrava le unghie e gli artigli perché non trovava consenso da nessuna parte, non aveva, per così dire, “”base sociale””. Gli ucraini e i bielorussi, perlopiù contadini, che in linea di principio avrebbero dovuto bramare l’ avvento della patria sovietica non ardevano affatto per la collettivizzazione delle terre. Quanto alla popolazione polacca, ammesso che il Kpp (il partito comunista) avesse potuto contare, Stalin l’ aveva sciolto nel 1938, sterminandone i quadri in una di quelle notti sovietiche di San Bartolomeo di cui neppure si conosce la data esatta. Era rimasto sul terreno, a L’vov, solo un gruppetto di intellettuali attorno alla scrittrice Wanda Wasilewska, che non era certo in grado di acquietare l’ ostilità della gente. Ma intanto l’ Europa intera viveva nella provvisorietà, la guerra dilagava e si poteva credere che l’ Urss, ottenuta una mezza vittoria in Finlandia nel marzo del 1940, avrebbe adottato l’ antico adagio britannico ‘wait and see’. Mosca decise il contrario, sferrando un colpo durissimo all’ ex Polonia orientale. All’ inizio di giugno del 1940 queste province e i loro 15 milioni di abitanti, se non di più, d’ improvviso furono isolate, tagliate fuori dal mondo, bloccati i trasporti, sia per l’Est che per l’ Ovest. Si sarebbe detto uno stato d’assedio, ma per tutta la giornata non successe nulla; soltanto a metà della notte gli uomini dal berretto blu della Nkvd, i cekisti, si misero all’ opera. Casa per casa, città o villaggi o borghi che fossero, svegliarono tutti chiedendo di vedere il passaporto sovietico. Chi cercavano? Aveva già elenchi di nomi sospetti di organizzare una resistenza armata, polacca o ucraina? Si direbbe di no: facevano un segno sulle liste ma mano che rastrellavano coloro che, non avendo passaporto, si trovavano in una situazione amministrativamente irregolare. Costoro non poterono fare alcun ricorso, a nessuno: i convogli già li aspettavano alla stazione più prossima. (…) Fra i rastrellati, gli ebrei provenienti dalla zona tedesca erano la maggioranza.”” (pag 27-28)”,”RUSU-194″
“KAROL K.S.”,”La deuxieme revolution chinoise.”,”K.S. Karol autore di ‘La Chine de Mao; l’autre communisme’, è ritornato nel paese dopo la rivoluzione culturale degli anni 1966-1969. E’ stato il primo scrittore europeo a poter studiare sul posto a lungo i cambiamenti di questa rivoluzione. Rapporti economici URSS-Cina. “”D’autre part, si grâce aux Soviétiques la China avait pu mettre rapidement sru pied un système de planification centralisé et un réseau de statistiques relativement efficace employant quelque 200.000 personnes, elle ne pouvait en revanche, acheter en URSS ce dont elle avait, à son avis, immédiatement besoin. S’étant développée de manière déséquilibrée, l’Uinon Sovietique n’était en mesure d’exporter que le surplus des secteurs auxquels elle avait elle-même donné la priorité. Il était inutile de lui demander de l’équipement pour l’industrie chimique – pour fabriquer des engrais, par exemple – puisque celle-ci n’a commencé à se développer que du temps de Khrouchtchev, et avec les déboires que l’on sait.”” (pag 70)”,”CINx-218″
“KAROL K.S.”,”Due anni di terremoto politico. URSS, 1989-1990.”,”K.S. Karol è nato a Lodz, in Polonia nel 1924. Ha trascorso il periodo dal 1939 al 1946 in Unione Sovietica. Ritornato in patria, decide di trasferirsi, nel 1948, in Francia dove comincia a lavorare come redattore del settimanale parigino ‘L’Express’. Dal 1964 è editorialista del ‘Nouvel observateur’. É collaboratore del quotidiano ‘Il Manifesto’ fin dalla fondazione. Tra i suoi libri: da Pilsudski a Gomulka, La Cina. L’altro comunismo. La guerriglia al potere, Itinerari politici della rivoluzione cubana, Solik. Peripezie di un giovane polacco nella Russia in guerra.”,”RUSU-084-FL”
“KARPOV G. e altri”,”Geografia dell’ URSS.”,”””Sulla inammissibile distruzione dei boschi nella Russia prerivoluzionaria parlò V.I. Lenin. Egli dedicava sempre molta attenzione ai problemi inerenti l’ utilizzazione razionale delle risorse naturali e ad un atteggiamento responsabile verso di esse. Le leggi e le disposizioni approvate per iniziativa di V.I. Lenin avevano un grande significato: in esse erano contenuti i principi più importanti per la difesa della natura secondo la concezione socialista. Nel 1919, per disposizione di V.I. Lenin fu creata la prima riserva sovietica, la Riserva naturale di Astrachan, alla foce del Volga, quindi Lenin firmò i decreti per la costituzione della Riserva mineralogica dei monti II’men’ negli Urali meridionali e di quella del Bajkal per la tutela degli animali da pelliccia”” (pag 47)”,”RUSU-149″
“KARPOVICH Michael”,”Imperial Russia, 1801-1917.”,”””A typical member of the ‘intelligentsia’ was either indifferent or openly hostile towards religion and tended to be profoundly suspicious of every idealistic interpretation of the universe. As always there were some notable exceptions; giants like Tolstoi and Dostoevski could go their own way without impairing thereby their popolarity””. (pag 45) “”Un tipico membro dell’ intelligentsia era indifferente o apertamente ostile verso la religione e tendeva ad essere profondamente sospettoso di ogni interpretazione idealistica dell’ universo. Come sempre ci sono rimarcabili eccezioni; giganti come Tolstoi e Dostoevski possono andare per la propria strada senza indebolire la propria popolarità. Ma ciò fu permesso ai geni ma non consentito nel caso di uomini meno grandi. Come un potere l’ intelligentsia fu intollerante e senza concessioni verso i dissenzienti””. (pag 45)”,”RUSx-118″
“KARR Alphonse”,”La monarchia borghese.”,”Sono scritti apparsi sulla rivista ‘Les Guepes’ dal 1839 al 1841. Alphonse KARR nacque a Parigi nel 1808. Letterato e giornalista eclettico, dopo il 1848 fu candidato alla Costitutente,ma gli elettori della Senna inferiore gli negarono il voto. Sostenne allora il generale CAVAIGNAC durante la sua breve dittatura con ‘Le Journal’ che, a CAVAIGNAC ispirato, finì con lui. Si ritirò dal giornalismo e dalla letteratura e andò a Nizza, di recente annessa, dedicandosi alla floricoltura. Morì nel 1890. La morale tranquilla di KARR è quella di non stupirsi mai degli uomini e dei fatti.”,”FRAD-028″
“KARSH Efraim KARSH Inari”,”Empires of the Sand. The Struggle for Mastery in the Middle East 1789-1923.”,”Efraim Karsh is professor and Director of the Mediterranean Studies Program at King’s College, London. Inari Karsh is a scholar of Middle East history and politics. Introduction, cartina, abbreviations, notes, index, epilogue,”,”VIOx-091-FL”
“KARSKI Jan (KOZIELEWSKI), a cura di Luca BERNARDINI”,”La mia testimonianza davanti al mondo. Storia di uno stato segreto.”,”Jan Karski, pseudonimo assunto durante il secondo conflitto mondiale da Jan Kozielewski, nacque a Lodz nel 1914. Emissario della Resistenza polacca nei tumultuosi anni 1939 – 1943, alla fine della guerra si stabilì negli Stati Uniti, dove insegnò a lungo Scienze politiche presso la Georgetown University. Morì a Washington nel luglio del 2000. Pubblicato a Boston nel 1944, ‘Story of a Secret State’ (il titolo qui adottato riprende quello della traduzione apparsa in Francia nel 1948) è stato attentamente rivisto dall’autore in occasione della prima edizione polacca (1999). Nonostante le informazioni di prima mano di Karski sulla situazione degli ebrei in Polonia, gli Alleati mostrarono indifferenza di fronte al consumarsi del genocidio “”Nel corso della prima permanenza londinese di Karski (25 novembre 1942 – 9 giugno 1943) la situazione politica del governo in esilio a Londra si fece sempre più complessa giacché si ruppero i rapporti diplomatici con l’Urss in seguito all’istanza, avanzata dal generale Sikorski, affinché fosse istituita una commissione d’inchiesta internazionale sulle fosse di Katyn. Qui il 13 aprile 1943 i tedeschi avevano scoperto i corpi di migliaia di ufficiali polacchi fatti uccidere da Stalin nella primavera del 1940. La missione di Karski a Washington nell’estate del 1943 aveva lo scopo di sottolineare il contributo polacco alla causa alleata, così ostentatamente negato dai sovietici. Karski tuttavia contava di riuscire anche nell’intento di convincere gli americani a compiere qualche azione concreta per mettere in salvo gli ebrei dell’Europa Orientale. Quando incontra Felix Frankfurtur, giudice della Corte Suprema, Karski non sospetta nemmeno che i massimi esponenti della comunità ebraica statunitense, Nahum Goldman e il rabbino Stephen S. Wise, presidente dell’American Jewish Congress, in realtà sappiano tutto del genocidio fin dall’agosto del 1942, ma siano stati obbligati al silenzio dal Dipartimento di Stato (1). Il giudice Frankfurter commenterà il racconto di Karski con un’affermazione che per l’emissario sarebbe suonata misteriosa per lunghi anni: «Non dico che… lei stia mentendo. Dico solo che non posso credere a quello che mi ha detto» (2). Lo stesso F.D. Roosevelt, con cui Karski in realtà si era incontrato prima di vedere Frankfurter, aveva evitato di replicare sia alla notizia che, dal giorno della partenza dell’emissario da Varsavia, era stati uccisi un milione e ottocentomila ebrei polacchi, sia alla richiesta di bombardamenti di rappresaglia, mentre aveva concentrato la propria attenzione sulla questione dei confini postbellici della Polonia e sull’attività dei comunisti nel paese”” (pag 500) [Luca Bernardini, Messaggero, testimone, personaggio. L’uomo che cercò di fermare la Shoah] [(1) Si veda a questo proposito A.D. Morse, ‘While Six Million Died. A Chronicle of American Apathy’, Random House, New York, 1968 (‘Mentre sei milioni morivano: la soluzione finale e l’inerzia dell’Occidente’, trad. it. di F. Franconeri, Mondadori, Milano, 1968); (2) Cfr. Jankowski, Karski, cit., p. 332]”,”POLx-054″
“KARSKI Jan (KOZIELEWSKI), a cura di Luca BERNARDINI”,”La mia testimonianza davanti al mondo. Storia di uno stato segreto.”,”Jan Karski, pseudonimo assunto durante il secondo conflitto mondiale da Jan Kozielewski, nacque a Lodz nel 1914. Emissario della Resistenza polacca nei tumultuosi anni 1939 – 1943, alla fine della guerra si stabilì negli Stati Uniti, dove insegnò a lungo Scienze politiche presso la Georgetown University. Morì a Washington nel luglio del 2000. Pubblicato a Boston nel 1944, ‘Story of a Secret State’ (il titolo qui adottato riprende quello della traduzione apparsa in Francia nel 1948) è stato attentamente rivisto dall’autore in occasione della prima edizione polacca (1999). Nonostante le informazioni di prima mano di Karski sulla situazione degli ebrei in Polonia, gli Alleati mostrarono indifferenza di fronte al consumarsi del genocidio “”Nel corso della prima permanenza londinese di Karski (25 novembre 1942 – 9 giugno 1943) la situazione politica del governo in esilio a Londra si fece sempre più complessa giacché si ruppero i rapporti diplomatici con l’Urss in seguito all’istanza, avanzata dal generale Sikorski, affinché fosse istituita una commissione d’inchiesta internazionale sulle fosse di Katyn. Qui il 13 aprile 1943 i tedeschi avevano scoperto i corpi di migliaia di ufficiali polacchi fatti uccidere da Stalin nella primavera del 1940. La missione di Karski a Washington nell’estate del 1943 aveva lo scopo di sottolineare il contributo polacco alla causa alleata, così ostentatamente negato dai sovietici. Karski tuttavia contava di riuscire anche nell’intento di convincere gli americani a compiere qualche azione concreta per mettere in salvo gli ebrei dell’Europa Orientale. Quando incontra Felix Frankfurtur, giudice della Corte Suprema, Karski non sospetta nemmeno che i massimi esponenti della comunità ebraica statunitense, Nahum Goldman e il rabbino Stephen S. Wise, presidente dell’American Jewish Congress, in realtà sappiano tutto del genocidio fin dall’agosto del 1942, ma siano stati obbligati al silenzio dal Dipartimento di Stato (1). Il giudice Frankfurter commenterà il racconto di Karski con un’affermazione che per l’emissario sarebbe suonata misteriosa per lunghi anni: «Non dico che… lei stia mentendo. Dico solo che non posso credere a quello che mi ha detto» (2). Lo stesso F.D. Roosevelt, con cui Karski in realtà si era incontrato prima di vedere Frankfurter, aveva evitato di replicare sia alla notizia che, dal giorno della partenza dell’emissario da Varsavia, era stati uccisi un milione e ottocentomila ebrei polacchi, sia alla richiesta di bombardamenti di rappresaglia, mentre aveva concentrato la propria attenzione sulla questione dei confini postbellici della Polonia e sull’attività dei comunisti nel paese”” (pag 500) [Luca Bernardini, Messaggero, testimone, personaggio. L’uomo che cercò di fermare la Shoah] [(1) Si veda a questo proposito A.D. Morse, ‘While Six Million Died. A Chronicle of American Apathy’, Random House, New York, 1968 (‘Mentre sei milioni morivano: la soluzione finale e l’inerzia dell’Occidente’, trad. it. di F. Franconeri, Mondadori, Milano, 1968); (2) Cfr. Jankowski, Karski, cit., p. 332]”,”EBRx-002-FGB”
“KARSZ Saül”,”Teoria e politica: Louis Althusser. Con quattro testi inediti di Louis Althusser.”,”KARSZ Saül nato nel 1936 a Buenos Aires ha insegnato fino al 1965 all’ Università di quella città e dal 1967 a Parigi. Fra le sue opere pubblicate il saggio ‘Lettura di Althusser’ (B. Aires, 1970) “”Sviluppare la teoria per non essere in ritardo sulla vita”” (Lenin, citato da Althusser) (pag 7) “”Lenin approva le critiche hegeliane della “”cosa in sé”” kantiana affermando, con Hegel, che tutte le astrazioni scientifiche (purché siano “”giuste, serie e non arbirarie””) permettono di conoscere la natura delle cose così come esse sono, in un procedimento ogni volta più profondo. Si pone ancora al fianco di Hegel contro il ruolo attribuito da Kant alla scienza: “”Kant svaluta la scienza per aprire il cammino alla fede. Hegel innalza la scienza assicurando che la conoscenza è la conoscenza di Dio. Il materialismo approfondisce la conoscenza della materia, buttando Dio e il ‘canagliume’ filosofico che lo difende nella spazzatura”” (Lenin, citato in LH, 83) (LH, 84)””. (pag 326)”,”TEOC-318″
“KASER Kurt”,”Riforma e controriforma.”,”””Al contrario di Lutero, Zwingli aveva un temperamento molto pratico, politico. Egli lotta contro il costume di servire negli eserciti stranieri, e di accettar pensioni da signori stranieri, e contro ogni scandalo, nella vita pubblica della confederazione, con energia non minore che contro la corruzione ecclesiastica. Per Zwingli, riforma politica e riforma religiosa erano indissolubilmente collegate (…)””. (pag 49-50) “”Con maggior violenza e radicalismo di Lutero, Calvino lotta contro il papismo che egli chiama idolatria, contro la messa che è per lui un dannato sacrilegio. Nella chiesa calvinistica si afferma uno spirito combattivo pronto non solo alla difesa ma all’ offesa (…)”” (pag 88)”,”EURx-169″
“KASER Engelbert”,”Los socialistas pintados por sí mismos. (¡El demócrata socialista tiene la palabra!).”,”Scritti citati di Atlantikus, A. BEBEL E. BERNSTEIN J. DAVIDSON Deklamator J. DIETZGEN A. DOUAL F. ENGELS L. GUMPLOWICZ K. KAUTSKY L. KNORR O. KÖHLER P. LAFARGUE F. LASSALLE W. LIEBKNECHT K. MARX G. MORRIS P. PFLÜGER M. PFUND, Atti del Congresso Socialista Internazionale di Norimberga 1890, Atti dl Congresso socialista tedesco Zurigo, 1880, Copenaghen 1883, Atti delle Assemblee socialiste tedesche (1891-1904), Atti del Congresso socialista internazionale operaio di Tonhalle, Zurigo, Atti dell’ Assemblea socialista tedesca (1906-1909), F. STAMPFER J. STERN J. VOLLMAR, Die Neue Zeit, Zeiten. Socialismo. “”Nessuno potrà proibire che chicchessia ceda o regali ad altri i prodotti ottenuti (col suo lavoro, ndr) e che non consuma, né avrà il più piccolo ostacolo nel caso voglia generosamente lavorarare per qualcun altro, facendolo partecipe di tutti i benefici sociali affinché questo possa dedicarsi al ‘dolce far niente’. Ma nessuno potrà obbligarlo a lavorare a profitto di altri, né trattenergli la più piccola parte del prodotto del suo lavoro””. (pag 72, Bebel, Die Frau, 366)”,”SOCx-124″
“KASER Michael ZIELINSKI Janusz G.”,”La pianificazione nell’Europa orientale. La gestione statale dell’industria.”,”Michael Kaser insegna economia all’Università di Oxford ed è membro del St. Antony’s College. Janusz G. Zielinski ha insegnato alla Scuola centrale di pianificazione e statistica di Varsavia fino al 1970, e da allora fa parte dell’Università di Glasgow.”,”EURC-061-FL”
“KASHYAP Anil RAJAN Raghuram STEIN Jeremy”,”The Global Roots of the Current Financial Crisis and its Implications for Regulation.”,”KASHYAP Anil RAJAN Raghuram (entrambi dell’Università di Chicago); STEIN Jeremy (Università di Harvard)”,”ECOT-240″
“KASPI André”,”Les Américains. I. Naissance et essor des Etats-Unis 1607-1945.”,”KASPI André professore alla Sorbona, insegna storia degli Stati Uniti all’ Università di Parigi III e dirige all’ Institut d’ études politiques de Paris, un seminario di ricerca sulla storia delle relazioni franco-americane. “”Nel 1876, la Corte suprema stima che il 14° emendamento non per scopo di conferire al governo federale la protezione dei diritti civili. Gli Stati sono ormai liberi di fissare a modo loro il quadro delle relazioni interraziali. Per mezzo di artifici giuridici, quando non attraverso l’ intimidazione, i Neri del Sud perdono il loro diritto di voto. La segregazione nelle scuole, gli ospedali, i mezzi di trasporto diviene a poco a poco un’ abitudine, fino al momento in cui, nel 1896, la Corte suprema ne riconosce la legalità. Se i regolamenti e le decisioni giuridiche non sono sufficienti a mantenere i Neri al loro posto, ci pensa la folla con il ricorso al linciaggio: 187 per anno dal 1889 al 1899 di cui l’ 80% nel Sud, dati delle statistiche ufficiali che, con tutta evidenza, sottostimano la triste realtà. La schiavitù è scomparsa; la discriminazione gli succede.”” (pag 209) La formula: “”Separati ma eguali”” (corte suprema)”,”USAG-066″
“KASPI André”,”Les Américains. II. Les Etats-Unis de 1945 à nos jours.”,”KASPI André professore alla Sorbona, insegna storia degli Stati Uniti all’ Università di Parigi III e dirige all’ Institut d’ études politiques de Paris, un seminario di ricerca sulla storia delle relazioni franco-americane,. “”In effetti, un avvenimento importante si produce nel corso dell’ estate 1965 che sarà seguito da ricorrenze, più o meno spettacolari, fino all’ estate del 1968. E’ il moto di Watts, un quartiere di Los Angeles, che inaugura l’ onda dei moti urbani, nel preciso momento in cui il governo federale si è impegnato senza riserve nella lotta contro la discriminazione razziale. Nel momento in cui la guerra del Vietnam devia delle energie del paese verso l’ Asia del Sud Est e dà una attualità nuova al tema dell’ordine interno, un buon numero di città americane bruciano, sconvolte da manifestazioni razziali, saccheggiate e insanguinate. Le estati calde si succedono e contribuiscono a radicalizzare il movimento nero. Provocando un capovolgimento dell’ opinione bianca, il ritorno del bastone (backlash) come si disse all’ epoca. (…) Watts fece scuola. Seguendo il conto ufficiale, si sono verificati 43 moti razziali nel 1966 e 164 nel corso dei primi mesi del 1967. Un buon centinaio hanno seguito l’ assassinio di Martin Luther King all’ inizio d’aprile del 1968, compresa la capitale federale che la guarda nazionale ha occupato e rastrellato per una settimana.”” (pag 492-493) (backlash reazione violenta militare)”,”USAG-067″
“KASPI André, collaborazione di Ralph SCHOR e Nicole PIETRI”,”La deuxiéme guerre mondiale. Chronologie commentée.”,”Febbraio 1942. Presa di Singapore da parte dei giapponesi. Hitler tenta una riforma agraria nei territori occupati dell’Est. “”15 febbraio. I giapponesi conquistano Singapore. Un’altra grave battuta d’arresto per la Gran Bretagna e per i giapponesi il simbolo del loro nuovo trionfo su una potenza bianca. Singapore occupa un posto decisivo rispetto alla Malesia e allo Stretto di Malacca. A dire il vero, l’attacco giapponese non fu una sorpresa. Lo stato maggiore britannico aveva considerato questa possibilità già nel 1935. Ed era ovvio che il raid a Pearl Harbor rendeva questa possibilità una probabilità molto alta. Ma gli inglesi non hanno mezzi sufficienti per mettere in piedi una resistenza efficace. Non sono pronti per una guerra nella giungla, da cui dipende il destino della penisola malese. Si affidano all’aviazione e non contano sul teatro delle operazioni che di 150 – 200 aerei e 31 battaglioni di fanteria, nessuna forza corazzata. In un mese e mezzo, cioè a metà gennaio, la penisola cadde nelle mani dei giapponesi. Gli inglesi si ritirarono a Singapore, un’isola di 32 chilometri per 17. Di fronte, il generale Yamashita elabora un piano relativamente semplice. Il 7 febbraio un attacco diversivo permetterà ai giapponesi di prendere piede sull’isola di Ubin: l’attacco vero e proprio avverrà il giorno successivo e sarà seguito da una marcia sulla città di Singapore. Gli inglesi si aspettano il peggio. Churchill promette di non “”cedere un centimetro di terreno”” e di continuare a combattere “”tra le rovine della città di Singapore””. Comunque sia, il piano giapponese dà risultati soddisfacenti, sebbene i soldati giapponesi incontrino una rigida resistenza. La ritirata degli inglesi e dei loro alleati è inesorabile. La resa incondizionata viene firmata il 15 febbraio alle 18.10. La Gran Bretagna perde 9.000 morti e feriti, 100.000 prigionieri. Anche i giapponesi subiscono delle perdite. Ma hanno ottenuto una vittoria clamorosa, hanno dimostrato la loro capacità strategica e tattica e soprattutto hanno occupato una posizione di cruciale importanza per il resto della guerra. Hitler fu convinto a emettere un decreto di riforma agraria per i territori della vecchia Russia. Tuttavia, questo non è ancora un vero impegno. Hitler era, infatti, ostile a una ridistribuzione della terra russa. Considerava le grandi fattorie dell’agricoltura collettivizzata: i sovkhoz, le fattorie collettive e le stazioni di macchine e trattori le migliori economicamente. Göring crede che le concessioni agrarie avrebbero potuto servire gli interessi del Reich. Con decreto del 15 febbraio 1942 le fattorie collettive cambiano denominazione e vengono successivamente trasformate in cooperative agricole. Su loro richiesta, i contadini potranno ottenere più terra per il loro uso privato, con l’esenzione delle tasse. Tuttavia, consentire lo sfruttamento individuale non venne seriamente considerato “” “”15 février. Les Japonais prennent Singapour. Un autre revers grave pour la Grande -Bretagne et pour les Japonais le symbole de leur nouveau triomphe sur une puissance blanche. Singapour occupe une place déterminante par rapport à la Malaisie et au détroit de Malacca. A vrai dire, l’attaque japonaise n’est pas una surprise. L’état-major britannique en avait envisagé la possibilité dès 1935. Et il était évident que le raid sur Pearl Harbor faisait de cette possibilité une très forte probabilité. Mais les Britanniques ne disposent pas des moyens suffisants pour mettre sur pied une résistance efficace. Ils ne sont pas prêts davantage pour une guerre de jungle, dont dépend le sort de la péninsule malaise. Ils misent sur l’aviation et ne comptent sur le théâtre des opérations que 150 à 200 avions et 31 bataillons d’infanterie, pas de force blindée. En un mois et demi, c’est-à-dire à la mi-janvier, la péninsule tombe aux mains des Japonais. Les Britanniques se replient à Singapour, une ile de 32 kilomètres sur 17. En face, le général Yamashita élabore una plan relativement simple. Le 7 février, une attaque de diversion permettra aux Japonais de prendre pied sur l’île d’Ubin: la véritable attaque aura lieu le lendemain et sera suivie par une marche sur la ville de Singapour. Les Britanniques s’attendent au pire. Churchill promet de ne plus «céder un pouce de terrain» et de continuer les combats «dans les ruines de la cité de Singapour». Quoi qu’il en soit, le plan japonais donne des résultats sadisfaisants, encore que les soldats nippons rencontrent une vive résistance. Le recul des Britanniques et leur alliés est inexorable. La capitulation sans conditions est signée le 15 février à 18 h 10. La Grande-Bretagne a perdu 9.000 tués et blessés, 100.000 prisonniers. Les Japonais s’en tirent pas sans mal. Mais ils ont remporté une éclatante victoire, fait la preuve de leur habilité stratégique et tactique et surtout occupé une position d’importance cruciale pour la suite de la guerre. Hitler se laisse convaincre de publier un décret de réforme agraire pour les territoires de l’ancienne Russie. Ce n’est cependant pas encore un véritable engagement. Hitler était, en fait, hostile à une nouvelle répartition des terres russes. Il estimati que les grandes exploitations de l’agriculture collectivisée: le sovkhozes, les kolkhozes et les stations de machines et de tracteurs étaient les meilleures sur le plan économique. Göring pense que des concessions sur le plan agraire pourraient servir les intérêts du Reich. Aux termes du décret du 15 février 1942, les kolkhozes changent d’appellation et sont transformés par la suite en coopératives agricoles. Sur leur demande, les paysans pourront obtenir davantage de terres pour leur usage privé, avec l’exoneration des taxes. Le fait d’autoriser l’exploitation individuelle n’est cependant pas envisagé sérieusement”” (pag 286-287)”,”QMIS-219″
“KASTENS Andrea, redazione”,”Museum.”,”Contiene illustrazioni tra cui ‘Prometeo incatenato’ delle Rheinischen Zeitung e una cartina che rappresenta gli spostamenti di Marx in Europa nel corso della sua vita (pag 39)”,”MADS-341″
“KATAGHIRI Kaoru”,”Il fascismo nel Giappone degli anni trenta.”,”‘Il movimento fascista in Giappone entrò in una fase nuova. L’occasione fu data dall’incidente di Manciuria del 1931. Prendendo a pretesto quest’avvenimento, i militari inviarono immediatamente truppe, le une dopo le altre, e promossero l’intervento armato a Nord-est della Cina (Manciuria), mentre nell’interno del Pese, gridando alla “”crisi internazionale””, rimproverarono al governo la “”politica prudente”” adottata in questa situazione”” (pag 116-117)”,”JAPx-001-FGB”
“KATAGHIRI Kaoru”,”Il fascismo nel Giappone degli anni trenta.”,”‘Il movimento fascista in Giappone entrò in una fase nuova. L’occasione fu data dall’incidente di Manciuria del 1931. Prendendo a pretesto quest’avvenimento, i militari inviarono immediatamente truppe, le une dopo le altre, e promossero l’intervento armato a Nord-est della Cina (Manciuria), mentre nell’interno del Pese, gridando alla “”crisi internazionale””, rimproverarono al governo la “”politica prudente”” adottata in questa situazione”” (pag 116-117)”,”JAPx-001-FGB”
“KATAN Naim BAUDRILLARD Jean MORIN Edgar RIESMAN Paul NAIRM Tom COHN Gabriel”,”Analisis de Marshall McLuhan.”,”Contiene i saggi apparsi su riviste diverse negli anni 1967 e 1968: – Naim KATTAN, ‘Marshall McLuhan’, Jean BAUDRILLARD, ‘Understanding Media’, Edgar MORIN, ‘Para comprender McLuhan’, Paul RIESMAN, ‘Del hombre ‘tipografico’ al hombre ‘electronico’, Naim KATTAN, ‘McLuhan y la historia’, Tom NAIRN, ‘McLuhanologia’, Gabriel COHN, ‘McLuhan y el ecumenismo controlado’.”,”EDIx-037″
“KATAYAMA Sen”,”The Labor Movement in Japan.”,”””I minatori in Giappone sono stati storicamente considerati il più forte tipo di lavoratori, tanto che potevano realmente sfidare le leggi di polizia sull’ ordine pubblico. I nostri agitatori potevano più facilmente avere accesso a loro piuttosto che ad altri lavoratori siderurgici, ferrovieri o di altre fabbriche. Questa è la ragione per cui abbiamo organizzato i minatori delle miniere di rame Asio durante la recente guerra russo-giapponese.”” Katayama Sen Sen Katayama (1859 o 1860-1933), born Yabuki Sugataro, was an early member of the American Communist Party and co-founder, in 1922, of the Japan Communist Party. Sugataro Yabuki was the second son born to Kunizo and Kichi Yabuki in 1859 in the Hadeki district of what would later become Japan’s Okayama prefecture. He was adopted by the Katayama family at nineteen and adopted the name Sen Katayam, becoming the Katayama’s “”first son,”” after his birth mother was deserted by her husband. The adoption avoided Katayama’s conscription and allowed him to continue his education. In 1878 Katayama travelled to Tokyo to apprentice as a printer while he studied at a small preparatory school, the Oka Juku, where he formed a friendship with Iwasaki Seikichi, nephew of one of the founders of Mitsubishi. Iwasaki’s departure for Yale University inspired Katayama to work his way to the United States. Katayama attended Grinnell College, from which he graduated in 1892, proceeding to the Andover Theological Seminary and then to Yale Divinity School. During this period Katayama became became a Christian and a socialist. Katayama returned to Japan in 1896 but returned to American in 1903 at the urging of Iwasaki to look into rice-farming opportunities. During this trip he attended the Second International Socialist Congress in Amsterdam and an American Socialist Party convention in 1904 in Chicago. He settled in Texas and his main business became rice farming. When his rice crop failed he became employed by a Japanese restaurant owner in Houston, Tsunekichi Okasaki, who bought 10,202 acres of land in Texas with the plan that Katayama farm it. In late 1905 Okasaki and Katayama borrowed $100,000 from Iwasaki to fund the rice harvest, and together they formed a “”Nippon Kono Kabushiki Kaisha”” (Japan Farming Company) to develop the Texas project, and Katayama was made managing director. However, the company quickly dissolved, reputedly over Katayama’s socialist leanings, and he returned to Japan in 1907, rejoined the Socialist movement, and pursued a career in journalism. Katayama’s was arrested and jailed for his participation in the Tokyo Streetcar Strike of 1912, and after his release he left Japan for California. Attracted by the success of the Bolshevik revolution of 1917-18, Katayama became an active communist and an officer for Comintern. He travelled to Mexico and later to Moscow, where he was hailed as a leader of the Japanese Communist movement. He remained in the Soviet Union until his death on November 5, 1933 and was buried in the Kremlin. Katayam had two children by his first wife, Fude, who died in 1903, and another daughter by his second wife, Hari Tama, whom he married in 1907. (fonte Wikip) [edit] References Kublin, Hyman; Asian Revolutionary: The Life of Sen Katayama, (Princeton University Press, 1964). Orii, Kazuhiko and Conroy, Hilary; “”Japanese Socialist in Texas: Sen Katayama, 1904-1907,”” Amerasia Journal 8 (1981). University of Texas Short Biography Sawada, Mitziko; Tokyo Life, New York Dreams: Urban Japanese Visions of America, 1890-1924, (University of California Press, 1996) chapter”,”MJAx-013″
“KATCHER Philip”,”Eserciti della guerra civile americana. 1. Truppe sudiste. 2. Truppe nordiste.”,”””In parte era anche dovuto alla natura indipendente degli uomini del Sud, che preferivano vestire più secondo il loro estro che secondo il regolamento. Con questo non si vuol dire che il soldato sudsta avesse sempre un aspetto sciatto e trasandato. (…) Le esagerazioni non mancavano sia in un senso che nell’ altro. Un soldato nordista raccontò di aver trovato il cadavere di un fante dell’ Esercito confederato armato con un Enfield e una cartucciera di produzione inglese, “”pantaloni sdruciti, una giubba e una camicia in tela grezza, il tutto completato da un cappello di paglia dal quale era venuto via da un bel pezzo sia delle tesa che del cocuzzolo… E in spalla una bisaccia contenente un coltello a serramanico, del tabacco, una tazza di latta, e circa due quarts di granoturco spezzato e un’ oncia circa di sale arrotolati in uno straccio… Questo era dunque l’inventario completo dei beni personali di un soldato sudista””.”” (pag 6)”,”USAQ-046″
“KATKOV George SHUKMAN Harold”,”La Rusia de Lenin. Mito y realidad de un coloso.”,”KATKOV emigrò dalla Russia con la sua famiglia nel 1921 e si stabilì a Praga dove studiò filosofia, lingue e diritto. Nel 1939 emigrò ad Oxford ove insegnò e proseguì lo studio la storia russa contemporanea. SHUKMAN ha studiato la storia russa al St. Antonys College di Oxford e all’ Università Stanford ed Harvard. Ha scritto il libro ‘Lenin e la rivoluzione russa’ e ha lavorato con il professor Leonard SCHAPIRO nel suo studio sulle origini del bolscevismo.”,”RIRO-233″
“KATKOV George SHUKMAN Harold”,”Lenin’s Path to Power. Bolshevism and the Destiny of Russia.”,”Introduction, Foto, Illustrazioni, Chronology of Events, cartina, Posters,”,”RIRO-110-FL”
“KATKOV George”,”Russia 1917. La Rivoluzione di Febbraio.”,”George Katkov, nato a Mosca nel 1903, visse in Russia fino alla fine del 1921, epoca in cui si trasferì con la famiglia in Cecoslovacchia dove seguì gli studi di filosofia e di indologia, laureandosi all’Università di Praga nel 1929. Nei dieci anni che seguirono pubblicò diverse opere sulla filosofia del tedesco Franz Brentano, sempre a Praga, frequentò un corso di storia della Russia presso la facoltà di legge. Nel 1939 si recò in Inghilterra e vi si stabilì definitivamente. Lo scoppio della seconda guerra mondiale lo indusse a riprendere e ad approfondire gli studi storici sulla Russia, con particolare riguardo alla rivoluzione del 1917 e agli anni che immediatamente la precedettero. Il frutto di questi studi è raccolto nel presente volume che è stato composto presso l’Università di Oxford, dove il Katkov è ‘Fellow’ del St. Antony’s College e lettore di ‘Istituzioni sovietiche’.”,”RIRx-075-FL”
“KATSARI Constantina DAL-LAGO Enrico”,”Manumissio e ribellione nell’Impero romano e nel Sud degli Stati Uniti prima della Guerra civile.”,”pag 420, 423 GIA’ FATTO ISC2L-19 FONDERE IN SCHEDA PRECEDENTE”,”CONx-158″
“KATSUTA Yumi”,”Osvaldo Gnocchi-Viani (1837-1917), “”ispiratore”” del movimento operaio milanese.”,”Immaturità del partito dei lavoraratori. Il Partito dei Lavoratori italiani (PLI) si costituisce nel 1892 e la sua forma costitutiva era basata sulla partecipazione di associazioni. Solo nel 1895 Il PLI avrebbe assunto il nome “”socialista”” e la forma di partecipazione individuale. (pag 4)”,”MITT-192″
“KATZ Sam”,”Forze di difesa israeliane dal 1973.”,”La guerra del 1973 fornì agli israeliani una lezione inestimabile anche se pagata a caro prezzo. I soldati avversari usarono missili anticarro spalleggiabile e missili terra-aria per impedire all’ aviazione la funzione strategica di artiglieria aerea. La soluzione fu una rivoluzione tattica e strategica all’ interno della dottrina di combattimento dello tzhahal. Il carro armato MBT merkava è ritenuto il migliore carro armato multiruolo del suo tipo. Con il motore posto anteriormente garantisce la massima protezione all’ equipaggio. Il suo impiego ha aumentato il fattore morale degli equipaggi israeliani, demoralizzando gli avversari.”,”QMIx-098″
“KATZ Philip M.”,”From Appomattox to Montmartre. Americans and the Paris Commune.”,”KATZ è Direttore di ‘Public Programs’ al New York Council for the Humanities, New York City. Ha ottenuto il Ph. D. in storia dalla Princeton University.”,”MUSx-132″
“KATZ Robert”,”Morte a Roma. Il massacro delle Fosse Ardeatine.”,” Occupazione tedesca di Roma, marzo 1944. Parallelamente all’eccidio delle ‘Fosse ardeatine’, c’era un ordine di Himmler per l’esodo forzato dell’intera popolazione maschile della città “”Dalla parte dei fascisti italiani, lo stesso basso burocratismo caratterizzò quei due giorni di marzo. Il questore Caruso, uomo privo di ogni senso morale, in quella sera del 23 marzo spedì i suoi uomini in giro ad eseguire arresti e saccheggiare le case di via Rasella, per nessun’altra ragione, a quanto egli stesso confessa, se non per «dimostrare che anche noi stavamo compiendo indagini…» (3). E non fu certamente per spirito d’iniziativa che egli la mattina dopo si recò a trovare Buffarini-Guidi. Egli, semplicemente, voleva dallo Stato l’autorizzazione che lo avrebbe scaricato dal peso di quella «grande responsabilità» che Kappler intendeva addossargli. «Avendo ottenuto questa autorizzazione, o piuttosto questo ordine, – disse più tardi Caruso, – io mi sentii sollevato». (1). Dopo aver «legalizzato» i propri atti, Caruso lasciò che i suoi uomini facessero a modo loro l’esperienza di queste ansie burocratiche. Interrogato al processo Caruso intorno alla lista preparata dal questore, il commissario Alianello disse: «La lista era un ordine… ed io ero soltanto un messaggero». Dopo che Carretta e lui stesso ebbero sostituito i nomi dei prigionieri che i tedeschi avevano preso a casaccio per superare un assurdo punto morto: «Carretta mi disse: “”Poiché alcuni nomi sono stati cambiati, mettere la vostra firma””. Io risposti che non avevo nessuna autorità ufficiale e mi rifiutai» (2). Con questi metodi, la macchina procedeva verso il massacro. L’impulso che portò all’eccidio delle Ardeatine avrebbe potuto essere arrestato in qualsiasi momento durante le ore intercorse fra le 4 pomeridiane del 23 e le 8 pomeridiane del 24 marzo, quando venne fucilato l’ultimo uomo. Il metodo che si poteva usare per prevenire il massacro era relativamente semplice. Ne conosciamo un infinito numero di precedenti a tutti i livelli delle relazioni umane. In realtà ne abbiamo visto un esempio eccellente nelle pagine precedenti. Quando il generale Karl Wolff arrivò a Roma nel pomeriggio del 24 marzo, egli era fermamente intenzionato a dare esecuzione all’ordine di Himmler per l’esodo forzato della popolazione maschile di Roma, avvenimento che sarebbe stato fra i più inauditi e drammatici del ventesimo secolo. Sotto molti aspetti, la genesi e lo sviluppo di questo progetto procede in parallelo coll’eccidio delle Ardeatine. Nacque dallo stesso scoppio di collera. Se avesse avuto esecuzione, i tedeschi vi avrebbero impiegato lo stesso personale e l’identico meccanismo burocratico che portò a compimento l’eccidio. Il progetto di deportazione prevedeva però un’attuazione più decisa e risoluta. A differenza dell’eccidio, l’evacuazione era stata studiata precedentemente a Roma ed era giustificata da motivi militari e politici (cioè, scarsità di mano d’opera al nord, difficoltà nell’approvvigionamento alimentare di Roma, operazioni anti-partigiane). Nonostante questi motivi, l’esodo non ebbe luogo, non già perché fosse sbagliato o inattuabile – e tale era, con tutta probabilità – ma soltanto perché venne ‘rinviato'”” (pag 240-241) [Robert Katz, ‘Morte a Roma. Il massacro delle Fosse Ardeatine’, Editori Riuniti, Roma, 1971] [(3, p. 240) Interrogatorio in istruttoria di Caruso, 9 agosto 1944, in ‘Atti Caruso’, p. 66; (1, p. 241) Testimonianza di Caruso, 20 settembre 1944, in ‘Ivi’, p. 137; (2, p. 241) Testimonianza di Alianello, 20 settembre 1944, in ‘Ivi’, p. 168]”,”ITAR-034-FSD”
“KAUFFER Rémi”,”André Malraux, 1901-1976. Le roman d’un flambeur.”,”KAUFFER Rémi, scrittore giornalista storico, è autore anche di ‘L’Arme de la désinformation’ (Grasset) e di ‘L’Histoire mondiale du renseignement’, di ‘As-tu vu Cremet?’, e di ‘Résistants’. Autodidatta, saccheggiatore di templi, avventuriero in Indocina, compagno di strada dei comunisti, aviatore durante la guerra civile di Spagna, maquisard FFI in Dordogne, militante gollista, ministro degli affari culturali, Malraux, diceva che il suo miglior romanzo era “”la sua vita”” stessa. Euro 20.0″,”BIOx-129″
“KAUFMAN Michael T.”,”George Soros. Un multimillonario mesiánico.”,”Michael T. Kaufman giornalista, scrittore e analista politico, nato a Parigi, ha studiato a New York. Ha lavorato per il New York Times, come reporter e corrispondente da Nairabi e Nuova Delhi, Ottawa, Varsavia e Praga. Ha pubblicato un libro sulle vicende polacche. Il sole 24 ore: George Soros è un imprenditore e filantropo: nato in Ungheria nel 1930, è naturalizzato statunitense. Nel 1946 infatti George Soros, o Gyorgy Schwartz, è fuggito dal suo paese durante l’inizio dell’occupazione sovietica ed è emigrato in Inghilterra, paese nel quale ha studiato e si è laureato, presso la famosa London School Of Economics, nel 1952. Nel 1956 si è trasferito negli Stati Uniti ed ha iniziato ad operare nel campo dell’alta finanza. Nel 1969, insieme a Jim Rogers, George Soros è stato uno dei fondatori del Quantum Fund, fondo di investimento che ha creato la base della fortuna dell’imprenditore, garantendogli un rendimento elevatissimo nei successivi 10 anni. Durante il cosiddetto “mercoledì nero” (16 settembre) del 1992, George Soros è diventato famoso con un’operazione di speculazione finanziaria che lo ha portato a vendere più di 10 miliardi di dollari in sterline: il risultato è stato che la Banca d’Inghilterra venne costretta a svalutare la propria moneta e George Soros nel processo guadagnò una cifra stimata in 1,1 miliardi di dollari. Da quel momento è soprannominato “l’uomo che distrusse la Banca d’Inghilterra”. Nel 2010, il suo patrimonio è stimato dalla rivista americana Forbes in 14 miliardi di dollari. (Aggiornato il 24 giugno 2013 ) Wikip. George Soros (Budapest, 12 agosto 1930) è un imprenditore ed economista ungherese naturalizzato statunitense. Durante il cosiddetto mercoledì nero, 16 settembre del 1992, George Soros è diventato famoso con un’operazione di speculazione finanziaria che ha costretto la Banca d’Inghilterra a svalutare la sterlina facendogli guadagnare una cifra stimata in 1,1 miliardi di dollari. Da quel momento è soprannominato l’uomo che gettò sul lastrico la Banca d’Inghilterra Soros è Presidente del Soros Fund, dell’Open Society e fondatore e consigliere del Quantum Group. George Soros è nato a Budapest col nome di György Schwartz in una famiglia di ebrei ungheresi non praticanti. Il padre Tivadar era avvocato, editore, investitore ed ex ufficiale dell’esercito austro-ungarico mentre la madre Erzsébet apparteneva ad una famiglia abbiente proprietaria di un negozio di tessuti. Nel 1936, a causa del crescente antisemitismo e del progressivo allineamento dell’Ungheria ai regimi fascisti, la famiglia Schwartz cambia il proprio cognome in Soros. Con l’occupazione tedesca dell’Ungheria i Soros sono costretti a nascondersi continuamente e fuggire i rastrellamenti degli occupanti. Soros emigrò in Inghilterra nel 1947 per sfuggire al nuovo regime filosovietico dell’Ungheria, laureandosi alla London School Of Economics nel 1952 e conseguendo il PhD in filosofia due anni più tardi. Nel 1960 sposa Annaliese Witschak, con cui ha avuto i figli Robert, Andrea e Jonathan. Nel 1983 sposa Susan Weber dalla cui unione nascono Alexander e Gregory. Nel 2008 incontra la terza moglie, Tamako Bolton, con la quale si sposa nel 2013. Affari[modifica | modifica wikitesto] Nel 1954 ottiene un lavoro nella merchant bank londinese Singer & Friedlander, prima come impiegato e poi nel reparto arbitraggio. Nel 1956 si trasferì negli Stati Uniti presso F.M. Mayer specializzandosi nei mercati europei e diventando popolare tra gli investitori per la sua conoscenza del mercato europeo. Nel 1959 passa alla Wertheim & Co nella posizione di analista di titoli europei. In questi anni sviluppa il concetto di reflexivity. Tra il 1963 e il 1973 lavora da Arnhold and S. Bleichroeder. Dopo aver fondato alcuni fondi d’investimento nel 1969 nasce l’hedge fund Double Eagle con sede a Curaçao, nelle Antille Olandesi. Nel 1969, insieme a Jim Rogers, George Soros è stato uno dei fondatori del Quantum Fund, fondo di investimento che ha creato la base della fortuna dell’imprenditore, garantendogli un rendimento elevatissimo nei successivi 10 anni. Speculazioni monetarie[modifica | modifica wikitesto] Nel Mercoledì Nero del 16 settembre 1992, Soros divenne improvvisamente famoso quando vendette sterline allo scoperto per un equivalente di più di 10 miliardi di dollari, approfittando della riluttanza da parte della Banca d’Inghilterra sia ad aumentare i propri tassi di interesse a livelli confrontabili con quelli degli altri paesi (il Sistema Monetario Europeo) sia a lasciare fluttuante il tasso di cambio della moneta. Alla fine, la Banca d’Inghilterra fu costretta a far uscire la propria moneta dallo SME e a svalutare la sterlina, e Soros nel processo guadagnò una cifra stimata in 1,1 miliardi di dollari. Da quel momento fu conosciuto come “”l’uomo che gettò sul lastrico (“”broke””, slang finanziario) la Banca d’Inghilterra””. The Times, lunedì 26 ottobre 1992, riportò il commento di Soros: “”La nostra esposizione durante il Mercoledì Nero doveva essere di quasi 10 miliardi di dollari. Noi avevamo previsto un guadagno maggiore. Infatti, quando Norman Lamont appena prima della svalutazione disse che avrebbe avuto bisogno di un prestito vicino ai 15 miliardi di dollari per difendere la sterlina, fummo contenti poiché era all’incirca la cifra che noi volevamo vendere””. Sempre il 16 settembre 1992, Soros partecipò insieme ad altri speculatori ad un attacco contro la Banca d’Italia: vendendo lire allo scoperto contribuì a causare una perdita valutaria pari a 48 miliardi di dollari[1]; in conseguenza di tale azione speculativa, la Lira Italiana riportò una perdita di valore del 30% e l’uscita dal Sistema Monetario Europeo[2]. In un’intervista a Francesco Spini disse: “Ai tempi presi una posizione sulla lira perché avevo sentito dichiarazioni della Bundesbank […] Si trattava di dichiarazioni pubbliche, non ho avuto contatti personali. Quella fu una buona speculazione”. Nel 1997 durante la crisi finanziaria asiatica, l’allora primo ministro malese Mahathir bin Mohamad accusò Soros di volere il deprezzamento della moneta malese, il ringgit. Accusa di “”Insider trading””[modifica | modifica wikitesto] Nel 1988 gli fu chiesto di partecipare a un cambiamento di gestione di una banca francese. Rifiutò di partecipare all’offerta, ma più tardi acquistò una quota relativamente piccola di azioni dell’istituto finanziario. Quattordici anni dopo, nel 2002, una corte francese lo condannò per insider trading e lo multò di 2 milioni di dollari. Soros negò qualsiasi addebito e disse che la notizia del cambiamento di gestione era pubblica. Dopo vari appelli è stato condannato dal tribunale francese, nel giugno 2006, a pagare una penale di 2,3 milioni di dollari. Filosofia[modifica | modifica wikitesto] Soros ha un acuto interesse per la filosofia, e la sua visione filosofica è influenzata fortemente da Karl Popper, suo insegnante alla London School of Economics. Il suo Open Society Institute è stato così chiamato in riferimento al lavoro in due volumi di Popper: The Open Society and Its Enemies (La società aperta e i suoi nemici). Ciò che molti considerano le certezze di Soros nelle sue credenze politiche[non chiaro] appare però ironicamente in conflitto con il razionalismo critico esposto da Popper. Egli ha reso popolari concetti quali “”disequilibrio dinamico””, “”disequilibrio statico”” e “”condizioni vicine all’equilibrio”” quali giuste chiavi di lettura per i meccanismi economici; critica invece aspramente l’attuale lettura dell’economia basata su regole derivate dalla meccanica classica e basate quindi sull’idea di equilibrio. Anche i suoi scritti si concentrano in modo particolare sul concetto di “”riflessività”” e ha descritto specificatamente i suoi effetti nei mercati[3]. Tali concetti si possono pensare come un’analisi del concetto dei Profezia che si autoadempie, come lui stesso ha più volte sottolineato. Nonostante l’attività di investitore e speculatore monetario (la sua fortuna nel 2004 è stata valutata 7 miliardi di dollari), egli afferma che l’attuale sistema di speculazione finanziaria insidia un sano sviluppo economico in molti paesi sottosviluppati. Soros individua la fonte di molti dei problemi della contemporaneità in ciò che definisce come il fondamentalismo del mercato. Il suo porsi in maniera critica nei confronti di molti aspetti della globalizzazione lo hanno reso una figura controversa. Per Victor Niederhoffer: “”Soprattutto, George credeva anche allora in una economia mista, in cui operasse una forte autorità centrale internazionale il cui compito fosse di correggere le distorsioni causate da un eccessivo individualismo””. Soros traccia una distinzione tra l’essere un operatore nel mercato e il lavorare per cambiare le regole che gli operatori devono seguire. Sembra non avere problemi nel continuare ad adoperarsi per perseguire il suo proprio interesse economico, affiancando a questo un’attività di lobbying tesa ad una drastica revisione del sistema finanziario globale. In risposta alle accuse di essere personalmente responsabile di molteplici disastri finanziari, tra cui quelli di Regno Unito, Europa dell’Est e Thailandia, ha dichiarato: “”Nella veste di operatore di mercato non mi si richiede di preoccuparmi delle conseguenze delle mie operazioni finanziarie.”” Opposizione all’Unione sovietica[modifica | modifica wikitesto] Neil Clark scriveva (nel New Statesman): “”l’opinione convenzionale, condivisa da molti a sinistra, è che il socialismo sia collassato nell’Europa orientale per via delle sue fragilità di sistema e per il fallimento da parte delle élite politiche nel costruire un supporto popolare. Ciò in parte può essere preso per vero, ma il ruolo di Soros è stato fondamentale. A partire dal 1979, ha distribuito 3 milioni di dollari l’anno a movimenti di dissidenti tra i quali il movimento Solidarnosc in Polonia, Carta 77 in Cecoslovacchia e Andrei Sakharov nell’Unione Sovietica. Nel 1984, egli ha fondato il suo primo Open Society Institute in Ungheria e fatto affluire milioni di dollari per il finanziamento di movimenti di opposizione e media indipendenti””. Fin dalla caduta dell’Unione Sovietica, il finanziamento da parte di Soros di cause progressiste e anti-imperialiste ha continuato ad avere un ruolo importante nei paesi dell’ex blocco sovietico. Il suo finanziamento all’ organizzazione della Rivoluzione delle Rose in Georgia è stato ritenuto cruciale ai fini del successo della stessa, sia da osservatori Russi sia Occidentali, nonostante Soros abbia dichiarato che il suo ruolo sia stato “”largamente sopravvalutato””. La faida politica con Bush[modifica | modifica wikitesto] Soros non ha contribuito con donazioni rilevanti in materia di cause politiche statunitensi fino alle elezioni presidenziali del 2004. In un’intervista rilasciata al The Washington Post, l’11 novembre 2003 Soros dichiarava che la rimozione di George W. Bush dal suo incarico era “”l’obiettivo principale della sua vita”” ed una “”questione di vita o di morte”” per la quale avrebbe volentieri sacrificato la sua intera fortuna. Soros ha donato 3 milioni di dollari al Center for American Progress, 5 milioni di dollari a MoveOn.org, mentre come il suo amico Peter Lewis ha donato 10 milioni di dollari all’associazione America Coming Together. Tutti i gruppi citati erano gruppi di supporto ai democratici durante le elezioni presidenziali del 2004. Il 28 settembre 2004, stanziati altri fondi per la campagna, annunciava l’avvio ad un proprio tour nazionale con un discorso: “”Why We Must Not Re-elect President Bush”” (“Perché non dobbiamo rieleggere Bush”. Vedi collegamento[4]) pronunciato presso il National Press Club di Washington, DC. Secondo il Center for Responsive Politics, nel corso della tornata elettorale 2003-2004, Soros ha donato 23.581.000 dollari a circa 527 gruppi che si battevano contro la rielezione del Presidente George Bush. Nonostante gli sforzi di Soros, Bush fu rieletto ad un secondo mandato da presidente il 2 novembre 2004. Soros è stato oggetto di critiche per via delle sue cospicue donazioni, dal momento che nel 2002 si era schierato tra i sostenitori del Bipartisan Campaign Reform Act, legge mirata a vietare i contributi di “”soft money”” nel corso delle campagne elettorali nazionali. Soros si è difeso affermando che le sue donazioni, essendo a favore di organizzazioni indipendenti, non sollevavano gli stessi interrogativi di corruzione delle donazioni effettuate direttamente a favore dei candidati o dei partiti. Curiosamente, la Harken Energy, una società in parte di proprietà di Soros, aveva concluso un affare con George W. Bush nel 1986, rilevando la compagnia petrolifera di quest’ultimo, la Spectrum 7. Il suo libro più recente[non chiaro], The Bubble of American Supremacy, è stato pubblicato nel gennaio 2004 (vedi intervista al The Washington Post[5]). Aspetti critici[modifica | modifica wikitesto] Critica delle attività finanziarie[modifica | modifica wikitesto] George Soros nel 2012 al Festival dell’Economia di Trento. I critici affermano che Soros eserciterebbe un’irregolare influenza sui mercati valutari per via del Quantum Fund, il fondo di investimento privato di sua proprietà. Al pari di molti grandi hedge fund, questo ha sede sociale in un paradiso fiscale, nello specifico Curaçao, nelle Antille olandesi. In un’apparizione dell’agosto 2004 al Chris Wallace’s FOX News Sunday (programma televisivo statunitense di interviste condotto da Chris Wallace), il portavoce del Parlamento statunitense Dennis Hastert, affermava, “”Non conosciamo l’origine del denaro di George Soros. Non sappiamo da dove venga, né dove vada. Se, parte del denaro di Soros viene dall’estero. Potrebbe provenire da traffico di stupefacenti. Non abbiamo idea da dove provenga””. Soros rispose ad Hastert affermando, “”Calunniando la mia persona con false accuse e menzogne sta cercando di sviare un dibattito d’importanza critica e di intimidire coloro che ritengono che la presente amministrazione sta conducendo il paese alla rovina. Ora che l’ho richiamata sulle sue accuse infondate, lei sta adoperando altre tattiche scorrette.”” (vedi riferimento[6]). Soros ha inoltre effettuato un ricorso ufficiale presso la House Committee on Standards of Official Conduct, affermando che il commento di Hastert “”svela chiaramente la deliberata intenzione di utilizzare tattiche di diffamazione ed intimidazione per mettere a tacere le critiche””. Critica delle attività politiche[modifica | modifica wikitesto] George Soros ha molti critici tra i conservatori statunitensi e tra i sostenitori dello stato di Israele. I sostenitori dell’amministrazione Bush non apprezzavano i suoi contributi alle campagne contro quest’ultimo. Ad un forum ebraico a New York, Soros ha in parte attribuito la recente[non chiaro] recrudescenza dell’antisemitismo alle politiche di Israele e alla politica estera degli Stati Uniti, oltre che a Ebrei di successo come lui: “”C’è un risorgere di antisemitismo in Europa. Le politiche dell’amministrazione Bush e di quella di Ariel Sharon contribuiscono a ciò. Non si tratta nello specifico di antisemitismo, ma si manifesta comunque in questo modo. Io critico tali politiche. Se cambiamo questa impostazione, allora anche l’antisemitismo diminuirà. Non vedo come si potrebbe altrimenti… Rifletto molto anche sul mio ruolo perché il nuovo antisemitismo afferma che gli Ebrei governino il mondo… Come involontaria conseguenza delle mie attività… Contribuisco anche io a questa credenza”” (vedi nota[7]). Probabilmente, tali dichiarazioni possono inquadrarsi come frutto dell’approccio filosofico di Soros, ispirato a Karl Popper, caratterizzato dalla tendenza all’autocritica. Libri[modifica | modifica wikitesto] Autore e coautore[modifica | modifica wikitesto] The crash of 2008 and what it means. The new paradigm for financial markets (PublicAffairs, 2008) ISBN 978-1-58648-699-0 La bolla della supremazia americana: correggere l’abuso di potere americano (PublicAffairs, 2003) ISBN 1-58648-217-3 (paperback; PublicAffairs, 2004; ISBN 1-58648-292-0) George Soros sulla Globalizzazione (PublicAffairs, 2002) ISBN 1-58648-125-8 (paperback; PublicAffairs, 2004; ISBN 1-58648-278-5) Società aperta: rinnovare il Capitalismo globale (PublicAffairs, 2000) ISBN 1-58648-019-7 Scienze e Società aperta: il futuro della filosofia di Karl Popper di Mark Amadeus Notturno, George Soros (Central European University Press, 2000) ISBN 963-9116-69-6 (paperback: Central European University Press, 2000; ISBN 963-9116-70-X) La Crisi del Capitalismo globale (Ponte alle Grazie, 1999) ISBN 88-7928-449-5 L’alchimia della finanza (Ponte alle Grazie, 1995) ISBN 88-7928-430-4 Note[modifica | modifica wikitesto] ^ LA SQUADRA DEL ‘ 92 ^ George Soros, lo speculatore (non) pentito: “”Giusto l’attacco all’Italia del 1992. Noi solo messaggeri di cattive notizie”” ^ (IT) La Riflessività nei Mercati Finanziari – Soros (“”La Crisi del Capitalismo Globale””, 1998) ^ (EN) Why We Must Not Re-elect President Bush ^ (EN) http://www.washingtonpost.com ^ (EN) http://www.illinoisleader.com ^ (EN) http://www.jta.org”,”BIOx-316&#8243;
“KAUMANN Walter WITTFOGEL Karl A. NIEBURG Hal L. LIPSET Seymour Martin CAMPA Riccardo STERPELLONE Alfonso SONTHEIMER Kurt SURI Surindar AVI-HAI Avraham MA’OZ Moshe, saggi di”,”Estremismo e radicalismo.”,”Saggi di KAUMANN Walter WITTFOGEL Karl A. NIEBURG Hal L. LIPSET Seymour Martin CAMPA Riccardo STERPELLONE Alfonso SONTHEIMER Kurt SURI Surindar AVI-HAI Avraham MA’OZ Moshe. “”Nell’ Iliade non si palesa un grande interesse per i problemi morali. Omero costruisce l’ Iliade sulle guerre ponendo in rilievo l’ aspetto umano di entrambe le parti avversarie. Gli dei partecipano alle vicende umane, schierandosi alcuni da una parte e altri dall’ altra. E, come gli eroi, essi non sono né totalmente buoni né totalmente cattivi. Si sarebbe tentati di definire l’ Iliade pre-morale, ma essa è semplicemente pre-moralistica. (…) Quest’ atteggiamento omerico ha lasciato la sua impronta sulla tragedia greca. Nelle Coefore di Eschilo, Oreste dice in sostanza: “”La destra urta con la destra””. La teoria di Hegel che l’ essenza della tragedia sia la rappresentazione di un contrasto nel quale entrambe le parti hanno ragione si ispira decisamente alla tragedia greca (…)”” (pag 7) “”Il proposito della Nuova Sinistra di riformare l’ apparato istituzionale è diminuita nella misura in cui il movimento di protesta ha perso il suo equilibrio politico e la sua forza di persuasione acquistando l’ etichetta di “”fascismo di sinistra””. Il filosofo comunista Leszek Kolakowski, ha descritto questa tendenza in un’ intervista (“”Der Spiegel”” 22, 1969) quale “”caricatura del nazismo dalla fraseologia marxista””. (pag 266)”,”FOLx-018″
“KAUTSKY Karl”,”Terrorismo e comunismo.”,”Rivoluzione e terrorismo, Parigi rivoluz francese, prima comune di Parigi, cause terrore e fallimento terrore, tradizione terrorismo, 2° comune di Parigi, giacobini, internazionalisti, bolscevichi, dittatura proletariato, effetti guerra, mitigazione costumi bestialità umana, stragi espropriazione organizzazione corruzione prospettive rivoluzione mondiale.”,”KAUD-009 TEMx-001″
“KAUTSKY Karl”,”La questione agraria.”,”Sviluppo agricoltura nella società capitalistica, contadino feudale, agricoltura moderna, carattere capitalistico agricoltura moderna, grande e piccola azienda, limiti agricoltura capitalistica, proletarizzazione dei contadini, industrializzazione agricoltura, politica agraria socialdemocratica, SPD, difesa del proletariato rurale, difesa agricoltura, rivoluzione sociale e espropiazione dei proprietari fondiari, socialismo e piccola azienda, l’ avvenire della casa.”,”KAUD-010 ECOI-036 SOCx-077″
“KAUTSKY Benedikt”,”Gli sviluppi ideologici del socialismo democratico in Austria.”,”Movimenti di sinistra e origini della socialdemocrazia in Austria, sviluppo del marxismo: austromarxismo, marxismo austriaco e questione della nazionalità, socialdemocrazia di fronte a 1° GM, crollo imperi centrali, prima repubblica, rapporti con partito comunista, organizzazioni militari di partito e politica di opposizione, congresso di Linz, avvento di Dollfuss al potere, repressione del febbraio 1934, partito nell’ illegalità, occupazione russa e rinascita del partito, natura attuale partito socialista democratico austriaco.”,”MAUx-001″
“KAUTSKY Karl”,”The Dictatorship of the Proletariat.”,”Q dittatura del proletariato, democrazia e conquista del potere politico, dittatura, Assemblea costituente e Soviet consigli operai, eredità dittatura proletariato in agricoltura e industria”,”KAUD-013″
“KAUTSKY Karl”,”Comment s’est declenchée la guerre mondiale. Avec les documents secrets de la Chancellerie allemande annotés par Guillaume II.”,”Karl KAUTSKY è Segretario di Stato aggiunto degli Affari Esteri di Germania all’epoca della rivoluzione del 9 novembre 1918.”,”KAUD-023 QMIP-015″
“KAUTSKY Karl a cura di Gianni CELATA Bruno LIVERANI”,”Teorie delle crisi.”,”Nell’introduzione di CELATA e LIVERANI: controversia sull’opera di KAUTSKY, K. e le crisi, Sovrapproduzione e sottoconsumo, la caduta tendenziale saggio di profitto, crisi crollo e lotta di classe.”,”KAUD-018″
“KAUTSKY Karl”,”Socialismo e malthusianismo. L’influenza dell’aumento della popolazione sul progresso sociale.”,”[Nota: un secondo esemplare di questo volume donatoci da Mario Caprini è posto in ‘Vetrina’ con lo stesso codice alfanumerico Kaud-006]”,”KAUD-006″
“KAUTSKY Karl a cura di Andrea BARBARANELLI”,”L’origine del cristianesimo.”,”””Il cristianesimo è, all’origine, un movimento di nullatenenti, così come la socialdemocrazia , e quindi entrambi hanno molto in comune l’uno con l’altra, ciò che fu spesso rilevato anche precedentemente. Engels, poco prima della sua morte, ha ugualmente fatto riferimento a ciò in un articolo ‘Per la storia del cristianesimo primitivo’ nella “”Neue Zeit”” (1), che testimonia quanto Engels si occupasse allora dell’argomento, tanto da risultargli naturale il parallelo nella sua introduzione alle ‘Lotte di classe in Francia’. Egli vi scrive: “”La storia del cristianesimo primitivo presenta notevoli punti di contatto con quella del movimento operaio moderno. Come questo, il cristianesimo fu all’origine un movimento di oppressi: sorse come religione degli schiavi e dei liberti, dei poveri e dei privi di diritti, dei popoli soggiogati o dispersi da Roma. Entrambi, il cristianesimo come il socialismo operaio, predicano una immanente liberazione dalla servitù e dalla miseria. Il cristianesimo pone questa liberazione in una vita che è di là dopo la morte, nel cielo, il socialismo in questo mondo, in una trasformazione della società. Entrambi vengono perseguitati e vessati, i loro seguaci banditi, sottoposti a leggi eccezionali, gli uni come nemici del genere umano, gli altri come nemici dello Stato, nemici della religione, della famiglia, dell’ordine sociale. E, malgrado tutte le persecuzioni, anzi addirittura direttamente favoriti da esse, si fanno innanzi entrambi vittoriosamente, irresistibilmente. Trecento anni dopo il suo sorgere, il cristianesimo è riconosciuto religione di Stato dell’impero romano, e, in appena sessanta anni, il socialismo si è conquistato un posto che egli gli assicura assolutamente la vittoria””. Questo parallelo è in complesso giusto, certo con alcune limitazioni: il cristianesimo si può appena chiamare una religione degli schiavi, per essi non ha fatto nulla. D’altra parte, la liberazione dalla schiavitù, che il cristianesimo annunciava, era all’inizio molto materiale, pensata in questo mondo, non nel cielo. Ma questa ultima circostanza aumenta ancora la somiglianza con il movimento operaio moderno. Engels continua: “”Il parallelo tra i due fenomeni storici si impone già nel medioevo, con le prime sollevazioni di contadini oppressi e soprattutto di plebei cittadini… Tanto i comunisti rivoluzionari francesi quanto specialmente Weitling e i suoi seguaci, si richiamano al cristianesimo primitivo, già molto tempo prima che Ernest Renan dicesse: se volete farvi un’idea delle prime comunità cristiane, esaminate una sezione locale dell’Associazione internazionale dei lavoratori. L’ameno scrittore francese, che, sulla base di uno sfruttamento della critica biblica tedesca, senza esempi perfino nel giornalismo moderno, confezionò il romanzo sulla storia della chiesa, ‘Origines du Christianisme’, non sapeva nemmeno quanta verità si trovasse nelle surriferite parole. Vorrei proprio sapere quale vecchio “”internazionalista”” può leggere la così detta seconda lettera di Paolo ai corinzi senza che gli si riaprano, almeno sotto un riguardo, vecchie ferite””. Engels segue poi ancor più particolareggiatamente il confronto fra il cristianesimo e l’Internazionale, ma non esamina l’ulteriore corso dello sviluppo del cristianesimo e del movimento operaio”” Karl Kautsky, L’origine del cristianesimo, 1970 Marx ed Engels, Sulla religione, 1969) (pag 417-418)”,”KAUD-007 RELC-050″
“KAUTSKY Karl”,”La questione agraria.”,”Sviluppo agricoltura nella società capitalistica, contadino feudale, agricoltura moderna, carattere capitalistico agricoltura moderna, grande e piccola azienda, limiti agricoltura capitalistica, proletarizzazione dei contadini, industrializzazione agricoltura, politica agraria socialdemocratica, SPD, difesa del proletariato rurale, difesa agricoltura, rivoluzione sociale e espropiazione dei proprietari fondiari, socialismo e piccola azienda, l’ avvenire della casa.”,”KAUD-011″
“KAUTSKY Karl a cura di Renato MONTELEONE”,”La questione coloniale. Antologia degli scritti sul colonialismo e sull’ imperialismo.”,”MONTELEONE insegna storia del movimento operaio nella Facoltà di scienze politiche dell’Univ di Torino. Oltre a numerosi articoli e saggi su varie riviste, ha pubblicato: -Il movimento socialista nel Trentino 1894-1914, ROMA. 1971 -La politica dei fuoriusciti irredenti nella guerra mondiale, UDINE. 1972 -Lettere al Re, ROMA. 1973 -Teorie sull’ imperialismo, ROMA. 1974″,”KAUD-022″
“KAUTSKY Karl a cura di Luca MELDOLESI”,”L’ imperialismo. I testi ‘socialdemocratici’ di Kautsky contro l’ortodossia leninista.”,”Dall’ introduzione: Sono i testi di KAUTSKY del 1914-1915. Rappresentano il punto di arrivo della teorizzazione sull’ imperialismo iniziata nel 1911. Si tratta della 3° fase della elaborazione kautskiana su questo tema. La 1° inizia con ‘Emigrazione e colonizzazione’ (1883) in corrispondenza con i primi moti di esaltazione per le colonie che accompagnano l’ espansionismo tedesco. Comprende, è lo stesso K. a dirlo, 8 articoli e saggi negli anni 1980 e 5 negli anni a cavallo del secolo. La prima teorizzazione nasce sotto l’influenza del pensiero liberale (l’A assorbe la tesi secondo cuio l’espansione andrebbe contro gli interessi economici della nazione). Nel contempo K. risente dell’elaborazione di ENGELS che considera in quegli anni la Borsa il vero cervello dell’ espansionismo e che, a partire dalla evoluzione del mercato mondiale, prevedeva l’avvicinarsi di una “”crisi gigantesca””. Si verificherà invece, a partire dalla metà degli anni 1990, un grande sviluppo industriale. Quando K. alla fine del secolo, riprenderà in mano il tema dell’ imperialismo riutilizzerà molti spunti analitici dei suoi scritti degli anni 1880 ma non quello sul rapporto tra ‘espansionismo coloniale e crisi economica’. In ‘Vecchia e nuova politica coloniale’ (1898), il testo più importante ripreso da TURATI vs il nascente imperialismo IT, K. espose per la 1° volta una propria teoria generale. L’ imperialismo a suo vedere era una politica aggressiva voluta da un blocco di classi reazionarie (grande proprietà fondiaria, esercito, burocrazia, clero, artigiani, contadini e capitale finanziario) che ha preso il sopravvento nell’EU continentale a partire dagli anni 1860. Gli interessi dell’alta finanza erano ben diversi da quelli del capitale industriale. La 2° fase dell’elaborazione Kautskiana è la teorizzazione successiva alla prima rivoluzione russa (corrisponde alla discussione di questo tema all’interno della 2° internazionale, il Congresso di Stoccarda). In questo congresso la destra e il centro della socialdemocrazia quasi riescono a far passare una mozione filocoloniale. Soltanto la reazione decisa di alcuni delegati tra cui K. scongiura questo tentativo. K. scrive allora ‘Socialismo e politica coloniale’ che contiene una diversa teoria dell’I. Riprendendo alcune tesi del libro di PARVUS ‘La politica coloniale e il crollo’ K. sostiene che monopoli, protezionismo ed espansioen sono ‘scappatoie’ del capitalismo per arginare la cronica crisi di sovrapproduzione. Questa tesi non si ripresenta negli scritti riformisti del periodo della guerra che sostengono la prospettiva di un accordo “”ultraimperialista”” tra le grandi potenze basato su libero scambio e democrazia, entro il quale, sostiene, il partito socialdemcratico avrebbe potuto riprendere la sua marcia graduale e legalitaria (1).”,”KAUD-024″
“KAUTSKY Karl”,”Etica e concezione materialistica della storia.”,”Concepito come un articolo per ‘Neue Zeit’ il lavoro di KAUTSKY lievitò durante la stesura fino a diventare un’operetta omogenea e compiuta. Il saggio apparve in volume nel 1906.”,”KAUD-020 MADS-213″
“KAUTSKY Karl”,”La dittatura del proletariato.”,”””In condizioni non evolute un’ economia comunista potrebbe anche diventare una base del dispotismo. Questo constatò Engels già nel 1875 riguardo al ‘Comunismo di villaggio’ nel quale si mantenne fino ai nostri giorni in Russia e in India (Cose sociali di Russia, ‘Volksstaat, 1875). La politica coloniale olandese a Giava si fondò per un certo tempo sul cosidetto “”sistema di civiltà””, sul comunismo della terra, l’ organizzazione della produzione agricola per il governo sfruttatore della popolazione””. (pag 24)”,”TEOC-053″
“KAUTSKY Karl”,”Vermehrung und Entwicklung in Natur und Gesellschaft.”,”Ex-libris Diskussionsklubben Karl-Marx”,”KAUD-046″
“KAUTSKY Karl”,”Wie der Weltkrieg entstand. Dargestellt nach dem Aktenmaterial des Deutschen Auswärtingen Amts von Karl Kautsky.”,”””Solo il capitale finanziario tedesco è cresciuto in modo strettamente legato al militarismo, più potente e sicuro della vittoria, del mondo. Gli Stati anglosassoni fino alla guerra mondiale non hanno conosciuto alcun militarismo. Francia e Russia ne hanno assai di più ma esse non si sentono particolarmente trionfanti dopo le disfatte del 1870-71 e del 1904-1905″”. La connessione con il più forte e spericolato militarismo del mondo ha fatto dimenticare il lucido calcolo del capitale finanziario tedesco.”” (pag 33)”,”KAUD-049″
“KAUTSKY Karl”,”Die Wandlungen der Goldproduktion und der wechselnde Charakter der Teuerung.”,”””””Giacobbe dubita che l’ oro dia mai il suo intero valore. A maggior ragione ciò si applica al diamante”” . (Marx, Il Capitale, 1, pag 15) In altre parole, il prezzo delle merci, espresso in oro, è costantemente più alto dell’ intero valore dell’ oro equivalente. Da dove questo derivi, sfortunatamente Marx non l’ha mostrato.”” (pag 7)”,”KAUD-050″
“KAUTSKY Karl; ENGELS Friedrich”,”Les trois sources de la pensée de Marx. Suivi de Friedrich Engels, L’ histoire de la Ligue des communistes.”,”Secondo quanto affermano gli editori, L’ Associazione ‘Les Amis de Spartacus’ è stata costituita nel 1979 per assicurare la continuità delle edizioni ‘Cahiers Spartacus’ fondate nel 1934 da parte di René LEFEUVRE, il loro principale animatore fino alla sua morte avvenuta nel 1988. Essa riunisce individui, volontari, uniti nel progetto di offrire al lettore testi dimenticati, sconosciuti o che apportano chiarimenti nuovi. Per contribuire in modo non settario ad un cambiamento sociale radicale. In seno all’ associazione, un ‘collettivo di lavoro si occupa della gestione dei fondi di edizione che comprendono un centinaio di titoli. Questo organismo funziona come un ‘comitato di lettura’ responsabile della scelta dei testi da editare. Spartacus pubblica circa 4 opere all’anno. I lettori possono abbonari per ricevere direttamente le nuove pubblicazioni ed acquistare le vecchie a prezzi di favore. L’ associazione è aperta. Si riportano le condizioni di abbonamento. “”I tedeschi, per lungo tempo, non seppero sbarazzarsi dell’ idealismo passivo, come gli inglesi del conservatorismo e i francesi della fraseologia estremista. Lo sviluppo della grande industria ha infine fatto sparire questo idealismo per rimpiazzarlo con uno spirito bellicoso. Prima, aveva trovato un reattivo nell’ influenza dello spirito francese dopo la Rivoluzione. La Germania gli è riconoscente di qualcuno dei suoi più grandi spiriti. Ricordiamo solo che Heinrich Heine e Ferdinand Lassalle unirono il pensiero francese rivoluzionario al metodo filosofico tedesco. Ma il risultato fu più importante ancora allorché questa unione si completa con la scienza economica inglese. E’ questa sintesi che noi dobbiamo ai lavori di Engels e di Marx””. (pag 23)”,”KAUD-051″
“KAUTSKY Karl”,”Vermehrung und Entwicklung in Natur und Gesellschaft.”,”Popolazione e tendenze demografiche in Europa. Calo demografico delle potenze europee. Tabella pag 3 riporta un confronto tra i dati delle nascite per diecimila abitanti per quinquennio dal 1846 al 1907 per Inghilterra, Francia, Belgio.”,”KAUD-052″
“KAUTSKY Karl”,”Die Vereinigten Staaten Mitteleuropas.”,”Indice: 1. Le mire di Naumann. 2. Grande Germania. A. I rapporti dell’ Austria con la Germania. B. La separazione dell’ Austria dalla Germania. 3. Il grande stato sovranazionale nella teoria. A. Grande impresa e grande stato. B. Aspetti economici e militari. C. Peggioramento del commercio. D. Il pericolo dei Trusts. 4. Il grande stato sovranazionale nella prassi. A. Gli Stati anglosassoni. B. Russia. C. Austria. 5. Classe e nazione. A. L’ idea nazionale del proletariato. B. L’ idea nazionale degli intellettuali. C. Gli Stati Uniti d’ Europa. L’ idea nazionale dei capitalisti. 6. Nazione e socialismo.”,”KAUD-053″
“KAUTSKY Carlos”,”La doctrina socialista (Respuesta a la critica de Ed. Bernstein).”,”Questione della teoria dell’ accumulazione della miseria. “”La frase “”teoria dell’ accrescimento della miseria”” non proviene né da Marx né da Engels, e neppure la “”teoria del crollo”” e la “”teoria delle catastrofi””. E’ stata creata da scrittori che criticavano le loro tendenze. La verità è che Marx ha inteso, nel sio capitolo sulla tendenza storica del capitale ad accumularsi, che c’è un aumento “”della miseria, dell’ oppressione, della schiavitù, della degradazione, dello sfruttamento””. Ma occorre pure constatare che aumenta “”la resistenza della classe operaia, sempre più numerosa e disciplinata, unita e organizzata dallo stesso meccanismo della produzione capitalistica””. (pag 215) Sulla questione della teoria delle crisi, generali e parziali. “”Già abbiamo potuto notare che uno dei suoi articoli (di Bernstein, ndr) sul “”Problema del Socialismo”” criticava la teoria delle crisi di un illustre sconosciuto, secondo il quale risulterebbe il trionfo dal socialismo da una crisi universale prossima. Né Marx né Engels hanno mai preteso una cosa simile. Ciononostante, Bernstein ha pubblicato nel suo libro su “”Il socialismo teorico””, considerazioni dedotte dagli articoli summenzionati senza dire contro chi erano originariamente diretti. Non risulta molto chiara la relazione tra queste considerazioni e l’ esame del Socialismo teorico, e invano uno si chiede a che serva dimostrare che non ci sarà fatalmente una crisi universale in un periodo prossimo e che sia maggiormente possibile che le crisi vengano in forma di crisi particolari di certi rami dell’ industria e in certi paesi.”” (pag 250) Il ciclo delle crisi e delle guerre. “”Ma dobbiamo rilevare che il ciclo delle crisi decennali, non è una teoria di Marx, ma un fatto ammesso empiricamente. Abbiamo avuto grandi crisi industriali nel 1815, 1825, 1836, 1847, 1857. A quel tempo ci furono grandi guerre, quella d’ Italia, quella di Secessione americana, quella danese, l’ austro-prussiana, la franco-tedesca. In quel periodo ha trionfato la legge empirica e approssimativa del ciclo decennale. Nel 1873 venne la grande crisi generale, e una depressione di durata inusuale di quindici anni.”” (…) (pag 251)”,”KAUD-054″
“KAUTSKY Benedict a cura; ENGELS Friedrich KAUTSKY Karl”,”Friedrich Engels’ Briefwechsel mit Karl Kautsky. Zweite, durch die Briefe Karl Kautskys vervollständigte Ausgabe von “”Aus der Frühzeit des Marxismus””.”,”La prima lettera di ENGELS a KAUTSKY riportata nel volume è del 1 febbraio 1881. L’ ultima lettera è del 21 maggio 1895. Il grosso del carteggio è successivo alla morte di MARX.”,”MAED-210″
“KAUTSKY Carlo”,”La libertà nel socialismo.”,”””Ogniqualvolta dunque si disputi sulla libertà nei rapporti del socialismo bisognerebbe – perché la disputa fosse onesta e riuscisse concludente – che i nostri censori si pigliassero la pena di dirci di quale libertà essi intendono parlare. Libertà, nel senso più generale e comune della parola, è la possibilità di fare tutto ciò che uno voglia, senza trovare ostacoli esterni, all’ infuori dei naturali: essa è dunque così ampia quanto è ampia la vita, ma una tale libertà (che si ridurrebbe, per se, a ben misera cosa, dati appunto gli ostacoli naturali cui accennammo) non è concepibile se non nella solitudine: il suo rappresentante è Robinson Crusoé, perduto nell’ isola. In un senso sociale, dato cioè l’ uomo che vuol godere dei vantaggi sociali, la massima libertà non è altro se non la massima possibilità di sviluppo, di attività e di benessere individuale: le due cose sono l’ una il sinonimo dell’ altra. Ora perché mai i nostri avversari sfuggono la questione della possibilità di sviluppo, di attività e di benessere e vi sostituiscono i loro fatui discorsi sulla libertà? Perché mai, se non appunto per servirsi di una parola, il cui senso elastico si presta meglio ai loro giochi di bussolotto?”” (pag 5)”,”KAUD-055″
“KAUTSKY Carlo”,”La difesa del lavoratore e la giornata di otto ore.”,”””Nessun ramo di lavoro, perfino l’ apparentemente più protetto, è sicuro davanti l’ invadenza della macchina. Spesso essa vi si introduce in modo inaspettato, d’un colpo. Essa sembra scegliere con predilezione quei rami in cui gli operai sono ancora i più capaci di resistenza. Imperocché dal punto di vista del capitalista uno dei compiti principali della macchina consiste nel fiaccare la forza di resistenza dell’ operaio. S’ ingrossa sempre più quella massa del proletariato a cui solo colla protezione da parte dello Stato riesce possibile di conservare questa potenzialità di resistenza; ed ogni operaio, in qualunque campo esso sia occupato deve tenersi pronto oggi o domani a venire cacciato in quella massa, quand’ anche essa apparentemente le stia tanto lontana. Nessuna classe di lavoratori, che oggi fosse in grado colla propria potenza economica di conquistare e mantenere una giornata di lavoro anche più corta di quella che lo Stato possa fissare, può sapere se domani forse non avrà bisogno della limitazione di una giornata normale.”” (pag 23)”,”CONx-123″
“KAUTSKY Karl”,”Le marxisme et son critique Bernstein.”,”””Il libro di Bernstein presenta varie fasi di sviluppo; gli articoli della “”Neue Zeit””, origine della discussione attuale, gli servono da preludio. I suoi articoli su “”la lotta del partito socialista e la rivoluzione sociale”” (Neue Zeit, XVI, 1. p. 484, 548), con la tesi dello “”scopo finale e del movimento””, espressione che dopo è diventata corrente, questi articoli si presentano come una semplice polemica contro Belfort Bax. Attaccato a questo proposito, Bernstein fornisce alle sue risposte la forma di una polemica contro i “”socialisti rivoluzionari”” del partito, i Parvus, le Luxemburg, i Plechanov. All’ inizio del suo opuscolo, Bernstein allarga ancora di più il cerchio dei suoi avversari. Ma si colloca ancora dal punto di vista marxista. La concezione marxista della storia ha subito una trasformazione, dice Bernstein; la maggior parte dei marxisti non lo rileva, ma lo stesso Bernstein sta per seguirne lo sviluppo; ci chiarisce la concezione della storia nella sua forma perfetta e non in quella primitiva. Vediamo qui Bernstein difendere la dottrina di Marx contro la follia dei marxisti””. (pag 13-14)”,”KAUD-056″
“KAUTSKY Carlo”,”Socialismo e colonie.”,”David, Van Kol, Engels e Marx (pag 84-86) La ricaduta nella barbarie. “”Un’ obiezione contro la rinuncia alle colonie, meritevole d’ esser ponderata più di quella discussa ora, è questa: il timore ch’esse percuò abbiano a ricadere nella barbarie. Quest’ obiezione non può esser senza altro respinta. Essa richiede una ricerca più accurata, con la quale vogliamo concludere la nostra esposizione.”” (pag 98) “”In una serie di stati dell’ interno dell’ India, la cui amministrazione è stata lasciata a principi indigeni, la popolazione vive meglio, prospera ed è funestata dalla fame più raramente che non avvenga alle altre popolazioni dell’ Impero. (…) Come si vede la “”barbarie”” in cui l’ India degenererebbe se gli Inglesi vi rinunziassero, non ha poi un aspetto troppo terrificante. Gli inglesi ostacolano piuttosto l’ elevazione dell’ India dalla barbarie del dispotismo orientale””. (pag 106-107)”,”KAUD-057″
“KAUTSKY Karl a cura”,”Documents allemands relatif a l’ Origine de la Guerre. Collection complète des documents officiels. Tome I. De l’ attentat de Sarajevo a la réception de la réponse serbe.”,”Pubblicazione su richiesta del ministero degli esteri tedesco pubblicato dopo una revisione assieme a KAUTSKY del Comte Max MONTGELAS e il Prof. Walter SCHUCKING. Risposta del Governo serbo all’ ultimatum austro-ungherese. (pag 326) “”Il Governo reale non può essere reso responsabile delle manifestazioni di carattere privato come articoli di giornali e il lavoro possibile di società, manifestazioni che si producono pressoché in tutti i paesi come cosa ordinaria e che sfuggono in regola generale al controllo ufficiale (…). E’ per questo che il Governo reale è penosamente sorpreso per le affermazioni secondo le quali delle persone del Regno di Serbia avrebbero partecipato alla preparazione dell’ attentato commesso a Sarajevo. (…)””. (pag 328)”,”KAUD-058″
“KAUTSKY Carlo”,”Il programma socialista. Principi fondamentali del socialismo. I. La rovina dell’ impresa. II. Il proletariato. III. La classe capitalistica. IV. Lo Stato futuro. V. La lotta di classe.”,”Il traduttore (v. pag 27) precisa che quando si usano le espressioni “”contadino”” si intende il contadino proprietario (Bauer in tedesco, il piccolo proprietario lavoratore). In italiano il termine ha un significato più vasto e comprende gli addetti al lavoro manuale agricolo (quindi anche i braccianti) Le imposte. “”Così, in tutti i grandi Stati europei, le spese militari (nelle quali deve computarsi anche la maggior parte dei debiti dello Stato) si trovano lanciate, in quest’ ultimo ventennio, ad un’ altezza addirittura vertiginosa. Lo Stato diviene sempre più costoso, i suoi pesi sempre più opprimenti. I capitalisti e i grandi proprietari fondiari cercano, naturalmente, dovunque sia in loro mano la macchina legislativa, di scaricare i pesi, per quant’è possibile, addosso alle altre classi della popolazione. Ma da queste si trova sempre meno da cavare; onde avviene altresì che, malgrado tutti gli stratagemmi dei signori sfruttatori, il loro plusvalore debba necessariamente subire sempre maggiori falcidie da parte dello Stato.”” (pag 98-99)”,”KAUD-059″
“KAUTSKY Karl”,”Communism in Central Europe. In the time of the Reformation.”,”Karl KAUTSKY (1854-1938) “”Kerssenbroick informs us that: “”Although the compact of November inhibited Rothmann from preaching, he did not cease to do so; first of all secretly and by night, but afterwards, when his adherents grew in number, by day also, in the houses of some of the burgesses. The time of preaching was announced by musket-shot, and no one was admitted to the gathering who was not tainted with Anabaptism (vol. i. p. 453). The propaganda was carried on not only by these oral means, but also by printed pamphlets; a printing-press being secretly set up in Rothmann’s house, where it was afterwards discovered by the authorities.”” (pag 237) PROTESTANTESIMO. (Appunti tratti dal libro di Massimo Introvigne, I protestanti, elledici, 1998) Sotto nome di “” protestantesimo”” vengono rubricate un gran numero di denominazioni o comunità. Nel 1991 si contavano 21.104 diverse denominazioni che potevano essere considerate “”protestanti””, il cui numero si accresceva in ragione di 5 alla settimana. Alcuni tentativi di definizione del mondo protestante presuppongono la possibilità di distinguere in modo molto stretto tra Riforma storica, da cui nasce il protestantesimo, e Riforma radicale, da cui nascono diverse famiglie di movimenti religiosi. Possiamo individuare tre caratteristiche fondamentali del protestantesimo: A. Il modo di elaborazione della verità religiosa (cioè il principio epistemologico del protestantesimo) insiste sulla Sola Scriptura, sulla Bibbia come solo autorità in materia di fede e di vita ecclesiale. Questa opzione è peraltro aperta a sviluppi molto diversi: a causa del principio di sola scrittura il protestantesimo è un fondamentalismo, ma nello stesso tempo, per la sua insistenza sul libero esame e il rifiuto di ogni magistero ecclesiastico, è un liberalismo. B. Dal punto di vista dell’esperienza religiosa (cioè del principio antropologico), il protestantesimo privilegia l’esperienza individuale del credente rispetto all’inserimento in una comunità strutturata e gerarchica. C. Dal punto di vista del modo di costruzione dell’autorità (cioè del suo principio sociologico), il protestantesimo si trova di fronte alle conseguenze potenzialmente eversive del principio di sola scrittura, che potrebbe portare con sé l’impossibilità di organizzare una comunità intorno a un minimo fondo comune di credenze: se ciascuno può interpretare la Scrittura a suo modo, ci sono tanti protestantesimi quanti sono i protestanti. Se il luogo della verità non è più nell’istituzione in quanto tale, ma nel messaggio proclamato da queste istituzione, chi allora giudica se il messaggio è proclamato correttamente? La soluzione protestante consiste nel costruire socialmente la figura del “”pastore”” come specialista della Bibbia. Anche qui sono possibili sviluppi in direzioni molto diverse: le comunità “”liberali”” finiranno per essere dominate dai teologi, mentre quelle “”fondamentaliste”” da predicatori di tutto carismatico. Al di fuori dell’autorità riconosciuta al pastore – autorità che procede direttamente da quella riconosciuta alla Bibbia e che le resta subordinata – nessun’altra autorità è riconosciuta come essenziale nelle chiese protestanti. In particolare nessuno autorità è superiore a quella del pastore, nessuna gerarchia all’interno stesso della categoria dei “”chierici”” è riconosciuta come essenziale all’essere della chiesa. In altre parole, nelle chiese della Riforma non esiste un vero ministro episcopale. L’autorità non è istituzionale ma personale, non deriva dal munus gerarchico ma dalla competenza (teologica o carismatica). In prima approssimazione, dal punto di vista storico si può fare riferimento alla distinzione tra Riforma storica e Riforma radicale. Per la verità l’espressione “”riforma radicale”” nasce in ambito protestante zwingliano: i suoi protagonisti – Thomas Muntzer 1489-1525) e gli anabattisti – non utilizzavano volentieri neppure l’espressione “”riforma””. Una riforma presuppone, infatti, che cessi ancora qualcosa da restaurare, che l’edificio ecclesiastico – per quanto decadente – sia ancora in piedi. I radicali ritenevano invece che la vera Chiesa non esistesse più che preferivano parlare di restituito piuttosto che di reformatio, ritenendo che la Chiesa avesse bisogno di essere rifondata piuttosto che riformata. La questione del nuovo battesimo conferito ai convertiti (da cui la parola “”anabattisti””, cioè letteralmente “”ribattezzatori”” in greco), da questo punto di vista, era molto di più di un semplice problema liturgico. Ribattezzando i convertiti gli anabattisti della riforma radicale intendevano simbolicamente dichiarare che la Chiesa era finita, e che quanto era stato loro conferito dalla Chiesa cattolica da cui provenivano non poteva costituire un valido battesimo. La storiografia moderna preferisce distinguere almeno tre filoni della riforma radicale: 1- ANABATTISTA: MENNONITI, AMISH, HUTTERITI 2- SPIRITUALISTA: QUACCHERI 3- RAZIONALISTA: UNITARIANI, UNIVERSALISTI che sono ormai difficili da ricondurre nello stesso ambito specifico del cristianesimo. PROTESTANTESIMI AL PLURALE Che si debba parlare di protestanti resimi al plurale è chiaro da molti anni a quanti studiano il mosaico protestante. Alcune distinzioni antiche sono tuttavia troppo semplici di fronte all’estrema varietà delle denominazioni e dei movimenti. Così è per la distinzione tra un protestantesimo sacramentale o liturgico e un protestantesimo non sacramentale e anti liturgico. Insufficiente è anche la distinzione fra un protestantesimo calvinista – legato a una rigorosa interpretazione della dottrina della predestinazione – e un protestantesimo arminiano che – attraverso le teorie del teologo olandese Jacob Arminius (1560-1609) – sfugge al rigorismo in tema di predestinazione, affermando – contro il calvinismo classico – che Gesù Cristo è morto per tutti (non solo per i predestinati), che Dio – prima della predestinazione – prevede chi accetterà la grazia salvifica di Gesù Cristo e chi la respingerà, che alla grazia di Dio si può resistere e, dopo averla accettata, la si può rifiutare di nuovo e cadere. Insufficiente, infine, è la distinzione fra Chiese istituzionali (cioè legate allo Stato, come sono in genere quelle della prima generazione della Riforma storica) e chiese libere. Il legame con lo Stato è certamente meno costitutivo oggi di quanto non sia stato in passato. TRIPARTIZIONE DI MAX WEBER Tra i sociologi che tengono ancora conto delle categorie di Max Weber è corrente la tripartizione del protestantesimo in tre categorie. PROTESTANTESIMO: 1. TRADIZIONALE: ANGLICANI, LUTERANI, CALVINISTI DI PRIMA GENERAZIONE. 2. ASCETICO (quello che mostrerebbe AFFINITA’ ELETTIVE CON il CAPITALISMO): CALVINISTI DI SECONDA GENERAZIONE, PIETISTI, BATTISTI, METODISTI. 3. ROMANTICO: PENTECOSTALISMO. Bisogna ricordare che tutte le comunità protestanti nella storia posseggono queste dimensioni: – La dimensione della PROTESTA. – Il PRIMITIVISMO (cioè il mito della Chiesa primitiva, della chiesa dei primi secoli cristiani è al centro di una visione mitica dove la si rappresenta come l’età dell’oro, da cui sarebbero stati assenti i compromessi e contrasti tipici di epoche successive. Peraltro il primitivismo non può essere ridotto a una formula unica. Per esempio l’idea della “”Grande apostasia””, che si sarebbe verificata nel momento in cui la Chiesa – divenuta “”costantiniana”” – perdeva la sua autonomia”,”KAUD-060″
“KAUTSKY Karl”,”La question agraire. Etude sur le tendances de l’ agriculture moderne.”,”KAUTSKY cita opera di Max WEBER (pag 239) “”Ce n’est pas la haine de l’agriculture, ce sont des forces économiques, plus puissantes que la volonté des gouvernements, qui amènent la concentration de toute la vie de l’Etat dans les villes. Les gouvernements sont remplis des meilleures dispositions pour l’agriculture, et on sait comment ils cherchent à lui venir en aide de toutes les façons possibles, par des droits sur les denrées alimentaires, des dons gracieux; des primes de toute sorte.”” (pag 318)”,”KAUD-061″
“KAUTSKY Karl”,”Zu den Programmen der Sozialdemokratie.”,”Crisi, guerra e prosperità. “”Das Kommen der nächsten Industriekrisis erfuhr eine Unterbrechung durch eine Krisis anderer Art, die den Krisenzyklus durchkreuzte: die Kriege von 1866 und 1870. Die Krisis von 1866 war daher fast ganz auf England bechränkt. Um so gewaltiger die Prosperität, die diesen Kriegen in der ganzen Welt folgte, um so zerschmetternder aber auch die Krisis als Ergebnis dieser Prosperität.”” (pag 263)”,”KAUD-062″
“KAUTSKY Karl”,”La socializzazione della terra.”,”””Qualcuno potrebbe pensare che la disoccupazione nelle città spingerà molti operai a ritornare all’agricoltura, ma è vano sperarlo. La scarsità di mano d’opera nelle campagne deriva specialmente dal fatto che si fa sempre più stridente il contrasto fra il sistema di vita uniforme e dipendente che, anche fuori delle ore di lavoro, si conduce in campagna e il sistema di vita che si conduce in città. Fintantoché questo contrasto non sarà scomparso, l’esodo dalla campagna non si tramuterà mai in esodo dalla città, anche se nella città dovesse infierire la disoccupazione: tutt’al più l’esodo dalla campagna potrebbe subire temporaneamente una sosta.”” (pag 42)”,”KAUD-063″
“KAUTSKY Karl”,”Communism and Socialism.”,”When these institutions collapsed in 1917, in the midst of military defeat, all classes of the population found themselves free but without any experience and knowledge in self-government. Under a democratic regime they undoubtedly would have acquired quickly the necessary experience and ability. At first the democracy showed itself quite helpless, however. The Bolsheviks utilized this period to destroy democracy and to erect a new despotism by means of a rigidly centralized conspiratory organization, with the support of a group of workers, soldiers and sailors in Petrograd. Bolshevism obtained the support of these elements by making unmeasured promises, prompted to a large extent by demagogy but certainly also by understimate of the difficulties of the task. No less than the masses were the leaders unable to develop under czarist conditions the necessary ability without which victory over capitalism is impossible. The Bolsheviks were well schooled in fighting the police and in winning the plaudits of poor, ignorant devils. But they lacked any knowledge and experience in the administration of governmental and economic institutions. They had studied Marx theoretically, but in a talmudistic sense, for they lacked any opportunity to study more intimately the economic phenomena with which Marx dealt. With quite inadequate human material, themselves entirely unprepared, the Bolsheviks ventured to turn topsyturvy a country of 150,000,000 inhabitants and to establish in Russia an order of production the pre-requisites for which were absent, nay, for which there were no models even in the much higher developed West. Even the greatest of geniuses would have found this too large a task. Marx and Engels themselves would have failed in any such undertaking””. (pag 40-41)”,”KAUD-064″
“KAUTSKY Karl”,”Sozialismus und Kolonialpolitik. Eine Auseinandersetzung.”,”Colonialismo. Due tipi di colonie. “”In meinem Artikel von 1880 nannte ich die beiden Thypen von Kolonien Arbeitskolonien und Ausbeutungskolonien. Ich halte auch heute noch diese Bezeichnungen für die entsprechendsten. Die Arbeitskolonien wird besiedelt von Mitgliedern der arbeitenden Massen des Mutterlandes, Handwerkern, Lohnarbeitern, namentlich aber Bauern. Sie verlassen ihre Heimat, um ökonomischem oder politischem Druck zu entgehen und sich eine neue Heimat frei von Solchem Drucke zu gründen. Auf ihrer eigenen Arbeit, nicht auf der Arbeit unterworsener Eingeborener beruht eine solche Kolonie. Eine Ausbeutungskolonie wird dagegen besetz von Mitgliedern der ausbeutenden Klassen des Mutterlandes, denen die dort geübte Ausbeutung nicht genügt, die danach trachten, das Gebiet ihrer Ausbeutung auszudehnen. Sie gehen in die Kolonie, nicht um dort eine neue Heimat zu finden, sondern um sie zu verlassen, sobald si genug aus ihr herausgepreßt haben; nicht um heimischen Druck zu entgehen, sondern um noch größeren Druck ausüben zu können als im Mutterlande möglich. Nicht auf ihrer eigenen Arbeit, sodern auf der Ausplünderung oder der Zwangsarbeit der Eingeborenen beruht der wirtschaftliche Nutzen einer solchen Kolonie””. (pag 24) Barbarie. (pag 69)”,”KAUD-065″
“KAUTSKY Karl”,”La cuestion agraria. Estudio de las tendencias de la agricultura moderna y de la politica agraria de la socialdemocracia.”,”KAUTSKY Karl “”Lafargue, en su notable artículo sobre “”La pequeña propietad territorial en Francia”” (Publicato en Neue Zeit, I, p. 348), da un ejemplo bastante concluyente de lo que decimos. “”En un préstamo hipotecario los gastos son tanto más grandes, relativamente, cuqnto menor es la cantidad del préstamo y más breve el plazo que se determina. (…)””””. (pag 112)”,”KAUD-070″
“KAUTSKY Karl”,”Le dottrine economiche di Carlo Marx. Esposte e spiegate popolarmente.”,”””Non v’è nulla di più falso dell’opinione dello stile arido ed involuto del “”Capitale””. Chi scrive non conosce alcuna opera economica che si possa paragonare al “”Capitale”” per chiarezza e vivacità di esposizione, talora anche per vera bellezza classica di stile. E pertanto è così difficile da capirsi! In alcuni punti certo, ma non è colpa dell’esposizione. Si crede ordinariamente che l’economia nazionale sia un campo scientifico che ognuno possa di leggieri comprendere senza la minima precognizione. Ma essa è una scienza, anzi una delle più difficili, poichè non v’è forse altra formazione così complicata come la società. E’ certo che per intendere quella collezione di luoghi comuni, che Marx designa sotto il nome di economia volgare, non occorrono maggiori cognizioni di quelle che ogni uomo si acquista da sè negli affari della vita giornaliera. Per capire il “”Capitale”” di Marx, il quale sotto la forma d’una critica dell’economia politica fonda un nuovo sistema storico ed economico, bisogna già avere da prima una certa cultura storica e la comprensione dei fatti che offre lo sviluppo della grande industria. Chi non conosce almeno in parte i fatti dai quali Marx deriva le sue leggi, il senso di queste leggi gli rimarrà certo oscuro, e perciò egli parlerà di misticismo e di hegelianismo. La spiegazione più evidente non gli gioverà a nulla. A nostro parere è questo uno scoglio pericoloso per ogni tentativo di popolarizzare il “”Capitale””. Marx ha scritto il più popolarmente possibile. Dove egli è di difficile comprendimento, il difetto non è nella ‘lingua’, ma nell’obbietto e nel ‘lettore’.”” (pag 3-4) [Karl Kautsky, Prefazione alla prima edizione, 1886] [in Karl Kautsky, Le dottrine economiche di Carlo Marx. Esposte e spiegate popolarmente, 1945]”,”ECOT-176″
“KAUTSKY Karl”,”Les trois sources du marxisme. L’oeuvre historique de Marx. La contestation: ‘Ideologie et lutte de classes’ (Pierre Guillaume), ‘Le “”renegat”” Kautsky et son disciple Lenine’ (Jean Barrot).”,”””Engels arriva par une autre voie que Marx à cette conception. Marx était le fils d’un homme de loi et se destina d’abord à la carrière judiciaire, puis, plus tard, à la carrière universitaire. Il étudia le droit, la philosophie et l’Histoire et ne s’attacha aux études économiques que lorsqu’il ressentit amérement qu’elles lui manquaient. A Paris, il étudia l’économie, l’histoire de la Révolution et le lui une énorme influence. Ces études le menèrent à l’idée que ce ne sont ni la loi ni l’Etat qui font la société, mais au contraire que la société qui naît du processus économique fait la loi et l’Etat selon ses besoins. Engels, par contre, était le fils d’un industriel. Il reçut les premiers fondements de son savoir, non pas au gymnase, mais à l’école moyenne, où il apprit à penser selon les méthodes des sciences naturelles. Il entra ensuite dans le commerce et exerça l’économie pratiquement et théoriquement à Manchester, au centre du capitalisme anglais où son père possédait une fabrique. Venant de l’Allemagne, où il s’était familiarisé avec la philosophie hégélienne, il sut approfondir la science économique qu’il trouva à son arrivée en Angleterre. Son attention fu surtout attirée par l’histoire économique.”” (pag 14-15) [Karl Kautsky, Les trois sources du marxisme. L’oeuvre historique de Marx, 1969]”,”MADS-538″
“KAUTSKY Karl”,”La Question Agraire. Etude sur les tendances de l’Agriculture Moderne.”,”””Il y a donc un écart entre les prix de production déterminés par les “”frais de production”” et les valeurs des produits, mais cet écart n’abolit pas la loi de la valeur, il ne fait que la modifier. Cette loi reste l’élément régulateur qui agit derrière les prix de production, et elle demeure absolutement valable pour l’ensemble des marchandises et pour la masse totale de la plus-value; elle constitue ainsi une base solide tant pour les prix que pour le taux du profit, qui sans cela ne serait fondé sur rien. L’économie politique des Universités considère avec dédain la théorie de la valeur de Marx réfutée depuis longtemps par la “”science””, ce qui n’empêche pas sans doute la même économie politique de juger toujours nécessaire de produire bon an mal an toute une série de gros livres et de traités pour réfuter une fois de plus la théorie depuis longtemps reconnue fausse. La valeur de ces ouvrages n’est peut-être pas toujours en rapport avec le travail dépensé à leur confection: mais que peut invoquer cette science pour définir le taux de profit moyen? Rien que le petit mot “”usuel””.”” (pag 101) [Karl Kautsky, La Question Agraire. Etude sur les tendances de l’Agriculture Moderne, 1900, Reprint 1970] “”Le développement de la production capitaliste entraîne l’augmentation de la masse de la plus-value, l’augmentation non seulement du capital accumulé, mais encore des revenus des capitalistes, et en même temps un accroissement du gaspillage des capitalistes. Il a pour effet entre autres de ressusciter les formes féodales dont on avait au point de vue économique triomphé depuis longtemps. Ainsi, par exemple, les rois de la finance et les propriétaires de ‘latifundia’ s’efforcent de créer des chasses de l’étendue des forêts du Moyen Age. Par les descriptions du ‘Capital’ de Marx, on sait avec quelle brutalité une classe qui n’a pas besoin de ménager l’argent et qui trouve ridicule de ménager les hommes, a, en Ecosse, dépossédé les laboureurs de vastes domaines pour les remplacer d’abord par des moutons, ensuite par des cerfs. C’est ce qui se passe aujourd’hui dans certaines parties de la France, de l’Allemagne et de l’Autriche. En Autriche, le domaine forestier, d’après les données d’Endres, dans le ‘Dictionnaire des Sciences Politiques’, a augmenté depuis le milieu du siècle jusqu’à aujourd’hui d’environ 700.000 hectares, presque 2,5% de la superficie totale, surtout dans les pays alpins et côtiers où l’augmentation est de 600.000 hectares. De 1881 à 1885, on a défriché 3.671 hectares de fôrets, mais en revanche on en a reboisé 59.031. (…) Le livre de Teifen sur la misère sociale et les classes possédantes en Autriche montre, par de nombreux exemples, que dans ce pays ce ne sont pas seulement des déserts qu’on reboise, mais aussi des pâturages et des terres de labour”” [Karl Kautsky, La Question Agraire. Etude sur les tendances de l’Agriculture Moderne, 1900, Reprint 1970] (pag 213-214)”,”KAUD-075″
“KAUTSKY John H.”,”Moscow and the Communist Party of India. A Study in the Postwar Evolution of International Communist Strategy.”,”KAUTSKY John H. Department of Political Science Washington University Saint Louis”,”INDx-113″
“KAUTSKY Karl”,”Etica e concezione materialistica della storia.”,”CANCELLARE 2° COLLOCAZIONE IN KAUD-020 Fondo Pegoraro sottolineature e note a margine Concepito come un articolo per ‘Neue Zeit’ il lavoro di KAUTSKY lievitò durante la stesura fino a diventare un’operetta omogenea e compiuta. Il saggio apparve in volume nel 1906. “”La filosofia ‘tedesca’ compì questo passo con Kant (1724-1804). Oggi è di moda dire: torniamo a Kant! ma chi nel dire ciò avesse in mente l’etica kantiana potrebbe altrettanto giustamente dire: ‘torniamo a Platone!”” (pag 31) “”Da quando la borghesia è diventata conservatrice, soltanto dal punto di vista proletario è ancora possibile una teoria materialistica dello sviluppo sociale. E’ vero, il nuovo materialismo dialettico è un materialismo di tipo particolare, che si differenzia sostanzialmente da quello legato alle scienze naturali. Qualcuno dei suoi partigiani ha perciò espresso il desiderio di sostituire la parola materialismo con un’altra, per evitare malintesi. Ma se Marx ed Engels tennero fermo alla parola materialismo, ciò avvenne, in ogni caso, per la stessa ragione per cui si rifiutarono di ribattezzare il loro ‘Manifesto dei comunisti’ in Manifesto dei socialisti. La parola socialismo copre oggi una merce così variopinta, che vi rientrano anche il socialismo cristiano e nazionale di ogni tipo; la parola comunismo definisce inequivocabilmente e chiaramente lo scopo del proletariato, che lotta nella battaglia rivoluzionaria per la sua emancipazione. Così anche in una definizione di materialismo dialettico come “”monismo”” o “”criticismo”” o “”realismo”” andrebbe perduto qualsiasi contrasto col mondo borghese. La parola “”materialismo”” invece ha sempre significato, da quando il cristianesimo è diventato la religione dominante, una filosofia di ‘lotta’ contro i poteri dominanti. Perciò esso è caduto in discredito presso la borghesia, ma proprio per questo noi, fautori della filosofia proletaria nel suo molteplice sviluppo, abbiamo ogni motivo per tener fermo a questo nome per la nostra filosofia, nome che può esser giustificato anche in maniera concreta. E una concezione dell’etica che nasca da questa filosofia può presentarsi come etica materialistica”” (pag 100) [Karl Kautsky, Etica e concezione materialistica della storia, 1975]”,”MADS-213″
“KAUTSKY Karl”,”Socialismo e malthusianismo. L’influenza dell’aumento della popolazione sul progresso sociale.”,”””Similmente la pensava il Doubleday. Nel suo lavoro: ‘La legge dì popolazione’ (Londra 1846) egli esprime la opinione che la fecondità stia in rapporto inverso colla nutrizione. L’alimentazione copiosa, dic’egli, limita l’aumentarsi della popolazione, mentre all’incontro l’alimentazione scarsa e manchevole eccita e dispone alla fecondità. «Sia quaI si vuole il limite della naturale forza generativa di una unione, essa diminuirà sempre quando si troverà in condizioni pletoriche, mentre in condizioni opposte essa sarà portata al suo massimo sviluppo, e ciò in relazione esatta colla forza e col benessere concesso da queste condizioni, e dato che esse non si spingano al punto da cagionare la morte dell’animale o della pianta». Indi il Doubleday spiega il supposto fenomeno della diminuzione delle classi ben nutrite e dell’aumento rapido del proletariato. Le piante in terreno troppo grasso non danno frutti, e gli animali ingrassati non sono prolifici. Ei porta ad esempio il decremento della popolazione inglese nel XV e XVI secolo, che dev’essere stato cagionato dall’eccesso di forte nutrizione che allora godevano i lavoratori. A siffatta opinione s’accostò il Fourier, che prescrisse quattro mezzi al fine di preservare il ‘falanstero’ dalla sopra-popolazione, il ‘costume fanerogamo’, l”esercizio integrale’, la ‘forza delle donne’ e il ‘regime gastrofisico’. Il buon nutrimento è contrario alla fecondità, e le donne devono essere fisicamente robuste, perchè le deboli sono quelle che producono il maggior numero di figli. Anche Carlo Marx mostra d’essere seguace di questa teoria che egli professa però soltanto nella prefazione. «In realtà non solo il numero delle nascite e delle morti ma anche la quantità assoluta delle famiglie sta in rapporto inverso colla quantità dei mezzi di sussistenza di cui ponno disporre le varie classi lavoratrici. Questa legge della società capitalistica non avrebbe senso fra i selvaggi e anche fra le colonie civilizzate». E nella nota egli cita Laing: «Se il mondo si trovasse in condizione agiata, esso diverrebbe ben tosto spopolato» (1). Non si può dissimulare che dove domina la povertà l’aumento della popolazione è assai grande. Il rapporto delle nascite nel circondario di Oppeln in Slesia nel 1849 era di 1 : 19,97, vale a dire che per ogni 1997 uomini si avevano 100 nati, mentre in Sassonia che anch’essa ha un rapido aumento di popolazione, dal 1840 al 1849 si aveva il rapporto di 1 : 24,46. Wirchow osserva intorno a questo rapido aumento: «Come l’operaio inglese nella profonda abiezione e nella più completa privazione di ogni gioia spirituale, conosce due fonti di godimento la crapula e il coito; così anche la popolazione dell’alta Slesia fino a pochi anni or sono aveva concentrato tutti i suoi desiderii, tutte le sue aspirazioni in queste due cose. L’acquavite e il godimento sessuale dominavano sovranamente ne’ suoi costumi; e si spiega con ciò agevolmente come la popolazione avesse guadagnato di numero quanto avea perduto di forza fisica e di continenza morale. Si ripeté in essa quel che da lungo tempo sì sa dei lavoratori di fabbrica che immigrano in Inghilterra» (2)”” [(1) C . Marx . Il Capitale, pag. 669; (2) Archivio di anatomia patologica. II, pag. 306 – Wappaus, Op. cit., I, pag. 303] (pag 214-215-216) LEGGERE in: Carlo Kautsky, ‘Socialismo e malthusianismo. L’influenza dell’aumento della popolazione sul progresso sociale’, Roma, 1969 ca., reprint Milano, 1884] [Versione digitale su richiesta] [ISC Newsletter N° 76] ISCNS76DIGIT”,”KAUD-006-B”
“KAUTSKY Karl KAUTSKY Luise ADLER Friedrich STAMPFER Friedrich ADLER Friedrich DE-WOLFF Sam MARSCHAK J. TOPALOVITCH Zivko ABRAMOWITSCH R. NIKOLAJEWSKY B. JORDANIA Noé OLBERG Paul”,”Ein Leben für den Sozialismus. Erinnerungen an Karl Kautsky.”,”pagina 21: foto di gruppo: ci sono Hilferding, Kautsky Luise e Karl Pannekoek Ledebour Mathilde Wurm Frau Block e Frau Pannekoek, e figli”,”KAUS-024″
“KAUTSKY Karl”,”La via al potere. Considerazioni politiche sulla maturazione della rivoluzione. (1909)”,”””‘Der Weg zur Macht’, con tutte le sue frasi di sapore “”radicale””, è in realtà un classico del revisionismo nel significato più profondo, proprio perché in esso la scissione fra teoria e pratica, fra principi e linea politica, e la funzione compromissoria e di copertura della teoria e dei principi rivoluzionari, si manifesta nel mondo più evidente (…)”” (introduzione di A. Panaccione) “”Gli ultimi dieci anni hanno sviluppato certamente nella piccola borghesia un odio crescente verso il proletariato. Questo deve impostare la sua politica facendo conto di dover combattere da solo le prossime battaglie. Ma già Marx ha indicato che il piccolo borghese, in quanto sta nel mezzo fra il capitalista e il proletario, oscilla continuamente fra i due, è l’uomo di tutt’e due i partiti. Noi non possiamo contare su di lui, egli sarà sempre un alleato insicuro, nella maggioranza dei casi – alcuni di loro individualmente possono diventare degli ottimi compagni -; la sua ostilità nei nostri confronti può aumentare ancora. Ma ciò non esclude che un giorno, per effetto dell’insopportabile pressione fiscale e di un improvviso crollo morale della classe al governo, la piccola borghesia passi in massa dalla nostra parte, e forse con ciò faccia vacillare i nostri avversari e decida la nostra vittoria. E in realtà essa non potrebbe far meglio i suoi interessi, poiché il proletariato vittorioso può offrire a tutti coloro che non sono sfruttatori, a tutti gli oppressi e gli sfruttati, anche a coloro che oggi vegetano come piccolo borghesi o piccoli contadini, un grande miglioramento delle loro condizioni di vita. Per quanto la piccola borghesia possa momentaneamente stare di fronte a noi con atteggiamento ostile, essa non costituisce certo un solido appoggio del regime esistente. Anch’essa vacilla e scricchiola in tutte le giunture, come tutte le altre basi della società”” [Karl Kautsky, La via al potere. Considerazioni politiche sulla maturazione della rivoluzione. (1909), Bari Roma, 1969]”,”KAUD-079″
“KAUTSKY Karl – AMATO Sergio”,”La rivoluzione sociale. Riforma e rivoluzione sociale (1902).”,”Capitale monetario e declino inglese (pag 59-60, Kautsky) Kautsky: L’Inghilterra cessa di essere lo specchio del nostro avvenire nel sistema capitalistico di produzione. “”Il capitale monetario è quella forma di capitale che inclina di più verso gli atti violenti; quello che più facilmente si lega in monopoli, ed acquista con ciò una potenza senza limiti sulla classe operaia, quella che è più estranea agli operai; essa è quella che scaccia il capitale dei privati industriali e domina sempre più tutta la produzione capitalista. La conseguenza necessaria di tutto ciò è ancora: I contrasti sociali si rendono più acuti. Ma l”Inghilterra’! mi si opporrà. Non troviamo noi in Inghilterra una continua diminuzione degli antagonismi di classe? E Marx non ha già detto che l’Inghilterra è il paese classico del sistema capitalistico di produzione, mostrandocela come l’esempio tipico del nostro avvenire? Dunque le condizioni alle quali noi andiamo incontro non sono quelle attualmente esistenti in Inghilterra? Sempre l’Inghilterra ci viene mostrata dagli entusiasti della pace sociale, e, cosa curiosa, sono gli stessi individui che rimproverano più clamorosamente noi Marxisti “”ortodossi”” per la nostra ostinazione nel restare attaccati ad ogni proposizione marxista, sono proprio essi che ora credono di colpirci nel modo più decisivo colla proposizione marxista suddetta. Ma in realtà le condizioni dopo che Marx scrisse il “”Capitale”” sono cambiate di molto. L’Inghilterra ha cessato di essere il paese classico del capitalismo. Il suo sviluppo va sempre più rallentandosi e viene sempre più superato da quello di altre nazioni, specialmente della Germania e dell’America ed ora i rapporti incominciano a rovesciarsi. L’Inghilterra cessa di essere lo specchio del nostro avvenire nel sistema capitalistico di produzione. Questo è ciò che lo studio delle condizioni reali insegna a quei Marxisti “”ortodossi”” che non ripetono pappagallescamente quanto disse Marx, ma ne applicano il metodo per poter capire il presente. L’Inghilterra era il terreno classico del capitalismo, quello nel quale il ‘capitale industriale’ arrivò prima alla propria prevalenza. (…)”” [Karl Kautsky, ‘Riforma e rivoluzione sociale’, 1902] [(in) ‘La rivoluzione sociale. Riforma e rivoluzione sociale (1902)’, Firenze, 2002, a cura di Sergio Amato] (pag 59)”,”KAUD-081″
“KAUTSKY Karl, a cura di Andrea BARBARANELLI”,”L’origine del cristianesimo.”,”””L’ultimo capitolo del libro, ‘Cristianesimo e socialdemocrazia’, in cui Kautsky affronta il parallelo tra comunismo cristiano e comunismo moderno e, sottolineando i contrasti, dimostra la necessità storica della attuazione della società comunista nell’epoca moderna, si apre con il passo finale della già citata ‘Introduzione’ di Engels alle ‘Lotte di classe in Francia’. Come è noto, questo scritto di Engels è stato l’occasione per l’inizio di quella polemica nel corso della quale si definirono le posizioni dei cosiddetti revisori del marxismo. Un anno dopo la pubblicazione del “”testamento politico”” di Engels, Bernstein comincia a pubblicare quella serie di articoli sui ‘Problemi del socialismo’ che suscitò critiche e accuse di apostasia dal marxismo dalle quali si difese con la memoria indirizzata al Congresso socialista di Stoccarda del 1898. Del 1899 è la pubblicazione de ‘I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia’ (38). Kautsky, che aveva replicato a Bernstein nello stesso anno, riprende ora, quasi dieci anni dopo, la polemica, partendo dal testo di Engels che ne era stato l’occasione immediata. Nella parte finale dell”Introduzione’, citata da Kautsky, Engels mette a confronto l’avanzata del movimento socialista con l’irresistibile avanzata, 1600 anni prima, del cristianesimo, conclusasi con la sua proclamazione a religione di Stato. Queste righe non esprimono altro, afferma Kautsky, che il vigoroso ottimismo che animò Engels sino alla fine. Ma si è voluto interpretarle altrimenti, assimilandole alle posizioni di chi sostiene che il partito debba seguire la via legale come quella che garantisce i migliori successi. Engels, secondo questi interpreti, avrebbe rinnegato il punto di vista rivoluzionario da lui sostenuto per tutta la vita, arrivando alla conclusione che il pensiero di Marx, che la violenza è la levatrice di ogni nuova società, non è più sostenibile. Questa interpretazione – afferma Kautsky – sottolinea unilateralmente, nel parallelo engelsiano tra cristianesimo e socialdemocrazia, la accettazione volontaria del cristianesimo da parte del potere statale, il suo riconoscimento senza abbattimento violento dello Stato, in maniera assolutamente pacifica, la vittoria ottenuta con la compiacenza del governo. Anche la Socialdemocrazia, si sostiene, deve e può vincere così. Ora, continua Kautsky, se questo fosse stato veramente il pensiero di Engels, egli non avrebbe potuto dir niente di peggio sulla Socialdemocrazia. Col cristianesimo non fu il proletariato ad arrivare alla vittoria, ma la sua organizzazione burocratica, che lo sfruttava e lo dominava, la Chiesa, il clero. Questa organizzazione vinse nel momento in cui rinunciò ai suoi scopi originari e ne sostenne altri a questi opposti. Se la vittoria della Socialdemocrazia dovesse attuarsi in modo simile, sarebbe un motivo per abiurare alla Socialdemocrazia; non alla rivoluzione. Ma il parallelo tra cristianesimo e Socialdemocrazia a questo proposito non regge. Kautsky osserva come Engels, nell’articolo ‘Per la storia del cristianesimo primitivo’, che costituisce l’antecedente per questo parallelo, non abbia indagato sull’ulteriore sviluppo del cristianesimo e non si sia occupato del suo mutamento dialettico (39)”” [Andrea Barbaranelli, Introduzione] [(in) Karl Kautsky, ‘L’origine del cristianesimo, Roma, 1970, a cura di Andrea Barbaranelli] [(38) Per tutta la questione vedi l’Introduzione di Colletti a Bernstein, ‘Socialismo e socialdemocrazia’, Laterza, 1968, ora in Colletti, ‘Ideologia e società’, 1969, op. cit., pp. 61-147; (39) Anche per ciò che riguarda gli inizi del cristianesimo, del resto – nota Kautsky – non è esatto parlare, come fa Engels di religione di schiavi: la comunità protocristiana fu una comunità di proletari] (pag 24-25) Lenin su Kautsky e l’ultraimperialismo pacifico. (pag 27) “”«In Kautsky» scriverà Lenin nel 1915 «l’evidente rottura con il marxismo ha assunto la forma… del segno di un capitalismo ‘pacifico’. Il capitalismo ‘pacifico’ è stato sostituito dall’imperialismo non pacifico, bellicoso, catastrofico. Ma se non si può sognare di ritornare indietro dall’imperialismo al capitalismo ‘pacifico’, non si potrebbe dare agli stessi sogni la forza di innocenti riflessioni sull'””ultraimperialismo pacifico’? Se si chiamasse ultraimperialismo l’unificazione internazionale degli imperialismi nazionali, che ‘potrebbe’ eliminare i conflitti particolarmente sgradevoli, … come la guerra, … perché non si potrebbe allora scacciare dal pensiero l’epoca già presente, già sopraggiunta, dell’imperialismo, estremamente gravida di conflitti e catastrofi, sognando un”ultraimperialismo’ relativamente pacifico, relativamente privo di conflitti?» (40). Il sogno di un capitalismo «pacifico», come abbiamo visto, occupa Kautsky già nel 1908, ed è in funzione dell’idea che Kautsky ha della presa del potere politico da parte della classe operaia, che dipende in definitiva, a sua volta, dalla concezione che Kautsky ha dello Stato. Il problema del rapporto tra socialismo e democrazia, che lo occuperà fino alla morte (41), è per Kautsky il problema del rapporto tra socialismo e parlamentarismo borghese, dal cui quadro egli non esce. L’obiettivo della lotta della Socialdemocrazia è «la conquista del potere statale mediante il conseguimento della maggioranza in parlamento e della trasformazione del parlamento in padrone del governo» (42), non la rottura della macchina dello Stato borghese”” (pag 27-28-29) [Andrea Barbaranelli, Introduzione] [(in) Karl Kautsky, ‘L’origine del cristianesimo, Roma, 1970, a cura di Andrea Barbaranelli] [(40) Lenin, op. cit, vol. XXV, p. 460; (41) v. l’Introduzione di Procacci, cit., p. XL; (42) citato in Lenin, op. cit., vol. XXV, p. 460]”,”RELx-065″
“KAUTSKY Karl, a cura di Edouard BERTH”,”La lutte des classes en France en 1789.”,”I sanculotti si trovano in una situazione di stallo. (pag 83-84) “”Plus la situation devint dangereuse pour la Révolution, plus l’action des faubourgs révolutionnaires devint aussi nécessaire, plus exclusive luer domination. Elle atteignit son apogée au moment où les monarchies coalisées de l’Europe se ruèrent sur la France, tandis que la contre-révolution éclatait en plusieurs provinces et que le roi et les chefs de l’armée conspiraient avec l’ennemi. Ce n’est pas la Législative, ce n’est pas la Convention, qui sauvèrent alors la Révolution, mais les sans-culottes. Ils s’emparèrent du club des Jacobins, et avec lui d’une organisation dont le centre était à Paris et qui se ramifiait sur toute la France; ils s’emparèrent de la Commun e de Paris et disposèrent par elle d’énormes moyens de puissance; et grâce au club des Jacobins et grâce à la Commune, – et là où ils ne suffisaient pas, par l’insurrection, – ils dominèrent la Convention, ils dominèrent le gouvernement, il dominèrent la France: en pleine guerre, dans la situation plus critique, entourés de dangers de toutes parts, menacés d’une ruine complète, ils exercèrent le droit de guerre le plus impitoyable,ils opposèrent l’excès de la force à l’excès du danger, et ils étouffèrent non seulement toute résistance, toute trahison, mais même toute possibilité de résistance et de trahison, dans le sang des suspects. Mais le terrorisme n’était pas seulement une arme de guerre, destinée à abattre l’ennemi de l’intérieur et à inspirer aux défenseurs de la Révolution une confiance absolue dans la lutte contre les ennemis extérieurs. La guerre avait aidé les sans-culottes à s’emparer du pouvoir. Mais ils voulaient la guerre pour un Etat, pour une société selon leur coeur. On avait renversé la féodalité, mais non le capitalisme, qui déjà, sous le régime des privilèges, avait levé la tête. Et précisément la chute de la féodalité avait permis au capitalisme, à l’exploitation capitaliste de prendre un rapide essor. Supprimer, ou tout au moins limiter les différentes sortes d’exploitation capitaliste, en particulier le commerce, la spéculation et l’agiotage, parut bientôt aux sans-culottes aussi nécessaire que combattre la contre-Révolution. Mais renverser le capitalisme par la base était alors chose impossible: les conditions pour le passage à une forme de production nouvelle, supérieure, n’étaient pas encore données. Aussi les sans-culottes se trouvaient-ils dans une impasse. Les circonstances leur avaient mis en main le pouvoir, mais ne leur permettaient pas de créer des institutions qui pussent d’une manière durable servir leurs intérêts”” (pag 83-84) [Karl Kautsky, a cura di Edouard Berth, ‘La lutte des classes en France en 1789’, Paris, 1901reprint 2016] Il curatore. Édouard Berth Édouard Berth (1875-1939) est un théoricien français du syndicalisme révolutionnaire. Penseur socialiste français, il fut avant tout le plus fidèle disciple de Georges Sorel (1847-1922). Biographie[modifier | modifier le code] Disciple de Georges Sorel, partisan d’un socialisme anti-étatiste garant de l’autonomie de la classe ouvrière, dans son esprit le syndicat devait former la cellule de base de la nouvelle société prolétarienne. À partir de 1899, Édouard Berth devint un collaborateur régulier du Mouvement socialiste avant de rompre avec cette revue en 1909. Défenseur actif des expériences réformistes de Millerand jusqu’en 1902, il évolua ensuite progressivement vers le syndicalisme révolutionnaire, tout en manifestant un penchant mystique proche de celui de son maître Sorel ou de Charles Péguy. Pour cet admirateur de l’Antiquité, le socialisme, la « société des producteurs » à laquelle il aspirait, avait une fonction éminemment morale et héroïque. Germanophone, il traduit de nombreux ouvrages de théoriciens du socialisme comme certains de Karl Kautsky ou de Karl Marx. À l’inverse de ce dernier, Édouard Berth, tout comme Sorel, ne croit pas en la notion du progrès qu’il critique. À partir de 1909, Berth, partant d’une commune aversion pour la démocratie parlementaire « bourgeoise », se rapproche du mouvement monarchiste et fonde avec Georges Valois les Cahiers du Cercle Proudhon en 1911. Il tente alors de proposer une synthèse du syndicalisme révolutionnaire et du corporatisme. À partir de 1917, ce syndicaliste révolutionnaire s’enthousiasme pour la révolution bolchévique et y voit une nouvelle expression de la lutte des classes, avant de revenir de son engouement pour condamner dans l’URSS la « société des termites ». Collaborateur de la revue Clarté, il adhère en 1920 au Parti communiste français et rejoindra de nouveau les rangs du syndicalisme révolutionnaire à partir de 1935. Publications[modifier | modifier le code] Dialogues socialistes, Paris, G. Jacques, 1901. La Politique anticléricale et le Socialisme, Paris, Cahiers de la quinzaine, no 11, 1903. Les Nouveaux aspects du socialisme, Paris, Marcel Rivière, 1908. Les Méfaits des intellectuels, préface de Georges Sorel, Paris, Marcel Rivière, 1914. Rééd. assortie d’une longue introduction d’Alain de Benoist, d’une bibliographie et d’un essai de Berth sur Drieu la Rochelle, Krisis, 2007. « Avant propos », Max Ascoli. Georges Sorel, Paris, Delesalle, 1921. Les Derniers aspects du socialisme. Édition revue et augmentée des Nouveaux Aspects, Paris, Marcel Rivière, 1923. La France au milieu du monde, Turin, Gobetti, 1924. Guerre des États ou Guerre des classes, Paris, Marcel Rivière, 1924. La Fin d’une culture, Paris, Marcel Rivière, 1928. Du ‘Capital’ aux ‘Réflexions sur la violence’, Paris, Marcel Rivière, 1932. « Avant propos », Georges Sorel. D’Aristote à Marx (l’ancienne et la nouvelle métaphysique), Paris, Marcel Rivière, 1935. Traductions Karl Kautsky, Parlementarisme et socialisme. Étude critique sur la législation directe par le peuple, préface de Jean Jaurès, Paris, G. Jacques, 1900. Karl Kautsky, La lutte des classes en France en 1789, Paris, G. Jacques, 1901. Arturo Labriola, Karl Marx. L’économiste, le socialiste, préface de Georges Sorel, Paris, Marcel Rivière, 1910. Karl Marx, La Question juive, Paris, G. Jacques, sans date. Bibliographie[modifier | modifier le code] Alain de Benoist, Edouard Berth ou le socialisme héroïque. Sorel, Maurras, Lenine, Pardès, 2013. Bernard-Henri Lévy, L’Idéologie française, Grasset, 1981. Vincent Michel, Édouard Berth (1875-1939). Essai de biographie intellectuelle, Université de Paris I, 2003, 209 p. (Maîtrise, T. 1 039 MIC). Zeev Sternhell, Ni droite ni gauche, l’idéologie fasciste en France, Éditions du Seuil, 1983 ; Éditions Complexe, « Historiques », 2000 (ISBN 2870277881) ; Gallimard, Collection Folio histoire no 203, 2012″,”KAUD-082″
“KAUTSKY Karl”,”Bernstein und das Sozialdemokratische Programm. Eine Antikritik. (1899)”,”Contiene il capitolo ‘La teoria della crisi’ (pag 135-152)”,”KAUD-083″
“KAUTSKY Karl”,”Le bolchevisme dans l’impasse.”,”””Seul, mon ami Axelrod, déjà cité, m’a depuis le commencement approuvé en tout. Il était arrivé, indépendamment de moi, aux mêmes conclusions. De tous les socialdémocrates russes, il fut constammentle plus près de moi. Avec touts les autres, il m’est de temps en temps arrivé de différer sur tel ou tel point, comme cela m’est arrivé avec d’autres social-démocrates, même mes amis les plus intimes. Cela va de soi. Mais entre Axelrod et moi, jamais il n’y eut de divergences d’opinion. Nos appréciations du bolchevisme ont toujours été d’accord. Mon cher ami est mort en 1928. Je regarde la rédation du présent ouvrage comme une obligation testamentaire qu’il m’a laissée.”” (pag 17) (prefazione, 1931) Kautsky è per un programma di socializzazione per via democratica. Lo Stato democratico con un pieno controllo democratico e piena libertà di movimento politico di tutti i cittadini, deve preparare metodicamente la socializzazione e realizzarla su una base democratica anche in fabbrica (pag 69)”,”KAUD-086″
“KAUTSKY Karl [Carlo KAUTSKY]”,”La politica e le organizzazioni operaie.”,”Riproduzione fotografica ripresa da biblioteca digitale Lo scritto di Kautsky è del 1900 “”Per quanto rapido sia lo sviluppo delle organizzazioni operaie, esse non arriveranno mai a comprendere tutti gli operai. «Il movimento operaio, secondo ogni probabilità, non si estenderà mai oltre quel che si poté chiamare l’aristocrazia della classe operaia» dice Bernstein in una appendice all’edizione tedesca della «Storia del Trade-Unionismo» di Webb, p. 448): opinione alla quale noi sottoscriviamo pienamente, del pari che a quest’altra, della stessa pagina: «sarebbe utopia, per la classe operaia, od anche solo qualche serio miglioramento della propria condizione mediante la esclusiva azione della organizzazione operaia». Nel 1892 il Webb e la sua signora valutarono a un milione e mezzo il numero degli operai organizzati nella Gran Bretagna e in Irlanda mentre che l’industria occupa in codesti paesi 17 milioni di persone di cui almeno 10.000.000 di salariati. Dunque, in codesta terra promessa delle «Trade Union» l’immensa maggioranza dei salariati non è ancora organizzata. Ma se l’organizzazione in sindacati procaccia innegabili vantaggi agli operai organizzati, senza contribuire a migliorare la condizione della massa degli operai, essa ha necessariamente per conseguenza di accentuare la differenza sociale tra gli organizzati e i non organizzati, e di fare dei primi una classe di privilegiati superiori agli altri. Inoltre, se si tien conto delle concessioni fatte dalla borghesia a codesti operai privilegiati, si comprende agevolmente che essi propongano i loro interessi professionali a quelli della loro classe, da essi ritenuti inferiori, che si mostrino perfino ostili al movimento di classe del proletariato, se la borghesia fa loro sentire che codesta agitazione di classe può compromettere il loro movimento di organizzazione, alienando le simpatie borghesi. Da un altro lato, la parte più intelligente della borghesia sarà tanto più disposta a fare delle concessioni a codesta aristocrazia operaia quanto più essa si occuperà esclusivamente dei suoi interessi professionali e quanto più si manifesterà con sempre maggiore evidenza la impossibilità di arrestare l’ascensione della classe lavoratrice col perseguitare le sue organizzazioni. Se il proletariato non si lascia più trattenere dalla violenza, non v’è che da opporgli la politica ‘divide et impera’; si cercherà di dividerlo per dominarlo, e codesto risultato, in talune circostanze storiche, si otterrà colla più grande facilità, favorendo le organizzazioni professionali dell’aristocrazia operaia. D’altronde, tutto ciò è risaputo da tempo; basta richiamarlo brevemente qui. E’ dunque assai naturale il credere che, se in questo momento si aspira in Germania a render neutre le organizzazioni operaie, ciò avviene sotto l’azione delle medesime cause che hanno dato al vecchio «unionismo» inglese un carattere così particolare. Ecco i principali elementi di codesta evoluzione. Noi eravamo sin d’allora in un periodo di prosperità che dura da qualche tempo, i sindacati si sviluppano in Germania in modo prodigioso e non mancano delle classi borghesi che offrono loro dei vantaggi, ritenendo che basti importare in Germania la moda inglese per far subire al movimento di classe proletario, al partito socialista, la sorte del «chartismo» inglese, o almeno per castrare il nostro partito e trasformarlo in un partito di riforme democratiche nel genere del radicalismo inglese. Non mancano le proteste d’amore di codesti riformatori borghesi, da Berlepsch a Sombart, né tanto meno i tentativi sedicenti scientifici per dimostrare una volta di più che la teoria della lotta di classe, il Marxismo è morto, ben morto e sotterrato”” (pag 14-15-16-17) [Karl Kautsky, ‘La politica e le organizzazioni operaie’, Genova, 1903]”,”KAUD-087″
“KAUTSKY Karl, a cura di Gianni CELATA Bruno LIVERANI”,”Teorie delle crisi.”,”Nell’introduzione di Celata e Liverani la controversia sull’opera di Kautsky, Kautsky e le crisi, sovrapproduzione e sottoconsumo, la caduta tendenziale del saggio di profitto, crisi crollo e lotta di classe. Il testo si trova nella seconda parte del volume rilegato assieme allo scritto di Marx, Palmerston, Costes 1929, MADx-030 “”Sulla necessità del superamento finale, attraverso la crisi, del modo di produzione capitalistico, Kautsky per lungo tempo ha tenuto fede alle proprie posizioni senza apprezzabili modifiche, perlomeno fino all’epoca del secondo scritto che presentiamo in questo volume, dove ricompaiono tutti gli elementi caratteristici della sua concezione. Solo successivamente alle vicende della prima guerra mondiale, alle numerose fratture in seno al movimento operaio tedesco e internazionale e alla sua definitiva emarginazione dalla vita politica e dallo stesso dibattito teorico, Kautsky accederà alle posizioni che tanto aveva combattuto: ad esempio, nella sua opera del 1927, ‘Die materialische Geschichtsauffassung’, giungerà a sostenere che l’idea di un’acutizzazione progressiva delle crisi e dei contrasti di classe, in direzione di uno sbocco necessario nel socialismo, è ormai superata. Nell’epoca invece che vede Kautsky nel pieno della sua attività e della sua influenza, lo schema teorico rimane sostanzialmente inalterato. Unica variazione: il ripudio della teoria del crollo, per aggirare le obiezioni di Bernstein e dei revisionisti. In realtà Kautsky aveva calcato la mano sulla necessità «naturale» del crollo all’epoca in cui scriveva il suo commento al Programma di Erfurt, che rimane uno dei documenti più significativi del cosiddetto «marxismo della seconda Internazionale». Scriveva allora Kautsky (siamo nel 1891): «Noi riteniamo inevitabile il crollo (‘Zusammenbruch’) dell’attuale società perché sappiamo che lo sviluppo economico produce ‘con necessità naturale’ delle condizioni che costringono gli sfruttatori a lottare contro questa proprietà privata…». E ancora: «… l’inarrestabile sviluppo economico porta alla bancarotta del modo di produzione capitalistico ‘con necessità di legge naturale’» (43). Eppure, nel vivo della polemica con Bernstein, Kautsky nega di avere mai formulato una teoria del crollo automatico del modo di produzione capitalistico, e tanto meno essa poteva essere fatta risalire a Marx ed Engels. Del resto, non solo nell”Antibernstein’ del 1899 (44) ma anche nel commento al Programma di Erfurt si sforza di precisare che il passaggio dalla crisi del sistema al socialismo non è automatico. L’aggravarsi delle crisi porteranno «a condizioni insopportabili per la gran massa della popolazione, lasciando ad essa solo la scelta tra abbrutimento inerte o rovesciamento attivo dell’esistente ordine proprietario» (45). Sono parole che troviamo ripetute, quasi alla lettera, nell”Antibernstein’ del 1899 e nei due scritti che qui presentiamo. In sostanza l’idea di un crollo automatico è evitata con la previsione di uno stato di depressione cronica, nel quale «evidentemente … la produzione capitalistica può continuare a funzionare, ma diverrà completamente insopportabile per la gran massa della popolazione che si vedrà costretta a ricercare una via d’uscita da questa miseria generale e potrà trovarla solo nel socialismo». Dunque, l’andamento delle crisi ha come sbocco una situazione senza via d’uscita, nella quale l’alternativa è «socialismo o barbarie». La presenza e la crescita, dentro questo processo di decadenza fatale, di un soggetto collettivo cosciente e organizzato, capace di individuare attraverso la conoscenza scientifica dei processi in atto il «momento giusto», è in grado di garantire il passaggio al socialismo scongiurando nel medesimo tempo ogni forzatura intempestiva delle condizioni reali”” (pag 38-39-40) [dall’introduzione di Gianni Celata e Bruno Liverani al volume di Karl Kautsky, ‘Teorie delle crisi’, Firenze, 1976] [(43) K. Kautsky, ‘Il programma di Erfurt’, Roma, 1971, pp. 104, 123; (44) K. Kautsky, ‘Bernstein und das sozialdemokratische Programm. Eine Antikritik’, Stuttgart, 1899, pp. 135-150; (45) K. Kautsky, ‘Il programma di Erfurt’, cit, p. 104]”,”MADx-030-B”
“KAUTSKY Karl, a cura di Benedikt KAUTSKY”,”Erinnerungen und Erörterungen.”,”‘Ricordi e dibattiti’ “”Nachgelassenes Manuskript einer Selbstbiographie von Karl Kautsky, umfassend: Die Familiengeschichte, Die Jugendzeit, Den Eintritt in politische lebe, Die Gründung der “”Neuen Zeit”” “”Manoscritto postumo di una autobiografia di Karl Kautsky, tra cui: la storia della famiglia, l’epoca giovanile, l’ingresso nella vita politica, la fondazione della rivista “”Neue Zeit”” Indice dei nomi: relativamente pochi i riferimenti a Marx ed Engels nell’indice nomi (45 per Marx e 34 per Engels compresi i riferimenti in nota). Due soli i riferimenti a Lenin. “”Theoretisch waren beide Richtungen der deutschen Sozialdemokratie Lassalleaner. Die Marxschen Lehren kannte kaum jemand in Deutschland in anderer Form als jener, die ihnen Lassalle gegeben – ohne den Urheber zu nennen. – Was beide Teile trennte, waren Fragen der Parteiorganisation – Lassalle und sein Nachfolger Schweitzer wollten eine Diktatur in der Partei üben, Bebel und Liebknecht verfochten die Demokratie in der Partei. Aber über diesen Gegensatz, so gross er war, hätte man sich hinweghelfen können. Denn die Arbeiter, die sich um Lassalle scharten, standen zu hoch, als dass sie sich hätten eine tatsächliche Diktatur auflegen lassen. Lassalle selbst und noch mehr Schweitzer stiessen mitunter auf recht energische Opposition. Aber was sich nicht überwinden liess, war der Gegensatz der Taktik: Lassalle und Schweitzer mogelten mit Bismarck, den sie (1) nach Kräften unterstützten. Dafür fand dieser keine erbitterteren Gegner als Bebel und Liebknecht. Dieser Gegensatz machte die Spaltung unvermeidlich. Aber der Gegensatz war auf Deutschland beschränkt, ja überwiegend auf Preussen. In Österreich gab es keinen Arbeiter, keinen Socialisten, der etwas von Bismarck hätte erwarten können.”” [Karl Kautsky, a cura di Benedikt Kautsky, ‘Erinnerungen und Erörterungen’, Gravenhage, 1960] [(1) In der Abschrift heisst es “”sich””. B.K.] (pag 306)”,”KAUD-091″
“KAUTSKY Karl”,”Ultra-Imperialism.”,”Questo articolo è l’ultima sezione di ‘Der Imperialismus’, Die Neue Zeit, n. 21, 11 Sept. 1914 Influenza su Kautsky della teoria dell’ imperialismo di Rosa Luxemburg (pag 3)”,”KAUD-088″
“KAUTSKY Karl LUXEMBURG Rose PANNEKOEK Anton”,”Socialisme: la voie occidentale.”,” Dall’introduzione di H. Weber: Nel 1910, la scissione del movimento operaio in tre Internazionali (la “”seconda””, socialdemocratica, la “”terza”” bolscevica, e la “”due e mezzo””; centrista, è in gestazione. La rottura aperta arriverà nel corso della guerra ma i presupposti strategici si erano già generati in filigrana negli anni precedenti il conflitto. Non sono la Rivoluzione russa e la nascita del Comintern a provocare l’implosione del movimento operaio internazionale, ma è l’ampiezza delle divergenze interne, esacerbate dalla guerra (pag 7) Deriva a destra di Kautsky che a partire dal 1907 lo condurrà in qualche anno all’allineamento alle tesi del revisionismo e alla riconciliazione con Bernstein (pag 46) Kautsky sostiene che non ci può essere offensiva rivoluzionaria senza crisi rivoluzionaria (pag 47) Luxemburg e Pannekoek occultano il concetto di crisi rivoluzionaria che a loro parere si confonderebbe con lo stesso periodo rivoluzionario aperto dall’offensiva rivoluzionaria (pag 47) Al dibattito strategico parteciperanno negli anni ’20, sotto impatto delle rivoluzioni russe e tedesche, oltre Lenin e Trotsky, anche Radek, Levi, Gramsci ecc. (pag 48-49)”,”KAUD-089″
“KAUTSKY Karl”,”La via al potere. Considerazioni politiche sulla maturazione della rivoluzione. (1909)”,”””‘Der Weg zur Macht’, con tutte le sue frasi di sapore “”radicale””, è in realtà un classico del revisionismo nel significato più profondo, proprio perché in esso la scissione fra teoria e pratica, fra principi e linea politica, e la funzione compromissoria e di copertura della teoria e dei principi rivoluzionari, si manifesta nel mondo più evidente (…)”” (dall’introduzione di A. Panaccione); “”Gli ultimi dieci anni hanno sviluppato certamente nella piccola borghesia un odio crescente verso il proletariato. Questo deve impostare la sua politica facendo conto di dover combattere da solo le prossime battaglie. Ma già Marx ha indicato che il piccolo borghese, in quanto sta nel mezzo fra il capitalista e il proletario, oscilla continuamente fra i due, è l’uomo di tutt’e due i partiti. Noi non possiamo contare su di lui, egli sarà sempre un alleato insicuro, nella maggioranza dei casi – alcuni di loro individualmente possono diventare degli ottimi compagni -; la sua ostilità nei nostri confronti può aumentare ancora. Ma ciò non esclude che un giorno, per effetto dell’insopportabile pressione fiscale e di un improvviso crollo morale della classe al governo, la piccola borghesia passi in massa dalla nostra parte, e forse con ciò faccia vacillare i nostri avversari e decida la nostra vittoria. E in realtà essa non potrebbe far meglio i suoi interessi, poiché il proletariato vittorioso può offrire a tutti coloro che non sono sfruttatori, a tutti gli oppressi e gli sfruttati, anche a coloro che oggi vegetano come piccolo borghesi o piccoli contadini, un grande miglioramento delle loro condizioni di vita. Per quanto la piccola borghesia possa momentaneamente stare di fronte a noi con atteggiamento ostile, essa non costituisce certo un solido appoggio del regime esistente. Anch’essa vacilla e scricchiola in tutte le giunture, come tutte le altre basi della società””; “”(…) [Q]uanto più minaccioso appariva il pericolo della rivoluzione, che ormai poteva essere soltanto una rivoluzione proletaria e anticapitalistica, tanto più strettamente le classi benestanti facevano blocco intorno ai loro governi. I piccoli borghesi e i piccoli agricoltori possedevano nei nuovi diritti politici, e in particolare nel diritto elettorale, mezzi molto efficaci per far pressione sui governi e ottenere da loro concessioni materiali ddi ogni genere. Tanto più essi preferivano comprare l’appoggio del governo per mezzo dei servizi politici che gli rendevano, quanto più preoccupante era diventato per loro quello che era stato fino ad allora il loro alleato nelle lotte politiche. Così lo spirito di insoddisfazione, provocato in molti strati della popolazione dalla depressione economica e dall’oppressione politica, generò soltanto un debole cambiamento, il quale, come abbiamo già notato, trovò nella caduta di Bismarck (1890) la sua espressione più significativa, accanto alla quale si può accennare ancora al tentativo del boulangismo in Francia (1889) di trasformare con la violenza la costituzione. Ma con questo ebbe fine anche la ‘parvenza’ di una situazione rivoluzionaria. Proprio nel periodo in cui avvennero questi cambiamenti politici, fu superata la depressione economica che durava da tanto tempo. Cominciò un’epoca di rapidissimo sviluppo economico, che è durata, con qualche interruzione, fino a poco tempo fa. (…) Ma questo stesso sviluppo era, a sua volta, conseguenza del rapido allargamento del mercato mondiale. (…) Tuttavia questa ripresa era chiaramente collegata con l’apertura dei mercati esterni, che coincideva nel tempo con la nuova politica coloniale iniziata a partire dagli anni ottanta, e così dalla massa della borghesia la politica coloniale fu posta in rapporto con lo sviluppo economico e per i borghesi delle grandi potenze europee sorse un nuovo ideale, che essi negli anni novanta cominciarono a contrapporre al socialismo, a quello stesso socialismo di fronte al quale tanti teorici della borghesia avevano già capitolato negli anni ottanta. Questo nuovo ideale era l’annessione di un territorio d’oltremare al territorio dello Stato in Europa, il cosiddetto ‘imperialismo’. Ma l’imperialismo di una grande potenza significa politica di conquista e significa ostilità nei confronti delle altre grandi potenze, che vogliono condurre la stessa politica di conquista nei medesimi territori d’oltremare”” [Karl Kautsky, ‘La via al potere. Considerazioni politiche sulla maturazione della rivoluzione’ (1909), Bari Roma, 1969] (pag 108-113)”,”KAUD-001-FC”
“KAUTSKY Karl”,”La via al potere. Considerazioni politiche sulla maturazione della rivoluzione. (1909)”,”””‘Der Weg zur Macht’, con tutte le sue frasi di sapore “”radicale””, è in realtà un classico del revisionismo nel significato più profondo, proprio perché in esso la scissione fra teoria e pratica, fra principi e linea politica, e la funzione compromissoria e di copertura della teoria e dei principi rivoluzionari, si manifesta nel mondo più evidente (…)”” (dall’introduzione di A. Panaccione); “”Gli ultimi dieci anni hanno sviluppato certamente nella piccola borghesia un odio crescente verso il proletariato. Questo deve impostare la sua politica facendo conto di dover combattere da solo le prossime battaglie. Ma già Marx ha indicato che il piccolo borghese, in quanto sta nel mezzo fra il capitalista e il proletario, oscilla continuamente fra i due, è l’uomo di tutt’e due i partiti. Noi non possiamo contare su di lui, egli sarà sempre un alleato insicuro, nella maggioranza dei casi – alcuni di loro individualmente possono diventare degli ottimi compagni -; la sua ostilità nei nostri confronti può aumentare ancora. Ma ciò non esclude che un giorno, per effetto dell’insopportabile pressione fiscale e di un improvviso crollo morale della classe al governo, la piccola borghesia passi in massa dalla nostra parte, e forse con ciò faccia vacillare i nostri avversari e decida la nostra vittoria. E in realtà essa non potrebbe far meglio i suoi interessi, poiché il proletariato vittorioso può offrire a tutti coloro che non sono sfruttatori, a tutti gli oppressi e gli sfruttati, anche a coloro che oggi vegetano come piccolo borghesi o piccoli contadini, un grande miglioramento delle loro condizioni di vita. Per quanto la piccola borghesia possa momentaneamente stare di fronte a noi con atteggiamento ostile, essa non costituisce certo un solido appoggio del regime esistente. Anch’essa vacilla e scricchiola in tutte le giunture, come tutte le altre basi della società””; “”(…) [Q]uanto più minaccioso appariva il pericolo della rivoluzione, che ormai poteva essere soltanto una rivoluzione proletaria e anticapitalistica, tanto più strettamente le classi benestanti facevano blocco intorno ai loro governi. I piccoli borghesi e i piccoli agricoltori possedevano nei nuovi diritti politici, e in particolare nel diritto elettorale, mezzi molto efficaci per far pressione sui governi e ottenere da loro concessioni materiali ddi ogni genere. Tanto più essi preferivano comprare l’appoggio del governo per mezzo dei servizi politici che gli rendevano, quanto più preoccupante era diventato per loro quello che era stato fino ad allora il loro alleato nelle lotte politiche. Così lo spirito di insoddisfazione, provocato in molti strati della popolazione dalla depressione economica e dall’oppressione politica, generò soltanto un debole cambiamento, il quale, come abbiamo già notato, trovò nella caduta di Bismarck (1890) la sua espressione più significativa, accanto alla quale si può accennare ancora al tentativo del boulangismo in Francia (1889) di trasformare con la violenza la costituzione. Ma con questo ebbe fine anche la ‘parvenza’ di una situazione rivoluzionaria. Proprio nel periodo in cui avvennero questi cambiamenti politici, fu superata la depressione economica che durava da tanto tempo. Cominciò un’epoca di rapidissimo sviluppo economico, che è durata, con qualche interruzione, fino a poco tempo fa. (…) Ma questo stesso sviluppo era, a sua volta, conseguenza del rapido allargamento del mercato mondiale. (…) Tuttavia questa ripresa era chiaramente collegata con l’apertura dei mercati esterni, che coincideva nel tempo con la nuova politica coloniale iniziata a partire dagli anni ottanta, e così dalla massa della borghesia la politica coloniale fu posta in rapporto con lo sviluppo economico e per i borghesi delle grandi potenze europee sorse un nuovo ideale, che essi negli anni novanta cominciarono a contrapporre al socialismo, a quello stesso socialismo di fronte al quale tanti teorici della borghesia avevano già capitolato negli anni ottanta. Questo nuovo ideale era l’annessione di un territorio d’oltremare al territorio dello Stato in Europa, il cosiddetto ‘imperialismo’. Ma l’imperialismo di una grande potenza significa politica di conquista e significa ostilità nei confronti delle altre grandi potenze, che vogliono condurre la stessa politica di conquista nei medesimi territori d’oltremare”” [Karl Kautsky, ‘La via al potere. Considerazioni politiche sulla maturazione della rivoluzione’ (1909), Bari Roma, 1969] (pag 108-113)”,”KAUD-002-FV”
“KAUTSKY Karl”,”Introduzione al pensiero economico di Marx.”,”Karl Kautsky (1854-1938) entrò nella socialdemocrazia nel 1875. Nel 1881 divenne segretario di Engels. Nel 1883 fondò la “”Neue Zeit”” che diresse per trent’anni. Nel 1891 elaborò il Programma di Erfurt. Fu il leader dell’ortodossia marxista nella polemica anti-revisionista, ma in seguito si spostò su posizioni centriste, tanto da votare il 4 agosto 1914, al Reichstag, i crediti di guerra. Nel 1917 fondò un partito socialdemocratico indipendente (USPD) da cui doveva estraniarsi dopo la sua dichiarata avversione alla Rivoluzione russa e al movimento spartachista. In seguito all'””Anschluss”” si rifugiò a Praga e quindi, invasa la Cecoslovacchia, ad Amsterdam dove morì. “”Il crescente instupidimento della gioventù operaia causato dal lavoro unilaterale troppo prolungato ha reso necessario in tutti gli stati industriali di dichiarare l’istruzione elementare, in una forma o nell’altra, condizione necessaria del lavoro. Da allora si è constatato anche che i fanciulli di fabbrica apprendono non solo altrettanto bene, ma spesso addirittura meglio e più facilmente degli scolari regolari che la frequentano per tutto il giorno”” (pag 156)”,”KAUD-002-FC”
“KAUTSKY Karl”,”Terrorismo e Comunismo.”,”Engels in La situazione della classe operaia in Inghilterra: “”La rivoluzione diminuirà in effusione di sangue, in vendetta e furore nella stessa proporzione in cui il proletariato si accrescerà di elementi socialisti e comunisti. In teoria il comunismo sta al di sopra della distinzione tra borghesia e proletariato, ne riconosce la funzione storica presente, ma non la giustifica nell’avvenire. Anzi aspira precisamente ad abolirla. Perciò, finché la distinzione dura, il comunismo tien conto dell’ odio del proletariato contro i propri oppressori, come di una necessità, come della più potente leva del movimento operaio ai propri inizi, ma supera quest’odio, essendo la causa dell’ umanità e non soltanto dei lavoratori. (…)”” (pag 198)”,”KAUD-092″
“KAUTSKY John H.”,”Karl Kautsky. Marxism, Revolution & Democracy.”,”John H. Kautsky is professor emeritus of political science at Washington University in St. Louis. He has written several books, including ‘Communism and the Politics of Development’, The Political Consequences of Modernization’, ‘The Politics of Aristocratic Empires’, and ‘Marxism and Leninism. Not Marxism-Leninism: an essay in the sociology of knowledge’ Rivoluzione mondiale: la durissima polemica di Lenin e Trotsky contro l’opposizione di Kautsky. “”Karl Kautsky’s ‘Dictatorship of the Proletariat’ is a well-reasoned and strong plea to socialists to be faithful to democracy both before and after their expected advent to governmental power. Democracy was a more clearly defined concept to Kautsky than it is today, when all kinds of regimes, parties and ideologies claim to be democratic. When he wrote his book, democracy meant to Kautsky, what it still vaguely means to most of us in the West, a system in which great masses of people participate in the political process, particularly through universal suffrage, and are enabled to do so through civil liberties such as freedom of speech, press, and organization. (…) ‘The Dictatorship of the Proletariat’ was the opening gun in what became the greatest debate between social democratic and Communist interpreters of Marxism. Lenin replied to it in his famous ‘The Proletarian Revolution and the Renegade Kautsky’. Kautsky returned to his attack on the Bolsheviks in ‘Terrorism and Communism’. Trotsky counterattacked in a pamphlet of the same name, to which Kautsky responded in his ‘Von der Democratie zur Staatsklaverei (4). To explain Kautsky’s leading role in this debate, I can do no better than to quote from Max Shachtman ‘s foreword to the new University of Michigan Press edition of Trotsky’s contribution to the debate: “”(…) From the very beginning of the revolution, the Bolsheviks sought the active support of socialist outside of Russia, not only as sympathizers of the revolution they had already carried out but for the world revolution which was to be led by the Communist (the Third) International which they proposed to establish as quickly as possible. The opposition of a socialist of Kautsky’s standing was therefore a matter of exceptional concern. Hence the vehemence, the intensity, and extensiveness, of Lenin’s and Trotsky’s polemics (5)””‘ (pag 205-208) [(4) Lenin, ‘The Proletarian Revolution and the Renegade Kautsky’, in ‘Collected Works’, 45 vols, (Moscow, Progress Publishers, 1960-70), 28:227-325; Kautsky, ‘Terrorism and Communism’ (London, The National Labour Press; 1920; first German edition June 1919); Leon Trotsky, ‘Terrorism and Communism: A Reply in Karl Kautsky (Ann Arbor: University of Michigan Press, 1961); Kautsky, ‘Von der Demokratie zur Staatskaverei: Eine Auseinandersetzung mit Trotzki’ (Berlin: Freiheit, 1921); (5) Trotsky, ‘Terrorism and Communism’, V-VII] “”La dittatura del proletariato”” di Karl Kautsky è una ben argomentata e forte invocazione ai socialisti di essere fedeli alla democrazia sia prima che dopo il loro previsto avvento al potere governativo: la democrazia era per Kautsky un concetto più chiaramente definito di quanto lo sia oggi, quando tutti i tipi di regimi, partiti e ideologie pretendono di essere democratici. Quando scrisse il suo libro, la democrazia significava per Kautsky, cosa che ha ancora oggi un significato vago per la maggior parte di noi in Occidente, un sistema in cui grandi masse di persone partecipano al processo politico, in particolare attraverso il suffragio universale, e sono abilitati a farlo attraverso le libertà civili come libertà di parola, stampa e organizzazione. (…) [L’opera] “”La dittatura del proletariato”” è stata il punto di partenza di ciò che è diventato il più grande dibattito tra social-democratici e comunisti, interpreti del marxismo. Lenin replicò nella sua famosa “”Rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky””. Kautsky tornò all’attacco contro i bolscevichi in “”Terrorismo e comunismo”” . Trotzky contrattaccò in un opuscolo omonimo, al quale Kautsky rispose nel suo ‘Von der Democratie zur Staatsklaverei (4). Per spiegare il ruolo principale di Kautsky in questo dibattito, non posso fare a meno di citare la prefazione di Max Shachtman alla nuova edizione della University of Michigan Press del contributo di Trotsky al dibattito: “”(…) Fin dall’inizio della rivoluzione, i bolscevichi cercarono il sostegno attivo dei socialisti al di fuori della Russia, non solo come simpatizzanti della rivoluzione che avevano già realizzato, ma per la rivoluzione mondiale che doveva essere guidata dall’Internazionale comunista (la Terza) che proposero di istituire prima possibile. L’opposizione di un socialista della statura di Kautsky era quindi una questione di eccezionale preoccupazione, da qui la veemenza, l’intensità e l’estensione delle polemiche di Lenin e Trotsky (5)”” (pag 205-208) [(4) Lenin, “”The Proletarian Revolution and the Renegade Kautsky””, in “”Collected Works””, 45 vols, (Moscow, Progress Publishers, 1960-70), 28: 227-325; Kautsky, “”Terrorism and Communism”” (Londra, The National Labor Press, 1920, prima edizione tedesca, giugno 1919); Leon Trotsky, “”Terrorism and Communism: A Reply in Karl Kautsky (Ann Arbor: University of Michigan Press, 1961); Kautsky, “”Von der Demokratie zur Staatskaverei: Eine Auseinandersetzung mit Trotzki”” (Berlino: Freiheit, 1921); (5) Trotsky, “”Terrorismo e comunismo””, V-VII]] Kautsky, John H., 1922- Description Westport, Conn. : Greenwood Press, 1994 xv, 141 p. ; 24 cm. ISBN 031329044X (alkaline paper) Series Contributions in political science, 0147-1066 ; no. 335. Full contents 1. Introduction: Two Environments – Two Ideologies – One Terminology. Why Bother with Dead Marxism and Leninism? Two Ideologies. Marx and Marxism. One Terminology. Ideology and Words 2. The Evolution of Marxism. Socialist Labor Movements. Origins. The Appeal of Marxism. The Social-Democratic Party in the German Empire. Growth and Weakness. Revolution and Marxism. Social Democracy since 1918 3. The Evolution of Leninism. Leninism and Modernizing Intellectuals in Underdeveloped Countries. Lenin Reinterpreted. Revolutionary Modernizing Intellectuals. The Appeal of Leninism. From Proletarian Revolution to Modernizing Revolution. Industrialization. Anti-imperialism. Intellectuals and Workers. Peasants and Peasant Revolution. Marx and Lenin on Bourgeois, Proletarian, and Peasant Revolutions. No Class Struggle in Russia. No Class Struggle in the “”East”” Leninist Voluntarism and Marxist Determinism. Leninism since Lenin. From Mao to Mengistu. The Blurring of Leninism. 4. Marxism in the East, “”Leninism”” in the West. Marxism in Underdeveloped Countries. Adaptable Leninists, Doctrinaire Marxists. The Mensheviks. “”Leninism”” in Western Europe. Lenin’s Marxist Words as Myths. Lenin’s Non-Leninist Followers. The French and Italian Communist Parties: Heirs of Syndicalism. PCF and PCI: From Syndicalism to Disappearance or Social Democracy. Between Marxism and Leninism 5. Why Marxism and Leninism Have Been Seen as a Single Ideology. Ideology and Environment. Ideology: Words or Substance? Marxists’ Un-Marxian View of Marxism and Leninism. The Uses and Origins of the Confusion. Why Leninists in Underdeveloped Countries and Some Western Marxists Want To Be “”Marxists-Leninists”” The Beginnings of the Confusion. Eurocentrism. Russia: A European Country. Marxism: A Eurocentric View of History. Ignorance and Indifference. No More Excuse for Eurocentrism. Notes Includes bibliographical references (p. [129-133) and index.”,”KAUS-029″
“KAUTSKY Karl a cura di Luca MELDOLESI”,”L’ imperialismo. I testi ‘socialdemocratici’ di Kautsky contro l’ortodossia leninista.”,”””Cunow nel suo saggio, non parte dall’esigenza di una revisione, ma anzi da quella opposta di un consolidamento dei vecchi principi marxisti già acquisiti prima della guerra. Secondo Cunow, la guerra non ha provocato il crollo del nostro partito e dei suoi principi, ma soltanto delle aspettative e delle illusioni di alcuni ideologi che spacciavano le loro false ideologie per marxismo”” (pag 88) Saggio di Paul Lensch, ‘Die deutsche Sozialdemokratie und der Weltkrieg’. Nella recensione di Konrad Haenisch il saggio di Cunow viene considerato come felice e necessaria integrazione al lavoro di Lensch. (pag 75)”,”KAUD-001-FGB”
“KAUTSKY Karl, a cura di Renato MONTELEONE”,”La questione coloniale. Antologia degli scritti sul colonialismo e sull’imperialismo.”,”Renato Monteleone ha insegnato storia del movimento operaio nella Facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino. Oltre a numerosi articoli e saggi su varie riviste, ha pubblicato: – Il movimento socialista nel Trentino 1894-1914, Roma. 1971; – La politica dei fuoriusciti irredenti nella guerra mondiale, Udine. 1972; – Lettere al Re, Roma, 1973; – Teorie sull’imperialismo, Roma, 1974 Titoli dei capitoli del volume. – Africa, Indie, Cina. Il volto nuovo del colonialismo (1880-1900) – Emigrazione e colonizzazione – Le ferrovie cinesi e il proletariato europeo – Vecchia e nuova politica coloniale – Ortodossia marxista e socialimperialismo (1900-1909) – L’imperialismo – L’ ultraimperialismo e la guerra mondiale – Stato nazionale, stato imperialista e confederazione di stati – Colonialismo e imperialismo fra le due guerre mondiali (1918-1937) – I socialisti e la guerra “”Alexander Helphand, più noto con lo pseudonimo di Parvus, pubblicò ‘Die Kolonialpolitik und der Zusammenbruck’. Questo è un libro che ha influito positivamente su Kautsky. Parvus, elaborando gli spunti di Hilferding; era il primo a evidenziare sulla scorta di un’abbondante documentazione la responsabilità e l’interesse primario del nuovo ‘Exportkapitalismus’ nello scatenamento delle ambizioni colonialiste della Germania e confermava con la teoria del crollo l’inevitabile sbocco bellico della contesa tra le potenze imperialiste. Egli riteneva inoltre che questo fatale conflitto mondiale avrebbe fatto esplodere tutte le contraddizioni del capitalismo affrettando l’avvento del socialismo. Le tesi di Parvus aiutarono Kautsky a vedere più chiaro nel nesso tra la politica coloniale e le forze capitalistiche ‘più moderne e avanzate’, tanto che col saggio del 1907 egli fu in grado di riparare all’aspetto forse più criticabile della sua precedente interpretazione dell’imperialismo. Non è esagerato dire che questo è il risultato più qualificante della nuova fase della sua riflessione teorica apertasi con l’inizio del secolo. In una lettera del 15 ottobre 1907 Bebel si complimentò con lui scrivendogli: “”L’opuscolo è tra le cose migliori che hai scritto””. Ma a giudicare dai riferimenti contenuti in questa lettera sembra che Bebel abbia posto attenzione principalmente ai temi che Kautsky echeggiava dalla discussione di Essen (rinuncia alle colonie, destino dei popoli indigeni col trionfo del socialismo, ecc.) e non mostra di aver attribuito la giusta importanza all’analisi kautskiana dell’esportazione dei beni capitali, che rappresenta il più considerevole approfondimento dell’indagine scientifica dell’imperialismo, come strumento di inversione della tendenza verso il “”crollo”” del sistema. Gran parte del libro di Kautsky [‘Sozialismus und Kolonialpolitik’, ndr] è in pratica la contestazione metodica degli argomenti sostenuti a Stoccarda dai “”socialimperialisti”” come Van Kol, David, Bernstein; ma H. Chr. Schröder ha ragione di dire che oltre a questo il lavoro di Kautsky ha anche il merito di aver accennato per lo meno a una risposta al quesito sul futuro delle colonie, su cui invece Bebel aveva lasciato un grosso punto interrogativo. Kautsky però non andava molto lontano dai vecchi suggerimenti di Engels del 1882″” (pag 93-94) [dalla nota introduttiva di Renato Monteleone, alla parte seconda ‘Ortodossia marxista e socialimperialismo (1900-1909)’, volume curato da R. Monteleone: Karl Kautsky, La questione coloniale. Antologia degli scritti sul colonialismo e sull’imperialismo, Feltrinelli, Milano, 1977 (pag 93-94)] Citati tra l’altro nella bibliografia: – Petit, I. ‘Kautsky et les discussions autour du problème de l’Impérialisme dans le parti socialdémocrate allemand de 1907 à 1914, in ‘Revue d’Allemagne’, tome I, n. 3, juillet-septembre 1969 (fotoc o acq) – Ratz, U., Karl Kautsky und die Abrüstungskontroversen in der deutschen Sozialdemokratie’, (1911-1912), in ‘International Review of Social History’ (IRSH), 1966, vol. XI (fotoc) – Andreucci, F., ‘La socialdemocrazia tedesca e l’imperialismo alla fine del XIX secolo, in ‘Studi storici’, n. 2 1974 (fotoc) Bibliografia di Kautsky (https://search.iisg.amsterdam/Record/ARCH00712/ArchiveContentList) vedi retro Tra la bibliografia elencata: Saggio di John H. Kautsky: Karl Kautsky and eurocommunism Author: Kautsky, John H Language: German Note: Reprint: Studies in comparative communism. Vol. XIV(1981): no. 1. P. 3-44. IISH Classification: A 645 (Generalities; political sciences; issues, debates; political ideologies; communism) D 1158 (Germany; social history; 19th, 20th century; socialism; socialist theories; state) D 1212 (Germany; social history; 19th, 20th century; socialism; socialist theories; friends and followers of Marx, Engels and Lassalle; K. Kautsky) Holdings Marc Call number IISG Bro 1545/14 RequestOrder reproduction Use this url when referring to this record. https://hdl.handle.net/10622/64CB16CD-8114-4713-9250-27F037B0A3B7&#8243;,”KAUS-030″
“KAUTSKY Karl a cura; ENGELS Friedrich”,”Aus der Frühzeit des marxismus. Engels briefwechsel mit Kautsky.”,”Herausgegeben und Erläutert von Karl Kautsky Vorgeschichte meiner beziehungen zu Engels Engels’ Nachlass”,”KAUD-094″
“KAUTSKY Karl; a cura di Renato MONTELEONE”,”La questione coloniale. Antologia degli scritti sul colonialismo e sull’imperialismo.”,”Renato Monteleone ha insegnato storia del movimento operaio nella Facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino. Oltre a numerosi articoli e saggi su varie riviste, ha pubblicato: – Il movimento socialista nel Trentino 1894-1914, Roma. 1971; – La politica dei fuoriusciti irredenti nella guerra mondiale, Udine. 1972; – Lettere al Re, Roma, 1973; – Teorie sull’imperialismo, Roma, 1974 Titoli dei capitoli del volume. – Africa, Indie, Cina. Il volto nuovo del colonialismo (1880-1900) – Emigrazione e colonizzazione – Le ferrovie cinesi e il proletariato europeo – Vecchia e nuova politica coloniale – Ortodossia marxista e socialimperialismo (1900-1909) – L’imperialismo – L’ ultraimperialismo e la guerra mondiale – Stato nazionale, stato imperialista e confederazione di stati – Colonialismo e imperialismo fra le due guerre mondiali (1918-1937) – I socialisti e la guerra Citati tra l’altro nella bibliografia: – Petit, I. ‘Kautsky et les discussions autour du problème de l’Impérialisme dans le parti socialdémocrate allemand de 1907 à 1914, in ‘Revue d’Allemagne’, tome I, n. 3, juillet-septembre 1969 (fotoc o acq) – Ratz, U., Karl Kautsky und die Abrüstungskontroversen in der deutschen Sozialdemokratie’, (1911-1912), in ‘International Review of Social History’ (IRSH), 1966, vol. XI (fotoc) – Andreucci, F., ‘La socialdemocrazia tedesca e l’imperialismo alla fine del XIX secolo, in ‘Studi storici’, n. 2 1974 (fotoc) Bibliografia di Kautsky (https://search.iisg.amsterdam/Record/ARCH00712/ArchiveContentList) vedi retro Tra la bibliografia elencata: Saggio di John H. Kautsky: Karl Kautsky and eurocommunism Author: Kautsky, John H Language: German Note: Reprint: Studies in comparative communism. Vol. XIV(1981): no. 1. P. 3-44. IISH Classification: A 645 (Generalities; political sciences; issues, debates; political ideologies; communism) D 1158 (Germany; social history; 19th, 20th century; socialism; socialist theories; state) D 1212 (Germany; social history; 19th, 20th century; socialism; socialist theories; friends and followers of Marx, Engels and Lassalle; K. Kautsky) Holdings Marc Call number IISG Bro 1545/14 RequestOrder reproduction Use this url when referring to this record. https://hdl.handle.net/10622/64CB16CD-8114-4713-9250-27F037B0A3B7&#8243;,”KAUD-002-FGB”
“KAUTSKY Karl”,”I conflitti di classe del 1789. Per il centesimo anniversario della Grande Rivoluzione. Estratto da Karl Marx Friedrich Engels, ‘Opere’, volume 26. Friedrich Engels, maggio 1883-dicembre 1889.”,”””La Rivoluzione francese, ai suoi inizi, trovò l’Europa sull’orlo di una guerra mondiale. (…)”” (pag 774) La rivoluzione francese del 1789. La lotta di classe appare come il motore di tutto il rivolgimento “”Se coloro che descrissero la Rivoluzione francese non si proponevano di farla passare principalmente come opera dei filosofi, dei Voltaire e dei Rousseau, e degli oratori delle Assemblee nazionali, dei Mirabeau e dei Robespierre, dovettero considerare che il conflitto che aveva portato alla rivoluzione era sorto dal contrasto dei primi due stati con il terzo stato; vedevano che questo conflitto non era passeggero, né causale; che aveva già operato, come negli Stati generali del 1789, anche in quelli del 1614 e anche prima; che era stato un elemento essenziale dello sviluppo storico, soprattutto nel consolidamento della monarchia assoluta; alla fine furono costretti a vedere che questo conflitto aveva le proprie radici nelle ‘condizioni economiche’. Certamente, nella maggior parte delle descrizioni del periodo rivoluzionario la lotta di classe non appariva e non appare come il motore di tutto il rivolgimento, ma solo come un episodio all’interno delle lotte tra i filosofi, gli oratori e gli uomini di Stato, come se questi non fossero piuttosto il risultato necessario di quella. Si è resa necessaria una possente elaborazione teorica prima che ciò che sembrava un episodio fosse riconosciuto come forza trainante non solo di tutta la rivoluzione, ma dell’intero sviluppo storico, a partire dal momento della nascita dei conflitti di classe. La concezione materialistica della storia, così costituitasi, è ancora oggi oggetto di forte contestazione. La concezione secondo la quale la Rivoluzione francese è stata il risultato di una lotta di classe del terzo stato contro i primi due è invece accettata generalmente da tempo; non è più una teoria destinata soltanto agli specialisti, ma è diventata molto popolare, soprattutto tra la classe operaia tedesca. Il compito dei sostenitori di questa concezione oggi non è tanto quello di difenderla, quanto di preservarla dalla banalizzazione. Si è infatti troppo inclini, quando uno sviluppo storico viene ricondotto alle lotte di classe, a presumere che nella società ogni volta vi siano solo due campi, due classi che si combattono reciprocamente, due salde masse omogenee, che “”valga solo un di qua e un di là””. Se le cose stessero effettivamente così, la descrizione storica sarebbe una cosa piuttosto facile. In realtà, però, i rapporti non sono così semplici. La società è e sta diventando un organismo oltremodo complicato, con le classi più diverse e gli interessi più diversi, che si possono raggruppare intorno ai partiti più diversi a seconda della situazione. Questo vale per oggi come per il tempo della Rivoluzione francese”” (pag 723-724) [Karl Kautsky, ‘I conflitti di classe del 1789. Per il centesimo anniversario della Grande Rivoluzione’. Estratto da Karl Marx Friedrich Engels, ‘Opere’, volume 26. Friedrich Engels, maggio 1883-dicembre 1889. Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2021]”,”KAUD-003-FGB”
“KAUTSKY Karl”,”Frederick Engels. His Life, His Work and His Writings.”,”””No one ha depicted with greater accuracy and love the life and works of Frederick Engels, his services for the Socialist movement and his relation to its existence and growth, than Karl Kautsky, in an article entitled “”Frederick Engels’, written in the fall of 1887, for the Austrian Labor Almanac, and which we herewith present”” (pag 2-3)”,”KAUD-097″
“KAUTSKY Karl, a cura di Luca MELDOLESI”,”L’ imperialismo. I testi ‘socialdemocratici’ di Kautsky contro l’ortodossia leninista.”,”””Tutti sanno ormai che la prima esposizione esauriente, su base marxiana, del capitale finanziario, delle sue radici economiche, delle sue condizioni e tendenze, è dovuta al fondamentale libro di Hilferding ‘Il capitale finanziario’ (1910). Il capitale industriale, la classe degli imprenditori industriali, mostra fin dalle origini tendenze diverse da quelle del capitale commerciale e del capitale finanziario. Esso è per la pace tra i popoli, per la limitazione del potere assoluto dello Stato attraverso le istituzioni parlamentari e democratiche, per il contenimento della spesa pubblica, ed è sempre contrario ai dazi sui mezzi di sussistenza e sulle materie prime. Anche i dazi industriali esso li considera come dazi di sviluppo, come un effetto dell’arretratezza industriale destinato a scomparire col progresso economico. Il capitale finanziario invece, la classe dei grandi prestatori di denaro e dei banchieri, è per il rafforzamento del potere assoluto dello Stato, per l’affermazione violenta delle sue pretese all’interno e all’estero. Esso è interessato alla dilatazione della spesa e del debito pubblico se non raggiunge i limiti estremi della bancarotta dello Stato; è in buoni rapporti con la grande proprietà terriera e non ha nulla da opporre se essa viene favorita dai dazi agricoli. Lo sviluppo economico ha portato al potere il capitale monetario e la sua politica ben prima del capitale industriale. Quest’ultimo giunse al potere nel secolo scorso, riducendo sensibilmente l’influenza dei capitalisti del denaro sullo Stato. Ma si trattò solamente di una fase transitoria, che fu superata alla fine da un’altra fase, nella quale la forma della società per azioni, che già aveva avuto una grande importanza per il capitale commerciale e monetario, si impossessò del capitale industriale. Con ciò i settori più grandi e più forti del capitale industriale vengono uniti al capitale monetario, ma nello stesso tempo si apre la via anche al loro accordo con la grande proprietà terriera. Questa evoluzione è stata esaltata dalla formazione di trusts e dalla centralizzazione delle grandi banche. Le tendenze stataliste del capitale finanziario diventano allora le tendenze generali delle intere classi che dominano l’economia degli Stati capitalistici avanzati. Questo è uno dei connotati del periodo attuale che viene definito imperialista. Il secondo è dato dal carattere nuovo che assume l’esportazione di merci”” (pag 154-155) [Karl Kautsky, L’ imperialismo’, Laterza, Roma Bari, 1980]”,”TEOC-035-FV”
“KAUTSKY Louise LUXEMBURG Rosa; GUILLERM Alain”,”Mon amie Rosa Luxembourg, biographie, souvenirs – Les lettres de Rosa Luxembourg – Le testament de Rosa Luxembourg: ‘L’ordre règne à Berlin. (L. Kautsky); Le Luxembourgisme aujourd’hui (Guillerm).”,”Indice del saggio di Alain Guillerm: – I diversi partiti operai oggi – Orientamento generale – Il revisionismo russo – Lenin – Marxismo vs Revisionismo – Riforma o rivoluzione – Totalità e scopo finale – Partito comunista e Comune di Berlino – Imperialismo, internazionalismo e militarismo – Il colonialismo interno – Imperialismo e navalismo – Partito e sindacati – I consigli operai – R. Luxemburg: la capitolazione di Brest Litovsk (La tragedia russa), allegato sul dadaismo, bibliografia”,”LUXS-088″
“KAUTSKY Carlo”,”La libertà nel socialismo.”,”””La libertà, di cui viene minacciata la perdita al lavoratore nella produzione socialistica, non ò la libertà del lavoro, ma soltanto la libertà di poter cercarsi il suo proprio padrone. Oggi questa libertà non è affatto priva d’importanza; essa costituisce una difesa dell’operaio, come ben sa chi sia occupato in una impresa di monopolio. Ma anche codesta libertà viene ognor più posta in forse dallo sviluppo economico. La crescente disoccupazione fa sì che il numero dei posti disponibili riesca assai più piccolo di quello dei concorrenti. L’operaio disoccupato, di solido, deve essere ben contento di trovare soprattutto un posto, qualunque esso sia. E la crescente concentrazione dei mezzi di produzione in poche mani fa ancora sì che l’operaio in ogni impresa ritrova lo stesso «’padrone’», od almeno le stesso condizioni di lavoro. Ciò che i nostri oppositori gridano essere temibile mèta del socialismo, nemico del progresso e di libertà, non è che una fatale e naturale tendenza dello sviluppo economico nell’odierna società Non è il socialismo, ma sibbene lo sviluppo economico, che sopprime la libertà di scelta del lavoro, come la libertà durante il lavoro. Il socialismo non vuole certo, e non può poi affatto impedire questo sviluppo; ma qui, come in altri campi, esso darà a questo sviluppo una forma più profittevole al lavoratore. Esso non può sciogliere il lavoratore dalla sua dipendenza dal congegno economicio, di cui esso è una piccola ruota; ma al posto della dipendenza del lavoratore da un capitalista, i cui interessi sono contrari ai suoi, esso pone la sua dipendenza da una società, della quale egli stesso è un socio: una società di compagni, aventi eguali diritti, aventi gli stessi interessi. Una tale dipendenza può ben parere insopportabile ad un avvocato o ad un letterato; essa non lo è certo ad un moderno proletario; come lo mostra un solo sguardo gettato sulle associazioni operaie”” (pag 9-10) Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”KAUD-001-FAP”
“KAUTSKY Karl”,”Introduzione al pensiero economico di Marx.”,”Dono di Mario Caprini Macchine e aumento dell’intensità del lavoro “”L’impiego capitalistico delle macchine crea dunque, una serie di nuove, potenti motivazioni per lo smisurato prolungamento della giornata lavorativa. Ma esso aumenta anche le possibilità del suo prolungamento. (…) Marx, chiude il paragrafo nel quale fa queste constatazioni con le seguenti parole: «Se», sognava Aristotele, il massimo pensatore dell’umanità, «se ogni strumento potesse eseguire su comando, o anche presentendo, l’opera alla quale è destinato, così come le opere artistiche di Dedalo si muovevano da sé, o i tripodi di Efesto attendevano per proprio impulso al santo lavoro, se, allo stesso modo, le spole del tessitore tessessero da sole, allora il maestro artigiano non avrebbe bisogno di lavoranti, né il signore avrebbe bisogno degli schiavi». E Antiparos, un poeta greco del tempo di Cicerone, salutò l’invenzione del mulino ad acqua per la macinazione del grano, questa forma elementare di ogni macchinario produttivo, come la liberatrice delle schiave e realizzatrice dell’età dell’oro. «I pagani, si, i pagani!». Come ha scoperto il sagace Bastiat, e ancor prima di lui l’ancor più intelligente Mac Culloch, essi non comprendevano che la macchina è il mezzo più sicuro per prolungare la giornata lavorativa. Essi giustificavano la schiavitù dell’uno come mezzo per il pieno sviluppo umano dell’altro. (…) Quanto più si sviluppa il macchinismo e con esso una particolare classe di operai esperti nella costruzione delle macchine, tanto più aumenta anche, naturalmente, la velocità e quindi lo sforzo, l’ ‘intensità del lavoro'”” (pag 137-138) [Karl Kautsky, Introduzione al pensiero economico di Marx, Laterza, Bari, 1972]”,”MADS-829″
“KAUTSKY Karl”,”Socialismo e malthusianismo. L’influenza dell’aumento della popolazione sul progresso sociale.”,”[Nota: un secondo esemplare di questo volume donatoci da Mario Caprini è posto in ‘Vetrina’ con lo stesso codice alfanumerico Kaud-006]”,”KAUD-006″
“KAUTSKY Karl”,”Socialismo e malthusianismo. L’influenza dell’aumento della popolazione sul progresso sociale.”,”Dono di Mario Caprini Dibattito sul rapporto tra aumento dell’agiatezza e diminuzione della fertilità. “”Il primo tentativo, degno di nota, di combattere con principii scientifici la continua tendenza alla sopra-popolazione, lo si trova in Sadler: ‘La legge di popolazione’ (1830). Secondo lui, col crescere del numero della popolazione, diminuisce la sua fecondità. Egli ha quest’opinione che il cibo sobrio e il duro lavoro aumentino la forza generativa, e che, al contrario, la vita agiata e il copioso nutrimento la indeboliscano. A prova di ciò, egli addita le morti numerose delle famiglie nobili inglesi. (…) Già Adamo Smith era naturalmente di questo parere, senza venire però a queste conseguenze. «La miseria, egli dice, distoglie ovunque dai matrimoni, ma non li impedisce in modo assoluto. Pare che invece essa favorisca la prolificazione. Una montanara mezzo affamata non di rado madre d’una ventina di figli; mentre la dama ben nutrita e raffinatamente curata è impotente a partorirne uno, uno solo, o, al massimo, rimane esaurita dopo due o tre parti. La sterilità così comune fra le donne che appartengono alle classi elevate, è quasi interamente sconosciuta nelle classi inferiori. Pare che il metodo delicato di vita riscaldi bensì nel sesso femminile il desiderio di godimento, ma indebolisca contemporaneamente la forza generativa». Similmente la pensava il Doubleday. Nel suo lavoro: ‘La legge di popolazione’ (Londra 1846) egli esprime la opinione che la fecondità stia in rapporto inverso colla nutrizione. L’alimentazione copiosa, dic’egli, limita l’aumentarsi della popolazione, mentre all’incontro l’alimentazione scarsa e manchevole eccita e dispone alla fecondità. (…) Indi il Doubleday spiega il supposto fenomeno della diminuzione delle classe ben nutrite e dell’aumento rapido del proletariato. Le piante in terreno troppo grasso non danno frutti, e gli animali ingrassati non sono prolifici. Ei porta ad esempio il decremento della popolazione inglese nel XV e XVI secolo, che dev’essere stato cagionato dall’eccesso di forte nutrizione che allora godevano i lavoratori. A siffatta opinione s’accostò il Fourier, che prescrisse quattro mezzi al fine di preservare il ‘falanstero’ della sopra-popolazione, il ‘costume fanerogamo’, l’ ‘esercizio integrale’, la ‘forza delle donne’ e il ‘regime gastrofisico’. Il buon nutrimento è contrario alla fecondità, e le donne devono essere fisicamente robuste, perché le deboli sono quelle che producono il maggior numero di figli. Anche Carlo Marx mostra d’essere seguace di questa teoria che egli professa però soltanto nella prefazione. «In realtà non solo il numero delle nascite e delle morti ma anche la quantità assoluta delle famiglie sta in rapporto inverso colla quantità dei mezzi di sussistenza di cui possono disporre le varie classi lavoratrici. Questa legge della società capitalistica non avrebbe senso fra i selvaggi e anche fra le colonie civilizzate. E nella nota egli cita Laing: «Se il mondo si trovasse in condizione agiata, esso diverrebbe ben tosto spopolato» (1). Non si può dissimulare che dove domina la povertà l’aumento della popolazione è assai grande”” (pag 212-215) [Karl Kautsky. ‘Socialismo e malthusianismo. L’influenza dell’aumento della popolazione sul progresso sociale’, Fratelli Dumolard, Milano, 1884] [(1) Marx, ‘Il Capitale’, pag 669]”,”DEMx-080″
“KAUTSKY Karl”,”Le Programme Socialiste. (1892)”,”‘Ils donnèrent ainsi au socialisme son épine dorsale, Il dotèrent ainsi le prolétariat militant d’une conscience claire de son devoir historique’ “”Il fallait que le socialisme sortit des limites de l’utopisme pour que le mouvement ouvrier et le mouvement socialiste se réconcilient et se fondent en un mouvement unique. C’est à Marx et à Engels que revient l’honneur d’avoir accompli cette grande oeuvre d’une importance historique universelle, en posant, dans leur «manifeste communiste» de 1847, les bases scientifiques du nouveau socialisme, du socialisme moderne, ou, comme on dit, de la démocratie socialiste. Ils donnèrent ainsi au socialisme son épine dorsale, en firent, du beau rêve de quelques enthousiastes bien intentionnés, un but sérieux; ils démontrèrent qu’il était la conséquence naturelle de l’évolution économique. Il dotèrent ainsi le prolétariat militant d’une conscience claire de son devoir historique. Ils lui permirent de marcher à son but le plus rapidement possible, avec le moins de sacrifices possible. Les socialistes n’ont plus pour tâche d’inventer librement la nouvelle société, mais d’en découvrir les éléments dans la société actuelle. Il ne s’agit plus pour eux d’imposer au prolétariat le salut, mais de soutenir la lutte de classe en augmentant son jugement, en fortifiant ses organisation politiques et économiques pour qu’il atteigne rapidement et sans peine le moment où il sera capable de se sauver lui-même. ‘La tâche de la démocratie socialiste consiste à donner à la lutte de classe du prolétariat le plus de conscience et d’efficacité possible'”” (pag 222-223) [Karl Kautsky, ‘Le Programme Socialiste’, Librairie Marcel Rivière, Paris, 1927] “”Marx ed Engels hanno dato al socialismo la sua spina dorsale, e hanno dotato il proletariato militante di una chiara coscienza del suo compito storico”” “”Il socialismo doveva andare oltre i limiti dell’utopismo in modo che il movimento operaio e il movimento socialista potessero essere riconciliati e fusi in un unico movimento. Marx ed Engels hanno avuto l’onore di aver compiuto questa grande opera di importanza storica universale, ponendo nel loro “”Manifesto del Partito Comunista”” del 1847 i fondamenti scientifici del nuovo socialismo, del socialismo moderno o, come si dice, della democrazia socialista. In questo modo hanno dato al socialismo la sua spina dorsale, dal bel sogno di pochi entusiasti ben intenzionati, ne hanno fatto un serio obiettivo. Hanno dimostrato che ciò era la conseguenza naturale dell’evoluzione economica. In questo modo essi dotarono il proletariato militante di una chiara coscienza del suo compito storico. Gli permisero di marciare verso il suo obiettivo il più rapidamente possibile, con il minor numero di sacrifici possibile. I socialisti non hanno più il compito di inventare liberamente la nuova società, ma di scoprirne gli elementi nella società attuale. Per loro non si tratta più di imporre la salvezza al proletariato, ma di sostenere la lotta di classe accrescendo la sua coscienza, rafforzando le sue organizzazioni politiche ed economiche in modo che esso giunga rapidamente e facilmente al momento in cui sarà in grado di salvarsi da sè stesso. ‘Il compito della democrazia socialista è di dare alla lotta di classe del proletariato la massima coscienza ed efficacia possibile'”” [Karl Kautsky, ‘Le Programme Socialiste’, Librairie Marcel Rivière, Paris, 1927]”,”MGEx-256″
“KAUTSKY Karl”,”La questione agraria.”,”””Se si volesse riassumere in una formula il carattere e la portata di queste differenze, ci sembra che si potrebbe dire che, mentre Kautsky è portato a sottolineare principalmente l’aspetto economico dello sviluppo delle campagne in senso capitalistico e, da questo punto di vista, è indotto a battere l’accento prevalentemente sulla inarrestabilità e necessità di questo processo, in Lenin invece la maggior considerazione prestata agli aspetti politic e sociali, alle “”contaminazioni”” che condizionano e influiscono sul processo stesso, conduce a una consapevolezza del suo carattere contradditorio e contrastato. Acquista perciò presso di lui maggior rilievo il problema delle “”forze”” sociali e politiche, delle classi e dei partiti che possono contribuire ad accelerare e a sospingere lo sviluppo oggettivo delle cose, quel problema cioè che, come si è visto, era stato sostanzialmente trascurato dall’ ‘Agrarfrage’. Osservato dal punto di vista delle classi antagoniste e delle diverse stratificazioni sociali esistenti nelle campagne, il panorama risutla più complesso, più vischioso e più contradditorio che non da quello del contrasto tra ‘Gross- e Klienbetrieb’, tra elementi precapitalistici e capitalismo. … finire (pag LXXXVII-LXXXIX) [introduzione di Giuliano Procacci, opera di Karl Kautsky, ‘La questione agraria’, Feltrinelli, Milano, 1978]”,”KAUD-004-FGB”
“KAUTZER Chad”,”Marx’s Influence on the Early Frankfurt School.”,”C. Kautzer, Lehigh University, Bethlehem, PA, USA”,”TEOC-763″
“KAVAFIS Kostantinos; a cura di Maurizio CUCCHI”,”Poesie.”,”””E se non puoi la vita che desideri/ cerca almeno questo/ per quanto sta in te: non sciuparla/ nel troppo commercio con la gente/ con troppe parole in un viavai frenetico.”” “”I sapienti ciò che s’avvicina Gli uomini sanno le cose presenti. Gli dei conoscono quelle future, assoluti padroni d’ ogni luce. Ma, del futuro, avvertono i sapienti ciò che s’ appressa. Tra le gravi cure degli studi, l’ udito ecco si turba d’ un tratto. A loro giungono le oscure voci dei fatti che il domani adduce. Le ascoltano devoti. Fuori, per via, la turba non sente nulla, con le orecchie dure.”” (pag 65) Combattenti per la Lega achea -Strenui voi che pugnaste, voi che cadeste generosamente. Chi vinse ovunque non vi sbigottì. Incensurati voi, se pur Dieo e Critolao fallarono. Quando vorranno farsi vanto i Greci, “”Genera tali eroi la nostra stirpe”” di voi diranno. E splendida sarà la vostra lode. – Fu scritto ad Alessandria da un acheo. Anno, di Tolomeo Làtiro, VII.”” (pag 140) K. KAVAFIS nasce il 29 aprile 1863 ad Alessandria d’ Egitto. Fino al 1885 vive con la famiglia all’ estero, in Inghilterra e per due anni ad Istanbul. Torna poi ad Alessandria dove svolge attività pubblicistica e letteraria per impiegarsi poi al ministero dei lavori publici nel 1892. Compie viaggi in Grecia. Nel 1904 e 1910 pubblica ad Alessandria due volumetti di poesie: saranno le sole raccolte pubblicate in vita. Muore nel 1933. Due anni dopo esce l’ edizione completa della sua opera in versi.”,”VARx-195″
“KAVKA Frantisek”,”Panorama della storia cecoslovacca.”,”KAVKA Frantisek è professore della facoltà di filosofia dell’Università Carlo di Praga. Foto pag 128 Manifestazione operaia 1° Primo maggio 1918 a Praga”,”EURC-107″
“KAY Geoffrey”,”Sviluppo e sottosviluppo. Un’analisi marxista.”,”KAY Geoffrey insegna economia alla City University di Londra. Libro infarcito di formule matematiche per dimostrare come il sottosviluppo sia il risultato dell’espansione del capitale… “”In effetti, i pochi passaggi del corpo principale della teoria marxista che toccano direttamente l’espansione del capitalismo nel mondo sembrano anticipare non il sottosviluppo ma lo sviluppo. Nel ‘Manifesto’ per esempio, Marx e Engels delineano questa prospettiva: “”Col rapido miglioramento di tutti gli strumenti di produzione, con le comunicazioni infinitamente agevolate, la borghesia trascina alla civiltà anche le nazioni più barbare. I tenui prezzi delle sue merci sono l’artiglieria pesante con cui essa abbatte tutte le muraglie cinesi, e con cui costringe a capitolare il più testardo odio dei barbari per lo straniero. Essa costringe tutte le nazioni ad adottare le forme della produzione borghese se non vogliono perire; le costringe a introdurre nei loro paesi la cosiddetta civiltà, cioè a farsi borghesi. In una parola, essa si crea un mondo a propria immagine e somiglianza”” (12). Cinque anni dopo, nel 1853, Marx esprimeva lo stesso concetto in termini più concreti in un articolo su ‘Le conseguenze future della dominazione britannica in India’. “”Lo so che la ‘millocracy’ inglese si propone di dotare l’India di ferrovie al solo scopo di trarne il cotone e altre materie prime per le sue manifatture. Ma, una volta introdotte le macchine nel sistema di locomozione di un paese che possiede ferro e carbone, non potete più impedirgli di fabbricarle su posto. Non potete mantenere in esercizio la rete ferroviaria di un paese immenso senza introdurre quelle attrezzature che sono indispensabili per soddisfare i bisogni immediati e correnti della locomozione a vapore, e dalle quali deriverà l’applicazione della macchina alle branche industriali non direttamente connesse alle ferrovie”” (13). E nel 1867, nella prefazione alla prima edizione del ‘Capitale’, troviamo la famosa affermazione: “”Il paese industrialmente più sviluppato non fa che mostrare a quello meno sviluppato l’immagine del suo avvenire”” (14). Un simile concetto è adottato da Lenin nel suo scritto sull’imperialismo. “”L’esportazione di capitali influisce sullo sviluppo del capitalismo nei paesi nei quali essa affluisce, accelerando vorticosamente tale sviluppo. Pertanto se tale esportazione, sino a un certo punto, può determinare una stasi nello sviluppo dei paesi esportatori, tuttavia essa non può che dare origine a una più elevata e intensa evoluzione del capitalismo in tutto il mondo”” (15)”” [Geoffrey Kay, Sviluppo e sottosviluppo. Un’analisi marxista, 1976] [(12) Marx e Engels, The Communist Manifesto, in Karl Marx, ‘The Revolutions of 1848’, introduzione e cura di David Fernbach, Penguin Books – New Left Review, London, 1973; tr. it., Manifesto del Partito comunista, Editori Riuniti, Roma, 1962, p. 62; (13) Marx, ‘The Future Results of British Rule in India’, in Karl Marx, ‘Survey from Exile’, introduzione e cura di David Fernbach, Penguin Books – New Left Review, London, 1973; tr. it., ‘I risultati futuri della dominazione britannica in India’, in ‘India Cina Russia’, Il Saggiatore, Milano, 1960, p. 89; (14) ‘Il Capitale’, I, 1, p. 16; (15) V.I. Lenin, Imperialism, The Highest Stage of Capitalism’, Foreign Languages Publishing House, Moscow, trad. it., ‘Imperialismo, fase suprema del capitalismo. Saggio popolare’, in ‘Opere scelte, 2 voll, Ediz. in lingue estere, Mosca, 1947, vol I, p,. 658] (pag 22-23) “”Scrisse Marx nel 1859: “”Nessun ordine sociale è mai distrutto prima che tutte le forze produttive per le quali è sufficiente si siano sviluppate e nuove, superiori, relazioni di produzione non prendono mai il posto delle vecchie prima che le condizioni materiali per la loro esistenza si siano maturate entro la struttura della vecchia società”” (1). In base a questi criteri nessun ordinamento sociale può subire una ‘crisi generale’ fino a che non abbia realizzato tutte le proprie potenzialità storiche, divenendo incapace di contenere gli sviluppi sociali e materiali che esso stesso ha messo in moto”” [Geoffrey Kay, Sviluppo e sottosviluppo. Un’analisi marxista, 1976] [(1) Karl Marx, Per la critica dell’economia politica, Roma, 1957, p. 21] (pag 175)”,”ECOT-259″
“KAY Jean Michel, a cura”,”L’épreuve du pouvoir. Russie 1917.”,” “”Dans ‘Les Soviets en Russie’, Oskar Anweiler relis les soviets apparatus spontanément lors de la révolution de février 1917 à leurs prédécesseurs de 1905; il décrit l’attitude des différents courants révolutionnaires à leur égard, et leur rôle jusqu’au renversement du gouvernement provisoire par les bolcheviks. Puis il donne des éléments éclairant la façon dont se construit l’Etat des soviets, soviets dont Lénine nous dit qu’ils “”sont l’organisation directe des masses travailleuses et exploitées, à qui elle facilite la possibilité d’organiser elles-mêmes l’Etat et de le gouverner par tous le moyens (Lenine, ‘La revolution prolétarienne’ op. cit. p. 55)””, un Etat dont les anarcho-syndicalistes dénoncent le gouvernement dès l’été de 1918 comme “”ne faisant que … gêner”” l’oeuvre des soviets”” (pag 98)”,”KAUS-025″
“KAZAKIEVITCH Emmanuel”,”Le cahier bleu. Suivi de Les Ennemis.”,”KAZAKIEVITCH Emmanuel è nato nel 1913, poeta dall’ infanzia, ha studiato a Kharkov ove si diploma presso la Scuola Tecnica per la costruzione di macchine. Nel 1931 va nel Birobidjan, nella Repubblica autonoma dell’ Estremo Oriente, e diventa dirigente di un importante cantiere di costruzioni, presidente del Kolkhoz, fondatore e direttore del Teatro drammatico di Stato, organizzatore della radio locale. Allora scriveva in yiddish. Nel 1941, volontario al fronte, diventa comandante di compagnia di esploratori. Viene ferito varie volte. Da queste esperienze doveva nascere il romanzo ‘L’ Etoile’, che gli diede la reputazione. Poi vennero ‘Le Printemps sur l’ Oder’ ‘La Maison sur la Place’, ‘A Deux dans la Steppe’, ‘Coeur d’ ami’. Questi due ultimi romanzi gli costarono vivaci critiche in tempi di ‘culto della personalità’. Nell’ ultima parte della sua vita si diede a scrivere nell’ arte difficile della novella. Le due novelle che contiene questo libro rompono, sia per le conclusioni e l’ audacia politica, rispetto ai libri dei giorni staliniani. Per la prima volta, a fianco di LENIN, ne ‘Le Cahier blue’ c’è un ZINOVIEV che appare come un uomo vivente nella letteratura sovietica e non semplicemente come un nome maledetto. La seconda novella studia i rapporti complessi tra LENIN e il menscevico MARTOV: rivela il ruolo giocato da Lenin per far uscire dal paese questo avversario, mettendolo così al riparo, rivela un’ immagine di LENIN diversa da quella data dall’ iconografia. L’A è morto nel 1962 a 49 anni. “”Numerosi bolscevichi, e tra loro Emélianov, prima dell’ arrivo di Lenin, avevano espresso praticamente le stesse idee di Lenin, ma ciò non erano state che intenzioni mancando di fondamenti, di conoscenze ferme, di persuasione””. (pag 19) “”La vigilia, Zinoviev, leggendo gli ultimi giornali arrivati, aveva detto, amaro, a Lenin: – Come si piegano le masse davanti alla forza! Senza voltarsi, Lenin aveva risposto subito: – Si, tanto è il tempo che loro stesse non sono divenute una forza… – Poi, voltandosi, aveva gettato un’ occhiata al giornale che stava leggendo Zinoviev, l’ aveva scorso con gli occhi e aveva proseguito: – …le masse, il popolo, sono pratiche. Non vogliono marciare per niente. Non sono intellettuali isolati; i gesti ad effetto, le frasi sonore, non sono il fatto loro. I gesti, le parole, esse li lasciano ai Kerenski, agli Avxentiev che hanno studiato i classici al liceo e letto quel vecchio Plutarco che ha già fatto deragliare più di un liceale. Le masse comprenderanno che se sono state battute, è perché esse non erano organizzate. La prossima volta, ne terranno conto.”” (pag 27)”,”LENS-152″
“KAZARINOFF Nicholas D.”,”Disuguaglianze geometriche.”,”Nicholas D. Kazarinoff è nato ad Ann Arbor, Michigan, USA, nel 1929, da Donat K. Kazarinoff, che insegnò matematica all’Università del Michigan per trentacinque anni. Studiò fisica presso l’Università del Michigan e conseguì il titolo di Ph. D. in matematica all’Università del Wisconsin. Insegna matematica all’Università del Michigan. Nell’anno accademico 1960-61 risiedette presso l’Istituto dei Matematica Steklov dell’Accademia delle Scienze dell’URSS, a Mosca.”,”SCIx-142-FL”
“KAZIN Michael”,”The Populist Persuasion. An American History.”,”KAZIN Michael è professore di storia alla American University. Giornalista, scrive sul NYT, Washington Post, Los Angeles Times e the Nation.”,”USAS-194″
“KAZUO Nimura; a cura di Andrew GORDON”,”The Ashio Riot of 1907. A Social History of Mining in Japan.”,”‘A Book in the Series’ Comparative and International Working-Class History, General Editors: Andrew GORDON, Daniel JAMES, A. KEYSSAR”,”MJAx-007″
“KEARSLEY Harold J.”,”Il potere marittimo ed il XXI secolo.”,”””Uno dei più gravi errori di interpretazione a proposito della ‘presenza marittima’ consiste nel credere che nel mondo questa sia applicabile solo da parte di una piccola minoranza di marine, quelle cioè che svolgono un ruolo politico internazionale. Questa opinione ha continuato a esistere malgrado il graduale slittamento, nella letteratura marittima, delle marine dai ruoli di combattimento in tempo di guerra verso ruoli di utilità politica. Ciò che molti osservatori mancano di comprendere è che tutti gli stati possono usare le loro marine per scopi di ‘presenza’. Non c’è bisogno che una missione di presenza per essere un elemento essenziale dell’ impiego navale sia rivolta verso nazioni straniere poste a grande distanza. Né deve essere svolta in acque straniere. Una forza navale può mandare un segnale politico importante mantenendo una presenza nelle acque di casa. Questa considerazione ha costituito parte delle motivazioni che hanno portato a una rinascita della potenza navale svedese negli anni ’80. Stoccolma sentiva il bisogno di creare una presenza navale nelle proprie acque per controbattere le missioni di presenza che i sommergibili di un altro stato svolgevano proprio nelle stesse acque.”” (pag 161)”,”QMIx-163″
“KEAY John”,”Storia dell’ India. Un grande racconto epico che giunge fino ai nostri giorni. Cinquemila anni di storia raccontati attraverso le testimonianze scritte, i monumenti, i dipinti, i templi, i miti e le leggende.”,”KEAY John è autore di tre libri di storia che hanno avuto molto successo (sulla Compagnia delle Indie Orientali, sul disimpegno dell’ Impero Britannico in Estremo Oriente, sulla storia delle esplorazioni himalayane). “”Il sistema della gerarchia militare, l’ altro meccanismo di controllo escogitato da Akbar, assegnava a ogni comandante militare di grado elevato e comunque a chi detenesse una carica, un grado numerico che governava il suo status e la sua remunerazione. Fu introdotto poi un secondo sistema che denotava il numero di cavalieri armati, o sowar, che ciascun comandante doveva mantenere perché servissero nell’ esercito imperiale; per i gradi superiori erano previsti cavalli, mezzi di trasporto ed elefanti supplementari. Tutti gli amir (nobili) e molti masabdar inferiori (graduati) avevano dunque sia un grado zat (personale) sia un grado sowar (guerriero). Tutti questi gradi erano nelle mani dell’ imperatore, come lo erano promozioni, retrocessioni e licenziamenti. Questo sistema, carico di incentivi, non mancò di produrre comandanti e amministratori eccezionalmente abili; incoraggiò inoltre la lealtà personale all’ imperatore, integrando al contempo in una singola struttura di potere i vari Turchi, Persiani, Afghani, rajput e musulmani indiani che costituivano la nobiltà””. (pag 327)”,”INDx-049″
“KEAY John”,”Storia dell’India. Un grande racconto epico che dalle origini giunge fino ai nostri giorni. Cinquemila anni di storia raccontati attraverso le testimoniamze scritte, i monumenti, i dipinti, i templi, i miti e le leggende.”,”John Keay è autore di tre libri di storia che hanno avuto molto successo: The Honourable Company, sulla Compagnia delle Indie Orientali; Last Post, che descrive il progressivo disimpegno dell’impero britannico in Estremo Oriente; Explorers of the Western Himalayas, che traccia in due volumi la storia delle esplorazioni himalayane. Tra i suoi libri sull’India segnaliamo India Discovered e Into India. Keay è sposato, ha quattro figli, vive in Scozia e, insieme a Julia Keay, cura la Collins Encyclopaedia of Scotland.”,”INDx-004-FL”
“KEBLE-CHATTERTON E.”,”Sailing Ships. The Story of their Development from the Earliest Times to the Present Day. With a Hundred and Thirty Illustration.”,”Sailing Ships. The Story. of their Development from the Earliest Times to the Present Day. With a Hundred and Thirty Illustration. Navi a vela. La storia. del loro sviluppo dai tempi più antichi ai giorni nostri. Con centotrenta illustrazioni”,”QMIN-021-FSL”
“KEDDIE Nikki R., with a section by Yann RICHARD”,”Modern Iran. Roots and Results of Revolution.”,”””War and Reza Shah: 1914-1941. The state took numerous measures to weaken the clergy, taking away most of their role in law and educacion, and even finally instituting state control over vaqf land. In the same period, however, the clergy kept their ties to large parts of the population and even began an internal reorganization. Ever since the major Shi’i ulama left Iraq after World War I and settled Qom there was the basis for an Iran-based clerical institution which, while in retreat, continued to have considerable internal organization and influenced the popular and bazaar classes.”” (pag 103)”,”GOPx-008″
“KEDOURIE Elie”,”Politics in the Middle East.”,”indice: voce: dispotismo orientale KEDOURIE E. è professore emerito di politica all’Università di Londra, Fellow of the British Academy e fondatore del quadrimestrale ‘Middle Eastern Studies’.”,”VIOx-165″
“KEDROV Mikhail Sergeevich”,”Book Publishing Under Tzarism. The “”Zerno”” Publishing House.”,”Cita il libro di LIADOV ‘The History of the Russia Sociali-Democratic Party, 2 volumi, Pietroburgo 1907″,”RIRx-151″
“KEDWARD Roderick”,”Los anarquistas. Asombro del mundo de su tiempo.”,”KEDWARD è professore di storia d’ Europa nell’ Università del Sussex. E’ autore pure di ‘The Dreyfus Affair’ (1965) e ‘Fascism in Western Europa’ (1969). “”Particolarmente, in Francia, è difficile discernere dove finisca la libertà e dove cominci l’ anarchia. Camille Pisarro fu un artista che rappresentò questa distinzione. Notevole pittore impressionista, creò paesaggi in cui le figure dei contadini si fondevano con lo sfondo in un mondo rustico composto da luce, ombre e colore, e ricevette critiche sfavorevoli. La maggioranza dei critici rispose all’ impressionismo con burle, e il fatto che Pisarro ebbe idee anarchiche e dovette esilarsi per un certo periodo dopo la Comune di Parigi, confermò, agli occhi dei critici, i sospetti sull’ arte. (…) Paul Signac fu un altro famoso pittore francese anarchico che iniziò l’ esperienza post-impressionista di costruire i suoi quadri con minuscoli punti di colore che l’ occhio a distanza combinava in figure ed oggetti.”” (pag 111)”,”ANAx-233″
“KEDWARD Roderick”,”Die Anarchisten. Utopie und Wirklichkeit.”,”Foto pag 53: Esposizione di comunardi morti dopo la repressione versagliese. Didascalia: ‘Leichname von Kommunarden nach der Niederschlagung des Aufstandes in Paris (1871). Obwohl nicht von Anarchisten geleitet, ging der Aufstand als Musterfall einer Erhebung des Volkes gegen jede Art bestehender Obrigkeit in die anarchistische Legende ein.”” (pag 53)”,”ANAx-255″
“KEE Robert”,”Storia dell’ Irlanda. Un’ eredità rischiosa.”,”Robert KEE, laureato ad Oxford, è un illustre studioso e giornalista della carta stampata e della BBC.”,”IRLx-001″
“KEEGAN John”,”La prima guerra mondiale. Una storia politico-militare.”,”KEEGAN John è stato per molti anni professore di storia militare alla Royal Military Academy Sandhurst ed è membro della Royal Society of Literature.”,”QMIP-026″
“KEEGAN John”,”La guerra e il nostro tempo. Lezioni alla BBC.”,”KEEGAN John corrispondente per il “”Daily Telegraph”” e professore di storia militare, membro della Royal Society of Literature, è autore di molti libri di storia militare riguardanti in particolare le due guerre mondiali. “”Il successo di tale guerra ideologica suggerì all’ ufficiale prussiano Carl von Clausewitz di inaugurare la più perniciosa filosofia della guerra mai prima concepita. Egli sosteneva che la guerra non è altro che la continuazione della politica, dell’ arte di governare, con l’ uso della forza – forse intendeva dire con le pressioni della diplomazia, perché il termine tedesco Politik esprime entrambi i concetti -, e riteneva che solo il calcolo dell’ interesse politico per cui la guerra viene inizialmente mossa puà contribuire a limitarla.”” (pag 44) “”Definisco Clausewitz pernicioso perché la sua filosofia politica sottende quella dello stato totalitario. E’ significativo che il suo sia l’ unico nome citato nel testamento politico di Hitler, redatto poco prima che egli si uccidesse nel bunker di Berlino, nell’ aprile 1945, tra le rovine dello stato che lui stesso aveva condotto alla distruzione”” (pag 45)”,”QMIx-116″
“KEEGAN John”,”The Mask of Command. A Study of Generalship.”,”””Mai – disse Wellington dopo Waterloo, “”ebbi tante difficoltà in una battaglia. Fu una piena asserzione. Le battaglie di Wellington era state così tante che nel 1815 egli poteva persino avere problemi ad enumerarle tutte. Si potevano contare sedici battaglie ed otto assedi come comandante, molte di più come subordinato. (…) Ma era Waterloo che contava – per la storia d’ Europa, per la sua reputazione, nella sua memoria. “”Fu la vicenda più terribile in cui mi trovai… mai così vicino ad essere battuto””. (pag 92)”,”QMIx-132″
“KEEGAN John”,”La maschera del comando. Alessandro Magno, Wellington, Grant, Hitler: i generali e la guerra.”,”Cartografia e osservazione diretta. “”Le carte ben fatte hanno i loro inconvenienti, perché forniscono un numero eccessivo di informazioni a coloro che le utilizzano. Tutti quei dati vanno semplificati con un’ osservazione diretta del territorio: un comandante può compierla personalmente o interrogare testimoni oculari. In tal modo si costruisce una mappa mentale dei punti chiave e dei loro collegamenti, un po’ come fa il campione di scacchi con i centri nodali della scacchiera. Alessandro, la cui mappa mentale dell’ Impero persiano era probabilmente costruita intorno alla via regia, di sicuro operava sulla base di ciò che vedeva nella sua testa. Lo dovette certamente fare anche Wellington combattendo contro Tippu Sahim e i maratha. In Portogallo e in Spagna era equipaggiato relativamente meglio, ma le carte erano poche, incomplete e spesso molto imprecise. Per fortuna, l’ esercito britannico poteva contare su competenze eccezionali in campo cartografico, sviluppate nel corso della realizzazione della carta topografica militare d’ Inghilterra, la cui prima edizione era uscita di recente, nel 1801. Di solito lavoravano sul campo almeno sei ufficiali specializzati in cartografia, che elaboravano mappe su scala di circa sei centimetri a chilometro. Altri venivano addirittura infiltrati ben oltre le linee francesi, dove tracciavano mappe manentendosi in collegamento con un’ ampia rete di informatori spagnoli. (…) In definitiva, per lui nulla poteva sostituire i suoi occhi. Wellington, un cavallerizzo instancabile, audace ed esperto, sempre in sella a ottimi cavalli, percorreva normalmente decine e decine di chilometri al giorno (…)””. (pag 144-145)”,”QMIx-140″
“KEEGAN John”,”Intelligence. Storia dello spionaggio militare da Napoleone a Al-Qaeda.”,” KEEGAN John ha insegnato alla Royal Military Academy di Sandhurst e attualmente è capo redattore militari del “”Daily Telegraph’ e membro della Royal Society of Literature. E’ considerato uno dei più autorevoli storici militari autore di molti libri (v. 4° copertina). “”Dal punto di vista informativo, il programma delle armi V è interessante anche per un altro aspetto: la strana preponderanza dell’ “”humint”” (human intelligence) nell’ influenzare l’ opinione della parte avversa. Le fonti informative umane non hanno avuto quasi nessun ruolo nel determinare le condizioni in cui è stata combattuta la maggior parte delle campagne analizzate in questo libro. La loro importanza, ancorché preminente nella campagna del Nilo, Nella quale Nelson ricopriva anche il ruolo di ufficiale addetto alle informazioni, e decisiva per Thomas “”Stonewall”” Jackson nella Shenandoah Valley, è stata trascurabile nella guerra agli U-Boot e praticamente irrilevante nelle campagne di Creta e di Midway. Paradossalmente, nella guerra ad alta tecnologia fra gli scienziati delle armi segrete tedesche e i loro avversari alleati con il paraocchi, le informazioni da fonti umane sono state determinanti. (…) L’ attacco informativo alle armi V tenne in vita l’ importanza, altrimenti assai screditata, dell’ humint. L’ humint, benché il termine fosse allora ignoto, fornì – direttamente e indirettamente – anche i mezzi con cui nel 1862, Jackson condusse la sua campagna contro forze superiori nella Shenandoah Valley. (…) Come un comandante delle epoche precedenti l’ avvento del telegrafo e della ferrovia, Jackson si preoccupò sopratutto di conoscere la geografia del teatro nel quale stava operando e di usarla a proprio vantaggio. Uomo dotato di un intuitivo senso del terreno – in questo simile a un altro generale di quella guerra, il taciturno, implacabile e pugnace Ulysses S. Grant -, fu notevolmente aiutato dal suo disegnatore di mappe, Jedediah Hotchkiss, cartografo di talento ancorché autodidatta.”” (pag 347-348)”,”QMIx-168″
“KEEGAN John”,”Histoire de la guerre. Du néolithique à la guerre du Golfe.”,”Marx (pag 38-43, 78, 83, 105, 279) Come condurre una guerra di popolo senza uno Stato popolare (ovvero come la Prussia poteva imitare il modo di fare la guerra delle armate napoleoniche senza adottare le idee politiche della Rivoluzione francese). “”La risposta di Clausewitz a questo dilemma militare somiglia molto, in un certo senso, a quella elaborata da Marx qualche anno più tardi per risolvere il suo dilemma politico. Entrambi erano stati allevati in uno stesso bacino culturale dell’ idealismo germanico – a questo proposito Marx aveva ricevuto una formazione filosofica classica che Clausewitz non possedeva – ed è estremamente importante sottolineare che Clausewitz fu sempre considerato molto favorevolmente dagli intellettuali marxisti, Lenin in testa. La ragione è semplice. Il riduzionismo è l’ essenza della metodologia marxista e Clausewitz utilizza lo stesso principio di riduzione per giustificare la necessità del peggio durante la guerra; perché il peggio è più vicino alla “”vera”” guerra che alla guerra “”reale””. Per Marx pure, il peggio trascina il meglio, il peggio in politica essendo l’ apogeo delle lotte di classe, della rivoluzione, che rovescia il falso mondo della politica “”reale”” e sbocca sulla “”vera”” società della vittoria proletaria””. (pag 38-39) KEEGAN John autore di molte opere tra cui ‘Anatomia della battaglia’, e ‘L’ arte del comando’, è stato professore di storia militare all’ Accademia militare reale di Sandhurst, il Saint-Cry britannico. Attualmente è incaricato di problemi militari presso il Daily Telegraph. E’ specialista riconosciuto di polémologia e di storia militare (La polemologia [dal greco: pólemos , guerra e logos , studio] è la disciplina che, da oltre duemila anni, cerca di identificare, attraverso l’analisi dei conflitti, i modelli strategici ed organizzativi che sono stati utilizzati per ridurre l’impatto dei fattori che rendono difficile, oggi come allora, l’attività di coloro che devono decidere. Ci riferiamo a: Rischio Incertezza Complessità Gestione e motivazione delle risorse umane.”,”QMIx-169″
“KEEGAN John”,”The American Civil War.”,”KEEGAN John già senior lecturer in military history alla Royal Military Academy, Sandhurst.”,”USAQ-067″
“KEEGAN John”,”La prima guerra mondiale. Una storia politico-militare.”,”John Keegan è stato per molti anni professore di storia militare alla Royal Military Academy Sandhurst ed è membro della Royal Society of Literature. Ha pubblicato in italiano: ‘La grande storia della guerra’ (1994), ‘La seconda guerra mondiale’ (2000). “”Nelle operazioni militari il tempo è tutto””, scrisse Wellington nel 1800; fu infatti grazie alla perfetta valutazione dei tempi che conquistò, tra le altre, le vittorie di Salamanca e di Waterloo (1). Il tempo aveva ossessionato anche Schlieffen: tempo per la mobilitazione, tempo ler la concentrazione, tempo per il dispiegamento, tempo per marciare sull’obbiettivo cruciale. Fu il calcolo dei tempi che lo persuase, insieme a coloro che ne ereditarono i piani quando morì, a scatenare tutta la forza tedesca disponibile a occidente e lasciare che il fronte orientale aspettasse fino alla vittoria contro la Francia. La nota debolezza della Russia aveva convinto Schlieffen e Moltke, il suo successore, che sarebbero passati quaranta giorni prima che le armate dello zar potessero giungere in forze al confine orientale tedesco e furono così portati a credere alla possibilità di vincere la guerra contro il tempo. Il tempo non è la sola dimensione in cui si muove la guerra. Anche lo spazio è una dimensione strategica. Era stato utile in passato per la Russia, soprattutto nel 1812 quando Napoleone aveva guidato la ‘Grande Armée’ nella lunga marcia verso Mosca, ma Schlieffen e gli ufficiali dello stato maggiore si erano convinti nella prima decade del XX secolo che lo spazio a est avrebbe giocato a loro favore. Le immense distanze all’interno dell’impero russo, soprattutto quelle tra i centri più popolosi dove i riservisti dovevano convergere durante la mobilitazione, oltre alla scarsità relativa dei collegamenti ferroviari tra le principali città e la frontiera, fecero pensare ai tecnocrati militari tedeschi e austriaci che i loro schemi di mobilitazione, per i quali l’unità di misura erano i giorni, dovevano invece essere calcolati in settimane nel campo russo per essere portati a compimento (2). Credevano che lo spazio avrebbe favorito i tedeschi anche dalla loro parte della frontiera.”” (pag 163) (1) Wellington, Despatches, 30 giugno 1800 (2) Tunstall, Planning for War, cit., cap. 4; Bucholz, Moltke, cit, pp. 167-76″,”QMIP-012-FL”
“KEEGAN John”,”La guerra e il nostro tempo. Lezioni alla Bbc.”,”John Keegan, corrispondente per il Daily Telegraph e professore di Storia Militare, membro della Royal Society of Literature, è autore di molti libri di storia militare, riguardanti soprattutto le due guerre mondiali. In edizione Mondadori ha pubblicato La grande storia della guerra.”,”QMIx-026-FL”
“KEEGAN John”,”La maschera del comando. Alessandro Magno, Wellington, Grant, Hitler: i generali e la guerra.”,”John Keegan, corrispondente per il Daily Telegraph e professore di Storia Militare, membro della Royal Society of Literature, è autore di molti libri di storia militare, riguardanti soprattutto le due guerre mondiali. In edizione Mondadori ha pubblicato La grande storia della guerra. Contiene il capitolo 4. ‘Falso eroismo: Hitler comandante supremo’ [La guerra e il mondo di Hitler; La guerra fatta da Hitler; I soldati di Hitler; I quartieri generali di Hitler; Hitler al comando; Hitler e il teatro della leadership] Hitler comandava dalle retrovie “”Una volta acquisita abbastanza fiducia in se stesso per imporre il suo giudizio operativo su quello dei suoi generali – e aveva già cominciato a farlo ancora prima dell’inizio della battaglia di Francia – Hitler aggiunse di suo a quella dottrina (1) la convinzione che il “”controllo remoto””, sebbene fosse stato insensibile ai flussi e riflussi tattici nella Prima guerra mondiale, funzionasse meglio del coinvolgimento da vicino ora che le comunicazioni via radio rendevano possibili contatti diretti con le truppe e la linea di combattimento. «A lungo andare non poui comandare nel frastuono della battaglia» aveva predicato il 12 dicembre 1942 «gradualmente uno perde il sangue freddo. nella retrovia è diverso». Tuttavia, come stavano scoprendo anche i comandanti al fronte, da Rommel a Guderian a Montgomery, in quel modo uno perde anche il “”senso”” della battaglia: una consapevolezza che spinse quei generali a cercare espedienti per partecipare più da vicino, proprio nel momento in cui Hitler giustificava il proprio crescente disimpegno nei confronti degli avvenimenti della guerra. Nel deserto occidentale, Rommel comandava da un carro armato, mantenendo i contatti con il suo quartier generale principale mediante una radio, con cui trasmetteva semplici sequenze cifrate prestabilite che indicavano un mutamento di direzione o della tattica di un attacco. Montgomery creò un quartier generale avanzato, al quale un gruppo fidato di giovani ufficiali di collegamento portava informazioni tattiche e impressioni, quasi fresche secondo i criteri del “”tempo reale””, direttamente al suo comando su ruote. Guderian, come conferma la famosa fotografia che lo mostra sul camion della radio insieme ai suoi segnalatori e agli operatori del crittografo Enigma, viaggiava con l’avandardia dei suoi panzer, a caccia dei punti deboli nella linea del nemico, e dava direttamente indicazioni su come sfruttare gli eventuali varchi. Hitler, in breve, era entrato nel mondo moderno solo a metà”” (pag 313-314) [Hitler comandante supremo] [(1) la dottrina della Prima guerra mondiale dell’esercito tedesco: se un’armata non sta avanzando è meglio che resti saldamente dov’è, attestandosi alla “”rigida difesa di una linea”” (pag 313; ndr)]”,”QMIx-065-FL”
“KEEGAN John”,”The Face of Battle. A Study of Agincourt, Waterloo and the Somme.”,”KEEGAN John: (Londra, 15 maggio 1934 – Kilmington, 2 agosto 2012). Storico, insegnante e giornalista. Ha pubblicato molte opere sulla natura del combattimento tra il XIV e il XXI secolo sia per la guerra terrestre, navale, aerea e di intelligense, sia per quanto attiene alla psicologia della battaglia. Frequenta il Balliol College di Oxford nel 1953. Diplomatosi, lavora per 3 anni all’ambasciata statunitense di Londra. Incaricato per il corso di storia militare presso la Royal Military Academy di Sandhurst, istituzione di formazione professionale degli ufficiali dell’esercito inglese. Collaborò con l’Università di Princeton. Entra come corrispondente nel 1997, in materia di difesa nel Daily Telegraph, dove svolse il ruolo di caporedattore; nel contempo scrisse per il sito internet conservatore americano National Review Online. Per la BBC ha scritto e presentato War in our World. Ha ricevuto svariate onorificenze britanniche, tra le altre quella di Ufficiale dell’Impero Britannico e cavaliere. In “”The Face of Battle”” analizza dettagliatamente l’interazione tra le varie Armi e Corpi nel tempo, come l’influenza delle ferite e delle malattie con il fattore morale delle truppe. Analizza tre battaglie combattute in epoche diverse ma nella stessa area: Agincourt, Waterloo e la Somme (Agincourt nella grafia inglese; Azincourt nella grafia francese). Tutti e tre gli eventi ebbero come protagonisti soldati britannici. La ricostruzione ha una speciale attenzione del punto di vista dei soldati. Per alcuni il lavoro di KEEGAN, pur avendo una notevole validità teorica, risente dell’amor patrio, sottintendendo una superiorità del soldato inglese. «(Agincourt, 25/10/1415) (…) I gruppi molto piccoli di uomini d’arme si sarebbero mossi come fecero gli stendardi dei loro signori, che a loro volta avrebbero seguito quelli del Re. L’esercito [inglese] aveva circa 700 iarde di terreno arato bagnato dalla pioggia da coprire. A passo lento (nessun esercito medievale marciava al passo e nessun esercito moderno avrebbe marciato su un terreno simile: il “”passo cadenzato”” deriva dall’indurimento e dalla levigatura della superficie delle strade), con soste per la corretta preparazione,avrebbe raggiunto la nuova posizione in circa 10 minuti, anche se si può supporre che il passo rallentò parecchio man mano che si avvicinavano all’esercito francese e i comandanti facevano un calcolo mentale della distanza. Il “”tiro estremo dell’arco”” (…) è tradizionalmente calcolato a 300 iarde. Questa è una portata tremenda per un arco, (…) Ora deve essere eseguita un’altra pausa, anche se breve. Perchè gli arcieri, che avevano portato ciascuno un robusto palo di legno a due punte fin dal decimo giorno di marcia, dovevano ora conficcarli nel terreno, con un’angolazione calcolata per colpire un cavallo da guerra nel petto.» (pag 90; traduz. d. r.)”,”QMIx-240-FSL”
“KEEN Maurice”,”Storia dell’Europa medievale.”,”””Il riconoscimento del principio della successione ereditaria delle terre ottenute in beneficio suggellò l’irreversibilità del novo ordine”” (pag 55)”,”EURx-002-FC”
“KEEN Steve”,”Debunking Economics. The Naked Emperor of the Social Sciences. (Sfatare l’economia. L’imperatore nudo delle scienze sociali.)”,”Steve Keen, University of Western Sydney, Australia “”Why most Marxists are irrelevant, but most of Marx is not”” Curva di Engels (pag 266)”,”ECOT-006-FP”
“KEEP John L.H.”,”The Russian Revolution. A Study in Mass Mobilization.”,”KEEP è professore di storia russa all’ Università di Toronto. “”La storia non diede all’ organizzazione di Mazurenko una chance per provare se stessa. I soli tre mesi intercorsi tra la sua formale costituzione come corpo nazionale e la conquista del potere da parte dei bolscevichi, furono un periodo di tempo troppo breve per permettere generalizzazioni sulle sue possibilità finali. Quali chances avrebbe avuto un’ organizzazione contadina di tipo sindacale, un equivalente del Bauernbund tedesco, in una Russia risparmiata dalle esperienze della dittatura proletaria e della guerra civile? (pag 246) Black Repartition: In 1876 a secret society, Land and Liberty, was formed. The group, led by Mark Natanson, demanded that the Russian Empire should be dissolved. It also believed that two thirds of the land should be transferred to the peasants where it would be organized in self-governing communes. It remained a small group and at its peak only had around 200 members. Undercover agents employed by Okhrana soon infiltrated the organization and in 1877 members began to be arrested. This included Mark Natanson who was imprisoned in Siberia where he was to remain for the next eleven years. In October, 1879, the Land and Liberty split into two factions. The majority of members, who favoured a policy of terrorism, established the People’s Will. Others, such as George Plekhanov formed Black Repartition (Chernyy peredel), a group that rejected terrorism and supported a socialist propaganda campaign among workers and peasants. The group remained small and had little influence. In 1880 the leaders such as George Plekhanov, Vera Zasulich, Lev Deich and Pavel Axelrod went to live in Geneva.”,”RIRx-099″
“KEEP John L. H.”,”Soldiers of the Tsar. Army and Society in Russia 1462-1874.”,”List of Illustrations: Maps – Figures, Introduction, bibliography, Index,”,”RUST-009-FL”
“KEEP John L. H.”,”The Russian Revolution. A Study in Mass Mobilization.”,”John L. H. Keep, Professor of Russian History at the University of Toronto. Between 1954 and 1970 he was a Lecturer, and subsequently Reader, in Russian Studies at the School of Slavonic and East European Studies, University of London. He is the author of The Rise of Social Democracy in Russia and Contemporary History in the Soviet Mirror. KEEP è professore di storia russa all’ Università di Toronto. Introduction, Epilogue, Notes, Chronological Table, List of Abbreviated Organizations, Glossary of Russian Terms, Map: European Russia in 1917-18, Bibliography, Index, Revolution in the Modern World, General Editor: Jack P. Greene Johns Hopkins University,”,”RIRx-059-FL”
“KEEP John L.H.”,”A History of the Soviet Union 1945-1991. Last of the Empires.”,”John L. H. Keep, Professor of Russian History at the University of Toronto. Between 1954 and 1970 he was a Lecturer, and subsequently Reader, in Russian Studies at the School of Slavonic and East European Studies, University of London. He is the author of The Rise of Social Democracy in Russia and Contemporary History in the Soviet Mirror. Acknowledgements, List of Tables, Maps, Introduction, Notes, Bibliography, Glossary, Index,”,”RUSU-099-FL”
“KEEP John L. H.”,”Power and the People: Essays on Russian History.”,”John L. H. Keep, Professor of Russian History at the University of Toronto. Between 1954 and 1970 he was a Lecturer, and subsequently Reader, in Russian Studies at the School of Slavonic and East European Studies, University of London. He is the author of The Rise of Social Democracy in Russia and Contemporary History in the Soviet Mirror. Acknowledgements, Foreword, List of Abbreviations, Notes, Table, Bibliography, East European Monographs”,”MRSx-026-FL”
“KEIM Jean A.”,”Piccola storia della grande Cina.”,”””In cinese, la Cina si chiama Ciong-Kuo, l’ impero di mezzo; ossia il centro del mondo””. (pag 25) L’ imperatore Wu. “”Nel momento in cui Roma faceva regnare in tutto il Mediterraneo la Pax Romana, Wu stabiliva nell’ Asia Centrale e in quella orientale la Pace Cinese””. (pag 65) “”Gengis Khan non conquistò realmente la Cina. Ma è indispensabile conoscere la sua vita e la sua opera per comprendere come i Mongoli siano riusciti in un’ impresa che non era riuscita a nessun altro popolo barbaro, nonostante i tentativi che, nel corso dei secoli, si erano ripetuti: l’ impresa di impadronirsi di tutta la Cina.”” (pag 133) (Gengis Khan) Era uno spirito pensoso, equilibrato, che sapeva ascoltare. Egli affermava con molto buon senso: “”Ho dato il comando delle truppe a coloro che univano l’ intelligenza al coraggio; a coloro che erano attivi e svegli ho affidato la cura dei bagagli; quanto alle persone di spirito pesante, li ho fatte munire di frusta e ho dato loro da guardare il bestiame””. (pag 136) “”I Mongoli battono i soldati di Kin nella campagna aperta; lì la loro superiorità è incontestabile; ma non riescono ad impadronirsi delle città difese da mura.”” (pag 137)”,”CINx-184″
“KEISER Norman F.”,”Analisi economica, politica fiscale e sviluppo economico.”,”KEISER Norman F. è docente di economia al San Jose State College di Saratoga. “”Si presume troppo spesso che il nuovo capitale faccia semplicemente risparmiare lavoro; si ignora invece fino a qual punto esso fa risparmiare capitale. Tutto ciò implica assai di più di un semplice aumento del prodotto per unità di lavoro: è il prodotto per unità di capitale ad aumentare oppure sono il carburante, l’ elettricità e i materiali ad essere usati in quantità minore””. (pag 301-302) “”Interessante è anche l’ osservazione sia di Goldsmith che di Kuznets secondo la quale: “”la storia non ci mostra un’ associazione ovvia, regolare ed immutabile tra l’ intensità della formazione di capitale e il tasso di crescita economica”” (…)””. (pag 302)”,”USAE-041″
“KELLER Frantz”,”Historia de la esclavitud. (Tit. orig: History of slavery)”,”””Ogni cristiano che rinnegava la sua fede e si convertiva all’ islam, rimaneva un uomo libero, e pure non doveva pagare tributi. I combattenti cristiani che cadevano prigioneri era immediatamente gettati in schiavitù. In tutta la costa del Mediterraneo esisteva il commercio di compravendita degli schiavi, e i prezzi oscillavano secondo la qualità della schiava o dello schiavo (…). Il numero di schiavi cristiani era molto considerevole, e costituivano quasi una casta, considerata dagli arabi come necessaria per tutti i lavori.”” (pag 59)”,”CONx-116″
“KELLER Helen, a cura di Philip S. FONER”,”Helen Keller. Her Socialist Years. Writings and speeches.”,”””Quando i bolscevichi presero il potere in Russia nel novembre 1917, Helen Keller sentì che la sua fede era giustificata. Non era mai stata impressionata dagli argomenti dei socialisti riformisti secondo i quali la via per giungere alla vittoria socialista era quella di un processo pacifico a spizzichi e bocconi, eleggendo socialisti in incarichi di potere fino a che il movimento potesse prendere il controllo del governo””. (pag 15)”,”MUSx-171″
“KELLER Fritz”,”Gelebter Internationalismus. Österreichs Linke und der algerische Widerstand (1958-1963).”,”Fritz KELLER è nato a Vienna nel 1950. E’ storico e pubblicista. Sempre per la casa editrice Promedia ha curato la pubblicazione su Rosa Luxemburg ‘Rosa Luxemburg. Denken und Leben einer internationalen Revolutionärin’.”,”AUTx-035″
“KELLER David N.”,”Cooper Industries, 1833-1983.”,”KELLER David N. Keller, già giornalista, ha studiato il settore industriale (specie energetico) ed è stato direttore delle pubbliche relazioni delle università. E’ stato scrittore free-lance e regista cinematografico. Questo volume è stato commissionato dalla Cooper Industries per il suo anniversario. Il fondatore Charles Cooper si oppose fortemente alla schiavitù. Le sue posizioni non erano condivise dalla maggioranza di votanti nel distretto ad influenza democratica. Ma non si fece intimidire dagli ostacoli che trovò sul suo cammino. Dopo un’intensa campagna fu decisivo, in occasione delle elezioni del 1844 per il Congresso, per la nomina di un candidato anti-schiavitù del partito Whig, Mt Vernon. Dieci anni dopo, quando il partito Whig collassò, su spinta di un forte gruppo antischiavista che si diede il nome di Repubblicani, divenne un attivo membro di questo nuovo partito. (pag 10) Il volume contiene molte foto di impianti industriali, reparti, attività in fabbrica, gruppi di lavoratori, operai al lavoro ecc. foto d’epoca del taglio di un albero di grandi dimensioni da parte di due boscaioli attrezzati con una ‘Atkins Saw’ (pag 192)”,”ECOG-097″
“KELLER Fritz”,”Paul Lafargue (1841-1911).”,”Diese Sonderbeilage ist ein Auszug aus dem Buch: “”Paul Lafargue. Geschlechter-Verhaltnisse. Ausgewahlte Schriften. Kritische Ausgabe herausgegeben von Fritz Keller. Mit einem Vorword von Frigga Haug”” (Argument Verlag 1995) Questo supplemento speciale è un estratto del libro: “”Paul Lafargue. Relazioni di genere. Scritti selezionati. Edizione critica a cura di Fritz Keller. Con prefazione di Frigga Haug”” (Argument Verlag 1995″,”LAFx-044″
“KELLEY Kitty”,”A modo suo. La biografia non autorizzata di Frank Sinatra.”,”””Per tre anni, quanto durò il processo per la bancarotta fraudolenta del Premier Theater, il nome di Frank fu collegato con il losco complotto mafioso. Anche se non fu giudicato colpevole, fu costretto a spiegare il perché di quella fotografia con i signori del crimine organizzato. Per tutto il processo il suo nome occupò le cronache, con titoli come ‘Killer della mafia legato a Sinatra’ (New York Post) e ‘Killer della mafia in combutta con Sinatra’ (Daily News), e fu mescolato alla corruzione. In sua difesa venne Peter Hamill, del Daily News (…). Il 17 gennaio 1979, dopo quattordici settimane di dibattimento e sette giorni di camera di consiglio, il giurì arrivò a un punto morto, a causa di un errore procedurale. In un altro processo, Tommy Marson, amico di Frank, fu condannato a un anno di prigione e a una multa di diecimila dollari per complicità nella bancarotta fraudolenta.”” (pag 217) pag 100 pag 136″,”BIOx-130″
“KELLEY Robin D.G.”,”Race rebels. Culture, politics, and the Black Working Class.”,”KELLEY Robin D.G. è professore di storia e studi africani alla New York University. E’ autore di ‘Hammer and Hoe: Alabama Communist during he Great Depression’ (1990). “”Not surprisingly, Admiral Kilpatrick remained a committed Marxist- so committed that he insists he was expelled from the CPUSA “”because I wasn’t going to go along with the fact (that) now all of a sudden you can build a Party with all classes””. His problems with Party leadership had begun during the Popular Front. The very idea that the Party “”was carrying on the traditions of Lincoln, Jefferson , and Douglass””, in Kilpatrick opinion, was “”a lot of bull”””” (pag 157)”,”MUSx-287″
“KELLY Daniel”,”James Burnham and the Struggle for the World. A Life.”,”James BURNHAM (Chicago 1905, Kent 1987), filosofo politico, trotskista negli anni 1930, divenne un leader conservatore e anticomunista dopo che si convinse dell’ eguaglianza tra rivoluzione comunista e totalitarismo. Autore de ‘La rivoluzione manageriale’ (1941) vedeva nel ‘comunismo’ di STALIN, nel fascismo di HITLER e nel New Deal di ROOSEVELT esempi dell’ economia manageriale moderna, caratterizzata dalla pianificazione centralizzata, imprese a proprietà statale, efficienza e razionalizzazione piuttosto che profitti e una classe dominante di executives. Altra biografia: ‘Up from Communism, Conservative Odysseys in American Intellectal History’ di John Patrick DIGGINS (1975). (Fonte American Thought) “”Il primo segno pubblico che Burnham era interessato al marxismo fu la su recensione nel luglio 1932 su Symposium del primo volume della ‘Storia della Rivoluzione russa’ di Leon Trotsky. (Fu anche la sua prima recensione di un libro politico).”” (pag 34) “”Con questa recensione comincia il fatidico incontro con Trotsky, uno dei principali architetti della Rivoluzione russa, primo ministro degli esteri del nuovo stato sovietico, fondatore dell’ Armata Rossa, e perdente in una feroce lotta per il potere con il suo rivale, Giuseppe Stalin, che causò la sua espulsione dall’ Urss (…). Trotksy avrebbe plasmato la vita di Burnham fino alla fine degli anni 1930 ed il suo pensiero, per molti versi, per molto tempo ancora””. (pag 35)”,”USAS-138″
“KELLY Aileen M.”,”Toward Another Shore. Russian Thinkers Between Necessity and Chance.”,”Aileen Kelly teaches Russian history and literature at King’s College, Cambridge, and is a frequent contributor to the New York Review of Books and other major journals. Acknowledgments, Introduction, Notes, Permissions,”,”RUSx-094-FL”
“KELLY Phil, a cura di Tiberio GRAZIANI Emanuel PIETROBON”,”Saggi scelti di geopolitica classica. Dai nuovi ‘heartland’ alle guerre dell’acqua.”,”Conversazione con Phil Kelly sulla geopolitica classica (T. Graziani e E. Pietrobon) (pag 13-16) Harfold Mackinter, geografo e statista britannico, viene ricordato principalmente per la sua teoria formulata nel 1904 secondo cui il Paese o l’alleanza che fosse riuscita a dominare il cuore dell’Eurasia, l’ ‘Heartland’, si sarebbe guadagnato una leva sostanziale per il raggiungimento dell’egemonia globale. Una teoria rivelatasi quella geo-strategicamente più rilevante all’interno del modello della geopolitica classica. Sembra, tuttavia, che questo fulcro euroasiatico non abbia passato il test della storia necessario a corroborare la tesi di Mackinder. Napoleone prima e Hitler dopo hanno invaso questo ‘Heartland’, occupando o minacciando Mosca, pur non riuscendo a consolidare l’invasione. La teoria mackinderiana appare quindi semplicistica e vaga, tuttavia la sua notorietà è garantita da alcuni fattori la cui validità permane: la premessa che l’Heartland si trovi nella metà più settentrionale del pianeta, la forma compatta dell’Eurasia stessa, il fatto che vi giacciano due terzi delle popolazioni e delle ricchezze del mondo, un’attenzione di lunga data all’Eurasia da parte delle ‘élites’ politiche e l’assunzione di un vantaggio centrale come eventuale leva verso l’esterno. Kelly è quindi tanto convinto dell’importanza strategica di una teoria dell’ Heartland quanto non lo è rispetto al suo collocamento geografico. Secondo l’autore il ‘pivot’ del globo non è da ricercarsi nell’ Eurasia, ma nell’ America Settentrionale. La sua posizione protetta dagli oceani, le risorse che contiene e la sua capacità di influenzare gli equilibri oltreoceano sono tutte caratteristiche che rendono quest’area più adatta al disegno di Mackinder. Va inoltre considerato che il Nord America non è esposto a minacce immediate da parte di grandi potenze, essendo distante e isolato da rivali eurasiatici, confinante con Messico e Canada che restano passivamente a guardare. I bacini idrografici del Missisippi e dei Grandi Laghi hanno un’importanza strategica in quanto uniscono popoli e risorse e possono fare affidamento su una rete di comunicazioni e collegamento non intralciate da una topografia arida e ostile. Da questo territorio esteso ma compatto, gli Stati Uniti, come potenza navale, possono proiettare un equilibrio favorevole sugli Stati delle regioni periferiche orientali e occidentali dell’Eurasia, impedendo così agli attori del perno eurasiatico di opporsi espandendosi verso l’esterno. Già George Friedman aveva notato una particolare abbondanza nelle risorse e nella posizione del Nord America, una posizione unica che ha spianato la strada agli Stati Uniti verso l’egemonia globale, avvalorando così la tesi di Kelly. Collocare l’ Heartland in concomitanza con il territorio statunitense conferisce inevitabilmente nuove forme e nuovi ruoli ai componenti dell’ordine mondiale: l’intera Eurasia diventa una piattaforma continentale per il bilanciamento tra le grandi potenze dell’area, in particolare con Cina e Giappone a Est, Germania e Russia a Ovest, senza che nessuna sia superiore all’altra. Gli Stati Uniti stessi vanno a svolgere un ruolo preponderante, seppur esterno, di bilanciamento: detendendo il ‘pivot’ maggiore all’interno degli equilibri eurasiatici, grazie sempre alla loro posizione di distanza, abbondanza di risorse, sicurezza e netta supremazia navale. Phil Kelly professore di Scienze politiche dell’Emporia State University (Kansas). Concetti e teorie tipiche del modello realista sono: l’anarchia, l’equilibrio di potenze, la sicurezza collettiva e il multipolarismo”,”RAIx-403″
“KELSEN Hans”,”La teoria comunista del diritto.”,”Hans Kelsen, La teoria comunista del diritto, Comunità, 1956 “”Egli (Marx, ndr) dice della religione, che è la sovrastruttura ideologica più caratteristica posta sulla realtà sociale che ne sta a base: “”Questo Stato, questa società, producono la religione, una coscienza pervertita del mondo, perché questo stesso mondo è pervertito (verkehrt)”” (Gesamtausgabe, I-1, p. 607). E: “”Il fatto che la base terrena è in opposizione con se stessa, e si stabilisce nei cieli un regno indipendente, può solo venire spiegato con il fatto che la stessa base terrena è divisa e contradditoria in sè”” (I-1, p. 534).”” [Hans Kelsen, La teoria comunista del diritto, Comunità, 1956] (pag 36-37)”,”TEOC-041″
“KELSEN Hans”,”Socialismo e Stato. Una ricerca sulla teoria politica del marxismo.”,”KELSEN (Praga, 1881) studia all’Univ di Vienna dove si laurea nel 1906 e nel 1911 ottiene la libera docenza. Docente nella stessa Univ fin dal 1910 diviene Prof straordinario enl 1917 e ordinario nel 1919 quando accetta la chiamata all’Univ di Colonia. Dopo l’avvento del nazismo si trasferisce a Ginevra ove insegna presso l’ Institut Universitaire des Hautes Etudes Internationales (1933-1940) e presso l’Univ tedesca di Praga (nello stesso periodo 1936-1938). Dal 1940 lascia l’EU per gli USA ove insegna in molte università. Muore a Berkeley nel 1973. K. ha svolto anche attività politica: dal 1918 al 1920 è consulente del governo austriaco con il compito di disegnare un abbozzo della costituzione definitiva della Repubblica austriaca. Le opere principali sono riportare a pag 2.”,”TEOC-057″
“KELSEN Hans”,”Teoria generale del diritto e dello Stato.”,”Nato a Praga nel 1881 morto nel 1973, professore di diritto pubblico, filosofia del diritto e diritto internazionale nelle Univ di Vienna (1911-1930), Colonia (1930-33), Ginevra (1933-1940), Praga (1936-38), Harvard (1941-1942) e Wellesley College (1942). Ha poi insegnato nel 2° dopoguerra scienza politica nell’Univ di California a Berkeley. Fondatore ed esponente principale della ‘scuola viennese’ del diritto, è stato uno dei maggiori giuristi di questo secolo. KELSEN “”Uno Stato il cui ordinamento giuridico non stabilisca una speciale cittadinanza, e quindi non contenga nessuna norma concernente l’acquisto e la perdita di tale ‘status’, non sarebbe in grado di assicurare la sua protezione diplomatica a nessuno dei suoi sudditi contro la violazione dei loro interessi da parte di altri Stati. L’istituto giuridico della cittadinanza è di maggiore importanza nei rapporti fra gli Stati che non all’interno di uno Stato””. (pag 246)”,”TEOP-033″
“KELSEN Hans a cura di Mario G. LOSANO”,”Il problema della giustizia.”,”KELSEN è il fondatore della dottrina pura del diritto, la teoria giuridica che ha conosciuto diffusione eccezionale nel nostro secolo. Nato a Praga nel 1881 insegnò a Vienna, Francoforte e, lasciata la Germania con l’avvento del nazismo, a Ginevra e infine negli USA (Univ California Berkeley). E’ morto nel 1973.”,”TEOP-037″
“KELSEN Hans”,”Teoria pura del derecho. Introduccion a la ciencia del derecho.”,”Tra le decine e decine di scritti citati nella bibliografia di KELSEN la prima opera è dedicata a DANTE ALIGHIERI: ‘Die Staatlehre des Dante Alighieri’, VIENNA e LIPSIA, 1905 pag 149. L’ ultimo scritto è del 1957.”,”TEOP-124″
“KELSEN Hans”,”La dottrina pura del diritto.”,”L’ edizione italiana di quest’ opera è stata realizzata per consiglio di Norberto BOBBIO.”,”TEOP-130″
“KELSEN Hans”,”Teoria generale del diritto e dello Stato.”,”Nato a Praga nel 1881 morto nel 1973, professore di diritto pubblico, filosofia del diritto e diritto internazionale nelle Università di Vienna (1911-1930), Colonia (1930-33), Ginevra (1933-1940), Praga (1936-38), Harvard (1941-1942) e Wellesley College (1942). Ha poi insegnato nel 2° dopoguerra scienza politica nell’Università di California a Berkeley. Fondatore ed esponente principale della ‘scuola viennese’ del diritto, è stato uno dei maggiori giuristi di questo secolo.”,”TEOP-133″
“KELSEN Hans”,”I fondamenti della democrazia e altri saggi. (Titolo orig.: Vom Wesen und Wert der Demokratie).”,”Hans KELSEN nacque a Praga l’ 11 ottobre 1881. Insegnò dal 1911 al 1930 diritto pubblico e filosofia nell’ Università di Vienna, poi a Colonia diritto internazionale e filosofia del diritto. Abbandonata la Germania prima dell’ avvento del nazismo fu professore a Ginevra presso l’ Institut de Hautes Etudes Internatinales e in seguito negli Stati Uniti dove si era trasferito nel 1940 presso le Università di Harvard e di California. “”Il ‘movimento proletario’ è definito come ‘il movimento cosciente e indipendente dell’ immensa maggioranza, nell’ interesse dell’ immensa maggioranza’. Seguendo questo concetto, Lenin dichiara che la dittatura del proletariato, e cioè la ‘organizzazione dell’ avanguardia degli oppressi’, è ‘una immensa espansione della democrazia, perché essa diventa democrazia per il povero, democrazia per il popolo, e non (come la democrazia borghese) democrazia per il ricco’. La caratteristica essenziale di questa democrazia è che essa ‘porta all’ estensione dell’ effettivo godimento della democrazia a coloro che sono oppressi dal capitalismo, alle classi lavoratrici, in un grado che fino ad ora non ha precedenti nella storia mondiale'””. (pag 124) “”Per dimostrare che un uomo può consderarsi libero, e cioè soggetto solo alla propria volontà, anche se è vincolato da una legge contro la cui adozione ha votato, Rousseau tenta una nuova interpretazione del significato della procedura di voto. Votando a favore o contro l’ adozione di una legge, il cittadino non esprime la propria volontà, bensì la propria opinione riguardo alla volontà generale””. (pag 161)”,”TEOP-174″
“KELSEN Hans, a cura di Mario G. LOSANO”,”Scritti autobiografici.”,”Vienna, 1915 circa: “”Il mio impiego al Ministero della guerra contribuì anche in modo decisivo alla mia carriera accademica”” (pag 95) “”I tre anni e mezzo trascorsi al Ministero della guerra non andarono perduti per il lavoro scientifico. Avevo avuto tempo sufficiente per intraprendere anche un’ampia ricerca sul problema della sovranità, pubblicata nel 1920 col titolo ‘Das Problem der Souveränität und die Theorie des Völkerrechts’.”” (pag 97) “”Richiamai l’attenzione sul fatto che lo Statuto dei Consigli dei lavoratori era inconciliabile con la libertà della ricerca scientifica; ricordai ai colleghi che l’università, non molto tempo prima, aveva conferito il dottorato ‘honoris causa’ all’Arciduca (d’Austria) Federico con tali manifestazioni di sudditanza, da rendere quell’atto difficilmente conciliabile con l’adesione a un’organizzazione marxista; e conclusi affermando che l’università non doveva cadere ai piedi della croce che veniva eretta davanti a essa. Credo che il mio discorso abbia contribuito molto al rifiuto di partecipare all’elezione per i Consigli dei lavoratori. Il fatto che ciononostante il ministro socialdemocratico dell’istruzione mi abbia nominato fu una prova di grande obiettività perché nella successione a Bernatzik era stato proposto ‘secundo loco’ un professore straordinario che si era iscritto al partito socialdemocratico (cosa che io non avevo fatto); perché io, inoltre, rifiutavo la teoria politica del marxismo – fondata sulla dittatura del proletariato e sulla progressiva estinzione dello Stato – da me sottoposta a una critica serrata nel libro ‘Sozialismus und Staat’ (1920); perché allora ero (e tuttora sono) dell’idea che un docente e studioso di scienze sociali non deve aderire ad alcun partito politico, perché l’appartenenza a un partito danneggia l’indipendenza scientifica. Ero invece fin dal principio in completa sintonia con il programma democratico della socialdemocrazia austriaca, che in linea di principio si fondava sul marxismo ma che nella prassi non aveva nulla in comune con la teoria anarchica dello Stato di Marx ed Engels. Come individualista, in un primo tempo avevo assunto un atteggiamento negativo davanti al suo programma economico di nazionalizzazione dell’economia. Però in seguito, soprattutto sotto l’impressione degli sconvolgimenti economici provocati dalla guerra, divenni sempre più propenso ad ammettere che il sistema del liberismo economico, così come si era realizzato nelle circostanze date, non offriva alcuna garanzia di sicurezza economica per la massa non abbiente e che – nella situazione di allora – la sicurezza economica si poteva raggiungere soltanto con l’economia pianificata, il che in ultima analisi significava nazionalizzare la produzione””. [Hans Kelsen, Autobiografia, 1947] [in Hans Kelsen, Scritti autobiografici, a cura di Mario G. Losano, 2008] (pag 99-100)”,”TEOP-041″
“KELSEN Hans, a cura di Riccardo GUASTINI”,”La teoria politica del bolscevismo e altri saggi.”,”KELSEN Hans “”Dice Hegel: “”Lo Stato è l’ingresso di Dio nel mondo; il suo fondamento o causa è il potere della ragione che realizza se stessa come volontà”””” (pag 43) “”Secondo la dottrina di Marx e del suo amico Engels (4), lo Stato è per sua propria natura una macchina coercitiva, la cui funzione è conservare il dominio di un gruppo (il gruppo degli individui che posseggono i mezzi di produzione, la classe capitalistica) sopra un altro gruppo (costituito da coloro che non partecipano alla proprietà dei beni chiamati capitale, la classe proletaria sfruttata). Lo Stato è un’organizzazione coercitiva intesa a conservare l’oppressione di una classe da parte di un’altra. Il sistema capitalistico, e con esso lo Stato come istituzione sociale, scomparirà con l’instaurazione rivoluzionaria del socialismo, cioè con l’abolizione della proprietà privata e la socializzazione dei mezzi di produzione. Lo Stato “”si estinguerà””. La futura società socialista sarà priva di Stato, sarà una società, il cui ordinamento verrà preservato senza impiegare la forza. Ciò sarà possibile, poiché l’ordinamento sociale soddisferà naturalmente gli interessi di tutti, cosicché nessuno sarà indotto a violare l’ordinamento. Ma questa condizione ideale dell’umanità non può essere instaurata immediatamente dopo che la rivoluzione sociale abbia abolito il capitalismo. Tra lo Stato capitalistico e la società comunista senza Stato vi sarà una fase intermedia, la dittatura del proletariato, che è il risultato della rivoluzione proletaria. La dittatura del proletariato sarà uno Stato con un vero governo, e differirà dallo Stato capitalistico solo in quanto lo scopo di tale macchina coercitiva sarà non conservare, ma distruggere lo sfruttamento di una classe su un’altra. Nel suo libro ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata, e dello Stato, Engels dice: “”Dunque lo Stato non è affatto un potere imposto sulla società dall’esterno: tanto meno è “”la realtà dell’idea etica, l’immagine e la realtà della ragione””, come sostiene Hegel. Esso è piuttosto un prodotto della società a un particolare stadio di sviluppo; è la confessione che questa società si è avviluppata in una contraddizione insolubile, ed è dilaniata da antagonismi inconciliabili, che è impotente a esorcizzare. Ma, affinché questi antagonismi, queste classi con interessi economici confliggenti non dissolvano se stesse e la società in una sterile lotta, è divenuto necessario un potere, apparentemente al di sopra della società, che moderi il conflitto, e lo riconduca nei limiti dell'””ordine””; e questo potere, nato dalla società, ma che si pone al di sopra di essa e si estrania sempre più da essa, è lo Stato (…). Lo Stato, poiché è sorto dal bisogno di controllare l’antagonismo di classe, ma è anche sorto dal cuore della lotta fra le classi, è normalmente lo Stato della classe economicamente dominante, che per mezzo di esso diviene anche politicamente dominante, e acquisisce così nuovi mezzi per soggiogare e sfruttare la classe oppressa (5)””. Nel suo libro ‘Anti-Dühring’, Engels descrive il modo in cui lo Stato scomparirà: “”Il proletariato si impadronisce del potere statuale, e trasforma i mezzi di produzione in proprietà dello Stato. Ma, così facendo, sopprime se stesso in quanto proletariato; sopprime tutte le differenze e tutti gli antagonismi di classe; sopprime altresì lo Stato in quanto Stato. La società precedente, poiché si muoveva nell’antagonismo di classe, aveva bisogno dello Stato, cioè di un’organizzazione della classe sfruttatrice che, in ogni periodo, conservasse le condizioni esterne della produzione. (….) Non appena non vi sia più alcuna classe sociale da tenere in soggezione; non appena siano stati aboliti, insieme con il dominio di classe e la lotta per l’esistenza individuale fondata sulla precedente anarchia della produzione, anche gli eccessi e le collisioni che nascono da essa, non vi sarà più nulla da reprimere, e non sarà più necessaria una forza speciale di repressione. Il primo atto, con cui lo Stato realmente si atteggia a rappresentante dell’intera società – appropriandosi dei mezzi di produzione in nome della società -, è al tempo stesso il suo ultimo atto indipendente in quanto Stato. L’ingerenza di un potere statuale nelle relazioni sociali diviene superflua in una sfera dopo l’altra, e poi si assopisce. Il governo sulle persone è sostituito dall’amministrazione delle cose e dalla direzione dei processi produttivi. Lo Stato non è “”abolito””, si estingue. E’ da questo punto di vista che dobbiamo valutare la locuzione “”libero Stato popolare”” [uno slogan del partito socialdemocratico tedesco] – tanto la sua occasionale giustificazione a scopo agitatorio, quanto la sua definitiva inadeguatezza scientifica – e altresì la richiesta dei cosiddetti anarchici che lo Stato sia abolito dal giorno alla notte”” (6). La differenza tra i teorici politici marxisti e i cosiddetti anarchici è tutta qui: questi richiedono l’abolizione dello Stato per mezzo dell’azione rivoluzionaria, mentre quelli predicano una scomparsa automatica dello Stato, dopo che la dittatura del proletariato (lo Stato proletario) sia stata instaurata dalla rivoluzione socialista. Dal punto di vista dell’ideologia sociale, marxismo e anarchismo coincidono. Infine, ne ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata, e dello Stato’ di Engels, compare l’affermazione spesso citata: “”Lo Stato dunque non è esistito dall’eternità. Vi sono state società che ne hanno fatto a meno, che non avevano alcuna nozione dello Stato o del potere statuale. A uno stadio definito dello sviluppo economico, che necessariamente comporta la divisione della società in classi, lo Stato diviene necessario a causa di tale divisione. Ora ci stiamo rapidamente avvicinando a uno stadio nello sviluppo della produzione, in cui l’esistenza di queste classi non solo cessa di essere una necessità, ma diviene positivamente un ostacolo alla produzione. Esse scompariranno inevitabilmente così come sono nate. Lo Stato inevitabilmente scompare con esse. La società, che organizzerà la produzione in modo nuovo, sulla base dell’associazione libera ed eguale tra i produttori, metterà l’intera macchina dello Stato nel posto che le spetta: nel museo delle antichità, vicino al filatoio e all’ascia di bronzo”” (7)”” [Hans Kelsen, a cura di Riccardo Guastini, La teoria politica del bolscevismo e altri saggi, 1981] (pag 43-44-45) [(4) H. Kelsen, ‘Sozialismus und Staat. Eine Untersuchung der politischen Theorie des Marxismus’, Leipzig, 1923, II ed.; trad. it. ‘Socialismo e stato’, a cura di R. Racinaro, Bari, 1979; (5) F. Engels, ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’, Roma, 1963, pp. 200 ss.; (6) F. Engels, ‘Anti-Dühring’, Roma, 1950, p. 305; (7) F. Engels, ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’, cit., pp. 203-204]”,”TEOP-280″
“KELSEN Hans, a cura di Riccardo GUASTINI”,”La teoria politica del bolscevismo e altri saggi.”,”””Era precisamente questa la differenza tra i bolscevichi, ala sinistra del partito socialdemocratico russo, e i menscevichi, ala destra: questi erao per la democrazia, e quelli no. Nel suo famoso pamphlet ‘Dall’Ottobre a Brest-Litovsk’, Trockij scrive: «Più d’una volta i filistei hanno richiamato la nostra attenzione sul fatto che i nuovi organi parlamentari eletti a suffragio universale erano incomparabilmente più democratici dei soviet, e più adatti a rappresentare la popolazione. Ma questo criterio democratico formale, in un’epoca rivoluzionario, è privo di serio contenuto» (11)”” (pag 76-77) (Trotsky, ‘Dalla rivoluzione d’ottobre alla pace di Brest-Litovsk’, Roma, 1943, p. 45) Trotsky vs Kautsky (pag 77)”,”TEOP-003-FC”
“KELSEN Hans”,”Società e natura. Ricerca sociologica.”,”Hans Kelsen (Praga 1881-Berkeley 1973) fu l’esponente principale della scuola viennese di Diritto. Insegnò filosofia del diritto a Vienna e a Colonia. Con l’avvento del nazismo si trasferì a Ginevra e poi negli Stati Uniti, dove fu docente di diritto internazionale a Berkeley.”,”TEOS-145-FL”
“KEMENY J.G. SNELL J.L. THOMPSON G.L.”,”Matematica ed attività umane. Volume primo. Proposizioni composte insiemi e sottoinsiemi. Partizioni e calcolo Teoria delle probabilità.”,”Kemeny, Snell e Thompson insegnanti al Dipartimento di matematica a Dartmouth.”,”SCIx-277-FL”
“KEMENY J.G. SNELL J.L. THOMPSON G.L.”,”Matematica ed attività umane. Volume secondo. Vettori e matrici. Programmazione lineare e teoria dei giochi. Applicazioni e problemi di scienza del comportamento.”,”Kemeny, Snell e Thompson insegnanti al Dipartimento di matematica a Dartmouth.”,”SCIx-278-FL”
“KEMP Tom”,”Teorie dell’ imperialismo. Da Marx a oggi.”,”Tom KEMP è Lecturer di storia economica all’ Univ di Hull, e condirettore della rivista ‘Fourth International’, portavoce di un gruppo trotskista inglese. Collabora ad altri periodici politici tra cui ‘The Newsletter’.”,”TEOC-094″
“KEMP Tom”,”L’ industrializzazione in Europa nell’ 800.”,”KEMP insegna storia economica all’Univ di Hull. In traduzione IT sono apparsi i suoi volumi ‘Teorie dell’ imperialismo’ (EINAUDI, 1969) e ‘Modelli di industrializzazione’ (LATERZA, 1981)”,”EURE-003″
“KEMP Tom”,”Teorie dell’ imperialismo. Da Marx a oggi.”,”Tom KEMP è Lecturer di storia economica all’ Univ di Hull, e condirettore della rivista ‘Fourth International’, portavoce di un gruppo trotskista inglese. Collabora ad altri periodici politici tra cui ‘The Newsletter’. 2° copia “”A questo proposito Marx osserva: “”I cosiddetti rapporti di distribuzione corrispondono quindi a forme storicamente determinate, specificamente sociali, del processo di produzione e dei rapporti in cui gli uomini entrano nel processo di riproduzione della loro vita”” (‘Il Capitale’ ). Nella società capitalistica “”il capitale produce essenzialmente capitale e fa ciò solamente nella misura in cui produce plusvalore”” (‘Il Capitale’). Il tipo di situazione che Hobson descrive può essere spiegato in termini marxisti: solo il marxismo fornisce una critica radicale coerente basata sulla legge del valore. Hobson vorrebbe cambiare i rapporti di distribuzione prevalenti in regime di capitalismo avanzato, ma nello stesso tempo non critica i rapporti di produzione in quanto tali e non può logicamente rifiutare le leggi di distribuzione che essi comportano””. [Tom Kemp, Teorie dell’ imperialismo. Da Marx a oggi, 1969] (pag 67)”,”ECOT-179″
“KEMP Tom”,”Paul M. Sweezy e la teoria dello sviluppo capitalistico.”,”””E’ evidente dagli scritti di Sweezy che la grande depressione degli anni trenta, quell’esperienza così traumatica per milioni di americani, è stata un fattore molto importante, se non il più importante, nel suo sviluppo intellettuale. L’incapacità della teoria economica ortodossa, o borghese, di prevedere il crollo, di spiegare la durata e la profondità della depressione, o di offrire un programma per la ripresa, indusse molti giovani intellettuali a volgersi verso lo studio del marxismo. (…) Vi sono dunque due problemi: la perdita di vitalità della teoria marxista nel mondo in generale, e il basso livello di sviluppo del marxismo in ogni sua forma negli Stati Uniti”” (pag 1476) “”L’influenza di Keynes ha lasciato una chiara impronta nel pensiero di Sweezy, così come risulta da un’analisi dei suoi scritti, che lui ne sia o no pienamente consapevole”” (pag 1478) “”Come corollario, Sweezy vede Marx come un teorico del ristagno, affermando cioè che “”un utilizzo delle risorse produttive al di sotto della capacità deve essere considerato come lo stato economico in condizioni capitalistiche”” (11)”” (pag 1481) (11) Paul M. Sweezy, La teoria dello sviluppo capitalistico, cit, p. 208 “”Nella sua critica dell’economia politica svolta nel ‘Capitale’, nei manoscritti noti come ‘Teorie sul plusvalore’ e nei ‘Grundrisse’, Marx intendeva mettere a nudo “”le leggi di movimento”” del modo di produzione capitalistico. Ciò richiedeva un’ampia e attenta ricerca che, come è noto, egli non visse abbastanza per portare a termine. Tuttavia, è possibile dire quali fossero le “”leggi”” che Marx considerava come decisive e specifiche del modo di produzione capitalistico. Non ogni ‘tendenza’ veniva elevata da Marx allo statuto di legge. E neppure erano le più ovvie tendenze di superficie dello sviluppo capitalistico ad avere necessariamente valore causale: per dirla con Marx, “”ogni scienza sarebbe superflua se l’essenza delle cose e la loro forma fenomenica direttamente coincidessero”” (13). L’economia borghese è interessata soprattutto alle apparenze della superficie, e non all’essenza. Da un punto di vista metodologico, anche il suo approccio alle leggi dello sviluppo ha lo stesso carattere: e così pretende di affrontare operativamente la legge del valore solo chiedendosi se in che misura essa effettivamente determini i prezzi (14). Anche alcuni marxisti, mossi da una errata interpretazione di ciò che costituisce una “”legge di movimento””, hanno cercato di trovare prove statistiche per le leggi marxiste dello sviluppo, in particolare per la caduta tendenziale del saggio di profitto. Così, sebbene vi sia indubbiamente una tendenza per cui la produzione supera il consumo, questa non è una “”legge di movimento””, ma un riflesso alla superficie di altre leggi sottostanti. La fonte delle crisi capitalistiche e il funzionamento del modo di produzione capitalistico sul lungo periodo devono essere ricercati altrove. (…) Qui s’intende semplicemente insistere sul fatto che Sweezy era in errore quando cercava di interpretare Marx come se fosse stato realmente ed effettivamente un sottoconsumista. E’ necessario tornare proprio alla legge del valore, alla contraddizione fra valore d’uso e valore di scambio e al passaggio necessario della merce alla forma di denaro. E’ sintomatico che questo elemento sia relativamente trascurato nel libro di Sweezy: l’esposizione della legge del valore è dissociata in maniera più che formale dai capitoli sulle crisi e sulla teoria del crollo. Per Marx, invece, essi erano inseparabili. Discutendo contro coloro che negavano la possibilità di una generale sovrapproduzione, egli scrive: “”Qui dunque le crisi vengono tolte di mezzo dimenticando o negando i primi presupposti della produzione capitalistica, l’esistenza del prodotto come merce, lo sdoppiamento della merce in merce e denaro, il momento da ciò risultante della separazione nello scambio di merci, infine il rapporto fra denaro e merce e il lavoro salariato”” (15). Come dirà più avanti: “”Il denaro non è solo “”il mezzo, mediante il quale lo scambio viene effettuato”” (…), ma al tempo stesso il mezzo mediante il quale lo scambio di prodotto con prodotto viene dissolto in due atti, indipendenti l’uno dall’altro e distanti l’uno dall’altro nel tempo e nello spazio”” (16). Per Marx la crisi è inerente al modo di produzione capitalistico: ma non è una conseguenza del sottoconsumo”” [Tom Kemp, Paul M. Sweezy e la teoria dello sviluppo capitalistico, (in) Annali Feltrinelli, Milano, 1974] (pag 1481-1482) [(13) Karl Marx, Il Capitale, vol. III, Roma, 1970, p. 930; (14) Infatti lo stesso Sweezy, nella sua difesa della legge del valore dalle critiche borghesi, ad essa rivendica “”il grande merito, a differenza di altre teorie del valore, di una stretta corrispondenza con le attuali categorie contabili dell’impresa capitalistica””; (15) Questa e le citazioni seguenti sono prese dalle grandi pagine di Marx nel vol. II delle ‘Teorie sul plusvalore’, Roma, 1973, p. 543, nelle quali Marx critica la teoria dell’accumulazione di Ricardo e insiste sulla sua “”incapacità ad afferrare la forma specifica della produzione borghese””; cfr. in particolare pp. 533 sgg.; (16) Karl Marx, Teorie sul plusvalore, vol. cit:, p. 546]”,”TEOC-660″
“KEMP Tom”,”Industrialization in the Non-Western World.”,”Tom Kemp was Reader in Economic and Social History at the University of Hull until his recent retirement. He has also held Visiting Professorships at the Universities of California (Irvine), North Carolina (Chapel Hill) and Western Ontario. These are big changes, and Tom Kemp has rivised his text to take full account of them. Clear, concise, and specifically designed for the lay reader, Industrialization in the Non-Western World is already well-established as the best short introduction to its important subject, and this timely Second Edition now brings it right up to date.”,”PVSx-021-FL”
“KEMP Tom”,”The Climax of Capitalism: The US Economy in the Twentieth Century,”,”Tom Kemp was Reader in Economic and Social History at the University of Hull until his recent retirement. He has also held Visiting Professorships at the Universities of California (Irvine), North Carolina (Chapel Hill) and Western Ontario. The Climax of Capitalism is a concise account of a major topic in twentieth-century history, in which Tom Kemp’s special gift for making complex issues clear and absorbing to non-specialist readers is richly displayed.”,”USAE-013-FL”
“KEMP Tom”,”L’industrializzazione in Europa nell’800.”,”Tom Kemp was Reader in Economic and Social History at the University of Hull until his recent retirement. He has also held Visiting Professorships at the Universities of California (Irvine), North Carolina (Chapel Hill) and Western Ontario. These are big changes, and Tom Kemp has rivised his text to take full account of them. Clear, concise, and specifically designed for the lay reader, Industrialization in the Non-Western World is already well-established as the best short introduction to its important subject, and this timely Second Edition now brings it right up to date.”,”EURE-061-FL”
“KEMP Tom”,”L’industrializzazione in Europa nell’ 800.”,”Tom Kemp ha insegnato storia economica nell’Università di Hull. In Italia è già stato pubblicato il suo volume ‘Teorie dell’imperialismo’ (Einaudi, 1969) e un saggio su ‘Sweezy e la teoria dello sviluppo capitalistico’ (Annali 1973 Istituto Gian Giacomo Feltrinelli)”,”EURE-004-FSD”
“KEMP-WELCH A. a cura”,”The Ideas of Nikolai Bukharin.”,”Saggi di Alec NOVE Peter FERDINAND V.P. DANILOV Neil HARDING Anna DI-BIAGIO John BIGGART Robert LEWIS A. KEMP-WELCH CPSU – PCUS”,”BUCS-022″
“KEMSKI Lorrain Noël”,”La notte dei lunghi coltelli.”,”Il macello della SA, rivali delle SS, descritto da questo libro prima della caduta degli dei.”,”GERN-001-FMDP”
“KENDALL Walter”,”Mercato comune e movimento operaio in Europa.”,”KENDALL Walter è un militante della sinistra laburista e dirigente delle Trade Unions. E’ un socialista europeista. L’ atteggiamento della FSM nei confronti dell’ Europa è precisato in un opuscolo di 94 pagine (1962). Si dice che la CEE è una alleanza dei monopoli contro i popoli europei, è ‘antidemocratica’, ‘infrange la sovranità nazionale’, la CEE rappresenta ‘un mezzo per rinforzare la base economica della NATO'”,”EURx-125″
“KENDALL Walter”,”The Revolutionary Movement in Britain, 1900-21. The Origins of British Communism.”,”L’opposizione alla guerra del giornale The Vanguard e l’arresto di Peter Petroff e compagni (pag 99-100) (‘L’avanguardia’ fondata da John Maclean, fu il primo organo di stampa, di agitazione e propaganda contro la guerra e contro il gruppo di Hyndman (pag 89))”,”MUKx-213″
“KENEN Peter B., edizione italiana a cura di Giorgio BASEVI Piero FORMICA e Paolo ONOFRI”,”Economia internazionale.”,”Fondo Davoli Contiene: – ‘Teoria e storia delle tariffe doganali’ (da pag 55-) – ‘Il sIstema di Bretton Woods (da pag 125-)”,”ECOI-374″
“KENEZ Peter”,”The Birth of the Propaganda State. Soviet Methods of Mass Mobilization, 1917-1929.”,”KENEZ è Prof di storia all’Univ di California, Santa Cruz. E’ autore pure di ‘Civil War in South Russia, 1919-1920’.”,”RIRO-025″
“KENEZ Peter”,”Civil War in South Russia, 1919-1920. The Defeat of the Whites.”,”””Largely because of the element of surprise, Iudenich achieved major successes. He sent an army directly eastward which captured Luga and threatened to cut the Moscow-Petrograd railroad line, while the main forces moved against the old capital. On October 11 the Whites took Iamburg and on October 16 Gatchina, a town only thirty miles from Petrograd. The Bolsheviks faced a cruel dilemma. Abandoning Petrograd, the “”birthplace of the revolution””, would have been a psychological blow with incalculable consequences. On the other hand, weakening the southern front seemed much too dangerous. Lenin was inclined to retreat from Petrograd in order to concentrate all available forces against the greater danger, Denikin, but Trotskii disagreed and in this occasion prevailed. The Commissar for War went to Petrograd to direct the defense of the city. His resolute acts created confidence. He sent new working-class recruits to the front, he organized partisan detachments to fight in the city if necessary, and ordered the workers to raise barricades. In the battles of October 21-23 at the outskirts of Petrograd, Iudenich was stopped. The Whites did not have the strength to organize a protracted siege and fell back quickly. On November 3 they evacuated Gatchina and ten days later retreated into Estonia, where they were interned. Now Estonia was ready to conclude peace with the Soviet government. The Red Army had won decisive victories in the east and in the west, but it was clear that the most difficult would have to be fought in the south. In September and October the Bolshevik leaders organized feverishly for the battles which they expected to be decisive. The party was able to mobilize new soldiers to meet the crisis, for, unlike their enemies, the Reds were capable of an extra exertion when it was most necessary”” [Peter Kenez, ‘Civil War in South Russia, 1919-1920. The Defeat of the Whites’, Berkeley, 1977]”,”RIRO-434″
“KENEZ Peter”,”Red Advance White Defeat. Civil War in South Russia 1919-1920.”,”Peter Kenez is a Professor of History at the University of California, Santa Cruz. His publications include: The Birth of the Propaganda State, Cinema and Soviet Society from the Revolution to the Death of Stalin, and A History of the Soviet Union from the Beginning to the End. List of Illustrations, Acknowledgments, Introduction, Notes, Maps, Bibliography, Index,”,”RIRO-079-FL”
“KENEZ Peter”,”Red Attack. White Resistance. Civil War in South Russia 1918.”,”Peter Kenez is a Professor of History at the University of California, Santa Cruz. His publications include: The Birth of the Propaganda State, Cinema and Soviet Society from the Revolution to the Death of Stalin, and A History of the Soviet Union from the Beginning to the End. Acknowledgments, Introduction, Conclusion, Maps, Notes, Bibliography, Index,”,”RIRO-082-FL”
“KENNAN George F. a cura di Gianfranco CORSINI”,”Possiamo coesistere? America e URSS dalla guerra del Vietnam alla crisi polacca.”,”KENNAN è Professore all’ Institute for Advenced Study of Princeton e uno dei fondatori del Kennan Institute for Advanced Russian Studies a Washington.”,”USAP-021″
“KENNAN George F.”,”Russia Leaves the War. The American in Petrograd and the Bolshevik Revolution. Soviet-American Relations, 1917-1920.”,”Fattore guerra decisivo in crisi politica interna e rivoluzione: “”I membri del Governo provvisorio si erano sicuramente trovati sotto la pressione degli estremisti di sinistra proprio sul tema degli obiettivi di guerra; e la loro incapacità di replicare in modo soddisfacente ha senza dubbio giocato a favore dei bolscevichi e facilitato la loro vittoria””. (pag 147) “”I bolscevichi non potevano essere disarmati o fermati solo da una dichiarazione aperta degli obiettivi di guerra alleati; essi potevano essere disarmati o fermati solo se quella dichiarazione avesse portato alla cessazione degli sforzi militari, la continuazione dei quali portò pesanti tensioni sul Governo Provvisorio. Questa realtà non fu mai prospettata interamente in modo chiaro ai governi alleati da Kerensky ed i suoi.”” (pag 148)”,”USAP-059″
“KENNAN George F.”,”Ribelli senza programma.”,”Secondo l’autore di ‘A Prophetic Minority’, Jack Newfield “”decentralizzazione, comunitarismo e umanismo esistenziale”” sono le qualità che definiscono la Nuova Sinistra e attribuisce la lontana paternità del movimento agli “”esponenti del trascendentalismo Whitman, Emerson, Thoreau e ai membri dell’Industrial Workers of the World”” (Iww) (pag 181)”,”GIOx-105″
“KENNAN George F.”,”Le mirage nucléaire. Les relations américano-soviétiques à l’âge de l’atome.”,”Claude Julien, direttore del “”Monde diplomatique”” Raccolta di articoli pubblicati da Kennan nel corso di una trentina d’anni”,”RAIx-364″
“KENNAN George F.”,”Russia Leaves the War. Soviet-American Relations, 1917-1920.”,”george F, Kennan was appointed Ambassador to the USSR in 1952, having previously served ad director of the State Department’s Policy Planning Staff and Counselor of Department from 1947 to 1950. He was a Foreign Service Officer for twenty-seven years and a specialist, within the framework of the service, for Russian affairs. After his retirement in 1953, he became a Member, and later professor, at The Institute for Advanced Study in Princeton. Preface, Prologue, Appendix, Acknowledgments, Notes, Foto, Selected Bibliography, Index,”,”RUST-068-FL”
“KENNAN George F.”,”The Decision to Intervene. Soviet-American Relations, 1917-1920. Vol. II.”,”George F, Kennan was appointed Ambassador to the USSR in 1952, having previously served ad director of the State Department’s Policy Planning Staff and Counselor of Department from 1947 to 1950. He was a Foreign Service Officer for twenty-seven years and a specialist, within the framework of the service, for Russian affairs. After his retirement in 1953, he became a Member, and later professor, at The Institute for Advanced Study in Princeton. Preface, Prologue, Appendix, Acknowledgments, Notes, Foto, Selected Bibliography, Index,”,”RUST-069-FL”
“KENNAN George F.”,”Russia and the West under Lenin and Stalin.”,”George F, Kennan was appointed Ambassador to the USSR in 1952, having previously served ad director of the State Department’s Policy Planning Staff and Counselor of Department from 1947 to 1950. He was a Foreign Service Officer for twenty-seven years and a specialist, within the framework of the service, for Russian affairs. After his retirement in 1953, he became a Member, and later professor, at The Institute for Advanced Study in Princeton.”,”RUST-083-FL”
“KENNEDY Paul M.”,”L’antagonismo anglo-tedesco. Dalla collaborazione all’ostilità 1860 – 1914.”,”Relazioni politiche anglo-tedesche dal 1860 al 1880, struttura delle relazioni anglo-tedesche nell’età di BISMARCK e GLADSTONE, il crescente antagonismo tra il 1880 e 1906, struttura relaz in epoca BULOW e CHAMBERLAIN, dall’antagonismo alla 1° GM. “”Ma nulla avrebbe ormai potuto attenuare la diffidenza degli inglesi, e quando il Kaiser, nel novembre 1902, visitò Sandringham, fu scioccato dalle aperte dimostrazioni di ostilità nei confronti del governo del Reich – benchè, si consolò, non nei confronti della sua persona – tanto da cablografare urgentemente che si aumentasse il controllo sulla stampa tedesca e si evitasse qualunque iniziativa che potesse sfociare in diatribe con Londra. “”Perciò, attenzione! Hanno trentacinque navi da guerra in servizio da queste parti, e noi solo otto!””. Quando, poco tempo dopo, il principe Enrico visitò l’Inghilterra informò Tirpitz che “”il gatto è uscito dal sacco””, e aggiunse in tono afflitto: “”Saremmo ben più avanti di dove siamo ora, se avessimo bene appreso l’arte di stare zitti.”” Il comportamento dei due principali architetti della ‘Weltpolitik’, Bülow e Tirpitz, indica che essi furono particolarmente scossi dall’atteggiamento profondamente mutato dell’ opinione pubblica britannica””. (pag 363)”,”GERx-017″
“KENNEDY Paul”,”Ascesa e declino delle grandi potenze.”,”[La crescita della spesa miiltare negli anni precedenti la guerra. ‘La capacità della Germania di combattere con successo una guerra terrestre pareva ad alcuni osservatori meno evidente; certo, a prima vista, l’esercito prussiano nel decennio che precedette il 1914 appariva oscurato dalle ben più numerose forze della Russia zarista ed eguagliato da quelle francesi. Ma tali apparenze erano ingannevoli. Per complesse ragioni di politica interna, il governo tedesco aveva scelto di mantenere l’esercito entro certe dimensioni per permettere alla flotta di Tirpitz di ampliare considerevolmente la propria porzione del bilancio totale per la difesa. Quando la critica situazione internazionale del 1911 e 1912 convinse Berlino a optare per un consistente ampliamento dell’esercito, si impose un rapido cambiamento di velocità. Tra il 1910 e il 1914, il bilancio dell’esercito passò da 204 a 442 milioni di dollari, mentre quello della Francia salì soltanto da 188 a 197 – e tuttavia, per attuare quell’ampliamento, la Francia stava arruolando l’89 per cento dei giovani idonei a confronto del 53 per cento della Germania. E’ vero che la Russia nel 1914 spendeva circa 324 milioni di dollari per il suo esercito, ma a un costo spaventoso: le spese per la difesa assorbivano il 6.3 per cento del reddito nazionale russo, contro il 4.6 della Germania. Ad eccezione della Gran Bretagna, la Germania reggeva “”il peso degli armamenti”” più facilmente di ogni altro stato europeo’ (pag 304-305, Capitolo: ‘Le alleanze e lo spostamento verso la guerra (1890-1914)’). Edizione in lingua inglese: Paul Kennedy, ‘The Rise and Fall of the Great Powers. Economic Change and Military Conflict from 1500 to 2000’. Unwin Hyman, London, 1988, pag XXV 678]”,”RAIx-068 QMIx-055″
“KENNEDY Paul”,”Il parlamento dell’ uomo. Le Nazioni Unite e la ricerca di un governo mondiale.”,”KENNEDY Paul è nato nel 1945 nel Nord dell’ Inghilterra. Dopo gli studi nelle università di Newcastle e di Oxford, ha insegnato nell’ Università di East Anglia e dal 1983 è DIlworth Professor of History a Yale. Vive ad Hamden nel Connecticut. Storico militare, ha pubblicato varie opere tra cui ‘Storia dell’ antagonismo anglo-tedesco (1980), ‘The Realities behind Diplomacy’ (1981), Ascesa e declino delle grandi potenze (1987), ‘Strategy and Diplomacy, 1870-1945’ (1983), ‘Il mondo in una nuova era’ (1993). Collabora a vari giornali. “”I governi creano disavanzi, indebitandosi con i mercati finanziari. Tengono le proprie divise artificiosamente alte o artificiosamente basse, come se questi espedienti potessero servire nel lungo periodo. Proteggono settori insicuri e inefficienti dell’ economia (agricoltura, industria pesante, vecchie burocrazie), soffocando così la crescita mondiale. Quando si concedono aiuti all’ estero, non si tratta quasi ami di donazioni, ma c’è sempre un ritorno in termini di finanziamenti agricoli e trasferimenti militari. In questa vicenda i buoni samaritani sono pochi. Più in particolare gli Stati Uniti, che, avendo un enorme disavanzo finanziario e commerciale, fanno affidamento sulle banche asiatiche per la collocazione dei loro buoni del tesoro, sono una mina vagante; la Cina, che tiene deliberatamente bassa la propria moneta, non è di nessun aiuto; gli stati europei che aderiscono solennemente ai principi di Maastricht sul rigore fiscale ma poi li ignorano, indeboliscono il sistema e sé stessi; l’ India, che, pur facendo di tutto per entrare nell’ economia globalizzata, protegge le proprie aziende dei servizi, è un altro ostacolo; e i regimi corrotti di tutto il mondo – ampiamente denunciati dai rapporti di ONG come Transparency International e Amnesty International – confermano che i nobili principi keynesiani di cooperazione economica e di buon governo non sono affatto superati””. (pag 353-354)”,”RAIx-219″
“KENNEDY Paul”,”The Rise and Fall of the Great Powers. Economic Change and Military Conflict from 1500 to 2000.”,”KENNEDY Paul ha studiato nelle università di Newcastle, Oxford e Bonn. Ha insegnato nelle università di East Anglia e Yale University. Ha scritto pure ‘Strategy and Diplomacy 1870-1945’ e ‘The Rise of the Anglo-German Antagonism’ (1980) e ‘The Realities behind Diplomacy’ (1981). Vive nel Connecticut. “”The greatest mistake of all would be to assume that this sort of projection, with all the changeable factors that it rests upon, could ever work out with such exactitude. But the general point remains: China will have a very large GNP within a relatively short space of time, barring some major catastrophe; and while it will still be relatively poor in per capita terms, it will be decidedly richer than it is today. Three further points are worth making about China’s future impact upon the international scene. The first, and least important for our purposes, is that while the country’s economic growth will boost its foreign trade, it is impossible to transform it into another West Germany or Japan. The sheer size of the domestic market of a continent-wide Power such as China, and of its population and raw-materials base, makes it highly unlikely that it would become as dependent upon overseas commerce as one of the smaller, maritime “”trading states””. The extent of its labor-intensive agricultural sector and the regime’s determination not to become too reliant upon imported foodstuffs will also be a drag upon foreign trade. What ‘is’ likely is that China will become an increasingly important producer of low-cost goods, like textiles, which will help to pay for western – or even Russian – technology; (…)””. (pag 456)”,”RAIx-227″
“KENNEDY Paul”,”Le grand tournant. Pourquoi les Alliés ont gagné la guerre, 1943-1945.”,”In apertura citazione di Bertolt Brecht merito collettivo nelle grandi vittorie militari “”Les pertes totales des navires alliés grimpent en flèche, passant de 750.000 tonnes de port en lourd en 1939 au chiffre terrifiant de 3.900.000 tonnes en 1940, augmentent encore en 1941, passant à 4.300.000 tonnes, avant d’atteindre le chiffre colossal, déjà évoqué, de 7.800.000 tonnes en 1942. Certaines autres régions connaissent naturellement des pertes sévères – le large de Dunkerque, l’Atlantique Sud, la Méditerrannée et, à partir de 1941-1942, l’Extrême-Orient; mais les pertes les plus lourdes (5.400.000 pour l’année 1942) sont enregistrées dans l’Atlantique Nord. En comparaison, les pertes des U-boote de Dönitz sont modestes: environ 12 en 1939 et autour de 35 en 1941, montant à 87 en 1942. Les pertes des sous-marins sont supportables; celles des navires marchands beaucoup moins (1)”” (1) Les tableaux les plus facilement disponibles se trouvent dans S.W. Roskill, War at Sea, 1939-1945, 3 volumes HMSO, Londres; 1954-1961 vol.3, tome II,, Annexes, où la guerre navale est résumée dans son ensemble (pag 41) Grande specialista della battaglia dei convogli dell’ Atlantico è Jürgen Rohwer (pag 42)”,”QMIS-141″
“KENNEDY John F.”,”Rapporto alla nazione su Berlino e la situazione mondiale, 25 luglio 1961.”,”””Coloro che minacciano di scatenare le forze della guerra in una contraversia per Berlino Ovest dovrebbero ricordare le parole dell’antico filosofo: ‘Un uomo che causa timore non può essere esente dal timore stesso'”” (pag 3) da Pietrasanta”,”USAP-077″
“KENNEDY Paul M.”,”L’antagonismo anglo-tedesco.”,”Paul Kennedy insegna storia all’Università di Yale. Tra le sue opere ricordiamo: Pacific Onslaught, Pacific Victory, Ascesa e declino delle grandi potenze e Verso il XXI Secolo.”,”RAIx-028-FL”
“KENNEDY Carol”,”ICI. The Company That Changed Our Lives.”,”Lo storico ufficiale della compagnia si chiamava W.L. Reader ICI Imperial Chemical Industries”,”ECOG-093″
“KENNEDY Ludovic”,”Caccia alla Bismarck.”,” Il ritardo nel potenziamento della marina militare tedesca negli anni Trenta e il declino delle grandi corazzate ‘Reader fu messo a capo della marina nel 1928, e così cinque anni dopo, quando Hitler andò al potere; esisteva già il nucleo di una nuova flotta tedesca. Per prima cosa si preoccupò dei sommergibili, vietati dal Trattato di Versailles, costruiti all’inizio segretamente in cantieri finlandesi e spagnoli: quindi degli incrociatori corazzati a grande raggio d’azione o corazzate tascabili ‘Deutschland, Admiral Graf Spee, Admiral Scheer’; in seguito vennero gli incrociatori da battaglia ‘Scharnhorst’ e ‘Gneisenau’, la gigantesca ‘Bismarck’ e la sua gemella ‘Tirpitz’. (Tutte queste navi erano state progettate in modo da sembrare simili, un’idea che in seguito, e quasi involontariamente, avrebbe dato ottimi frutti). Per anni Hitler continuò a dire a Raeder di non preoccuparsi per una guerra con la Gran Bretagna: perfino nel 1938, quando l’incubo stava ormai per divenire realtà, gli promise altri sette anni di dilazione. Così Raeder preparò il piano «Z»: 250 U-Boote, altre sei corazzate ancora più grandi della ‘Bismarck’ e della ‘Tirpitz’ e veloci incrociatori leggeri che sarebbero stati i loro esploratori: tutte queste navi erano destinate ad andare in cerca di preda nell’Atlantico, come tigri affamate, per scacciare la navigazione britannica dai mari. Quando un anno dopo scoppiò la guerra, un Raeder preso alla sprovvista scoprì quello che gli stranieri avevano già scoperto prima di lui, e cioè che le parole del Führer non erano altro che polvere. «In terra sono un eroe», disse una volta Hitler «ma in mare sono un codardo». Era affascinato dalle corazzate, parlava con competenza delle loro caratteristiche tecniche, ma non sapeva nulla del potere marittimo e della sua importanza. Così lasciò ogni cosa in mano a Raeder e la marina fu l’ultima di tutte le armi e le istituzioni del Terzo Reich a essere contaminata dalla idee e dalle pratiche naziste’ (pag 17); “”La missione della ‘Bismarck’ si svolse troppo tardi. Se essa e la sua gemella ‘Tirpitz’ fossero state completate un anno prima e fossero salpate con lo ‘Scharnhorst’ e lo ‘Gneisenau’ verso le rotte commerciali dell’Atlantico all’inizio dell’inverno 1940-41, sarebbe stata una storia completamente diversa. Divise in gruppi da battaglia separati, non si può valutare il danno che avrebbero potuto fare, quale effetto avrebbero potuto avere le loro azioni sullo sforzo bellico britannico. (…) Malgrado queste perdite, le unità pesanti germaniche avrebbero ancora potuto operare in Atlantico per periodi più brevi, salpando e rientrando a Brest. Ma adesso altri fattori cominciarono a dover essere presi in considerazione. Il colpo sui timoni della ‘Bismarck’ poteva essere stato fortunato, ma quello che era accaduto una volta poteva ripetersi. La potenza aerea britannica stava aumentando di giorno in giorno. La combinazione di portaerei, idrovolanti a grande autonomia e radar significava che una volta che una nave da guerra tedesca fosse stata localizzata in mezzo all’Atlantico, avrebbe avuto poche probabilità di salvezza: gli aeroplani delle portaerei di giorno e il radar di notte avrebbero mantenuto il contatto fino a quando non fossero arrivate forze superiori. Hitler se ne rese conto subito e, nel timore di altre perdite di prestigio, proibì a Raeder di far uscire in Atlantico altre navi da guerra tedesche. E neanche lo stesso Raeder, come uomo di mare, poteva rimanere cieco di fronte a quei dati di fatto. «La perdita della ‘Bismarck’» egli scrisse «ebbe un effetto decisivo nella guerra sul mare». Questo effetto fu la percezione (rinforzata dai successi della Luftwaffe contro la Royal Navy nelle acque di Creta) che il mezzo aereo aveva ormai reso superate le corazzate’ (pag 253-255) Raeder Erich. – Ammiraglio (Wandsbeck, Amburgo, 1876 – Kiel 1960). Già in posizioni di comando durante la prima guerra mondiale, fu nominato nel 1928 capo supremo della marina, della quale, con l’avvento al potere di Hitler, intraprese la ricostituzione; a lui risale la creazione della nuova flotta tedesca e, in particolare, la costruzione delle navi da battaglia dette corazzate tascabili. Grande ammiraglio (1939), durante la seconda guerra mondiale propose e organizzò la spedizione navale che rese possibile lo sbarco e l’occupazione della Norvegia; ma si mostrò in seguito (1940) molto cauto circa l’attuazione di uno sbarco in Inghilterra, contribuendo a dissuadere Hitler da questo progetto. Per le divergenze sullo sviluppo della guerra in generale, e in particolare della guerra navale, fu allontanato (1943) e sostituito da K. Doenitz. Arrestato dagli Alleati (1945), fu condannato a Norimberga (1946) a trent’anni di carcere e graziato il 26 sett. 1955. Fra le sue numerose opere si ricorda l’autobiografia Mein Leben (2 voll., 1956-57). (Trecc)”,”QMIS-235″
“KENNEDY Paul”,”Engineers of Victory. The Problem Solvers who Turned the Tide in the Second World War.”,”In ‘Engineers of Victory’, Paul Kennedy mette in luce il ruolo dei ‘problem-solvers’, i risolutori di problemi gli uomini ‘medi’ che riescono a fare che ciò accada, come il Maggior-Generale Perry Hobart, che inventò i ‘funny tanks’ (strani carri armati) che spianarono le spiagge del D-Day o il Capitano Johnny Walker che lavorò su come affondare gli U-Boot con un ‘creeping barrage’ (sbarramento mobile)”,”QMIS-324″
“KENNEDY Ludovic”,”Caccia alla Bismarck.”,”La base militare di Brest. “”Per la Kriegsmarine Brest era un gioiello inestimabile, una base avanzata per U-Boote e navi di superficie proprio al margine del campo di battaglia dell’Atlantico, E al seguito delle forze di occupazione era arrivato come ammiraglio comandante del porto il piùfamoso degli assi degli U-Boote della prima guerra ondiale, il leggendario Lothar Vvon Arnauld de la Perière, insgnito della più alta decorazione al valore del Kaiser, un uomo di origini ugonette, estremamente affabile e che parlaa un fracese impeccabile. Il suo compito era quello di convincere la marina francese a collaborare con lui nell’amministrazione e nella direzione dell’arsenale secondo le clausole dell’armistizio franco-tedesco del 24 giugno 1940. La fortuna fu dalla sua. I due ammiragli del porto, Traub e Brohan, erano già stti trasfriti per destinazione ignota. L’ufficiale di grado più elevato rimasto sul posto era il capitano di vascello Le Normand, un veccio amico di de la Perière; entrambi avevano comandato sommergibili nelle stesse acque durante la prima guerra mondiale e in seguito si erano conosciuti come comandanti di incrociatori. Le Normand non ci teneva troppo a diventare comandante di un arsenale collaborazionista, ma, vedendovi il mezzo di conservar alla Francia gi impianti e di salvare molti marinai dalle sofferenze di un campo di prigionia, accettò. Il comando dela marina francese nell’arsenale fu trasformato in comando navale combinato, con lo stato maggiore di de la Perière ai piani superiori e quello di Le Normand in quelli inferiori. Il tenente di vascello Philippon fu scelto da Le Normand per il suo stato maggiore. Ma egli disse a Le Normand che non intendeva lavorare direttamente per i tedeschi e così fu incaricato della manutenzione dei giardini dell’arsenale. (…) Durante una visita di Capodanno a casa, a Puynormand, Philippon confidò le sue delusioni al medico di famiglia, un vecchio amico, e gli disse come desiderasse ardentemente fare qualcosa per la Francia. Il dottore lo ascoltò attentamente poi, prima che Philippon partisse, accennò vagamente al fatto che poteva arrivare una visita. Il visitatore arrivò dopo pochi giorni: era il celebre «Colonel Rémy», che avrebbe comandato il reparto che avrebbe conseguito i più grandi successi della Resistenza francese. Voleva Philippon divenire un agente dell’Ammiragliato britannico, osservare ciò che poteva nell’arsenale, i movimenti delle navi, la forza della guarnigione, le nuove costruzioni, i danni provocati dalle bombe? Philippon era in un dilemma (…). Accettò, ‘Bien’, disse il colonnello Rémy (…). Non appena tutto fu sistemato, ill tenente di vascello Jean Philippon della marina francese adottò il nome di battaglia «Hilarion» e diventò una spia per la Francia”” (pag 146-147)”,”QMIS-002-FER”
“KENNEDY Paul M.”,”The Rise and Fall of British Naval Mastery.”,”Pubblicato nel 1976 il libro è la prima dettagliata analisi della storia della potenza navale britannica dal classico di A.T. Mahan, ‘The Influnce of Sea Power on History’ pubblicato nel 1890.Nel volume di Kennedy si analizzano le ragioni dell’ascesa e del declino della Gran Bretagna come nazione marittima predominante nel periodo che va dai Tudor al tempo presente. Il Prof. Kennedy inserisce la Royal Navy all’interno del contesto nazionale, internazionale, economico, politico, strategico. Paul M. Kennedy, Richardson Dilworth Professor of History, Yale University.”,”QMIN-095-FSL”
“KENRICK Donald PUXON Grattan”,”Il destino degli zingari. La storia sconosciuta di una persecuzione dal Medioevo e Hitler.”,”D. Henrick è stato direttore dell’Institute of Contemporary Romani Research and Documentation, G. Puxon è stato segretario generale del World Roman Congress Zingari nel lager nazisti: uccisioni, esperimenti criminali, solidarietà tra internati “”La Commissione polacca per i crimini di guerra ha riferito che cinquemila zingari sarebbero stati massacrati a Chelmno (133), ma i particolari non sono stati rivelati in modo esauriente e le stime risultano approssimative. Un’altra fonte parla infatti di quindicimila zingari presenti tra il milione e trecentomia persone sterminate in quella località (134). Diverse migliaia di zingari provenivano da Lodz, dopo la liquidazione delghetto di quella città; altri erano stati rastrellati in varie zone della Polonia. Per la soppressione di alcuni gruppi i tedeschi si servirono dei gas tossici e delle mitragliatrici (135). Uno dei primi lager ad accogliere gli zingari era stato Dachau, dove nel 1936 ne erano stati internati circa quatrocento con il pretesto che trattavasi di elementi asociali (136). Joseph Kramer, che quell’anno lavorava nella fureria del campo, ha detto che «nel lager si trovavano allora soltanto internati politici, delinquenti comuni, mendicanti e zingari. Le sentinelle avevano l’ordine di sparare a vista su chiunque tentasse di evadere» (137). Arpad Krok racconta come fosse stato arrestato all’età di dodici anni nella zona ungherese della Slovacchia e come, dopo un breve soggiorno in un campo di concentramento ungherese fosse stato inviato a Dachau. Qui aveva contratto il tifo e quindi scaraventato su un mucchio di cadaveri, ma una dottoressa delle SS lo aveva recuperato e gli aveva dato qualcosa da mangiare. Solo così poté sopravvivere fino alla liberazione di Dachau ad opera degli americani (138). Un lager riservato esclusivamente agli zingari era quello di Lackenbach, dove i primi internati erano giunti nel 1940. L’anno seguente iniziarono le deportazioni in massa degli zingari d’Austria. Poiché era posto sotto l’amministrazione della Criminalpol, e non delle SS, Lackenbach non ebbe mai ufficialmente la qualifica di campo di concentramento, ma le condizioni che vi regnavano era identiche a quelle degli altri lager: anche se mancava il reticolato percorso dall’alta tensione, erano regolarmente in atto appelli e contrappelli, le pene corporali, il lavoro coatto. Tuttavia si permetteva agli internati di vivere a gruppi familiari”” (pag 188); “”Sempre nel 1944 gruppi di zingari prelevati a Sachsenhausen, Buchenwald e in altri lager, furono condotti nel centro di Dachau per essere sottoposti ad una serie di esperimenti che consistevano in iniezioni di sale in soluzione. È stato detto che in parte trattavasi di volontari, ma un testimone ha ricordato che almento due si erano sottoposti all’esperimento soltanto per sfuggire al reparto di disciplina. Beiglböck, che faceva parte del gruppo dei ricercatori, si accorse che alcuni zingari avevano continuato a bere acqua e, montato su tutte le furie, li accusò di essersi prima presentati volontari e di aver poi disobbedito agli ordini (213). L’ex internato Franz Blaha, testimone oculare di questi esperimenti, dice nel suo racconto che, nell’autunno del 1944, ad un gruppo di quaranta o ottanta tra zingari e ungheresi rinchiuso in uno stanzone, per cinque giorni non fu dato altro che acqua salata. Non vi furono morti, ma soltanto perché forse gli altri internati erano riusciti a far giungere segretaemtne ai reclusi cibo ed acqua dolce (214)”” (pag 198) [Donald Kenrick Grattan Puxon, ‘Il destino degli zingari. La storia sconosciuta di una persecuzione dal Medioevo e Hitler’, Rizzoli, Milano, 1975] [(133) ‘German Crimes in Poland, p. 111. Vedi anche Ficowski (1965); (134) Black Book, p. 377; (135) Processo per Chelmo, gennaio 1963; (136) Novitch, 1965, p. 36; (137) Phillips, p. 721; (138) c.p.; (213) Mitscherlich e Mielke, p. 114, Nr. Doc., NO-911; (214) PS-3249, US-663, NO-911, NO-3342]”,”STOS-001-FFS”
“KENWOOD A.G. LOUGHEED A.L.”,”The Growth of the International Economy, 1820-1990. An Introductory Text.”,”KENWOOD A.G. è ex Senior Lecturer in economia nell’Università di Queensland specializzato in storia economica. LOUGHEED A.L. è Reader in economia presso la stessa università, specializzato in commercio internazionale e storia economica “”In Britain, the McKenna Act of 1915, which imposed duties of 33,33 per cent on cars, motor-cycles and certain other manufactures in an effort to save wartime shipping space and foreign exchange, laid the foundations for a return to protection after the war, when the Act remained in force and was extended to commercial vehicles and tyres””. (pag 176)”,”ECOI-323″
“KEPEL Gilles”,”La rivincita di dio. Cristiani, ebrei, musulmani alla riconquista del mondo.”,”Il libro è stato realizzato con il sostegno del CERI, Centre d’ Etudes et de Recherches Internationales, FNSP, Parigi. KEPEL Gilles è ricercatore al CNRS e professore all’ Institut d’ Etudes Politiques di Parigi. Il suo libro precedente, ‘Les Banlieues de l’ Islam’, ha fatto conoscere con conscenza diretta e libertà di giudizio; le ‘periferie’ occidentali dell’ Islam. “”Tutti i movimenti di ri-islamizzazione, ri-giudaizzazione, di ri-cristianizzazione pretendono la necessità di altri modi di vita, secondo i quali la solidarietà comunitaria si allea al recupero dell’ esperienza religiosa personale”””,”RELx-025″
“KEPEL Gilles”,”Il profeta e il faraone. I Fratelli musulmani alle origini del movimento islamista.”,”KEPEL Gilles insegna all’Istituto di Studi politici a Parigi (IEP) dove dirige il programma di dottorato sul mondo arabo-musulmano. Ha scritto ‘La rivincita di Dio’, ‘Jihad. Ascesa e declino. Storia del fondamentalismo islamico’ e altro.”,”VIOx-161″
“KEPEL Gilles”,”Fitna. Guerra nel cuore dell’Islam.”,”Gilles Kepel insegna all’Istituto di Studi politici a Parigi (IEP) dove dirige il programma di dottorato sul mondo arabo-musulmano. Le sue opere sono tradotte in tutte le lingue. In italiano, La rivincita di Dio, A ovest di Allah, Jihad. Ascesa e declino. Storia del fondamentalismo islamico. L’autunno della Guerra Santa. Viaggio nel mondo islamico dopo l’11 settembre.”,”VIOx-036-FL”
“KEPEL Gilles”,”Jihad. Ascesa e declino. Storia del fondamentalismo islamico.”,”Gilles Kepel insegna all’Istituto di Studi politici a Parigi (IEP) dove dirige il programma di dottorato sul mondo arabo-musulmano. Le sue opere sono tradotte in tutte le lingue. In italiano, La rivincita di Dio, A ovest di Allah, Jihad. Ascesa e declino. Storia del fondamentalismo islamico. L’autunno della Guerra Santa. Viaggio nel mondo islamico dopo l’11 settembre.”,”VIOx-101-FL”
“KEPEL Gilles”,”La rivincita di Dio. Cristiani, ebrei, musulmani alla riconquista del mondo.”,”Gilles Kepel insegna all’Istituto di Studi politici a Parigi (IEP) dove dirige il programma di dottorato sul mondo arabo-musulmano. Le sue opere sono tradotte in tutte le lingue. In italiano, La rivincita di Dio, A ovest di Allah, Jihad. Ascesa e declino. Storia del fondamentalismo islamico. L’autunno della Guerra Santa. Viaggio nel mondo islamico dopo l’11 settembre.”,”RELx-027-FL”
“KERAMANE Hafid”,”La pacificazione. Libro nero di sei anni di guerra in Algeria.”,”Tre parti del libro dedicate rispettivamente a Guy MOLLET, Edmond MICHELET, André MALRAUX Centodododici algerini uccisi in una grotta (pag 147- ) Esecuzioni sommarie e massacri collettivi (pag 153) Bombardamenti e incendi di villaggi (pag 153) “”Il 4 maggio 1957 nel villaggio di Guetna, dipartimento di Orano, un tenente medico dell’ esercito francese ha inoculato un virus mortale a ventidue bambini (quindici maschi e sette femmine) che sono morti poco dopo. Ecco i loro nomi (…)”” (il più piccolo di quindici mesi, il più grande di cinque anni, ndr) (pag 152) “”Nel pomeriggio del 13 marzo 1957 un veicolo militare francese salta su una mina interrata dall’ Armata di Liberazione Nazionale algerina. Subito dopo un centinaio di algerini vengono arrestati e condotti al comando militare di Ain-Isser. Fra costoro vi erano indifferentemente vecchi e bambini. I civili vennero rinchiusi in una cantina. E quantanove di essi vennero uccisi, mediante asfissia, provocata da lancio di quelle particolari “”bombe lacrimogene”” di cui si è già parlato. Ecco i loro nomi (…)””. (pag 156)”,”FRAV-115″
“KERANS David”,”Mind and Labor on the Farm in Black-Earth Russia, 1861-1914.”,”David Kerans is Researcher at the Davis Center for Russian Studies, Harvard University. List of Figures, List of Tables, List of Maps, Introduction, A Note on Sources, Appendix: Nutritions and Mortality in Tambov, 1880-1914. I) Available Grain and Potatoes, II) Vegetable, Meat, and Dairy Consumption, III) Crude Mortality Rate, IV) Condition of Army Recruits, Bibliography of All Books, Journals, and Archives Cited, A Miniature Glossary, Some Russian Weights and Measures, Notes, Note on Dates, Index,”,”RUSx-085-FL”
“KERAUTRET Michel”,”Les grands traités du consulat (1799-1804). Documents diplomatiques du Consulat et de l’Empire. Tome 1.”,”Normaliano, storico del Consolato e dell’Impero, specialista di storia delle relazioni internazionali, Michel Kerautret è membro del consiglio d’amministrazione dell’Institut Napoléon. Ha pubblicato ‘La France napoléonienne. Aspects extérieurs (1799-1815)’, e ‘Les Grands Traités de l’Empire’.”,”FRAN-012-FSL”
“KERAUTRET Michel”,”Les grands traités de l’Empire (1810-1815). Documents diplomatiques du Consulat et de l’Empire et la restauration européenne (1811-1815). Tome 3.”,”Normaliano, storico del Consolato e dell’Impero, specialista di storia delle relazioni internazionali, Michel Kerautret è membro del consiglio d’amministrazione dell’Institut Napoléon. Ha pubblicato ‘La France napoléonienne. Aspects extérieurs (1799-1815)’, e ‘Les Grands Traités de l’Empire’.”,”FRAN-013-FSL”
“KERENSKI Alessandro”,”La rivoluzione russa.”,”””Dopo aver posto fine al cattivo umore dei generali, pubblicai immediatamente la “”Dichiarazione dei diritti dei soldati””. Ma, per le modificazioni e rimaneggiamenti da me apportati al testo primitivo, questa “”dichiarazione”” fu interpretata in tal modo da incitare Lenin a qualificarla nella Pravda “”Dichiarazione dell’ assenza dei diritti dei soldati””, e da scatenare una campagna accanita contro il nuovo ministro della Guerra.”” (pag 214) “”La Rivoluzione voltò le spalle agli ufficiali di carriera. Forse ciò era logicamente inevitabile, ma non per questo meno tragico per coloro che ne provarono gli effetti. Le conseguenze furono altrettanto fatali, senza dubbio, allo sviluppo normale della Rivoluzione stessa. La grande maggioranza degli ufficiali russi non prese parte alcuna alla preparazione della Rivoluzione.”” (pag 218) “”La maggioranza delle truppe ondeggiava tra queste due categorie: una si componeva di uomini di forte volontà, ardenti e pronti a qualsiasi azione eroica. Si formarono delle unità di volontari che presero nome di “”Battaglioni della morte””, (…) ecc. L’ altra categoria era un’ accozzaglia di intere unità dominate dagli agitatori comunisti. Pertanto, queste ultime, non ci davano troppo filo da torcere, che quando erano comandate da ufficiali del tipo del famoso Dzevaltowski, che in un giorno riuscì a sottomettere alla sua onnipossente influenza l’ intero reggimento dei granatieri della guardia. Queste unità, perniciose, per il marcio che propagavano, si trovavano sparse per tutta la linea del fronte ed i miei commissari si videro costretti a combatterle con tutti i mezzi, ricorrendo persino alle artiglierie””. (pag 226-227)”,”RIRx-105″
“KERENSKI Alexandre”,”La Russie au tournant de l’ histoire.”,”Spazio in cambio di tempo. Brest-Litovsk. “”Lenin fu battuto a questa conferenza, e fu adottata una mozione in favore della guerra rivoluzionaria da parte di una maggioranza assoluta di 32 voti. La formula vaga di Trotsky: “”Né guerra, né pace”” anch’essa essenzialmente anti-leninista, raccolse sedici voti. Lenin, Zinoviev e tredici loro partigiani furono i soli a votare in favore di una capitolazione “”vergognosa e oscena””. Per Lenin non c’era altra soluzione che fare un passo indietro e cercare di guadagnare tempo””. (pag 606-607?)”,”RIRx-126″
“KERENSKIJ Aleksandr”,”Memorie. La Russia alla svolta della storia.”,”KERENSKIJ, uomo politico russo (Volsk 1881-New York 1970). Avvocato, aderente al Partito socialrivoluzionario, fu eletto (1912) nella IV Duma, dove capeggiò il piccolo gruppo dei trudoviki, avversi allo zarismo e a ogni governo borghese. Durante la Rivoluzione di febbraio (1917), fece parte del gabinetto Lvov come ministro della Giustizia e vicepresidente del Consiglio. Oratore brillante, nel maggio 1917 fu ministro della Guerra e della Marina in un secondo gabinetto Lvov: organizzò allora la famosa “”offensiva K.”” (giugno), che, fallita, lo rese inviso ai soldati. Nel luglio formò un suo gabinetto e per respingere il colpo di mano reazionario del generale Kornilov, assunse il comando supremo dell’ esercito. Ma le sue posizioni ambigue, a volte persino confinanti con quelle della reazione, distrussero la sua popolarità. Nel novembre i bolscevichi conquistarono il potere e sconfissero anche militarmente K., che si rifugiò negli USA.”,”RUSx-032″
“KERENSKIJ Aleksandr”,”Memorie. La Russia alla svolta della storia.”,”Aleksandr Kerenskij nacque nel 1881 a Simbirsk, nell’odierna provincia di Uljanovsk; è forse una coincidenza che merita di essere ricordata quella per cui la piccola e retriva cittadina (senza ferrovie nè industrie o commerci, centro di una ristretta e pigra nibiltà) diede vita nel giro di pochi anni a quattro personalità destinate ad essere i protagonisti della futura rivoluzione. Nativi di Simbirsk furono infatti, con Kerenskij, A.D. Protopopov, l’ultimo e più odiato ministro degli Interni dello zar, e i due fratelli Uljanov: Aleksandr, giustiziato per un fallito attentato allo zar, e Vladimir Ilijc Uljanov (Lenin). Gran parte dell’infanzia Kerenskij la trascorse nel Turkestan, dove il padre professore era stato trasferito. Si laureò a Pietroburgo, difese come avvocato le vittime dello zarismo e la sua fama di ‘protettore dei poveri’ lo portò alla Duma. il Parlamento di tutte le Russie. Dopo la rivoluzione di febbraio 1917, Kerenskij fi ministro della Giustizia, della Difesa e quindi presidente del Consiglio, il primo ministro della fase non bolscevica della rivoluzione. Con l’assunnzione del potere da parte di Lenin (7 novembre 1917) Kerenskij ha finito i suoi giorni da protagonista. Esule dapprima in Europa, si stabilirà nel 1939 a new York.”,”RIRx-039-FL”
“KERGOAT Jacques”,”Histoire du parti socialiste.”,”Jacques KERGOAT è uno storico specialista del movimento operaio francese, in particolare della branca socialista su cui ha scritto più libri. Collabora al giornale ‘Le Monde’, è redattore in capo a ‘Politique’ la rivista, e presidente dell’ associazione RESSY (Recherches, societé, syndicalisme).”,”FRAP-037″
“KERMINA Francoise”,”Saint-Just. La Révolution aux mains d’un jeune homme.”,”Saint-Just vs Danton. Accuse di corruzione. “”Mais Saint-Just n’avait pas besoin de motifs aussi futiles, ni même de sa fidélité à Robespierre, pour requérir contre Danton qui incarnait à ses yeux la corruption menaçant la République. Les factions, selon lui, étaient de toute façon malfaisantes, quelles qu’elles fussent, car elles tendaient à la division des citoyens. Et Danton, en dépit de sa popularité, de ses éclatants mérites, donnait prise à des accusations fondées. Agent de la cour peut-être dès 1791, trompant tous les partis, complice de tous les trafics, indulgent vis-à-vis du roi, puis de Dumouriez, il aimait à s’entourer d’affairistes comme ce Robert, d’abord célèbre comme premier républicain en France, pui dénoncé sous le sobriquet de Robert-Rhum pour spéculations sur les spiritueux. Il fréquentait les mêmes étrangers riches qu’Hébert, et son ami Osselin avait pour maîtresse une émigrée. Il parlait couramment l’anglais et on devait retrouver dans ses papiers une lettre d’un agent britannique relative à certaines sommes versées à des agitateurs “”pour les services immenses qu’ils ont rendus à la Révolution en soufflant sur le feu””. (…) Saint-Just, obsédé comme au temps des Girondins par la culte de la personnalité, pousserait ce fantasme jusqu’à l’absurde: pour lui, nous le verrons, les ‘magistrats’ d’un peuple, c’est-à-dire ses dirigeants, sont toujours, par hypothèse, des suspects à surveiller.”” (pag 194-195)”,”FRAR-346″
“KERMOAL Jacques (Fravel)”,”Africa aperta. Guida politica, economica, sociale.”,”””Africa aperta un quadro della lotta per l’emancipazione della gente negra dal colonialismo, dallo sfruttamento e dalle fumisterie della leggenda esotica. I principali combattenti per l’indipendenza africana, i problemi dell’economia locale e dei rapporti con gli Stati capitalistici ex dominatori, in una documentata e precisa analisi offerta per la prima volta al lettore italiano interessato a sapere che cos’è il Ghana e chi sono Ferhat Abbas, Kwani Nkrumah , Suku Turé…”” (4° di copertina) Jacques Kermoal (Fravel) è nato in Bretagna nel 1924. E’ laureato in filosofia. Già redattore-capo del giornale marocchimo ‘Démocratie’, collaboratore di ‘L’Action’ di Tunisi, ha pubblicato in Italia alcune inchieste su ‘Il Paese’, Italia Domani, Avanti!, Schermi, ecc. Ha pubblicato tra l’altro ‘Poemi e canti dell’Algeria in guerra’.”,”AFRx-124″
“KERN Stephen”,”Il tempo e lo spazio. La percezione del mondo tra Otto e Novecento.”,”KERN è docente di storia nella Northern Illinois University ed è autore di ‘Anatomy and Destiny: A Cultural History of the Human Body’ (CUP, 1987). Tesi: interazione tra cultura e tecnologia”,”STOS-047″
“KERN Gary”,”Trotsky’s Autobiography.”,”Lunga resistenza di Trotsky al pensiero e azione, strategia e tattica di Lenin (1903-1917) (pag 309) Teoria del Termidoro elaborata da Trotsky per giustificare la sua disfatta (pag 312)”,”TROS-314″
“KERN Horst SCHUMANN Michael”,”La fine della divisione del lavoro? Produzione industriale e razionalizzazione.”,”Horst Kern, autore di numerose pubblicazioni di sociologia industriale, insegna all’Università di Gottinga. Michael Schumann, anch’egli docente all’Università di Gottinga, dirige, coadiuvato da Kern, Il Soziologisches Forchungsinstitut.”,”ECOI-186-FL”
“KERNER Otto e altri”,”La rivolta negra. Rapporto della Commissione nazionale d’ inchiesta sui disordini civili.”,”In seguito alle violenze razziali scoppiate negli Stati Uniti nel corso del 1967 il presidente JOHNSON incaricò la commissione nazionale d’ inchiesta sui disordini civili di redigere un rapporto ufficale. Otto KERNER, governatore dell’ Illinois organizzò un’ inchiesta a tappeto in 23 città con interviste agli attivisti neri, alla polizia, racconti di testimoni, impressioni di cittadini ecc. “”L’ accumularsi del malcontento nelle comunità negre. Il nostro studio sul sottofondo dal quale sono sfociati i disordini ha rivelato uno schema tipico di malcontento profondamente represso, ampiamente condiviso da molti appartenenti alle comunità negre. Il contenuto specifico del malcontento tra i negri, in tutte le città, derivava dal pregiudizio, dalla discriminazione, dalle condizioni di vita estremamente disagiate e da un senso generale di frustrazione, causato dalla loro impotenza a mutare tali condizioni””. (pag 141)”,”USAS-106″
“KERNIG C.D., direzione e cura; saggi di Ludwig BRESS Heinrich NIEHAUS Vladimir G. TREML Rudolf BECKER Charles R. WHITTLESEY Gert LEPTIN Basile KERBLAY Ben B. SELIGMAN Hans Gottfried NUTZINGER”,”Marxismo y Democracia. Economía. Director de la serie: Gottfried Frenzel. Tomo 1: Acumulación-Ciclos.”,”Saggi di Ludwig BRESS Heinrich NIEHAUS Vladimir G. TREML Rudolf BECKER Charles R. WHITTLESEY Gert LEPTIN Basile KERBLAY Ben B. SELIGMAN Hans Gottfried NUTZINGER”,”TEOC-465″
“KERNIG C.D., direzione e cura; saggi di Heinrich NIEHAUS Helmut MEINHOLD Karl BRANDT Murray BROWN Helmut KLOCKE Werner GEBHARD”,”Marxismo y Democracia. Economía. Director de la serie: Gottfried Frenzel. Tomo 6: Política agraria-Productividad.”,”Saggi di Heinrich NIEHAUS Helmut MEINHOLD Karl BRANDT Murray BROWN Helmut KLOCKE Werner GEBHARD”,”TEOC-466″
“KERNIG C.D., direzione e cura; saggi di M.A. JANSEN Erich RENZ Heldegard WIEGMANN Ludwig BRESS Rüdiger SCOTT Werner GEBHARD Lynn TURGEON Janet G. CHAPMAN Karl C. THALHEIM Hans Gottfried NUTZINGER Viktor F. von MALCHUS Walter BIENERT Friedrich HAFFNER”,”Marxismo y Democracia. Economía. Director de la serie: Gottfried Frenzel. Tomo 7: Producto nacional-Valor. Ley del valor.”,”Saggi di M.A. JANSEN Erich RENZ Heldegard WIEGMANN Ludwig BRESS Rüdiger SCOTT Werner GEBHARD Lynn TURGEON Janet G. CHAPMAN Karl C. THALHEIM Hans Gottfried NUTZINGER Viktor F. von MALCHUS Walter BIENERT Friedrich HAFFNER”,”TEOC-467″
“KERNIG Claus D. a cura, articoli di Sidney HEITMAN Thomas P. THORNTON Maurice DOBB Firuz KAZEMZADEH Klaus von BEYME Jean LALOY Erwin OBERLÄNDER”,”Marxismo y Democracia – Enciclopedia de conceptos básicos. Conceptos fundamentales. Tomo 1. Agitación-Comunismo beligerante.”,”Contiene la voce: ‘Bucharin’ (vita, opere e bibliografia) (pag 2-7) scritta da Sidney HEITMAN curatore del volume ‘Nikolai I. Bukharin, A bibliography with annotations’, 1966″,”SOCx-234″
“KERNIG Claus D. a cura; articoli di Robert V. DANIELS Christoph MÜLLER Lothar SCHULTZ Madeleine G. BALLESTREM Dietrich GEYER Wolfgang LEONHARD Peter J.D. WILES Miklos MOLNAR Dieter SCHUSTER”,”Marxismo y Democracia – Enciclopedia de conceptos básicos. Conceptos fundamentales. Tomo 2. Contrarrevolución-Kautsky.”,”Il 2° volume contiene le voci biografiche di Engels (scritta da Karl G. Ballestrem) (pag 59-74) e di Kautsky (scritta da Dieter Schuster) (pag 135-146). La voce ‘internazionalismo’ è scritta da Miklós Molnar (pag 97-121) Teoria marxista dell’Internazionalismo, Internazionalismo socialista in articolo Molnar “”Para Marx y Engels, la lucha contra el absolutismo y la reacción era principalmente lucha contra el absolutismo ruso, la cual conduciría, al mismo tiempo, a la destrucción de la “”China europea””, es decir, Austria, y la derrota de la reaccionaria Prusia. Para Marx y Engels, la cuestión alemana estaba indisolublemente unida con la guerra contra Rusia. Mientras ésta no se lleve a cabo, sino que más bien Alemania ayude incluso a Russia; “”mientras sigamos fundidos con Rusia y la politica rusa, no podremos quebrantar radicalmente entre nosotros mismos el absolutismo patriarcal-feudal”” (MEW t.5 p. 333). La guerra contra Rusia sería la guerra de la Alemania revolucionaria, y se convertiría en un enfrentamiento trascendental “”entre el Oeste y el Este de Europa”” (MEW t.5 p. 82). En la concepción de Marx y Engels, esta guerra, aunque comenzaría come guerra nacional, adoptaria necesariamente un carácter internacionalista”” [Miklós Molnar, Internacionalismo] [in ‘Marxismo y Democracia – Enciclopedia de conceptos básicos. Conceptos fundamentales. Tomo 2. Contrarrevolución-Kautsky’, a cura di C.D. Kernig, 1975]”,”SOCx-235″
“KERNIG Claus D. a cura; articoli di Hans MOMMSEN Allan KENYON WILDMAN Claus D. KERNIG Horst STUKE Arthur A. COHEN Maximilien RUBEL”,”Marxismo y Democracia – Enciclopedia de conceptos básicos. Conceptos fundamentales. Tomo 3. Lassalle-Marx.”,”Contiene le voci biografiche di Lassalle, Lenin, Luxemburg e Marx scritte rispettivamente da Hans Mommsen, Allan Kenyon Wildman, Horst Stuke, Maximilien Rubel I manoscritti di Parigi. “”Casi noventa años después de la muerte de M[arx] y más de cincuenta después del triunfo de la revolucíon de Octubre, no existe una edición completa histórico-critica de sus obras. La ‘Marx-Engels-Gesamtausgabe’ (MEGA) – iniciada en 1927 en Moscú por el Instituto Marx-Engels y su fundador, David Rjazanov – una de las primeras victimas del terror de Stalin: fue destituido en 1931 de su cargo y deportado sin proceso previo – la investigación sistemática del legado de M. sólo ha avanzado muy poco. Con la publicación de manuscritos hasta ahora no publicados, la obra de Marx muestra constantemente nuevos puntos de vista. El primer cambio fundamental de la imagen tradicional de M. se basó en la publicación de los ‘Primeros escritos de Marx’, que en parte eran desconocidos incluso para Engels. Estos denominados ‘manuscritos de Paris’, publicados en sus obras póstumas en 1932, situaron la obra total de Marx en una nueva perspectiva y modificarono esencialmente los conocimientos que hasta entonces se tenian sobre los origenes de su teoría politica y de su idea sobra su propia misión. Si ‘Das Kapital’ se considera – con razón – come la obra decisiva de Marx, tanto más se impone la necesidad de examinarla criticamente en su unidad interna””. [Maximilien Rubel, Marx] [in ‘Marxismo y Democracia – Enciclopedia de conceptos básicos. Conceptos fundamentales. Tomo 3. Lassalle-Marx’, a cura di C.D. Kernig, 1975] (pag 128) Manoscritti filosofici ed economici del 1844 (detti anche Manoscritti di Parigi (o parigini ndr)) sono una serie di note scritte tra l’aprile e l’agosto 1844 da Karl Marx, mai stampati durante la vita di questi e pubblicati per la prima volta nel 1932 da ricercatori sovietici. Queste annotazioni sono una prima espressione dell’analisi marxiana dell’economia e delle critiche a Hegel. Esse coprono un ampio spettro di argomenti: il salario, il profitto del capitale, la rendita fondiaria, il lavoro estraniato, il rapporto della proprietà privata, proprietà privata e lavoro, proprietà privata e comunismo, bisogno, produzione e divisione del lavoro, il denaro, la critica della dialettica in generale e della filosofia di Hegel. (wikip)”,”SOCx-236″
“KERNIG Claus D. a cura; articoli di Hans-Josef STEINBERG Casimir N. KOBLERNICZ Gustav A. WETTER Andreas von WEISS Ludwig BRESS Claus D. KERNIG David JORAVSKY”,”Marxismo y Democracia – Enciclopedia de conceptos básicos. . Conceptos fundamentales. Tomo 4. Marxismo-Proletariado.”,”La voce ‘marxismo’ è scritta da H.J. Steinberg”,”SOCx-237″
“KERNIG Claus D. a cura; articoli di Nikolaus LOBKOWICZ Vernon L. LIDTKE Iring FETSCHER Klaus WESTEN Horst STUKE Ronald HINGLEY Adam Bruno ULAM Albert BOITER Heinz BRAHM”,”Marxismo y Democracia – Enciclopedia de conceptos básicos. . Conceptos fundamentales. Tomo 5. Propaganda-Vanguardia.”,”La voce biografica di Trotsky è scritta da Heinz Brahm (v. teoria rivoluzione permamente) (pag 139)”,”SOCx-238″
“KEROFILAS Costas”,”La Grecia e l’ Italia nel Risorgimento italiano.”,”Firma dell’ autore KEROFILAS Costas dottore in legge dell’ Università di Atene “”Quale il contenuto di questo trattato italo-greco, firmato o no che fu? Anche su questo punto difettiamo di notizie precise ed autentiche, non essendo mai stato pubblicato nè il testo di esso nè alcuna narrazione di persona che ne ebbe cognizione diretta. Chiotis assicura che nel trattato di Trescorre del 10 Maggio 1862 fu convenuto che l’Italia avrebbe dato cinquanta mila fucili (già depositati a Messina), per esser distribuiti fra i rivoluzionari cristiani dell’Epiro, della Tessaglia e della Macedonia. Inoltre l’Italia offrirebbe un milione di franchi e darebbe diecimila soldati. Il generale Garibaldi, quando il segno fosse dato, sbarcherebbe colle sue legioni in Epiro, mentre altri volontari (probabilmente sotto il comando del generale Türr) scenderebbero da Genova alle coste dell’Albania per unirsi ai rivoltosi della Bosnia e dell’Erzegovina. Nello stesso tempo dei volontari garibaldini invaderebbero il Tirolo. E così comincerebbe la grande lotta contro l’Austria e la Turchia. Secondo Dragumis, l’Italia s’impegnava di mandare in Epiro Garibaldi con cinque mila ungheresi al comando del generale Türr, che dovevano poi unirsi ad altri ungheresi e polacchi, che erano alle frontiere. Inoltre essa avrebbe dato denaro sufficiente, divise per la milizia, dei cannoni e dei fucili””. (pag 182)”,”GREx-012″
“KEROUAC Jack”,”Visioni di Cody.”,”Nato nel 1922 nel Massachussetts, di origini franco-canadesi, Kerouac esord+ nel 1949 con il romanzo ‘The Town and the City’. Due anni dopo il suo capolavoro ‘On the Road’ diario di pazzi viaggi nel cuore dell’Ameirca diventato la bibbia della Beat Generation. Muore a soli 47 anni. Il libro ‘Visioni di Cody’ è nato da una costola di sulla ‘Sulla strada’: rielaborazioni del suo romanzo principale che poi non utilizzò per la pubblicazione.”,”VARx-513″
“KEROUAC Jack”,”Sulla strada.”,”””Alcune delle ragioni della forza di questo libro non sono difficili da identificae nel ripetersi al suo interno di alcuni modelli quasi archetipi della cultura popolare e letteraria americana. Primo fra tutti quello dello spazio aperto, della frontiera, come luogo e garanzia della libertà, e insieme quello della vittima innocente che con il proprio sacrificio riscatta moralmente la corruzione sociale e ne garantisce la potenziale rinascita all’innocenza. Sono anni in cui il critico acuto come Leslie Fiedler polemicamente disvela questo modello basilare e scandalizza l’accademia affermando la “”innocente omosessualità”” degli eroi di avventure come queste”” (pag IX, prefazione)”,”USAS-217″
“KEROUAC Jack, a cura di Roberto FEDELI”,”Neal e i tre Stooges.”,”””La pubblicazione del racconto ‘Neal e i tre Stooges precede dunque di poco quella di ‘Sulla Strada’ per i tipi della Viking Press. di New York. (…) La radicale innovazione di Kerouac non era un gingillo per critici letterari, ma un’idea nuova, un nuovo respiro per dire che in ogni esperienza conosciamo Dio e che, in fondo, sappiamo che tutto andrà bene “”perché – scrisse – ora so che il mio cuore cresce””. Ma l’idea della forma che scorre senza interruzioni gli era venuta direttametne da una mitica, pazza lettera di 40 pagine che Cassady gli scrisse nei primi duri ’50, quando il mondo aveva svelato la sua falsità, e che Ginsberg prestò nel ’55 a Gerd Stern, che viveva in una zattera a Sausalito, senza riuscire ad averla più indietro. Quella lettera parlava di weeked allucinati in sale di biliardo, di camere d’albergo, carri merci, prigioni che avevano ospitato Cassidy e conversazioni sulla tristezza di Schopenhauer. Non era bastato certo questo: Cassady portò a Jack un suo romanzo dallo strano titolo ‘The first third’ (in una delle sue conversazioni fiume disse che si riferiva al primo terzo della sua vita, periodo eccezionale, in cui, tra l’altro, aveva rubato più di 500 auto per gli States): raccoglieva migliaia di avventure allucinate e incredibili, visioni, amori, aveva fatto il giro di tutta l’America, gli amici lo avevano letto e aggiunto qualcosa, ed era ritornato scomposto, colle pagine mischiate, così Kerouac aveva letto “”un libro che si era fatto da sé, che aveva viaggiato, ma era lo stesso un gran libro””. Ecco: la letteratura per Kerouac era ‘il’ viaggio. Il viaggio fuori dall’Io che ragiona e incasella, che compone parole soggetti verbi complementi, fuori dalla Ragione e dal comodo angusto mondo che l’Io si è costruito. (…) “”Dove andiamo, man? – scrisse – “”Non lo so, ma dobbiamo andare””. Era il buttarsi nella corrente dell’essere, abbandonando paure e luoghi sicuri, ma accompagnati dalla possibilità di sentirsi bene, di trovarsi a proprio agio, di essere felici in questo pazzo viaggio sentimentale che ci fa riscoprire vivi, con tutto quello che ci riserva. Così dice Dean, il doppio di Cassady, il protagonista di ‘Sulla strada’: “”Si affannano e corrono e si fanno problemi anche se sanno che arriveranno lo stesso. Noi no. Rilassati. perché non abbiamo la nozione del tempo”””” (pag 7-8) (prefazione di Stefano Adami)”,”USAS-218″
“KERPER Michael”,”The International Ideology of U.S. Labor 1941-1975.”,”””L’ opposizione dell’ AFL all’ URSS continuò inalterata durante gli anni 1920 e 1930, ed essa con fermezza rifiutò di avere trattative con i sindacati sovietici. All’ interno delle sue fila, la AFL fu afflitta dalle attività della Trade Union Educational League (TUEL) guidata dai comunisti dal 1922 fino al 1928. Un numero importante di sindacati, inclusi i minatori, gli operai dell’ abbigliamento ebbero forti organizzazioni TUEL che sfidarono la leadership esistente”” (pag 14)”,”MUSx-140″
“KERRY Tom LeBLANC Paul LOVELL Frank”,”Sur le mouvement ouvrier aux Etats-Unis. Préhistoire du CIO (Kerry); Avant-gardes révolutionnaires aux Etats-Unis dans les années 30 (LeBlanc); Le cataclysme: la Deuxième Guerre mondiale et l’histoire du trotskysme américain (Lovell).”,”Les IWW: syndicalisme industriel révolutionnaire (pag 15-) Trotsky prevede il ‘secolo americano’ (pag 43) Il trotskismo americano e la Seconda guerra mondiale (pag 37-)”,”MUSx-321″
“KERSHAW Ian”,”Hitler e l’ enigma del consenso.”,”KERSHAW (Oldham, Lancashire, 1943) Prof di storia moderna all’Univ di Sheffield, è Fellow of the Royal Historical Society. Tra le sue opere più recenti: -The Nazi Dictatorship. Problems and Perspectives of Interpretations. LONDRA. 1993 -Hitler. A Profile in Power. LONDRA, 1991 Ha curato inoltre: -Weimar. Why did German Democracy Fail?. LONDON, 1990 -Stalinism and Nazism. Dictatorship in Comparison. CAMBRIDGE, 1997 (con M. LEWIN).”,”GERN-048″
“KERSHAW Ian LEWIN Moshe a cura; saggi di Ronad Grigor SUNY Moshe LEWIN Hans MOMMSEN Ian KERSHAW Michael MANN Omer BARTOV Bernd BONWETSCH Jacques SAPIR Mark von HAGEN George STEINMETZ Mark von HAGEN Mary NOLAN.”,”Stalinismo e nazismo. Dittature a confronto.”,”Saggi di Ronad Grigor SUNY Moshe LEWIN Hans MOMMSEN Ian KERSHAW Michael MANN Omer BARTOV Bernd BONWETSCH Jacques SAPIR Mark von HAGEN George STEINMETZ Mark von HAGEN Mary NOLAN. KERSHAW è docente di storia moderna nell’ Università di Sheffield. LEWIN è professore emerito presso l’ Università della Pennsylvania. “”Lo svolgimento della battaglia di Rostov aveva chiaramente dimostrato a Stalin i vantaggi di una ritirata ordinata rispetto alla ritirata forzata che fino ad allora aveva prevalso. Per la prima volta l’ Armata rossa non aveva subito passivamente la tattica tedesca di accerchiamento, nel tentativo di tenere il fronte a tutti i costi. Anzi, proprio al contrario, la vittora tedesca, nonostante il terreno guadagnato, non si era risolta in quel successo sperato perché il colonnello generale Malinovskij aveva dato ordine tempestivo al fronte meridionale di ritirarsi al di là del Don. Questo episodio rappresentò qualcosa di veramente straordinario e segnò una svolta che si realizzò pienamente solo nel 1943″”. (pag 269)”,”RUSU-151″
“KERSHAW Alister”,”Storia della ghigliottina.”,”””Gli uni l’ ammirano come de Maistre, altri la esacrano come Beccaria; la ghigliottina è la concrezione della legge; il suo nome è vendetta; non è neutrale e non vi permette di rimanerlo. Chi la vede rabbrividisce del più misterioso dei brividi: tutte le questioni sociali si drizzano a interrogare intorno a quel coltellaccio. Il patibolo è visione; non è una costruzione, una macchina, un meccanismo inerte di legno, di ferro, di cordami (…)””. (Victor Hugo, retrocop.) “”E’ stata discussa, sarà discussa; e gli esperimenti pratici circa questo problema ancora proseguono. I più recenti studiosi del problema sono il dottor Piedelievre e il dottor Fournier, i quali sono giunti a questa conclusione: “”La morte non è istantanea… ogni elemento vitale sopravvive alla decapitazione… (è) una vivisezione selvaggia seguita da seppellimento prematuro…””. (pag 119)”,”FRAR-287″
“KERSHAW Ian”,”Hitler, 1889-1936.”,”Ian Kershaw, professore di Storia moderna all’Università di Sheffield, è uno dei maggiori specialisti del Terzo Reich. Tra i suoi studi, oltre il primo volume della monumantale biografia hitleriana (Hitler 1889-1936), ricordiamo, Che cos’è il nazismo, Hitler e l’enigma del consenso e Il ‘mito di Hitler’ Immagine e realtà del Terzo Reich.”,”GERN-011-FL”
“KERSHAW Ian”,”Hitler, 1936-1945.”,”Ian Kershaw, professore di Storia moderna all’Università di Sheffield, è uno dei maggiori specialisti del Terzo Reich. Tra i suoi studi, oltre il primo volume della monumantale biografia hitleriana (Hitler 1889-1936), ricordiamo, Che cos’è il nazismo, Hitler e l’enigma del consenso e Il ‘mito di Hitler’ Immagine e realtà del Terzo Reich.”,”GERN-012-FL”
“KERSHAW Ian”,”Hitler e l’enigma del consenso.”,”Ian Kershaw (Oldham, Lancashire, 1943) professore di Storia moderna all’Università di Sheffield, è Fellow of the Royal Historical Society. Tra le sue principali pubblicazioni edite in italiano: Hitler 1889-1936, Hitler 1936-1945, Stalinismo e nazismo dittature a confronto, Che cos’è il nazismo? Problemi interpretativi e prospettive di ricerca.”,”GERN-013-FL”
“KERSHAW Ian LEWIN Moshe a cura, saggi di Ronald Grigor SUNY Hans MOMMSEN Michael MANN Omer BARTOV Bernd BONWETSCH Jacques SAPIR Mark VON HAGEN George STEINMETZ Mary NOLAN”,”Stalinismo e nazismo. Dittature a confronto.”,”Ian Kershaw è docente di storia moderna presso l’Università di Sheffield. Membro della British Academy, è autore di Che cos’è il nazismo: problemi interpretativi e prospettive di ricerca; Hitler e l’enigma del consenso; Il mito di Hitler: immagini e realtà del Terzo Reich; Hitler 1936-1945. Moshe Lewin è professore emerito di storia presso il Dipartimento di storia dell’Università della Pennsylvania; ha insegnato all’Ecole des hautes études en sciences sociales di Parigi e all’Università di Birmingham. Tra le sue opere: L’ultima battaglia di Lenin; Contadini e potere sovietico dal 1928 al 1930; Economia e politica nella società sovietica: il dibattito economico nell’Urss da Bucharin alle riforme degli anni sessanta; Storiaq sociale dello stalinismo. Ronald Grigor Suny è docente di scienze politiche presso l’Università di Chicago. Tra i suoi libri: The Baku Commune, 1917-1918; Class and Nationality in the Russian Revolution; The Making of the Georgian Nation; Looking towards Ararat: Armenia in Modern History; The Revenge of the Past: Nationalism, Revolution and the Collapse of the Soviet Union; The Soviet Experiment: Russia, the USSR and the Successor States. Hans Mommsen è docente di storia presso l’Università della Ruhr di Bochum. Michael Mann è docente di sociologia presso la University of California di Los Angeles. É autore di: The Sources of Social Power, di cui sono usciti i primi due volumi (1986 e 1993), States, War and Capitalism. Omer Bartov è professore associato di storia presso la Rutgers University. Tra le sue pubblicazioni: Hitler’s Army Soldiers, Nazis and War in the Third Reich; Murder in Our Midst; The Holocaust, Industrial Killing, and Representation; Mirror of Destruction: War, Genocide and Modern Identity. Bernd Bonwetsch è docente di storia dell’Europa orientale presso l’Università della Ruhr di Bochum. Jacques Sapir è docente di economia presso l’Ecole des hautes études en sciences sociales di Parigi. Tra le sue numerose pubblicazioni sull’economia sovietica e russa e su questioni militari ricordiamo Travail et travailleurs en URSS e Le système militaire sovietique. In italiano è apparso il suo Il caos russo. Mark von Hagen è ricercatore presso lo Harriman Institute della Columbia University. É autore di Soldiers in the Proletarian Dictatorship; The Red Army and the Soviet Socialis State, 1917-1930. George Steinmetz è assistente di sociologia presso la Chicago University. É autore di Regulating the Social: The Welfare State and Local Politics in Imperial Germany. Mary Nolan insegna storia dell’Europa, della Germania e delle donne presso la New York University. É autrice di Social Democracy and Society: Working-Class Radicalism in Düsseldorf, 1890-1920 e Visions of Modernity American Business and the Modernisation of Germany.”,”STOx-049-FL”
“KERSHAW Ian”,”La fine del Terzo Reich. Germania, 1944-45.”,”Allentamento della disciplina nell’esercito germanico, aumento dei soldati ‘sbandati’, “”La disciplina si allentava pericolosamente anche nella Wehrmacht dove si fece ricorso ad analoghe ninacce di drastiche sanzioni. Hitler fece sapere attraverso Keitel, neo momento in cui il fronte est stava crollando e i suoi ordini erano messi in discussione dai generali operanti nella Prussia orientale, che se i capi militari si fossero astenuti dall’eseguire incondizionatamente le sue disposizioni o dall’inviare comunicazioni assolutamente attendibili, egli “”avrebbe richiesto durissime punizioni dei colpevoli””, e si sarebbe atteso dai tribunali che fossero abbastanza severi da emettere sentenze di morte (35). Un chiaro indice del crollo del fronte era il numero in crescita esponenziali di “”sbandati”” che puntavano a rientrare in Germania. Molti aveva realmente perso il contatto con le unità d’appartenenza, altri fingevano, sperando di non dovere più tornare al fronte. (…) Alla fine di febbraio Borman calcolava …. finire (pag 249-252)”,”QMIS-012-FER”
“KERSHAW Ian”,”Scelte fatali. Le decisioni che hanno cambiato il mondo, 1940-41.”,”Ian Kershaw è nato nel 1943 e ha insegnato Storia moderna nelle università d Oxford, Manchester e Sheffield. Ha pubblicato tra l’altro ‘Gli amici di Hitler’ (2005) e ‘Operazione Valchiria’ (2009) Hitler-Usa (pag 516) Hitler-Giappone (pag 518) Hitler-guerra vs Usa (pag 552)”,”QMIS-375″
“KERSHAW Ian”,”Gli amici di Hitler. Lord Londonderry, la Gran Bretagna e la via della guerra.”,”Ian Kershaw, nato nel 1943, ha insegnato Storia moderna nelle Università di Manchester e Sheffield. Tra i suoi libri che lo hanno consacrato come uno dei massimi esperti di Hitler e del nazismo Bompiani ha pubblicato anche i due volumi della sua monumentale biografia del capo del Terzo Reich. Ha pubblicato inoltre ‘Operazione Valchiria’ (2009), ‘Scelte fatali’ (2012) e ‘La fine del Terzo Reich’ (2013). Charles Vane-Tempest-Stewart settimo marchese di Londonderry, cugino di Churchill e amico intimo del re, non nascose mai la propria ammirazione per Hitler. Una realtà piuttosto diffusa tra gli aristocratici inglesi ma che allo scoppio della guerra fece di Lord Londonderry il capro espiatorio di una colpa che ricadeva sui più vasti settori dell’establishment britannico: quella dell’ ‘appeasement’ e della mancata opposizione alle politiche aggressive naziste, una delle cause più immediate della catastrofe della seconda guerra mondiale. L’autore analizza gli errori di valutazione di Hitler e gli inciampi delle figure politiche inglesi che intrecciarono relazioni personali con il Führer.”,”QMIS-377″
“KERSTEN Andrew E., consulting edietor Harvey J. KAYE”,”Labor’s Home Front. The American Federation of Labor during World War II.”,”KERSTEN Andrew E. è Associate Professor of American History e Cochair of Social Change & Development alla University of Wisconsin-Green Bay. E’ autore di ‘Race, Jobs, and the War: the FEPC in the Midwest, 1941-1946.”,”MUSx-232″
“KERTZER David I.”,”I papi contro gli ebrei. Il ruolo del Vaticano nell’ascesa dell’antisemitismo moderno.”,”Proibizione lavoro dei cristiani presso gli ebrei (pag 37 77-78 84-85 90-91 127 298) KERTZER David I. (New York 1948) è specialista di storia italiana e professore di antropologia e storia presso la Brown University di Providence (Rhode Island). Ha scritto ‘Prigioniero del Papa Re’ (Rizzoli, 1996)”,”RELC-239″
“KERTZER David I.”,”I papi contro gli ebrei. Il ruolo del Vaticano nell’ascesa dell’antisemitismo moderno.”,”David I. Kertzer (New York 1948) è specialista di storia italiana e professore di antropologia e storia presso la Brown University di Providence (Rhode Island). Ha scritto ‘Prigioniero del Papa Re’ (Rizzoli, 1996) Il giornalista cattolico Davide Albertario si scatena contro gli ebrei. “”«L’Osservatore Cattolico» fu fondato nel 1864 con l’incoraggiamento del vicario della diocesi di Milano e con lo scopo di rafforzare l’autorità del papa dopo la caduta degli Stati pontifici. Pio X incoraggiò l’iniziativa e i redattori del giornale erano praticamente tutti sacerdoti. Negli anni Settanta «L’Osservatore Cattolico» acquisì un notevole prestigio tra i cattolici italiani. Le sue tonanti condanne del liberalismo, lette avidamente dal basso clero, venivano poi convogliate alla gran massa dei contadini analfabeti nelle prediche della domenica in tutta la zona di Milano e altrove (32). Negli ultimi decenni del secolo il direttore del giornale fu don Davide Albertario, secondo l”Enciclopedia cattolica’ «per trent’anni dopo il 1870 il più brillante giornalista e il più efficace polemista al servizio della causa cattolica in Italia» (33). Promulgava la medisima visione degli ebrei che in quegli anni promulgavano gli altri giornali legati al Vaticano. Soltanto il tono era diverso, perché Albertario era famoso per il suo stile sarcastico. Ne abbiamo un assaggio in un articolo intitolato ‘Gli ebrei del mondo’: «Questa bella razza di individui», scriveva, «arriva attualmente al numero di 6.377.602. Dei quali in Italia ve ne hanno 26.289 per nostra buona sorte e comune letizia. Imperocché sono eglino veramente i nostri padroni, ossia i padroni di 30 milioni di anime, come sono i padroni in Austria-Ungheria, in Germania, in Francia e dappertutto quasi». L’ebreo, scriveva padre Albertario, «è padrone dell’oro (…) dunque l’ebreo è il sovrano universale». «Ecco pertanto gli ebrei padroni nostri, o lettori; precisamente padroni nostri. Gli ebrei, se osservate, li troverete nel Senato, nel Parlamento, nelle Pubbliche Amministrazioni, nelle Camere di Commercio, nel giornalismo, dappertutto più o meno trasformati nei nomi e cognomi, ‘ma sempre ebrei per la pelle!»”” (pag 160)”,”EBRx-009-FV”
“KERTZER David I.”,”Un papa in guerra. La storia segreta di Mussolini, Hitler e Pio XII.”,”””Il giorno dopo, Ciano portò in Vaticano la risposta del suocero e la lesse ad alta voce al cardinal Maglione. Disse al cardinale che Mussolini vedeva il messaggio del papa come un altro tentativo di quest’ultimo di dar lustro alla propria immagine a discapito del Duce. Mentre il Duce respingeva la richiesta che il papa aveva così attentamente formulato, le ultime forze dell’Asse in Nord Africa si arrendevano in Tunisia, e gli Alleati facevano prigionieri altri 120.000 italiani e 130.000 tedeschi. Nel frattempo, volendo tenere gli italiani nell’incertezza su dove avrebbero potuto atterrare, i velivoli alleati sganciavano bombe su entrambe le coste della Sicilia e sulla Sardegna. Con l’approssimarsi dell’invasione alleata, le persone nei più alti ranghi della società italiana erano alla frenetica ricerca di un modo per salvarsi. Per la direzione militare italiana poteva esserci un solo punto di riferimento, il re, a cui tradizionalmente giuravano fedeltà e che servivano. Era il re a detenere il diritto di scegliere il capo del governo, un fatto che si rifletteva nella necessità mai disattesa negli anni della dittatura – che Vittorio Emanuele firmasse tutti gli atti legislativi prima che questi potessero entrare in vigore. Il papa era al corrente del fatto che si tenevano riunioni segrete al Quirinale, il palazzo reale sull’altra sponda del Tevere rispetto al Vaticano. Giuseppe Dalla Torre, direttore dell’«Osservatore Romano», che aveva buoni contatti con i conservatori che ora tramavano per salvare il salvabile, teneva aggiornato il papa. Il sovrano, notoriamente schivo, da tempo sotto l’incantesimo di Mussolini e preoccupato che la caduta del fascismo potesse significare la fine della monarchia, si faceva sempre più nervoso a ogni nuovo approccio. A inizio maggio suo cugino, il conte di Torino, comandante militare nella Prima guerra mondiale, lo spronò ad agire. Il re rifiutò. «C’erano ancora 50.000 persone ad applaudire il Duce in Piazza Venezia l’altro giorno», replicò. «Non voglio scatenare una guerra civile» (15). Vittorio Emanuele confidò al suo aiutante di campo militare la paura che «da un momento all’altro il governo inglese o il Re d’Inghilterra si rivolgano a me direttamente per trattare una pace separata. La cosa mi metterebbe in un grave imbarazzo. Se questo dovesse avvenire agirei senza sotterfugi, ne parlerò con il Duce per essere d’accordo sulla linea da seguire» (16). Tre mesi prima il presidente Roosevelt aveva posto al papa una serie di domande scomode. Quale forma pensava avrebbe dovuto assumere un nuovo governo italiano? Chi avrebbbe dovuto essere incaricato di guidarlo? La monarchia italiana avrebbe dovuto essere mantenuta o finire? (17). Il papa aveva ritardato a rispondere ma ora decise che non poteva posticipare ulteriormente. Il cardinal Maglione e monsignor Tardini prepararono tre bozze prima che il papa, apportate le ultime modifiche, approvasse il testo. Il punto più delicato era identificare potenziali guide di un nuovo governo. All’inizio Tardini aveva omesso qualunque nome, reputando troppo rischioso elencarli. Il papa richiese una nuova bozza. Poiché gli americani avevano chiesto i nomi pensava che ne dovevano produrre alcuni, ma invitò a non metterli per iscritto. I nomi andavano piuttosto comunicati oralmente e presentati non come persone che il papa stesso stava proponendo, ma bisognava, come disse il pontefice, «mettere tutto in bocca agli informatori e alla pubblica opinione». Seguendo queste indicazioni, una nuova bozza venne a comprendere i nomi di questi favoriti dal papa, ma collocati in maniera da esprimere un certo distacco: «larghi settori della pubblica opinione ritengono che, almeno in un primo periodo di transizione, sarebbero adatti a reggere il governo tra gli altri, i sig.ri Vittorio Emanuele Orlando, Maresciallo Caviglia e Luigi Federzoni”” (pag 331-332) (le note si possono togliere per 3° speciale 2GM)”,”QMIS-347″
“KESEY Ken”,”Qualcuno volò sul nido del cuculo.”,”Ken Kesey è originario dell’Oregon e si è laureato in letteratura drammatica nell’Università dell’Oregon. Questo è il suo primo romanzo da cui è stato tratto un film diretto da Milos Forman che ha vinto 5 premi Oscar nel 1976.”,”VARx-191-FV”
“KESSEL Patrick”,”Le proletariat francais avant Marx. Les revolutions escamotées 1789-1830-1848.”,”La parola ‘proletario’ è utilizzata per la prima volta intorno al 1830. E in qualche anno il significato attribuito al termine evolve considerevolmente. Dopo aver indicato la classe più povera, diviene sinonimo di operaio prima di venire ripresa da MARX nel 1847 (in ‘Miseria della filosofia’) che pone già come principio che dal suo affrancamento nascerà una società nuova. Ma la parola era stata usata molto tempo prima. Il proletario di MONTESQUIEU appartiene ancora alla plebe: è il cittadino romano della sesta classe del popolo, l’ultima, esente dalle imposte e che non può essere utile allo Stato se non per la sua discendenza-prole. Qualchevolta questo termine appare nel XVI secolo e sta a indicare la classe più povera. In questo senso verrà impiegato da ROUSSEAU nel ‘Contrat Social’. La parola si ritrova nel 1788 sotto la penna dell’Abbé DOLIVIER, futuro compagno di BABEUF. Nella sua ‘Histoire de la langue francaise’, F. BRUNOT segnala due volte la parola proletario nel 1789. La usano il deputato all’Assemblea costituente DUPONT de NEMOURS (‘cittadini proletari’), Camille DESMOULINS (‘Dio proletario’), A. CLOOTZ (i confini che separano i proletari dai cittadini attivi spariranno con le barriere del Louvre’), MARAT, BABEUF ecc.. Libro contiene dedica autore”,”MFRx-107″
“KESSEL Patrick a cura; testi di A. BLANQUI G. CLUSERET L. ROSSEL L. BARRON E. LEPELLETIER A. NEUBERG”,”1871. La Commune et la question militaire.”,”testi di A. BLANQUI G. CLUSERET L. ROSSEL L. BARRON E. LEPELLETIER A. NEUBERG”,”MFRC-132″
“KESSELMAN Mark a cura; collaborazione di Guy GROUX; scritti di Robert BOYER Benjamin CORIAT George ROSS René MOURIAUX Alain BERGOUNIOUX Georges BENGUIGUI Dominique MONJARDET Jean LOJKINE Guy GROUX Michelle DURAND Yvett HARFF Jane JENSON Pierre DUBOIS Denis SEGRESTIN Bernard MOSS Jean-Pierre HUIBAN Jacques KERGOAT Sabine ERBES-SEGUIN”,”1968-1982: le mouvement ouvrier français. Crise économique et changement politique.”,”Scritti di Robert BOYER Benjamin CORIAT George ROSS René MOURIAUX Alain BERGOUNIOUX Georges BENGUIGUI Dominique MONJARDET Jean LOJKINE Guy GROUX Michelle DURAND Yvett HARFF Jane JENSON Pierre DUBOIS Denis SEGRESTIN Bernard MOSS Jean-Pierre HUIBAN Jacques KERGOAT Sabine ERBES-SEGUIN”,”MFRx-308″
“KESSERLING Albert”,”Memorie di guerra.”,” Sulla Resistenza in Italia. “”Le truppe tedesche, la milizia fascista e la popolazione subirono perdite notevoli. Non si potè mai stabilire con precisione quale fosse il numero dei soldati tedeschi rimasti vittime delle bande fra il giugno e l’agosto 1944, perché la denominazione di “”dispersi”” comprende i mancanti per le cause più diverse. Secondo i dati comunicatimi dal mio comando, ebbimo in quel periodo di tempo circa 5000 morti e da 25.000 a 30.000 feriti e scomparsi. Queste cifre mi sembrano però troppo elevate; secondo i calcoli da me fatti, che si basano sulle perdite comunicatemi verbalmente, appare verosimile che in quei tre mesi abbiamo avuto 5000 morti, fors’anche 7000 od 8000 fra morti e scomparsi, ai quali bisogna aggiungere al massimo lo stesso numero di feriti. In ogni caso, la quota di perdite da parte tedesca è stata assai più elevata di quella delle bande”” (pag 256-257) Campagna di Russia. Critica della strategia di Hitler. “”Io ero allora convinto che, in condizioni atmosferiche normali, non sarebbe stata un’impresa impossibile per le forze corazzate giungere fino a Mosca, e spingersi anche più oltre. Il destino volle altrimenti: il maltempo ostacolò l’ulteriore avanzata. I russi erano riusciti a costituire un fronte sottile di resistenza ad ovest di Mosca, impiegando le ultime riserve, con l’aggiunta di operai e di cadetti; essi combatterono da eroi e poterono arrestare gli attacchi delle nostre truppe, ormai ridotte quasi all’immobilità. In quei giorni di ottobre, le divisioni siberiane non erano ancora giunte al fronte. Per me rimane ancora oggi un mistero come la nostra ricognizione area abbia bensì accennato a quell’epoca a forti movimenti nelle retrovie, senza però dar mai notizia, almeno a quanto mi risulta, del concentramento strategico delle armate provenienti dall’Estremo Oriente. Tuttavia, le informazioni sull’intenso traffico ferroviario pervenute ancora a fine ottobre, avrebbero dovuto consigliare prudenza al Comando supremo. Quando, verso la metà di novembre, le truppe del fronte riferirono sulla comparsa in linea di unità siberiane, si sarebbe dovuto ordinare la ritirata su posizioni scelte per l’inverno””. (pag 85-86) “”Suppongo, naturalmente, che il Comando supremo, data la presunta brevità della campagna, mirasse soltanto alla distruzione delle forze esistenti nel territorio della Russia europea, dei centri di resistenza e di quelli della produzione bellica. Data la mia conoscenza del settore centrale del fronte, credo di poter dichiarare che i nostri peggiori nemici siano stati il maltempo e la mancanza di buone vie di comunicazione, soprattutto dopo il meso di ottobre; se le condizioni fossero state diverse, la conquista di Mosca non avrebbe costituito un grave problema”” (pag 88) Albert Kesselring (Bayreuth, 30 novembre 1885 – Bad Nauheim, 16 luglio 1960) è stato un generale tedesco con il grado di feldmaresciallo. Dopo aver prestato servizio in artiglieria durante la prima guerra mondiale, entrò a far parte della nuova Luftwaffe di cui fu uno dei principali organizzatori. Durante la seconda guerra mondiale comandò con notevole efficacia flotte aeree nel corso dell’invasione della Polonia, della battaglia di Francia, nella battaglia d’Inghilterra e dell’operazione Barbarossa. Durante queste campagne diresse una serie di attacchi terroristici dei suoi bombardieri contro agglomerati urbani nemici. Nel novembre 1941 divenne comandante in capo tedesco dello scacchiere Sud ed ebbe il comando generale delle operazioni nel Mediterraneo, che includevano anche le operazioni in Nordafrica. Mentre la collaborazione con il generale Erwin Rommel fu spesso difficile, in generale seppe mantenere buoni rapporti con i dirigenti politico-militari italiani. Dall’estate 1943, e soprattutto dopo l’8 settembre 1943, assunse il comando supremo di tutte le forze tedesche in Italia e condusse con grande abilità la lunga campagna difensiva contro gli Alleati. Per la sua direzione militare in Italia è stato considerato da molti storici uno dei migliori generali tedeschi della seconda guerra mondiale. Verso la fine della guerra, dal marzo 1945, comandò le forze germaniche sul fronte occidentale senza poter evitare la resa finale. Kesslering mantenne il controllo dell’Italia occupata con grande durezza, represse il movimento di Resistenza e fu responsabile di numerosi crimini di guerra. Fu accusato dagli Alleati e condannato a morte, sentenza poi commutata in ergastolo per intervento del governo britannico[1]. Fu in seguito rilasciato nel 1952 senza aver mai rinnegato la sua lealtà ad Adolf Hitler.[2] Pubblicò in seguito le sue memorie intitolate Soldat bis zum letzten Tag (Soldato sino all’ultimo giorno) (wikip)”,”QMIS-156″
“KESSLER H. Comte”,”Walther Rathenau.”,”””Mais Rathenau, contrairement à Harden, se refusait à faire peser sur le Kaiser seul la responsabilité des insuccès de l’Allemagne et dénonçait, comme autre cause plus profonde, un système de gouvernment appliqué à favoriser un nombre restreint de familles, éloignant ainsi du service de l’Etat beaucoup de talents qui auraient pu lui être précieux. Dans ‘Etat et Judaïsme’, il répond en ces termes à un M. von N.: “”Un peuple de soixante-cinq millions d’hommes a le droit de demander que les places préponderantes dans l’Etat soient occupèes par les mieux doués et que les responsabilités soient confiées à des spécialistes capables. Un millier de familles dirigeantes ne peut suffire ni en nombre ni en capacité, quels que soient leurs talents et leur entraînement, aux besoins sans cesse croissants de l’Administration. Aucun esprit sain ne conteste les services rendus par ces familles à l’Etat, et ne désire priver celui-ci de leur collaboration, mais si elles prétendent monopoliser à perpétuité la machine gouvernementale, la situation s’aggravera jusqu’à ce qu’on ait recours aux remèdes qui ont déjà, et non sans de rudes chocs, ramené plusieurs fois à la raison un conservatisme prussien trop têtu.”””” (pag 112)”,”GERG-067″
“KESSLER Harry”,”Walther Rathenau.”,”Harry Kessleer (1868-1937) diplomatico, storico dell’arte, direttore di importanti musei, bibliofilo, autore di diari e biografie. Ha pubblicato le sue memorie: ‘Tagebücher 1918-1937. Politik, Kunst und Gesellschaft’ (1961). Industriale, scrittore e uomo politico, W. Rathenau (1867-1922) era figlio del fondatore della AEG. Durante la guerra fu il principale organizzatore della macchina bellica tedesca. Ebreo ma nazionalista tedesco, grande imprenditore ma appassionato indagatore dell’animo umano, ricco borghese ma sostenitore dell’esigenza di una rivoluzione sociale, cercò di sviluppare una critica non marxista al capitalismo. Formulò l’idea di una economia regolata, attraverso un nuovo assetto dell’industria e del sistema bancario, l’istituzione di unioni professionali e industriali. Fu esponente di spicco del Partito democratico tedesco. Fu ministro degli esteri della Germania di Weimar, orientato a restituire alla Germania, nel quadro dell’Europa di Versailles, un ruolo di grande potenza mondiale dopo la sconfitta nella prima guerra mondiale. Nei giorni seguenti al suo assassinio ci furono grandi manifestazioni operaie di cordoglio e i sindacati decretarono un’astensione dal lavoro in tutto il paese dalle 12 di martedì fino alla mattina di mercoledì. Milioni di persone sfilarono a Berlino e nella grandi città della Germania (pag 323-324)”,”GERG-001-FC”
“KESTER Gérard, collaborazione di Akua BRITWUM”,”Les voix des syndicalistes de base en Afrique. Soif de démocratie.”,”Gérard Kester è stato professore associato di studi del lavoro all’Institut d’études sociale all’Aja e direttore del programma africano di sviluppo della partecipazione (PADEP). Akua O. Britwum è incaricato di ricerca al ‘Centre for Development Studies’ all’Università del Cape Coast.”,”MAFx-013″
“KETTLE Arnold, a cura di Mario SPINELLA”,”Karl Marx e la nascita del comunismo moderno.”,”KETTLE Arnold “”L’amicizia tra Marx ed Engels fu davvero eccezionale per la sua durata, la sua intensità, la sua ricchezza. Quando si incontrarono la prima volta erano poco più che ventenni: da allora in poi, e particolarmente dopo l’arrivo di Marx a Londra nel 1849 – e sino alla sua morte nel 1883 – era raro che passasse una settimana senza un incontro o una lettera. Karl Marx aveva un immenso rispetto per i giudizi di Engels, una costante ammirazione per le sue capacità intellettuali e le sue qualità personali; in tutto il significato della espressione, si può dire che essi fossero collaboratori e compagni. Tra tutti i visitatori di casa Marx, Engels era il più gradito: e fu in casa di Engels che, dopo la morte di Jenny e di Karl Marx, Lenchen Demuth andò a vivere. Dal punto di vista economico, fu l’aiuto di Engels che permise alla famiglia di Marx di sopravvivere. Sia Marx che Engels erano degli straordinari lavoratori e scrissero moltissimo. Dopo le prime opere scritte in collaborazione, ‘L’ideologia tedesca’ e il ‘Manifesto comunista’, Marx si dedicò particolarmente all’economia e alla storia, Engels alla filosofia e alle scienze naturali; o almeno così si potrebbe affermare. Ma porre la questione in questi termini sarebbe, per certi aspetti, inesatto. Da una parte tutta la loro opera fu, in una certa misura, frutto di collaborazione, e né l’uno, né l’altro si dette mai la briga di dire: “”Questo l’ho fatto io””. Dall’altra era proprio della concezione sviluppata da Marx e da Engels sottolineare che la vita, il mondo, il pensiero umano non possono venir divisi in compartimenti stagni. Marx considerava come scienza ‘tutta’ la conoscenza sistematica che reggeva alla prova del tempo e dell’esperienza. La storia e l’economia politica, sebbene i loro risultati non possano venir controllati con la stessa precisione di quelli della fisica, o anche della biologia, sono anch’esse scienze. La vera filosofia è quella che risulta la più scientifica, in grado cioè di spiegare i dati della realtà e pertanto di formulare le leggi del suo funzionamento. Perciò le opere di Marx, quali ‘Il capitale’, ‘Per la critica dell’economia politica’, ‘La guerra civile in Francia’, o di Engels, quali l”Antidühring’ e ‘La dialettica della natura’, non possono venire classificate con l’etichetta di economia, politica, storia, scienza, ecc. Si tratta di ricerche sui vari aspetti del mondo e del suo funzionamento, e nessuno di tali aspetti può venire rigidamente separato dagli altri. Alcune delle osservazioni ‘filosofiche’ più rilevanti di Marx si trovano in libri che in apparenza trattano di economia; l”Antidühring’ di Engels, un libro che si fonda su un’ampia polemica filosofica contro il pensatore tedesco – che senza questo libro sarebbe oggi dimenticato – Eugen Dühring, contiene la più completa esposizione riassuntiva del pensiero ‘politico’ marxista, la sezione sul socialismo, su ciò che esso significa e su come siano mutate le idee intorno ad esso. Durante i trentaquattro anni passati a Londra, Marx non si occupò tuttavia soltanto di scrivere libri ed articoli. Le sue ricerche e i suoi scritti – il “”lavoro scientifico””, come egli lo chiamava – occupavano la maggior parte del suo tempo e per mesi interi finivano per assorbirlo interamente; ma anche la pubblicazione del ‘Capitale’ non fu considerata da Marx come un fino in sé. Si trattava unicamente di un contributo alla lotta per trasformare il mondo””. (pag 27-28-29) [Arnold Kettle, a cura di Mario Spinella, Karl Marx e la nascita del comunismo moderno, 1972]”,”MADS-595″
“KETTLE Michael”,”The Allies and the Russian Collapse. March 1917 – March 1918. Vol. I.”,”Michael Kettle has spent some fifteen years researching one of the least known, but most vital episodes of twentieth century history – the Allied attempts to forestall and then reverse the Bolshevik Revolution in Russia. Previously a journalist and war correspondent, Michael Kettle covered the Algerian War for The Sunday Times.”,”QMIP-033-FL”
“KETTLE Michael”,”The Road to Intervention. March-November 1918. Vol. II.”,”Michael Kettle has spent some fifteen years researching one of the least known, but most vital episodes of twentieth century history – the Allied attempts to forestall and then reverse the Bolshevik Revolution in Russia. Previously a journalist and war correspondent, Michael Kettle covered the Algerian War for The Sunday Times. He is now an Associate Fellow of the Russian Research Centre at Harvard; and in 1983, was a Visiting Fellow at the Centre for International Studies at the London School of Economics.”,”QMIP-034-FL”
“KETTLE Michael”,”Churchill and the Archangel Fiasco. November 1918 – July 1919. Vol. III.”,”Michael Kettle has spent some fifteen years researching one of the least known, but most vital episodes of twentieth century history – the Allied attempts to forestall and then reverse the Bolshevik Revolution in Russia. Previously a journalist and war correspondent, Michael Kettle covered the Algerian War for The Sunday Times. He is now an Associate Fellow of the Russian Research Centre at Harvard; and in 1983, was a Visiting Fellow at the Centre for International Studies at the London School of Economics.”,”QMIP-035-FL”
“KETTLE Arnold, a cura di Mario SPINELLA”,”Karl Marx e la nascita del comunismo moderno.”,” “”La parola «comunista», nell’ultimo secolo, è stata al centro di tante emozioni, di tanti pregiudizi, e di tante polemiche, che è necessario compiere uno sforzo consapevole e non scevro di difficoltà per esaminare in modo corretto, sereno ed obiettivo che cosa essa significhi. L’idea fondamentale che sta dietro a questo termine è quella di una società in cui il profitto sia stato abolito e dove ogni cosa è organizzata in vista del beneficio comune. Non si tratta di un’idea nata con Karl Marx. Trecento anni prima l’inglese sir Thomas More aveva espresso quest’idea nel suo libro ‘Utopia’, che doveva essere piuttosto noto nel periodo elisabettiano, se Shakespeare nella ‘Tempesta’, fa parlare così il vecchio Gonzalo della società, o comunità, immaginaria del futuro: «Tutto per tutti dovrebbe produrre la terra senza sudore o sforzo: inganni, tradimenti, spade, pugnali, picche, fucili, uso di marchingegni di qualsiasi specie, niente ché la natura dovrebbe produrre tutto di suo; e bizzeffe il nutrimento per il mio innocente popolo» (Atto 2°, Scena Prima, trad. di Cesare Vico Lodovici, Edizioni Einaudi). Meno di cento anni dopo, al tempo della Guerra Civile, parecchi dei gruppi schierati con il parlamento – specialmente i Levellers e i Diggers – contribuirono in maniera più pratica allo sviluppo di idee del genere. Più tardi, nel corso della Rivoluzione francese, la sinistra rivoluzionaria comprendeva uomini come Babeuf, che avevano idee comuniste. La cosa essenziale da sottolineare di queste prime concezioni del comunismo (almeno sino a Babeuf) è che si trattava in realtà di visioni, utopie, sogni di una forma diversa di società, molto lontani da ogni possibilità di realizzazione. Esprimevano speranze e ideali umani, ma al di fuori dell’ambito della politica pratica. Restavano pertanto, malgrado il loro riemergere nei pensieri e nelle speranze dei singoli, senza molta efficacia reale, sebbene sia interessante segnalare che fu proprio nei momenti critici della rivoluzione borghese che tali idee divennero per la prima volta una forza pratica. I Levellers e i Diggers furono sconfitti facilmente; Babeuf con minore facilità. Ma, a differenza di Gonzalo, essi rappresentavano forze reali. Al tempo dell’ultima ondata delle rivoluzioni borghesi, nel 1848, tali idee erano anche più forti, specialmente tra gli operai di Parigi, di Vienna, di Londra e dell’Inghilterra settentrionale. E fu nel 1848 che il ‘Manifesto comunista’ venne pubblicato’ (pag 77-78) [Arnold Kettle, ‘Karl Marx e la nascita del comunismo moderno’, A. Mondadori, Milano, 1974] “”La parola «comunista», nell’ultimo secolo, è stata al centro di tante emozioni, di tanti pregiudizi, e di tante polemiche, che è necessario compiere uno sforzo consapevole e non scevro di difficoltà per esaminare in modo corretto, sereno ed obiettivo che cosa essa significhi. L’idea fondamentale che sta dietro a questo termine è quella di una società in cui il profitto sia stato abolito e dove ogni cosa è organizzata in vista del beneficio comune. Non si tratta di un’idea nata con Karl Marx. Trecento anni prima l’inglese sir Thomas More aveva espresso quest’idea nel suo libro ‘Utopia’, che doveva essere piuttosto noto nel periodo elisabettiano, se Shakespeare nella ‘Tempesta’, fa parlare così il vecchio Gonzalo della società, o comunità, immaginaria del futuro: «Tutto per tutti dovrebbe produrre la terra senza sudore o sforzo: inganni, tradimenti, spade, pugnali, picche, fucili, uso di marchingegni di qualsiasi specie, niente ché la natura dovrebbe produrre tutto di suo; e bizzeffe il nutrimento per il mio innocente popolo» (Atto 2°, Scena Prima, trad. di Cesare Vico Lodovici, Edizioni Einaudi). Meno di cento anni dopo, al tempo della Guerra Civile, parecchi dei gruppi schierati con il parlamento – specialmente i Levellers e i Diggers – contribuirono in maniera più pratica allo sviluppo di idee del genere. Più tardi, nel corso della Rivoluzione francese, la sinistra rivoluzionaria comprendeva uomini come Babeuf, che avevano idee comuniste. La cosa essenziale da sottolineare di queste prime concezioni del comunismo (almeno sino a Babeuf) è che si trattava in realtà di visioni, utopie, sogni di una forma diversa di società, molto lontani da ogni possibilità di realizzazione. Esprimevano speranze e ideali umani, ma al di fuori dell’ambito della politica pratica. Restavano pertanto, malgrado il loro riemergere nei pensieri e nelle speranze dei singoli, senza molta efficacia reale, sebbene sia interessante segnalare che fu proprio nei momenti critici della rivoluzione borghese che tali idee divennero per la prima volta una forza pratica. I Levellers e i Diggers furono sconfitti facilmente; Babeuf con minore facilità. Ma, a differenza di Gonzalo, essi rappresentavano forze reali. Al tempo dell’ultima ondata delle rivoluzioni borghesi, nel 1848, tali idee erano anche più forti, specialmente tra gli operai di Parigi, di Vienna, di Londra e dell’Inghilterra settentrionale. E fu nel 1848 che il ‘Manifesto comunista’ venne pubblicato’ (pag 77-78) [Arnold Kettle, ‘Karl Marx e la nascita del comunismo moderno’, A. Mondadori, Milano, 1974]”,”MADS-001-FER”
“KEYES Roger, Lord ammiraglio della flotta”,”Guerra anfibia e operazioni combinate.”,”L’ A può essere considerato “”il padre delle operazioni combinate””. “”La grandissima importanza del combattimento notturno è stata una delle lezioni che per prime apprendemmo durante lo svolgimento della spedizione dei Dardanelli, ma l’ addestramento al combattimento notturno è stato molto trascurato negli anni successivi e precisamente fino al 1940 e cioè fino a quando non è stato fatto rivivere nell’ addestramento dei “”commandos””””.”,”QMIx-074″
“KEYNES John Maynard”,”Occupazione interesse e moneta. Teoria generale. (The General Theory of Employment Interest and Money).”,”””Barbon (1690) scriveva che “”la prodigalità è un vizio pregiudizievole all’ uomo, ma non al commercio. … La spilorceria è un vizio pregiudizievole sia all’ uomo che al commercio””. (pag 319) “”In complesso lo scopo del libro (di Gesell, ndr) può definirsi l’ instaurazione di un socialismo anti-marxista, una reazione al lasciar fare costruita su fondamenti teorici totalmente diversi da quelli di Marx poiché basati sul ripudio, invece che sull’ accettazione, delle ipotesi classiche, e sulla liberazione della concorrenza da ogni vincolo, invece che sull’ abolizione della concorrenza. Ritengo che l’ avvenire avrà più da imparare dallo spirito di Gesell che da quello di Marx.”” (pag 315)”,”ECOT-058″
“KEYNES John Maynard”,”Ensayos sobre intervención y liberalismo. (Tit. orig.: The economic consequences of Mr. Churchill (1925), The end of laissez-faire (1926), How to pay for the war (1940))”,”Questi tre saggi di J.M. KEYNES sono stati tradotti direttamente dall’ opera The Collected Writings of John Maynard Keynes’ (The economic consequences of Mr. Churchill (1925), The end of laissez-faire (1926), How to pay for the war (1940)). “”La massima “”laissez-nous faire”” si attribuisce tradizionalmente al commerciante Legendre, rivolta a Colbert poco prima della fine del secolo XVII. Ma non c’è dubbio che il primo scrittore che usò quella frase, e lo fece in chiara associazione con la dottrina, è il marchese d’ Argenson, nel 1751 il marchese fu il primo uomo che si appassionò per i vantaggi eco nomici dei governi che lasciavano libero il commercio. Per governare meglio, disse, si deve governare meno. La vera causa della decadenza delle nostre manifatture, dichiarò, è la protezione che gli abbiamo dato.”” (pag 70)”,”UKIE-035″
“KEYNES John Maynard”,”Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta.”,”La profezia dell’economista Keynes “”Malgrado i paludamenti profetici con cui i suoi fedeli lo hanno decorato, il libro principale di Gesell è scritto in linguaggio freddo e scientifico; benché sia profondamente soffuso di un attaccamento alla giustizia sociale più appassionato ed emotivo di quanto alcuni ritengano conveniente per uno scienziato. La parte derivata da Henry George (1), sebbene sia indubbiamente una fonte importante della forza del movimento, è di interesse affatto secondario. In complesso lo scopo del libro può definirsi l’instaurazione di un socialismo anti-marxista, una reazione al ‘laissez-faire’ costruita su fondamenti teorici totalmente diversi da quelli di Marx poiché basati sul ripudio, invece che sull’accettazione, delle ipotesi classiche, e sulla liberazione della concorrenza da ogni vincolo, invece che sull’abolizione della concorrenza. Ritengo che l’avvenire avrà più da imparare dallo spirito di Gesell che da quello di Marx. La prefazione a ‘The Natural Economic Order’ indicherà al lettore, se vorrà leggerla, la classe morale di Gesell. Io penso che la risposta al marxismo debba trovarsi seguendo le linee di questa prefazione””. (1) Gesell differiva da George perché raccomandava il pagamento di un compenso per la nazionalizzazione della terra [John Maynard Keynes, Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta, 2006]”,”ECOT-182″
“KEYNES John Mainard”,”Essays and Sketches in Biography. Including the complete text of Essays in Biography and Two Memoirs.”,”Contiene l’articolo ‘Trotsky su Inghilterra’ (pag 275-280) “”The book (1) is, first of all, an attack on the official leaders of the British Labour Party because of their “”religiosity””, and because they believe that it is useful to prepare for Socialism without preparing for Revolution at the same time. Trotsky sees, what is probably true, that our Labour Party is the direct offspring of the Radical Nonconformists and the philanthropic bourgeois, without a tinge of atheism, blood, and revolution. Emotionally and intellectually, therefore, he finds them intensely unsympathetic. A short anthology will exhibit his state of mind: “”The doctrine of the leaders of the Labour Party is a kind of amalgam of Conservatism and Liberalism partially adapted to the needs of trade unions … The Liberal and semi-Liberal leaders of the Labour Party still think that the social revolution is the mournful privilege of the European Continent. (…) The Fabians, the I.L.P.ers, the Conservative bureaucrats of the trade unions represent at the moment the most counterrevolutionary force in Great Britain, and perhaps of all the world’s development. … Fabianism, MacDonaldism, Pacifism, is the chief rallying-point of British imperialism and of the European, if not the world, bourgeoisie. At any cost, these self-satisfied pedants, these gabbling eclectics, these sentimental careerists, these upstart liveried lackeys of the bourgeoisie, must be shown in their natural form to the workers. To reveal them as they are will mean their hopeless discrediting””, (1) L. Trotsky, Where is Britain Going?”” (pag 275-276)”,”ECOT-218″
” KEYNES John Maynard, a cura di Giorgio LA MALFA”,”Sono un Liberale? E altri scritti.”,””” (…) il laburismo è ben definito: con una sinistra di catastrofisti, che gli infonde forza e passione, e una destra composta da quella che potremmo chiamare “”la miglior specie”” di socialisti riformisti, colti e compassionevoli, che gli conferisce rispettabilità morale e intellettuale. C’è spazio per qualcos’altro, in mezzo? Non sarebbe forse il caso che ciascuno di noi decidesse se considerarsi un conservatore liberoscambista della “”miglior specie”” o un socialista riformista della “”miglior specie””, chiudendo così la questione?”” (pag 165)”,”ECOT-225″
“KEYNES John Maynard”,”La Riforma Monetaria.”,”””Un governo – perfino il governo tedesco o il governo russo – può vivere a lungo della carta-moneta che stampa; cioè può, con questo mezzo, procurarsi delle risorse reali – risorse tanto reali quanto quelle ottenute con le imposte. Il metodo è da condannarsi, ma la sua efficacia, fino ad un certo punto, deve essere riconosciuta. Un governo può vivere con questo mezzo quando non può vivere con nessun altro. E’ la forma di tassazione cui è più difficile sottrarsi, e che perfino il più debole dei governi può imporre, quando non può imporre altro.Tale è stata la progressiva e catastrofica inflazione praticata nell’Europa centrale e orientale e che va ben distinta dalle limitate e oscillanti inflazioni verificatesi, per esenpio, nella Gran Bretagna e negli Stati Uniti (…)”” (pag 52) Esperienza dell’inflazione russa del 1922 (pag 70) “”Sembra che in Russia si sia giunti ad una specie di equilibrio; l’ultima fase si era verificata verso la metà del 1922, quando una decuplicata inflazione in sei mesi aveva ridotto il valore complessivo dei biglietti circolanti a meno di 4.000.000 di lire sterline, somma che evidentemente era insufficiente per gli affari della Russia, anche nel suo stato attuale. Si era giunti al punto in cui l’uso dei rubli carta veniva abbandonato completamente. Pressìa poco a quest’epoca ebbi l’occasione di discutere a Genova con alcuni finanzieri dei Soviet. Essi sono sempre stati più consapevoli e risoluti degli altri nella loro politica monetaria: sostenevano allora che, con l?aiuto di un obbligo legale di usare rubli carta per certi generi di transazioni, tali rubli potevano essere sempre mantenuti in circolazione con un certo valore reale ‘minimum’, quantunque il pubblico fosse certo che avrebbero finito per perdere ogni valore. Secondo questo calcolo sarebbe sempre stato possibile procurarsi da 3.000.000 a 4.000.000 di sterline all’anno con tal metodo, anche se il rublo carta fosse diminuito regolarmente di valore nella misura di nove decimi o di novantanove centesimi all’anno (…)”” (pag 70-71)”,”ECOT-244″
“KEYNES John Maynard”,”Trattato della moneta. Volume secondo. La teoria applicata alla moneta.”,” Capitolo XXX: Esempi storici. Contiene tra l’altro: – La depressione del 1890. (pag 230) – Il boom bellico 1914-18. Il boom postbellico 1919-20. (pag 239-254) – Il ritorno dell’Inghilterra alla base aurea (pag 255-260) – Gli Stati Uniti 1925-30 (pag 268-280) “”Il boom bellico, 1914-18. “”Non sono ancora stati scritti neppure i ‘prolegomena’ della storia finanziaria della guerra. Forse questa storia non sarà mai scritta in modo adeguato. Infatti sono andate disperse troppe essenziali statistiche di quel periodo ed il ricostruirle è difficilissimo o impossibile; d’altra parte il nostro ricordo circa la grandezza delle cifre e l’ordine dei fatti si fa sempre più debole. Ma riandando quel periodo io resto colpito dalla inadeguatezza delle nozioni teoretiche di cui, per quanto io ricordo, disponevamo allora circa quanto stava accadendo e dalla rigidità con cui pretendevamo applicare la teoria quantitativa della moneta. Non ricordo che alcuno indicasse chiaramente ed esplicitamente quelli che mi sembrano essere stati gli aspetti essenziali della situazione; altrimenti sarebbe stato se gli effetti che ha sui prezzi l’eccedenza degli investimenti sul risparmio ci fossero stati familiari. Non tenterò di fare uno studio statistico di questo periodo, ma semplicemente di segnare a grandi linee il carattere generale dei fenomeni occorsi””. (pag 240)”,”ECOT-246″
“KEYNES John Maynard, a cura di Alberto CAMPOLONGO”,”Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta.”,”Contiene il capitolo: ‘Come pagare il costo della guerra’ (pag 529-602) Capitolo IV: ‘Si può far pagare la guerra ai ricchi? (pag 551-556) “”Propongo quindi che il governo si assuma l’impegno di applicare un’imposta sul capitale dopo la guerra, allo scopo di prelevare un importo sufficiente a far fronte alle sue obbligazioni nei confronti della paga differita”” (pag 576) Keynes scopre Gesell e trova che la sua opera sia una risposta al marxismo. “”Conviene ricordare a questo punto lo strano e immeritatamente trascurato profeta Silvio Gesell (1862-1930), la cui opera contiene sprazzi di profonda penetrazione e che soltanto per poco ha mancato di giungere al nocciolo dell’argomento. Dopo la guerra del 1914-18 i suoi fedeli mi hanno per anni tempestato di copie delle sue opere; e tuttavia, a causa di certi palesi difetti di ragionamento, non riuscii per nulla a scoprirne il merito. Come spesso si verifica per le intuizioni imperfettamente analizzate, il loro significato mi riuscì evidente soltanto dopo che ebbi raggiunto le mie conclusioni per mio conto. Nel frattempo, al pari di altri economisti accademici, trattai i suoi sforzi profondamente originali alla stessa stregua di quelli di un fanatico. Siccome è probabile che pochi fra i lettori di questo libro siano bene a conoscenza del significato dell’opera di Gesell, gli concederò uno spazio che sarebbe altrimenti sproporzionato. Gesell era un fortunato commerciante tedesco di Buenos Aires, il quale fu portato a studiare i fenomeni monetari dalla crisi degli anni precedenti al 1890, che fu particolarmente violenta in Argentina; e il suo primo lavoro (…) fu pubblicato a Buenos Aires nel 1891 (…). Nell’aprile del 1919 Gesell fece parte, quale ministro delle finanze, di un gabinetto comunista in Baviera, di breve durata, e fu poi deferito alla corte marziale. Trascorsi gli ultimi anni della sua vita a Berlino e in Svizzera dedicandosi alla propaganda”” (pag 496-497)”,”ECOT-247″
“KEYNES John Maynard”,”Le conseguenze economiche della pace.”,”KEYNES John Maynard Boom demografico ed economico dell’area germanica e dell’Europa centrale ed orientale. Rapporto con la Prima guerra mondiale. “”Nel 1870, la Germania aveva 40 milioni di abitanti. Verso il 1892 questa cifra era salita a 50 milioni e al 30 giugnio 1914 a circa 68 milioni. Negli anni immediatamente precedenti alla guerra, l’aumento era di circa 850 mila persone all’anno, di cui solo una minima parte emigrava (1). Questo enorme aumento era solo possibile per una trasformazione della struttura economica del paese spinta al massimo grado. Da paese agricolo, in grado di bastare quasi interamente a se stesso, la Germania si era trasformata in un vasto e complicato meccanismo industriale, il cui equilibrio dipendeva da molteplici fattori interni ed esterni. Solo tenendo questa macchina continuamente in moto e a tutta forza, la Germania poteva occupare all’interno la sua crescente popolazione e procurarsi dall’estero i mezzi di sussistenza. La macchina tedesca era come una trottola che per mantenersi in equilibrio deve rotare più e più in fretta. Nell’impero austro-ungarico, che crebbe da 40 milioni di abitanti nel 1890 a non meno di 50 milioni allo scoppio della guerra, si aveva la stessa tendenza, sebbene in minor grado: l’eccedenza annua delle nascite sulle morti era di circa mezzo milione, con una emigrazione annua, tuttavia, di 250 mila persone. Per capire la situazione attuale, bisogna raffigurarsi a pieno quale straordinario centro di popolazione sia divenuta l’Europa centrale attraverso lo sviluppo del sistema germanico. Prima della guerra, la popolazione della Germania e dell’Austria-Ungheria prese insieme, non solo superava notevolmente quella degli Stati Uniti, ma era all’incirca uguale a quella di tutto il Nord-America. In questa massa di uomini, situata in una contiguità di territorio, stava la forza militare delle potenze centrali. Ma questa stessa massa – poiché non è stata di molto diminuita dalla guerra (2) – se privata dei mezzi di sussistenza, continuerà ad essere ugualmente un pericolo per l’ordine dell’Europa. La Russia europea vide crescere la sua popolazione in misura ancora maggiore della Germania: da meno di 100 milioni di abitanti nel 1890 a circa 150 milioni allo scoppio della guerra (3); e negli anni immediatamente precedenti alla guerra l’eccedenza delle nascite sulle mortin nell’intera Russia raggiungeva la prodigiosa cifra 2 milioni all’anno. Questo enorme aumento della popolazione russa, che non è stato notato abbastanza in Inghilterra, è stato tuttavia uno dei fatti più significativi dei recenti anni. I grandi eventi storici sono spesso dovuti a cambiamenti secolari nell’incremento della popolazione e ad altre fondamentali cause economiche, ma poiché queste sfuggono, per il loro carattere graduale, all’osservazione dei contemporanei, sono attribuiti alla follia dei governanti o al fanatismo degli atei.”” (pag 31-32) Note (1) Nel 1913 vi furono 25.843 emigranti dalla Germania, di cui 19.124 si diressero negli Stati Uniti. (2) La diminuzione netta della popolazione tedesca, per riduzione di nascite e per eccesso di morti, è calcolata alla fine del 1918, in confronto al principio del 1914, a circa 2,7 milioni. (3) Inclusa la Polonia e la Finlandia, ma esclusa la Siberia, l’Asia centrale e il Caucaso. Rapporti economici della Germania con i paesi circostanti (pag 34) Problema Europa (pag 38)”,”EURE-094″
“KEYNES John M.”,”L’assurdità dei sacrifici.”,”””Tutto ciò è stato portato a maturazione, o almeno all’ordine del giorno, dai radicali cambiamenti intervenuti nella tecnica moderna, specialmente nel corso degli ultimi dieci anni, cambiamenti che sono stati brillantemente descritti da Fred Henderson ne ‘Le conseguenze economiche dell’energia produttiva’. Sin dai tempi di cui non abbiamo nemmeno memoria i muscoli dell’uomo sono stati, per la maggior parte degli scopi e delle operazioni produttive, la fonte dell’energia, talvota coadiuvati dal vento, dall’acqua o dagli animali domestici. Il lavoro (labor), nel senso letterale, è stato il fattore primario della produzione”” (pag 46)”,”ECOT-252″
“KEYNES John M., a cura di Giuliano FERRARI BRAVO”,”Corrispondenza politica.”,”KEYNES John M. Lettere di Keynes a vari personaggi e qualche lettera a Keynes (F.S Nitti, K. Martin, G.B. Shaw, ecc.) Giudizio Lenin su Keynes (introduzione p. 12-13-14) “”(…) le suggerisco di riformulare ciò che ha detto a proposito di Marx come di un nero figuro perché questo verrà certamente frainteso, anche se naturalmente Marx è una vecchia storia per lei così come lo è per me. Ma guardiamo ai fatti. Quando io ho letto Marx cinquant’anni fa, al ‘British Museum’, non si riusciva a trovare una traduzione inglese del ‘Capitale’ e ho dovuto leggerlo nella traduzione francese di Deville. Oggi il libro è il più venduto tra i libri seri della ‘Everyman Library’ e il mondo è a bocca aperta davanti alla rivoluzione russa, fatta da uomini che da Marx sono stati ispirati più direttamente ed esclusivamente di quanto la Riforma non sia stata da Lutero e Calvino o la rivoluzione francese da Rousseau e Voltaire. In tale situazione non è possibile per alcun sociologo di una qualche levatura scrivere di Marx come qualcosa di trascurabile e da dimenticare. Gli errori di Marx li ho criticati a fondo non meno meticolosamente di altri ma, senza esitazione, ho sempre tenuto fermo il fatto che si trattava di un Costruttore di un’Epoca. La Lotta di Classe, inoltre, è concezione del tutto corretta nella fisica politica. Non si liquida dicendo che le linee di rottura non seguono linee di classe. Che sia lì la tensione di rottura e che essa si possa eliminare solo con l’abolizione della proprietà “”reale”” è cosa fuori questione, di ogni seria questione”” [George Bernard Shaw a Keynes, 30 novembre 1934] [(in) John M. Keynes, a cura di G. Ferrari Bravo, Corrispondenza politica, 1995] (pag 79-80) “”E’ [Keynes] un Proteo che se ne va sempre di fretta. “”Ho levato le tende e sono in marcia…”” scriverà una volta da Roma a Norman Davis. “”La mia mente”” scriverà alla moglie dopo l’infarto del 1937 che l’aveva temporaneamente inchiodato all’immobilità fisica, è terribilmente attiva (43). Nella produzione teorica si troverà talora ad essere anche “”senza fiato””, come confesserà al suo vecchio collaboratore nella divisione “”A”” durante la prima guerra mondiale, O.T. Falk, per “”aver corso più forte che potevo”” (44). Ma il gusto ricorrente di ‘disindottrinare’, di “”invertire il processo”” (45) non l’abbandonerà fino alla fine. Nella sua corsa era destinato ad apparire diverso ad occhi diversi. “”Non c’è indizio per l’uomo che sta dietro la maschera di Keynes”” (46). Chi, assistendo nel corso del primo conflitto mondiale “”con qualche rimpianto… ma non addolorato”” al collasso dell’ordine sociale esistente dichiarava alla madre che l’unica strada che gli si parava dinnanzi era quella “”…di essere allegramente bolscevico”” (47) era quello stesso “”economista volgare, ideologo della reazione imperialista”” descritto nella seconda edizione della grande enciclopedia sovietica e “”smascherato”” da Lenin nel 1920 come “”borghese confesso”” e “”filisteo inglese”” (48). In realtà Lenin ne aveva apprezzato il pamphlet sulle conseguenze economiche della pace, non ultimo per il “”suggerimento eccellente”” che vi vedeva contenuto di non ripagare i prestiti di guerra. Keynes, di rimando, attribuirà alla “”mente sottile”” di Lenin, inventandosela di sana pianta, una citazione ormai classica sul modo migliore di distruggere il sistema capitalistico (49). Né c’era in Trotzki per lui animosità e con il ministro sovietico degli affari esteri, Cicerin, Keynes, che due volte visiterà la Russia, legherà benissimo”” (pag 13-14) [dall’introduzione di Giuliano Ferrari Bravo, (in) John M. Keynes, a cura di G. Ferrari Bravo, Corrispondenza politica, 1995] [(43) Skydelsky in Hamouda and Smithin, cit., p. 158; (44) Keynes a Norma Davis, 18 aprile 1920; (45) Harrod, ‘John Maynard Keynes’, cit.., p. 181. Id., ‘La vita di J.M. Keynes, cit., p. 709; (46) Skidelsky, “”Some Aspects of Keynes the Man””, in Hamouda and Smithin, cit., p. 157; (47) Harrod, La vita di J.M. Keynes, cit., p. 265 (…); (48) C.B. Turner, An analysis of Soviet views on J.M. Keynes, Durham, 1969, pp. 77, 114 (…); (49) “”..To debauch the currency…””, Cfr. Moggridge, Maynard Keynes, 1992, cit. pp. 332-33. F.W. Fetter, “”Lenin, Keynes and Inflation””, in ‘Economica’, n.s., XLIV, February 1977]”,”ECOT-257″
“KEYNES John Maynard”,”La fine del laissez-faire e altri scritti.”,”KEYNES John Maynard “”Liberiamoci dai principi metafisici o generali sui quali, di tempo in tempo, si è basato il ‘laissez-faire’. Non è vero che gli individui posseggano una “”libertà naturale”” imposta sulle loro attività economiche. Non vi è alcun patto o contratto che conferisca diritti perpetui a coloro che posseggono o a coloro che acquistano. Il mondo non è governato dall’alto in modo che gli interessi privati e sociali coincidano sempre. Esso non è condotto quaggiù in modo che in pratica essi coincidano. Non è una deduzione corretta dai principi di economia che l’interesse egoistico illuminato operi sempre nell’interesse pubblico. Né è vero che l’interesso egoistico sia generalmente illuminato; più spesso gli individui che agiscono separatamente per promuovere i propri fini sono troppo ignoranti o troppo deboli persino per raggiungere questi. L’esperienza non mostra che gli individui, quando costituiscono un’unità sociale, siano sempre di vista meno acuta di quando agiscono separatamente””. (pag 37)”,”ECOT-258″
“KEYNES John Maynard, a cura di Alberto PASQUINELLI Silvia MARZETTI DALL’ASTE BRANDOLINI”,”Trattato sulla probabilità.”,” Legge dei grandi numeri. (pag 361-362)”,”SCIx-400″
“KEYNES John Maynard”,”La fine del ‘laissez-faire’ e altri scritti.”,”John Maynard Keynes (1883-1946) ha segnato profondamente gli sviluppi del pensiero economico del Novecento, esercitando anche una durevole influenza sulla politica economica con le sue molteplici attività pubbliche oltre che con un’opera teorica che culmina nella Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta.”,”ECOT-099-FL”
“KEYNES John Maynard”,”Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta.”,”19 “”(..) questo può essere il modo più sensato di liberarsi progressivamente di molte fra le caratteristiche più discutibili del capitalismo”” (pag 355) ‘Il messaggio fondamentale della ‘Teoria generale’ è dunque che l’incertezza, per i suoi effetti sulle decisioni di investimento e per quelle relative alla domanda di moneta, invece che di prodotti o di titoli, provoca l’instabilità del sistema economico. Al suo interno non operano forze capaci di spingere la domanda effettiva verso il livello compatibile con la piena occupazione. Al contrario, il sistema può restare intrappolato in un ‘equilibrio di sotto-occupazione’ per un lungo tempo, in attesa che intervenga qualche evento a rovesciare le aspettative pessimistiche. Ben difficilmente esse potrebbero migliorare come conseguenza di forti riduzioni dei salari e dei prezzi (cap. 19). La deflazione non servirebbe perciò a favorire la ripresa, come l’esperienza appena vissuta aveva ampiamente dimostrato. Allo scopo potrebbe invece servire l’intervento dello Stato a sostegno della domanda (49). Keynes però si è ben guardato dal sostenere che gli aumenti della domanda globale abbiano soltanto effetti positivi sull’occupazione e sulla produzione reale fino a quando non si sia raggiunto il limite della piena occupazione, e provochino invece aumenti dei prezzi solo dopo che tale limite sia stato superato. Affermazioni del genere si trovano tuttavia nelle volgarizzazioni piuttosto inaccurate del pensiero keynesiano, oltre che in alcuni manuali di larga diffusione. Keynes infatti non concepiva la piena occupazione come un limite che si può raggiungere, senza tensioni inflazionistiche, aumentando sufficientemente la spesa pubblica e privata. Ostacoli alla crescita dell’occupazione e della produzione entrano in azione ben prima di arrivare a sbattere contro il limite, si avvertono infatti, con intensità vieppiù crescente, all’interno di una ‘zona’ che può chiamare di piena occupazione. Successivi aumenti della domanda globale provocano allora incrementi sempre più contenuti della produzione e di occupazione e tensioni sempre maggiori sui prezzi (cap. 21). L’attuazione di politiche espansive, monetarie, fiscali e della spesa pubblica, al fine di stimolare la domanda non è quindi per Keynes la panacea di tutti i mali. Non è una ricetta semplice, priva di controindicazioni, utilizzabile per spingere verso zero il tasso di disoccupazione. Può essere efficace, soprattutto se mirata al sostegno degli investimenti pubblici e privati, per far ripartire un sistema bloccato in condizioni di grave depressione. Ma va utilizzata oculatamente, evitando di spingerla oltre il dovuto per non rischiare di essere costretti a ritornare velocemente sui propri passi, con conseguenze ancora più dannose per l’occupazione e per le possibilità di ripresa. Come si vede, siamo ben lontani dallo stereotipo secondo cui Keynes avrebbe sostenuto, come affermano i suoi denigratori, che bastasse aumentare la spesa pubblica per far funzionare bene il sistema economico”” [Terenzio Cozzi, Introduzione] (pag 36-37-38)”,”ECOT-342″
“KEYNES John Maynard”,”Esortazioni e profezie.”,”John Maynard Keynes (1883-1946) ha segnato profondamente gli sviluppi del pensiero economico del Novecento, esercitando anche una durevole influenza sulla politica economica con le sue molteplici attività pubbliche oltre che con un’opera teorica che culmina nella Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta.”,”ECOT-139-FL”
“KEYNES John Maynard”,”The General Theory of Employment Interest and Money. Vol. VII.”,”John Maynard Keynes (1883-1946) ha segnato profondamente gli sviluppi del pensiero economico del Novecento, esercitando anche una durevole influenza sulla politica economica con le sue molteplici attività pubbliche oltre che con un’opera teorica che culmina nella Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta. General Introduction, Editorial Introduction, Preface, Preface to the German Edition, Preface to the Japanese Edition, Preface to the French Edition, Introduction, Appendix, Notes, Index,”,”ECOT-141-FL”
“KHADER Bichara EL KADI Galila FARGUES Philippe ROUADJIA Ahmed SAMBA Musa SIGNOLES Pierre TROIN Jean-François BEYHUM Nabil BENNANI-CHRAÏBI Mounia CHARMES Jacques CARRÉ Olivier ESCALLIER Robert LÓPEZ GARCÍA Bernabé MARTIN-MUÑOZ Gema SANTUCCI Jean-Claude”,”Città e società nel mondo arabo contemporaneo. Dinamiche urbane e cambiamento sociale.”,”Bichara Khader, docente di Scienze politiche ed economiche, è direttore del CERMAC (Centre d’Etude et de Recherche sur le Monde Arabe Contemporain) presso il Département d’Etudes des Pays en Développement de l’Université Catholique di Louvain a Louvain La Neuve in Belgio. Galila El Kadi è ricercatore presso l’ORSTOM (Institut Français de Recherche Scientifique pour le Développement en Coopération) di Parigi. Philippe Fargues, demografo del mondo arabo e dell’area mediterranea, è attualmente direttore del Centre d’Etude et de Documentation Economique, Juridique et Sociale (CEDEJ) al Cairo in Egitto. Ahmed Rouadjia è ricercatore presso l’Università di Amiens in Francia. Musa Samha è docente di Demografia presso il Department of Population Studies della University of Jordan di Amman in Giordania. Pierre Signoles, docente di Geografia al Centre d’Etudes et de Recherches sur l’Urbanisation du Monde Arabe (URBAMA) presso la Faculté de Droit, d’Economie et de Sciences Sociales dell’Università di Tours in Francia. Jean-François Troin è docente di Cartografia URBAMA Università di Tours in Francia. Nabil Beyhum è docente di Sociologia urbana a l’Ecole d’Architecture di Paris-la-Seine e direttore del Urban Research Institute di Beirut in Libano. Mounia Bennani-Chraïbi è ricercatore associato al CEDEJ del Cairo in Egitto. Jacques Charmes è responsabile del Département SUD (Société Urbanisation, Développement) dell’ORSTOM di Parigi. Olivier Carré è direttore di ricerca al Centre d’Etudes et de Recherches Internationales (CERI) della Fondation Nationale des Sciences Politiques, CNRS di Parigi. Robert Escallier è direttore del Centre de la Mediterranée Moderne et Contemporaine dell’Université de Nice-Sophia Antipolis in Francia. Bernabé López García è docente di Sociologia al Taller de Estudios Internacionales Mediterráneos del Centro Internacional Carlos V presso la Faculdad de Ciencias Económicas y Empresariales dell’Universidad Autónoma de Madrid in Spagna. Gema Martín-Muñoz è docente di Sociologia del Mondo Arabo alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Universidad Autónoma de Madrid in Spagna. Jean-Claude Santucci è docente di Scienze politiche persso l’Institut de Recherches et d’Etudes sur le Monde Arabe et Musulman (IREMAM) di Aix-en-Procence in Francia.”,”VIOx-132-FL”
“KHALDUN Ibn (KHALDOUN)”,”La Muqaddima. Le rationalisme d’Ibn Khaldoun. Extraits (Histoire, sociologie, politique, sciences, philosophie) choisis et classés avec avant-propos, notes et index par Georges Labica.”,”L’ espansione di una dinastia e la sua potenza sono in rapporto diretto con il numero di quelli che l’ hanno fondata ottenendo la vittoria. Vale lo stesso per la sua durata. La durata di tutte le cose che si generano dipende dalla forza della natura di questa cosa; ora la natura delle dinastie è fondata sullo spirito di corpo. Più questo spirito è forte, più la dinastia si distingue per il vigore della sua natura e per la sua durata. (pag 103) Ineluttabilità della decadenza degli imperi: La decadenza delle dinastie, essendo una cosa naturale, si produce allo stesso modo di tutti gli altri fenomeni, come, per esempio, l’ invecchiamento che colpisce la costituzione degli esseri viventi. L’ invecchiamento è una di quelle malattie croniche che è impossibile guarire o far sparire dato che è una cosa naturale, e tali cose non subiscono cambiamenti. Vari sovrani, di grande chiaroveggenza politica, si erano interessati agli accidenti e alla cause che avevano condotto alla decadenza dei loro imperi, e credendo alla possibilità di farle cessare, avevano tentato di guarire la dinastia e di ristabilire il temperamento normale; questa decadenza, secondo loro, era stata causata dall’ incapacità o la negligenza dei loro predecessori. Si sbagliavano però: gli accidenti che agiscono sono naturali alle dinastia e ciò che impedisce di porvi rimedio, sono le abitudini (che vengono introdotte). Ora, le abitudini sono una seconda natura (…)””. (pag 108) “”A volte, quando la dinastia è nel suo ultimo periodo di esistenza, può manifestare molta forza per far credere che la sua decadenza si sia arrestata; ma, ciò non è che l’ ultima e fuggitiva luce di una lampada che va spegnendosi. Anche una lampada che brucia, una volta che va spegnendosi, getta una luce furtiva, facendo credere al suo fuoco nel momento in cui esso spira.”” (pag 109) Ibn Khaldun (‘Abd al-Rahman), il più noto degli storici arabi (Tunisi 1332 – Il Cairo 1406). Al servizio degli Hafsidi, degli Abdalwadidi e dei Marinidi, fu in Egitto nel 1382, dove divenne gran cadì malikita. Nel 1401 s’incontrò a Damasco con Tamerlano (Timur). Oltre a un’autobiografia, compose il Kitab al- ‘Ibar, storia degli Arabi prima dell’Islam e degli imperi musulmani. L’opera è preceduta da una prefazione, I Prolegomeni (Al-Muqaddima), scritta tra il 1374 e il 1378, in cui egli discute il valore delle fonti ed esamina le leggi storiche dello sviluppo e della caduta degli imperi. Enciclopedia Rizzoli Larousse 2000 – Copyright RCS Libri S.P.A.”,”VIOx-097″
“KHALIDI Omar”,”Muslims in Indian Economy.”,”KHALIDI Omar è uno studioso indipendente e membro di uno staff presso il MIT, Cambridge, Mass. E’ anche autore di un libro sulla violenza etnica ed un altro sull’ India musulmana. “”In 1881, Hindi was introduced as the language of the judiciary. The Bihar administration also prohibited the use of Persian script in legal transaction. Police officers and other administrative personnel were warned that if they could not read and write Devanagari script, they would be replaced. These measures affected Muslims, who made a high proportion of the scribes and lawyers””. Evidently Muslims were quite well represented in the provincial judiciary, despite these measures, unlike neighboring Bengal. Outside British India, Bihari Muslim educated classes had the option of seeking employment in distant Hyderabad, the southern stronghold of Islamic culture, which many did. Despite the lack of education among the poor Muslims, within the community those who did go to schools made a good 13 percent of the total pupils in the years 1927-32, whereas the Mihar Muslim population at that time was 10.9 percent””. (pag 127)”,”INDE-002″
“KHANNA Parag”,”I tre imperi. Nuovi equilibri globali nel XXI secolo.”,”P. KHANNA ha visitato le aree più critiche del pianeta. E’ nato in India e ha vissuto negli Emirati Arabi Uniti, USA, Germania. Sta svolgendo un Ph.D. alla LSE.”,”RAIx-260″
“KHAVAND Fereydoun A.”,”Le nouvel ordre commercial mondial. Du Gatt à l’ OMC.”,”KHAVAND Fereydoun A. è Maitre de conférences a Parigi V. Nel 1950 il PIL del Giappone era inferiore a quello del Messico, oggi (1995) rivaleggia con quello dei paesi industriali più ricchi. (pag 75) “”Le Japon est incontestablement le plus grand bénéficiaire des rounds successifs qui, depuis la Seconde Guerre mondiale, ont permis l’ouverture des marchés. En effet, dès son adhésion au GATT en 1955, Tokyo a utilisé pleinement toutes les possibilités du système commercial en vue d’accéder aux immenses marchés américain et européen. Depuis 1960, le Japon a réalisé plus de 30% de sa croissance grâce aux effets dynamisants de ses échanges internationaux. Mais le succès du Japon est d’une exubérance qui effarouche ses rivaux et place sa diplomatie commerciale dans une position très inconfortable. En 1993, les excédents des comptes courants du Japon vis-à-vis des Etats-Unis et de l’Union européenne ont atteint respectivement 50.8 milliards et 29.5 milliards de dollars. Une véritable “”bombe à retardement”” dans les relations au sein de la Triade!”” (pag 75)”,”ECOI-237″
“KIDRON Michael”,”Il capitalismo occidentale del dopoguerra.”,”KIDRON M. inglese di nazionalità, è nato a Cape Town (Sud Africa) nel 1930. Ha pubblicato il volume ‘Foreign investments in India’ (OUP, 1965).”,”ECOI-013″
“KIDRON Michael”,”Il capitalismo occidentale del dopoguerra.”,”Michael Kidron, inglese di nazionalità, è nato a Cape Town (Sud Africa) nel 1930. Ha pubblicato un volume intitolato Foreign Investments in India (Oxford University Press, 1965) e sta attualmente compiendo ricerche presso l’Università di Hull.”,”ECOI-169-FL”
“KIDRON Michael SEGAL Ronald”,”Atlante dei problemi del mondo d’oggi.”,”Dono di Mario Caprini”,”ASGx-070″
“KIERAN Dan, a cura”,”Cento lavori orrendi. Storie infernali dal mondo del lavoro.”,”Dan Kieran è uno dei maggiori esperti di lavori orrendi. Prima di diventare direttore della rivista ‘The Idler’ sbarcava il lunario con una miriade di occupazioni miservoli. Nel suo imbarazzande curriculum vitae vanta posizioni quali estirpatore di erbacce, sguattero, cameriere in una caserma, impiegato, magazziniere e ammazza tacchini.”,”CONx-286″
“KIERKEGAARD Sören, a cura di Bruno SEGRE”,”Diapsalmata da Aut-Aut.”,”Kierkegaard (Søren Aabye), filosofo e teologo danese (Copenaghen 1813-1855). Trascorse tutta la vita nella città natale, a parte alcuni soggiorni a Berlino, durante il più lungo dei quali (1841-1842) ascoltò le lezioni di Schelling, ormai giunto alla fase cosiddetta “positiva” della sua evoluzione filosofica. Dopo una giovinezza inquieta, caratterizzata dal tentativo di realizzare quella che egli chiamò la “vita estetica”, cioè l’esistenza impegnata a cogliere l’attimo sempre nuovo e a godere sapientemente della piacevole varietà delle occasioni, Kierkegaard fu spinto dalla morte del padre (1838) a scegliere un tipo di vita più responsabile e ordinato (la “vita etica”). Si laureò in teologia (1840) con la dissertazione Sul concetto di ironia con particolare riguardo a Socrate e si fidanzò nello stesso anno con Regina Olsen. Ma non divenne né un pastore, secondo le speranze paterne, né un tranquillo e metodico padre di famiglia. Il fidanzamento fu presto rotto e in Aut-Aut(1843), al di là della vita estetica e di quella etica, di cui è sottolineata l’insufficienza, viene proposta la scelta religiosa, come incertezza angosciosa e sublime vissuta nel rapporto contraddittorio del singolo con Dio. L’ultima parte della vita di Kierkegaard fu occupata prevalentemente dalla polemica contro la Chiesa danese e i suoi capi, troppo arrendevoli, accomodanti e “ragionevoli” e troppo dimentichi perciò del carattere “scandaloso” del messaggio cristiano. Dopo aver pubblicato dieci numeri della rivista Oejeblikket (Il Momento, il decimo uscì postumo), nei quali il processo al protestantesimo mondano e “liberale” è condotto con grande virulenza, Kierkegaard morì, in qualche misura pacificato dal convincimento di aver compiuto la sua missione di risvegliatore della coscienza cristiana assopita. La filosofia di Kierkegaard è considerata come il punto d’origine del cosiddetto esistenzialismo La cultura filosofica europea del XX sec., quando per la forza stessa delle cose dovette rifiutare l’ottimismo positivistico e la fede idealistica nella garantita positività della storia, scoprì il sapore “aspro e forte” del pensiero di Kierkegaard e ne fu affascinata. Si ebbe così la rinascita kierkegaardiana, il ritrovamento di un tesoro speculativo quasi ignorato dai contemporanei e dalle generazioni immediatamente successive. La tematica proposta da Kierkegaard è variamente presente in Heidegger, in Jaspers, nel teologo K. Barth, in Sartre. Essa comprende alla sua base alcuni concetti-chiave: l’esistenza come singolarità, con la connessa polemica contro la filosofia hegeliana, che scioglie il singolo nel genere e quindi si illude di conciliare in una dialettica accomodante i paradossi e le contraddizioni dell’esistenza; la filosofia come riflessione soggettiva, cioè come esperienza vissuta dal singolo di un processo drammatico di autochiarificazione; l’esistenza come possibilità, vale a dire come rischio (reale, e non solo pensato) del fallimento e dell’insignificanza totale, cioè del nulla; la funzione dell’angoscia di sentimento rivelatore di questa struttura dell’esistenza; la disperazione come manifestazione necessaria della finitudine dell’uomo e come condizione di un suo possibile rapporto con Dio; la paradossalità della scelta religiosa, parallela all’incomprensibile inserzione dell’eternità nel tempo, cioè alla venuta di Dio nel mondo. Opere principali, oltre ad Aut-Aut: Il diario del seduttore, pubblicato nel 1843 come parte di Aut-Aut, Timore e tremore (1843), La ripetizione (1843), Briciole filosofiche (1844), Il concetto dell’angoscia (1844), Stadi del cammino della vita(1845), Postilla alle “Briciole filosofiche” (1846), La malattia mortale (1849), La scuola del cristianesimo(1850). (RIZ)”,”FILx-253″
“KIERKEGAARD Soren, a cura di Dario BORSO”,”Sul concetto di ironia in riferimento costante a Socrate.”,”KIERKEGAARD S. “”Hegel rappresenta manifestamente un punto di svolta nell’interpretazione di Socrate”” (pag 224) “”(…) diventa necessario dire qualcosa sull’insegnamento di Socrate. Che secondo Hegel l’insegnamento di Socrate sia stato negativo, che abbia avuto il negativo a suo scopo, che mirasse a far vacillare e non a consolidare, che il negativo in Socrate non sia immanente a una positività ma fine a se stesso, lo si ricava già dalle singole affermazioni sparse più sopra brevemente citate, come anche da una quantità di osservazioni presenti nel capitolo dedicato specificamente a Socrate; ma la cosa si fa ancor più chiara da come Hegel parla dell’interpretazione di Socrate fornita da Aristofane. A p. 85 osserva che è Aristofane ad aver colto il lato negativo della filosofia socratica, per cui tutto il sussistente scompare nell’universale indeterminato. Dice che non gli verrebbe mai da giustificare Aristofane, o anche solo da scusarlo. A p. 89: “”L’esagerazione, che si potrebbe apporre ad Aristofane, sta nell’avere spinto questa dialettica all’estrema asprezza della conseguenza; ma non può dirsi che questo modo di rappresentar Socrate sia ingiusto. Anzi si deve perfino ammirare la profondità di Aristofane nell’avere scorto il lato negativo della dialettica socratica e nell’averlo ritratto – certo alla sua maniera – con pennello così sicuro (…). L’universalità socratica ha il lato negativo di togliere la verità (leggi), com’è data nella coscienza ingenua; – tale coscienza diviene così la libertà pura sopra il contenuto determinato che le valeva come in sé””. Che il suo insegnamento fosse negativo, Hegel esprime anche in un altro modo, quando osserva che la filosofia di Socrate non è propriamente una filosofia speculativa, ma “”un agire individuale”” (p. 53). Per sviluppare tale agire individuale, moralizzava, ma non “”in sermoni, in ammonimenti, in ammaestramenti, o facendo della melanconica morale, ecc.”” (p. 58), tutte cose che stonano con l’urbanità greca. Questo moralizzare invece si esprimeva portando ciascuno a riflettere sui propri doveri. Giovani e vecchi, calzolai, fabbri ferrai, sofisti, politici, cittadini di qualsiasi tipo; entrava negli interessi di tutti, non importa se domestici (educazione dei figli) o relativi al sapere, e orientava il pensiero loro dal caso determinato all’universale, al vero e al bello validi in sé e per sé (p. 59)”” (pag 229-230)”,”FILx-463″
“KIERKEGAARD Sören, a cura di Cornelio FABRO”,”Esercizio del cristianesimo.”,”Biografia Il pensiero e la colpa (https://biografieonline.it/biografia-kierkegaard) Il filosofo danese, considerato il padre dell’esistenzialismo, Søren Aabye Kierkegaard nasce a Copenaghen il giorno 5 maggio 1813. Il padre Michael Pedersen è un ricco commerciante che non aveva avuto figli dalla prima moglie; la seconda moglie, Ane Lund, concepisce invece sette figli, dei quali Soren è l’ultimo. Il giovane viene indirizzato verso l’esperienza della comunità religiosa pietista (forma di religiosità protestante sorta in polemica con il luteranesimo istituzionale per opera di Philipp Jacob Spene): l’educazione è severa, improntata al pessimismo ed al sentimento del peccato, e caratterizzata da una valutazione negativa della cristianità protestantica ufficiale della Danimarca del tempo. Cinque dei suoi fratelli muoino quando il futuro filosofo è solo ventenne. La tragedia dei fratelli e l’educazione ricevuta faranno di Kierkegaard un uomo triste e votato all’introspezione, nonché ai facili e penosi sensi di colpa. Sarà inoltre sempre cagionevole di salute. Kierkegaard inizia nel 1830 gli studi universitari di teologia, laureandosi dopo undici anni. La prospettiva, poi non realizzata, era quella di diventare pastore protestante. Durante il periodo universitario partecipa a un movimento religioso e riformistico, professando idee social-cristiane: nel giovane Kierkegaard vi è più la preoccupazione di una riforma ecclesiale pietistica che abbia un riflesso anche nei rapporti sociali della società civile, che non la preoccupazione di sviluppare una ricerca teologica autonoma. In questi anni ha modo di ricoprire il ruolo di presidente della lega degli studenti, attaccando soprattutto le idee liberal-borghesi di rinnovamento democratico. La sua posizione non era molto dissimile da quella dell’ultimo Schelling, che si illudeva di poter superare l’hegelismo accentuando l’importanza della religione. Nella sua tesi di laurea del 1841, “”Sul concetto dell’ironia in costante riferimento a Socrate”” (poi pubblicata), Kierkegaard prende posizione contro il romanticismo estetico, evasivo, estraniato, dei fratelli Schlegel, di Tieck e Solger, mettendosi dalla parte di Hegel. L’ironia romantica è per Kierkegaard fonte di isolamento. Contro i romantici tedeschi e danesi, egli oppone Goethe e Shakespeare, dove l’ironia è solo un “”momento””, non una condizione di vita. Nel 1840, dopo aver sostenuto un esame di teologia che lo abilitava alla carriera ecclesiastica, aveva compiuto un viaggio nello Jutland per rimettersi da una grave forma di esaurimento nervoso; decide improvvisamente di fidanzarsi con la diciottenne Regina Olsen, ma dopo poco circa un anno rompe il fidanzamento. Regina era pronta a tutto pur di sposarlo, ma Kierkegaard fa il possibile per apparire disgustoso, in modo che cada su di lui la colpa della rottura del fidanzamento, che gli procurerà poi un grosso rimpianto per il resto della vita. Subito dopo aver rotto con Regina compie un viaggio a Berlino per ascoltare le lezioni di Schelling, ma ne rimane profondamente deluso. Nel marzo del 1842 torna a Copenaghen e dà inizio a quella che sarà una vasta produzione letteraria. Kierkegaard possiede un temperamento scontroso, poco socievole, e conduce un’esistenza appartata. Gli unici fatti rilevanti della sua vita sono gli attacchi mossi dal giornale satirico “”Il corsaro”” (Kierkegaard appare più volte ritratto in caricature maligne), e la polemica contro l’opportunismo e il conformismo religioso che Kierkegaard avrebbe condotto nell’ultimo anno della sua vita, in una serie di articoli pubblicati nel periodico “”Il momento””: Kierkegaard accusava la Chiesa danese di essere mondana e di aver tradito gli insegnamenti originari di Cristo. Nel 1843 Kierkegaard pubblica “”Enten-Eller””, la sua opera più significativa che fu anche quella che gli darà maggior successo. Enten-Eller è diviso in due parti e contiene la sintesi del pensiero estetico, religioso e fenomenologico del giovane Kierkegaard. Vi sono inclusi il “”Diario del seduttore”” (scritto per respingere Regina), i “”Diapsalmata”” (una serie di aforismi autobiografici), “”Il riflesso del tragico antico nel tragico moderno””, in cui Kierkegaard contesta il valore dell’associazionismo della sua epoca, anteponendogli quello dell’individualità isolata, tormentata, che si sacrifica per il bene dell’ideale. Vi è anche “”Don Giovanni””, seduttore leggendario (gaudente esteta, cavaliere spagnolo prototipo del libertino, immortalato nell’omonima opera di Mozart), e il testo che in lingua italiana è stato tradotto con “”Aut-Aut””, ma che in realtà è la lunghissima Lettera dell’assessore Gugliemo, il testo più importante di Enten-Eller. Questa Lettera, pur apparendo nella seconda parte del volume, è stata scritta per prima, ed essa, nel suo rifiuto della vita estetico-romantica, è quella che meglio si ricollega alla tesi di laurea. Nonostante il successo editoriale dell’opera, risultano del tutto vani i tentativi di coinvolgerlo in una collaborazione culturale, filosofica (in riferimento soprattutto all’estetica), da parte dei vari circoli, club e riviste di Copenaghen. Di fatto con la pubblicazione di quest’opera Kierkegaard esce dal mondo della cultura e dell’impegno sociale rifiutando per sempre anche la carriera ecclesiastica. Pubblica poi “”Timore e tremore””, un saggio sulla figura di Abramo con cui antepone al dubbio della filosofia moderna (cartesiana) la fede angosciata nell’Assoluto di un uomo (biblico) che non può mettersi in comunicazione con nessuno, sapendo di non poter essere capito. Kierkegaard si serve di Abramo per giustificare la sua nuova posizione sociale: l’individualismo religioso. Come Abramo, che esteriormente appariva un assassino, mentre interiormente era un uomo di fede, così Kierkegaard sa di apparire alla cittadinanza come una persona stravagante, anomala, inaffidabile. Nel 1844 esce “”Il concetto dell’angoscia””: Kierkegaard ne aveva già parlato trattando le figure di Antigone, Agamennone, Jefte e soprattutto Abramo. L’opera serve a Kierkegaard per dimostrare che l’angoscia conseguente alla rottura con il mondo sociale è uno stato d’animo inevitabile, come fu in un certo senso inevitabile il peccato originale per Adamo. Nello stesso anno pubblica “”Briciole di filosofia”” in cui traduce sul piano filosofico le riflessioni maturate sui piani psicologico e religioso. Kierkegaard rifiuta il concetto di “”divenire storico”” in quanto la storia ha tradito Cristo. Con questo saggio prosegue la critica, iniziata con “”Timore e tremore””, dell’ufficialità protestantica della Chiesa danese, anche se questa polemica per il momento passa attraverso la critica dell’hegelismo. Kierkegaard non accetta di definirsi “”filosofo””: anche quando scrive di filosofia preferisce definirsi come “”scrittore religioso”” o “”edificante””. Alle Briciole seguirà nel 1846 la monumentale “”Postilla conclusiva non scientifica””. A partire da questo volume (che secondo Kierkegaard doveva essere un’antitesi alla Logica di Hegel), Kierkegaard si lamenta di non avere più un interlocutore. Riuscirà a vendere solo 50 copie della Postilla, ma l’intenzione di Kierkegaard era proprio quella di concludere la sua attività di scrittore. Viende indotto a terminare l’attività anche dalla polemica con la rivista “”Il corsaro””, che lo avrebbe prese in giro per diversi mesi, facendo colpo sul pubblico. Il giornale sarà poi chiuso dal governo e il direttore espulso dal paese per “”indegnità morale””. Ad ogni modo nella Postilla il disprezzo per la socialità raggiunge forme di particolare conservatorismo filo-monarchico, dalla quali appare chiaro quanto Kierkegaard tema le idee liberali, democratiche e socialiste. In estrema sintesi il pensiero del filosofo danese identifica tre fondamentali stadi nel cammino della vita: lo stadio estetico, quello etico e quello religioso. Dopo un’intera vita passata quasi esclusivamente nella sua città, Soren Kierkegaard muore il giorno 11 novembre 1855, colto da una paralisi. Bibliografia essenziale: – Sul concetto di ironia in costante riferimento a Socrate (1841) – Enten-Eller (1843) – Timore e tremore (1843) – La ripresa (1843) – Briciole di filosofia (1844) – II concetto dell’angoscia (1844) – Postilla conclusiva non scientifica (1846) – La malattia mortale (1849) – Scuola di Cristianesimo (1850) – L’istante (1855)”,”RELP-016-FF”
“KIERNAN Victor G.”,”Eserciti e imperi. La dimensione militare dell’ imperialismo europeo, 1815-1960.”,”KIERNAN Victor G., uno dei maggiori storici inglesi, ha insegnato al dipartimento di Storia dell’ Universitàdi Edimburgo,dopo aver vissuto vari anni in India come insegnante e scrittore. Tra le sue opere: ‘The Lords of Human Kind’ (1969) e ‘Marxism and imperialism’ (1974) Psicologia sociale, mentalità francesi. “”A Parigi la figlia di Marx, Laura Lafargue, fu colpita dalle reazioni a uno scacco in Indocina, all’impatto emotivo che sui Francesi aveva qualsiasi cattiva notizia di carattere militare, tanto sugli operai quanto sugli altri. “”Il fatto””, scriveva Engels, “”che poche centinaia di Francesi siano caduti sui campi di battaglia ogni volta li fa uscire di senno””. (pag 234) (F. Engels, Paul e Laura Lafargue, Corrispondence, Vol I, Moskwa, 1959, pag 280)”,”EURx-212″
“KIERNAN Victor G.”,”Storia del tabacco. L’ uso, il gusto, il consumo nell’ Europa moderna.”,”KIERNAN Victor G. uno degli storici inglesi più noti, è professore emerito all’ Università di Edimburgo. Ha scritto pure ‘Il duello’ (1991) e ‘Eserciti e imperi. La dimensione militare dell’ imperialismo europeo, 1815-1960′ (1985). Fumo e lotta operaia. “”Gran parte degli espedienti grazie ai quali la razza umana è riuscita a resistere su un (legittimamente) inospitale pianeta sono stati sgradevoli, tediosi o dannosi. La rivoluzione industriale, al di là di ogni altro effetto, ha reso il lavoro di gran lunga più costrittivo e noioso, e i datori di lavoro più dispotici. Senza il conforto del tabacco, e del suo troppo fedele compagno alcol, c’è da chiedersi se gli esseri umani avrebbero saputo accettare di sottomettersi a tale servitù, e resistervi relativamente a lungo. “”Il tabacco””, scrive un severo critico economista, “”è largamente consumato in modo indiscriminato da operai maschi e femmine; quotidianamente vediamo centinaia di uomini e donne che inalano il fumo di questa straordinaria pianta, attraverso piccole annerite pipe (P. Gaskell). Ma, bassi salari e tasse di guerra fanno di questo ambìto tranquillante un bene difficilmente raggiungibile. Talvolta l’ effetto richiesto è invece stimolante, capace di infondere nei lavoratori quel minimo di energia e coraggio da far nascere in loro idee di resistenza; virtù che anche i simpatizzanti della nicotina non riescono a perdonarle. Un passaggio della ‘Mary Barton’ di Elizabeth Gaskell, pubblicato nel 1848, descrive un raduno di sindacalisti di Manchester in occasione di un comizio del loro delegato londinese. Prima di iniziare il delegato “”s’informò se i gentiluomini presenti avrebbero gradito che fossero fatti circolare pipe e liquori, aggiungendo che avrebbe continuato a sostenere (…). Quella povera gente (…) ringalluzzita dalla proposta (…). Tabacco e alcol affievoliscono i morsi della fame, e fanno dimenticare i miseri alloggi, il desolato futuro””.”” (pag 126)”,”STOS-133″
“KIERNAN V.G.”,”Marxism and Imperialism.”,”Libro dedicatoa John Saville Contiene i capitoli: – 1. The Marxist theory of Imperialism and its historical formation – 5. Marx and India – 6. Marx, Engels and Indian Mutiny “”Writing in 1914 on the verge of the war which he tried to believe was not coming, H.N. Brailsford in ‘The War of Steel and Gold’ paid tribute to both Hobson and Angell; he dissented from the latter on the colonial issue, agreeing rather with Angell’s Marxist critic Kautsky (17). He was acutely aware of the international anarchy that socialists were complaining of. “”Europe is in perpetual flux, and peace is preserved only by a constant readjustment of the strains and tensions which hold it together”” (18). He had no doubt that economic appetites were at the bottom of the malady; and like Hobson he held that imperialism benefited only a minority though he extended this from sectional interests to the plutocracy as a whole. “”Regarded as a national undertaking Imperialism does not pay. Regarded as a means of assuring unearned income to the governing class, it emphatically does pay”” (19). Like Hobson too he singled out excessive investment of capital overseas as the root of the mischief, and proposed the same cure. “”Raise wages, raise with them the standard of comfort, and this restless capital need no longer wander abroad”” (20). Marx and Engels were deeply interested in some aspects of imperialism, mainly in Ireland and in India. It cannot be said that they arrived at anything like a systematic view of imperialism, or that such a view can be derived in any straightforward way from Marx’s dissection of capitalism. In their later years they felt with regret that capitalism was gaining a new lease of life by spreading outward over the world. But Marx died in 1883 when the scramble for colonies was only reaching its climax, and Engels in 1895 before its consequences were fully unfolded; and many of their ideas were left buried in heaps of old articles and letters. They may be said to have left a loophole for an indulgent attitude to colonialism, because in their eyes, although colonial rule was bad the old feudal stagnation it broke into was worse still. A rude, painful jerking awake of the other continents by European technology might indeed be called their version of the ‘civilising mission’ that Europe credited itself with”” [V.G. Kiernan, ‘Marxism and Imperialism’, London, 1974] [(17) H.N. Brailsford, ‘The War of Steel and Gold’, London, 1914, p. 164; (18) Ibid., p. 22; (19) Ibid., p.78; (20) H.N. Brailsford, op. cit., p. 81] (pag 5-6) Kiernan sul presunto ‘atteggiamento indulgente di Marx ed Engels nei confronti del colonialismo’”,”TEOC-707″
“KIERNAN V.G.”,”India and Labour Party.”,”Citato libro di Georges Fischer ‘Le Parti travailliste et la decolonisation de l’Inde’, Maspero.”,”UKIx-132″
“KIERNAN Victor”,”Twenty Years of Europe. The Engels-Lafargue Correspondence, 1868-1888.”,”L’autore ha studiato il volume 1 della Corrispondenza tra Engels e Laura Marx – Paul Lafargue, FLPH, Mosca, 1959, con alcuni materiali supplementari attinti dal volume 3. V.G. Kiernan, nato nel 1913 nei dintorni di Manchester, studiò alla Manchester Grammar School. Nel 1931 i suoi risultati scolastici lo conducono a Cambridge, dove nel 1934 si unisce al Partito comunista a cui rimane legato fino al 1959, sebbene con frequenti disaccordi. Nel 1937 ottiene una Fellowship al Trinity College, con una tesi sulle relazioni anglo-cinesi. Questo lavoro lo conduce allo studioso Ch’u Ta-kao, di cui fa una traduzione di ‘Fifty Chinese Lyrics’ con una prefazione del Prof. Arthur Quiller-Couch. Dopo alcuni anni in India, nel 1948 si trasferisce alla Edinburgh University come lettore in Storia moderna. Andrà in pensione nel 1977, come Professore Emerito, continuando a vivere in Scozia. Il suo primo libro si è occupato dell’imperialismo britannico in Cina.”,”MAES-192″
“KIERNAN Victor”,”Eight Tragedies of Shakespeare. A Marxist Study.”,”Victor Kiernan is Professor Emeritus of Modern History at the University of Edinburgh. His numerous books include Marxism and Imperialism, State and Society in Europe 1550-1650 and Poets, Politics and the People.”,”UKIx-011-FL”
“KIERNAN Victor G.”,”European Empires from Conquest to Collapse, 1815-1960.”,”KIERNAN V.G. Kiernan era nato nel 1913 e aveva studiato presso il Manchester Grammar School e il Trinity College di Cambridge dove rimase per un lavoro di ricerca sulla relazioni anglo-cinesi. Divenne Fellowship nel 1937. Ha passato sette anni in India insegnando e scrivendo. Tornato in Gran Bretagna è diventato Professore Emerito (Edinburgo). E’ stato uno dei più noti storici ‘marxisti’ e ha pubblicato un volume dal titolo ‘The Lords of Humand Kind’ (1969) e ‘Marxism and Imperialism’ (1974). “”In 1855 Marx wrote of the French peasantry as, since 1789, ‘the great supporters of war and war-like glory’, and linked this with rural over-population. Soldiering was a respectable occupation”” (pag 28)”,”QMIx-098-FSL”
“KIESER Giorgio”,”Il segreto della potenza russa. Le basi della resistenza sovietica.”,”Riguardo allo stato dei rapporti russo-tedeschi, in Germania c’era preoccupazione. Dopo il patto del 1939 e la spartizione della Polonia, il generale HAUSHOFER consigliere politico di HITLER, in una cronaca del 1940 pubblicata nella sua ‘Zeitschrift fur Geopolitik’ diceva: “”Ogni vittoria si esprime in fin dei conti in territori. I territori conquistati sono il premio della vittoria. Ma essi devono essere conquistati. L’ Unione sovietica si è assicurata sinora la parte del leone superando di molto la Germania ed il Giappone””. L’ ambasciatore inglese CRIPPS nel febbraio 1941 predisse l’ attacco tedesco all’ URSS: “”Hitler non aspetterà più a lungo perché egli sa quali grandi progressi fanno l’ industria e la difesa della Russia””. A proposito del primo conflitto mondiale e del crollo dell’ URSS: “”Il completo fallimento dei trasporti ebbe una influenza ancor più decisiva sul crollo economico della Russia durante la prima guerra mondiale”” aggiungendosi alla penuria di derrate alimentari nelle città che alimentò la protesta sociale.”,”RUST-077″
“KILLANIN Michael, lord, a cura; scritti di Luigi BARZINI jr J. Wilson BROADBENT Guy DELMAS J. Frederich ESSARY Michale KILLANIN Hubert RIPKA W.C.F. von RHEINBABEN”,”Quattro giorni. Storia di una crisi europea.”,”‘Vi è una cosa comune a tutti noi: la fratellanza della penna. Quella comprensione comune a tutti i giornalisti che, anche senza potersi parlare, poiché provengono da paesi diversi, si guardano in faccia e si riconoscono di una razza comune, a parte’ (M. Killanin, presentazione) 4 giornalisti due inglesi, un italiano e un tedesco raccontano le trattative e il clima politico e sociale nei propri paesi sulla corrente crisi politico diplomatica durante i quattro giorni cruciali del settembre 1938 “”Fu nella notte che il dramma precipitò verso il suo svolgimento. Il pubblico non ne conobbe le fasi angosciose e precipitate, e tuttavia quanta animazione regnò in quella notte così penosa al Ministero degli Affari Esteri. L’informazione con la quale era andato a letto, quella sera, il popolo francese, era la dichiarazione di un portavoce del Foreign Office che assicurava che se la Germania avesse attaccato la Cecoslovacchia , la Francia si sarebbe schierata al fianco di questa e l’Inghilterra e la Russia l’avrebbero certamente seguita. Ciò non ostante, Parigi e Londra, sentirono esaurirsi tutti i mezzi di conciliazione. Verso le due, tuttavia, si parlò di un ‘ultimatum’ mandato dalla Germania a Praga, ‘ultimatum’ che avrebbe dovuto terminare all’indomani alle ore 14 e che chiedeva l’evacuazione immediata da parte delle forze cecoslovacche dai territori tedesco-sudetici e dai luoghi fortificati. Quella notte, Chamberlain fece alle due una dichiarazione, e Bonnet si tenne in contatto con Praga. Egli impartì poi, verso le quattro, delle istruzioni al signor François-Poncet, ambasciatore di Francia a Berlino, perché sottoponesse al Cancelliere Hitler un progetto di occupazione progressiva delle regioni ch’egli rivendicava. Fu sempre durante quella notte, in cui tutte le possibilità di pace sembravano compromesse, che venne deciso di ricorrere alla mediazione di Mussolini. Si sa la parte importante che il Capo del Governo italiano ebbe in conseguenza di questa decisione. La sua parte deve essere stimata nel suo giusto valore, perché egli costituì un notevolissimo contributo agli sforzi disperati fatti dai dirigenti di Parigi e di Londra per allontanare la minaccia di una guerra atroce. (…) Il popolo francese non volle fare la guerra per una causa la cui giustizia non gli sembrava sufficientemente dimostrata, così com’ebbe poi a provare il rapporto Runciman. Ne considerò l’eventualità senza timore, ma, nel suo insieme, si sentiva di condannare coloro che avessero trascinato la Francia in un’avventura che non avrebbe dato vantaggio a nessuno, nemmeno ai cecoslovacchi, con l’eccezione forse degli estremisti dell’internazionale che sanno anche troppo bene come la guerra sia spesso messaggera della rivoluzione. (…) Furono i giornali del pomeriggio che (…) annunciarono la riunione di Monaco, lo svolgersi dei colloqui che nella mattinata avevano avuto luogo. Si venne così a sapere dell’abboccamento avutosi a Roma tra lord Perth e il conte Ciano; si venne a sapere il nuovo appello del presidente Roosevelt, nonché la notizia che il signor François-Poncet e Neville Henderson erano stati ricevuti da Adolph Hitler il quale li aveva incaricati di trasmettere al signor Daladier e Chamberlain l’invito di venire a discutere. L’angoscia diede luogo improvvisamente alla speranza dei cuori oppressi, perché, si diceva; «se c’è una conferenza, ci sarà certamente anche un accordo». E non ci si sbagliò”” (pag 150-153) [III. Parigi, di Guy Delmas]”,”RAIx-388″
“KILLEN John”,”Storia della Luftwaffe. L’ arma aerea tedesca dal 1915 al 1945. Volume primo.”,”Dunquerque fu un colpo duro per GOERING ma non una sorpresa per KESSERLING, che più cauto ed avveduto, aveva già previsto che la Luftwaffe se fosse stata impiegata come arma strategica risolutiva nei confronti di navi ed installazioni portuali avrebbe fatto fiasco… Nel cielo di Dunkerque per la prima volta l’ aviazione tedesca si dovette scontrare con quella inglese ed emersero i limiti della prima. Lo Spitfire si dimostrò degno avversario per il Messerschmitt 109. Dal 10 maggio in poi la Royal Air Force aveva perso un migliaio di apparecchi ma nello stesso periodo i tedeschi ne avevano perso il doppio. Adolf GALLAND disse che “”Dunkerque avrebbe dovuto servire da campanello di allarme per i capi della Luftwaffe””.”,”GERQ-042″
“KIM Yersu ALBAGLI Claude a cura”,”Corée du Sud. Le modèle & la crise.”,”ALBAGLI è Presidente dell’ Institut Cedimes. Y. KIM è segretario generale Commission Nationale Coréenne per l’ UNESCO, Seoul, Corea. “”L’ urbanizzazione in Corea si caratterizza per la rapidità e la forte concentrazione in uno spazio urbano ridotto. Questa caratteristica non si limita al solo caso della Corea. Winter (1969, 13) sostiene che lo sviluppo urbano negli Stati Uniti era ugualmente caratterizzato dalla sua urbanizzazione e da uno sviluppo rapido dei grandi centri urbani come pure delle regioni urbane. Però, la velocità e l’ ampiezza dell’ urbanizzazione in Corea ha superato quella di molti paesi in via di sviluppo.”” (pag 81)”,”ASIE-016″
“KIM Samuel S.”,”North Korean Foreign Relations in the Post-Cold War World.”,”SSI Strategic Studies Institute United States Army War College 47 Ashburn Drive, Carlisle, Pennsylvania 17013-5244 Samuel S. Kim is an adjunct professor of political science and senior research scholar at the Weatherhead East Asian Institute, Columbia University, New York. He previously taught at the Foreign Affairs Institute, Beijing, China, as a Fulbright professor (1985-86); and at the Woodrow Wilson School of Public and International Affairs, Princeton University, New Jersey (1986-93). Dr. Kim is the author or editor of 22 books on East Asian international relations and world order studies, including his most recent publications, ‘The International Relations of Northeast Asia’ (editor; Rowman & Littlefield, 2004) and ‘The Two Koreas and the Great Powers (Cambridge University Press, 2006). He has published more than 150 articles in edited volumes and leading international relations journals.”,”ASIx-109″
“KIM Samuel S.”,”The Two Koreas and the Great Powers.”,”KIM Samuel S., Columbia University, è professore aggiunto di scienze politiche e senior research scholar al Weatherhead East Asian Institute, Columbia University. In passato ha insegnato al Foreign Affairs Institute di Pechino e alla Woodrow Wilson School of Public and International Affairs, Princeton University. E’ autore di una ventina di libri. (vedi quarta copertina) “”One suggestion has been “”an international sponsored Marshall Plan for North Korea””. According to Georgy Bulychev (2005), such a program would need to avoid suspicions of being aimed at regime change – even by way of a “”velvet revolution”” – and should provide instead for the gradual transformation of the current political elite. As compared with collapsist predictions, the program should include multiple stages and be implemented over a period that could exceed ten or fifteen years”” (pag 357)”,”ASIx-110″
“KIMCHE Jon KIMKE David”,”Both Sides of the Hill. Britain and the Palestine War.”,”Altre opere degli autori: – Jon Kimche, Seven Fallen Pillars – Jon e David Kimche, The Secret Roads”,”VIOx-227″
“KIMCHE Jon”,”Il secondo risveglio arabo.”,”””Nel suo viaggio in Egitto, Kruscev era stato scortato da Hassanein Haikal, amico del presidente Nasser e direttore di “”Al Ahram’, il quale successivamente, il 29 maggio 1964, riferì dei colloqui avuti con il premier sovietico. Uno di questi, in particolare, appare, nei confronti della politica sovietico-egiziana, singolarmente illuminante. (…)”” (pag 261) Jon Kimche è nato in Svizzera a San Gallo ed è cittadino svizzero, sebbene abbia studiato e viva in Inghilterra. Durante la Seconda guerra mondiale fu corrispondente della Reuter, dell’ Observer e dell’ Evening Standard. Si trovava in Spagna al tempo della guerra civile, in Persia e nell’Iraq nel periodo dei disordini del dopoguerra e in Palestina durante la guerra del 1948. Da allora trascorse gran parte dell’anno in Medio Oriente. E’ autore di ‘Seven Fallen Pillars’ (una prima esposizione della storia del Medio Oriente) e coautore con il fratello David di ‘Both Sides of the Hill. Britain and the Palestine War’ generalmente riconosciuto come il più autorevole resoconto della guerra palestinese del 1948. E’ inoltre autore di due libri su problemi inerenti alla seconda guerra mondiale. Attualmente (1970) è direttore della rivista mensile ‘The New Middle East’. Alla stesura del ‘Secondo risveglio arabo’ ha collaborato per la ricerca e la redazione, Dan Gillon, un tempo membro dell’Harvard Center per gli Studi sul Medio riente e ora vicedirettore del ‘New Middle East’.”,”VIOx-001-FGB”
“KIMELDORF Howard”,”Battling for American Labor. Wobblies, Craft Workers, and the Making of the Union Movement.”,”KIMELDORF H. è professore di sociologia all’ Università del Michigan e autore di ‘Reds or Rackets? The Making of Radical and Conservative Unions on the Waterfront’ (1988). “”Sebbene le ideologie formali che guidavano gli IWW e la AFL fossero distinte seppure irrilevanti, i loro obiettivi sindacali immediati non lo erano. Nonostante l’ ampio fossato ideologico al vertice delle due organizzazioni, alla base il loro affiliati locali spesso si trovavano a portare avanti le stesse rivendicazioni””. (pag 154)”,”MUSx-153″
“KIN Cecilia”,”Pagine del passato.”,”Esperienze di lavoro e di vita di una scrittrice sovietica che visse nell’IT fascista degli anni 1930 con il marito Victor KIN , vittima dalle grande purga staliniana.”,”RUSS-044″
“KINDERSLEY Richard”,”The First Russian Revisionists. A Study of ‘Legal Marxism’ in Russia.”,”KINDERSLEY Richard Al centro dei temi trattati nel volume c’è la figura di P. Struve, in subordine Tugan-Baranovsky e Potresov. Il marxismo e la censura. Le falle della censura russa nei confronti di Marx e del ‘Capitale’ “”The attitude of the Censorship towards Marxism in particular shewed some signs of hardening. Marx himself had indeed early been recognized as dangerous, but this had not prevented the Censorship authorities from passing the first volume of ‘Capital’ on the grounds that it was an obscure and abstract treatise, without relevance to Russian conditions. Their attitude in the mid-eighties was precisely the same as it had been a dozen years earlier. When in 1884 the Minister of the Interior was authorized to ban books from issue in public libraries, Marx’s name was among those black-listed (3). Nevertheless, in December 1885, the St. Petersburg Censorship Committee passed ‘Capital’, Vol. ii, with the comment that it was a ‘serious piece of economic research… comprehensible only to specialists’ (4)”” [(3) See J.F. Baddeley, ‘Russia in the Eighties’ (London, 1921), p. 206, the full list included Bagehot, Huxley, Lassalle, Lecky, Louis Blanc, Marx, Mill, Elisé Réclus, Zola, Adam Smith’s ‘Wealth of Nations’ and ‘Theory of Moral Sentiments’, and the whole of Herbert Spencer. Not Engels? Not Darwin? Apparently not, though without access to the original decree it is impossible to be certain; (4) See ‘Karl Marks i tsarskaya tsenzura’, in ‘Krasny Arkhiv’, n. 56, p. 10. Volume ii of ‘Capital’ was added to the ‘index’ only in 1894. (Loc. cit.)] [Richard Kindersley, ‘The First Russian Revisionists. A Study of ‘Legal Marxism’ in Russia’, Oxford, 1962]”,”MRSx-059″
“KINDLEBERGER Charles P.”,”Storia delle crisi finanziarie.”,” KINDLEBERGER Charles P., professore emerito di economia del MIT è tra i più grandi economisti e storici dell’ economia viventi. Tra le sue opere tradotte in italiano: ‘Economia internazionale’ (1969), ‘Potere e denaro. Lo sviluppo economico europeo e il mercato del lavoro’ (1969), ‘Storia della finanza nell’ Europa Occidentale’ (1987).”,”ECOI-060″
“KINDLEBERGER Charles P.”,”Leggi economiche e storia dell’ economia.”,”KINDLEBERGER Charles P. (New York, 1910) professore emerito al MIT Massachusetts Institute of Technology è autore di numerosi studi di storia di economia e finanza. Tradotte in italiano: ‘ Economia internazionale’ (1969), ‘La grande depressione nel mondo 1929-1939’ (1982), ‘Euforia e panico. Storia delle crisi finanziarie’ (1981) e ‘Storia della finanza nell’ Europa Occidentale’ (1987). Nella discussione intervengono Carlo DECUGIS Luigi PASINETTI Giacomo BECATTINI Carlo FILIPPINI Bruno JOSSA Angelo PORTA Pietro MANES Fabrizio ONIDA Francesco SILVA Giovanni BELLONE Giuliano MUSSATI. “”Il professor Kindleberger passò quindi ai commenti sollecitati dalla lezione, la seconda; sul modello di Lewis, ossia sulla legge ferrea dei salari. L’ obiezione del professor Jossa sembrava fondata sulla credenza di Karl Marx, secondo la quale prima del capitalismo non sarebbero esistite né disoccupazione, né sottoccupazione. Il professor Kindleberger non era certo se la proposizione andasse presa come una costruzione teorica o come un dato di fatto. Erano in molti a pensare che il quadro di Engels, del felice lavoratore che tesseva in casa, con i bambini che gli giocavano attorno mentre lavorava qualche ora al giorno, prima di essere costretto alla giornata da dodici a quattordici ore nella fabbrica, fosse insensato o romantico. Il professor Kindleberger ricordò che persino alcuni keynesiani avevano sostenuto che non ci fosse mai stata disoccupazione prima della prima guerra mondiale, perché prima della depressione del 1920-21 i salari erano comprimibili verso il basso; ma una conoscenza men che superficiale della storia avrebbe dissolto idee del genere come nebbia al sole.”” (pag 124-125)”,”ECOT-095″
“KINDLEBERGER Charles P.”,”Manias, Panics, and Crashes. A History of Financial Crises.”,”KINDLEBERGER Charles P. è Professore di Economics Emeritus al MIT ed è autore di molti lavori tra cui ‘Power and Money’ e ‘The World in Depression, 1929-1939′. “”Secondo un osservatore tedesco; “”l’ Inghilterra ha un monopolio di esportazione di capitali dal 1850. A quell’ epoca la Francia si mosse, soprattutto per gloria, impegnandosi nell’ esportazioni di capitale nel servizio di politica nazionale, nell’ espansione di interessi commerciali, e nell’ apertura di nuovi mercati.Questa visione riceve alcune conferme riguardo agli anni 1850. Scrivendo sul panico del 1857, Van Vleck nota: “”Proprio come la Francia fu il centro politico nevralgico dell’ Europa durante la prima metà del XIX secolo, così durante gli anni dal 1850 al 1857, fu il centro da cui le fluttuazioni nel ciclo economico si irradiarono””. (pag 190)”,”ECOI-165″
“KINDLEBERGER Charles P.”,”Desarrollo Económico.”,”””Differenze sistematiche di produttività per settori. Lo statistico francese J. Fourastiè, che si è interessato molto alla produttività, ha presentato un modello di sviluppo economico che combina le differenze sistematiche di produttività per settori con lo schema di elasticità-rendita della domanda, derivato dalla legge di Engel. Nella sua esposizione, le patate sono usate come esempio di bene primario, le biciclette, di secondario, e una camera di hotel come terziario. La produttività del lavoro nel primo caso si dice che sia aumentata da 100 nel 1800 a 130 nel 1950. (…) Per quanto riguarda le biciclette è stato necessario considerare come anno base il 1900, dato che il prodotto è relativamente nuovo: la produttività è aumentata da 100 nel 1900 a 700 nel 1950, e sta ancora aumentando. (…) Nell’ ultimo caso, l’ abitazione di hotel, la produttività si è mantenuta praticamente invariabile dal 1800 al 1950, per quanto la domanda abbia provocato un aumento del consumo da 100 nel 1800 a 10.000 nel 1950.”” (pag 192-193)”,”ECOI-192″
“KINDLEBERGER Charles P.”,”Storia della finanza nell’ Europa occidentale. (Tit.orig.: A Financial History of Western Europe)”,” “”Con l’ andar del tempo, gli italiani persero il loro ruolo centrale nel sistema bancario europeo. Non tutte le città italiane fiorirono e decaddero insieme. Firenze perse importanza nel decennio 1520-30, quando Francesco I sequestrò i beni fiorentini a Parigi, Lione e Bordeaux nel 1521, come rappresaglia per aver comunicato i suoi preparativi di guerra contro gli spagnoli delle Fiandre, e di nuovo quando non rispettò i propri impegni nei confronti dei banchieri fiorentini nel 1529, dopo che il riscatto dei suoi figli, a seguito del Trattato di Cambrai, gli lasciò troppo poco per pagare i debiti (Ehrenberg, 1896 (1928), pp 206-9). Genova divenne un punto centrale per il commercio e la moneta dopo il 1550, succedendo a Venezia, ma attorno al 1620 soccombette a sua volta all’ astro nascente di Amsterdam (Braudel, 1949 (1972), vol. 1, pp. 387-94). C’erano anche forti legami tra alcuni centri: Venezia (e la Lega Anseatica) con Bruges; Firenze con Lione (e Bruges); la Germania meridionale (e Genova) con Anversa””. (pag 64)”,”EURE-052″
“KINDLEBERGER Charles P.”,”La grande depressione nel mondo, 1929-1939. (Tit.orig.: Die Weltwirtschaftskrise)”,”KINDLEBERGER Charles P. è professore di economia presso il MIT (Massachusetts Institute of Technology) dal 1948. Dal 1936 ad oggi (1993) ha ricoperto vari incarichi presso i più importanti organismi internazionali.”,”ECOI-201″
“KINDLEBERGER Charles P.”,”La grande depressione nel mondo, 1929-1939. (Tit.orig.: Die Weltwirtschaftskrise)”,”KINDLEBERGER Charles P., economista noto in tutto il mondo, è professore di economia presso il Mit (Massachussetts Institute of Technology) dal 1948. Dal 1936 ad oggi ha ricoperto vari incarichi presso importanti organismi internazionali. “”Fu il crollo della borsa di New York che segnò l’ inizio della depressione. I prezzi canadesi erano andati crescendo a partire dal 1926, e solo in seguito decrebbero dai massimi raggiunti; essi si mossero sempre per ultimi. I mercati europei avevano per la maggior parte già imboccato la strada della discesa: la Germania nel 1927, il Regno Unito nel 1928, la Francia nel febbraio del 1929. Il mercato di Vienna, che aveva aperto la crisi del 1873, era stabile, in attesa del 1931. Il ruolo trainante fu svolto dalla borsa di New York; essa determinò effetti di portata mondiale, che non si esplicarono attraverso movimenti paralleli nei prezzi dei titoli di altri mercati. In quel periodo l’ ascesa della borsa di New York appariva spettacolare: l’indice industriale Dow-Jones andò da una punto minima di 191 all’ inizio del 1928 fino a 300 nel dicembre dello stesso anno e ad un massimo di 381 nel settembre del 1929; cioè, raddoppiò in due anni. Due forti cadute si erano verificate nel dicembre 1928 e nel marzo 1929, e furono queste che nell’ ottobre del 1929 portarono gli speculatori a cullarsi nell’ illusione che si trattasse solamente di un ulteriore aggiustamento del mercato. (…)””. (pag 89) La moratoria Hoover. 1931. L’ ipotesi di sospensione delle riparazioni. Il 5 giugno Hoover suggerì a Mellon una moratoria per la Germania, ma il segretario ribetté che si trattava di affari dell’ Europa. La stampa europea continuava ad accusare gli Stati Uniti di succhiare l’ oro dall’ Europa e di minarne i sistemi finanziari. Hoover “”sapeva che questo non era vero, che era solo un altro esempio dell’ abitudine europea di addossare agli Stati Uniti la responsabilità dei propri errori””; era pronto ad ammettere con un’ espressione usata due volte nelle sue memorie, che l’ oro ed il credito a breve termine si comportavano come “”un cannone dondolante sulla coperta del mondo in un’ era sballottata dalle tempeste””. La pressione sulla Germania ebbe inizio in maggio. (…) Giugno fu il mese più difficile. La Reichsbank perse 164 milioni di marchi in oro nei primi sei giorni, dopo di che le cose non fecero che peggiorare; ma il guaio era stato in parte voluto. (…)””. (pag 130-131) “”L’ attacco si sposta sulla sterlina. (…) Un effetto più scoraggiante per la situazione della sterlina sul mercato valutario fu quello del rapporto May, risultato del lavoro di una commissione insediatasi nel marzo 1931 sotto la guida di Sir George May allo scopo di fornire osservazioni riguardo alle proposte di bilancio del governo laburista””. (pag 136)”,”ECOI-202″
“KINDLEBERGER Charles P.”,”I primi del mondo. L’ egemonia economica dalla Venezia del Quattrocento al Giappone di oggi.”,”Il ruolo della guerra sullo sviluppo economico. “”Ho già accennato alla teoria, secondo cui la sconfitta potrebbe essere stimolane e anche quella di Organzky e Kuglar, “”la teoria della Fenice””, sulla ripresa del paese che ha perso dopo dieci-quindici anni dalla sconfitta. Ma ci sono elementi a favore dell’ idea che vede nella guerra una “”serra””, un acceleratore della crescita o del declino; in quanto accelera l’ascesa delle economie in rapida crescita e il declino di quelle che stanno appassendo o comunque rallentando, indipendentemente dal ruolo di vincitori o vinti. Forse la teoria deriva sostanzialmente dall’ esperienza anglo-americana dopo la prima e la seconda guerra mondiale, che accelerarono sia la crescita degli Usa sia il relativo declino della Gran Bretagna. Ma gli esempi potrebbero essere tanti.”” (pag 52-53)”,”ECOI-209″
“KINDLEBERGER Charles P.”,”Economia internacional.”,” KINDLEBERGER Charles P. professore di economia nell’ Istituto di tecnologia del Massachusetts (Usa) (Mit) “”Se per esempio calano le esportazioni, come pure le importazioni, la diminuzione della spesa esterna in esportazioni viene compensata da un aumento della spesa interna in sostituzione delle importazioni. Questo esige un trasferimento dolce e senza frizioni di risorse interne dal settore dell’ esportazione a quello che compete all’ importazione. Supponendo che questo possa raggiungere non si stabilizzerà il reddito interno? Laursen e Metzler espressero la questione in termini della ripercussione delle variazioni della relazione reale di intercambio sulla spesa interna totale (…)””. (pag 301)”,”ECOI-216″
“KINDLEBERGER Charles”,”Histoire mondiale de la spéculation financière.”,”KINDLEBERGER C. è nato negli Stati UNiti, ed è uno dei maggiori storici economici contemporanei. Collaboratore di Keynes alla fine della guerra quando occorreva ricostruire il sistema finanziario internazionale mondiale ha contribuito allo studio e alla riflessione delle più grandi istituzioni. Professore al MIT per 33 anni e francofilo, ha scritto molte opere sulle crisi finanziari. “”On dit souvent des Etats-Unis que “”c’est le pays par excellence des paniques commerciales et financières”” sans doute à cause des ses banques “”sauvages””. Michel Chevalier dans les années 1830 oppose la modération française à la spéculation américaine (tout en reconnaissant toutefois que la spéculation stimule la construction de canaux, de chemins de fer, de routes, d’usine et favorise l’urbanisation). Il consacre toute sa ‘lettre d’Amérique’ n° 25 à la spéculation: “”Tout le monde spécule et l’on spécule sur tout. Les plus audacieuses entreprises n’effraient pas; toutes trouvent des souscripteurs. Du Maine à la Rivière Rouge, les Etats-Unis sont devenus une immense rue Quincampoix””. Il faut y voir là le résultat de la permissivité des institutions. Mais l’on peut également développer de nombreux arguments contradictoires pour expliquer les comportements spéculatifs dans d’autres pays (…). Morgenstern recens dix paniques en France, soit deux de plus qu’aux Etats-Unis ce qui n’est “”pas surprenant si l’on connaît l’instabilité politique en France”” (…)””. (pag 56-57)”,”ECOI-264″
“KINDLEBERGER Charles P.”,”Flussi internazionali di capitale. Marshall Lectures, 1985.”,”KINDLEBERGER Charles P., nato a New York nel 1910, è stato professore di economia al MIT. “”Per un importante centro finanziario prima della Seconda Guerra Mondiale una fuga pesante di capitali era costituita di 100 milioni di dollari al giorno; al culmine della crisi finanziaria del 1964, 1967, 1971, 1979, e così via una corrente di capitali sfavorevole poteva ridurre le riserve della banca centrale di parecchi miliardi di dollari in una sola seduta operativa sui cambi””. (pag 59) “”Milton Friedman nega la possibilità di una speculazione destabilizzatrice con l’argomento darwiniano che se gli speculatori dovessero comprare a un prezzo alto e vendere a un prezzo basso perderebbero denaro e sarebbero scacciati dall’attività economica. La teoria convenzionale però non si riferisce a tutti gli speculatori, ma ai professionisti che spingono i tassi in alto e vendono al punto massimo di ascesa, o li spingono in basso e coprono le loro vendite a breve al fondo del ribasso. Le persone alle quali essi vendono al punto più alto o dalle quali essi comprano al punto più basso perdono danaro. Costoro possono essere speculatori non informati e intempestivi. Spesso sono le banche centrali che cercano senza successo di stabilizzare i cambi.”” (pag 60)”,”ECOI-320″
“KINDLEBERGER Charles P.”,”Potere e denaro.”,”Kindleberger sulla concezione marxista dell’interesse nazionale. “”Secondo la tesi marxista l’interesse nazionale non è propriamente l’aggregazione, opportunamente ponderata, degli interessi dei diversi gruppi che concorrono a formare la società del paese in questione, bensì semplicemente l’interesse di una particolare classe dominante: quella dei capitalisti. L’interesse nazionale è una media ponderata solo nell’ipotesi che la classe dei capitalisti abbia peso uno e tutte le altre – e soprattutto la classe lavoratrice – peso zero. Nella sfera della politica interna lo stato è gestito da e per i capitalisti, i quali opprimono con la forza altri gruppi che potrebbero sfidare il loro predominio. Nella sfera della politica internazionale lo stato sostiene gli interessi del capitale, cercando di appoggiare i suoi sforzi volti a sfruttare mercati, risorse e lavoro stranieri e ricorrendo alla forza per reprimere ogni tentativo dei paesi sfruttati di conquistare l’indipendenza o di mutare i rapporti contrattuali da loro imposti. I marxisti ritengono che la linea di demarcazione tra gli interessi di classe dei capitalisti e quelli dei lavoratori valichi i confini nazionali, e prestano scarsa attenzione alla possibilità che, diciamo, gli interessi degli industriali canadesi siano in contrasto con quelli degli industriali Usa, o che l’United Automobile Workers, il sindacato dei lavoratori dell’industria automobilistica americana, possa considerare con preoccupazione un aumento delle importazioni di automobili straniere negli Stati Uniti, anche se ciò avrebbe come effetto un miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori della Volkswagen e della Toyota. Si noti che secondo la tesi marxiana il nazionalismo è una forza unificatrice meno potente della funzione economica”” (pag 41) [Charles P. Kindleberger. Potere e denaro, 1972]”,”ECOI-022-FPA”
“KINDLEBERGER Charles P.”,”Lo sviluppo economico europeo e il mercato del lavoro.”,”KINDLEBERGER Charles P. è docente di economia presso il MIT. Ha fatto parte delle commissioni consultive per il Piano ERP ed è stato responsabile per il Dipartimento di Stato americano della Division of German and Austrian Economic Affairs. Si è interessato ai problemi monetari, allo sviluppo economico e agli scambi internazionali. L’emigrazione come esportazione di capitale. “”Un’altra possibilità di perdita derivante dall’emigrazione è inclusa nell’opinione secondo cui l’emigrazione stessa costituisce una forma di esportazione di capitale, idea impropria nel caso di un paese povero e bisognoso di capitale sotto altre forme. Questa questione viene dibattuta in Italia dall’inizio del secolo (13). Il primo punto in discussione è se il lavoro fosse produttivo in patria, punto che è già stato esaminato; secondo punto è il quesito se la produttività, ammesso che fosse positiva, andasse esclusivamente a vantaggio dell’individuo o, in parte; anche del paese nel suo insieme. Ma ancor prima di porre queste domande, si manifesta il dubbio se ad esseri umani, abitanti in paesi in via di sviluppo, possano essere applicate teorie relative al capitale. Se gli emigranti fossero schiavi, per di più allevati a tale scopo, sarebbe appropriato chiedersi se sia conveniente, per un paes povero, allevare schiavi destinati all’esportazione (un’attività intensiva di capitale in un paese che di capitale è povero). La risposta sarebbe, senza alcun dubbio, negativa. Ma i bambini nascono, ed i giovani vengono allevati, educati ed istruiti, senza alcuna considerazione per il vantaggio economico che si potrà ricavare dal processo. E’ vero che Gary Becker ha prodotto un modello nel quale i bambini sono considerati un bene di consumo, un bene di consumo durevole, ad essere precisi, che permette di realizzare un utile soltanto a lungo termine ed è caratterizzato da notevole deprezzamento (14). Ma questo modello, usato per spiegare la controrivoluzione demografica che determinò un aumento del saggio delle nascite negli Stati Uniti (e in Francia) dopo il secondo conflitto mondiale, è applicabile soltanto a paesi ricchi. Nella maggior parte dei casi, la procreazione può essere considerata antieconomica, e l’incremento che essa produce nelle forze di lavoro dovrebbe essere considerato estraneo ai processi deliberativi relativi a produzione, consumo e risparmio. In queste circostanze, il lavoro può essere capitale, ma i suoi costi sono “”investiti a fondo perduto””. La questione, se convenga allevare ragazzi da destinare all’emigrazione, non è proponibile. I giovani esistono per cui dobbiamo applicare loro l’analisi non del “”costo reale””, ma del “”costo di opportunità””. Qual’è l’uso più conveniente del lavoro disponibile, impiegarlo all’estero o lasciarlo disoccupato in patria? Oppure se esistono opportunità di lavoro nel paese, occuparlo in una di esse, con un modesto ammontare di capitale, o all’estero, con un quantitativo maggiore? L’immigrazione può essere considerata un’importazione di capitale da parte del paese ricevente, anche se l’emigrazione è gratuita, poiché il costo di allevamento ed educazione dei giovani costituisce un investimento a fondo perduto per il paese di emigrazione. Si è calcolato che ogni rifugiato in arrivo nella Germania Occidentale rappresentava un regalo di 5.000 dollari di capitale, tanto essendo costato allevarlo ed educarlo (15). Ma si può allo stesso modo sostenere che, dopo il raggiungimento del livello di piena occupazione, l’immigrazione richede formazione di capitale, come è già stato messo in evidenza in occasione della discussione sul caso svizzero, e si può altresì dimostrare che l’emigrazione costituisce un risparmio di capitale. Se il lavoratore rimanesse nel paese d’origine, sarebbe necessario effettuare investimenti per lui in fattorie e in abitazioni, oltre che in scuole e in impieghi sociali in genere. Se egli emigrasse, il conto degli investimenti si ridurrebbe alle sole spese scolastiche ed al capitale privato da portarsi al seguito all’estero (16). In aggiunta, c’è l’importante questione della distribuzione del reddito. Che differenza c’è, per il paese preso nell’insieme, se un lavoratore rimane in patria o va all’estero? Il salario che gli è conferito gli appartiene, perché ne disponga come preferisce. Il suo prodotto non è perso per il suo paese perchè non fu mai contemplato che dovesse essergli destinato. Egli può contribuire al sostentamento della famiglia in maggior misura dall’estero di quanto avrebbe potuto, probabilmente, rimanendo in patria. Si può dire che, una volta emigrato il lavoratore, lo stato abbia perso capacità di tassazione, un effetto di second’ordine, e questo sarà egualmente vero per la comunità nella quale egli vive, ma anche senza emigrare, il lavoratore è altrettanto libero di trasferirsi dalla comunità. Esistono altri effetti di second’ordine, oltre ai mutamenti di capacità di tassazione: il restringimento del mercato per i produttori, i mutamenti di produttività marginale per altri fattori, il contributo che i suoi risparmi possono fornire alla formazione del capitale, e così via. Ma l’effetto di prim’ordine si annulla: la sua produzione è persa, ma persi sono anche i consumi, il che è approssimativamente lo stesso. La nozione secondo cui con l’emigrazione il paese d’origine perde un bene, e con esso i suoi profitti, è fondata su un’analisi imperfetta”” (pag 113-115) (13) Vedi G. Cosmo, “”L’emigrazione italiana fino al 1940″”, Banca Nazionale del Lavoro, Rivista trimestrale, n.ri 28-39, gennaio-giugno 1954, pag. 85″,”EURE-090″
“KINDLEBERGER Charles P.”,”Potere e denaro.”,”Charles P. Kindleberger, docente di economia presso il Massachussets Institute of Technology è uno de più noti esperti di economia internazionale. Ha una vasta conoscenza di affari econmici acquisita come consulente di enti pubblici e privati e in posizioni di responsabilità per conto del governo statunitense. Nel quadro di queste attività si è occupato in particolar modo dei problemi ecoomici dei paesi europei. Fra le sue opere: ‘Lo sviluppo economico’, ‘Economia internazionale’, ‘Lo sviluppo economico europeo’. Effetti della guerra (bombardamenti) sull’economia di un paese impegnato nel conflitto. Attaccare l’economia di un nemico. “”La teoria del bombardamento aereo contrappone l’uno all’altro due classici cliché sulla natura di un’economia moderna. Secondo uno di questi cliché tutte le risorse di un paese moderno sono così specializzate e interdipendenti che basta distruggere una qualsiasi delle sue industrie di un certo rilievo per portare la sua intera struttura economica in uno stato di virtuale paralisi. Nella Seconda guerra mondiale gli alleati bombardarono le fabbriche tedesche di cuscinetti a sfere e a rulli nel tentativo di paralizzare la produzione nemica di aerei, carri armati e autocarri, tutti mezzi che richiedono un largo impiego di cuscinetti. L’altro cliché è che tutte le risorse sono riducibili, in ultima analisi, a manodopera. La manodopera può modificare i progetti delle macchine più diverse in modo da ridurre il fabbisogno di cuscinetti a sfere, qualora questi cominciassero a scarseggiare; essa può accantonare scorte di cuscinetti riorganizzando la produzione in modo che l’inserimento dei cuscinetti possa essere effettuato il più tardi possibile nel processo di montaggio; può recuperare cuscinetti da macchine e mezzi danneggiati; ma, soprattutto, può costruire nuove fabbriche di cuscinetti sottoterra o in località fuori mano, al sicuro dal pericolo di nuovi attacchi. Ambedue i cliché – che un’economia moderna è altamente interdipendente e che in ultima analisi tutto è riconducibile alla manodopera – rispondono al vero. La soluzione di questo apparente paradosso va ricercata nella dimensione temporale. A breve termine, ogni particella della struttura produttiva è specializzata e dipendente dal funzionamento di tutte le altre. A lungo termine, è il lavoro che conta. A breve termine, il blocco navale e il bombardamento aereo incidono qualitativamente sulla capacità del nemico di combattere; a lungo termine, sia l’uno che l’altro hanno l’effetto di assorbire la sua manodopera. In guerra l’esito della battaglia economica dipende dal fatto che l’attaccante riesca a colpire con sufficiente efficacia la capacità del nemico di soddisfare le esigenze della sua popolazione e del suo apparato bellico, e che soprattutto riesca a farlo con sufficiente rapidità, prima che il difensore abbia il tempo di modificare la distribuzione della sua manodopera tra i vari settori produttivi in modo da ridurre l’impiego della risorsa che scarseggia e da mettere a punto materiali ideonei a sostituirla. Se il consumo della risorsa in questione può essere limitato poiché le forze militari non sono impegnate sul campo di battaglia, il difensore viene a godere di un punto di vantaggio spesso decisivo. Solo in condizioni del tutto eccezionali la guerra d’assedio, non accompagnata da un effettivo attacco militare, ha buone probabilità di successo. Il ruolo che le armi economiche possono svolgere nell’attacco sono più di appoggio che di avanguardia”” (pag 139-140)”,”ECOI-398″
“KINDLEBERGER Charles P.”,”I primi del mondo. L’egemonia economica dalla Venezia del Quattrocento al Giappone di oggi.”,”Il ruolo della guerra nell’ascesa delle economie in crescita e nel declino delle economie in rallentamento “”La guerra sarà il principale argomento del prossimo capitolo, che descrive il passaggio del primato economico da un paese all’altro. Ho già accennato alla teoria, secondo cui la sconfitta potrebbe essere stimolante e anche quella di Organzky e Kuglar, «la teoria della Fenice», sulla ripresa del paese che ha perso dopo dieci-quindici anni dalla sconfitta. Ma ci sono elementi a favore dell’idea che vede nella guerra una “”serra””, un acceleratore della crescita o del declino, in quanto accelera l’ascesa delle economie in rapida crescita e il declino di quelle che stanno appassendo o comunque rallentando, indipendentemente dal ruolo di vincitori o vinti. Forse la teoria deriva sostanzialmente dall’esperienza anglo-americana dopo la prima e la seconda guerra mondiale, che accelerarono sia la crescita degli Usa sia il relativo declino della Gran Bretagna. Ma gli esempi potrebbero essere tanti. Venezia declinò nell’ultimo quarto del XVI secolo nonostante la vittoria sui turchi a Lepanto nel 1571. La crescita olandese fu solo blandamente interrotta dall’occupazione francese del 1672 perché il paese (secondo i più) era vicino al suo massimo sviluppo, ma la fine del suo primato come potenza economico-politica si registra poi con la conquista francese del 1793. La guerra esercita forti pressioni sulle risorse. L’esito finale di queste pressioni dipende soprattutto dalla capacità di risposta della società, e in particolare dalle modifiche apportate agli antichi regimi delle foreste, dell’acqua, delle miniere e delle strade, via via che il cambiamento ha luogo (Cipolla). La reazione al disastro, alle epidemie umane e animali, richiedeva a sua volta la coordinazione sociale, di cui l’Europa abbondava, compresi i sussidi pubblici per l’eliminazione e il seppellimento degli animali malati e per mettere in quarantena imbarcazioni e case – tutte cose che richiedevano spese ingenti e che erano praticate nell’Europa medievale, mentre mancavano del tutto nei paesi islamici e in Estremo Oriente, dove in simili tragiche circostanze governi restavano passivi (Jones 1978). La distruzione materiale prodotta dalla guerra è stata diffusamente ritenuta la sua conseguenza economica più grave fino a quando il miracolo post-bellico tedesco e quello giapponese non hanno chiarito che il numero di morti, i danni di guerra e il disordine prodotto erano relativamente poco importanti rispetto alla reattività. La reattività rientra nella categoria dell’innovazione sociale nel modello olandese del Central Planning Bureau. La guerra dei Trent’anni nel Sacro Romano Impero è stata per lungo tempo ritenuta responsabile dell’inversione di rotta del progresso economico dell’Europa centrale, soprattutto per la necessità che ne conseguì di fare affidamento sui mercanti stranieri. Anche a questo proposito alcuni osservatori ritengono che la svalutazione monetaria del tempo sia stata più dannosa della perdita di capitale e di forza lavoro (G. Parker 1984, p. 214; Steinberg 1966, p. 1060)”” (pag 52-53) Si parla di Venezia e di Genova (‘Le città stato italiane, Venezia, Firenze, Genova, Milano, i fattori di decadenza, la finanza)’ (pag 80-94) La Germania dopo la guerra (pag 220-221) La sconfita della Germania da parte degli Alleati, il piano Morgenthau (ritorno della Germania all’economia agricola), il problema delle riparazioni, l’ UNRRA, gli aiuti alle zone occupate in Germania (GARIOA) …”,”ECOI-021-FV”
“KINDLEBERGER Charles P., a cura di Giuliano MUSSATI”,”Economic Laws and Economic History.”,”Le quattro ‘Raffaele Mattioli Lectures’ sono state tenute da Kindleberger all’ Università Bocconi di Milano dal 12 al 14 maggio 1980 “”It was once said that Mexico was the happiest of all countries with high profit that were reinvested, and revolutionary slogans to keep the working classes content. While Mexican growth is under way, neither aspect of that once happy state seems to obtain: the rich live opulent lives, and the poor grow restive. It is worth thinking about the industrial revolution in Britain once more. Observing it from the Continent, Germans and French coveted the sharp increase in productivity, but, like Engels, deplored the vile conditions to which working classes had to submit, and from which they revolted on many occasions from Peterloo in 1819 to the Chartist riots of the 1840s. It is salutary to recall that much of this unrest was the result of the breakdown of the guild system, based on handicrafts operating in monopolized markets, and of the suffering of proto-industry -independent cottage workers – under competition of the factory,. Enough of it, however, was the consequence of the iron law of wages, the Lewis or Marxian model of unlimited supplies of labour, or an industrial reserve army, which made growth continuous, except for periodic intervals of financial crisis. Over 100 years, it worked out well, and led to the highest level of living outside the empty spaces of America and the regions of recent settlement. But the ultimate achievement of growth can have been small consolation to the successive generations of working men and women that had to wait for their great grandchildren to benefit”” (pag 41-42) “”Una volta si diceva che il Messico era il più felice di tutti i paesi con alti profitti che venivano reinvestiti e slogan rivoluzionari per mantenere docili le classi lavoratrici. Mentre la crescita messicana è in corso, nessuno dei due aspetti di quella situazione un tempo felice sembra realizzato: i ricchi vivono vite opulente e i poveri diventano irrequieti. Vale la pena di pensare ancora una volta alla rivoluzione industriale in Gran Bretagna. Osservandola dal continente, tedeschi e francesi bramavano il forte aumento della produttività, ma, come Engels, deploravano le condizioni misere in cui le classi lavoratrici dovettero vivere, e da cui si ribellarono in molte occasioni da Peterloo nel 1819 alla rivolta cartista del 1840. È utile ricordare che gran parte di questa agitazione era il risultato della rottura del sistema delle corporazioni, basato sul lavoro manuale operante in mercati monopolizzati, e della sofferenza della proto-industria – lavoratori a domicilio indipendenti – sottoposti alla concorrenza della fabbrica. Notevole, comunque, fu la conseguenza della legge ferrea dei salari, il modello Lewis o Marx di offerte illimitate di lavoro, o di un esercito industriale di riserva, che rendeva la crescita continua, tranne per intervalli periodici di crisi finanziaria. In 100 anni ha funzionato bene e ha portato al più alto livello di vita eccetto le zone spopolate dell’America e le regioni di recente insediamento. Ma il recente risultato della crescita può essere stato una magra consolazione per le successive generazioni di lavoratori e lavoratrici che hanno dovuto aspettare che ne beneficiassero i loro pronipoti”” (pag 41-42) [Charles P. Kindleberger, Economic Laws and Economic History, Cambridge University Press, Cambridge, 1980]”,”ECOT-392″
“KING Bolton”,”Mazzini.”,”””Quale posto gli spetta nella politica? Il nostro apprezzamento deve scindersi. Quale pensatore politico, egli sta molto in alto. Ha lasciato una teoria dello Stato che è preziosissima, perche informata ad una grande idea morale. (…) Nella particolareggiata applicazione delle sue teorie politiche, errò sovente, e sempre per quella stessa ignoranza dei fatti, che lo danneggiò in tanti modi. Alla sua repubblica mancò l’essenziale; le sue teorie di governo democratico sono vaghe, e non riescono a soddisfare. (…)”””,”ITAB-019″
“KING David a cura, testi di Pierre BROUE'”,”Trotsky.”,”Crisi di Kronstadt. Didascalia: “”Sopra, Trotsky e Lenin sono al centro dei delegati del 10° Congresso che vanno a prendere parte all’ attacco. A fianco, Zinoviev, presidente del soviet di Pietrogrado: Trotsky pensa che egli porti, per le sue iniziative demagogiche, una grande responsabilità per l’ agitazione operaia nella capitale della rivoluzione, ove, come a Cronstadt, molti comunisti si levano contro i dirigenti. A destra, Trotsky nel 1921. Per via della sua responsabilità di commissario alla guerra, gli anti-comunisti di tutti i generi faranno di lui il “”macellaio”” di Cronstadt e gli imputeranno la severa repressione che seguì lo schiacciamento dell’ insurrezione. Di fatto, Trotsky non ebbe in questa vicenda più responsabilità degli altri dirigenti.”” (pag 98)”,”TROS-150″
“KING Greg”,”L’ultima zarina. Vita e morte di Alessandra Fëdorovna.”,”Greg King, storico americano e studioso in particolare di storia russa e della dinastia dei Romanov, è autore si numerose importanti biografie. In Italia ha pubblicato Ludwig, Genio e follia di un re. L’ultima zarina è la biografia completa su Alessandra Fëdorovna, moglie dell’ultimo zar Nicola II Romanov.”,”RUSx-105-FL”
“KING Nicole”,”C.L.R. James and Creolization. Circles of Influence.”,”Nicole King is an associate professor of literature at the University of California (San Diego). Acknowledgments, Preface, Abbreviations, Coda, Notes, Works Cited, Index,”,”BIOx-026-FL”
“KING Russell a cura; saggi di Philip MARTIN Russell KING Paul WHITE Antonio GOLINI Corrado BONIFAZI Alessandra RIGHI Wolfgang LUTZ Christopher PRINZ Grete BROCHMANN Malcolm CROSS Vladimir GRECIC Richard ROWLAND Krysia RYBACZUK Bela HOVY Barbara RHODE John SALT”,”The New Geography of European Migrations.”,”Saggi di Philip MARTIN Russell KING Paul WHITE Antonio GOLINI Corrado BONIFAZI Alessandra RIGHI Wolfgang LUTZ Christopher PRINZ Grete BROCHMANN Malcolm CROSS Vladimir GRECIC Richard ROWLAND Krysia RYBACZUK Bela HOVY Barbara RHODE John SALT Emigrazione dei ‘cervelli’ (migranti con livello di studi superiori) pag 228-245″,”STAT-630″
“KING David”,”Ordinary Citizens. The Victims of Stalin.”,”David King has produced and designed many books on Soviet subjects including a photographic biography of Leon Trotsky and The Commissar Vanishes: The Falsification of Photographs and Art in Stalin’s Russia.”,”RUSS-104-FL”
“KING David”,”The Commissar Vanishes. The Falsification of Photographs and Art in Stalin’s Russia.”,”David King has produced and designed many books on Soviet subjects including a photographic biography of Leon Trotsky and The Commissar Vanishes: The Falsification of Photographs and Art in Stalin’s Russia. David King ha prodotto e disegnato molti libri su argomenti sovietici. Stephen F. Cohen is Professor of Politics and Russian studies at Princeton University. Cohen è professore di politica e studi Russi presso la Princeton University. Preface di Stephen F. COHEN, Introduction, Photographs, fotografie, Acknowledgments, bibliography, Photographic albums, Graphic portfolios, indice dei nomi, index prefazione di Stephen F. COHEN, introduzione, foto, ringraziamenti, bibliografia, album fotografico, indice nomi, indice”,”RUSS-105-FL”
“KING-CHI CHAN Chris”,”The Challenge of Labour in China. Strikes and the changing labour regime in global factories.”,”Chris King-Chan è assistente professore nel Dipartimento di studi sociali applicati alla City University di Hong Kong. Ha ottenuto il PhD all’Università di Warwick.”,”MCIx-076″
“KINGLAKE Alexander William”,”The Invasion of the Crimea: its Origin, and an Account of its Progress Down to the Death of Lord Raglan. Vol. I.”,”Alexander William Kinglake, storico inglese, nato il 5 agosto 1809 a Taunton nel Somerset, morto il 2 gennaio 1891. Fu educato a eton e nel Trinity College a cambridge (1828-32). Studiò quindi susseguentemente per la professione di avvocato e fu membro del parlamento dal 1857 al 1868. L’interesse per l’Oriente, unito in lui all’inclinazione per la storia militare, lo spinse a recarsi nel 1854 in Crimea, dove conobbe lord Raglan, comandante dell’esercito britannico. Avuti nel 1856 da lady Raglan tutti i documenti, che essa possedeva, riguardanti la guerra di Crimea, diete inizio alla sua storia della History of the Crimean War.”,”QMIx-067-FL”
“KINGLAKE Alexander William”,”The Invasion of the Crimea: its Origin, and an Account of its Progress Down to the Death of Lord Raglan. Vol. II.”,”Alexander William Kinglake, storico inglese, nato il 5 agosto 1809 a Taunton nel Somerset, morto il 2 gennaio 1891. Fu educato a eton e nel Trinity College a cambridge (1828-32). Studiò quindi susseguentemente per la professione di avvocato e fu membro del parlamento dal 1857 al 1868. L’interesse per l’Oriente, unito in lui all’inclinazione per la storia militare, lo spinse a recarsi nel 1854 in Crimea, dove conobbe lord Raglan, comandante dell’esercito britannico. Avuti nel 1856 da lady Raglan tutti i documenti, che essa possedeva, riguardanti la guerra di Crimea, diete inizio alla sua storia della History of the Crimean War.”,”QMIx-068-FL”
“KINGLAKE Alexander William”,”The Invasion of the Crimea: its Origin, and an Account of its Progress Down to the Death of Lord Raglan. Vol. III.”,”Alexander William Kinglake, storico inglese, nato il 5 agosto 1809 a Taunton nel Somerset, morto il 2 gennaio 1891. Fu educato a eton e nel Trinity College a cambridge (1828-32). Studiò quindi susseguentemente per la professione di avvocato e fu membro del parlamento dal 1857 al 1868. L’interesse per l’Oriente, unito in lui all’inclinazione per la storia militare, lo spinse a recarsi nel 1854 in Crimea, dove conobbe lord Raglan, comandante dell’esercito britannico. Avuti nel 1856 da lady Raglan tutti i documenti, che essa possedeva, riguardanti la guerra di Crimea, diete inizio alla sua storia della History of the Crimean War.”,”QMIx-069-FL”
“KINGLAKE Alexander William”,”The Invasion of the Crimea: its Origin, and an Account of its Progress Down to the Death of Lord Raglan. Vol. IV.”,”Alexander William Kinglake, storico inglese, nato il 5 agosto 1809 a Taunton nel Somerset, morto il 2 gennaio 1891. Fu educato a eton e nel Trinity College a cambridge (1828-32). Studiò quindi susseguentemente per la professione di avvocato e fu membro del parlamento dal 1857 al 1868. L’interesse per l’Oriente, unito in lui all’inclinazione per la storia militare, lo spinse a recarsi nel 1854 in Crimea, dove conobbe lord Raglan, comandante dell’esercito britannico. Avuti nel 1856 da lady Raglan tutti i documenti, che essa possedeva, riguardanti la guerra di Crimea, diete inizio alla sua storia della History of the Crimean War.”,”QMIx-070-FL”
“KINGLAKE Alexander William”,”The Invasion of the Crimea: its Origin, and an Account of its Progress Down to the Death of Lord Raglan. Vol. V.”,”Alexander William Kinglake, storico inglese, nato il 5 agosto 1809 a Taunton nel Somerset, morto il 2 gennaio 1891. Fu educato a eton e nel Trinity College a cambridge (1828-32). Studiò quindi susseguentemente per la professione di avvocato e fu membro del parlamento dal 1857 al 1868. L’interesse per l’Oriente, unito in lui all’inclinazione per la storia militare, lo spinse a recarsi nel 1854 in Crimea, dove conobbe lord Raglan, comandante dell’esercito britannico. Avuti nel 1856 da lady Raglan tutti i documenti, che essa possedeva, riguardanti la guerra di Crimea, diete inizio alla sua storia della History of the Crimean War.”,”QMIx-071-FL”
“KINGLAKE Alexander William”,”The Invasion of the Crimea: its Origin, and an Account of its Progress Down to the Death of Lord Raglan. Vol. VI.”,”Alexander William Kinglake, storico inglese, nato il 5 agosto 1809 a Taunton nel Somerset, morto il 2 gennaio 1891. Fu educato a eton e nel Trinity College a cambridge (1828-32). Studiò quindi susseguentemente per la professione di avvocato e fu membro del parlamento dal 1857 al 1868. L’interesse per l’Oriente, unito in lui all’inclinazione per la storia militare, lo spinse a recarsi nel 1854 in Crimea, dove conobbe lord Raglan, comandante dell’esercito britannico. Avuti nel 1856 da lady Raglan tutti i documenti, che essa possedeva, riguardanti la guerra di Crimea, diete inizio alla sua storia della History of the Crimean War.”,”QMIx-072-FL”
“KINGLAKE Alexander William”,”The Invasion of the Crimea: its Origin, and an Account of its Progress Down to the Death of Lord Raglan. Vol. VII.”,”Alexander William Kinglake, storico inglese, nato il 5 agosto 1809 a Taunton nel Somerset, morto il 2 gennaio 1891. Fu educato a eton e nel Trinity College a cambridge (1828-32). Studiò quindi susseguentemente per la professione di avvocato e fu membro del parlamento dal 1857 al 1868. L’interesse per l’Oriente, unito in lui all’inclinazione per la storia militare, lo spinse a recarsi nel 1854 in Crimea, dove conobbe lord Raglan, comandante dell’esercito britannico. Avuti nel 1856 da lady Raglan tutti i documenti, che essa possedeva, riguardanti la guerra di Crimea, diete inizio alla sua storia della History of the Crimean War.”,”QMIx-073-FL”
“KINGLAKE Alexander William”,”The Invasion of the Crimea: its Origin, and an Account of its Progress Down to the Death of Lord Raglan. Vol. VIII.”,”Alexander William Kinglake, storico inglese, nato il 5 agosto 1809 a Taunton nel Somerset, morto il 2 gennaio 1891. Fu educato a eton e nel Trinity College a cambridge (1828-32). Studiò quindi susseguentemente per la professione di avvocato e fu membro del parlamento dal 1857 al 1868. L’interesse per l’Oriente, unito in lui all’inclinazione per la storia militare, lo spinse a recarsi nel 1854 in Crimea, dove conobbe lord Raglan, comandante dell’esercito britannico. Avuti nel 1856 da lady Raglan tutti i documenti, che essa possedeva, riguardanti la guerra di Crimea, diete inizio alla sua storia della History of the Crimean War.”,”QMIx-074-FL”
“KINGLAKE Alexander William”,”The Invasion of the Crimea: its Origin, and an Account of its Progress Down to the Death of Lord Raglan. Vol. IX.”,”Alexander William Kinglake, storico inglese, nato il 5 agosto 1809 a Taunton nel Somerset, morto il 2 gennaio 1891. Fu educato a eton e nel Trinity College a cambridge (1828-32). Studiò quindi susseguentemente per la professione di avvocato e fu membro del parlamento dal 1857 al 1868. L’interesse per l’Oriente, unito in lui all’inclinazione per la storia militare, lo spinse a recarsi nel 1854 in Crimea, dove conobbe lord Raglan, comandante dell’esercito britannico. Avuti nel 1856 da lady Raglan tutti i documenti, che essa possedeva, riguardanti la guerra di Crimea, diete inizio alla sua storia della History of the Crimean War.”,”QMIx-075-FL”
“KINGLAKE Alexander William”,”Viaggio in Levante (Eothen).”,”Alexander William Kinglake (1809-1891) fu ad Algeri e accompagnò la colonna volante di St. Arnaud nel 1845. Seguì la spedizione inglese in Crimea e fu presente alla battaglia di Alma (1854). Per invito di Lady Raglan scrisse la storia della campagna di Crimea fino alla morte di Lord Raglan. Dal 1857 al 1865 sedette ai Comuni come deputato di Bridgewater.”,”VIOx-003-FFS”
“KINNER Klaus”,”Der deutsche Kommunismus. Selbstverständnis und Realität. Band 1 Die Weimarer Zeit.”,”Paragrafo del 3° capitolo: ‘Der rot-brune Volksentscheid. Die Kpd 1931: Zwischen Massenpolitik und Selbstdemontage’ (Il referendum rosso-bruno. KPD 1931 tra politica di massa e di auto-distruzione)”,”MGEK-112″
“KINROSS Patrick Balfour Lord”,”Atatürk. The Rebirth of a Nation.”,”””The ruthless cynicism of this view shocked his hearers. But only Ismet, listening thoughtfully as Kemal spoke, rose to answer him, walking across with his light springy step to the desk where he sat, and leaning over it to engage him in earnest argument. Speaking in the simplest terms he contended that heir Government , if it was to have any claims to decency, must keep its word, that there must at all costs be mutual trust between Government and people. Their discussion grew intense, and continued until the pearl-white Angora dawn began to light up the window behind Kemal’s back”” (pag 228) Bibliografia: The Ottoman Centuries: The Rise and Fall of the Turkish Empire by Patrick Balfour Kinross”,”TURx-034″
“KINROSS John Patrick Lord”,”The Ottoman Centuries. The Rise and Fall of the Turkish Empire.”,”KINROSS John P.”,”TURx-035″
“KINZER Stephen”,”Crescent and Star. Turkey between two worlds.”,”KINZER Stephen corrispondente estero veterano, ha visitato più di 50 paesi in 4 continenti. Nel 1996 è diventato capo dell’ ufficio del New York Times ad Istanbul. Ora è il corrispondente relativo alla cultura nazionale per lo stesso giornale di stanza a Chicago. E’ autore di varie opere. Nel suo volume indaga sulle verità e le contraddizioni della nazione turca, che sta tra l’ Europa e l’ Asia, tra le glorie dell’ impero ottomano e le speranze in un futuro democratico, tra il dominio del suo esercito e i bisogni della società civile, tra le aspettative secolari e laiche e le tradizioni musulmane. “”Per migliaia di anni i Curdi sono vissuti in quella che si usava chiamare Mesopotamia e che alcuni ora chiamano Kurdistan, un nome che il governo turco rifiuta per la sua supposta contaminazione politica. Oggi essi sono stimati a circa trenta milioni, dei quali metà in Turchia, un altro quarto in Irak, il 15 per cento circa in Iran il 5 per cento in Siria e il resto sparpagliati nella regione e oltre. Fino a non molto tempo fa gli stessi curdi non si pensavano come tali ma come membri di un clan o di un’ altro.”” (pag 110)”,”TURx-021″
“KIPLING Rudyard”,”Kim.”,”””Di qui la freschezza che fra tutte le opere di Kipling ha conservato ‘Kim’: non romanzo, ma successione di macchie di colore, in cui si potranno ritrovare uno per uno tutti gli ingredienti di effetto dell’ autore – e il gusto didattico, e l’ orgoglio imperiale, e il manierismo folkloristico, e tante altre cose, – ma appena accennate e, per così dire, negate l’una all’ altra, perché rimanga solo ed intatto il gusto di un racconto che è gioia di vedere, di vivere, di guardare negli occhi degli altri, e di narrare tutto ciò che si è guardato, visto e vissuto.”” (pag 7) “”Voi che battete la Ristretta Via Che va al Giudizio fra baglior d’ inferno, Gentili siate quando Buddha prega Il pagano nel tempio a Kamakura.”” (pag 9)”,”VARx-237″
“KIPP Jacob W.”,”Lenin and Clausewitz: The Militarization of Marxism, 1914-1921.”,”Jacob W. Kipp è Professore di storia russa alla Kansas State University. Dal 1979 al 1983 è stato ‘Associate Editor’ della rivista ‘Military Afffairs’. Ha pubblicato molti articoli sulla storia militare e navale della Russia e dell’Urss. “”With the outbreak of World War I, Lenin’s speculations and writings about war underwent a radical transformation. Ideologies, like the paradigms of a scientific discipline, begin to disintegrate when the exceptions or anomalies start to threaten the very core of the model. Normal ideological discourse, like what Thomas Kuhn has called “”normal science””, becomes increasingly difficult. Lenin’s concerns were shared by socialists across Europe. In Marxist terms practice, i.e.,, objective circumstances, had called into question a central point of theory. In 1914 Lenin, along with other social democrats, confronted an anomaly of such scope and power that their ideological assumptions could not but undergo change (6). (…) In Lenin’s case, this crisis had a profound, but largely unacknowledged consequence, for Soviet military science. For Lenin, the committed revolutionary, the ramifications of a general European war were no abstract concern. On the contrary, because he was committed to changing the world, Lenin required of theory that it grant him “”scientific foresight”” . the ability to foresee the war’s course and outcome. On the one hand, this led Lenin to review the substantial body of socialist literature on finance capitalism and imperialist rivalries, culminating in 1916 with his synthetic work, ‘Imperialism the Highest State of Capitalism’ (10). On the other Hand, Lenin was concerned with the problem of theory reconstruction, a task made essential bay the apparent failure of accepted Marxism to predict or prevent the war. It is most typical of Lenin that in the face of such earth-shaking historical events, he should return to philosophy in order to find a theoretical framework upon which to analyze these events and to guide his actions”” (pag 185); “”His first citation of Clausewitz’ work is most instructive in what it reveals about his method and technique. The citation came in a work devoted to the collapse of the Second International, which was written in the first half of June 1915 (20). Here Lenin presents his paradigm shift in the form of intellectual synthesis of Clausewitz. Hegel, Marx, and Engels, transforming the dialectic from an external process of “”copying”” observed empirical phenomena into an internalized tool for the unification of theory and practice: “”Applied to wars, the basic thesis of this dialectic, so shamelessly distorted by Plekhanov (the defending Russia’s prosecution of the war as part o a democratic struggle against German militarism) to the purposes of the bourgeoisie, is this, that “”war is simply the continuation of politics by other (namely violent) means””. Such is the formulation of Clausewitz, one of the greatest writers on questions of military history, whose ideas were engendered by Hegel. And such ideas were always the point of view of Marx and Engels, ‘each’ war, they viewed as a continuation of the politics of a given interested power and of the different classes within them – at a given time (21). (…) The reality of war and the bitter intersocialist politics of 1915-1916 brought Lenin to a radical revision of Marxist thought on war. If the European working class could not deter war through solidarity and proletarian internationalism, then the question became one of how to benefit from anomaly. The answer was to transform the imperialist war into a civil war. Lenin embraced Clausewitz in a fashion never done by Marx or Engels”” (pag 186); Note: (6) Thomas S. Kuhn, ‘The Structure of Scientific Revolutions’, Chicago, 1970, 2nd edition, 43-76; (10) V.I. Lenin, ‘Polnoe Sobranie sochinenii’, 27, Moscow, Progress, 1965-1970, 299-426; (20) Ibidem, 26, 224; (21) Ibid.] Rivista: Military affairs : journal of the American Military Institute. Autore: American Military Institute.; Kansas State University. Department of History. Editore: Washington, D.C. : American Military Institute, [1941-1988] Serie: Kansas State University Library bibliography series, no. 6. Edizione/Formato: Rivista, giornale : Periodical : EnglishVedi tutte le edizioni e i formati Banca dati: WorldCat Military history — Periodicals. United States — History, Military — Periodicals. Histoire militaire — Periodiques.”,”LENS-272″
“KIPPING Norman WHITEHORN J.R.M.”,”Uno sguardo sul Giappone.”,”””Gli stabilimenti che abbiamo visitato sono dotati in gran parte di impianti e macchinari moderni e perfezionati indirizzati alla produzione di massa, con particolare riguardo alla ottima qualità ed all’ accurata rifinitura dei prodotti. Circa il 90% degli impianti e dei macchinari è costruito in Giappone e per il resto predominano macchinari di fabbricazione statunitense, germanica e svizzera. Raramente abbiamo visto impianti e macchinari inglesi. La disposizione di mezzi è media o molto buona. Allo studio del lavoro non viene attribuita importanza particolare e abbiamo avuto l’ impressione che il contenuto del lavoro dei prodotti sia spesso sensibilmente superiore al necessario. L’ ispezione della produzione è soddisfacente ed i mezzi messi in opera per il maneggio dei prodotti sono eccezionalmente accurati.”” (pag 16-17)”,”JAPE-013″
“KIRBY David”,”War, Peace and Revolution. International Socialism at the Crossroads, 1914-1918.”,”Grimm Robert organizzatore del movimento di Zimmerwald e rapporti con Lenin “”This was amplified by Grimm in his opening speech to the assembled representatives of a mixed assortment of opposition groups, conveyed to the small village of Zimmerwald from Bern in four charabancs on the morning of 5 September 1915. The major socialist parties had abandoned internationalism and were sailing tin the wake of nationalism. Under such circumstances, the ISB (BSI) could no longer carry out its tasks: it now led a life of ghostly inactivity. Grimm then endorsed the PSI call for proletarian action for peace on the basis of the resolutions and decisions of the International. (…)’ (pag 78) “”The conference also established the International Socialist Commission (ISC) to direct further activities. This was to be located in Switzerland, and Robert Grimm was appointed as its secretary. The response of the main opposition groups in France and Britain was disappointing. The ILP had nominated delegates to the Zimmerwald conference after discussions with Oddino Morgari, but passports had been refused. (…)”” (pag 80)”,”INTS-071″
“KIRCHMAYER Jerzy”,”L’insurrezione di Varsavia.”,”KIRCHMAYER Jerzy “”Abbiamo il Comando generale dell’AK (Armata nazionale) che non sa decidersi alla cooperazione con l’armata sovietica, né nel 1943, quando questa si avvicina rapidamente alla Polonia ed è chiaro che è la sola in grado di liberare il paese, e nemmeno nel 1944, quando l’armata sovietica è già alle soglie della Polonia. Il Comando generale preferisce insistere con la politica dell’immobilismo e del totale isolamento militare. Ma di colpo decide per l’insurrezione a Varsavia senza nemmeno avere notizie di quanto accade ad oriente e a occidente della Vistola, privo di qualsiasi collegamento con gli eserciti anglosassoni e con l’armata sovietica dalla quale poi attende la salvezza; senza disporre di armementi e senza la prospettiva di poterli ottenere; non avendo, in una simile situazione, la più piccola speranza di conseguire il successo. Il risultato: una cocente disfatta, la distruzione della capitale, centinaia di migliaia di vittime”” (pag 264) Nota: (secondo alcuni storici, in realtà Stalin, ma l’autore non l’ammette, potendolo fare, non muove un dito per aiutare gli insorti polacchi, e attende che i tedeschi facciano piazza pulita degli insorti prima di muoversi)”,”POLx-040″
“KIRCHMAYER Jerzy”,”L’insurrezione di Varsavia.”,”Jerzy Maria Kirchmayer nasce il 29/agosto/1895 a Cracovia e muore l’11/aprile/1959 a Otwock, Polonia. É stato uno storico e comandante militare polacco, un generale di brigata dell’esercito Polacco e uno dei primi storici della rivolta di Varsavia del 1944.”,”QMIS-034-FL”
“KIRK Russell”,”The Conservative Mind. From Burke to Eliot.”,”””Acton himself, after the Reform of 1885, could not ignore the collectivistic inclinations of Liberalism; but he excused them – at least the “”academic socialism”” of Continental thinkers, of which, he conceded, Gladstone was becoming the English representative – as somehow the intellectual drift of the time. “”I quite agree with Chamberlain, that there is latent Socialism in the Gladstonian philosophy. What makes me uncomfortable is his inattention to the change which is going on in these things. … But it is not the popular movement, but the travelling of the minds of men who sit in the seat of Adam Smith that is really serious and worthy of all attention””””. (pag 355)”,”TEOP-327″
“KIRKPATRICK Ivone”,”Storia di Mussolini.”,”Nel 1919 Sir I. KIRKPATRICK entrò nel Foreign Office, lavorò quindi a Rio, Londra, Roma e Berlino. Durante gli anni trascorsi a Roma fu 1° Segretario d’Ambasciata poi incaricato d’Affari presso la Santa Sede. Durante la 2° GM fu Sovraintendente dei Servizi Europei della BBC e Deputato Delegato al Comitato di Controllo per la Germania, nel 1950 fu nominato Primo Delegato e nel 1955 Sottosegretario permanente al Foreign Office. Dopo il suo ritiro dalla scena politica (1957) è stato P della Independent Television Authority e P della National Bank. Ebbe vasti contatti e amicizie e prese parte a numerosi avvenimenti. Ciò si rivelò prezioso per la stesura di questo libro. Conobbe da vicino MUSSOLINI e molti protagonisti di quel periodo (HITLER, GORING, GOEBBELS, RIBBENTROP, CIANO, GRANDI, PIO XII ecc.”,”ITAF-013″
“KIRSCHKE STOCKDALE Melissa”,”Paul Miliukov and the Quest for a Liberal Russia, 1880-1918.”,”Melissa Kirschke Stockdale is Assistant Professor of History at the University of Oklahoma. Biography of Miliukov’s life in Russia is the most comprehensive available in any language. Paul Miliukov was one of the most formidable intellectual and political forces of Russia’s late imperial period. Illustrations, Preface, Note on Transliteration, Titles, and Dates, Conclusion, Epilogue, Notes, Selected Bibliography, Index,”,”RUSx-095-FL”
“KISSINGER Henry a cura di Sandro OTTOLENGHI”,”Sfida all’ Occidente.”,”KISSINGER ha ricevuto nel 1973 il premio Nobel per la pace per il suo contributo alla soluzione del problema indocinese. E’ stato segretario di Stato dal 1973 al 1976 sotto la presidenza NIXON, e fino al 1975 direttore del ‘National Security Control’. OTTOLENGHI è un giornalista, nel 1980 responsabile della sezione esteri del settimanale Panorama.”,”USAP-039″
“KISSINGER Henry”,”Does America need a Foreign Policy? Toward a Diplomacy for the 21st Century.”,”Libro di KISSINGER pubblicato (ante 1970) dalla Mondadori: ‘Policentrismo e politica internazionale. La dottrina che ha ispirato la nuova politica estera americana’.”,”USAP-040″
“KISSINGER Henry”,”Diplomacy.”,”KISSINGER è stato consigliere per la sicurezza nazionale e segretario di Stato. Ha ricevuto il premio nobel per la pace, e altre onorificenze. E’ un ex professore di Harvard, vive a New York. “”Il primo termine di Roosevelt coincise con il pieno rigoglio del revisionismo riguardo alla prima guerra mondiale. Nel 1935, uno speciale Comitato del Senato sotto la presidenza del senatore del Nord Dakota, Gerald Nye pubblicò un rapporto di 1400 pagine che accusava i fabbricanti d’ armi per entrata in guerra dell’ America. Da lì in poi, il libro best-seller di Walter Millis ‘The Road to War’, popolarizzò le tesi per una audience di massa. Sotto l’ impatto di questa scuola di pensiero, la partecipazione americana alla guerra venne spiegata con la condotta illecita, la cospirazione e il tradimento, piuttosto che con gli interessi fondamentali o permanenti.”” (pag 378)”,”RAIx-157″
“KISSINGER Henry A.”,”Diplomazia della restaurazione.”,”””La guerra di Spagna sembrò confermare le previsioni di Metternich. Per la prima volta, Napoleone si trovò di fronte a un nemico che non si arrendeva dopo una battaglia perduta; e che non aumentava con le sue risorse quelle della Francia. I primi rovesci dell’ esercito di ricambio sfatarono la leggenda dell’ invincibilità di Napoleone. “”Abbiamo scoperto un grande segreto,”” scrisse Metternich nel 1808; “”Napoleone non ha che un esercito, la Grande Armée, e le reclute francesi non sono migliori di quelle degli altri paesi””.”” (pag 22) “”Ancora più importante era il vantaggio morale. Austerlitz aveva dimostrato che era rischioso essere nemici di Napoleone; Jena, che era disastroso rimanere neutrali; ma la Spagna provava al di là di ogni dubbio che era fatale essergli amici””. (pag 22) Avanzare e negoziare. “”Perfino Metternich si fece trascinare dall’ entusiasmo nazionale, così estraneo alla sua mentalità cosmopolita. “”Napoleone basa le sue speranze di successo,”” scrisse al suo superiore, Stadion, “”sulla nostra lentezza di movimenti, sul periodo di respiro che ci prenderemo dopo la prima vittoria, o sullo scoraggiamento… e la paralisi che seguiranno alla prima sconfitta… Adottiamo perciò i suoi principi. Non consideriamoci vincitori fino al giorno dopo la battaglia, né sconfitti fino a quattro giorni dopo… Teniamo sempre la spada in una mano e il ramo d’ ulivo nell’ altra, sempre pronti a negoziare, ma negoziando solo mentre avanziamo…””. (pag 23)”,”RAIx-160″
“KISSINGER Henry”,”Diplomatie.”,”Risvolti internazionali conflitto russo-polacco. “”Nel dicembre 1920, Lenin descriveva così la strategia sovietica: ‘La nostra esperienza dipende, in primo luogo, da una rottura radicale nel campo delle potenze imperialiste, e, secondariamente, dal fatto che la vittoria dell’ Intesa e la pace di Versailles hanno messo la grande maggioranza della nazione tedesca in una situazione invivibile (…). Il governo borghese tedesco odia ferocemente i bolscevichi, ma gli interessi della situazione internazionale lo spingono verso la pace con la Russia sovietica contro la propria volontà.’ La Germania arrivava alla stessa conclusione. Durante la guerra russo-polacca, il generale Hans von Seeckt, l’ architetto dell’ esercito tedesco del dopoguerra, scriveva: ‘Lo stato polacco attuale è una creazione dell’ Intesa. Esso deve rimpiazzare la pressione esercitata in altre occasioni dalla Russia sulla frontiera orientale della Germania. Il conflitto della Russia sovietica con la Polonia colpisce quest’ultima, ma soprattutto l’ Intesa: la Francia e la Gran Bretagna. Se la Polonia sprofonda, tutto l’ edificio di Versailles vacilla. Ne segue dunque chiaramente che la Germania non ha alcun interesse a fornire un aiuto alla Polonia nella sua lotta contro la Russia.”” (pag 239-240) Cicerin e Rathenau. Le due potenze continentali. “”Meno di un anno dopo, la Germania e l’ Unione Sovietica negoziarono degli accordi segreti di cooperazione economica e militare. Benché Rapallo divenisse in seguito il simbolo dei pericoli del riavvicinamento germano-sovietico, niente di quello che accade era stato programmato. Ma è vero anche che il riavvicinamento in questione era assolutamente inevitabile, tenuto conto dell’ ostracismo in cui erano tenuti i due più grandi paesi continentali.”” (pag 242) “”L’ enorme dipendenza psicologica della Francia nei riguardi della Gran Bretagna può spiegare perché essa non fece preparativi militari, anche quando il suo ambasciatore a Berlino, André Francois-Poncet, informò Parigi il 21 novembre 1935 dell’ entrata imminente delle forze tedesche in Renania – ossia tre mesi e mezzo prima che la cosa si verificasse veramente.”” (pag 277) Gli USA oltre Monroe. “”Nell’ aprile del 1939, meno di un mese dopo l’ occupazione di Praga da parte dei nazisti, Roosevelt dichiara per la prima volta che l’ aggressione contro i piccoli paesi costituiva una minaccia generale per la sicurezza americana. (…) Indirizzandosi all’ Unione panamericana il 14 aprile, egli fece un passo in più affermando che gli interessi degli Stati Uniti debordavano ormai dal quadro della dottrina di Monroe (…)””. (pag 340)”,”RAIx-161″
“KISSINGER Henry”,”A’ la Maison Blanche, 1968-1973.”,”Professore ad Harvard, analista di geopolitica, KISSINGER si è rivelato un diplomatico e un uomo di stato efficace. Ha ricevuto nel 1973 il premio Nobel per la pace e nel 1977 la medaglia presidenziale della libertà. E’ stato ministro degli affari esteri degli Stati Uniti dal 1973 al 1977. De Gaulle è diventato il portavoce degli Stati-nazione e dell’ autonomia del continente europeo di fronte agli Stati Uniti.”” (pag 108) Europa allargata, MEC e Stati Uniti. “”Uno studio preparato allo scopo dal CNS notava: ‘A lungo termine, potremo trovarci di fronte a una “”Europa allargata”” formata da un Mercato comune di almeno dieci membri a pieno titolo, con dei paesi neutri dell’ AELE (Associazione europea di libero scambio), godenti di accordi commerciali preferenziali con almeno i paesi mediterranei e la maggior parte dell’ Africa. Questo blocco assicurerà intorno alla metà del commercio mondiale, quando la nostra partecipazione non è che del 15 per cento; possederà delle riserve monetarie quasi doppie delle nostre, e sarà anche capace di metterci costantemente in minoranza in seno alle organizzazioni economiche internazionali””. (pag 444)”,”RAIx-179″
“KISSINGER Henry”,”Punti fermi. Scritti scelti, 1977-1980.”,”Sono qui raccolti discorsi e dichiarazioni pubbliche (interviste) pronunciati da KISSINGER dopo che nel gennaio 1977 ha abbandonato gli incarichi di governo. “”L’ enorme cumulo di profitti da parte dei produttori di greggio sovrasta minaccioso tutta l’ economia mondiale, costituendo un fattore di instabilità anche quando non sia manipolato per motivi politici. Nel corso di un’ altra crisi mediorientale, l’ enorme quantitativo di petrodollari accumulai potrebbe diventare un’ arma rivolta contro il sistema monetario e finanziario mondiale. A partire dai drammatici eventi del 1973, la dipendenza statunitense dalle importazioni di greggio è aumentata di quasi il 50% nonostante gli sforzi compiuti da tre presidenti per promuovere un’ efficace risposta nazionale alla sfida energetica. (…) Se le conseguenze economiche e politiche della crisi energetica sono di grave momento per gli Stati Uniti, tanto maggiore è la sua incidenza su altri paesi, più del nostro dipendenti dalla importazioni di petrolio””. (pag 63)”,”USAQ-037″
“KISSINGER Henry”,”Ending the Vietnam War. A History of America’s Involvement in and Extrication from the Vietnam War. Taken from his bestselling memoirs. With new and updated material.”,”Dedicato all’ ambasciatore Ellsworth Bunker e al generale Creighton Abrams. KISSINGER Henry è stato segretario di Stato e premio Nobel per la pace. “”Hanoi stava effettivamente istruendo i suoi quadri nel Sud per preparali per un lungo periodo di competizione politica. Ma nessuna politica estera è più forte della sua base domestica. Nixon si basò su ciò per ritenere che la conclusione degli accordi di Parigi comportavano il diritto a rafforzarli – come è stato il caso in ogni precedente e successivo conflitto in cui gli Americani avevano sacrificato le loro vite. Ma il Watergate minò quello che rimaneva di coesione nazionale e alterò i precedenti equilibri tra le branche del legislativo e dell’ esecutivo. Gli accordi di Parigi non erano terminati da molto che la controversia diede loro una nuova messa a punto.”” (pag 457)”,”USAQ-041″
“KISSINGER Henry”,”L’ arte della diplomazia.”,”KISSINGER Henry nato in Germania, si è trasferito negli Stati Uniti nel 1938 ottenendo la cittadinanza nel 1943. Nel 1950 si è laureato con lode ad Harvard, dove è stato membrodi facoltà dal 1954 al 1969 e dal 1952 al 1969 direttore dell’ Harvard International Seminary. Già assistente del presidente per la Sicurezza Nazionale, il 22 settembre 1973 è stato eletto cinquantaseiesimo Segretario di Stato americano, restando in carica fino al 20 gennaio 1977. Ha ricevuto il premio Nobel per la pace nel 1973 e la massima onorificenza civile americana, la Medaglia presidenziale per la Libertà nel 1977. “”L’ assassinio di Kennedy rese ancor più difficile per l’ America districarsi dal Vietnam. Se Kennedy aveva veramente intuito che il paese aveva imboccato una strada impraticabile, avrebbe potuto tornare sulla sua decisione, ma Johnson in quel caso avrebbe potuto dare l’ impressione di gettare all’ aria la politica del venerato predecessore; e ciò era reso ancor più difficile dal fatto che nessuno fra i collaboratori ereditati da Kennedy, con la sola eccezione del Sottosegretario di Stato George Ball, consigliava il disimpegno. Solo un leader dotato di autostima e conoscenza veramente straordinarie avrebbe potuto decidere una ritirata di tale portata poco dopo la sua nomina. E quando si trattava di politica estera Johnson era estremamente incerto.”” (pag 510) “”La motivazione iniziale dell’ intervento in Vietnam era stata che la sua caduta avrebbe condotto al crollo dell’ Asia non comunista e pertanto difendendo il Vietnam del Sud l’ America combatteva in realtà per se stessa, indipendentemente dalla possibilità di rendere quel paese più o meno democratico. Ma questa analisi era troppo geopolitica per gli americani e venne presto sopraffatta dall’ idealismo wilsoniano. Un’ amministrazione dopo l’ altra si era dovuta misurare con un duplice compito: la sconfitta di una guerriglia con basi sicure lungo un’ estesa periferia e la democratizzazione di una società senza tradizioni di pluralismo.”” (pag 511)”,”USAP-070″
“KISSINGER Henry”,”L’ arte della diplomazia.”,”2° copia KISSINGER Henry nato in Germania, si è trasferito negli Stati Uniti nel 1938 ottenendo la cittadinanza nel 1943. Nel 1950 si è laureato con lode ad Harvard, dove è stato membrodi facoltà dal 1954 al 1969 e dal 1952 al 1969 direttore dell’ Harvard International Seminary. Già assistente del presidente per la Sicurezza Nazionale, il 22 settembre 1973 è stato eletto cinquantaseiesimo Segretario di Stato americano, restando in carica fino al 20 gennaio 1977. Ha ricevuto il premio Nobel per la pace nel 1973 e la massima onorificenza civile americana, la Medaglia presidenziale per la Libertà nel 1977. Gli sviluppi del Patto nazi-sovietico. Hitler-Stalin. Molotov-Ribbentrop. “”Ribbentrop aprì i colloqui mostrando perché la vittoria della Germania era inevitabile. Sollecitò Molotov a unirsi al Patto Tripartito sorvolando sul fatto che era un’ elaborazione del vecchio Patto anticomintern. Su quella base sarebbe stato possibile “”stabilire sfere d’ influenza fra Russia, Germania, Italia e Giappone su linee molto ampie””. Secondo Ribbentrop l’ intesa non avrebbe dovuto comportare conflitti in quanto i futuri associati erano interessati soprattutto ad espandersi verso sud. (…) Chiunque avesse avuto la minima dimestichezza con le dichiarazioni pubbliche di Hitler avrebbe capito che queste erano solo sciocchezze. L’ Africa era sempre stata di scarso interesse per i nazisti e probabilmente Molotov aveva letto abbastanza Mein Kampf per sapere che Hitler cercava un Lebensraum in Russia. (…) I sovietici non avevano alcun itneresse per proposte del genere, ma esprimento la sua disponibilitàa entrare nel Patto Tripartito Molotov immediatamente si cautelò con l’ argomentazione che “”era necessario essere precisi nel delineare sfere d’ influenza per un periodo piuttosto lungo””. Ovviamente questo non poteva avvenire in una sola visita a Berlino e avrebbe richiesto consultazioni più estese, compresa una visita di Ribbentrop a Mosca.”” (pag 272-273)”,”RAIx-194″
“KISSINGER Henry A.”,”Policentrismo e politica internazionale. La “”dottrina”” che ha ispirato la nuova politica estera americana. [Tit.orig.: American Foreign Policy – Three Essays]”,”KISSINGER Henry A. (1923) ha insegnato scienze politiche ad Harvard, è stato direttore del programma dei National Security Studies e membro del Center for International Affairs. Ha scritto pure: ‘Castlereagh, Metternich and the Revolution of Peace, 1812-1822’. Kissinger: Se la bipolarità Usa Urss rimane valida sul piano miliare, sul piano politico si assiste al formarsi di un mondo policentrico. Il concetto di “”blocco”” tende a indebolirsi e ad erodersi.”,”USAQ-072″
“KISSINGER Henry A.”,”A World Restored. Metternich, Castlereagh and the problems of peace 1812-22.”,”Libro dedicato da Kissinger a William Y. Elliott La Prussia cercava di realizzare un sistema di sicurezza collettiva in Europa. “”At this moment, just when the Congress seemed ready to conclude on high note of harmony, there arose another dispute, which revealed once more that in the absence of more tangible guarantees the appearance of harmony does not suffice to reassure Continental nations. This time it was Prussia which sought safety in a system of collective security. Extending from the Vistula to beyond the Rhine, composed of two major parts separated by enclaves, Prussia was no little disquieted by Castlereagh’s insistence that the Alliance required interpretation from case to case. She therefore proposed a Treaty of Guarantee, extending only to the territorial possessions of the major powers and including the Netherlands and the German Confederation. There could be no doubt about the Tsar’s reaction to the prospect of realizing at least part of his favourite project. But even Metternich was tempted. Characteristically, he favoured the treaty not only because it would represent an admission of self-limitation by Russia, but, more importantly, as a means to reduce the influence of the military party, always hostile to Austria, within Prussia (1)”” (pag 229-230) (1) N.P. III, p. 159″,”RAIx-334″
“KISSINGER Henry”,”Anni di crisi. Volume II.”,”L’ex segretario di Stato Henry Kissinger si è laureato con lode ad Harvard per poi ricoprire incarichi di insegnamento nel campo delle scienze politiche e delle relazioni internazionali. É autore di numerosi saggi sulla politica, sulla strategia della difesa e sui rapporti internazionali. Nel 1973 ha ricevuto il premio Nobel per la pace e nel 1977 la Medaglia presidenziale per la libertà. Ha ricoperto la carica di segretario di Stato dal 1973 al 1977 sotto i presidenti Nixon e Ford. La sua opera precedente, Gli anni della Casa Bianca, pubblicata in Italia da SugarCo, ha vinto nel 1979 l’American Book Award per la storia. Le Memorie di Kissinger coprono il periodo storico che va dal 1969 al 1974.”,”USAQ-007-FL”
“KISSINGER Henry”,”Ordine mondiale.”,”KISSINGER Henry Arabia Saudita. “”Quella che è oggi l’Arabia Saudita uscì dall’orbita del dominio turco dopo la prima guerra mondiale, quando Ibn Saud riunificò i vari principati feudali sparsi per la Penisola Arabica e li tenne insieme con il vincolo dell’obbedienza patriarcale e della devozione religiosa. Da allora la famiglia reale ha affrontato compiti spaventosi: governa tribù tenacemente fedeli alla corona che vivono nel nomadismo tradizionale così come concentrazioni urbane che si avvicinano a quelle delle metropoli occidentali, e in qualche caso le superano, pur essendo collocate come miraggi all’interno di altipiani altrimenti vuoti. Un ceto medio emergente esiste nel contesto di un inveterato senso semifeudale di reciproco impegno. Nei limiti di una cultura politica estremamente conservatrice, i prìncipi regnanti hanno unito una monarchia a un sistema di consenso mediante il quale i numerosi membri della famiglia reale estesa hanno un qualche ruolo nelle decisioni, e ai comuni cittadini è stato progressivamente accordato un certo grado di partecipazione alla vita pubblica. Milioni di lavoratori stranieri – palestinesi, siriani, libanesi, egiziani, pakistani e yemeniti – formano nel paese un mosaico tenuto insieme dal legame dell’Islam e del rispetto per l’autorità tradizionale. Ogni anno parecchi milioni di viaggiatori musulmani provenienti da tutto il mondo arrivano contemporaneamente in Arabia Saudita per compiere il ‘hajj’, il pellegrinaggio alla Mecca in cui vengono celebrati riti consacrati dal profeta Maometto durante la sua vita terrena. Questa affermazione di fede, che ogni credente che ne sia fisicamente in grado ha l’obbligo di effettuare almeno una volta nella propria vita, conferisce al paese un’importanza religiosa unica, ma gli impone anche un’annuale sfida logistica che nessun altro Stato affronta. Nel frattempo, la scoperta di immensi giacimenti di petrolio ha dato all’Arabia Saudita una ricchezza pressoché senza pari nella regione, generando un’implicita minaccia alla sicurezza di un paese scarsamente popolato, privo di confini terrestri naturali e con una minoranza sciita politicamente autonoma stanziata in una delle zone chiave per la produzione di petrolio. I governanti sauditi vivono con la consapevolezza del fatto che la cupidigia dei loro vicini potrebbe tradursi in un tentativo di conquista, oppure, in un periodo di rivoluzioni, nel potenziale appoggio ad agitazioni politiche settarie. Consapevoli della sorte delle nazioni vicine, sono inevitabilmente ambivalenti in merito alla modernizzazione economica e sociale, sapendo che un’assenza di riforme può alienare la loro popolazione giovanile, mentre riforme intraprese con troppa rapidità potrebbero acquistare un proprio slancio e in definitiva mettere a rischio la coesione di un paese che ha conosciuto soltanto una monarchia conservatrice. La dinastia ha tentato di pilotare il processo di mutamento sociale ed economico – nell’ambito della struttura propria della società – precisamente al fine di controllarne il passo e il contenuto. Questa tattica ha consentito agli Al Saud di produrre quel tanto di cambiamento che basta a impedire l’accumulo di tensioni sociali potenzialmente esplosive, evitando al contempo gli effetti destabilizzanti di un mutamento troppo rapido. La politica estera del paese, per gran parte dell’esistenza del moderno Stato saudita, è stata caratterizzata da un circospezione che ha elevato la tortuosità al livello di una peculiare forma d’arte. (…) L’Arabia Saudita ha occultato la propria vulnerabilità con l’opacità, mascherando l’incertezza sulla motivazioni degli estranei con una lontananza ugualmente impenetrabile all’eloquenza e alla minacce”” (pag 136-137)”,”RAIx-350″
“KISSINGER Henry”,”On China.”,”Illustrazione pagina 24 su gioco Wei Qi “”This contrast [China-West, ndr] is reflected in the respective intellectual games favored by each civilization. China’s most enduring game is ‘wei qi’ (pronounced roughly “”way chee””, and often known in the West by a variation of its Japanese name, ‘go’). ‘Wei qi’ translates as “”a game of surrounding pieces””; it implies a concept of strategic encirclement. The board, a grid of nineteen-by-nineteen lines, begins empty. Each player has 180 pieces, or stones, at his disposal, each of equal value with the others. The players take turns placing stones at any point on the board, building up positions of strength while working to encircle and capture the opponent’s stones. Multiple contests take place simultaneously in different regions of the board. The balance of forces shifts incrementally with each move, as the players implement strategic plans and react to each other’s initiatives. At the end of a well-played game, the board is filled by partially interlocking areas of strength. The margin of advantage is often slim, and to the untrained eye, the identity of the winner is not always immediately obvious (30). Chess, on the other hand, is about total victory. The purpose of the game is checkmate, to put the opposing king into a position where he cannot move without being destroyed. The vast majority of games end in total victory achieved by attrition or, more rarely, a dramatic, skillful maneuver. The only other possible outcome is a draw, meaning the abandonment of the hope for victory by both parties. If chess is about the decisive battle, ‘wei qi’ is about the protracted campaign. The chess player aims for total victory. The ‘wei qi’ player seeks relative advantage. In chess, the player always has the capability of the adversary in front of him; all the pieces are always fully deployed. The ‘wei qi’ player needs to assess not only the pieces on the board but the reinforcements the adversary is in a position to deploy. Chess teaches the Clausewitzian concepts of “”center of gravity”” and the “”decisive point”” – the game usually beginning as a struggle for the center of the board. ‘Wei qi’ teaches the art of strategic encirclement. Where the skillful chess player aims to eliminate his opponents pieces in a series of head-on clashes, a talented ‘wei qi’ player moves into “”empty”” spaces on the board, gradually mitigating the strategic potential of his opponent’s pieces. Chess produces single-mindedness; ‘wei qi’ generates strategic flexibility. A similar contrast exists in the case of China’s distinctive military theory”” (pag 23-24-25) [(30) For enlightening discussions of these themes, and a fuller explanation of the rules of ‘wei qi’, see David Lai, “”Learning from the Stones: A ‘Go’ Approach to Mastering China’s Strategic Concept, ‘Shi'”” (Carlisle, Pa.: United States Army War College Strategic Studies Institute, 2004); and David Lai and Gary W. Hamby, “”East Meets West: An Ancient Game Sheds New Light on U.S. -Asian Strategic Relations; “”Korean Journal of Defence Analysis’, 14; no. 1 (Spring 2002)]”,”CINx-298″
“KISSINGER Henry”,”L’arte della diplomazia.”,”Henry Alfred Kissinger, nato in Germania, si è trasferito negli Stati Uniti nel 1938, ottenendo la cittadinanza nel 1943. L’ex segretario di Stato Henry Kissinger si è laureato con lode ad Harvard per poi ricoprire incarichi di insegnamento nel campo delle scienze politiche e delle relazioni internazionali. É autore di numerosi saggi sulla politica, sulla strategia della difesa e sui rapporti internazionali. Nel 1973 ha ricevuto il premio Nobel per la pace e nel 1977 la Medaglia presidenziale per la libertà. Ha ricoperto la carica di segretario di Stato dal 1973 al 1977 sotto i presidenti Nixon e Ford. La sua opera precedente, Gli anni della Casa Bianca, pubblicata in Italia da SugarCo, ha vinto nel 1979 l’American Book Award per la storia. Le Memorie di Kissinger coprono il periodo storico che va dal 1969 al 1974.”,”RAIx-037-FL”
“KISSINGER Henry”,”Gli anni della Casa Bianca.”,”Rapporti difficili USA – India – Pakistan nel 1971. “”Nel 1971 i rapporti tra Washington e Nuova Delhi avevano raggiunto uno stato di cordialità forzata ed esasperata, come accade quando una coppia non va d’accordo, ma non sa decidersi a separarsi. I rapporti con il Pakistan, invece, erano improntati a una superficiale amicizia, che concretamente si riduceva a ben poca cosa. Nel subcontinente l’alleanza con gli Stati Uniti non aveva prodotto conseguenze rilevanti sul non-allineamento”” (pag 674)”,”BIOx-037-FV”
“KISSINGER Henry”,”Cina.”,”Libro fondato in parte su conversazioni dirette con i leader cinesi. Cerca di spiegare i termini concettuali in base ai quali i cinesi ragionano sui problemi della pace, della guerra e dell’ordine internazionale, e di confrontarli con l’approccio più pragmatico e specifico degli americani.”,”CINx-012-FC”
“KISSINGER Henry”,”Anni di crisi.”,”La trasformazione dell’amministrazione Nixon. (Watergate) “”Era sconvolgente osservare il crollo di un governo che solo poche settimane prima era apparso invulnerabile. Il presidente viveva in uno stato di letargia, di sbalordimento, come se avesse visto avverarsi i propri incubi. Aveva sempre vissuto con la premonizione di una futura catastrofe, premonizione che sembrava tanto più ossessionarlo quanto meno era capace di definirla e che lo dominava soprattutto quando le cose parevano andar bene”” (pag 93)”,”USAP-015-B”
“KISSINGER Henry A. SCHMIDT Henry HUTTENLOCHER Daniel”,”L’erA dell’ Intelligenza artificiale. Il futuro dell’identità umana.”,”Nel 2016 nel programma di una conferenza figurava il tema dell’intelligenza artificiale (IA). Uno di noi stava per perdersi l’incontro, ritenendo che si sarebbe trattato di una discussione tecnica estranea ai suoi abituali interessi. Un altro lo esortò a ripensarci, spiegandogli che l’intelligenza artificiale avrebbe presto influenzato quasi ogni ambito delle attività umane. L’incontro stimolò alcune discussioni , cui prese parte anche il terzo autore, e infine portò alla stesura di questo libro. Questo libro riguarda un settore della tecnologia che lascia presagire una rivoluzione nelle vicende umane. L’intelligenza artificiale – vale a dire macchine che possono eseguire compiti che richiedono un’intelligenza di livello umano – è diventata rapidamente una realtà. L’apprendimento automatico (machine learning), cioè il processo cui la tecnologia è sottoposta per acquisire conoscenza e abilità – spesso entro un lasso di tempo nettamente più breve di quello richiesto per i processi di apprendimento umano – ha continuato a svilupparsi in ambito medico, nella tutela dell’ambiente, nei trasporti, nell’applicazione della legge e in molti altri campi. Scienziati e ingegneri informatici hanno sviluppato tecnologie – in particolare metodi di apprendimento automatico che utilizzano «reti neurali profonde», capaci di produrre intuizioni e innovazioni a lungo sfuggite ai pensatori umani e di generare testi, immagini e video che sembrano essere creati da esseri umani”” (pag 13) Ringraziamenti a Schuyler SCHOUTEN, Ben DAUS, Bruce NICHOLS, Ida ROTHSCHILD, Mustafa SULEYMAN, Jack CLARK, Craig MUNDIE e Maithra RAGHU, Roberto WORK e Yll BAJRAKTARI, Demis HASSABIS, Dario AMODEI, James J. COLLINS e Regina BARZILAY, Eric LANDER, Sam ALTMAN, Reid HOFFMAN, James MANYIKA, Fareed ZAKARIA, Jason BENT e Michelle RITTER. Henry A. Kissinger, consigliere per la Sicurezza nazionale e segretario di Stato dei presidenti americani Richard Nixon e Gerald Ford. Eric Schmidt, imprenditore e filantropo, è tra i massimi esperti di tecnologia. È stato amministratore delegato di Google dal 2001 al 2011, rendendo l’azienda leader globale in ambito tecnologico, nonché, fra il 2015 e il 2020 presidente esecutivo. Danile Huttenlocher, decano del Mit, è un informatico con vasta esperienza nel settore industriale, in qualità di manager e consulente di diverse aziende tecnologiche della Silicon Valley. Dal 2019 è direttore dello Schwarzman College of Computing del Mit. Il volume contiene il capitolo ‘Sicurezza e ordine mondiale’ (pag 117-153) “”Riflettendo su questa eterna dinamica (i progressi tecnologici in campo militare, ndr) nel suo classico ‘Della guerra’, pubblicato nel 1832, il teorico militare prussiano Carl von Clausewitz osservò: «La forza si arma delle invenzioni delle arti e delle scienze per misurarsi contro la forza»”” (pag 117)”,”SCIx-558″
“KISSINGER Henry A.”,”L’Europa ridisegnata dalla democrazia. Metternich, Castlereagh e il problema della pace.”,”H. Kissinger (1923-2023) è stato Consigliere per la Sicurezza nazionale e segretario di Stato dei presidenti Richard Nixon e Gerald Ford (1973-1977) nonché consulente di politica estera di successive amministrazioni. Per il suo ruolo nella composizioe del conflitto del Vietnam ricevette nel 1973 il premio Nobel. Titolo originale ‘A world restored’ (1957) Alleanze. Potenza statica e dinamica. “”Carattere essenziale di un’alleanza, quasi per definizione, è che le divergenze tra i suoi membri e il nemico comune siano maggiori di quelle tra un membro e l’altro. Poiché una sembianza di concordia e una delle sue armi più efficaci, una coalizione non potrà mai ammettere che uno dei suoi membri costituisca una minaccia grave quasi quanto il nemico comune, e anzi forse sempre più grave, man mano che le vittorie modificano i rapporti di forza. Le coalizioni fra potenze, chiamiamole così, «statiche» e «dinamiche» sono, perciò, sempre precarie, e tendono a poggiare su un equivoco o su un’evasione, su un equivoco, perché una coalizione del genere sarà incline a risolvere con relativa facilità le questioni secondarie (quelle, cioè, rilevanti per alcuni membri soltanto, e tali da non modificare il rapporto di forza fondamentale), mediante il mutuo riconoscimento di rivendicazioni particolari. Su un’evasione, perché quanto più si rimanda, durante una guerra vittoriosa, la soluzione delle questioni di fondo, tanto più forte diventa la posizione della potenza dinamica sul piano militare e su quello psicologico. La sconfitta totale del nemico elimina, se non altro, un peso sulla bilancia, e pone la potenza statica di fronte all’alternativa di una resa o di una guerra contro l’ex alleato, la cui posizione relativa è migliorata per la sconfitta del nemico. La potenza statica, quindi, cercherà di imporre la definizione degli obiettivi di guerra nella fase più precoce possibile del conflitto, mettendo sul suo piatto, in sostanza, il peso o la paura del nemico. Finché il solco tra l’alleato dinamico e il nemico comune resta sufficientemente ampio, il desiderio di vittoria o il timore di vendetta può bastare a imporre la concordia. Questo era il disegno di Metternich nella campagna diplomatica conclusasi con l’ingresso dell’Austria nella coalizione, e questa doveva restare la sua linea politica per tutta la guerra. Tutto all’opposto, la potenza dinamica tenterà di rimandare una sistemazione definitiva il più a lungo possibile; e in questo sforzo avrà tutti i vantaggi dalla sua. Se insisterà sul fatto che gli accordi finali devono dipendere dalla situazione militare, tenderà a provocare una guerra totale, che crei un vuoto di potere mediante l’annientamento del nemico; e quanto più grande sarà il vuoto, tanto più grave apparirà l’alterazione dell’equilibrio e più «naturali» le aspirazioni non limitate. Solo una pace separata può essere di ostacolo, ma la potenza statica troverà sempre grande difficoltà, sul piano psicologico se non materiale, a concludere la guerra violando i trattati vigenti, poiché il vero obiettivo per cui si batte, la stabilità, dipende proprio dal riconoscimento dell’inviolabilità dei rapporti internazionali”” (pag 107-108) [Henry Kissinger, L’Europa ridisegnata dalla democrazia. Metternich, Castlereagh e il problema della pace’, Edizioni Le due rose, Milano, 2019]”,”RAIx-406″
“KITAIGORODSKIJ A.I.”,”Ordine e disordine nel mondo degli atomi.”,”””Si potrebbero citare innumerevoli esempi atti a illustrare questa lotta tra ordine e disordine. Dobbiamo concludere che siamo di fronte a una legge della natura che si esprime nel compromesso tra due tendenze opposte, cioè tra una tendenza verso l’ ordine (raggiungimento dell’ equilibrio stabile), da una parte, e una tendenza verso il disordine (raggiungimento della distribuzione più probabile caratteristica delle particelle in moto termico), dall’ altra””. (pag 170)”,”SCIx-177″
“KITSIKIS Dimitri”,”L’ empire ottoman.”,”KITSIKIS D è professore all’ Università di Ottawa. Differenza tra decadenza e declino: Raymond ARON diceva che “”la decadenza suggerisce dei giudizi di valore…, il declino indica semplicemente un rapporto di forze””. (cit rec libro di J. NYE, La leadership americain: quand les regles du jeu changent’, PU NANCY. 1992, Pol Etrang 2.1993)”,”TURx-016″
“KIZNY Tomasz, Con testi di Norman DAVIES Jorge SEMPRUN Sergej KOVALEV”,”Gulag.”,”Tomasz Kizny, fotografo e giornalista polacco, dopo l’entrata in vigore della legge marziale nel 1981, è stato uno dei fondatori di Dementi, associazione clandestina di fotografi indipendenti. Dal 1986 ha raccolto le testimonianze dei vecchi prigionieri di guerra polacchi tornati in patria dopo la morte di Stalin. Dopo la caduta del regime sovietico ha viaggiato su tutto il territorio dell’ex Unione Sovietica alla ricerca di ricordi e tracce di quello che costituiva un mondo a parte, quella terra sperduta nel mezzo dell’immensità sovietica: Il Gulag. Vive e lavora a Parigi.”,”RUSS-106-FL”
“KLÄR Karl-Heinz”,”Der Zusammenbruch der Zweiten Internationale.”,”KLÄR Karl-Heinz (1947) studia storia sociologia scienze politiche e romanistica a Saarbrucken e a Bonn.”,”INTS-044″
“KLEEBLATT Norman L. a cura; scritti di Paula E. HYMAN Benjamin F. MARTIN Micheal R. MARRUS Phillip Dennis CATE Linda NOCHLIN Susan Rubin SULEIMAN Michael BURNS”,”L’affare Dreyfus. La storia, l’opinione, l’immagine.”,”L’autore è direttore del Jewis Museum di New York.”,”EBRx-005-FSD”
“KLEHR Harvey HAYNES John Earl ANDERSON Kyrill M.”,”The Soviet World of American Communism.”,”Harvey Klehr is Andrew W. Millon Professor of Politics and History at Emory University. John Earl Haynes is 20th Century PoliticalHistorian at the Library of Comgress. Kyrill M. Anderson is director of the Russian Center for the Preservation and Study of Documents of Recent History. List of Documents Reproduced in Facsimile, Preface, Acknowledgments, A Note on the Documents, Glossary of Individuals and Organization, Chronology of American Communism, Introduction, Appendix, Selected Readings, Index,”,”MUSx-009-FL”
“KLEHR Harvey HAYNES John Earl FIRSOV Fridrikh Igorevich”,”The Secret World of American Communism.”,”Harvey Klehr is Andrew W. Millon Professor of Politics and History at Emory University. John Earl Haynes is 20th Century PoliticalHistorian at the Library of Comgress. Fridrikh Igorevich Firsov is formerly head of the Department of Publications of documents of the Communist movement at the Russian Center for the Preservation and Study of Documents of recent History. List of Documents Reproduced in Facsimile, Preface, Acknowledgments, A Note on the Documents, Glossary of Individuals and Organization, Chronology of American Communism, Introduction, Appendix, Selected Readings, Index,”,”MUSx-010-FL”
“KLEIN Fritz a cura”,”Neue Studien zum Imperialismus vor 1914.”,”Saggi di Sigrid WEGNER-KORFES Heinz LEMKE Jurgen HELL Fritz KLEIN Karlheinz SCHÄDLICH Wolfgang KLEIN I.J. BURLINGAS I.A. BELJAVSKAJA”,”RAIx-137″
“KLEIN Naomi”,”Shock Economy. L’ ascesa del capitalismo dei disastri.”,”KLEIN Naomi è l’autrice del bestseller ‘No Logo’. Ha una rubrica sul Guardian e su The Nation. “”Quando Friedrich von Hayek, santo patrono della Scuola di Chicago, andò in visita in Cile nel 1981, ricevette un’impressione così favorevole di Augusto Pinochet e dei Chicago Boys che, appena tornato in patria, si sedette e scrisse una lettera alla sua amica Margaret Thatcher, primo ministro del Regno Unito. Le consigliò caldamente di prendere il Paese sudamericano a modello per trasformare l’economia della Gran Bretagna, improntata al keynesianismo. La Thatcher e Pinochet sarebbero poi diventati amici per la pelle, e l’ex primo ministro avrebbe fatto visita all’anziano generale mentre era agli arresti domiciliari in Inghilterra, accusato di genocidio, tortura e terrorismo. Il primo ministro britannico conosceva bene quello che definiva “”il grande successo dell’economia cilena””, descrivendolo come “”un ottimo esempio di riforma economica da cui possiamo imparare molto””. Eppure, malgrado l’amimrazione che nutriva per Pinochet, quando Hayek le suggerì di emulare le sue politiche di shockterapia, la Thatcher non fu affatto persuasa. Nel febbraio 1982, il primo ministro illustrò il problema, senza giri di parole, in una lettera al suo guru intellettuale: “”Sono certa che converrà con me che, in Gran Bretagna, con le nostre istituzioni democratiche e la necessità di un elevato margine di consenso, alcune misure adottate in Cile risulterebbero del tutto inaccettabili. La nostra riforma dovrà essere in linea con le nostre tradizioni e la nostra Costituzioen. A volte il processo sembrerà dolorosamente lento””. (pag 151)”,”USAQ-059″
“KLEIN Maury”,”Le Krach de 1929.”,”KLEIN Maury è professore di storia nell’Università di Rhode Island. E’ autore di opere sull’industria e i grandi imprenditori”,”USAE-071″
“KLEIN Claude”,”Israele. Lo Stato degli Ebrei.”,”Claude Klein insegna all’Università di Gerusalemme e all’Istituto superiore d’amministrazione di Tel Aviv. Sui temi trattati in questo libro ha pubblicato: Essai sur le sionisme aujourd’hui, La Découverte e La démocratie d’Israël,”,”VIOx-064-FL”
“KLIBANOV Aleksandr Il’ic, a cura di Valdo ZILLI”,”Storia delle sette religiose in Russia. Dagli anni ’60 del XIX Secolo al 1917.”,”Questa storia illustra il mondo multiforme delle sette russe nel periodo dell’emancipazione dei contadini (1861) alla Rivoluzione d’Ottobre; presenta quindi una realtà generalmente poco nota al lettore italiano per mancanza di informazione. Aleksandr Il’ic Klibanov è il maggior specialista sovietico della storia dei movimenti ereticali russi, stimato ed apprezzato per le sue ricerche sia in patria che all’estero. L’indagine è svolta in chiave rigorosamente marx-leninista, quindi talvolta giunge a giudizi discutibili secondo altro orientamento.”,”RUSx-142-FL”
“KLIMOV Youri”,”La création des fondements économiques du socialisme en URSS (1925-1932).”,”Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”RUSU-004-FAP”
“KLINE Morris a cura di CONTE Alberto”,”Storia del pensiero matematico. Volume I. Dall’antichità al Settecento.”,”Fin dalla prima edizione inglese del 1972, l’opera di KINE-M è stata salutata come la più importante, autorevole ed esauriente storia della matematica apparsa nel dopoguerra. Costruita con l’intento di presentare le idee oltre che i protagonisti, questa storia copre un arco temporale vasto che va dalla MESOPOTAMIA ad EUCLIDE, da FIBONACCI (PISANO Leonardo) alla invenzione del calcolo infinitesimale, da GAUSS-CF a POINCARE’-H. Ha un’appendice dedicata agli sviluppi più recenti, scritti appositamente per la prima edizine italiana del 1991. KLINE-M é professore emerito al Courant Institute of Mathematical Sciences della Università di NEW YORK, ed è uno dei più eminenti matematici contemporanei.”,”SCIx-087″
“KLINE Morris”,”Mathematical Thought from Ancient to Modern Times. Vol. I.”,”Morris Kline is Professor of Mathematics, Emeritus, at the Courant Institute of Mathematical Sciences, New York University, where he directed the Division of Electromagnetic Research for twenty years. He is the author of many books, including Mathematics: The Loss of Certainty and Mathematics and the Search for Knowledge. Preface to the Three-Volume, Paperback Edition, Preface, Figure, Abbreviations, Publisher’s Note, Bibliography, Name index, Subject Index,”,”SCIx-206-FL”
“KLINE Morris”,”Mathematical Thought from Ancient to Modern Times. Vol. II.”,”Morris Kline is Professor of Mathematics, Emeritus, at the Courant Institute of Mathematical Sciences, New York University, where he directed the Division of Electromagnetic Research for twenty years. He is the author of many books, including Mathematics: The Loss of Certainty and Mathematics and the Search for Knowledge. Preface to the Three-Volume, Paperback Edition, Preface, Figure, Abbreviations, Publisher’s Note, Bibliography, Name index, Subject Index,”,”SCIx-207-FL”
“KLINE Morris”,”Mathematical Thought from Ancient to Modern Times. Vol. III.”,”Morris Kline is Professor of Mathematics, Emeritus, at the Courant Institute of Mathematical Sciences, New York University, where he directed the Division of Electromagnetic Research for twenty years. He is the author of many books, including Mathematics: The Loss of Certainty and Mathematics and the Search for Knowledge. Preface to the Three-Volume, Paperback Edition, Preface, Figure, Abbreviations, Publisher’s Note, Bibliography, Name index, Subject Index,”,”SCIx-208-FL”
“KLINKHAMMER Lutz”,”L’ occupazione tedesca in Italia 1943 – 1945.”,”L’A, nato nel 1960 a Treviri, è stato borsista presso l’Istituto storico germanico di Roma ed è attualmente ricercatore all’Univ di Colonia. Il libro è pubblicato contemporaneamente dall’Editore Niemeyer di Tubinga. Il libro offre una ricostruzione storica del periodo in cui l’IT viene a trovarsi nella paradossale condizione di ‘alleato occupato’. La peculiarità di questa condizione determinò la forma del dominio tedesco in IT che l’A definisce “”policrazia”” individuando con questo termine la rivalità e concorrenza tra più centri di potere largamente autonomi nel Reich. Questo concetto utilizzato per lo studio del funzionamento del regime nazista, è qui applicato alla politica estera e dà risultati ritenuti”,”GERQ-004″
“KLINKHAMMER Lutz FIORILLO Maurizio MARZINOT Federico LEVI Guido JAUFFRET Jean-Charles BATTIFORA Paolo MELLINATO Giulio MANZARI Giuliano CABONA Danilo, testimonianze di Dario NOLI Giuseppe NOBERASCO Manfredo MANFREDI Lorenzo PAGGI Lorenzo TRIONFI Giorgio RIGHETTI”,”Salvare i porti. Genova e altri scali mediterranei nelle fase finali della Seconda guerra mondiale.”,”Contiene: Il ruolo delle Sap nel salvataggio del porto di Genova (pag 363-369) Sap Squadre di azione patriottica: Squadre d’Azione Patriottca – SAP Le Squadre di azione patriottica (SAP) nascono su iniziativa delle brigate Garibaldi nell’estate del 1944. Hanno il compito di sviluppare il «coinvolgimento popolare nella guerra di liberazione, nelle città e nelle campagne» (R. Sandri, Squadre di azione patriottica, in E. Collotti, R. Sandri, F. Sessi, Dizionario della Resistenza, Torino, Einaudi, 2006, p. 459). Dirette quindi a organizzare le masse, soprattutto in vista dell’insurrezione generale, le SAP si sviluppano soprattutto all’interno dei luoghi di lavoro – in particolare, le fabbriche e le campagne – e secondo Longo (agosto 1944, cit. ibidem), costituiscono «la riserva ausiliaria territoriale delle “brigate d’assalto Garibaldi” e delle brigate gap»; sono un’«organizzazione unitaria di massa» e non prevedono un inquadramento costante nei reparti partigiani, ma un’attività quotidiana nei luoghi consueti della vita dei singoli. «Il campo d’azione – scrive sempre Longo, vicecomandante del CVL – delle sap è vastissimo: dalla difesa collettiva armata contro i soprusi e le violenze tedesche e fasciste per impedire la requisizione del grano, degli altri prodotti agricoli e del bestiame […] a una azione costante di sabotaggio delle vie di comunicazione […]. Compito precipuo delle sap è quello di assicurare la protezione delle manifestazioni popolari di massa e di sviluppare forme audaci di propaganda e di mobilitazione delle masse per la battaglia insurrezionale». Le SAP sono dunque il tramite fra la città e la montagna, tra chi combatte e la popolazione. Fungono, inoltre, da “riserva” per i partigiani alla macchia e infatti provvedono all’addestramento e alla preparazione di coloro che vogliono entrare nelle formazioni. In realtà, con il passare dei mesi, anche le SAP si organizzano in reparti: nell’autunno del 1944 tra Emilia Romagna, Liguria, Piemonte, Lombardia e Triveneto vengono costituite 50 brigate. Nell’inverno 1944-45 le SAP hanno compiti di collaborazione logistica con le brigate in montagna e ne curano la “pianurizzazione” in Piemonte, Veneto e Friuli, continuando però a operare anche nella guerriglia. Anche le formazioni GL e Matteotti sviluppano strutture simili alle SAP garibaldine, e talvolta le varie formazioni si uniscono per un coordinamento più efficace. Le azioni di sabotaggio, le manifestazioni, gli scioperi organizzati dalle SAP proseguono fino all’insurrezione nazionale, nella quale le squadre «hanno un grande peso – sovente decisivo – […] prima che scendano nelle città e nelle pianure le brigate partigiane di montagna o arrivino le colonne angloamericane» (Ivi, p. 461). (http://www.anpi.it/storia/194/squadre-dazione-patriottca-sap)”,”ITAR-278″
“KLITSCHE DE LA GRANGE Teodoro”,”Il doppio Stato.”,”KLITSCHE DE LA GRANGE T. giurista, politologo, avvocato, direttore del trimestrale di cultura politica ‘Behemoth’ e collaboratore di riviste di politica e diritto (tra le quali ‘Nuovi studi politici’, ‘Il Consiglio di Stato’, ‘Il Foro Amministrativo’, ‘Catholica’, Ciudad des los Césares’, ‘La Gironda). Ha pubblicato di recente con altri autori ‘Lo specchio infranto’ (Roma, 1998), ‘Il Salto di Rodi’ (Roma, 1999).”,”TEOP-369″
“KLOCZOWSKI Jerzy a cura; saggi di Zygmunt SULOWSKI Urszula BORKOWSKA Aleksandra WITKOWSKA Eugeniusz WISNIOWSKI Stanislaw LITAK Wieslaw MÜLLER Ludomir BIENKOWSKI Hanna DYLAGOWA Ewa JABRONSKA-DEPTULA Daniel OLSZEWSI Ryszard BENDER Lidia MÜLLEROWA e Adam STANOWSKI”,”Storia del cristianesimo in Polonia.”,”Sulla Seconda guerra mondiale il capitolo 13: Gli anni della guerra e dell’occupazione (1939-1945), di Lidia Müllerowa e Adam Stanowski (pag 443-472)”,”POLx-001-FSD”
“KLOOSTERMAN Jaap FAVRETTO Ilaria CARTARIUS Ulrich BIDUSSA David VAZQUEZ DE PARGA Margarita SIERRA BARCENA Carmen GIUVA Linda CARTOCCI Barbara CAGIANO Paola GERARDI Elvira DOLATOWSKI Elrun MEIBURG Anette CANAVAGGIO Perrine”,”Archivi storici dei partiti politici in Europa: tutela e conservazione.”,”Convegno internazionale, Roma, 13 e 14 dicembre 1996. Testi in prevalenza, in ordine decrescente, in italiano, spagnolo, francese, inglese. “”In Germania esiste una sorta di tutela pubblica nei confronti degli archivi dei partiti politici attraverso il finanziamento statale alle Fondazioni che li conservano. Quattro partiti politici dispongono di un servizio d’ archivio presso le fondazioni. Il partito socialdemocratico (SPD) conserva i suoi archivi presso la Fondazione Friedrich-Ebert a Bad Godesberg (a partire dal 1950, poiché gli archivi antichi, requisti dai nazional-socialisti nel 1933, e in seguito parzialmenti messi al riparo all’ estero, nel 1938 furono venduti all’ Istituto di storia sociale di Amsterdam).”” (pag 12)”,”ARCx-022″
“KLOOSTERMAN Jaap LUCASSEN Jan”,”Rebels with a cause. Five centuries of social history collected by the IISH.”,”KLOOSTERMAN Jaap LUCASSEN Jan sono senior staff members dell’IISH. Contiene riproduzioni di molte copertine o frontespizi di libri rari, prime edizioni ecc:”,”ARCx-043″
“KLOTZ Henry”,”La Russie des soviets. Faits et documents.”,”L’A vuole scoprire “”cosa c’è di vero nella formula: Il Comunismo, ecco il nemico””. Nella bibliografia cita l’ opera di TOUCHATCHEVSKY, La campagne au delà de la Vistule, Moscou e ZAGORSKY, Vers le Socialisme o vers le Capitalisme? Prague 1927 “”Lenin considerava che “”La rivoluzione sociale in un paese come la Russia che possiede un’infima minoranza di proletariato operaio e un’enorme maggioranza di piccoli contadini, non può avere successo definitivo che a condizione dell’ appoggio dato a tempo in uno o più paesi avanzati”” (1). La Rivoluzione in Russia gli appariva come un ‘semplice’ “”‘prologo’ alla rivoluzione socialista mondiale””; ma egli proclama che… “”La Rivoluzione Russa non può essere vinta perché non può essere vinta la rivoluzione proletaria internazionale”” (2). (1) Lenin, Rapporto sulla crisi degli approvvigionamenti al X Congresso del Partito, 1921. Opere XVIII, pag 133-137 (Fr) 2) Lenin, Lettera d’ addio agli operai svizzeri, prima della sua partenza per la Russia nell’ aprile 1917″,”RIRO-306″
“KLOTZBACH Kurt”,”Bibliographie zur Geschichte der deutschen Arbeiterbewegung, 1914-1945. Sozialdemokratie, Freie Gewerkschaften, Christlich-Soziale Bewegungen, Kommunistische Bewegung und linke Splittergruppen. Mit einer forschungsgeschichte Einleitung.”,”I maggiori riferimenti nell’ indice sono per Hermann Weber. Euro 40″,”MGEK-087″
“KLUG Ekkehard”,”Die “”Gruppe des Demokratischen Zentralismus”” und der 10. Parteitag der KPD(B) im März 1921.”,”Sul ruolo di Sapronov in Ucraina vedere A. Oppenheim ‘Sapronov, Timofei Vladimirovich (1887-1939)’, in: ‘The modern Encyclopedia of Russia and Soviet History’, (MERSH) ed. J.L. Wieczynski, Band 33, Gulf Breeze, 1983, s. 98-100 Vedi elenco volumi descrizione intera opera Mersh in extratext”,”RIRO-472″
“KLUGE Ernfried Eduard”,”Die Russische Revolutionäre Presse in der zweiten Hälfte des neunzehnten Jahrhunderts, 1855-1905.”,”Su 100 persone perseguite dalla polizia per questioni politiche: Origine sociale: 1827-1846: nobili 79; borghesi e contadini 21; altri 0 1884-1890: nobili 36; borghesi e contadini 46; altri 18 1901-1903: nobili 10; borghesi e contadini 80; altri 10 1905-1908: nobili 9; borghesi e contadini 87; altri 4 Occupazione: 1827-1846: – – – – 1884-1890: Contadini 7; Operai 15; Intellettuali 73; Altri 5 1901-1903: Contadini 9; Operai 46; Intellettuali 36; Altri 9 1905-1908: Contadini 24; Operai 73; Intellettuali 28; Altri 1. (Fonte: Arthur W. JUST, Die Presse der Sowjet Union (Zeitung und Zeit, Bd. I, Berlin 1931, s. 7) (pag 18)”,”RIRx-114″
“KLUGMANN James”,”History of the Communist Party of Great Britain. Volume 1. Formation and early years, 1919-1924.”,”La Social Democratic Federation e la Social League degli anni 1880 furono un altro passo avanti. La loro formazione significò che organizzazioni della classe operaia definite marxiste nacquero in Gran Bretagna. Con il passaggio dal vecchio al nuovo secolo fu fondato il Socialist Labour Party (SLP). E il SDF, il più importante dei gruppi marxisti, divenne il Social Democratic Party (SDP) e poi si allargò nel British Socialist Party (BSP). (…) Il Communist Party of Great Britain, GBPC, che continuò tutto ciò che c’era di meglio nella tradizione militante del radicalismo britannico e nel movimento operaio, fu fondato per andare incontro a quei bisogni. (pag 70-71)”,”MUKx-108″
“KLUGMANN James”,”History of the Communist Party of Great Britain. Volume 2. The General Strike, 1925-1926.”,”Ruolo BBC contro scioperanti: “” La BBC già martedì 4 maggio, divenne un’ aperta arma di propaganda del Governo, emettendo continui fiumi di attacchi contro gli scioperanti, appellandosi ai crumiri e distorcendo le voci del mitico ritorno al lavoro. Sebbene non ancora ufficialmente una pubblica corporation, essa fu messa, (…) al servizio del Governo Tory (…)””. (pag 121)”,”MUKx-116″
“KLUGMANN James”,”History of the Communist Party of Great Britain. Volume II. 1925-1927: The General Strike.”,”James Klugmann’s History of the Communist Party of Great Britain is a work of meticulous research. With the Communist Party as principal protagonist, this in much more than the history of a single party-it embraces the life, policies and conflicts of the Labour Movement from the 1920s onwards. Volume 2 is about the General Strike of 1926- what led up to it and the Strike itself, including a detailed examination of the policies, successes and failings of the Communists and the militant left generally. There is, too, an examination in depth of the Communist Party’s anti-imperialist propaganda and agitation of that period, and of its methods of organisation. Preface, Chapter I: Appendix n.2, Chapter II: Appendix n. 9, Chapter IV: Appendix n.3, Chapter V: Appendix n.3, Notes, Index,”,”MUKx-009-FL”
“KLUGMANN James”,”History of the Communist Party of Great Britain. Formation and Early Years, 1919-1924. Volume I.”,”James Klugmann’s History of the Communist Party of Great Britain is a work of meticulous research. With the Communist Party as principal protagonist, this in much more than the history of a single party-it embraces the life, policies and conflicts of the Labour Movement from the 1920s onwards. Volume 2 is about the General Strike of 1926- what led up to it and the Strike itself, including a detailed examination of the policies, successes and failings of the Communists and the militant left generally. There is, too, an examination in depth of the Communist Party’s anti-imperialist propaganda and agitation of that period, and of its methods of organisation. Preface, Chapter I: Appendix n.1, Chapter II: Appendix n.4, Chapter III: Appendix n.8, Notes, Index,”,”MUKx-012-FL”
“KNEI-PAZ Baruch”,”The Social and Political Thought of Leon Trotsky.”,”KNEI-PAZ Baruch fa parte de The Hebrew University of Jerusalem. Tra le fonti primarie ha utilizzato il Byulletin Oppozitsii, il giornale organo politico e ideologico principale di TROTSKY tra il 1929 e il 1940. Molti scritti teorici apparvero su questo giornale e molti numeri furono scritti quasi interamente da lui. In totale furono pubblicati 87 numeri ma alcuni erano numeri doppi. Il numero attuale di esemplari separati è di 65. Il giornale fu gestito da Leon SEDOV fino alla sua morte avvenuta nel 1938, e curato dallo stesso TROTSKY. Gli ultimi quattro numeri apparvero dopo la morte di TROTSKY. Una ristampa completa fu ripubblicata nel 1973 dalla Monad Press di New York (è una riproduzione in quattro volumi dei numeri originali russi). E ciò ha reso disponibile il bollettino per la prima volta. Ha inoltre il vantaggio di identificare tutti gli articoli di TROTSKY originariamente apparsi sotto pseudonimi). (pag 602-603)”,”TROS-088″
“KNEI-PAZ Baruch”,”Trockij: rivoluzione permanente e rivoluzione dell’arretratezza.”,” Tesi dell’autore: Trotsky lupo solitario in campo politico come in quello teorico praticamente per tutto il corso della sua vita. Egli cominciò la sua carriera di rivoluzionario da isolato, e allo stesso modo l’avrebbe conclusa (pag 137) Anche nel periodo tra il 1917 e il 1923 Trotsky rivelò la sua incapacità di lavorare insieme con gli altri. Fu costantemente in conflitto con Lenin, sia con i bolscevichi su una serie di problemi politici e teorici: la condotta della guerra civile, i negoziati di Brest-Litovsk, l’invasione della Polonia, lo status dei sindacati, e, all’inizio l’introduzione della Nep. (pag 138) L’incontro di Trotsky con Parvus e le sue idee (pag 142) Teoria dell’ arretratezza (pag 147) [rapporti tra società avanzate e arretrate] Trotsky concepiva la teoria della rivoluzione permanente – cioè dell’arretratezza.- come l’unica soluzione possibile, l’unico modo di realizzare la modernizzazione (pag 152) La rivoluzione permanente si impernia su tre temi di fondo: il ruolo delle masse contadine in una rivoluzione operaia, gli aspetti borghesi della rivoluzione e la sua evoluzione verso una fase socialista o collettivistica, l’importanza della rivoluzione mondiale (pag 154) Alleanza temporanea interessi operai e contadini (pag 155) Questione transizione da rivoluzione borghese a socialista La rivoluzione per Trotsky è un processo di “”trasformazione””, di sviluppo continuo e non si realizza attraverso il salto di questa o quella fase (pag 157) Analogamente, nell’introduzione del libro (La rivoluzione permanente), egli sosteneva che, alla domanda: “”Lei crede davvero che la Russia sia già matura per una rivoluzione socialista?””, fosse necessario rispondere “”invariabilmente”” : no. “”Ma l’economia mondiale, e in particolare l’economia europea sono perfettamente mature per questa rivoluzione. La dittatura del proletariato in Russia ci porterà o no al socialismo? Con quali ritmi e attraverso quali fasi? Tutto ciò dipenderà dall’avvenire del capitalismo europeo e mondiale”” (ibid.) (pag 159) Marx. “”Non è molto chiaro – bisogna dire- che cosa Marx intendesse in realtà trasmettere ai suoi primi seguaci russi negli ultimi anni della sua vita, quando cominciò, seppure in modo sporadico, a prestare attenzione alle prospettive di trasformazione sociale e di rivoluzione in Russia (2). Nei suoi primi scritti, non meno che nel ‘Manifesto del Partito comunista’, Marx aveva affermato che il modo di produzione capitalistico stava diventando universale attraverso lo stesso processo di penetrazione nelle società arretrate non europee: «Il bisogno di sbocchi sempre più estesi per i suoi prodotti spinge la borghesia per tutto il globo terrestre» ed essa «trascina nella civiltà anche le nazioni più barbare» (3). Tuttavia, quando nel 1877 il populista russo N.K. Michailovskij pubblicò un saggio nel quale a Marx veniva attribuita l’opinione che in Russia il socialismo avrebbe potuto affermarsi solo dopo che vi si fosse pienamente sviluppato il capitalismo, Marx reagì aspramente e accusò Michailovskij di distorcere le sue opinioni, arrivando a «trasformare il mio schizzo storico della genesi del capitalismo nell’Europa occidentale in una teoria storico-filosofica della marcia generale fatalmente imposta a tutti i popoli, indipendentemente dalla circostanze storiche nelle quali essi si trovano» (4). La risposta di Marx indicava chiaramente come egli prevedesse per la Russia la possibilità di un’evoluzione storica diversa da quella che si era verificata per la prima volta in Occidente; anzi prospettava l’ipotesi che, in linea di principio, la Russia avesse «la più bella occasione che la storia abbia mai offerto a un popolo» di evitare «tutte le inevitabili peripezie del regime capitalistico» (5). Alla stessa prospettiva Marx si riferì, nel 1881, rispondendo a una richiesta di orientamenti e consigli rivoltagli da Vera Zasulic: citando l’edizione francese del ‘Capitale’, egli scriveva che «la fatalità storica» dello sviluppo del capitalismo è «espressamente limitata ai ‘paesi dell’Europa occidentale’» (6). Le idee di Marx erano tuttavia rese più complicate dal fatto che egli sembrava considerare la ‘obscina’ (la tradizionale comune di villaggio russa) come l’unico «punto di appoggio della rigenerazione sociale in Russia» e quindi per una transizione al socialismo. Temeva invece – come scrisse- «le influenze deleterie [cioè, le intromissioni capitalistiche] che l’assalgono da tutte le parti» e possono portarla alla dissoluzione» (7). Dava perciò l’impressione di dubitare della vitalità della comune come forma di organizzazione sociale e, conseguentemente, delle alternative non capitalistiche che si aprivano alla Russia. Al tempo stesso, pur continuando a considerare la prospettiva di una rivoluzione in Russia, in consonanza con una più o meno simultanea «rivoluzione operaia in Occidente», la considerava suscettibile di utilizzare la comune come «punto di partenza per un’evoluzione comunista» (8). Nell’ultimo decennio, del secolo – come avrebbe osservato Engels (9) – «gli antichi istituti sociali della vita agraria russa non solo [avevano perduto] valore, ma [stavano diventando] un inciampo», tanto che Plechanov, allora il maggiore esponente del marxismo russo, analizzando le forze che contrastavano lo sviluppo del socialismo in Russia, era giunto alla conclusione che non si potesse fare alcun affidamento per il futuro sulla comune agricola (10)”” (pag 140-141) [Baruch Knei-Paz, Trockij: rivoluzione permanente e rivoluzione dell’arretratezza’, (in) ‘Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’, Torino, 1980] [(2) Per gli scritti di Marx sulla Russia cfr. ‘Marx and Engels: The Russian Menace to Europe’, a cura di P. Blackstock e B. Hoselitz, London, 1953; (3) K. Marx e F. Engels, ‘Manifesto del Partito comunista’, in Id, Opere, vol. 6, pp. 489-90; (4) K. Marx, ‘Lettera alla redazione degli “”Otecestvennye Zapiski””, novembre 1877, in K. Marx F. Engels e V.I. Lenin, ‘Sulle società precapitalistiche’, a cura di M. Godelier, Milano, 1970, p. 286; (5) Ibid. p. 285; (6) Ibid., p. 278; (7) Ibid. Cfr. anche la prefazione all’edizione russa del 1882 del ‘Manifesto’, in Opere, vol. 6, pp. 662-65; (8) Ibid. p. 663; (9) Cfr. le lettere di Engels a Danielson del 1891-93 e in particolare quella del 15 marzo 1892: la si veda in K. Marx F. Engels, ‘India, Cina, Russia’, a cura di M. Maffi, Milano, 1960, p. 260; (10) G.V. Plechanov, ‘Socializm i politiceskaja bor’ba’, in Socinenija, Moskva, 1923-27, vol. 2]”,”TROS-285″
“KNIGHT Amy”,”Ascesa e caduta del capo della polizia di Stalin.”,”Amy KNIGHT è ricercatrice presso la Library of Congress di Washington e insegna all’Univ di Princeton. Ha pubblicato un’importante monografia sulla polizia politica sovietica: -The KGB: Police and Politics in the Soviet Union. UNWIN HYMAN”,”RUSS-019″
“KNIGHT Ian”,”Colenso 1899. La guerra boera nel Natal.”,”La guerra anglo-boera è stata la maggiore tra le campagne coloniali britanniche del XIX secolo. Fu solo nel 1902 che anche gli ultimi guerriglieri boeri furono sottomessi lasciando uno strascico di risentimenti destinato a prolungarsi per buona parte del XX secolo. A tale proposito viene ricordato l’ episodio dell’ ultima rivolta boera nel 1914 in piena Grande Guerra, che contrappose nel corso di una guerra civile, boeri filotedeschi o nazionalisti contro ‘uitlanders’ e boeri capeggiati dai vecchi leader del 1899.”,”QMIx-078″
“KNIGHT Ian”,”Rorke’s Drift 1879. “”Come topi in trappola””.”,”Per gli inglesi, la vittoria a Rorke’s Drift parve ancora più significativa dopo il trauma di Isandlwana, e la battaglia assunse presto un significato che superava largamente la sua reale importanza strategica. Essa dimostrò che quando il dado era tratto, ci si poteva ancora fidare del comune soldato britannico. La “”sottile linea rossa”” (la leggendaria capacità della fanteria britannica di respingere nemici numericamente superiori, iniziata a manifestarsi durante le guerre napoleoniche, venne immortalata nel 1854, quando i giornali utilizzarono l’ espressione citata dall’ autore per descrivere l’ impresa degli Argyll & Sutherland Highlanders a Balaclava, N.d.C.) aveva fatto il suo dovere””.”,”QMIx-081″
“KNIGHT Ian CASTLE Ian”,”La guerra zulù 1879.”,”””Le perdite fra i difensori furono le più late mai subite dall’ esercito inglese per mano di un nemico indigeno. Non sopravvisse nemmeno un uomo delle sei compagnie del 24°. Dei 1700 uomini che si trovavano nell’ accampamento la matitna del 22 gennaio, sopravvissero soltanto 60 bianchi e 400 neri. Nel frattempo, Lord Chelmsford continuò a non sapere nulla del disastro fino a che non fu tutto finito.”” (pag 54)”,”QMIx-147″
“KNIGHT Stephen”,”The Brotherhood. The Secret World of the Freemasons.”,”KNIGHT Stephen è uno scrittore freelance. Wikip. Attualmente la documentazione storica accertata non consente di ricostruire con precisione le origini dell’organizzazione. Nel 1686 le logge massoniche, trasformandosi da operative a speculative, aprirono i portali della conoscenza iniziatica anche ai non appartenenti alla professione muratoria[3]. Non considerando gli atti ufficiali della nascita della massoneria moderna nel 1717, sono conosciuti come sicuri solo dei rari documenti che precedono il 1717 e comunque non prima della seconda metà del XVII secolo[4] . La vaghezza di questa documentazione è da addebitare alla segretezza che allora i massoni davano ai lavori di loggia. I più attendibili storici della massoneria non confermano che tale segretezza avesse motivazioni diverse da quella del carattere iniziatico di questa massoneria. Tale carattere non differisce da quello delle società iniziatiche anche antiche, essendo l’iniziazione un aspetto sostanzialmente comune a tutte le culture umane anche se con diversi scopi e cerimoniali. In ambito massonico le radici ideali della massoneria vengono fatte risalire alla costruzione del tempio di Salomone e in termini storici essa viene ritenuta derivante dalle corporazioni o gilde di muratori del Medioevo. Tuttavia nessun storico da valore alla fantasiosa tesi che l’associazione risalga addirittura ai tempi di Salomone; e non esistono neppure documenti, storicamente accertati, che dimostrino la continuità le corporazioni medioevali e le logge massoniche di cui si è accertata l’esistenza nella seconda metà del XVII secolo. A motivo della mancanza di documenti relativi alla massoneria sono sorte molte interpretazioni, mai dimostrate come vere, sulla sua origine. Tali interpretazioni, atte più a suggestionare che a documentare, non hanno valore storico. [5][6][7] come quella di essere una discendenza diretta dei Poveri cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone in Gerusalemme (più noti come cavalieri templari) oppure un ramo delle antiche scuole del segreto, o dei Collegia fabrorum romani, o una conseguenza istituzionale delle corporazioni medievali di muratori, per il tramite di maestranze bizantine o italiche (tra queste, i cosiddetti Magistri comacini) operanti nell’Alto Medioevo. Nei documenti della seconda metà del XVII secolo (atti amministrativi, elenchi di nomi, date e luoghi delle riunioni) relativi ad alcune logge della Scozia e dell’Inghilterra si trovano nomi di membri di corporazioni muratorie che sembra fossero ancora operanti, pur senza l’importanza economica e sociale dei secoli precedenti; mentre rimanevano operative certe forme organizzative legate alle corporazioni di sussidiarietà e assistenza ai meno abbienti. Questi membri “”muratori”” risultavano costituire nelle liste degli affiliati alla loggia sempre una esigua minoranza rispetto agli altri, non muratori. È più corretto affermare che le logge massoniche seicentesche ammettevano esponenti delle corporazioni muratorie, piuttosto che il contrario; considerato anche il fatto che la “”loggia””, intesa come struttura associativa, non è un organismo interno alle corporazioni, ma così veniva chiamato tradizionalmente il luogo o edificio interno ai cantieri di costruzione ove si svolgevano le riunioni tecniche ed organizzative del cantiere e dove talora si ricoveravano gli strumenti di lavoro più preziosi, mentre le attività amministrative e commerciali delle corporazioni si svolgevano in sedi urbane, spesso palazzi prestigiosi, non definite logge. Gli affiliati alle logge seicentesche e settecentesche erano in gran maggioranza esponenti della nobiltà, delle libere professioni e del commercio. Non esistono documenti che possano spiegare i motivi per i quali queste persone si raggruppassero e che cosa facessero durante le riunioni. Da rari cenni documentali sembra accertato che le riunioni si svolgessero seguendo certe ritualità, di cui però non si sa nulla, per cui non è possibile affermare che ci fosse una continuità con le cerimonie svolte nelle corporazioni muratorie. Anche se alcuni documenti ufficiali delle corporazioni muratorie riportano, spesso dettagliatamente, delle cerimonie di accettazione di nuovi membri alla corporazione, nulla fa supporre che nelle logge massoniche seicentesche fossero riproposte le stesse forme cerimoniali. Infatti, mentre le cerimonie delle corporazioni erano ufficiali, quindi note a tutti, gli storici negano che esse avessero le caratteristiche della ritualità e ancor meno della segretezza o della riservatezza. Al contrario, le cerimonie massoniche erano, per il poco che si sa, prettamente rituali e segrete. La segretezza consisteva nel fatto che il cerimoniale, parole e azioni, era noto ai soli membri della loggia e che tutto ciò che faceva parte del cerimoniale, arredi, oggetti e altro, veniva o distrutto o conservato in modo inaccessibile alla fine delle riunioni. Per questo motivo nessuno, allora e oggi, sa che cosa avvenisse realmente durante le riunioni e ogni supposizione è di pura fantasia. Non ci sono prove che nei rituali massonici delle prime logge fossero presenti degli elementi esoterici, però, considerato che l’esoterismo fa parte da sempre della cultura massonica è possibile che ciò avvenisse, mentre questi elementi non si rintracciano nei documenti conosciuti delle antiche corporazioni. L’interesse per le conoscenze in ambito esoterico che nel Rinascimento ebbe grande vivacità, continuò fino al XVII e XVIII secolo, appassionando le persone più acculturate. Si può quindi supporre che nei primi rituali massonici fossero presenti elementi esoterici appartenenti agli ambiti dell’ermetico, dell’alchemica, della cabalistica, della magia, dell’astrologia e di molto altro ancora. La contiguità ideale tra le corporazioni muratorie e le prime logge massoniche trova conferma nell’elaborazione delle Costituzioni dei Liberi Muratori del 1723, quando fu dato mandato al Rev. James Anderson di stilarne il testo prendendo come riferimento ideale gli antichi manoscritti degli Statuti delle Corporazioni muratorie allora conosciuti[8]. Riferimento che sicuramente era generalizzato in tutte le spontanee logge sia della Scozia sia dell’Inghilterra. Alcune espressioni verbali e concettuali che si trovano in questi manoscritti vengono riprese nel lessico massonico. Interessante è notare che tutte queste logge sparse nel territorio della Gran Bretagna avessero aspetti che le accomunavano anche se non risulta che tra loro ci fossero collegamenti stretti e sicuramente nessuna struttura federativa. Alcune tracce documentali sembrano confermare però che singoli membri di una loggia avessero contatti con membri di altre logge e che talora ci fossero scambi di visite. La gran loggia di Londra e le Costituzioni dei liberi muratori[modifica | modifica wikitesto] Edificio (1927–1932) della sede della gran loggia Unita d’Inghilterra – Londra La taverna “”l’Oca e la Griglia”” di Londra, dove fu fondata la prima gran loggia, il 24 giugno 1717 Stampa rappresentante una Scena di massoneria, 1878 Il 24 giugno 1717 fu ufficialmente fondata a Londra la gran loggia con lo scopo di federare le logge che operavano nel distretto di Londra senza collegamenti tra loro. Purtroppo non si sono conservati gli atti di quella fondazione, ma rimangono numerosissime attestazioni di questo evento storico che segnò formalmente la nascita di quella che poi fu chiamata la massoneria moderna, per distinguerla dalla muratoria delle antiche corporazioni. La riunione di fondazione si svolse nella Taverna dell’Oca e della Graticola, con la partecipazione di tre logge londinesi e una del Westminster, The Goose and Gridiron, The Crown, The Apple Tree e The Rummer and Grapes. I nomi di tali logge venivano dai locali presso i quali ciascuna si riunivano. La Goose and Gridiron nella Ale-house in St. Paul’s Church-yard (loggia ora denominata Lodge of Antiquity No. 2); la Crown nella Ale-house in Parker’s Lane off Drury Lane; la Apple-Tree nella Tavern in Charles Street, Covent Garden (Loggia ora denominata Lodge of Fortitude and Old Cumberland No. 12); infine la Rummer and Grapes nellaTavern in Channel Row, Westminster (Loggia ora denominata Royal Somerset House and Inverness Lodge No. IV). A capo della gran loggia, con il titolo di gran maestro, fu eletto il gentiluomo Anthony Sayer. All’organismo direttivo appartenevano alcuni prestigiosi personaggi come il pastore anglicano John Theophilus Desaguliers (1683-1744), membro della Royal Society, brillante divulgatore delle teorie newtoniane e letterato ben introdotto nell’alta società londinese, Francis Scott duca di Buccleuch (1694-1751), scozzese e anche lui membro della Royal Society, Charles Lennox (1672-1723), primo duca di Richmond, primo duca di Lennox e duca d’Aubigny, figlio illegittimo del re d’Inghilterra Carlo II Stuart, Lord John Montagu 2º duca of Montagu (1690-1749) membro della Royal Society, ed anche dei borghesi, come il citato Sayer, il gentiluomo George Payne (c. 1685-1757) e il reverendo James Anderson (1684-1739), pastore presbiteriano che fu l’estensore delle costituzioni adottate il 14 gennaio 1723. La funzione della gran loggia era quella di organizzare in modo centralizzato le varie logge. Infatti già nel 1725 si trovano nelle minute della gran loggia l’adesione di molte altre logge in Bath, Bristol, Norwich, Chichester, Chester, Reading, Gosport, Carmarthen, Salford, e Warwick, e un’embrionale Provincial Grand Lodges in Cheshire e nel Galles meridionale. La gran loggia si era ormai estesa ben oltre la città di Londra. The Constitutions of the Free-Masons, 1723 Le regole costitutive della prima gran loggia massonica furono date alla stampa il 17 gennaio 1723 per comando del duca di Montagu, ex gran maestro, dopo che il manoscritto fu approvato in gran loggia e deciso di stamparlo per volontà della società, raccomandandone il loro uso nelle logge. I firmatari furono Philip, duca di Wharton, gran maestro e T. Desaguliers, deputato (cioè vice) gran maestro. Il titolo completo è The Constitution, History, Laws, Charges, Orders, Regulations, and Usages, of the Right Worshipful Fraternity of Accepted Free Masons; Collected from their General Recorlrs, and the faithful Traditions of many Ages. Titolo seguito dall’avviso:TO BE READ at the Admission of a New Brother, when the Master or Warden shall begin, or order some other Brother to read as follows (DA LEGGERE all’ammissione di un nuovo fratello, quando il maestro o il sorvegliante inizierà, o ordinerà ad un altro fratello di leggerlo come di seguito).”,”BORx-018″
“KNIGHT Amy”,”Beria. Ascesa e caduta del capo della polizia di Stalin.”,”Amy Knight è ricercatore presso la Library of Congress di Washington e insegna all’università di Princeton. Ha pubblicato un’importante monografia sulla polizia politica sovietica intitolata The KGB: Police in the Soviet Union.”,”RUSS-070-FL”
“KNIGHT Etheridge, raccolta, a cura di Roberto GIAMMANCO”,”Voci negre dal carcere.”,”Etheridge Knight è un poeta nero detenuto da lunghi anni Contiene lavoro teatrale in un tto di Clarence Harris (pag 121-122) Breve storia del penitenziario dell’Indiana (di Ertheridge Knight)”,”CONx-290″
“KNIGHTLEY Philip”,”Il dio della guerra.”,”KNIGHTLEY Philip è inviato speciale del ‘Sunday Times’. Insieme a Stephen Fay ha scritto una cronaca-inchiesta su Venezia: ‘Venezia muore’. E con B. Page e D. Leitch ‘Il caso Philby’. E’ autore pure di una biografia su T.E. Lawrence. Guerra di propaganda (pag 85-87)”,”QMIx-246″
“KNIGHTLEY Phillip”,”The First Casualty. The War Correspondent as Hero and Myth-Marker From the Crimea to Iraq.”,”Phillip Knightley was an award-winning investigative journalist with the Sunday Times for twenty years. He has written numerous books, including The Master Spy: The Story of Kim Philby, and a memoir, A Hack’s Progress. He lives in London and travels widely to write and lecture. Acknowledgments, Preface, Selected Bibliography, Notes on Sources, Index,”,”EDIx-006-FL”
“KNOPP Guido a cura; saggi di Guido KNOPP Anja GREULICH Friederike DREYKLUFT Stefan BRAUBURGER Ingeborg JACOBS Anno FRICKE Rudolf GÜLTNER”,”Tedeschi in fuga. L’ odissea di milioni di civili cacciati dai territori occupati dall’ Armata Rossa alla fine della Seconda guerra mondiale. (Tit. orig.: Die Grosse Flucht)”,”Saggi di Guido KNOPP Anja GREULICH Friederike DREYKLUFT Stefan BRAUBURGER Ingeborg JACOBS Anno FRICKE Rudolf GÜLTNER Guido KNOPP nato nel 1948, storico e giornalista ha lavorato per la Frankfurter Allgemeine ed è stato responsabile della Welt am Sonntag. Lavora alla televisione. Ha scritto vari libri pubblicati anche in Italia da Corbaccio. “”Neanche due settimane dopo, l’ S13 diede notizia di un ulteriore affondamento. Il sommergibile aveva colato a picco la Steuben, una nave-ospedale partita da Danzica e a sua volta in rotta verso occidente. Quando le segnalazioni furono avvalorate dalle verifiche, i due affondamenti furono riconosciuti a lui e al suo S13. Il comandante fu insignito dell’ “”Ordine della Bandiera Rossa””, una decorazione abbastanza diffusa visto che era stata fino ad allora conferita già altre 250 mila volte. Marinesco non ebbe invece, come aveva sperato, il titolo di “”Eroe dell’ Unione Sovietica””. Continuò a battersi accanitamente anche nei primi mesi dopo la fine della guerra per un maggiore riconoscimento dei suoi meriti, fino a quando, deluso, lasciò all’ inizio del 1946 il servizio nella marina sovietica. Non riuscì tuttavia a rifarsi una vita ordinata””. (pag 130) “”I diritti dei deportati civili furono finalmente regolati il 12 agosto 1949 con la “”Convenzione di Ginevra per la protezione delle persone civili in tempo di guerra””. (pag 238)”,”QMIS-103″
“KNOPP Guido”,”Tedeschi in fuga. L’odissea di milioni di civili cacciati dai territori occupati dall’Armata Rossa alla fine della Seconda guerra mondiale.”,”Guido Knopp storico e giornalista tedesco, è stato redattore del quotidiano ‘Frankfurter Allgemeine’ e responsabile di Welt am Sonntag. Dal 1984 dirige i servizi di storia contemporanea della televisione di stato tedesca. Per il suo lavoro ha ricevuto diversi riconoscimenti, come il Bundesverdienstkreuz. In queste edizioni sono già apparsi Complici ed esecutori di Hitler, Figli di Hitler, Tutti gli uomini di Hitler e Olocausto.”,”QMIS-004-FL”
“KNOX William a cura; saggi di Helen CORR John SAVILLE Joyce BELLAMY Margaret ESPINASSE R. PAGE-ARNOT Raymond CHALLINOR Janet DRUKER Barbara HILL Colin HOLMES Ian MacDOUGALL Barbara NEILD Murdoch RODGERS James J. SMYTH Ian WOOD”,”Scottish Labour Leaders, 1918-1939. A Biographical Dictionary.”,”Lista di collaboratori: Helen CORR, John SAVILLE, Joyce BELLAMY, Margaret ESPINASSE, R. PAGE ARNOT, Raymond CHALLINOR, Janet DRUKER, Barbara HILL, Colin HOLMES, Ian MacDOUGALL, Barbara NEILD, Murdoch RODGERS, James J. SMYTH, Ian WOOD. Bill KNOX ha studiato ad Edinburgo e poi ha compiuto gli studi di storia alla Edinburgh University dove ha completato il suo PhD con una tesi su ‘British Apprenticeship 1800-1914’ nel 1980. Ha poi lavorato come ‘research associate’ sul Labour History Biography Project alla St. Andrews University. Dal 1981 è divenuto Lecturer di storia britannica alla Heriot Watt University di Edinburgo.”,”MUKx-032″
“KNOX MacGregor”,”Destino comune. Dittatura, politica estera e guerra nell’ Italia fascista e nella Germania nazista.”,”MacGregor KNOX è Stevenson Professor of International History presso la LSE London School of Economics and Political Science. Ha scritto pure ‘La guerra di Mussolini’ (1984) e ‘Alleati di Hitler. Le regie forze armate, il regime fascista e la guerra del 1940-1943′ (2002). “”Quando Ernst Rohm, capo supremo delle SA, decise di sfidare il corpo ufficiali per garantirsi il dominio del nascente esercito di massa, Hitler colpì duro. Nel giugno 1934 fece massacrare dalle SS di Himmler Röhm e i suoi seguaci, più un certo numero di oppositori attuali o potenziali tra cui il generale in pensione Schleicher e il suo ex-vice. L’ esercito, nell’ euforia per la liquidazione della SA, sembrò non rendersi conto che erano stati eliminati anche due suoi appartenenti e che le SS rappresentavano una minaccia potenzialmente maggiore delle SA al suo monopolio della forza. Blomberg presentò il massacro ai tradizionalisti prussiani come una prova della lealtà di Hitler nei confronti dell’ esercito””. (pag 105) Idea prussiana di libertà: carriera aperta al talento. pag 212 225″,”GERQ-065″
“KNOX MacGregor”,”La guerra di Mussolini, 1939-1941.”,” MacGregor Knox (1945) ha studiato storia alle università di Harvard e di Yale. E’ stato tenente dei paracadutisti in Vietnam, e attualmente (1984) insegna storia moderna e contemporanea all’Univeristà di Rochester, New York. Molto citati nell’indice Pietro Badoglio e il maresciallo Rodolfo Graziani Le spese militari: confronto fra l’Italia e le altre potenze “”La saggezza popolare distingue giustamente fra bugie, impudenti menzogne e statistiche (che sono la cosa peggiore). I dati che seguono sono in molti casi grossolane approssimazioni. Il lettore farà dunque bene a resistere all’inevitabile, ma non di rado spuria, impressione di certezza che i numeri trasmettono. Le cifre fornite per le spese militari e statali di Italia, Francia e Gran Bretagna sono ufficiali o ricavate da dati ufficiali; quelle relative alla Germania sono stime private; i totali del reddito nazionale e del Prodotto nazionale lordo (Pnl) consistono in parte, per natura loro, di ponderate congetture. Le differenze di struttura interna dei prezzi, le complicazioni monetarie internazionali, i diversi metodi di bilancio di ciascuno dei quattro paesi, e il fatto che i dati italiani (‘eccettuato’ il reddito nazionale) sono relativi all’anno fiscale e non a quello solare, tolgono rigore al confronto. Tuttavia i dati aggregati per l’intero periodo 1935-38 forniscono pur sempre una certa misura dello sforzo nazionale. Il 1935, anno della guerra d’Etiopia e anno iniziale del riarmo in piena regola (o della mancanza del medesimo) è un buon punto di partenza. Il 1938, «ultimo anno normale», è altresì l’ultimo anno per il quale siano agevolmente accessibili i dati sul reddito nazionale francese e delle spese statali tedesche. Le cifre aggregate per il 1935-39 indicano che l’Italia conservò un margine decrescente di superiorità sull’Inghilterra (in termini di sforzo, non di cifre assolute o risultati)””. Alcuni dati attinti dalle tabelle 1 e 2. 1. Spese militari italiane totali (esercito marina, aeronautica) dal 1935-36 al 1939-40 (in milioni di lire): 1935-36: 12.184; ossia 58.2% esercito; 23.4 marina; 18.4 aeronautica 1939-40 28.141: ossia 52% esercito; 18.5 marina; 24.8 aeronautica, altri 3.9 2. Confronto fra l’Italia e le altre potenze. a) 1935-46: Italia spese militari 12.184; reddito nazionale 101.157 (milioni di lire) b) 1938-39: Italia spese militari 15.012; reddito nazionale 137.877 a) 1935: Francia spese militari 12.657; reddito nazionale 221.000 (milioni di franchi) b) 1938: Francia spese militari 28.976; reddito nazionale 340.000 a) 1935: Gran Bretagna spese militari 137,1; reddito nazionale 4.100 (milioni di sterline) b) 1939: Gran Bretagna spese militari 719.0; reddito nazionale 5.000 a) 1935: Germania spese militari 6.000; reddito nazionale (Pnl) 74.000 (milioni di marchi) b) 1939: Germania spese militari 30.000; reddito nazionale 130.000 Percentuali spese militari su reddito nazionale Italia a) 12.0 b) 10.9 Francia a) 5.7 b) 8.5 Gran Bretagna a) 3.3 b) 14.4 Germania a) 8.1 b) 23.0 (pag 457-459)”,”ITQM-250″
“KNOX MacGregor”,”Alleati di Hitler. Le regie forze armate, il regime fascista e la guerra del 1940-1943.”,”La guerra, fu fin dall’inizio il punto centrale del programma di Mussolini. La sua realizzazione ultima, il conflitto nel 1940-43, portò alla sua totale umiliazione e alla dissoluzione del regime fascista. MacGregor Knox è Stevenson Professor of International History presso la London School of Economics and Politica Sciences (LSE). I suoi studi sulla politica estera e sulla politica militare fascista e nazionalsocialista sono ‘La guerra di Mussolini (1939-1943)’ e ‘Common Destiny. Dictatorship, Foreign Policy, and War in Fascist Italy and Nazi Germany’. La debole adesione delle classi colte italiane alla guerra del 1940-43. L’apatia, il fattore morale dei soldati e le inadeguatezze logistiche dell’esercito italiano. ‘L’adesione alla guerra delle classi colte italiane fu probabilmente maggiore nel 1915-18 che non nel 1940-43: a differenza di quello fascista, il regime liberale non dichiarò quale obiettivo di guerra l’estirpazione della borghesia italiana. Ma anche nella grande guerra l’ardore guerresco di quella parte dell’élite fondamentale per assicurare l’efficienza militare fu straordinariamente flebile. Nel 1915-18, l’assenza relativa del corpo degli ufficiali di carriera dell’esercito dal campo di battaglia produsse un tasso di morti complessivo tra i suoi ranghi de 7.7 per cento, un sacrificio di sangue pari alla metà di quello di tutti gli italiani mobilitati, e a meno di un terzo di quello degli ufficiali di carriera tedeschi, il cui tasso di mortalità nel 1914-18 raggiunse un vertiginoso 24.8 per cento. L’enorme disparità fra il terrore disciplinare del regio esercito nel 1915-18 e la sua virtuale rinuncia al plotone di esecuzione nel 1940-43 potrebbe essere, com’è stato spesso affermato, una cartina di tornasole per misurare l’ardore che caratterizzò il primo intervento e l’apatia che per contro contraddistinse il secondo. Esistono tuttavia anche altre spiegazioni plausibili: forse dopo il 1919 l’esercito si evolse abbastanza da considerare il moralismo tattico di Cadorna, il suo attribuire la sconfitta unicamente alla codardia o al tradimento e le sue crescenti e sempre più incontrollate richieste di esecuzioni, come militarmente improduttivi. Le iniziali catastrofi del 1940 e la persistente e palese inferiorità delle forze armate rispetto ai nemici (e in seguito alleati) esclusero comunque la miscela di ideologia e terrore adottata da nazisti e sovietici, una soluzione non solo totalmente estranea alla mentalità del corpo ufficiali italiano, ma la cui applicazione richiedeva anche leader consacrati dal successo – pure Cadorna ebbe le sue vittorie – nell’ambito di istituzioni millitari che ancora preservavano un minimo di autostima personale. Nel 1940-43, tuttavia, i soldati non esibirono necessariamente quell’inclinazione alla resa facile che la leggenda popolare finì con l’attribuire loro. Le unità in Africa settentrinale, Albania e Russia si mantennero compatte in condizioni – di norma causate dalle inadegutezze logistiche dell’esercito – che avrebbero gettato nello sgomento i soldati delle democrazie industriali”” (pag 175-176)”,”ITQM-002-FGB”
“KOBATSCH Rodolfo”,”Politica economica internazionale.”,”‘Pericolo americano’ (pag 276) Il nazionalismo economico. “”Anzi è appunto la forza di espansione economica dell’ Inghilterra il motivo per cui gli altri Stati non le accordarono libertà di scambio, e in seguito cercarono di ostacolare l’ importazione di merci inglesi. Hamilton e Carey in America e List in Germania noel formulare il loro sistema “”nazionale”” di economia politica presero appunto come punto di riferimento la preminenza dell’ Inghilterra come paese produttore e commerciale per insistere sulla necessità di dazi elevati, considerandoli come mezzo per proteggere e per dare impulso alle forze produttive della nazione la quale altrimenti sarebe costretta a dipendere economicamente dalla produzione di altri Stati più sviluppati.”” (pag 256) Il protezionismo nazionalista. “”Le teorie di questi due scrittori divennero in seguito il vangelo di tutti i protezionisti del vecchio e nuovo mondo. Tuttavia il protezionismo nazionalista potè espandersi e prender piede solo allorché nel movimento economico internazionale avvennero mutamenti tali che la vittoria del nazionalismo apparve la reazione naturale contro il libero scambio internazionale. Sotto l’ influenza di Carey entrò in campo il deputato germanico von Kardorff-Wabnitz, parlamentare molto autorevole, con il suo scritto ‘Contro corrente’, che è una “”critica della politica commerciale dell’ impero tedesco i base alle dottrine di Carey””.”” (pag 260) “”Veramente Kardorff aveva una predilezione per il protezionismo industriale, e si oppose accanitamente alla progettata abolizione (1877) del dazio sul ferro. (…)””. (pag 261)”,”ECOI-185″
“KOBAU Pietro”,”La disciplina dell’anima. Genesi e funzione della dottrina hegeliana dello spirito soggettivo.”,”Pietro Kobau (Trieste 1961) ha concluso la propria formazione universitaria a Trieste, presso il cui Dipartimento di Filosofia, dopo aver conseguito il dottorato di ricerca presso la II Università di Roma, presta opera di collaborazione didattica e scientifica.”,”HEGx-038-FL”
“KOBAYASHI Ushisaburo”,”The Basic Industries and Social History of Japan, 1914-1918.”,”””L’ anno 1918 non portò nessun segno di prosperità. A causa della rivoluzione russa gli scambi caddero a zero, salvo per la Siberia, dove ci fu una leggera domanda di importazione di merci. L’ America non era in una situazione tale da comprare molto dal Giappone, per via della carenza di cargo e per i bassi prezzi interni. Il consumo di rame giapponese in Inghilterra e Francia fu molto limitato, e le esportazioni avevano problemi per via degli esorbitanti costi di trasporto, e gli Stati Uniti potevano supplire alle loro richieste con merci a prezzi più bassi rispetto al Giappone. La domanda dell’ India stava scemando, dovuto alle esitazioni della fase post-armistizio e alla sfavorevole situazione monetaria. Sebbene le esportazioni in Cina mostrarono un grande incremento, come risultato del fatto che elementi provinciali si mostrarono pronti agli affari, questo non riuscì a compensare la caduta del governo con gli altri paesi””. (pag 149)”,”JAPE-016″
“KOBAYASHI Takiji”,”Le Bateau-usine.”,”Proveniente da una famiglia di contadini del nord del Giappone, Kobayashi, nato nel 1903, trovò il lavoro presso la Banca del Dissodamento di Hokkaidò, e si interessa parallelamente alla letteratura e partecipa alla creazione della rivista Kararute (Clarté), il cui nome s’ispira al movimento iniziato da Henri Barbusse. Nel contempo scopre le codnizioni di lavoro degli operai e contadini dell’isola di Hokkaidò, ove la sua famiglia era stata costretta ad emigrare quando era bambino. Davanti al successo dei suoi primi libri tanto presso gli intellettuali che presso gli operai e i contadini, viene messo sotto sorveglianza dall’apparato di sicurezza dello Stato. L’opera ‘Bateau-usine’ lo consacra come uno dei maggiori romanzieri della classe operaia giapponese”,”CONx-274″
“KOBLER John”,”Al Capone.”,”””A mano a mano che Capone allargava il suo campo d’azione, si trovava sempre di fronte ai soliti sfidanti che cercavano di ostacolargli il cammino. Quelli della banda del North Side, sotto la guida di Bugs Moran, erano suoi inesorabili nemici, come del resto, lo erano stati, sotto la guida di O’Banion, Weiss e Drucci. Sull’autostrada Chicago-Detroit, sequestravano, uno dopo l’altro, i camion carichi di liquore che la Banda Rossa spediva a Capone. (…)”” (pag 307)”,”USAS-227″
“KOBYLIANSKIJ Casimiro”,”Nato rivoluzionario. Da Lenin a Trotzkij a Togliatti. Le memorie di un testimone della storia.”,”Casimiro Kobylianskij nacque a Parigi nel 1904 da una famiglia di rivoluzionari polacchi.Il padre (vero nome Goldberg a 16 anni aderì alla organizzazione rivoluzionaria ‘Proletariato’ che aveva rapporti con la Narodnaja Volia russa. Nel corso di una manifestazione a Varsavia nel 1893 il padre venne arrestato. In carcere fece lo sciopero della fame, venne anche torturato e poi trasferito a Mosca e da qui in Siberia. Dopo varie peripezie si ritrovò a Parigi nel 1900 al V Congresso della II Internazionale come membro del partito socialista polacco (OZPPS). In quell’anno uscì da questa organizzazione per entrare nel PPS Proletariato. Il padre fu vicino alle idee di Plechanov. Nel 1915 venne arrestato in Italia a Firenze per propaganda contro la guerra. Nel 1916 si sarebbe incontrato con Plechanov, Turati, Treves e Ciccotti. Dopo la rivoluzione del 1917 tornò in Russia collaborando, e ottenendo incarichi, con il potere bolscevico. Morì nel 1919.”,”PCIx-503″
“KOCH Francois”,”La vraie nature d’ Arlette. Contre-enquête.”,”Francois KOCH è un giornalista a L’ Express.”,”FRAP-039″
“KOCH Stephen”,”Double Lives. Spies and Writers in the Secret Soviet War of Ideas Against the West.”,”KOCH Stephen critico culturale, storico, e novellistaa, è Chairman della Writing Division of the School of the Arts alla Columbia University. Tra le molte rivelazioni del libro, Koch porta nuova luce sulla collaborazione reciproca tra i servizi segreti sovietico e nazista negli anni 1930 che consentì ad Hitler e Stalin di distruggere i loro nemici interni: un collegamento tra le sanguinose purghe naziste e il grande terrore staliniano. Rapporti con Otto Katz. “”Come primo passo, Münzenberg e Otto pubblicarono insieme un sensazionale “”exposé””, il libro per cui Willi ingaggiò Regler per telefono. Questo fu “”The Brown Book of the Hitler Terror””, animatamente orchestrato e in parte scritto da Katz, tracciato con l’ aiuto di molti appassionati intellettuali presto divenne una sorta di propaganda collettiva di Munzenberg a Parigi. Il libro si pubblicò poche settimane prima che il processo di Lipsia cominciasse, fu subito tradotto in molte lingue e fu messo in evidenza nelle librerie.”” (pag 104)”,”RIRB-083″
“KOCH Stephen”,”Adieu à l’ amitié. Hemingway, Dos Passos et la guerre d’ Espagne.”,”KOCH Stephen ex direttore all’ Università Columbia è romanziere, storico e autore di un saggio importante: ‘La fine dell’ innocenza: intellettuali d’ Occidente e la tentazione staliniana, 30 anni di guerra segreta’. (cercare) “”Così il mito della “”codardia”” di Dos Passos era in marcia. Da allora, le invenzioni concernenti la pretesa assenza di coraggio di Dos Passos divennero un classico della mitologia privata di Hemingway e questo elemento di malevolenza personale venne ben presto ad alimentare la propaganda staliniana che prendeva di mira adesso più direttamente Dos Passos. In seguito, queste invenzioni divennero flagranti da parte di Hemingway.”” (pag 211-212)”,”MSPG-159″
“KOCH H.W. a cura; saggi di James JOLL Imanuel GEISS Joachim REMAK Paul W. SCHROEDER Fritz FISCHER Egmont ZECHLIN Karl-Heinz JANSSEN H.W. KOCH Karl Dietrich ERDMANN”,”The Origins of the First World War. Great Power Rivalry and German War Aims.”,”Saggi di James JOLL Imanuel GEISS Joachim REMAK Paul W. SCHROEDER Fritz FISCHER Egmont ZECHLIN Karl-Heinz JANSSEN H.W. KOCH Karl Dietrich ERDMANN Il dibattito storiografico e la critica storiografica ruotano attorno alle tesi di Fritz Fischer “”The outbreak of war in 1914, however, is an extreme and striking example of the serious consequences of international disputes and interrelationships with their associated diplomatic activities and counter-activities within a system of states. In this particular case it was, for both alliance groups, a matter of their ‘security and balance’ and also of their potential power-position in any consequent European crisis together with its automatically associated trial of strength”” Egmont Zechlin, ‘July 1914. Reply to a Polemic’ ‘The Origins of the First World War. Great Power Rivalry and German War Aims’, a cura di H.W. Koch, (pag 383) “”Lo scoppio della guerra nel 1914 è un esempio estremo e sorprendente delle gravi conseguenze delle controversie internazionali e delle interrelazioni con le connesse attività diplomatiche e le contro-attività all’interno di un sistema di stati. In questo caso particolare è stata, per entrambi i gruppi di alleanze, una questione relativa alla loro ‘sicurezza e bilancia’ e alla loro potenziale posizione di potenza in ogni conseguente crisi europea automaticamente associata ad una prova di forza”” [Egmont Zechlin, ‘Luglio 1914’] Molto citato è Kurt Riezler. ‘When Theobald von Bethmann Hollweg became chancellor of Germany in 1909, Riezler became his chief adviser and confidant. Riezler’s duties in the chancellor’s office concerned primarily, but not exclusively, foreign policy. In 1914 he authored the September Program which proposed as possible German war aims limited annexations, a hard peace for France, and a Belgian vassal state.[2] In October 1917 he was posted to the German embassy in Stockholm to arrange a cease-fire on the Eastern Front, and then to Moscow as the top aide to Germany’s ambassador to Russia, Count Wilhelm von Mirbach. Riezler was an eyewitness to Mirbach’s assassination by the Left Socialist-Revolutionaries on 9 July 1918, having unwittingly ushered the gunman Yakov Blumkin into Mirbach’s presence. During this period, Riezler served as the conduit for German subsidies to the Bolsheviks and personally negotiated these with Lenin’s representatives Karl Radek and Alexander Parvus. Riezler later claimed privately that it had been his own idea to transport Lenin in the famous “”sealed train”” from Zurich through Germany to Russia in April 1917.[3]. Following the war, Riezler became a staunch supporter of the Weimar Republic. He joined the German Democratic Party, contributed regularly to the pro-Weimar newspaper Die Deutsche Nation, and served as the Foreign Office’s representative during the drafting of the Weimar Constitution. From November 1919 until April 1920 he was chief of cabinet to President Friedrich Ebert and played a central role in suppressing the Kapp Putsch[4] and the Bavarian Soviet Republic.[5]’ (Wikip)”,”QMIP-255″
“KOCH Stephen”,”Double Lives. Stalin, Willi Münzenberg, and the Seduction of the Intellectuals.”,”It may seem odd to say of a work of history that it was ahead of its time, but this formulation applies to Double Lives, Stephen Koch’s original and arresting account of literary Stalinism in the 1930s. In 1994, when the book first appeared, America’s political culture was in a period of transition: global Communism had ended but the ‘post-Communist’ world had yet to take shape. Double Lives, appearing at this awkward moment, demanded just such rethinking. Its biting account of the Communist International’s ‘cultural and intellectual apparatus’ did not simply point up (yet again) the duplicities of Soviet Communism. Acknowledgments, Introduction by Sam Tanenhaus, Preface ti the Revised Edition, Epilogue, Bibliography, Notes, Index,”,”RIRB-018-FL”
“KOCH Francesca Romana”,”I contabili dell’aldilà. La devozione alle anime del purgatorio nella Roma postunitaria.”,”Francesca Romana Koch ha conseguito il dottorato in storia religiosa. Attualmente (1992) svolge il suo lavoro presso l’Istituto ROmano per la Storia d’Italia dal Fascismo alla Resistenza.”,”RELC-005-FSD”
“KOCHAN Lionel”,”Storia della Russia moderna.”,”Lionel KOCHAN è nato a Londra nel 1922. Si è laureato alla London School of Economics, specializzandosi nello studio della sotira dei paesi dell’ Est Europeo. Attualmente (1968) è Lecturer nello History Department dell’ Università di Edimburgo. Tra le sue opere: – Russia and the Weimar Republic (1954) – Acton on History (1954) – The Struggle for Germany, 1914-1945.”,”RUSx-007 RIRx-067″
“KOCHAN Lionel a cura”,”Les juifs en union soviétique depuis 1917.”,”Saggi di E. ETTINGER S. LEVENBERG Jacob MILLER Chimen ABRAMSKY William KOREY J.B. SCHECHTMAN Alec NOVE e J.A. NEWTH Joshua ROTHENBERG Maurice FRIEDBERG Yohoshua GILBOA Ch. SHMERUK Reuben AINSZTEIN Bernard D. WEINRYB Zev KATZ Lionel KOCHAN “”Quali che fossero le illusioni che si potevano nutrire, in Russia e all’ estero, sul successo della politica di assimilazione degli ebrei sovietici e sulla scomparsa dell’ antisemitismo in questo paese negli anni 30, nelle prime ore della guerra germano-sovietica, nel giugno 1941, furono completamente dissolte. Per molte persone, fu grande sorpresa constatare che la maggioranza della popolazione non ebraica dei territori sovietici occupati dai nazisti rimase indifferente alla sorte tragica dei suoi vicini ebrei e che una minoranza importante diede pure una mano ai nazisti nel massacro degli ebrei sovietici. Questi massacri non furono oggetto che di brevi allusioni nelle opere letterarie sovietiche pubblicate durante la guerra, per esempio, nel romanzo di Boris Gorbatov, Les Insoumis (1943), nella piece di Lev Cheinine e dei fratelli Turr, ‘Pour qui travaille le temps (1945), e nel Vieil Instituteur (1942), novella di Vassili Grossman. Per contro, il fatto che i nazisti avessero dei complici nella popolazione sovietica non fu citato – quando lo fu – che in rare occasioni (…).”” (pag 270-271)”,”RUSS-167″
“KOCHAN Lionel”,”The Making of Modern Russia.”,”Lionel Kochan (nato a Londra nel 1922) ha ottenuto un Ph.D. alla LSE e ha insegnato all’Università di Warwick. Ha pubblicato ‘Russia and the Weimar Republic’, ‘Action on History’, ‘The Struggle for Germany, 1914-1945’, ‘Russia in Revolution, 1890-1918’.”,”RUSx-003-FSD”
“KOCKA Jürgen, a cura di Domenico CONTE”,”Impiegati tra fascismo e democrazia. Una storia sociale-politica degli impiegati: America e Germania (1890/1940).”,”KOCKA Jürgen nato nel 1941 è dal 1973 professore di storia sociale presso l’ Università di Bielefeld. Ha scritto vari libri (v. retrocopertina). Lavora alla storia sociale del movimento operaio tedesco nell’ Ottocento. Ingegneri. “”Negli Stati Uniti del XIX e dell’ inizio del XX secolo, la minore selettività della differenziazione tra ingegneri e meccanici o capomacchinisti era quindi una conseguenza sia del tardo sviluppo di scuole tecniche e tecnico-scientifiche chiaramente differenziate, che del ruolo ristretto da esse giocato nella fase della nascita del mestiere dell’ ingegnere. Specialmente fra gli ingegneri meccanici e minerari erano molti quelli che, ancora all’ inizio del secolo, ritenevano che il loro addestramento pratico, il loro apprendistato in fabbrica fossero più importanti dell’ istruzione scolastica tecnico-teorica. Nelle aziende e nelle associazioni professionali la divisione categoriale si acuì solo lentamente. Fino ad oggi il concetto anglo-sassone di “”engineer””, comprendendo i capomacchinisti ed i meccanici provenienti dall’ apprendistato e dalla fabbrica, è stato più ampio di quello di “”Ingenieur””. Nel 1895 si diceva ancora che: “”Chiunque sia in grado di capire e di maneggiare a fondo una macchina può essere chiamato “”mechanical engineer””.”””” (pag 202-203)”,”USAS-125″
“KOCKA Jürgen”,”Capitalismo. Una breve storia.”,”J. Kocka è professore emerito di Storia del mondo industriale alla Freie Universität di Berlino. Il capitalismo mercantile. Nelle regioni trattate in questo libretto: la Cina, l’Arabia e l’Europa – i sistemi capitalistici non rimasero in un reciproco isolamento, vi furono contatti e influenze già a partire dal Medioevo (pag 141) “”Marx ha usato raramente il sostantivo “”capitalismo”” e solo in modo marginale. Tuttavia ha scritto in maniera così ampia e approfondita sul modello di produzione capitalistico da aver segnato con la sua concezione del capitalismo le generazioni successive ben più di chiunque altro. Gli aspetti principali del concetto di capitalismo in Marx si lasciano riassumere in quattro punti. 1. Marx considerò il ‘mercato’, che presupponeva la divisione del lavoro e l’economia monetaria, come elemento centrale del capitalismo. Pose l’accento sulla concorrenza senza scrupoli e senza confini, capace di promuovere il progresso tecnologico e organizzativo, ma, allo stesso tempo, di portare i soggetti del mercato su posizioni contrapposte. Fece emergere il ‘carattere costrittivo’ delle “”leggi”” di mercato, a cui devono attenersi capitalisti e operai, produttori e consumatori, fornitori e acquirenti, pena il loro fallimento, quali che siano le loro motivazioni individuali. 2. Quale elemento distintivo del capitalismo, Marx trattò ampiamente l”accumulazione’ sostanzialmente illimitata, ossia la formazione del capitale e il suo persistente aumento come tendenzialmente fini a sé stessi, all’inizio come «accumulazione originaria» basata su trasferimenti da altri settori (non senza espropriazione e violenza), e poi come reinvestimento di profitti, che in ultima analisi derivavano però dal valore creato dal lavoro: il capitale dunque come lavoro coagulato. 3. Marx considerava come elemento centrale del modello di produzione capitalistica il rapporto di tensione fra i capitalisti in qualità di proprietari dei mezzi di produzione – insieme agli imprenditori e ai dirigenti da loro dipendenti – da un lato, e dall’altro i lavoratori, privi della proprietà dei mezzi di produzione, impiegati in cambio di un compenso o un salario, vincolati contrattualmente ma a parte questo liberi. Le due parti erano legate per un verso da una relazione di scambio reciproco (forza lavoro o prestazione di lavoro in cambio di compenso o salario, il lavoro o meglio la forza lavoro come merce), per l’altro da un rapporto di potere e dipendenza, che rendeva possibile lo «sfruttamento» dei lavoratori ad opera dei capitalisti: sfruttamento nel senso che una parte del valore prodotto dagli operai con il lavoro, il cosiddetto “”plusvalore””, non veniva loro resa disponibile o retribuita. Questa parte diventava proprietà del capitalista/imprenditore, che se ne serviva da un lato per promuovere l’accumulazione, dall’altro per sostenere il proprio consumo. Per Marx il così concepito rapporto ‘capitale-lavoro salariato’ non solo era il motore del dinamismo del sistema, ma nel contempo provocava anche lotte di classe, che avrebbero condotto sul lungo periodo ‘borghesia e proletariato’ su posizioni insanabilmente contrapposte. Questo era per Marx il presupposto della rivoluzione che, portata avanti dal proletariato, avrebbe abbattuto il sistema capitalistico a vantaggio di un’alternativa, appunto socialista o comunista, nella cui più specifica descrizione Marx tuttavia non si addentrò. Con questa previsione, che poteva essere letta anche come appello al proletariato a prendere coscienza della propria missione storica, egli trasformò la sua concezione teorica in un’indicazione operativa di pratica politica, e come tale fu del resto recepita da molti a partire dal tardo XIX secolo. 4. Marx descrisse lo straordinario ‘dinamismo del sistema capitalistico’ che, sostenuto dalla borghesia, avrebbe dissolto ogni eredità del passato estendendosi in tutto il mondo e avrebbe posseduto non solo l’impeto, ma anche la capacità di estendere la sua logica in ambiti diversi da quello economico. Egli era convinto che il metodo di produzione capitalistico avesse la tendenza a caratterizzare in modo decisivo la società, la cultura e la politica. Quella che l’economista Adam Smith aveva descritto ancora come ‘commercial society’ e Georg Wilhelm Friedrich Hegel come ‘bürgerliche Gesellschaft’ Marx chiamò «formazione sociale capitalistica». Questa immagine del capitalismo era influenzata in modo determinante dalla realtà dinamica che Marx ed Engels poterono osservare nel secondo terzo del XIX secolo in Germania e soprattutto in Europa occidentale. I due videro nella Rivoluzione industriale uno sconvolgimento epocale e riconobbero la carica esplosiva della persistente questione operaia. Concettualizzarono il capitalismo così come si era venuto a manifestare in tutta la sua pienezza solo a partire dalla sua forma di ‘capitalismo industriale’, con al centro la «grande industria» e il lavoro salariato di massa. Marx non negò l’esistenza di altre varianti di capitalismo precedenti l’industrializzazione, tuttavia non le analizzò: era interessato al capitalismo nella sua caratteristica moderna di economia industriale e alla sua formazione (a partire dal XVI secolo in Inghilterra). Esistono schiere di critici della concezione marxiana. A questa si è rimproverato, a ragione, di avere sottovalutato il ruolo civilizzatore dei mercati e di avere, al contrario, sopravvalutato il lavoro come unica fonte di valori fondanti. Di Marx sono state criticate la scarsa considerazione per il significato della conoscenza e dell’organizzazione come fonti di produttività, le previsioni sbagliate sulle conseguenze sociali del capitalismo industriale e la sfiducia, che appare in verità tipica della vecchia Europa, nei confronti del mercato, della compravendita e dell’interesse personale. Ciò nonostante, l’analisi marxiana rimane un progetto originale, affascinante e fondamentale, a cui fino a oggi si è richiamata, sia pure in senso critico, la gran parte dei successivi interpreti del capitalismo”” [Jürgen Kocka, ‘Capitalismo. Una breve storia’, Roma, 2016] (pag 13-14)”,”ECOI-370″
“KOCKA Jürgen”,”Impiegati tra fascismo e democrazia. Una storia sociale-politica degli impiegati: America e Germania (1890-1940).”,”Jürgen Kocka, nato nel 1941, è dal 1973 professore di storia sociale presso l’Università di Bielefeld. Tra le sue pubblicazioni: Unternehmensverwaltung und Angestelltenschaft am Beispiel Siemens 1847-1914. É inoltre membro del comitato editoriale della collana Kritische Studien zur Geschichtswissenschaft e4 della rivista geschichte und Gesellschaft. Attualmente lavora ad una storia sociale del movimento operaio tedesco nell’Ottocento.”,”STOS-031-FL”
“KOEBNER Richard SCHMIDT Helmut Dan”,”Imperialism. The Story and Significance of a Political Word, 1840-1960.”,”Imperialism and Marxism pag 265 Contiene il capitolo ‘From Sentiment to theory’ (pag 250-279) (dedicato principalmente ad Hobson, poi tratta Kautsky, Lenin, Hilferding ed altri teorici o critici dell’imperialismo come Leonard Woolf (imperialismo economico), H. Friedjung (‘The Age of Imperialsm’), F. Schlosser, ecc.)”,”RAIx-317″
“KOEHN Barbara”,”La résistance allemande contre Hitler, 1933-1945.”,”””Non c’è nessun bisogno di sperare per intraprendere, né di riuscire per perseverare.”” Guglielmo d’ Orange. (in apertura) “”Particolarmente interessante fu l’ analisi della situazione (Lagebericht) presentata dal colonnello Günther van Hooven in occasione della seduta inaugurale del BDO. Anche Van Hooven arrivava alla conclusione che la guerra era perduta e che la Wermacht doveva, nel più breve volgere di tempo, concludere un armistizio con l’ avversario. La comparazione con il 1918, l’ anno dell’ armistizio e della rivoluzione, si imponeva a lui. Ma, la storia non si ripete mai interamente. Contrariamente alla situazione del 1918, la Germania non disponeva nel 1943 né di un Parlamento, né di partiti politici, né di altri organi pubblici autonomi che potessero garantire la pace interna, in particolare di fronte ad un colpo di stato o a una rivoluzione. La firma rapida di un armistizio, al contrario, avrebbe conservato il solo fattore d’ ordine ancora esistente, ovvero la Wehrmacht.”” (pag 191-192)”,”GERR-023″
“KOEHN Barbara”,”La resistencia alemana contra Hitler, 1933-1945.”,”””No hay necesidad de esperar para actuar ni de triunfar para perseverar”” (Guillermo de Orange) (in apertura) Di origini germaniche, Barbara Koehn è professore emerito di letteratura e filosofia all’Università di Rennes II. E’ presidente della Società internazionale Alfred Doblin e membro della Forschungsgemeinschaft 20. Juli 1944, associazione (collegata alle chiese, v. sito) che si dedica in stretta relazione con le famiglie delle vittime, di promuovere la ricerca sulla resistenza tedesca. (risvolto di copertina)”,”GERR-053″
“KOENIGSBERGER H.G. MOSSE G.L. BOWLER G.Q.”,”L’ Europa del Cinquecento.”,”KOENIGSBERGER insegna attualmente alla Cornell University (Ithaca, NY). Tra le sue opere vanno ricordate ‘Estates and Revolution. Essay in Early Modern History’ (1971), ‘The Hasburgs and Europe, 1516-1660′ (1971). MOSSE insegna all’ Univ di Madison (Wis.) ed è ‘visiting professor’ dell’ università ebraica di Gerusalemme. Tra le sue opere, alcune tradotte in italiano: ‘Le origini culturali del Terzo Reich’ (Milano, 1968), ‘La nazionalizzazione delle masse’ (Milano, 1975), ‘L’ intervista sul nazismo’ (1977), ‘Il razzismo in Europa, dalle origini all’ olocausto’ (1980). ‘L’ uomo e le masse nelle ideologie nazionaliste (1982), ‘Sessualità e nazionalismo. Mentalità borghese e rispettabilità’ (1984). BOWLER (1948) insegna al Canadian Nazarene College, Winnipeg, e alla University of Manitoba. Ha pubblicato vari saggi e articoli di argomento cinquecentesco, privilegiando la storia politico-religiosa e la storia delle donne.”,”EURx-089″
“KOENKER Diane P. ROSENBERG William G.”,”Strikes and Revolution in Russia, 1917.”,”KOENKER Diane P. è professore di storia all’Università dell’ Illinois. E’ autrice di ‘Moscow Workers and the 1917 Revolution’ (Princeton). ROSENBERG William G. è professore di storia nell’ Università del Michigan. Ha scritto ‘Liberals in the Russian Revolution’. La dimensione quantitativa degli scioperi rivendicativi di primavera. “”Dei 421 scioperi che cominciano in queste settimane, 301 includono rivendicazioni salariali. In termini di numero stimato di scioperanti, questi 301 scioperi per il salario coinvolgono un minimo di 280.090 scioperanti, circa la metà degli scioperanti stimati nel periodo.”” (pag 162) “”La presenza di violenza negli scioperi pone anche dei problemi per coloro che cercano di minimizzare il conflitto politico tra il movimento operaio e sindacale e il management””. (pag 227)”,”RIRx-137″
“KOENKER Diane P.”,”Republic of Labor. Russian Printers and Soviet Socialism, 1918-1930.”,”Diane P. Koenker is professor of History at the University of Illinois at Urbana-Champaign and Editor of the Slavic review. She is the author of Moscow Workers and the 1917 Revolutions, coauthor of Strikes in Revolution, Russia 1917, and coeditor and translator of Notes of a Red Guard. In Republic of Labor, Diane P. Koenker illuminates the lived experience of Russia’s printers, workers who differed from their comrades because of their skill and higher wages, but who shared the same challenges of economic hardship and dangerous conditions. Paying close attention to the links between work, politics, and the everyday, the author focuses on workers’ efforts to define their place in socialist society. List of Illustrations, Acknowledgments, Abbreviations, Introduction, Selected Bibliography, Index,”,”RIRO-069-FL”
“KOENKER Diane P. ROSENBERG William G.”,”Strikes and Revolution in Russia, 1917.”,”Diane P. Koenker is Professor of History at the University of Illinois. She is the author of Moscow Workers and the 1917 Revolution. William G. Rosenberg is Professor of History at the University of Michigan. Among his works is Liberals in the Russian Revolution. List of Illustrations, List of Figures, List of Tables, Preface, List of Abbreviations, Appendix: 1. Methodology and Sources, 2. Supplementary Statistical Information, Selected Bibliography, Index,”,”RIRO-085-FL”
“KOENKER Diane”,”Moscow Workers and the 1917 Revolution.”,”Diane Koenker is Assistant professor of History at Temple University. List of Tables, List of Illustrations, List of Figures, List of Appendices, Acknowledgments, Note on dates and Transliteration, Abbreviations, Introduction, conclusion, Appendices, Selected Bibliography, Index,”,”RIRO-095-FL”
“KOENKER Diane P. ROSENBERG William G. SUNY Ronald Grigor, Contributors by Kendall E. BAILES Victoria E. BONNELL Daniel R. BROWER Barbara EVANS CLEMENTS Sheila FITZPATRICK Leopold H. HAIMSON Peter KENEZ Moshe LEWIN Lynn MALLY Mary MCAULEY James C. MCCLELLAND Daniel T. ORLOVSKY Alexander RABINOWITCH Thomas F. REMINGTON Allan K, WILDMAN Reginald E. ZELNIK”,”Party, State, and Society in the Russian Civil War. Explorations in Social History.”,”Kendal E. Bailes was Professor of History at the University of California, Los Angeles, prior to his death in 1988. He is author of Technology and Society under Lenin and Stalin: Origins of the Soviet Technical Intelligentsia, 1917-1941 and Science and Russian Culture in an Age of Revolutions: V. I. Vernadsky and His Scientific School, 1865-1945. Victoria E, Bonnell is Associate Professor of Sociology at the University of California at Barkeley. She is the author of Roots of Rebellion: Workers’ Politics and Organizations in St. Petersburg and Moscow, 1900-1953. Daniel R. Brower is Professor of History at the University of California, Davis. Barbara Evans Clements is Professor of History at the University of Akron, author of Bolshevik Feminist: The Life of Aleksandra Kollontai end coeditor of Russia’s Women: Accommodation, Resistance, Transformation. Sheila Fitzpatrick is Professor of History at the University of Texas, Austin. Leopold H. Haimson is Professor of History at Columbia University. He is author of The Russian Marxists and the Origins of Bolshevism, coauthor of The Making of Three Russian Revolutionaries: Voices from the Menshevik Past, and editor of The Politics of Rural Russia, 1905-1914. Peter Kenez is Professor of History at the University of California, Santa Cruz. Diane P. Koenker, Professor of History at the University of Illinois at Urbana-Champaign, is author of Strikes and Revolution in Russia, 1917. Moshe Lewin is Professor of History at the University of Pennsylvania. Lynn Mally is Assistant Professor of History at the University of California, Irvine. Mary McAuley is Fellow and Tutor in Politics at St. Hilda’s College, Oxford. James C. McClelland is Associate Professor of History at the University of Nebraska-Lincoln. Daniel T. Orlovsky is Professor of History at Southern Methodist University and is author of The Limits of Reform: The Ministry of Internal Affairs in Imperial Russia, 1802-1881 and Russia’s Democratic Revolution. Alexander Rabinowitch is Professor of History and Dean for International Programs at Indiana University, Bloomington. He is author of Prelude to Revolution: The Petrograd Bolsheviks and the July 1917 Uprising and The Bolsheviks Come to Power: The Revolution of 1917 in Petrograd and is completing a study of Petrograd society and politics during the Civil War. Thomas F. Remington is Associate Professor of Political Science at Emory University. William G. Rosenberg is Professor of History at the University of Michigan, author of Liberals in the Russian Revolution: The constitutional Democratic Party, 1919-1921. Ronald Grigor Suny is the Alex Manoogian Professor of ModernArmenian Histiry at the University of Michigan. Allan K. Wildman is Proffessor of History at the Ohio State University and editor of the Russian Review. Reginald E. Zelnik is Professor at the University of California, Berkeley. Introduction, Guide to Further Reading, Contributors, Table, Index, Indiana – Michigan Series in Russian and East European Studies,”,”RIRO-138-FL”
“KOESTLER Arthur”,”La scrittura invisibile 1932-1940.”,”Abbandonata l’ URSS di STALIN, l’A rifletterà su quell’esperienza scrivendo ‘Buio a mezzogiorno’ uno dei classici della letteratura anti-staliniana. Il primo volume di memorie è ‘Freccia nell’azzurro’ (nuova ediz 1990).”,”RUSS-029″
“KOESTLER Arthur”,”Spartacus. Roman historique traduit de l’anglais par Albert Lehman.”,”Non era la prima guerra servile che si trasformava in rivoluzione e richiedeva l’intervento dell’esercito romano (due in Sicilia avvennero dal 135 Ac al 103). Ma SPARTACO aveva la stoffa del grande generale e poteva diventare un capo di stato. Fu un organizzatore della libertà. Dopo la sconfitta di Silarus e la sua morte, la repressione condotta da CRASSO e POMPEO fu terribile. Un quarto degli schiavi italiani fu messo a morte. Le 300 miglia della via Appia furono bordate su ordine di CRASSO, da ciascun lato di croci, ogni cinquanta passi: in totale i suppliziati furono seimila.”,”STAx-034″
“KOESTLER Arthur”,”Darkness at noon.”,”I personaggi del libro sono di fantasia. Le circostanze storiche che determinano le loro azioni sono reali. La vita di N.S. RUBASHOV è una sintesi della vita di un gran numero di uomini che furono vittime dello stalinismo nei cosiddetti processi di Mosca. Molti di loro sono stati personalmente conosciuti dall’autore. Il libro è dedicato alla loro memoria. Parigi, Ottobre 1938-Aprile 1940.”,”RUSS-066″
“KOESTLER Arthur”,”Ladri nella notte. Romanzo.”,”KOESTLER (Arthur), scrittore inglese di origine ungherese (Budapest 1905 – Londra 1983). Di genitori ebrei, per sfuggire alle persecuzioni antisemite fu costretto a rifugiarsi a Vienna dove frequentò l’università. Nel 1926 si recò in Palestina dove visse l’esperienza dei ‘kibbutzim’, narrata poi nel romanzo ‘Ladri nella notte’ (1946). Dal 1927 intraprese la carriera giornalistica, dapprima come inviato speciale per la Neue Freie Presse (Nuova stampa libera) e poi con altri incarichi sempre per il gruppo editoriale Ullstein di Berlino. Iscrittosi al partito comunista nel 1931, si recò nell’URSS, poi a Parigi e a Londra, dove lavorò come corrispondente del News Chronicle. Arrestato in Spagna dai franchisti nel 1937, fu condannato a morte e poi graziato per intervento inglese. L’anno seguente pubblicò il suo diario di prigionia, Dialogo con la morte (Spanish Testament). In seguito a una crisi ideologica nel 1938 uscì dal partito comunista; l’anno seguente fu arrestato dai Francesi e internato per tre mesi in un campo di concentramento; il saggio Schiuma di terra (1941) rappresenta la testimonianza delle tragiche vicende di questo periodo. Frattanto aveva pubblicato il suo romanzo di maggior successo, Buio a mezzogiorno (1940), nel quale espresse, alla luce della sua esperienza politica, un’aspra polemica contro il regime sovietico. Dotato di uno stile asciutto e rapido e di notevoli capacità di penetrazione, pubblicò ancora i romanzi Arrivo e partenza (1943) e Gli angeli caduti (The Age of Longing, 1950), gli scritti autobiografici Freccia nell’azzurro (1952) e Scrittura invisibile (1954), e il volume di saggi Lo Yogi e il commissario (1945). Abbandonata la politica, si dedicò negli ultimi anni a un saggismo divulgativo e polemico, avente per oggetto la scienza attuale e le sue possibilità di chiarire le ragioni ultime del vivere umano: Il fantasma dentro la macchina (1967), Bevitori d’infinito (1968), Le radici della coincidenza (1972), sulla parapsicologia. Morì suicida. (RIZ)”,”VIOx-043″
“KOESTLER Arthur”,”Buio a mezzogiorno.”,”Arthur KOESTLER è stato venditore ambulante, assistente edile, operaio, agricoltore e infine giornalista. Come tale fu ‘inviato’ a Parigi, a Berlino, in Oriente, al Polo artico, nella Russia centrle e transcaucasica, in Spagna durante la guerra civile. Il famoso, enigmatico e terribile ‘processo di Mosca’ del 1937; nel quale vecchi e fedeli rivoluzionari si accusarono pubblicamente delle colpe più abbiette e furono uccisi, seminò la morte tra molti amici persolai di K., che era stato loro compagno. Questo romanza narra appunto in un tragico crescendo di ossessione, perché e come un antico commissario del Popolo si induca a confessare una serie di atti controrivoluzionari uche in realtà egli non ha mai compiuti), per una convinzione maniaca, e nello stesso tempo ultralucida, di dover rendersi spregevole agli occhi del popolo. Attraverso i pensieri e i ricordi di Rubashov, nei giorni e nelle notti della sua torturante prigionia nelle carceri della GPU tutta la logica liberale e umanistica del mondo occidentale viene polverizzata…”,”RUSS-082″
“KOESTLER Arthur”,”Buio a mezzogiorno.”,”Arthur KOESTLER è stato venditore ambulante, assistente edile, operaio, agricoltore e infine giornalista. Come tale fu ‘inviato’ a Parigi, a Berlino, in Oriente, al Polo artico, nella Russia centrle e transcaucasica, in Spagna durante la guerra civile. Il famoso, enigmatico e terribile ‘processo di Mosca’ del 1937; nel quale vecchi e fedeli rivoluzionari si accusarono pubblicamente delle colpe più abbiette e furono uccisi, seminò la morte tra molti amici persolai di K., che era stato loro compagno. Questo romanza narra appunto in un tragico crescendo di ossessione, perché e come un antico commissario del Popolo si induca a confessare una serie di atti controrivoluzionari uche in realtà egli non ha mai compiuti), per una convinzione maniaca, e nello stesso tempo ultralucida, di dover rendersi spregevole agli occhi del popolo. Attraverso i pensieri e i ricordi di Rubashov, nei giorni e nelle notti della sua torturante prigionia nelle carceri della GPU tutta la logica liberale e umanistica del mondo occidentale viene polverizzata…”,”VARx-062″
“KOESTLER Arthur”,”Dialogo con la morte. (Dialogue with Death, Spanish Testament).”,”Nessuno dei personaggi di questo libro è inventato. I più sono morti. Arrestato in Spagna dai franchisti nel 1937, KOESTLER fu condannato a morte e poi graziato per intervento inglese. L’anno seguente pubblicò il suo diario di prigionia, Dialogo con la morte (Spanish Testament). “”Sia detto tra parentesi, era stato un caso particolarmente fortunato che sulla pila di libri del bibliotecario si trovasse proprio l’ autobiografia di John Stuart Mill. Ho sempre creduto che, nell’ organizzazione amministrativa della Divina Provvidenza, vi sia un ufficio speciale che si occupa esclusivamente di provvedere affinché il libro giusto venga alle mani di un lettore nel momento giusto. Un Hemingway o un Joyce o un Huxley, in quel particolare momento avrebbe avuto un effetto veramente rovinoso. Ma invece eccomi qui ai piedi di uno di quei pilastri monumentali del monumentale secolo decimonono, di un uomo la cui vita era stata un esempio segnalatissimo di quella specie di puritanesimo creativo, libero da ogni arcigna compiacenza di sé, che considera l’ astinenza non come un fine in se stesso ma come un elemento necessario per attingere un fine spirituale. Era davvero una colonna di vigoria morale, questa vecchia figura del secolo decimono;”” (pag 160) “”La biblioteca della prigione conteneva circa mille e seicento libri, per lo più molto buoni. Erano stati raccolti nel periodo repubblicano, e, fino ad ora, i nuovi inquisitori avevano dimenticato di effettuarne l’ epurazione. Vi erano persino degli opuscoli rivoluzionari che portavano la data del 1930-1931, biografie di Caballero, Azaña, e così via.”” (pag 160-161)”,”MSPG-113″
“KOESTLER Arthur SILONE Ignazio GIDE André, presentato da Enid STARKIE Richard WRIGHT Louis FISCHER Stephen SPENDER”,”The God That Failed. Six Studies in Communism.”,”””In uno dei suoi lavori Lenin citò Erostrato, il greco che bruciò un tempio perché pensava di non aver altra via per acquisire fama””. (1) (pag 54, A. Koestler) “”Lenin ha detto qualche volta che ha imparato di più sulla Francia dai romanzi di Balzac che da tutti i libri di storia messi assieme. Di conseguenza, Balzac era il più grande scrittore di tutti i tempi, laddove gli altri romanzieri del passato riflettevano solo “”i valori distorti della società decadente che li aveva prodotti””. (pag 54, A. Koestler) “”A Berlino, sulla via del ritorno, lessi sul giornale che l’ Esecutivo dell’ Internazionale Comunista aveva severamente biasimato Trotsky per un documento che egli aveva preparato sui recenti avvenimenti in Cina. Andai negli uffici del Partito Comunista tedesco e chiesi a Thälmann una spiegazione. ‘Questo non è vero’, dissi a lui bruscamente. Ma egli spiegò che gli statuti dell’ Internazionale autorizzavano il Presidium, in caso di urgenza, ad adottare qualsiasi risoluzione in nome dell’ Esecutivo””. (pag 116-117, I. Silone)”,”RUSS-154″
“KOESTLER Arthur”,”Schiuma della terra.”,”KOESTLER Arthur è autore di romanzi e saggi politici, filosofici e scientifici. Ha scritto ‘Buio a mezzogiorno’, ‘I gladiatori’, ‘Lo yogi e il commissario’, ‘La tredicesima tribù’, ‘Il bar del crepuscolo’. I suoi scritti autobiografici sono ‘Schiuma della terra’, ‘Freccia nell’ azzurro’, ‘La scrittura invisibile’, ‘Dialogo con la morte’. Nato a Budapest nel 1905, Koestler è morto suicida a Londra nel 1983. Schiuma della terra’ fu scritto mentre KOESTLER era rifugiato a Londra nel 1941. Racconta le sue avventure nella Francia del 1939-40 dallo scoppio della guerra alla invasione tedesca, all’ espatrio clandestino. Straniero e indesiderabile, ebreo e antifascista, prima rinchiuso in un campo di prigionia sui Pirenei, poi fuggiasco per la Francia in rotta, arruolato nella Legione Straniera, K. nelle sue avventure riassume il destino di una generazione di esuli nell’ età dei totalitarismi, che furono braccati e perseguitati, alo stesso tempo protagonisti e vittime della storia. Lunedì 17 giugno 1940 (giorno della capitolazione). “”Fatti i bagagli con una fretta da panico. Lasciate due valigie con libri, documenti, i vestiti di G. ecc. a madame R., dicendole che saremmo venuti a riprenderle “”un giorno””. Madame R., in lacrime, ci ha truffato di 30 franchi sul conto. Mi fa venire in mente i contadini che vendevano un bicchier d’ acqua per un franco ai profughi esausti. Trascinate le nostre due valigie e le tre borse alla stazione. La stazione è chiusa. Il sergente aveva ragione. Il traffico ferroviario è sospeso in tutta la Francia. Centinaia di persone accampate sui bagagli intorno alla stazione. Scenario che ricorda stranamente la guerra civile spagnola. Stessa apatia fatalista nella folla. Stessi magri bambini che corrono fra i bagagli come mosche stanche””. (pag 159)”,”FRAV-099″
“KOESTLER Arthur”,”Nell’ inferno dei lavoratori.”,”””Dopo le devastazioni provocate dalla guerra civile e dalla fame, diecine di migliaia di ragazzi datisi al vagabondaggio avevano formato bande di malfattori e costituivano un pubblico flagello ponendo un problema sociale di soluzione difficile. Erano chiamati ufficialmente “”besprisorni””, pecore smarrite. Nei primi venti anni del comunismo, i besprisorni ebbero una parte importante nella propaganda sovietica all’ estero. Gli scopi di questa propaganda erano duplici: suscitare simpatia con il racconto delle terribili sofferenze del popolo russo e fare ammirare i metodi moderni di pedagogia con i quali si affrontava il problema. Uno dei film sovietici più ammirati di questo periodo fu “”Il cammino della vita”” di Ekk. Esso mostrava la riabilitazione di una banda di giovani malfattori, con il lavoro, la persuasione e la vita in comune, senza che mai intervenisse la costrizione dell’ autorità e dei castighi””. (pag 105-106) Conclusione: la Russia è il paese meno socialista del mondo. (pag 125)”,”RUSU-186″
“KOESTLER Arthur”,”El cero y el infinito. (Tit.orig.: Darkness at Noon)”,”firma ex proprietario “”Chi instaura una dittatura e non uccide Bruto, o chi fonda una repubblica e non uccide i figli di Bruto, regnerà per poco tempo”” (Machiavelli, Discorsi) Nota dell’ autore: “”I personaggi di questo libro sono immaginari. Le circostanze storiche che determinano i loro atti sono autentiche. La vita di N.S. Rubachof è la sintesi della vita di vari uomini che furono vittime di ciò che viene chiamato Processo di Mosca. Molti di loro erano amici personali dell’ autore. Questo libro à dedicato alla loro memoria. Parigi, ottobre 1938 aprile 1940.”” “”- No mezclemos a las massas – repuso -. Vosotros no sabéis nada de ellas. Ni yo tampoco, indudablemente. Antes, cuando existía el gran “”nosotros””, las comprendíamos como nadie las había comprendido aún. Habíamos penetrado en sus profundidades, trabajábamos sobre la materia prístina de la Historia misma…””. (pag 98)”,”RUSS-189″
“KOESTLER Arthur SILONE Ignazio WRIGHT Richatd GIDE André FISCHER Louis SPENDER Stephen, a cura di Richard CROSSMAN”,”Il Dio che è fallito. Sei testimonianze sul comunismo.”,”Richard Crossman, inglese, nacque il 15 dicembre 1907. Figlio di un avvocato che divenne poi magistrato. Studiò al Winchester College e al New College di Oxford dove si distinse nello studio delle letterature classiche e della filosofia. Rimase a Oxford come Fellow nel New College per otto anni, tenendo lezioni su platone e la teoria politica; nello stesso tempo iniziò la carriera politica come socialista nel consiglio comunale di Oxford. Nel 1937 fu portato candidato laburista per Coventry, dove fu eletto nel 1945. Nel 1938 divenne vice-direttore del new Statesman and Nation, carica che detenne fino al 1955. Durante la guerra prestò servizio prima al Foreign Office e poi nello stato maggiore di Eisenhower, in qualità di incaricato della propaganda nemica in tedesco. Nel 1946 fu membro della Commissione anglo-americana per la Palestina, e da allora diventò il maggior avversario britannico della politica palestinese di Bevin. Dal 1952 al 1967 membro dell’esecutivo del Labour Party, ebbe la carica di presidente del consiglio e della camera dei comuni negli anni 1966-68. Dal 1970 al 1972 fu direttore del New Statesman. Morì il 05/04/1974. Arthur Koestler, nacque il 05/09/1905 a Budapest da padre ungherese e madre viennese. Fu educato a Vienna. Dopo aver viaggiato due anni nel Vicino Oriente, divenne corrispondente da quei Paesi per la catena di giornali Ullstein Berlin Liberal. Si iscrisse al partito comunista il 31/12/1931 e lo abbandonò nella primavera del 1938, dopo il suo incarceramento da parte delle autorità franchiste, durante la guerra civile spagnola, che egli narra in Spanish Testament (parzialmente tradotto in italiano con il titolo di Dialogo con la morte, Bompiani, 1947). Imprigionato una seconda volta dai francesi nel 1939, fuggì in Inghilterra per arruolarsi, nel 1940, nell’esercito britannico. Dopo la guerra si stabilì definitivamente in Inghilterra. Ignazio Silone, nacque il 01/05/1900 a Pescina dei Marsi, in provincia di Aquila. Il padre era un piccolo proprietario, la madre una tessitrice. Fin da studente fu attirato dalle lotte sociali; all’età di 17 anni, durante la prima guerra mondiale, fu nominato segretario dei lavoratori della terra della regione abruzzese e imputato davanti al tribunale per aver promosso una violenta dimostrazione contro la guerra. Nel 1917 fu direttore del settimanale socialista Avanguardia e in seguito redattore del Lavoratore di Trieste. Nel 1921 partecipò alla fondazione del Partito Comunista. Restò in Italia anche dopo la promulgazione delle leggi eccezionali, conducendo vita clandestina e curando la stampa di giornali illegali contro il regime. Nel 1928 espatriò e, dopo aver subito varie espulsioni ed arresti in alcuni paesi d’Europa, dal 1929 si stabilì in Svizzera, dove rimase senza interruzione fino al 1944, data del suo ritorno in Italia. Nel 1930 si era distaccato dal Partito Comunista, dal quale fu dichiarato espulso nel 1931, e, dopo dieci anni di attività letteraria e di azione politica come socialista indipendente, nel 1940 accettò di dirigere Il Centro estero del PSI, per il quale fu deputato alla Costituente e formulò la piattaforma politica del ‘Terzo fronte’; i concetti del ‘Terzo fronte’ hanno ispirato la sua azione politica nel PSIUP (dal gennaio al luglio 1946 fi direttore dell’Avanti!), come direttore di Europa Socialista, come promotore dell’Unione dei Socialisti e uno dei fondatori del Partito Socialista Unitario. Dopo la scissione del 1948 fra PSI e Partiro socialdemocratico, pur mostrandosi più vicino a quest’ultimo, non partecipò più attivamente alla vita politica. Morì a Ginevra nel 1978. Richard Wright, nacque il 04/09/1908 da genitori negri poveri, in una piantagione a venticinque miglia da Natchez, nel Mississipi (USA). Abbandonato dal padre, fu allevato dalla madre, che faceva la lavandaia, fin quanto essa venne colpita da una paralisi. Fu allora affidato alla nonna, che lo mandò a scuola dagli Avventisti del Settimo Giorno. A quindici anni andò via di casa e lavorò per due anni a Memphis; lì, leggendo A Book of Prefaces di H.L. Mencken, scoprì la sua vocazione di scrittore. Con centocinquanta dollari in tasca si trasferì a Chicago e si guadagnò da vivere esercitando mestieri vari finchè, durante la grande crisi, si trovò senza lavoro. Aderì al John Reed Club collaborando per la rivista New Masses; nel 1934 si iscrisse al partito comunista. Trasferitosi in Europa nel 1945 (nel 1944 aveva lasciato il partito), si stabilì a Parigi entrando in contatto con gli ambienti esistenzialisti. A Parigi morì nel 1960. André Gide, nacque a Parigi nel novembre 1869, studiò privatamente e poi alla Ecole Alsacienne di Parigi. Di famiglia agiata non fu mai costretto a guadagnarsi da vivere con una professione, e ciò ha contribuito a farne lo scrittore che oggi ammiriamo. Non ancora trentenne pubblicò Les nourritures terrestres (I nutrimenti terrestri) opera che doveva esercitare un così potente influsso sulla generazione cresciuta dopo la prima guerra mondiale. Tra i suoi libri ricordiamo: L’immoraliste (L’immoralista), La porte étrite (La porta stretta), Les caves du Vatican (I sotterranei del Vaticano), La symphonie pastorale (La sinfonia pastorale), Les faux monnayeurs (I falsari). Ma la sua opera maggiore è probabilmente il Journal. Nel giugno 1947 gli fu conferita la laurea honoris causa dell’Università di Oxford e subito dopo il premio Nobel per la letterarura. Morì nel 1951. Louis Fischer. Nato il 29/02/1896 a Filadelfia (USA). dopo aver fatto per alcuni anni l’insegnante, scoprì la propria vocazione nel giornalismo, e, nel 1921, fu mandato a Berlino dal New York Post. Nei venticinque anni che seguirono ebbe diversi incarichi come corrispondente in Europa e in Asia. Pur non essendosi mai iscritto ad alcun partito politico, si fece sostenitore dell’Unione Sovietica e, più tardi, della Spagna repubblicana, per la quale lavorò durante la guerra civile. É morto il 18/01/1970. tra i suoi libri: The Soviet in Worls Affair, The Great Challenge, Gandhi and Stalin. Russia Revisited, Fifty Years of Soviet Communism, an Appraisal, Russia’s Road from Peace to War, November 7, 1919 june 22, 1941. Sono inoltre apparse le biografie: The Life of Mahatma Gandhi, The Life and Death of Stalin, The Life of Lenin. Stephen Spender. Poeta e critico letterario inglese, figlio del famoso scrittore liberale Edward Harold Spender. Nacque nel 1909. Studiò in Svizzera e all’University College di Oxford, dove, insieme a Day Lewis e Auden, cominciò a scrivere poesie. Seguì con grande interesse gli avvenimenti politici del decennio 1920-1930, e nel 1937 pubblicò Forward from Liberalism. Poco dopo si iscrisse al Partito comunista, dove rimase per un breve periodo. Nel 1946 fu incaricato dall’Ufficio informazioni politiche del Foreign Office di studiare fli influssi del nazismo sugli intellettuali tedeschi. Dal 1939 al 1941 fu condirettore della rivista Horizon, dal 1953 al 1967 ha diretto la rivista Encounter.”,”EURC-019-FL”
“KOESTLER Arthur”,”I sonnambuli. Storia delle concezioni dell’universo.”,”Arthur Koestler (Budapest 1905-Londra 1983) pur essendo ungherese di nascita è stato uno scrittore di lingua inglese. Studiò al Politecnico di Vienna e divenne poi corrispondente estero di numerosi giornali. Inviato speciale in Spagna durante la guerra civile, fu arrestato dai franchisti e sfuggì per poco alla fucilazione. Arruolatosi nell’esercito francese alla scoppio della seconda guerra mondiale, venne imprigionato quasi subito nel campo di concentramento di Le Vernet e, liberato nel 1940, entrò come volontario nell’esercito inglese. Alla fine del conflitto si trasferì negli Stati Uniti, dove la sua opera esercitò notevole influenza. Oltre ad essere un narratore di eccellente livello e polemico acceso, K. è stato anche un ottimo saggista. Si è interessato ai temi della politica, della scienza e della filosofia. Tra i suoi lavori più importanti: ‘Buio a mezzogiorno’, ‘Schiuma della terra’, ‘Dialogo con la morte’, ‘La scrittura invisibile. Autobiografia 1932-1940’. Il giovane Keplero e Galileo. “”Quando finalmente nella primavera del 1597 uscì il ‘Mysterium’, il giovane autore ne inviò con fierezza degli esemplari a tutti gli studiosi che gli vennero in mente, a Galileo e a Tycho Brahe in particolare. A quel tempo non esistevano riviste scientifiche né (tempi felici!) critici, c’era invece tra i letterati una intensa, lussureggiante corrispondenza internazionale. E’ così che il libro del giovane sconosciuto provocò un certo scalpore – non profondo come l’autore aveva sperato, ma assai notevole se si considera che ogni anno in Germania veniva pubblicato un buon migliaio di opere scientifiche (e pseudoscientifiche) (10). Questo risultato non fu sorprendente. L’astronomia, da Tolomeo a Keplero, era stata una geografia del cielo, puramente descrittiva. Il suo compito consisteva nel tracciare la carta delle stelle, gli orari del Sole, della Luna e dei pianeti, e di certi eventi: eclissi, opposizioni, congiunzioni, solstizi, equinozi. Le cause di questi movimenti, le forze naturali, non era cosa che riguardasse l’astronomo. Al bisogno si aggiungevano alcuni epicicli agli ingranaggi esistenti e poco importava giacché nessuno credeva alla realtà materiale di tali ingranaggi. La gerarchia dei cherubini e dei serafini cui si riteneva spettasse l’onore di far girare la macchina, dalla fine del Medioevo era vista come una gentile finzione poetica. La fisica celeste, quindi, si era annientata. Si vedevano avvenimenti, ma non cause, movimenti, ma non forze motrici. L’astronomo doveva osservare, descrivere e predire; non doveva “”cercar di capire””. La fisica di Aristotele, che rendeva impensabile ogni interpretazione causale, razionale dei fenomeni celesti, aveva fatto il suo tempo, ma niente la sostituiva. Si sentiva ancora risuonare la musica abolita degli angeli suonatori di astri, ma tutto il resto rimaneva nel silenzio. Come non sentire la voce stridente, balbettante del piccolo teologo astronomo? I pareri furono divisi, a seconda delle opinioni filosofiche. Gli spiriti moderni, empirici, come Galileo a Padova o Praetorius a Altdorf, respinsero le aprioristiche speculazioni mistiche di Keplero e tutto il libro insieme ad esse, senza scorgere le idee nuove e feconde che dissimulavano. Galileo soprattutto sembra essere stato prevenuto fin dall’inizio contro Keplero. Gli altri, sulla sponda opposta dello spartiacque, coloro che ancora sognavano di capire l’ordine cosmico attraverso ragionamenti ‘a priori’ furono incantati, entusiasmati”” (pag 271-272) [(10) E. Reicke, ‘Der Gelehrte, Monographien Zur Deutschen Kulturgeschichte’, Leipzig, 1900, vol. VII, p. 120]”,”SCIx-423″
“KOESTLER Arthur SILONE Ignazio GIDE André, presentato da Enid STARKIE Richard WRIGHT Louis FISCHER Stephen SPENDER”,”The God That Failed. Six Studies in Communism.”,”””In uno dei suoi lavori Lenin citò Erostrato, il greco che bruciò un tempio perché pensava di non aver altra via per acquisire fama””. (1) (pag 54, A. Koestler) “”Lenin ha detto qualche volta che ha imparato di più sulla Francia dai romanzi di Balzac che da tutti i libri di storia messi assieme. Di conseguenza, Balzac era il più grande scrittore di tutti i tempi, laddove gli altri romanzieri del passato riflettevano solo “”i valori distorti della società decadente che li aveva prodotti””. (pag 54, A. Koestler) “”A Berlino, sulla via del ritorno, lessi sul giornale che l’ Esecutivo dell’ Internazionale Comunista aveva severamente biasimato Trotsky per un documento che egli aveva preparato sui recenti avvenimenti in Cina. Andai negli uffici del Partito Comunista tedesco e chiesi a Thälmann una spiegazione. ‘Questo non è vero’, dissi a lui bruscamente. Ma egli spiegò che gli statuti dell’ Internazionale autorizzavano il Presidium, in caso di urgenza, ad adottare qualsiasi risoluzione in nome dell’ Esecutivo””. (pag 116-117, I. Silone)”,”RUSS-010-FV”
“KOESTLER Arthur”,”I gladiatori.”,”Arthur Koestler (Budapest 1905 – Londra 1983), scrittore e giornalista, è autore di romanzi e saggi di argomento politico, filosofico e scientifico. Inviato in Spagna durante la guerra civile e prigioniero dei franchisti, pubblicò il reportage Dialogo con la morte. Staccatosi dal partito comunista, denunciò i processi staliniani in Buio a mezzogiorno che con Arrivo e partenza e I gladiatori compone la trilogia di romanzi sui temi dell’etica politica e della rivoluzione. Tra le sue opere saggistiche ricordiamo I sonnambuli e Lo Yogi e il commissario.”,”STAx-077-FL”
“KOESTLER Arthur”,”Buio a mezzogiorno.”,”Arthur Koestler è stato venditore ambulante, assistente edile, operaio, agricoltore e infine giornalista. Come tale fu ‘inviato’ a Parigi, a Berlino, in Oriente, al Polo artico, nella Russia centrle e transcaucasica, in Spagna durante la guerra civile. Il famoso, enigmatico e terribile ‘processo di Mosca’ del 1937; nel quale vecchi e fedeli rivoluzionari si accusarono pubblicamente delle colpe più abbiette e furono uccisi, seminò la morte tra molti amici persolai di K., che era stato loro compagno. Questo romanza narra appunto in un tragico crescendo di ossessione, perché e come un antico commissario del Popolo si induca a confessare una serie di atti controrivoluzionari uche in realtà egli non ha mai compiuti), per una convinzione maniaca, e nello stesso tempo ultralucida, di dover rendersi spregevole agli occhi del popolo. Attraverso i pensieri e i ricordi di Rubashov, nei giorni e nelle notti della sua torturante prigionia nelle carceri della GPU tutta la logica liberale e umanistica del mondo occidentale viene polverizzata… “”Tolse una sigaretta dall’astuccio e la mise a forza nella bocca di Rubashov, senza togliere la mano dal bottone della sua giubba. «Ti stai comportando come un bambino. Come un bambino romantico», aggiunse. «Ora fabbricheremo insieme una graziosa confessioncella e per oggi avremo finito». Rubashov riuscì finalmente a liberarsi dalla stretta di Ivanov. Lo guardò duramente attraverso le lenti del pince-nez. «E quale sarebbe questa confessione?» chiese. Ivanov lo fissò più raggiante che mai. «Nella confessione si leggerà», disse, «che tu ammetti, dall’anno tale e tal’altro, d’avere appartenuto a questo e a quel gruppo d’opposizione; ma che recisamente neghi di avere organizzato o progettato un assassinio; che, anzi, ti sei ritirato dal gruppo quando hai saputo i piani terroristici e criminali dell’opposizione». Per la prima volta durante tutto il colloquio, Rubashov sorrise egli pure. «Se questo è lo scopo di tutta la nostra chiacchierata», disse, «possiamo interromperla immediatamente»”” (pag 87) inserire”,”STAS-004-FV”
“KOGAN Norman”,”L’ Italia del dopoguerra 1945 – 1966.”,”Norman KOGAN è nato a Chicago (Illinois) nel 1919. Le relazioni internazionali ma soprattutto la storia dell’ Italia contemporanea hanno richiamato gli interessi fondamentali di KOGAN sin dall’inizio della sua attività di studioso. Alla storia d’Italia del dopoguerra, KOGAN, specialista autorevole negli USA in questo campo, ha dedicato un ventennio di ricerche. Nel retrocopertina bibliografia dell’A.”,”ITAP-014″
“KOHAN Néstor”,”Toni Negri e gli equivoci di Impero.”,”Néstor Kohan è docente e ricercatore all’Università di Buenos Aires e all’Università Popolare delle Madri della Plaza de Mayo. É stato giurato nel Concorso Internazionale Casa de las Américas.”,”BIOx-084-FL”
“KOHN Richard”,”La revolution russe.”,”KOHN è un medico e scrittore. Ha scritto reportage dei suoi viaggi in vari paesi. Come giovane studente di medicina è arrivato in Russia al momento della rivoluzione. Arrivato ad Arcangelo ha attraversato tutto il paese da nord a sud, per Mosca e Kiev fino ad Odessa.”,”RIRO-209″
“KOHN Hans”,”L’idea del nazionalismo nel suo sviluppo storico.”,”Edizione americana 1948 In via di fotocopiatura Hans Kohn è nato a Praga nel 1891. E’ professore di Storia moderna al City College di New York. Collaboratore dell’ Enciclopedia Britannica e della Enciclopedia delle Scienze Sociali (in inglese). Ha studiato pure il panslavismo nella storia e come ideologia”,”TEOP-485″
“KOHN Hans”,”L’idea del nazionalismo nel suo sviluppo storico.”,”KOHN Hans “”La concezione dell’uomo di Grozio rassomigliava parecchio a quella di Locke. L’uomo era per loro un essere buono e socievole nello stato di natura, che desiderava una società pacifica e razionale. Le loro concezioni erano apparentate altrettanto strettamente sul piano sociologico quanto su quello antropologico; entrambe rappresentavano la società borghese che stava elevandosi con successo, la quale conferiva un gran valore alla proprietà e al lavoro, ai patti e alla buona fede, alla ragionevolezza e alla moderazione. E’ interessante rilevare quanto i precetti di politica pratica di Grozio fossero vicini ai principi di Richelieu relativi alla condotta ragionevole e alla considerazione per la buona riputazione. Entrambi si sforzavano di gettare le basi di un ordine che avrebbe impedito a un mondo diviso in molti Stati in guerra tra loro di cadere nel caos”” (pag 242)”,”TEOP-486″
“KOISTINEN Paul A. C.”,”Planning War, Pursuing Peace the Political Economy of American Warfare 1920-1939.”,”Paul A. C. Koistinen is professor of History at California State University Northridge.”,”USAQ-026-FL”
“KOISTINEN Paul A. C.”,”Beating Plowshares Into Swords. The Political Economy of American Warfare, 1606-1865.”,”Paul A. C. Koistinen is professor of History at California State University Northridge.”,”QMIx-076-FL”
“KOISTINEN Paul A. C.”,”Arsenal of World War II. The Political Economy of American Warfare 1940-1945.”,”Paul A. C. Koistinen is professor of History at California State University Northridge. Arsenal of World War II: The Political Economy of American Warfare, 1940-1945 PAUL A. C. KOISTINEN Copyright Date: 2004 Published by: University Press of Kansas https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4 Pages: 672 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4 Search for reviews of this book Cite Book Info This is a preview page. Login through your institution for access. Table of Contents Select all Cite Front Matter(pp. i-iv) Front Matter(pp. i-iv) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.1 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.1 Save Cite Table of Contents(pp. v-vi) Table of Contents(pp. v-vi) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.2 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.2 Save Cite ILLUSTRATIONS(pp. vii-viii) ILLUSTRATIONS(pp. vii-viii) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.3 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.3 Save Cite ACKNOWLEDGMENTS(pp. ix-x) ACKNOWLEDGMENTS(pp. ix-x) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.4 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.4 Save Cite ABBREVIATIONS(pp. xi-xiv) ABBREVIATIONS(pp. xi-xiv) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.5 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.5 Save Cite INTRODUCTION(pp. 1-12) INTRODUCTION(pp. 1-12) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.6 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.6 Arsenal of World War IIis the fourth in a five-volume study of the political economy of American warfare—the means that the nation has employed to mobilize its economic resources for defense and hostilities. The volume covers the period 1940–1945, the years of economic mobilization for World War II. Volume 1—Beating Plowshares into Swords: The Political Economy of American Warfare, 1606–1865(1996)—covers the colonial period through the Civil War. Volume 2—Mobilizing for Modern War: The Political Economy of American Warfare, 1865–1919(focuses on the Gilded Age, the Progressive Era, and World War I…. Save Cite Part One National Defense Advisory Commission 1 ORIGINS, STRUCTURE, AND STAFFING OF THE NDAC(pp. 15-32) 1 ORIGINS, STRUCTURE, AND STAFFING OF THE NDAC(pp. 15-32) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.7 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.7 Economic mobilization for the Second World War began in earnest with the Reorganization Act of April 1939. After years of effort and often intense controversy, Franklin D. Roosevelt and the President’s Committee on Administrative Management, which he appointed in 1936, succeeded in gaining legislative sanction to reorganize the executive branch for purposes of efficiency. Working primarily with the committee and with Harold D. Smith, director of the Bureau of the Budget, the president between April and September 1939 restructured the executive branch. Most important, he created an Executive Office of the President, made up principally of a White House Office… Save Cite 2 THE MILITARY AND ECONOMIC MOBILIZATION(pp. 33-46) 2 THE MILITARY AND ECONOMIC MOBILIZATION(pp. 33-46) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.8 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.8 The military was better prepared than were the civilians for World War II economic mobilization. This was particularly true for the army, which made up for the deficiencies of the navy and led the military in industrial mobilization during the years 1939–1945. Basic to procurement in both services were the supply bureaus. In order for the War and Navy Departments adequately to meet the growing demands of defense expansion, the Franklin D. Roosevelt administration replaced the secretaries and under secretaries in both departments in mid-1940. The new leaders began centralizing control over the bureaus and taking other measures to… Save Cite 3 THE NDAC IN OPERATION(pp. 47-72) 3 THE NDAC IN OPERATION(pp. 47-72) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.9 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.9 Military requirements determined the nature and pace of the economic mobilization effort during the years of national defense and war. Since the armed services set their own requirements and procured their own goods, they played a critical role in shaping the operations of the prewar and wartime economy. Indeed, the military requirements and their feasibility were at the heart of the repeated controversies that racked the process of harnessing the economy for war between 1940 and 1945. By July 1940, the Franklin D. Roosevelt administration had worked out a defense program through an elaborate negotiating process that involved the armed… Save Cite Part Two The Office of Production Management and the Supply Priorities and Allocations Board [Part Two Introduction](pp. 73-74) [Part Two Introduction](pp. 73-74) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.10 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.10 The Office of Production Management (OPM) supervised economic mobilization throughout 1941. Focusing principally on munitions, benefiting from better organization, and gaining a greater measure of authority, the office was an improvement over the National Defense Advisory Commission (NDAC). OPM managed escalating weapons demand more effectively as the United States continued to prepare for war in Europe and Asia and increased assistance to its future allies. Despite greater strength, OPM faltered in mastering multiple challenges. External and internal sources disrupted its operations. From the outside, the armed services caused the most grief. Consistent with past practices, they were deficient in providing… Save Cite 4 STRUCTURE AND STAFFING OF OPM, OPACS, AND SPAB(pp. 75-100) 4 STRUCTURE AND STAFFING OF OPM, OPACS, AND SPAB(pp. 75-100) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.11 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.11 The Office of Production Management (OPM) improved the mobilization structure considerably. Although awkward, a dual directorship was better than no executive head, as was the case with the National Defense Advisory Commission (NDAC). Centered around divisions for production, priorities, and purchasing, OPM also concentrated more directly on munitions output than had its predecessor. By drawing industry and the military closer together, OPM was a more conservative agency than was NDAC. This trend was made obvious in a number of ways. Labor, for example, began declining in power. Along the same lines, nonbusiness professionals in the Bureau of Research and Statistics… Save Cite 5 THE MILITARY AND OPM(pp. 101-125) 5 THE MILITARY AND OPM(pp. 101-125) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.12 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.12 The army and navy services worked more closely with the Office of Production Management (OPM) than they had with the National Defense Advisory Commission (NDAC). Nonetheless, they still maintained a level of independence from the OPM that adversely affected economic mobilization. The armed services’ behavior resulted from both strength and weakness. Their statutory authority to procure allowed them to go their own way in many areas. This tendency was strengthened by the multiple defects of the military’s supply systems. Until fully and firmly in control of massive economic operations, the armed services kept the OPM at arm’s length whenever possible… Save Cite 6 OPM, OPACS, AND THE STRUGGLE TO EXPAND PRODUCTION(pp. 126-158) 6 OPM, OPACS, AND THE STRUGGLE TO EXPAND PRODUCTION(pp. 126-158) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.13 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.13 Although the Office of Production Management (OPM) had a dual directorship, William S. Knudsen was always its undisputed head. Because Knudsen, along with Sidney Hillman, was not a strong leader and the secretaries of war and the navy did not carry their weight, the OPM council turned out to be ineffective. As a result, OPM operated as a series of divisions instead of as a centrally directed agency. The Production Division was OPM’s must important subunit. It was responsible for ensuring an adequate level of munitions output. At best, the division’s record was mixed. In terms of war construction projects,… Save Cite 7 OPM’S LABOR, PURCHASES, AND PRIORITIES DIVISIONS AND SPAB(pp. 159-190) 7 OPM’S LABOR, PURCHASES, AND PRIORITIES DIVISIONS AND SPAB(pp. 159-190) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.14 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.14 The operations of the Labor, Purchases, and Priorities Divisions of the Office of Production Management (OPM) help explain why industry and the military from the outset dominated economic mobilization for World War II. In an administration controlled by corporate executives, labor’s representatives were simply pushed aside. The Purchases and Priorities Divisions, however, always lacked adequate staff in Washington and the field to carry out vast and critical responsibilities. By comparison, the Production Division, later the Materials Division, had ample personnel provided by industry branches with the assistance of the industry advisory committees. Corporate America tapped its own national structures, financial… Save Cite Part Three The War Production Board, 1942–1945 [Part Three Introduction](pp. 191-194) [Part Three Introduction](pp. 191-194) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.15 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.15 Industry and the military dominated the War Production Board (WPB), the principal wartime civilian mobilization agency. This trend began with the National Defense Advisory Commission (NDAC) and continued under the Office of Production Management. In the processs, economists, statisticians, academics, businessmen like James S. Knowlson, and others, often associated with the New Deal, combined their talents throughout 1942 and into 1943 to ensure that the economy was properly harnessed. Also an extension of the defense years, this development was institutionalized with the Supply Priorities and Allocations Board. Donald M. Nelson’s success and failure as WPB chair resulted largely from ongoing… Save Cite 8 WPB: ORGANIZATION AND STAFFING(pp. 195-217) 8 WPB: ORGANIZATION AND STAFFING(pp. 195-217) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.16 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.16 President Franklin D. Roosevelt created the War Production Board (WPB) on January 16, 1942, and selected Donald M. Nelson, who had played a central role in economic mobilization since 1940, as its chair.¹ On the basis of the initial executive order of mid-January and subsequent ones, Nelson was granted nearly unlimited authority for harnessing the economy. From the outset, however, Nelson realized that the WPB could not perform on its own all or even most mobilization functions, as had been the case with the National Defense Advisory Commission (NDAC) and the Office of Production Management (OPM). He also led by… Save Cite 9 THE ARMED SERVICES’ MATERIAL ORGANIZATION FOR WORLD WAR II(pp. 218-246) 9 THE ARMED SERVICES’ MATERIAL ORGANIZATION FOR WORLD WAR II(pp. 218-246) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.17 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.17 Shortly after Pearl Harbor, both the War and the Navy Departments established more centralized control over their procurement and supply operations. The services required reorganized systems to handle their astronomically escalating demand and to work more effectively with the civilian mobilization agencies in meeting their requirements. In a sense, the navy’s structure was more centered on the supply bureaus in the nation’s capital. However, ongoing Washington power struggles pitting the secretary and under secretaries against the commander-in-chief of the fleet/chief of naval operations and the supply bureaus led to greater fragmentation and conflict at the very top of the navy’s… Save Cite 10 NATIONAL AND INTERNATIONAL MOBILIZATION AGENCIES(pp. 247-274) 10 NATIONAL AND INTERNATIONAL MOBILIZATION AGENCIES(pp. 247-274) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.18 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.18 The War Production Board (WPB) and the armed services were affected by various mobilization agencies created during the defense and war years. Some of these were national, such as the War Food Administration (WFA); others concentrated on America’s allies, like the Office of Lend-Lease Administration (OLLA); and a few worked in combination with Great Britain (to some degree Canada), as was the case with the Combined Production and Resources Board (CPRB). None of these agencies will be treated at length, but they need to be outlined so as to provide a fuller view of the mobilization system. Other agencies, like… Save Cite 11 CONVERTING AND EXPANDING INDUSTRY, 1942(pp. 275-301) 11 CONVERTING AND EXPANDING INDUSTRY, 1942(pp. 275-301) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.19 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.19 The most immediate and pressing responsibility of the War Production Board (WPB) from January 1942 forward was converting the economy from peacetime to wartime production. Although this process got off to a slow and contentious start, it was largely completed by June 1942. The Office of Civilian Supply (OCS) had been among the leading advocates for conversion in the Office of Production Management (OPM), and it continued to play that role during the first half of 1942. Once industry had completed modifying its facilities for war output and WPB increasingly emphasized munitions, OCS had to reorient its attention to protecting… Save Cite 12 REFINING WPB ECONOMIC CONTROLS, 1942(pp. 302-339) 12 REFINING WPB ECONOMIC CONTROLS, 1942(pp. 302-339) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.20 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.20 Once conversion and facilities expansion were under way or completed, the War Production Board (WPB) faced the task of rationalizing a war production program in which demand far outdistanced supply. This process turned out to be a lacerating one. Only after great effort and much controversy was a planning system devised for maximizing output while maintaining economic balance. For that to take place, three major, related functions had to be worked out. The first involved setting military demand at a level that was feasible for the economy in terms of its potential and output for civilians. Without feasible requirements on… Save Cite 13 THE WPB AT FLOOD TIDE, 1943–1944(pp. 340-369) 13 THE WPB AT FLOOD TIDE, 1943–1944(pp. 340-369) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.21 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.21 Under the direction of the War Production Board (WPB), the economy late in 1943 reached its highest levels of munitions output. From then on, direct or indirect military requirements generally remained on a plateau or declined, although the armed services’ needs fluctuated according to the immediate exigencies of the battlefronts. Having devised and implemented the means for harnessing the massive American economy for war, WPB in 1943 and after turned to the task of adjusting the mobilized system to the multiple changes and crises that arose with the demands of global warfare. A growing economy in 1943 also allowed the… Save Cite 14 ORGANIZED LABOR IN A MOBILIZED ECONOMY, 1940–1945: LABOR SUPPLY(pp. 370-401) 14 ORGANIZED LABOR IN A MOBILIZED ECONOMY, 1940–1945: LABOR SUPPLY(pp. 370-401) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.22 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.22 The defense and war years were frustrating for organized labor. Massive growth for the American Federation of Labor (AFL) and the Congress of Industrial Organizations (CIO) during the 1930s and 1940s did not convert into significantly enhanced power in a mobilized economy. From 1940 through 1945, unions remained a distinctly secondary power group in a system increasingly dominated by industry and the military. Sidney Hillman headed the Labor Division in the National Defense Advisory Commission (NDAC), the Office of Production Management (OPM), and, initially, the War Production Board (WPB), and he served as associate director of OPM. In NDAC and… Save Cite 15 ORGANIZED LABOR IN A MOBILIZED ECONOMY, 1940–1945: LABOR RELATIONS(pp. 402-418) 15 ORGANIZED LABOR IN A MOBILIZED ECONOMY, 1940–1945: LABOR RELATIONS(pp. 402-418) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.23 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.23 Unions played a greater role in shaping defense and war labor relations than they did labor supply. Nonetheless, organized labor was steadily restricted in carrying out its functions, and unions experienced increasing numbers of government agencies becoming involved in management-labor relations. Labor leaders, hence, experienced growing pressure from mobilization authorities above and their burgeoning membership below. Organized labor made great gains during the war years.¹ Union membership shot up from about 9 million in 1940 to around 14¾ million by 1945. At the time of Victory in Japan (VJ) Day, unions accounted for around 35 percent of the nonagricultural workforce… Save Cite 16 ECONOMIC STABILIZATION(pp. 419-444) 16 ECONOMIC STABILIZATION(pp. 419-444) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.24 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.24 The Franklin D. Roosevelt administration devised a reasonably sound program for maintaining economic stability during the defense and war years. That was the case despite expenditures far exceeding the expectations of most public officials. Although stabilization policy evolved piecemeal from 1940 into 1942, a comprehensive program was in place by late 1942 and early 1943. Carried out by a number of wartime agencies, all coordinated by the Office of Economic Stabilization (OES), the program included fixing prices and wages, rationing consumer goods, and raising revenue through relatively heavy taxation and borrowing designed to tame rather than feed inflationary pressures. World… Save Cite 17 RECONVERSION(pp. 445-497) 17 RECONVERSION(pp. 445-497) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.25 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.25 Formulating and implementing policies for reconversion stretched from around April 1943 until the war’s end and became extremely controversial. In a sense, demobilization created more problems than mobilization because greater choice was involved. After Pearl Harbor, Washington struggled with how best to maximize munitions output in the shortest possible time, not with whether such production should be undertaken. Such an imperative was missing with reconversion. Once hostilities ceased, munitions and related contracts could be canceled, mobilization agencies and controls ended, and the economy allowed to readjust on its own to peacetime conditions. That is approximately what took place after World… Save Cite 18 MOBILIZING THE WORLD WAR II ECONOMY(pp. 498-516) 18 MOBILIZING THE WORLD WAR II ECONOMY(pp. 498-516) https://doi.org/10.2307/j.ctv1ntft4.26 https://www.jstor.org/stable/j.ctv1ntft4.26 Viewed in gross figures and in isolation, the American production effort during World War II appears impressive. GNP in 1939 dollars grew by 52 percent between 1939 and 1944, 124 percent in unadjusted dollars. Munitions production went from about 10 to 40 percent of total output between 1940 and 1943–1944. Manufacturing industries trebled their output during the period 1939–1944. All that was accomplished while consumer expenditures in 1944 were somewhere in the region of 10 percent above the 1939 mark. Going from national to international calculations, the United States in 1944 produced in excess of 40 percent of… NOTES(pp. 517-624) BIBLIOGRAPHICAL ESSAY(pp. 625-634) INDEX(pp. 635-657)”,”QMIS-033-FL”
“KOISTINEN Paul A. C.”,”Mobilizing for Modern War: the Political Economy of American Warfare 1865-1919.”,”Paul A. C. Koistinen is professor of History at California State University Northridge.”,”USAQ-030-FL”
“KOJEVE Alexandre”,”Introduzione alla lettura di Hegel.”,”In appendice: 1. la dialettica del reale e il metodo fenomenologico di HEGEL. 2. l’idea della morte nella filosofia di HEGEL. Struttura della ‘Fenomenologia dello spirito. Post fazione e cura ediz it di Gian Franco FRIGO. L’A, nato a Mosca nel 1902, nipote di KANDISKY, abbandonò a 18 anni l’URSS e si trasferì prima in GERM, dove studiò con JASPERS, e poi a Parigi. Dopo la guerra, pur senza abbandonare del tutto la ricerca filosofica, diventò un alto funzionario del governo francese per gli affari economici e politici. Morì a Bruxelles nel 1968. Il testo dei corsi su HEGEL è apparso in FR nel 1947. HEGEL riconosce e rivela NAPOLEONE alla Germania. Con la sua ‘Fenomenologia’ spera di poterla salvare, di conservarla sublimata, in seno all’impero napoleonico. Si arriva infine a una dualità.”,”FILx-030″
“KOKOSHIN Andrei A.”,”Soviet Strategic Thought, 1917-91.”,”Andrei A. Kokoshin è ‘Secretary of the Defense Council and Head of the President’s Military Inspectorate of the Russian Federation’. Dal 1992 al 1997 è stato ‘First Deputy Minister of Defense’. E’ autore di molti libri e articoli. Opposte visioni tra Svechin e Tukhachevsky (pag 19, 21) Svechin ha pubblicato ‘The Evolution of the Art of War’ (pag 149) Il confronto tra due strategie: il “”modello Canne”” e il “”modello Poltava”” ‘Lo storico militare A.I. Verkhovsky (1866-1938), ministro della guerra nel Governo provvisorio dall’agosto all’ottobre 1917 e poi passato nel campo dell’ Armata rossa, riflette sulla scelta che l’esercito sovietico dovrebbe fare di fronte ad una aggressione. Confronta due strategie, il “”modello Canne”” e il “”modello Poltava”” concludendo che quest’ultimo è preferibile per l’Armata Rossa. Considerando il modello Canne, egli non si concentra sulla famosa battaglia della Seconda guerra punica, in cui il comandante cartaginese Annibale ottenne una splendida vittoria tattica sulle più forti truppe romane. E’ interessato all’idea di una grande operazione offensiva che dovrebbe avvolgere i fianchi, circondando e distruggendo la principale concentrazione di truppe nemiche. Questa idea è stata introdotta da Alfred von Schlieffen, ex capo dello Stato maggiore tedesco, nel suo ben noto volume ‘Canne’. Verkhovsky considera pure il modello Poltava, ma non si concentra tanto sulla concreta battaglia, svoltasi presso la città di Poltava, in cui Pietro il Grande sconfisse l’esercito svedese nel 1709. Ma l’analizza come un esempio di intenzionale ritirata strategica e di intenzionale difesa strategica vincente a livello tattico che porta risultati positivi all’esercito russo. Verkhovsky vede in questo caso un giovane esercito russo, che è stato costituito non molto tempo prima della battaglia, numeroso ma non addestrato alla manovra, sfidare la migliore armata europea dell’epoca. “”Era necessario vincere il nemico con un nuovo metodo di lotta, sconvolgendo la sua eccellente abilità nella manovra e attaccando dopo che esso è entrato in una condizione di disordine”” (1) (pag 149)] [(1) A.I. Verkhovsky, ‘The base of our tactis. Fire, maneuver, concealment’, Mosca, 1928, p. 129 (in lingua russa)] Aggiungere per opuscolo Teoria sovietica della ‘Battaglia in profondità’ od ‘Operazioni in profondità’ (‘Deep Battle’ or ‘Deep Operations’) Diversità di vedute a metà degli anni 1930 sulla dottrina dell’ operazione in profondità tra Voroshilov vs Tukhachevsk e Triandofilov (pag 162)”,”RUST-165″
“KOLAKOWSKI Leszek”,”La ricerca della certezza.”,”Nato a Radom (Polonia) nel 1927, KOLAKOWSKI è uno dei maggiori pensatori ‘marxisti’ contemporanei. Per aver participato al processo di destalinizzazione polacco fu espulso dal partito comunista e nel 1968 perse la cattedra all’Univ di Varsavia. Ha insegnato in seguito a Montreal e Berkeley. Dal 1970 è all’ All Souls College di Oxford. Tra le sue opere più importanti un volume sulla libertà nella filosofia di SPINOZA (1958) e uno studio sulla cristianità aconfessionale del XVII secolo (1965). Ha pubblicato per la Laterza ‘La filosofia del positivismo’ (1974)”,”FILx-127″
“KOLAKOWSKI Leszek”,”Main Currents of Marxism. I. The Founders. II. The Golden Age. III. The Breakdown.”,”nuova prefazione ed epilogo dell’ Autore KOLAKOWSKI Leszek nato nel 1927 a Radom (Polonia) è stato professore all’ università di Varsavia fino al 1968. Da quell’ anno ha lasciato il paese ed è diventato insegnante alla McGill University di Montreal. Poi ha insegnato a Berkeley Università di California quindi al All Souls Colelge di Oxford dove è rimasto fino al suo ritiro. Ha ricevuto il Jefferson prize, l’ Erasmus prize e il Tocqueville Prix. “”Le principali caratteristiche della teoria politica e della filosofia della storia di Kautsky sono determinate dalla sua versione darwiniana del marxismo: la fede in una graduale e continua evoluzione del capitalismo fino al punto in cui esso distrugge se stesso; fiducia nell’ inevitabilità storica, percezione dall’ esterno della coscienza teorica; dicotomia tra coscienza teorica e processo sociale a cui esso è diretto; nozione di una coscienza proletaria senza importazione dall’ esterno, e rifiuto dello spirito escatologico del socialismo. La politica di Kautsky può essere sintetizzata così: “”Lasciamo che il capitalismo migliori nel tempo; il socialismo è garantito dalle leggi della storia in ogni caso. (…)””. (pag 399-400)”,”TEOC-400″
“KOLAKOWSKI Leszek”,”Nascita sviluppo dissoluzione del marxismo. Volume I. I fondatori.”,”KOLAKOWSKI Leszek “”In altre parole, Marx ripete qui l’interpretazione hegeliana del progresso, in quanto processo che si realizza attraverso l’accumularsi dei conflitti interni e che non si può liberare dai suoi “”lati cattivi””. “”Nello stesso momento in cui sorge la civiltà, la produzione comincia a fondarsi sull’antagonismo delle professioni, degli stati, delle classi, infine sull’antagonismo tra lavoro-accumulato e lavoro-immediato. Senza antagonismo non vi è progresso. Questa è la legge che fino ai nostri giorni la civiltà ha seguito. Fino ad oggi le forze produttive si sono sviluppate attraverso questo regime di antagonismo delle classi”” (Marx, Miseria della filosofia). Da qui l’assurdità del progetto di Proudhon, il quale voleva trasformare tutti gli uomini in capitalisti, eliminando nel contempo tutti i “”lati cattivi”” del capitalismo: l’anarchia produttiva, l’ineguaglianza e lo sfruttamento; egli voleva dunque sopprimere gli antagonismi sociali conservando la loro condizione essenziale: eliminare il proletariato conservando la borghesia. Tutti e tre questi punti principali della critica di Marx si riducono a un solo pensiero: il processo storico possiede una propria dinamica, determinata dal processo tecnologico (“”Il mulino a braccia vi darà la società col signore feudale, e il mulino a vapore vi darà la società col capitalista industriale”” (Marx, Miseria della filosofia)), dinamica che si realizza attraverso la lotta di classe; ne consegue che, moralizzando, non si otterrà il sovvertimento sociale, che non si può tornare alle formazioni superate, che ‘le contraddizioni sociali non possono essere risolte eliminando una delle parti in lotta; si possono risolvere soltanto sospingendo la lotta fino alla forma estrema’, che, alla fine, avrebbe abolito entrambi i nuclei dell’antagonismo in favore di una forma sociale superiore””. (pag 241) [Leszek Kolakowski, Nascita sviluppo dissoluzione del marxismo. Volume I. I fondatori, 1980]”,”TEOC-539″
“KOLAKOWSKI Leszek, a cura di Pietro VERONESE”,”Il marxismo e oltre. Responsabilità e storia.”,”KOLAKOWSKI Leszek nato a Radom in Polonia (1927) vive ad Oxford dopo essere stato privato della cattedra di storia della filosofia all’Università di Varsavia. E’ autore di opere su Spinoza, e su altre eresie cristiane del ‘600, su Husserl e di molti saggi filosofici sui problemi del socialismo. Sulla figura del rinnegato, dei rinnegati nel movimento rivoluzionario (pag 60)”,”TEOC-558″
“KOLAKOWSKI Leszek”,”Marxismo. Utopia e antiutopia.”,”””Per i neo-kantiani, come Max Adler, Otto Bauer, Karl Vorländer…”” (pag 17)”,”TEOC-747″
“KOLAKOWSKI Leszek”,”L’esprit révolutionnaire, suivi de Marxisme – utopie et anti-utopie.”,”‘Ousia’ è uno delle parole principali della filosofia greca. Ne parla Aristotele. Treccani (Ousia): essenza. La realtà propria e immutabile delle cose, intesa soprattutto come la forma generale, l’ universale natura delle singole cose appartenenti allo stesso genere o specie. Da Aristotele alla tarda antichità. Nella Metafisica Aristotele, trattando la questione generale della determinazione di cosa sia la sostanza, indica, in relazione a essa, l’e. come «…» (VII, 3, 1028 b 34), espressione traducibile con «che cos’era essere» e che i latini renderanno con la formula «quod quid erat esse». E. è ciò che la cosa è considerata «per sé», al modo in cui per definire, rispetto a un uomo concreto, l’e. dell’uomo, non si può rispondere è musico o è bianco, poiché tali determinazioni sono ‘accidentali’. E. di una cosa è ciò che la definisce al di là dei suoi caratteri peculiari e accidentali (VII, 4, 1029 b 13-18). In tal senso l’e. indica quel particolare significato di … (di cui il termine italiano essenza costituisce il calco, ma non rende il significato) che coincide con la ‘quiddità’, la ‘forma’, ossia ciò che fa sì che una cosa sia quella e non un’altra. La connessione fra e. e definizione (qualcosa è e. in quanto è possibile definirla) riconduce l’e. ‘primariamente’ alla sostanza e ‘secondariamente’, in modo derivato, alle altre categorie (1030 a 7-b 3). Nei Topici, trattando la questione del rapporto fra predicabili e categorie, Aristotele afferma che «chi esprime l’e. talora significa una sostanza, talora una qualità, talora una delle altre categorie» (I, 9, 103 b 28-29). A partire dalla domanda su ‘cosa sia una cosa’ la definizione può determinare l’e. come quello che essa è in sé o come espressione di una delle categorie cui è riconducibile qualcosa. Nella logica proposizionale stoica il problema dello statuto ontologico degli elementi che concorrono alla definizione non ha luogo, mentre nel medio platonismo l’e. intesa come ‘forma’ viene a coincidere con l’… platonico, che ne costituisce l’universale natura, conferendo all’e. realtà oggettiva. Plotino, nelle Enneadi, parla dell’e. come ‘perché’ della cosa: «coloro che cercano in tal modo di conoscere l’e. di una cosa ci riescono in pieno. Infatti ciascuna cosa è in quanto è il suo ‘perché’» (VI, 7, 2). L’Uno genera l’e. intelligibile (e. prima o generale) di cui l’e. sensibile (e. seconda o particolare) partecipa (VI, 6, 13-18). L’Isagoge e le Sentenze sugli intelligibili di Porfirio potenziano e divulgano nel successivo pensiero medievale il concetto di e. come prima forma determinata dell’Uno che coincide con la seconda ipostasi, dunque con le idee e, in tal senso, con l’intelligibile. La nozione di e. considerata come forma … rientra in quella di specie «che si dice della forma di ogni realtà» (Isagoge 3) e si declina secondo il genere e la differenza. “”Marx reprend donc la manière spécifiquement hégélienne de penser l’Histoire, ayant conscience de ne pas être celui dont la pensée exprime l’autoconscience de ce monde et s’inscrit directement dans le cours de son évolution; de ne pas écrire ‘sur’ ce qu se passe, mais d’écrire pour ainsi dire le journal intime de l’Histoire, l’autobiographie de l’Esprit”” (pag 123)”,”TEOC-757″
“KOLAKOWSKI Leszek”,”Le religioni. Su Dio, il demonio, il male e altri problemi della cosiddetta filosofia della religione.”,”Platone scrisse: “”Se l’Uno non esiste, allora nulla esiste”” (retrocopertina)”,”RELx-015-FRR”
“KOLARZ Walter”,”Books on Communism. A bibliography.”,”This new and enlarged edition of a Bibliography originally published in 1959 contains details of some 2,500 publications in English on the development of Communism in the USSR and China and in all the principal countries of the world. Under the editorship of Walter Kolarz, a recognized authority in this field, Books on Communism provides an annotated guide to the significant literature on its subject, which will be of great and lasting value to librarians, research workers, teachers, students and all who are concerned with the theory and practice of Communism.”,”STOx-033-FL”
“KOLB Eberhard”,”The Weimar Republic.”,”KOLB Eberhard è Professore di storia all’ Università di Colonia. Ha scritto largamente sul periodo interguerre in Germania e ha curato due importanti volumi di fonti materiali inedite sul periodo della rivoluzione tedesca del 1918-19.”,”GERG-034″
“KOLCHIN Peter”,”Unfree Labor. American Slavery and Russian Serfdom.”,”Peter Kolchin is Henry Clay Reed Professor of History, University of Delaware, and the author of First Freedom: The Response of Alabama’s Blacks to Emancipation and Reconstruction. Preface, Introduction: The Origin and Consolidation of Unfree Labor, Epilogue, Bibliographical Note, Notes, Maps, Tables, Frequently Used Russian Terms, Illustration, Index,”,”CONx-014-FL”
“KOLESNIK Aleksandr N.”,”La famiglia Stalin. Affetti, enigmi, tragedie alla corte dell’ultimo zar. Con 65 illustrazioni fuori testo.”,”In questo lavoro sulla vita privata di Stalin, ci limitiamo ad esporre i fatti e le testimonianze raccolte nell’intento di offrire al lettore la possibilità di formulare un proprio giudizio. Ci auguriamo che questo studio possa favorire una più chiara comprensione dell’uomo Stalin e del suo operato.”,”STAS-020-FL”
“KOLKO Joyce e Gabriel”,”I limiti della potenza americana. Gli Stati Uniti nel mondo dal 1945 al 1954.”,”Ricostruzione econ mondiale, diplomazia americana e la Russia 1945-46, Gran Bretagna UK e nuova econ mondiale, potenza militare e politica estera, futuro della Germania, Europa occidentale, Europa Orientale, Grecia e Medio Oriente, Cina, Corea, dilamma del Giappone JAP, dottrina TRUMAN, guerra di Corea. piano Marshall, Cecoslovacchia, Medio Oriente, EISENHOWER e la crisi della potenza americana. Di Gabriel KOLKO nelle edizioni Einaudi: -Ricchezza e potere in America. Uno studio sulle classi sociali e la distribuzione del reddito. 1964 -Le radici economiche della politica americana. 1970″,”USAP-012″
“KOLKO Gabriel”,”Vietnam. Anatomy of a War 1940-1975.”,”KOLKO ha scritto molti libri sulla storia degli USA e la politica estera. Il suo recente ‘Main Currents in Modern American History’ è un’edizione aggiornata di un libro del 1984. Scrive articoli per giornali come New York Times, Le Monde Diplomatique, The Nation, New Republic ecc.. Ha ricevuto il Ph.D. da Harvard e ora insegna alla York Univ in Canada.”,”ASIx-003″
“KOLKO Gabriel”,”Le radici economiche della politica americana. (Tit.orig.: The Roots of American Foreign Policy. An Analysis of Power and Purpose)”,”Gli Stati Uniti e la fine del colonialismo europeo in Asia. “”Per tutta la durata della seconda guerra mondiale i dirigenti degli Stati Uniti prestarono scarsa attenzione al futuro dell’Indocina, ma nel 1943 il persidente Roosevelt suggerì che, dopo la guerra, essa diventasse un mandato fiduciario di quattro potenze, proponendo che l’eventuale indipendenza venisse concessa agli indocinesi entro venti o trent’anni. Nessuno si chiese se l’attuazioe di una decisione di questo genere avrebbe richiesto truppe americane, ma era chiaro che l’eliminazione della dominazione francese era dettata più dal desiderio di far pagare ai francesi la collaborazione con la Germania e col Giappone o l’irritante indipendenza di De Gaulle, che non da una qualche fiducia nel valore che l’indipendenza poteva avere per i vietnamiti. Ma il dato fondamentale di quella prima presa di posizione americana era che l’indipendenza finale non sarebbe stata qualcosa che i vietnamiti avrebbero potuto prendersi da soli, ma una benedizione che le altre grandi potenze avrebbero potuto impartire a loro grado. In questo atteggiamento era già implicito il seme dell’opposizione al movimento d’indipendenza che già esisteva nel Vietnam””. (pag 122-123)”,”USAQ-058″
“KOLKO Gabriel”,”Il libro nero della guerra. Politica, conflitti e società dal 1914 al nuovo millennio.”,”KOLKO G. (1932) è ritenuto da molti il maggiore storico delle guerre moderne. Ha insegnato nelle università di Pennsylvania, Buffalo e York (Canada). Ha scritto una quindicina di libri. RC”,”QMIx-175″
“KOLKO Gabriel”,”Il libro nero della guerra. Politica, conflitti e società dal 1914 al nuovo millennio.”,”KOLKO Gabriel (1932) nato negli Stati Uniti è uno storico delle guerre moderne. Ha scritto una quindicina di libri. KOLKO Gabriel (1932) nato negli Stati Uniti è uno storico delle guerre moderne. Ha scritto una quindicina di libri. “”La guerra di Corea insegnò dolorosamente agli Stati Uniti in che modo eserciti materialmente superiori possano essere messi in scacco sul campo di battaglia; in Vietnam gli USA tentarono senza successo di replicare a quella lezione sviluppando una grandiosa strategia basata su una copiosa potenza di fuoco e su un’elevata mobilità. Il fatto che la guerra fu troppo costosa e troppo lunga non fece che ribadire la lezione della Corea. Sebbene nel 1964 gli USA fossero convinti che la loro potenza militare avrebbe superato le frustrazioni del passato, cinque anni dopo si trovarono a dover affrontare il rapporto tra la propria credibilità e i propri sacrifici e la natura e la vitalità del fragile regime protetto in Vietnam. L’appoggio a Nguyen Van Thieu e la dipendenza dalla sua politica avrebbero provocato la sconfitta degli Stati Uniti, malgrado l’equilibrio della potenza militare, rendendo in tal modo la loro forza non maggiore dell’anello più debole in una lotta le cui caratteristiche e la cui complessità andavano ben oltre le ipotesi sostenute dai governanti americani al momento di intraprendere quell’avventura fatale?”” (pag 488) KOLKO Gabriel (1932) nato negli Stati Uniti è uno storico delle guerre moderne. Ha scritto una quindicina di libri. “”Basti dire che nel gennaio del 1975 l’ARVN sembrava sulla carte essere dotato di una schiacciante superiorità numerica sulle forze combinate dei comunisti del Sud: il triplo dell’artiglieria, il doppio dei carri armati e dei veicoli da trasporto blindati, 1400 velivoli contro nessuno, un rapporto di due a uno nelle truppe di combattimento e il triplo della forza lavoro. Alla fine del ’74 l’ARVN lanciava una quantità di ordigni esplosivi nove volte superiore a quello dei comunisti, aveva enormi riserve di munizioni e problemi logistici in confronto più semplici. Non fu la forza delle eterogenee forze comuniste ad essere decisiva, bensì la debolezza dell’esercito di Thieu in tutti gli ambiti della guerra. Nel 1974 esso era in via di dissoluzione in mezzo ai guasti dell’inflazione e della demoralizzazione, pronto a rovesciarsi di fronte alla prima prova significativa. Se Hanoi non avesse attaccato nel marzo del ’75, la guerra si sarebbe comunque conclusa in un futuro assai prossimo con degli sconvolgimenti economici e politici – la cui imminenza fu prevista persino da alcuni esperti ufficiali americani -, dai quali i comunisti sarebbero usciti vincitori dopo un periodo di disordine sociale””. (pag 489)”,”RAIx-233″
“KOLKO Gabriel”,”Ricchezza e potere in America. Uno studio sulle classi sociali e la distribuzione del reddito.”,”Fondo Davoli”,”USAS-222″
“KOLKO Gabriel”,”Le radici economiche della politica americana.”,”Gli Stati Uniti e la fine del colonialismo europeo in Asia. “”Per tutta la durata della seconda guerra mondiale i dirigenti degli Stati Uniti prestarono scarsa attenzione al futuro dell’Indocina, ma nel 1943 il persidente Roosevelt suggerì che, dopo la guerra, essa diventasse un mandato fiduciario di quattro potenze, proponendo che l’eventuale indipendenza venisse concessa agli indocinesi entro venti o trent’anni. Nessuno si chiese se l’attuazioe di una decisione di questo genere avrebbe richiesto truppe americane, ma era chiaro che l’eliminazione della dominazione francese era dettata più dal desiderio di far pagare ai francesi la collaborazione con la Germania e col Giappone o l’irritante indipendenza di De Gaulle, che non da una qualche fiducia nel valore che l’indipendenza poteva avere per i vietnamiti. Ma il dato fondamentale di quella prima presa di posizione americana era che l’indipendenza finale non sarebbe stata qualcosa che i vietnamiti avrebbero potuto prendersi da soli, ma una benedizione che le altre grandi potenze avrebbero potuto impartire a loro grado. In questo atteggiamento era già implicito il seme dell’opposizione al movimento d’indipendenza che già esisteva nel Vietnam””. (pag 122-123)”,”USAQ-005-FV”
“KÖLLING Fritz”,”La storia della Volkswagen.”,”Storia della Volkswagen da Ferdinand PORSCHE a Heinrich NORDHOFF.”,”E1-AUIN-003″
“KÖLLNER Patrick a cura; saggi di Doo-Soon AHN Eckart DEGE Rainer DORMELS Rüdiger FRANK Thomas HEBERER Rainer HENSELEIT Guido KEMMERLING Patrick KÖLLNER Andreas KÜNNE Peter MAYER Ralf MÜLLER Manfred POHL”,”Korea 1998. Politik wirtschaft gesellschaft.”,”saggi di Doo-Soon AHN Eckart DEGE Rainer DORMELS Rüdiger FRANK Thomas HEBERER Rainer HENSELEIT Guido KEMMERLING Patrick KÖLLNER Andreas KÜNNE Peter MAYER Ralf MÜLLER Manfred POHL”,”ASIx-031″
“KOLLONTAI (KOLLONTAJ) Alexandra”,”The Workers Opposition.”,”Citato nelle note il libro di A.S. Shliapnikov, Die Russischen Gewerkshaften (The Russian Trade Union), Leipzig, 1920. (pag 54) Trotsky sui sindacati. Legge marziale Trotsky contro ferrovieri, Tesi di Trotsky sulla militarizzazione del lavoro. “”This point, it seemed at first, put Trotsky on a common ground with the Opposition at a time when the group represented by Lenin and Zinovieff, being opposed to the “”absorbtion of the state’, saw the object of union activity and their problem as ‘training for Communism’. ‘Trade Unions’, thunder Trotsky and Zinoviev, ‘are necessary for the rough work’ (p. 22 of the report, Dec. 30). Trotsky himself, it would seem, understands the task somewhat differently. In his opinion, the most important work of the unions consists in organising production. In this he is perfectly right.”” (pag 24) Nota 13. “”Early in 1920 Trotsky had been given the Commissariat of Transport, in addition to his defence post. ‘The Politbureau offered to back him to the hilt, in any course of action he might take, no matter how severe’. Once in charge of Transport, Trotsky was immediately to implement his pet ideas on the ‘militarisation of labour’. The railwaymen and the personnel of the repair workshops were put under martial law. There was a major outcry. (…)”” (pag 64-65)”,”RIRO-319″
“KOLLONTAI Alexandra”,”Conférences sur la libération des femmes.”,”””La vie quotidienne des ouvrières à la période du déclin de l’artisanat et de la manufacture était absolument dépourvue de joie et de droit, et le travail qu’elles effectuaient particulièrement pénible. Elles étaient la proie désignée des escroqueries de la fabrique dépassaient en intensité celles des siècles précédents. Il vous suffira d’étudier l’ouvrage d’Engels: ‘la Situation de la classe laborieuse en Angleterre’, pour vous en rendre compte. Même s’il a été écrit vers les années 1840, de nombreuses conditions décrites dans ce livre n’ont pas encore été éliminées dans les pays capitalistes. Nous pouvons résumer la vie de l’ouvrière d’usine dans la premiére moitié du XIXe siècle comme suit: une interminable journée de travail, dépassant généralement douze heures, bas salaire, logement malsain – les hommes vivaient en étroite promisquité, parqués comme des bêtes – pas de protection du travail ni d’assurances sociales, augmentation des maladies professionnelles, taux élévé de mortalité et crainte permanente du chômage.”” (pag 106-107) [Alexandra Kollontai, Conférences sur la libération des femmes, 1978]”,”DONx-044″
“KOLLONTAI Alexandra”,”Conférences sur la libération des femmes.”,”KOLLONTAI Alexandra Conferenze fatte nel 1921 all’Università Sverdlov agli operai e contadini membri o simpatizzanti del Partito Bolscevico. Operaie in tempo di guerra. “”Dans la période de 1914 à 1918, le travail des femmes augmenta dans les diverses branches entre 70 et 400%. Dans l’industrie métallurgique allemande, ce pourcentage atteignit même 408%. En France, le nombre des femmes doublèrent dans ces branches. En Russie, fréquemment, les femmes composaient la majorité des effectifs de nombreuses professions. Même dans les compagnies de chemins de fer russes, où les femmes n’étaient tolérées avant la guerre que come femmes de ménage ou comme gardes-barrières, le nombre des femmes atteignit jusqu’à 35% du personnel. En France également, des mllions de femmes durent travailler dans la production. En Angleterre, le nombre des ouvrières augmenta d’un million et demi et en Allemagne de deux millions. Dans l’ensemble, le nombre des femmes travailleuses en Europe et en Amérique augmenta de près de dix millions””. (pag 165)”,”RIRB-125″
“KOLLONTAI Alexandra, contributi di Jean-Maurice GELINET e Anne VAHL”,”L’opposition ouvrière.”,”KOLLONTAI Alexandra allegati: I. Plate-forme de l’Opposition Ouvrière pour le X° Congrès du Parti; II. Plate-forme des Dix, Lénine, Zinoviev, Tomski, Roudzoutak, Kalinine, Lozovsky, Petrovsky, Artem, Kamenev, Staline; III. Plate-forme de Trotsky, Boukharine, etc, pour le X° Congrès du Parti; IV. Lettre de Vingt-deux membres de l’Opposition aux membres de la Conférence internationale de l’Internationale communiste, 26 février 1922;”,”RIRB-137″
“KOLLONTAI Alexandra”,”Autobiografia di una comunista sessualmente emancipata.”,”KOLLONTAI Alexandra “”Come già ebbi occasione di dire in precedenza, appartenevo all’ala dei bolscevichi e quindi sin dal primo giorno del mio rientro in Russia mi attendeva un’immensa mole di lavoro. (…) Come conseguenza naturale di questa mia posizione si scatenò contro di me una campagna condotta dalla stampa borghese che mi chiamava “”la pazza bolscevica””. Questo tuttavia non mi disturbò in alcun modo; il campo d’azione era immenso ed i miei seguaci, donne operaie e militari, si contavano a migliaia. Pur essendo a quel tempo veramente popolare, in particolare nelle vesti di oratrice, mi si scagliava contro contemporaneamente l’odio di molti e per primo della stampa borghese. Fu quindi una fortuna il fatto che fossi talmente carica di lavoro da trovare a malapena il tempo di leggermi tutti gli attacchi e le calunnie diretti contro di me. L’odio, alimentato dalla voce che io ero pagata dall’imperatore tedesco per indebolire il fronte russo, crebbe a dismisura. (…) Kerensky ed i suoi ministri non riuscivano per nulla a celare l’odio contro di me, infatti mi vedevano “”come colei che alimenta lo spirito di disorganizzazione dell’armata””. In particolare un mio articolo sulla “”Pravda””, nel quale intervenivo a favore dei prigionieri di guerra tedeschi, scatenò una tempesta vera e propria che diede origine al sollevamento del gruppo dei cosiddetti “”patrioti””. Quando nell’aprile Lenin tenne il suo famoso discorso programmatico nell’ambito del Soviet, io fui l’unica dei compagni che, stando vicino a lui, prese successivamente la parola””. (pag 70-71)”,”RIRB-138″
“KOLLONTAJ (KOLLONTAI) Alessandra; in appendice Victor SERGE”,”L’ opposizione operaia in Russia. “”Rabociaia Oppositzia”” (inedito per l’ Italia).”,”Il responsabile di Edit. Azione Comune è Giulio SENIGA. Nel retrocopertina si riporta la biografia della KOLLONTAJ.”,”RIRO-168″
“KOLLONTAJ (KOLLONTAI) Alessandra SERGE Victor VASCONI Luciano”,”L’ opposizione operaia da Kronstadt a Danzica 1921 – 1971. Pagine scelte di Victor Serge.”,”Un SERGE critico parla di “”enorme errore di Lenin”” (!!) dice che “”La NEP, un anno più tardi, restituisce al paese la pace interna, gli permette di soddisfare la sua fame e di pensare alle sue ferite. L’ enorme errore di Lenin è consistito tutto nell’ accordare ai contadini, agli artigiani, ai cittadini un regime economico molto libero purché vi si possa vivere, nel rifiutare loro tutte le concessioni politiche: tale è la sua paura della libertà politica, da questo momento. Egli sente che la dittatura del partito non resisterebbe alla libertà di critica e teme che la sua caduta sia il principio di una terribile reazione””. (pag 30)”,”RIRO-175″
“KOLLONTAJ (KOLLONTAI) Alexandra; STORA-SANDOR Judith a cura”,”Alexandra Kollontaï: marxisme et révolution sexuelle.”,”STORA-SANDOR è maitre-assistante all’ Università di Parigi VIII (Vincennes). Di origine ungherese è autrice di una tesi su Isaac Babel, pubblicata nel 1968 a Parigi per le edizioni Klincksieck. La KOLLONTAJ (1872-1952) bolscevica di lunga data fu commissario del popolo per l’ Assistenza pubblica nel primo governo sovietico. Fu la sola donna presente nel governo presieduto da LENIN prima di essere la prima donna nominata ambasciatrice del suo paese. Militante rivoluzionaria dirigente dell’ Opposizione Operaia all’ inizio degli anni 1920, la K. è stata anche una teorica della questione femminile. Pensava che solo la rivoluzione socialista potesse portare alle condizioni necessarie alla liberazione della donna. Ma l’ indipendenza economica a suo parere da sola non era sufficiente per l’ emancipazione completa. Ben prima di W. REICH sosteneva che assieme alla rivoluzione economica e sociale doveva andare avanti la rivoluzione sessuale. La donna nuova (celibe, indipendente e che lavora). “”Quanto queste figure sono poco somiglianti alle eroine del passato, alle seducenti, toccanti, donne di Turgenev, di Checov, alle eroine di Zola, di Maupassant, ai tipi femminili impersonali e virtuosi della letteratura tedesca e inglese, anche degli anni 1880 e dell’ inizio degli anni 1890! La vita crea delle donne nuove, la letteratura le riflette.”” (pag 103)”,”RIRB-074″
“KOLLONTAJ (KOLLONTAI) Aleksandra, a cura di Luigi CAVALLARO”,”Largo all’Eros alato!”,”‘KOLLONTAJ A. (Pietroburgo 1872, Mosca 1952) rivoluzionaria e diplomatica russa è autrice di numeris scritti sull’emancipazione femminile e sul pacifismo. Schieratasi con Lenin divenne commissario del popolo per l’assistenza sociale e rappresentante delle donne al Comitato centrale del partito comunista sovietico. Entrata in contrasto con la linea ufficiale del regime, fu estromessa dalle cariche politiche e avviata verso una brillante carriera diplomatica’ (risvolto di copertina) Questo libretto diretto alla gioventù lavoratrice sovietica è del 1923.”,”DONx-041″
“KOLLONTAJ Aleksandra”,”Vassilissa. Romanzo.”,”KOLLONTAJ Aleksandra nata nel 1872 entra nella politica militante nel 1903 al momento della polemica tra Lenin e Rosa Luxemburg su centralismo e democrazia. Aderisce al partito russo prima sulla linea menscevica costretta all’esilio dopo il 1905 rompe con i menscevichi e collabora con Trotsky. Torna in Russia nel 1917 e appoggia la linea di Lenin sull’insurrezione. Dopo l’Ottobre è Commissario del popolo agli affari sociali 1917-1918 e si occupa della questione femminile. Nel 1921 aderisce all’ Opposizione operaia di Sljapnikov (autonomia dei sindacati, controllo operaio e democrazia socialista). Nel 1922 dopo la sconfitta dell’opposizione si ritira a Christiania dove scrive Vassilissa (pubblicato in Russia nel 1923). Emarginata in seguito da Stalin riceve un incarico diplomatico muore a Mosca nel 1952.”,”DONx-042″
“KOLLONTAJ Aleksandra (KOLLONTAI) a cura di Iring FETSCHER”,”Autobiografia.”,”Quando nel 1926, Aleksandra Kollontaj (1872-1952) pubblicò in Germania la sua ‘Autobiografia’ era già da anni nella carriera diplomatica. Già esponente dell’ Opposizione operaia nel 1920-21 fu la prima donna al mondo ad assumere una carica di governo, ministro dell’assistenza sociale e prima rappresentante diplomatica dell’Urss dapprima in Norvegia e in Messico, quindi in Svezia, dove concluse la sua carriera nel 1945.”,”BIOx-055-FV”
“KOLMAN Arnost”,”Die verirrte Generation. So hätten wir nicht leben sollen. Eine Biographie.”,”Nato nel 1892 in Cecoslovacchia, nel 1910 KOLMAN abbraccia le idee socialiste, prende parte alla 1° prima guerra mondiale sul fronte russo, è fatto prigioniero, assiste al crollo dello zarismo e partecipa alla rivoluzione d’ ottobre. E’ quindi commissario nell’ armata rossa e successivamente ha incarichi di partito sia a Mosca che a Praga. Scrive la sua autobiografia tra il 1971 e il 1974. Muore in Svezia nel 1979.”,”RIRB-062″
“KOLONICKIJ Boris”,”«Compagno Kerenskij». 1917: la rivoluzione contro lo zar e la nascita del culto del ‘vozd’, capo del popolo.”,”Boris Kolonickij insegna Storia alla European University di San Pietroburgo La Rivoluzione russa del febbraio 1917 aprì la via a un tentativo politico straordinario. Era in corso la prima guerra mondiale, la Russia era minacciata dall’avanzata dell’esercito austro-ungarico e da quello tedesco, lo zar venne costretto alle dimissioni e si formò un Governo provvisorio di larghe intese, con il compito di uscire non sconfitto dalla guerra e di costruire un potere nuovo, democratico. Si voleva passare dalla monarchia autocratica all’elezione a suffragio universale della Costituente. Aleksandr Fëdorovic Kerenskij ebbe un ruolo centrale in questo progetto, prima come ministro della Guerra poi come capo del governo. Boris Kolonickij analizza i modi in cui, nel vuoto di potere che si venne a creare tra la caduta dell’autocrazia e la contesa preparazione delle elezioni, si costruì il culto del vozd, capo del popolo e bandiera della nuova Russia. Discorsi pubblici, lettere, proclami, note private, articoli di giornali, commenti di leader politici e militari, slogan nelle manifestazioni di piazza: ogni possibile fonte è considerata dall’autore per ricomporre il quadro complesso della costruzione dell’immagine del vozd. Il tentativo del Governo provvisorio fallì nel giro di pochi mesi, quando i bolscevichi guidati da Lenin presero il potere e abolirono la Costituente. Il culto del vozd continuò però nel nuovo regime e la democrazia venne rinviata a tempi ancora da definire. Indice. Presentazione di Marco Buttino Introduzione 1. Biografia rivoluzionaria e autorità politica 1. Biografie e biografi 2. La giovinezza del vozd 3. Il «tribuno del popolo» 4. L’eroe della rivoluzione 5. Il «combattente per la libertà» e il suo culto 2. «Il ministro rivoluzionario» 1. Il grande conciliatore 2. L’onnipresente «ministro della verità del popolo» 3. Il ministro democratico 4. Il «ministro della teatralità rivoluzionaria» e il «poeta della rivoluzione» 5. Il grande martire della rivoluzione 6. Kerenskij come Louis Blanc: particolarità della comunicazione politica dei bolscevichi 7. Gli «schiavi in rivolta» e il «grande cittadino» 3. Il vozd dell’esercito rivoluzionario 1. La «ferrea disciplina del dovere» 2. Il viaggio a Helsingfors 3. La «dichiarazione di Kerenskij» 4. «L’instancabile trionfatore»: Kerenskij al fronte 5. «Cercano un Napoleone»: Kerenskij e il «bonapartismo» 6. Il Teatro Bolscioj e la nascita dell’«uomo nuovo» 7. Kerenskij e il partito dei socialisti rivoluzionari 4. L’«offensiva Kerenskij» 1. Il «persuasore in capo»: la preparazione propagandistica dell’offensiva 2. «Kerenskij» e «Lenin» 3. La crisi e l’offensiva di giugno 4. Marchio di successo e simbolo della rivoluzione Conclusioni Sigle e abbreviazioni Periodici citati “”Kerenskij aveva parecchi nemici sia a sinistra, sia a destra, ma nella primavera del 1917 i suoi oppositori non avevano particolare interesse a criticare apertamente il popolare e influente «ministro della verità del popolo». Fino alla crisi di aprile, sulla «Pravda» non apparve un solo articolo di aperta critica a Kerenskij. In generale l’organo di stampa centrale dei bolscevichi evitava di menzionarlo, benché i pretesti non mancassero: in tutti i trentasei numeri del giornale usciti in quel periodo, di Kerenskij si parlò solo otto volte, in comunicati neutrali, puramente informativi. Certo, nelle riunioni chiuse i bolscevichi biasimavano il ministro. Per esempio, durante la seduta del Comitato pietroburghese del 4 marzo si parlò dell’«intervento demagogico di Kerenskij». Ma sulle pagine della stampa bolscevica simili giudizi non comparivano. È interessante esaminare l’atteggiamento di Lenin, che allora viveva in Svizzera. Già il 6 marzo in un ‘Telegramma ai bolscevichi in partenza per la Russia’, Lenin dettava: «Nostra tattica: completa sfiducia, nessun appoggio nuovo governo, sospettiamo soprattutto Kerenskij». Ma il testo fu pubblicato in lingua russa per la prima volta solo nel 1930 (181), e dunque perfino molti attivisti del partito ignoravano questa valutazione: in marzo sia l’Ufficio russo del Comitato centrale, sia il Comitato pietroburghese dei bolscevichi consideravano troppo radicale la posizione di Lenin, perciò i suoi giudizi non furono troppo divulgati (182). Lenin menzionò ripetutamente il ministro anche nelle ‘Lettere da lontano’. Il 7 marzo, nella lettera ‘La prima fase della prima rivoluzione’ egli criticò Kerenskij come uno dei «principali esponenti» della «piccola borghesia», che nel Governo provvisorio «fungeva da balalaika per ingannare gli operai e i contadini». Lenin lo accusava perfino di essere occultamente un monarchico: «’Tutto’ il nuovo governo è fatto di monarchici, perché il repubblicanesimo ‘verbale’ di Kerenskij non è affatto serio, è indegno di un uomo politico ed è, ‘oggettivamente’, politicantismo» (183). Questa lettera di Lenin, spesso citata dagli storici, apparve sulla «Pravda» il 21 e 22 marzo, ma senza i brani riportati. Evidentemente Lev Kamenev e altri bolscevichi di spicco che si trovavano a Pietrogrado prevedevano che le assurde accuse di monarchismo rivolte a Kerenskij sarebbero state accolte con indignazione perfino da molti simpatizzanti del partito: perciò sottoposero la lettera di Lenin a una decisa revisione. Nella seconda lettera (non posteriore al 9 marzo) Lenin ricorreva ad analogie storiche per descrivere la Rivoluzione russa: «La designazione del Louis Blanc russo, Kerenskij, e l’incitamento al sostenere il nuovo governo sono, per così dire, un esempio classico di tradimento della causa rivoluzionaria e proletaria: un tradimento in tutto simile a quelli che fecero fallire tante rivoluzioni del secolo XIX a prescindere dal grado di sincerità e di dedizione al socialismo degli ispiratori e dei sostenitori di una tale politica (184)». Pur ammettendo che Kerenskij sia personalmente onesto nella difesa delle sue opinioni, Lenin di fatto lo accusa di tradimento della rivoluzione (184)”” (pag 170-172) [Boris Kolonickij, ‘«Compagno Kerenskij». 1917: la rivoluzione contro lo zar e la nascita del culto del ‘vozd’, capo del popolo’, Viella, Roma, 2020] [(181) Lenin, ‘Telegramma ai bolscevichi in partenza per la Russia’, in Id., Opere complete, vol. XXIII, Agosto 1916-marzo 1917, trad. di Ignazio Ambrogio, Roma, 1965; (183) Lenin, ‘Lettere da lontano. Lettera prima’, in Id.. Opere complete, vol. XXIII, pp.- 301, 305-306 (corsivi nel testo); (184) Ivi, ‘Lettera seconda’, pp. 316-317]”,”RIRx-196″
“KOLONTAI (KOLLONTAJ) (KOLLONTAI) Alexandra”,”Autobiografia de una mujer sexualmente emancipada.”,”””Nel 1905, nell’ epoca in cui scoppiò in Russia ciò che venne chiamata la Prima Rivoluzione, dopo il famoso Domingo Sangriento, guadagnai una reputazione nel campo della letteratura economica e sociale. (…) Di conseguenza, mi lanciai con tutte le forze per riuscire a che il movimento della classe operaia includesse la questione femminile come uno dei fini della lotta nel suo programma. Fu molto difficile guadagnare l’ adesione della maggioranza dei membri a quest’idea. Stavo completamente isolata con le mie idee ed esigenze. Ciononostante, negli anni 1906-1908, ottenni che un piccolo gruppo di compagne di partito aderissero ai miei piani. Scrissi un articolo che fu pubblicato sulla stampa illegale nel 1906 in cui esposi per la prima volta, la necessità di creare il movimento della classe operaia in Russia attraverso un lavoro sistematico di partito. Nell’ autunno 1907 aprimmo il primo Circolo di Operaie. Molti membri di questo circolo, che a quell’ epoca erano operaie molto giovani, occupano ora dei posti importanti nella nuova Russia e nel Partito Comunista russo (K. Nicolaieva, Marie Burke, ecc.).”” (pag 29″,”RIRB-086″
“KOLONTAY Alejandra (KOLLONTAJ) (KOLLONTAI)”,”La muier nueva y la moral sexual y otros escritos.”,”La KOLLONTAJ non fu solo, come si definì nel 1924, la prima donna che partecipò a un governo e che occupò incarichi diplomatici di rappresentante plenipotenziaria e inviata straordinaria del suo paese, fu una esponente del marxismo rivoluzionario e del femminismo militante. Questi scritti sono apparsi in Russia tra il 1919 e il 1924. Mutamento costume. “”Le eroine dei romanzi contemporanei, le donne del nuovo tipo “”celibe””, violano un poco le proibizioni dell’ attuale codice della virtù sessuale, senza che né l’ autore né il lettore considerino come “”tipo vizioso”” una tale eroina. (…) abbiamo sperimentato un cambiamento nella nostra psicologia per ciò che riguarda la nuova morale in formazione””. (pag 75)”,”DONx-016″
“KOLPINSKA Anna”,”I precursori della Rivoluzione Russa. Con un saggio su “”L’ anima della Russia”” di Nicola Berdiaev e un appendice su “”La Russia e il principio di nazionalità”” di Umberto Zanotti-Bianco.”,”La rottura definitiva tra Occidentalisti e Slavofili avvenne nel 1845-1847: “”La Russia deve passare per le vie, per le quali sono passati i suoi fratelli d’ Occidente”” dicevano i primi, “”La Russia deve seguire le proprie vie originali””. In Bielinski nel suo articolo su ‘Pietro il grande’ troviamo l’ espressione di un occidentalista fervente (pag 105)… “”Un anno per l’ Europa – un secolo per l’ Asia; un secolo per l’ Europa – l’ eternità per l’ Asia. Tuttociò che v’è di grande, di nobile, d’ umano, di spirituale, spuntò, fiorì, si riprodusse splendidamente sul suolo europeo””…””Tutto ciò che è umano è europeo, e tutto ciò che è europeo è umano””…”,”MRSx-033″
“KOLPINSKA Anna, Con un saggio di Nicola BERDIAEV”,”I precursori della Rivoluzione Russa.”,”Questo libro non è che un breve saggio sullo sviluppo spirituale della Russia nei due ultimi secoli. Brevissimo saggio che sfiora soltanto alcune tappe essenziali di questo sviluppo, per non far perdere al pubblico italiano – in cui scarsa è ancora la conoscenza della vita russa – la sua linea generale. MRSx- 947-07 L’anima della Russia di Nicola Berdiaev, prefazione, appendice: La Russia e il principio di Nazionalità di Umberto ZANOTTI-BIANCO, La Giovane Europa diretta da Umberto Zanotti-Bianco,”,”RIRx-088-FL”
“KOLTSOV Michail”,”Diario della guerra di Spagna.”,”Michail Koltsov è nato nel 1898. A vent’anni si iscrive al Partito Comunista ed entra nell’Armata Rossa. Diventato giornalista, pubblica regolarmente, dal 1920 elzeviri e corrispodnenze sulla ‘Pravda’ di cui è collaboratore. Fonda poi il settimanale ‘Ogonek’ e vari altri periodici, participa a raid aerei in Asia e invia corrispondenze riuscendo a penetrare nell’Ungheria di Horty, nelle carceri tedesche, in Jugoslavia e infine partecipa alla guerra di Spagna nel 1936. Il suo ultimo viaggio è in Cecoslovacchia, dopo il Trattato di Monaco.Viene arrestato e muore nel 1942 in circostanze ignote.”,”MSPG-006-FSD”
“KOLVENBACH Peter H., intervista di Renzo GIACOMELLI”,”Fedeli a Dio e all’ uomo. I gesuiti, un’ avanguardia obbediente di fronte alle sfide della modernità.”,”A 450 anni dalla fondazione (1540) e 500 dala nascita del fondatore IGNAZIO DI LOYOLA (1491-1556), i Gesuiti restano la milizia scelta della Chiesa, con 93 vescovi, oltre mille scuole superiori e università, cenacoli di spiritualità e formazione sociale in ogni parte del mondo. In questo volume il Proposito generale espone i problemi dell’ Ordine. “”Queste sono ragioni che possono spiegare la difficoltà dei giovani ad entrare nella Compagnia. Non esiste anche un problema di perseveranza per quelli che vi sono entrati? “”Si, esiste, ed anche questo non è un problema della sola Compagnia di Gesù. Soprattutto nel Primo Mondo, oggi mancano ai giovani modelli precisi di perseveranza nella vita familiare, nel sacerdozio e anche negli istituti religiosi. La fragilità delle scelte, l’ incostanza, sono penetrate dovunque. D’altra parte, la vita religiosa richiede delle rinunce. (…)”” (pag 39) “”Centralismo romano”” e nomina dei vescovi. (pag 187) “”I giovani che chiedono di diventare Gesuiti sono generalmente attirati dal nostro ideale apostolico, che è di essere ‘contemplativi nell’ azione’, cioè uomini che vogliono condurre una vita di unione con Cristo e, contemporaneamente, spendersi a favore dei fratelli. Sono attirati dalla missionarietà che caratterizza la Compagnia e anche dal servizio competente che vogliamo dare alla Chiesa. Tutto questo è mediato dalla nostra testimonianza. Voglio dire che quelle caratteristiche non sono colte dai giovani in astratto, ma vengono percepite attraverso la testimonianza dei Gesuiti che vivono gioiosamente la loro vocazione””. (pag 226) “”(…) Certo, nel caso si debba operare una scelta tra le inclinazioni di un candidato e le necessità apostoliche, sono queste che prevalgono (…)””. (pag 227)”,”RELC-158″
“KOMJAT Iren”,”Die Geschichte der Inprekorr. Zeitung der Kommunistischen Internationale 1921-1939. Beiträge zur Geschichte Marxistische Paperbacks.”,”Die Geschichte der Inprekorr. Zeitung der Kommunistischen Internationale 1921-1939. Beiträge zur Geschichte Marxistische Paperbacks. Inprekorr: Internationale Presse Korrespondenz (corrisponde a La Correspondance Internationale) (bisettimanale) Altre pubblicazioni sono: Die Kommunistische Internationale corrispondente all’ edizione L’ Internationale Communiste. (bimensile)”,”INTT-058″
“KOMJAT Iren”,”Die Geschichte der Inprekorr. Zeitung der Kommunistischen Internationale (1921-1939). Beiträge zur Geschichte Marxistische Paperbacks.”,”””Nel primo anno di Inprekorr, appaiono vari articoli di Thalheimer, Price e Rappoport. Così emerge Imprekorr, un giovane della nuova epoca del movimento operaio internazionale. Il suo primo numero in lingua tedesca appare il 24 settembre 1921 (vedere documento n° 1, Internationale Presse Korrespondenz)) (…). Il primo numero inglese appare il 1° ottobre 1921, il primo francese il 13 ottobre 1921 (vedere documento N. 3 (La Corrispondance Internationale)). Erano tutti stampati presso la Berliner Friedrichstadt-Druckerei.”” (pag 13) (documenti inseriti tra le pagine 32-33) A Parigi. “”La redazione centrale all’ inizio del 1935 si trovava a Parigi, dove l’ edizione in lingua francese di Inprekorr (La Correspondance Internationale) – come ho già detto – si trovava nell’ edificio dell’ Humanité°. Il suo redattore era Robert Petit (Bob). Questa redazione divenne la base legale per la parigina Rudnschau, cosa che facilitava il mantenimento del suo collegamento internazionale.”” (pag 40)”,”INTT-203″
“KOMLA-EBRI Kossi”,”Imbarazzismi. Quotidiani imbarazzi in bianco e nero.”,”L’A è nato in Togo nel 1954. Sposato padre di due figli, è cittadino italo-togolese residente in Lombardia. In Italia dal 1974 si laurea a Bologna nel 1982 in Medicina e Chirurgia, specializzandosi in Chirurgia Generale presso l’ Università degli Studi di Milano. Oggi lavora presso l’ Ospedale Fatebenefratelli di Erba. Ha scritto altre opere. La BALBO è presidente dell’ Associazione Italia-Razzismo, ed è docente di sociologia presso la facoltà di lettere dell’ Università di Ferrara. Già ministro per le Pari Opportunità, studia i fenomeni legati all’ urbanizzazione, alle politiche familiari e allo stato sociale, in particolare ai processi di “”razzializzazione”” in atto nelle società europee.”,”ITAS-074″
“KON Feliks SIROLA Yrjö GOLDSTEIN Solomon PLATTEN Fritz GRIMLUND Otto TRAWIN Pjotr REINSTEIN Boris EBERLEIN Hugo STEINHARDT Karl FROLOW Boris KURELLA Alfred CACHIN Marcel GALLACHER William ZAPOTOCKY Antonin WALCHER Jacob DIMITROFF Georgi (DIMITROV) BELL Thomas KOENEN Wilhelm KOLAROW Wassil (KOLAROV) KUN Bela HECKERT Fritz KOENEN Bernard KUUSINEN Otto FOSTER William Z. KREIBICH Karel TERRACINI Umberto DIAZ RAMIREZ Manuel KATAYAMA Sen RAVERA Camilla SEMARD Pierre RUNGE Bedrich TRACHTENBERG Alexander ANDERSEN NEXÕ Martin”,”Lenin und die Internationale. Erinnerung von Zeitgenossen.”,”Autori dei brani: KON Feliks SIROLA Yrjö GOLDSTEIN Solomon PLATTEN Fritz GRIMLUND Otto TRAWIN Pjotr REINSTEIN Boris EBERLEIN Hugo STEINHARDT Karl FROLOW Boris KURELLA Alfred CACHIN Marcel GALLACHER William ZAPOTOCKY Antonin WALCHER Jacob DIMITROFF Georgi (DIMITROV) BELL Thomas KOENEN Wilhelm KOLAROW Wassil (KOLAROV) KUN Bela HECKERT Fritz KOENEN Bernard KUUSINEN Otto FOSTER William Z. KREIBICH Karel TERRACINI Umberto DIAZ RAMIREZ Manuel KATAYAMA Sen RAVERA Camilla SEMARD Pierre RUNGE Bedrich TRACHTENBERG Alexander ANDERSEN NEXÕ Martin”,”LENS-284″
“KONDRAT’EV Nicolaj (KONDRATIEV), a cura di Giorgio GATTEI”,”I cicli economici maggiori.”,”Nicolaj Kondrat’ev nato il 04/03/1892 a Galuevskaja, Russia e morto il 17/09/1938 a Oblast’ di Mosca. Economista sovietico senza partito caduto vittima delle prime purghe staliniane, l’esistenza di questi cicli sembra ritrovare nelle difficoltà economiche attuali rinnovata validità.”,”ECOT-263-FL”
“KONDRATIEVA Tamara”,”Gouverner et nourrir. Du pouvoir en Russie (XVI-XX siecles).”,”KONDRATIEVA Tamara è professore di storia contemporanea nell’ Università di Valenciennes. E’ autrice di ‘Bolscevichi e Giacobini’ (1989) e di ‘La Russie ancienne’ (1995). Pragmatismo negli stipendi, forbice salariale. “”Il principio dell’ eguaglianza comunista, rivendicato a chiare lettere dai bolscevichi, fu presto relegato in secondo piano una volta giunti al potere. Dal secondo giorno, il 27 ottobre 1917, i bolscevichi cominciarono a costruire un doppio sistema di distribuzione, segnato, certo, da una preoccupazione di eguaglianza promessa in una disposizione del governo, ma anche da una preoccupazione non confessata di rafforzare il loro potere privilegiando i loro partigiani. La distribuzione del denaro e dei beni fu dunque condotta secondo due logiche diverse: ideologica e pragmatica. Riguardo al denaro, la prima logica detta al Comitato esecutivo centrale di pagare un operaio qualificato quanto un responsabile del Soviet (al massimo quattrocento rubli al mese). Ma, il 1° dicembre, Lenin propone un decreto pragmatico, adottato il giorno stesso dal Sovnarkom, che aumenta il salario dei commissari del popolo e degli alti funzionari fino a cinquecento rubli e prevede cento rubli per ciascun loro figlio. (…) Ma, nell’ aprile 1920, già al 3° Congresso dei sindacati, i delegati si scandalizzano per una differenziazione salariale troppo spinta (1:8 tra operai e specialisti). Le misure per limitare i salari o gli apici (1924 e 1926) non riescono a rovesciare la tendenza. Nel 1925, il salario massimo di un responsabile del partito si eleva a centosettantacinque rubli, mentre il salario medio di un operaio non supera i cinquanta rubli. Nel 1928, all’ 8° congresso dei sindacati M.P. Tomski pure denunciò un “”inamissibile scarto”” tra i salari degli operai da un lato, degli ingegneri e del personale tecnico dall’ altro, niente poteva fermare la differenziazione dei redditi””. (pag 109-110)”,”RUSx-101″
“KONDRATIEVA Tamara”,”Bolcheviks et Jacobins. Itinéraire des analogies.”,”La Révolution française fut tout long du XIX siècle, et dans les années de la révolution de 1917, la référence majeure des révolutionnaires russes: son usage sur une si longue durée a pesé sur les consciences et l’action historiques. Tamara Kondratieva a soutenu une thèse sur Barnave à l’Université de Moscou et un doctorat à la Sorbonne. Elle est maitre de conférence à l’Institut national des langues orientales. Préface, Conclusion, Notes, Index, Remerciements, Bibliothèque Historique Payot,”,”RIRO-066-FL”
“KONDRATOV Aleksandr”,”Numero e pensiero.”,”Aleksandr Michailovic Kondratov è uno studioso di linguistica ed etnografia. Si è occupato largamente di matematica linguistica, di cibernetica e, in particolare, dei problemi riguardanti i rapporti che intercorrono tra le scienze esatte e le discipline umanistiche.”,”SCIx-149-FL”
“KÖNIG Helmut”,”Lenin e il socialismo italiano. Il Partito Socialista Italiano e la Terza Internazionale.”,”Helmut KÖNIG è nato a Costanza, nel Baden, nel 1923. Durante la guerra fu prima sul fronte russo, poi nell’ Italia settentrionale con il grado di sottotenente. Rientrato in Germania, svolse per qualche anno la professione giornalistica e frequentò l’ Università di Tubinga, conseguendo, nel 1966, il dottorato di specializzazione con un lavoro che costituiva il nucleo del presente volume. Specialista in problemi del movimento comunista internazionale e dell’ Europa Orientale, l’A ha curato con Jörg K. HOENSCH, la fondamentale raccolta dei trattati e accordi internazionali dell’ URSS (‘Osteuropa-Handbuch. Sowietunion: Verträge Abkommen 1917-1962’) e ha pubblicato numerosi saggi sulla rivista ‘Osteuropa’ di Aquisgrana. Attualmente (1972) lavora presso l’emittente radiofonica di Colonia.”,”MITS-097 LENS-103″
“KÖNIG Mareike a cura”,”Deutsche Handwerker, Arbeiter und Dienstmädchen in Paris. Eine vergessene Migration im 19. Jahrhundert.”,”Saggi di Mareike KÖNIG Sven STEFFENS Sigrid WADAUER Michael G. ESCH Pierre-Jacques DERAINNE Gaël CHEPTOU Marie-Louise GOERGEN Due saggi in francese gli altri in tedesco”,”MGEx-207″
“KÖNIG Helmut”,”Lenin e il socialismo italiano, 1915-1921. Il Partito Socialista Italiano e la Terza Internazionale.”,”Helmut KÖNIG è nato a Costanza, nel Baden, nel 1923. Durante la guerra fu prima sul fronte russo, poi nell’ Italia settentrionale con il grado di sottotenente. Rientrato in Germania, svolse per qualche anno la professione giornalistica e frequentò l’ Università di Tubinga, conseguendo, nel 1966, il dottorato di specializzazione con un lavoro che costituiva il nucleo del presente volume. Specialista in problemi del movimento comunista internazionale e dell’ Europa Orientale, l’A ha curato con Jörg K. HOENSCH, la fondamentale raccolta dei trattati e accordi internazionali dell’ URSS (‘Osteuropa-Handbuch. Sowietunion: Verträge Abkommen 1917-1962’) e ha pubblicato numerosi saggi sulla rivista ‘Osteuropa’ di Aquisgrana. Attualmente (1972) lavora presso l’emittente radiofonica di Colonia.”,”LENS-011-FV”
“KONITZER Martin”,”Reich.”,”””Un senso analogo ha la definizione che ritroviamo negli scritti di Goethe sulla natura: ‘E’ pur vero che la materia vivente è formata da vari elementi, tuttavia, a partire da questi non la si può ricomporre e ridarle la vita””. (pag 9) “”Nel 1933 Reich fugge in esilio in Danimarca. A Berlino aveva tentato per tre anni di conquistare il KPD (Partito comunista tedesco) alle proprie idee sul Sexpol, il movimento sessuopolitico. In precedenza, a Vienna, era stato espulso dal SPÖ (Partito socialista austriaco), per aver dato vita a un’ opposizione operaia. A Berlino non venne ammesso nel KPD (è probabile che formalmente non ne abbia mai fatot parte) e la sua concezione sessuopolitica venne classificata come inconciliabile con la linea del Partito.”” (pag 33)”,”TEOS-126″
“KONJUSCHAJA R.P. MICHAILOW M.I. BACH I.A. WOROBJOWA A.K. DERGUNOWA A.S. GOLMAN L.I. KOROTEJEWA A.J. POLETAJEW A.A.”,”Aus der Geschichte des Kampfes von Marx un Engels für die proletarische Partei. Eine Sammlung von Arbeiten.”,”Saggi di R.P. KONJUSCHAJA M.I. MICHAILOW I.A. BACH A.K. WOROBJOWA A.S. DERGUNOWA L.I. GOLMAN A.J. KOROTEJEWA A.A. POLETAJEW “”Die I. Internationale legte das organisatorische Fundament der proletarischen Partei; die Beschlüsse des Haager Kongresses zur organisatorischen Frage sind ein wichtiger Bestandteil hiervon. Bei der theoretischen Ausarbeitung der organisatorischen Grundlagen der Partei griff Lenin stets auf die organisatorische Erfahrung Marx’ und Engels’ zurück. Er studierte eingehend die Hauptursachen der organisatorischen Meinungsverschiedenheiten und des Kampfes innerhalb der I. Internationale. Im Jahre 1911 erschienen die Memoiren des englischen Sozialreformisten Hyndman, in denen er über die “”Diktatur”” Marx’ und Engels’ in der I. Internationale herfiel. In seiner Rezension zu diesem Buch Hyndmans bemerkt W.I. Lenin: “”Daß Marx und Engels gegenüber Lassalle und den Lassalleanern tausendmal prinzipiell recht hatten, darüber findet man bei Hyndman kein Wort. Hyndman stellt nicht einmal diese Frage. Ob der (organisatische) ‘Demokratismus’ in der Epoche der Internationale nicht ein Deckmantel für bürgerliche Sekten gewesen ist, die den Aufbau einer proletarischen Sozialdemokratie hintertrieben – diese Frage legt sich Hyndman nicht einmal vor”” (2). W.I. Lenin erinnerte das Proletariat stets daran, daß es im Kampf um die Macht über keine andere Waffe verfügt, als die Organisation. “”Durch die Herrschaft der anarchischen Konkurrenz in der bürgerlichen Welt gespalten””, schrieb Lenin, “”durch die unfreie Arbeit für das Kapital niedergedrückt, ständig in den ‘Abgrund’ völliger Verelendung, der Verwilderung und Degradation hinabgestoßen, kann und wird das Proletariat unbedingt nur dadurch eine unbesiegbare Kraft werden, daß seine ideologische Vereinigung auf Grund der Prinzipien des Marxismus gefestigt wird durch die materielle Einheit der Organisation, die Millionen Werktätiger zur Armee der Arbeiterklasse zusammenschweißt”” (3). [A.J. Korotejewa, ‘Der Haager Kongreß der I. Internationale’] [(in) ‘Aus der Geschichte des Kampfes von Marx un Engels für die proletarische Partei. Eine Sammlung von Arbeiten’, 1961] [(2) W.I. Lenin: Werke, 4. Ausgabe, Bd 17, S. 274, russ.; (3) Ebenda, Bd. 7, S. 420] (pag 605)”,”MAES-137″
“KÖNNEMANN Erwin KRUSCH Hans-Joachim”,”Aktionseinheit contra Kapp-Putsch. Der Kapp-Putsch im März 1920 und der Kampf der deutschen Arbeiteklasse sowie anderer Werktätiger gegen die Errichtung der Militärdiktatur und für demokratische Verhältnisse.”,”””Die Arbeiter wollen die Einheit ihrer Aktionen. Die Arbeiter haben recht. Ohne Aktionseinheit gibt es für die Arbeiter keinen Erfolg”” V.I. Lenin “”Gli operai vogliono l’ unità nella loro azione. Gli operai hanno ragione. Senza l’ unità d’ azione, non c’è successo per i lavoratori”” Contiene molte foto dei dirigenti dei partiti SPD USPD KPD “”Nicht nur von der KPD und in der anderen Arbeiterparteien wurde gegen die Rückkehr der alten Reichsregierung Stellung genommen. Auch in der größten Klassenorganisation des Proletariats, in den Gewerkschaften, gab es starken Widerstand gegen die Regierung Bauer-Noske und wurde eine Neubildung der Regierung gefordert. Besonders im Metallarbeiterverband und dort, wo die Opposition ebenfalls starke Positionen besaß, machten sich die klassenbewußten Gewerkschaften zu Sprechern der Forderungen der Volksmassen. “”Das deutsche Volk””, so wurde im “”Mitteilungsblatt der Arbeitsgemeinschaft freier Angestelltenverbände treffend die Lage gekennzeichnet, “”hätte es nicht verstanden, wenn dieselbe Regierung, die durch ihre Kurzsichtigkeit den Kapp-Putsch ermöglicht hatte, im Amt verblieben wäre””.”” (pag 305) « Du KPD et, on n’a pas seulement pris position les autres partis ouvriers contre le retour du gouvernement de royaume âgé. Dans la plus grande organisation de classe du Proletariats, dans les syndicats aussi, il y a eu une résistance forte au gouvernement Bauer-Noske et est devenu une construction nouvelle du gouvernement exigé. Particulièrement Fédération de travailleur de métal et là, où l’opposition a possédé des positions également fortes, les syndicats classes conscients se sont faits à des orateurs des exigences des personnes. « Le peuple allemand », alors a été marqué de façon appropriée dans « la feuille de communiqué du groupement d’entreprises de fédérations d’employé libres la situation que « il n’aurait pas compris, si le même gouvernement qui avait permis par ses myopie le Kapp-Putsch, était resté dans le bureau ». » (traduzione automatica)”,”MGER-087″
“KONOVALOV S. a cura”,”Russo-Polish Relations. A Brief Summary of 600 Years of History, with Selected Documents.”,”KONOVALOV S. è stato professore di russo nell’ Università di Birmingham e Lecturer in Slavonic Studies, nell’ Università di Oxford. L’A riporta in appendice brani dei seguenti autori: Casimir SMOGORZEWSKI, Erasme PILTZ, E. SHMURLO, Marquess of SALISBURY, Bernard PARES e SETON-WATSON, TEMPERLEY (quest’ ultimo autore di ‘History of the Peace Conference of Paris’, OUP. 1924)”,”POLx-020″
“KONRAD Helmut”,”Widerstand an Donau und Moldau. KPÖ und KSC zur Zeit des Hitler-Stalin-Paktes.”,”KONRAD (1948) ha studiato all’ Universitàdi Vienna dal 1966 al 1972. Successivamente ha insegnato all’ Università di Linz. E’ pure autore del volume: ‘Nationalismus und Internationalismus. Die österreichische Arbeiterbewegung vor dem Ersten Weltkrieg’ (Wien, 1976),”,”MAUx-024″
“KONSTAM Angus”,”The Pocket Book of Civil War Battle Sites. From Manassas to Atlanta.”,”KONSTAM Angus è uno storico che ha scritto oltre 50 libri. Ha studiato storia alla Aberdeen University prima di completare il suo masters degree in storia marittima alla University fo St. Andrews, Scozia. Robert E. Lee (1807-1870). Robert E. Lee era il figlio di ‘Light Horse’ Harry Lee, un eroe virginiano della Rivoluzione Americana. Il giovane Lee crebbe nella tradizione del servizio militare. Dopo essersi laureato a West Point entrò nel corpo degli US Engineers, compiendo una prima parte della sua carriera supervisionando la costruzion di fortificazioni costiere. Si mise in evidenza nei combattimenti nel corso della guerra messicano americana e poi divenne sovraintendente a West Point. Nel 1859 soffocò la ribellione di John Brown ad Harper’s Ferry, e quando scoppiò la guerra gli fu offerto il comando generale dell’ esercito dell’ Unione. Egli non accettò e rassegnò le dimissioni dalla commissione, preferendo servire la Virginia piuttosto che partecipare all’ invasione del suo amato paese. Il Presidente Davis accettò Lee nell’ esercito confederato nel maggio 1861 nominadolo come consigliere militare del presidente nella primavera successiva. Dopo il ferimento del generale Johnston nella Battaglia di Fair Oaks, Lee assunse il comando dell’ esercito confederato di fronte a Richmond. Portò i suoi uomini alla vittoria in molte battaglie chiave ella divesa d Gettysburg nel luglio del 1863. Dopo di che stette sulla difensiva. Il suo esercito si arrese a Appomattox Courthouse nell’ aprile 1865. (pag 109)”,”USAQ-048″
“KONSTAM Angus”,”Poltava 1709. Nascita di una grande potenza.”,”Conseguenze della battaglia di Poltava 1709. La guerra del Nord. “”Poltava deve essere certamente annoverata tra le più grandi battaglie della storia europea. Segnò un punto cruciale nella storia di due imperi: l’inizio del declino dell’impero svedese, alla fine della sua storia durata sessanta anni, e l’ascesa della Russia come potenza europea. La Guerra Nordica si sarebbe trascinata per altri dodici anni ma, dopo il 1709, la Svezia rimase isolata e, strategicamente, sulla difensiva. Entro un anno, sia la Sassonia-Polonia che la Danimarca avrebbero ripreso le armi contro la Svezia e le conquiste di Vyborg, a nord di San Pietroburgo, e di Riga, a sud, avrebbero garantito la sicurezza della nuova capitale dello Zar Pietro. Dal punto di vista di Pietro, questa era la più importante conseguenza della battaglia di Poltava. Scrivendo della battaglia, aggiunse che «con l’aiuto di Dio, l’ultima pietra angolare di San Pietroburgo è stata posata». Nei successivi sei anni, l’alleanza contro la Svezia continuò a sottrarre possedimenti al regno di Carlo: prima gli Stati Baltici, poi la Finlandia. Percependo la tendenza, la Prussia e l’Hannover si unirono all’alleanza nel 1715, per partecipare alla divisione dei territori svedesi in Germania. Nonostante i tentativi di Carlo XII di spingere la Turchia alla guerra contro la Russia, il crollo svedese continuò. Quando, finalmente, la Turchia dichiarò la guerra nel 1711, Pietro sfuggì al disastro che si preparava, dopo che il suo esercito era stato circondato, tramite accorti scambi. Carlo stesso rimase virtualmente prigioniero dei Turchi fino al 1714, quando riuscì a sfuggire e a raggiungere i suoi, in tempo per testimoniare la resa svedese a Stralsund, l’ultimo caposaldo rimasto al di fuori del territorio nazionale. Rifiutando di sanzionare le trattative di pace, il Monarca continuò a combattere, proteggendo la madrepatria, finché fu ucciso durante un assedio nella Norvegia meridionale, nel 1718. La sua nazione era ormai prosciugata di risorse umane e finanziariamente in crisi, mentre le incursioni navali russe continuavano a devastare le regioni costiere. Fu in quel periodo che gli alleati della Russia firmarono la pace, avendo ormai ottenuto la loro parte di premio e vedendo di cattivo occhio l’ascesa dello stato zarista. La Russia continuò la guerra da sola fino al 1721, quando il governo svedese si vide costretto a chiedere la pace. Englund riassume gli effetti del conflitto dal punto di vista svedese: «Quando la pace, che a lungo aveva tardato, fu finalmente conclusa, essa segnò la fine dell’impero svedese. Allo stesso tempo, e fatto ben più importante, il trattato confermò la nascita di una nuova grande potenza europea, la Russia. Questo regno sarebbe cresciuto ancor più grande e potente, un vero impero nella cui ombra gli Svedesi avrebbero dovuto imparare a vivere. In termini di storia mondiale, il popolo di un’intera nazione aveva lasciato il palcoscenico e preso un posto a sedere tra gli spettatori» (Englund, 1992)”” (pag 88)”,”QMIx-266″
“KONSTAM Angus”,”Pavia 1525. Il culmine delle guerre d’Italia.”,”””Nella battaglia di Pavia, i francesi persero all’incirca 10.000 uomini, un numero relativamente insignificante, se confrontato con le perdite subite dai francesi durante le Guerre d’Italia nel loro insieme. La differenza principale era che, questa volta, i morti comprendevano una larga parte della nobiltà francese, compresi Bonnivet, La Tremouille, La Palice, Il duca di Suffolk, il nobile Lautrec de Foix, il nobile Francesco di Lorena, il bastardo di Savoia e una serie di nobili minori. (…)”” (pag 76)”,”QMIx-278″
“KONVITZ Josef W.”,”Représentations urbaines et bombardements stratégiques, 1914-1945.”,”Crisi di panico e nevrosi durante la prima guerra mondiale. Trenchard rilevava una disparità tra i danni di ordine psicologico e quelli di ordine fisico da 20 a 1, ma J.F.C. Fuller si accontentava di affermare che «l’effetto morale di un raid aereo è infinitamente maggiore del suo effetto fisico» [f. Trenchard, citato da J.M. Spaight, ‘Air Power and the Cities’, London, Longman, 1930 p.; J.F.C. Fuller, ‘Defenceless London’, Living Age, Avril 1937, pp. 117-125] Negli anni ’30 i teorici del bombardamento di precisione consideravano che il loro obiettivo era la distruzione materiale delle fabbriche, delle centrali e dei sistemi di trasporto, e non della vita e delle condizioni sociali (pag 833) Distruggere l’infrastruttura economica mediante il bombardamento di precisione. Obiettivo erano le città. Nel corso della Seconda guerra mondiale gli americani ancor più degli inglesi volevano mettere in pratica la loro teoria del bombardamento di precisione. Gli esercizi tipo quelli intrapresi prima della guerra da Hansell e Fairchild furono, però, di poca utilità nella creazione di una scelta di obiettivi. Il ministero della Guerra economica britannico fece uno studio sull’industria tedesca divisa in 14 categorie. La città aventi delle industrie in una di queste categorie furono analizzate dal punto di vista della loro densità di popolazione. L’idea era che le città con maggiore densità erano più vulnerabili. Questo approccio concettuale determinò le stime che i Britannici fecero dei danni causati dai bombardamenti. I loro analisti definirono una formula chiamata “”zona media d’efficacia”” (‘mean area of effectiveness’ o MAE). Dopo aver diviso la città in sei zone secondo la densità e l’occupazione dei suoli, essi calcolarono i danni causati per peso di bombe lanciate in ogni zona particolare, utilizzando un certo coefficiente moltiplicatore. Apparentemente l’idea era di stimare l’impatto sociale ed economico dei raids aerei a partire da loro impatto materiale. Gli americani ritenevano di avere un sistema di valutazione più sofisticato. (pag 838) Concepts of Strategic Bombing, 1914-1945. Strategic bombing encapsulated a certain set of assumptions about how cities function and urban populations behave. These assumptions, which show many points in common with statements by contemporary writers and social scientists, highlighted the instability of the urban crowd, and its dependence upon a permanent infrastructure for public services. Area bombing sought to precipitate panic in the urban crowd, m the expectation that social disorder associated with air raids would bring a government closer to surrender. Precision bombing sought to destroy critical factories in the industrial economy and vital links in supply routes, but it also extended its scope to include vital public services upon which industry, transportation and urban populations all depended in the expectation that the destruction of these services would cripple an enemy’s industrial economy. Air raids caused less economic and social disorder than expected. Yet few analysis of air raids examined the urban assumptions on which the strategy of bombing rested. The life of cities in air war, however, can illuminate certain aspects of urban existence which cannot be as easily apprehended during peace.”,”QMIS-062-FGB”
“KOO Hagen”,”Korean Workers. The culture and politics of class formation.”,”KOO Hagen è un professore di sociologia all’ Università di Hawaii a Manoa e ha curato il volume ‘State and Society in Contemporary Korea’. “”Comunque, il mercato del lavoro in Sud Corea prima della metà degli anni 1980 non fu favorevole ai lavoratori che volevano migliorare la loro condizione economica cambiando frequentemente lavoro. La grande riserva di surplus di forza lavoro nelle aree rurali fornì una continua offerta di nuovi lavoratori per le industrie manifatturiere dedite all’ esportazione fino alla prima parte degli anni 1980. Ci sono stati dibattiti tra gli studiosi sulla natura del mercato del lavoro nelle prime tre decadi dell’ industrializzazione orientata all’ export. (…)””. (pag 57)”,”MASx-011″
“KOOL Frits OBERLÄNDER Erwin a cura”,”Documentos de la revolucion mundial. II. Kronstadt.”,”Dal 3 al 16 marzo 1921 Kronstadt fu il centro di una rivolta prevalentemente di marinai e soldati contro il nuovo potere bolscevico. La rivolta venne repressa dai bolscevichi. Questi sono documenti finora inediti in spagnolo sulla vicenda.”,”RIRO-250″
“KOOL Frits OBERLÄNDER Erwin a cura; scritti di OSINSKIJ SAPRONOV MAKSIMOVSKIJ JURENEV MJASNIKOV SLJAPNIKOV KOLLONTAJ (KOLLONTAI)”,”Democracia de trabajadores o dictadura de partido. Documentos de la revolucion mundial. 1.”,”scritti di OSINSKIJ SAPRONOV MAKSIMOVSKIJ JURENEV MJASNIKOV SLJAPNIKOV KOLLONTAI Sapronov pag 72, pag 115 e avanti “”T.V. Sapronov (1887-1939) fue, lo mismo que V. Maksimovksij, miembro del Buró moscovita del RKP(b), y trabajaba posteriormente come presidente de diversos comités ejecutivos de gobierno. Durante su actividad come “”centralista democrático”” fue, entre otras cosas, presidente del comité central del sindicato de obreros de la construcción y pertenecía a la presidencia del comité ejecutivo central panruso, y desde 1922 a 1923 también al comité central del RKP(b).”” (pag 72) N. Osinskij, T. Sapronov, V. Maksimovskij Tesis sobre la dirección colegial y la dirección individual. (pag 115-)”,”RIRO-314″
“KOPACSI Sandor”,”Au nom de la classe ouvriere. Les memoires du prefet de police de Budapest en 1956.”,”KOPACSI ex operaio tornitore, poi partigiano durante la guerra, quindi colonnello e prefetto di polizia nel 1956, incaricato di reprimere la rivolta, si schiera con gli insorti e il governo NAGY. Dopo la repressione, arrestato rischia la morte come NAGY e MALETER. E’ KADAR che intervenendo presso KRUSCIOV riesce a salvargli la testa. Più tardi, dopo il carcere, riesce a lasciare l’Ungheria.”,”MUNx-011″
“KOPACSI Sándor”,”Abbiamo quaranta fucili compagno colonnello. I ricordi di Sándor Kopácsi, questore di Budapest nel 1956.”,”Budapest 1956: la rivolta diventa un thriller. L’ autore e Tybor ringraziano Tibor Méray per le informazioni e i consigli dati durante la stesura dell’ opera. Il giovane operaio S. KOPACSI si distingue tra le file della resistenza contro i tedeschi poi fa una folgorante carriera nel nuovo ‘Stato socialista’. All’età di 32 anni, già questore di Budapest, nel 1956 deve affrontare la rivolta popolare. Gradualmente il questore di Budapest passerà dalla parte dei ribelli e resterà al loro fianco. E’ riuscito a sfuggire alla condanna e alla morte. “”Nella notte tra il 24 e il 25 febbraio del 1956 nella sala del palazzo del Cremlino a Mosca avvenne un fatto che avrebbe sconvolto tutto il mondo comunista. Fu la lettura del famoso “”rapporto segreto”” di Krusciov. Venne letto davanti a circa milleseicento delegati, sotto giuramento di mantenere il segreto. Ma pochi giorni dopo ne conoscevamo tutti i passi più salienti. Stalin era definito “”monarca ignaro e sanguinario””. I massacri di innocenti, la liquidazione di milioni di contadini, i gulag, entravano a far parte della storia dell’ Unione Sovietica e del suo regime. I dirigenti stalinisti dei paesi dell’ est crollarono sotto il peso di queste rivelazioni. Il capo di stato polacco, Bierut, ci restò secco. Il Kominform fu sciolto. Tito venne riabilitato. Dopo Kadar, uscì dai sotterranei la vedova di Rajk che pretese la riabilitazione del marito. Nei nuovi circoli e soprattutto in quello della gioventù comunista, il Circolo Petöfi di Budapest, migliaia di compagni chiesero le dimissioni di Rakosi, la riabilitazione dei martiri e il ritorno al potere di Imre Nagy.”” (pag 113-114)”,”MUNx-046″
“KORALKA J.”,”The First International in the Austrian and Czech Lands.”,”J. Koralka, Praga”,”MOIx-046-H”
“KOREL Alexandre”,”Trotsky et les problèmes de la vie quotidienne, de la famille, des femmes et de la «Vie nouvelle».”,”Si prepara una edizione (1975) di un’opera di Trotsky ancora inedita in francese (1). Si tratta di una serie di articoli pubblicati dalla ‘Pravda’ nel corso dell’anno 1923 e riuniti in forma di libro. Quest’opera fu pubblicata a Mosca con il titolo generale di ‘Voprosy Byta’, che ha avuto un’edizione parziale in inglese con il titolo ‘Problems of Every Day Life’ ovvero ‘Problemi della vita quotidiana’ (2). Ma questo titolo è piuttosto restrittivo rispetto ai temi trattati. In russo, per ‘byt’ si intende generalmente l’insieme delle abitudini degli usi dei costumi delle credenze e delle opinioni che appartengono a un uomo o a un gruppo sociale. Per Trotsky la rivoluzione non è terminata. Dalla rivoluzione di ottobre ci sono compiti complessi da assolvere, compiti di ‘rivoluzionarizzazione’ di tutta la vita economica del paese. Si pone il problema di ricostruzione di tutto lo stile di vita e dei comportamenti di una paese composto da milioni di abitanti. Sono questi i problemi che Trotsky pone in ‘Questione del modo di vita’.”,”TROS-307″
“KORINMAN Michel”,”Continents perdus. Les précurseurs de la géopolitique allemande.”,”KORINMAN Michel docteur d’Etat ès lettres, è professore all’università Franche-Comté, membro del comitato di redazione della rivista ‘Hérodote’. Ha pubblicato ‘Quand l’Allemagne pensait le monde. Grandeur et décadence d’une géopolitique’ (1990). Ha lavorato sull’Europa centrale e orientale e sul pangermanesimo.”,”GERS-027″
“KORINMAN Michel”,”Deutschland über alles. Le pangermanisme, 1890-1945.”,”KORINMAN Michel, professore di lingua e civilizzazione germanica all’Università Marne-la-Vallée, codirettore della rivista franco-italiana di geopolitica Limes, specialista di geopolitica tedesca, ha pubblicato pure ‘Quand l’Allemagne pensait le monde. Grandeur et décadence d’une géopolitique’ (1990) E’ la storia della Lega pangermanista e dei suoi esponenti principali “”I pangermanisti hanno dei buoni contatti con l’esercito…”” (pag 261)”,”GERQ-089″
“KORIOLIOV Juri”,”La famiglia nella legislazione sovietica.”,”Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”RUSU-003-FAP”
“KORNBLUH Joyce L. a cura”,”Rebel Voices. An IWW Anthology.”,”La KORNBLUH ha lavorato con la Labadie Collection of Labor and Radical Materials presso la University of Michigan Library. “”One Big Union”” “”Combinando elementi del pensiero marxista e darwiniano, l’ ideologia degli IWW concepiva una società utopica consistente in una grande unione industriale che avrebbe abolito il capitalismo e il sistema salariale e creato un ordine sociale in cui tutte le buone cose della vita sarebbero state distribuite ai lavoratori in piena giustizia. “”Gli IWW furono una fede combattente””, scrisse Wallace Stegner nella prefazione della sua novella ‘The Preacher and the Slave”” (Boston, 1950).”” (pag V)”,”MUSx-139″
“KORNER David (Barta) SEDOVA Natalia”,”Correspondance 1946-1949.”,”””Per quello che concerne la natura dell’ URSS, siamo assai “”demodés””, poiché pensiamo che solo l’ analisi di Trotsky offra un metodo scientifico di comprensione della società “”sovietica””, così come di orientamento politico. Un elemento che ci appare decisivo nella questione della difesa dell’ URSS, è che questa difesa dipende dalle nostre forze, e che se noi non siamo capaci di difendere la classe operaia, non siamo più capaci di difendere l’ URSS; il difetto è dunque di discutere non sulla base di una crescita organizzativa, ma astrattamente. Nella nostra politica pratica, avete visto che noi accusiamo prima di tutto l’ imperialismo americano d’aver provocato la guerra, e denunciamo i crimini di Stalin nei suoi metodi. Ma non denunciamo l’ URSS d’ aver provocato la guerra, o come imperialista.”” (La Voix des Travailleurs a Natalia Sedova, Parigi, 6.11.1947). (pag 12)”,”TROS-116″
“KORNER David (Barta)”,”””L’ ouvrier”” (n° 2 e n° special, janvier 1940).”,”””Esclusi di fatto dalla Confederazione Generale del Lavoro (CGT), centinaia di operai della Renault si ritrovarono nel Sindacato Democratico Renault (SDR), struttura che divenne praticamente la sola forma d’ organizzazione dell’ Union Communiste e assorbiva tutte le sue forze. Oltre al clima di libertà che lo sciopero e la sua creazione imposero nella fabbrica, la SDR incontrò un certo numero di successi: riconoscimento della sua rappresentatività legale e quella, politica, della CGT che dovette, nel 1949, in pieno stalinismo, accettare la presenza dei trotskisti alla tribuna di un meeting comune””. (pag 6)”,”TROS-119″
“KORNER David (Barta)”,”Rapport sur l’ organisation (Juillet 1943).”,”””Dopo l’ inizio della guerra abbiamo orientato in nostri sforzi soprattutto in direzione dei militanti del PC. Il PC aveva dei militanti operai comunisti. La nostra estrema debolezza numerica non ci permise di ricavare che pochi risultati da questo orientamento dal punto di vista numerico. Ma proporzionalmente alle nostre forze i risultati non sono stati negativi. E’ questo orientamento che ci ha permesso di esistere in quanto gruppo autonomo. Ma gli sforzi della borghesia imprigionando o rinchiudendo nei campi migliaia di militanti comunisti di base, e la deportazione in Germania di 2 milioni di operai di cui una parte operai comunisti, resero il lavoro in questa direzione molto difficile””. (pag 10)”,”TROS-120″
“KÖRNER Axel a cura; saggi di Axel KÖRNER John BREUILLY Martin SWALES Gabriella HAUCH Sabine FREITAG Ian HAVRANEK Simonetta SOLDANI Rebecca L. SPANG Jan MERK Reinhart KOSELLECK”,”1848: a European Revolution? International Ideas and National Memories of 1848.”,”KÖRNER Axel è Lecturer in modern european history nell’ University College di Londra. Saggi di Axel KÖRNER John BREUILLY Martin SWALES Gabriella HAUCH Sabine FREITAG Ian HAVRANEK Simonetta SOLDANI Rebecca L. SPANG Jan MERK Reinhart KOSELLECK. “”Molti radicali tedeschi credevano che il ‘Contratto sociale’ di Rousseau fosse stato realizzato in America. Gustav Struve per esempio fece riferimento direttamente alla Costituzione americana nel pre-parlamento (Vorparlament) quando si espresse per una repubblica con un sistema presidenziale nel marzo 1848.”” (pag 111)”,”QUAR-049″
“KÖRNER Klaus”,”””Wir zwei betreiben ein Compagniegeschäft””. Karl Marx und Friedrich Engels. Eine außergewöhnliche Freundschaft. [Karl Marx e Friedrich Engels. Un’amicizia straordinaria]”,”Klaus Korner (1939-) scrive libri e saggi sulla storia e la cultura politica della Repubblica federale. Ha scritto pure ‘Karl Marx’ e ‘Karl Marx Lesebuch’ (2008). La cospirazione del silenzio attorno alle opere di Marx. “”Am Ende konstatiert Marx, über dem Eingang zur Wissenschaft müsse wie bei Dante über dem Eingang zur Hölle der Text stehen: “”Hier musst du jeden Zweifel ertöten, hier ziemt sich keine Zagheit fürderhin””. Dieses Bekenntnis war wohl nicht zu wörtlich zu nehmen. Marx hatte gehofft, mit seiner Schrift sofort einen publizistischen Wirbelwind auszulösen. Doch dann musste er feststellen, “”dass kein Hahn nach der Sache oder über die Sache gekräht hat””. Seine Frau klagte, die deutsche Wissenschaft reagiere auf das Werk ihres Mannes mit einer Conspiration de silence. Doch auch Marx’ alter Kampfgefährte Liebknecht gestand, er sei von einem Buch noch nie so enttäuscht gewesen. Schließlich kam das “”Kapital”” in den zwei Kapiteln gar nicht vor. Nur Engels bezeugte seine Anerkennung durch eine wohlwollende Rezension.”” (pag 100-101)”,”MAES-104″
“KÖRNER Klaus”,”«Wir zwei betreiben ein Compagniegeschäft». Karl Marx und Friedrich Engels. Eine außergewöhnliche Freudhschaft. [“”Gestiamo un’organizzazione in due””. Karl Marx e Friedrich Engels. Una straordinaria amicizia]”,”Klaus Körner (1939) è autore di libri e saggi di storia e politica della cultura tedesca. Si è occupato di propaganda anticomunista in Germania (Rft) dal 1950 al 2000 (opera del 2003), ha pubblicato un profilo biografico di Marx (Dtv portrait) e ha pubblicato ‘Karl Marx Lesebuch’ (2008)”,”MAES-193″
“KORNGOLD Ralph”,”Robespierre. Le premier des dictateurs modernes.”,”Ralph KORNGOLD è ex segretario del partito socialista americano.”,”FRAR-165″
“KORNGOLD Ralph”,”Robespierre e il Quarto Stato.”,”Ralph KORNGOLD è ex segretario del partito socialista americano. “”I Fouché, i Tallien, i Barras, i Carrier, i Fréron, e i Rovère si resero ben conto che quando Robespierre aveva tuonato dalla tribuna della Convenzione: “”Guai a colui che volge il Terrore, riservato ai nemici pubblici, contro lo stesso popolo. Sono inconcepibili gli eccessi commessi dagli ipocriti controrivoluzionari allo scopo di nuocere alla caus della Rivoluzione””, non si era riferito solo a Schneider, ma anche ad essi. Costoro tremarono per la loro vita. Barras descrive nelle sue memorie l’umiliante accoglienza avuta da lui e da Fréron da parte di Robespierre quando subito dopo il loro richiamo essi si recarono a trovarlo. Ignorando le loro lusinghiere adulazioni, li trattò con supremo disprezzo fino a non degnarsi di rivolger loro nemmeno una parola. Egli spaventò Fouché al punto di farlo uscire di senno e infine lo cacciò dal Club giacobino. Essi conoscevano la sua tenacia. Sapevano che quantunque fossero deputati, avessero dei potenti protettori presso il governo e fossero per ciò più difficili a colpire di Schneider, Robespierre sarebbe finalmente riuscito a raggiungere il suo scopo se fosse rimasto al potere. L’unica loro speranza stava nel suo rovesciamento. Il loro coraggio era quello della disperazione, il solo coraggio di cui fossero capaci un Fouché e un Tallien. Però non ritenevano possibile il rovesciamento di Robespierre senza abbattere nello stesso tempo l’intero governo rivoluzionario. In conseguenza, la loro originaria congiura era diretta non solo contro Robespierre ma contro i Comitati. Fu solo verso l’8 di termidoro, dopo aver constatato come i Comitati fossero irreparabilmente divisi, che i cospiratori decisero di assicurare la loro vittoria concentrando gli sforzi su Robespierre e i suoi due amici. Ve n’erano molti nella Convenzione disposti ad aiutarli”” (pag 305-306) “”Il boia Samson, il quale era realista, attendeva coi suoi aiutanti. Se il suo cervello di bruto fosse stato capace di comprendere quello che Cambon rimpianse più tardi di non aver afferrato, Samson avrebbe avuto una speciale ragione di rallegrarsi, poiché stava per decapitare la Repubblica. Robespierre fu il penultimo a morire. Egli vide il fratello e Couthon trasportati appena coscienti sul patibolo; vide per un istante Saint-Just eretto, sdegnoso, magnifico. Danton aveva deto delle cose memorabili alla sua morte, Saint-Just fece megio: morì come il lupo di de Vigny (“”Seul le silence est grand, tout le reste est faiblesse””). Robespierre salì sul palco, senza aiuto, con passo fermo. Dalla folla uscì un mormorio. Con la sua mano mostrusa, Samson abbrancò la fascia che avvolgeva la guancia lacerata di Robespierre e gliela strappò così brutalmente che malgrado il suo stoicismo un grido gli sfuggì dalle labbra. Un istante dopo Massimiliano era legato all’asse. La lama cadde. La Rivoluzione era finita. (pag 366)”,”FRAR-398″
“KOROLENKO Vladimir a cura di Rosa LUXEMBURG”,”Die Geschichte meines Zeitgenossen.”,”Korolenko (Vladimir Galaktionovic), scrittore russo (Zitomir, Volinia, 1853 – Poltava 1921). Espulso nel 1874 dall’università di Pietroburgo per le sue idee liberali, fu esiliato in Siberia (a Glazov, poi a Perm’, infine in Jacuzia) dal 1881 al 1884. Al ritorno collaborò alla redazione della rivista populista Russkoe bogatstvo (La ricchezza russa), pubblicandovi numerosi articoli. Il Sogno di Makar(1885), racconto sulla vita a Jakutsk, e il poema in prosa Il musicista cieco (1866) gli procurarono vasta notorietà. Robusto e originale talento di narratore, espresse le esperienze della propria vita in un notevole numero di racconti che descrivono la vita della gente di provincia (In cattiva compagnia, 1885; La foresta mormora, 1886; Racconti siberiani, 1901), e nell’opera autobiografica Storia di un mio contemporaneo (1906-1922, il quarto volume in edizione postuma), documento di grande importanza per la storia dell’ intellighenzia russa. La sua opera, pervasa da un sincero umanitarismo, rivela uno stile incisivo e profondità di analisi psicologica. (RIZ)”,”MRSx-023″
“KORSCH Karl”,”Arbeitsrecht fur Betriebsrate (1922).”,”(diritto operaio per il Consiglio operaio)”,”MGER-010″
“KORSCH Karl a cura e introduzione di Gotz LANGKAU”,”Karl Marx.”,”per incarico dell’ Istituto Internazionale di Storia Sociale IISS”,”MADS-062″
“KORSCH Karl”,”Karl Marx.”,”Nato a Tostedt nel 1886, KORSCH si laurea in giurisprudenza nel 1912. Fino al 1914 soggiorna in UK dove entra in contatto con la Fabian Society. Tornato in GERM nel 1919 aderisce al Partito Socialdemocratico Indipendente (USPD) nel quale militavano KAUTSKY e HILFERDING e nel 1920 all’ UKPD (partito comunista tedesco unificato risultante dalla confluenza della sinistra socialdemocratica con la sinistra spartakista. Nel 1923 partecipa con gli scritti al fallito tentativo insurrezionale del partito. Dal 1924 al 1925 dirige l’organo teorico del PC tedesco ‘Die Internationale’. Nel 1923 pubblica ‘Marxismo e filosofia’ le cui tesi provocano prima lo scontro con il Comintern e poi la sua espulsione dal partito nel 1926. Emigrato in USA nel 1933 muore nel 1961.”,”MADS-063″
“KORSCH Karl”,”Il materialismo storico.”,”Tesi RUSCONI: KORSCH si pone contro KAUTSKY e contro LENIN. “”L’anatomia dell’uomo è una chiave per l’anatomia della scimmia”” [Karl Marx] “”Mentre per Marx ed Engels la concezione materialistico-dialettica della natura come storia dello sviluppo cosmico, tellurico e biologico costituisce solo il “”fondamento storico-naturale”” della loro concezione materialistico-dialettica della storia, della quale concezione solo lo svolgimento storico della società forma il ‘vero e proprio campo di applicazione’, questo rapporto invece viene da Kautsky “”posto sulla testa”” nel più vero senso della parola. Per Kautsky, che concorda perfettamente con l’ex Primo Ministro Balfour, l’intero “”sviluppo del tempo storico”” paragonato con lo sviluppo dell’umanità e addirittura di tutta la natura costituisce solo “”un episodio abnorme””, che sta in contraddizione con la parte preponderante dell’esistenza finora condotta dal genere umano (II. 843). Ed anche in questo “”episodio abnorme”” il modo della produzione materiale e il progressivo sviluppo delle forze produttive materiali non rappresentano per Kautsky, come per Marx ed Engels la base e rispettivamente l’impulso per lo sviluppo della società umana. (…)”” [Karl Korsch, Il materialismo storico (Antikautsky), 1971] (pag 26-27)”,”TEOC-002″
“KORSCH Karl”,”Scritti politici.”,”Nato a Tostedt nel 1886, KORSCH si laurea in giurisprudenza nel 1912. In Inghilterra entra in contatto con la Fabian Society. Tornato in Germania, nel 1919 aderisce al Partito Socialdemocratico Indipendente e nel 1920 al KPD al cui tentativo insurrezionale partecipa nel 1923. Dello stesso anno è ‘Marxismo e filosofia’ le cui tesi provocano lo scontro con il Comintern e nl 1926 l’espulsione dal partito. Nel 1933 emigra in Inghilterra, poi in Danimarca e dal 1936 in USA dove muore nel 1961.”,”TEOC-055″
“KORSCH Karl”,”Dialettica e scienza nel marxismo.”,”Gli scritti qui raccolti, alcuni dei quali inediti, costituiscono la produzione teorica e ideologica di KORSCH negli anni 1929-1939. L’A perseguiva l’elevazione del marxismo a scienza autonoma e la ripresa dell’azione diretta del proletariato senza i freni e le deviazioni delle burocrazie di partito. KORSCH (Tostedt 1886-Cambridge, Mass. 1961) laureatosi in giurisprudenza nel 1912, iscritto al Partito socialdemocratico indipendente nel 1919 e dal 1920 al Partito comunista unificato, nel 1923 partecipa al fallito tentativo insurrezionale. Espulso dal partito nel 1926, lascia la GERM per l’Inghilterra, la Danimarca e dal 1936 gli USA. Tesi: crisi della teoria di Marx ed Engels e non solo deformazione della teoria da parte epigoni introduzione: Tensione tra scienza e azione politica in Karl KORSCH “”Considerate più attentamente, queste analisi “”critiche”” nel senso stretto della parola si dividono a loro volta in due diversi gruppi fondamentali, di importanza molto diversa. In uno si tratta di una “”critica”” consueta nel senso scolastico. E’ il caso di quando Marx si diverte per sé e per il suo lettore a mettere alla berlina, dal suo superiore punto di vista scientifico, gli svarioni teorici pseudoscientifici di uno studioso appartenente al periodo successivo, postclassico, dell’economia borghese. A questo si riferisce, ad esempio, la brillante liquidazione della “”teoria”” del noto professore di Oxford, Nassau W. Senior, sul significato dell'””ultima”” ora lavorativa nel capitolo 7 e la “”teoria””, “”scoperta”” dallo stesso “”serio studioso”” in un’altra occasione e sopravvissuta nell’economia borghese sino al giorno d’oggi, della cosiddetta “”astinenza del capitale””. Queste parti della critica economica di Marx appartengono ai brani più divertenti del ‘Capitale’, e inoltre, sotto la loro corteccia criticamente satirica, nascondono quasi sempre una considerevole quantità di concetti importanti presentati al lettore quasi “”giocando””. A considerarli rigorosamente, però, non appartengono al nucleo del ‘Capitale’, ma avrebbero trovato il proprio posto altrettanto bene nel “”quarto libro”” progettato da Marx sulla “”storia della teoria””, del quale egli stesso scrive in un’occasione ad Engels (31 luglio 1865) che avrebbe dovuto avere, a differenza delle parti teoriche (i primi tre libri), un più marcato carattere “”storico letterario””, e che per lui stesso sarebbe stata “”la parte relativamente più facile””, poiché “”tutti i problemi sono risolti nei primi tre libri, quest’ultimo quindi è più una ripetizione in forma storica””.”” (pag 60-61) [Karl Korsch, Dialettica e scienza nel marxismo, 1974]”,”TEOC-082″
“KORSCH Karl”,”Marxismo e filosofia.”,”KORSCH nasce nel 1886 nella landa di Lüneburg da famiglia borghese. Frenquenta il liceo di Meiningen e gli studi universitari a Monaco, Berlino, Ginevra e Jena: giurisprudenza, economia, sociologia e filosofia. Dal 1912 al 1914 si trattiene in Gran Bretagna per specializzarsi in diritto internazionale. E’ vicino ad ambienti della Fabian Society da cui assimila il discorso sulla socializzazione. Pubblica ‘La formula socialista per l’organizzazione dell’economia’. La guerra alla quale partecipa come ufficiale, lo riconduce in Germania. Nel 1919 aderisce allo USPD (Partito socialdemocratico tedesco indipendente) di tendenza centrista e ortodossa tra i cui dirigenti si trovano anche KAUTSKY ed HILFERDING. Le sue posizioni politiche si radicalizzano. Dopo la scissione dell’ USPD, nel 1920, aderisce al partito comunista tedesco unificato (VKPD) in cui la”,”TEOC-091″
“KORSCH Karl MATTICK Paul PANNEKOEK Anton RÜHLE Otto WAGNER Helmut SMITH H. articoli International Council Correspondence”,”La contre-revolution bureaucratique.”,”Nel corso della rivoluzione russa (1905-1917) e tedesca (1918-1923) è apparsa una nuova forma organizzativa di lotta del proletariato: i consigli operai. I testi qui riportati sono estratti dalle riviste pubblicate negli USA ‘Living Marxism’ e ‘International Council Correspondence’.”,”RUSU-110″
“KORSCH Karl”,”Consigli di fabbrica e socializzazione.”,”Composti tra il 1919 e il 1922 fra la rivoluzione tedesca di novembre e il tentativo insurrezionale comunista, questi scritti di KORSCH si collegano direttamente alle lotte sociali di quegli anni. Essi esaminano il significato della socializzazione, la funzione dei consigli, il problema della democratizzazione radicale del processo di produzione. Nato a Tostedt nel 1886, KORSCH soggiorna dal 1912 al 1914 in Inghilterra dove entra in contatto con la Fabian Society, nel 1919 entra nel partito socialdemocratico indipendente e nel 1920 nel partito comunista (KPD). Per le tesi di ‘Marxismo e filosofia’ (1923) è espulso nel 1926. Nel 1933 emigra e fra il 1934 e il 1937 scrive il ‘Karl Marx’.”,”TEOC-152 SIND-027″
“KORSCH Hedda”,”Ricordi su Karl Korsch. Intervista realizzata da Fred Halliday.”,”KORSCH è stato ministro nel governo di fronte unico KPD-USPD in Turingia nel 1923, che venne rovesciato dall’ intervento della Reichswehr. Fu ministro della giustizia per sei mesi. (pag 11) “”Ebbe contatti con altri gruppi d’ opposizione. A Mosca incontrò il dirigente italiano Amadeo Bordiga. Poi incontrò Sapronov, dell’ Opposizione Operaia russa, quando questi venne a Berlino in quello che fu probabilmente un viaggio clandestino qualche tempo dopo il 1925. Parlarono a lungo, ebbero una buona intesa reciproca e si accordarono per collaborare nel lavoro d’ opposizione. Sapronov e Korsch pensavano di poter far qualcosa di importante proponendo provvedimenti e mozioni a favore di una maggiore decentralizzazione e della libertà per i vari gruppi. Concordarono stupidamente un codice con cui avrebbero corrisposto, e quel codice contribuì alla fine di Sapronov, quando, più tardi, venne scoperto in Russia. Ricevere una lettera in codice dalla Germania era cosa pericolosa, e la corrispondenza non era difficile da decodificare perché Karl mi aveva insegnato come fare. Per quanto ne so, egli non ebbe alcun contatto con Trotsky. Riteneva che Trotsky avesse ragione su molte cose ed era favorevole all’ idea della rivoluzione permanente; ma pensava che anche Trotsky avrebbe giocato un gioco di potere basato sulle alleanze in maniera nazionalista, cosa che Korsch disapprovava. Trotsky scrisse e disse anche delle cose che dimostrano chiaramente come egli avesse un modo diverso di considerare la lotta di classe: Trotsky poneva un’ enfasi minore di Korsch sulla necessità della coscienza tra gli operai, privilegiando invece la questione della direzione del partito””. (pag 12)”,”TEOC-278″
“KORSCH Karl”,”L’ anti-Kautsky, ou La conception matérialiste de l’ histoire, suivi de Crise du marxisme (1931) et Préface au Livre I du Capital (1932). (Tit.orig.: Die materialistische Geschichtauffassung)”,”Nel 1929 due anni dopo che Karl KAUTSKY, il teorico della socialdemocrazia, ha fatto apparire ‘La concenzione materialista della storia’, Karl KORSCH risponde con un’ opera dal titolo identico. Vedendo nel kautskismo la nascita della forma tedesca dell’ “”ortodossia marxista””, KORSCH critica i principi stessi di questa revisione “”che getta infine la maschera””. Da allora questo testo si qualificherà come l’ Antikautsky. Con ‘Crisi del marxismo’ (tesi inedite del 1931 che KORSCH scrise per proprio uso) e Prefazioe al “”Capitale””, si affronta una nuova fase: il sistema di MARX è sottomesso al trattamento del materialismo dialettico che ne deduce le future possibilità di applicazione (limiti storici del marxismo, relativizzazione del metodo dialettico attinto da Hegel). “”Il vero contenuto della storia universale nella misura in cui essa non è storia darwinista della natura, Kautsky lo vede nell’ apparizione dello Stato e nel seguito del suo sviluppo dopo le prime manifestazioni “”allo stato primitivo”” fino allo Stato feudale del Medio Evo e l’ irruzione finale del nuovo principio democratico borghese; lo Stato fondato sulla violenza che era prevalso fino ad allora (Stato secondo la necessità, stato secondo natura) si trova adesso modellato secondo la natura integrale di questo agente democratico in modo che, sotto la nuova forma che riveste ormai nella società capitalistica moderna, ha già perduto in principio il suo carattere di strumento d’ oppressione e di sfruttamento nelle mani della classe dominante, per avvicinarsi sempre più a quella “”democrazia naturale”” che Kautsky è intimamente persuaso che sia stata già realizzata nelle prime comunità umane con una tale perfezione che non si vede come una tale “”età d’ oro”” dell’ umanità in futuro potrà mai ritornare””. (pag 85-86)”,”TEOC-334″
“KORSCH Karl FERNANDEZ SANTOS F. LUKACS Georg”,”La filosofia del marxismo.”,”””L’ obiettivo dialettico si manifesta come il suo apparente contrario: soggettivismo dualistico. Niente di più contrario dal punto di vista di Marx per cui le categorie storiche sono “”forme di esistenza”” del soggetto sociale e per cui l’ obiettività nelle scienze sociali è la relazione con la totalità e il momento della unificazione dell’ obiettivo e del soggettivo, dell’ essere e del pensare. (1)”” (1) criticando questa dialettica obiettiva, dice Engels molto chiaramente: “”In questo modo, si riduce la dialettica a scienza delle leggi generali di movimento, tanto del mondo esterno come del pensiero umano, a delle serie di leggi in fondo identiche”” (…)”” (pag 51)”,”TEOC-342″
“KORSCH Karl”,”Karl Marx.”,”””Hegel ha expuesto ya con claridad que esta pobreza no es la “”pobreza”” en sí, tal como ha existido inevitabilmente en otras épocas por la escasez de la naturaleza, sino cuestión social propia de la sociedad moderna y que ella tiene que resolver, una “”cuestión social”” literalmente: “”Ningún hombre puede afirmar ningún derecho contra la naturaleza, pero en el estado de la sociedad la escasez cobra inmediatamente la forma de una injusticia cometida con tal o cual clase. La importante cuestión de cómo evitar la pobreza es una de la que más mueven y torturan a las sociedades modernas””. El filósofo ha carecterizado también el “”estado de ánimo”” ocasionado por esa pobreza socialmente condicionada de la gran masa de los trabajadores industriales: una “”íntima indignación contra los ricos, contra la sociedad, el gobierno, etc”” (Rechtphilosophie). El límite que no puede salvar Hegel, como tampoco ningún otro conocimiento burgués de la sociedad, consiste en que entiende esa nueva clase social solo negativamente, come “”populacho””, y no también positivamente, come “”proletariado””; consiste en que no ve “”en la miseria más que la miseria, sin ver en ella ese aspecto revolucionario que lanzará por la borda la vieja sociedad”” (Marx, Misère de la philosophie.”” (pag 51-52)”,”MADS-406″
“KORSCH Karl”,”Karl Marx.”,”””Per Marx l’economia politica, la teoria dello Stato e del diritto, la filosofia sono aspetti e istituti della società borghese. ‘Il Capitale’ è ‘a un tempo’ analisi critica della società capitalistica e dell’espressione teorica di questo società, l’economia politica (“”critica dell’economia politica”” è appunto il sottotitolo dell’opera). Di qui il carattere di ‘totalità’ o di ‘globalità’ proprio dell’analisi marxiana della società attuale; totalità e globalità che non risultano però dalla semplice “”somma”” di scienze particolari (quasi che Marx fosse stato in alcune opere storico, in altre economista, in altre ancora politico, ecc.), bensì dall’unità dialettica dell’oggetto preso in esame, la società borghese, nelle sue componenti reali (socio-economiche) e nelle ‘corrispondenti’ componenti ideologiche (logiche e morali). Korsch sottolinea con grande efficacia l’unità profonda dell’opera di Marx. Egli rileva, per es., il “”singolare parallelismo”” tra i problemi marxismo-filosofia e marxismo-Stato. “”A partire dal 1845 – scrive Korsch – Marx ed Engels hanno caratterizzato il loro nuovo punto di vista materialistico-scientifico come non più filosofico. E se a questo proposito si deve tenero conto che per essi filosofia era sinonimo di filosofia borghese, idealistica, è però opportuno non trascurare il significato di questa identificazione. Si tratta di un rapporto molto simile a quello tra marxismo e Stato. Marx ed Engels non hanno combattuto solo una particolare forma storica dello Stato, essi hanno identificato in termini storico-materialistici lo Stato in generale con lo Stato borghese e su questa base sono giunti a dichiarare la soppressione di ogni Stato come fine ultimo del comunismo; allo stesso modo essi non si limitano a combattere determinati sistemi filosofici, ma con il loro socialismo scientifico in ultima analisi si propongono il superamento e la soppressione di ogni filosofia in generale”” (1). E poco dopo Korsch afferma acutamente che tra la negligenza del problema dello Stato e la negligenza del problema filosofico da parte dei marxisti della Seconda Internazionale, esiste un rapporto determinato, che ha la sua radice nel fatto che essi , per usare le parole di Lenin, “”in genere si sono occupati ben poco delle questioni della rivoluzione””. In realtà, secondo Korsch, la distruzione rivoluzionaria della società borghese non può non significare per il marxismo anche la distruzione dello Stato e degli altri istituti ed espressioni di questa società, quali appunto la filosofia, ecc.”” [Giuseppe Bedeschi, introduzione] [(in) Karl Korsch, Karl Marx, 1974] [(1) ‘Marxismo e filosofia, cit., p. 49] (pag XII-XIII) Korsch sull’azione reciproca, l’azione e la reazione tra struttura e sovrastruttura “”Il punto di avvio per la reintegrazione del pieno significato pratico e teorico del principio critico materialistico di Marx è costituito dal riconoscimento che, introducendo le cosiddette “”azioni reciproche””, non si aggiunge in generale un bel nulla all’individuazione, già contenuta in questo principio, del generale nesso di tutti i fenomeni economici, sociali, politici e cosiddetti spirituali nel complesso del processo sociale dell’esistenza. Solamente con una infondata riduzione del senso integrale delle tesi marxiane (il quale risulta dalla loro applicazione in tutta l’opera di Marx e di Engels) all’affermazione fondamentale – isolata e messa in rilievo nella sua formulazione astratta – sull’importanza primaria della produzione materiale, nasce la falsa parvenza che questa tesi richieda ora, per la sua piena validità, una siffatta generalizzazione e “”integrazione”” a posteriori. Al contrario, Marx ed Engels, ponendo sin dall’inizio il loro principio materialistico, hanno ovviamente preso le mosse dal fatto che “”la medesima base economica – medesima per ciò che riguarda le condizioni principali – possa manifestarsi infinite variazioni o gradazioni, dovute a numerose e diverse circostanze empiriche, condizioni naturali, rapporti di razza, influenze storiche che agiscono dall’esterno ecc.: variazioni e gradazioni che possono essere comprese soltanto mediante un’analisi di queste circostanze empiriche date”” (1). A questo proposito, accanto agli effetti della base economica sulla sovrastruttura e dell’essere sociale sulla coscienza, che soli sembrano essere presi in considerazione nello schema materialistico, essi hanno esposto, ‘con tutta naturalezza’, anche le forme in cui il rapporto di signoria e asservimento che scaturisce immediatamente dalla produzione stessa “”da parte sua reagisce su di essa in modo determinante””. Essi non hanno trattato la cosiddetta “”produzione spirituale”” come un semplice riflesso della produzione materiale, ma piuttosto hanno esposto, con la specifica concezione della forma storica, di volta in volta data, della produzione materiale, anche “”il carattere determinato della produzione spirituale che le corrisponde e la loro azione reciproca”” (2). Essi hanno parimenti preso in esame, già anche all’interno della sfera economica stessa, la “”reazione”” della distribuzione, dei rapporti di scambio e di consumo sulla produzione e soprattutto “”l’incidenza delle condizioni storiche generali sulla produzione”” (3)”” [Karl Korsch, Karl Marx, 1974] [(1) ‘Kapital’, III, 2, p. 325 (Mew 25, p. 800; trad. it. III, 3, pp. 199-200); (2) Marx, ‘Theorien über den Mehrwert, I, pp. 381 sgg. (Mew 26, I, pp. 255 sgg, spec. 256-7; tr. it. pp. 356 sgg); (3) ‘Einleitung, 1857’, p. 743 (Mew 13, p. 629; tr. it. ‘Per la critica, cit., p. 184] (pag 244-245-246) Nato a Tostedt nel 1886, KORSCH si laurea in giurisprudenza nel 1912. Fino al 1914 soggiorna in UK dove entra in contatto con la Fabian Society. Tornato in Germania nel 1919 aderisce al Partito Socialdemocratico Indipendente (USPD) nel quale militavano KAUTSKY e HILFERDING e nel 1920 all’ UKPD (partito comunista tedesco unificato risultante dalla confluenza della sinistra socialdemocratica con la sinistra spartakista. Nel 1923 partecipa con gli scritti al fallito tentativo insurrezionale del partito. Dal 1924 al 1925 dirige l’organo teorico del PC tedesco ‘Die Internationale’. Nel 1923 pubblica ‘Marxismo e filosofia’ le cui tesi provocano prima lo scontro con il Comintern e poi la sua espulsione dal partito nel 1926. Emigrato in USA nel 1933 muore nel 1961.”,”TEOC-605″
“KORSCH Karl, a cura di Gian Enrico RUSCONI”,”Scritti politici. Volume secondo. Alla riscoperta dell’azione proletaria (1929-1939);”,”Nato a Tostedt nel 1886, KORSCH si laurea in giurisprudenza nel 1912. In Inghilterra entra in contatto con la Fabian Society. Tornato in Germania, nel 1919 aderisce al Partito Socialdemocratico Indipendente e nel 1920 al KPD al cui tentativo insurrezionale partecipa nel 1923. Dello stesso anno è ‘Marxismo e filosofia’ le cui tesi provocano lo scontro con il Comintern e nl 1926 l’espulsione dal partito. Nel 1933 emigra in Inghilterra, poi in Danimarca e dal 1936 in USA dove muore nel 1961. Critiche a Marx: ‘La posizione di Marx nella rivoluzione europea del 1848’ (pag 416-428)”,”TEOC-004-FC”
“KORSCH Karl”,”Scritti politici. Volume 1.”,”Nato a Tostedt nel 1886, Karl Korsch si laurea in giurisprudenza nel 1912. In Inghilterra entra in contatto con la Fabian Society. Tornato in Germania, nel 1919 aderisce al Partito Socialdemocratico Indipendente e nel 1920 al KPD al cui tentativo insurrezionale partecipa nel 1923. Dello stesso anno è ‘Marxismo e filosofia’ le cui tesi provocano lo scontro con il Comintern e nl 1926 l’espulsione dal partito. Nel 1933 emigra in Inghilterra, poi in Danimarca e dal 1936 in USA dove muore nel 1961. Korsch (pag XVII e XX introduzione) [introduzione di Gian Enrico Rusconi] e pag 80 recensione volume di Lukacs”,”MGEK-003-FV”
“KOSACH G.G.”,”Kommunisty Blizhnego Vostoka v SSSR 1920-1930-e gody. [Communists of the Near East of the USSR, 1920s-1930s]”,”Il libro è dedicato al primo periodo di formazione studio a Mosca e attività nei propri paesi dei dirigenti dei partiti comunisti d’ Egitto, Palestina, Siria, Libano e Irak.”,”INTT-336″
“KOSELLECK Reinhart”,”La Prussia tra riforma e rivoluzione 1791-1848.”,”L’A è nato a Gorlitz nel 1923 e ha insegnato prima scienze pol a Bochum e poi storia moderna a Heidelberg. Attualmente insegna all’Univ di Bielefeld. Ha scritto varie opere alcune apparse in IT.”,”GERx-003″
“KOSIC Karel / MERKER Nicolao”,”La dialettica della morale e la morale della dialettica (Kosic) / ‘Marx e la dialettica hegeliana’, di Mario Rossi (Merker)”,”””Perché gli uomini non sono felici nel mondo moderno? Rousseau e Stenthal rispondono in base a categorie psicologiche. Marx risponde con la descrizione di un sistema nel quale la vanità, l’amor proprio, il desiderio metafisico (Girard), il risentimento (Schelers), il tumulto e lo svuotamento, la trasformazione del bene supremo in fantasma e la promozione del fantasma al livello di bene supremo nascono come interiorizzazione della struttura economica. La trasformazione di tutti i valori in semplici momenti transitori d’una corsa generale e assoluta verso altri valori, che ha per conseguenza lo svuotamento della vita; la degenerazione dell’idea della felicità in conforto e della ragione in manipolazione razionale delle cose e degli uomini; questa atmosfera quotidiana della vita moderna che inverte il mezzo col fine e il fine col mezzo, è ancorata alla struttura economica espressa dalla semplice formula: danaro – merce – più danaro. Se il mondo moderno nel cui ambito sorge l’interrogativo “”perché l’uomo non è felice”” è definito dalla frase “”livellamento in luogo di reale comunità”” (Marx, Grundrisse, p. 79), la praxis storica deve trasformare la struttura del mondo in modo che esso possa essere così definito: “”reale comunità in luogo del livellamento”””” (pag 122) [Karel Kosic, La dialettica della morale e la morale della dialettica, ‘Critica marxista’, n° 3 maggio-giugno 1964] Marx e il punto del rovesciamento pratico. “”L’ampio capitolo che Rossi (1) dedica all’analisi della “”prima grande opera del giovane pensatore””, ossia la ‘Critica del diritto statuale hegeliano’, risulterà in particolare di assai utile lettura, evidenziando esso come Marx, con la sua critica del “”principio”” hegeliano, abbia “”contemporaneamente raggiunto il risultato di apprestare a sé stesso ‘lo strumento di una nuova metodologia critica’ in generale””, ossia il metodo, applicato subito nella demolizione delle ipostasi hegeliane, “”di assumere gli elementi problematici nel loro punto conclusivo per risalire al principio e ripercorrere il procedimento”” (p. 329). Alla luce di questa consapevolezza di metodo, la ‘Critica’ è allora da valutare come il vero “”punto di partenza”” del cammino che condurrà Marx alla concezione materialistica della storia, ossia al punto d’approdo di tutta la sua storia giovanile. Di questa storia, ricchissima quant’altra mai nella reciproca implicazione di temi che vanno dall’iniziale critica dell’economia politica e dalla fondazione dell'””umanismo positivo”” nei ‘Manoscritti del ’44’ alla prima resa dei conti con la Sinistra hegeliana nella ‘Sacra Famiglia’, e dal fondamentale abbozzo della concezione materialistica della storia nell”Ideologia tedesca’ alla “”filosofia della prassi”” delle ‘Tesi su Feuerbach’ nonché all’approfondimento (nel metodo e nell’oggetto) della critica dell’economia politica nella ‘Miseria della filosofia’ e infine al ‘Manifesto’ ossia al “”documento che segna con esattezza il ‘punto d’attuazione’ del ‘rovesciamento pratico’”” (p. 953), Rossi ripercorre le singole fasi alternando l’esposizione dettagliata a dense pagine di commento interpretativo: e talvolta forse l’una e le altre si sarebbero potute contenere entro limiti più ristretti”” (pag 217-218) [Nicolao Merker, ‘Marx e la dialettica hegeliana, di Mario Rossi’, ‘Critica marxista’, n° 3 maggio-giugno 1964] [(1) Recensione del volume di Mario Rossi, Marx e la dialettica hegeliana. II. La genesi del materialismo storico, Editori Riuniti, Roma, 1963, p. 1041]”,”MADS-632″
“KOSÍK Karel”,”Dialettica del concreto.”,”””Pertanto possiamo formulare in modo più preciso la domanda iniziale: qual è il rapporto tra la struttura immanente del “”Capitale”” e la sua configurazione esteriore? Qual è la connessione tra il ‘principio strutturale’ e l’espressione letteraria? L’analisi della ‘merce’ e l’analisi delle ‘classi’ sono soltanto il punto di partenza e la conclusione dell’esteriore distribuzione della materia, oppure nella loro connessione si manifesta la ‘struttura’ dell’opera? Sebbene ‘tali’ questioni non siano state poste fino ad oggi dalla letteratura, tuttavia la loro problematica non è nuova. Essa ad esempio si manifesta nel ritrovamento di punti di contatto tra il “”Capitale”” e la “”Logica”” di Hegel, oppure nei noti aforismi secondo i quali non è possibile comprendere perfettamente il “”Capitale”” senza aver studiato e compreso ‘tutta’ la “”Logica”” di Hegel e che Marx non ci ha lasciato una Logica (con lettera maiuscola), bensì ci ha lasciato la logica del “”Capitale”” (18). Parimenti tale problematica è contenuta nella supposizione che il “”Capitale”” sia allo stesso tempo la “”Logica”” e la “”Fenomenologia”” di Hegel (19). E finalmente per alcuni aspetti essa si manifesta nella discussione – in certa misura artificialmente suscitata – relativamente alle ragioni per cui Marx mutò “”nell’anno 1863″” il piano originario del “”Capitale”” e lo sostituì con un nuovo piano, sulla cui base egli condusse l’elaborazione definitiva della sua opera (20). In ogni caso si pone in evidenza la meditata ‘architettonica’ e la ‘struttura’ interna; minuziosamente distribuita, dell’opera come tratto appariscente del “”Capitale””. Marx stesso ha rilevato come una qualità della sua opera il fatto che essa “”costituisce un tutto artistico”” (‘ein artistische Ganzes’). Dal che si potrebbe dedurre che la struttura del ‘Capitale’ è un fatto ‘artistico’, che si riferisce all’elaborazione letteraria della materia. L’autore ha dominato la materia scientifica, e per plasmarla letterariamente ha scelto la ‘forma’ del “”tutto artistico””, o dell'””articolazione dialettica””. I mutamenti di piano sarebbero poi facilmente spiegabili come tappe dell’elaborazione letteraria della materia scientificamente posseduta ed analizzata. Ma nello stesso luogo dove si parla del “”Capitale”” come di un “”tutto artistico””, Marx afferma la differenza del suo ‘metodo’ dialettico dai procedimenti analitico-comparativi di Jakob Grimm (21). L’architettura del “”Capitale”” come “”tutto artistico”” o “”articolazione dialettica”” sta quindi in connessione ‘tanto’ con l’elaborazione letteraria della materia, ‘quanto’ col metodo dell’esposizione scientifica”” (pag 197-198) [Karel Kosik, ‘Dialettica del concreto’, 1965] [(18) Lenin, Quaderni filosofici, 1958, pag 171, 241. Lenin – com’è noto – non lesse la “”Fenomenologia dello Spirito””. Alla luce di questo semplice fatto assume un carattere particolarmente comico la discussione tra i filosofi francesi se la ricerca di una connessione tra il “”Capitale”” e la “”Logica”” sia una manifestazione di materialismo, mentre la scoperta di una connessione tra il “”Capitale”” e la “”Fenomenologia dello Spirito”” sarebbe manifestazione d’idealismo; (19) Jean Hyppolite, ‘Etudes sur Marx et Hegel’ (trad. it. ‘Saggi su Marx e Hegel, 1963), Paris, 1955, pag. 55. Come dimostreremo anche in seguito, l’autore non è andato oltre la mera constatazione di questa connessione, il che tra l’altro si manifesta nella citazione di punti di contatto puramente casuali e marginali tra la “”Fenomenologia dello Spirito”” e il “”Capitale””; (20) La discussione si è accesa intorno all’articolo di Henryk Grossmann, ‘Die Aenderung des ursprünglichen Aufbauplanes des Marxschen “”Kapital”” und ihre Ursachen’. (Archiv f. Geschichte des Soz. u. der Arbeiter-bewegung’, Leipzig, 1929, 14, Jhg, pagg. 305-308). Le edizioni posteriori dei manoscritti di Marx dimostrano che l’autore è partito da supposizioni infondate, cosicché ad esempio anche la datazione da lui proposta del mutamento del piano (estate 1863) non risponde a verità, perché Marx, già alla fine dell’anno 1962, possedeva un piano dettagliato dell”attuale’ configurazione del “”Capitale””. (Vedi “”Archiv Marksa i Engelsa””, Mosca, 1933, pag XII). Gli autori posteriori, come ad esempio O. Morf nell’opera citata, accolgono le tesi di Grossmann con delle riserve, oppure le accettano pienamente (vedi ad esempio Alex Barbon, ‘La dialectique du Capital’, ‘La Revue Internationale’, Paris, 1946, n. 8, pagg. 124 e segg.). Ma nessuno di essi sottopone a critica il modo stesso di porre il problema; (21) La lettera di Marx ad Engels è del 31 luglio 1865] (pag 197-198)”,”TEOC-541″
“KOSÍK Karel”,”La nostra crisi attuale.”,”Karel Kosík è nato a Praga nel 1926. Dopo aver partecipato giovanissimo alla resistenza contro il nazismo nelle file del partito comunista, tra il 1947 e il 1949 studiò nelle università di Leningrado e di Mosca. Dedicatosi all’insegnamento e allo studio della filosofia ha pubblicato varie opere tra cui ‘La dialettica del concreto’ (1963)”,”EURC-003-FB”
“KOSSOK Manfred”,”El Virreynato del Rio de la Plata. Su estructura economica-social.”,”‘Il Vicereame del Rio de la Plata. La sua struttura economico-sociale'”,”AMLx-028-FSD”
“KOSSOK Manfred”,”La colonització espanyola d’Amèrica. Estudis comparatius.”,”‘Il Vicereame del Rio de la Plata. La sua struttura economico-sociale'”,”AMLx-029-FSD”
“KOSTERINA Nina”,”Diario, 1936-1941.”,”L’ autrice è morta durante la guerra. I libri letti e commentati da Nina Kosterina. “”(…) Un’ opera notevole ‘Nella folla’ (Sologub, ndr). Come nel ‘Klim Samgin’ e nella ‘Festa dell’ incoronazione’ di Tolstoj, vi si descrive la folla come una rozza bestia, capace di calpestare, uccidere, straziare addirittura per qualche miserabile mostacciolo. (…) Il soggetto del libro di Graves ‘Storia di un amore’ è molto interessante: la storia dell’ amor di Turgenev per Pauline Viardot Garcia, famosa cantante e artista, i suoi incontri e la sua amicizia con Merimée, Georges Sand, Flaubert, Zola. Ma il libro è scritto molto male. Come ha detto Gorkij di uno scrittore, “”ha fatto degli stracci con il velluto””. Anatole France ‘Gli dei hanno sete’. Scrittore potente ma non possono essere d’accordo con il suo modo di presentare la rivoluzione francese e i giacobini. Il mio scaffale storico si è arricchito di Mann, ‘La giovinezza di Enrico IV’. Romain Rolland ‘Jean Christophe’. Oh, qui bisognerebbe scrivere un intero trattato, pieno di entusiasmo, ma io non ho ancora potuto finire tutta l’ opera””. (pag 119)”,”RUSS-179″
” KOSTORIS PADOA SCHIOPPA Fiorella a cura,”,”Rapporto sullo Stato dell’Unione Europea.”,”Fiorella Kostoris Padoa Schioppa è professore di economia politica all’Università di Roma La Sapienza, è stata presidente dell’Isae dal 1999 al 2003.”,”EURE-037-FL”
” KOSTORIS PADOA SCHIOPPA Fiorella a cura, Saggi di Elsa FORNERO Onorato CASTELLINO Nerina DIRINDIN Lucia VITALI Mauro VISAGGIO Maria COZZOLINO Rocco APRILE Stefano FASSINA Daniele PACE Massimo ROSTAGNO”,”Pensioni e risanamento della finanza pubblica.”,”Fiorella Kostoris Padoa Schioppa è professore di economia politica all’Università di Roma La Sapienza, è stata presidente dell’Isae dal 1999 al 2003. Rocco Aprile è autore dell’ultima versione dei modelli di previsione del sistema pensionistico della Ragioneria Generale dello Stato; ha collaborato con la Ragioneria Generale dello Stato, il CER ed altri enti di ricerca sui temi inerenti la previdenza e l’invecchiamento demografico, è membro del Nucleo di valutazione della spesa pensionistica. Onorato Castellino è professore di Economia dello sviluppo nell’Università di Torino. Maria Cozzolino è ricercatrice presso l’Istituto di Studi per la Programmazione Economica. Nerina Dirindin insegna Economia sanitaria nella Facoltà di Economia dell’Università di Torino. Stefano Fassina ha collaborato con l’ISTAT, con il CER ed altri centri di ricerca sulle materie inerenti la previdenza e l’invecchiamento demografico. Attualmente svolge attività di consulenza presso la FINSIEL sui medesimi temi. Elsa Fornero è professore associato di Economia politica presso l’Università di Torino. Franco Modigliani è nato nel 1918 a Roma, dove nel 1939 si è laureato in Giurisprudenza. Nello stesso anno si è trasferito negli Stati Uniti, dove ha studiato alla New School for Social Research di New York. Ha insegnato presso varie università americane e attualmente è professore emerito al Massachusetts Institute of Technology dove insegna dal 1962. Nel 1985 gli è stato conferito il Premio Nobel per l’economia. Daniele Pace è stato senior economist del CER e consigliere economico del Ministro Treu per la riforma previdenziale. Massimo Rostagno, già impegnato in attività di ricerca nel campo dell’economia e della politica monetaria, opera attualmente presso il Servizio Studi della Banca d’Italia, dove si occupa di finanza pubblica. Mauro Visaggio è ricercatore confermato presso il Dipartimento di Scienze economiche di Roma. Insegna Economia industriale nell’Università La Sapienza di Roma. Lucia Vitali è professore di Economia e finanza delle assicurazioni nell’Università La Sapienza di Roma. É membro del Nucleo di valutazione della spesa pensionistica.”,”ITAS-031-FL”
“KOSTORIS PADOA SCHIOPPA Fiorella, a cura”,”Rapporto sullo stato dell’Unione Europea 2002.”,”Fiorella Kostoris Padoa Schioppa è professore di economia politica all’Università di Roma La Sapienza, è stata presidente dell’Isae dal 1999 al 2003.”,”EURE-066-FL”
“KOSTORIS-PADOA-SCHIOPPA Fiorella”,”Lessico dell’economia. Volume secondo.”,”Fiorella Kostoris Padoa Schioppa è professore di economia politica all’Università di Roma La Sapienza, è stata presidente dell’Isae dal 1999 al 2003.”,”ECOT-205-FL”
“KOSTORIS-PADOA-SCHIOPPA Fiorella”,”Lessico dell’economia. Volume terzo.”,”Fiorella Kostoris Padoa Schioppa è professore di economia politica all’Università di Roma La Sapienza, è stata presidente dell’Isae dal 1999 al 2003.”,”ECOT-206-FL”
“KOSZYK Kurt OBERMANN Karl a cura e annotazioni”,”Zeitgenossen von Marx und Engels. Augewählte Briefe aus dem Jahren 1844 bis 1852.”,”Collana ‘Quellen und Untersuchungen zur Geschichte der Deutschen und Osterreichischen Arbeiterbewegung’ a cura de IISG di Amsterdam, Direttore Prof. DE-JONG EDZ.”,”MADS-180″
“KOSZYK Kurt, collaborazione di Gerhard EISFELD”,”Die Presse der deutschen Sozialdemokratie. Eine Bibliographie von Kurt Koszyk unter Mitarbeit von Gerhard Eisfeld.”,”I. Grundzüge einer Geschichte der sozialdemokratischen Presse; II. Titelverzeichnis der sozialdemokratischen press 1863-1945; III. Veröffentlichungen über die sozialdemokratische Presse ‘In Namen des Vorstandes der Friedrich-Ebert-Stiftung herausgegeben von Fritz Heine”,”MGEx-201″
“KOSZYK Kurt”,”Deutsche Pressepolitik im Ersten Weltkrieg.”,”Wolff’s Telegraphen Bureau WTB”,”GERG-078″
“KOTEK Joël RIGOULOT Pierre”,”Il secolo dei campi. Detenzione, concentramento e sterminio: la tragedia del Novecento.”,”Contiene cartina dei campi di concentramento in Francia durante la prima guerra mondiale (pag 67) KOTEK insegna alla Libera università di Bruxelles. Si occupa di storia del Novecento, in particolare del problema dell’ antisemitismo e della Shoah. RIGOULOT, caporedattore di ‘Cahiers d’ histoire sociale’ è autore di libri inchiesta sul comunismo e sui suoi crimini tra cui ‘Il libro nero del comunismo’ (1998) e ‘L’ ultimo gulag’ (2001). Si parla anche dei campi della Terza Repubblica francese e di Vichy. Non si parla della repubblica di Weimar.”,”TEMx-026″
“KOTEL’NIKOVA Ljubov”,”Città e campagna nel Medioevo italiano. Mondo contadino e ceti urbani dal V al XV secolo.”,”KOTEL’NIKOVA Ljubov Kotel’nikova (Mosca, 1926) storica, è professoressa all’Istituto di storia universale dell’Accademia delle scienze dell’Urss. Ha scritto saggi di storia economica e sull’Italia. “”A nostro avviso è più urgente uno studio della città e della campagna nel Medioevo nel loro reciproco rapporto e nella reciproca influenza, nel senso sopra esposto. Proprio in Italia è impossibile comprendere le particolarità della storia contadina e urbana se questi due elementi vengono presi in esame separatamente, indipendentemente l’uno dall’altro. In Italia infatti la città, secondo una colorita definizione di Karl Marx (1818-1883), dominava sulla campagna non solo sfruttandola «economicamente, con i suoi prezzi di monopolio, il suo sistema fiscale, la sua organizzazione corporativa, la sua frode commerciale diretta e la sua usura», ma anche politicamente, poiché l’Italia è il paese in cui il feudalesimo «è stato spezzato da un eccezionale sviluppo delle città» (K. Marx, ‘Il Capitale’, Roma, 1974, l. III, p. 913). Ma come avvenne tutto ciò e in quale misura il ‘feudalesimo’ fu abbattuto? In Italia i contadini e i cittadini non era raggruppamenti sociali lontani l’uno dell’altro e relativamente privi di contatti nella realtà quotidiana, soprattutto nell’alto Medioevo. Per l’Italia sarebbe più giusto dire che «anche nell’alto Medioevo», per non parlare del periodo della fioritura del feudalesimo. Il contadino non si limitava ad andare in città per vendere al mercato parte dei prodotti ottenuti nel podere a lui affidato o nel suo proprio appezzamento, per comprare oggetti di uso quotidiano, il vestiario, il porcellino, il bue o l’asinello, ovvero, nel caso dell’affittuario, per mettere assieme la somma di denaro necessaria per pagare il canone in moneta al proprietario del podere. I contadini del circondario non di rado prendevano in conduzione un appezzamento di terreno arativo (ma più spesso si trattava di un un giardino o di un vigneto) dal vescovo o dall’abate del monastero delle città, dal notaio o dal giudice, dal medico o dal ricco artigiano o mercante. E il terreno, coltivato a giardino o a vigneto, spesso era situato nel territorio urbano o nelle immediate vicinanze delle città. A volte il contadino costruiva una casa nell’appezzamento o si trasferiva nell’edificio lì già esistente. In questo caso, anche se di tanto in tanto andava a rivedere i suoi campi (se non li aveva venduti o ceduti in affitto) e chiamava talvolta i suoi ex vicini ad aiutarlo nel nuovo lavoro, gradualmente ma ineluttabilmente, a causa della situazione di fatto, si accostava alla posizione del cittadino”” [Ljubov Kotel’nikova, ‘Città e campagna nel Medioevo italiano. Mondo contadino e ceti urbani dal V al XV secolo’, Roma, 1989, introduzione] (pag 12-13)”,”ITAG-109″
“KOTHEN Robert”,”Le socialisme.”,”KOTHEN Robert già autore di opere sul pensiero e l’azione dei cattolici. Cita vari brani di Marx tra cui: “”La bourgeoisie vit dans un état de guerre perpétuel; d’abord contre l’aristocratie, puis contre cette catégorie de la bourgeoisie dont les intérêts viennent en conflit avec le progrès de l’industrie, toujours enfin, contre la bourgeoisie des pays étrangers. Dans toutes ces luttes, elle se voit forcée de faire appel au prolétariat, d’user de son concours et de l’entraîner dans le mouvement politique, en sorte que la bourgeoisie fournit aux prolétaires les éléments de sa proprie éducation politique et sociale, c’est-à-dire des armes contre elle-même. “”De plus, des fractions entières de la classe dominante sont précipitées dans le prolétariat… Enfin, au moment où la lutte des classes approche l’heure décisive, le procès de dissolution de la classe régnante, de la société tout entière, prend un caractère si violent et si âpre qu’une partie de la classe régnante s’en détache et se rallie à la classe révolutionnaire, à la classe qui représente l’avenir. De même que jadis une partie de la noblesse se rangea du côté de la bourgeoisie, de nos jours, une partie de la bourgeoisie fait cause commune avec le prolétariat.”” “”De toutes les classes qui, à l’heure présente, se trouvent face à face avec la bourgeoisie, le prolétariat seul est la classe vraiment révolutionnaire. Les autres classes périclitent et périssent avec la grande industrie; le prolétariat, au contraire, est son produit tout spécial.”” (pag 108-109) [Marx] [in Robert Kothen, Le socialisme, 1946]”,”SOCx-223″
“KOTKIN Stephen”,”Magnetic Mountain. Stalinism as a Civilization.”,”Stephen Kotkin is Associate Professor of History at Princeton University. Maps, Photographs, Illustrations and Tables, Acknowledgments, USSR Organizational Structure, 1930s, Note on Translation, Introduction: Understanding the Russian Revolution, Afterword: Stalinism as a Civilization, Note on Sources, Notes, Select Bibliography, Photograph Credits, Index,”,”RUSU-105-FL”
“KOTT Jan”,”Shakespeare nostro contemporaneo.”,”KOTT Jan è nato nel 1912 professore di lettere all’ Università di Varsavia critico teatrale e saggista impegnato nella battaglia degli intellettuali polacchi contro il realismo socialista. Ha contribuito alla traduzione del teatro di Jean-Paul Sartre in polacco.”,”VARx-331″
“KOUDRIAVTSEV A. MOURAVIEVA L. SIVOLAP-KAFTANOVA I.”,”Séjours de Lenine en Suisse.”,”Biblioteca della Società di Lettura di Ginevra (foto 57) Annuncio della conferenza di Lenin: ‘La guerra in Europa e il socialismo’ 2 ottobre 1914, Maison du Peuple. (pag 94) “”En mars 1915, une Conférence socialiste internationale des femmes se tint à Berne: Kroupskaïa, Kamenskaïa, Armand, Ravitch et d’autres avaient partecipé à son organisation. Le rapport de Clara Zetkin, présidente du Bureau international des femmes socialistes, était discuté. L’oratrice évoqua l’action des femmes socialistes en faveur de la paix. Quelques jours après, le C.C. du P.O.S.D.R. avaint envoyé ses représentants à une Conférence socialiste internationale de la jeunesse à Berne qui examina les tâches des organisations des jeunes pendant la guerre. Les délégations du parti à ces deux conférences travaillaient sous la direction de Lénine. On lut et discuta, dans les salles des réunions de la Maison du peuple de Berne, des projets de résolutions rédigés par Lénine sur les moyens de combattre la guerre et l’opportunisme international. La première action pratique du combat de la social-démocratie révolutionnaire à l’échelle internationale contre la guerre impérialiste, la Conférence socialiste de Zimmerwald, est étroitement liée au nom de Lénine. Elle fut convoquée sur l’initiative des socialistes italiens et suisses du 5 au 8 septembre 1915. Lénine, qui attachait une grande importance à cette conférence, fit au préalable un immense travail préparatoire, correspondant avec les socialistes de gauche de nombreux paysd’Europe pour élaborer une déclaration commune, leur expliquer la position du Parti bolchévik et assurer la cohésion des socialistes de gauche sur des positions révolutionnaires contre les social-chauvins edt les centriste. “”Les opportunistes, écrivait Lénine, sont un mal patent. Le “”centre”” allemand, Kautsky en tête, est un mal insidieux, fardé avec diplomatie, qui obstrue les yeux, l’esprit et la conscience des ouvriers, dangereux par dessus-tout. Notre Tâche à présent consiste à mener une lutte absolue et déclarée contre l’opportunisme international et ceux qui le camouflent (Kautsky)””.”” (pag 54-55)”,”LENS-174″
“KOUDRIAVTSEV A. MOURAVIEVA L. SIVOLAP-KAFTANOVA I.”,”Séjours de Lenine en Suisse.”,”””Le Bureau de la gauche de Zimmerwald, avec à sa tête Lénine, fut formé pendant la conférence. La gauche de Zimmerwald comptait les représentants des organisations ainsi que des personnalités isolées comme Höglund, Nerman, Platten, Borchardt. Après la conférence, elle entreprit un grand travail pour continuer l’organisation des socialistes internationalistes d’Europe et d’Amérique, ralliant les forces pour la future III° Internationale. Lénine prit part à la formatin de l’organe théorique de la gauche, ‘Vorbote’ (dont les éditeurs officiels étaient H. Roland Holst et A. Pannekoek). Pour assurer la diffusion de la revue, Lénine organisa sa traduction en francais. Il partecipa à la discussion théorique qui se développa dans les colonnes de la revue entre les zimmerwaldiens de gauche sur la question du droit de nations à disposer d’elles-mêmes et sur le mot d’ordre du “”désarmement””. Le premier numéro de la revue contenait un article de Lénine: ‘L’opportunisme et la faillite de la IIe Internationale'””. (pag 55-56)”,”LEND-604″
“KOULAKSSIS Ahmed”,”Le Parti Socialiste et l’Afrique du Nord. De Jaures à Blum.”,”Socialismo e colonialismo prima della 1° GM, la SFIO e le sue radici, atteggiamento socialisti su espansione coloniale, ruolo della 2° Internazionale, 1° dopoguerra 3° internazionale, Q Africa del Nord, il dopo Tours scissione nel cartello delle sinistre, azione di Moutet, Fronte popolare e l’Africa del Nord. L’A è Maitres de conferences d’histoire contemporaine alla IUT (Univ Francois-Rabelais di Tours. E’ coautore con Gilbert MEYNIER di ‘L’Enir Khaled, premier Za’im? Identité algerienne et colonialisme francais’, L’ HARMATTAN, PARIS, 1987.”,”FRAP-016″
“KOUROÏEDOV Vladimir”,”L’Eglise et la religion en URSS.”,”Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”RUSU-006-FAP”
“KOUVELAKIS Stathis”,”Filosofia e rivoluzione. Da Kant a Marx.”,”In apertura: ‘Alla memoria di Niko Poulantzas’ ‘La rivoluzione è una e indivisibile’ (H. Heine) Stathis Kouvelakis insegna filosofia al Kings College di Londra. E’ coeditore del ‘Dictionnaire Marx Contemporain’ Contiene tra l’altro: Capitolo 4. Friedrich Engels, 1842-1845. Alla scoperta del proletariato (pag 257-) Capitolo 5. Karl Marx, 1842-1844. Dallo spazio pubblico alla democrazia rivoluzionaria (pag 353-)”,”TEOC-168-FF”
“KOVACS Marika FRAYSSE Liliane”,”L’ octobre hongrois de 1956. La révolution de Conseils. Récits et souvenirs de Marika.”,”Engels. La rivoluzione permanente ungherese. Ungheria. “”La révolution hongroise est suivie avec passion dans toute l’ Europe révolutionnaire (France, Prusse, Italie, Autriche, Pologne…). Engels, dans la Nouvelle Gazette rhénane parle à son propos de “”révolution permanente””. Et le 19 mai 1849, dans la même revue il ajoute encore: ‘Ainsi la guerre des Magyars a bientôt perdu le caractère national qu’elle avait au début, pour prendre définitivament un caractére européen, précisament par sa démarche en apparence la plus nationale, la déclaration d’indépendance de la Hongrie. En devenant européenne, la guerre de Hongrie entre en action réciproque avec tous les autres facteurs du mouvement européen. Sa démarche ne fait pas seulement sentir ses effets en Allemagne, mais aussi en France et en Angleterre…””. (pag 32-33) Lettera di Lassalle a Marx del 14 ottobre 1849 sulle possibilità rivoluzionarie dell’ Ungheria. (idem) “”La circulaire de mars 1850 du bureau centrale de la Ligue des Communistes pose la nécessité de “”l’ organisation autonome du parti du prolétariat”” et “”son cris de guerre doit être: la révolution en permanence””: Trotsky, en reprenant plus tard ce texte, écrit dans Bilan et Perspectives:”” (sulla tattica indipendente di classe del proletariato e non l’ unanimità della nazione può risolvere la questione dell’ emancipazione politica e far vincere la rivoluzione) (pag 33) Euro 14.5″,”MUNx-048″
“KOVAL L.M.”,”V.I. Nevskij, direttore della biblioteca di Lenin. (in russo)”,”Il libro è dedicato a V.I. Nevskij (Nevskiy, Nevsky) (1878-1937), storico russo e ottavo direttore della Biblioteca di Stato dell’Urss (ora biblioteca di stato russa) . Nel libro per la prima volta vengono presentati i materiali dell’archivio di famiglia Nevskij e anche i documenti di altri archivi. Questa è la seconda edizione del libro in cui sono state aggiunte le memorie di sua moglie; della figlia e del nipote”,”RIRB-134″
“KOVALEV Vladimir”,”Il Kovalev. Dizionario Russo Italiano. Italiano Russo.”,”Vladimir Kovalev,”,”VARx-253-FL”
“KOVALEVSKY Pierre”,”Manuel d’ Histoire Russe. Etude critique des sources et exposé historique d’apres les recherches les plus recentes.”,”KOVALEVSKY Pierre è dottore all’ Università di Parigi, incaricato anziano del Corso presso la facoltà di lettere russe all’ Università di Parigi. “”La vera scienza della storia, è di rimarcare in ogni epoca le tendenze nascoste che hanno preparato i grandi avvenimenti”” (Bossuet) “”La riforma finanziaria è realizzata sotto l’ impulso di Speransky da Georges Kankrine, tedesco entrato al servizio della Russia nel 1800 e nominato ministro delle finanze nel 1823. Le spese militari dell’ inizio secolo avevano minato la situazione del Tesoro; il ricorso alle emissioni di assegnati aveva provocato la caduta continua del rublo di carta. Kankrine costituisce una solida riserva d’oro, emette dei Buoni del Tesoro e dei biglietti titolati in argento; procede nel 1843 al riacquisto di tutti gli assegnati al corso di 350 rubli di carta per 100 di metallo. La riforma condotta con abilità e prudenza, consolida il Tesoro”” (pag 264).”,”RUSx-069″
“KOVALEWSKY Maxime”,”Le régime économique de la Russie.”,”””Delle 827 fabbriche che funzionano nel governatorato di Varsavia e impiegano 53.324 operai, 74 solamente ammettono il lavoro notturno. Quanto alla provincia di Petrokovsk, ove sono situate i due principali centri manufatturieri della Polonia, Lodz e Sosnovizi, il lavoro di notte è praticamente quasi cessato. Non diversamente nelle province russe e in particolare in quelle del centro, quali Mosca, Tver, Vladimir, ecc.. Eccezion fatta per i primi anni 1880, la diminuzione del lavoro notturno si è prodotta a seguito di una crisi prolungata (…)””. (pag 215)”,”RUSx-108″
“KOVALIOV S.I.”,”Storia di Roma. I. La Repubblica.”,”””Il non essere intervenuti a mano armata nell’ assedio di Sagunto fu un errore dei Romani che (come spesso fanno gli storici moderni) non può essere giustificato dal fatto che nel 219 entrambi i consoli erano impegnati nell’ Illiria: la questione spagnola era troppo importante ed il senato romano doveva, a qualsiasi prezzo, inviare grosse forze in aiuto di Sagunto. Se ciò fosse stato fatto, la guerra con Annibale avrebbe avuto un corso diverso, poiché questi, impegnato in Spagna fin dall’ inizio, non avrebbe potuto compiere la spedizione in Italia. L’ errore del senato, oltre che dalla solita lentezza nel prendere decisioni, può essere spiegato dalla mancanza di buone informazioni sugli affari spagnoli e sui piani di Annibale. Probabilmente i Romani speravano di poter terminare la guerra illirica prima della caduta di Sagunto””. (pag 222)”,”STAx-093″
“KOVALIOV S.I.”,”Storia di Roma. I. La Repubblica.”,”””Il non essere intervenuti a mano armata nell’ assedio di Sagunto fu un errore dei Romani che (come spesso fanno gli storici moderni) non può essere giustificato dal fatto che nel 219 entrambi i consoli erano impegnati nell’ Illiria: la questione spagnola era troppo importante ed il senato romano doveva, a qualsiasi prezzo, inviare grosse forze in aiuto di Sagunto. Se ciò fosse stato fatto, la guerra con Annibale avrebbe avuto un corso diverso, poiché questi, impegnato in Spagna fin dall’ inizio, non avrebbe potuto compiere la spedizione in Italia. L’ errore del senato, oltre che dalla solita lentezza nel prendere decisioni, può essere spiegato dalla mancanza di buone informazioni sugli affari spagnoli e sui piani di Annibale. Probabilmente i Romani speravano di poter terminare la guerra illirica prima della caduta di Sagunto””. (pag 222)”,”STAx-007-FC”
“KOVESHNIKOV Eugueni PUGACHOV Boris”,”Breve historia del socialismo da la utopía a la realidad.”,”KOVESHNIKOV Eugueni (1941), laureato facoltà di diritto Università di Mosca. PUGACHOV Boris (1940) laureato facoltà di diritto Università di Mosca. L’esperimento di Owen, la fondazione di ‘Nuova Germania’ in America. “”Además de hacer una activa propaganda de sus puntos de vista, Robert Owen intentó aplicarlos en la prática. En 1824 arribó a los EE.UU., gastó casi toda su fortuna en la compra de un poblado y de una parcela de tierra y, junto con 800 seguidores suyos, en mayo de 1825 organizó la comuna “”Nueva Alemania””. La precipitación con que se pasódel principio de distribución con arreglo al trabajo a la “”plena igualdad””, fue una de las causas de que fracasara el experimento. De hecho, a los dos años “”Nueva Alemania”” dejó de existir.”” (pag 32) Socialismo inglese e comunismo francese. “”En los años 20-30 del siglo pasado en las lenguas de muchos pueblos apareció el término de “”socialismo””, introducido en Inglaterra por los owenistas, y el de “”comunismo””, empleado por primera vez en los años treinta de ese siglo por los utopistas franceses.”” (pag 33)”,”SOCx-154″
“KOWALIK Tadeusz”,”Rosa Luxemburg. Il pensiero economico.”,”KOWALIK Tadeusz”,”LUXS-051″
“KOWALSKI Ronald”,”The Russian Revolution, 1917-1921.”,”KOWALSKI Ronald è senior Lecturer in Russian History al Worcester College of Higher Education, Worcester.”,”RIRO-335″
“KOYRE’ Alexandre”,”Dal mondo chiuso all’universo infinito.”,”A. Koiré, nato in Russia, a Taganrog, nel 1892 è morto nel 1964. Dal 1930 è stato direttore di studi presso la Ecole pratique des Hautes Etudes a Parigi.”,”SCIx-137-FF”
“KRACAUER Siegfried”,”Saggi di sociologia critica.”,”Siegfried Kracauer nacque a Francoforte sul Meno nel 1889 Nel 1918 conobbe Adorno col quale stabilì un’amicizia durata tutta la vita e assai feconda per entrambi. Prima di dedicarsi interamente alla filosofia Kracauer studiò architettura a Berlino e a Monaco ed esercitò anche il mestiere di architetto. Su consiglio di Georg Simmel abbandonò una professione scelta senza entusiasmo ed entrò come redattore nel supplemento letterario della Frankfurter Allgemeine Zeitung rimanendovi dal 1920 al 1933. Con l’avvento del nazismo Kracauer emigrò in Francia e, dal 1940, negli Stati Uniti. Siegfried Kracauer è morto a New York nel 1969.”,”TEOS-102-FL”
“KRACAUER Siegfried”,”Jacques Offenbach e la Parigi del suo tempo.”,”Nato a Francoforte sul Meno nel 1894, S. Kracauer è considerato una personalità interessante della cultura tedesca durante la Repubblica di Weimar. Fu amico stretto di Adorno, che conobbe nel 1918, e che nel 1964 gli dedicò un saggio. Studiò architettura, ma abbandonò ben presto la professione per entrare nella redazione del supplemento culturale della “”Frankfurter Zeitung””, dove divenne uno dei più quotati commentatori, un cronista penetrante e a volte sferzante dei mutamenti sociali e culturali della Germania avviata verso la catastrofe nazista. Nel 1933 emigrò in Francia, che nel 1940 lasciò per l’America. Qui su commissione della Guggenheim Foundation preparò e pubblicò il noto catalogo ‘Cinema tedesco. Dal “”Gabinetto del dottor Caligari”” a Hitler (1918-1933). E’ morton a New York nel 1966. Jacques Offenbach, nato Jakob Levy Eberscht, è stato un compositore e violoncellista tedesco naturalizzato francese. È considerato il padre dell’operetta e uno dei più autorevoli compositori di musica popolare nell’Europa del diciannovesimo secolo1. Offenbach scrisse almeno 100 operette, alcune delle quali furono molto popolari allora e continuano a esserlo ancora oggi. Le migliori di queste combinano la satira politica e culturale con l’arguzia della “grande opera”. Fra i lavori per i quali è ricordato vi sono “Orfeo all’inferno,” “La bella Elena,” “La Vie Parisienne,” “La Grande-duchesse de Gerolstein,” “Barba Blu,” e “”La Périchole””1. Recentemente, l’opera buffa “La vie Parisienne,” composta nel 1866, è stata rappresentata nella sua versione integrale a Parigi2. Inoltre, al Teatro La Fenice di Venezia, “Les Contes d’Hoffmann” di Offenbach ha inaugurato la Stagione lirica 2023-24, in un nuovo allestimento con la regia di Damiano Michieletto e la direzione musicale di Frédéric Chaslin3. (copil.)”,”BIOx-044-FSD”
“KRADER Lawrence a cura; estratti di Karl MARX su MORGAN PHEAR MAINE LUBBOCK relazione di ENGELS a MARX su MORGAN”,”The Ethnological Notebooks of Karl Marx. Studies of Morgan Phear Maine Lubbock.”,”Estratti di MARX su MORGAN, PHEAR, MAINE, LUBBOCK, comunità, collettivismo, individualismo, relazione di ENGELS a MARX su MORGAN”,”MADS-197″
“KRADER Lawrence”,”Evoluzione, rivoluzione e Stato: Marx e il pensiero etnologico. (in) ‘Storia del marxismo’.”,” “”L’individuo è visto da Carlyle il primo motore della storia, su cui egli edifica il culto dell’individuo”” (pag 224) “”Marx, Lineamenti, p. 30: “”La società borghese è l’organizzazione storica più sviluppata e differenziata della produzione”” (pag 244) “”Marx fece propria la tesi evoluzionistica non perché questa guardasse alla storia naturale alla luce della storia umana, ma, al contrario, perché la sua applicazione rende possibile sussumere la storia umana nella storia naturale, dando così fondamento alla teoria materialistica, e postulare la storia naturale come un momento della storia umana (1). L’idea dell’evoluzione umana come parte dell’evoluzione universale, e quindi come parte della nostra storia umana interna, ma di quella storia che sfugge al nostro controllo come la storia che non è fatta da noi, fu accolta da E.B. Tylor, John Lubbock, L.H. Morgan, J.B. Phear, e, marginalmente, da H. S. Maine; M.M. Kovalevskij fu collegato tanto al movimento darwiniano che a quello derivato da Maine (2). Secondo Hegel la natura aveva con l’umanità un rapporto insieme diretto ed esterno (3), mentre nella scuola evoluzionista il rapporto era diretto ma non esterno; i rapporti pratici e quelli teorici non si differenziano in questo caso. Rivolgendosi alla scuola di etnologia evoluzionistica Marx volse le spalle alla teoria hegeliana della natura da una parte, e alla posizione degli etnologi non evoluzionisti dall’altra (4)”” [Lawrence Krader, Evoluzione, rivoluzione e Stato: Marx e il pensiero etnologico, (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1978] [(1) Darwin sviluppò il suo modello di storia naturale d’accordo con la dottrina sociale di Thomas Malthus: Darwin, ‘Origin’, cit., cap. 3; ma si veda anche il suo ‘Descent of Man’, 1871, parte I cap. 2; (2) Cfr Krader, ‘Marx’ Ethnological Notebooks’, cit. Le opere da cui Marx trasse estratti sono: L.H. Morgan, Ancient Society, New York, 1877, J.B. Phear, The Aryan Village in India and Ceylon, London, 1880, H.S. Maine, Lectures on the Early History of Institutions, London, 1875, J. Lubbock, ‘The Origin of Civilisation, London, 1870; (3) G.W.F. Hegel, Enzyklopädie der philosophischen Wissenschaften, 1830, § 245; (4) Marx su Adolph Bastian, nella lettera a Engels del 12 dicembre 1860 (in ‘Opere’, cit., vol 41, p 145] (pag 228)”,”MADS-671″
“KRAFFT VON DELLMENSINGEN Konrad, a cura di Gianni PIEROPAN”,”1917, lo sfondamento dell’Isonzo.”,”[‘Per l’offensiva sull’Isonzo la massa di truppe presenti costituiva il meglio di cui i comandi supremi germanico e austro-ungarico potessero all’uopo disporre: si trattava d’uno strumento bellico incomparabilmente affilato, resistente e malleabile, al quale fu possibile dare in gran parte anche un’adeguata preparazione. Fin dall’inizio ciò diede agli alti comandi un’incrollabile fiducia; ed infatti i comandi dipendenti e le truppe superarono nei fatti, e di gran lunga, le aspettative in esse riposte. La loro qualità seppe controbilanciare grandemente il fattore numerico, relativamente modesto: proprio qui si trova la prima e importante chiave del successo. Gli italiani che si trovarono di fronte agli austro-tedeschi erano certamente inferiori ad essi in quanto a solidità, voglia di combattere, abilità ed esperienza nel combattimento. In parte ciò si spiegava nella diversità di razza, nelle antiche esperienze storiche di tutte le lotte fra Germanici e Romani, da quando la romanità originariamente superiore e di estrazione nordica, nell’estendersi e nel mescolarsi dei popoli gloriosamente sottomessi, era andata a farsi benedire. I latini hanno ancora nel sangue, in generale, il senso di questa loro inferiorità in combattimento nei confronti dei ceppi germanici. Oltretutto emersero le particolari condizioni nelle quali il popolo italiano, che pure era pervaso di grande amor di patria, era stato trascinato in guerra, come del resto già abbiamo esposto’ (pag 364-365). Konrad von Dellmensingen, generale l’artiglieria, nato in alta Baviera nel 1862, è vissuto fino al 1953. Nell’imminente ostilità fra Italia e Austria-Ungheria è incaricato di costituire l’Alpenkorps, alla cui testa scende in Alto Adige il 25 maggio 1915. Assunto nel febbraio 1917 l’incarico di Capo di Stato Maggiore del gruppo d’armata dipendente dal duca di Württemberg, il generale Krafft, in settembre viene inviato in ricognizione sul fronte italiano nel quadro d’un possibile intervento tedesco a favore dell’Austria-Ungheria, la cui situazione militare si era fatta molto preoccupante dopo la battaglia della Bainsizza. Dal rapporto che lui stesso illustra allo Stato Maggiore germanico nasce la decisione che porterà alla battaglia di Caporetto]”,”QMIP-006-FL”
“KRAHL Hans-Jürgen”,”Costituzione e lotta di classe.”,”””Le leggi di natura dello sviluppo capitalistico, la produzione di plusvalore che pone e determina lo scopo dispiegano questa contraddizione attraverso le catastrofi naturali economiche, le crisi, come tendenza alla concentrazione e alla centralizzazione del capitale. Il capitale monopolistico rappresenta una qualità veramente nuova della socializzazione del capitale. Per Marx ed Engels, la forma imprenditoriale della società per azioni è il termine naturale del capitale, prima forma fenomenica, per così dire, dell’organizzazione del capitale monopolistico. Insieme alla traduzione tecnologica in un sistema di macchine, in capitale fisso, essa indica una qualità di socializzazione della relazioni economiche che rende oggettivamente possibile la libera associazione dei produttori immediati, la forma di produzione socialista (2). Con la concentrazione monopolistica del capitale si manifesta apertamente il carattere «in sé» sociale del modo capitalistico di produzione, la contraddizione fra la tendenza alla socializzazione e il limite del capitale stesso, la proprietà privata. In base a questo processo, il concetto e l’esistenza della situazione di classe della borghesia e del proletariato subiscono una trasformazione decisiva. La forma imprenditoriale della società per azioni trasforma il «capitalista realmente operante in semplice dirigente, amministratore di capitale altrui, e i proprietari di capitale in puri e semplici proprietari, puri e semplici capitalisti monetari» (3)”” [Hans-Jürgen, ‘Costituzione e lotta di classe’, Milano, 1973] [(2) «Il capitale, che si fonda per se stesso su un modo di sociale di produzione e presuppone una concentrazione sociale dei mezzi di produzione e delle forze lavoro, acquista qui direttamente la forma di capitale sociale (capitale di individui direttamente associati) contrapposto al capitale privato, e le sue imprese si presentano come imprese sociali contrapposte alle imprese private. E’ la soppressione del capitale come proprietà privata nell’ambito del modo di produzione capitalistico stesso», ‘Il Capitale’, Editori Riuniti, Roma, 1970, vol. III, t. 2, p. 122]; (3) Ibidem] (pag 381)”,”TEOC-739″
“KRAILSHEIMER Alban”,”Pascal.”,”””L’influenza del Montaigne sul Pascal fu profonda e vasta, né certo tutta negativa; ma bisogna sottolineare che per il Pascal, come per il Cartesio, il Montaigne era soltanto l’esponente supremo dello scetticismo. L’empirismo senz’illusioni, l’umano liberalismo, il reale coraggio personale che il lettore moderno apprezza nel Montaigne, erano totalmente eclissati, nel Seicento, dallo scetticismo e dal fideismo di cui era un così seducente portavoce. Il Pascal e il Cartesio avevano indubbiamente ragione, dal loro punto di vista, e diversi com’erano l’uno dall’altro, di riconoscere profondamente sovversiva l’influenza del Montaigne sui cuori di uomini superficiali e beneducati. Quanto a Epitteto, il suo breve ‘Manuale’ di non più di trenta o quaranta pagine nelle traduzioni francesi del tempo, e di massima semplicità, era il manuale ideale per quelli di tempra più eroica, e offriva un’esposizione di stoicismo pratico, assai più concisa di quella che si poteva trovare, per esempio, in Cicerone o in Seneca, per quanto questi autori fossero stati tanto universalmente esaltati nel Cinquecento.”” (pag 38-39) Krailsheimer lavora all’Istituto universitario di Christ Church a Oxford”,”BIOx-270″
“KRAILSHEIMER Alban”,”Pascal.”,”Krailsheimer lavora all’Istituto universitario di Christ Church a Oxford L’interpretazone del cristianesimo esposta da Pascal nei ‘Pensieri’ è integrata in un quadro della vita quotidiana che resta di grandissimo interesse anche oggi. Dopo la conversione di Pascal la propria attività acquistò un senso religioso”,”FILx-040-FV”
“KRAISKI Giorgio a cura; GORKIJ ZDANOV SKLOVSKIJ FEFER EHRENBURG KOKCOV FADEEV OLESA BABEL RADEK BUCHARIN SURKOV PASTERNAK BEDNYJ ASEEV”,”Rivoluzione e letteratura. Il dibattito al 1° congresso degli scrittori sovietici. (1934)”,”Relazione di Radek: ‘La letteratura mondiale contemporanea e i compiti dell’arte proletaria (pag 118-187) Relazione di Bucharin: ‘La poesia, la poetica e i compiti della creazione poetica nell’Urss (pag 209-265) Marx “”Una volta Karl Marx, nel farsi beffe dell’economia politica borghese …. finire (pag 254-255) (Bucharin, vedi sopra)”,”RUSU-012-FV”
“KRAL Helmut”,”Streik auf den Helgen. Die gewerkschaftlichen Kämpfe der deutschen Werftarbeiter vor dem ersten Weltkrieg.”,”Si parla del movimento degli scioperi del 1905 da Brema a Rostock, dello sciopero di massa e della ‘diplomazia’ del riformismo. (pag 83-99)”,”MGEx-164″
“KRANZBERG Melvin GIES Joseph, a cura di G. CANAVESE U. LIVINI”,”Breve storia del lavoro. L’ organizzazione del lavoro umano nel suo processo evolutivo.”,”KRANZBERG ha insegnato alla Harvard University e poi al George Institute of Technology. E’ stato Direttore del periodico ‘Technology and Culture’. GIES è storico e autore di alcuni libri. “”Frederick Herzberg, un importante psicologo industriale, ha identificato cinque fattori che egli ritiene di grande importanza per determinare la soddisfazione sul lavoro – la realizzazione, il riconoscimento, i contenuti stessi del lavoro, la responsabilità e lo sviluppo – e ha formulato una “”teoria della motivazione e dell’ igiene””, mirante a rieducare, sia la direzione sia i lavoratori, al rispetto di questi “”fattori motivanti”” che consentirebbero di ottenere una maggiore soddisfazione del lavoratore e un utilizzo più umano della forza-lavoro”” (pag 187)”,”CONx-093″
“KRANZBERG Melvin GIES Joseph, a cura di Giuliano CANAVESE Umberto LIVINI”,”Breve storia del lavoro. L’organizzazione del lavoro umano nel suo processo evolutivo.”,”Melvin Kranzbergha insegnato alla Harvard University e poi al George Institute of Technology. E’ stato Direttore del periodico ‘Technology and Culture’. Joseph Gies è storico e autore di alcuni libri. Divisione ‘eterogenea’ del lavoro. “”La linea di assemblaggio aumentò l’importanza della divisione del lavoro, o meglio, dell’organizzazione dell’intero processo lavorativo. La linea di assemblaggio dello chassis di un’automobile illustra ciò che Karl Marx chiamò la divisione «eterogenea» del lavoro, dove parti aventi in sé un certo grado di compiutezza sono adattate ad altre parti aventi un’analoga caratteristica. La descrizione di Adam Smith di una fabbrica di spilli mostra quella che è stata chiamata la divisione «organica» del lavoro in cui cioè lo stesso oggetto è gradualmente trasformato attraverso una successione di diverse operazioni”” (pag 115)”,”CONx-010-FV”
“KRASNOV Ivan WIEGAND Karl H. WILLIAMS Albert Rhys EINSTEIN Albert HARD William REED John McBRIDE Isaac FOSTER William Z. DEBS Eugene V. KELLER Helen KLEMPERER George REEVE BLOOR Ella STEFFENS Lincoln, BULLITT William C., HAMMER Armand I., BRYANT Louise, MINOR Robert, WARD Harry F., FREEMAN Harry, DAVIS Jerome, SMITH Jessica, LENIN V.I., TRAVIN Pyotr, FONER Philip S, KRYUKOV Nikolay, BYNNER Witter, DUNN Robert W., APTHEKER Herbert, ROBESON Paul, DU-BOIS W.E.B., DOMINGO W.A., McKAY Claude, HALL Gus, PARSONS Howard, EATON Cyrus S., LAWSON John Howard, NERUDA Pablo, HUGHES Langston, WRIGHT Richard, BROOKS Edwin, scritti e articoli”,”Lenin’s impact on the United States.”,”Articoli di KRASNOV Ivan WIEGAND Karl H. WILLIAMS Albert Rhys EINSTEIN Albert HARD William REED John McBRIDE Isaac FOSTER William Z. DEBS Eugene V. KELLER Helen KLEMPERER George REEVE BLOOR Ella STEFFENS Lincoln, BULLITT William C., HAMMER Armand I., BRYANT Louise, MINOR Robert, WARD Harry F., FREEMAN Harry, DAVIS Jerome, SMITH Jessica, LENIN V.I., TRAVIN Pyotr, FONER Philip S, KRYUKOV Nikolay, BYNNER Witter, DUNN Robert W., APTHEKER Herbert, ROBESON Paul, DU-BOIS W.E.B., DOMINGO W.A., McKAY Claude, HALL Gus, PARSONS Howard, EATON Cyrus S., LAWSON John Howard, NERUDA Pablo, HUGHES Langston, WRIGHT Richard, BROOKS Edwin”,”LENS-311″
“KRASUCKI Henri”,”Syndicats et socialisme.”,”KRASUCKI Henri segretario della CGT è direttore del suo settimanale Vie Ouvriere.”,”MFRx-293″
“KRASUCKI Henri”,”Syndicats et lutte de classes.”,”KRASUCKI Henri segretario della CGT è direttore del suo settimanale Vie Ouvriere.”,”MFRx-294″
“KRASUCKI Henri”,”Syndicats et Socialisme.”,”Henri Krasucki, secrétaire de la C.G.T. directeur de son hebdomadaire, la Vie Ouvrière, exprime ici ses réflexions qui traduisent la position de la grande centrale ouvrière. Contiene dedica manoscritta dell’autore”,”PCFx-009-FL”
“KRÄTKE Michael MILIOS Jannis VOLLGRAF Carl-Erich MELIS François BEHRENS Diethard FINESCHI Roberto DRISCHLER William Frederick LIBRETTI Giovanni KOPF Eike GIRSCHNER Christian STAMATIS Georg SOLDANI Franco MIYAKAWA Akira RENXIANG Jiang CHUNG Moon-Gil”,”Geschichtserkenntnis und kritische Ökonomie. Marx über zyklische Krisen – Volksausgaben des ‘Kapital’ von Kautskys und IMEL – 150 Jahre “”Neue Rheinische Zeitung”” – Zu Marzx’ Auseinandersetzung mit John Locke – Marx’ Concept of Secret Diplomacy – ‘Geschichtsbegriff’ in der marxistischen Debatte Italiens – Japanische Forschungen zu Buch III des ‘Kapital’ – Marx-Engels-Forschung und -Edition in China und Süd-Korea.”,”scritti di KRÄTKE Michael MILIOS Jannis VOLLGRAF Carl-Erich MELIS François BEHRENS Diethard FINESCHI Roberto DRISCHLER William Frederick LIBRETTI Giovanni KOPF Eike GIRSCHNER Christian STAMATIS Georg SOLDANI Franco MIYAKAWA Akira RENXIANG Jiang CHUNG Moon-Gil”,”MADS-681″
“KRÄTKE Michael R. OMURA Izumi MAZZONE Alessandro VASINA Ljudmila HAYASAKA Keizo VOLLGRAF Carl-Enrich FIEHLER Fritz BENSCH Hans-Georg ECONOMAKIS George E. KRÜGER Peter FINESCHI Roberto HECKER Rolf HOFF Jan CHUNG Moon-Gil”,”Neue Texte, neue Fragen Zur ‘Kapital’-Edition in der Mega.”,”Saggi in tedesco salvo un paio in inglese”,”MADS-731″
“KRAUS Karl, edizione italiana a cura di Ernesto BRAUN e Mario CARPITELLA”,”Gli ultimi giorni dell’umanità. Tragedia in cinque atti con preludio ed epilogo.”,”””La complessità e la lunghezza di questo testo hanno ovviamente rappresentato sempre un serio ostacolo alla sua traduzione in lingua straniera. L’unica traduzione completa apparsa prima di questa è quella in ceco ad opera di Jan Münzer, Praga, 1933. Una traduzione inglese dell’opera, ridotta a circa un quarto dell’originale, a cura di A. Gode e di S.E. Wright è stata pubblicata a New York nel 1974. La presente traduzione italiana dell’opera integrale ha il valore di una scommessa. Ciò risulterà chiaro a chi rifletta che tutte le opere di Kraus, e questa in particolare, sono creazioni di un linguista indignato, che vive nel profondo la sua sofferenza-insofferenza dell’abuso della lingua a tutti i livelli della vita civile, che avverte nel disordine linguistico un sintomo, anzi una causa delle aberrazioni di una società la cui grammatica morale e politica, dall’ortografia alla sintassi, è fuori squadra”” (pag 3, nota dei curatori) “”Si sono illusi di conquistare il mercato internazionale – lo scopo per il quale sono nati – con un’armatura da cavaliere: ora devono accontentarsi di un affare ben peggiore: venderla al mercato delle pulci. In questo clima si provi a parlar loro di guerra! E c’è da temere che anche un futuro generato dai lombi di un presente così selvaggio, nonostante la maggior distanza, sia privo di una maggior forza di comprensione. Malgrado ciò, una confessione così totale della colpa di appartenere a questa umanità dev’essere bene accetta da qualche parte e primo o poi di qualche utilità. E “”poiché ancora son gli spiriti in tumulto””, per il supremo giudizio sopra le macerie sia invocato il messaggio di Orazio al rinnovatore: (3) “”Fate che al mondo ancora ignaro io dica / tutto ciò come accadde: e così udrete / azioni sanguinose e innaturali, / e casuali giudizi e un cieco uccidere: / morti da forza e astuzia provocate / e piani che, falliti, poi ricaddero / su chi li escogitò: io tutto questo / in verità posso narrare.”””” (premessa dell’autore) (pag 10-11) (3) traduzione, come il verso della riga precedente, di parte del discorso di Orazio nell’Amleto di Shakespeare (atto V, scena 2, vv. 366-73) Nato in Boemia, nel 1874, Kraus visse fin dalla prima infanzia a Vienna dove morì nel 1936. nel 1899 fondò la rivista ‘Die Fackel’, sulla quale uscì la maggior parte dei suoi scritti: saggi, aforismi, glosse, satire, liriche, nonché una abnorme pièce teatrale come ‘Gli ultimi giorni dell’umanità’. L’opera fu composta in gran parte durante la prima guerra mondiale, ma Kraus continuò ad attendervi sino al 1922, quando ne apparve l’edizione definitiva’ (in apertura) “”Se Kraus avesse riempito 792 pagine per dichiarare che la guerra è una brutta cosa – come molti hanno creduto e insistono a credere -, sarebbe stato uno dei personaggi scorticati dal suo dramma, di cui non sarebbe stato l’autore. Al caffé, con gli amici, in ufficio, al ristorante, non sta mai male dire qualcosa contro la ‘follia della guerra’. E quanti abbiamo visto entusiasmarsi per quella orrenda colomba della pace che Picasso regalò a Stalin? Kraus ha detto tutt’altro: ha detto che la pace è fondata sul massacro, e che la guerra è la serata di beneficenza in cui l’umanità mette in scena ciò che normalmente fa, ma non dice, perché il pubblico si entusiasmi e versi un obolo sufficiente a far progredire il massacro. Kraus non ha dipinto; come tanti, i disastri della guerra. Ha solo portato l’annuncio della definitiva impossibilità della pace: “”‘Ottimista’. Ma tutte le guerre sono terminate con una pace. ‘Criticone’. Questa no. Questa non si è svolta alla superficie della vita… no, è imperversata dentro la vita stessa. Il fronte si è esteso a tutto il paese. E vi resterà. E alla vita mutata, se ancora vita ci sarà, si accompagnerà la vecchia condizione di spirito. Il nondo perisce e non lo si saprà. Tutto quanto era ieri, lo si sarà dimenticato; l’oggi non si vedrà e non si temerà il domani. Si sarà dimenticato che si è persa la guerra, dimenticato di averla cominciata, dimenticato di averla combattuta. Ecco perché la guerra non finirà”” (25). Gli “”ultimi giorni dell’umanità”” sono i primi giorni del mondo della guerra perpetua””. (pag 767) (Roberto Calasso, La guerra perpetua) (25) Karl Kraus, ‘Die letzten Tage der Menschheit’, cit, p. 659 (v. anche, sopra, p. 598)”,”VARx-503″
“KRAUS Karl, a cura di Paola SORGE”,”Aforismi in forma di diario.”,”Nato in Boemia nel 1874 morto a Vienna nel 1936 è considerato uno dei maggiori scrittori del ‘900. Nel 1899 fondò la rivista ‘Die Fackel’ che diresse per 37 anni e scrisse quasi interamente da solo. Ha scritto il monumentale dramma ‘Gli ultimi giorni dell’umanità’. Paola Sorge, nata a Roma, autrice di una biografia di D’Annunzio, ha curato di Kraus ‘La muraglia cinese, La terza notte di Valpurga, e Lettere d’amore. “”Chi elogia la nostra giustizia, somiglia terribilmente a quella persona che cercava di consolare una vedova il cui marito era morto per una grave forma di polmonite, dicendole per tranquillizzarla che «forse non era andata poi tanto male»”” (pag 49)”,”VARx-164-FV”
“KRAUSE Horst”,”Wilhelm Blos. Zwischen Marxismus und demokratischem Sozialismus in Geschichtsschreibung und Politik.”,”Blos, Wilhelm. – Uomo politico e scrittore tedesco (Wertheim, Baden, 1849 – Degerloch, Stoccarda, 1927). Giornalista, deputato socialdemocratico al Reichstag dal 1877 al 1918, fu dal 1919 al 1920 capo del governo provvisorio del Württemberg e presidente dello stato. Scrisse drammi, romanzi, opere storiche e memorie (Denkwürdigkeiten eines Sozialdemokraten, 1914-19; Von der Monarchie zum Volksstaat, 1922). (Trecc) Wikip: Wilhelm Josef Blos (nato il 5 ottobre 1849 a Wertheim , il 6 luglio 1927 a Stoccarda-Cannstatt ) era un giornalista , storico , scrittore e politico tedesco . Blos fu membro del Reichstag per il DOCUP e primo presidente della Repubblica del Württemberg . Come giornalista, è stato, tra l’altro, il primo editore responsabile ( caporedattore ) della rivista satirica Der Wahre Jacob . Vita Alla morte di suo padre, il medico di campagna Aloys Blos, Wilhelm aveva sette anni. Il patrigno lo ha abusato. Dal 1863 visse con i nonni e frequentò il liceo di Wertheim. Successivamente, ha citato in giudizio con successo il patrigno per questioni ereditarie. Un tirocinio affari in Mannheim ha rotto Wilhelm da, una scuola superiore ha preso e ha studiato dal 1868 Storia e Filologia presso l’ Università di Friburgo . Lì si unì al Corpo Rhenania Freiburg . Tuttavia, dopo solo tre semestri, l’università abbandonò le difficoltà finanziarie e divenne giornalista. Fino al 1875 ha lavorato in riviste cambianti, in parte socialdemocratiche. Il breve periodo al Konstanzer Volksfreund gli è valso un addebito per reati di stampa. A Norimberga nel 1872 divenne membro dello SDAP . Ad Eisenach conobbe August Bebel , e Wilhelm Liebknecht . Da quando Bebel, Liebknecht e Adolf Hepner furono arrestati, Blos avrebbe dovuto occuparsi della redazione nello ‘Volksstaat’. Mentre lavorava al ‘Volksstaat’ Blos fu condannato nel 1874 a una pena detentiva di tre mesi per crimini di stampa. Incontrò Karl Marx nel 1874 dopo aver scontato la pena. [1] Nel 1875 fondò a Magonza l’ Eulenspiegel di Magonza , un foglio di satira settimanale. In breve tempo fu nuovamente accusato e imprigionato. Al congresso di unificazione di Gotha del maggio 1875, Blos, allora residente a Magonza, rappresentava 125 membri del partito di Magonza e Gartenfeld . [2] Nelle elezioni per il Reichstag nel 1877 e 1881 ha vinto la circoscrizione Reuss vecchia linea per la SPD. [3] Dall’autunno 1875 Blos lavorò ad Amburgo presso la Hamburg-Altonaer Volksblatt, recentemente fondata da Wilhelm Hasselmann . [4] La posizione del l’editor in aggiunta al lavoratore poeta Jacob Audorf ha mantenuto (1875-1877) al 1880. Anche al giornale corte [5] Blos lavoro successivo Ignaz Auer . L’adozione della legge socialista il 19 ottobre 1878, tuttavia, concluse la comparsa di molte riviste socialdemocratiche. Ad Amburgo, piuttosto liberale, tuttavia, la sua applicazione è stata ritardata. Nel 1879 Blos fu editore Johann Heinrich Wilhelm Dietz primo editore “”responsabile”” della rivista satirica mensile The true Jacob , che ha dovuto smettere di pubblicare alla fine dell’anno. Dopo l’imposizione dello Stato del piccolo assedio il 29 ottobre 1880, Blos, Auer e altri socialdemocratici furono espulsi dalle autorità del Reich da Amburgo e dalla Prussia . [6] Dopo i soggiorni a Magonza e Brema, Dietz lo portò a Stoccarda nel 1883, dove i socialdemocratici furono perseguitati meno duramente. Lì ha anche lavorato come correttore di bozze [7] per Die Neue Zeit . Solo nel 1884 scrisse un mensile “”quasi ufficiale”” sotto l’abbreviazione “”WB”” un “”Revisione politica””. [8] Nella disputa sui sussidi per il vapore (1884/1885) all’interno della fazione socialdemocratica del Reichstag, Blos era un convinto sostenitore di questa legge. [9] [10] Era uno dei cosiddetti “”Preßgalgenkommission”” che lo Zurigo Social Democratici ha voluto contenuti censore. [11] Già nel 1881 aveva detto nel Reichstag: “”che ci sono, per così dire, due partiti tra noi, uno moderato e uno estremo o rivoluzionario, come li chiamava. Vorrei fare questa divisione in modo leggermente diverso. Piuttosto, le due parti sono straniere e native; [12] la questione “”sarà probabilmente. [13] L’autore conservatore W. Krieter ha scritto nel 1887:”” gli uomini Geiser , Blos e Frohme , i cui prodotti mentali sono di solito stampati sulle riviste Dietz, hanno lo stesso interesse. […] A lungo in piedi la pratica, naturalmente, di ortografia moderata non è senza influenza sul pensiero stesso. “” [14] Dal 1884 The True Jacob fu ristampato a Stoccarda. Blos ha scritto diversi articoli, satire e poesie per questo articolo. Il Berliner Volksblatt lo guidò dal 1884 al 1890 come caporedattore , che fu responsabile di casi di accusa. Il 1 ° gennaio 1891, l’organo centrale dell’SPD Berliner Volksblatt fu pubblicato a Berlino . Organo centrale del Partito socialdemocratico tedesco . Il caporedattore era Wilhelm Liebknecht . Blos è stato per breve tempo condirettore del giornale. [15] Alle elezioni del Reichstag dal 1884 al 1912 fu eletto con interruzioni come membro del collegio elettorale Braunschweig1 – Blankenburg . [16] Secondo Blos, “”sotto le stelle parlamentari […] non brillavano””. Dal 1890 in poi, Blos chiese politicamente un’alleanza con i liberali e si dedicò al riformismo . Nel 1890, la legge socialista fu abolita e si dedicò alla sua ricerca storica. Le sue pubblicazioni includono due romanzi con tendenze sociocritiche, traduzioni, opere sulla Rivoluzione 1848/49, la Guerra dei contadini e le opere autobiografiche di un socialdemocratico e monarchia verso lo stato popolare . Horst Krause arriva al verdetto: “”La sua storiografia non lo ha indicato come un grande scienziato […] che nelle questioni storiche non era solo attestato da personalità importanti del suo partito e al di là delle linee del partito, ma che era un vasto pubblico trovato e […] influenzato la coscienza politica dei suoi contemporanei. “” [17] Nel 1905 si sposò Anna Blos , membro del comitato esecutivo statale dell’SPD Württemberg. Semplicemente è stato un sostenitore attivo e approvazione condizionata dai crediti di guerra il 4 agosto 1914 [18] e la burgfriedenspolitik del gruppo parlamentare SPD. Dopo la Rivoluzione di novembre Wilhelm Blos assunse il governo il 9 novembre 1918 come Primo Ministro (dal 1919 con il titolo di Presidente ) e Ministro degli Esteri del libero stato del Württemberg . Wilhelm Blos non aveva mai aspirato alla carica di Primo Ministro, a quel tempo si era già ritirato dalla politica attiva e si era concentrato sul suo lavoro giornalistico. Il 9 novembre 1918 aveva voluto solo accompagnare sua moglie Anna Blos a una riunione del comitato esecutivo statale dell’SPD Württemberg. [19] Il fatto che le elezioni siano cadute su Blos probabilmente deriva dalla sua posizione politica moderata, che in quel momento gli ha dato un potere integrativo e gli ha garantito l’approvazione sia delle forze borghesi che dei radicali democratici, nonché dei socialdemocratici e dei consigli. Il governo fu inizialmente formato solo da SPD e USPD . L’11 novembre, i ministri dei partiti borghesi si sono uniti al governo Blos. Il 30 novembre 1918 il re Guglielmo II di Württemberg ringraziò . Il 12 gennaio 1919 si svolsero le elezioni per l’Assemblea costituente, che confermò Blos in carica. Nel giugno 1920, i socialdemocratici subirono una grave sconfitta nelle prime elezioni statali regolari, che ha portato alle dimissioni di Blos. Successore come presidente del Württemberg fu Johannes von Hieber . Nella sua scrittura Marx o Bakunin? Karl Marx e Friedrich Engels. Democrazia o dittatura? “”[Egli] è persino andato a una sorprendente equazione di bolscevismo e bakuninismo.”” [20] Le memorie di Wilhelm Keil [21] sono contate insieme ai ricordi di Blos [22] tra i notevoli ritratti socialdemocratici rivoluzionari per il Württemberg. [23]In questo lavoro, Wilhelm Blos confessa all’inizio: “”La divisione della socialdemocrazia che stava avvenendo ora era di per sé deplorevole. Paralizzava in buona parte il potere d’azione del partito. Ma portò anche il vantaggio inestimabile che tutti gli iporadici, e con loro i Krakehler, che per molti anni disturbarono e confusero la vita interiore del partito, improvvisamente uscirono. […] L’intero incessante gemito intorno alla scissione sembrava esagerato […]. Lì ho chiesto la sostituzione del programma del partito “”senile”” di Erfurt con uno contemporaneo , che, sfortunatamente, è stato realizzato in ritardo. “” [24] Dopo il suo ufficio il 23 giugno 1920, Blos si ritirò nella vita privata. Lui e sua moglie Anna si trovavano in condizioni finanziarie difficili, poiché dopo le sue dimissioni riceveva solo una pensione “”meschina””. [25] “”Ritirato e deluso dal suo partito””, Wilhelm Blos morì il 6 luglio 1927 a Stoccarda. [26] Scritti indipendenti Sangue e ferro . L’emergere della guerra del 1866 dopo le rivelazioni di Lamarmora e la disputa tra Bismarck e Lamarmora . Rübner, Chemnitz 1874. La storia del comune di Parigi . Genossenschaftsbuchdruckerei, Norimberga 1874. (2a edizione Wilhelm Bracke Jr., Brunswick 1876) Le nostre condizioni urgenti . Genossenschaftsbuchdruckerei, Norimberga 1874. La rivoluzione di Magonza 1792 e 1793 . Indicato da fonti . Genossenschaftsbuchdruckerei, Norimberga 1875. A. Tito: il re di Corsica. Una poesia romantica. Kriebel, Amburgo 1881. La rivoluzione francese . Volksthümliche rappresentazione degli eventi e delle condizioni in Francia dal 1789 al 1804. JHW Dietz, Stoccarda 1888. (2 ° ed. 1890; 3a ed. 1906; 4a ed. 1910; 5a ed. 1920; 6a ed. 1921; 7a edizione 1922, 8a edizione 1923) Francuzskaja revoljucija. Istoriceskii obzor sobytij i obestv. sostoyanija vo Francii s 1789-1804 g . Stasjulevi, S.-Peterburg 1895. (In cirillico , russo ) Francuzskaja revoljucija. Istoriceskii obzor sobytij i obestv. sostoyanija vo Francii s 1789-1804 g . Perev. GF L’vovia. Al’tuler.Izd. 3. S.-Peterburg 1906. (in cirillico, russo) Dr. La grande guerra dei contadini tedeschi di W. Zimmermann , ed. di Wilhelm Blos. Illustrato da Victor Schivert e OE Lau . JHW Dietz, Stoccarda 1891 digitalizzato Giorni Rothenburger. Una storia da un momento burrascoso . Trenkle, Rothenburg ob d. Tauber 1892. La fine della canzone. Romanzo sociale. Heinrich Minden, Dresda e Lipsia 1892. La rivoluzione tedesca . Storia del movimento tedesco del 1848 e 1849. Illustrato da Otto E. Lau . JHW Dietz, Stoccarda 1893 (2a edizione 1898, 3a edizione 1906, 4a edizione 1920, 5a edizione 1922, 6a edizione 1923). Philipp Buonarroti : Babeuf e la cospirazione per l’uguaglianza, con il processo avviato da essa e le opere documentarie . Tradotto e avviato da Anna e Wilhelm Blos. JHW Dietz Nachf., Stoccarda 1909. (= Biblioteca internazionale 49) Digitalisat (a questa recensione di Hermann Wendel . [27] ) Cimeli del generale Franz Sigel degli anni 1848 e 1849 . A cura di Wilhelm Blos. Bensheimer, Mannheim 1902. Digitalizzato Il pilota principale. Una storia del 1848 . Grübel & Sommerlatte, Lipsia 1902. (Recensione. [28] ) Padre Ambrogio. Foto del personaggio della Guerra dei contadini della Franconia . Uno studio storico G. Birk & Co., Monaco di Baviera 1906. Titolo del libro digitalizzato (a questa recensione di Franz Mehring [29] ) I fuorilegge. Romanzo politico-sociale dai tempi della legge socialista . Prima band. Libreria Volksstimme G. Maier & Co., Francoforte sul Meno 1907. (ristampa: Union Druckerei und Verlagsanstalt, Francoforte sul Meno 1989) Storie della rivoluzione Badische degli anni 1848 e 1849. Editore della libreria del partito, Mannheim 1910th (Review. [30] ) La nuova era . Editore “”International Correspondence”” (A. Baumeister), Berlino 1916. MDZ Reader Memorie di un socialdemocratico . Digitalis Zeno.org Prima band . G. Birk & Co., Monaco di Baviera 1914. Secondo volume . G. Birk & Co., Monaco di Baviera 1919. Marx o Bakunin ? Democrazia o dittatura? Una lotta contro il predecessore del bolscevismo . Revisione contemporanea delle relazioni all’Internazionale socialista su Michael Bakunin di Karl Marx e Friedrich Engels . Con una prefazione e spiegazioni a cura di Wilhelm Blos. Volksverlag für Wirtschaft und Verkehr, Stoccarda 1920. (vedi recensione di Heinrich Cunow [31] ) Wilhelm Blos, Paul Hahn : Ricordi dello sconvolgimento . Bergers Literary Office and Publishing House, Stoccarda 1923. Dalla monarchia allo stato popolare. Sulla storia della rivoluzione in Germania, in particolare nel Württemberg. 2 volumi, Bergers Literary Office u. Verlagsanstalt, Stoccarda 1922-1923 digitalizzato (solo volume 1) Florian Geyer . Foto di vita e personaggi della grande guerra contadina. JHW Dietz Nachf., Berlino 1924. (= La piccola serie, Volume 3) La caduta del parlamento di Francoforte . Societäts-stampa, Francoforte, 1924. (= The Paul Chiesa. Un Signature Series 10)”,”MGEx-251″
“KRAUSZ Tamàs”,”Reconstructing Lenin. An intellectual biography.”,”Foto di Lenin e Kamenev (1922) in inserto fotografico, Lenin alla manifestazione del primo maggio 1919 a Mosca nella pagina seguente. Molte caricature di esponenti bolscevichi nelle pagine seguenti. Tamàs Krausz è professore di storia russa alla Eotvos Lorand University of Sciences di Budapest, e Capo del dipartimento di Studi est-europei. E’ uno dei principali esponenti radicali e attivisti politici ungheresi. E’ Presidente del Board editoriale di ‘Eszmélet’, il solo quadrimestrale marxista politico e teorico ungherese fondato nel 1989. “”Lenin investigated the modern bourgeois state as economic and intellectual exploitation of the highest order. He found that bourgeois parliamentarism is linked to the most modern forms of capitalist production, the organization of capital, and grows out of it. For historical context it must be added that the parliamentary system of the 1910e and 1920s had little in common with its current form, being marked by expressly antidemocratic traits such as the census and other limitations on voting rights, and it hardly needs reminding that women only received general suffrage in England in 1928. In Chapter Two, it was discussed that in the course of his studies, Lenin drew attention to capitalism’s inevitable and continuous conflict with democracy that extend between legal equality and social economic inequality. The capitalist system tries to resolve this contradiction with the all-pervasive web of traits that typify “”corruption”” and “”bribery”” (44). In Lenin’s view, the basic difference between imperialism and pre-monopolist capitalism was that in the former “”the power of the stock exchange increases””, as the greater banks merge with the stock exchange and swallow it whole. Capital draws the sphere of politics under its supervision as if it were another item of sale, some sort of market phenomenon. Of course Lenin was aware that the prostitution and corruption of bourgeois democracy was regulated by law, and thus not unbounded. At the same time, however, he stressed that these processes of legalized corruption are rooted in wealth, because ‘wealth’ «is fully capable of achieving domination over any democratic republic by bribery and through the stock exchange… that is, politically independent, republic» as well. Lenin’s main thought here is that bourgeois democracy is not freedom but “”the freedom of purchase””. In September 1917 he formulated the problem as follows: «The capitalists (followed, either from stupidity or from inertia, by many S.R.s and Mensheviks) call “”freedom of the press”” a situation in which censorship has been abolished and all parties freely publish all kinds of papers. In reality it is not freedom of the press, but freedom for the rich, for the bourgeoisie, to deceive the oppressed and exploited mass of the people» (45). Lenin looked upon bourgeois democracy as a form of capitalist domination of the highest order. In fact, the only need (though this need makes it all the more necessary) to extol the advantages of “”the easily bought and rotten parliamenarism of bourgeois society”” is that the labor movement finds greater scope of development within its confines, and has more room for maneuver than in the circumstances provided by autocratic, openly dictatorial regimes. Bourgeois parliamentarism holds, in this sense, only a “”historical interest”” of specialized scientific hearing or Lenin, but does not have a future. The emperor has no clothes. (….) finire (pag 191-193)”,”LENS-296″
“KRAUSZ Tamás”,”Lenin. Una biografia intellettuale (1870-1924).”,”La bibliografia arriva al 2008 Tamás Krausz è professore emerito dell’Università L. Lorand di Budapest, dove ha insegnato Storia russa, ed è Direttore del Dipartimento di Studi sull’Europa orientale. Presiede il comitato editoriale ‘Eszmélet’ l’unica rivista marxista ungherese fondata nel 1989. Nel 2015 per la sua biografia di Lenin ha ricevuto il ‘Deutscher Memorial Prize’. Lenin e la dialettica (pag 153-154)”,”LENS-333″
“KRAVCHENKO V.A.”,”J’ai choisi la liberté! La vie publique et privée d’un haut fonctionnnaire soviétique.”,”Sul patto Hitler-Stalin. “”Ora, la più tenue critica nei confronti della Germania, la più piccola parola di simpatia per le vittime di Hitler era considerata come una nuova manifestazione di spirito contro-rivoluzionario. Gli artefici della guerra, francesi, inglesi e norvegesi, ci dicevano, avevano cioè che si erano meritati. E’ solo molto più tardi che, per nascondere il tragico errore che aveva commesso il Cremlino dando fiducia ad Hitler, si costruisce la teoria secondo cui Stalin aveva cercato soltanto di “”guadagnare tempo”” durante il quale si armava febbrilmente contro i nazisti. Questa spiegazione era talmente rammendata di filo bianco che non si osava tanto evidenziarla, in Russia, durante il conflitto tedesco-sovietico. (…) Questa teoria oscurava l’ aspetto più significativo del patto concluso tra Stalin e Hitler, ovvero l’ aiuto economico considerevole apportato alla Germania dalla Russia, aiuto che privò quest’ ultima di prodotti, materiali e di capacità produttiva necessaria a un proprio preparativo di difesa””. (pag 353)”,”RUST-107″
“KRAVCHENKO Victor”,”Ho scelto la libertà.”,”V. A. Kravchenko nato ai primi del ‘900 in Ucraina da Andrei Kravchenko cospiratore e rivoluzionario al tempo degli Zar, crebbe nel clima della rivoluzione bolscevica e entrò a far parte delle organizzazioni giovanili del PC. Seguace del regime fece una rapida carriera, da minatore nel Donetz a ingegnere in grandi complessi industriali fino ad alto funzionario del Cremlino durante la guerra. Inviato in USA nel 1944 con una commissione commerciale fuggì denunciando i crimini di Stalin.”,”RUSS-003-FV”
“KREBS Edward S.”,”Shifu. Soul fo Chinese Anarchism.”,”KREBS Edward S. (1937-) è un ‘indipendent scholar’ e traduttore che lavora in Georgia (USA).”,”MCIx-013″
“KREBS Edward S.”,”Shifu. Soul fo Chinese Anarchism.”,”Edward S. Krebs (1937-) è un ‘indipendent scholar’ e traduttore che lavora in Georgia (USA).”,”ANAx-017-FV”
“KREGEL J.A.”,”L’ economia post-keynesiana. La ricostruzione dell’ economia politica.”,”KREGEL insegna economia nell’ Università di Southampton. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina).”,”ECOT-052″
“KREGEL J. A.”,”L’economia post-keynesiana. La ricostruzione dell’economia politica.”,”J. A. Krigel insegna economia nell’Università di Southampton. E’ stato visiting professor alal Rutgers Unviersity, all’Università Cattolica di Lovanio e all’Università di Bologna. Ha pubblicato (in inglese) ‘La teoria dello sviluppo economico’ e ‘Tasso di profitto, distribuzione e crescita’. (1975)”,”ECOT-296″
“KREGEL Jan”,”Marx, Schumpeter, Keynes: tre discepoli ortodossi di Adamo Smith.”,”‘Marx, Keynes e Schumpeter si riferiscono tutti all’ interesse personale come forza motrice del comportamento individuale e dell’ accumulazione capitalistica. Essi sono simili a Smith e agli economisti classici nell’interpretare l’interesse personale nel significato che l’individuo soltanto ha certe informazioni su se stesso e sulla sua esperienza passata””.. (pag 104) Saggio presentato dal prof. Jan Kregel, dell’Università di Groningen, al convegno internazionale su ‘L’eterodossia nel pensiero economico: Marx Keynes Schumpeter’, organizzata dall’Univ. Paris X Nanterre e dai ‘Cahiers d’Economie Politiques’ dell’Univ. di Amiens (Parigi, giugno, 1983).”,”ECOT-007-FGB”
“KREGEL Jan Allen”,”L’economia post-keynesiana. La ricostruzione dell’economia politica.”,”Jan Allen Kregel, nato 1l 19/aprile/1944 a Dallas, Texas, insegna Economia nell’Università di Southampton. É stato visiting professor alla Rutgers University, all’Università cattolica di Lovanio e all’Università di Bologna.”,”ECOT-262-FL”
“KREISER Klaus”,”Storia di Istanbul.”,”Edizione originale ‘Geschichte Istanbuls’ (2010) KREISER Klaus insegna storia e cultura turca nell’Università di Bamberga: Ha scritto pure una biografia di Atatürk (2008), e ‘Turchia. Porta d’Oriente’ (2010) (con C.K. Neumann) “”La missione militare tedesca fu rafforzata con l’invio di numerosi specialisti e di una missione di professori che aveva il compito di trasformare la “”Casa della scienza”” (‘Darülfünun’) in un ateneo tedesco con annessa scuola professionale. Quando le truppe alleate furono respinte dai difensori turchi e tedeschi dei Dardanelli (1915) gli abitanti di Istanbul assisterono a una delle poche celebrazioni svoltesi durante quel conflitto. Mustafa Kemal, il futuro Atatürk (1881-1938), che aveva avuto un ruolo decisivo nel successo, fu ignorato: solo verso la fine della guerra si iniziò a vedere in lui non solo il vincitore di “”Gallipoli””, ma anche il salvatore di Istanbul. Nell’aprile del 1917, nei pressi della cisterna Binbirdirek (o di Filosseno), fu posta la prima pietra della “”Casa dell’amicizia turco-germanica””, mai portata a termine”” (pag 97″,”TURx-033″
“KREISSLER Félix”,”De la révolution à l’annexion. L’Autriche de 1918 à 1938. (Tit.orig.: Von der Revolution zur Annexion)”,”””Fino alla disintegrazione dell’ Austria-Ungheria, la questione dell’ Anchluss non aveva praticamente giocato alcun ruolo nella vita politica austriaca. Ma dal punto di vista delle teorie diffuse allora questa questione gioca quanto meno un certo ruolo, come l’ impulso di una analisi succinta dell’ origine, dell’ ideologia e dell’ orientamento delle principali correnti politiche in Austria dopo la metà del XIX secolo. E’ una delle particolarità austriache che numerosi storici e storiografi siano sempre prigionieri di un punto di vista pangermanista e considerino di conseguenza la storia del proprio paese non con gli occhi degli austriaci, ma dei tedeschi. E? probabilmente la ragione per cui questa tendenza, che nel passato ha partoto ai più grandi pregiudizi all’ Austria, è sovente individuate in modo fuorviante, come la tendenza “”nazionale””, quando in verità essa è profondamente antinazionale, anti-austriaca; ci parlano di movimento nazionale-tedesco e non nazionale-austriaco, movimento che si può chiamare pangermanista, grande tedesco o germano-razzista””. (pag 45)”,”AUTx-027″
“KREUZER Johann a cura”,”Hölderlin-Handbuch. Leben – Werk – Wirkung.”,”Johann Kreuzer, Oldenburg.”,”VARx-201-FL”
“KRIEDTE Peter MEDICK Hans SCHLUMBOHM Jürgen”,”L’ industrializzazione prima dell’ industrializzazione.”,”La stesura del primo e sesto capitolo è dovuta a KRIEDTE, MEDICK ha scritto il secondo e terzo capitolo, SCHLUMBOHM il quarto e quinto. I tre autori svolgono la loro attività di studiosi nel Max Planck Institut für Geschichte di Gottingen.”,”EURE-011″
“KRIEDTE Peter”,”Feudalismo tardio y capital mercantil. Lineas maestras de la historia economica europea desde el siglo XVI hasta finales del XVIII.”,”KRIEDTE Peter è uno dei ricercatori che diresse il progetto ‘Protoindustrializzazione’ dell’ Istituto di storia Max Planck. “”Las diferencias en la evolución de los precios de los productios alimenticios y manufacturados sólo pueden explicarse por la diferente elasticidad de demanda de ambos grupos de bienes ante una población en crecimiento. La demanda de bienes de necesidad vital no es elástica; la subida de los precios no provoca una disminución de la demanda. Lo contrario sucede con los bienes que no son de primera necesidad; la subida de los precios tiene consecuencias negativas sobra la demanda. Si se expande la población y la oferta no lo hace en la misma proporción, los precios de los productos alimenticios aumentan por lo tanto más que los de los productios manufacturados. Esto es lo que sucedió en el siglo XVI.”” (pag 69-70)”,”EURE-057″
“KRIEGEL Annie”,”La greve des cheminots 1920.”,”L’A è professore all’ Univ di Paris-X Nanterre, direttrice del DEA di sociologia politica, scrive su varie riviste.”,”MFRx-066″
“KRIEGEL Annie BECKER Jean-Jacques a cura”,”1914. La guerre et le mouvement ouvrier francais.”,”[Il 3 agosto 1914 la CGT non chiama ancora alla difesa nazionale. “”Questa catastrofe che sconvolge la nostra vita e le nostre menti, riporta indietro il nostro senso del dovere, lo ricollega a delle concezioni che noi abbiamo voluto cancellare…””. ‘Pour la C.G.T, il ne peur ancore être question d’appeler à la Défense nationale: pour elle, il s’agit simplement, après un dernier débat de conscience, de faire un constat de faillite. Le 3 août, l’Allemagne déclare la guerre à la France et dans un éditorial anonyme, ‘La Bataille syndicaliste’, exhale sa rancoeur désarmée: “”L’irréparable est maintenant accompli… Jusqu’au dernier moment… on voulait encore, même au prix d’une illusion tenace et que démentait à toute heure, le tragique déchaînement des faits, croire à un dernier retour victorieux de la raison. Hélas! c’est fait! … Déja le sang coule sur les frontieres… A cela, l’esprit se refuse encore à croire. Et pourtant, elle n’est que trop vraie, cette catastrophe qui bouleverse notre vie et notre esprits, ramène en arrière notre sentiment du devoir, le rattache à des conceptions que nous voulions effacer, pour compromettre toutes nos espérances, anéantir tous les efforts passés. C’est atroce, c’est odieux, c’est incroyable! Mais cela est””‘ (pag 133)]”,”MFRx-077″
“KRIEGEL Annie”,”Le pain et les roses. Jalons pour une histoire des socialismes.”,”L’A è Prof alla facoltà di lettere e scienze umane di Reims. Ha scritto tra l’altro: -1920. Le Congres de Tours. Naissance du Parti communiste francais. JULLIARD. 1964 -Les Internationales ouvrieres, 1864-1943. PUF. 1964 -1914. La guerre et le mouvmente ouvrier francais. COLIN. 1964 -La croissance de la CGT, 1918-1921. MOUTON. 1966 -Le socialisme francais et le pouvoir. EDI. 1966 (in collab. con M. PERROT)”,”MFRx-005 INTx-005″
“KRIEGEL Annie”,”Les internationales ouvrieres 1864-1943.”,”La KRIEGEL è ex allieva dell’ Ecole Normale Superieure, Agregé dell’Università.”,”INTx-007″
“KRIEGEL Annie, a cura”,”Le congres de Tours (1920). Naissance du Parti communiste francais.”,”Annie KRIEGEL, normaliana e Agrégée dì Histoire, si è dedicata alla storia del movimento operaio francese e internazionale. Ha pubblicato la sua tesi di dottorato ‘Aux origines du Communisme francais, 1914-1920′ (MOUTON, 1964, 2 voll). “”Tutti lo sanno, quando si aprono a Tours le porte della sala del Maneggio il 25 dicembre 1920 per questo 18° congresso del Partito socialista unificato le federazioni hanno votato. La partita è giocata. Il movimento socialista va a scindersi in due apparati distinti, se non opposti, il Partito socialista da una parte, il Partito comunista dall’ altra. Due fratelli nemici: il primo è la Section francaise de l’ Internationale Ouvriere (SFIO), il secondo il cui voto di Tours conduce al ricongiungimento con la 3° Internazionale, fondata a Mosca nel marzo 1919, diventa Sezione francese dell’ Internazionale Comunista (SFIC, espressione che si impiegherà, in concorrenza con quella di PCF, fino al 1943, data in cui fu dissolta la 3° Internazionale)””. (pag I, Introduzione)”,”PCFx-026″
“KRIEGEL Annie”,”Los grandes procesos en los sistemas comunistas. La pedagogia infernal.”,”Processo ai menscevichi. “”Leon Blum lo aveva segnalato nell’ epoca del processo ai menscevichi del marzo 1931: ‘Gli accusati di Mosca non solo hanno confessato, ma abbiamo assistito, per così dire, a una specie di esibizionismo della confessione; hanno confessato con abbondanza, con ostentazione, con una specie di gusto della confessione e della contrizione pubblica.”” (pag 59) Piatakov fece un ambiguo elogio di questa feticizzazione del partito in una chiacchierata informale e aperta che avvenne a Parigi con Volsky (Valentinov) nel 1928: ‘Un vero bolscevico reprime la sua personalità nella collettività, ovvero, nel “”Partito””, potendo in questo modo realizzare lo sforzo necessario per rinunciare alle sue convinzioni proprie e adottare onestamente quelle del partito. (…)’ Ma fu Trotsky che già nel 1924 propose con maggior vigore – (…) – una teoria sul tema (…): “”Nessuno di noi può né vuole discutere la volontà del Partito. In definitiva, il Partito ha sempre ragione… Si può solo avere ragione con e per il Partito, quindi la Storia non ha aperto altra via per condurre alla ragione””. (pag 74) “”Secondo A. Weissberg, correva voce che durante i grandi processi di Mosca, quando venne il turno della vecchia guardia di Lenin, le moglie e i bambini aspettavano nella camere di tortura durante la seduta pubblica. Se fosse vero, sarebbe scartata la possibilità che questi uomini potessero non conformarsi alle dichiarazioni preventivamente concordate: c’è qualcosa che dolga di più della sofferenza del proprio figlio?”” (pag 90)”,”RUSS-161″
“KRIEGEL Annie”,”Communismes au miroir francais. Temps, cultures et sociétés en France devant le communisme.”,”””L’ opinione pubblica francese e la rivoluzione russa. Una prima osservazione. Contrariamente alla Rivoluzione francese, che aveva lei trascinato la guerra europea, la Rivoluzione russa del 1917 è nata dalla guerra cme già quella del 1905. Ma, contrariamente a questa che si era svolta nel 1905 quando la guerra non riguardava direttamente che la Russia e il suo avversario, nel 1917 la guerra era europea. Ora l’ immensa maggioranza dell’ opinione pubblica francese non ha smesso dal 1914 al 1918 di pensare che la Francia aveva interesse a non perdere questa guerra. Non voglio suggerire con ciò che questa convinzione fu all’ origine della vittoria: i tedeschi, che furono sconfitti, non erano meno convinti dell’ urgenza di vincere. Non voglio far intendere che i francesi di ogni condizione e di ogni tradizione aderirono unanimamente alle stesse giustificazioni ufficiali, alle stessi obiettivi di guerra stabiliti dai poteri pubblici, e che non ebbero mai che un solo modo di vedere come questa guerra doveva finire: la solidarietà nazionale (…). Ma voglio dire, che quando i francesi senza distinzione di classe avevano creduto di dover sospendere di fronte al conflitto ingaggiato una parte del loro destino (…) ne risulta che le loro reazioni alla Rivoluzione russa sono segnate dall’ idea che essi si facevano delle conseguenze che queste potevano avere sul corso della guerra””. (pag 33-34)”,”PCFx-049″
“KRIEGEL Annie COURTOIS Stéphane”,”Eugen Fried. Le grand secret du PCF.”,”‘Rappresentante del Comintern a Parigi e vero capo del PCF negli anni Trenta’”,”PCFx-098″
“KRIEGEL Annie”,”Aux origines du communisme Français 1914-1920. Contribution à l’histoire du mouvement ouvrier français. Vol. I.”,”Annie Kriegel, nata nel 1926 a Parigi, sin dalla preparazione della libera docenza, ottenuta con una tesi sulle origini del cominismo francese, ha dedicato i suoi studi e le sue ricerche alla storia del movimento operaio francese e internazionale. Attualmente è docente di sociologia politica e dirige il Dipartimento di Scienze Sociali all’Università di Parigi-Nanterre. Tra le sue opere: 1920, Le Congrès de Tours, Naissance du PCF, 1914 la guerre et le mouvement ouvrier français, La croissance de la CGT (1918-1921), Le socialisme français. Essai d’ethnographie politique, Les grands procès dans les systèmes communistes, La pédagogie infernale.”,”PCFx-004-FL”
“KRIEGEL Annie”,”Aux origines du communisme français 1914-1920. Contribution à l’histoire du mouvement ouvrier français. Vol. II.”,”Annie Kriegel, nata nel 1926 a Parigi, sin dalla preparazione della libera docenza, ottenuta con una tesi sulle origini del cominismo francese, ha dedicato i suoi studi e le sue ricerche alla storia del movimento operaio francese e internazionale. Attualmente è docente di sociologia politica e dirige il Dipartimento di Scienze Sociali all’Università di Parigi-Nanterre. Tra le sue opere: 1920, Le Congrès de Tours, Naissance du PCF, 1914 la guerre et le mouvement ouvrier français, La croissance de la CGT (1918-1921), Le socialisme français. Essai d’ethnographie politique, Les grands procès dans les systèmes communistes, La pédagogie infernale.”,”PCFx-005-FL”
“KRIEGEL Annie, a cura di Gian Mario CAZZANIGA”,”Le Internazionali Operaie (1864-1943).”,”Annie Kriegel, nata nel 1926 a Parigi, sin dalla preparazione della libera docenza, ottenuta con una tesi sulle origini del cominismo francese, ha dedicato i suoi studi e le sue ricerche alla storia del movimento operaio francese e internazionale. Attualmente è docente di sociologia politica e dirige il Dipartimento di Scienze Sociali all’Università di Parigi-Nanterre. Tra le sue opere: 1920, Le Congrès de Tours, Naissance du PCF, 1914 la guerre et le mouvement ouvrier français, La croissance de la CGT (1918-1921), Le socialisme français. Essai d’ethnographie politique, Les grands procès dans les systèmes communistes, La pédagogie infernale.”,”INTx-003-FL”
“KRIEGEL Annie”,”Le pain et les roses. Jalons pour une histoire des Socialismes.”,”Annie Kriegel, nata nel 1926 a Parigi, sin dalla preparazione della libera docenza, ottenuta con una tesi sulle origini del cominismo francese, ha dedicato i suoi studi e le sue ricerche alla storia del movimento operaio francese e internazionale. Attualmente è docente di sociologia politica e dirige il Dipartimento di Scienze Sociali all’Università di Parigi-Nanterre. Tra le sue opere: 1920, Le Congrès de Tours, Naissance du PCF, 1914 la guerre et le mouvement ouvrier français, La croissance de la CGT (1918-1921), Le socialisme français. Essai d’ethnographie politique, Les grands procès dans les systèmes communistes, La pédagogie infernale.”,”INTx-004-FL”
“KRIEGEL Annie”,”Patrie ou révolution: le mouvement ouvrier français devant la guerre (juillet-aout 1914).”,”Jstor Annie Kriegel, Maître de conférences à la Faculté des lettres de Nancy. Lo sciopero generale rivoluzionario come mezzo di lotta in Francia (pag 370) Al congresso della Seconda Internazionale di Stuttgart (1907) di fronte al pericolo di guerra l’emendamento Keir Hardie – Vaillant parla di “”sciopero generale operaio”” e non di “”sciopero generale rivoluzionario”” (pag 372) Ultima riunione del BSI dell’ IS prima della catastrofe bellica a Bruxelles il 29 luglio 1914: vi partecipano Jaures e Vaillant (PS francese), i due Adler (PS Austria), Keir Hardie (Labour, Inghilterra), Haase e Kautsky (SPD tedesca), e inoltre Balabanoff, Rubanovitch, Axelrod, Rosa Luxemburg, Vandervelde, Grimm. Un delegato russo, ancora poco conosciuto, non è venuto: Lenin (pag 375)”,”MFRx-385″
“KRIEGEL Annie”,”Le Parti communiste français sous la Troisième République (1920-1939). Evolution de ses effectifs.”,”Persée Annie Kriegel, Maître de conférences à la Faculté des lettres de Nancy. Storiografia ortodossa sul PCF francese: ‘Histoire du Parti Communiste francaise’ di J. Duclos e F. Billoux (Ed. Soc., 1964) Storiografia eterodossa: ‘Histoire du Parti Communiste francaise’ edizione Unir, 3 voll, 1964, Storiografia ‘atea’: ‘Histoire du Parti Communiste francaise’, ‘Les grandes études contemporaines’, 3 voll., di Jacques Fauvet, t. I, 1964 Due tradizioni contraddittorie nel PCF: tradizione socialista francese e bolscevica (pag 8) Movimento degli iscritti nel corso dei due decenni 1921-1939: calo negli anni ’20 fino al 1933 e forte ripresa nella prima metà degli anni ’30 (v. grafico) Confronto grafico tra andamento iscritti PCF e SFIO nei due decenni”,”PCFx-120″
“KRIEGEL Annie”,”L’histoire ouvrière du XXe siècle.”,”Jstor Annie Kriegel, Maître de conférences à la Faculté des lettres de Nancy. Elenco dei maggiori archivi e biblioteche del movimento operaio internazionale (pag 450) (situati a Mosca, Amsterdam, Milano, Stoccolma, Copenhagen, Ginevra, Londra, Harvard, Stanford, New York) Sulla storia del Partito bolscevico il volume di N. Rutych, che ha vissuto fino alla seconda guerra mondiale la sua infanzia e da studente in Urss dove non è ritornato dopo la sua liberazione in un campo tedesco di prigionieri russi, ha scritto un’opera ostile al regime staliniano. E’ un libro di oltre 500 pagine con dati e informazioni, che riprende, senza importanti lacune, le opere più anziane di Zinoviev (1923)e di E. Yaroslavski (1926) (pag 471) Sorel rapporto stretto con Bernstein. Attualità di Georges Sorel. In uno dei capitoli tra i più importanti della sua intelligente opera, G. Goriely sottolinea che, nel dibattito che oppone a partire dal 1898 Bernstein a Liebknecht, Bebel e soprattutto Kautsky (‘Il marxismo e il suo critico Bernstein’), “”Sorel fu pienamente al fianco di Bernstein””, come aveva, qualche anno prima, strette relazioni con Labriola e Croce (pag 476) La Kriegel sostiene che il volume di Edmund Silberner contiene una enorme documentazione sulle tradizioni antisemite nel movimento socialista (pag 477) Sozialisten zur Judenfrage; ein Beitrag zur Geschichte des Sozialismus vom Anfang des 19. Jahrhunderts bis 1914. Autore: Edmund Silberner Pubblicazione: Berlin, Colloquium Verlag [1962]”,”STOx-310″
“KRIEGEL Annie HAUPT G.C.”,”Les groupes communistes étrangers en Russie et la révolution mondiale (1917-1919). État des travaux.”,”I principali gruppi comunisti stranieri presenti in Russia nel 1919 (pag 299) (tabella) Lenin attribuiva importanza a questa presenza nella prospettiva della rivoluzione mondiale Anna Kriegel, CNRS G.C. Haupt, Ecole des Hautes Etudes, VI Section”,”INTT-334″
“KRIEGEL Annie”,”Ce que j’ai cru comprendre.”,”Critica oppurtunismo gruppi e trotskismo francese. Il distacco della Kriegel dal PCF non è stato semplice, bensì tormentato nel tempo. Più tardi negli anni ’70 ci sono stati dei “”rivoluzionari”” soprattutto maoisti che abiuravano in una notte per annunciare il mattino dopo la nuova novella. Più tardi ancora nel corso degli anni ’80, coorti di varie sette trotskiste si sono collegate alle diverse correnti del partito socialista non per fare dell’ “”entrismo”” ma per occupare posti e posizioni nell’apparato dello Stato, concesse da Mitterand. Una scambio fondato da un mutuo vantaggio: gli uni forti della loro giovinezza necessaria alla salute di un partito socialista che stava invecchiando. Prebende il cui odore era mascherato da una tinta di ‘gauchisme’. Si è così confermato che il trotskismo non è sopravvissuto dopo la morte di Trotsky che come un parassita sul tronco dell’ortodossia comunista. Quando questa è entrata in una crisi mortale, si è trovato da parte loro una nuova spinta arruolandosi attorno al tronco socialista. (pag 610)”,”PCFx-121″
“KRIEGEL Annie”,”Structures d’organisation et mouvement des effectifs du parti communiste français entre les deux guerres.”,”L’organizzazione del partito e il radicamento comunista negli anni Venti e Trenta”,”PCFx-127″
“KRIEGER Leonard”,”The German Idea of Freedom. History of a Politica Tradition.”,”KRIEGER Leonard è stato professore universitario di storia (Univ. Chicago) e autore di ‘The Politics of Discretion’ e ‘Kings and Philosophers, 1689-1789’. Il fermento di idee liberali nella Germania dei primi anni 1840 “”The Young Hegelian Arnold Ruge gave the most direct expression to the self-conscious demand for the practical execution of ideas, but even he did protest too much and betrayed the inherent limitation upon such demands. His influential article, “”The Self-criticism of German Liberalism””, published in the ‘German Annals’ of January 1843, was designed precisely to inveigh against the abstract character of “”liberalism”” as the expression of the non-political character of the Germans and to urge concrete political activity as the avenue to contact with reality (43). But despite Ruge’s undoubted conversion at this time to the primacy of politics and the necessity of working practically with the “”people”” (44), this apparent integration remained incomplete. He defined “”the reality of freedom”” as “”the internality and dissemination of philosophy”” (45). Moreover, he accepted the “”bureaucratic and police state”” as the necessary outer framework of politics and insisted that the main step in a “”radical reform”” is “”to do with self-consciousness what previous politics has done only without consciousness””. Ruge’s call for the integration of theory and practice meant not a surrender of his essential metaphysical framework but a search for new instruments of pressure to hasten the state in its accomplishment of the work of Reason. Ruge was perhaps the most articulate example of the deliberate attempt of German intellectuals to seize reality by awakening a popular political movement without surrendering their philosophical idealism, but his was not an isolated case. Even more striking was the development of men like Moses Hess, Karl Marx, and Lorenz Stein, whose passion for contact with the concrete interests of humanity drove them beyond middle-class liberalism, but still did not dismantle the Hegelian framework of their thinking. Heine was attracted to Saint-Simon, but only to translate his social doctrines into the “”Hellenic”” philosophy of the spiritualization of matter””. Mevissen consciously exploited his dual position as Hegelian and industrialist to mediate between a priori principles and economic realities, and he developed the idea of the state as the incarnation of morality with the function of stimulating and directing the economic interests and groupings of society to ethical ends (48)”” [Leonard Krieger, The German Idea of Freedom. History of a Politica Tradition, 1957] [(48) J. Droz, Liberalisme rhenane, pp. 265-276)] (pag 299-300)”,”GERx-121″
“KRIMERMAN Leonard I. PERRY Lewis a cura”,”Patterns of Anarchy. A Collection of Writings on the Anarchist Tradition.”,”Scritti di D. NOVAK J.H. MACKAY SENEX WOODCOCK G. ESTEY J.A. A. HENNACY P. GOODMAN B.R. TUCKER L. TOLSTOI BAKUNIN M. GOLDMAN E. BALLOU A. BERDIAEV N. STIRNER M. GOODWIN W. ANDREWS S.P. KROPOTKIN P. SPOONER L. ROBINSON J.B. LAHNAM F. WEINER S. COMFORT A. WARREN J. DANA C.A. BERKMAN A. ROCKER R. HENNACY A. DAY D. WARD. C. READ H. FERRER F. BOYESON B. GIBSON T. WARREN J. RUSSELL B. PLECHANOV G. SHAW G.B. BASTIAT F. BILGRAM H. TUCKER B.R. ESTEY J.A. MAUDE A. HOOK S. MONRO D.H.”,”ANAx-164″
“KRIPPENDORFF Ekkehart a cura; scritti di Wolfgang ABENDROTH Karl POLANYI Marcello DE-CECCO Rosa LUXEMBURG André Gunder FRANK Herbert KRÖGER e Klaus LINGNER Eckart KEHR Bernd-Jünger WENDT Barbara SCHILLING e Karl UNGER Gerhard BRANDT Ekkehart KRIPPENDORFF Gerd JUNNE con Salua NOUR e Frieder SCHLUPP Istvan KENDE George MODELSKI Elmar ALTVATER Jay W. FORRESTER Kenneth E. BOULDING Samir AMIN Peter GÄNG e Reimut REICHE”,”Internationale Beziehungen.”,”Scritti di Wolfgang ABENDROTH Karl POLANYI Marcello DE-CECCO Rosa LUXEMBURG André Gunder FRANK Herbert KRÖGER e Klaus LINGNER Eckart KEHR Bernd-Jünger WENDT Barbara SCHILLING e Karl UNGER Gerhard BRANDT Ekkehart KRIPPENDORFF Gerd JUNNE con Salua NOUR e Frieder SCHLUPP Istvan KENDE George MODELSKI Elmar ALTVATER Jay W. FORRESTER Kenneth E. BOULDING Samir AMIN Peter GÄNG e Reimut REICHE”,”RAIx-119″
“KRISTELLER Paul Oskar”,”La tradizione classica. Nel pensiero del Rinascimento.”,”KRISTELLER Paul Oskar”,”FILx-472″
“KRISTEVA Julia”,”Hannah Arendt. La vita, le parole.”,”Nata nel 1941 in Bulgaria, KRISTEVA Julia insegna linguistica e semiologia all’ Università di Parigi. Esponente di spicco della corrente strutturalista francese, ha poi rivolto i suoi principali interessi alla psicoanalisi. Ha scritto varie opere anche pubblicate in italiano. Aurelio AGOSTINO Sant’ “”In cosa consiste la differenza tra i due totalitarismi? Senza rinunciare alla sua con sueta ironia durante questo viaggio attraverso l’ orrore , la Arendt cesella a modo suo alcuni “”narratemi””. Ad esempio, la “”soluzione finale”” di Hitler equivarrebbe a un comandamento: “”Devi uccidere””; mentre si potrebbero decodificare le prescrizioni di Stalin come “”Devi rendere falsa testimonianza””. Oppura fa dell’ ironia: poiché l’ uomo totalitario non è capace di avere fiducia, “”L’ unico uomo per cui Hitler avesse un “”rispetto incondizionato”” era il “”generale Stalin””””. L’ attenzione della Arendt non si sofferma sul regime zarista e sul ritardo economico-politico della Russia nel contesto europeo, così come non mette lo stalinismo in rapporto con le idee di Lenin, che lo precedono, ma che anche, sotto molti riguardi, lo preannunciano””. (pag 169)”,”TEOP-224″
“KRIVINE Alain”,”Questioni sulla rivoluzione. Ruolo e responsabilità della IV Internazionale di fronte alla società europea, oggi. Conversazioni con Roland Biard.”,”KRIVINE (62 anni) laureato in storia, giornalista, ha aderito alla Gioventù Comunista francese nel 1955 e al PCF nel 1958. E’ uscito dal PCF nel 1966. Ha partecipato alla fondazione della Gioventù Comunista Rivoluzionaria (JRC) nel 1966, sciolta poi nel 1968. Partecipa quindi alla fondazione della Ligue Communiste nel 1969 sciolta a sua volta nel 1973. Partecipa ancora una volta alla fondazione del Front Communiste Revolutionnaire divenuto poi Ligue Communiste Revolutionnaire (LCR).”,”FRAP-058″
“KRIVINE Alain”,”Ça te passera avec l’âge.”,”Alain Krivine, 65 ans, est porte-parole de la Lgue communiste Révolutionnaire.”,”TROS-081-FL”
“KROCKOW Christian von”,”Les Allemands du XXe siecle, 1890-1990. Histoire d’une identité.”,”L’A, Conte KROCKOW, è stato Prof di scienze pol a Gottinga prima di diventare uno dei migliori specialisti di storia tedesca. E’ autore di vari saggi sul nazionalismo oltre-Reno e di una imponente biografia di FEDERICO IL GRANDE.”,”GERG-003″
“KROMER Tom”,”Non aspettiamo niente. Romanzo.”,”””Tom Kromer è il protagonista di questo libro o meglio di questa successione di quadri di cui il libro è composto. Appartenente a una famiglia piccolo-borghese, intellettuale, Kromer è una delle tante vittime della crisi economica, la famosa «depressione» dalla quale gli Stati Uniti furono attanagliati per circa sei anni. Non ancora trentenne l’A. è già vecchio nello spirito perché, come dice il titolo, egli, come tanti altri suoi compagni di vagabondaggio e di miseria, non aspetta più nulla. Vale a dire che, insieme al gusto del lavoro, ha perduto la speranza di trovare un’occupazione che non sia saltuaria e si è rassegnato a trascinare la sua esistenza di randagio fin quando il ventre gli tiene e le gambe gli reggono. In un paese industrialmente attrezzato come l’America in cui, fino a pochi anni addietro non esisteva un regolare sussidio per i disoccupati era naturale che, sopraggiunta la grande depressione, quando i prodotti dell’industria pesante delle città Atlantiche non trovarono più sbocchi negli altri paesi, milioni di uomini senza lavoro facessero esodo verso gli stati centrali ed occidentali della costa del Pacifico per cercare un «Job». Abituati alla vita delle grandi città e agli alti salari che generalmente l’industria riserva ai suoi dipendenti, essi non sapevano nè volevano tornare alla terra da cui provenivano. Ecco formarsi ed organizzarsi il nomadismo di questi disoccupati che in realtà dicono di cercare, più che non lo facciano, del lavoro. Ecco Tom Kromer attaccarsi a un treno merci insieme ad altri compagni di miseria e andare senza una mèta, sia pure approssimativa. In un’altra città essi passeranno inosservati, avranno meno vergogna a mendicare la minestra offerta dalle «Missioni»; sarà forse più gustosa; troveranno più facilmente da dormire. Tom Kromer è uno dei tanti. Anch’egli ha perduto la voglia di lavorare, non ha più dignità e stende la mano senza vergogna al passante perchè dia il suo obolo. Ma non è colpa sua. Come gli altri, Tom Kromer è vittima della superproduzione. Egli ora vive beffandosi della sorte sciagurata, spietato verso coloro che son vittime di tal abbrutimento. Il bastone del poliziotto li terrà a freno, i giudici saranno pronti a condannare per vagabondaggio. Ora le fabbriche lavorano con personale ridotto. Che importa? Hanno lavorato abbastanza per anni ed anni. Due terzi delle automobili che gli industriali hanno fabbricato durante la prosperità, giacciono inoperose ed arrugginite in autorimesse di fortuna, quando non arricchiscono l’industria dei rottami. Non importa egualmente. Essi le hanno vendute di qua e di là dell’Atlantico, mentre milioni di lavoratori vivono ora poveramente, sono disoccupati. Non importa a quale Nazione appartengano, siano essi dei senza patria o meno, si danno la mano e si stringono in un patto di alleanza. Per riassumere tutta quella mano d’opera ora vagabonda, bisognerebbe che i grandi stabilimenti industriali di Detroit, Cleveland, Chicago e Boston, riprendessero il ritmo incalzante e frenetico dei tempi della prosperità. Ecco il «New Deal»: Happy days here again… (i giorni felici sono tornati). I compagni di Tom Kromer sono tutti riassunti a paga raddoppiata. E mentre le fabbriche della grande industria buttano fuori, alternativamente, macchine utilitarie e carri armati, gli operai che vi lavorano pare non ricordino più i pellegrinaggi miserabili, le scorribande, le brodaglie ingurgitate alle «Missioni», il giaciglio immondo su cui, in un brutale sonno, naufragava il loro inconsapevole e disperato grido di rivolta”” (pag 5-7) [dalla prefazione di Arry Fanoli]”,”CONx-250″
“KROPOTKIN Pietro a cura Letizia PAJETTA BERRINI”,”Memorie di un rivoluzionario.”,”Nato a Mosca nel 1842 K. si spense a Mosca (era rientrato dopo la rivoluzione d’ Ottobre) nel 1921. “”Kropotkin non ebbe un’ intelligenza politica rigorosa: come tanti altri anarchici, si affidò spesso nella sua attività agli impulsi del momento o a un generoso utopismo. Tra le sue incongruenze è quella di aver approvato la guerra imperialista del ’14: ma nel 1920 protestò violentemente contro l’ inumano blocco posto alla Russia sovietica dall’ Intesa, che privava il popolo di viveri e medicinali””.”,”BIOx-020″
“KROPOTKIN Peter”,”Gegenseitige hilfe in der Entwickelung.”,”Kropotkin (Pëtr Alekseevic, principe), rivoluzionario russo (Mosca 1842 – Dmitrov, presso Mosca, 1921). Ufficiale in Siberia, si dimise dall’esercito per solidarietà con l’ insurrezione polacca del 1863 dedicandosi a spedizioni scientifiche (Siberia e Manciuria) e a ricerche di zoologia e antropologia. Nel 1872 s’affiliò all’ Internazionale, staccandosene in seguito al rifiuto di accettare la dottrina marxista. Divenuto teorico e propagandista di un anarchismo con pretese scientifiche, venne arrestato nel 1874, fuggì due anni dopo e si rifugiò in Gran Bretagna, in Svizzera e in Francia dove fu soggetto a incarcerazione o espulsione. Rientrò in Russia nel 1917 ma non partecipò alla vita politica del paese e fu anzi ostile al nuovo regime instaurato dai bolscevichi. Le sue principali opere di carattere sociale sono: Parole di un ribelle (1885), La conquista del pane (1888), La solidarietà (1892), La grande rivoluzione (1893), L’ anarchia, sua filosofia, suo ideale (1896) e un libro di memorie pubblicato col titolo Intorno a una vita. Di carattere scientifico sono invece Ricerche sul periodo glaciale (1871) e Saggio sull’ orografia della Siberia orientale (1876). (RIZ)”,”ANAx-195″
“KROPOTKIN Peter, a cura di Gustav LANDAUER”,”Gegenseitige hilfe in der Tier – und Menschenwelt.”,”Kropotkin (Pëtr Alekseevic, principe), rivoluzionario russo (Mosca 1842 – Dmitrov, presso Mosca, 1921). Ufficiale in Siberia, si dimise dall’esercito per solidarietà con l’ insurrezione polacca del 1863 dedicandosi a spedizioni scientifiche (Siberia e Manciuria) e a ricerche di zoologia e antropologia. Nel 1872 s’affiliò all’ Internazionale, staccandosene in seguito al rifiuto di accettare la dottrina marxista. Divenuto teorico e propagandista di un anarchismo con pretese scientifiche, venne arrestato nel 1874, fuggì due anni dopo e si rifugiò in Gran Bretagna, in Svizzera e in Francia dove fu soggetto a incarcerazione o espulsione. Rientrò in Russia nel 1917 ma non partecipò alla vita politica del paese e fu anzi ostile al nuovo regime instaurato dai bolscevichi. Le sue principali opere di carattere sociale sono: Parole di un ribelle (1885), La conquista del pane (1888), La solidarietà (1892), La grande rivoluzione (1893), L’ anarchia, sua filosofia, suo ideale (1896) e un libro di memorie pubblicato col titolo Intorno a una vita. Di carattere scientifico sono invece Ricerche sul periodo glaciale (1871) e Saggio sull’ orografia della Siberia orientale (1876). (RIZ) “”Kriege waren gewiß unvermeidlich; Wanderung bedeutet Krieg; aber Sir Henrn Maine hat bereits in seiner beachtenswerten Studie über den Stammesursprung des Völkerrechtes völlig bewiesen, daß “”der Mensch nie so wild oder so beschränkt gewesen ist, ein solches Übel, wie es der Krieg ist, auf sich zu nehmen, ohne irgendwie den Versuch zu machen, ihn zu verhüten””, (…)””. (pag 126) “”Le guerra erano certamente inevitabili; La migrazione significa guerra; ma Sir Henry Maine ha già completamente provato nel suo notevole studio sull’ origine del diritto internazionale pubblico che “”l’ uomo non è mai stato impedito a farsi carico così selvaggiamente di un tale male, come è la guerra, senza fare un tentativo o l’ altro, di impedirla”” (…)””. (pag 126)”,”ANAx-245″
“KROPOTKIN Pietro”,”Memorie di un rivoluzionario.”,”Elia Reclus. “”Proclamata la Comune i due fratelli vi si associarono di tutto cuore ed Elia accettò l’impiego di guardiano della Biblioteca Nazionale e del Museo del Louvre sotto Vaillant. E’ dovuta in gran parte alla sua previdenza ed attività la conservazione dei tesori impagabili di scienza e d’arte accumulati in questi due istituti, altrimenti sarebbero stati distrutti durante il bombardamento di Parigi dalla parte degli eserciti di Tiers e l’incendio che en fu la conseguenza. Amante appassionato dell’arte greca, della quale era profondo conoscitore, fece imballare e immagazzinare nelle cantine le statue e i vasi più preziosi del Louvre, e prese le più grandi precauzioni per proteggere la Biblioteca Nazionale dall’ incendio che infieriva tutto d’intorno.”” (pag 455-456) “”Quando, nel 1888 Huxley stampò il suo articolo atroce: “”La lotta per l’esistenza: un prgramma”” mi decisi a mettere in buona forma le mie obiezioni ala sua maniera d’intendere la lotta per la vita, tanto fra gli animali che fra gli uomini, servendomi del materiale accumulato durante un paio d’anni. Ne parlai ai miei amici. Ma trovai che l’interpretazione della “”lotta per la vita”” come un grido di guerra di “”guai ai deboli”” innalzato all’importanza di un comandamento della natura rivelata dalla scienza, era talmente radicata in Inghilterra da essere quasi una questione di fede. – Due sole persone mi sostenevano nella mia ribellione contro questa falsa interpretazioe dei fatti naturali. Ildirettore del “”Nineteeth Century””, signor Jame Knowles, con la sua mirabile perspicacia, comprese subito la questione, e con una energia veramente giovanile mi incoraggiò a svilupparla. L’altro era H.W. Bates, del quale Darwin scriveva nella sua autobiografia, che era uno degli uomini più intelligenti che avesse mai incontrato. Egli era segretario della Società Geografica, ed io lo conoscevo. Quando gli parlai della mia intenzione egli se ne mostrò lietissimo, “”siì certamente che ne dovete scrivere””, mi diceva. “”E’ quello il vero Darwinismo. Fa vergona pensare quello che “”essi”” hanno fatto delle idee di Darwin””””. (pag 486-487)”,”ANAx-263″
“KROPOTKIN Pietro (KROPOTKINE)”,”Lo spirito di ribellione.”,”Avanguardia. “”Uomini di cuore che non si contentano di sole parole, ma che cercano di metterle in esecuzione, caratteri integri, per i quali l’atto e l’idea formano una sola cosa, per i quali il carcere, l’esilio e la morte sono preferibili ad una vita incoerente coi loro principii: uomini intrepidi che sanno che bisogna ‘osare per riuscire’: ecco le sentinelle perdute che incominciano la battaglia, molto prima che le masse siano bastantemente eccitate per innalzare apertamente la bandiera dell’insurrezione e lanciarsi, colle armi alla mano alla conquista dei loro diritti.”” (pag 7) “”L’indifferenza è ormai impossibile.”” (pag 7)”,”ANAx-276″
“KROPOTKIN Pietro (KROPOTKINE)”,”La Grande Rivoluzione. 1789-1793. Volume I.”,”Volume intonso “”… Da una parte la rivoluzione deve combattere ogni religione armata; dall’altra deve combattere ogni privilegio: che cos’è, adunque, la rivoluzione se non la guerra dell’irreligione e dell’eguaglianza? … Gli uomini di poca fede si ricordino che non vi fu mai progresso che onn toccasse alla proprietà e alla religione, e che… già dall’89 al 93 quattro soli anni bastavano per trascorrere dall’equivoco della libertà al regno della scienza e dell’eguaglianza”” (Giuseppe Ferrari) (in apertura) La guerra alle bande dei contadini. “”Fu allora che nell’Est della Francia si produsse quel fenomeno che dominerà la Rivoluzione durante i due anni seguenti: la borghesia interviene contro i contadini. Gli storici liberali non ne parlano, ma si tratta di un fenomeno della maggiore importanza, che bisogna rilevare. Noi abbiamo visto che la sollevazione dei contadini aveva raggiunto la sua più grande forza nel Delfinato, e, in generale, nell’Est. I ricchi, i signori fuggivano e Necker si doleva di aver dovuto rilasciare in quindici giorni 6000 passaporti agli abitanti più facoltosi. La Svizzera ne era inondata. Ma la media borghesia rimase, si armò, organizzò le sue milizie e l’Assemblea nazionale votò ben presto (il 10 agosto) una misura draconiana contro i contadini insorti (2). Col pretesto che l’insurrezione era l’opera di briganti, essa autorizzò le municipalità a impiegare le truppe, a disarmare tutti gli uomini senza professione e senza domicilio, a disperere le bande e a far d’esse giustizia sommaria. La borghesia del Delfinato approfittò largamente di questi diritti. Quando una banda di contadini insorti attraversava la Borgogna, bruciandone i castelli, i borghesi delle città e dei villaggi l’attaccavano. Una di queste bande, dicono i ‘Deux amis de la Liberté’, fu battuta a Cormatin il 27 luglio, ci furono 20 morti e 60 prigionieri. A Cluny, ci furono 100 morti e 160 prigionieri. La municipalità di Mâcon fece una guerra regolare ai contadini che rifiutavano di pagare la decima e ne impiccò venti. (…)”” (pag 156-157) [(2) Buchez e Roux, ‘Histoire parlementaire’, t. II, p. 254]”,”FRAR-001-FER”
“KROPOTKIN Pietro (KROPOTKINE)”,”La Grande Rivoluzione. 1789-1793. Volume II.”,”Volume intonso ‘Maledetto sia tu per ogni etade, O del reo termidor decimo sol! Tu sanguigno ti affacci, e fredda cade La bionda testa di Saint-Just al suol. Maledetto sia tu da quante sparte Famiglie umane ancor piegansi a i re! Tu suscitasti in Francia il Bonaparte, Tu spegnesti ne i cor virtude e fe” Giosuè Carducci (in apertura) ‘Una cosa è ben certa, ed è che qualunque sia la nazione che entrerà oggi nella via delle rivoluzioni, sarà l’erede di ciò che hanno fatto i nostro avi in Francia. Il sangue che hanno versato, l’hanno versato per l’umanità. Le sofferenze che hanno subite, le hanno subite per l’umanità intera. Le loro lotte, le idee che hanno lanciate, il cozzo di queste idee, – tutto ciò è il patrimonio dell’umanità’ (pag 371)”,”FRAR-002-FER”
“KROPOTKIN Peter, a cura di Giampietro N. BERTI”,”Scienza e anarchia.”,”La funzione rivoluzionaria della scienza, il comunismo anarchico”,”ANAx-481″
“KRUG Peter”,”Gewerkschaften und arbeiterbildung. Gewerkschaftliche bildungsarbeit von ihren anfängen bis zur weimarer republik.”,”Fondo RC Die bis 1878 erschienenen 16 sozialdemokratischen Gewerkschaftszeitungen mit ca. 40.000 Abonnenten wurden dagegen durch das Sozialistengesetz verboten. Über die neuen Fachblätter und das neu entwickelte Unterstützungswesen sollten nach gewerkschaftlicher Absicht zumindest gewerkschaftlich – kollektive Strukturen und Bewußtseinselemente erhalten bleiben.”” Al 1878 i sedici giornali sindacali socialdemocratici apparsi con circa 40 mila sottoscrittori, furono probiti dalle leggi anti-socialiste. Questo sostegno di elementi coscienti e strutture collettive rivolte verso l’ attività sindacale e i nuovi fogli sindacali rimase e si sviluppò ancora.”,”MGEx-174″
“KRUGMAN Paul”,”Il ritorno dell’ economia della depressione. Stiamo andando verso un nuovo ’29?”,”Paul KRUGMAN insegna attualmente al MIT. Nel 1991 ha vinto la John Bates Clark Medal assegnata dall’ American Economic Association. E’ autore di diversi volumi di successo, tra cui, pubblicati da Garzanti, ‘Il silenzio dell’ economia (1991), ‘L’ incanto del benessere’ (1995) e ‘Geografia e commercio internazionale’ (1995).”,”ECOI-053″
“KRUGMAN Paul”,”Il silenzio dell’ economia. Una politica economica per un’ epoca di aspettative deboli.”,”Paul KRUGMAN insegna attualmente al MIT ed è stato consulente della Banca Mondiale, del FMI della Banca del Giappone, dell’ ONU, della Trilateral Commission e del Dipartimento di Stato degli USA. Nel 1991 ha vinto la John Bates Clark Medal assegnata dall’ American Economic Association. ‘Sono orgoglioso della mia generazione di economisti. Tutti conoscono i loro nomi: Walter Heller, Milton Friedman, John Kenneth Galbraith, Arthru Okun, Herbert Stein, Peter Drucker e molti altri. Ma, come ha detto un saggio, la scienza progredisce funerale dopo funerale. Paul Krugman è l’ astro nascente di questo secolo e del prossimo.’ (dalla presentazione di P.A. Samuelson) “”Nessuna immagine dell’ economia americana al principio degli anni Novanta sarebbe completa senza un riferimento agli straordinari cambiamenti che hanno avuto luogo nei mercati finanziari””. (pag 19)”,”USAE-043″
“KRUGMAN Paul”,”Paul Krugman. I grandi della scienza.”,”””Gli storici dell’economia ritengono che la prima vera recessione sia stata la crisi che colpì l’Inghilterra alla fine delle guerre napoleoniche: in altre parole la prima recessione avvenne, come ci si poteva aspettare, nel primo paese industrializzato. I paesi che si industrializzarono in seguito dovettero attendere per avere la possibilità di condividere l’esperienza della recessione. Un mio collega, l’insigne storico dell’economia Peter Temin, mi ha detto che gli Stati Uniti non sperimentarono una vera recessione fino al Panico del 1873. Inoltre ha documentato che fra il 1820 e il 1860 ci furono evidenti differenze fra il comportamento delle economie americana e inglese: quella americana era ancora un’economia “”classica””, in cui contrazioni finanziarie potevano ridurre i prezzi ma avevano un effetto minimo sulla crescita, mentre l’Inghilterra stava già iniziando ad assumere tratti riconoscibilmente keynesiani”” (pag 197)”,”ECOT-229″
“KRUGMAN Paul”,”L’incanto del benessere. Politica ed economia negli ultimi vent’anni.”,”Paul Krugman insegna attualmente (1999) al MIT. Nel 1991 ha vinto la John Bates Medal assegnata dall’American Economic Association. E’ autori di volumi di successo tra cui ‘Il silenzio dell’economia’ (1991), ‘Geografia e commercio internazionale’ (1995) e ‘Il ritorno dell’economia della depressione’ (1999). I ricchi, i padroni del mondo. “”(…) il 70 per cento dell’aumento del reddito familiare medio ha interessato la fascia più alta di reddito, cioè l’un per cento della popolazione. Il significato di questo dato è chiaro: negli Stati Uniti a partire dagli anni Settanta l’aumento del reddito della fascia mediana non è riuscito ad adeguarsi all’aumento del reddito medio: in altre parole, la famiglia media americana si è arricchita di poco nonostante l’aumento della produttività. Già sapevamo che questo fenomeno è dovuto alla crescente sperequazione nella distribuzione dei redditi, che ha dirottato verso la fascia dei molto ricchi il grosso dell’incremento delle entrate. In più ora abbiamo appreso che quando si parla di famiglie ad alto reddito, ci si riferisce alla categoria dei super ricchi: non agli yuppies di varia estrazione, ma ai «padroni del mondo» descritti da Tom Wolfe. Le implicazioni politiche. L’aumento della sperequazione dei redditi può non avere implicazioni politiche. Anche se è logico, fatte le debite riserve, auspicare una distribuzione più uniforme della ricchezza (e non tutti sono d’accordo neppure su questo), non è facile stabilire il da farsi”” (pag 167-168)”,”ECOT-381″
“KRULIC Josip”,”Storia della Jugoslavia. Dal 1945 ai nostri giorni.”,”KRULIC è nato in Jugoslavia nel 1956 da madre slovena e padre croato. Già allievo dell’ Ecole nationale d’administration, la prestigiosa ENA di Parigi, insegnante di ruolo di storia, si è dedicato, in una serie di articoli storici e politologici, a fare l’inventario dell’eredità dei nazionalismi e delle questioni nazionali soprattutto nel contesto Jugoslavo.”,”EURC-035″
“KRULIC Josip”,”Storia della Jugoslavia dal 1945 ai nostri giorni.”,”Josip Krulic è nato in Jugoslavia nel 1956 da madre slovena e padre croato. Già allievo dell’Ecole nationale d’administration, la prestigiosa ENA di Parigi, insegnante di ruolo di storia, si è dedicato, in una serie di articoli storici e politologici, a fare l’inventario dell’eredità dei nazionalismi e delle questioni nazionali soprattutto nel contesto jugoslavo.”,”EURC-040-FL”
“KRUMNOW A. MAIRE E. DETRAZ A.”,”La C.F.D.T. y la autogestion.”,”La CFDT è la Confederazione francese democratica del lavoro. Era originariamente il sindacato cattolico CFTC (Confederazione francese dei lavoratori cristiani). Si è trasformato in sindacato non confessionale nel 1964 collocandosi in una posizione di sinistra. Alcuni dirigenti CFDT fanno parte del PSU partito socialista unificato, ma ci sono anche cattolici e ex- elementi del PCF. La CFDT è il secondo sindacato francese per numero di aderenti e il maggior sindacato a livello europeo che ha legato il suo programma all’ autogestione.”,”MFRx-180″
“KRUPSKAIA N.”,”La mia vita con Lenin.”,”contiene dedica”,”LENS-016″
“KRUPSKAIA Nadezda Kostantinovna”,”Ma vie avec Lenine, 1893-1917. Petersbourg, Siberie, Munich, Londres, Geneve, Russie et Finlandie, Paris, Cracovie, Berne, Zurich, Petersbourg.”,”KRUPSKAIA Nadezda Kostantinovna (1869-1939).”,”LENS-015″
“KRUPSKAIA N. PODVOISKI N. BONTCH-BROUEVITCH BUBNOV A. LONDARSKOI M. MEKHONOCHIN K. FLEROVSKI I. KHOKHRIAKOV K. ANTONOV-OVSEENKO V. BLAGONRAVOV G. NEVSKI V. DACHKEVITCH P. DZENIS O. LUNACHARSKI A. ILINE-GENEVSKI A. BELYCHEV KOLBIN I. EGOROV A. VASSILEV V. SVECHNIKOV N. MALAKHOVSKI V. SOKOLOV S. IZMAILOV N. PETROVSKI G. DYBENKO P.”,”L’ insurrection armée d’ Octobre a Pétrograd. Souvenirs des revolutionnaires de 1917.”,”””Operaio dell’ officina Putilov e in seguito guardia rossa, io ebbi personalmente la fortuna di vedere a più riprese Vladimir Ilich e di parlargli. Era durante i combattimenti di ottobre e novembre 1917. A quest’epoca ero capo della 4° sotnia (distaccamento di cento soldati) del distaccamento delle guardie rosse della fabbrica Putilov. (…)”” (pag 80) “”Al ritorno da Pulkovo, il nostro ‘sotnia’ fu nuovamente designato per montare la guardia allo Smolny. (…) Io menzionai anche il biasimo ricevuto per aver deteriorato l’immobile della scuola degli allievi ufficiali. Vladimir Ilich mi mise la mano sulla spalla. – La decisione presa era quella buona, ed è unicamente così’ che bisogna agire nei confronti dei nemici della rivoluzione. Qualche edificio non potrà ssere paragonato alla perdita di un solo combattente rivoluzionario. Quanto al biasimo, il potere sovietico lo annullerà. Il colloquio prosegue in seguito sulla conservazione degli effettivi della Guardia Rossa, sul consolidamento della disciplina liberamente consentita dai combattenti, come sul modo di scovare gli intrighi dei controrivoluzionari.”” (pag 85) La questione del treno blindato n° 2 Lenin intendeva affidarlo all’ operaio Londarskoï e al suo gruppo per una spedizione a Kharkov, ma questi aveva dei dubbi, pensava di non essere all’ altezza del compito che era quello di assumere il comando in seconda del treno, condurre un gruppo da sbarco, diventare comandante territoriale con missione di organizzare sul posto i comitati di distretto, le commissioni straordinarie e le cellule di partito. Londarskoï lo pregò di affidarlo ad un altro compagno. Lenin ebbe un momento di riflessione poi si volse verso gli astanti chiedendogli se le ragioni invocate da Londarskoï erano valide visto che era il collettivo della Putilov di 30 mila persone ad aver nominato Londarskoï alla sezione militare. Lenin terminò con la proposta ironica di spostarlo in un’altra fabbrica. Nessuno prese la parola, anche Londarskoï tacque e accettò la missione. (pag 86)”,”RIRO-315″
“KRUPSKAIA N.”,”La mia vita con Lenin.”,” Lenin nella Biblioteca di Ginevra (1905) “”Ilic non aveva letto soltanto Marx ed Engels, aveva studiato fra l’altro un gran numero di opere militari e il problema dell’organizzazione di una insurrezione lo aveva occupato assai più di quel che comunemente si ritiene. Il bibliotecario della “”Società di lettura”” ogni mattina vedeva arrivare un rivoluzionario russo, dai pantaloni rimboccati alla moda svizzera, per evitare il fango; costui apriva il libro d’arte militare lasciato il giorno prima, si sedeva come al solito al piccolo tavolo davanti alla finestra, ravviava all’indietro i radi capelli e si metteva a leggere. Di tanto in tanto andava a consultare qualche dizionario, poi ritornava al suo posto, e vergava numerosi fogli di carta con la sua minuta e veloce scrittura”” (pag 83)”,”LENS-261″
“KRUPSKAIA Nadezda”,”La mia vita con Lenin.”,”Questi ricordi hanno lo scopo di dare un quadro delle condizioni in cui Vladimir Ilic visse e lavorò. La prima parte riguarda il periodo che va dal 1894, cioè dal momento del mio primo incontro con Vladimir Ilic, fino al 1908, cioè il tempo della seconda emigrazione. Vi sono compresi i ricordi sul lavoro a Pietroburgo, sul periodo della deportazione, sugli anni trascorsi a Monaco e Londra al tempo della nostra prima emigrazione, sul periodo prima e dopo il II Congresso del partito e sul II Congresso stesso, fino al 1905. La seconda parte dei ricordi riguarda la seconda emigrazione (dal 1908 al 1914), l’epoca della guerra imperialista e il periodo successivo al ritorno dall’emigrazione avvenuto nell’aprile 1917. La Biblioteca nazionale di Parigi “”Era piuttosto difficile studiare a Parigi. La Biblioteca Nazionale era lontana. Vladimiro Ilic vi si recava generalmente in bicicletta, ma l’attraversare una città come Parigi richiedeva molta attenzione; non si trattava dei dintorni di Ginevra. Ciò lo stancava molto. Durante le ore dei pasti, la biblioteca era chiusa. Per ottenere dei libri era necessario sottoporsi ad una serie di formalità burocratiche. Ilic malediva la Biblioteca Nazionale di Parigi. Scrissi ad un professore che in estate insegnava la lingua francese ai corsi di Ginevra, domandandogli di indicarmi delle altre buone biblioteche. Mi mandò subito tutte le informazioni. Ilic visitò tutte le biblioteche indicate, ma in nessuna si trovò bene. Alla fine gli rubarono la bicicletta. La lasciava sotto la scala di una casa vicina alla Biblioteca Nazionale, pagando per ciò dieci centesimi alla portinaia. Un giorno non la trovò più. La portinaia affermò che non aveva mai accettato di custodire una bicicletta, ma solo permesso di lasciarla nel sottoscala. Andando in bicicletta a Parigi e nei dintorni bisognava stare molto attenti. Una volta, sulla strada di Juvissy, Ilic fu investito da un’automobile; poté a stento saltare a terra, ma la bicicletta andò in pezzi”” [Nadezda Krupskaia, ‘La mia vita con Lenin’, Roma, 1956] (pag 172)”,”LENS-013-FL”
“KRUPSKAIA N. (KRUPSKAJA Nadeshda)”,”Erinnerungen an Lenin.”,” Lettere di Lenin al partito dalla Finlandia (pag 431-432) “”Das alles natürlich beispielsweise, nur als ‘Illustration’ dafür, daß man im jetzigen Augenblick dem Marxismus, der Revolution nicht treu bleiben kann, ‘wenn man sich nicht zum Aufstand als zu einer Kunst verhält”” (1). Lenin machte sich in Finland große Sorgen, daß der günstigste Augenblick zum Losschlagen ungenützt verstreichen könnte. Am 7. Oktober schreibt er an die Petrograder Stadtkonferenz; ferner an das Zentralkomitee, das Moskauer, das Petrograder Komitee der Partei und an die bolschewistischen Mitglieder der Sowjets von Moskau und Petrograd. Am 8. folgt ein Brief an die Genossen Bolschewiki, die Teilnehmer des Sowjetkongresses des Nordgebiets; Lenin ist höchst besorgt, ob dieser Brief auch ankommen würde. Am 9. reist Lenin nach Petrograd, wo er illegal im Wiborger Bezirk untertaucht. Von hier aus leiter er die Vorbereitung des Aufstandes. Im letzten Monat war Lenin ausschließlich vom Gedanken an den Aufstand beherrscht; nur das erfüllte ihn. Seine Stimmung und sein Optimismus teilten sich auch seinen Gefährten mit. Besonders wichtig ist Lenins letzter Brief aus Finnland, der Brief an die Genossen Bolschewiki,die Teilnehmer des Kongresses der Sowjets des Nordens. Er lautet: “”…der bewaffnete Aufstand ist eine ‘besondere’ Form des politischen Kampfes, die besonderen Gesetzen unterworfen ist, und diese müssen gründlich durchdacht werden. Außerdrückt, als er schrieb, daß der bewaffnete ‘Aufstand genau wie der Krieg eine Kunst’ ist. Die wichtigsten Regeln diese Kunst sind nach Marx: I. Nie mit dem Aufstand ‘spielen’, hat man ihn aber einmal begonnen, so muß man genau wissen, daß man ‘bis zu Ende geben’ muß. 2. Am entscheidenden Ort und im entscheidenden Augenblick muß ein ‘großest Kräfteübergewicht’ konzentriert werden, denn sonst wird der Feind, der besser ausgebildet un organisiert ist, die Aufständischen vernichten. 3. Sobald der Aufstand begonnen hat, gilt es, mit der größten ‘Entschiedenheit’ zu handeln und unter allen Umständen und unbedingt ‘die Offensive’ zu ergreifen. ‘Die Defensive ist der Tod des bewaffneten Aufstandes’. 4. Man muß bestrebt sein, den Feind zu überrumpeln und den Augenblick abzupassen, wo seine Truppen zerstreut sind. 5. Es gilt, ‘täglich’ (handelt es sich um eine Stadt, so können wir sagen stündlich), wenn auch kleine Erfolge zu erreichen, und dadurch um jeden Presi das ‘moralische Übergewicht’ festzuhalten. Marx hat die Lehren aus allen Revolutionen bezüglich des bewaffneten Aufstands mit Meisters revolutionären Taktik’, so zusammengefaßt: ‘De l’audace, de l’audace, encore de l’audace!'”” [Nadeshda Krupskaja, ‘Oktober 1917’ (in) ‘Erinnerungen an Lenin’, Teil III’, Berlin, 1960] [(1) W.I. Lenin: Das Jahr 1917, S. 360]”,”LENS-277″
“KRUSCIOV Nikita”,”La politica dell’ Unione Sovietica. Rapporto al XX Congresso del PCUS.”,”Rapporto presentato il 14 febbraio 1956 al XX Congresso del PCUS dal primo segretario del CC del PCUS N.S. Krusciov. Delegazione italiana: Palmiro Togliatti, Mauro Scoccimarro, Rita Montagnana, Athos Bugliani, Salvatore Cacciapuoti, Paolo Bufalini (PCI)”,”RUSS-169″
“KRUTA Venceslas MANFREDI Valerio M.”,”I celti in Italia.”,”Alla luce delle più recenti scoperte archeologiche e linguistiche, Venceslas Kruta e Valerio M. Manfredi tracciano l’affascinante ritratto del popolo celtico italiano. 1 Celti infatti si stabilirono in Italia settentrionale forse già all’età del Bronzo. Agli inizi del IV secolo a.C. nuove ondate di Celti transalpini si stanziarono a sud del Po, in Emilia e nelle Marche, dove sostituirono il loro predominio a quello degli Etruschi e degli Umbri. In seguito, spingendosi nell’Italia centrale, i Celti furono sconfitti dai Romani, i quali alla fine riuscirono a integrarli in un grande stato europeo multietnico destinato a durare cinque secoli. Tra i maggiori studiosi del popolo celtico, Venceslas Kruta è stalo uno degli organizzatori della mostra “”I Celli””, tenutasi a palazzo Grassi nel 1991. Oltre ad articoli e saggi, ha pubblicato “”I Celli”” e “”L’Europa delle origini””. Valerio M. Manfredi, ha insegnato in università italiane e straniere. Tra i suoi libri ricordiamo: “”La strada dei Diecimila””, “”Le isole fortunate”” e “”Gli Etruschi in vai Padana”” “”Sappiamo che nell’ ambito dello scontro durissimo in atto in Sicilia verso la fine del V secolo fra i Greci e i Cartaginesi che si contendevano il controllo dell’ isola, emerse, in un momento di grande pericolo, la figura di Dionigi, prima giovane ufficiale dell’ esercito siracusano e poi, via via, leader indiscusso della grande città siceliota e infine tiranno che esercitò un potere personale e una politica egemonica non solo nell’ isola, ma anche in tutta la Magna Grecia e in area adriatica. Sotto di lui Siracusa divenne una vera e propria superpotenza, si dotò di un formidabile sistema di fortificazioni (la cinta muraria e il castello Eurialo), di una flotta possente e di un esercito numeroso e ben armato per sostenere una politica egemonica che mirava, nella sostanza, a creare un grande impero greco in Occidente da contrapporre alle altre grandi potenze del Mediterraneo occidentale, gli Etruschi e i Cartaginesi.”” (pag 93)”,”STAx-167″
“KRUZIK F. MICHAUT R. ELLIOT A. BERTOLINI R. LATIOVIC L. WASILUK P. TEUBNER H. NESTERENKO I., comitato internazionale di redazione”,”Le Brigate Internazionali. La solidarietà dei popoli con la Repubblica Spagnola.”,”””La forma suprema di solidarietà dei progressisti nordamericani fu la partecipazione dei volontari statunitensi alla guerra di Spagna a fianco della Repubblica. I combattenti della Brigata Internazionale “”Abraham Lincoln”” che combatterono nelle file dell’ Esercito repubblicano furono in totale poco più di 3.000. Ma milioni di americani li sostennero, seguirono la loro sorte con apprensione e li difesero dagli attacchi della reazione.”” (pag 237)”,”MSPG-145″
“KRYSMANSKI Hans Jürgen”,”Die Letzte Reise des Karl Marx.”,”L’autore insegna Sociologia alla Westfälischen Wilhelms-Universität Münster.”,”MADS-772″
“KUBALKOVA V. CRUICKSHANK A.A.”,”Marxism-Leninism and Theory of International Relations.”,”Lenin, legge di sviluppo ineguale. “”Lenin, of course, was not the only proletarian leader who was trying to rethink the new era. Kautsky (‘the renegade’) thought that the number of great powers on the international scene would decrease and that they would eventually become organised as a kind of ‘super imperialist bloc’ whose frictions would be resolved by recourse to instruments and processes other that war. Lenin’s concept of the uneven development of capitalism refutes this ‘nonsense’ of Kautsky’s, described as ‘the joint exploitation of the world by internationally united finance capital’ (51). In (51) Lenin, Selected Works, op. cit., 1/741 (pag 95-96) “”Lenin, of course, was not the only proletarian leader who was trying to rethink the new era. Kautsky (‘the renegade’) thought that the number of great powers on the international scene would decrease and that they would eventually become organised as a kind of ‘super imperialist bloc’ whose frictions would be resolved by recourse to instruments and processes other that war. Lenin’s concept of the uneven development of capitalism refutes this ‘nonsense’ of Kautsky’s, described as ‘the joint exploitation of the world by internationally united finance capital’ (51). In Lenin’s view the now less developed countries would be more rapid in their imperialist development. This differential development rate would lead to major wars between the imperialist blocs since ‘once the relation of forces is changed, what other solution of contradictions can be found under Capitalism than that of force’ (52). Needless to say, this new theory saw tsarist Russia as a cynosure of events, and since revolution could no longer be regarded as imminent in the advanced capitalist countries, backward countries like Russia would now have to fulfil the historical mission of the proletariat. The proletariat of the capitalist countries, ran the implications of Lenin’s law, is now corrupted to such an extent that non only did it encourage the imperialist governments to go to war in the first place but it was later quite unable to see its historical duty, which, according to Lenin in 1914, was to change imperialist war into civil wars in their respective countries. The imperialist wars, however savage, are not any longer, he believed, destroying the capitalist system (their main objectives being invariably only the further redistribution of the world). The outcomes of such wars merely bring readjustment of the capitalist ‘status quo’, while the basis of capitalism remains intact. The element that would be the agency of the destruction of imperialism must now take place on a world scale (and on this point coincided with Marx and Engels) but would do so through a sequential development of a phase revolutionary process.”” [Lenin non era l’unico leader proletario che stava cercando di ripensare la nuova era. Kautsky (‘il rinnegato’) riteneva che il numero delle grandi potenze sulla scena internazionale sarebbe diminuito e che alla fine il capitalismo si sarebbe organizzato in una sorta di ‘blocco super-imperialista’ in cui gli attriti interni si sarebbero risolti con il ricorso a strumenti non bellici. La teoria di Lenin dello sviluppo ineguale del capitalismo confuta questa ‘assurdità’ di Kautsky, definita come ‘lo sfruttamento congiunto del mondo da parte del capitale finanziario internazionale unito’. Nella visione di Lenin i paesi meno sviluppati sarebbero stati più rapidi nel loro sviluppo. Questo ritmo di sviluppo differenziale avrebbe portato a grandi guerre tra i blocchi imperialisti poichè ‘una volta che il rapporto di forze è cambiato, quale altre soluzioni delle contraddizioni possono essere trovate sotto il capitalismo se non quella della forza’. Inutile dire che questa nuova teoria ha visto la Russia zarista come punto di riferimento, e dal momento che la rivoluzione non poteva più essere considerata come imminente nei paesi capitalisti avanzati, i paesi arretrati come la Russia ora avrebbero dovuto compiere la missione storica del proletariato. Il proletariato dei paesi capitalisti, anche per le implicazioni della legge scoperta da Lenin, è ora a tal punto corrotto che non solo, in una prima fase, ha incoraggiato i governi imperialisti ad entrare in guerra, ma in seguito è non stato assolutamente in grado di vedere il suo dovere storico, che secondo Lenin, nel 1914, era quello di trasformare la guerra imperialista in guerra civile nei loro rispettivi paesi. La distruzione dell’imperialismo deve avvenire su scala mondiale (e su questo punto il suo pensiero coincide con quello di Marx ed Engels), e si dovrebbe realizzarla attraverso uno sviluppo sequenziale del processo rivoluzionario (pag 95-96)]”,”LENS-010-FL”
“KUBERT Joe”,”Fax da Sarajevo.”,”Joe Kubert (1926-2012) era un disegnatore ed un esperto di narrazione grafica e di fumetti”,”TEMx-063″
“KUBLIN Hyman”,”Asian Revolutionary. The Life of Sen Katayama.”,”””Katayama era, comunque, di taglio completamente diverso da Takano. Possedeva una opinione magnanima degli esseri umani, non era in grado, nonostante la sua dura esperienza nell’ America industriale, di pensare il peggio del capitalismo e dei suoi principali beneficiari””. (pag 118)”,”MJAx-003″
“KUBLIN Hyman”,”Asian Revolutionary. The Life of Sen Katayama.”,”””Una lettura dell’ Autobiografia di Katayama rivela subito, sorprendentemente, il suo carattere essenzialmente non-politico. Essa è, perciò, di limitato valore per lo studio della sua carriera rivoluzionaria e lo sviluppo del suo pensiero sociale. Affinché i suoi lettori non aprano il suo libro con false aspettative (…)””. (pag 258)”,”MJAx-011″
“KUBY Erich”,”Germania Germania. Riflessioni su una nazione di frontiera, 1945-1985.”,”L’A è nato nel 1910 nell’Alta Baviera. Dopo aver combattuto sul fronte russo ha iniziato nel 1946 la carriera giornalistica lavorando alla ‘Süddeutsche Zeitung’ di Monaco e poi per sedici anni a ‘Stern’. E’ autore di numerosi saggi sulla GERM post-nazista tra i quali pubblicati anche in Italia: ‘Rosemarie, Richard Wagner & Co.’,’I russi a Berlino’, ‘Quattro verità sulla Germania’, ‘Il tradimento tedesco’ (Rizzoli, 1983), ‘L’affare ‘Stern” (Rizzoli, 1984).”,”GERV-011″
“KUBY Erich NEGT Oskar WEISS Peter FRIED Erich SARTRE Jean-Paul CASTRO Fidel LONGO Luigi MEINHOF Ulrike Marie, scritti di”,”Praga e la sinistra.”,”Questo volume raccoglie saggi e interventi di personalità politiche e di scrittori sulla crisi cecoslovacca. Alcune sono testimonianze oculari dell’invasione russa, altre sono analisi politiche del ‘trauma di Praga’ che ha posto le sinistre di tutto il mondo di fronte a problemi di coscienza oggi ben lungi dall’essere risolti.”,”EURC-049-FL”
“KUBY Erich, a cura di Giorgio BORSA”,”Il tradimento tedesco.”,”Erich Kuby, nato nel 1910 e cresciuto nell’Alta Baviera, fece in tempo ad assimilare all’università quanto bastava delle tendenze liberali della democrazia di Weimar per non simpatizzare mai con il nazionalsocialismo. Dopo aver lavorato alcuni anni presso varie case editrici, nel 1939 fu chiamato sotto le armi e nella Wehrmacht rimase, come soldato semplice, fino al 1945, combattendo tre anni sul fronte russo. Durante la guerra tenne un diario di oltre 10.000 pagine, che pubblicò nel 1975 in forma abbreviata col titolo di ‘Mein Krieg’ (La mia guerra). Iniziò, la sua attività di giornalista e scrittore nel 1946, in qualità di consulente presso l’ufficio americano di controllo sulla stampa a Monaco, poi passò alla ‘Süddeutsche Zeitung’, dove svolse la sua attività per dieci anni e infine, per altri sedici, lavorò nella redazione di ‘Stern’. È autore di molti saggi critici sulla Germania postnazista, che gli valsero la fama di “”anticonformista in servizio attivo””. Durante gli anni Sessanta, Kuby è stato attivista del movimento contro le armi atomiche condotto dagli studenti. Lunghi anni di ricerche per la stesura di questo libro lo hanno condotto in Italia, dove si è stabilito. Vive oggi (1983) a Venezia. ‘Italia e Germania tra il 1933 e il 1945: due sistemi politici simili, due dittatori profondamente diversi, una amicizia proclamata a gran voce e sistematicamente tradita dall’alleato nazista. L’autore (ha pubblicato tra l’altro ‘I russi a Berlino’ e inchieste), riscrive la storia dei rapporti tra Hitler e Mussolini: la tragedia dell’Italia trascinata in una guerra non sua, del paese devastato, dei seicentomila deportati, delle persecuzioni e delle torture, per il tradimento alla tedesca’ (retrocop.) Dopo 8 settembre 1943, spoliazione di beni economici e impiego coercitivo dell’elemento umano (pag 249-251) finire”,”QMIS-330″
“KUCZYNSKI Jürgen”,”Nascita della classe operaia.”,”Jürgen KUCZYNSKI annoverato tra i maggiori storici della classe operaia, è stato docente all’ Istituto di Storia Economica di Berlino-Est e membro dell’ Accademia della Germania Orientale (DDR).”,”CONx-014″
“KUCZYNSKI Jürgen”,”Les origines de la Classe ouvrière.”,”KUCZYNSKI J. è stato un decano degli storici della classe operaia, ben conosciuto per il gran numero di opere e articoli che ha pubblicato su questo soggetto. Ha insegnato (professore) all’ Istituto di storia economica di Berlino Est e membro dell’ Accademia tedesca. “”Tabella 10. Diminuizione della percentuale di schiavi tra in Neri (in milioni) Anno 1790 Totale 0.76 Liberi 0.06 Schiavi 0.70 (…) Anno 1850 Totale 3.64 Liberi 0.43 Schiavi 3.21 Nel 1790, intorno all’ 8% dei neri erano liberi; nel 1850 circa il 12%, un lento aumento in 60 anni – ma il numero di schiavi si è moltiplicato per 4 volte e mezzo. (pag 174-175)”,”CONx-110″
“KUCZYNSKI Jürgen”,”Breve storia dell’ economia. Dalla comunità primitiva al capitalismo contemporaneo.”,”Riporta analisi o citazioni di Marx Engels Lenin Stalin Rostovtzeff Kulischer Sieveking D’Avenel. “”Per questo Marx anche dice: “”Il passaggio dal modo di produzione feudale si compie in due maniere. Il produttore diventa commerciante e capitalista, si oppone all’ economia agricola naturale ed al lavoro manuale stretto in corporazioni dell’ industria medievale urbana. Questo è il cammino effettivamente rivoluzionario. Oppure il commerciante si impadronisce direttamente della produzione. Questo ultimo procedimento, sebbene storicamente rappresenti una fase di transizione si prenda l’ esempio del ‘clothier’ (commerciante di tessuti) inglese del XVIII secolo che pone sotto il suo controllo i tessitori, i quali tuttavia sono indipendenti, vende ad essi la loro lana e compera da essi il panno – non porta in sé e per sé alla rivoluzione dell’ antico modo di produzione, che esso invece conserva e salvaguarda come sua condizione”” (Il Capitale)””. (pag 166) “”Guerre dei contadini contro i signori feudali ebbero luogo in quasi tutti i paesi d’ Europa. Talvolta esse iniziarono come movimenti di sollevazione di una determinata regione per propagarsi poi a poco a poco all’ intero paese. Raramente, come ad esempio in Inghilterra, cominciarono nella forma di una guerra quasi generale in tutta la campagna. Più spesso ebbero luogo a tappe, ora in questa ora in quella parte del paese, senza confluire in un grosso movimento. Oppure, come in Germania, pur senza diventare una rivoluzione contadina che abbracciasse l’ intero paese investirono tuttavia regioni così estese da poter avere una grande importanza generale per l’ intero paese.”” (pag 170)”,”EURE-056″
“KUCZYNSKI Jürgen ZIESCHANG Kurt TURLEY Hermann HESS Peter HEINIGER Horst BENARY Arne BEHRENS Fritz”,”Probleme der politischen Ökonomie.”,”Ripresa tedesca. “”Der deutsche Imperialismus hatte im II. Weltkrieg eine vernichtende Niederlage erlitten und schied zunächst für eine längere Zeit als Konkurrent auf dem kapitalistischen Weltmarkt aus. Jedoch erschöpft sich die Charakterisierung der besonderen Lage des deutschen Imperialismus nach Beendigung des II. Weltkrieges nicht nur und nicht in erster Linie in einer bloßen Feststellung seiner Niederlage””. (pag 123) “”L’imperialismo tedesco aveva nella seconda guerra mondiale ha subito una sconfitta schiacciante e dimessi, inizialmente per un lungo tempo come un concorrente per il mondo capitalista da. Esaurito Tuttavia la caratterizzazione della situazione specifica del imperialismo tedesco dopo la fine della seconda guerra mondiale, non solo e non in soprattutto in una semplice constatazione della sua sconfitta. “” (traduttore aut. Google)”,”GERE-025″
“KUCZYNSKI Jürgen, collaborazione di MÜLLER Hans-Heinrich RÖDER Karl-Heinz”,”Gesellschaften im Untergang. Vergleichende Niedergangsgeschichte vom Römischen Reich bis zu den Vereinigten Staaten von Amerika.”,”Niedergang : decadenza, declino, tramonto Bonapartismo, Napoleone III. (pag 201-2012) Niedergang : decadenza, declino, tramonto “”Engels schätzt in der Einleitung zu Marx’ “”Bürgerkrieg in Frankreich”” die Situation so ein: “”Konnte das Proletariat noch nicht Frankreich regieren, so konnte die Bourgeoisie es schon nicht mehr. Wenigstens damals nicht, wo sie der Mehrzahl nach noch monarchisch gesinnt und in drei dynastische Parteien und eine vierte republikanische gespalten war. Ihre innern Zänkereien erlaubten dem Abenteuerer Louis Bonaparte, alle Machtposten – Armee, Polizei, Verwaltungsmaschinerie – in Besitz zu nehmen und am 2. Dezember 1851 die letzte feste Burg der Bourgeoisie, die Nationalversammlung, zu sprengen. Das zweite Kaiserreich begann die Ausbeutung Frankreichs durch eine Bande politischer und finanzieller Abenteurer, aber zugleich auch eine industrielle Entwicklung, wie sie unter dem engherzigen und ängstlichen System Louis-Philippes, bei der ausschließlichen Herrschaft eines nur kleinen Teils der großen Bourgeoisie, nie möglich war. Louis Bonaparte nahm den Kapitalisten ihre politische Macht unter dem Vorwand, sis, die Bourgeois, gegen die Arbeiter zu schützen, und wiederum die Arbeiter gegen sie; aber dafür begünstigte seine Herrschaft die Spekulation und die industrielle Tätigkeit, kurz, den Aufschwung und die Bereicherung der gesamten Bourgeoisie in bisher unerhörtem Maß. In noch weit größerm Maß allerdings entwickelte sich die Korruption und der Massendiebstahl, die sich um den kaiserlichen Hof gruppierten und von dieser Bereicherung ihre starken Prozente zogen”” (Marx/Engels, Werke, Bd 22, a.a. O., S. 190 f.). Bonapartismus – zumindest am Anfang der Herrschaft Napoleon III. Die Bourgeoisie kann nicht mehr herrschen und die Arbeiterklasse noch nicht – doch unter solchen Umständen kann ein Abenteurer mit einer Armee herrschen. In “”Die preußische Militärfrage”” schreibt Engels: “”Als in Frankreich in dem Riesenkampf von Juni 1848 die Pariser Arbeiter besiegt waren, hatte sich zugleich die Bourgeoisie an diesem Siege vollständing erschöpft. Sie war sich bewußt, keinen zweiten solchen Sieg ertragen zu können. Sie herrschte noch dem Namen nach, aber sie war zu schwach zur Herrschaft. An die Spitze trat die Armee, der eigentliche Sieger, gestützt auf die Klasse, aus der sie sich vorzugsweise rekrutierte, die kleinen Bauern, welche Ruhe haben wollten vor den Städtekrawallern.Die Form dieser Herrschaft war selbstredend der militärische Despotismus, ihr natürlich Chef der angestammte Erbe desselben, Louis Bonaparte”” (Marx/Engels, Werke, Bd 16, Berlin 1962, S. 71). So entstand also eine Situation des “”Gleichgewichtes der Kräfte””, die es einer Gruppe von Arbeiterklasse und dem Bürgertum, gestützt auf die Bauern und dann auf Lumpenproletariat wie Lumpenbourgeoisie (und Lumpenadel), zu errichten. “”Bonaparte weiß sich von allem als Chef der Gesellschaft vom 10. Dezember, als Repräsentanten des Lumpenproletariats””, schreibt Marx”” (Marx/Engels, Werke, Bd. 8, Berlin, 1960, S. 205).”” [Jürgen Kuczynski, Gesellschaften im Untergang. Vergleichende Niedergangsgeschichte vom Römischen Reich bis zu den Vereinigten Staaten von Amerika, 1984] (pag 201-202)”,”STOS-159″
“KUCZYNSKI Jürgen”,”Vier Revolutionen der Produktivkräfte. Theorie und Vergleiche. Mit kritischen Bemerkungen und Ergänzungen von Wolfgang Jonas. [‘Quattro rivoluzioni delle forze produttive. Teoria e confronti. Con osservazioni critiche e aggiunte di Wolfgang Jones’]”,”[‘Quattro rivoluzioni delle forze produttive. Teoria e confronti. Con osservazioni critiche e aggiunte di Wolfgang Jones’] “”Der historische Materialismus von Marx war eine gewaltige Errungenschaft des wissenschaftlichen Denkens. Das Chaos und die Willkür, die bis dahin in den Anschauungen über Geschichte und Politik geherrscht hatten, wurden von einer erstaunlich einheitlichen und harmonischen wissenschaftlichen Theorie abgelöst, die zeigt, ‘wie sich aus einer Form des gesellschaftlichen Lebens, als Folge des Wachstums der Produktivkräfte, eine andere, höhere Form entwickelt”” (Lenin, Werke, Bd. 19, S.5) (in apertura) [Il materialismo storico di Marx è stato un successo monumentale del pensiero scientifico. Il caos e l’arbitrio che in precedenza avevano regnato nelle concezioni sulla storia e la politica sono stati sostituiti da una teoria scientifica molto coerente e armoniosa, che mostra ‘come, da una forma di vita sociale, per effetto dello sviluppo delle forze produttive, si è sviluppata un’altra forma più elevata’”” (Lenin, Opere, vol. 19, p.5)]”,”CONx-204″
“KUCZYNSKI Jürgen”,”Nascita della classe operaia.”,”Jürgen KUCZYNSKI annoverato tra i maggiori storici della classe operaia, è stato docente all’ Istituto di Storia Economica di Berlino-Est e membro dell’ Accademia della Germania Orientale (DDR). Contiene il capitolo: ‘Storiografia delle origini della classe operaia. (L’autore cita lo studio di Kenessay, Toynbee, Hammond, John Clapham, Thompson, Gyula, Lederer, V. Sandor, Klima, Purs, Kula.”,”CONx-003-FV”
“KUCZYNSKI Jürgen”,”Nascita della classe operaia.”,”Jürgen Kuczynski, annoverato tra i maggiori storici della classe operaia, è stato docente all’ Istituto di Storia Economica di Berlino-Est e membro dell’ Accademia della Germania Orientale (DDR). Contiene il capitolo: ‘Storiografia delle origini della classe operaia. (L’autore cita lo studio di Kenessay, Toynbee, Hammond, John Clapham, Thompson, Gyula, Lederer, V. Sandor, Klima, Purs, Kula) (pag 223-228) I principi di una organizzazione (operaia) (pag 108)”,”CONx-007-FSD”
“KUDRYAVTSEV A.C. e altri”,”Lenin a Ginevra. Luoghi di Lenin a Ginevra. (in russo)”,”Cartina dell’intero percorso del viaggio in Svizzera di Lenin e della Krupskaia nell’estate del 1904 (in risvolti di copertina ultima pagina)”,”LENS-319″
“KUEHL Warren F. a cura; contributi di Fredrick AANDAHL Frank W. ABBOTT Paul P. ABRAHAMS Robert D. ACCINELI Aamir ALI Glenn C. ALTSCHULER Effie AMBLER Joseph L. ARNOLD Mary Welek ATWELL Walter M. BACON Robert C. BANNISTER John F. BANTELL Kenneth C. BARNES Ruhl J. BARTLETT Suzanne BASTID J. Leonard BATES Joseph O. BAYLEN David P. BEATTY Cynthia F. BEHRMAN Patrick BELLEGARDE-SMITH Bernard BELLUSH A. LeROY BENNETT Clarence A. BERDAHL Darrel E. BIGHAM Donald S. BIRN Louis R. BISCEGLIA M.B. BISKUPSKI Kenneth John BLUME Stephen D. BODAYLA Ernest C. BOLT Leon E. BOOTHE Robert BOTHWELL Werner BRAATZ John J. BROESAMLE Robert CRAIG BROWN Ian BROWNLIE Kathleen BURK Thomas W. BURKMAN E. BRADFORD BURNS June K. BURTON Harold T. BUTLER Kenneth R. CALKINS Thomas M. CAMPBELL Elisa CARRILLO John M. CARROLL Ian CASSELMAN Alan CASSELS James E. CEBULA John WHITECLAY CHAMBERS II Charles CHATFIELD Roger CHICKERING J. Garry CLIFFORD Catherine Ann CLINE Ruth CLINEFELTER Naomi W. COHEN Warren I. COHEN Joel COLTON Sandi E. COOPER Frank J. COPPA Richard A. COSGROVE Louis A. CRETELLA Robert D. CUFF David CULBERT Lejeune CUMMINGS Raymond J. CUNNINGHAM William W. CUTHBERTSON Calvin D. DAVIS Harold Eugene DAVIS Hugh H. DAVIS Kenneth Penn DAVIS Anne L. DAY Robert Allbert DAYER Charles DeBENEDETTI Terry L. DEIBEL Charles F. DELZELL Justus D. DOENECKE J.B. DONNELLY Murray DONNELLY Marvin L. DOWNING Martin David DUBLIN Juanita Montague DUFFER Joseph T. DURKIN Lawrence O. EALY George W. EGERTON John D. FAIR Terence J. FAY John FINAN Seymour Maxwell FINGER Carole FINK Clinton F. FINK Richard A. FREDLAND Frank FREIDEL Robert A. FRIEDLANDER James FRIGUGLIETTI Stephen E. FRITZ Paul A. GAENG Lawrence E. GELFAND Irwin F. GELLMAN Roy E. GOODMAN Colin GORDON James W. GOULD H. ROGER GRANT John GRECO Greg GUBLER Marcel HAMELIN Wolfram F. HANRIEDER William H. HARBAUGH Victoria A. HARDEN James W. HARPER Benjamin T. HARRISON William H. HATCHER Morrell HEALD Jonathan E. HELMREICH Sondra R. HERMAN David W. HIRST Paul F. HOOPER William D. HOOVER Douglas W. HOUSTON Robert V. HUDSON e altri”,”Biographical Dictionary of Internationalists.”,”Contributori: Fredrick AANDAHL, Frank W. ABBOTT, Paul P. ABRAHAMS, Robert D. ACCINELI, Aamir ALI, Glenn C. ALTSCHULER, Effie AMBLER, Joseph L. ARNOLD, Mary Welek ATWELL, Walter M. BACON, Robert C. BANNISTER, John F. BANTELL, Kenneth C. BARNES, Ruhl J. BARTLETT, Suzanne BASTID, J. Leonard BATES, Joseph O. BAYLEN, David P. BEATTY, Cynthia F. BEHRMAN, Patrick BELLEGARDE-SMITH, Bernard BELLUSH, A. LeROY BENNETT, Clarence A. BERDAHL, Darrel E. BIGHAM, Donald S. BIRN, Louis R. BISCEGLIA, M.B. BISKUPSKI, Kenneth John BLUME, Stephen D. BODAYLA, Ernest C. BOLT, Leon E. BOOTHE, Robert BOTHWELL, Werner BRAATZ, John J. BROESAMLE, Robert CRAIG BROWN, Ian BROWNLIE, Kathleen BURK, Thomas W. BURKMAN, E. BRADFORD BURNS, June K. BURTON, Harold T. BUTLER, Kenneth R. CALKINS, Thomas M. CAMPBELL, Elisa CARRILLO, John M. CARROLL, Ian CASSELMAN, Alan CASSELS, James E. CEBULA, John WHITECLAY CHAMBERS II, Charles CHATFIELD, Roger CHICKERING, J. Garry CLIFFORD, Catherine Ann CLINE, Ruth CLINEFELTER, Naomi W. COHEN, Warren I. COHEN, Joel COLTON, Sandi E. COOPER, Frank J. COPPA, Richard A. COSGROVE, Louis A. CRETELLA, Robert D. CUFF, David CULBERT, Lejeune CUMMINGS, Raymond J. CUNNINGHAM, William W. CUTHBERTSON, Calvin D. DAVIS, Harold Eugene DAVIS, Hugh H. DAVIS, Kenneth Penn DAVIS, Anne L. DAY, Robert Allbert DAYER, Charles DeBENEDETTI, Terry L. DEIBEL, Charles F. DELZELL, Justus D. DOENECKE, J.B. DONNELLY, Murray DONNELLY, Marvin L. DOWNING, Martin David DUBLIN, Juanita Montague DUFFER, Joseph T. DURKIN, Lawrence O. EALY, George W. EGERTON, John D. FAIR, Terence J. FAY, John FINAN, Seymour Maxwell FINGER, Carole FINK, Clinton F. FINK, Richard A. FREDLAND, Frank FREIDEL, Robert A. FRIEDLANDER, James FRIGUGLIETTI, Stephen E. FRITZ, Paul A. GAENG, Lawrence E. GELFAND, Irwin F. GELLMAN, Roy E. GOODMAN, Colin GORDON, James W. GOULD, H. ROGER GRANT, John GRECO, Greg GUBLER, Marcel HAMELIN, Wolfram F. HANRIEDER, William H. HARBAUGH, Victoria A. HARDEN, James W. HARPER, Benjamin T. HARRISON, William H. HATCHER, Morrell HEALD, Jonathan E. HELMREICH, Sondra R. HERMAN, David W. HIRST, Paul F. HOOPER, William D. HOOVER, Douglas W. HOUSTON, Robert V. HUDSON e altri.”,”INTx-003″
“KUHIHARA Kenneth K. a cura; saggi di Dudley DILLARD Martin BRONFENBRENNER Mabel F. TIMLIN William S. VICKREY Don PATINKIN Howard R. BOWEN Gerald M. MEIER R.C.O. MATTHEWS Shinichi ICHIMURA Anatol MURAD Kenneth K. KURIHARA Lawrence K. KLEIN Shigeto TSURU Paul P. STREETEN Lorie TARSHIS Franco MODIGLIANI”,”Economia postkeynesiana.”,”Saggi di Dudley DILLARD Martin BRONFENBRENNER Mabel F. TIMLIN William S. VICKREY Don PATINKIN Howard R. BOWEN Gerald M. MEIER R.C.O. MATTHEWS Shinichi ICHIMURA Anatol MURAD Kenneth K. KURIHARA Lawrence K. KLEIN Shigeto TSURU Paul P. STREETEN Lorie TARSHIS Franco MODIGLIANI “”Come Schumpeter scrisse in morte di Keynes: ‘Quantunque la “”teoria della rottura”” d Keynes sia del tutto differente da quella di Marx, esse hanno un’ importante caratteristica in comune: in entrambe le teorie, la rottura è motivata da cause inerenti al funzionamento della macchina economica, non dall’ azione di fattori esterni ad essa’ (J.A. Schumpeter, Ten Great Economists, 1951 pag 284)”” (pag 344)”,”ECOT-057″
“KUHN Thomas S.”,”La struttura delle rivoluzioni scientifiche.”,”Questo volume fa parte di un più ampio dibattito che interessa scienziati e filosofi della scienza e rappresenta forse lo sforzo più completo per mostrare che è vero il contrario: la scienza procede per rivoluzioni, le spiegazioni sono tali all’interno di una struttura, di una vasta rete di interconnessioni, che diventa sempre più sottile, ma che spesso si imbatte in fenomeni che non riesce a spiegare senza mutare radicalmente se stessa. Esiste una interazione fra struttura concettuale della scienza, che si manifesta nel complesso di forze che decidono cosa è “”problema”” e cosa è “”soluzione”” di un problema. Cosa non nuova, ma che KUHN-TS è stato tra i primi ad affrontare analiticamente, tenendo fede al detto baconiano: “”La verità emerge piuttosto dall’errore che dalla confusione””. KUHN-TS è professore di Storia della scienza all’ Università di PRINCETON. Delle sue opere EINAUDI ha pubblicato: – “”La rivoluzione copernicana”” (1972). – “”Le teorie della causalità”” (1974). In collaborazione con altri autori. – “”La tensione essenziale. Cambiamenti e continuità nella scienza”” (1985).”,”SCIx-082″
“KUHN Axel”,”Il sistema di potere fascista. Origini caratteristiche e cause della sopravvivenza di un fenomeno.”,”Axel KUHN, nato nel 1943, ha studiato storia, letteratura tedesca e filosofia presso le università di Münster, Amburgo e Kiel. Dal 1968 svolge la propria ricerca presso l’ istituto di storia dell’ università di Stoccarda. Ha pubblicato: ‘Hitlers aussenpolitisches Programm’ (1970). (Il libro contiene note scritte a mano)(RC)”,”GERN-020 ITAF-093″
“KUHN Thomas S.”,”La rivoluzione copernicana. L’astronomia planetaria nello sviluppo del pensiero occidentale.”,”Thomas S. Kuhn è professore di storia della scienza all’Università di Princeton. Einaudi ha pubblicato pure il suo libro: ‘Struttura delle rivoluzioni scientifiche’. La teoria di Copernico si fa strada negli ambienti scientifici con difficoltà. L’assimilazione dell’astronomia copernicana. Un piccolo gruppo di adepti. ‘(…) la grande diffusione assicurò al libro un piccolo ma crescente numero di lettori in grado di scoprire le armonie del sistema copernicano e disposti a riconoscerle come prove di verità. Ci fu dunque un modesto numero di convertiti e la loro opera contribuì, in diversi modi, a diffondere la conoscenza del sistema copernicano. La ‘Narratio Prima’ del più antico discepolo di Copernico, Giorgio Giacchino Retico (1514-76), rimase, per molti anni dopo la prima edizione del 1540, la migliore descrizione tecnica riassuntiva dei nuovi principi astronomici. La popolare e semplice difese delle dottrine copernicane pubblicata nel 1576 dall’astronomo inglese Thomas Digges (circa 1546-95) contribuì parecchio a diffondere il concetto del moto della Terra oltre la cerchia ristretti degli astronomi. Anche l’insegnamento e le ricerche di Michael Maestlin (1550-1631), professo di astronomia all’Università di Tubinga, convertirono alla nuova astronomia un piccolo numero di adepti, fra i quali Kepler. Grazie dunque all’insegnamento, agli scritti e alle ricerche di uomini come questi, la dottrina copernicana guadagnò inevitabilmente terreno, sebbene gli astronomi che ammettevano la loro adesione al concetto di una Terra in movimento rimanessero una modesta minoranza. Tuttavia il numero dei copernicani dichiarati non costituisce un indice adeguato del successo ottenuto dai principi innovatori di Copernico. Molti astronomi ritennero possibile sfruttare il sistema matematico copernicano e contribuire al successo della nuova astronomia, pur negando il moto della Terra o non pronunciandosi. L’astronomia ellenistica forniva loro un precedente. (…)”” (pag 239)”,”SCIx-548″
“KUHN Thomas S.”,”La struttura delle rivoluzioni scientifiche. Come mutano le idee della scienza.”,”Questo volume fa parte di un più ampio dibattito che interessa scienziati e filosofi della scienza e rappresenta forse lo sforzo più completo per mostrare che è vero il contrario: la scienza procede per rivoluzioni, le spiegazioni sono tali all’interno di una struttura, di una vasta rete di interconnessioni, che diventa sempre più sottile, ma che spesso si imbatte in fenomeni che non riesce a spiegare senza mutare radicalmente se stessa. Esiste una interazione fra struttura concettuale della scienza, che si manifesta nel complesso di forze che decidono cosa è “”problema”” e cosa è “”soluzione”” di un problema. Cosa non nuova, ma che KUHN-TS è stato tra i primi ad affrontare analiticamente, tenendo fede al detto baconiano: “”La verità emerge piuttosto dall’errore che dalla confusione””. KUHN-TS è professore di Storia della scienza all’ Università di PRINCETON. Delle sue opere EINAUDI ha pubblicato: – “”La rivoluzione copernicana”” (1972). – “”Le teorie della causalità”” (1974). In collaborazione con altri autori. – “”La tensione essenziale. Cambiamenti e continuità nella scienza”” (1985).”,”SCIx-257-FRR”
“KÜHNL Reinhard”,”Due forme di dominio borghese: liberalismo e fascismo.”,”KÜHNL Reinhard è nato a Schonwerth (ora Cecoslovacchia) nel 1936. E’ docente di scienze politiche all’ Univ di Marburgo. Tra le sue pubblicazioni: -Die nationalsozialistische Linke 1925 bis 1930 (1966) -Das Dritte Reich in der Presse der Bundesrepublik (1966) (Per altre sue pubblicazioni vedere retrocopertina).”,”GERN-066″
“KÜHNL R. HARDACH G. a cura, saggi di Gerd HARDACH Ulrike HÖRSTER-PHILIPPS Frank MÜLLER Barbara HEIMEL Klaus ORTWEIN Werner GESTIGKEIT”,”Die Zerstörung der Weimarer Republik.”,”Saggi di Gerd HARDACH Ulrike HÖRSTER-PHILIPPS Frank MÜLLER Barbara HEIMEL Klaus ORTWEIN Werner GESTIGKEIT”,”GERG-045″
“KÜHNL Reinhard”,”Due forme di dominio borghese: liberalismo e fascismo.”,”KÜHNL è nato a Schönwerth (ora in Cecoslovacchia) nel 1936. E’ docente di scienza politica all’ Università di Marburgo. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina). “”Il teorico marxista August Thalheimer, che, nella sua analisi del fascismo, ha preso le mosse dallo scritto di Marx sul bonapartismo, ha formulato nel 1930, sull’ esempio del fascismo italiano, alcune tesi che si avvicinano ancora oggi al nocciolo della questione più di molte ponderose ricerche degli storici successivi. Il regime fascista sarebbe caratterizzato, secondo Thalheimer, dall’ “”indipendenza acquisita dal potere esecutivo, e dalla sottomissione politica di tutte le masse, compresa la borghesia stessa, al potere statale fascista, mentre rimane intatto il dominio della grande borghesia e della grande proprietà fondiaria nel campo sociale””. (pag 211)”,”TEOP-175″
“KÜHNL Reinhard”,”Faschismustheorien. Texte zur Faschismusdiskussion 2. Ein Leitfaden.”,”Dedicato a Wolfgang Abendroth TEORIA POLITICA CONCETTO E FUNZIONE SCIENZA POLITICA SOCIALE TEORIA TEORIE SUL FASCISMO ITALIANO LEADERSHIP CAPO LEADER FUHRER E FATTORE NAZIONALE FATTORI CARATTERISTICHE NAZIONALI NAZIONALISMO STORIOGRAFIA STORICI FEST FABRI GOLO MANN BRACHER LUKACS MOVIMENTO SOCIALE CLASSI MEDIE CENTRO PICCOLO BORGHESE PICCOLA BORGHESIA CETO MEDIO GEIGER LIPSET WINKLER PSICOLOGIA SOCIOLOGIA REICH FROMM TOTALITARISMO FRIEDRICH BRACHER FENOMENOLOGIA NOLTE MODERNIZZAZIONE MOORE DAHRENDORF SCHOENBAUM ALLEANZA O COALIZIONE POLITICA SCHWEITZER BLOCH MOMMSEN HEER PETZINA ABENDRODT POLICRAZIA POTERI POLITICI ANTISEMITISMO E MORTE DI MASSA EBREI DITTATURA DEL CAPITALISMO MONOPOLISTICO GOSSWEILER OPITZ ATTUALITA’ PROBLEMA NEO-FASCISMO WEISSBECKER”,”TEOP-502″
“KÜHNRICH Heinz”,”Der Partisanen-krieg in Europa, 1939-1945.”,”La resistenza in Grecia. “”Wenn uns die Allierten genügend unterstütz hätten””, erklärte dazu Serafis, “”wären wir in der Lage gewesen, ein Partisanenheer von mehr als 100 000 Mann aufzubauen und Griechenland viel eher zu befreien””.”” (pag 292) “”Bei Kämpfen im Verniongebirge im Frühjahr 1944 wurden 600 Deutschen getötet; ebensoviel fielen bei der Sprengung eines Zuges Anfang 1944 im Tempetal. Weitere 400 Soldaten wurden bei der Sprengung eines anderen Zuges getötet.”” (pag 292)”,”QMIS-113″
“KUKIEL M.”,”Czartoryski and European Unity, 1770-1971 (1955).”,”‘Adam Jerzy Czartoryski, noto anche come Adam George Czartoryski, nacque il 14 gennaio 1770 a Varsavia, nel Commonwealth polacco-lituano. Era figlio del principe Adam Kazimierz Czartoryski e di Izabela Fleming. Czartoryski fu un nobile, politico, scrittore e diplomatico polacco, noto per il suo impegno nella restaurazione della Polonia dopo le spartizioni del paese da parte di Russia, Prussia e Austria 2. Dopo aver ricevuto un’educazione approfondita in patria e aver viaggiato ampiamente in Europa occidentale, Czartoryski tornò in Polonia nel 1791 e partecipò alla campagna anti-russa del 1792. Successivamente, si trasferì a San Pietroburgo, dove divenne amico del granduca Alessandro, futuro zar Alessandro I di Russia. Quando Alessandro divenne zar, nominò Czartoryski ministro degli Esteri nel 1804 3. Czartoryski lavorò incessantemente per la restaurazione della Polonia e fu un importante sostenitore del nazionalismo polacco. Dopo il fallimento dell’insurrezione di novembre del 1830-1831, divenne un leader del governo polacco in esilio e continuò a promuovere la causa polacca fino alla sua morte il 15 luglio 1861 a Montfermeil, in Francia 3’. (f. copilot)”,”POLx-002-FSD”
“KUKLICK Bruce”,”Blind Oracles. Intellectuals and War from Kennan to Kissinger.”,”KUKLICK Bruce è Nichols Professor of American History all’University of Pennsylvania. Ha scritto molti libri sulla storia intellettuale americana e sulla storia politica diplomatica.”,”USAQ-069″
“KUKREJA Veena SINGH M.P. a cura; saggi di Mohammad WASEEM Veena KUKREJA Saleem M.M. QURESHI Tariq RAHMAN Ayesha SIDDIQA Lawrence ZIRING J.N. DIXIT Satish KUMAR Rajen HARSHE’ M.P. SINGH”,”Pakistan. Democracy, Development and Security Issues.”,”Saggi di Mohammad WASEEM Veena KUKREJA Saleem M.M. QURESHI Tariq RAHMAN Ayesha SIDDIQA Lawrence ZIRING J.N. DIXIT Satish KUMAR Rajen HARSHE’ M.P. SINGH KUKREJA è Associate Professor dipartimento di scienze politiche Università Delhi. SINGH è professore nello stesso dipartimento. Grave crisi tra India e Pakistan nel 1990. “”Ancora, nell’ aprile-maggio 1990, il Pakistan usò la minaccia nucleare per far desistere l’ India dall’ intraprendere una forte azione militare contro l’ insorgenza sponsorizzata dallo stesso Pakistan, che era scoppiata nel 1989 in Jammu e Kashmir. Si ritiene, da parte di indiani ben informati, che la minaccia pakistana di un attacco nucleare fosse molto prossima all’ esecuzione. Il governo americano, che era in grado di far desistere i pakistani dai loro piani attraverso una serie di diversi argomenti, si allarmò così tanto che il presidente statunitense spedì Robert Gates, responsabile del National Security Advisors a Islamabad nel maggio 1990 per fare pressioni sul Pakistan affinché rinunciasse all’ esecuzione del piano””. (pag 238)”,”PAKx-016″
“KULA Witold”,”Teoria economica del sistema feudale. Proposta di un modello.”,”KULA Witold è nato a Varsavia nel 1916. Iniziò il suo insegnamento universitario nel 1947 e nel 1950 venne chiamato alla cattedra di storia economica dell’ Università di Varsavia, dove tuttore (1974) insegna. Fra le sue oprere ricordiamo una storia economica della Polonia (1864-1918), vari studi sulla storia economica polacca del secolo XVIII ecc.”,”EURE-013″
“KULA Witold”,”Problemas y métodos de la historia economica.”,”KULA Witold è noto internazionalmente per i suoi studi di storia economica. Analisi degli scheletri nelle sepolture crematorie. “”La tabella della mortalità è il metodo sintetico più esatto per configurare la struttura demografica di un dato luogo in un periodo determinato. Queste tabelle permettono di essere elaborate storicamente a condizione che per i luoghi e il periodo di tempo dato si disponga simultaneamente dei dati sulla struttura della popolazione secondo le età e delle testimonianze sulle età dei morti. Come esempio, e con tutte le riserve del caso a causa dell’ imperfezione del materiale documentario, presentiamo qui la tabella della mortalità della popolazione maschile in Inghilterra negli anni 1276-1300, calcolata da J.C. Russell.”” (pag 356) “”Un cosa è sicura: la società la cui durata media della vita era inferiore a 25 anni era condannata all’ estinzione.”” (pag 357)”,”STOx-108″
“KULA Witold”,”Teoria economica del sistema feudale. Proposta di un modello.”,”Witold Kula è nato a Varsavia nel 1916. Iniziò il suo insegnamento universitario nel 1947 e nel 1950 venne chiamato alla cattedra di storia economica dell’Università di Varsavia. Fra le sue opere ricordiamo una storia economica della Polonia (1864-1918) e vari studi sulla storia economica polacca del secolo XVIII. “”Il compito della storia economica consiste nel capire come gli uomini abbiano svolto la loro attività economica in varie situazioni sociali. Vogliamo conoscere il loro ‘economic behaviour’ [comportamento economico, ndr], dal quale nasce, come risultato involontario e per lo più anche inconscio, un determinato sistema di rapporti di dipendenza ripetibili (1), che a sua volta determina il loro ‘economic behaviour’. Il «sistema economico» è appunto questo sistema di rapporti di dipendenza durevoli e ripetibili. Se il modello spiega in modo giusto il funzionamento del sistema, il momento in cui le variazioni dei parametri superano l’elasticità assunta nel modello, il momento in cui il modello crolla è, nello stesso tempo, il momento in cui si produce una reale (e non convenzionale) cesura storica. Un modello ben costruito dovrebbe spiegare il funzionamento di una data economia e il suo adattamento alle variabili indipendenti, soprattutto a quelle che si ripetono. In questo senso un modello dell’economia preindustriale deve spiegare l’adattarsi dell’economia al «ciclo dei raccolti». Questo è un esempio classico di elemento congiunturale nel senso più largo del termine (il quale non ha evidentemente niente in comune, tranne la ripetibilità, con il ciclo congiunturale dell’economia capitalistica). Ma fenomeni in questo senso «congiunturali» racchiudono di regola sia elementi reversibili, sia elementi cumulativi. (…) Analizzando il funzionamento di un determinato sistema economico dobbiamo dunque, nel corso dell’indagine, separare gli elementi reversibili da quelli irreversibili. In una ricerca su brevi periodi di tempo ci interessano gli uni e gli altri; dovendo analizzare periodi più lunghi, ci interessano soprattutto gli elementi cumulativi. Le tendenze costanti e l’accumularsi delle conseguenze di fenomeni di tipo «congiunturale» portano in definitiva a un cambiamento della struttura. Allora il modello crolla e lo studioso deve costruirne un altro. Constatiamo così, una reale cesura storica. Se si vuole, si può dire che «la quantità diventa qualità». Inteso così, un modello ideale dovrebbe dunque racchiudere in sé elementi di autodistruzione. In altre parole: analizzando il funzionamento di un determinato sistema economico dovremmo saper dire quali saranno le cause della sua caduta e, almeno approssimativamente, quali saranno le componenti essenziali del sistema che prenderà il suo posto: così come Marx, analizzando il funzionamento del capitalismo, cercava di scoprire i fattori che avrebbero portato alla sua disgregazione e di delineare le caratteristiche principali del sistema che sarebbe sorto sulle sue rovine”” (pag 213-215) [(1) Qui si nasconde una grave difficoltà delle ricerche di statistica storica: per i periodi lontani da noi, lo storico è spesso costretto a servirsi di dati isolati, relativi ad un determinato anno per il quale si è conservata parte delle fonti, mentre proprio per i tempi lontani questo procedimento è molto pericoloso (…)]”,”ECOT-007-FP”
“KULESOV Sergej STRADA Vittorio”,”Il fascismo russo.”,”Appendici: ‘L’abbicì del fascismo’ di Gennadij TARADANOV e Vladimir KIBARDIN, ‘Il fascismo italiano’ di Nikolaj USTRJALOV, ‘Il nazionalsocialismo tedesco’ di USTRJALOV, ‘Lettera a Stalin’ di Konstantin RODZAEVSKIJ. Secondo STRADA, il primo analizzatore e denunciatore del totalitarismo ante litteram come conseguenza implicita nell’idea e nella pratica della rivoluzione totale è stato DOSTOEVSKIJ soprattutto nel suo romanzo ‘I demoni’. D. è stato anche il primo grande ‘transfuga’ dall’esperienza rivoluzionaria, colui che ha percorso l’iter dell’adesione a un movimento utopistico-socialista, per il che fu condannato, al superamento di quell’esperienza.”,”RUSx-028″
“KULIKOFF Allan”,”Abraham Lincoln and Karl Marx in Dialogue.”,”Allan Kulikoff è ‘Abraham Baldwin Distiguished Professor in the Humanities Emeritus’ presso l’Università della Georgia. E’ autore di molti libri tra cui ‘The Agrarian Origins of American Capitalism'”,”MADS-796″
“KULISCIOFF Anna a cura di Pietro ALBONETTI”,”Lettere d’ amore a Andrea Costa 1880-1909.”,”Pietro ALBONETTI è nato nel 1935 a Granarolo di Faenza. E’ assistente presso l’ Università di Urbino (storia dei partiti e movimenti politici). Collabora al Centro studi per la storia del modernismo nell’ Istituto di Storia della stessa Università.”,”MITS-154″
“KULISCIOFF Anna, a cura di M. BOGGIO e A. CERLIANI”,”La questione femminile e altri scritti.”,”””Gli ultimi scioperi delle filatrici e tessitrici del Bergamasco e del Cremonese hanno messo a nudo tutta la vergogna della nostra civiltà borghese. Nel Bergamasco dove su 17.000 lavoranti nelle tessiture e filature, 11.000 sono donne e fanciulle, e la giornata di lavoro, in certi stabilimenti, dura dalle 4 di mattina alle 8 di sera, le lavoratrici sono pagate in media 43 centesimi al giorno, ma a patto che non siano maritate. Le maritate si pagano solo 40 centesimi, perché il padrone vuol garantirsi del danno delle interruzioni che possono derivare dalla gravidanza, dal puerperio, dalle malattie che talvolta gli tengono dietro.”” (pag 83)”,”DONx-029″
“KULISCIOFF Anna, con scritti di TREVES Claudio MONDOLFO Ugo PAGLIARI Fausto ABRAMOVITCH R. KAUTKSY Karl ELLENBOGEN W. SCHIAVI Alessandro OLBERG Oda BORSA Mario CARRARA LOMBROSO Paola FERRERO LOMBROSO Gina AMENDOLA Giovanni CABRINI Angiolo SALVATORELLI Luigi SACERDOTE G. VALDATA Enrico KULISCIOFF Anna BONOMI Ivanoe LEVI Alessandro MONDOLFO Rodolfo LABRIOLA Arturo DELLA GIUSTA Piero NENI Pietro RIGOLA Rinaldo RUGGINENTI Pallante MAZZONI Nino BROCCHI Virgilio BONARDI Dino BENAZZI Mario Nicola ANSALDO Giovanni GALLANI Dante ZIBORDI Giovanni MARTINI Simona CLERICI Franco TURATI Filippo”,”Anna Kuliscioff. In memoria. 29 dicembre 1925. A lei, agli intimi, a me.”,”Volume stampato in 750 esemplari dalla Officina Titpografica Enrico Lazzari di Milano con firma di Filippo Turati. Copia n° 106 Contiene il saggio: ‘Anna Kuliscioff. La vita e l’azione (pag 21-43) di Ugo Guido Mondolfo e Fausto Pagliari Da cui due brani: “”Nell’agosto dell’anno dopo (1892) si tenne il famoso Congresso di Genova che è il fonte battesimale del Partito socialista italiano. Anna Kuliscioff vi ebbe una parte notevolissima. Fu Lei che presentò e fece approvare, a grande maggioranza, con un vigoroso discorso, un ordine del giorno che respingeva le tendenze operaiste, riportate a quel Congresso dal Casati: fu Lei fra i più risoluti e tenaci a volere e a sostenere il netto distacco dagli anarchici: e, dopo la secessione dei socialisti collettivisti dalla sala Sivori nella sala della Società garibaldina dei Carabinieri genovesi, dove essi continuarono il loro Congresso e fondarono il nuovo Partito, con rigido carattere socialista, Anna Kuliscioff fu tra quelli che parteciparono più attivamente alla discussione e alla formulazione del programma nel quale tutte le finalità e tutta la varietà dei metodi di lotta del movimento proletario socialista sono accennati in breve ma chiarissima sintesi””. (pag 35-36) “”E più ancora fu contraria allo stravagante mimetismo bolscevico che pervase il movimento socialista italiano dopo il 1918, e che offerse un pretesto formidabile alla reazione che sopravvenne poi”” (pag 43)”,”MITS-393″
“KULISCIOFF Anna, a cura di Elena VOZZI”,”Kuliscioff. Io in te cerco la vita. Lettere di una donna innamorata della libertà.”,”‘Si ringrazia la Fondazione Anna Kuliscioff, per la sua ventennale attività di archivio e divulgazione'”,”MITS-451″
“KULISCIOFF Anna TURATI Filippo, a cura di Reanto GIUSTI”,”Lettere di Anna Kuliscioff e di Filippo Turati a Ivanoe Bonomi. Definizione e svolgimento del riformismo nel «periodo giolittiano». (1903-1909).”,”Rivista storica del socialismo, periodico trimestrale diretto da Luigi Cortesi e Stefano Merli (responsabile) “”Era giustificato allora il pessimismo di Bonomi «quanto ai destini dei poveri riformisti» (18) che invece alla Kuliscioff non sembravano essere stati del tutto traditi dagli avvenimenti”” (pag 98, introduzione di R. Giusti) (18) Anna Kuliscioff a Bonomi, 21 novembre 1904″,”TUFx-032″
“KUMAR SEN Sunil”,”Working Class Movements in India, 1885-1975.”,”KUMAR SEN Sunil professore, è stato attivista del movimento contadino indiano e Fellow dell’Institute of Historical Studies, Calcutta.”,”MASx-022″
“KUMAR Rajender”,”Economic History of India.”,”Rajender Kumar ha ricevuto il suo MA e B. Ed. degrees dalla Meerut University.”,”INDE-002-FC”
“KÜNG Hans”,”Il dialogo obbligato. Scritti e interviste su Islam e Occidente e sul nuovo papato.”,”Raccolta di scritti e interviste KÜNG Hans, teologo cattolico del dissenso, è nato in Svizzera nel 1928. Nominato consulente di teologia da Giovanni XIII per il Concilio Vaticano II, sostiene l’apertura della Chiesa al mondo moderno ed elabora una “”teologia per uomini””. Nel 1979 il Vaticano lo priva della “”missio canonica”” di teologo cattolico. “”Esistevano, di fatto, rapporti abbastanza buoni tra i paesi occidentali e i paesi islamici. Ma si sono progressivamente avvelenati, da una parte, per la questione dello Stato palestinese, rimandata per decenni, e dall’altra per le nuove guerre offensive, soprattutto degli Stati Uniti in Afghanistan ed in Iraq. Il mio libro [la terza parte della sua trilogia sulle religioni monoteiste, ‘Islam. Storia, presente, futuro’, ndr] vuole contribuire a disegnare un’immagine realistica dell’Islam, collocata tra la sua immagine ostile e la sua immagine ideale, entrambe unilaterali. Questo richiede l’autocritica da embrambe le parti, e lo sforzo per capire le religioni dal loro interno. L’immagine ostile dell’Islam è senza dubbio diffusa dai neoconservatori americani. Molto prima dell’11 settembre già stilavano piani per controllare attraverso la guerra le fonti di petrolio in Iraq, per stabilire l’egemonia degli Stati Uniti in Medio Oriente, e, con questa, la sicurezza di Israele a danno dei palestinesi. Lentamente, la maggioranza degli americani si sta accorgendo che, a causa di questa politica, la loro credibilità è scesa al minimo perfino tra i suoi alleati, ed in particolar modo nel caso della Spagna. Il mio ideale sono gli Stati Uniti all’indomani della Seconda guerra mondiale, che raccoglievano milioni per ricostruire l’Europa ed aiutare anche se stessi’ [intervista di Juan G. Bedoya, El País a Hans Küng] (pag 25-26)”,”RELx-048″
“KUNSTLER James Howard”,”La fin du pétrole. Le vrai défi du XXI° siècle. (Tit.orig.: The Long Emergency)”,”KUNSTLER James Howard è nato a New York nel 1948. E’ autore di varie opere d’anticipazione geopolitica. Ha pubblicato articoli sul New York Times Magazine.”,”SCIx-317″
“KUO Thomas C.”,”Ch’en Tu-Hsiu (1879-1942) and the Chinese Communist Movement.”,”Sul ruolo della personalità nella storia: “”World history would indeed be very easy to make, if the struggle were taken up only on condition of infallibly favourable chances. It would, on the other hand, be of a very mystical nature, if “”accidents”” played no part. These accidents themselves fall naturally into the general course of development and are compensated again by other accidents. But acceleration and delay are very dependent upon such “”accidents””, which include the “”accident”” of the character of those who at first stand at the head of the movement””. (Karl Marx, Letters to Dr. Kugelmann, 1871) (in apertura)”,”MCIx-031″
“KUPCHAN Charles A.”,”The End of the American Era. U.S. Foreign Policy and the Geopolitics of the Twenty-First Century.”,”Charles A. KUPCHAN è professore di relazioni internazionali alla Georgetown University e senior fellow al Council of Foreign Relations. E’ stato membro del National Security Council durante la prima amministrazione CLINTON. Vive a Washington DC. Mancano le risorse per il riarmo britannico. “”L’ ascesa di una Germania minacciosa durante gli anni 1930 avrebbe dovuto spingere a un riorientamento della grande strategia britannica, come durante la prima decade del secolo. Non fu così. Quando sia il Giappone che la Germania iniziarono a mostrare segni di intenti ostili durante i primi anni 1930, gli sforzi per cominciare un riarmo britannico furono rapidamente spenti dal Tesoro: “”Il fatto è che nelle presenti circostanze non siamo più in condizione economicamente e finanziariamente per impegnarci in una guerra importante … di quanto non lo siamo militarmente. … Il Tesoro sostiene che all’ epoca presente i rischi finanziari sono più grandi di ogni altro rischio che si possa stimare””. Il primo ministro Ramsey MacDonald convenì che “”deve essere chiaramente compreso che non ci potrà essere un grande aumento di spese perché sarebbe fuori questione””. (pag 8) Verranno fuori tre aree: Est Asia, Europa, Stati Uniti. “”Manca da molti anni nei paesi dell’ Est Asia l’ impegno in un processo storico di integrazione che ha portato pace e prosperità in Europa. Nondimeno, la regione ha un grande potenziale economico. Il Giappone ha già una forza-lavoro specializzata e ad elevata istruzione, una base tecnologica e industriale avanzata, e una rete mercantile ben sviluppata. Una volta che le riforme necessarie saranno messe in opera, il suo prolungato rallentamento darà il cambio a una crescita impressionante. Durante l’ ultimo decennio, la Cina ha goduto di un tasso di sviluppo economico di circa il 10% all’ anno. La Banca Mondiale stima che dal 2020, “”La Cina potrebbe essere il secondo maggiore esportatore e importatore mondiale””. I suoi consumatori potranno avere un potere d’ acquisto maggiore di quelli dell’ Europa. L’ inserimento della Cina nei mercati finanziari mondiali, come utilizzatore e fornitore di capitale, rivaleggerà con quello delle maggiori potenze industrializzate. Con l’ avanzare del nuovo secolo, l’ Est Asia, come l’ Europa, emergeranno come un contrappeso all’ America.”” (pag 65) Prima l’ Europa e poi l’ Asia. “”Allo stesso modo, l’ ascesa dell’ Asia può sulla lunga distanza dare più problemi all’ Occidente che un ritorno di rivalità tra il Nord America e l’ Europa. Questo libro si concentra in primo luogo sull’ ascesa dell’ Europa, sia perché il significato geopolitico della UE è stato così grossolanamente trascurato e sottostimato sia perché l’ Europa, non l’ Asia, è lo sfidante di breve termine alla primazia dell’ America. E’ durante il decennio corrente che le implicazioni geopolitiche dell’ ascesa dell’ Europa manifesteranno i loro effetti, mentre l’ ascesa dell’ Asia è più lontana””. (pag 158)”,”RAIx-167″
“KUPCHAN Charles A.”,”La fine dell’era americana. Politica estera americana e geopolitica nel ventunesimo secolo.”,”Charles A. Kupchan è associate professor alla Georgetown University di Washington e senior fellow presso il Council on Foreign Relations. É stato membro del Policy Planning Staff al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e, durante la prima amministrazione Clinton, Director for European Affairs presso il National Security Council. In passato ha collaborato con importanti centri di ricerca, tra cui il Center for International Affairs di Harvard, l’International Institute for Strategic Studies (Londra), e il Centre d’Etudes et de Recherches Internationales (Parigi). Sue pubblicazioni: Atlantic Security Contending Visions, Nationalism and Nationalities in the New Europe e The Vulnerability of Empire.”,”USAP-002-FL”
“KUPFER Torsten”,”Geheime Zirkel und Parteivereine. Die Organisation der deutschen Sozialdemokratie zwischen Sozialistengesetz und Jahrhundertwende.”,”L’applicazione delle leggi antisocialiste contro la socialdemocrazia. “”Der spektakulärste Fall polizeilicher Willkür gegen die Sozialdemokratie war der sogenannte “”Köller-Coup”” von 29. November 1895, benannt nach dem Berliner Polizeipräsidenten. An diesem Tage wurden in Berlin auf einen Schlag sechs Wahlvereine der partei, die Agitations-, Preß- und die Lokalkommission, der (vereinsrechtlich und auch faktisch überhaupt nicht existente) “”Verein öffentlicher Vertrauensmänner der Berliner Mitglieder der Sozialdemokratischen Partei”” und der Parteivorstand der Sozialdemokratischen Partei Verboten. (…)””. (pag 101) Lo scontro tra cattolici e protestanti sulla nomina di Clark. “”Truman ayant été occupé par le rappel du général MacArthur, ce n’est qu’à la fin d’avril 1951 qu’il contacta le général Mark W. Clark. “”Libérateur de Rome””, ancien commandant de la V° armée, Clark était en 1951 chef des forces terreestres de l’armée américaine, stationnées à Fort Monroë, susceptible de devenir chef d’était-major des armées. Episcopalien, comme Taylor, proche des catholiques, il avait rendu plusieurs fois visite au pape lorsqu’il avait séjorné en Italie après la guerre. Truman attendit le 19 octobre, veille de la clôture de la session du Congrès, pour informer le Sénat de sa nomination. (…) La hiérarchie catholique, aux Etats-Unis, accueille la nouvelle avec une grande satisfaction. Le cardinal Spellman déclaer: “”Je suis content de l’action du président (…). Les Etats-Unis et le Saint-Siège ont des objectifs identiques de paix (…). Au contraire, la réaction des Eglises protestantes fut extrêmament hostile et violente.”” (pag 133-134)”,”MGEx-192″
“KUPFERMAN Fred”,”Laval 1883 – 1945.”,”L’A è maitre de conferences alla Sorbona e all’Institute d’Etudes Politiques de Paris ove insegna storia contemporanea. Ha pubblicato varie opere su Vichy e sulla Liberazione. Collabora con ‘L’Express’.”,”FRAV-018″
“KUPFERMAN Fred”,”Au pays des soviets. Le voyage français en Union Soviétique 1917-1939.”,”KUPFERMAN Fred insegna all’Università di Parigi I. Specialista di relazioni internazionali ha scritto una biografia di Pierre Laval (1976) e ha studiato il fenomeno del disfattismo frrancese (1914-1918).”,”RUSS-222″
“KURODA Kan’ichi”,”Gorbachev’s Nightmare.”,”About the Discussants in the “”Symposium of the Japan Anti-Stalinist Society of the Spirit World””, Illustrazioni,”,”RUSU-106-FL”
“KURODA Kan’ichi”,”Basic Problems of the Theory of Socialism. Stalinist Socialism. A Japanese Marxist’s Perspective.”,”Appendix: 1. Study on the Soviet Union, 2. Deranged Theories of “”Socialist Society””, A. The Advent of the Chinese Communist Party’s New Theory of Socialism, B. Distortions of Marx’s Theory of Communism, C. Marx and Stalinists on Socialism,”,”JAPx-008-FL”
“KUROMIYA Hiroaki”,”Stalin profiles in power.”,”KUROMIYA Hiroaki è professore di storia alla Indiana University. E’ autore pure di ‘Stalin’s Industrial Revolution: Politics and Workers, 1928-1932’ (1988) e ‘Freedom and Terror in the Donbas: A Ukrainian-Russian Borderland, 1870s – 1990s’ (1998). Stalin, Zinov’ev Trotskii e Lenin. “”At the congress, the delegates were ‘shaken’ by the ‘testament’. Yet their sentiment echoed that of Zinoviev: Lenin’s fear that Stalin would abuse his power han proven unfounded and the CC, with the exception of Trotsky, had led the party correctly. No one voted for the publication of the ‘testament’, and everyone voted for Stalin to remain in is mpost. At the CC plenum after the congress, Stalin asked to be released from his positions in the Secretariat, the Politburo and Orgburo and to be sent to Turkhansk, Iakutsk or overseas. Again Stalin received the unanimous support of the CC to stay in his positions. Stalin had survived the most serious crisis in his risce to absolute power. Considering the climate of the times, one must ask whether the fact that Trotsky was Jewish by origin affected the outcome of his struggle for power. In October 1923 Trotsky himself testified that his Jewish background made him position awkward, reminding the party how difficult it was for him, a Jewish leader of the Red Army, to staunch the anti-Semitic propaganda of the enemy forces during the Civil War. Lenin understood Trotsky’s predicament well, even though he dismissed Trotsky anxiety as “”rubbish””.”” (pag 64) Euro 28,5″,”STAS-056″
“KUROMIYA Hiroaki”,”Stalin’s Industrial Revolution. Politics and Workers, 1928-1932.”,”KUROMIYA Hiroaki Research Fellow of King’s College, Cambridge and Assistant Professor at Indiana University (1990) Wrecking (sabotaggio) “”The first measure concerned the financial issue. Loss of central control over the financial situation and the inflationary currency issue, which in 1930 were mutually reinforcing, caused cost inflation and aggravated the problem of resource constraints. In October 1930 the people’s commissar of finance, L.P. Briukhanov, and the chairman of the State Bank, Iu. L. Piatakov, were held responsible for the currency inflation and were replaced by G.F. Grin’ko and M. Kalmanovich, respectively. In fact, in the special quarter of 1930 further currency issues were ruled out to strengthen financial controls; and the December 1930 joint plenum of the Central Committee and the Central Control Commission resolved to wage “”a decisive struggle against the underestimation of the role and the significance of the financial system”” by introducing “”the strictest financial discipline and a regime of economy””. (…) These measures meant, in a word, the restoration of “”control by the ruble””. Kalmanovich epitomized this in a phrase familiar to everyone: “”If the purchaser doesn’t have money, he won’t get products””. The rehabilitation of the ruble in turn meant the reinstatement of ‘khozraschet’ principles”” (pag 267-268)”,”RUSU-240″
“KUROMIYA Hiroaki”,”Freedom and Terror in the Donbas. A Ukrainian – Russian Borderland, 1870s-1990s.”,”This book discusses both the freedom of the Ukrainian Russian borderland of the Donbas and the terror it has suffered because of that freedom. In a detailed panorama the book presents the tumultuous history of the steppe frontier land from its foundation as a modern coal and steel industrial center to the post-Soviet present. Wild and unmanageable, this haven for fugitives posed a constant political challenge to Moscow and Kiev. Born in Japan in 1953, Hiroaki Kuromiya was educated at Tokyo University and Princeton University. He is aslo the author of Stalin’s Industrial Revolution: Politics and Workers, 1828-1932. Formerly a Mellon postdoctoral fellow at Harvard University’s Russian Research Center and a Research Fellow at King’s College, Cambridge, Kuromiya now teaches history at Indiana University Bloomington. List of Maps and Figures, Notes on Nams, Notes, Acknowledgments, Introduction, Conclusion, Sources, Index,”,”RUST-046-FL”
“KURON Jacek”,”La mia Polonia. Il comunismo la colpa la fede.”,”KURON è uno dei padri storici della democrazia polacca. Ministro del Lavoro del primo governo postcomunista della Repubblica di Polonia, deputato alla dieta, leader di Solidarnosc, è noto in Occidente fin dalla metà degli anni 1960. In quel periodo, ancora marxista, assieme a Karol MODZELEWSKI scrisse una lettera aperta al partito, che gli valse tre anni di carcere. Questo libro è autobiografico.”,”POLx-014″
“KURZ Robert WALLNER Gerold GRIMM Roland DORNIS Martin SCHOLZ Roswitha RENTSCHLER Frank KURZ Robert FREEMAN Alan LEICHT Ulrich”,”Exit! Krise und Kritik der Warengesellschaft. N. 3″,”Redaktion, Petra Haarmann (Herne), Robert Kurz (Nürnberg), Claus Peter Ortlieb (Hamburg), Frank Rentschler (Marburg), Roswitha Scholz (Nürnberg), Jörg Ulrich (Ulm),”,”TEOC-086-FL”
“KURZ Robert”,”Die Antideutsche Ideologie. Vom Antifaschismus zum Krisenimperialismus: Kritik des neuesten linksdeutschen Sektenwesens in seinen theoretischen Propheten.”,”Robert Kurz, geb. 1943, lebt in Nürnberg, Seit 1966 in der radikalen Linken aktiv, heute Redakteur und Mitherausgeber der Theoriezeitschrift Krisis.”,”TEOC-097-FL”
“KURZ Robert”,”Der Kollaps der Modernisierung. Vom Zusammenbruch des Kasernen-sozialismus zur Krise der Weltökonomie.”,”Robert Kurz (geb. 1943) untersucht den Prozeß der Modernisierung im globalen Zusammenhang, Vom Zusammenbruch des Kasernensozialismus – den er nicht als Sieg der Marktwirtschaft sieht – zur Krise der Weltökonomie überhaupt verläuft dabei die Linie, die er zieht. Mit einem Vorwort von Friedrich DIECKMANN, Literaturverzeichnis, Quellen- und Rechtsnachweis, Reclam Leipzig Il collasso della modernizzazione. Dal crollo del socialismo da caserma alla crisi dell’economia mondiale.”,”EURC-087-FL”
“KUSIN Aleksandr A.”,”Marx e la tecnica.”,” “”Una volta che si è compiuta la rivoluzione nelle forze produttive – che si manifesta tecnologicamente – si produce anche la rivoluzione nei rapporti di produzione””. (pag 61, Marx, Die Maschinen, Anwendung der Naturkraefte und der Wissenschaft, in K. Marx, Manoscritti degli anni 1861-’63). “”La divisione del lavoro, afferma Marx, “”è una specifica creazione del modo di produzione capitalistico””””. (pag 62) “”La macchina non si presenta sotto nessun rispetto come mezzo di lavoro del singolo operaio. La sua ‘differentia specifica’ non è affatto come nel mezzo di lavoro, quella di mediare l’ attività dell’ operaio nei confronti dell’ oggetto; ma anzi questa attività è posta ora in modo che è essa a mediaro soltanto ormai il lavoro della macchina, la sua azione sulla materia prima, a sorvegliare questa azione e ad evitare le interruzioni””. (pag 63, Marx, Lineamenti fondamentali…) aggiungere accanto a KUSIN, volume a cura di Raffaele RINALDI”,”MADS-161″
“KUSIN Aleksandr Abramievic”,”Marx e la tecnica.”,”””L’unità dei lavoratori viene promossa soprattutto dal sorgere di grandi centri industriali, di mezzi di comunicazione rapidi e a basso prezzo (1). La macchina a vapore svolge un ruolo decisivo nel creare queste condizioni. Il suo impiego non dipende dalle condizioni naturali, e rende possibile la concentrazione della “”produzione nelle città, invece di disseminarla per le campagne come avviene con la ruota ad acqua”” (2). La macchina di per sé allarga la produzione e ne abbassa il costo , abbrevia il tempo di lavoro,alleggerisce il lavoro e significa certamente la vittoria dell’uomo sulle forze naturali. Ma l’impiego capitalistico delle macchine non permette ai produttori di utilizzare a proprio vantaggio queste condizioni favorevoli, ma anzi, all’opposto, comporta conseguenze negative nei loro confronti (3). Nella produzione capitalistica non è “”l’operaio ad adoprare la condizione del lavoro ma, viceversa, la condizione del lavoro ad adoprare l’operaio””, poiché questa produzione non è soltanto “”‘processo lavorativo’, ma anche processo di valorizzazione del capitale”” (4). Nella produzione meccanizzata questo legame innaturale trova un’espressione non solo socioeconomica, ma anche tecnica. L’uomo diventa schiavo della macchina: “”Il dominio del lavoro passato sul lavoro vivente risulta vero non solo in senso sociale, espresso nel rapporto tra capitalista e operaio, ma in senso per così dire ‘tecnologico’”” ((1) K. Marx F. Engels L’ideologia tedesca, p. 52; (2) Il Capitale, I, p. 419 (3) (4) Ibid. p. 486 p. 467) [A.A. Kusin, Marx e la tecnica, 1975] (pag 72-73) “”Marx studiò particolarmente l’economia realizzata dal capitalista grazie alle invenzioni. Tuttavia l’applicazione di invenzioni di tipo meccanico o di altro genere non può comportare un aumento del prezzo delle merci; per contro essa facilita in larga misura l’impiego del lavoro collettivo (Marx, Il Capitale, III, p. 138). La tecnica è straordinariamente importante per la riproduzione. La continua trasformazione del profitto in capitale si compie ad ogni ciclo su una base complessivamente più ampia (Marx, Teorie sul plusvalore, I, p. 435). La tecnica predetermina le proporzioni in cui il processo produttivo può essere allargato. Da essa dipende anche il numero dei cicli che si rendono necessari affinché “”il plusvalore monetizzato venga subito aggiunto di nuovo al valore-capitale in possesso”” (Marx, Il Capitale, II, p. 84). L’impetuoso sviluppo della tecnica nell’ultimo trentennio del XIX secolo portò ad una rapida accumulazione, cui la produzione non riusciva a star dietro. D’altra parte i risparmi del singolo capitalista si rivelavano insufficienti per acquistare una tecnica ancora più potente e complessa. Perciò essa non poteva essere interamente applicata neppure mediante l’allargamento delle imprese. Di conseguenza sorsero società per azioni nell’industria estrattiva, quindi nella metallurgia, nell’industria chimica e tessile ecc.. Lo sviluppo delle società per azioni provocò un ulteriore sviluppo della tecnica. Esse consentiranno ad esempio di realizzare qui lavori in cui l’investimento di forza-lavoro e di tecnica veniva compensato solo in tempi lunghi, come era il caso della costruzione di lungo periodo di opere monumentali (Canale di Suez ecc.).”” [A.A. Kusin, Marx e la tecnica, 1975] (pag 84-85)”,”MADS-010-FPA”
“KUSIN Aleksandr A., a cura di Raffaele RINALDI”,”Marx e la tecnica.”,” Aleksandr A. Kusin è uno studioso sovietico di problemi di storia della scienza e della tecnica.”,”SCIx-377″
“KUSMER Kenneth L.”,”Down and Out, on the Road. The Homeless in American History.”,”Kenneth L. KUSMER è professore di storia alla Temple University. E’ autore pure di ‘Ghetto Takes Shape: Black Cleveland, 1870-1930’ e curatore ‘Black Communities and Urban Development in America, 1720-1990’.”,”MUSx-150″
“KÜTTLER Wolfgang”,”Lenins Formationsanalyse. Rußland vor 1905. Ein Beitrag zur Theorie und Methode historischer Untersuchung von Gesellschaftsformationen.”,”KÜTTLER Wolfgang “”Die “”russische Frage”” war für Marx und Engels fast ausschließlich ein Problem der ‘revolutionären Außenpolitik’ von West- und Mitteleuropa aus, im Interesse der revolutionären Bewegung mit dem Ziel der Zerschlagung des Hauptzentrums der internationalen feudalabsolutistischen Reaktion gewesen. Von einem revolutionären Krieg gegen Rußland hing weitgehend das Schicksal der europäischen Revolution ab. Auch noch in den Jahren des Krimkrieges ließen sie sich im wesentlichen von dieser Konzeption leiten. Zu ihrer historischen und aktuell-politischen Begründung dienten Studien über die Geschichte und Gegenwart der expansiven Außenpolitik des Zarismus seit Peter I. Sie fanden in leiden schaftlichen publizistischen Stelllungnahmen gegen den Zarismus ihren Niederschlag, so z. B. in Marx’ Ausführungen über die “”russische Frage”” in der “”New York Herald Tribune”” vom 12.8.1853 und in seiner Artikelserie über “”Enthüllungen der diplomatischen Geschichte des 18. Jahrunderts”” von 1856/57″” [Wolfgang Küttler, Lenins Formations analyse. Rußland vor 1905. Ein Beitrag zur Theorie und Methode historischer Untersuchung von Gesellschaftsformationen, 1978] (pag 28-29)”,”LENS-221″
“KUX Ernst DALL’ONGARO Giuseppe”,”Crisi nel Sud-Est Asiatico.”,”La prima parte del volume è scritta da E. Kux, la seconda da Giuseppe Dall’Ongaro Note biografiche su Ho Chi Minh (pag 41-49) “”A Londra Ho era entrato a far parte del sindacato lavoratori d’oltremare posto sotto la direzione cinese e per incarico di questo, a quanto pare, si recò a Parigi alla fine del 1918 per far l’agitatore. Sotto il nome di Nguyon Ai Quoc (“”Nguyen il patriota””) si occupò colà come ritoccatore fotografico, mettendo il seguente annuncio nel foglio socialista ‘La vie ouvrière’: «Se desiderate avere un ricordo vivente dei vostri genitori, fate ritoccare le loro fotografia da Nguyen Ai Quoc. Bei ritratti con cornice per 45 franchi. Impasse Compoint 9, Paris XVII». Allora, per la prima volta, egli svolse attività nella politica internazionale. In nome di un «Gruppo di patrioti vietnamiti» indirizzò nel 1919 alla Conferenza di pace in Versailles un Memorandum («Cahier des voeux du peuple vietnamien»), chiedendo amnistia generale, parità di diritti fra francesi e vietnamiti, libertà di riunione, di stampa, di movimento e d’insegnamento e la costituzione di una delegazione permanente vietnamita presso il Governo francese. La proposta però disparve nelle ruote della conferenza, senonchè la sua diffusione nella stampa socialista rese noto il nome di Nguyen Ai Quoc fino nel Vietnam. In Parigi Ho aveva trovato contatti con circoli di esuli radicali vietnamiti, i quali l’introdussero presso nti socialisti, ed egli poté scrivere numerosi articoli nel quotidiano socialista ‘Le Populaire’ (diretto da Paul Longuet, nipote di Marx). Come delegato al Congresso del Partito Socialista Francese in Tours (dal 25 al 30 dicembre 1920), egli votò per l’ingresso nella Terza Internazionale e divenne socio fondatore del diviso Partito Comunista di Francia. (…) Su incarico del Partito Comunista Francese, in seno al quale dirigeva la sezione del Comitato Centrale per le questioni coloniali, Ho fondò nel 1921 l’«Unione Intercoloniale» come organizzazione di lotta dei popoli coloniali e loro simpatizzanti francesi e ne diresse l’organo ‘Le paria’. Nei suoi scritti, l’indignazione per le ingiustizie usate ai popoli coloniali lasciò in ombra le precedenti imbarazzate analisi marxiste. Da ciò un’adorazione fanatica per Lenin. (…) Nel giugno 1923 per la prima volta si recò a Mosca. Prese parte nell’ottobre al Congresso dell’«Internazionale contadina» (Krestintern) fondata dal Komintern, e fu eletto nel Comitato esecutivo della nuova organizzazione come rappresentante delle masse contadine delle colonie. Contemporaneamente Ho cominciò a studiare all’«Università per i popoli dell’Oriente» nella capitale sovietica, su cui pubblicò, nel numero del 18 aprile 1924 della rivista del Kominter «Corrispondenza di stampa internazionale» (Imprecor), una dettagliata relazione. Il compito di questa scuola organizzata come «Comune» e riccamente dotata dalla direzione sovietica, era «insegnare ai futuri combattenti i principi basilari della lotta di classe, render chiaro che la loro concezione del mondo era stata annebbiata da un lato dalla lotta razziale, dall’altro dai costumi patriarcali; mostrar loro gli stretti legami tra l’avanguardia dei lavoratori delle colonie e il proletariato occidentale; far loro conoscere i popoli coloniali sino allora separati e conoscersi infine fra di loro ed unirsi» (1). Gli opuscoli da Ho scritti a Mosca: «La razza negra», «La Cina e la gioventù cinese» e «Il processo della colonizzazione francese», come gli articoli firmati Nguyen O Phap, che vuol dire «Nguyen l’odiatore dei francesi», colpirono per l’intonazione fortemente risentita antifrancese (2). Sotto il suo nome di partito Nguyen Ai Quoc, Ho prese parte al V Congresso del Komintern a Mosca dal 17 giugno all’8 luglio 1924 come delegato delle colonie ed ivi, nell’accalorato dibattito sulla questione nazionale e coloniale, prese partito per Stalin”” (pag 45-47) inserire”,”ASIx-122″
“KUZISCIN Vasilij I.”,”La grande proprietà agraria nell Italia romana. II secolo a.C. – I secolo d. C.”,”Il declino di Roma e della società schiavistica. “”L’esistenza di un folto ceto di sottoproletari esigeva una notevola quantità di plusprodotto, comportava un più intenso sfruttamento degli schiavi ed un più rapido esaurimento della forza lavoro servile; questo fu uno dei fattori che portarono alla crisi del modo di produzione schiavistico. La decadenza delle città e la fuga degli abitanti verso le campagne portarono ad una riduzione dei ceti parassitari e crearono le condizioni per un ritorno di questi ceti al lavoro produttivo agricolo. Le nuove condizioni favorirono un atteggiamento di minor disprezzo per il lavoro, molto diffuso invece nella società schiavistica”” (pag 276)”,”STAx-009-FC”
“KUZNETS Simon”,”Aspectos Cuantitativos del Desarrollo Económico.”,”””E’ condizione preliminare alla industrializzazione, come fenomeno di estensione mondiale, che la produttività della manodopera aumenti sufficientemente nell’ agricoltura per alimentare, con livelli pro-capite più elevati, una proporzione maggiore di forza-lavoro di quella che poteva alimentare in precedenza. D’altra parte, come hanno dimostrato i nostri calcoli, nella maggioranza delle nazioni sviluppate il prodotto per lavoratore del settore A (primario, settore ‘pre-industriale’, agricoltura e industrie affini, pesca e silvicoltura, ndr) è aumentato di più del prodotto per lavoratore dell’ insieme del resto dell’ economia.”” (pag 66)”,”ECOI-183″
“KUZNETS Simon”,”Sviluppo economico e struttura.”,”Il Saggiatore di Alberto Mondadori Editore KUZNETS S. è uno statistico e economista americano. Nato nel 1901, ha studiato alla Columbia University di New York. Ancora giovane è entrato a far parte del National Bureau of Economic Research. Nel 1936 è diventato professore di economia politica e statistica presso l’Univ. di Pennsylvania. Nel 1954 è passato alla John Hopkins Unviersity e nel 1960 ad Harvard. Ha scritto molte opere (v. 3° cop.)”,”ECOT-150″
“KUZNETS Simon”,”Popolazione, tecnologia, sviluppo.”,”KUZNETS Simon, nato a Pinsk (Ucraina) nel 1901, si è trasferito nel 1922 negli Stati Uniti. Ha insegnato all’Università della Pennsylvania, alla John Hopkins e a Harvard, e ha collaborato intensamente con il National Bureau of Economic Research. Nel 1971 gli è stato attribuito il Premio Nobel per l’economia. E’ morto ad Harvard nel 1985. Contiene il capitolo: 15. Le conseguenze della seconda guerra mondiale (pag 299-323) “”Designare i conflitti multinazionali del 1939-45 e del 1914-18 come ‘mondiali’ è una libertà semantica – poiché in nessuno dei due tutto il mondo risultò essere coinvolto. Praticamente tutta l’America Latina evitò una partecipazione effettiva; una buona parte dell’Asia e dell’Africa coloniali fu molto meno intensamente coinvolta di quanto lo furono le nazioni madrepatria; e anche l’impegno di alcuni partecipanti dichiarati – il Giappone e il Portogallo nella prima guerra mondiale o il Brasile in ambedue le guerre mondiali – fu alquanto contenuto. Queste differenze nell’intensità di partecipazione, nel grado con il quale gli stati-nazione attivamente impegnati subirono l’invasione e l’effetto devastante delle battaglie combattute sui loro territori, e nel risultato della guerra per ciascuno di essi, condussero, naturalmente, a differenti effetti sulle rispettive economie, con prospettive di crescita economica postbellica conseguentemente diverse. In questa luce, nessuna delle due guerre mondiali fu universale. Ma sarebbe estremamente difficile designare questi conflitti attraverso i nomi dei partecipanti, anche se ci si limitasse ai sei-dieci più attivi (la lista completa per il 1939-45 include 28 paesi); ed è vero che l’importanza politica ed economica delle nazioni coinvolte fu tale che i conflitti determinarono la scena mondiale. E’ perciò utile mantenere l’appellativo, per distinguere queste guerre da altre molto più circoscritte in termini numerici e dimensionali. (…) Queste stime dirette dei costi della guerra in termini di perdite di popolazione, di capitale e di prodotto presentano molte difficoltà, e non possono essere facilmente effettuate con i dati a disposizione. Un’idea approssimativa dell’effetto della guerra può essere desunta, tuttavia, dal confronto della popolazione e del prodotto aggregato (o, meglio, del prodotto meno la produzione bellica, ove quest’ultima sia ancora rilevante) tra la fine della guerra e il periodo prebellico. Qualunque decremento assoluto di popolazione o di prodotto, o un aumento nel periodo molto meno elevato di quello stimato basandosi sui passati modelli di crescita nei tempi di pace, suggerirebbero la dimensione dell’effetto della guerra. Questo confronto necessariamente presuppone che l’anno precedente la guerra rifletta una posizione relativamente in linea con la tendenza evolutiva secolare, e che l’anno successivo rifletta l’intero effetto cumulativo, prima che una qualunque ripresa abbia inizio. Di più, esso non rivela nulla delle dinamiche interne al periodo considerato, e quindi difetta nell’indicare se i livelli dell’ultimo anno siano propri soltanto di quell’anno o anche di alcuni dei precedenti. Esso tuttavia indica pur sempre i livelli alla fine della guerra, appena prima che la ripresa abbia inizio; e offre così una sintesi parziale del possibile effetto della guerra sulla ripresa e sulla crescita postbellica che segue (…). Con poche eccezioni, delle quali l’Urss, con una caduta del 10% nella popolazione tra il 1940 e il 1944, costituisce la più considerevole, il numero degli abitanti era leggermente più elevato alla fine della guerra che non negli anni prebellici anche per le nazioni più attivamente partecipanti e invase (invase nel senso che furono teatro di guerra) (1). Ma questi incrementi furono chiaramente inferiori al «normale» livello di lungo periodo; e persino nel 1950 la crescita della popolazione di molte delle nazioni partecipanti non era completamente in ripresa, riflettendo le ampie perdite effettive registrate durante il conflitto, combinate con notevoli perdite nel potenziale di crescita demografica. Questa conclusione è avallata dai dati decennali per il totale della popolazione delle principali nazioni del mondo (2). (…) Per quanto approssimativi, questi calcoli indicano che le perdite indotte dalla guerra, per la popolazione vivente e per le nascite potenziali, si aggirano intorno a parecchie decine di milioni. (…) Gli indici della produzione pro capite (…) narrano una storia in qualche modo più complessa, e le conclusioni possono essere meglio sintetizzate se si distinguono diversi gruppi di paesi. Il primo gruppo, esemplificato da Germania, Urss e Giappone, è composto da partecipanti attivi che subirono invasioni; e il loro prodotto pro capite (alla fine della guerra) si collocava su livelli estremamente bassi. I numeri indice – pari a 48 per cento per i Paesi Bassi, 57 per cento per la Francia, 47% per l’Italia, probabilmente all’incirca lo stesso valore per la Germania Ovest nel 1945 (era 78 nel 1948), 46% per il Giappone e 30% per la Grecia – indicano chiaramente che il rendimento economico pro capite era spaventosamente basso. (…)”” (pag 299-310) [(1) Il livello anormalmente elevato per la Germania dell’Ovest riflette il forte afflusso di rifugiati dalla Germania dell’Est e da altre aree; (2) Si veda United nations, ‘Demographic Yearbook, 1961, tabelle 2, p. 120]”,”ECOT-308″
“KVASA A. Ja.”,”Problemi demografici d’Asia e d’Africa.”,”Marxismo, natalità e limitazione delle nascite. “”A questo punto converrà puntualizzare, sia pure per linee generali, l’atteggiamento dei marxisti verso il problema della limitazione cosciente delle nascite. Questo problema è affrontato in molti studi da specialisti di demografia e sociologi occidentali. A. Sauvy, nel libro che già abbiamo citato (A. Sauvy, ‘Malthus et les deux Marx. Le problème de la faim et de la guerre dans le monde’, Paris, 1963, ndr), tenta di dimostrare che esiste una interpretazione «europea» ed una «asiatica» della dottrina di Marx sui problemi delle nascite. Se la «interpretazione europea» del marxismo (in intende l’Urss) non ammette la totale mancanza di figli, quella «asiatica» muove dalla necessità della limitazione in tutti i modi delle nascite. A. Sauvy tenta in ogni modo di riabilitare Malthus, vedendo il suo errore fondamentale nel fatto che avrebbe «troppo presto» esposto la sua teoria, mentre ora la notevole diminuzione della mortalità dovuta alle scoperte della medicina moderna ha reso attuale la dottrina di Malthus. Lo specialista francese in demografia non esita minimamente ad attribuire al marxismo idee ad esso estranee, affermando, per esempio, che Marx avrebbe scritto che lo sviluppo della tecnica porta ad una diminuzione in senso assoluto della forza lavoro, che i marxisti si battono contro la limitazione delle nascite. È invece noto che Marx, formulando la legge della popolazione durante il capitalismo intese parlare di una riduzione «relativa» e niente affatto assoluta dell’occupazione. La posizione dei marxisti verso il problema della limitazione delle nascite è del tutto definita. Dando una priorità nella soluzione del problema della «pressione demografica» a radicali trasformazioni sociali ed economiche, e solo queste in sostanza possono assicurare alla popolazione che cresce una sufficiente quantità di beni materiali, i marxisti-leninisti non sono degli avversari per principio delle misure umanitarie per una cosciente limitazione delle nascite. Sin dal 1913, nell’articolo «La classe operaia e il neomalthusianesimo», V.I. Lenin scrisse che, certamente, intervenendo contro il malthusianesimo come dottrina sociale, i marxisti si battono per l’incondizionata abrogazione di tutte le leggi che perseguono l’aborto o la propaganda dei mezzi anticoncezionali. «Una cosa è – ha scritto Lenin – la libertà della propaganda sanitaria e la difesa degli elementari diritti democratici della cittadina e del cittadino. Altra cosa è la dottrina sociale del neomalthusianesimo» (22). Criticando la profezia dei neo malthusiani circa un possibile ritardo della scienza moderna rispetto alle esigenze della società contemporanea, F. Engels scrisse «Si produce troppo poco, ecco il nocciolo di tutti. Ma perché si produce troppo poco? Non già perché si sarebbe raggiunto al giorno d’oggi e con i mezzi moderni, il limite della produzione. Non per questo, ma perché il limite di questa produzione è determinato non già dalla quantità di stomaci affamati, ma dal numero di portafogli che sono in grado di pagare. La società borghese non produce e non desidera produrre di più» (23)”” (pag 19-20) [(22) V.I. Lenin, Opere complete, vol. 23, p. 257; (23) K. Marx F. Engels, Opere, ed. 2, vol. 31, Mosca, 1963, p. 394] [A. Ja. Kvasa, ‘Problemi demografici d’Asia e d’Africa’, Rassegna sovietica, Roma, n. 2, aprile-giugno 1966]”,”DEMx-001-FGB”
“KWAN Daniel Y.”,”Marxist Intellectuals and the Chinese Labor Movement. A Study of Deng Zhongxia, 1894-1933.”,”KWAN Daniel Y. insegna storia moderna dell’Est Asia nell’University College of the Fraser Valley, British Columbia.”,”MCIx-039″
“KWIATKOWSKA VIATTEAU Alexandra”,”Katyn. L’armée polonaise assassinée.”,”KWIATKOWSKA VIATTEAU Alexandra dottore in lettere russe e polacche all’Univ. di Paris IV Sorbona diplomata del terzo ciclo sull’URSS e l’Europa orientale presso la FNSP di Parigi, conferenziere all’Univ. di Paris II. Giornalista autrice di saggi.”,”POLx-033″
“KWOK Philip L.”,”Napoli e la Cina. Dal settecento agli inizi del nostro secolo.”,”Phili W.L. Kwok è un docente universitario cinese. Vive a Napoli dal 1976 ed è uno storico molto scrupoloso occupandosi di vari periodi di storia della Cina.”,”CINx-001-FFS”
“KYMLICKA Will”,”Introduzione alla filosofia politica contemporanea.”,”Will Kymlicka insegna all’Università di Ottawa, Canada. Nel 1989 ha pubblicato Liberalism, Community and Culture, e nel 1992 ha curato l’edizione di Justice and Political Philosophy.”,”FILx-102-FL”
“KYNASTON David”,”King Labour. The British Working Class, 1850-1914.”,”David Kynaston si occupa della fase della storia della classe operaia britannica dal declino del cartismo alla formazione del Labour Party fino agli sviluppi nel nuovo secolo che giungono al 1914 Socialismo e marxismo (pag 120-136)”,”MUKx-218″
“KYNGE James”,”Frullati dalla Cina. L’ascesa di una nazione affamata.”,”KYNGE James è un esperto di questioni cinesi, in Cina vi ha trascorso 19 anni, lavorando come corrispondente per vari quotidiani internazionali e dirigento la filiale cinese del ‘Financial Times’ dal 1998 al 2005. Attualmente (2007) collabora con la BBC e CNN e vive a Pechino. Domanda cinese di petrolio “”In cima all’elenco dei bisogni vi è il petrolio. Nel corso del XX secolo gli Stati Uniti sono stati in grado di alimentare il proprio sviluppo con il petrolio estratto dai giacimenti situati in Alaska, negli Stati del golfo del Messico, in Oklahoma, al largo della Louisiana, in California e nell’Illinois. Ma la geologia della Cina è meno feconda. Negli anni Sessanta e Settanta fece alcune scoperte rilevanti, ma negli ultimi due decenni la sua produzione è rimasta molto indietro rispetto alla domanda interna. Vent’anni fa era il maggior esportatore di petrolio dell’Asia orientale. Ora è il secondo importatore al mondo di greggio. Nel 2004 gravava per il 31 per cento sulla crescita globale della domanda di petrolio, lasciando immaginare che l’incremento nel prezzo del petrolio oltre 60 dollari il barile, avvenuto verso la metà del 2005, era in misura significativa dovuto all’influenza della domanda cinese. L’appetito cinese sta crescendo a un ritmo che ridicolizza persino le previsioni degli espeti; nel 2005 stava quasi consumando la quantità di petrolio di cui l’Agenzia per l’Informazione Energetica degli Stati Uniti riteneva avrebbe avuto bisogno cinque anni dopo.”” (pag 132)”,”CINE-050″
“KYNGE James”,”China Shakes the World. The Rise of a Hungry Nation.”,”L’autore ha studiato in Cina ed è un ex-giornalista che ha condotto ricerche sul posto. In seguito è stato nominato China Bureau Chief per il Financial Times (1998-2005).”,”CINE-087″
“LA GRASSA Gianfranco”,”Fuori della corrente. Decostruzione-ricostruzione di una teoria critica del capitalismo.”,”LA GRASSA Gianfranco già docente di Economia nelle

Biblioteca Isc ordinata per nome autore, H

“HAAG Jaap”,”Inventar des Nachlasses Wolfgang Abendroth (1906-1985): 1923-1985 (-1995).”,”E’ l’ inventario delle carte presenti presso l’ IISG di Amsterdam, lasciate dallo studioso di diritto tedesco, scienziato politico e socialista Wolfgang ABENDROTH (1906-1985). ABENDROTH è stato autore di lavori come ‘Die deutsche Gewerkschaften’ (1954), ‘Aufstieg und Krise der deutsche Sozialdemokratie’ (1964) e ‘Sozialgeschichte der europäischen Arbeiterbewegung’ (1965). E’ considerato uno dei maggiori ispiratori della rivolta studentesca degli anni 1960, anche se non fu mai personalmente favorevole all’ attività rivoluzionaria delle piccole minoranze intellettuali.”,”MGES-008″
“HAAS Tobias SANDER Hendrik”,”Le lobby automobile européen. Analyse critique de l’influence de l’industrie automobile.”,”‘Il est plus sensé de comprendre l’UE comme la densification des rapports de force sociaux («condensate of class forces»), ainsi que l’explique le politologue Nicos Poulantzas (Poulantzas 2002). Les intérêts et les conflits entre les acteurs sociaux se cristallisent dans les appareils législatifs et exécutifs de l‘UE. Celle-ci est le lieu où se figent les conflits sociaux. En même temps, dans le capitalisme, les institutions étatiques jouissent d’une relative autonomie vis-à-vis des groupements d’intérêt individuels. Elles transforment les conflits sociaux de telle manière que les intérêts des groupes détenteurs de capitaux dominants sont systématiquement favorisés. La variabilité des règles appliquées dans le lobbyisme sont une forme concrète de la manière dont les intérêts de la société s’inscrivent dans les appareils législatifs et exécutifs de l’UE. Les institutions de l’UE par rapport aux États membres présentent la particularité de disposer d’une moindre autonomie et de présenter une sélectivité stratégique encore plus forte (Jessop 2010) vis-à-vis des groupes d’entreprises dominants. Tandis que les groupes détenteurs de capitaux trouvent leurs points d’appui essentiellement dans les organes exécutifs technocratiques et difficilement contrôlables du point de vue démocratique de la Commission, d’autres intérêts sociaux sont plutôt représentés au sein du Parlement européen dont le poids est relativement faible (Eberhardt 2012). En outre, un élément caractéristique de la gouvernance dans l’UE est que les parties prenantes puissantes naviguent facilement entre les niveaux décisionnels (local, régional, national ou supranational) pour faire valoir leurs intérêts. Ces caractéristiques de l’UE se retrouvent également dans la politique des transports’. (pag 8-9)”,”EURE-001-FGB”
“HAASE Hugo NOSKE Gustav e altri”,”Protokoll über die Verhandlungen des Parteitages der Sozialdemokratischen Partei Deutschlands. Abgehalten in Chemnitz vom 15. bis 21. September 1912.”,”Contiene la relazione di HAASE sull’ imperialismo (pag 403-415 e gli interventi sul tema di LENSCH, BERNSTEIN, PANNEKOEK, GRUMBACH, LIEBKNECHT, COHEN, DUEFFEL, LEDEBOUR.”,”MGEx-153″
“HAASE Hugo, a cura di Ernst HAASE”,”Sein Lebe und Wirken. Mit einer Auswahl von Briefen, Reden und Aufsätzen herausgegen von Ernst Haase.”,”HAASE Hugo”,”MGEK-099″
“HAASS Richard N.”,”The Reluctant Sheriff. The United States After the Cold War.”,”Richard HAASS è direttore di Foreign Policy Studies alla Brookings Institution. In precendenza è stato Direttore del National Security Programs e un Senior Fellow al Council of Foreign Relations. Dal 1989 al 1993 è stato assistente del Presidente George BUSH e Senior Direceto nel Nationa Security Council Staff. Ha scritto molti articoli sulla politica estera americana.”,”USAP-051″
“HABE Hans”,”La Tarnowska.”,”””Ho dovuto inventare molto, se volevo rendere giustizia alla verità. “”Inventare”” ha origine nel verbo latino ‘invenire’: trovare. Si trova soltanto quando s’inventa”” (pag 13)”,”VARx-104-FV”
“HABEDANK Heinz a cura e redazione; saggi di Kurt STENKEWITZ Dieter BAUDIS Heinz HABEDANK Waltraut SEIFERT”,”Beiträge zur Geschichte der Novemberrevolution. Überarbeitete und ergänzte Vorträge, gehalten anläßlich der Arbeitstagung “”40 Jahre Novemberrevolution”” im Institut für Geschichte an der Deutschen Akademic der Wissenschaften zu Berlin.”,”Saggi di Kurt STENKEWITZ Dieter BAUDIS Heinz HABEDANK Waltraut SEIFERT. “”Am 10. November 1918 kamen die Arbeiter- und Soldatenräten Berlins zu ihrer ersten Vollversammlung zusammen, um die Regierung und den Vollzugrat zu wählen und die von der Revolution zu lösenden Aufgaben zu beraten. Die Spartakusgruppe hatte die Losung ausgegeben, keinen Regierungssozialisten in den Rat der Volksbeauftragten zu wählen. Diese Parole hatte keinen Erfolg, da dessen Zusammensetzung bereits vorher in internen Beratungen zwischen der SPD und USPD – Parteiführung ausgehandelt worden war. Es gelang der rechten SPD -Führung, mit Hilfe der demagogischen Phrase von der “”Einigkeit””, die ihre Wirkung besonders auf die Soldatenvertreter nicht verfehlte, die Wahl des Rates der Volksbeauftragten in der vorgeschlagenen Zusammensetzung durchzusetzen. Auch in dem von der Versammlung gewählten Vollzugsrat des Arbeiter – und Soldatenrats von Groß Berlin, …””. (pag 28-29) Il 10 novembre 1918 si sono riuniti i consigli degli operai e dei soldati di Berlino nella loro prima assemblea plenaria, per scegliere il governo ed il consiglio esecutivo e per suggerire i compiti da risolvere per la rivoluzione. Il gruppo Spartaco si era speso per non far eleggere i delegati popolari dei socialdemocratici nel consiglio. Questa parola d’ ordine non aveva avuto successo, poiché la sua composizione era stata negoziata in anticipo attraverso consultazioni interne tra le direzioni di partito SPD e USPD. Con l’ aiuto della frase demogogica dell’ accordo che ebbe effetto in particolare sui rappresentanti dei soldati, la direzione SPD era riuscita ad imporre la composizione proposta nell’ elezione del consiglio dei delegati.”””,”MGER-080″
“HABERER Jean-Yves”,”Cinq ans de Crèdit Lyonnais (1988 – 1993)”,”Jean-Yves HABERER, ispettore generale delle Finanze, è stato soprattutto direttore di gabinetto del ministro delle Finanze dal 1976 al 1978, direttore del Tesoro dal 1978 al 1982, presidente di PARIBAS dal 1982 al 1986 e della Cie BANCAIRE dal 1982 al 1988. E’ stato presidente del Credit Lyonnais dal settembre 1988 al novembre 1993.”,”E1-BAIN-005″
“HABERMAS Jürgen a cura; saggi di A. SCHMIDT F. HAUG C. OFFE J. BERGMANN H. BERNDT R. REICHE P. BREINES”,”Risposte a Marcuse.”,”E’ una raccolta di saggi di giovani filosofi e sociologi tedeschi A. SCHMIDT, F. HAUG, C. OFFE, J. BERGMANN, H. BERNDT, R. REICHE, P. BREINES (è il solo americano). Questo libro è stato progettato per il 70° compleanno di MARCUSE da J. HABERMAS dell’ Università di Francoforte.”,”TEOS-045″
“HABERMAS Jürgen”,”Teoria e prassi nella società tecnologica.”,”HABERMAS è nato nel 1929 e si è abilitato nel 1961 con una ricerca sullo ‘Strukturwandel der Oeffentlichkeit’. Ha studiato e lavorato come assistente presso l’ Institut für Sozialforschung di Francoforte (Scuola di Francoforte) scirvendo con altri collaboratori ‘Student und Politik’. Attualmente (1969) è Professore di filosofia e sociologia a Francoforte. Ha scritto molte opere.”,”TEOS-050″
“HABERMAS Jürgen, a cura di Furio CERUTTI”,”Per la ricostruzione del materialismo storico.”,”Jürgen Habermas è nato nel 1929. Dal 1961 al 1964 ha insegnato filosofia ad Heidelberg, dal 1964 al 1971 filosofia e sociologia a Francoforte sul Meno. Dal 1971 è direttore del Max-Planck-Institut di Starnberg (Monaco di Baviera). Tra le sue pubblicazioni: Theorie und Praxis, Erkenntnis und Interesse, technik und Wissenschaft als IdeologieZur Logik der Sozialwissenschaften, Theorie der Gesellschaft oder Sozialtechnologie (insieme con Niklas Luhmann), Legitimationsprobleme im Spätkapitalismus.”,”FILx-088-FL”
“HABERMAS Jürgen, a cura di Mauro PROTTI”,”La rivoluzione in corso.”,”Jürgen Habermas è nato nel 1929 a Gummersbach. Dal 1961 al 1964 ha insegnato filosofia ad Heidelberg, dal 1964 al 1971 filosofia e sociologia a Francoforte sul Meno. Dal 1971 è direttore del Max-Planck-Institut di Starnberg (Monaco di Baviera). Tra le sue pubblicazioni: Theorie und Praxis, Erkenntnis und Interesse, technik und Wissenschaft als IdeologieZur Logik der Sozialwissenschaften, Theorie der Gesellschaft oder Sozialtechnologie (insieme con Niklas Luhmann), Legitimationsprobleme im Spätkapitalismus.”,”TEOS-106-FL”
“HABERMAS Jürgen”,”Agire comunicativo e logica delle scienze sociali.”,”Jürgen Habermas è nato nel 1929 a Gummersbach. Dal 1961 al 1964 ha insegnato filosofia ad Heidelberg, dal 1964 al 1971 filosofia e sociologia a Francoforte sul Meno. Dal 1971 è direttore del Max-Planck-Institut di Starnberg (Monaco di Baviera). Tra le sue pubblicazioni: Theorie und Praxis, Erkenntnis und Interesse, technik und Wissenschaft als IdeologieZur Logik der Sozialwissenschaften, Theorie der Gesellschaft oder Sozialtechnologie (insieme con Niklas Luhmann), Legitimationsprobleme im Spätkapitalismus.”,”TEOS-107-FL”
“HABERMAS Jürgen, a cura di Marina CALLONI”,”Il pensiero post-metafisico.”,”Jürgen Habermas è nato nel 1929 a Gummersbach. Dal 1961 al 1964 ha insegnato filosofia ad Heidelberg, dal 1964 al 1971 filosofia e sociologia a Francoforte sul Meno. Dal 1971 è direttore del Max-Planck-Institut di Starnberg (Monaco di Baviera). Tra le sue pubblicazioni: Theorie und Praxis, Erkenntnis und Interesse, technik und Wissenschaft als IdeologieZur Logik der Sozialwissenschaften, Theorie der Gesellschaft oder Sozialtechnologie (insieme con Niklas Luhmann), Legitimationsprobleme im Spätkapitalismus.”,”TEOS-108-FL”
“HABERMAS Jürgen”,”Il discorso filosofico della modernità. Dodici lezioni.”,”Jürgen Habermas è nato nel 1929 a Gummersbach. Dal 1961 al 1964 ha insegnato filosofia ad Heidelberg, dal 1964 al 1971 filosofia e sociologia a Francoforte sul Meno. Dal 1971 è direttore del Max-Planck-Institut di Starnberg (Monaco di Baviera). Tra le sue pubblicazioni: Theorie und Praxis, Erkenntnis und Interesse, technik und Wissenschaft als IdeologieZur Logik der Sozialwissenschaften, Theorie der Gesellschaft oder Sozialtechnologie (insieme con Niklas Luhmann), Legitimationsprobleme im Spätkapitalismus.”,”TEOS-109-FL”
“HABERMAS Jürgen”,”La crisi della razionalità nel capitalismo maturo.”,”Jürgen Habermas è nato nel 1929 a Gummersbach. Dal 1961 al 1964 ha insegnato filosofia ad Heidelberg, dal 1964 al 1971 filosofia e sociologia a Francoforte sul Meno. Dal 1971 è direttore del Max-Planck-Institut di Starnberg (Monaco di Baviera). Tra le sue pubblicazioni: Theorie und Praxis, Erkenntnis und Interesse, technik und Wissenschaft als IdeologieZur Logik der Sozialwissenschaften, Theorie der Gesellschaft oder Sozialtechnologie (insieme con Niklas Luhmann), Legitimationsprobleme im Spätkapitalismus.”,”TEOS-110-FL”
“HABERMAS Jürgen”,”Conoscenza e interesse con il «Poscritto 1973»”,”Jürgen Habermas è nato nel 1929 a Gummersbach. Dal 1961 al 1964 ha insegnato filosofia ad Heidelberg, dal 1964 al 1971 filosofia e sociologia a Francoforte sul Meno. Dal 1971 è direttore del Max-Planck-Institut di Starnberg (Monaco di Baviera). Tra le sue pubblicazioni: Theorie und Praxis, Erkenntnis und Interesse, technik und Wissenschaft als IdeologieZur Logik der Sozialwissenschaften, Theorie der Gesellschaft oder Sozialtechnologie (insieme con Niklas Luhmann), Legitimationsprobleme im Spätkapitalismus.”,”TEOS-111-FL”
“HABERMAS Jürgen”,”Storia e critica dell’opinione pubblica.”,”Jürgen Habermas è nato nel 1929 a Gummersbach. Dal 1961 al 1964 ha insegnato filosofia ad Heidelberg, dal 1964 al 1971 filosofia e sociologia a Francoforte sul Meno. Dal 1971 è direttore del Max-Planck-Institut di Starnberg (Monaco di Baviera). Tra le sue pubblicazioni: Theorie und Praxis, Erkenntnis und Interesse, technik und Wissenschaft als IdeologieZur Logik der Sozialwissenschaften, Theorie der Gesellschaft oder Sozialtechnologie (insieme con Niklas Luhmann), Legitimationsprobleme im Spätkapitalismus.”,”TEOS-112-FL”
“HABERMAS Jürgen”,”Teoria e prassi nella società tecnologica.”,”Jürgen Habermas è nato nel 1929 a Gummersbach. Dal 1961 al 1964 ha insegnato filosofia ad Heidelberg, dal 1964 al 1971 filosofia e sociologia a Francoforte sul Meno. Dal 1971 è direttore del Max-Planck-Institut di Starnberg (Monaco di Baviera). Tra le sue pubblicazioni: Theorie und Praxis, Erkenntnis und Interesse, technik und Wissenschaft als IdeologieZur Logik der Sozialwissenschaften, Theorie der Gesellschaft oder Sozialtechnologie (insieme con Niklas Luhmann), Legitimationsprobleme im Spätkapitalismus.”,”TEOS-113-FL”
“HABERMAS Jürgen, a cura di Emilio AGAZZI”,”Etica del discorso.”,”Jürgen Habermas è nato nel 1929 a Gummersbach. Dal 1961 al 1964 ha insegnato filosofia ad Heidelberg, dal 1964 al 1971 filosofia e sociologia a Francoforte sul Meno. Dal 1971 è direttore del Max-Planck-Institut di Starnberg (Monaco di Baviera). Tra le sue pubblicazioni: Theorie und Praxis, Erkenntnis und Interesse, technik und Wissenschaft als IdeologieZur Logik der Sozialwissenschaften, Theorie der Gesellschaft oder Sozialtechnologie (insieme con Niklas Luhmann), Legitimationsprobleme im Spätkapitalismus.”,”TEOS-115-FL”
“HABERMAS Jürgen”,”Teoria e prassi nella società tecnologica.”,”HABERMAS è nato nel 1929 e si è abilitato nel 1961 con una ricerca sullo ‘Strukturwandel der Oeffentlichkeit’. Ha studiato e lavorato come assistente presso l’ Institut für Sozialforschung di Francoforte (Scuola di Francoforte) scirvendo con altri collaboratori ‘Student und Politik’. Attualmente (1969) è Professore di filosofia e sociologia a Francoforte. Ha scritto molte opere.”,”TEOS-014-FRR”
“HABERMAS Jürgen”,”Storia e critica dell’opinione pubblica.”,”Volume dedicato dall’autore a Wolfgang Abendroth. Jürgen Habermas è nato nel 1929 a Gummersbach. Dal 1961 al 1964 ha insegnato filosofia ad Heidelberg, dal 1964 al 1971 filosofia e sociologia a Francoforte sul Meno. Dal 1971 è direttore del Max-Planck-Institut di Starnberg (Monaco di Baviera). Tra le sue pubblicazioni: Theorie und Praxis, Erkenntnis und Interesse, technik und Wissenschaft als IdeologieZur Logik der Sozialwissenschaften, Theorie der Gesellschaft oder Sozialtechnologie (insieme con Niklas Luhmann), Legitimationsprobleme im Spätkapitalismus. Contiene il paragrafo 14. Sulla dialettica della sfera pubblica (Hegel e Marx) (pag 143-155)”,”TEOS-355″
“HABERMAS Jürgen”,”Prassi politica e teoria critica della società.”,”Contiene tra l’altro: – La critica hegeliana della rivoluzione francese (pag 175-199) segue ‘Gli scritti politici di Hegel’. – Tra filosofia e scienza: il marxismo come critica’ (pag 301-366) “”Non esiste nessun’altra filosofia che come quella di Hegel sia altrettanto, e fin dentro i suoi intimi impulsi, filosofia della rivoluzione””. A questa tesi, sostenuta vigorosamente da Joachim Ritter, vorrei aggiungerne un’altra… (pag 175) “”Ben lungi dal porsi in siffatto modo, la filosofia si costituisce in totalità propria: non critica, ma sintesi. Proprio questo Marx attribuisce al sistema hegeliano, già nella ‘Dissertazione’, allorché egli dice di esso che «la filosofia si è separata erigendosi in modo compiuto e totale» (pag 326-327)”,”TEOC-004-FMB”
“HABERMAS Jürgen, a cura di Leonardo CEPPA”,”Morale, Diritto, Politica.”,”Jürgen Habermas (1929) ha insegnato nell’Università di Francoforte sul Meno. Tra le su opere ‘Teoria dell’agire comunicativo’ (1986), ‘Il discorso filosofico della modernità (1988), ‘Il pensiero post-metafisico’ (1991), ‘Dopo l’utopia’ (1992). “”E’ dall’economia politica che Marx ed Engels prendono a prestito gli argomenti con cui denunciano l’ordinamento legale della borghesia come espressione giuridica di rapporti produttivi ingiusti. In tal modo, essi, finiscono per allargare lo stesso concetto del politico, che ora non si riferisce più soltanto all’organizzazione dello stato, ma investe alla radice la strutturazione complessiva della società”” (pag 88) “”Essi lessero Rousseau e Hegel conto occhi troppo aristotelici…’ (pag 88) ‘Filosofo e sociologo tedesco (n. Düsseldorf 1929). Allacciandosi alle tesi della scuola di Francoforte e al pensiero di C. S. Peirce, ha dato risalto ai problemi della comunicazione e alla funzione dell’opinione pubblica nella società contemporanea, rivendicando il ruolo politico della razionalità come dialogo non soggetto a condizioni di dominio. Docente all’Institut für Sozialforschung di Francoforte dal 1956, all’univ. di Heidelberg dal 1961, a quella di Francoforte dal 1964; dal 1971 direttore del Max Planck Institut di Starnberg (Monaco), ha insegnato dal 1983 all’univ. di Francoforte, dove è prof. emerito. Opere e pensiero. Tra gli scritti di H. si segnalano: Strukturwandel der Öffentlichkeit (1962; trad. it. 1971); Theorie und Praxis (1963; trad. it. 1968); Technik und Wissenschaft als Ideologie (1964); Erkenntnis und Interesse (1968; trad. it. 1970); Philosophisch-politische Profile (1971); Kultur und Kritik (1973; trad. it. 1980); Zur Rekonstruktion des historischen Materialismus (1976; trad. it. 1979); Theorie des kommunikativen Handelns (1981; trad. it. Teoria dell’agire comunicativo, 1986), in cui ha sviluppato tre direttive di ricerca: la prima incentrata su un concetto di ‘razionalità cognitiva’ che ‘si oppone alle semplificazioni cognitive-strumentali della ragione’, la seconda indagante il tentativo di una ricostruzione del concetto di società attraverso l’integrazione dei paradigmi di ”mondo vitale’ e ”sistema”, la terza relativa a una ‘teoria della modernità’ in cui confluiscono gli apporti più significativi della ricerca sociale; Moralbewusstsein und kommunikatives Handeln (1983; trad. it. 1985); Der philosophische Diskurs der Moderne (1985; trad. it. 1987); Nachmetaphysisches Denken (1988; trad. it. 1991); Texte und Kontexte (1991; trad. it. Testi filosofici e contesti storici, 1993); Die Zukunft der menschlichen Natur (2001; trad. it. 2002), in cui affronta il tema delle nuove discipline scientifiche e di come esse vadano a inserirsi nel panorama gnoseologico; Der gespaltene Westen, miscellanea di articoli, saggi e conferenze che compongono una riflessione critica sul destino dell’Europa e dell’Occidente e in cui H. elabora serrate analisi sui precari equilibri fra gli stati europei e gli USA; Dialektik der Säkularisierung. Über Vernunft und Religion (con J. Ratzinger, 2005; trad. it. Ragione e fede in dialogo, 2005), nato dalle riflessioni sulle interrelazioni tra democrazia e religione maturate in un incontro con il futuro pontefice, a Monaco, presso la Katholische Akademie; Zwischen Naturalismus und Religion (2005; trad. it. Tra scienza e fede, 2006), dove indaga il tema delle relazioni tra religione e laicità e propone il superamento dell’atavica frattura che le separa; Ach Europa (2008), in cui ritorna a occuparsi della situazione relativa all’Occidente; Zur Verfassung Europas (2011; trad. it. 2012); il saggio sui nodi della secolarizzazione Nachmetaphysisches Denken 2.: Aufsätze und Repliken (2012, trad. it. Verbalizzare il sacro. Sul lascito religioso della filosofia, 2015); la raccolta di interventi sulla crisi dell’Unione Europea Im Sog der Technokratie. Kleine politische Schriften XII (2013; trad. it. Nella spirale tecnocratica. Un’arringa per la solidarietà europea, 2014); Auch eine Geschichte der Philosophie (2 voll., 2019); Corona und der Schutz des Lebens (2021; trad. it. Proteggere la vita. I diritti fondamentali alla prova della pandemia, 2022). (Trecc.)”,”TEOS-001-FPB”
“HACHEZ-LEROY Florence”,”L’Aluminium français. L’invention d’un marché, 1911-1983.”,”Au coeur des changements techniques du XXe siècle, l’aluminium est indissociable du développement de l’aviation, de l’automobile, de l’emballage ou de l’architecture moderne. Il participe désormais à notre quotidien au même titre que le verre ou le bois. Matériau de la modernité, intimement lié à la deuxième révolution industrielle et à l’électricité, il symbolise la prodigieuse évolution technique du XXe siècle. Comment ce matériau en est-il venu à s’imposer aussi largement sur les différents marchés, quels sont les acteurs et les conditions de son développement ? Telles sont les questions traitées par Florence Hachez-Leroy à travers l’histoire du cartel de L’Aluminium français (L’AF), créé en 1911 pour promouvoir ce matériau nouveau. Organe de promotion du “” métal léger “”, L’AF est aussi une entreprise industrielle imbriquée dans de puissants cartels internationaux et qui, grâce à un esprit de conquête audacieux, connaîtra une réussite spectaculaire durant l’entre-deux-guerres. Après la Seconde Guerre mondiale, la construction européenne, l’ouverture des frontières et la mondialisation des échanges induisent de profonds bouleversements. L’ensemble de l’industrie de l’aluminium doit alors s’adapter à l’arrivée de la concurrence. Cette époque voit une restructuration considérable de ce secteur et la remise en cause de l’existence de L’AF qui disparaîtra définitivement en 1983. À partir d’archives inédites, Florence Hachez-Leroy renouvelle l’approche traditionnelle de l’étude des cartels. Elle éclaire les conditions mal connues de la diffusion de l’aluminium et analyse les interactions entre le marché et la structuration d’une branche industrielle majeure, l’un des domaines d’excellence de l’industrie française. Florence HACHEZ-LEROY, docteur en histoire contemporaine, est secrétaire scientifique de l’Institut pour l’histoire de l’aluminium. Elle participe aux travaux de l’Institut d’histoire moderne et contemporaine (CNRS) et du Centre de recherche en histoire de l’innovation (Paris IV – Sorbonne). Ses travaux portent sur l’histoire économique, sociale et technique des matériaux.”,”FRAE-054″
“HACK Margherita”,”Dove nascono le stelle.”,”””Cosa è allora al materia oscura? Deve trattarsi di particelle che non danno luogo a emissione elettromagnetica. Un esempio note di queste particelle sono i neutrini. ….”” (pag 158-159) Espansione frenata o accelerata (dell’universo)? “”Se la materia è la componente dominante dell’universo l’espansione sarà decelerata. Se invece domina la costante cosmologica la densità d’energia sarà costante e il tasso d’espansione raggiungerà un valore costante. Con l’espressione che confonde le idee, si dice che un simile universo sta accelerando, perché la velocità di allontanamento delle galassie aumenta continuamente.”” (pag 170) “”L’ultima domanda che ci poniamo è come mai si è originato l’universo. Una risposta che può sembrare sorprendente ma che non viola le leggi della fisica è che l’universo si sia originato dal vuoto. E’ un’idea che fu avanzata qualche decina di anni fa da un giovane fisico americano, Edward Tryon. Durante un seminario di cosmologia egli intervenne improvvisamente esclamando: «Forse l’universo non è altro che una fluttuazione del vuoto». La sua uscita suscitò l’ilarità degli ascoltatori. Però Tryon insistette a sviluppare la sua idea, che si basa su queste considerazioni: l’energia globale dell’universo è zero, in quanto gravità ed espansione si bilanciano perfettamente come oggi è dimostrato dalle osservazioni di ‘Boomerang’ e ‘Map’, che indicano che la densità dell’universo è quella critica; inoltre la carica elettrica dell’universo è zero perché a ogni protone corrisponde un elettrone. Pertanto se il bilancio energetico totale è zero l’universo può essersi originato dal vuoto senza violare la legge di conservazione dell’energia. Nel vuoto fisico, che non è il nulla, si creano continuamente coppie di particelle e antiparticelle di vita brevissima, che pertanto non sono osservabili e sono dette virtuali. La continua apparizione e sparizione delle particelle è una conseguenza del principio di indeterminazione di Heisenberg, che dice che due quantità, come per esempio la posizione e la velocità di una particella, non possono essere determinate entrambe esattamente nello stesso tempo. (…) Così se l’energia globale dell’universo è nulla, si può ipotizzare che in un tempo infinitesimo si sia realizzata una gigantesca fluttuazione di energia da cui si sarebbe materializzato l’universo. E come si è materializzato il nostro, così si potrebbero materializzare molti altri universi in un vuoto infinito nello spazio-tempo”” (pag 186-187)”,”SCIx-495″
“HACKER Andrew”,”Due nazioni. Nera e bianca: separate, ostili, ineguali.”,”HACKER Andrew è professore di scienza politica presso il Queens College e autore di numerosi libri.”,”USAS-175″
“HACKER Barton C.”,”World military history annotated bibliography (Works published before 1967).”,”HACKER B. C. (1935) Professore di Storia allìUniversità di Chicago. È una rassegna bibliografica che nelle intenzioni dell’autore/curatore e dell’editore doveva avere pubblicazioni periodiche di aggiornamento (questoè il volume 27). Sono indicati testi che si occupano della storia della guerra in ogni continente dall’antichità al XX secolo. 3 4138580 SBN”,”QMIx-166-FSL”
“HACKETT John a cura; collaborazione di John BARRACLOUGH Kenneth HUNT Ian McGEOCH Norman MACRAE John STRAWSON Bernard BURROWS”,”La terza guerra mondiale. Una storia futura.”,”Il generale sir John Hackett, pluridecorato, laureato in lettere, è il curatore e l’autore di buona parte di questo libro. Oggi (1980) in Gran Bretagna è uno dei massimi accademici militari contemporanei. Ha combattatuto durante la seconda guerra mondiale riportando ferite. Ha guidato due brigate paracadutiste ad Arnhem nel 1944. È stato anche comandante del Gruppo armate nord della Nato in qualità di comandante dell’Armata britannica del Reno. In seguito è stato rettore del King’s College a Londra. Altri autori: John BARRACLOUGH, gen., maresciallo capo dell’aria (Royal Air Force) Kenneth HUNT, generale brigadiere. Rappresentante del gruppo permanente presso il Consiglio Nato Ian McGEOCH, Comandante di sommergibile Norman MACRAE, vice direttore dell’ ‘Economist’ dal 1965, è stato capitano nella Raf dal 1942 al 1945 John STRAWSON, generale di divisione col 4° Ussari il reggimento di Winston Churchill Bernard BURROWS, Residente politico nel Golfo Persico dal 1953 al 1958, ambasciatore in Turchia dal 1958 al 1962. È il consigliere politico principale per la stesura di questo volume”,”QMIx-003-FAP”
“HACKING Ian”,”Introduzione alla probabilità e alla logica induttiva.”,”Ian Hacking è professore di filosofia all’Università di Toronto e insegna al Collège de France di Parigi, dove è titolare della cattedra di filosofia e storia dei concetti scentifici. Tra i suoi titoli tradotti in italiano, ricordiamo Conoscere e sperimentare, Linguaggio e filosofia, La riscoperta dell’anima, L’emergenza della probabilità, Il caso domato.”,”SCIx-098-FL”
“HACKING Ian”,”L’emergenza della probabilità. Ricerca filosofica sulle origini delle idee di probabilità, induzione e inferenza statistica.”,”Ian Hacking è professore di filosofia all’Università di Toronto e insegna al Collège de France di Parigi, dove è titolare della cattedra di filosofia e storia dei concetti scentifici. Tra i suoi titoli tradotti in italiano, ricordiamo Conoscere e sperimentare, Linguaggio e filosofia, La riscoperta dell’anima, L’emergenza della probabilità, Il caso domato.”,”SCIx-121-FL”
“HACOHEN Malachi Haim”,”Karl Popper in esilio.”,”POPPER-K si trasferisce in NUOVA ZELANDA tra il 1937 e il 1945. Qui accetta il posto offertogli dal CANTERBURY UNIVERESITY COLLEGE di CHRISTCHURCH. Nel 1937 scrive il saggio “”Che cosìè la dialettica””. Tra il 1942 e il 1945 scrive “”Miseria dello storicismo”” e “”La società aperta e i suoi nemici””. HACOHEN-MH è docente presso il Dipartimento di Storia della DUKE UNIVERSITY di DURHAM (CAROLINA DEL NORD). HACOHEN-MH, BIBLIOGRAFIA – “”Dilemmas of Cosmopolitanism: Karl Popper, Jewish Identity and Central European Culture””.”,”SCIx-077″
“HADDAD Galit”,”1914-1919. Ceux qui protestaient.”,”HADDAD Galit laureata in storia è ricercatrice associato nel gruppo AHMOC (CRH) nell’EHESS di Parigi. CRRI Comitato per la ripresa delle relazioni internazionali “”La protestation pacifiste évolue donc non seulement en rapport avec la conjoncutre militaire, mais aussi en fonction du discours du consentement à la guere et des valeurs de la culture de guerre. La protestation contre elles se fait acerbe dans un discours pacifiste qui s’emploie à montrer que, loin de servir l’objectif déclaré (la Défense nationale et la lutte pour la civilisation), elles ne constituent qu’un prétexte permettant de continuer le massacre. La déclaration d’Albert Bourderon et de Pierre Monatte, ‘Pourquoi nous sommes allés à Zimmerwald’, en est une perfaite illustration. Celle-ci récuse la façon dont le consensus national autour des buts de guerre d’adosse à des idéaux qui ne correspondent pas aux objectifs véritables du conflit (…)”” (pag 73)”,”QMIP-077″
“HADJINICOLAU Nicos”,”Storia dell’arte e lotta delle classi.”,”””Sappiamo già da Marx e da Engels che ogni formazione sociale è composta da tre livelli specifici (detti anche istanze o campi): il livello economico, il livello politico ed il livello ideologico. Da una parte, ogni livello ha una struttura propria. D’altra parte, i tre livelli si articolano insieme nella forma di una struttura globale. Questa articolazione non è semplice, ma complessa; perciò l’immagine della costruzione con una ‘infra’struttura (economica) ed una ‘sovra’struttura politico-ideologica) non è sufficiente a rendere evidente questa complessità”” (pag 19)”,”TEOS-340″
“HAEGELE Vincent”,”Napoléon et Joseph Bonaparte. Le Pouvoir et l’Ambition.”,”Vincent Haegele, ex allievo dell’ École Nationale des Chartes, archivista, paleografo, ha pubblicato con Tallandier ‘Napoléon et Joseph. Correspondance intégrale, 1784-1818′ (2007). Oggi (2010) è conservatore alla biblioteca universitaria delle Lettres de Picardie. Personaggio contrastato, sovente incompreso, sfortunato nella sua carriera militare, Giuseppe soffriva di una immagine particolarmente negativa riguardo alla leggenda che circonda il suo fratello minore Napoleone, “”re dilettante’ o approfittatore del ‘migliore tra i fratelli, egli appare come un uomo debole accettando “”due corone strappate a due famiglie straniere legittime””. Al contrario il fratello maggiore dell’Imperatore fu un pilastro del nuovo regime instaurato dopo il colpo di stato del 18 brumaio. Divenuto re di Napoli, poi re di Spagna, tenta, senza successo, di sposare il principio di solidarietà familiare e affermare le proprie concezioni del potere. Scontrandosi con Napoleone si muta a poco a poco in un oppositore risoluto. Una relazione complessa, e a volte violenta, del re e dell’imperatore che si presenta e si spiega in questo studio. L’autore, a partire dagli archivi personali e dalla corrispondenza, segue la loro educazione, il percorso sotto la Rivoluzione, il ‘laboratorio’ Napoletano e lo scacco spagnolo, infini i giorni neri della campagna di Francia. Treccani: Giuseppe Bonaparte, re di Napoli (poi re di Spagna) Nacque a Corte, in Corsica, il 7 genn. 1768, da Carlo e Letizia Ramolino, primo di otto figli. Nel maggio di quell’anno la Repubblica di Genova, non riuscendo a domare la rivolta indipendentista capeggiata da Pasquale Paoli, vendette la Corsica alla Francia, che si impadronì dell’isola con una spedizione militare. Paoli, sconfitto a Pontenuovo nell’aprile 1769, riparò in Toscana. I Bonaparte, già ferventi sostenitori di Paoli (per seguirlo nel 1768 da Ajaccio si erano spostati a Corte, nell’interno dell’isola), passarono dalla parte del vincitore. Carlo, abile nell’assicurarsi prebende e favori, ottenne l’ammissione dei tre figli maggiori in buoni collegi francesi. Contrariamente alle consuetudini, il secondogenito Napoleone fu avviato alla carriera militare, mentre G., per il carattere docile e l’amore per la cultura, fu avviato alla carriera ecclesiastica. A dieci anni, nel 1778, entrò nel collegio di Autun, dove si segnalò per l’impegno negli studi e i buoni risultati, ma nel 1784 sentì di non avere la vocazione per la vita religiosa e decise di dedicarsi alle armi. Invece la morte del padre, nel gennaio 1785, a 39 anni, gli fece assumere il ruolo di capo della famiglia. Egli dunque si stabilì ad Ajaccio, accanto alla madre appena trentaduenne (che non si risposò), curando il patrimonio familiare, impoverito dalla prodigalità paterna, e l’educazione dei fratelli, l’ultimo dei quali, Girolamo, aveva meno di un anno. Sentì molto l’importanza del ruolo: dai fratelli, tranne che da Napoleone, a lui quasi coetaneo, pretese il voi. Nel 1787 il ritorno in Corsica di Napoleone, diventato ufficiale d’artiglieria, lo sollevò momentaneamente dagli obblighi di capofamiglia; G. poté così trasferirsi a Pisa, per seguire gli studi giuridici nell’Università. Laureatosi in utroque iure, tornò ad Ajaccio nel maggio 1788. Nominato avvocato del Consiglio superiore della Corsica a Bastia, alla vigilia della convocazione degli Stati generali a Parigi lasciò la carica per rivisitare l’Italia, col desiderio di ottenere dal granduca di Toscana il riconoscimento della nobiltà della famiglia, già perseguito dal padre. Le vicende della Rivoluzione francese stavano avendo contraccolpi in Corsica. Al ritorno ad Ajaccio G. fu segretario del generale Rossi, presidente del Comitato generale dei tre ordini, costituito per stabilire la pace nell’isola lacerata dalle fazioni, ed ebbe un’onorevole posizione nel Consiglio municipale. Il 30 nov. 1789 l’Assemblea nazionale respinse la richiesta di Genova di rioccupare l’isola, abolì il regime militare e dichiarò la Corsica parte integrante del territorio francese; il Paoli tornò in patria e iniziò la collaborazione coi Francesi. A Pisa G. aveva frequentato gli esuli corsi e aveva fatto amicizia con Clemente Paoli, fratello maggiore di Pasquale. Nel settembre 1790 nella consulta di Orezza, che sancì l’autorità di Paoli, fu scelto a rappresentare il distretto di Ajaccio. Non era quello che sperava Napoleone, tornato nell’isola, che constatò la volontà di Paoli di servirsi degli uomini che avevano militato con lui contro i Francesi. Tuttavia G. divenne membro del Direttorio centrale dell’isola e fu nominato giudice di tribunale, ma non riuscì nelle elezioni all’Assemblea legislativa. Nel 1793 l’applicazione della costituzione civile del clero determinò nell’isola un malcontento sfociato in rivolte, con conseguente repressione. Si formò un partito antigiacobino. Il Paoli, accusato anche di aver fatto fallire una spedizione contro gli Inglesi insediati in Sardegna, si schierò contro la Francia. Dichiarato traditore dalla Convenzione, chiese l’intervento degli Inglesi, che sbarcarono nell’isola, e nel giugno 1794 fece dichiarare l’unione alla Corona britannica; le vittorie napoleoniche nella prima campagna d’Italia indussero però gli Inglesi a ritirarsi, nell’ottobre 1796. Nel 1793 G. era riparato in Francia, prima a Parigi, poi a Marsiglia, dove il 1° ag. 1794 sposò Giulia Clary, figlia di un ricco negoziante, ottenendo una cospicua dote. Dal matrimonio ebbe due figlie, Zenaide Carlotta Giulia, nata l’8 luglio 1801, e Carlotta Napoleona, nata il 31 ott. 1802. Datosi agli affari in società col cognato Nicola, nel 1795 si spostò a Genova. Nel 1796 Napoleone lo chiamò nell’amministrazione dell’armata d’Italia, e si servì di lui nelle trattative per l’armistizio di Cherasco (24 aprile), inviandolo a Parigi per convincere il Direttorio a fare la pace col Piemonte. Tornò quindi in Corsica. Con Cristoforo Saliceti e Francesco Miot riordinò l’amministrazione e il partito francese. Nell’aprile 1797 fu eletto deputato all’Assemblea dei cinquecento, dopo che nel marzo era stato nominato residente presso la corte di Parma. Subito dopo, nel maggio, fu nominato ambasciatore a Roma, col compito di diffondere il giacobinismo nella città, ma seguendo le proprie inclinazioni preferì stringere buoni rapporti con la corte papale, cosicché apparve poco energico e gli fu affiancato il generale L. Duphot. Il vivacizzarsi dell’iniziativa politica portò a gravi incidenti; il 28 dicembre Duphot fu ucciso dalle milizie pontificie e G., rotte le relazioni diplomatiche, tornò in Francia. Durante la campagna d’Egitto di Napoleone visse a Parigi, facendo vita di società e frequentando i più importanti salotti. Aveva una buona cultura filosofica e letteraria; scrittore egli stesso, nel 1796 aveva pubblicato a Parigi un romanzo, Moina, e in America avrebbe scritto le sue Memorie. Nell’esercizio delle cariche si era arricchito; comprò una tenuta a 40 km dalla capitale, Mortefontaine, con un castello arredato sontuosamente, dove diede grandi ricevimenti. Ebbe parte poco appariscente nel colpo di Stato del 18 brumaio (9 nov. 1799), che portò Napoleone al potere. Durante il Consolato fu nominato consigliere di Stato e tribuno. Apprezzandone la preparazione culturale e le capacità di negoziatore, Napoleone lo incaricò delle trattative intese a ristabilire buoni rapporti con gli Stati Uniti, concluse a Mortefontaine nell’ottobre 1800, poi di quelle con l’Austria, che dopo tre mesi portarono alla pace di Lunéville (9 febbr. 1801). Nel luglio dello stesso anno firmò il concordato con la Chiesa e come ricompensa ottenne il possesso del palazzo Marbeuf nel centro di Parigi, che aprì a fastosi ricevimenti. Infine condusse felicemente a termine le difficili trattative con l’Inghilterra, concluse con la pace di Amiens (27 marzo 1802). Al successo seguirono cariche e prebende, e la sua ambizione crebbe. Dopo la proclamazione dell’Impero nel 1804, brigò invano per farsi riconoscere erede di Napoleone, allora senza figli. Non gli mancarono i riconoscimenti: i titoli di principe e altezza imperiale, la dignità di grande elettore dell’Impero, tutti accompagnati da lauti appannaggi, e il diritto ad alloggiare nel palazzo del Lussemburgo. Non accettò la corona di re d’Italia, perché importava la limitazione dei suoi diritti alla successione. Un riconoscimento gli era dovuto. Nel dicembre del 1805 Napoleone decise di scacciare dal loro Regno i Borboni di Napoli, che avevano agito con doppiezza nei suoi riguardi, e di fare del Mezzogiorno d’Italia e della Sicilia uno Stato vassallo della Francia. Nominò G. suo luogotenente e comandante in capo dell’armata destinata alla conquista, in effetti affidata dal punto di vista militare al generale André Masséna. Nel gennaio 1806 G. si fermò per tre giorni a Roma, dove firmò un accordo per le forniture militari, quindi passò il confine con 40.000 uomini. L’11 febbraio entrò nella piazzaforte di Capua e il 15 fece un solenne ingresso a Napoli, accolto dall’omaggio delle autorità. Ferdinando IV di Borbone si era rifugiato in Sicilia e il suo esercito si era ritirato, cosicché sembrava che la conquista fosse cosa fatta; G. intraprese una visita delle province, per conoscere il paese, e in Calabria fu raggiunto l’11 marzo dalla notizia che l’imperatore lo aveva proclamato re. Al rientro nella capitale, il 15 maggio, gli furono rinnovate accoglienze trionfali. Il governo insediatosi a Napoli aveva iniziato immediatamente un’intensa attività. Era volontà di Napoleone che il Regno vassallo prendesse gli ordinamenti da lui dati alla Francia, ispirati a criteri di accentramento e di efficienza burocratica. Dalla fine di marzo si susseguirono provvedimenti che investirono tutti i campi dell’amministrazione, avviando una profonda trasformazione dello Stato e della società. Nella capitale i ministeri di Polizia generale, Interni, Finanze, Giustizia, Esteri e Guerra formarono gli organi centrali dell’apparato governativo. Momento essenziale della modernizzazione dello Stato fu l’eversione della feudalità, che eliminò privilegi e differenze tra i cittadini nel campo giudiziario e fiscale, e fece della borghesia la classe dirigente. Il territorio fu diviso in 14 province, rette ciascuna da un intendente, che esercitava uno stretto controllo sui Comuni. L’amministrazione della giustizia, distribuita regolarmente sul territorio con tribunali di vario grado, fu regolata da codici. Dal punto di vista tributario divenne fondamentale l’imposta fondiaria, basata sul catasto. Nel ricondurre a sé la direzione di tutti i settori della vita della società, lo Stato dettò norme nell’economia, nell’assistenza, nella pubblica istruzione. Nel 1806, durante i febbrili primi mesi di governo, G. si dedicò intensamente all’impianto del nuovo Stato, assistito da collaboratori venuti con lui dalla Francia, come Cristoforo Saliceti, amico dai tempi degli studi a Pisa, Francesco Miot, Pierre-Louis Roederer, e da napoletani come Marzio Mastrilli marchese di Gallo, che vedevano realizzate le riforme desiderate da tempo. Era suo intendimento guadagnare la simpatia dei sudditi. In occasione del primo ingresso a Napoli assistette in cattedrale al Te Deum di ringraziamento, e fece omaggio di una collana di diamanti al patrono della città, s. Gennaro. Abbellì la capitale, protesse la cultura e, secondo le sue abitudini, si circondò di artisti e diede feste sontuose. I Francesi, però, non riuscirono a consolidare rapidamente la conquista. Sconfitti a Maida da un corpo anglo-borbonico (luglio 1806), persero il controllo della Calabria, che rioccuparono interamente solo nel 1808, e dovettero combattere un agguerrito brigantaggio, incoraggiato dai Borboni dalla Sicilia. A ristabilire l’ordine non bastarono le più severe misure militari, consigliate insistentemente da Napoleone, che accusava il fratello di avere il cuore “”troppo buono””. Altro problema che angustiò il governo fu l’imposizione da parte dell’imperatore del pagamento di grosse somme per sopperire ai bisogni della Francia, dissanguata dalle continue guerre. Il re si rendeva conto della necessità di dare pace all’Impero e al sistema che ne dipendeva, e il 29 marzo 1807 ne scrisse a Napoleone. L’imperatore pensava invece a portare anche la Spagna sotto il suo dominio e decise di trasferire a Madrid il fratello, che accettò malvolentieri. Ambizioso, ma poco resistente al lavoro e amante dei piaceri, G. a Napoli si era trovato bene e aveva avuto modo di manifestare in pieno la sua capacità di dirigere e amalgamare uomini di diversa formazione e di essere, secondo una definizione a lui cara, “”re filosofo””. La moglie non lo aveva accompagnato a Napoli, adducendo una salute malferma. Per ordine di Napoleone raggiunse la capitale nel 1808, alla vigilia della partenza di G., per non far trapelare l’imminente sostituzione del sovrano, ed esercitò la reggenza durante l’assenza del marito nelle settimane dal 23 maggio al 5 luglio, in cui gli atti di governo continuarono a essere intestati a lui. L’impressione finale su un regno che fu “”una delle più attive e più feconde manifestazioni del sistema”” creato da Napoleone (Rambaud, p. 553) fu macchiata da azioni che denunziavano una visione personale dello Stato: G. si fece liquidare la parte della lista civile che in precedenza aveva lasciato al Tesoro, e fece elargizioni a persone a lui devote; alla duchessa d’Atri donò terre demaniali per un valore di 472.000 ducati. Invischiato in una vita sentimentale assai movimentata, a Napoli si era innamorato della trentunenne Maria Giulia Colonna, moglie del duca d’Atri, forse il più grande amore della sua vita, e nel settembre 1807 ne aveva avuto un figlio, Giulio, non legittimato. Con l’inganno Napoleone aveva convinto ad abdicare il re di Spagna Carlo IV di Borbone e il figlio, il futuro Ferdinando VII, e aveva dato il trono al fratello. Nominato il 7 luglio 1808 re di Spagna e delle Indie, G. promulgò a Bayonne una costituzione che per la Spagna significava la fine dell’antico regime e nelle sue intenzioni doveva aprire un periodo di riforme simile a quello attuato a Napoli. Le accoglienze non furono però quelle sperate. Egli si accorse subito dell’ostilità della popolazione, sottoposta a saccheggi e violenze dalle armate francesi. Il 20 luglio entrò in Madrid, percorrendo strade deserte. Dovette abbandonarla il 31, ritirandosi nel Nord del paese, a causa della grave sconfitta subita dai francesi a Bailen. Vi rientrò l’8 dicembre, grazie all’intervento diretto di Napoleone. Egli agì allora con abilità, cercando la collaborazione di parte della nobiltà e di conquistare la simpatia della popolazione mostrandosi re nazionale. Come a Napoli, abbellì la capitale, protesse le lettere e le arti. Per rafforzare il suo prestigio, combatté i ribelli mettendosi personalmente alla testa delle armate francesi. Il 19 nov. 1809 riportò a Ocaña una grande vittoria, che gli permise di fare sfilare a Madrid 18.000 prigionieri, subito liberati per mostrare la clemenza del sovrano. Nei primi mesi del 1810 percorse l’Andalusia, accolto con calorose manifestazioni. La sua posizione era però indebolita dall’impossibilità di impedire gli eccessi delle truppe francesi e dalla politica di Napoleone, che nel 1812 richiamò parte dell’armata per servirsene nella campagna di Russia. L’esercito anglo-borbonico, guidato dal futuro duca di Wellington Arthur Wellesley, prese il sopravvento. Costretto ad abbandonare la capitale l’11 ag. 1812, G. vi rientrò nuovamente il 2 novembre, per ritirarsi ancora nel giugno 1813. Il 21 a Vitoria le truppe da lui comandate subirono una sconfitta disastrosa. Fuggì con pochi uomini, abbandonando cortigiani e carriaggi, e si rifugiò in territorio francese. L’avventura spagnola era finita. Per imposizione di Napoleone, che desiderava chiudere la vertenza, nel dicembre riconobbe re di Spagna Ferdinando VII di Borbone. Nel 1814 restò al fianco di Napoleone, che lo nominò luogotenente generale, e dopo l’abdicazione si rifugiò in Svizzera. Nel 1815, dopo il ritorno di Napoleone a Parigi (20 marzo), raggiunse il fratello ed ebbe la presidenza del Consiglio dei ministri quando l’imperatore partì per la guerra. Nel giugno, dopo Waterloo e la definitiva abdicazione di Napoleone, G. scelse di rifugiarsi negli Stati Uniti d’America; il 28 agosto sbarcò a New York, dove prese il nome di conte di Survilliers. Ben fornito di denaro, nel 1816 acquistò una tenuta a Point Breeze, presso il fiume Delaware, e la ingrandì in seguito, come aveva fatto per Mortefontaine. Nella bella casa, e nella villa di Filadelfia che abitava d’inverno, riprese la vita fastosa di un tempo. Seguì da lontano le vicende della famiglia e la politica francese. Nel 1830, dopo la rivoluzione che portò sul trono Luigi Filippo d’Orléans, rivendicò i diritti del figlio di Napoleone, e nel 1832 tornò in Europa, a Londra, sperando d’ottenere il rientro in Francia dei Napoleonidi. Dal 1835 fu di nuovo a Point Breeze, e nel 1841 ebbe il permesso di risiedere in Italia: fu prima a Genova, poi a Firenze, dove morì il 28 luglio 1844. Napoleone III nel 1862 ne fece portare le ceneri a Parigi, agli Invalidi. A Firenze si era ricongiunto alla moglie, che non lo aveva seguito in America, e alla figlia Zenaide, maritata col cugino Carlo Luciano; l’altra figlia, Carlotta, era morta nel 1839. Tra i tanti amori, G. in Spagna aveva avuto una relazione duratura con la marchesa di Monte Hermoso; in America nel 1822 ebbe una figlia illegittima, Carolina, da una quacchera, Annetta Savage, e forse un figlio, Felice Giuseppe, dalla creola Emilia Lacoste, moglie d’un ex ufficiale dell’esercito imperiale. Fonti e Bibl.: A. Du Casse, Mémoires et correspondance politique et militaire du roi Joseph, I-X, Paris 1854-55; J.S.C. Abbot, History of Joseph B.in America, New York 1869; A. Du Casse, Les roisfrères des Napoléon Ier, Paris 1883; J. Bertin, Joseph Bonaparte enAmérique, Paris 1893; F. Masson, Napoléon et sa famille, I-IX, Paris 1897-1909; R.M. Johnston, The Napoleonic Empire in SouthernItaly, London 1904; J. Rambaud, Naples sous JosephBonaparte, Paris 1911; C.E. Macartney – G. Dorrance, The Bonapartes in America, Philadelphia 1939; B. Nabonne, Joseph Bonaparte, le roi philosophe, Paris 1949; O. Connelly, The gentle Bonaparte, New York 1968; G. Girod de l’Ain, Joseph Bonaparte, leroi malgré lui, Paris 1970; M. Ross, The reluctant king, London 1976; Enc. Italiana, XVII, pp. 379 s.”,”FRAN-008-FSL”
“HAENISCH Walter”,”La Vie et les Luttes de Philippe Buonarroti.”,”HAENISCH Walter”,”SOCU-194″
“HAFFNER Sebastian”,”Allemagne, 1918. Une revolution trahie.”,”HAFFNER Sebastian è nato a Berlino nel 1907. Emigrato in Gran Bretagna nel 1938, ha pubblicato nel 1940 un primo libro. Ha proseguito poi la carriera di giornalista e scritto libri di storia contemporanea tedesca.”,”MGER-045″
“HAFFNER Sebastian”,”Le pacte avec le diable. (Tit.orig.: Der Teufelspakt)”,”Sebastian HAFFNER è nato a Berlino nel 1917. E’ giornalista e giurista. Nel 1938 lascia la Germania nazista e si rifugia a Londra. Dal 1948 è cittadino britannico. Rientra in Germania nel 1954. Dal 1961 lavora come giornalista a Berlino. Ha una rubrica settimanale sul giornale Stern dal 1963. Ha già pubblicato uno studio su Wiston CHURCHILL e un saggio su MAO TSE-TUNG. Il patto non è solo quello del 23 agosto del 1939. E’ che dopo il 1917 c’è stato un patto che sembra legare tra loro le due maggiori potenze europee attraverso i regimi, le crisi e le guerre. E’ la storia di cinquant’anni di relazioni germano-sovietiche. “”I bolscevichi non si accontentavano però di appellarsi con tutta la loro voce alla rivoluzione tedesca, di “”pregare”” per il suo arrivo (se si ci può esprimere così), essi non arretravano davanti ad alcun sacrificio per promuoverla e sostenerla. E’ vero che i loro mezzi erano allora ben limitati. La loro prima preoccupazione era quella di sopravvivere; e non avevano dei “”Lenin”” da spedire in Germania. Comunque, l’ ambasciata russa che si era reinstallata a Berlino dopo il trattato di Brest-Litovsk, era molto felice di far saltare le regole diplomatiche per sostenere al meglio la rivoluzione tedesca. Essa stabiliva dei contatti, distribuiva del materiale di propaganda, anche un po’ di denaro (molto meno, certo, di quello che i tedeschi avevano inviato in Russia, perché i Bolscevichi erano poveri), può darsi anche un po’ di armi. Si sa da fonte sicura che gli “”agenti (Obleute) rivoluzionari”” berlinesi – avant la lettre, una specie di comitati, illegali, d’ impresa – che preparavano un sollevamento armato per l’ 11 novembre, avevano stabilito da ottobre dei rapporti stretti con l’ ambasciata sovietica. All’ ultimo minuto, il 5 novembre, il governo del Kaiser, che aveva evidentemente avuto sentore di questa attività sovversiva, ruppe le relazioni diplomatiche con la Russia bolscevica e espulse l’ ambasciatore russo (…)””. (pag 79-80) “”C’era a Mosca, nella primavera del 1918, una organizzazione bolscevica che comprendeva almeno 29.000 ex prigionieri di guerra tedeschi, il cui capo non era altro quell’ Ernst Reuter – lo stesso Reuter che divenne celebre trent’anni dopo come borgomastro di Berlino durante il blocco sovietico. (…) Ernst Reuter, che aveva allora ventotto anni, divenne non solo a contatto del boscevismo un comunista entusiasta, ma scoprì nel contempo le sue doti politiche””. (pag 81)”,”GERQ-074″
“HAFFNER Sebastian”,”Defying Hitler. A Memoir.”,”HAFFNER Sebastian nacque nel 1907 a Berlino dove studiò legge e si laureò nel 1933, prima di partire per Parigi. Tornò a Berlino nel 1934 e poi lasciò la Germania nel 1938 per la Gran Bretagna. Tornato in Germania nel 1954 scrisse articoli per il ‘Die Welt’ e il magazine ‘Stern’. Ha scritto bestsellers storici tra cui ‘The Rise and Fall of Prussia’, ‘From Bismarck to Hitler’ e ‘The Meaning of Hitler’.”,”GERN-155″
“HAFFNER Sebastian”,”Histoire d’un Allemand. Souvenirs 1914-1933. Nouvelle édition augmentée.”,”‘Giovane magistrato giunto per uno stage a Berlino, S. Haffner (1907-1999) fugge in esilio nel 1988, giudicando esecrabile l’atmosfera politica e culturale della Germania nazista. Stabilitosi in Inghilterra vivrà in modo precario. L’editore Warburg gli commissiona un libro che sarebbe diventato ‘Storia di un tedesco’, ma scoppia la guerra e il manoscritto non verrà mai pubblicato. Nel 1954 Heffner torna in Germania e diventa un noto giornalista e storico. Questo racconto verrà pubblicato solo nel 2000 dopo la scoperta del manoscritto successiva alla morte dell’autore. L’ascesa del nazismo al potere spazza via anche la vita privata delle persone: “”Il tentativo di isolarmi in un piccolo dominio privato fallisce dunque molto rapidamente, per la buona ragione che tale dominio non esisteva. I venti hanno presto iniziato a soffiare da tutti i lati sulla mia vita privata, e l’hanno disperso. Di quella che avrei potuto chiamare “”la piccola cerchia dei miei amici””, non restava più niente nell’autunno del 1933″” (pag 30); L’hitlerismo montante. “”La Germania che per me e quelli come me era stato il “”nostro paese”” non era semplicemente un punto sulla carta d’Europa. Era una costellazione di caratteri ben definiti: il senso dell’umano ne faceva parte, uno spirito aperto, una riflessione meditativa tenace e profonda, una difficoltà ad accettarsi e ad accettare il mondo, il coraggio di consegnarsi ad esperienze sempre nuove e di respingere le soluzioni inadatte, lo spirito critico nei confronti di se stessi, l’amore della verità, l’obiettività, l’insoddisfazione, la sete di assoluto, una grande diversità, una certa pesantezza, ma anche il piacere d’improvvisare liberamente, lentamente e seriamente, ma anche una creatività inesauribile e divertente che non cessava di produrre forme sempre nuove per poi abbandonarle come tentativi abortiti, il rispetto della personalità e dell’originalità, bontà, generosità, sentimentalità, musicalità, e innanzitutto una grande libertà: qualche cosa di mutevole, d’illimitato, di smisurato, che mai si irrigidisce e mai si rinuncia. Eravamo segretamente fieri che il nostro paese fosse, nel dominio dello spirito, quello delle infinite possibilità. Qualunque cosa fosse, era il paese in cui ci sentivamo legati, dove ci sentivamo a casa. Questa Germania, i nazionalisti tedeschi l’hanno saccheggiata, calpestata, e alla fine si è compreso quel è il suo nemico mortale: il nazionalismo tedesco e il Reich’ (pag 333-334)”,”GERN-182″
“HAHLWEG Werner”,”Lenin und Clausewitz. Ein Beitrag zur politischen Ideengeschichte des 20. Jahrhunderts.”,”Archiv fur Kulturgeschicte, a cura di Walter Goetz, Herbert Grundmann e Fritz Wagner”,”LENS-328″
“HAHN Albert L. a cura BERTI Lapo”,”Teoria economica del credito.”,”In contrapposizione alla formulazione di Alfred Marshall e di Irving Fisher, che trattava la quantità di moneta come grandezza esognea e il livello dei prezzi monetari come strettamente legato alla quantità di moneta, Hahn (e con lui altri famosi economisti come Knut Wicksell, Joseph Alois Schumpeter, John Maynard Keynes, Sir Dennis Holme Robertson) vede la quantità di moneta come frutto di contrattazini interne al mercato, e il livello dei prezzi determinato, non già dalla quantità di moneta, bensì dalla domanda globale o dai costi. Questa impostazione che può apparire una mera variante tecnica, si rivela centrale per i temi della teoria economica: ne scaturisce infatti una diversa teoria della distribuzione del reddito, un diverso modo do analizzare i rapporti fra banche e imprese, una diversa analisi della accumulazione del capitale industriale e finanziario. La fama di L. Albert Hahn (1889 – 1968), figlio di un banchiere di Francoforte e banchiere egli stesso, è legata a questo lavoro che, al suo apparire, gli meritò l’attenzione di Schumpeter e di Keynes .”,”E3-IN-002″
“HAHN Frank a cura di Vittorio DE-NICOLO'”,”Stabilità, disoccupazione, moneta.”,”I saggi raccolti in questo volume (molti dei quali sono qui tradotti per la prima volta in italiano) ruotano intorno ad un interrogativo fondamentale: come bisogna emendare la teoria dell’ equilibrio economico generale di Kenneth Joseph Arrow e Gerard Debreu, se si vogliono spiegare (o anche solo descrivere) fenomeni fondamentali delle moderne economie di mercato, come la presenza di moneta o l’esistenza di disoccupazione involontaria. Nel rispondere a questo interrogativo, Hahn tocca temi teorici e metodologici fondamentali, come la natura e l’uso della nozione di equilibrio in economia, il comportamento degli agenti economici in situzioni di idsequilibrio, la necessità di una modellizzazione che catturi in maniera non banale la natura sequenziale della attività economica. E’ nella riflessine su questi temi che sono maturate le basi teoriche dell’opposizione al monetarismo ed alla nuova macroeconomia classica, che trovano in Hahn uno dei critici più feroci ma anche più profondi.”,”E3-IN-001″
“HAHN Hans NEURATH Otto CARNAP Rudolf; a cura di Alberto PASQUINELLI”,”La concezione scientifica del mondo. Il circolo di Vienna.”,”Hans Hahn (1879-1934) matematico, fu tra i primi animatori del Circolo, scrisse tra l’altro ‘Logik, Mathematik und Naturerkennen’ (1934). Otto Neurath (1882-1945) sociologo ed economista autore fra l’altro di ‘Anti-Spengler’ (1921) e ‘Lebensgestaltung und Klassenkampf’ (1928). Rudolf Karnap (1891-1970), fisico, insegnò a Vienna e a Praga e poi dal 1935 nelle Università di Chicago e della California. Tra le sue opere ‘Der logische Aufbau der Welt’ (1928). “”Che Vienna costituissse un terreno particolarmente adatto per tale sviluppo è storicamente comprensibile. Ivi, durante la seconda metà del XIX secolo, il ‘liberalismo’ rappresentò l’orientamento politico a lungo preminente. Il suo patrimonio d’idee appare originato dall’illuminismo, dall’empirismo, dall’utilitarismo, nonché dal movimento di libero scambio dell’Inghilterra. Entro la tradizione liberale viennese emersero studiosi di fama mondiale e vi si coltivò lo spirito antimetafisico; basti citare Theodor Gomperz (traduttore – fra il 1869 e il 1880 delle opere di Mill), Suess, Jodl, ecc.. Grazie a questo spirito illuministico, Vienna è stata all’avanguadia nel promuovere un”educazione popolare’ di indirizzo scientifico”” (pag 62-63)”,”SCIx-351″
“HAHN Hans Werner a cura”,”Johann Philipp Becker. Radikaldemokrat – Revolutionsgeneral Pionier der Arbeiterbewegung.”,”Saggi di Hans-Werner HAHN Gerhard NESTLER Joachim KERMANN Rolf DLUBEK Daisy E. DEVREESE Marco PAOLINO Yvonne KEMPF Roland PAUL Walter SCHMIDT Erich SCHUNK Nell’inserto fotografico, foto di gruppo dei membri della Prima Internazionale al Congresso di Ginevra (1866) e illustrazione del gruppo dei partecipanti al congresso di Basilea (1869) Organizzatore ‘raro’ della Prima internazionale. “”Johann Philipp Becker wurde in seinem Nachruf von Friedrich Engels wegen seines Lebenslaufs und seiner politischen Aktivitäten als ‘ein seltener Mann’ bezeichnet (2). Im folgenden wird Beckers Verhältnis zur Internationalen Arbeiter-Association (IAA) untersucht, die man ebenfalls als eine besondere, eine “”seltene”” Organisation bezeichnen könnte. (…) Becker arbeitete also sowohl für Deutschland, als auch die Schweiz: Anfang Dezember 1865 erfolgte die Ankündigung des Erscheinens des Journal de l’Association internationale des Travailleurs und des Vorboten (19); schon im Januar 1866 erschien in Genf die erste Nummer von “”Der Vorbote. Organ der Internationalen Arbeiterassociation. Politische und sozial-ökonomische Monatsschrift. Zentralorgan der Sektionsgruppe deutscher Sprache der Internationalen Arbeiterassociation”” (20). Bereits am 21. November 1865 war über die Vorbereitung von Sektionen in Berlin, Mainz und Leipzig berichtet worden, am 19. Dezember wurde gemeldet, daß Arbeitervereine in Zürich und Basel sich der IAA angeschlossen hätten und fünf Wochen früher, am 7. November, waren eine gegenseitige Hilfskasse und eine Genossenschaft gegründet worden (21). Am 18. Dezember stellte Becker die Gründung von IAA-Sektionen in Leipzig, Gotha, Stuttgart und Nürnberg in Aussicht, und warf daher die Frage auf, ‘sollen wir sie einstweilen hier aufnehmen, bis es eine größere Anzahl ist und sich in Deutschland ein Zentralkomitee gebildet hat?’ (22). An gleicher Stelle sprach er die Erwartung aus, daß 64 Sektionen des Deutschen Arbeiterbildungsvereins in der Schweiz sich der IAA anschließen werden. Karl Marx, der Korrespondent für Deutschland beim zentralen IAA-Rat in London, antwortete ihm: ‘Die deutschen Sektionen werden am besten tun, sich einstweilen in Genf aufnehmen zu lassen und mit Dir in fortlaufende Verbindung zu treten. Sobald sich etwas Derartiges ereignet, zeige es an, damit ich irgendeinen Fortschritt in Deutschland HIER endlich mitteilen kann”” (23)”” [Hans Werner a cura, Johann Philipp Becker. Radikaldemokrat – Revolutionsgeneral Pionier der Arbeiterbewegung, 1999] [“”(2) F. Engels, Johann Philipp Becker, in: K. Marx-F. Engels, Werke, Bd. 21, 1962 S. 319-324; (19) The General Council of the First International. Minutes (wie Anm. 10), Bd 1 (1864-1866), S. 143, Anm 140 (S. 404); S. 144-145, Anm. 141-142 (S.404); (20) Répertoire international (wie Anm. 17), Bd 1, S. 21-22; (21) Ebd. S 147, Anm. 43 (S. 404-405); (22) Becker an Marx, 18. Dezember 1865, in: Die I. Internationale in Deutschland (wie Anm 10), S. 94-95); (23) Marx an Becker, um den 13. Januar 1866, ebd., S. 96-98″”]”,”INTP-064″
“HAHN Hans NEURATH Otto CARNAP Rudolf; a cura di Alberto PASQUINELLI”,”La concezione scientifica del mondo. Il circolo di Vienna.”,”””L’impegno di fisici come Mach e Boltzmann nell’insegnamento filosofico attesta l’interesse allora dominante per i problemi gnoseologici e logici della fondazione della fisica”” (pag 64)”,”SCIx-001-FRR”
“HAIG Alexander”,”Alla corte di Reagan. La mia nomina a segretario di stato. El Salvador. Aperture con la Cina. L’ opzione zero. Il caso polacco. La guerra delle Falkland. La crisi libanese. Il boom del dollaro.”,”La nomina di William P. Clark a vicesegretario di Stato. “”La nomina chiave è quella del vicesegretario di Stato. E’ il secondo posto in ogni senso. Non ha dei compiti definiti; il segretario e il suo vice possono organizzarsi come meglio credono. Io volevo che fosse un mio alter ego, un uomo con cui condividere perfino i dettagli del mio lavoro, a quale potessi dare la mia completa fiducia””. (pag 63) “”Portava cappello e stivali da cowboy. Mi piaceva come raccontava la sua esperienza. Ha dei modi molto virili e diretti: “”Non son niente di politica estera””. mi disse con amabile candore. Lo sapevo già; non aveva importanza: il dipartimento di Stato abbonda di esperti in politica estera. Avevo bisogno di un uomo che capisse il modo di procedere del presidente. Clark andava bene; era stato capo dello staff di Reagan a Sacramento. “”Conosco il presidente””, disse.”” (pag 64)”,”USAQ-052″
“HAIMSON Leopold SAPELLI Giulio a cura; saggi di Michelle PERROT Jean-Louis ROBERT Odette HARDY-HEMERY Jean QUELLIEN James E. CRONIN Noel WHITESIDE Julia BUSH Giovanna PROCACCI Luigi TOMASSINI Stefano MUSSO Gerald D. FELDMAN Rudolf BOCH Ilse COSTAS Dirk H. MÜLLER Heinrich VOLKMANN Friedhelm BOLL Iurii I. KIRIANOV Eric BRIAN William G. ROSENBERG Diane P. KOENKER Irina M. PUSHKAREVA David MANDEL Hartmut KAELBLE Robert Ia. EVZEROV Andreas KUNZ Irmgard STEINISCH Charles TILLY Giulio SAPELLI Leopold HAIMSON”,”Strikes, Social Conflict and the First World War. An International Perspective. Annali, anno Ventisettesimo, 1990-1991.”,”Annali, direzione Salvatore VECA, Comitato scientifico: Gaetano ARFE’ Maurice AYMARD Enzo COLLOTTI Franco DELLA PERUTA Furio DIAZ Pierangelo GAREGNANI Giuliano PROCACCI Michele SALVATI Giulio SAPELLI Leo VALIANI Salvatore VECA, Redazione Luisa CORTESE, Direttore responsabile Adolfo SCALPELLI Saggi di Michelle PERROT Jean-Louis ROBERT Odette HARDY-HEMERY Jean QUELLIEN James E. CRONIN Noel WHITESIDE Julia BUSH Giovanna PROCACCI Luigi TOMASSINI Stefano MUSSO Gerald D. FELDMAN Rudolf BOCH Ilse COSTAS Dirk H. MÜLLER Heinrich VOLKMANN Friedhelm BOLL Iurii I. KIRIANOV Eric BRIAN William G. ROSENBERG Diane P. KOENKER Irina M. PUSHKAREVA David MANDEL Hartmut KAELBLE Robert Ia. EVZEROV Andreas KUNZ Irmgard STEINISCH Charles TILLY Giulio SAPELLI Leopold HAIMSON Hanover and Braunschweig as examples of reformist and revolutionary strike behavior. “”The dominance of the USPD in Braunschweig was surpassed only in certain central German districts such as halle Merseburg, and Leipzig. Even in the revolutionary centers of Berlin, Hamburg and Munich, the MSPD proved much stronger than the USPD in the first free parliamentary elections of the young republic in 1919. Hanover, on the other hand, can be seen as a prototype of cities where the revolution passed without great upheavals, and where the MSPD dominated hte political scene. The MSPD won over 50% of the votes in the first postwar parliamentary elections. Since these difference were characteristic of the first phase of revolution, they must have been rooted in developments during the war and the prewar period which we will investigate further.”” (pag 355)”,”MOIx-028″
“HAIMSON Leopold H. TILLY Charles a cura, contributi di Eric BRIAN Friedhelm BOLL James E. CRONIN Ronald PETRUSHA Diane KOENKER William G. ROSENBERG V.I. BOVYKIN L.I. BORODKIN Y.I. KIRYANOV Lorenzo BORDOGNA Gian Primo CELLA Giancarlo PROVASI P.K. EDWARDS Michelle PERROT David MONTGOMERY Keith BURGESS Elisabeth DOMANSKY Heather HOGAN Bruno BEZZA Hugues LAGRANGE”,”Strikes, wars, and revolutions in an international perspective. Strike waves in the late nineteenth and early twentieth centuries.”,”Leopold H. Haimson Columbia University New York. Charles Tilly New School for Social Research New York. Eric Brian Maison des Sciences de l’Homme Paris. Friedhelm Boll Friedrich-Ebert Stiftung Bonn, West Germany. James Cronin Boston College Chestnut Hill, Massachusetts. Ronald Petrusha Columbia University New York. Diane Koenker University of Illinois at Urbana-Champaign Urbana, Illinois. William Rosenberg University of Michigan Ann Arbor, Michigan. V.I. Bovykin Institut istorii SSSR Moscow, USSR. L.I. Borodkin Moskovskii Gosudarstvennyi Universitet Moscow, USSR. Y.I. Kiryanov Institut istorii SSSR Moscow, USSR. Lorenzo Bordogna Università di Trento, Gian Primo Cella Università di Trieste. Giancarlo Provasi Università di Brescia. Paul Edwards Warwick University Coventry, England. Michelle Perrot Universite de Paris. Keith Burgess Roehampton Institute London. David Montgomery Yale University Yale Station, Connecticut. Elisabeth Domansky University of Chiacago, Illinois. Heather Hogan Oberlin College Oberlin, Ohio. Bruno Bezza Università di Milano. Hugues Lagrange Centre National de Recherches Scientifiques (CNRS) Paris. List of contributors, Preface, figure, table, notes, Conclusion, Editions de la Maison des Sciences de l’Homme”,”MOIx-002-FL”
“HAIMSON Leopold H. Edited, Contributors by Roberta THOMPSON MANNING Michael C. BRAINERD Robert EDELMAN Alexandra SHECKET KORROS Geoffrey A. HOSKING Ruth Delia MACNAUGHTON Eugene D. VINOGRADOFF”,”The Politics of Rural Russia 1905-1914.”,”Leopold Haimson general editor of the History of Menschevism series, is professor of history at Columbia University. He is author of Russian Marxista and the Origins of bolschevism. Michael C. Brainerd is a Visiting Scholar at the Russian Insitute, Columbia University. He was Assistant Professor of Russian History at Middlebury College from 1974 to 1978. Robert S. Edelman is Assistant Professor of History at the University of California, San Diego. He has recently completed work on a book dealing with the rise and fall of the Russian Nationalist Party, 1907-17. Geoffrey A. Hosking is Chairman of the Department of History at the University of Essex, England. He is the author of The Russian Constitutional Experiment: Government and Duma, 1907-14. He has recently completed a book on the search for an image of man in contemporary Soviet fiction. Alexandra Shecket Korros is a former staff researcher at the Ben-Gurion Research Institute and Archives of the Ben-Gurion University of the Negev, Israel. She is currently Assistant Executive Director of the Miami University-Hamilton Campus. Ruth Delia MacNaughton is an associate at Cahill, Gordon and Reindel, a New York City law firm. She is a member of the New York State Bar Association. Roberta Thompson Manning is Assistant Professor of History at Boston College and Managing Editor of Russian Histiry. Eugene Vinogradoff is a Research Associate and Assistant Professor of History at the University of Pittsburgh. Currently he has two works in progress: one dealing with rural Russia during the 1905-1907 Revolution and another with contemporary education in the USSR (with Janice T. Gibson). Preface, Introduction, Figure, Table, Conclusion, The Contributors, Index, RI Studies of the Russian Institute, Columbia University,”,”RUSx-172-FL”
“HAIMSON Leopold H., collaborazione di Ziva GALILI Richard WORTMAN”,”The Making of Three Russian Revolutionaries. Voices from the Menshevik past.”,”Leopold Haimson general editor of the History of Menschevism series, is professor of history at Columbia University. He is author of Russian Marxista and the Origins of bolschevism. Biografie di Lydia Dan, Boris Nicolaevsky e George Denike. Introduction by L, Notes by Ziva GALILI Y GARCIA, List of illustrations, Preface, Editors’ note, Notes,”,”RIRx-113-FL”
“HAITHCOX John Patrick”,”Communism and Nationalism in India. M.N. Roy and Comintern Policy 1920-1939.”,”HAITHCOX John Patrick “”M.N. Roy was expelled from the Comintern in September 1929. The same month he began a series of articles on the topic “”The Crisis in the Comintern”” which appeared in the Brandler journal, ‘Gegen den Strom’ – the theoretical organ of the German Oppositionists. The following December, a Formal announcement of Roy’s expulsion appeared in the ‘International Press Correspondence’. The cause given for this action was his contribution to the press of the Communist Opposition group in Germany. (…) In the 1930 edition of the ‘Bolshaia Sovetskaia Entsiklopediia’, Roy was officially designated a “”renegade””. Thus, after years of warning the Comintern against the dangers of alliances with anti-colonialist nationalists, Roy somewhat ironically found himself opposing “”left-sectarianism””. Some have charged Roy with political inconsistency. Certainly his views were modified as his experience widened and his knowledge deepened. But Roy, with considerable justification, has claimed that it was not he so much as his political milieu that had changed. He would have quoted with approval André Malraux’s reply to similar charges: “”It is not I who have evolved, but events. Roy fell from Stalin’s grace as a result of his actions in China”” (pag 133-134)”,”MASx-035″
“HAITHCOX John Patrick”,”Communism and Nationalism in India. M. N. Roy and Comintern Policy 1920-1939.”,”John Patrick Haithcox is a member of the Department of Government and International Relations, Carleton College, and a former Senior Fellow of the Research Institute on Communist Affairs, Columbia University. List of Illustrations, Acknowledgments, Abbreviations, Introduction, Notes, Selected Bibliography, Books and Pamphlets, Articles, Government Documents, Newspapers, Journals, Party and Non-Government Material, Selected List of Interviews, Index, Research Institute on Communist Affairs of Columbia University,”,”MASx-002-FL”
“HAJ Samira”,”The Making of Iraq, 1900-1963. Capital, Power, and Ideology.”,”HAJ Samira è Assistant Professor in the Department of Middle Eastern Studies alla New York University “”The objective of the national revolution, as defined by its leaders, was two-fold: to liberate Iraq from the claws of the oligarchic monarchy and its creator, British imperialism; and to rebuild and reconstruct the nation by promoting social and economic development on behalf of its people.The revolution , in representing the “”will of the nation””, held “”universal”” goals that transcended class, ethnic, religious, and gender differences”” (pag 111)”,”VIOx-184″
“HAJEK Miklos”,”Il comunismo di sinistra.”,”””Per i comunisti di sinistra, punto di partenza nella concezione della rivoluzione socialista era la coscienza che la rivoluzione stessa in Occidente sarebbe stata molto più difficile che in Russia. In questo senso concordavano, ma soltanto in parte con Lenin e con Radek. Il primo riteneva infatti che in Occidente sarebbe stato più difficile cominciare la rivoluzione, vale a dire conquistare il potere, mentre sarebbe stato più agevole che in Russia continuarla e svilupparla sino alla fine (5); per Radek, la rivoluzione, russa poteva fornire all’Europa insegnamenti soprattutto per il periodo successivo all’instaurazione del potere proletario, mentre considerava abbastanza diversa la strada per la vittoria (6). Al centro dell’attenzione dei teorici del comunismo di sinistra vi era il problema dell’instaurazione di un potere permanente. “”Il problema della tattica non consiste – scriveva Pannekoek – nella conquista più rapida possibile del potere, posto che si tratta di un potere apparente, tanto più che questo finirà prima o poi nelle mani dei comunisti, si tratta bensì di come costruire nel proletariato la base per un potere di classe duraturo”” (7). Lo stesso Pannekoek caratterizzò le concezioni dei comunisti di sinistra come tendenza radicale, e come opportunismo le idee dominanti nell’Internazionale comunista. A proposito di questo scriveva: “”Appartiene alla sua sostanza attendersi, in una situazione rivoluzionaria, il tutto e di colpo dalla grande azione rivoluzionaria. La sua essenza consiste nel prendere in considerazione sempre e soltanto ciò che è proprio nel momento e non nella prospettiva, di arrestarsi alla superficie dei fenomeni invece di penetrarne i più nascosti e decisivi nuclei. Laddove le forze non siano sufficienti per raggiungere subito un certo obiettivo, esso ha la tendenza a non potenziare quelle forze, ma a giungere alla meta per altro cammino, seguendo una strada obliqua. Perché l’obiettivo è il successo immediato, e a ciò sacrifica le condizioni per il successo definitivo”” (8). Richiamò l’attenzione sul rischio della conquista de potere «per via obliqua», in condizioni non mature: “”Una conquista del potere che si fondi su una classe operaia immatura a gestirlo si tornerà a perderla, oppure quel potere dovrà fare tante concessioni all’arretratezza da sfaldarsi internamente”” (9). In tali espressioni è visibile l’influenza di Rosa Luxemburg, soprattutto delle sue affermazioni per le quali la Lega di Spartaco avrebbe preso il governo nelle sue mani solamente se questa fosse stata la chiara, indubbia volontà della grande maggioranza delle masse proletarie, in presenza di una chiara adesione alle idee, agli obiettivi e ai metodi di lotta della Lega (10). Si può aggiungere, ancora, che nella concezione del rapporto tra organizzazione e azione i teorici del comunismo di sinistra erano più vicini alla Luxemburg che a Lenin. Lukács non vedeva nell’organizzazione il presupposto dell’azione, bensì «un continuo intrecciarsi tra presupposto e conseguenza» e più una conseguenza che un presupposto (11). Dal canto suo, Gorter, condannò l’atteggiamento dei bolscevichi verso le masse, definendolo «una politica che riunisce le masse senza consultarle circa le loro convinzioni e i loro sentimenti, che ritiene che i capi possano vincere solamente se essi verranno seguiti dalle grandi masse» (12). Da queste affermazioni risulta evidente la critica implicita alla prassi dei bolscevichi in Russia, che per certi versi non tardò a manifestarsi (…)”” (pag 364-365); “”Quali le ragioni della vitalità del comunismo di sinistra? Già Lenin aveva attirato l’attenzione su di esse: aveva rilevato che spesso l’agitazione dei comunisti di sinistra riscuoteva un successo superiore a quello degli altri comunisti e aveva spiegato ciò con il fatto che «in un movimento rivoluzionario, quando i ricordi della rivoluzione sono ancora vivi, è più facile accostarsi alle masse con la tattica della “”semplice”” negazione» (Lenin, ‘L’estremismo, malattia infantile del comunismo’, in Id., Opere, vol. 31, p. 93)”” (pag 373) [Milos Hajek, ‘Il comunismo di sinistra’, (in) ‘Storia del marxismo’, volume terzo, Torino, 1980] [(5) V. Lenin, ‘L’estremismo, malattia infantile del comunismo’, in Id, Opere, vol. 31, p. 53; (6) K. Radek, ‘Der Parteitag der Unabhängen Sozialdemokratie Deutschland’, in “”Kommunistische Internationale””, I, n.4-5, p. 138: l’articolo risale al dicembre 1919 o al gennaio 1920; (7) Pannekoek, ‘Weltrevolution und kommunistische Taktik’, Wien, 1920, p. 15; (8) Ibid., p. 8; (9) Ibid.,, p. 9; (10) Rosa Luxemburg, ‘Gesammelte Werke’, vol. IV, Berlin, 1974, p. 450; (11) G. Lukacs, ‘Opportunismus und Putschismus’, in “”Kommunismus””, 17 agosto 1920, p. 1109; (12) H. Gorter, Réponse a Lénine sur “”La maladie infantile du communisme””, Paris, 1920] Lukacs, Paul Friedländer e Amadeo Bordiga furono tra color che cercarono una più appropriata motivazione all’astensionismo (pag 368) Se è vero che il contrasto sul parlamentarismo fu tra le casue della scissione del partito (comunista) tedesco al Congresso di Heidelberg (ottobre 1919) va anche notato che si trattava di una questione tattica…. (pag 369)”,”INTT-296″
“HAJEK Miklos”,”La discussione sul fronte unico e la rivoluzione mancata in Germania.”,”””Tuttavia la Kpd, che si era posta programmaticamente il compito di conquistare la grande e solida maggioranza degli operai, nella pratica riuscì a guadagnare soltanto una minoranza della parte rivoluzionaria. La maggior parte seguiva la sinistra della Uspd, orientata verso una dittatura del proletariato fondata sul sistema dei consigli come detentori del potere politico, i cui esponenti (tra i quali Ernst Däumig) si dedicavano più all’elaborazione teorica di quel sistema che all’attività politica volta alla conquista del potere. Ma se la sinistra della Uspd aveva maggior seguito degli spartachisti, la maggioranza degli operai votava Spd: tra i delegati al I Congresso nazionale dei consigli si ebbero 289 membri della Spd e 90 indipendenti, tra i quali solo 10 spartachisti. Punto debole della Spd era il rapporto tra iscritti ed elettori da una parte e direzione del partito dall’altra, contrassegnato da seri contrasti”” (pag 444) “”Le «guardie bianche» – come venivano chiamate dagli operai – diventarono il principale sostegno militare del governo socialdemocratico. I consigli locali degli operai e dei soldati costituirono proprie milizie permanenti (‘Volkswehren’, ‘Sicherheitswehren’) la cui forza è stata valutata tra i 100.000 e i 200.000 uomini; di essi 50-60.000 erano in reparti influenzati dalle forze della sinistra rivoluzionaria o in altri che, nonostante le direttive della direzione della Spd, avevano conservato un carattere unitario (7). Il rapporto di forze militari nello scontro decisivo del gennaio 1919 fu determinato dalla supremazia dei Freikorps sugli operai rivoluzionari, poco e male organizzati. Il 4 gennaio il governo destituì Emil Eicchorn, socialista indipendente, dalle funzioni di prefetto della polizia a Berlino; l’indomani una dimostrazione di mezzo milione di operai si concluse con l’occupazione dell’edificio che ospitava il “”Vorwärts””, organo centrale della Spd, e di alcuni altri edifici importanti. La stessa sera del 5 gennaio si costituì un Comitato rivoluzionario composto da rappresentanti dei “”delegati rivoluzionari”” (‘revolutionären Obleute’) (8), degli indipendenti e degli spartachisti, che proclamò dimissionario il governo del socialdemocratico Friedrich Ebert, senza tuttavia prendere alcuna iniziativa per la sue eliminazione. Il governo, a sua volta, nominò il ministro dell’Interno Gustav Noske comandante di tutte le forze militari della zona di Berlino. Questi riunì nei dintorni della città i Freikorps che, entrati nella capitale, sconfissero in pochi giorni gli operai rivoluzionari e scatenarono il terrore di cui furono vittime tra l’altro Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg. La sconfitta di gennaio subita dagli operai rivoluzionari provocò il mutamento nei rapporti di potere. Dopo Berlino, Noske inviò i reparti volontari in questa o quella regione dove i consigli rifiutavano di sottomettersi al governo centrale”” (pag 445-446) [(7) Cfr. E. Oeckel, ‘Die revolutionäre Volkswehr 1918-1919’, in ‘Militärhistorische Studien’, II, Berlin, 1968, p. 138; (8) Il gruppo di esponenti sindacali delle imprese berlinesi si era costituito durante la guerra e faceva parte della Uspd, pur mantenendo la propria autonomia] “”Le lotte del gennaio 1919 furono per Rudolf Hilferding “”la Marna della rivoluzione tedesca”” (pag 449)”,”MGER-143″
“HAJEK Miklos”,”La bolscevizzazione dei partiti comunisti.”,”Svolta a sinistra: nel gennaio 1924 il Presidium decise di “”modificare”” la politica di fronte unico per la Germania: rifiutò qualsiasi trattativa con i dirigenti socialdemocratici compresi quelli di sinistra e definì la socialdemocrazia tedesca una frazione del fascismo (pag 472) E’ nel corso degli anni ’20 che, in circostanze complesse e contraddittorie si affermò il metodo di risolvere i contrasti politici interni con le espulsioni (pag 478)”,”INTT-297″
“HÁJEK Milos”,”Storia dell’Internazionale comunista (1921-1935). La politica del fronte unico.”,”La Terza Internazionale nacque, per ispirazione di Lenin, nel 1919 provocata dal “”fallimento”” della socialdemocrazia, ancora raccolta nella nell Seconda Internazionale, a cui si contrapponeva la rivoluzione d’Ottobre, prima conquista storica dell’ala rivoluzionaria del movimento operaio. Si apriva cosí un importante capitolo della storia contemporanea, legato alle vicende di una forza internazionale la cui politica ha fortemente contribuito a determinare il corso storico per circa un trentennio. Pure, questo capitolo manca tuttora di un’analisi esauriente. Cosí che il presente volume dello studioso cecoslovacco Milos Hájek si pone come la prima opera rilevante, di profondo respiro storico, su tale materia.”,”INTT-044-FL”
“HAJEK Miklos”,”L’influenza degli avvenimenti tedeschi del 1923 sulla politica del fronte unico del Komintern.”,” “”L’avversione alla politica del fronte unico come reazione agli avvenimenti tedeschi si manifestò anche in altre sezioni del Komintern. Humbert-Droz rappresentante dell’EIC presso il Partito comunista francese scriveva a Zinoviev in data 8 dicembre: «Gli oppositori del fronte unico trionfano e proclamano nuovamente la loro formula: mai con gli esponenti» (16). Più caute appaiono invece le conclusioni per una politica di fronte unico enunciate nelle tesi intitolate ‘La sconfitta di ottobre e l’ulteriore lotta del proletariato tedesco per la dittatura’ stilate da Radek nella prima metà del gennaio 1924 come una proposta di risoluzione per la seduta del presidium dell’EIC; le tesi esprimevano anche l’opinione di Trotsky e di Pjatakov che le fecero proprie dopo avervi apportato alcune parziali modifiche (17). Queste tesi avevano un po’ la tendenza ad eliniare il solco divisorio tra socialdemocrazia e fascismo, una tendenza, che allora in seno al movimento comunista doveva essere particolarmente forte. Anche qui si afferma che la socialdemocrazia è passata nel campo del fascismo (si usa l’espressione «socialdemocrazia fascista» e si ripete un’accentuata condanna dei dirigenti socialdemocratici di sinistra; ma, in ogni modo, le tesi di Radek in questa direzione non si spinsero così avnait come Zinoviev (18). Nelle tesi di Radek non si fa nemmeno cenno alla liquidazione della socialdemocrazia, come nei già menzionati documenti tedeschi. …. finire (pag 297) “”La (Ruth) Fischer negò pure le differenze tra il governo socialdemocratico e il governo fascista e le definì come un’ illusione democratica”” (pag 298) Autocritica. “”La sconfitta del movimento rivoluzionario in Germania nell’autunno del 1923 (rafforzata dalle ulteriori sconfitte in Bulgaria e in Polonia) esercitò, naturalmente, un’influenza depressiva su tutta l’Internazionale. Come in ogni lotta rivoluzionaria, anche in questo caso venivano additate le debolezze del movimento, e si moltiplicavano gli sforzi per eliminarle”” (pag 320)”,”INTT-348″
“HAJEK Milos”,”L’influenza degli avvenimenti tedeschi del 1923 sulla politica di fronte unico del Komintern.”,”Sul V Congresso dell’ IC citati due volumi: Ch. Kabaktschieff, Die Entstehung und Enwicklung der Komintern, Hamburg, 1929; N. Lenzner, ‘Über die rechte Gefahr in der Komintern, 1929 “”Fino a qualche tempo fa la storiografia comunista aveva accettato la linea del V congresso senza critiche e quando si è interessata dei contrasti in relazione con le decisioni del IV congresso, dava ragione al V congresso, cfr. Ch. Kabaktschieff, ‘Die Entstehung und Enwicklung der Komintern’, Hamburg, 1929, p. 109; N. Lenzner nella pubblicazione ‘Über die rechte Gefahr in der Komintern’ (Hamburg 1929, p. 39) scrive che il V congresso «corresse quelle parti della risoluzione del IV congresso, che recavano tracce dell’influenza di Brandler e di Radek». Anche Trotsky ha presentato una rassegna critica del V congresso nel volume ‘L’Internationale communiste après Lenine’ (Parigi, 1930), il suo libro rappresenta però una polemica politica e l’interpretazione della storia è in esso influenzata dallo strumentalismo. La restante pubblicistica spesso mette in rilievo la diversità del V congresso rispetto ai precedenti, ma alle volte altera i fatti. Così F. Borkenau scrive: «Si è abbandonato il fronte unico dall’alto», è stato permesso soltanto «il fronte unico dal basso» (The Communist International, London, 1938, p. 257. G. Galli parla nel senso come se il V congresso avesse posto la prospettiva del governo operaio-contadino (Storia del partito comunista italiano’, Milano, 1958, p. 94)””; “”Negli ultimi anni però la storiografia comunista ha dato tutta una serie di lavori nei quali il V congresso viene affrontato in modo critico. Si tratta di lavori innanzitutto degli storici polacchi (i citati lavori di H. Gruda, F. Kalicka, T. Daniszewski e J. Kowalski, ‘Zarys historii polsskiego ruchu robotniczego’, Warsawa, 1962; cecoslovacchi (V. Suchopar: ‘Komunisticka internatoionala proti fasismu’, Praha, 1964, Z. Bradac: K. historii V. kongresu kominterny’, Prispevky k dejinam KSC’, 1964, n. 3) e sovietici (B.M. Lejbzon – K. Sirinja, ‘Povorot v politike Kominterna’, Moskva, 1965)”” (Milos Hajek, nota 69 a pag 319)”,”INTT-002-FGB”
“HAKLUYT Richard, a cura di Franco MARENCO”,”I viaggi inglesi, 1494-1600. Secondo volume.”,”Raccolta di viaggi rinascimentali in tre volumi (il primo racconta le spedizioni a nord-est organizzate da Sebastiano Caboto, a primi contatti con la Russia di Ivan il Terribile, con la Persia e il Levante). Dopo il secondo (questo volume) ne seguirà un terzo dove troveranno posto gli episodi del conflitto con la Spagna, i viaggi schiavistici di Hawkins, la vittoria dell’ Invincibile Armata, le circumnavigazioni di Drake e di Cavendish ecc.”,”ASGx-066″
“HALBWACHS Maurice”,”Psicologia delle classi sociali.”,”Nato a Reims nel 1877, già studente di filosofia all’ Henri IV, dove fu allievo di BERGSON, HALBWACHS si volse poi alla sociologia, lavorando con SIMIAND, LEVY-BRUHL e DURKHEIM. Dal 1919 professore all’ Università di Strasburgo, insegnò successivamente al College de France. Arrestato nel luglio 1944 a Parigi dalla Gestapo per aver preso parte alla Resistenza, morì nel febbraio dell’anno successivo a Buchenwald. ‘Così lo spirito di ogni classe, di ogni gruppo professionale, anima vivamente alcune persone, quelle che per natura sono più capaci di comprenderlo e da trarne ispirazione’. ‘…tutte le tendenze all’ attività e al pensiero politico, che pare esistano nella natura degli uomini prima ancora che essi si occupino della vita sociale, non si possono sviluppare al di fuori di certe circostanze.'”,”TEOS-057″
“HALBWACHS Maurice”,”Psicologia delle classi sociali.”,”Nato a Reims nel 1877, già studente di filosofia all’ Henri IV, dove fu allievo di BERGSON, HALBWACHS si volse poi alla sociologia, lavorando con SIMIAND, LEVY-BRUHL e DURKHEIM. Dal 1919 professore all’ Università di Strasburgo, insegnò successivamente al College de France. Arrestato nel luglio 1944 a Parigi dalla Gestapo per aver preso parte alla Resistenza, morì nel febbraio dell’anno successivo a Buchenwald. Con la sua tesi su ‘La classe operaia e i livelli di vita”” inaugura i suoi grandi lavori di psicologia sociale. Per studiare i bisogni e le spese degli operai, in quest’ opera HALBWACHS utilizzò due importanti statistiche tedesche del 1909. I membri della classe operaia devono trasformare la materia, produrre. Per assolvere questo compito “”sono costretti a stare in contatto con le cose, a isolarsi di fronte ad esse, e a staccarsi da tutto il resto della collettività umana””. E’ vero che la grande fabbrica moderna sviluppa il lavoro collettivo e la solidarietà nelle squadre di lavoro. Ma non è questa la vera solidarietà… la fabbrica in realtà uccide nell’ operaio il gusto della casa… Vent’anni più tardi HALBWACHS scriverà ‘L’ evolutions des besoins dans les classes ouvrieres’ (Parigi, 1933). ‘Così lo spirito di ogni classe, di ogni gruppo professionale, anima vivamente alcune persone, quelle che per natura sono più capaci di comprenderlo e da trarne ispirazione’. ‘…tutte le tendenze all’ attività e al pensiero politico, che pare esistano nella natura degli uomini prima ancora che essi si occupino della vita sociale, non si possono sviluppare al di fuori di certe circostanze.'”,”CONx-083″
“HALE John R.”,”Guerra e società nell’ Europa del Rinascimento, (1450-1620).”,”J.R. HALE insegna Storia italiana all’ University College di Londra ed è uno dei maggiori esperti di storia militare. Ha collaborato ai primi tre volumi della Cambridge Modern History. “”In rapporto al prodotto nazionale lordo le spese di guerra, giudicate col metro moderno, non erano smodate: circa il 5 per cento nel XV secolo, e nel tardo XVI forse il 3-4 per cento in Inghilterra, l’ 8-9 per cento in Spagna e forse il 16 per cento nelle Province Unite (un grosso peso per un’ economia piccola, anche se ricca). Ma i mezzi per trasformare il PNL in entrate fiscali erano allora primitivi; le spese di guerra erano in relazione non con quello che c’era, ma con quello su cui si poteva mettere le mani”” (pag 257)”,”QMIx-110″
“HALE J.R.”,”La Europa del Renacimiento, 1480-1520.”,”J.R. HALE è professore di lingua italiana all’ University College di Londra. Per qualche anno è stato Fellow e Tutor di storia moderna al Jese College di Oxford. Ha scritto libri su alcuni aspetti del Rinascimento, in particolare su temi bellici, pensiero politico e scoperte geografiche. “”La tendenza dei principi ad impiegare giudici e cancellieri preparati in Diritto Romano provocava un irritazione generale in Germania. Si trattava di un errore fondamentale, diceva un cavaliere bavarese nel 1499, “”perché questi uomini di legge non conoscono i nostri costumi, e se li conoscono, non sono disposti ad accettarli””. Una protesta dei ceti di Württemberg nel 1514 conteneva la stesso veto anticentralista; il duca deve impiegare unicamente uomini che “”giudichino in accordo con i costumi e gli usi antichi e non affliggere i suoi poveri sudditi””. (pag 121)”,”EURx-173″
“HALE Edward Everett HALE Susan”,”Spain.”,”””Esattamente come nel caso dell’ occupazione romana, il principale ricordo che i Goti hanno lasciato in Spagna è l’ impronta del loro linguaggio. Come è stato già detto, lo spagnolo è una lingua di radici latine con una grammatica teutonica””. (pag 100)”,”SPAx-056″
“HALE John Rigby”,”Artist and Warfare in the Renaissance.”,”HALE J. R. Nel XV e XVI secolo guerra endemica in Europa e le sue tecniche e tattiche stavano subendo cambiamenti rapidi e profondi. Nello stesso momento in cui il Rinascimento artistico raggiune l’apice. L’Autore riunisce vivacemente due aspetti spesso separati: l’arte e la guerra, con un corpus di immagini senza precedenti; così è messo in risalto come gli artisti riflettano, spesso indipendentemente dai mecenati, le loro impressioni sui fatti della guerra, della violenza, della morte, le loro idee sulle origine delle guerre e battaglie. Centrato su artisti italiani e tedeschi (da risvolto di copertina)”,”QMIx-176-FSL”
“HALES Steven D.”,”Relativism and the Foundations of Philosophy.”,”La logica doxastica è la branca della logica modale che si occupa della credenza. L’aggettivo doxastico presente nel nome deriva dal greco antico”,”FILx-504-FRR”
“HALES Edward E.Y.”,”La rivoluzione di Papa Giovanni.”,”Edward E.Y. Hales, ha già pubblicato in Italia uno studio su Pio IX (1955) e su ‘La Chiesa cattolcia nel mondo contemporaneo’ (1961). Nato nel 1908 si è laureato ad Oxford nel 1930. Docente di storia moderna alla Yale University, e quindi funzionario del ministero dell’Istruzione nel 1961 è stato nominato addetto culturale presso l’Ambasciata britannica a Washington. Ha pubblicato tra l’altro ‘Mazzini and the Secret Societies’ (1956) e ‘Napoleon and the Pope’ (1962).”,”RELC-003-FFS”
“HALEVY Elie”,”Victorian Years 1841-1895.”,”L’età di PEEL e COBDEN 1841-1852, due anni di prosperità, la rivoluzione del 1846, la crisi europea del 1848, la rivoluzione europea e la fine del cartismo, politica finanziaria e interna, questione religiosa, dissenso e sviluppo del secolarismo; dal 1852 al 1895.”,”UKIx-021″
“HALEVY Elie”,”L’ era delle tirannie.”,”HALEVY (1870-1937) (Prof all’ Ecole des Sciences politiques) all’Univ di è uno dei maggiori storici del Novecento. Tutta la sua esistenza è stata spesa nella ricostruzione della storia dell’ Inghilterra contemporanea e nell’analisi del socialismo. Da questa tensione intellettuale è derivata una monumentale ‘Storia del popolo inglese’ e moltissimi saggi dedicati alla storia del socialismo. ‘L’era delle tirannie’; proposto per la prima volta in traduzione italiana, è il libro postumo che raccoglie alcuni dei suoi scritti.”,”UKIS-007″
“HALEVY Daniel SAINTE-BEUVE Charles-Augustine”,”La vie de Proudhon. 1. 1809-1847 la jeunesse de Proudhon. P.J. Proudhon 1837-1848 di Sainte-Beuve Appendices et commentaires, di Daniel Halevy.”,”SAINTE-BEUVE scrittore e critico letterario francese (Boulogne-sur-Mer 1804-Parigi 1869). Trasferitosi a Parigi nel 1818 per continuarvi gli studi, si iscrisse alla facoltà di medicina. Prese a frequentare l’ambiente degli ultimi ideologi e a collaborare come critico letterario al Globe, dove conobbe Vigny e Hugo che lo accolsero nel cosiddetto secondo “”cenacolo romantico””. La figura e il successo di Hugo, la discussa relazione con la moglie di lui Adèle (seguita peraltro dalla rottura con ambedue nel 1834 e 1836) lo spinsero, in sintonia con le suggestioni romantiche del tempo, a ricercare la gloria poetica. Scrisse versi che sono raccolti in Vie, poésie et pensées de Joseph Delorme (1829), Consolations (1830), Pensées d’août (1836; Pensieri d’agosto), Le livre d’amour (1843) e presentano non pochi elementi di originalità: toni familiari e intimistici, talvolta quasi simbolistici, uso di forme rigorose, come il sonetto, che lo differenziano dagli altri romantici, dai quali del resto non tardò a prendere le distanze con mal celato rancore, schiacciato dalle loro prepotenti personalità. Il sentimento di una personale sconfitta viene aggravato dalla caduta delle speranze riposte nelle teorie sansimoniane e nel cattolicesimo liberale di Lamennais. Trasse”,”PROD-018″
“HALEVY Daniel”,”La Jeunesse de Proudhon.”,”Proudhon, Pierre-Joseph (Besançon 1809 – Parigi 1865), è ritenuto uno dei padri dell’ anarchismo. Nel 1838, abbandonati gli studi, si trasferì a Parigi, dove conobbe Karl Marx e Michail Bakunin (sul quale esercitò una grande influenza). Continuò gli studi da autodidatta e intraprese la carriera giornalistica. Nel 1841 pubblicò il pamphlet Che cos’è la proprietà?, in cui è contenuta la celebre definizione: “”La proprietà è un furto””. In quest’opera si scagliò contro la concentrazione del potere economico e della proprietà privata nelle mani di pochi privilegiati, ed espresse i fondamenti delle teorie radicali che lo avrebbero reso noto come pensatore anarchico. Dopo i moti rivoluzionari del ’48 fu eletto deputato all’Assemblea nazionale francese, dove si batté invano per istituire un’imposta sulla rendita da proprietà e sull’interesse da capitale. L’anno dopo fondò una “”banca del popolo””, destinata a immediato fallimento, in cui il denaro veniva prestato senza scopo di”,”PROD-026″
“HALEVY Daniel”,”La fine dei notabili.”,”””Da allora sulle orme di Renan dimentico del suo paese, Flaubert si volge verso l’ antichità, riprenderà e finirà la tragedia di ‘Saint Antoine’, amato carnevale delle speranze umane. Taine è uomo d’ altra tempra. Benché si filosofo, amico di Renan e ammiratore di Flaubert, è tenacemente attaccato, d’ istinto, al suo paese, alla stessa borghesia; l’ età e gli eventi paiono insieme rafforzare l’ istinto primitivo. Come Renan, come Flaubert, Taine è impressionato dal precipitare quasi verticale dell’ antica società, dell’ antica gerarchia francese. La nobiltà ha durato mille anni, la borghesia in un secolo ha logorato la sua auturità ed ora il popolo, regnando non controllato, peserà sullo Stato con tutta la sua forza ancora sconosciuta. Ma Taine, diverso in ciò da Flaubert e da Renan, non si lascerà distrarre da quest’impressione così grave. Non si limiterà a disprezzare o biasimare il suffragio universale, vorrà studiare questo fenomeno formidabile, questa immensa forza che distruggerà gli stati se non impareranno a regolarla.”” (pag 80-81)”,”FRAD-074″
“HALEVY Ephraïm”,”Mémoires d’un homme de l’ombre. Les coulisses de la politique internationale au Moyen-Orient par l’ex-directeur du Mossad.”,”HALEVY Ephraïm ex direttore del Mossad ‘Diplomazia, l’arte del possibile; Informazioni, la fabbrica dell’impossibile’ “”La décision finale d’Itshak Shamir de retenir ses troupes et de ne pas lancer d’opération militaire israélienne indépendante dans l’ouest de l’Irak demeure la plus capitale de toute sa carrière politique. Elle a empêche l’effondrement de la coalition et l’isolement des Etats-Unis au Moyen-Orient. Elle a prévenu toute confrontation entre Isräel et les Etats-Unis et l’éventuelle proscription de l’Etat hébreu sur la scène internationale”” (pag 51) “”Cette guerre faite à l’Irak a été courte et, du point de vue militaire, “”élégante””. L’Irak a dû abandonner le Koweït et le petit Etat a retrouvé sa liberté, sa souveranité et sa monarchie, (…)”” (pag 51)”,”VIOx-175″
“HALEVY Elie”,”Histoire du peuple anglais au XIXe siècle. II. Du lendemain de Waterloo a la veille du Reform Bill (1815-1830).”,”HALEVY Elie”,”UKIx-117″
“HALÉVY Élie”,”Perché scoppiò la prima guerra mondiale.”,”Elie Halevy (1870-1937) è riconosciuto come uno dei più acuti e penetranti interpreti del mondo contemporaneo. A lui si deve un’indagine approfondita sui processi sociali, politici e culturali che condussero alla catastrofe bellica del 1914-1918. Marco Bresciani, nato a Torino nel 1977, è studioso dei rapporti dell’antifascismo con la cultura francese. “”Dividerò la storia della guerra in due parti: prima e dopo la rivoluzione russa del 1917. Non posso cominciare lo studio della prima parte senza domandare che cosa avvenne del grande piano napoleonico elaborato dallo stato maggiore tedesco allo scopo di ottenere una fulminante e decisiva vittoria. Il piano fallì. Fallì ad ovest con la battaglia della Marna. Molti fattori contribuirono naturalmente alla vittoria francese del settembre del 1914. I francesi erano convinti (a torto, ma questa convinzione, benchè errata, si rivelò salvifica) che una formidabile armata russa stesse marciando su Berlino. Sapevano che centomila soldati inglesi si battevano al loro fianco, con la promessa che altri sarebbero venuti. Essi avrebbero potuto rendersi conto (ma, in effetti, quasi non ci pensavano, poiché l’idea di una lotta prolungata non li aveva sfiorati) dell’enorme sostegno che avrebbe portato allo schieramento alleato la flotta inglese: la possibilità di assediare la Germania e di vincerla per fame. Ma, tutto sommato, la vittoria francese della Marna fu, essenzialmente, una vittoria nazionale, conseguita dalla nazione francese contro l’imperialismo tedesco. I tedeschi fallirono anche ad est. Non vi fu alcuna marcia conquistatrice su San Pietroburgo che completasse la marcia su Parigi. L’esercito russo, che aveva invaso la Prussia orientale, fu respinto in Russia. Ne seguì una guerra confusa, non sul territorio tedesco, né, per essere esatti, su quello russo, bensì sulle pianure polacche: un conflitto senza un perché e senza uno scopo tra l’imperialismo tedesco e l’imperialismo russo. E’ vero che, in altre aree di quello che chiameremo il campo di battaglia europeo, il trionfo degli Imperi centrali sembrò, almeno per un momento, definitivo: ma le vittorie furono di breve durata, perché si basavano sull’annientamento dei gruppi nazionali. La Germania non aveva dichiarato guerra per conquistare il Belgio (…)”” (pag 52-53-54) Negli anni Novanta, il rinnovato interesse per Halévy, filtrato attraverso ‘L’ère des tyrannies’, è stato debitore soprattutto dell’intervento di François Furet: tuttavia, il loro fu un vero e proprio corpo a corpo. Da un lato, Furet, seguendo Aron, arruolò Halévy tra i pensatori del totalitarismo, per fare i conti con “”l’illusione comunista””; dall’altro riconobbe come lo storico fosse “”un liberale molto di sinistra, per dire al contempo che attribuisce un valore supremo alla libertà individuale, e che manifesta interesse per la riforma sociale e per il socialismo”” (23). Irriducibile ad una posizione di liberalismo manchesteriano e antitotalitario, l’atteggiamento di Halévy verso il socialismo fu, in effetti, ambivalente. In una lettera destinata a Bouglé, poco prima dello scoppio della Grande guerra, egli confessava che, a suo avviso, il socialismo racchiudeva “”il segreto dell’avvenire””, ma che non era in grado di dire se questo segreto conducesse “”alla repubblica svizzera universalizzata oppure al cesarismo europeo”” (24). D’altro canto, egli era consapevole che il conflitto mondiale aveva estremizzato la natura già di per sé ambivalente del socialismo: “”Lo stato di guerra favorisce direttamente il socialismo di Stato; per reazione, il socialismo rivoluzionario o anarchico”” (25). (pag 102) ‘Èlie Halévy e la crisi mondiale del 1914-1918’ di Marco Bresciani Cfr. F. Furet, Il passato di un’illusione. L’idea comunista nel XX secolo’, Mondadori, Milano, 1995, pp. 60-65 e 188-190 e Id., Préface a E. Halévy, Correspondance (1891-1937), cit. (…); (24) Lettera di Halévy a Célestin Bouglé, 1° ottobre 1913, in E. Halévy, Correspondance, cit., p. 442; (25) Lettera di Halévy a Xavier Léon, 18 settembre 1917, in Ibid., p. 552]”,”QMIP-197″
“HALÉVY Élie”,”Histoire du socialisme européen.”,”Élie Halévy a été chargé d’un enseignement à l’Ecole des Sciences Politiques en 1898. Préface de Raymond ARON, Avant-propos Jean-Marcel JEANNENEY, Introduction, Annexe, Notes, Index, Bibliothèque des Idées,”,”SOCx-015-FL”
“HALÉVY Élie”,”L’era delle tirannie.”,”Élie Halévy a été chargé d’un enseignement à l’Ecole des Sciences Politiques en 1898. Halévy (1870-1937) è uno dei più grandi storici del Novecento.”,”TEOP-097-FL”
“HALÉVY Daniel”,”1997 – 2001. Storia di quattro anni.”,”Nel 1903, Daniel Halévy scrisse questo romanzo di fantapolitica, ambientato nel cruciale passaggio da un millenio all’altro, nel quale si descriveva l’avventura di un’umanità prossima alla catastrofe e poi miracolosamente salva. Conferenziere, il libro raccoglie dunque il frutto di un attento lavoro intellettuale portato avanti nei circoli operai, che rappresentavano l’espressione più vera dei fermenti innovatori scaturiti dallo sviluppo del movimento operaio alla fine del secolo XIX.”,”VARx-179-FL”
“HALL D.G.E.”,”Storia dell’ Asia Sudorientale.”,”D.G.E. HALL, uno dei massimi studiosi mondiali dei problemi del Sud-est asiatico, è stato rettore del Dipartimento di storia dell’Univ di Rangoon ed è attualmente (1972) docente di storia del sud-est asiatico all’Univ di Londra. Collaboratore di numerose riviste storiche, HALL è stato anche Visiting Professor in diverse università americane, canadesi, australiane, e in particolare della Cornell University, il più autorevole centro di ricerche e di studi del Sud Est Asiatico. Ha scritto numerose opere sulla regione (v. retrocopertina).”,”ASIx-013″
“HALL John Whitney”,”L’ impero giapponese.”,”HALL John Whitney, nato nel 1916 a Tokyo, dal 1957 al 1960 fu D Del Center for Japanese Studies dell’ Università di Michigan a Okayama (Giappone). Nel 1961 fu il primo titolare della cattedra A. Whitney Griswold per la storia alla Yale University. A Yale ebbe la presidenza del ‘Council on East Asian Studies’ e dal 1966 è Master del Morse College. Dal 1958 è P dell? Association for Asian Studies Committee on Modern Japan. Ha ricevuto altri incarichi e ha scritto vari libri sul Giappone (v. retrocopertina).”,”JAPx-034″
“HALL A. Rupert”,”La Rivoluzione scientifica 1500/1800. La formazione dell’ atteggiamento scientifico moderno.”,”A. Rupert HALL è noto al pubblico per il libro ‘Da Galileo a Newton’ e quale condirettore della ‘Storia della tecnologia’ in cinque volumi (Boringhieri, 1961). E’ professore di storia della scienza all’ Imperial College di Londra. E’ tra i massimi storici della scienza inglesi. “”Misurazioni esatte venivano eseguite raramente perché non era ancora stata compresa pienamente l’ importanza; fu cioè proprio la struttura della scienza a impedire un’ efficace utilizzazione di strumenti già esistenti e non l’ inverso”” (pag 223)”,”SCIx-151″
“HALL Peter A. SOSKICE David a cura; saggi di Steven CASPER Pepper D. CULPEPPER Margarita ESTEVEZ-ABE Orfeo FIORETOS Robert J. FRANZESE Peter A. HALL Bob HANCKE Torben IVERSEN Mark LEHRER Isabela MARES David SOSKICE Jay TATE Gunther TEUBNER Kathleen THELEN Sigurt VITOLS Stewart WOOD”,”Varieties of Capitalism. The Institutional Foundations of Comparative Advantage.”,”Hall insegna alla Duke University e Soskice alla Australian National University.”,”ECOI-289″
“HALL Mitchell K., edizione italiana a cura di Vincenzo BAGNOLI”,”La guerra del Vietnam.”,”HALL Mitchell K. insegna toria nella Central Michigan University. “”L’americanizzazione”” del conflitto portò il numero dei soldati statunitensi da 23.000 alla fine del 1964 a 385.000 nel corso del 1966, fino a raggiungere i 535.000 all’inizio del 1968. Gli americani si riversavano in Vietnam pronti a combattere una guerra convenzionale imperniata sugli scontri di unità combattenti di medie e grandidimensioni, ma l’esercito rivoluzionario e i nordvietnamiti spesso utilizzavano tecniche di guerriglia; di conseguenza non esisteva un fronte chiaramente delineato e i comunisti di solito godevano del vantaggio di poter scegliere tempi e luoghi per tenere impegnate le unità combattenti dell’esercito sudvietnamita e degli Stati Uniti, così da limitare le proprie perdite mentre tentavano di fiaccare gli americani sulla distanza”” (pag 55-56)”,”QMIx-200″
“HALL Gus”,”Karl Marx. Beacon for Our Times.”,”‘Karl Marx, faro dei nostri tempi’ Gus Hall è stato segretario generale del CPUSA (17° Convention CPUSA). Autore di ‘Imperialism Today, The Energy Ripp-Off, The Crisis of U.S. Capitalism’, ‘Basics for Peace Democracy and Socialism’. Si è iscritto al PC nel 1927, prima era un organizzatore della Young Communist League (YCL). E’ stato candidato alle presidenziali nel 1972, 1976 e 1980. E’ editor del periodico ‘Political Affairs’.”,”MUSx-277″
“HALL A. Rupert”,”La Rivoluzione scientifica 1500-1800. La formazione dell’atteggiamento scientifico moderno.”,”A. Rupert HALL è noto al pubblico per il libro ‘Da Galileo a Newton’ e quale condirettore della ‘Storia della tecnologia’ in cinque volumi (Boringhieri, 1961). E’ professore di storia della scienza all’ Imperial College di Londra. E’ tra i massimi storici della scienza inglesi. La teoria di Borelli e il suo superamento. Gli errori nei principi di dinamica del suo trattato. …. finire (pag 246)”,”SCIx-138-FF”
“HALL John A.”,”A History of the Peninsular War. The Biographical Dictionary of British Officers Killed and Wounded, 1808-1814. Vol. VIII.”,”Dr John A. Hall was a history professor at Michigan University for ten years and is the author of numerous articles on military history. Introduction, Acknowledgements, Major Battles and Actions of the Peninsular War, Abbreviations, Note to Entries, The Biographical Dictionary, Appendix: Non-Combat Casualties, Bibliograpy, Regimental Index,”,”QMIx-060-FL”
“HALL Robert E. TAYLOR John B.”,”Macroeconomia. Teoria e politica economica.”,”Robert E. Hall, dopo aver conseguito il Ph.D. presso il Massachusetts Institute of Technology, ha insegnato all’Università di Berkeley in California e al MIT. Attualmente è professore di Economia all’Università di Stanford. É autore di diversi libri e numerosi articoli scientifici. John B. Taylor ha conseguitoil Ph.D. presso l’Università di Stanford, dove attualmente è professore di Economia; precedentemente ha insegnato alle Università di Colombia, di Princeton e di Yale. Ha lavorato nel gruppo dei consulenti economici del Presidente degli Stati Uniti e ha scritto oltre 50 articoli per varie riviste scientifiche, dirigendo anche la American Economic Review.”,”ECOT-170-FL”
“HALL A. Rupert”,”La rivoluzione nella scienza, 1500-1750.”,”A. Rupert Hall è stato professore di storia della scienza e della tecnologia all’Imperial College di Londra dal 1963 al suo recente pensionamento.”,”SCIx-284-FL”
“HALL Christopher D.”,”Wellington’s Navy. Sea Power and the Peninsular War, 1807-1814.”,”Christopher D. Hall è uno storico specialista del periodo. Ha contribuito al ‘Dictionary of National Biography’. Il suo libro precedente: ‘British Strategy in the Napoleonic War, 1803-1815’ (1992).”,”QMIN-065-FSL”
“HALL Joseph, a cura di Giampaolo ZUCCHINI”,”Un mondo diverso e identico (1605).”,”””Tutto il mondo è un palcoscenico, e gli uomini e le donne non sono altro che attori. Anch’essi entrano ed escono di scena”” (W. Shakespeare, ‘Così è se vi pare””, II, VII, 139-141) (in apertura) in J. Hall, Un mondo diverso e identico, 1605, Guida Editore, 1985 Apparso a Londra nel 1605 in latino e poi in traduzione inglese nel 1609, il ‘Mundus alter et idem’ di J. Hall (1574-1656) il futuro vescovo anglicano di Exeter e Norwich è considerato dalla critica come la prima distopia e utopia negativa in età moderna precedendo i ‘Gulliver’s Travels’ (1726) di J. Swift, oper ritenuta tuttavia come il modello più perfetto di questo genere letterario.”,”UKIx-003-FMB”
“HALLER Rudolf”,”Tra soggettivismo e oggettivismo. Il contesto filosofico e scientifico nella Vienna di fine secolo.”,”Rudolf Haller ordinario di Filosofia all’Università di Graz.”,”AUTx-004-FMB”
“HALLGARTEN G.W.F.”,”Storia della corsa agli armamenti.”,”Armamenti per la 1° GM, potenza navale, invenzione armi: mitragliatrice, cannoni senza rinculo, competizione della armi nella prima guerra mondiale, fabbricazione armi in periodo interguerre, guerra meccanizzata, corsa armamenti dopo il 1945, bomba atomica e guerra missilistica.”,”GERQ-017″
“HALLGARTEN G.”,”Histoire des dictatures de l’ antiquité a nos jours.”,”HALLGARTEN è ex-Prof all’Univ di California, Berkeley e membro della Societé d’histoire moderne di Parigi.”,”TEOP-068″
“HALLIDAY Jon”,”Storia del Giappone contemporaneo. La politica del capitalismo giapponese dal 1850 ad oggi.”,”HALLIDAY è nato a Dublino nel 1939 e ha studiato ad Oxford. Già incaricato presso l’Univ della Calabria, nel 1977-78 ha insegnato a Città del Messico presso il Centro per gli studi sull’Asia e il Nord Africa. Si è occupato prevalentemente dell’Asia orientale e in particolare del JAP, della Corea e di Hong Kong. Ha collaborato a numerose riviste tra cui ‘Quaderni piacentini’, ‘Rivista di storia contemporanea’, ‘Problemi del socialismo’, ‘Politica internazionale’. Fa parte delle redazioni di ‘New Left Review’ e ‘Bulletin of Concerned Asian Scholars’.”,”JAPx-008 MJAx-005″
“HALLIDAY Fred”,”Threat from the East? Soviet Policy from Afghanistan and Iran to the Horn of Africa.”,”HALLDAY ha scritto pure ‘Iran: Dictatorship and Development’.”,”RUST-067″
“HALLIDAY Fred”,”Cento miti sul Medio Oriente.”,”Fred Halliday insegna relazioni internazionali alla London School of Economics. Tra i più celebri esperti mondiali di civiltà araba e mediorientale, ha dedicato decine di lavori al fondamentalismo religioso e al confronto politico e culturale tra Islam e Occidente.”,”VIOx-110-FL”
“HALLION Richard P. a cura; saggi di Barry D. WATTS Phillip. S. MEILINGER Andrew LAMBERT R.P. HALLION James A. WINNEFELD Tony MASON Alan STEPHENS Fred FROSTIC”,”Air Power Confronts an Unstable World.”,”Richard P. Hallion storico al HQ United States Air Force dal 1991. Guerre aeree e mezzi militari del XX e del XXI secolo (2° seconda guerra mondiale, battaglia di Inghilterra, guerra di Corea, del Vietnam, Irak…)”,”USAQ-115″
“HALM Heinz”,”Gli arabi.”,”Heinz Halm insegna Storia islamica nell’Università di Tubinga. Ha pubblicato pure ‘L’Islam. Storia e presente’, Laterza, 2005″,”GOPx-001-FMDP”
“HALPERIN DONGHI Tulio”,”Storia dell’ America Latina.”,”Tulio HALPERIN DONGHI è nato a Baires nel 1926. Ha studiato all’Univ di Baires e in quella di Torino con FALCO e MATURI, alla Ecole Pratique des Hautes Etudes con BRAUDEL. Prof all’Univ del Litorale (Rosario, 1955-61) e di Baires (1960-66) ha tenuto corsi a Berkeley e Cambridge. Attualmente (1972) insegna alla Harvard Univ Press. Tra le sue opere: -Un conflicto nacional: moriscos y cristianos viejos en Valencia (1955) -El rio de la Plata al comenzar el siglo XX (1959) -Tradicion politica espanola e ideologia revolucionaria de Mayo (1961) -Argentina en el Colejon (1964)”,”AMLx-013″
“HALPERIN DONGHI Tulio”,”Historia contemporanea de America Latina.”,”Tulio HALPERIN DONGHI è professore ad Harvard. “”W.W. Rostow que comenzò por poner a la Argentina come ejemplo de take-off latino-americano, resolvio luego prudentemente remplazarla por Mexico, un pais que ofrecia menos sorpresas decepcionantes a los nuevos economistas trocados en profetas.”” (pag 400)”,”AMLx-041″
“HALPERIN Ernst”,”The Triumphant Heretic. Tito’s Struggle against Stalin.”,”‘Through being incredible, truth evades recognition’ (Heraclitus) “”Essendo incredibile, la verità sfugge al riconoscimento””, Eraclito (in apertura)”,”BIOx-357″
“HAMADY Sania”,”Temperament and Character of the Arabs.”,”Dono T. Albertocchi Sania Hamady, Assistant Professor Department of Human Relations University of Miami, Florida, and Consultant in Community Development Protestant Service Bureau, Miami “”Actions are judged by their intentions’ (Al-A’mal bi-n-Niyyât) (in apertura) L’importanza della famiglia e del gruppo religioso nel mondo arabo. “”To serve one’s family is a first prerequisite for gaining approval. The minimum duty that a person has to fulfil is to serve and favor his kin. For that reason anyone assuming a post of some significance or authority recruits his personnel primarily from among his relatives, regardless of their qualifications and suitability for the requirements of the job. Every official constitutes for himself a ‘société de bienfaisance’. His relatives expect him to be partial towards them, and they expect their own ascendency through his advancement. Without doubt this community spirit which is restricted to the family has a selfish touch that cannot extend to the society at large. The Arab’s loyalty is evoked only in personal relationships, that is, only where he acts in a “”subject-to-subject”” or an “”I-to-yo”” context. Anything outside his kin and the near circle of friends represents to him an “”object”” and a “”they””. With the feeling of responsibility awakened only in personal relationships, it follows that the Arab is not used to being impartial and objective in assigning jobs or distributing help. To take care first of one’s own people, irrespective of merit or order of priority, is his duty; it means fulfilling part of his elementary role. Rarely does the Arab set his goal in the interest of his nation. He aims primarily at the improvement of the fate and position of his family and religious group. In this respect there is no bigger social aim transcending these two groups (14). This lack of concern with the fate of his nation could be traced to Islamic tradition. It is believed that the Muslim faith, as a political system did not provide for the idea of patriotism and of a nation that would comprise the community of the faithful together with the people of other religions and cultures. There were no equal civil rights for the non-Muslims with the Faithful (15)”” (pag 94-95) (14) N. A. Faris, Al-‘Arab ‘l-Ahyâ’ (The Living Arabs’, Beirut, 1947, p. 11; (15) Ibid. p. 13″,”VIOx-196″
“HAMANN Johann Georg, a cura di Angelo PUPI”,”Memorabili socratici.”,”Il curatore è uno dei massimi conoscitori di questo autore “”Socrate non fu scrittore e in ciò fu coerente con sé stesso. Come l’eroe di Maratona (1) non ebbe bisogno di figli, tantomeno Socrate ebbe bisogno di libri per essere ricordato. La sua filosofia si confaceva ad ogni luogo e ad ogni occasione. Il mercato, il campo, un convito, la prigione furono le sue scuole; ed il primo – il migliore ‘quodlibet’ della vita umana e dei rapporti sociali – gli servì per spargere il seme della verità”” (pag 99-100) (pag 101) (1) probabilente non Maratona ma Leuttra: “”Epaminonda avrebbe dichiarato “”Lascio due figlie immortali: Leuttra e Mantinea”” (pag 158)”,”FILx-559″
“HAMBIS Louis”,”La Siberie.”,”HAMBIS Louis è professore al College de France.”,”RUSx-088″
“HAMELIN Louis-Edmond”,”Le Canada.”,”L’A è professore all’ Università Laval, Quebec.”,”CANx-002″
“HAMEROW Theodore S.”,”Perché l’Olocausto non fu fermato. Europa e America di fronte all’orrore nazista.”,”Theodore S. Hamerow è professore emerito di Storia all’Università di Wisconsin-Madison “”Perché gli Alleati fecero così poco? La domanda venne posta con rinnovata insistenza dopo la Seconda guerra mondiale. Quando l’Olocausto cessò di essere un evento contemporaneo e divenne sempre più un tema di studio e di riflessione, la questione di quel che si sarebbe potuto o dovuto fare per fermarlo emerse con una nuova urgenza. Nel 1979, in un articolo che domandava «Chi deve portare la colpa dell’Olocausto?», Henry L. Feingold sostenne: «Migliaia di ebrei ungheresi e slovacchi avrebbero potuto essere salvati [tra la primavera e l’estate del 1944], se al 15° Air Force americano di stanza in Italia, che stava già bombardando le fabbriche di olio sintetico e gomma che si trovavano a meno d dieci chilometri di distanza dalle camere a gas [di Auschwitz] fosse stato consentito di [bombardare il campo]». Nell’autunno dello stesso anno, inoltre, Auschwitz era ormai facilmente raggiungibile dai bombardieri in picchiata russi. Perché, dunque, il vicesegretario americano alla Guerra John McCloy affermò che attaccare i campi di sterminio sarebbe stata una mossa di «dubbia efficacia»? Perché le autorità sovietiche si rifiutarono di approvare i piani per la distruzione delle linee ferroviarie che portavano centinaia di migliaia di vittime innocenti a morire? «Tutto quello di cui vi era bisogno era una modifica relativamente minore della priorità assegnata al salvataggio degli ebrei». La riluttanza dei vertici alleati a usare la forza militare per interrompere il genocidio nazista produsse «gli atti più orrendi e inumani compiuti da testimoni negli anni dell’Olocausto». Essi continuavano a sembrare imperdonabili (1). (…) Non mancarono comunque, alcune eccezioni al generale accordo sulla strategia della prudenza. La lettera del 24 giugno 1944 che Johan J. Smertenko inviò a Roosevelt a nome dell’ Emergency Committee to Save the Jewish People of Europe era accesa nei toni e intransigente nei contenuti. Smertenko chiedeva che le linee ferroviarie e i ponti che conducevano ai campi di sterminio venissero bombardati e che il governo proclamasse: “”Questa azione viene intrapresa per impedire il trasporto degli ebrei dei paesi dell’Asse nei mattatoi di Hitler””. Le incursioni aeree contro le camere a gas “”consentirebbero loro l’opportunità di unirsi alle forze della resistenza clandestina, nelle quali possono collaborare ad atti di sabotaggio e alle attività di resistenza””. Infine avrebbe dovuto essere rilasciato un comunicato ufficiale per dire che lo sterminio degli ebrei con il gas sarebbe stato considerato un motivo sufficiente per giustificare una politica di rappresaglia. Anzi, “”la minaccia di fare ampio uso dello stesso strumento sulla popolazione tedesca rafforzerà lo scontento dei tedeschi e potrebbe portare a un più rapido tracollo interno del regime hitleriano””. Non vi era traccia di cautela in queste proposte (4). I suggerimenti presentati a Washington in merito al salvataggio degli ebrei europei, però erano molto più moderati”” (pag 381-383) [Theodore S. Hamerow, ‘Perché l’Olocausto non fu fermato. Europa e America di fronte all’orrore nazista’, Feltrinelli. Milano, 2010] [(1) Feingold, ‘Who Shall Bear Guilt’, p. 271; (4) Lettera di Johan J. Smertenko a Franklin D. Roosevelt, 24 luglio 1944]”,”EBRx-093″
“HAMILTON Alexander MADISON James JAY John; a cura di Clinton ROSSITER”,”The Federalist Papers.”,”Nota: John Jay vergò una parte dei Federalist Papers mentre Publius era lo pseudonimo sotto il quale si celavano i tre autori (James Madison, Alexander Hamilton e John Jay). (fonte FO 3.10.2007)”,”USAG-027″
“HAMILTON Richard F.”,”The Bourgeois Epoch. Marx and Engels on Britain, France, and Germany.”,”Cause crisi 1848, una crisi commerciale e una catastrofe naturale: il crollo dei raccolti di grano e patate. “”For Marx, as noted, economic crisi is ‘the’ fundamental source of working-class insurgency. That crisi, in his analysis, stems from irremediable flaws of the capitalistic economic system. The problem stems from the lack of plan of direction of such economies; a simple slogan, the anarchy of capitalist production, points to the basic difficulty. But in this case, in 1848, the crisis was said to have had two sources: the commercial collapse in Britain and the natural catastrophe – the failure of two major crops, grain and potatoes. Those events had different origins and different consequences. A commercial crisis is deflationary; a natural crisis is sharply inflationary with respect to food prices and deflationary for almost all others. Revolution might, conceivably, be seen as a way to improve the organization of production, to deal with commercial crises and anarchic production; it is not easily seen as a means for overcoming a natural catastrophe.”” (pag 116-117)”,”MAES-078″
“HAMILTON Alexander”,”Lo stato federale.”,”HAMILTON Alexander nacque nel 1755 a Charlestown nell’isola di Nevis (Indie occidentali). Dopo un’infanzia tormentata approdò a Boston nel 1772 dove iniziò una nuova vita. I suoi scritti più noti sono raccolti nel ‘Federalist’. Morì nel 1804.”,”TEOP-365″
“HAMILTON Alexander, a cura di Vittorio DE-CAPRARIIS”,”Antologia degli scritti politici di Alexander Hamilton.”,”Libro dedicato a Renato GIORDANO”,”TEOP-410″
“HAMILTON Alastair”,”L’illusione fascista. Gli intellettuali e il fascismo: 1919-1945.”,”HAMILTON Alastair è nato a Londra nel 1941. Ha studiato a Eton e a Cambridge. Croce nipote di Spaventa (pag 20)”,”ITAF-022″
“HAMILTON Jill”,”Il Dio in armi. La Gran Bretagna e la nascita dello Stato d’Israele.”,”HAMILTON Jill giornalista e storica ha scritto vari saggi tra cui ‘Marengo: The Myth of Napoleon’s Horse’. Il Dio in armi’ è il frutto di quattro anni di ricerche negli archivi di Stato inglesi, siriani, giordani, israeliani, turchi. “”Nl 1902 Chamberlain avanzò l’idea che gli ebrei avrebbero potuto crearsi una patria sul delta e sul’area fluviale del deserto del Sinai interno a El Arish (nei pressi dell’attuale confine tra Egitto e Israele), alle porte della Palestina e del Mediterraneo, e dato che la regione costeggiava il solo fiume esistente tra i confini meridionali dell’attuale Israele e il delta del Nilo, questo punto d’appoggio poteva essere un trampolino per l’ingresso in Palestina. Da buon conoscitore dell’Antico Testamento, Chamberlain era lusingato di poter offrire un luogo con così importanti connessioni bibliche (…). In una nota del suo libro ‘The Balfour Declaration’,Stein aggiunge che “”questo era il primo contatto di Lloyd George con il Movimento sionista””, e cita come fonte la lettera sopra riportata di Greenberg a Herzl in data 4 luglio 1903, con la precisazione ulteriore che era stata pubblicata da Oskar K. Rabinowicz. Oltre a Lloyd George il progetto coinvolgeva anche Balfour, perché l’idea dell’Uganda fu lanciata nel 1903 quando Balfour era primo ministro (1902-1906). In un’altra nota a piè di pagina Stein dice: “”Il progetto avrebbe chiaramente richiesto l’approvazione del primo ministro Balfour, ed era in effetti da lui sostenuto attivamente””. L’adesione di Balfour è confermata nella sua introduzione al corposo volume di Nahum Sokolow ‘History of Zionism’, pubblicato nel 1919: “”Nei primi anni di questo secolo (…) io feci de mio meglio per sostenere il progetto concepito dal signor Chamberlai””.”” (pag 159)”,”VIOx-176″
“HAMILTON Jill”,”Il Dio in armi. La Gran Bretagna e la nascita dello Stato di Israele.”,”Jill Hamilton, giornalista e storica, ha scritto numerosi saggi, fra cui First to Damascus: the Great Ride and Lawrence of Arabia e Marengo: The Myth of Napoleon’s Horse. Il Dio in armi è il frutto di quattro anni di ricerche negli archivi di Stato inglesi, siriani, giordani, israeliani e turchi.”,”VIOx-104-FL”
“HAMILTON Alexander, a cura di Vittorio DE CAPRARIIS”,”Antologia degli scritti politici di Alexander Hamilton.”,”Alexander Hamilton nacque a Nevis, nelle Indie inglesi occidentali, il giorno 11 gennaio 1755 (e non 1757 come s’è creduto erroneamente, fino a qualche anno fa). Sua madre aveva sposato un Lavien, che poi abbandonò, per seguire James Hamilton, dal quale ebbe due figli.”,”TEOP-102-FL”
“HAMILTON Charles, a cura di Laura MARCHIARO”,”Sul sentiero di guerra. Scritti e testimonianze degli indiani d’America.”,”Opera citata: D. Brown, Seppellite il mio cuore a Wounded Knee, Mondadori, Milano, 1977 “”(…) Fratelli miei, una delle leggende del mio popolo narra di un capo, e come costui alla testa dei resti della sua gente, passò un grande fiume e, piantando il palo della tenda sull’altra riva sospirasse “”A-la-ba-ma””, che nella nostra lingua significa: “”Qui possiamo restare””. Ma quel capo non seppe prevedere il futuro. Venne l’uomo bianco, ed il capo e il suo popolo non poterono più rimanere là; furono cacciati via, e nella palude affondarono nel fango e morirono. La parola che egli aveva pronunciato con così triste accento divenne il nome di uno Stato dell’uomo bianco. Ma non c’è più luogo alcuno sotto le stelle che di lassù sorridono, dove l’indiano possa piantare la tenda e sospirare: “”A-la-ba-ma”””” (Epilogo di William J. Harsha) (pag 283)”,”USAQ-001-FMB”
“HAMMACHER A.M. CATTABENI Caio Mario VITALI Lamberto, contributi di”,”Van Gogh. Dipinti e disegni. Catalogo.”,”””Periodo di Nuenen (Dicembrfe 1883 – novembre 1885). A Nuenen, presso i genitori, van Gogh trascorre il periodo più significativo degli anni di Olanda. Egli possiede ormai una maestria di disegno tanto nel paesaggio che nelle figure di contadini piene di movimento; all’uno ed agli altri infonde la medesima espressione spirituale. Con i ‘Mangiatori di patate’ egli tocca l’apogeo del periodo olandese; la tavolozza è cupa e senza vibrazioni ed ha i colori della terra. Van Gogh legge ‘Germinal’ di Zola che influenza il suo stato d’animo”” (pag 38); “”«Ora sto proprio concentrandomi daccapo su due grandi studi di ambienti di tessitori; in uno di essi c’è una parte del telaio con una figura ed una piccola finestra» (Lettera 372)”” (pag 38); “”Tessitore e telaio. «Ho appena fatto un figura di tessitore davanti al telaio. Il disegno del ‘Tessitore’ è quello del telaio da un quadro che sto dipingendo. C’è inoltre la macchina, e c’è pure qualche effetto di chiaro e di bruno del telaio ecc. Ti prego di non credere che il quadro abbia un simile effetto generale. Perché il quadro è più vivo» (Lettera 360)”” (pag 40); “”Contadino seduto a tavola. «Qui veramente mi sono sforzato di dare un’idea di queste persone che, alla luce d’una lampada, mangiano le patate con quelle medesime mani che hanno pure lavorato la terra; così il mio quadro vuole esaltare nello stesso tempo il lavoro manuale e il cibo che essi, da se stessi, si sono guadagnati così onestamente. Ho voluto che facesse pensare ad un modo di vivere del tutto differente da quello di persone, come noi a contatto con la civiltà. Ma non pretendo punto che tutti debbano trovarlo bello o ben fatto» (Lettera 404)”” (pag 41)”,”VARx-564″
“HAMMAN Adalbert G.”,”La vita quotidiana dei primi cristiani 95-197.”,”Tesi: evangelizzazione per contagio”,”RELC-071″
“HAMMOND Thomas Taylor”,”Lenin On Trade Unions and Revolution, 1893-1917.”,”””A number of Social-Democrats, led by George Plekhanov and Paul Axelrod, wrote articles in ‘Iskra’ attacking Lenin’s views on the grounds that he was contradicting one of Marx’s basic principles. Marx, they said, taught that the proletariat became socialist ‘spontaneously’ and that the proletarian revolution was inevitable, whereas Lenin was preaching the very opposite. Plekhanov stated the issue as follows: ‘The debated question is precisely this: Does there exist an economic necessity which calls forth in the proletariat a “”demand for socialism””, makes it “”instinctively socialist””, and drives it -even when left to “”its own resources”” – along the road to socialist revolution, notwithstanding the stubborn and continual efforts of the bourgeoisie to subject it to their own ideological influence?’ Lenin denies this, in the face of the clearly expressed opinions of all the theorists of scientific socialism. And in that consists his great mistake, his theoretical fall into sin. … In the view of Lenin we se not ‘Marxism’ but…a new edition of ‘the theory of the hero and the crowd’. … Since he declares himself to be the only active element in history, he considers the masses as only …strong but obedient tools.”” (pag 31) [T.T. Hammond, Lenin On Trade Unions and Revolution, 1893-1917, 1957]”,”LENS-217″
“HAMON Hervé ROTMAN Patrick”,”La deuxième gauche. Histoire intellectuelle et politique de la CFDT.”,”””All’ inizio, eppure, è l’ oscurità totale. André Jeanson testimonia: ‘Quando i dirigenti della CFTC a Parigi hanno appreso la novità degli scontri a fuoco che seminano la morte in Algeria, nella notta del 1° novembre 1954, essi non hanno più perspicacia dell’ insieme dei francesi, ivi comprese le elites politiche, religiose o sociali; non hano compreso sul campo che stava per essere giocato il primo atto di una rivoluzione, di una guerra che, ineluttabilmente, sboccherà nell’ indipendenza’ (1)””. (1) (Deposizione scritta da André Jeanson per il processo che, nel 1980, ha opposto Edmond Maire a un responsabile federale comunista di Belfort (il quale, trascinato nella polemica, aveva sostenuto in un bollettino che il segretario generale della CFDT faceva parte di quelli che hanno “”pacificato l’ Algeria con il lanciafiamme””)”,”MFRx-247″
“HAMPDEN JACKSON J.”,”Marx, Proudhon and European Socialism.”,”HAMPDEN JACKSON J. “”Of their meeting neither Marx nor Proudhon has left any considerable record. We know from Marx that they had “”long discussions which sometimes went on all through the night””. (…) Marx claimed: “”I infected him, to his great detriment, with a Hegelianism which he could not go deeply into because he did not know German””. It was quite true that Proudhon could not read German and he could not read Hegel’s work in French because it had not yet been translated, but he had been infected with Hegelianism years before he met Marx. As early as 1839 he was writing to a friend: “”Hegel’s logic, such as I understand it to be, satisfied my reason infinitely more than all the old apothegms which have been stuffed into us from our childhood to account for the irregularities in our reasoning and in the community””. Later he was reinfected with Hegelianism, but not so much by Marx as by one of Marx’s ‘bêtes-noires’, Karl Grün. Marx’s version of this was that “”the work which I had begun was continued after my expulsion from France by Karl Grün, and this professor of German philosophy had the advantage over me in that he understood nothing of what he was teaching””. It would have been surprising if in their long discussions Marx had as much influence on Proudhon as Proudhon on Marx. The Frenchman was thirty-five years-old, the German twenty-five; (…)”” [J. Hampden Jackson, Marx, Proudhon and European Socialism, 1967] (pag 56-57)”,”PROD-071″
“HAMPSON Norman”,”Storia sociale della rivoluzione francese. L’ evoluzione dei rapporti di classe tra il 1789 e il 1795.”,”Nato nel 1922, HAMPSON ha compiuto a Manchester studi preparatori, per poi passare all’ Univ. di Oxford dove si è laureato. Durante la guerra ha servito nella marina e per due anni è stato ufficiale di collegamento con le forze partigiane francesi. Dal 1948 insegna lingua e storia francese all’ Università di Manchester. Nel 1955 ha conseguito il dottorato anche a Parigi. Nel 1959 ha pubblicato in Francia ‘La Marine de l’an II’. “”Ai due problemi dei preti recalcitranti e degli emigrati, presto se ne aggiunse – e li deformò- un terzo, che doveva dominare tutto il corso successivo della rivoluzione: lo scoppio della guerra. Nella mente di Brissot, che di essa può considerarsi quasi personalmente responsabile, un attacco all’ impero asburgico era essenzialmente un altro mezzo per affrettare una crisi risolutiva e costringere il re a capitolare di fronte ai girondini. Una politica estera bellicosa era per lui il coronamento logico della proscrizione degli emigrés, poiché i preparativi militari di questi dipendevano dall’ appoggio delle potenze straniere. D’altra parte, una campagna vittoriosa – egli ne era convinto- avrebbe risolto quasi tutti i problemi di cui i rivoluzionari erano afflitti…”” (pag 204)”,”FRAR-272″
“HAMPSON Norman”,”Storia e cultura dell’ illuminismo.”,”Nato nel 1922, Norman HAMPSON ha compiuti gli studi prima ala Gramma School di Manchester, poi all’ University College di Oxford. Dal 1941 al 1945 ha prestato servizio nella Royal Navy. Ha scritto una storia sociale della rivoluzione francese e ha anche pubblicato ‘La Marine de l’ An II’. “”L’ impero asburgico, la Francia e le colonie americane costituiscono i più significativi ma non i soli esempi di un conflitto scaturito dalla decisione di governi regi a provvedersi di nuove fonti di reddito a spese di categorie precedentemente privilegiate. Alcuni Stati, come la Russia e il Regno di Napoli, contennero la conseguente tensione sociale limitandosi a tassare il clero (Napoli) o ad espropriare i beni ecclesiastici (Russia). Il concorde attacco contro i gesuiti, che indusse il papa allo scioglimento dell’ ordine nel 1773, con effetti importanti sull’ intero sistema educativo dell’ Europa cattolica, fu dovuto imn parte alla tentazione che la ricchezza d’un ordine già impopolare faceva balenare agli occhi dei sovrani di mentalità laica.”” (pag 193)”,”FRAA-050″
“HAMPSON Norman”,”La période révolutionnaire. (Tit.orig.: The First European Revolution, 1776-1815)”,”””Agli occhi di Metternich l’ ingrandimento della Prussia e l’ influenza crescente della Russia in Germania generavano la più grande minaccia per gli interessi degli Asburgo. Dopo che l’ esercito di Napoleone era stato distrutto durante la ritirata di Russia, egli vedeva nella Russia il principale ostacolo all’ equilibrio europeo. Piuttosto indifferente in materia di ideologia, salvo nella misura in cui essa corrispondeva alla sua concezione di una politica dinastica, il suo primo pensiero era di persuadere Napoleone ad accettare una pace negoziata che preservava la Confederazione del Reno, e includeva la stessa Westfalia di Jérôme, distaccandola completamente dal suo alleato francese. Il rifiuto alle sue proposte da parte di Napoleone fece crollare il suo piano. Metternich tenta allora di avere l’ appoggio degli Stati tedeschi del Sud offrendogli un trattato di pace che avrebbe garantito loro le recenti acquisizioni sviandoli dall’ andare a cercare una protezione al fianco della Russia””. (pag 174)”,”FRAR-339″
“HAMPSON Norman”,”Robespierre. L’ incorrutibile?”,”HAMPSON Norman è docente di storia del XVIII secolo all’ Università di York e le sue teorie sulla Rivoluzione francese, espresse soprattutto in quest’opera e in ‘Danton’ (1983) hanno acceso un dibattito in quanto in contrasto con le tesi ‘marxiste’ degli storici francesi MATHIEZ e LEFEBVRE. “”Per quanto riguardo Robespierre, comunque, dissi, sembra effettivamente che pensasse che Roux fosse un controrivoluzionario, anche se questo può voler dire semplicemente che riusciva a convincersi che quello che voleva credere fosse vero. La situazione precipitò ulteriormente il 13 luglio, quando Charlotte Corday assassinò Marat. Marat era stato molto popolare tra i sanculotti e li aveva bene o male tenuti entro l’area d’influenza dei Montagnardi. Dopo la sua morte, Roux e Hébert, funzionario della Comune e direttore del ‘Père Duchesne’, si misero in competizione per conquistare il seguito di Marat, entrambi spinti soprattutto da mire politiche personali. Robespierre, dopo la morte di Marat, tra l’altro, fece un discorso molto strano ai Giacobini. Disse che l’unica ragione che lo spingeva a parlare era il fatto che ora ‘lui’ era destinato a ricevere i colpi del pugnale dell’assassino e che era stato solo un caso che Marat fosse stato il primo. Si oppose alla proposta di seppellirlo al Panthèon, cosa che provocò un’aspra replica di Bentabole che lo accusò di essere invidioso. Si dichiarò contrario all’allestimento di un funerale di stato perché disse che era più importante vendicarlo che onorarlo. In effetti, dice Collot, Marat ebbe la sua ‘fête funèbre’ in cui Robespierre fece un lungo discorso senza menzionarlo nemmeno una volta.”” (pag 159-160) “”Ci sono due Robespierre: fino al 31 maggio (1793) il patriota sincero e l’ uomo di principio, dopo d’allora l’ uomo ambizioso, il tiranno e il peggiore dei furfanti”” (Babeuf, 1794) “”Robespierre potrebbe sostenere a buon diritto di essere stato l’unico uomo in grado di guidare la Rivoluzione verso la sua vera meta””. (Babeuf, 1796) “”La nostra Rivoluzione mi ha fatto sentire tutta la forza dell’ assioma che la Storia è “”invenzione””””. (Robespierre)”,”BIOx-122″
“HAMPSON Norman”,”Robespierre. Ascesa e caduta del maggior protagonista.”,”Norman Hampson è docente di Storia del XVIII secolo all’Univeresità di York. Le sue teorie sulla Rivoluzione francese hanno acceso aspre polemiche perché in conrasto con le tesi marxiste degli storici francesi Mathiez e Lefebvre. E’ tuttora considerato come uno degli studiosi più illustri della Rivoluzione francese. “”Robespierre si trovò sempre più esposto personalmente. Ai ferri corti con gli altri esponenti del suo Comitato, si era inimicato gran parte del Comitato di sicurezza generale. (…)”” (pag 271)”,”BIOx-033-FV”
“HAMPSON Norman”,”Danton.”,”Norman Hampson è docente di Storia del XVIII secolo all’Univeresità di York. Le sue teorie sulla Rivoluzione francese hanno acceso aspre polemiche perché in conrasto con le tesi marxiste degli storici francesi Mathiez e Lefebvre. E’ tuttora considerato come uno degli studiosi più illustri della Rivoluzione francese. “”Dal momento in cui Danton incominciò a parlare, l’intero processo assunse una nuova tragica dimensione. L’uomo che teneva Shakespear nei suoi scaffali assunse le proposizioni di Coriolano e gli accenti di Antonio: … (pag 173)”,”BIOx-034-FV”
“HAN SUYIN”,”Jusqu’au matin. Roman.”,”Nata a Pechino da madre belga e padre cinese, Han Suyin ha seguito dei corsi all’Università di Bruxelles poi a quella di Londra ove termina gli studi in medicina.”,”CINx-255″
“HAN SUYIN”,”Fin che verrà il mattino.”,”Han Suyin famosa scrittrice nata a Pechino nel 1917 da madre belga e padre cinese, ha iniziato a studiare medicina in Cina, poi a Bruxelles e infine si è laureata a Londra. Costretta per motivi politici a vivere fuori dalla Cina, ha esercitato la professione di medico e scritto romanzi, opere parzialmente autobiografiche, e una saga sulla sua famiglia durante la rivoluzione cinese. Ha pubblicato pure una monografia sulla vita e la politica di Mao Tse-tung”,”CINx-008-FV”
“HANDLIN Oscar HANDLIN Mary F.”,”Storia della ricchezza degli Stati Uniti. Dalla società coloniale alla società affluente.”,”HANDLIN O (NY, 1915) insegnante ad Harvard, si è dedicato alla storia sociale degli Stati Uniti, Ha vinto un premio Pulitzer (1952). Mary F. è la moglie. Anche lei ha scritto un libro di storia sociale , sulla storia della famiglia americana. “”L’abbondante disponibilità di uomini e donne manteneva bassi i costi del lavoro. Anche se le fabbriche in espansione richiedevano migliaia di nuove braccia proprio nello stesso momento in cui le richiedevano la costruzione delle ferrovie e delle città, raramente gli imprenditori conobbero il problema della penuria. Il numero dei salariati nell’industria triplicò, da due milioni nel 1870 a sei milioni nel 1910; e le somme che essi portavano a casa rimanevano, dal punto di vista degli imprenditori, piacevolmente basse. I padroni pagavano il minimo compatibile con il livello del mercato, ma facevano lavorare i loro operai con un ritmo tale da far crescere la produzione media individuale del 60% fra il 1890 e il 1910. (…) Gli otto milioni di nuovi venuti che entrarono negli Stati Uniti nei due decenni dopo il 1870 erano ancora originari soprattutto dell’Europa del nord; e un numero considerevole di essi si portò nelle regioni agricole in espansione del paese. Un altro tipo di esperienza aspettava i dodici milioni e mezzo circa che arrivarono tra il 1890 e il 1910, fra i quali erano numerosi i contadini dell’Europa orientale e meridionale, dal medio Oriente e dall’Asia, regioni scosse allora dai mutamenti economici che avevano trasformato la Gran Bretagna e la Germania molto tempo prima.”” (pag 203-204) Crollo Borsa di New York (pag 271-272)”,”USAE-063″
“HANDLIN Oscar HANDLIN Mary F.”,”Storia della ricchezza degli Stati Uniti. Dalla società coloniale alla società affluente.”,”Oscar Handlin (NY, 1915) insegnante ad Harvard, si è dedicato alla storia sociale degli Stati Uniti, Ha vinto un premio Pulitzer (1952). Mary F., la moglie, ha scritto un libro di storia sociale sulla storia della famiglia americana. Le tensioni della riorganizzazione. Gli anni Trenta. “”Il nazionalismo economico e il collasso dell’economia mondiale erano le prove che i vantato meccanismo di autoregolazione, nel quale milioni di persone avevano una volta creduto, ora non riusciva ad adattare il sistema produttivo ai cambiamenti di situazione. Per tutti gli anni ’20, alcuni uomini d’affari, politici ed economisti, continuarono ad andare a tastoni in cerca di strumenti per mettere in ordine l’economia. Questi deboli tentativi giunsero ad una fine improvvisa nel 1929. Nel decennio che seguì, l’attenzione si focalizzò sulla ripresa della depressione e sulla riforma degli abusi che avevano condotto ad essa. Ma ogni tentativo di riparare il motore per cercare di farlo funzionare di nuovo, sollevava la questione irrisolta se fosse o no necessario un nuovo modello. Nel 1939, gli sforzi del New Deal non avevano riportato la prosperità; né avevano introdotto un nuovo ordine economico. Pur brancolando nella determinazione di fare qualcosa, l’amministrazione Roosevelt aveva però iniziato a creare il meccanismo di guida che sarebbe stato impiegato in seguito. Molti osservatori avevano anticipato chiaramente che il ‘boom’ postbellico avrebbe condotto ad un panico finanziario e poi alla depressione. La prosperità degli anni ’20 non aveva affatto raggiunto tutti quanti negli Stati Uniti; e l’espansione febbrile che, per il momento, aveva portato un guizzo di apparente vigore a importanti settori dell’agricoltura e dell’industria, li aveva in realtà indeboliti. Inoltre, l’alternarsi di periodi buoni e cattivi, dal punto di vista della teoria economica convenzionale, rientrava nella norma. Gli affari si muovevano continuamente all’interno di cicli di ‘boom’ e di depressione, per cui l’esuberante attività economica degli anni ’20 era un sicuro presagio del declino che stava sopravvenire, esattamente come nel passato; e come nel passato, la caduta avrebbe portato ad una crescita ancora più grande. L’idea corrente era anche che tali alternanze aumentavano l’efficienza, eliminando i produttori marginali e rafforzando così l’intero sistema. (…) Il declino seguente al 1929, comunque, non arrivò fino al ventre dell’onda per poi risalire verso il colmo. Per un decennio l’economia mantenne lo stesso corso depressivo; né i metodi dell’amministrazione Hoover, né le riforme del New Deal invertirono le tendenze”” (pag 274-275)”,”USAE-019-FL”
“HANEBRINK Paul”,”Uno spettro si aggira per l’Europa. Il mito del bolscevismo giudaico.”,”Paul Hanebrink insegna Storia alla Rutgers University (New Jersey). Ha pubblicato, tra l’altro, ‘In Defense of Christian Hungary: Religion, Nationalism, and Antisemitism, 1890-1944’ (2006). La funesta invenzione che il comunismo fosse in realtà un complotto ebraico volto a conquistare e distruggere l’Europa ebbe nel secolo scorso il suo tragico culmine nello sterminio di milioni di esseri umani. Un’idea che, rielaborata a piú riprese nel corso dell’intero secolo, non ha mai cessato di alimentare varie ideologie e programmi politici. Paul Hanebrink esplora la nascita, i caratteri e le conseguenze di questo mito pregno di odio e paura: dalle sue origini negli anni convulsi successivi alla grande guerra all’avvento del nazismo, dal’intreccio con la memoria dell’Olocausto fino alla sopravvivenza nelle fantasie cospirative dell’estrema destra europea e americana. Per gran parte del XX secolo, l’Europa è stata perseguitata da una minaccia scaturita dalla propria immaginazione: il bolscevismo giudaico. Questo mito – che riteneva il comunismo un complotto ebraico volto a distruggere le nazioni d’Europa – era una fantasia paranoica, eppure i timori di una cospirazione giudaico-bolscevica si affermarono dopo la Rivoluzione russa e si diffusero in tutta Europa. E durante la Seconda guerra mondiale tali paure contribuirono a seminare la morte, l’odio e l’orrore. Il racconto di Paul Hanebrink inizia con i movimenti controrivoluzionari che turbavano l’Europa alla fine della Prima guerra mondiale. Fascisti, nazisti, cristiani conservatori e molti altri europei, terrorizzati dal comunismo, immaginavano i bolscevichi ebrei come nemici sul punto di varcare i confini per sovvertire l’ordine dall’interno con le loro idee devastanti. Negli anni che seguirono, il bolscevismo giudaico fu un’arma politica potente e facile da usare. Dopo l’Olocausto, quello spettro, lungi dal morire, semplicemente si modificò, diventando uno dei componenti della guerra fredda. Dopo un’ennesima trasformazione, persiste ancora oggi su entrambe le sponde dell’Atlantico nella politica tossica del nazionalismo di destra rivitalizzato. “”Nell’estate del 1941, quando i tedeschi e i loro alleati mossero verso l’Urss e il dominio sovietico crollò in tutta l’Europa dell’est, scoppiarono violenti attacchi antisemiti in Polonia orientale (in zone oggi appartenenti a Ucraina occidentale e Bielorussia occidentale), negli stati baltici di Lituania e Lettonia, in Bessarabia e Bucovina. Uno dei più drammatici (a causa degli scopi propagandistici per cui fu utilizzato) ebbe luogo a Leopoli, dove furono uccise almeno quattromila persone a seguito del rinvenimento di tremilacinquecento cadaveri nelle carceri cittadine, persone che erano state arrestate in quanto controrivoluzionarie e poi uccise dai sovietici prima di fuggire. Un altro pogrom di massa esplose nella città lituana di Kaunas, dove dei sedicenti miliziani massacrarono circa un migliaio di ebrei nelle strade del quartiere ebraico della città, e ne uccisero altri cinquanta o sessanta in un grosso parcheggio vicino al quartier generale tedesco, di fronte a una folla di spettatori. I pogrom ebbero luogo anche in cittadine più piccole. (…) Sin dalle prime settimane di guerra la propaganda nazista era impegnata a trasformare le prove concrete dei crimini sovietici in altrettante conferme della barbarie bolscevico-giudaica. Impressionati dalla portata dei «bestiali» massacri perpetrati a Leopoli dai comandanti dell’NKVD, gli equivalenti dell’esercito tedesco scrivevano a Berlino: «Per la propaganda non avremmo potuto trovare immagini migliori di quelle trovate a Lemberg [Leopoli]. Il ministro della Propaganda Joseph Goebbels inviò giornalisti con troupe cinematografiche e radiofoniche a raccogliere materiale. «La grande campagna contro il bolscevismo – scriveva Goebbels sul suo diario – comincia immediatamente». Le troupe che si occupavano del «Deutsche Wochenschau» (il cinegiornale settimanale prodotto dal ministero della Propaganda di Joseph Goebbels) elaborarono attentamente il materiale girato a Leopoli sovrapponendo scene di cadaveri e di donne in lacrime a immagini di prigionieri che dovevano rappresentare i diversi volti del nemico: il volgare slavo «subumano», l’agente dell’NKVD dallo sguardo torvo e l’occhialuto comunista ebreo. La voce narrante faceva il resto: «Bestie in forma umana hanno commesso i più efferati assassinî». L’effetto era potente, e imprimeva sui responsabili il marchio di un’«essenza» razziale, rappresentandoli come agenti di ua minaccia «asiatica» demoniaca. I giornali tedeschi riprendevano quelle scene con la medesima linea ideologica, dando ai lettori aggiornamenti quotidiani sui «criminali satanici», disumani e bestiali che avevano fatto a pezzi le loro vittime in un’orgia di sete di sangue e di bassi istinti animali. Goebbels in persona scrisse sulle atrocità avvenute a Leopoli: «Il velo è caduto», affermava. L’obiettivo dell’Unione Sovietica era quello di portare il suo sistema di terrore «nel cuore dell’Europa»; la guerra uno scontro tra civiltà e inciviltà. «L’immaginazione umana – ammoniva Goebbels – riesce a stento a concepire cosa accadrebbe se i leader terroristi ebrei» che governavano l’Unione Sovietica «dilagassero in Germania e in occidente con le loro orde bestiali»”” (pag 142-146) inserire”,”EBRx-078″
“HANISCH Ernst”,”Der kranke Mann an der Donau. Marx und Engels über Österreich.”,”HANISCH Ernst nato a Thaya nel 1940, Austria meridionale. Studia storia e germanistica a Vienna. Ottiene l’abilitazione per l’insegnamento di storia austriaca del XIX e XX secolo. L’opuscolo di Engels ‘Po e Reno’, (pag 265-266) “”Die Broschüre ‘Po und Rhein’ respondierte auf Orientierungschwierigkeiten in der öffentlichen Meinung in Deutschland. Wie sollte sich Deutschland in einem zu erwartenden Krieg zwischen Frankreich und Österreich verhalten? Ein Teil der Presse – allen voran die ‘Augsburger Allgemeine Zeitung’ – vertrat die These: Der Rhein müsse am Po verteidigt werden; daher: Kriegseintritt auf seiten Österreichs, da die Poebene ein unentbehrliches strategisches Vorfeld zur Verteidigung Deutschlands sei”” (26). Zunächst ironisierte Engels die politische Großmachttheorie – binnen kurzem werde Deutschland die Weltherrschaft zu Wasser und zu Land an sich reißen -, die hinter den militärischen Überlegungen steckte. Dann aber konzentrierte er sich allein auf die militärische Frage: Braucht Deutschland zu seiner Verteidigung die Herrschaft über Norditalien? Engels ging von den geographischen Gegebenheiten zu den strategischen Überlegungen über. Sein Ergebnis: Selbstverständlich bilde die Minciolinie eine strategische Lebensfrage – allerdings nur für Österreich, wenn es als selbständige Großmacht, unabhängig von Deutschland, agiere (27). Für Gesamtdeutschland jedoch sei der Besitz Norditaliens keineswegs eine absolute militärische Notwendigkeit. Denn wenn Deutschland einen Krieg in Italien führen muß, kann es ihn noch immer offensiv in der Poebene führen. Dazu kommen noch politische Überlegungen. Österreich herrschte in Italien nur durch Gewalt, durch den “”Terrorismus des Belagerungszustandes”””” [Ernst Hanisch, Der kranke Mann an der Donau. Marx und Engels über Österreich, 1978] [(26) Vgl. dazu Albert Schäffle, Aus meinem Leben, 1. Bd., Berlin, 1905, S. 56; (27) Po und Rhein, MEW, 13 Bd. S.242] (pag 265-266)”,”MAES-135″
“HANKE Lewis”,”America Latina (Continente en fermentacion).”,”Cesarismo democratico. “”Cipriano Castro (1899-1908) fu il più dissoluto e uno dei più corrotti, e nel 1902 provocò un blocco da parte di unità navali europee. Juan Antonio Gomez, il luogotenente su cui Castro aveva riposto la sua fiducia e che gli succedette nel 1908, dimostrò di essere uno di più barbari. Dittatore astemio e gran lavoratore, beveva molto poco, non gli interessavano i qualificativi, e rimase in Venezuela facendo affari. Lego a sé gli uomini più ricchi del Sudamerica e mise il piede in quasi tutte le imprese economiche del Venezuela, specialmente nel petrolio. Mantenne buone relazioni con le potenze straniere; migliorò l’ igiene e costruì varie scuole. Il suo regime fu chiamato “”cesarismo democratico”” perché fu accettato come l’ unico modo per sottrarsi al caos e all’ anarchia. Gil Fortoul, uno degli storici venezuelani di maggior rilievo, non vide contraddizioni né credette tradire i principi servendo, per molti anni, il gran dittatore come consigliere politico all’ interno del paese e come diplomatico all’ estero. Ai suoi occhi solo “”un uomo giovane, forte e buono”” poteva dare al Venezuela ciò che necessitava: pace, progresso e ordine””. (pag 84)”,”AMLx-052″
“HANKINSON Alan”,”Vicksburg 1863. Grant apre la via del Mississippi.”,”1863. “”Solo due mesi prima le cose sembravano più nere che mai per il Nord. Il comandante in capo confederato, Robert E. Lee, aveva ottenuto un brillante vittoria, contro ogni apparente probabilità, a Chancellorsville in Virginia all’ inizio di maggio. Alla metà del mese egli iniziò un’altra decisa marcia in territorio nordista, sperando così di costringere i nordisti a richiamare molti dei soldati di Grant dal settore orientale, alleggerendo così la pressione su Vicksburg. L’ avanzata di Lee fu infine arrestata e respinta nella battaglia di Gettysburg, combattuta nei primi tre giorni di luglio 1863, la più grande e sanguinosa battaglia mai combattuta nell’ America del Nord. I federali persero 23.000 uomini, Lee un terzo del suo esercito, e a quel punto non ebbe altre alternative che ritornare da dove era venuto. Quei pochi giorni segnarono il punto di svolta nella guerra civile””. (pag 88)”,”USAQ-044″
“HANOUNE Roger SCHEID John”,”I romani e l’eredità dell’impero.”,”700 anni di storia di Roma dalla fondazione nel 753 aC al V secolo della nostra era.”,”STAx-002-FSD”
“HANSEN F.R.”,”The breakdown of capitalism. A history of the idea in Western Marxism, 1883-1983.”,”HANSEN F.R. ha studiato alla Cornell University. E’ Associate Director of Labor Research Association in New York che conduce ricerche per i sindacati americani. “”La resurrezione della neo-ortodossia dopo il 1930 si diffuse nel Continente, dove il pensiero di Strachey trovò il suo parallelo nei lavori di Otto Bauer. In ‘Between Two Wars?’ pubblicato nel 1936, Bauer sviluppò l’ argomento più sofisticato per la teoria del sottoconsumo apparsa nella scuola marxista. Bauer aveva studiato gli schemi di riproduzione del Capitale, e aveva criticato l’ enfasi della Luxemburg riguardo ai mercati esterni. Egli combinò la nozione di una crescita organica della composizione del capitale, attinta dalla teoria del profitto, con la teoria della disproporzionalità, per produrre una versione del sottoconsumismo che legava le crisi alla sovraccumulazione del capitale costante. Le crisi sono inevitabili, sosteneva Bauer, perché l’ accumulazione del capitale costante eccedeva sempre l’ incremento del consumo di merce che risultava dallo sviluppo della popolazione e dall’ aumento dell’ occupazione. Bauer collocava la contraddizione primaria del capitalismo nel problema della realizzazione creato dal sottoconsumo di merci. Sebbene non giunse mai a un concetto definitivo di crollo, quei teorici neo-ortodossi da lui influenzati combinarono le sue tesi sottoconsumiste con le idee prese dalla Luxemburg e Grossmann per produrre una serie di studi sul crollo empiricamente fondati.”” (pag 110)”,”TEOC-270″
“HANSEN Alvin H.”,”Introduction a la pensée keynesienne.”,”Keynes e gli effetti della caduta dei salari. “”1. Gli abbassamenti dei salari possono determinare una redistribuzione dei redditi. I salari si abbasseranno più dei redditi dei “”rentiers””. Ma anche gli imprenditori subiranno una perdita a profitto di questi ultimi. L’ effetto netto è dubbio (…). 2. In un sistema economico aperto l’ effetto della caduta dei salari è favorevole all’ occupazione per il fatto che la posizione del paese sul mercato estero migliora, a meno che anche gli altri paesi non riducano i loro salari. 3. In un sistema aperto, la caduta dei salari (se porta a una caduta dei prezzi dei beni d’ esportazione) tende a deteriorare i termini di scambio (…). Ne può risultare una caduta del reddito reale. Il rapporto del consumo al reddito può allora aumentare, ma ciò non prova, come pensa Keynes, che la propensione a consumare aumenti. 4. Se una caduta dei salari determina la previsione della loro successiva risalita dopo un certo tempo, l’ effetto netto sulle previsioni può essere favorevole. Ma se ci si aspetta che i salari decrescano ancora di più, l’ effetto sarà sfavorevole. 5. La diminuizione dei salari determina una riduzione del volume totale delle transazioni monetarie e sposta così la moneta dalla sua funzione di transazione verso la sua funzione di attivo. Una maggior quantità di moneta diventa così disponibile per la speculazione (…). 6. La psicologia dei lavoratori è particolarmente importante. I conflitti di lavoro posssono turbare le previsioni al momento favorevoli. Ciascuna categoria crede che il suo proprio interesse sia quello di resistere all’ abbassamento dei salari. Un abbassamento dei salari nominali scontenterà i lavoratori molto più di “”una caduta graduale e automatica dei salari reali che risulta da un’ aumento dei prezzi””. 7. Tutti le previsioni favorevoli elaborate dal mondo degli affari saranno più o meno controbilanciate dall’ effetto deprimente che esercita sull’ investimento il peso di un debito accresciuto, tanto pubblico che privato.”” (pag 125-126)”,”ECOT-079″
“HANSEN Alvin H. FUSCO Antonio Maria a cura”,”Guida allo studio di Keynes.”,”Il prof. Hansen è la persona giusta per scrivere un volume su Keynes. Hansen, il più insigne keynesiano degli Stati Uniti, ha interpretato l’economia heynesiana, che ha pure contribuito ad arricchire notevolmente, per gli studenti americani e i non specialisti. Nello scrivere questa Guida allo studio di Keynes, il prof. Hansen esprime la speranza che lo studente o il non specialista colto non rinunzierà a leggere la Teoria Generale. Anche coloro che scelgono il gravoso, se pur vantaggioso, compito di leggere e di interpretare la Teoria Generale saranno molto aiutati nel loro cammino da questo libro. Il risultato sostanziale del libro del Prof. Hansen consiste in questo: che si otterrà un’assai più ampia comprensione dell’economia di Keynes e di quella keynesiana e che la Teoria Generale risulterà più letta di prima.”,”ECOT-101-FL”
“HANSEN F.R.”,”The breakdown of capitalism. A history of the idea in Western Marxism, 1883-1983.”,”HANSEN F.R. ha studiato alla Cornell University. E’ Associate Director of Labor Research Association in New York che conduce ricerche per i sindacati americani. Contiene il paragrafo: ”Capital’ in the context of the first Great Depression, 1874-1895′ (pag 34-39) Tesi autore su Engels circa possibilità di una stagnazione cronica. (pag 36-37) “”In 1884, a year after Marx’s death, and after almost a full decade of economic decline, Engels began to speculate about a permanent crisis in the system. In this 1884 Preface to the first German edition of Marx’s ‘Poverty of Philosophy’, Engels spoke of the ‘inevitable collapse of the capitalist mode of production which is daily taking place before our eyes to an even greater degree…’ (7). The equalization of production and demand on the world market, previously established through periodic trade crises, seemed beyond reach. Instead, the unrelieved depression on the post-1873 period, Engels, argues may indicate the end of cyclical crises. If prosperity does not return, ‘the chronic stagnation would necessarily become the normal condition of modern industry, with only insignificant fluctuations’ (8). In his 1886 Preface to the English edition of ‘Capital’, Engels again speculates about the possibility of chronic depression. Engels poses the idea of a crisis removed from the cyclical framework and detemporalized, no longer a passing phase in a recurring process, but a permanent conditions of capitalism: …. finire”,”TEOC-025-FV”
“HANSEN Joseph”,”The Leninist Strategy of Party Building. The Debate on Guerrilla Warfare in Latin America,”,”Joseph Hansen joined the American Trotskyist movement in 1934. He served as secretary to the exiled Russian revolutionary leader Leon Trotsky in Mexico, 1937-40. He was a central leader of the U.S. Socialist Workers Party, and editor of the International weekly news magazine Intercontinental Press from 1963 until his death in 1979. Maps, Introduction, Appendix: I. Resolution on Latin America, II. Self-Criticism on Latin America, by the Steering Committee of the International Majority Tendency, III. The Meaning of the IMT Self-Criticism on Latin-America, by Jack Barnes, Notes, Index,”,”AMLx-022-FL”
“HANSEN Joseph”,”James P. Cannon, the Internationalist.”,”The material of this publication was originally selected and preparated by Educational Department of the Socialist Workers Party”,”TROS-369″
“HANSEN Thorkild”,”La costa degli schiavi.”,”””Noch hab ich mich ins Freie Nicht gekämpft”” (Goethe) (in apertura) Libro donato da Amelia Kolonia T. Hansen, nato a Copenaghen nel 1927, viaggiatore, archeologo, critico letterario è uno scrittore di romanzi storico-documentari che uniscono accuratezza storica, avventura e una meditazione sulla condizione umana. Ha partecipato a spedizioni archeologiche nel Golfo Persico e in Nubia. Ha compiuto molti viaggio e altre opere. E’ morto nel 1989 nei Caraibi. Thorkild Hansen (Copenaghen, 1927 – Caraibi, 1989), viaggiatore, archeologo, giornalista, critico letterario, è autore di romanzi storico-documentari che uniscono accuratezza storica, avventura e una meditazione sulla condizione umana. Oltre che per Il capitano Jens Munk, è noto per Arabia Felix e la «Trilogia degli schiavi», Premio del Consiglio Nordico 1971, pubblicata integralmente da Iperborea. Nel 1978 il suo Processo a Hamsun suscitò una violenta polemica nei paesi scandinavi.”,”CONx-293″
“HANSER Richard”,”Putsch!”,”Richard Hanser, nato a Buffalo nel 1909, si occupa di storia del nazismo dagli anni in cui ha partecipato alla guerra contro il Terzo Reich come specialista del Psychological Warfare. Condirettore della “”American-German Review””, ha pubblicato ‘True Tales of Hitler’s Reich’ e altri quattro volumi ricavati dalla sua intensa attività di autore di “”specials”” e documentari televisivi”,”GERG-001-FGB”
“HANSON Victor Davis”,”Massacri e cultura. Le battaglie che hanno portato la civiltà occidentale a dominare il mondo.”,”HANSON è uno storico militare che insegna alla California State University di Fresno è autore di vari libri tra cui ‘L’ arte occidentale della guerra’. “”Ma a Lepanto il fattore determinante sarebbe stato la qualità delle galee cristiane, non la superiorità numerica di quelle ottomane. Le galee veneziane eran le imbarcazioni più stabili e meglio progettate per le acque del Mediterraneo, tanto da fungere da modello per la stesso flotta turca. Anche i vascelli spagnoli erano meglio costruiti e più robusti di quelli ottomani. Don Giovanni, consultandosi con i suoi ammiragli veneziani, aveva dotato le galee alleate di innovazioni sconosciute alla flotta ottomana e che avrebbero paradossalmente confermato che, proprio al tempo della più grande battaglia di galee dopo Azio, l’ epoca delle navi a remi era già finita. Lepanto sarebbe stata l’ ultimo grande scontro di galee nella storia navale. Il primo luogo, i cristiani avevano eliminato i rostri…”” (pag 292)”,”QMIx-114″
“HANSON Stephen E.”,”Time and Revolution. Marxism and the Design of Soviet Institutions.”,”Stephen E. Hanson, assistant professor of political science at the University of Washington, is coeditor of Can Europe Work?: Germany and the Reconstruction of Post-Communist Societies. L’author traces the influence of the Marxist conception of time in Soviet politics from Lenin to Gorbachev. He argues that the history of Marxism and Leninism reveals an unsuccessful revolutionary effort to reorder the human relationship with time and that this reorganization had a direct impact on the design of the central political, socio-economic, and cultural institutions of the Soviet Union from 1917 to 1991. Preface, Acknowledgments, Table, Conclusion, Notes, Bibliography, Index,”,”TEOC-066-FL”
“HANSON Philip”,”The Rise and Fall of the Soviet Economy an Economic History of the USSR from 1945.”,”Philip Hanson is Emeritus Professor of the Political Economy of Russia and Eastern Europe at The University of Birmingham. List of Tables, List of Figures, Acknowledgements, Editorial Foreword, Introduction, Bibliography, Index,”,”RUSU-076-FL”
“HANSON Victor Davis”,”La seconda guerra mondiale. Come è stato combattuto e vinto il primo conflitto mondiale.”,”Victor Davis Hanson insegna Storia militare e Cultura classica all’Hillsdale College, è senior fellow presso l’Hoover Institution e professore emerito alla California State University. Oltre a collaborare con molte importanti testate, ha pubblicato vari libri tra cui ‘L’arte occidentale della guerra’ (1990), ‘Massacri e cultura’ (2017), e ‘Una guerra diversa da tutte le altre’ Nella seconda guerra mondiale gli Stati Uniti produssero più di centoquaranta nuove portaerei di varia stazza, ossia un numero maggiore di quello raggiunto da tutte le altre marine messe insieme. (didascalia inserto fotografico, 7° foto) Né l’incapacità degli Alleati di conquisare i porti atlantici francesi ancora intatti né la distruzione di uno dei due porti artificiali Mulberry a opera di uan violenta tempesta riuscirono a fermare i rifornimenti per l’Operazione Overlord. I Landing Ship Tank (LST), enormi mezzi da sbarco alleati venivano fatti approdare fin sulle spiaggie per scaricare carri armati e altri equipaggiamenti pesanti (didascalia inserto fotografico, 8° foto) Nell’ottobre del 1944 la spiaggia dell’isola di Leyle venne trasformata in un gigantesco magazzino di rifornimenti, la cui importanza fu decisiva per la riconquista americana delle Filippine (9° foto) Gli americani rimasero sbalorditi dalle superbe mitragliatrici leggere tedesche, in particolare il ‘Maschinengewehr 34’, rimpiazzato nel 1942 dal ‘Maschinengewehr 42’, con una cadenza di tiro ancora maggiore. La mitragliatrice americana leggera Browning M1919A6 purtroppo non era sempre affidabile, sparava soltanto 400-600 colpi al minuto, ossia circa la metà di quelli che era in grado di sparare il ‘Maschinengewehr 42’ (foto 10) Gli ordini di Hitler furono disastrosai per la Wehrmacht durante la sua graduale ritirata dal territorio sovietico. A Sebastopoli, le forze tedesche e romene al comando del generale Erwin Jaenecke alla fine si ritirarono disobbedendo agli ordini del Führer. Questa decisione comportò la corte marziale per Jaenecke e la prigionia per sessantamila soldati tedeschi (foto 16) Il divario di produttività. “”In effetti, il divario di produttività tra gli Alleati e l’Asse è alquanto sorprendente in ogni settore, dai carri armati agli aeroplani, dall’artiglieria ai fucili. L’espansione dell’economia americana nel suo complesso – tra il 1939 e il 1944 crebbe del 55 per cento, mentre le spese militari passarono dall’1,4 per cento al 45 per cento del PIL – fu talmente prodigiosa che persino le spese civili nel 1944 non differivano da quelle sostenute nel 1939. Mentre tutte le altre economie di guerra concepirono la pianificazione di bilancio come una competizione tra burro e cannoni, negli Stati Uniti l’economia assunse proporzioni così vaste da lasciare spazio al sostegno delle spese più elevate di tutta la storia della nazione tanto nel settore militare quanto in quello civile. Questa superefficienza americana fu ottenuta in larga misura assumendo le donne e i disoccupati in altissimo numero, aumentando le ore di lavoro, migliorando le tecniche di produzione di massa, costruendo fabbriche più grandi e più moderne, incrementando la produttività dei lavoratori, sfruttando vaste riserve interne di carburanti fossili economici, e raccogliendo e liberando enormi quantità di capitali. Al contrario, la Germania fece importare lavoratori coatti, molto meno produttivi, in fabbriche che dopo il 1942 vennero martellate dai bombardamenti, ed era priva di linee ferroviarie e stradali sicure, o di affidabili rifornimenti di petrolio e minerali. Nei territori occupati, ufficiali incompetenti saccheggiavano, depredavano e organizzavano l’Olocausto. La corruzione del Partito nazista era endemica, tanto nell’esercito quanto nella burocrazia, e contribuisce a spiegare perché i cosiddetti «ufficiali professionisti» non obiettarono mai anche a ciò che vedevano di sbagliato nel loro settore di competenza. Dopo la guerra, Hans Lammers, capo del personale della Cancelleria del Reich, fornì agli inquirenti alleati una lista campione di «premi» – sotto forma di enormi somme di denaro e di proprietà immobiliari espropriate – pagati a importanti figure di partito e a ufficiali della Wehrmacht, come i generali Guderian (possedimenti nel Warthegau, in Polonia), von Kleist (in Slesia), von Leeb (in Baviera), Heydrich (proprietà a Panenské Brezany, vicino a Praga) e von Rundstedt (possedimenti in Slesia e duecentocinquantamila marchi”” (pag 590-591) Tabella pag 591: Il PIL relativo delle maggiori potenze alleate e della potenze dell’Asse La Germania e il Giappone sottovalutano gli Stati Uniti ‘Nel 1940 la Germania si trovava tagliata fuori dalla maggior parte delle importazioni marittime essenziali per la sua economia, fatta eccezione per alcune risorse vitali provenienti dalla vicina Scandinavia, dall’Unione Sovietica e dalla penisola iberica. Senza un facile accesso ai giacimenti petroliferi e minerari della Russia e dell’Europa orientale, il Terzo Reich  non poteva continuare la guerra. Tuttavia, nel giugno del 1941 Hitler attaccò proprio l’Unione Sovietica, che nei precedenti diciotto mesi aveva fornito, a condizioni favorevoli di credito e trasporto, un milione e mezzo di tonnellate di grano, due milioni di tonnellate di prodotti petroliferi, cento-quarantamila tonnellate di manganese e ventiseimila tonnellate di cromo (10). All’origine delle disastrose decisioni strategiche dell’Asse vi è un certo numero di presupposti sbagliati. Il Giappone e la Germania, nonostante frequenti proclami di familiarità con gli Stati Uniti, sapevano ben poco dell’America. Ritenevano che la sua economia non avesse saputo produrre adeguati mezzi bellici nel 1917-1918, dato che l’esercito americano spesso si era affidato a carri armati, aerei e artiglieria di fabbricazione europea. Tuttavia, proprio in quel conflitto, in appena un anno e mezzo gli Stati Uniti avevano arruolato, equipaggiato e inviato in Europa un corpo di spedizione di due milioni di uomini, nonché finanziato e rifornito di cibo e carburante le sofferenti economie britannica e francese. Alla fine della prima guerra mondiale, la produzione americana di cartucce, proiettili e polvere da sparo aveva superato quella di tutti gli alleati degli Stati Uniti messi insieme. Dopo un primo anno di incertezza e confusione, l’economia americana aveva posto fine alla guerra spendendo, in appena diciotto mesi, più della metà di quanto avevano speso insieme la Francia e la Gran Bretagna per la produzione bellica e la mobilitazione in oltre quattro anni (11). Gli Stati Uniti, in termini comparativi, sembravano non aver superato la Grande Depressione altrettanto bene della Germania o del Giappone. Nel 1940, oltre sette milioni di americani erano disoccupati e un quarto del potenziale industriale rimaneva inattivo. I tedeschi ritenevano che gli Stati Uniti non sarebbero stati in grado di adeguare la loro industria fino alla metà o alla fine del 1940, quando ormai la guerra sarebbe già stata vinta e conclusa. Nessuna potenza dell’Asse si aspettava che, dopo il 1941, sarebbero stati aggiunti altri venti milioni di americani alla manodopera del paese, che si sarebbe così ingrandita di oltre il 50 per cento. Apparentemente, né i giapponesi né i tedeschi compresero che, prima della Depressione, la poderosa economia americana aveva realizzato oltre il 40 per cento della produzione manifatturiera mondiale e poteva facilmente riavviare, se non espandere drasticamente, le proprie fabbriche inattive e la manodopera disoccupata (12)’ (pag 592-593)] [(10) Per la dipendenza di Hitler dalle importazioni sovietiche si veda Roberts, ‘Stalin’s Wars’, pp. 42-43; (11) Sul coinvolgimento economico dell’America durante la prima guerra mondiale si veda Stephen Broadberry e Mark Harrison, ‘The Economics of World War I’, in Braodberry e Harrison (a cura), ‘Economics of World War I’, pp. 5-13. Si veda anche nello stesso volume, Hugh Rockoff, ‘Unitil It’s Over, Over There: The US Economy in World War I’, pp. 310-343; (12) Sul prodigioso incremento produttivo dell’America si veda Koistinen, ‘Arsenal of World War II’, pp. 448-450] La Germania e il Giappone sottovalutano la potenza economica degli Stati Uniti”,”QMIS-249″
“HANSON Victor Davis”,”L’arte occidentale della guerra. Descrizione di una battaglia nella Grecia classica.”,”Victor David Hanson (1953) professore di greco e di latino all’Università di Fresno, in California, si divide tra l’insegnamento e il lavoro agricolo, che la sua famiglia pratica da cinque generazioni. “”Nessun uomo divenga inferiore o ceda il passo a un altro”” (El., VH, 2.28) (pag 15) “”Tirteo, il poeta lirico del secolo VII che scrisse per gli spartani nella seconda guerra di Messenia, del campo di battaglia greco notò solamente che «non è un uomo valoroso in guerra chi non regge alla vista della strage, del sangue» (9.10.11). Si riferiva a individui che non erano certamente dei codardi ma neppure degli estremisti, bensì dilettanti coraggiosi che avevano trovato il modo di affrontare il nemico senza esitare”” (pag 23) “”Clausewitz pensava che l’obiettivo reale di ogni conflitto fosse acquisibile con un «colpo di maglio»: la distruzione totale delle forze armate nemiche sul campo. Ritroviamo anche qui il genio di Napoleone, il quale capì, come ammise Jomini, «che il primo mezzo per ottenere grandi risultati era di concentrarsi soprattutto sulla distruzione dell’esercito nemico, con la certezza che gli Stati o le province cadono da soli quando non possiedono più una forza organizzata che li difende» (Earle, p. 88). Proprio questo desiderio occidentale di un’unica, grandiosa collisione di fanteria, di un brutale massacro con armi bianche tra uomini liberi sul campo di battaglia, ha sbigottito e atterrito in nostri avversari del mondo non occidentale per più di duemilacinquecento anni: «Tra gli Elleni esiste l’uso della guerra. Ma per la loro stupidaggine e inettitudine la conducono nella maniera più balorda», rimarcava nel 490 Mardonio. Secondo Erodoto, Mardonio era il nipote di Dario e comandante dell’armata di Serse alla vigilia della grande invasione persiana in Europa. «Si dichiarano la guerra, e poi si scelgono il terreno migliore e più in pianura per scendervi a combattere; sicché, anche vincendo, ne riportano gravi conseguenze; per non dire vinti, che restano distrutti. Mentre dovrebbero, gente di una stessa lingua, risolvere le contese trattando con messi e con araldi, e con ogni mezzo prima di ricorrere alle armi» (7.9.2). Il resoconto di Erodoto rivela in quest’uomo meraviglia, o forse paura, nella critica al modo di combattere dei Greci e al loro desiderio di infliggere danni, quali che ne fossero i costi. Vuole forse suggerire come Mardonio ben sapesse che quegli uomini occidentali, con il loro quadrati ben ordinati, l’armamento studiato con cura e le loro esercitazioni, erano in realtà piuttosto irrazionali e quindi alquanto pericolosi. Tutti i vari contingenti del grande esercito persiano, il cui aspetto e fragore apparivano tanto minacciosi, in battaglia si comportavano in modo assai diverso e prevedibile, Secondo quanto dice Erodoto, i Persiani erano vittime della tendenza più pericolosa in guerra: il desiderio di uccidere senza però sacrificarsi”” (pag 19-20)”,”QMIx-002-FGB”
“HANSON Victor Davis”,”L’arte occidentale della guerra. Descrizione di una battaglia nella Grecia classica.”,”Il fardello dell’oplite. Quattro tendenze che evidenziano i disagi degli opliti armati: 1. Una tendenza graduale ma costante, nel corso di duecentocinquant’anni a modificare e poi scartare definitivamente alcuni elementi dell’armatura. 2. La comprensibile abitudine di attendere letteralmetne gli ultimi istanti prima del cozzo delle lance per armarsi. 3. L’uso regolare di servitori personali per trasportare l’equipaggiamento 4. L’impulso naturale a riporre non appena possibile la costosa armatura, che di solito veniva acquistata dall’individuo e non era fornita dallo Stato. (pag 67)”,”QMIx-026-FSL”
“HANTSCH Hugo TAMBORRA Angelo TORRE Augusto VAN-DILLEN Johannes G. LANNES Xavier ADRIANI Maurilio LESOURD Paul BRUNSCHWIG Henri BENNETT George HALLGARTEN George W.F.”,”L’Europe du XIXe et du XXe siécle (1870-1914). Problèmes et interprétations historiques. Volume II.”,”Contiene il saggio di: Angelo Tamborra, ‘La Russie et l’Europe’ (pag 621-664) (alla fine del saggio il paragrafo ‘Il bolscevismo di Lenin, aspetto russo del marxismo) George W.F. Hallgarten, ‘Le choc des Impérialismes’ (pag 1095-1132)”,”STOx-289″
“HAO Wang”,”Dalla matematica alla filosofia.”,”Hao Wang è professore di matematica e di filosofia presso la Rockefeller University di New York. Nato in Cina, dove ha trascorso la prima giovinezza e compiuto i primi studi, ha frequentato la Harvard Universitynel periodo 1946-53 ed è stato dal 1956 al 1961 docente di filosofia della matematica all’Università di Oxford. Nell’areadella scienza degli elaboratori ha lavorato presso i Bell Laboratories, l’IBM, il Massachusetts Institute of Technology, l’Università del Michigan.”,”SCIx-265-FL”
“HAO Wang”,”A Survey of Mathematical Logic.”,”Hao Wang è professore di matematica e di filosofia presso la Rockefeller University di New York. Nato in Cina, dove ha trascorso la prima giovinezza e compiuto i primi studi, ha frequentato la Harvard Universitynel periodo 1946-53 ed è stato dal 1956 al 1961 docente di filosofia della matematica all’Università di Oxford. Nell’areadella scienza degli elaboratori ha lavorato presso i Bell Laboratories, l’IBM, il Massachusetts Institute of Technology, l’Università del Michigan.”,”SCIx-266-FL”
“HARA Tameichi SAITO Fred PINEAU Roger”,”Per un milione di morti. Gli errori dei giapponesi che portarono alla loro sconfitta, le più grandi battaglie navali da Pearl Harbor a Okinawa. (Tit. orig.: Japanese Destroyer Captain)”,”Il capitano Tameichi HARA è stato un protagonista degli eventi narrati in questo libro. “”Il giorno seguente, 6 novembre, gli incrociatori Atago, Takao e Mogami, uscirono lentamente da Rabaul per tornare a Truk scortati dal Suzuya, che non aveva subito danni, e dal Chikuma che ne aveva subito ma molto leggeri. Faceva male al cuore vedere quelle cinque navi allontanarsi malconce dopo che non avevano fatto niente di niente. Dentro di me imprecavo contro la stupidità dell’ alto comando e mi domandavo che cosa avrebbe mai potuto fare il Giappone.”” (pag 257)”,”QMIS-106″
“HARASZTI Miklós”,”A cottimo. Operaio in un paese socialista.”,”HARASZTI M., nato nel 1945, ha studiato filosofia e lettere a Budapest. Nel 1966 accusato di “”frazionismo”” per la sua collaborazione a un Comitato di solidarietà per il Vietnam che aveva organizzato manifestazioni davanti all’ambasciata americana, è stato allontanato dall’Università. Ha pubblicato varie poesie e ha lavorato in varie fabbriche, sempre controllato dalla polizia. Dall’esperienza sui luoghi di lavoro ha scritto questo libro ‘A cottimo’. Ma il manoscritto è stato respinto dalla casa editrice (1973) e l’autore arrestato con l’accusa di aver diffuso clandestinamente il manoscritto.”,”CONx-163″
“HARCAVE Sidney”,”Count Sergei Witte and the Twilight of Imperial Russia. A Biography.”,”Sidney Harcave is professor emeritus of history at the State University of New York at Binghamton, where he taught for thirty years. Among his many books issued in numerous editions are: Russia; A History; First Blood; The Russian Revolution of 1905; Years of the Golden Cockerel; The Last Romanov Tsars, 1814-1917; and The Memoirs of Count Witte. Sergei Witte (1849-1915), who served as finance minister and later premier of Russia, was a remarkable character, a man of enormous energy and talent. He played a major role in the construction of Russia’s transcontinental railroad system, pushing Russia onto the path of a belated industrialization and modernization. Witte’s spectacular rise during the reign of Alexander III was followed by a more troubled relationship with Nicholas II, who ultimately broke with his premier in 1906. Acknowledgments, Afterword, Notes, Bibliography, Name index, Subject index, About the Author,”,”RUSx-025-FL”
“HARCAVE Sidney”,”First Blood. The Russian Revolution of 1905.”,”Sidney Harcave is professor emeritus of history at the State University of New York at Binghamton, where he taught for thirty years. Among his many books issued in numerous editions are: Russia; A History; First Blood; The Russian Revolution of 1905; Years of the Golden Cockerel; The Last Romanov Tsars, 1814-1917; and The Memoirs of Count Witte. Sergei Witte (1849-1915), who served as finance minister and later premier of Russia, was a remarkable character, a man of enormous energy and talent. He played a major role in the construction of Russia’s transcontinental railroad system, pushing Russia onto the path of a belated industrialization and modernization. Witte’s spectacular rise during the reign of Alexander III was followed by a more troubled relationship with Nicholas II, who ultimately broke with his premier in 1906. Preface, Maps, Appendix: Documents Related to the Russian Revolution of 1905, Bibliography, Notes, Index,”,”RIRx-105-FL”
“HARCOURT G.C.”,”La teoria del capitale. Una controversia tra le due Cambridge.”,”‘Uno degli aspetti curiosi dei questo lavoro è che, mentre esso è principalmente critico nei confronti dell’analisi e dell’equilibrio di tipo neoclassico, tuttavia gran parte degli aspetti formali è condotta in questi termini’ (pag XVI) (prefazione)”,”ECOT-391″
“HARDACH Gerd”,”La prima guerra mondiale, 1914-1918.”,”[‘La guerra del 1914-18 segnò una cesura profonda nella storia dell’economia mondiale. Almeno quattro sono i punti di svolta a cui il conflitto diede luogo: 1. Il tramonto del capitalismo classico caratterizzato dal regime aureo internazionale, 2. La perdita di egemonia dell’Europa a favore di alcuni paesi extra-europei (in primo luogo gli Stati Uniti), 3. La crisi della dottrina liberista e la crescita del ruolo dello Stato nel governo dell’economia, 4. Lo sviluppo del movimento operaio internazionale culminato nella Rivoluzione russa del 1917’. ‘ll rovescio della medaglia del colossale sforzo bellico fu l’impoverimento generale della popolazione. Si calcola che la conduzione della guerra, nella sua fase conclusiva, assorbì grosso modo la metà del prodotto nazionale complessivo (1), provocando un corrispondente abbassamento del tenore di vita popolare. La situazione esistente nel settore dell’alimentazione rivela in modo particolarmente chiaro fino a che punto i bisogni della popolazione civile venissero repressi a favore degli armamenti. Nello stesso tempo, essa dimostra inoltre che in Europa la normale esistenza quotidiana di milioni di persone dipendeva in grado notevole dal funzionamento del mercato mondiale. Prima della guerra, di solito l’Europa occidentale importava ogni anno 26 milioni di tonnellate di cereali, mentre i grandi paesi esportatori dell’Europa orientale e dell’oltremare ne esportavano annualmente 27 milioni (2). Un esame comparato delle singole nazioni europee mostra tuttavia che i paesi belligeranti dipendevano dal mercato mondiale in grado differente’ (pag 134). Note: (1) Per la Germania cfr.: K. Roesler, ‘Die Finanzpolitik des Deutschen Reiches im Ersten Weltkrieg’, Duncker & Humbolt, Berlin, 1967. Per la Gran Bretagna v. E.V. Morgan, ‘Studies in British Financial Policy, 1914-1925’, Macmillan, London, 1952. Per la Russia cfr.: P. Studenski, ‘The Income of Nations. Theory, Measurement and Analysis: Past and Present’, New York UP, 1958; (2) Cfr.: League of Nations (a cura di), ‘Agricultrual Production in Continental Europe During the 1914-18. War and the Reconstruction Period’, Genf, 1943. Gerd Hardach, nato a Essen, ha studiato economia e scienze sociali all’Università di Münster, all’Ecole Pratiques des Hautes Etudes di Parigi e alla Freie Universität di Berlino. Dal 1972 è professore di Storia economica e sociale all’Università di Marburg (1982)]”,”QMIP-003-FPA”
“HARDACH Gerd”,”La prima guerra mondiale, 1914-1918. [Der erste Weltkrieg]”,”Gerd Hardach, nato a Essen, ha studiato economia e scienze sociali all’Università di Münster, all’Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi e alla Freie Univ. di Berlino. Dal 1972 è professore di Storia economica e sociale all’Università di Marburg. La questione delle Riparazioni. “”In Germania parecchi studiosi tentarono di dimostrare che era impossibile reperire i fondi per le riparazioni e che in ogni caso esse avrebbero gettato la nazione nella più estrema povertà. Tale operazione ebbe inizio con la nota del 13 marzo 1919, in cui la delegazione tedesca dichiarò con tutta serietà agli alleati che le richieste di riparazione, unite alle altre clausole del trattato di Versailles, avrebbero abbandonato milioni di tedeschi alla morte per fame (33). Queste macchinose elucubrazioni ebbero un notevole successo all’interno del paese, ma all’estero furono accolte con un certo scetticismo. In realtà il vero problema economico non era determinato dal reperimento, bensì dal trasferimento delle riparazioni. Trasferimenti unilaterali di ricchezze così ingenti, infatti, si sovrapposero al traffico di merci e di capitali, compromettendo l’efficienza del sistema monetario internazionale. E’ assai dubbio, quindi, che le riparazioni siano state economicamente utili per gli alleati (34)”” (pag 281, Cap. 8. Gli scopi della guerra e la situazione dopo la pace) [(33) Cfr. Burnett, ‘Reparation at the Paris Peace Conference’, Columbia UP, NY, 1941, p, 243; (34) Al riguardo Schumpeter ha osservato che se le riparazioni fossero state effettivamente trasferite sotto forma di eccedenze di esportazioni, avrebbero significato per l’economia tedesca «la conquista industriale della maggior parte del mondo»; cfr. J.A. Schumpeter, ‘Konjunkturzyklen. Eine theoretische, historische und statistische Analyse des kapitalistischen Prozesses’, 2 voll, Vandenhoeck & Ruprecht, Gottinghen, 1961, vol. II, pp. 723 sg. (nota 10)]”,”QMIP-006-FF”
“HARDING Neil”,”Leninism.”,”Neil Harding is Professor of Politics and Head of the Department of Political Theory and Government, University of Wales, Swansea. His previous works include a two-volume work on Lenin’s Political Thought, awarded the Isaac Deutscher Memorial Prize in 1983. Acknowledgements, introduction, Appendix 1: Chronology of Events and Lenin’s Writings, 2: Guide to Lenin’s Collected Works, 3: Lenin’s Principal Works by Topic, Notes and References, Further Reading, Bibliography, Index Pag 229 I sedici punti essenziali del pensiero dialettico (pag 229) “”An essential component of dialectical reasoning was the analysis of the contradictory elements locked up in every phenomenon: ‘The splitting of a single whole ad the cognition of its contradictory parts’ (66). Everything is, therefore, to be understood as a unity of contradictory or opposed elements; everything, in the language of dialectics, is a unity of opposites. Beneath the appearance of every seemingly stable and unified thing there lies constant tension and opposition which it is the job of the dialectician to tease out and reveal. This was central to the revolutionary progressive role of dialectics because, unlike bourgeois science, its focus was not stability and permanence, but internal conflict and permanent movement. ‘Contradiction’, according to Hegel, ‘is the ‘root of all movement and vitality’ and it is only insofar as it contains a contradiction that anything moves and ‘has impulse and activity’ (67). Lenin emphasises this passage approvingly; with three thick lines, as he did Hegel’s further reflection that the negative was ‘the ‘principle of all self-movement” (68). Only he was a dialectician (and revolutionary) who constantly highlighted the basic clash of antagonistic class forces within society – that was the principal political point of Lenin’s researches and writings on the dialectic. Those who, like the renegade leaders of the Second International, talked of social peace, ‘union sacrée’ or ‘burgfrieden’ at the crisis point of capitalist civilisation, were apostates to the dialectic, and therefore to the essence of Marxism. Such people attempted to wish away the objective constitution of society simply because it did not suit their subjective political purposes: because it might incur the wrath of the authorities or be unpopular. In a supreme act of wilfulness they therefore ‘decreed’ the temporary suspension of the very process they had hitherto asserted to be constitutive of society. In the end, Lenin had to believe, the objective realities of a class-polarised society would reassert themselves and exact vengeance on all those who had forgotten that the essence of dialectics was ‘the unity of opposites’ (69) and that ‘Development is the “”struggle of opposites””‘ (70). Dialectics was, moreover, ‘the theory of knowledge of (Hegel and) Marxism. This is the “”aspect”” of the matter (it is not “”an aspect”” but the ‘essence’ of the matter) to which Plekhanov, not to speak of other Marxists, paid no attention’ (71) [HARDING Neil, ‘Leninism’, London, 1996] [(66) CW (Collected Works), 38, 359; (67) CW, 38, 139; (68) CW, 38, 140; (69) CW, 38, 283; (70) CW, 38, 360; (71) CW, 38, 362] pag 231-232″,”LENS-023-FL”
“HARDING Stephan”,”Terra Vivente. Scienza, intuizione e gaia.”,”Stephan Harding ha ottenuto il dottorato in Ecologia presso l’Università di Oxford. Ha collaborato con James Lovelock, ideatore della teoria di Gaia.”,”VARx-016-FGB”
“HARDING Thomas”,”Il comandante di Auschwitz. Una storia vera. Le vite parallele del più spietato criminale nazista e dell’ebreo che riuscì a catturarlo.”,”Questo libro è scritto dal pronipote di Hanns Alexander, ebreo tedesco rifugiatosi in Gran Bretagna per sfuggire alle persecuzioni delle SS e in seguito arruolatosi nell’esercito inglese. Il suo nemico numero uno si chiamava Rudolf Höss, responsabile del massacro di oltre un milione di persone e freddo esecutore della “”soluzione finale”” voluta da Hitler. Höss, dopo la guerra è vissuto sotto falsa identità ma con determinazione Hanns riuscirà a catturarlo. Thomas Harding, laureato in Antropologia alla Cambridge University, ha lavorato come giornalista, e collaborato con il Financial Times e il Guardina. In questo suo primo libro racconta la storia del suo prozio Hanns Alexander. 1° marzo 1941. Himmler visita il campo di Auschwitz. “”Himmler era al campo per un’ispezione formale, accompagnato da vari sodali, ovvero governatori e alti ufficiali delle SS di Berlino, leader politici della Slesia, e dirigenti della IG Farben. Del gruppetto faceva parte anche Richard Glücks, il capo diretto di Rudolf, che aveva cercato di farlo rimuovere fin dal primo momento in cui era stato nominato kommandat di Auschwitz. Non piacendogli l’eccessivo zelo di Rudolf e intimidito dal suo rapporto personale con Himmler, Glücks era arrivato la mattina presto, per avvertirlo di non dire niente di negativo sul campo. Dopo un rinfresco nel suo ufficio, Rudolf fornì una visione d’insieme dei miglioramenti del lager successivi alla precedente visita di Himmler. Usando mappe e diagrammi, indicò quali edifici erano stati sistemati, quali dovevano ancora essere costruiti, e l’espansione pianificata. Dopo essersela cavata bene con le domande del gruppo, invitò tutti a fare un giro del campo. Il kommandant si accomodò su sedile posteriore dell’auto dove c’erano Himmler e Ernst Schmauser, a capo di un distretto locale, della cui discrezione poteva fidarsi. Sntendosi più pretetto, si lanciò quindi in una lunga lista di lamentele: la mancanza di risorse, l’immensità del compito, la minaccia di malattie per la mancanza di misure igieniche, il sovraffollamento, la scarsità d’acqua e, ancora peggio, la mancanza d’aiuto da parte di Richard Glücks. Ha Himmler quei reclami diedero fastidio. «Signori», disse sorridendo, «espanderemo Auschwitz. Le mi ragioni sono più importanti delle vostre rimostranze». Mentre l’auto procedeva sobbalzando lungo i sentieri sassosi del campo, Himmler ricordò a Rudolf che erano in tempo di guerra e anche lui doveva adattarsi. Se potevano farcela i soldati al fronte, allora anche un kommandant doveva farcela. Himmler aveva grandi progetti per Auschwitz: Rudolf avrebbe dovuto costruire un nuovo campo capace di ospitare oltre centomila prigionieri. Questo nuovo lager si sarebbe chiamato Birkenau, o Auschwitz II, e sarebbe stato ubicato a circa cinque chilometri di distanza dal campo. Himmler disse anche che aveva intenzione di costruire una fabbrica di gomma sintetica vicino a Birkenau per il gigante chimico IG Farben, dove sarebbero andati a lavorare altri diecimila prigionieri (9). Nessuno dei ampoi avava mai ospitato un numero così alto di detenuti, e Rudolf si sentì sia onorato che intimorito per la responsabilità. Quando Ernst Schmauser fece notare l’insufficienza dei materiali edili, Himmler rispose a tono: «L’espansione del campo deve essere accelerata a ogni costo. Dovrete procedere improvvisando. Qualsiasi epidemia deve essere contenuta e affrontata senza pietà. Non sono d’accordo con voi sui problemi di Auschwitz»”” (pag 126-127)”,”BIOx-003-FER”
“HARDING Richard”,”Seapower and Naval Warfare, 1650-1830.”,”Richard Harding è Principal Lecturer all’ University of Westminster”,”QMIN-038-FSL”
“HARDION Giacomo”,”Storia universale sacra, e profana composta d’ordine delle reali principesse di Francia dal Sig. Giacomo Hardion, custode de’ Libri del Gabinetto de Re Cristianissimo, Precettore, e Bibliotecario delle Reali Principesse di Francia, e Socio dell’Accademie Francese e Reale delle Belle Lettere. Tomo IV.”,”Volume 4°”,”STOU-083″
“HARDION Giacomo”,”Storia universale sacra, e profana composta d’ordine delle reali principesse di Francia dal Sig. Giacomo Hardion, custode de’ Libri del Gabinetto de Re Cristianissimo, Precettore, e Bibliotecario delle Reali Principesse di Francia, e Socio dell’Accademie Francese e Reale delle Belle Lettere. Tomo V.”,”Volume 5°”,”STOU-084″
“HARDION Giacomo”,”Storia universale sacra, e profana composta d’ordine delle reali principesse di Francia dal Sig. Giacomo Hardion, custode de’ Libri del Gabinetto de Re Cristianissimo, Precettore, e Bibliotecario delle Reali Principesse di Francia, e Socio dell’Accademie Francese e Reale delle Belle Lettere. Tomo VI.”,”Volume 6° Arminio (latino Arminius; tedesco: Hermann o Armin; Weser, 17-16 a.C. – Germania, 21) principe e condottiero della popolazione dei Germani Cherusci. (http://wapedia.mobi/it/Arminio) Arminio è noto per aver sconfitto l’esercito romano nella battaglia della foresta di Teutoburgo, quando a capo di una coalizione di tribù germaniche annientò tre intere legioni comandate da Publio Quintilio Varo. Pochi anni più tardi, subì egli stesso una pesante sconfitta per opera di Germanico.[1] Il nome di Arminio è una variante latinizzata di quello germanico Irmin, “”grande”” (confronta Herminones). Il nome Hermann (cioè “”uomo dell’esercito”” o “”guerriero””) fu utilizzato nel mondo germanico come equivalente di Arminio al tempo della Riforma di Martin Lutero, che voleva farne un simbolo della lotta dei popoli germanici contro Roma. Indice: 1. Biografia 2. Curiosità 3. Note 4. Bibliografia 5. Voci correlate 6. Altri progetti 1. Biografia 1. 1. Negli eserciti imperiali ( 5- 7) Arminio, nato nel 17 o nel 16 a.C., era figlio del capo cherusco Segimero. Servì nell’esercito romano, prima probabilmente sotto Tiberio in Germania durante la campagna del 5, più tardi, secondo le fonti storiografiche latine, trasferito in Pannonia, come luogotentente di reparti di cavalleria, collaborò alle operazioni militari dei Romani, durante i primi due anni della rivolta dalmato pannonica, guidando un contingente di truppe ausiliarie cherusce. 1. 2. Arminio e Publio Quintilio Varo ( 7- 9) Per approfondire, vedi le voci Occupazione romana della Germania sotto Augusto e Battaglia della foresta di Teutoburgo. La mappa della disfatta di Varo, nella Selva di Teutoburgo. Ottenuta anche la cittadinanza romana, attorno al 7/8, Arminio tornò nella Germania settentrionale, dove i romani avevano conquistato i territori a ovest del fiume Reno e ora miravano a espandere il loro dominio a est dell’Elba sotto la guida del governatore Publio Quintilio Varo. Arminio iniziò subito a complottare e a unire sotto la sua guida diverse tribù di Germani per impedire ai romani di realizzare i loro progetti. Mentre complottava Arminio mantenne il suo incarico di ufficiale della Legione e da cittadino romano mantenne la piena fiducia di Varo, che affidò completamente ai suggerimenti di Arminio la campagna militare che stava seguendo. Arminio era un cittadino romano e riscuoteva la piena fiducia di Varo, che non dette retta alle accuse di tradimento che vennero formulate nei confronti di Arminio dagli stessi romani e lo promosse suo consigliere militare. Nel 9, a capo di una coalizione formata da Cherusci, Marsi, Catti e Bructeri, il 25enne Arminio annientò l’esercito di Varo (circa 20.000 uomini) nella battaglia di Teutoburgo (nei pressi della collina di Kalkriese, circa 20 chilometri a nord-est di Osnabrück. Praticamente Arminio condusse le tre legioni romane sotto la sua stessa guida dentro la trappola che egli stesso aveva preparato. Si tratta di un caso unico nella storia militare dove il comando tattico della battaglia viene esercitato per i due schieramenti contrapposti dallo stesso comandante. Ed infatti nella battaglia di Teutoburgo i legionari romani non furono neppure schierati in assetto di combattimento ma, contro tutte le regole romane, furono fatti proseguire dentro un territorio ostile in semplice assetto di marcia ed affardellati. La maggior parte fu uccisa senza potersi difendere, i germani si lasciarono andare ad atrocità, e le testimonianze dei pochi sopravvissuti parlano di torture e mutilazioni perpetrate sui legionari catturati. Varo si suicidò e i romani non tentarono più di conquistare le terre al di là del Reno, che segnò per secoli il confine tra l’Impero e i barbari. Dopo questa vittoria, Arminio tentò inutilmente di creare un’alleanza permanente dei popoli germanici con cui far fronte all’inevitabile vendetta romana. Una cosa che fece desistere dalla romanizzazione della Germania fu lo sconcerto che provocò il tradimento di un cittadino romano con molti privilegi per difendere una cultura considerata dai romani come primitiva ed inferiore. Non si poté comprendere come ciò che i romani consideravano una emancipazione culturale potesse essere subita come una tirannia. 1. 3. Arminio e Germanico ( 14- 16) Per approfondire, vedi la voce Spedizione in Germania di Germanico. La piana di Idistaviso e la battaglia che si svolse tra le legioni di Germanico e le orde dei Germani di Arminio nel 16. Negli anni 14-16 le forze romane, guidate da Germanico, penetrarono profondamente in Germania, devastandone i territori ed infliggendo una pesante sconfitta ad Arminio e alle sue tribù alleate. Nel 16 Germanico, infatti, nel corso del suo ultimo anno di campagne, riuscì a battere pesantemente Arminio nel corso di due battaglia presso il fiume Weser: prima nella piana di Idistaviso e poco dopo, quasi fosse la continuazione naturale della prima, poco lontano di fronte al Vallo degli Angrivari. Il capo cherusco, ormai battuto pesantemente, probabilmente disperò sul futuro della sua Germania libera, ma Germanico era richiamato al termine di quest’anno dal padre adottivo, l’imperatore Tiberio. Durante le operazioni di questi due anni di guerra, i romani recuperarono le insegne militari di due delle tre legioni che erano state massacrate a Teutoburgo. La terza insegna fu recuperata in seguito, al tempo dell’imperatore Claudio, fratello di Germanico[2]. 1. 4. Arminio e Maroboduo ( 17- 18) Una volta che i Romani si furono ritirati da vincitori, scoppiò la guerra tra Arminio e Marboduo, l’altro potente capo germanico dell’epoca, re dei marcomanni (che erano stanziati nell’odierna Boemia). Le due coalizioni si scontrarono in una battaglia campale, dove Arminio riuscì a battere le truppe alleate del re rivale marcomanno, il quale fu costretto a rifugiarsi a Ravenna, chiedendo asilo politico allo stesso imperatore romano Tiberio. 1. 5. Morte del “”liberatore”” della Germania ( 19) Nel 19 Arminio fu assassinato dai suoi capitani, che temevano il suo crescente potere: « Ricevo presso gli storici e i senatori contemporanei agli eventi che in Senato fu letta una lettera di Adgandestrio, capo dei Catti, con la quale prometteva la morte di Arminio se gli fosse stato inviato un veleno atto all’assassinio. Gli fu risposto che il popolo romano si vendicava dei suoi nemici non con la frode o con trame occulte, ma apertamente e con le armi […] del resto Arminio, aspirando al regno mentre i romani si stavano ritirando a seguito della cacciata di Maroboduo, ebbe a suo sfavore l’amore per la libertà del suo popolo, e assalito con le armi mentre combatteva con esito incerto, cadde tradito dai suoi collaboratori. Indubbiamente fu il liberatore della Germania, uno che ingaggiò guerra non a un popolo romano ai suoi inizi, come altri re e comandanti, ma a un Impero nel suo massimo splendore. Ebbe fortuna alterna in battaglia, ma non fu vinto in guerra. Visse trentasette anni e per dodici fu potente. Anche ora è cantato nelle saghe dei barbari, ignorato nelle storie dei greci che ammirano solo le proprie imprese, da noi romani non è celebrato ancora come si dovrebbe, noi che mentre esaltiamo l’antichità non badiamo ai fatti recenti » (Tacito, Annales II, 88) 2. Curiosità •Il femminile di Arminio, Arminia, ha dato il nome alla squadra tedesca dell’Arminia Bielefeld. •Il fratello di Arminio, Flavo, militava nell’esercito romano e rimase anche successivamente la battaglia di Teutoburgo un leale e fedele ufficiale delle legioni. •La storia di Arminio e delle sue vittorie potrebbero aver fornito la base per la figura mitologica di Sigfrido dei Nibelunghi[3] 3. Note 1.Tacito, Annali II, 22; Svetonio, Vite dei dodici Cesari, Vita di Caligola 1,4 2.Dione Cassio, Storia romana, LX, 8. 3.Arminius: The Original Siegfried. URL consultato il 2006-09-06. 4. Bibliografia Fonti primarie •Tacito, Annali •Cassio Dione Cocceiano, Storia romana •Plinio il Vecchio, Naturalis Historia •Gaio Svetonio Tranquillo, Vite dei dodici Cesari •Velleio Patercolo, Storia romana Fonti secondarie •Hubert Cancik und Helmuth Schneider (a cura di), Der neue Pauly: Enzyklopädie der Antike, Stuttgart/Weimar, 1996-2003 •Georg Wissowa (a cura di), Paulys Realenzyklopädie der klassischen Altertumswissenschaft, Stuttgart, 1893-1979 (Pauly-Wissowa) •J. Hoops, Generallexikon der Germanische Altertumskunde, Berlino, 1984 •Meyers Lexicon, Arminius, Vienna, 1893 •Klaus Bemmann: Arminius und die Deutschen, Essen: Magnus Verlag 2002, 228 ssg., ISBN 3-88400-011-X •J. Bühler, Deutsche Geschichte, Lipsia, 1934 •Alexander Demandt, Rainer Wiegels und Winfried Woesler (a cura di), Arminius und die frühgermanische Staatenbildung, in Arminius und die Varusschlacht, Paderborn/München/Wien/Zürich, 1995, pagg. 185-196 •Duenzelmann, Der Schauplatz der Varusschlacht, Gotha, 1889 •Ralf G. Jahn, Der Römisch – Germanische Krieg (9-16 n. Chr.). Inaugural-Dissertation zur Erlangung der Doktorwürde der Philosophischen Fakultät der Rheinischen Friedrich-Wilhelms-Universität zu Bonn, Bonn 2001 •Manfred Millhoff: Die Varusschlacht – Anatomie eines Mythos: eine historische Untersuchung der Schlacht im Teutoburger Wald, Berlino, 1995 •Theodor Mommsen, Die Varusschlacht, Berlino, 1885 •F. Stieve, Geschichte des Deutschen Volkes, Monaco di Baviera, 1943 •Dieter Timpe, Arminius-Studien, Heidelberg, 1970 •G. J. Wais, Die Alamannen, Berlino, 1943 •Herbert W. Benario, Arminius into Hermann: History into Legend, in Greece & Rome, Vol. 51, 1, pagg. 83-94, 2004 •Goldsworthy, Roman Warfare, pag. 122 5. Voci correlate •Germani •Battaglia di Teutoburgo del 9 •Battaglia di Idistaviso •Publio Quintilio Varo •Gaio Giulio Cesare Claudiano Germanico •Spedizione germanica di Germanico”,”STOU-085″
“HARDION Giacomo”,”Storia universale sacra, e profana composta d’ordine delle reali principesse di Francia dal Sig. Giacomo Hardion, custode de’ Libri del Gabinetto de Re Cristianissimo, Precettore, e Bibliotecario delle Reali Principesse di Francia, e Socio dell’Accademie Francese e Reale delle Belle Lettere. Tomo VII.”,”Volume 7° “”Tra gli storici, che scrissero al tempo d’Alessandro, fu celebre Dione Cassio di Nicea in Bitinia, il quale avea scritto in Greco tutta la Storia Romana dall’arrivo di Enea in Italia infino al regno di Alessandro. Conteneva ottanta libri, de’ quali non ce ne restano, che circa diciannove, e alcuni frammenti di quelli, che si sono perduti. Il suo stile è nobile, chiaro, e naturale. D’altra parte osservasi ne’ suoi scritti assai di quella franchezza, e di quella sincerità, che consiste non solamente in non dir niente, che non sia vero, ma in aver il coraggio di dire tutto ciò, ch’è vero.”” (pag 256)”,”STOU-086″
“HARDION Giacomo”,”Storia universale sacra, e profana composta d’ordine delle reali principesse di Francia dal Sig. Giacomo Hardion, custode de’ Libri del Gabinetto de Re Cristianissimo, Precettore, e Bibliotecario delle Reali Principesse di Francia, e Socio dell’Accademie Francese e Reale delle Belle Lettere. Tomo VIII.”,”Volume 8° Ascesa al potere d’ Eutropio, eunuco favorito di Arcadio. “”Eutropio andò più oltre; fece dichiarare Stilicone nemico dell’impero, e perturbatore del pubblico riposo: impadronissi de’ beni, che quegli avea in Oriente, ondo fu obbligato di si tornare in Italia. Aggiungesi, ch’ei tese secrete insidie alla vita di Stilicone; e dalla competenza di questi due rivali nacque qualche discordia tra i due fratelli Arcadio, e Onorio. Eutropio d’altra parte ebbe cura di allontanare tutti quelli, che faceangli ombra, e sotto un Prinicpe così debole, come Arcadio, non trovò alcun ostacolo alle sue violenze””. (pag 239-240) Disgrazia d’Eutropio, eunuco favorito di Arcadio (pag 245) “”e quest’orgoglioso ministro precipitò egli medesimo la sua rovina, disgustandosi coll’Imperatrice Eudossia. Osò maltrattarla con parole, fino a minacciarla di farla cacciare dal palazzo. Questa principessa ossesa di quest’audacia, prese tra le sue braccia le sue due figliuole, Flaccilla, e Pulcheria, una in età d’anni dieci, l’altra, che non avea ancor un anno, e se ne venne cogli occhi bagnati di lacrime ad implorare la giustizia dell’Imperatore contra d’Eutropio. Arcadio di già smosso, non potè resistere a quest’ultimo assalto, e ricordossi d’essere Imperatore. Fece chiamar Eutropio, spogliollo delle sue dignità, e scacciollo dalla sua presenza. In un momento ecclissossi tutta la sua grandezza, disparvero gli adulatori, che l’intorniavano, o piuttosto divennero i suoi più ardenti persecutori. Non vide altro scampo per sottrarsi dall’odio pubblico, che di rifuggire in una Chiesa; ma il popolo, e i soldati con altre grida dimandavano la di lui morte; Gainas appoggiavagli co’ suoi discorsi; e stavasi sul punto d’estrarlo dal suo asilo, se San Grisostomo ottenuto non avesse colle sue preghiere, e colle sue lacrime, che per rispetto verso i santi Altari, cui quegli teneva abbracciati, se gli facesse grazia della vita””. (pag 245-246)”,”STOU-087″
“HARDION Giacomo”,”Storia universale sacra, e profana composta d’ordine delle reali principesse di Francia dal Sig. Giacomo Hardion, custode de’ Libri del Gabinetto de Re Cristianissimo, Precettore, e Bibliotecario delle Reali Principesse di Francia, e Socio dell’Accademie Francese e Reale delle Belle Lettere. Tomo IX.”,”Volume 9°”,”STOU-088″
“HARDION Giacomo”,”Storia universale sacra, e profana composta d’ordine delle reali principesse di Francia dal Sig. Giacomo Hardion, custode de’ Libri del Gabinetto de Re Cristianissimo, Precettore, e Bibliotecario delle Reali Principesse di Francia, e Socio dell’Accademie Francese e Reale delle Belle Lettere. Tomo X.”,”Volume 10°”,”STOU-089″
“HARDION Giacomo”,”Storia universale sacra, e profana composta d’ordine delle reali principesse di Francia dal Sig. Giacomo Hardion, custode de’ Libri del Gabinetto de Re Cristianissimo, Precettore, e Bibliotecario delle Reali Principesse di Francia, e Socio dell’Accademie Francese e Reale delle Belle Lettere. Tomo XI.”,”Volume 11° Storiografia. “”La Storia non fa più alcuna menzione di Fozio, il che ha fatto giudicare, ch’egli non era sopravissuto lungo tempo alla sua disgrazia. Si hanno di lui molte opere, delle quali la più celebre è la sua Biblioteca che contiene gli estratti di 279 autori, ch’egli aveva letti; Gramatici, Oratori, Poeti, Filosofi, Medici, Matematici, Teologi, e Storici tanto Profani, che Ecclesiastici. Questi estratti sono per la maggior parte accompagnati da giudizi su gli scritti di quegli autori; e un gran numero non esiste più””. (pag 71-72)”,”STOU-090″
“HARDION Giacomo”,”Storia universale sacra, e profana composta d’ordine delle reali principesse di Francia dal Sig. Giacomo Hardion, custode de’ Libri del Gabinetto de Re Cristianissimo, Precettore, e Bibliotecario delle Reali Principesse di Francia, e Socio dell’Accademie Francese e Reale delle Belle Lettere. Tomo XII.”,”Volume 12°”,”STOU-091″
“HARDT Michael”,”La rivoluzione permanente negli affari militari (in) ‘L’ arte della guerra’.”,”Altri scritti di Toni NEGRI, Niccolò MACHIAVELLI, Giuseppe BRONZINI Claudio DE FIORES Michele SURDI Marco BASCETTA Louis Ferdinand CELINE Roberto CICCARELLI Augusto ILLUMINATI James HARRINGTON Mattia DILETTI Benedetto VECCHI Peppe ALLEGRI Antonio CONTI Paolo NAPOLI. “”Alcuni specialisti militari ritengono infatti che la RMA (Revolution in Military Affairs, la rivoluzione negli affari militari, ndr) e il nuovo paradigma strategico non siano affatto falliti in Iraq. Le cause del disastro iracheno, secondo questi interlocutori, vanno fatte risalire ad alcuni errori secondari che non mettono in questione la strategia nel suo insieme. Gli stessi teorici tratteggiano una serie di scenari nei quali la guerra e l’ occupazione si sarebbero rivelati un esperimento assolutamente riuscito, se solo si fosse o non si fosse verificato un evento minore.”” (pag 22)”,”QMIx-155″
“HARDT Michael NEGRI Antonio”,”Impero. Il nuovo ordine della globalizzazione.”,”””Marx spiega molto chiaramente che il capitale agisce riconfigurando senza posa i confini che separano il dentro dal fuori. Se, di fatto, il capitale non può esistere senza che vi siano dei confini che delimitano un territorio e una popolazione, esso tuttavia li oltrepassa sempre integrando continuamente nuovi spazi: “”La tendenza a creare il mercato mondiale è data immediatamente nel concetto stesso di capitale. Ogni limite si presenta qui come un ostacolo da superare”” (2)”” (pag 211) (2) Karl Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, tr.it., 2 voll., La Nuova Italia, Firenze 1970, vol. 2, p. 9; (…) Per la discussione dei “”limiti”” interni della produzione capitalistica; cfr. inoltre Karl Marx, Il capitale, tr.it., a cura di D. Cantimori, 3 voll, Editori Riuniti, Roma, 1989, libro III, pp. 293-321 “”Per realizzare il plusvalore generato nel corso del processo di produzione ed evitare la svalutazione che risulta dalla tendenza alla sovrapproduzione, Marx sostiene che il capitale deve ampliare il suo raggio d’azione: “”Una condizione della produzione basata sul capitale è perciò la produzione di un ‘circolo della circolazione continuamente allargato’, o direttamente, oppure creando in esso più punti di produzione”””” (pag 213) “”Rosa Luxemburg ha sviluppato l’analisi di Marx del problema della realizzazione spostandone però l’accento. Luxemburg respinge l’ipotesi che “”l’esistenza di acquirenti non-capitalistici del plusvalore è condizione diretta”” per la realizzazione capitalistica del plusvalore e per dimostrare la dipendenza del capitale dell’esterno. Il capitalismo: “”E’ la prima forma economica (…) che non può esistere da sola, senza altre forme economiche come suo ambiente e terreno di sviluppo”” (9). Il capitale è come un organismo che non può vivere senza spingersi al di fuori dei suoi confini per nutrirsi del suo ambiente esterno. Il fuori gli è necessario.”” (pag 214) (9) Rosa Luxemburg, L’accumulazione del capitale, tr.it. Einaudi, Torino, 1960, pp.352 e 460. L’analisi di Rosa Luxemburg sul’accumulazione capitalistica, le sue critiche a Marx e la sua teoria del collasso del capitalismo, sono state tutte oggetto di forti critiche fin dalla pubblicazione del suo libro. Per cogliere l’importanza delle questioni in gioco, è possibile far riferimento all’Introduzione di Mandel a Marx, ‘Capital’, vol. 2, cit., pp. 17-79 (specialmente pp. 62-69); all’Introduzione di Joan Robinson a Rosa Luxemburg, ‘The Accumulation of Capital’, tr. di A Schwarzchild, Monthly Review Press, New York, 1968, pp. 13-28; e a Paul Sweezy, ‘La teoria dello sviluppo capitalistico’, tr.it., Boringhieri, Torino, 1970, pp. 238-244) I due volumi perduti del Capitale (pag 224) Notizie bibliografiche sul dibattito e la critica dell’ imperialismo (nota 1 pag 416) Teoria sottoconsumo (note) (pag 416-417)”,”TEOC-640″
“HARDT Michael NEGRI Antonio”,”Impero.”,”Michael Hardt è professore associato nel dipartimento di letteratura della Duke University. Antonio Negri ha insegnato scienze politiche alle università di Padova e Parigi VIII. Dal febbraio 2000, quando uscì negli Stati Uniti l’edizione americana, Impero è stato tradotto in spagnolo, tedesco, francese, cinese , turco e arabo.”,”USAQ-009-FL”
“HARDY Jack”,”La prima rivoluzione americana. La lotta per l’ indipendenza americana vista attraverso i fenomeni economici e sociali che l’ originarono.”,”Samuel Adams. “”Maestro di organizzazione non lasciò mai nulla di intentato; non trascurò mai un’ occasione od una circostanza. Egli fece discorsi, scrisse opuscoli di propaganda e documenti di stato, organizzò “”sediziosi”” circoli corali, si mescolò e fece propaganda fra mercanti e uomini di stato, i “”meccanici”” della città ed i pescatori intorno al porto””. (pag 31) “”Anche il Sud aveva i suoi capi rivoluzionari non meno eminenti, e fra essi Patrick Henry, chiamato da taluni “”il Demostene della rivoluzione””, che non fu eguagliato nell’ abilità di riunire l’ opposizione ai torti rivoluzionari particolarmente nel campo rivoluzionario, nel quale emerse come eminente statista ed oratore del Virginia. Forte combattente e intransigente difensore degli interessi della libertà coloniale, egli divenne il capo del Partito Patriottico nei territori del Sud””. (pag 31-32) Il ruolo di Francia, Olanda, e Spagna. “”Finalmente, il 7 dicembre 1777 arrivò la notizia della sconfitta di Burgoyne a Saratoga, e si dice che Beaumarchais si sia lasciato prendere da un entusiasmo tale che, nella fretta di avvertire il re, si slogò un braccio. Nell’ aprile 1778 si conchiuse l’ alleanza ufficiale, la quale, oltre che militare era anche politica e commerciale. nel 1779 anche la Spagna dichiarò separatamente guerra alla Gran Bretagna, benché non in qualità di alleato americano. L’aiuto olandese, che consisteva in prestiti non ufficiali, libero accesso ai porti per le navi americane, ed altre agevolazioni, fece precipitare la dichiarazione di guerra all’ Olanda da parte della Gran Bretagna. L’ Inghilterra era in guerra con le tre più grandi potenze navali del mondo, esclusa se stessa. Così la lotta locale degli americani degenerò in una guerra europea. Gran parte delle forze inglesi erano immobilizzate in varie parti del mondo e non potevano perciò recare il loro contributo alla guerra in America. Inoltre un esercito francese venne inviato nelle colonie americane. Queste forze terrestri francesi e la flotta furono di grandissimo aiuto quando alla fine della guerra Cornwallis si arrese a Washington, il 19 ottobre 1781, nell’ assedio di Yorktown. Un’ utilizzazione assennata degli antagonismi mondiali da parte degli emissari americani aveva provocato uno stato di cose che portarono al trionfo della Rivoluzione.”” (pag 78-79)”,”USAG-063″
“HARFORD Tim”,”L’economista mascherato. L’insospettabile logica che fa muovere i soldi.”,”HARFORD Tim giornalista inglese vive a Washington. E’ stato consulente economico di alcune grandi compagnie petrolifere e ha insegnato a Oxford. Ha collaborato con la Banca mondiale dove è stato lead writer per l’International Finance Corporation. Tiene una rubrica sulle pagine del Financial Time magazine’ La teoria del banditismo di Stato (pag 210) “”Alla Waterloo Station passano 74 milioni di persone all’anno”” (pag 14) Secondo il professore di economia Brian McManus i ricarichi sul caffé si aggirano intorno al 150 per cento: costa 40 centesimi fare una tazzina da un dollaro di caffé espresso e meno di 1 dollaro un latte macchiato mignon che si paga 2.55 dollari.”,”ECOI-299″
“HARMAN Chris”,”The Lost Revolution. Germany 1918 to 1923.”,”L’A é un dirigente del Socialist Workers Party”,”MGER-011″
“HARMAN Chris”,”Zombie Capitalism. Global Crisis and the Relevance of Marx.”,”HARMAN Chris è un membro del Socialist Workers Party”,”TEOC-577″
“HARMAN Chris”,”Class Struggles in Eastern Europe 1945-83.”,”Chris Harman is the editor of Socialist Worker. He has published several works of history and economic theory, the most recent of which was A People’s History of the World. A note to the third edition, Acknowledgements, A note on terminology, Introduction, Conclusion, Notes, Index,”,”EURC-046-FL”
“HARMAN Nicholas”,”Dunkirk The Necessary Myth.”,”L’ordine di Hitler di fermarsi. ‘None of the panzer commanders seems to have seriously disagreed with Rundstedt’s order to stop on the Aa (river *), as confirmed by Hitler. Later, with the usual hindsight of frustrated conquerors, some claimed that they could have finished the job if left alone by the top brass. After the war General Guderian was interrogated by a man he much admired, the British theorist of tank warfare Captain Liddell Hart. Guderian tried to put the blame for the halt at the As – as for so much else – on Adolf Hitler: “”We were not informed of the reason for this… We were utterly speechless””‘ (pag 31) ‘Nessuno dei comandanti dei panzer sembra essere seriamente in disaccordo con l’ordine di Rundstedt di fermarsi sull’Aa (fiume *), come confermato da Hitler. Più tardi, con il solito senno di poi dei conquistatori frustrati, alcuni affermarono che avrebbero potuto finire il lavoro se lasciati soli dai vertici. Dopo la guerra, il generale Guderian fu interrogato da un uomo che ammirava molto, il teorico britannico della guerra tra carri armati, il capitano Liddell Hart. Guderian ha cercato di addossare la colpa dello stop all’Aa – come di tanto altro – ad Adolf Hitler: “”Non siamo stati informati del motivo di questo… Siamo rimasti assolutamente senza parole””‘ (pag. 31) () L’Aa è un fiume della Fiandra francese. Nasce nelle colline dell’Artois presso la città di Desvres e sbocca nel Mare del Nord a Gravelines. Risulta navigabile da Saint-Omer, dove termina il canale Neuffossé, alla foce. Il corso del fiume tocca anche il comune di Bourbourg.”,”QMIS-007-FSD” “HARMEL Maurice”,”Charles Fourier.”,”””Le système social de Fourier est tout entier basé sur l’analyse des passions et sur la théorie de l”attraction passionnelle’. Celle-ci est “”l’impulsion donnée par la nature antérieurement à la réflexion, et persistante, malgré l’opposition de la raison, du devoir, du préjugé””. D’après Fourier, elle tend à trois buts: au luxe ou plaisir des cinq sens; aux groupes ou séries de groupes; au mécanisme des passions. La tendance au luxe donne cinq passions ‘sensitives’: ce sont celles qui se manifestent par les cinq sens, et c’est le premier but de l’attraction passionnelle que de les satisfaire. Par la tendance aux groupes et séries l’Attraction tend encore à former quatre sortes de groupes: d’amitié, d’ambition, d’amour, de famille, à chacun desquels correspond une passion ‘affective'””. (pag 184) ‘Après sa mort, lorsque Fourier eut été enseveli dans un coin paisible du cimetière Montmartre près duquel s’élève maintenant sa statue, ses disciples de la Phalange prophétisèrent que le jour proche où la Théorie régnerait sur l’univers, la dépouille de son auteur aurait une place d’honneur vénérée de l’humanité tout entière. Ce jour n’est pas venu, et il est douteux qu’il vienne maintenant. Aussitôt après la mort de son fondateur, le fouriérisme, à la tête duquel fut placé Considérant, prit une extension rapide. Il fit des adeptes, eut une littérature abondante, s’exprima dans des revues et des journaux. En réalité, la doctrine n’était plus acceptée intégralement. Les disciples, même les plus convaincus, n’exposaient pas la cosmogonie du maître, ni ses théories sur l’amour. Peut-être les gardaient-ils par devers eux comme un enseignement ésothérique, dispensé à quelques rares, mais sans les désavouer, ils les taisaient. Le fouriérisme se réduisit bientôt à la théorie du phalanstère, organisation coopérative fondée sur le triple accord du capital, du travail et du talent. Bientôt même ses partisans ne parlèrent guère plus de l’analyse des passions, mais leurs efforts pour expurger un système confus furent rendus inutiles par les événements de 1848 et de 1851. Le système phalanstérien subit le sort de tous les systèmes utopistes. Il disparut en tant que parti s’il conserva quelques fidèles, comme Considérant qui, proscrit par le coup d’Etat de Décembre, mit au service de la cause une persévérance louable et des efforts dignes d’un meilleur résultat, et chercha vainement à réaliser le rêve de son maître et le sien. Quand ce saint Paul du nouveau Rédempteur mourut en 1894, on s’étonna qu’il vécut encore. Il était profondément oublié. Pourtant, si le fouriérisme n’existe plus comme doctrine, il a exercé une influence énorme, et l’on peut revendiquer pour la mémoire de Fourier une part considérable dans le mouvement social’ (pag 189-190) [LEGGERE IN: Maurice Harmel, ‘Charles Fourier’. Portraits d’Hier’, Paris, 1910] [Versione digitale su richiesta] [ISC Newsletter N° 77] ISCNS77DIGIT”,”SOCU-157″ “HARMER Harry”,”Friedrich Ebert. Germany.”,”HARMER Harry ha studiato la storia della repubblica di Weimar l’ascesa di Hitler. Ha condotto ricerche sull’ Internazionale comunista e i partiti comunisti europei. “”The SPD leadership proclaimed, as it would throughout the war, that it favoured a ‘peace of understanding’, When France declared the return of Alsace-Lorraine – seized by Prussia in 1871 – a war aim, Ebert complained in January 1915, ‘The French Social Democratic Party are today in full sail on the tide of Chauvinism…We remain to the Fatherland till the enemy is ready to make peace”” (1). There were increasingly strident demands from the Pan-German right to hold on to the conquests her armies had made, extending post-war German rule to the Baltic provinces, Belgium and northern France, the Balkans and the Ukraine. Bethmann-Hollweg remained silent on the issue, unwilling to alienate the SPD””. (pag 40) (1) Scheidemann Philipp, ‘Memoirs of Social Democrat’ (2 voll.)”,”GERG-082″ “HARMS Berhard”,”Ferdinand Lassalle und seine Bedeutung für die deutsche Sozialdemokratie.”,”HARMS Berhard; Professore Università di Kiel”,”LASx-001″ “HARNACK Adolf von”,”L’essenza del cristianesimo.”,”Protestantesimo e Chiesa cattolica “”Chi guardi le condizioni esterne del Protestantismo, specialmente in Germania, non può non esclamare a tutta prima: Quanto sono tristi! Ma chi consideri tutta la storia d’Europa dal secondo secolo fino ad oggi non può disconoscere che fra tanti avvenimenti la Riforma del secolo XVI fu il più grande e il più benefico, superiore anche alla mirabile trasformazione d’ogni cosa che ebbe il suo inizio nel secolo XIX. Che cosa sono le nostre invenzioni e scoperte, i nostri progressi nella civiltà materiale, a paragone di quel grande avvenimento in virtù del quale trenta milioni di Tedeschi e parecchi milioni di cristiani di altre nazioni hanno una religione senza preti, senza sacrifizi, senza grazie e senza riti, una religione puramente spirituale? Il Protestantismo deve innanzi tutto essere considerato in opposizione al Cattolicesimo e giudicato sotto due aspetti, cioè come Riforma e come Rivoluzione. Esso fu una Riforma rispetto alla Chiesa, alla sua autorità e a tutto il suo apparato. Il Protestantismo non è un fenomeno spontaneo, quasi il prodotto di una ‘generatio aequivoca’, ma, come indica il suo nome, è il risultato necessario della intollerabile corruzione della Chiesa cattolica, il corollario di una lunga serie di tentativi avvenuti nel medio evo, che ebbero lo stesso scopo ma fallirono per difetto di forze. La sua funzione storica è una prova della sua relazione di continuità coi tentativi anteriori, e tale continuità risulta anche più evidente quando si consideri che in tutto ciò che riguarda la religione il Protestantismo non si affermò come una novità, ma come un rinnovamento, o meglio come un ritorno alle origini. Ma rispetto alla Chiesa Cattolica ed alla sua autorità il Protestantismo fu senza dubbio rivoluzionario.”” (pag 272-273)”,”RELP-059″ “HARNECKER Marta”,”Los conceptos elementales del materialismo historico.”,”Marta HARNECKER, cilena, è stata discepola di ALTHUSSER all’ Ecole Normale de Paris.”,”MADS-266″ “HARNECKER Marta”,”Cuadernos de educacion popular. N° 7. Socialismo y comunismo.”,”””Lo Stato capitalistico, anche quando si presenta come lo Stato più democratico del mondo, è di fatto una democrazia per una minoranza”” (pag 19)”,”SOCx-123″ “HARNECKER Marta URIBE Gabriela, adattamento di Ezequiel ANDER-EGG e Eduardo VARELA CID”,”Explotadores y explotados.”,” Formazione economico-sociale. “”Quando studiamo o parliamo di una società reale che si ha in qualche paese in un momento determinato della sua storia e in cui esistono diversi rapporti di produzione, utilizziamo il termine di “”formazione sociale””. Chiameremo formazione sociale ogi società storicamente determinata. Riassumendo, abbiamo analizzato qual è la differenza tra il concetto di società o modo di produzione e una società storicamente determinata o formazione sociale. Questo ci fa capire che per studiare una formazione sociale, dobbiamo dirigere la nostra attenzione in primo luogo per ricercare in quale modo si producono in questa società i beni materiali, quali sono i rapporti di produzione che si hanno, quali di queste relazioni è la dominante, che effetti producono queste relazioni a livello politico e ideologico, ecc.””. (pag 56) Aggiungere: ARGENTINA (Archiv, ecc.)”,”CONx-140″ “HARRIBEY Jean-Marie LÖWY Michael a cura; saggi di Michael LÖWY Ted BENTON James O’CONNOR François CHESNAIS e Claude SERFATI Jean-Marie HARRIBEY Werner G. RAZA Joël KOVEL Isabel LOUREIRO Francisco FERNANDEZ BUEY Willy PELLETIER Frieder Otto WOLF Pierre ROUSSET”,”Capital contre nature.”,”Con il concorso dell’Université de Paris X e dell’Istituto Italiano per gil Studi Filosofici Contiene il saggio di Michael LÖWY: ‘Progrès destructif. Marx, Engels et l’écologie’ (pag 11-22) e quello di Ted BENTON: ‘Marxisme et limites naturelles: critique et reconstruction écologiques’ (pag 24-55) Saggi di Michael LÖWY Ted BENTON James O’CONNOR François CHESNAIS e Claude SERFATI Jean-Marie HARRIBEY Werner G. RAZA Joël KOVEL Isabel LOUREIRO Francisco FERNANDEZ BUEY Willy PELLETIER Frieder Otto WOLF Pierre ROUSSET”,”TEOC-523″ “HARRIES-JENKINS Gwyn”,”The Army in Victorian Society.”,”(Testo stampato sottoforma di dattiloscritto fotografato). HARRIES-JENKINS Gwyn: (nato 13 luglio 1931). Rilevante studio dello stato dell’Esercito britannico nel XIX secolo e con particolare attenzione al periodo vittoriano. <> (pag 1, trad. d. r.). (N.d.r.: La stessa Regina Vittoria definì “”Settimana Nera”” parlando dei rovesci subiti inizialmente dall’esercito britannico per mano della guerriglia dei civili boeri; Seconda guerra boera 11/10/1899 – 31/5/1902). <> (pag 12, trad. d. r.)”,”QMIx-205-FSL” “HARRINGTON Michael”,”L’ altra America. La povertà negli Stati Uniti.”,”Al progetto e realizzazione della collana hanno contribuito G.C. ARGAN, Guido ARISTARCO, Ranuccio BIANCHI BANDINELLI, Remo CANTONI, Fedele D’AMICO, Sandro D’AMICO, Giacomo DEBENEDETTI, Ernesto DE-MARTINO, Bruno MAFFI, Enzo PACI.”,”MUSx-108″ “HARRINGTON Peter”,”Culloden 1746. L’ ultima carica dei clan.”,”L’ ossessione di Carlo il pretendente per il concetto che una ritirata di fronte al nemico (MURRAY gli consigliava di combattere su un terreno più propizio) fosse un atto poco cavalleresco fu la maledizione del suo esercito, costretto a combattere su un terreno favorevole al suo nemico.”,”UKIQ-001″ “HARRINGTON Michael”,”La povertà negli Stati Uniti.”,”Giornalista, indipendente, l’A, si è formato come assistente sociale nei gruppi di ‘Catholic Worker’ di cui ha tenuto la condirezione. E’ stato segretario della Workers Defense League e del Fund for the Republic. Ha scritto pure ‘Labor in a Free Society’. “”Gli Stati Uniti hanno evitato queste situazioni estreme. Ma ciò non cambia nulla al fatto che, in questo stesso momento, decine di milioni di americani soffrano di gravi mutilazioni nel corpo e nello spirito, vivendo al di sotto del limite di un’ esistenza degna dell’ uomo. Se essi non muoiono di inedia, hanno però fame e, a volte, sono ‘grassi per fame’, giacché questo è l’ effetto di un’ alimentazione scadente; e non hanno un tetto, un’ istruzione, un’ assistenza medica, adeguati””. (pag 42)”,”MUSx-143″ “HARRINGTON Peter”,”Plassey 1757. Il momento più felice di Clive d’ India.”,”””Per la vittoria conseguita a Plassey, Clive è stato giudicato un grande generale. Tuttavia egli era ben lungi dall’ essere un genio militare. Se è per questo , non era neppure un soldato esperto (…)””. (pag 30) “”Contrariamente a Clive, si sa molto poco sul conto di Siraj-ud-daula, nababbo del Bengala. (…)””. (pag 33) “”(Siraj, ndr) Fu impetuosamente inseguito da un gruppo di soldati, ma riuscì a raggiungere la zona attorno a Raj Mahal, dove fu tradito dopo aver cercato rifugio in casa di un uomo che egli aveva in precedenza arrestato e punito per qualche reato. L’ uomo avvisò il governatore militare locale, fratello di Mir Jafar, e Siraj fu fatto prigioniero. Un consiglio presieduto da Mir Jafar si incontrò per decidere cosa fare di lui, ma non riuscì a raggiungere alcuna decisione. Siraj fu messo sotto la custodia del figlio di Mir Jafar, Miran che lo fece uccidere quella stessa notte. Il 3 luglio 1757 il corpo mutilato di Siraj fu portato per le strade di Murshidabad sulla groppa di un elefante. Aveva ricevuto quello che si meritava, come osservò uno storico indiano: “”Siraj-ud-daula aveva raggiunto lo zenit del potere e dell’ opulenza e quindi secondo le leggi di natura un declino era inevitabile””. Morì senza sapere che una forza francese comandata da Law era stata inviata per cercare di salvarlo e che si trovava solo a due giorni di marcia. Ora gli inglesi erano la forza coloniale dominante nel subcontinente. In seguito al successo di Clive i francesi furono eclissati e rimasero gli olandesi (…)””. (pag 84-85)”,”QMIx-153″ “HARRIS David”,”Socialist Origins in the United States. American Forerunners of Marx, 1817-1832.”,” “”Marx era su una posizione simile (di quella di Skidmore in The Rights of Man to Property!, pag 79-80, ndr): ‘Il lavoro non è la fonte di tutta la ricchezza. La natura è altrettanto una grande fonte di valori d’ uso (e questi, certamente, formano gli elementi materiali della ricchezza) come il lavoro, che è esso stesso non è che l’ espressione di una forza naturale, la forza-lavoro umana.”””” (pag 102)”,”MUSx-190″ “HARRIS Leon”,”Upton Sinclair. American Rebel.”,”HARRIS Leon è uno scrittore freelance che ha scritto inoltre ‘Fine Art of Political Wit’ e ‘Only to God: The Extraordinary Life of Godfrey Lowell Cabot’. Upton SINCLAIR è stato un ‘muckrakers’, un riformatore che si è battuto per molte cause, autore di un romanzo ‘The Jungle’ diventato un classico della riforma sociale americana, pubblicato nel 1906 che denunciava gli orrori dell’ industria di inscatolamento della carne. (Solo nel 1967 il Presidente Johnson firmò il Wholesome Meat Act). SINCLAIR si schierò contro il lavoro infantile, le leggi sulla stampa, le banche, le chiese, le università, i proprietari delle miniere, i bassi salari e i lunghi orari di lavoro degli operai. Socialista, ha partecipato senza successo a molte campagne presidenziali. Poi si volse al Democratic Party e corse per il governatorato della California con la sua EPIC platform. La proposta di una facoltà di studiosi e scienziati ebrei sul modello dei college anglosassoni. La facoltà più stupenda del mondo. “”””E poi io aprirei le porte di questa università a ricercatori di conoscenza di tutte le razze, salvo vorrei chiuderle agli studenti che hanno pregiudizi anti-semitici!”” Alcuni dei suoi amici ebrei furono orrificati, alcuni pensarono ad uno scherzo, quando egli scrisse: “”Mi piacerebbe disegnare un modello di facoltà, dopo la moda delle nostre squadre di baseball piene di star””. e parlò poi di una sua propria lista che includeva Albert Einstein, Charles P. Steinmetz, Henri Bergson, Sigmund Freud, Walter Lippmann, Harold Laski, Louis D. Brandeis, Felix Frankfurter, Leon Trotsky, Mustapha Kemal “”mezzo ebreo””, Marcel Proust, Maurice Ravel, Max Reinhardt, Jacob Epstein, Leon Bakst, e Leo Stein.”” (pag 205)”,”MUSx-194″ “HARRIS André DE-SEDOUY Alain”,”Viaggio all’ interno del partito comunista francese.”,”ANTE3-4 Harris e De-Sedouy sono giornalisti sia a livello di carta stampata che di radio-tv.”,”PCFx-078″ “HARRIS Nigel”,”Of Bread And Guns. The world economy in crisis.”,”HARRIS Nigel insegna nell’Università di Londra, è un membro fondatore del ‘Socialist Workers’ Party e ex direttore di ‘International Socialism’. Armi e grande industria “”From the moment warfare became a branch of the ‘grande industrie’ (iron clad ships, rifled artillery, quickfiring and repeating cannons, repeating rifles, steel covered bullets, smokeless powder, etc.), ‘la grande industrie’, without which all these things cannot be made, became a political necessity. All these things cannot be had without a highly developed metal manufacture. And that manufacture cannot be had without a corresponding development in all other branches of manufacture, especially textiles”” (Frederick Engels, letter to Danielson, September 1892, in ‘Selected Correspondence of Karl Marx and Frederick Engels, London, 1936, p. 498) [Nigel Harris, Of Bread. And Guns. The world economy in crisis, 1983]”,”ECOI-317″ “HARRIS Stephen HOOK Richard”,”I Rangers del Texas.”,”””I soldati dell’esercito regolare statunitense guardavano i nemici con distacco professionale e non riuscivano a comprendere il feroce odio dei rangers per i messicani. Verosimilmente, questa animosità aveva origine nella Rivoluzione texana e nei massacri di Alamo e Goliad. I successivi scontri lungo la frontiera durante il periodo della Repubblica non contribuirono certamente a mitigare i vecchi rancori”” (pag 14)”,”USAQ-092″ “HARRIS Marvin”,”L’evoluzione del pensiero antropologico. Una storia della teoria della cultura.”,”Marvin Harris, docente di antropologia alla Columbia University, è uno dei più noti antropologi americani. Ha condotto varie ricerche sul campo in Brasile, Ecuador e Monzambico ed è autore di numerosi volumi.”,”TEOS-071-FL” “HARRIS Henry S.”,”La fenomenologia dell’autocoscienza in Hegel.”,”Henry S. Harris (Brighton, 1926) a lungo docente presso la York University di Toronto, studioso dell’eredità filosofica di Hegel nel mondo anglosassone, soprattutto in Royce e Peirce, è autore di un’ampia ricostruzione in due volumi dello sviluppo intellettuale di Hegel: Hegel’s Development, vol.I Towards the Sunlight (1770-1801), vol.II Night Thoughts (Jena 1801 – 1806).”,”HEGx-027-FL” “HARRIS Nigel”,”The Mandate of Heaven. Marx and Mao in Modern China.”,”Nigel Harris has spent nearly years writing about and travelling in Asia, living in India, Japan and Malaysia. He worked as a journalist in South, East and South-East Asia and is the author of five previous books. A former editor of International Socialism, he now teaches at the University of London.”,”CINx-019-FV” “HARRIS Nigel”,”The Mandate of Heaven. Marx and Mao in Modern China.”,”Nigel Harris has spent nearly years writing about and travelling in Asia, living in India, Japan and Malaysia. He worked as a journalist in South, East and South-East Asia and is the author of five previous books. A former editor of International Socialism, he now teaches at the University of London.”,”CINx-052-FL” “HARRIS John”,”The Indian Mutiny.”,”‘I moti indiani del 1857 furono una serie di azioni di ribellione armata sfociati in una grande rivolta generalizzata contro il Company Raj, l’oppressivo potere coloniale esercitato dalla Compagnia britannica delle Indie Orientali sul subcontinente indiano. La ribellione si sviluppò fra i primi del 1857 e la metà del 1858. La rivolta è nota prevalentemente nelle fonti britanniche e occidentali come rivolta dei Sepoy, rivolta indiana del 1857, Great Indian Mutiny o Indian Mutiny (“”ammutinamento indiano””), mentre nelle fonti indiane (in Lingua hindi e Lingua urdu) viene definita Prima guerra d’indipendenza indiana o Prima guerra di liberazione indiana 1’ (f. cop.)”,”INDx-004-FSD” “HARRIS Marvin”,”Cannibali e re. Le origini delle culture.”,”Marvin Harris, dal 1953 insegna alla Columbia University. ha pubblicato tra l’altro ‘Cultural Materialism: the struggoe for a Science of Culture’.”,”AMLx-005-FFS” “HARRISON David”,”The Organization of Europe. Developing a Continental Market Order.”,”David HARRISON è un ex-diplomatico britannico consulente per il mercato finanziario francese.”,”EUVx-007″ “HARRISON Mark a cura; saggi di Mark HARRISON Stephen BROADBERRY Peter HOWLETT Hugh ROCKOFF Werner ABELSHAUSER Vera ZAMAGNI Akira HARA”,”The economics of world war II. Six great powers in international comparison.”,”HARRISON Mark è Reader in Economics all’ Università di Warwick. Ha scritto numerosi libri sulla Russia e di storia economica comparativa incluso ‘Accounting for War: Soviet production, employment, and the defence burden, 1940-1945 (Cambridge, 1996). Saggi di Mark HARRISON Stephen BROADBERRY Peter HOWLETT Hugh ROCKOFF Werner ABELSHAUSER Vera ZAMAGNI Akira HARA Secondo CLAUSEWITZ “”In guerra ogni cosa è molto semplice, ma la cosa più semplice è difficile”” (‘On war’, 1968, a cura di A. RAPOPORT)”,”QMIS-059″ “HARRISON Royden”,”Before the Socialists. Studies in Labour and Politics, 1861 to 1881.”,”Royden Harrison, Senior Lecturer, Department of Extramural Studies, The University fo Sheffield. “”In the event, very little appeared in the press at the time, beyond a paragraph or two in the ‘Standard’ which referred to ‘the mysterious funds’ of the Reform League (1). This could easily be ignored or dismissed as an insinuation calculated to aid the Tory Party. It was not until some years later that charges began to be made in public, and there was talk of the corruption and destruction of the League by political mercenaries working in the interests of ‘that ghastliness, the knavery called Liberalism’ (2). In 1871, Beesly explained the passage of the Criminal Law Amendment Act by the fact that workmen had been sold at the election of 1868. He said that some Trade Union officers had got money or ‘money’s worth’ by working for wealthy politicians instead of for their members (3). Howell was not mentioned by name, but he unwisely rushed forward to repudiate these ‘dastardly’ and ‘unmanly’ attacks (4). …. finire (pag 190-192)”,”MUKx-202″ “HARRISON Bennett”,”Agile e snella. Come cambia l’impresa nell’era della flessibilità.”,”Bennett Harrison (1942-1999), docente di Economia politica alla Carnegie Mellon University è autore di molte pubblicazioni sulla ristrutturazione delle imprese e la deindustrializzazione dell’America. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Deindustrialization of America: Plant Closings, Community Abandonment and the Dismantling of Basic Industry Basic Books, 1984’ Storia industriale della Silicon Valley (pag 115-) Concentrazione del potere e ruolo del complesso militare industriale. “”Citando Karl Polanyi, l’economista Alice Amsden osserva ironicamente che «il ‘laissez faire’ è stato pianificato» (23), mentre Stephen Appold, nella sua storia della Silicon Valley, ci ricorda che la sua nascita si deve a un ristretto numero di istituzioni molto potenti, non già all’aggregazione di imprese indipendenti sotto la spinta delle forze del mercato (24). Un ruolo fondamentale nella trasformazione di questa regione di frutteti in un centro mondiale della microelettronica è stato svolto infatti dal ministero della Difesa americano e dalla Stanford University, anche se vi è stata in origine un’indubbia sinergia fra queste grandi istituzioni e l’iniziativa pionieristica di coraggiosi imprenditori. L’idea di una partnership fra università e industria venne lanciata da Friedrick Terman, docente di ingegneria elettronica alla Stanford University e in seguito suo rettore e vicepresidente. (…) Durante la guerra, grazie alla sua posizionedi avamposto occidentale rispetto al continente asiatico, la California era già sede di aziende che avevano a che fare con il settore dell’aeronautica, dei radar e dell’energia nucleare. Ed è qui che nel corso dei successivi venticinque anni venne sviluppandosi l’industria aerospaziale, missilistica e della microelettronica avanzata, con i suoi impianti di produzione di armamenti concentrati nel sud di questo Stato, e le sue attività di ricerca e sviluppo nel campo dell’elettronica localizzate invece intorno a Stanford, seicento chilometri più a nord (25). In seguito entrò in scena un altro grande eroe della leggenda di Silicon Valley, William Shockley, uno degli inventori del transistor, che nel 1955 si trasferì dai laboratori della Bell del New Jersey a Palo Alto per fondare una propria azienda, da cui nacquero, due anni dopo, con l’appoggio della Fairchild, nuove imprese grazie all’iniziativa di un gruppo di ingegneri della Shockley, vera e propria capo-stipite di quasi tutte le società produttrici di semiconduttori della Silicon Valley, cresciute grazie alla concentrazione insolitamente elevata di industrie aerospaziali e missilistiche in California, che fornivano un mercato già pronto e praticamente mai satuoro per i chip”” (pag 115-116) (inserire)”,”ECOA-030″ “HARROD R.F.”,”La vita di J.M. Keynes.”,”HARROD R.F. nato nel 1900 ha compiuto studi ad Oxford dove ha insegnato. E’ autore di ‘The Trade Cycle’ (1936) e ‘Policy Against Inflation’ (1958).”,”ECOT-155″ “HARROD Roy H.”,”Introduzione alla economia monetaria.”,”Sir Roy H. Harrod (1900-1978), membro della British Academy, insignito di vari titoli accademici, vicepresidente della Royal Economic Society, è stato tutor per le Scienze economiche al Christ Church College di Oxford dal 1923 al 1967. Durante la II guerra mondiale ha lavorato per due anni e tempo pieno nell’ufficio privato di statistica di Churchill.”,”ECOT-172-FL” “HARSANYI Zsolt von”,”Galileo Galilei.”,”””Credimi, le obiezioni di un saggio mi sono assai più care del plauso di una massa che non mi capisce””. (…) “”Abbi fede, Galilei, e fatti avanti. Se io non erro, tra i grandi matematici d’ Europa solo pochissimi si rivolteranno contro di noi, così grande è la forza della verità. Se l’ Italia non ti pare terreno adatto e temi di incontrare quivi eccessive difficoltà, la Germania forse ti garantirà la libertà necessaria! In ogni caso ti prego fiduciosamente di una cosa: se proprio non vuoi pubblicare i tuoi argomenti a favore di Copernico, fammi almeno contento e ricambia la mia lettera con una lunga ed esauriente risposta””. (pag 144-145, lettera di Keplero a Galilei)”,”SCIx-182″ “HARSTICK Hans-Peter SPERL Richard STRAUß Hanno a cura”,”Die Bibliotheken von Karl Marx und Friedrich Engels. Annotiertes verzeichnis des ermittelten bestandes.”,”Hanno collaborato alla redazione dell’opera: Gerald HUBMANN, Karl-Ludwig KÖNIG, Larisa MIS’KEVIC e Ninel’ RUMJANCEVA I punti trattati nell’ introduzione: 1. Biblioteca privata ed edizione. Sulla costituzione del presente volume. 2. Le biblioteche di Marx ed Engels. Costruzione, struttura, destino, ricostruzione. 3. Indicizzazione della biblioteca, definizione dei campi della lettura, edizione delle note a margine, metodo di lavoro di Marx ed Engels. 4. Istruzioni sul meccanismo e l’ uso dell’ elenco. Sul criterio riguardante i nomi. Disposizione e costruzione degli elenchi. Alle diverse sezioni dell’ indice. Indice abbreviazioni. All’introduzione segue: Indice annotato delle parti componenti della biblioteca di Marx ed Engels”,”MADS-236″ “HART Herbert L.A.”,”Il concetto di diritto.”,”L’ edizione italiana di quest’ opera è stata realizzata per consiglio di Norberto BOBBIO e Alessandro PASSERIN D’ENTREVES. Se in Gran Bretagna i giudici si possono dividere tra i difensori di tutte le leggi esistenti anche le più barbare e irrazionali e i riformatori che vogliono cambiarle, tra conservatori e radicali, HART si colloca sicuramente nel secodo campo.”,”TEOP-131″ “HART W.E.”,”I generali di Hitler. Gli “”Junker”” alla ribalta.”,”La scelta degli uomini “”Di fronte all’ alternativa di una ritirata in posizioni invernali o di un estremo e audace sforzo, l’ Alto Comando tedesco tenuto da von Brauchitsch e da Halder e coadiuvato da un gruppo di rappresentanza di anziani ufficiali, consigliò il partito più prudente. Il comandante supremo Adolf Hitler insistette invece per l’ attacco. Von Bock rimase a capo del Gruppo centrale, e si accinse a mettere in pratica quel sistema di strategia che sarà poi conosciuto nella storia come il periodo in cui dominava nella condotta della guerra “”l’ intuizione””. Hitler aveva scelto un uomo che aveva bisogno della guida di un maestro di strategia. Il cervello dirigente ideale sarebbe stato il barone Werner von Fritsch, morto due anni avanti assassinato nei pressi di Varsavia; il miglior sostituto sarebbe stato Gerd von Rundstedt, temporaneamente esonerato dal comando del sud; mancando questi, la combinazione di uomini che avrebbe potuto prendere con piena responsabilità l’ iniziativa contro la Polonia, la Francia, i Balcani e la Russia: von Brauchitsch e Halder, sarebbe stato il miglior partito possibile. Questi uomini rappresentavano il meglio su cui si potesse contare in quell’ epoca in cui il Governo nazionalsocialista doveva ancora preoccuparsi seriamente della situazione politica interna. La combinazioe Hitler-von Bock fu la peggiore per la Germania e la sua realizzazione contribuì sostanzialmente all’ abbreviamento della guerra e alla sicurezza della vittoria alleata.”” (pag 246-247) “”Io curo l’ organizzazione prima del combattimento”” (von Brauchitsch) (pag 154) “”Il sangue del soldato fa la gloria del generale”” H.C. Bohn, Manuale dei proverbi (pag 212) “”Nella vita ordinaria la diligenza può fare tutto ciò che può fare il genio, e moltissime cose che il genio non può fare”” (E. Milch), pag 130 “”Chi sta a tavola col diavolo ha bisogno di un lungo cucchiaio”” (vecchio proverbio inglese) (pag 12) “”La Prussia non è uno stato che possiede un esercito; è un esercito che ha conquistato una nazione””. (Mirabeau) (pag 62) “”Una gran parte della fama degli uomini più celebri è dovuta alle limitazioni mentali dei loro ammiratori”” (Rommel) (pag 100) “”Tenersi i fianchi dal ridere ancor prima di aver udito lo scherzo. Versare a volontà lacrime artificiali. E – a seconda che il padrone alluda al freddo o al caldo – Tremare sotto la canicola e sudare in dicembre.”” Samuel Johnson, London, 1738 (pag 200) “”Le concessioni del debole sono le concessioni della paura. (Edmund Burke, Intorno alla conciliazione con l’ America, 22 marzo 1775) (pag 266)”,”GERQ-076″ “HART Peter”,”La grande storia della prima guerra mondiale. Battaglie, eroi, strategie, imprese e armi del conflitto che ha cambiato il mondo.”,”””Le origini della campagna di Mesopotamia vanno cercate in mare, con l’adozione da parte della Royal Navy di turbine alimentate a gasolio per le nuove generazioni di navi da guerra. Gran parte delle forniture inglesi di petrolio proveniva dai giacimenti da poco sviluppati di Ahwaz, nella provincia persiana dell’Arabistan. L’oleodotto correva lungo le sponde del fiume Karun verso lo Shatt al- ‘Arab e le raffinerie dell’isola di Abadan. La Mesopotamia, che era sotto il controllo turco, era la piana alluvionale formata dai grandi fiumi Tigri ed Eufrate che si facevano strada verso il golfo Persico, dove si univano prima di passare la città di Bassora situata a monte del delta dello Shatt al- ‘Arab, a circa centotrenta chilometri dal mare. L’importanza di una fornitura ininiterrotta di petrolio significava per gli inglesi assicurarsi che Abadan lavorasse senza interruzioni mentre, nell’autunno del 1914, l’entrata in guerra della Turchia si faceva sempre più probabile. In agosto, infatti, le truppe turche erano già state mobilitate e fatte avanzare verso la regione di Bassora, dove avevano occupato la zona fino all’accesso allo Shatt al -‘Arab. La Royal Navy aveva inviato la corvetta ‘Espiegle’, accompagnata dal mercantile armato ‘Dalhousie’, al largo di Abadan come simbolo tangibile delle preoccupazioni inglesi. Fu inoltre ordinato al governo indiano di raccogliere e inviare una forza terrestre, nel caso fossero state necessarie operazioni militari. Fin dall’inizio, però, ci fu confusione riguardo alla catena di comando. (….) Un accordo del 1912 aveva indicato quale supporto fosse richiesto all’India in caso di guerra, e questo comprendeva l’assunzione della responsabilità di possibile campagne nell’area del golfo Persico e della Mesopotamia. Ufficialmente, quindi, la IEF, la Forza di spedizione indiana “”D””, doveva essere radunata dal governo indiano a guida inglese con sede a Delhi e restare sotto il suo controllo. Non c’è alcun dubbio, però, che il governo di Londra non provasse un semplice interesse paternalistico, ma volesse intervenire direttamente nel comando delle operazioni. Questo fatto poteva essere privo d’importanza ma, fin dall’inizio, i due governi dimostrarono una visione strategica del tutto diversa: Londra era impegnata in una guerra continentale in Europa e teneva d’occhio la minaccia turca al canale di Suez e all’Egitto. Il suo intento, quindi, era di organizzare una campagna sostanzialmente difensiva in Mesopotamia, finalizzata a tenere al sicuro i pozzi petroliferi. Delhi, invece, anche se inizialmente riluttante ad agire a causa dei propri impegni altrove e delle continue minacce alle sue frontiere nord-occidentali, ideò ben presto una campagna in piena regola con l’intento di portare sotto il controllo inglese non solo Abadan e Bassora, ma anche l’intera Mesopotamia fino a Baghdad. L’esercito indiano aveva vissuto un lungo periodo di economie dovuto alla convinzione che la minaccia russa andasse scemando, e l’aspettativa prevalente era quella di schierarsi soltanto all’interno del Paese, lungo la frontiera nord-occidentale. Prestò quindi un’attenzione molto scarsa, se non nulla, ai suoi nuovi obblighi verso l’impero, arrivando impreparato quanto ad artiglieria, trasporti, servizi medici e tutte le altre necessità di una guerra moderna”” (pag 307-308)”,”QMIP-221″ “HART John Fraser a cura; saggi di Donald W. MEINIG James E. VANCE jr Robert DURRENBERGER E. Cotton MATHER John Fraser MATHER Merle C. PRUNTY e Charles S. AIKEN George K. LEWIS Peirce F. LEWIS John R. BORCHERT”,”Geografia degli Stati Uniti.”,”Saggi di Donald W. MEINIG James E. VANCE jr Robert DURRENBERGER E. Cotton MATHER John Fraser MATHER Merle C. PRUNTY e Charles S. AIKEN George K. LEWIS Peirce F. LEWIS John R. BORCHERT ‘Gli americani credono che la sbruffonaggine dei texani superi ogni limite (9). Ma, se il paese ride credendo ad una forma di umorismo, la realtà texana supera la fantasia. I texani vogliono avere il ranch più esteso, il teatro drive-in, il più colossale palazzo dello sport e il mulino a vento più alto del mondo. E queste cose i texani le hanno già, o le stanno costruendo. E chi non ci credesse dovrebbe visitare Littlefield, nel Texas. La mappa delle religioni delle Pianure Interne indica una prevalenza di luterani nelle pianure settentrionali, di metodisti in quelle centrali, di battisti nel sud. Alcuni osservatori sostengono che questi ultimi, per la maggior parte texani, sono settari e pigri. Questo giudizio potrebbe derivare da una malevola interpretazione di una rigorosa applicazione delle leggi sugli alcoolici da parte dei battisti, dell'””etica del lavoro”” protestante, e di un’adesione ai principi dell’uguaglianza sociale. Comunque sia, furono i texani a condurre, un secolo fa, la marcia delle mandrie verso i capolinea ferroviari del nord, furono i texani ad introdurre per primi le vacche Brahma negli Stati Uniti, furono i texani infine gli allevatori della prima razza americana ufficialmente riconosciuta di bovini da carne, la Santa Gertrudis. I texani hanno iniziato ad estrarre il petrolio dalla maggior parte dei giacimenti delle pianure meridionali, centrali e settentrionali. Sono stati loro a promuovere il lavoro agricolo stagionale, sono loro che possiedono e gestiscono le mietitrebbiatrici itineranti, sono loro che hanno introdotto la semina del frumento precoce nella ‘spring wheat belt’ (cintura del grano primaverile) e che hanno maggiormente contributo ad abbassare il livello delle acque al suolo attraverso l’uso dei pozzi di irrigazione. Il gusto culturale per le realizzazioni in grande stile è esemplificato dalle dimensioni delle imprese di allevamento’ [‘Le “”great plains”” americane’, di E. Cotton Mather] (pag 176) [(9) L’umorismo riflette insieme l’atteggiamento culturale e l’epoca a cui risale l’insediamento. La base fondamentale dell’umorismo anglo nelle aree di insediamento più antico è data dall'””understatement”” (minimizzazione) conciso; mentre nelle zone più recentemente popolate consiste in una vistosa esagerazione]”,”USAS-235″ “HART Matthew”,”Diamond. The history of a Cold-Blooded Love Affair.”,”Matthew Hart è direttore del periodico ‘Rapaport Diamond Report’. I suoi articoli sui diamanti sono apparsi su riviste come ‘Atlantic Monthly’ e ‘Financial Post’.”,”AFRx-110″ “HART John M.”,”Anarchism & the Mexican Working Class, 1860-1931.”,” Ricardo Flores Magon, il PLM e gli scioperi prerivoluzionari (pag 87) CROM Confederacion Regional Obrera Mexicana, sostenuta dal governo, con poche influenza della tendenza anarchica (pag 183)”,”MALx-072″ “HART Herbert L.A. RAWLS John, a cura di Pierpaolo MARRONE”,”Le libertà fondamentali. Rawls sulla libertà e la sua priorità (Hart); Le libertà fondamentali e le loro priorità (Rawls).”,”‘Stephanus Junius Brutus è uno pseudonimo utilizzato per l’autore del trattato politico “”Vindiciae contra tyrannos””. Questo pamphlet, pubblicato nel 1579 a Basilea, è un’opera contro l’assolutismo regio e discute il legittimo potere del principe sul popolo e viceversa. L’opera è attribuita a due autori francesi: “”Philippe Duplessis-Mornay”” e “”Hubert Languet””, anche se non è esclusa la possibilità di una collaborazione tra più autori. Il trattato è significativo per il dibattito sull’idea moderna di sovranità e giustifica la resistenza popolare contro un sovrano tirannico’ (copil.)”,”TEOP-009-FMB” “HARTMANN Lilia”,”L’organizzazione clandestina del Partito comunista di Germania e la sua evoluzione dall’instaurazione della dittatura nazista alla vigilia della guerra.”,”HARTMANN Lilia “”Mentre il Reichstag sta ancora bruciando, migliaia e migliaia di antifascisti vengono arrestati e trascinati nelle sedi della polizia e delle SA, picchiati, torturati, uccisi. La maggior parte sono comunisti: si calcola che in quella notte terribile e nei giorni immediatamente successivi vengano arrestati tra i 5000 e i 10000 funzionari e militanti comunisti e numerosi dirigenti e parlamentari ed il 3 marzo cade nelle mani della Gestapo anche il segretario della KPD Ernst Thalmann, che non aveva voluto allontanarsi da Berlino”” (pag 425) Atteggiamento passivo dei sindacati ADGB durante primi anni nazismo (pag 434) Propaganda orale e forma lotta ‘lavorare lentamente’ (pag 446-449) “”Si giunge così all’interno della KPD ad una vera e propria spaccatura: da un lato la maggioranza del Politbüro (Schubert, Schulte, Dahlem e Florin), ferma sulle vecchie posizioni “”settarie”” e che si dichiara garante della purezza ideologica del partito, dall’altra Ulbricht e Pieck, che si schierano dalla parte di Dimitrov e del nuovo corso. In primo luogo essi sostengono la necessità di rivedere la posizione della KPD nei confronti del partito socialdemocratico tedesco, col quale sarebbe opportuno allearsi per combattere insieme contro la dittatura. In secondo luogo essi contestano la posizione assunta sul problema sindacale in Germania sia dalla KPD che da autorevoli membri del CEIC, come Smoljanskij. L’indicazione data a tale proposito dalla KPD era infatti di creare in Germania nuovi nuclei clandestini di un sindacato autonomo, guidato dalla organizzazione sindacale comunista (la “”Rote Gewerkschaftsorganisation”” o RGO), nel quale avrebbero dovuto confluire i lavoratori delusi dall’atteggiamento passivo assunto dall’ADGB. Inoltre la KPD aveva raccomandato ai propri militanti di non entrare nelle organizzazioni del lavoro fasciste. Ulbricht e Pieck invece sostengono 1°. che bisogna lavorare insieme agli altri ex sindacalisti per ricostruire gruppi clandestini del sindacato libero dei quali faccian parte rappresentanti di tutte le correnti sindacali, e II°: che è necessario entrare nelle organizzazioni di masse fasciste, per non isolarsi dalle masse dei lavoratori (30)”” (pag 434) (30) Sui contrasti che accompagnano la “”svolta”” politica della KPD cfr. in particolare S. Vietzke, op. cit. [S. Vietzke, Die KPD auf dem Wege zur Brüsseler Konferenz, Berlin, 1966] “”Per questi motivi il proletariato tedesco, o per lo meno la sua parte più cosciente e combattiva, si trova di fronte alla necessità di sviluppare nuove forme di lotta. Tali forme, spesso difficilmente documentabili , possono venir riassunte col termine di “”resistenza passiva”” e variano da un crescente assenteismo ad atti di sabotaggio più o meno esplicito (danneggiamento delle macchine e degli utensili, produzione di pezzi difettosi con conseguente aumento dello scarto, ecc.), al rallentamento del ritmo di lavoro, insomma quello che già nel ’43 Franz Neumann descriveva come “”il rifiuto di dedicare tutte le energie al lavoro, e, talvolta, la determinazione di dedicargliene molto meno del normale”” (pag 446). (…) Ma soprattutto, le indicazioni del partito vengono diffuse attraverso la propaganda orale, la cosiddetta ‘Propaganda vom Mund zu Mund’ (di bocca in bocca), che si basa sulla diffusione orale capillare di informazioni e parole d’ordine e che si presta assai bene all’agitazione nelle fabbriche e nei cantieri. La Gestapo segnala con crescente allarme l’aumento di questa forma di propaganda a partire dalla fine del ’35. (…) Fra i nuovi sistemi di lotta suggeriti in questi anni dalla KPD quello che più corrisponde al nuovo tipo di opposizione operaia e che è senza dubbio il meno rischioso, ma non per questo il meno pericoloso per il regime, è quello noto col nome di ‘Arbeite-langsam-Bewegung’ (movimento lavora lentamente)”” (pag 449)”,”MGEK-114″ “HARTMANN Nicolai”,”Introduzione all’ontologia critica.”,”ontològico agg. [der. di ontologia] (pl. m. -ci). – 1. Che riguarda la conoscenza dell’essere (nel sign. filosofico della parola), della realtà, dell’oggetto in sé: concezioni o.; analisi ontologica. Con accezione partic., prova o. (o argomento o.), argomento a priori che dimostra l’esistenza di Dio a partire dallo stesso concetto di Dio, inteso come «qualcosa di cui non si può pensare nulla di più grande», e che quindi non può, senza contraddizione, essere privo dell’esistenza; formulato per la prima volta da s. Anselmo d’Aosta (1033 o 1034 – 1109) e subito contestato da Gaunilone, ha avuto varia fortuna nella filosofia medievale e moderna. 2. Nella storia della medicina, è stata denominata patologia o., dal patologo ted. Rudolf Virchow (1821-1902), la patologia fondata sullo studio delle lesioni cellulari. Avv. ontologicaménte, dal punto di vista dell’ontologia (nel sign. filosofico): dimostrare ontologicamente l’esistenza di Dio. (Trec)”,”FILx-091-FRR” “HARTWELL Ronald Max”,”La rivoluzione industriale inglese.”,”HARTWELL è Fellow del Nuffield College e Reader in storia economica contemporanea all’ Univ di Oxford.”,”UKIE-014″ “HARTWELL R.M a cura; saggi di H. HEATON C.M. CIPOLLA R.M. HARTWELL P. DEANE E.A. WRIGLEY E.W. GILBOY S. POLLARD F. CROUZET”,”La rivoluzione industriale.”,”Saggi di H. HEATON C.M. CIPOLLA R.M. HARTWELL P. DEANE E.A. WRIGLEY E.W. GILBOY S. POLLARD F. CROUZET”,”UKIE-020″ “HARVEY Robert”,”Comrades. The Rise and Fall of World Communism.”,”ANTE3-59 WESTERNIZES SLAVOPHILES (pag 38) Robert HARVEY è stato un giornalista per il Daily Telegraph, assistant editor per The Economist e MP che ha partecipato per tre anni al House of Commons Foreign Committee.”,”RUST-135″ “HARVEY David”,”Breve storia del neoliberismo.”,”HARVEY David è Distinguished Professor di antropologia al Graduate Center presso la City University of New York. Ha scritto pure ‘Giustizia sociale e città’, ‘La crisi della modernità’ ed altri libri.”,”ECOI-243″ “HARVEY David”,”The New Imperialism.”,”HARVEY David è Distinguished Professor of Anthropology al Graduate Center of the City University of New York.”,”ECOI-295″ “HARVEY David”,”L’enigma del capitale e il prezzo della sua sopravvivenza.”,”David Harvey (1935) è un geografo, sociologo e politologo inglese E’ professore di antropologia alal Graduate School della City University di New York. Ha tenuto un corso sul Capitale di Marx. “”Nonostante le molte previsioni riguardo a un suo imminente declino, il capitalismo fino a oggi è riuscito a sopravvivere; ciò suggerisce che possiede una fluidità e una flessibilità tali da consentirgli di superare tutti gli ostacoli, anche se, come dimostra la storia delle crisi ricorrenti, non senza qualche violenta correzione. Marx propone un’utile maniera di considerare questo fenomeno nei suoi quaderni, che nel 1941 confluirono nei ‘Lineamenti fondamentali di critica dell’economia politica’. Egli contrappone il carattere potenzialmente illimitato dell’accumulazione monetaria, da un lato, agli aspetti potenzialmente limitanti dell’attività materiale (produzione, scambio e consumo di merci), dall’altro. Il capitale, suggerisce Marx, non può tollerare questi limiti; “”ogni limite””, nota il filosofo tedesco, “”si presenta come un ostacolo da superare””.”” (pag 58-59) [David Harvey, L’enigma del capitale e il prezzo della sua sopravvivenza, 2010]”,”ECOI-309″ “HARVEY David”,”The New Imperialism.”,”David Harvey is Distinguished Professor of Anthropology at the Graduate Center of the City University of New York.”,”ECOI-118-FL” “HARVEY David”,”Pour lire Le Capital.”,”””Le second problème est inhérent à la monnaie et au système de crédit. Un point que Marx évoque sans le développer est la possibilité permamente des crises financières et monétaires “”indépendantes”” (chap. III). Le problème sous-jacent touche aux contradictions internes à la forme-argent elle-même (la valeur d’usage comme représentation de la valeur, le particulier [concret] comme représentation de l’universel [abstrait], et l’appropriation privée du pouvoir social – voir le chapitre 2) [La monnaie]. Dans sa critique de la loi de Say, Marx indique que la tentation est constante de s’accrocher à son argent, et que plus de gens le font, plus ils mettent en péril la continuité de la circulation. Mais pourquoi s’accroche-t-on à l’argent? L’argent est d’abord une forme de pouvoir social. Il permet de s’offrir la conscience et l’honneur! Dans les ‘Manuscrits de 1844’, Marx nous dit: si “”je suis laid (…) je peux m’acheter ‘la plus belle femme'”” (1); si je suis stupide, je peux acheter la présence de personnes intelligentes; et ainsi de suite. Imaginez tout ce que l’on peut faire avec un tel pouvoir social! On comprend donc pourquoi les gens s’accrochent à leur argent, surtout en des temps incertains. Sa remise en circulation suppose un acte de foi, ou l’existence d’institutions sûres et dignes de confiance dans lesquelles on peut placer son argent pour qu’il en rapporte davantage (c’est bien sûr ce que les banques sont supposées faire). Ce problème possède de profondes ramifications. La perte de confiance dans les symboles monétaires (la capacité de l’Etat à garantir leur stabilité) ou dans la qualité de la monnaie possède un effet quantitatif direct (pensons à la “”famine monétaire”” et au gel des moyens de paiement qui ont marqué l’automne 2008). “”Il y a peu, le bourgeois (…) déclarait encore, ivre de cette volonté présemptueuse d’éclairer autrui que vous donne la prospérité, que l’argent n’était qu’une illusion vide de sens. Seule la marchandise est argent. Seul l’argent est marchandise! Voilà ce qu’on entend maintenant sur le marché mondial. Son âme crie après l’argent, la seule richesse, comme le cerf brâme après l’eau fraîche. Dans la crise, l’opposition entre la marchandise et sa figure absolue, la monnaie, s’exacerbe jusqu’à la contradiction absolue”” (2). Peut-on imaginer meilleure description de la soudaine crise de 2008?”” [David Harvey, ‘Pour lire Le Capital’, Paris, 2012] [(1) Karl Marx, ‘Manuscrits de 1844’, Paris, Editions sociales, troisième manuscrit; (2) K. Marx, ‘Le Capital. Critique de l’économie politique, livre premier: le procès de production du capital’, trad. dirigée par J.P. Lefebvre, Paris, Puf, 1993] (pag 357-358)”,”MADS-691″ “HARVEY David”,”Giustizia sociale e città. Volume 2. Tesi socialiste.”,”David Harvey insegna Geografia urbana alla John Hopkins University di Baltimora.”,”TEOC-031-FV” “HARVEY David”,”Leggere i Grundrisse. Un viaggio negli appunti di Karl Marx.”,”‘David Harvey geografo e politologo, è nato a Gillingham, nel Regno Unito, il 31 ottobre 1935. Tra i più citati autori al mondo di scienze umane e sociali, dal 2001 è professore emerito di antropologia presso il Graduate center di New York. È stato professore di geografia presso le Università di Oxford e J. Hopkins. Ha pubblicato il libro ‘La crisi della modernità’ (Il Saggiatore, 1997) citata dall’Independent come una delle 50 opere più importanti del secondo dopoguerra. Tra i libri recenti tradotti in italiano: ‘L’enigma del capitale’ (2011), ‘Città ribelli’ (2013), ‘Diciassette contraddizioni e la fine del capitalismo’ (2014), ‘Marx e la follia del capitale’ (2018), ‘Cronache anticapitalistiche’ (2021)’ (dal risvolto di copertina) ‘L’ideologia del denaro e la monetizzazione di tutto’ (pag 114-) “”Nei ‘Grundrisse’ l’apertura di un nuovo quaderno produce spesso in Marx la necessità di riconsiderare il filo del discorso. Di sicuro è quelloche accade nel cambio dal primo al secondo, dove il discorso vira improvvisamente sulla ricchezza, un concetto ideale, e nella sua realizzazone materiale nel denaro, la cui «sostanza è la ricchezza stessa (…) nella sua astrazione dai suoi modi di esistenza particolare». In altre sedi Marx distinguerà più nettamente fra ricchezza e valore, laddove qui sembra nascondere alla vista ogni tipo di separazione (in parte perché la sua teoria del valore, sospetto io, deve trovare ancora pieno sviluppo). «Il valore di scambio costituisce la sostanza del denaro, e il valore di scambio è la ricchezza» ci conferna (p. 159). Per quanto siano le merci particolari a formare la sua sostanza, il denaro in qualche modo si distingue da tutti i generi di ricchezza legati a questa particolarità delle merci costituendo «la forma generale della ricchezza». Nel suo ruolo principale esso stesso è ricchezza, laddove nel secondo (quello delle merci) è piuttosto la sua rappresentazione materiale e generale. «Il denaro è (…) il dio tra le merci» (p. 160). Nel pubblicare la lista dei capitalisti più ricchi e più potenti al mondo, ‘Forbes’ misura questa loro ricchezza non soltanto dalla quantità di soldi che controllano, ma anche dal valore monetario delle loro proprietà (immobiliari, intellettuali, ecc.) e risorse (titoli, azioni, merci) e tutta una serie di beni immateriali come la reputazione). È esattamente a questo che si riferisce Marx, quando mette assieme ricchezza diretta (denaro) e sua rappresentazione monetaria in forma di merce per restituirci infine la ricchezza totale”” (pag 115-116) [David Harvey, ‘Leggere i Grundrisse. Un viaggio negli appunti di Karl Marx’, Edizioni Alegre, Roma, 2024]”,”MADS-833″ “HARVEY David”,”La crisi della modernità.”,”””Vi è stat un cambiamento nel mondo culturale e nel mondo politico-economico a partire , pressapoco, dal 1973…”” (prefazione) David Harvey, studioso dell’esperienza urbana e dei limiti dello sviluppo, insegna all’Università di Oxford. ‘Dalla recessione a ‘Blade Runner’, dalla progettazione urbana agli stili del consumo di massa, come ricondurre a solide ragioni le variopinte apparenze del dibattito postmoderno’ (in copertina)”,”TEOS-011-FGB” “HASAN Parvez RAO D.C. a cura”,”Korea. Policy Issues for Long-Term Development. The report of a mission sent to the Republic of Korea by the World Bank.”,”HASAN Parvez è chief economist per l’ Est Asia e dell’ Ufficio Regionale Pacifico della World Bank. RAO D.C. è senior economist dello stesso ufficio. La necessità di concentrazione nei trasporti. “”Uno dei maggiori risultati politici del governo è quello di migliorare il management di tutte le imprese di trasporto. Questa politica è particolarmente diretta al trasporto su strada, dove più di 2000 imprese distinte operano nel 1975 con circa 90.000 veicoli. La maggior parte di queste imprese sono molto piccole e sono soggette al management indiretto – come è, l’ impresa consistente in una associazione di operatori proprietari le cui attività sono coordinate meno rispetto al management d’ impresa.”” (pag 325)”,”ASIE-017″ “HASAN Mushirul a cura”,”Will Secular India Survive?”,”HASAN Mushirul Saggi di Martha C. NUSSBAUM Neera CHANDHOKE Pratap BHANU MEHTA Satish SABERWAL Amitava KUMAR Mushirul HASAN Radhika DESAI Aijaz AHMAD Zoya HASAN Tahir MAHMOOD Mushirul HASAN Amrita BASU e Srirupa ROY Dipankar GUPTA Hasan SUROOR Adnan FAROOUI e Vasundhara SIRNATE”,”INDx-105″ “HASAN Zoya a cura; saggi di Rajni KOTHARI Pradeep K. CHHIBBER John R. PETROCIK Stanley A. KOCHANEK Anthony HEATH Yogendra YADAV B.D. GRAHAM Christophe JAFFRELOT Oliver HEATH Mary FAINSOD KATZENSTEIN Uday SINGH MEHTA Usha THAKKAR Iaveed ALAM Amrita BASU Jyotirinda DAS-GUPTA Zoya HASAN Narendra SUBRAMANIAN James MANOR E. SRIDHARAN Balveer ARORA”,”Parties and Party Politics in India.”,”HASAN Zoya è Chairperson and Professor al Centre for Political Studies, J. Nehru University, New Delhi. Saggi di Rajni KOTHARI Pradeep K. CHHIBBER John R. PETROCIK Stanley A. KOCHANEK Anthony HEATH Yogendra YADAV B.D. GRAHAM Christophe JAFFRELOT Oliver HEATH Mary FAINSOD KATZENSTEIN Uday SINGH MEHTA Usha THAKKAR Iaveed ALAM Amrita BASU Jyotirinda DAS-GUPTA Zoya HASAN Narendra SUBRAMANIAN James MANOR E. SRIDHARAN Balveer ARORA Piramide del potere gandhiano, la crisi del dominio del partito del Congresso (pag 98) “”The mounting factional instability of the Congress governments in the states developed in the midst of the severest economic crisis in India since independence. The cumulative impact of the financial consequences of the 1971 Bangladesh war, the sharp drop in food production brought on by two successive droughts, and the sudden international energy and fertilizer crisi that grew out of the Arab-Israeli war of October 1973 touched off a wave of unprecedented inflation, widespread food shortages, isolated outbreaks of famine recession, and further economic stagnation and unemployment”” (1) (1) Ram Joshi, ‘India 1974: Growing Political Crisis’, Asian Survey, vol 15, February 1975, pp.85-94″” (pag 98)”,”INDx-115″ “HASEGAWA Tsuyoshi”,”Racing the Enemy. Stalin, Truman, and the Surrender of Japan.”,”Tsuyoshi Hasegawa is professor of History and Director of the Center for Cold War Studies at the University of California, Santa Barbara. Maps, Note on Transliteration and Spelling, Introduction: Race to the Finish, Conclusion, Abbreviations, Notes, Acknowledgments, Index, Illustrations follow pages 132 and 20″,”QMIS-013-FL” “HASEGAWA Tsuyoshi”,”The February Revolution: Petrograd, 1917.”,”Tsuyoshi Hasegawa is professor of History and Director of the Center for Cold War Studies at the University of California, Santa Barbara.”,”RIRx-076-FL” “HASEK Jaroslav”,”Le avventure del buon soldato Svejk. I. Svejk va soldato. II. Svejk attendente. III. Svejk cerca il reggimento. IV. Svejk verso il fronte.”,”‘Quando Jaoslav Hasek ebbe tra le mani le prime copie delle «Avventure del buon soldato Svejk», non s’immaginava certo che la morte stava già per scrivere «fine» alla sua avventurosa vita di giornalista, di bettoliere e di turlupinatore, che aveva seminato di risate e di scandali e di umoristici «pezzi» di colore Praga e l’intera Boemia. Né egli poteva neppur sognare che il suo eroe (il quale per tanti vizi assomigliava come una goccia d’acqua al proprio creatore, così da apparirne il ritratto spiccicato) sarebbe in breve assurto agli onori della letteratura universale, accolto nell’onorata compagnia di Morgante, di Sancio Pancia, Gargantua e Oblomov. Figlio di un povero supplente di scuola media, Hasek aveva conosciuto ancor ragazzo la fame e la miseria, aveva vagato per i bassifondi praghesi, aveva dormito all’albergo delle stelle sulle panchine dei parchi e dotto gli androni ed i ponti, alternando i fuggevoli periodi di discreta fortuna a quelli dominati dalla micragna. Alternando l’ozio e la disoccupazione a mille mestieri e imprese falliti fin dall’inizio, Hasek aveva presto imparato a conoscere la società e gli uomini dalla incomoda prospettiva di una assoluto libertà individuale senza confini, ma senza rifugio. Però da questa prospettiva, diremo così, alla rovescia, gli occhi acuti e disincantati di Hasek scoprirono il popolo e la borghesia cechi ai giorni del tramonto dell’impero austro-ungarico meglio forse d’ogni altro scrittore del tempo. (…) Era quello il momento in cui appariva palese, al fuoco della guerra, il disfacimento dell’Austria ferocemente tedesca, bigotta, militarista e burocratica. Ma Hasek, nel suo antieroe, proiettò anche, più o meno inconsciamente, l’istintiva sfiducia nei valori convenzionali e quindi pronunziò una condanna che trascendeva il momento e il bersaglio diretto. Col ridicolo, Hasek non colpì solo l’assurda guerra ormai perduta, ma la società che la promuoveva e la esaltava attraverso un meccanico gioco, spaventosamente brutale, di istituzioni e di menzogne convenzionali. Davanti al carosello delle marionette in uniforme, crudelmente illuminato da sotto e di sorpresa, ecco dunque presentarsi col suo largo sorriso di idiota integrale e patentato il buon soldato Svejk, bevitore di birra, ladro di cani e venditori di cuccioli bastardi, malalingua ed infaticabile attaccabottone, piantagrane atomico. (…) Come un misterioso corrosivo, Sveij tramuta in stracci e immondizie i galloni e le decorazioni della più rispettabile gente in uniforme e in borghese, la quale venera nel vecchio imperatore e nella bandiera giallonera la sicurezza di quel mondo che, avendo resistito alla Rivoluzione francese, par loro protetto da un patto di eterna amicizia e assistenza fra il sovrano «per grazia di Dio» e il cielo dell’impero austro-ungarico. Questo libro di guerra, in cui la guerra dapprima minaccia solo in una mitica lontananza (il romanzo restò incompiuto e lo finì, ma non con pari genialità, Karel Vanek, dopo la morte dell’autore), è anche il primo grande romanzo in cui la retrovia, il fronte interno, appaiono in primo piano e in cui vengono descritte con una brutalità senza precedenti la vita di caserma e d’ospedale, lo spionaggio poliziesco e i misteri di una casta militare abituata a considerarsi protetta dalla Divinità e dominatrice d’Europa. Mentre il grido di protesta di Barbusse s’alza nel «Fuoco», talvolta ossessionato dal reale, dal vero, in Hasek, dove tutto è fantasia, bugia, invenzione, tutto è documento, tutto diventa reale nel continuo affluire degli aneddoti che toccano il parossismo e vengono forzati fino ad un assurdo clownesco contro cui non esiste difesa. (…) Con Svejk la letteratura ceca conquista un’altra delle sue posizioni di punta nel pensiero e nella letteratura europea”” (dalla Prefazione di Luigi Salvini) (pag 5-10) [Jaroslav Hasek, ‘Le avventure del buon soldato Svejk. I. Svejk va soldato. II. Svejk attendente. III. Svejk cerca il reggimento. IV. Svejk verso il fronte’, Feltrinelli editore, Milano, 1951-52]”,”QMIP-001-FAP QMIP-002-FAP QMIP-003-FAP QMIP-004-FAP” “HASLIP Joan”,”Il Sultano. La dissoluzione dell’ impero ottomano attraverso la biografia di Abdulhamit II.”,”Joan HASLIP, figlia di George HASLIP, il creatore del Servizio sanitario pubblico inglese, ha studiato a Londra ma ha trascorso gran parte della sua giovinezza a Firenze. Durante la 2° GM, ha curato le trasmissioni della BBC per l’Italia. Ha viaggiato a lungo in Europa e in America, e soprattutto in Medio Oriente. Vive in Toscana. Ha al suo attivo rievocazioni storico-biografiche dedicate a Massimiliano e Carlotta, L’imperatore e l’attrice, Maria Antonietta. ABDULHAMIT II salì al vertice dell’ Impero nel 1876, dapprima sovrano illuminato (concesse la Costituzione e convocò ad Istanbul il primo parlamento) e al tempo stesso dominato da manie di potenza (provocò la guerra con la Russia rivelatasi disastrosa), divenne presto uno degli ultimi simboli del dispotismo preda di consiglieri religiosi, centro di intrighi e congiure, fonte di continue perdite territorali a vantaggio dell’imperialismo occidentale. Perdette l’appoggio delle Grandi Potenze (eccetto quello del Kaiser GUGLIELMO II). Le tentate riforme non riuscirono a evitare la sua deposizione avvenuta ad opera dei Giovani Turchi nel 1908.”,”TURx-005″ “HASLIP Joan”,”Il Sultano. La dissoluzione dell’impero ottomano attraverso la biografia di Abdulhamit II.”,”Joan Haslip , figlia di George Haslip, il creatore del Servizio sanitario pubblico inglese, ha studiato a Londra ma ha trascorso gran parte della sua giovinezza a Firenze. Durante la 2° GM, ha curato le trasmissioni della BBC per l’Italia. Ha viaggiato a lungo in Europa e in America, e soprattutto in Medio Oriente. Vive in Toscana. Ha al suo attivo rievocazioni storico-biografiche dedicate a Massimiliano e Carlotta, L’imperatore e l’attrice, Maria Antonietta. Abdulhamit II salì al vertice dell’Impero nel 1876, dapprima sovrano illuminato (concesse la Costituzione e convocò ad Istanbul il primo parlamento) e al tempo stesso dominato da manie di potenza (provocò la guerra con la Russia rivelatasi disastrosa), divenne presto uno degli ultimi simboli del dispotismo preda di consiglieri religiosi, centro di intrighi e congiure, fonte di continue perdite territorali a vantaggio dell’imperialismo occidentale. Perdette l’appoggio delle Grandi Potenze (eccetto quello del Kaiser Guglielmo II). Le tentate riforme non riuscirono a evitare la sua deposizione avvenuta ad opera dei Giovani Turchi nel 1908.”,”BIOx-043-FV” “HASS Ludwik DROBNER B. KIELICKI W. SWOBODA H. TROTSKY Leon SOLTYSIAK Grzegorz”,”Revolutionary History. Trotskyism in Poland. Repression of the Left in ‘People’s Poland’. Solidarnosc – The State, the Church and the Left.”,”This issue of Revolutionary History presents for the first time in the English language material on revolutionary Marxism in Poland from the 1920s onwards. Poland was one of the few countries in which the Trotskyist movement managed to establish a substantial working class base in the 1930s. Ludwik Hass shows how the Trotskyists operated in Poland under a harsh military dictatorship, as they suffered harassment not merely from the police, but from the Stalinists of the Communist Party. After Poland was partitioned by Stalin and Hitler in 1939, the Trotskyists continued to work clandestinely under conditions of appalling repression. Editor: Al Richardson, Editorial, Work in Progress, Obituaries, Reviews, Letters, Reader’s Notes, Bolshevik-Leninists of Poland, Open letter to the Members of the Polish Communist Party,”,”TROS-023-FL” “HASS Ludvik”,”Le trotskysme en Pologne avant 1945.”,”Un gruppo di esponenti polacchi, dirigenti del PC polacco, chiamato “”Quattro W”” (Adolf Warski, Wera Kostrzewa-Koszutka, Henryk Walecki e Eduard Weber-Prochniak) che all’epoca si trovavano a Mosca e assistevano allo scontro interno al partito comunista russo (la troika Stalin, Zinoviev, Kamenev contro Trotsky) furono in seguito liquidati da Stalin (3) (pag 8) (3) Adolf Warszawski dit Warski (1868-1937) était un des fondateurs du SDKP: dirigeant du PC Polonais, éliminé en 29, exécuté. Maria Koszutka dite Wera Kostrzewa (1879-1939 eut le même itinéraire Maksyilian Horwitz, dit Henryk Walecki (1877-1938) prit leur place et fut écarté en 1925, puis exécuté Edward Weber dit Edward Prochniak (1889-1937) du SDKPIL, fut membre de l’appareil de l’IC avant d’être purgé”,”TROS-319″ “HASSEL Sven”,”Germania kaputt. (Tit. orig.: Wheels of Terror)”,”HASSEL Sven figlio di una ufficiale austriaco e danese, pseudonomo di Willy ARBERG è nato nel 1917 in Danimarca. Come cittadino germanico viene richiamato n guerra subito dopo la dichiarazione di guerra, guerra che sentiva estranea, per cui disertò pochi mesi dopo, per fare rientro in Danimarca. Arrestato dalla Gestapo fu condannato a quindici anni di carcere e trasferito in una compagnia di disciplina, avviato sul fronte russo dove combatté fino alla disfatta della Wehrmacht. ‘Maledetti da Dio’ è il suo primo romanzo impostato su queste tragiche esperienze. Nel filone di ‘Nulla di nuovo sul fronte occidentale’ di REMARQUE, questo libro è una denuncia degli orrori della guerra e della dittatura politica”,”VARx-157″ “HASSEL Sven”,”Colpo di mano a Mosca.”,”””Non appena i tedeschi avranno adottato la dottrina bolscevica, io trasferirò il mio quartier generale da Mosca a Berlino; in vista della rivoluzione mondiale imminente, infatti, giudico questo popolo ben più capace dei russi, sotto il profilo militare”” (Lenin, All’Ambasciatore di Turchia Ali Fouad Pacha, 14 gennaio 1921) (in apertura) (libro di S. Hassell, Colpo di mano a Mosca, 1975)”,”VARx-189-FV” “HASSEL Sven”,”Maledetti da dio. Romanzo.”,”Hassel condannato per diserzione dalla SS viene arruolato in un battaglione di disciplina destinato a combattere in Grecia, Africa e Russia. Hassel figlio di un ufficiale austriaco e di una danese, (Hassel pseudonimo di Willy Arberg) nato nel 1917 in Danimarca, come cittadino germanico viene richiamato alle armi nell’esercito tedesco subito dopo la dichiarazione di guerra. Una guerra che sentiva estranea. Dopo pochi mesi disertò nella speranza di poter ritornare in Danimarca. Arrestato dalla Gestapo, dopo un sommario processo, fu condannato a 15 anni di carcere. Successivamente fu trasferito in una compagnia di disciplina e avviato al fronte russo dove combatté fino alla disfatta della Wehrmacht. Questo libro, il suo primo romanzo, è basato su le sue esperienze. Dopo ‘Nulla di nuovo sul fronte occidentale’ di Remarque, questo libro è la più accesa denuncia degli orrori della guerra e della dittatura politica. (dalla ‘Presentazione’)”,”QMIS-003-FFS” “HASSNER Pierre VAÏSSE Justin”,”Washington e il mondo. I dilemmi di una superpotenza.”,”HASSNER Pierre è direttore emerito del Centre d’ etudes et de recherches internationales (Ceri), e della FNSP, insegna al Centro europeo dell’ Università John Hopkins di Bologna. VAÏSSE Justin è ricercatore al Center on the United States and France della Brookings Institution (Washington) e al Centre d’ analyse et de prévision del ministero degli Affari esteri francese. “”Carter è arrivato al potere come l’ anti-Nixon, come un cristiano “”rinato””, rappresentante delle virtù morali tradizionali dell’ America. Dichiarava di volere “”una politica estera buona come il popolo americano”” e, nella più pura tradizione wilsoniana, ripudiava il machjiavellismo e la mania del segreto di Nixon e di Kissinger. Il tema dei diritti dell’ uomo e della diffusione della democrazia aveva assunto un ruolo centrale, ed era applicato anche a spese di alcuni alleati degli Stati Uniti. Ciò ha provcato una critica realista, che vedeva in questa politica un irenismo illusorio e contrario agli interessi di potenza degli Stati Uniti. L’ invasione dell’ Afghanistan da parte dell’ Unione Sovietica e la caduta dello scià in Iran avrebbero portato l’ amministrazione Carter ad atteggiamenti più tradizionali senza liberarla però dalla sua immagine di debolezza e di esitazione (manifestata, ad esempio, con il rifiuto della bomba ai neutroni). Di conseguenza la missione di Reagan è stata quella di ridare all’ America fiducia in se stessa. (…) Con Clinton si è tornati, in modo più pragmatico e senza la componente religiosa, alle preoccupazioni morali di Carter. La morale di Clinton era quella del politically correct, (…)””. (pag 126-127)”,”USAQ-047″ “HASTINGS Max”,”Catastrofe, 1914. L’Europa in guerra.”,”HASTINGS Max (Lambeth, Londra, 1945) è uno dei più noti storici e saggisti inglesi. Reporter of the Year nel 1982 e Editor of the Year nel 1988, ha scritto varie opere tra cui ‘Inferno. Il mondo in guerra, 1939-1945’ (Neri Pozza, 2012) Ritirata a sorpresa dell’esercito tedesco (pag 448) Crisi di nervi di Moltke per la Marna (pag 450) “”Molti soldati tedeschi furono meravigliati e arrabbiati per la ritirata dalla Marna tanto quanto lo erano stati i loro omologhi inglesi nel ripiegare da Mons meno di tre settimane prima. Tappen, l’uomo chiave dello staff di Moltke, aveva dichiarato che “”chiunque iniste adesso sarà il vincitore””; eppure l’esercito tedesco stava interrompendo l’offensiva.George Wichura, generale di cavalleria era “”distrutto””, il morale dei suoi uomini “”terribile, sguardi confusi ovunque””. Un reggimento della Terza armata definì l’ordine di ritirarsi “”un fulmine a ciel sereno””, e il suo colonnello scrisse: “”Ho visto molti uomini piangere, con le guance inondate di lacrime””. Il generale Oskar von Hutier della Prima divisione della Guardia si domandò: “”Sono tutti impazziti?””. Il generale Paul Flack scrisse incredulo: “”Non può essere… La vittoria era nostra””. Era una prima manifestazione di un profondo, appassionato e quasi isterico senso di tradimento, l’idea – che dopo il 1918 si sarebbe radicata nell’immaginario collettivo – che forze oscure avevano sottratto al paese un trionfo che sarebbe dovuto andare alla Germania. “”All’OHL hano perso completamente il controllo dei propri nervi”” scrisse il principe Rupprecht con disprezzo nel suo diario di guerra. Il bavarese Karl Wenninger descrisse così il quartier generale di Moltke il 10 settembre: “”Silenzioso come un obitorio. Ci si muove in punta di piedi (…) meglio non rivolgersi (allo staff), meglio non fare domande”” (pag 448) “”Il momento più alto dell’offensiva di Moltke a occidente, tuttavia era passato. “”La bataille de la Marne s’achève une victoire incontestable”” dichiarò Joffre. Il generale Moriz von Lyncker, capo del gabinetto militare del Kaiser, era d’accordo: “”Insomma bisogna riconoscere che [la nostra] intera operazione […] è completamente fallita […]. Moltke è distrutto dagli eventi; i suoi nervi non sono più all’altezza della situazione””. Un ufficiale di Stato Maggiore scrisse: “”Il nervosismo del generale era evidente, in particolare si vedeva da come camminava senza posa su e giù per la stanza e sospirava tra i denti, con una specie di fischio […]. L’opinione diffusa era che il generale von Moltke non fosse all’altezza del suo grande compito per via delle sue condizioni fisiche, e lasciasse fare ai capi divisione come volevano (20). Il 14 Lyncker disse al Kaiser che Moltke doveva andarsene. Il capo di Stato Maggiore diventò il più importante di 33 generali tedeschi solelvati dal proprio incarico, anche se la sua rimozione fu riconosciuta pubblicamente solo dopo diversi mesi. Ricevette ben poca comprensione da parte dei suoi colleghi, e non ne merita dalla storia. Nessuna aveva fatto più di lui per accelerare lo scoppio della guerra in Europa e tuttavia, dopo aver fatto come voleva, Moltke si dimostrò incapace di guidare in maniera efficace l’esercito del suo paese. Morì nel 1916, a sessantotto anni”” (pag 450)”,”QMIP-210″ “HASTINGS Max”,”Apocalisse tedesca. La battaglia finale, 1944-1945. Volume I.”,”Max Hastings, laureato ad Oxford, giornalista e studioso di storia e teoria militare, è autore di vari libri tra cui ‘Overlord’, ‘La guerra di Corea’, ‘Bomber Command’, e ‘Going to the Wars’.”,”QMIS-165″ “HASTINGS Max”,”Apocalisse tedesca. La battaglia finale, 1944-1945. Volume II.”,”Max Hastings, laureato ad Oxford, giornalista e studioso di storia e teoria militare, è autore di vari libri tra cui ‘Overlord’, ‘La guerra di Corea’, ‘Bomber Command’, e ‘Going to the Wars’.”,”QMIS-166″ “HASTINGS Max”,”Overlord. Il D-Day e la battaglia di Normandia.”,”Max Hastings, laureato a Oxford e giornalista, studioso di storia e teoria militare, è famoso per le sue corrispondenze da più di cinquanta paesi, dall’Indocina all’America centrale al Medio Oriente. Per i suoi servizi dalle Falkland, nel 1982 è stato nominato in Inghilterra “”giornalista dell’anno””. Crisi di fiducia tra i comandi alleati “”Era una scena che si ripeteva in Normandia centinaia di volte al giorno da entrambi i lati degli schieramenti contrapposti. Quota 112 fu occupata per breve tempo dal battaglione duramente provato della fanteria leggera del duca di Cornovaglia, e perduta poi per un contrattacco tedesco. A questo punto Montgomery dovette affrontare una crisi di sfiducia nella sua azione di comando che avrebbe distrutto i nervi di un uomo più sensibile. Nei vasti meandri dello SHAEF in Inghilterra si era sempre annidata dell’animosità nei suoi confronti e parecchi subalterni di Bradley non lo potevano sopportare. La tensione scoppiò ora in forme di aperta critica. Il comandante Butcher, rappresentante per eccellenza degli ufficiali di stato maggiore che sguazzavano nei pettegolezzi, ebbe a scrivere al ritorno dalla sua prima puntata in Francia il 1° luglio: «Parecchie delle persone con cui ho parlato non temono di dire che Monty ha indugiato troppo a sferrare l’attacco permettendo così ai tedeschi di stabilirsi solidamente in posizioni difensive e di far affluire riserve» (8). Patton, nemico dichiarato del generale britannico, scriveva velenosamente nel suo diario dopo una capatina al quartier generale tattico di Montgomery il 7 luglio: «Montgomery si è dato un gran da fare a spiegare perché i britannici non abbiano fatto nulla». Perfino Eisenhower, sotto la pressione di Washington e del suo stato maggiore, frustrato dall’impossibilità di influenzare direttamente eventi di cui aveva sulle spalle l’enorme responsabilità, quel giorno scrisse una lettera al comandante in capo del 21° gruppo d’armate da cui traspariva il risentimento represso insieme con la preoccupazione per il fatto che si fosse concesso ai tedeschi di consolidare il loro schieramento: «A me sembra che dobbiamo usare ogni energia disponibile al fine ben determinato di evitare uno stallo o di trovarci nella necessità di condurre una battaglia difensiva entro il perimetro poco profondo della nostra testa di sbarco… Non abbiamo ancora tentato sul fianco sinistro un attacco in grande stile sostenuto da tutto quanto potremmo mettere in campo…» (9). La stampa americana esprimeva ormai critiche aperte perché in Francia non si registrava alcun progresso, causando a Washington grattacapi che, come sempre, erano di gran lunga superiori a quelli che la stampa britannica potesse mai dare al governo del suo paese. Si avanzava l’ipotesi che gli alleati occidentali si accontentassero di segnare il passo lasciando ai sovietici l’impegno di combattere sul serio per sconfiggere le armate di Hitler. Ancor più pericolosa per la difficile situazione di Montgomery era la crescente impazienza di Churchill. Il primo ministro non aveva esitato a dire a Eisenhower pochi giorni dopo lo sbarco che era sufficiente che il comandante supremo esprimesse la sua insoddisfazione nei riguardi di un ufficiale britannico, «di qualunque grado fosse», perché quello venisse rimosso. Churchill era convinto che, ove non si fosse operato rapidamente lo sfondamento dopo il D-Day, ci sarebbe voluto un anno o anche più prima che gi alleati arrivassero alla Senna. I ricordi che aveva della battaglia delle Fiandre illuminavano di luce sinistra la sua visione della battaglia di Normandia nel 1944, specie quando correva gli elenchi delle perdite della fanteria. La sera del 6 luglio Churchill fece a Brooke una grossa sparata contro Montgomery. Non aveva mai provato molta simpatia per quel suo freddo, scomodo generale; ora, ricordando le dichiarazioni baldanzose che Montgomery aveva fatto alla conferenza di Saint Paul a proposito del colpo d’ariete delle forze corazzate e della necessità di «piantare i nostri picchetti nell’entroterra», aveva l’impressione che le aspettative suscitate da quelle parole fossero state tradite. A Brooke era saltata la mosca al naso e aveva ribattuto con pari calore in difesa del suo protetto: «Mi prese una gran rabbia e gli chiesi se non poteva decidersi a fidarsi dei suoi generali almeno per cinque minuti invece di insultarli e svilirli di continuo» (10)”” (pag 293-294) [(8) Butcher, diario, Biblioteca Eisenhower; (9) Eisenhower Papers, vol. III, p. 1982; (10) Bryant, intervista con l’autore, p. 229]”,”QMIS-246″ “HASTINGS Max”,”Inferno. Il mondo in guerra, 1939-1945.”,”Max Hastings è uno dei maggiori storici britannici. Tra le sue opere ‘Catastrofe 1914. L’Europa in guerra’, Neri Pozza, 2014, ‘La guerra segreta’ (idem, 2016), ‘Armageddon’ (Beat, 2016), ‘Operazione Overlord’ (Beat, 2017) Errori dei tedeschi. “”Uno dei più grandi errori di Hitler, dal punto di vista dei suoi interessi, fu l’aver tentato di rimodellare secondo l’ideologia nazista i paesi orientali caduti sotto la sau egemonia con la guerra ancora in corso. Quasi tutti i paragoni tra Hitler e Churchill sono oziosi, ma uno sembra significativo: il leader inglese spinse all’esasperazione i suoi ministri, così come molti più umili compatrioti, rifiutando di occuparsi sul serio delle riforme sociali in patria finché non si fosse ottenuta la vittoria. Il leader tedesco, invece, avviò il drastico riordino dei paesi orientali solo poche settimane dopo averli occupati. Ordinò l’espulsione indiscriminata della popolazione locale per fare spazio ai coloni tedeschi, e fece uccidere una grande quantità di persone, soprattutto ebrei e attvisti sociali e politici, senza preoccuparsi del fatto che offrissero o meno resistenza alla sua egemonia. Anche ignorando l’orrore umano – come ovviamente fecero i nazisti – queste politiche causarono enormi danni economici, soprattutto in agricoltura, alla macchina da guerra di Hitler. .. …. finire (pag 629-631-632) .”,”QMIS-286″ “HASTINGS Max”,”Catastrophe, 1914. Europe goes to war 1914.”,”Max Hastings (Lambeth, Londra, 1945) è uno dei più noti storici e saggisti inglesi. Reporter of the Year nel 1982 e Editor of the Year nel 1988, ha scritto varie opere tra cui ‘Inferno. Il mondo in guerra, 1939-1945′ (Neri Pozza, 2012)”,”QMIP-024-FSL” “HATCHER William S.”,”Fondamenti della matematica.”,”William S. Hatcher è professore aggregato di matematica all’Università di Toledo nell’Ohio.”,”SCIx-269-FL” “HATEM Fabrice”,”Les Multinationales en l’an 2000. Les nouvelles tendances de l’investissement international.”,”F. Hatem capo dell’Observatoire des investissements internationaux al ministero dell’economia, autore che si è dedicato alle tendenze settoriali e alle strategie delle imprese multinazionali.”,”ECOI-355″ “HATTENDORF John B., UNGER Richard W., DOTSON John, LUND Niels, GEMIGNANI Marco, DOUMERC Bernard, CONTENTE DOMINGUES Francisco.”,”War at Sea in the Middle Ages and Renaissance.”,”HATTENDORF John B. professore di storia navale US Naval War College dal 1984 al 2016. Dottorato Università di Oxford. UNGER Richard W. professore di Storia Britisc Columbia, pubblicato su storia navale e trasporti marittimi medievali. GEMIGNANI Marco, nato nel 1966, storia navale Accademia navale della Marina militare italiana, articoli su storia navale del XVI secolo, docente di Storia in ambito Ministero della Difesa, in congedo Arma dei Carabinieri. DOMINGUES F. conferenze sulla storia navale portoghese.”,”QMIx-056-FSL” “HATZFELD Nicolas”,”Les gens d’ usine. 50 ans d’ histoire à Peugeot-Sochaux.”,”HATZFELD è un ex-operaio che ha lavorato nella fabbrica Peugeot dall’ inizio degli anni 1970. Ora è maitre de conferences in storia all’ Università di Evry. “”Una caffettiera, paradossalmente, contribuisce a stringere i legami. Tenuta dall’ istruttore, è tollerata come un’ attività privata similmente a un certo numero di altre nell’ azienda. Molto più propizia agli scambi rispetto alle mense, questo “”caffé”” attuenua le separazioni tra gruppi, le differenze gerarchiche tra montantori, istruttori, capi o conduttori, e le separazioni tra linee… E’ anche il luogo dove iniziano i negoziati delicati tra operai, capi d’ equipe e tecnici””. (pag 115)”,”MFRx-200″ “HAU Michel”,”Un siècle d’histoire industrielle en Allemagne. Industrialisation et societés, 1880-1970.”,”HAU è direttore dell’ Institut d’Histoire Economique et Sociale dell’Università di Strasburgo. Le sue ricerche si concentrano nel campo di storia delle imprese.”,”GERE-028″ “HAU Michel NARVAIZA-MANDON Nuria”,”Le chômage en Europe. Divergences nationales et régionales.”,”HAU Michel professore universitario e direttore dell’Institut d’Histoire économique et sociale de l’Universitè de Strasbourg et sur l’histoire des entreprises. E’ membro dell’Institut Universitaire de France. NARVAIZA-MANDON Nuria è diplomata dell’Università di Navarra.”,”CONx-178″ “HAUBTMANN Pierre”,”La philosophie sociale de P.J. Proudhon.”,”HAUBTMANN ha consacrato la sua vita alla stesura di una biografia critica di Pierre Joseph PROUDHON. In questo studio tenta di sviluppare attreverso lo studio degli aspetti fondamentali della sua filosofia sociale, l’ unità e la natura del suo messaggio. Pierre HAUBTMANN (1912-1971) diplomato di scienze politiche e des hautes etudes de Paris, rettore dell’ Institut catholique de Paris dal 1966 al 1971, ha passato la sua vita di ricercatore su PROUDHON. Da ciò risultano numerosi lavori su questo pensatore. Nel 1961 l’A ha sostenuto alla Sorbona una tesi di dottorato in lettere su ‘La Vie et la pensée de P.J. Proudhon’ davanti ad una commissione composta da BARTOLI, JANKELEVITCH, GURVITCH e DUPRONT. Ha pubblicato più scritti su PROUDHON: ‘P.J. Proudhon genese d’un antitheiste’ (MAME, 1969), ‘Marx et Proudhon, leurs rapports personnels’ (ECONOMIE ET HUMANISME, 1947). Ha curato inoltre la pubblicazione dei ‘Carnets inedits’ di PROUDHON presso l’editore M. Riviere.”,”PROD-027″ “HAUBTMANN Pierre”,”Marx et Proudhon. Leur rapports personnels, 1844-1847.”,”Contiene vari testi inediti Alla memoria di Madame Henneguy nata Catherine Proudhon figlia maggiore di P.J. Proudhon deceduta nel 1947 all’ età di 97 anni. “”Le témoignage le plus éloquent nous est fourni das la ‘Sainte Famille’. Cet ouvrage, soulignons-le, fut composé dans les trois derniers mois de 1844, ‘au moment précis où les deux socialistes se rencontrent’. De fait, plus de cinquante pages y sont consacrées à l’analyse du ‘Premier mémoire sur la Propriété’, de P.J. Proudhon. En nous reportant à la Sainte Famille, nous saurons donc à peu près ce que Marx pensait de Proudhon, à la fin de l’année 1844. Ouvrons l’ouvrage: “”…Proudhon, écrit Marx à propos du ‘Premier mémoire’, Proudhon soumet la base de l’économie nationale, la propriété privée, à un examen critique, au premier examen sérieux, absolu en même temps que scientifique. Voilà le grand progrès scientifique qu’il a réalisé, un progrès qui révolutionne l’économie nationale et pose, pour la première fois, la possibilité d’une véritable science de l’économie nationale. L’ouvrage de Proudhon: ‘Qu’est-ce que la Propriété?’ a pour l’économie nationale moderne la même importance que l’ouvrage de Sieyès: ‘Qu’est-ce que le Tiers-Etat?’ a pour la politique moderne””. Qu’il y ait dans cette dernière comparaison une pointe d’ironie, on inclinerait à le croire: la comparaison, en effet, n’est pas de Marx…. mais de Proudhon lui-même. Marx trouve cette image dans le ‘Premier mémoire’; il ne fait que la reprendre, presque mot pour mot: ce qui ne manque pas d’humour. Il n’en reste pas moins que, pendant cinquante pages et plus, Marx, suivant l’expression de M. Molitor, “”livre une véritable bataille… pour sauver l’honnor et la réputation de Proudhon”” contre les attaques de ses détracteurs. L’auteur de la ‘Sainte Famille’ voit dans le ‘Premier mémoire’ “”un manifeste scientifique du prolétariat français””, présentant comme tel “”une importance historique’ hors pair. Bien mieux, Marx, qui dans deux ans, ne verra plus en Proudhon qu’un “”petit bourgeois””, affirme textuellement, en 1844: “”Proudhon n’écrit pas simplement dans l’intérêt des prolétaires; il est lui-même prolétaire, ouvrier”””” (pag 32-33-34) ‘ in corsivo nel testo pag 15-16″,”MADS-448″ “HAUBTMANN Pierre”,”Proudhon, Marx et la pensée allemande.”,” HAUBTMANN Pierre (1912-1971) diplomato in scienze politiche rettore dell’ Institut catholique de Paris dal 1966 al 1971, ha passato la sua vita a studiare Proudhon. Nel 1961 sostiene alla Sorbona una tesi di dottorato in lettere sulla vita e il pensiero di P. davanti a un jury composto da GOUHIER, BARTOLI, JANKELEVITCH, GURVITCH e DUPRONT. Ha scritto molti libri su PROUDHON.”,”PROD-062″ “HAUBTMANN Pierre”,”Pierre-Joseph Proudhon. Sa vie et sa pensée, 1809-1849.”,”E’ la tesi sostenuta da HAUBTMANN Pierre nel 1961. HAUBTMANN lavorava da vent’anni su P. Oltre alla sua tesi principale bisogna aggiungere ‘La philosophie sociale di P.’ la sua tesi complementare di dottorato e il suo ‘Proudhon e il pensiero tedesco’ tesi di dottorato dell’ Institut d’Etudes Sociales, storia della “”santa alleanza intellettuale”” franco-germanica che Marx rivela di concludere tra i socialisti tedeschi e quelli francesi negli anni 1844-1847. Bisogna ancora citare il ‘Marx et Proudhon, leurs rapports personnels, 1844-1847’ capitaliper la comprensione di P.. Per Marx si trattava di abbattere l’influenza di GRÜN e lo si poteva fare abbattendo quella di PROUDHON. Monsignor Haubtmann è morto prematuramente (1971).”,”PROD-064″ “HAUG Wolfgang Fritz a cura; scritti di Karl BARTH, Peter FURTH Bertrand RUSSELL, Günther ANDERS, Linus PAULING, Willy BRANDT, Thomas MANN, Armin GUDE e altri”,”Das Argument. Zeitschrift für Philosophie und Sozialwissenschaften.”,”scritti di Karl BARTH, Peter FURTH Bertrand RUSSELL, Günther ANDERS, Linus PAULING, Willy BRANDT, Thomas MANN, Armin GUDE e altri”,”EMEx-040″ “HAUG Wolfgang Fritz a cura; scritti di J.P. SARTRE, Günther ANDERS, Hans Magnus ENZENSBERGER, Margherita von BRENTANO, Hans J. MORGENTHAU, Ossip K. FLECHTHEIM, Günter W. LORENZ, Dieter RAVE e altri”,”Das Argument. Zeitschrift für Philosophie und Sozialwissenschaften.”,”scritti di J.P. SARTRE, Günther ANDERS, Hans Magnus ENZENSBERGER, Margherita von BRENTANO, Hans J. MORGENTHAU, Ossip K. FLECHTHEIM, Günter W. LORENZ, Dieter RAVE e altri”,”EMEx-041″ “HAUG Wolfgang F. MÜLLER-WIRTH Christof a cura; collaborazione di Norbert ADRIAN G. ANDERS M. BRENTANO U. DAMM A. EGGEBRECHT O.K. FLECHTHEIM P. FÜRSTENAU P. FURTH D. GOLDSCHMIDT H. GOLLWITZER W. GOTTSCHALCH P.H. GRÜBER R. KIENAST M. LANDMANN M. MAUKE T. METSCHER D. RAVE I. VON REITZENSTEIN W. P. SCHAAR G. SCHOENBERGER H. H. SCHREY R. SÜHNEL J. TAUBES R.E. THIEL W. WEISCHEDEL”,”Das Argument. Berliner Hefte für Politik und Kultur.”,”collaborazione di Norbert ADRIAN G. ANDERS M. BRENTANO U. DAMM A. EGGEBRECHT O.K. FLECHTHEIM P. FÜRSTENAU P. FURTH D. GOLDSCHMIDT H. GOLLWITZER W. GOTTSCHALCH P.H. GRÜBER R. KIENAST M. LANDMANN M. MAUKE T. METSCHER D. RAVE I. VON REITZENSTEIN W. P. SCHAAR G. SCHOENBERGER H. H. SCHREY R. SÜHNEL J. TAUBES R.E. THIEL W. WEISCHEDEL”,”EMEx-042″ “HAUG Wolfgang F. a cura; collaborazione di Wolfgang ABENDROTH W. ALFF, G. ANDERS, F. DEPPE, H.U. DEPPE, B. FREI, H. GOLLWITZER, K. HOLZKAMP, U. JAEGGI, B. JOHANSEN, L. LAMBRECHT, R. OPITZ, K.H. TJADEN, E. WULFF, redazione di H.H. ABHOLZ W. ELFFERDING K.H. GÖTZE S. HABERDITZL F. HAUG W.F. HAUG K.E. LOHMANN T. METSCHER R. NEMITZ”,”Das Argument. Berliner Hefte für Politik und Kultur. Beiheft 79. Rezensions-Sondernummer 20 Jahre Argument.”,”collaborazione alla rivista ‘Das Argument’ di Wolfgang ABENDROTH W. ALFF, G. ANDERS, F. DEPPE, H.U. DEPPE, B. FREI, H. GOLLWITZER, K. HOLZKAMP, U. JAEGGI, B. JOHANSEN, L. LAMBRECHT, R. OPITZ, K.H. TJADEN, E. WULFF, redazione di H.H. ABHOLZ W. ELFFERDING K.H. GÖTZE S. HABERDITZL F. HAUG W.F. HAUG K.E. LOHMANN T. METSCHER R. NEMITZ”,”EMEx-043″ “HAUG Wolfgang Fritz a cura; testi di Carlos Antonio AGUIRRE ROJAS Ulrich ALBRECHT Samir AMIN Daniel BARBEN Johannes BERGER Theodor BERGMANN Hans-Manfred BOCK Klaus-Michael BOGDAL Guglielmo CHARCHEDI Detlev CLAUSSEN Hans COPPI Catherine COQUERY-VIDROVITCH Petra DOBNER Wieland ELFERDING Roberto FINELLI Jürgen FREDEL William H. FRIEDLAND Georg FÜLBERTH Gerhard HAUCK Frigga HAUG Wolfag Fritz HAUG Frank HEIDENREICH Jörg HEININGER Michael HEINRICH Jutta HELD Sebastian HERKOMMER Rudolf HICKEL Kurt JACOBS Michael JÄGER Peter JEHLE Heinz JUNG Ulf KADRITZKE Juha KOIVISTO Lawrence KRADER Michael KRÄTKE Dieter KRAMER Hans-Peter KREBS Georges LABICA Thomas LAUGSTIEN Henri LEFEBVRE Marcel VAN DER LINDEN Werner MACKENBACH Günter MAYER Lauri MEHTONEN Claude MEILLASSOUX Ulrich MILL Christian MÖCKER Woalther MÜLLER-JENTSCH Philippe VAN PARIJS Veikko PIETILÄ Enrico PUGLIESE Jan REHMANN Arnodl SCHÖLZEL Volker SCHURIG Wolfgang SCHWANITZ Jakob TANNER Margarete TJADEN-STEINHAUER Werner VAN TREECK Thomas WEBER Karn WEINGARTZ-PERSCHEL Hans-Willi WEINZEN Anabella WEISMANN Bastiaan WIELENGA Gunter WILLING Thilo WITT Frieder Otto WOLF Erich WULFF Gerhard ZIMMER”,”Historisch-Kritisches Wörterbuch des marxismus. Band 1. Abbau des Staates bis avantgarde.”,”Con la collaborazione di più di 500 studiosi. Redazione: Daniel BARBEN Frigga HAUG Wolfang Fritz HAUG Rolf HECKER Kurt JACOBS Thoma LAUGSTIEN Jan REHMANN Thomas WEBER Gunter WILLING, Consiglio scientifico: Giorgio BARATTA Theodor BERGMANN Bolivar ECHEVERRIA Michale KRÄTKE Georges LABICA Sven Eric LIEDMAN Veikko PIETILÄ Heinrich TAUT Werner VAN TREECK Bastiaan WIELENGA Frieder Otto WOLF, Coordinamento: Thomas WEBER Thomas LAUGSTIEN Florian SCHMALTZ, Fremdsprachige Äquivalenzen: Adel KARASHOLI, Elke SCHWANITZ Jack AMARIGLIO Monty JOHNSTONE Dorothy SMITH Janna THOMPSON Danga VILEISIS Gérard BENSUSSAN Teresa OROZCO José Maria RIPALDA Eugenia Erazo METTELSIEFEN Rolf HECKER Gunter WILLING Ingrid STUDE Bettina GRANSOW Ingo NENTWIG, YIN XUYI, Übersetzungen: Nana BADENBERG Ulrich BLUMENBACK Ruedi GRAF, i due HAUG, Peter JEHLE, Barbara KETELHUT Thomas LAUGSTIEN Reinhard MARKNER, Jan REHMANN Dominik SCHRAGE Controllo citazioni: Matthias AßHAUER Hansjorg BAY Christoph KNIEST Holger LEIDIG José PACHECO Florian SCHMALTZ Kamil ULUDAG Tra le voci del dizionario riportate nel 1° volume: Scuola Abendroth, Astratto-concreto, lavoro astratto, tattica astratta, questione agraria, accumulazione, americanismo, analisi-sintesi, scuola Althusser, marxismo analitico, anarchia produzione, anarchismo, anarco-sindacalismo, antropologia, antifascismo, antisemitismo, lavoro, movimento operaio, classe operaiaestetica, ateismo, illuminismo, austromarxismo, automazione, populismo autoritario, avanguardia.”,”MADS-383″ “HAUG Fritz Wolfgang HAUG Frigga a cura, scritti di scritti di Erhard CROME Frank DEPPE Jutta HELD Wolfgang KÜTTLER Susanne LETTOW Peter von OERTZEN Lothar PETER Jan REHMANN Thomas SABLOWSKI Christoph SPEHR Jochen STEINHILBER Christoph TÜRCKE Frieder Otto WOLF”,”Unterhaltungen über den Sozialismus nach seinem Verschwinden.”,”Interventi scritti di Erhard CROME Frank DEPPE Jutta HELD Wolfgang KÜTTLER Susanne LETTOW Peter von OERTZEN Lothar PETER Jan REHMANN Thomas SABLOWSKI Christoph SPEHR Jochen STEINHILBER Christoph TÜRCKE Frieder Otto WOLF. EC: Da stimme ich zu. Russland, China und Indien haben sich der “”Allianz gegen der Terror”” nicht angeschlossen, weil sie den USA erbötig sein wollten, sondern weil sie ihre je eigenen Rechnungen mit islamistischen Terroristen offen haben, die Russen in Tschetschenien, die Chinesen in Sinkiang, die Inder im Kaschmir…”” (pag 203)”,”TEOP-302″ “HAUG Wolfgang Fritz a cura; testi di J.O. ANDERSEN A. AL–AZMEH T. BARFUSS R. BECKER-SCHMIDT R. BEHRENS T. BERGMANN C. BINA L. BISKY R. BLACKBURN M. BLANKENBURG P. BOCCARA D. BOER U. BRAND M. CANDEIA E. CLASSEN A. DAVIDSON A. DEMIROVIC F. DEPPE D. ENGELKEN J.M. DE-FREITAS-BLANCO C. FUCHS K. FUCHS-KITTOWSKI J.M. GAINES M. GALCERAN I. GARO R. GEENE T. GEISEN G. GIESENFELD S. GILL W. GOLDSCHMIDT P. GONZALEZ CASANOVA C. GÖRG P. GUADARRAMA S. HALL N. HARTSOCK R. HAUDE F. HAUG W. FRITZ-HAUG R. HECKER I. HEDGES H. HIERLMEIER A. HIPPIN T. HIPPLER U. HUWS R. ISHIZUKA J. JACOBS F. JAMESON P. JEHLE R. JESSOP S. JORDAN J. KANNANKULAM D. KARYDAS M. KESSLER H. KLENNER M. KLEYBOLDT J. KOIVISTO R. KRAMER T. KRINGS H.J. KRYSMANSKI W. KUTTLER G. LABICA V. LAI B. LÜTHJE C. MAINFROY M. MARKARD O. MARQUARDT T. MARXHAUSEN G. MATTENKLOTT M. MAY G. MAYER A. MELIS W. MÜLLER-JENTSCH W.D. NARR H. NEUDENDORFF L. NUTARELLI E. VON OERTZEN C. OHM C. OPITZ A. OPPOLZER G. ORIENTALE CAPUTO T. OROZCO N. PAECH A. PETRIOLI K. PSYCHOPEDIS V. REGO DIAZ J. REHMANN T. REITZ R. RILLING B. RÖTTGER K. RUOFF KRAMER T. SABLOWSKI C. SAMARY C. SCHERRER H.E. SCHILLER I. SCHMIDT A. SCHMITT V. SCHÖNEBURG V. SCHUBERT T. SEIBERT R. SEIDEL L. SEVE M. SHAW M. SPAHLINGER C. SPEHR A. SPIRE R. SPUR J. STAHL K. STEINITZ P. THOMAS C. THÜRMER-ROHR W. VAN TREECK S. TUCKER K. ULUDAG G. V. LOZANO T. VEERKAMP M. VOVELLE P. WAGENKNECHT T. WAGNER V. WALLIS B. WATSON K. WEBER M. WEINGARTEN M. WEKWERTH M. WIARDS B. WIELENGA J. WISSEL D. WITTICH F.O. WOLF R. WOLFF V. WOLTERSDORFF E. WULFF M. ZANDER A. ZANGANEH M. ZUCKERMANN”,”Historisch-Kritisches Wörterbuch des marxismus. Band 6/II. Imperium bis Justiz.”,”Con la collaborazione di più di 800 studiosi. Redazione (in appendice): J.O. ANDERSEN A. AL–AZMEH T. BARFUSS R. BECKER-SCHMIDT R. BEHRENS T. BERGMANN C. BINA L. BISKY R. BLACKBURN M. BLANKENBURG P. BOCCARA D. BOER U. BRAND M. CANDEIA E. CLASSEN A. DAVIDSON A. DEMIROVIC F. DEPPE D. ENGELKEN J.M. DE-FREITAS-BLANCO C. FUCHS K. FUCHS-KITTOWSKI J.M. GAINES M. GALCERAN I. GARO R. GEENE T. GEISEN G. GIESENFELD S. GILL W. GOLDSCHMIDT P. GONZALEZ CASANOVA C. GÖRG P. GUADARRAMA S. HALL N. HARTSOCK R. HAUDE F. HAUG W. FRITZ-HAUG R. HECKER I. HEDGES H. HIERLMEIER A. HIPPIN T. HIPPLER U. HUWS R. ISHIZUKA J. JACOBS F. JAMESON P. JEHLE R. JESSOP S. JORDAN J. KANNANKULAM D. KARYDAS M. KESSLER H. KLENNER M. KLEYBOLDT J. KOIVISTO R. KRAMER T. KRINGS H.J. KRYSMANSKI W. KUTTLER G. LABICA V.LAI B. LÜTHJE C. MAINFROY M. MARKARD O. MARQUARDT T. MARXHAUSEN G. MATTENKLOTT M. MAY G. MAYER A. MELIS W. MÜLLER-JENTSCH W.D. NARR H. NEUDENDORFF L. NUTARELLI E. VON OERTZEN C. OHM C. OPITZ A. OPPOLZER G. ORIENTALE CAPUTO T. OROZCO N. PAECH A. PETRIOLI K. PSYCHOPEDIS V. REGO DIAZ J. REHMANN T. REITZ R. RILLING B. RÖTTGER K. RUOFF KRAMER T. SABLOWSKI C. SAMARY C. SCHERRER H.E. SCHILLER I. SCHMIDT A. SCHMITT V. SCHÖNEBURG V. SCHUBERT T. SEIBERT R. SEIDEL L. SEVE M. SHAW M. SPAHLINGER C. SPEHR A. SPIRE R. SPUR J. STAHL K. STEINITZ P. THOMAS C. THÜRMER-ROHR W. VAN TREECK S. TUCKER K. ULUDAG G. V. LOZANO T. VEERKAMP M. VOVELLE P. WAGENKNECHT T. WAGNER V. WALLIS B. WATSON K. WEBER M. WEINGARTEN M. WEKWERTH M. WIARDS B. WIELENGA J. WISSEL D. WITTICH F.O. WOLF R. WOLFF V. WOLTERSDORFF E. WULFF M. ZANDER A. ZANGANEH M. ZUCKERMANN (sostituire anche a testi di …) Tra le voci del dizionario riportate nel 6-2 volume: EGEMONIA MATERIALISMO STORICO COMPROMESSO STORICO SCUOLA STORICA DI ECONOMIA STORICISMO IDEOLOGIA IMPERIALISMO IMPERO INDIVIDUALISMO INDIVIDUO INFLAZIONE INFORMAZIONE INNOVAZIONE INTELLETTUALE INTELLIGENZA INTERESSE INTERNAZIONALE QUESTIONE IRLANDESE IRRAZIONALISMO RIVOLZIONE ISLAMICA FONDAMENTALISMO ISLAMICO GIACOBINISMO FASCISMO GIAPPONESE JAZZ JEANS QUESTIONE EBRAICA GIOVANI GIOVENTU’ GIOVANE MARX GIUSTIZIA”,”MADS-419″ “HAUG Wolfgang Fritz a cura; lemmi di ALBRECHT Ulrich ATVATER Ermar ARNDT Andreas AUERNHEIMER Georg AYLMER Gerald BARBEN Daniel BECHER Jurgen BEHREND Hanna BERGMANN Theodor DEPPE Frank GRASSI Enrico GHISU Sebastiano HAUG Frigga HAUG Wolfgang Fritz HECKER Rolf HÖLL Lutz KUCZYNSKI Jürgen LÖSER Christian LUKES Steven MASSENZIO Marcello MÜLLER Eva NOTZ Gisela PANACCIONE Andrea PATZOLD Kurt VIDONI Ferdinando WEILL Claude e altri”,”Historisch-Kritisches Wörterbuch des marxismus. Unter mitwirkung von mehr als 800 Wissenschaftlerinner und Wissenschaftlern. Band 3. Ebene bis Extremismus.”,” Redazione: Daniel BARBEN Rolf CZESKLEBA-DUPONT Frigga HAUG Wolfang Fritz HAUG Thomas LAUGSTIEN Thomas MARXHAUSEN Tilman REITZ Florian SCHMALTZ Thomas WEBER Ulrich WEIß Gunter WILLING”,”MADS-468″ “HAUG Wolfgang Fritz a cura; lemmi di ABDEL-MALEK Anouar ALBRECHT Ulrich ALLEN Garland E. ANDERSSON Jan Otto ARNOLD Helmut BARBEN Daniel BERGMANN Theodor BOGDAL Klaus-Michael BRANDT Peter BRENSSELL Ariane CATONE Andrea CONERT Hansgeorg FRANZ Michael FÜSSEL Kuno GIANCOTTI Emilia GOOWITZER Helmut CASANOVA Pablo Gonzalez GRAF Rudi GRANSOW Volker HAUCK Gerhard HAUG Frigga HECKER Rolf HEUER Uwe-Jens JACOBS Kurt KRADER Lawrence SEIDEL Rainer WALLERSTEIN Immanuel e altri”,”Historisch-Kritisches Wörterbuch des marxismus. Unter mitwirkung von mehr als 700 Wissenschaftlerinner und Wissenschaftlern. Band 2. Bank bis Dummheit in der Musik.”,” Redazione: Daniel BARBEN Frigga HAUG Wolfang Fritz HAUG Rolf HECKER Kurt JACOBS Thomas LAUGSTIEN Jan REHMANN Florian SCHMALTZ Thomas WEBER Gunter WILLING Consiglio scientifico: Samir AMIN Frank CUNNINGHAM Narihiko ITO Fredric JAMESON Vladimir KHOROS Wolfgang KÜTTLER Georges LABICA Domenico LOSURDO Günter MAYER Isabel MONAL Pedro RIBAS Gabriel Vargas LOZANO Victor WALLIS Bastiaan WIELENGA YIN XUYI”,”MADS-469″ “HAUG Wolfgang Fritz a cura; lemmi di Georges VAN DEN ABBELLE Carlos Antonio AGUIRRE ROJAS Ulrich ALBRECHT Mary A. ARMSTRONG Danile BARBEN Thomas BARFUSS Theodor BERGMANN Martin BLANKENBURG Enrique DUSSEL PETERS Frigga HAUG Wolfgang Fritz HAUG Carl-Henrik HERMANSSON Fredric JAMESON Boris KAGARLITZY Lawrence KRADER Domenico LOSURDO Matthias MIDDELL Claudie WEILL e altri”,”Historisch-Kritisches Wörterbuch des marxismus. Unter mitwirkung von mehr als 800 Wissenschaftlerinner und Wissenschaftlern. Band 4. Fabel bis Gegenmacht.”,” Redazione: Mario CANDEIAS Frigga HAUG Wolfang Fritz HAUG Morus MARKARD Thomas MARXHAUSEN Jan REHMANN Tilman REITZ Thomas WEBER Gunter WILLING Consiglio scientifico: Samir AMIN Frank CUNNINGHAM Narihiko ITO Fredric JAMESON Vladimir KHOROS Wolfgang KÜTTLER Georges LABICA Domenico LOSURDO Günter MAYER Isabel MONAL Pedro RIBAS Gabriel Vargas LOZANO Victor WALLIS Bastiaan WIELENGA YIN XUYI”,”MADS-470″ “HAUG Wolfgang Fritz a cura; lemmi di Ulrich ALBRECHT Mario CANDEIAS Gerhard HANAPPI Carlos Antonio AGUIRRE ROJAS Thomas MARXHAUSEN KÜHNE Karl FREEMAN Alan OKYAYUZ Mehmet JEHLE Peter PELIZZARI Alessandro PETRIOLI Alexis TESCHKE Benno Larry PORTIS Werner VAN TREECK Etienne BALIBAR Walther MÜLLER-JENTSCH Boris KAGARLITZY Alastair DAVIDSON Antonio A. SANTUCCI Bastiaan WIELENGA e altri”,”Historisch-Kritisches Wörterbuch des marxismus. Unter mitwirkung von mehr als 800 Wissenschaftlerinner und Wissenschaftlern. Band 5. Gegenöffentlichkeit bis Hegemonialapparat.”,” Redazione: Mario CANDEIAS Frigga HAUG Wolfang Fritz HAUG Peter JEHLE Morus MARKARD Thomas MARXHAUSEN Christof OHM Alexis PETRIOLI Jan REHMANN Tilman REITZ Thomas WEBER Frieder Otto WOLF Consiglio scientifico: Samir AMIN Frank CUNNINGHAM Narihiko ITO Fredric JAMESON Vladimir KHOROS Wolfgang KÜTTLER Georges LABICA Domenico LOSURDO Günter MAYER Isabel MONAL Pedro RIBAS Gabriel Vargas LOZANO Victor WALLIS Bastiaan WIELENGA YIN XUYI”,”MADS-471″ “HAUG Wolfgang Fritz a cura; lemmi di Theodor BERGMANN Klaus WEBER Frigga HAUG Boy LÜTHJE Lucien SEVE Thomas MARXHAUSEN Frank DEPPE Wolfgang KÜTTLER Alexis PETRIOLI Frieder Otto WOLF Mario CANDEIAS Isabelle GARO Georges LABICA Jan Otto ANDERSSON”,”Historisch-Kritisches Wörterbuch des marxismus. Unter mitwirkung von mehr als 800 Wissenschaftlerinner und Wissenschaftlern. Band 6/I. Hegemonie bis Imperialismus.”,” Redazione: Mario CANDEIAS Frigga HAUG Wolfang Fritz HAUG Peter JEHLE Morus MARKARD Thomas MARXHAUSEN Christof OHM Alexis PETRIOLI Jan REHMANN Tilman REITZ Thomas WEBER Frieder Christian WILLE Consiglio scientifico: Samir AMIN Frank CUNNINGHAM Narihiko ITO Fredric JAMESON Vladimir KHOROS Wolfgang KÜTTLER Georges LABICA Domenico LOSURDO Günter MAYER Isabel MONAL Pedro RIBAS Gabriel Vargas LOZANO Victor WALLIS Bastiaan WIELENGA YIN XUYI Moshe ZUCKERMANN”,”MADS-473″ “HAUMANN Heiko”,”Geschichte und Gesellschafts-system der Sowjetunion. (Storia e sistema sociale dell’Unione Sovietica)”,”‘Storia e sistema sociale dell’Urss’ Heiko Haumann, (1945-) è wissenschaftlicher Assistent (assistente sociale) all’Historische Seminar, Osteuropäische Geschichte der Universität Freiburg (1977)”,”RUSU-251″ “HAUPT Georges”,”L’ internazionale socialista della Comune a Lenin.”,”Georges HAUPT, nato in Romania da una famiglia di ebrei ungheresi nel 1928, è morto improvvisamente a Roma, dove dirigeva un seminario presso la Fondazione Basso, il 15 marzo 1978. Della sua vasta produzione storiografica ricordiamo i saggi tradotti anche in IT, ‘Lenin e la 2° Internazionale’ (SAMONA’ E SAVELLI, 1969) e ‘La Seconda Internazionale’ (NUOVA ITALIA, 1973).”,”INTS-003″ “HAUPT Georges MARIE Jean-Jacques; autobiografie di BUCHARIN KAMENEV LENIN STALIN SVERDLOV TROTSKY ZINOVIEV A.A. ANDREIEV A.G. SCHLIAPNIKOV B.N. KAIUROV I.N. DROBNIS P.E. DYBENKO A.S. ENUKIDZE’ M.V. FRUNZE M.I. KALININ S.A. TER-PETROSSIAN S.V. KOSSIOR S.M. KIROV N.N. KRESTINSKI M.K. KRUPSKAIA M.M. LITVINOV V.M. MOLOTOV N.I. MURALOV G.K. ORDJONIKIDZE G.L. PIATAKOV N.I. PODVOISKI F.F. RASKOLNIKOV L.P. SEREBRIAKOV N.A. SKRYPNIK I.T. SMILGA I.N. SMIRNOV G.I. SOKOLNIKOV L.S. SOSNOVSKI E.D. STASSOVA V.I. CHUBAR M.P. TOMSKI K.E. VOROSCILOV V.A. ANTONOV-OVSEENKO A.A. BOGDANOV L.B. KRASSIN A. LOZOVSKI A.V. LUNACHARSKI D.Z. MANUILSKI A.I. RYKOV F.E. DZERZINSKI A.A. JOFFRE A.M. KOLLONTAJ M.S. (KOLLONTAI) URITSKI K.B. RADEK C.G. RAKOVSKI L.M. REISNER G.V. CICERIN M.N. TUKHACHEVSKI V. VOLODARSKI”,”Les bolcheviks par eux-mêmes.”,”Autobiografie di: (grandi protagonisti) BUCHARIN, KAMENEV, LENIN, STALIN, SVERDLOV, TROTSKY, ZINOVIEV (pleidade d’Ottobre) A.A. ANDREIEV, A.G. SCHLIAPNIKOV, B.N. KAIUROV, I.N. DROBNIS, P.E. DYBENKO, A.S. ENUKIDZE’, M.V. FRUNZE, M.I. KALININ, S.A. TER-PETROSSIAN, S.V. KOSSIOR, S.M. KIROV, N.N. KRESTINSKI, M.K. KRUPSKAIA, M.M. LITVINOV, V.M. MOLOTOV, N.I. MURALOV, G.K. ORDJONIKIDZE, G.L. PIATAKOV, N.I. PODVOISKI, F.F. RASKOLNIKOV, L.P. SEREBRIAKOV, N.A. SKRYPNIK, I.T. SMILGA, I.N. SMIRNOV, G.I. SOKOLNIKOV, L.S. SOSNOVSKI, E.D. STASSOVA, V.I. CHUBAR, M.P. TOMSKI, K.E. VOROSCILOV (ex-dissidenti) V.A. ANTONOV-OVSEENKO, A.A. BOGDANOV, L.B. KRASSIN, A. LOSOVSKI, A.V. LUNACHARSKI, D.Z. MANUILSKI, A.I. RYKOV (entrati nel 1917, nuove reclute, stranieri) F.E. DZERZINSKI, A.A. JOFFRE, A.M. KOLLONTAJ (KOLLONTAI), M.S. URITSKI, K.B. RADEK, C.G. RAKOVSKY, L.M. REISNER, G.V. CICERIN, M.N. TUKHACHEVSKI, V. VOLODARSKI”,”RIRO-144″ “HAUPT G. ELORZA A. JULLIARD J. LEHNING A. DADA’ A. CARTOSIO B. ANTONIOLI M. FAVILLI P. SOUCHY A. MASINI P.C. VUILLEUMIER M. MALATESTA M. saggi di; nota di Alessandro ROVERI”,”Il sindacalismo rivoluzionario nella storia del movimento operaio internazionale.”,”HAUPT G. ELORZA A. JULLIARD J. LEHNING A. DADA’ A. CARTOSIO B. ANTONIOLI M. FAVILLI P. SOUCHY A. MASINI P.C. VUILLEUMIER M. MALATESTA M. saggi di; nota di Alessandro ROVERI”,”MOIx-014″ “HAUPT George”,”L’ internazionale socialista dalla Comune a Lenin.”,”Georges HAUPT, nato in Romania da una famiglia di ebrei ungheresi nel 1928, è morto improvvisamente a Roma, dove dirigeva un seminario presso la Fondazione Basso, il 15 marzo 1978. Della sua vasta produzione storiografica ricordiamo i saggi tradotti anche in IT, ‘Lenin e la 2° Internazionale’ (SAMONA’ E SAVELLI, 1969) e ‘La Seconda Internazionale’ (NUOVA ITALIA, 1973).”,”MGEx-009″ “HAUPT Georges REBERIOUX Madeleine a cura, collaborazione di A.S. ARANETA G. ARFE’ A. BELENKI N.K, BELOVA A. BENNIGSEN M. BERNAL J. CHESNEAUX M. FERRO G. FISCHER E.N. KOMAROV A. NOUSCHI I. PETIT M. RACHLINE M.S. SFIA M. STEINBERG F. TICHELMAN Cl. WEILL”,”La deuxieme internationale et l’ Orient.”,”Collaborazione di A.S. ARANETA G. ARFE’ A. BELENKI N.K, BELOVA A. BENNIGSEN M. BERNAL J. CHESNEAUX M. FERRO G. FISCHER E.N. KOMAROV A. NOUSCHI I. PETIT M. RACHLINE M.S. SFIA M. STEINBERG F. TICHELMAN Cl. WEILL. Austromarxismo in Russia Le tesi dei marxisti austriaci trovano udienza presso le minoranze russe. Il Bund adotta il progetto Renner-Bauer e cerca di farlo passare presso tutte le organizzazioni socialdemocratiche. Esso viene adottato dal Daschnaktzoutioun armeno, dalla Hromada bielorussa, dal Sakartvelo giorgiano e presso gli amici dei socialisti rivoluzionari, il SERP ebreo, o i gruppi socialisti tatari del Kazan. (pag 254-255)”,”INTS-021″ “HAUPT Georges”,”Le congrès manqué. L’ internationale à la veille de la première guerre mondiale.”,”Nell’ agosto 1914 si doveva riunire a Vienna il 10° Congresso Socialista Internazionale (2° Internazionale). I testi delle relazioni erano pronti. Ma la guerra scoppia e il Congresso non ha luogo. E i documenti stampati, non furono mai distribuiti. Teoria riformista dell’ imperialismo. “”Le grandi tendenze: revisionismo, centrismo, marxismo rivoluzionario, ecc… non furono tanto dei fenomeni particolari tedeschi, francesi, o russi, quanto delle grandi correnti internazionali che corrispondono alle stesse tendenze generali di evoluzione sociale ed economica della società capitalistica. E’ quello che suggerisce A. Pannekoek nel 1909 nel suo studio (Die taktischen Differenzen in der Arbeiterbewegung, Hamburg, Erdmann Dubert, 1909) consacrato alle cause che spiegano le divergenze tattiche della socialdemocrazia europea, e le cui conclusioni servono ancora oggi di fondamento metodologico ai molti storici e sociologi per lo studio del pensiero socialista all’ epoca della 2° Internazionale””. (pag 81) “”Dal 1909 le divergenze sulla questione della tattica si spostano sulla stessa strategia: la definizione e l’ interpretazione dell’ imperialismo divennero il punto cruciale delle controversie. Era l’ opera fondamentale del marxista austriaco, Rudolph Hilferding, il Capitale finanziario, che serviva da punto di partenza dei dibattiti e alle ricerche su cui il Congresso di Vienna doveva tirare le conclusioni politiche.”” (pag 83-84) La teoria dello “”spazio non capitalistico”” di R. Luxemburg (pag 84) “”Bauer vede nella sproporzione tra lo sviluppo rapido dell’ industria e il ritardo dell’ agricoltura una delle ragioni del carovita, una delle contraddizioni essenziali, ma non insormontabili del capitalismo contemporaneo””. (pag 87″,”INTS-031″ “HAUPT Heinz-Gerhard a cura; saggi di Heide WUNDER Klaus TENFELDE Giuliana BIAGIOLI Franco ANGIOLINI Jochen HOOCK Heinz-Gerhard HAUPT Yves LEQUIN e Sylvie SCHWEITZER Ute FREVERT Alberto Mario BANTI Etienne FRANCOIS Roger CHARTIER Bernd WNDER Geoffrey CROSSICK Daniel RABREAU Carola LIPP Karin HAUSEN Ursula BECHER Annie RENONCIANT Peter LUNDGREEN Dominique JULIA Alf LÜDTKE Olwen HUFTON Jacques-Guy PETIT Angela GROPPI Michel VOVELLE”,”Luoghi quotidiani nella storia d’ Europa. Il porto, il salotto, il caffé, il teatro, la cucina, la festa, la scuola.”,”Saggi di Heide WUNDER Klaus TENFELDE Giuliana BIAGIOLI Franco ANGIOLINI Jochen HOOCK Heinz-Gerhard HAUPT Yves LEQUIN e Sylvie SCHWEITZER Ute FREVERT Alberto Mario BANTI Etienne FRANCOIS Roger CHARTIER Bernd WNDER Geoffrey CROSSICK Daniel RABREAU Carola LIPP Karin HAUSEN Ursula BECHER Annie RENONCIANT Peter LUNDGREEN Dominique JULIA Alf LÜDTKE Olwen HUFTON Jacques-Guy PETIT Angela GROPPI Michel VOVELLE HAUPT Heinz-Gerhard (Gottingen, 1943) dal 1989 al 1993 ha insegnato storia europesa presso l’ Istituto Universitario Europeo di Firenze. Attualmente è professore alla Martin Luther Unviersitat di Halle-Wittenberg. ha scritto pure ‘Storia sociale della Francia dal 1789 a oggi’. “”La storia del soggiorno si può ricostruire fino al Medioevo, anche se la parola Wohnzimmer fu adottata solo nel XIX secolo. Ancora intorno al 1800 i vocabolari tedeschi annotavano che essa indicava “”nello stile elevato e nobile della lingua scritta e parlata”” un luogo di soggiorno. Fino a quel momento era stato sufficiente distinguere, nelle case contadine e borghesi, oltre a ingresso e cucina anche locali scaldati da stufa o camino e stanze non riscaldabili. La storia del riscaldamento fa parte effettivamente della preistoria del soggiorno. Già nel Medioevo l’ uso del camino si era diffuso dall’ Italia in tutta l’ Europa occidentale. Soprattutto in Francia e in Inghilterra il camino prevalse fino al XX secolo. Invece nelle regioni d’ Europa con inverni rigidi, si può osservare dal XII secolo in poi la crescente tendenza anche nelle case borghesi e contadine a installare una stufa, oltre al focolare che serviva a cucinare, come ulteriore fonte di calore e la creazione di una stanza circoscritta riscaldabile nella casa che era organizzata come spazio comune per la produzione e l’ abitazione””. (pag 242-243)”,”STOS-121″ “HAUPT Georges”,”Socialism and the Great War. The Collapse of the Second International.”,”Socialisti francesi e socialdemocratici tedeschi non si aspettavano lo scoppio della guerra. “”Germany’s leading socialist, Haase no less than Rosa Luxemburg, were equally convinced of the peaceful intentions of Wilhelm II and his gouvernment: it seemed impossible to them that Berlin and Vienna could be playing the same game. Haase was strengthened in this convinctio following an interview with German Chancellor who had summoned him on 26 July 1914. On the day that she left for Brussels, Rosa Luxemburg gave the Kaiser a ‘pacifist reference’: ‘If you ask whether the German Government is ready for war there is every reason to reply in the negative’, she wrote on 28 July: ‘One can honestly agree with the panic-stricken makers of German policy that at this moment any prospect looks brighter to them than that of shouldering the terror and risk of a war with Russia and France, and in the last resort even with Britain, all for the sake of a Habsburg whim’. The belief that the German Government did not want war was generally accepted by the SPD. Its leaders subsequently admitted in an attempt to justify themselves that they did not know the exact facts, that they had been misled by their government which had done everything to cause confusion. Kautsky, for example, attributed the SPD’s failure to this lack of information. In fact the inexorable speed of the mechanical development of events escaped everyone, including the French socialists.”” (pag 206-207)”,”INTS-035″ “HAUPT Klaus WESSEL Harald”,”Kisch war hier. Reportagen über den “”Rasenden Reporter””.”,”Egon Erwin Kisch nacque a Praga nel 1885 da una famiglia di commercianti. Giornalista ebreo, di lingua tedesca, divenne presto una celebrità. Comunista, emigrò nel 1939, fu esule in Messico. Rientrò nel 1946 a Praga con tutti gli onori. Morì a Praga nel 1948 durante un ricevimento all’ambasciata sovietica. Al suo nome fu in titolato nel dopoguerra il maggior premio giornalistico della Germania, equivalente al statunitense premio pulitzer. Kisch era noto ai suoi tempi come «il giornalista furioso», dal titolo di un suo celebre volume del 1925, Il reporter furioso (Der rasende Reporter), nel cui titolo è l’allusione all'””Orlando Furioso”” (Der rasende Roland, com’era tradotto in tedesco) ma anche al mito, soprattutto giornalistico e proprio dell’inizio del secolo, della velocità: «rasend» è di chi si slancia in folli corse. Scrittore ‘veloce’ ma non affrettato, Kisch era capace di riscrivere anche otto volte una stessa frase, poiché, diceva, «quello che scrivo deve poter essere capito anche dal più primitivo degli uomini e poter divertire e convincere anche il più raffinato». Kisch ha lasciato anche una quasi-autobiografia, progettata nel 1936 ma pubblicata nel 1942 in Messico dove era esule, dal titolo Fiera del sensazionale (Markplatz der Sensationen). Suo anche Zar, Pope, bolscevichi (Zaren, Pope, Bolschewiken).(fonte ‘Girodivite’ internet) Altro profilo: Il reporter furioso La vita Da bambino voleva diventare come il generale Grünne, quello che guidava il Sesto Dragoni per le via di Praga la mattina del Corpus Domini, dalla Ringplatz al Municipio con l’orologio astronomico. Ma quando lo riconosce al negozio di papà (l’emporio di stoffe “S. Kisch & F.llo”) cambia idea. “A cuccia!” si fa dire dalla moglie il generale. “A cuccia!” su dice solo a un cane. Decide allora che farà il giornalista. La sua prima redazione è lo spazio angusto, ma protetto dallo sguardo dei grandi, sotto il bancone del negozio al Ghetto. Suo primo maestro l’arrotino cieco Methodius che tramuta in ballate i fatti ascoltati sulla strada, cantando e pedalando tra le scintille d’oro della limatura. Nel 1906 dopo un corso di giornalismo a Berlino, Egon Erwin Kisch ha ventuno anni e trova posto al Prager Tagblatt, testata praghese redatta in tedesco, lingua ufficiale dell’imperio. Per la terza pagina segue ampollose conferenze accademiche. Non appena gli propongono di entrare al Bohemia, “in nera”, cioè in cronaca nera, lascia le conferenze a un collega incredulo che Kisch accetti quella degradazione. Debutta scrivendo dell’incendio ai Mulini Schittkauer. Scendendo dalle siderali distanze saggistiche dell’elzeviro e calandosi nella rozza materia della realtà, crea il genere del “reportage moderno”, cui dà dignità letteraria di racconto. Va in un manicomio dove un medico indifferente commenta la morte d’un degente con un aulico “exitus”, entra nella soffitta della sinagoga dove una leggenda metropolitana mitteleuropea vuole si trovino i resti del Golem, s’intrufola nel camposanto della prigione, scrive profili di clochard e dell’impresario di un circo di pulci. Un po’ Gorkij un po’ Pitigrilli, con ironia e spirito dissacrante, mostra al lettore squarci di vita nuda che prima restavano oscuri e sconosciuti. Una faccia da cinema espressionista tedesco, sigaretta sempre appesa al labbro, il corpo pieno di tatuaggi, Kisch è un cronista-clown in bilico su un piano narrativo che oscilla tra il crudo e il comico. Il titolo d’una sua raccolta di reportage, Der Rasende Reporter (Il reporter furioso), pubblicata a Berlino nel ’25, diviene per lui il soprannome d’uso corrente. Ma le cronache dalla “città magica” si chiudono con l’inizio della prima guerra mondiale, quando la cavalla d’un popolare maneggio praghese (luogo di ameno abbordaggio di signorine e di raccolta notizie) cade colpita da una granata mentre trasporta un fusto di cannone al fronte. Trasferito a Vienna dopo aver combattuto in Serbia ed essere stato ferito, Kisch si convince che la soluzione dei problemi è la pace tra i popoli e la solidarietà, ciò che in quel momento si poteva identificare col comunismo. Da allora, alla figura del letterato e giornalista si sovrappone quella del militante. Il suo passaggio da Vienna a Berlino (dove vivrà fino all’avvento del nazismo) è il passaggio dal partito comunista austriaco, Kpo, a quello tedesco, Kpd. Lo arrestano nel febbraio del ’33, dopo l’incendio del Reichstag, appiccato dalle “camicie brune” come pretesto per dare inizio alla liquidazione delle opposizioni. L’intervento del governo cecoslovacco gli evita la fine di compagni come Carl von Ossietzky che guadagneranno l’uscita solo per passare dalla prigione al campo di concentramento. Qualche mese dopo la scarcerazione e l’espatrio, i libri di Kisch occupano un posto d’onore nella catasta che viene data alle fiamme. Considerati “contrari allo spirito del popolo tedesco”, perché scritti da un ebreo, comunista perdipiù, contribuiscono ad alimentare il rogo dell’arte degenere. Ma Hanns ut Hamm, umorista dell’Hamburger Fremdenblatt, non è convinto del bruciante giudizio critico. Soprattutto per quanto riguarda il reportage di Kisch La casa delle Maddalene (degno di un racconto di Maupassant, tipo Maison Tellier). Convinto che nessuno se n’accorgerà e che il legittimo titolare non potrà far valere i diritti d’autore, decide di copiarlo. Cambia il nome del protagonista da Egon ad Hanns, sposta l’azione da Praga ad Amsterdam e lo sottopone alla giuria del primo premio letterario indetto del Terzo Reich (cospicuo, oltre che prestigioso: mille marchi rivalutati, non weimariani!). La casa delle Maddalene è un istituto per il recupero delle “ragazze traviate” che Kisch aveva visitato per il Bohemia. Un comitato di dame caritatevoli, dai nobili natali e con tanto di piume di struzzo sul cappello, riceve solennemente il cronista. Un sacerdote ammonisce sulle pompe de diavolo, sui travisamenti seducentissimi che il maligno assume per attirare a sé. Niente corna, coda caprina, puzza di zolfo. Le piume di struzzo annuiscono. Kisch è poi condotto a vedere i lavori fatti a mano da queste ragazze che – come spiega il prete – hanno preferito il vizio alle onorevoli stimmate della povertà. Le poverette, presenti a illustrare la benefica azione condotta a loro vantaggio (e spesso a loro malgrado), si sforzano di tenere un’aria contrita. Ma quando riconoscono l’abituale frequentatore esplodono: “Egon è qui!” “Non hai una sigaretta?” “Salutami i birbanti del Caffè Brasilien e dì che tra due settimane sono di nuovo lì”. Il comitato d’accoglienza che secondo Kisch avrebbe dovuto essere internato in un istituto per “cadute dalle nuvole”, congeda su due piedi il reporter. Il quale, mezzo secolo prima che Ugo Zatterin si lanci in un vertiginoso slalom linguistico per annunciare al tg la chiusura delle case chiuse senza mai pronunciare la parola casa chiusa né altre ancor più scandalose (1958), scrive sul Bohemia quanto accaduto, riconoscimento incluso. E fa così cattivo sangue tra le famiglie “per bene”. “Cattivo sangue blu, s’intende”. Hanns ut Hamm vince il primo premio letterario dalla Germania hitleriana, col racconto La casa delle Maddalene. Dunque il primo premio letterario della Germania hitleriana è stato vinto da un ebreo comunista! Le circostanze non permettono che l’involontario protagonista possa godere più di tanto della turlupinatura, del tiro involontariamente giocato (mentre per indignarsi ha troppa ironia). Kisch è in Francia, accanto ad altri scrittori tedeschi dell’esilio, come Heinrich Mann e Joseph Roth, impegnato come pacifista e nel Soccorso rosso. Clamoroso come sempre, fa parlare di sé anche agli antipodi. Nel novembre del ’33, raggiunge in nave l’Australia dove è invitato a parlare a un congresso di lavoratori. Osteggiato dalle autorità per la tessera comunista nel portafoglio, si vede negare il permesso di sbarco. La voce del suo arrivo fa il giro dell’isola. Ma l’ “immigration bureau” non molla. Kisch si getta dalla nave sulla banchina. Lo riportano di forza a bordo. Solo una visita medica che gli riscontra la frattura di una gamba e le proteste popolari gli consentono di mettere piede a terra. Nel ’39, Hanns ut Hamm viene smascherato. Non soltanto è autore di un plagio che gli ha fruttato mille marchi. Ho anche inquinato le patrie lettere con uno scritto dove la passione per i bassifondi si esprime in “basso tedesco yiddish”! Per lui si aprono le porte del carcere. Nello stesso momento, Kisch lascia la Francia, via Londra vola in Messico. Con la fedele Gisela Lyner, compagna di tante camere d’albergo e altri esuli, anima la rivista Germania Libera e fonda la casa editrice Libro Libero. Suo il primo volume Markplatz der Sensationen (Alla fiera del sensazionale, edito in Italia da e/o nel ’93; ed è vero peccato che e/o abbia rinunciato a pubblicare la raccolta di cronache nere praghesi kischiane, come aveva annunciato in copertina), una raccolta di racconti dove le scintille d’oro del cantastorie cieco Methodius sono intaccate dal veleno della nostalgia. Farà ritorno nella città natale dopo la Liberazione. Accolto con tutti gli onori, è tra i pochi ebrei superstiti della famiglia e del Ghetto. Ma la morte gli risparmia la deriva stalinista e fortemente antisemita che, col processo Slansky, prende la Cecoslovacchia comunista all’inizio degli anni Cinquanta. O forse ne è una delle prime vittime. Il 31 marzo del ’48, il suo cuore si ferma dopo un ricevimento all’ambasciata sovietica, circostanza che non manca di sollevare sospetti. Aveva scritto: “La vita è una pantomima acquatica e il mondo si divide in liberi nuotatori e allievi delle scuole di nuoto”. La Germania orientale ne fa un’icona antifascista, ristampando tutta l’opera ormai ridotta cenere e imprimendo il volto su un francobollo. La Germania occidentale (per non essere da meno) gli intitola un premio giornalistico: il “Kisch Preis”, per i tre migliori reportage in lingua tedesca. Attualmente il più ambito del paese riunificato. Motto del premio l’esortazione che al giovane Kisch diede un più esperto collega: “Schreib das auf!”. Cioè: non girarci in torno, parla chiaro. Antonio Armano – L’UNITA’ – 24/06/2002 La vita Egon Erwin Kisch nasce a Praga il 29 aprile del 1885 da merciai ebrei del Ghetto. Dopo un corso di giornalismo a Berlino, trova posto prima al “Prager Tagblatt” e quindi al “Bohemia”. Coi suoi celebri reportage, si conquista una solida fama di scrittore in tutta l’area germanofona. Diventa presto un personaggio del milieu artistico mitteleuropeo col soprannome di “reporter furioso”. Ferito nella prima guerra mondiale, si trasferisce a Vienna e poi a Berlino. Oltre che giornalista è ora attivista comunista. Pubblica decine di libri: tra cui: “Avventure a Praga” (edito in Italia da Aktis), “Paradiso America”, “Gli zar, i pope e i bolscevichi”, “Alla fiera del sensazionale!” (edito in Italia da e/o). Arrestato dai nazisti nel 1933, viene liberato per l’intervento del governo cecoslovacco e si trasferisce in Francia. A Versailles sposa nel ’38 Gisele Lyner. Nel ’39 è esule in Messico. Dopo la Liberazione muore dopo un ricevimento all’ambasciata sovietica il 31 marzo del 1948. Ciò che non manca di suscitare sospetti. In Germania, dal ’77, gli è dedicato il più prestigioso premio giornalistico. | MOTORI DI RICERCA | UFFICIO INFORMAZIONI | LA POSTA | CHAT | SMS gratis | LINK TO LINK! | LA CAPITANERIA DEL PORTO | Mailing List | Forum | Newsletter | Il libro degli ospiti | ARCHIVIO | LA POESIA DEL FARO|”,”MGEK-088″ “HAUPT Georges LOWY Michael WEILL Claudie”,”Les marxistes et la question nationale, 1848-1914. Etudes et textes.”,”Georges Haupt (‘Les marxistes face à la question nationale: histoire du problème’ (pag 9-62)); Michael Lowy (‘Le problème de l’histoire (remarques de théorie et de méthode)’)(pag 370-390) Marx Engels e la questione nazionale. “”Dans les années 1850-1860, l’étude de la question d’Orient, où Marx et Engels attribuent dans un premier temps aux peuples chrétiens de l’Empire ottoman le rôle de porte-flambeau de la civilisation, marque leur rupture avec une vision romantique de la cause des nations opprimées, vision dont ils ne se sont pas départis en 1848. Dès lors, Marx et Engels se donnent pour tâche d’enrayer les tendances des socialistes à se laisser guider par le sentimentalisme et les mettent en garde contre “”les philistins qui s’enflamment pour les nationalités””. Le soutien “”sentimental”” qu’accorde Palmerston aux petites nations attire leurs sarcasmes, le principe des nationalités proclamé par Napoléon III est condamné avec violence et présenté comme une ruse du panslavisme. Leur position se fonde su un postulat précis: l’historicité des concepts d’oppression et d’émancipation nationale. L’émancipation nationale compte moins en elle-même que pour les conséquences. Ni les formes de lutte, telle l’insurrection, ni les objéctifs affichés ne sont des critères de jugement. De même que l’importance réside moins dans la force motrice et hégemonique de ces mouvements que dans le rôle historique qu’ils assument (7). Dans les années 1860-1870, ils considèrent toujours la lutte pour l’unification de l’Italie et de l’Allemagne comme révolutionnaire, même si elle s’accomplit dans l’intérêt de classe exclusif de la bourgeoisie et se réalise par l’intermédiaire des “”exécuteurs testamentaires”” de 1848 aussi conservateurs que Bismarck et Cavour. Leur attitude envers la cause polonaise qui jouit d’un préjugé favorable dans la gauche européenne et dans le mouvement ouvrier permet de mesurer leur refus de l’émotionnel, de percevoir la maturation des concepts mués en positions de principe. Valeur de symbole – l’attitude envers la cause polonaise était le critère, dès 1789, de l’engagement et de l’ardeur révolutionnaires -, valeur d’exemple – identification de la cause nationale avec celle de la démocratie -, la Pologne est surtout perçue sous l’angle politique et stratégique lorsque Marx et Engels postulent “”la nécessité d’airain”” de se libération (8). (“”Le partage de la Pologne est le ciment qui lie entre eux les trois grands despotismes militaires: la Russie, la Prusse et l’Autriche. Seul le rétablissement de la Pologne peut briser ce lien et liquider ainsi le plus grand obstacle à l’émancipation des peuples européens””) (9). A deux reprises, lorsque les perspectives d’une révolution russe se dessinent à l’horizon, la Pologne devient, de “”nation nécessaire”” une “”nation foutue”” car elle perd sa fonction essentielle de rempart contre le tsarisme et par conséquent le rétablissement d’une Pologne indépendante cesse de paraître une exigence historique. Ces oscillations, certes, ne sont que passagères, et le flambeau de l’insurrection polonaise chasse de mirage de la révolution russe. Le refus de l’abstraction apparaît dans la conception marxienne du droit à l’autodétermination. D’ailleurs l’affrontement autour du programme de l’A.I.T. rédigé par Marx et qui revendique “”le rétablissement de la Pologne comme l’un des objectifs de la politique ouvrière”” fait ressortir la signification nodale de la problèmatique nationale. Marx et Engels font leur le “”vieux principe de la démocratie et de la classe ouvrière du droit des grandes ‘Nations’ européenne à l’existence autonome et indépendante”” et le défendent dans le cadre de l’A.I.T. Mais ils en donnent une interprétation qui diffère de l’origine libérale du principe d’autodétermination. Marx et Engels rejettent son érection en principe absolu, circonscrivent sa portée et sa place parmi les objectifs du mouvement ouvrier. Selon les cas, ils minimisent ou accentuent la valeur instrumentale d’un principe toujours perçu à travers et pour la dynamique révolutionnaire. Il est antinomique du principe des nationalités – qui “”ignore totalement la grande question du droit à l’existence nationale des grands peuples historiques d’Europe”” -, tel qu’il est formulé aussi bien par Napoléon III que par Bakounine pour qui toute nation est un fait naturel devant disposer sans réserve du droit naturel à l’indépendance selon le principe de la liberté absolue. Pour Marx, le droit à l’autodétermination est: 1. circonscrit aux seules nations historiques; 2. il a une valeur subordonnée, ce qui veut dire, selon la formule de Kautsky que “”le droit à l’autodétermination se voit [chez Marx] subordonné aux exigences de l’évolution générale dont la lutte de classe prolétarienne constitue la force motrice principale (10). (…) Dans la perpective de l’histoire universelle, pour Marx et Engels la question nationale n’est qu’un problème subalterne dont la solution interviendra automatiquement au cours du développement économique grâce aux transformations sociales, les nations viables surmonteront touts les obstacles tandis que les “”reliques de peuples”” se verront condamnées à disparaître (12)”” [Georges Haupt, ‘Les marxistes face à la question nationale: histoire du problème’] [(in) Georges Haupt Michael Lowy Claudie Weill, Les marxistes et la question nationale, 1848-1914. Etudes et textes, 1974] (pag 15-16-17) [(7) Pour une démonstration plus ample, cf. l’étude de G. Haupt et C. Weill, “”Le legs de Marx et Engels sur la question nationale””, Studi Storici, 1974, n° 2; (8) Un très grand nombre d’études sont consacrées au problème de Marx, Engels et la Pologne. Pour des interprétations contradictoires, cf. C. Bobinska, ‘Marx und Engels über polnische Probleme’ (…), Berlin, 1958, 308 p., et la préface de l’historien de Heidelberg, Werner Conze à Karl Marx, ‘Manuskripte über die polnische Frage (1863-1864), Mouton, La Haye, 1961, p. 7-41; (9) Karl Marx F. Engels, “”Für Polen””, M.E.W., XVIII, p. 574. Voir aussi un discours antérieur de Marx sur la Pologne publié par M. Rubel dans ‘Etudes de Marxologie (Cahiers de l’ISEA), n° 4, 1961, p. 79-89; (10) Karl Kautsky, ‘Die Befreiung der Nationen, Dietz, Stuttfgart, 1917, p. 9; (12) Hans Ulrich Wehler, propose une systématisation de l’approche de Marx à laquelle nous avons emprunté certains éléments. Toutefois, l’analyse de Wehler pèche par exces de statisme. Cf. H.U. Wehler, Sozialdemokratie und Nationalstaat. Nationalitätenfrage in Deutschland 1840-1914, 1971]”,”TEOC-616″ “HAUPT Georges”,”Marx e il marxismo. (in) ‘Storia del marxismo’.”,”Questo saggio è stato solo parzialmente rielaborato a causa della morte dell’autore. Era stato redatto in versione originale per il volume: ‘L’internazionale socialista dalla Comune a Lenin, Torino, 1978. Origine e storia dei termini marxismo, marxista. “”Fin dagli anni ’40 del secolo scorso, ma soprattutto nel processo di dissoluzione della Lega dei comunisti all’inizio degli anni ’50, gli avversari di Marx parlano di un “”partito di Marx”” (1). Già fra il 1853 e il 1854, nel corso della polemica fra i seguaci di Weitling e Marx, appare la qualifica di “”marxiano”” (‘Marxianer’), che designa Marx e “”i suoi ciechi seguaci”” che rappresentano in Germania la “”kritische ökonomische Richtung”” (2). La parola “”marxiano”” si diffonderà un decennio dopo, contrapposta a “”lassalliano”” (3). Nella I Internazionale, Bakunin e i suoi seguaci useranno, nella loro aspra lotta contro Marx e il Consiglio generale, l’attributo “”marxidi”” (4), e l’espressione allora corrente di “”marxiani”” (sinonimo di “”dinastia di marxidi””, “”legge di Marx””, “”comunismo autoritario””), nonché il nuovo termine onomastico “”marxisti”” serviranno più ad accusare Marx e i suoi partigiani che a definire le sue idee. (…) Proprio all’indomani della scissione verificatasi al Congresso dell’Aia dell’Ail, l’etichetta “”marxista”” comincia a diffondersi. Il suo significato è peraltro alquanto diverso da quello attribuitogli da Bakunin. Il termine designa la frazione rimasta fedele al Consiglio generale ed è usato in contrapposizione a “”alleanzista”” o “”bakuninista””. Ma ancora è soltanto uno dei numerosi appellativi compresi in un arsenale più vasto degli internazionalisti. (…) A partire dagli anni ’80 i termini “”marxisti”” e “”marxismo”” entrano nel vocabolario socialista internazionale in accezioni diverse. Anzitutto servono come identificazione e demarcazione, e molteplici sono le ragioni dei rapidi cambiamenti intervenuti nel loro impiego. In primo luogo vanno tenute presenti le modificazioni che stanno verificandosi nella terminologia socialista, in particolare nell’autodesignazione delle sue correnti, nella loro volontà di distinguersi dalle altre correnti socialiste rivali. Ricordiamo a tale proposito che ai tempi della I Internazionale tre termini definiscono le tre tendenze principali, i loro obiettivi e i loro metodi: il primo, il comunismo, è riferito a Marx (ma è rivendicato anche dai blanquisti); il secondo collettivismo, indica Bakunin e la sua tendenza, e infine il termine di socialismo viene applicato alle tendenze moderate, dalle caratteristiche piccolo-borghesi. Ora, queste tre denominazioni tendono a scomparire o a modificarsi già all’indomani dello scioglimento dell’Ail. Il sostantivo socialdemocratico è destinato a sostituire quello di comunista (5), e indica gli orientamenti e i partiti che si collocano sul terreno della lotta di classe e della lotta politica. Nonostante le resistenze di Marx e di Engels, farà fortuna (6). (…) Nel Consiglio generale, osserva Kautsky, “”l’orientamento particolare di Marx era presente con grande parsimonia””. Solo grazie alla sua supremazia intellettuale e alla sua “”arte di maneggiare gli uomini””, Marx riesce a portare l’Ail sulle sue linee strategiche (7). Sarebbe errato confondere la statura di Marx, che domina le istanze dell’Ail, e la forza e di ripercussione delle sue idee teoriche nell’ambito ideologico del movimento operaio del tempo. L’autorità personale di Marx negli ambienti socialisti è enorme. Gode di una notorietà straordinaria non solo ai vertici dell’Internazionale, ma anche fra i militanti. Le sue doti scientifiche, e soprattutto la qualità della sua opera economica sono riconosciute persino dai suoi più decisi avversari. Bakunin arriva a dichiarare che Marx è “”il sostegno più sicuro, più influente e più saggio del socialismo, una delle più solide dighe contro la penetrazione degli orientamenti e delle aspirazioni borghesi di ogni tipo”” (8). E riconosce: “”Marx è il primo scienziato economista e socialista del nostro tempo”” (9). Anche nella stampa tedesca l’autore del ‘Capitale’ è definito “”il maggiore economista vivente, il dottor Karl Marx, maestro di Lassalle”” (10). La pubblicazione del primo volume del ‘Capitale’ nel 1867 consolidò la fama di Marx che superò l’ambito degli ambienti socialisti. (…) La paternità delle nozioni di “”marxista”” e di “”marxismo”” nel senso assunto dal nostro vocabolario risale a Kautsky. Se sotto la penna di tedeschi suoi contemporanei e dei collaboratori di Engels queste espressioni sono spesso ancora fortuite, Kautsky le usa fin dal 1882 in modo cosciente e sistematico, entro un contesto ben definito e con un significato ideologico e politico che non ha niente a che vedere con il mimetismo o la contaminazione del linguaggio. Il contesto è la pubblicazione, a partire dal 1883, della rivista teorica “”Neue Zeit””, che Kautsky andava preparando da un anno con l’aiuto di Heinrich Braun: “”Nel momento di maggiore sconforto, nell’estate del 1882 [al tempo delle leggi eccezionali antisocialiste], ardii proporre all’editore Dietz di fondare una rivista mensile. Mi ero appena liberato dal socialismo eclettico, allora generalmente diffuso, un miscuglio di elementi lassalliani, rodbertussiani , langhiani, dühringhiani con elementi marxiani, per diventare un marxista conseguente, unito a Bernstein con coi collaboravo dal gennaio 1880. Appunto alla diffusione di questa nuova presa di coscienza volevamo dedicare tutti i nostri sforzi”” (11). A varie riprese Kautsky sottolinea che la “”Neue Zeit””, divenuta settimanale un decennio dopo la sua fondazione, era stata, fin dalle sue origini, “”redatta come organo marxista””, e si era data il compito di elevare il basso livello teorico della socialdemocrazia tedesca, disgregando il socialismo eclettico e facendo trionfare il programma marxista (12). L’ambizione di Kautsky non si limitava solo alla Germania. Due anni dopo l’inizio delle pubblicazioni scriveva a Engels: “”Forse i miei sforzi volti a fare della “”Neue Zeit”” il punto di raccolta della scuola marxista saranno coronati da successo. Vado acquisendo la collaborazione di tante forze marxiste, quanto mi sbarazzo di eclettici e di rodbertusiani”” (13). Fin dal 1882, dunque, Kautsky e poi piccolo gruppo intorno a lui fanno uso corrente, nella loro corrispondenza e in seguito nella rivista, dei nuovi termini”” [Georges Haupt, Marx e il marxismo. (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1978] (pag 292-306) [(1) Cfr. Rubel, ‘La charte de la Première Internationale’, in ‘Marx critique du marxisme. Essais’, Paris, 1974, p. 26, nota 2; (2) Cfr. ‘Republik der Arbeiter, Centralblatt der Propaganda für die Verbrüderung der Arbeiter’, in “”New York””, v., n. 14, 1° aprile 1854; (3) Si veda E. Ragionieri, ‘Il marxismo e l’Internazionale’, Roma, 1968, p. 17, nota 34; (4) Ma non solo i partigiani di Bakunin: nel 1869 A. Herzen parla a sua volta di “”marxidi””, Cfr. A.I. Gergen, Sobranie socinenija, vol. 30, Moskva, 1966; (5) Una delle ragioni per cui il termine “”comunismo”” è respinto a favore di quello di “”socialdemocrazia”” può essere spiegato con ciò che César De Paepe dice nel suo rapporto al Congresso di Bruxelles dell’Ail [‘Internazionale antiautoritaria’, ndr] del 1874: “”La parola comunismo ha avuto la singolare fortuna di essere respinta dai socialisti come una calunnia, di essere vista dagli economisti come la maggiore delle utopie, di essere finalmente, agli occhi della borghesia, una teoria che consacra il furto e la promiscuità permanente e insomma la peggiore delle posti”” (‘Compte rendu du Congrès de Bruxelles, 1874, Fédéraliste, cit. p. 323). De Paepe, per parte sua, protesta contro questo rifiuto del termine, che a suo parere ha un significato preciso e “”rappresenta un’idea realmente scientifica””; (6) Rappoport ricordava spesso: “”Tengo dalla stessa bocca di Engels […] che Marx e lui stesso non hanno accettato il termine socialdemocratico se non loro malgrado, per una specie di compromesso con la realtà; ma che la definizione preferita delle loro idee fondamentali era comunismo””; (7) Cfr. le sue memorie ‘Aus der Frühzeit des Marxismus’, pubblicate come introduzione a Engels, ‘Briefwechsel mit K. Kautsky’ cit., p. 26; (8) Lettera a Herzen del 29 ottobre 1869, in M. Bakunin, ‘Sozial politische Briefwechsel mit Alexander Herzen und Ogarëv, Stuttgart 1895, pp. 174-77; (9) Lettera a Ludovico Nabuzzi del 23 gennaio 1872, in ‘Archives Bakounine’, vol. I, parte II: ‘Michel Bakounine et l’Italie’, Leiden, 1966, pp. 199-207; (10) Mew, vol, 32; (11) K. Kautsky ‘Zum 70. Geburstag Heinrich Dietz’, in “”Neue Zeit””, XXXII, 1914, pp. 1-8; (12) Queste affermazioni sono sottoposte ad analisi critica da Ragionieri (‘Il marxismo e l’Internazionale’, cit., pp. 57.58, 65 e 81), che espone quali furono il profilo, l’orientamento e gli obiettivi della “”Neue Zeit””. La pubblicazione della “”Neue Zeit”” fu giudicata dai contemporanei una “”svolta nella storia teorica della socialidemocrazia tedesca””; (13) Lettera di Kautsky a Engels del 9 gennaio 1885, in Engels, ‘Briefwechsel mit K. Kautsky’, cit., p. 163]”,”MADS-678″ “HAUPT Georges MARIE Jean-Jacques”,”Les bolchéviks par eux-mêmes.”,”Ce volume ne cherche pas uniquement à combier cette lacune, à reconstituer la vie de cinquante de ceux qui formèrent la ‘vieille garde bolchévique’ mais à exhumer avant tout les autobiographies écrites par les révolutionnaires dont les actions et les conceptions ont façonné les événements. Introduction, avertissement, note. periodiques cites, sigles et organisations, traduit par Claude KIEJMAN, Nadine MARIE, Catherine REGUIN, glossaire de Claudie WEILL, Bibliotheque Socialiste n. 13,”,”RIRB-021-FL” “HAUPT Georges MARIE Jean Jacques a cura”,”Autobiografie dei bolscevichi. Volume I.”,”La maggior parte del materiale biografico o autobiografico è stata ripresa dalla celebre autobiografia Granat Dall’introduzione: “”Cominciano col dire qualcosa sulle fonti cui ci siamo ispirati, sull’origine di queste autobiografie. La stragrande maggioranza è ripresa dalla celebre enciclopedia Granat (1). I tre fascicoli del volume 41° di questa pubblicazione, ideata in occasione del decimo anniversario della rivoluzione d’Ottobre ma redatta e stampata nel 1924 e nel 1925, comprendevano tre allegati contenenti le biografie di circa duecento dirigenti della rivoluzione d’ottobre. Fedele allo spirito del tempo, la redazione dell’enciclopedia pubblicò in genere autobiografie o biografie dette autorizzate – e che sono in effetti una forma impersonale di autobiografia”” (pag 10-11) (1) “”Dejateli SSSR i Oktrjaborskoj Revoljutsij””, Entsiklopediceskij slovar Russkovo bibliograficeskovo Instituta Granat, Mosca, 7° ed., 1927-1929 “”Il maggior difetto di queste autobiografie (…) è la rapidità con cui si sorvola il periodo successivo al 1917″” (pag 12) “”La vita di Lenin, ricostrita dalla sorella maggiore Anna che fin dala giovinezza fu sua intima confidente e collaboratrice, è considerata dalla maggioranza dei biografi di Lenin un’utile fonte per lo studio dell’ambiente nel quale egli trascorse la sua giovinezza, si formò e mosse i primi passi di rivoluzionario”” (pag 13) Trotsky (pag 15) “”Anche da una lettura sommaria di queste 246 autobiografie si resta colpiti dalla loro eterogeneità ideologica e politica: solo una parte dei maggiori dirigenti erano bolscevichi di vecchia data menter una metà circa non erano tra i fautori di Lenin prima del 1917. Essi provenivano tutti da frazioni socialiste diverse contro le quali Lenin e i bolscevichi avevano condotto per anni un’aspra lotta”” (pag 19)”,”RIRB-002-FV” “HAUPT Georges MARIE Jean Jacques a cura”,”Autobiografie dei bolscevichi. Volume II.”,”La maggior parte del materiale biografico o autobiografico è stata ripresa dalla celebre autobiografia Granat Dall’introduzione: “”Cominciano col dire qualcosa sulle fonti cui ci siamo ispirati, sull’origine di queste autobiografie. La stragrande maggioranza è ripresa dalla celebre enciclopedia Granat (1). I tre fascicoli del volume 41° di questa pubblicazione, ideata in occasione del decimo anniversario della rivoluzione d’Ottobre ma redatta e stampata nel 1924 e nel 1925, comprendevano tre allegati contenenti le biografie di circa duecento dirigenti della rivoluzione d’ottobre. Fedele allo spirito del tempo, la redazione dell’enciclopedia pubblicò in genere autobiografie o biografie dette autorizzate – e che sono in effetti una forma impersonale di autobiografia”” (pag 10-11) (1) “”Dejateli SSSR i Oktrjaborskoj Revoljutsij””, Entsiklopediceskij slovar Russkovo bibliograficeskovo Instituta Granat, Mosca, 7° ed., 1927-1929 “”Il maggior difetto di queste autobiografie (…) è la rapidità con cui si sorvola il periodo successivo al 1917″” (pag 12) “”La vita di Lenin, ricostrita dalla sorella maggiore Anna che fin dala giovinezza fu sua intima confidente e collaboratrice, è considerata dalla maggioranza dei biografi di Lenin un’utile fonte per lo studio dell’ambiente nel quale egli trascorse la sua giovinezza, si formò e mosse i primi passi di rivoluzionario”” (pag 13) Trotsky (pag 15) “”Anche da una lettura sommaria di queste 246 autobiografie si resta colpiti dalla loro eterogeneità ideologica e politica: solo una parte dei maggiori dirigenti erano bolscevichi di vecchia data menter una metà circa non erano tra i fautori di Lenin prima del 1917. Essi provenivano tutti da frazioni socialiste diverse contro le quali Lenin e i bolscevichi avevano condotto per anni un’aspra lotta”” (pag 19)”,”RIRB-003-FV” “HAUPT Georges MARIE Jean Jacques a cura”,”Autobiografie dei bolscevichi. Volume III.”,”La maggior parte del materiale biografico o autobiografico è stata ripresa dalla celebre autobiografia Granat Dall’introduzione: “”Cominciano col dire qualcosa sulle fonti cui ci siamo ispirati, sull’origine di queste autobiografie. La stragrande maggioranza è ripresa dalla celebre enciclopedia Granat (1). I tre fascicoli del volume 41° di questa pubblicazione, ideata in occasione del decimo anniversario della rivoluzione d’Ottobre ma redatta e stampata nel 1924 e nel 1925, comprendevano tre allegati contenenti le biografie di circa duecento dirigenti della rivoluzione d’ottobre. Fedele allo spirito del tempo, la redazione dell’enciclopedia pubblicò in genere autobiografie o biografie dette autorizzate – e che sono in effetti una forma impersonale di autobiografia”” (pag 10-11) (1) “”Dejateli SSSR i Oktrjaborskoj Revoljutsij””, Entsiklopediceskij slovar Russkovo bibliograficeskovo Instituta Granat, Mosca, 7° ed., 1927-1929 “”Il maggior difetto di queste autobiografie (…) è la rapidità con cui si sorvola il periodo successivo al 1917″” (pag 12) “”La vita di Lenin, ricostrita dalla sorella maggiore Anna che fin dala giovinezza fu sua intima confidente e collaboratrice, è considerata dalla maggioranza dei biografi di Lenin un’utile fonte per lo studio dell’ambiente nel quale egli trascorse la sua giovinezza, si formò e mosse i primi passi di rivoluzionario”” (pag 13) Trotsky (pag 15) “”Anche da una lettura sommaria di queste 246 autobiografie si resta colpiti dalla loro eterogeneità ideologica e politica: solo una parte dei maggiori dirigenti erano bolscevichi di vecchia data menter una metà circa non erano tra i fautori di Lenin prima del 1917. Essi provenivano tutti da frazioni socialiste diverse contro le quali Lenin e i bolscevichi avevano condotto per anni un’aspra lotta”” (pag 19)”,”RIRB-004-FV” “HAUPT Georges”,”L’Internazionale Socialista della Comune a Lenin.”,”Georges Haupt, nato in Romania da una famiglia di ebrei ungheresi nel 1928, è morto improvvisamente a Roma, dove dirigeva un seminario presso la Fondazione Basso, il 15 marzo 1978. Della sua vasta produzione storiografica ricordiamo i saggi tradotti anche in IT, ‘Lenin e la Seconda Internazionale’ (Samonà e Savelli, 1969) e ‘La Seconda Internazionale’ (Nuova Italia, 1973). “”Tuttavia, se il problema coloniale nel suo complesso cessa di preoccupare l’Internazionale, dal 1908 in poi si assiste alla presa di coscienza di un nuovo fenomeno: il risveglio dei popoli d’Oriente e, in particolare, dell’Asia. La conquista del potere da parte dei “”giovani turchi”” nel 1908, la rivoluzione iraniana, e soprattutto, dopo il 1911, gli avvenimenti cinesi, sono le cause principali di questo nuovo orientamento della coscienza socialista. Esso trova la sua prima espressione, come è noto, in Lenin, e, in minor misura, in Pannekoek e in alcuni «tribunisti» olandesi (45), come pure in Otto Bauer. In un articolo del 23 luglio 1908 pubblicato su «Proletarij» (46), Lenin analizza gli avvenimenti della Persia e della Turchia, e chiede «una maggiore attenzione allo sviluppo del proletariato rivoluzionario internazionale». La sua vigilanza non si allenterà più. Non soltanto egli sottolineerà fin dall’ottobre del 1908 «il risveglio dello spirito di resistenza e opposizione tra le masse oppresse dei paesi coloniali», ma dimostrerà come si debba nello stesso tempo sviluppare «l’agitazione tra le masse contro il saccheggio delle colonie» (47). Cinque anni dopo, analizzando la duplice crisi che va maturando nel mondo, di pari passo con le rivoluzioni in Asia e con «gli armamenti folli e la politica dell’imperialismo» in Europa, egli conclude: «Il prossimo periodo storico apporterà al marxismo, dottrina del proletariato, un trionfo ancora più grande» (48)”” [Georges Haupt, ‘L’Internazionale Socialista della Comune a Lenin’, Torino, 1978] [(45) Così viene chiamato il piccolo gruppo che, nel 1909, si distaccò dal partito socialista dei Paesi Bassi per riunirsi attorno alla «Tribune». Esso annoverava personalità di rilievo che si rifacevano al marxismo: Pannekoek, Gorger, Van Ravesteyn e, in seguito, Henriette Roland-Holst; (46) Lenin, Opere complete, vol. XV, Editori Riuniti, Roma, 1967, p. 183; (47) Ibid., p. 233; (48) Lenin, Opere complete, voL XVIII, Editori Riuniti, Roma, 1966, p. 546]”,”INTS-001-RC” “HAUPT Georges WEIL Claudie”,”L’eredità di Marx ed Engels e la questione nazionale.”,”””In occasione di un dibattito al Consiglio generale dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori nel 1866, Marx ridicolizza i delegati francesi – tra cui il futuro genero Lafargue – i quali sostengono che le nazionalità, e così le nazioni, sono dei «pregiudizi sorpassati», e li definisce «stirneriani proudhonizzati» (2)”” (2) Marx ad Engels, 20 giugno 1866, in ‘Carteggio Marx-Engels, IV, 1861-1866, Roma, 1951, p. 424 (pag 272) [‘In occasione di un dibattito al Consiglio generale dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori nel 1866, Marx ridicolizza i delegati francesi – tra cui il futuro genero Lafargue – i quali sostengono che le nazionalità, e così le nazioni, sono dei «pregiudizi sorpassati», e li definisce «stirneriani proudhonizzati» (2). (…) In altri termini, nello stadio del capitalismo, lo Stato nazionale è una formazione indispensabile, un primo passo sulla strada dell’internazionalismo e della scomparsa degli antagonismi nazionali che devono caratterizzare l’avvento del socialismo. Le modificazioni che intervengono sulla carta dell’Europa devono favorire il processo di formazione e di consolidamento delle grandi nazioni vitali, delle grandi entità statali, necessità storica ed anche presupposto del progresso dell’intero mondo civile, come afferma esplicitamente Engels: «Tutti i cambiamenti, se hanno una certa durata, debbono più o meno tendere a dare sempre più alle grandi e vitali nazioni europee i loro ‘effettivi’ confini naturali, che sono determinati dalla lingua e dalle simpatie; mentre, contemporaneamente i frammenti di popolo, che ancora si trovano qua e là e che non sono più capaci di avere un’esistenza nazionale, rimangono incorporati alle nazioni più grandi o si dissolvono in esse o si conservano soltanto come testimonianze etnografiche senza importanza politica» (10). (…) Poiché «l’evoluzione storica degli ultimi mille anni» implica anche per Engels una fluttuazione incessante delle frontiere tra i popoli, a partire dagli spostamenti dai territori limitrofi, gli sembra del tutto normale che «nessuna frontiera statale coincida con le frontiere naturali di una nazionalità, con la frontiera linguistica». «E infine – conclude – non è un vantaggio da poco che le diverse nazioni come esse si sono costituite politicamente abbiano incorporato degli elementi stranieri che ‘servono da intermediari coi loro vicini e apportano la diversità nella omogeneità altrimenti troppo monotona del carattere nazionale’». Il fatto che la concentrazione in grandi Stati implichi che essi eventualmente comprendano una moltitudine di nazionalità, non cambia niente ai dati’ (pag 272, 276-278)] [(2) Marx ad Engels, 20 giugno 1866, in ‘Carteggio Marx-Engels, IV, 1861-1866, Roma, 1951, p. 424; (10) Engels, ‘Po e Reno’, Roma, 1952, p. 86]. Engels sul concetto di frontiera naturale, statale, linguistica (pag 277) Citato il saggio di Franco Andreucci, Engels, la questione coloniale e la rivoluzione in Occidente, Studi Storici, XII, 1971, n. 3 Marx e Engels a favore della causa della Polonia (pag 305-306) Lettera di Engels a Bernstein sul problema delle rivendicazioni nazionali (23-25 febbraio 1882) (pag 310) (in Eduard Bernstein Briefwechsel mit Friedrich Engels, a cura di Helmut Hirsch, Assen, 1970, p. 81-82) (a cura di ‘Interventions de Karl Marx au Conseil Général de l’Internationale, 30 novembre 1867, Cahiers de l’ ISEA, 1964, n: 152, p. 52′ (cit pag 317) Cit: J. Rougerie, ‘Sur l’histoire de la Première Internationale. Bilan d’un colloque et de quelques récents travaus’, Mouvement Social, 1965, n: 51, p. 21 (pag 306)”,”MAES-189″ “HAUPT Georges a cura”,”Bureau socialiste international. Comptes rendus des réunions, manifestes et circulaires. Vol. I. 1900-1907.”,”Contiene tra l’altro: – Manifesto di denuncia del linciaggio dei neri americani (22 novembre 1903) – Manifesto del Primo Maggio contro la guerra russo-giapponese e il militarismo (23 aprile 1904) – Circolare che segnala l’azione internazionalista dei tessili, tessitori italiani in occasione di una sciopero a Verviers (25 agosto 1904) – Manifesto di denuncia dei massacri di Pietroburgo 9 (22) gennaio 1905 , 31 gennaio 1905 – Circolare che invita i giornali socialisti ad aprire sottoscrizioni in favore dei Partiti socialisti russi e polacchi – Circolare sulla rappresentanza del POSDR a BSI, lettera di Lenin e risposta di Plechanov (24 giugno 1905) – Circolare con risposta negativa di Bebel a proposta Hyndman – Circolare sugli affari russi: le risposte di Lenin e di Plechanov (24 luglio 1905) – Circolare su proposta di Plechanov di cessare boicottaggio Duma – Circolare con lettera di Vaillant sui pericoli di intervento tedesco in Austria e in Russia – Proposte del Partito socialista SFIO sulle misure da prendere per prevenire la guerra (27 settembre 1905)”,”INTS-057″ “HAUPT Georges”,”La II. Internazionale. [La Seconda Internazionale]”,”George Haput (1928-1978), ha insegnato presso l’Ecole Pratique des Hautes Etudes della Sorbona. Si è occupato di storia del marxismo e di storia del movimento operaio nell’età della II Internazionale. Di lui sono soprattutto da ricordare l’importante saggio bibliografico ‘La IIeme Internationale’ (Paris, 1964), il volume sull’Internazionale alla vigilia della prima guerra mondiale ‘Le congrés manqueé’ (Paris, 1965). E’ uscito anche il volume I dei Resoconti del BSI, 1900-1907 (Paris, 1969). Noto anche il suo saggio ‘Lenin e la II Internazionale’ (1969). Ha collaborato con il periodico ‘Rivista storica del socialismo’. Studia pure la questione del rapporto marxismo e questione nazionale. “”(…) il termine «imperialismo» era entrato a far parte del bersaglio comune dei socialisti alal fine del XIX secolo per designare soprattutto la nuova politica delle grandi potenze; riducendo in sostanza il fenomeno imperialista alla politica di espansione colonialista (94). Si dovette attendere il 1910 e la comparsa del ‘Capitale finanziario’ di Hilferding perché la riflessione si allargasse, progredisse la ricerca e si avviassero le discussioni. L’imperialismo fu allora definito come un nuovo stadio nell’evoluzione dell’economia capitalista che sembrava destinanta dalle sue stesse contraddizioni ad una prossima caduta. E Rosa Luxemburg, nel corso di economia politica che tenne nel 1912 e che riprese nel 1913 pubblicando l”Accumulazione del capitale’ definisce, nel quadro dell’imperialismo, la necessità di una strategia rivoluzionaria mondiale. (…) Si può parlare di apporto teorico nuovo, di problematica specifica? La risposta è affermativa. Nei maggiori lavori dell’epoca, dovuti essenzialmente a Parvus, a Kautsky, già si nota la volontà di isolare la modernità del fenomeno. L’analisi si manteneva più che altro sul piano storico, e su molti punti si avvicinava a quella di Hobson. Tuttavia, l’orientamento dell’Internazionale non subì che molto debolmente l’urto di queste ricerche, e continuò ad inserirsi in un’ottica tradizionale; il suo avvicinamento al problema restò, in ultima analisi, etico. Mentre l’Internazionale votava sulel questioni coloniali delle mozioni radicali, la sua pratica restava essenzialmente pacifista, liberale e umanitaria. Fino all’ultimo chiamò ad agire contro l’espansione coloniale. Le sole grandi campagne che abbia condotto tuttavia in questo campo sono state ispirate dall’odio per la guerra che i conflitti colniali rischiavano di scatenare o dall’orrore per i crimini e le sevizie commesse sugli indigeni. Simpatia per il genere umano? Sicuramente sì. Internazionalismo di lotta? Certamente no.”” (pag 148-149-150) inserire La storia militante di Georges Haupt, “”il manifesto””, 30 aprile 2008 [article] Michele Nani RicordiLa storia militante di Georges Haupt Michele Nani Era nato nel 1928 a Satu-Mare, in ?ransil!ania, era sopra!!issuto allaguerra e alla deporta””ione ad #usch$it””, o!e scompar!ero i suoi cari, edera passato indenne attra!erso l%&rss staliniana, per concludere la sua!ita a Roma nel mar””o 19’8, stroncato da un attacco di cuore( Sono passatitrent%anni dalla morte di Georges Haupt, lo storico che ha rinno!ato pi)proondamente lo studio della dimensione interna””ionale del mo!imentooperaio( La sua stessa +iogra*ia a!e!a posto le condi””ioni di taleinno!a””ione( ?ome in molte *amiglie e+raiche delle perierieaustro-ungariche, anche nella sua si parla!ano tedesco e ?iddish, ma luiconessa!a di sognare in ungherese, la lingua di comunica””ione con lamadre. a!e!a studiato in Romania e poi a Leningrado, per are ritorno a/ucarest e diriger!i l%0stituto di storia. dopo il %?? era approdato in3rancia, all%4cole des hautes 5tudes en sciences sociales e dal %?? tene!acorsi negli Stati &niti( ?ome ricordarono i compagni della ri!ista 6Lemou!ement social7 era 6l%interna””ionale !i!ente7( #nche in 0talia era dicasa, alla milanese 3onda””ione 3eltrinelli come alla romana 3onda””ione/asso, ma pure alla Einaudi, o!e a!e!a coordinato l%importante Storia delmar?ismo(Si era presentato a ?arigi con uno straordinario la!oro di ricerca sulleonti per la storia della Seconda 0nterna””ionale :19?;. nuo!a edi””ioneitaliana 19′<=, al di l> della giustapposi””ione delle !icende na””ionalidel socialismo, in nome di una storia glo+ale del mo!imento operaio comeespressione delle tras*orma””ioni *ondamentali dell%et> contemporanea, ingrado di dar conto dell%articola””ione sociale e della circola””ione deimilitanti, delle *orme organi””””ati!e, delle idee( Risultati pi) maturi di?uesto indiri””””o si hanno negli ultimi saggi, sulla Spd come6partito-guida7 e sui modelli di *orma””ione dei 6gruppi dirigentiinterna””ionali7( #!e!a intanto curato la riedi””ione di molte onti :atti edocumenti, ma anche memorie e carteggi, come ?uelli di ?amille Hu?smans eRosa Lu?em+urg= e si era interrogato sul nodo del %1;, sul 6allimento7dell%interna””ionalismo, ma anche sulle interpreta””ioni mar?iste della6?uestione na””ionale7(# partire dalla riedi””ione delle auto+iograie dei +olsce!ichi e dallacolla+ora””ione con @ean Maitron nella cura del monumentale di””ionario+iograico del mo!imento operaio rancese, si era interessato alletraiettorie indi!iduali dei militanti e ne a!e!a promosso lapu++lica””ione(Sin dal 19’1, con il saggio sulla ?omune come 6sim+olo7 ecome 6esempio7, a!e!a distinto la memoria istitu””ionale e ideologica delmo!imento operaio dalla rilessione politica pi) aperta, ma anche dallastoria come ricerca( Nell%introdurre la raccolta L%0nterna””ionale operaiadalla ?omune a Lenin :edita da Einaudi proprio nel 19’8=, Haupt si erachiesto ?erch5 la storia del mo!imento operaioA Nel nome di 3ran”” Mehringe di #rthur Rosen+erg a!e!a contestato le inde+ite proie””ioni del presentesul passato :e !ice!ersa=, a *a!ore di una rela””ione pi) meditata *ra lastoria-tradi””ione e la storia come pratica, la+oratorio, esperien””a( ?omericordB Mariuccia Sal!ati :6Ri!ista di storia contemporanea7, n( <, 19’9=,?uesta continua riarticola””ione lo porta!a lontano sia da un sapere tesoalla legittima””ione, sia dai miti dell%immediate””””a militante del la!orostorico e della spontaneit> conculcata delle masseC il rapporto *ra classee sua rappresentan””a era per Haupt tanto necessario, ?uanto pro+lematico(Si puB solo aggiungere che, *inita la 6storia militante7, ancor oggi +uonaparte della storiogra*ia continua a legittimare la politica presente,un%altra politica per la ?uale il rapporto con il mondo del la!oro dapro+lematico si D *atto diicile, o superluo(?apace di rilettere criticamente sul proprio la!oro, Haupt rimase pertutta la !ita uno storico mar?ista e impegnato, due aggetti!i 6inattuali7,che hanno a!orito la dimentican””a del suo ricco lascito( ?opo il 1989molti hanno ritenuto superata la sua ricercaC ancora non disponiamo di una +iograia, rarissimi sono gli studi, il trentennale della morte non sem+raa!ere :ancoraA= promosso momenti di ri*lessione( ?onscio dei limitieurocentrici del socialismo, con un%altra compianta studiosa, MadeleineRe+5riou?, a!e!a curato sin dal %?’ un !olume sull%0nterna””ionale el%6Friente7C e *orse proprio nella *ioritura di studi sulla storia della!oro al di *uori di un%Europa sempre pi) perierica !i!e la le””ione6interna””ionalista7 di Haupt(“,”INTS-001-FF” “HAUPT Georges”,”L’Internazionale Socialista e la conquista libica.”,”Il Psi la guerra dei Balcani e l’Internazionale. “”L’atteggiamento tenuto durante la guerra italo-turca non giovò al prestigio del PSI in seno all’Internazionale (1), e il BSI (Bureau Socialiste International, ndr) sebbene desideroso di mantenere ad ogni costo l’unità del socialismo, accolse con soddisfazione non dissimulata le deliberazioni del congresso di Reggio Emilia e l’espulsione di Bissolati e dei suoi amici dal PSI. Se in Italia v’era stata nel Partito socialista una unità, sia pure formale, dietro la quale convivevano varie tendenze, col predominio di quella riformista (unità che doveva però rompersi nel 1912), nei Balcani la rivalità e l’ostilità fra le varie correnti e le posizioni intransigenti di una frazione di sinistra paralizzarono l’azione in difesa della pace auspicata dal BSI. Sebbene numericamente ancora deboli, la maggior parte dei partiti socialisti dei paesi balcanici nel 1911 contavano già vent’anni di esistenza, ma, nonostante alcuni tratti comuni della loro evoluzione, essi non cominciarono che molto tardivamente a superare le loro particolari visioni regionali e a pensare in termini balcanici. In questa evoluzione ebbe una parte considerevole quella eminente figura che fu Christian Racovski (Rakovskij, ndr) il quale già al congresso di Stoccarda aveva proposto ai dirigenti dei partiti socialisti del Sud-est dell’Europa di rendere più stretti i loro legami e di elaborare una piattaforma d’azione comune (2). Non fu, però che sotto la pressione degli avvenimenti internazionali, dopo l’annessione all’Austria-Ungheria della Bosnia-Erzegovina, che quell’idea, appoggiata da Kautsky, fu prese in considerazione (3). Le conclusioni teoriche e politiche di quegli avvenimenti furono chiaramente formulate dalla prima conferenza dei Partiti socialisti balcanici, che si riunì nei giorni 7-9 gennaio 1910 a Belgrado: fu allora infatti che venne precisato il comune obiettivo: la creazione di una Repubblica democratica federativa dei Balcani”” (pag 11-12) [(1) Non ci proponiamo di esaminare qui le reazioni dei partiti aderenti all’Internazionale. A tale riguardo certi elementi possono trovarsi nel libro molto orientato di Mario Govi, ‘Il socialismo internazionale e le guerre italo-balcanico-turca’, Modena, Vincenzi, 1912, pp. XII 208. L’atteggiamento della stmpa socialista del tempo e la critica cui fu sottoposta la direzione riformista del PSI per la sua posizione durante la guerra sono bene esaminati nel recentissimo libro dello storico ungherese Janos Jemnitz ‘A háboru veszélye és a II. Internacionalé, 1911-1914’ (La minaccia di guerra e la II Internazionale, Budapest, 1966, pp. 105-113; (2) Per una migliore informazione sull’argomento vedasi: L.S. Stavrianos, ‘Balkan Federation. A History of the Movement toward Balkan Unity in modern times’, Hamden, Connecticut, Archiv Books, 1964, pp. 182-190; (3) Sul ruolo di Kautsky e di Racovksi nella questione molte informazioni inedite si trovano nella corrispondenza che essi si scambiarono, conservata presso l’Internationaal Instituut voor Sociale Geschiedenis, IISG, Amsterdam, ‘Archivio Kautsky’]”,”INTS-062″ “HAUPT Georges”,”Guerre et révolution chez Lénine.”,”‘Il 27 maggio 1917, Lenin fece a Pietrogrado una conferenza pubblica sul tema allora all’ordine del giorno: i rapporti tra guerra e rivoluzione’ (pag 256) Lenin ammette che “”la guerra non è un gioco, è una cosa mostruosa”” (pag 259) 1914. Lenin constata che “”la guerra si trascina nel tempo e in estensione””. Il conflitto non spezza il ritmo della rivoluzione, ma anzi lo accelera “”La guerre, considérée jusque-là comme une variable, est devenue le creuset où se déterminent toutes les modulations du projet révolutionnaire. La place initiale de l’accent sur sa signification comme entreprise contre-révolutionnaire est dans une grande mesure conditionnée par le pronostic commun à tous les contemporains, celui d’une guerre courte. Or, à la fin de 1914, Lénine constate que «la guerre traîne en longueur et continue à prendre de l’extension» (55). Par conséquent, les perspectives changent en même temps que se fait jour la convinction que cette première guerre de l’âge industriel n’a pas rempli la fonction qui lui était assignée. Elle n’est pas parvenue à briser le rythme de la révolution, au contraire, elle l’a accéléré. Dès lors, Lénine met l’accent sur le second aspect: le rôle et la place de la guerre européenne qu’il définit comme unme crise historique très profonde. Comme toute crise, elle exacerbe les contradictions fondamentales qu’elle révèle au grand jour et qui font mûrir les conditions objectives de la crise révolutionnaire (56). Cet aspect situe Lénine dans le devenir historique qu’il cherche à inflechir, forme la trame des efforts qu’il entreprend pour incorporer les données et les phénomènes nouveaux dans la théorie et pour préciser les objectifs à moyen et long terme. Boukharine, proche collaborateur de Lénine pendant l’émigration en Suisse, présente les deux volets d’une radiographie de l’anatomie du capitalisme monopolistique révélée par la guerre: a) les tendances à une concentration accrue et au monopole absolu, qui se précisent et trouvent leur expression dans le phénomène du capitalisme d’Etat et la «désagrégation, la désorganisation du mécanisme capitaliste» qu’il entraîne; b) le commencement de la «période de l’effondrement des rapports capitalistes… dont l’apparition est déterminée par la collision formidable des organismes capitalistes, de leurs guerres, qui ne sont qu’une forme particulière de leur concurrence» (57). Cette rivalité armée – une étape nécessaire du point de vue économique et social – accentue les contradictions du capitalsme des monopoles – essence de l’impérialisme – dont le système colonial représente une partie organique; elle met aussi en marche des forces historiques nouvelles, celles qui subissent la domination coloniale”” (pag 274-275) [(55) Lénine, Oeuvres, T. 21, p. 237; (56) Ibid, pp. 95, 159. Cette crise révolutionnaire a-t-elle été la conséquence de la guerre ou bien la coflagration ne l’a-t-elle rendue que plus aiguë? Lukacs, interprétant Lénine, donne la réponse suivante: «La guerre ne crée donc pas une situation absolument nouvelle, ni pour un pays ni pour une classe à l’interieur d’une nation. Son apport nouveau consiste simplement à transformer qualitativement l’intensification quantitative extraordinaire de tous les problèmes et c’est en cela, et uniquement par cela, qu’elle crée une situation nouvelle» (Lukacs, G., Lénine, Paris, EDI, 1965, p. 82; (57) Boukharine, N., op. cit., p. 14] [Georges Haupt, ‘Guerre et révolution chez Lénine’, Revue français de science politique’, n. 2, avril 1972] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] “”La guerra, finora considerata una variabile, è diventata il crogiolo in cui sono determinate tutte le modulazioni del progetto rivoluzionario. Il posto iniziale di enfasi sul suo significato come impresa controrivoluzionaria è in larga misura condizionato dalla prognosi comune a tutti i contemporanei, quello di una breve guerra. Tuttavia, alla fine del 1914, Lenin notò che “”la guerra si trascinò e continuò a crescere””. (55) Di conseguenza, le prospettive cambiarono allo stesso tempo sta emergendo la convinzione che questa prima guerra dell’era industriale non abbia adempiuto alla funzione assegnatagli, non è riuscita a rompere il ritmo della rivoluzione, al contrario, ha Di conseguenza, Lenin sottolinea il secondo aspetto: il ruolo e il luogo della guerra europea, che definisce una crisi storica molto profonda che, come ogni crisi, aggrava le contraddizioni fondamentali che ‘si rivela in pieno giorno e fa maturare le condizioni oggettive della crisi rivoluzionaria (56). Questo aspetto colloca Lenin nel futuro storico che cerca di influenzare, costituisce il quadro degli sforzi che intraprende per incorporare nuovi dati e fenomeni nella teoria e per specificare gli obiettivi a medio e lungo termine. Boukharine, stretto collaboratore di Lenin durante l’emigrazione in Svizzera, presenta i due aspetti di una radiografia dell’anatomia del capitalismo monopolistico rivelata dalla guerra: a) le tendenze verso una maggiore concentrazione e un monopolio assoluto, che stanno diventando più chiare e trovare la loro espressione nel fenomeno del capitalismo di stato e nella “”disintegrazione, disorganizzazione del meccanismo capitalista”” che esso provoca; b) l’inizio del “”periodo del collasso delle relazioni capitaliste … il cui aspetto è determinato dalla formidabile collisione degli organismi capitalisti, delle loro guerre, che sono solo una forma particolare della loro concorrenza”” (57 ). Questa rivalità armata – una fase necessaria dal punto di vista economico e sociale – accentua le contraddizioni del capitalismo dei monopoli – l’essenza dell’imperialismo – di cui il sistema coloniale rappresenta una parte organica; mette in moto anche nuove forze storiche, quelle che sono sotto il dominio coloniale “”(pag 274-275) [(55) Lenin, Oeuvres, T. 21, p. 237; (56) Ibid, pp. 95, 159. Questa crisi rivoluzionaria è stata la conseguenza della guerra o la coflagrazione l’ha solo resa più acuta? Lukacs, interpretando Lenin, dà la seguente risposta: “”La guerra non crea quindi una situazione assolutamente nuovo, né per un paese né per una classe all’interno di una nazione. Il suo nuovo contributo consiste semplicemente nel trasformare qualitativamente la straordinaria intensificazione quantitativa di tutti i problemi ed è in questo, e solo in questo, che “”crea una nuova situazione”” (Lukacs, G., Lenin, Parigi, EDI, 1965, p. 82; (57) Boukharine, N., op. cit., p. 14]”,”LENS-321″ “HAUPT Georges”,”Lenin, i bolscevichi e la Seconda Internazionale (1905-1914).”,”””Il B.S.I. si sbagliava dunque di grosso sul significato dei conflitti all’interno della socialdemocrazia russa, così come sui motivi dell’ostinazione dei bolscevichi. Ciò spiega perché esso sperasse che Lenin, il quale nel gennaio 1914 si recò a Bruxelles ed ebbe degli incontri con Vandervelde e Huysmans, avrebbe rinunciato, per giungere ad un accordo, a considerare la sua piattaforma come la sola base possibile di una discussione sull’unificazione. Piegarsi ad una tale soluzione avrebbe significato per Lenin abbandonare ciò che costituiva l’essenziale della sua posizione e della sua prospettiva di lotta”” (pag 20) “”Fino al 1912 Lenin assolse con solerzia le sue funzioni di delegato presso il B.S.I. (Bureau Socialiste International, ndr); egli fu presente a tutte le riunioni; tuttavia non si fece troppo notare, se non per i suoi interventi laconici e precisi nelle discussioni sulle nuove domande di ammissione all’Internazionale. Egli si oppose energicamente all’adesione dei sionisti socialisti, sostenne fino in fondo la richiesta della sinistra olandese, i «tribunisti» e, nel caso del Labour Party, si oppose a Kautsky pur mostrandosi più duttile di questi. Fu dopo la conferenza di Praga che Lenin divenne una figura di primo piano tra i delegati al Bureau: egli prese allora posizione al centro stesso delle controversie. Sul piano internazionale si moltiplicarono gli attacchi e le proteste contro di lui. Lenin contrattaccò utilizzando con accortezza tutte le possibilità e tutti i diritti che gli provenivano dalla sua condizione di delegato presso il B.S.I. Il suo nome divenne molto familiare negli ambienti socialisti europei. Ma questa inattesa pubblicità era più nociva che utile: e rimane il fatto che i bolscevichi, malgrado la loro energica propaganda, non furono compresi sul piano internazionale. A questo proposito è probante la bibliografia degli scritti di Lenin tradotti nei diversi paesi europei prima del 1914, o scritti per giornali socialisti non russi. Anche nei numerosi paesi dove gli scritti di Plechanov, ad esempio, avevano una considerevole diffusione, i soli testi di Lenin riprodotti nella stampa furono i documenti trasmessi dal B.SI. ai partiti affiliati sotto forma di circolari. Lenin si rendeva conto del suo isolamento nel movimento socialista internazionale. Ma nel 1912, e persino ancora nel 1914, egli pensava che le ragioni delle riserve che circondavano i bolscevichi dovessero essere cercate prima di tutto nel fatto che la socialdemocrazia occidentale attingeva le sue informazioni presso gli avversari dei bolscevichi stessi. I suoi sforzi per far apparire articoli e informazioni sulla stampa socialista occidentale, tuttavia, andarono a vuoto. Egli medesimo se ne lamentava nel gennaio 1914 scrivendo al sinistro olandese Winjkoop: «La stampa socialdemocratica tedesca ci boicotta» (48)”” (pag 22) [Georges Haupt, ‘Lenin, i bolscevichi e la Seconda Internazionale (1905-1914)’, Rivista storica del socialismo, Firenze, n. 29, settembre-dicembre 1966] [(48) V.I. Lenin, ‘Socinenija’, V edizione, 48, pp. 249-251] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”INTS-001-FGB” “HAUPT Georges WEIL Claudie; ANDREUCCI Franco; PINZANI Carlo; MARTINELLI Renzo; RAGIONIERI Ernesto; LIVORSI Franco; AGOSTI Aldo; HOBSBAWM Eric J., saggi di”,”L’eredità di Marx ed Engels e la questione coloniale (G. Haupt C. Weil); La socialdemocrazia tedesca e l’imperialismo alla fine del XIX secolo (Andreucci); I socialisti italiani e francesi nel periodo della neutralità italiana (1914-1915) (Pinzani); Gramsci e la conquista fascista dello Stato (Martinelli); Il centenario della Comune (Ragionieri); Amadeo Bordiga nella storiografia sul PCI (Livorsi); La svolta del VII Congresso in alcuni recenti studi sull’Internazionale comunista (Agosti); La diffusione del marxismo (1890-1905) (Hobsbawm).”,”””Il caso irlandese, che introduce una tematica nuova e segna un’evoluzione importante nel pensiero di Marx ed Engels, non costituisce, come spesso viene affermato, una svolta nella visione d’insieme della questione nazionale”” (pag 324) (Haupt, Weil, ‘L’eredità di Marx ed Engels e la questione nazionale’) (pag 324)”,”MADS-013-FGB” “HAUPT Georges, testi di K. MARX F. ENGELS K. KAUTSKY, K. RENNER, O. BAUER, R. LUXEMBURG, N. BUCHARIN, V.I. LENIN”,”La questione nazionale dopo la decolonizzazione. Teoria: i marxisti e la questione nazionale. Il dibattito marxista prima delle lotte anticoloniali. 1. Il modo di procedere dei fondatori – 2. Difficoltà concettuali e analitiche – 3. Le tappe della riflessione. Testi originali sulla questione nazionale. 1. Marx sull’Irlanda; 2. Bakunin sull’Europa orientale; 3. Engels sull’Europa orientale; 4. Engels sull’Europa balcanica; 5. Kautsky sull’Europa balcanica; 6. Renner sull’ Austria-Ungheria; 7. Bauer sull’Europa balcanica; 8. Rosa Luxemburg sulla rivoluzione d’ottobre; 9. Bucharin sulla rivoluzione d’ottobre; 10. Lenin contro Renner e Bauer. – Dizionarietto.”,”(traduzione redazionale da Georges Haupt ‘Les marxistes face à la question national: l’histoire du probleme’, in G. Haupt, M. Lowy, C. Weill, ‘Les marxistes et la question national, 1848-1914, études et textes’, F. Maspero, Paris, 1974, pp. 11-16.) Nella nota 8 citata la prefazione dello storico Werner Conze al volume: Karl Marx, Manuscripte uber die Polnische Frage (1863-1864), Mouton, La Haye, 1961 p. 7-71 (pag 14)”,”TEOC-022-FGB” “HAUPT Georges REBERIOUX Madeleine a cura, collaborazione di A.S. ARANETA G. ARFE’ A. BELENKI N.K, BELOVA A. BENNIGSEN M. BERNAL J. CHESNEAUX M. FERRO G. FISCHER E.N. KOMAROV A. NOUSCHI I. PETIT M. RACHLINE M.S. SFIA M. STEINBERG F. TICHELMAN Cl. WEILL”,”La Deuxieme Internationale et l’ Orient.”,”Collaborazione di A.S. ARANETA G. ARFE’ A. BELENKI N.K, BELOVA A. BENNIGSEN M. BERNAL J. CHESNEAUX M. FERRO G. FISCHER E.N. KOMAROV A. NOUSCHI I. PETIT M. RACHLINE M.S. SFIA M. STEINBERG F. TICHELMAN Cl. WEILL. Austromarxismo in Russia Le tesi dei marxisti austriaci trovano udienza presso le minoranze russe. Il Bund adotta il progetto Renner-Bauer e cerca di farlo passare presso tutte le organizzazioni socialdemocratiche. Esso viene adottato dal Daschnaktzoutioun armeno, dalla Hromada bielorussa, dal Sakartvelo giorgiano e presso gli amici dei socialisti rivoluzionari, il SERP ebreo, o i gruppi socialisti tatari del Kazan. (pag 254-255)”,”INTS-002-FC” “HAUPT Georges”,”Lenin, les Bolcheviks et la IIe Internationale.”,”””Il tema delle divergenze fondamentali tra i Bolscevichi e la Seconda Internazionale è limitato nel tempo: la Conferenza di Praga del 1912, ossia la scissione definitiva nel POSDR, segna l’inizio di una crisi nei rapporti di Lenin con l’Internazionale; essa è delimitata anche nel suo oggetto: il comportamento del BSI verso i Bolscevichi a proposito dell’unificazione della Socialdemocrazia russa ebbe il sopravvento su altre questioni. Ma il campo di riflessione allo stesso tempo si è allargato. La querelle sino-sovietica ha dato un’improvvisa attualità a questa questione che sembrava appartenere alla sola storia”” (pag 380-381)”,”INTS-002-FGB” “HAUPTMANN Gerhart VOIGT Felix A. AHLSTRÖM Gunnar HILDEBRAND H.”,”I tessitori (Die Weber). Gerhart Hauptmann. Premio Nobel per la letteratura 1912. Il conferimento del premio Nobel. La vita e l’opera.”,”””Il vecchio Baumert: “”Sarebbe meglio allora fare come quello di Nentwich, che con una corda al collo si è impiccato al telaio… (…) A Peterswaldau ci sono ventidue mulini, ma per noi non macinano più.”” Vecchio tessitore: “”Non bisogna perdersi di coraggio, amici. Capita sempre qualcosa. E così si tira avanti un altro po’””.”” (pag 73) “”Altro testo, che contribuì a conferire all’autore ancor più vasta notorietà, è “”I tessitori”” (1892), considerato da numerosi critici il capolavoro di Hauptmann, dove lo scrittore torna ad atmosfere e temi di carattere sociale. Nella prima stesura egli decise di adottare la forma dialettale della Slesia. La massa dei tessitori è la protagonista del dramma. La vicenda fa eco a un fatto realmente avvenuto in Slesia nel 1844, dove dei lavoratori, sentendosi oppressi dalle condizioni di vita in fabbrica, insorgono, distruggendo macchinari di lavoro. L’intevento dell’esercito provocò l’uccisione di alcuni di loro e sedò ogni intento di rivolta. Lo sciopero, rievocato con toni epici da Hauptmann, intende sottolineare la presa di coscienza da parte degli operai, che comunque non possono sfuggire al destino della loro esistenza. Due personaggi emergono dalla massa: il vecchio Hilse, che credendo nella vita dopo la morte, non dà importanza a quello che succede e soffre in silenzio, e il giovane Maurizio, che sa leggere e scrivere, e prende in mano la causa dei tessitori. La questione rimane aperta: Hauptmann da una parte giustifica la lotta per migliorare le condizioni di vita, mentre dall’altra è vicino umanamente al vecchio che patisce con dignità.”” (Franco Manzoni, G. Hauptmann tra denuncia sociale e simbolismo, Franco Manzoni, http://www.cesil.com/)”,”CONx-183″ “HAUSER Arnold”,”Storia sociale dell’ arte. Volume primo. Preistoria Antichità Medioevo Rinascimento Manierismo Barocco.”,”HAUSER vive e insegna a Londra. Ha scritto un’opera sul ‘Manierismo’ e ‘Le teorie dell’ arte’ ‘Sociologia dell’ arte’.”,”VARx-035″ “HAUSER Arnold”,”Storia sociale dell’ arte. Volume Secondo. Rococò Neoclassicismo Romanticismo Arte moderna e contemporanea.”,”HAUSER vive e insegna a Londra. Ha scritto un’opera sul ‘Manierismo’ e ‘Le teorie dell’ arte’ ‘Sociologia dell’ arte’.”,”VARx-036″ “HAUSER Arnold”,”Historia social de la literatura y del arte. 2. (titolo orig.: ‘The Social History of Art’)”,”HAUSER A. è nato in Ungheria, ha studiato a Budapest e a Berlino. Dopo aver vissuto a Vienna e a Londra, si è trasferito a Budapest dove è morto nel 1978. “”Il cammino della ‘bellezza interiore’ di Rousseau conduce da una parte a caratteri come il Myschkin di Dostoievsky, che è un santo nelle sembianze di epilettico e di idiota, e per altro lato all’ ideale della perfezione morale individuale che sta al sommo di tutta la responsabilità sociale e di ogni utilità per la società. Goethe, l’ olimpico, che non pensa ad altra cosa che alla sua perfezione interiore, è un rousseauniano, come pure lo era il giovane libero-pensatore, opposto rivoluzionariamente a ogni convenzione, che scrisse il Werther””. (pag 241)”,”VARx-128″ “HAUSER Arnold”,”Historia social de la literatura y el arte. I. Prehistoria. Antiguas culturas orientales. Grecia y Roma. Edad media. Renacimiento.”,”””L’ arte romanica fu un’ arte monastica, ma allo stesso tempo un’ arte aristocratica. Forse in essa si rifletteva nel modo più evidente la solidarietà spirituale tra il clero e la nobiltà””. (pag 233) Monasteri. “”Fino al movimento riformatore ascetico di Cluny non apparve nessun cambiamento nel loro attaggiamento nobile (degli Ordini monastici, ndr); ma di una tendenza verso le idee democratiche si può solo parlare realmente a partire dal movimento degli Ordini mendicanti.”” (pag 233)”,”VARx-138″ “HAUSER Henri direzione; saggi di Jacques ANCEL Leon CAHEN Raymond GUYOT Alfred LAJUSAN Pierre RENOUVIN Henry SALOMON”,”Histoire diplomatique de l’ Europe (1871-1914). Volume I.”,”Saggi di Jacques ANCEL Leon CAHEN Raymond GUYOT Alfred LAJUSAN Pierre RENOUVIN Henry SALOMON. “”Se (Bismarck) ha sentito ed espresso l’ orrore della guerra, specialmente della guerra preventiva – cara ai generali prussiani e che gli ripugnava come un’ astrazione feroce – ha comunque affrontato la guerra come possibile più di qualsiasi altro politico del suo tempo. Due suoi schizzi chiariscono, non questo sfondo, ma questo aspetto del suo pensiero. In un conflitto austro-russo si riservava una facoltà di soccorso al vinto minacciato nei suoi interessi vitali. Di fatto, pensava all’ Austria, dovere semplice, affermato dal patto del 1879, ma che aveva forma precisa nel suo spirito (il progetto polacco). E’ più singolare che Bismarck avesse dichiarato che in caso di una minaccia russa contro la Germania, egli avrebbe attaccato la Francia. Il suo pensiero qui si avvicina singolarmente all’ idea di “”prævenire”” (prevenire, anticipare, ndr). Per di più, Schweinitz esprime una verità evidente quando dice, alla fine del 1883, che la forza del cancelliere è che lo si sa in stato “”di poter combattere nelle condizioni più favorevoli, quello che fa chi non ha bisogno di farlo””. Il primo sforzo di Bismarck fu un riavvicinamento con la Russia. (…)””. (pag 185)”,”RAIx-175″ “HAUSER Henri direzione; saggi di Jacques ANCEL Leon CAHEN Raymond GUYOT Alfred LAJUSAN Pierre RENOUVIN Henry SALOMON”,”Histoire diplomatique de l’ Europe (1871-1914). Volume II.”,”Saggi di Jacques ANCEL Leon CAHEN Raymond GUYOT Alfred LAJUSAN Pierre RENOUVIN Henry SALOMON. Europa e Cina. “”Le forme stesse di questa rivalità economica influiscono sul carattere delle relazioni internazionali. L’ attenzione dei grandi Stati europei si sposta sempre di più verso i paesi che, per la densità e il potere d’ acquisto della loro popolazione, possono costituire dei mercati di primordine: ecco l’ importanza degli affari dell’ Estremo Oriente, dove, molto tempo dopo l’ Inghilterra, le Grandi Potenze europee vogliono la loro parte del mercato cinese. Essa si ferma così sulle regioni suscettibili di produrre le materie prime che l’ Europa non può fornire: il cotone, che gli Stati Uniti, grande produttore, assorbe sempre di più per il consumo interno; il caucciù, i cui impieghi industriali sono in progressione rapida; o i prodotti del sottosuolo, che l’ Europa produce in quantità insufficiente: il petrolio, che lo sviluppo dei motori a combustione interna rende indispensabile, – i metalli preziosi o semplicemente necessarie all’ industria (rame o stagno), – i fosfati, i nitrati.”” (pag 138) “”L’ espansione economica della Germania è dunque una minaccia per la prosperità della Gran Bretagna. Tutta la vita economica delle Isole britanniche riposa sull’ espansione commerciale, sulla potenza della flotta mercantile. Con la Russia, il cui sviluppo industriale comincia appena, con la Francia, che vive in gran parte sul suo mercato interno gli interessi economici della Germania possono accordarsi; è possibile cercare un accordo. Con l’ Inghilterra, la lotta economica è ineluttabile.”” (pag 141)”,”RAIx-176″ “HAUSER Henri”,”La pensée et l’ action économiques du Cardinal de Richelieu.”,”Strategia economica. “”Richelieu non è dunque riuscito nel suo vasto progetto di deviare il commercio della Persia per il Caspio e il Volga. Si è scontrato con gli intrighi inglesi, i cui agenti avevano saputo monopolizzare il traffico trasversale attraverso la Russia? Ma ha fatto vivere, almeno per un tempo, il commercio franco-baltico.”” (pag 119)”,”FRAA-059″ “HAUSER Henri BENAERTS Pierre MAURAIN Jean L’HUILLIER Fernand”,”Du Libéralisme a l’ impérialisme, 1860-1878.”,”L’ imperialismo britannico. Il ritiro dell’ impero. “”Disraeli lui-même écrivait, à lord Derby, le 30 septembre 1866: “”Puissance et influence, nous devons les avoir en Asie…; mais de quelle utilité nous sont ces poits morts des colonies que nous ne gouvernons pas? Nous devons retirer le gros de nos troupes et favoriser un complet développement de ‘self government’. Laissons les Canadiens se défendre eux-même, rappelons l’escadre d’Afrique, débarrassons-nous des établissements de la côte occidentale…et faisons les économies qui nous permettent, simultanément, de construire des navires et d’avoir un bon budget…””. (…) D’ailleurs, les réformes de Cardwell ne visaient à constituer que deux armées, l’une en Angleterre, l’autre aux Indes: le démembrement de l’empire colonial paraissait donc une necessité.”” (pag 352-353)”,”RAIx-229″ “HAUSER Arnold”,”Le teorie dell’arte. Tendenze e metodi della critica moderna.”,”HAUSER Arnold, recentemente scomparso (1979) era nato in Ungheria e dal 1938 è vissuto in Inghilterra. La sua formazione, influenzata dai grandi maestri della scuola di Vienna, da Riegl a Dvorak, ha subito anche l’ascendente del pensiero marxista, di quello di Lukacs e dei sociologi Simmel, Weber e Mannheim. Ha insegnato storia dell’arte a Vienna, Budapest, Leeds, e negli Stati Uniti.”,”VARx-382″ “HAUSHOFER Karl”,”Geopolitica delle pan-idee.”,”‘Karl Haushofer (Monaco di Baviera, 1869-1946) è il maggior rappresentante del pensiero geopolitico del XX secolo. Ufficiale di artiglieria dell’esercito bavarese, Consigliere militare in GIappone dal 1908 al 1910 nell’ambito della collaborazione nippo-tedesca, ritornato in patria, approfondì gli studi di geopolitica e divenne docente di geografia all’Università di Monaco. Nel 1923 fondò la ‘Zeitschrift für Geopolitik’ (Rivista di geopolitica), intorno a cui nacque e si sviluppò una specifica scuola di pensiero. Haushofer ha saputo coniugare lo spietato realismo dei suoi predecessori – in particolare dell’inglese Mackinder – con una più sottile e profonda attenzione alla dimensione spirituale della storia e della politica. Lo stile è sovente “”oracolare””, folgorante. Haushofer ha intuito il futuro. L’egemonia americana e la crescita della potenza cinese: la crisi dell’Europa e della sua “”storica”” centralità; l’affermazione del ruolo politico-economico dell’India, la cancrenosa crisi medio-orientale; il conflitto con l’Islam e l’aspirazione al sorgere di un nuovo Califfato,,’ (quarta di copertina) talassocrazìa s. f., Dominio del mare, potere che si appoggia sulla signoria dei mari, e anche il complesso dei fattori che costituiscono il potere marittimo; il termine è usato soprattutto con riferimento alle grandi potenze che esercitarono tale potere nell’epoca classica: la t. di Atene, di Roma, di Bisanzio; la t. cartaginese. (Trec)”,”TEOP-566″ “HAUSHOFER Karl”,”Il blocco continentale. Mitteleuropa – Eurasia – Giappone.”,”‘Scritto tra il 1939-40 e pubblicato nel 1941 durante uno dei più profondi cambiamenti nella politica mondiale contemporanea, questo libretto è un testo di geopolitica conosciuto e controverso. In esso il padre della geopolitica tedesca dà forma alle proprie speranze circa l’unificazione europea a guida tedesca e la costruzione insieme alle altre potenze euroasiatiche e mediante una consapevole politica dello spazio, di un ordine mondiale tellurocratico alternativo rispetto a quello oceanico delle potenze marittime anglosassoni. Gli indirizzi del blocco continentale non morirono sotto le macerie della Seconda guerra mondiale, ma riecheggiano ancora oggi, tra le molteplici stanze della geopolitica, nel conflitto tra multipolarismo e unipolarismo, dove il centro di potenza europeo e la prospettiva, da taluni auspicata e da talaltri paventata, dell’affermarsi di un nuovo blocco continentale non hanno affatto perduto la loro importanza’. Altro scritto dell’autore: Karl Haushofer, ‘Il Giappone costruisce il suo impero’, Edizioni all’insegna del Veltro, 1999. (ed. orig. 1941) Bibliografia. Karl Haushofer, ‘Geopolitica delle pan-idee’, Pagine, Roma, 2015. pag 142 [Karl Haushofer, general-maggiore bavarese, uno volta a riposo di dedicò alla geografia e grazie a questa alla geopolitica. Fondò la ‘Zeitschrift für Geopolitik’, che animò la riflessione geopolitica interbellica. Karl Haushofer (Monaco di Baviera, 1869-1946) è il maggior rappresentante del pensiero geopolitico del XX secolo. Ufficiale di artiglieria dell’esercito bavarese, Consigliere militare in GIappone dal 1908 al 1910 nell’ambito della collaborazione nippo-tedesca, ritornato in patria, approfondì gli studi di geopolitica e divenne docente di geografia all’Università di Monaco. Nel 1923 fondò la ‘Zeitschrift für Geopolitik’ (Rivista di geopolitica), intorno a cui nacque e si sviluppò una specifica scuola di pensiero. Haushofer ha saputo coniugare lo spietato realismo dei suoi predecessori – in particolare dell’inglese Mackinder – con una più sottile e profonda attenzione alla dimensione spirituale della storia e della politica. Lo stile è sovente “”oracolare””, folgorante. Haushofer ha intuito il futuro. L’egemonia americana e la crescita della potenza cinese: la crisi dell’Europa e della sua “”storica”” centralità; l’affermazione del ruolo politico-economico dell’India, la cancrenosa crisi medio-orientale; il conflitto con l’Islam e l’aspirazione al sorgere di un nuovo Califfato,,’ (dalla quarta di copertina)]”,”TEOP-567″ “HAUSMANN Friederike”,”Die Deuschen Anarchisten von Chicago. Oder Warum Amerika den 1. Mai nicht kennt.”,”HAUSMANN è nata nel 1945. Ha studiato storia e filologia antica, vive a München ed è autrice di studi storici tra cui ‘Kleine Geschichte Italiens von 1943 bis heute’.”,”MUSx-098″ “HAUTMANN Hans”,”Die verlorene Räterepublik. Am Beispiel der Kommunistischen Partei Deutschösterreichs.”,”La repubblica sovietica perduta. L’esempio del Partito comunista austro-tedesco o di Germania e d’Austria. “”On November 3, 1918, the Kommunistischen Partei Deutsch-Österreichs. (KPDÖ), or Communist Party of German Austria was founded in Vienna by a small group of radicals (37). They had been influenced by Austrian prisoners of war returning from Russia where they had been radicalized and had formed an Austrian Soviet of Workers’ and Soldiers Deputies in the heady days of the Russia Revolution. Two of these radicalized prisoners of war became the leaders of the KPDÖ: Karl Tomann (o Toman) and Johann Koplenig. With the declaration of the Republic of Austria, the party changed its name to the Kommunistische Partei Österreichs (KPÖ), or Communist Party of Austria. (…) (pag 66) “”Incoraggiato dalla proclamazione della Repubblica dei Consigli ungherese del 21 marzo 1919, il KPÖ tenta a sua volta la rivoluzione il 5 giugno 1919, ma non trova sostegno presso la classe operaia del paese…”” (pag 66) da ‘Communism in History and Theory: the European experience’ di Donald F. Busky, Greenwood, 2002 Documento manifestazione del KPDO Demonstration Kommunistische Partei Deutschösterreichs 1919 Demonstration/Streik Datum von 21.07.19 Datum bis 21.07.19 Thema gegen den Frieden von St. Germain: Generalstreik Veranstalter Kommunistische Partei Deutschösterreichs (fonte Stadt Wien)”,”MAUx-051″ “HAVAS Laslo”,”Operazione «lungo salto».”,”Nato in Jugoslavia ma appartenente alla minoranza ungherese Laslo Havas è di nazionalità israeliana. Corrispondente di giornali americani in Europa e in Medio Oriente ha subito due processi per spionaggio prima dai nazisti poi dagli stalianiani. Ha cominciato a raccogliere i documenti per scrivere questo libro nel 1965. “”Secondo in nativi, i membri del Comando del Golfo Persico non fanno altro che bere, fare a pugni, investire bambini innocenti e violentare bellezze persiane. Tuttavia, l’odio nutrito per gli inglesi ed i russi non si estende agli americani. Reynolds (‘The Curtain RIses’) nota con soddisfazione: «L’Iran odia gli inglesi, teme i russi, e tollera noi». L’odio feroce contro gli inglesi è dovuto al timore per l’indipendenza nazionale, di fronte all’imperialismo e alle brame colonialistiche britanniche, mentre la paura dei russi deriva dall’espansionismo di questi ultimi, che ha già privato la Persia dell’Armenia, della Georgia e di altre province. All’inizio del secolo gli inglesi ed i russi si erano accordati sulle «zone di influenza». La canzone satirica , che era divenuta popolare in quei giorni, si sente ancora per le strade di Teheran: “”Hanno detto che Inghilterra e Russia / Han concluso un nuovo trattato / Come si sa, la pace tra il gatto e il topo / Ha rovinato il droghiere””. Ufficialmente la città di Teheran è neutrale, E le truppe vi si sono trasferite solo provvisoriamente, come era già avvenuto nel dicembre 1942, per sedare tumulti. Pace e ordine sono mantenuti dalla polizia militare inglese ed americana, e da quella locale. (…) Ma improvvisamente, – siamo nel 1943, quarto anno della seconda guerra mondiale, – Teheran diviene il fulcro dell’interesse generale (l’incontro tra i tre grandi, Roosevelt, Stalin, Churchill, ndr)”” (pag 9-10, introduzione)”,”QMIS-262″ “HAVEL Vaclav”,”Il potere dei senza potere.”,”HAVEL (Praga, 1936) è stato autore teatrale e di saggi politici. E’ diventato presidente della repubblica. La crisi dell’ odierna società della tecnica nel suo insieme. “”Solo un Dio ci può salvare”” dice Heidegger e sottolinea la necessità di un “”altro pensiero”” – quindi una rottura con la filosofia in quello che essa è stata per secoli – e di un cambiamento radicale di tutto il modo con cui l’ uomo comprende se stesso, il mondo e la sua posizione in esso””. (pag 94) “”In concreto: non sembra che le tradizionali democrazie parlamentari siano in grado di fornire il modo per opporsi in linea di principio all’ “”autocinesi”” della civiltà tecnologica e della società industriale e dei consumi; (…)””. (pag 96)”,”EURC-073″ “HAVELOCK Eric A.”,”La Musa impara a scrivere. Riflessioni sull’oralità e l’alfabetismo dall’antichità al giorno d’oggi.”,”Eric A. Havelock è professore emerito dell’Università di Harvard. Ha pubblicato in Italia: ‘Cultura orale e civiltà della scrittura. Da Omero a Platone’ (1973) e ‘Dike. La nascita della coscienza’ (1983); e, a cura sua e di Jackson P. Hershbell, ‘Arte e comunicazione nel mondo antico. Guida storica e critica’ (1981). “”Cominciano con la massima darwiniana secondo cui le nostre facoltà umane sono state prodotte dalla pressione della selezione naturale esercitata probabilmente nel corso di un milione di anni. La maggior differenziazione specifica verificatasi consiste nella nostra capacità di comunicazione linguistica, che a sua volta genera quel tipo di società di cui l’uomo gode specificamente. Con la società viene la cultura in tutte le sue manifestazioni. Sebbene molte di queste siano materiali (ad esempio l’arte figurativa e l’architettura), l’atto di comunicazione che esse esprimono indirettamente dipende a sua volta dall’attività della comunicazione linguistica. Il linguaggio umano è il fondamento; la realizzazione materiale è la sovrastruttura. «Parlare o scrivere» è un’espressione che, a ben pensarci, suscita un problema di psicologia elementare. La forma acustica di comunicazione cui l’oralità è ristretta impiega l’orecchio e la bocca, e soltanto questi due organi, dai quali dipende la sua coerenza. La comunicazione scritta aggiunge la visione dell’occhio. Si tratta forse di una semplice addizione ovvero di una semplice somma non sostituzione, dove un fattore dell’equazione viene soltanto rimpiazzato da un altro? Se prendiamo sul serio le leggi dell’evoluzione, non è vera né l’una cosa né l’altra. L’acquisizione di quel mezzo di comunicazione che è specifico dell’uomo fu resa possibile da «un aumento delle dimensioni del cervello durante il Pleistocene medio, aumento avvenuto con velocità senza precedenti. La capacità cranica media salì da 1000 a 1400 centimetri cubi in meno di un milione di anni» (Mayr 1963, p. 634). Parallelamente, pressioni selettive modificarono la forma e l’impiego della faccia. Prima dell’uomo, negli organismi viventi la bocca si era per afferrare o uccidere i cibi necessari non meno che per difenderli. Si verificò una certa specializzazione secondaria che consentì una comunicazione acustica elementarissima: abbaiare, ringhiare, cantare e simili. Gli adattamenti indispensabili al linguaggio umano comprendevano «la posizione bassa della laringe, la forma ovale della cerchia dentaria, l’assenza di diastemi tra i denti, la separazione dell’osso ioide dalla cartilagine della laringe, la generale mobilità della lingua e la formazione della volta palatina» (ivi, p. 635). Naturalmente la comunicazione umana fa assegnamento anche sulla visione, nella misura in cui i segnali e le risposte del corpo vengono percepiti dall’occhio. Ma questo solo fatto non avrebbe mai potuto creare la società umana, né la nostra umanità essenziale. E’ una realtà della nostra eredità biologica il fatto che esse emersero grazie all’impiego delle nostre bocche e orecchie. Supporre che dopo un milione di anni la visione diretta su un manufatto materiale – un brano di scrittura – potesse di colpo sostituire l’abitudine biologicamente programmata, di reagire a messaggi acustici, vale a dire che la lettura potesse sostituire automaticamente e facilmente l’ascolto, senza profonde modificazioni artificiali dell’organismo umano, significa farsi beffe della lezione dell’evoluzione. Il passaggio all’alfabetismo ha prodotto nel suo verificarsi mutamenti nella configurazione della società umana. Questi mutamenti, soprattutto quelli intervenuti dopo l’invenzione della stampa, hanno attratto l’attenzione di recenti studiosi e storici (…). Ma la principale trasformazione cominciò a verificarsi con l’invenzione della stessa scrittura, e giunse alla crisi con l’introduzione dell’alfabeto greco”” (pag 123-124-125)”,”STAx-326″ “HAVEMANN Robert”,”Dialettica senza dogma. Marxismo e scienze naturali.”,”L’uomo considera le distanze orizzontali notevolmente inferiori a quelle verticali. Se guardiamo giù da una casa o da un’alta torre, vediamo apparire minuscoli oggetti che alla stessa distanza orizzontale ci appaiono di grandezza quasi immutata…E’ una debolezza dell’uomo, di sentirsi tanto elevato rispetto a tutto ciò che gli sta sotto, ma anche di ammirare l’alta maestè di tutto ciò che gli sta sopra. Anche la nota ‘illusione lunare’, il fatto cioè che la luna ci appare grandissima all’orizzonte e tanto piccola allo zenith è dovuta all’ anisotropia del nostro modello spaziale psichico. Lo spazio psichico di un uccello da preda è a forma di pan di zucchero: valuta meno le distanze verticali (il topo gli appare a grandezza naturale anche a grandi altezze) e hanno poca visibilità orizzontale (perché non gli serve, sarebbe intercettata dalle piante).”,”TEOC-045″ “HAVEMANN Robert”,”Autobiografia de un marxista aleman. (Tit.orig.: Fragen antworten Fragen)”,”L’ A nel dopoguerra ha abbandonato volontariamente Berlino Ovest per trasferirsi nella zona orientale. La sua critica e il suo anticonformismo gli valsero, a partire dalla sua pubblicazione del libro ‘Dialettica senza dogma’ numerose difficoltà: perdita della cattedra dell’ Università Humboldt, espulsione dal partito, separazione dal lavoro scientifico ecc. Questo libro narra la storia dei suoi problemi con le autorità della Germania Est e una critica allo stalinismo, sul terreno politico HAVEMANN si è identificato con l’ esperienza di DUBCEK in Cecoslovacchia. “”Il fascismo e lo stalinismo non sono identici. Il fascismo è un pericolo latente di tutti gli ordini capitalistici-borghesi. Nello stalinismo, questo ordine borghese è stato abolito dalle sue radici. In tutti i modi, i rivoluzionari non arrivarono a produrre tutto il cambiamento rivoluzionario che si erano preposti. Così, gli Stati socialisti, anche nella fase della loro paralisi stalinista, non costituiscono un pericolo latente, ma una speranza latente che la rivoluzione possa essere portata a termine. I comunisti della Cecoslovacchia hanno dimostrato che questo si può ottenere con le proprie forze, anche sotto le condizioni dello stalinismo.”” (pag 138)”,”TEOC-352″ “HAVEMANN Robert”,”Dialettica senza dogma. Marxismo e scienze naturali.”,”Omaggio di N. Simonelli Robert Havemann è nato a Monaco nel 1910. Laureato in chimica, nel 1943 è condannato a morte dai nazisti per la sua attività nei gruppi clandestini. Nel 1949 lo ritroviamo membro del Parlamento della DDR, e ordinario di fisica all’Università di Humboldt. Nel 1964, in seguito alle polemiche condotte in questo libro è stato espulso dal Pc della DDR. Einaudi ha pubblicato la sua “”autobiografia di uno scienziato marxista””, ‘Domande, Risposte, Domande’ (1971) “”Solo quando la scienza della natura e della storia avrà assorbito in sé la dialettica, tutto il ciarpame filosofico – esclusa la pura teoria del pensiero – diventerà superfluo, si risolverà nella scienza positiva”” (F. Engels, ‘Dialettica della natura’, p. 204)”,”SCIx-488″ “HAWES James”,”La più breve storia della Germania che sia mai stata scritta.”,”James Hawes, nato nel 1960, ha studiato ad Oxford e a Londra. Autori di romanzi insegna alla Oxford Brookes University “”L’Occidente è in piena ritirata. Le potenze anglosassoni, grandi e piccole, si chiudono in fantasie di perduta grandezza. In tutta Europa, i populisti sostengono a gran voce che l’immigrazione e la globalizzazione sono il prodotto di un sistema scellerato retto da padroni invisibili privi di lealtà nei confronti della loro nazione. Quasi increduto di tanta fortuna, lo Zar Vladimir osserva lo schieramento del suo Grande gioco; gli stati baltici e quelli del Gruppo di Visegrad tremano. Joschka Fischer, ministro degli Affari esteri tedesco dal 1998 al 2005, non sembra avere molte speranze: “”L’Europa è troppo debole e divisa per poter assumere il ruolo strategico degli Stati Uniti, e senza la leadership Usa l’Occidente non può sopravvivere. Per questo motivo, il mondo occidentale così come l’hanno conosciuto praticamente tutti i nostri contemporanei è destinato a morire sotto i nostri occhi”” (J. Fischer, ‘Goodbye to the West’, ‘Project syndicate’, 5 dicembre 2016). Nel frattempo, nel titolo di un suo articolo il “”New York Times”” si chiede se “”l’ultimo baluardo dell’Occidente liberale”” possa essere Angela Merkel, cancelliera della Germania. La Germania? Il paese in cui nel recente passato Adolf Hitler è arrivato al potere con elezioni quasi democratiche (anche se per un soffio, e solo grazie a un gruppo olto specifico di elettori, come vedremo) e ha finito con lo scatenare una guerra totale per dominare l’Europa in nome di un’ideologia omicida e razzista? Davvero la Germania può essere cambiata così drasticamente nel lasso di tempo della vita di un uomo? La risposta è sì. Ma per capire che cos’è accaduto in questi anni – e perché adesso la Germania potrebbe essere la nostra ultima speranza – dobbiamo gettare via molto di quello che pensiamo di sapere sulla storia tedesca, e ricominciare da capo”” (dalla premessa) (pag 9) Chi votò per Hitler? “”Il più grande esperto elettorale contemporaneo della Germania, dopo molte pagine di tavole e statistiche, conclude che c’è una sola domanda che potrebbe aiutarvi davvero. La risposta sembra sorprenderlo, tanto è facile. L’unica domanda che vale la pena di fare. «E’ chiaro che l’indicatore predittivo chiave del voto nazista nella Germania di Weimar è la percentuale protestante della popolazione locale (…). Le roccaforti di Hitler erano chiaramente nelle campagne luterane; il fattore principale è quasi sempre la composizione confessionale del collegio misurata in base alla proporzione di elettori cattolici (…). Tale fattore si dimostra di per sé straordinariamente solido e relativamente costante; nelle città e nelle comunità del Reich tedesco sembra aver avuto sui risultati elettorali un’influenza significativamente maggiore dei vari indicatori di classe» (Jurgen W. Falter, ‘Die Wahlen des Jahres 1932/33 und der Aufstieg totalitärer Parteien). Il più importante settimanale tedesco ha così sintetizzato il risultato dello studio di Falter: “”Nel luglio del 1932, solo il 17 per cento dei voti nazisti proveniva da regioni a predominanza cattolica (“”Der Spiegel””, 29 gennaio 2008). Su questo punto vale la pena di insistere: se state cercando di indovinare se un elettore a caso del 1928 passerà a Hitler, chiedere se fosse ricco o povero, cittadino o campagnolo, istruito o no, se fosse un uomo o una donna e via dicendo, non vi sarà di grande aiuto. La sola domanda che vale la pena di porsi è se era cattolico o protestante. Ecco perché è essenziale contestare il mito prussiano dell’unificazione tedesca del 1871. I cattolici e i protestanti non erano (e non sono) egualmente distribuiti in tutta la Germania. In Germania, la religione non è solo una questione di scelta personale o di convinzioni teologiche. E’ un segno che indica da quale parte della Germania storica si proviene. Così l’unico modo significativo di seguire l’andamento dell’affermazione (o della mancata affermazione) dei nazisti è osservare le cartine. Quella qui riportata mostro il voto per i nazisti nel 1930. All’improvviso, a livello nazionale erano saliti dal 2.8% al 18.3%, diventando il secondo partito e conquistando tutti i titoli dei giornali. Ma dove avvenne esattamente il loro decollo? Tracciate sulla cartina la linea del ‘limes’ romano e quella del fiume Elba. All’interno dell’impero romano del 100 dC non c’è praticamente nessun luogo in cui i nazisti superarono il 20 per cento, e in altre zone non arrivarono nemmeno al 15 (altro che Baviera patria del nazismo). (…) Nel luglio 1932 quasi tutti i collegi dell’Ostelbien diedero a Hitler oltre il 40 per cento dei voti e molti oltre il 50 per cento. Il confronto con la cartina della distribuzione della popolazione cattolica è sbalorditivo nella sua chiarezza, perché restituisce quasi esattamente l’immagine rovesciata”” (pag 183-186)”,”GERx-138″ “HAWKES Nigel LEAN Geoffrey LEIGH David McKIE Robin PRINGLE Peter WILSON Andrew”,”Chernobyl. La fine del sogno nucleare.”,”””Nel 1953, la Gran Bretagna fece esplodere una bomba atomica relativamente piccola (12 kiloton), detta in codice “”Totem 1″”, in una località del deserto australiano preparata in tutta fretta, a Emu. L’ esercito britannico si era trovato a dover cambiare sito perché il luogo dove erano stati condotti gli esperimenti precedenti, l’ isola di Montebello, era diventato troppo contaminato per essere usato nuovamente. Il progetto Totem 1 fu caratterizzato da tutti gli elementi, vale a dire fretta, segretezza, negligenza ed eccesso di ottimismo, che contraddistinguevano i test nucleari di quel periodo””. (pag 63)”,”RUSU-147″ “HAWKING Stephen, con Leonard MLODINOW”,”La grande storia del tempo.”,”Viaggi nel tempo (pag 126) L’ A è considerato il maggior cosmologo vivente. Insegna a Cambridge (cattedra lucasiana di matematica). “”Sappiamo che è possibile viaggiare nel futuro. La teoria della relatività, cioè, dimostra che potete creare una macchina che vi proietti avanti nel tempo. Entrate in questa macchina, attendete un po’ e, quando ne uscirete, vedrete che sulla Terra è passato molto più tempo di quello che è trascorso per voi. (…) Avete viaggiato nel futuro. Ma potrete poi anche ritornare indietro? Possiamo creare le condizioni necessarie per viaggiare indietro nel tempo?”” (pag 128) “”Perché mai l’ universo si dà la pena di esistere? La teoria unificata ha una forza tale da darsi da sola la propria esistenza? O ha invece bisogno di un creatore? E in tal caso, questo creatore esercita qualche altro effetto sull’ universo? E chi ha creato questo creatore?”” (pag 171)”,”SCIx-235″ “HAWKING Stephen PENROSE Roger SMOLIN Lee VENEZIANO Gabriele MADDALONI Pasquale BELLINI Marco LEVI Filippo DE-NATALE Paolo DAMASIO Antonio DEUTSCH David LOCKWOOD Michael DAVIES Paul CARROLL Sean M. CARLIP Steven CALLANDER Craig MUSSER George”,”Il problema del tempo. Riflessioni sulla quarta dimensione.”,”In un buco nero “”la nozione geometrica usale dello spazio-tempo è finita”” “”In pratica ciò significa che spazio e tempo non costituiscono pù la struttura del mondo”” (pag 157)”,”SCIx-522″ “HAWKING Stephen”,”Dal Big Bang ai Buchi neri. Breve storia del tempo.”,”Carattere molto difficile di Isaac Newton, scontri con altri scienziati. Dura controversia con Leibniz sulla scoperta del calcolo differenziale. Slealtà verso Leibniz accusato di plagio (pag 204)”,”SCIx-001-FER” “HAWKINS Freda”,”Canada and Immigration. Public Policy and Public Concern.”,”Freda Hawkins è Prof. emerito presso l’Università di Toronto, professore onorario nella University of Warwick.”,”CANx-009″ “HAWLEY Ellis W.”,”Il New Deal e il problema del monopolio. Lo Stato e l’ articolazione degli interessi nell’ America di Roosevelt.”,”HAWLEY è professore di storia all’ Università dello Iowa. E’ studioso della storia contemporanea degli Stati Uniti.”,”USAS-074″ “HAWRANEK Franciszek LESIUK Wieslaw MAMMACH Klaus POPIOLEK Stefan a cura”,”Dokumente und Materialien zum gemeinsamen Kampf der revolutionären deutschen und polnischen Arbeiter-bewegung, 1918-1939.”,”””Der deutschen Konterrevolution ist ihr Aufstandsversuch in Oberschlesien mißglückt. Er sollte eine Druck auf den französischen Imperialismus ausüben, er hat eine Druck von der umgekehrten Seite ausgelöst. Die polnische Konterrevolution hat andere Sorgen als Oberschlesien. So waren sie beide geneigt, den Pakt abzuschließen, der die Vormundschaft der Entente über Oberschlesien neu befestigt.”” (pag 53) Sa tentative de rébellion dans la Haute-Silésie a manqué à la contre-révolution allemande. Il devrait faire pression sur l’impérialisme français, lui la pression du côté inverse a déclenché. La contre-révolution polonaise a d’autres préoccupations comme Haute-Silésie. Ainsi, ils étaient enclins deux d’achever le pacte qui attache à nouveau ceux tige de gardien des Entente sur la Haute-Silésie. (traduzione automatica, da correggere)”,”MEOx-070″ “HAWTHORN Geoffrey”,”Storia della sociologia. Dall’illuminismo alla disillusione.”,”Geoffrey Hawthorn, nato nel 1941, insegna sociologia (1980) nell’Università di Cambridge e ha pubblicato vari saggi di demografia sociale e sociologia politica. Marx “”I mercantilisti, gli economisti politici e persino Hegel (così come Kant e Rousseau) avevano considerato la proprietà come possesso. E altrettanto fece Marx. La sua teoria, tuttavia, richiedeva una reinterpretazione del possesso. Da un lato quella che egli chiamava appropriazione era necessaria all’uomo perché realizzasse il suo «essere come specie», come qualcosa che si crea attraverso l’attività pratica. D’altro lato, tuttavia, appena questa «proprietà veramente umana e sociale» era estraniata da lui per opera di altri uomini, alienandolo così dal suo vero «essere», essa diventava la proprietà di qualcun altro, diventava qualcosa di un genere diverso. Era questa vera proprietà alienata a costituire la proprietà privata. Nel sostenere ciò Marx raggiunse così a più straordinaria connessione concettuale tra le due parti fino allora separate dell’economia politica e tra questa e Hegel. Nelle sue stesse parole «ogni ricchezza è diventata ricchezza ‘industriale’, ricchezza del ‘lavoro’, e l”industria’ è il lavoro condotto al suo compimento, così come la fabbrica è l’essenza compiuta dell”industria’ cioè del lavoro, e il ‘capitale industriale’ è la forma oggettiva della proprietà privata, giunta al proprio compimento. Vediamo come anche ora soltanto la proprietà privata possa condurre a compimento il suo dominio sugli uomini e diventare nella forma più generale la potenza della storia mondiale». Il comunismo pertanto, doveva essere la negazione di questa negazione dell’uomo. Il comunismo «rozzo», sostenne Marx, «non ha ancora colto l’essenza positiva della proprietà privata». Esso o propugnava un’uguale quantità di proprietà per ognuno, oppure sosteneva l’abolizione della proprietà in quanto tale. Nel primo caso non riusciva a cogliere la distinzione fra proprietà «vera» e proprietà «privata», nel secondo aboliva anche la «vera» proprietà e la alienava nello stato, il quale pertanto diventava il capitalista. Il vero comunismo doveva superare la proprietà privata e di conseguenza comportare il ritorno all’uomo per sé, dell’uomo come essere sociale, cioè «umano». Esso «è la ‘vera’ risoluzione dell’antagonismo tra la natura e l’uomo, tra l’uomo e l’uomo, la vera risoluzione della contesa tra l’esistenza e l’essenza, tra l’oggettivazione e l’autoaffermazione, tra la libertà e la necessità, tra l’individuo e la specie». Ogni ricchezza è ora diventata ricchezza industriale, la proprietà privata è giunta al suo completo dominio ed è diventata una potenza storica mondiale. Tale potenza storica mondiale, tuttavia, nega l’uomo in quanto specie e produce così la sua negazione della negazione. In tal modo esso prepara la soluzione finale. Il comunismo – sostenne Marx – costituisce la soluzione del problema della storia, ma – egli aggiunse – «non è come tale la meta dello svolgimento storico, la struttura della società umana». L’ideale della ‘volonté générale’, della legge universale, della vera ‘Sittlichkeit’ [morale], aveva assunto una forma concettualmente più potente e storicamente più immediata. Essa così indirizzava più direttamente alla prassi politica”” [Geoffrey Hawthorn, ‘Storia della sociologia. Dall’illuminismo alla disillusione’, Bologna, 1980] ‘Il comunismo è la ‘vera’ risoluzione dell’antagonismo tra la natura e l’uomo, tra l’uomo e l’uomo’ (pag 85-86)”,”TEOS-278″ “HAWTHORNE Nathaniel, a cura di Sara ANTONELLI Igina TATTONI”,”Tutti i racconti.”,”Nathaniel Hawthorne nato il 04/07/1804 a Salem, nel Massachusetts, morto il 19/05/1864, a Plymouth nel New Hampshire. Considerato, insieme a Edgar Allan Poe, Herman Melville e Mark twain, il padre fondatore della letteratura americana. Autore di una sconfinata produzione narrativa, è universalmente noto per ‘La lettera scarlatta’, un romanzo che ha conosciuto un’infinità di edizioni in tutto il mondo.”,”USAS-014-FL” “HAWTON Hector”,”Filosofia per diletto.”,”””Darwin pubblicò L’ origine della specie nel 1859, e i Primi principi di Spencer uscirono nel 1862. L’ evoluzione pareva armonizzare benissimo con lo schema di Spencer. Egli diceva che tutti i fenomeni sono soggetti “”ad una integrazione della materia e ad una concomitante dispersione di moto, durante le quali la materia passa da una omogeneità indefinita, incoerente, ad una eterogeneità definita e coerente; e durante le quali il moto che vi è impiegato viene sottoposto ad una trasformazione parallela””. Così il principio base è “”la resistenza della forza””; (…). (pag 210)”,”FILx-227″ “HAYEK Friedrich A. von, a cura di W.W. BARTLEY III”,”La presunzione fatale. Gli errori del socialismo.”,”Esponente della scuola marginalista austriaca, rappresentante di spicco della ‘grande Vienna’, premio Nobel per l’ economia nel 1974, HAYEK ha studiato l’ economia, e in ambito metodologico, la filosofia della politica.”,”TEOC-203″ “HAYEK F.A.”,”Verso la schiavitù. Pianificazione e democrazia sicurezza e libertà – la fine della verità. (The Road to Serfdom).”,”””Avviene raramente che la libertà, di qualunque genere essa sia, si perda tutta in una volta”” (David HUME).”,”TEOC-218″ “HAYEK Friedrich A. ASHTON T.S. ACKER L.M. DE-JOUVENEL B. HUTT V.H. HARTWELL R.M.”,”Il capitalismo e gli storici.”,”””””Una forma socialista della società emergerà inevitabilmente dall’ altrettanto inevitabile decomposizione della società capitalista””, scrisse Schumpeter. Può essere. Ma non mi piace veder la storia scritta come se la sua funzione fosse semplicemente di mostrare la gradualità dell’ inevitabile. Non voglio dare l’ impressione di mancar di rispetto a Sombart ed a Schumpeter. Confrontato con i loro massicci apporti, il mio piccolo contributo alla storia economica deve dar l’ idea della goffaggine di un dilettante; ma è mia ferma convinzione che il futuro della nostra materia stia in una più stretta collaborazione con gli economisti e che quelle espressioni, che forse ebbero uno scopo una generazione fa, debbono ora essere abbandonate. Una delle migliori difese storiche della civiltà economica americana è stata scritta, seguendo le linee direttive del Sombart, dal professore Hacker. Non posso fare a meno di pensare che quell’ esposizione avrebbe perso ben poco o nulla della propria lucidità e sarebbe stata ugualmente convincente se fosse stata presentata interamente con le chiare parole del professor Hacker. Soprattutto non credo che nei secoli non vi sia stato altro che crudeltà e sfruttamento. Credo, con George Unwin, che il progresso – per usare un termine anacronistico – sgorga dalle azioni spontanee e dalle scelte della gente comune e che non è vero che tutto scorra verso un fine predeterminato, spinto dalla dinamica (qualunque cosa ciò significhi) di una forza impersonale chiamata capitalismo. (…)””. (pag 70-71)”,”CONx-112″ “HAYEK Friedrich A. von”,”Studi di filosofia, politica ed economia.”,”HAYEK Friedrich A. von (1899-1992) premio nobel economia 1974, esponente della “”grande Vienna”” è considerato un grande scienziato sociale. Biografia (wikip) Friedrich August von Hayek (Vienna, 8 maggio 1899 – Friburgo, 23 marzo 1992) è stato un economista e filosofo austriaco naturalizzato britannico, tra i più importanti economisti del XX secolo. Esponente storico del liberalismo, è stato uno dei più importanti rappresentanti della scuola austriaca ed uno dei maggiori critici dell’economia pianificata e centralista. Nel 1974 è stato insignito, insieme a Gunnar Myrdal, del Premio Nobel per l’economia “”per il lavoro pionieristico sulla teoria monetaria, sulle fluttuazioni economiche e per le fondamentali analisi sull’interdipendenza dei fenomeni economici, sociali e istituzionali””. Nel 1991 ha anche ricevuto la Presidential Medal of Freedom. È considerato uno dei maggiori avversari delle politiche interventiste classiche del pensiero di John Maynard Keynes, nonché uno dei più importanti difensori delle teorie liberali del XX secolo.”,”ECOT-166″ “HAYEK Friedrich A.; HEYDEMANN Günther; ANTISERI Dario”,”Gli storici e il futuro dell’Europa (Hayek); La questione tedesca da Adenauer a Kohl (Heydemann); Le radici socialiste del nazismo (Antiseri).”,”Seconda copia D. Antiseri: “”Lenin, Trotsky e Stalin non ebbero discepoli più devoti dei nazisti”” (pag 139) Antiseri riporta a piene mani le sparate di Von Mises: “”Un ingrediente “”specificamente tedesco”” nel nazismo fu – precisa Mises – “”la lotta per la conquista del ‘Lebensraum””. Ed inoltre “”il piano nazista era più esteso e perciò più pernicioso di quello dei marxisti”” (pag 141) “”‘Le radici socialiste del nazismo’: è questo il titolo del dodicesimo capitolo de ‘La via della schiavitù’ (di von Hayek, ndr)”” (pag 142) “”Un’altra autorità negli studi su Marx è stata in Germania il professore Johann Plenge, il quale con il libro ‘Marx und Hegel’ riportò l’attenzione degli studiosi di Marx sui presupposti hegeliani del marxismo. Ebbene, negli anni della prima guerra mondiale, Ple nge pubblica un influente saggio dal titolo ‘1789 uns 1914: Die Symbol-Jahre in der Geschichte des politischen Geistes’. Le due date rappresentano anni simboli, sono il simbolo del conflitto tra le ‘idee di libertà’ (quelle del 1789) e l’ideale dell’organizzazione (ideale del 1914). Le idee di Plenge vennero apprezzate da “”pianificatori”” come il famoso chimico Wilhelm Ostwald (…)”” (pag 144)”,”GERV-069″ “HAYEK Friedrich A. von”,”Perché non sono un conservatore.”,”F.A. von Hayek (1899-1992) premio Nobel per l’economia nel 1974, è considerato il maggior teorico liberale del XX secolo. Ha insegnato a Vienna, Londra, Chicago, e Friburgo.”,”ECOT-274″ “HAYEK Friedrich A. von”,”Individualismo: quello vero e quello falso.”,”HAYEK Friedrich A. von rappresentante di spicco della “”Grande Vienna””.”,”ECOT-279″ “HAYES Peter”,”History in an Off Key: David Abraham ‘s Second Collapse.”,”Recensione al libro: David ABRAHAM, The Collapse of the Weimar Republic: Political Economy and Crisis. HOLMES & MEIER. NY. 1986″,”GERG-005″ “HAYMAN Ronald, edizione italiana a cura di TARIZZO Domenico”,”Kafka.”,”HAYMAN Ronald ha studiato a St. Paul e a Cambridge e insegna alla London University. “”‘Der Prozess’ è l’unico romanzo di Kafka che giunga a un finale. Come nota J.J. White, Kafka era molto riluttante a completare i racconti che individuano la morte quale possibile conclusione: su circa settantacinque racconti completi, soltanto cinque terminano con la morte, mentre non cercò mai di uccidere Karl Rossmann. Anche se non distrusse il finale di ‘Der Prozess’ (come fece con altri finali) ci mise dentro un miscuglio di ambiguità e negazioni che effettivamente cancella ogni possibile significato della morte di Josef K.”” (pag 251)”,”VARx-468″ “HAYNES Michael”,”Nikolai Bukharin & the Transition from Capitalism to Socialism.”,”HAYNES Michael”,”BUCS-024″ “HAYNES Williams”,”Chemicals in the Industrial Revolution.”,”Fondo Palumberi William Haynes member of the Newcomen Society, Publisher “”Chemical Industries”””,”EURE-115″ “HAYSLIP Le Ly WURTS Jay”,”Quando cielo e terra cambiarono posto.”,”Le Ly Hayslip vive a Los Angeles con i suoi tre figli. Ha fondato l’associazione “”East Meets West””, ente caritativo e di promozione della pace nel mondo. Jay Wurts ha combattuto in Vietnam come pilota d’aviazione. Vive in California e lavora free lance per diverse case editrici. Le Ly Hayslip From Wikipedia, the free encyclopedia Le Ly Hayslip (born Phùng Thi Le Lý; December 19, 1949) is a Vietnamese-American memoirist and humanitarian.[1] Contents [hide] 1 Personal life and family 2 Books 3 Awards 4 Bibliography 4.1 Books 5 Filmography 5.1 Films 6 See also 7 References Personal life and family[edit] Hayslip was born in Ky La, now Xa Hao Qui, a small town in central Vietnam just south of Da Nang. She was the sixth and youngest child born to farmers. American helicopters landed in her village when she was 12 years old. At the age of 14, she endured torture in a South Vietnamese government prison for “”revolutionary sympathies””. After being released, she had fallen under suspicion of being a government spy, and was sentenced to death but instead raped by two Viet Cong soldiers.[2] She fled to Saigon, where she and her mother worked as housekeepers for a wealthy Vietnamese family, but this position ended after Hayslip’s affair with her employer and subsequent pregnancy. Hayslip and her mother fled to Da Nang. During this time, Hayslip supported both her mother and an infant son, Hung (whom she would later rename Jimmy), while unmarried and working in the black market, as an occasional drug courier and, once, as a prostitute. She worked for a short period of time as a nurse assistant in a Da Nang hospital and began dating Americans. She had several unsuccessful relationships before meeting and marrying an American civilian contractor named Ed Munro in 1969. Although he was more than twice her age, she had another son with him, Thomas. The following year Hayslip moved to San Diego, California, to join him, and briefly supported her family as a homemaker. In 1973, he died of emphysema, leaving Le Ly a widow at age 24. In 1974 she married Dennis Hayslip. Her second marriage, however, was not a happy one. Dennis was a heavy drinker, clinically depressed and full of rage. Her third and youngest son, Alan, was fathered by Dennis and born on her 26th birthday. The couple filed for divorce in 1982 after Dennis committed domestic violence. Shortly thereafter, he was found dead in a parked van outside a school building. He had established a trust fund, however, that left his wife with some money, and he had insurance that paid off the mortgage of the house. Books[edit] Her first book, When Heaven and Earth Changed Places: A Vietnamese Woman’s Journey from War to Peace (Doubleday, 1989), tells the story of her somewhat peaceful early childhood and war-torn adolescence. The nonlinear structure alternates between the narration of her life in Vietnam as a child and her first return to Vietnam and her family in 1986. The two stories are interwoven to show the circular nature of Hayslip’s journey, both her physical journey and her emotional one. Her second memoir, Child of War, Woman of Peace (Doubleday, 1993), continues the same themes in a more linear narrative. Set in the United States during the final years of the Vietnam War, Hayslip must deal with an alien culture and the idea that she may never be able to return to her family and native country, where she is viewed as a traitor. Her tenacity and business skills help her profit, and eventually, she is able to found the East Meets West Foundation, a charitable group dedicated to improving the health and welfare of the Vietnamese, as well as creating self-sufficiency of the people to run the programs started in Vietnam by East Meets West. This memoir documents not only her struggles and successes in the United States but also her growing need to help heal the pain caused by the Vietnam War in both the United States and in Vietnam. The 1993 film Heaven & Earth, directed by Oliver Stone, is based on her life. She also has a cameo appearance in the film. Le Ly Hayslip founded two charitable organizations: East Meets West Foundation and Global Village Foundation for humanitarian and emergency assistance to the needy in Vietnam and some other countries of Asia.[3][4] Awards[edit] In 1995, Le Ly Hayslip was honored by the California State Assembly award in Sacramento for her humanitarian and reconciliation activities.[5] Bibliography[edit] Books[edit] When Heaven and Earth Changed Places: A Vietnamese Woman’s Journey from War to Peace (Doubleday, 1989) Child of War, Woman of Peace (Doubleday, 1993) Filmography[edit]”,”ASIx-112″ “HAYTER Teresa”,”Gli aiuti dell’imperialismo.”,”(Tit. orig.: Aid as Imperialism) Dono di Marco Ottolini Teresa Hayler à nata nel 1940 a Shanghai. Ha viaggiato e si è laureata in Storia moderna a Oxford. Dal 1963 al 1968 ha lavorato presso l’Overseas Development Institute (ODI) a Londra, un organismo paragovernativo per lo studio dei problemi dello sviluppo nei paesi “”sottosviluppati”” L’ODI ha commissionato un volume sugli aiuti francesi al Terzo Mondo e sulla Banca Mondiale.”,”AMLx-184″ “HAYTHORNTHWAITE Philip”,”Le truppe specializzate di Napoleone. Le truppe specializzate di Wellington.”,”””Ogni volta che si ritirava, l’ Inghilterra era solita tornare sul posto. Era già avvenuto in Birmania, nel Bengala e in Afghanistan; e avvenne anche nel Sudan. Le truppe britanniche tornarono a Karthum per vendicare Gordon; con la campagna di Kitchener del 1896-98″”.”,”QMIx-082″ “HAYTHORNTHWAITE Philip J.”,”Gallipoli 1915. Assalto frontale alla Turchia.”,”Nonostante l’ enorme danno causato all’ esercito turco e alle risorse della Turchia, la campagna di Gallipoli fu un disastro per gli Alleati. Del mezzo milione di uomini inviati sul posto circa la metà furono perduti (tra feriti e uccisi). Le perdite turche furono leggermente maggiori. Dietro alla coraggiosa difesa turca vi era Mustafa KEMAL che arrivò in seguito al potere come Kamal ATATURK. Se l’ esperienza di Gallipoli fu un fatto re nella formazione della nuova Turchia, lo fu an che per l’ Australia e la Nuova Zelanda: contribuì a formare un sentimento di identità nazionale.”,”QMIP-029″ “HAYTHORNTHWAITE Philip”,”La flotta di Nelson.”,”Frodi. “”Le frodi erano diffuse e riguardavano qualsiasi tipo di fornitura; un’ inchiesta nel 1803 rivelò atti di incredibile disonestà, come un contratto per la fornitura di barili che costò 27 volte il valore della merce; le frodi potevano essere perpretate da fonti insospettabili. Per esempio, nel 1800 un certo George Thomas, un importante proprietario terriero ed “”eminente avvocato”” fu giudicato colpevole di aver tentato di frodare il Navy Board riguardo ad una fornitura di legname””. (pag 13) Ammutinamenti sulla flotta inglese. “”E’ da notare che la ferrea disciplina non fu uno dei motivi di lamentela dei marinai durante “”il grande ammutinamento””. Il caso più famoso di tirannia fu probabilmente quello del Cap. Pigot della fregata Hermione, il cui comportamento fu così odioso che fu ucciso dagli uomini dell’ equipaggio, i quali consegnarono la nave alla Spagna. Con un raid destinato a diventare celebre la nave fu recuperata da Sir Edward Hamilton (…).”” (pag 14)”,”QMIx-145″ “HAYTHORNTHWAITE Philip”,”L’ esercito di Federico il Grande. I. La cavalleria. II. La fanteria.”,”Ordine di battaglia. “”Nello schieramento della linea di battaglia, la formazione ideale prevedeva una prima linea composta da corazzieri, schierati con dieci passi di luce al massimo tra due squadroni e allienati come un muro (en muraille), per travolgere il nemico. La seconda linea agiva in supporto diretto della prima turando le falle e impegnando il nemico che riusciva a sfondare. Inoltre, invece di seguire semplicemente la prima, avrebbe manovrato sui fianchi del nemico per impegnare le truppe schierate in suo appoggio. I dragoni erano idealmente utilizzati in questo ruolo (…)””. (pag 4-5)”,”GERQ-067″ “HAYWARD Max LABEDZ Leopold a cura; contributi di Gleb STRUVE Helen MUCHNIC Edward J. BROWN Rufus MATHEWSON Erenst J. SIMMONS Walter N. VICHERY George GIBIAN Francois de LIENCOURT Maurice FRIEDBERG”,”Letteratura e rivoluzione nell’ URSS 1917 – 1962.”,”contributi di Gleb STRUVE Helen MUCHNIC Edward J. BROWN Rufus MATHEWSON Erenst J. SIMMONS Walter N. VICHERY George GIBIAN Francois de LIENCOURT Maurice FRIEDBERG”,”RUSS-085″ “HAYWOOD William D.”,”La storia di Big Bill. L’ autobiografia del principale rappresentante degli Industrial Workers of the World. Titolo originale ‘The Autobiography of Big Bill Haywood’.”,”””Si dice spesso: la classe operaia va spontaneamente al socialismo. Ciò è perfettamente giusto nel senso che più profondamente e più esattamente di tutte le altre la teoria socialista determina le cause dei mali della classe operaia. Perciò gli operai l’ assimilano più facilmente, purché questa dottrina non ceda davanti alla spontaneità, purché essa sottoponga quest’ ultima a se stessa (…). La classe operaia va spontaneamente al socialismo, ma l’ ideologia borghese, che è più diffusa (e che resuscita costantemente nelle più svariate forme), resta pur sempre l’ ideologia che, spontaneamente, soprattutto si impone all’ operaio”” (Lenin, 1902) (in prefazione, pag 17).”,”MUSx-129″ “HAYWOOD William D.”,”Bill Haywood’s book. The Autobiography of William D. Haywood.”,”Carcere. “”Il consiglio esecutivo del W.F.M. mi ha concesso una vacanza con 500 dollari. Sono stato alla scrivania ininterottamente per cinque anni, e i membri del consiglio pensano che abbia meritato un riposo. Non ho mai preso quella vacanza. I diciotto mesi in carcere non possono essere chiamati una vacanza.”” (pag 197) “”Appena ricevetti molte centinaia di telegrami, cominciai subito a rispondere, e lettere di congratulazioni arrivarono ogni giorno. I risposi a tutti. Di speciale importanza fu una risoluzione del Congresso Socialista nella sua sessione di Stuttgart: (…)””. (pag 220)”,”MUSx-166″ “HAYWOOD William D.”,”La storia di Big Bill. L’ autobiografia del principale rappresentante degli Industrial Workers of the World.”,”””Si dice spesso: la classe operaia va spontaneamente al socialismo. Ciò è perfettamente giusto nel senso che più profondamente e più esattamente di tutte le altre la teoria socialista determina le cause dei mali della classe operaia. Perciò gli operai l’ assimilano più facilmente, purché questa dottrina non ceda davanti alla spontaneità, purché essa sottoponga quest’ ultima a se stessa (…). La classe operaia va spontaneamente al socialismo, ma l’ ideologia borghese, che è più diffusa (e che resuscita costantemente nelle più svariate forme), resta pur sempre l’ ideologia che, spontaneamente, soprattutto si impone all’ operaio”” (Lenin, 1902) (in prefazione, pag 17).”,”MUSx-001-FV” “HAYWOOD William D.”,”Big Bill. L’autobiografia di un rivoluzionario americano fondatore degli IWW.”,”William D. “”Big Bill”” Haywood nacque a Salt Lake City nel 1869 e, dopo la morte del padre, cominciò a lavorare in miniera a nove anni. Nel 1900 divenne uno dei dirigenti del sindacato dei minatori. Oratore trascinante, guidò le lotte per la giornata lavorativa di otto ore. Più volte imprigionato, ruppe con i tradizionali sindacati di mestiere per fondare l’organizzazione rivoluzionaria Industrial Workers of the World (IWW), di cui divenne capo nel 1915. Morì a Mosca, dove collaborava con il governo bolscevico, nel 1928.”,”MUSx-038-FL” “HAZARD Paul, a cura di Paul HAZARD”,”La crisi della coscienza europea. Volume primo.”,”HAZARD Paul nel 1944 lanciò il suo famoso appello alla Francia occupata ‘Pour que vive l’âme de la France’. L’impegno civile è solo un aspetto della complessa personalità dell’autore nato a Noordpeene nel 1878. Ha scritto studi critici su Stendhal, Leopardi, Lamartine.”,”EURx-277″ “HAZARD Paul, a cura di Paul HAZARD”,”La crisi della coscienza europea. Volume secondo.”,”HAZARD Paul nel 1944 lanciò il suo famoso appello alla Francia occupata ‘Pour que vive l’âme de la France’. L’impegno civile è solo un aspetto della complessa personalità dell’autore nato a Noordpeene nel 1878. Ha scritto studi critici su Stendhal, Leopardi, Lamartine.”,”EURx-278″ “HAZARD Paul”,”La crise de la conscience européenne, 1680-1715.”,”Paul Hazard nel 1944 lanciò il suo famoso appello alla Francia occupata ‘Pour que vive l’âme de la France’. L’impegno civile è solo un aspetto della complessa personalità dell’autore nato a Noordpeene nel 1878. Ha scritto studi critici su Stendhal, Leopardi, Lamartine.”,”EURx-002-FSD” “HAZARD Paul”,”The European Mind, 1680-1715.”,”Titolo originale ‘La Crise de la conscience européenne’ (Paris, 1935) Il cambiamento di mentalità in Europa avvenuto tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento Paul Hazard nacque a Noordpeene (Nord) nel 1878 in una famiglia di origine fiamminga. Era di grande intelligenza e disposto a un duro lavoro di studio. Ciò gli valse il raggiungimento di successi accademici (passò due anni anche in Italia). La sua tesi di dottorato fu: ‘The French Revolution and Italian Literature’, opera molto apprezzata. Insegnò alla Sorbona e al Collège de France e fu anche scrittore. Venne eletto nell’ Academie francaise nel 1940. Scrisse libri su Stendhal, Lamartine e Chateaubriand. Di orientamento liberale morì a Parigi nel 1944.”,”EURx-355″ “HAZEN Robert M.”,”Superconduttori. Storia di una scoperta.”,”La storia di tre scienziati e di una scoperta che cambierà il nostro modo di vivere. Comincia nel 1987 quando Robert Hazen si unisce al team di Paul Chu e Art Freeman, gettandosi a capofitto in un’impresa che rivoluziona la scienza Robert Hazen è ricercatore presso la Carnegie Institution del Washington’s Geophysical Laboratory. Ha scritto numerosi libri e articoli sulla chimica, fisica, geologia, epistemologia.”,”SCIx-503″ “HAZLITT Henry”,”Economics in one lesson.”,”dono di Tino Albertocchi Henry Hazlitt è un noto giornalista specializzato in economia Più citato di altri nel libro L. Von Mises Sul presunto vantaggio della Germania e del Giappone di aver avuto i propri impianti industriali bombardati e distrutti durante la seconda guerra mondiale, la ricostruzione dei quali sarebbe alla base del loro boom economico nel dopoguerra. “”It is sometimes said that the Germans or the Japanese had a postwar advantage over the Americans because their old plants, having been destroyed completely by bombs during the war, they could replace them with the most modern plants and equipment and thus produce more efficiently and at lower costs than the Americans with their older and half-obsolete plants and equipment. But if this were really a clear net advantage, Americans could easily offset it by immediately wrecking their old plants, junking all the old equipment. In fact, all manufacturers in all countries could scrap all their old plants and equipment every years and erect new plants and install new equipment. The simple truth is that there is an optimum rate of replacement, a best time for replacement. It would be an advantage for a manufacturer to have his factory and equipment destroyed by bombs only if the time had arrived when, through deterioration and obsolescence, his plant and equipment had already acquired a null or a negative value and the bombs fell just when he should have called in a wrecking crew or ordered new equipment any way”” (pag 29)”,”ECOT-289″ “HEADLEY F.W.”,”Darwinism and modern socialism.”,”Una relazione intitolata ‘Neo-darwinismo e moderna questione sociale’ presentata dall’ autore ad una riunione della Fabian Society nel 1903 forma il nucleo di questo libro.”,”MUKx-087″ “HEADRICK Daniel R.”,”I tentacoli del progresso. Il trasferimento tecnologico nell’età dell’ imperialismo 1850-1940.”,”HEADRICK insegna scienze sociali e stroia nella Roosevelt Univ di Chicago. Specialista di storia economico-coloniale, si è occupato del rapporto tecnologia-imperialismo. Tra i suoi libri ricordiamo: -The Army and Politics in Spain, 1866-1898. 1981 tradotto in IT da Il Mulino con ‘Al servizio dell’impero’ (1984).”,”EURE-009″ “HEADRICK Daniel R.”,”The Tools of Empire. Technology and European Imperialism in the Ninteteenth Century.”,”D.R. HEADRICK è professore di scienze sociali, College fo Continuing Education, Roosevel Unviersity. La malaria, il chinino e la penetrazione in Africa. (Le potenze europee chiamate in Africa dal movimento abolizionista, anti-schiavista!) “”(…) Come spiegare questo paradosso? Da una parte, c’era poca motivazione da parte degli europei di penetrare in Africa prima del XIX secolo. I commercianti di schiavi – africani ed europei – che si incontravano lungo le coste per trattare i loro affari non volevano che nuovi venuti curiosi facessero saltare le loro operazioni. Per di più, nonostante leggende di favolose ricchezze, c’era poca evidenza che dalla penetrazione in Africa potessero derivarne dei profitti ad un grado simile a quelli della tratta degli schiavi o del commercio con l’ Asia e le Americhe. Così, la conquista dell’ Africa che si ebbe nel XIX secolo fu legata strettamente ai missionari e ai movimenti abolizionisti che reagivano contro la tratta degli schiavi””. (pag 58)”,”EURE-053″ “HEADRICK Daniel R.”,”Al servizio dell’ impero. Tecnologia e imperialismo europeo nell’ Ottocento. (Tit. orig.: The Tools of Empire)”,”HEADRICK Daniel R. insegna scienze sociali nella Roosevelt University di Chicago Questione militare e coloniale. “”Forse la più famosa tra tutte le campagne coloniali, almeno nel mondo anglosassone, è la conquista del Sudan avvenuta nel 1898 da parte del generale Kitchener.”” (pag 126) “”L’ arte e la teoria della condotta della guerra coloniale nel preiodo 1871-1914 sono state oggetto di poco interesse. La maggior parte degli scrittori europei di cose militari, sia allora che ora, hanno considerato quest’epoca un’ epoca di pace, e di conseguenza hanno prestato poca attenzione a queste guerre minori. Uno dei pochissimi studi sulle guerre coloniali del diciannovesimo secolo è appunto ‘Small Wars: Their Principles and Practice’, del colonnello Charles Callwell. In questo libro di testo per ufficiali, pubblicato nel 1906, l’ autore riconosceva la curiosa giustapposizione di strategia offensiva e di tattica difensiva, ma non ne approfondiva le implicazioni.”” (pag 132) “”L’ esperienza della guerra coloniale può aiutare a spiegare la disastrosa tattica messa in atto nella prima guerra mondiale. Per quarant’anni le sole guerre che Inghilterra, Francia e Germania avessero combattuto erano state guerre coloniali, ed esse non facevano che confermare il principio napoleonico secondo cui chiave della vittoria era una strategia offensiva appoggiata da una schiacciante superiorità di fuoco. Ciò che i generali della prima guerra mondiale non capirono bene, fu che i loro nuovi fucili e le loro nuove mitragliatrici era armi difensive, e che le vittorie coloniali erano state ottenute con tattiche difensive contro nemici male armati””. (pag 133) Questione ferroviaria. Ferrovie. (pag 194)”,”EURE-058″ “HEADRICK Daniel R.”,”Il predominio dell’Occidente. Tecnologia, ambiente, imperialismo.”,”HEADRICK Daniel R. è professore emerito di storia e scienza sociale nella Roosevelt University di Chicago. Fra i suoi libri: ‘Al servizio dell’impero’ (1984) e ‘I tentacoli del progresso’ (1991). “”Nei contesti coloniali furono più importanti le mitragliatrici. La prima fu la Gatling, prodotto della guerra civile americana. Questo mostro a canne multiple poteva sparare fino a tremila colpi al minuto, ma spesso si inceppava o si surriscaldava. Ciò nonostante fu adottata dall’esercito britannico nel 1871 e utilizzata sul campo in Africa tra gli anni settanta e novanta, mentre i francesi preferivano l’analoga Montigny sviluppata negli anni sessanta. Seguì la Nordenfeldt del 1877, un’arma a quattro canne che sparava 216 colpi al minuto, e il modello del 1892 a cinque canne che sparava 600 colpi al minuto; erano talmente pesanti che venivano usate più spesso sulle cannoniere e sulle torpediniere che sulla terraferma. La prima mitragliatrice a rivelarsi d’uso pratico nelle guerre coloniali fu la Maxim, brevettata dall’americano Hiram Maxim nel 1884. Era un fucile automatico a canna singola alimentato dai gas che sfuggivano dalla cartuccia al momento dello sparo e poteva sparare undici colpi al secondo. L’inventore non trovò compratori sufficienti negli Stati Uniti e si trasferì in Gran Bretagna”” (pag 235)”,”STOS-161″ “HEADRICK Daniel R.”,”I tentacoli del progresso. Il trasferimento tecnologico nell’età dell’imperialismo (1850-1940).”,”Daniel R. Headrick insegna Scienze sociali e Storia nella Roosevelt University di Chicago. Specialista molto noto di storia economico-coloniale, si è occupato in particolare delle connessioni tra tecnologia e imperialismo.”,”ECOI-150-FL” “HEALEY Denis”,”Il neutralismo.”,”Denis HEALEY è stato deputato laburista al parlamento inglese. E’ stato in precedenza segretario dell’ ufficio internazionale del Partito laburista britannico. Dal 1948 è membro del Council fo the Royal Institute of International Affairs, e dal 1952 al 1954 è stato delegato britannico all’ Assemblea consultiva del Consiglio d’ Europa. “”Questa rigida subordinazione dell’ Asia sovietica al controllo russo tanto nel governo che nella cultura; viene resa operante da tutto il meccanismo di uno stato poliziesco. Ma in almeno tre occasioni l’ insoddisfazione locale divenne così pericolosa che Mosca decise la distruzione completa delle nazionalità in questione. Nel 1943 la Repubblica Socialista Sovietica Autonoma dei Kalmucchi venne liquidata da un decreto del Soviet Supremo e tutta la popolazione deportata in Siberia. Questo antico popolo buddista di origine mongolica aveva sofferto una continua persecuzione negli anni successivi alla rivoluzione bolscevica, ma molti dei suoi soldati furono decorati per atti di coraggio contro i tedeschi nel 1942. Oggi la nazione come tale non esiste più. Alla capitale della repubblica Kalmucca è stato dato un altro nome, e nessuno dei libri sovietici pubblicati dopo la guerra e resi accessibili al mondo esterno fa la minima menzione dei Kalmucchi. Nel 1944, come abbiamo già accennato, le nazionalità musulmane delle repubbliche autonome di Crimea e Chechen-Ingush (Cecenia-Inguscezia) subirono la stessa sorte.”” (pag27)”,”RAIx-139″ “HEALY Mark”,”Midway 1942. La svolta nel Pacifico.”,”Midway segnò il momento in cui il Giappone perse la guerra e per questa ragione fu considerata la battaglia decisiva nel conflitto del Pacifico. Le quattro portaerei della prima flotta aeronavale di Nagumo erano state lo strumento offensivo di primaria importanza per il Giappone nella sua lotta per l’ egemonia del Pacifico. Con la loro distruzione venne eliminata la supremazia aereo-navale giapponese, la chiave per il successo di ogni offensiva nel teatro del Pacifico. Il Giappone passerà così da operazioni offensive (shinko sakusen) a operazioni difensive (yogeki sakusen). Se al contrario a Midway avesse vinto il Giappone la vittoria non sarebbe stata decisiva e questo fatto non fu percepito da YAMAMOTO.”,”QMIS-057″ “HEALY Mark”,”Kursk 1943. La svolta sul fronte orientale.”,”””Il più imporatnte soldato tedesco coinvolto nell’ operazione “”Cittadella”” fu il Feldmaresciallo Erich von Manstein, considerato da molti come uno dei maggiori strateghi della guerra. Le sue credenziali nella guerra corazzata erano impeccabili: aveva ideato e diretto il piano per l’ invasione della Francia nel 1940 e aveva guidato l’ avanzata del LVI Corpo corazzato nelle fasi iniziali dell’ operazione “”Barbarossa””. Nel luglio 1943 era comandante del Gruppo di armate Sud (…)””. (pag 14) L’ ascesa di Model. “”Nel 1938 il colonnello geneale Walther Model era generale di divisione. Durante “”Barbarossa”” comandò la 3° Divisione corazzata. La sua fama accrebbe con la nomina a comandante della Nona Armata il 12 gennaio 1942. Per tutto l’ inverno guidò vittoriosamente l’ azione difensiva contro le forze sovietiche che cercavano di conquistare Rzhev. La difesa di questa postazione avanzata per tutto il 1942 e la ritirata di tutte le unità tedesche dal saliente di Rzhev condotta con grande successo nell’ operazione “”Bufalo”” nel marzo 1943, gli valsero la meritata reputazione di specialista della difensiva. Dopo Kursk, Hitler fece sempre più affidamento sulle capacità difensive di Model. (…)””. (pag 15)”,”QMIS-096″ “HEALY Mark”,”Canne 216 a.C.. Annibale annienta l’ esercito romano.”,”””Inoltre, egli (Annibale, ndr) non era inconsapevole che, nonostante i risultati di Canne, il potenziale militare romano restava enorme. In effetti, era stata necessaria la perdita di quasi 100.000 tra soldati romani e alleati dal 218 per ottenere le prime defezioni dalla confederazione. Ciò di cui egli aveva realmente bisogno erano altre battaglie come Canne. Sfortunatamente per Annibale, il Senato sarebbe stato ora scortese con lui rendendo questa possibilità molto, ma molto improbabile. La più importante conseguenza di Canne fu la rivendicazione della strategia di Fabio, la cui premessa non avrebbe potuto ricevere verifica più minacciosa. La fazione degli Emili e degli Scipioni e i loro sostenitori si eclissò all’ interno del Senato e tra il 216 e il 203 i Romani si astennero dal combattere battaglie campali con Annibale. Paradossalmente, il grande successo di Canne era destinato a segnre anche la lenta e inesorabile disfatta di Annibale. La necessità di fornire guarnigioni alle città defenzionarie avrebbe ridotto il suo esercito, come lo sarebbe stata l’ inesorabile perdita dei suoi veterani.”” (pag 86-87)”,”QMIx-151″ “HEARDER Harry”,”Cavour. Un europeo piemontese.”,”HEARDER Harry (1924-1996) è stato uno storico dell’Italia moderna specie sul periodo risorgimentale. L’A non considera influente sulle decisioni di Napoleone III il ruolo della Contessa Castiglione (pag 132)”,”BIOx-218″ “HEARDER Harry”,”Cavour. Un europeo piemontese.”,”Herry Hearder (Devon, 1924-1996) è stato uno dei migliori storici stranieri dell’Italia moderna, con particolare riguardo al periodo risorgimentale. La passione di Hearder per l’Italia risale almeno al 1944, anno in cui combatté a Napoli e Montecassino con l’esercito britannico. Nel Galles Hearder rimase a insegnare per 25 anni, divenendo prima direttore e poi professore emerito nel locale dipartimento di Storia, presso la University of Wales Press. Cavou nacque il 10 agosto 1810. Suo padre era il marchese Michele Antonio Benso di Cavour, un proprietario terriero piemontese abile e affermato. Sua madre, Adèle de Sellon, proveniva da una famiglia francese ugonotta che si era stabilita in Svizzera da diverse generazioni e che, in seguito, era diventata cattolica. Morì nel 1861.”,”BIOx-074-FL” “HEATH Ian a cura”,”I vichingi.”,”””La forza motrice delle navi nei viaggi in mare aperto era la larga vela quadrata che fu adottata sulle navi scandinave prima del VIII secolo e che fu indubbiamente uno dei vantaggi tecnologici che facilitò l’ avvento dell’ era vichinga. (…)””. (pag 10) “”La creazione della Guardia Variega – o “”Guardia armata d’ ascia””, come viene spesso chiamata dalle fonti bizantine – nacque dalla sfiducia che Basilio II nutriva nei confronti delle proprie guardie locali bizantine. La sua fiducia nei Vichinghi russi di Vladimir si basava probabilmente sulle descrizioni di viaggiatori arabi i quali raccontavano che la lealtà di questi Rus nei confronti del loro re era tale da essere pronti a “”morire con lui e lasciarsi uccidere per lui””. Questa fiducia non fu mal riposta poiché Anna Comnena avrebbe scritto in seguito a proposito delle guardie varangiane dell’ XI secolo che “”esse consideravano la lealtà agli Imperatori a protezione della loro persona una tradizione famigliare, una sorta di compito sacro e un’ eredità tramandata da generazione in generazione; esse mantennero questa alleanza inviolata e non ebbero il benché minimo accenno al tradimento””.”” (pag 24) pag 90″,”EURN-005″ “HEATHER Peter”,”La caduta dell’ impero romano. Una nuova storia.”,”Le componenti del crollo (pag 531) “”(…) Come tutti sanno, Edward Gibbon attribuiva il crollo soprattutto a fattori interni: “”Il declino di Roma fu conseguenza naturale e inevitabile della sua eccessiva grandezza. La stessa prosperità portò a maturazione il principio della decadenza; le cause di distruzione si moltiplicarono con l’ampliarsi delle conquiste e non appena il tempo o il caso ebbero rimosso tutti i suoi sostegni artificiali, quella meravigliosa struttura cedette sotto il suo stesso peso””. L’analisi di Gibbon riprende esattamente dal punto in cui si era fermato lo scrittore greco Polibio, il quale, come quasi tutti gli storici dell’antichità, vedeva nel vizio o nella virtù morale degli individui la principale forza motrice della causalità storica. Secondo lo storico greco, la repubblica romana fu grande per l’autodisciplina che i suoi capi seppero imporsi, e la caduta da questo stato di grazia cominciò quando gli eccessi generati dallo stesso successo corrupero i posteri.”” (pag 531-532)”,”STAx-184″ “HEBBES Ian e altri”,”The Russian Communist Left. A contribution to the history of the revolutionary movement.”,”Saggio di Ian HEBBES ‘ The Communist Left in Russia after 1920′ “”Nel marzo 1923 il primo nucleo del Gruppo operaio (WG, Workers’ Group ndr) fu formato a Mosca e consisteva di tre operai, G. Miasnikov, N.V. Kuznetsov e P.B. Moiseev. Essi costituirono l’ Ufficio Organizzativo Centrale Provvisorio del WG (Provisional Central Organisational Bureau, ndr). Nel febbraio questi tre avevano collettivamente cominciato a produrre e distribuire la xerigrafia (hectographed) del Manifesto del Gruppo operaio del PCRb che fu fatto circolare in Russia e all’ estero e che mirava a proporsi come intervento al 12° Congresso del partito previsto in Aprile. Il Manifesto si basava su due precedenti lavori di Miasnikov ma andava anche oltre questi e dimostrava ancora la continuità di questo documento con la frazione comunista di sinistra del 1918.”” (pag 23)”,”RIRO-287″ “HEBBES Ian”,”The Communist Left in Russia after 1920. Left communists in Russia after 1920 who resisted the Bolshevik Party dictatorship.”,”pag 2 Mianiskov (Mjasnikov) pag 3 Settarismo Trotsky verso sinistra comunista Il 28 settembre 1923 28 membri del gruppo CWG (Communist Workers Group, Gruppo lavoratori comunisti)”,”RIRO-359″ “HEBBES Ian a cura; testi di KOLLONTAI Alexandra MIASNIKOV Gabriel”,”The Russian Communist Left. 1918-30.”,”The Russian Communist Left examines the currents in the Bolshevik party who intransigently defended the internationalist principles of the October revolution. It focuses not so much on the better.known examples of opposition to the rise of Stalinism, such as Lenin’s Testament or Trotsky’s Left Opposition, but on those groups who made the earliest and most thorough-going critique of the degeneration of the revolution.”,”RIRO-049-FL” “HEBERT Raymond”,”L’ Encyclopedie du socialisme.”,”””All’ inizio del 1833 fu formata a Parigi, allo scopo di rovesciare Luigi Filippo, una società segreta chiamata Società dei Diritti dell’ Uomo; essa era organizzata per sezioni di 20 uomini ciascuna, che si elevavano di grado in grado fino a un comitato di undici direttori che esercitavano la dittatura. Nel 1835, essa contava già 5.000 membri. Nel luglio 1834, a seguito dell’ attentato di Fieschi contro la vita del re, il governo prese diverse misure di protezione conservativa, che ebbero per risultato di gettare l’ opposizione nei ranghi delle società segrete; allora, la Società dei Diritti dell’ Uomo fu dissolta e immediatamente riformata, organizzata militarmente. Il suo primo direttorio comprendeva Louis Auguste Blanqui, Armand Barbès e Martin Bernard, quest’ ultimo stampatore e vero animatore del complotto. La cerimonia di accoglimento impressionava fortemente il candidato. (…)””. (pag 157)”,”SOCx-118″ “HÉBERT Michel LAVOIE Rodrigue SAINT-PIERRE Bernard DOLAN-LECLERC Claude ROY Bruno KULLY Rolf Max CHENÉ-WILLIAMS Adèle BOGLIONI Pierre ALLARD Guy H. SCHULZE-BUSACKER Èlisabeth SMOJE Duika; a cura di Claude SUTTO”,”Le sentiment de la mort au Moyen Âge. Études présentées au ‘Cinquième colloque de l’Institut d’études médiévales de l’Université de Montréal, Ouvrage publié sous la direction de Claude Sutto.”,”Capitolo di Guy H. Allard. Dante e la morte’ (pag 213-227) «Nella Vita nuova (VIII, 8): ‘Vilaine mort, ennemie de la pitié «C’est toi que ma langue se fatigue à blámer. A proposito della morte nei versi di Dante dell’ Inferno: III, 31-52; XXXIV 20-27, Dante critico con chi non prende posizione, non si schiera, non si compromette, conduce la propria piccola esistenza senza identità, “”privata della morte e della vita””, nel vuoto assoluto “”Le monde semble inverseé (37) et c’est cela qui effraie Dante, lui donne la tentation de se taire, d’être neutre: les disciples du bien par trahison se rangent sous l’étendard du mal, de Lucifer, tandis qu’à l’inverse les païens se montrent dignes d’être cohéritiers du rohaume céleste (38). Brutus et Cassius, en tuant César, sont associés dans l’esprit de Dante à Caton d’Utique, ennemi juré de César, modèle de vertu, champion de la liberté politique et morale (39). Caton s’est suicidé au nom de la liberté; c’était suffisant aux yeux de Dante pour l’immortaliser en quelque sorte en lui confiant la garde du Purgatoire. Voilà des vérités dures à entendre; on comprend sans peine qu’Il plus facile de se taire, comme les «neutres» qu’il vomit, de ne point prendre parti ni de se compromettre, de mener sa petite existence terne, égoïste, sans identité aucune, «privée de mort et de vie», dans la viduité absolue. Mais il craignait que cette «neutralité» soit mortelle. Il a choisi de livrer le combat «pour le salut de la vérité» (40). C’est l’aveu qu’il nous fait au chant XVII du ‘Paradis’: «Et si du vrai je suis un ami peureux «Je crains de perdre vie parmi ceux-là «Qui diront notre temps vieux et ancien» (vers 118-121) [(37) Lucifer a les jambes en l’air. Cfr Enfer XXXIV, 90; (38) Tout le chant XXXIV est consacré aux traîtres; (39) Cf. P. Renucci, ‘Dante disciple et juge du monde gréco-latin, Paris, Les Belles-Lettres, 1954, pp.303-308; (40) ‘Monarchie’, III, 3] [capitolo di Guy H. Allard. ‘Dante et la mort’ (pag 213-227) (in) AaVv, ‘Le sentiment de la mort au Moyen Âge’, Editions L’Aurore, Montreal, 1979] [“”Il mondo sembra capovolto (37) e questo è ciò che spaventa Dante, gli dà la tentazione di tacere, di essere neutrale: i discepoli del bene si schierano a tradimento sotto il vessillo del male, di Lucifero, mentre, al contrario, i pagani mostrano essi stessi degni di essere coeredi del regno celeste (38). Bruto e Cassio, uccidendo Cesare, vengono associati nella mente di Dante a Catone di Utica, nemico giurato di Cesare, modello di virtù, paladino della libertà politica e morale (39). Catone si suicidò in nome della libertà; bastava agli occhi di Dante per immortalarlo in qualche modo affidandogli la custodia del Purgatorio. Queste sono verità difficili da ascoltare; capiamo senza difficoltà che è più facile tacere, come i “”neutrali”” di cui egli è nauseato, non prendere posizione, schierarsi, né compromettersi, condurre la propria piccola esistenza ottusa, egoista, senza identità, “”privata della morte e della vita””, nel vuoto assoluto. Ma temeva che questa ‘neutralità’ sarebbe stata mortale. Scelse di lottare «per la salvezza della verità» (40). Questa è la confessione che ci fa nel canto XVII del ‘Paradiso’ (…)] [(37) Lucifero ha le gambe per aria. Cfr Inferno XXXIV, 90; (38) Tutto il canto XXXIV è dedicato ai traditori; (39) Cfr. P. Renucci, ‘Dante discepolo e giudice del mondo greco-latino, Parigi, Les Belles-Lettres, 1954, pp.303-308; (40) ‘Monarchia’, III, 3] [capitolo di Guy H. Allard. ‘Dante e la morte’ (pag 213-227) (in) AaVv, ‘Il sentimento della morte nel Medioevo’, Edizioni L’Aurore, Montreal, 1979]”,”STMED-089-FSD” “HECHT Ben”,”Revolution im Wasserglass. Geschichten aus Deutschland 1919.”,”Ben HECHT è nato nel 1894 a New York. Era giornalista e reporter del Chigago Daily News. Fu corrispondente da Berlino nel 1918. Successivamente ha scritto lavori teatrali e sceneggiature per registi del calibro di Sternberg, Hawks, Billy Wilder e Alfred Hitchcock. E’ morto nel 1964. In apertura foto di corteo di operai armati a Berlino nel 1919. Contiene foto non frequentemente pubblicate di dimostrazioni e personaggi della rivoluzione tedesca del 1918 1919. Pag 40: Foto del Rat der Volksbeauftragen 1918: Dittmann (USPD) Landsberg (SPD) Haase (USPD) Ebert (SPD) Scheidemann (SPD) Barth (USPD) Pag 55 foto della guardia rossa presidia a Monaco la stazione. Pag 58 foto ritratto di Ernst Toller Pag 67: foto del discorso di Max Lieven a Monaco; foto ritratto di Max Lieven (pag 52) Pag 93: foto di George Grosz nel suo laboratorio.”,”MGER-098″ “HECHTER Michael”,”Il colonialismo interno. Il conflitto etnico in Gran Bretagna, Scozia, Galles e Irlanda: 1536-1966.”,”Periferia come colonia interna (pag 35-) Engels (pag 123) “”[M]olti autori hanno richiamato l’attenzione sulla funzione integratrice che l’espansione imperiale può avere nella creazione di una solidarietà. In questo senso la nozione marxiana di «aristocrazia operaia» così come viene discussa da Engels, Lenin e Gramsci e la teoria nazionalista del sociaiimperialismo sviluppata da Cunningham, Ashley e altri sono accomunate da una stessa prospettiva sociologica. Le scarse prove finora raccolte suggeriscono che i partiti socialisti e laburisti europei abbiano offerto poca resistenza alle politiche espansionistiche dei loro rispettivi governi (5). (…) L’idea che l’acquisto di nuovi territori, accompagnato da un aumento della ricchezza dello stato, sia un modo per mediare i conflitti interni è tutt’altro che nuova nella storia moderna. Nel 1608 Francesco Bacone, consigliere di Giacomo I, sosteneva che la colonizzazione dell’Irlanda avrebbe alleviato il sovrappopolamento dell’Inghilterra, ridotto il rischio di ribellioni dovute a carestie e contemporaneamente rafforzato l’autorità della corona (7). A distanza di due secoli, in America James Madison chiedeva l’espansione lungo la frontiera occidentale per risolvere il conflitto tra regioni che sempre più andavano differenziandosi secondo interessi economici settoriali. «Più la società è piccola, meno saranno probabilmente i partiti e gli interessi che la compongono; minore è il numero di partiti e interessi, più sarà facile trovare una maggioranza all’interno di uno stesso partito; minore è il numero di individui che costituiscono una maggioranza e più ristretta la sfera in cui si collocano; tanto più facile sarà per loro concertare e realizzare i loro piani di oppressione. Allargate la sfera e inglobate una maggiore varietà di partiti e di interessi; renderete meno probabile che una maggioranza abbia un comune motivo per calpestare i diritti degli altri cittadini; ovvero, se tale motivo esiste, sarà più difficile per tutti coloro che lo sentono scoprire la propria forza e agire all’unisono» (8). Questa argomentazione è analoga a quella formulata a distanza di un secolo F.J. Turner nella teoria della frontiera (9). Entrambi gli autori pensarono che l’espansione territoriale portasse all’insieme della società conseguenze favorevoli per la democrazia. Nei secoli XIX e XX socialisti e capitalisti insieme suggerivano che l’espansione imperiale poteva, grazie a un aumento assoluto dei salari e del tenore di vita, consentire al proletariato delle metropoli di sfuggire all’immiserimento. Engels osservò che gli operai inglesi per certi aspetti si andavano trasformando in una borghesia: «Il proletariato inglese sta diventando sempre più borghese, cosicché la più borghese di tutte le nazioni tende in ultima analisi ad avere un’aristocrazia borghese e un proletariato borghese ‘oltre’ a una borghesia. Per una nazione che sfrutta tutto il mondo ciò è naturalmente in una certa misura giustificabile» (10). Lenin sviluppò questo tema affermando che gli alti profitti monopolistici ricevuti dai capitalisti «hanno la possibilità di corrompere singoli strati di operai e, transitoriamente, persino considerevoli minoranze di essi, schierandole a fianco della borghesia del rispettivo ramo industriale o della rispettiva nazione contro tutte le altre. Questa tendenza è rafforzata dall’aspro antagonismo esistente tra i popoli imperialisti a motivo della spartizione del mondo» (11). In tal modo la nozione di «aristocrazia operaia» – riferita in origine alla minoranza privilegiata di operai metropolitani appartenenti allo strato più alto – venne adottata per indicare più in generale le differenze di status all’interno del proletariato internazionale (12). Mentre da un lato i socialisti, quali Lenin, Michels (13) e Gramsci (14), seguivano con crescente apprensione la preferenza che la classe operaia degli stati espansionisti mostrava per gli interessi nazionalisti di breve termine anziché per quelli internazionali di lungo periodo, d’altro lato alcuni capitalisti dell’epoca vedevano nell’imperialismo l’unico modo per salvarsi da un conflitto di classe altrimenti inevitabile. Sono state così riferite le parole che Cecil Rodhes avrebbe pronunciato nel 1885: «Ieri mi trovavo nell’East End di Londra, dove assistetti a un comizio di disoccupati: facevano discorsi infuriati, che si possono riassumere nel grido di «pane». Mentre tornavo a casa, ripensando alla scena mi convinsi più che mai dell’importanza dell’imperialismo (…). L’idea che avevo in mente era la soluzione del problema sociale, cioè che per salvare 40.000.000 di abitanti del Regno Unito da una sanguinosa guerra civile, noi statisti coloniali dovremmo acquistare nuove terre per sistemare la popolazione eccedente, e fornire nuovi mercati ai beni da loro prodotti nelle fabbriche e nelle miniere. L’impero, come ripeto da sempre, è una questione di sopravvivenza. Se vuoi evitare una guerra civile devi diventare imperialista» (15). Al pari di molti suoi contemporanei britannici, Rhodes fu uno dei promotori di una politica che univa all’espansione imperiale una legislazione assistenziale a favore della classe operaia, nota in seguito come «socialimperialismo», «il cui scopo era quello di chiamare a raccolta tutte le classi in difesa della nazione e convincere la classe meno agiata che i suoi interessi erano da quella inseparabili; mirava a scalzare la tesi dei socialisti, dimostrando che gli operai, contrariamente all’affermazione marxista, avevano da perdere qualcosa di più delle loro catene (16). I concetti gemelli di «aristocrazia operaia» internazionale nella letteratura marxista e di socialimperialismo in quella nazionalista presentano straordinarie analogie in tutto fuorché nelle loro valutazioni soggettive”” (pag 224-227) [(5) Tra i pochi studi sull’argomento vedi la sintesi di H.B. Davis, ‘Nationalism and Socialism’, New York, Monthly Review Press, 1967, cap. 5; (7) F. Bacon, ‘Certain Considerations touching the Plantation in Ireland’, in C. Maxwell, ‘Irish History from Contemporary Sources’, London, Allen & Unwin, 1923, p. 270; (8) J. Madison, in «The Federalist», X, pp. 60-1; (9) W.A. Williams, ‘The Tragedy of American’, New York, Dell, 1962, p. 20; (10) K. Marx F. Engels, ‘Selected Correspondence’ (1934), citato in E.J. Hobsbawm, ‘The Labor Aristocracy in Nineteenth-Century Britain’, in ‘Laboring Men’, New York, Basic, 1967, p. 356 (trad. it. ‘L’aristocrazia operaia nella Gran Bretagna del XIX secolo’, in ‘Studi di storia del movimento operaio’, Torino, Einaudi 1972, pp. 353-4); (11) V.I. Lenin, ‘L’imperialismo’, Roma, Editori Riuniti, 1969, p. 168; (12) Per Karl Polanyi il principale vantaggio dell’operaio metropolitano consisteva nella protezione accordatagli dal governo di fronte all’anarchia di mercato. «La rivolta conro l’imperialismo era soprattutto un tentativo da parte di popolazioni esotiche di raggiungere la condizione politica necessaria a ripararsi dagli sconvolgimenti sociali causati dalla politica commerciale europea. La protezione che l’uomo bianco poteva assicurarsi per mezzo della condizione di sovranità delle sue comunità era fuori della portata dell’uomo di colore fino a che egli mancava del prerequisito di un governo politico»: K. Polanyi, ‘The Great Transformation’, Boston, Beacon, 1957, p. 183 [trad. it. ‘La grande trasformazione’, Torino, Einaudi, 1974, p. 234]; (13) «Mentre (…) questa concezione di una comunità di interessi nella sfera nazionale tra la borghesia e il proletariato ha una base di realtà, non può esservi dubbio che non soltanto essa è nettamente antagonistica all”idealismo’ di classe, vale a dire al fraterno affetto che nega la solidarietà nazionale per affermare con entusiasmo la solidarietà internazionale del proletariato, tendendo e mirando a una rapida emancipazione di classe, ma che inoltre mina alla base il ‘concetto’ di classe. «Il concetto socialdemocratico di classe mira all’ingrandimento della patria e alla prosperità del suo proletariato e dalla sua borghesia attraverso la rovina del proletariato degli altri paesi»: R. Michels, ‘Political Parties’, New York, International Publishing Company, 1968, p. 360; (14) E’ significativa la descrizione di Gramsci del soldato italiano meridionale portato al nord contro gli operai in sciopero, che si giustifica affermando che questi sono, ai suoi occhi, dei «signori»: A. Gramsci, ‘La costruzione del partito comunista’, Torino, Einaudi, 1971, p. 143; (15) V.I. Lenin, op. cit., p. 117; (16) B. Semmel, ‘Imperialism and Social Reform’, New York, Peter Smith, 1968, p. 132] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”UKIS-022″ “HECKER Rolf”,”””Sulla storia delle edizioni delle Opere complete di Marx-Engels e su alcuni risultati della ricerca della MEGA””. Conferenza-dibattito, 13 ottobre 2011, Società Umanitaria, Milano.”,”Rolf HECKER presidente dell’Associazione di Berlino per il sostegno all’edizione della MEGA. La biblioteca privata di Marx comprendeva 2100 per un totale di 3200 volumi (Mega 2 IV 32 pag 23) di cui 1450 giunti fino a noi. Oggi si trovano a Berlino (963) a Mosca (617), ad Amsterdam (81) e in altri luoghi del mondo (59). La dimensione finale di MEGA è stimata in 114 volumi per ora pubblicati sono 59. (pag 3)”,”MADS-568″ “HECKER Rolf KOTOVA Svetlana Michajlovna e VLADIMIROV Lev Nikolaevic ZAKS Anna Borisovna L’VOVA Lija Ivanovna DVORKINA Maja Davydovna KRYLOV Vjaceslav V. ZENZINOV Vladimir M. NIEDHART Gottfried KROPP Valerie e NIXDORF Kurt CZOBEL Ernst STAMMBERGER Gabriele ROKITJANSKIJ Jakov G. KOLPINSKIJ Nikita J. AMIANTOV Jurij N. HEDELER Wladislaw CERNOBAEV Anatolij A. POTRESOV Aleksandr RIAZANOV D.B. NIKOLAJEWSKY B. (NIKOLAEVSKIJ)”,”David Borisovic Rjazanov und die erste MEGA.”,”2° copia Contiene tra gli altri i saggi: – V.V. Krylov: ‘D.B. Rjazanov and B.I. Nikolaevskij’ (pag 50-54) – G. Niedhart: ‘Gustav Mayer and Rjazanov’ (pag 77-84) – W. Hedeler, “”In Battle-Position”” – Riazanov and Bucharin’ (pag 193-207) – A.A. Cernobaev, ‘Rjazanov and Pokrovskij: Fates of the Russian Intelligentsia’ (pag 208-219) [tutti gli articoli sono in tedesco]”,”RJAx-018″ “HECKER Rolf MERKEL-MELIS Renate KÖSLING Peer GRIESE Anneliese LANGKAU Götz SCHRÖDER Wolfgang CALLESEN Gerd WOLF Frieder Otto FÜLBERTH Georg HUNDT SCHMIEDER Falko GEMKOW Heinrich KIEHNBAUM Erhard REHMER Hans-Joachim SCHULZ Walter GOLDBECK Dagmar HAFNER Kornelia HUCKENBECK Kirsten”,”Das Spätwerk von Friedrich Engels. Zur Edition in der Marx-Engels-Gesamtausgabe.”,”scritti di Rolf HECKER MERKEL-MELIS Renate KÖSLING Peer GRIESE Anneliese LANGKAU Götz SCHRÖDER Wolfgang CALLESEN Gerd WOLF Frieder Otto FÜLBERTH Georg HUNDT SCHMIEDER Falko GEMKOW Heinrich KIEHNBAUM Erhard REHMER Hans-Joachim SCHULZ Walter GOLDBECK Dagmar HAFNER Kornelia HUCKENBECK Kirsten”,”MAES-151″ “HECKER Rolf BEHRENS Diethard MARXHAUSEN Thomas KLENNER Hermann FÜLLNER Bernd MARKEL-MELIS Renate RUBEN Peter COWLING Mark DRISCHLER William Fr. MILIOS Jannis ECONOMAKIS George HEDELER Wladislaw KRÄTKE Michael R. MISKEVIC Larisa SCHÖNCKE Manfred COLLINS Tish FILIMONOVA Ivanovna Tat’jana”,”Klassen – Revolution- Demokratie. Zum 150. Jahrestag der Erstveröffentlichung von Marx ‘Der 18. Brumaire des Luis Bonaparte’. [Classe – Rivoluzione – Democrazia. Nel 150° anniversario della prima pubblicazione de “”Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte”” di Marx].”,”Contiene un saggio sulla traduzione in Francia del Diciotto Brumaio (Renate Merkel-Melis) Un saggio dedicato all’analisi del fascismo condotta a partire dal 18° Brumaio da parte di August Thalheimer. (Peter Ruben) Un saggio su Luigi Napoleone come agente russo-asiatico. La revisione di Marx del 18 Brumaio in Herr Vogt (William Fr. Drischler) Due saggi che trattano della teoria della crisi da Tugan-Baranovskij a Bucharin (J. Milios e George Economakis) e lo studio dell’ accumulazione del capitale da parte dello stesso Bucharin (W. Hedeler)”,”MADx-868″ “HEDBERG Häkan”,”La sfida giapponese. Presente e futuro di un colosso industriale che ha messo in crisi il dollaro.”,”HEDBERG Häkan, svedese, quarantenne (1971) HEDBERG è specializzato in problemi di economia internazionale e ha passato gli ultimi 11 anni in Giappone dal quale è anche corrispondente del giornale svedese Dagens Nyheter. Questo libro è uscito in Svezia dopo la pubblicazione de ‘La sfida americana’ di SERVAN-SCHREIBER. “”Nessun paese ha ricevuto da parte dell’ OECD più moniti del Giappone. E nessuno si è curato tanto poco degli appelli e dei moniti come il Giappone. Il Giappone comprende un solo linguaggio: la minaccia di rappresaglie. Del resto, quando si tratta di ottenere qualcosa per sé, il Giappone non esita un istante a usarla.”” (pag 115) Miti. Il 90 per cento dei funzionari del ministero dell’ industria sono superpatrioti, ultranazionalisti. La loro mentalità ricorda quella del ministero della guerra negli anni trenta: “”Il Giappone non può sbagliare, il GIappone non deve battere in ritirata, il compromesso è pericoloso, la prossima generazione non ci perdonerà mai, se dovessimo tradire gli interessi strategici del Grande Giappone. Noi ci battiamo con tutte le nostre energie per la causa del Giappone: gli altri ministeri non ci devono pugnalare alla schiena, chiedendo la capitolazione. (…)””. (pag 123)”,”JAPE-017″ “HEDELER Wladislaw”,”Nikolai Bucharin. Bibliographie.”,”Sono recensite 1715 indicazioni bibliografiche di lavori di BUCHARIN. Tra la bibliografia di Bucharin: 1146. La teoria della rivoluzione permanente. Mosca. 1925 (pag 124)”,”BUCS-010″ “HEDELER Wladislaw STOLJAROWA Ruth”,”Nikolai Bucharin. Leben und Werk.”,”HEDELER Wladislaw (1953, storico della filosofia ha studiato alla Humboldt Universitat di Berlino) STOLJAROWA Ruth (1929, storica e filologa. Ha studiato all’ Università di Mosca). “”Die ‘Theorie des historischen Materialismus’ war das erste und letzte umfangreiche philosophische Werk in der Reihe der zahlreichen Buchpublikationen Bucharins, der bis 1921 ca. 600 Arbeiten herausgegeben hatte. Die produktivste Schaffensperiode stand jedoch noch bevor. Von 1921 bis 1923 kamen weitere 200 Aufsätze hinzu. Erst Ende der zwanziger – Anfang der dreißiger Jahre legte Bucharin, zum ordentlichen Mitglied der Akademie der Wissenschaften der UdSSR gewählt, erneut monographische Arbeiten vor, in denen er seinen neuen Erkenntnisstand resümierte.”” (pag 67) “”La ‘Teoria del materialismo storico’ era il primo e ultimo vasto lavoro filosofico nella serie di numerose pubblicazioni di Buchanin, il quale aveva pubblicato fino al 1921 circa 600 lavori. Il periodo di creazione con la maggior produttività era però ancora da venire. Dal 1921 al 1923, si sono aggiunti altri 200 saggi.”””,”BUCS-011″ “HEDELER Wladislaw VATLIN Alexander, a cura; lettere di V.I. LENIN G.V. CICERIN N. BUCHARIN L. JOGICHES LORIOT VERFEUIL (SADOUL) , rapporti di LENIN ALBERT PLATTEN ZINOVIEV SIROLA STANG REJNSTEJN RUDNYANSZKY KASCHER TROTSKY (TROCKIJ) RUTGERS CICERIN RAKOVSKIJ SKRYPNIK SADOUL FINEBERG GRUBER OBOLENSKIJ, interventi di RUTGERS KUUSINEN REJNSTEJN KASCHER ZINOVIEV BALABANOFF e altri”,”Die Weltpartei aus Moskau. Der Gründungskngress der Kommunistischen Internationale 1919. Protokoll und neue Dokumente.”,”Foto di gruppo del congresso di fondazione della 3° Internazionale col nome di ciascuno dei presenti (pag 386) Molte foto-ritratto dei partecipanti al congresso”,”INTT-271″ “HEDELER Wladislaw KINNER Klaus a cura; saggi di Fritz KLEIN Helmut BOCK Wolfgang RUGE Jörn SCHÜTRUMPF Alexander VATLIN Karl-Heinz GRÄFE Wladislaw HEDELER Rüdiger DANNEMANN Uli SCHÖLER Albert Pawlowitsch NENAROKOW Mario KEßLER Reiner TOSSTORFF Stefan BOLLINGER Erhard CROME Christoph LIEBER Georg FÜLBERTH Gert SCHÄFER Wladislaw HEDELER Klaus LEDERER”,”»Die Wache ist Müde«. Neue Sichten auf die russische Revolution 1917 und ihre Wirkungen.”,”Saggi di Fritz KLEIN Helmut BOCK Wolfgang RUGE Jörn SCHÜTRUMPF Alexander VATLIN Karl-Heinz GRÄFE Wladislaw HEDELER Rüdiger DANNEMANN Uli SCHÖLER Albert Pawlowitsch NENAROKOW Mario KEßLER Reiner TOSSTORFF Stefan BOLLINGER Erhard CROME Christoph LIEBER Georg FÜLBERTH Gert SCHÄFER Wladislaw HEDELER Klaus LEDERER Contiene saggi su Paul Levi, Nikolai Bucharin e Leon Trotsky vs Stalin, le tesi di aprile di Lenin e il testamento di Plechanov, i riflessi europei della rivoluzione russa, la strategia mondiale del partito bolscevico incentrata sulla Germania “”Im Frühjahr und mit Beginn des Sommers 1918 wird die nahende Revolution in Deutschland zu einem Leitmotiv in der Berichterstattung der russischen Presse. Lenin sammelt diese Informationen und spricht in Versammlungen der Moskauer Arbeiter ständig davon, wie die “”wahren Sozialisten”” in Deutschland die Bolschewiki unterstützen und ihre eigene Revolution vorbereiten. Eine Auswahl derartiger Artikel, Grußadressen und Solidaritätskundgebungen wurde in einer Massennauflage herausgegebn. Clara Zetkin schrieb darin u.a.: “”Die Bolschewiki stellen jetzt mehr dar als nur eine Partei, sie vertreten meines Erachtens zum gegenwärtigen Zeitpunkt tatsächlich den Willen des Volkes”””” (pag 106) in Axexander Vatlin, Deutschland im weltpolitischen Kalkül der Bolschewiki 1918, (pag 102-112)”,”RIRO-394″ “HEDELER Wladislaw”,”Stalin – Trotzki – Bucharin. Studien zum Stalinismus und Alternativen im historischen Prozeß.”,”Wladislaw Hedeler, geb.1953, Philosophiehistoriker, studium an der Humboldt-Universität Berlin, 1985 Promotion A in Moskau mit einer arbeit über Nikolai Bucharin. Zahlreiche Buch- und Zeitschriftenpublikationen zur Theorie- und Philosophiegeschichte in Rußland bzw. der Sowjetunion. Abkürzungsverzeichnis, Vorwort, quellenverzeichnis, Personenindex,”,”STAS-014-FL” “HEDLIN Myron W.”,”Zinoviev’s Revolutionary Tactics in 1917.”,”Dopo l’Ottobre. “”Una parte importante del gruppo dirigente bolscevico, incluso cinque membri del CC e otto commissari del nuovo governo, consideravano la politica dei leninisti intollerabile e fece la sua replica. In un documento firmato da Kamenev, Zinoviev, Rykov (commissario agli affari interni), Miliutin (commissario all’agricoltura e Viktor Nogin commissario all’industria e al commercio) difesero con insistenza la coalizione di governo. Essi dichiararono che solo un accordo immediate alle condizioni da loro accettate poteva assicurare le conquiste della Rivoluzione d’Ottobre”” (pag 40)”,”ZIND-043″ “HEER Friedrich”,”Il Sacro Romano Impero. Mille anni di storia d’ Europa.”,”HEER docente di storia della cultura nell’ Università di Vienna è autore di opere importanti sul Medioevo.”,”EURx-130″ “HEERS Jacques”,”Partiti e vita politica nell’Occidente medievale.”,”HEERS, docente presso la Sorbona di Parigi, è uno storico già noto in Italia per i suoi studi sulla Genova nel Quattrocento (1973), su ‘Il clan familiare nel Medioevo’ (1976) e ‘L’occidente nel XIV e nel XV secolo. Aspetti economici e sociali’ (1978).”,”EURx-044″ “HEERS Jacques”,”Historia de la Edad Media.”,”Questo libro è la continuazione della ‘Storia dell’ antichità’ di Paul PETIT.”,”EURx-144″ “HEERS Jacques”,”La scoperta dell’ America. Echi e dibattiti nella vecchia Europa.”,”HEERS Jacques è docente di storia all’ Università della Sorbona a Parigi. Ha scritto molte opere v. 4° copertina. “”Genova, dove Colombo aveva imparato a navigare, città di indubbia matrice mercantile, si era affermata da tempo anche come città di medici, scienziati ed empiristi, traduttori di trattati greci e latini, inventori di unguenti e sciroppi, collezionisti di ricette esotiche. Era diventata famosa per i suoi preparati (la famosa triaca, molto efficace per svariati malanni e in particolare contro il mal di mare, esportata anche in Inghilterra e nelle Fiandre) e per i suoi medici chiamati presso le corti, sempre pronti a viaggiare per soddisfare la loro curiosità. Proprio al tempo di Colombo la scuola genovese, o meglio “”ligure””, poiché si estendava da Savona a Rapallo, si fece largamente conoscere.”” (pag 37-38)”,”EURx-197″ “HEERS Jacques”,”Genova nel Quattrocento. Civiltà mediterranea, grande capitalismo e capitalismo popolare. (Tit.orig.: Gênes au XV siècle)”,”””Il genovese del XV secolo dispone di diversi tipi di monete; le condizioni di questo mercato sono particolarmente complesse. Accanto agli esemplari metallici, ducato d’ oro e tutta la gamma dei pezzi d’ argento, la moneta cartacea occupa un posto importante nell’ economia della città. L’ assegno e la lettera di cambio sono impiegati correntemente. Da ciò un notevole risparmio di metallo prezioso. Ancor più caratteristico ed essenziale è il ruolo giocato dalla “”moneta di banca””. Esaminando la prassi adottata da mercanti e artigiani, si può affermare che ogni pagamento, nella maggior parte dei casi, finisce col tradursi in un gioco di scritture. Ciò grazie innanzitutto ai libri contabili dei privati, per quanto modesti siano, che permettono loro di effettuare una notevolissima quantità di giri di partite. Ma, soprattutto, tali scritture vedono protagonisti i libri dei banchieri. Genova dispone di due tipi di monete di banca. Una per il traffico internazionale e i cambi, che è utilizzata dai banchieri privati: si tratta della lira di buona moneta, il cui valore è immutabile in rapporto al ducato d’ oro (20 quarantaquattresimi di ducato). Questa moneta genovese presenta quindi gli stessi vantaggi della moneta bancaria del XVII secolo, come quella d’ Amsterdam. L’ altra moneta di conto bancaria è costituita dalla lira de paghe, il cui uso è molto più delicato. Essa figura sui registri di San Giorgio e viene utilizzata soprattutto all’ interno della città, per le transazioni di carattere locale””. (pag 131-132)”,”LIGU-101″ “HEERS Jacques, edizione italiana a cura di Franco SABA”,”L’ occidente nel XIV e nel XV secolo. Aspetti economici e sociali.”,”Gli schiavi nelle città. Le donne. “”La condizione giuridica degli schiavi è stata essa pure ben studiata: i diritti del padrone, azioni penali, pene, affrancamento. Ma l’ aspetto sociale della questione meriterebbe senza dubbio studi più approfonditi. Gli uomini servono in Egitto negli eserciti del sultano; costui invia regolarmente dei funzionari in Mar Nero o a Pera per mettersi in contatto con i mercanti italiani. Le donne finiscono in Italia, vendute fin dall’ età di 13-14 anni. Vivono nella famiglia, in genere sistemate all’ ultimo piano della casa, spesso in gran numero. E’ certo che la schiava non è riservata alle famiglie dell’ aristocrazia, è anche al servizio dei maestri artigiani, della gente di modesta ricchezza. L’ esistenza di un considerevole numero di schiave di origine straniera lascia necessariamente un’ impronta sulla società cittadina e pone tutta una serie di problemi. La libertà o l’ ingenuità dei costumi conducono dal punto di vista etnico a sconvolgimenti notevoli. In ogni modo, con le schiave orientali, nuove abitudini fanno il loro ingresso in città. Esse hanno un loro particolare gergo, mezzo italiano, mezzo orientale, alcune parole del quale passano nella lingua; hanno una propria concezione della religione, proprie forme di devozione. Spesso ostili, queste “”nemiche casalinghe”” sono all’ origine di conflitti che vanno oltre il semplice quadro familiare””. (pag 225)”,”STOS-123″ “HEERS Jacques”,”L’esilio, la vita politica, la società nel Medioevo.”,”HEERS J. è uno dei più importanti storici francesi. Studioso di società famiglia e vita urbana nel Medioevo.”,”STOS-150″ “HEERS Jacques”,”L’esilio, la vita politica, la società nel Medioevo.”,”HEERS Jacques è uno dei più importanti storici francesi, studioso della società, della famiglia, della vita urbana del Medioevo. I libri dove venivano registrate le condanne. “”A Genova i ‘Libri bannitorum’ erano tenuti con la massima cura e l’Archivio di Stato ne possiede ancora una bella serie. Il più celebre tuttavia, senza dubbio perché il più studiato, è certamente il ‘Libro del Chiodo’ di Firenze, registro di ottanta fogli, il quale deve il suo nome a un chiodo di ferro piantato nella copertina””. (pag 105)”,”STOS-001-FV” “HEERS Jacques”,”Transizione al mondo moderno (1300-1520).”,”Professore all’Università di Paris Sorbone (Paris IV) ha approfondito lo studio dei fattori che hanno caratterizzato il passago dal medioevo all’età moderna. “”Ancora più grave è l’idea di rottura, di ‘transizione’, che ha finito con l’imporsi e conduce a formulare postulati, direzioni di ricerca a priori. Ma a un osservatore obiettivo sembrerà assodato che molte epoche del nostro passato potrebbero, a qualche titolo, essere considerate “”periodi di transizione””. Alcuni dallo spirito più indipendente e sistematico di altri potrebbero inoltre affermare che, necessariamente, ogni epoca è di transizione fra altre due, quella che precede e quella che segue. Ma anche in questo caso s’impone l’abitudine. Poiché si cambia di periodo, di “”tempo”” in tutti i sensi, si deduce l’esistenza della transizione e che i tempi giunti a esaurimento abbiano conosciuto gravi difficoltà e importanti trasformazioni generatrici di drammi socio-politici di adattamento. Da qui sono nate le idee di ‘decadenza’ e di ‘crisi’, idee che hanno incontrato grande favore e fatto strada a sproposito”” (pag 53-54)”,”STOx-230″ “HEERS Jacques”,”Genova nel ‘400. Civiltà mediterranea, grande capitalismo e capitalismo popolare.”,”Jacques Heers del Dipartimento di Studi Medievali dell’Università di Parigi IV Sorbona. É autore di numerose opere sull’economia e la società nel Medioevo e nel passaggio al mondo moderno. Storico delle regioni dell’Europa meridionale, si interessa soprattutto allo studio delle strutture sociali e delle mentalità collettive.”,”LIGU-001-FL” “HEERTJE Arnold a cura, saggi di Patrick ARTUS Angel BERGES Christian DE BOISSIEU Giovanni DOSI Chris FREEMAN Arnold HEERTJE John KNEESHAW Helmut MAYER Luigi ORSENIGO Frits PRAKKE José VIÑALS”,”Innovazione tecnologica e finanza.”,”Saggi di Patrick ARTUS Angel BERGES Christian DE-BOISSIEU Giovanni DOSI Chris FREEMAN Arnold HEERTJE John KNEESHAW Helmut MAYER Luigi ORSENIGO Frits PRAKKE José VIÑALS. “”Si può considerare la deregulation nazionale unilaterale, che ha esercitato un’ importante influsso sull’ ultima ondata di innovazioni, come una forma di armonizzazione internazionale, dato che essa elimina le deviazioni e le distorsioni nelle politiche di regolamentazione. Comunque, non conosciamo le possibili conseguenze dell’ accresciuta concorrenza sulle quote di mercato finanziario internazionale. In alcune aree qualche forma di regolamentazione si dimostra tuttora necessaria, mentre in altre l’ innovazione richiede nuove forme. E’ necesssario un approccio sovranazionale per evitare distorsioni della concorrenza. (…)””. (pag 146)”,”EURE-035″ “HEERTJE Arnold, a cura di Maria Luisa SEGNANA”,”Elementi di economia politica.”,”Arnold Heertje, nato nel 1934, ha studiato all’Università di Amsterdam ed è professore ordinario alla stessa Università dal 1964.”,”ECOT-208-FL” “HEGEDÜS András”,”La struttura sociale dei paesi dell’Europa orientale. Un’analisi marxista.”,”””András Hegedüs fu giovanissimo, all’età di soli 33 anni, primo ministro ungherese, dall’aprile 1955 fino al 23 ottobre 1956, quando, in seguito alla rivolta di Budapest, il Comitato centrale del partito operaio ungherese lo sostituì con Imre Nagy. In seguito riprese gli studi scienze sociali sottoponendo a una critica puntuale la sua esperienza e uella del suo e degli altri paesi dell’Europa orientale; (…)”” (pag 11-12)”,”EURC-111″ “HEGEDÜS András”,”La questione agraria.”,”””Movimenti simili a quelli tedeschi all’inizio degli anni ’90 sono riscontrabili nei partiti operai socialisti di altri paesi dell’Europa occidentale, e a questo proposito è degno di particolare attenzione il nuovo programma agrario elaborato in Francia da marxisti come Paul Lafargue e Jules Guesde, che fu discusso e accettato nei Congressi di Marsiglia (1892) e di Nanterre (1894) (3). Questo tempestoso mutamento nella questione agraria e contadina che si verificò nel giro di pochi anni destò serie preoccupazioni tra i difensori del punto di vista marxista ortodosso. La controffensiva prese l’avvia con il saggio di Engels, ‘Die Bauernfrage in Frankreich und Deutschland’, uscito nel 1894 sul decimo numero della ‘Neue Zeit’. Engels considera come centro del problema la formazione – sulla base di una rigorosa posizione di principio – di un legame tra i partiti socialisti e i piccoli contadini (che coltivano essi stessi la propria terra, non ingaggiano lavoro salariato, né lavorano altrove come salariati). Rileva altresì che questo strato centrale del ceto contadino è “”il relitto di un modo di produzione scomparso”” e che “”il piccolo contadino è il proletario del futuro”” (4). Su questa base egli critica il programma agrario del partito socialista francese, approvato al Congresso di Marsiglia nel 1892, osservando che compito del socialismo è trasformare in proprietà comune i mezzi di produzione e trasmetterli ai produttori: nell’agricoltura non può accadere altrimenti; invece il programma del partito francese non dava risposta alla domanda se si intendesse conservare la proprietà parcellizzata del piccolo contadino, che, per espressa ammissione del partito, era inesorabilmente condannata alla rovina. Engels ritiene inoltre corretto attenersi ai seguenti principi: – non si deve affrettare la rovina della piccola borghesia; – essa non va espropriata con la forza, a differenza della grande proprietà; – bisogna aiutarla ad avviarsi sulla via della cooperazione con l’esempio e le sovvenzioni sociali. Tuttavia il partito non potrebbe rendere peggiore servizio a se stesso e ai contadini che promettendo o dando l’impressione che sia sua intenzione conservare stabilmente la proprietà parcellizzata contadina: può forse promettere solo questo: che non interverrà con la violenza nei rapporti di proprietà. Engels, in questo scritto, distingue nettamente il piccolo contadino dal medio e dal grande, esprimendo il parere che gli sembrerebbe quasi un tradimento se a queste ultime due categorie il partito promettesse il mantenimento stabile dell’indipendenza economica; anch’esse devono necessariamente soccombere in conseguenza della formazione dell’azienda capitalistica e della produzione di grano a buon mercato, proveniente da oltremare; anche per loro si apre quindi un’unica possibilità: la cooperativa. Il partito non deve pertanto appoggiarsi a questi strati sociali, ma ai lavoratori salariati. In questo scritto di Engels, l’esigenza principale del programma agrario che viene rapidamente abbozzato è l’espropriazione della grande azienda agricola e il trasferimento del lavoro agricolo alle cooperative sotto il controllo della comunità. E’ chiaro che in quest’ordine di idee non può entrare il concetto della divisione della terra, elemento del tutto incoerente con questa teoria che forma un tutto concluso. Nella formazione del punto di vista marxista sulla questione agraria svolse un ruolo non insignificante il Congresso della II Internazionale tenutosi nel 1896, che entrò nella storia come il congresso della totale rottura con l’anarchismo. (…)”” (pag 773-775) “”Se Marx ed Engels, nella questione agraria dell’Europa occidentale si erano dimostrati irremovibili riguardo alla prospettiva di fondo, nei confronti del ‘mir’, si mostrarono per qualche tempo propensi a riconoscere la possibilità di una via di sviluppo diversa da quella occidentale, la cui essenza consisteva nell’evitare la fase capitalistica. Marx fu costretto a dedicarsi a fondo a tale questione in seguito a una lettera ricevuta da Genova da Vera Zasulic e dai suoi compagni, in cui, richiamandosi alla popolarità del ‘Capitale’ in Russia, si sollevava la questione se il ‘mir’ avesse colà un futuro, ovvero perché non si sarebbe potuta ripetere in Russia la dissoluzione della proprietà comune di tipo arcaico come era accaduto in tutta l’Europa occidentale. A quanto pare Marx ponderò a lungo la risposta. Ne eseguì tre abbozzi e il quarto coincide in pratica con la lettera di risposta inviata (questi abbozzi e la lettera furono pubblicati solo nel 1925 a Mosca nel primo volume del ‘Marx-Engels Archiv’). Alla domanda fondamentale e cioè perché non si sarebbe potuta ripetere in Russia la via di sviluppo dell’Europa occidentale, Marx rispondeva cautamente ma risolutamente: “”Analizzando la genesi del sistema capitalistico, io dico (‘Il capitale’, ed. francese, p. 325): “”Alla base del sistema capitalistico si trova dunque la separazione radicale del produttore dai suoi mezzi di produzione….”””””” [András Hegedus, ‘La questione agraria’, Estratto da ‘Storia del marxismo’, Volume secondo, ‘Il marxismo nell’età della Seconda Internazionale’, Torino, 1979] [(3) Cfr. ‘Programme agricole du Parti ouvrier français’, a cura di P. Lafargue, Lille 1894; si veda anche J. Jaurès, ‘Socialisme et paysans’, Paris, 1894; (4) Mew, vol. 22, pp. 485-527 (trad. it. in K. Marx e F. Engels, ‘Opere scelte’, Roma, 1966, pp. 1215-37] (pag 779)”,”MAES-157″ “HEGEDÜS András”,”La costruzione del socialismo in Russia: il ruolo dei sindacati, la questione contadina, la Nuova Politica Economica.”,” I sindacati nel potere sovietico. I glavki durante il comunismo di guerra (pag 521-522) Lenin sulla questione dell’ indipendenza sindacati (pag 524-525)”,”RIRO-431″ “HEGEDÜS András MÁRKUS Mária”,”Sviluppo sociale e organizzazione del lavoro in Ungheria. Gli studi sociologici della Scuola di Budapest.”,”Sono qui raccolti gli studi più significativi di András Hegedüs e Mária Márkus, i due sociologi della Scuola di Budapest. La pubblicazione di questi scritti sullo sviluppo sociale e sull’organizzazione del lavoro in Ungheria permette di avere un quadro più completo della proposta avanzata dal gruppo degli allievi di Lukács.”,”UNGx-005-FL” “HEGEL Georg Wilhelm Friedrich, a cura di Nicolao MERKER”,”Detti memorabili di un filosofo.”,”Nicolao MERKER (Trento, 1931) professore ordinario di storia della filosofia moderna e contemporanea nell’ Università ‘La Sapienza’ di Roma è autorevole studioso dei grandi secoli della cultura filosofica tedesca. Tra le sue opere ricordiamo: ‘L’ Illuminismo tedesco. Età di Lessing’ (1974), ‘Marxismo e storia delle idee’ (1974), ‘Storia della filosofia’ (3 voll, 1982′, ‘Karl Marx’ (1983). “”Una tegola di per sé non ammazza un uomo. Essa produce quest’ effetto solo mediante la velocità acquisita: cioè l’ uomo viene ammazzato dallo spazio e dal tempo””. (pag 39) “”Rintracciare il fenomeno primordiale, liberarlo da que che gli sta intorno e gli è accidentale, coglierlo, come diciamo noi, in maniera astratta, ciò io ritengo impresa in cui può cimentarsi chi ha un grande senso spirituale della natura; e in generale considero quell’ intero modo di procedere come il vero momento scientifico della conoscenza in questo campo””. (pag 82) “”Quel che ha un profondo significato, proprio perciò non vale niente”” (pag 86) “”Nello studio delle scienze l’ elemento soggettivo primario è l’ onestà verso se stessi. Si fa presto a pensare e a esprimere un dubbio su tutto, ma la questione è se esso sia vero.”” (pag 86) “”La cosa più dannosa è che ci si voglia preservare da errori. La paura che con la propria attività si incappi in errori è l’ amore per la comodità, e fa da compagna all’ errore assolutamente passivo. La pietra non soffre di nessun errore attivo, tranne che se si tratta ad esempio di un pezzo di calcare e gli si versa sopra dell’ acido nitrico. Allora esce dai gangheri, non si orienta più, ribolle, cambia stato, non capisce più nulla e si dissolve. Non così l’ uomo. Egli è sostanza, conserva se stesso. Ma è la pietrosità, sassosità, durezza, refrattarietà (..) ciò a cui occorre rinunciare. La verità è duttilità, non già l’ istintivo “”non mi piace””. Soltanto quando si capisce una cosa, il che viene dopo l’ apprendimento, si è superiori ad essa”” (pag 86) “”Ognuno deve dire la verità””. In questo dovere, enunciato come incondizionato, si ammetterà subito la condizione: se egli sa la verità. Il comando dunque suonerà ora così: ognuno deve dire la verità, sempre secondo la cognizione e persuasione ch’egli ne ha (…).”” (pag 87)”,”FILx-259″ “HEGEL G.G.F.”,”Introduzione alla storia della filosofia.”,”””Se nella storia della filosofia si parte da questo modo di vedere, tutto il compito di questa disciplina si riduce a far conoscere le idee particolari di ogni autore, tra cui uno ne ha una, un altro un’ altra. Ma queste peculiarità singole sono secondo me qualcosa di estraneo e in esse la mia ragione pensante non è libera, ma rimane assente; esse sono un puro materiale storico, esteriore, morto, una massa in sé priva di contenuto. E il contentarsi così di cose vane non è che una vanità soggettiva. Ma per l’ uomo onesto la verità avrà sempre un grande valore e sarà sempre una cosa che fa battere il cuore. Quanto poi all’ affermazione che la verità non si possa conoscere, essa si presenta proprio nel corso della storia della filosofia ed ivi avremo occasione di esaminarla meglio. (…) Giacché la verità non può essere conosciuta per intuizione o per immaginazione immediata, sia essa sensibile o intellettuale (infatti ogni intuizione in quanto tale è sensibile), ma soltanto attraverso la fatica del pensiero””. (pag 50)”,”FILx-274″ “HEGEL G.W.F., a cura di Edoardo MIRRI”,”Scritti giovanili. I.”,”‘Vedo più che mai che non bisogna giudicare nulla secondo la sua grandezza apparente’ Voltaire (in apertura) “”Quelli che sanno dire molte cose intorno all’ inconcepibile stupidità umana, che dimostrano a tutti per filo e per segno essere la più grande stoltezza che un popolo abbia certi pregiudizi, che sempre vanno cianciando di illuminamento, di conoscenza dell’ uomo di storia dell’ umanità, di felicità e di perfezione, non sono nient’altro che retori dell’ illuminamento, venditori ambulanti di un’ insipida panacea. Si nutrono reciprocamente di fredde parole e trascurano il sacro e delicato tessuto del sentimento umano””. (pag 184, Studi, 1792 / 1793-94) ‘Di alcuni vantaggi che ci procura la lettura degli antichi scrittori classici greci e romani’ (dicembre 1788) (pag 101-104) “”In una generale corruzione dei costumi, nella religione cristiana (dove la moralità è strettamente connessa con la religione) devono sorgere sempre delle sette (presso i greci e i romani le sette che sorsero furono sette filosofiche, poiché la religione era piuttosto cosa della fantasia) che cercano di mantenersi pure da questa corruzione; ma quanto più esse crescono nel numero dei loro componenti, tanto meno possono opporsi alla corrente dominante e stornare da sé l’ aria dell’ infezione; con ciò (oltre ad altri inconvenienti) danno nuova occasione al sorgere di nuove sette.”” (pag 313, Studi, 1795) “”La giustizia consiste nel fatto che io rispetto i diritti degli altri. Se poi io la considero un dovere e ne faccio una massima del mio agire non perché così richiede lo stato, ma perché è un dovere, allora è una virtù; ed in tal caso essa non è una richiesta dello stato, ma della legge morale. La seconda specie di doveri, per esempio la beneficenza come contributo per la cassa per i poveri o come fondazione di ospedali, può essere richiesta dallo stato non come da individuo ad individuo, ma come dovere dei cittadini in generale e nel loro insieme; la carità come tale è un dovere richiesto dalla morale””. (pag 457)”,”FILx-294″ “HEGEL J.W.F.”,”Filosofia de la historia.”,”””I punti base della religione cristiana furono alla fine stabiliti, poco a poco, attraverso i Concili. I cristiani dell’ Impero bizantino rimasero immersi nel sonno della superstizione, e perseverando in una cieca obbedienza ai loro patriarchi e al clero. E il già menzionato culto delle immagini occasionò la più violenta lotta e tumulti. Specialmente il valoroso imperatore Leone Isaurico perseguì le immagini con la maggior ostinazione, e il culto delle stesse fu dichiarato da un concilio, nel 754, come invenzione del demonio””. (pag 363)”,”FILx-304″ “HEGEL G.G.F.”,”Lezioni sulla filosofia della storia. Volume primo. La razionalità della storia.”,”””Al giorno d’ oggi la costituzione di un paese e di un popolo non si considera più come affidata così completamente alla libera scelta. La nota della libertà, che le sta a fondamento e che vien qui considerata in astratto, fa si che assai generalmente, in teoria, la repubblica venga considerata come la sola vera e giusta costituzione, e persino molti uomini che, in regimi monarchici, rivestono alte cariche nell’ amministrazione dello stato, come ad es. Lafayette, non contraddicono o sono anzi favorevoli a questa opinione; solo, comprendono che tale costituzione, per quanto sia la migliore, non può esser adottata dappertutto, e che quindi, data la natura degli uomini, ci si deve accontentare di minor libertà, al punto che, considerate queste circostanze e la condizione morale del popolo, la costituzione monarchica finisce per essere la più utile””. (pag 140)”,”FILx-332″ “HEGEL G.W.F.”,”Principes de la philosophie du droit.”,”Georg Wilhelm Friedrich HEGEL (1770-1831) secondo ALAIN è “”l’ Aristotele dei tempi moderni, il più profondo dei pensatori e colui che più di tutti ha pesato sui destini europei””. “”La seconde sphère ou moralité subjective représente donc dans son ensemble le côté réel du concept de la liberté; le progrès, dans cette sphère, est de dépasser la volonté existant seulement pour soi, qui d’abord n’est identique qu’en soi avec l’essence de al volonté universelle; en supprimant cette différence par laquelle esse s’enfonce dans sa particularité, la volonté devient ainsi identique pour soi avec la volonté existant en soi. Ce mouvement est une organisatio de ce nouveau terrain de la liberté, où la subjectivité, d’abord abstraite ou distincte du concept, lui devient adéquate et où l’idée reçoit sa véritable réalisation puisque la volonté subjective atteint des déterminations qui sont également objectives et donc vraiment concrètes””. (pag 144) “”Le moral ne se définit pas d’abord comme l’opposé de l’immoral, pas plus que le droit ne s’oppose immédiatement à l’injuste, mais c’est tout le domaine du moral aussi bien que de l’immoral qui repose sur la subjectivité de la volonté.”” (pag 145)”,”FILx-396″ “HEGEL Georg Wilhelm Friedrich”,”Morceaux choisis.”,”””Antiféminisme hégélien. “”Les femmes peuvent bien être cultivées, mais elles ne sont pas faites pour les sciences plus hautes, pour la philosophie et certaines production de l’art qui exigent l’universalité. Le femmes peuvent avoir de idées, du goût, de la finesse, mais elles n’ont pas l’idéal. La différence entre l’homme et la femme est celle de l’animal et de la plante; l’animal correspond au caractère de l’homme, la plante à celui de la femme, car elle est davantage déploiement trnaquille dont le principe est l’unité indéterminée du sentiment. Si les femmes sont à la tête du gouvernemetn, l’Etat est en danger, car elles n’agissent pas selon les exigences de l’universalité, mais d’après les penchants et les opinions accidentelles. L’éducation des femmes se fait on ne siat comment, pour ainsi dire par l’ambiance d’idées, – plus par la vie que par l’acquisition des connaissances, – cependant que l’homme atteint sa position seulement par la conquête de la pensée et par de nombreux efforts techniques””. (R. Zusatz au § 166.)”” (pag 258)”,”HEGx-001″ “HEGEL G.W.F., antologia a cura di Armando PLEBE”,”Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio.”,”L’ “”Encyclopädie der philosophischen Wissenschaften im Grundrisse’ fu pubblicata nel 1817 a Heildeberg. Fu della la “”bibbia dell’ hegelismo””.”,”HEGx-002″ “HEGEL Georg Wilhelm Friedrich, a cura di Gianluca GARELLI”,”La fenomenologia dello spirito. Sistema della scienza, parte prima.”,”Gianluca GARELLI (Torino, 1969) ricercatore presso il Dipartimento di filosofia dell’Università di Firenze, insegna Estetica. Ha collaborato presso Einaudi all’edizione di opere di Hegel e di Peter SZONDI”,”HEGx-004″ “HEGEL G.W.F., a cura di Domenico LOSURDO”,”Le filosofie del diritto. Diritto, proprietà, questione sociale.”,”””Eppure per un altro verso la città e la fabbrica sono la sede del più brutale ottundimento. E’ un tema su cui Hegel non si stanca di insistere. Se il testo a stampa si limita a constatare seccamente che nella fabbrica moderna il lavoro diventa “”sempre più ‘meccanico’”” (FD: § 198), le lezioni si esprimono in termini decisamente più drammatici: “”tali operai si ottundono, sono legati ad una sola operazione, e cioè sull’orlo dell’abisso; dall’altro lato viene degradato il loro spirito””. Succede allora che “”nel lavoro si smarrisce lo spirituale, che è il cogliere, osservare e padroneggiare un molteplice”” (L 1822-3: § 198). Ecco dunque che il lavoro da strumento di elevazione anche culturale e spirituale si è rovesciato nel suo contrario. Il lavoro è diventato ormai così meccanico che l’operaio può essere sostituito dalla macchina. E’ certamente avendo alle spalle la lezione di Hegel che il giovane Marx può affermare che il lavoro “”produce spiritualità e produce imbecillità, il cretinismo dell’operaio””; sì, la realtà della fabbrica moderna è che essa “”respinge una parte dei lavoratori ad un lavoro barbarico, e riduce a macchine l’altra parte”” (Manoscritti economico-filosofici, MEW, I. Ergänzungs-bd., p. 513; tr. it. di G. Della Volpe, in ‘Opere filosofiche giovanili’, Roma, 1963, p. 196). Ma la grandezza di Hegel – e anche qui emerge la linea di continuità che conduce a Marx – è nel fatto che questa constatazione oggettiva dell’ottundimento prodotto dalla fabbrica non produce alcuna nostalgia regressiva, ché anzi il filosofo non si stanca di sottolineare che si deve alla divisione del lavoro lo sviluppo impetuoso delle forze produttive, riportando a questo proposito, in quasi tutti i corsi di lezione, l’esempio, desunto da Smith, della fabbrica di spilli che, grazie alla divisione del lavoro, può realizzare una produzione ‘pro capite’ di gran lunga superiore a quella dell’artigiano più abile (op. cit., I, 1; tr. it. cit., pp, 9-10). Si comprende allora perché Hegel ritorna ripetutamente sul tema della divisione del lavoro, delle sue potenzialità progressive ma anche, per un altro verso, disumanizzanti”” [G.W.F. Hegel, a cura di Domenico Losurdo, Le filosofie del diritto. Diritto, proprietà, questione sociale, 1989] (pag 230-231)”,”HEGx-012″ “HEGEL G.W.F.”,”Fenomenologia dello spirito. Volume primo.”,”La contesa delle autocoscienze opposte. “”La relazione di ambedue le autocoscienze è dunque costituita ch’esse ‘danno prova’ reciproca di se stesse attraverso la lotta per la vita e per la morte. – Esse devono affrontare questa lotta, perché debbono, nell’altro e in se stesse, elevare a verità la certezza loro di ‘esser per sé’. E soltanto mettendo in gioco la vita si conserva la libertà, si dà la prova che all’autocoscienza essenza non è l”essere’, non il modo ‘immediato’ nel quale l’autocoscienza sorge, non l’esser calato di essa nell’espansione della vita: – si prova anzi che nell’autocoscienza niente è per lei presente, che non sia un momento dileguante, e ch’essa è soltanto un puro ‘esser-per-sé’.”” (pag 157)”,”HEGx-014″ “HEGEL G.W.F.”,”Fenomenologia dello spirito. Volume secondo.”,” “”Ma sopra il sapere vano sta saldo ancora quello dell’essenza, e la pura intellezione appare nella sua vera e propria attività solo in quanto sorge di contro alla fede”” (pag 88)”,”HEGx-015″ “HEGEL Georg Wilhelm Friedrich”,”Scienza della logica. Tomo secondo.”,”””L’universale è quindi una potenza libera. E’ se stesso e invade il suo altro; non però come un che di violento, ma come tale che in quello è quieto e presso se stesso. Come fu chiamato la libera potenza, così potrebbe anche chiamarsi il libero amore e l’illimitata beatitudine, essendo un rapporto di sé al differente solo come a se stesso; nel differente esso è tornato a se stesso””. (pag 683)”,”HEGx-018″ “HEGEL Georg F.W., a cura di Claudio CESA”,”Hegel. Antologia di scritti politici.”,”Claudio Cesa è professore ordinario di filosofia morale alla Facoltà di lettere dell’Università di Firenze (1977) Contiene i testi: – Machiavelli e l’Italia (pag 58-65) – La rivoluzione francese e le sue conseguenze (pag 189-) Duca Valentino (pag 64-65) “”Colui dal quale Machiavelli aveva sperato la salvezza d’Italia era, secondo ogni evidenza, il duca di Valentinois, un principe il quale, con l’aiuto di suo zio, ed anche col suo coraggio, e con inganni di ogni genere, aveva messo insieme uno stato con i principati dei duchi Orsini, Colonna, di Urbino ecc., e con le signorie dei baroni romani. (…) Machiavelli attribuisce la caduta di Cesare Borgia, oltre che agli errori politici, anche al caso, che lo volle immobilizzato dalla malattia proprio nel momento più decisivo, quello della morte di Alessandro; noi, invece, dobbiamo scorgere, nella sua caduta, una più alta necessità, che non gli consentì di godere dei frutti delle sue azioni, né di utilizzarli per giungere ad una potenza anche maggiore. La natura infatti, come si vede dai suoi vizi, sembra averlo destinato ad uno splendore effimero, e ad essere un mero strumento della fondazione di uno stato; ed inoltre una gran parte della potenza alla quale egli arrivò non si basava su un diritto naturale interiore, e neanche su uno esteriore, ma soltanto sul rampo spurio della dignità ecclesiastica di suo zio. L’opera di Machiavelli resta una grande testimonianza, che egli rese sia al suo tempo, che alla propria fede, che il destino di un popolo che precipita verso il suo tramonto politico possa essere salvato dall’opera di un genio. (…)”” [Hegel, ‘Machiavelli e l’Italia’] (pag 64-65) (9) Sia Mollat che Knox hanno già notato la svista di Hegel; è ben noto, infatti, che Alessandro VI era il padre del Borgia”,”HEGx-022″ “HEGEL G.W.F., a cura di Armando PLEBE”,”Scritti politici, 1798-1806.”,”””Perciò, se pur parecchi grandi contingenti si sono effettivamente riuniti, però l’instabilità dei loro rapporti e l’insicurezza della loro coeasione disturba l’efficacia comune. In questi corpi di truppe non si verifica quella libera disposizione che è necessaria alla sicurezza dell’esecuzione di un piano di guerra; ma il piano non solo di una campagna di guerra, ma anche di singole operazioni militari richiede in effetti non tanto ordini quanto negoziati. E’ poi inevitabile che intervenga il calcolo se il contingente di un singolo stato sia troppo sfruttato, altri invece risparmiati, e così sia lesa l’eguaglianza dei diritti; come in altri rapporti statali ebbe luogo altrove la disputa per il primo posto nel pericolo e l’insoddisfazione per non essere stati impiegati. La gelosia dei differenti corpi, che si considerano come differenti nazioni, la possibilità che essi si ritirino nei momenti più critici: tutte queste circostanze rendono necessario che, anche secondo il numero e la consistenza miiltare, un considerevole esercito imperiale non possa affatto produrre un effetto adeguato.”” (pag 80-81) [Hegel, La potenza bellica, Frammento dal quaderno 1, fogli 5 sgg. +”,”HEGx-029″ “HEGEL G.W.F.”,”Fenomenologia dello spirito. Volume I.”,”””L’individualità non è più frivolezza della figura precedente che voleva soltanto il piacere singolo; è, anzi la serietà di un alto fine: serietà che cerca il suo piacere nella rappresentazione della sua propria ‘migliore’ esenza e nella produzione del ‘benessere dell’umanità’. Ciò che l’individualità pone ora in atto è la legge stessa, e il suo piacere è quindi in pari tempo l’universale piacere di tutti i cuori. Entrambe le cose sono ad essa ‘inseparate’: il suo piacere è ciò che si conforma alla legge, e l’attuazione della legge dell’universale umanità è apprestamento del suo piacere singolo. Infatti entro lei stessa l’individualità e la necessità fanno uno ‘immediatamente’; la legge è la legge del cuore. L’individualità non è ancora ritratta dal suo posto, e l’unità di entrambe non è realizzata mercé il movimento che le media, non è ancor realizzata mercé la disciplina. L’attuazione dell’immediata essenza ‘non disciplinata’ vale come rappresentazione di un’eccellenza e come produzione del benessere dell’umanità”” (pag 308)”,”HEGx-010-FL” “HEGEL G.W.F., a cura di Domenico LOSURDO”,”Scritti storici e politici.”,”””Sono anni caratterizzati dalla rivoluzione e dai tentativi di «esportazione della rivoluzione» in Germania e in Europa, ma anche dalle dure reazioni delle nazioni investite da tali tentativi e dalle ambizioni espansionistiche e imperiali di Napoleone. Quale giudizio dare del movimento nazionale che proprio in Prussia ha conosciuto un notevole slancio, tanto da spingere il potere a rompere in una certa misura col passato feudale al fine di allargare la base sociale e poltiica della resistenza all’invasore? ….”” (pag XV-XVI) “”Ogni stipulazione di pace – e le stipulazioni di paces ono i contratti veri e propri sui quali si fondano reciprocamente i diritti politici delle potenze – continene come articolo principale la richiesta che debba esserci amicizia fra le potenze contraenti”” (pag 72) “”La soppressione dei diritti politici reciproci è solo una conseguenza dello stato di guerra…”” (pag 73) ‘Ciascuna parte fonda la sua condotta su diritti e accusa l’altra di aver leso un diritto. Il diritto di uno Stato A è stato leso da uno Stato B in un diritto ‘a’ spettante al primo, ma lo Stato B insiste a sostenere di aver affermato il proprio diritto ‘b’, e che questo non può valere come lesione del diritto di A. Il pubblico prende partito, ciascun partito sostiene di avere dalla sua il diritto, ed entrambi i partiti hanno ragione, perché sono proprio di diritti stessi a entrare in contraddizione reciprocamente. Sono i filantropi e i moralisti a esecrare la politica come aspirazione a ricercare il proprio vantaggio a spese del diritto, e come arte di riuscirvi, come sistema e opera dell’ingiustizia. A sua volta il pubblico imparziale dei politicanti da osteria, ovvero una moltitudine senza interessi né patria, la quale ha per ideale di virtù la tranquillità della birreria, accusa la politica di mancanza di fedeltà, o d’incostanza nel diritto; oppure, se partecipa alla politica, diffida della forma giuridica nella quale appaiono gli interessi dello Stato cui essa appartiene. Se questi interessi sono i suoi, tale moltitudine difenderà anche la loro forma giuridica; ma quelli, non questa, sono la vera forza propulsiva interna. Se i filantropi amici del diritto e della moralità avessero un interesse, potrebbero capire che gli interessi, dunque insieme anche i diritti, possono entrare in collisione, e che è folle contrapporre il diritto all’interesse dello Stato o, per esprimersi con la parola più odiosa per la moralità, all’utilità dello Stato. Il diritto è l’utilità di uno Stato stabilita e riconosciuta mediante trattati; ora, poiché in generale nei trattati si stabiliscono i diversi interessi degli Stati, i quali, in quanto danno luogo a diritti, hanno però una quantità infinita di aspetti, è inevitabile che gli interessi si contraddicano e che insieme con essi cadano in contraddizione anche i diritti stessi. Dipende solo dalle circostanze, dalle combinazioni di potenza, ossia dal ‘giudizio’ della politica, se l’interesse e il diritto minacciati debbano essere difesi con tutta la forza della potenza statale; ma l’altra parte potrà addurre certamente a sua volta un diritto, poiché essa ha proprio l’interesse contrario in quella collisione, dunque ha anche un diritto; e la guerra, o quel che viene in sua vece, deve ora decidere non quale diritto fra quelli affermati dalle due parti sia vero – poiché entrambe le parti hanno un diritto vero -, ma quale diritto debba piegarsi all’altro. La guerra, o quel che è altrimenti, è chiamata a decidere proprio perché i due diritti in contraddizione sono ugualmente veri, dunque un terzo elemento – ossia la guerra – deve renderli disuguali affinché possano conciliarsi; la qual cosa è possibile solo se uno dei due si piega all’altro’ (pag 74-75) [Hegel, ‘La costituzione della Germania’]”,”HEGx-036″ “HEGEL G.W.F.”,”Lezioni sulla storia della filosofia. Vol. I. Introduzione – La filosofia orientale – La filosofia greca dalle origini ad Anassagora.”,”””Ogni filosofia, per il fatto di rappresentare un particolare stadio di svolgimento, appartiene al tempo suo ed è chiusa nella sua limitatezza”” (pag 57) “”Ogni filosofia è filosofia dell’età sua, è un anello della catena complessiva dello svolgimento spirituale, e può dar soddisfazione soltanto agli interessi del suo tempo”” (pag 57)”,”HEGx-001-FC” “HEGEL G.W.F.”,”Lezioni sulla storia della filosofia. Vol. III. La filosofia moderna.”,”Spinoza. “”La filosofia di Cartesio presenta moltissimi atteggiamenti non speculativi; a lui si collega immediatamente Benedetto Spinoza, che ha sovlto il principio cartesiano in tutta la sua coerenza. Per Spinoza anima e corpo, pensare ed essere, cessano d’essere cose particolari, esistenti ciascuna per sé. Spinoza, – da ebero quale egli era – annullò dunque completamente il dualismo che esisteva nel sistema cartesiano. Infatti questa profonda unità della sua filosofia, in cui lo spirito, l’infinito e il finito, sono identici in Dio, non già come in un terzo, per quanto abbia avuto la sua espressione in Europa, è un’eco dell’Oriente. Con Spinoza per la prima volta l’intuizione orientale dell’identità assoluta è stata accostata immediatamente al modo di pensare europeo e per essere più precisi alla filosofia europea, cartesiana, e introdotta in essa”” (pag 104)”,”HEGx-003-FC” “HEGEL Georg Wilhelm Friedrich, a cura di Rossella BONITO OLIVA”,”Lezioni sulla filosofia dello spirito. Berlino, Semestre invernale 1827-28. Secondo il manoscritto di Johann Eduard Erdmann. Aggiunte trascritte da Ferdinand Walter.”,”Georg Wilhelm Friedrich Hegel, nacque a Stoccarda nel 1770. Studiò filosofia e teologia a Tubinga, dove conobbe Schelling ed Hölderlin. Voleva fare il pastore protestante ma, gli mancava l’oratoria e, pertanto, approfondì gli studi filosofici. La rivoluzione francese suscitò in lui un grande entusiasmo, che non diminuì neanche quando egli aderì allo Stato prussiano, nel quale vedeva incarnata la ragione assoluta, benchè Hegel avesse già mutato il suo giudizio su Napoleone, divenuto intanto imperatore dispotico. Divenne professore a Jena quindi soggiornando per due brevi periodi, rispettivamente a Bamberg ed a Norimberga, ed in seguito, dopo essere stato ad Heidelberg, si trasferì a Berlino, dove raggiunse il massimo successo, e divenne il filosofo ufficiale dello Stato prussiano. Hegel, morì a Berlino nel 1831.”,”FILx-081-FL” “HEGEL Georg Wilhelm Friedrich”,”Lezioni su Platone, 1825-1826. Testo del quaderno di K.G. von Griesheim pubblicato da Jean-Louis Vieillard-Baron.”,”Georg Wilhelm Friedrich Hegel, nacque a Stoccarda nel 1770. Studiò filosofia e teologia a Tubinga, dove conobbe Schelling ed Hölderlin. Voleva fare il pastore protestante ma, gli mancava l’oratoria e, pertanto, approfondì gli studi filosofici. La rivoluzione francese suscitò in lui un grande entusiasmo, che non diminuì neanche quando egli aderì allo Stato prussiano, nel quale vedeva incarnata la ragione assoluta, benchè Hegel avesse già mutato il suo giudizio su Napoleone, divenuto intanto imperatore dispotico. Divenne professore a Jena quindi soggiornando per due brevi periodi, rispettivamente a Bamberg ed a Norimberga, ed in seguito, dopo essere stato ad Heidelberg, si trasferì a Berlino, dove raggiunse il massimo successo, e divenne il filosofo ufficiale dello Stato prussiano. Hegel, morì a Berlino nel 1831.”,”FILx-085-FL” “HEGEL G.W.F.”,”Lezioni sulla storia della filosofia. Vol. II. Dai Sofisti agli Scettici.”,”Hegel su Socrate: “”Ma perché quell’universale non sia senza realtà, bisogna che sia attuato dalla coscienza come individuo, ed appunto a questa individualità si appartiene l’attuazione”” (pag 71) su Platone: “”la filosofia platonica è la coscienza di ciò ch’è in sè e per sè vero e giusto, la coscienza e l’affermazione di scopi universali nello Stato”” (pag 177)”,”HEGx-002-FC” “HEGEL G.W.F., a cura di Claudio CESA”,”Filosofia della storia.”,”””La morte naturale dello spirito di un popolo si può manifestare sotto forma di nullità politica”” (pag 26)”,”HEGx-005-FC” “HEGEL G.W.F., a cura di Marco VANNINI”,”Fenomenologia dello spirito.”,”L’indice dei nomi è quasi tutto riferito all’introduzione “”La ‘verità’ della coscienza indipendente è, di conseguenza, la ‘coscienza servile’. Questa da prima appare bensì ‘fuori’ di sé e non come la verità dell’autocoscienza. Ma come la signoria mostrava che la propria essenza è l’inverso di ciò che la signoria stessa vuol essere, così la servitù nel proprio compimento diventerà piuttosto il contrario di ciò ch’essa è immediatamente: essa andrà in sé stessa come coscienza ‘riconcentrata’ in sé, e si volgerà nell’indipendenza vera”” (pag 17)”,”HEGx-006-FC” “HEGEL G.W.F.”,”Scienza della logica. Tomo primo.”,”L’indice dei nomi è quasi tutto riferito all’introduzione “”La ‘verità’ della coscienza indipendente è, di conseguenza, la ‘coscienza servile’. Questa da prima appare bensì ‘fuori’ di sé e non come la verità dell’autocoscienza. Ma come la signoria mostrava che la propria essenza è l’inverso di ciò che la signoria stessa vuol essere, così la servitù nel proprio compimento diventerà piuttosto il contrario di ciò ch’essa è immediatamente: essa andrà in sé stessa come coscienza ‘riconcentrata’ in sé, e si volgerà nell’indipendenza vera”” (pag 17)”,”HEGx-007-FC” “HEGEL G.W.F.”,”Scienza della logica. Tomo secondo.”,”L’indice dei nomi è quasi tutto riferito all’introduzione “”La ‘verità’ della coscienza indipendente è, di conseguenza, la ‘coscienza servile’. Questa da prima appare bensì ‘fuori’ di sé e non come la verità dell’autocoscienza. Ma come la signoria mostrava che la propria essenza è l’inverso di ciò che la signoria stessa vuol essere, così la servitù nel proprio compimento diventerà piuttosto il contrario di ciò ch’essa è immediatamente: essa andrà in sé stessa come coscienza ‘riconcentrata’ in sé, e si volgerà nell’indipendenza vera”” (pag 17)”,”HEGx-008-FC” “HEGEL G.W.F., a cura di Giorgio RADETTI”,”Propedeutica filosofica.”,”Idea della conoscenza e del bene. (…) 74. Il conoscere è in parte analitico, in parte sintetico. 75. Il conoscere ‘analitico’ parte da un concetto o da una determinazione concreta e sviluppa soltanto la molteplicità delle determinazioni semplici immediate o identicamente ivi contenute. 76. Il conoscere ‘sintetico’ sviluppa invece le determinazioni di un tutto, che non sono comprese immediatamente in esso, né derivano l’una dall’altra con una relazione di identità, ma hanno, l’una di fronte all’altra, l’aspetto della diversità, e mostra la necessità della loro determinata reciproca relazione. 77. Ciò accade per mezzo della ‘costruzione’ e della ‘dimostrazione’. La costruzione rappresenta il concetto o la preposizione, in parte nelle sue determinazioni reali, in parte, per l’uso della dimostrazione, rappresenta questa sua realtà nella sua divisione e risoluzione, per cui incomincia il suo passaggio nel concetto. 78. La ‘dimostrazione’ raccogliie le parti divise e, attraverso il mutuo confronto delle loro relazioni produce quel legame che costituisce la relazione del tutto espressa nel principio [Lehrsatz]; o mostra, delle determinazioni reali, come esse siano momenti del concetto e la loro mutua complessiva relazione rappresenti il concetto nella sua totalità. (pag 153-154) (…) Idea della scienza o della verità. 84. L’assoluto sapere è il concetto che ha se stesso per oggetto e contenuto, e così è la sua propria realtà. 85. L’ andamento o il metodo del sapere assoluto è tanto analitico che sintetico. (…) (…) (pag 155-156)”,”HEGx-041″ “HEGEL G.W.F.”,”Lezioni sulla filosofia della storia. Volume IV. Il mondo germanico.”,”Alleanze ed equilibrio politico in Europa (pag 184) La rivoluzione francese e le sue conseguenze. Il pensiero rivoluzionario (pag 197-) Il corso della rivoluzione, La libertà formale (pag 205)”,”HEGx-039-FF” “HEGEL G.W.F.”,”Lezioni sulla storia della filosofia. Volume I. Introduzione. La filosofia orientale – La filosofia greca dalle origini ad Anassagora. [Tit. or.: Vorlesungen über die Geschichte der Philosophie]”,”Eraclito: pag 306-328 “”Platone studiò con fervore particolare la filosofia di Eraclito, e la citò spesso nelle sue opere; anzi è certo che fece su di essa la sua prima educazione filosofica, tanto che Eraclito può essere chiamato maestro di Platone; anche Ippocrate fu filosofo eracliteo. Ciò che ci vien riferito della filosofia di Eraclito appare a prima vista molto contraddittorio; ma in generale si può chiarire col concetto, e ci rivela un uomo dai pensieri profondi. Zenone comincia col superare i predicati opposti, e mostra nel movimento l’opposizione, il porsi dei limiti e il superamento di essi; ma espresse l’infinito soltanto nel suo lato negativo, per via del suo contrario, del non vero. Ora Eraclito perviene ad una coscienza piena dei principi conquistati: in lui l’idea diventa totalità, che costituisce il cominciamento della filosofia, in quanto egli coglie l’essenza dell’idea, il concetto dell’infinito, di ciò che è in sè e per sè, concependolo, come è, unità di opposti. Da Eraclito data l’idea che permane, che è rimasta la stessa in tutti i filosofi fino ad oggi, come è stata quella di Platone e d’Aristotele. (pag 310); “”Pertanto Eraclito, concependo il processo astratto come tempo, disse che «il tempo è la prima essenza corporea», come dice Sesto (adv. Math. X, 231-232). (…) Poichè Eraclito non s’arrestò all’espressione logica del divenire, ma volle dare al suo principio la forma dell’esistente, ne derivava che dovesse presentarglisi anzitutto il tempo, che nell’intuibile è appunto la prima forma del divenire. Il tempo è il puro divenire in quanto oggetto di intuizione, il puro concetto, il semplice, che nasce armonicamente dalla contrapposizione assoluta; la sue essenza è di essere e non essere in un’unica unità, e non ha alcun’altra determinazione. E ciò non nel senso che il tempo sia o non sia; anzi esso è appunto questo: non essere immediatamente nell’essere, ed essere immediatamente nel non essere, – esso è questo trapasso dell’essere al non essere, questo concetto, astratto bensì, ma in maniera oggettiva, vale a dire in quanto esso è per noi. Nel tempo non vi è il passato e il futuro, ma soltanto «l’adesso»; e questo è, per non essere più come passato; e questo non essere si muta parimenti, come futuro, nell’essere. Se noi vogliamo esprimere in qual modo esista per la coscienza ciò che Eraclito riconobbe come essenza, e dirlo in questa forma pura in cui egli l’ha conosciuto, non resta altro che indicare appunto il tempo; e quindi, quando Eraclito definisce il tempo come prima forma di ciò che diviene, è perfettamente coerente col suo principio (pag 315-316)”” [‘Eraclito’ (pag 306-328)]”,”HEGx-042-FF” “HEGEL G.W.F.”,”Lezioni sulla storia della filosofia. Volume II. Dai Sofisti agli Scettici.”,”Aristotele. Il rapporto corpo anima. L’attività. “”Quindi Aristotele nello stesso capitolo passa al problema del rapporto reciproco fra corpo e anima. «Per conseguenza» (dell’esser anima la forma) «non si può domandare se anima e corpo siano il medesimo, allo stesso modo che non si domanda se la cera e la sua forma siano il medesimo, e in generale se la materia e le sue forme siano un tutt’uno. Infatti l’uno e l’essere vengono detti in varia guisa, ma l’essere essenziale è l’attività» (…)”” (pag 345-346)”,”HEGx-043-FF” “HEGEL G.W.F.”,”Lezioni sulla storia della filosofia. Volume III. 1. Dai Neoplatonici alla Riforma.”,”Tommaso Campanella “”Anche l’aristotelico Tommaso Campanella fu un miscuglio di tutti i caratteri possibili. Nacque a Stilo in Calabria nel 1568, morì a Parigi nel 1639. Abbiamo da lui parecchi scritti; egli trascorse ventisette anni in dura prigionia a Napoli. Gli uomini di questa sorta servirono enormemente a svegliare e a dar la spinta, ma non produssero per sè nulla di fecondo. Tra essi dobbiamo ancora menzionare in maniera speciale Giordano Bruno e Vanini”” (pag 212)”,”HEGx-045-FF” “HEGEL G.W.F.”,”Lezioni sulla storia della filosofia. Volume III. 2. La filosofia moderna.”,”Pufendorf. Giusnaturalismo “”Nella lotta intesa a stabilire saldamente per sè nello Stato i rapporti giuridici, a fondare una costituzione di diritto, si fece strada la riflessione del pensiero, che vi assunse una parte essenziale; e come già in Ugo Grozio, così anche in Pufendorf accadde che l’impulso costruttivo dell’uomo, e specialmente l’ istinto sociale, ecc., furono elevati a principio. (…) Per Pufendorf il fondamento dello Stato è l’impulso della sociabilità: scopo supremo dello Stato sono la pace e la sicurezza della vita sociale da conseguirsi mediante la trasformazione dei doveri interni di coscienza in doveri coattivi esterni”” (pag 178-179); “”[Che cosa] Rousseau disse circa lo Stato. Egli si pose il problema della giustificazione assoluta di esso: qual è la base dello Stato? Il diritto di dominare e di unire, del rapporto dell’ordine, del governare e dell’esser governati, tutto questo egli da un lato lo intende fondato storicamente sulla violenza, sulla coercizione, sulla conquista, sulla proprietà privata, ecc. (1). Ma Rousseau a principio di codesta giustificazione pone la libera volontà, e senza tener conto del diritto positivo degli Stati risponde all’accennata domanda, che l’uomo ha la volontà libera, poichè «la libertà è ciò che qualifica l’uomo. Rinunciare alla propria libertà significa rinunciare ad essere uomini. Non essere libero è perciò una rinuncia ai propri diritti di uomo e persino ai propri doveri». Lo schiavo non ha nè diritti nè doveri. Rousseau dice adunque (cap. VI): «Compito fondamentale è trovare una forma di associazione che difenda e protegga, con l’intera forza comune, la persona e i beni di ogni membro, e in cui ognuno, nell’aderire a questa associazione, obbedisca soltanto a se stesso e resti libero come prima. La soluzione è data dal contratto sociale», il quale sarebbe appunto questo legame, in cui ognuno conserva la sua volontà. Questi principi, posti così nella loro astrattezza sono certamente giusti, non si potrebbe non trovarli tali, ma l’ambiguità incomincia subito dopo. L’uomo è libero: indubbiamente è questa la natura sostanziale dell’uomo, ed essa nello Stato non soltanto non viene sacrificata, ma soltanto in esso si costituisce realmente. La libertà di natura, la disposizione alla libertà non è la libertà effettuale; soltanto lo Stato realizza la libertà. L’equivoco circa la volontà generale incomincia da questo, che il concetto di libertà non deve esser inteso nel senso di casuale arbitrio individuale, ma nel senso di volontà razionale, di volontà in sè e per sè. La volontà generale non deve essere considerata come composta delle volontà espressamente individuali, in modo che queste ultime rimangano assolute, altrimenti sarebbe giusta la proposizione: «dove la minoranza deve obbedire alla maggioranza, là non è libertà». La volontà generale invece dev’essere la volontà razionale, anche se non se ne abbia coscienza; quindi lo Stato non è una unione che venga stretta dall’arbitrio dei singoli”” (pag 260-261)] [(1) Rousseau, Du contrat social (Lione, 1790), libro I, cap. III, p. 8-9, cap. IV, p. 10-11, 13-16] Hegel: ‘La volontà generale dev’essere la volontà razionale, anche se non se ne abbia coscienza’”,”HEGx-046-FF” “HEGEL G.W.F.”,”Lezioni sulla filosofia della storia. Volume II. Il mondo orientale.”,”Alleanze ed equilibrio politico in Europa (pag 184) La rivoluzione francese e le sue conseguenze. Il pensiero rivoluzionario (pag 197-) Il corso della rivoluzione, La libertà formale (pag 205)”,”HEGx-048-FF” “HEGEL G.W.F.”,”Lezioni sulla filosofia della storia. Volume III. Il mondo greco-romano.”,”Alleanze ed equilibrio politico in Europa (pag 184) La rivoluzione francese e le sue conseguenze. Il pensiero rivoluzionario (pag 197-) Il corso della rivoluzione, La libertà formale (pag 205)”,”HEGx-049-FF” “HEGEL G.W.F., a cura di Remo BODEI”,”Primi scritti critici.”,”Georg Wilhelm Friedrich Hegel “”Jacobi, che credeva di essersi innalzato al di sopra del soggettivismo kantiano, ì invece per Hegel il maggior rappresentante dello spirito “”del Nord””, di quel protestantesimo che ha creato un delicato mondo interiore separato dall’esteriorità….”” (risvolto di copertina”,”HEGx-051-FF” “HEGEL Georg Wilhelm Friedrich, a cura di Nicolao MERKER”,”Detti memorabili di un filosofo.”,”Nicolao Merker (Trento, 1931) professore ordinario di storia della filosofia moderna e contemporanea nell’ Università ‘La Sapienza’ di Roma è autorevole studioso dei grandi secoli della cultura filosofica tedesca. Tra le sue opere ricordiamo: ‘L’ Illuminismo tedesco. Età di Lessing’ (1974), ‘Marxismo e storia delle idee’ (1974), ‘Storia della filosofia’ (3 voll, 1982′, ‘Karl Marx’ (1983). Nicolao Merker (1931-2016), allievo di Galvano Della Volpe, ha insegnato presso le Università di Messina e Roma Storia della filosofia e Storia delle dottrine politiche. Ha scritto saggi sull’Illuminismo tedesco, su Hegel, su Marx, sulla Germania, sul nazionalismo, sul populismo e sul colonialismo. ‘Rintracciare il fenomeno primordiale (1), liberarlo da quel che gli sta intorno e gli è accidentale, coglierlo, come diciamo noi, in maniera astratta, ciò io ritengo impresa in cui può cimentarsi chi ha un grande senso spirituale della natura; e in generale considero quell’intero modo di procedere come il vero momento scientifico della conoscenza in questo campo. Newton e tutta la congrega dei fisici che lo segue (2), li vedo invece afferrare un fenomeno composito qualsiasi e in esso incagliarsi, e così imbrigliare il cavallo per la coda come si dice con espressione proverbiale. Così facendo è loro accaduto che le circostanze accidentali, indifferenti allo stato primordiale della cosa e magari dovute proprio a un qualche infortunio capitato a costoro mentre imbrigliavano il cavallo per la coda, essi lo spacciano per condizioni determinanti della cosa stessa, e poi si arrabattano a ficcarvi dentro a forza, per dritto e per traverso, tutto ciò che viene prima e dopo”” (Lettera a Goethe, 24.2.1821: B, II, p. 36); “”Già Newton ha affisso il grande cartello di avvertimento: «fisica, guardati dalla metafisica!». Ma il guaio è che, lasciando in eredità questo vangelo ai suoi amici che lo promulgano fedelmente, tanto lui quanto costoro non hanno fatto altro che riprodurre in infinita ripetizione la situazione di quel tale inglese che ignorava di aver parlato per tutta la sua vita in prosa. Costui, alla fine, se ne rese conto, mentre costoro nemmeno oggigiorno sono ancora arrivati ad accorgersi che proprio il modo loro di dire le cose è una metafisica maledettamente cattiva”” (Lettera a Goethe, 24.2.1821: B, II, p. 38) [(1) Allusione alla dottrina del «fenomeno primordiale» svolta da Goethe nei suoi studi di filosofia della natura fin dal trattato ‘Le metamorfosi delle piante’ (1790). Da una forma archetipa di pianta (la foglia), nucleo i cui è originariamente prefigurata la crescita armonica dell’intero regno vegetale, la «versatile natura» avrebbe prodotto tutta la molteplicità degli esseri viventi; (2) Contro la fisica newtoniana Hegel aveva mosso accuse di astrattezza e cattivo intellettualismo già nella sua dissertazione del 1801 ‘Sulle orbite dei pianeti’]”,”HEGx-057-FF” “HEGEL Georg Wilhelm Friedrich; a cura di Nicolao MERKER”,”Il dominio della politica.”,”””«Il liberalismo», diceva una voce dell’epoca, «certamente è conservatore, esso conserva la libertà e, contro gli attacchi di una forza rozza e materiale, ‘persino le forme atrofizzate di status quo della libertà’». La frase è di Marx; ed è citabile perché appartiene al Marx del periodo giovanile liberal-radicale, e non è dunque una contrapposizione (o sovrapposizione) del Marx «marxista» a Hegel”” (pag 48) (introduzione di Nicolao Merker)”,”HEGx-009-FC” “HEGEL Georg Wilhelm Friedrich”,”Lineamenti di filosofia del diritto. Diritto naturale e scienza dello stato.”,”””Ciò che è razionale è reale, e ciò che è reale è razionale”” (Hegel, Lineamenti di filosofia del Diritto) (pag 59) “”La Filosofia è ‘il propro tempo colto in pensieri'”” (ibid. p. 61) “”Quando la Filosofia tinge il suo grigio sul grigio, allora una figura della vita è invecchiata, e con grigio su grigio non è possibile ringiovanirla, ma soltanto conoscerla: la civetta di Minerva comincia il suo volo soltanto sul far del crepuscolo”” (ibid., p. 65)”,”HEGx-047″ “HEGEL G.W.F.”,”Scienza della logica. Tomo primo.”,”””Molti hanno tentato di fare intieramente a meno del concetto dell’infinito, e di arrivare senza di esso a quei resultati che dall’uso di esso sembrava dipendere. – Lagrange parla p. es. del metodo inventato da Landen (…)”””,”HEGx-001-FRR” “HEGEL G.W.F.”,”Scienza della logica. Tomo secondo.”,”Il conoscere analitico e il conoscere sintetico L’individuo. “”L’individualità, come si è mostrato, è già posta dalla particolarità; questa è l’universalità determinata; è dunque la determinatezza che si riferisce a sé, il Determinato determinato”” (pag 700)”,”HEGx-002-FRR” “HEGEL G.W.F.”,”Lezioni sulla storia della filosofia. Vol. III. La filosofia moderna.”,”””Inoltre per Hobbes questo stato di natura è costituito in modo che tutti hanno l’istinto di dominare sugli altri. «Nello stato di natura tutti vogliono offendere gli altri, usare loro violenza»: tutti debbono temersi vicendevolmente. Hobbes adunque intende nel suo retto senso che sia stato di natura e non si abbandona alle vuote chiacchiere sulla bontà dello stato naturale: questo stato è quello dell’animale, della volontà individuale sfrenata. Tutti vogliono adunque «garantirsi contro le pretese degli altri, e procacciarsi vantaggi e diritti maggiori”””” (pag 174)”,”HEGx-003-FRR” “HEGEL Georg Wilhelm Friedrich, edizione italiana a cura di Nicolao MERKER”,”Estetica.”,”””Il senso del colore deve essere una qualità artistica, un modo peculiare di vedere e concepire i toni di colori esisenti, e del pari un lato essenziale dell’immaginazione riproduttiva e dell’invenzione. A causa di questa soggettività del tono di colore, in cui l’artista concepisce il suo mondo, e che rimane al contempo produttiva, la grande diversità di colorazione non è semplice arbitrio e maniera casuale di una colorazione, che in rerum natura non esiste in quel modo, ma è implicita nella natura stessa delle cose. Così per es., Goethe racconta in ‘Poesia e verità’ il seguente esempio calzante: «Quando (dopo una visita alla Galleria di Dresda) ritornai dal mio calzolaio» – presso cui egli per capriccio aveva preso alloggio – «per far colazione, facevo fatica a credere ai miei occhi: infatti mi pareva di avere davanti un quadro di Ostade, così perfetto che il suo posto giusto sarebbe stato solo nella galleria. La disposizione degli oggetti, la luce, le ombre, la tinta brunastra del tutto, tutto quel che si ammira in quei quadri, lo vedevo lì nella realtà. Era la prima volta che in così alto grado notavo il dono, che dopo ho usato con maggiore consapevolezza, di vedere la natura con gli occhi di questo o di quell’artista, alle cui opere aveva poc’anzi prestato particolare attenzione. Questa capacità mi ha riserbato molto godimento, ma anche e è stato accresciuto il desiderio mio di dedicarmi con zelo di tanto in tanto allo sviluppo di un talento che la natura sembrava avermi negato». In particolare questa diversità di colorazione compare, da un lato, nella rappresentazione della carne umana, anche facendo astrazione da tutte le modificazioni operanti esternamente, della illuminazione, età, sesso, situazione, nazionalità, passione, ecc. Dall’altro lato è la rappresentazione della vita quotidiana all’aperto o all’interno delle case, osterie, chiese, ecc., e del pari anche la natura come paesaggio, ciò che con la loro ricchezza di oggetti e di colori spinge più o meno ogni pittore ad una propria ricerca del cogliere, riprodurre ed inventare secondo la propria intuizione, esperienza ed immaginazione, questo vario gioco di parvenze che qui si presenta”” (pag 947-948)”,”HEGx-004-FRR” “HEGEL G.W.F.”,”Scienza della logica. Tomo terzo.”,”Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Stoccarda 1770 – Berlino 1831 Wissenschaft der Logik 1831 1813 1816 traduzione di Arturo MONI riveduta da Claudio CESA, introduzione di Leo LUGARINI ‘La ‘determinazione’ universale delle specie empiriche… (pag 323)”,”HEGx-011-FC” “HEGEL G.W.F., a cura di Antonio NEGRI”,” Scritti di filosofia del diritto.”,”Crimine “”Col ‘crimine’ si trova [dunque] assolutamente in connessione la ‘giustizia vendicatrice’ (85). È la necessità assoluta che li congiunge, poiché l’uno è l’opposto dell’altra, l’uno la sussunzione opposta all’altra. Il crimine come vitalità negativa, come concetto costituentesi per l’intuizione, sussume l’universale, l’oggettivo, l’ideale, viceversa la giustizia vendicatrice in quanto universale, oggettiva, sussume a sua volta quella negazione costituentesi per l’intuizione (86)”” (pag 221-222) [(85) Rächende Gerechtigkeit; (86) Cfr. le argomentazioni portate a proposito del problema della pena nello scritto sulle ‘Maniere di trattare il diritto naturale’, supra, p. 91, e i riferimenti colà proposti nella n. 105 (ndt)]”,”HEGx-013-FER” “HEGEL G.W.F., a cura di Nicolao MERKER”,”Il dominio della politica.”,” La teoria, levatrice delle cose. HEGEL G.W.F., a cura di Nicolao MERKER, Il dominio della politica. EDITORI RIUNITI. ROMA. 2022 pag 459 8° introduzione di Nicolao MERKER (pag 7-31), nota biografica, nota bibliografica, avvertenza, note, indice nomi; traduzione di Nicolao MERKER. [‘Nel confrontare gli scritti etico-politici di Hegel con questi oggetti storici, occorre tener conto che il testo di Hegel si svolge a tre livelli del discorso. C’è 1. la presenza degli avvenimenti a lui contemporanei quando egli li descrive e registra come dati fattuali; vi si aggiunge 2. la traduzione (e transustanziazione) di questi dati in funzione del loro inserimento nella teoria filosofica generale; vi sono infine 3. le formulazioni da cui emerge la convinzione, da parte del filosofo come intellettuale che è attivo nel proprio tempo, che la teoria sia uno strumento di comprensione del reale e, con determinate modalità e in certi casi, perfino di positivo intervento sul processo di transizione dall’antico regime della sudditanza al nuovo ordinamento borghese della partecipazione dei cittadini alla vita politica dello Stato. Questa convinzione circa la funzione attiva della teoria è visibilissima nel frammento francofortese ‘Libertà e destino’ del 1799-1800, dove si parla addirittura di una convergenza d’interesse fra il bisogno degli uomini comuni, schiacciati dall’antico regime, «di ottenere consapevolezza su ciò che li tiene prigionieri», e il bisogno che hanno i filosofi di «passare dalla loro idea alla vita» (53). E, se il programma di «intervenire nella vita degli uomini», enunciato nella lettera a Schelling del 2 novembre 1800 (54), era già anticipato dell’obiettivo illuministico, del 1795, dei filosofi che indicano la via dell’emancipazione dal dispotismo ai popoli che poi «impareranno a sentirla» (55), adesso però, nel 1800, quel programma o «ideale degli anni giovanili» può diventare applicabile per Hegel solo se a sorreggerlo c’è «una forma riflessiva, […], un sistema» (56). Nella prefazione alla ‘Fenomenologia’ il tema del sapere come «sistema scientifico» della «verità» ricomparirà con la forza di un vero e proprio manifesto filosofico del compito degli intellettuali in una «età di gestazione e di transizione a un periodo nuovo» (57). «Mostrare che l’innalzamento della filosofia a scienza è un compito dell’epoca sarebbe […] l’unica vera giustificazione dei tentativi che mirano a questo scopo; e lo sarebbe perché tale giustificazione non solo metterebbe in rilievo la necessità di quello scopo, ma addirittura, nel contempo, lo realizzerebbe» (58). Di fronte alla sconcertante apparizione dell’ «aurora che, come un lampo», – e fuori di metafora è l’89 francese, – «delinea di colpo la configurazione del mondo nuovo» (59), occorrono dunque, affinché di tale novità ci si possa concettualmente impadronire, strumenti razionali qualitativamente nuovi ‘la cui pura e semplice scoperta basterebbe a «realizzare», cioè a portare a compimento’, il nuovo mondo borghese”” (pag 26-27, introduzione di N. Merker) [note: (53) S.W., v. VII (Schriften zur Politik und Rechtsphilosophie’, a cura di G. lasson, Leipzig, 1913), p. 139; (54) B.I. p. 60; (55) Lettera a Schelling del 16 aprile 1795: B.I., p. 24; (56) B.I., p. 59; (57) S.W., v. II (Phänomenologie des Geistes, a cura di J. Hoffmeister, Leipzig, 1949), p. 12; (58) Ibidem; (59) Ivi., p. 16] L’essenza del lavoro. (pag 243 – 246) Indipendenza e dipendenza dell’autocoscienza, signoria e servitù Il conflitto delle opposte autocoscienze La dialettica della negatività come principio motore e generatore. “”La paura. Abbiamo visto soltanto ciò che la servitù è in relazione alla signoria. Ma la servitù è autocoscienza, e si tratta ora di considerare quel ch’essa, perciò, è in sé e per sé. Per la servitù il padrone è, dapprima, l’essenza; a lei dunque l”autocoscienza indipendente e per sé essente’ è la ‘verità’, una verità che però ‘per essa servitù’ non è ancora ‘in lei’. (…) Il formare. Ma il sentimento dell’assoluta potenza in generale, come anche nella particolarità del servizio, è soltanto il dissolvimento ‘in sé’; e sebbene la paura davanti al padrone sia l’inizio della sapienza, la coscienza che ‘per lei stessa’ vi è dentro non è ancora l”esser-per-sé’. È per mezzo del lavoro ch’essa giunge a se stessa (8). In quel momento che nella coscienza del padrone corrisponde alla brama, parve bensì che alla coscienza servile fosse toccato il lato del rapporto inessenziale con la cosa, mantenendo qui la cosa la propria indipendenza”” (pag 245-246) [G.W.F. Hegel, ‘Il dominio della politica’, a cura di N. Merker, Editori Riuniti, Roma, 2022] [(8) In riferimento a questo passo e ai seguenti Marx commenta, nel manoscritto ‘Critica della dialettica e della filosofia hegeliana in generale’ del 1844: «L’importante nella “”Fenomenologia”” hegeliana e nel suo risultato finale – la dialettica della negatività come principio motore e generatore – è dunque che Hegel intende l’autoprodursi dell’uomo come un processo, l’oggettivarsi come un deoggettivarsi, come alienazione e come soppressione di questa alienazione; che egli dunque coglie l’essenza del ‘lavoro’ e concepisce l’uomo oggettivo, l’uomo verace perché uomo reale, come risultato del suo ‘proprio lavoro’ (…). Hegel resta al punto di vista dell’economia politica moderna. Egli intende il ‘lavoro’ come l”essenza’, l’essenza che si avvera dell’uomo: vede soltanto l’aspetto positivo del lavoro, non quello negativo. Il lavoro è il ‘divenire per sé dell’uomo’ nell”alienazione’ o in quanto uomo ‘alienato’. Il lavoro che Hegel soltanto conosce e riconosce è il lavoro ‘spirituale astratto’» (‘Manoscritti economico-filosofici del 1844′, in Karl Marx F. Engels,’Opere, v. III, Roma, 1976, pp. 360-361)]”,”HEGx-050″ “HEGEL G.W.F., a cura di Claudio CESA”,”Filosofia della storia. Antologia.”,”””La morte naturale dello spirito di un popolo si può manifestare sotto forma di nullità politica”” (pag 26) “”La morte naturale dello spirito di un popolo si può manifestare sotto forma di nullità politica. E’ ciò che chiamiamo l’abitudine. L’orologio è caricato e va avanti da sé. L’abitudine è un agire privo di contrasto, a cui non può restare che la durata formale, e in cui non ha più bisogno di farsi sentire la pienezza e la profondità del fine – un’esistenza per così dire esteriore, sensibile, che non approfondisce più le cose. Così individui, così popoli muoiono di morte naturale; e se anche questi ultimi continuano ad esistere, è un’esistenza priva d’interesse e di vita, che non ha più bisogno delle proprie istituzioni, appunto perché quel bisogno è appagato – il nulla e la noia della vita politica. L’elemento negativo non appare allora come scissione e lotta (…)””  (pag 26-27)”,”HEGx-006-FGB” “HEGEL Georg Wilhelm Friedrich, a cura di Nicolao MERKER”,”Il dominio della politica.”,”Georg Wilhelm Friedrich Hegel, nacque a Stoccarda nel 1770. Studiò filosofia e teologia a Tubinga, dove conobbe Schelling ed Hölderlin. Voleva fare il pastore protestante ma, gli mancava l’oratoria e, pertanto, approfondì gli studi filosofici. La rivoluzione francese suscitò in lui un grande entusiasmo, che non diminuì neanche quando egli aderì allo Stato prussiano, nel quale vedeva incarnata la ragione assoluta, benchè Hegel avesse già mutato il suo giudizio su Napoleone, divenuto intanto imperatore dispotico. Divenne professore a Jena quindi soggiornando per due brevi periodi, rispettivamente a Bamberg ed a Norimberga, ed in seguito, dopo essere stato ad Heidelberg, si trasferì a Berlino, dove raggiunse il massimo successo, e divenne il filosofo ufficiale dello Stato prussiano. Hegel, morì a Berlino nel 1831.”,”HEGx-043-FL” “HEGEL Georg Wilhelm Friedrich, edizione italiana a cura di Nicolao MERKER”,”Estetica. II.”,”Sulla ritrattistica. “”La pittura ora, in quanto più delle altre arti figurative attribuisce alla figura ed al carattere particolari il diritto di comparire, per sé, è molto incline a passare al ‘ritratto’ vero e proprio. Sarebbe perciò molto ingiusto condannare la ‘pittura di ritratti’ come non adeguata all’alto fine dell’arte. (…) Ma perché il ritratto sia un’autentica opera d’arte deve essere espressa in esso, come ho già detto, l’unità dell’individualità spirituale. Contribuiscono a ciò benissimo tutte le parti del viso, e il fine senso fisionomico del pittore porta ad intuizione la peculiarità dell’individuo appunto per il fatto che egli coglie e mette in rilievo quei tratti e quelle parti in cui questa peculiarità spirituale si esprime con la più chiara e pregnante vitalità. A questo riguardo un ritratto può essere molto fedele ed accurato nell’esecuzione e tuttavia essere senza spirito, mentre uno schizzo tirato giù con pochi tratti da mano maestra può essere infinitamente più vivo e di verità sorprendente. Ma un simile schizzo nei tratti propriamente significativi e indicativi deve portare a rappresentazioni l’immagine fondamentale, semplice ma totale, del carattere, che quell’esecuzione meno ricca di spirito e quella fedele naturalità non riescono a farci vedere se non pallidamente. La cosa migliore a tale riguardo è seguire il giusto mezzo fra lo schizzo e l’imitazione fedele della natura. Di tal genere sono, per es., i magistrali ritratti di Tiziano. Essi si presentano così individuali e ci danno un concetto di vitalità spirituale come non possiamo trovare in una fisionomia reale. Avviene qui la stessa cosa che per la descrizione di grandi gesta o eventi a noi tramandati da uno storico veramente artista, il quale ci traccia un’immagine di questi eventi molto più elevata e più vera di quella che avremmo noi stessi se vi avessimo direttamente assistito. La realtà è sovraccarica dell’apparente come tale, di cose secondarie e di accidentalità, cosicché gli alberi spesso ci nascondono la foresta, e sovente le cose più vera di quella che avremmo noi stessi se vi avessimo di quotidiano”” (pag 965-966) [G.W.F. Hegel, Estetica, vol. II, a cura di Nicolao Merker, Einaudi, Torino, 1972]”,”HEGx-002-FAP” “HEGEL Georg W.F.”,”Lineamenti di filosofia del diritto. Con le aggiunte compilate da Eduard Gans.”,”””Col semplice rimedio casalingo di collocare nel ‘sentimento’ ciò che è l’opera (e, invero, più che millenaria) della ragione e del suo intelletto, è certamente risparmiata ogni fatica dell’intendimento razionale e della conoscenza, governati dal concetto pensante. Mefistofele presso il Goethe – buona autorità – dice su questo, press’a poco (10), quel che io ho citato anche altra volta: ‘Disprezza pure intelletto e scienza, doni supremi dell’uomo; così ti sarai consacrato al diavolo e dovrai andare alla perdizione’ (…)”” (pag 10-11) (10) Infatti, i versi del Goethe sono riferiti dallo Hegel, in modo assai scorretto: li aveva già citati nella ‘Fenomenologia dello spirito’, ed Lasson, p. 237 (L.), (trad. De Negri, La Nuova Italia, Firenze, 1933-36, I, p: 325); cfr. Faust, Parte I, vv. 1851-2 e 1866-7. (T.) La volontà in generale ‘La volontà che è in sé e per sé è ‘veramente’ infinita, poiché il suo oggetto è essa stessa…’ pag 48) ‘La volontà è ‘universale’, poiché in essa è annullata ogni limitazione e ogni individualità particolare…’ (pag 49)”,”HEGx-008-FGB” “HEGNER H.S.”,”El tercer Reich. Ascension y caida del regimen nazi. (Tit.orig.: Die Reichskanziel von 1933 bis 1945)”,”Nazismo partito unico. “”Già nell’ estate del 1933, appena sei mesi dopo aver ricevuto il suo mandato, Hitler aveva tolto di mezzo tutti i suoi nemici e i partiti politici dell’ opposizione; il Partito nazionalsocialista rimaneva come unico padrone della situazione. Decine di migliaia di socialdemocratici, cattolici, ebrei, pacifisti, comunisti, democratici e tutti quelli che avevano manifestato la propria opposizione contro il nuovo regime erano stati immediatamenti confinati dalla S.A. in campi di concentramento. Si arrivò perfino ad incarcerare i membri del partito nazionalista tedesco, nonostante che elementi di questo partito fossero nel governo. Le leggi specifiche di questa politica distruttiva furono emanate in successione: legge di confisca delle proprietà del partito comunista (26 maggio), dichiarazione di illegalità del partito socialista (22 giugno), dissoluzione del partito popolare nazionalista (27 giugno), scioglimento del partito statale (28 giugno), scioglimento del partito popolare (4 luglio), sciglimento del partito popolare bavarese (centro) (4 luglio), scioglimento del partito centrista (5 luglio), legge che vieta la formazione di nuovi partiti (14 luglio).”” (pag 138-139)”,”GERN-105″ “HEGNER H.S.”,”Cina: ieri oggi domani.”,”Il libro è tradotto dal tedesco. L’A definisce la rivoluzione cinese “”una rivoluzione comunista senza comunisti””.”,”CINx-004-FV” “HEIBER Helmut a cura”,”Hitler stratega.”,”Fin dall’ inizio della guerra si tenevano al Quartier Generale del Reich due “”rapporti giornalieri sulla situazione””, oltre alle conferenze con i comandanti delle armate al fronte, alle relazioni degli specialisti di tecnica milare e degli ufficiali superiori convocati per questioni straordinarie. Fu però solo dalla fine del 1942 ( e fino al 22 aprile 1945) che alle riunioni parteciparono anche gli stenografi incaricati di registrare integralmente il contenuto dei colloqui. Oltre ad HITLER, stratega e condottiero, vi sono i maggiori “”signori della guerra”” tedeschi ROMMEL, HIMMLER, DÖNITZ, GÖRING, GUDERIAN, JODL, KEITEL MANSTEIN e altri. Capi comandanti locali e fattore morale. “”Il Fuhrer. Il nemico non vuole darci il tempo di rimetterci in sesto ed è per questo che continua a combattere. Questo è tutto. Ma avete anche visto che esso in qualche settore finisce per esaurirsi. Qui esso si è esaurito. Un po’ alla volta si è giunti qui a una paralisi. Zeitzler. Si ha però il sospetto che lo abbia fatto apposta, in vista delle operazioni quassù. Il Fuhrer. No, non lo credo. Z. Ci ha reso comunque abbastanza facile la resistenza. Qui non è andato avanti. F. Non l’ha fatto perché non è più in grado di farlo. Non bisogna poi pensare che esso sia come quell’ antico gigante il quale diventava più forte ogni volta che cadeva sulla terra. Z. Eppure attacca da mesi e mesi senza tregua. F. Una volta dovrà pure mancargli il fiato! Ho letto questo rapporto. Mi pare che la cosa di cui soprattutto bisogna tener conto è il fatto che il morale delle truppe non è alto. Questa è la cosa più grave. Z. Per questo metto sempre tali notizie nelle mie relazioni. Perché bisogna tener conto anche di questo. F. Io l’ho sempre fatto rilevare. Ne ho parlato anche qui recentemente agli ufficiali delle unità corazzate. Dicevano che la fanteria non combatte. Non è così, bisogna distinguere! Ci sono divisioni che si battono bene e alle quali non succede nulla di grave. C’è chi m dice che non ha senso cercare di esercitare un influsso morale sulla fanteria. Ebbene, Zeitzler vi dirò una cosa. Io sono l’ uomo che ha personalmente costruito e guidato la più grande organizzazione che forse esista al mondo e ne sono ancora oggi alla testa. E in questi tempi ho rivissuto l’ esperienza che in sostanza avevo già fatto quando mi si recapitavano le notizie dai gruppi locali e regionali nazionalsocialisti. Mi si diceva talvolta: Qui la socialdemocrazia è imbattibile, qui è assolutamente impossibile battere i comunisti, è escluso, non si eliminerà da qui il partito comunista. E io rispondevo che dipendeva da chi era in quei luoghi a capo della nostra organizzazione. Se si assume questo come criterio generale di giudizio, le cose andrebbero come devono andare. (…) Z. Si, una truppa è quale il capo la forma. F. Sempre, fondamentalmente!”” (pag 325-326)”,”GERN-106″ “HEIDEGGER Martin”,”Essere e tempo. (Tit. orig.: Sein und Zeit)”,”Opera dedicata dell’A a Edmund Husserl (1926) “”La “”Cura””, mentre stava attraversando un fiume, scorse del fango cretoso; pensierosa, ne raccolse un po’ e incominciò a dargli forma. Mentre è intenta a stabilire che cosa abbia fatto, interviene Giove. La “”Cura”” lo prega di infondere lo spirito a ciò che aveva fatto. Giove acconsente volentieri. Ma quando la “”Cura”” pretese imporre il suo nome a ciò che aveva fatto, Giove glielo proibì e volle che fosse imposto il proprio. Mentre la “”Cura”” e Giove disputavano sul nome, intervenne anche la Terra, reclamando che a ciò che era stato fatto fosse imposto il proprio nome, perché aveva dato ad esso una parte del proprio corpo. I disputanti elessero Saturno a giudice. Il quale comunicò ai contendenti la seguente giusta decisione: “”Tu, Giove, che hai dato lo spirito, al momento della morte riceverai lo spirito; tu, Terra che hai dato il corpo, riceverai il corpo. Ma poiché fu la Cura che per prima diede la forma a questo essere, fin che esso vive lo possiede la Cura. Per quanto concerne la controversia sul nome, si chiami ‘homo’ poiché è fatto di ‘humus’ (Terra)””. (pag 247) (citaz orig in latino v. nota 5)”,”FILx-403″ “HEIDEGGER Martin; a cura di Franco VOLPI”,”Il nichilismo europeo.”,”ANTE3-25 Storia del termine ‘nichilismo’. “”Il primo impiego filosofico della parola “”nichilismo”” risale presumibilmente a Friedrich Heinrich Jacobi. Nella sua missiva a Fichte la parola “”nichilismo”” ricorre molto spesso. La parola “”nichilismo”” entrò in circolazione più tardi a opera di Turgenev; per denominare la concezione secondo la quale soltanto l’ente accessibile alla percezione sensibile, cioè esperito di persona, è reale ed essente, e nient’altro.”” (pag 27)”,”FILx-408″ “HEIDEGGER Hermann”,”Die deutsche Sozialdemokratie und der nationale Staat, 1870-1920. Unter besonderer Berücksichtigung der Kriegs- und Revolutionsjahre. [‘La socialdemocrazia tedesca e lo Stato nazionale, 1870-1920. Con particolare attenzione alle guerre e agli anni della rivoluzione’]”,”‘La socialdemocrazia tedesca e lo Stato nazionale, 1870-1920. Con particolare attenzione alle guerre e agli anni della rivoluzione'”,”MGEx-245″ “HEIDEGGER Martin, a cura di Pietro CHIODI”,”Sentieri interrotti. (Holzwege)”,”Contiene: – Origine dell’ opera d’ arte – Concetto hegeliano di esperienza (scienza dell’esperienza della coscienza) – Il detto di Anassimandro Detto di Anassimandro: “”Là da dove le cose hanno il loro nascimento, debbono anche andare a finire, secondo la necessità. Esse debbono infatti fare ammenda ed esser giudicate per la loro ingiustizia, secondo l’ordine del tempo”” (pag 299) (traduzione del giovane Nietzsche) “”Ma là donde le cose hanno il loro sorgere, si volge anche il loro venir meno, secondo la necessità; esse pagano reciprocamente la pena e il fio per la loro malvagità”” (Ruchlosigkeit) secondo il tempo stabilito”” (traduzione di Diels) (pag 299)”,”FILx-291-FF” “HEIDEGGER Martin, a cura di Antonello GIUGLIANO ed Eugenio MAZZARELLA”,”Seminari di Zollikon. Protocolli seminariali-colloqui-lettere.”,”Seminari di Zollikon, tenuti da Heidegger tra il 1959 e il 1969 davanti ad un pubblico di medici, psichiatri, analisti, ora affascinati ora disorientati, sempre partecipi, il lettore troverà la viva testimonianza della passione con cui Heidegger condusse per oltre un decennio un confronto serrato tra il suo pensiero e quella peculiare e cruciale scienza dell’uomo che è la psicoterapia.”,”FILx-107-FL” “HEIDEGGER Martin, a cura di Franco VOLPI”,”Il principio di ragione.”,”Il principio di ragione, Corso universitario 1955-1956, all’università di Friburgo in Brisgovia.”,”FILx-108-FL” “HEIDEGGER Martin, a cura di Franco VOLPI”,”Il concetto di tempo. Con una Postilla di Hartmut Tietjen.”,”””Il tempo della natura, ben noto e discusso com’è, ha fornito finora il terreno sul quale basarsi per spiegare il tempo”” (pag 31)”,”FILx-033-FRR” “HEIDEGGER Martin”,”Essere e tempo.”,”Opera dedicata dell’A a Edmund Husserl (1926)”,”FILx-090-FRR” “HEIDEN Konrad”,”Adolf Hitler. L’ epoca dell’ irresponsabilità.”,”HEIDEN Konrad ebbe modo di seguire da vicino le vicende personali di HITLER nel quindicennio 1920-34. Il libro è una testimonianza storica e psicologica.”,”GERN-071″ “HEIDEN Konrad”,”Adolf Hitler. L’ epoca dell’ irresponsabilità.”,”Konrad Heiden seguì da vicine vicende personali di Hitler nel quindicennio 1920-34. Qui tenta di spiegare la Germania degli anni Trenta attraverso Adolf Hitler. Le sue osservazioni sono fatte ‘sul campo’ e sulla conoscenza di fonti pubbliche e private. E’ una testimonianza psicologica e storica. “”L’attacco frontale contro l’anima della Reichswehr [l’esercito tedesco, ndr] è sferrato da Hitler nel marzo 1929 con un discorso a Monaco. Egli grida al vanitoso vertice della nazione: «Noi nazionalsocialisti scorgiamo nella Reichswehr soltanto un mezzo al fine. Noi non domandiamo se questo o quello giovi o danneggi la Reichswehr, bensì se giovi o danneggi il nostro popolo. Perché per noi il concetto di popolo sta ancora più in alto del concetto stato. Se le cose continuano così come adesso, la Reichawehr sarà una organizzazione morta, intimamente del tutto estranea alla vita, uno strumento di potere nelle mani di tutti coloro i quali sono pronti a conservare tale strumento a vanggio dei loro scopi personali». In verità, parole profetiche! E continua sempre più eccitato: «I signori generali della Reichswehr si compiacciano di tener presente quanto segue: solo in parte sta nelle mani dell’esercito quale indirizzo vincerà in Germania, il marxismo o noi (…)””. Quando Hitler nel marzo 1929 dice alla Reichwehr: col tuo aiuto potrei vincere – è ancora necessaria un’inaudita prosopopea. Il partito non aveva un aspetto molto vittorioso con i suoi ottocentomila elettori. Ma propro da quell’epoca incominciano ad apparire alla luce tutte quelle circostanze e premesse, fin allora cresciute in silenzio e già esposte nei capitoli antecedenti, e ad operarare per colui che le sappia afferrare con maestria. Il numero di disoccupati salì nel 1930 all’inconcepibile altezza di tre milioni, la crisi economica mieteva le esistenze. Vaste masse popolari cominciarono a dubitare del sistema, ma nessuno dei partiti borghesi attaccò il sistema così violentemente come Hitler”” (pag 254-255) ‘La scarsa coscienza dei declassati forma massa.’ (pag 255)”,”GERN-001-FB” “HEIJENOORT Jean van”,”In esilio con Trockij.”,”L’A dopo la morte di T. per sette anni militònel movimento trotskista. Nel 1948 entrò in crisi e dubitando che fossero proprio i bolscevichi ad aver preparato il terreno alla repressione bolscevica, lasciò l’attività politica. Nel 1932 giovane francese attivo membro del piccolo gruppo trotskista operante a Parigi fu invitato a raggiungere T. in esilio per fargli da segretario, interprete e guardia del corpo. Visse con i T. per sette anni.”,”TROS-024″ “HEIJENOORT Jean Van GERAS Norman LÖWY Michel DALLEMAGNE Jean-Luc BIDUSSA David e altri”,”Trotsky nel movimento operaio del XX secolo.”,”Altri saggi di Ulf WOLTER (opposizioni di sinistra e burocratizzazione in URSS), Hermann WEBER (KPD e opposizione di sinistra in URSS), PENG SHU-TSE (T. e lo studio della riv cinese), Ernest MANDEL (T. e la lotta vs ascesa fascismo), Michel DREYFUS (T. dall’opposizione di sinistra ai fondamenti di una nuova internazionale), Jean-Paul JOUBERT (T. e il Fronte popolare), Giorgio ROVIDA (La rivoluzione spagnola e gli insegnamenti del 1917 russo), Attilio CHITARIN (Victor Serge e Lev T.: i presupposti di un dialogo difficile), Yvan CRAIPEAU (T. e la natura sociale dell’URSS), Michel LÖWY (sul concetto di casta burocratica in T. e Rakovsky), Pierre NAVILLE (pensiero pol di T.), J. HEIJENOORT (La storia dell’ archivio Trotsky), Paolo Edoardo FORNACIARI (Note sulla fortuna editoriale di T. in Italia).”,”TROS-035″ “HEILBRON John L.”,”I dilemmi di Max Planck. Portavoce della scienza tedesca.”,”John L. Heilbron è professore nel Dipartimento di Storia e direttore dell’Ufficio per la Storia della Scienza e della Tecnica presso l’Università della California a Berkeley.”,”SCIx-186-FL” “HEILBRONER Robert L.”,”Il capitalismo del XXI secolo.”,” HEILBRONER Robert L. (1919-2005) economista tra i maggiori studiosi delle istituzioni del capitalismo, è stato professore alla New School for Social Research di New York. Il suo lavoro più conosciuto è ‘The Wordly Philosophers. The Lives, Times, and Ideas of Great Economic Thinkers (SIMON AND SCHUSTER, 1953). Fra i suoi libri tradotti in italiano;: ‘La prospettiva dell’ uomo’ (1975), ‘Natura e logica del capitalismo’ (2001), ‘Capire l’ economia’ (2003) Keynesismo. “”Nonostante le idee politiche moderate di Keynes, la sua teoria economica fu dapprima considerata una critica radicale del capitalismo, a causa dei suoi dubbi espliciti rispetto alla capacità di autosufficienza del settore privato senza il sostegno pubblico. Oggi è possibile vedere il keynesianesimo iniziale in una luce diversa, come una forza potente, tesa ad accrescere la stabilità economica e quindi a moderare l’ umore politico del sistema””. (pag 74)”,”ECOI-181″ “HEILBRONER Robert L., edizione italiana a cura di Oscar NUCCIO”,”I grandi economisti. Da Smith a Schumpeter. (Tit.orig.: The Wordly Philosophers)”,”(2° copia) L’ eretico Hobson. “”Da Ruskin Hobson prese in prestito il suo concetto della scienza economica come una scienza umanistica piuttosto che scolastica. Si allontanò dalla vuota raffinatezza della dottrina ortodossa per costruire con passione un mondo in cui le unioni cooperative di lavoro avrebbero dato un più alto valore alla personalità umana del crasso mondo dei salari e dei profitti. Come tutti gli utopisti, Hobson insisteva sul fatto che il suo sistema non era utopistico; al contrario, egli affermava, era un sistema “”altrettanto certo quanto una proposizione euclidea””. Come utopista, egli avrebbe potuto essere rispettabile; gli Inglesi amano gli eccentrici. Fu un eretico, un uomo che calpestava le virtù della tradizione, e perciò divenne un pària della scienza economica. Il caso lo fece incontrare con A.F. Mummery, un pensatore indipendente, uomo d’affari pieno di successo ed alpinista intrepido (doveva morire nel 1895 sulle vette del Nanga Parbat).”” (pag 204) “”Hobson dapprima dissentì, poi si convinse che Mummery aveva ragione. Essi scrissero La filosofia dell’ industria, per esporre la loro opinione eretica secondo la quale il risparmio poteva minare la prosperità””. (pag 205) “”Tutto ciò sembra considerevolente lontano del problema dell’ imperialismo. Ma le idee germinano spesso in modo inusitato. L’ esclusione dal mondo della rispettabilità, condusse Hobson verso la critica sociale; la critica sociale gli fece prestare attenzione al problema politico dell’ epoca: l’ Africa.”” (pag 205) “”Qual era dunque il contenuto dell’ accusa di Hobson? Era un argomento quasi marxiano nella sua impersonalità e nella inesorabilità del suo sviluppo (per quanto Hobson non abbia avuto alcuna simpatia per i marxisti e i loro obiettivi). Affermava che il capitalismo cozzava contro una difficoltà interna insolubile e che esso era costretto a convertirsi in imperialismo, non per pura sete di conquiste, ma per assicurarsi la propria sopravvivenza economica””. (pag 207)”,”TEOS-128″ “HEILBRONER Robert L.”,”Marxismo pro e contro. Libertà e potere nel socialismo.”,”HEILBRONER Robert L., americano, è professore di economia politica nella New School for Social Research (New York). E’ autore di diversi saggi raccolti in ‘Capitalism and Socialism, Beyond Boom and Crash’.”,”TEOC-475″ “HEILBRONER Robert L.”,”Natura e logica del capitalismo.”,”HEILBRONER Robert L. nato nel 1919, professore emerito di Economia alla New School for Social Research di New York, negli ultimi cinquant’anni è stato uno dei più attenti e seguiti filosofi dell’economia e della società e un costante punto di riferimento per la sua critica al capitalismo. Tra le sue opere ‘Marxismo: pro e contro’ (1982) e ‘I grandi economisti’. “”E’ dunque profondamente sbagliato ritenere che il capitalismo sia, in sostanza, un sistema economico “”privato”””” (pag 85) Il dominio del capitale. “”Adam Smith aveva riconosciuto questa dipendenza: “”Senza impiego molti lavoratori non potrebbero sussistere neppure per una settimana, pochi un mese, e quasi nessuno un anno””, egli scrive. “”Nel lungo andare il lavoratore può essere altrettanto necessario al suo datore quanto il suo datore a lui, ma tale necessità non è così immediata”” (Smith, La ricchezza delle nazioni). Ciò che Smith non aveva riconosciuto era questo aspetto, sottolineato invece da Marx: la dipendenza presupponeva anche la dissoluzione dei precedenti rapporti sociali, dove il contadino aveva il diritto di tenere per sé una parte del raccolto da lui direttamente coltivato, e dove il lavoratore urbano possedeva i propri mezzi di produzione, ad esempio un telaio, un tornio da vasaio e altri strumenti del genere. L’alterazione di questo rapporto rappresentò il prodotto finale di un lungo processo rivoluzionario, che ha avuto inizio nel XV secolo o anche prima, si è protratto per tutto il XIX secolo e in alcune parti del mondo è ancora in atto, in cui il movimento delle ‘enclosures’, la distruzione delle gilde e mestieri protetti, la creazione di un proletariato nelle cantine della società e le forze vorticanti delle nuove tecnologie hanno scompaginato le relazioni sociali dei vecchi regimi socio-economici e spianato la strada ad una forma di regime completamente nuova: il capitalismo. Per quanto diverse fossero le azioni di questa immensa rivoluzione, il suo effetto fu sempre lo stesso: i diritti consolidati che garantivano l’accesso ai prodotti furono sostituiti da nuovi diritti, secondo cui a contadini e lavoratori era legalmente precluso l’accesso ai loro mezzi di sussistenza. Solo se si comprende che l’entità apparentemente concreta del capitale è di fatto la rappresentazione di questo rapporto di dipendenza tra due differenti categorie di esistenza sociale, si può comprendere il significato del capitale e, con esso, l’influenza che esso esercita sulla sfera del comportamento in quanto fondamentale elemento costitutivo della natura del sistema eretto in suo nome”” (pag 35-36) [Robert L. Heilbroner, Natura e logica del capitalismo, 2001]”,”TEOS-205″ “HEILBRONER Robert L.”,”The Worldly Philosophers. The Lives, Times, and Ideas of the Great Economic Thinkers.”,”Contiene il capitolo: ‘The Inesorable World of Karl Marx’ (pag 161-198) “”First, capitalism must destroy itself. The planless nature of production must lead to crises and slumps and the social chaos of depression. The system was simply too complex; it was constantly getting out of joint, losing step, and overproducing one good while underproducing another. Secondly, capitalism would unknowingly breed its own successor. Within its great factories it would not only create the technical base for socialism – mass production – but it would create as well a trained and disciplined ‘class’ who would be the agents of socialism – the embittered proletariat. By its own inner dynamic, capitalism would produce its own downfall, and in the process, it would nourish its own enemy. It was a profoundly revolutionary insight into history, not only what it betokened for the future, but for the whole new perspective it opened upon the past. We have come to be familiar with the “”economic interpretation”” of history, and we can accept with equanimity a re-evaluation of the past with respect to the struggle, say, of the nascent seventeenth-century commercial classes and the aristocratic world of land and lineage. But Marx and Engels, this was no mere exercise of historical reinterpretation. The dialectic led to the future and that future, as revealed by the ‘Communist Manifesto’, pointed to an ‘inevitable’ communist revolution which this same dialectic would produce. In somber words the ‘Manifesto’ proclaimed: “”The development of modern industry… cuts from under its feet the very foundation on which the bourgeoisie produces and appropriates products. What the bourgeoisie therefore produces, above all, are its own grave-diggers. Its fall and the victory of the proletariat are equally inevitable”””” (pag 139) [Robert L. Heibroner, The Worldly Philosophers. The Lives, Times, and Ideas of the Great Economic Thinkers, 1953]”,”ECOT-214″ “HEILBRONER Robert L. THUROW Lester C. autori, a cura di Bruno CONTINI”,”Capire la macroeconomia.”,”R.L. Heilbroner è docente di Economia presso la New Schoool of Social Research a New York. L.C. Thurow è docente di Economia e Amministrazione Aziendale presso il M.I.T.”,”ECOT-186-FL” “HEILER Friedrich; con la collaborazione di Kurt GOLDAMMER Franz HESSE Günter LANCZKOWSKI Käthe NEUMANN Ammemarie SCHIMMEL”,”Storia delle religioni. Volume 2°.”,”con la collaborazione di Kurt GOLDAMMER Franz HESSE Günter LANCZKOWSKI Käthe NEUMANN Ammemarie SCHIMMEL. HEILER è un grande studioso di teologia comparata.”,”RELx-009″ “HEILER Friedrich; con la collaborazione di Kurt GOLDAMMER Franz HESSE Günter LANCZKOWSKI Käthe NEUMANN Ammemarie SCHIMMEL”,”Storia delle religioni. Volume primo.”,”con la collaborazione di Kurt GOLDAMMER Franz HESSE Günter LANCZKOWSKI Käthe NEUMANN Ammemarie SCHIMMEL. HEILER è un grande studioso di teologia comparata. L’ immagine terrena del Tao è l’ acqua “”che si distingue per il fatto che serve a tutto il mondo e non contende il posto ad altri, che si pone là dove gli uomini non vogliono abitare””. (pag 95)”,”RELx-026″ “HEIM Alexandre, sous la direction de Barah MIKAIL”,”La Chine, son eau et ses voisins. Aperçu des pénuries en eau annoncées du XXIe siècle.”,”Tensioni internazionali sui fiumi frontalieri (pag 17) Amur, è un fiume dell’Asia orientale, fra i maggiori del mondo. Si forma dalla confluenza dei fiumi Shilka e Argun, nella Siberia orientale, al confine con la Manciuria settentrionale, e raccoglie acque da un bacino idrografico di 1.855.000 km² diviso tra Siberia, Manciuria e Mongolia. Il Brahmaputra è un fiume che nasce nel Tibet sud-occidentale, dove prende il nome Yarlung Tsangpo, e scorre verso est, lungo il versante settentrionale dell’Himalaya, in territorio cinese. Dopo avere aggirato la catena himalayana, piega bruscamente a sud, e col nome di Brahmaputra attraversa gli stati indiani dell’Arunachal Pradesh e dell’Assam, entrando poi nel Bangladesh, dove confluisce nel Gange in corrispondenza del delta di questo per sfociare nel golfo del Bengala.”,”CINE-092″ “HEIMANN Eduard”,”History of Economic Doctrines. An Introduction to Economic Theory.”,”Eduard Heimann è stato professore emerito di sociologia ed economia della New School for Social Research, New Yori. Ha insegnato dal 1933 al 1958. E’ autore di ‘Freedom and Order’ e di ‘Resaon and Faith in Modern Society'”,”ECOT-329″ “HEIN Eckhard NIECHOJ Torsten SCHULTEN Thorsten TRUGER Achim (Hrsg.)”,”Europas Wirtschaft gestalten.”,”Eckhatd Hein, professor of Economics, in particular Europe and Economic Policies, Berlin School of Economics and law. Torsten Niechoj is a professor of economics and political science at Rhine-Waal University of applied Sciences, located at the Universty’s. Thorsten Schulten Born 1966 in Dusseldorf, 1985-1992 studied political science, economics and sociology at the University of Marburg. Achim Truger (Colonia 1969) è un economista tedesco dal 2019 è professore di socio-economia con specializzazione in finanza pubblica.”,”EURE-080-FL” “HEINE Heinrich a cura di Fritz MENDE”,”La scienza della libertà. Scritti politici.”,”Sulla Polonia, Il Mare del Nord, Frammenti inglesi, Viaggio da Monaco a Genova, Lettere da Helgoland, La città di Lucca, Introduzione a ‘Kahldorf sulla nobiltà’, Pittori francesi, Situazione francese, La scuola romantica, Vario modo di concepire la storia, Prefazione al primo volume di Salon, Per la storia della religione e della filosofia in Germania, Sul teatro in Francia, Ludwig BÖRNE, Lutezia, Lettere sulla Germania, Prefaz a ‘Germania. Una fiaba invernale’, Lettera dedicatoria di ‘Lutezia’, Confessioni, Prefazione all’edizione francese di Lutezia”,”TEOP-013″ “HEINE Heinrich”,”Heine.”,”ANTE3-47 Wikip: Christian Johann Heinrich Heine (Düsseldorf, 13 dicembre 1797 – Parigi, 17 febbraio 1856) è stato il maggior poeta tedesco del periodo di transizione tra il romanticismo e il realismo. Nato da una ricca famiglia di banchieri e commercianti ebrei cercò di dedicarsi, fallendo, ad una normale carriera borghese che aveva intrapreso molto malvolentieri. A Düsseldorf, sua città natale, le vicende della dominazione francese risvegliarono in Heine una forte antipatia verso la Prussia e una precoce tendenza francofila. Nel 1817 scrisse le sue prime liriche d’amore che gli vennero pubblicate su una rivista tedesca ed iniziò, nella città di Bonn, gli studi di diritto, filosofia e letteratura seguendo le lezioni di August Wilhelm von Schlegel. Nel 1821 si trasferì all’Università di Berlino e frequentò assiduamente Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Friedrich Schleiermacher e Adalbert von Chamisso, accogliendone il pensiero. Le prime liriche e i viaggi [modifica] Heine da giovaneNel 1822 pubblicò le sue prime importanti liriche che si rivelarono subito di grande originalità per il loro stile di ballata popolare e per il rifiuto ironico di ogni illusione. In queste liriche si sente l’influsso degli scrittori da lui più amati: George Gordon Noel Byron e Joseph Fouqué. Nel 1823 pubblicò Intermezzo lirico (in tedesco Lyrisches Intermezzo), versi di rara bellezza dove si distingue una spiccata vena di malinconia. Nel 1825 Heine si convertì al protestantesimo e assunse il nome di Heinrich al posto dell’originario Harry. Nello stesso anno si laureò in giurisprudenza presso l’Università di Gottinga. Dopo la pubblicazione dei suoi due volumi dei racconti lirici Impressioni di viaggio (Reisebilder, 1826-1831), che sulla trama di un fittizio diario di viaggio tratta una vasta gamma di temi fantastici e morali rifacendosi agli esempi di Michael Sterne e di Jean Paul, egli iniziò a diventare famoso. Nel 1826 fece un breve viaggio in Inghilterra che risvegliò i suoi interessi per i problemi politici attuali e, in seguito, riunì le liriche precedenti in un unico libro intitolato Libro dei canti (Buch der Lieder) che pubblicò nel 1827. Nel 1828 fece un viaggio in Italia e nelle Notti fiorentine (Florentinische Nächte), che pubblicherà nel 1836, si ritroveranno i ricordi di questo viaggio. Il periodo francese [modifica] Intanto la situazione della società tedesca si stava facendo sempre più critica ed Heine decise di trasferirsi come giornalista nella più libera Francia dove iniziò a frequentare, oltre gli emigrati tedeschi, come Lasalle, Richard Wagner, Alexander von Humboldt, anche molti intellettuali francesi fra i quali Honoré de Balzac, Victor Hugo, Alfred de Musset e George Sand. Nel 1835 pubblicò Storia della religione e della filosofia in Germania (Geschichte der Religion und Philosophie in Deutschland) nella quale si avverte l’influsso del suo contatto con i sansimonisti, influsso che si avverte anche nella Scuola romantica (Romantische Schule) del 1836. In quegli anni di permanenza francese, Heine collaborò, per corrispondenza, a diverse riviste tedesche e nel frattempo scrisse resoconti in francese della situazione tedesca. Nel 1835, data della pubblicazione della sua Storia della religione e della filosofia, venne vietata dalla censura la circolazione dei suoi libri in Germania. I quattro volumi del Salon (1834-1840) sono tutti pervasi di temi politici. In essi si trovano i frammenti di romanzo Dalle memorie del signor von Schnabelewopski (Aus den Memorien des Herrn von Schnabelewopski) e Il rabbi di Bacharach (Der Rabbi von Bacharach), sulla persecuzione degli ebrei nel Medioevo e anche nell’illuminismo qualcuno si è ispirato a lui. Nel 1840 lo scrittore, nel suo libro H.Heine su L. Börne darà numerose e aggressive spiegazioni delle proprie idee per rispondere ai connazionali che lo accusavano. Nel 1843 attaccherà nel suo poema Atta Troll. Ein Sommernachtstraum i suoi avversari politici e letterari con dura ironia. Nel 1844, dopo un breve soggiorno ad Amburgo, scriverà la satira in versi Germania fiaba d’inverno (Deutschland, ein Wintermärchen), che diventerà una delle più importanti opere della letteratura tedesca di carattere politico e nella quale si avvertirà chiaramente l’influsso dell’amicizia parigina con Karl Marx. Nel 1851 Heine pubblicherà il libro di poesie Romancero dove descrive, con profonda serietà etica e religiosa, le sofferenze causategli dalla malattia che lo aveva colpito, l’atrofia muscolare, e che lo aveva costretto a letto per otto lunghi anni. Lo stesso sentimento pervaderà le raccolte successive (1853- 1854). Nel 1854 vedranno la luce gli Scritti vari (Vermischte Schriften) con dissertazioni su giudaismo e cristianesimo, liberalismo e comunismo che costituiranno la fine della sua attività politica e letteraria. Heine, morirà per paralisi progressiva il 17 febbraio 1856, a Parigi. La poetica [modifica] Heine usò la lingua tedesca per cantare versi melodiosi come pochi altri hanno saputo fare conquistandosi, per l’arte, la fama di più grande artista tedesco della generazione successiva a quella di Wolfgang Goethe. Egli, lavorando dapprima su una realtà psicologica lieve e delicata, basata sul ricordo nostalgico di due amori infelici (per le cugine Amalie e Therese) e in seguito più forte, quando si aggiunsero ai motivi amorosi altri temi ispiratori (la natura, la politica, la vita, la società contemporanea), seppe raggiungere effetti notevolissimi nella sua poesia. Egli seppe giocare con abilità stilistica dando ai suoi versi un tono obbiettivo anche quando esprime sensazioni e sentimenti personali. Il suo Libro dei canti, che è tra le opere della letteratura tedesca quella più tradotta e famosa, possiede una rara lievità di forme. L’originalità dei versi di Heine consiste nella tensione verso la poesia e nello stesso tempo nel modo opposto, cioè quello di voler negare ogni sentimentalismo, che gli permise di utilizare il “”materiale”” romantico con ironia e realismo.”,”GERS-026″ “HEINE Enrique”,”Cuadros de viaje. Tomo IV. Italia. 1. Viaje de Munich a Génova.”,”””Il viaggio continua poi verso Milano, Genova e la dorsale appenninica, per concludersi in Toscana, regione a cui sarà riservata una parte consistente di questa personalissima antologia di appunti, che si articola in due parti: “Die Bäder von Lucca” e “Die Stadt Lucca”, cui faranno seguito le “Florentinische Nächte”, pubblicate poi nel terzo volume del “Salon” (1837). Dell’Italia Heine conserverà un ricordo indelebile, che ripercorre con un pizzico di nostalgia nelle sue memorie: “Heinrich, Harry, Henry – tutti questi nomi suonano bene, se vengono pronunciati da labbra belle. Ma suona meglio di tutti Signor Enrico (in italiano nel testo). Così mi chiamavo in quelle notti d’estate di azzurro chiaro, trapunte di stelle d’argento in quel Paese nobile ed infelice, patria della bellezza e di Raffaello Sanzio di Urbino, di Gioacchino Rossini e della Principessa Cristina Belgioioso” – . Le sue impressioni sul viaggio in Italia, da lui giustamente definite “Bilder”, termine che in lingua tedesca può essere tradotto sia con “immagini” sia con “quadri”, finiscono così con lo spaziare in ambiti molto diversi e, ad essere sinceri, hanno poco di meramente turistico. Sotto certi aspetti costituisce una sorprendente eccezione l’attenzione da lui dedicata al duomo di Milano: “a dire il vero non posso fare a meno di citare una particolarità di Milano, che sotto ogni aspetto è la più grande – Si tratta del duomo. Da lontano sembra che sia ritagliato in cartone bianco e da vicino si rimane attoniti nel rendersi conto che questo capolavoro di intaglio sia di marmo vero e proprio…La migliore vista la offre al chiarore della luce di mezzanotte, allora tutte le bianche creature di pietra scendono dalle loro altezze da capogiro e ti accompagnano sulla piazza e ti sussurrano nell’orecchio vecchie storie, storie buffamente sacre, molto segrete su Galeazzo Visconti, che ha iniziato la costruzione del duomo e di Napoleone Bonaparte che in seguito l’ha portata avanti…. Il completamento del duomo fu un’idea cara a Napoleone e non era così distante dal realizzarla quando il suo dominio fu spezzato…”. Da Milano il suo viaggio prosegue per Genova e anche di questa città ci lascia un’immagine pregnante nella sua lucida stringatezza: “”Questa città è antica senza antichità, stretta senza intimità e brutta oltre ogni immaginazione. È costruita su una roccia, ai piedi di montagne ad anfiteatro, che abbracciano allo stesso tempo il più bel seno di mare. I genovesi hanno così avuto dalla natura il porto più bello e più sicuro””.”” (fonte http://www.bartolomeodimonaco.it/)”,”BIOx-153″ “HEINE Heinrich”,”Francia repubblicana.”,”””La pera è sempre lo scherzo popolare permanente nei giornali votati al sarcasmo e nelle caricature.”” (pag 82) Osservazioni sui francesi. Possibile che la Francia pervenga a una catastrofe spaventosa (pag 188) “”Speriamo che tuttavia io m’inganni. Il popolo francese è come un gatto che, qualunque sia l’altezza da cui cade, non si rompe mai il collo, e sempre si ritrova inveces sulle quattro zampe””. (pag 188)”,”FRAD-095″ “HEINE Enrico”,”Che cosa è la Germania. Analisi e profezie.”,”””Il grande pazzo è veramente un grandissimo pazzo, un gigantesco pazzo, e si chiama il popolo tedesco”” (Heine) (in apertura) “”La filosofia tedesca è una cosa importante che riguarda tutta l’umanità, e soltanto i nostri futuri nipoti saranno in grado di decidere se noi meritiamo il biasimo o l’elogio per aver lavorato prima alla nostra filosofia, e in seguito alla nostra rivoluzione. Mi sembra che un popolo metodico come noi siamo dovesse cominciare con la riforma per occuparsi in seguito della filosofia e non giungere alla rivoluzione politica che dopo essere passato per queste fasi””. (pag 136) “”La Germania ha sempre manifetato della ripugnanza per il materialismo: essa divenne così, per un secolo e mezzo, il vero domicilio dell’idealismo. I Tedeschi sono anch’essi andati a scuola di Descartes, e il suo grande discepolo ebbe nome Gottfried Wilhelm Leibnitz. Costui seguì la tendenza idealista del maestro, come Locke ne aveva scelto la tendenza materialista.”” (pag 61)”,”GERx-122″ “HEINE Henri”,”Pages choisies.”,”Georges Cogniot agrégé de l’Universitè. “”(…) Così parlava Heine il 15 giugno 1843, e nello stesso anno doveva diventare amico dell’uomo che era chiamato a completare quello che il poeta si attendeva dai sansimoniani e dai fourieristi. Quest’uomo era Karl Marx”” (pag 93, dal saggio di Mehring)”,”MEHx-076″ “HEINE Heinrich, a cura di Giorgio CALABRESI”,”Romanzero.”,”””Colto dalla paralisi fin dal 1846, e costretto dal 1848 a rimanere nella sua “”tomba di materassi””, la vita del poeta trascorse per molti anni sino alla fine (1856) in una disperata monotonia (…)”” (pag 12, Guida al Romanzero) “”Una volubile amorosa è la Fortuna: t’accarezza lieve i capilli; e, frettolosa, ti bacia, e vola ad altra ebbrezza. Monna Sventura è più leale; t’abbraccia forte, e: Non ho fretta! …. dice; e si pianta al capezzale a sferruzzare la calzetta”” (Lamentazioni, pag 275) ‘Piccola gente’ (pag 171) (Uomini o topi?)”,”VARx-119-FV” “HEINEN Jacqueline”,”De la I° a la III° Internacional: la cuestion de la mujer.”,”””Frente a las proposiciones reiteradas de los lassalleanos de incluir en la plataforma del Congreso de Gotha de 1875 una consigna sobre la prohibición del trabajo de las mujeres y de los niños en la industria, Bebel y Liebknecht opusieron “”la prohibición del trabajo de los niños y de todo trabajo feminino nocivo desde el punto de vista moral y físico””.Formulación recogida por Marx en la ‘Critica del programa de Gotha’ cuando afirma: “”la reglamentación de la jornada de trabajo debe implicar la limitación del trabajo de las mujeres en lo que concierne a la duraciónde la jornada de trabajo, las pausas, etc.; si no, esto no puede más que significar la exclusión de las mujeres de las ramas de industria que son particularmente perjudiciales a su salud física o contrarias a la moral, desde el punto de vista del sexo”” (Marx-Engels, Obras Escogidas, tomo III, 1970) [in Jacqueline Heinen, De la I° a la III° Internacional: la cuestion de la mujer, 1978] (pag 28)”,”INTx-047″ “HEININGER Horst KÖNIG Erika TUCHSCHEERER Walter”,”Ökonomisch-Historische Aufsätze. Zur Novemberrevolution in Deutschland und zur Gründung der KPD.”,”Il primo saggio di HEININGER si occupa della posizione economica dell’ imperialismo tedesco nel periodo antecendente la prima guerra mondiale e del suo significativo indebolimento (Schwächung) a conclusione della guerra. Le basi economiche dell’ aggressività tedesca vengono descritte attraverso una serie di tabelle tra le quali c’è quella che riporta l’ indice della produzione industriale per i decenni che vanno dal 1880 al 1913: fatto 100 il 1870 la produzione mondiale si colloca nel 1913 a 513, la Gran Bretagna a 227, la Francia a 315, la Germania a 613 e gli Stati Uniti a 787.”,”MGER-046″ “HEINSE Wilhelm, a cura di Lorenzo GABETTI”,”Ardinghello e le Isole Felici. Una storia italiana del Cinquecento.”,”HEINSE Wilhelm nacque in Turingia nel febbraio 1749. Fece studi ginnasiali a Arnstadt e a Schleusingen. Dal 1766 all’Università di jena. Dove studia letteratura e filosofia. Subisce l’influenza di Riedel. Con questi dal 1769 a Erfurt. Conosce Wieland e Gleim. Svolge attività di precettore. Poi diventa amico di Jacobi. Codirige la rivista ‘Iris’. Dal 1780 al 1783 compie un viaggio in Italia. Dal 1786 è Lettore poi bibliotecario e consigliere del Principe Friedrich Karl Josef von Erthal di Magonza. Muore nel 1803. “”Heinse proviene dal Libertinismo del Settecento che è l’Immoralismo del Settecento, il modo speciale dell’immoralismo dell’epoca. Non che i due fenomeni siano identici: dalL’Immoralismo del Rinascimento al Libertinismo settecentesco c’è un legame storico, una evoluzione interna, tanto grande che effettivamente solo in Heinse riesce a essere superata. Con il Libertinismo non si è più, come nell’Immoralismo, prima del bene e del male: si è nel peccato, che è ancora più dolce perché si sa che è peccato”” (pag XVII) “”A tutta prima non si spiega che Leonardo da Vinci o Piero della Francesca o Leon Battista Alberti si siano trovati a loro agio nelle vicinanze di uomini macchiati di ogni delitto soltanto perché questi li pagavano bene, o perché li proteggevano: da Sigismondo Malatesta a Cesare Borgia, da Antonio Orsino a Stefano e a Annibale Colonna, da Sisto IV a Innocenzo VIII, da Giulio II a Leone X. In loro c’era una spirito che, se li fuorviava verso terribili deviazioni del sentimento morale, li apriva a aspetti sensitivi, passionali, morali o religiosi che davano un valore alla loro vicinanza o alla loro consuetudine. Così mentre la corruzione e le violenze dilagano, mentre non si raggiungono i valori politici e mentre cadono i valori morali, lo spirito dell’epoca può fiorire nell’arte, anche nel modo esteriore di vivere di quegli umanisti di cui è condannata la corruzione e di cui è esaltata la capacità e la serenità di studio – di un Pomponio Leto o di Cardano, di Vanini o di Campanella o di Bruni, esseri combattivi, inquieti, rotti all’avventura, ma sempre in viaggio verso nuove scoperte””. (pag XVI-XVII) “”Chiunque percorra in lungo e in largo il mondo civile con il proponimento di agirvi con animo nobile e umanitario o governi in qualche luogo, ne legga la storia, meditandovi profondamente e con l’anima illuminata dalle proprie esperienze: essa gli offrirà una ben diversa luce che non le migliori disposizioni di un singolo uomo politico. Un pugnale nel cuore di un tiranno non basta a modificare uno Stato che non sia ancora matoro per una migliore costituzione; (…)”” (pag 134)”,”VARx-460″ “HEINZELMANN Gertrud”,”Donna nella Chiesa. Problemi del femminismo cattolico.”,”HEINZELMANN Gertrud (1914-) si è laureata in giurisprudenza presso l’Università di Zurigo con la tesi ‘Il rapporto fra Chiesa e Stato nel Concordato’ (1943). Si è distinta per aver presentato nel 1962, alla Commissione preparatoria del Concilio Vaticano II la sua ‘Eingabe’ una petizione sul ruolo della donna nella Chiesa cattolica. “”Uomini sciocchi che la donna ingiustamente accusate, ignari di cagionare quello di cui l’incolpate… E’ simile l’avventatezza del vostro folle consiglio al bimbo che fabbrica un mostro per dopo averne paura.”” Suor Juana Inés de la Cruz (1648-1695) (in apertura)”,”DONx-034″ “HEISBOURG François a cura; saggi di GRAND Camille TERTRAIS Bruno GIULIANI Jean-Dominique DAGUZAN Jean-François RACINE jean-Luc FACON Isabelle ROUQUIÉ Alain ENCEL Frédéric PRUNIER Gérard HEISBOURG François”,”Les conséquences stratégiques de la crise.”,”HEISBOURG François ha riunito ricercatori nella ‘Fondation pour la recherche stratégique'”,”ECOI-316″ “HEISENBERG Werner”,”La tradizione nella scienza. Il progresso scientifico come equilibrio dialettico tra idee innovatrici e tradizione in una raccolta di saggi inediti.”,” HEISENBERG Werner (Wurzburg 1901-Monaco 1976) dopo aver studiato fisica a Monaco e Gottinga, lavorò a lungo con Niels BOHR a Copenaghen, culla della nuova meccanica quantistica. Professore ordinario di fisica teorica all’ Università di Lipsia (1927), formulò il “”principio di indeterminazione”” con il quale venne definitivamente bandita la certezza dalla fisica moderna. Premio Nobel per la fisica nel 1932, fu uno dei pochi scienziati di fama a restare in Germania durante il nazismo con il quale non collaborò mai. Dopo la guerra contribuì alla rinascita della fisica tedesca fondando l’ Istituto Max Planck per la fisica (1946) con sede prima a Gottinga e poi a Monaco. Gherardo STOPPINI che ha curato la presentazione di questo volume si è laureato in fisica a Roma. Professore ordinario di fisica generale alla Facoltà di scienze dell’ Università di Pisa. E’ membro della Giunta esecutiva dell’ ENEA (già CNEN). Colloqui con Einstein 121 pag 150 “”Il senso della vita consiste nel fatto che non ha alcun senso affermare che la vita non ha alcun senso”” (Niels Bohr)”,”SCIx-285″ “HEISENBERG Werner”,”Werner Heisenberg. Fisica e oltre. I grandi della scienza.”,”””‘In principio era la simmetria’ è sicuramente espressione più felice di quella di Democrito ‘all’inizio era la particella’. Le particelle elementari hanno in sé un principio di simmetria: ne sono la rappresentazione più semplice e nel contempo non ne sono altro che la conseguenza. Ciò che è accidentale è comparso solo in seguito, nello sviluppo dell’universo, ma anch’esso si adatta perfettamente alle forme originarie e soddisfa le leggi statistiche della teoria dei quanti”” (pag 293-294)”,”SCIx-372″ “HEISENBERG Werner”,”Physics & Philosophy. The Revolution in Modern Science.”,”Werner Heisenberg was born in Würzburg, Germany, in 1901. He enrolled in 1920 at the University of Munich, where his father, Dr. August Heisenberg, was professor of middle and modern Greek languages. Studying under Arnold Sommerfeld, he earned his Ph.D. in physics three years later, and subsequently worked with Max Born in Göttigen and with Niels Bohr in Copenhagen. In 1927 he became full professor of theoretical physics at the University of Leipzig. In 1942, Heisenberg was appointed director of the Kaiser Wilhelm Institute for Physics in Berlin. Werner Heisenberg died in 1976.”,”SCIx-091-FL” “HEISENBERG Werner”,”Fisica e oltre. Incontri con i protagonisti, 1920-1965.”,”Werner Heisenberg (1901-1976) premio Nobel per la fisica nel 1932 fu tra i fondatori della meccanica quantistica. Tra le sue opere nelle edizioni Boringhieri: ‘I principi fisici della teoria dei quanti’ e ‘Mutamenti nelle basi della scienza’. L’autore rievoca anche il clima di solidarietà che tenne uniti, nonostante le bombe e oltre le ideologie, gli scienziati del Vecchio Continente e del Nuovo Mondo. “”Si crede chissà perché che scienza voglia dire applicazione automatica della logica e di leggi prefissate. Invece, l’immaginazione ha un posto decisivo nella scienza, e soprattutto nelle scienze della natura. Infatti, è vero che i fenomeni si studiano solo con esperimenti attenti e sistematici, ma la comprensione dell’organizzazione dei fenomeni è cosa che richiede più immaginazione che pensiero logico. “”Forse noi tedeschi siamo più portati degli altri popoli a lavorare in questo campo proprio a causa dello strano fascino che l’assoluto esercita su di noi. All’estero il pragmatismo è molto più diffuso che da noi; basta pensare un attimo alla storia o ai popoli nostri vicini – all’Egitto, a Roma, al mondo anglosassone – per rendersi conto che l’atteggiamento pragmatico porta a grandi successi nella tecnologia, in economia, in politica. Ma i principi filosofici che risalgono agli antichi greci funzionano ancor meglio in campo scientifico e artistico. Se la Germania ha dato contributi scientifici e artistici che hanno cambiato il mondo – basti pensare a Hegel e a Marx, a Planck e a Einstein, a Beethoven e a Schubert – ciò si deve proprio alla tensione verso l’assoluto, al perseguimento dei principi fino alle ultime conseguenze. Ma ciò è vero solo quando la brama dell’assoluto è contenuta in forme appropriate, siano esse la scienza o il pensiero logico o, in musica, l’armonia e il contrappunto. Solo sotto un regime di vincoli rigorosi la tensione verso l’assoluto può rivelare la sua grande forza. Quando cerchiamo di violare queste norme, allora esplode il caos, quel caos che vediamo tutto attorno a noi. E io non ho alcuna intenzione di nobilitare il caos chiamandolo crepuscolo degli dei o Armageddo”” (pag 197-198) [Capitolo 15, ‘Verso un nuovo inizio (1941-45)’] Contiene il capitolo: ‘Comportamento individuale e catastrofe politica’ Biografia Werner Karl Heisenberg Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Jump to navigationJump to search Werner Karl Heisenberg Medaglia del Premio Nobel Premio Nobel per la fisica 1932 Werner Karl Heisenberg (Würzburg, 5 dicembre 1901 – Monaco di Baviera, 1º febbraio 1976) è stato un fisico tedesco. Premio Nobel per la fisica nel 1932, fu uno dei fondatori della meccanica quantistica. Meccanica quantistica[modifica | modifica wikitesto] Studiò all’Università di Monaco con Arnold Sommerfeld avendo come compagno di banco Wolfgang Pauli. Quando era studente nel 1922 incontrò Niels Bohr a Gottinga durante una conferenza; le sue domande argute suscitarono l’interesse di Bohr, tanto da far iniziare una fruttuosa collaborazione durata quasi vent’anni. Curiosamente Heisenberg ebbe problemi all’università nel passare gli esami, tanto da ottenere un punteggio minimo al dottorato.[1] Nel 1925 realizzò, insieme a Max Born e Pascual Jordan, la meccanica delle matrici, la prima formalizzazione della meccanica quantistica. L’intuizione sopraggiunse a Heisenberg la notte del 7 giugno mentre era in vacanza sull’isola di Heligoland. Riflettendo sulla questione, verso le tre di notte ebbe l’idea, poi euforico andò in uno dei punti a sud dell’isola per osservare l’Alba. Dopo aver mostrato agli altri scienziati la sua intuizione e interpretati i dati che richiamavano al calcolo delle matrici disse con costernazione: «Non so neppure cosa sia una matrice»[2]. L’anno successivo, con l’introduzione della meccanica ondulatoria da parte di Schrödinger, la sua teoria delle matrici, pur esatta, parve meno “”visualizzabile””. Si crearono delle tensioni tra i due scienziati, tanto che Heisenberg commentò aspramente: «Quanto più penso agli aspetti fisici della teoria di Schrödinger, tanto più repellenti li trovo. Quel che Schrödinger scrive della visualizzabilità della sua teoria “”non è probabilmente del tutto esatto””, in altri termini sono cretinate.[3]» Heisenberg e Bohr Questi toni evidenziavano il clima di scontro tra le due interpretazioni della meccanica quantistica, l’una che considerava i fenomeni atomici come “graduali” e l’altra caratterizzata da salti quantici. Al riguardo Schrödinger affermò: «Non posso immaginare che un elettrone salti qua e là come una pulce.» Chi alla fine fece da paciere tra i due fisici fu Niels Bohr: fu lui a invitare Schrodinger a Copenaghen per discutere insieme della sua versione della fisica dei quanti.[4] Nel 1927 introdusse il celebre principio di indeterminazione, secondo il quale la misura simultanea di due variabili coniugate, come posizione e quantità di moto o energia e tempo, non può essere compiuta senza una quota di incertezza minima ineliminabile. Tra coloro che espressero dubbi iniziali vi fu Bohr, suo professore a Copenaghen, che lo dissuase dal pubblicarlo se non attuando delle correzioni che egli non fece e che crearono degli attriti.[5] Il 22 marzo inviò alla rivista Zeitschrift für Physik il suo articolo intitolato Sul contenuto intuitivo della cinematica e della meccanica quantum-teoriche. Assieme a Bohr formulò l’interpretazione di Copenaghen della meccanica quantistica. Il 1º febbraio 1928 ottenne la sua prima cattedra a Lipsia, divenendo il professore ordinario più giovane della Germania, tra i suoi allievi avrà Ettore Majorana. [6] Ricevette il Premio Nobel per la fisica nel 1932 “”per la creazione della meccanica quantistica, la cui applicazione, tra le altre cose, ha portato alla scoperta delle forme allotrope dell’idrogeno””. Bohr, Heisenberg e Pauli (al primo banco) in una riunione del 1937 Nel 1935 il premio Nobel Johannes Stark, divenuto una personalità eminente in Germania, con posizioni antisemite e naziste, accusò Heisenberg di mantenere dei rapporti con Einstein e la scienza ebraica, definendolo “spirito dello spirito di Einstein” e lanciando una campagna di delegittimazione contro lo scienziato e la fisica teorica. Heisenberg, che aspirava da tempo ad avere la cattedra di Sommerfeld a Monaco, dovette difendersi persino da un articolo uscito il 15 luglio 1937 sulla rivista delle SS Das Schwarze Korps in cui veniva definito un “ebreo bianco”. Per evitare d’essere messo in un angolo, l’anno successivo si rivolse direttamente a Heinrich Himmler, capo delle SS e amico di famiglia. Himmler lo discolpò, ma gli suggerì di distinguere nettamente i risultati della ricerca scientifica dalle caratteristiche politiche e personali del ricercatore. In questo modo egli non menzionò più in pubblico il nome di Einstein.[7] Il lavoro durante la guerra[modifica | modifica wikitesto] La fissione nucleare venne scoperta in Germania nel 1939. Heisenberg rimase in Germania durante la seconda guerra mondiale, lavorando in favore del regime nazista e guidando il programma nucleare militare tedesco. Rivelò l’esistenza del programma a Bohr durante un colloquio a Copenaghen nel settembre 1941. Dopo l’incontro la loro lunga amicizia terminò bruscamente. Bohr si unì in seguito al progetto Manhattan. Si è speculato sul fatto che Heisenberg avesse degli scrupoli morali e che avesse cercato di rallentare il progetto. Heisenberg stesso tentò di sostenere questa tesi. Il libro Heisenberg’s War di Thomas Power adotta questa interpretazione. Nel febbraio 2002 apparve una lettera (mai spedita) di Bohr del 1957[8]: vi si legge che nella loro conversazione del 1941 Heisenberg non espresse alcun problema morale riguardo al progetto di costruzione della bomba; si deduce inoltre che Heisenberg aveva speso i precedenti due anni lavorandovi quasi esclusivamente, convinto che la bomba avrebbe deciso l’esito della guerra in favore della Germania nazista. Molti storici della scienza considerano questo scritto come prova della sua adesione al progetto nazista, pur preoccupandosi della sorte dei suoi colleghi ed amici che potessero essere messi in pericolo dall’occupazione della Danimarca; altri obiettano che Bohr comprese male le intenzioni di Heisenberg.”,”SCIx-508″ “HEISLER Francis”,”The First Two Moscow Trials. Why?”,”Roy E. BURT segretario esecutivo del Socialist Party, USA. Prima le calunnie poi i processi di Mosca. “”The Pravda is unnecessarily violent in warning the people of Russia against the opponents of Stalin, disignating them “”people without support in any country.”” The Opposition “”representing no one but themselves”” by some occult means “”for years they were the source of all secret attack on the unity of the party and its leaders. They incessantly vilified the leaders, inflamed frantic hatred against them, among the entire Trotskyite-Zinovievite rabble. (…) One is not quite able to understand the Pravda – how people “”representing no one but themselves”” could mislead the party. Were those handful of men so strong in their arguments, or is the mighty Communist Party of Russia so weak that it can be misled by people representing no one but themselves? This would be hardly possible even though the Pravda refers to them as “”White-guard Bandits”” and “”Fascist Spies””. One could go on quoting from the Pravda and other official communist papers, but we believe that the above is a fair sample of the atmosphere preceding and surrounding the trial””. (pag 42)”,”RUSS-195″ “HEITLER Walter”,”Causalità e teleologia nelle scienze della natura.”,”Walter Heitler, nato il 2 gennaio 1904, ha insegnato fisica teorica nelle Università di Gottinga (1929-33) e di Bristol (1933-45) e ha diretto la scuola di fisica teorica dell”Institute for Advanced Studies”” a Dublino (1945-49). Dal 1949 occupa la cattreda di fisica teorica all’Università di Zurigo. Ha pubblicato ‘Teoria del legame chimico’ (con F. London) e ‘Teoria quantistica della radiazione’ (1936), ‘Meccanica ondulatoria elementare’ (1946). Causalità e teleologia. Causale e teleologico sono attributi fondamentalmente differenti anche se può avvenire (…) che al fine di comprendere un determinato fenomeno siano necessari entrambi. Da Newton in poi l’idea di causalità comincia ad imporsi, dapprima a poco a poco, poi a ritmo travolgente, in tutta la scienza. Quest’ultima va incontro ad una fioritura unica nel suo genere mentre nel medesimo tempo l’umanità va incontro al pericolo di una catastrofe (e non in un solo senso). Per prime celebrano il loro trionfo le scienze esatte: quasi tutto quanto viene fatto nel campo della fisica, della chimica e dell’astronomia fino al 1925 e in gran parte anche più tardi, segue il modello dei principi deterministico-causali newtoniani. Non occorre entrare nei particolari. La fisica stessa fu costretta, dal 1925, ad allontanarsi da questo modello rigoroso (…). L’idea di causalità si stende poi ad altre discipline, alla biologia e alla psicologia e dal diciannovesimo secolo in poi perfino a talune scienze dello spirito. Due esempi possono riuscire chiarificatori in proposito. Le considerazioni elementari sulla natura hanno sempre utilizzato argomenti teleologici: la rana è verde in modo da non poter essere scorta dai suoi nemici nell’erba, e il lettore potrà ricordare migliaia di altri esempi. Darwin genialmente rovesciò tali motivazioni causali: la rana è verde poiché le rane rosse, gialle e blu già da lungo tempo sono o sarebbero state divorate, così che solo le rane che “”causalmente”” possedevano il colore adatto alla difesa poterono sopravvivere. Karl Marx introdusse considerazioni causali nell’interpretazione della storia, il cui decorso risulterebbe determinato in un gioco di forze economiche contrastanti. Egli o i suoi seguaci portarono tale teoria alle sue conseguenze estreme, approdando a un determinismo storico simile in tutto a quello che in fisica preside ai fenomeni di moto”” (pag 38-39) (inserire)”,”SCIx-486″ “HEITLER Walter”,”Causalità e teleologia nelle scienze della natura.”,”‘E’ difficile trovare nella scienza un problema così controverso e di importanza storica così rivoluzionaria come quello dell’origine dell’universo”” (pag 108)”,”FILx-127-FRR” “HEITMAN Sidney”,”Nikolai Bukharin’s Theory of Revolution.”,”Questo ‘O-P Book’ è un reprint autorizzato dell’edizione originale. HEITMAN Sidney Columbia University, Ph. D., 1963, History, modern.”,”BUCS-019″ “HELD David”,”Modelli di democrazia.”,”David Held insegna Scienza politica e Sociologia alla Open University. É autore, tra l’altro di Introduction to Critical Theory: Horkheimer to Habermas, Political Theory and the Modern State, Democracy and the Global Order from the Moderne State to Cosmopolitan Governance Grafico a pag 182: ‘La teoria della crisi di Marx’ “”La chiave per la comprensione dei rapporti tra le persone, secondo Marx ed Engels, è la struttura di classe (2). La divisione in classi, affermano Marx ed Engels, non si trova in ogni forma di società: le classi sono un prodotto della storia e in futuro scompariranno. Nei più antichi tipi di società «tribali» le classi non esistevano perché in queste società non c’era né surplus produttivo né proprietà privata: la produzione si fondava sulle risorse della comunità e i frutti dell’attività produttiva erano distribuiti a tutta la comunità. Le divisioni di classe sorgono soltanto quando si crea un surplus tale che diventa possibile per una classe di non-produttori vivere dell’attività di altri. Coloro che riescono a conquistare il controllo dei mezzi di produzione costituiscono una classe dominante, o di governo, sia in senso economico che politico. Perciò per Marx ed Engels i rapporti di classe sono necessariamente rapporti di sfruttamento ed implicano divisioni di interesse tra classi dominanti e classi subordinate. Le divisioni di classe sono inoltre intrinsecamente conflittuali e danno luogo frequentemente ad una intensa lotta di classe. E’ sorprendente, e va sottolineato fin dall’inizio, che Marx non abbia scritto praticamente nulla sui possibili legami tra lo sfruttamento di classe e lo sfruttamento delle donne. Engels, comunque, tentò di analizzare questo argomento nell’opera ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato’, nella quale cercò essenzialmente di collegare le origini del dominio sessuale alla nascita della proprietà privata, soprattutto la proprietà privata dei mezzi di produzione che a sua volta era considerata la condizione dello sviluppo dello Stato. Le più antiche forme di società, secondo Engels, erano matriarcali: le donne erano più potenti degli uomini. Ma questo rapporto tra i sessi si invertì con l’avvento della proprietà privata. Anche se Engels non spiega affatto in modo chiaro come avrebbe avuto luogo tale processo, egli lo collega direttamente con l’avvento della proprietà privata e quindi delle classi sociali, quando gli uomini si impadronirono del potere per proteggere l’eredità patrimoniale. Quindi, secondo l’analisi di Engels lo sfruttamento sessuale è una conseguenza dello sfruttamento di classe: «La moderna famiglia singola è fondata sulla schiavitù domestica della donna, aperta o mascherata (…). Al giorno d’oggi l’uomo, nella grande maggioranza dei casi, deve essere colui che guadagna, che alimenta la famiglia (…) il che gli dà una posizione di comando che non ha bisogno di alcun privilegio giuridico straordinario. Nella famiglia egli è il borghese, la donna rappresenta il proletario» (3). Engels non esitò a trarre le implicazioni di questo punto di vista: con il superamento del capitalismo, e quindi della divisione della società in classi, scomparirà anche lo sfruttamento sessuale. Lo sviluppo del capitalismo, secondo Engels, prepara il terreno per la sconfitta dello sfruttamento sessuale perché la principale forma di deprivazione a cui le donne sono soggette in una società capitalista – una partecipazione non paritaria alla forza lavoro – viene in certa misura superata dall’aumento della loro partecipazione al lavoro salariato. In una società futura, una eguale partecipazione alle attività produttive costituirà la base su cui realizzare l’uguaglianza in altre sfere della vita (4). Engels e Marx adottarono un punto di vista simile anche a proposito delle disuguaglianze razziali. A loro parere la classe e la lotta di classe sono il meccanismo principale, il «motore» dello sviluppo storico”” [David Held, ‘Modelli di democrazia’, Bologna, 1998] (pag 175-177) [(2) Per una visione d’insieme si veda A. Giddens e D. Held (a cura di), ‘Classes, Power and Conflict’, London, Macmillan, 1982, pp. 12-39; (3) F. Engels, ‘Der Ursprung des Familie, des Privatei Gentums und des Staats’, in Marx e Engels, ‘Werke’, cit., trad. it., ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato’, Roma, Editori Riuniti, 1971, p. 101; (4) Anche se su questo problema le opinioni sono molto diverse la maggior parte dei commentatori è d’accordo nel ritenere che poco dell’analisi di Engels può essere difesa (…)]”,”TEOP-511″ “HELD David”,”Global Covenant. The Social Democratic Alternative to the Washington Consensus.”,”‘Global Covenant. The Social Democratic Alternative to the Washington Consensus’ Patto globale. L’alternativa socialdemocratica al Washington Consensus David Held è Graham Wallas Professor di Scienze politiche alla London School of Economic and Political Science (LSE) Allegata al libro una lettera manoscritta della figlia al padre (D. Preti) (13.1.2005) sul nuovo stile, sul modo di scrivere libri da parte dei Prof di ultima generazione: pochi riferimenti (note bibliografia), molto web, discorso per punti a), b), c) ecc., chiarezza e schematicità, frasi corte, assenza di ‘frasi barocche’ (che durano 5 righe o più con molte virgole, punti e virgola ecc.) Trecc: Locuzione usata per la prima volta nel 1989 dall’economista John Williamson nel proporre alcune modifiche alle politiche per lo sviluppo economico in America Latina; intorno a queste proposte Williamson riteneva che a Washington vi sarebbe stato un accordo di vedute. Il riferimento era a Washington in quanto sede sia delle istituzioni politiche statunitensi sia di quelle finanziarie internazionali chiamate a promuovere le riforme individuate da Williamson: investimenti in educazione e infrastrutture, liberalizzazione del commercio e degli investimenti, privatizzazione delle industrie di Stato. La locuzione finì presto per designare un modello universale di sviluppo, indifferente alle specificità locali e spesso in contrasto con le politiche nazionali, specie se stataliste, modello assunto a base di un accordo di fatto tra le grandi istituzioni economiche internazionali (come Fondo monetario internazionale, OCSE, Banca mondiale) sulle condizioni minime per concedere aiuti ai paesi in difficoltà. Le regole del W. c.sono state applicate nel definire le condizioni per il salvataggio di paesi a rischio default, come la Grecia durante la crisi degli anni 2011-2012 o ancora prima l’Argentina. La severità di quelle condizioni e la durezza delle relative conseguenze hanno alimentato vivaci critiche al W. c.; è stato peraltro evidenziato che un ampio ruolo dello Stato nell’economia non ha impedito a paesi come Corea, Taiwan e soprattutto la Cina di crescere (v. Beijing consensus). Williamson proponeva in realtà misure meno marcate in senso liberistico e ha replicato alle critiche sostenendo che le agenzie internazionali si sono discostate molto dalle sue proposte, che non implicavano l’adozione del liberismo. Lo stesso Williamson, del resto, ha poi rivisto i principi del W. c. sottolineando l’importanza della tassazione progressiva e delle liberalizzazioni anche nel mercato del lavoro. Wikip: L’espressione Washington consensus è stata coniata nel 1989 dall’economista John Williamson per descrivere un insieme di 10 direttive di politica economica abbastanza specifiche che egli considerava come il pacchetto standard da destinare ai paesi in via di sviluppo che si fossero trovati in crisi economica. Indice 1 Storia 2 Il senso originale: i dieci punti di Williamson 3 Disputa sulla reale efficacia 4 Note 5 Collegamenti esterni Storia Queste direttive erano promosse da organizzazioni internazionali con sede a Washington D.C., come il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, e anche dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti d’America[1]. Tra le direttive del “”pacchetto”” standard, vi sono riforme nella stabilizzazione macroeconomica, l’apertura agli investimenti e alle attività commerciali, e l’espansione del mercato nell’economia del paese che avesse richiesto l’aiuto di una delle tre organizzazioni (FMI, BM e USDT). Il senso originale: i dieci punti di Williamson Il concetto e il nome Washington Consensus vennero presentati per la prima volta nel 1989 da John Williamson, un economista dell’istituto Peterson per l’economia internazionale, un think tank economico internazionale con sede a Washington D.C..[2] Williamson usò questo termine per riassumere i principi finanziari ed economici condivisi in quegli anni da varie istituzioni che avevano sede in Washington, come il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti d’America, principi che si ritenevano necessari per il riassesto dell’America latina dalle crisi economiche e finanziarie degli anni ottanta. Il consensus come inizialmente stilato da Williamson includeva 10 larghi gruppi di suggerimenti in materia economica relativamente specifici:[1] Una politica fiscale molto disciplinata volta a evitare forti deficit fiscali rispetto al prodotto interno lordo Il riaggiustamento della spesa pubblica verso interventi mirati: si raccomanda di limitare “”i sussidi indiscriminati”” e di favorire invece interventi a sostegno della crescita e delle fasce più deboli, come le spese per l’istruzione di base, per la sanità di base e per lo sviluppo di infrastrutture Riforma del sistema tributario, volta all’allargamento della base fiscale (intesa come somma globale delle singole basi imponibili) e all’abbassamento dell’aliquota marginale Tassi di interesse reali (cioè scontati della componente puramente inflattiva) moderatamente positivi Tassi di cambio della moneta locale determinati dal mercato Liberalizzazione del commercio e delle importazioni, in particolare con la soppressione delle restrizioni quantitative e con il mantenimento dei dazi ad un livello basso e uniforme Apertura e liberalizzazione degli investimenti provenienti dall’estero Privatizzazione delle aziende statali Deregulation: abolizione delle regole che impediscono l’entrata nel mercato o che limitano la competitività, eccetto per quel che riguarda le condizioni di sicurezza, di tutela dell’ambiente e di tutela del consumatore e un discreto controllo delle istituzioni finanziarie Tutela del diritto di proprietà privata Disputa sulla reale efficacia Dopo l’invenzione da parte di Williamson, l’espressione è successivamente stata usata abbastanza comunemente con un secondo significato più ampio per riferirsi ad un generale orientamento verso un approccio economico fortemente orientato al mercato (a volte descritto negativamente con il termine neoliberismo o laissez-faire o anglofilia[3]). Nell’enfatizzare il peso della differenza tra i due significati lo stesso Williamson ha sostenuto che le sue dieci direttive originali, strettamente definite, abbiano acquisito lo status di “”tradizionali”” (cioè solitamente date per scontate) mentre il suo secondo e successivo significato, che si riferisce ad una sorta di manifesto neoliberista, “”non abbia mai ricevuto consenso [a Washington] e da nessun’altra parte in particolare””. Recentemente diversi economisti del FMI hanno espresso perplessità su alcuni aspetti (in particolare, ruolo della speculazione e austerita’)[4]. Le discussioni sul Washington consensus sono state a lungo controverse. In parte, la controversia è dovuta al mancato accordo sul significato da dare al termine, il che crea appunto uno scontro tra il significato “”originale”” inteso da Williamson e quello più ampio (più vicino al neoliberismo). Ma ci sono anche sostanziali differenze tra i meriti e i demeriti delle direttive politiche. Alcuni critici, ad esempio, sono in disaccordo con l’enfasi del “”Consensus”” originale sull’apertura dei paesi in via di sviluppo ai mercati globalizzati o con ciò che denotano come un eccessivo rafforzamento delle forze preesistenti del mercato interno a spese di funzioni chiave dello stato[non chiaro]. Per altri il problema non è ciò che c’era nel consensus, ma piuttosto ciò che non c’era, come la costruzione di istituzioni forti e l’assenza di sforzi puntati a migliorare chi nella società si trova in condizioni peggiori. A dispetto, comunque, di queste controversie, molti scrittori e molte istituzioni orientate allo sviluppo sono ad oggi d’accordo nell’accettare l’idea generale che le strategie debbano essere personalizzate in base alle situazioni dei singoli paesi. Note Williamson, John: What Washington Means by Policy Reform Archiviato il 25 giugno 2009 in Internet Archive., in: Williamson, John (ed.): Latin American Readjustment: How Much has Happened, Washington: Institute for International Economics 1989. ^ John Williamson, A Guide To John Williamson’s Writing, su http://www.iie.com, Peterson Institute for International Economics. URL consultato il 24 aprile 2015 (archiviato dall’url originale il 5 luglio 2015). ^ http://www.glistatigenerali.com/partiti-politici_storia-cultura/the-end-of-anglophilia/ ^ Maurizio Ricci, Il Fmi boccia il neoliberismo: stop austerity e controllo sugli investimenti, Repubblica, 4 giugno 2016.”,”ECOI-003-FP” “HELD Walter (Heinz EPE)”,”Perché la rivoluzione in Germania fallì, 1918-1923.”,”Walter Held, pseudonimo di Heinz Epe, nacque nel 1910 in Gemrania, studiò legge in varie Università ed entrò a far parte della Gioventù Comunista del KPD in quanto ‘trotskista’, diventando nel 1933 un dirigente dell’ opposizione di sinistra internazionale. Nello stesso anno lasciò la Germania a causa del nazismo raggiungendo dopo varie vicende la Norvegia. Qui partecipò alla redazione del giornale trotskist ‘Unser Wort’ e successivamente alla pubblicazione della ‘Rivoluzione permanente’. Held aiutò Trotsky a ottenere asilo in Norvegia e divenne un suo stretto collaboratore aiutandolo a costruire la Quarta Internazionale. Scrisse una serie di articoli criticando lo stalinismo e conducendo un’analisi della situazione del movimento operaio tedesco. Nel 1941, Held, mentre tentava di lasciare in treno la Svezia (dove nel frattempo si era rifugiato) per fuggire in America attraverso l’Unione Sovietica e la Turchia, venne arrestato, interrogato e ucciso dalla GPU. Ancora oggi nessuno sa cosa ne fu della moglie e di suo figlio che viaggiavano con lui. Walter Held quando morì non aveva ancora compiuto 31 anni. Il suo articolo ‘Perché la rivoluzione in Germania fallì, 1918-1923’ fu pubblicato per la prima volta in inglese nel dicembre 1942. Qui l’autore fornisce un’analisi delle ragioni che protarono alla sconfitta la rivoluzione in Germania. Nelle sue argomentazioni fa porprie le posizioni di Paul Levi, principale dirigente del KPD dopo la morte della Luxemburg e di Karl Liebknecht. Critica le posizioni estremistiche presenti nel KPD e i metodi scorretti utilizzati da Zinoviev nella direzione del Comintern. Così facendo Held minimizza le responsabilità dello stesso Levi nella sconfitta del Partito comunista tedesco. Il giudizio di Held sul congresso di Livorno del 1921 rispecchia quello di Levi…. (nota 17)”,”TROS-003-FGB” “HELD Walter (Heinz EPE)”,”Perché la rivoluzione in Germania fallì, 1918-1923.”,”Walter Held, pseudonimo di Heinz Epe, nacque nel 1910 in Gemrania, studiò legge in varie Università ed entrò a far parte della Gioventù Comunista del KPD in quanto ‘trotskista’, diventando nel 1933 un dirigente dell’ opposizione di sinistra internazionale. Nello stesso anno lasciò la Germania a causa del nazismo raggiungendo dopo varie vicende la Norvegia. Qui partecipò alla redazione del giornale trotskist ‘Unser Wort’ e successivamente alla pubblicazione della ‘Rivoluzione permanente’. Held aiutò Trotsky a ottenere asilo in Norvegia e divenne un suo stretto collaboratore aiutandolo a costruire la Quarta Internazionale. Scrisse una serie di articoli criticando lo stalinismo e conducendo un’analisi della situazione del movimento operaio tedesco. Nel 1941, Held, mentre tentava di lasciare in treno la Svezia (dove nel frattempo si era rifugiato) per fuggire in America attraverso l’Unione Sovietica e la Turchia, venne arrestato, interrogato e ucciso dalla GPU. Ancora oggi nessuno sa cosa ne fu della moglie e di suo figlio che viaggiavano con lui. Walter Held quando morì non aveva ancora compiuto 31 anni. Il suo articolo ‘Perché la rivoluzione in Germania fallì, 1918-1923’ fu pubblicato per la prima volta in inglese nel dicembre 1942. Qui l’autore fornisce un’analisi delle ragioni che protarono alla sconfitta la rivoluzione in Germania. Nelle sue argomentazioni fa porprie le posizioni di Paul Levi, principale dirigente del KPD dopo la morte della Luxemburg e di Karl Liebknecht. Critica le posizioni estremistiche presenti nel KPD e i metodi scorretti utilizzati da Zinoviev nella direzione del Comintern. Così facendo Held minimizza le responsabilità dello stesso Levi nella sconfitta del Partito comunista tedesco. Decreto di Trotsky e Lenin del 26 dicembre 1917 per stanziare 2 milioni di rubli per le necessità del movimento operaio internazionale (pag 6)”,”MGER-001-FGB” “HELD David MCGREW Anthony”,”Globalismo e antiglobalismo.”,”David Held insegna Scienza politica e Sociologia alla Open University. É autore, tra l’altro di Introduction to Critical Theory: Horkheimer to Habermas, Political Theory and the Modern State, Democracy and the Global Order from the Moderne State to Cosmopolitan Governance Anthony McGrew è professore di Relazioni internazionali nella Sauthampton University. Con P.G. Lewis ha curato Global Politics (1992).”,”ECOI-204-FL” “HELLAS Docteur”,”Karl Marx et son “”Manifeste communiste””.”,”Gli animatori di “”Contre-courant”” erano Louis LOUVET e André MAILLE Louvet, Louis (1899-1971)”,”MADS-486″ “HELLER Agnes”,”La teoria dei bisogni in Marx.”,”Attinge parecchio al MARX dei Grundrisse e della ‘Critica al Programma di Gotha’”,”MADS-003″ “HELLER Leonid NIQUEUX Michel”,”Histoire de l’ utopie en Russie.”,”Leonid HELLER è professore di letteratura russa all’ Università di Losanna, dopo gli studi a Varsavia e a Parigi. Ha studiato l’opera di E. ZAMIATIN, il genere fantastico e il realismo socialista. NIQUEUX ha insegnato all’ Università di Caen. Ha studiato i rapporti tra l’utopia degli “”scrittori contadini”” e il potere sovietico.”,”MRSx-024″ “HELLER Agnés”,”Per una teoria marxista del valore.”,”Contiene tra gli altri i capitoli: -Il posto dell’ etica nel marxismo -La teoria marxiana della rivoluzione e la rivoluzione della vita quotidiana “”Lo stesso Engels, in alcuni capitali dell’ Antiduhring, non fa che applicare la teoria illuministica dell’ egoismo all’ analisi di classe. Lo sviluppo evoluzionistico di questo periodo, che è passato senza grandi sconvolgimenti, non ha mai posto il movimento operaio a confronto con le lacune della sua etica””. (pag 189)”,”TEOC-268″ “HELLER Michel NEKRICH Aleksandr”,”L’ utopie au pouvoir. Histoire de l’ URSS de 1917 à nos jours.”,”I capitoli dall’ I al VI sono stati redatti da Michel HELLER, i capitoli VII a X da Aleksandr NEKRICH e il capitolo XI è stato scritto congiuntamente. L’ asse Mosca-Berlino (da pag 270) “”La stampa sovietica aveva un bel fare campagna in favore della sicurezza collettiva e contro i comportamenti aggressivi del nazismo, il responsabile di questa campagna, Radek, spiegava con una franchezza cinica a Krivitsky, il capo dello spionaggio militare sovietico in Europa: “”Solo, degli imbecilli possono credere che un giorno romperemo con la Germania. Quello che scrivo è una cosa, ma la realtà è completamente diversa. Nessuno potrà darci quello che ci dà la Germania. Per noi, è pressoché impossibile rompere con essa””. Radek aveva senza dubbio in mente non solo la collaborazione militare, ma anche l’ aiuto tecnico ed economico importante di cui l’ URSS aveva beneficiato nel corso del primo piano quinquennale. Si può affermare con certezza che l’ aiuto economico straniero, e tedesco in particolare, aveva giocato un ruolo decisivo nell’ edificazione dell’ industria sovietica””. (pag 272-273) “”Tali clausole entrano abitualmente nei trattati d’ alleanza o d’ amicizia. Il protocollo segreto complementare, firmato contestualmente al patto di non aggressione, non lascia alcun dubbio sulla vera natura di questo patto che, firmato per dieci anni, era di fatto un trattato d’ alleanza militare e di spartizione delle sfere d’ influenza in Europa. Il preambolo di accordo annunciava che nel corso di colloqui strettamente confidenziali tra i rappresentanti dei due Stati, “”sarebbero state discusse le questioni dei limiti delle rispettive sfere d’ influenza in Europa orientale””. (pag 283) “”Questo protocollo segreto fu il primo, ma non l’ ultimo ad essere concluso tra la Germania e l’ URSS nel 1939-1941″”. (pag 284) “”Il testo di questo documento è molto importante, perché, per la prima volta, l’ Unione Sovietica qui riconosce che ha gli stessi avversari egli stessi obiettivi della Germania. “”I nostri avversari””, “”La nostra causa””, sottolineava il telegramma di Molotov””. (pag 285)”,”RUST-105″ “HELLER Ágnes”,”Istinto e aggressività. Introduzione a un’antropologia sociale marxista.”,”HELLER Ágnes è nato a Budapest nel 1929. Allieva di Lukacs dal 1947 e sua assistente all’Università. Nel 1956 è stata espulsa per aver sostenuto le idee ‘false e revisioniste’ del maestro.”,”TEOS-212″ “HELLER Michel”,”La machine et les rouages. La formation de l’homme soviétique.”,”HELLER Michel, nato nel 1922, vive in Francia dal 1969 ed è (1985) maitre-assistant alla Sorbona. Ha scritto altre opere (con Nekrich, ‘L’utopie au pouvoir’) La teoria dell’uomo nuovo di Pietr Tkacev (Tkatchev) (pag 20-21) Lenin consiglia di leggere Tkacev. “”Lenine, dans ses ouvrages, ne fait pas directement allusion aux guides de la jeunesse russe de la seconde moitié des années soixante. Mais les premiers histoirens du bolchevisme n’hésitent pas à mentionner ces grands prédécesseurs. “”Dans les prévisions prophétiques de Tkachev, nous sentons, posé sur nous, l’oeil du bolchevisme””, écrit M. Pokrovski. Brontch-Brouïevitch, ami et collaborateur de Lénine, rappelle combien Tchernychevski était cher à Lénine et ajoute: “”Après Tchernychevski, Vladimir Ilitch prisait particulièrement Tkatchev qu’il conseillait à tous de lire et d’étudier”””” (pag 26)”,”RUSS-225″ “HELLER Ágnes, a cura di Federico LOPIPARO”,”Marx. Un filosofo ebreo-tedesco.”,”Ágnes Heller (Budapest, 1929) filosofa ungherese, si salva dalla persecuzione degli ebrei e nel secondo dopoguerra diventa allieva e poi assistente di Gyorgy Lukács. Esponente della scuola di Budapest, nel 1968 è costretta a lasciare l’ Istituto di Sociologia dell’ Accademia delle Scienze in seguito alle critiche mosse pubblicamente all’invasione sovietica della Cecoslovacchia. Nel 1978 accetta un incarico presso l’Università di Melbourne, per poi assumere una cattedra alla New School for Social Research di New York. Nota in Occidente come la teorica dei «bisogni radicali e della rivoluzione della vita quotidiana», è oggi considerata una delle più significative filosofe viventi. Castelvecchi sta pubblicando tutta la sua opera (da 4° di copertina) ‘Cosa resta oggi del Marx teorico politico, economista, socialista, comunista o scienziato?’ (pag 9) ‘La sola politica che lo interessasse, e appassionatamente, era la politica della trascendenza, cioè un’ anti-politica’ (pag 9) Nella Scienza della logica di Hegel, si parla dell’ unità di quantità e qualità (Knotenpunkt der Massen-verhältnisse). Per Marx questo Knotenpunkt è la merce. (pag 13) “”Si è già detto che Marx usa il concetto di “”bisogni sociali”” in vari sensi. L’interpretazione più importante (e più frequente) è quella di bisogno “”socialmente prodotto””. (…) In un’altra accezione che compare più di rado, ma pur sempre con una certa frequenza, il “”bisogno sociale”” è una ‘categoria di valore positiva’: è il bisogno dell’uomo del comunismo, del cosiddetto “”uomo socializzato””. Nel terzo libro del ‘Capitale’, la società capitalistica viene di nuovo contrapposta alla società dei “”produttori associati””, proprio dal punto di vista dei bisogni. A tale proposito ricordiamo che «l’estensione o la riduzione della produzione non viene decisa ‘in base al rapporto tra la produzione e i bisogni sociali, i bisogni di un’umanità socialmente sviluppata’, ma (…) in base al profitto e al rapporto fra questo profitto e il capitale impiegato, vale a dire in base al livello del saggio del profitto (1)». Qui i “”bisogni sociali”” indicano quindi i bisogni dell'””umanità socialmente sviluppata””. E’ superfluo mettere in evidenza che anche qui per “”bisogno sociale”” si intende il bisogno del ‘singolo uomo’. (…) Citiamo, ‘last but not least’, la quarta accezione di “”bisogni sociali””: la soddisfazione sociale – o a volte comunitaria – dei bisogni. E’ un’interpretazione ‘non-economica’ che serve a definire o a esprimere il fatto che gli uomini posseggono bisogni non solo prodotti socialmente, ma anche bisogni ‘soddisfacibili’ unicamente con la creazione delle relative ‘istituzioni sociali’. (…) Sebbene la categoria non sia di per sé economica, possiamo comunque rilevarvi un aspetto economico. Nella ‘Critica al programma di Gotha’ Marx scrive che si deve detrarre dal reddito “”integrale”” del lavoro «ciò che è destinato alla soddisfazione collettiva di bisogni [c.a.], come scuole, istituzioni sanitarie, ecc.» (4). E’ interessante osservare come Marx attribuisca ai “”bisogni sociali”” puramente materiali un carattere di ‘relativa stabilità quantitativa’ (la quantità dovrebbe aumentare solo in parallelo alla crescita della popolazione). La parte di questi valori sociali che serve alla “”soddisfazione collettiva dei bisogni”” aumenterà rapidamente in futuro (per la soddisfazione di tali bisogni sarà necessaria una percentuale sempre maggiore del “”reddito integrale del lavoro””). «Questa parte aumenta fin dall’inizio notevolmente rispetto alla società attuale e aumenterà nella misura in cui la nuova società si verrà sviluppando» (5). E’ superfluo dire che Marx non si immagina assolutamente una detrazione parziale che correli i bisogni “”veri””, “”consapevoli”” degli uomini al consumo personale, mentre i bisogni “”non riconosciuti”” sarebbero rappresentati dalla “”soddisfazione collettiva dei bisogni””. Per il futuro Marx ipotizza uomini ai quali questi bisogni soddisfacibili solo socialmente appaiono ‘ab ovo’ come ‘bisogni coscienti e personali’ e la cui soddisfazione sarà così importante che essi stessi limiteranno altri bisogni. Sappiamo bene che, secondo Marx, è ‘nella società dei “”produttori associati”” che solo altri bisogni pongono limiti ai bisogni umani’. Quando cessa il dominio delle cose sull’uomo, quanto i rapporti interumani non appaiono più come rapporti di cose, allora ‘ogni’ bisogno governa il “”bisogno di sviluppo dell’individuo””, il bisogno di autorealizzazione della personalità”” (pag 134-135) [(1) K. Marx, Il capitale, cit. libro III (1) p. 315; 2) Ivi, p. 229; (4) Karl Marx, ‘Critica al programma di Gotha’, in K. Marx F. Engels, ‘Opere scelte’, cit., p. 959; (5) Ibidem] (pag 131-135)”,”MADS-754″ “HELLER Ágnes”,”L’uomo del Rinascimento.”,”””Col paragonare due città: Atene e Firenze, si può offrire la prova più evidente dell’antitesi dimostrata da Marx fra la condizione antica e quella rinascimentale”” (pag 8) “”Engels ha giustamente osservato che l’epoca rinascimentale aveva bisogno di giganti e che quindi generò giganti. Ma i giganti che servivano erano di tipo particolare , per cui anche l’individualità nata e sviluppatasi in questo periodo è un ‘particolare tipo’ di individualità (quello corrispondente ai bisogni)”” (pag 291) “”L’apparente somiglianza con l’antichità scaturisce solamente dal fatto che questa differenziazione del contenuto [della filosofia sociale del Rinascimento, ndr] viene portata a termine, per ora, nell’ambito di una scienza (filosofia) ancora unitaria; che i grandi rappresentanti rinascimentali della politica, della scienza giuridica, dell’economia non sono ancora degli scienziati specializzati; che essi riferiscono sempre le loro teorie – in corrispondenza alla natura della filosofia – alla prassi, al comportamento; che essi sono rappresentanti della vita pubblica nel senso più stretto del termine. Marx ed Engels hanno giustamente interpretato la scienza del Rinascimento quale precorritrice delle loro aspirazioni e del loro modo di ragionare. L’aspetto meno moderno della filosofia sociale del Rinascimento è proprio quello in cui essa si occupa del movimento ‘generale’ della storia. Anche coloro che si sono spinti più avanti in questo campo, spiegano il movimento sociale ‘in analogia all’organismo’. Ecco la formula di Bacone: «Quando uno stato è giovane fioriscono in esso le armi: raggiunta la maturità vi fiorisce la cultura…; e infine, nei periodi di decadenza, prevalgono la tecnica e il commercio» (1). Naturalmente gli esempi (i precedenti) sono le formazioni statali dell’antichità. Neanche Bacone, che spezza con passione una lancia per la tecnica, sospetta dunque che siano possibili rapporti sociali tali in cui industria e commercio non siano elementi distruttivi, quindi non siano affatto caratteristiche della «vecchiaia». Anche qui il più radicale è Machiavelli, anche se non trasgredisce la demarcazione di confine fondamentale. Anch’egli è caratterizzato dall’analogia con l’organismo. La differenza è che egli non considera necessariamente definitiva la «vecchiaia», ma ritiene che esista la possibilità del continuo rinnovamento di una data formazione sociale in forma di ‘movimento circolare’. Hanno lunga vita quelle formazioni che vengono ogni tanto «ricondotte» alla propria origine. La Chiesa, per esempio, sarebbe scomparsa da molto tempo, se San Francesco non avesse rinnovato il cristianesimo primitivo, non avesse quindi portato a termine il compito della «riconduzione» purificatrice (…)”” (pag 491-492) [(1) Francesco Bacone, Saggi, cit., p. 271]”,”TEOS-134-FF” “HELLER Ágnes”,”La teoria dei bisogni in Marx.”,”Ágnes Heller è nata a Budapest nel 1929. E’ stata allieva e quindi assistente di G. Lukács. Come lo stesso Lukács, lasciò l’università nel 1958, accusata di averne seguito le idee “”false e revisionistiche””. Dopo la riabilitazione di Lukács poté lavorare come ricercatrice all’Accademia delle Scienze. Ne è stata espulsa nel 1973 a seguito di un’incihesta condotta contro il gruppo ormai noto come “”scuola di Budapest””, che comprende economisti, sociologi, filosofi e studiosi di letteratura ed estetica. “”Al comunismo Marx attribuisce sempre valori positivi, e li confronta con quelli esistiti, con quelli della “”preistoria”” e in particolare con quelli del capitalismo, di cui sottolinea il carattere estraniato. Questa attribuzione di valore ha per Marx – soggettivamente – il carattere del dovere: il comunismo deve essere realizzato. Ma fin dall’inizio Marx si sforza di superare teoreticamente il carattere di soggettività del dovere”” (pag 81)”,”MADS-029-FF” “HELLER Ágnes”,”Istinto e aggressività. Introduzione a un’antropologia sociale marxista.”,”Ágnes Heller è nata a Budapest nel 1929. Allieva di Lukacs dal 1947 e sua assistente all’Università. Nel 1956 è stata espulsa per aver sostenuto le idee ‘false e revisioniste’ del maestro. Contiene: Aggressività, Estraneazione e natura umana, Istinti (ira, ecc.), Carattere, Bisogni esistenziali Sugli istinti. Studio di antropologia sociale”,”TEOS-137-FF” “HELLER Ágnes”,”Teoria della storia.”,”Ágnes Haller è stata una filosofa e saggista ungherese. Nata a Budapest nel 1929, è stata la massima esponente della Scuola di Budapest, corrente filosofica del marxismo, parte del cosiddetto doissenso dei paesi dell’Est europeo. É morta il 19 luglio 2019 a Balatonalmádi, Ungheria.”,”STOx-090-FL” “HELLER Ágnes, a cura di Vittoria FRANCO”,”Il potere della vergogna. Saggi sulla razionalità.”,”Ágnes Haller è stata una filosofa e saggista ungherese. Nata a Budapest nel 1929, è stata la massima esponente della Scuola di Budapest, corrente filosofica del marxismo, parte del cosiddetto doissenso dei paesi dell’Est europeo. É morta il 19 luglio 2019 a Balatonalmádi, Ungheria.”,”TEOS-137-FL” “HELLER Ágnes”,”Teoria dei sentimenti.”,”Ágnes Haller è stata una filosofa e saggista ungherese. Nata a Budapest nel 1929, è stata la massima esponente della Scuola di Budapest, corrente filosofica del marxismo, parte del cosiddetto doissenso dei paesi dell’Est europeo. É morta il 19 luglio 2019 a Balatonalmádi, Ungheria.”,”TEOS-138-FL” “HELLER Agnes FEHÉR Ferenc”,”Apocalisse atomica. Il movimento antinucleare e il destino dell’Occidente.”,”Agnes Heller (1929) e Ferenc Fehér (1933) nati a Budapest, sono stati allievi, amici e colleghi di György Lukács. Allontanati per ragioni politiche dall’università nel 1968; da diversi anni vivono in Australia, dove insegnano rispettivamente all’Università di La Trobe e alla Australian National University. F. Fehér si occupa di estetica e critica letteraria; Heller di filosofia. E’ autrice di vari libri alcuni pubblicati anche in Italia, come ‘L’uomo del Rinascimento’ (1977), ‘La teoria dei bisogni in Marx’ (1974), ‘Teoria della storia’ (1982). Presso la SugarCo hanno pubblicato ‘Ungheria 1956’ (1983) e ‘La dittatura sui bisogni’ (1984), quest’ultimo in collaborazione con G. Markus. “”L’Occidente, nella situazione attuale, in un matrimonio che prostituisce la democrazia al capitalismo, in una situiazione in cui la democrazia non controlla l’industrialismo sfrenato, ha sempre meno futuro. Questa assenza di futuro è evocata dall’immagine fortemente simbolica dell’olocausto nucleare. Perciò si deve riporre mano a un progetto “”illuministico””: se non c’è futuro, se ne dovrebbe creare uno. E se c’è di nuovo un futuro, non può essere un futuro o di vita o di libertà, bensì la loro unione, che è la condizione di una buona vita”” (pag 190)”,”QMIx-331″ “HELLMANN Rainer”,”Europa e America: gli investimenti internazionali. Per una politica europea verso le imprese multinazionali.”,”R. Hellmann caporedattore a Bruxelles dell’agenzia tedesca d’informazione economica VWD e studioso sugli investimenti americani nella CEE “”La concorrenza europea non si è mai opposta all’insiediamento di banche americane. E’ invece considerata con occhio critico la tendenza di talune grandi banche americane ad acquistare istituti minori di credito europei, specialmente banche private, e a acquistare partecipazioni di minoranza in banche di media grandezza. Soprattutto in Belgio, Olanda, Svizzera, Gran Bretagna, Italia, Francia, Austria, Spagna e Repubblica Federale, istituti di credito americani hanno una partecipazione in quelli nazionali”” (pag 67)”,”EURE-105″ “HELPMAN Elhanan”,”Il mistero della crescita economica.”,”HELPMAN Elhanan è professore di International Trade a Harvard e di International Economic Relations a Tel Aviv. E’ visiting professor a Bologna, Milano, Firenze, e ospite del Servizio Studi della Banca d’Italia.”,”ECOT-160″ “HELVETIUS Claude Adrien; a cura di Alberto POSTIGLIOLA”,”Dello spirito.”,”Con quest’opera il filosofo si tirò dietro molte condanne. La polemica contro la metafisica spiritualistica, i pregiudizi, l’ intolleranza, i privilegi, il colonialismo, la repressione sessuale, e l’esaltazione della felicità di tutti, della libertà di espressione, dell’ uguaglianza, fanno di questo libro uno dei testi del radicalismo laico. Esso ebbe larga influenza sul pensiero del secolo XVIII, sarà poi noto al giovane MARX e apprezzato da STENDHAL e NIETZSCHE, ma in generale verrà ripudiato per la cattiva coscienza della borghesia uscita vittoriosa dalla Rivoluzione francese del 1789.”,”FILx-046″ “HÉMERY Daniel”,”Révolutionnaires vietnamiens et pouvoir colonial en Indochine.Communistes, trotskystes, nationalistes à Saigon de 1932 à 1937.”,”Avant-propos, Abréviations et sigles, Conclusion, Documents Annexes, Carte, Notice bibliographique, Index: Noms de personnes, Noms géographiques et ethniques, Journaux, revues, partis et organisations diverses, Graphiques, Tableau, Notes, Bibliotheque Socialiste dirigée par Geoges Haupt, BS 30,”,”TROS-053-FL” “HEMINGWAY Ernest, a cura di Bruno FONZI”,”Torrenti di primavera. Storia romantica in onore di una grande razza al tramonto.”,”Hemingway scrisse i ‘Torrenti di Primavera’ nel 1926, a Parigi, nel fervore di polemiche intorno all’arte e alla letteratura che caratterizzò il decennio della “”generazione perduta””. Sotto forma di romanzo parodistico, si tratta di un libro di polemica che segna la rottura tra Hemingway e Sherwood Anderson e la sua letteratura. È la rivolta di Hemingway contro uno degli scrittori che maggiormente avevano contribuito alla sua formazione letteraria e che era stato tra gli iniziatori di quel movimento di ribellione alle regole strutturali della narrativa americana di cui la Gertrude Stein, Hemingway e tutta la “”generazione perduta”” erano i continuatori… (pag 9)”,”VARx-038-FSD” “HEMMING John, edizione italiana a cura di Furio JESI”,”La fine degli Incas.”,”John Hemming è direttore e segretario generale della Royal Geographical Society. Ha compiuto numerose spedizioni di ricerca sugli Indios sotto l’egida della Survival International da lui creata è autore della “”Storia della conquista del Brasile”” (Rizzoli, 1982) e “”The Search for Eldorado””. “”Così finì Tupac Amaru, l’ultimo figlio di Manco, l’ultimo sovrano incoronato del Perù e l’ultimo Inca. Il processo sommario, la dignitosa morte fu dolorosamente familiare. Il processo sommario, la dignitosa condotta della vittima sul patibolo, la pompa esagerata dei servizi funebri, la passiva disperazione della popolazione indigena e il successivo autorimproverso degli spagnoli, tutto ciò fu un amaro ricordo dell’esecuzione di Atahualpa trentanove anni prima. La morte dei due capi, zio e nipote, simboleggia l’inizio e la conclusione della Conquista del Perù. Il colpo che decapitò Tupac Amaru, fu l’atto finale della conquista spagnola del Perù, esattamente quasi quarant’anni dopo il primo atto di violenza dell’imboscata nella piazza di Cajamarca”” (pag 438)”,”AMLx-160″ “HEMMING John”,”Storia della conquista del Brasile.”,”John Hemming è direttore generale dfella Royal Geographical Society. Nel 1961 ha partecipato alla esplorazione delle sorgenti del fiume Iriri nelle foreste brasiliane. E’ autore de ‘La fine degli Incas’ (1975) e ‘The Search for Eldorado’. La conquista dell’ ‘oro rosso’, gli indios e il loro sangue versato nello scontro tra i due mondi…”,”AMLx-183″ “HEN Alexis; DURAISIN Laurent; CONNOLLY James”,”‘Les trotskystes grecs pendant la seconde guerre Mondiale (Hen); Grèves en Belgique durant la seconde guerre mondiale; La grève des 100.000; Gréve générale de 1942 au Luxembourg; Le scandale de la grève oubliée des mineurs de mai-juin 1941; La Résistance; Grande Grève du 31 aout 1942: quand tout un peuple résiste à l’occupant (Duraisin); Résistance non violente contre le Nazis en Europe 1940-1944; La résistance aux occupations militaires en Europe depuis le XIXe siècle (Connolly); Bilan de la Seconde Guerre mondiale (en chiffres); L’occupation de la Hollande pendant la Seconde Guerre mondiale.'”,”‘Les trotskystes grecs pendant la seconde guerre Mondiale (Hen); Grèves en Belgique durant la seconde guerre mondiale; La grève des 100.000; Gréve générale de 1942 au Luxembourg; Le scandale de la grève oubliée des mineurs de mai-juin 1941; La Résistance; Grande Grève du 31 aout 1942: quand tout un peuple résiste à l’occupant (Duraisin); Résistance non violente contre le Nazis en Europe 1940-1944; La résistance aux occupations militaires en Europe depuis le XIXe siècle (Connolly); Bilan de la Seconde Guerre mondiale (en chiffres); L’occupation de la Hollande pendant la Seconde Guerre mondiale.'”,”TROS-366″ “HEN Alexis”,”Les trotskyistes grecs pendant la seconde guerre Mondiale.”,”””En octobre 1944 les trotskystes mettent en garde contre les illusions dans le débarquement britannique au Pirée. Ils dénoncent le gouvernement d’unité nationale, où est représentée le KKE (Parti communiste de Grèce, ndr), comme un gouvernement bourgeois. Mais, à aucun moment, ils ne s’opposent explicitement aux troupes britanniques. Pourtant, on n’est pas comme en 1940 où la lutte contre l’occupation italienne revenait à se ranger dans le camp de Churchill et de Metaxas dans la guerre: cette fois-ci la bourgeoisie grecque dépend, pour sa survie, des troupes britanniques. Les trotskystes sont optimistes et croient que la fin imminente de la guerre va ouvrir des situations révolutionnaires partout en Europe”” (pag 8) “”Nell’ottobre 1944 i trotskisti misero in guardia contro le illusioni sullo sbarco britannico al Pireo. Denunciarono il governo di unità nazionale, in cui era rappresentato il KKE (Partito Comunista di Grecia, ndr), come un governo borghese. Ma, in nessun momento, si opposero esplicitamente alle truppe britanniche. Tuttavia non è come nel 1940, quando la lotta contro l’occupazione italiana equivaleva a schierarsi con Churchill e Metaxas nella guerra: questa volta la borghesia greca dipendeva per la sua sopravvivenza dalle truppe britanniche. I trotskisti sono ottimisti e credono che l’imminente fine della guerra avrebbe aperto situazioni rivoluzionarie in tutta Europa”” (pag 8)”,”TROS-017-FGB” “HENDERSON W.O.”,”The Life of Friedrich Engels. Volume II.”,”HENDERSON W.O. è conosciuto come studioso nel campo della storia economica dell’ Europa moderna. Ha svolto la sua carriera a Cambridge, Liverpool e Hull. Dopo la guerra ha lavorato per la Manchester University come Reader in International Economic History fino al suo ritiro. Oltre alla sua biografia, ha anche curato un’edizione degli scritti di Engels.”,”MAES-083″ “HENDERSON W.O.”,”The Life of Friedrich Engels. Volume I.”,”HENDERSON W.O. è conosciuto come studioso nel campo della storia economica dell’ Europa moderna. Ha svolto la sua carriera a Cambridge, Liverpool e Hull. Dopo la guerra ha lavorato per la Manchester University come Reader in International Economic History fino al suo ritiro. Oltre alla sua biografia, ha anche curato un’edizione degli scritti di Engels.”,”MAES-093″ “HENDERSON Fred”,”The Economic Consequences of Power Production.”,”””But poverty and insecurity in a world of abundant resources and of gigantic powers which have been effectively mastered and put in harness for human service is a monstrous stupidity. It is not a deprivation imposed upon us by any lack of natural opportunity, but a failure in human intelligence. Given the resources, their distribution is not a question of natural limits or inevitable laws from which we cannot escape, but of ordinary sensible human arrangements”” (pag 63) Molti riferimenti alla politica del presidente Hoover.”,”ECOI-338″ “HENIG Ruth”,”The Origins of the First World War.”,”HENIG Ruth è Lecturer in History nell’Università di Lancaster. Molto spazio viene dato al dibattito storiografico Tesi del tipo: ‘Guerra come risultato non voluto, risultante parallelogramma di forze’ “”However, the essential point which was common to both the American and Marxist interpretations of 1914 which appeared in the inter-war period was that no single nation or alliance could be held responsible for the outbreak of war. If guilt was appropriate, it should be shared. If the breakdown of the entire European diplomatic system or the development of an advanced stage of capitalism was to blame, this was beyond the control of a single nation. By the late 1930s, the view which prevailed most strongly about the origins of the war was the one put forward by David Lloyd George, British Prime Minister from 1916 to 1922, in his ‘War Memoirs’, that ‘the nations in 1914 slithered over the brink into the boiling cauldron of war’. There was no general ‘will to war’; the crisis escalated, nations were carried away despite themselves and a war broke out which no single country really wanted”” (pag 39)”,”QMIP-110″ “HENIG Ruth”,”The Origins of the Second World War, 1933-1939.”,”HENIG Ruth è Lecturer in History nell’Università di Lancaster. Molto spazio viene dato al dibattito storiografico Crisi economica e difficoltà della Germania. “”German finances were stabilized only after American intervention and the floating of a massive American loan in 1924. This enabled Germany to pay reparations to France, Britain and Belgium, albeit on a much more modest scale than the French had originally pressed for, and enabled the former allies to repay their war debts to the United States. On more than one occasion the British government suggested the all-round cancellation of war-debts and reparations, but neither the French nor the American governments favoured such a solution. Nor were the Americans willing to extend large government credits to Europe to help with the process of reconstruction and economic recovery. What they did do was to reduce interest on war debts, extend repayment periods and encourage private investors and corporations to invest capital in individual European firms and countries. Such investment in Germany between 1924 and 1929 enabled factories to be re-equipped and industrial enterprises to be extended on a substantial scale. The Wall Street crash of 1929 therefore had a catastrophic effect on America’s European debtors. As the depression in America deepened and loans were called in, the flow of funds to Europe stopped and capital was withdrawn. European investors then compounded the crisis by switching their own money to safer havens overseas or by cashing in their assets. Germany, a major recipient of loans, was bound to be severely hit, along with countries like Austria and Hungary whose economies had been shaky throughout the 1920s. Unemployment in Germany in March 1929 was already standing at 2.8 million registered workers without jobs. By February 1931 there were nearly 5 million people unemployed and a year later the figure had risen to over 6 million. The German government, under increasing political pressure, pursued orthodox policies of deflation which resulted in wage cuts and further job losses. Though it was agreed that reparations payments could be temporarily suspended in summer 1931, a German proposal to conclude a customs union with Austria caused an international outcry which played into the hands of extreme nationalists in Germany who were gaining increasing popular support.”” (pag 9-10)”,”QMIS-151″ “HENIG Ruth”,”Versailles and After, 1919-1933.”,”HENIG Ruth è Lecturer in storia nell’Università di Lancaster. “”At the same time, Bolsheviks weakness in the face of German military might in eastern Europe helped to shape the map of Europe after 1919. In March 1918, Bolsheviks leaders had no alternative but to accept the draconian terms which Germany imposed upon them in the Treaty of Brest-Litovsk. Not only did Moscow recognize the independence of Finland, the Ukraine and the Baltic states, but it also agreed to the redrawing of Russia’s western frontier far to the east. As a result, large areas of Poland were freed from Russian rule, and the subsequent defeat of Germany and Austria-Hungary cleared the way for the reconstitution of an autonomous Polish state. The defeat of the Habsburgs also enabled the independent state of Czechoslovakia to be established. Other national and racial groupings clamoured for statehood, including Galicians, Ruthenians and Georgians. While the peace-makers pored over maps, the forces of the contending claimants to the western parts of the former Russian empire and of Habsburg territories battled it out in a series of direct military confrontations throughout 1919 and early 1920. The territorial arrangements which were eventually concluded owed as much to the outcome of these clashes as to the negotiations at Paris.”” (pag 7)”,”RAIx-325″ “HENNESSY Edward L. jr”,”Allied Corporation. Strengh through Diversification.”,”Fondo Palumberi Edward L. Hennessy jr, member of the Newcomen Society, Chairman and Chief Executive Officer Allied Corporation, Morristown, New Jersey”,”ECOG-075″ “HENNIG Günter”,”August Bebel. Todfeind des preußisch-deutschen Militärstaats, 1891-1899.”,”‘August Bebel. Nemico mortale dello Stato militare prussiano-tedesco’ Introduzione: ‘Die ökonomische und politische Lage in Deutschland in der Jahren 1891 bis 1898 und die allgemeine Lage in der deutschen Arbeiterbewegung’ ‘La situazione economica e politica in Germania negli anni 1891-1898 e la situazione generale del movimento operaio tedesco’ Der Milizgedanke bei Friedrich Engels 1895 La concezione di Friedrich Engels delle milizie nel 1895″,”BEBx-038″ “HENNINGER Laurent a cura di”,”Histoire militaire et sciences humaines.”,”HENNINGER Laurent: (7 dicembre 1959) proget manager al Centro Studi Storici della Difesa (CEHD). «(…) le commissioni specializzate del CEHD affrontano ora temi trasversali come la storia dell’intelligence o delle armi nucleari, la storia socio-culturale degli eserciti, la guerra nella terza dimensione, la guerra navale e la proiezione di potenza, finanza e difesa, (…) Un processo eminentemente dialettico che richiede un autentico scambio tra discipline spesso compartimentate. (…) Crediamo quindi che una storia militare rinnovata debba collocarsi nella continuazione delle Annales, ma una continuazione critica, che vada oltre l’opposizione tra storia tradizionale e Nuova Storia…» (pag 13, 14; dall’Introduzione di Henninger Laurent).”,”QMIx-229-FSL” “HENRICH Dieter”,”Between Kant and Hegel. Lectures on German Idealism.”,”Dieter Henrich is Professor Emeritus at the University of Munich and the author of many books, including The Unity of Reason (Harvard). David S. Pacini is Associate professor of Historical Theology, Emory University, and the author of the Cunning of Modern Religious Thought. Preface, Foreword by David S. PACINI, Acknowledgments, Textual Notes and Abbreviations, Introduction, Notes, Index,”,”HEGx-030-FL” “HENRI-ROBERT Jacques”,”Dictionnaire des diplomates de Napoleon. Histoire et dictionaire du corps diplomatique consulaire et impérial.”,”””Sa politique était celle de la victoire. Dans le désastre, il n’était pas pris de court sur le champ de bataille; mais il perdait pied pour négocier”” (André Suarés), ‘Napoléon’ (in apertura) “”La sua politica era quella della vittoria. Nel disastro, non è stato colto alla sprovvista sul campo di battaglia; ma ha perso l’equilibrio nel negoziare”” Jacque Henri-Robert, laureato in Storia, è un insegnante a Parigi. Si è laureato alla Sorbona, ha pubblicato articoli e studi sulle diplomazie rivoluzionarie e ha dedicato molte delle sue ricerche al corpo diplomatico francese durante la Rivoluzione.”,”FRAN-014-FSL” “HENSHALL Kenneth G.”,”Storia del Giappone.”,”HENSHALL Kenneth G. è docente di studi giapponesi all’ Università di Canterbury in Nuova Zelanda e autore di numerosi saggi storici e letterari sull’ universo nipponico. Ha pubblicato ‘Guide to Remembering Japanese Characters’ (1995) opera di riferimento per lo studio del giapponese. Il ‘Kokutai no Hongi’ (Principi fondamentali della nazione), la Bibbia del “”sistema imperiale””, pubblicato dal ministro dell’ istruzione nel marzo del 1937. (pag 168) “”La centralità del ruolo dell’ imperatore nell’ ideologia prebellica in alcuni casi ha messo in ombra altri aspetti importanti del ‘Kokutai no Hongi’. Uno di questi è la diffusione dell’ idea che i giapponesi fossero “”un tutt’ uno con la natura”” e la loro esistenza più pura e naturale di quella degli occidentali, corrotti dall’ individualismo. Quasi certamente la paternità della visione di una speciale armonia con la natura è da attribuire soprattutto a uno dei membri del comitato che scrisse il documento: Watsuji Tetsuro (1889-1960), un noto filosofo che nutriva un interesse particolare per il determinismo ambientale. Anche se probabilmente non era nelle sue intenzioni, la dottrina fu usata come una delle giustificazioni dell’ espansione nel continente asiatico. In tal modo i giapponesi potevano affermare che l’ espansione in Asia era finalizzata non soltanto a liberare il continente dall’ oppressione del sistema politico ed economico occidentale, ma, a un livello superiore, anche a ristabilire l’ armonia tra l’ essere umano e la natura. L’ armonia naturale veniva chiamata ‘musubi’, un termine piuttosto complesso che riunisce i concetti di “”legame””, “”armonia”” e “”accoppiamento”” sessuale, con il significato implicito di “”procreazione””, “”generazione”” e, per estensione, “”vivacità””, “”forza vitale”” e “”purezza originaria”” associata alla nuova vita. Una delle descrizioni più chiare in lingua inglese del concetto di musubi è quella contenuta nell’ opera di Kawai Tatsuo, The Goal of Japanese Expansion’, del 1938.”” (pag 170)”,”JAPx-064″ “HEPNER Josef”,”Josef Dietzgens Philosophische Lehren. Mit einem Porträit von Josef Dietzgen.”,”Biografia di DIETZGEN: Dietzgen (Joseph), filosofo materialista tedesco (Blankenberg, presso Colonia, 1828 – Chicago 1888). Operaio conciatore, autodidatta, pervenne a una filosofia materialistica assai vicina a quella di Marx ed Engels. Visse in Germania fino alla rivoluzione del 1848, poi emigrò in America; nel 1863 si recò in Russia restandovi fino al 1869; quindi tornò in Germania e in seguito si stabilì definitivamente in America. Opere principali: Essenza del lavoro intellettuale (1865), Studio sul ‘Capitale’ di Marx (1866), Escursioni di un socialista nell’ ambito della teoria della conoscenza (1870), Acquisizione della filosofia (1871). (RIZ)”,”FILx-250″ “HEPNER Benoît P.”,”Bakounine et le panslavisme révolutionnaire. Cinq essais sur l’histoire des idées en Russie et en Europe.”,”HEPNER Benoît P. “”Très lié avec les Allemands, – jeunes Hégéliens réfugiés à Paris: Ruge qui y édita le seul numéro de ses “”Annales germano-françaises””, Herwegh et cet ami émouvant et fidèle jusqu’à la fin de sa vie que fut le musicien allemand Reichel; habitant même un certain temps dans une chambre vide de la rédaction du journal “”Vorwaerts”” fondé par Bernays et qui comptait parmi ses collaborateurs aussi bien Marx et Engels que Heine, – Bakounine sut en même temps faire un nombre étonnant de connaissances parmi le Français, hommes politiques, journalistes, poètes, penseurs. Il connut Emile de Girardin et Ledru-Rollin, Lamennais et George Sand, Michelet et Quinet. Il eut ses entrées dans les sociétés socialistes et communistes, dans les clubs où dominait l’élément ouvrier. Lorsqu’en 1844 il fit connaissance d’Engels, ce fut lui qui assuma le rôle du guide à travers ce Paris ignoré des étrangers. Le mot socialisme était de fraîche date. Il apparut pour la première fois dans l'””Essai sur l’inégalité”” de Pierre Leroux en 1837 et acquit bientôt droit de cité sans qu’on s’inquiétât de ses origines ni outre mesure de son sens exact. Victor Hugo, dans son “”William Shakespeare”” constatait, par exemple, que c’est au travail de l’éducation du peuple que se sont dévoués “”pendant ces quarante dernières années, les hommes qu’on appelle socialistes””. “”L’auteur de ce livre, – disait-il encore, – est un des plus anciens””. Et il ajoutait: “”Romanticisme et socialisme, c’est le même fait”” (4). Un autre mot, créé à la même époque par Auguste Comte, altruisme, prit un sens très défini qui le confinait dans le domaine de la morale. Le communisme évoquait l’idée plus précise de la classe ouvrière en quête d’émancipation révolutionnaire. C’est dans ce sens qu’il dominait chez les Allemands: Hess, Marx aussi bien que Weitling. Réunie en 1847 à Londres, la fédération dite internationale se donne ce nom et chargea Marx et Engels d’élaborer son programme. Ainsi naquit le “”Manifeste communiste”” passé en France bien inaperçu. Mais d’autres idées s’y mélaient. Cabet. l’auteur du “”Voyage en Icarie”” s’en réclamait pour son utopie égalitaire et minutieuse. Et le même Weitling, libertaire, idéalisant en vue de la révolution les hors-la-loi, arrivait en fin de compte à prôner l’idéal d’une société lourdement réglementée. Ce double caractère éclaire l’apparente contradiction dans la pensée de Bakounine des années 1840. Le Jules Elysard des “”Annales allemandes””, “”démocrate absolu et effréné”” d’après ses paroles (et ‘démocrate’ signifie chez Bakounine ici et pour la plupart ‘révolutionnaire’), considerant la révolution à laquelle il aspirait comme indivisible, fit volontiers sienne la gamme des arguments moraux, économiques et politiques de Hess et Weitling; (…)”” (pag 203-204) [Benoît P. Hepner, Bakounine et le panslavisme révolutionnaire. Cinq essais sur l’histoire des idées en Russie et en Europe, 1950] [(4) Cf. Roger Picard, ‘Le romanticisme social’, New York, 1944, p. 143]”,”ANAx-366″ “HERACLIDES Alexis DIALLA Ada”,”Humanitarian intervention in the long nineteenth century. Setting the precedent.”,”Dedica manoscritta di A. Dialla a Vittorio Alexis Heraclides è professore di Relazioni Internazionali e Risoluzione dei conflitti al Dipartimento di Scienze Politiche e Storia della Panteion University Social and Politica Sciences, Atene Ada Dialla è Assistent Professor of European History and the Department of Theory and History of Art, Athens School of Fine Arts The *Greek-Turkish conflict in the Aegean : imagined enemies / Alexis Heraclides. – Basingstoke : Palgrave Macmillan, 2010 New perspectives on south-east Europe The *self-determination of minorities in international politics / Alexis Heraclides. – London : F. Cass, 1991″,”RAIx-001-FSD” “HERAUD Guy”,”L’Europe des ethnies.”,”Etnia, razza e carattere (pag 25-32): Importanza del fattore ematologico. L’autore cita i lavori di Léone Bourdel e Jacques Genevay (1) sui gruppi sanguigni. Si arriva a stabilire la formula ematologico dell’ etnia (rapporto tra il tipo di sangue e il temperamento (predominanza del sangue di tipo A, 0, B, AB nelle varie popolazioni) (pag 26-28) (1) L. Bourdel, Groupes sanguins et témperaments, Paris, Maloine, 1960″,”TEOS-303″ “HERBERT Ulrich”,”Hitler’s Foreign Workers. Enforced Foreign Labor in Germany under the Third Reich.”,”Dal 1944 uno su tre membri della forza-lavoro in GERM era un lavoratore straniero forzato: in totale oltre 12 milioni di lavoratori nell’intero periodo. Il picco si raggiunse nell’agosto 1944 con 7.8 milioni di cui 5 civili e 2.8 prigionieri di guerra.”,”GERN-004″ “HERDE Peter”,”Pearl Harbor. Un’aggressione a tradimento. Un capolavoro dell’arte militare.”,” 7/12/1941 Peter HERDE nato nel 1933 ha studiato a Heidelberg e a Monaco. Professore ordinario di storia medievale all’Università di Francoforte e poi a Würzburg, ha insegnato all’estero come Visiting Professor. Nota: Le tesi di Herde sono riprese da Cervetto che deve aver letto l’edizione Bur del 1986 e lo cita in articoli su LC del 1986 riportati ne la ‘Contesa mondiale’ (bibl.). Cervetto cita i passi a pag 16-17 e pag 27. “”Nel frattempo Hitler era giunto alla conclusione che l’Inghilterra non si sarebbe lasciata convincere a firmare la pace e che d’altronde lo sbarco progettato non erra realizzabile; così nei calcoli di Hitler il Giappone tornò in primo piano, poichè egli aveva la possibilità di indebolire la Gran Bretagna con un attacco alla Malesia e di impegnare gli USA nel Pacifico, scongiurando così il loro intervento nel teatro di guerra europeo. Di conseguenza nell’autunno del 1940 l’idea di Hitler di attaccare l’Unione Sovietica cominciò a diventare sempre più concreta””. (pag 27) Da Ibs: Il 7 dicembre 1941, proprio mentre a Washington veniva consegnata la dichiarazione di guerra, sfruttando in tal modo il gioco del fuso orario, gli aerei dell’aviazione imperiale nipponica del capitano di corvetta Fuchida piombavano sulla baia di Pearl Harbor e annientavano praticamente la flotta americana del Pacifico, affondando sette navi da battaglia, alcune decine di altre unità minori e distruggendo oltre 200 aerei. Ma le tre portaerei USA che erano il vero obiettivo dell’attacco non si trovavano, misteriosamente, all’ancora nella baia devastata e proprio l’Enterprise, la Hornet e la Yorktown nel corso della battaglia di Midway, tra il 4 e il 16 giugno 1942, avrebbero mutato il corso della guerra del Pacifico. Giudizi. Libro fondamentale per comprendere le cause della guerra, i dettagli diplomatici, la situazione internazionale ed il complesso concatenarsi degli avvenimenti. Lettura impegnativa con un imponente apparato di note bibliografiche. Ultima parte dedicata alla descrizione dell’attacco che non si dilunga in particolari. Da leggere in connessione con le opere di G.Prange e W.Lord Più che un libro sull’ attacco vero e proprio cui è dedicato solo un capitolo, questo libro narra le cause che portarono al 7 dicembre. se cercate un testo che racconti gli episodi di quel giorno dal punto di vista dei protagonisti, leggete l’opera di Walter Lord edita da garzanti”,”QMIS-132″ “HERDER Johann Gottfried”,”Metacritica. Passi scelti.”,”Johann Gottfried Herder nasce il 25 agosto 1744 a Mohrungen, borgo della Prussia orientale, situato tra Danzica e Varsavia. Nel 1762 si iscrive alla facoltà di teologia dell’Università di Königsberg. Contemporaneamente ottiene un incarico come supplente al Collegium Fridericianum. Dapprima segue i corsi del teologo moderato Lilienthal, del teologo Kypke, e le lezioni di scienza naturale di Johann Teske, quindi frequenta le lezioni di Kant. Nel 1770 in febbraio è ad Amsterdam, poi ad Amburgo. Incontra Lessing. Diviene precettore del principe ereditario di Holstein-Gattorp. Il suo viaggio in Europa si conclude a Strasburgo dove fa la conoscenza di Goethe e prende contatto con alcuni giovani intellettuali, che daranno vita al movimento dello Sturm und Drang. Nel 1776 per intercessione di Goethe ottiene un posto di predicatore di corte e sovrintendente generale della Chiesa evangelica a Weimar, e qui si stabilisce, fino alla morte 18 dicembre 1803.”,”FILx-122-FL” “HEREDIA Luis M.”,”Breve storia dell’ anarchismo cileno, 1897-1931. Anarchismo e lotte dei lavoratori, militarismo e repressione nella “”Prussia americana””.”,”Cita in apertura poesia di Rafael ALBERTI (presa da ‘Cile nel cuore’ Newton Compton 1977 pag 77) contro Pinochet. Nel 1907 furono mitragliati duemila operai senza alcuna pietà dai generali e governo dell’ epoca (v. 4° copertina). “”La repressione si scatenò come un uragano nell’ anno rosso del 1920. Fu inventata allo scopo, un’ invasione di truppe peruviane al nord e in quella direzione fu mandato l’ esercito e furono mobilitate le riserve. Questa fu…””la guerra di don Ladislao””, come ironicamente venne chiamata. Tale mobiliazione servì a puntino i piani repressivi dell’ esecutivo e diede libero sfogo alle furie del patriottismo creolo””. (pag 54) “”Nonostante il brutale attacco, il movimento di emancipazione dei lavoratori non fu soffocato; uscì da quella repressione, durata più di un anno, abbastanza malconcio ma non schiacciato. La sua epoca d’oro non era terminata, giacché ben presto risorse, dando dimostrazione della sua grande vitalità. La IWW e la Federazione degli Studenti, che erano state le più perseguitate, tornarono a rafforzarsi e ad intesificare la loro attività. Altrettanto avveniva con le organizzazioni socialiste che, fortemente influenzate dalla rivoluzione russa, tengono il 25 dicembre del 1921, nella città di Rancagua, un convegno che dura una settimana. Vi viene tenuta a battesimo la ‘Federación Obrera de Chile (Federazione Operaia del Cile, FOCH), che aderisce all’ Internazionale Sindacale Rossa, mentre il Partito Socialista cambia il suo nome in Partito Comunista, aderente alla Terza Internazionale.”” (pag 55)”,”MALx-029″ “HERESCH Elisabeth”,”Geheimakte Parvus. Die gekaufte Revolution. Biographie.”,”Elizabeth Heresch, Dr. phil., geboren in Graz, studierte Russich, Slawistik und Romanistik. Als Journalistin arbeitete sie für den ORF Wien, für RIAS Berlin in den USA sowie für zahlreichen Tageszeitungen. Als Buchautorin hat sie sich mit zahlreichen Veröffentlichungen zur russischen Geschichte einen Namen gemact. Vorwort, Mit 57 Abbildungen un Dokumenten, foto, note, nomenregister,”,”RIRB-019-FL” “HERESCH Elisabeth”,”Blood on the Snow. Eyewitness Accounts of the Russian Revolution.”,”Elizabeth Heresch, Dr. phil., geboren in Graz, studierte Russich, Slawistik und Romanistik. Als Journalistin arbeitete sie für den ORF Wien, für RIAS Berlin in den USA sowie für zahlreichen Tageszeitungen. Als Buchautorin hat sie sich mit zahlreichen Veröffentlichungen zur russischen Geschichte einen Namen gemact. Foreword, Introduction, Important Dates, Glossary, Document, Foto, Cartine, Notes, Index,”,”RIRx-101-FL” “HERF Jeffrey”,”Il modernismo reazionario. Tecnologia, cultura e politica nella Germania di Weimar e del Terzo Reich.”,”HERF insegna presso il ‘Center for European Studies’ della Harvard University.”,”GERN-029″ “HERF Jeffrey”,”Il modernismo reazionario. Tecnologia, cultura e politica nella Germania di Weimar e del Terzo Reich.”,”Jeffrey Herf insegna nel Center for European Studies della Harvard University.”,”GERG-007-FL” “HERITIER Jean”,”Caterina de’ Medici.”,”CATERINA de’ MEDICI, regina di Francia (Firenze 1519-Blois 1589). Figlia di Lorenzo de’ Medici e di Maddalena de la Tour d’Auvergne, sposò il 20 ottobre 1533 Enrico duca di Orléans, figlio cadetto di Francesco I. La morte improvvisa del cognato (agosto 1536) fece di suo marito il nuovo delfino di Francia. Eclissata dalla favorita del re, Diana di Poitiers, C. ebbe scarsa influenza durante il regno del marito (1547-59) alla cui morte avrebbe dovuto assumere la reggenza per il figlio Francesco II; fu però allontanata dai due tutori, il duca di Guisa e il cardinale di Lorena. Un anno dopo, alla morte di Francesco II (1560), C. riuscì a imporsi come reggente del figlio Carlo IX e tenne il potere fino a quando salì al trono Enrico III. La sua politica oscillò abilmente, secondo le circostanze, tra il partito cattolico dei Guisa e quello degli ugonotti:”,”FRAA-024″ “HERKLOTZ Ingo”,”Gli eredi di Costantino. Il papato, il Laterano e la propaganda visiva nel XII secolo.”,”Ingo Herklotz è stato collaboratore scientifico della Biblioteca Hertziana di Roma.”,”RELC-024-FSD” “HERLAUT Général”,”Le général rouge Ronsin (1751-1794). La Vandée. L’ armée révolutionnaire parisienne.”,”Spirito di disorganizzazione. Il rapporto di Dutruy e Berthier. “”I due generali redassero una lunga memoria in cui si esponeva lo stato deplorevole dell’ esercito e indicavano le cause reali della disfatta: in particolare i battaglioni della recente leva a Parigi per essere inviati in Vandea erano composti per due terzi da disorganizzatori; molti avevano venduto le loro scarpe e le armi, con il pretesto che questi oggetti gli appartenevano poiché le loro sezioni glieli avevano donati. La conclusione della memoria era che l’ insubordinazione, la cattiva composizione dei battaglioni di Parigi e lo spirito di disorganizzazione mettevano l’ armée nell’ impossibilità di intraprendere alcuna nuova operazione senza nuovi mezzi. Si deve aggiungere che una parte dei generali non ha mostrato la capacità necessaria agli ordini affidatigli.”” (pag 116) Berthier e Ronsin. Ronsin diede la colpa della sconfitta ai generali che non amavano la Repubblica e non alla truppa. “”””Quale è stata la l’ influenza di Berthier nella composizione di questa memoria? In generale, si deve essere prudenti ragionando come sopra.”” Gli uffici di guerra consideravono Berthier come un aristocratico e non diedero fede a quello che esponeva, anche se era l’ assoluta verità. I soldati sanculotti non potevano essere dei vili, come Berthier li accusava falsamente: Berthier fu tenuto a Parigi senza comando!”” (pag 117)”,”FRAR-327″ “HERLITZKA A.”,”L’alimentazione del popolo in tempo di guerra.”,”Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”QMIP-005-FAP” “HERMAN Arthur”,”Metternich.”,”METTERNICH-WINNEBURG Klemens Wenzel Lothar principe di (1773-1859) austriaco di origine tedesca, ambasciatore a Parigi (1806-1809) cancelliere e ministro degli esteri dal 1809 fu il protagonista della rinascita austriaca dopo la sconfitta di Wagram contro NAPOLEONE. Passò nel 1813 nel fronte anti-bonaparte ponendo le premesse per il consolidamento dell’ impero austriaco alla caduta dell’ imperatore francese. Paladino della restaurazione, fu l’abile regista del Congresso di Vienna, (1814-15) e ristabilì l’influenza austriaca in Germania e Italia. Promosse il tratttato della quadruplice alleanza (Austria, Prussia, Russia, Inghilterra) (1815). (Eug)”,”AUTx-014″ “HERMAN Arthur”,”Metternich.”,”METTERNICH-WINNEBURG Klemens Wenzel Lothar principe di (1773-1859) austriaco di origine tedesca, ambasciatore a Parigi (1806-1809) cancelliere e ministro degli esteri dal 1809 fu il protagonista della rinascita austriaca dopo la sconfitta di Wagram contro NAPOLEONE. Passò nel 1813 nel fronte anti-bonaparte ponendo le premesse per il consolidamento dell’ impero austriaco alla caduta dell’ imperatore francese. Paladino della restaurazione, fu l’abile regista del Congresso di Vienna, (1814-15) e ristabilì l’influenza austriaca in Germania e Italia. Promosse il tratttato della quadruplice alleanza (Austria, Prussia, Russia, Inghilterra) (1815). (Eug)”,”AUTx-001-FC” “HERMANN Karin DORIA Marco; CORNI Gustavo; SCHIEDER Wolfgang; MANTELLI Brunello; SCHREIBER Gerhard; FOCARDI Filippo; e altri”,”Amico Nemico. Italia e Germania: immagini incrociate tra guerra e dopoguerra (Hermann, Doria); Dal “”barbaro nemico”” all'””alleato d’acciaio””: aspetti dei rapporti tra italiai e tedesci nel periodo tra le due guerre mondiali (Corni); Fascismo per la Germania. L’Italia di Mussolini come modello politico, 1922-1939 (Schieder); Da “”paese della tecnica”” a “”selvaggio invasore””. Immagini della Germania nell’Italia prima alleata e poi occupata: 1939-1945 (Mantelli); Dall'””alleato incerto”” al “”traditore badogliano”” all'””amico sottomesso””: aspetti dell’immagine tedesca dell’Italia 1939-1945 (Schreiber); “”Bravo italiano”” e “”cattivo tedesco””: riflessioni sulla genesi di due immagini incrociate (Focardi).”,”””È pur vero, come occorre rilevare, che le forze antifasciste avevano sempre cercato di distinguere fra una Germania complice del nazismo ed una Germania democratica, vittima del regime hitleriano, “”sorella”” nella “”guerra civile”” europea ingaggiata contro il nazifascismo. Tuttavia il fatto che non si verificasse nel Reich, neppure col sopraggiungere delle armate alleate, alcuna rivolta popolare antinazista provocò l’effetto di una cocente disillusione (99). Mentre l’Italia con l’insurrezione del 25 aprile (1945) aveva rivelato secondo un’affermazione allora invalsa – la sua vera “”anima democratica””, la Germania mostrava invece l’immagine lugubre e angosciante di un Paese stretto fino alla fine intoro al proprio Fueher. Venuta meno la fiducia riposta nell’esistenza di un'””altra”” Germania, sembrò cadere anche ogni distinzione fra il regime nazista ed il popolo tedesco: le colpe abominevoli del primo parvero riberverarsi inevitabilmente sull’intera nazione. La raffigurazione del Tedesco come quintessenza della malvagità venne del resto confermata e si diffuse ulteriormente nei mesi successivi alla fine del conflitto – sia attraverso i racconti dei reduci italiani sopravvissuti ai campi di internamento e di sterminio – racconti che trovarono ampio spazio sulla stampa quotidiana e periodica (100) sia attraverso le cronache del processo di Norimberga (101)”” (pag 71) [Filippo Focardi, “”Bravo italiano”” e “”cattivo tedesco”” (…)] [(99) Cfr. F. Focardi, L’Italia antifascista.., cit., pp. 134-139; (100) Cfr. ad esempio: Pad, ‘Uno è tornato’, “”Italia libera””, 29 maggio 1945-46; (…); (101) La stampa italiana diede grande risalto al processo (…)]”,”QMIS-039-FGB” “HERMANT Max”,”Les paradoxes économiques de l’Allemagne moderne, 1918-1931.”,”Teorie politiche della caduta del marco; cause economiche e politiche, prima seconda e terza crisi, crisi di fiducia, rapporti negoziati governo industria, crescita inflazione svalutazione perdita ricchezze riforma monetaria e crisi dei capitali, relativismo monetario, tassi di cambio”,”GERE-032″ “HERMENS Ferdinand A.”,”La democrazia rappresentativa.”,”Ferdinand Aloys HERMENS è nato a Nieheim in Germania, nel 1906. Ottenne il diploma in economia politica e in scienza politica a Bonn, nel 1928 e 1930. Fu assistente a Berlino del Professore GOETZ BRIEFS dal 1932 al 1934. Il suo lavoro di abilitazione fu approvato dalla facoltà, ma la pubblicazione fu proibita dai nazisti. Emigrò nel settembre 1934, prima in Inghilterra e l’ anno successivo negli Stati Uniti dove rimase fino al 1959 insegnando scienze politiche in diverse università. Dal 1959 è stato Professore di scienza politica e direttore dell’ Istituto di scienza politica e di questioni europee dell’ Università di Colonia. Nel mondo accademico la sua attività è nota specialmente per alcune pubblicazioni sul problema dei sistemi elettorali. Tra le altre si ricordano ‘Demokratie und Wahlrecht (1933), ‘Democracy or Anarchy? (1941), ‘The Representative Republic’ (1958). E’ stato D della Rivista semestrale ‘Verfassung und Verfassungswirklichkeit’.”,”TEOP-087″ “HERMET Guy”,”Storia della Spagna nel Novecento.”,”HERMET Guy è ‘directeur d’ études’ alla Fondation nationale des sciences politique’ a Parigi e Vicepresidente di ‘Medecins sans frontieres’. Tra i suoi libri ricordiamo in edizione italiana ‘Alle frontiere della democrazia’ (1989) e ‘Nazioni e nazionalismo’ (1997).”,”SPAx-023″ “HERMET Guy”,”Les communistes en Espagne. Etude d’un mouvement politique clandestin.”,”HERMET Guy Origine sociale dei membri del PCE nel marzo 1937: – Operai dell’industria (e artigiani, commessi) 87660 (35%) – Lavoratori agricoli 76700 (30%) – giornalieri agricoli 62250 (25%) – classi medie 15485 (7%) – professioni liberali, intellettuali 7.045 (3%) Totale 249100 (100%) di cui donne 19300 (8%) di cui militanti 131600 (53%) Nella voce “”operai d’industria”” vengono raggruppati un numero indeterminato di artigiani e di piccoli commerccianti che il PCE include nella classe operaia senza esplicitarlo allo scopo di ampliare la “”base proletaria””. (pag 47)”,”MSPx-100″ “HERMET Guy”,”Nazioni e nazionalismi in Europa.”,”Guy Hermet è directeur d’études alla Fondation nationale des sciences politiques a Parigi e vicepresidente di Médecins sans frontières. Tra i suoi lavori ricordiamo, in traduzione italiana, Alle frontiere della democrazia e Storia della Spagna nel Novecento.”,”EURx-088-FL” “HERNANDEZ CHAVEZ Alicia”,”Storia del Messico dall’ epoca precolombiana ai giorni nostri.”,”ANTE3-8 HERNANDEZ CHAVEZ Alicia insegna storia delel istituzioni cultura e dottrine politiche presso il Centro de Estudios Historicos del Colegio de Mexico. E’ autrice di saggi e monografie.”,”AMLx-104″ “HERNANDEZ Jesus”,”La grande trahison.”,”HERNANDEZ Jesus ex ministro della Repubblica spagnola, ex membro dell’Esecutivo del Comintern. Nato in Murcia nel 1907 da una famiglia di contadini poveri Hernandez arriva da giovane a Bilbao e aderisce al comunismo all’età di quindici anni. Dopo la proclamazione della Repubblica spagnola diviene una delle figure di riferimento del Cremlino e passa per essere durante la guerra civile uno dei capi più energici del Partito comunista spagnolo. Nominato ministro dell’Istruzione pubblica “”il primo ministro di Stalin all’estero””, come si diceva di lui nel governo di Largo Caballero, poi membro del governo Negrin. Svolse missioni delicate sia politiche che militari. Rifugiato in URSS dopo la caduta della Repubblica spagnola fece parte dell’esecutivo del Comintern. Inviato in missione in Messico da Dimitrov per riorganizzare il PCE rivela agli spagnoli le condizioni difficili degli emigrati spagnoli in URSS. Rompe con il Cremlino che gli deporta madre e sorella in un campo di concentramento. Rivela in questo libro gli avvenimenti di cui è stato testimone. Evidenziato il ruolo di Togliatti in Spagna con la troika Togliatti, Stepanov e la Pasionaria.”,”MSPG-227″ “HEROLD Jean Christopher”,”Vita di Napoleone.”,”HEROLD J. C. è nato a Brünn (Brno), in Cecoslovacchia, nel 1919 e morto a Los Altos in California – USA nel 1964. Dopo aver completato gli studi universitari a Ginevra e nella Columbia University di New York, essendosi trasferito, nel 1939, negli Stati Uniti, fu membro del Military Intelligence Corps dal 1942 al 1945. Nel 1946 iniziò un incarico decennale come direttore della Columbia University Press. In tale periodo lavorò su articoli di storia europea per la Columbia Encyclopedia. Dagli anni ’50 agli anni ’60 scrisse principalmente su Napoleone Bonaparte. Un Napoleone che <> (dal risvolto di copertina).”,”FRAN-111-FSL” “HERRE Franz”,”Napoleone Bonaparte.”,”NAPOLEONE gettò le fondamenta di una nuova società, avviando quel processo che in EU (in GERM come in IT) avrebbe portato a uno ‘stato di diritto’ organizzato su base costituzionale, industriale e nazionale. Franz HERRE è nato nel 1926. Allievo di Franz SCHNABEL, nel 1949 si è laureato in storia moderna, dedicandosi poi al giornalismo. Dal 1962 al 1981 è stato capo della redazione politica della ‘Deutsche Welle’ di Colonia. HERRE è noto soprattutto per le sue biografie storiche di grandi personaggi dell”800: FRANCESCO GIUSEPPE, GUGLIELMO I, RADETZKY, VON MOLTKE, METTERNICH, LUDWIG II di Baviera.”,”FRAN-006″ “HERRE Franz”,”Prussia. Nascita di un impero.”,”HERRE storico per studio e vocazione (nel 1949 si è laureato con Franz SCHNABEL in storia moderna) giornalista di professione (dal 1962 è capo della divisione politica della Deutsche Welle) ha avuto vari riconoscimenti internazionali.”,”GERx-005″ “HERRE Franz”,”Francesco Giuseppe. Splendore e declino dell’ impero asburgico nella vita del suo ultimo grande rappresentante.”,”‘La sua unica passione era la caccia. Aveva un desiderio inesauribile di caccia e di aria montana””. Franz HERRE (1926) è uno storico per studi e per vocazione. Si è laureato in storia moderna nel 1949 con il Prof. Franz SCHNABEL e in seguito si è dedicato al giornalismo ed è dal 1962 capo della redazione politica della Deutsche Welle. Ha al suo attivo molti saggi.”,”AUTx-015″ “HERRE Franz”,”Metternich.”,”””Va però detto che, nonostante la famosa frase per cui oggi è ancora detestato (“”L’ Italia è un’ espressione geografica””), egli amò moltissimo il nostro Paese, anche se come luogo di loisir, di viaggi e di riposo… Certo no ci amava, ma questo non gl’ impedì di capire l’ andamento delle cose, e d’ esprimerlo a volte con spirito. Quando per esempio Silvio Pellico pubblicò ‘Le mie prigioni””, Metternich disse: “”Pellico è riuscito a fare, di un libro di calunnie, un libro di preghiera””. E quando Filippo Buonarroti, dopo l’ insuccesso di Mazzini in Savoia, lo giudicò finito, Metternich fu assai più perspicace e assai più equanime del vecchio agitatore giacobino: “”Chi ha un pò di fiuto e d’ uomini s’ intende non può pensare che questa specie di moderno Catilina sia tipo da abbandonare la partita. Egli riannoderà i fili interrotti e, ammaestrato dalla lezione, si rimetterà all’ opera con maggiore concretezza e lena”” (pag 6, Indro Montanelli).”,”AUTx-018″ “HERRE Franz”,”Bismarck. Il grande conservatore.”,”Tattica e strategia. “”«La miopia e il presbitismo provocano entrambi una visione distorta, nondimeno, per uno statista pragmatico, il secondo difetto visivo è a mio giudizio il più pericoloso poiché impedisce di vedere la realtà delle immediate vicinanze». Bismarck rimaneva dunque della convizione secondo la quale un abile uomo di stato doveva possedere la facoltà di trasformare due segni negativi in uno positivo, coniungando l’attenzione per ciò che gli era più prossimo con ua prospettiva che spaziasse su quanto ne sarebbe derivato in futuro”” (pag 241)”,”GERx-002-FC” “HERRE Franz, edizione italiana a cura di Maria Teresa GIANNELLI”,”Francesco Giuseppe. Splendore e declino dell’ impero asburgico nella vita del suo ultimo grande rappresentante.”,”Franz Herre, nato nel 1926, è stato dal 1962 capo della redazione politica del “”Deutsche Welle””. ‘In Germania il movimento nazionalista era a pochi passi dalla meta: l’unione degli stati della Germania meridionale alla Confederazione della Germania settentrionale, guidata dalla Prussia. Napoleone III continuava a opporsi, e anche Francesco Giuseppe avrebbe dovuto resistere a un ulteriore spostamento dell’equilibrio delle potenze europee a danno dell’Austria, a un nuovo Reich tedesco che poteva agire come una calamita sugli austro-tedeschi. “”Vendicare Sadowa”” avrebbe dovuto essere la sua preoccupazione maggiore. Ma che doveva fare? Non poteva impegnarsi in un’altra guerra, e comunque esporsi a un’altra sconfitta che avrebbe segnato la fine della monarchia asburgica. Il discendente degli imperatori del Sacro Romano Impero non poteva allearsi con la Francia, “”nemico secolare””, contro il movimento unitario tedesco; gli ungheresi comunque non lo volevano, e gli slavi simpatizzavano con la Russia, che continuava a odiare l’imperatore Francesco Giuseppe perché secondo loro aveva tradito lo zar Nicola al tempo della Guerra di Crimea. Bismarck manovrò le cose in modo che 300.000 russi si tenessero pronti a marciare sulla Galizia nel caso che l’Austria si fosse schierata a fianco della Francia contro la Germania dei prussiani. Così tra Vienna e Parigi venne conclusa solo una ‘Entente passive’. E’ vero che Francesco Giuseppe, nell’estate del 1869, aveva assicurato Napoleone che l’Austria considerava come sua la causa della Francia. Tuttavia non poteva offrire altro che una promessa di benevola neutralità nel caso di un conflitto franco-prussiano. Il ministro degli Esteri Beust avrebbe vendicato più che volentieri i sassoni, però con armi affilate al posto di quelle disponibili che erano senza taglio, e l’Arciduca Alberto meditava un progetto di guerra comune, a dire il vero partendo dal presupposto che i francesi fossero i primi a muoversi. Napoleone dovette assumersi da solo il compito di “”vendicare Sadowa””, accompagnato dai migliori auguri di Vienna. Nella guerra dichiarata dalla Francia alla Prussia fin da principio le conse non andarono bene”” (pag 291-292)”,”BIOx-040-FV” “HERRE Franz”,”Maria Teresa. Il destino di una sovrana.”,”Franz Herre (1926) ha diretto per vent’anni la Deutsche Welle, una delle più importanti reti radiofoniche tedescye. Ha scritto per la Tv, per quotidiani e periodici e ha dedicato varie monografia ai grandi personaggi della storia moderna (Napoleone, Metternich, Radetzky, Francesco Giuseppe, Napoleone III, Bismarck, Guglielmo II, Maria Luigia). La guerra dei 7 anni. “”Quando, il 1° maggio del 1757, trasformarono in un patto offensivo l’alleanza difensiva del 1° maggio 1756, l’Austria e la Francia dichiararono di volere la «destruction totale» dell’aggressore prussiano. La Russia aderì al patto come terza delle grandi potenze. La zarina Elisabetta, alleata di Maria Teresa fin dal 1746, colse l’occasione per puntare all’umiliazione di quel Federico che si era espresso con pesante sarcasmo sul suo conto, e una estensione del suo regno: pensava, in particolare, alla Prussia orientale. Comparativamente più modesti furono invece gli obiettivi di Maria Teresa. Voleva la restituzione della Slesia che le era stata sottratta con la forza e, a titolo di riparazione, anche il controllo su Krossen (Krosno Odranskie), città che sorge nel punto in cui il Bobr sfocia nell’Oder. La Sassionia aggredita sarebbe stata risarcita dell’insulto con l’annessione delle città di Halle e Magdeburgo. Anche la Svezia, che a sua volta onn era disposta a rimanere a mani vuote, aderì alla triplice alleanza, e, dando un contributo di 20 mila soldati, ottenne aiuti economici francesi e anche la possibilità di avanzare pretese sull’intera Pomerania. I guerrieri discendenti di Gustavo Adolfo non cavalcarono dunque stavolta a favore, ma contro la Prussia e il Brandeburgo protestanti. Gli schieramenti confessionali che avevano contraddistinto la Guerra dei trent’anni non parvero in ogni caso assumere – agli inizi di questa che fu poi detta la Guerra dei sette anni, e almeno fra i grandi protagonisti del conflitto – un significato di rilievo”” (pag 227)”,”AUTx-001-FGB” “HERRER Heinrich”,”Ritorno dell’età della pietra.”,”Harrier è l’autore di ‘Sette anni nel Tibet'”,”ASGx-003-FV” “HERRERA Carlos Miguel”,”Theorie juridique et politique chez Hans Kelsen.”,”HERRERA è giurista e filosofo. E’ maitre de conferences all’Univ de Cergy-Pontoise.”,”TEOP-080″ “HERRERA Hayden”,”Frida. Biographie de Frida Kahlo.”,”Foto pag 384, arrivo Trotsky a Tampico, 1937″,”BIOx-184″ “HERRERO Jorge”,”Marx apprendista dell’ emancipazione.”,”Marx e la critica ai seguaci di Babeuf. (pag 96) “”Hess, come afferma Engels, è stato “”il primo ad arrivare al comunismo per via filosofica””, a pensare alla soddisfazione della molteplicità delle inclinazioni e delle attività umane in libertà, alla libertà per disfarsi del lavoro o a quest’ultimo come qualcosa che finisca per identificarsi con la soddisfazione umana. In base a una concezione radicalmente umanista e antieconomicista, Hess si pronuncerà per una forma decentralizzata di comunismo, influenzando in modo decisivo i ‘Manoscritti’ di Marx. Dopo questa serie di saggi Hess prepara il suo “”Essenza del denaro””, scritto per i Deutsch-Französische Jahrbücher anche se alla fine non pubblicato, che influenzerà ampiamente la sezione dedicata al denaro del terzo dei Manoscritti economico-filosofici di Marx. Hess in questo testo applica l’ idea dell’ alienazione religiosa alla vita economica e sociale in cui la vita viene schiavizzata attraverso il denaro che atomizza e separa gli individui provocando una guerra di tutti contro tutti. In questo modo, similmente a come farà successivamente Marx, critica la mistificazione dei diritti umani che non stabiliscono un’ autentica e positiva cooperazione umana: ‘Si sanzionava l’ egoismo pratico, in quanto si dichiarava che gli uomini erano individui singoli e gli autentici uomini erano persone astratte, pure, i Diritti dell’ Uomo erano proclamati come i diritti degli uomini indipendenti e, pertanto, come l’ indipendenza di alcuni uomini da altri. Si diceva che la loro separazione e individualizzazione erano l’ essenza della vita e della libertà e le persone isolate furono etichettate come uomini liberi, autentici e naturali.”””” [J. Herrero, Marx apprendista dell’emancipazione, 2003] (pag 23) HERRERO Jorge è nato a Madrid nel 1976. Laureato in scienze politiche presso la Universitad Complutense di Madrid fa parte della redazione della rivista ‘Utopia socialista’ (edizione spagnola) e collabora con il periodico spagnolo ‘Socialismo libertario’. Ha pubblicato con Prospettiva Edizioni ‘L’ immaginazione subordinata’ (2000).”,”MADS-399″ “HERRERO Jorge”,”L’immaginazione subordinata. Critica dell’ideologia dell’estrema sinistra.”,”Jorge Herrero (Madrid, 1976) laureato in Scienze Politiche all’Università Complutense di Madrid. Collabora con il periodico spagnolo ‘Socialismo libertario’.”,”TROS-311″ “HERRERO Jorge”,”L’immaginazione subordinata. Critica dell’ideologia dell’estrema sinistra.”,”Jorge Herrero (Madrid, 1976) laureato in Scienze Politiche all’Università Complutense di Madrid, collabora con il periodico spagnolo Socialismo libertario.”,”TEOP-100-FL” “HERRES Jürgen KRÄTKE Michael SYLVERS Malcolm MELIS Francois SCHMIDT Walter WERNICKE Kurt KIEHNBAUM Erhard MERKEL-MELIS Renate HUNDT Martin, saggi di”,”Die Journalisten Marx und Engels. Das Biespiel ‘Neue Rheinische Zeitung’. Karl Marx als politischer Journalist – Marx als Wirtschaftsjournalist – Marx, Engels und die progressive Kultur in den USA – Eine neue Sicht auf die ‘Neue Rheinische Zeitung’? – Die Berichterstattung der ‘Neuen Rheinischen Zeitung’ über die Berliner Revolutionsereignisse und über die Verhandlungen der Preußischen Verfassungsgebenden Versammlung – Die ‘Neue Rheinische Zeitung’ im journalistischen Spätwerk von Engels.”,”Saggi di HERRES Jürgen KRÄTKE Michael SYLVERS Malcolm MELIS Francois SCHMIDT Walter WERNICKE Kurt KIEHNBAUM Erhard MERKEL-MELIS Renate HUNDT Martin. “”Im Januar 1849 besuchte Stephan Born die ‘Neue Rheinische Zeitung’ in Köln. Wie sich Born fünfzig Jahre später erinnerte, nahm sich Engels “”ein Viertelstündchen”” für ihn frei und zeigte ihm die Redaktion. Bitter soll Engels über marx geklagt haben. “”Er ist kein Journalist””, soll er gesagt haben “”und (er) wird nie einer werden.”” (pag 25) “”Im Manuskript von 1861-63 findet sich die erste gründliche Analyse der englischen Fabrikgesetzgebung und ihrer Wirkungen. Marx versuchte dort eine werttheoretische Erklärung für das Faktum, dass die Serie von Fabrikgesetzen der britischen Fabrikindustrie keineswegs geschadet, sondern im Gegenteil ihre internationale Wettbewerbsfähigkeit auf Dauer erheblich gestärkt hat. Die Löhne waren gestiegen in den Industriezweigen bzw. Betrieben, in denen die Fabrikgesetze galten, in den übrigen gesunken.”” (pag 59)”,”MADS-429″ “HERRES Jürgen KRÄTKE Michael SYLVERS Malcolm MELIS Francois SCHMIDT Walter WERNICKE Kurt KIEHNBAUM Erhard MERKEL-MELIS Renate HUNDT Martin, saggi di”,”Die Journalisten Marx und Engels. Das Biespiel ‘Neue Rheinische Zeitung’. Karl Marx als politischer Journalist – Marx als Wirtschaftsjournalist – Marx, Engels und die progressive Kultur in den USA – Eine neue Sicht auf die ‘Neue Rheinische Zeitung’? – Die Berichterstattung der ‘Neuen Rheinischen Zeitung’ über die Berliner Revolutionsereignisse und über die Verhandlungen der Preußischen Verfassungsgebenden Versammlung – Die ‘Neue Rheinische Zeitung’ im journalistischen Spätwerk von Engels – Ludmilla Assing und Karl Marx.”,”Saggi di HERRES Jürgen KRÄTKE Michael SYLVERS Malcolm MELIS Francois SCHMIDT Walter WERNICKE Kurt KIEHNBAUM Erhard MERKEL-MELIS Renate HUNDT Martin. Contiene: ‘Die ‘Neue Rheinische Zeitung’ im journalistischen Spätwerk von Engels’ di Martin Hundt (pag 259-269)”,”MAES-152″ “HERRESHOFF David”,”American Disciples of Marx. From the age of Jackson to the Progressive Era.”,”David HERRESHOFF è assistente Prof di inglese alla Wayne State Univ. “”When Joseph Weydemeyer and Friedrich Sorge, the pioneers of American Marxism, landed in the early fifties, the United States was undergoing a profound change in its ethnic make-up which particularly affected the working class. The transformation was noticed in 1851 by Herman Melville, enabling him to find a metaphor for American in a ship with a polyglot crew. “”At the present time,”” Ishmael declares in ‘Moby Dick’, “”not one in two of the many thousand men before the mast employed in the American whale fishery, are American born, though pretty nearly all the officers are. Herein it is the same with the American whale fishery as with the American army and military and merchant navies, and the engineering forces employed in the construction of the American Canals and Railroads””. In America’s new, foreign-born proletariat the Germans were a sizeable element, outnumbered only by the Irish. The relations between Irish and German immigrants gave American labor and socialist movements special problems and characteristics for decades. (…) Fortunately for the Germans, their skills got them jobs in light industries whose owners were too feeble politically and economically to keep the open shop. Small employers could not hire private armies on the scale of the Pinkerton force which Carnegie and Frick sent against the steel workers at Homestead, nor could they expect federal and state police action in their behalf of the sort which broke Debs’s American Railway Union at Pullman. As a result largely German trades, like brewing and cigar-making, were securely organized in the United States long before the country’s basic industries were penetrated by unions which survived. While German and other skilled workers in the second half of the nineteenth century slowly formed stable unions out of which grew the America Federation of Labor, a largely Irish tidal wave of protest would occasionally loom up out of that ocean of misery that was the unskilled labor force. The urge to protest found expression in the terrorism of the Molly Maguires in the Pennsylvania coal fields in the seventies, the desperation of railroad workers in the St. Louis “”Commune”” of 1877, and the massive struggles of the AFL’s rival, the Knights of Labor (Friedrich A. Sorge, “”Die Arbeiterbewegung in den Vereinigten Staaten””, Neue Zeit, XI, (1890), 198; Wittke, The Irish, p. 221; Commons, II, 181-91)””. […] The influence of Marx prevailed in the International’s General Council and was of varying effect from country to country, within its affiliates. It was weakest in the sections of the International in the Latin countries of Europe and was strongest in the German section. In the British affiliates, the Marxist influence, founded on the rapport of Marx and Engels with labor leaders who had grown up in the Chartist movement, declined as the force of the Chartist tradition declined. Next to Germany, the most strongly Marxist sections of the International were in the United States (G.M. Stekloff, History of the First International, London, 1928, pp. 76-78, 124-27, 249, 268). The Marxism of the International in America, to be sure, was pretty much limited to German Americans. When Sorge sought to carry Marxism outside the German-American community, he met difficulties in accommodating it to the indigenous radical tradition. Sorge first experienced these difficulties in the NLU (National Labor Union, ndr)”” (pag 26-27-28, pag 73-74) [D. Herrschoff, American Disciples of Marx: From the Age of Jackson to the Progressive Era, 1967]”,”MUSx-052″ “HERRING Hubert”,”Storia dell’ America Latina.”,”HERRING è una autorità in materia di America Latina. Ha lavorato come D del Comitato per le relazioni culturali con l’America Latina fin dal 1928. Per trent’anni ha viaggiato attraverso le repubbliche dell’Am. Lat. intessendo rapporti con gli uomini di stato, giornalisti e studiosi. Dal 1944 ha insegnato all’Univ di Pomona e alla Claremont Graduate School, dove è stato Prof di Civiltà latinoamericana. Nato a Winterset, nello Yowa, nel 1889 si è diplomato in lettere all’ Oberlin College e nel 1912 si è laureato alla Columbia Univ. Ha scritto alcuni libri famosi.”,”AMLx-018″ “HERRIOT Edouard”,”La Russie nouvelle.”,”Edouard HERRIOT (1872-1957) uomo politico e scrittore francese, presidente del partito radicale (1919-1957) fu capo del governo nel 1924-25 (cartello delle sinistre) e poi nel 1932, quindi presidente della Camera dei deputati (1936-1940) e dell’ Assemblea nazionale (1947-1955). Sindaco di Lione (1905-1955), realizzarà grandi lavori di urbanistica.”,”RIRO-214″ “HERRMANN Joachim SELLNOW Irmgard a cura; saggi di Wolfgang EICHHORN Edith HOFFMANN Heinz GRÜNERT Henrieta TODOROVA Jaochim PREUß Burchard BRENTJES Robert McC. ADAMS Erika ENDESFELDER Gerhard SCHMITT PHAM HUY THONG Horst KLENGEL Peter GARNSEY Pierre BRIANT Ram Sharan SHARMA e altri”,”Produktivkräfte und Gesellschaftsformationen in vorkapitalistischer Zeit.”,”Saggi di Wolfgang EICHHORN Edith HOFFMANN Heinz GRÜNERT Henrieta TODOROVA Jaochim PREUß Burchard BRENTJES Robert McC. ADAMS Erika ENDESFELDER Gerhard SCHMITT PHAM HUY THONG Horst KLENGEL Peter GARNSEY Pierre BRIANT Ram Sharan SHARMA e altri.”,”STOS-081″ “HERSANT Yves DURAND-BOGAERT Fabienne”,”Europes. De l’ antiquité au XXe siecle. Anthologie critique et commentée.”,”Fabienne DURAND-BOGAERT è membro del gruppo di ricerca sull’ Europa del quale Yves HERSANT è direttore. Tutti e due insegnano all’ EHESS. HERSANT ha recentemente pubblicato: ‘Italies. Anthologie des voyageurs francais aux XVIII et XIX siecles’.”,”EURx-101″ “HERSH Seymour M.”,”La guerra chimico-biologica.”,”Seymour M. Hersh, giornalista già corrispondente dal Pentagono per l’Associated Press, e addetto stampa del Senatore Eugene J. McCarthy durante l’ultima campagna elettorale.”,”QMIx-007-FV” “HERSKOVITS Melville J.”,”Il mito del passato negro.”,”Melville J. Herskovits (1895-1963) ha tenuto la cattedra di Antropologia alla Northwestern University di Evanston, Illinois. Ha pubblicato molte opere, libri e articoli, alcuni con la collaborazione della moglie Frances. Contiene il capitolo 4: ‘Asservimento e reazioni alla condizione di schiavo’ (pag 113-) Rivolte più importanti al di fuori degli Stati Uniti (pag 118) “”Le rivolte del sedicesimo secolo si manifestarono prima che lo schiavismo fosse introdotto nell’America del Nord, e le altre si verificarono prima che la tratta delle colonie raggiungesse proporzioni considerevoli. Si vedrà quanto seguito ebbe, anche se involontariamente, tra le molte migliaia di negri che vennero dopo, l’esempio dato dagli schiavi che, nel 1522, si ribellarono contro i loro padroni. Qui si possono citare solo le rivolte più importanti avvenute al di fuori degli Stati Uniti, poiché una ricerca sistematica sul problema dei «Maroon», come genericamente vengono chiamati gli schiavi fuggitivi, va rimandata ad altro momento. Tuttavia, dallo studio dei dati disponibili si sono ricavate notizie sufficienti a sottolineare la ricchezza dell’argomento e le prospettive che esso apre allo studioso che volesse comprendere la reazione del negro alla schiavitù. In tutto il Nuovo Mondo, per quanto si sa, le prime consistenti rivolte si svilupparono nella parte più meridionale dell’area schiavistica. Una delle più famose fu quella da cui sorse la «repubblica» di Palmares. Nel 1650 alcuni schiavi brasiliani di Pernambuco, tutti nativi africani, fuggirono nella vicina foresta. Come si sparse la notizia della loro fuga, essi furono raggiunti da altri negri e, per precauzione, il gruppo che si era venuto così ingrandendo si addentrò nella foresta. Dalla loro base, Palmares, essi facevano incursioni nelle piantagioni per rapire le donne e crearono infine una società articolata. Gli schiavi rifugiatisi presso di loro venivano riconosciuti come liberi cittadini, ma quelli catturati nelle scorrerie continuarono ad essere considerati schiavi, dal momento che costoro non avevano avuto il coraggio di conquistarsi la propria libertà. Dopo che la popolazione cresceva, furono fondati dei villaggi secondari. Si dice che la città di Palmares, al culmine del suo sviluppo, avesse una popolazione di 20.000 persone, con un retroterra che che forniva una forza combattente di circa 10.000 uomini. Poiché ciò rappresentava un pericolo crescente per gli stanziamenti dei bianchi, il portoghesi nel 1696 organizzare un esercito di circa 7.000 uomini per compiere una spedizione. Palmares fu fortificata con una palizzata, ma poiché mancava dell’artiglieria necessaria alla difesa fu alla fine conquistata. Molti di coloro che combattevano si suicidarono, e quelli che furono presi prigionieri, essendo considerati troppo pericolosi per essere di nuovo usati come schiavi, furono uccisi (10)”” (pag 118) [HERSKOVITS Melville J. Herskovits, ‘Asservimento e reazioni alla condizione di schiavo’ (in Melville J. Herskovits, ‘Il mito del passato negro’, Vallecchi, Firenze, 1974] [(10) Il racconto è tratto da Ramos, ‘The Negro in Brazil’, p. 42 ss. e da C.E. Chapman, ‘Palmares; The Negro Numantia’, in ‘Journal of Negro History’, 1918, 3, pp. 29-32. Vedi anche Ramos, ibid., p. 24 ss, e Johnston, ‘The Negro in the New World’, p. 95 s., per un lungo elenco di più recenti rivolte di schiavi in Brasile]”,”CONx-001-FFS” “HERTNER Peter”,”Storia dell’ Ansaldo. 3. Dai Bombrini ai Perrone, 1903 – 1914.”,”Gli anni 1903 – 1914 sono quelli in cui l’ Ansaldo conosce un notevole sviluppo, tanto da imporsi come una delle imprese protagoniste del “”decollo industriale”” italiano nell’ età giolittiana. E ciò sulla base di una struttura aziendale integrata e di una varietà di produzioni, dalla siderurgia alle costruzioni navali, dalla grossa meccanica agli armamenti. Su questo sfondo e nello scenario di una competizione sempre più intensa fra i maggiori gruppi d’ineresse, emergono le figure dei fratelli Perrone, titolari anche del principale quotidiano genovese, “”Il Secolo XIX””. Il loro raggio d’azione si estende dall’industria alla finanza, all’ editoria, con crescenti risvolti di natura politica.”,”E1-ANS-003″ “HERTNER Peter”,”Il capitale tedesco in Italia dall’Unità alla prima guerra mondiale. Banche miste e sviluppo economico italiano.”,”Peter Hertner insegna nel Dipartimento di Storia dell’Università Europea di Firenze. Ha pubblicato in Germania, nel 1973, un volume dedicato agli aspetti sociali ed economici di Strasburgo tra il 1650 e il 1714 e vari saggi sul capitale tedesco in Italia agli inizi del XX secolo. Tema centrale di questo volume è il flusso internazionale di capitali e di tecnologie dalla Germania guglielmina verso l’estero e in particolare verso l’Italia.”,”ITAE-027-FL” “HERVE’ Gustave ALMEREYDA Miguel BERTA Luigi BRICHETEAU Henri BRUCKERE André DELAISI Francis DELANNOY Aristide DESPLANQUES Charles DHUR Jacques DUCHMANN Henry FAURE Sébastien GRANDJOUAN Jules HARMEL Maurice JANVION Emile DE-MARMANDE René MERLE Eugene MERIC Victor MICHELS Robert POLDES Leo POUGET Emile PELLETIER Madeleine PERCEAU Louis SORGUE Antoinette STACKELBERG Frederic VIGNE’ D’OCTON Paul YVETOT Georges e altri”,”La Guerre Sociale. Un journal “”contre””. La période héroique: 1906-1911.”,”Il giornale era diretta da Gustave HERVE’ e miguel ALMEREYDA (il padre di Jean VIGO). Aveva collaboratori emeriti: Tra loro, la “”femminista integrale”” Madeleine PELLETIER, Eugène MERLE, che creerà Paris-Soir, il pubblicista libertario Sébastien FAURE, i sindacalisti Emile POUGET (‘le Père peinard’) e Georges YVETOT, le chansonnier Gaston COUTE’. Le Canard enchainé, di cui vari fondatori venivano da La Guerre sociale, gli dovrà molto. Questi testi mostrano il rovescio della Belle Epoque, la vita operaia e la condizione femminile. “”Un partito rivoluzionario è necessario, indispensabile. La CGT non può reggere. E’ troppo paralizzata nella sua marcia dai suoi elementi riformisti; essa aveva già contro il governo; essa veva i Basly, i Lajarrige e i Guérard; dopo che il Partito unificato ha preso posizione contro di essa a Nimes sulla questione delle pensioni operaie, essa ha contro lo stato maggiore riformista e parlamentare del Partito socialista. Minacciata sul so fianco destro da tutti i partiti parlamentari e governativi, essa ha bisogno di avere sul suo fianco sinistro, per sostenerla, un Partito rivoluzionario energico e battagliero.”” (pag 148, Gustave Hervé, 1910, Avanti per il partito rivoluzionario. Contro il parlamentarismo)”,”MFRx-257″ “HERVE’ Pierre”,”La rivoluzione e i feticci. Un comunista contro i comunisti.”,”””Il socialismo legge pauperizzazione assoluta. (…) Sorge quindi la domanda se la condizione della classe operaia possa migliorare in regime capitalistico o, più esattamente parlando, se può migliorare provvisoriamente: si sa che il provvisorio può durare.”” (pag 156) “”Secondo la legge di pauperizzazione assoluta della classe operaia, scoperta da Marx, il tasso del salario medio reale si abbassa in modo assoluto, e cioè si avvicina al minimo fisico (ciò che è necessario perché l’ operaio conservi la sua forza di lavoro e di riproduzione). Si dimentica spesso che questa legge generale si applica all’ insieme del sistema capitalistico nel quadro della sua evoluzione storica. Si tratta di una legge tendenziale, che si sprigiona da un movimento oscillatorio di alti e bassi.”” (pag 157) Questo libro è costato ad HERVE’ Pierre l’ espulsione dal PCF nel 1956. HERVE’ era stato redattore capo de l’ Humanité e direttore del settimanale Action.”,”PCFx-052″ “HERVE’ Gustavo”,”La patria di lor signori.”,”La parte finale del libretto mancante: ci sono solo le prime 64 pagine.”,”MFRx-341″ “HERVE’ Pierre”,”La Révolution et les Fétiches. Essai.”,”‘Pierre Hervé è un comunista, ex deputato de Finistère. Si richiama alla filosofia di Marx ed Engels, ma non parla a nome del PCF. Critica il feticismo, nato nel cuore stesso della rivoluzione, che a suo parere può comportare minacce alla cultura e alla stessa rivoluzione. Chiama i comunisti e i non comunisti francesi a riflettere sul contrasto tra lo spirito dei teorici rivoluzionari e il dogmatismo duro che sembra far rivivere di tempi dello scontro tra Lutero e la Chiesa.'”,”PCFx-118″ “HERWARTH Hans von; collaborazione di S. Frederick STARR”,”Fra Hitler e Stalin. Uno spaccato di storia contemporanea 1931 – 1945.”,”HERWARTH appartiene a una famiglia patrizia di Augusta di tradizioni militari. Ma la nonna materna era di origine ebraica. Con l’avvento del nazismo la sua carriera fu salvata per la determinazione del servizio diplomatico tedesco e mantenne l’ incarico all’ ambasciata tedesca di Mosca. Ma HERWARTH dopo la conferenza di Monaco si mise in contatto con le potenze occidentale e passò informazioni sui negoziati segreti nell’ imminenza del trattato tedesco-sovietico. Scoppiata la guerra si arruolò nell’ esercito tedesco operando sul fronte orientale mantenendo i contatti con il movimento militare di resistenza a Hitler. Tramite un cugino, il conte SCHULENBURG, fu coinvolto nel complotto del luglio 1944 e scampò per un soffio all’ arresto e all’ esecuzione.”,”GERN-053″ “HERWARTH Hans von; collaborazione di S. Frederick STARR”,”Fra Hitler e Stalin. Uno spaccato di storia contemporanea 1931 – 1945.”,”HERWARTH appartiene a una famiglia patrizia di Augusta di tradizioni militari. Ma la nonna materna era di origine ebraica. Con l’avvento del nazismo la sua carriera fu salvata per la determinazione del servizio diplomatico tedesco e mantenne l’ incarico all’ ambasciata tedesca di Mosca. Ma HERWARTH dopo la conferenza di Monaco si mise in contatto con le potenze occidentale e passò informazioni sui negoziati segreti nell’ imminenza del trattato tedesco-sovietico. Scoppiata la guerra si arruolò nell’ esercito tedesco operando sul fronte orientale mantenendo i contatti con il movimento militare di resistenza a Hitler. Tramite un cugino, il conte SCHULENBURG, fu coinvolto nel complotto del luglio 1944 e scampò per un soffio all’ arresto e all’ esecuzione.”,”RUST-006-FV” “HERWEG WESTPHAL Vera”,”Im Schatten von Staat und Markt: Idee und Praxis der Gemeinwirtschaft in Deutschland und Brasilien. Inaugural-Dissertation zur Erlangung des Doktorgrades der Philosophischen Fakultät der Westfälischen Wilhelms-Universität zu Münster (West.) (All’ ombra dello Stato e del mercato: idee e pratica dell’ economia sociale in Germania e Brasile)”,” (All’ombra dello Stato e del mercato : idee e pratica dell’ economia sociale in Germania e Brasile) Dans l’ombre de l’État et du marché : Idée et pratique de l’économie sociale en Allemagne et au Brésil. Inaugural-Dissertation visant l’obtention du degré de docteur de la faculté philosophique de l’Wilhelm-université de Westphalie à des cathédrales (ouest.) Genossenschaftswesens Coopérativisme NUOVA SCHEDA BRASILE”,”AMLx-071″ “HERZEN Aleksandr Ivanovic”,”Sviluppo delle idee rivoluzionarie in Russia.”,”Lo scopo di questo scritto era quello di far conoscere la Russia all’ Europa, di mostrarle che essa non era affatto una nazione di schiavi condotta a colpi di knut all’attacco dell’Europa liberale (in Polonia e Ungheria) ma una vittima che dietro la facciata imperiale covava una rivoluzione.”,”MRSx-002″ “HERZEN Alexandr I. a cura di Vittorio STRADA; scritti di M.A. BAKUNIN F.M. DOSTOEVSKIJ F. ENGELS N.A. HERZEN G.A. LOPATIN K. MARX S.G. NECAEV N.P. OGAREV P.N. TKACEV”,”A un vecchio compagno.”,”Seguito dagli scritti di M.A. BAKUNIN, F.M. DOSTOEVSKIJ, F. ENGELS, N.A. HERZEN, G.A. LOPATIN, K. MARX, S.G. NECAEV, N.P. OGAREV, P.N. TKACEV su ragione e rivoluzione.”,”MRSx-003″ “HERZEN Aleksàndr”,”Passato e pensieri.”,”Aleksàndr Herzen nato a Mosca il 25/03/1812, occupa un posto di rilievo nello sviluppo del movimento rivoluzionario della cultura della Russia ottocentesca. Passato e pensieri, la sua imponente opera autobiografica, non è soltanto il «journal» di un rivoluzionario e il ritratto di un tempo e delle personalità più rilevanti che lo vissero; è anche una compiuta opera letteraria, il romanzo di un’anima e delle grandi speranze che esaltarono, dalla Russia al resto d’Europa, gli uomini che volevano un mondo diverso e migliore.”,”RUSx-064-FL” “HERZEN Aleksàndr, a cura di Vittorio STRADA Vittorio”,”A un vecchio compagno.”,”Aleksàndr Herzen nato a Mosca il 25/03/1812, occupa un posto di rilievo nello sviluppo del movimento rivoluzionario della cultura della Russia ottocentesca. Passato e pensieri, la sua imponente opera autobiografica, non è soltanto il «journal» di un rivoluzionario e il ritratto di un tempo e delle personalità più rilevanti che lo vissero; è anche una compiuta opera letteraria, il romanzo di un’anima e delle grandi speranze che esaltarono, dalla Russia al resto d’Europa, gli uomini che volevano un mondo diverso e migliore. Muore a Parigi il 09/01/1870.”,”RUSx-075-FL” “HERZEN Aljeksandr”,”Il dottor Krupov – Il dovere innanzi tutto.”,”Il pensiero di Krupov si identifica quasi con quello di Herzen “”Lo Herzen riprende qui (‘Il Dottor Krupov’, (1847), ndr) un motivo già caro agli antichi Stoici: tutti gli uomini hanno un granellino di pazzia. Su esso quell’artista finissimo che fu Orazio introdusse variazioni genialissime nelle ‘Satire’ e anche nel primo dei ‘Carmi’; Cicerone stesso affrontò il problema, sul terreno filosofico, nei ‘Paradossi a Bruto’. L’artista russo muove da un punto di vista, affatto moderno, scientifico e medico. Un medico appunto è il protagonista di questo racconto, tra i personaggi creati dalla fantasia dello Herzen, certo il più bizzarro: Sjemjon Ivanovic Krupov, il quale, con tutta l’esperienza derivatagli dalla assidua e fervida pratica pluriennale di assistenza ai malati di mente, non ha trovato di meglio che rifugiarsi, al momento di tirar le somme, in un materialismo vecchio stampo. Né si potrebbe dire che la conclusione ch’egli trae, giudicando l’umanità intera come tarata dal comune morbo… della pazzia, e definendo la Storia «autobiografia di un folle», sia, in coscienza, delle più allettanti. Ancor più amara e paradossale, piuttosto che ridicola, è l’altra conclusione, per la quale, in un mondo governato dall’ingiustizia e dall’ipocrisia, i cosiddetti «pazzi» siano, a ben guardare, le persone più normali. All’opposto, agli occhi di tutti i cosiddetti «savi», il mite giovinetto Ljòvka passa per un mentecatto. Krupov non vuole e non può accettare ciò: egli ha ben veduto quanta spontaneità e (perché no?) quanto fascino siano racchiusi nei sentimenti del fanciullo Ljòvka, di quanta dedizione e di quanta abnegazione, soprattutto in fatto di amicizia, costui sia capace, e a quali toccanti gradi sappia giungere il suo amore, soavemente ingenuo e appassionato, per la natura. Proprio a questo il pensiero di Krupov si identifica quasi con quello di Herzen, benché questi, da vero artista qual è, non lo manifesti esplicitamente, ma ce lo faccia chiaramente intendere; laddove il vecchio dottore addita, nella disparità sociale delle genti, la scaturigine prima dal tarlo della pazzia, alla cui azione nessuno può sottrarsi. Nel pessimismo di Krupov si riflette, quindi, tutto il pessimismo dello scrittore, anche se questi non perviene agli scettici paradossi di quello. E proprio quest’ultimo fatto consente allo Herzen di spingersi più lontano del suo personaggio, in quanto conserva la sua ferma fiducia in un futuro migliore per tutti. (…) Nei cinque capitoli di ‘Il dovere innanzi tutto’ è trattato, una volta di più, il problema dell’impoverimento morale della nobiltà russa, ma non meno interessano lo scrittori i vari lati della vita della servitù feudale, oppressa e privata di ogni diritto”” (pag 12-15) [introduzione di Lucio dal Santo, in ‘A. Herzen, ‘Il dottor Krupov – Il dovere innanzi tutto’, Edizioni Paoline, Roma, 1966] “”Qualunque cosa tu possa fare, o sognare di fare, incominciala. L’audacia ha in sé genio, potere e magia. Incomincia adesso”” (J.W. Goethe) (dalla rete)”,”VARx-055-FGB” “HERZOG Jesus Silva”,”Breve historia de la revolucion mexicana. La etapa constitucionalista y la lucha de facciones.”,”Dichiarazione di principio Confederazione lavoratori della regione messicana (1916) (pag 241) “”Diversamente don Venustiano Carranza aveva una buona cultura, particolarmente storica, e appartenenza alla classe media agiata del suo Stato natale. Era un uomo calmo, sereno, energico e molto geloso della sua autorità di leader. A volte poteva dirsi che in certi casi era inflessibile e ostinato. Era un vecchio ostinato, solevano dire i colleghi di partito e gli amici.”” (pag 115)”,”AMLx-066″ “HERZOG Philippe”,”L’économie nouvelle à bras-le-corps. Economiser le capital pour libérerr les hommes.”,”Teoria marxista della crisi attuale (pag 200-) [cicli lunghi di Kondratiev, lavori di Schumpeter ecc. Philippe Herzog (1940) economista, polytechnicien, ex amministratore dell’INSEE, professore di scienze economiche all’Università di Parigi X (Nanterre). Membro dell’ufficio politico del PCF, responsabile della sezione economica del CC dal 1979.”,”FRAE-042″ “HERZOG Rudolph”,”Heil Hitler, il maiale è morto! Ridere sotto Hitler: satira e comicità nel Terzo Reich.”,”Rudolph Herzog, figlio del celebre Werner, è anche lui regista e produttore.”,”GERN-004-FC” “HESKETT John”,”Industrial Design.”,”HESKETT John, nato nel 1937, si è laureato alla LSE. E’ professore associato di storia del design all’ Illinois Institute of Technology di Chicago. La Bauhaus in Germania. La Scuola arti e mestieri fondata a Weimar nel 1919, sotto la direzione di Walter Gropius. “”Non basterebbe un libro per cercare di districare la trama di miot e realtà che circonda la Bauhaus, ma non si possono tuttavia sottacere due aspetti che la concernono: il primo è l’ impressione che il metodo di insegnamento praticato non si addicesse all’ industrial desing; il secondo, se la scuola deba essere considerata o meno come fonte principale dell’ industrial design moderno.”” (pag 101)”,”ECOI-166″ “HESLOP Richard”,”Xavier. The Famous British Agent’s Dramatic Account of his work in the French Resistance.”,”Durante la guerra furono consegnati dall’aria alla Francia oltre 10.000 tonnellate di armi, munizioni e equipaggiamenti. Durante il D-Day del 6 giugno 1944, 150 stazioni senza fili (wireless) clandestine erano in contatto con il SOE dalla Francia occupata e Belgio. Il settore di Xavier riceveva la sua quota e ne fece un uso molto efficace (pag 8, prefazione)”,”FRAV-002-FSD” “HESS Moses, a cura di Edmund SILBERNER”,”Briefwechsel.”,”Contiene una lettera di Moses HESS a MARX (17 gennaio 1845) (pag 105) e a ENGELS (maggio o giugno 1845), 5 lettere di HESS a MARX e 2 a MARX ed ENGELS scritte nel 1846, un messaggio di MARX a HESS (2 settembre 1847) (pag 172), varie lettere di HESS a Johann Philip BECKER e una di quest’ ultimo a HESS, uno scambio di lettere HESS-HERZEN, HESS-LASSALLE, HESS- Bernhard BECKER. Due lettere di Sibylle HESS a MARX (20 ottobre 1877, 11 dicembre 1881) e due lettere di MARX a Sibylle HESS (25 ottobre 1877 e 29 novembre 1877).”,”MGEx-161″ “HESS Walter”,”I problemi della pittura moderna. Documenti e testimonianze.”,”Fauvismo ed espressionismo. “”Alla mostra autunnale parigina del 1905, espose per la prima volta in comune un gruppo di pittori, che, in tale occasione, ricevettero da un critico la definizione, che voleva essere ingiuriosa, di ‘Fauves’ (bestie selvagge). Nello stesso anno, Kirchner, Hekkel e Schmidt-Rottluff fondarono a Dresda l’ associazione di artisti ‘Brücke’; era l’ inizio dell’ ‘espressionismo’ in Germania. I due gruppi si muovono fondamentalmente sulla stessa via, la cui origine è segnata da van Gogh e Gauguin. Tuttavia essi hanno la coscienza rivoluzionaria di cominciare in maniera del tutto nuova, e per la prima volta veramente senza rifarsi ad alcun precedente, dagli elementi primordiali della pittura.”” (pag 45)”,”VARx-218″ “HESS Vittorio a cura; saggi di A.M. BIRMAN D.A. ALLAKHVERDJAN I.O. AJZENBERG O.L. ROGOVA V. BELKIN V. IVANTER V.J. LION S.A. SCIALAEV S.A. SITARJAN A. SMIRNOV S.S. DZARASOV V. BABAK E. MITELMAN V.M. IVANCHENKO M.I. PANOVA”,”Finanza pubblica e moneta in U.R.S.S.”,”Vittorio Hess è nato a Torino nel 1947, laureandosi con F. Forte con una tesi sulla finanza sovietica.”,”RUSU-234″ “HESS Vittorio a cura; saggi di A.M. BIRMAN D.A. ALLAKHVERDJAN I.O. AJZENBERG O.L. ROGOVA V. BELKIN V. IVANTER V.J. LION S.A. SCIALAEV S.A. SITARJAN A. SMIRNOV S.S. DZARASOV V. BABAK E. MITELMAN V.M. IVANCHENKO M.I. PANOVA”,”Finanza pubblica e moneta in U.R.S.S.”,”Vittorio Hess è nato a Torino nel 1947, laureandosi con F. Forte con una tesi sulla finanza sovietica. “”(…) per una direzone che abbia successo è necessario oltre alla capacità di persuadere, oltre alla capacità di vincere (…) ‘organizzare praticamente’ la capacità» (Lenin) (citato in apertura saggio di A.M. Birman)”,”RUSU-001-FP” “HESS Rémi”,”Il valzer. Rivoluzione della coppia in Europa.”,”Di volta in volta storico, etnologo e sociologo Rémi Hess ricostruisce il percorso dei valzer dagli interdetti della Cihesa che videva una ispirazione demoniaca In ‘Nota sulle origini delle parole “”valse”” e “”walzer””. La parola valse compare in francese in un momento in cui non è ancora presente a corte. Il termine “”walzer”” compare in seguito in Germani solo nel 1754.”,”VARx-036-FSD” “HESSE Hermann”,”Siddharta.”,”HESSE Hermann scrittore tedesco (1877-1962) premio Nobel (1946); dopo i primi romanzi di tradizione romantica, l’ epos di Siddharta (1922) testimonia il suo incontro con la spiritualità orientale, determinato da un viaggio in India. Il contatto con la psicoanalisi lasciò tracce in alcuni romanzi (‘Demian’ 1919, il ‘Il lupo della steppa’, 1927). “”Dal verbo suchen (cercare) i Tedeschi fanno il participio presente, suchend, e lo usano sostantivato, der Suchende (colui che cerca), per designare queli uomini che non s’ accontentano della superficie delle cose, ma d’ogni aspetto della vita vogliono ragionando andare in fondo, e rendersi conto di se stessi, del mondo, dei rapporti che tra loro e il mondo intercorrono. (…) Suchende sono quasi tutti i personaggi di Hesse: gente inquieta e bisognosa di certezza (…)””. (pag 5) “”Tanta, insomma, la simpatia della cultura tedesca per il pensiero indiano, che si venne, come a tutti è noto, alla dottrina razziale della pretesa eredità esclusiva della razza tedesca dalla razza ariana. A proposito della quale dottrina il Prampolini osserva dopo le debite riserve: “”una valutazione obiettiva non può negare che i due popoli hanno comune una spiccata tendenza alla contemplazione, alla speculazione astratta, al panteismo e perciò al Weltschmerz, cioè a sentire il dolore cosmico””. Siddharta di Hesse può a buon diritto considerarsi come un felice concretamento artistico di queste affinità spirituali tra i due popoli, maturate attraverso una riflessione culturale e storica ormai più che secolare””. (pag 16)”,”VARx-101″ “HESSE Hermann, a cura di Volker MICHELS”,”Le stagioni della vita.”,”Sui giovani. Elasticità e capacità di adattamento ‘La gioventù vive un momento difficile, essa è piena di forze e si scontra da ogni parte con regole e convenzioni. (…) In sostanza il problema scottante è proprio questo: dobbiamo dare alla gioventù quanto più è possibile di tradizioni, sicurezze e norme oppure dobbiamo lasciarla il più possibile libera, educarla il più possibile all’elasticità e alla capacità di adattamento? Poiché il mondo in cui questa gioventù cresce non ha più un ordine morale e spirituale, aiutiamola in primo luogo a rimanere onesta e se necessario ad affondare decorosamente, ma togliamole l’occasione di prendere parte a questa società amorale, basata esclusivamente su rapporti di forza, e di avervi successo”” (pag 68) H. Hesse, Le stagioni della vita, Mondadori, 1988 Poesia: ‘Il vecchio e le sue mani’ (pag 162)”,”VARx-015-FER” “HESSE Hermann, a cura di Mario SPECCHIO”,”Vagabondaggio.”,”Dal brano ‘Alberi’ “”Quando un albero è stato segato tutt’intorno alla base e mostra al sole le nude ferite mortali, allora sui lembi lucenti del suo ceppo e del suo sepolcro si può leggere l’intera sua storia; negli anelli e nelle concrescenze si trova fedelmente annotata ogni lotta, ogni dolore, ogni malattia, ogni felicità e crescita, anni miseri e anni rigogliosi, attacchi respinti, superate tempeste. Ed ogni contadinello sa che il legno più nobile e più sodo ha gli anelli più esigui, che nell’alto dei monti ed in condizioni di persistente pericolo, crescono i tronchi più rigogliosi, i più resistenti ed esemplari”” (pag 63) Nelle difficoltà la pianta si fortifica”,”VARx-012-FFS” “HESSEL Stéphane”,”Indignatevi!”,”””C’è un quadro di Klee che s’intitola ‘Angelus Novus’. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo progresso, è questa tempesta.”” (Walter Benjamin, Angelus Novus, Einaudi, Torino, 1962)”,”FRAV-135″ “HETMAN François”,”Les secretes des géants américains.”,”HETMAN F. economista , specialista della crescita e della previsione economica. Consulente dell’OCDE.”,”ECOG-025″ “HETT Benjamin Carter”,”Morte della democrazia. L’ascesa di Hitler e il crollo della Repubblica di Weimar.”,”Benjamin Carter Hunt insegna Storia alla City University di New York. ‘Come poté un governo democratico permettere ad Adolf Hitler di conquistare la Germania? Affermare che Hitler fu regolarmente eletto è troppo semplice. Non avrebbe mai potuto ottenere il potere se i politici di punta non avessero risposto a un’ondata di insurrezioni populiste cercando di cooptarlo; una strategia che invece li schiacciò in un angolo, da quale l’unica via d’uscita fu quella di accoglere i nazisti in Parlamento. L’autore mette a nudo la catastrofica sicurezza dei politici conservatori, convinti che i nazisti li avrebbero senza dubbio sostenuti, non capendo invece che i loro sforzi li stavano in realtà consegnado nelle mani di Hitler, a cui affidarono di fatto gli strumenti per trasformare la Germania in una feroce dittatura. L’autore è uno studioso della Germania del XX secolo e mostra quanto fragile possa essere la democrazia …’ B.C. Carter ha già pubblicato: ‘Burning the Reichstag’. ‘Crossing Hitler’ e ‘Death in the Tiergarten’. Insegna Storia alla City University di New York e vive in questa città. “”Il 31 luglio (1932) i nazisti riportarono la loro più sbalorditiva vittoria elettorale fino a quel momento. Con il 37.3 per cento dei voti e 230 seggi nel Reichstag, erano ormai di gran lunga il primo partito tedesco. Secondi, con grande distacco, i socialdemocratici con il 21.5 per cento e 133 seggi. Questo risultato rimarrà il migliore ottenuto dai nazisti in elezioni veramente libere, nonché il prevedibile esito di una situazione economica in continuo peggioramento dal 1931, oltre che dalla crescente rabbia dell’elettorato (filtrata dalla struttura “”confessionale”” della politica tedesca) contro i poteri mondiali su cui la popolazione non aveva alcun controlo. Ancora una volta il massimo consenso veniva ai nazisti dalle regioni rurali protestanti come lo Schleswig-Holstein. La sera delle lezioni le Squadre d’assalto naziste scatenarono un’ondata di violenza che investì quasi tutto il Nord e l’Est el paese”” (pag 199)”,”GERG-105″ “HEUSER Beatrice”,”Reading Clausewitz.”,”HEUSER B. è professore di studi strategici e internazionali presso il Dipartimento di studi sulla guerra (War Studies) al King’s College di Londra. E’ stata consulente di ministri della difesa, della commissione europea e della Nato.”,”QMIx-188″ “HEUSS Theodor EICHLER Willi BESSON Waldemar MOMMSEN Hans JASPER Gotthard, saggi di”,”Friedrich Ebert 1871-1971.”,”Saggi di Theodor HEUSS Willi EICHLER Waldemar BESSON Hans MOMMSEN Gotthard JASPER”,”GERG-037″ “HEYE Uwe-Karsten”,”I Benjamin. Una famiglia tedesca.”,”Uwe-Karsten Heye (1940) giornalista, è stato autore di discorsi per Willy Brandt, portavoce del governo di Gerhard Schroeder e autori di testi per le reti Tv ARD e ZDF.”,”BIOx-014-FC” “HEYM Stefan”,”Radek. Roman.”,”HEYM Stefan (1913) scrittore pubblicista romanziere. Emigrato a New York con l’avvento di Hitler al potere. Con il maccartismo rientra in DDR. Stefan Heym pseudonimo di Helmut Flieg (Chemnitz, 10 aprile 1913 – Ein Bokek, 16 dicembre 2001) è stato uno scrittore tedescoamericano. Visse negli Stati Uniti (e fece parte dell’esercito americano in Europa) tra il 1935 e il 1952, prima di far ritorno in quella parte della Germania che all’epoca costituiva la Repubbica Democratica Tedesca (DDR, “”Germania Est””). Pubblicò diverse opere in inglese e in tedesco, sia in patria che all’estero, e nonostante la sua protratta critica della DDR restò un convinto socialista. Indice [nascondi] 1 Vita 1.1 Infanzia e giovinezza 1.2 Stati Uniti 1.3 Nella Germania Est 1.4 Dopo la riunificazione 2 Opere 2.1 Scritte in inglese 2.2 Scritte in tedesco 3 Bibliografia e link 4 Altri progetti Vita [modifica] Infanzia e giovinezza [modifica] Helmut Flieg, nato in una famiglia di commercianti ebrei a Chemnitz, fu un antifascista fin dalla più tenera età. Su istigazione dei nazisti della sua città venne espulso nel 1931 dal locale Gymnasium a causa di una poesia pacifista. Completò i suoi studi a Berlino, e iniziò a studiare giornalismo in quella città. Dopo l’incendio del Reichstag del 1933 fuggì in Cecoslovacchia, dove assunse il nome di Stefan Heym per evitare rappresaglie contro la sua famiglia, restata nel Reich nazista. Stati Uniti [modifica] Nel 1935 ricevette una borsa di studio da un’associazione studentesca ebraica, e si recò negli Stati Uniti per continuare i suoi studi universitari alla University of Chicago, che concluse nel 1936 con una dissertazione sul poeta tedesco Heinrich Heine. Tra 1937 e 1939 risiedette a New York lavorando come caporedattore del settimanale in lingua tedesca Deutsches Volksecho, politicamente vicino al Partito Comunista Americano. Dopo la cessazione della pubblicazione del giornale nel novembre del 1939, Heym lavorò come scrittore in inglese, e raggiunse il successo con il suo primo romanzo, Hostages (1942), che divenne un bestseller. Dal 1943 Heym, che ormai era cittadino americano, contribuì allo sforzo militare della Seconda guerra mondiale. In qualità di membro dei Ritchie Boys, un’unità di guerra psicologica sotto il comando del profugo Hans Habe, partecipò allo sbarco di Normandia nel 1944. Il suo lavoro consisteva nella scrittura di testi mirati a influenzare i soldati della Wehrmacht, che venivano disseminati tramite volantini, trasmissioni radiofoniche e altoparlanti. Queste esperienze formano lo sfondo del suo secondo romanzo The Crusaders, e furono la base di Reden an den Feind (Speeches to the Enemy), una raccolta dei suoi testi di propaganda. Dopo la guerra Heym diresse il giornale Ruhrzeitung a Essen, quindi divenne redattore della Neue Zeitung a Monaco, uno dei più importanti quotidiani pubblicati dalle forze di occupazione americane. A causa delle sue simpatie per l’Unione Sovietica Heym fu trasferito negli Stati Uniti alla fine del 1945 e congedato a causa del suo atteggiamento “”filocomunista””. Negli anni seguenti lavorò ancora una volta come scrittore. Nel 1952 rinunciò al suo grado nell’esercito degli Stati Uniti, alle sue decorazioni e alla cittadinanza americana in protesta contro la Guerra di Corea e il maccartismo e si trasferì prima a Praga, e l’anno dopo nella Germania Est. Nella Germania Est [modifica] Nella DDR Heym ricevette inizialmente un trattamento privilegiato in quanto profugo antifascista tornato in patria. Visse con sua moglie in una villa offertagli dallo stato a Berlin-Grünau. Dal 1953 al 1956 lavorò per il Berliner Zeitung, dopodiché si dedicò quasi esclusivamente alla letteratura. Nei primi anni della sua vita nella DDR Heym, convinto socialista, sostenne il regime della Germania Est con romanzi e altre opere decisamente socialiste. Questi libri, che Heym continuava a scrivere in inglese, venivano pubblicati da una casa editrice appositamente fondata per lui, la Seven Seas Publishers, e le traduzioni in tedesco venivano stampate con grandi tirature. Il contrasto con l’apparato statale della DDR si manifestò a partire dal 1956, perché, nonostante la destalinizzazione del governo, la pubblicazione del libro di Heym sulla rivolta degli operai del 17 giugno 1953, Five Days in June, venne proibita. La tensione s’inasprì ulteriormente dopo il 1965, quando Erich Honecker attaccò Heym durante una conferenza del Partito di Unità Socialista di Germania (SED). Nel 1969 Heym fu condannato per un’infrazione ai regolamenti che controllavano gli scambi culturali dopo la puhblicazione del suo romanzo Lassalle nella Germania Ovest. Ciononostante fu in grado di lasciare la DDR per compiere viaggi all’estero, come la sua visita di due mesi negli Stati Uniti nel 1978, e i suoi libri continuarono ad essere pubblicati, anche se con tirature esigue, nella DDR. Nel 1976 Heym fu tra gli intellettuali della DDR che firmarono la petizione di protesta contro l’esilio di Wolf Biermann. Da quel momento Heym poté pubblicare le sue opere solo in Occidente, e cominciò a scrivere in tedesco. Nel 1979 fu nuovamente accusato di aver violato i controlli sugli scambi culturali ed espulso dall’associazione degli scrittori della DDR. Heym espresse il suo sostegno alla riunificazione tedesca già nel 1982, e durante gli anni ottanta sostenne il movimento per i diritti civili nella DDR, e tenne dei discorsi durante le manifestazioni a Berlino Est nell’autunno del 1989. Dopo la riunificazione [modifica] Negli anni che seguono la riunificazione Heym criticò la discriminazione contro i tedeschi orientali che tentavano di integrarsi con la Repubblica Federale tedesca, e sostenne l’idea di un’alternativa socialista al capitalismo della Germania riunificata. Heym si presentò nelle elezioni del Bundestag del 1994 come indipendente nella lista aperta dell’allora Partito del Scoialismo Democratico, e venne eletto al Bundestag come rappresentante di Berlin-Mitte/Prenzlauer-Berg. In quanto deputato più anziano, tenne il discorso inaugurale del nuovo parlamento nel novembre del 1994, ma diede le sue dimissioni nell’ottobre del 1995 per protestare contro un programmato emendamento della costituzione che aumentava i rimborsi spese dei deputati. Nel 1997 fu tra i firmatari della “”Diachiarazione di Erfurt””, che chiedeva un’alleanza rosso-verde tra la SPD e i Verdi per formare un governo di minoranza sostenuto dal Partito del Scoialismo Democratico dopo le elezioni federali del 1998. Morì improvvisamente di infarto a Ein Bokek in Israele mentre partecipava a una conferenza su Heinrich Heine. Heym è stato insignito di dottorati onorari dall’Università di Berna (1990) e dalla University of Cambridge (1991), e della cittadinanza onoraria di Chemnitz, la sua città di nascita (2001). Ha anche ricevuto il Jerusalem Prize (1993) per la letteratura “”per la libertà dell’individuo nella società””, e la medaglia della pace da parte dell’IPPNW. In precedenza aveva vinto lo Heinrich-Mann-Prize (1953), e il Premio Nazionale della DDR di 2ª classe (1959). Venne sepolto nel cimitero di Berlino-Weißensee. Opere [modifica] Scritte in inglese [modifica] Nazis in U.S.A., New York 1938 Hostages, New York 1942 Of Smiling Peace, Boston 1944 I crociati in Europa (The Crusaders), Boston 1948 The Eyes of Reason, Boston 1951 La città è nostra (Goldsborough, Leipzig 1953) The Cannibals and Other Stories, Berlin 1958 The Cosmic Age, New Delhi 1959 Shadows and Lights, London 1963 The Lenz Papers, London 1964 – tratta della fallita rivoluzione tedesca del 1848 The Architects, Northwestern 2005, ISBN 0-8101-2044-5 (pubblicato in tedesco come Die Architekten, Munich 2000) Uncertain Friend, London 1969 The King David Report, New York 1973 The Queen against Defoe, London 1975 5 giorni in giugno (Five Days in June), London 1977 – Riguarda le rivolte del 1953 nella DDR Scritte in tedesco [modifica] Il tradimento del compagno Collin (Collin) (1979) Ahasver (1981), pubblicato in inglese come The Wandering Jew (1984) Schwarzenberg (1984) – sulla Libera Repubblica di Schwarzenberg Costruito sulla sabbia: sette storie dal recente passato (Auf Sand gebaut: Sieben Geschichten aus der unmittelbaren Vergangenheit) (1992) Bibliografia e link [modifica] Meg Tait: Taking sides, Oxford 2001 Peter Hutchinson (ed.): Stefan Heym: socialist – dissenter – Jew, Oxford 2003 Regina U. Hahn: The democratic dream, Oxford 2003 Stefan Heym, Five Days in June book essay by Elizabeth Clark Altri progetti [modifica] Commons contiene file multimediali su Stefan Heym”,”RIRB-112″ “HEYWOOD Anthony”,”Modernising Lenin’s Russia. Economic Reconstruction, Foreign Trade and the Railways.”,”Anthony HEYWOOD è Lecturer presso il Dipartimento di Studi Europei all’ Università di Bradford. “”Ma c’era ancora una considerevole mutua sfiducia tra Krasin e il professore. Dal giorno in cui Krasin firmò le due direttive, Lomonosov trovò ulteriore incitamento ai suoi dubbi. Incontrando un vecchio amico d’ anteguerra, Ludwig Bamberger, che era ora un agente della famosa compagnia tedesca Friedrich Krupp AG, Lomonosov apprese che il 24 giugno Krupp aveva ufficialmente offerto di costruire 1.000 German-type 2-10-0S (locomotive) per la Russia e che Krasin aveva raccomandato questa proposta al Politburo solo per vedersela rifiutare. Convinto che Krasin gli aveva tenuto segreto questa offerta, ed avendo ottenuto una copia del documento da Bamberger, Lomonosov affrontò Krasin il 21 luglio. Nel suo imbarazzo Krasin acconsentì ad inviare un telegramma speciale a Cicerin, Trotsky e Lezhava (recentemente nominato deputato rappresentante commissario per il commercio estero) per assicurare che si sarebbe dovuto evitare ogni “”mancanza di coordinamento”” per l’ avvenire…”” (pag 109)”,”RIRO-266″ “HIBBERT Christopher”,”Ascesa e caduta di Casa Medici.”,”Nato nel 1924 C. Hebbert è considerato uno specialista nel genere della biografia. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Londra: biografia di una città’.”,”ITAG-111″ “HICKS Granville, collaborazione di John STUART”,”John Reed. The Making of a Revolutionary.”,”””When Upton Sinclair called him “”the playboy of the social revolution””, Reed was hurt. That he had been a playboy he was not inclined to deny, but he was not playing with revolution. He made little pretense to leadership, and was satisfied to do whatever work was assigned to him. The fact that he had been through the Russian revolution and had written of it so well in ‘Ten Days That Shook the World’ made him enormously useful to the left wing, and he took his responsibilities as public spokesman with great seriousness. But he was unwilling to be merely a front; he did his share of the drudgery. Significantly, his greater interest was in the actual technique of working-class control. In an article in the ‘Revolutionary Age’ hi pointed out that, despite the high efficiency of the American worker, control would be difficult because of the specialization of labor.”” (pag 346) Biografia (wikip) John Reed John Reed (Portland, 22 ottobre 1887 – Mosca, 17 ottobre 1920) è stato un giornalista e militante comunista statunitense. È conosciuto in particolare per la sua narrazione dei giorni della Rivoluzione bolscevica, nel libro I dieci giorni che sconvolsero il mondo. John Reed. Nasce da una famiglia benestante e socialmente affermata a Portland, nell’Oregon. Compie i suoi studi ad Harvard, dove inizia a scrivere racconti e poesie e si laurea nel 1910. Dopo la laurea John Reed viaggia per alcuni mesi in Europa, visitando Inghilterra, Francia e Spagna. Al suo ritorno in America si stabilisce a New York, dove inizia collaborare a vari giornali (American Magazine, The Masses, Metropolitan Magazine) e pubblica la sua prima raccolta di poesie (Sangar, 1913). In quegli anni entra in contatto con gli “”Industrial Workers of the World””, un’organizzazione operaia internazionalista (fondata a Chicago nel 1905) ed è partecipe testimone delle lotte dei lavoratori nella metropoli americana. Reed si accosta alla lotta dei lavoratori durante lo sciopero dei setifici di Paterson, nel New Jersey, nel 1913. I leader degli IWW che dirigono lo sciopero hanno tentato il coinvolgimento degli intellettuali radicali di New York. Reed è arrestato mentre assiste allo sciopero e trascorre quattro giorni in carcere (in quei giorni vengono arrestati più di 2300 operai). Nel 1914 viaggia in Messico come corrispondente del Metropolitan: per quattro mesi segue l’esercito di Pancho Villa. Il volume Il Messico insorge (Insurgent Mexico, 1914) è un’appassionata testimonianza della rivoluzione messicana. Nell’aprile del 1914, di ritorno dal Messico, egli è in Colorado per seguire gli scioperi dei minatori, sfociati in una serie di violenti conflitti con a tratti le proporzioni di una vera e propria guerra civile. Reed giunge in Colorado subito dopo il massacro di Ludlow (20 aprile), in cui la polizia privata dei proprietari delle miniere (la Rockefeller’s Colorado Fuel and Iron Company) era giunta a mitragliare e a incendiare le tende degli scioperanti, uccidendo uomini, donne e bambini. Di questa strage Reed scrive in un suo famoso articolo per il Metropolitan, La guerra del Colorado. Subito dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, egli parte per l’Europa come corrispondente dei giornali Metropolitan Magazine e The Masses, scrivendo reportage dai fronti di guerra in Germania, Russia, Serbia, Romania e Bulgaria. Alcuni dei suoi articoli vengono però censurati, in quanto considerati “”disfattisti””. Nel settembre del 1914 cosi’ conclude l’articolo The traders’ war (apparso su The Masses):””Noi Socialisti dobbiamo sperare – possiamo perfino attenderci – che da questo orrore di spargimento di sangue e terribile distruzione scaturiranno cambiamenti sociali di grande portata, ed un enorme passo in avanti verso un traguardo di pace fra gli uomini. Ma non dobbiamo farci ingannare da questa chiacchiera editoriale sul Liberalismo che avanza nella Guerra Santa contro la Tirannia. Questa non è la nostra guerra.”” Costretto a ritornare negli Stati Uniti per motivi di salute, dall’aprile all’ottobre del 1915 è nuovamente in Europa, insieme al disegnatore canadese Boardman Robinson. Il viaggio inizia a Salonicco: attraversano quindi la Serbia devastata dalle epidemie, la Romania, la Polonia, giungendo fino a Pietrogrado e Mosca. I resoconti di questo secondo viaggio nell’Europa in guerra compaiono nel libro La guerra nell’Europa Orientale – 1915 (pubblicato nel 1916). Tornato in patria, Reed è oramai uno dei più apprezzati e meglio pagati reporter. Scrive articoli e tiene conferenze contro la guerra ed il coinvolgimento degli Stati Uniti. Le sue prese di posizione gli costano l’isolamento degli intellettuali liberali presi oramai dal fervore nazionalistico. All’inizio del 1917, Reed sposa la giornalista Louise Bryant. Nell’autunno parte con la moglie per Pietrogrado, spinto dall’ansia di osservare da vicino quegli eventi rivoluzionari che avevano portato alla caduta dello zarismo ed alla nascita dei consigli operai (i Soviet). Nell’ottobre egli è quindi testimone della rivoluzione bolscevica. Il suo libro I dieci giorni che sconvolsero il mondo (1917) è una delle più diffuse e affascinanti cronache della Rivoluzione. Lenin stesso raccomandò la sua lettura “”senza riserve agli operai di tutto il mondo””. Nel 1918 rientra negli USA, dove partecipa alla fondazione del Communist Labor Party, dichiarato immediatamente illegale dallo stato americano. Lavora per il giornale di sinistra The Liberator. L’anno successivo ritorna a Mosca, e partecipa al secondo Congresso dell’Internazionale Comunista e al Congresso dei popoli orientali a Baku. Al ritorno di quel viaggo muore di tifo [1] a Mosca, il 17 ottobre 1920, all’età di 33 anni. Viene sepolto con tutti gli onori sotto le mura del Cremlino. Il giornalista Fu definito da Trockij “”un uomo che sapeva vedere ed ascoltare””. Opere [modifica] Sangar, Riverside, Conn., 1913 The Day in Bohemia, or Life Among the Artists, New York, 1913 Insurgent Mexico, New York, 1914 The War in Eastern Europe, Charles Scribner’s Sons, New York 1916 Tamburlaine, Bursch, Riverside, Conn., 1917 Ten Days That Shook the World, Boni and Liverlight, New York, 1919 Daughter of the Revolution, Vanguard Press, New York 1927 Almost Thirty: Autobiograohy, in New Republic, 15 e 24 aprile 1936 The education of John Reed. Selected Writings,International, New Yorl, 1955 An Anthology of John Reed, Progress, Moscow, 1966 The Complete Poetry of John Reed, Pine Hill, Vermont, 1973 John Reed for The Masses, McFarland, Jefferson, N.C., 1987 John Reed and the Russian Revolution: uncollected articles, letters and speeches on Russia, 1917-1920, St. Martin Press, New York 1992 The Collected works of John Reed,Modern Library, New York 1995 In italiano Il Messico insorge, Einaudi, 1979 I dieci giorni che sconvolsero il mondo, Rizzoli, 1980 La guerra nell’Europa orientale – 1915, edizioni Pantarei, Milano, 1997 Curiosità [modifica] Il film del 1981 Reds con Warren Beatty, Diane Keaton e Jack Nicholson, è basato sulla sua vita; vinse tre Premi Oscar ed ottenne altre nove candidature. Note [modifica] ^ Eric Homberger, John Reed, Manchester 1990 Collegamenti esterni modifica Marxist Writers Archive – Scritti di John Reed Industrial Workers of the World Scritti di John Reed in Italiano Estratto da “”http://it.wikipedia.org/wiki/John_Reed””&#8221;,”MUSx-239″ “HICKS Granville, collaborazione di John STUART”,”John Reed. The Making of a Revolutionary.”,”MUSx-239″,”MUSx-001-FL” “HICKS John Richard”,”Introduzione alla economica. La struttura sociale.”,”Fondo F. Palumberi Contiene il capitolo: IV. La popolazione e la sua storia. Le due fasi della storia moderna della popolazione. Tassi di natalità e tassi di moertalità. La diminuzione del tasso di natalità. Il futuro della popolazione Tendenze della popolazione (pag 49-50) “”La prima cosa che colpisce chi guardi questa nuova tabella () è il tasso estremamente rapido con il quale la popolazione di quasi tutti i paesi si venne espandendo durante il periodo 1800-50. Persino i francesi che hanno quasi sempre avuto un tasso d’incremento piuttosto lento, durante questo mezzo secolo aumentarono più rapidamente del solito. L’Irlanda che ancora una volta rappresenta l’eccezione, qui lo è meno di quanto sembri: infatti la popolazione irlandese fino al 1840 continuò ad aumentare al tasso del 9 per mille, ma tra il 1840 e il 1850 incominciò a diminuire per effetto della carestia delle patate. L’impressione generale che si ricava dalla tabella nel suo complesso è che la storia della popolazione nel corso degli ultimi due secoli ha attraversato due fasi distinte, durante la prima delle quali vi fu una grande accelerazione del tasso d’incremento della popolazione, mentre durante la seconda esso fu sottoposto a un freno più o meno violento. Queste sono in effetti le due fasi che dobbiamo spiegare. Le variazioni della popolazione avvengono in due modi; mediante aumenti o diminuzioni naturali (eccedenza delle nascite sulle morti o viceversa), e mediante migrazioni. Le cifre delle nostre tabelle sono influenzate dalle migrazioni in misura notevole, ma non abbastanza da disturbare l’andamento generale. La popolazione degli Stati Uniti è aumentata molto per l’immigrazione; ma la grande massa degli immigrati del secolo XIX si ebbe dopo il 1850, di modo che lo straordinario tasso di incremento della popolazione americana nella prima parte del secolo XIX (31 per mille all’anno) fu quasi completamente un aumento naturale. L’effetto dell’immigrazione fu di impedire che l’incremento rallentasse così rapidamente come avrebbe fatto senza di essa. Il declino della popolazione irlandese dopo il 1840 fu conseguenza dell’emigrazione in gran parte, ma non completamente. La differenza più significativa nelle nostre cifre quando si tiene conto delle migrazioni si riscontra nel caso dell’Italia. L’emigrazione in Italia fu particolarmente forte durante il periodo 1880-1910; il tasso di incremento della popolazione italiana che risulta dalle due ultime colonne della nostra tabella () è perciò inferiore all’incremento naturale. Se si avessero le cifre della popolazione italiana, ‘residente sia in Italia che fuori’, i tassi d’incremento dei successivi periodi sarebbero più prossimi a 2, 7, 8, 11, anziché a 2, 7, 6, 8 come risulta dalla nostra tabella. Il tasso d’incremento naturale per l’Italia ha continuato ad aumentare fino al secolo XX inoltrato; solo in anni molto recenti hanno cominciato ad apparire segni secondo i quali anche l’Italia starebbe passando nella seconda fase”” [() Tassi medi dell’incremento annuo della popolazione (per mille): (1650-1800) Gran Bretagna 3, Francia 3, Germania 2, Italia 2, Stati Uniti d’America …, Irlanda 9; (1800-1850) Gran Bretagna 14, Francia 5, Germania 11, Italia 7, Stati Uniti d’America 31, Irlanda 5; (1850-1900) Gran Bretagna 11, Francia 3, Germania 9, Italia 6, Stati Uniti 24, Irlanda – 16; (1900-1950) Gran Bretagna 6, Francia 0, Germania 5, Italia 8, Stati Uniti 15, Irlanda -1] (pag 49-50-51)”,”ECOT-348″ “HICKS John R.”,”Capitale e sviluppo.”,”Nato a Warwick nel 1904, Sir John Hicks ha compiuto i propri studi universitari e le prime ricerche economiche a Oxford, al Balliol College. Dal 1926 ha insegnato nelle maggiori università inglesi (LSE, Cambridge, Manchester) per poi ritornare ad Oxford a partire dal 1946 (si era nel frattempo sposato con Ursula Kathleen Webb). Si è occupato in particolare di ‘teoria dei salari’ (‘The Theory of Wages’, 1932), della teoria del valore e dello sviluppo.”,”ECOT-349″ “HICKS J.R.”,”Value and Capital. An Inquiry into some Fundamental Principles of Economic Theory.”,”J.R. Hicks Fellow of Nuffield College Oxford.”,”ECOT-197-FL” “HICKS John Richard”,”Valore e capitale.”,”‘Sir John Richard Hicks (1904-1989) è stato un economista inglese di grande rilievo nel XX secolo. Nato a Warwick, studiò inizialmente matematica all’Università di Oxford, per poi dedicarsi all’economia e alla filosofia. Hicks ha insegnato alla London School of Economics, all’Università di Cambridge e all’Università di Manchester, prima di tornare a Oxford, dove ha trascorso gran parte della sua carriera. Nel 1972 ha ricevuto il Premio Nobel per l’Economia insieme a Kenneth Arrow, per i loro contributi alla teoria dell’equilibrio generale e all’economia del benessere 2. Tra le sue opere più influenti vi sono Value and Capital (1939), che ha contribuito allo sviluppo della teoria del valore e dell’equilibrio generale, e il modello IS-LM (1937), che ha sintetizzato il pensiero keynesiano in macroeconomia. Hicks ha avuto un impatto significativo sulla teoria economica, influenzando sia la microeconomia che la macroeconomia 1′”,”ECOT-405″ “HIGGINBOTHAM Don”,”The War of American Independence. Military Attitudes, Policies, and Practice, 1763-1789.”,”HIGGINBOTHAM Don: É stato uno Storico americano e professore di Storia presso l’Università della Carolina del Nord a Chapel Hill. Il testo rappresenta uno studio degli aspetti militari della Rivoluzione americana. La prima edizione è del 1971. «Questo libro è il tentativo di descrivere la storia militare del popolo americano durante la Rivoluzione americana del 1763-1789. (…) Ampliando le date del periodo tradizionale della Guerra d’Indipendenza (1775-1783), ho cercato, inoltre, di esaminare le cause e le conseguenze della Rivoluzione in relazione alle questioni militari. Ho cercato di tenere presente l’idea che gli eserciti non sono altro che proiezioni delle società da cui provengono, così come l’idea che l’interazione tra guerra e società produce effetti significativi sulle istituzioni sia civili che militari di un paese. Sebbene non abbia tralasciato il lato britannico delle vicende e gli aspetti internazionali della lotta per l’indipendenza, questo è un libro che si concentra sulla storia americana. Gli Stati Uniti sono nati in guerra piuttosto che in pace, un fattore che ha influito profondamente sulla nostra storia successiva. (…)» (pag IX. Trad. d. r.) «Quando iniziò la Guerra d’Indipendenza, non esisteva l’esercito americano. Durante le prime ostilità solo le Milizie coloniali, soprattutto quella del Massachusetts, occuparono il campo contro i regolari britannici. Almeno due cose risaltano nello sforzo militare americano di quei primi giorni di una guerra destinata a durare otto lunghi anni, il doppio di qualsiasi guerra americana successiva fino al Vietnam. In primo luogo, la Gran Bretagna si trovò di fronte ad una campagna in fermento, con migliaia di cittadini infuriati ed armati che inaugurarono non solo una rivoluzione politica ma anche una rivoluzione militare. Qui il sistema militare del XVIII secolo, con i suoi piccoli eserciti altamente addestrati comandati da ufficiali delle classi superiori, dovette affrontare una sfida inedita, che si sarebbe ripetuta nelle guerre della Rivoluzione francese e dell’era napoleonica. In secondo luogo, gli “”agricoltori in guerra”” si comportarono sorprendentemente bene contro l’esercito professionale di Giorgio III nei primi scontri a Concord e a Bunker Hill. Si assiste all’anomalia di persone che combattono per la propria libertà (…); mostrarono determinazione nell’imbottigliare le Giubbe rosse a Boston e nella conquista della postazione britannica a Ticonderoga.» (pag 57. Trad. d. r.)”,”USAG-001-FSL” “HIGONNET René”,”Marx et la spéculation bancaire.”,” Il carattere fittizio dei depositi bancari. “”Marx s’attache à démontrer le caractère fictif de la plupart des dépôts et réserves bancaires. Le déposant peut croire que sa banque détient effectivement les fonds qu’il lui a confiés; il n’est rien, elle les a engagés dans des prêts ou des investissements, ou encore les a envoyés à Londres où ils sont employés à financier le commerce et la spéculation des capitalistes. Si le déposant s’en rend compte, il peut croire que sa banque a de fortes réserves, mais ce n’est pas le cas non plus, car le banques n’ont en général qu’une faible encaisse destinée à faire face aux paiements courants; leurs réserves sont elles- mêmes des dépôts auprès des établissements d’escompte et surtout auprès de la Banque d’Angleterre. Marx pose alors la question: à ce dernier stade, va-t-on trouver quelque chose de solide, la Banque d’Angleterre a-t-elle au moins tous ces dépôts qui lui ont été confiés, ou les a-t-elle engagés et immobilisés? La réponse est que, là aussi, les dépôts ont un caractère fictif. La fiction règne à tous les échelons du système bancaire. Engels, agissant dans son rôle d’éditeur d’un texte inachevé, a ajouté une insertion afin de démontrer, chiffres en main, combien cela est vrai, et plus vrai encore nel 1892 qu’à l’époque où écrivait Marx. Il reproduit un tableau des dettes des 15 plus grandes banques de Londres envers le public (dépôts, billets, etc.) comparées avec les encaisses respectives de ces banques, pour novembre 1892″” [R. Higonnet, Marx et la spéculation bancaire, 1959] (pag 28)”,”MADS-619″ “HIKMET Nazim”,”Poesie.”,”Due versi: …. ‘Perché la morte sia giusta bisogna che la vita sia giusta’ …. (1946) Alla Vita La vita non è uno scherzo. Prendila sul serio come fa lo scoiattolo, ad esempio, senza aspettarti nulla dal di fuori o nell’al di là. Non avrai altro da fare che vivere. La vita non é uno scherzo. Prendila sul serio ma sul serio a tal punto che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate, o dentro un laboratorio col camice bianco e grandi occhiali, tu muoia affinché vivano gli uomini gli uomini di cui non conoscerai la faccia, e morrai sapendo che nulla è più bello, più vero della vita. Prendila sul serio ma sul serio a tal punto che a settant’anni, ad esempio, pianterai degli ulivi non perché restino ai tuoi figli ma perché non crederai alla morte pur temendola, e la vita peserà di più sulla bilancia. (f. aforisticamente) ‘Nazim Hikmet, nato a Salonicco il 20 novembre 1901 e deceduto a Mosca il 3 giugno 1963, è considerato il più importante poeta turco del Novecento. La sua opera è ricca di impegno sociale e profondo sentimento poetico. Tra le sue opere più celebri, spicca la raccolta ‘Poesie d’amore’, che contiene versi scritti dal 1933 fino alla sua morte. Queste poesie sono state tradotte in italiano da Joyce Lussu, partigiana, politica, scrittrice e poetessa, con la quale Hikmet ebbe anche una corrispondenza epistolare. Ecco alcune delle più belle poesie d’amore di Nazim Hikmet: Il più bello dei mari: “Il più bello dei mari è quello che non navigammo. Il più bello dei nostri figli non è ancora cresciuto. I più belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti. E quello che vorrei dirti di più bello non te l’ho ancora detto.” Ti amo: “Ti amo come se mangiassi il pane spruzzandolo di sale, come se alzandomi la notte bruciante di febbre bevessi l’acqua con le labbra sul rubinetto. Ti amo come guardo il pesante sacco della posta, non so che cosa contenga e da chi, pieno di gioia, pieno di sospetto, agitato. Ti amo come se sorvolassi il mare per la prima volta in aereo, ti amo come qualche cosa che si muove in me quando il crepuscolo scende su Istanbul poco a poco, ti amo come se dicessi: Dio sia lodato, son vivo.” Amo in te: “Amo in te l’avventura della nave che va verso il polo, amo in te l’audacia dei giocatori delle grandi scoperte, amo in te le cose lontane, amo in te l’impossibile. Entro nei tuoi occhi come in un bosco pieno di sole e sudato, affamato, infuriato, ho la passione del cacciatore per mordere nella tua carne. Amo in te l’impossibile, ma non la disperazione.” Sei la mia ebbrezza: “Sei la mia ebbrezza, la mia ebbrezza non è passata, non posso farmela passare, non voglio farmela passare. La mia testa pesante, le mie ginocchia scorticate, i miei stracci inzaccherati, vado verso la luce che brilla e che si spegne, titubando, cadendo, rialzandomi.” Arrivederci fratello mare: “Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti, arrivederci fratello mare. Mi porto un po’ della tua ghiaia, un po’ del tuo sale azzurro, un po’ della tua infinità e un pochino della tua luce e della tua infelicità. Ci hai saputo dir molte cose sul tuo destino, mare, eccoci con un po’ più di speranza, eccoci con un po’ più di saggezza, e ce ne andiamo come siamo venuti, arrivederci fratello mare.” Anima mia: “”Anima mia, chiudi gli occhi piano piano e come s’affonda nell’acqua immergiti nel sonno, nuda e vestita di bianco, il più bello dei sogni ti accoglierà. Anima mia, chiudi gli occhi piano piano, abbandonati come nell’arco delle mie braccia, nel tuo sonno non dimenticarmi. Chiudi gli occhi pian piano, i tuoi occhi marroni dove brucia una fiamma… (f. copil.)”,”VARx-008-FAP” “HILBERG Raul, a cura di Frediano SESSI”,”La distruzione degli Ebrei d’ Europa. Volume primo.”,”Raul HILBERG (Vienna 1926) nel 1939 emigrò negli Stati Uniti con la famiglia per sfuggire alle leggi razziali. Nel 1944 tornò in Europa volontario dell’ esercito americano e proprio a contatto con l’ orrore provocato dal nazismo nacque la sua vocazione. Questa è la sua opera maggiore che lo ha reso famoso nel mondo. Tra le altre pubblicazioni: ‘Carnefici, vittime e spettatori’ (Mondadori, 1994). Fino al 1991 è stato professore di scienze politiche presso l’ Università del Vermont. “”I dirigenti polacchi (per non dire la popolazione) ignoravano che i Tedeschi accarezzavano l’ idea di sbarazzarsi anche di loro. Per esempio, nessuno sapeva che il 1° maggio 1942, il Gauleiter Greiser aveva proposto a Himmler il “”trattamento speciale”” di circa 35 mila tubercolotici schedati nel suo Gau, come misura sanitaria destinata a proteggere i Tedeschi etnici nei territori incorporati. L’ inquietudine era, dunque, un fatto reale, e non solo nella cerchia dei clandestini informati, ma in ogni settore di lavoratori polacchi delle città. La loro paura trovò espressione nell’ ottobre del 1942″” (pag 532)”,”EBRx-022″ “HILBERG Raul, a cura di Frediano SESSI”,”La distruzione degli Ebrei d’ Europa. Volume secondo.”,”””Nonostante gli sforzi, l’ annientamento degli Ebrei divenne un segreto noto a tutti. Dall’ ottobre del 1941, un’ impresa viennese dichiarò, a proposito della deportazione, che causava “”una morte più o meno rapida e sicura””. Nel 1942, una società berlinese rifiutò di versare al Ministero delle Finanze le pensioni degli impiegati ebrei che erano stati “”espulsi””. Questi versamenti non costituivano un diritto sui beni ebraici che il Reich poteva rivendicare a suo uso; erano versamenti destinati ad aiutare dei beneficiari precisi e, in un caso in sospeso, nulla indicava che il destinatario fosse “”ancora vivo””””. (pag 1093)”,”EBRx-023″ “HILBERG Raul”,”Carnefici, vittime, spettatori. La persecuzione degli ebrei, 1933-1945.”,”Raul Hilberg è nato a Vienna nel 1926. A tredici nni emigrò con i genitori negli Stati Uniti per sfuggire alle leggi razziali. Docente di Scienze politiche alla University of Vermont fino al 1991, fu uno dei primi studiosi a occuparsi dei documenti sul nazismo portati negli USA dopo la fine della seconda guerra mondiale.”,”QMIS-026-FL” “HILBERT David, a cura di V. Michele ABRUSCI”,”Ricerche sui fondamenti della matematica.”,”David Hilbert (1862-1943) è stato non solo uno dei più grandi matematici dell’ultimo secolo ma anche l’iniziatore di un vasto programma di autofondazione della matematica….”,”SCIx-007-FRR” “HILBERT David”,”Fondamenti della geometria. Con i supplementi di Paul Bernays.”,”David Hilbert (1862-1943) è stato non solo uno dei più grandi matematici dell’ultimo secolo ma anche l’iniziatore di un vasto programma di autofondazione della matematica….”,”SCIx-008-FRR” “HILDEBRAND Klaus”,”Il Terzo Reich.”,”HILDEBRAND (Bielefeld, 1941), già docente nell’ Univ di Mannheim e Münster, insegna attualmente Storia moderna all’Univ di Bonn. Oltre ad articoli su riviste specializzate (tra l’altro in Italia ‘Storia contemporanea’) e ai contributi in opere collettive, ha scritto: -Vom Reich zum Weltreich. Hitler NSDAP und koloniale Frage 1919-1945, (1969) -Bethmann Hollweg- Der Kanzler ohne Eigenschaften, (1970) -Deutsche Aussenpolitik, 1933-1945, (1971) Il libro ‘Il Terzo Reich’, nuova edizione aggiornata e ampliata, è una ricostruzione completa della storia del nazismo. Il volume è diviso in tre parti: la storia, il dibattito storiografico (parte seconda: problemi fondamentali e tendenze della ricerca), la bibliografia.”,”GERN-045″ “HILDEBRAND Klaus”,”Il Terzo Reich.”,”Klaus Hildebrand (Bielefeld, 1941), già docente nell’Università di Mannheim e Münster, insegna, attualmente (1997), Storia moderna all’Università di Bonn. Oltre ad articoli su riviste specializzate (tra l’altro in Italia ‘Storia contemporanea’) e ai contributi in opere collettive, ha scritto: -Vom Reich zum Weltreich. Hitler NSDAP und koloniale Frage 1919-1945, (1969) -Bethmann Hollweg- Der Kanzler ohne Eigenschaften, (1970) -Deutsche Aussenpolitik, 1933-1945, (1971) Il libro ‘Il Terzo Reich’, nuova edizione aggiornata e ampliata, è una ricostruzione completa della storia del nazismo. Il volume è diviso in tre parti: la storia, il dibattito storiografico (parte seconda: problemi fondamentali e tendenze della ricerca), la bibliografia. ‘(…) Hans Mommsen ha stigmatizzato l’iperrazionalizzazione diffusa nei giudizi sul Terzo Reich. Analogamente a quanto aveva già stabilito Martin Broszat nella sua trattazione pionieristica sulla costituzione interna dello Stato hitleriano, egli sottolinea l’esistenza di «un’anarchia istituzionale senza precedenti, ed una crescente derealizzazione del processo decisionale a tutti i livelli del sistema, tenuto insieme esteriormente dal mito del Führer». In effetti però anche a lui Hitler sembra «incapace di decidere, spesso insicuro, preoccupato esclusivamente di salvaguardare il suo prestigio e la sua autorità personale, fortemente influenzato dalle circostanze del momento, sotto un certo profilo un dittatore debole». (126: H. Mommsen, ‘Nazionalsocialismo’, p. 702). Con questa affermazione si giungeva a sottolineare chiaramente «the limits of Hitler’s power» (E.N. Peterson) e a mettere in dubbio alla radice il giudizio tradizionale corrente sulla pienezza dei poteri del dittatore ritenuta pressoché illimitata. Mentre alcuni storici riferiscono questo dato della relativizzazione della posizione di Hitler nel Terzo Reich al settore della politica interna (328: R. Bollmus, ‘Ufficio Rosenberg’; 350: WJ. Mommsen, ‘Il sistema di potere nazionalsocialista’), e in politica estera continuano invece a partire dal «regime personale» (W.J. Mommsen) di Hitler, altri storici come Hans Mommsen (cfr. per esempio 284: ‘Lo stato d’emergenza come tecnica di potere’, pp. 30-45), Martin Broszat (per esempio 267: ‘Motivazione sociale’, pp. 392-409) e in una certa misura con maggior determinazione Wolfang Schieder (580: ‘La guerra civile spagnola e il piano quadriennale’, pp. 162-190) applicano questa visione riveduta della dittatura nazionalsocialista anche alla politica estera del regime (cfr. per maggiori particolari, il successivo § 5). Nell’ambito di questa interpretazione, Hitler appare come un personaggio certamente più o meno importante, ma che non agisce autonomamente, anzi ha una funzione rappresentativa, esecutiva, persino dipendente, e si muove in balia di eventi in ultima analisi più forti di lui. Secondo questo giudizio dunque Hitler non è principalmente colui che crea politicamente, ma è soprattutto colui che media socialmente. In questo senso Hans Mommsen propone una «normalizzazione» di quella che a suo giudizio è un’immagine demonizzata del dittatore. Per lui Hitler è semplicemente il rappresentante «del fascismo in Germania» (282: H. Mommsen, ‘La dissoluzione della Repubblica di Weimar’, p. 1) la cui origine egli tenta di spiegare sulla base delle connessioni «strutturali» tra l’ultima fase della Repubblica di Weimar e la «fase della presa del potere». A questa concezione dello Stato nazionalsocialista, sempre più diffusa a partire dalla metà degli anni Sessanta, visto come un caos policratico sia nel campo della politica interna sia in quello della politica estera, Karl Dietrich Bracher (197: Controversie di storia contemporanea, specie pp. 62-78) e Andreas Hillgruber (164: Tendenze, risultati e prospettive della ricerca su Hitler) hanno ribattuto tra l’altro che «il rinvio al carattere policratico e spesso anarchico della politica interna nazioalsocialista» (Bracher, ivi, p. 64) non coglie la sostanza del regime. Esso riguarderebbe più che altro le imperfezioni «procedurali» senza smentire anche su questo terreno quella ambivalenza che è il connotato visibile del nazionalsocialismo’”,”GERN-001-FC” “HILDEBRAND Klaus”,”Le forze motrici di politica interna agenti sulla politica estera nazionalsocialista.”,”Interpretazioni storiografiche sul rapporto politica estera – interna (pag 203-204) I. “”Primato della politica interna””? Impostazioni del quesito e problemi II. Politica estera nazionalsocialista e scienza marxista (pag 204) III. Politica estera nazionalsocialista come imperialismo sociale? IV. Politica estera nazionalsocialista e politica tradizionale di grande potenza V. Crisi di legittimazione elitaria e via d’uscita bellica VI. Politica estera nazionalsocialista quale “”metafora ideologica”” del mantenimento del potere interno? VII. Politica estera nazionalsocialista o “”fascista””? VIII. Il “”programma”” di Hitler All’interno della bibliografia in fondo al saggio, la maggior parte opere in tedesco, due libri sul rapporto nazismo classe operaia: – M.H. Kele, Nazis and Workers. National Socialist Appeals to Germa Labor (1929-1933), Chapel Hill, 1972 – T. Mason, ‘The Legacy of 1918 for National Socialism, in ‘German Democracy and the Triumph of Hitler. Essays in recent German History, a cura di A. Nicholls e E. Matthias, London, 1971, pp. 215 e ss. – T. Mason, Arbeiterklasse und Volksgemeinschaft, Koln-Opladen, 1973″,”GERN-186″ “HILDEBRANDT Rainer”,”Berlin. Von der Frontstadt zur Brücke Europas.”,”””La riforma monetaria in Germania Occidentale provoca il blocco totale di Berlino Ovest da parte del governo sovietico che procede, il 23 giugno 1948, alla chiusura di tutte le vie d’ accesso stradali e marittime senza fare eccezioni neanche per le potenze di occupazione occidentali. In base al diritto internazionale in vigore, il blocco avrebbe potuto essere un motivo di dichiarazione di guerra.”” (pag 26)”,”GERV-045″ “HILDEBRANDT Rainer”,”Der 17. Juni. Zehn Erlebnisgeschichten von Personen in verschiedenen Brennpunkten des Aufstandes, sowie ergänzende dokumentarische Materialien mit 82 Fotos.”,”””Berliner reiht euch ein, wir wollen freie Menschen sein!”” Die Berliner kamen. Aus Wohnungen, aus Läden, aus Werkstätten””. “”Cittadini di Berlino unitevi a noi, noi vogliamo che gli esseri umani siano liberi!””. I berlinesi vennero. Dalle case, dalle botteghe, dalle fabbriche””. (pag 28)”,”GERV-046″ “HILDEBRANDT Rainer”,”Quando le catene cadono.”,”Rainer Hildebrandt, conosciuto attraverso il suo instancabile lavoro per la liberazione di prigionieri politici, è più di un cronista conscienzioso. Mentre i carri armati sovietici stavano ancora sparando, incominciò ad intervistare coloro che avevano partecipato all’insurrezione.”,”MGES-002-FL” “HILDERMEIER Manfred”,”The Russian Socialist Revolutionary Party Before the First World War.”,”Il libro contiene i profili biografici di V.K. AGAFONOV A.A. ARGUNOV N.D. AVKSENTEV E.F. AZEF A.N. BAKH B.G. BILIT A.O. BONCH-OSMOLOVSKII E.K.BRESHKO-BRESHKOVSKAIA V.M. CHERNOV A.I. FEIT I.I. FUNDAMINSKII A.V. GEDEONOVSKII G.A. GERSHUNI A.R. GOTS M.R. GOTS I.L. IUDELEVSKII P.P. KRAFT E.E. LAZAREV B.N. LEBEDEV V.I. LEBEDEV V.V. LEONOVICH S.F. MIKHALEVICH O.S. MINOR M.A. NATANSON A.I. POTAPOV N.I. RAKITNIKOV I.A. RUBANOVICH V.V. RUDNEV B.V. SAVINKOV L.E. SHISHKO S.N. SLETOV N.S. TIUTCHEV F.V. VOLKHOVSKII V.M. ZENZINOV.”,”RIRx-102″ “HILDERMEIER Manfred”,”Russische Revolution.”,”Manfred Hildermeier ist Professor am Seminar für Mittlere und Neuere Geschichte der Universität Göttigen. Er ist Vorsitzender des deutschen Historikerverbands. Zahlreiche Publikationen zur russischen Geschichte des 18. bis 20. Jahrhunderts und zur Geschichte der Sowjetunion; zuletzt erschien Die Sowjetunion 1917-1991. Fischer Kompart Verässliches Wissen kompetent, übersichtlich und bünding dargestellt. Hinweise der Autoren auf neueste Entwicklungen, interessante Literatur und empfehlenswerte Links zu jedem Band finden sich im internet. Grundriss, Vertiefungen, Anhang, Zeittafel, Glossar, Ausspracheregeln, Literaturhinweise,”,”RIRO-058-FL” “HILDERMEIER Manfred”,”The Russian Socialist revolutionary Party. Before the First World War.”,”Manfred Hildermeier ist Professor am Seminar für Mittlere und Neuere Geschichte der Universität Göttigen. Er ist Vorsitzender des deutschen Historikerverbands. Zahlreiche Publikationen zur russischen Geschichte des 18. bis 20. Jahrhunderts und zur Geschichte der Sowjetunion; zuletzt erschien Die Sowjetunion 1917-1991. Fischer Kompart Verässliches Wissen kompetent, übersichtlich und bünding dargestellt. Hinweise der Autoren auf neueste Entwicklungen, interessante Literatur und empfehlenswerte Links zu jedem Band finden sich im internet. Preface to the English Edition, Introduction, notes, Appendix: A) Chronology, B) Short Biographies, Literature, Listi of Tables,”,”MRSx-005-FL” “HILDERMEIER Manfred”,”Die Russische Revolution, 1905-1921.”,”Manfred Hildermeier ist Professor für Osteuropäische Geschichte an der Universität Göttingen.”,”RIRx-042-FL” “HILDERMEIER Manfred”,”Die Sozialrevolutionäre Partei Russlands. Agrarsozialismus und Modernisierung im Zarenreich (1900-1914).”,”Manfred Hildermeier ist Professor am Seminar für Mittlere und Neuere Geschichte der Universität Göttigen. Er ist Vorsitzender des deutschen Historikerverbands. Zahlreiche Publikationen zur russischen Geschichte des 18. bis 20. Jahrhunderts und zur Geschichte der Sowjetunion; zuletzt erschien Die Sowjetunion 1917-1991. Fischer Kompart Verässliches Wissen kompetent, übersichtlich und bünding dargestellt. Hinweise der Autoren auf neueste Entwicklungen, interessante Literatur und empfehlenswerte Links zu jedem Band finden sich im internet. Verzeichnis der Tabellen, Schaubilder und Karten, Abkürzungen, Vorbemerkung, Schluß, Literatur, Personen und Ortsregister, Beiträge Zur Geschichte Osteuropas, Band 11, sigle prefazione fonti bibliografia tabelle cartine indice nomi località, Beiträge Zur Geschichte Osteuropas, Band 11″,”MRSx-028-FL” “HILFERDING Rudolf”,”Il capitale finanziario.”,”Introduzione di PIETRANERA: Il pensiero economico di HILFERDING e il dramma della socialdemocrazia tedesca. Pag 71″,”ECOI-015″ “HILFERDING Rudolf”,”Il capitale finanziario.”,”Introduzione di PIETRANERA: Il pensiero economico di HILFERDING e il dramma della socialdemocrazia tedesca. Pag 71 “”Allorché dominano i prezzi di monopolio, la domanda rimane assolutamente indeterminabile e indeterminata, ed è impossibile prevedere come reagirà all’aumento dei prezzi. Il prezzo di monopolio può essere stabilito empiricamente, senonché il suo livello non può certo essere individuato in modo teoricamente obbiettivo, ma semmai colto secondo una intuizione psicologica soggettiva. E’ per questo che l’economia classica, nella quale va incluso anche Marx, non ha tenuto conto, nelle sue argomentazioni deduttive, del prezzo di monopolio, e cioè del prezzo di quei beni che non possono essere aumentati ad arbitrio. Al contrario, sarà proprio i vacuo tentativo della scuola psicologica di “”spiegare”” i prezzi di monopolio che spingerà quegli economisti a “”spiegare””, in base all’assunta limitatezza delle scorte dei beni, tutti i prezzi come prezzi di monopolio. L’economia classica considera i prezzi come forma fenomenica della anarchica produzione sociale, e ritiene che il loro livello dipenda dalla forza produttiva sociale del lavoro. Peraltro, la legge obiettiva del prezzo si fa valere soltanto mediante la concorrenza. Le unioni monopolistiche eliminando la concorrenza, eliminano contemporaneamente l’unico mezzo con cui la legge obbiettiva del prezzo riesce ad imporsi. Il prezzo cessa di essere una grandezza determinata da leggi obiettive: esso diviene, per coloro che lo impongono con atto di consapevole arbitrio, un semplice problema di calcolo; da risultato esso si fa presupposto, da dato obbiettivo, dato soggettivo, da elemento necessario ed indipendente dal volere e dalla coscienza degli interessati, dato imposto e casuale. L’effettivo realizzarsi, nell’ambito dell’unione monopolistica, della legge sulla concentrazione scoperta da Marx sembra quindi implicare il superamento della teoria del valore””. (pag 300) [Rudolf Hilferding, Il capitale finanziario, 1961]”,”TEOC-048″ “HILFERDING Rudolf”,”Il capitale finanziario. (Tit. orig.: Das Finanzkapital)”,”””E’ noto che Marx accennava alla società per azioni come al “”massimo sviluppo della produzione capitalistica””. Nella sua nota Engels discute di “”nuove forme di organizzazione industriale che rappresentano la società per azioni alla seconda e alla terza potenza””; e cioè dei cartelli regolatori della produzione nazionale ed internazionale (la seconda potenza); e della concentrazione dell’intera produzione di un settore in una grande società a direzione unica, cui Engels si riferisce come ‘trust’ (la terza potenza). Tali osservazioni di Engels hanno importanza non soltanto in quanto le nuove forme di organizzazione industriale si sono sviluppate “”dopo che Marx scrisse””, ma perché integrano quanto Marx riuscì ad osservare: mettono cioè in evidenza forme essenziali di “”concentrazione industriale a base monopolistica”” rivelando, per continuità, la stessa natura, potenzialmente, e talvolta effettivamente monopolistica delle società per azioni, che anziché servire il mercato, lo dominano in maniera più o meno ampia. La continuità fra la prima, la seconda e la terza potenza della società per azioni non è data comunque per Engels dalla particolare forma giuridico-istituzionale assunta dalle diverse forme emergenti di organizzazione industriale. Non è infatti necessario, in teoria, che un cartello, o un ‘trust’ o un ‘Konzern’ assumano la forma di società per azioni. In realtà, essi possono venire organizzati nel modo più diverso; quello che contraddistingue sostanzialmente le diverse forme di organizzazione industriale è il grado di concentrazione della produzione e dello smercio, e pertanto il crescente grado di “”monopolismo””. La teoria di Marx sul “”credito””, svolta nel III Libro del ‘Capitale’, sfocia quindi, attraverso la nota di Engels, nella teoria della concentrazione o della centralizzazione industriale e si collega idealmente alle osservazioni che Marx stesso fece altrove allo stesso proposito.”” [Giulio Pietranera, introduzione: ‘Il pensiero economico di Hilferding e il dramma della socialdemocrazia tedesca’] [in Rudolf Hilferding, Il capitale finanziario, 1976] (pag XLIV-XLV)”,”TEOC-006-FPA” “HILFERDING Rudolf”,”Il capitale finanziario.”,”Rudolf Hilferding nacque a Vienna nel 1877 da una facoltosa famiglia di commercianti ebrei. Studiò medicina, ma i suoi interessi si rivolsero presto alle scienze sociali. Divenne socialista ed organizzò con Otto Bauer il primo circolo socialista studentesco a Vienna. Nel 1902 Kautsky invitò Hilferding a collaborare regolarmente alla Neue Zeit e nel 1906 fu chiamato da Bebel ad insegnare nella scuola di partito di Berlino. Dopo un anno di insegnamento, diresse i servizi esteri del ‘Vorwaerts’ Da questo momento in poi Hilferding divenne uno dei consulenti preminenti del partito Socialdemocratico tedesco. Nel 1904, la pubblicazione del primo fascicolo dei Marx Studien portò il nome di Hilferding all’attenzione degli stessi economisti non marxisti e, ancor oggi, gli dà postuma fama, o meglio gli evita di esserr ricordato soltanto come l’autore del Capitale finanziario pubblicato nel 1910.”,”TEOC-059-FL” “HILFERDING Rudolf”,”Il capitale finanziario.”,”Rudolf Hilferding nacque a Vienna nel 1877 da una facoltosa famiglia di commercianti ebrei. Studiò medicina, ma i suoi interessi si rivolsero presto alle scienze sociali. Divenne socialista ed organizzò con Otto Bauer il primo circolo socialista studentesco a Vienna. Nel 1902 Kautsky invitò Hilferding a collaborare regolarmente alla Neue Zeit e nel 1906 fu chiamato da Bebel ad insegnare nella scuola di partito di Berlino. Dopo un anno di insegnamento, diresse i servizi esteri del ‘Vorwaerts’ Da questo momento in poi Hilferding divenne uno dei consulenti preminenti del partito Socialdemocratico tedesco. Nel 1904, la pubblicazione del primo fascicolo dei Marx Studien portò il nome di Hilferding all’attenzione degli stessi economisti non marxisti e, ancor oggi, gli dà postuma fama, o meglio gli evita di esserr ricordato soltanto come l’autore del Capitale finanziario pubblicato nel 1910. “”Gli obiettivi di Hilferding, posti con la sua discussa teoria sul valore della moneta, sono ben diversi. Tale teoria non è un progetto tecnico per uscire dall’inflazione o per riassettare un sistema monetario fondato sul corso forzoso. Essa costituisce piuttosto un tentativo di estendere la teoria marxiana a particolari situazioni che Marx non aveva potuto considerare, come il caso del bimetallismo e dei fenomeni inerenti alla transizione dal sistema monometallico argenteo a quello aureo, e cioè a fenomeni interessanti soprattutto la politica monetaria dell’Austria-Ungheria. In ogni caso, non è questo il nocciolo vitale delle teorie monetarie del ‘Capitale finanziario’; se così fosse, si dovrebbe accettare il giudizio di Kautsky e ritenere la teoria dello Hilferding “”una teoria austriaca della moneta”” (38). Il genuino contributo del ‘Capitale finanziario’ alla teoria monetaria ci sembra un altro. Hilferding, sviluppando i cenni teorici di Marx sulla cartamoneta cui facemmo riferimento, tenta di delineare una teoria della moneta nella “”fase finanziaria”” del Capitalismo; quando cioè il distacco dei biglietti di banca dall’oro diviene un mezzo sistematico di “”spogliazione”” dei redditieri relativamente deboli, o meglio di redistribuzione dei redditi a danno dei lavoratori, attraverso uno speciale “”plusvalore relativo””, sorgente da un costante divario nel rapporto dinamico fra prezzi di vendita e costo del lavoro. I tempi erano d’altra parte maturi per una teoria del genere che venne comunque poco svolta nella posteriore dottrina”” (pag XXIII-XXIV) [Giulio Pietranera, introduzione: “”Il pensiero economico di Hilferding e il dramma della socialdemocrazia tedesca”” (in) Rudolf Hilferding, ‘Il capitale finanziario’, Feltrinelli, Milano, 1972] [(38) Cfr. Kautsky, Gold, Papier und Ware’, cit., p. 845]”,”TEOC-007-FC” “HILFERDING Rudolf”,”Il problema storico.”,”Come non si giudica quello che è un individuo da quello che esso si crede, così non si può giudicare un periodo di rivolgimento dalla sua propria coscienza “”La Chiesa come organizzazione espansiva di potere era rivale dell’organizzazione di potere dello Stato. La conciliazione fra queste organizzazioni di potere poté avvenire in due modi. L’organizzazione ecclesiastica poté essere incorporata in quella statale e venire essenzialmente sottoposta ad essa. Ciò presupponeva un forte potere statale centralizzato. Questo era dato in continuità storica nell’impero romano d’Oriente e condusse al cesaropapismo (9). In tutt’altro modo si svilupparono nel corso delle conquiste barbariche e della fondazione degli imperi germanici i rapporti in Occidente. La mancanza di un forte potere statale centralizzato unitario, la retrività e primitività dell’organizzazione politica rafforzarono la posizione della Chiesa, fecero apparire indispensabile la sua alleanza tanto per l’organizzazione nell’interno quanto per l’appoggio all’estero. Di fronte allo Stato la Chiesa rimase una potenza autonoma, i cui ultimi impulsi erano determinati dal capo supremo a Roma e dagli interessi generali dell’organizzazione ecclesiastica. Ciò non impedì affatto ad un forte potere di Stato d’intraprendere il tentativo di una incorporazione della Chiesa nello Stato, come riuscì per qualche tempo a Clodoveo, dopo la sua conversione al cristianesimo. Ma lo sviluppo del feudalesimo indebolì la forza centrale dello Stato, mentre favorì la potenza della Chiesa. La concezione storica di Marx non vuole dunque affatto spiegare come da rapporti di produzione nasca la facoltà conoscitiva. Questa piuttosto è presupposta con tutta la sua capacità di formulare idee religiose, morali, estetiche, di esercitare l’indagine scientifica, ecc. Ma la direzione verso la quale si orienta di volta in volta la conoscenza, il contenuto sempre mutevole delle concezioni giuridiche, religiose, morali è determinato dagli interessi dei gruppi sociali, che scaturiscono dai rapporti di produzione. Di qui il duplice compito: primo di riconoscere obiettivamente dall’analisi dei rapporti di produzione la situazione degli interessi dei gruppi sociali; secondo di studiare l’influenza psicologica degli interessi stabiliti sulla condotta dei ceti sociali, tenendo conto di tutte le altre influenza psichiche, quali sono date specialmente dalle idee finora raccolte e finora determinanti la condotta dei gruppi sociali. Il grado in cui quest’analisi psicologica riesce, la misura in cui può essere dimostrato il collegamento della situazione degli interessi con la condotta storica dei gruppi sociali come necessità, come reale determinazione (motivazione) della volontà storicamente importante, decide de contenuto scientifico della rappresentazione storica; poiché suo compito è di mostrare la causalità dello svolgimento storico – nella natura specifica delle determinanti della volontà, corrispondente a questa causalità. L’analisi psicologia è soggetta al pericolo di sostituire troppo direttamente o troppo esclusivamente come storicamente efficaci gli interessi che poterono essere stabiliti obiettivamente nello studio di un rapporto di produzione. Ma gli interessi possono diventare efficaci soltanto quando diventano coscienti; poiché solo fatti di coscienza possono essere determinanti della volontà, motivi dell’operare umano. Marx insiste, nel punto citato, sulla necessaria distinzione fra «il rivolgimento materiale da constatare con fedeltà di scienza naturale nelle condizioni economiche di produzione» e «le forme giuridiche, politiche, religiose, artistiche e filosofiche, insomma ideologiche, in cui gli uomini acquistano coscienza di questo conflitto e per esso si battono». Ma appunto per questa trasposizione, e nella misura in cui riesce, i rivolgimenti obiettivi nei rapporti di produzione diventano motivi dell’operare. Quando Marx prosegue: «Come non si giudica quello che è un individuo da quello che esso si crede, così non si può giudicare un tale periodo di rivolgimento dalla sua propria coscienza, ma piuttosto bisogna spiegare questa coscienza con le contraddizioni della vita materiale, col conflitto esistente fra forze produttive, sociali e rapporti di produzione»; bisogna cioè rendersi chiaro che gli impulsi immediati dell’agire sono fatti di coscienza e che la rappresentazione del mutamento materiale da constatare obiettivamente è altrettanto importante quanto la trasposizione di esso in fatti di coscienza, ossia nelle idee che poi diventano efficaci. Altrimenti si rendono assoluti certi mutamenti obiettivi di produzione e di interessi ad essi corrispondenti, constatati dall’osservatore, e si giunge a spiegazioni arbitrarie, ad una specie di misticismo economico, per cui le condizioni economiche fanno per così dire storia in modo autonomo, dietro la coscienza degli uomini reali”” (pag 39-42) [Rudolf Hilferding, Il problema storico, Opere Nuove, Roma, 1958]”,”TEOS-346″ “HILFERDING Rudolf”,”Il capitale finanziario.”,”Dono di Mario Caprini Unità tecnica. ‘””(…) Nonostante i diversi vantaggi offerti dalla manifattura ‘combinata’, essa non raggiunge una reale unità tecnica finché rimane sulla base della manifattura. L’unità tecnica si ha soltanto con la trasformazione in industria meccanizzata”” (17). L’enorme accelerazione che le “”combinazioni”” hanno impresso ai più recenti sviluppi del capitalismo è da attribuirsi al fortissimo impulso esercitato da un insieme di fattori economici, massime dalla cartellizzazione. Ciò spiega anche perché la combinazione, sorta per cause meramente economiche, offre molto presto l’occasione per migliorare tecnicamente il processo produttivo: si pensi, ad esempio, al collegamento degli altoforni con le ulteriori fasi di trasformazione (…)”” (pag 252) [Rudolf Hilferding, Il capitale finanziario, Feltrinelli, Milano; 1976] [(17) K. Marx, Il capitale, cit., I, 2, pp. 46 e segg.]”,”MADS-828″ “HILGER Gustav”,”Stalin. Aufstieg der UdSSR zur Weltmacht.”,”HILGER Gustav (Mosca 1886 – Frankfurt aM, 1955) consigliere d’ambasciata (1923-1941) a Mosca, 1941-1945 a Berlino, 1948-1953 in Usa, 1953-1956 a Bonn come consigliere su la politica tedesca dell’est ed europea orientale. Ha scritto le sue memorie: ‘Wir und der Kreml’, Metzner Verlag 1955.”,”STAS-064″ “HILL Christopher”,”Lenin e la rivoluzione russa.”,”Lo storico Christopher HILL ha soggiornato in URSS negli anni 1935-36. Nel 2° dopoguerra ha avuto l’incarico di prof di storia moderna al Balliol College.”,”LENS-013 RIRO-022″ “HILL Christopher; altri saggi di A.L. MERSON Henry HOLORENSHAW A.L. MORTON F.S. MASON Joan SIMON Mary VISICK Margaret JONES”,”Saggi sulla rivoluzione inglese del 1640.”,”Saggi di HILL: La rivoluzione inglese; La rivoluzione inglese e lo Stato; ; La legislazione agraria dell’interregno; La Rivoluzione inglese e la fraternità umana; Hobbes e il pensiero politico inglese; La guerra civile in Marx e in Engels. Saggi di altri autori: La rivoluzione e l’ impero inglese (A.L. MERSON); I livellatori (Henry HOLORENSHAW); Come la borghesia conquistò il potere (A.L. MORTON); Scienza e religione nell’Inghilterra del XVII secolo (F.S. MASON); Politica e programmi educativi (Joan SIMON); John Milton e la rivoluzione (Mary VISICK); L’interpretazione materialistica della società al tempo della rivoluzione inglese (Margaret JAMES). L’interpretazione ‘ortodossa’ degli avvenimenti della Riv. Ingl. è ancora quella che diede alla fine del secolo scorso Samuel Rawson GARDINER nella sua ‘History of the Great Civil War’, confinando la rivoluzione, come un evento puramente religioso e costituzionale, nell’empireo ideologico, al di sopra di tutte le lotte di classe. Ma benché l’opera di GARDINER resti ancora insuperata per efficacia di sintesi e abbondanza di erudizione, la sua tesi per HILL è inaccettabile. HILL vuole provare che la rivoluzione fu una rivoluzione borghese, dello stesso tipo di quella francese del 1789, che in essa si chiuse il Medio Evo in Inghilterra.”,”UKIR-001 UKIx-057″ “HILL Christopher”,”La formazione della potenza inglese. Dal 1530 al 1780.”,”C. HILL, nato a New York nel 1912 ha insegnamento l’universitario nel 1934, ed è attualmente (1977) Master del Balliol College di Oxford. Tra le sue opere: ‘The English Revolution 1640’, ‘Lenin and the Russian Revolution’ (1947), ‘Puritanism and Revolution’ (1958), ‘The Century of Revolution, 1603-1714’ (1961), ‘Society and Puritanism in Pre-Revolutionary England’ (1964), ‘Intellectuals Origins of the English Revolution’ (1965), ‘Antichrist in 17th Century England’ (1971).”,”UKIx-001 UKIS-003″ “HILL Christopher”,”Le origini intellettuali della rivoluzione inglese.”,”HILL è una delle figure più rappresentative della storiografia inglese contemporanea. Nato nel 1912, ha studiato al Balliol College di Oxford. Professore di storia all’Univ di Oxford è anche membro della British Academy. E’ autore di numerose opere tra cui: -Economic Problems of the Church. 1956 -Society and Puritanism in the Prerivolutionary England. 1964 -Puritanism and Revolution. 1965 -Reformation to Industrial Revolution. 1967 -God’s Englishman. 1970 -Antichrist in the 17th Century England. 1971 -The World Turned Upside Down. 1972 Nel libro ‘Le origini intellettuali della rivoluzione inglese’ che riecheggia il libro di M. MORNET, HILL si propone di individuare e studiare le forze intellettuali che prepararono il terreno alla rivoluzione inglese del 1640. L’A ci propone come base di discussione, oltre alla scuola scientifica londinese, tre figure centrali della scienza, della storia e del diritto, BACONE, RALEGH, COKE, nei cui scritti e nel cui operare troviamo espresse le componenti della rivoluzione intellettuale in atto: fermento di idee, crisi spirituale, fiducia nella capacità dell’uomo, ottimismo, tolleranza in religione, ricerca di una ideologia laica. A questo movimento fa da sfondo una realtà sociale ed economica in profonda trasformazione che vede l’ascesa di una nuova classe di mercanti, artigiani e ‘yeomen’.”,”UKIR-010″ “HILL Christopher”,”El siglo de la revolucion, 1603-1714.”,”HILL Christopher è stato professore al Balliot College di Oxford”,”UKIR-020″ “HILL Christopher”,”Vita di Cromwell. (Tit.orig.: God’s Englishman. Oliver Cromwell and the English Revolution)”,”””Siamo inglesi, ecco una buona cosa””. Oliver Cromwell al Parlamento (1656) “”Le truppe si trovarono davanti una rimostranza di Fairfax, abilmente stilata, nella quale si rimproveravano gli agitatori per aver creato divisioni all’ interno dell’ esercito in un momento tanto critico, si prometteva di far pressioni per un soldo regolare, per pensioni e indennità per l’ esercito, per un rapido scioglimento del Parlamento e una riforma del suffragio (…). Data la situazione, la rimostranza ebbe un effetto irresistibile: l’ unico problema fu costituito da due reggimenti (…). Uno dei capi dei reggimenti ribelli, il soldato semplice Richard Arnold, venne fucilato, e altri undici furono gettati in prigione; gli altri accettarono la rimostranza di Fairfax. (…) Ma la vittoria dei generali non era così completa come sembrava, e da tale incompletezza possiamo dare un giudizio approssimativo sulla forza dello stato d’animo avverso. Proteste furono inoltrate a Cromwell e Ireton da “”due terzi dell’ esercito””, per avvertirli che “”sebbene certamente sarebbero periti nel tentativo, da parte loro non avrebbero lasciato nulla di intentato per condurre dalla loro parte l’ esercito; e se tutto fosse fallito, essi avrebbero effettuato una divisione dell’ esercito e si sarebbero uniti a chiunque fosse disposto a contribuire alla distruzione dei loro oppositori.”” Al che, si dice che Cromwell abbia deciso – come già altre volte – “”che, se non possiamo ricondurre l’ esercito sulle nostre posizioni, dobbiamo schierarci sulle sue, poiché è chiaro che uno scisma sarebbe distruttivo””””. (pag 90-91)”,”UKIR-037″ “HILL Christopher”,”Lenin e la rivoluzione Russa.”,”In questa biografia lo storico inglese Christopher Hill, che soggiornò nell’Unione Sovietica negli anni 1935-36 ed è attualmente professore di storia moderna al Balliol College, introduce il lettore occidentale ad una prima conoscenza della vita e dell’opera di Lenin; ma il suo libro è al tempo stesso una viva rappresentazione di quello che resta l’avvenimento più significativo del nostro secolo, e ne illumina le cause profonde e le vastissime conseguenze.”,”LENS-025-FL” “HILL David Jayne”,”A History of Diplomacy in the International Development of Europe. (1906)”,”Solo un estratto di alcune pagine sparse del testo”,”EURx-333″ “HILL Christopher”,”Il mondo alla rovescia. Idee e movimenti rivoluzionari nell’Inghilterra del Seicento.”,”Christopher Hill, nato a York nel 1912, ha iniziato l’insegnamento universitario nel 1934, ed è attualmente (1981) Mastera del Balliot College di Oxford. Ha pubblicato molte opere sulla storia della rivoluzione inglese e sul puritanesimo. Tra i suoi libri: ‘Lenin e la rivoluzione russa’, 1954, it.) “”Gli studiosi protestanti denunciarono molte superstizioni del cattolicesimo, e diffusero la Bibbia in volgare. Anche lo studio fatto dai protestanti sui libri profetici della Bibbia intendeva porre la scienza della profezia su basi razionali”” (pag 81)”,”UKIR-006-FF” “HILL Christopher”,”Le origini intellettuali della rivoluzione inglese.”,”Christophe Hill è una delle figure più rappresentative della storiografia inglese contemporanea. Nato nel 1912, ha studiato al Balliol College di Oxford. Professore di storia all’Università di Oxford è stato anche membro della British Academy. E’ autore di molte opere tra cui ‘Puritanism and Revolution’ (1965). Il titolo di quest’opera riecheggia volutamente un altro famoso libro ‘Les origines intellectuelles de la Revolution française’ di M. Mornet. “”La mentalità baconiana portava al rifiuto di qualsiasi autorità che non intendesse sottoporsi alla prova della pratica e dell’esperienza. E [Francesco] Bacone, come anche Nicholas Hill, aveva insistito nel dire che gli uomini dovrebbero esaminare le cose date per certe e quanto sembrava ovvio ed evidente, e l’esame doveva essere fatto con la mente sgombra da ogni pregiudizio. Ebbene, uno che avesse acquisito una mentalità baconiana, se avesse applicato il metodo di Bacone anche alla sola politica, non poteva certamente essere un tranquillo sostenitore dello ‘status quo’; anzi; egli sarebbe stato scettico nei confronti di moltissime cose, fatta eccezione per la prova sperimentale: li conoscerete dalle loro opere. Bacone aveva detto: «Sono certo del mio orientamento, ma non sono certo della mia posizione», e, analogamente, Cromwell avrebbe affermato di sapere che cosa non voleva avere, anche se non poteva dire che cosa avrebbe, invece, voluto (129). I principi di Bacone non fornivano nessuna teoria politica, ma potevano fornire una guida per l’azione. Anche i suoi errori ebbero un significato storico. Infatti, egli sottovalutò grossolanamente la complessità dei compiti che egli proponeva all’umanità: «la scoperta di tutte le cause e di tutte le scienze potrebbe essere fatta in pochi anni» (130). Anche Marx faceva un errore analogo quando pensava che la rivoluzione fosse ormai vicinissima, e parimenti errava Lenin quando opinava che la società senza classi avrebbe potuto essere attuata dalla generazione che aveva fatto la Rivoluzione russa. E’ vero però che in tutti e tre i casi la visione apocalittica agì da stimolo all’azione che, in fondo, giustificava proprio di quella visione il valore ultimo per la storia”” (pag 161)] [(129) Bacone, ‘Works’, cit., vol. V, p. 559; vedi anche sir Philip Warwick, ‘Memoirs fo the Reign of King Charles the First’, London, 1813, p, 194; (130) Citata da H. Butterfield, ‘The Origins of Modern Science’, cit., p. 90]; “”Certo è che la nostra indagine sulle origini intellettuali della Rivoluzione inglese non ci ha rivelato nessun Rousseau e nessun Marx. Tuttavia, ci ha forse fatto intendere in che modo mutarono le mentalità e si disposero ad aprirsi verso nuoni orizzonti; e tutto questo fu opera di uomini che si erano offerti per servire il vecchio regime, il quale, invece, non seppe che farsene di loro e delle loro idee”” (pag 394-395)]”,”UKIR-007-FF” “HILL Christopher”,”Vita di Cromwell.”,”””Quando cerchiamo d’afferrare la sfuggente personalità di Oliver Cromwell essa ci appare dotata di alcune caratteristiche proprie del maniaco depressivo”” (pag 186)”,”UKIR-001-FRR” “HILL Christopher”,”Vita di Cromwell.”,”In questa biografia lo storico inglese Christopher Hill, che soggiornò nell’Unione Sovietica negli anni 1935-36 ed è attualmente professore di storia moderna al Balliol College di Oxford e membro dell’Accademia Britannica, ha ampliato lo scritto del 958 sulla vita del gentiliomo di campagna Cromwell che diventa via via uomo politico, leader parlamentarista nella guerra civile.”,”UKIR-002-FV” “HILL Christopher”,”Vita di Cromwell.”,”In questa biografia lo storico inglese Christopher Hill, che soggiornò nell’Unione Sovietica negli anni 1935-36 ed è attualmente professore di storia moderna al Balliol College di Oxford e membro dell’Accademia Britannica, ha ampliato lo scritto del 958 sulla vita del gentiliomo di campagna Cromwell che diventa via via uomo politico, leader parlamentarista nella guerra civile.”,”BIOx-047-FL” “HILL Christopher”,”L’anticristo nel Seicento inglese.”,”In questa biografia lo storico inglese Christopher Hill, che soggiornò nell’Unione Sovietica negli anni 1935-36 ed è attualmente professore di storia moderna al Balliol College di Oxford e membro dell’Accademia Britannica, ha ampliato lo scritto del 1958 sulla vita del gentiluomo di campagna Cromwell che diventa via via uomo politico, leader parlamentarista nella guerra civile. Christopher Hill è nato nello Yorkshire nel 1912.”,”UKIR-002-FL” “HILL Christopher S.”,”Consciousness.”,”Christopher S. Hill , Professore di filosofia alla Brown University”,”FILx-353-FRR” “HILL Christopher”,”Le origini intellettuali della rivoluzione inglese.”,”Christophe Hill è stato una delle figure più rappresentative della storiografia inglese contemporanea. Nato nel 1912, ha studiato al Balliol College di Oxford. Professore di storia all’Università di Oxford è stato anche membro della British Academy. E’ autore di molte opere tra cui ‘Puritanism and Revolution’ (1965). Storico inglese (York 1912 – Oxfordshire 2003). Studioso di solido impianto marxista, muovendo da un’acuta critica alla storiografia tradizionale ha indagato le due rivoluzioni inglesi a partire da un’attenta analisi del complesso sistema di interrelazioni soggiacente al processo rivoluzionario. Tra le sue opere principali si ricordano English revolution 1640 (1940; trad. it. 1957) e Intellectual origins of the English revolution (1965; trad. it. 1976). Prof. al Balliol College di Oxford fino al 1978, insegnò storia del 16º e 17º sec. in quella università (1958-65). Fu autore di numerosi saggi sull’Inghilterra nell’età moderna e in particolare analizzò, secondo un approccio marxista, le due rivoluzioni inglesi. Nelle sue prime opere ne delineò le caratteristiche di rivoluzioni borghesi, sottolineando i caratteri di classe in esse presenti contro le interpretazioni della storiografia precedente e dando perciò particolare risalto ai movimenti più radicali. Successivamente, partendo da un’analisi attenta di tutti i momenti e gli aspetti della società civile, espresse una valutazione più articolata e problematica delle varie componenti del processo rivoluzionario e delle loro complesse interrelazioni. Tra le sue altre pubblicazioni occorre citare: Economic problems of the church (1956); Puritanism and revolution (1958); The century of revolution 1603-1714 (1961); Reformation to industrial revolution (1967; trad. it. 1977); Oliver Cromwell and the English revolution (1970; trad. it. 1977); Antichrist in the 17th century (1971; trad. it. 1990); The world turned upside down (1972; trad. it. 1981); Milton and the English revolution (1978); Some intellectual consequences of the English re volution (1980); A turbolent, seditious, and factious people: John Bunyan and his church (1988); A nation of change and novelty (1990); The English bible and the 17th-century revolution (1993); Liberty against the law (1996). (Trec) “”Le rivoluzioni non si fanno senza idee, ma non sono gli intellettuali coloro che fanno le rivoluzioni. Così, se è necessario il vapore per muovere una locomotiva, è certo che né la locomotiva né le rotaie sono fatte di vapore. Ebbene, in questo libro la mia intenzione è di occuparmi solo del «vapore». È ben vero che se ci si accosta alla storia delle idee da un punto di vista sociologico si corrono dei rischi. Lo stesso Marx non sbagliò certo quando disse che le idee degli uomini non erano che un pallido riflesso dei loro bisogni economici e che, quindi, non si poteva farne una storia indipendentemente da quella di tali bisogni. Ma taluni dei suoi discepoli, compresi molti che non vorrebbero essere chiamati marxisti, hanno assunto una posizione dettata da un determinismo economico assai più rigido di quello di Marx. Il mio parere è che qualsiasi sistema organico di idee che abbia inciso a fondo nella storia – per esempio le idee di Lutero o di Rousseau o dello stesso Marx – «fa presa» perché corrisponde ai bisogni di settori significativi presenti nella società in cui quel sistema è venuto ad emergere. Dire questo è dire esattamente l’opposto di quel che sono soliti affermare taluni, per i quali, una volta poste in relazione le idee di Lutero con la società de suo tempo, non vale più la pena di occuparsene. Vi è infatti, il pericolo che gli storici, catturati dalla metodologia di Namier, con eccessiva disinvoltura si persuadano che le idee, che in passato sconvolsero uomini e donne, possano essere squalificate come un prodotto dell’ipocrisia, o come tentativi di giustificazione razionale e, infine, come futilità irrilevanti”” (pag 28, introduzione) [Christopher Hill, ‘Le origini intellettuali della rivoluzione inglese’, Il Mulino, Bologna, 1976]”,”UKIR-002-FSD” “HILL Richard”,”The Prizes of War. The Naval Prize System in the Napoleonic Wars 1793-1815.”,”Testo pubblicato in collaborazione con la Royal Naval Museum. HILL Richard John: (25 marzo 1929 – 25 marzo 2017) è stato contrammiraglio della Royal Navy. Autore di numerosi libri storici su questioni navali di natura giuridica. Entrò come cadetto nel Royal Naval College nel 1942. Primo imbarco nel 1946 prestando servizio principalmente su cacciatorpediniere e fregate, specializzandosi nella navigazione fino all’età di 33 anni. Promosso comandante, prestò servizio principalmente presso il Ministero della Difesa con i gradi di capitano, commodoro e contrammiraglio. Membro della difesa del King’s College di Londra nel 1972 scrivendo una tesi su “”Lo stato di diritto in mare””. Ritiratosi dalla Marina nel 1983, divenne amministratore delegato del Middle Temple uno degli Inns of Court britannici fino al 1994. (dal risvolto di copertina, traduz.d. r.) «Una nave da guerra britannica effettua una cattura in alto mare durante le guerre napoleoniche del 1793-1815. Quella cattura potrebbe essere una nave da guerra o un corsaro nemico, una nave mercantile nemica o una neutrale sospettata di contrabbando. Questo è un incidente comune in molti romanzi navali riguardanti quel periodo, come lo era nella storia stessa dell’epoca. Ma cosa è successo dopo la cattura? Quale processo è stato necessario seguire prima che i sequestratori vedessero il loro premio in denaro? The Prizes of War è il primo libro in assoluto a esplorare appieno le complessità del sistema dei premi. Il funzionamento dell’Alta Corte dell’Ammiragliato sotto il suo grande giudice Sir William Scott; le responsabilità e i guadagni di agenti, intermediari, funzionari giudiziari; conoscenza e responsabilità dei capitani ai sensi della legge; l’influenza della politica del governo e dell’Ammiragliato; quanto del ricavato in conclusione videro i sequestratori e come fu distribuito tra l’equipaggio; (…) Richard Hill ha approfondito le fonti primarie e contemporanee nella sua ricerca per questo libro unico. Le sue conclusioni, basate su solide basi, fanno esplodere molti dei miti sui tribunali corrotti, sugli agenti avidi o disonesti e sulle pratiche governative venali. D’altro canto, quando trova prove di procedimenti scandalosi o dei mali di un sistema lento e faraginoso, nulla viene risparmiato. Alcune reputazioni di personaggi noti risultano intaccate, altre migliorate. (…)» (dal risvolto di copertina; traduz.d.r.)”,”QMIN-111-FSL” “HILLGRUBER Andreas”,”La strategia militare di Hitler. Come il Fuhrer progettò la conquista dell’Europa.”,”Situazione mondiale nel 1940, possibilità politiche e strategiche di HITLER nell’estate 1940, mutamenti pol mondiale in autunno 1940, improvvisato piano HITLER per una ‘guerra mondiale lampo’ come risposta alla limitazione della sua libertà di movimento pol strategico, aggravamento situazione nel 1941, mutata situazione in Occidente e preparativi guerra in URSS, collocazione storica operazione barbarossa.”,”GERQ-016″ “HILLGRUBER Andreas”,”Storia della 2° guerra mondiale. Obiettivi di guerra e strategia delle grandi potenze.”,”Andreas HILLGRUBER (1925-1989), laureato in storia a Gottinga, è stato dal 1972 professore di storia medievale e moderna all’Univ di Colonia. Tra le sue opere: -Sowjetische Aussenpolitik in Zweiten Weltkrieg, 1979 -Die gescheitere Grossmacht. Eine Skizze des Deutschen Reiches, 1871-1945, 1980 -La strategia militare di Hitler, Milano, 1986 Nel libro l’A spiega che a suo parere a fronte della ‘guerra-lampo mondiale’ di HITLER (l’offensiva Barbarossa) stava il programma di STALIN (allargamento sfera di dominio fino al centro del continente europeo). HITLER anticipò il programma di STALIN e STALIN poté spacciare il suo piano come semplice reazione all’aggressione tedesca.”,”GERQ-026″ “HILLGRUBER Andreas”,”La distruzione dell’ Europa. La Germania e l’ epoca delle guerre mondiali.”,”Andreas HILLGRUBER (1925-1989) è stato uno degli esponenti più importanti della storiografia tedesca contemporanea. In italiano sono usciti ‘La strategia militare di Hitler’ ‘Storia della 2° guerra mondiale’ e ‘Il duplice tramonto’. Contiene i capitoli: ‘La Francia come fattore della politica estera tedesca del 1939’ (pag 239) ‘L’ immagine della Russia dei vertici militari tedeschi prima dell’ inizio dell’ attacco all’ Unione sovietica’ (pag 303) ‘Hitler e gli USA dal 1933 al 1945’ (pag 217) ‘Il patto Hitler-Stalin e lo scatenamento della Seconda guerra mondiale. Analisi della situazione e calcolo di potenza dei due partner del patto’ (pag 257)”,”GERQ-046″ “HILLGRUBER Andreas”,”Il duplice tramonto. La frantumazione del “”Reich”” tedesco e la fine dell’ ebraismo europeo. (Tit. orig.: Zweierlei Untergang. Die Zerschlagung des Deutschen Reiches und das Ende des europäischen Judentums)”,”HILLGRUBER Andreas scomparso di recente, è stato uno degli esponenti più importanti della storiografia tedesca contemporanea. In Italia sono uscite varie sue opere (‘La strategia militare di Hitler’, ‘Storia della II guerra mondiale’, ‘La distruzione dell’ Europa’). AGGIUNGERE: POLONIA RUSSIA URSS GRAN BRETAGNA INGHILTERRA UK FRANCIA La questione polacca. 1944. ‘Cinismo’ sovietico e occidentale. “”Comunque, soltanto dieci giorni dopo l’accordo di Lublino, il 1 agosto, scoppiò a Varsavia la rivolta, del tutto isolata, dell’Armata nazionale polacca che l’esercito tedesco riuscì a soffocare essendo le truppe sovietiche rimaste inattive sulla riva orientale della Vistola. La tiepida reazione degli occidentali in una situazione del genere fu il segno inequivocabile che inglesi e americani si apprestavano a lasciare al suo destino il governo polacco in esilio che stava dietro la rivolta stessa. (pag 65) I tedeschi e il problema ebraico. L’antisemitismo diffuso. “”Ancora: se nel 1933 fossero giunte al potere in Germania le destre non nazionalsocialiste – e cioè innanzi tutto i “”tedesco-nazionali”” e lo “”Stahlhelm”” – davvero la vita degli ebrei sarebbe stata più o meno la stessa di quella che fu sotto il nazismo tra il 1933 ed il 1938, fino al pogrom della “”notte dei cristalli””? Sostenendo questa tesi Christoph Dipper ha voluto con tutta evidenza affermare che il nuovo antisemitismo diffusosi a partire dal 1916-17, assai al di là della cerchia degli aderenti al nazionalsocialismo, sfociò per un processo del tutto logico in quella forma che gradualmente ed in modo apparentemente preordinato si strutturò nelle “”leggi di Norimberga””. Dipper ha altresì inteso ribadire che il regime cooperò a tale esito con tutti i provvedimenti successivi al 1933 e, sia pure ‘cum grano salis’ e con tutte le critiche sempre possibili nei dettagli, che quella configurazione finale era conforme al sentimento di una gran parte della società tedesca””. (pag 90-91)”,”GERN-130″ “HILLGRUBER Andreas HÜMMELCHEN Gerhard”,”Cronaca della seconda guerra mondiale.”,”Si incentra di più sugli eventi bellici in terra e in cielo, mentre tra quelli navali sono citati solo i più significativi. 1940. “”26.10. La costituzione dell’esercito tedesco per la campagna orientale comincia. Entro la fine dell’anno sono previste 34 divisioni nella Prussia Orientale e nel Governatorato Generale. Il feldmaresciallo von Rundstedt (gruppo d’armate “”A””) diviene comandante supremo in Occidente. Dal suo gruppo d’armate dipendono le armate 9° e 16° nonché il gruppo d’armate “”D”” (feldmaresciallo von Witzleben) costituito dalle armate 1°, 6° e 7°). (…) Novembre 1940. (…) 4.11. Hitler decide di intraprendere un’offensiva contro la Grecia, con scopi diversivi, muovendo dall’Ungheria, dalla Romania e dalla Bulgaria, poiché l’offensiva italiana si è arrestata ed i greci sono passati al contrattacco. La Spagna si annette la zona internazionale di Tangeri, che aveva già occupato il 14.6.1940.”” (apg 36-37)”,”QMIS-111″ “HILLGRUBER Andreas”,”Krieg der Illusionen. Die deutsche Politik von 1911 bis 1914 (by Fritz Fischer). [Recensione]”,”HILLGRUBER Andreas “”Sebbene le fonti citate contengano alcune indicazioni in questo senso, a Fischer sfugge in qualche misura il fatto che le generiche affermazioni di Moltke circa la “”guerra preventiva””, come ad esempio quelle fatte durante il colloquio già menzionato con l’imperatore l’8 dicembre 1912, trovassero un fondamento reale – dal punto di vista militare – dopo le guerre balcaniche. Gli sviluppoi che da quel momento introdussero in Austria-Ungheria erano parimenti allarmanti per la direzione politica e militare del Reich (1). In base alla situazione mutata nei Balcani, l’imperial-regio stato maggiore spostò fin dal 1912 il peso dei suoi piani per l’eventualità di una guerra – piani che fino a quel momento e d’accordo con l’alleato tedesco si erano concentrati sulla Russia e formavano così una delle basi per la realizzazione del piano Schlieffen – verso piani operativi contro i vicini balcanici, in particolare la Serbia. La tendenza di preferire alla preparazione di una grande guerra guerre regionali contro nemici minori ma pericolosi per il mantenimento della monarchia danubiana con i suoi problemi nazionali (Serbia, ma anche Italia) – tendenza che già si era profilata negli anni precedenti con Conrad von Hötzendorf – produsse per la prima volta conseguenze che costituivano una gravissima minaccia per la programmazione bellica tedesca e addirittura per la sicurezza del Reich in una situazione di crisi o in caso di guerra. Tale è lo sfondo sul quale va “”compreso”” come il governo del Reich sotto Bethmann Hollweg, dopo l’attentato di Sarajevo, si sia trovato davanti al dilemma: o rischiare, mediante una guerra regionalmente circoscritta dell’Austria-Ungheria contro la Serbia, una forzata riconversione dell’equilibrio delle forze nel sudest europeo, che, dopo le guerre balcaniche, si era spostato a favore della Russia e dei suoi “”amici””, per poi ricondurre l’imperial-regio stato maggiore ai piani operativi nel quadro dell’alleanza, cioè al compito di fungere da schermo protettivo nei confronti della Russia; oppure, se la Russia non si ritirava, accettare la “”guerra preventiva”” in grande in un momento già pericoloso ma ancora relativamente favorevole in confronto al futuro, poiché nel giro di pochi anni il rapporto delle forze militari dei blocchi di potenze continentali contrapposti, visto il progresso costante dell’armamento russo, si sarebbe spostato inevitabilmente a sfavore delle potenze centrali. Fischer non coglie questo nocciolo della problematica della politica del governo del Reich al momento della crisi del luglio 1914, dalla quale nacque poi una discrepanza enorme tra la valutazione della situazione tedesca da parte dell’opinione pubblica e dei gruppi di agitazione da un lato e quella da parte della piccola cerchia vicino al governo del Reich dall’altro. Ciò che poteva apparire a forze certamente notevoli della società tedesca come lo sfondamento della Germania verso una posizione di egemonia o addirittura verso una più ampia posizione mondiale, appariva alla prospettiva del governo, la cui visione unilaterlmente stragegico-militare è da sottoporre ad analisi critica dal punto di vista storico, ben diversamente come “”una fuga in avanti”””” (pag 629-630) (1) Debbo ciò che segue a una segnalazione del collega Wolfgang Steglich, il quale sta preparando uno studio su questo problema”,”QMIP-169″ “HILLGRUBER Andreas”,”Il duplice tramonto. La frantumazione del ‘Reich’ tedesco e la fine dell’ebraismo europeo.”,”Scomparso di recente, Andreas Hillgruber è stato uno degli esponenti più importanti della storiografia tedesca contemporanea. In Italia sono uscite traduzioni di sue opere da Rizzoli (La strategia militare di Hitler) e Laterza (Storia della II guerra mondiale).”,”GERN-029-FL” “HILLGRUBER Andreas”,”Storia della Seconda guerra mondiale. Obiettivi di guerra e strategia delle grandi potenze.”,”La svolta del settembre 1942: la strategia di contenimento (pag 119-120)”,”QMIS-007-FV” “HILLGRUBER Andreas”,”Stalin und Hitler. Die sowietische Aussenpolitik 1930 bis 1941, di Sven Allard (Hillgruber); Aufstieg des Nationalsozialismus. Krise und Revolution in Deutschland, di Gerhard Schulz (Hildebrand)”,”””Sul ruolo dell’Unione sovietica nella politica internazionale degli anni trenta e specialmente sull’atteggiamento sovietico nei confronti della Germania nazionalsocialista di quel periodo esiste già una pubblicistica piuttosto vasta. Per l’interpretazione vale, in poche parole, la convinzione che Stalin – nonostante gli errori nell’analisi della situazione interna della Germania durante la fase finale della Repubblica di Weimar – dopo la salita al potere di Hitler abbia riconosciuto ben presto l’incombente minaccia sull’Unione Sovietica da parte del «Terzo Reich» e che abbia reagito a ciò sia con la svolta in politica estera in direzione delle potenze europee occidentali (adesione dell’Unione Sovietica alla Società delle Nazioni nel 1934) sia sul piano della politica del Komintern (cessazione della lotta conro i partiti socialisti e socialdemocratici come «socialfascisti» e creazione del «fronte popolare»). Il suo obbiettivo sarebbe stato di impedire, ….. finire …. L’ex-ambasciatore Sven Allard, oggi in pensione, uno dei diplomatici più preparati della Svezia, portava a questo studio premesse straordinariamente favorevoli sotto tre aspetti. Come ambasciatore a Bruxelles, l’Aja, Varsavia, Roma, Parigi, Atene, Ankara e Sofia negli anni Trena e nella prima fase della guerra e poi in Cina, egli ha potuto seguire l’acuirsi della crisi europea e l’estensione della guerra da importanti punti di osservazione. Come diplomatico a Budapest e a Sofia, dopo il 1949, a Praga dal 1951 e soprattutto a Vienna dopo il 1954, poté acquisire una profonda conoscenza della strategia e della tattica politica sovietica, che poté utilizzare in connessone con la preparazione del Trattato di Stato austriaco nonché negli affari diplomatici (come riferisce nel suo libro ‘Diplomat in Wien pubblicato nel 1965). Inoltre, da decenni Allard si dedicava intensamete all’approfondiamento del marxismo leninismo e della funzione di questa ideologia nella politica estera sovietica. Infine, datle le sue conoscenze linguistiche, gli è stato possibile studiare a fondo e in modo sistematico le grandi raccolte di documenile pubblicazione internazionali specializzate. Nella fusione di questi tre elementi sta il fascino di quest’opera che non cade mai nella narrazione prolissa e analizza con vivacità”” (pag 382-384)”,”QMIS-014-FV” “HILLGRUBER Andreas”,”Storia della 2° guerra mondiale. Obiettivi di guerra e strategia delle grandi potenze.”,”Andreas Hillgruber (1925-1989) laureato in Storia a Gotinga, è stato dal 1972 professore di Storia medievale e moderna all’Università di Colonia. Tra le sue opere, in trad. it., “”La strategia militare di Hitler””, Milano, 1986. ‘«(..) Tutti gli indizi ci fanno capire che il nemico (…) attaccherà il fronte occidentale europeo al più tardi nella primavera (1944). Io non posso perciò assumermi la responsabilità dell’ulteriore indebolimento dell’occidente a favore di altri teatri di guerra. Ho preso dunque la decisione di rafforzare le difese, specialmente nei punti dai quali avrà inizio la lotta a distanza contro l’Inghilterra» (…). Questa direttiva [di Hitler, in cui precisava la sua strategia di contenimento per il 1944, n. 51 3 novembre 1943, ndr] avviava l’ultima grande fase della strategia di Hitler, la quale, sia pure in condizioni e circostanze del tutto diverse, fino ad un certo punto può essere paragonata a quella attuata nella prima fase della guerra che precedette la sconfitta della Francia, nella primavera del 1940. Ancora una volta il baricentro fu collocato ad occidente, dove fu concentrato il resto delle forze ancora valide per mantenere la situazione di libertà alle spalle sul continente raggiunta nel 1940 e creare il presupposto, una volta respinta l’invasione alleata, per un possibile rilancio della grandiosa strategia militare in direzione orientale. Va da sé che rispetto al 1940 la distanza tra progetto e dati reali era cresciuta quasi a dismisura, poiché la situazione mondiale da allora era completamente cambiata. Tuttavia – ed è questo il punto – la continuità dei progetti strategici per Hitler rimase, ed egli vi si attenne costantemente anche quando l’invasione degli alleati in Normandia il 6 giugno 1944 era un fatto compiuto (27). Tutte le singole catastrofi che gli piombarono addosso in rapida successione dalla primavera del 1944 non lo indussero minimamente a spostare il baricentro dall’occidente (…)’ (pag 160-161)] [(27) S.E. Morison, ‘The Invasion fo France and Germany, 1944-1945’, Boston 1960; A. Norman, ‘Die Invasion in der Normandie’, in H.A. Jacobsen, J. Rohwer (a cura di), ‘Entscheidungsschlachten des Zweiten Weltkrieges’, Frankfurt-M., 1960, pp. 399 sgg.; H. Wegmüller, ‘Die Abwehr der Invasion. Die Konzption des Oberbefehlshabers West 1940-1944’, Freiburg i. Br 1979; D. Ose, ‘Entscheidung in Westen 1944. Der Oberbefehlshaber West und die Abwehr der allierten Invasion, Stuttgart, 1981]”,”QMIS-001-FC” “HILLMAN James”,”Un terribile amore per la guerra.”,”‘””Polemos di tutte le cose è padre”” disse Eraclito’ (pag 12) “” “”Quando Kant e Freud, in epoche e con modalità di pensiero molto diverse, affermano che la civiltà trae la sua spinta progressiva dal suo essere fondata sulla naturalità della morte e nella normalità della guerra, danno ragione a Eraclito: sì, «Polemos di tutte le cose è padre», la guerra è il principio generatore del risveglio, e questo era, io credo, il principale e più pressante messaggio di Eraclio, lo psicologo. Eraclito riceve conferma anche da Michel Foucault, il quale, come Lévinas, porta avanti la grande tradizione francese del pensiero penetrante. La sua «tesi sulla guerra» capovolge la formula di Clausewitz (la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi): la politica è guerra continuata con altri mezzi – e non solo la politica, ma anche «la legge e l’ordine». Il diritto anglosassone discende in buona misura dal costume germanico secondo il quale i processi erano decisi con la forza, producendo vincitori e vinti inequivocabili, sicché «il diritto [era] un ruolo particolare e regolamentato di condurre la guerra”” (1). (…) Se la guerra è il padre del cosmo (Eraclito), se l’essere si rivela come guerra (Lévinas), se lo stato di natura è uno stato di guerra (Kant), essa deve essere una norma prima, il paradigma sul quale misurare tutto il resto e che permea l’esistenza e dunque anche la nostra come individui e come società. Quindi la guerra è permanente, non irrompente; necessaria, non contingente; à la tragedia che fa impallidire ogni altra e che rende possibile l’amore altruistico. Non è stato Yeats a dire: «Si comincia veramente a vivere quando si concepisce la vita come una tragedia»? E Conrad: «Immergiti nell’elemento distruttivo!». Kant riconobbe la necessità della guerra, ma poi alleggerì questa triste verità attribuendo alla guerra una utilità per il progresso della storia. Machiavelli e Clausewitz legarono la necessità della guerra a una funzione: l’avanzamento della ambizione politica dello Stato. Marx dimostrò che la necessità della guerra è il portato inevitabile del capitalismo”” ( pag 55) [James Hillman, ‘Un terribile amore per la guerra’, Adelphi edizioni, Milano, 2005] [(1) Foucault, p. 35 (trad. it., p. 74]”,”QMIx-014-FSD” “HILLQUIT Morris”,”History of Socialism in the United States.”,”Morris Hillquit, author of ‘Socialism in Theory and Practice’. Preface to Revised Edition, Preface to First Edition, Introduction, Appendix: Platform of the Socialist Party, Index,”,”MUSx-033-FL” “HILLYAR Anna McDERMID Jane”,”Revolutionary Women in Russia, 1870-1917. A study in collective biography.”,”Anna HILLYAR ha recentemente completato il suo PhD alla Southampton University. Jane McDERMID è Lecturer in History presso la stessa Università. Tabella 3.1: 100 donne rivoluzionarie (1890-1904): informazioni su origini sociali, istruzione o professione, coniugata o no, appartenenza politica. Le operaie sono 13, le insegnanti (di vario grado) sono 22.”,”RIRB-065″ “HILTON Rodney a cura; scritti di Paul SWEEZY Maurice DOBB Kohachiro TAKAHASHI Maurice DOBB Rodney HILTON Christopher HILL Giuliano PROCACCI Eric HOBSBAWM John MERRINGTON”,”La transición del feudalismo al capitalismo. Las aportaciones más recientes al célebre debate sobre los orígines del capitalismo.”,”Scritti di Paul SWEEZY Maurice DOBB Kohachiro TAKAHASHI Maurice DOBB Rodney HILTON Christopher HILL Giuliano PROCACCI Eric HOBSBAWM John MERRINGTON Tesi HIBBERT. Tesi di Hibbert: il commercio medievale non fu un elemento dissolvente delle società feudale ma fu un prodotto naturale della stessa e le classi feudali dominanti lo svilupparono. “”Hibbert documenta la sua tesi ricordando che molti dei centri urbani medievali avevano origini “”senatoriali””, termine citato per sfumare la questione, dato che è stata oggetto di un dibattito storiografico locale in Italia. Cita in proposito le città di Genova, Milano, Lincoln, Bergen, Cambridge, Arras, certe città polacche e la città germanica di Dinant, studiata da Pirenne””. (pag 187)”,”ECOI-170″ “HILTON R.H. FAGAN H.”,”The English Rising of 1381.”,”””The process by which the peasantry as a class became differentiated into rich, poor and landless peasants, was one which has often been repeated where commodity production disintegrates a static feudal community (1). Even in the twelfth and thirteenth centuries, every village had its rich and its poor. The typical class division in that earlier period was however of a different character from that which resulted from the changes in society during and after the fourteenth century. In the earlier village the majority of the shares in the village lands (the lord’s demesne apart) were held by a class of “”yardlanders”” or “”half yardlanders””, the backbone of the community. The yardland varied considerably from place to place, usually between twenty and thirty acres. But within the village the holdings of the yardlanders were remarkably equal in size. This was due to absence of a market in land, resulting partly from the small amount of production for the market and partly from the lord’s control of the transfer of land, which he restricted so as to maintain the original area of the service-rendering holding. Below the yardlanders were a number of smallholders, some free, some servile in legal status. Some of these had an acre or two in the common fields, some only a cottage and squatting rights on the waste. These cottagers were the original reserve of wage labour. The development of commodity production, the agrarian crisis, famine, plague, and the declining interest of the lord in maintaining the integrity of holdings so as to ensure the supply of services, resulted in a considerable change in the classes of peasants in the typical village. By the end of the fourteenth century an upper class of peasants had made its appearance. Four or five families in the village were now cultivating sixty or a hundred acres of arable land, and tending several hundred head of live stock. Some of the yardlandes still survived, but at the other end of the scale were the victims of the process of accumulation – an important (if still small) group of landers labourers”” (pag 289-30) [(1) Lenin’s book, ‘The Development of Capitalism in Russia’, describes the same process in nineteenth-century Russia. The resemblance to developments in fourteenth-century England is most marked] [R.H. Hilton H. Fagan, ‘The English Rising of 1381′, Lawrence and Wishart, London, 1950]”,”UKIS-003-FSD” “HINDELS Josef, a cura di Giuliano CONTE”,”Tutti di sinistra: quale sinistra? Per una strategia socialista nel tardocapitalismo. (Tit. orig.: Was ist heute links?)”,”Disciplina. L’ esempio di Karl Liebknecht. “”Prendiamo un esempio storico: come tutti i deputati socialdemocratici del Reichstag tedesco, nell’ agosto del 1914 anche Karl Liebknecht fu incaricato dal capo del partito di ratificare i crediti del governo imperiale dell’ imperialismo tedesco, che intendeva condurre una guerra di aggressione. Dopo essersi sottomesso una prima volta alla disciplina di partito, Karl Liebknecht decise di dissociarsi alla votazione successiva votando contro i crediti di guerra: si trattava quindi della decisione di disprezzare ciò che aveva stabilito il capo del partito. Quest’ “”infrazione disciplinare”” costituì la riabilitazione del socialismo, divenne la fiaccola per tutti i socialisti fedeli ai principi, che anche durante la guerra rifiutarono di diventare nazionalisti e di sacrificare i principi sull’ “”altare della patria””””. (pag 111-112)”,”EURx-193″ “HINDENBURG Paul Generale Maresciallo di campo”,”Dalla mia vita. Traduzione del colonnello di artiglieria in servizio di SM Ambrogio Bollati.”,”Hindenburg, Paul von (Poznan 1847 – Neudeck 1934), generale tedesco e secondo presidente della repubblica di Weimar; rimase in carica fino all’ascesa di Adolf Hitler. Diplomato all’accademia militare di Berlino, nel 1866 entrò nei ranghi dell’armata prussiana e nei cinque anni successivi combatté nella guerra austro-prussiana e nella guerra franco-prussiana. Rimase in servizio per quarant’anni nell’armata del nuovo Reich tedesco (1871); nel 1905 venne promosso generale, e nel 1911 si ritirò dal servizio. Nell’agosto del 1914, dopo lo scoppio della prima guerra mondiale, accettò nuovamente il comando dell’VIII armata tedesca impegnata nelle operazioni di difesa contro i russi. Al fianco del generale Erich Ludendorff, Hindenburg guidò le truppe tedesche fino alla vittoria di Tannenberg. Nominato feldmaresciallo, nel 1916 sostituì il generale Erich von Falkenhayn al comando supremo e, sempre al fianco di Ludendorff, divenne responsabile supremo delle forze tedesche. Nel marzo del 1917 Hindenburg condusse le armate tedesche in Europa occidentale organizzandole secondo un sistema di trincee disposte lungo il confine settentrionale della Francia, la cosiddetta “”Linea Hindenburg”” che gli Alleati non riuscirono a espugnare fino all’ottobre del 1918. Dopo la guerra, nel 1919 si ritirò una seconda volta dall’esercito. Nel 1920 pubblicò le sue Memorie, nelle quali affermava che la sconfitta delle truppe tedesche durante la prima guerra mondiale era stata causata dalle correnti d’opposizione interna che avevano rovesciato l’impero germanico e, nel 1919, avevano portato alla proclamazione della repubblica. Nel 1925, tuttavia, accettò la candidatura delle forze conservatrici e venne eletto presidente della repubblica. Nel 1932 si ripropose alle elezioni, come rivale del candidato nazionalsocialista Adolf Hitler; nonostante la vittoria, il 30 gennaio 1933 Hindenburg chiamò Hitler al cancellierato. Questi assunse ben presto il controllo totale del Reichstag, che nel marzo del 1933 gli affidò i poteri dittatoriali. Da allora Hindenburg venne progressivamente esautorato da ogni carica governativa. (ENC)”,”GERQ-025″ “HINDLEY J.R. LERCHER Bruce SELDIN J.P.”,”Introduzione alla logica combinatoria.”,”J. Roger Hindley è nato nel 939 a Belfast, dove ha compiuto gli studi universitari. Insegna all’University College di Swansea (Gran Bretagna). Bruce Lercher, nato nel 1930 a Milwaukee Wisconsin insegna all’università di New York. J.P. Seldin nato a New York nel 942 è docente alal Southern Illinois University.”,”SCIx-222-FRR” “HINRICHS Ernst”,”Alle origini dell’età moderna.”,”HINRICHS Ernst (1937) è professore emerito dell’Università di Oldenburg, dove ha insegnato storia dell’età moderna. I professori aristotelici ortodossi delle Università provocano i ‘roghi’ di scienziati e filosofi. “”In che cosa è consistita la “”rivoluzione scientifica”” del XVII secolo (10)? La risposta, che qui potrà essere solo brevemente abbozzata, presenta un aspetto qualitativo e un aspetto quantitativo. Tra il 1623 e il 1687, cioè dal ‘Saggiatore’ di Galileo, attraverso il ‘Discours de la méthode’ di Descartes (1637), ai ‘Philosophiae Naturalis Principia Mathematica’ di Newton, l’Europa scientifica ha conosciuto “”la matematizzazione del mondo, l’esplosione del cosmo chiuso del pensiero antico e medievale, la radicale unificazione di un universo geometrico infinito grazie all’eliminazione dell’antico contrasto tra mondo sublunare e mondo stellare con l’estensione”” (11). Ciò che già ineriva al relativismo di Nicola Cusano (1401-1464), ma non era stato esplicitato, ciò che l’eliocentrismo di Nicola Copernico (1473-1543) aveva stabilito per lo spazio limitato delle stelle fisse, molto più vasto di quello aristotelico, ma pur sempre limitato e dunque aristotelico, ciò che Keplero, “”nella sua concezione dell’essere, del movimento, pur sempre un aristotelico, anche se non lo era nella scienza”” (A. Koyré), non aveva potuto ammettere, adesso diventava certezza: il mondo non era limitato, bensì senza limiti ovvero infinito, e inoltre ripieno di materia. In fin dei conti, non si trattava di una teoria eretica; chi poteva sostenere che Dio nella sua perfezione aveva creato qualcosa di finito, di imperfetto? Certo, era una teoria antiaristotelica; e difatti, a ben considerare, furono gli aristotelici ortodossi delle università a provocare le persecuzioni e i roghi di filosofi e scienziati. Copernico (1616), e Galileo (1632) subirono delle condanne; prima di loro, era salito sul rogo il geniale filosofo Giordano Bruno, che aveva formulato la nuova dottrina in lingua italiana fin dal 1584 (…)”” (pag 96-97)”,”EURE-086″ “HINRICHS Ernst”,”Alle origini dell’età moderna.”,”HINRICHS Ernst (1937) è professore emerito dell’Università di Oldenburg, dove ha insegnato storia dell’età moderna. I professori aristotelici ortodossi delle Università provocano i ‘roghi’ di scienziati e filosofi. “”In che cosa è consistita la “”rivoluzione scientifica”” del XVII secolo (10)? La risposta, che qui potrà essere solo brevemente abbozzata, presenta un aspetto qualitativo e un aspetto quantitativo. Tra il 1623 e il 1687, cioè dal ‘Saggiatore’ di Galileo, attraverso il ‘Discours de la méthode’ di Descartes (1637), ai ‘Philosophiae Naturalis Principia Mathematica’ di Newton, l’Europa scientifica ha conosciuto “”la matematizzazione del mondo, l’esplosione del cosmo chiuso del pensiero antico e medievale, la radicale unificazione di un universo geometrico infinito grazie all’eliminazione dell’antico contrasto tra mondo sublunare e mondo stellare con l’estensione”” (11). Ciò che già ineriva al relativismo di Nicola Cusano (1401-1464), ma non era stato esplicitato, ciò che l’eliocentrismo di Nicola Copernico (1473-1543) aveva stabilito per lo spazio limitato delle stelle fisse, molto più vasto di quello aristotelico, ma pur sempre limitato e dunque aristotelico, ciò che Keplero, “”nella sua concezione dell’essere, del movimento, pur sempre un aristotelico, anche se non lo era nella scienza”” (A. Koyré), non aveva potuto ammettere, adesso diventava certezza: il mondo non era limitato, bensì senza limiti ovvero infinito, e inoltre ripieno di materia. In fin dei conti, non si trattava di una teoria eretica; chi poteva sostenere che Dio nella sua perfezione aveva creato qualcosa di finito, di imperfetto? Certo, era una teoria antiaristotelica; e difatti, a ben considerare, furono gli aristotelici ortodossi delle università a provocare le persecuzioni e i roghi di filosofi e scienziati. Copernico (1616), e Galileo (1632) subirono delle condanne; prima di loro, era salito sul rogo il geniale filosofo Giordano Bruno, che aveva formulato la nuova dottrina in lingua italiana fin dal 1584 (…)”” (pag 96-97)”,”STOS-007-FV” “HINTIKKA Jaakko”,”The Principles of Mathematics Revisited.”,”Jaakko Hintikka, Boston University”,”SCIx-028-FRR” “HINTON William”,”Turning Point in China. An essay on the Cultural Revolution.”,”HINTON è l’ autore del classico ‘Fanshen’. Egli non concorda con le interpretazioni comuni in occidente della Rivoluzione Culturale che si è svolta dal 1966 al 1969, vista come un colpo militare o una lotta personale per il potere, o uno scontro per la successione a Mao. HINTON individua nei due campi in lotta degli interessi sociali e descrive nel dettaglio le forze polarizzate nei due campi. “”Tutto questo è molto curioso, perché, conoscendo la classe dominante americana, sappiamo che una cosa che essi temono molto è una forte, unita, industrializzata Cina – una Cina che è di fatto una grande potenza. Siccome questo è quello che realmente temono e siccome Mao, secondo le loro teorie, sta portando la Cina al disastro, avrebbero dovuto appoggiare Mao e dargli pieno supporto in modo che la Cina non potesse mai diventare una seria minaccia per le ambizioni mondiali degli Stati Uniti. Invece, essi appoggiarono senza indugio Liu Shao-chi, il pragmatico, il pratico, quello che lavora sodo e che ha il tipo di politica e il piano che può fare della Cina una grande potenza.”” (pag 31)”,”CINx-143″ “HINTON William”,”Fanshen. A Documentary of Revolution in a Chinese Village.”,”Nel 1948 William Hinton spende sei mesi in un villaggio (Long Bow) per osservare gli effetti della rivoluzione cinese su una comunità agricola…”,”CINx-004-FSD” “HINTZE Otto”,”Feodalité capitalisme et Etat moderne. Essais d’ histoire sociale comparée choisis et presentés par Hinnerk Bruhns.”,”Otto HINTZE (1861-1940) è considerato con Max WEBER, uno dei padri fondatori della nuova storia sociale in Germania. Riprendendo il ragionamento della sociologia weberiana nella sua pratica di storico, HINTZE ha rinnovato le conoscenze sulla genesi dello Stato moderno. Nelle sue analisi comparate di storia sociale e costituzionale e attraverso la sua assimilazione della sociologia nascente, HINTZE si è rivelato lo storico tedesco più innovatore sul piano metodologico se non il più importante della Germania della fine dell’ Impero e del periodo tra le due guerre. Il libro si compone di dieci testi scelti.”,”TEOS-046″ “HINTZE Otto, a cura di G. DI-COSTANZO”,”Storia, sociologia, istituzioni.”,”””(…) alla fine – come risultato di un’induzione tanto vasta – si ottiene una teoria generale dello sviluppo della vita statale dei popoli storici. Questo procedimento – lo si potrebbe definire una morfologia comparata della vita statale – è stato chiaramente caratterizzato dall’autore con il sottotitolo che ha dato al suo libro: ‘Teoria storica della natura della monarchia, dell’aristocrazia e della democrazia; infatti, come vogliamo subito anticipare, egli ritiene di poter ricondurre a queste tre forme fondamentali tutti i fenomeni politici sia del presente che del passato. Di fronte alle diverse proposte che sono state avanzate per una nuova classificazione delle forme costituzionali statali, il suo libro vuole tentare di dimostrare “”che la vecchia strada aristotelica non è ancora superata, che anzi gli stessi fenomeni politici dei nostri giorni possono essere ancora sussunti in maniera estremamente agevole sotto i concetti di aristocrazia, monarchia, democrazia e possono in tal modo essere spiegati nella maniera più efficace. Ciò è molto significativo per il carattere scientifico e per il tipo di lavoro di Roscher, che ha un tratto decisamente conservatore.”” (pag 79)”,”TEOP-345″ “HIPPE Oskar edizione francese a cura di Rodolphe PRAGER”,”Et notre drapeau est rouge. Du Spartakusbund à la IVe Internationale.”,”Le memorie di HIPPE coprono 60 anni di storia del movimento operaio tedesco. Unendosi allo Spartakusbund nel 1916 partecipò allo sviluppo dei consigli operai all’ inizio degli anni 1920 e prese parte alla rivoluzione tedesca. Fu testimone del tradimento della socialdemocrazia, della stalinizzazione del KPD e del dibattito interno. Fu partecipe della lotta dell’ opposizione bolscevica-leninista che condusse alla sua esclusione dal KPD. Ricercato dalla reazione durante il periodo rivoluzionario, imprigionato dal nazismo, poi dopo la guerra rinchiuso nelle galere della DDR, liberato nel 1955, HIPPE ha proseguito la sua attività militante “”alla sinistra della SPD””. Il libro è un’ analisi degli avvenimenti politici che hanno segnato la classe operaia tedesca e la testimonianza di un militante.”,”MGER-028″ “HIROSHI Watanabe”,”A History of Japanese Political Thought, 1600-1901.”,”Watanabe Hiroshi è professore emerito all’Università di Tokyo e specialista in storia del Giappone e del pensiero politico asiatico.”,”JAPx-088″ “HIROU Jean-Pierre”,”Du trotskysme au communisme libertaire. Itinéraire d’un militant révolutionnaire.”,”Militant au groupe trotskyste Voix ouvrière dès 1963, puis à Lutte ouvrière jusqu’en 1979, Jean-Pierre Hirou est décédé le 3 novembre 2001 à l’age de 53 ans. Il s’était ensuite rapproché des communistes libertaires sans pour autant rejoindre un groupe organisé. Au cours de toutes ces années il écrivet de nombreux articles consacrés à l’actualité politique et à l’histoire du mouvement ouvrier, parus dans Lutte ouvrière d’abord, puis dans la presse communiste libertaire ou des revues historiques.”,”TROS-033-FL” “HIROYOSHI Hayashi KENNICHI Suzuki”,”””Socialism”” Stalinism or Scientific. The Marxist Theory of State Capitalism.”,”HIROYOSHI è P del Socialist Workers Party (Japan) (Sharoto). E’ autore di numerosi studi. KENNICHI è un attivista veterano del Socialist Workers Party (SWP).”,”RUSU-112″ “HIRSCH Fred, edizione italiana a cura di Alberto MARTINELLI”,”I limiti sociali allo sviluppo. (Tit.orig.: Social Limits to Growth)”,”Fred HIRSCH si è laureato alla LSE London School of Economics, ha lavorato come giornalista finanziario presso ‘The Banker’ e ‘The Economist’, è stato poi consigliere del FMI e Research Fellow al Nuffield College di Oxford. Prima della sua scomparsa ha insegnato all’ Università di Warwick. E’ autore di ‘The Pound Sterling: A Polemic, Money International’ e con David GORDON ‘Newspaper Money’. “”Finché il costo del tempo è relativamente basso, perché sono meno numerose le occasioni o le pressioni per uno sforzo lavorativo addizionale, il costo netto di ogni specifica attività che assorbe tempo connessa con la cordialità o con qualche altro rapporto sociale sarà pure relativamente basso. In pratica, può persino darsi che non sia considerato un costo. La percezione del tempo speso nei rapporti sociali come un costo è essa stessa un prodotto di questo processo di privatizzazione dell’ opulenza. L’ effetto è quello di ridurre la quantità di amicizia e di contatto sociale a un livello che lascia ciascuno col desiderio di averne di più rinunciando a una parte di beni materiali. Questo effetto è doppiamente perverso, poiché bisogna aspettarsi che il valore relativo attribuito all’ amicizia e agli altri rapporti sociali aumenti man mano che sono soddisfatti i bisogni materiali più pressanti. L’ enorme incremento della mobilità personale nelle economie moderne amplifica il problema rendendo la socievolezza sempre più un bene pubblico e sempre meno un bene privato. Più le persone si muovono, meno sono le possibilità che i contatti sociali siano direttamente contraccambiati su base bilaterale.”” (pag 88)”,”ECOT-108″ “HIRSCH Fred”,”La moneta internazionale.”,”””La moneta non è un argomento così vitale come spesso si suppone”” (D.H. Robertson, 1922) (in apertura) HIRSCH Fred è nato a Vienna nel 1931 quando era già in atto la ‘grande crisi’ nella quale con il ‘gold standard’ scompariva anche la fiducia illuministica nelle ‘leggi naturali dell’economia politica. Trasferitosi in Inghilterra nel 1934, vi ha percorso tutta la carriera scolastica, conclusasi con la laurea in economia presso la LSE. Entrato nel giornalismo ha lavorato per la rivista The Banker e The Economist in cui dal 1963 al 1968 ha ricoperto la carica di direttore della redazione finanziaria. Poi ha collabvorato con il Fondo monetario internazionale. “”Il Tesoro è soggetto alla sindrome delle banche, che è quella di prevedere il disastro ma preferire l’inazione”” (Osservazione di un segretario di Kennedy, citata da Theodore Sorensen in ‘Kennedy'””) Tabella inflazione dopo il 1914 (anni 1914-1965, per Gran Bretagna, Stati Uniti, Francia e Germania) (pag 102-103)”,”ECOT-167″ “HIRSCH Helmut”,”Friedrich Engels in Selbstzeugnissen und Bilddokumenten. Dargestellt von Helmut Hirsch.”,”Friedrich Engels in autobiografia, documenti e immagini. Interpretato da Helmut Hirsch.”,”MAES-134″ “HIRSCH Fred”,”La moneta internazionale.”,”Fred Hirsch è nato a Vienna nel 1931, quando era già in atto la grande crisi nella quale con il gold standard scompariva anche la fiducia illuministica nelle “”leggi naturali”” dell’economia politica. Trasferendosi in Inghilterra nel 1934, vi ha percorso tutta la carriera scolastica, cominciata alla Wilson’s Grammar School e conclusasi con la laurea in scienze economiche, conseguita brillantemente nel 1952 presso la London School of Economics. Entrato subito dopo nel giornalismo ha prestato la sua opera dapprima presso The Banker e poi presso The Economist nel quale dal 1963 al 1968 ha ricoperto l’incarico di direttore della redazione finanziaria. Al presente svolge la sua attività a Washington presso il Dipartimento Ricerca e Statistica del Fondo Internazionale in qualità di Senior Adviser.”,”ECOI-166-FL” “HIRSCH Robert LE-DEM Henri PRENEAU François”,”Résistance antinazie, ouvrière et internationaliste. De Nantes à Brest, les trotskistes dans la guerre (1939-1945).”,”Resistenza dei giovani operai militanti trotskisti internazionalisti in lotta in tempo di guerra contro il regime di Vichy, il nazismo e lo stalinismo. Tentativi di collegamento con i soldati tedeschi della Wehrmach dislocati in Francia”,”TROS-382″ “HIRSCHMAN Albert O.”,”Autosovversione.”,”HIRSCHMAN è Prof emerito di scienza sociali nell’ Institute for Advanced Study di Princeton. Tra le sue opere tradotte in IT, con il Mulino: ‘Felicità pubblica e felicità privata’ (1983), ‘Come complicare l’economia’ (1988), ‘Come far passare le riforme’ (1990), ‘Retoriche dell’intransigenza’ (1991); con Feltrinelli: ‘Le passioni e gli interessi’ (1979); con Bompiani: ‘Lealtà, deflazione, protesta’ (1982).”,”TEOS-038″ “HIRSCHMAN Albert O., a cura di Pier Francesco ASSO e Marcello DE-CECCO”,”Potenza nazionale e commercio estero. Gli anni trenta, l’ Italia e la ricostruzione.”,”HIRSCHMAN Albert O. economista attento alla dimensione politica dell’ economia, insegna scienze sociali nell’ Institute for Advanced Study di Princeton. Ha scritto ‘Le passioni e gli interessi’ (1979), ‘Lealtà defezione protesta’ (1983) e ‘Felicità pubblica e felicità privata’ (1983). “”Se Preziosi ha scritto il libro più sensazionale sui metodi della penetrazione economica tedesca prima della guerra, l’ esposizione più dettagliata e autorevole sullo stesso argomento ci viene dallo storico francese Henry Hauser. Il suo libro, scritto nel 1915, è interamente dedicato alla asserzione che “”la guerra economica, la conquista dei mercati – espressioni riferite alla Germania – non sono affatto metafore. Più che mai si ha la sensazione che la Germania ha fatto la guerra nel mezzo della pace con gli strumenti della pace. Il dumping, i sussidi alle esportazioni, i certificati di importazione, le misure riguardo all’ emigrazione etc, tutti questi metodi distinti furono usati non come metodi normali dell’ attività economica, ma come strumenti per soffocare, annientare e terrorizzare gli avversari della Germania.”” Dopo aver descritto nei dettagli questi metodi, con una enfasi speciale dedicata alle pratiche tedesche di dumping e di esportazione di capitale, Hauser così conclude: “”Con la concentrazione di tutte queste energie, con la sua unità di direzione, la Germania economica è diventata una potenza formidabile almeno quanto la Germania militare, e dello stesso tipo: una potenza di dominio e di conquista””. (…) Principalmente, questi lavori equivalevano a trattati che integravano l’ analisi economica alla letteratura sui preparativi diplomatici tedeschi della guerra. Essi offrono solo una faccia della medaglia, dimenticando che il commercio estero e le esportazioni di capitale implicavano anche una dipendenza della Germania da altre nazioni; in generale questi lavori difettavano totalmente di una analisi sistematica sulla connessione fra potenza nazionale e relazioni economiche internazionali.”” (pag 130-131)”,”ITAE-132″ “HIRSCHMAN Albert O., a cura di Carmine DONZELLI Marta PETRUSEWICZ Claudia RUSCONI”,”Passaggi di frontiera. I luoghi e le idee di un percorso di vita.”,”Albert O. Hirschman è professore emerito di Social Science all’Institute for Advanced Study di Princeton. Tra i suoi libri: ‘Le retoriche dell’intransigenza. Perversità, futilità, messa a repentaglio’ (Mulino, 1991).”,”BIOx-011-FC” “HIRSCH-WEBER Wolfgang”,”Gewerkschaften in der Politik. Von der Massenstreikdebatte zum Kampf um das Mitbestimmungsrecht. [I sindacati in politica. Dal dibattito sullo sciopero di massa alla lotta per il diritto di cogestione]”,”Mit einem Vorwort von Otto Stammer, Erläuterungen, Einleitung, Schlußbemrkung, Zeittafel, Anhang, Tabellen, Briefwechsel, Literaturverzeichnis, Personenregister.”,”MGES-019″ “HIRSCH-WEBER Wolfgang”,”Gewerkschaften in der Politik. Von der Massenstreikdebatte zum Kampf um das Mitbestimmungsrecht. [I sindacati in politica. Dal dibattito sullo sciopero di massa alla lotta per il diritto di cogestione]”,”Mit einem Vorwort von Otto Stammer, Erläuterungen, Einleitung, Schlußbemrkung, Zeittafel, Anhang, Tabellen, Briefwechsel, Literaturverzeichnis, Personenregister. Il dibattito sullo sciopero generale e lo sciopero di massa dalla fine del XIX all’inizo del XX secolo (pag 8-15) “”In der Debatte über den politischen Streik wurde zwischen dem “”Massenstreik”” und dem “”Generalstreik”” unterschieden, ohne daß jedoch die beiden Begriffe immer klar definiert wurden. Nach der Begriffsbestimmung in einem damals vielgelesenen Buch von Henriette Roland-Holst kommt der Generalstreik der sozialen Revolution gleich. Der politische Massenstreik will die politisch-sozialen Verhältnisse bewußt beeinflussen, “”eine Waffe des Angriffs oder der Verteidigung im proletarischen Emanzipationskampfe gegen den bürgerlichen Staat sein”” (32). Am Generalstreik beteiligt sich die gesamte Arbeiterschaft, am Massenstreik einzelne Berufsgruppen oder lokale Zusammenschlüsse. Der Gedanke des Generalstreiks ist alt (33). Während er von Engels abgelehnt wurde, nahmen Bakunin und seine Schüler ihn auf. Mit dem Eindringen des Syndikalismus in die Arbeiterbewegungen der romanischen Länder gewann er an Boden. Auf den Kongressen der Internationale wurde er als Vehikel der sozialen Revolution (34) wie auch als Mittel zur Verhinderung eines Krieges erörtert. Der Amsterdamer Kongreß erklärte, ein Generalstreik sei unausführbar, ein Massenstreik jedoch könne “”äußerstes Mittel sein…, um bedeutende gesellschaftliche Veränderungen durchzuführen oder sich reaktionären Anschlägen auf die Rechte der Arbeiter zu widersetzen”” (35). In der Jahren 1904 und 1905 kam es in Deutschland zu zahlreichen Streiks und Massenaussperrungen. Die politische Lage war gespannt, un man fürchtete, daß sie sich noch verschlechtern werde. Sachsen hatte das Wahlrecht eingeschränkt, andere Länder, vielleicht gar das Recht mochten folgen. Die Arbeiterbewegung stand vor der Frage, ob sie vorsichtig lavieren oder energisch auftreten solle. Die Massenstreiks, die die russische Revolution von 1905 begleiteten und in der europäischen Arbeiterbewegung sofort starken Widerhall fanden, legten es nahe, ähnliche Aktionen auch in Deutschland für den Ernstfall zu erwägen. Auch früher schon waren in anderen Ländern politische Streiks erfolgreich gewesen, so in Belgien und Schweden, wo die Arbeiter mit Hilfe des Generalstreiks das allgemeine Wahrecht erkämpft hatten. Führende Theoretiker der Sozialdemokratie, wie Bernstein und Kautsky, lehnten die “”Generalstreiks-Romantik”” als “”utopisch”” ab, hielten jedoch den Massenstreik in gewissen Situationen für notwendig. Die leidenschaftlichste Vertreterin der Idee des politischen Massenstreiks war Rosa Luxemburg”” (pag 8-9) [Wolfgang Hirsch-Weber, Gewerkschaften in der Politik. Von der Massenstreikdebatte zum Kampf um das Mitbestimmungsrecht, Köln, 1959] [(32) Henriette Roland-Holst, ‘Generalstreik und Sozialdemokratie’, Dresden, 1905, S. 7; (33) Vgl. Eduard Bernstein, ‘””Streik als politischen Kampfmittel””, in: ‘Die Neue Zeit, Jg 1984, Bd. I, S. 689 ff.; (34) Vgl. Arnold Roller, Der soziale Generalstreik’, Berlin, 1905; (35) ‘Internationaler Sozialisten-Kongreß Amsterdam 1904, Berlin, 1904, s. 24]”,”MGES-020″ “HIRSON Baruch HUNTER Ian”,”Revolutionary History. Colour and Class. The origins of South African Trotskyism.”,”This issue of Revolutionary History also contains a wide variety of documents and correspondence from the 1930s and 1940s in relation to the South African Trotskyist movement, including a previously unpublished letter by Leon Trotsky. The founding theses of the Workers Party of South Africa are included, and these give penetrating insights into the racist nature of South African capitalism, the problems of building an effective trade union movement within a racially divided working class, the nature of a revolutionary party, and conflicting ways of building an anti-war movement. Editor: Al Richardson, Editorial, Documents, Work in Progress, Reviews, Letters, Reader’s Notes”,”TROS-018-FL” “HIRSON Baruch”,”Revolutions in My Life.”,”L’autore nella sua autobiografia racconta con passione la sua formazione politica nel South African labour.”,”MAFx-014″ “HITCHCOCK William I.”,”Il continente diviso. Storia dell’ Europa dal 1945 a oggi.”,”HITCHCOCK William I. insegna Storia contemporanea e storia delle relazioni internazionali al Wellesley College (Massachusetts). “”Al pari di Stalin, Beria (o Berija) era originario della repubblica sovietica della Georgia e aveva stabilito una stretta relazione con il capo supremo (…). All’ epoca della morte di Stalin, Beria era probabilmente l’ uomo più potente e pericoloso in tutta l’ Unione Sovietica. Beria, tuttavia, non desiderava replicare il regime di Stalin e cercò piuttosto di rafforzare il suo potere e la propria influenza nel paese dando avvio a vaste riforme che si contrapponevano direttamente alle politiche imposte in precedenza da Stalin. Beria voleva diventare l’ architetto della destalinizzazione e consolidare il suo potere tramite l’ acclamazione popolare. Passò all’ azione con sorprendente rapidità. Tre settimane dopo la morte di Stalin il Consiglio direttivo, o Presidio, promulgò un’ amnistia che rimise in libertà circa 1 milione dei 2,5 milioni di persone detenute nei gulag. Un settimana dopo, il ministero diretto da Beria rese pubblici alcuni documenti che mostravano come il cosiddetto “”complotto dei medici”” – una presuenta conventicola di medici ebrei che aveva tramato l’ assassinio di importanti personalità sovietiche – fosse stato in realtà frutto di una montatura, probabilmente ordinata dallo stesso Stalin. Beria diede inizio anche a vaste riforme all’ interno delle repubbliche sovietiche, insistendo che le cariche di governatore regionale fossero assegnate a nuovi dirigenti dotati di conoscenza delle lingue e delle culture proprie delle nazionalità non russe; volle inoltre che fosse ridotto il micidiale programma di “”russificazione”” che aveva condotto a una serie di deportazioni forzate. Beria si stava muovendo rapidamente, forse troppo in fretta, per metteere fine all’ era stalinista””. (pag 245) Il peso della questione tedesca (i moti scoppiati in Germania Est, DDR del 1953) nell’ eliminazione di Beria da parte di Krusciov, Bulganin, Molotov, Malenkov e Zukov. (pag 250)”,”EURx-203″ “HITCHCOCK William I.”,”Il continente diviso. Storia dell’Europa dal 1945 a oggi.”,”William I. Hitchcock insegna Storia contemporanea e storia delle relazioni internazionali al Wellesley College (Massachusetts).”,”EURx-046-FL” “HITCHENS Christopher”,”Dio non è grande. Come la religione avvelena ogni cosa.”,”Christopher Hitchens nato nel 1949 a Portsmouth in Inghilterra è stato redattore di ‘Harper’s’ e critico letterario per il ‘Newsday’. Collabora con molti giornali e riviste inglesi. E’ erede della grande tradizione del giornalismo liberal. Ha scritto un libro-inchiesta fortemente critico: ‘Processo a Kissinger’ “”L’ossessivo interesse nei confronti dei bambini e per un rigido controllo sulla loro educazione è sempre stata tipica dei sistemi di autorità assoluta. E’ forse un gesuita il primo cui è stata attribuita la frase: «Datemi un bambino fino a dieci anni e io vi darò l’uomo», ma l’idea è molto più antica della scuola di Ignazio di Loyola. L’indottrinamento dei giovani ha spesso sortito l’effetto opposto, come possiamo constatare anche dal destino di varie ideologie secolari, ma sembra che i religiosi siano disposti a correre questo rischio pur di inculcare nella media dei fanciulli o delle fanciulle la dose sufficiente di propaganda. Cos’altro possono sperare di fare? Se l’insegnamento della religione non fosse ammesso fino al raggiungimento dell’età della ragione, vivremmo in un mondo abbastanza diverso. I genitori credenti sono combattuti su questo tema. Essi naturalmente sperano di condividere le meraviglie e le gioie del Natale e di altre feste con la loro progenie (e possono anche fare buon uso di dio, così come di figure minori quali Babbo Natale, per domare i ribelli). Attenzione però: cosa succede se la progenie si indirizza verso un’altra fede, per non parlare di sette, anche nella prima adolescenza? I genitori di norma diranno che ci si approfitta di un innocente. Tutti i monoteismi sfoggiano, o sfoggiavano, una proibizione molto forte verso l’apostasia proprio per questa ragione. Nei suoi ‘Ricordi di un’educazione cattolica’ (Milano, 1988), Mary MacCarthy ricorda lo shock da lei avuto nell’apprendere da un predicatore gesuita che il nonno protestante – suo tutore e amico – era condannato alla dannazione eterna perché era stato battezzato nella maniera sbagliata. Bambina dall’intelligenza precoce, non lasciò cadere la cosa fino a che non costrinse la madre superiora a consultare le autorità ecclesiastiche e a trovare una scappatoia negli scritti del vescovo Atanasio, il quale sosteneva che gli eretici erano dannati solo se rifiutavano la vera chiesa con piena consapevolezza di quanto stavano facendo. Suo nonno, quindi, poteva essere sufficientemente ignaro della vera chiesa per sfuggire all’inferno. Ma che angoscia per una bambina di undici anni! Senza pensare alla quantità di bambini meno curiosi che semplicemente accettano simili maligni insegnamenti senza discuterli. Coloro che mentono ai giovani in questa maniera sono perversi all’estremo”” (pag 209-210)”,”RELx-066″ “HITZER Friedrich”,”Der Mord im Hofbräuhaus. Unbekanntes und Vergessenes aus der Baierischen Räterepublik.”,”HITZER Friedrich ‘L’omicidio al Hofbräuhaus. Sconosciuto e dimenticato dalla Baierischen Repubblica Sovietica.”,”MGER-127″ “HO Ping-Ti”,”La Cina. Lo sviluppo demografico (1368-1953).”,”””Il punto raggiunto dalla colonizzazione della Manciuria può essere valutato solo approssimativamente, perché non fu effettuato nella regione un censimento abbastanza attendibile prima del 1940 (…). (…) si può presumere che la popolazione complessiva delle tre province si sia più che raddoppiata nel quarto di secolo fra il 1904 e il 1930. L’ aumento fu dovuto in gran parte all’ immigrazione.”” “”Per ampiezza, durata, intensità e ferocia, le guerre civili scoppiate in Cina nel secolo XIX si distinguono nettamente dalle grandi guerre moderne combattute seguendo più o meno determinate regole di condotta. La rivoluzione dei T’ai-p’ing vanta a buon diritto la definizione di più grande guerra civile in tutta la storia del mondo. E per la brutalità con cui essa fu combattuta e le distruzioni che provocò, poche altre possono reggere un confronto negli annali della storia””. (pag 334, Fattori negativi in campo demografico) Perdite simili a quelle di una guerra mondiale: “”Alcuni osservatori occidentali del secolo XIX valutarono nell’ ordine di 20.000.000 a 30.000.000 di persone le perdite subite dalla popolazione nel periodo dei T’ai-p’ing””. (pag 345)”,”CINx-140″ “HO Ping-Ti”,”La Cina. Lo sviluppo demografico (1368-1953).”,”””Il punto raggiunto dalla colonizzazione della Manciuria può essere valutato solo approssimativamente, perché non fu effettuato nella regione un censimento abbastanza attendibile prima del 1940 (…). (…) si può presumere che la popolazione complessiva delle tre province si sia più che raddoppiata nel quarto di secolo fra il 1904 e il 1930. L’ aumento fu dovuto in gran parte all’ immigrazione.”” “”Per ampiezza, durata, intensità e ferocia, le guerre civili scoppiate in Cina nel secolo XIX si distinguono nettamente dalle grandi guerre moderne combattute seguendo più o meno determinate regole di condotta. La rivoluzione dei T’ai-p’ing vanta a buon diritto la definizione di più grande guerra civile in tutta la storia del mondo. E per la brutalità con cui essa fu combattuta e le distruzioni che provocò, poche altre possono reggere un confronto negli annali della storia””. (pag 334, Fattori negativi in campo demografico) Perdite simili a quelle di una guerra mondiale: “”Alcuni osservatori occidentali del secolo XIX valutarono nell’ ordine di 20.000.000 a 30.000.000 di persone le perdite subite dalla popolazione nel periodo dei T’ai-p’ing””. (pag 345)”,”DEMx-002-FL” “HOAC C.N.”,”U.G.T. Union General de Trabajadores.”,” Sulla società socialista. “”C’è una massima di Carlo Marx che dice: “”Da ciascuno secondo le sue possibilità, a ciascuno secondo i suoi bisogni”” (…). Marx dice che l’ eguaglianza non è giusta.”” (pag 13) “”Il partito socialista operaio spagnolo e la Unione Generale dei Lavoratori hanno forgiato il duro metallo delle loro strutture dottrinarie e organiche nella dottrina di Pablo Iglesias, ovvero nel socialismo scientifico più sobrio, veramente umano””. (pag 15)”,”MSPx-060″ “HOARE Samuel”,”In missione speciale. (Tit.orig.: Ambassador on special mission)”,”HOARE Samuel inviato in Spagna durante la seconda guerra mondiale in missione speciale per impedire che Franco entrasse in guerra al fianco della Germania e contro gli Alleati. Oltre alla lotta diplomatica il libro è una miniera di notizie, osservazioni e aneddoti sulla vita interna del regime spagnolo durante la guerra.”,”RAIx-261″ “HOBBES Thomas a cura di Tito MAGRI”,”Leviatano.”,”Leviatano, ovvero la materia, la forma e il potere di uno Stato, ecclesiastico e civile. HOBBES “”E’ inoltre una legge di natura ‘che a tutti gli uomini che svolgono delle trattative di pace sia garantita l’incolumità’. Infatti la legge, che ordina la pace come ‘fine’, ordina anche l’intercessione come ‘mezzo’; e il mezzo dell’intercessione è l’incolumità”” (pag 97)”,”TEOP-032″ “HOBBES Thomas”,”Libertà e necessità. Questioni relative a libertà, necessità, e caso. Testo inglese a fronte.”,”””La convinzione principale di Bramhall era che il materialismo e il determinismo hobbesiani non potessero che implicare un’adesione all’ateismo; e questo nonostante Hobbes avesse sempre sostenuto il contrario”” (pag 7) “”Poiché un uomo, che comandi esplicitamente una cosa e segretamente ne trami l’impedimento, è ingiusto se punisce colui cui ha rivolto il comando, per non averlo eseguito”” (pag 67) “”(…) la ‘necessità’ di una azione non rende ‘ingiuste’ le ‘leggi’ che la proibiscono. Tralasciando che non è la ‘necessità’, ma la ‘volontà’ di infrangere la ‘legge’ a rendere ‘ingiusta’ l’azione, poiché la ‘legge’ riguarda la ‘volontà’ e non altre cause precedenti dell’azione; e tralasciando che nessuna ‘legge’ può in qualche modo essere ‘ingiusta’, poiché ciascun uomo crea, col suo consenso, la legge che egli è tenuto ad osservare e che di conseguenza deve essere giusta (…)”” (pag 73)”,”TEOP-258″ “HOBBES Thomas, a cura di Onofrio NICASTRO”,”Behemoth.”,”Steso intorno al 1667, il Behemoth rimase manoscritto per l’intervento dello stesso Carlo II. Dodici anni dopo, un momento piuttosto agitato e difficile della vita politica inglese spingeva a un’edizione clandestina dell’opera, cui Hobbes ebbe cura di tenersi con ogni evidenza estraneo. Il libro conobbe il successo di ben cinque edizioni tra il ’79 e l’80, ma solo nell’82 veniva stampato in veste relativamente autorevole e corretta, completa delle indicazioni di luogo e di editore. “”Ma il fatto che il re raccogliesse contro di loro un esercito non era suscettibile d’essere interpretato come proposito di sciogliere il parlamento con la forza? E il disperderli con la forza non avrebbe costituito una violazione della promessa altrettanto grave che sciogliere il parlamento per mezzo di un proclama? Inoltre, non posso pensare che l’approvazione di quella legge [act] fosse da intendersi altrimenti che a questa condizione, che essi non ordinassero nulla contro il diritto sovrano del re; ma a questa condizione erano già venuti meno con molte delle loro ordinanze. E pesno che, anche in base alla legge di equità, che è l’inalterabile legge di natura, un uomo che abbia il potere sovrano non possa, neanche volendo, cedere il suo diritto su qualcosa che gli sia necessario mantenere per il buon governo dei suoi sudditi, a meno che egli non lo faccia esplicitamente, dichiarando che non vuole più avere il potere sovrano. Infatti, il cedere ciò che, come conseguenza logica, implica la sovranità, non significa – penso – cedere la sovranità, ma è solo un errore, che non ha altro effetto, se non la nullità della cessione stessa. Un errore di questo genere fu l’approvazione da parte del re della legge che stabiliva che il parlamento restasse in vita finché così piaceva alle due Camere. Ma ora che entrambe le parti s’erano decise alla guerra, che bisogno c’era di altre dispute per iscritto?”” (pag 137-138)”,”TEOP-444″ “HOBBES Thomas”,”Leviatano. Volume secondo.”,”””Ed io credo che allorquando la novità non può alimentare alcun turbamento o disordine in uno stato, gli uomini non sieno tanto inclinati, in generale, alla reverenza dell’antichità, da preferire gli antichi errori alla nuova e ben provata verità”” (pag 659)”,”TEOP-480″ “HOBBES Thomas, a cura di Mariano BIANCA”,”Teoria del sapere e scienza della politica. Antologia.”,”””Hobbes (…) non ritiene che l’uomo sia per natura atto a vivere socialmente; la società civile, per questo, non nasce in modo spontaneo o casuale, bensì è il prodotto di una scelta che viene fatta liberamente dagli uomini con l’ausilio delle passioni, della volontà, e soprattutto della ragione, e che si concretizza con un accordo reciproco stipulato tra tutti quegli uomini che desiderano farlo. La società civile viene così intesa come un grande artificio e ciò fa di Hobbes uno dei fondatori della moderna teoria dello stato, non più inteso come qualcosa che deriva ed appartiene al mondo naturale, ma come il prodotto più specifico dell’uomo ed in particolare della ragione umana. Prima della nascita della società civile gli uomini vivevano (e vivono nel caso non si sia costituita un tale tipo di società) allo stato di natura, in una condizione cioè, in regnano soltanto le passioni, non esistono leggi che regolano il comportamento umano, né un potere in grado di farle osservare; quindi, ogni uomo è libero di commettere qualsiasi azione pur di salvaguardare il suo utile ed in particolare la sua sopravvivenza fisica. In effetti, in questo stato di cose ciò che muove le azioni umane è solo l’istinto di conservazione”” (pag 15, introduzione del curatore) “”La società civile è un grande artificio non solo per ché sorge da un patto tra gli uomini, ma perché deve essere continuamente preservata per mezzo delle leggi civili e di un potere sovrano che sia in grado, oltre che di salvaguardare la vita di ogni cittadino, anche di far osservare le leggi, salvaguardare la pace, il benessere e la sicurezza interna e la difesa esterna da altri stati che tra loro si trovano e si troveranno sempre come gli individui singoli nello stato di natura, cioè in stato di guerra”” (pag 23, introduzione, del curatore)”,”TEOP-542″ “HOBBES Thomas, a cura di Gianni MICHELI”,”Leviatano.”,”””Nei corpi politici, il potere del rappresentante è sempre limitato, ed è il potere sovrano che prescrive i limiti di esso poiché il potere illimitato è la sovranità assoluta. Il sovrano, in ogni stato, è il rappresentante assoluto di tutti i sudditi e perciò nessun altro può essere rappresentante di una parte di essi, se non per quanto il sovrano ne darà il permesso”” (pag 220)”,”TEOP-002-FRR” “HOBBES Thomas, a cura di Arrigo PACCHI”,”Elementi di legge naturale e politica.”,”E’ una “”legge della Natura (…) che ogni uomo è obbligato a stare ai patti che fa e ad adempierli”” (pag 127-128) “”La rottura o violazione di un patto, è ciò che gli uomini chiamano ingiuria, che consiste in qualche azione od omissione, che è quindi chiamata ingiusta”” (pag 128)”,”TEOP-003-FRR” “HOBBES Thomas, a cura di Nicola MATTEUCCI”,”Thomas Hobbes.”,”Nicola Matteucci già ordinario di Storia delle dottrine politiche ha insegnato Filosofia morale all’Università di Bologna. Thomas Hobbes (1588-1679)”,”FILx-021-FMB” “HOBBS T.R. edizione italiana a cura di Flavio DALLA-VECCHIA”,”L’arte della guerra nella bibbia. Come si armavano e combattevano gli eserciti dell’antico Israele. I soldati e il reclutamento, i comandanti e le strategie, le armi e le armature, l’assedio e la strage sacra.”,”HOBBS è Prof di Antico Testamento alla McMaster Univ di Hamilton, nello stato dell’Ontario in Canada. Ha compiuto i suoi studi a Londra e a Zurigo. E’ autore di numerosi articoli su riviste specialiszzate, di un commentario al Secondo Libro dei Re, ed è stato chiamato a collaborare al prestigioso ‘Anchor Bible Dictionary’.”,”QMIx-045″ “HÖBEL Alexander”,”Luigi Longo, una vita partigiana (1900-1945).”,”HÖBEL Alexander è dottore di ricerca in Storia presso l’Università Federico II di Napoli e studioso di storia del movimento operaio. Borsista della Fondazione Luigi Longo nel 2010-2012 collabora con la Fondazione Istituto Gramsci. Curatore del libro ‘Il Pci e il 1956’ (Città del Sole, 2006) è autore di ‘Il Pci di Luigi Longo (1964-1969)’ (Est, 2010). Documento di condanna delle posizioni di Umberto Terracini e della Camilla Ravera da parte del direttivo (Ventotene) (pag 296) “”Commenta Lorenzo Gianotti: “”Il realismo era senza dubbio tra le qualità che facevano di Gallo, in assenza di Togliatti, il capo naturale del partito: un avversario interno del calibro di Umberto (…) sarebbe stato un ostacolo enorme alla coesione. Andava sacrificato”” (94)””. Poco dopo il provvedimento è esteso anche alla Ravera”” (pag 297) (94) L. Gianotti, Umberto Terracini. La passione civile di un padre della Repubblica’, Ed. Riuniti, 2005, p. 150-3 “”Come si vede, nelle posizioni di Longo sono già presenti molti elementi che saranno alla base della svolta di Salerno. Il suo ragionamento, osserva Spriano, si basa su un solido realismo politico”” (pag 308)”,”PCIx-409″ “HÖBEL Alexander ALBERTARO Marco, a cura; saggi di Domenico LOSURDO Renzo MARTINELLI Gianni FRESU Marco ALBERTARO Claudio NATOLI Delfina TROMBONI Ferdinando DUBLA Ruggero GIACOMINI Salvatore D’ALBERGO Albertina VITTORIA Giorgio INGLESE Alexander HÖBEL Vittorio GIOIELLO Gaetano BUCCI Guido LIGUORI Fausto SORINI e Salvatore TINÉ Aldo AGOSTI”,”Novant’anni dopo Livorno. Il Pci nella storia d’Italia.”,”Contiene tra l’altro: Aldo Agosti, ‘L'””età d’oro”” della storiografia sul Partito comunista italiano (1960-1989) (pag 387-407) HÖBEL Alexander (Napoli, 1970) dottore di ricerca in storia e studioso del movimento operaio e comunista ALBERTARO Marco (Biella, 1982), assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Culture, politica e società dell’università di Torino. (per le loro pubblicazioni vedere risvolto di copertina) I contributi storiografici che contestarono l’autorappresentazione del Pci. I libri di Bellini e Galli e quello di Tasca. (pag 391-392)”,”PCIx-507″ “HOBHOUSE L.T.”,”The Labour Movement.”,”HOBHOUSE L.T. era Late Fellow of Corpus Christi College, Oxford, formerly Fellow of Merton College.”,”MUKx-074″ “HOBSBAWM Eric J.”,”Lavoro cultura e mentalità nella società industriale.”,”Storia e ideologia del movimento operaio, appunti sulla coscienza di classe, la religione e l’ascesa del socialismo, qual è la patria dei lavoratori?, la trasformazione dei rituali operai, uomo e donna: immagini a sinistra, i calzolai ‘politici’, il ‘nuovo sindacalismo’ in prospettiva, la formazione della cultura della classe operaia britannica, la creazione della classe operaia 1870 – 1914, a proposito dell’ aristocrazia operaia, lavoratori specializzati e lavoratori aristocratici?”,”MUKx-013 UKIS-008″ “HOBSBAWM Eric J.”,”Il trionfo della borghesia, 1848 – 1875.”,”L’A nato ad Alessandria d’Egitto nel 1917, insegna dal 1959 al Bickbek College di Londra. Tra i suoi lavori tradotti in IT: -Le rivoluzioni borghesi, 1789-1848. IL SAGGIATORE. 1963 -I ribelli. EINAUDI. 1966 -I banditi. EINAUDI. 1971 -Studi di storia del movimento operaio. EINAUDI. 1972 -Storia economica dell’Inghilterra. EINAUDI. 1972 -I rivoluzionari. EINAUDI. 1975 Per i tipi LATERZA ha curato l”Intervista sul PCI’ di Giorgio NAPOLITANO.”,”EURx-024 BORx-002″ “HOBSBAWM Eric J.”,”Il secolo breve. 1914-1991: l’ era dei grandi cataclismi. (Age of Extremes)”,”L’A ha studiato a Vienna, Berlino, Londra, Cambridge. Membro della British Academy e della American Academy of Arts and Sciences, laureato ad honorem presso molte università, ha insegnato al Birbeck College dell’Univ di Londra e alla New School for Social Research di New York. Numerosi i libri tradotti in IT dedicati alla storia dell’età moderna: ‘Le rivoluzioni borghesi’, ‘Il trionfo della borghesia’, ‘L’età degli imperi’, ‘Echi della Marsigliese’.”,”RAIx-014″ “HOBSBAWM E.J. HAUPT G. MAREK F. RAGIONIERI E. STRADA V. VIVANTI C. autori progetto; saggi di Eric J. HOBSBAWM David McLELLAN Pierre VILAR Maurice DOBB Istvan MESZAROS Nicola BADALONI Lawrence KRADER Gareth Stedman JONES Franco ANDREUCCI Oskar NEGT Hans-Josef STEIBERG Marek WALDENBERG Iring FETSCHER Massimo L. SALVADORI Andrzej WALICKI Vittorio STRADA Israel GETZLER Jutta SCHERRER Valentino GERRATANA Gregorio DE-PAOLA Andrew ARATO Andras HEGEDUS René GALLISSOT Madeleine REBERIOUX GETZLER, REIMAN, JOHNSTONE KNEI-PAZ WEISSEL MERHAV MARRAMAO AGOSTI HAJEK RIZZI HEGEDUS MEDVEDEV DAVIES NOVE FINZI TELO’ SOCHOR WILLETT ALTVATER LEWIN MCNEAL MAREK LIEBICH ALTVATER CERUTI PROCACCI DASSU’ ROVIDA SPRIANO OPAT GALLISSOT FINZI SOFRI BERNAL ARICO’ MAREK Alexandre ADLER ARNASON BRUS GODEMENT AMIN PORTANTIERO THERBON KALLSCHEUER HELLER MARRAMAO ZANGHERI GRAZIANI GAREGNANI PETRI”,”Storia del marxismo. 1. Il marxismo ai tempi di Marx. 2. Il marxismo nell’ età della 2° Internazionale. 3. Il marxismo della 3° Internazionale. 4. Il marxismo oggi.”,”(Vol 1) Saggi di HOBSBAWM (MARX, ENGELS e il socialismo premarxiano), David McLELLAN (la concezione materialistica della storia), Pierre VILAR (MARX e la storia), Maurice DOBB (La critica dell’economia politica, prologo al Capitale), Istvan MESZAROS (MARX filosofo), Nicola BADALONI (MARX e la ricerca della libertà comunista), Lawrence KRADER (evoluzione, rivoluzione e Stato: MARX e il pensiero etnologico), HOBSBAWM (gli aspetti della transizione dal capitalismo al socialismo), G. HAUPT (MARX e il marxismo), Gareth Stedman JONES (Ritratto di ENGELS), HOBSBAWM (la fortuna delle edizioni di MARX ENGELS). Saggi di (Vol 2): Franco ANDREUCCI, HOBSBAWM, Oskar NEGT, Hans-Josef STEIBERG, Marek WALDENBERG, Iring FETSCHER, Massimo L. SALVADORI, Andrzej WALICKI, Vittorio STRADA, Israel GETZLER, Jutta SCHERRER, Valentino GERRATANA, Gregorio DE-PAOLA, Andrew ARATO, Andras HEGEDUS, René GALLISSOT, Madeleine REBERIOUX. Saggi di (Vol 3) (Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del 1929): GETZLER, REIMAN, JOHNSTONE, STRADA, KNEI-PAZ, WEISSEL, MERHAV, MARRAMAO, AGOSTI, HAJEK, RIZZI, HEGEDUS, MEDVEDEV, DAVIES, NOVE, FINZI, TELO’, SOCHOR, WILLETT, ALTVATER Saggi di (Vol 3) (Dalla crisi del 1929 al XX Congresso): LEWIN MCNEAL MAREK SALVADORI LIEBICH GERRATANA STRADA BADALONI ALTVATER TELO’ HOBSBAWM CERUTI PROCACCI DASSU’ ROVIDA SPRIANO OPAT GALLISSOT FINZI SOFRI BERNAL ARICO’. Saggi di (Vol 4): HOBSBAWM, MAREK, STRADA, Alexandre ADLER, ARNASON, BRUS, GODEMENT, AMIN, PORTANTIERO, THERBON, KALLSCHEUER, HELLER, MARRAMAO, ZANGHERI, ALTVATER, GRAZIANI, GAREGNANI, PETRI.”,”MADS-120″
“HOBSBAWM Eric J. HAUPT Georges MAREK Franz RAGIONIERI Ernesto STRADA Vittorio VIVANTI C. a cura; altri saggi di David McLELLAN Pierre VILAR Maurice DOBB Istvan MESZAROS Nicola BADALONI Lawrence KRADER Gareth Stedman JONES”,”Storia del marxismo. Vol 1. Il marxismo ai tempi di Marx.”,”(Vol 1) Saggi di HOBSBAWM (MARX, ENGELS e il socialismo premarxiano), David McLELLAN (la concezione materialistica della storia), Pierre VILAR (MARX e la storia), Maurice DOBB (La critica dell’economia politica, prologo al Capitale), Istvan MESZAROS (MARX filosofo), Nicola BADALONI (MARX e la ricerca della libertà comunista), Lawrence KRADER (evoluzione, rivoluzione e Stato: MARX e il pensiero etnologico), HOBSBAWM (gli aspetti della transizione dal capitalismo al socialismo), G. HAUPT (MARX e il marxismo), Gareth Stedman JONES (Ritratto di ENGELS), HOBSBAWM (la fortuna delle edizioni di MARX ENGELS).”,”TEOC-076″
“HOBSBAWM E.J. HAUPT G. MAREK F. RAGIONIERI E. STRADA V. VIVANTI C. progetto di; altri saggi di Franco ANDREUCCI Oskar NEGT Hans-Josef STEIBERG Marek WALDENBERG Iring FETSCHER Massimo L. SALVADORI Andrzej WALICKI Vittorio STRADA Israel GETZLER Jutta SCHERRER Valentino GERRATANA Gregorio DE-PAOLA Andrew ARATO Andras HEGEDUS René GALLISSOT Madeleine REBERIOUX”,”Storia del marxismo. 1. Il marxismo ai tempi di Marx. 2. Il m. nell’età della 2° Internazionale. 3. Il m. della 3° Internazionale. 4. Il m. oggi.”,”Saggi di (Vol 2): Franco ANDREUCCI, HOBSBAWM, Oskar NEGT, Hans-Josef STEIBERG, Marek WALDENBERG, Iring FETSCHER, Massimo L. SALVADORI, Andrzej WALICKI, Vittorio STRADA, Israel GETZLER, Jutta SCHERRER, Valentino GERRATANA, Gregorio DE-PAOLA, Andrew ARATO, Andras HEGEDUS, René GALLISSOT, Madeleine REBERIOUX.”,”TEOC-076″
“HOBSBAWM E.J. HAUPT G. MAREK F. RAGIONIERI E. STRADA V. VIVANTI C. progetto di; altri saggi di GETZLER REIMAN JOHNSTONE STRADA KNEI-PAZ WEISSEL MERHAV MARRAMAO AGOSTI HAJEK RIZZI HEGEDUS MEDVEDEV DAVIES NOVE FINZI TELO’ SOCHOR WILLETT ALTVATER”,”Storia del marxismo. 1. Il marxismo ai tempi di Marx. 2. Il m. nell’età della 2° Internazionale. 3. Il m. della 3° Internazionale. 4. Il m. oggi.”,”Saggi di (Vol 3) (Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del 1929): GETZLER, REIMAN, JOHNSTONE, STRADA, KNEI-PAZ, WEISSEL, MERHAV, MARRAMAO, AGOSTI, HAJEK, RIZZI, HEGEDUS, MEDVEDEV, DAVIES, NOVE, FINZI, TELO’, SOCHOR, WILLETT, ALTVATER”,”TEOC-076 INTT-068″ “HOBSBAWM E.J. HAUPT G. MAREK F. RAGIONIERI E. STRADA V. VIVANTI C. progetto di; altri saggi di LEWIN MCNEAL MAREK SALVADORI LIEBICH GERRATANA STRADA BADALONI ALTVATER TELO’ HOBSBAWM CERUTI PROCACCI DASSU’ ROVIDA SPRIANO OPAT GALLISSOT FINZI SOFRI BERNAL ARICO'”,”Storia del marxismo. 1. Il marxismo ai tempi di Marx. 2. Il m. nell’età della 2° Internazionale. 3. Il m. della 3° Internazionale. 4. Il m. oggi.”,”Saggi di (Vol 3) (Dalla crisi del 1929 al XX Congresso): LEWIN MCNEAL MAREK SALVADORI LIEBICH GERRATANA STRADA BADALONI ALTVATER TELO’ HOBSBAWM CERUTI PROCACCI DASSU’ ROVIDA SPRIANO OPAT GALLISSOT FINZI SOFRI BERNAL ARICO’.”,”TEOC-076″ “HOBSBAWM E.J. HAUPT G. MAREK F. RAGIONIERI E. STRADA V. VIVANTI C. progetto di; altri saggi di HOBSBAWM MAREK STRADA Alexandre ADLER ARNASON BRUS GODEMENT AMIN PORTANTIERO THERBON KALLSCHEUER HELLER MARRAMAO ZANGHERI ALTVATER GRAZIANI GAREGNANI PETRI”,”Storia del marxismo. 1. Il marxismo ai tempi di Marx. 2. Il m. nell’età della 2° Internazionale. 3. Il m. della 3° Internazionale. 4. Il m. oggi.”,”Saggi di (Vol 4): HOBSBAWM, MAREK, STRADA, Alexandre ADLER, ARNASON, BRUS, GODEMENT, AMIN, PORTANTIERO, THERBON, KALLSCHEUER, HELLER, MARRAMAO, ZANGHERI, ALTVATER, GRAZIANI, GAREGNANI, PETRI.”,”TEOC-076″ “HOBSBAWM Eric John”,”La rivoluzione industriale e l’ impero. Dal 1750 ai giorni nostri.”,”HOBSBAWM, nato ad Alessandria d’Egitto nel 1917, professore di storia al Birkbeck College dell’Università di Londra, è fra i maggiori studiosi di marxismo e storia del movimento operaio. Di HOBSBAWM sono stati tradotti in italiano: -Le rivoluzioni borghesi. -I banditi. Il banditismo sociale nell’età moderna -I ribelli. Forme primitive di rivolta sociale. -I rivoluzionari. -Studi di storia del movimento operaio. -Il trionfo della borghesia, 1848-1875. Ha diretto e collaborato alla ‘Storia del marxismo’ della Einaudi.”,”UKIE-007″ “HOBSBAWM Eric e altri interventi di Elma ALTVATER Christian BARERE Francisco Fernandez BUEY Joseph BUTTGIEG John CAMMETT Giuseppe CHIARANTE Iring FETSCHER Peter GLOTZ Stuard HALL Gabriel Vargas LLOZANO Anne Showstack SASSOON Tibor SZABO’ Alain TOSEL Giuseppe VACCA”,”Gramsci nel mondo 1937-1987. A cinquant’anni dalla morte.”,”Interventi di Elma ALTVATER, Christian BARERE, Francisco Fernandez BUEY, Joseph BUTTGIEG, John CAMMETT, Giuseppe CHIARANTE, Iring FETSCHER, Peter GLOTZ, Stuard HALL, Eric HOBSBAWM, Gabriel Vargas LLOZANO, Anne Showstack SASSOON, Tibor SZABO’, Alain TOSEL, Giuseppe VACCA”,”GRAS-014″ “HOBSBAWM Eric J. a cura di Silvio PONS; interventi di Arno MAYER Alan MILWARD Franco DE-FELICE; contributi di Moshe LEWIN Silvio PONS Leonardo PAGGI; conclusioni di Eric J. HOBSBAWM”,”L’ età degli estremi. Discutendo con Hobsbawm del Secolo breve.”,”Interventi di Arno MAYER, Alan MILWARD, Franco DE-FELICE. Contributi di Moshe LEWIN, Silvio PONS, Leonardo PAGGI. Conclusioni di Eric J. HOBSBAWM. Nel constesto delle discussioni suscitate dal ‘Secolo breve’ di HOBSBAWM, il dibattito presentato in questo volume rappresenta un contributo in cui vengono verificate le tesi di H. sotto il profilo della periodizzazione, della tematizzazione, della rilevanza dei principali fenomeni del XX secolo. CAROCCI è la nuova denominazione di NIS (NUOVA ITALIA SCIENTIFICA)”,”STOx-034″ “HOBSBAWM Eric J.”,”I ribelli. Forme primitive di rivolta sociale.”,”Il brigante, il rivoluzionario, il profeta sono figure che hanno alimentato una mitologia. L’A va oltre l’alone che circonda il fenomeno di questi personaggi all’ “”opposizione”” per coglierli in tutte le loro componenti e contraddizioni.”,”STOS-063″ “HOBSBAWM Eric con la collaborazione di Samir AMIN Joachim BISCHOFF Suzanne de BRUNHOFF Patrice COHEN-SEAT Frank DEPPE Frigga HAUG Wolfgang Fritz HAUG Boris KAGARLITZY Hermann KLENNER Michael R. KRÄTKE Georges LABICA Colin LEYS Domenico LOSURDO Michael LÖWY Harry MAGDOFF Leo PANITCH Karsten RUDOLPH Wolfgang RUGE Paul M. SWEEZY Ellen MEIKSINS WOOD”,”Das Manifest-heute. 150 Jahre Kapitalismuskritik.”,”Collaborazione di Samir AMIN Joachim BISCHOFF Suzanne de BRUNHOFF Patrice COHEN-SEAT Frank DEPPE Frigga HAUG Wolfgang Fritz HAUG Boris KAGARLITZY Hermann KLENNER Michael R. KRÄTKE Georges LABICA Colin LEYS Domenico LOSURDO Michael LÖWY Harry MAGDOFF Leo PANITCH Karsten RUDOLPH Wolfgang RUGE Paul M. SWEEZY Ellen MEIKSINS WOOD”,”MAES-035″ “HOBSBAWM Eric”,”Anni interessanti. Autobiografia di uno storico.”,”””Sulla carta era facile analizzare realisticamente la situazione, respingendo le “”accuse di tradimento contro coloro che insistono a guardare il mondo com’è””. In pratica era più difficile, dato che molti di coloro contro i quali scrivevo erano compagni (o almeno ex-compagni) e amici. Marxism Today non poteva contare sull’ appoggio costante di nessun intellettuale di fama della vecchia sinistra e della nuova sinistra originaria (quella nata dopo il 1956), a parte il mio e quello di Stuart Hall. Gli intellettuali socialisti e marxisti esterni all’ ambiente di Marxism Today per lo più erano ostili comprese figure prestigiose come Raymond Williams, Ralph Miliband e le eminenze della New Left Review. Fui attaccato nelle assemblee sindacali e non c’è di che sorprendersi. Per molti di loro, la linea di Marxism Today si identificava con il tradimento delle speranze e delle politiche tradizionali dei socialisti, per non parlare della rivoluzione proletaria alla quale ancora puntavano i trotzkisti””. (pag304-305)”,”STOx-081″ “HOBSBAWM Eric J.”,”Gente che lavora. Storie di operai e contadini.”,”Contiene i capitoli: – A proposito dell’ aristocrazia operaia (pag 197) – L’ aristocrazia del lavoro riesaminata (pag 213) – Lavoratori specializzati e lavoratori aristocratici? (pag 247) “”Quali erano le dimensioni dell’ aristocrazia operaia? Sorge qui una difficoltà più grave, che il saggio del 1954 non riconosceva, e che nemmeno altri hanno riconosciuto, anche se Pelling vi accenna. Gli studiosi marxisti sono stati inclini ad applicare il termine a uno strato più limitato rispetto a molti osservatori vittoriani, ossia a un gruppo di lavoratori che i contemporanei valutavano al 12-13% degli operai e io fino al 15%.”” (pag 202)”,”MUKx-113″ “HOBSBAWM E.J.”,”Primitive rebels. Studies in Archaic Forms of Social Movement in the 19th and 20th Centuries. Banditry, Mafia, Millenarians, Anarchists, Sicilian Fasci, The City Mob, Labour Sects, Ritual Sermons & Oaths.”,”””Questo declino può essere scoperto per diverse vie. Per esempio, è significativo che la ‘Societa delle Stagioni’ di Blanqui, dopo la sua prima disfatta, si sia riorganizzata con una nomenclatura una molto più seria (agenti rivoluzionari, chefs de groupe, hommes).”” (pag 168) “”La forma cospirativa di organizzazione (…) continuò a svolgere un buon servizio, depurata dal suo ritualismo, dove la situazione richiedeva assoluta devozione e attività illegale pericolosa. I bolscevichi di Lenin sono debitori più di quanto volessero ammettere all’ esperienza e ai metodi di lavoro della tradizione Buonarrottista-Narodnika, sebbene l’ antiritualismo marxista ha fatto il suo meglio per stabilire un’ atmosfera di deliberato ed estremo grigiore e ‘importanza dei fatti’ nelle attività “”cloak-and-dagger”” (stiletto e mantello), che, come il loro nome popolare mostra, tendono a compensare l’ estrema tensione in cui i partecipanti si ritrovano coinvolti con una certa dose di romanticismo””. (pag 173)”,”STOS-111″ “HOBSBAWM Eric J.”,”L’ età degli imperi, 1875-1914.”,”Il libro fa parte della trilogia dedicata al ‘Lungo Ottocento’ (1789-1914) che aveva aperto con ‘Le rivoluzioni borghesi’ e proseguito con ‘Il trionfo della borghesia’. “”Più massiccia era la migrazione di genti diverse, più rapido lo sviluppo di città e industrie che contrapponevano l’ una all’ altra masse sradicate, e più ampia era la base per la crescita di una coscienza nazionale fra gli sradicati. Quindi, per quanto riguarda i nuovi movimenti nazionali, l’ esilio era spesso il luogo principale della loro incubazione. (…) La solidarietà degli emigrati fra loro poté contribuire alla crescita del nazionalismo nei rispettivi paesi, ma non è sufficiente a spiegarla. Tuttavia, in quanto riposava su una nostalgia ambigua e a doppio taglio, per le vecchie usanze che gli emigrati si erano lasciati alle spalle, essa aveva qualcosa in comune con una forza che senza dubbio alimentò il nazionalismo in patria, specie nelle piccole nazioni: il neotradizionalismo; ossia una reazione difensiva e neoconservatrice contro la disgregazione del vecchio ordine sociale a causa dell’ avanzante epidemia di modernità, capitalismo, megalopoli e industria, non dimenticando il socialismo proletario che ne era il logico risultato.”” (pag 179)”,”BORx-012″ “HOBSBAWM E.J.”,”L’ ère des révolutions.”,”””Le XVIII° siècle doit être mis au Panthéon””, Saint-Just “”Purtroppo per la tesi economica liberale, questa redistribuzione della terra, su larga scala, non provoca l’ esclusione di quella classe di proprietari o di imprenditori agricoli e progressisti che si attendeva con grande fiducia. Perché d’altronde un acquirente, proveniente dalla classe media – un uomo di legge della città, mercante o speculatore – si sarebbe ingombrato nelle regioni sottosviluppate economicamente e inaccessibili, di costi d’ investimento e di problemi che avrebbero necessitato la trasformazione dei beni fondiari in imprese sanamente amministrate, quando era così semplice prendere il posto, che gli era stato fino ad allora rifiutato, degli ex proprietari della nobiltà o del clero, e che potevano adesso esercitare i loro poteri guardando di più alla redditività e meno alla tradizione e al costume””. (pag 202)”,”BORx-013″ “HOBSBAWM Eric J.”,”Gente non comune. Storie di uomini ai margini della Storia. (Tit.orig.: Uncommon people. Resistance, Rebellion and Jazz)”,”””Queste due caratteristiche sono connesse. Il mestiere si basava in larga misura sul cuoio, la cui preparazione (scuoiatura, pulitura, concia e così via) implica sporcizia e rumore, perciò affidata a uomini di umili condizioni o senza casta (come in India e in Giappone). Originariamente, calzolaio e conciatore erano due attività strettamente legate, perché spesso i primi si conciavano il cuoio da soli, come ancora facevano a metà dell’Ottocento nel centro calzaturiero di Loitz, in Pomerania.”” (pag 46) Arte e movimento socialista. “”Ma il movimento socialista, nonostante il profondo attaccamento ai principi del realismo – un atteggiamento che risale ai seguaci di Saint-Simon – aveva anche bisogno di un linguaggio simbolico con cui esprimere i suoi ideali. Come si è visto, gli stemmi e le bandiere delle trade unions – giustamente definiti da Klingender “”la vera arte folclorica della Gran Bretagna ottocentesca”” – sono un mélange di realismo, simbolismo e allegoria. E’ probabile che costituiscano l’ ultima fioritura del linguaggio simbolico e allegorico al di fuori della scultura monumentale pubblica. La rappresentazione idealizzata del movimento operaio, o della classe operaia in lotta, non poteva non finire con il ricorrere al nudo, come nello stendardo della Export Branch (rampo esportazioni) del Sindacato degli scaricatori, negli anni Novanta del XIX secolo, (…)””. (pag 141)”,”BIOx-099″ “HOBSBAWM Eric J.”,”Imperialismi.”,”””Con la dissoluzione dell’Urss, il sistema di grandi potenze che aveva governato le relazioni internazionali per quasi due secoli e che, a parte alcuni evidenti eccezioni, aveva esercitato un certo controllo sui conflitti fra gli Stati, è venuto meno. La sua scomparsa ha rimosso un potente freno che agiva sulle guerre tra Stati e sugli interventi di singoli Paesi negli affari interni di altri Stati (…)””. (pag 29) “”L’impero britannico non aveva una finalità universale, ma semplicemente britannica, anche se naturalmente i suoi propagandisti sapevano trovare motivazioni più altruistiche. In questo senso, l’abolizione della tratta degli schiavi venne usata per giustificare la potenza navale britannica, così come oggi i diritti umani vengono spesso usati per giustificare la potenza militare americana.”” (pag 45) “”Potremmo indicare questo atteggiamento come un “”imperialismo dei diritti umani””. Esso è stato incoraggiato dal fallimento dell’Europa nei Balcani negli anni Novanta.”” (pag 60)”,”USAQ-060″ “HOBSBAWM Eric J.”,”Nazioni e nazionalismo. Programma, mito, realtà.”,”pag 41 HOBSBAWM-E.J. nato ad Alessandria d’Egitto nel 1917 è professore emerito di storia al Birckbek College Università di Londra. Molti dei suoi libri sono stati tradotti in italiano. “”Un dato paradossale rispetto alla constatazione che gli Stati e le nazionalità non possono mai coincidere in tutto e per tutti, fu che le frontiere dell’assetto territoriale derivato da Versailles, per quanto potessero sembrare assurde in applicazione dei parametri wilsoniani, si rivelarono invece durature, ad eccezione dei casi in cui gli interessi delle grandi potenze ne richiesero il cambiamento: cioè gli interessi della Germania prima del 1940 e quelli dell’Unione Sovietica dopo il 1945. Nonostante i vari tentativi di scorso successo di ridisegnare le frontiere degli Stati emersi dalla disgregazione degli Imperi austriaco e turco, in linea generale le odierne frontiere sono ancora quelle definite dopo la prima Guerra Mondiale, almeno a Sud e a Est dei confini sovietici, e con la sola eccezione del trasferimento di alcune zone adriatiche che erano state incorporate dall’Italia sottraendole alla Iugoslavia. Ma il sistema wilsoniano ebbe anche alcune altre conseguenze significative e inattese. In primo luogo dimostrò, infatti, senza peraltro grande sorpresa, che il nazionalismo delle piccole nazioni mal tollerava le minoranze proprio come quello che Lenin aveva chiamato “”lo sciovinismo da grande nazione””. Cosa che in realtà non poteva costituire una scoperta almeno per chi avesse analizzato con la dovuta attenzione il caso dell’Ungheria asburgica. Più nuova, e anche più significativa, fu la scoperta che l'””idea nazionale””, quale formulata dai suoi campioni ufficiali, non coincideva necessariamente con la reale autoidentificazione del popolo interessato. I plebisciti organizzati dopo il 1918 in varie zone di composizione nazionale mista per decidere a quale dei due Stati-nazione rivali gli abitanti intendessero appartenere, mostrarono che gruppi significativi di gente che parlava una determinata lingua optò per lo Stato in cui se ne parlava un’altra””. (pag 158)”,”BORx-014″ “HOBSBAWM Eric J.”,”La fine dello Stato.”,”‘Nations and Nationalism in the New Century’ è una rielaborazione di una prefazione scritta per una nuova edizione (2004) della traduzione tedesca di ‘Nazioni e nazionalismi’; ‘The prospects of Democracy’ è il testo di una conferenza tenuta l Club Athenaeum nel 2000; ‘Terror’ ha origine da alcuni appunti per un seminario sul terrorismo tenuto alla Columbia University nei primi anni Novanta; ‘Public Order in the Age of Violence’ è stato presentato nel 2006 al Birkbeck College nel quadro di una serie di incontri sulla “”Violenza””. Frase di Churchill: “”La democrazia è la peggior forma di governo, fatta eccezione per tutte le altre”” (pag 48)”,”TEMx-060″ “HOBSBAWM Eric J.”,”Aux armes, historiens. Deux siècles d’histoire de la Révolution française.”,”HOBSBAWM Eric J. storico britannico professore emerito dell’Università di Londra. “”Cette sous-éstimation du potentiel radical des agriculteurs par la gauche est tout à fait notable dans les révolutions de 1848 – comme en témoigne leur historiographie encore longtemps après la Seconde Guerre mondiale -, même si, dans le sillage de 1848, Friedrich Engels ne considérait pas come totalement utopique, semble-t-il, une deuxième édition de la guerre des Paysans qu’il appelait de ses voeux, tout en en écrivant une histoire populaire. Il avait bien sûr assisté à l’action des revolutionnaires armés dans le sud-ouest de l’Allemagne, une partie du pays où, comme les historiens sont en train de réaliser, 1848 fut essentiellement un mouvement agraire, peut-être le plus important de la sorte depuis la guerre des Paysans au XVIe siècle. Néanmoins, même pour les paysans révolutionnaires, la Révolution française était déja lointaine””. [Eric J. Hobsbawm, Aux armes, historiens. Deux siècles d’histoire de la Révolution française, 2007] (pag 47)”,”FRAR-377″ “HOBSBAWM Eric”,”How to Change the World. Marx and Marxism 1840-2011.”,”Libro dedicato alla memoria di George Lichtheim. L’elitario gruppo di intellettuali di Cambridge conosciuto come ‘The Apostles’ (H. Sidgwick, B. Russell, G.E. Moore, L. Strachey, E.M. Forster, J.M. Keynes, R. Brooke, e altri) (pag 221) I Grundrisse di Marx. “”The place of the Grundrisse in Karl Marx’s oeuvre and its fortunes are in many respects peculiar. First, they are the only example of a major set of Marx’s mature writings which, for practical purposes, were entirely unknown to Marxists for more than half a century after Marx’s death; and indeed almost completely unavailable until almost a century after the composition of the manuscripts which have been brought together under this name. Whatever the debates about their significance, the writings of 1857-8, clearly part of the intellectual effort that was to produce Capital, represent Marx in his maturity, not least as an economist. This distinguishes the Grundrisse from the other earlier posthumous addition to the Marxian corpus, the 1932 ‘Frühschriften’. The exact place of these writings of the early 1840s in Marx’s theoretical development has been much debated, rightly or wrongly, but there can be no such disagreement about the maturity of the writings of 1857-8. Second, and somewhat surprisingly, the entire publication of the Grundrisse took place under what may safely be regarded as the least favourable conditions for any original development of Marx studies and Marxist thinking, namely in the URSS and the German Democratic Republic, at the height of the era of Stalin. The publication of texts by Marx and Engels remained a matter subject to the imprimatur of political authority even later, as editors engaged in foreign editions of their works have had reason to discover. It is still not clear how the obstacles to publication were overcome, including the purging of the Marx-Engels Institute and the elimination and eventual murder of its founder and director David Riazanov, or how Paul Weller, who was in charge of work on the manuscript from 1925 to 1939, survived the terror of 1936-8 to do so. It may have helped that the authorities did not quite know what to make of this large and difficult text. However, they plainly had their doubts about its precise status, not least because Stalin’s view was that draft manuscripts were of less importance than the three volumes of Capital which reflected Marx’s mature position and views. The Grundrisse were not in fact fully published in a Russian translation until 1968-9, and neither the original (Moscow) German edition of 1939-41nor its 1953 (Berlin) reprint were published as parts of (incomplete) Soviet edition of Marx’ and Engels’ collected works usually known by the acronym MEGA (only ‘in the format of MEGA’), or as part of the Marx-Engels Werke (MEW). However, unlike the ‘Frühschriften’ of 1844, which disappeared from the official Marx corpus after their original appearance in MEGA (1932), they actually were published even at the peak of the Stalin era. The third peculiarity is the long-lasting uncertainty about the status of the 1857-8 manuscripts which is reflected in the fluctuating name of the papers in the Marx-Engels-Lenin Institute of the 1930s until they acquired their title Grundrisse shortly before going into print. Indeed, the exact nature of their relation to the published texts of ‘Das Kapital’ as written by Marx and reconstructed by Friedrich Engels, and the fourth volume of ‘Theories on Surplus Value’, compiled by Kautsky from Marx’s notes of 1861-3, remains a matter of debate. Kautsky, who went through them, does not seem to have known what to do about them. He published two extracts from them in his review ‘Die Neue Zeit’, but no more. These were the brief ‘Bastiat and Carey’ (1904), which made little impact, and the so-called Introduction to the ‘Critique of Political Economy’ (1903), never completed and therefore not published with the book of the same name in 1859, which was to become an early text for those wishing to extend Marxist interpretation beyond prevailing orthodoxies, notably the Austro-Marxists. To date it is probably the most widely discussed part of the Grundrisse, although a few commentators cited in the book question whether they form part of it. The rest of the manuscripts remained unpublished, and indeed unknown to commentators, until Riazanov and his collaborators in Moscow acquired photocopies of them in 1923, put them in order and planned to publish them in the MEGA. It is interesting to speculate what impact they might have had if they had been published in 1931, as originally planned. The date of their actual publication – at the end of 1939 and a week after Hitler’s invasion of the URSS in 1941- meant that they remained almost totally unknown in the West until the 1953 reprint in East Berlin, although rare copies reached the USA and from 1948 on the work was analysed by the great pioneer explicator of the Grundrisse, Roman Rosdolsky (1898-1965), recently arrived in the USA via Auschwitz and various other concentration camps. It is difficult to believe that the bulk of the original German edition, ‘sent to the war front as material for agitation against German soldiers and later to camps as study materials for prisoners of war’ achieved their theoretical or practical objectives”” (pag 121-123) [Eric Hobsbawm, Discovering the ‘Grundrisse’] [(in) Eric Hobsbawm, How to Change the World. Marx and Marxism 1840-2011, 2011] (testo già presente nella introduzione al volume curato da M. Musto, Karl Marx’s Grundrisse, Routledge, 2008 o 2010 (controllare su libro))”,”MADS-599″ “HOBSBAWM Eric J.”,”Come cambiare il mondo. Perché riscoprire l’eredità del marxismo.”,”HOBSBAWM Eric J. In memoria di George Lichtheim ‘Uno studio sullo sviluppo e l’impatto postumo del pensiero di Marx ed Engels’ Formen. “”Negli anni 1857-58, Karl Marx stava componendo un voluminoso manoscritto in preparazione di ‘Per la critica dell’economia politica’ e del ‘Capitale’. Fu pubblicato con il titolo di ‘Grundrisse der Kritik der Politischen Ökonomie’ a Mosca, negli anni 1939-41, sebbene alcuni brevi estratti fossero apparsi nella “”Neue Zeit”” nel 1903-04. Il tempo e il luogo di pubblicazione fecero sì che l’opera rimanesse pressoché sconosciuta fino al 1952, quando ne venne pubblicata una sezione sotto forma di pamphlet a Berlino, e al 1953, quando nella stessa città i ‘Grundrisse’ furono ripubblicati in versione integrale. Questa edizione tedesca del 1953 rimase a lungo l’unica disponibile. I ‘Grundrisse’ fanno dunque parte di quel vasto corpo di manoscritti di Marx ed Engels che non vennero mai pubblicati durante la vita degli autori, e sono divenuti accessibili per studi adeguati soltanto dal 1930. La maggior parte di essi, come i ‘Manoscritti economico-filosofici’ del 1844, che ricorrono con grande frequenza in successive discussioni, appartengono alla giovinezza sia di Marx sia del marxismo. I ‘Grundrisse’ sono riconducibili invece alla sua piena maturità. Sono il risultato di un decennio d’intensi studi in Inghilterra e rappresentano chiaramente la fase del suo pensiero immediatamente precedente alla stesura del ‘Capitale’ durante i primi anni Sessanta, di cui, come già osservato, costituiscono il lavoro preliminare. I ‘Grundrisse’ sono quindi gli ultimi grandi scritti di Marx maturo ad aver raggiunto il pubblico. Date le circostanze, è assai sorprendente che siano stati trascurati. Questo è particolarmente vero per le sezioni intitolate ‘Formen die der kapitalistischen Produktion vorhergehen’, in cui Marx cerca di venire a capo del problema dell’evoluzione storica precapitalistica. Non si tratta, infatti, di appunti futili o casuali. Le ‘Formen’ non rappresentano soltanto, come Marx ebbe a scrivere orgogliosamente a Lassalle (12 novembre 1858), “”il risultato di 15 anni di ricerche, cioè dei migliori anni della mia vita””; mostrano Marx al meglio della sua brillantezza e profondità e sono anche, in molti modi, il ‘pendant’ indispensabile alla superba Prefazione alla ‘Critica dell’economia politica’, che fu scritta poco dopo e presenta il materialismo storico nella sua forma più pregnante. Si può affermare senza esitazione che qualunque discussione storica marxista che non tenga conto dei ‘Grundrisse’, ossia pressoché tutte le discussioni di questo genere prima del 1941, e (purtroppo) gran parte di esse anche dopo, debba essere riconsiderata alla loro luce. La trascuratezza di cui sono stati oggetto ha nondimeno le sue ovvie ragioni. I ‘Grundrisse’ erano, come Marx scrisse a Lassalle, “”monografie, scritte in periodi molto distanti l’uno dall’altro, per mia chiarificazione e non destinate alla pubblicazione””. Non solo richiedono al lettore una certa dimestichezza con l’idioma del pensiero di Marx, cioè con la sua intera evoluzione intellettuale e in particolare con l’hegelismo, ma sono anche scritti in una sorta di stenografia intellettuale privata che risulta a volte impenetrabile, in forma di note grezze inframmezzate da digressioni che, per quanto chiare possano essere state a Marx, a noi appaiono spesso ambigue. Chiunque abbia provato a tradurre il manoscritto, o anche a studiarlo e interpretarlo, saprà che è a volte quasi impossibile chiarire al di là di ogni ragionevole dubbio il significato di qualche passaggio sibillino”” [Eric J. Hobsbawm, Come cambiare il mondo. Perché riscoprire l’eredità del marxismo, 2011] (pag 133-134)”,”MADS-608″ “HOBSBAWM Eric J.”,”Las revoluciones burguesas.”,” “”””El genio – decía Fourier – debe volver a descubrir las huellas de aquella felicidad primitiva y adaptarla a las condiciones de la industria moderna”” (1). El comunismo primitivo buscaba a través de los siglos y los océanos el modelo que proponer al comunismo del futuro. En segundo lugar, el socialismo adoptó una forma de argumentación que, si no quedaba fuera del alcance de la clásica tradicíon liberal, tampoco estaba muy dentro de él: la evolucionista e histórica. Para los liberales clásicos y también para los priméros socialistas modernos, tales proposiciones eran naturales y racionales, distintas de la sociedad artificial e irracional que la ignorancia y la tiranía impusieron antaño al mundo. Ahora que el progreso y la ilustración habían demostrado a los hombres lo que era racional, todo lo que había que hacer era barrer los obstáculos que impedían al sentido común seguir su camino. (…) Había un elemento de evolucíon histórica en esta clásica causa racionalista en pro de la buena sociedad, ya que una ideología de progreso implica otra de evolución, tal vez de inevitable evolución a través de las etapas del desarrollo histórico. Pero solamente cuando Carlos Marx (1818-1883) trasladó el centro de gravedad de la argumentación socialista desde su racionalidad o deseabilidad hasta su inevitabilidad histórica, el socialismo adquirió su más formidable arma intelectual, contra la que todavía siguen erigiéndose defensas polémicas. Marx extrajo esa linea de argumento de una combinacíon de las tradiciones ideológicas alemana y franco-inglesa (economía política inglesa, socialismo francés y filosofía alemana). Para Marx la sociedad humana había roto inevitablemente el comunismo primitivo en clases; inevitablemente también se desarrollaba a través de una sucesión de sociedades clasistas, cada una, a pesar de sus injusticias, “”progresiva”” en su tiempo, cada una con las “”contradicciones internas”” que hasta cierto punto son un obstáculo para el ulterior progreso y engendran las fuerzas para su superación. El capitalismo era la última de ellas, y Marx, lejos de limitarse a atacarlo, utilizó toda su elocuencia, con la que estremecía al mundo, para pregonar públicamente sus logros históricos”” [Eric J. Hobsbawm, Las revoluciones burguesas, 1982] (pag 432-433) [(1) Citado en Talmon, Political Messianism, 1960, pág. 127]”,”BORx-017″ “HOBSBAWM Eric J.; STEDMAN JONES Gareth”,”Marx, Engels e il socialismo premarxiano (Hobsbawm); Ritratto di Engels (Stedman Jones); La fortuna delle edizioni di Marx ed Engels (Hobsbawm). (in) ‘Storia del marxismo, volume primo, ‘Il marxismo ai tempi di Marx).”,”I primi tentativi di Opere complete di Marx e Engels dopo la rivoluzione russa (pag 363-) “”Gli scritti di Marx, e in misura minore quelli di Engels, andavano dalle opere compiute e pubblicate in modo più o meno accurato, alle stesure più o meno incomplete e provvisorie, fino alle semplici annotazioni in margine alle loro letture. Non era facile tracciare una linea di distinzione tra le “”opere”” e le annotazioni o abbozzi preliminari. Il Marx-Engels Institut da poco fondato e posto sotto la direzione di quel formidabile conoscitore di Marx che fu D. Rjazanov, escluse dalle “”opere”” vere e proprie alcuni scritti, di cui peraltro intraprese la pubblicazione in un periodico miscellaneo parallelo, il “”Marx-Engels Archiv””. Questi scritti non sarebbero stati inclusi in una raccolta di ‘tutti’ gli scritti fino alla nuova Mega degli anni ’70. Va anche tenuto presente che mentre gran parte degli appunti con notazioni di Marx ed Engels era disponibile nel ‘Nachlass’ di Marx e di Engels, in possesso del Partito socialdemocratico tedesco (trasferito, dopo l’ascesa al potere di Hitler nel 1933, presso l’Istituto internazionale di storia sociale di Amsterdam), la corrispondenza dei classici era estremamente dispersa e ne era quindi impossibile una sua edizione unitaria, se non altro perché in molti casi non si sapeva nemmeno dove reperire le lettere. In effetti, una serie di lettere di Marx e di Engels venne pubblicata separatamente, a volte dagli stessi destinatari, a volte dai loro esecutori testamentari, a partire dagli anni ’20, ma ad esempio un corpo epistolare vasto e importante come la corrispondenza con Lafargue non fu pubblicata che negli anni ’50 (1). Poiché la Mega non fu mai portata a termine, questi problemi non apparvero più, ben presto, molto urgenti: restano comunque degni di nota. Altrettanto degna di nota è la continua pubblicazione di materiali marxiani, tratti dalle più antiche raccolte esistenti soprattutto negli archivi del Partito socialdemocratico tedesco. Se infatti l’Istituto di Mosca cercò di acquistare la massima quantità possibile di scritti dei classici per la propria edizione completa – l’unica allora in preparazione – in realtà ottene solo le fotocopie della collezione archivistica di gran lunga più importante, mentre gli originali rimasero in Occidente. Gli anni ’20 videro dunque un notevole progresso nella pubblicazione degli scritti classici. Per la prima volta furono messe a disposizione del pubblico più vasto due categorie di materiali: i manoscritti inediti e la corrispondenza di Marx e di Engels con terze persone. Gil avvenimenti politici però posero ben presto gravi ostacoli sia alla pubblicazione, sia all’interpretazione, addirittura impensabili prima del 1914. Il trionfo dei nazisti nel 1933 disgregò il centro occidentale (tedesco) degli studi marxiani, e ritardò di molti anni la ripercussione delle interpretazioni fondate sui lavori da esso intrapresi. Per limitarci a un esempio, la monumentale biografia di Engels ad opera di Gustav Mayer, un’opera caratterizzata da una straordinaria erudizione, dovette uscire nel 1934 in un’edizione olandese di fuoriusciti, e rimase virtualmente sconosciuta ai marxisti più giovani della Germania occidentale del dopoguerra sino agli anni ’70. Molte nuove edizioni di testi marxiani non erano di per sé, per citare il titolo di una raccolta pubblicata negli anni ’20, “”rarità marxiste”” (2), ma era inevitabile che ‘divenissero’ rarità. In Russia il regime staliniano sconvolse il Marx-Engels Institut, soprattutto dopo l’estromissione e l’arresto di Rjazanov, e pose fine alla pubblicazione della Mega in tedesco, pur non impedendo – nonostante il tragico tributo delle purghe – la parziale prosecuzione del lavoro editoriale. Inoltre – e questo finì in un certo senso per essere anche più grave – l’affermarsi di quella che si potrebbe definire un’interpretazione stalinista ortodossa del marxismo, promulgata ufficialmente nel ‘Breve corso di storia del PC(b) dell’Urss’ nel 1938, fece sì che alcuni scritti di Marx apparissero eterodossi e quindi che la loro pubblicazione ponesse seri problemi. Questo avvenne soprattutto per gli scritti giovanili (3). Infine la guerra coinvolse anche l’Unione Sovietica, e anche questo fatto ebbe gravi ripercussioni per l’opera di Marx. La superba edizione dei ‘Grundrisse’, edita a Mosca nel 1939-41, rimase virtualmente sconosciuta (sebbene un paio di copie fossero giunte negli Stati Uniti) fino alla ristampa, a Berlino Est, nel 1953.”” (pag 363-365) [E.J. Hobsbawm, La fortuna delle edizioni di Marx ed Engels] [(in) ‘Storia del marxismo. Volume primo. Il marxismo ai tempi di Marx] [(1) F. Engels, Correspondance avec Paul et Laura Lafargue, a cura di E. Bottigelli, 1956-59, 3 voll.; (2) Neudrucke marxistischer Seltenheiten, Leipzig, 1926 (ac Rudolf Franz, ndr); (3) Ancora negli anni ’60 l’edizione della Repubblica democratica tedesca dei Werke, pur non astenendosi dal pubblicare questi scritti, li fece uscire separatamente dalla serie principale e non come volumi numerati delle ‘Opere’]”,”MAES-128″ “HOBSBAWM Eric J., a cura di Antonio Polito”,”Intervista sul nuovo secolo.”,”Mutamento politico sociale XIX-XX secolo. Sinistra-Destra. Progressimo-conservatorismo. “”Naturalmente sono state varie e diverse le fasi attraverso le quali la Sinistra s’è distinta e caratterizzata rispetto alla Destra. Agli inizi, la Sinistra si batteva per il superamento dei governi monarchici, assolutistici ed aristocratici, e a favore delle istituzioni borghesi del governo liberale e costituzionale. Una sinistra moderata, dunque, ma pur sempre pronta a mobilitare le masse per i suoi obiettivi politici. Già dall’inizio della sua storia, la Sinistra era pronta ad essere rivoluzionaria,. Pensi ai Whigs in Inghilterra: non si fusero con gli altri aristocratici, pur essendo composti dai settori più ricchi della società, ma con i radicali della ‘middle class’, per formare un partito liberale. Nel periodo della Rivoluzione francese, i grandi Whigs, duchi e proprietari delle country houses, sostenevano i sommovimenti d’oltre Manica, come poi sostennero Napoleone. Per la gran parte del XIX secolo, la divisione fu dunque tra il partito del movimento e quello della stabilità, o, in termini più concreti, tra il partito del progresso e quello dell’ordine. La Sinistra stava dalla parte del movimento, favorevole a cambiamenti politici e sociali. E infatti noi usiamo ancora questa terminologia: ancor oggi, la gente di sinistra si definisce “”progressista””. Questa unità d’intenti fu gradualmente pregiudicata, in parte, dai cambiamenti nella struttura di classe delle società. La vecchia classe dirigente aristocratica fu sostituita o raggiunta al potere dalla nuova classe dirigente borghese, che non si opponeva a un certo grado di cambiamenti radicali E dunque nel XX secolo, e in modo sempre più chiaro nella seconda parte del Novecento, mutano anche i caratteri del conservatorismo, che smette di essere semplicmente il partito dell’ordine o della stabilità, e assume aspetti nuovi”” (pag 84-85)”,”STOx-217″ “HOBSBAWM Eric J.”,”Labouring Men. Studies in the History of Labour.”,”E.J. Hobsbawm è nato nel 1917 ad Alessandria. Ha studiato in varie università, Vienna, Berlino, Londra e Cambridge. E’ stato Fellow of King’s College di Cambridge dal 1949 al 1955. E dal 1959 Reader in History al Birkbeck College di Londra.”,”MUKx-182″ “HOBSBAWM Eric J.”,”Marx, Engels e il socialismo premarxiano. (in) ‘Storia del marxismo’.”,”””Come si è detto, la storia senza soluzione di continuità del comunismo in quanto movimento sociale moderno ha inizio con la corrente di sinistra della rivoluzione francese. Una diretta linea discendente congiunge alla cospirazione degli “”uguali”” di Babeuf, attraverso Filippo Buonarroti, le associazioni rivoluzionarie di Blanqui, degli anni ’30, e queste a loro volta sono legate, attraverso la Lega dei comunisti -, a Marx e a Engels che per conto della Lega stesero il ‘Manifesto del Partito comunista’. E’ naturale quindi che la progettata “”Biblioteca”” di Engels del 1845 si dovesse aprire con due diramazioni della letteratura “”socialista””: Babeuf e Buonarroti (seguiti da Morelly e da Mably), che rappresentavano l’ala apertamente comunista, seguiti dai critici di sinistra dell’eguaglianza formale della rivoluzione francese e dagli “”arrabbiati”” (il Cercle social, Hébert, Jacques Roux, Leclerc). Tuttavia l’interesse teorico di quello che Engels avrebbe definito “”un comunismo ascetico che vi si collegava a Sparta”” (1) non era molto grande. E nemmeno gli scrittori comunisti degli anni ’30 e ’40, in quanto teorici, sembrano avere favorevolmente impressionato Marx ed Engels. Anzi, Marx asserì che, proprio per la rozzezza e unilateralità dei suoi primi teorici, “”non a caso il comunismo ha visto sorgere dinanzi a sé altre dottrine socialiste, come quelle di Fourier, Proudhon, ecc., ma necessariamente”” (2). Pur avendone letti gli scritti – persino quelli di figure relativamente minori come Lahautière (1813-82) e Pillot (1809-77) – Marx doveva ben poco alla loro analisi sociale, che consisteva soprattutto nella formulazione della lotta di classe come lotta tra i “”proletari”” e i loro sfruttatori. Tuttavia il comunismo babouvista e neobabouvista fu importante per due motivi. In primo luogo, diversamente dalla maggior parte delle teorie socialiste utopistiche, era impegnato a fondo nell’attività politica e quindi non rappresentava soltanto una teoria rivoluzionaria, ma anche una dottrina, sia pur limitata, di prassi politica, di organizzazione, di strategia e di tattica. I suoi principali rappresentanti negli anni ’30 – Laponneraye (1808-49), Lahautière, Dézamy, Pillot e soprattutto Blanqui – erano attivi rivoluzionari. Questo, insieme con il loro nesso organico con la rivoluzione francese (che Marx studiò a fondo), li rendeva estremamente importanti per lo sviluppo del suo pensiero. In secondo luogo, anche se gli scrittori comunisti erano per lo più intellettuali marginali, il movimento comunista degli anni ’30 esercitò un’evidente attrattiva per i lavoratori. Se ciò venne fatto rilevare da Lorenz von Stein, non mancò di colpire anche Marx ed Engels, e questi, più tardi, ricordò il carattere proletario del movimento comunista degli anni ’40, distinguendolo da quello borghese di quasi tutto il socialismo utopistico (3). Per di più, da questo movimento francese – che adottò il nome di “”comunista”” intorno al 1840 – i comunisti tedeschi, compresi Marx e Engels, presero il nome della loro dottrina”” [Eric J. Hobsbawm, Marx, Engels e il socialismo premarxiano, (in) ‘Storia del marxismo’, Volume primo, ‘Il marxismo ai tempi di Marx’, Torino, 1978] [(1) Opere, cit., vol. 25, p. 17; (2) Sull’opinione di Engels, cfr. ‘Progressi della riforma sociale sul continente’, in Opere, cit, vol. 3, p. 435 (…); per quelle di Marx (1845), ibid, p. 155; (3) Cfr. la prefazione di Engels al ‘Manifesto’ 1888, in Opere cit., vol. 6; pp. 666 sgg] (pag 11-12) Saint-Simon-Marx Importanza della scuola sansimoniana. Numerosi suoi concetti sono entrati nel socialismo marxiano (pag 18) “”Del resto sono numerosi i concetti entrati nel socialismo marxiano, come in ogni altro socialismo successivo, che si possono far risalire alla scuola saintsimoniana, anche se forse non esplicitamente allo stesso Saint-Simon. “”Lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo”” è un’espressione saint-simoniana, come pure la formula, lievemente modificata da Marx, per descrivere il principio distributivo nella prima fase del comunismo: “”Da ciascuno secondo le sue capacità; a ciascuno secondo il suo lavoro””. Lo stesso vale per la frase, ripresa da Marx nell”Ideologia tedesca’, secondo cui “”a tutti gli uomini dev’essere assicurato lo sviluppo delle loro capacità naturali””. Insomma, il marxismo deve non poco a Saint-Simon, anche se non è facile definire l’esatta natura del suo debito, perché non sempre il contributo saintsimoniano può essere distinto da quello di altre correnti contemporanee. Così, la scoperta della lotta di classe nella storia avrebbe potuto essere fatta con ogni probabilità da chiunque avesse studiato, o anche solo vissuto la rivoluzione francese. E in effetti essa fu attribuita da Marx agli storici borghesi della Restaurazione francese. Allo stesso tempo, però, il più importante di loro (dal punto di vista di Marx), Augustin Thierry, per un certo periodo della sua vita fu, come si è visto, in stretto rapporto con Saint-Simon. Comunque la si voglia definire, questa influenza non può tuttavia essere messa in dubbio. La considerazione uniformemente positiva di cui Saint-Simon godette presso Engels, che di lui osservava: “”era sicuramente danneggiato dalla ricchezza del suo pensiero”” e che giunse a collocarlo accanto a Hegel come “”la mente più universale della sua epoca”” (9) è di per sé eloquente. Engels negli anni della sua maturità elogiava Charles Fourier (1770-1837) soprattutto per tre motivi: per la sua critica brillante, spiritosa e feroce della società borghese, o piuttosto del comportamento borghese (10), per il suo impegno a favore della liberazione della donna, e per la sua concezione essenzialmente dialettica della storia (anche se quest’ultimo punto sembra da attribuire più a Engels che a Fourier)”” [Eric J. Hobsbawm, Marx, Engels e il socialismo premarxiano, (in) ‘Storia del marxismo’, Volume primo, ‘Il marxismo ai tempi di Marx’, Torino, 1978] [(9) Engels a F. Tönnies, 24 gennaio 1895, in ‘Opere’ cit., vol. 50, p. 426; Engels, ‘Anti-dühring’, cit., p. 23; (10) Il giovane Engels osservava che in effetti Fourier scrisse qualcosa sugli operai e sulla loro condizione solo molto tardi (‘Un frammento di Fourier sul commercio’, in ‘Opere’, cit., vol. 4, p. 632)] (pag 18) Mancanza di analisi economica nel socialismo utopistico (pag 21)”,”SOCU-198″ “HOBSBAWM Eric J.”,”Gli aspetti politici della transizione dal capitalismo al socialismo. (in) ‘Storia del marxismo’.”,”Pericoli dell’opportunismo (pag 267-268.-269) “”Fonte di una controversia particolarmente serrata fu la sua [Engels] insistenza sulle nuove possibilità aperte dal suffragio universale e l’abbandono delle vecchie prospettive insurrezionali: entrambi questi principi furono esplicitamente formulati in uno dei suoi ultimi scritti, l'””aggiornamento”” delle ‘Lotte di classe in Francia’ di Marx (1895). Proprio l’associazione di queste due indicazioni fu oggetto di discussione: il giudizio per cui in Germania “”la borghesia e il governo”” erano giunti a “”temere molto più l’azione legale che l’azione illegale del movimento operaio, più le vittorie elettorali che quelle della ribellione”” (9). Di fatto, però, nonostante una certa ambiguità dei suoi ultimi scritti, non è certo possibile leggerli come un’approvazione o un’implicazione delle successive illusioni legalistiche ed elettoralistiche dei socialdemocratici in Germania e altrove. (….) In effetti la sua tesi del 1895 si limitava in pratica a cercare di dimostrare che, allo stato attuale delle cose, i partiti come la socialdemocrazia tedesca avevano tutto da guadagnare dall’utilizzazione delle loro possibilità legali. Il confronto violento e armato era dunque più probabile che venisse aperto non dagli insorti, ma dalla destra contro i socialisti. In ciò Engels riprendeva una tesi già abbozzata da Marx negli anni ’70 (12), a proposito dei paesi in cui non esisteva alcun ostacolo costituzionale all’elezione di un governo socialista nazionale. In quei casi, a suo parere, la lotta rivoluzionaria avrebbe assunto la forma (come era accaduto durante la rivoluzione francese e la guerra civile americana) di una lotta tra governo “”legittimo”” e controrivoluzionari “”ribelli””. Non vi è ragione per supporre che Engels si sia mai trovato in disaccordo con l’idea formulata allora da Marx, secondo cui “”nessun grande movimento è nato senza spargimento di sangue”” (13). E’ evidente che Engels pensava non già di avere abbandonato la rivoluzione, ma semplicemente di averne adattate la strategia e la tattica alla diversa situazione, così come lui e Marx avevano fatto per tutta la vita. La sua analisi fu messa in discussione dalla scoperta che lo sviluppo dei partiti socialdemocratici di massa non portava a un confronto, ma a una forma di integrazione del movimento nel sistema esistente. Se dobbiamo muovergli una critica, è per aver sottovalutato questa possibilità. Engels, tuttavia, si rendeva lucidamente conto dei pericoli dell’opportunismo – “”il sacrificio del futuro movimento a vantaggio del presente”” (14) – e fece del suo meglio per salvare i partiti da questa tentazione, raccogliendo, e in larga misura anzi sistematizzando, le principali dottrine ed esperienze di quello che ormai veniva già definito “”marxismo””, insistendo sulla necessità di una “”scienza socialista”” (15), ribadendo la base essenzialmente proletaria dell’avanzata socialista (16), e soprattutto stabilendo i limiti oltre i quali non erano accettabili le alleanza politiche, i compromessi e le concessioni programmatiche finalizzate alla conquista di un sostegno elettorale (17). Nei fatti però – diversamente da quanto Engels avrebbe voluto – ciò contribuì, soprattutto nel partito tedesco, ad allargare il divario tra teoria e dottrina da un lato e concreta pratica politica dall’altro. La tragedia degli ultimi anni di Engels, come ci è oggi possibile constatare, fu che i suoi commenti – lucidi, realistici e spesso straordinariamente perspicaci sulla situazione concreta dei movimenti – non servirono come indicazione pratica, ma andarono a consolidare una dottrina generale che dalla pratica era sempre più distaccata. La sua previsione si rivelò fin troppo esatta: “”Quale potrà essere la conseguenza di tutto questo, se non che improvvisamente, al momento della decisione, il partito non saprà che cosa fare? Le questioni decisive sono poco chiare e incerte perché non sono state mai discusse”” (18)”” [Eric J. Hobsbawm, ‘Gli aspetti politici della transizione dal capitalismo al socialismo’ (in) ‘Storia del marxismo’, 1978] [(9) Engels, Introduzione (1895) a ‘Le lotte di classe in Francia, cit., p. 652; (10) Ibid., p. 654; (11) A.R. Fischer, 8 marzo 1895, in Opere cit., vol 50 pp. 457-60; Engels, Introduzione (1895) a ‘Le lotte di classe in Francia, cit., p. 655; a Laura Lafargue, in Mew, vol. 38, p. 545; (12) Discorso al Congresso dell’Aia, in Mew, vol. 18, p. 160; F. Engels, Prefazione all’edizione inglese del Capitale, cit., libro primo, pp. 27 sgg.; (13) Marx, ‘Konspect der Debatten über das Sozialistengesetz’, in ‘Briefe am Bebel, Liebknecht, Kautsky und andere’, Moskva-Leningrad 1933, vol. I, p. 516. Intervista con la “”New York Herald Tribune””, 1878, in Mew, vol. 34, p. 515; (14) ‘Zur Kritik des Sozialdemokratischen Programmentwurfes 1891’, in Mew, vol. 22, pp. 227-40 e soprattutto pp. 234-35; (15) A Bebel nel 1891, in Mew, vol. 38, p. 94, a proposito delle obiezioni mosse dal partito contro la pubblicazione della ‘Critica del programma di Gotha’; (16) Cfr. la lettera a F. Turati, 26 gennaio 1894, in ‘La corrispondenza di Marx e Engels con italiani, 1848-1895’, a cura di G. Del Bo, Milano 1964, pp. 518.-21 (Mew, vol. 22, pp. 440-41): “”Evidemment ce n’est pas à nous de préparer directement un mouvement qui n’est pas précisement celui de la classe que nous représentons””; (17) ‘La corrispondenza di Marx e Engels con italiani, cit. e ‘La questione contadina cit.; (18) ‘Zur Kritik des Socialdemokratischen Programmenwurfes 1891’, in Mew, vol. 22, p. 234] (pag 267-268-269)”,”MAES-144″ “HOBSBAWM Eric J.”,”La fortuna delle edizioni di Marx ed Engels. (in) ‘Storia del marxismo’.”,” Manifesto. “”Tra la morte di Marx (1883) e quella di Engels (1895) avvenne una duplice trasformazione. In primo luogo l’interesse per le opere di Marx e di Engels si intensificò con l’affermarsi del movimento socialista internazionale. Nel corso di quei dodici anni, secondo B. Andréas, comparvero non meno di 75 edizioni del ‘Manifesto’, in quindici lingue. E’ interessante osservare che le edizioni tradotte nelle lingue dell’Impero zarista erano già più numerose di quelle edite nell’originale tedesco (17 contro 11). In secondo luogo era stata intrapresa la pubblicazione sistematica di una parte consistente dell’opera dei classici in lingua originale, per iniziativa soprattutto di Engels. Questo lavoro consisteva di: a) riedizioni (in genere con nuove introduzioni) di opere da molti anni esaurite, e in tal modo Engels intendeva sottolineare il perdurare della loro importanza; b) pubblicazioni di opere che Marx aveva lasciato inedite o incomplete; c) nuovi scritti di Engels, che a volte incorporavano importanti testi inediti di Marx – come le ‘Tesi su Feuerbach’ – nei quali egli si proponeva di fornire un quadro coerente e completo della dottrina marxiana”” [Eric J. Hobsbawm, ‘La fortuna delle edizioni di Marx ed Engels’, (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1978] (pag 359) Le traduzioni. (Rubel in Francia, Benedikt Kautsky in Germania) (pag 369) Distribuzione geografica dei classici del marxismo “”Qualche parola infine sulla distribuzione geografica dei classici marxiani. Alcuni testi elementari furono ampiamente tradotti anche prima della Rivoluzione d’ottobre. Tra il 1848 e il 1918 il ‘Manifesto del Partito comunista’ fu pubblicato (oltre alle 54 edizioni in tedesco) in una trentina di lingue, fra cui tre edizioni giapponesi e una cinese (sebbene in pratica ‘Le dottrine economiche di Karl Marx’ di Kautsky costituissero sempre la base principale del marxismo cinese). Numerose le edizioni nelle principali lingue dell’Europa occidentale (26 francesi, 34 inglesi, 11 italiane, mentre la penisola iberica rimase in margine: un’unica edizione portoghese e sei spagnole, contando anche quelle pubblicate in America Latina). Le lingue della Russia zarista sono ampiamente rappresentate, se pure sovrastate dalle 70 edizioni in russo (11 edizioni in polacco, 5 in ucraino, 6 in finlandese, 7 in yiddish, 4 in georgiano, 2 in armeno), mentre quelle dell’Europa settentrionale vi compaiono in misura modesta, tenuto conto del livello di alfabetizzazione di quei paesi (6 edizioni di danese, 5 in svedese, 2 in norvegese). L’Europa centrale e sudorientale è rappresentata in varia misura, passando dalle 9 edizioni ungheresi, 8 ceche e 7 bulgare alle uniche edizioni in slovacco e in sloveno, mentre il Mediterraneo orientale è assente, se si esclude un’unica edizione in ladino, pubblicata probabilmente a Salonicco. All’estremo opposto, invece, il primo libro del ‘Capitale’ era stato tradotto in quasi tutte le principali lingue letterarie europee già prima della morte di Engels; russo, francese, danese, italiano, inglese, olandese e polacco, mentre la traduzione spagnola non era integrale. Prima della Rivoluzione d’ottobre venne tradotto anche in bulgaro (1910), ceco (1913-1915), estone (1910-14), finlandese (1913) e yiddish (1917)”” [Eric J. Hobsbawm, ‘La fortuna delle edizioni di Marx ed Engels’, (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1978] (pag 373)”,”MADS-668″ “HOBSBAWM Eric J.”,”La cultura europea e il marxismo fra Otto e Novecento. (in) ‘Storia del marxismo’.”,”HOBSBAWM Eric J.”,”EURx-307″ “HOBSBAWM Eric J.”,”Nazioni e nazionalismo dal 1780. Programma, mito, realtà.”,”Eric J. Hobsbawm, nato ad Alessandria d’Egitto nel 1917, è professore emerito di storia al Birckbek College dell’Università di Londra. Ha pubblicato tradotti in italiano: Le rivoluzioni borghesi 1789-1848, I ribelli, I banditi, Studi di storia del movimento operaio, La rivoluzione industriale e l’Impero, I rivoluzionari, Il trionfo della borghesia 1848-1875, L’invenzione della tradizione, ha anche diretto la Storia del marxismo.”,”NAZx-003-FL” “HOBSBAWM Eric J.”,”De Historia.”,”Eric J. Hobsbawm, nato ad Alessandria d’Egitto nel 1917, è professore emerito di storia al Birckbek College dell’Università di Londra. Ha pubblicato tradotti in italiano: Le rivoluzioni borghesi 1789-1848, I ribelli, I banditi, Studi di storia del movimento operaio, La rivoluzione industriale e l’Impero, I rivoluzionari, Il trionfo della borghesia 1848-1875, L’invenzione della tradizione, ha anche diretto la Storia del marxismo. “”Siamo qui per discutere i temi e i problemi della concezione marxista della storia un secolo dopo la morte di Marx. Questo centenario non è una celebrazione rituale, ma è importante sottolineare sin dall’inizio l’unicità del ruolo di Marx nella storiografia; cosa che farò ricordando semplicemente tre esempi. Il primo è autobiografico. (…) E gli storici? Erano marxisti! Perché non c’era nessun altro storico né a Cambridge né altrove – e ne conoscevamo alcuni di valore, basti pensare a Marc Bloch – che, come maestro e fonte d’ispirazione, potesse competere con Marx. Il secondo esempio è simile al precedente. Trent’anni più tardi, nel 1969, il premio Nobel sir John Hicks pubblicò il volume ‘Una teoria della storia economica’, nel quale scrisse: «La maggior parte di coloro [che vogliono inquadrare il corso generale della storia] usano le categorie marxiane o qualche versione modificata delle stesse, visto che ben poco è disponibile nella forma di una versione alternativa… Tuttavia rimane il fatto straordinario che a cent’anni di distanza da ‘Das Kapital’… sia emerso così poco di nuovo» (1). Il terzo esempio viene dallo splendido ‘Civiltà materiale, economia e capitalismo’ di Fernand Braudel, un’opera il cui stesso titolo rimanda a Marx e nella quale Marx è citato più di qualsiasi altro autore, persino di qualsiasi altro autore ‘francese’. Un omaggio davvero notevole da parte di un paese sicuramente non incline a sottovalutare i propri pensatori. Quest’influenza di Marx sulla storiografia non è una conseguenza evidente. Infatti, benché la concezione materialistica della storia sia il nocciolo del marxismo e benché ogni scritto di Marx sia impregnato di storia, egli non scrisse molto di storia così come l’intendono gli storici. In questo senso Engels fu molto di più uno storico e scrisse molte più opere che oggi in una biblioteca potrebbero essere classificate sotto l’etichetta «storia». Naturalmente Marx aveva studiato la storia ed era estremamente erudito, ma non scrisse nessun’opera con la parola «storia» nel titolo, tranne che per una serie di articoli di polemica antizarista pubblicati come ‘La storia diplomatica segreta del diciottesimo secolo’, che è uno dei suoi libri meno importanti. Quelli che chiamiamo «scritti storici di Marx» sono quasi esclusivamente analisi politiche e commenti di carattere giornalistico. Tra le prime, opere come ‘Le lotte di classe in Francia’ e ‘Il diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte’ sono davvero eccezionali. I suoi voluminosi scritti giornalistici, benché di qualità ineguale, contengono analisi del massimo interesse – si pensi ai suoi articoli sull’India – e sono in ogni caso esempi di come Marx applicasse il suo metodo a problemi concreti sia di storia sia di un periodo che allora storia non era ancora diventato”” (pag 189-190) [Eric J. Hobsbawm, ‘Marx e la storia’, (in) Id. ‘De Historia’, Milano, 1997] [(1) J.R. Hicks, ‘A Theory of Economic History’, London, 1969, p. 3 (trad. it. ‘Una teoria della storia economica’, Utet, Torino, 1971]”,”STOx-037-FL” “HOBSBAWM Eric J.”,”Echi della Marsigliese. Due secoli giudicano la Rivoluzione francese.”,”Eric J. Hobsbawm, nato ad Alessandria d’Egitto nel 1917, è professore emerito di storia al Birckbek College dell’Università di Londra. Ha pubblicato tradotti in italiano: Le rivoluzioni borghesi 1789-1848, I ribelli, I banditi, Studi di storia del movimento operaio, La rivoluzione industriale e l’Impero, I rivoluzionari, Il trionfo della borghesia 1848-1875, L’invenzione della tradizione, ha anche diretto la Storia del marxismo.”,”STOx-044-FL” “HOBSBAWM Eric, e altri”,”Lenin and the “”Aristocracy of Labor””. (August 1970)”,”””The term itself is almost certainly derived from a passage by Engels written in 1885 ad reprinted in the introduction to the 1892 edition of ‘The Condition of the Working Class in England in 1844 which speaks of the great English trade unions as forming “”an aristocracy among the working class””. The actual phrase may be attributable to Engels, but the concept was familiar in English politico-social debate, particularly in the 1880s. It was generally accepted that the working class in Britain at this period contained a favored stratum – a minority but a numerically large one – which was mosto usually identified with the “”artisans”” (i.e., the skilled employed craft -men and workers) and more especially with those organized in trade unions or other working-class organizations. This is the sense in which foreign (…)”” “”The subject is one which can be appropriately treated by a British Marxist, since the concept of an “”aristocracy of labor”” is one which Lenin clearly derived from the history of British nineteenth-century capitalism. His concrete references to the “”aristocracy of labor”” as a stratum of the working class appear to be exclusively drawn from Britain (though in his study notes on imperialism he also remarks upon similar phenomena in the “”white”” parts of the British Empire). The term itself is almost certainly derived from a passage by Engels written in 1885 and reprinted in the introduction to the 1892 edition of ‘The Condition of the Working Class in England in 1844’ which speaks of the great English trade unions as forming “”an aristocracy among the working class””. The actual phrase may be attributable to Engels, but the concept was familiar in English politico-social debate, particularly in the 1880s. It was generally accepted that the working class in Britain at this period contained a favored stratum – a minority but a numerically large one – which was most usually identified with the “”artisans”” (i.e., the skilled employed crafts—men and workers) and more especially with those organized in trade unions or other working-class organizations. This is the sense in which foreign observers also used the term, e.g., Schulze-Gaevernitz, whom Lenin quotes with approval on this point in the celebrated eighth chapter of Imperialism. This conventional identification was not entirely valid, but, like the general use of the concept of an upper working-class stratum, reflected an evident social reality. Neither Marx nor Engels nor Lenin “”invented”” a labor aristocracy. It existed only too visibly in Britain of the second half of the nineteenth century. Moreover, if it existed anywhere else, it was clearly much less visible or significant. Lenin assumed that, until the period of imperialism, it existed nowhere else. The novelty of Engels’s argument lay elsewhere. He held that this aristocracy of labor was made possible by the industrial world monopoly of Britain, and would therefore disappear or be pushed closer to the rest of the proletariat with the ending of this monopoly. Lenin followed Engels on this point, and indeed in the years immediately preceding 1914, when the British labor movement was becoming radicalized, tended to stress the second half of Engels’s argument, e.g., in his articles “”English Debates on a Liberal Workers’ Policy”” (1912), “”The British Labor Movement”” (1912), and “”In England, the Pitiful Results of Opportunism”” (1913). While not doubting for a moment that the labor aristocracy was the basis of the opportunism and “”Liberal-Laborism”” of the British movement, Lenin did not appear as yet to emphasize the international implications of the argument. For instance, he apparently did not use it in his analysis of the social roots of revisionism (see “”Marxism and Revisionism””, 1908, and “”Differences in the European Labor Movement””, 1910). Here he argued rather that revisionism, like anarcho-syndicalism, was due to the constant creation on the margins of developing capitalism of certain middle strata – small workshops, domestic workers, etc. – which are in turn constantly cast into the ranks of the proletariat, so that petty-bourgeois tendencies inevitably infiltrate into proletarian parties. The line of thought which he derived from his recognition of the labor aristocracy was at this stage somewhat different; and it is to be noted that he maintained it, in part at least, to the end of his political life. Here it is perhaps relevant to observe that Lenin drew his knowledge of the phenomenon not only from the writings of Marx and Engels, who commented frequently on the British labor movement, and from his personal acquaintance with Marxists in England (which he visited six times between 1902 and 1911), but also from the fullest and best-informed work on the “”aristocratic”” trade unions of the nineteenth century, Sidney and Beatrice Webb’s Industrial Democracy. This important book he knew intimately, having translated it in his Siberian exile. It provided him, incidentally, with an immediate understanding of the links between the British Fabians and Bernstein: “”The original source of a number of Bernstein’s contentions and ideas, – he wrote in September 1899 to a correspondent, – is in the latest books written by the Webbs””. Lenin continued to quote information drawn from the Webbs many years later, and specifically refers to Industrial Democracy in the course of his argument in ‘What Is To Be Done?. (…) But if the argument is in principle more general, there can be no doubt that what was in Lenin’s mind when he used it was the aristocracy of labor. Time and again we find him using phrases such as the following: “”the petty bourgeois craft spirit which prevails among this aristocracy of labor”” (“”The Session of the International Socialist Bureau””, 1908); “”the English trade unions, insular, aristocratic, philistinely selfish””; “”the English pride themselves on their ‘practicalness’ and their dislike of general principles; this is an expression of the craft spirit in the labor movement”” (“”English Debates on a Liberal Workers’ Policy””, 1912); and “”this aristocracy of labor”” – isolated itself from the mass of the proletariat in close, selfish, craft unions”” (“”Harry Quelch””, 1913). Moreover, much later, and in a carefully considered programmatic statement – in fact, in his “”Preliminary Draft Theses on the Agrarian Question for the Second Congress of the Communist International”” (1920) – the connection is made with the greatest clarity: «The industrial workers cannot fulfill their world-historical mission of emancipating mankind from the yoke of capital and from wars if these workers concern themselves exclusively with their narrow craft, narrow trade interests, and smugly confine themselves to care and concern for improving their own, sometimes tolerable, petty bourgeois conditions. This is exactly what happens in many advanced countries to the “”labor aristocracy”” which serves as the base of the alleged Socialist parties of the Second International». This quotation, combining the earlier and the later ideas of Lenin about the aristocracy of labor, leads us naturally from the one to the other. These later writings are familiar to all Marxists. They date in the main from the period 1914-1917, and form part of Lenin’s attempt to provide a coherent Marxist explanation for the outbreak of the war and especially the simultaneous and traumatic collapse of the Second International and most of its constituent parties. They are stated most fully in the eighth chapter of Imperialism, and the article “”Imperialism and the Split in the Socialist Movement””, written a little later (autumn 1916) and complementing it. (…)”” [Eric Hobsbawm, ‘Lenin and the “”Aristocracy of Labor””‘, Monthly Review, New York, August 1970]”,”LENS-285″ “HOBSBAWM Eric J.”,”La fine della cultura. Saggio su un secolo in crisi di identità.”,”Eric J. Hobsbawm (1917-2012) è considerato uno dei massimi storici del XX secolo. Di formazione marxista è stato docente a Stanford e al Birbeck College dell’Università di Londra di cui ha ricoperto anche la carica di rettore. Karl Kraus (pag 143-154) ‘Ma la monarchia moribonda diede a [Karl] Kraus qualcosa di più. Gli permise di scrivere un’opera anche ‘durante’ la guerra, quando altrove avrebbe potuto essere composta soltanto in seguito, come modo per affrontare il passato traumatico ma personale, come per esempio nel caso della memorialistica di guerra che cominciò a comparire in Germania dieci anni dopo il collasso. Dove se non nella monarchia asburgica sarebbe stato concesso a un oppositore della guerra di protestare pubblicamente contro di essa a voce e per iscritto? Dove altro una simile conferenza avrebbe potuto «prendere di fronte a un pubblico che consisteva in parte di ufficiali e altro personale militare la forma di una dichiarazione aggressivamente pacifista che [siamo nella primavera del 1918] scatenò quasi unanimemente nel pubblico un accordo entusiastico» o che in ogni caso venne denunciata come tale dal centro per la resistenza alla propaganda nemica del ministero imperiale e reale della Guerra? E dove un sovrintendente di polizia del distretto in questione, «che aveva assistito a questa conferenza come rappresentante del governo», avrebbe potuto informare il suo dipartimento che Kraus aveva effettivamente tenuto una conferenza sui gas asfissianti, «che fece un’impressione estremamente spiacevole, anche penosa» sul sovrintendente, che però «non aveva trovato ragioni per intervenire?». (…) Kraus ebbe la fortuna di vivere quasi fino alla fine dei suoi giorni in un mondo e in un’era in cui poté scrivere liberamente, in cui la disumanità non era ancora tale da costringere le parole – e ancor di più la satira al silenzio. Fu ancora capace di trovare le parole per il primo grande atto tragico del XX secolo, la guerra mondiale del 1914. Le trovò negli editoriali, gli annunci, le conversazioni udite per caso, i resoconti dei giornali di un’epoca in cui, comprese, si stava rappresentando una tragedia i cui personaggi principali non erano Re Lear, ma il buffone di corte, non Amleto, ma Rosencrantz e Guildenstern. Trovò parole per l’indicibile in un’epoca in cui non era ancora diventato tale. Bertolt Brecht scrisse per lui il necrologio migliore e più lapidario: «Quando l’epoca levò una mano violenta su di sé, quella mano fu lui»’ (pag 152-154)”,”BORx-020″ “HOBSBAWM Eric J.”,”L’ère des empires (1875-1914).”,”Edizione Fayard 1989 Cap. V: Internazionalismo proletario (‘Proletari di tutti i paesi’)”,”EURx-341″ “HOBSBAWM Eric”,”Marx et l’histoire. Textes inédits.”,”Hobsbawm non è convinto della tesi di Orlando Figes che sostiene che nel 1918 Lenin aveva già abbandonato l’idea di una rivoluzione che si estendesse in Europa (pag 171)”,”STOx-297″ “HOBSBAWM Eric J.”,”Il trionfo della borghesia, 1848 – 1875.”,”Hobsbawm, nato ad Alessandria d’Egitto nel 1917, ha insegnato dal 1959 al Birckbek College di Londra. “”Non fu certo un periodo felice, per i filosofi. Persino nella loro patria tradizionale, la Germania, non v’era nessuno di statura comparabile a predere il posto dei grandi personaggi del passato. Lo stesso Hegel, che il suo ex ammiratore francese Hippolyte Taine (1828-1893) considerava come uno dei «palloni sgonfiati» della filosofia tedesca, tendeva a passare di moda nel suo paese natale, e il modo in cui lo trattavano «i molesti, presuntuosi e mediocri epigoni che ora dominano la Germania» spingeva Marx negli anni Sessanta a professarsi «apertamente discepolo di quel grande pensatore» (5)”” (pag 310) (5) K. Marx, Il Capitale, I, poscritto alla II ediz.”,”BORx-004-FF” “HOBSBAWM Eric J.; HAUPT Georges WEIL Claudie; ANDREUCCI Franco; PINZANI Carlo; MARTINELLI Renzo; RAGIONIERI Ernesto; LIVORSI Franco; AGOSTI Aldo, saggi di”,”La diffusione del marxismo (1890-1905) (Hobsbawm); L’eredità di Marx ed Engels e la questione coloniale (G. Haupt C. Weil); La socialdemocrazia tedesca e l’imperialismo alla fine del XIX secolo (Andreucci); I socialisti italiani e francesi nel periodo della neutralità italiana (1914-1915) (Pinzani); Gramsci e la conquista fascista dello Stato (Martinelli); Il centenario della Comune (Ragionieri); Amadeo Bordiga nella storiografia sul PCI (Livorsi); La svolta del VII Congresso in alcuni recenti studi sull’Internazionale comunista (Agosti).”,”””Il caso irlandese, che introduce una tematica nuova e segna un’evoluzione importante nel pensiero di Marx ed Engels, non costituisce, come spesso viene affermato, una svolta nella visione d’insieme della questione nazionale”” (pag 324) (Haupt, Weil, ‘L’eredità di Marx ed Engels e la questione nazionale’) (pag 324)”,”MEOx-134″ “HOBSBAWM Eric J.”,”L’età degli imperi, 1875-1914.”,”Eric J. Hobsbawm è nato ad Alessandria d’Egitto nel 1917. Fellow della British Academy e Honorary Fellow del King’s College di Cambridge, ha insegnato dal 1959 al Birkbeck College dell’Università di Londra. E’ morto nel 2012. “”E tuttavia era già evidente che fra tutte le eruzioni della zona sismica del globo, una rivoluzione in Russia avrebbe avuto le maggiori ripercussioni internazionali, perché anche la incompleta e temporanea convulsione del 1905-06 ebbe risultati drammatici e immediati. Quasi certamente essa scatenò le rivoluzioni persiana e turca, probabilmente accelerò quella cinese e, spingendo l’imperatore d’Austria a introdurre il suffragio universale, trasformò e rese ancora più instabile l’agitata vita politica dell’impero asburgico. Perché la Russia era una «grande potenza», una delle cinque chiavi di volta del sistema internazionale eurocentrico, e (anche tenendo conto soltanto dei suoi territori patrii) quella di gran lunga più grande, più popolosa, e più dotata di risorse. Una rivoluzione sociale in uno Stato del genere non poteva non avere effetti globali di vasta portata, per la stessa ragione per cui la Rivoluzione francese, fra le numerose rivoluzioni del tardo Settecento, era stata quella di maggiore importanza internazionale. Ma le potenziali ripercussioni di una rivoluzione russa sarebbero state anche maggiori di quella del 1789. La pura e semplice dimensione fisica e la multinazionalità di un impero che si stendeva dal Pacifico ai confini della Germania significavano che il suo crollo avrebbe influito su un numero di paesi molto maggiore, in due continenti, che non quello di uno Stato più marginale o isolato d’Europa o d’Asia. E il fatto cruciale che la Russia fosse, per così dire a cavallo fra i due mondi, dei conquistatori e delle vittime, degli avanzati e degli arretrati, avrebbe dato alla sua rivoluzione un’enorme risonanza in entrambi. La Russia era insieme una grande potenza industriale e una economia contadina tecnologicamente medievale; una potenza imperiale e una semicolonia; una società che aveva al suo attivo, in campo intellettuale e culturale, opere che stavano più che alla pari con quelle dei paesi più progrediti, e i cui soldati contadini, nel 1904-05, rimanevano a bocca aperta davanti alla modernità dei giapponesi che li avevano fatti prigionieri. Una rivoluzione russa, insomma, poteva interessare contemporaneamente gli organizzatori sindacali occidentali e i rivoluzionari orientali, la Germania e la Cina. La Russia zarista offriva l’esempio di tutte le contraddizioni del globo nell’età imperiale. Per farle esplodere simultaneamente occorreva soltanto quella guerra mondiale che l’Europa sempre più antivedeva, e che si scoprì incapace di impedire”” (pag 343-344)”,”EURx-031-FF” “HOBSBAWM Eric J.”,”Il secolo breve. 1914-1991: l’era dei grandi cataclismi.”,”””non è più un mondo eurocentrico”” (pag 27) “”Fra il 1914 e i primi anni ’90 il mondo è diventato un campo operativo unitario”” (pag 28) “”rottura del legame tra le generazioni”” (pag 28)”,”STOS-002-FP” “HOBSBAWM Eric J. RANGER Terence a cura; scritti di Hugh TREVOR-ROPER Prys MORGAN David CANNADIBE Bernard S. COHN Terence RANGER Eric J. HOBSBAWM”,”L’invenzione della tradizione.”,”Contiene il saggio di E.J. Hobsbawm ‘Tradizioni e genesi dell’identità di massa in Europa, 1870-1914’ (pag 253-295) Il 1° maggio. (pag 272-274) “”Il grande rito internazionale di questi movimenti, il Primo Maggio (1890), nacque spontaneamente nell’arco di un periodo sorprendentemente breve. In un primo momento si proponeva come una grande giornata di sciopero generale accompagnata da dimostrazioni in favore delle otto ore lavorative, fissata ad una data che già da parecchi anni si identificava con quella richiesta negli Stati Uniti. In Europa la scelta della data fu sicuramente dettata da considerazioni pragmatiche, ed è probabile non possedesse significati rituali nemmeno negli Stati Uniti, che già celebravano la «Festa del Lavoro» alla fine dell’estate. È stato sostenuto, e la cosa è plausibile, che l’occasione doveva coincidere con la data del ‘Moving Day’, tradizionale scadenza dei contratti di ingaggio agricolo nel New York e nella Pennsylvania (1). Se anche questa, come altra analoghe scadenza contrattuali dell’agricoltura tradizionale europea, aveva fatto parte in origine del ciclo dell’anno lavorativo pre-industriale, così carico di significati simbolici, appare evidente che il suo nesso con il proletariato industriale fu fortuito. La nuova Internazionale socialista e operaia non prevedeva una particolare forma di manifestazione non soltanto l’idea di una festa dei lavoratori non veniva nemmeno menzionata nella prima risoluzione di quell’organismo, ma diversi rivoluzionari militanti la contestavano energicamente per motivi ideologici. E invece la scelta di una data così carica di simboli della tradizione antica si rivelò decisiva, anche se – come sostiene Van Gennep – in Francia l’anticlericalismo del movimento operaio si oppose all’inserimento delle pratiche del folclore tradizionale nel suo Primo Maggio (2). Fin dall’inizio l’occasione richiamò e inglobò elementi rituali e simbolici, divenendo una celebrazione quasi religiosa (‘Maifeier’), una festività in entrambe le accezioni della parola (Engels, che prima la definiva «dimostrazione», dopo il 1893 la chiama ‘Feier’ (3), Adler individua questo elemento in Austria a partire dal 1892, Vandervelde in Belgio a partire dal 1893). Andrea Costa ne dà una sintetica definizione per quanto riguarda l’Italia (1893): «I cattolici hanno la Pasqua. D’ora in avanti anche i lavoratori avranno la loro Pasqua» (4); più rari, ma esistono, i raffronti con la Pentecoste. Da Charleroy (Belgio) ci viene un «Sermone del Primo Maggio» curiosamente sincretistico del 1898, che si apre con la doppia epigrafe «Proletari di tutto il mondo, unitevi» e «Amatevi l’un l’altro» (5). Le bandiere rosse, unici simboli universali del movimento, ci furono fin dall’inizio, ma anche, in diversi paesi, i fiori: il garofano in Austria, la rosa rossa (di carta) in Germania, l’erica e il papavero in Francia, mentre il biancospino, simbolo di rinnovamento, veniva progressivamente sostituito e infine – con gli anni ’50 del nostro secolo – spodestato dall’apolitico mughetto”” (pag 272-273) [(1) M. Dommanget, Histoire du Premier Mai, 1953, pp. 36-37; (2) A. Van Gennep, ‘Manuel de folklore Français’, volume I, tomo IV, ‘Les cérémonies périodiques’, cycliques et saisonnières, 2. Cycle de Mai, Paris, 1949, p. 1719; (3) Engels a Sorge, 17 maggio 1893 in ‘Briefe und Auszüge aus Briefen an F.A. Sorge u. A., Stuttgart, 1906, p. 397. Cfr. anche Victor Adler, ‘Aufsätze. Reden und Briefe’, Wien, 1922, 1, p. 69; (4) M. Dommanget, Histoire du Premier Mai, 1953, pp. 343; (5) E. Vandervelde e J. Destrée, ‘Le socialisme en Belgique’, Paris, 1903, pp. 417-18]”,”STOS-215″ “HOBSBAWM Eric J.”,”Il secolo breve, 1914-1991.”,”Epoca della guerra totale. “”Prima del 1914 per un secolo intero non c’era stata una guerra generale, cioè una guerra nella quale fossero coinvolte tutte le maggiori potenze, o almeno la maggior parte di esse””; “”I giocatori, Gran Bretagna, Francia, Russia, Austria-Ungheria, Prussia (ingranditasi nella Germania dopo il 1871, e ltalia dopo l’unificazione) nonché gli Usa e il Giappone”” (pag 34) “”La guerra più lunga (nel mondo) non era stata un conflitto internazionale, bensì una guerra civile, la guerra civile americana (1861-1865) «la durata di una guerra si misura in mesi o perfino (come nel conflitto del 1866 fra la Prussia e l’Austria) in settimane. Tra il 1871 e il 1914 non c’erano stati conflitti in Europa nei quali gli eserciti delle grandi potenze si scontrassero sui propri territori, sebbene in Estremo Oriente il Giappone avesse vinto una guerra contro la Russia nel 1904-1905), accelerando la corsa della Russia verso la Rivoluzione”” (pag 35) Lo scoppio della Seconda mondiale. “”Forse la seconda guerra mondiale poteva essere evitata o almeno differita, se l’economia prebellica fosse stata restaurata come un sistema globale di crescita e di espansione. Invece, dopo che a metà degli anni ’20 sembrò che l’economia mondiale si fosse lasciata alle spalle le distruzioni della guerra e del dopoguerra, essa sprofondò nella più grande e drammatica crisi mai conosciuta dall’avvento della rivoluzione industriale. Equesto fatto condusse al potere sia in Germania che in GIappone le forze politiche del militarismo e dell’estrema destra, impegnate a infrangere deliberatamente lo ‘status quo’ attraverso lo scontro, se necessario di carattere militare, piuttosto che trasformarlo gradualmente con la negoziazione pacifica. Da quel momento in poi una nuova guerra mondiale non solo era prevedibile, ma veniva prevista ripetutamente. Le generazioni che divennero adulte negli anni ’30 se l’aspettavano. (…)”” (pag 50) “”Nondimeno, a prescindere dall’instabilità della pace sancita nel 1918 e dalle probabilità di una nuova guerra, è innegabile che ciò che causò concretamente il secondo conflitto mondiale fu l’aggressione condotta dalle tre potenze insoddisfatte, unite tra loro da vari trattati siglati già alla metà degli anni ’30. Le pietre miliari sulla strada della guerra furono l’invasione giapponese della Manciuria nel 1931; l’invasione italiana dell’Etiopia nel 1935; l’intervento tedesco e italiano nella guerra civile spagnola del 1936-39; l’invasione tedesca dell’Austria all’inizio del 1938; la mutilazione tedesca della Cecoslovacchia avvenuta più tardi nello stesso anno; l’occupazione di ciò che rimaneva della Cecoslovacchia nel marzo 1939 (seguita dall’occupazione italiana dell’Albania); e infine le pretese tedesche sulla Polonia che effettivamente portarono allo scoppio della guerra. In senso inverso, da un punto di vista negtivo possiamo annoverare queste pietre miliari: il fallimento della Società delle Nazioni nel bloccare l’iniziativa bellica giapponese in Manciuria e nel prendere misure efficaci contro l’Italia nel 1935; la mancata risposta di Francia e Gran Bretagna alla denuncia unilaterale tedesca del Trattato di Versailles, e particolarmente alla rimilitarizzazione della Renania nel 1936; il rifiuto di Francia e Gran Bretagna di intervenire nella guerra civile spagnola; la loro mancata reazione all’annessione tedesca dell’Austria; la loro ritirata dinanzi al ricatto hitleriano sulla Cecoslovacchia (Patto di Monaco del 1938); il rifiuto russo di continuare a constratare la politica di espansione hitleriana nel 1939 (Patto di non aggressione fra Hitler e Stalin dell’agosto 1939)”” (pag 51-52) ….. (pag 51)”,”STOU-001-FER” “HOBSBAWM Eric”,”Les formations précapitalistes dans l’oeuvre de Marx et Engels.”,”Le edizioni Lawrence & Wishart, di Londra, hanno pubblicato nel 1964 con la traduzione di Jack Cohen, con il titolo ‘Formazioni economiche precapitalistiche’, la prima versione ingelse delle note di Karl Marx intitolata ‘Formen, die der kapitalistischen Produktionvorhergehen’. Questa edizione contiene una introduzione dello storico marxista Eric Hobsbawm che costituisce un commentario qualificato, e nello stesso tempo fornisce al dibattito suscitato dall’interpretazione di questo manoscritto un importante contributo personale. Questa introduzione, inedita in francese, viene qui pubblicata. Rifiuto di Marx di separare le diverse discipline accademiche. “”La visione di Marx è così una meravigliosa forza unificatrice. Il suo modello di sviluppo economico e sociale (a differenza da quello di Hegel) può essere applicato alla Storia e produrre dei risultati fruttuosi e originali piuttosto che una tautologia; ma, nello stesso tempo, si può presentarlo come lo sviluppo delle possibilità logiche latenti in un piccolo numero di dichiarazioni, elementari e quasi assiomatiche, sulla natura dell’uomo (una messa a nudo dialettica delle contraddizioni lavoro-proprietà e della divisione del lavoro. È un modello di fatti, ma, considerato sotto un angolo leggermente diverso, questo ‘stesso’ modello ci fornisce dei giudizi di valore. Sono le molteplici dimensioni della teoria di Marx che conducono tutti gli spiriti senza pregiudizi e senza ristrettezze a rispettarlo e ammirarlo come pensatore, anche se non sono d’accordo con lui. Allo stesso tempo, soprattuto quando Marx stesso non fa concessioni alle esigenze di un lettore esterno, questo carattere contribuisce ancora, senza alcun dubbio, alla difficoltà del suo testo. Occorre particolarmente menzionare qui un esempio di questa complessità: il rifiuto di Marx di separare le differenti discipline accademiche. È possibile farlo al suo posto. È così che J. Schumpeter, uno dei più intelligenti critici di Marx, ha tentato di distinguere il Marx sociologo dal Marx economista, e si potrebbe facilmente isolare il Marx storico. Ma una divisione così meccanica è completamente contraria al metodo di Marx e ci fa deviare. Sono gli economisti accadenici borghesi che hanno tentato di tirare un linea rigida tra l’analisi statica e l’analisi dinamica, sperando di trasformare l’una nell’altra con l’iniezione di qualche elemento dinamico nel sistema statico”” (pag 22-23) [Eric Hobsbawm, Les formations précapitalistes dans l’oeuvre de Marx et Engels, Recherches Internationales, Paris, n. 57-58, janvier-avril 1967]”,”MADS-022-FGB” “HOBSBAWM Eric J.”,”L’età degli imperi, 1875-1914.”,”Eric J. Hobsbawm è nato ad Alessandria d’Egitto nel 1917. Fellow della British Academy e Honorary Fellow del King’s College di Cambridge, ha insegnato dal 1959 al Birkbeck College dell’Università di Londra. E’ morto nel 2012. Eric John Ernest Hobsbawm (1917-2012) è stato uno storico britannico di grande rilievo. Considerato uno dei principali intellettuali del XX secolo, ha dedicato la sua vita agli studi sull’evoluzione del capitalismo industriale, il socialismo e il nazionalismo1. Nato ad Alessandria d’Egitto nel 1917, trascorse l’infanzia principalmente a Vienna e Berlino. Dopo la morte dei genitori e l’ascesa al potere di Adolf Hitler, Hobsbawm si trasferì a Londra con la sua famiglia adottiva. Durante la Seconda Guerra Mondiale, prestò servizio e ottenne il dottorato in storia presso l’Università di Cambridge. Nel 2003, gli fu assegnato il Premio Balzan per la storia europea dal 1900, riconoscendo la sua brillante analisi della storia turbolenta dell’Europa del XX secolo e la sua capacità di coniugare la ricerca storica approfondita con un grande talento letterario1. Hobsbawm è noto per la sua tetralogia sulla “lunga” e “breve” età dei secoli XIX e XX, nonché per aver introdotto l’influente concetto di “tradizioni inventate” in un volume curato da lui (f. copil.) (Il concetto di “tradizioni inventate” è stato introdotto da Eric Hobsbawm e Terence Ranger nel libro del 1983 intitolato “The Invention of Tradition”. Secondo Hobsbawm, le “tradizioni inventate” sono pratiche culturali che vengono presentate o percepite come tradizionali, ma che in realtà sono relativamente recenti e spesso addirittura consapevolmente inventate da attori storici identificabili. Queste tradizioni cercano di inculcare determinati valori e norme di comportamento attraverso la ripetizione, implicando automaticamente una continuità con il passato12.{copil.) Il concetto di ‘super-imperialismo’ o ‘ultra-imperialismo’ è stato introdotto principalmente da Karl Kautsky. Secondo questa prospettiva, il capitalismo potrebbe entrare in una fase relativamente pacifica in cui le principali potenze finanziarie si uniscono per sfruttare congiuntamente il globo. Questa teoria suggerisce che gli imperialismi nazionali potrebbero unirsi in un cartello internazionale, eliminando così i conflitti particolarmente sgradevoli come le guerre. il termine è stato ripreso in un capitolo del libro di Giorgio Amico ‘Bordiga, il fascismo e la guerra’ (2021): ‘Caduta del fascismo e superimperialismo Usa’. Il libro di Giorgio Amico, “Bordiga, il fascismo e la guerra (1926-1944)”, esplora la figura controversa di Amadeo Bordiga, padre spirituale della scissione di Livorno da cui nacque il PCd’I/Pci. Nel contesto del fascismo e della guerra, Amico analizza anche il concetto di superimperialismo, evidenziando le relazioni tra le formazioni antifasciste e la politica bloccarda (f. copil)”,”BORx-001-FSD” “HOBSBAWM Eric J.”,”Storia Universale. L’età degli imperi. Vol. 19.”,”Eric J. Hobsbawm, nato ad Alessandria d’Egitto nel 1917, è professore emerito di Storia al Birckbek College dell’Università di Londra.”,”STOU-047-FL” “HOBSON John A. a cura MONTELEONE Renato”,”Il gingoismo.”,”Renato MONTELEONE insegna storia del movimento operaio nella facoltà di scienze politiche dell’Univ di Torino. Dopo essersi interessato a lungo di problemi dell’organizzazione operaia e del movimento socialista nelle province italiane dell’impero asburgico, negli ultimi anni si è dedicato allo studio dell’imperialismo e della linea di condotta dei partiti socialisti della 2° Internazionale di fronte alla politica coloniale delle grandi potenze a cavallo dei due secoli. Ha pubblicato oltre a numerosi saggi e articoli su varie riviste, i volumi: ‘Il movimento socialista nel Trentino, 1894-1914’ (EDITORI RIUNITI, 1971), ‘La politica dei fuoriusciti irredenti nella guerra mondiale’ (DEL BIANCO, UDINE, 1972), ‘Lettere al Re’ (EDIT RIUNITI 1973), ‘Teorie sull’imperialismo’ (ER 1974),”,”UKIx-022″ “HOBSON John A. a cura di Luca MELDOLESI”,”L’ imperialismo.”,”Bibliografia opere autore, nazionalismo e imperialismo, economia e commercio imperialismo, sbocco sovrappopolazione, parassitismo, protezionismo, finanza, politica imperialismo, Q razzismo razze, fattori morali e sentimentali, imperialismo in Asia. Luca MELDOLESI (1939) è ordinario di politica economica presso l’ Univ di Napoli. Si occupa di teoria economica e politica dello sviluppo, di economia dell’ occupazione e di problemi internazionali. John Atkinson HOBSON (1858-1940) fu insegnante, scrittore e polemista di talento, definito da SCHUMPETER per l’originalità del suo pensiero ‘l’arcieretico’ dell’economia anglosassone. Autore di 43 libri e di un n° imprecisato di opuscoli saggi articoli.”,”ECOI-017″ “HOBSON J.A.”,”Richard Cobden. The International Man.”,”Richard COBDEN, uomo politico ed economista inglese (Heyshott, Midhurst, 1804-Londra 1865). Ricco commerciante, abbandonò gli affari per la vita politica e fin dall’inizio fu l’animatore dell’associazione per l’abolizione della legge sul grano (Anti-Corn-Law League, 1838). Entrato alla Camera dei Comuni per il partito whig (1841), si batté per il non intervento dello Stato nel commercio e nell’industria, appoggiando invece con calore l’azione statale nel campo educativo -scolastico. Viaggiò in Europa (1846-47) sostenendo dovunque, nei suoi incontri con gli uomini politici, la necessità di una maggiore libertà di commercio. Divenuto tenace oppositore della politica estera di Palmerston, presentò due importanti mozioni al Parlamento, la prima in favore dell’ arbitrato internazionale come mezzo per salvaguardare la pace (1849), la seconda per una reciproca diminuzione degli armamenti (1851), e si oppose all’intervento nella guerra alla Russia in Crimea. Nel 1860 stipulò con la Francia un trattato di commercio, ispirato ai principi del liberismo. (GE20) MASTERMAN è Senior Lecturer in History, Univ College of Swansea”,”BIOx-010″ “HOBSON J.A.”,”The War in South Africa. Its Causes and Effects.”,”HOBSON J.A. già autore di ‘The Evolution of Modern Capitalism’ e di ‘John Ruskin, social reformer’. Iloti: nella società spartana uomini di condizione non libera assegnati in pieno diritto ai cittadini per la coltivazione della terra e per servizi personali … Finanza ebraica in Sudafrica a cavallo tra Otto e Novecento. “”For whom are we fighting? It is difficult to state the truth about our doings in South Africa without seeming to appeal to the ignominious passion of Judenhetze. Nevertheless a plain account of the personal and economic forces operative in the Transvaal is essential to an understanding of the issue, and must not be shirked. A few of the financial pioneers in South Africa have been Englishmen, like Messrs. Rhodes and Rudd; but recent developments of Transvaal gold-mining have thrown the economic resources of the country more and more into the hands of a small group of international financiers, chiefly German in origin and Jewish in race. By superior ability, enterprise, and organisation these men, out-competing the slower-witted Briton, have attained a pratical supremacy which no one who has visited Johannesburg is likely to question. It should be distinctly understood that the stress which my analysis lays upon the Jew has reference to the class of financial capitalists of which the foreign Jew must be taken as the leading type.”” (pag 189) “”I thus discovered that not Hamburg, not Vienna, not Frankfort, but Johannesburg is the New Jerusalem””. (pag 190) “”The first and incomparably the most important industry, the gold-mines of the Rand, are almost entirely in their hands.”” (pag 191)”,”AFRx-057″ “HOBSON John A., a cura di Renato MONTELEONE”,”Il gingoismo.”,”Renato Monteleone insegna storia del movimento operaio nella facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino. Dopo essersi a lungo interessato dei problemi dell’organizzazione operaia e del movimento socialista nelle provincie italiane dell’Impero asburgico, negli ultimi anni si è dedicato allo studio dell’imperialismo e della linea di condotta dei partiti socialisti della II Internazionale di fronte alla politica coloniale delle grandi potenze a cavallo dei due secoli. Ha pubblicato, oltre a numerosi saggi e articoli su varie riviste, i volumi: Il movimento socialista nel Trentino (1894-1914), Roma 1971, La politica dei fuorusciti irredenti nella guerra mondiale, Del Bianco, Lettere al Re, Teorie sull’imperialismo, K. Kautsky, La questione coloniale. Cos’è il gingoismo? Oggi forse non molti saprebbero rispondere prontamente a questa domanda. Il vocabolo già nel periodo tra le due guerre mondiali è caduto in disuso e insieme se n’è smarrito anche il significato. Ma tra l”800 e il ‘900 e fino al primo dopoguerra esso circolava nel linguaggio e nella letteratura politica corrente per designare una forma diffusa di sciovinismo colonial-imperialista a livello popolare e proletario. Il saggio di Hobson, rivelandone la curiosa etimologia, illumina le radici psicologiche di un fenomeno che ebbe una manifestazione acuta e esemplare nell’Inghilterra degli anni della guerra boera, ma con aspetti largamente generalizzabili. Il gingoismo non è solo un fatto datato; esso possiede una sua permanente latenza nei comportamenti di massa e collettivi e, in circostanze adeguate, può diventare recidivo all’improvviso. Ciò conferisce alla lezione di Hobson un’attualità ben verificabile su certi fermenti che agitano anche la società contemporanea. Qui riprende e sviluppa nell’introduzione temi e spunti già anticipati in articoli pubblicati su ‘Movimento operaio e socialista’ e in relazioni varie”,”NAZx-002-FL” “HOBSON John Atkinson”,”Confessions of an Economic Heretic.”,”””«Welfare economics», dimly and cautiously adumbrated in the economic writings of J.S. Mill, Jevons, and Marshall, have come to be recognized as superseding the older valuations, implying that wealth of an economic order must be translated into human benefits, affected alike by the nature and apportionment of its costs of production and of its utilities of consumption. “”Distribution”” has thus come to be regarded as the determinant condition of these human values. Though there is no disposition to accept in its fullness the Communist formula “”from each according to his ability; to each according to his needs”” as a practicable rule of economic life, there is, I think, a widespread recognition that this formula expresses an ethical ideal towards which every civilized community is consciously committed. The interests of the community and of its individual members are brought into harmony by this conception of progress. For while it enlists the corporate action of government for the “”planning”” of productive activities, it safeguards the conditions of personal enjoyment and progress from the tyranny of bureaucrats or dictators”” (pag 139-140) L”economista eretico’ Hobson soppesò la ‘formula comunista’ “”da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni”””,”UKIE-062″ “HOBSON John Atkinson, a cura di Luca MELDOLESI”,”L’imperialismo.”,”John Atkinson Hobson (1858-1940) fu un insegnante, scrittore e polemista di talento, definito da Schumpeter, per l’origimalità del suo pensiero, l’arcieretico dell’economia aglosassone. Autore di 43 libri e di un numero imprecisato di opuscoli, saggi e articoli, questo intellettuale di ispirazione riformatore, razionalista e umanista, fu in prima linea nella critica dell’imperialismo e di molteplici aspetti sociali e politici della società britannica del tempo. Luca Meldolesi (1939) è ordinario di politica economica presso l’Università di Napoli. Si occupa di teoria economica, di economia e politica dello sviluppo, di economia dell’occupazione e di problemi internazionali.”,”UKIE-002-FL” “HOCH Steven L.”,”Serfdom and Social Control in Russia. Petrovskoe, a Village in Tambov.”,”Steven L. Hoch is assistant professor of history at the University of Iowa. Acknowledgments, Introduction, Conclusion, Abbreviations, Bibliography, Notes, Table, cartina, Index,”,”RUSx-100-FL” “HOCHHUTH Rolf”,”Il Vicario. Dramma in cinque atti. (Tit. orig. Der Stellvertreter)”,”Libro dedicato dall’ A a Padre Maximilian KOLBE e Padre Bernhard LICHTENBERG “”E io, che riguardai, vidi una insegna che girando correva tanto ratta, che d’ogni posa mi parea indegna; e dietro le venia sì lunga tratta di gente, ch’io non averei creduto che morte tanta n’ avesse disfatta. Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto, vidi e conobbi l’ ombra di colui che fece per viltà il gran rifiuto.”” Inferno, canto III “”Mi accadde di notare una giovane donna che si mostrava assai zelante nello svestire i bambini piccoli e le donne più anziane, accorrendo qua e là… Non aveva affatto l’ aspetto di una ebrea. Si adoperò fino all’ ultimo con le donne che avevamo molti bambini che erano impedite nello spogliarsi, le consolava, tranquilizzava i bambini. Poi entrò nel bunker con gli ultimi. Sulla soglia si fermò e disse: “”Io sapevo fin dal principio che ad Auschwitz ci avrebbero gasati, e sono riuscita a sottrarmi alla cernita degli abili al lavoro, occupandomi dei bambini. Volevo vivere questa esperienza coscientemente e fino in fondo. Spero che non duri molto. Addio.”” (Dagli appunti del comandante di Auschwitz, Höss) (pag 319)”,”RELC-192″ “HOCHHUTH Rolf”,”Il Vicario. Dramma in cinque atti. (Tit. orig. ‘Der Stellvertreter’)”,”””Hochhuth indica i responsabili diretti che appartengono alla politica, all’esercito, all’industria e porta sulla scena quelli che, a suo giudizio, sono, se non proprio i responsabili indiretti, i complici passivi della vergogna nazista e fra questi la figura più alta per l’impegno morale della sua carica Pio XII. Inutile aggiungere che questa è stata la scintilla vera dello scandalo. Aveva il diritto Hochhuth di arrivare a queste ragioni e, ancora, il suo giudizio è soltanto frutto di spirito polemico oppure deriva da un sentimento di condanna, non giustificabile, non documentato? Direi che la seconda parte della domanda non c’interessa, visto che il punto vero della questione è un altro, cioè: è possibile restare in silenzio di fronte allo spettacolo, e che spettacolo, del male? È chiaro che qui non si tratta più né di persone né di comportamenti particolari. Così come ci appare questione secondaria un’altra parte del problema che pure ha costituito tema di grandi discussioni, la misura e il dosaggio della resistenza al male. Mettere l’accento sull’efficacia o sull’inefficacia delle misure adottate dalla Chiesa nel corso dell’ultimo conflitto mondiale è un fatto che riguarda piuttosto il libro della politica ma in nessun modo può essere portato nei conti del primo problema, che resta quello del male. Del resto, non è stato Hochhuth a sollevare la questione che – se ricordiamo bene – aveva angustiato gli spiriti più vivi durante la guerra e che in seguito Camus e Mauriac avevano – sia pure in modi diversi – ripreso per proprio conto. (…) Ecco perché fra le tante definizioni che si sono date del ‘Vicario’ questa di «dramma cristiano» ci sembra una delle più giuste. Anche perché, a nostro avviso, nel termine c’è compreso l’altro di «umano»: Hochhuth infatti ha messo in scena una catastrofe generale e non va dimenticato che nel vento della tempesta tutte le figure tendono ad assomigliarsi e riesce molto difficile fare la parte giusta, scegliere i colpevoli veri dagli altri, da chi cede al male e si nasconde sotto il silenzio. Chi ha vissuto allora sa quanta parte abbiamo riservato al silenzio, pur puntando sulla resurrezione e sul riscatto. Hochhuth con questo suo teatro politico o di rottura obbedisce in fondo a un altro disegno: la rappresentazione della vergogna dovrebbe servire da stimolo, dovrebbe essere una medicina per tutti i tempi; anche perché il male ha sempre origini lontane e il tragico destino della Germania e dell’Europa fra il trentanove e il quarantacinque era cominciato molto prima, nella guerra si era soltanto perfezionato. Non diamo, dunque, per chiusa la questione, non trasferiamola nelle accademie e neppure lasciamola come tema di discussioni. Il male non è morto con la fine della guerra e le occasioni di tacere si sono ripetute, si ripetono ancora oggi: contro la realtà paradossale illustrata da Hochhuth c’è un’altra realtà ridotta, c’è un altro teatro personale ma ugualmente importante e decisivo, per cui ognuno di noi vive fra le suggestioni del male, il ricorso al silenzio e la tentazione dell’oblio”” (pag 13-14) (Carlo Bo, prefazione) [(in) Rolf Hochhuth, ‘Il Vicario. Dramma in cinque atti. (Tit. orig. Der Stellvertreter)’, Feltrinelli, Milano, 1964] Scrittore tedesco (Eschwege, presso Kassel, 1931 – Berlino 2020). Si è imposto soprattutto come autore di teatro, scrivendo grossi drammi di impianto quasi schilleriano, nei quali, sul presupposto di una documentazione che si pretende rigorosa e completa, si aggrediscono temi di alta attualità con intenti provocatorî, al fine di una critica revisione di giudizî storici già cristallizzatisi: Der Stellvertreter (1963), che contiene un’aperta accusa contro il Vaticano e il papa per il riserbo mantenuto di fronte ai nazisti circa il problema tragico degli ebrei; Soldaten, Nekrolog auf Genf (1967), che denuncia il disinteresse di tutte le potenze per una convenzione relativa alla guerra aerea; Guerillas (1970), che affronta il problema della rivoluzione. Le opere successive risultano più manierate; fra queste: Der Tod des Jägers (1976), Juristen (1979), Judith (1984), Unbefleckte Empfängnis (1989), Sommer 14 (1990). In anni più recenti ha ritrovato forte ispirazione in opere come Hitler Dr. Faust (2000), McKinsey Kommt (2004), Nietzsches Spazierstock, 2004, Livia und Julia (2005) e Heil Hitler (2006), tragicommedia sulle fantasie di un adolescente tedesco all’epoca del terzo Reich. (Trecc)”,”GERN-003-FAP” “HOCHMUTH Ursel”,”Illegale KPD und Bewegung “”Freies Deutschland”” in Berlin und Brandenburg, 1942-1945. Biographien und Zeugnisse aus der Widerstandsorganisation um Saefkow, Jacob und Bästlein.”,”Foto e biografia di Rudolf Seiffert (pag 236)”,”MGEK-110″ “HOCHSCHILD Adam”,”Gli spettri del Congo.”,”Adam Hochschild è nato a New York nel 1942. Giornalista, saggista e professore presso la scuola di giornalismo dell’università di Berkeley, si è a lungo occupato di diritti umani. I suoi saggi hanno vinto prestigiosi premi americani. Genocidio: ‘Leopoldo II degno di figurare accanto a Hitler e Stalin nella galleria dei mostri del Novecento’ (dal risvolto di copertina) ‘La Conferenza antischiavista fu una manna dal cielo per Leopoldo, perché i delegati smisero di fare gli occhi dolci ai passanti abbastanza a lungo da approvare alcuni progetti proposti dal re per la lotta ai mercanti di schiavi… progetti che, guarda caso, assomigliavano a quelli relativi alla costosa infrastruttura di trasporti che il sovrano sperava di creare in Congo. Leopoldo parlò dell’esigenza di costruire strade, battelli, ferrovie e posti fortificati, tutti mezzi che avrebbero aiutato le colonne di soldati nell’inseguimento dei mercanti. (…) Mentre la conferenza era ancora in corso, Leopoldo invitò Stanley a trascorrere una settimana in Belgio. L’esploratore parlò con i delegati, e il re gli conferì la Gran Croce del Congo, organizzò un banchetto e uno sfarzoso spettacolo d’opera in suo onore e lo alloggiò nel palazzo reale, negli appartamenti scarlatti e dorati di solito riservati ai reali in visita. In cambio, Stanley lodò il suo ospite in un discorso ai belgi (…). Leopoldo usava Stanley nel modo in cui un moderno presidente americano potrebbe usare una star cinematografica come testimonial della sua campagna. (…) La campagna di Leopoldo aveva un unico obiettivo: il denaro. Mentre i suoi sforzi raggiungevano il culmine, il re strinse un patto con alcuni influenti membri del gabinetto, i quali cominciavano a rendersi conto che un giorno o l’altro il suo possedimento africano avrebbe potuto rivelarsi proficuo. Se il Parlamento gli avesse concesso il prestito che desiderava, dichiarò Leopoldo, lui avrebbe lasciato il Congo al Belgio nel suo testamento. Così, quando questo munifico monarca, famoso per la sua crociata antischiavista, elogiato dal celebre esploratore Stanley, amato dai suoi fedeli sudditi, chiese un prestito di venticinque milioni di franchi (circa centoventicinque milioni di dollari attuali) per finanziare la sua opera filantropica in Congo, il Parlamento glielo concesse. Senza interessi”” (pag 118-120)”,”AFRx-121″ “HOCHSCHILD Adam”,”Gli spettri del Congo.”,”Adam Hochschild è nato a New York nel 1942. Giornalista, saggista e professore presso la scuola di giornalismo dell’Università di Berkeley, si è a lungo occupato di diritti umani.”,”AFRx-015-FL” “HOCKLEY Chester F.”,”””Davison Chemical””. Its Background and Contributions…since 1832.”,”Fondo Palumberi Chester F. Hockley member of the Newcomen Society Chairman of the Board and President the Davison Chemical Corporation and President the Davison Chemical Corp. Baltimore Maryland. “”During the First World War the Devison Company increased its sulfuric acid production to meet the requirements of munitions”” (pag 14)”,”ECOG-056″ “HOCQUET Jean-Claude”,”Il sale e il potere. Dall’ anno mille alla rivoluzione francese.”,”HOCQUET Jean-Claude è agregé di storia, dottore in lettere, professore all’ università dl Lille III ha scritto pure ‘Il sale e la fortuna a Venezia, 1200-1650′ e numerosi articoli su riviste di storia marittima, economica, finanziaria e sociale.”,”STOS-079″ “HODGES Donald Clark”,”The Literate Communist. 150 Years of the Communist Manifesto.”,”Donald Clark HODGES è professore di filosofia e Professore associato (Affiliate Professor) di scienze politiche alla Florida State University. E’ fondatore e codirettore di ‘Social Theory and Practice’.”,”MAES-041″ “HODGES Wilfrid”,”Logica.”,”Wilfrid Hodges (1941), laureato a Oxford in Litterae humaniores e teologia, è libero docente di logica. Junior Professor al Dipartimento di filosofia dell’Università della California nel 1967 e nel 1968, insegna attualmente filosofia e matematica al Bedford College dell’Università di Londra. É collaboratore del Journal of Symbolic Logic e di Fundamenta Mathematicae e membro del comitato editoriale del Journal of Philosopical Logic. Corrado Mangione (Bagnara Calabra, 1930), laureato in matematica, è ordinario di logica al Dipartimento di filosofia dell’Università di Milano.”,”SCIx-240-FL” “HODGSON Geoff”,”Trotsky and Fatalistic Marxism.”,”HODGSON Geoff Marx. Teoria e pratica (pag 81-82) “”A conception of revolutionary theory which holds that the soul of Marxism resides in the ‘idea’ that capitalism will stagnate or collapse must, in effect, separate theory completely from practice. Theory becomes a passive commentary on the workings of the capitalist ‘economic machine’; it is an endless and impotent repetition of the assurance that the demise of capitalism is inevitable and the next capitalist crisis is ‘just round the corner’. Practice is the activity which is fatalistically motivated by these ideas. There is a Chinese Wall between the theory and the corresponding practice. What is missing in this conception of revolutionary theory is the notion that the truth or non-truth of certain propositions about the future of capitalism can only be proved in practice. As Marx put it in the second thesis on Feuerbach: “”The question whether human thinking can pretend to objective truth is not a theoretical but a ‘practical’ question. Man must prove the truth, i.e. the reality and power, the “”this-sideness”” of his thinking in practice””. In addition, the erroneous conception of revolutionary theory does not recognise that any theory or prediction must be, in fact, a programme of action towards a goal or end in reality (23). The recognition of this fact cannot be a passive footnote to the theory or prediction. ‘It must be reflected in the nature, development and structure of the theory itself’. In Marxism, therefore, a theory of crisis cannot be conceived in a purely ‘a priori’ and rationalistic manner. It cannot purely be a set of ideas which provide a simply rational basis for being a revolutionary socialist. It must be an investigation into concrete and conjunctural socioeconomic convulsions, from the point of view of practical activity to change reality. It is not enough to say that theory must be a guide to action – it must be a guide to action which is actually informed by concrete reality and has within itself the possibility of adaptation in the light of the accomplished action”” (pag 81-82) Trotsky e Kondratiev “”In 1923, Trotsky wrote a short article entitled ‘The Curve of Capitalist Development’. Trotsky acknowledges Kondratiev’s work, but takes issue with the Professor. An important difference of theoretical interpretation emerges. He contests the existence of a regular ‘major cycle’. (…) In contrast to Kondratiev, Trotsky argues that the long-run underlying tendencies are not regular and periodic. He seems to oppose this mechanistic and deterministic aspect of Kondratiev’s theory, regarding the short period trade cycle as the only automatic cycle under capitalism. According to Trotsky, this trajectory of the underlying trend is determined by ‘external’ forces, which create a ‘breaking point’ and determine the character of a new epoch. Hence capitalism is like a clockwork toy; it is wound up and set on its path. It moves along haphazardly, but with mechanical regularity, until an external hand puts it on a different course. We get a picture of cyclical fluctuations superimposed on an upward or downward trend. Trotsky, as we have shown, regarded the First World War as a ‘breaking point’ in the world capitalist system. Subsequently the system entered a period of general decline or stagnation. However, in the above cited article, there is no argument to support Trotsky’s view that another breaking point, leading to a period of capitalist expansion, was extremely unlikely or even impossible. However, Trotsky returns to this picture of capitalism, with cyclical fluctuations on a declining trend, time and time again during his life”” (pag 20-21) Kondratiev attraverso ricerche empiriche riteneva che lo sviluppo capitalistico consistesse in cicli brevi di circa 10 anni che erano sovrapposti a cicli lunghi di circa 50 anni La Quarta internazionale fu fondata nel 1938 con poche forze, meno di 6000 aderenti e posizionati in gran parte negli Stati Uniti (pag 36)”,”TROS-242″ “HODNETT Grey”,”Resolutions and decisions of the Communist Party of the Soviet Union. The Khrushchev Years 1953-1964. Volume IV.”,”Grey Hodnett is Associate Professor of Political Science at York University in Toronto. He is co-author of The Ukraine and the Czechoslovak Crisis and of Leaders of the Soviet Republics 1955-1972: a guide to posts and occupants. General Editor’s Robert H. McNeal, Editor’s Preface, Introduction, Appendix, Index,”,”RUSU-032-FL” “HODSON H.V.”,”El impero británico.”,”HODSON H.V. è stato membro di ‘All Souls’ dal 1928 al 1935. Commercio imperiale e commercio mondiale. “”Dal 1934, approssimativamente, si produsse una forte tendenza dell’ opinione dentro l’ Impero britannico contro l’ affidarsi troppo ai mercati del solo Impero. Tanto i Dominions quanto il Regno Unito cercarono di modificare le proprie preferenze con l’ obiettivo di poter effettuare accordi più favorevoli con paesi stranieri. Mentre i Dominions dipendevano molto più del Regno Unito dai mercati dell’ Impero, nessun paese dell’ Impero poteva prosperare senza coltivare anche i mercati dei paesi stranieri. Questo era vero sia nei periodi di guerra come nei periodi di pace. Quest’ ultima tendenza ebbe la sua espressione più significativa nel patto commerciale anglo-americano. Questo patto provava che la preferenza imperiale, quantunque rendesse difficile la negoziazione di trattati di commercio più liberi con il mondo in generale, non era un ostacolo in assoluto.”” (pag 25-26)”,”UKIx-086″ “HOELZ Max, a cura di Egon Erwin KISCH”,”Briefe aus dem Zuchthaus.”,”Lettere dal carcere di Max Hoelz, segue postfazione di E.E. Kisch: Marx Hoelz incarcerato, segue ancora appello seguito da elenco nomi firmatari. Tra i firmatari: Albert Einstein, Bernhard von Brentano, Martin Buber, Otto Dix, Lion Feuchtwanger, S. Friedlander, H. von Gerlach, Carl Grunberg, Heinrich e Thomas Mann, Kurt Tucholsky, Ernst Toller, e molti altri. Biografia (f. http://libcom.org/history/hoelz-max-1889-1933) Home › Hoelz, Max, 1889-1933 Submitted by Steven. on Sep 25 2006 11:07 tags: Western Europe Germany KAPD Nick Heath biographies German Revolution 1918 A short biography of German communist Max Hoelz, known as the Red Robin Hood for his daring acts expropriating from the rich to distribute to workers and the unemployed. Max Hoelz, The Red Robin Hood Born 14 October 1889 – Moritz bei Riesa, Germany, died 15 September 1933 – Gorky, Russia “”Max Hoelz was considered by the social democrats as a dangerous adventurer, by the official communists as an irresponsible and a traitor, by the communist left as an anarchist and by the anarchists as a Leninist.”” – Paco Ignacio Taibo II in Archangels. Max Hoelz was born on 14th October 1889 at Moritz bei Riesa. The son of an agricultural worker, he had to start working from an early age to supplement the family income. After elementary school he worked as a day labourer with different landowners from 1903. In 1906 he emigrated to England at the age of 16. He worked in various unskilled jobs in London, using this to finance his evening studies in geometry at technical school, which prepared him for railway building and surveying. He returned to Germany, working as a railway technician in Berlin and as a cinema projectionist in Dresden, and renewed his studies at technical school. Examined for the Army reserve, he was diagnosed as being susceptible to TB and told he should move to a forested area. He got work as a land surveyor in Falkenstein in the Vogtland. At the start of World War I he volunteered for the King’s Hussars of Saxony and fought at both Eastern and Western Fronts. He married Klara Buchheim in 1915, the daughter of a haulage contractor in Falkenstein. The war opened his eyes to the nature of the capitalist system, and he was radicalised by the 1917 October Revolution in Russia and by contact with Georg Schumann, a member of the socialist Spartakusbund (Schumann was to be executed by the Nazis in 1945). In November 1918 after a stay in a military hospital Max returned to Falkenstein. He first joined the USPD (United Social Democratic Party – an anti-war split from the Social Democrats) and then the Communist Party (KPD) in 1919, becoming active in the Plauen branch. In February he founded the KPD local group in Falkenstein. As chairman of the Unemployed Workers Council he requisitioned food and fuel for the unemployed, poor and distressed. The mayor and councillors were taken hostage in the town hall after the mayor called the unemployed ‘work-shy parasites’. On several occasions the Army occupied Falkenstein to crush the risings. Hoelz had to flee, visiting the KPD party school in Walsrode on the Luneberg heath and was active as an agitator in central Germany and Bavaria. In March 1920 after the right-wing Kapp Putsch, Hoelz returned to the Vogtland and organised workers from Falkenstein and Oelsnitz in a Red Guard. He became famous for his heroic organisation of very effective armed bands against the police, the army and the far-right paramilitary Freikorps. A member of the Communist Workers Party (KAPD – a more radical, councillist split from the KPD) gave the following description: The commando, motorised, counts 60 to 200 men. In front, a reconnaissance group with machine rifles or lighter arms: the heavily armed trucks followed. Then the “”chief”” in a motorcar, “”with the cash”” in company of his “”minister of finances’. As cover, another heavily armoured truck. All decorated with red flags. From their arrival in a locality, provisions are requisitioned, the post offices and savings banks are ransacked. The general strike is proclaimed and paid for by the employers with a “”tax’ levied. Butchers and bakers are ordered to sell their merchandise 30 to 60 per cent cheaper. All resistance is crushed immediately and violently… These groups were very active in Saxony, their actions causing a clash between Hoelz and the regional KPD chief, Brandler, who had him excluded from the Chemnitz section of the party. He then joined the KAPD and started sending some of his plunder to the KAPD leadership. Without really taking on board the politics of the KAPD he found it a more affable party to be in. Attached to the independence of the armed groups that he led, he collaborated with the KPD or other groups when it suited him. He became very popular because of his “”robbing from the rich to give to the poor””. Very often, workers in a precarious position in their factory sought him out. He raised money from employers under threat of reprisals. He liberated prisoners, destroyed deeds and police and legal archives, burnt the villas of the rich and more. He was equally popular because of his constant eluding of capture by the police. In April 1919, a sum of 30,000 marks was put on his head. He was not arrested until after the March Action. After the crushing of the Ruhr uprising, the Army advanced on the Vogtland. After several days fighting, the Red Guard was defeated. Those not captured or shot fled over the Czechoslovak border. Hoelz himself was arrested by the Czechoslovak police and sentenced to 4 months imprisonment. He returned to Germany, and worked undercover. The Worker Communist Daily of the KAPD cheered his destruction of the Victory Column in Berlin, in which he was indirectly involved on March 21st, 1921. On 22nd and 23rd March similar attacks on buildings and offices of the police and legal system took place at Falkenstein, Dresden, Freiberg, Leipzig, Plauen etc carried out by the Hoelz groups and the combat groups of the KPD and KAPD. But in all these towns the workers failed to rise. The only regions where the workers took action were the Ruhr, Berlin and Hamburg. Captured several days after the end of the actions in Berlin, he was sentenced to life. His defence was first of all organised by the communist left, and then with its collapse by the KPD with personalities of the left in a committee set up by the KPD (Hoelz left the KAPD in November 1921 to immediately rejoin the KPD). They put him forward as a leading candidate on their election list in order to obtain his release, but his nomination was not accepted by the State. After his divorce from Klara he married Traute Loebinger on the suggestion of the KPD, in order to maintain regular contact with the Party. In 1926 the anarchist Erich Muehsam brought out his celebrated pamphlet Justice for Max Hoelz. In 1927 the Neutral Committee for Max Hoelz, which included Thomas Mann and Albert Einstein, campaigned for a retrial and the release of Hoelz. Hoelz himself contributed to his own personality cult. The post offices in the towns where he was imprisoned were submerged by mail from all Germany. In July 1928 the Reichstag decided on an amnesty for political prisoners. Hoelz was eventually freed. The marriage with Traute Loebinger ended. Hoelz spoke at a number of different demonstrations in central Germany. In 1929 Hoelz wrote his autobiography From the White Cross to the Red Flag. In August he visited the Soviet Union for the first time. After his return he participated in various KPD events as a speaker. In September he was attacked by the Nazis whilst speaking at Bad Elster in the Vogtland. After several death threats he was advised by the Party to leave for the Soviet Union. The KPD had paraded him around as a star for a while, then when he became too much of an embarrassment because of his outspokenness, wanted to get shot of him. Max Hoelz in Moscow In Moscow and Leningrad he visited training courses at the International Lenin School. In 1931 to 1933 he worked in different mines, factories and agricultural enterprises. He remarried. He began to criticise the bad conditions of the workers. He barricaded himself in his room at the Hotel Lux, the Comintern hostel, in 1932 and he threatened to shoot himself after the NKVD (continuation of the Communist secret police the Cheka under different name) invited him to meet with them in their Lubianka HQ. The NKVD temporarily backed down. He was implicated in the fictional Wollenberg-Hoelz plot against the regime, thought up by the paranoid imaginations of the NKVD (Wollenberg had been a military commander of the workers councils in Bavaria. His criticisms of the Communist Party had led to his exclusion in 1933). The GPU–NKVD thought up a plot in which Zensl, the widow of the murdered anarchist Muehsam, was also later implicated. On 15th September 1933 he died in a “”boating accident”” – i.e. he was murdered by the NKVD, near Gorky (Nizhniy Novgorod). Hoelz was no anarchist, as the British Trotskyist Socialist Workers Party theoretician Duncan Hallas has falsely claimed. He had distinct authoritarian trends and was not averse to developing a hero cult around himself. Both the KAPD and the KPD had encouraged this. The Communist Worker Daily, the KAPD paper, had declaimed : “”Max Hoelz should be our example! Our symbol! Our chief!”” He was more a man of action than a deep thinker. Nevertheless, his willingness to engage in direct action to defend workers, both in the workplaces and among the unemployed and his courage in criticising the Russian regime under Stalin are admirable. Nick Heath”,”MGEK-102″ “HOEPPNER Ernst Wilhelm von, Generale”,”L’aviazione tedesca in guerra.”,”Ernst Wilhelm von Hoeppner (Wollin, 14 gennaio 1860 – Wollin, 26 settembre 1922) è stato un militare tedesco. Durante la prima guerra mondiale, era capo di stato maggiore nell’esercito tedesco prima di divenire comandante dell’aviazione, la Luftstreitkräfte”,”QMIP-026-FV” “HOERNER Jean-Michel”,”Les classes moyennes dans la barbarie. Essai de géopolitique.”,”Populismo e la “”teoria dei cicli”” (pag 134-135)”,”TEOS-270″ “HOFBAUER Josef STRAUSS Emil”,”Josef Seliger. Ein Lebensbild.”,”Contiene dedica manoscritta Josef Seliger (16. Februar 1870 in Schönborn bei Reichenberg; – 18. Oktober 1920 in Teplitz-Schönau, Altösterreich) war Textilarbeiter und Mitglied des Abgeordnetenhauses des österreichischen Reichsrats. Als deutscher Abgeordneter gehörte er 1918/1919 der Provisorischen Nationalversammlung Deutschösterreichs an. Als er auf Grund des Vertrages von St. Germain, der seine Heimat definitiv der Tschechoslowakei zuschlug, 1919 aus dem Wiener Parlament ausscheiden musste, wurde er zum ersten Vorsitzenden der Deutschen sozialdemokratischen Arbeiterpartei in der Tschechoslowakischen Republik (DSAP) gewählt. 1920 wurde er zum Abgeordneten der Nationalversammlung in Prag gewählt sowie zum Vorsitzenden des Abgeordnetenclubs der Sozialdemokratischen Partei. Der ehemalige Textilarbeiter war ab 1894 Redakteur der Teplitzer Volksstimme (ab 1896: Freiheit). Auf dem historischen Parteitag der österreichischen Sozialdemokratie im Jahre 1899 in Brünn erläuterte Seliger als Referent des Parteivorstands das auf dem Parteitag verabschiedete Brünner Nationalitätenprogramm. 1907 und 1911 wurde er in das Abgeordnetenhaus des österreichischen Reichsrats gewählt. Nach vergeblichem Bemühen, seine Heimat an Deutschösterreich anzuschließen, das sich als Teil der neuen deutschen Republik etablieren wollte, übernahm er 1919 den Vorsitz der deutschen Sozialdemokraten in der Tschechoslowakei. Josef Seliger verfügte über eine Ausstrahlung, die ihn zum unbestrittenen Vorsitzenden der DSAP werden ließ. Sein Tod im Alter von 50 Jahren nur wenige Tage nach dem zweiten Parteitag, der 1920 in Karlsbad stattfand, bedeutete für die Partei einen schweren Verlust.”,”MAUx-038″ “HÖFFE Otfried”,”Immanuel Kant.”,”Otfried Höffe insegna filosofia pratica all’Università di Tubinga. Al Mulino è uscito anche Giustizia politica Fondamenti di una filosofia critica del diritto e dello Stato. Segnaliamo inoltre Globalizzazione e diritto penale.”,”FILx-130-FL” “HOFFET Frederic”,”L’ imperialisme protestant. Considerations sur le destin inegal des peuples protestants et catholiques dans le monde actuel.”,”Inghilterra potenza di religione protestante, protestantesimo negli USA, Germania paese misto, caratteri distintivi dei paesi protestanti e cattolici, cultura costumi geografia e storia, rapporto protestantesimo e democrazia, calvinismo e potenza, il caso GERM, la Francia e l’ipoteca cattolica, imperialismo protestante, protestantesimo e comunismo, P. e Vaticano Chiesa cattolica.”,”RELP-021″ “HOFFMAN David E.”,”The Oligarchs. Wealth and Power in the New Russia.”,”David Hoffman served the Washington Post as a White House correspondent, diplomatic correspondent, and Jerusalem correspondent. He headed the Moscow bureau for almost six years and is currently Foreign Editor. Prologue, Epilogue, Afterword to the Paperback Edition, Notes, Bibliography, Acknowledgments, Foto, Index,”,”RUSx-194-FL” “HOFFMANN Stanley”,”Il dilemma americano. La politica estera degli USA dalla guerra fredda alle sfide degli anni ’80.”,”Stanley HOFFMANN è professore all’ Università di Harvard dove presiede il centro di studi europei. Ha scritto vari libri (v. retrocopertina). “”Dei sistemi internazionali dotati di un certo margine di ordine muoiono non soltanto quando un protagonista decide deliberatamente di ucciderli, ma anche quando le pratiche comuni di reciproca limitazione, che provocano frustrazioni, alle grandi come alle piccole potenze, crollano sotto il peso di ripetute prove di forza che rendono tali frustrazioni intollerabili”” (pag 256) “”Gran parte dei giochi mondiali tendono a consistere nel fare, disfare, evitare e neutralizzare delle coalizioni; in un mondo in cui la potenza è distribuita in modo ineguale, molti paesi che nutrono particolari rivendicazioni o ambizioni revisioniste saranno portati a scegliere delle strategie di ostruzionismo e a sfruttare la loro capacità di disturbo.”” (pag 257) “”Marx, il discepolo degenere di Hegel, sostituì la visione del suo maestro con un’ “”ottimismo cataclismatico”” (Aron)…”” (pag 273) “”Nessuna coalizione avversaria avrebbe potuto impedire agli Stati Uniti di cacciarsi nel pantano vietnamita”” (pag 286) “”Quando l’ ascesa di potenze economiche rivali e l’ inizio del declino dell’ Inghilterra misero fine a questa egemonia, il risultato non fu un equilibrio, ma un caos crescente”” (pag 294)”,”USAP-053″ “HOFFMANN Banesh, collaborazione di Helen DUKAS”,”Albert Einstein, creatore e ribelle.”,”HOFFMANN Banesh è professore di matematica alla City University di New York, membro dell’ Institute for Advanced Study e autore di vari libri, collabrò con Einstein e Infeld portando un contributo fondamentale all’ elaborazione della teoria della relatività. Helen DUKAS cha ha collaborato al libro, è stata la segretaria di EINSTEIN dal 1928 fino alla morte, nel 1955 anno in cui fu nominata curatrice degli scritti dello scienziato. Antisemitismo nel mondo scientifico degli anni 1920. “”Ma in Germania qualcosa stava suppurando sotto la superficie. Il 24 giugno del 1922 si manifestò con la violenza, quanto attivisti di destra assassinarono Rathenau, che era al contempo un internazionalista e un ebreo. Anche Einstein era internazionalista ed ebreo; e in Germania, come in Frnacia, il suo viaggio a Parigi aveva causato in taluni ambienti un riacutizzarsi dei risentimenti. Anche tra gli scienziati tedeschi suoi colleghi esistevano risentimenti nazionalistici contro di lui. Alle riunioni esitavano a sedergli accanto, taluni per le proprie convinzioni, altri per timore di sembrare amichevoli nei suoi confronti.”” (pag 169) “”Negli anni 1965-67, i russi pubblicarono le opere scientifiche complete di Einstein, in quattro volumi. Era l’unica raccolta del genere. Ma in precedenza gli ambienti ufficiali comunisti non avevano mai saputo quale linea adottare nei confronti della teoria della relatività di Einstein. Nel 1952 era stata attaccata da un accademico sovietico perché contraria al materialismo dialettico (…). Informato al riguardo da una lettera, Einstein rispose in tono scherzoso, dicendo che la cosa lo rallegrava notevolmente. Ciò nonostante, turbato da tempo dalle limitazioni imposte in Russia alla libertà di pensiero e alla libertà di parola, scrisse poi il seguente aforisma, che venne pubblicato nel 1953: “”Nel campo di coloro che cercano la verità, non esiste alcuna autorità umana. Chiunque tenti di fare il magistrato, viene travolto dalla risate degli dei””. (pag 274-275) Oltre a schierarsi contro le limitazioni in URSS, Einstein si schierò contro il maccartismo in USA (1953). (pag 275)”,”SCIx-231″ “HOFFMANN Dierk”,”Otto Grotewohl (1894-1964). Eine politische Biographie. Veröffentlichungen zur SBZ-/DDR-Forschung im Institut für Zeitgeschichte.”,”HOFFMANN Dierk (1963) collaboratore scientifico presso l’Institut für Zeitgeschichte München-Berlin, e professore incaricato persso la Humboldt-Universität di Berlino. Otto Grotewohl (Braunschweig, 11 marzo 1894 – Berlino, 21 settembre 1964) è stato un politico tedesco. È stato membro e Segretario Generale (dal 1946 al 1950) della SED. È stato anche Presidente del Consiglio dei ministri della Germania dell’Est dal 1949 al 1964 (Wikip)”,”GERV-054″ “HOFFMANN Peter”,”Tedeschi contro il nazismo. La resistenza in Germania.”,” Peter Hoffmann (1930) ha insegnato Storia nella McGill University di Montréal. Specialista di storia della Resistenza tedesca ha pubblicato “”Widerstand, Staatsstreich, Attentat”” (1969), ‘Die Sicherheit des Diktators’ (1975), ‘The History of the German Resistance’ (nuova ed: 1979), ‘Claus Schenk Graf von Stauffenberg und seine Brüder’ (1992). Cause della debolezza della Resistenza. Il coinvolgimento dei militari. “”Se la Resistenza fu rappresentativa dell’intera società tedesca da un punto di vista sociologico, economico e politico, essa non fu tale da un punto di vista quantitativo, come una sorta di parlamento ufficioso. Quel che mancava all’attività della Resistenza, così come anche alle sue idee, era un vasto sostegno, reale o potenziale, fra la popolazione tedesca. Erano tre le principali cause per l’assenza di tale appoggio alla Resistenza. In primo luogo, la maggioranza dei tedeschi accettava il regime di Hitler in quanto egli aveva conquistato il potere in modo corretto e, a rigor di termini, legittimo. Questa posizione veniva condivisa anche dal Vaticano, dai governi della Gran Bretagna, della Francia, dell’Italia, degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica, dagli organizzatori dei giochi olimpici del 1936, dai presidenti delle associazioni straniere dei combattenti, dai membri della famiglia reale inglese, da famosi esploratori e studiosi internazionali, e da altre figure di prim’ordine a titolo privato o semi-ufficiale. Nel 1938, durante la crisi dei Sudeti, il primo ministro Neville Chamberlain rifiutò di acconsentire alle pressione segrete della Resistenza tedesca e opporsi alle richieste di Hitler in modo da abbattere il dittatore per aver dato inizio in modo irresponsabile a una nuova guerra. Chamberlain giustificò il suo rifiuto paragonando l’opposizione tedesca ai sostenitori di Giacomo II d’Inghilterra che erano stati scacciati dall’Inghilterra nella Gloriosa Rivoluzione del 1688: quei «giacobiti» avrebbero voluto rovesciare Guglielmo III d’Orange e mettere sul trono inglese Giacomo II (1). Un’altra delle cause alla base dello scarso sostegno alla Resistenza fu il successo del governo di Hitler, che aveva restaurato l’ordine, sconfitto la disoccupazione, ricostituito una capacità difensiva credibile e ottenuto ampie revisioni territoriali rispetto al trattato di Versailles. In seguito il regime hitleriano sembrò vittorioso anche in una guerra che, secondo moltissimi tedeschi, era stata imposta alla Germania. Gli insuccessi militari cominciarono a manifestarsi in modo significativo solo a partire dal 1942 e non apparvero irrimediabili neppure nel 1943 e nel 1944. Quando l’autorità del governo cominciò a crollare nel 1944 e nel 1945, la fedeltà del popolo tedesco ai propri dirigenti politici e militari ne soffrì ancora solo marginalmente. I tedeschi in genere non si sentivano minacciati dalla politica del regime quanto piuttosto dalle incursioni aeree degli alleati, dall’avanzata dei loro eserciti a oriente e occidente e dalla prospettiva di un’occupazione militare alleata. Le campagne governative di sterminio contro polacchi, ebrei, prigionieri di guerra sovietici, testimoni di Geova, zingari e altri gruppi perseguitati erano segretissime e poco note; quel che si sapeva di esse non sembrava minacciare la popolazione nel suo insieme, ma solo gli appartenenti a una delle categorie perseguitate. L’ultimo motivo che spiega l’assenza di un ampio sostegno alla Resistenza fu la sensazione che la polizia di stato nazista e i suoi strumenti fossero onnipresenti. Oltre alla Gestapo e la SD, c’erano innumerevoli agenti, agenzie e informatori del partito, a livello provinciale (Gau), distrettuale (Kreis), locale (Bezirk) e di zona. L’opposizione «naturale» ai nazisti, costituita da sindacati, socialdemocratici e comunisti, presentava al proprio interno contrasti maggiori di quelli che i suoi singoli componenti avevano con i nazisti prima che Hitler venisse nominato e anche in seguito. (…) L’esercito e i suoi ufficiali, invece, erano largamente immuni dalla sorveglianza e dalla penetrazione della Gestapo come anche dall’influenza del Partito nazista. Il tessuto sociale degli ufficiali dell’esercito e il loro codice morale lasciava poco spazio agli informatori, oltre al fatto che persone del genere avevano per natura la tendenza a entrare a fare parte di organizzazioni poliziesche. Nonostante le lamentele di Hitler dopo il 20 luglio 1944 sulla slealtà degli ufficiali dell’esercito, il corpo degli ufficiali rimase fedele al dittatore e gli fu utile (3)”” (pag 97-98-99) [(1) Chamberlain a Halifax, 19 agosto 1938; Dbfp, III serie, vol. II (1949), p. 686; (2) Cfr. H. Weber, ‘Hauptfeind Sozialdemokratie’, cit; (3) H. Heiber, a cura, ‘Hitlers Lagebesprechungen: Die Protokoll-fragmente seiner militärischen Konferenzen, 1942-1945’, Stuttgart, Deutsche Verlags-Anstalt, 1962, pp. 587-588; National Archives, Washington, DC, T-84, roll 175, 1544124-5]”,”GERR-002-FGB” “HOFFMANN Ernst Theodor Amadeus”,”La Signorina Scuderi. (Tit: orig. ‘Das Fräulen von Scuderi’)”,”E.T.A. Hoffmann nato a Konisberg nel 1776 e morto a Berlino nel 1822. Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, nato Ernst Theodor Wilhelm Hoffmann, noto anche con lo pseudonimo di E. T. A. Hoffmann (Königsberg, 24 gennaio 1776 – Berlino, 25 giugno 1822), è stato uno scrittore, compositore, pittore e giurista tedesco, esponente del Romanticismo. Ha iniziato la sua carriera letteraria come critico musicale. Nei suoi racconti Hoffmann affronta diversi generi narrativi, spaziando dall’avventuroso al poliziesco ante litteram, dal fantastico al grottesco fino alla fiaba[1]; si dedica a casi patologici e alla satira; descrive la realtà concreta come un qualcosa di inconcepibile, assurdo, artificioso, mentre i sogni e le magie appaiono come aspetti assolutamente naturali e ovvi. La sua figura e le sue opere letterarie, improntate al fantastico e all’horror, influenzarono notevolmente il Romanticismo europeo e ispirarono le narrazioni di molti autori, tra i quali Edgar Allan Poe e Fëdor Dostoevskij[2]. Per gli scrittori francesi dell’Ottocento (Charles Baudelaire, Honoré de Balzac, Charles Nodier) Hoffmann ha incarnato il vero spirito romantico tedesco[3]. Dalla sua produzione letteraria trassero ispirazione anche Aleksandr Sergeevic Puškin, Nikolaj Vasil’evic Gogol’ e Aleksandr Ivanovic Herzen[4], mentre per il giovane Hans Christian Andersen fu determinante l’incontro con le opere di Hoffmann e in particolare con Il bambino misterioso e Schiaccianoci e il re dei topi[5]. Del concetto hoffmanniano di umorismo tenne poi largamente conto Luigi Pirandello[6]. Esperto e originale compositore, sostituì nel 1804 il suo terzo nome, Wilhelm, con quello di Amadeus in onore di Wolfgang Amadeus Mozart, suo modello[7], e diventa compositore[8]. È così l’autore di numerose opere (undici in tutto) e in particolare di Undine, tratta dal racconto omonimo del suo amico Friedrich de la Motte Fouqué, ma anche di composizioni vocali e corali, musiche di scena, una sinfonia, una ouverture e varia musica da camera[9]. I suoi racconti e i suoi personaggi ispirarono inoltre le composizioni di altri musicisti, dai Kreisleriana di Robert Schumann[10] ai Racconti di Hoffmann di Jacques Offenbach, fino a La sposa sorteggiata di Ferruccio Busoni[11]. Alla fiaba Schiaccianoci e il re dei topi si rifece il musicista russo Pyotr Ilyic Ciajkovskij per la creazione (nel 1891) del suo celebre balletto Lo Schiaccianoci. Come avvocato è al servizio dell’amministrazione prussiana dal 1796 al 1804, poi dal 1814 fino alla morte. Come disegnatore e pittore la sua indipendenza e il suo gusto della satira gli causano più volte serie noie presso i suoi superiori, dei quali non esita a fare una caricatura. (wik)”,”VARx-046-FSD” “HOFFMANN Peter”,”La resistenza militare antinazista in Germania.”,”‘Il termine «resistenza militare non è preciso. Si può meglio comprendere la realtà storica se parliamo di «resistenza al regime nazional-socialista all’interno delle forze armate». Possiamo definire questa resistenza come rifiuto ad adottare le idee nazional-socialiste, quali il concetto di ‘Volk’, o le dottrine razziali, o quelle che si opponevano ad una società pluralista e alla prassi democratica. Possiamo anche definire la resistenza al regime nazional-socialista come opposizione alla politica del governo nazional-socialista’ (pag 956) ‘La resistenza al nazional-socialismo e al regime nazional-socialista si sviluppò nelle forze armate tedesche negli anni 1933-1945’ (pag 956) ‘Questa resistenza perse vigore dopo le manovre di Hitler del gennaio 1938 quando, in seguito ad una serie di intrighi, il ministro della Guerra, feldmaresciallo von Blomberg, fu esonerato dall’incarico e sostituito dallo stesso Hitler, ed il comandante in capo dell’esercito, colonnello generale Freiherr von Fritsch, fu analogamente allontanato ed al suo posto fu nominato, per eseguire gli ordini di Hitler, il colonnello generale von Brauchitsch (1). La resistenza all’interno delle forze armate ebbe un carattere più sporadico dopo le dimissioni del capo di stato maggiore dell’esercito, generale Ludwig Beck, nell’agosto 1938, per protesta contro la politica estera di Hitler (2). Ci fu almeno un altro caso di resistenza istituzionale delle forze armate: nell’ottobre e novembre 1939, quando il comando dell’esercito si oppose al piano hitleriano di un’offensiva immediata in occidente (3). I contrasti successivi, come la disputa sulla strategia da seguire in Russia nel 1941, riguardarono il proseguimento della guerra più che la linea politica vera e propria. Dopo il novembre 1939 la «resistenza militare» fu soprattutto opera di singoli individui, sia che si realizzasse in resistenza e critica alla cosiddetta ‘Volkstumspolitik’ (politica delle nazionalità) in Polonia e in Russia – in parole povere, opposizione alle esecuzioni arbitrarie ed ai maltrattamenti di intellettuali polacchi o russi, di ebrei, di commissari del popolo, ecc. – sia che risultasse in una serie di piani e di tentativi di eliminare il comandante supremo delle forze armate, Hitler, e di rovesciare il regime nazional-socialista’ (pag 956-957) [(1) Cfr. Peter Hoffmann, ‘The History of the German Resistance, 1933-1945’, London, 1977, pp. 37-46 (‘Widerstand, Staatsstreich, Attentat: Der Kampf der Opposition gegen Hitler’, München, terza ed. riveduta e ampliata, 1979, pp. 55-68; (2) Hoffman, ‘History’, pp. 128-144 (‘Widerstand’, pp. 165-186); (3) Hoffmann, ‘History’, pp. 128-144 (‘Widerstand’, pp 165-186]”,”GERR-004-FGB” “HOFFMANN Stanley”,”Il dilemma americano. La politica estera degli USA dalla guerra fredda alle sfide degli anni ’80.”,”Stanley Hoffmann è professore all’Università di Harvard, dove presiede il centro studi europei ed è membro di facoltà del centro affari internazionali.”,”USAP-020-FL” “HOFFROGGE Ralf LAPORTE Norman a cura; saggi di Gerhard ENGEL Ottokar LUBAN Florian WILDE Ralf HOFFROGGE Mario KESSLER Norman LAPORTE Marcel BOIS Constance MARGAIN Stefan HEINZ Sebastian ZEHETMAIR Ben FOWKES Fredrik PETERSSON Bernhard H. BAYERLEIN”,”Weimar Communism as Mass Movement, 1918-1933.”,”Ralf Hoffrogge si occupa dell’opposizione ultra-sinistra di Berlino dal 1921 al 1923, Norman LaPorte della ascesa di Ernst Thälmann e della sinistra di Amburgo, 1921-23, Florian Wilde della costruzione del partito di massa: Ernst Meyer e la tattica del fronte unico, 1921-1922, Gerhard Engel dell’Internazionale comunista in Germania dal 1916 al 1919, Mario Kessler di Ruth Fischer, il KPD e i rapporti con Mosca, Fredrik Petersson del propagandista Willi Münzenberg. Paragrafo: ‘Il KPD nei moti di Berlino del gennaio 1919’ (The KPD in the Berlin January Upheaval of 1919) (pag 56-61) (in) capitolo ‘The Role of the Spartacist Group after 9 November 1918 and the formation of the KPD’ di Ottokar Luban (pag 45-65) L’attenzione degli autori è posta alle origini del partito rivoluzionario (1918/19) tenendo conto dell’importanza non solo della Lega spartachista di Rosa Luxemburg ma anche della sinistra radicale la cui roccaforte era Nord-Ovest germanico. Si approfondisce il problema del partito di massa in Germania e della sua stalinizzazione attraverso il dominio di Mosca. Dettagli si colgono sul tema dell’opposizione dei comunisti di sinistra a Stalin come pure cangianti relazioni con i sindacati a guida Spd. Un sezione del volume è dedicata al tentativo dei comunisti a raggiungere un vasto sostegno dal mondo operaio, ma si studiano anche le aperture ai contadini e alle avanguardie artistiche, ecc. Ralf Hoffrogge and Norman LaPorte, ‘Weimar Communism as Mass Movement: An Introduction’ (I) Revolutionary Origins 1. Gerhard Engel, ‘The International Communists of Germany, 1916-1919’ 2. Ottokar Luban, ‘The Role of the Spartacist Group after 9 November 1918 and the Formation of the KPD’ (II) The KPD between Revolution and Realpolitik 3. Florian Wilde, ‘Building a Mass Party: Ernst Meyer and the United Front Policy, 1921-1922’ 4. Ralf Hoffrogge, ‘Class against Class: the “Ultra-left” Berlin Opposition, 1921-1923’ 5. Mario Kessler, ‘Resisting Moscow? Ruth Fischer and the KPD, 1923-1926’ 6. Norman LaPorte, ‘The Rise of Ernst Thälmann and the Hamburg Left, 1921-1923’ 7. Marcel Bois, ‘Opposing Hitler and Stalin: Left Wing Communists after Expulsion from the KPD’ (III) Communism and the Trade Unions 8. Constance Margain, ‘The German Section of the International of Sailors and Harbour Workers’ 9. Stefan Heinz, ‘The “Red Unions” and their Resistance to National Socialism: The Unity Union of the Berlin Metal Workers, 1930-1935’ (IV) Reaching Beyond the Party? 10. Sebastian Zehetmair, ‘The KPD and Farmers: Approaches to a Neglected Research Problem’ 11. Ben Fowkes, ‘Communism and the Avant-garde in Weimar Germany’ 12. Fredrik Petersson, ‘Willi Münzenberg: A Propagandist Reaching Beyond the Party and Class’ (V) Stalin, the ‘Third Period’ and the German Catastrophe 13. Bernhard H. Bayerlein, ‘The Entangled Catastrophe: Hitler’s 1933 “Seizure of Power” and the Power Triangle – New Evidence on the Historic Failure of the KPD, the Comintern, and the Soviet Union’”,”MGEK-135″ “HOFSCHRODER Peter”,”Lipsia 1813. La battaglia delle nazioni.”,”Le forze alleate disponevano di oltre mezzo milione di soldati, e incluse le riserve si arrivava a 860 mila. Le forze totali dell’ esercito francese di manovra assommavano a 442 mila, in più disponevano di circa 50 mila uomini posti nelle varie guarnigioni sul fiume Elba. Napoleone organizzò la difesa della città di Lipsia ma il grande svantaggio fu che vi era solo un’ uscita verso ovest e solo due ponti per la ritirata. Si formò un caotico ‘collo di bottiglia’ e l’uscita dei francesi dalla città finì nel caos. I bavaresi che avevano cambiato repentinamente campo da alleati di Napoleone ad avversari, tentarono di fermare la ritirata francese ma furono spazzati via. La guerra terminò un anno dopo.”,”FRAN-049″ “HOFSTADTER Richard”,”Società e intellettuali in America.”,”Secondo HOFSTADTER, nulla esprime tanto bene la confusione tra religione e arrivismo quanto il titolo di un libro che fu il best-seller negli anni dal 1936 al 1941: ‘The Return to Religion’ di Henry C. LINK. Secondo HOSTADTER è il manuale più conformista mai scritto in America. LINK psicologo sente il dovere di scendere in campo contro l’ individualismo e la mente in nome del conformismo. LINK è contro ‘la formazione di una mente liberale’ considerandolo forse l’aspetto più dannoso dell’ istruzione. Questo tipo di educazione produce una ‘spietata iconoclastia’, crea una cultura e una sete di conoscenza che sono fine a se stesse, stacca una persona dalla tradizione senza sostituirvi nulla. Così i giovani sono portati a considerare antiquati i genitori; ad essere spreconi, a mostrare un disprezzo intellettuale per i valori dei loro avi, a cercare attività intellettuali invece di abbracciare i mestieri dei loro padri, e a disprezzare la carriera affaristica…”,”USAS-050″ “HOFSTADTER Richard”,”La tradizione politica americana.”,”Molto tempo fa Horace WHITE osservò che la Costituzione americana “”ha per fondamento la filosofia di Hobbes e la religione di Calvino””. Collezione di storia americana a cura di Mauro CALAMANDREI Vittorio DE CAPRARIIS Nicola MATTEUCCI Rosario ROMEO Collezione di storia americana, a cura di Mauro CALAMANDREI Vittorio DE-CAPRARIIS Nicola MATTEUCCI e Rosario ROMEO STORIA PENSIERO POLITICO TRADIZIONE POLITICA AMERICANA STATI UNITI PADRI FONDATORI ETA’ REALISMO THOMAS JEFFERSON PATRIZIO DEMOCRATICO ANDREW JACKSON ORIGINI CAPITALISMO LIBERALE JOHN C. CALHOUN CLASSE PADRONALE ABRAHAM LINCOLN MITO INIZIATIVA INDIVIDUALE WENDELL PHILLIPS AGITATORE ARISTOCRATICO EPOCA CINISMO PROFITTATORI W.J. BRYAN DEMOCRATICO MISSIONARIO THEODORE ROOSEVELT CONSERVATORE PROGRESSISTA WOODROW WILSON CONSERVATORE LIBERALE HERBERT HOOVER CRISI INDIVIDUALISMO AMERICANO FRANKLIN D. ROOSEVELT RICERCA COMPROMESSO Theodore Roosevelt. “”Roosevelt immaginò che il suo ruolo dovesse essere quello del moralista, poiché l’ esitenza vera della vita politica pubblica americana, come disse a Lincoln Steffens, era “”la lotta essenziale per la moralità””. Non molto tempo prima di lasciare Washington preannuciò a Ray Stannard Baker che le questioni economiche – le tariffe doganali, la circolazione monetaria, le banche – avrebbero avuto sempre maggiore importanza, ma affermò altresì che quelle questioni non lo interessavano: “”I miei problemi sono problemi morali, ed io ho voluto insegnare chiaramente i principi morali””. L’ affermazione è abbastanza precisa; il contributo principale di Roosevelt al movimento progressista è dunque costituito dalle sue prediche (…)””. (pag 225)”,”USAG-023″ “HOFSTADTER Richard”,”L’ età delle riforme. Da W. Bryan a F.D. Roosevelt.”,”Titolo introduzione: ‘L’ età progressista nel pensiero di Richard Hofstadter. Collezione di storia americana a cura di Mauro CALAMANDREI Vittorio DE CAPRARIIS Nicola MATTEUCCI Rosario ROMEO”,”USAS-053″ “HOFSTADTER Richard”,”L’America coloniale. Ritratto di una nazione nascente.”,”Richard Hofstadter (1916-1970) è stato il più noto storico della cultura degli Stati Uniti. Il suo nome è legato a opere importanti come L’età delle riforme, per la quale ottenne nel 1956 il Premio Pulitzer, La tradizione politica americana, Società e intellettuali in America.”,”USAG-010-FL” “HOGAN Heather”,”Forging Revolution. Metalworkers, Managers, and the State in St. Petersburg, 1890-1914.”,”Heather Hogan is Professor of History at Oberlin College. Has written extensively on Russian labor history. Acknowledgments, List of Abbreviations, Introduction, Epilogue, Notes, Selected Bibliography, Maps, Tables, Index,”,”MRSx-023-FL” “HOGBEN Lancelot”,”La conquista della materia. (Tit.orig.: Science for the Citizen)”,”La teoria atomica di Dalton. “”Le figure più importanti collegate alla storia dei primi tempi della società sono William Henry e John Dalton. Il nome dello Henry, che pubblicò un sistema di chimica del quale nel 1809 era state già pubblicate undici edizioni, è associato con la legge che regola la relazione fra pressione e solubilità di un gas. La legge di Henry stabilisce che (…). Il New System of Chemical Philosophy (Nuovo sistema di filosofia chimica) di Dalton è una pietra miliare nella storia della scienza. Il redattore delle memorie di Manchester giustamente nota che esso lo pone fra “”la grande razza di pensatori che comprende molti dei più bei nomi da Leucippo ad Epicuro a Lucrezio e avanti sino al Newton e alla scienza moderna””. Egli per primo vide una connessione significativa fra le leggi note sulle combinazioni chimiche e una particolare teoria della materia. D’allora in poi il progresso della scienza chimica è per gran parte legato alle teorie atomiche.”” (pag 146)”,”SCIx-242″ “HOGG Ian V.”,”I cannoni 1939-45.”,”Edizione fuori commercio”,”QMIS-039-FV” “HOGREFE Jürgen”,”Gerhard Schröder. Ein Porträt.”,”HOGREFE Jürgen”,”GERV-062″ “HOHENBERG Paul M. HOLLEN-LEES L.”,”La città europea dal Medioevo a oggi.”,”””Racconterò la storia sia delle grandi che delle piccole città che incontrerò. La maggior parte di quelle che un tempo furono grandi sono oggi piccole; e quelle che sono pervenute alla grandezza durante l’arco della mia vita, furono piccole una volta”” (Erodoto)”,”STOS-040-FSD” “HOHL Thierry”,”À Gauche! La Gauche socialiste, 1921-1947.”,”COMPERE-MOREL (Adéodat) Nell’indice dei nomi molto citato è Zyromski. “”L’histoire du premier congrès, celui qui aboutit à la création de la SFIC, est bien documentée. En revanche, le second, qui rassemble les “”résistants”” et les “”reconstructeurs””, est peu étudié. Pourtant il importe de revenir sur ces séances des 30 et 31 décembre 1920 au cours desquelles sont redéfinies les bases identitaires du socialisme français après deux secousses majeures, la guerre et la scission. Que désigne alors la “”France socialiste”” proposée par les orateurs de la SFIO continuée? Quelle est la place de la gauche au sein de ce processus? Les deux principaux historiens de la periode, Annie Kriegel, avec son ouvrage sur les origines du communisme, et Tony Judt, spécialiste de la SFIO, reconnaissent l’existence d’une gauche à Tours. Pour l’historienne de la naissance du PC, “”le courant ex-droite de la reconstruction -(est) la future gauche du Parti socialiste SFIO””. Pour Tony Judt la scission “”s’opéra bien à gauche du “”milieu naturel”” du parti””. La preuve en est le peu de differences entre les deux fractions des reconstructeurs, l’une au PC, l’autre à la SFIO. A’ Tours, deux acteurs importants se présentent à la tribune: Paul Faure et Jean Longuet. Le premier, un militant qui monte, s’est fait connaître avant-guerre comme le plus jeune maire de France. Son appartenance au courant guesdiste n l’empêche pas de contester durant la guerre les prises de positions de son ancien mentor pour se rallier aux positions minoritaires. Jean Longuet, petit-fils de Karl Marx, responsable des minoritaires durant le conflit, est une figure emblématique du courant:”” (pag 19) Nella bIbliografia citata la tesi: Les congres de l’Internationale socialiste entre les deux guerres mondiales Autore: Maria Sokolova Editore: Paris : Imprimerie Meyer-Ruelle, 1953. Tesi: Thesis (doctoral)-Universite de Geneve.”,”MFRx-344″ “HÖHLE Thomas”,”Franz Mehring. Sein Weg zum Marxismus, 1869-1891.”,”Contiene riproduzione fotografica manoscritti di Mehring.”,”MEHx-063″ “HOHN Reinhard”,”Sozialismus und Heer. Band I. Heer und Krieg im Bild des Socialismus.”,”L’esercito nello Stato assolutista, Esercito e guerra nel pensiero della Riforma, esercito nell’epoca liberale teorie della guerra, teoria della guerra nel primo liberalismo, marxismo, borghesia e proletariato in armi, ENGELS specialista militare, MARX ed ENGELS come capi politici e militari della rivoluzione, posizioni MARX e ENGELS su guerre del periodo, posizioni di LASSALLE, posizioni SPD socialdemocrazia tedesca.”,”MAES-017 MGEx-021″ “HOHN Reinhard”,”Sozialismus und Heer. Band II. Die Auseinander- setzung der Sozialdemokratie mit dem Moltkeschen Heer.”,”Posizioni della SPD socialdemocrazia tedesca su esercito di MOLTKE e politica militare di BISMARCK, Q guerra, democratizzazione forze armate, guerra del 1866 e 1870, privilegi di classe, rapporto con borghesia tedesca,”,”MGEx-021″ “HÖHN Gerhard”,”Heine – Handbuch. Zeit, Person, Werk. Dritte, überarbeitete und erweiterte Auflage.”,”Gerhard Höhns, Heine – Handbuch, erstmals 1987, in zweiter Auflage 1997 erschienen, hat sich längst den Rang eines Standardwerks erobert. Für die dritte Auflage wurde eine mehrere hundert Titel umfassende, gegliederte Bibliographie der seit 1996 erschienenen Literatur hinzugefügt. Sie verarbeitet in der Form eines Forschungsberichtes Sachinformation mit kritischem Kommentar und Lesehinweisen.”,”VARx-202-FL” “HØIDAL Oddvar K.”,”Trotsky in Norway. Exile, 1935-1937.”,”Oddvar K. HØIDAL è uno storico varie volte premiato per le sue opere incentrate principalmente sulla Seconda guerra mondiale e sull’Olocausto in Scandinavia oltre all’ineresse per la politica norvegese degli anni 1920 e 1930. E’ autore di ‘Quisling: A Study in Treason’, ed è Professore di Storia, Emerito, alla San Diego State University dove tiene corsi di storia moderna europea e scandinava. “”A major reason for Trotsky’s vulnerability when he later became the center of controversy was his isolation. During his stay he died not establish close ties with anyone in government circles. Furthermore, his contacts with other Norwegians were also limited. In part this was due to his remote rural location, as well as his aloof, independent nature, but there were other factors as well. His attention was focused externally, toward the Soviet Union and the ICL, sections in Western Europe and the United States. Not only did he regard Norway as rather insignificant, but more importantly, he did not with to jeopardize his asylum. As he put it: “”I had almost no contact with the radicals, in order to avoid even the appearance of mixing in local politics”” (110) (pag 92) (110) L. Trotsky, “”In Socialist Norway””, Writings, 1936-37, p. 22″,”TROS-309″ “HOLBORN Hajo”,”Storia della Germania moderna 1840-1945.”,”Nel retrocopertina biografia sintetica di HOLBORN”,”GERx-011″ “HOLBORN Hajo”,”Storia dell’Europa contemporanea. (Collapse of Europe).”,”Nel retrocopertina biografia dell’A”,”EURx-027″ “HOLDERMANN Karl”,”Im banne der Chemie. Carl Bosch, leben und werk. Erstes Kapitel. Elternhaus und Studienzeit, 1874-1899.”,”All’insegna della chimica. Carl Bosch, vita e opere. Primo capitolo. Casa paterna e tempo di studio, 1874-1899. Wikip: Carl Bosch (Colonia, 27 agosto 1874 – Heidelberg, 26 aprile 1940) è stato un chimico, ingegnere e imprenditore tedesco. Con lo sviluppo del Processo Haber-Bosch per la produzione di ammoniaca ha creato le basi per la produzione su larga scala di fertilizzanti azotati, che costituisce la base per l’approvvigionamento di cibo di gran parte della popolazione mondiale. Nel 1931 ricevette il premio Nobel per la chimica insieme con Friedrich Bergius per l’introduzione dell’utilizzo delle alte pressioni in chimica.”,”BIOx-347″ “HOLLAND Stuart”,”Capitalismo e squilibri regionali.”,”Stuart Holland, nato nel 1940 a Manchester, si è specializzato in storia e scienze economiche a Oxford. Insegna dal 1968 nell’University of Sussex. Ha pubblicato pure: ‘The State as Entrepreneur’ (1972) Un capitolo è dedicato a Marx: ‘L’industria capitalista e il problema regionale: Marx’ (pag 57-73) “”Poiché Marx non si è preoccupato di salire alla ribalta del dibattito regionale, potrebbe sembrare superfluo riferirsi alla dimensione regionale della sua analisi. Ma, in realtà, vi è in Marx molto materiale su aspetti regionali virtualmente inesplorato la cui rilevanza per i problemi regionali delle economie capitaliste contemporanee è indiscutibile. Molti dei fattori che sono stati successivamente inclusi nella teoria dello squilibrio regionale del tipo di Myrdal e di Perroux erano stati anticipati da Marx. Ma Marx ha anche collegato le caratteristiche del meccanismo di sviluppo delle economie capitaliste con lo squilibrio regionale in modi che non sono stati approfonditi dalla moderna scuola dello squilibrio. In generale, la “”modernità”” della sua analisi è sorprendente. Uno dei fattori chiave che Marx aveva individuato è la misura in cui la concentrazione spaziale della produzione in aree particolari non è causata in primo luogo dai giacimenti di materie prime o dalla necessità di ridurre i costi di trasporto ma dalla concentrazione settoriale della produzione (1). La concentrazione dei mezzi di produzione in grandi unità conseguente all’introduzione delle macchine e alla produzione su vasta scala ha creato un’industria moderna che ha soppiantato i precedenti produttori artigianali maggiormente dispersi. Secondo Marx, “”la produzione capitalista comincia realmente solo quando (…) il processo lavorativo s’estende e si ingrandisce e fornisce prodotti su scala ‘quantitativa’ piuttosto considerevole”” (2). Una caratteristica chiave è costituita da un cambiamento della condizione dei lavoratori in relazione ai nuovi mezzi di produzione, ove l’organizzazione di macchine collegate tra loro comporta che “”le macchine parziali si tengono occupate costantemente e reciprocamente (e si) crea una determinata ‘proporzione’ fra il loro numero, il loro volume e la loro velocità”” (3). Questo macchinario per la produzione di massa e la creazione di macchine automatiche che a loro volta fabbricano macchine riducono l’abilità del produttore artigianale all’esecuzione di una operazione singola (e talvolta a un’attività di supervisione). Mentre in precedenza la macchina era lo strumento del lavoratore artigiano, questi diviene ora lo strumento della macchina. Egli non è più un padrone capitalista che possiede il suo macchinario (4). L’aspetto più noto dell’analisi di Marx dell’introduzione della produzione su vasta scala in un sistema capitalistico è costituito dalla sua funzione nello spostare il lavoro. Il principale contesto di tale spostamento è rappresentato dalla stessa industria capitalista moderna, ove la capacità delle macchine di ridurre i costi spinge il capitalista a spostare i lavoratori dalle macchine di una generazione a quelle della generazione successiva. Tale impiego delle macchine attira prima il lavoratore nella fabbrica (probabilmente insieme alla moglie e ai figli) e quindi lo sposta a seconda delle necessità del capitalista di ridurre i costi mediante la sostituzione del capitale fisso (impianti, macchinari, ecc.) al capitale variabile (lavoro). Marx non assume che ciò comporti una crisi di sottoconsumo in qualsiasi circostanza giacché “”cresce in primo luogo la produzione delle altre branche che le forniscono i suoi mezzi di produzione””. Conseguentemente, “”benché le macchine soppiantino di necessità gli operai nelle branche di lavoro dove vengono introdotte, possono tuttavia provocare un aumento di occupazione in altre branche di lavoro””. L’industria capitalista moderna crea anche occupazione giacché apre nuovi mercati mondiali sia per le materie prime che per i prodotti finiti e promuove la domanda di lavoro per la creazione di nuove infrastrutture (canali, bacini, gallerie, ponti, ecc.). Marx riconosce anche che “”si formano, o direttamente sulla base delle macchine, o ad ogni modo della generale rivoluzione industriale che corrisponde alle macchine, branche della produzione del tutto nuove, e quindi nuovi campi di lavoro”” (5). Marx illustra in maniera dettagliata ciò che in termini contemporanei potrebbe essere chiamata una “”spinta alla domanda”” di lavoro in questi settori dell’industria moderna. “”Alla produzione capitalista non basta affatto la quantità di forza-lavoro disponibile che fornisce l’aumento naturale della popolazione. Per avere mano libera essa abbisogna di un esercito industriale di riserva ‘indipendente da questo limite naturale'””. I salari possono aumentare quando la produzione diviene più estensiva (quando aumenta il capitale variabile). “”Se per esempio a causa di una congiuntura favorevole l’accumulazione è particolarmente forte in una data sfera di produzione, i profitti vi sono maggiori di quelli medi e il capitale addizione preme per entrarvi, la domanda di lavoro e il salario saliranno naturalmente””. Il lavoro viene attirato in queste particolari sfere di produzione quando la giornata lavorativa viene allungata al massimo fisicamente possibile (in mancanza di una legislazione statale) o al massimo legalmente possibile (quando esiste una legislazione statale sulle ore di lavoro); l’esercito di riserva dell’area urbana viene allora spinto nella fabbrica (l’esercito di riserva delle donne e dei bambini, a meno che non esista una legislazione contraria all’occupazione dei bambini). Ma la domanda di lavoro dei produttori urbani viene allora soddisfatta mediante l’emigrazione del lavoro agricolo eccedente: “”Una parte della popolazione rurale si trova quindi costantemente ‘sul punto’ di passare ‘fra il proletariato urbano o il proletariato delle manifatture’, e in agguato per acciuffare le circostanze favorevoli a questa trasformazione. (Manifattura qui nel senso di ogni industria non agricola)”” (6)”” [Stuart Holland, ‘Capitalismo e squilibri regionali’, Roma Bari, 1976] [(1) Karl Marx, Il Capitale, Roma, 1967, p. 711; (2) Ivi, p. 363. Secondo Marx, la produzione capitalista è, ovviamente, intrinsecamente legata anche all’alienazione del plusvalore del lavoratore, al di là e al di sopra del suo valore di sussistenza socialmente necessario. Ma, come egli stesso osserva (ivi, p. 269), il capitale non ha inventato il plusvalore che precedentemente era alienato dai lavoratori in una forma diversa (ad esempio; le prestazioni di lavoro nel sistema feudale); (4) Ivi, p. 423; (5) Ivi, pp. 487-90. Tuttavia, Marx osserva inoltre che “”lo spazio che questi nuovi campi di lavoro prendono nella produzione complessiva non è affatto considerevole, neppure nei paesi più progrediti”” (ivi, p. 490); (6) Ivi, pp. 695, 699, 703] (pag 57-60)”,”ECOT-290″ “HOLLAND John H. HOLYOAK Keith J. NISBETT Richard E. THAGARD Paul R.”,”Induction. Processes of Inference, Learning, and Discovery.”,”All of the authors are affiliated with the University of Michigan. John Holland is Professor of Computer Science and Engineering, Keith Holyoak and Richard Nisbett are professors of Psychology, and Paul Thagard is associate Professor of Philosophy. Preface, Acknowledgments, Appendix, Illustrations, Figure, References, Index,”,”SCIx-179-FL” “HOLLAND Stuart”,”Capitalismo e squilibri regionali.”,”Nato nel 1940 a Manchester, Stuart Holland si è specializzato in storia e in scienze economiche a Oxford. Dal 1968 svolge attività di ricerca e di insegnamento presso la University of Sussex.”,”ECOI-159-FL” “HOLLAND Stuart”,”Le regioni e lo sviluppo economico europeo.”,”Nato nel 1940 a Manchester, Stuart Holland si è specializzato in storia e in scienze economiche a Oxford. Dal 1968 svolge attività di ricerca e di insegnamento presso la University of Sussex.”,”EURE-067-FL” “HOLLANDER Paul”,”Pellegrini politici. Intellettuali occidentali in URSS Cina e Cuba.”,”L’A è docente di sociologia all’Univ del Massachusetts. Fra le sue opere: ‘Soviet and American Society: A Comparison’ (1984). Tesi: autoinganno degli intellettuali di sinistra che si è proiettato sull’ opinione pubblica”,”RUSU-086″ “HOLM E.”,”Danmarks politiske Stilling under den franske Revolution 1791-1797, saerlig med Hensyn til Sverige.”,”‘Tutto ciò che avvicina la Danimarca e la Svezia è naturale, tutto ciò che le allontana è ingiusto e artificiale’ (citazione in apertura, di A.P. BERNSTORFF)”,”EURN-002″ “HOLMBOE Knud”,”Incontro nel deserto. Un danese convertito all’Islam attraversa nel 1930 il Nord Africa scoprendo il vero volto del colonialismo italiano.”,”Knud Holmboe (1902-1931) nacque in una famiglia della borghesia danese. Cominciò giovanissimo a scrivere resoconti di viaggio per un quotidiano di Copenaghen: nel giornalismo vide un’opportunità per fuggire dalla grigia monotonia di un ambiente che la sua indole non sopportava. Dal 1924 viaggiò in Africa, Persia, Iraq, Turchia e nei Balcani. Affascinato dalla civiltà araba, si convertì all’Islam assumendo il nome di Ali Ahmed. Nel 1931 fu assassinato mentre si trovava in Arabia. [Alessandro Spina: Postfazione] (Alessandro Spina (Bengasi, 1927 – Rovato, 11 luglio 2013) è stato uno scrittore siriano naturalizzato italiano) ‘Fa sorridere la generosità di certi circoli oggi nella condanna della guerra etiopica mentre si sorvola sulla Libia…’ ‘Chi conosce la letteratura coloniale potrebbe citare mille altri esempi. Ebbene il Croce, nella sua ‘Storia d’Italia dal 1871 al 1915’, pubblicata nel 1928, testo di riferimento per tanta parte dell’antifascismo italiano, dopo aver sommariamente spiegato perché nell’11 l’Italia ‘andava a Tripoli’, se la sbrigava così, di quel cumulo di morti: «…queste ragioni fecero sentire la loro forza a un uomo come Giolitti, punto fantasioso e retore, ma che comprese quel che l’Italia desiderava, come un padre che si avvede che la figliola ormai è innamorata e provvede a darle, dopo le debite informazioni e con le debite cautele, lo sposo che il suo cuore ha scelto». Scritto bene? Senza dubbio, però la metafora è di una banalità agghiacciante, anzi repellente. Un altro esempio? Il conte Sforza, ministro degli Esteri (…). Il lettore avrà notato che siamo andati a scegliere due esempi (Croce e Sforza) in zona per così dire alta. Lasciamo andare i gazzettieri, i viaggiatori, i letterati eccetera. Una curiosità della letteratura coloniale è che i libri migliori li hanno scritti i militari, come il colonnello De Agostini col suo fondamentale studio sulle tribù della Cirenaica: altro che i nostri intrepidi giornalisti (la guerra di Libia cominciò nell’11, ben prima dell’avvento del fascismo, e acutamente Eugenio Garin ha indicato in quella letteratura l’annunzio dei tempi funesti che difatti seguirono a distanza di un decennio). Ancora più in alto potremmo ricordare uno scritto di Giovanni Pascoli, addirittura imbarazzante nella sua formulazione, proprio il poeta che si inteneriva su tutto e che i cannoni invece esaltavano (suggerendo una soluzione per ‘la grande proletaria’; il problema demografico che spinge avventurati popoli ad accettare emigrando ogni umiliazione per un tozzo di pane, passa da una nazione all’altra, precedente che oggidì si trascura in saccenti e altezzosi articoli sul drammatico stato demografico mondiale); per non parlare di D’Annunzio che invece aveva l’esaltazione facile e che scrisse tanti versi (brutti in verità, persino quell’invidiabile talento si afflosciava in questa disgraziata bisogna). Mi chiedevo che mai avrebbe scritto Giosuè Carducci se fosse stato vivo, lui romano di ispirazione o restauratore della romanità. Ma qualche volta si è felicemente smentiti. Trovai una sua dichiarazione, al tempo di Crispi, in cui diceva, cito a memoria, che non era possibile che l’Italia del Risorgimento si imbarcasse in una guerra coloniale, dichiarazione che gli fa onore. Abbiamo detto che la distinzione fra colonialismo giolittiano e fascista è solo di comodo. Così pure fa sorridere la generosità di certi circoli oggi nella condanna della guerra etiopica mentre si sorvola sulla Libia, forse per non rendere involontariamente un servizio al mondo arabo. C’è un razzismo più abominevole di tutti, che si esercita sui morti, gli esempi sarebbero imbarazzanti. Come ricorda E.E. Evans-Pritchard, Badoglio, nel 1928, quindi in un anno vicino a quello del viaggio del Nostro, avuta la direzione riunita delle due province della colonia «marked his appointment with a flamboyant proclamation offering the Arabs the choice between unconditional surrender and extermination». Come volontà di ‘civilizzazione’ va riconosciuta un’indefettibile determinazione (di cui la Memoria farebbe bene a occuparsi, certo). Poco più avanti (queste citazioni possono servire a facilitare la lettura del libro), siamo nel 1929, si osserva che in nove anni di «’constant fighting’ ‘Cirenaica verde di piante’ had, as Mussolini wrote, became ‘rossa di sangue’». Lasciamo la citazione in inglese, palese trucco per ricordare al lettore che parla non una voce ‘orientale’ ma un rappresentante nobile della nazione che negli anni Quaranta liberò insieme entrambi i paesi, l’Italia e la Libia, dalla tirannia’ [Alessandro Spina: Postfazione] (Alessandro Spina (Bengasi, 1927 – Rovato, 11 luglio 2013) è stato uno scrittore siriano naturalizzato italiano) (pag 324-325-326-327)”,”ITQM-243″ “HOLMSTRÖM Mark”,”Industry and Inequality. The Social anthropology of Indian labour.”,”Mark Holmström, University of East Anglia, Norwich”,”MASx-001-FGB” “HOLQUIST Peter”,”Making War, Forging Revolution. Russia’s Continuum of Crisis, 1914-1921.”,”HOLQUIST Peter is Assistant Professor of History at Cornell University”,”RIRx-014-FL” “HÖLSCHER-LOHMEYER Dorothea”,”Johann Wolfgang Goethe.”,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia. Dorothea Hölscher-Lohmeyer ha studiato germanistica, filosofia, lingue antiche e storia del teatro a Berlino e Francoforte. Autrice di numerosi saggi sulla letteratura classica e moderna, ha scritto tra l’altro ‘Faust und die Welt’.”,”BIOx-006-FL” “HOLUBNYCHY Lydia”,”Michael Borodin and the Chinese Revolution, 1923-1925.”,”HOLUBNYCHY Lydia Nota: Edizione rarissima, non disponibile al prestito “” (…) Sun Yat-sen’s respect for Lenin, which is evident from his letter to Chichering of April 28, 1921 or from his speech to the Congress on Lenin’s death, naturally extended to Borodin, the envoy of Lenin. Fascinated with Lenin’s achievements, Sun was determined to make his party as powerful and as successful as that of Lenin; hence, he was inclined to listen to Borodin’s advice. (…) Sun Yat-sen appreciated Borodin’s organizational talent,which he had a chance to witness in practice as early as October 1923 and which prompted his to send a message to Moscow thanking the Soviet leaders for sending Borodin. (…) Borodin’s persuasiveness, his ability to sound logical and sincere in his argument, combined with his charmful and winning personality, were also responsible for his success with Sun Yat-sen. (….) Borodin proved to be an excellent judge of the situation and of Sun Yat-sen’s character. He quickly observed Sun’s uniquely important and decisive role in the party, his extreme pride in being its founder, ideologist, leader and supreme authority, and his quest for greatness. Hence, Borodin “”would point out to him the significance of his having incorporated in the revolutionary program, so long ago, a socialistic principle. It would not be hard to make Sun Yat-sen feel that he had been original… – a born ally of progressive Russia”” (Sharman, p. 2689). Furthermore, Borodin deliberately attempted to emphasize and strengthen even more Sun’s position as the leader.”” (pag 367-368-369)”,”RIRB-136″ “HÖLZ Max, edizione a cura di Oscar MAZZOLENI”,”Un ribelle nella rivoluzione tedesca, 1918-1921. (Tit. orig.: Vom “”Weissen Kreuz”” zur Roten Fahne. Jugend-, Kampf- und Zuchthauserlebnisse (1929))”,”Max Hölz (Sassonia 1889- Gorki 1933) volontario nella prima guerra mondiale, protagonista del movimento dei consigli nel 1918-1919 nella Germania centrale costretto alla clandestinità, comandante delle milizie operaie nel sollevamento del marzo 1921. Spartachista fuori dai ranghi, è stato un organizzatore, un dirigente, un combattente, un uomo di prima linea, nelle azioni più pericolose.”,”MGER-111″ “HOLZ Hans Heinz, a cura di Alessandro MAZZONE”,”Sconfitta e futuro del socialismo.”,”Hans Heinz Holz (1927) ordinario di filosofia nell’Università di Groninga, autore di due monografie su G.W. Leibniz (1958 e 1992), studioso dell’espressione linguistica e artistica ‘Sprache und Welt’ (Linguaggio e mondo) , 1953, studi su Kleist ecc. Ha scritto anche saggi su W. Benjamin e sulla filosofia di Hegel.”,”TEOC-180-FF” “HOLZ Hans Heinz”,”Lenin e la lotta dei partiti nella filosofia.”,”Testo apparso in due puntate sul quotidiano ‘Junge Welt’ di Berlino. “”La discussione sulle «due tattiche della socialdemocrazia» costituiva l’aspetto immediatamente politico dell’insicurezza ideologica scaturita dalla sconfitta della Rivoluzione del 1905 e alla quale Lenin reagisce. I volumi dal decimo al tredicesimo delle opere di Lenin rispecchiano gli aspetti della politica quotidiana e le singole questioni che agitavano il partito tra il 1905 e il 1908. Ancora una volta Lenin sottolinea l’importanza di non perdere di vista i principi riguardanti i dettagli pragmatici. Nel 1908 vennero pubblicate contemporaneamente quattro opere, che, parallelamente all’indebolimento delle linee rivoluzionarie del partito, cercavano di intraprendere una revisione teorica del marxismo. Tra gli autori ci sono alcuni capi bolscevichi di primo piano. Lenin accoglie subito la sfida e indica per nome gli avversari: «In meno di sei mesi sono usciti quattro libri contenenti principalmente, quasi esclusivamente, attacchi al materialismo dialettico. Vi fanno parte soprattutto (…) una raccolta di articoli di Basarov, Bogdanov, Lunacarskij, Berman, Gelfond, Juskevic, Suvorov; inoltre i libri ‘Materialismus und Kritischer Realismus’ di Juskovic, ‘Die Dielektik im Lichte der Erkennetnistheorie’ di Berman e ‘Die philosophischen Konstruktionen des Marxismus’ di Valentinov. (…) Tutte queste persone pretendono di essere marxisti in filosofia! La dialettica engelsiana è ‘mistica’ dichiara Berman. Le idee di Engels sono “”invecchiate””, lascia intendere Basarov per inciso come qualcosa di ovvio. Il materialismo è confutato dai nostri intrepidi combattenti che si rifanno orgogliosamente alla “”moderna teoria della conoscenza””, alla “”filosofia più recente”” (o al “”positivismo più recente””), alla “”moderna filosofia delle scienze naturali”” o ancora alla “”filosofia delle scienze naturali del XX secolo””» (LW 14, 9). Il modello non è ignoto. Da Bernstein, Kautsky e Marcuse fino a oggi i revisionisti hanno sempre sostenuto di essere autentici marxisti. Il significato di ‘Materialismo e empiriocriticismo’ di Lenin consiste nel fatto che egli, come Marx e Engels nelle loro critiche programmatiche, indica le conseguenze politiche della divergenza concettuale, mette in rilievo la necessità dell’unità filosofica in relazione ai principi relativi alla visione del mondo, teorico-sociali e politici del marxismo e si attiene alla teoria della conoscenza e all’ontologia (dialettica della natura) come imprescindibili parti costitutive del marxismo. Nell’insieme di questi elementi egli consolida le colonne portanti dell’edificio che chiamiamo materialismo dialettico. Chi vi rinuncia, in favore del mero aspetto storico che si rivolge alla sola economia politica, ha abbandonato il terreno del marxismo. Su questo punto il leninismo si pone come la coerente continuazione del programma marxista, che esige il superamento della filosofia come realizzazione della filosofia. Oggi non appare più interessante la sua critica dei positivisti russi e dei suoi modelli tedeschi, non così il suo compendio di dialettica materialistica e di unità di filosofia e prassi. Così dietro la polemica con gli empiriocriticisti si trova un tema assai più rilevante: da una parte la critica a Kant in quanto espressione classica dell’idealismo soggettivo, dall’altra l’inevitabile trasformazione dell’idealismo in religione, della conoscenza in fede, ciò che Lenin chiama «fideismo». Lenin espone i presupposti di questa trasformazione in tre passaggi. (…) Oggi leggiamo Lenin in modo diverso da cento anni fa. Allora era all’ordine del giorno la lotta contro il positivismo che, come una forma di revisionismo, si infiltrava nel marxismo. Da allora le forme dell’ideologia revisionistica si sono spesso modificate. Lo stesso Lenin non è più tornato sull’empiriocriticismo. Questo era liquidato. Ma non il revisionismo, che in molte varianti erode le basi del marxismo sul piano politico e filosofico e col quale i confronto non può cessare. Alle radici filosofiche di tale discussione, dalle quali derivava il revisionismo, era rivolto l’interesse immutato di Lenin; esse sono state affrontate per la prima volta in ‘Materialismo e empiriocriticismo’ e poi continuamente messi in rilievo nelle annotazioni su Hegel. Non dimentichiamo che lo studio di Hegel da parte di Lenin si è sviluppato nel contesto del tradimento della socialdemocrazia all’inizio della prima guerra mondiale. Ciò che Lenin ha riconosciuto e manifestato fin dai tempi della polemica contro gli empiriocriticisti è il fatto e le interna necessità che ogni strategia revisionistica scaturisca da presupposti universalistici, filosofici e attinenti alla visione del mondo e si appoggi ad essi a sua giustificazione”” (pag 36-38, 44) [Hans Heinz Holz, ‘Lenin e la lotta dei partiti nella filosofia’, ‘Marxismo Oggi’, Milano, n. 2-3, maggio-dicembre 2009, traduzione dal tedesco di Costantino Avanzi] http://domenicolosurdo.blogspot.com/2011/12 Lunedì 12 dicembre 2011: E’ morto Hans Heinz Holz, grande filosofo marxista e militante politico comunista Con grande tristezza apprendo che è morto Hans Heinz Holz, presidente onorario dell’Associazione Internazionale Hegel-Marx per il pensiero dialettico. Si tratta di un grave lutto non solo per l’Associazione che egli, grazie alla sua profonda cultura, alla stima universale di cui godeva, alla simpatia che ispirava e al suo appassionato impegno di filosofo e di militante politico, contribuì in modo essenziale a fondare, ad animare e a dirigere. E’ un grave lutto altresì per la comunità filosofica internazionale e per il movimento che lotta per la causa della pace e dell’emancipazione. A nome mio personale e di tutti i membri dell’Associazione esprimo le più profonde condoglianze a Silvia Markun-Holz, alla quale vogliamo essere vicini in questo suo momento di dolore che è anche il nostro. Domenico Losurdo ______ La Internationale Gesellschaft Hegel-Marx füer dialektisches Denken esprime il cordoglio dei propri soci per la perdita del caro Hans Heinz Holz. In anni oscuri, Hans Heinz Holz aveva già scelto la parte giusta e a soli 17 anni aveva conosciuto il carcere nazista, arrestato dalla Gestapo per la sua attività di resistenza. Allievo di Ernst Bloch, instancabile è stata la sua attività di docente a Marburgo e a Groningen, insieme a quella di organizzatore culturale e di militante politico. A lui si deve un’originale riflessione sulla dialettica e un importantissimo sforzo di rinnovamento del pensiero marxista, sia nel campo dell’estetica che, da ultimo, in quello dell’ontologia dell’essere sociale. Oltre all’impegno nella nostra Gesellschaft, per la rivista “”Topos”” e per i “”Marxistische Blätter””, tra le sue numerose opere ricordiamo: – Dialektik als offenes System, Pahl-Rugenstein, Köln 1986 (con J. Bartels, D. Pätzold e J. Lensink). – Der Zerfall der Bedeutungen. Zur Funktion des ästhetischen Gegenstandes im Spaetkapitalismus, Aiesthesis Verlag, Bielefeld 1997. – Einheit und Widerspruch. Problemgeschichte der Dialektik in der Neuzeit, Metzler, Stuttgart/Weimar 1997 (3 voll.) – Dialektik: Problemgeschichte von der Antike bis zur Gegenwart, WGB, Darmstadt 2010 (5 voll.). – Aufhebung und Verwirklichung der Philosophie, Aurora Verlag, Berlin 2010, 2011 (2 voll.) All’amica e compagna Silvia Markun tutto il nostro affetto e la nostra vicinanza. Stefano G. Azzarà Segretario della presidenza della Internationale Gesellschaft Hegel-Marx für dialektisches Denke”,”LENS-317″
“HOLZAPFEL Kurt BRAVO Gian Mario SCHORR Bianca HÖPP HEIDRICH Petra REINHOLD Josef KARNY Miroslav BIRK Gerhard LEMKE Michael STÜBLER Dietmar”,”Jahrbuch für Geschichte. Band 33.”,”Contiene in particolare il saggio di Gian Mario Bravo su August Becker: – ‘Die Revolution in Hessen: August Becker, 1848-49’ (pag 83-110)”,”STOx-057-FMB”
“HOLZBERG Niklas”,”Virgilio.”,”Niklas Holzberg è professore di Filologia classica alla Ludwig Maximilians Universität di Monaco di Baviera. É autore fra l’altro di Ovid. Leben und Werk e Catull. Der Dichter und sein erotisches Werk.”,”STAx-079-FL”
“HOLZHEUER Walter”,”Karl Kautskys Werk als Weltanschauung. Beitrag zur Ideologie der Sozialdemokratie vor dem Ersten Weltkrieg. [‘L’opera di Karl Kautsky come concezione del mondo. Contributo alla ideologia della socialdemocrazia prima della prima guerra mondiale’]”,”‘L’opera di Karl Kautsky come concezione del mondo. Contributo alla ideologia della socialdemocrazia prima della prima guerra mondiale'”,”KAUS-027″
“HOMBERGER Eric”,”John Reed.”,”HOMBERGER E. è Reader in American Literature presso la School of English and American Studies, University of East Anglia.”,”REEx-021″
“HOMBERGER Eric”,”John Reed.”,”Eric Homberger is Reader in American Literature at the School of English and American Studies, University of East Anglia. Acknowledgements, Introduction, Notes, Bibliographical note, Index,”,”REEx-012-FL”
“HOMO Léon”,”Pericle.”,”””La strategia è, di gran lunga, la principale tra le funzioni ufficiali di Pericle e la base permanente della sua autorità”” (pag 91)”,”STAx-327″
“HONNETH Axel, con commenti di Judith BUTLER Raymond GEUSS Jonathan LEAR a cura di Martin JAY”,”Reification. A New Look at an Old Idea.”,”reificazione 1. Processo mentale per cui si converte in un oggetto concreto e materiale il contenuto di un’esperienza astratta. 2. Nella dottrina marxista, il processo per cui, nell’economia capitalistica, il lavoro umano, soprattutto manuale, è considerato e trattato alla stregua di una cosa.”,”FILx-502-FRR”
“HOOK Sidney; scritti di MARX ENGELS KAUTSKY PLACHANOV DE-LEON BERNSTEIN JAURES LENIN STALIN TROTSKY LUXEMBURG HILFERDING e altri”,”Marx e i marxisti.”,”La 2° parte del libro ‘Documentazione’ contiene scritti di MARX ENGELS KAUTSKY PLACHANOV DE-LEON BERNSTEIN JAURES LENIN STALIN TROTSKY LUXEMBURG HILFERDING e altri”,”TEOC-009 MADS-164 SOCx-075″
“HOOK Sidney”,”Da Hegel a Marx. Studi sullo sviluppo intellettuale di Karl Marx.”,”HOOK è nato a New York nel 1902. Nel 1927 ottenne il dottorato in filosofia alla Columbia University. Suoi maestri furono Morris COHEN e John DEWEY, del quale subì in particolar modo l’ influenza. Tra le sue opere: ‘The Metaphysics of Pragmatism’ (1927), ‘John Dewey: an Intellectual Portrait’ (1939), ‘Reason, Social Myths and Democracy’ (1940), ‘The Hero in History’ (1955).”,”MADS-267″
“HOOK Sidney”,”Da Hegel a Marx. Studi sullo sviluppo intellettuale di Karl Marx.”,”Sidney HOOK è nato a New York nel 1902. Nel 1927 ottenne il dottorato in filosofia alla Columbia University. Suoi maestri furono Morris COHEN e John DEWEY, del quale subì in particolar modo l’influenza. Tra le sue opere: ‘The Metaphysics of Pragmatism’ (1927), ‘John Dewey: an Intellectual Portrait’ (1939), ‘Reason, Social Myths and Democracy’ (1940), ‘The Hero in History’ (1955). La storia secondo Hegel e secondo Marx. “”Molto spesso Hegel ricorre a mere astrazioni come principi direttivi di eventi specifici. Per esempio, parlando della scomparsa della schiavitù nell’Europa occidentale, egli scrive: “”Ci si è posti la domanda: perché è scomparsa la schiavitù dall’Europa moderna? Per spiegare questo fenomeno è stata addotta una circostanza speciale dopo l’altra. Il motivo reale per cui non ci sono più schiavi nell’Europa cristiana va rinvenuto nel principio stesso del Cristianesimo, la religione della libertà assoluta (36)””. Marx non negava che nella storia si potesse trovare un ordine ma negava che vi fosse un ordine teleologico; non negava che vi fosse determinismo, ma negava che vi fosse predeterminazione o fatalismo. Marx condivide con Hegel l’opinione che l’ordine degli eventi storici sia qualcosa di più che una registrazione confusa di accadimenti casuali; non afferma però che qualsiasi cosa potrebe essere accaduta in passato. Marx si differenzia da Hegel nel rifiuto di credere che quello che è accaduto abbia un significato maggiore di quello che gli uomini possono trovarci. La storia, Marx non si stanca mai di ripeterlo, è fatta dagli uomini, non è il prodotto dell’operazione ‘automatica’ di forze impersonali, siano esse lo spirito, la natura, il modo di produzione economico o qualsiasi altra. Lo sforzo umano è il modo attraverso il quale passa ciò che è storicamente determinato. D’altra parte la storia non si compie nella forma in cui amano personificarla i cantastorie e gli idealisti. “”La storia non fa ‘niente’, essa non “”possiede alcuna enorme ricchezza””, “”‘non’ combatte nessuna lotta!””. E’ piuttosto l”uomo’, l’uomo reale, vivente che fa tutto, possiede e combatte tutto; non è la “”storia”” che si serve dell’uomo come mezzo per attuare i ‘propri’ fini, come se essa fosse una persona particolare; essa non è altro che l’attività dell’uomo che persegue i suoi fini”” (37). Ora perfino Hegel in alcuni luoghi ha ammesso ‘malgré lui’ che gli uomini fanno la propria storia. Egli è attento perfino al fattore condizionante della geografia, ma quando vuole spiegare un qualsiasi evento specifico, ricerca un’intuizione causale nelle idee che gli uomini hanno in testa e nei motti con cui marciano in battaglia. Marx però cerca una spiegazione causale dell’attività storica non nel modo di pensare della gente, non nelle idee astratte, ma nei bisogni concreti e nelle condizioni da cui derivano quei bisogni. Il bisogno umano è la forza propulsiva che sta dietro l’azione e dietro la motivazione plausibile che noi proponiamo per giustificare quell’azione. Il bisogno fornisce all’uomo i problemi e la forza per risolverli. Il bisogno, la “”manifestazione pratica della ‘necessità'””, come Marx lo definisce, porta gli esseri umani alla coscienza, alla coscienza di classe, alla rivoluzione. ‘La storia quindi si può spiegare razionalmente, ma non è creata dalla ragione'”” [Sidney Hook, Da Hegel a Marx. Studi sullo sviluppo intellettuale di Karl Marx, 1972] [(36) G.W.F. Hegel, Enzykopädie, cit., § 163, Zusatz; (37) Engels-Marx, La sacra famiglia, cit, p. 121] (pag 64- 65) La centralità del processo (Hegel e Marx) (pag 79-80-81)”,”HEGx-021″
“HOOK Sidney”,”Pour comprendre Marx.”,”‘L’importance donnée à l’action ‘consciente’ du parti politique, loin de représenter une déviation idéaliste du marxisme, ainsi que le croient la plupart des marxistes mécanicistes, est vraiment le coeur de la position révolutionnaire de Marx. Le début de la deuxième et de la quatrième partie du ‘Manifeste communiste’ le prouve très clairement. Malgré l’épithète d’hérétique que Plekhanov lui décerna, Lénine suivait strictement la tradition marxiste lorsqu’il condamna l’attitude de ceux qui soutenaient que le mouvement spontané de la classe travailleuse aboutirait à une conscience de classe révolutionnaire: «…Toute soumission à la spontanéité du mouvement ouvrier, écrivait-il, toute restriction du rôle de «l’élément conscient» du rôle de la social-démocratie (1) ‘signifie, qu’on le vueille ou non, un renforcement de l’influence de l’idéologie bourgeoise sur les ouvriers’. Tous ceux qui parlent de «surestimation de l’idéologie», d’exagération du rôle de l’élément conscient, se figurent que le mouvement purement ouvrier est par lui-même en état de s’élaborer – et s’élabore en réalité – une idéologie indépendante à condition seulement que les ouvriers «prennent eux-mêmes leur sort en main sans se soucier de leurs dirigeants». Mais c’est une erreur profonde» (Lénine, Oeuvres complètes, Edit. Sociale Intern., Paris, vol. IV, p. 445)’ (pag 197) [(1) Lénine se référait naturellement à la social-démocratie d’avant-guerre à laquelle il appartenait avec le parti bolcheviste (Note du traducteur)]; “”L’importanza data all’azione ‘cosciente’ del partito politico, lungi dall’essere una deviazione idealista dal marxismo, come crede la maggior parte dei marxisti meccanicistici, è veramente il nucleo della posizione rivoluzionaria di Marx. L’inizio della seconda e quarta parte del ‘Manifesto’ lo dimostra molto chiaramente. Nonostante l’epiteto di eretico che Plekhanov gli ha conferito, Lenin rigorosamente rispetta la tradizione marxista quando condanna l’atteggiamento di coloro che sostengono che il movimento spontaneo la classe operaia si tradurrebbe in coscienza di classe rivoluzionaria: « … Qualsiasi sottomissione alla spontaneità del movimento operaio, scriveva, ogni restrizione del ruolo de “”l’elemento cosciente”” del ruolo della socialdemocrazia (1) ‘significa, che lo si voglia o no, rafforzare l’influenza dell’ideologia borghese sugli operai. Tutti quelli che parlano di “”sopravvalutazione dell’ideologia””, di esagerazione dell’elemento cosciente, immaginano che il movimento puramente operaio sia per se stesso nella condizione di elaborare – e si elabora in realtà – un’ideologia indipendente, solo a condizione che i lavoratori “”prendano le proprie sorti nelle mani senza preoccuparsi dei loro dirigenti””. Ma è un errore profondo» (Lenin, Opere complete, Edit. Sociale Intern., Parigi, vol. IV p.445)”” (pag 197) [(1) Lenin si riferiva naturalmente alla socialdemocrazia d’anteguerra a cui apparteneva con il partito bolscevico (nota del traduttore)]”,”MADS-775″
“HOOVER John”,”Come sopravvivere a un capo idiota. (Tit.orig.: How to Work for an Idiot)”,”J. HOOVER si è laureato e ha conseguito due master, è stato quadro, capo e consulente. Ha scritto molti libri sulla leadership, sulla creatività e sulle prestazioni dei managers.”,”ECOA-004″
“HOOVER Herbert”,”The Memoirs of Herbert Hoover, 1929-1941. The Great Depression.”,”- La Grande Depressione non è partita dagli Stati Uniti. Il centro della tempesta era in Europa. Herbert Clark Hoover è stato un politico statunitense, 31º Presidente degli Stati Uniti d’America, dal 1929 al 1933. Si trovò a fronteggiare la fase acuta della grande depressione, ovvero immediatamente successiva ai fallimenti che colpirono gli istituti finanziari e le imprese all’indomani del giovedì nero … La tempesta è partita dall’Europa. “”It has been asserted that the American stock-market slump pulled down the world. That was not the fact. A study by the National Bureau of Economic Research states: “”Several countries entered the phase of recession in 1927 and 1928, long before the date usually taken as marking the crisis in the United States, that of the Wall Street crash of October, 1929″” (2). The report enumerates Bolivia, Australia, Germany, Brazil, India, and Bulgaria as having entered the depression phase before the American stock market crash. The Report of the Agent General for Reparations Payments as to Germany states (3): “”A considerable increase has taken place since the beginning of 1929 in the number of business concerns in difficulties. Business failures during the first five months of the year were about 20 per cent more numerous than in the corresponding part of 1918 …””. German stock prices had fallen sharply by the summer of 1929. Great Britain, Canada, Holland, Sweden, and Japan also had entered a business recession prior to the stock-marked crash. (…) France also had shown weakness prior to the slump in the United States. The French index of common-stock prices had dropped from 543 in January, to 491 in June. Large areas of the world are not very sensitive to economic tides – such as China, Russia, Central Asia, and Central Africa. Eliminating these countries, the economic situation began to decline in more than four-fifths of the economically sensitive peoples of the world before it began in the United States. (…) The great center of the storm was Europe. The storm moved slowly until the spring of 1931, when it burst into a financial hurricane. At that moment the enormous war destruction, the economic consequences of the Treaty of Versailles, revolutions, unbalanced budgets, hugely increased armaments, inflation, the gigantic overproduction of rubber, coffee, and other commodities, through overstimulation from artificial controls, and a score of other aftermaths of the war which I give in detail later, finally broke through all efforts to fend off their explosive forces. The wounds of Europe were so deep that the total collapse of most European economies in mid-1931 plunged us into depths not witnessed since our depressions of 1820, 1837, and 1872. It is of some economic interest that the time of the European depression indicated the approximate ten-year rhythm of economic collapse which followed the Napoleonic Wars and the American and European wars of the 1860’s and 1870’s (5)”” (pag 2-4) [(3) Federal Reserve Bulletin, September, 1929, p. 622; (4) Leonard P. Ayres, ‘The Chief Cause of This and Other Depressions’, Cleveland, 1935, pp. 11-13; (5) An overwhelming mass of literature has been written about the cause of the Great Depression. For brevity’s sake, the writers may be divided into two major groups: 1. those searching for a single responsible cause, condition, or person; and (2) those who searched patiently and objectively for the truth, recognize the obvious falsity of a single cause for a highly complex phenomenon, and were unwilling to compromise devotion to scientific truth for the sake of some temporary political advantages. There are, of course, many subdivisions within each group. Those who sought a single cause or person as a scapegoat seemed to find in me an ideal subject. Fortunately, most of this species will be forgotten much sooner and more completely than the searchers for truth. Or these latter I recommend Charles S. Tippetts, Headmaster of Mercersburg Academy and formerly Dean of the School of Business Administration of the University of Pittsburgh; Garfield V. Cox of the University of Chicago; Rufus S. Tucker, formerly of Brookings Institution; Leonard P. Ayres of the Cleveland Trust Company; Arthur F: Burns, W.C. Mitchell and Willard L. Thorp of the National Bureau of Economic Research; Joseph Schumpeter of Harvard University; and, on the international nature of the depression, Gottfried Haberler and Lionel Robbins. Many others, too numerous to mention, have tried to contribute objectively to an understanding of the forces in motion] “”Si è affermato che il crollo della borsa americana ha abbattuto il mondo. Questo non è vero. Uno studio del National Bureau of Economic Research afferma: “”Diversi paesi sono entrati nella fase di recessione nel 1927 e nel 1928, molto prima della data generalmente presa come segno della crisi negli Stati Uniti, quella del crollo di Wall Street dell’ottobre 1929″”. Il rapporto elenca Bolivia, Australia, Germania, Brasile, India e Bulgaria entrati nella fase depressiva prima del crollo del mercato azionario americano. Il rapporto dell’Agente generale per i pagamenti delle riparazioni (Agent General for Reparations Payments) per quanto riguarda la Germania afferma: «Dall’inizio del 1929 si è verificato un aumento considerevole del numero di situazioni economiche commerciali in difficoltà. I fallimenti delle imprese nei primi cinque mesi dell’anno erano circa il 20 per cento più numerosi rispetto al periodo corrispondente del 1918 … ». I corsi azionari tedeschi erano fortemente calati nell’estate del 1929. Anche la Gran Bretagna, il Canada, l’Olanda, la Svezia e il Giappone erano entrati in una recessione prima del crash dello stock market. (…) Anche la Francia aveva mostrato una situazione di debolezza prima della crisi negli Stati Uniti. L’indice francese dei prezzi delle azioni ordinarie era sceso da 543 a gennaio, a 491 a giugno. Grandi aree del mondo non sono state molto sensibili alle marea economica, come Cina, Russia, Asia centrale e Africa centrale. Non tenendo conto di questi paesi, la situazione economica ha iniziato a declinare in più di quattro quinti delle popolazioni economicamente sensibili del mondo prima che iniziasse negli Stati Uniti. (…) Il grande centro della tempesta era l’Europa. La tempesta si mosse lentamente fino alla primavera del 1931, quando si trasformò in un uragano finanziario. In quel momento le enormi distruzioni della guerra, le conseguenze economiche del Trattato di Versailles, le rivoluzioni, i bilanci squilibrati, gli armamenti enormemente aumentati, l’inflazione, la gigantesca sovrapproduzione di gomma, caffè e altre merci, attraverso la sovrastimolazione da controlli artificiali e una ventina di altre conseguenze della guerra che fornirò in dettaglio in seguito, alla fine hanno distrutto tutti gli sforzi per respingere le loro forze esplosive. Le ferite dell’Europa erano così profonde che il crollo totale della maggior parte delle economie europee a metà del 1931 ci precipitò in profondità non comparabili con le nostre depressioni del 1820, 1837 e 1872. E di un certo interesse economico il fatto che il ciclo della depressione europea ha seguito il ritmo approssimativamente decennale del collasso economico successivo alle guerre napoleoniche, alle guerre americane ed europee degli anni 1860 e 1870″” (pag 2-4)”,”USAE-128″
“HOPFINGER K.B.”,”Beyond Expectation. The Volkswagen Story.”,”Fondo Palumberi Il ruolo di Jacob Werlin e Robert Ley nella Cancelleria di Hitler (pag 100) “”Most of the time which Werlin spent at the Chancellery he was with Hitler alone in his large and somewhat overpowering private office. Only at times they were joined by a third man, named Robert Ley. Robert Ley, chief of the Deutsche Arbeitsfront, being the Nazi Party Labour Organization, was in effect also the Minister of Labour. Ley was an organizer on a big scale, he had benne organizing all his life and was associated with the Nazi Party from the very beginning”” (pag 100)”,”ECOG-064″
“HÖPFNER Christa SCHUBERT Irmtraud”,”Lenin in Deutschland.”,”Cancellare questa scheda?”,”LENS-014-FV”
“HOPKINS Michael J. a cura”,”Employment Forecasting. The Employment Problem in Industrialised Countries. A study prepared for the International Labour Office within the framework of the World Employment Programme.”,”HOPKINS è senior economist nel research department presso l’ ILO di Ginevra.”,”CONx-096″
“HOPKIRK Peter”,”Setting the East Ablaze. On Secret Service in Bolshevik Asia.”,”L’A, reporter ITN poi corrispondente del Daily Express e quindi del Time, ha viaggiato molto in Asia centrale, Caucaso, Cina, India, Pakistan, Iran e Turchia., pag 240 Borodin”,”RIRO-340″
“HOPKIRK Peter”,”Avanzando nell’Oriente in fiamme. Il sogno di Lenin di un impero in Asia.”,”Peter Hopkirk, Nottingham 1930 – Londra 2014, è stato un giornalista britannico. Ha lavorato come reporter per l’ Independent Tv News e come corrispondente da New York per il Daily Express e dal Medio Oriente e l’Asia per il ‘Times’. Per molti anni ha viaggiato nelle regioni di cui trattano i suoi libri: Russia, Asia centrale, Caucaso, Cina, India, Pakistan, Iran e Turchia orientale. Ha pubblicato pure ‘Il grande gioco’ (2004), ‘Diavoli stranieri sulla Via della Seta’ (2006), ‘Alla conquista di Lhasa’ (2008), ‘Sulle tracce di Kim’ (2021) M.N. Roy (pag 139-141) “”Ma quando l’agognata rivoluzione mancò di concretizzarsi in Europa, Lenin fu costretto a riconsiderare la sua strategia. Consapevole dei diffusi disordini in Oriente, in particolare in India, cominciò a concentrare lì la sua attenzione. Già nel 1882, Engels profetizzò una rivoluzione nell’India britannica. Lenin, invece, aveva sempre creduto che la liberazione dei popoli oppressi in Asia e Africa avrebbe seguito la rivoluzione in Europa. E ancora lo credeva. Cominciò però a considerare che, se fosse riuscito a spogliare le potenze europee delle colonie, o se il loro dominio di minoranza fosse diventato insostenibile, questo le avrebbe minate economicamente al punto da rendere inevitabile la rivoluzione in patria. “”L’Oriente”” ammoniva “”ci sosterrà nella conquista dell’Occidente. Concentriamo l’attenzione sull’Asia””. Incendiare l’Oriente divenne quindi il mantra del Comintern, laddove l’India sarebbe stata il punto di partenza di una conflagrazione che avrebbe distrutto l’imperialismo. Lenin considerava infatti l’Inghilterra, allora la maggiore potenza imperialista, l’ostacolo più grande del suo sogno di una rivoluzione mondiale. “”L’Inghilterra”” dichiarò “”è il nostro più grande nemico. È in India che dobbiamo colpirla con forza””. Tutto ciò, però rappresentava una devianza dall’ortodossia marxista, ancora sacrosanta per i bolscevichi, per cui il Secondo Congresso del Comintern, che si tenne nell’estate 1920, si trovò a dover risolvere il problema. Solo allora poterono essere elaborati piani dettagliati per il lancio di una campagna di sovversione e insurrezione in Asia. Per farlo, tuttavia, Lenin doveva risolvere un problema. Né lui né nessuno dei dirigenti rivoluzionari aveva alcuna esperienza diretta della situazione nei territori coloniali, come del resto nemmeno lo stesso Marx. Chi poteva aiutarli meglio tra coloro che cercavano la liberazione dal giogo britannico? A distinguersi fra i delegati asiatici al Congresso c’era un giovane rivoluzionario indiano, alto e con gli occhi ardenti, di nome Manabendra Nath Roy (come per molti presenti, non era il suo vero nome, che era invece Bhattacharya). Descritto in un rapporto di informazione del governo indiano come “”pericolosissimo cospiratore (…) ambizioso, energico e senza scrupoli””, era di gran lunga il più esperto e raffinato dei rivoluzionari indiani e l’unico che Lenin era disposto a prendere sul serio. Intelligentissimo, proveniente da una rinomata famiglia di bramini, Roy cominciò la carriera rivoluzionaria da adolescente nel natale Bengala, come estremista di una società segreta visceralmente antibritannica. I suoi piani per il rovesciamento violento del regime britannico in India erano finanziati con rapine a mano armata. Allo scoppio della guerra i suoi capi si erano rivolti con grandi speranze alla Germania per le forniture di armi. Roy era coinvolto nel tentativo di contrabbandare una di queste spedizioni a Calcutta, quando il piano venne scoperto dai britannici, che fecero irruzione negli uffici di una ditta di comodo chiamata Harry and Sons, che i cospiratori usavano come copertura. Allo stesso tempo la consegna di armi promessa, che Roy aspettava a Giava, non si concretizzò. Ricercato per tradimento dalle autorità britanniche, Roy fuggì negli Stati Uniti passando per Cina e Giappone, ancora neutrali, travestito da barbuto prete cattolico dell’India occidentale. Molto presto, però, venne ricercato anche dalla polizia americana e fu costretto a fuggire in Messico. In America centrale un agente esperto del Comintern, Michail Borodin, lo notò e lo iniziò agli inebrianti misteri del marxismo e ai segreti dei rivoluzionari di professione. L’indiano e il russo, ormai amici affiatati, fondarono in Messico il primo Partito comunista al di fuori della Russia. Per entrambi il destino aveva in serbo posizioni di rilievo nel mondo clandestino del Comintern, ma anche la caduta in disgrazia sotto il regime di Stalin”” (pag 139-141)”,”RIRO-479″
“HOPKIRK Peter”,”Il Grande Gioco. I servizi segreti in Asia Centrale.”,”Peter Hopkirk (1930-2014) ha dedicato molti libri, oggi famosi, alle tortuose vicende dei rapporti (politici, militari, spionistici, archeologici, culturali) intercorsi, a partire dall’inizio dell’Ottocento, fra le potenze europee e quel vastissimo territorio asiatico che include i grandi Paesi attraversati dalla Via della Seta, oltre che il Tibet e l’India. In Asia Hopkirk visse anche a lungo come corrispondente del ‘Daily Express’ e del ‘Times’. Di lui Adelphi ha pubblicato ‘Diavoli stranieri sulla Via della Seta’ (2006) e ‘Alla conquista di Lhasa’ (2008). Il Grande Gioco è apparso in Inghilterra nel 1990. “”… grande affresco storico sul Grande Gioco, come lo chiamò Kipling, che impegnò inglesi e russi, per buona parte dell’Ottocento, in Afghanistan, in Iran e nelle steppe dell’Asia centrale. Mentre il grande impero moscovita scivolava verso i mari caldi inghiottendo ogni giorno, mediamente, 150 chilometri quadrati, la Gran Bretagna cercava di estendere verso nord i suoi possedimenti indiani. Vecchia storia? Acqua passata? Chi darà un’occhiata alla carta geografica constaterà che i grandi attori hanno cambiato volto e nome, ma i territori contesi o discussi sono sempre gli stessi. In queste affascinanti “”millee una notte”” della diplomazia imperialista il lettore troverà l’antefatto di molti avvenimenti degli scorsi anni in Afghanista e in Iran”” (Sergio Romano) (quarta di copertina) L’eroe di Herat. Assedio di Herat, difesa della città assediata dai persiani. Ruolo determinante di Eldred Pottinger tente del protettorato al servizio della Compagnia. (1837 e seguenti) (pag 208)”,”ASIx-128″
“HOPKIRK Peter”,”Il grande gioco. I Servizi segreti in Asia Centrale.”,”Peter Hopkirk (1930) ha dedicato molti libri, oggi famosi, alle tortuose vicende de rapporti (politici, militari, spionistici, archeologici, culturali) intercorsi, a partire dall’inizio dell’Ottocento, tra le potenze europee e quel vastissimo territorio asiatico che include i grandi Paesi attraversati dalla Via della Seta, oltre che il Tibet e l’India.”,”ASIx-029-FL”
“HOPKIRK Peter”,”Setting the East Ablaze. Lenin’s Dream of an Empire in Asia:”,”Hopkirk, reporter ITN poi corrispondente del Daily Express e quindi del Time, ha viaggiato molto in Asia centrale, Caucaso, Cina, India, Pakistan, Iran e Turchia., ‘Our mission is to set the East ablaze’ (inscription over the Bolshevik First Army H.Q. at Ashkhabad) “”La nostra missione è incendiare l’Oriente”” (iscrizione sul quartier generale della prima armata bolscevica ad Ashkhabad)”,”ASIx-002-FSD”
“HORKHEIMER Max, a cura di Nestore PIRILLO”,”Crisi della ragione e trasformazione dello Stato.”,”L’A è il fondatore della Scuola di Francoforte.”,”FILx-077″
“HORKHEIMER Max, a cura di Alfred SCHMIDT”,”Teoria critica. Volume secondo.”,”Animatore dell’Istituto di scienze sociali di Francoforte (la scuola di Francoforte) Horkheimer (1895-1973) ne diresse anche la rivista ‘Zeitschrift für Sozialforschung’ (Lipsia 1932-New York 1941, pubblicata poi sotto altro nome) “”In un primo tempo nei capipopolo le differenze tra gli obiettivi della generalità e quelli dei gruppi benestanti occupano una posizione di secondo piano. Solo nel corso del movimento gli strati inferiori rilevano i lati d’ombra, e ha inizio la tensione tra essi e il capo. Ciò vale per Calvino all’epoca del suo secondo governo a Ginevra come per i grandi politici della rivoluzione francese. Questa circostanza è stata messa chiaramente in luce da Engels nel suo scritto sulla guerra dei contadini in Germania. “”Negli anni che vanno dal 1517 fino al 1525 Lutero ha subito il medesimo cambiamento che i moderni costituzionali tedeschi hanno subito tra il 1846 e il 1849 e che subisce ogni partito borghese che, posto alla testa di un movimento, al suo interno viene superato dal partito plebeo o proletario che sta dietro di esso. Quando nel 1517 Lutero sferrò il suo primo attacco ai dogmi e alla costituzione della chiesa cattolica, la sua opposizione non aveva ancora affatto un carattere determinato. Senza andar oltre le richieste della precedente eresia borghese, essa non escludeva alcun indirizzo che andasse più in là e non poteva farlo. In un primo momento occorreva unire tutti gli elementi di opposizione, impegnare la più decisa energia rivoluzionaria, occorreva sostenere la totalità della passata eresia, contrapponendola all’ortodossia cattolica… Ma questo primo fervore rivoluzionario non durò a lungo… I partiti si distinsero e trovarono i propri rappresentanti. Lutero dovette scegliere tra essi… Egli si distanziò dagli elementi popolari del movimento e si collegò con il seguito borghese, nobile e principesco”” (1). Non esiste un altro grande capopopolo della borghesia nel cui pathos morale e religioso le sfumature degli interessi da lui di volta in volta sostenuti si rispecchino altrettanto precisamente quanto nello straordinario linguaggio di Lutero”” [Marx Horkheimer, Teoria critica. Volume secondo’, Torino, 1974] [(1) Friedrich Engels, Der deutsche Bauernkriefg, Berlin, 1908, pp. 47 sg. [trad. it. ‘La guerra dei contadini in Germania’, Rinascita, Roma, 1949] (pag 43-44)”,”FILx-493″
“HORKHEIMER Max”,”Crepuscolo. Appunti presi in Germania, 1926-1931.”,”Max Horkheimer (1895-1973) è stato direttore dell’Istituto di scienze sociali di Francoforte, e durante il nazismo ha insegnato a Parigi e negli Stati Uniti. Dopo la fine della guerra ha tenuto la cattedra di filosofia all’Università di Francoforte. Tra i suoi scritti ricordiamo ‘Eclisse della ragione’ (Einaudi, 1969), ‘Teoria critica’ (Einaudi, 1974) e in collaborazione con .T.W. Adorno ‘Dialettica dell’illuminismo’ (Einaudi, 1966) e ‘Lezioni di sociologia’ (Einaudi, 1966). In merito a ‘Crepuscolo. Appunti presi in Germania, 1926-1931’, si tratta di appunti occasionali, che non sono stati limati e neppure ordinati dall’autore . HORKHEIMER Max, Crepuscolo. Appunti presi in Germania, 1926-1931. EINAUDI. TORINO. 1977 pag 138 16° nota introduttiva e traduzione di Giorgio BACKHAUS, premessa dell’autore (1933); Collana Nuovo Politecnico. Max Horkheimer (1895-1973) è stato direttore dell’Istituto di scienze sociali di Francoforte, e durante il nazismo ha insegnato a Parigi e negli Stati Uniti. Dopo la fine della guerra ha tenuto la cattedra di filosofia all’Università di Francoforte. Tra i suoi scritti ricordiamo ‘Eclisse della ragione’ (Einaudi, 1969), ‘Teoria critica’ (Einaudi, 1974) e in collaborazione con .T.W. Adorno ‘Dialettica dell’illuminismo’ (Einaudi, 1966) e ‘Lezioni di sociologia’ (Einaudi, 1966). In merito a ‘Crepuscolo. Appunti presi in Germania, 1926-1931’, si tratta di appunti occasionali, che non sono stati limati e neppure ordinati dall’autore. ‘Il XX secolo è l’epoca delle possibilità illimitate. Le prestazioni della tecnica crescono di giorno in giorno…Lo straordinario si è fatto quotidiano”” (pag 7); “”Nella fase attuale il sistema capitalistico è lo sfruttamento organizzato su scala mondiale”” (pag 23); “”Marx ha svelato la legge dell’ordine disumano vigente e ha indicato le leve da impiegare per crearne uno più umano”” (pag 33); “”Il vero eroismo è l’interesse appassionato, incurante della propria vita, per un valore socialmente rilevante”” (pag 35); “”Che Gesù abbia cacciato con la verga i mercanti dal tempio, è già servito a giustificare teologicamente molti atti di violenza”” (pag 40); “”Se un uomo di modeste origini si trova eccezionalmente nella situazione di partecipare a una conversazione tra persone di rango e di prestigio, di regola le sue osservazioni hanno più di frequente la forma soggettiva di quanto non accada agli altri. (…) Le sue osservazioni hanno un nesso evidente con avvenimenti della sua vita privata”” (Sulla psicologia della conversazione) (pag 61); “”L’universale precetto morale della coerenza sembra avere una caratteristica peculiare: essere più favorevole ai tiranni che ai poeti poveri”” (pag 84); “”Il grande Bacone ha sostenuto il dovere del medico di combattere i tormenti della malattia non solo quando l’alleviamento della sofferenza conduce alla guarigione, ma anche «per assicurare al malato, quando non vi è più speranza, una morte dolce e serena». Ma in tutta la storia passata questo dovere è stato rispettato solo nella misura in cui il medico temeva, in caso contrario; di pagarne le conseguenze”” (pag 88); “”Presto o tardi il diritto d’asilo per i rifugiati politici verrà soppresso nella pratica. Esso è inadeguato al presente. Quando l’ideologia borghese prendeva ancora sul serio la libertà e l’eguaglianza e lo sviluppo illimitato di tutti gli individui si presentava ancora come scopo della politica, anche l’esule politico poteva ancora essere considerato intoccabile. Il moderno diritto d’asilo rientrava nella lotta del terzo stato contro l’assolutismo, esso era fondato sulla solidarietà della borghesia nell’Europa occidentale e negli stati arretrati. Oggi che il capitale concentrato in poche mani è effettivamente diviso al suo interno, ma è diventato potenza mondiale solidale e reazionaria contro il proletariato, il diritto d’asilo si fa sempre più fastidioso. Esso è superato. Nella misura in cui le frontiere politiche dell’Europa non corrispondono proprio alle differenze di interessi di gruppi economici avversari comprendenti più nazioni, esse fungono quasi unicamente come generale strumento di dominio ideologico e come strumento propagandistico dell’industria bellica. Il diritto d’asilo scomparirà al cospetto degli interessi comuni della classe capitalistica internazionale, salvo che per gli esuli russi o i terroristi nazionalisti. Ma chi ha osato levar la mano contro il mostro che è il capitale dei trust, in futuro non avrà pace e non riuscirà a sottrarsi alle grinfie del potere”” (pag 91)”,”TEOS-305″
“HORKHEIMER Max ADORNO Theodor W.”,”Dialettica dell’illuminismo.”,”Società di massa. “”La tesi che al livellamento e alla standardizzazione degli uomini si oppone, d’altro lato, un rafforzamento dell’individualità nelle cosiddette personalità dominanti, in rapporto al loro potere, è sbagliata, e fa parte, a sua volta, dell’ideologia. I padroni fascisti di oggi non sono tanto superuomini quanto funzioni del loro stesso apparato pubblicitario, punti d’incrocio delle stesse reazioni di milioni. Se nella psicologia delle masse odierne il capo non rappresenta più tanto il padre quanto la proiezioni collettiva e dilatata a dismisura dell’io impotente di ogni singolo, le persone dei capi corrispondono effettivamente a questo modello. Non per nulla hanno l’aria di parrucchieri, attori di provincia e giornalisti da strapazzo. Una parte dello loro influenza morale deriva proprio dal fatto che essi, come di per sé impotenti, e simili a chiunque altro, incarnano – in sostituzione e in rappresentanza di tutti – l’intera pienezza del potere, senza essere perciò nient’altro che gli spazi vuoti su cui il potere è venuto a posarsi. Essi non tanto sono immuni dallo sfacelo dell’individualità, quanto piuttosto l’individualità in sfacelo trionfa in loro ed è in qualche modo ricompensata dalla sua dissoluzione. I capi sono diventati completamente ciò che furono sempre, un poco, in tutta l’era borghese: attori che recitano la parte di capi. La distanza fra l’individualità di Bismarck e quella di Hitler non è inferiore a quella fra la prosa dei ‘Pensieri e ricordi’ e il gergo illeggibile di ‘Mein Kampf’. Nella lotta contro il fascismo non è il compito meno importante quello di ridurre le immagini gonfiate dei capi alla misura della loro nullità. Almeno nella somiglianza fra il barbiere ebreo e il dittatore il film di Chaplin ha colto qualcosa di essenziale”” [Appunti e schizzi, Contraddizioni] (pag 252-253) I capi sono diventati completamente ciò che furono sempre, un poco, in tutta l’era borghese: attori che recitano la parte di capi”,”TEOS-140-FF”
“HORKHEIMER Max”,”Gli inizi della filosofia borghese della storia. Da Machiavelli a Hegel. (1930)”,”Max Horkheimer nacque a Stoccarda nel 1895. Direttore dell’Istituto per la ricerca sociale di Francoforte, durante il nazismo insegnò a Parigi e poi negli Stati Uniti. Dopo la fine della guerra rientrò a Francoforte, insegnando filosofia all’Università. Il suo influsso sui rappresentanti della “”teoria critica”” (Adorno, Marcuse, Pollock, ecc.) è stato determinante. E’ morto a Norimberga nel 1973. Tra le sue opere: ‘Eclisse della ragione’ (Einaudi, 1969), ‘Teoria critica’ (Einaudi, 1974) e in collaborazione con .T.W. Adorno ‘Dialettica dell’illuminismo’ (Einaudi, 1966) e ‘Lezioni di sociologia’ (Einaudi, 1966), ‘Studi sull’ autorità e la famiglia’ (Utet, 1974). “”Ora sappiamo che, secondo la concezione di Machiavelli, i suoi consigli vanno a beneficio di princìpi e di repubblicani: egli tratta con la stessa meticolosità gli interessi dei primi e i provvedimenti cui i loro avversari devono ricorrere per abbattere i princìpi, e ciò avvenne spesso addirittura nel medesimo capitolo”” (pag 9)”,”TEOC-182-FF”
“HORKHEIMER Max, a cura di Werner BREDE”,”Studi di filosofia della società.”,”Max Horkheimer (1895-1973) fu direttore dell’Istituto di scienze sociali di Francoforte.”,”FILx-360-FF”
“HORKHEIMER Max”,”Eclissi della ragione.”,”””Nel momento stesso in cui le conoscenze tecniche allargano l’orizzone del pensiero e dell’azione degli uomini, diminuiscono invece l’autonomia dell’uomo come individuo, la sua capacità di difendersi dall’apparato sempre più potente e complesso della propaganda di massa, la forza della sua immaginazione, la sua indipendenza di giudizio. Al progresso delle risorse tecniche che potrebbero servire ad «illuminare» la mente dell’uomo si accompagna un processo di disumanizzazione; così il progresso minaccia di distruggere proprio quello scopo che dovrebbe realizzare: l’idea dell’uomo. Che questa situazione si auna fase necessaria del generale progresso sociale, o che conduca invece a un vittorioso riaffermarsi della barbarie appena sconfitta sui campi di battaglia; dipende almeno in parte dalla nostra capacità di interpretare esattamente i profondi cambiamenti che stanno avvenendo nello spirito pubblico e nella natura uamana”” (pag 8) (prefazione dell’autore) Rousseau, discepolo di Locke, dichiara che la rinuncia alla libertà è contro la natura dell’uomo, perché in conseguenza di essa “”le azioni dell’uomo sarebbero private d’ogni moralità, e il suo volere d’ogni libertà”” (pag 39) “”Papa Pio IX non permise che a Roma venisse fondata una società per la protezione degli animali perché a quanto dichiarò la teologia insegna che l’uomo non ha nessun obbligo nei confronti degli animali. Il nazismo, è vero, menava gran vanto della protezione ch’esso offriva agli animali ma al solo fine di umiliare più profondamente quelle “”razze inferiori”” che i nazisti trattavano come semplice natura”” (pag 128) “”La teoria sociale – reazionaria, democratica o rivoluzionaria – fu l’erede degli antichi sistemi di pensiero che si supponeva avessero stabilitl i modelli per le totalità del passato. Quei vecchi sistemi erano tramontati perché le forme di solidarietà da essi postulate s’erano rivelate illusorie e le ideologie legate ad essi erano divente false e apologetiche. La moderna critica della società si guarda bene dal cadere nell’apologetica e dal glorificare il suo soggetto: neppure Marx glorificò il proletariato. Egli guardò il capitalismo come all’ultima forma di ingiustizia sociale; ma non risparmiò le idee e le superstizioni della classe dominata, che la sua dottrina avrebbe dovuto guidare. Nessuna di quelle dottrine fece quello che invece tende a fare la cultura di massa, che cerca di «vendere» agli uomini il genere di vita ch’essi già conducono e che inconsciamente odiano benché a parole lo lodino. La teoria sociale offerse un’analisi critica della realtà, ivi comprese le idee sbagliate degli operai. Invece, nelle condizioni create dall’industrialismo moderno, persino la teoria politica rivela la stessa tendenza apologetica della cultura di massa”” (pag 178)”,”TEOS-330″
“HORKHEIMER Max ADORNO Theodor W.”,”Dialettica dell’illuminismo.”,”””Ciononostante l’industria culturale rimane l’industria del divertimento. Il suo potere sui consumatori è mediato dall’ ‘amusement’; che viene eliso, alla fine, non da un mero ‘diktat’, ma dall’ostilità, inerente al principio stesso dell”amusement’, verso tutto ciò che potrebbe essere più di esso”” (pag 147)”,”FILx-093-FRR”
“HORKHEIMER Max”,”Eclisse della ragione.”,”””La storia dell’ individuo – anche nella Grecia antica, che non solo creò il concetto di individualità ma stabilì i modelli di tutta la cultura occidentale – è ancora in gran parte tutta da scrivere”” (pag 114) Max Horkheimer, Direttore dell’Istituto di scienze sociali di Francoforte (Scuola di Francoforte)”,”TEOS-003-FRR”
“HORKHEIMER Max”,”Gli inizi della filosofia borghese della storia. Da Machiavelli a Hegel. (1930)”,”Max Horkheimer nacque a Stoccarda nel 1895. Direttore dell’Istituto per la ricerca sociale di Francoforte, durante il nazismo insegnò a Parigi e poi negli Stati Uniti. Dopo la fine della guerra rientrò a Francoforte, insegnando filosofia all’Università. Il suo influsso sui rappresentanti della “”teoria critica”” (Adorno, Marcuse, Pollock, ecc.) è stato determinante. E’ morto a Norimberga nel 1973. Tra le sue opere: ‘Eclisse della ragione’ (Einaudi, 1969), ‘Teoria critica’ (Einaudi, 1974) e in collaborazione con .T.W. Adorno ‘Dialettica dell’illuminismo’ (Einaudi, 1966) e ‘Lezioni di sociologia’ (Einaudi, 1966), ‘Studi sull’ autorità e la famiglia’ (Utet, 1974). “”Ora sappiamo che, secondo la concezione di Machiavelli, i suoi consigli vanno a beneficio di princìpi e di repubblicani: egli tratta con la stessa meticolosità gli interessi dei primi e i provvedimenti cui i loro avversari devono ricorrere per abbattere i princìpi, e ciò avvenne spesso addirittura nel medesimo capitolo”” (pag 9)”,”FILx-469-FRR”
“HORKHEIMER Max ADORNO Theodor W., a cura”,”Lezioni di sociologia. Istituto per la ricerca sociale di Francoforte.”,”””Si può lasciar da parte qui quel che già la semplice esistenza naturale dell’individuo è mediata dal genere e quindi dalla società: ma «individuo» in senso specifico vuol dire qualcosa di più, che non è affatto il singolo ente biologico. Esso sorge, in certo senso, in quanto pone se medesimo ed eleva il suo esser-per-sé, la sua unicità, a propria vera determinazione. In passato il linguaggio filosofico e il linguaggio comune indicavano tutto ciò col termine «autocoscienza», «senso di sé» (24). Individuo è solo chi differenzia sé dagli interessi e mire di altri, si fa sostanza a se medesimo, instaura come norma la propria autoconservazione e il proprio sviluppo. E non per caso il termine «individuo» viene a designare il singolo uomo solo verso il XVIII secolo, e la cosa non è molto più antica della parola: incomincia ad esistere poco prima del Rinascimento. La grandiosa novità della poesia del Petrarca è stata vista a ragione nel destarsi in lui per la prima volta dell’individualità (25). Ma proprio questa autocoscienza del singolo, che sola ne fa un individuo, è un’autocoscienza sociale; e val la pena di ricordare qui che proprio la concezione filosofica dell’«autocoscienza» sorpassa l’individuo «astratto», per sé, e conduce alla mediazione sociale. L’autocoscienza è bensì, secondo la celebre definizione di Hegel, «verità della certezza di se stessa», ma «raggiunge il suo appagamento solo in un’altra autocoscienza» (26). L’individuo sorge solo in questa relazione di un’autocoscienza a un’altra, e sorge come nuova autocoscienza; così pure l’universale, la società come unità delle monadi, in cui «l’io è il noi e il noi, l’io» (27). Anche l’idea che l’individuo giunge a se medesimo solo in quanto si aliena non rimane ristretta in Hegel alla sfera della coscienza come contemplazione, ma si applica al lavoro diretto a soddisfare i bisogni vitali: «il lavoro dell’individuo per i suoi bisogni è altrettanto soddisfazione dei suoi bisogni che dei bisogni degli altri, e la soddisfazione dei suoi bisogni è raggiunta da lui solo attraverso il lavoro degli altri» (28). Questo motivo hegeliano ritorna fedelmente in Marx: «L’uomo Pietro si riferisce a se stesso come a uomo soltanto mediante la relazione coll’uomo Paolo come proprio simile» (29)”” (pag 58-59) [Max Horkheimer Theodor W. Adorno, ‘Lezioni di sociologia. Istituto per la ricerca sociale di Francoforte’, Einaudi, Torino, 1966] [(24) I due concetti sono espressi dalla voce “”Selbstbewusstein”” anche nel tedesco moderno, sebbene a diversi livelli del linguaggio (ndt); (25) Il termine “”individualismo”” fu usato dapprima dai sansimoniani per caratterizzare, in contrapposizione a “”socialismo””, l’economia della concorrenza. La teoria compiuta dell’individualismo in senso proprio implica la tesi liberale del servizio all’interesse generale prestato di per sé dal singolo che persegue i suoi interessi particolari. La storia di quest’idea è stata ricostruita da Alexander Rüstow, ‘Das Versagen des Wirtschaftsliberalismus als religionsgeschichtliches Problem’ (‘Il fallimento del liberalismo come problema di storia religiosa’), Istanbul, 1945). Il Rüstow ricorda alcune formulazioni caratteristiche di questo “”individualismo”” (…); (26) Hegel, ‘Werke’, cit., 2, p. 146 (cfr. ‘Fenomenologia dello spirito’, trad. De Negri, Firenze, 1960, vol. I, p. 151); (27) Ibid., p. 147 (cfr. ed. it. cit., p. 152). Cfr anche Werke, 7, § 182 e Aggiunta ai §§ 182 e 184 (‘Lineamenti di filosofia del diritto’, trad. it. F. Messineo, Bari, 1954, pp. 164 e 352-53); (28) Hegel, Werke, cit., 2, p. 274 (Cfr, ‘Fenomenologia’, cit., p. 295). Cfr. Marx, ‘Das Kapital’, Berlin, 1951, vol. I, p: 113 (Il Capitale, trad., cit., p. 140); (29) Marx, op. cit., p. 57 (trad. cit., p. 86)]”,”TEOS-360″
“HORKHEIMER Max, a cura di Alfred SCHMIDT”,”Teoria critica. Volume primo.”,”Animatore dell’Istituto di scienze sociali di Francoforte (la scuola di Francoforte) Horkheimer (1895-1973) ne diresse anche la rivista ‘Zeitschrift für Sozialforschung’ (Lipsia 1932-New York 1941, pubblicata poi sotto altro nome) Hegel e «la regione della verità, della libertà e del soddisfacimento» “”Alle dottrine che hanno elevato a essenza un concetto astratto, che hanno cioè tentato di elevare oltre la storia questo aspetto limitato identificandolo con l’essere ‘tout court’, scadendo in tal modo a fede ingenua, Hegel sostituisce l’ipostatizzazione del suo proprio sistema. «Nel sapere – dice egli stesso nella polemica contro lo scetticismo e il relativismo (1) – è di necessità inerente una meta, non meno che la serie del processo; la meta è là dove il sapere non ha più bisogno di andare oltre se stesso, dove il concetto e l’oggetto si corrispondono reciprocamente. Il processo verso questa meta non può quindi subire arresti, né si appaga di alcuna precedente sosta». Hegel questo ritiene di poterlo assicurare con la totalità del suo pensiero. A suo dire la filosofia fornisce il medesimo contenuto assoluto fornito dalla religione, la completa unità di soggetto e oggetto, una conoscenza ultima ed eternamente valida. «Ciò che… ricerca l’uomo immerso da tutti i lati nella finitezza, è la regione di una verità più alta e sostanziale, in cui tutte le opposizioni e contraddizioni del finito possono trovare la loro ultima soluzione, e la libertà del suo pieno soddisfacimento. Questa è la regione della verità in se stessa, non del vero relativo. La suprema verità, la verità come tale è la soluzione dell’opposizione e contraddizione suprema. In essa l’opposizione di libertà e necessità, di spirito e natura, di sapere e oggetto, di legge ed impulso, l’opposizione e la contraddizione in generale, qualsiasi forma possa prendere, ‘come’ opposizione e contraddizione non ha più valore e potenza… La coscienza comune invece non va oltre questa opposizione e o si dispera nella contraddizione, o la rigetta aiutandosi in un altro modo qualsiasi. Ma la filosofia penetra nel mezzo delle determinazioni contraddittorie, le conosce secondo il loro concetto, cioè come non assolute ma dissolventisi nella loro unilateralità, e le pone nell’armonia ed unità, che è la verità. Compito della filosofia è cogliere questo concetto della verità… Infatti, anche la filosofia non ha altro oggetto che Dio ed è così essenzialmente teologia razionale e, in quanto al servizio della verità, culto perenne» (2). Per Hegel stesso la dottrina di una verità assoluta, conclusa in sé è destinata ad armonizzare in una regione spirituale superiore le «opposizioni e contraddizioni» non risolte nel mondo. In particolare nelle lezioni e negli scritti più tardi egli sottolinea che «la regione della verità, della libertà e del soddisfacimento» (3) non può essere trovata nelle istituzioni della realtà, bensì nelle sfere spirituali dell’arte, della religione e della filosofia, ed egli contrappone questa pace e questo soddisfacimento nel pensiero non solo alla disperazione scettica, ma anche all’atteggiamento attivo che si sforza di superare «in altro modo qualsiasi» l’incompiutezza della situazione data”” (pag 234-235) [Max Horkheimer, ‘Teoria critica. Volume primo’, Einaudi, Torino, 1974] [(1) Hegel, ‘Phänomenologie des Geistes’, cit., vol. II, p. 73, (trad. it., p. 73); (2) G.W.F. Hegel, ‘Vorlesungen über die Ästehtik’, in ‘Sämliche Werke’, cit-, vol. XII, pp. 146 sgg. (trad. it. ‘Estetica’, Einaudi, Torino, 1967, pp. 116 sgg.; (3 ) Ibid. p. 147 (trad. it., p. 118)]”,”FILx-598″
“HORN Werner a cura, scritti di Wolfgang ARLT, Gerhard GONSCHOREK, Herbert HEPKE, Günter LANG, Horst LIPSKI, Hans MÜLLER, autorenverzeichnis”,”20 Jahre. Sozialistische Einheitspartei Deutschlands. Beiträge.”,”Prof.Dr. Werner Horn, autorenkollektiv unter Leitung. Wolfgang Arlt, wissenschaftlicher Oberassistent am Institut für Marxismus-Leninismus beim Zentralkomitee der SED. Gerhard Gonschorek, Oberassistent im Lehrstuhl Geschichte der deutschen Arbeiterbewegung an der Parteihochshule ‘Karl Marx’ beim Zentralkomitee der SED. Dr. Herbert Hepke, Dozent im Lehrstuhl Geschichte der deutschen Arbeiterbewegung an der Parteihochschule ‘Karl Marx’ beim Zentralkomitee der SED. Dr.Günter Lang, Oberassistent im Lehrstuhl Geschichte der deutschen Arbeiterbewegung an der Parteihochschule ‘Karl Marx’ beim Zentralkomitee der SED. Dr. Horst Lipski, Dozent und stelivertretender Lehrstuhlleiter im Lehrstuhl Geschichte der deutschen Arbeiterbewegung an der Parteihochschule ‘Karl Marx’ beim Zentralkomitee der SED. Dr. Hans Müller, Dozent im Lehrsstuhl Geschichte der Arbeiterbewegung am Institut für Gesellschaftswissenschaften beim Zentralkomitee der SED.”,”GERV-002-FV”
“HORNE Alistair”,”1914-1916: del Marne a Verdun. La Batalla de las Trincheras.”,”Alistair HORNE ha compiuto servizio nella RAF e nelle Colastream Guards dal 1943 al 1947. Ha collaborato a giornali e riviste (compreso TLS). E’ autore di varie opere tra cui ‘The Fall of Paris, the Siege and the Commun 1870-71’.”,”QMIP-033″
“HORNE Alistair”,”Il prezzo della gloria. Verdun, 1916. La leggendaria battaglia che chiuse un’ epoca.”,”””Quello che si prova sotto un bombardamento prolungato dell’artiglieria pesante è una esperienza essenzialmente personale e soggettiva; le descrizioni fatte da testimoni oculari consentono una larga scelta di opinioni. Paul Dubrulle, un trentaquattrenne gesuita francese in servizio come tenente di fanteria a Verdun, il cui diario è veramente interessante per il suo schietto realismo, così annotava: “”Quando si udiva un sibilo in lontananza, il corpo si contorceva per resistere alle potenti vibrazioni dell’esplosione, quasi insopportabili, e ad ogni replica era un nuovo attacco, una nuova fatica, una nuova sofferenza. Sotto questo logorio, i nervi anche i più saldi non possono resistere a lungo; arriva il momento in cui il sangue monta alla testa; in cui la febbre brucia il corpo e i nervi, esausti, diventano incapaci di reagire. Forse il miglior paragone è quello del mal di mare…alla fine ci si lascia andare, non si ha perfino più la forza di coprirsi con lo zaino per progeggersi dalle schegge, rimane appena la voglia di pregare Dio… Morire per una pallottola sembra nulla al confronto; le parti del corpo rimangono intatte; ma essere smembrato, fatto a pezzi, ridotto a polpa, questo si è un terrore che la carne non può sopportare e che è la prima grande sofferenza causata dal bombardamento…””””. (pag 237)”,”QMIP-055″
“HORNE Alistair”,”The Price of Glory. Verdun 1916.”,”HORNE Alistair La battaglia di Verdun durò dieci mesi. Fu una battaglia in cui caddero almeno 700.000 uomini, lungo un fronte di quindici miglia; la mira della battaglia era non tanto la disfatta del nemico quanto il suo annientamento. “”No component of the French forces at Verdun was more conscious of the influence of the new commander than his ancient passion, the artillery. Pétain himself virtually took over control of the artillery, asking his commanders each morning: “”What have your batteries been doing? Leave the other details till later””. Again and again he insisted that the artillery “”give the infantry the impression that it is supporting them and that it is not dominated””. While the infantry was still too weak to wrest the initiative from the enemy, carefully prepared artillery ‘offensives’ were directed by Pétain, to cause maximum loss to the enemy at minimum cost to himself”” (pag 145)”,”QMIP-086″
“HORNE Alistair”,”Il prezzo della gloria. Verdun 1916.”,”HORNE Alistair è giornalista e storico. Honorary Fellow presso il St. Antony’s College di Oxford, è stato insignito della Legion d’Onore ed è Doctor of Literature. Ha approfondito principalmente la storia francese del XIX e XX secolo ed è autore di numerose opere. “”Le conseguenze della Battaglia di Verdun non si esaurirono con il 1918. E’ una delle più singolari ironie della storia il fatto che benché Falkenhayn non riuscisse a mettere in ginocchio la Francia, Verdun, più di qualsiasi altro evento della prima guerra, portò la Francia alla sconfitta del 1940. Come si è già visto, Verdun contribuì efficacemente all’evoluzione dell’arte della guerra. Qui i lanciafiamme e il gas fosfogene fecero la loro prima apparizione come mezzi d’assalto impiegati su larga scala, per la prima volta fu dimostrato che un esercito poteva essere rifornito con mezzi di trasporto che utilizzavano le strade ordinarie; soprattutto Verdun fu la fucina in cui nacque la concezione di una ‘forza’ aerea nel più genuino significato della parola. Tatticamente, a Verdun i tedeschi perfezionarono la loro tecnica di infiltrazione della fanteria, che, in proporzioni molto più vaste, attuarono poi con effetti devastanti contro la V armata di Gough nel marzo del 1918. I francesi perfezionarono lo “”sbarramento mobile a ondate successive””, sperimentato una seconda volta con infelici risultati nel 1917. Ma l’importanza piena degli insegnamenti di Verdun non fu compresa che dopo il 1918. Quando infine fu nota la lista completa delle perdite, gli studiosi di cose militari di tutto il mondo furono d’accordo su un punto: nessuna guerra futura doveva essere mai più combattuta come quest’ultima. Divergenze si ebbero solo sul modo in cui si dovesse combatterla. Il problema riguardava particolarmente la Francia, che, tra tutti i belligeranti, aveva subito di gran lunga le più alte perdite in rapporto al suo potenziale umano, e la risposta di quel grande numero i veterani che aveva combattuto dinanzi a Verdun fu precisa e inequivocabile. (…) In un’appendice al suo libro, ‘La Bataille de Verdun’, Pétain nota acutamente: “”Se dall’inizio avessimo avuto fiducia nell’abilità dei nostri ufficiali del genio, la lotta davanti a Verdun avrebbe avuto un corso differente. Il forte di Douaumont, se fosse stato presidiato da una guarnigione come avrebbe dovuto esserlo, non sarebbe stato preso (…) fin dall’inizo avrebbe scoraggiato le ambizioni tedesche. Le fortificazioni, benché fossero poche, hanno avuto un ruolo importante nella vittoria (…)””. Fu Pétain che dette forma sistematica al nuovo pensiero. Dopo la guerra, di tutti i capi che erano diventati marescialli di Francia, nessuno godette di un più vasto prestigio e affetto in tutto l’esercito di colui che aveva iniziato la guerra come un colonnello quasi ai limiti d’età. L’età troppo avanzata fece scomparire ben presto Foch dalla pubblica arena, lasciando un Pétain ancora vigoroso, arbitro principale del pensiero militare francese per buona parte di due decenni. (…) Tra le opere fortificate esistenti e che potevano essere incorporate nel sistema della linea Maginot c’erano i forti di Vaux e di Douaumont, ambedue più o meno riparati e potenziati con altre torrette laterali. Mentre si profilava la minaccia di una nuova guerra, uno scrittore militare francese dichiarò: ‘Gli insegnamenti di Verdun non sono andati perduti; negli ultimi quindici anni la Francia si è rafforzata lungo la frontiera orientale (…). Abbiamo fiducia in queste fortificazioni fatte con le tecniche più moderne””. Quando nel 1939 i ‘poilus’ presero il loro posto nelle trincee della linea Maginot, le grida delle truppe furono “”Ils ne passeront pas!”” e “”On les aura!””. Così, in Francia, dal 1870 la ruota del pensiero militare aveva compiuto un fatale giro completo. Nel 1870 la Francia aveva perduto una guerra per aver adottato una posizione troppo difensiva e per aver riposto eccessiva fiducia nelle fortificazioni permanenti; per reazione contro questa disastrosa disfatta, essa fu sul punto di perdere la guerra successiva per aver avuto una mentalità troppo aggressiva; e i risultati della successiva controreazione, la mentalità della linea Maginot, sono ancora dolorosamente vicini nel ricordo. Se gli effetti di Verdun non rimasero circoscritti al periodo della prima guerra mondiale, non furono nemmeno limitati soltanto a considerazioni strettamente militari e strategiche. Mentre la Francia nel periodo tra una guerra e l’altra si seppelliva sotto il cemento di nuovi forti “”super-Douaumont”” della linea Maginot, spiritualmente si rifugiava dietro il “”miracolo”” di Verdun. A causa del sistema “”Noria”” di Pétain e dell’eccessiva durata della battaglia, qualcosa come i sette decimi dell’intero esercito francese erano passati per Verdun”” (pag 466-469)”,”QMIP-138″
“HORNE Alistair”,”Il prezzo della gloria. Verdun, 1916. La leggendaria battaglia che chiuse un’ epoca.”,”””Quello che si prova sotto un bombardamento prolungato dell’artiglieria pesante è una esperienza essenzialmente personale e soggettiva; le descrizioni fatte da testimoni oculari consentono una larga scelta di opinioni. Paul Dubrulle, un trentaquattrenne gesuita francese in servizio come tenente di fanteria a Verdun, il cui diario è veramente interessante per il suo schietto realismo, così annotava: “”Quando si udiva un sibilo in lontananza, il corpo si contorceva per resistere alle potenti vibrazioni dell’esplosione, quasi insopportabili, e ad ogni replica era un nuovo attacco, una nuova fatica, una nuova sofferenza. Sotto questo logorio, i nervi anche i più saldi non possono resistere a lungo; arriva il momento in cui il sangue monta alla testa; in cui la febbre brucia il corpo e i nervi, esausti, diventano incapaci di reagire. Forse il miglior paragone è quello del mal di mare…alla fine ci si lascia andare, non si ha perfino più la forza di coprirsi con lo zaino per progeggersi dalle schegge, rimane appena la voglia di pregare Dio… Morire per una pallottola sembra nulla al confronto; le parti del corpo rimangono intatte; ma essere smembrato, fatto a pezzi, ridotto a polpa, questo si è un terrore che la carne non può sopportare e che è la prima grande sofferenza causata dal bombardamento…””””. (pag 237)”,”QMIP-049-FV”
“HORNE Alistair”,”Il prezzo della gloria. Verdun, 1916.”,”””Quell’affare del fronte occidentale, non si potrebbe far da capo, almeno per un pezzo. I giovani credono che potrebbero farlo, ma non è vero. Potrebbero combattere da capo la prima battaglia della Marna, ma non questa. Questa implicava religione e anni di abbondanza e tremente incertezze e i rapporti esatti che esistevano tra le classi. I russi e gli italiani non fecero niente di buono su questo fronte. Bisognava avere un equipaggiamento sentimentale tutto anima, capace di andare indietro più di quanto si potesse ricordare. Bisognava ricordare il Natale, e le cartoline del Kronprinz con la sua fidanzata e i caffeucci di Valencia e le birrerie dell’Unter den Linden e i matrimoni in Municipio e il Derby, e le basette del nonno… È stata una guerra d’amore: un secolo d’amore borghese… Tutto il mio bel mondo sicuro è scoppiato qui in un gran turbine d’amore ad alto esplosivo”” (F. Scott Fitzgerld, Tenera è la notte) (in apertura) Come ha scritto Terence Prittie sul “”Guardian””: ‘Il prezzo della gloria’ dovrebbe aiutare chiunque a comprendere la vera natura della guerra. È un libro che non si dimentica”” (quarta di copertina)”,”QMIP-050-FV”
“HOROWITZ Daniel L.”,”Il movimento sindacale in Italia.”,”HOROVITZ è nato a Newark il 7 ottobre 1916. Ha frequentato la New York Univ dove si è laureato nel 1940. Dal 1936 al 1937 ha svolto attività di ricercatore per il National Labor Relations Board e nel 1943 è stato consulente delle Commissioni per la composizione delle controversie sindacali. Fino al 1941 ha svolto inoltre importanti attività presso il Dipartimento del Lavoro dello Stato di New York. Nel 1942-43 ha insegnaot relazioni industriali ad Harvard e al Radcliff College. Membro dell’ United States Foreign Service, è stato il primo Labor Attaché nominato dal governo americano e ha lavorato alle ambasciate americane di Santiago del Cile, Parigi e New Dehli. Negli anni 1950-51 e 1954-55 ha vissuto in IT come libero ricercatore per conto dell’Univ di Harvard. Il volume è il frutto di questa attività di ricerca.”,”MITT-020″
“HOROWITZ Eugene”,”Bericht der Sozialdemokratischen Partei Ungarns zu dem am 18-24. August 1907 in Stuttgart Staatfindenden Internationalen Sozialistischen Kongresse. Rapport du Parti Socialdemocrate Hongrois presenté au Congrés Socialiste International convoqué a Stuttgart du 18 au 24 aoùt 1907.”,”HOROWITZ Eugene, segretario del partito socialdemocratico di Ungheria.”,”INTS-022″
“HOROWITZ Irving Louis”,”Revolucion en el Brasil. Politica y sociedad de Vargas a Goulart (1930-1964). (Tit. orig.:Revolution in Brasil)”,”Libro dedicato alla memoria di Antonio Vicente Mendes Maciel anche chiamato Antonio El Consejero, mistico cristiano e teologo rivoluzionario. “”Trattare di politica in Brasile è trattare direttamente di fattori di potere e di uomini potenti. E questo perché il sistema dei partiti politici è eccessivamente sporco, con molte teste, diviso in fazioni, e senza gli appoggi locali e regionali caratteristici della politica angloamericana. La macchina politica brasiliana esiste sopportando una svalutazione e una condanna generale. I governi statali locali (estaduales) hanno organizzazioni politiche proprie, e dato il potere dei governatori degli Stati importanti, la politica nazionale è a volte malamente in sintonia. Questa è una ragione importante che spiega perché il “”presidenzialismo”” e il “”personalismo”” siano fattori tanto impressionanti nella storia della vita politica del Brasile, nonostante la relativa assenza di colpi di Stato violenti””. (pag 92)”,”AMLx-072″
“HOROWITZ David a cura; saggi di G. William DOMHOFF William APPLEMAN WILLIAMS Lloyd C. GARDNER David W. EAKINS Joseph D. PHILLIPS Charles E. NATHANSON”,”Corporations and the Cold War.”,”Saggi di G. William DOMHOFF William APPLEMAN WILLIAMS Lloyd C. GARDNER David W. EAKINS Joseph D. PHILLIPS Charles E. NATHANSON “”There is some evidence to suggest that the Russian ability to recover from the war, the consolidation of the Chinese Revolution, and the failure to overthrow Castro in 1961 forced the more perceptive leaders of the corporation system to begin questioning the viability of American policy. Most observers have dated the beginning of that process to the administration of President John F. Kennedy. It seems more likely, however, that it started with President Dwight D. Eisenhower. He not only terminated the war in Korea, but he clearly restrained the ‘actions’ of Secretary of State John Foster Dulles, who had been an advocate of the vigorous expansion of the corporation system ever since the years of the First World War, and who became a militant cold warrior after 1944″”. (pag 101)”,”USAE-060″
“HOROWITZ David a cura, scritti di Karl MARX M.H. DOBB W. LEONTIEF Joan ROBINSON FAN-HUNG L.R. KLEIN Shigeto TSURU Martin BRONFENBRENNER Mark BLAUG Josef STEINDL J.F. BECKER P.A. BARAN e P.M. SWEEZY”,”Marx, Keynes e i neomarxisti.”,”””La crescente influenza della teoria austriaca del capitale alla fine del secolo scorso e all’inizio del nostro, concentrando l’attenzione sull’accumulazione di capitale che accresce la durata degli impianti e delle attrezzature, rafforzò ulteriormente la convinzione che l’accumulazione del capitale e il carattere sempre più “”indiretto”” della produzione procedessero di pari passo. Marx, viceversa, non solo è consapevole dell’esistenza di innovazioni che risparmiano capitale, ma sembra considerarle il risultato dell’azione di forze che operano automaticamente sul mercato. “”Il modo di produzione capitalistico””, egli scrive, “”induce all’economia nell’impiego del capitale costante””, il che tende ad “”aumentare il saggio del profitto””. “”Resta qui ancora una volta dimostrato””, egli conclude, “”che la medesima causa che provoca la tendenza alla caduta del saggio del profitto agisce da contrappeso a questa tendenza”” (Capitale, vol. III, tomo 1, pp. 122 e 291). Il quarto capitolo del terzo libro del ‘Capitale’, scritto da Engels all’inizio del decennio 1890-1900, contiene una serie di osservazioni sulla tendenza di alcune invenzioni ad abbreviare il tempo di produzione, riducendo così la quantità di beni in corso di lavorazione e innalzando per questa via il saggio del profitto. La tesi è ampiamente illustrata con esempi relativi all’industria inglese. Engels afferma che “”gli ultimi cinquant’anni hano portato una rivoluzione”” nel campo delle comunicazioni, in seguito alla quale “”la capacità d’azione del capitale”” impiegato nel commercio mondiale”” si è più che raddoppiata o triplicata””. (…)”” [Mark Blaug ‘Progresso tecnico ed economia marxiana] [in David Horowitz a cura, Marx, Keynes e i neomarxisti, 1971] (pag 261-262))”,”MADS-007-FPA”
“HORST Eberhard edizione italiana a cura di Augusto GUIDA”,”Cesare.”,”””Un uomo come il Cesare di Mommsen non è assolutamente mai esistito”” (Eduard Meyer, 1856).”,”STAx-075″
“HORST Eberhard, edizione italiana a cura di Augusto GUIDA”,”Cesare.”,”‘Roma festeggia Cesare e ne diffida’ (pag 155) Nato a Düsseldorf nel 1924 E. Horst ha studiato filosofia, teologia, lingua e letteratura germanica alle Università di Bonn e di Monaco, dove nel 1956, si è laureato in lettere e filosofia. Ha pubblicato pure nel 1981 ‘Federico II di Svevia’.”,”BIOx-035-FV”
“HORST Eberhard, edizione italiana a cura di Augusto GUIDA”,”Cesare.”,”Nato a Dusseldorf nel 1924 Eberhard Horst ha studiato filosofia, teologia, lingua e letteratura germanica alle Università di Bonn e di Monaco, dove nel 1956, si è laureato in lettere e filosofia. In questa stessa collana ha pubblicato nel 1981 Federico II di Svevia. Primo degli imperatori romani, naturalmente posto in parallelo ad Alessandro Magno, Cesare è stato un punto di riferimento inevitabile non solo per i suoi successori, ma per i politici e i fondatori di imperi di ogni epoca, da Carlo Magno a Federico II di Svevia, a Carlo V, a Napoleone Bonaparte, a Napoleone III che scrisse una Histoire de Jules César. D’altro canto nella sua figura, associata per contrasto a Catone l’Uticense e a Bruto, sono stati riscontrati non di rado i caratteri tipici del tiranno e del liberticida, da Cicerone a Lucano a Rousseau. Per ricostruire i tratti e le vicende della grandiosa personalità cesariana, E. Horst ha tenuto presenti innanzi tutto le fonti antiche latine e greche, in modo da offrire un quadro rigorosamente documentato in cui le testimonianze di diversa provenienza si integrano e si bilanciano e possono essere valutate nella loro obiettività e validità.”,”BIOx-050-FV”
“HORSZOWSKI Mieczyslaw, a cura di Bice HORSZOWSKI COSTA”,”Miecio. Remembrances of Mieczyslaw Horszowski.”,”Il motto di Goethe: “”Kein Leben ohne Streben”” (There is no life without labour) (non c’è vita senza lavoro) L’allievo e il maestro. “”Leschetizky was feared for his rebukes, but he never treated Miecio badly. He had several assistants who helped him prepare the pupils: Berta Jahn was the one in charge of Miecio. In that period the Maestro took 20 gulden a lesson, but he asked Miecio only 10. A gulden was worth 2 Swiss francs of the day. In Miecio’s book, Leschetizky had written a quote from Goethe: “”Kein Leben ohne Streben”” (There is no life without labour). His violin teacher was Oskar Stock. Miecio considered the violin a ‘pensum’ (an umpleasant task). He did not lile the posture. He remebered playing a violin piece in a concert where Leschetizky’s daughter, Therese, sang. He also remembered liking a piece by the Turin-born violinist-composer Achille Simonetti. Many years later, in Prades, Miecio would see a familiar face: Professor Stock’s daughter. Finally, one day Professor Leschetizky allowed Miecio to play the violin during one of his classes, making him stand on a table so that everyone could see him. Miecio performed Moszkowski’s ‘Spanish Dances’. At the end the Maestro was radiant; he hugged him and said: “”Now I know for sure that you have no talent for the violin”””” (pag 192-193) Preface di Gian Paolo Minardi, introduction James Methuen-Campbell, foreword, chronology, from the letters of Janina Roza Horszowska to her husband, Remembrances of Mieczyslaw Horszowski as told to his wife, with the addition of letters, diaries and testimonies, discography, bibliography, biographical glossary, index”,”VARx-609″
“HORTZSCHANSKY Günter GRAU Roland IMIG Werner ITTERSHAGEN Siegfried MATERNA Ingo NAUMANN Horst NIMTZ Walter WROBEL Kurt e altri”,”Illustrierte Geschichte der deutschen November revolution 1918-1919.”,”Die Große Sozialistische Oktoberrevolution und die Entstehung einer revolutionären Krise in Deutschland. (capitolo 1).”,”MGEK-052″
“HORTZSCHANSKY Günter HAFERKORN Katja a cura; testi di HAFERKORN Katja HOLZE Rainer HORTZSCHANSKY Günter SCHINDLER Bärbel THOM Siglinde WEBER Stefan”,”Ernst Thälmann. Bilder Dokumente Texte.”,”Ernst Thälmann segretario del KPD durante gli anni della repubblica di Weimar. Nel 1932 viene nominato dal CC del KPD candidato per le elezioni presidenziali tedesche.”,”MGEK-076″
“HORTZSCHANSKY Günter GRAU Roland IMIG Werner ITTERSHAGEN Siegfried MATERNA Ingo NAUMANN Horst NIMTZ Walter WROBEL Kurt, Autorenkollektiv, Collettivo di Autori”,”November revolution. 1918/1919. Illustrierte Geschichte der deutschen.”,”Günter Hortzschansky nato a Berlino il 20/02/1926 e morto il 11/10/2015.”,”MGER-010-FL”
“HORWARD Donald D.”,”The French Revolution and Napoleon collection at Florida State University: a Bibliographical Guide.”,”Raccolta di materiali della Biblioteca Strozier relativi alla Rivoluzione francese e all’Europa napoleonica accumulata presso la biblioteca universitaria del nord della Florida. Conta più di 5000 titoli in 8000 volumi ed è in questa bibliografia che ne vengono raccolti e ordinati gli autori in ordine alfabetico e corrispondenti titoli da HORWARD D,”,”QMIx-167-FSL”
“HÖSCH Edgar”,”Storia dei paesi balcanici. Dalle origini ai giorni nostri. (Tit. orig.: Geschichte der Balkanländer. Von der Frühzeit bis zur Gegenwart)”,”HÖSCH Edgar (1935) insegna storia dell’ Europa orientale all’ Università di Monaco di Baviera dove dirige anche il Dipartimento storico dell’ Istituto dell’ Europa dell’ Est. Fra le sue opere: ‘Orthodoxie und Häresie im alten Russland’ e ‘Die Kultur der Ostslaven’. “”Si è già parlato di “”nazionalità confessionali”” (Emmanuel Turczynski) (…)”” (pag 146) “”Tra i Serbi, era già stata la migrazione a nord del XV-XVII secolo verso la Bosnia, la Sumadija (Moravoserbia) e la regione slavo-danubiana a dare impulso ad ampi rimescolamenti, dato che il naturale contrasto tra residenti e immigrati sprigionò nuove energie sociali. Tuttavia, fu soltanto la politica asburgica in Europa sudorientale, che durante il periodo delle riforme teresiane e giuseppine si dimostrò disposta a lungimiranti concessioni amministrative e sociali, ad accelerare tra i Serbi stanziati in Ungheria meridionale la formazione di un ceto medio, da cui fu possibile reclutare una classe dirigente dotata di una coscienza nazionale. I protagonisti dell’ ascesa sociale divennero i più adatti mediatori di un’ europeizzazione rivolta alla corte imperiale e alla società viennese, che si esprimeva in sforzi illuministico-letterari e soprattutto in provvedimenti di riforma della scuola.”” (pag 146)”,”EURC-081″
“HÖSCH Edgar”,”Storia dei paesi balcanici. Dalle origini ai giorni nostri.”,”Edgar Hösch è nato ad Aschaffenburg nel 1935, insegna Storia dell’Europa orientale all’Università di Monaco di Baviera dove dirige anche il Dipartimento storico dell’Istituto dell’Europa dell’Est. Fra le sue opere Orthodoxie und Häresie im alten Russland e Die Kultur der Ostslaven.”,”EURC-052-FL”
“HOSKING Geoffrey”,”Russia and the Russians. A history from Rus to the Russian Federation.”,”HOSKING Geoffrey è professore di storia russa all’ Università di Londra. Tra le sue opere principali ‘History of the Soviet Union’ e ‘Russia: People and Empire 1552-1917’.”,”RUSx-072″
“HOSKING Geoffrey”,”Russia. People and Empire, 1552-1917.”,”G. HOSKING è professore di Storia russa e Deputy Director, School of Slavonic and East European Studies, University of London.”,”RUSx-080″
“HOSKING Geoffrey”,”A History of the Soviet Union, 1917-1991. Final Edition.”,”HOSKING G. è professore di storia russa nella School of Slavonic Studies, Università di Londra dal 1984. Nato in Scozia nel 1942 ha studiato la Russia a Cambridge e storia europea ad Oxford. Ha lavorato presso gli archivi di Mosca e Leningrado. “”Nel suo autorevole studio sul soggetto Robert Conquest arriva a un dato di 8 milioni, non includendo i criminali, per il 1938. Prendendo questo valore come una media per il periodo 1936-50, egli stima che ci furono circa 12 milioni di morti. Pure questo dato non prende in considerazione i giustiziati, o le vittime della dukalalizzazione, molte delle quali sono decedute prima del 1936. Tenendo conto di quest’ ultime, si potrebbe arrivare per le vittime del terrore staliniano a un totale di 15-20 milioni. I campi di lavoro e il terrore erano una parte intrinseca della società stalinista””. (pag 203)”,”RUSS-156″
“HOSKING Geoffrey”,”A History of the Soviet Union, 1917-1991. Final Edition.”,”HOSKING G. è professore di storia russa nella School of Slavonic Studies, Università di Londra dal 1984. Nato in Scozia nel 1942 ha studiato la Russia a Cambridge e storia europea ad Oxford. Ha lavorato presso gli archivi di Mosca e Leningrado.”,”RUSS-157″
“HOSKING Geoffrey A.”,”The Russian Constitutional Experiment. Government and Duma, 1907-1914.”,”Geoffrey A. Hosking Department of History, University of Essex. Acknowledgement, Preface, List of abbreviations, General conclusions, Appendix: A note on historiography and sources, List of sources, Index,”,”RUSx-092-FL”
“HOSKING Geoffrey”,”Russia and the Russians. A History.”,”Geoffrey Hosking is professor of Russian History at the University of London. Preface, Introduction, Chronology, Maps, Illustrations, Foto, Index,”,”RUSx-200-FL”
“HÖSLE Vittorio”,”Wahrheit und Geschichte. Studien zur Struktur der Philosophiegeschichte unter paradigmatischer Analyse der entwicklung von Parmenides bis Platon.”,”Dr. Vittorio Hösle (geboren 1960 in Mailand) studierte Philosophie, Klassische Philologie und Indologie in Regensburg, Tübingen, Bochum und Freiburg und arbeitet z. Zt. wissenschaftlich in Tübingen. Veröffentlichungen auf dem Gebiete der griechischen Mathematik – und Literatur-geschichte sowie zu Hegel.”,”FILx-093-FL”
“HÖSS Rudolf”,”Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss.”,”Rudolf Höss, ufficiale delle SS, fu per due anni il comandante del più grande campo di sterminio nazista, quello di Auschwitz, dove vennero uccisi circa due milioni di ebrei. Processato da un tribunale polacco alla fine della guerra, venne condannato a morte, e in carcere, nell’attesa dell’esecuzione, scrisse questa autobiografia. Si tratta di un documento impressionante non solo perché illustra con burocratica freddezza la storia e il funzionamento delle officine della morte, ma soprattutto perché, per la prima volta, ci permette di intravedere la mentalità, la psicologia dell’«altra parte», di cogliere l’insanabile contraddizione tra le giustificazioni addotte dai carnefici e l’enormità dei loro delitti. “”Se prima della guerra i campi di concentramento erano stati fine a se stessi, ora che eravamo in guerra, secondo la volontà di Himmler, erano diventati mezzi per raggiungere un fine. Dovevano, infatti, servire in primo luogo alle necessità stesse della guera, agli armamenti. Per quanto era possibile, ogni prigioniero doveva diventare un operaio della produzione bellica. Ogni comandante doveva assolutamente mettere il proprio campo in condizioni di servire a questo scopo, e, secondo la sua volontà, anche Auschwitz doveva diventare una immensa fabbrica di armamenti, occupando i prigionieri. I discorsi tenuti durante la sua visita nel marzo del 1941 erano stati chiarissimi in questo senso, e altrettanto chairamente parlavano il campo per 100.000 prigionieri di guerra, il riattamento del vecchio campo per 30.000 prigionieri, l’allestimento per Buna di 10.000 prigionieri (1). Tutti questi erano ordini di grandezza fino allora sconosciuti nella storia dei compi di concentramento. Fino allora, infatti, un campo con 10.000 prigionieri era già straordinariamente grande. L’insistenza con cui egli aveva sollecitato il più rapido e deciso compimento della costruzione, la sua indifferenza verso le difficoltà che si sarebbero frapposte e quelle già esistenti e difficilmente superabili, mi avevano dato fin d’allora materia di riflessione. Il modo, poi, con cui aveva scartato le obiezioni, pure assai fondate, del ‘Gauleiter’ e delle autorità locali, stava a indicare che avevamo di fronte fatti eccezionali. Non ero certo un novellino dei procedimenti delle SS e del loro capo, ma quell’asprezza, e l’inesorabilità con cui egli esigeva l’attuazione più rapida possibile degli ordini appena impartiti, erano un fatto nuovo. Perfino Glücks ne fu impressionato. E di quel lavoro io ero l’unico e solo responsabile. Dal nulla e con nulla dovevo costruire nel più breve tempo possibile – secondo i criteri di allora – un complesso gigantesco, con quei «collaboratori» che avevo, senza un aiuto appena valido dall’alto, a giudicare dalle esperienze testè compiute. E qual era la situaizone delle mie forze di lavoro? Che cos’era diventato nel frattempo il «campo di custodia» (Schutzhaftlager)? (pag 103-104) (1) Secondo le disposizioni impartite da Himmler durante la sua ispezione ad Auschwitz nel marzo 1941, nell’ottobre dello stesso anno iniziò a Birkenau a circa 3 chilometri dal campo di Auschwitz, la costruzione del “”Campo dei prigionieri di guerra di Auschwitz”” (campo di Birkenau), che doveva diventare il campo di concentramento più vasto tra tutti quelli costruiti dal nazionalsocialismo. (…)”,”QMIS-371″
“HOSTETTER Richard”,”Le origini del socialismo italiano.”,”””Mazzini non riconobbe immediatamente la vittoria di Marx. Meno di un mese dopo l’ accettazione della revisione dello statuto compiuta da Marx, otto italiani di Londra sedevano al Consiglio Generale e il 13 dicembre 1864, la Società Operaia di Londra (circa 350 membri), con un manifesto che esaltava praticamente tutti i principi sociali di Mazzini, aderì ‘en masse’ all’Internazionale. Tuttavia, già nella primavera del 1865, Wolff e gli Italiani si erano dimessi dal Consiglio Generale e Mazzini, anche se ciò non lo indusse a ordinare alla Società Operaia Italiana di ritirarsi dall’ AIL, andò su tutte le furie quando la Società fece circolare una traduzione italiana dell’ “”Indirizzo Inaugurale”” di Marx che ignorava la censura fatta da Mazzini di molti passi, specialmente di quelli che condannavano il ceto medio. Marx poteva a ragione esultare, poiché ciò segnò la fine dell’ intervento diretto del profeta nella Prima Internazionale””. (pag 175)”,”MITS-251″
“HOSTON Germaine A.”,”Marxism and the Crisis of Development in Prewar Japan.”,”HOSTON è associate professor of Political Science at the John Hopkins University.”,”MJAx-021″
“HOTCHNER A.E.”,”Papà Hemingway. Ricordi personali.”,”Libro di GB Marlene Dietrich e l’ arte della pausa drammatica (pag 27) “”Ma pensa un po’ a quello che si scrive. Quel tale che ha scritto ‘Il nudo e il morto, come si chiama, Mailer, avrebbe avuto un gran bisogno di uno che lo dirigesse. Te l’immagini un generale che non guarda le coordinate sulla mappa? E’ un generale letterario, fabbricato, troppo stronzo. E tutto il libro è pura diarrea di macchina da scrivere. Il solo romanzo veramente buono, forse anche grande, che sia uscito dalla seconda guerra mondiale è ‘La galleria’. Dico ‘forse anche grande’, perché chi diavolo può deciderlo? La grandezza è la più lunga corsa a ostacoli che mai sia stata fatta: molti vi partecipano e pochi arrivano”” (pag 133-134)”,”USAS-198″
“HOTCHNER A.E.”,”Papà Hemingway. Ricordi personali.”,”A.E. Hotchner fu stretto amico di Hemingway negli ultimi quattordici anni di vita dello scrittore”,”BIOx-337″
“HOUGH Richard”,”La mutinerie du cuirassé potemkine.”,”Richard HOUGH è nato in Inghilterra nel Surrey, il 15 maggio 1922. Pilota di caccia nella 2° GM, impiegatosi presso una biblioteca di Londra è entrato poi nelle edizioni ‘The Bodley Head’ fino al 1955. Quindi è passato alla Hamilton Hamilton. Ha scritto libri per l’infanzia e si è occupato di storia della guerra aero-navale. A proposito della guerra russo-giapponese del 1905 ha scritto ‘La flotte condamné a mort’ che racconta l’odissea della flotta russa sconfitta a Tsushima il 27 maggio 1905, un mese prima dell’ ammutinamento del Potemkine.”,”RIRx-059″
“HOUGH Richard”,”L’ ammutinamento della Potemkin. Dalla rivolta alla selvagge repressioni.”,”Le gesta dei marinai della Potemkin furono illustrate dal noto film di EISENSTEIN.”,”RIRx-070″
“HOURANI Albert”,”Storia dei popoli arabi. Da Maometto ai nostri giorni.”,”A. HOURANI è nato nel 1915 a Manchester da famiglia libanese. Ha insegnato all’ Università americana di Beirut e ad Oxford. Fino al 1971 è stato D del Middle East Centre. Nel 1979 è diventato Emeritus Fellow del St. Antony’s College di Oxford. Tra i suoi libri: -Arabic Thought in the Liberal Age (1962) -Europe and the Middle East (1980) -The Emergence of the Modern Middle East (1981)”,”VIOx-031 AFRx-021″
“HOURANI Albert”,”Storia dei popoli arabi. Da Maometto ai nostri giorni.”,”A. HOURANI è nato nel 1915 a Manchester da famiglia libanese. Ha insegnato all’ Università americana di Beirut e ad Oxford. Fino al 1971 è stato D del Middle East Centre. Nel 1979 è diventato Emeritus Fellow del St. Antony’s College di Oxford. Tra i suoi libri: -Arabic Thought in the Liberal Age (1962) -Europe and the Middle East (1980) -The Emergence of the Modern Middle East (1981)”,”VIOx-007-FV”
“HOURANI Albert”,”Storia dei popoli arabi. Da Maometto ai nostri giorni.”,”Albert Hourani è nato nel 1915 a Manchester da famiglia libanese. Ha insegnato all’Università Americana di Beirut e a Oxford. Fino al 1971 è stato direttore del Middle East Centre. Nel 1979 è diventato Emeritus Fellow del St. Anthony’s College di Oxford. Tra i suoi libri: Arabic Thought in the Liberal Age, Europe and the Middle East, The Emergence of the Modern Middle East.”,”VIOx-106-FL”
“HOURANI Albert”,”L’Islam nel pensiero europeo.”,”Albert Hourani è nato nel 1915 a Manchester da famiglia libanese. Ha insegnato all’Università Americana di Beirut e a Oxford. Fino al 1971 è stato direttore del Middle East Centre. Nel 1979 è diventato Emeritus Fellow del St. Anthony’s College di Oxford. Tra i suoi libri: Arabic Thought in the Liberal Age, Europe and the Middle East, The Emergence of the Modern Middle East.”,”VIOx-111-FL”
“HOURANI Albert”,”Storia dei popoli arabi. Da Maometto ai nostri giorni.”,”Albert Hourani è nato nel 1915 a Manchester da famiglia libanese. Ha insegnato all’Università Americana di Beirut e a Oxford. Fino al 1971 è stato direttore del Middle East Centre. Nel 1979 è diventato Emeritus Fellow del St. Anthony’s College di Oxford. Tra i suoi libri: Arabic Thought in the Liberal Age, Europe and the Middle East, The Emergence of the Modern Middle East.”,”VIOx-001-FMP”
“HOVELL Mark, a cura di T.F. TOUT”,”The Chartist Movement.”,”L’incontro di Marx ed Engels con O’Connor esponente del movimento cartista inglese “”In 1845 Feargus O’Connor made a tour in Belgium and come home full of a desire to emulate the Flemish methods of small intensive farming, which he held up for admiration to those who wished to participate in his Land Scheme. Were England cultivated like Flanders and Brabant, it would, he declared, be able to maintain a population of three hundred millions (1). But O’Connor did not simply go to Belgium to study its agriculture. At Brussels he had treaty with a band of German democratic communists then in exile in the Belgian capital. This body welcomed him with a congratulatory address, signed among others by Karl Marx and Friedrich Engels (2). These men, young and little known at the time, had just begun that long association which was to be of such significance in the later history of socialistic theory and practice. Engels had already become during his earlier residence in England the chief link that bound to English Chartism the extremists of the German revolt against the social order. Friedrich Engels (1820-1895), the son of a well-to-do cotton-spinner at Barmen, was brought to Manchester in 1842 in the interests of a branch of his father’s firm, established in the cotton area of south-east Lancashire. His residence in this country between 1842 and 1844 bore as its chief fruit an elaborate study of the condition of the English working classes at that period, which was first published in 1845 (3). It also resulted in Engels being brought into relation with English Chartists and Socialists, from whom he learnt a more concrete method of dealing with economic problems than had prevailed among his German teachers. He wrote for the ‘Northern Star’ and became friendly with O’Connor and Jones. On leaving England for Paris, Engels began there his intimacy with Karl Marx (1818-1883), a young doctor from Trier, whose Jewish origin and Radical views made an academical career impossible for him in Prussia. Marx was now, under Engels’s guidance, sitting at the feet of the French social reformers. He gladly widened his reading to include the pioneers of English socialism and profited much by it, learning,for instance, from Hodgskin some of the characteristic doctrine which he set forth to the world twenty years later in ‘Das Kapital’. Expelled from Paris at the request of the Prussian Government, Engels and Marx next took up their quarters at Brussels where O’Connor found them. At Brussels they were free to think and write as they chose, while awaiting the upheaval which they foresaw to be imminent in their native country. When even orthodox Radicalism denied Marx a hearing, he was sure of publicity for his views in the friendly pages of the ‘Northern Star’. Thus, when he was forbidden to denounce Free Trade in a conference at Brussels, O’Connor printed his written speech for him in that organ (4). A “”League of the Just””, reorganised by Marx and Engels as a “”League of Communists””, took up under their guidance an open educational propaganda. With branches in London, Paris, and Brussels, it became a powerful body”” [Mark Hovell, a cura di T.F. Tout, The Chartist Movement, 1963] [(1) ‘Northern Star’, September 20, 1845 (…); (2) ‘Northern Star’, July 25, 1847; (3) F. Engels, ‘Die Lage der arbeitenden Klassen in England (Leipzig, 1845), translated by F.K. Wischnewetzky as ‘The Condition of the Working Classes in England in 1844’ (London, 1892); (4) Northern Star, October 9, 1847. The conference was on September 17-19] (pag 285-286-287)”,”MUKC-036″
“HOVEY Tamara”,”John Reed: Witness to Revolution.”,”HOVEY Tamara scrittrice che ha vissuto a Parigi. Nelle sue ricerche su John Reed ha potuto consultare lettere inedite di Reed al padre, Carl Hovey, che fu amico di Reed e direttore del ‘Metropolitan Magazine’.”,”REEx-023″
“HOVEY Tamara”,”John Reed: Witness to Revolution.”,”Tamara Hovey is a novelist and screenwriter who lives in Paris with her husband and their two teenage sons. In her research about John Reed, she was able to draw on unpublished letters of John Reed to her father, Carl Hovey, who was Reed’s friend and editor at ‘Metropolitan Magazine’. Acknowledgments, Foreword, foto, illustrazioni, Index,”,”REEx-005-FL”
“HOWARD Michael”,”La guerra e le armi nella storia d’ Europa.”,”Michael HOWARD, ‘fellow’ in studi superiori di strategia all’ All Souls College di Oxford, è tra i maggiori esperti europei di scienza militare. Attualmente (1978) ricopre la carica di vicepresidente del Royal Institute for International Affairs e dell’ International Institute of Strategic Studies. [‘I popoli d’Europa non erano balzati alle armi sopportando; già fino a quel momento, sacrifici terribili, per qualche ritocco marginale nell’equilibrio delle potenze. (…) Quindi la guerra ‘doveva’ continuare. Durante il 1915 i belligeranti tentarono una volta di più di ottenere un successo decisivo. I tedeschi sul fronte orientale con profonde penetrazioni e manovre avvolgenti, i francesi sul fronte occidentale con la ripresa dei loro attacchi frontali, gli inglesi cercando di sfruttare il dominio dei mari con un’operazione anfibia di aggiramento a largo raggio nei Dardanelli. Alla fine dell’anno divenne evidente che i princìpi napoleonici con i quali erano stati nutriti i militari per oltre un secolo – ‘Niederwerfungsstrategie’, strategia di annientamento, come la chiamavano i tedeschi – non erano più validi. Divennero più attuali quelle guerre del Sei-Settecento, quando lo scopo della strategia non era la distruzione dell’esercito nemico, ma l’esaurimento delle risorse economiche dell’avversario – ‘Ermattungsstrategie’, strategia di logoramento. Ma mentre nel Seicento il modo migliore di attuarla era l’evitare la battaglia, nel XX secolo essa fu attuata mediante offensive con obiettivi tattici anche limitati, al solo scopo di logorare le risorse dell’avversario più rapidamente delle proprie. Tale fu il concetto d’azione per gli attacchi germanici a Verdun nel 1916; tale fu la giustificazione se non per l’inizio, almeno per il prolungarsi degli attacchi britannici sul fronte occidentale nel 1916 e 1917. (…) Gli eserciti (…) erano diventati strumenti per dissanguarsi a vicenda di risorse umane e materiali. Nello stesso tempo un’altra arma tradizionale, il blocco navale, veniva impiegata con nuova ferocia. (…) I fardelli imposti da questa condotta della guerra alla popolazione civile furono accettati ovunque senza proteste. Immensi prestiti di guerra vennero sottoscritti’ (pag 220-221). Michael Howard, Fellow in studi superiori di strategia presso All Souls College di Oxford, è tra i maggiori esperti europei di scienza militare. Dal 1978 ha ricoperto la carica di vicepresidente del Royal Institute for International Affairs e dell’International Institute of Strategic Studies]”,”QMIx-054″
“HOWARD McILWAIN Charles, a cura di Nicola MATTEUCCI”,”Costituzionalismo antico e moderno.”,”HOWARD McILWAIN Charles (1881-1968) è stato uno dei maggiori studiosi del pensiero giuridico e politico. Ha insgnato Science of Government ad Harvard fino al suo ritiro nel 1946. Dopo ‘The High Court of Parliament and Its Supremacy’ (1910, 1962) divenuto un classico ha scritto ‘Tha American Revolution. A Constitutional Interpretation’ (1923, 1958) e altre opere importanti (v. quarta di copertina). “”Tutto questo rende assai interessanti alcune osservazioni costituzionali di Mattew Hale, assai notevoli per il loro tempo e che sono state oggetto di minore attenzione di quel che meritassero. In due saggi, Reflections on Mr. Hobbs His Dialogue of the Lawe e De Prerogativa Regis, l’ autore stabilisce una classificazione dell’ autorità che, per quel che ci risulta, è sua originale. Dal Medioevo il potere del governo è stato distinto in potestas coercitiva e potestas directiva. Hale adotta queste due, ma ne aggiunge una terza che, per quel che ne so, è assolutamente nuova, una potestas irritans actus contrarios, il potere cioè di rendere nulli e non avvenuti gli atti contrari alla legge. “”E perciò – egli aggiunge – sebbene il Re per tali atti contrari al potere direttivo del diritto non sia soggetto al potere coercitivo, in ragione della sacertà e della sublimità della sua persona, gli strumenti e ministri, che sono gli immediati esecutori di queste cose illegali, sono soggetti al potere coercitivo della legge; e, in tali casi, il re non può far nulla per giustificare o difendere i suoi ministri. Questa è una delle reagioni principali della massima che il re non può essere ingiusto, poichè ciò che è ingiusto e contrario al diritto non è un atto del re, ma del ministro o del funzionario, che ha messo in esecuzione i suoi ordini; e in conseguenza detto ministro è sottoponibile alla coercizione della legge e deve dar soddisfazione””. (pag 155)”,”TEOP-211″
“HOWARD M.C. KING J.E.”,”The political economy of Marx.”,” Nota su metodo Marx (pag 21)”,”MADS-669″
“HOWARD Michael”,”Studies in War and Peace.”,”In Memoriam di Basil Henry Liddell Hart Michael Howard è nato nel 1922 e fino al 1970 è stato Fellow in Higher Defense Studies presso l’ All Souls College di Oxford. Dal 1947 fino al 1968 ha insegnato al King’s College, London, e ha tenuto la cattedra di War Studies dal 1963. Ha ricevuto il premio Memorial Prize per ‘The Franco-Prussian War’ (1961) Capitoli sulla Seconda guerra mondiale: – Hitler e i suoi Generali – Il Mediterraneo nella strategia britannica nel corso della Seconda guerra mondiale – Bombardamento e la bomba (atomica) – Strategia e politica nella conduzione delle guerre del XX secolo (pag 110-153)”,”QMIx-312″
“HOWARD Michael”,”The First World War.”,”Sir Michael Howard è Professore emerito di Storia moderna alle Università di Oxford e Yale. Ha scritto pure: ‘The Causes of War’, ‘War in European History’, ‘The Lessons of History’, ‘The Invention of Peace’, ‘The Oxford History of the Twentieth Century’ (a cura con W.R. Louis), ‘War and the Liberal Conscience’, ‘The Franco-Prussian War’, e ‘Studies in War and Peace’. Il volume contiene molte cartine: Europa prima del conflitto, Europa dopo il conflitto, Fronte occidentale, Fronte orientale, Balcani, Italia del Nord, Impero ottomano.”,”QMIP-034-FSL”
“HOWARD Michael”,”The Franco-Prussian War. The German Invasion of France, 1870-1871.”,”Michael Howard, Regius Professor di Storia moderna all’Università di Oxford (1980-1989). Professore di storia a Yale dal 1989 al 1993.”,”QMIx-005-FSD”
“HOWARD Michael”,”La guerra e le armi nella storia d’Europa.”,”HOWARD Michael: (1922-2019) è stato “”fellow”” in studi superiori di strategia all’ All Souls College di Oxford, tra i maggiori esperti europei di scienza militare. Ha ricoperto la carica di vicepresidente del Royal Institute for International Affairs e dell’International Institute of Strategic Studies. <> (dal risvolto di copertina).”,”EURQ-001-FSL”
“HOWARD Michael, ANDREOPOULOS George J., SHULMAN Mark R. a cura; saggi di HOWARD Michael, OBER Josiah, STACEY Robert, PARKER Geoffrey, SELESKY Harold, ROTHENBERG Gunther, HATTENDORF John, ROBERTS Adam, BIDDLE Tami, ROSENBERG David, KENNEDY PAUL”,”The Laws of war. Constraints on Warfare in the Western World.”,”HOWARD Michael è professore emerito di storia moderna presso l’Università di Oxford e professore emerito di storia militare e navale presso l’Università di Yale. (notiz.1994) «Questo libro esplora non solo i vincoli formali alla condotta della guerra nel corso della storia occidentale, ma anche le convenzioni non scritte riguardanti ciò che è consentito nel corso delle operazioni militari. Dall’antichità classica ai giorni nostri, eminenti storici discutono le normative legali e culturali che regolano i diritti dei belligeranti; il trattamento dei prigionieri e dei civili; l’osservanza di tregue e immunità; l’uso di armi particolari, la guerra d’assedio, i codici d’onore; criteri per la definizione dei crimini di guerra.» (dal risvolto di copertina. Traduz. d. r.) «Il secondo gruppo escluso dalle considerazioni di jus in bello erano i popoli stranieri, che si riferissero ai persiani del V secolo a.C., o ai musulmani e ai pagani durante le crociate dell’Europa medievale, o agli indiani nordamericani e ad altri popoli aborigeni lungo la via dell’espansione europea. Di tanto in tanto si verificano casi di persone massacrate indiscriminatamente con la motivazione che non erano considerate parte della comunità internazionale. Gli inglesi, ad esempio, che uccidevano senza ritegno in Irlanda, trovarono facile usare lo stesso ragionamento e gli stessi metodi brutali nello sterminare gli indiani. Solo coloro con tradizioni culturali simili avevano il diritto di essere trattati con moderazione in tempo di guerra, un giudizio basato su criteri del tutto soggettivi.» (pag 215, conclusioni di KENNEDY Paul. Traduz. d.r.)”,”QMIx-243-FSL”
“HOWARTH Patrick”,”Attila re degli Unni.”,”Stilicone. “”Durante l’ impero di Onorio la politica militare era stata guidata principalmente da Flavio Stilicone. Egli era figlio di un Vandalo e aveva attirato l’ attenzione di Teodosio I (…). Stilicone era un uomo dall’ aspetto estremamente affascinante e dalla cultura vastissima; divenne probabilmente grazie alla moglie del protettore di Claudiano, il più grande poeta dell’ epoca, dal quale venne ricambiato con una serie di panegirici in suo onore. Tuttavia, pur avendo degli ammiratori, aveva an che dei detrattori, alcuni dei quali lo consideravano più un Vandalo che un vero Romano. Venne accusato di aver indebolito l’ esercito in generale e in particolare di aver ritirato le guarnigioni dal Reno per aver più truppe a disposizione in Italia. A sua difesa si poteva dire che si trovava a dover affrontare costi sempre più alti per la difesa dell’ Impero e anche la resistenza di moltissimi cittadini romani – non germani – alla prestazione del servizio militare. Stilicone quindi si trovò sempre più spesso a dover raggiungere compromessi con quei popoli che potevano costituire una minaccia per l’ Impero. Cominciò ad applicare quella tattica, poi adottata anche da Ezio, di richiedere aiuti militari ai barbari in cambio di concessioni territoriali. Raggiunse accordi e compromessi con un soldato germano che rispondeva al nome di Alarico.”” (pag 93-94)”,”STAx-089″
“HOWARTH Patrick”,”Attila. Re degli unni.”,”Patrick HOWARTH è autore di varie opere storiche, biografiche e critiche. ha scritto romanzi e poesie.”,”STAx-169″
“HOWARTH David”,”Il giorno dell’invasione.”,”Churchill disse che l’invasione della Normandia fu l’operazione più complessa e difficile che mai sia stata realizzata (pag 5, prefazione) L’autore parla della ‘brillante analisi’ dello sbarco in Normandia di Chester Wilmot (riporta anche memorie di generali) nel suo libro ‘The Struggle for Europe’ (‘La battaglia per l’Europa’) (o meglio ‘La lotta per l’Europa’, ndr) Studio di data ora migliore in base a luogo scelto in base a maree e meteorologia. Combinazione di molti fattori, scelta tattica di operare con carri armati e fanteria già sulla spiaggia. Fu raccolta una massa enorme di mezzi da sbarco (pag 14-15) Abile depistaggio di inglesi e americani sul luogo dello sbarco, divergenze tra i vertici tedeschi sul modo di contrastare l’attacco e il luogo dello sbarco (dissidi tra Rommel e Rundstedt) (pag 16-17) “”Da due anni la propaganda germanica parlava del Vallo Atlantico come di una barriera inespugnabile tesa lungo l’intera costa, ma Rommel non tardò a scoprire che la realtà era ben diversa. La potenza del vallo era stata esagerata per scoraggiare eventuali incursioni alleate e per fare animo ai tedeschi; in realtà alla sua costruzione era stata data una precedenza relativa, il materiale a esso destinato era spesso finito in opere giudicate più urgenti, e in diversi punti della costa i lavori di costruzione erano stati addirittura trascurati dai comandanti di zona che consideravano un incarico in Francia come una licenza dopo i disagi e i pericoli del fronte russo. Ma, come gli inglesi avrebbero sperimentato a proprie spese, Rommel era un uomo di energia straordinaria e nei pochi mesi a sua disposizione, mentre in Inghilterra fervevano i preparativi per l’invasione, lavorò a tutta velocità per costruire le fortificazioni intese a farla fallire. Erano quelli i lavori segnalati dalla ricognizione aerea. Ma si procedeva ugualmente a rilento, per la scarsità di materiale e soprattutto per le divergenze d’opinioni fra gli alti comandi. Rommel era persuaso che un’invasione avrebbe potuto essere fermata soltanto in mare o al massimo sulla spiaggia, mentre il feldmaresciallo von Rundstedt lo riteneva impossibile e riponeva tutta la sua fiducia nelle riserve che consigliava di mantenere intatte finché si chiarissero le esatte intenzioni del nemico. Anche l’alto comando germanico, seguendo la stessa logica che aveva guidato il ‘COSSAC’ (1), si era orientato verso la Normandia o Calais ma i capi non riuscivano ad accordarsi sulla determinazione di una delle due zone. Von Rundstedt era convinto che lo sbarco principale sarebbe avvenuto a Calais, e la sua convinzione era condivisa dall’alto comando dell’esercito in Germania. Rommel propendeva invece per la Normandia, d’accordo, si disse, con Hitler. Questi contrasti derivarono, in parte almeno, da un deliberato inganno degli alleati che, avendo deciso per la Normandia, fecero di tutto per convincere i tedeschi di aver deciso per Calais. Mentre flotta ed esercito si raccoglievano nei porti sud occidentali, altre identiche operazioni fittizie si svolgevano nei porti sud-orientali. Nel Kent venne simulata tutta l’attività radio di un esercito e il generale Patton, ben noto ai tedeschi, venne clamorosamente richiamato dal Mediterraneo per assumere il comando di quelle forze inesistenti. Sopra Calais vennero effettuati bombardamenti e voli di ricognizione in numero superiore a quelli effettuati sopra la Normandia. All’ultimo momento, mentre la vera flotta di navi e aerei era in rotta per la Normandia, un’altra flotta di navi e aerei faceva rotta per Calais, usando alcuni trucchi per apparire ai ‘radar’ di potenza assi maggiore di quanto non fosse in realtà. Il servizio segreto inglese lavorava dal canto suo per insinuare la convinzione sbagliata nel cervello dei capi tedeschi, compito che fu probabilmente semplificato dal disaccordo esistente fra il servizio segreto tedesco e i capi del nazismo. Il capo del servizio segreto, ammiraglio Canaris, era stato da poco esonerato dall’incarico con la conseguente dispersione di maggior parte della sua organizzazione, e al suo posto andava sorgendo un nuovo servizio composto da fedeli nazisti agli ordini di Himmler, ma pare si trattasse di agenti incapaci e inesperti, facile preda per la consumata abilità degli inglesi. A guerra finita, si ritrovarono negli archivi germanici circa duecentocinquanta rapporti degli uomini di Himmler sulla data e la zona dell’invasione. Uno solo era esatto. Tutti gli altri ripetevano le voci e le false informazioni messe in circolazione dagli agenti inglesi, e nessuno, a Berlino, aveva preso la minima iniziativa in base all’unico rapporto esatto”” (pag 16-18)] [(1) COSSAC, Chief of Staff of the Supreme Allied Commander, primo organismo responsabile della pianificazione dell’invasione in Normandia ndr]”,”QMIS-172″
“HOWARTH David”,”Il giorno dell’invasione.”,”‘Sullo sbarco in Normandia esistono già parecchie opere tecniche e memorie di generali, oltre la brillantissima analisi che ne fa Chester Wilmot nel suo libro ‘The Struggle for Europe’ [‘La battaglia per l’Europa’] (o meglio ‘La lotta per l’Europa’, ndr)’ (pag 5) (prefazione, in apertura) (riportare anche su libro QMIS-006) Normandia. Il giorno D dell’invasione. “”Il giorno dell’invasione fu deciso in base alla marea, al piano d’attacco e alle difese tedesche. Ogni giorno durante tutta la primavera, apparecchi da ricognizione avevano fotografato la costa francese. Si erano visti così soldati germanici e civili francesi lavorare senza posa alla costruzione di nuove postazioni d’artiglieria e alla sistemazione di ostacoli sulle spiagge: pali e cunei di legno, aculei e sbarramenti di ferro, per la maggior parte minati. Nelle intenzioni germaniche, quegli ostacoli erano destinati ad offrire la scelta fra due mali: se lo sbarco avesse avuto luogo con l’alta marea, una larga percentuale dei mezzi avrebbe urtato contro gli ostacoli, invisibili perché sommersi, e sarebbe stata messa fuori combattimento; se invece lo si fosse effettuato con la bassa marea, le truppe avrebbero dovuto attraversare una spiaggia scoperta sotto il fuoco tedesco, e in Normandia la costa digrada lentamente, così che in molti punti la bassa marea lascia scoperta una fascia di tre, quattrocento metri. Eisenhower e Montgomery scelsero il secondo rischio. Per ridurlo al minimo fu deciso di sbarcare carri armati davanti alla fanteria e di bombardare violentemente le difese prima dello sbarco che sarebbe cominciato subito dopo la bassa marea. L’immediata distruzione degli ostacoli avrebbe poi permesso di proseguire le operazioni anche con l’alta marea. La marina voleva che i mezzi da sbarco si avvicinassero alla costa di notte, ma le forze dell’aria avevano bisogno di almeno un’ora di luce per bombardare le difese costiere. In base a queste considerazioni l’inizio delle operazioni fu fissato a un’ora dopo l’alba e la data dello sbarco fu stabilita cercando il giorno in cui quell’ora si accordasse con la marea. In Normandia, la bassa marea e l’ora prescelta coincidevano al 6 giugno, ma anche il 5 e il 7 potevano essere buoni, perché la differenza era minima. Dopo quella data, sarebbero dovuti passare altri quattordici giorni perché si avesse la medesima combinazione; si sarebbe così arrivati al 20 giugno, ma allora non ci sarebbe stata la luna e una notte di luna era invece l’ideale per l’atterraggio dei paracadutisti e degli alianti. Inoltre, il 20 giugno sarebbe stato davvero troppo lontano dalla data promessa a Stalin. Così, il giorno D fu fissato al 6 o al 7 in caso di cattivo tempo. L’ora H, cioè il momento dello sbarco, fu fissata alle 6.30 per la zona occidentale dove la marea avanzava prima, e alle 7.30 per la zona orientale (1). I tedeschi sapevano naturalmente che si stava preparando l’invasione. A quell’epoca l’unico fronte terrestre fra gli alleati e i tedeschi era l’Italia, dove gli alleati non trovavano spazio sufficiente per il dispegamento totale delle porprie forze, e l’invasione dall’Europa nord occidentale era il solo mezzo per attaccare seriamente la Germania”” (pag 14-16) [(1) Giorno D e ora H sono espressioni entrate nell’uso comune del linguaggio militare. Pe la maggior parte delle operazioni furono necessarie azioni preparatorie effettuate a determinati intervalli di tempo, progettate e discusse prima che fosse stabilita la data dell’operazione stessa. Di qui la necessità di riferirsi al giorno dell’operazione con l’espressione giorno D; in conseguenza le azioni preparatorie erano chiamate D 1, D 2, eccetera. Giorno D venne poi riferito in particolare alla data dello sbarco in Francia perché questa fu la più importante fra le operazioni definite con quell’espressione e perché per la popolazione quel giorno era diventato il giorno D per antonomasia] [David Howarth, ‘Il giorno dell’invasione’, Longanesi, Milano, 1975] Testo già riportato nella scheda del primo esemplare del libro (v. Archiv) “”Da due anni la propaganda germanica parlava del Vallo Atlantico come di una barriera inespugnabile tesa lungo l’intera costa, ma Rommel non tardò a scoprire che la realtà era ben diversa. La potenza del vallo era stata esagerata per scoraggiare eventuali incursioni alleate e per fare animo ai tedeschi; in realtà alla sua costruzione era stata data una precedenza relativa, il materiale a esso destinato era spesso finito in opere giudicate più urgenti, e in diversi punti della costa i lavori di costruzione erano stati addirittura trascurati dai comandanti di zona che consideravano un incarico in Francia come una licenza dopo i disagi e i pericoli del fronte russo. Ma, come gli inglesi avrebbero sperimentato a proprie spese, Rommel era un uomo di energia straordinaria e nei pochi mesi a sua disposizione, mentre in Inghilterra fervevano i preparativi per l’invasione, lavorò a tutta velocità per costruire le fortificazioni intese a farla fallire. Erano quelli i lavori segnalati dalla ricognizione aerea. Ma si procedeva ugualmente a rilento, per la scarsità di materiale e soprattutto per le divergenze d’opinioni fra gli alti comandi. Rommel era persuaso che un’invasione avrebbe potuto essere fermata soltanto in mare o al massimo sulla spiaggia, mentre il feldmaresciallo von Rundstedt lo riteneva impossibile e riponeva tutta la sua fiducia nelle riserve che consigliava di mantenere intatte finché si chiarissero le esatte intenzioni del nemico. Anche l’alto comando germanico, seguendo la stessa logica che aveva guidato il ‘COSSAC’ (1), si era orientato verso la Normandia o Calais ma i capi non riuscivano ad accordarsi sulla determinazione di una delle due zone. Von Rundstedt era convinto che lo sbarco principale sarebbe avvenuto a Calais, e la sua convinzione era condivisa dall’alto comando dell’esercito in Germania. Rommel propendeva invece per la Normandia, d’accordo, si disse, con Hitler. Questi contrasti derivarono, in parte almeno, da un deliberato inganno degli alleati che, avendo deciso per la Normandia, fecero di tutto per convincere i tedeschi di aver deciso per Calais. Mentre flotta ed esercito si raccoglievano nei porti sud occidentali, altre identiche operazioni fittizie si svolgevano nei porti sud-orientali. Nel Kent venne simulata tutta l’attività radio di un esercito e il generale Patton, ben noto ai tedeschi, venne clamorosamente richiamato dal Mediterraneo per assumere il comando di quelle forze inesistenti. Sopra Calais vennero effettuati bombardamenti e voli di ricognizione in numero superiore a quelli effettuati sopra la Normandia. All’ultimo momento, mentre la vera flotta di navi e aerei era in rotta per la Normandia, un’altra flotta di navi e aerei faceva rotta per Calais, usando alcuni trucchi per apparire ai ‘radar’ di potenza assi maggiore di quanto non fosse in realtà. Il servizio segreto inglese lavorava dal canto suo per insinuare la convinzione sbagliata nel cervello dei capi tedeschi, compito che fu probabilmente semplificato dal disaccordo esistente fra il servizio segreto tedesco e i capi del nazismo. Il capo del servizio segreto, ammiraglio Canaris, era stato da poco esonerato dall’incarico con la conseguente dispersione di maggior parte della sua organizzazione, e al suo posto andava sorgendo un nuovo servizio composto da fedeli nazisti agli ordini di Himmler, ma pare si trattasse di agenti incapaci e inesperti, facile preda per la consumata abilità degli inglesi. A guerra finita, si ritrovarono negli archivi germanici circa duecentocinquanta rapporti degli uomini di Himmler sulla data e la zona dell’invasione. Uno solo era esatto. Tutti gli altri ripetevano le voci e le false informazioni messe in circolazione dagli agenti inglesi, e nessuno, a Berlino, aveva preso la minima iniziativa in base all’unico rapporto esatto”” (pag 16-18)] [(1) COSSAC, Chief of Staff of the Supreme Allied Commander, primo organismo responsabile della pianificazione dell’invasione in Normandia ndr]”,”QMIS-001-FAP”
“HOWE Irving”,”Trotsky.”,”Irving HOWE (New York, 1920) è un tipico rappresentante dell’intellighenzia ebraica newyorkese. Docente universitario e critico letterario, ha diretto la rivista ‘Dissent’ (dal 1953) e scritto sul rapporto tra letteratura e ideologia e sulla storia del comunismo americano.”,”TROS-019″
“HOWE Irving”,”Socialism and America.”,”””At about the same time, Marx was taking a somewhat different approach. “”Bourgeois society in the United States””, he was writing, “”has not yet developed far enough to make the class struggle obvious”” (Marx letter, March 5, 1852); but he also expected that American industry would grow at so enormous a rate that the United States would be transformed into a major force in the world market, delivering heavy blows against English imperial domination. Now, if one cares to, it is possible to reconcile Engels’ approach with that of Marx. Engels was thinking tactically, about the problems of building a movement, while Marx was thinking historically, about events anticipated but not yet encountered. Marx was asking why the social consequences of the rise of capitalism, such as an intensified class struggle, had not yet appeared in the United States – even though, according to his theory, these consequences were inevitable””. (pag 106) [Irving Howe, Socialism and America, 1985]”,”MUSx-260″
“HOWE Irving COSER Lewis, collaborazione di Julius JACOBSON”,”The American Communist Party. A Critical History (1919-1957).”,”HOWE Irving (Nyc, 1920) è autore pure di ‘The UAW and Walter Reuther’ (con B.J. Widick). COSER Lewis, è nato a Berlino nel 1913. Ha studiato alla Sorbona e ha ricevuto il Ph.D. dalla Columbia University. Entrambi sono editors sul magazine ‘Dissent’. Libro dedicato dagli AA a Ignazio Silone e Milovan Dijlas “”In April 1923, the underground Communist Party held its third and last convention, a mere ghost of a convention of a mere ghost of a party, called primarily for the purpose of self-dissolution. Not much was left to dissolve. Even Ruthenberg could claim no more than 5,000 members. And since the bulk of the Communists were already in the Workers Party, little was added to its tangible assets. Still, by its belated self-immolation the CP contributed something to the future of American Communism, if only because it removed itself from the path of the legal Workers Party. Though shaken by the reverberations of the Communist faction fights, the Worker Party still managed to hold public meeting, issue a few pamphlets, and publish an English weekly, ‘The Worker’, and nine foreign-language dailies. In 1922 it dipped a toe into democratic waters by running a token election campaign in a few states. Its membership was then about 13,000, and for a brief moment in late 1922, when it adopted a moderate public platform and came out for a labor party in America, it seemed relatively free from factionalism””. (pag 103)”,”MUSx-261″
“HOWELL David”,”British Workers and the Independent Labour Party 1888-1906.”,”””From Regent’s Park Road, Engels gave his blessing: “”the masses of the members make good decisions… the weight lies in the provinces and not in London, the centre of cliques… the programme in its main points is ours. (Engels a Sorge, 18 gennaio 1893) (pag 300)”,”MUKx-098″
“HOWELL Georges”,”Le passé et l’ avenir des Trade Unions. (Trade Unionism new and old)”,”HOWELL è stato membro della Camera dei Comuni. “”Gli operai dovevano quindi lottare contro due poteri quasi onnipotenti: le gilde e lo Stato. Le prime avevano perduto molta della loro potenza e influenza durante questo periodo, ed erano condannate a sparire in breve tempo; mentre il secondo conteneva il germe di un enorme accrescimento di forza e doveva produrre un male incalcolabile per i secoli e le generazioni a venire””. (pag 33)”,”MUKx-120″
“HOYT Edwin P.”,”I Vanderbilt.”,”Origini, impero ferroviario, rafforzamento, decadenza, dispersione.”,”USAE-011″
“HSI HSUAN-WOU REEVE Charles”,”China blues. Viaggio nel paese dell’armonia precaria.”,”HSI HSUAN-WOU (1951) interprete, traduttore, insegnante. Charles REEVE (Lisbona, 1945) dal 1967 vive a Parigi. Saggista politico e storico ha dedicato saggi sul suo paese e alcuni volumi sulla situazione cinese.”,”MCIx-040″
“HU CHI-HSI”,”L’ armée rouge et l’ ascensione de Mao. Essai d’ interpretation sur la montée au pouvoir de Mao Zedong au sein du Parti communiste chinois.”,”L’ enigma storico della presa del potere da parte di MAO sul PCC durante l’ era STALIN (v. 4° copertina) La lotta all’ interno del PCC nel 1933. “”Senza andare fino ad espellere Mao dal partito, i partigiani della linea offensiva del Comitato Centrale, con in testa Ciu en-Lai riuscirono però, alla Conferenza di Ningdu, a privarlo completamente del potere militare. Immediatamente dopo la conferenza, in effetti, Mao entra all’ ospedale di Tingzhu, ad ovest di Fujian, dividendo lo stesso padiglione di Zhu Yili, commissario del popolo per gli affari interni, e Chen Zhengren, vice presidente del governo sovietico di Jiangxi, e vi resta quattro mesi. Il carattere “”diplomatico della sua malattia non è in dubbio. Fu Lian-zhang, il suo medico, scriveva: “”Teoricamente il presidente Mao è venuto per riposarsi. In realtà, lavora duro dalla mattina alla sera, ogni giorno””. Per quattro mesi, Mao fece tutti i giorni una lunga passeggiata e studiò delle opere sul marxismo-leninismo, in particolare ‘L’ estremismo, malattia infantile del comunismo’. Un fatto, apparentemente anodino, che ebbe luogo durante il suo soggiorno a Tingzhu indica chiaramente che non aveva più alcun potere decisionale.”” (pag 72-73)”,”CINx-195″
“HUARD Raymond LEFEBVRE Jean-Pierre MAINFROY Claude CASANOVA Antoine”,”Marx et la Révolution Française. De jeune Marx au coup d’Etat (Huard) – La questione de la Révolution Française autour du ‘Capital’ (Lefebvre) – Marx et la Révolution Française après 1870 (Mainfroy) – Marxisme et Révolution Français. Quelques aspects et quelques problèmes (Casanova).”,”Jean Montreau pseudonimo di J. Bruhat “”Il n’est pas étonnant enfin que dès la ‘Sainte Famille’ Marx s’intéresse à ce qui, dans la Révolution française, semble annoncer l’avenir, aux “”anticipations”” selon le mot d’E. Labrousse. Certes la continuité qu’il établit entre le Cercle social, les Enragés, Babeuf, puis Buonarroti et le communisme contemporain appellerait bien des développements et des nuances (50). W. Markov a fait une étude attentive des références concernant les Enragés, montré leur source (Buchez essentiellement et sans doute l”Histoire populaire de la Révolution française’ de Cabet) s’est interrogé sur l’omissione par Marx des Hébèrtistes (51). On notera aussi que Babeuf est cité à nouveau dans le passage de la ‘Sainte Famille’ portant sur les rapports entre communisme et matérialisme. Marx montre précisément – en toute cohérence avec le reste de sa pensée – que le communisme babouviste ne pouvait être qu’un “”matérialisme grossier, non civilisé””, incapable dans les conditions de l’époque d’assumer les possibilités offertes par la société moderne (52). Ainsi la Révolution française est reliée au communisme contemporain”” [Raymond Huard, ‘Marx et la Révolution française. Du jeune Marx au coup d’Etat du 2 décembre 1841’, Cahiers d’Histoire, Paris, N. 21, 1985] [(50) ‘Sainte Famille’, Ed. Sociales p. 145; (51) Walter Markov: “”Jacques Roux und Karl Marx dans ‘Sitzungs-berichte der deutschen Akademie der Wssenschaften zu Berlin”” (Geschichte), 1965, n° 1, p. 3-16. W. Markov pense que c’est la lecture de Cabet qui a poussé Marx par réaction à mettre en valeur les Enragés jugés plus représentatifs d’un mouvement de classe que les hèbertistes; (52) ‘Sainte Famille, p. 158] Comitato di redazione: Roger Bourderon (redattore capo), Jean Charles, Jean-Paul Depretto, Claudie Duhamel-Amado, Jean Gacon, Claude Gindin, Raymond Huard, Annie Lacroix-Riz, Guy Lemarchand, Marie-Claude L’Huillier, Michel Margairaz, Roger Martelli (direttore), André Moine, Maurice Moissonnier, Jean Nicolas, Jean-Louis Robert, Simone Roux, Alain Ruscio, Pierre Saly, Elisabeth Smadja, Danielle Tartakowsky, Claude Willlard, Claudine Wolikow”,”MADS-670″
“HUBERMAN Leo SWEEZY Paul M.”,”Il socialismo a Cuba.”,”Leo Huberman è nato nel 1903 a Newark, nel New Jersey. Ha studiato alla New York University e alla London School of Economics, insegnando quindi il scuole pubbliche e private sino al 1933. Lavoro successivamente nelle redazioni di alcune riviste, nel 1938 fu nominato presidente del Dipartimento di scienze sociali del New College, alla Columbia University, nel 1949 con Paul Sweezy, fondò la ‘Monthly review’. É autore di numerose opere a carattere storico: We, the People, Man’s Worldly Goods, The Labor Spy Racket, in collaborazione con Sweezy ha scritto Cuba: Anatomy of a Revolution, Introduction to Socialism. É morto a Parigi il 9/11/1968. Paul M. Sweezy è nato nel 1910 e ha studiato a Exeter e Harvard. É stato professore nella facoltà di economia della Harvard University dal 1934 al 1942. Negli ultimi anni è stato Visiting Professor di Economia alle Università di Cornell e Stanford, e alla New School for Social research. Dal 1949 è direttore, con Huberman prima, con Harry Magdoff oggi, della ‘Monthly Review’. I suoi libri più importanti sono: The Theory of Capitalist Development, The Present as History, in collaborazione con Paul A. Baran, Monopoly Capital. La controrivoluzione globale, che raccoglie i più importanti editoriali da lui scritti con Huberman per la ‘Monthly Review’ sulla politica interna ed estera degli Stati Uniti.”,”AMLx-010-FL”
“HUBERMAN Leo SWEEZY Paul M., altri articoli di Harry BRAVEMAN Staughton LYND Scott NEARING Maurice DOBB Joan ROBINSON Lisa FOA Dario LANZARDO Hans BLUMENFELD Rudolf SCHLESINGER”,”Note sul centenario di “”Das Kapital””. Centenario del “”Capitale”” di Marx (Huberman e Sweezy) – Marx e il proletariato (Sweezy). Segue: ‘Cinquant’anni di potere sovietico’: ‘Lezioni dall’esperienza sovietica’ (Huberman e Sweezy) – ‘I successi, i fallimenti, le prospettive’ (Braverman) – ‘Che cosa non ha funzionato?’ (Lynd) – ‘Evviva la rivoluzione russa!…’ (Nearing) – ‘La Rivoluzione d’ottobre e il cinquantenario’ (Dobb) – ‘Le riforme economiche’ (Robinson) – Le implicazioni delle riforme economiche in Urss’ (Foa) – ‘Che cosa celebriamo?’ (Lanzardo) – ‘Incentivi al lavoro e transizione al comunismo’ (Blemenfeld) – ‘Il socialismo come si autodefinisce: 1917 e 1967’ (Schlesinger) – ‘La rivoluzione culturale in Cina’ (Huberman e Sweezy).”,”Leo Huberman ha presieduto la sezione scienze sociali al New College della Columbia University. Paul M. Sweezy già professore alla facoltà di economia di Harvard ha insegnato in altre università. E’ ora con Huberman direttore della Monthly Review. “”Marx inizia la prefazione a ‘Per la critica dell’economia politica’ con questo periodo: «Considero il sistema dell’economia borghese nell’ordine seguente: ‘capitale, proprietà fondiaria, lavoro salariato, Stato, commercio estero, mercato mondiale’». Quando scrisse il Primo libro di ‘Das Kapital’ aveva già abbandonato questa traccia e non vi è più tornato. Perciò non abbiamo nessuna sua esposizione sistematica degli ultimi tre argomenti, lo Stato, il commercio estero e il mercato mondiale. E’ un gran peccato perché, se avesse scritto specificamente e a lungo su questi argomenti, molto probabilmente avrebbe costruito una teoria del capitalismo come sistema internazionale e mondiale che sarebbe stata molto utile ai suoi seguaci quando il corso della storia li ha obbligati a porsi proprio in quella prospettiva. Così come stanno le cose, non possiamo fare altro che tentare di mostrare che egli aveva una sua posizione che, limitatamente ai punti che essa abbracciava, prefigurava i migliori studi contemporanei sull’argomento ed era pianamente compatibili con le loro conclusioni. Due parti del Libro primo sono di particolare importanza a questo riguardo: I. La parte del capitolo dedicato all’accumulazione originaria che è intitolata ‘Genesi del capitalista industriale’ (pp. 812 e segg.). 2. Un brano del capitolo sulle macchine e la grande industria (p. 496). Il primo tratta del primo effetto dell’emergere sul resto del mondo delle nazioni capitaliste, il secondo delle conseguenze dell’uso delle macchine e della grande industria sui rapporti tra paesi sviluppati e paesi sottosviluppati. 1) ‘Il primo effetto. Sotto questo titolo non abbiamo bisogno d’altro che di citare molti brani dispersi nel capitolo in questione: «La scoperta delle terre aurifere ed argentifere in America, lo sterminio e la riduzione in schiavitù della popolazione aborigena, seppellita nelle miniere, l’incipiente conquista e il saccheggio delle Indie Orientali, la trasformazione dell’Africa in una riserva di caccia commerciale delle pelli nere, sono i segni che contraddistinguono l’aurora dell’era della produzione capitalistica» (p. 813). «Per impadronirsi di Malacca gli olandesi corruppero il governatore portoghese, che nel 1641 li lasciò entrare nelal città; ed essi corsero subito da lui e l’assassinarono per “”astenersi”” dal pagamento della somma di 21.875 sterline, il prezzo del tradimento. Dove gli olandesi mettevano piede, seguivano la devastazione e lo spopolamento. Banjuwangi, provincia di Giava, contava nel 1750 più di ottantamila abitanti, nel 1811 ne aveva ormai soltanto ottomila. Ecco il ‘doux commerce!’» (p. 814). «Il trattamento degli indigeni era naturalmente più rabbioso che altrove nelle piantagioni destinate soltanto al commercio di esportazione come nelle Indie Occidentali, e nei paesi ricchi a densa popolazione, abbandonati alla rapina e all’assassinio, come il Messico e le Indie Orientali» (p. 815). «Il sistema coloniale fece maturare come in una serra il commercio e la navigazione… La colonia assicurava alle manifatture in boccio il mercato di sbocco di un’accumulazione potenziata dal monopolio del mercato. Il tesoro catturato fuori d’Europa direttamente con il saccheggio, l’asservimento, la rapina e l’assassinio rifluiva nella madre patria e quivi si trasformava in ‘capitale’» (p. 816). … finire [Leo Huberman, Paul M. Sweezy, ‘Note sul centenario di “”Das Kapital””‘, (in ‘100 anni del Capitale di Marx’, Monthly Review edizione italiana, Bari, n. 1-2, 1968] (pag 7-8)”,”MADS-725″
“HUCH Ricarda”,”Michael Bakunin und die Anarchie.”,”””Er mochte ahnen, wie sehr seine Lage sich fortwährend verschlechterte. Von Österreich, dessen Zerstörung er als das Ziel seines Lebens verkündet hatte, mußte er das Ärgste gewärtig sein. Die Gefängnisse des Silvio Pellico waren ihm bekannt, und er hatte sich vielleicht danach eine Vorstellung des ihn bevorstehenden Leidens gebildet; aber sie wurden weit übertroffen.”” (pag 106) Bakunin. “”Egli poteva notare come la sua situazione si fosse aggravata in continuazione. Dall’ Austria, aveva annunciato questa distruzione come il risultato della sua vita, si doveva preparare al peggio. Le mie prigioni di Silvio Pellico gli erano ben conosciute, ed egli si era forse formato perciò alla concezione della sue imminenti sofferenze; ma queste andranno molto più in là””.”,”ANAx-140″
“HUCH Ricarda”,”Federico Confalonieri.”,”CONFALONIERI, Federico Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 27 (1982) di Luigi Ambrosoli CONFALONIERI, Federico. – Nacque a Milano il 6 ott. 1785 da Vitaliano, di famiglia comitale assai facoltosa per le estese proprietà terriere, e da Antonia dei marchesi Casnedi. L’11 ottobre del 1806 sposò Teresa Casati, che era pure appartenente ad una famiglia aristocratica. Il C. non aveva fatto mistero dei suoi sentimenti antibonapartiani; non tollerava l’assolutismo dell’imperatore ed il fatto che l’Italia fosse stata ridotta ad una dipendenza francese. Nel 1814, al momento del rapido crollo del Regno d’Italia, nonostante la giovane età emerse tra i personaggi più influenti ed ascoltati e rappresentò l’orientamento dei cosidetti “”Italici puri””, cioè di quel gruppo politico che puntava sulla costituzione di uno Stato italiano indipendente, in contrapposizione a coloro i quali sostenevano la causa di Eugenio Beauharnais. Fu tra i firmatari di una petizione che, in data 19 apr. 1814, chiedeva la convocazione dei tre Collegi elettorali perché decidessero sulla sorte futura del Regno; il suo nome appariva accanto a quello del generale Pino, di L. Porro Lambertenghi, di A. Trivulzio, di A. Manzoni, di G. Ciani. Ma il giorno seguente la situazione precipitò: gli Italici puri intesero imporre al Senato, riunitosi in quel giorno, lo scioglimento e la convocazione dei comizi elettorali; la folla invase il palazzo del Senato ed ottenne che il presidente predisponesse il decreto di convocazione dei Collegi e lo dichiarasse approvato; non soddisfatta, assaltò la casa del ministro delle Finanze Prina e finì per ucciderlo. Il C., che era stato presente a questi avvenimenti, fu accusato di esserne stato il massimo ispiratore, e responsabile persino della misera fine del Prina. Secondo la relazione del senatore L. Armaroli (Sulla Rivoluzione di Milano seguita nel giorno 20 apr. 1814…, Parigi, novembre 1814), il C. si sarebbe avventato contro il ritratto di Napoleone dipinto dall’Appiani e l’avrebbe forato con l’ombrello. Ma nella Lettera ad un amico, che pubblicherà il 15 marzo 1815, il C. affermerà con estrema decisione di non essere neppure entrato, il 20 apr. 1814, nell’aula del Senato, mentre riconfermava quello che era stato il suo atteggiamento politico espressosi nella richiesta di convocazione dei Collegi elettorali perché la nazione avesse modo di manifestare direttamente i propri intendimenti. È vero che, il 20aprile, accanto agli Italici puri si trovarono anche gli austriacanti e che la decisa opposizione del C. e dei suoi amici, in odio al Bonaparte e, quindi, ad Eugenio Beauharnais, al piano di F. Melzi avrebbe favorito il ritorno dell’Austria; ma è vero anche che il C. perseguiva un programma politico confortato dalla dichiarazione dell’esule italiano A. Bozzi Granville, ufficiale della marina britannica venuto in missione segreta nel 1814 nella penisola, che, secondo l’opinione inglese, se non tutta l’Italia almeno il Regno italico avrebbe potuto rimanere indipendente. Del resto la difesa del C. fu apprezzata da U. Foscolo, che era stato testimone degli avvenimenti dell’aprile 1814 a Milano. Tre giorni dopo l’eccidio del Prina i Collegi elettorali furono convocati e decisero di nominare una deputazione, a far parte della quale fu chiamato anche il C., che avrebbe dovuto perorare la causa italiana presso gli alleati riuniti a Parigi richiedendo l’indipendenza, e un principe e una costituzione liberali. La deputazione giunse a Parigi nei primi giorni del maggio 1814 ed ebbe modo di avvertire molto presto come la situazione italiana fosse ormai irreparabilmente compromessa. Il C. fu il più combattivo dei deputati lombardi; approfittando delle amicizie e del prestigio del suo nome egli cercò di rimuovere le difficoltà, ma ogni tentativo fu vano. Il 18 maggio egli s’incontrò con lord Castlereagh giudicando come l’estrema speranza fosse legata all’atteggiamento dell’Inghilterra. Ma il ministro britannico non intendeva compromettere l’alleanza con l’Austria e non intendeva neppure eccedere nelle concessioni liberali. La sua risposta fu completamente negativa così che al C. non rimase altro che fare un dignitoso e preciso discorso sulle conseguenze che avrebbe potuto avere il “”sacrificio della propria esistenza politica”” che si imponeva all’Italia riducendola a provincia austriaca. Senza risultati furono gli incontri che la delegazione lombarda ebbe poi con lo zar Alessandro di Russia e con l’imperatore d’Austria il quale si limitò ad invitarli ad essere sudditi “”docili e tranquilli””. A questo punto la delegazione ritenne esaurito, con totale insuccesso, il suo compito e si sciolse. Intanto, in Lombardia, l’Austria prendeva possesso di tutto l’apparato governativo e amministrativo.A Parigi il C. aveva incontrato il rivoluzionario Filippo Buonarroti, l’amico e compagno di Babeuf, il più profondo conoscitore dell’organizzazione settaria europea; può essere stato quest’incontro a convincere il C. dell’opportunità di inserirsi in una società segreta per dare l’apporto che desiderava alla causa della libertà. Ma, rientrato a Milano, dovette soprattutto preoccuparsi di respingere le gravi accuse che, nel frattempo, erano state elevate nei suoi confronti sulla responsabilità dell’eccidio del ministro Prina; fu allora che scrisse e pubblicò la Lettera ad un amico, nella quale precisava quale era stata la sua parte negli eventi del 20aprile. Il C. era rimasto estraneo alla congiura fomentata dagli ufficiali del disciolto esercito, italico nella seconda metà del 1814, anche se con alcuni congiurati era certamente in rapporti di amicizia. Del resto durante i viaggi effettuati in Italia negli anni immediatamente successivi egli ebbe, secondo il rapporto confidenziale del governatore di Roma alla polizia austriaca di Milano, contatti con personaggi sospetti per le loro simpatie liberali a Roma, a Napoli, in Calabria, in Sicilia. Il C. divenne convinto assertore, sotto l’influenza delle idee romantiche, della funzione della letteratura per la formazione di una coscienza liberale; insieme con L. Porro Lambertenghi fu, nel 1818, il promotore morale e finanziario del “”foglio azzurro”” intitolato Il Conciliatore, di cui furono compilatori L. di Breme, P. Borsieri, G. Berchet e S. Pellico. Il primo numero fu pubblicato il 3 sett. 1818, l’ultimo, il 21 ott. 1819, quando i promotori ritennero opportuno sospendere il periodico per i continui, pressanti interventi della censura austriaca; agli inizi del 1819 il C. aveva scritto all’amico fiorentino Capponi: “”Il Conciliatore è castrato e perseguitato in modo scoraggiante, ma egli in ogni caso non morrà che di morte violenta””. Il C. fu collaboratore del Conciliatore con articoli arguti e dotti, che rivelano le sue doti letterarie, la vastità degli interessi ed il suo particolare riferimento ai problemi dell’istruzione. Il Viaggio di un abitante della luna sul globo terrestre (3dic. 1818) era carico di allusioni alla situazione della Lombardia che non sfuggirono al governatore austriaco. Di analoga ispirazione la Vita d’un orso scritta da lui medesimo (13 dic. 1818). Ne Le citazioni (28 genn. 1819) affermava, l’esigenza che gli storici indicassero le fonti delle loro affermazioni. Quattro articoli dedicò alla recensione dell’opera di G. L. Reynier sull’economia pubblica e rurale dei Celti, dei Germani e di altri popoli del Nord e del centro d’Europa (23 maggio, 10 e 27 giugno, 22 luglio 1819). Sull’invenzione dell’arte di istruire i sordomuti e sui risultati raggiunti s’intrattenne in tre ampi contributi (19 ag., 2 e 26 sett. 1819). Mentre il Conciliatore tramontava, il C. collaborava a far sorgere in Milano le scuole di mutuo insegnamento, che si richiamavano al metodo lancasteriano e che aveva avuto modo di conoscere, con ogni probabilità, durante il viaggio effettuato nel 1814 in Inghilterra mentre altre istituzioni educative aveva visitato in Francia e in Svizzera. Nel gennaio 1819 egli avanzò all’autorità austriaca la richiesta di autorizzazione a costituire la Società centrale per la propaganda e il mantenimento delle scuole di mutuo insegnamento in Lombardia, alla quale collaborarono G. Beccaria, C. Londonio e G. Pecchio che ne fu il segretario e che, con numerosi articoli sul Conciliatore, ne illustrò le finalità e il metodo. L’autorizzazione giunse nel marzo, e nell’ottobre la prima scuola milanese di mutuo insegnamento, frequentata da duecento alunni, funzionò in S. Agostino di fronte al palazzo abitato dal C. in via Monte di Pietà. La seconda scuola, di trecento alunni, fu aperta agli inizi del 1820 nella parrocchia di S. Nazaro, a S. Caterina. Nel suo entusiasmo per l’iniziativa, il C. s’illudeva sull’effettivo conseguimento dei risultati previsti; ma il riunire così gran numero di giovani impegnandoli in una “”attività”” scolastica era pur sempre una grande opera di educazione sociale. Se ne accorse la autorità austriaca che cominciò a guardare con sospetto la scuola di mutuo insegnamento della quale, dopo aver respinto la richiesta di aprire una sezione femminile, decretò la fine nel gennaio 1821 giustificando il provvedimento con il fatto che erano state aperte scuole elementari minori secondo il regolamento austriaco. Il C. era stato tra gli intellettuali del suo tempo uno dei più avveduti nel comprendere che lo sviluppo economico e la nuova organizzazione industriale della produzione esigevano una manodopera dotata, almeno, dell’istruzione di base. Nel 1818 il C. aveva compiuto un nuovo viaggio in Francia e in Inghilterra. Nei primi giorni di settembre, a Londra, era stato aggregato alla massoneria di rito scozzese alla quale era stato presentato dal duca di Sussex, fratello del reggente. Aveva incontrato il Foscolo, cui aveva rimproverato l’atteggiamento troppo ostile e polemico nei confronti degli Italiani, ai quali attribuiva la completa responsabilità delle loro sciagure. A Parigi rivide il Buonarroti e incontrò alcuni degli oppositori liberali della restaurata monarchia borbonica. Il viaggio aveva avuto una motivazione principalmente economica; il C. aveva infatti acquistato il macchinario fabbricato a Londra per la produzione del gas illuminante, aveva commesso all’industria inglese Hill macchine per la filatura del lino, e aveva ordinato a Boulton e Watt la costruzione di una macchina a vapore da spedire a Genova per essere collocata su un piroscafo per la navigazione sul Po. Al suo ritorno a Milano, nel gennaio 1819, egli poté concretare i risultati del viaggio; la macchina per la produzione del gas illuminante fu installata in casa Porro e diede ottimi risultati; la macchina a vapore fu collocata sul piroscafo costruito a Genova e battezzato “”Eridano””, che cominciò a navigare sul Po. Questa attività economica aveva consentito al C. di riempire le giornate e sottrarsi alla grigia ed oppressiva atmosfera della Restaurazione alla quale, fin dall’inizio, aveva dimostrato di non volersi adattare. Ma nel progresso economico, come in quello intellettuale, egli aveva individuato uno degli stimoli alla redenzione italiana ed alla sua indipendenza. Il raggiungimento dell’autonomia economica avrebbe potuto recare con sé, come conseguenza, il raggiungimento dell’autonomia politica. Fallì, invece, il progetto del C. di creare in Milano un ateneo che ospitasse conferenze, letture, corsi d’istruzione tecnica, spettacoli teatrali e fosse collocato in un grande bazar con giardini pubblici coperti per l’inverno e i giorni di pioggia, caffé, ristoranti, bagni, alberghi, la borsa. L’ateneo avrebbe dovuto costituire il nuovo centro della città dandole un ulteriore, grande impulso. Intanto l’azione settaria, d’ispirazione carbonara anche se con ramificazioni e denominazioni diverse, si era intensificata. I moti del luglio 1820 nel Regno di Napoli ne furono la prima testimonianza. In Piemonte e in Lombardia era sorta la Federazione, alla quale avevano aderito quasi tutti i giovani ufficiali dell’esercito sardo di idee liberali e gli esponenti della aristocrazia e della borghesia lombarda che meno tolleravano la dominazione austriaca. Il C., per la sua precedente iniziazione settaria, non solo fu tra i primi federati ma assunse nella setta una posizione di rilievo; divenne il tramite tra i federati piemontesi e i federati lombardi nei mesi che precedettero l’insurrezione del marzo 1821. Tra la fine d’agosto e gli inizi del settembre 1820 il C. fu cercato dal conte E. Perrone di San Martino, colonnello piemontese, e, successivamente, da un capitano Marenco per conto di Carlo Alberto. In un incontro a Vigevano il Perrone espose al C. il piano dei federati e del principe di Carignano: richiesta della costituzione e, nel caso di abdicazione del re a favore di Carlo Alberto, guerra all’Austria per la conquista della Lombardia. Il C., secondo la deposizione fatta dinanzi alla autorità inquirente austriaca dopo l’arresto, si sarebbe mostrato molto perplesso. Comunque, i rapporti tra federati piemontesi e lombardi dovettero continuare nonostante che l’arresto, nell’ottobre 1820, del Pellico e del Maroncelli dovesse creare non pochi timori. Quando l’insurrezione scoppiò e, essendosi allontanato da Torino dopo l’abdicazione Vittorio Emanuele I, Carlo Alberto ebbe la reggenza del regno, alcuni giovani lombardi passarono al di là del Ticino per sollecitare l’intervento sardo in Lombardia. Qui era stato progettato che, non appena le truppe piemontesi avessero varcato il confine, vi sarebbero state la sollevazione e la formazione di un governo provvisorio e di milizie cittadine che avrebbero collaborato alla cacciata degli Austriaci; il C. era stato designato, naturalmente, come l’uomo che avrebbe avuto le maggiori responsabilità in quel delicato momento. Va detto che, negli ultimi giorni di febbraio, alla vigilia della insurrezione piemontese, il C. era caduto ammalato e tale rimase per diverse settimane tanto da far temere per la sua stessa esistenza; non aveva potuto prendere parte diretta agli avvenimenti, e apprese a letto le notizie dell’insurrezione, della reggenza di Carlo Alberto, della concessione della costituzione, dell’intervento austriaco richiesto dal nuovo re Carlo Felice, della sconfitta e della dispersione degli insorti. La polizia austriaca macinò lentamente la sua indagine: il C. fu arrestato nella sua casa il 13 dic. 1821 dopo aver cercato invano di sottrarsi con uno stratagemma agli agenti. Il processo durò quasi due anni e si concluse nel novembre 1823 con la condanna a morte del C. e di altri sei imputati detenuti e nove contumaci. Il C. aveva scelto la strada della confessione più ampia gettando, nel contempo, le responsabilità maggiori delle iniziative ritenute criminose sui compagni che si erano messi in salvo lontano dalla Lombardia e che non erano raggiungibili dalla giustizia austriaca. Aveva però dimenticato che il codice austriaco puniva con la medesima pena sia colui che si riteneva responsabile di tradimento sia colui che, essendo a conoscenza di un piano criminoso, non avesse sporto la denuncia alla autorità. L’abile inquisitore austriaco Salvotti riuscì ad avere dinanzi il quadro preciso della attività cospirativa dal quale emergeva con sufficiente certezza che il C. ne era stato il capo o l’esponente più rappresentativo, così come era già emerso dalla confessione di uno dei congiurati, C. de Castillia. Nonostante che la polizia non fosse stata in grado di fornire alla commissione speciale cui spettò la istruttoria del processo prove decisive, la confessione del Castillia, l’ampia deposizione del C. stesso, le ammissioni del Pallavicino, del Borsieri e dell’Arese consentirono al tribunale di ricostruire abbastanza attendibilmente la cospirazione dei federati. Nonostante che la commissione di prima istanza, pur riconoscendo la “”gravità delle colpe”” del C. gli avesse attribuito il “”gran merito di avere sparso massima luce sulla cospirazione, non solo lombarda, ma per così dire europea””, l’imperatore confermò la pena di morte. Il vecchio Confalonieri, con la nuora Teresa ed il fratello di questa Gabrio, si recò a Vienna; dovette attendere due settimane per essere ricevuto dall’imperatore dal quale non ebbe, però, promesse di clemenza. Ritornata a Milano, Teresa promosse una petizione di grazia che raccolse le firme della più qualificata aristocrazia lombarda e fu portata a Vienna da Gabrio Casati con una lettera dell’arcivescovo Gaysruck. Finalmente, l’8 genn. 1824, dopo essersi ulteriormente accertato dell’impressione negativa suscitata in Milano dalla condanna a morte del C., l’imperatore si decise a commutare la pena capitale con il carcere duro a vita da espiare nella fortezza morava dello Spielberg. Il C. lasciò Milano con gli altri compagni la notte dal 4 al 5 gennaio; la comitiva fece tappa a Villaco, dove, il C. essendosi ammalato, fu necessaria una sosta di dieci giorni. Mentre i compagni furono fatti proseguire per Brünn, la città dello Spielberg, il C. fu dirottato per Vienna perché, ritenendolo depositario di conoscenze molto precise sul movimento rivoluzionario europeo, il Metternich volle incontrarlo e lo intrattenne a lungo senza ricavarne però alcuna rivelazione. Movendo dalla stessa convinzione che il C. poteva essere un importantissimo informatore, gli furono offerti, allo Spielberg, un alloggio e un vitto privilegiati rispetto a quello degli altri carcerati. Gli furono anche messi a fianco cappellani che avrebbero potuto carpirgli dei segreti: ma non raggiunsero alcun risultato perché in realtà il C. non aveva molto altro da aggiungere a quanto aveva già confessato. Rimasero assai tesi, nel carcere, i rapporti tra il C. e il Pallavicino, il quale attribuiva la sua condanna alle deposizioni di lui. Invano Teresa si recò più volte a Vienna per supplicare la riduzione della pena e il trasferimento in un carcere più umano; nel 1829 ella pensò persino a un progetto di evasione che fallì. Teresa morì l’anno successivo, il 26 sett. 1830, dopo aver inviato un’ultima supplica all’imperatore; la morte fu ignorata dal C. la cui salute nel frattempo, continuava a declinare. La grazia venne alla fine del 1835 da parte del nuovo imperatore Ferdinando, in forma di deportazione forzata in America e perdita dei diritti civili. Fu trasferito a Gradisca e finalmente, il 29 nov. 1836, fu imbarcato a Trieste; dopo tre mesi di navigazione raggiunse New York ancor più stremato nel fisico e nel morale. Negli Stati Uniti poté godere di libertà ed anche dei mezzi necessari per condurre un’esistenza agiata. Il soggiorno americano non durò a lungo; fuggì e nel settembre 1837 era già a Parigi, dove il governo, per timore di urtarsi con l’Austria, lo allontanò. Si trasferì allora nel Belgio, dove fu ospite dei vecchi amici Arrivabene e Arconati. Successivamente fu alle isole Hyerès, ad Algeri, ad Antibes e nel 1840, in seguito ad amnistia, poté ritornare a Milano dove viveva ancora suo padre. Viaggiò in Egitto e in Palestina, alla ricerca di un clima meglio confacente alle sue condizioni di salute. Morì il 10 dic. 1846 a Hospenthal, nel Cantone di Uri, assistito da Sofia O’ Ferral, la donna irlandese che era stata l’affettuosa compagna degli ultimi anni della sua vita. Il 30 dic. 1846 la salma fu trasportata a Milano: le onoranze funebri, celebrate in S. Fedele, furono il pretesto di una dimostrazione popolare. Fonti e Bibl.: Per la biogr. del C. si veda: R. Huch, Das Leben des Grafen F. C., Leipzig 1925 (trad. di B. Maffi, F. C., Milano 1949). Per la bibliografia: A. Giussani, Per gli studi sul C., in Studi sul Risorgimento in Lombardia, I, Modena 1949, pp. 45-51; G. Talamo, in Bibliografia dell’età del Risorgimento in onore di A. M. Ghisalberti, I, Firenze 1971, pp. 182 ss. Per il carteggio: F. Confalonieri, Memorie e lettere, a cura di G. Casati. I-II, Milano 1889-90; Carteggio del conte F. C. ed altri documenti, a cura di G. Gallavresi, I-III, Milano 1910-13; Carteggio di F. C. e T. Confalonieri, a cura di F. Arese-A. Giussani, Milano 1956. Cfr. inoltre: Lettere ined. di F. C., in La Cultura moderna, 1omarzo 1914, pp. 476-80; Lettere ined. di F. C., a cura di A. Ottolini, in Riv. d’Italia, XIX (1916), pp. 834-38; Ventiquattro lettere ined. di F. C. a S. Pellico, 1837-1844, in Il Risorg. ital., n. s., XV (1922), gennaio-giugno, pp. 25-58; Tre lettere del conte F. C., a cura di G. Bardelli, in Riv. rosminiana, XXXIII (1939), pp. 251-258; Tre suppliche inedite di F. C., a cura di U. R. Montini, in Rass. stor. del Risorg., XXIX (1942), pp. 83-90. Per I Costituti di F. C. cfr. l’ediz. a cura di F. Salata, I-III, Bologna 1940-41, poi a cura di A. Giussani, IV, Roma 1956. Per la collaborazione del C. a Il Conciliatore, se ne veda l’edizione a cura di V. Branca, I-III, Firenze 1956 e la Prefaz. del curatore (I, pp. VII-LVIII). In particolare sul C. si vedano: C. Bianchi, F.C. e i carbonari del 1821, Milano 1962; G. Rosa, F. C., Brescia 1890; A. D’Ancona, F. C., Milano 1898; F. Bertoliatti, Le vicende del soggiorno di F. C. in Svizzera, in Periodico stor. comense, n. s., III (1939), 3-4, pp. 56-94; I. Stefani, C. sulla via dell’esilio, in Miscell. in onore di R. Cessi, Roma 1958, III, pp. 103-146; Id., I prigionieri dello Spielberg sulla via dell’esilio, Udine 1963, passim. Sulprocesso del C.: Relaz. ufficiale della cospirazione di Milano del 1821, del processo e della sentenza contro il conte F. C., Milano 1824; Memoria in difesa del governo austriaco contro le cospir. del conte F. C. e di A. F. Andryane, ibid. 1824; A. Andryane, Mémoires d’un prisonnier d’Etat, I-II, Paris 1850 (trad. italiana con aggiunta di documenti inediti, Milano 1861); D. Chiattone, Nuovi docc. su F. C. per le sue relazioni intime e patriottiche prima del processo, in Arch. stor. lomb., s. 4, V (1906), pp. 47-114; G. Gallavresi, Per una futura biografia di F. C. Appunti, ibid., s. 4, VII (1907), pp. 428-70; A. Luzio, Nuovi docc. sul processo C., Milano 1909; B. Bellorini, G. Berchet e l’ultimo… tentativo per liberare F. C. dallo Spielberg, in Arch. stor. lomb., s. 4, XVII (1912), pp. 360-72; G. Decio, Vicende della sostanza del conte F. C. conseguenti alla sua condanna per i moti del 1821, Novara 1926, R. Morozzo Della Rocca, Nuovi docc. intorno ai tentativi di fare evadere dallo Spielberg il conte F. C., Milano 1931; F. Cappi, I martiri dello Spielberg, Roma 1936, passim; A.Zaniboni, I foglimatricolari dello Spielberg, in I processi spilberghiani, a cura di U. R. Montini, Roma 1937; R. Ciampini, Un po’ più di luce sul processo C., in Nuova Antologia, gennaio 1949, pp. 64-73; L. Gasparini, La malattia di F. C. allo Spielberg e una lettera clandestina del Pellico sui “”Promessi Sposi”” fatta pervenire al C. in carcere, in Studi sul Risorgimento in Lombardia, IV, Modena 1953, pp. 55-60; U. R. Montini, I confessori dello Spielberg attraverso le memorie e i giudizi dei nostri martiri e i docc. ufficiali austriaci, in Atti del XXXIII Congresso di storia del Risorg. ital., Roma 1958, pp. 231-56. Sulla moglie Teresa Casati, si veda la voce di L. Ambrosoli in Diz. biogr. degli Ital., XXI, Roma 1978, pp. 267 ss. Per un quadro generale: C. Spellanzon, Storia del Risorg. e dell’Unità d’Italia, I, Milano 1933, pp. 565, 568 s., 578, 596, 600-603, 617, 712 ss., 778, 780, 848 ss., 858; II, ibid. 1934, pp. 27-36, 44-56, 60-63; K. R. Greenfield, Economia e liberalismo nel Risorg., Bari 1947, passim;W. NoviTommolini, La scuola milanese e la sua didattica. Dalla fondaz. delle scuole gratuite (1786) all’inizio del Novecento, Milano 1943, pp. 72-83; G. Candeloro, Storia dell’Italia moderna, I, Milano 1956, pp. 371 s.; II, ibid. 1958, pp. 35, 125 s.; G. Salvemini, Ipartiti polit. milanesi nel sec. XIX, in Scritti sul Risorg., a cura di P. Pieri-C. Pischedda, Milano 1961, pp. 29-32, 39 ss.; P. Pieri, Storia milit. del Risorg., Torino 1962, pp. 91 s., 97, 177, 180; D. Bertoni Jovine, St. dell’educ. popol. in Italia, Bari 1965, pp. 30-36, 52, 59; S. J. Woolf,. Dal primo Settecento all’Unità. La storia polit. e soc., in Storia d’Italia, III, Torino 1973, pp. 236 ss., 265, 269, 279, 283, 328, 378; A. Gramsci, Quaderni dal carcere, a cura di V. Gerratana, Torino 1975, ad Indicem.”,”VARx-589″
“HUDIS Peter”,”Harry Mc Shane and the Scottish Roots of Marxist Humanism.”,”Peter Hudis, Chicago, Illinois Opera citata nel testo di Daya Dunayevskaya: ‘Philosophy and Revolution: from Hegel to Sartre and from Marx to Mao’. Critica della ‘Duna’ a Engels (per non aver colto in profondità il concetto di rivoluzione in Marx) (pag 23) Critica ‘severa’ della ‘Duna’ a Lenin (pag 19)”,”TEOC-751″
“HUDSON Valerie M. MATFESS Hilary”,”In Plain Sight. The Neglected Linkage between Brideprice and Violent Conflict.”,”Un sistema patrilineare comporta il passaggio da padre a figlio maschio delle proprietà, del nome e dei titoli. Non in tutte le culture i vincoli di sangue danno luogo, e in egual modo, a vincoli familiari e di parentela (Wikip)”,”DONx-069″
“HUDSON Miles”,”Intervention in Russia 1918-1920. A Cautionary Tale.”,”Miles Hudson served in the British Army in Italy, Egypt and Palestine before taking a degree in German and Russian at Oxford. He served i n Malaya for three years and was attached to the Russian Army in East Germany before teaching at the Staff College, Camberley. On leaving the Army he became Head of Overseas Affairs at the Conservative Research Secretary to Sir Alec Douglas-Home at the Foreign Office 1970-74. Maps, Acknowledgments, Introduction, Conclusion, Appendices, Notes, Foto, Bibliography, Index,”,”RIRO-178-FL”
“HUELIN Jean-Philippe”,”Où en est le vote ouvrier?”,”HUELIN Jean-Philippe è coautore di ‘Recherche le peuple désespérement, F. Bourin, 2009 e ‘Voyage au bout de la droite’, Mille et une nuits, 2011. Tendenza a destra, ‘destrizzazione’, dei valori operai e del voto operaio (da pag 8) “”Pour comprendre cette évolution, il faut analyser les valeur et le comportement politique des ouvriers, à la fois sur le temps long mais aussi depuis le début de la “”crise”” financière en 2008. A cette tâche ardue, plusieurs politologues se sont attaqués. Dès 2009, Jerôme Fourquet (1) démontre que les ouvriers ne sont ni plus racistes ni plus homophobes que la moyenne des Français. C’est peut-être la fin d’un mythe, celui d’un peupe réduit à la figure de “”Dupont-Lajoie”” ou du beauf”” de Cabu, mais Jerôme Fourquet décrit une France ouvrière manifestement beaucoup moins rétive au “”libéralisme culturel”” et sociétal qu’il n’y paraissait si l’on se référait aux discours élitaires. Il semble ainsi que 72% des ouvriers français accepten l’homosexualité comme “”une façon acceptable de vivre sa sexualité”” (77% pour l’ensemble des Français). Ainsi également, sur la question de l’immigration ou des sans-papiers, il semble bien que les ouvriers, du moins le plus jeunes, n’en fassent pas une priorité puisqu’ils parlent moins du sujets qui lui sont reliés que la moyenne des Français. Cette mise au point règle son compte à nombre d’idées reçues et révèle ainsi la fin de la priorité donnée au sociétal sur le social. Il est donc logique qu’en conclusion de sa note, l’auteur fasse l’hypothèse que “”c’est d’abord sur l’équité fiscale et la juste répartition des richesses que devraient aujourd’hui se déterminer électoralement les catégories populaires””. Néanmoins, à l’image de l’ensemble des Français mais plus encore chez les ouvriers, le discrédit du personnel politique s’est nettement accentué ces dernières années. L’autopositionnement sur le clivage gauche-droite est devenu plus volatile alors que l’autopositionnement “”ni gauche, ni droite”” augmente le plus chez les ouvriers – celui de droite régressent fortement entre 2007 et 2010 comme un symbole de la désaffection pour le président Sarkozy. Il ne s’agit pas de dépolitisation mais plus profondément de désaffiliation idéologique qui brouille les positionnements et les repères politiques. (…) La droitisation du vote ouvrier n’est donc pas corrélée à une supposée droitisation des valeurs des ouvriers. (…) Comme le montrent Alain Mergier et J. Fourquet, la montée du vote FN chez les ouvriers traduit une demande de protection (physique, économique, sociale et nationale) non prise en compte dans l’offre politique des autres parti politiques””. (pag8-9-10) (1) J. Fourquet, Les ouvriers français. Valeurs, opinions et attentes, Fondation Jean-Jaures, novembre 2009″,”MFRx-345″
“HUET Pierre-Daniel, a cura di Ruggero CAMPAGNOLI Yves HERSANT”,”Trattato sull’origine dei romanzi.”,”HUET Pierre-D (1630-1721). Il trattato è del 1670.”,”VARx-477″
“HUFF Lewis J.; DAYAN-HERZBRUN Sonia; DUCANGE Jean-Numa; LASSALLE Ferdinand; ANDREUCCI Franco; SANTUCCI Antonio A.”,”Ferdinand Lassalle (Huff); Le socialisme scientifique de Ferdinand Lassalle. Aspects du socialisme allemand (Dayan-Herzbrun); Le parti a-t-il toujours tort? Retours sur Ferdinand Lassalle et quelques expériences de la «forme parti» (Ducange); La correspondance de Lassalle et de Bismarck (Lassalle); L’ideologia della socialdemocrazia tedesca (Andreucci); Engels e la nascita della II Internazionale (Santucci)”,”La socialdemocrazia tedesca dalle sue origini rivendica la sua appartenenza al socialismo scientifico, come proclamano ad alta voce i suoi vari leaders, che si tratti di Bernstein, di Kautsky, o di Mehring. Essa riconosce due padri fondatori: Marx e Lassalle. Non è un caso che un capitolo della storia della socialdemocrazia tedesca di Franz Mehring, capitolo che riguarda le prime opere della maturità di Marx e Lassalle, abbia il nome ‘I progressi del comunismo scientifico’ (pag 54, Dayan-Herzbrun) ADAV Associazione generale degli operai tedeschi”,”LASx-053″
“HUGHES Robert”,”La riva fatale. L’epopea della fondazione dell’ Australia.”,”HUGHES è nato in Australia nel 1938 e dal 1964 vive negli Stati Uniti. Dal 1970 è critico d’arte di ‘Time’.”,”AUSx-001″
“HUGHES Lindsey”,”Pietro il grande.”,”Lindsey Hughes insegna Storia russa alla Schoool of Siavonic and East European Studies, University College London ed è autrice, tra l’altro, di Russia in the age of Peter the Great. La vita di Pietro il Grande traboccò a tal punto di drammi personali e aspetti bizzarri da irradiare nell’insieme un senso ci mistero e fascino inesauribile. L’eroe celebrato di Poltava, l’incontrastato capo militare, il creatore della flotta russa, il sovrano assoluto di uno dei paesi più grandi del mondo, il protagonista della serie ininterrotta di riforme che rivoltarono metodicamente ogni aspetto e settore della vita politica, sociale, religiosa e culturale russa, sposò una contadina analfabeta. L’uomo irresistibilmente volto ad Occidente, segnato da un amore quasi astratto per il mare, e al quale si attribuisce unanimemente il sorgere della civiltà in Russia, annoverava fra i propri svaghi curiosità quali l’estrazione dei denti, la pratica dell’autopsia, la tornitura del legno e l’estinzione degli incendi. Il padre della Patria russa condannò a morte il proprio figlio primogenito; il fondatore di San Pietroburgo elesse a propria dimora, più che i palazzi reali, umili casupole in legno. Questo e altro ancora – eccessi sessuali, grossolanità e pratiche di primitiva violenza – coesisteva con imprese che offrirono materia per la costruzione della figura leggendaria dell’imperatore. “”Mentre si trovava in Germania, Pietro emanò il proprio Statuto Militare, una delle più chiare espressioni del carattere particolare delle forze armate petrine e degli impulsi che muovevano le sue riforme. Il testo era una compilazione dei primi editti e manuali, attinti a piene mani dal codice svedese e da quello austriaco. Nell’ introduzione Pietro è più generoso di alcuni dei suoi stessi biografi nel dar credito ai suoi predecessori. Egli richiama l’ attenzione sulla pubblicazione da parte del padre di un manuale militare (L’ Addestramento militare e l’ Arte della Fanteria, una traduzione del manuale di Jacobi, Kriegs-Kunsts zu Fuss, 1647) e loda i suoi successi nell’ addestrare truppe regolari e nel battere i Polacchi.”” (pag 133)”,”RUSx-119″
“HUGHES Christopher W.”,”Japan’s Remilitarisation.”,”HUGHES Christopher W. è professore di politica internazionale e giapponese presso il dipartimento di studi politici e internazionali dell’Università di Warwick, UK. Ha scritto pure: ‘Japan’s Re-emergence as a ‘Normal’ Military Power’.”,”JAPx-076″
“HUGHES Langston”,”Mulatto. Dramma in due atti e tre scene.”,”HUGHES Langston è un nero americano. Inizia la sua attività di scrittore nel 1920 e vince un premio di poesia. ‘Mulatto’ scirtto e rappresentato nel 1935 è un dramma dell’uomo di colore contro la superiorità del bianco. E’ la ribellione che lentamente si annida nel cuore del nero contro le ingiustizie e le sopraffazioni dei bianchi.”,”VARx-386″
“HUGHES Lindsey”,”Pietro il Grande.”,”Lindsey Hughes insegna storia russa alla School of Slavonic and East European Studies, University College London ed è autrice, tra l’altro, di Russia in the Age of Peter the Great,”,”RUSx-045-FL”
“HUGHES Robert”,”La cultura del piagnisteo. La saga del politicamente corretto.”,”Questo volume nasce da un ciclo di conferenze tenute dall’autore nel gennaio 1992 presso la Biblioteca pubblica di New York sotto gli auspici della Oxford University Press. “”Per la destra americana il politicamente corretto è una pacchia, ma tanta gioia malevola lascia il tempo che trova, e c’è qualcosa di sgradevole nei suoi salti di gioia, nella pretesa di rappresentare il linguaggio “”reale”””” (pag 44) “”Scrive E.J. Dione: «Il moralismo della sinistra le impediva di vedere le cause legittime della rabbia del ceto medio. La rivolta del ceto medio contro la crescente pressione fiscale non era una manifestazione di egoismo, ma la reazione alla difficoltà di mantenere un tenore di vita da ceto medio. La rabbia per la criminalità in aumento non era una forma velata di razzismo, ma l’espressione di una paura autentica… L’insofferenza per i programmi assistenziali derivava a volte da pregiudizi razziali, ma altrettanto spesso dall’esigenza che certe regole fondamentali riguardo al valore del lavoro fossero applicate a tutti. Chi parlava di “”valori tradizionali della famiglia”” non era necessariamente un bigotto». Lo scarto fra questi valori era tale da farci passare un camion, e così fecero appunto i repubblicani, ritagliandosi un’utile massa di voti di «democratici reaganiani». Ma questa nuova coalizione si sta rivelando instabile, ora che si vedono i risultati effettivi della spinta repubblicana a una ‘laissez faire’ incondizionato: il più grosso deficit, il più gravoso debito estero e il più largo divario tra redditi alti e medi che mai abbiano afflitto l’America: I reaganiani parlavano, tranquillizzanti, di ripristino dei valori americani tradizionali, di contratti morali, e simili. A un contratto morale con gli afroamericani si mostravano tuttavia poco sensibili, perché il Grand Old Party aveva visto dove stavano i voti: nei sobborghi bianchi, non nei centri cittadini abitati dai neri. Di qui il disastroso errore delle presidenze Reagan e Bush: la «strategia sudista», accomodante verso tutto quello che più seminava discordia razziale, e la riluttanza a trattare i neri ‘come americani’. L’unità da loro proposta non era altro che l’unità speciosa del noi-contro-loro”” (pag 52-53) Brano poesia di Constantinos Cavafis ‘I barbari’ (pag 103) preso da Eugenio Montale, Quaderno di traduzioni, Milano, 1982 Shakespeare, Coriolano disprezzo per la plebe: “”Voi, ignobile muta di botoli, il cui respiro odio quanto i miasmi dei putridi stagni; il cui affetto io apprezzo quanto le carcasse di uomini insepolti che corrompono l’aria; io vi bandisco…”” (W. Shakespeare, Coriolano, atto III, scena II, in ‘Tutte le opere’, a cura di Mario Praz, Sansoni, Firenze, 1964″,”TEOS-247″
“HUGHES Henry Stuart”,”Da sponda a sponda. L’emigrazione degli intellettuali europei e lo studio della società contemporanea (1930-1965).”,”Titolo originale ‘Sea Change. The Migration of Social Thought, 1930-1965’, New York, 1975 Hughes, Henry Stuart, brillante storico americano, attento alla storia delle idee, è nato a New York nel 1916 e si è laureato ad Harard dove ancor oggi insegna (1977). Ha pubblicato altre opere tra cui ‘Coscienza e società’ (1967). Il ritorno a Hegel (Lukacs) (pag 195-196) “”Il presupposto capitale che stava dietro la critica della società di massa svolta dagli intellettuali emigrati era una visione del mondo estranea e pressoché ignota agli americani, ossia una teoria marxista rielaborata mediante un ritorno alla sua fonte hegeliana. A cominciare con il libro di Lukács ‘Storia e coscienza di classe’, apparso nel 1923, nell’ambito dell’«antico cuore geografico della tradizione marxista ossia dell’Europa centrale» si era avuta una «reviviscenza dell’idealismo metafisico». La disciplina del partito comunista aveva poi obbligato Lukács a ripudiare le sue aberrazioni giovanili e proprio per determinate finalità pratiche egli aveva sottoscritto la concezione «ortodossa» del materialismo dialettico, come risultato meccanico di leggi economiche fisse (7). Ma Lukács non poté impedire che i suoi scritti avessero poi una vita autonoma e, di fatto, l’apprezzamento di ‘Storia e coscienza di classe’ continuò celatamente a crescere. La successiva pubblicazione, nei primi anni trenta, dei ‘Manoscritti economico e filosofici’, nei quali il giovane Marx aveva abbozzato la sua concezione originale della società umana, aveva dato al pensiero di Lukács una ratifica retrospettiva: era ora palese che il critico letterario ungherese, mutatosi in rivoluzionario, aveva indovinato, tramite un processo di ricostruzione consonante, quello che il suo maestro ideologico aveva scritto circa ottanta anni prima (8). Adorno e Horkheimer solo di rado fecero riferimento ai manoscritti parigini di Marx e il loro rapporto con Lukács fu un rapporto di distanza e in buona parte ostile. Essi negarono anche di essere degli idealisti, ma, nonostante le loro smentite, un’analisi più ampia delle loro opere dimostra che anch’essi esemplificarono la reinterpretazione soggettivistica del marxismo, che nei quattro decenni che vanno dal 1920 al 1960 ha poi dato alla teoria marxista una nuova e più robusta posizione filosofica. In tale prospettiva Antonio Gramsci si colloca come un precursore italiano isolato e Maurice Merleau-Ponty come un diffusore francese tardivo e quasi-liberale del neo-marxismo ossia di un marxismo spogliato delle sue pretese scientifiche tardo-ottocentesche e reinserito nel suo supporto hegeliano del primo Ottocento. Per ideologi i questo tipo, il concetto di alienazione fu la chiave per aprirsi la via all’analisi della società, e, anzi, quello di alienazione fu il termine-guida o il denominatore comune a pensatori tra loro quanto mai diversi. (La discussione sul lavoro «alienato» costituiva del resto il cuore dei manoscritti di Marx giovane). Inizialmente usata da Hegel e poi allargata nella sua accezione da Nietzsche e da Freud, la parola «alienazione» venne ad assumere di fatto un significato universale come quella che indicava un fenomeno sommamente caratteristico dell’esistenza attuale”” (pag 195-196) [Henry Stuart Hughes, ‘Da sponda a sponda. L’emigrazione degli intellettuali europei e lo studio della società contemporanea (1930-1965)’, Bologna, 1977] [(7) Si veda la ritrattazione motivata della sua ritrattazione originale contenuta nella prefazione alla nuova edizione del 1967 di ‘Geschichte und Klassenbewusstsein’, trad. it., ‘Storia e coscienza di classe’, Milano, Sugarco, 1967; (8) Su questo argomento si veda George Lichtheim, ‘From Marx to Hegel’, New York, 1971, pp. 2, 19-21, 38]”,”TEOS-285″
“HUGHES H. Stuart”,”Storia dell’Europa contemporanea.”,”Stuart Hughes è nato a New York nel 1916. Studiò all’Università di Harvard e subito dopo la laurea fece un lungo viaggio in Europa, compiendo studi di perfezionamento nelle Università di Heidelberg, Monaco, e Parigi. Con l’entrata in guerra degli Stati Uniti si arruolò volontario ed ebbe incarichi di grande responsabilità dapprima nel mediterraneo e dopo l’invasione alleata, in Germania. Congedatosi nel 1946 col grado di tenente colonello, riprese la sua attività accademica; divenne capo delle Ricerche Europee al Dipartimento di Stato e nel 1957 fu nominato professore di Storia all’Università di Harvard. Attualmente è membro attivo del movimento contro la guerra nucleare e national cochairman del Committee for a Sane Nuclear Policy. Tra le sue opere: Consciousness and Society, Approach to Peace and Other’s, Ostvald Spengler, History as Art and a Science.”,”EURx-057-FL”
“HUGHES G.E. CRESSWELL M.J. a cura di Claudio PIZZI”,”Introduzione alla logica modale.”,”La logica modale si può presentare, in poche parole, come la logica della necessità e della possibilità, del «deve» e del «può»”” (pag 11, prefazione)”,”SCIx-021-FRR”
“HUGHES B. P.”,”Firepower. Weapons effectiveness on the battlefield, 1630-1850.”,”HUGHES B. P.: l’autore era un militare, Major-General C.B., C.B.E. (ogni capitolo contiene una galleria di immagini), «Dei molti aspetti della guerra combattuta con armi da fuoco a canna liscia, ce n’è uno che ha ricevuto ben poca attenzione da parte degli storici militari. Le armi di quel periodo sono descritte con meticolosa cura in molte opere eccellenti: ogni dettaglio del loro aspetto, meccanismo e metodi di utilizzo è completamente registrato e illustrato, le loro scale di emissione e la cadenza di fuoco sono note e non vi sono dubbi sui modi in cui venivano utilizzati. Ciò che manca, tuttavia, è una valutazione dell’effetto o, più brutalmente, della letalità delle varie armi e combinazioni di armi utilizzate sul campo di battaglia. Quanto è stata efficace una raffica di moschetti del battaglione? Quanti uomini furono uccisi o feriti quando cinquecento moschetti spararono da una distanza di cinquanta iarde? Quante vittime potrebbero essere imputate a una batteria di cannoni operante in supporto di quel battaglione? E in quali proporzioni pistole e moschetti inflissero vittime al nemico? A queste domande non è mai stata data una risposta soddisfacente, anche se alcune delle informazioni necessarie per fornire le risposte sono sempre state disponibili anche se non sempre complete, Naturalmente ci sono dei motivi (…) Gli autori contemporanei erano troppo vicini agli eventi che stavano descrivendo. Il ritmo di sviluppo delle armi è stato lento e la loro efficacia è rimasta invariata per lunghi periodi (…)» (dall’introduzione, pag 7; traduz. d.r.)”,”QMIx-225-FSL”
“HUGILL Peter J.”,”Le comunicazioni mondiali dal 1844. Geopolitica e tecnologia. (Tit. orig.: Global Communications since 1844. Geopolitics and technology).”,”HUGILL Peter J. (1945) insegna geografia alla Texas A&M University. Le sue aree di ricerca sono la geografia politica e storica e le scienze sociali. Ha scritto pure ‘World Trade since 1431. Geography, Technology and Capitalism’ (1993). La battaglia dei cavi sottomarini. “”Come giustamente afferma Headrick, “”il controllo britannico sulle comunicazioni mondiali era così saldo che non solo potevano bloccare o leggere, a proprio piacimento, i messaggi più segreti dei propri nemici, ma potevano anche utilizzare quelle informazioni senza rivelarne le fonti. Mai nella storia, in precedenza o dopo, il potere sulle comunicazioni è stato così concentrato ed efficace”” (Headrick, 1991 pag 169). La Gran Bretagna doveva molto del suo successo a Pender e al gruppo Eastern. Tale successo derivava in parte da fattori imprenditoriali e in parte era il risultato delle cospicue sovvenzioni del governo inglerse. Durante il diciannovesimo secolo, i tentativi francese, tedeschi e statunitensi di produrre reti alternative di cavi sottomarini si rivelarono degli insuccessi commerciali, e la Eastern si limitò ad acquistare ogni azione disponibile di tali imprese. Fu così che il cavo transpacifico, nominalmente statunitense, i rivelò essere per metà proprietà della Eastern, la quale tra l’ altro resistette anche, nei primi venticinque anni del ventesimo secolo, alla concorrenza tecnica della radio a bassa frequenza (onde lunghe) dei tedeschi e degli statunitensi.”” (pag 71)”,”ECOI-175″
“HUGILL Peter J.”,”Le comunicazioni mondiali dal 1844. Geopolitica e tecnologia.”,”Peter J. Hugill (1945) insegna geografia alla Texas A&M University. Le sue aree di ricerca sono la geografia politica e storica e le scienze sociali.”,”SCIx-305-FL”
“HUGO Victor”,”L’ uomo che ride. Volume primo.”,”””L’ uomo che ride (L’homme qui rit), il più vittorughiano romanzo di Victor Hugo, fu scritto durante l’ esilio a Bruxelles e a Guernesey, davanti all’ oceano di cui tanti aspetti sono qui potentemente colti ed eternati. Era, in quel periodo, l’ Hugo, ancora tutto ribollente di passioni politiche e sociali che avevano finito appunto per procacciargli quel fortunoso e tanto laborioso esilio, e il romanzo, come gli stessi ‘Miserabili’ del resto, ne risente, qua e là; ma è cosa che non nuoce affatto. Ben altro s’impone, qui: l’ opera è tutta una convulsione di elementi e di forze, in cui ogni cosa s’amalgama stupendamente in un mondo che ha un respiro e leggi sue proprie, un mondo di cui è vano discutere i particolari, che bisogna accettare in blocco o in blocco ripudiare, proprio esattamente come si accettano gli affreschi di Michelangelo della Sistina, costituenti anch’essi un titanico mondo che non ha realtà se non nella sua stessa armonia.”” (pag 8) “”In Inghilterra tutto è grande, anche ciò che non è buono, perfino l’ oligarchia. La nobiltà inglese è la nobiltà nel vero senso della parola. Nessuna feudalità più illustre, più terribile e più vitale. (…)”” (pag 10)”,”VARx-236″
“HUGO Victor”,”Depuis l’ exil. Actes et paroles. 1870-1871.”,”Da Bruxelles, Hugo segue con ansietà la lotta tra Parigi e Versailles. Alza la voce contro la guerra civile. Un cri. (pag 121) Dimissioni di V. Hugo. Intervento di Hugo a Bordeaux. Questione Garibaldi. “”L’ 8 marzo, nel momento in cui il rappresentante Victor Hugo si prepara a prendere la parola per difendere Parigi contro la destra, sopravvenne un incidente inatteso. Venne fatto unn rapporto all’ Assemblea sull’ elezione di Algeri. Il generale Garibaldi era stato nominato rappresentante d’Algeri con 10.606 voti. Il candidato che aveva preso più voti dopo di lui non aveva che 4.973 suffragi. Si propose l’ annullamento dell’ elezione di Garibaldi. Victor Hugo intervenne.”” (pag 105) Note. “”L’ Assemblea non ha voluto ascoltare Garibaldi, ed egli non ha potuto rimanere nell’ Assemblea più di un giorno. Essa non ha voluto ascoltarmi e io ho dato le dimissioni. Tenete presente, il giorno in cui Thiers cesserà di piacere loro, la destra lo tratterà come essa ha trattato Garibaldi, come essa ha trattato me, e non sarei sorpreso che lo forzasse, anche lui, a dare le dimissioni. Non ci facciamo alcuna illusione. La Camera irreperibile si è ripresentata, siamo nel 1815.”” (pag 196)”,”FRAD-078″
“HUGO Victor”,”Depuis l’ exil. Actes et paroles. 1871-1876.”,”L’avvenire d’ Europa. Per l’ Europa repubblica. Francia e Germania. Napoleone III e Napoleone I. “”C’est ce que le solitaire fatal de Sainte-Hélène avait prédit, avec une précision étrange, il y a cinquante-deux ans, sans se douter qu’il serait l’ instrument indirect de cette transformation, et qu’il y aurait un Deux-Décembre pour aggraver le Dix-Huit-Brumaire, un Sedan pour dépasser Waterloo, et un Napoléon le Petit pour détruire Napoléon le Grand. Seulement, si le coté noir de sa prophétie s’accomplissait, au lieu de l’ Europe cosaque qu’il entrevoyait, nous aurions l’ Europe vandale. L’ Europe empire ou l’ Europe république; l’ un de ces deux avenirs est le passé. Peut-on revivre le passé? Evidemment non. Donc nous aurons l’ Europe république. Comment l’ aurons-nous? Par une guerre ou par une révolution. Par une guerre, si l’ Allemagne y force la France. Par une révolution, si les rois y forcent les peuples. Mais, à coup sûr, cette chose immense, la République européenne, nous l’ aurons.”” (pag 63)”,”FRAD-079″
“HUGO Victor”,”Depuis l’ exil. Actes et paroles. 1876-1880.”,”””L’ avenir est un dieu trainé par des tigres”” Questione serba e l’ Europa. “”Ciò che accade in Serbia dimostra la necessità degli Stati Uniti d’ Europa. Che ai governi disuniti succedano i popoli uniti. Finiamola con gli imperi sanguinosi. Mettiamo la museruola ai fanatismi e ai dispotismi. Spezziamo le spade serve delle superstizioni e dei dogmi che hanno le sciabole in pugno. Non più guerre, non più massacri, non più carneficine; libero pensiero, libero scambio; fraternità. E’ dunque così difficile, la pace? La Repubblica d’ Europa, la Federazione continentale, non c’è altra realtà politica di questa.”” (pag 6) Istruzione elementare. Scuola. (pag 137)”,”FRAD-080″
“HUGO Victor”,”Depuis l’ exil. Actes et paroles. 1881-1885.”,”Commemorazione della morte di Louis Blanc. “”Sulla tomba di Louis Blanc, Charles Edmond ha letto, a nome di Victor Hugo, le parole seguenti. (…)””. (pag 27-28) Nota IV. L’ abolizione della schiavitù in Brasile. “”(…) La schiavitù, è l’ uomo rimpiazzato nell’ uomo dalla bestia; ciò che può rimanere d’ intelligenza umana in questa vita animale dell’ uomo appartiene al padrone, secondo la sua volontà e il suo capriccio. Da qui si hanno delle circostanze orribili. Il Brasile ha dato alla schiavitù un colpo decisivo.”” (…) Victor Hugo, 25 marzo 1884 (pag 85) Morte Victor Hugo. Discorsi di commemorazione per la morte di Victor Hugo. 22 maggio 1885 e seguenti.”,”FRAD-081″
“HUGO Victor”,”L’uomo che ride. Romanzo.”,”””Abbiam già detto che Ursus non sorrideva, ma rideva; talora, anche spesso, d’un riso amaro. Il sorriso in certo modo assente; il riso è spesso un rifiuto. La sua grande occupazione era l’odio dell’uman genere; odio in lui implacabile. Essendosi chiarito che la vita umana è una cosa orribile, che un flagello si sovrappone all’altro, i re sul popolo, la guerra sui re, la peste sulla guerra, la carestia sulla peste, e che la stupidità corona l’edificio, sapendo per prova che il solo fatto dell’esistenza viene ad essere una certa quantità di castigo, atteso che la morte è il fine dei mali, quando gli presentavano un infermo, egli lo risanava.”” (pag 9-10)”,”VARx-253″
“HUGO Victor”,”Il Novantatre’. Romanzo”,”””La Vandea è buona, la Chouannerie è peggiore; ed in guerra civile, è migliore la peggiore. La bontà di una guerra si giudica dalla quantità di male che produce. Si interruppe un poco e poi riprese: – Halmalo, io ti dico tutto questo. Tu non comprendi le parole, ma comprendi le cose. Io ho perso confidenza in te vedendoti manovrare il canotto; tu non sai la geometria, ma fai dei movimenti di mare sorprendenti davvero; chi sa dirigere una barca può anche condurre un’ insurrezione; allo stesso modo con cui tu hai saputo liberarti dei pericoli del mare, affermo che tu saprai eseguire tutte le mie commissioni. Riprendiamo i nostri affari. Tu dunque dirai a tutti i capi press’a poco così, come potrai, ma sarà certamente bene: preferisco la guerra delle foreste, alla guerra di pianura; io non desidero allineare centomila contadini sotto la mitraglia dei soldati azzurri e sotto l’ artiglieria del signor Carnot; prima che passi un mese voglio avere cinquecento mila combattenti feroci imboscati nelle selve. L’armata della repubblica è la mia cacciagione. Cacciare di frodo è guerreggiare. Io sono lo stratega della macchia””. (pag 74-75)”,”VARx-259″
“HUGO Victor”,”I lavoratori del mare.”,”Libro dedicato all’autore allo scoglio di ospitalità e libertà, alla terra normanna dove vive la plebe del mare, all’isola di Guernesey, austera e soave.”,”VARx-545″
“HUGO Victor”,”Religioni e religione. Poema.”,”[“”(…) Radioso universo, le comete, I fuochi, i soffi, i bolidi, le sfere Vertiginose e i globi, gli universi Illimitati, visioni splendide, E i creati; voi, voi, sì le sante Profondità mostrate e le voragini De la vita e gli oceani de gli esseri Mostrate ai preti; esclameranno: orrore! Furenti i culti infuriar vedrete Il pagan sopra Iceta, il cristiano, Su Galileo e su la terra scossa Tremar gli altari e i pallidi dottori Fremer nel sacro luogo e indietreggiare Le religioni innanzi a Dio. Terrori! Fanatismi! sugli uomini la favole Grava, su tutte le pupille assorte In tetri sonni! Qual sogno? Qual folla Di pazzi olimpi! Che spavento e inferno! (…) Oh! Quante son vissute genti Senz’esser nate e tal pazzi credenti Sopra cui la romana sfinge posa Suoi larghi artigli e che gli uomini Dei, Pontefici appellati, tengon sotto L’infallibile scettro per l’azzurro E per l’eternità insolente. Poveri! Niente più triste che la lor sinistra Fede in Roma papal! Roma, carnaio Sotto l’aquila è già, sotto la Croce Bazar; di Pietro e Cesare odioso Chi più? L’un dopo l’altro ha Roma; lista Spaventosa! Giovanni è quel vampiro, Callisto quello spettro, a Bonifazio Figliano le nipoti, cinque preti Fa svenar e mori nel bagno loro Urbano. Borgia in Sodoma una macchia Sarìa, Gregorio tien al torcia e Sisto Tiene la scure; è mentitor Simplicio Un disastro è Felice ed arrostiva Innocenzo la gente, massacrava Clemente e il tempio vende Pio, siccome Cristo è l’esempio spauracchio è Giulio; Tutte le passion si tengono strette E tutti i vizi e le superbie umane, Tutto convien ne l’Urbe eterna, tutto Dolo, spergiuro, impurità carnale, Tutti i misfatti conosciuti e ignoti I delitti coperti e i vizi nudi, Roma al suo letto questi infami chiama Passanti, Roma d’anime ruffiana E mercantessa; con la tiara in fronte Puttaneggiando ride e mentre Bruto Per l’affronto sussulta e che Traiano Freme su l’alta sua colonna; vanno A Babilionia tal tai forsennati, E tutto quel ch’ella ha: inquisizione, Lussuria, orror, rogo, massacro, adorano; E i santi ch’ella fa, i Regi che sacra; E, l’estasi nel cor, fieri del giogo Cattivi amanti, il puzzo dei suoi vomiti Respirano. E la terra è tutta in preda A le affermazioni di tai preti Privi di gioia, di bontade, privi Di fiamme, di ragion ai quali l’ombra Perenne l’ombra, l’ombra è l’orizzonte.””] (pag 43-44-45)”,”RELC-391″
“HUGON Philippe”,”Les nouveaux acteurs de la coopération en Afrique.”,”HUGON Philippe professore emerito di economia, Paris X-Nanterre, direttore di ricerca all’ IRIS Institut de relations internationales et stratégiques”,”AFRx-083″
“HUGUENIN Jacques MARTINAT Patrick; interviste a Gaston DEFERRE; scritti di René REMOND Francois GROSRICHARD Robert SAVY Marcel POCHARD Michel GODET intervista a Michel KOTAS Charles-Eric LEMAIGNEN intervista a Pierre TROUSSET Michele CASCALES Laurent TOUVET René GRISON intervista a Elisabeth DUPOIRIER René MEISSEL Pierre RICHARD”,”Les regions entre l’ Etat et l’ Europe.”,”Contiene interviste a Gaston DEFERRE, e scritti di René REMOND, Francois GROSRICHARD, Robert SAVY, Marcel POCHARD, Michel GODET, intervista a Michel KOTAS, Charles-Eric LEMAIGNEN, intervista a Pierre TROUSSET, Michele CASCALES, Laurent TOUVET, René GRISON, intervista a Elisabeth DUPOIRIER, René MEISSEL, Pierre RICHARD. Jacques HUGUENIN, giornalista di formazione, è D dell’informazione e delle relazioni con la stampa del Conseil regional della Region Centre. Patrick MARTINAT è giornalista al Berry Republicain e corrispondente del ‘Monde’, specialista delle questioni regionali.”,”FRAS-012″
“HUGUES Philip”,”Síntesi de historia de la Iglesia.”,”I concordati in Germania durante la Restaurazione tra gli Stati tedeschi e la Santa Sede (Baviera, Prussia, Hannover, principati del Reno). “”I concordati produssero un effetto ammirevole, ed inaspettato, in tutta la Germania. Furono un riconoscimento concreto da parte di tutti i principi, sia protestanti che cattolici, del fatto che la Santa Sede aveva il primato effettivo di tutta la Chiesa. Il gallicanesimo in Germania, il josefinismo, ricevette un colpo da cui non si riprese più.”” (pag 286)”,”RELC-174″
“HUGUIER Michel”,”1905, une année charnière du XXème siècle.”,”HUGUIER Michel, professore di chirurgia digestiva all’Università di Parigi, autori di sette libri scientifici. Questo è il suo primo libro di argomento politico.”,”RAIx-275″
“HUHN Willy”,”Trotsky, le Staline manqué.”,”Nato a Metz nel 1909 (l’Alsazia Lorena era allora tedesca), in una famiglia di magistrati, W. Huhn segue la famiglia a Berlino nel 1919. Nel 1926 llavora come impiegato di libreria, e nel 1929, alla morte del padre, rompe con l’ambiente conservatore familiare. Si orienta verso la socialdemocrazia, e ne diventa poi membro SPD. Nel 1931 entra nella SAPD (Partito Operaio Socialista Tedesco) e vi resta fino al 1933. Quindi si unisce al gruppo semi-clandestino ‘Rote Kämpfer’ (i combattenti rossi) i cui fondatori appartenevano al KAPD e poi alla SPD durante gli anni Venti. Nella SAPD difese le idee del comunismo dei consigli. Viene arrestato dai nazisti. Una volta tornato libero nel 1935 ritorna a lavorare come impiegato dopo anni di disoccupazione. Seguono anni di inattività politica. Nel 1948-50 è incaricato di corso all’Istituto August Bebel della SPD, a Berlino Ovest e poi professore fino all’estate 1950. Muore nel 1970. Il genio di Lenin Trotsky nel 1924 scrive la sua opera polemica ‘1917’. Si trova in un dibattito difficile interno al partito bolscevico. A suo parere quest’ultimo si è allontanato dal leninismo. Trotskyn parla del genio di Lenin: “”Lenin era un genio, e c’è un solo genio nel corso di un secolo. La storia mondiale non conosce che due geni alla guida della classe operaia: Marx e Lenin …”” (pag 56-57)”,”TROS-365″
“HUI Wang”,”Il nuovo ordine cinese. Società, politica ed economia in transizione.”,”Wang Hui è uno dei più anticonformisti intellettuali cinesi, dirige la rivista Dushu (Pechino) ed è stato Visiting Professor all’Università di Washington. Dopo aver partecipato al movimento di Tien An Men, ha pubblicato numerosi studi in Cina e all’estero sui temi della modernizzazione e del conflitto sociale”,”CINx-005-FC”
“HUIZINGA Johan”,”La crisi della civiltà.”,”copia firmata”,”FILx-141″
“HUIZINGA Johan; a cura di Piero BERNARDINI MAZZOLLA”,”La scienza storica.”,”””il concetto di causalità non ha nella storia che un valore molto limitato”” “”inconoscibilità, anzi impossibilità di leggi storiche”” John HUIZINGA nacque nel 1872 a Groninga, dove compì gli studi e tenne poi dal 1905 la cattedra di storia universale. Nel 1915 passò all’ Università di Leida dove insegnò fino al 1942 anno in cui venne imprigionato dai nazisti. COnfinato come ostaggio a de Steeg, vi morì il 1° febbraio 1945. Tra le sue opere: ‘L’ autunno del Medioevo’, ‘Erasmo’, ‘Homo Ludens’, ‘La crisi della civiltà’, ‘La mia via alla storia’ (la prima parte di quest’ opera è qui presentata con una nuova prefazione di O. CAPITANI).”,”STOx-066″
“HUIZINGA Johann”,”The Waning of the Middle Ages. A Study of the Forms of Life, Thought, and Art in France and the Netherlands in the Fourteenth and Fifteenth Centuries.”,”HUIZINGA Johann “”The ideal of chivalry tallies with the spirit of a primitive age, susceptible of gross delusion and little accessible to the corrections of experience. Sooner or later intellectual progress demands a revision of this ideal. It does not disappear, however, it only sheds its too fantastic tendencies”” (pag 125)”,”STOS-177″
“HUIZINGA Johan”,”La crisi della civiltà.”,”L’edizione originale di questo volume fu pubblicata in Olanda nell’ottobre 1935. “”Accanto ai fautori della teoria dell'””autonomia del fatto politico”” stanno coloro che difendono la guerra per principio. La conquista – opina il noto sociologo Hans Freyer , – è in se stessa condizione di vita per uno stato. «Per esistere realmente tra gli altri stati, lo stato [abbisogna] di una sfera di conquista intorno a sé. Per esistere deve conquistare» (1). Non si potrebbe immaginare un più categorico disconoscimento del diritto all’esistenza dei piccoli stati. Freyer è uno di coloro che venerano la guerra come opera essenziale dello stato. Si può vederlo dall’adagio, ripetuto fino alla sazietà: «la politica non è che una prosecuzione della guerra con mezzi diversi». Durante quell’armistizio che chiamiamo pace, lo stato deve avere l’occhio fisso al ritorno alla sua condizione normale, la guerra (2). Mille e cinquecento anni or sono Agostino dedicò alcuni capitoli della grande sua opera ‘De civitate dei’ (3) alla dimostrazione che tutti i combattimenti, perfino quelli delle belve o quelli del mistico padre di tutti i briganti, Caco, avevano per meta il ripristino di uno stato di equilibrio e di armonia, che egli chiamava pace. Doveva essere riservato alla saggezza del XX secolo di stravolgere questa semplice verità – che l’uomo del cosmo tende all’armonia e non alla disarmonia -, esaltando la guerra come uno stato normale. «La storia umana in periodo di alta civiltà è la storia delle potenze politiche. Forma di questa storia è la guerra. Anche la pace fa parte di essa. E’ la prosecuzione della guerra con altri mezzi…» (4). «L’uomo è una bestia feroce… Chiamando l’uomo bestia feroce chi ho offeso: l’uomo… o la bestia? Le belve delle classi superiori sono creature ‘nobili’ in tutta l’accezione del termine, aliene dalla menzogna della morale umana radicata nella debolezza”” (5). Questa dichiarazione, che venendo da Spengler ha avuto un’eco molto più vasta delle parole di Schmitt o di Freyer, non vi sembra un po’ vecchiotta, un po’ ottocentesca? Non si direbbe emersa da quel pessimismo romantico che ormai ci ha le sue due brave dita di muffa?”” (pag 80-81) [(1) H. Freyer, ‘Der Staat’, Lipsia, Rechfelden, 1925, p. 146; (2) Ibid., p: 142; (3) Lib. XIX, cap. 12 e 13; (4) Oswald Spengler, ‘Jahre der Entscheidung’, p. 24; (5) Ibid. p. 14. Cfr. ‘Der Mesch und die Technik’, p. 14 e segg.]”,”TEOP-477″
“HUIZINGA Johan”,”L’autunno del Medioevo.”,”””Johann Huizinga ha inteso vedere nei secoli XIV e XV non già gli albori del Rinascimento, ma il tramonto del Medio Evo”” (dal risvolto di copertina); “”Lo stesso Filippo il Buono è uno degli esempi più caratteristici di questo miscuglio di zelo religioso e di mondanità. L’uomo dalla feste sontuose e dai numerosi bastardi, dall’astuta politica e dall’orgoglio e dall’ira sfrenati, è seriamente devoto. Dopo la messa, rimane a lungo nel suo oratorio. Digiuna a pane ed acqua quattro giorni ogni settimana e, inoltre, tutte le vigilie della Madonna e degli Apostoli. Spesso alle quattro del pomeriggio non ha ancora mangiato nulla. Fa molta elemosina e sempre in segreto. Dopo la presa di Lussemburgo ascolta la messa, immerso nel suo breviario e in speciali preghiere di ringraziamento, sicché il suo seguito che l’aspetta a cavallo – giacché il combattimento non è ancor terminato – s’impazientisce e dice che il duca farebbe bene a rimettere tutti quei paternostri a un’altra volta; lo si avverte che è pericoloso indugiare oltre. Ma Filippo risponde soltanto: «Si Dieu m’a donné victoire, il la me gardera» (2). Non si deve vedere in tutto ciò dell’ipocrisia o della vana bigotteria: era una tensione fra due poli spirituali, appena concepibile per la coscienza moderna, Il netto dualismo di una fede che separa il regno di Dio dall’opposto mondo del peccato, rende ciò possibile. Nello spirito medioevale tutti i sentimenti più puri e più elevati sono assorbiti della religione, mentre gli istinti naturali e sensuali, consapevolmente abbietti, dovevano cadere al livello di una mondanità peccaminosa”” (pag 246)”,”STOS-025-FF”
“HUIZINGA Johan”,”La crisi della civiltà.”,”La formazione intellettuale e le tendenze conservatrici di J. Huizinga – il grande storico olandese nato a Groninga nel 1872 – non gli impedirono di avvertire subito, fin dal 1933, il pericolo che il nazismo rappresentava per l’Europa e per la civiltà e gli scritti dei suoi ultimi anni sono spesso ispirati da questa preoccupazione. All’indomani dell’invasione tedesca dell’Olanda, Huizinga celebrava l’anniversario dell’indipendenza olandese e della lotta di Guglielmo d’Orange: veniva pertanto imprigionato dai nazisti e nel 1943 confinato come ostaggio a de-Steeg presso Arnheim. Qui moriva il 1° febbraio 1945.”,”TEOS-002-FSD”
“HUIZINGA Johan.”,”Homo ludens.”,”Homo ludens è un libro di Johan Huizinga pubblicato nel 1938, in cui si esamina il gioco come fondamento di ogni cultura dell’organizzazione sociale, e si evidenzia il fatto che anche gli animali giocano, quindi il gioco rappresenta un fattore preculturale. Il testo di Huizinga influenzerà a vent’anni dalla sua uscita diversi movimenti culturali, tra i quali il situazionismo, dei quali è in fondo creditore, date le ricerche sulla civiltà ludica. Johan Huizinga (Groninga, 7 dicembre 1872 – Arnhem, 1º febbraio 1945) è stato uno storico e linguista olandese. Considerato uno degli storici più importanti del XX secolo, Huizinga ha svolto studi sul Medioevo e la storia moderna, lasciando contributi anche alla linguistica, all’estetica e ad altri ambiti del sapere umano. (wik)”,”STOS-014-FSD”
“HULL Isabel V.”,”Absolute Destruction. Military Culture and the Practices of War in Imperial Germany.”,”HULL Isabel V. è John Stambaugh Professor of History alla Cornell University. E’ autrice di ‘Sexuality, State, and Civil Society in Germany, 1700-1815’ (Cornell) e di ‘The Entourage of Kaiser Wilhelm II, 1888-1918’ e coautore di ‘German Nationalism and the European Response, 1890-1945’. Campi concentramento Collection camps, Internment camps”,”GERQ-081″
“HULL Cordell”,”Memorie di pace e di guerra. II. 1941-1945. L’anno della guerra (1941) – Diplomazia di guerra (1942-1943) – L’ultimo anno (1944) – La pace e il dopoguerra (1939-1945).”,”””Nella primavera del 1943 Churchill e Eden vennero separatamente a Washington e la loro presenza fornì una occasione eccellente di riesaminare varie questioni, talune delle quali turbavano i nostri rapporti. Prima fra queste, la questione della Francia. Quando Eden venne a vedermi, il 15 marzo, insieme con l’ambasciatore Halifax, affrontammo subito la questione dei “”Francesi Liberi”” e le sue ripercussioni sui rapporti anglo-americani. Feci a Eden una esposizione completa della nostra politica verso Vichy, verso De Gaulle e verso il popolo francese considerato nel suo insieme, dalla caduta di Parigi in poi. Ricordai come Churchill ci avesse ripetutamente sollecitati a mantenere ad ogni costo i nostri rapporti col Governo di Vichy, per evitare che la flotta francese passasse alla Germania, facendo acquistare al nemico il dominio del Mediterraneo. Dissi che De Gaulle aveva fatto rari approcci verso di noi e sempre per ottenere riconoscimenti politici. Mai si era impegnato in discussioni serie sulla situazione militare. «Il governo americano – continuai, – non sembrandogli fosse pratico l’invischiarsi nella politica interna francese ha costantemente declinato di acconsentire al desiderio di De Gaulle di avere un riconoscimento di portata mondiale. E questo, per quanto ne so io, rappresenta il totale delle sue lagnanze a nostro riguardo».”” (pag 187-188)”,”QMIS-005-FGB”
“HULL Cordell”,”Memorie di pace e di guerra. I. 1871-1941.”,”Attraverso Alfieri un tentativo dell’Asse di servirsi degli Stati Uniti per giungere alla pace con la Gran Bretagna “”Il nostro incaricato d’affari a Berlino, Donald R. Heath, aveva telefonato il 26 giugno (la Francia capitolò il 25 giugno 1940 ndr), che l’ambasciatore d’Italia Dino Alfieri, dopo aver conferito con Hitler e con alcuni funzionari tedeschi, l’aveva chiamato per dirgli che la Germania e l’Italia non desideravano affatto distruggere l’Inghilterra, ma che rimanevano pochi giorni per scongiurare tale catastrofe. Alfieri era fiducioso che l’Asse avrebbe offerto condizioni di pace accettabili, se l’Inghilterra le avesse chieste. Non v’era bisogno che Churchill si dimettesse, ma il Gabinetto britannico avrebbe dovuto subire taluni mutamenti. Alfieri evitò di suggerire che gli Stati Uniti persuadessero la Gran Bretagna a chiedere la pace, ma osservò che la responsabilità della continuazione della guerra, spettava principalmente agli Stati Uniti. Dissi a Heath di chiedere ad Alfieri se le sue osservazioni fossero state fatte con la consapevolezza dei Governi italiano e tedesco, e se il Governo italiano desiderasse un’azione da parte nostra. Alfieri rispose che le opinioni da lui espresse erano quelle dei Governi di Germania e d’Italia, ma che egli non era autorizzato a parlare a loro nome. Aggiunse che non voleva esporre l’Asse all’accusa di aver iniziato approcci di pace, mentre era ovvio, in vista della situazione militare, che l’iniziativa doveva essere presa dalla Gran Bretagna. Era chiaro per me che Berlino e Roma, stavano tentando di servirsi degli Stati Uniti perché consigliassero alla Gran Bretagna di far la pace. Non avevo, tuttavia, intenzione alcuna di diventare lo strumento di una simile manovra. Dopo aver parlato col Presidente pregai Welles di richiamare l’ambasciatore britannico Lothian e di leggergli queste comunicazioni da Berlino, spiegandogli chiaramente che gli venivano mostrati soltanto per informazione sua e del suo governo e che noi non facevamo alcun suggerimento riguardo al contenuto di esse”” (pag 341) Cordell Hull (October 2, 1871 – July 23, 1955) was an American politician from Tennessee and the longest-serving U.S. Secretary of State, holding the position for 11 years (1933-1944) in the administration of President Franklin Delano Roosevelt during most of World War II. Before that appointment he represented Tennessee for two years in the United States Senate and twenty-four years in the House of Representatives. Hull received the Nobel Peace Prize in 1945 for his role in establishing the United Nations, and was referred to by President Roosevelt as the “”Father of the United Nations””.[1]”,”USAP-091″
“HULOT Frédéric”,”Le Maréchal Berthier.”,”HULOT Frédéric è autore di varie biografie dei marescialli di Napoleone. Il lavoro di organizzazione degli Stati Maggiori del secolo XIX e di una parte del XX resterà impostato sulle linee stabilite da Berthier (pag 301) Mistero sulla morte di Berthier precipitato da una finestra del suo castello di Bamberg. Berthier beveva, forse è caduto accidentalmente, ma si fanno anche le ipotesi di suicidio o di omicidio. (pag 286)”,”FRQM-046″
“HULSE James W.”,”The Forming of the Communist International.”,”HULSE James W. La questione posta a Lenin dei due partiti comunisti in Inghiterra e in Germania (pag 117-118) BSP British Socialist Party WSF Workers’ Socialist Federation SLP Socialist Labour Party”,”INTT-305″
“HUMBERT Jean”,”Syntaxe grecque.”,”Avant-Propos de la Première e Deuxième Édition, Note sur la Troisième, Notes Additionnelles, Index des Passages cités, Index Grec, Index Français, Libraire Klincksieck, série linguistique n.15,”,”VARx-159-FL”
“HUMBERT-DROZ Jules segretario dell’ Internazionale Comunista”,”Le origini dell’ Internazionale Comunista. Da Zimmerwald a Mosca.”,”Jules HUMBERT-DROZ segretario dell’ Internazionale Comunista”,”INTT-016 INTS-040″
“HUMBERT-DROZ Jules”,”L’ Internazionale comunista tra Lenin e Stalin. Memorie di un protagonista 1891-1941.”,”L’A è nato a La Chaux-de-Fonds nel 1891. Dopo essere stato membro della Chiesa protestante svizzera passò nelle file del Partito socialista, professando idee internazionaliste e pacifiste. Dal 1921 al 1931 fu segretario dell’IC assieme a RAKOSI e KUUSINEN. A lui era affidata la cura dei Partiti comunisti dei paesi latini: Belgio, Francia, Italia, Spagna, Portogallo e America Latina. Dal 1922 al 1928 si occupò particolarmente del PCdI seguendone le complesse vicende seguite alla scissione di Livorno. I documenti di questo lavoro furono raccolti e pubblicati nel libro ‘Il contrasto tra l’Internazionale e il PCI, 1922-1928′ (Milano, 1969). Dal 1931 al 1942 tentò di sottomettersi alla disciplina stalinista. Ma nel 1942, espulso dal PC svizzero per i suoi dissensi con STALIN tornò a militare nel Partito socialista (segretario centrale dal 1947 al 1959). E’ morto nel 1971 lasciando incompiute queste sue memorie alle quali si dedicava da vari anni. HUMBERT-DROZ dice di essere stato intimamente legato a BUCHARIN: in occasione dei primi processi di Mosca (1937) credette alle accuse contro RADEK, RAKOVSKIJ, PIATAKOV e altri, ma nel marzo del 1938 quando a finire sotto accusa furono i destri BUCHARIN e RYKHOV (TOMSKIJ si era suicidato) capì che il tutto era una montatura staliniana. L’A riporta la ‘Lettera alle generazioni future di BUCHARIN’ pubblicata dal ‘Figarò litteraire’ il 2 febbraio 1967 (pag 309) e si pente per le posizioni assunte in occasione del processo del 1937.”,”INTT-017″
“HUMBERT-DROZ Jules”,”L’ Internazionale comunista tra Lenin e Stalin. Memorie di un protagonista 1891-1941.”,”L’A è nato a La Chaux-de-Fonds nel 1891. Dopo essere stato membro della Chiesa protestante svizzera passò nelle file del Partito socialista, professando idee internazionaliste e pacifiste. Dal 1921 al 1931 fu segretario dell’IC assieme a RAKOSI e KUUSINEN. A lui era affidata la cura dei Partiti comunisti dei paesi latini: Belgio, Francia, Italia, Spagna, Portogallo e America Latina. Dal 1922 al 1928 si occupò particolarmente del PCdI seguendone le complesse vicende seguite alla scissione di Livorno. I documenti di questo lavoro furono raccolti e pubblicati nel libro ‘Il contrasto tra l’Internazionale e il PCI, 1922-1928′ (Milano, 1969). Dal 1931 al 1942 tentò di sottomettersi alla disciplina stalinista. Ma nel 1942, espulso dal PC svizzero per i suoi dissensi con STALIN tornò a militare nel Partito socialista (segretario centrale dal 1947 al 1959). E’ morto nel 1971 lasciando incompiute queste sue memorie alle quali si dedicava da vari anni. HUMBERT-DROZ dice di essere stato intimamente legato a BUCHARIN: in occasione dei primi processi di Mosca (1937) credette alle accuse contro RADEK, RAKOVSKIJ, PIATAKOV e altri, ma nel marzo del 1938 quando a finire sotto accusa furono i destri BUCHARIN e RYKHOV (TOMSKIJ si era suicidato) capì che il tutto era una montatura staliniana. L’A riporta la ‘Lettera alle generazioni future di BUCHARIN’ pubblicata dal ‘Figarò litteraire’ il 2 febbraio 1967 (pag 309) e si pente per le posizioni assunte in occasione del processo del 1937.”,”RUSS-075″
“HUMBERT-DROZ Jules e altri, direzione a cura di Siegfried BAHNE”,”Archives de Jules Humbert-Droz. II. Les partis communistes des pays latins et l’ internationale communiste dans les années 1923-1927.”,”Jules Humbert-Droz ex segretario dell’ Internazionale Comunista. 1924. “”Il problema dell’ atteggiamento da adottare di fronte al PSI fu regolato definitivamente dalle decisioni del 5° Congresso mondiale dell’ IC e per gli sviluppi nel paese. Dopo la stipula dell’ accordo elettorale con il PCI, la frazione “”terzointernazionalista”” di Serrati-Maffi, fu esclusa dal PSI e si unì, nel mese d’ agosto, al PC ufficialmente. Su una nuova base politica, il 5° Congresso mondiale aveva così riempito il fossato tradizionale tra IC e PCI. Il centro attorno a Gramsci, eletto segretario generale in settembre, rappresentava adesso la maggioranza di fronte al gruppo Tasca e ai “”terzini””. (pag XVI, prefazione)”,”INTT-202″
“HUMBERT-DROZ Jules”,”La crise de croissance de l’ Internationale Communiste.”,”Lenin e Trotsky vs la teoria dell’ offensiva del KPD. “”Le troisième Congrès, par les voix autorisées de Lénine et de Trotsky, condamna la “”théorie de l’ offensive”” développée par le Parti communiste allemand lors de l’ action de mars, théorie selon laquelle une minorité agissante pouvait réveiller et entraîner les masses devenues indifférentes en engageant une lutte révolutionnaire armée. Cette théorie avait été développée par la direction du Parti communiste allemand, du reste divisée sur ce point, et par Béla Kun, Pogany et Karl Radek, qui l’avaient conseillée. Lénine opposa à cette tactique d’aventure la nécessité de conquérir la majorité du prolétariat et des ses alliés paysans et petits bourgeois exploités par le capitalisme.”” (pag 11-12) Ostilità di Stalin nei confronti del Comintern (1927) “”E’ in questo periodo che Stalin manifesta sempre più nettamente la sua ostilità nei confronti dell’ Internazionale comunista. Egli si sforza di far sentire ai membri dell’ Esecutivo che dipendevano dal Partito Comunista Russo. Ecco qui qualche esempio: Tutti i membri del Partito comunista dell’ URSS potevano entrare nei locali del partito su semplice presentazione della loro tessera di membr. I senza-partito dovevano fare una coda davanti allo sportello o, su presenazione e deposito di una carta d’ identità, ricevevano un lasciapassare (propousk). I membri dell’ Esecutivo dell’ Internazionale erano sempre entrati nell’ edificio del partito su semplice presentazione del loro mandato munito di una fotografia. Già nel 1927, Stalin modifica questa procedura. I membri dell’ Esecutivo che non avevano aderito al Partito comunista russo non furono più ammessi nella sede del PC russo con la semplice presentazione del loro mandato. Furono costretti a fare la coda, come i senza-partito davanti allo sportello dei lasciapassare. Io protestai con Bucharin, in occasione di una seduta del Presidium, e gli chiesi di far ristabilire la vecchia procedura. Bucharin mi rispose con un biglietto: “”Wegen Propusk. So gross ist die nationale Beschränktheit, resp. Borniertheit der Parteizentrale”” (1).”” (Per ciò che concerne il lasciapassare. Tanto è grande la ristrettezza nazionale e il carattere limitato del Comitato centrale del partito!) (pag 33) “”Il periodo staliniano è caratterizzato da questa povertà di pensiero e conformismo servile”” (pag 31)”,”INTT-229″
“HUMBERT-DROZ Jules”,”Mon evolution du tolstoisme au communisme, 1891-1921.”,”Contiene foto di alcuni partecipanti ai primi congressi della Terza Internazionale e altro. In risvolto di 4° copertina: profilo biografico di Jules HUMBERT-DROZ ex segretario dell’ Internazionale Comunista. Il partito socialista contro i giovani socialisti. “”Bien plus, à Le Chaux-de-Fonds, l’Union ouvrière et le parti socialiste interdisent la vente de brochures de gauche et en particulier des brochures traitant de la Russie, à leurs meetings. Etrange démocratie qui spécule sur l’ignorance pour maintenir une majorité. Au lieu de lire et de réfuter les idées communistes, on se contente, comme un vulgaire gouvernement bourgeois, d’en interdire la vente et d’en entraver la diffusion. C’est maintenant contre les Jeunesses socialistes que s’exerce la réaction du parti. Les Jeunesses socialistes ont adhéré à la Troisième Internationale à l’unanimité de leur congrès et ont adopté des thèses générales nettement comunistes. Le parti, qui leur alloue une petite subvention chaque année, a refusé d’entrer dans la Troisième Internationale et, fidèle au principe “”Qui paye commande””, il conteste à la jeunesse le droit d’être communiste et veut la placer sous tutelle. Le Comité directeur propose donc d’obliger la jeunesse à se soumettre aux décisions de la majorité du parti. Voilà encore une étrange “”démocratie”” et une plus étrange pédagogie””. (pag 337)”,”INTT-232″
“HUMBERT-DROZ Jules”,”Le christianisme et le socialisme. Leurs opposition et leurs rapports.”,”Una revisione ‘scientifica’ di Marx. “”Assurément, dans sa forme absolue telle que certains textes de Marx la livrent, elle [la théorie matérialiste de l’histoire, ndr] peut entrer en opposition avec le christianisme, qui se refusera toujours à considérer le contenu de l’esprit, de la conscience, les principes vitaux , comme de simples produits des conditions économiques ambiantes, de simples ombres passant et jouant dans l’esprit humain. Il croit à leur vie propre, et en partie indépendante. Kutter, avec raison, relève cette opposition: “”Il se manifeste dans les idées un mouvement indépendant qui peut bien être ‘sollicité’, mais non ‘créé’ par les conditions économique”” . Mais, nous avons vu déja (2) que cette forme absolue a été soumise à une revision. On précise plus scientifiquement la pensée de Marx. “”A prendre les choses en gros, c’est bien l’industrie humaine qui constitue la principale force motrice de l’histoire, mais en faisant cette constation les marxistes ne prétendent pas que ce soit la seule force. Ils ne disent nullement que le facteurs intellectuels et moraux ne jouent aucun rôle dans l’évolution des sociétés…sous peine de tomber dans l’absurde, il faut dire que les idéologies sont le produit nos pas du milieu économique, mais des rapports qui s’établissent entre l’esprit humain et le milieu économique”” (Vandervelde, Essais socialistes). Vandervelde va même plus loin; il admet la vie propre, indépendante de certains grandes idées, de certains principes éternels dont l’application seule dépend des circonstances économiques (…)””. [Jules Humbert-Droz, Le christianisme et le socialisme. Leurs opposition et leurs rapports, 1914] (pag 67) (2) Kutter, ‘Dieu les mène'”,”SOCx-231″
“HUMBERT-DROZ Jules”,”Dix ans de lutte antifasciste, 1931-1941. Mémoires de Jules Humbert-Droz.”,”Contiene il capitolo: ‘Il patto Hitler-Stalin’ (pag 386-392) “”Cet pacte ne fut que le commencement d’autres trahisons: l’invasion de la Pologne par l’armée rouge et son partage avec Hitler, l’agression contre l’Estonie, la Lettonie et la Lituanie et leur annexion à l’URSS, alors que Lénine avait reconnu leur indépendance, deux guerres d’agression contre la Finlande et l’annexion d’une partie de son territoire. Mais là ne s’arrêtèrent pas ses trahisons et ses appétits impérialistes: L’URSS adhéra au pacte dit anticomintern et discuta avec d’Italie, l’Allemagne et le Japon de projets nettement impérialistes du type de ceux que Lénine avait toujours combattus au cours de la Première Guerre mondiale. Un premier accord, ébauché à Moscou en 1940, prévoyait à l’article 2: “”L’Allemagne, l’Italie, le Japon et l’URSS s’engagent à respecter leurs sphères d’influence mutuelles. Dans la mesure où ces sphères d’intérêt entrent en contact entre elles, ils se consulteront régulièrement entre eux d’une façon amiable pour les problèmes s’élevant de ce fait. L’Allemagne, l’Italie et le Japon déclarent pour leur part qu’ils reconnaissent l’étendue actuelle des possessions de l’URSS et qu’ils les respecteront”” (1)”” (pag 387) “”(1) Ce texte et les suivants sont tirés de la publication du Département d’Etat américain ‘La Vérité sur les Rapports germano-soviétiques de 1939 à 1941 (p. 192 ss.), qui reproduit un certein nombre de documents officiels allemands trouvés en 1945 par les armées américaines et britanniques dans les archives du Ministère allemand des affaires étrangères. La traduction française a paru en 1948 à Paris aux Editions EFE.”””,”INTT-263″
“(HUMBERT-DROZ Jules)”,”Fonds Jules Humbert-Droz. I. Brochures suisses d’avant 1945.”,”HUMBERT-DROZ Jules Citazione di Marx annotata da Humbert-Droz: “”Chaque pas du mouvement réel est plus important qu’une douzaine de programmes”” (pag 29)”,”INTT-268″
“HUMBERT-DROZ Jules”,”Le origini dell’ Internazionale Comunista. Da Zimmerwald a Mosca.”,”Jules HUMBERT-DROZ segretario dell’ Internazionale Comunista Jules Humbert-Droz, figura particolarmente nota negli anni che videro la formazione e la crisi dell’Internazionale comunista, nacque nel 1891 a La Chaux-de-Fonds da una famiglia di orologiai di tradizione socialista e rivoluzionaria. Compiuti gli studi primari e secondari nella città natale, si iscrive poi alla facoltà di teologia protestante all’università di Neuchatel e completa la propria formazione universitaria a Parigi e Berlino, laureandosi a Neuchatel con una tesi su Socialismo e Cristianesimo, in cui già sono enucleate le sue convinzioni antimilitaristiche e internazionalistiche. Consacrato pastore nel 1914, egli svolge poi la sua missione ecclesiastica nelle diocesi di Lyon, Lille, Tourcoing e infine Londra. Militante socialista e antimilitarista convinto egli si fa allora strenuo sostenitore del movimento zimmerwaldiano, e di quegli anni datano appunto i suoi contatti con i bolscevichi russi emigrati in Svizzera, quali Zinov’ev, Lunatscharskij e Sokolnikov. Nel 1919, dopo la rivoluzione russa, lo vediamo prendere posizione a favore dell’adesione del Partito socialdemocratico svizzero alla Terza Internazionale, e ciò gli costa l’allontanamento dalla redazione della Sentinelle. Delegato dell’ala sinistra del Partito socialdemocratico svizzero al II Congresso del Comintern nel 1920, egli si fa promotore ed artefice della scissione e della creazione del Partito comunista svizzero nel 1921. Sempre in quello stesso anno viene nominato, su proposta di Lenin, segretario dell’Internazionale comunista, assieme a Rakosi e Kuusinen, con l’inacarico di occuparsi dei partiti dei paesi latini: Belgio, Francia, Spagna, Portogallo e America latina, nei difficili anni della scissione. Amico politico di Bukharin, prende posizione contro la frazione Trotskji – Zinov’ev, ma nel 1928 si oppone anche alla politica di Stalin. Nel 1942 per ordine di Stalin viene espulso dal Partito comunista svizzero. nota bibliografica, traduzione di Gabriella BERNASCONI, Problemi d’oggi, Collana diretta da Giuseppe DEL-BO”,”INTT-037-FL”
“HUMBERT-DROZ Jules”,”Mon evolution du tolstoisme au communisme, 1891-1921.”,”Foto a pag 336: 1920 apertura del II° Congresso mondiale della Terza Internazionale a Pietrogrado: Lenin alla tribuna, dietro: Rosmer, Levi, Zinoviev, Serrati, Bombacci e Bucharin”,”BIOx-012-FGB”
“HUMBERT-DROZ Jules”,”De Lenine a Staline. Dix ans au service de l’ internationale communiste 1921-1931.”,”””I rappresentanti del Partito comunista tedesco a Mosca (al 6° Congresso mondiale del Cominitern, luglio-settembre 1928, ndr) parlarono delle loro lotte offensive vittoriose (Durchbruchkämpfe), quando la destra nazionalista, sempre più favorevole a Hitler, aveva già ottenuto un enorme successo alle elezioni presidenziali del 25 aprile 1925. Il Partito comunista aveva in questa occasione presentato la candidatura di Thälmann; al primo turno raccolse 1.871.815 voti, mentre il blocco democratico (socialisti, cristiani e democratici) otteneva 13.258.629 voti e la destra nazionalista 11.709.901 voti. Per il secondo turno il Partito comunista aveva deciso, contro il parere di Zinoviev, di mantenere la candidatura di Thälmann. I socialdemocratici e il centro cattolico presentarono il candidato del centro, Marx, e la destra nazionalista il maresciallo Hindenburg. I risultati del secondo turno furono i seguenti: Hindenburg 14.665.641 voti (48.3% degli elettori); Marx 13.741.605 voti (45.8 % degli elettori); Thälmann 1.931.151 mila voti (6.4% degli elettori). È evidente che Hindenburg, che nel 1933 darà il potere a Hitler, era stato eletto grazie alla politica settaria del Partito comunista tedesco, responsabile indirettamente della conquista legale del potere da parte di Hitler. Se i comunisti avessero votato per Marx invece di mantenere la candidatura di Thälmann, Hitler non avrebbe potuto prendere legalmente il potere nel gennaio 1933. Ma la politica inagurata da Zinoviev al V° Congresso, che denunciava la socialdemocrazia come l’ala sinistra del fascismo, continuava a portare i suoi frutti. In che modo, davanti alla minaccia crescente del nazionalismo e del nazismo, i comunisti tedeschi osavano parlare di “”lotte offensive vittoriose”” e di prospettive rivoluzionarie?”” (pag 308-309)”,”BIOx-013-FGB”
“HUMBERT-DROZ Jules”,”L’Internazionale comunista tra Lenin e Stalin. Memorie di un protagonista 1891-1941.”,” (pag 308-309-310)”,”INTT-002-FC”
“HUMBERT-DROZ Jules SCHLESINGER Rudolf DOBB Maurice ROVIDA Giorgio MIGLIARDI Giorgio”,”Annali. Anno Nono. 1967. La crise de croissance de l’Internationale communiste (Humbert-Droz); Il Comintern e la questione coloniale (Schlesinger); The Discussions of the 1920’s about Building Socialism (Dobb); Le Parti communiste français, 1920-1939 (Rovida, a cura); L’internazionale dei sindacati rossi (Profintern), 1917-1924′ (Migliardi, a cura).”,”Questione Comintern e la rivoluzione cinese, i rapporti Mosca Pechino ecc. (Schlesinger)”,”ANNx-038″
“HUMBOLDT Wilhelm von; a cura di Nicolao MERKER”,”Stato società e storia.”,”Secondo MERKER, HUMBOLDT era ideologicamente più arretrato rispetto a K.-STEIN, ma nell’attività politica e pratica più avanzato rispetto a K.A.-HARDENBERG con cui nel 1819 ebbe a scontrarsi, uscendone sconfitto, sulla Q dell’assetto costituzionale della Prussia. Von Humboldt “”L’uomo è di per sé incline più ad azioni altruistiche che ad azioni egoistiche. Lo dimostra persino la storia dei popoli selvaggi. Le virtù domestiche hanno un qualcosa di così gentile e quelle pubbliche del cittadino un qualcosa di così grande e trascinante che anche l’uomo semplicemente incorrotto di rado resiste alla loro attrazione.”” (pag 101)”,”TEOP-026″
“HUME David, a cura di Paolo GUGLIELMONI”,”Trattato della natura umana.”,”””Io condivido questo metodo di pensare a tal punto che riconosco che la mente, di per sé, è insufficiente ad allietare se stessa, e che le è naturale cercare gli oggetti esterni, che possano produrre vivaci sensazioni per scuotere gli spiriti. Al presentarsi di simili oggetti, la mente si desta come da un sogno: il sangue scorre con più forza, il cuore si eleva; tutto l’ uomo riceve un vigore che non può comandare nei suoi momenti di calma e di solitudine. La compagnia, quindi, è naturalmente così coinvolgente, che presenta gli aspetti più vivaci di tutti gli oggetti, (…)””. (pag 701)”,”FILx-311″
“HUME David”,”Tratado de la naturaleza humana. Ensayo para introducir el método del razonamiento experimental en los asuntos morales. Libro segundo. De las pasiones.”,”Libertà e necessità (pag 185) ‘Rara temporum felicitas, ubi sentire quae relis et quae sentias dicere licet.’ Tacito (in apertura) Calpe Compañia Anonima de Libreria, Publicaciones y Ediciones Passione, volontà e ragione. Forza d’ animo. “”Niente può opporsi o ritardare l’ impulso della passione più che un impulso contrario, e se quest’ impulso contrario sorge sempre dalla ragione, quest’ ultima facoltà deve avere un’ influenza originale sulla volontà e deve esser capace sia di causare come di impedire una volontà o un atto. Ma se la ragione non ha un’ influenza originale non è possibile che resista a un principio che possiede un’ efficacia di questo genere o che tenga in sospeso lo spirito un momento. Così, risulta che il principio che si oppone alla nostra passione non può essere la ragione, e si chiama così in questo modo solo impropriamente””. (pag 208)”,”FILx-362″
“HUME David”,”Tratado del la naturaleza humana. Ensayo para introducir el método del razonamiento experimental en los asuntos morales. Libro tercero. De la moral.”,”‘Rara temporum felicitas, ubi sentire quae relis et quae sentias dicere licet.’ Tacito (in apertura) Calpe Compañia Anonima de Libreria, Publicaciones y Ediciones Si sottovaluta il fattore tempo. “”Quando consideriamo gli obiettivi distanti, tutte le loro piccole particolarità svaniscono, e diamo sempre la preferenza a ciò che è preferibile in sé stesso, senza considerare la sua situazione e le circostanze. Questo da luogo a ciò che in modo improprio chiamamo ragione, che è un principio che è frequentemente contrario alle inclinazioni che si presentano davanti alla vicinanza di un obiettivo. Riflettendo su una azione da realizzare da qui a dodici mesi arrivo a preferire il bene più grande, anche si mi trovo più vicino o più lontano in questo tempo, e una differenza in questo particolare non conduce ad una differenza nelle mie intenzioni e risoluzioni presenti””. (pag 119-120) Esto da lugar a lo que en un sentido impropio llamamos razón, que es un principio que es frecuentemente contrario a las inclinaciones que e presentan ante la proximidad de un objeto.”,”FILx-363″
“HUME David”,”Ricerche sull’ intelletto umano e sui principii della morale.”,”””Della libertà e della necessità. “”(…) Per libertà, dunque non possiamo significare che un potere di agire o di non agire, secondo la determinazione della volontà; cioè che, se deliberiamo di star fermi, possiamo, e, se deliberiamo di muoverci, egualmente possiamo. Ora questa libertà ipotetica tutti l’ accordano a chiunque non sia prigioniero o incatenato; né su questa c’è modo di disputare. (…)””. (pag 97) Regole di guerra e di pace. “”Che cos’è la rabbia e la violenza della guerra pubblica se non una sospensione della giustizia fra le parti belligeranti, le quali si avvedono che questa virtù, in quel momento, non è più per loro di alcun giovamento od utilità? Le leggi della guerra, che succedono a quelle della equità e della giustizia, sono regole calcolate per il giovamento e per l’ utilità di quello stato particolare nel quale sono posti allora gli uomini. E se una nazione civile fosse alle prese con dei barbari, che non osservassero regole di guerra, la prima dovrebbe sospendere l’ osservanza di queste, che non servirebbero a nessun fine; e dovrebbe rendere ogni scontro e mossa guerresca più sanguinosa e perniciosa che fosse possibile ai primi aggressori.”” (pag 187) HUME e BERKELEY nello stesso volume”,”FILx-374″
“HUME Davide”,”Dialoghi sulla religione naturale.”,”””Per fortuna queste circostanze si trovano tutte riunite nell’ argomento della ‘Religione Naturale’. Quale verità è così evidente, così certa come l’ esistenza di un Dio, che i tempi più ignoranti hanno riconosciuta ed in favore della quale i geni più raffinati hanno ambiziosamente tentato di produrre nuove prove e argomenti? Quale verità è così importante come questa, che è il fondamento di tutte le nostre speranze, la base più sicura della moralità, il più fermo sostegno della società ed il solo principio che non dovrebbe essere nemmeno un momento assente dai nostri pensieri e dalle nostre meditazioni? Ma, nel trattare questa evidente ed importante verità, quante questioni oscure nascono relativamente alla natura di questo Essere divino, ai suoi attributi, ai suoi decreti, al piano della sua provvidenza!”” (pag 42) Resoconto di Hume sulle Conversazioni di Cleante con Filone e Demea (Scetticismo spregiudicato di Filone ed ortodossia rigida e inflessibile di Demea) (pag 43)”,”FILx-377″
“HUME David”,”Discorsi politici. (Tit.orig.: Political Discourses)”,”esemplare con testo sottolineato “”La moneta non è, propriamente parlando, una delle materie del commercio; ma solo lo strumento su cui gli uomini si sono accordati per facilitare lo scambio di una merce con l’altra. Non è una delle ruote del commercio: è l’olio che rende il movimento delle ruote più facile e scorrevole””. (pag 49) Concetto di equilibrio di potenza nel mondo antico (pag 107)”,”TEOP-383″
“HUME David, a cura di Giuseppe GIARRIZZO”,”Antologia degli scritti politici di David Hume.”,”Contiene: ‘Può la politica esser ridotta a scienza?’ (pag 112)”,”TEOP-409″
“HUME David, edizione a cura di Eugenio LECALDANO”,”Opere filosofiche. Volume secondo. Ricerca sull’intelletto umano. Ricerca sui princìpi della morale. Un dialogo. Dissertazione sulle passioni.”,”Le Opere filosofiche di Hume secondo il testo dell’edizione standard di T.H. Green e T.H. Grose “”L’umanità è tanto la stessa, in tutti i tempi ed in tutti i luoghi, che la storia non ci informa di nulla di nuovo o di insolito a questo proposito. L’utilità principale della storia consiste soltanto nello scoprire i princìpi costanti ed universali della natura umana, mostrando gli uomini in tutte le varie circostanze e situazioni e fornendoci il materiale da cui ci sia possibile ricavare le nostre osservazioni e sulla cui base ci sia possibile informarci delle sorgenti regolari dell’azione e del comportamento umani. Questi ricordi di guerre, di intrighi, di fazioni e di rivoluzioni sono altrettante raccolte di esperimenti, con cui il filosofo della politica e della morale fissa i princìpi della sua scienza, nella stessa maniera in cui il fisico o il filosofo della natura si informa della natura delle piante, dei minerali e degli altri oggetti esterni per mezzo degli esperimenti che conduce intorno ad essi”” (pag 89) (Hume, Opere filosofiche, sezione VIII, Libertà e necessità)”,”FILx-461″
“HUME David”,”Ricerche sull’ intelletto umano e sui principii della morale.”,”””Un uomo saggio, dunque, proporziona la sua credenza all’evidenza”” (pag 140)”,”FILx-008-FRR”
“HUME David, a cura di Roberto GILARDI”,”Ricerche sull’intelletto umano e sui principi della morale.”,”””Le discussioni con uomini pertinacemente ostinati nei loro principi sono, fra tutte, le più noiose, ad esclusione forse di quelle con persone assolutamente sleali, che non credono in realtà alle opinioni che difendono, ma si impegnano nella controversia per ostinazione, per spirito di contraddizione, o per un desiderio di mostrare capacità intellettuali e acutezza mentale superiori a quelle di altri uomini”” (pag 339)”,”FILx-034-FRR”
“HUME David, a cura di Flavio BARONCELLI”,”Scritti morali.”,”Contiene paragrafo 3 (introduzione): L’analisi genetica del conoscere’ L’analisi genetica del conoscere “”Il pericolo è quello dell’inerzia della mente, che ci fa superare l’esperienza, e ci fa applicare le regole generali da essa derivate anche a casi illeciti. Di qui metafisica, superstizione, realismo ingenuo, sbandieramento di ideali e di parole. Nella critica, spinta al limite, della conoscenza, c’era l’orgoglio di superare l’acutezza di Locke, di Berkeley, di Montaigne e c’era, in un giovane che da praticante si era fatto licenziare per correggere petulantemente le lettere del principale, il gusto di sfidare i mostri sacri della storia del pensiero; ma la la spinta più profonda era nella ricerca di una teoria che mantenesse la possibilità di agire coerentemente pur eliminando le pretese alla Verità della ragione geometrica, e che facesse vedere come l’uomo si costruisce tutto sull’esperienza. Se sono tutto immerso nella mia stessa storia, se sono tutto un fascio di percezioni costruito in un modo singolare ma secondo leggi ben definite, a che cosa mi appellerò per sottrarmi alla responsabilità della vita terrena? Potrò bene appellarmi al fatto che ciò che mi succede mi succede secondo necessità, ma a ben riflettere proprio qui troverò la mia responsabilità, o almeno il mio totale essere coinvolto, non potere che illusoriamente dissociarmi dalla mia storia e dalle leggi inerenti alla mia mente. (…)”” (pag XL-XLI, introduzione di Flavio Baroncelli, (in) David Hume, ‘Scritti morali’, Editrice La Scuola, Brescia, 1970]”,”FILx-008-FFS”
“HUMMEL H. SIEWERT W.”,”Il Mediterraneo. (Tit. orig.; Der Mittelmeerraum. Zur geopolitik eines maritimen Grossraumes)”,”Geopolitica militare del Mediterraneo. La teoria aerea dell’Italia. (Douhet, Douhetismo) (pag 323-327)”,”ASGx-001-FB”
“HUNCZAK Taras HUTTENBACH Henry R. SARKISYANZ Emanuel HATTON Ragnhild Marie LEITSCH Walter STOIANOVICH Traian KAZEMZADEH Firuz WHEELER Geoffrey SUNG-HWAN Chang”,”Russian Imperialism from Ivan the Great to the Revolution.”,”Sung-Hwan Chang was born in Seoul and educated at Yonsei and Columbia Universities, receiving his Ph.D. in 1972. After serving as government information officer and staff member pf a daily newspaper in Korea, he came to the United States. A specialist in Far Eastern international relations, he has taught Asian politics and history at Columbia and Rutgers Universities (1961 to 1970) and is currently engaged in research for a book. Ragnhild Marie Hatton is professor of international history at the University of London. She has taught at the London School of Economics and Political Science since 1949 and also offers Senate House lectures and a research seminar at the Institute of Historical Research. She was a visiting professor in the United States in 1964 and 1968, and frequently lectures in Scandinavian universities under the auspices of the Northern Studies Scheme and by invitation. She is a Fellow of the Royal Historical Society and a foreign corresponding member of the Swedish Academy. Mrs. Hatton’s main research field is the period 1660 to 1720, but she also has a strong interest in nineteenth-century international relations, particularly the great power rivalry in the Baltic. She is the author of numerous essays, books, and articles dealing with Anglo-Dutch diplomatic relation, with Louis XIV and his fellow monarchs, and with Sweden’s rise and fall as a great power. Among her books are Charles XII of Sweden and Europe in the Age of Louis XIV. She is also coeditor of William III and Louis XIV; Essays by and for Mark Thomson, and of Studies in Diplomatic History; Essays in Memory of David Bayne Horn. She is presently at work on biographies of George I of Hanover-Britain and Louis XIV of France. Taras Hunczak has taught Russian and East European history at Rutgers University since 1960 and currently serves also as chairman of the Newark history department and director of the East European and Soviet Areas Studies Program at Rutgers. He holds B.S. and M.A. degrees from Fordham University and his Ph.D. degree from the University of Vienna. He is the editor of the two-volume Ukraine and Poland in The Light of Documents (in press), and will shortly finish a book to be entitled From Riga to Potsdam; A Study of Soviet-Polish relations. His articles and reviews have appeared in Slavic Review, Jewish Social Studies, East European Quarterly, Journal of Modern History, Ukrainskyi Istoryk, Zeszyty Historyczane, The Russian Review and Canadian-American Slavic Studies. Henry R. Huttenbach teaches Russian history at the City College of the City University of New York, where he has been chairman of the graduate program in history since 1968. He is a graduate of Gonzaga University and completed his graduate studies at Fordham University and the University of Washington, receiving his Ph.D. in 1961. He has published articles on East European culture and intellectual history, particularly for the Muscovite period, in the Slavonic and East European Review, the American Historical Review, and other scholarly journals, and is preparing a definitive edition of the correspondence of Elizabeth I and Ivan IV. Professor Huttenbach spent the year 1964-65 in the Soviet Union as a United States State Department Exchange Scholar at Moscow State University. He has also taught at the University of Seattle, East Texas State University, and Louisiana State University. Firuz Kazemzadeh was born in 1924 in Moscow. He has taught Russian history at Yale University since 1956, serving also as director of graduate studies in the Russian and East European Program and as chairman of the Council of Russian and East European Studies. He holds A.B. and A.M. degrees from Stanford and Ph.D. from Harvard (1951), and he has been at various times research fellow at the Hoover Institution, Stanford, and the Center for Middle Eastern Studies and the Russian Research Center at Harvard. Before going to Yale he was with Radio Free Europe and an instructor in history and literature at Harvard. Professor Kazemzadeh has also been visiting lecturer or professor at Harvard, Columbia, Stanford, the University of Southern California Law School, and Lewis and Clark College. His publications include The Struggle for Transcaucasia, 1917-1921 and Russia and Britain in Persia, 1864.1914; A Study in Imperialism, as well as many articles and contributions to collective volumes. Hans Kohn was born in Prague in 1891, and died in Philadelphia in 1971. He received his doctorate in jurisprudence from the German University at Prague in 1923. In a long and distinguished career as professor of modern European history in the United States, he held posts at the New School for Social Research, Smith College (1934-1949), and The City College of New York (1949-62). He was also a visiting professor or lecturer at many other institutions all over the country, including Harvard University, the University of California, the University of Denver, and Mount Holyoke College. He was a Guggenheim Fellow in 1940-41 and member of the Institute for Advanced Studies in 1948 and 1955. Hans Kohn’s numerous books include Pan-Slavism, Its History and Ideology, The Idea of Nationalism; A Study in Its Origins and Background, The Mind of Modern Russia; Historical and Political Thought of Russia’s Great Age, and Basic History of Modern Russia; Political, Cultural, and Social trends. Walter Leitsch received his Ph.D. in East European history and Slavic philology in 1954. During his postgraduate studies at Vienna’s Research Institute for Austrian History he was appointed assistant in the Institute for East European History and Southeastern research of the University of Vienna, and in 1965 became professor and director of the Institute. Professor Leitsch is the author of Moskau und die Politik des Kaiserhofes in XVII Jahrhundert (1960) and of numerous articles in East European Quarterly, Jahrbücher für Geschichte Osteuropas, and Österreichische Osthefte. Emanuel Sarkisyanz has been director of the political department of the South Asian Institute of the University of Heidelberg since 1967. he was born an Iranian citizen in Kharkov in 1923 and received his Ph.D. in 1952, following studies in archeology and history at the University of Teheran, the Asia Institute of New York, and the University of Chicago. In the years 1956 to 1958 he was associated with the German Foreign Policy Association and in 1959 held a Guggenheim Fellowship for field research in Burma. Before going to Heidelberg he taught at Bishop College, Dallas, the University of Kansas, and the Universities of Kiel and Freiburg. Professor Sarkisyanz is the author of Russland und der messianismus des orients, Geschichte der orientalischen Völker Russlands bis 1917, Südostasien seit 1945, and Buddhist Backgrounds of the Burmese Revolution. Traian Stoianovich is a grduate of the University of Rochester and received his advanced degrees from New York University and tehe University of Paris (Doctorat de l’Universitè, 1952). He has been a member of the history department at Rutgers University since 1955 and has also taught at New York University, the University of California at Berkeley, Stanford University, and Sir George Williams University, Montreal. He was a Fulbright Research Fellow in Salonika in 1958-59 and has been an active participant at the sessions of the international conference of historians held since 1960. He is the author of A Study in Balkan Civilization, as well as of numerous articles on cultural, social, and economic history. A new book-an interpretative study of European civilization-is in preparation. Lieutenant Colonel Geoffrey Wheeler founded the Central Asian Research Centre in London in 1953, following thirty-eight years in British government service, spent mainly in Asian countries. He directed the center until 1968 in association with St. Antony’s College, Oxford, and was joint editor of the Central Asian Review. He is the author of Racial Problems in Soviet Muslim Asia, The Modern History of Soviet Central Asia, and The Peoples of Soviet Central Asia. Preface to the paperback edition Taras Hunczak, Foreword Taras Hunczak, Introduction Hans Kohn, Notes, About the Authors, Index, Maps,”,”RUSx-019-FL”
“HUNCZAK Taras, editor ADAMS Arthur E. BILINSKY Yaroslav BOCIURKIW Bohdan R. BOHACHEVSKY-CHOMIAK Martha BORYS Jurij BRINKLEY George A. FEDYSHYN Oleh S. KAMENETSKY Ihor RESHETAR John S. Jr. STOJKO Wolodymyr SYSYN Frank WARVARIV Constantine RUDNYTSKY Ivan L. Contributors”,”The Ukraine, 1917-1921: A Study in Revolution.”,”Taras Hunczak received his B.S. and M.A. degrees from Fordham University and Ph.D. from the University of Vienna. Since 1960 he has been teaching Russian, Ukrainian, and East European history at Rutgers University in Newark, New Jersey. His works have appeared in such journals as Slavic Review, jewish Social Studies, East European Quarterly, Journal of Modern History, Russian Review, Zeszyty historyczne, and Ukrainskyi istoryk. He aslo edited Russian Imperialism, which was published in 1974 by Rutgers University Press. Currently he is Professor of History and seves as Director of the East European and Soviet Areas Studies Program. Oleh S. Fedyshyn is Associate Professor of Political Science at Richmond College, City University of New York. He holds a Certificate from the Russian Institute and Ph.D. from Columbia University and is the author of Germany’s Drive to the East and the Ukrainian Revolution, 1917-1918, as well as a contributor to the Slavic Review, East European review, Social Science Quarterly, and The Journal of Politics. Ihor Kamenetsky is a Professor of Political Science and the Chairman of the Interdisciplinary Committee on Developing Nations at Central Michigan University. Born in the Ukraine, he received his M.A. and Ph.D. from the University of Illinois. He is the recipient of the Eastern European Fund Scholarship, the W. Garner Fellowship, and the Fulbright Senior Research Award, has authored or edited numerous articles and books, including Hitler’s Occupation of Ukraine, 1941-1944, A Study in Totalitarian Imperialism. John S. Reshetar Jr., is Professor of Political Science at the University of Washington (Seattle). He received his B.A. from Williams College and Ph.D. from Harvard University. He is the author of The Ukrainian Revolution, 1917-1920, A Study in Nationalism, Problems of Analyzing and Predicting Soviet Behavior, A Concise History of the Communist Party of the Soviet Union. Ivan L. Rudnytsky, a native of the Ukraine, lived in the United States from 1951 to 1971 and has since lived in Canada. He has studied at the University of Lviv, the University of Berlin, Charles University in Prague, where he received his Ph.D. in 1945, the Graduate Institute of International Studies in Geneva, and Columbia University. His publications include: Mykhaylo Drahomanov, A Symposium and Selected Writings. Wolodymyr Stojko is Associate Professor of History and Director of Russian and East European Area Studies at Manhattan College, Bronx, New York. Born in the Ukraine, the began his higher education in Austria but completed his B.A. at the City College of New York and his M.A. and Ph.D. at New York University. Frank Sysyn is Assistant Professor of History at Harvard University and Research Associate at the Harvard Ukrainian Research Institute. He received his B.A. from Princeton University, his M.A. from the University of London, and Ph.D. from Harvard, he was a Fulbright Scholar in 1968-69. Costantine Warvariv is in the United States Foreign Service, presently serving as a Social Sciences Officer in the Department of State’s Office of Multilateral Policy and Programs. He holds a degree in law from Heidelberg University and in political science from Columbia University. Arthur E. Adams, whose book Bolsheviks in the Ukraine: The Second Campaign, 1918-1919 was the 1962 recipient of the Borden Award of the Hoover Institute and Library, Stanford, California, recently left Michigan State University to become Dean of the College of Humanities and Professor of History at Ohio State Univeristy, Columbus, Ohio. His latest work was co-authored with Jan S. Adams, Men Versus Sytems; Agriculture in the USSR, Poland, and Czechoslovakia. Professor Adams has published many articles and has written or edited numerous books in the area of Slavic studies, including An Historical Atlas of Russia and Eastern Europe with Ian Matley and William McCagg, Imperial Russia after 1816, Soviet Foreign Policy, Theory and Practice, and The Russian Revolution and Bolshevik Victory. Yaroslav Bilinsky is a Professor of Political Science at the University of Delaware. Born in the Ukraine, he came to the United States in 1951, graduated with honors as a member of Phi Beta Kappa from Harvard College in 1954, and received his Ph.D. from Princeton University in 1958. He has published The Second Soviet Republic, Tge Ukraine after World War II, Changes in the Central Committee, Comminist Party of the Soviet Union, 1961-1966. Bohdan R. Bociurkiw is Professor of Political Science at Carleton University in Ottawa, Canada. A native of the Ukraine, he obtained his B.A. and M.A. degrees from the University of Manitoba and his Ph.D. in political science from the University of Chicago. From 1956 to 1969 he taught at the University of Alberta. From 1969 to 1972 he served as Director of the Institute of Soviet and East European Studies at Carleton University. He is a past president of the Canadian Association of Slavists, former chairman of the Inter-University Committee on Academic Exchanges with Eastern Europe, a member of a number of Canadian and American learned societies and fellow of the Shevchenko Scientific Society. Martha Bohachevsky-Chomiak, Associate Professor of History at Manhattanville College, Purchase, New York, graduated from the University of Pennsylvania in 1960. In 1968 she received a Ph.D. from Columbia University. Jurij Borys is Professor of Political Science at the University of Calgary in Alberta, Canada. Born in the Ukraine, he received a Ph.D. and Phil.Lic. from University of Stockholm and in 1961-62 received a Fulbright Fellowship. Among his publications are The Russian Communist Doctrine of the Self-Determination of Nations. George A. Brinkley Jr, is Professor and Chairman of the Department of Government at the University of Notre Dame. He attended davidson College and received an M.A., and a Certificate of the Russian Institute and Ph.D. from Columbia University. A member of Phi Beta Kappa, he has held several fellowships and was the recipient of the American Historical Association’s George Louis Beer Prize in 1967. Among his publications are The Volunteer Army and Allied Intervention in South Russia, 1917-1921, The Future of Communist Society. Preface, Introduction: Richard PIPES, With the assistance of John T. VON DER HEIDE, Appendix: The four Universals, List of Contributors, notes, cartina, index, Harvard Ukrainian Research Institute,”,”RIRO-105-FL”
“HUNDT Martin a cura; saggi di Ernst ENGELBERG Gerhard WINKLER Karl OBERMANN Walter SCHMIDT Werner KOWALSKI Herwig FÖRDER Walter SCHMIDT Rolf DLUBEK Martin HUNDT Karl OBERMANN Gerhard BECKER Waltraud SEIDEL-HÖPPNER Kurt WERNICKE Herwig FÖRDER”,”Bund der Kommunisten 1836-1852.”,”saggi di Ernst ENGELBERG Gerhard WINKLER Karl OBERMANN Walter SCHMIDT Werner KOWALSKI Herwig FÖRDER Walter SCHMIDT Rolf DLUBEK Martin HUNDT Karl OBERMANN Gerhard BECKER Waltraud SEIDEL-HÖPPNER Kurt WERNICKE Herwig FÖRDER”,”MGEx-058″
“HUNDT Martin a cura, saggi di Michail MTSCHEDLOW Rolf DLUBEK Horst ULLRICH Ruth STOLZ Ileana BAUER Martin HUNDT Manfred MÜLLER Eike KOPF Hannes SKAMBRAKS Rosie RUDICH”,”Beiträge zur Geschichte der Marx/Engels-Forschung und – Edition in der Sowjetunion und der DDR.”,”Saggi di Michail MTSCHEDLOW Rolf DLUBEK Horst ULLRICH Ruth STOLZ Ileana BAUER Martin HUNDT Manfred MÜLLER Eike KOPF Hannes SKAMBRAKS Rosie RUDICH.”,”MADS-340″
“HUNDT Martin”,”Louis Kugelmann. Eine Biographie des Arztes und Freundes von Karl Marx und Friedrich Engels.”,”Cospirazione del silenzio vs il Capitale (pag 228) “”Kugelmann korrespondierte seit 1867 auch mit Sigismund Borkheim, der einen dieser Briefe vom April oder Anfang Mai 1869 Marx zeigte, in dem Kugelmann seine Ansicht über die Niedermetzelung der streikenden belgischen Arbeiter von Seraing dargelegt hatte. Marx unterstützte Kugelmanns Argument gegen Borkheim, daß diesen Ereignissen gegenüber ein “”St. Bartholomäus-Geschwätz”” nichts helfen könne, bedeutete Kugelmann aber unverblümt, er verkenne “”die Wichtigkeit und den besondren Sinn dieser Ereignisse””. Er werde ihm sehr bald eine Adresse des Generalrats zuschicken, die das erkläre. Kugelmann dankte in seiner Antowort für die Zusendung der Generalratsadresse, ging aber auf ihren Inhalt nicht ein.”” (pag 340-341)”,”MADS-446″
“HUNDT Martin SCHEIBE Siegfried DLUBEK Rolf SPERL Richard ARZANOVA Elena GAVRILCENKO Svetlana MERKEL-MELIS Renate VOLLGRAF Carl-Erich FINESCHI Roberto e HECKER Rolf GEMKOW Heinrich HERRMANN Ursula KRÜGER Peter WERNICKE Kurt SCHMIDT Walter BLEIBER Helmut WARNECKE Heinz KUHNE Frank PAWELZIG Gerd BENSCH Hans-Georg HECKER Rolf”,”Marx-Engels-Edition und biographische Forschung.”,”Saggi di HUNDT Martin SCHEIBE Siegfried DLUBEK Rolf SPERL Richard ARZANOVA Elena GAVRILCENKO Svetlana MERKEL-MELIS Renate VOLLGRAF Carl-Erich FINESCHI Roberto e HECKER Rolf GEMKOW Heinrich HERRMANN Ursula KRÜGER Peter WERNICKE Kurt SCHMIDT Walter BLEIBER Helmut WARNECKE Heinz KUHNE Frank PAWELZIG Gerd BENSCH Hans-Georg HECKER Rolf Contiene il saggio di Elena Arzanova sull’Istituto Marx-Engels-Institut durante la direzione di Riazanov e Adoratskij (pag 57-) (‘Die Kabinette im Marx-Engels.-Institut unter Leitung von Rjazanov und Adoratskij und ihr Nutzen für die erste und zweite MEGA’) (Gli armadi del Marx-Engels. Istituto sotto la direzione di Rjazanov e Adoratskij e loro benefici per la prima e la seconda MEGA) e il saggio di Rolf Hecker: ‘Auf den Spuren von Marx und Engels in London. Eine Fotoreportage’ (pag 249-) [Sulle orme di Marx e di Engels a Londra. Un servizio fotografico] (si parla anche delle biblioteche in cui hanno lavorato). Si cita anche il volume di Harald Wessel: Hausbesuch bei Friedrich Engels. Eine Reise auf seinem Lebensweg Harald Wessel (Visita casa con Friedrich Engels. Un viaggio sulla sua vita) Harald Wessel (pag 251)”,”MAES-145″
“HUNEBELLE Danielle”,”Caro Kissinger. Il volto autentico dell’uomo cui il mondo deve la pace nel Vietnam.”,”””Tuttavia, mentre io lavoravo nella biblioteca del ‘Newsweek’, un collega americano che avevo conosciuto a Parigi interruppe la mia lettura. «Non creda di passare delle ore con Kissinger» mi disse. «Io lo seguo da un anno per una ‘cover story’ che faremo uscire in dicembre. Sì, l’ho pure interrogato su tutto per ventidue ore. E’ un uomo molto difficile, straordinariamente serio, odia la familiarità. Se lei gli fa buona impressione, le dedicherà, diciamo, una mezz’ora. Un consiglio: affronti subito l’essenziale, il suo ruolo alla Casa Bianca, i principali indirizzi della politica estera, e se poi ha dei quesiti più personali, li conservi per gli ultimi cinque minuti». (…) I due collaboratori di Kissinger [Tony Lake e Alexander Haig, ndr], concisamente, uno con vivacità, l’altro con acutezza, rispondono con garbo alle mie domande. Quello giovane, funzionario del Dipartimento di Stato, ex allievo di Kissinger ad Harvard, si occupava in modo particolare del Vietnam, dove aveva trascorso alcuni anni. L’altro, un generale di quarantotto anni, era stato assistente di McNamara al Pentagono. Aveva una buona esperienza di combattimento e una certa conoscenza di questione internazionali. Si espresse con chiarezza sul suo principale, con termini ponderati. Secondo lui, Kissinger era dotato di un’eccellente base filosofica e pratica. Aveva il dono di tradurre in immagini i problemi, un buon fiuto, l’esperienza dell’esercito in tempo di guerra, la facilità di adattamento del profugo costretto a impegnarsi per sopravvivere (infatti Kissinger, nato in Baviera, era dovuto fuggire dalla Germania con la sua famiglia all’età di 15 anni), una conoscenza approfondita dell’Europa e del mondo. Haig elogiò allo stesso modo, la grande rapidità di percezione e di sintesi del suo superiore, la sua ostinazione (da non confondersi con la testardaggine), la capacità di affrontare i problemi in modo pratico, le qualità umane, in particolare il senso dello humour nei momenti di crisi. Questo ritratto confermava quello che avevo potuto leggere sui giornali. (…) Haig smentì l’opinione circolante, secondo cui Kissinger era un lavoratore indefesso, che tirava l’acqua al proprio mulino, lasciando relegato in ombra il suo entourage, che peraltro sfruttava al massimo. «Noi, qui, siamo sempre in uno stato febbrile» riprese il generale. «Kissinger non è un organizzatore, lascia l’amministrazione agli altri, i particolari lo snervano, preferisce concentrarsi sulla strategia. Nelle crisi è perfettamente a suo agio, calmo e positivo»”” (pag 11-16-17)”,”USAQ-091″
“HUNECKE Volker”,”Classe operaia e rivoluzione industriale a Milano 1859 – 1892.”,”Volker HUNECKE insegna storia sociale nell’ Università di Berlino. Studia con particolare interesse il mondo italiano e attualmente (1982) si sta occupando della situazione degli illegittimi in Italia alla fine dell’Ottocento.”,”MITT-035″
“HUNECKE Volker”,”Statistiche operaie borghesi e proletarie nel secolo XIX.”,”””Quando Marx, nella prefazione alla prima edizione del ‘Capitale’ elogia la statistica sociale inglese ed i suoi ispettori di fabbrica «competenti, imparziali e privi di rispetti umani», bisogna ricordarsi, per spiegare questa altissima stima, che in quelle inchieste si partiva spesso da premesse che almeno parzialmente differivano da quelle continentali”” (pag 377) “”L’arretratezza della statistica sociale dell’Europa continentale lamentata da Marx, risultava vera in misura particolare anche per l’Italia”” (pag 391) “”Marx, che era riuscito all’ultimo momento ad evocare a sé la redazione degli Statuti dell’Associazione internazionale dei lavoratori, prese dall’abbozzo italiano come unica idea importante quella di una inchiesta sociale che – combinata con le idee di un piano organizzativo francese (28) – fu così da lui formulata nell’articolo VI degli Statuti: «Il Comitato centrale (più tardi Consiglio generale) formerà un’agenzia internazionale fra le diverse associazioni cooperanti, di maniera che gli operai di un paese siano costantemente informati dei movimenti della loro classe in ogni altro paese; che una inchiesta sullo stato sociale dei differenti paesi di Europa sia fatta simultaneamente e sotto una direzione comune…». Colpisce anzitutto il fatto che il riferimento alla legalità è caduto; è invece accolta l’idea di attuare l’inchiesta sotto una direzione centrale che, naturalmente, doveva toccare il Consiglio generale. (…) Mentre tanto nell’abbozzo italiano quanto anche negli Statuti di Marx la motivazione dell’inchiesta operaia resta ancora in certo qual modo vaga, il suo scopo primario viene da Marx messo in rilievo con inequivocabile chiarezza nella relazione del Consiglio generale al Congresso di Ginevra del 1866: «’Combinazione internazionale degli sforzi, mediante l’Associazione, per la lotta del lavoro contro il capitale’. a) Da un punto di vista generale, questa questione abbraccia tutta l’attività dell’Associazione internazionale, il cui scopo è di combinare, di generalizzare e di dare uniformità agli sforzi, ancora disuniti, compiuti nei diversi paesi per l’emancipazione della classe operaia. b) Una delle principali funzioni dell’Associazione, funzione già assolta con grande successo in diverse circostanze, è quella di contrastare gli intrighi dei capitalisti sempre pronti, nei casi di scioperi e di chiusura degli opifici (lock-out) a servirsi degli operai stranieri come strumento per soffocare le giuste lamentele dei lavoratori indigeni. E’ uno dei grandi compiti dell’Associazione quello di sviluppare presso gli operai dei differenti paesi non soltanto il ‘sentimento’, ma anche il ‘fatto’ della loro fraternità e di unirli per formare l’esercito dell’emancipazione. c) Proponiamo al Congresso di adottare, come «grande combinazione internazionale di sforzi» una statistica delle condizioni delle classe operaie di tutte le contrade fatte dagli stessi operai. Evidentemente, per agire con qualche possibilità di successo, si devono conoscere i materiali sui quali si vuole agire. In pari tempo i lavoratori, prendendo l’iniziativa di un’opera così grande, mostreranno di essere capaci di tenere il loro destini nelle loro mani…» (30)”” [Volker Hunecker, ‘Statistiche operaie borghesi e proletarie nel secolo XIX’, ‘Studi Storici’, Roma, 1973] [(Cfr. D. Riazanov, ‘Zur Geschichte der Ersten Internationale, I. Die Entstehung der Internationalen Arbeiterassoziation’, in “”Marx-Engels Archiv””, Frankfurt a. M., p. 187; (30) in Mysyrowicz, ‘Karl Marx’, p. 56 da J. Freymond (ed.), ‘La Première Internationale’, t. I, Genève 1962, pp. 29 sgg.; Nota (3) L. Mysyrowicz, ‘Karl Marx, la Première Internationale et la statistique’, in ‘Le Mouvement Social’, 69, octobre-décembre 1969, pp. 51-84]”,”STAT-555″
“HUNECKE Volker”,”La comune di Parigi del 1871.”,”””La questione, se la Comune sia stata una rivoluzione socialista è stata nuovamente discussa di recente, nei suoi diversi aspetti. Sia che la Comune venga commisurata alla teoria socialista nell’ambito della I Internazionale, sia che si guardi come ha risposto ai criteri del «socialismo economico» nella società odierna, sia che il suo carattere socialista venga valutato solo in base ai provvedimenti presi, la risposta è sempre la stessa: si trattava di un socialismo «del suo tempo» e a «suo modo». Nonostante questa discussione sia rimasta molto vaga nel suo giudizio finale, tuttavia pochissimi dubbi sono sorti riguardo alla fondamentale differenza esistente fra il «socialismo del 1871» e le «aspirations sociales de la sans-culotterie parisienne» (99). Lo stesso passatista Rougerie aderisce in questo punto all’interpretazione di Marx. Riguardo al decreto della Comune del 16 aprile, che decideva l’espropriazione degli stabilimenti e delle fabbriche abbandonate dai loro proprietari e la ripresa della produzione da parte delle associazioni operaie, menziona «la guerra civile», là dove Marx dice che la Comune mirava alla «espropriazione degli espropriatori» e chiede poi: «N’est-ce pas l’interprétation la plus exacte de l’esprit du décret du 16 avril?» (100). Chi ritiene di poter provare il «carattere socialista» della Comune in base a questo decreto o a qualche altro provvedimento, non può assolutamente riferirsi per questo a Marx; ciò infatti significa espressamente che «pochi provvedimenti della Comune che essi (alcuni amici altezzosi della classe operaia) ritengono “”socialisti””… non hanno niente di socialista se non la loro tendenza» (101). Si dovrebbe finalmente abbandonare l’idea di definire la Comune secondo i momenti «socialisti» poiché i comunardi erano ben lontani dall’utopia del socialismo realizzato nelle città, ma vedevano la loro lotta come una tappa in uno scontro di lunga durata. Un inquadramento storico della Comune ci sembra possibile solo se – come Marx – ci si chiede verso cosa fosse orientata «la tendenza» e cosa vi fosse di essenzialmente nuovo in essa. Se la questione viene posta in questi termini, risulta evidente la concordanza fra l’interpretazione dei contemporanei e la moderna, fra quella degli avversari e quella dei partigiani della Comune, su un punto decisivo: «La Comune (ossia ‘le Conseil de la Commune’) è in effetti la prima irruzione di un potere operaio nella nostra storia» (102). Proprio come rivoluzione operaia, come azione autonoma della classe operaia, la Comune parigina rappresenta la svolta decisiva nella storia del movimento operaio europeo del secolo scorso (103). Suona perciò falso dire: «La Comune non è che l’ultima rivoluzione del XIX secolo, punto ultimo e finale delle gesta rivoluzionarie francesi del XIX secolo. Crepuscolo, non aurora» (104). Ciò è difficilmente accettabile se si approfondisce il «carattere di classe della repressione che colpì innanzitutto gli operai» (105). La «semaine sanglante» non è «crepuscolo» della carnifecina di giugno, è la «aurora» dei massacri di massa del proletariato del XX secolo. (106)”” [Volker Hunecke, ‘La comune di Parigi del 1871’, ‘Primo Maggio’, Milano, N. 2. 1973-1974] [(99) Cfr. Soboul, ‘Les sans-culottes’, cap. II. Quando Rougerie, ‘Paris libre’, a p. 224 afferma che «tout autant que ses aspirations politiques, la mentalité; les conduites, les aspirations sociales de l’insurgé de 1871 rappellent étonnament celles de la sans-culotterie», si contraddice patentemente con gli stessi risultati della sua ricerca; (100) Cfr. Rougerie, ‘Paris libre’, p. 183; IRSH 1972, pp. 75-6 e CERM, 100 ans après la Commune’, pp. 149-50; (101) Marx, Prima stesura de ‘La guerra civile in Francia’ (v. nota 23), p. 556-7; (102) Labrousse in CERM, ‘100 ans après la Commune’, p. 181; cfr. del medesimo in MS 79, p. 83 e di E. Schulkind, l’introduzione a ‘The Paris Commune. The View from the Left’, Jonathan Cape, London, 1972, pp. 31 e 51. Sul come gli osservatori contemporanei di opposte tendenze abbiano quasi unanimemente giudicato il 18 marzo come una rivoluzione operaia cfr. p. es. la lettera di Lavrov citata alla nota 30 dell’IRSH 1972, p. 451 e l’articolo del “”Times”” di Londra del 29 marzo 1871, citato da Edwards, op. cit., p. 249; (103) Cfr. p. es. G. Haupt, ‘La Commune comme symbole et comme exemples’; in MS 79, p. 209: «A travers le prisme de l’insurrection parisienne naît une nouvelle conscience historique. La Commune apporte aux militants en quête de références la confirmation que le prolétariat est le vecteur de l’Histoire vers la Révolution sociale, qu’il peur conquérir le pouvoir, constituer un gouvernement ouvrier, bref, qu’il est volonté d’assumer l’avenir»; (104) Rougerie, ‘Procès de communards’, p. 241; malgrado certe attenuazioni successive Rougerie si attiene ancora a questo giudizio (cfr. ‘Paris libre’, p.245 sgg. e IRSH 1972, pp. VI-VII e nota 2); (105) Ciò che Gossez, ‘Diversité des antagonismes’ ecc., p. 455, ha detto a proposito del 1848 vale non meno per il 1871] [(nota 23) K. Marx, seconda stesura de ‘La guerra civile in Francia’, in K. Marx F. Engels, ‘Werke’, vol. 17, Berlin, 1962, p. 582; cfr. la prima stesura ivi a p. 497-8. ‘Nella spiegazione delle cause oggi non si può più seguire Marx, secondo cui risiederebbe nella brama d’arricchimento personale di Thiers’ (nota di Hunecke)] (pag 68-69) ]”,”MFRC-132″
“HUNECKE Volker”,”Statistiche operaie borghesi e proletarie nel secolo XIX.”,”””Sulla base dell’ampio studio di J. Erickson sulla formazione dello stato maggiore sovietico, il lettore italiano ha già potuto individuare nelle vicende intrecciate ai problemi militari della guerra civile il primo momento in cui una serie di dirigenti del partito destinati ad una brillante carriera politica, si raccolsero attorno a Stalin. Dal libro di Chamardarjan risulta chiaramente che l’ “”affare georgiano”” fu per il “”segretario generale”” l’occasione di una seconda e non certo meno importante leva di sostenitori”” (pag 179-180) (F. Benvenuti) Bertolissi cita tra l’altro i volumi: -Massimo Cacciari e Paolo Perulli ‘Piano economico e composizione di classe’, Milano, 1975 – A. Erlich ‘Il dibattito sovietico sull’industrializzazione, 1924-1928’, Bari, 1969 – N. Spulber, ‘La strategia sovietica per lo sviluppo economico, 1924-1930, Torino, 1970 (riporta anche lo scritto di Prebrazenskij ‘L’ equilibrio economica nel sistema dell’Urss’)”,”CONx-001-FGB”
“HUNECKE Volker”,”La Comune di Parigi del 1871.”,”””Jacques Rougerie, che voleva diventare – secondo le sue parole, lo storiografo dei comunardi (57), indica, quale compito urgente delle indagini sulla Comune – e quindi caratterizzante il suo stesso approccio metodologico – quello di «creare un’immagine media del comunardo insorto» o «di analizzare il fatto comunale dal basso» per scoprire così «le ragioni, i motivi concreti e reali di questa rivoluzione» (58)”” (pag 64) [(58) J. Rougerie, Composition d’une population insurgée. L’exemple de la Commune’ in ‘Le Mouvement social, n. 48, 1964, p. 31; del medesimo ‘Le centenaire de la Commune’ (v. nota 5), pp. 415 e 410-11; del medesimo ‘Procès des communards’ (v. nota 50), pp, 24, 138, 163, 229; (59) Rougerie, ‘Proces…’, p. 130]”,”MFRC-005-FGB”
“HUNINK Maria”,”Le carte della rivoluzione. L’ Istituto Internazionale di Storia Sociale di Amsterdam nascita e sviluppo dal 1935 al 1947.”,”L’ International Institut voor Sociale Geschiedenis (IISG) è sorto ad Amsterdam nel 1933 per opera di N.W. POSTHUMUS e N. DE-LIEME. Maria HUNINK, un tempo bibliotecariad dell’Istituto ce ne racconta la storia e ci illustra gli archivi. Gli incaricati dell’IISG viaggiando per l’Europa comprarono carte archivi biblioteche del movimento operaio e socialista da coloro che dovettero abbandonarle per la furia distruttrice del nazismo. Dopo la guerra l’istituto si trovò ad essere fra i primi al mondo per patrimonio di manoscritti, documenti, libri sulla storia dei movimenti sociali. Citiamo fra i numerosissimi fondi, l’archivio storico della SPD, la biblioteca e gli archivi dello storico anarchico Max NETTLAU, W. LIEBKNECHT, K. KAUTSKY, L. TROTSKY (in parte). Inoltre biblioteche e archivi di partito”,”ELCx-003″
“HUNLEY J.D.”,”The Life and Thought of Friedrich Engels. A Reinterpretation.”,”””Carver dà considerevole enfasi alla comparazione nell’ elogio funebre di Engels tra la scoperta di Darwin sulla natura organica e quella di Marx sulla storia umana che dimostrerebbe il positivismo di Engels. Ma Engels ha una buona autorità per fare questa comparazione. Marx gli ha scritto il 19 dicembre 1860 riguardo a questa lettura: “”Il libro di Darwin sulla “”selezione naturale””. Seppure maldestramente sviluppato alla maniera inglese,”” Marx ha commentato, “”questo è il libro che contiene i fondamenti storici naturali della nostra concezione””. (…) Il mese seguente, Marx esprime un apprezzamento simile di Darwin a Ferdinand Lassalle: “”Il libro di Darwin è molto importante e lo vedo come il fondamento storico naturale per la lotta di classe storica””.”” (pag 124-125) “”Marx dice che il recensore (I.I. Kaufman, ndr) ha citato la prefazione a ‘Contributo alla critica dell’ economia politica’, “”dove discussi le basi materialistiche del mio metodo””.”” (pag 125)”,”MAES-071″
“HUNT Tristram”,”Engels. Le gentleman révolutionnaire. (Tit.orig.: The Frock-Coated Communist. The Revolutionary Life of Friedrich Engels)”,”HUNT Tristram nato nel 1974, specialista dell’epoca vittoriana, insegna al Queen Mary, Università di Londra. E’ la sua prima opera tradotta in francese. “”La contribution d’Engels ne se limitait pas aux seules statistiques, loin de là. “”Je veux te soumettre en quelques mots cette question compliquée et fort longue à exposer, afin que tu me communiques ton opinion””: ainsi Marx commença-t-il une lettre à son ami, le 2 août 1862, avant de se lancer dans une étude détaillée de la différence entre capital constant (les machines) et capital variable (le travail vivant), et d’ébaucher sa théorie de la plus-value – sur laquelle repose, dans ‘Le Capital’, l’analyse des mécanismes qui permettent au capitaliste de tirer profit de l’exploitation du travail de l’ouvrier. Engels répontait aussi concrétement que possible aux questions abstraites de son ami; dans une lettre essentielle du 26 juin 1867, il fut le premier à signaler l’une des plus déroutantes lacunes dans le système économique de Marx – à savoir, que cette théorie omettait à la fois de prendre en compte la plus-value produite par le machines, et de répondre à la critique de ceux qui assimilaient simplement la valeur du travail avec le travail-salaire payé par l’employeur (…)””. [in Tristam Hunt, Engels. Le gentleman révolutionnaire’. (Tit.orig.: The Frock-Coated Communist. The Revolutionary Life of Friedrich Engels)] (pag 270)”,”MAES-088″
“HUNT Tristram”,”La vita rivoluzionaria di Friedrich Engels.”,”””Nel frattempo, il ‘Neue Rheinische Zeitung’ aveva trovato la sua vera voce da quando Marx aveva impresso al quotidiano una drammatica virata a sinistra. Imputando esplicitamente il “”fallimento”” del 1848 alla debolezza dei liberali, Marx cercava di sviluppare per le classi lavoratrici una linea politica indipendente e distinta dal movimento borghese-democratico. Agli occhi di Engels, i risultati ottenuti con il ‘Neue Rheinische Zeitung’ rappresentavano forse il momento d’oro di Marx. “”Nessun giornale tedesco, prima o dopo, ha avuto un potere e un’autorevolezza paragonabili, né è riuscito a entusiasmare le masse del proletariato con la stessa efficacia del ‘Neue Rheinische Zeitung’. E questo era innanzitutto merito di Marx”” (MECW, Vol 4, p.263). (…) Dopo le sue minuziose indagini sull’insurrezione armata e sulla guerra rivoluzionaria, dopo gli articoli giovanili di denuncia contro lo stato prussiano e le lunghe serate passate con Moses Hess a illustrare la promessa del comunismo a schiere di industriali sghignazzanti, il momento dell’opposizione violenta era arrivato. “”Anche il ‘Neue Rheinische Zeitung’ era rappresentato alle barricate di Elberfeld”” scrisse orgogliosamente Engels da bravo figlio del Wupper.”” (pag 169-171) [Tristram Hunt, La vita rivoluzionaria di Friedrich Engels, 2010] “”Quando i due giovani comunisti non stavano perlustrando le piaghe industriali di Manchester, passavano le giornate a ripassare le opere di svariati economisti liberali e le pubblicazioni ufficiali del governo. Il loro posto preferito per leggere era dietro una piccola finestra della seicentesca Chetham’s Library di Manchester, i cui centomila volumi vennero setacciati in cerca di dati politici e sociali. “”Negli ultimi giorni mi è capitato spesso di sedermi allo scrittoio rettangolare dietro quella piccola finestra dove ci sedevamo ventiquattro anni fa”” scrisse Engels a Marx nel 1870. “”Quel posto mi piace molto. Con quei vetri colorati, lì c’è sempre bel tempo”” (39). Lo spesso scrittoio di legno di quercia e le vetrate colorate, ancora oggi uguali a come erano negli anni quaranta dell’Ottocento, sono ora circondati dal brusio giovanile della Chetham School of Music e dominati da grattacieli, alberghi e gru della Manchester aziendale. Ai nostri giorni la biblioteca è una sorta di santuario per pellegrini del comunismo in cerca di una qualche forma di contatto diretto e fisico con i padri fondatori. Secondo una guida turistica, “”ogni volta che porto qui qualcuno dal consolato cinese e tiro fuori i vecchi libri che Marx ed Engels hanno toccato, queste persone si mettono a piangere”” (40). Stavolta Marx ed Engels non restarono a lungo in Inghilterra e tornarono in Belgio nell’estate del 1845. I mesi successivi si rivelarono tra i più felici che avrebbero mai passato insieme: vivendo uno accanto all’altro a Bruxelles in due appartamenti confinanti insieme alle rispettive compagne, passavano le serate a discutere, a ridere e a bere””. “”Quando ho informato mia moglie del tuo filosoficissimo sistema di scrittura a quattro mani fino alle tre o alle quattro del mattino, ha dichiarato che questa filosofia a lei non starebbe bene”” scrisse scherzando il cartista Julian Harney a Engels nel marzo 1846 “”e che se fosse a Bruxelles organizzerebbe un colpo di stato insieme alle vostre mogli”” (41). Bruxelles diede a Engels l’opportunità di dedicarsi interamente al socialismo”” (pag 130) [Tristam Hunt, La vita rivoluzionaria di Friedrich Engels, 2010] [(39) MECW, vol. 43, p. 518; (40) In ‘The Guardian’, 4 febbraio 2006; (41) F.G. Black, R.M. Black (a.c.. di), ‘The Harney Papers, Assen, 1969, p. 239,]”,”MAES-110″
“HUNT Tristram”,”The Frock-Coated Communist. The Life and Times of the Original. Champagne Socialist.”,”HUNT Tristram”,”MAES-121″
“HUNT R.N. Carew”,”Marxismo. Passato e presente.”,”Questo libro si fonda su una serie di conferenze che Carew R.N. Hunt tenne nell’estate del 1953 presso la scuola di Studi Internazionali dell’Università Johns Hopkins in Washington.”,”MADS-045-FL”
“HUNT Richard N.”,”The Political Ideas of Marx and Engels. I. Marxism and Totalitarian Democracy, 1818-1850.”,”Citazione in apertura di Ignazio Silone Esitazioni della borghesia liberale tedesca nel 1848. “”Marx esclama che “”la rivoluzione tedesca del 1848 è semplicemente una ‘parodia della rivoluzione francese del 1789’ “”Marx and Engels constantly chided both Frankfurt and the separate state assemblies for their shortsighted timidity and drew examples from English and French history to demonstrate how ‘real’ parliaments controlled the executive branch of government (53). Not only did Marx and Engels counsel the Frankfurt liberals on how to inspire popular confidence by defending revolutionary gains, but they counselled the new liberal ministers in Berlin on how to gain peasant support by abolishing all the old despised manorial obligations without compensation. But the bourgeois ministers were hesitant to tamper with property rights, even those of feudal property, and came forth with a meek legislative proposal that prompted Marx to exclaim that “”the German revolution of 1848 is merely a ‘parody of the French revolution of 1789: «The French bourgeoisie of 1780 never left its allies, the peasants, in the lurch. It knew that the abolition of feudalism in the country-side and the creation of a free, landowning peasant class was the basis of its rule. The German bourgeoisie of 1848 unhesitatingly betrays the peasant, who are its ‘natural allies’, flesh of its own flesh, and without it cannot stand up to the aristocracy» (54)”” (page 195) [Richard N. Hunt, The Political Ideas of Marx and Engels. I. Marxism and Totalitarian Democracy, 1818-1850, Univ of Pittsburgh, 1974] [(53) ‘The Programmes of the Radical-Democratic Party and of the Left at Frankfurt’ (June 1848, ibid, pp.63-65, Werke 5, 216-17; (54) ‘The Bill Proposing the Abolition of Feudal Obligations’ (July 1848), ‘Neue Rheinische Zeitung’ p. 76]”,”MADS-822″
“HUNTER Bill”,”They Knew Why. They Fought. Unofficial Struggles & Leadership on the Docks, 1945-1989.”,”Bill Hunter was an engineering worker and a political organiser who joined a Trotskyist group in 1938. He was a shop steward in factories in London and Liverpool; convenor in the Chrysler aircraft factory in West London during the war, secretary of CAV-Lucas Joint Shop Stewards’ Committee 1966-72. He was a member of the Liverpool District Committee of the engineering workers’ union, is an honorary member of Liverpool Trades Council and a member of the International Executive Committee of the International Workers League (Fourth International) commonly known as the LIT which are its Spanish initials.”,”MUKx-013-FL”
“HUNTINGTON Samuel P.”,”Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale. Il futuro geopolitico del pianeta nell’analisi più discussa di questi anni.”,”HUNTINGTON insegna alla Harvard Univ, dirige il John T. Olin Institute for Strategic Studies ed è P della Harvard Academy for International Area Studies. E’ stato fondatore e condirettore di ‘Foreign Affairs’ ed è autore di saggi tra cui ‘La terza ondata. I processi di democratizzazione alla fine del XX secolo’ tradotto anche in IT (1995).”,”RAIx-006″
“HUNTINGTON Samuel P.”,”La terza ondata. I processi di democratizzazione alla fine del XX secolo.”,”Tra il 1974 e il 1990 quasi trenta paesi dell’EU meridionale e orientale, dell’America Latina e dell’Estremo Oriente sono passati da un regime totalitario a un sistema politico democratico. Samuel P. HUNTINGTON è Prof di scienze politica e D del John Olin Institute for Strategic Studies nella Harvard Univ. E’ stato membro del National Security Council USA e P dell’ American Political Science Association. Tra le sue pubblicazioni sono apparse in IT: -Ordinamento politico e mutamento sociale, 1975 -La crisi della democrazia, 1977 (entrambe edite da ANGELI) -Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale. GARZANTI. 1997″,”RAIx-048″
“HUNTINGTON Samuel P.”,”Who are we? America’s Great Debate.”,”””La promozione del governo federale di lingue non inglesi e l’ opposizione a politiche solo-inglesi da parte dei governi degli stati e di istituzioni private generò un contromovimento. Nel 1981 il Senatore S.I. Hayakawa introdusse un emendamento costituzionale che dichiarava l’ inglese lingua ufficiale degli Stati Uniti. Due anni dopo si unì con altri in una organizzazione, U.S. English, per promuovere questo obiettivo. E nel 1986 nacque un altro gruppo pro lingua inglese, English First.”” (pag 167)”,”USAS-137″
“HUNTINGTON Samuel P.”,”La nuova america. Le sfide della società multiculturale. (Tit.orig.: Who Are We?)”,”HUNTINGTON Samuel P. insegna alla Harvard University. Fino al 2000 è stato direttore del John T. Olin Institute for Strategic Studies ed è Preidnete della Harvard Academy for International and Area Studies E’ fondatore e condirettore di Foreign Policy. “”La razza, l’ etnia e in qualche misura la cultura, non più i mezzi con cui gli americani si differenziavano dagli altri popoli, divennero gli elementi in base ai quali si differenziavano tra loro. (…) Nel 1992, Arthur Schlesinger jr ammoniva che la “”rivolta etnica”” che era iniziata “”come gesto di protesta contro la cultura anglo-centrica””, era diventata “”un culto e oggi minaccia di diventare una controrivoluzione nei confronti della storia originaria dell’ America come “”un solo popolo””, una cultura comune, un’ unica nazione””. E nel 1997, il sociologo di Harvard, Nathan Glazer arrivò alla conclusione che “”ormai siamo tutti multiculturalisti.”” Ma l’ opposizione alla controrivoluzione ebbe un rapido sviluppo, ed emersero dei vigorosi movimenti decisi a riaffermare il concetto più tradizionale dell’ identità americana. Negli anni Novanta, dei burocrati e dei giudici, tra cui quelli della corte suprema, che in precedenza avevano appoggiato la categorizzazione razziale e le preferenze razziali, cominciarono ad assumere un atteggiamento più moderato e persino a ribaltare le loro tesi.”” (pag 173-174)”,”USAS-141″
“HUPPERT George”,”Il borghese-gentiluomo. Saggio sulla definizione di élite nella Francia del Rinascimento.”,”HUPPERT George è professore di storia presso l’ Università dell’ Illinois a Chigaco e autore anche di ‘The Idea of Perfect History’ (1970) “”Dietro l’arida lettura del programma di studi fissato da Viner per il ‘collège’ di Bordeaux, possiamo immaginare come andassero realmente le cose. Non tutti gli alunni partecipavano in pieno alla vita intellettuale della scuola e senza dubbio i veri e propri “”intellettuali”” furono sempre una piccola minoranza. Ma per quanto esiguo fosse il loro numero, essi formavano una schiera vigorosa, che faceva corpo con i docenti più dotti e anche con i più istruiti dei genitori e dei parenti. Non si può, dunque, non concludere che in molte piccole città della Francia la vita intellettuale si fece nel Cinquecento più attiva di quanto non fosse mai stata prima. Ed è poi la vita intellettuale fuori del programma di studi (la stesura di drammi, il fiume inesausto di versi scritti e spesso pubblicati, i ‘salons’ e le ‘rencontres’, gli editori locali, i librai) che deve essere tenuta presente per comprendere appieno che cosa fossero i ‘collèges’ e quali fossero le loro funzioni. I ‘collèges’, insomma, furono degli istituti vivi e tali da provocare giudizi tutt’altro che unanimi. Ecco perché c’era chi li voleva con tanto ardore e chi, invece, li temeva. Certo, tenere i rampolli di famiglie di ‘rentiers’ lontani dalla strada era il minimo che si potesse pretendere, ma i ‘collèges’ garantivano anche che i ragazzi non “”perdessero il tempo”” e quando i docenti non insegnavano con piena soddisfazione dei loro alunni, le lagnanze si facevano sentire in modo clamoroso. Nel Cinquecento un’istituzione scolastica non era un fatto normale; le scuole erano cosa nuova e la loro sopravvivenza precaria, spesso minacciata dalla mancanza di fondi, dalle epidemie, dalla guerra civile, dalle sommosse, dai torbidi e dalle eresie; inoltre, costavano, erano un bene prezioso ed una necessità. La conquista delle ‘bonae litterae’ non costava soltanto alle città e alle famiglie, ma anche agli studenti, che dovevano tralasciare, con grande forza di carattere, la maggior parte dei divertimenti usuali della fanciullezza e dell’adolescenza per trasformarsi, spesso contro le loro inclinazioi personali, in persone colte.”” (pag 165-166) Diario di Gouverville (pag 215)”,”FRAS-045″
“HUPPERT George”,”Storia sociale dell’Europa nella prima età moderna.”,”Libro dedicato a Fernand Braudel George Huppert insegna Storia nella Illinois University di Chicago. E’ autore di ‘The Idea of Perfect History’ (1970) e di ‘Il borghese-gentiluomo. Saggio sulla definizione di élite nella Francia del Rinascimento’ (1978). Le rivolte contadine (pag 121-) “”Le rivolte contadine non erano eventi eccezionali, anzi nel corso dei quattro secoli considerati scoppiarono con tale frequenza che si può dire costituissero per quella società agraria ciò che gl scioperi nelle fabbriche sono nel mondo industriale”” (pag 121) La guerra dei contadini tedeschi (pag 124) (Muntzer, Lutero) “”La guerra contadina tedesca fu un evento inusitato sia perché si diffuse in una regione vastissima, che comprendeva la valle del Reno e buona parte della Germania centro-meridionale, sia alla luce del programma degli insorti, che a partire dal malcontento locale erano giunti a mettere in questione l’intero ordine sociale”” (pag 128)”,”STOS-214″
“HURD Douglas”,”The Arrow War. An Anglo-Chinese Confusion, 1856-1860.”,”La cosiddetta ‘Arrow War’ fu un conflitto militare tra la Cina e le potenze occidentali, principalmente il Regno Unito e la Francia, che ebbe luogo dal 1856 al 1860. La guerra fu scatenata da una serie di eventi, tra cui l’arresto di alcuni marinai britannici e francesi a Canton, la morte di un missionario francese e la distruzione di alcune navi britanniche. La guerra fu combattuta principalmente in Cina e portò alla vittoria delle potenze occidentali sulla Cina, che fu costretta a firmare il Trattato di Tientsin e a concedere ai britannici l’isola di Hong Kong 123. (copil.)”,”UKIQ-017-FSD”
“HURST William”,”The Chinese Worker after Socialism.”,”HURST William è Assistente Professore nel Dipartimento di Governo nell’Università del Texas, Austin.”,”MCIx-043″
“HURWICZ Elias”,”Die Orientpolitik der Dritten Internationale.”,”Nel terzo capitolo si parla del ‘nazionalbolscevismo turco’ simile a quello tedesco. Nel testo vengono citate alcuni articoli od opere coeve: -Sirdar ICBAL e Ali SCHAH, Bolshevism in Central Asia, THE EDINBURGH REVIEW, July 1921 -W. LEBEDEW, Asien und der Bolschewismus. WARSCHAWSKOJE SLOWO, 24 Juni 1920 -Viktor TSCHERNOW, Die Bolschewiki und der Orient, WOLJA ROSSIJ, 1921 Nr 14. -W. WOITINSKI, La democratie georgienne, ALCAN. PARIS. 1921 – KAUTSKY, Georgien eine sozialdemokratische Bauernrepublik, WIEN. 1921″,”INTT-125″
“HUS Alain”,”Gli etruschi, popolo segreto.”,”HUS Alain”,”STAx-238″
“HUSSAIN Athar TRIBE Keith”,”Marxism and Agrarian Question.”,”Engels sulla nazionalizzazione della terra. Kautsky non vuole togliere la terra agli Junkers. “”There are indeed, as is obvious by now, important inconsistencies and lacunae in the discussion of the nationalisation of land in Marx and Engels. The point, however, is not simply to register these but also to use them to indicate why Marxist parties did not frame their agrarian programmes around the demand for the nationalisation of land as a major demand in their Le Havre programme of 1880, but the demand took no account of the differences in the countryside; it simply called for the expropriation of private property in land and the collective use of land. Moreover, it did not indicate what institutional form the collective use of land would take. However, in successive congresses the demand for expropriation was watered down out of recognition for concrete conditions in the countryside and the hostility which the demand gave rise to. In fact, the Nantes programme of the Guesdistes, passed in 1894, did not even mention the nationalisation of peasant property and its collective use. By the 1890s it became established that the demand for nationalisation did not apply peasant property and Engels reaffirmed this in his ‘Peasant Question in France and Germany””. The demand for land nationalisatio did not figure in the programme of the SPD at all. Those who favoured the peasantry were naturally against the nationalisation of land but the orthodox, such as Kautsky, were opposed to it too. Kautsky, the guardian of the orthodoxy within the SPD, even opposed the nationalisatio of the big estates to the east of the Elbe – a measure wich Engels earlier had regarded necessary in order to break the power of the estate owners. But Kautsky had good Marxist reasons to be opposed to the measure. For the argument was that estate owners, or Junkers, already had considerable influence on the functioning of the state apparatuses, so the nationalisation of land and the consequent leasing of land by a state agency would not undermine their political power and might even consolidate it and work to the Junkers’ advantage””. (nota 26) (pag 16-17) nota 26: Kautsky (1899)”,”TEOC-432″
“HUSSAIN Athar TRIBE Keith”,”Marxism and the Agrarian Question.”,”HUSSAIN Athar è Lecturer in Economics University of Keele. TRIBE Keith è Lecturer in the Department of Sociology and Social Anthropology University of Keele. Engels sulla nazionalizzazione della terra. Kautsky non vuole togliere la terra agli Junkers. “”To start with the Guesdistes, the Marxist fraction in the French socialist movement, did include the nationalisation of land as a major demand in their Le Havre programme of 1880, but the demand took no account of the differences in the countryside; it simply called for the expropriation of private property in land and the collective use of land. Moreover, it did not indicate what institutional form the collective use of land would take. However, in successive congresses the demand for expropriation was watered down out of recognition for concrete conditions in the countryside and the hostility which the demand gave rise to. In fact, the Nantes programme of the Guesdistes, passed in 1894, did not even mention the nationalisation of peasant property and its collective use. By the 1890s it became established that the demand for nationalisation did not apply peasant property and Engels reaffirmed this in his ‘Peasant Question in France and Germany”” (Engels, ‘The Peasant Question in France and Germany’, in ‘Marx Engels ‘Selected Works’, 1970, vol. III, p. 457). The demand for land nationalisation did not figure in the programme of the SPD at all. Those who favoured the peasantry were naturally against the nationalisation of land but the orthodox, such as Kautsky, were opposed to it too. Kautsky, the guardian of the orthodoxy within the SPD, even opposed the nationalisation of the big estates to the east of the Elbe – a measure which Engels earlier had regarded necessary in order to break the power of the estate owners. But Kautsky had good Marxist reasons to be opposed to the measure. For the argument was that estate owners, or Junkers, already had considerable influence on the functioning of the state apparatuses, so the nationalisation of land and the consequent leasing of land by a state agency would not undermine their political power and might even consolidate it and work to the Junkers’ advantage”” (Kautsky, 1899). (…) For Engels and for the orthodoxy within the SPD, not only was peasant property inconsistent with socialism but also doomed to disappear soon. “”It is the duty of our party to make clear to the peasants again and again that their position is absolutely hopeless so long as capitalism holds sway, that it is absolutely impossible to preserve their holdings as such, and that capitalist large scale production is absolutely sure to run over their impotent and antiquated system of small scale production as a train runs over a pushcart (‘Peasant Question in France and Germany’, p. 472). The imminence of the disappearance of the peasantry was taken to imply that there is no point in a socialist party trying to support or prop up the peasant property which is meant to be inconsistent with socialism in the first place. The assumption of the imminent disappearance of the peasantry was not peculiar to those who wanted the socialist programme to remain neutral to the peasantry – contrary to what Mitrany’s ‘Marx Against The Peasant’ may suggest, neither Marx nor Engels nor any Marxist in the 1890s ever suggested a programme directed against the peasantry. (…) Apart from Engels’ ‘Peasant Question’ and Marx’ comments on nationalisation there were precious few analyses to guide the Marxist discussion of the agrarian question in the 1890s. There are occasional comments about the nature of the peasantry as class in ‘The Eighteenth Brumaire’ and besides that a substantial portion of ‘Capital’ vol. III, first published in 1894, is devoted to the discussion of rent – occasionally in that connection it talks of the different forms of organisation of production in agriculture””. [Athar Hussain Keith Tribe, Marxism and the Agrarian Question. Volume 1. German Social Democracy and the Peasantry, 1890-1907, 1981] (pag 16-17-18)”,”TEOC-473″
“HUSSAIN Athar TRIBE Keith”,”Marxism and the Agrarian Question. Volume 1. German Social Democracy and the Peasantry, 1890-1907.”,”””It is clear that there is no reason to assume, as Marx seems to, that the demand for the nationalisation of land is economically and politically relevant to all capitalist societies. In fact Engels does acknowledge this in a preface to ‘The Peasant War in Germany’ when he talks about the decision of the First International which we referred to earlier: “”Here we come to the famous decision of International Working Men’s Association in Basle that it is in the interest of society to transform landed property into common national property. This resolution was adopted mainly for countries where there is big landed property, and where, consequently, these big estates are operated by one master and many labourers. This state of affairs is still largely predominant in Germany, and, therefore, next to England the decision was most timely precisely for Germany.”” (Marx and Engels, Selected Works, vol. II, pp. 164-5). This implication is clear that the demand for nationalisation of land is not relevant to the economies where small to medium peasantry dominates; and for Engels the demand is more political than economic because he sees the nationalisation of land as a means of undermining the power of landlords and estate owners.”” [Athar Hussain Keith Tribe, Marxism and the Agrarian Question. Volume 1. German Social Democracy and the Peasantry, 1890-1907, 1981] (pag 15-16)”,”TEOC-040-FL”
“HUSSEIN Mahmoud”,”La lotta di classe in Egitto 1945-1970.”,”Società egiziana 2° dopoguerra classi crisi sistema politico movimento patriottico regime NASSER capitalismo borghesia di Stato guerra 1967″,”VIOx-007″
“HUSSERL Edmund, a cura di Guido D. NERI”,”L’obiettivismo moderno. Riflessioni storico-critiche sul pensiero europeo dall’età di Galileo.”,”Contiene il paragrafo: ‘Lo svuotamento di senso della scienza naturale nella «tecnicizzazione»’ (pag 92-)”,”FILx-304-FF”
“HUSSERL Edmund”,”Logica formale e trascendentale. Saggio di critica della ragione unica.”,”””Apofantica come dottrina del senso e come logica della verità”” (capitolo quinto)”,”FILx-007-FRR”
“HUSSERL Edmund”,”La filosofia come scienza rigorosa. (1911)”,”””Ma che cosa vuol dire, in definitiva, sollecitare la scienza all’incontro con la filosofia e reclamare, per la filosofia, la sua realizzazione come scienza rigorosa? La risposta la dà appunto il saggio del 1911, là dove è citata la proposizione del filosofo tedesco dell’Ottocento Rudolf Lotze: «calcolare il corso del mondo non significa comprenderlo». La comprensione, alla quale Lotze si richiama, è per Husserl il «comprendere filosofico che deve svelarci gli enigmi del mondo e della vita». Tradotto in termini più correnti, il significato e il compito della filosofia come scienza rigorosa è di impedire che la scienza resti prigioniera del pregiudizio del fatto e che, in ogni caso, riesca, nella misura in cui si accentua la sua onnicomprensività rispetto alla vita del mondo e dell’uomo, a far dimenticare «gli enigmi del mondo e della vita». Questo, che è certamente il senso più riposto della filosofia come scienza rigorosa, ha una sorprendente corrispondenza con la celebre proposizione 6.52 del ‘Trattato logico-filosofico’ di Wittgenstein, apparso, come è note, dieci anni dopo il saggio di Husserl: «Noi sentiamo che anche se tutte le ‘possibili’ domande della scienza ricevano risposta, i problemi della nostra vita non sono nemmeno sfiorati». Nel caso di Husserl, ciò che è decisivo è che tutto si gioca, pur nella differenziazione delle rispettive tipologie, nello spazio della scientificità, ossia della razionalità. Scienza positiva e scienza rigorosa rientrano entrambe nell’orizzonte della razionalità”” (pag XIX-XX) (prefazione di Giuseppe Semerari)”,”FILx-582″
“HUTCHINSON John F.”,”Late Imperial Russia, 1890-1917.”,”Note on Referencing System, List of Maps, Names, Dates and Transliteration, Acknowledgements, Acknowledgements, An Introduction to the Series, Glossary, Chronology of Events, Guide to Characters, Maps, Bibliography, Index,”,”RUSx-119-FL”
“HUTT Allen”,”The Post-War History of the British Working Class.”,”HUTT Allen autore di ‘The Condition of the Working Class in British. The FInal Crisis’.”,”MUKx-167″
“HUTT Allen GOLLAN John”,”Die Gewerkschaftsbewegung in Großbritannien.”,”Allen Hutt war bis zu seinem Tode (1973) einer der bedeutendsten Journalisten der britischen Arbeiterbewegung (u.a. Präsident der National Union of Journalists). John Gollan war bis 1975 Generalsekretär der Kommunistischen Partei Großbritanniens (KPGB)”,”MUKx-021-FL”
“HUTTON Patrick H. Editor in Chief; contributi di Robert ALDRICH Jane P. AMBROSE Kathryn E. AMDUR Julian P. ARCHER Oscar L. ARNAL Susan A. ASHLEY, Philip C.F. BANKWITZ William R. BEER Michael BERKVAM Patrick K. BIDELMAN Carol L. BIRD Joel BLATT Jeanette D. BRAGGER John R. BRAUN James B. BRISCOE Marvin L. BROWN Michael BURNS Frederick BUSI Stuart L. CAMPBELL Philippe CARRARD Larry CEPLAIR Myrna CHASE Lisa C. CHEWNING Petra Ten-DOESSCHATE CHU Linda L. CLARK Lynn H. CLINE William B. COHEN Barbara T. COOPER Wallace L. COOPER Grant CRICHFIELD Gary S. CROSS Charles R. DAY Leslie DERFLER C. STEWART DOTY Allen DOUGLAS John E. DREIFORT Donald E. ENGLISH Marjorie M. FARRAR Janis Kilduff FRANKLIN Charles E. FREEDEMAN James FRIGUGLIETTI Rachel G. FUCHS Daniel W. GADE Emily W. GALVIN David E. GARDINIER Reed G. GEIGER Thomas H. GENO Charlotte F. GERRARD Mary Jean GREEN Louis M. GREENBERG Alan C. GRUBB Jeffery A. GUNSBURG Joy H. HALL Paul G. HALPERN Carolyn J. HAMM Michael HANAGAN Patrick J. HARRIGAN C. James HAUG Steven C. HAUSE Claire D. HEBERT Alf Andrew HEGGOY John W. HELLMAN Paul M. HOHENBERG William A. HOISINGTON Jolyon HOWORTH Patrick H. HUTTON Georg G. IGGERS William D. IRVINE Joel ISAACSON Jean T. JOUGHIN Roy G. JULOW William R. KEYLOR Thomas A. KSELMAN Richard F. KUISEL James M. LAUX Laurie LeCLAIR John E. LESCH Miriam R. LEVIN William H. LOGUE Leo A. LOUBERE Miriam D. MAAYAN Linda C. MALEY Theresa McBRIDE Mary LEE McISAAC Sally MARKS Benjamin F. MARTIN Michael R. MARRUS David J. MARTZ Judson I. MATHER Paul V. MEYERS Martin L. MICKELSEN Allan MITCHELL Paul MONACO Thomas MOODIE Bernard H. MOSS J. Kim MUNHOLLAND Reverend Francis J. MURPHY David S. NEWHALL Philip G. NORD Mary Jo NYE Robert A. NYE Patricia A. O’BRIEN J. Dean O’DONNELL Karen M. OFFEN Robert F. O’REILLY Jane C. OVERTON Nicholas PAPAYANIS Allan H. PASCO Henry D. PEITER David B. RALSTON Charles W. REARICK Jack E. REECE J. Merle RIFE John ROTHNEY Peter M. RUTKOFF Roy E. SANDSTROM David L. SCHALK Wolfe W. SCHMOKEL Frederick H. SEAGER Alexander SEDGWICK Michael L. SEIDMAN Josefina Z. SEVILLA-GARDINIER Gary SHANAFELT Theda SHAPIRO George J. SHERIDAN John M. SHERWOOD William J. SHORROCK Martin SIEGEL Bonnie G. SMITH Michael S. SMITH Robert S. SMITH David A. STAFFORD Amy J. STAPLES Henry J. STONE Jacques SZALUTA Robert W. THURSTON David G. TROYANSKY Marjorie Field TRUSLER Irwin M. WALL Gabriel P. WEISBERG Lee SHAI WEISSBACH George WEISZ Susan M. WHITEBOOK John K. WHITING Roger L. WILLIAMS Rosalind H. WILLIAMS Judith WISHNIA David WRIGHT”,”Historical Dictionary of the Third French Republic, 1870-1940.”,”Contributori: Robert ALDRICH, Jane P. AMBROSE, Kathryn E. AMDUR, Julian P. ARCHER, Oscar L. ARNAL, Susan A. ASHLEY, Philip C.F. BANKWITZ, William R. BEER, Michael BERKVAM, Patrick K. BIDELMAN, Carol L. BIRD, Joel BLATT, Jeanette D. BRAGGER, John R. BRAUN, James B. BRISCOE, Marvin L. BROWN, Michael BURNS, Frederick BUSI, Stuart L. CAMPBELL, Philippe CARRARD, Larry CEPLAIR, Myrna CHASE, Lisa C. CHEWNING, Petra Ten-DOESSCHATE CHU, Linda L. CLARK, Lynn H. CLINE, William B. COHEN, Barbara T. COOPER, Wallace L. COOPER, Grant CRICHFIELD, Gary S. CROSS, Charles R. DAY, Leslie DERFLER, C. STEWART DOTY, Allen DOUGLAS, John E. DREIFORT, Donald E. ENGLISH, Marjorie M. FARRAR, Janis Kilduff FRANKLIN, Charles E. FREEDEMAN, James FRIGUGLIETTI, Rachel G. FUCHS, Daniel W. GADE, Emily W. GALVIN, David E. GARDINIER, Reed G. GEIGER, Thomas H. GENO, Charlotte F. GERRARD, Mary Jean GREEN, Louis M. GREENBERG, Alan C. GRUBB, Jeffery A. GUNSBURG, Joy H. HALL, Paul G. HALPERN, Carolyn J. HAMM, Michael HANAGAN, Patrick J. HARRIGAN, C. James HAUG, Steven C. HAUSE, Claire D. HEBERT, Alf Andrew HEGGOY, John W. HELLMAN, Paul M. HOHENBERG, William A. HOISINGTON, Jolyon HOWORTH, Patrick H. HUTTON, Georg G. IGGERS, William D. IRVINE, Joel ISAACSON, Jean T. JOUGHIN, Roy G. JULOW, William R. KEYLOR, Thomas A. KSELMAN, Richard F. KUISEL, James M. LAUX, Laurie LeCLAIR, John E. LESCH, Miriam R. LEVIN, William H. LOGUE, Leo A. LOUBERE, Miriam D. MAAYAN, Linda C. MALEY, Theresa McBRIDE, Mary LEE McISAAC, Sally MARKS, Benjamin F. MARTIN, Michael R. MARRUS, David J. MARTZ, Judson I. MATHER, Paul V. MEYERS, Martin L. MICKELSEN, Allan MITCHELL, Paul MONACO, Thomas MOODIE, Bernard H. MOSS, J. Kim MUNHOLLAND, Reverend Francis J. MURPHY, David S. NEWHALL, Philip G. NORD, Mary Jo NYE, Robert A. NYE, Patricia A. O’BRIEN, J. Dean O’DONNELL, Karen M. OFFEN, Robert F. O’REILLY, Jane C. OVERTON, Nicholas PAPAYANIS, Allan H. PASCO, Henry D. PEITER, David B. RALSTON, Charles W. REARICK, Jack E. REECE, J. Merle RIFE, John ROTHNEY, Peter M. RUTKOFF, Roy E. SANDSTROM, David L. SCHALK, Wolfe W. SCHMOKEL, Frederick H. SEAGER, Alexander SEDGWICK, Michael L. SEIDMAN, Josefina Z. SEVILLA-GARDINIER, Gary SHANAFELT, Theda SHAPIRO, George J. SHERIDAN, John M. SHERWOOD, William J. SHORROCK, Martin SIEGEL, Bonnie G. SMITH, Michael S. SMITH, Robert S. SMITH, David A. STAFFORD, Amy J. STAPLES, Henry J. STONE, Jacques SZALUTA, Robert W. THURSTON, David G. TROYANSKY, Marjorie Field TRUSLER, Irwin M. WALL, Gabriel P. WEISBERG, Lee SHAI WEISSBACH, George WEISZ, Susan M. WHITEBOOK, John K. WHITING, Roger L. WILLIAMS, Rosalind H. WILLIAMS, Judith WISHNIA, David WRIGHT. Assistan Editors: Amanda S. BOURQUE e Amy J. STAPLES”,”FRAD-019″
“HUTTON Graham”,”Le promesse della produttività. Anche noi possiamo essere prosperi.”,”Paragone sulla situazione sindacale in Inghilterra e negli Stati Uniti. Spirito di collaborazione. “”””Il Congress of Industrial Organizations (CIO, ndr), non si oppone a che vengano inclusi o esclusi determinati compiti dalle prestazioni di un qualsiasi lavoratore a condizione che il salario risulti commisurato alle responsabilità, alle capacità e allo sforzo di lavoro”” (88).”” (88) Rapporto sulle ‘Fusioni d’ acciaio’ (pag 255) “”I 250 sindacalisti inglesi che hanno partecipato alle Missioni di studio negli Stati Uniti hanno tratto nondimeno l’impressione che, almeno per quanto riguarda la media delle industrie visitate, i sindacati americani siano meglio disposti a considerare favorevolmente tutte le proposte avanzate dalle direzioni per aumentare l’ efficienza produttiva””. (pag 260) “”Da parte delle Missioni è stato poi rilevato che lo spirito di collaborazione dei capi sindacali e dei sindacati in genere, in America, risulta maggiore in campi diversi da quelli dell’ analisi dei tempi e dei movimenti o della misura dei rendimenti. Così, ad esempio, negli Stati Uniti il mondo del lavoro è sempre pronto a collaborare con gli imprenditori per quanto riguarda le modifiche alle restrizioni imposte dai sindacati relativamente alla qualificazione professionale obbligatoria per determinati lavori, il trasferimento temporaneo ad altre mansioni, la ridistribuzione temporanea dei posti di lavoro e degli uomini, i cambiamenti di orario o di turno, gli spostamenti di squadre o di singoli operai da un posto di lavoro o da un turno all’ altro.”” (pag 261-262)”,”ECOI-205″
“HUTTON Will”,”Il Drago dai piedi d’argilla. La Cina e l’Occidente nel XXI secolo.”,”Will Hutton. Considerato in Gran Bretagna uno dei massimi economisti di orientamento liberal, tiene una rubrica settimanale sull’Observer e interviene periodicamente anche sul Guardian e alla BBC su tematiche legate all’economia. Fa parte del consiglio accademico della London School of Economics.”,”CINE-010-FL”
“HUTTON Will”,”Europa Vs. Usa. Perchè la nostra economia è più efficiente e la nostra società più equa.”,”Will Hutton. Considerato in Gran Bretagna uno dei massimi economisti di orientamento liberal, tiene una rubrica settimanale sull’Observer e interviene periodicamente anche sul Guardian e alla BBC su tematiche legate all’economia. Fa parte del consiglio accademico della London School of Economics.”,”EURE-074-FL”
“HUXLEY Aldous”,”L’eminenza grigia. Biografia di padre Giuseppe, segretario del Cardinale Richelieu.”,”HUXLEY Aldous è nato nel Surrey nel 1894. Saggista, polemista e ‘romanziere di idee’ ha scritto altre opere. E’ morto nel 1963.”,”FRAA-080″
“HUXLEY Aldous”,”Brave New World.”,”Wikip: Il mondo nuovo (Brave New World) è un romanzo di fantascienza di genere distopico scritto nel 1932 da Aldous Huxley. È il suo romanzo più famoso e ne sono stati tratti alcuni adattamenti televisivi. Il libro anticipa temi quali lo sviluppo delle tecnologie della riproduzione, l’eugenetica e il controllo mentale, usati per forgiare un nuovo modello di società. Il mondo che vi è descritto potrebbe essere un’auspicabile utopia ovvero un drammatico limbo esistenziale. Nei fatti il ritratto che ne fa l’autore è distaccato, sebbene a volte traspaia velatamente una cinica esaltazione degli aspetti grotteschi delle varie vicende; più spesso il narratore appare tuttavia interiormente rattristato dalla scena da lui descritta, ed è forse proprio questo il motivo per cui a volte indugia forzatamente negli improvvisi aspetti grotteschi del dramma. Il titolo originale si rifà alle parole pronunciate da Miranda ne La tempesta di William Shakespeare: (EN) « How beauteous mankind is! O brave new world that has such people in’t! » (IT) « Com’è bello il genere umano! Oh mirabile e ignoto mondo che possiedi abitanti così piacevoli! » (William Shakespeare, La tempesta [1]) L’aggettivo brave andrebbe tradotto in italiano come eccellente dal momento che lo stesso autore si rifà alla tradizione letteraria di Shakespeare nella quale la parola assume questo significato. Il mondo nuovo (Brave New World) è un romanzo di fantascienza di genere distopico scritto nel 1932 da Aldous Huxley. È il suo romanzo più famoso e ne sono stati tratti alcuni adattamenti televisivi. Il libro anticipa temi quali lo sviluppo delle tecnologie della riproduzione, l’eugenetica e il controllo mentale, usati per forgiare un nuovo modello di società. Il mondo che vi è descritto potrebbe essere un’auspicabile utopia ovvero un drammatico limbo esistenziale. Nei fatti il ritratto che ne fa l’autore è distaccato, sebbene a volte traspaia velatamente una cinica esaltazione degli aspetti grotteschi delle varie vicende; più spesso il narratore appare tuttavia interiormente rattristato dalla scena da lui descritta, ed è forse proprio questo il motivo per cui a volte indugia forzatamente negli improvvisi aspetti grotteschi del dramma. Il titolo originale si rifà alle parole pronunciate da Miranda ne La tempesta di William Shakespeare: (EN) « How beauteous mankind is! O brave new world that has such people in’t! » (IT) « Com’è bello il genere umano! Oh mirabile e ignoto mondo che possiedi abitanti così piacevoli! » (William Shakespeare, La tempesta[1]) L’aggettivo brave andrebbe tradotto in italiano come eccellente dal momento che lo stesso autore si rifà alla tradizione letteraria di Shakespeare nella quale la parola assume questo significato. Indice [nascondi] 1 L’ambientazione: Il mondo nuovo 2 Il contrasto 3 Personaggi 4 Critiche 5 Ritorno al mondo nuovo 6 Adattamenti 7 Influenza culturale 8 Note 9 Edizioni 10 Voci correlate 11 Altri progetti 12 Collegamenti esterni L’ambientazione: Il mondo nuovo[modifica | modifica wikitesto] Ambientato nell’anno di Ford 632, corrispondente all’anno 2540 della nostra era, il romanzo descrive una società il cui motto è “”Comunità, Identità, Stabilità””. A seguito di una devastante guerra di nove anni (iniziata negli anni quaranta), l’intero pianeta viene riunito in un unico Stato, governato da dieci “”Coordinatori Mondiali””. La popolazione ignora il motivo della propria situazione attuale: sa solo che il passato era caratterizzato dalla barbarie. Solo i coordinatori sanno come la presente società sia nata e come fosse in precedenza. La nuova società è basata sui principi della produzione in serie, applicati inizialmente nelle industrie automobilistiche di Ford alla produzione del “”Modello T””. Per questo Ford è il Dio di questa nuova società ed il segno della “”T”” ha rimpiazzato il segno della croce cristiana. Dal disprezzo di Henry Ford per la storia discende anche il rifiuto di studiarla e comprenderla: tutto ciò che appartiene al passato è considerato “”vecchio”” dalla popolazione. Il 1908, primo anno di produzione del Modello T, è diventato l'””anno uno”” di questa nuova era. Lo stesso Ford viene anche confuso con il personaggio di Freud, che nel corso dei suoi studi aveva trattato anche le pulsioni sessuali nel corso della storia dell’individuo, fin dalla nascita: nel libro ne si può vedere il riscontro nel fatto che i bambini vengono spinti a soddisfare queste pulsioni sin dalla più tenera età, onde evitare lo sviluppo di emozioni forti e di attaccamento al compagno. La produzione in serie viene applicata anche alla riproduzione umana, resa completamente extrauterina. Gli embrioni umani vengono prodotti e fatti sviluppare in apposite fabbriche secondo quote prestabilite e pianificate dai coordinatori mondiali – l’inizio del romanzo si svolge proprio in una di esse – e non esistono più vincoli familiari di alcun tipo (“”ognuno appartiene a tutti””). Per impedire nascite naturali, e quindi non controllate, vengono usate apposite pratiche di contraccezione, insegnate ai giovani nelle scuole; neanche più il cognome indica l’appartenenza a una famiglia, dato che ogni individuo può scegliere il nome e il cognome che preferisce. Gli esseri umani in questa società sono divisi in caste, create tramite un ritardo controllato dello sviluppo degli embrioni ottenuto tramite privazione dell’ossigeno, in modo da influenzarne il futuro sviluppo fisico e intellettivo. Le tre caste inferiori sono formate da gruppi di gemelli identici, ottenute indebolendo gli embrioni fino a farli frammentare. La casta alfa consiste degli individui destinati al comando, i beta coprono incarichi amministrativi che richiedono un’istruzione superiore, ma senza le responsabilità del comando. Le tre caste inferiori sono le gamma, delta e epsilon in grado decrescente di intelligenza. Gli epsilon sono creati e addestrati per occuparsi dei lavori più umili e nelle condizioni più dure senza lamentarsene. In genere, tutti gli individui sono sottoposti a condizionamento mentale per conformarsi al ruolo che ricopriranno nella società. All’interno di ogni casta vi sono poi sottogruppi indicati da plus e minus, che indicano la conformità al condizionamento pre- e post-natale ricevuto, e modulano il successo sociale di ogni individuo. Tutti gli abiti che ogni individuo indossa, anche quando non è al lavoro, sono del colore distintivo della propria casta: per gli alfa è il grigio, per i beta è viola, per i gamma è verde, per i delta kaki e per gli epsilon nero. Al tradizionale processo di educazione viene sostituito uno di condizionamento psicofisico, che inizia sin dal concepimento. Ad esempio agli individui destinati a riparare i jet in volo è fornito più preparato nutritivo mentre sono posti a testa in giù, per associare tale posizione (solitamente scomoda) al benessere; il processo viene poi proseguito durante l’infanzia attraverso la ripetizione ipnopedica continua di slogan. Il condizionamento viene considerato una pratica normale in questa società, tanto che gli individui usano il termine “”condizionato”” al posto di “”educato””. Ognuno viene indottrinato ad amare la propria collocazione sociale, il colore dei vestiti che indossa, la vita cui sarà destinato per la casta cui appartiene. Come “”rimedio”” per ogni eventuale infelicità, alla popolazione viene fornito un medicinale chiamato soma, in realtà una droga euforizzante e antidepressiva, garantendo così un ulteriore controllo della popolazione. Sotto molti aspetti la società del Mondo Nuovo può essere considerata utopica e ideale: l’umanità è finalmente libera da preoccupazioni, sana, tecnologicamente avanzata, priva di povertà e guerra, permanentemente felice. L’ironia tuttavia è che questa condizione ideale è ottenuta sacrificando le cose che generalmente consideriamo importanti per l’essere umano: la famiglia, l’amore, la diversità culturale, l’arte, la religione, la letteratura, la filosofia e la scienza. In questo senso la società del Mondo Nuovo è una distopia, cioè un’utopia ironica o negativa. Contrariamente a quanto un lettore contemporaneo può attendersi, tra le tecnologie usate per il controllo della società non rientra l’ingegneria genetica. Questo perché Huxley scrisse il testo vent’anni prima che James Watson e Francis Crick scoprissero la struttura del DNA. I cittadini del Mondo Nuovo non hanno alcuna nozione della storia passata, salvo sapere, per il condizionamento avuto, che nel passato l’umanità viveva nella barbarie e che quello di oggi è il migliore dei mondi possibili. Sanno che gli esseri umani in passato erano vivipari e che esistevano nascite e genitori, ma questi concetti sono un tabù, le parole “”madre”” e “”padre”” sono usate come insulti. Le caste inferiori, prodotte per clonazione, mostrano una forte mentalità gregaria, ma anche gli individui delle caste superiori, dove da un embrione si ottiene un solo individuo adulto, sono condizionati ad accettare il sistema di caste e le consuetudini sociali che discendono da esse. Nel corso del romanzo, spesso i personaggi citano gli slogan imparati durante il condizionamento che hanno ricevuto. È considerato normale essere molto mondani, avere una vita sessuale totalmente promiscua fin da piccoli, allontanare i pensieri negativi con il soma (che ha come unico effetto negativo quello di essere letale se assunto in dosi massicce), praticare sport ed essere, in genere, buoni consumatori. È invece inaccettabile passare del tempo in solitudine, essere monogami, rifiutarsi di prendere il soma ed esprimere opinioni critiche nei confronti degli altri e della società. Il contrasto[modifica | modifica wikitesto] Se nella prima parte del romanzo viene descritto il Mondo Nuovo, nella seconda si scopre che per ragioni economiche una regione del pianeta non è stata civilizzata come le altre. In un’area localizzata nel Nuovo Messico sopravvive in una riserva rigidamente controllata una sacca di società pre-moderna, mantenuta per ragioni di studio sociale e di turismo a beneficio degli abitanti del resto del mondo. Qui si incontra il personaggio di John, figlio di due cittadini del Mondo Nuovo – risultato di un errore di contraccezione – partorito nella riserva, dove la madre si è smarrita ed è stata dimenticata durante un viaggio. John cresce nella riserva secondo lo stile di vita degli Zuñi (un popolo di nativi d’America) ed educato secondo una cultura e una religione ibride tra quella Zuñi e quella cristiana latino-americana. La madre gli insegna a leggere e lui rimane molto influenzato dai lavori di Shakespeare, raccolti in un volume finito chissà come nella riserva e scampato alla distruzione dei libri operata secoli addietro nel Mondo Nuovo. La morale che Huxley voleva trasmettere ruota attorno a questo[senza fonte]: in modo da poter garantire alla società un’eterna e universale felicità, questa deve essere manipolata, la libertà di scelta e di espressione limitate, le ambizioni intellettuali e sentimentali inibite. I cittadini sono felici, ma il “”selvaggio”” John percepisce questa felicità come artefatta e sterile. John vive il suo confronto col Mondo Nuovo in maniera ambivalente; da un lato attratto da esso – e attratto da una delle protagoniste, Lenina Crowne – dall’altro spaventato e orripilato dalle consuetudini di esso, a lui e alla sua educazione completamente avulse. Personaggi[modifica | modifica wikitesto] Thomas Tomakin, Alfa-Plus, Direttore del Centro di incubazione e di condizionamento di Londra Centrale. Successivamente si scopre essere il padre di John Il selvaggio. Henry Foster, Alfa-Plus, Amministratore del centro di incubazione, e partner di Lenina Crowne. Lenina Crowne, Beta-Plus, Addetta alle vaccinazioni al centro di incubazione. Successivamente John si innamora di lei. Mustapha Mond, Alfa-Plus, Governatore Mondiale per l’Europa Occidentale (presumibilmente esistono altri 9 Governatori Mondiali per gli altri settori in cui è diviso il mondo). Bernardo Marx, Alfa-Plus, psicologo specializzato in ipnopedia. Fanny Crowne, Beta-Minus, addetta alla fecondazione degli embrioni. Amica di Lenina Crowne. Benito Hoover, Alfa-Plus, un altro partner di Lenina Crowne. È disprezzato da Bernardo Marx. Helmholtz Watson, Alfa-Doppio-Plus, docente al Collegio di Ingegneria Emotiva (Reparto Scrittura), amico intimo di Bernardo Marx e di John. John Il selvaggio, figlio naturale di Linda e del Direttore Thomas Tomakin. Trasportato dalla civiltà primitiva a quella moderna. Linda, Beta-Minus, madre di John e un tempo partner del Direttore Thomas Tomakin. Originaria dell’Inghilterra, si perde nella Riserva del New Mexico, mentre era in viaggio con Tomakin ed era incinta di John. È disprezzata sia dai selvaggi della Riserva, che dal mondo civilizzato. Popé, selvaggio della Riserva. Critiche[modifica | modifica wikitesto] Sebbene apprezzato da quasi tutta la critica anglosassone il libro ricevette anche delle critiche mosse da alcune figure illustri come George Orwell, Virginia Woolf e Thomas Stearns Eliot[2]. Il filosofo Theodor Adorno attaccò aspramente il libro in quanto la decadenza dei costumi sembra essere molto più importante che la disumanizzazione dovuta all’avvento dell’era industriale[senza fonte]. G. K. Chesterton spiega che Huxley si stava ribellando all'””Età delle Utopie””. L’intellettuale inglese evidenziò come la maggior parte dei dibattiti sul futuro dell’uomo prima del 1914 era basata sulla tesi che l’umanità avrebbe risolto tutti i i problemi economici e sociali. Il decennio successivo i dibattiti si sarebbero spostati sull’eliminazione delle cause della catastrofe. Le opere di H. G. Wells e George Bernard Shaw sulle promesse del socialismo e sulla nascita di uno Stato Mondiale furono viste come idee di un ottimismo naif[3]. Ritorno al mondo nuovo[modifica | modifica wikitesto] Nel saggio Ritorno al mondo nuovo (Brave New World Revisited), scritto nel 1958, Aldous Huxley riprende i temi de Il mondo nuovo e li analizza alla luce delle scoperte tecniche e scientifiche succedutesi nell’arco di tempo che separa le due opere.”,”VARx-600″
“HUXLEY Julian”,”La genetica sovietica e la scienza. Il caso Lysenko: un dibattito che continua.”,”Lungo saggio introduttivo di Silvano Tagliagambe Julian Sorell Huxley, nata nel 1887 a Londra, è ivi morto nel 1975. Noto biologo e scrittore, autore di importanti opere di embriologia sperimentale, di biologia generale e di genetica, è stato direttore generale dell’Unesco e membro della Royal Society. Silvano Tagliagambe è nato a Legnano nel 1945. Si è laureato nel 1969 all’Università statale di Milano con Ludovico Geymonat in filosofia della scienza, ed è docente di filosofia della scienza all’Università di Pisa. Ha curato il volume: ‘L’interpretazione materialistica della meccanica quantistica. Fisica e filosofia in Urss’ (1972); è coautore (con Geymonat), Bellone e Giorello del volume: ‘Attualità del materialismo dialettico’ (1974). Ha pubblicato tre saggi nel settimo volume (1976) della ‘Storia del pensiero filosofico e scientifico’ di Geymonat. (1977) Informazioni più recenti: Silvano Tagliagambe Silvano Tagliagambe ha insegnato Filosofia della scienza presso le Università di Cagliari, Pisa, Sassari e Roma La Sapienza. Nelle nostre edizioni ha pubblicato Il sogno di Dostoevskij (2002), Filosofia della scienza (con G. Boniolo, M.L. Dalla Chiara, G. Giorello, C. Sinigaglia,) e Pauli e Jung (con. A. Malinconico, 2011). “”Nel 1908, in un’opera di cui si tende solitamente a sottovalutare il significato filosofico e l’incidenza culturale, Lenin scriveva, alludendo in particolare a Ostwald, Mach e Poincaré: «’Neppure una parola di nemmeno uno’ di questi professori, capaci di produrre le opere più preziose in campi particolari della chimica, della storia, della fisica, può ‘essere creduta’ quando si passa alla filosofia. Perchè? Per la stessa ragione per la quale ‘neppure una parola di nemmeno uno’ dei professori di economia politica, capaci di produrre le opere più preziose nel campo delle indagini particolari condotte sui fatti, può essere creduta quando si passa alla teoria generale dell’economia politica. Poiché questa ultima, nella società contemporanea, è una scienza ‘di parte’, come la ‘gnoseologia’. In complesso i professori di economia politica non sono altro che dotti commessi al servizio dei teologi. In ambedue i campi il compito dei marxisti è di sapere assimilare e rielaborare le conquiste fatte da questi ‘commessi’ (per esempio, voi non farete neppure un passo nel campo dello studio di nuovi fenomeni economici se non utilizzerete le opere di questi commessi), e di ‘sapere’ eliminare la loro tendenza reazionaria, di sapere applicare la ‘propria’ linea e di sapere lottare ‘contro tutto lo schieramento’ delle forze e delle classi a noi ostili» (3). Già nel 1908, quindi, Lenin indica chiaramente come la necessità, per il proletariato, di imporre la propria linea nel campo della teoria della conoscenza non escluda, ma anzi presupponga, l’uso di tutte le conquiste obiettive e dei risultati della ricerca scientifica e quindi la collaborazione con gli specialisti di estrazione borghese. L’edificazione di una società e di una economia socialista comporta infatti l’esigenza di fare i conti con la scienza, anche se essa appare spesso «difficile, severa, talvolta persino crudele»: è proprio la grandezza e l’estrema difficoltà del compito che si è chiamati ad assolvere a rendere imprescindibile il chiaro distacco da ogni forma di dilettantismo, di grossolanità e di superficialità teorica in nome di un equivoco richiamo alle esigenze della politica e della pratica. Il bersaglio di questa polemica leniniana è, come è noto, il gruppo degli «otzovisti», cioè quella corrente, formatasi all’interno dei bolscevichi, che in seguito al dissolversi delle conquiste della rivoluzione democratica del 1905 richiedeva l’immediato ritiro dei deputati socialdemocratici dalla Duma di Stato. Ma non è, come troppo spesso si tende a far credere, solo per motivi politici contingenti che Lenin getta tutto il peso della sua autorità nella lotta contro le posizioni di Bogdanov, Bazarov, Lunacharskij e Suvorov: un movente tutt’altro che secondario della disputa sta nella estrema diffidenza dell’autore di ‘Materialismo ed empiriocriticismo’ nei confronti di quelle prospettive teoriche che diffondono, «in veste di cultura proletaria, concezioni borghesi e reazionarie», come si può leggere nella prefazione alla seconda edizione dell’opera, uscita nel settembre del 1920. Nel 1908, l’anno in cui la controversia filosofica raggiunse il suo culmine, Bogdanov e Lunacharskij erano a Capri, ospiti di Gorkij, ove avevano formato un gruppo separato denominato Vperëd (Avanti) con l’obiettivo di elaborare e portare ad attuazione un programma politico e culturale volto principalmente alla formazione di nuovi «quadri dirigenti di partito di origine operaia». L’azione del nuovo gruppo si concretizzò, all’inizio dell’anno successivo, nella organizzazione di una «scuola di partito» articolata in lezioni di economia e di dottrine sociali, di sindacalismo e storia dell’Internazionale e della socialdemocrazia tedesca, di storia della socialdemocrazia russa, dei rapporti tra Stato e Chiesa e della questione agraria in Russia. Il presupposto che stava alla base di tutti i corsi e costituiva la piattaforma comune dei vperëdisti era l’idea della stretta interrelazione esistente tra le condizioni strutturali e le manifestazioni della vita culturale e spirituale in genere, per cui queste ultime andavano considerate una diretta espressione della produzione materiale e quindi anche degli interessi di classe. Nasceva di qui la convinzione che il proletariato non si potesse in nessun caso porre in rapporto di continuità con la cultura borghese ma dovesse bensì mirare alla creazione di un proprio impianto teorico. La pronta e violenta reazione di Lenin contro un indirizzo che, come risulta evidente anche dai brevi cenni sin qui dedicati all’illustrazione dei suoi contenuti, era agli antipodi rispetto ai principi basilari dell’azione politica e culturale alla quale, secondo il suo capo indiscusso, doveva ispirarsi il gruppo bolscevico, portò alla progressiva disgregazione del gruppo Vperëd. Bogdanov rientrò in Russia nel 1913, sempre in rotta con Lenin: Lunacharskij, al contrario, allo scoppio della guerra mondiale si schierò immediatamente sulla posizione internazionalista e nel 1915 si trasferì in Svizzera dove, come scrive nelle sue memorie, «mi presentai immediatamente a Lenin e Zinoviev con una proposta di completa unità sulla piattaforma internazionalista». Questo segnò la sua completa riconciliazione con Lenin il quale il 26 ottobre del 1917, a rivoluzione avvenuta, designò l’antico avversario a una carica particolarmente delicata e importante in seno al governo presentato al II Congresso dei soviet: quella di commissario del popolo per l’istruzione”” (pag X-XII, Silvano Tagliagambe, Introduzione) [Julian Huxley, ‘La genetica sovietica e la scienza. Il caso Lysenko: un dibattito che continua’, Longanesi, Milano, 1977] [(3) Cfr. Lenin, ‘Materialismo ed empiriocriticismo’, Roma, 1970, pp. 336-337] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM
]”,”RUSS-268″
“HUXLEY Aldous”,”Brave New World.”,”Il mondo nuovo (Brave New World) è un romanzo di fantascienza di genere distopico scritto nel 1932 da Aldous Huxley. È il suo romanzo più famoso e ne sono stati tratti alcuni adattamenti televisivi.Il libro anticipa temi quali lo sviluppo delle tecnologie della riproduzione, l’eugenetica e il controllo mentale, usati per forgiare un nuovo modello di società, tratteggiando una distopia in cui l’uomo vive in un drammatico limbo esistenziale. Il ritratto tracciato dall’autore di questo mondo nuovo è freddo e distaccato, ma vi traspare una cinica esaltazione degli aspetti grotteschi del dramma, sui quali Huxley si sofferma.”,”VARx-029-FSD”
“HYDE John K.”,”Società e politica nell’ Italia medievale. Sviluppo della ‘vita civile’ 1000-1350.”,”HYDE John K. è docente di sotria nell’ Università di Manchester. Tra i suoi scritti di particolare importanza è ‘Padua in the Age of Dante’.”,”ITAG-040″
“HYDE Douglas”,”Io credevo. Autobiografia di un ex-comunista inglese.”,”HYDE Douglas era vicedirettore del Daily Workers organo dei comunisti inglesi quando nel 1948 abbandonò il partito e si convertì al cattolicesimo. Era stato un militante comunista per vent’anni e la sua decisione fu dovuta a cinque anni di crisi e di dubbi. Il libro autobiografico racchiude in breve la storia del partito comunista inglese dal 1928 al 1948 una storia simile a quella di altri partiti d’ Occidente. Destinato da giovane alla carriera ecclesiastica (confessione metodista) divenne comunista per amore di giustizia. Insieme ad altri criptocomunisti attuò per qualche tempo il doppio gioco nelle file del partito laburista, lavorando nelle province del Galles settentrionale regione più sorda alla propaganda comunista. Col tempo ottenne incarichi importanti e delicati nel comitato centrale e divenne capo dei servizi di informazione del Daily Worker. Quando l’ alleanza germano-sovietica mise al bando il giornale, HYDE organizzò un’agenzia di stampa che riuscì a varare il proprio notiziario sugli organi borghesi di informazione. In seguito all’ attacco di HITLER contro l’ URSS la guerra imperialistica divenne patriottica. HYDE screditava gli avversari come agenti “”fascisti”” e del Vaticano.”,”MUKx-125″
“HYDE Douglas”,”Io credevo. Autobiografia di un ex comunista inglese.”,”Douglas Hyde era vicedirettore del Daily Worker dei comunisti inglesi, quando nel 1948 abbandonò il partito e si convertì al cattolicesimo. Era stato comunista militante per venti anni; la sua decisione era frutto di cinque anni di crisi e di dubbi. Io credevo racchiude in breve la storia del partito comunista inglese negli ultimi vent’anni dal 1928 al 1948.”,”MUKx-019-FL”
“HYMER Stephen”,”Le imprese multinazionali.”,”Fondo Palumberi Stephen Hymer canadese, già professore alla Economic Growth Center della Yale University, e poi alla New School for Social Research di New York. E’ scomparso nel 1974.”,”ECOG-042″
“HYNDMAN Henry Mayers”,”The Record of an Adventurous Life.”,”Henry Mayers Hyndman (Londra, 1842 – 1921) è stato un politico britannico. Giornalista dal 1879 al 1880, fondò la Federazione Democratica, organismo d’ispirazione socialista, dopo aver letto il Capitale di Karl Marx. Il sodalizio con Marx durò fino al 1884, quando Hyndman se ne distaccò fondando la Federazione socialdemocratica. Fiero interventista, fu consigliere del governo. Tra le sue opere si ricordano Inghilterra per tutti (1881) e L’evoluzione della rivoluzione (1920). (wikip) Ricordi su Marx. Lo studio sistematico in biblioteca. I colloqui con Marx. La conoscenza della storia. “”Marx’s health was now failing. His more than Herculean labours on his great book had sapped his marvellously strong constitution. No wonder. He would be at the British Museum when the doors opened in the morning and would leave only when they closed at night. Then, after his return home, he would again work on, giving himself only a short rest and time for food, until the early hours of the morning. Sixteen hours a day was quite an ordinary day’s work for him, and not unfrequently he put in an hour or two more. And such work as it was too! It was not surprising that he was now forbidden to do any writing or thinking after his evening meal. This was a serious privation to him but it gave me for a few months the opportunity of calling upon him, when I knew he would be disengaged, and of learning from him more directly and more personally than I could have done in any other way. Thus it came about that, at the close of 1880 and frequent conversations with the Doctor, and gained a view of himself and his genius, his vast erudition and his masterly survey of human life which I think was accessible to very few outside his immediate family circle. Our method of talking was peculiar. Marx had a habit when at all interested in the discussion of walking actively up and down the room, as if he were pacing the deck of a schooner for exercise. (…) I frequently spoke with him about the Chartist movement, whose leaders he had known well and by whom, as their writings show, he was greatly esteemed. He was entirely sympathetic with my idea of reviving the Chartist organisation, but doubted its possibility; and when speaking of the likelihood of bringing about a great economic and social transformation in Great Britain politically and peacefully he said: “”England is the one country in which a peaceful revolution is possible; but””, he added after a pause, “”history does not tell us so””. “”You English””, he said on another occasion, “”like the Romans in many things are most like them in your ignorance of your own history”””” [Henry Mayers Hyndman, ‘The Record of an Adventurous Life’, London, 1911] (pag 272-273)”,”MUKx-200″
“HYPPOLITE Jean”,”Genesi e struttura della «Fenomenologia dello spirito» di Hegel.”,”Contiene tra l’altro il capitolo: ‘La libertà assoluta e il Terrore’ Si chiama governo solo la fazione vincente, e appunto perché essa è fazione, è data immediatamente la necessità del suo tramonto “”Perciò la libertà assoluta non può produrre né un’opera ‘positiva’ – una costituzione o un’organizzazione sociale – né un operare ‘positivo’ – una decisione e un’azione di governo -; «le resta soltanto l’operare ‘negativo’; essa è solo la furia del dileguare (‘die Furie des Verschwindens’, la furie de la destruction)». Ecco il significato dialettico del Terrore; l’universale astratto e la singolarità parimenti astratta, la volontà generale una e indivisibile e il pulviscolo atomico degli individui si separano e si oppongono. L’unica opera della volontà generale può essere solo l’annientamento continuo della volontà singola che emerge sempre di nuovo. «L’unica opera ed operazione della libertà universale è perciò la ‘morte’ e più propriamente una morte che non ha alcun interno ambito né riempimento (‘Umfang und Erfüllung’); infatti, ciò che viene negato è il punto, privo di riempimento, del Sé assolutamente libero». E qui i due termini antitetici dell’anarchia e della dittatura rivoluzionaria finiscono con l’identificarsi, poiché la volontà singola e quella universale passano immediatamente l’una nell’altra. In un sistema siffatto il governo è sempre solo una fazione del potere. E il potere, il vertice della piramide, è occupato da una individualità la quale si manifesta come individualità nel carattere particolare della sua decisione, che esclude per ciò stesso le altre. «Si chiama governo solo la fazione vincente, e appunto perché essa è fazione, è data immediatamente la necessità del suo tramonto; e il fatto ch’essa sia governo la rende, per converso, fazione e la fa colpevole». Se il governo è sempre ‘colpevole’ in quanto ‘agisce’ effettualmente, viceversa per tale governo la massa inoperante è sempre ‘sospetta’. La volontà generale, che non agisce in un modo particolare – ciò sarebbe infatti contraddittorio – si ripiega nell’intellezione inattiva; e nella «legge dei sospetti» si prende di mira appunto questo interno semplice”” [dal cap. V. ‘La libertà assoluta e il Terrore’] (pag 564-565)”,”HEGx-037-FF”
“HYPPOLITE Jean KOJEVE Alexandre KOYRE’ Alexandre WAHL Jean, a cura di Roberto SALVADORI”,”Interpretazioni hegeliane.”,”Contiene tra gli altri: saggio di Alexandre Koyré: – Rapporto sullo stato degli studi hegeliani in Francia (pag 3-28) saggi di Alexandre Kojève: – ‘Lezioni sull’ eternità, il tempo e il concetto’ (pag 169-282) – ‘Hegel, Marx e il cristianesimo’ (pag 283-310) (*) – saggio di Jean Hyppolite: – ‘Introduzione alla filosofia della storia di Hegel’ (pag 311-396)

Biblioteca Isc ordinata per nome autore, G2

“GEARY Dick”,”Karl Kautsky.”,”GEARY è capo del dipartimento e Senior Lecturer in German Studies alla Univ di Lancaster.”,”KAUS-006″
“GEARY Richard J.”,”Difesa e deformazione del marxismo in Kautsky.”,” Uso forza non implica per Kautsky l’uso della violenza. (pag 92-93) “”In astratto Kautsky aveva sempre sostenuto che per rovesciare la dittatura e la tirannide fosse necessaria la forza (62), ma ciò non toglie che aggiungesse che forza non implica necessariamente violenza: forza potrebbe essere la pressione della maggioranza, la superiorità organizzativa o la necessità economica (63). In più d’un’occasione egli ebbe ad affermare che la violenza della reazione va contrastata con la violenza, ma poi sosteneva che la reazione borghese non ha necessariamente bisogno di assumere forma violenta”” (64). Ed anche in questo caso, del resto, Kautsky riusciva a scovare una serie di argomentazioni per giustificare l’inazione continua. Egli affermava che di fronte all’unità delle forze di classe che potevano contare sulla “”necessità economica””, una politica di repressione era destinata inevitabilmente a fallire (65); di conseguenza la distruzione totale delle organizzazioni operaie era del tutto improbabile (66), in quanto una tale politica di repressione da parte delle autorità del Reich avrebbe ben presto portato alla bancarotta dello stato e al caos economico della Germania (67). Ecco quindi che l’inevitabilità della vittoria proletaria predicata da Kautsky in polemica con lo scetticismo di Bernstein diveniva una giustificazione controrivoluzionaria dell’inazione, un fattore di rigido determinismo invocato arbitrariamente per scusare la passività della SPD di fronte allo stato autoritario. Né quindi v’è da sorprendersi che Trockij dovesse in seguito così descrivere Kautsky: “”egli è la copia spiccicata di un povero maestrucolo che per anni e anni ha ripetuto ai suoi scolaretti la descrizione della primavera tra le quattro mura della sua aula e quando finalmente, al crepuscolo ormai della carriera, esce all’aperto, non riconosce la primavera, s’infuria (nei limiti in cui può avvenire che s’infuri questo maestrucolo) e cerca di dimostrare che la primavera non è primavera ma soltanto uno sconvolgimento della natura, perché avviene contro le leggi della storia naturale”” (68)”” (pag 92-93) [Richard J. Geary, Difesa e deformazione del marxismo in Kautsky, Estratto da ‘Annali’ Feltrinelli, Milano, 1974, ‘Storia del marxismo contemporaneo’, ‘Dalla fondazione della Seconda Internazionale alla rivoluzione in Russia’; ‘Annali’, anno Quindicesimo, 1973] [(62) ‘Die Neue Zeit’, (1910), a. 28, n. 2, p. 68; ‘Demokratie oder Diktatur’, cit, p. 3; (63) ‘Der Kampf’ (Wien), 1931, n. 24, p. 295; (64) Karl Kautsky, ‘Die materialistische Geschichtsauffassung, Berlin, 1927, vol. 2, p: 474; ‘Die Neue Zeit’ (1913) a. 31, n. 2, p. 561; (65) ‘Die Neue Zeit’, a. 25, n. 1, p. 461; (66) ‘Die Neue Zeit’ (1912), a. 30, n. 2, p. 691; (67) ‘Die Neue Zeit’, (1903), a. 21, n. 2, p. 390; ivi, (1904), a 22, n. 1, p. 567; (68) Lev Trockij, ‘Permanent Revolution’, London, 1962, p. 167]”,”KAUS-023″
“GEARY Dick a cura, saggi di PHILLIPS Gordon MAGRAW Roger READ Christopher DAVIS John A. HEYWOOD Paul”,”Labour and Socialist Movements in Europe Before 1914.”,”Dick Geary is Head of German Studies at the University of Lancaster, and a Research Associate at the Institute for the Study of European Labour History at the Ruhr University, Bochum. His research interests have been in the history of German Social Democracy and he is currently working on unemployment in Germany between the wars. Publications include: European Labour Protest, 1848-1939, Karl Kautsky, and, as editor with J. Evans, The German Unemployéd. John Davis is Chairman at the Centre for Social History at the University of Warwick. His research interestes are in Italian social and economic history 1750-1914 and he is currently working on social change in Southern Italy during the Napoleonic period. Publications include: Gramsci and Italy’s Passive Revolution, Merchants, Monopolists and Contractors, Economy and Society in Bourbon Naples 1815-60, and, most recently, Conflict and Control, Law and Order in 19th century Italy, a general survey of Italian social and political history from the ancien regime to the First World War. Paul Heywood is Lecturer in Politics and Assistant Director of the Centre for Contemporary Spanish Studies at Queen Mary College, University of London. His research interests have been in Marxism and the Spanish Socialist Movement between 1879 and 1936. He has published various articles on the left in Spain, and is currently working on a study of the Socialist Party and Defence Policy. Roger Magraw is Lecturer in History at the University of Warwick. He is currently preparing a work on the social history of the French working class from c.1815-c.1940. Publications include: The Conflict in the Villages: Popular Anticlericalism in the Isère 1852-1870, Conflicts in French Society, Pierre Joigneaux and Socialist Propaganda in the French countryside 1849-51′, French Historical Studies, vol.X, no.4, France 1815-1914, The Bourgeois Century, and Popular anticlericalism in nineteenth-century rural France in J. Obelkevich, L. Roper and R. Samuel, Disciplines of Faith. Gordon A. Phillips is Senior Lecturer at the University of Lancaster. His research interests have included the National Transport Workers’ Federation and he is currently working on a social history of the blind in Britain. Publications include: The General Strike, and Casual Labour, The Unemployment Question in the Port Transport Industry 1880-1970. Christopher Read is Lecturer in History at the University of Warwick and has been Visiting Scholar at the universities of Harvard and Columbia and at the Soviet Academy of Sciences in Moscow. His research interests lie in the Russian Revolution. Publications include Religion, Revolution and the Russian Intelligentsia and various contributions to journals on Russian social history. His study of Bolshevik cultural policy, 1917-25, Politics and Culture in Revolutionary Russia, is due to be published shortly. List of Tables, Introduction, notes on contributors, Bibliography, Table, index,”,”MEOx-002-FL”
“GEDDES Patrick”,”Città in evoluzione.”,”””Qui vediamo dunque in azione un esempio completo di urbanistica tedesca: il tentativo di affrontare, non più a pezzi e bocconi, e da un giorno all’altro, ma con intelligente preveggenza, le complesse necessità di una grande città in costante sviluppo economico e demografico, soddisfacendo le esigenze dell’industria moderna senza dimenticare quelle di una moderna popolazione. Luogo, lavoro e gente – ambiente, fun zione e organismo – non sono quindi più considerati separatamente ma quali elementi di un unico processo: quello di una vita sana per la comunità e l’individuo. Non intendiamo dire, naturalmente, che i nostri cugini tedeschi siano riusciti completamente nel loro intento: diverse cose sono anche da criticare. Ma è già molto che abbiano potuto mostrarci questo esempio”” (pag 197)”,”DEMx-065″
“GEES BLACK Frank METIVIER BLACK Renee a cura”,”The Harney Papers.”,”L’ arrivo e l’ imbarco di Engels a Genova. “”Friedrich Engels a G. Julian Harney (1849). “”Ti mando poche righe attraverso il Colonnello Willich. Questo per informarti, e attraverso te Marx, che sono arrivato questa mattina qui a Genova, e che, vento e tempo favorevole, mi imbarcherò per Londra domattina a bordo della goletta ‘Cornish Diamond’ del Capitano Stevens. Il mio viaggio durerà quattro o cinque settimane, cosicché per la metà di Novembre sarò a Londra. Sono molto felice di aver trovato subito l’ opportunità di lasciare questa dannata atmosfera di polizia – che effettivamente non ho mai visto così organizzata come qui in Piemonte. Tuo F. Engels””. Genova, 5 Ottobre 1849.”””,”MAED-248″
“GEFFROY Gustave”,”L’enfermé. I.”,”Gustave Geffroy de l’Académie Goncourt, nuova edizione Rencontre, prima edizione Fasquelle, 1926 La presente opera fa parte delle dodici migliori opere storiche scelte da una giuria composta tra l’altro da F. Mauriac, A. Maurois, M. Drun, A. Castelot. ‘L”Enfermé’, il prigioniero, così si indicava Auguste Blanqui negli anni considerati in questo primo volume – gli ultimi anni del Secondo Impero e i primi anni della Terza Repubblica. Le cifre lo giustificavano: trentatré anni e sette mesi di carcere, sei anni di esilio o di sorveglianza della polizia, due anni otto mesi ventiquattro giorni di residenza forzata – e dopo il suo rifiuto dell’amnistia – dieci mesi e ventisette giorni di prigione volontaria. In totale quarantatré anni otto mesi, ossia molto più della metà dei settantacinque anni di vita di Blanqui (1805-1881), e la quasi totalità della sua vita attiva (1830-1880). Meno di sette anni di esistenza libera su cinquant’anni (pag 7). Secondo Blanqui occorreva rifiutare i sistemi socialisti fondati sull’utopia, uscenti da «cervelli fantasiosi» come quelli di Fourier e di Cabet; i discepoli di Saint-Simon erano divenuti servitori del Capitale; e quanto a Proudhon, che Blanqui incontrò nel 1848, ne riconosceva la virtù della sua denuncia della proprietà ma contestava la sua filosofia, ai suoi occhi piccolo-borghese. Il nome di Blanqui era rimasto nella memoria dei sopravvissuti del 1848 che l’avevano trasmesso alla nuova generazione. Quando fu liberato con l’amnistia del 1859, ritrovò i suoi amici e discepoli. Ma come poteva esercitare un’azione posto sotto la sorveglianza della polizia e in una semi-clandestinità? Il carcere che ritrovò ben presto era, si può dire, più favorevole. A Sainte-Pélagie il prestigio era grande presso un gruppo di giovani repubblicani tra cui figuravano Arthur Ranc e il Giovane Georges Clemenceau. Paul Lafargue, che sposerà la figlia di Karl Marx, dichiarerà: «E’ lui ad averci trasformato. Per noi è stato corruttivo». E quanto a Marx, nel giugno del 1861 scriveva che aveva «sempre considerato Blanqui come la testa e il cuore del partito proletario in Francia»’ (pag 19) [dalla prefazione di Julien Cain] [Gustave Geffroy, ‘L’enfermé. I’, Éditions Rencontre, Paris, 1975 ca.]”,”SOCU-227″
“GEFFROY Gustave”,”L’enfermé. II.”,”Gustave Geffroy de l’Académie Goncourt, nuova edizione Rencontre, prima edizione Fasquelle, 1926 La presente opera fa parte delle dodici migliori opere storiche scelte da una giuria composta tra l’altro da F. Mauriac, A. Maurois, M. Drun, A. Castelot.”,”SOCU-228″
“GEIFMAN Anna a cura; saggi di Aleksandr BOKHANOV Jonathan DALY Gregory L. FREEZE Anna GEIFMAN Alexandra S. KORROS André LEIBICH Aleksandr LOKSHIN Michael MELANCON John MORISON Dmitri B. PAVLOV Melissa STOCKDALE Theodore R. WEEKS Robert C. WILLIAMS”,”Russia under the Last Tsar. Opposition and Subversion, 1894-1917.”,”Saggi di Aleksandr BOKHANOV Jonathan DALY Gregory L. FREEZE Anna GEIFMAN Alexandra S. KORROS André LEIBICH Aleksandr LOKSHIN Michael MELANCON John MORISON Dmitri B. PAVLOV Melissa STOCKDALE Theodore R. WEEKS Robert C. WILLIAMS. Anna GEIFMAN (Leningrado, 1962) è emigrata nel 1976 con la famiglia negli USA nei dintorni di Boston. Ha ricevuto il suo BA e MA in Storia dalla Boston University e il suo PhD in Storia ad Harvard. A scritto altri libri tra cui ‘Thou Shalt Kill: Revolutionary Terrorism in Russia, 1894-1917’ (1993).”,”RIRx-092″
“GEIFMAN Anna”,”La mort sera votre Dieu. Du nihilisme russe au terrorisme islamiste.”,”””””Plus de 90% des expropriations sont des actes de banditisme””, devait se lamenter un chef socialiste-révolutionnaire, alors que ceux qui le commettaien hésitaient parfoix eux-même à definir leurs actes, ne sachant plus très bien la différence entre un exploit révolutionnaire et un crime ordinaire. Les bolcheviques qui attaquèrent le train postal en gare de Miass et qui s’emparèrent de 68.000 roubles ainsi que de 24 kilos d’or se considéraient, selon propres termes, comme des bandits. Le vol, désacralisé dans le lexique radical, était désormais assimilé à une profession, un métier lucratif, même si risqué, et en fait à une sorte d'””entreprenariat””.”” (pag 104-105)”,”TEMx-028″
“GEIFMAN Anna, Contributors LIEBICH André WILLIAMS Robert C. LOKSHIN Aleksandr MELANCON Michael WEEKS Theodore R. MORISON John STOCKDALE Melissa PAVLOV Dmitrii B. BOKHANOV Aleksandr DALY Jonathan KORROS Alexandra S. FREEZE Gregory”,”Russia under the Last Tsar. Opposition and Subversion 1894-1917.”,”Anna Geifman was born in 1962 in Leningrad, USSR. In 1976 she emigrated with her family to the United States and settled in Boston, She received her BA and MA in History from Boston University and her PhD in History from Harvard. She is the recipiet of numerous awards and grants, including the John M. Olin Faculty Fellowship and the IREX Faculty Research Grants. She is currently Associate Professor of History at Boston University. Her publications include Thou Shalt kill: revolutionary Terrorism in Russia, 1894-1917 and the forthcoming Feigning Terror: Evno Azef, Russian Master Spy. Aleksandr Bokhanov is Senior Researchet at the Institute of Russian History, Russian Academy of Sciences, Moscow. Jonathan Daly is Assistant Professor in the History Department, University of Illinois. Gregory L. Freeze is Professor of History at Brandeis University, Massachusetts. Alexandra S. Korros is Professor of History at Xavier University, Ohio. André Leibich is Professor of International History and Politics at the Graduate Institute of International Studies, Geneva. Aleksandr Lokshin is Senior Researcher at the Israel and Jewish Diaspora Department of the Institute of Oriental Studies, Russian Academy of Sciences, Moscow. Michael Melancon is Associate Professor of History at Auburn University, Alabama. john Morison is Senior Lecturer in the Department of History, University of Leeds. Dmitri B. Pavlov is Senior Researcher at the Russian Independent Institute of Social and National Problems, Moscow. Melissa Stockdale is Associate Professor of History at the University of Oklahoma. Theodore R. Weeks is Associate Professor of Russian and East European History at Southern Illinois University. Robert C. Williams is Professor of History at Davidson College, North Carolina.”,”RIRx-054-FL”
“GEIFMAN Anna”,”Thou Shalt Kill. Revolutionary Terrorism in Russia, 1894-1917.”,”Anna Geifman was born in 1962 in Leningrad, USSR. In 1976 she emigrated with her family to the United States and settled in Boston, She received her BA and MA in History from Boston University and her PhD in History from Harvard. She is the recipiet of numerous awards and grants, including the John M. Olin Faculty Fellowship and the IREX Faculty Research Grants. She is currently Associate Professor of History at Boston University. Her publications include Thou Shalt kill: revolutionary Terrorism in Russia, 1894-1917 and the forthcoming Feigning Terror: Evno Azef, Russian Master Spy. List of Illustrations, Acknowledgments, Introduction, Epilogue, Notes, Bibliography, Index,”,”RIRx-090-FL”
“GEIFMAN Anna”,”Entangled in Terror. The Azef Affair and the Russian Revolution.”,”Anna Geifman was born in 1962 in Leningrad, USSR. In 1976 she emigrated with her family to the United States and settled in Boston, She received her BA and MA in History from Boston University and her PhD in History from Harvard. She is the recipiet of numerous awards and grants, including the John M. Olin Faculty Fellowship and the IREX Faculty Research Grants. She is currently Associate Professor of History at Boston University. Her publications include Thou Shalt kill: revolutionary Terrorism in Russia, 1894-1917 and the forthcoming Feigning Terror: Evno Azef, Russian Master Spy. About the Author, Note on Names and Dates, Acknowledgments, Introduction, Epilogue, Abbreviations Used in Notes, Notes, Selected Bibliography, Index,”,”RIRO-167-FL”
“GEL Frantisek”,”Internationale und Marseillaise. Lieder, die Geschichte Machten. Zwei Reportagen aus eineinhalb Jahrhunderten, die Einleitung nicht zu vergessen.”,”Frontespizio della pubblicazione, curata dai compagni di Eugene Pottier, del volume: ‘Eugène Pottier, Chants révolutionnaires’, prefazione di Henri Rochefort, Paris, Dentu et C. Editeurs, 1887 (pag 168)”,”INTx-069″
“GELB Barbara”,”So Short a Time. A Biography of John Reed and Louise Bryant.”,”La GELB è sposata ad Arthur GELB, Metropolitan Editor del ‘New York Times’. I GELBs sono autori della biografia bestsellers ‘O’Neill’ (1962 e ristampata successivamente). Hanno due figli, Michael e Peter. Barbara, nativa di New York, ha tenuto conferenze estensivamente su Eugene O’NEILL. Ha frequentato lo Swarthmore College. E ha cominciato la sua attività come free-lance. L’A in una nota a fine libro riconosce di aver pesantemente attinto alla biografia scritta da Granville HICKS, ‘John Reed, the Making of a Revolutionary’ (MACMILLAN. 1936). Lo stesso HICKS gli ha dato ulteriore materiale basato sulla sua corrispondenza e sulla sua ricostruzione dell’era REED.”,”MUSx-003″
“GELB Barbara”,”So short a time. A Biography of John Reed and Louise Bryant.”,”L’autrice, Barbara Geld, afferma di essere debitrice a Granville Hicks per aver attinto ampiamente, come fonte di materiale, al suo libro ‘John Reed, the Making of a Revolutionary’ (McMillan, 1936).”,”REEx-028″
“GELB Barbara”,”So Short A Time. A Biography of John Reed and Louise Bryant.”,”Illustrations, Index,”,”REEx-018-FL”
“GELBER H.G. GITTINGS J. JOFFE E. JURGEN D. LIN PIAO R. POWELL; edizione italiana a cura di Franco CELLETTI”,”Fra l’ Orso e la Tigre. Dottrina, strategia e politica militare cinese.”,”CELLETTI è responsabile degli studi sui problemi strategici e del controllo degli armamenti presso l’ IAI di Roma. E’ autore di vari articoli e pubblicazioni.”,”CINx-090″
“GELLATELY Robert KIERNAN Ben a cura, saggi di Elazar BARKAN Omer BARTOV Leslie DWYER Marie FLEMING Robert GELLATELY Greg GRANDIN Isabel V. HULL Ben KIERNAN Edward KISSI Gavan McCORMACK Robert MELSON Degung SANTIKARMA Jacques SEMELIN John G. TAYLOR Eric D. WEITZ Nicolas WERTH Jay WINTER”,”Il secolo del genocidio.”,”Saggi di Elazar BARKAN Omer BARTOV Leslie DWYER Marie FLEMING Robert GELLATELY Greg GRANDIN Isabel V. HULL Ben KIERNAN Edward KISSI Gavan McCORMACK Robert MELSON Degung SANTIKARMA Jacques SEMELIN John G. TAYLOR Eric D. WEITZ Nicolas WERTH Jay WINTER Robert GELLATELY è professore di storia alla Florida State Unviersity. Ha studiato il nazismo e l’ Olocausto. Con Longanesi ha pubblicato nel 2002 ‘Il popolo di Hitler’. Ben KIERNAN è docente di storia e direttore del Genocidio Studies Program alla Yale University. Ha indagato in particolare la società cambogiana, pubblicando due volumi sul regime di POL POT. Le pratiche che portarono all’ eccidio di massa. “”Diversi studiosi hanno sottolineato che soldati frustrati e sofferenti sono più inclini a compiere rappresaglie feroci.”” (pag 194) “”I rifornimenti (detto altrimenti, la logistica) erano la cenerentola dell’ esercito tedesco. Nessun ufficiale ambizioso sceglieva di specializzarsi in questo campo, perché la cultura militare nazionale insisteva sulla fase del combattimento a scapito di qualsiasi attività ausiliaria. Perfino la minuziosa coreografia del Piano Schlieffen lasciava al caso aspetti essenziali degli approvvigionamenti: cibo e foraggio sarebbero spuntati fuori in qualche modo nelle vicinanze del campo di battaglia””. (pag 195) (ndr: anche Napoleone voleva che l’ esercito fosse mantenuto in vettovaglie dal paese occupato in cui potevano scorazzare i suoi uomini per fare provviste) Africa orientale tedesca. Il massacro degli Herero. “”I fallimenti nel campo logistico e della preparazione generale determinati da manchevolezze istituzionali profondamente radicate, erano tanto più sconvolgenti quanto più tradivano aspettative così intense. La generale ‘hybris’ razziale degli europei in Africa (e altrove) si combinò con la specifica ‘hybris’ militare dell’ esercito prussiano inducendo nei soldati l’ attesa di una vittoria rapida e facile. Si ha l’ impressione che quando la vittoria sfuggì di mano ai tedeschi, i militari si sentissero quasi offesi. E un’ ‘hybris’ frustrata è indubbiamente pericolosa””. (pag 196) “”Il massacro della battaglia di Waterberg fu quindi pianificato, sebbene non sia stato forse, del tutto intenzionale. Anche l’ uccisione indiscriminata di feriti, prigionieri maschi, donne e bambini è stata oggetto di controversia, ma resoconti di testimoni oculari di entrambi gli schieramenti confermano le atrocità che si verificarono a Waterberg e, probabilmente, anche durante l’ “”inseguimento””. Lo stesso von Trotha impartì subito dopo la battaglia l’ ordine di fucilare “”tutti gli uomini armati catturati”” eccetto donne e bambini (…). Il generale superò così i confini di ciò che era considerato lecito, imponendo allo stesso tempo dei limiti al massacro. E’ probabile che questo esercizio di equilibrio sia fallito””. (pag 198-199) Morte nei campi di concentramento. “”All’ epoca i campi d’ internamento, specialmente se accoglievano civili, erano denominati “”campi di concentramento””. Erano stati ideati durante l’ imperialismo in risposta alla guerriglia: catturando e imprigionando i civili, si indebolivano le file nemiche e la lotta contro i nemici risultava più agovole. Sia la Gran Bretagna sia la Spagna avevano creato campi di concentramento prima che i tedeschi affrontassero il problema nel 1905.”” (pag 202)”,”TEMx-042″
“GELLER Mihail NEKRIC Aleksandr”,”Storia dell’ URSS dal 1917 a Eltsin.”,”Mihail GELLER è nato nel 1922 e si è laureato in scienze storiche. Dal 1969 ha insegnato alla Sorbona di Parigi. E’ morto nel 1997. Alekandr NEKRIC è nato nel 1920 e si è laureato in scienze storiche. Dal 1950 al 1976 è stato membro dell’Istituto di Storia dell’Accademia delle Scienze dell’URSS. Dal 1976 si è occupato di ricerche russe presso l’Università di Harvard.”,”RUSU-005 RIRO-026″
“GELLER Mihail NEKRIC Aleksandr”,”Storia dell’URSS dal 1917 a Eltsin.”,”‘L’uomo del futuro sarà quello dotato della memoria più lunga’ Nietzsche. Mihail Geller è nato nel 1922 e si è laureato in scienze storiche. Dal 1969 ha insegnato alla Sorbona di Parigi. É morto nel 1997. Aleksandr Nekric è nato nel 1920 e si è laureato in scienze storiche. Dal 1950 al 1976 è stato membro dell’Istituto di Storia dell’Accademia delle Scienze dell’URSS. Dal 1976 si è occupato di ricerche russe presso l’Università di Harvard.”,”RUSU-008-FL”
“GELLNER Ernest”,”L’aratro, la spada, il libro. La struttura della storia umana.”,”Di origine polacca, Ernest Gellner, già professore di Filosofia alla London School of Economica, insegna Antropologia sociale all’Università di Cambridge.”,”TEOS-119-FL”
“GELVIN James L.”,”Storia del Medio Oriente moderno.”,”GELVIN James L. è docente di storia alla UCLA. Ha già pubblicato presso Einaudi: ‘Il conflitto israelo-palestinese: cent’anni di guerra’ (2007).”,”VIOx-166″
“GELVIN James L.”,”Il conflitto israelo-palestinese. Cent’anni di guerra.”,”GELVIN James L. (1951) insegna storia all’Università di Los Angeles. E’ autore di ‘Divided Loyalties: Nationalism and Mass Politics in Syria at the Close of Empire’ (1998) e di ‘The Modern Middle East: A History’ (2007) La grande rivolta del 1936-1937 (pag 142-143) “”La Grande rivolta scoppiò nell’aprile 1936 sulla scia dell’uccisione di due ebrei a Nablus. Le uccisioni scatenarono rappresaglie, le rappresaglie ulteriori rappresaglie. La spirale della violenza suscitò una duplice risposta nella comunità palestinese: quella dei notabili e dei loro alleati tra i vari partiti nazionalisti che dominavano; quella della fasce popolari. I notabili più influenti decisero di seppellire l’ascia di guerra e di unire le loro forze. Costituirono l’Alto comitato arabo con a capo Ami’n al-Husaini. Ami’n era nato a Gerusalemme nel 1893, in una delle famiglie più potenti del notabilato gerosolimitano. Gli agiografi nazionalisti l’hanno dipinto quale nemico implacabile del sionismo e dei britannici; il che corrisponde solo in parte a verità. E’ vero, infatti che gli Husaini godono tutt’oggi della reputazione, presso i palestinesi, di essere una delle poche famiglie del notabilato a non aver venduto neppure un metro di terra ai sionisti, ma è anche vero che, nel periodo immediatamente successivo alla Prima guerra mondiale, godettero del favore britannico. Ami’n fu addirittura presidente del Consiglio supremo musulmano, istituito per amministrare i tribunali islamici e i lasciti religiosi, e gran muftí (autorità clericale che emette pareri legali in base al diritto islamico) di Gerusalemme. Va ricordato che sia il Consiglio supremo musulmano, sia la carica di gran muftí di Gerusalemme furono un’invenzione dei britannici. Britannici che, però, non vollero concedere il loro appoggio unicamente agli Husaini. Dopo un sanguinoso tumulto antisionista a Gerusalemme nel 1920, i britannici licenziariono il sindaco, Musa Kazim al-Husaini, e lo sostituirono (Dio non voglia!) con una appartenente al clan rivale dei Nashashibi. La mossa fu certamente un affronto alla famiglia Husaini; ma fu, in primo luogo, la posizione di questa famiglia nella società palestinese e la logica della concorrenza tra famiglie a costringere, in pratica, i suoi componenti ad assumere un atteggiamento di forte contrapposizione nei confronti della potenza mandataria. I britannici non vollero appoggiare le pretese di predominio degli Husaini, e poiché il prestigio delle famiglie di notabilato dipendeva direttamente dall’ampiezza del loro seguito, si può immaginare che gli Husaini abbiano pensato, per dirla con le parole di un anonimo uomo politico francese, «Debbo capire dove la mia gente stia andando in modo da poterla guidare», indipendentemente da quelli che potevano essere i sentimenti nei confronti di britannici e sionisti. Era pertanto quasi inevitabile che un focoso appartenente alla famiglia più influente di Gerusalemme diventasse capo dell’Alto Comitato arabo. Nelle fasi iniziali della ribellione, l’Alto comitato arabo tentò di esercitare una direzione di carattere generale, tuttavia, il vero comando fu esercitato da comitati locali, denominati, poco chiaramente, «comitati nazionali», e sorti simultaneamente a Gerusalemme, Nablus, Giaffa, Tulkarm e in altre località. Questi comitati di stampo popolare organizzarono uno sciopero generale e misero in atto il boicottaggio delle attività commerciali degli ebrei; tattiche avallate dall’Alto comitato arabo. Per ridurre al minimo il danno arrecato ai palestinesi da queste strategie di lotta, i comitati nazionali crearono «comitati alimentari e di approvvigionamento» nei quartieri delle città. Finanziati da donazioni volontarie e forzate, da prelievi sui salari di coloro che continuavano a lavorare, da contributi di simpatizzanti provenienti dall’interno del mondo arabo, questi comitati rifornivano i quartieri cittadini del necessario alla sopravvivenza e versavano sussidi in denaro alle famiglie dei lavoratori in sciopero. (…) Le misure antisommossa adottate dai britannici pur suscitando reazioni, si mostrarono efficaci nella repressione della rivolta nelle città. Si adottarono, perciò, le tattiche dello sciopero generale e del boicottaggio da parte dei capi della resistenza. Le autorità mandatarie e gli impiegati ebrei erano ben felici di sostituire i dipendenti arabi che aderivano allo sciopero con lavoratori ebrei, e il boicottaggio servì solamente ad approfondire la divisione tra le due comunità: obiettivo comunque perseguito dalla dirigenza dello Yishuv. Sciopero e boicottaggio dissanguarono la popolazione palestinese delle città, mentre il prelievo forzato di danaro e preziosi dalle famiglie palestinesi abbienti divise il movimento secondo linee di classe. Nel luglio 1936, la rivolta nelle città si era di fatto esaurita, benché lo sciopero generale si trascinasse stancamente per altri tre mesi. Ami’n al-Husaini e la sua famiglia si trovarono sconfitti e l’Alto comitato arabo aveva smesso di funzionare come istituzione. Con la pacificazione delle città, la ribellione si trasferì nelle campagne”” (pag 142-145)”,”VIOx-199″
“GELVIN James L.”,”Storia del Medio Oriente moderno.”,”James L. Gevin è docente di storia alla UCLA. Ha già pubblicato (Einaudi) ‘Il conflitto israelo-palestinese: cent’anni di guerra’ (2007). Nel corso della rivoluzione gli uomini utilizzano ‘gli spiriti del passato’ e ne adottano le grida di battaglia “”La repubblica islamica ricorse addirittura a consulenti del Fondo monetario internazionale per essere consigliata sul cambiamento del corso economico. Anwar al-Sadat si sarebbe sentito come a casa sua. La purezza della società è messa al primo posto dalla dottrina ufficiale, ma c’è chi sostiene che la rivoluzione non abbia avuto molte ripercussioni su gran parte della vita quotidiana. È vero che il vestiario delle donne è stato regolato con maggior rigidità, ma è anche vero che le ragazze continuano ad andare a scuola e le donne ad avere il diritto di voto. In sostanza, la richiesta della rivoluzione relativa alla purezza della società può essere posta sullo stesso piano della richiesta dei rivoluzionari francesi di una società basata sulle «virtù repubblicane», e persino della richiesta di equità sociale avanzata dai terzomondisti. Certo, la rivoluzione islamica si è richiamata al modello della prima comunità islamica, ma quale rivoluzione non s’è voltata indietro a guardare un passato più o meno remoto? Come ha scritto Karl Marx più di cent’anni prima della Rivoluzione iraniana: «Proprio nel momento in cui gli uomini sembrano impegnati a rivoluzionare le cose e se stessi (…) utilizzano al proprio servizio gli spiriti del passato, ne assumono il nome, ne adottano le grida di battaglia e i costumi per realizzare una nuova scena storica con i costumi e la lingua di quel passato venerato. Così Lutero si mascherò da apostolo Paolo e la rivoluzione del 1789-1814 vestì, alternativamente, i panni della repubblica romana e dell’Impero romano””. Va inoltre ricordato, per la precisione, che rifiuto dell’occidentalizzazione e adozione dell’«autenticità culturale» sono parte integrante della tradizione culturale occidentale e, in particolare, del romanticismo ottocentesco. La Rivoluzione iraniana può avere attinto al modello rivoluzionario occidentale anche per altro verso. Dopo il regno del Terrore della Rivoluzione francese, i moderati presero il sopravvento e posero fine agli eccessi rivoluzionari degli estremisti. Poiché ciò avvenne nel mese di Termidoro, gli storici hanno preso l’abitudine di chiamare «Termidoro» il periodo di relativa calma e ricostruzione che normalmente segue all’iniziale vampata rivoluzionaria”” (pag 366-367) [James L. Galvin, Storia del Medio Oriente moderno, Einaudi, Torino, 2009]”,”TURx-002-FGB”
“GEMELLI Giuliana”,”Le elites della competenza. Scienziati sociali, istituzioni e cultura della democrazia industriale in Francia, 1880-1945.”,”Giuliana GEMELLI insegna storia dell’Europa all’Univ di Bologna. Tra i suoi studi: ‘Fernand Braudel e l’Europa universale’, MARSILIO. 1990.”,”FRAV-006″
“GEMKOW Heinrich BARTEL Horst BECKER Gehrard DLUBEK Rolf KUNDEL Erich ULLRICH Horst; coautori: Heinz HELMERT Martin HUNDT Wolfgang JAHN Rosie RUDICH Wolfgang SCHRÖDER Richard SPERL Inge TAUBERT Walter WITTWER”,”Frederick Engels. A Biography.”,”GEMKOW Heinrich BARTEL Horst BECKER Gehrard DLUBEK Rolf KUNDEL Erich ULLRICH Horst; coautori: Heinz HELMERT Martin HUNDT Wolfgang JAHN Rosie RUDICH Wolfgang SCHRÖDER Richard SPERL Inge TAUBERT Walter WITTWER”,”MAES-014″
“GEMKOW Heinrich”,”Friedrich Engels’ Hilfe beim Sieg der deutschen Sozialdemokratie über das Sozialistengesetz. (Il contributo di Friedrich Engels nella vittoria della Socialdemocrazia tedesca contro le leggi antisocialiste)”,”””Il contributo di Engels nella vittoria della Socialdemocrazia tedesca contro le leggi antisocialiste”””,”MAED-355″
“GEMKOW Heinrich, collaborazione di Oskar HOFFMANN Heinz HÜMMLER Erich KUNDEL Karl OBERMANN Horst ULLRICH Gerhard WINKLER”,”Karl Marx. Eine Biographie.”,”””Im Herbst 1851 begann Marx’ Mitarbeit an der Zeitung. Engels hal ihm dabei. Er übersetzte in den ersten Jahren die Marxschen Manuskripte ins Englische – Marx fühlte sich in der englischen Sprache zunächst noch unsicher – und schrieb selbst zahlreiche Aufsätze und Artikelserien, die unter Marx’ Namen nach New York geschickt wurden. Über zehn Jahre arbeitete Marx an der Zeitung mit. Es gab kaum ein bedeutendes politisches oder soziales Ereignis in dieser Zeit, das Marx und Engels in ihren insgesamt über 500 Aufsätzen in der “”New-York Daily Tribune”” nicht behandelten. Ob es sich um das zähe Ringen der englischen Arbeiterklasse, um die wechselvollen Schicksale des bonapartistischen Regimes in Frankreich, die Hintergründe des Krimkrieges, ob um die offenen und geheimen Absichten der englischen Außenpolitik oder um das mühsame Wiederaufleben der demokratischen Bewegung in Deutschland handelte – stets verstanden sie, die Gebrechen der kapitalistichen Ordnung bloßzulegen, die reaktionären Verhältnisse in den europäischen Staaten zu enthüllen und den Leser zu der Schlußfolgerung zu führen, daß nur das Proletariat die unmenschlichen Zustände der alten Gesellschaft beseitigen kann. Manche der Marxschen Artikel wurden auch in englischen Zeitungen nachgedruct oder als Flugblätter in England verbreitet.”” (pag 220) [Heinrich Gemkov, e altri, Karl Marx. Eine Biographie, 1967] (pag 220)”,”MADS-564″
“GEMKOW Heinrich, collaborazione di HOFFMANN Oskar HÜMMLER Heinz KUNDEL Erich OBERMANN Karl ULLRICH Horst WINKLER Gerhard”,”Karl Marx. Eine Biographie.”,”””Niemand ersehnte leidenschaftlicher als Marx ein baldiges Wiederaufleben der revolutionären Bewegung in Europa und vor allem in Deutschland. “”Die Revolutionen sind die Lokomotiven der Geschichte”” (K. Marx, ‘Die Klassenkämpfe in Frankreich 1848 bis 1850’, MEW Bd 7 S. 85), hatte er in den ‘Klassenkämpfe in Frankreich 1848 bis 1850″” geschrieben und voll ungebrochener Siegeszuversicht erklärt: “”Die Revolution ist tot! – Es lebe die Revolution!”” (ibid). Die Erwartung, daß die Revolution in nächster Zukunft wiede ausbrechen werde, hatte ihm auch bei der Abfassung der beiden “”Ansprachen an den Bund”” die Feder geführt. (…) So geschah es auch 1850, als Marx und Engels im Laufe des Sommers auf Grund ihrer ökonomischen und politischen Studien zu der Überzeugung kamen, “”daß die Welthandelskrise von 1847 die eigentliche Mutter der Februar – und Märzrevolutionen”” (F. Engels, Einleitung zu ‘Die Klassenkämpfe’, Ausgabe 1895, MEW Bd 7 S. 512) und die Mitte 1848 wieder einsetzende Konjunkturperiode die ökonomische Grundlage für die wiedererstarkte europäische Reaktion war.”” [Heinrich Gemkow e altri, Karl Marx. Eine Biographie, 1968]”,”MADx-771″
“GEMMA Scipione”,”Storia dei trattati e degli atti diplomatici europei dal Congresso di Vienna (1815) ai giorni nostri.”,”GEMMA Scipione era professore emerito dell’ Università di Bologna.”,”RAIx-095″
“GENDARME Rene”,”L’ analyse economique regionale. Realisme ou illusionnisme des methodes.”,”L’A è professore all’ Università di Nancy.”,”FRAE-012″
“GÉNÉREUX Jacques”,”Les Vraies Lois de L’Économie.”,”Jacques Généreux, professeur à Sciences Po., est l’auteur de dix.huit ouvragrs, parmi lesquels des manuels best-sellers d’économie et des essais remarqués (notamment Manuel critique du parfait Européen, Seuil, 2005).”,”ECOT-198-FL”
“GENEVOIX Maurice”,”Ceux de 14.”,”GENEVOIX Maurice: (Decize [Francia], 29/11/1890 – Jávea [nei pressi di Alicante, Spagna], 8/9/1980). Scrittore francese. Ammesso alla Scuola Normale superiore fu richiamato alle armi come ufficiale della riserva allo scoppio della Prima guerra mondiale. Mobilitato nel 106° reggimento di fanteria nell’agosto 1914, partecipò ai combattimenti che misero fine all’avanzata tedesca a nord di Bar-le-Duc all’inizio di settembre 1914 (estremità orientale della battaglia della Marna e poi ai violenti scontri nel settore della Mosa, con il grado di luogotenente). Particolarmente traumatici furono i combattimenti presso il villaggio di Les Éparges, nei pressi di Verdun, al punto da segnarne i futuri tratti autoriali. Il 25 aprile del 1915 fu ferito gravemente al braccio sinistro rendendone necessario il ricovero in ospedale per sette mesi. Perduto l’uso della mano sinistra venne riformato. L’anno seguente iniziò a pubblicare una serie di racconti centrati sulla sua esperienza sul fronte occidentale e raccolti in quattro volumi nel 1949 con il titolo “”Ceux de 14″” (qui propone l’approccio dello scrittore che teme che i combattenti partiti nell’estate del 1914 sarebbero gradualmente caduti nell’oblio). Ammalatosi di febbre spagnola nel 1919, si trasferì nel suo paese natale, continuò il suo lavoro di scrittore, insignito di premi e riconoscimenti. Morì nel 1980. In occasione del centenario della fine della Prima guerra mondiale, il Presidente francese E. Macron annunciò la traslazione delle spoglie di Genevoix presso il Pantheon di Parigi. La cerimonia si svolse poi nel 2020. «Questa giornata termina in modo triste e tragico. L’avvicinarsi della notte pesa sui miei reni. Nell’oscurità invadente, il fetore dei cadaveri peggiora e si diffonde. Sono seduto in fondo alla trincea, con le mani incrociate sulle ginocchia piegate; e sento davanti a me, dietro di me, per tutta la pianura, il chiaro clangore dei picconi contro le pietre, il fruscio delle pale che sollevano la terra e il mormorio di voci soffocate. A volte qualcuno che non puoi vedere tossisce e sputa. La notte ci avvolge, il nemico non ci vede così possiamo sepellire i nostri morti.» (pg 40, traduz. d. r.)”,”QMIP-053-FSL”
“GENNARI Mario”,”Trattato di pedagogia generale.”,”Il pensiero pedagogico ha l’obbligo di sviluppare ‘teorie’ sulle ‘prassi’ umane (pag 24) Mario Gennari è professore ordinario di Pedagogia Generale e Filosofia della formazione umana nell’Università degli Studi di Genova. Crasi. Nella grammatica greca, contrazione della vocale finale di una parola con la vocale iniziale della parola successiva. In linguistica, fusione di una vocale con la successiva; nella medicina ippocratica, mescolanza degli umori; contemperamento, fusione, composizione… La crasi, di base, è una mescolanza. La riconosciamo anche in parole come discrasia, idiosincrasia, come pure nel cratere. E non ci stupisce scoprire che si è riaffacciata in italiano anche come termine della medicina di Ippocrate – indicando la mescolanza degli umori fondamentali (ma il riferimento può anche essere a medicine). Eidos. eidos Traslitterazione del gr. «aspetto, forma». Termine filosofico con cui Platone designa l’idea, Aristotele la forma. Ripreso da Husserl per designare l’essenza oggetto d’intuizione. (trec)”,”GIOx-124″
“GENNARO LERDA Valeria a cura; saggi di Carl J. VIPPERMAN James CEASER Walter T.K. NUGENT Anna Maria MARTELLONE Ellen GINZBURG MIGLIORINO Jean E. FRIEDMAN Ferdinando FASCE Pierangelo CASTAGNETO Robert C. BANNISTER Paul M. GASTON Valeria GENNARO LERDA”,”Città e campagna nell’ età dorata. Gli Stati Uniti tra utopia e riforma.”,”Atti del Seminiario annuale di specializzazione promosso dal Comitato Italiano per la Storia Nordamericana (CISNA), Centro di Studi Americani, 13-17 maggio 1985. Direttore del seminario: Valeria GENNARO LERDA. Saggi di Carl J. VIPPERMAN James CEASER Walter T.K. NUGENT Anna Maria MARTELLONE Ellen GINZBURG MIGLIORINO Jean E. FRIEDMAN Ferdinando FASCE Pierangelo CASTAGNETO Robert C. BANNISTER Paul M. GASTON Valeria GENNARO LERDA”,”MUSx-090″
“GENNARO Giovanni”,”L’ operaio immaginario. La figura dell’ operaio in una società non industrializzata.”,”L’A ringrazia per l’ aiuto i professori Francesco ALBERONI Paolo AMMASSARI e Franco LEONARDI. Comitato scientifico ISVI (1976-78): Franco LEONARDI (presidente) Francesco ALBERONI Guido BAGLIONI Franco CAZZOLA Gino GERMANI Paolo LEON Alberto MARADI Salvatore MAZZAMUTO Emilio REYNERI Elio ROSSITTO Alberto SPREAFICO Paolo SYLOS LABINI Luigi VAJOLA. La collana degli ISVI Papers è diretta da Mario CACIAGLI e Franco CAZZOLA. “”Da un altro aspetto, benché i dati non possano legittimare la formulazione di inferenze ad ampio raggio, si può con tranquillità asserire che una raffinata educazione intellettuale non sia stata proprio contemplata nel modello culturale delle donne dei ceti alti. Se si incrocia il titolo di studio della madre con la professione del padre degli intervistati, si nota come il monopolio dei titoli di studio più elevati non spetti alle mogli della upper class. Queste possiedono difatti circa il 30% dei diplomi e il 17% delle licenze medie. Nessuna di esse, inoltre, per quel che concerne la III e IV classe d’ età, risulta in possesso di una laurea. Per inciso, sembra che le più “”colte”” siano le madri sposate ad impiegati: a loro appartiene il 30% dei diplomi e il 37% delle licenze medie.”” (pag 69)”,”ITAS-099″
“GENNARO LERDA Valeria”,”La frontiera del grano (1896-1918). L’Ovest nella storia canadese.”,”Valeria Gennaro Lerda è Docente di Storia Americana e Storia Canadese presso l’Università di Genova dal 1976. Ha soggiornato a lungo negli Stati Uniti e in Canada per ricerca.”,”CANx-010″
“GENNARO LERDA Valeria”,”Il Sud degli Stati Uniti nell’età delle riforme. Volume I. “”Il suono delle nostre voci””: il riformismo sociale delle donne nel Sud degli Stati Uniti (1877-1920).”,”Valeria Gennaro Lerda è Docente di Storia Americana e Storia Canadese presso l’Università di Genova dal 1976. Ha soggiornato a lungo negli Stati Uniti e in Canada per ricerca. Chiese evangeliche. “”Il nero era comunque considerato inferiore e bisognoso dell’aiuto paternalistico dei bianchi, animati verso la popolazione di colore dallo stesso spirito che li aveva spinti nelle missioni all’estero. Perciò questione razziale e “”liquor question”” si intrecciavano nella storia del riformismo sudista e nella storia delle chiese evangeliche”” (pag 71)”,”DONx-086″
“GENNARO LERDA Valeria a cura; saggi di Massimo RUBBOLI Gerard F. RUTAN Ronald D. TALLMAN David J. BERCUSON Paul-André LINTEAU Jack L. GRANATSTEIN Richard J. DIUBALDO Angelo PRINCIPE Daniel DRACHE Valeria GENNARO-LERDA”,”Canada e Stati Uniti.”,”Valeria Gennaro Lerda è Docente di Storia Americana e Storia Canadese presso l’Università di Genova dal 1976. Ha soggiornato a lungo negli Stati Uniti e in Canada per ricerca. Notizie sulla rivolta operaia nell’Ovest Crollo della One Big Union canadese”,”CANx-011″
“GENNARO LERDA Valeria”,”Dall’arcadia alle riforme. Studi sul Sud degli Stati Uniti.”,”La raccolta prende in esame l’evoluzione della filosofia agraria nel Sud degli Stati Uniti. Il pensiero di Joh Taylor ai movimenti riformistici del populismo e della Progressive Era. Conclude il volume una rassegna delle più recenti correnti storiografiche statunitensi sui grandi temi della campagna e della città nel Nuovo Sud, tra ottocento e novecento inglese. Valeria Gennaro Lerda è Docente di Storia Americana e Storia Canadese presso l’Università di Genova dal 1976. Ha soggiornato a lungo negli Stati Uniti e in Canada per ricerca. Contiene il capitolo 6: ‘Alexander McKelway, Edgar G. Murphy ed il movimento per l’abolizione della manodopera infantile nell’industria tessile del Sud (1890-1920) (pag 143-178)”,”USAG-085″
“GENNARO-LERDA Valeria MACCARINI Roberto, a cura; saggi di Pat ROOME Nadia FERRARA Valeria GENNARO LERDA Chiara VANGELISTA Gabriela DALLA-CORTE CABALLERO Stephen T. WHITMAN Elizabeth TURNER Alessandra LORINI Constance SCHULZ”,”Oltre l’Atlantico. Ruoli di donne nelle società del Canada e delle Americhe. Beyond the Atlantic. Women’s Roles in Canadian and American Societies.”,”Testi in lingua italiana e inglese”,”CANx-014″
“GENNART Paul E.”,”La matematica moderna.”,”Paul E. Gennart è docente di matematica generale, di ricerca operativa, di analisi numerica e di programmazione, direttore del Centro di Calcolo Numerico della Reale Scuola Militare di Bruxelles, membro dell’Associazione francese per la Cibernetica Economica e Tecnica.”,”SCIx-127-FL”
“GENOVESE Eugene D.”,”The Political Economy of Slavery. Studies in the Economy and Society of the Slave South.”,”GENOVESE Eugene D. professore di storia, Sir George Williams University, Montreal. “”Le critiche di Lennard, Bennett, e Usher in modo soddisfacente dispongono delle tesi di un assoluto e continuo deterioramento del suolo, ma noi dobbiamo tener conto del ruolo dell’ impoverimento del suolo nei cambiamenti che si ebbero nelle campagne inglesi dopo il 1200. La priduzione minima di otto o nove bushels per acro poteva fare poco più che consentire ai contadini di sopravvivere. I cambiamenti economici del sedicesimo secolo richiesero di più del mantenimento della produzione minima; essi richiesero un incremento marcato di produttività per sostenere uno sviluppo della popolazione urbana e la domanda di una mercato mondiale in via di sviluppo. Così se fu consentito che una agricoltura a bassa produttivita per aree locali, si doveva però adeguare la produzione agricola alla competizione nazionale e ai mercati internazionali, le vie dovevano essere trovate nell’ incremento del rendimento. Lo sfruttamento commerciale richiesto dal capitalismo fece aumentare la domanda di suolo.”” (pag 87)”,”USAE-050″
“GENOVESE Eugene D.”,”From Rebellion to Revolution. Afro-American Slave Revolts in the Making of the Modern World.”,”TOUSSAINT L’ OUVERTURE, brillante leader della vittoriosa rivolta di schiavi a San Domingo costituisce per GENOVESE un punto di svolta nella storia delle rivolte degli schiavi e nella storia dello spirito umano. E.D. GENOVESE professore di storia all’ Università di Rochester, è direttore di ‘Marxist Perspectives’, un membro dell’ Academy of Arts & Science, e ha un passato di presidente dell’ organizzazione degli storici americani. E’ autore di varie opere (v. 4° copertina). “”Questo motivo per l’ insurrezione (l’ abolizione decretata dall’ alto del governo ma di fatto soppressa dalle classi proprietarie e dalla burocrazia, ndr) apparve negli Stati Uniti ma non così spesso durante il XIX secolo rispetto al XVIII. Perfino quando la crisi della secessione si accese al calor bianco, specialmente dopo l’ elezione di Lincoln, si ebbero effetti di crescita di aspettative di emancipazione radicalmente diversi piuttosto che la proclamazione di una emancipazione stabilita e poi soppressa. Lewis Clark, un ex-schiavo che scappò per dedicarsi alla narrazione delle proprie vicende, sostenne persino che quando gli schiavi in Kentucky udirono dell’ emancipazione nelle Indie Occidentali britanniche, essi divennero meno militanti perché considerarono la loro emancipazione una questione di tempo.”” (pag 25)”,”CONx-129″
“GENOVESE Eugene D.”,”Neri d’america.”,”Contiene tra l’altro: – Materialismo e idealismo nella storia della schiavitù dei negri nel continente americano – Classe e nazionalità nell’America nera – Interpretazioni marxiste del sud schiavistico “”Anche i marxisti più zelanti devono riconoscere che la produzione storica marxista negli Stati Uniti non ha dato di che rallegrarsi, non essendosi neppure avvicinata al livello dei marxisti inglesi quali Christopher Hill, Eric J. Hobsbawm e E.P. Thompson. La letteratura marxista sul sud schiavistico e sulle origini della crisi secessionista lascia ancora più a desiderare, particolarmente se confrontata con gli studi sulla società schiavistica brasiliana fatti da studiosi marxisti quali Caio Prado Junior, Octavio Ianni e Fernando Henrique Cardoso. I risultati sono così miseri che sarebbe giustificato ignorarli del tutto, se non fossero diventati stranamente importanti nell’ambito dei circoli intellettuali tradizionali e se il marxismo non avesse tanto da fornire all’interpretazione della storia americana”” (pag 296-297)”,”CONx-009-FF”
“GENSINI Gastone GRUPPI Luciano”,”Lenin e lo Stato.”,” Stato e rivoluzione: la sua collocazione storica. Sviluppando questa impostazione Lenin, tra l’ agosto e il settembre 1917, scrive ‘Stato e rivoluzione. La dottrina marxista dello Stato e i compiti del proletariato nella rivoluzione”” (1). Ciò fa comprendere che “”Stato e rivoluzione”” obbedisce a un compito preciso, viene scritto nel vivo della rivoluzione russa , poco prima della vittoria dell’ Ottobre, quando si tratta di preparare l’ insurrezione armata e quando già il partito bolscevico si pone questo compito””. (pag 17) Opera incompiuta. Manca l’ ultimo capitolo progettato. (1) Una parte di questo lavoro era stata affrontata in precedenza: la parte documentaria. Lenin non riuscirà a scrivere l’ ultimo capitolo: “”l’ esperienza delle rivoluzioni russe del 1905 e del 1917″” per essere stato “”impedito”” dalla crisi politica, vigilia della Rivoluzione d’ottobre”,”PCIx-231″
“GENTELLE Pierre”,”La Chine.”,”GENTELLE è Chargé de recherches al CNRS. La collana ‘Magellan, la geographie et ses problems’ è diretta da Pierre GEORGE.”,”CINx-055″
“GENTELLE Pierre a cura”,”L’ Etat de la Chine et de ses habitants.”,”Direzione Pierre GENTELLE, Comitato di redazione: Claude AUBERT Patrice de-BEER Brigitte BERTIER Jean-Pierre CABESTAN Michel CARTIER Chantal CHENANDRO Yves CHEVRIER Serge CORDELLIER Jean-Luc DOMENACH Pierre GENTELLE Francois GEZE Marie HOLZMAN Hsiung PINGMING Francois JOYAUX Roland LEW Thierry PAIRAULT Alain ROUX; redazione di”,”CINx-083″
“GENTELLE Pierre a cura; saggi di Viviane ALETON Isabelle ANG Francoise AUBIN Brigitte BERTHIER Michel CARTIER Maurice COYAUD Ken DEAN Catherine DESPEUX Danielle ELISSEEFF Pierre GENTELLE Caroline GYSS-VERMANDE Marie HOLZMAN Jacques LEMOINE Jean LEVI Henri-Jean MARTIN Georges METAILIE’ Christine MOLLIER Carole MORGAN Sylvie PASQUET Francoise SABBAN Michel STRICKMANN Joel THORAVAL Pierre-Etienne WIL I-CHUAN WU-BEYENS”,”Chine. Peuples et civilisation.”,”Saggi di Viviane ALETON Isabelle ANG Francoise AUBIN Brigitte BERTHIER Michel CARTIER Maurice COYAUD Ken DEAN Catherine DESPEUX Danielle ELISSEEFF Pierre GENTELLE Caroline GYSS-VERMANDE Marie HOLZMAN Jacques LEMOINE Jean LEVI Henri-Jean MARTIN Georges METAILIE’ Christine MOLLIER Carole MORGAN Sylvie PASQUET Francoise SABBAN Michel STRICKMANN Joel THORAVAL Pierre-Etienne WIL I-CHUAN WU-BEYENS GENTELLE geografo e archeologo, è directeur de recherche al CNRS. Ha diretto ‘L’Etat de la Chine’ (1989). Il quadrato e il rettangolo nella geometria agricola cinese. “”La civiltà cinese sembra così sottoposta al ritorno periodico di riforme possenti, che hanno tutte come visione il rimodellamento egualitario delle terre coltivate e la loro organizzazione secondo regole geometriche, mentre le generazioni successive di contadini sembrano prendere un maligno piacere a imporre il loro “”disordine”” eterno dei campi. Questa tendenza sui tempi lunghi si è ancora recentemente rivelata con il conflitto tra collettivizzazione – che ha portato raggruppamento e geometrizzazione dei campi – e decollettivizzazione – che si è tradotta a partire dal 1982 nella parcelizzazione delle grandi superfici e nella sparizione progressiva delle grandi superfici quadrate dei campi.”” (pag 115)”,”CINE-008″
“GENTELLE Pierre a cura; direzione di Pierre GENTELLE, Comitato di redazione: Claude AUBERT Patrice de-BEER Brigitte BERTIER Jean-Pierre CABESTAN Michel CARTIER Chantal CHENANDRO Yves CHEVRIER Serge CORDELLIER Jean-Luc DOMENACH Pierre GENTELLE Francois GEZE Marie HOLZMAN Hsiung PINGMING Francois JOYAUX Roland LEW Thierry PAIRAULT Alain ROUX”,”L’Etat de la Chine et de ses habitants.”,”Direzione Pierre GENTELLE, Comitato di redazione: Claude AUBERT Patrice de-BEER Brigitte BERTIER Jean-Pierre CABESTAN Michel CARTIER Chantal CHENANDRO Yves CHEVRIER Serge CORDELLIER Jean-Luc DOMENACH Pierre GENTELLE Francois GEZE Marie HOLZMAN Hsiung PINGMING Francois JOYAUX Roland LEW Thierry PAIRAULT Alain ROUX”,”STAT-356″
“GENTILE Giovanni”,”Giordano Bruno nella storia della cultura.”,”””Il filosofo medievale diceva: credo ut intelligam; Bruno vi dice chiaro e netto: non credo ut intelligam. E altrettanto, a modo suo, ripeterà Galileo nella celebre Lettera alla Granduchessa Madre (1615) (…). Questa è la nuova coscienza scientifica, che si accinge a guardare il reale con occhio non sorpreso da nebbie. Questo è l’ inizio dell’ età moderna dello spirito umano”” (pag 88).”,”ITAG-061″
“GENTILE Giovanni”,”Studi sul Rinascimento.”,”””Egli sa bene (Voss, ndr), con Democrito, che ‘veritas alto saepe puteo pressa latet’ (la verità somma si nasconde spesso nel profondo, ndr); ma, salvo qualche buon precetto e il ricordo dell’ esempio insigne d’un Polibio e di un Tucidide che non risparmiarono viaggi e fatiche per venire in possesso della verità, non sa che dire agli storici che volessero cavarla dal pozzo. Avverte che non bisognerà prendere per moneta corrente tutto ciò che è detto dalle fonti, né rifiutare ogni fede a chi sia stato colto una volta in fallo. Ma tutto finisce lì. Soltanto in un punto accenna ai tentativi fatti da scrittori precedenti per fornire regole utili alla critica delle fonti, a fin di distinguere quelle che meritano considerazione da quelle che non ne meritano””. (pag 242)”,”ITAG-121″
“GENTILE Emilio”,”Renzo De Felice. Lo storico e il personaggio.”,”Emilio GENTILE insegna storia contemporanea all’ Università di Roma La Sapienza. Ha pubblicato vari libri tra cui ‘L’ Italia giolittiana. La storia e la critica’ (1977), ‘Fascismo, storia e interpretazione’ (2003). “”Nello stesso periodo, ancora studente, mentre svolgeva attività politica, De Felice iniziò a pubblicare recensioni e schede di libri storici, specialmente sulla rivista marxista “”Società””. (pag 23) “”Nei primissimi scritti di De Felice, pubblicati a partire dal 1953, l’ adesione al marxismo come canone storiografico e i riflessi della militanza politica nel Partito comunista sono evidenti. Per qualche tempo, nella sua formazione culturale, fu presente anche l’ influenza del pensiero di Antonio Gramsci””. (pag 23) “”Revisione, non revisionismo. Il richiamo al carattere antifascista della sua storiografia, da parte di De Felice, non era retorico. Più volte, infatti, De Felice dichiarò la sua avversione nei confronti di qualsiasi tentativo di riabilitazione del fascismo attraverso quello che potremo definire un “”revisionismo programmato””””. (pag 70)”,”STOx-086″
“GENTILE Giovanni”,”Politica e cultura.”,”GENTILE sulla violenza squadristica: “”Giovani risoluti, armati, indossanti la camicia nera, ordinati militarmente, si misero contro la legge, per instaurare una nuova legge; forza armata contro lo Stato per fondare il nuovo Stato. Lo squadrismo agì contro le forze disgregatrici antinazionali, la cui attività culminò nello sciopero generale del luglio 1922 e finalmente osò l’ insurrezione del 28 ottobre 1922, quando colonne armate di fascisti dopo aver occupato gli edifici pubblici delle provincie, marciarono su Roma La marcia su Roma, nei giorni in cui fu compiuta e prima, ebbe i suoi morti soprattutto nella Valle Padana. Essa, come in tutti i fatti audaci di alto contenuto morale, si compì da prima tra la meraviglia e poi l’ ammirazione, e in fine il plauso universale””. (pag 13)”,”ITAF-163″
“GENTILE Giovanni, a cura di E. GARIN”,”Opere filosofiche. La teoria dello spirito come atto puro, Marx, Hegel, gli interventi e le polemiche. Un confronto senza pregiudizi con i testi fondamentali.”,”GENTILE G. (1875-1944) fu protagonista insieme con CROCE del rinnovamento filosofico e culturale italiano negli anni precedenti la prima guerra mondiale. Come ministro dell’ istruzione (1922-1924) attuò la riforma della scuola (Gentile). Polemica Croce Gentile. “”Il libro (di Gentile, la Riforma della dialettica hegeliana, ndr) andò presto esaurito, e nell’ ottobre del 1917 Gentile licenziava la nuova edizione, la seconda, che vide la luce nel ’18 presso Enrico Spoerri, che nel 1899 aveva pubblicato La filosofia di Marx (Teoria generale dello spirito come atto puro. Seconda edizione riveduta e accresciuta). Nella prefazione Gentile sottolineava le novità della edizione: “”(…) e aggiungendo da ultimo due capitoli (…), in cui la dottrina è riassunta, ne è definito l’ indirizzo e il carattere, e si risponde a un’ accusa, che tra origine da una inerpretazione speciosa ma inesatta del mio pensiero””. L’ accusa, già si è detto, è quella di Croce, esplicitamente chiamato in causa (“”il mio amico B. Croce””) in nota, all’ inizio dell’ ultimo capitolo, il XVIII, intitolato Idealismo o misticismo?.”” (pag 448-449)”,”FILx-327″
“GENTILE Sara”,”La Francia della V Repubblica. Istituzioni politiche e sistema partitico.”,”GENTILE Sara insegna Scienza Politica e Analisi del Linguaggio Politico alla Facoltà di Scienze Politiche dell’ Università di Catania. Ha studiato i partiti politici ed il pensiero politico conservatore di fine ‘800. Ha scritto tra l’ altro ‘PCI e ordine pubblico: la sfida comunista degli anni ’70’ e ‘Capo carismatico e democrazia: il caso De Gaulle’ (1998). “”Secondo il parere pressoché concorde di giuristi, politologi ed esperti, commentatori della Costituzione del 1958, sono due i pilastri costituzionali su cui poggia la forte configurazione del potere presidenziale: l’ articolo 19 che attribuisce al Presidente alcuni poteri esenti dalla controfirma del Primo ministro; l’ articolo 5, di natura, per così dire, meno giuridica, che conferisce al Presidente la funzione di “”arbitrage”” col compito di garantire da una parte il rispetto della Costituzione e la continuità dello Stato e dall’ altra l’ indipendenza nazionale, l’ integrità del territorio ed il rispetto dei trattati (cosa questa che ne permette l’ identificazione con la Nazione nella sua interezza e sovranità).”” (pag 50) L’ arrivo di De-Gaulle e la riforma istituzionale con la 5° Repubblica. “”E’ significativo che il Presidente della Repubblica René Coty dichiari a Strasburgo nel 1957 che la Francia ha un potere esecutivo troppo debole rispetto al Parlamento e che ad essa, più che ad altre Nazioni, è necessario un Governo dotato di autorità e stabilità. Da quel momento la IV Repubblica è di fatto finita””. (pag 169)”,”FRAV-105″
“GENTILE Giovanni”,”Origini e dottrina del fascismo.”,”Dono famiglia suocero Zucch. Squadrismo. (pag 32)”,”ITAF-250″
“GENTILE Emilio”,”La via italiana al totalitarismo. Il partito e lo Stato nel regime fascista.”,”Emilio GENTILE è stato ordinario di storia contemporanea all’Univ. di Camerino dal 1981 al 1987. Ora insegna alla Sapienza di Roma. Fondo Cas”,”ITAF-269″
“GENTILE Emilio a cura; saggi di Stuart J. WOOLF Rosario ROMEO Giuseppe ORLANDO Rosario VILLARI Giampiero CAROCCI Carlo GHISALBERTI Paolo FARNETI Giordano SIVINI Leo VALIANI Pietro SCOPPOLA Giovanni SPADOLINI Gabriele DE-ROSA Giuliano PROCACCI Giorgio CANDELORO Wolfgang SCHIEDER Franco GAETA Giansiro FERRATA Valerio CASTRONOVO Alberto ASOR ROSA Giuseppe ARE Palmiro TOGLIATTI Nino VALERI Gioacchino VOLPE Alberto AQUARONE”,”L’Italia giolittiana. La storia e la critica.”,”Saggi di Stuart J. WOOLF Rosario ROMEO Giuseppe ORLANDO Rosario VILLARI Giampiero CAROCCI Carlo GHISALBERTI Paolo FARNETI Giordano SIVINI Leo VALIANI Pietro SCOPPOLA Giovanni SPADOLINI Gabriele DE-ROSA Giuliano PROCACCI Giorgio CANDELORO Wolfgang SCHIEDER Franco GAETA Giansiro FERRATA Valerio CASTRONOVO Alberto ASOR ROSA Giuseppe ARE Palmiro TOGLIATTI Nino VALERI Gioacchino VOLPE Alberto AQUARONE Emilio GENTILE è nato nel 1946, insegna presso l’Istituto di storia moderna dell’Università di Roma, è incaricato di storia moderna all’Università di Camerino.”,”ITAA-135″
“GENTILE Emilio”,”Il mito dello Stato nuovo. Dal radicalismo nazionale al fascismo.”,”Il mito dello ‘Stato nuovo’, lo stato nazionale di massa aveva le sue basi nell’antigiolittismo e trovò nel fascismo un tentativo concreto di attuazione GENTILE Emilio insegna storia contemporanea alla Sapienza di Roma.”,”ITAF-275″
“GENTILE Panfilo”,”Polemica contro il mio tempo.”,”Pag 158: gustoso ritratto dei preti politicanti fatto da Anatole FRANCE in ‘Histoire de la France contemporaine’ L’Autore. (wikip) Panfilo Gentile (L’Aquila, 1889 – Roma, 1971) è stato un giornalista, scrittore e politico italiano. « Non esistono ‘venti della Storia’. Nessuno sa mai dove ci porta la Storia » ( Panfilo Gentile, Democrazie mafiose) Personalità di stampo laico-liberale, Gentile per tutto il Novecento si eresse a voce libera e critica soprattutto contro i regimi di massa, in particolar modo fu un attento lettore, per certi versi anche anticipatore, della partitocrazia, già da allora paventata. Emblematico al riguardo il suo saggio Democrazie mafiose, del 1969, esame più che profetico sulla decomposizione dei partiti a nicchie di potere. Cercò in quel trattato di dimostrare che tutte le democrazie sono necessariamente mafiose perché tutte, vengono governate da elites demagogiche che ammaliano le masse soltanto per conservare tenacemente il potere a loro profitto. Dove il termine mafiose verso organismi ed istituzioni era da intendere come la vittoria degli interessi di parte e corporativi sull’interesse generale. Collaborò proficuamente con La Stampa, con il Corriere della sera e diresse La Nazione nel 1950 per alcuni mesi. Tentò, con scarsa fortuna, anche la via della politica convergendo nel Movimento Liberale Indipendente, costola sinistra del PLI. L’avventura durò circa tre anni, quando i due schieramenti si ricomposero sotto le insegne originarie del Partito liberale italiano. Alcune opere Democrazie mafiose L’idea liberale Opinioni sgradevoli Crisi e valori dell’italianità Polemica contro il mio tempo L’ideale d’Israele 1931 Edizioni Laterza”,”ITAP-151″
“GENTILE Giovanni, a cura di Simona GIANNANTONI”,”Lettere a Benedetto Croce. Volume primo: Dal 1896 al 1900.”,”GENTILE Giovanni “”Mi sorprende, per dirvi la verità, il vostro improvviso proposito di non occuparvi più del materialismo storico, ma non so non approvarvi, essendo parse sempre anche a me che si possa cavarne poco costrutto; e ormai le esagerazioni e le pretese del Labriola sono pressoché sfatate. Questi ultimi scritti di Sorel mi sembra che faccian sfumare il materialismo storico. – Ma non sarebbe opportuno che prima scriveste quel vostro libro sul Marx, di cui mi parlaste nello scorso luglio? Ciò che mi ha scritto il Labriola sul conto vostro coincide con quanto ha scritto anche a voi. Io ancora non gli ho risposto; ma gli dirò in proposito quello stesso che gli avete risposto voi (1). Curioso davvero quel lagnarsi con voi della stoltezza degli altri, che non s’accorgono che Croce sia una cosa diversa da Labriola, e che gli scritti di Croce se si allontanano dagli scritti di Labriola, non importano contraddizioni o pentimenti in questo, ma critiche alla sua dottrina! – (…) Nella lettera del Labriola si parla anche della ‘crisi del marxismo’; e si afferma che il solo fatto serio che vi sia, è la discordia tra il Bernstein e il Kautsky circa i limiti dell’applicazione pratica del marxismo politico (2). Ma io credo anche che siavi un altro fatto importante per lui, Labriola, teorico del marxismo, rispetto alla filosofia. Mi dice che forse scriverà prossimamente un volumetto col titolo ‘Polemica di mat. storico’ per entrare in disputa con me e con altri, vincendo certa sua ripugnanza al ‘dibattito tassativo e letterale’. Staremo a vedere. Nella edizione francese del ‘Discorrendo ecc.’ sarà (già lo saprete) un lungo post-scriptum contro di voi”” [G. Gentile a B. Croce, 24 novembre 1898] [(in) Giovanni Gentile, ‘Lettere a Benedetto Croce’. Vol I, 1972] [note: “”(1) Il Croce, nella lett. cit. diceva aver respinto l’accusa “”di aver contribuito a confondere le menti dei socialisti italiani e non italiani””, ché anzi egli si era proposto di rischiararle. Mentre riteneva meno infondata la possibilità che si fosse generata una confusione tra le sue opinioni e quelle del Labriola per la “”cortesia della forma”” che aveva adoperato nei propri scritti nel desiderio d’intendersi con lui. Ad ogni modo aveva promesso al Labriola di dissipare ogni dubbio aggiungendo ai suoi scritti opportune avvertenze; (2) v. A. Labriola, À propos du Livre de Bernstein, in “”Le mouvement socialiste’, a. I., 1899, 1° maggio, e ‘A proposito della crisi del marxismo’, in “”Rivista di socio.””, a. III, 1899, fasc. III, pp. 317-31 (in Saggi, cit., pp. 294-319)”””,”CROx-019″
“GENTILE Giovanni, a cura di Simona GIANNANTONI”,”Lettere a Benedetto Croce. Volume secondo: dal 1901 al 1906.”,”GENTILE Giovanni”,”CROx-035″
“GENTILE Giovanni, a cura di Simona GIANNANTONI”,”Lettere a Benedetto Croce. Volume terzo: dal 1907 al 1909.”,”GENTILE Giovanni”,”CROx-036″
“GENTILE Giovanni, a cura di Simona GIANNANTONI”,”Lettere a Benedetto Croce. Volume quarto: dal 1910 al 1914.”,”GENTILE Giovanni “”La mia conferenza sulla guerra fatta a Palermo per dare una lezione a quei soci della Biblioteca filosofica, che non parlavan d’altro, e volevano fare a ogni costo qualche cosa in pro’ della pace (!), è una cosa assai modesta e ragionevole (2); e non vedo perché abbia tanto dato nei nervi a quel matto del Cecconi, di cui vedo oggi la sfuriata dell’Acerba’, dove mi fa dire tutto il contrario di quel che dissi (3). La ripetei a Firenze perché pregato istantemente dal Ferrando (4), che la vide qui in bozze. Giacché a Palermo la vollero per una pubblicazione a scopo di beneficienza. E a quest’ora avrebbe già dovuto essere uscita. Ma verrà fuori in questi giorni; e vedrai che nella sostanza ho detto cose analoghe a quelle che tu hai scritte nell’Italia nostra (5), quantunque intonate a quell’ambiente.”” (pag 353) (2) G. Gentile, La filosofia della guerra, Palermo, … 1914 (3) ‘L’idealismo e la sua guerra intestina , fto Neal (Angelo Cecconi), in “”Lacerba””, 1914 (4) Guido Ferrando, direttore del Bollettino Filosofico (Fi) (5) B. Croce, Motivazione di voto, in ‘Italia nostra’ …”,”CROx-037″
“GENTILE Emilio a cura”,”Mussolini e La Voce.”,”La formazione ideologica del giovane Mussolini “”(…) qual era la posizione di Mussolini nel partito socialista. Egli era stato sempre contrario alla direzione riformista che aveva accantonato i fini rivoluzionari per cercare una graduale trasformazione democratica e pacifica del paese verso un socialismo economico molto temperato. Nei primi anni di attività politica, i motivi ideologici della sua critica affiorano ancora immaturi, fra l’intensità delle polemiche locali , intrisi di sorelismo. Negli anni 1910-1913 (gli anni dell’incontro con “”La Voce””!) tali motivi si sviluppano, si precisano, si organizzano in un certo modo omogeneo come vera e propria ideologia. In questa nuova fase di impegno ideologico opera l’influenza della cultura vociana, de “”La Voce”” come mediatrice di correnti culturali nazionali e straniere attraverso un principio unitario, quale era l’idealismo. Idealismo inteso sia come particolare concezione filosofica sia come ‘mentalità’ che non era nata soltanto dalla filosofia di Croce, ma da questa era stata alimentata con il contributo di altre filosofie (pragmatismo, volontarismo, bergsonismo ecc.). Anche il sorelismo, per alcuni aspetti, era un’espressione ideologica-politica di questo ‘idealismo’. Non a caso fu la prima “”filosofia”” politica adottata da Mussolini (…)”” (pag 13)”,”ITAF-282″
“GENTILE Emilio”,”L’apocalisse della modernità. La Grande Guerra per l’uomo nuovo.”,”Emilio Gentile, storico, insegna storia contemporanea all’Università di Roma La Sapienza. Nel 2003 ha ricevuto dall’Università di Berna il premio hans Sigrist per i suoi studi sulle religioni della politica. Collabora al ‘Sole 24 Ore””. Molte delle sue opere sono state tradotte nelle principali lingue. Ha pubblicato tra l’altro ‘De Felice. Lo storico e il personaggio’ (2003), ‘L’età giolittiana’ (2003), ‘Fascismo. Storia e interpretazione’ (2008), ‘La via italiana al totalitarismo. Il partito e lo Stato nel regime fascista’ (2008). “”La guerra era stata iniziata dai boeri l’anno precedente l’inaugurazione dell’esposizione parigina, per reagire alle imposizioni inglesi. (…) Per diciotto mesi i boeri erano riusciti a tener testa alla più grande potenza industriale del mondo, umiliandola. Poi, due mesi prima della chiusura dell’esposizione parigina, gli inglesi, forti di quasi 400.000 soldati contro 60.000 combattenti boeri, riuscirono a sconfiggerli, annettendo le due repubbliche ai loro domini coloniali. I boeri non riconobbero l’annessione e impegnarono per altri diciotto mesi, in una dura guerriglia, le truppe britanniche, che reagirono con spietata brutalità: decine di villaggi e migliaia di fattorie furono incendiati per dare la caccia ai guerriglieri e a chi li aiutava; ci furono rappresaglie con esecuzioni sommarie di civili accusati di sostenere la guerriglia e la popolazione civile fu raccolta in campi di concentramento, circondati da filo spinato e controllati da torrette con guardie armate. Circa 120.000 boeri, fra donne, vecchi e bambini, furono ammassati in questi campi, dove quasi 30.000 si ammalarono e morirono. Di questi, 20.000 non avevano più di quindici anni. Il capo dell’opposizione liberale in parlamento, Sir Henry Campbell-Bannerman, definì “”barbari”” i metodi adoperati dall’esercito inglese nei confronti della popolazione civile. La guerra ebbe termine nel maggio 1902: il bilancio di vite umane fu di 100.000 vittime fra i 365.000 soldati imperiali e gli 82.000 coloniali impegnati nel conflitto e nella repressione della guerriglia; più di 7000 furono i morti fra gli 87.000 combattenti boeri, cui vanno aggiunte le vittime dei campi di concentramento (3)”” (pag 47) (3) Cfr. E.J. Feuchtwanger, Democrazia e Impero. L’Inghilterra fra il 1865 e il 1914′, trad. it. di D. Panzieri, Bologna, 1989, p. 288 “”Già ai nostri tempi osservava Bloch, “”la guerra è diventata più terribile grazie al perfezionamento dei fucili, dei cannoni e degli esplosivi, al migliore addestramento delle truppe e ai numerosi congegni ausiliari, finora del tutto sconosciuti, di cui sono provviste. Ma, cosa ancora più importante, l’enormità del numero degli eserciti, composti da milioni di soldati, e il modo in cui hanno appreso a fortificarsi renderanno estremamente difficile approvvigionarli e proteggerli contro le intemperie”” (68). Quest’ultimo fattore, il morale e la salute degli eserciti, avrebbe assunto un’importanza cruciale nella guerra futura, perché i milioni di combattenti non sarebbero stati soldati mercenari, ma l’intera massa dei semplici cittadini impreparati ad affrontare le condizioni assolutamente nuove e terrificanti della guerra moderna nell’epoca della civiltà industriale. “”Sarà possibile indurre tutte queste masse d’uomini a sopportare gli effetti che produrranno le armi e i terribili esplosivi moderni?”” (69). La guerra futura, spiegava ancora Bloch, sarebbe stata combattuta da grandi eserciti di massa, con enormi quantità di armamenti in aumento continuo, con un’artiglieria tecnologicamente sempre più potente e micidiale, e con la massiccia mobilitazione di tutte le immense risorse demografiche, economiche, finanziarie, tecnologiche, naturali e umane, rese disponibili dalla moderna civiltà industriale: “”L’intera nazione si riunirà sotto le bandiere e il fiore della popolazione, cioè l’insieme delle forze più adatte alla produzione, sarà mandato a combattere. Il complesso meccanismo della vita di una nazione modern ne risentirà, nella guerra futura, molto più di quanto sia mai accaduto nelle guerre del passato”” (70). Inoltre, sarebbe stata una guerra lunga, combattuta sulla terra, nel cielo e nella profondità degli oceani, con terribili nuove macchine belliche, artiglieria e mitragliatrici, e con il massacro di milioni di soldati, infossati in trincee fortificate e immobilizzati da una guerra difensiva di p osizione, senza offensive risolutive e battaglie conclusive. Di conseguenza, avrebbe logorato tutti i paesi coinvolti. Ma neppure il successo finale di una delle due parti sarebbe stato veramente definitivo, perché in ogni caso l’esito di una guerra combattuta da milioni d uomini, resa orribilmente sanguinosa dagli armamenti forniti dal progresso tecnico, avrebbe inflitto ai vincitori, come ai vinti, terribili perdite umane e una rovina generale (71). “”Le conseguenze della guerra saranno più gravi nei paesi dove la civiltà è più avanzata che non nei paesi più arretrati, rovesciando l’intero sistema economico”” (72). Il sistema sociale di ogni paese belligerante ne sarebbe stato sconvolto e lo sconvolgimento sarebbe proseguito, aggravandosi, con il ritorno dal fronte di milioni di reduci duramente provati dall’esperienza della trincea”” (pag 126-127) (68) (69) (70) (71) (72) J. de Bloch, La guerre future aux points de vue technologique, économique et politique’, (in) ‘La guerre future’, Paris, 1898″,”QMIP-114″
“GENTILE Pierangelo”,”Vittorio Emanuele III.”,”GENTILE Pierangelo è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di studi storici dell’Università di Torino. Esperto di tematiche legate alla monarchia, ha pubblicato ‘L’ombra del re. Vittorio Emanuele II e le politiche di corte’ (Carocci, 2011), ‘Nelle stanze di Re Vittorio. Un inventario dagli archivi del Quirinale’ (Centro Studi Piemontesi). E’ membro del Comitato scientifico della rivista ‘Studi Piemontesi’. “”Vittorio Emanuele riuscì a far da paciere tra Cadorna e Salandra, tra Cadorna e Sonnino, tra Cadorna e Bissolati; interventi chiarificatori e mediazioni per la conciliazione dei non facili caratteri al comando degli eserciti e del Paese, opera svolta indefessamente tra il Friuli e Roma che aveva lo scopo di evitare i disastri del 1866 – quelli della terza Guerra di Indipendenza passati alla storia con il nome di due fatali località, Custoza e Lissa, e per le insanabili incomprensioni (e gelosie) tra generali e ministri – e del 1896, quando l’esercito era stato massacrato ad Adua per le velleità colonialiste crispine”” (pag 17-18)”,”QMIP-152″
“GENTILE Emilio”,”L’apocalisse della modernità. La grande guerra e l’uomo nuovo.”,”Emilio Gentile è considerato uno dei principali storici del fascismo. Fra le sue opere più importanti: ‘Il culto dfel littorio, Le origini dell’ideologia fascista, Il mito dello stato nuovo dall’antigiolittismo al fascismo, tutte edite da Mondadori “”Nell’ideologia militarista germanica, sintesi di storicismo hegeliano, di millenarismo luterano e di darwinismo sociale, erano raccolte ed esasperate tute le motivazioni esaltanti la necessità storica e biologica della guerra per lo sviluppo dell’umanità (33). La guerra era funzione essenziale dello Stato, ne era anzi il fondamento, affermava lo storico Heinrich von Treitschke, uno dei massimi teorici della politica tedesca: “”Senza la guerra non esiste lo Stato. Tutti gli Stati da noi conosciuti sono sorti dalla guerra: il primo ed essenziale compito dello Stato rimane sempre la difesa armata dei propri cittadini. Perciò la guerra perdurerà fino alla fine della storia, fino a quando esisterà una molteplicità di Stati””. “”Inoltre – affermava Treitschke “”la guerra è l’unico rimedio pei popoli ammorbati”” dall’egoismo sociale: “”il particolare deve dimenticare il proprio io e sentirsi membro del tutto; deve riconoscere quanto sia nulla la sua vita rispetto al bene del tutto. In questo, appunto, risiede l’altezza della guerra, che l’uomo scompare interamente davanti alla grande idea dello Stato; e mai così magnificamente come nella guerra si manifesta il fervore di reciproco sacrificio tra i connazionali”” (34). I periodi di pace prolungata potevano infiacchire il carattere dei popoli, facendo prevalere gli interessi individuali e gli appetiti materiali rispetto al bene collettivo coltivato dai grandi ideali nazionali; lo storico prevedeva che “”le guerre col progresso della civiltà diverranno più rare e più brevi””, ma riteneva ache che “”il Dio vivente curerà che la guerra ritorni sempre come un’efficace medicina pel genere umano”” (35)”” (pag 153-154) (33) Cfr. K.F. Werner, L’attitude devant la guerre dans l’Allemagne de 1900, in AA.VV., 1914. Les psychoses de guerre?, Rouen, 1985, pp. 25-26; ‘Bereit zum Krieg. Kriegsmentalität im Wilhelminischen Deutschland 1890-1914, a cura di J. Dülffer e K. Holl, Göttingen, 1986; (34) H. von Treitschke, La politica, trad. it. di E. Ruta, Bari, 1915, I, pp. 69-71; (35) Ivi, p. 73″,”QMIP-196″
“GENTILE Emilio DI-SCALA Spencer M. a cura, saggi di Simone VISCONTI Stefano BIGUZZI Marco GERVASONI Spencer M. DI-SCALA Charles KILLINGER Pierluigi ALLOTTI Emilio GENTILE”,”Mussolini socialista.”,”Saggi di Simone VISCONTI Stefano BIGUZZI Marco GERVASONI Spencer M. DI-SCALA Charles KILLINGER Pierluigi ALLOTTI Emilio GENTILE “”Dodici anni di militanza e di esperienze politiche non mutarono l’idea mussoliniana della rivoluzione, considerata come atto finale ed estremo della lotta di classe, compiuto dopo una lunga preparazione. L’8 febbraio 1914, parlando a Firenze sul valore storico del socialismo, Mussolini dichiarò: “”Il dire oggi che la rivoluzione è vicina è un assurdo; però è altrettanto assurdo dire che la rivoluzione è lontana poiché la storia è piena dell’imprevisto””; in ogni caso, egli ribadiva che la rivoluzione non sarebbe avvenuta con colpi di mano, come credevano i rivoluzionari del 1848: “”non c’è più nessuno che creda al colpo di mano (…) in Europa nessuno pensa più al colpo di mano (…) Compito dei socialisti era di elaborare “”le nuove forze della società, demolire costruendo””, perché “”il socialismo non verrà come un ladro, di notte; secondo la frase oweniana, ma sarà invece il risultato dei nostri sforzi consapevoli””; e continuava affermando che per preparare la rivoluzione socialista era necessario “”creare in seno al proletariato una minoranza abbastanza numerosa, abbastanza cosciente, abbastanza audace che al momento opportuno possa sostituirsi alla minoranza borghese”” (pag 217-218)”,”MITS-434″
“GENTILE Panfilo”,”Storia del cristianesimo dalle origini a Teodosio.”,”Panfilo Gentile nacque all’Aquila nel 1889. Giornalista e scrittore, diresse per un anno il quotidiano La Nazione di Firenze. Tra le sue opere: Sulla dottrina del contratto sociale, L’ideale di Israele, Cinquant’anni di socialismo in Italia. Morì a Roma nel 1971.”,”RELC-019-FL”
“GENTILE Emilio”,”Mussolini contro Lenin.”,”Emilio Gentile è professore emerito all’Università di Roma La Sapienza e socio dell’Accademia Nazionale dei Lincei. “” (…) il 15 agosto 1915 Mussolini recensì il libro ‘La Russie et la guerre’, di Grégoire Alexinsky, un ex bolscevico, presentandolo come un deputato socialista della Duma che “”appartiene alla schiera numerossima dei sovversivi russi che hanno accettato ed esaltato la guerra necessaria contro la Germania”” (pag 41) (pag 41)”,”LENS-302″
“GENTILE Giovanni”,”L’eredità di Vittorio Alfieri.”,”‘L’Italia insomma del Risorgimento fu alfieriana’ (pag 202)”,”ITAB-347″
“GENTILE Giovanni, a cura di Vito A. BELLEZZA rivisto da Hervé A. CAVALLERA”,”Bertrando Spaventa.”,”””La sete insomma rinasce sempre e non si estingue veramente se non si porta allelabbra il calice dell’assoluto: ma tutto ciò non è possibile in linea di pura teoria, senza l’attività pratica. Togliete, dice lo Spaventa, l’intelletto pratico; fate come fa Kant, il quale dal semplice intelletto (teoretico) si eleva alla ragione: e voi arriverete al concetto dell’Incondizionale, ma non all’oggetto (alla oggettività) come l’Incondizionale. Questo concetto, dallo Spaventa lucidamente esposto, è, a nostro avviso, la chiave d’oro della nuova gnoseologia dopo Kant; ed è gran merito del nostro filosofo averlo rilevato nella ‘Fenomenologia’ hegeliana e messo in luce. Esso fu pure una delle idee più profonde di uno degli epigoni tedeschi più celebrati del filosofo di Stoccarda, ignoto certamente, per questo rispetto, allo Spaventa: Carlo Marx (1)”” (pag 126-127) (1) Vedi il 2° de’ suoi Frammenti su Feuerbach, in appendice allo scritto di F. Engels, ‘L. Feuerbach und der Ausgang der klass. deutschen Philos.; Stuttgart, 1895; e la mia ‘Filosofia di Marx’, Pisa, 1899, pp. 59 sgg. (ora in ‘Opere’, XXVIII, 1959, pp. 68 sgg.)”,”FILx-562″
“GENTILE Emilio”,”La grande Italia. Ascesa e declino del mito della nazione nel ventesimo secolo.”,”Emilio Gentile (Bojano, Campobasso, 1946) insegna storia dei movimenti e dei partiti politici all’Università La Sapienza di Roma. É noto in campo internazionale come uno dei più autorevoli storici del fascismo. Le sue opere: Le origini dell’ideologia fascista, Il mito dello Stato nuovo, Il culto del littorio, La via italiana al totalitarismo.”,”ITAS-034-FL”
“GENTILE Emilio”,”Fascismo. Storia e interpretazione.”,”””Alla fine del XX secolo – scriveva nel 1995 Stanley G. Payne, uno dei maggiori studiosi del fenomeno fascista, ‘fascismo’ rimane probabilmente il più vago tra i termini politici più importanti”” (1) (pag V) (1) S.G. Payne, A History of Fascism, 1914-1945′, Madison, 1995, trad. it. Il fascismo, Roma, 1999, p. 9″,”ITAF-377″
“GENTILE Giulio”,”Rousseau filosofo della crisi. Il politico e le masse.”,”Giulio Gentile (Napoli, 1949) si è laureato in Filosofia discutendo una tesi sul problema del rapporto Hegel-Marx nella prospettiva di ‘Storia e coscienza di classe’. Oltre ad alcuni interventi e saggi sulla figura e l’opera di G. Lukàcs, ha pubblicato (“”Pensiero Politico”” ecc.) una serie di ricerche sul pensiero politico di Rousseau. Contiene il paragrafo: Rousseau e Hegel. (pag 76-84) “”Nelle ‘Vorlesungen über die Geschichte der Philosophie’ Hegel avanza l’ipotesi di una possibile lettura della filosofia francese illuminista sulla base dei contenuti di pensiero espressi dalla fisiocrazia. «I Francesi, per così dire senza coscienza, hanno portato tutto a termine attenendosi sistematicamente a un pensiero determinato, al sistema fisiocratico» (Lezioni, 244-5). Questa indicazione è ripresa da Marx nelle ‘Theorien’. «Con tutte le loro ingannevoli apparenze feudali i fisiocratici lavorano in stretto legame con gli Enciclopedisti!» (‘Teorie’, I, 155). In rapporto a Rousseau, tuttavia, questa ipotesi va verificata attraverso un rapido confronto con Cantillon e Quesney. I fisiocratici, come del resto il ginevrino, colgono alla ‘radice’ la crisi della comunità ‘self-sustaining’: il modello di ‘democratie agraire’ ostacola lo sviluppo produttivo, il processo di crescita/formazione del capitalismo agrario. Nell”Essai sur la Nature du commerce en Géneral’ e nel ‘Tableau’, a ridosso dello scarto tra ‘valore venale’ e ‘valore’ di ‘mercato’ c’è tutta la possibilità del commercio estero (70). Su questo terreno, anche attraverso il trasferimento della ricerca sull’origine del ‘plusvalore dentro’ la produzione ‘immediata’, la critica dei padri dell’economia borghese si concentra sul rapporto valore-lavoro e sulla funzione dello scambio. Tutta l’analisi della società passa attraverso la critica dell’economia politica (il che pure è fondamentale) e si arresta di fronte al ‘lasciar’ ‘fare’. Nasce qui, al contrario, l’attacco roussoiano contro la ‘modernità’. «L’uomo è la più vile delle mercanzie, e, fra i nostri più importanti diritti di proprietà, quello sulla persona è sempre il più piccolo di tutti» (‘Emilio’, IV, 524). Su questo terreno matura la critica ‘negativa’ del ‘denaro’ come forma di dominio ‘politico’. Rousseau distingue la funzione della ‘moneta’, in quanto mezzo di scambio, dalla funzione del ‘danaro’ in quanto mezzo di accumulazione. Il ‘superfluo’ si genera da ‘questa’ accumulazione”” [Giulio Giolitti, Rousseau filosofo della crisi. Il politico e le masse, Guida editori, Napoli, 1980] (pag 76-77) [(70) Quesnay, cit., pp. 48 e 57; R. Cantillon, ‘Essai sur la Nature commerce en Géneral’, trad. it., a cura di S. Cotta e A. Giolitti, ‘Saggio sulla natura del commercio in generale’, con una intr. di L. Einaudi, Torino, 1955, pag 32. Per un approfondimento della teoria economica di Quesnay e dei fisiocratici – che esula evidentemente dagli spunti qui forniti – cfr. soprattutto la bella introduzione di M. Ridolfi al ‘Tableau’ (IX-LXXVI), ed inoltre i lavori dI C. Napoleoni, ‘Smith, Ricardo, Marx. Considerazioni sulla teoria del pensiero economico’, Torino, 1970, in particolare le pp. 31-48; ‘Il valore’, Torino, 1976, le pp. 8-18; di A. Macchioro, ‘Studi di storia del pensiero economico’, Milano, 1970, soprattutto le pp. 34-102. Sul pensiero politico dei fisiocratici resta sempre valida la monografia di D. Fiorot, ‘La filosofia politica dei fisiocratici’, Padova, 1954]”,”TEOP-133-FF”
“GENTILE Giovanni, a cura di Eugenio GARIN”,”Opere filosofiche.”,”‘I testi qui riuniti, furono, nella loro maggioranza, “”parlati””: lezioni, prolusioni universitarie, conferenze. E’ un’origine che si sente, ma che, comunque, va tenuta presente’ (E. Garin, presentazione) (p.12)”,”FILx-395-FF”
“GENTILE Emilio”,”Le origini dell’ideologia fascista, 1918-1925.”,”Emilio Gentile (Bojano, Campobasso, 1946) insegna storia dei movimenti e dei partiti politici all’Università La Sapienza di Roma. É noto in campo internazionale come uno dei più autorevoli storici del fascismo. Le sue opere: Le origini dell’ideologia fascista, Il mito dello Stato nuovo, Il culto del littorio, La via italiana al totalitarismo.”,”ITAF-032-FL”
“GENTILE Emilio”,”E fu subito regime. Il fascismo e la marcia su Roma.”,”””L’immagine del fascismo come di un baluardo contro il bolscevismo e il salvatore dell’Italia dalla rovina incontrò largo credito negli Stati democratici europei. «Da questo punto di vista – osservava l’ambasciatore americano a Londra il 31 ottobre – il trionfo del fascismo in Italia appare come un colpo mortale al Bolscevismo, se il nuovo governo riuscirà a durare”” (pag 229)”,”ITAF-387″
“GENTILE Giovanni, a cura di Vito BELLEZZA”,”La filosofia di Marx.”,”‘Uno dei momenti fondamentali della fortuna di Marx in Italia è senza alcun dubbio questa opera giovanile di Giovanni Gentile pubblicata per la prima volta nel 1899 e apprezzata anche, come lo stesso Gentile si compiacque di notare, da Lenin’ “”RIstampando, nel 1937, in appendice ai suoi ‘Fondamenti della filosofia del diritto’ (1), i due saggi che quasi quarant’anni prima, aveva dedicato al pensiero di Karl Marx, Giovanni Gentile forniva nella prefazione, con un velato compiacimento per l’illustre apprezzamento di Lenin (2), delle indicazioni piuttosto chiare su come interpretare quegli scritti. (…) Quasi in contemporanea alla ripubblicazione ed alla prefazione gentiliana, Benedetto Croce, dal canto suo, tornava a parlare di quel marxismo che lo aveva tanto occupato nell’ultimo lustro del XIX secolo, in una celebre ‘memoria’ intitolata ‘Come nacque e come morì il marxismo teorico in Italia’ (5). finire …. (pag 5-7) Marx ed Engels chiariscono il proprio pensiero (pag 108-109) (L’ideologia tedesca)”,”MADS-791″
“GENTILE Emilio, a cura di Simonetta FIORI”,”Italiani senza padri. Intervista sul Risorgimento.”,”Emilio Gentile insegna Storia contemporanea alla Sapienza di Roma. Simonetta Fiori è inviata del quotidiano La Repubblica, per il quale lavora nella redazione culturale. Fiori: “”Nel suo libro ‘Italia nazione difficile’ (1994), Galasso contesta come inaccettabile una ricostruzione di un quarto di secolo di storia italiana, tra il 1968 e il 1993, come un solo periodo di crisi e di involuzione. «Ill paese del 1993 – scrive – è indubbiamente più avanzato di quello del 1968 sia in termini di civiltà industriale che in termini di sensibilità etico-politica”” (pag 83) Gentile: “”Certamente sarebbe inaccettabile qualunque ricostruzione storica dell’Italia contemporanea unicamente concentrata sugli aspetti negativi. (…) Persino Croce, quando pensò a una possible storia del fascismo, se avesse avuto l’animo e la mente per mettersi a quella storia, disse che avrebbe certato di lumeggiare anche il buono che in quel periodo era stato fatto dagli italiani. Credo questo spirito crociano sia vivo in Galasso, che di Croce è uno dei maggiori studiosi, oltre che storico animato da senso civico. (…)”” (pag 83)”,”STOx-329″
“GENTILE Emilio”,”Due colpi di pistola, dieci milioni di morti, la fine di un mondo. Storia illustrata della Grande Guerra.”,”Emilio Gentile, storico, professore emerito dell’Università La Sapienza di Roma. Ha al suo attivo molte pubblicazioni tradotte in varie lingue. Ammutinamenti al fronte (divisioni francesi nelle retrovie si rifiutarono di andare al fronte…) ribellione spontanea di soldati stanchi di dover subire una disciplina brutale, di vivere in condizioni bestiali, di essere mandati al macello per la vanità e la gloria dei generali. La repressione fu severa ma non spietata (pag 133-135)”,”QMIP-002-FER”
“GENTILE Emilio”,”E fu subito regime. Il fascismo e la marcia su Roma.”,”Emilio Gentile ha insegnato Storia contemporanea all’Università di Roma La Sapienza. È autore di molte opere tra cui ‘Né Stato né Nazione. Italiani senza meta’. Piano di marcia. Piano di massima per l’insurrezione) “”Mussolini esordì dicendo che il governo e le correnti antifasciste tendevano “”a soffocare il nostro movimento””, e che Giolitti “”crede di poterci offrire due portafogli: ma ce ne vogliono sei per noi o nulla””: “”Ed allora bisogna mettere in azione le masse, per creare la crisi extraparlamentare e andare al governo. Bisogna impedire a Giolitti di andare al governo. Come ha fatto sparare su D’Annunzio farebbe sparare sui fascisti. Questo è il momento. (…)”” (pag 144) (riunione dei vertici del PNF convocata da Mussolini il 16 ottobre a Milano)”,”ITAF-001-FSD”
“GENTILE Emilio”,”Storia del Partito fascista, 1919-1922. Movimento e milizia.”,”Emilio Gentile (Boiano, Campobasso, 1946) insegna storia dei movimenti e dei partiti politici all’Università La Sapienza di Roma. É noto in campo internazionale come uno dei più autorevoli storici del fascismo. Le sue opere: Le origini dell’ideologia fascista, Il mito dello Stato nuovo, Il culto del littorio, La via italiana al totalitarismo.”,”ITAF-040-FL”
“GENTILE Emilio”,”La via italiana al totalitarismo. Il partito e lo Stato nel regime fascista.”,”Emilio Gentile (Boiano, Campobasso, 1946) insegna storia dei movimenti e dei partiti politici all’Università La Sapienza di Roma. É noto in campo internazionale come uno dei più autorevoli storici del fascismo. Le sue opere: Le origini dell’ideologia fascista, Il mito dello Stato nuovo, Il culto del littorio, La via italiana al totalitarismo.”,”ITAF-041-FL”
“GENTILE Francesco D’AGOSTINO Francesco ANDREATTA Alberto VENTURA Pierfranco ROMANO Bruno CARCATERRA Gaetano TODESCAN Franco PASQUALUCCI Paolo ZACCARIA Giuseppe CAVALLA Francesco”,”La società criticata. Revisioni tra due culture.”,”Da Saint-Simon a Marx. Dal sansimonismo alla concezione marxista della natura. “”E se l’indirizzo cartesiano può dirsi proseguito e quasi completato da Kant, quello baconiano torva ora, nel secolo XIX, i suoi più autentici continuatori nel pensiero di Saint-Simon e, sotto certi aspetti, in quello di Marx. Nei testi sansimoniani riprende l’invito alla conquista della natura da parte degli uomini associati. Il nuovo progetto di organizzazione del ‘sistème industrial’ intende trasferire le tensioni politiche in campo economico, attraverso uno spostamento della relazione di sovranità: è la natura che deve ora essere sottomessa al potere degli uomini associati. La società viene concepita come un’immensa officina, il cui scopo esclusivo è la produzione, cioè la coalizione delle forze individuali per conquistare la natura mediante la tecnica: in questo senso Saint-Simon propone di sostituire «l’exploitation de la nature par l’homme associé à l’homme», affermando categoricamente che «il n’y a d’action utile exercée par l’homme que celle de l’homme sur les choses» (13). Ora, proprio su questo piano è stata rilevata (14) una non indifferente analogia fra pensiero sansimoniano e pensiero marxiano, nel senso che Saint-Simon anticipa singolarmetne il principio di cui Marx doveva servirsi quale strumento-chiave per la sua interpretazione della storia: la prassi lavorativa come spiegazione del fenomeno sociale. Il «fare» dell’uomo, l’attività febbrile e tecnica, non sono pensati come realtà a sé stanti, ma come agenti primari di trasformazione non solo della natura, ma anche dei rapporti sociali. «Il lavoro è un processo che si svolge fra l’uomo e la natura, nel quale l’uomo, per mezzo della propria azione, media, regola e controlla il ricambio orgainco fra se stesso e la natura: contrappone se stesso, quale una fra le potenze della natura, alla materialità della natura» (15): in questa celebre definizione, la natura appare dunque come il momento passivo del rapporto, di cui l’uomo solamente costituisce il momento attivo, che incide sulla realtà naturale sino al punto da ridurla a misura dell’uomo. L’alienazione stessa – idea su cui tanto il filosofo tedesco insiste nel corso della sua opera – è destinata a durare fintantoché l’uomo si trova dinanzi la natura come realtà esteriore: fino a quel momento, infatti, l’uomo è costretto a rimanere estraneo a sé, trovandosi condizionato da una natura estrinseca, che gli impone di conservare se stesso attraverso ciò che oggettivamente gli è esteriore. La possibilità di superamento di un tale ‘status’ si fonda dunque sulle accresciute capacità dell’uomo di trasmutare, con il lavoro, la natura. Solo allora, secondo Marx, quando l’uomo sarà riuscito a dominarla integralmente, la storia della natura potrà diventare, nel «regno della libertà», veramente storia umana. La concezione strumentale della natura, propria del sansimonismo, è dunque penetrata profondamente nel pensiero marxiano”” (pag 244-245) [Ettore Todescan, ‘Natura. Riflessioni sulla genesi dell’ideologia tecnocratica’ (in) AaVv, La società criticata. Revisioni tra due culture’, Morano editore, Napoli, 1974] [(13) ‘L’organisateur’, Lettre XIe (in ‘Oeuvres de Saint-Simon et d’Enfantin’, Paris, 1869, vol. XX, p. 192. Sull’ideologia sansimoniana, v. F. Gentile, ‘Dalla concezione illuministica alla concezione storicistica della vita sociale. Saggio sul concetto di società nel pensiero di C.H. de Saint-Simon’, Padova, 1960; Cattabiani, ‘Il sansimonismo, sistema culturale della civiltà tecnologica’, saggio introduttivo a Rosmini,, ‘Frammenti di una storia della empietà’, Torino, 1968; pp. 9-45; (14) Ansart, ‘Marx e l’anarchismo’, trad. it., Bologna, 1972, p. 29 ss; (15) ‘Il Capitale’, I, I, cap. 5 (nella trad. it., a cura di Cantimori, Roma, 1964, vol. I, p. 211). Sulla concezione marxista della natura si vedano gli studi di Prestipino, ‘Uomo e natura nel marxismo’, in ‘AaVv, Uomo, natura, società. Ecologia e rapporti sociali’, Roma, 1972, pp. 35-67, e soprattutto ‘Natura e società’, Roma, 1973; nonché l’utile antologia, curata da Tranquilli e Morley-Fletcher, ‘Il rapporto tra lavoro umano e la natura in alcuni testi significativi della nostra tradizione di pensiero’, in ‘Quaderni della Rivista Trimestrale’, n. 37-38, 1973, pp. 225-236]”,”TEOS-026-FMB”
“GENTILI Anna Maria BONO Salvatore”,”Problemi di politica interna ed estera dell’ Africa indipendente.”,”Si citano brani di libri di D.G. LAVROFF P.C. LLOYD S. AMIN C. LEYS A. CABRAL C. COQUERY-VIDROVITCH J.K. NYERERE SIYAD BARRE D. MARTIN e T. YANNOPOULOS J. WORONOFF G. ROSSI Y. PERSON D. MAZZEO G. VEDOVATO GENTILI Anna Maria è docente di storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici nella Facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Bologna. Collaboratrice de Il Mulino, Rivista italiana di scienza politica, Politica Internazionale. Ha pubblicato: ‘Elites e regimi politici nell’ Africa occidentale’ (Mulino, 1974). BONO Salvatore è docente di storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici nella facoltà di scienze politiche dell’ Università di Perugia, collaboratore di ‘Africa’, ‘Oriente Moderno’, Storia contemporanea. Ha pubblicato ‘I corsari barbareschi’ (Eri, 1964), ‘Le frontiere in Africa’ (Giuffrè 1972), ‘Dal colonialismo all’ indipendenza’ (D’Anna, 1974) “”Raggiunta l’ indipendenza, si continua ad affermare da parte di tutti l’ ideale dell’ unità dell’ Africa. Il significato del termine e l’ accento dei discorsi variano tuttavia dall’ uno all’altr leader africano: per Kwame Nkrumah, per esempio, strenuo fautore del panafricanismo, l’ unità, che dovrebbe tradursi in concrete forme politiche, è necessaria soprattutto per sottrarre i Paesi africani alla persistente dipendenza economica, che può tradursi in soggezione politica, nei confronti dei Paesi industrializzati, mentre per Leopold Sedar Senghor, che è anche un poeta e letterato, l’ unità, fondata su valori comuni della tradizione africana, è piuttosto una realtà spirituale che non una precisa meta politica.”” (pag 74)”,”AFRx-056″
“GENTILI Valerio”,”Roma combattente. Dal “”biennio rosso”” agli Arditi del Popolo, la storia mai raccontata degli uomini e delle organizzazioni che inventarono la lotta armata.”,”GENTILI Valerio, Roma, 1978, si occupa di storia della resistenza e di storia del movimento operaio. Ha scritto pure: ‘La legione romana degli Arditi del Popolo’ (2009) Contiene il capitolo: ‘La marcia su Berlino di Kapp e il combattentismo rivoluzionario in Germania. Le centurie rosse della Ruhr’ (pag 113-123) “”E’ proprio nell’ambito dei colloqui che anticipano la stipula del trattato che hanno corso due incontri segreti – come in un caso testimoniato dal ministro degli Esteri Carlo Sforza nel suo libro ‘L’Italia dal 1914 al 1944’ – tra Mussolini ed esponenti del governo Giolitti, nei quali, probabilmente in cambio del suo sostegno all’azione del governo, il futuro Duce ottiene quella contropartita politica che garantirà ai Fasci l’entrata in Parlamento attraverso l’inserimento nelle liste dei Blocchi nazionali giolittiani in occasione delle elezioni politiche del maggio 1921″”. (pag 90)”,”ITAD-123″
“GENTILI Dario”,”Il tempo della storia. La tesi “”sul concetto di storia”” di Walter Benjamin.”,”Dario Gentili è dottorando di ricerca presso l’Università La Sapienza di Roma. Questo è il suo primo libro (2002) Tesi XI (pag 155-166) XI.1. Il rapporto “”umano”” tra lavoro e natura: Kritik des Gothaer Programms e Okonomisch-philopophische Manuskripte aus dem Jahre 1844 di Marx XI.2. Il regresso alla preistoria della tecnica: Fourier”,”TEOC-800″
“GENTILI Valerio”,”Dal nulla sorgemmo. La Legione romana degli Arditi del popolo. La storia mai raccontata delle prime formazioni armate che strenuamente si opposero al fascismo.”,”Valerio Gentili, nato a Roma nel 1978, si occupa di storia della resistenza e del movimento operaio. Tra le sue pubblicazioni: ‘Roma combattente’ (Castelvecchi, 2010) e ‘Bastardi senza storia, 2011). Capiltolo 7. I rapporti (degli Arditi del popolo, ndr) con il Partito comunista d’Italia: storia e documenti (pag 131-162); Capitolo 8. Il dissenso tra Internazionale e Pcd’I sugli Arditi (pag 163-168) “”Il Partito ha commesso un serio errore sulla questione degli Arditi del Popolo. Era la migliore situazione per unire sotto la nostra direzione vaste masse”” (Comitato esecutivo dell’Internazionale) (in quarta di copertina) “”Il 31 dicembre interviene nella querelle anche Umberto Terracini, con un articolo su “”La Correspondance Internationale””, in cui si sostiene che gli Arditi siano da considerarsi, in realtà, come una manovra di certa borghesia tendente a strumentalizzare la reazione proletaria alle violenze fasciste per far mutare gli equilibri politici di governo. Gli Arditi sarebbero guidati, secondo Terracini, da un agente nittiano, Secondari, con lo scopo poco nobile non di combattere il fascismo, ma di influenzare l’opinione pubblica in senso antigiolittiano. Curioso da notare come, sistematicamente, a seconda della convenienza propagandistica dell’ora, l’esecutivo italiano imputi ad Argo Secondari di essere talvolta un agente nittiano, in altri casi un elemento giolittiano. La questione Arditi continua anche nei mesi successivi a essere oggetto di accesa discussione tra i bordighisti italiani e l’esecutivo terzinternazionalista. Nel gennaio 1922 replicando a Misiano, Bucharin afferma che il partito ha commesso un errore imperdonabile sugli Arditi ma, come abbiamo già avuto modo di vedere, l’esecutivo italiano di fronte a queste reiterate proteste non cederà di un centimetro, nemmeno in ambito di analisi e rielaborazione storica. E così, sprezzante, resta il giudizio di Bordiga, confermato ancora nella primavera del 1922: «Vogliamo osservare che i nostri distaccamenti comunisti di combattimento non hanno nulla in comune con i cosiddetti Arditi del Popolo, la cui comparsa improvvisa, così come tutta la loro ulteriore sorte, è avvolta in una nebbia sospetta»”” (pag 167)”,”ITAR-363″
“GENTILONI SILVERI Umberto”,”Conservatori senza partito. Un tentativo fallito nell’ Italia giolittiana.”,”GENTILONI SILVERI Umberto (Losanna , 1968) borsista di storia contemporanea presso l’ Università di Berkeley California, ha conseguito nel 1998 il Dottorato di ricerca in storia dei partiti e dei movimenti politici. Collabora con la cattedra di Storia contemporanea nella Facoltà di Scienze Politiche dell’ Università di Roma “”La Sapienza””. E’ autore di saggi di storia politica e sociale e si è occupato di storiografia dell’ età contemporanea . Ha pubblicato il volume: ‘L’ Italia e la Nuova Frontiera: Stati Uniti e Centro Sinistra 1958-1965′, Il Mulino, 1998. “”Tornano i due riferimenti storici dei conservatori nazionali: la religione e la patria, come aspetti di un’ identità nazionale da costruire e rafforzare. In questo quadro la bocciatura della mozione Bissolati viene salutata con soddisfazione, come una “”seria risposta”” agli anticlericali. La Santa Sede non prende parte direttamente al dibattito; Giolitti garantisce il Vaticano e probabilmente lo tutela da rischi e imprevisti. Ma anche dopo il responso dell’ aula parlamentare l’opinione pubblica cattolica non è soddisfatta, temendo che il nuovo regolamento possa dar luogo a un’applicazione sfavorevole. In questo contesto l’ Unione Elettorale scrive un appello dal titolo: ‘La difesa dell’ insegnamento religioso’ (…). In questa fase il movimento cattolico è attraversato da nuove tensioni: si lega sempre più – nel bene e nel male – alla politica vincente di Giolitti (soprattutto a livello di vertice) e ridisegna la sua presenza nella società, a partire dalle scelte del 1906 (la ridislocazione nelle tre Unioni). La spinta all’ abbraccio clerico-moderato nasce dalla reciproca convenienza, ma anche dalle paure che derivano dalla minacciosa affermazione dei blocchi popolari, soprattutto nelle elezioni amministrative del 1907.”” (pag 158-159)”,”ITAA-118″
“GENTIZON Paul”,”L’ Italia e l’ Europa. Storia politica dalle sanzioni al conflitto mondiale (dal titolo originale Defense de l’ Italie). Vol 1.”,”Gran parte del libro è una testimonianza perché l’A corrispondente del Temps a Roma dal 1927 al 1940, ha colto quei fatti che i documenti non riportano ma che i documenti illuminano. Ha seguito la politica dell’ Italia sul piano internazionale.”,”ITAF-137″
“GENTIZON Paul”,”L’ Italia e l’ Europa. Storia politica dalle sanzioni al conflitto mondiale (dal titolo originale Defense de l’ Italie). Vol 2,”,”Gran parte del libro è una testimonianza perché l’A corrispondente del Temps a Roma dal 1927 al 1940, ha colto quei fatti che i documenti non riportano ma che i documenti illuminano. Ha seguito la politica dell’ Italia sul piano internazionale.”,”ITAF-138″
“GENZARDI N.E.”,”L’Italiano e il Tedesco. Metodo teorico-pratico ad uso degli Italiani per imparare il Tedesco.”,”Contiene le lettere dell’ alfabeto gotico con la corrispondente lettera italiana Inserito in Biblioteca lingue esterre”,”VARx-529″
“GEORGE Susan SABELLI Fabrizio”,”Faith and Credit. The World Bank’s Secular Empire.”,”In quasi 50 anni di esistenza, la Banca Mondiale ha influenzato profondamente la vita del Terzo Mondo più di ogni altra istituzione. Eppure WB rimane per larga parte sconosciuta ed enigmatica. Sebbene rivendichi di essere una istituzione puramente economica, essa detiene ed esercita un grande potere politico. In questo saggio gli AA analizzano le politiche della Banca, la sua cultura interna e gli interessi che serve. Ritengono che sia una istituzione sovra-nazionale, non democratica e potente che funziona come una Chiesa medievale o un partito politico monolitico, poggiandosi su una rigida dottrina, gerarchia e rigetto delle idee dei dissenzienti per perpetuare la propria influenza. La sua fede nell’ortodossia economica e nella”,”ECOI-003″
“GEORGE Pierre SEVRIN Robert”,”Il Benelux.”,”GEORGE è professore alla Sorbona. E’ il principale rappresentante della nuova corrente di geografia umana nata in Francia negli anni 1960. SEVRIN (1920) belga, è dottore in scienze geografiche.”,”OLAx-001″
“GEORGE Pierre”,”Les migrations internationales.”,”GEORGE Pierre è professore all’ Università di Parigi I.”,”CONx-080″
“GEORGE Pierre”,”Il mondo attuale.”,”Pierre GEORGE, professore alla Sorbona, è il principale rappresentante della nuova corrente di geografia umana che ha preso vigore in Francia dagli anni 1960. E’ il fondatore di una nuova scuola di geografia alla cui base pone, rovesciando le vecchie teorie, lo studio della antropogeografia e soprattutto dei problemi economici e politici ad essa connessi.”,”ASGx-017″
“GEORGE Pierre”,”L’ économie de l’ Europe centrale slave et danubienne.”,” “”Un vasto movimento di ridislocamento della popolazione si persegue dal 1945, il cui episodio più importante, ma niente affatto unico, è la ricolonizzazione dei territori recuperati. La nuova Polonia, che riceve i membri delle minoranze polacche in territorio bielorusso ed ucraino riassegnato, ha fatto appello a tutti i suoi figli che il regime sociale del regime anteriore aveva costretto ad emigrare, e ha ottenuto il ritorno massiccio (in particolare i minatori e gli operai polacchi del Nord della Francia). Essa apprezza particolarmente il ritorno di operai qualificati e tecnici. La Germania ha sistematicamente distrutto l’ “”intellighenzia”” polacca. Nel 1945, rimanevano cinquemila ingegneri polacchi su vendiduemila.”” (pag 105)”,”EURC-088″
“GEORGE Susan SABELLI Fabrizio”,”La Svizzera in vendita. Obiezioni al pensiero unico.”,”GEORGE Susan è direttrice associata del Transnational Institute di Amsterdam. Fabrizio SABELLI insegna antropologia economica all’ Università di Neuchatel. “”Persino la rivista Fortune, la bibbia quindicinale degli ambienti finanziari, è turbata da questi divari crescenti. Il fossato si allarga non soltanto tra ricchi e “”poveri””, ma anche tra ricchi e “”tutti gli altri”” Americani. Stando a Fortune, questo scarto rappresenta il “”problema più preoccupante della politica economica della nostra epoca””. La rivista, inoltre, conferma che il problema si è aggravato nel corso degli anni ’90: il reddito della famiglia americana media è oggi di 32.264 dollari all’anno, che in termini reali rappresentano una diminuzione del 7 per cento rispetto al 1989. Fortune esamina a fondo il mercato del lavoro in una città media del dinamico sudovest. I nuovi posti di lavoro creati garantiscono un reddito che si aggira sui 10-15.000 dollari annui (quindi notevolmente al di sotto della media) e poi ci sono alcune centinaia di posti remunerati tra i 50.000 e gli 80.000 dollari l’anno. Tra questi due estremi c’è il deserto, il vuoto. E’ quello che gli analisti americani chiamano ‘the vanishing middle’, il “”ceto medio in via d’estinzione””.”” (pag 45-46)”,”EURE-062″
“GEORGE Henry”,”Progresso e povertà. Indagine sulle cause delle crisi industriali, dell’aumento della povertà in mezzo all’ aumento della ricchezza. Il rimedio di Henry George.”,”Citazione in apertura: “”Fatti una definizione ed una descrizione della cosa che ti è presentata, in modo che tu possa vedere che cosa essa sia nella sua sostanza, nella sua nudità, nella sua interezza; fa di dire a te stesso il suo vero nome e i nomi delle cose che la compongono e nelle quali essa si risolve. Imperocchè, nulla dà una maggiore elevazione di spirito che essere capace di esaminare metodicamente e sinceramente ogni oggetto che si presenta nella vita; di considerare sempre le cose in modo da vedere nello stesso tempo che cosa sia questo universo, a qual uso ogni cosa sia destinata , qual valore abbia in relazione al tutto e in relazione all’uomo, che è il cittadino della più nobile città, quella per la quale tutte le altre città sono come famiglie; quale di ogni cosa sia la natura, di che sia composta e quanto per sua natura essa sia per durare”” (Marco Aurelio Antonino) in Progresso e povertà, di H. George”,”SOCU-156″
“GEORGE Susan”,”Un altro mondo è possibile se…”,”Susan George, economista, è considerata una delle più autorevoli studiose sulla questione della fame nel Terzo mondo. Presidente del Transnational Institute di Smsterdam, è anche vicepresidente di Attac France.”,”PVSx-026-FL”
“GEORGE Alan”,”Syria. Neither Bread nor Freedom.”,”Alan George si è laureato nel 1970 all’Università di Oxford. Si è occupato di Medio Oriente e ha lavorato come giornalista freelance per molti anni pubblicando i suoi articoli su molte testate tra cui Observr, Panorama ecc.”,”VIOx-001-FP”
“GEORGE Bernard”,”L’ondata rossa sulla Germania dell’Est, 1945-1951.”,”La più grande migrazione dei tempi moderni Bernard George si è fatto conoscere come romanziere con “”Le mechant petit habit bleu du bal”” (Laffont). Ha scritto pure ‘La Jugoslavia durante la guerra’ “”A differenza di quanto era accaduto nei territori della Germania orientale amministrati dalla Polonia, fino all’estate del 1947 nella parte della Prussia Orientale amministrata dai sovietici non vi erano state ancora espulsioni. In opposto ai Polacchi, i Russi non avevano alcun interesse ad espellere i Tedeschi dalla Prussia Orientale per motivi nazionalistici. Istitutendo una rigorosa sorveglianza, essi anzi avevano cercato di impedire ogni fuga di Tedeschi di là della linea di demarcazione che divideva in due parti la Prussia Orientale, e ciò per conservarsi la mano d’opera tedesca, che essi non avevano alcun modo di rimpiazzare. Ma la prostrazione fisica della popolazione tedesca, impiegata il più spesso nei ‘kolkhoz’ sovietici – prostrazione dovuta alle norme di superproduzione sovietiche e alle già accennate condizioni catastrofiche di vita regnanti nell’insieme del «territorio amministrativo di Kalingrad» – fece sì che quella popolazione nulla si augurasse così ardentemente come di lasciare il paese che in breve tempo si era trasformato fino al’irriconoscibilità e che aveva raggiunto un grado inimmaginabile di impoverimanento; quel paese dove essa non possedeva più nulla e dove affluivano in numero crescente i civili russi”” (pag 207)”,”QMIS-270″
“GEORGE Pierre”,”La Francia.”,”Pierre George, professore alla Sorbona, è da considerare il fondatore di una nuova scuola di geografia, la geografia umana, alla cui base egli pone, rovesciando le vecchie teorie, lo studio della antropo-geografia e soprattutto dei problemi economici e politici ad essa connessi.”,”FRAS-003-FGB”
“GEORGE Pierre”,”Geografia dell’Urss.”,”Dono P.M. Davoli”,”RUSU-279″
“GEORGE Pierre”,”L’économie de l’URSS.”,”Dono Davoli Il curatore della collana: Paul-Joseph Angoulvent, born April 21, 1899, at Le Mans, died July 27, 1976, near Auxerre,[1][2] was a French museum curator and publisher trained at the HEC Paris. He transformed and directed the Presses Universitaires de France (PUF) beginning in 1934. Biography Paul-Joseph Angoulvent was curator of the Chalcographie du Louvre in the 1920s and 1930s. With Albert Morancé, an art editor and head of the Réunion des Musées Nationaux, he published numerous catalogs and monographs from Louvre museum funds. In 1934, after the bankruptcy of the main publishing shareholder, he founded the Quadriga, a merger of Presses Universitaires de France, and the three publishers Félix Alcan (associated with the nephew of the latter, René Lisboa), Leroux (history editor) and Rieder (general literature). The merger met the needs of the expanding student population. By 1941, during the German Occupation, Angoulvent was launching a number of fast-moving book series, including most notably the Que sais-je? collection. He focused on many innovations that brought immediate and sustainable success to the PUF. A key element of Angoulvent’s strategy was the bottom-up, low-profit support of quality books for a wide audience.”,”RUSU-281″
“GEORGE Pierre, edizione italiana a cura di R. MAINARDI F. MAMBRETTI G. SILVERA”,”Popolazioni attive.”,”Pierre George, nato nel 1909, è stato geografo di fama internazionale (soprattutto geografia economica e del lavoro). Professore alla Sorbona e all’Institut d’Etudes politiques di Parigi, ha svolto missioni geografiche in Europa, Africa del Nord, America latina e Canada.”,”CONx-285″
“GEORGE Pierre, edizione italiana a cura di Teresa ISENBURG”,”L’organizzazione sociale ed economica degli spazi terrestri.”,”Dono di Mario Caprini Pierre George, già conosciuto in Italia attraverso diverse sue opere tradotte a partire dal 1960, e riguardanti i principali problemi della geografia economica, urbana, agricola e demografica, affronta oggi la questione dell’intervento dell’uomo sullo spazio.”,”ASGx-071″
“GEORGE Susan”,”Come muore l’altra metà del mondo. Le vere ragioni della fame mondiale.”,”Susan George è nata negli Stati Uniti e ha studiato allo Smith College e alla Sorbona dove si è laureata in filosofia. Si è impegnata attivamente nel movimento contro la guerra in Vietnam e dal 1973 è stata ‘Fellow’ del Transnational Institute (Washington). È attivista della ‘Nuova Sinistra’. Si è occupata della fame nel mondo.”,”PVSx-001-FFS”
“GEORGEN Marie-Louise a cura, collaborazione di Pierre VINCENT Michel GORAND Louis BOTELLA Jean-Pierre BONNET Georges RIBEILL Patrick GAILLARD; partecipazione di G. BEAUBATIE C. BEDON J.P. BESSE D. BIGORGNE J. BLANCHARD P. BONNAUD C. BOUGEARD J.M. BRABANT F. BREM F. CARON C. CHEVANDIER J.M. CONRAUD S. CONTREPOIS P. DELANOUE M. DREYFUS H. DUBIEF X. FOULCHER E. FRANCOIS C. FRANTZ E. FRUIT R. GAUDILLIER C. GESLIN N. GOZARD J.C. GUILLON O. HARDY-HEMERY G. HAUDEBOURG D. HEMERY G. HERBRETEAU E. KAGAN J.C. LAHAXE P. LAPEYRE E. LE-DOEUFF Y. LA-MANER J. MAITRON F. MARCHAIS M. MOISSONIER E. NADAUD F. OLIVIER-UTARD J.L. PANNE’ J. PEAUD C. PENNETIER M. PEYTAVIN R. PIERRE J.L. PINOL R. PRAGER P. QUINCY-LEFEBVRE F. ROUX P. SCHILL S. SCHIRMANN M. SINGER J.P. SORET L. STRAUSS L. TINELLI P. TOUCAS N. VIET-DEPAULE C. VIGIE”,”Cheminots et militants. Un siècle de syndicalisme ferroviaire.”,”Opera pubblicata con il concorso del Comité central d’ entreprise de la SNFC Collaborazione di Pierre VINCENT Michel GORAND Louis BOTELLA Jean-Pierre BONNET Georges RIBEILL Patrick GAILLARD Partecipazione di G. BEAUBATIE C. BEDON J.P. BESSE D. BIGORGNE J. BLANCHARD P. BONNAUD C. BOUGEARD J.M. BRABANT F. BREM F. CARON C. CHEVANDIER J.M. CONRAUD S. CONTREPOIS P. DELANOUE M. DREYFUS H. DUBIEF X. FOULCHER E. FRANCOIS C. FRANTZ E. FRUIT R. GAUDILLIER C. GESLIN N. GOZARD J.C. GUILLON O. HARDY-HEMERY G. HAUDEBOURG D. HEMERY G. HERBRETEAU E. KAGAN J.C. LAHAXE P. LAPEYRE E. LE-DOEUFF Y. LA-MANER J. MAITRON F. MARCHAIS M. MOISSONIER E. NADAUD F. OLIVIER-UTARD J.L. PANNE’ J. PEAUD C. PENNETIER M. PEYTAVIN R. PIERRE J.L. PINOL R. PRAGER P. QUINCY-LEFEBVRE F. ROUX P. SCHILL S. SCHIRMANN M. SINGER J.P. SORET L. STRAUSS L. TINELLI P. TOUCAS N. VIET-DEPAULE C. VIGIE”,”MFRx-221″
“GEORGEON François”,”Aux origines du nationalisme turc. Yusuf Arkçura (1876-1935).”,”””En outre, Yusuf Akçura a eu l’occasion de connaître en profondeur la société russe, en particulier au moment de la révolution de 1905. N’oublions pas qu’il a été au Comité Central du Parti Cadet. En septembre 1905, il analyse la révolution russe dans un article du ‘Sura-yi ümmet’. Il l’interprète comme le résultat d’une lutte entre les classes sociales. L’équilibre traditionnel des classes sociales en Russie, dit-il, a été rompu par l’émergence d’un important prolétariat ouvrier, lié au développement rapide du capitalisme à la fin du XIXe siècle. Il remarque que chez les ouvriers, il n’y a guère de fanatisme religieux, guère d’attachement aux traditions; accablés par leur situation de prolétaires, “”ils prêtent l’oreille à toute sorte d’idées nouvelles dont ils croient qu’elles pourront changer leur situation””. La révolution russe fait ainsi découvrir à Akçura la nature revolutionnaire du prolétariat ouvrier. Elle lui fait aussi découvrir sa force politique. Il se trouvait en effet à Moscou lors de la grève générale d’octobre 1905, qui, paralysant la ville, obligea le tsar à céder, et a proclamer le Manifeste d’Octobre qui promettait la libéralisation du régime. Instructive leçon pour un homme qui est obsédé par le problème de la force; il a vu des ouvriers sans fusils ni canons contraindre le tsar tout-puissant à s’incliner devant leur volonté: “”Le peuple a acquis une force beaucoup plus redoutable que celle des armes, la force du travail; aujourd’hui, dans les pays civilisés; l’armée des travailleurs est plus forte que celle des militaires””.”” (pag 56) “”In Turchia, il socialismo non rappresenta una forza politica importante prima del 1919. Il proletariato è poco numeroso (al massimo 200.000 operai intorno al 1908), disperso, privo di coscienza di classe (117). Il Partito Socialista Ottomano fondato nel 1910 da Hüseyn Hilmî, primo partito politico turco a difendere il principio della lotta delle classi, rimane molto limitato. Lungi da costituire in questo periodo una minaccia per la causa nazionale, il socialismo potrà al contrario servirla nella misura in cui omlti dei capi d’impresa soo dei Greci, degli Armeni o Levantini “”sfruttando”” un proletariato turco (118). Invece di combatterlo, Akçura preferisce “”utilizzarlo””; è così che su ‘Türk Yurdu’, fa appello ai servizi dell’economista socialdemocratico Parvus, “”quantunque la rivista, come è indicato, non condivide certi punti della (sua) dottrina economica e sociale”” (119). L’anno in cui Parvus comincia a pubblicare su ‘Türk Yurdu’ i suoi studi sull’economia politica dell’imperialismo, nel 1912, Akçura contribuisce a fondare il Partito Costituzionale-Nazionale che era, si è visto, molto vicino ai socialisti. Infine, invece di preoccuparsi dei progressi del marxismo nel mondo, si mostra al contrario favorevole alla futura rivoluzione socialista che rischa di scatenarsi in Occidente, e deplora che Marx sia così poco conosciuto dall’elite ottomana (120). Egli stesso coglie dal marxismo l’importanza dell’economia nell’evoluzione delle società, ed il ruolo della lotta di classe, ma che deforma facendone l’argomento teorico dell’ascesa di una borghesia turca che prevede”” (pag 57) (117) Su questa questione si può vedere il resoconto di Paul Dumont, “”A propos de la “”classe ouvrière”” ottomane à la veille de la révolution jeune turque””, Turcica, IX/1, 1977, p. 229-251 (118) Cf. M. Robinson, Islam et capitalisme, Paris, 1966: nel 1913, il capitale delle imprese industriali esistente nell’Impero (circa 250) si ripartisce come segue: 10% appartiene agli stranieri, 50% a greci, 20% ad armeni, 5% ad ebrei, 15% a turchi musumani (119) T.Y. I/9 p. 262 (120) “”Portekiz ihtilâli münasebetiyle””, cit, cf. allegati, p. 117 Dumont: Titre : A Propos de la “”classe ouvrière”” ottomane à la veille de la révolution jeune-turque / Paul Dumont Auteur(s) : Dumont, Paul. Auteur Date(s) : 1977 Langue(s) : français Pays : France Editeur(s) : Paris-Strasbourg : ADET, 1977 Description : [12] p. ; 8vo Notes : Extrait de: “”Turcica””, t. IX/I, 1977 http://www.sudoc.abes.fr/DB=2.1//SRCH?IKT=12&TRM=023745797&COOKIE=U10178,Klecteurweb,D2.1,Eae9d9104-174,I250,B341720009+,SY,A%5C9008+1,,J,H2-26,,29,,34,,39,,44,,49-50,,53-78,,80-87,NLECTEUR+PSI,R95.243.79.60,FN”,”TURx-038″
“GEORGES Bernard TINTANT Denise, collaborazione di Marie-Anne RENAULD”,”Léon Jouhaux. Cinquante ans de syndicalisme. Tome I. Des origines 1921.”,”””La mozione di Kienthal sarà più violenta. Ma Lenin nuovamente si troverà in minoranza e la ripercussione di Kienthal sarà molto meno importante di quella di Zimmerwald. Aggiungiamo infine che una terza conferenza di Zimmerwald si terrà il 12 settembre 1917, ma questa volta senza la partecipazione francese: questa conferenza avrà relativamente poco eco, l’attenzione di coloro che si erano interessati ai due primi incontri essendo in qual momento assorbita dall’evoluzione degli avvenimenti in Russia”” (pag 297-298)”,”MFRx-391″
“GEORGESCU-ROEGEN Nicholas”,”Analisi economica e processo economico.”,”””I ‘Dialoghi’ di Platone non lasciano dubbi sulla sua perfetta consapevolezza del fatto che la nostra conoscenza dei concetti è dovuta a definizione o a intuizione. Egli comprese che, poiché la definizione costituisce una pubblica descrizione, ognuno può imparare a conoscere un concetto per mezzo di una definizione. E comprese anche che possiamo diventar consapevoli di alcuni concetti solo attraverso l’apprendimento diretto integrato dall’analisi socratica. La difficoltà di Platone proviene dalla sua fiducia che ‘indipendentemente dalla loro formazione tutti i concetti sono artimomorfici, che “”ogni cosa è similie a un numero””, come avrebbe insegnato più tardi il suo buon amico Senocrate””. (pag 31)”,”ECOT-213″
“GEORGES-ROUX”,”Monsieur de Buonaparte.”,”Georges-Roux ha una formazione giuridica. E’ stato per lungo tempo avvocato a Reims e poi a Parigi. Si è interessato alla storia e ha scritto una biografia di Nerone, poi di Mussolini. Ha scritto pure ‘La guerre civile d’Espagne’. Si presume che sia Georges ROUX”,”FRAN-062″
“GERACI Robert P. KHODARKOVSKY Michael a cura; saggi di CLAY J. Eugene KAN Sergei KEFELI Agnès KELLER Shoshana KLIER John D. MICHELS Georg MOSTASHARI Firouzeh SCHORKOWITZ Dittmar WEEKS Theodore R. WERTH Paul W. Contributors”,”Of Religion and Empire. Missions, Conversion, and Tolerance in Tsarist Russia.”,”Robert P. Geraci is an assistant professor of history at the University of Virginia and the author of Window on the East, National and Imperial Identities in Late Tsarist Russia. He is currently researching the relationship between nationality and capitalist entrepreneurship in imperial Russia. Michael Khodarkovsky is an associate professor of history at Loyola University Chicago. He is the author of Where Two Worlds Medt, The Russian State and the Kalmyk Nomads, 1600-1771, and From Steppe Frontier to Russian Empire, Colonial Encounters in the Southern Borderlands, 1500-1800. Eugene J. Clay is an associate professor in the Department of Religious Studies at Arizona State University. He has published several articles on the history of Christian dissent in Russia from the seventeenth century to the present. He is currently writing a historical survey of Russian sectarianism. Sergei Kan is a professor of anthropology and Native American studies at Dartmouth College. He has been conducting ethnographic and archival research in southeastern Alaska since 1979, and is the author of Symbolic Immortality, The Tlingit Potlatch of the Nineteenth Century, and Memory Eternal, Tlingit Culture and Russian Orthodox Christianity through Two Centuries. He has edited a forthcoming collection of essays, Strangers to Relatives, the Adoption and Noming of Anthropologists in Native North America, and is writing a biography of the Russian anthropologist Lev Shternberg. Agnès Kefeli is an instructor of Tatar language at the Critical Languages Institute of Arizona State University and a Ph.D. candidate in the Department of History at the same university. She is completing her dissertation, Kriashen Apostasy: Popular Religion, Education, and the Contest over Tatar Identity 1854-1917, She also holds graduate degrees from the University of Paris and the Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales. Shoshana Keller is an assistant professor of Russian and Eurasian history at Hamilton College. Her book To Moscow, Not Mecca, The Soviet Campaign Against Islam in Central Asia, 1917-1943 is forthcoming with Praeger Publishers. John D. Klier is Corob Professor of Modern Jewish History and head of the Department of Hebrew and jewish Studies at University College London. He has published widely on Russian-Jewish relations. most recently Imperial Russia’s Jewish Question, 1855-1881, and Russiia sobiraet svoikh evreev. Georg Michels in an associate professor of history at the University of California, Riverside. He is the author of At War With the Church, Religious Dissent in Seventeently-Century Russia. Firouzeh Mostashari is an assistant professor of history at Regis College in Weston, Massachusetts. She has published articles on Russo-Azerbaijani relations and is currently preparing a book on Russian colonialism. Dittmar Schorkowitz is an anthropologist and historian of Russia’s non-Slavic nationalities. He is the author of Die soziale und politische Organisation bei den Kalmücken (Oiraten) und Prozesse der Akkulturation vom 17.Jahrhundert bis zur Mitte des 19. Jahrhunderts; Ethnohistorische Untersuchungen über die mongolischen Völkerschaften and most recently of Staat und Nationalitäten in Russland; Der Integrationsprozess von Burjaten und Kalmücken, 1822-1925. He is also interested in problems of violence in the Caucasus and the Balkans. He is a lecturer at the East European Institute, Free University of Berlin, and editor in chief of the series Gesellschaften und Staaten im Epochenwandel. Theodore R. Weeks is an associate professor of history at Southern Illinois University in Carbomdale. He is the author of Nation and State in Late Imperial Russia; Nationalism and Russification on the Western Frontier, 1863-1917 and articles on nationality in the Russian empire’s western borderlands. He is presently working on a book-length study of Polish-Jewish relations and the beginnings of modern Polish antisemitism during 1855-1914. Paul W. Werth is an assistant professor in the History Department at the Universty of Nevada, Las Vegas. He is currently completing a study entitled At the Margins of Orthodoxy. Mission, Governance, and Confessional Politics in Russia’s Volga-Kama Region, 1827-1905. He is also working on a study of religious toleration in the Russian Empire from the late eighteenth to the early twentieth century.”,”RUSx-013-FL”
“GERAETS Théodore F., a cura di Riccardo POZZO”,”La logica di Hegel tra religione e storia.”,”Théodore F. Geraets (L’Aia, 1926) ha studiato filosofia e teologia a Nimega, Maastricht, Roma e Parigi. Allievo di Paul Ricoeur, ha ottenuto il doctorat d’état con una ricostruzione del pensiero di Merleau-Ponty dal titolo Vers une nouvelle philosophie transcendantale. Dal 1966 insegna all’Università di Ottawa.”,”HEGx-026-FL”
“GERARD Emmanuel WYNANTS Paul direzione scientifica; autori dei capitoli Lode WILS Paul GERIN Emmanuel GERARD Patrick PASTURE Jan DE-MAEYER Jozef MAMPUYS Godfried KWANTEN Antoon OSAER Annie DE-DECKER Nathalie ISTA Denise KEYMOLEN Louis VOS Paul WYNANTS André TIHON Walter NAUWELAERTS Guy ZELIS”,”Histoire du mouvement ouvrier chretien en Belgique.”,”Gli autori dei vari capitoli sono: Lode WILS, Paul GERIN, Emmanuel GERARD, Patrick PASTURE, Jan DE-MAEYER, Jozef MAMPUYS, Godfried KWANTEN, Antoon OSAER Annie DE-DECKER Nathalie ISTA Denise KEYMOLEN, Louis VOS Paul WYNANTS André TIHON, Walter NAUWELAERTS, Guy ZELIS”,”MHLx-011″
“GÉRARD Alice”,”La rivoluzione francese. Miti e interpretazioni (1789-1970).”,”Alice Gérard, nata nel 1932, è docente di storia contemporanea alla Sorbona di Parigi. Ha in preparazione uno studio sull’insegnamento della storia in Francia dal 1870 al 1914 (1972). “”Il pensiero della Germania contemporanea si è veramente forgiato attraverso «dispute di facoltà», di cui la rivoluzione francese era l’argomento principale. La coscienza nazionale ne uscì sorprendentemente rafforzata, come l’«io» di Fichte che si rivela al contatto del «non-io». Se si può dire, con Marx, che «è stato Kant a scrivere la teoria tedesca della rivoluzione francese», non bisogna per questo sottovalutare l’interpretazione nazionalista di molti suoi discepoli. Anche il messaggio di Burke, com’era nella sua logica, è stato germanizzato in gran parte, da Rehberg a Novalis. Da ultimo, la sintesi hegeliana, pure elaborata a partire dalla grande crisi, ha lo stesso fondo di ambiguità. Nei suoi ultimi corsi all’università di Berlino, il vecchio Hegel, senza rinnegare l’entusiasmo della giovinezza, dimostrava che il fallimento della rivoluzione per colpa dei francesi (‘Hitzköpfe’: teste calde) aveva fatto sì che «lo Spirito passasse in un’altra terra»: la Germania. Così le diverse correnti nate da questa riflessione tendevano a confluire in un messianismo germanico ancora diffuso”” (pag 22)”,”FRAR-416″
“GERARD John”,”Autobiografia di un gesuita dei tempi di Elisabetta.”,”L’autobiografia di padre John Gerard è una vita di gesuita del primo secolo della Compagnia di Gesù “”Li accusarono di aver organizzato la congiura fallita per grazia di Dio. Padre Garnet fu impiccato, padre Oldcorne impiccato e poi squarciato, altri sacerdoti cattolici, gesuiti o no, furono mandati anch’essi a morte. Ma padre Gerard non fu preso. Rotto al tremendo gioco della clandestinità, riuscì a scampare alla furia della reazione. Fui l suo capolavoro di agente segreto, di «spia del papa»”” (pag VIII, prefazione)”,”RELC-401″
“GÉRARD Alain”,”La Vendée, 1789-1793.”,”Alain Gérard, nato nel 1951, vive e insegna Storia della Vandea. Ha pubblicato pure ‘Pourquoi la Vandée?’ (A. Colin).”,”FRAR-009-FSD”
“GERBALDO Paolo”,”Tra Arcadia e Riforme. Storia dell’Accademia di Fossano nel Settecento.”,”Paolo Gerbaldo nato a Torino nel 1966, laureato in Lettere moderne e in Scienze politiche, insegnante, giornalista, pubblicista. ‘L’Accademia di Fossano, conosciuta anche come la “”Colonia Arcadica””, è stata fondata nel 1787 come sede distaccata della Reale Accademia delle Scienze di Torino. Questo istituto ha giocato un ruolo significativo nella promozione della cultura e della scienza nella regione.Fossano, una città con una ricca storia che risale all’epoca pre-romana, ha visto numerosi eventi storici importanti. Nel 1797, ad esempio, la città fu assediata dalle truppe napoleoniche. La presenza dell’Accademia ha contribuito a consolidare Fossano come un centro di sapere e cultura’ (copil.)”,”ITAG-002-FMB”
“GERBET Pierre”,”La construction de l’Europe.”,”GERBET Pierre, agrégé d’histoire, docteur in lettere e scienze umane, professore universitario di scienze politiche, si è specializzato nel dominio delle relazioni internazionali (specie riguardo alle organizzazioni internazionali, Società delle Nazioni, ONU ecc). Il volume si ferma al 1981, non viene citato nell’indice: Delors”,”EURx-287″
“GERBI Antonello”,”La disputa del Nuovo Mondo. Storia di una polemica (1750-1900). Nuova edizione a cura di Sandro Gerbi con un saggio di Antonio Melis.”,”Filosofo del diritto, giornalista, studioso anti-accademico per eccellenza, Antonello GERBI (Firenze 1904- Civella 1976) associò per tutta la vita il lavoro scientifico a quello di economista della Banca Commerciale. Il decennio trascorso in Perù per sfuggire alle leggi razziali lo indusse ad abbandonare il primitivo campo di indagine, le idee politiche del Settecento, e a dedicarsi alla situazione economica del Perù e poi a vari aspetti della vita peruviana e americana in genere. Ha scritto varie opere (v. prima pagina).”,”AMLx-026″
“GERBI Sandro”,”Raffaele Mattioli e il filosofo domato.”,”Sandro GERBI (Lima, Perù, 1943) giornalista, ha pubblicato nel 1999 presso Einaudi ‘Tempi di malafede’ (premio Comisso 2000). Ha curato quattro volumi di Antonello GERBI. Utilizzando gli inediti carteggi familiari, Sandro GERBI figlio di Antonello, racconta il quarantennale sodalizio del padre, capo dell’ Ufficio Studi della Banca Commerciale a Milano e Raffaele MATTIOLI, il ‘banchiere-letterato’ la cui figura eterodossa spicca nel panorama economico e culturale del Novecento. Si racconta della loro fronda durante il fascismo, il salvataggio di GERBI in Perù al tempo delle leggi razziali, la missione economica di Mattioli in USA, la rinnovata collaborazione sia in banca che con la casa editrice Ricciardi, l’ estromissione di Mattioli da parte della DC di ANDREOTTI e COLOMBO nel 1972. “”L’ ingresso effettivo di Raffaele Mattioli nella Ricciardi era avvenuto nel 1938. Lo conferma una significativa testimonianza dello scrittore napoletano Gino Doria, la sua prefazione al libro-catalogo I primi quarantacinque anni della casa editrice Ricciardi, apparso nel 1952. (…) Dopodiché Doria elenca alcune delle principali opere pubblicate fra il ’38 e il ’52, da cui traspare l’ impulso di Mattioli: i tre volumi degli Aneddoti di varia letteratura di Croce, i tre delle Pagine sparse e i due delle Nuove pagine sparse dello stesso, la Storia della storiografia del Fueter (tradotta da Altiero Spinelli durante il confino), la Bibliografia vichiana aggiornata da Fausto Nicolini, altri scritti di Doria, Domenico Comparetti, Carlo Antoni, Gabriele Pepe, Francesco Gabrieli, Carlo del Grande, Giovanni Amendola, e infine la collezione di storia e testi de La letteratura italiana; “”di cui sono già apparsi otto volumi degli ottanta previsti””, Croce in testa come si è visto. Ma l’ attività editoriale di Riccardo Ricciardi (1879-1973), gentiluomo napoletano, era cominciata molti anni prima, e fin dall’ inizio sotto l’ ala protettiva di Benedetto Croce.”” (pag 124-125)”,”ITAE-106″
“GERBI Alexandre”,”Histoire occultée de la décolonisation franco-africaine. Imposture, refoulements et névroses.”,”Laureato in storia, e storia dell’arte, titolare di un DEA di estetica, Gerbi è stato professore di liceo a Casablanca dal 1995 al 1999. Ora è giornalista e critico d’arte. “”Pendant plus d’un siècle, en France, au sujet de cete grande question que fut toujours l’Empire, deux forces contradictoires coexistèrent, parfois s’affrontèrent. D’un côté, les idées antiracistes et universalistes héritées de la Révolution de 1789, promues par des personnalités humanistes et visionnaires comme Victor Schoelcher ou le général Faidherbe, qui demeurènt, pour ansi dire, enracinées dans le peuple; de l’autre, le racisme théorisé par Arthur de Gobineau, et le nationalisme de race exaltés par Maurice Barrès et Charles Maurras au cours du XIXéme et au début du XXéme siècle, qui séduisirent davantage dans les sphères bourgeoises.”” (pag 29)”,”FRQM-051″
“GERBORE Pietro”,”Commendatori e Deputati.”,”‘I milioni della Banca Romana’ GERBORE Pietro, Commendatori e Deputati. LONGANESI & C. MILANO. 1954 pag 445 16° Collana La Fronda; [‘Intorno alla Banca Romana si era fatta la congiura del silenzio. In verità i successivi governi si sentivano impotenti a cauterizzare la piaga e speravano che a guarirla bastasse la ‘vis medicatrix naturae’, vale a dire la pressione che Grillo, direttore generale della Banca Nazionale, andava esercitando su Tanlongo, per mezzo di Costanzo Chauvet, al fine di ottenere la fusione delle due banche. Grillo giocava con Tanlongo come il gatto col topo: conosceva le condizioni reali della Banca Romana, voleva assorbirla o disfarsene, reputandola un ostacolo per la realizzazione della banca unica, ch’egli auspicava; stringeva d’assedio la vittima designata, ma voleva ingoiarla intera o quasi. Epperò quando Biagini ebbe scoperto l’ammanco di nove milioni, prontamente Grillo prestò i biglietti necessari a simulare la ricostituzione della cassa, e Biagini «non volle mostrare troppo zelo là dove tutto lasciava capire che da lui se ne esigeva poco». La tegola cadde, nel dicembre 1892, sul capo di Giovanni Giolitti, il quale muoveva i primi passi come capo del governo. Gaetano Natale ha pubblicato le lettere, con le quali Urbano Rattazzi, ministro della Real Casa e autore delle prime fortune di Giolitti, sollecitava il suo amico a metter riparo all’anarchia regnante tra le banche d’emissione. Quelle infatti che esercitavano il privilegio in base a un regime transitorio erano cinque: la Banca Nazionale del regno, la Banca Romana, la Banca Nazionale toscana, il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia. Tutte residui dell’antico regime anteriore al 1860, tutte versanti in condizioni più o meno deplorevoli. Era convinzione generale che ognuna avesse subito ingenti perdite in seguito alle crisi economiche, e che ancor più gravi delle perdite fossero le ‘immobilizzazioni’ di capitali, causate da crediti aperti per mero favoritismo politico. Il gabinetto Giolitti presentò alla camera un disegno di legge nei primi giorni di dicembre: esso prorogava e legalizzava il regime provvisorio per altri tre mesi, arrecandovi opportuni temperamenti al fine di preparare il risanamento e procedere, trascorso il termine, a un vero e solido riordinamento degli istituti d’emissione e della circolazione. Questo atto del governo provocò, in un determinato ambiente, la reazione destinata a scatenare la procella parlamentare’ (pag 153-154-155)] [ISC Newsletter N° 80] ISCNS80TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] Wikip: Pietro Gerbore Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Pietro Gerbore (Roma, 1899 – Firenze, 1984) è stato un diplomatico e storico italiano. Indice [nascondi] 1 Biografia 2 Opere principali 3 Note 4 Bibliografia 5 Collegamenti esterni Biografia[modifica | modifica wikitesto] Di antica famiglia valdostana fu combattente nella prima guerra mondiale e poi membro della Commissione alleata di controllo per l’Austria e l’Ungheria dal 1920 al 1923. Nel 1924 entrò in diplomazia con missioni in Canada, negli Stati Uniti d’America, a Vienna, Lisbona e Bucarest quale Incaricato d’Affari. Durante la missione in Romania nel tragico periodo della Seconda guerra mondiale quando questo Stato conobbe la transizione fra la defenestrazione del dittatore Antonescu e l’invasione sovietica, entrò in contatto con la regina madre di Romania, Elena, e con il giovane re Michele, con i quali intrattenne una lunga devota amicizia, prolungatasi anche nell’esilio di costoro. Elena di Romania visse infatti, dopo la caduta della Monarchia, per molti anni in Italia a Villa Sparta sulle colline di Firenze.[1] Volendo rimanere fedele al giuramento al Re, con l’avvento della Repubblica Italiana Gerbore si dimise dal servizio diplomatico e si ritirò a Firenze dove si dedicò agli studi storici. Fra le maggiori pubblicazioni del Gerbore si ricordano Dame e Cavalieri del Re, Longanesi, Milano, 1952; Commendatori e Deputati, Longanesi, Milano, 1954; Il vero Diplomatico, Longanesi, Milano, 1956; Formen und Stile der Diplomatie (per la “”Rowohet Deutsche Enzyclopaedie””); La Monarchia (con prefazione di Giuseppe Tarò e Giulio Vignoli), Volpe editore, Roma, 1976; Una storia dell’arte di vivere, Fògola editore, Torino, 1985 (postumo). Ha collaborato con centinaia di articoli a Il Borghese, al Roma di Napoli, al Globo, al Giornale d’Italia ed a La Torre di Giovanni Volpe.[2] Pietro Gerbore svolse anche nel dopoguerra una vivace attività politica nel Partito monarchico, ma da posizioni critiche nei confronti della politica propugnata da Umberto II dall’esilio e dal suo rappresentante in Italia, Falcone Lucifero. Alla morte di Gerbore, il suo vasto archivio passò per donazione al Gabinetto Vieusseux, come da sua disposizione testamentaria. Opere principali Dame e cavalieri del re, Milano, Longanesi, 1952. Commendatori e deputati, Milano, Longanesi, 1954. l vero diplomatico, Milano, Longanesi, 1956. La monarchia, Roma, G. Volpe, 1976. I responsabili, Roma, G. Volpe, 1980. L’ America di fronte all’Europa, Roma, G. Volpe, 1981. Il cavallo e l’uomo, Roma, G. Volpe, 1983. I responsabili. L’America di fronte all’Europa, Lavis, La Finestra Editrice, 2012″,”ITAE-369″
“GERBORE Pietro”,”Commendatori e Deputati.”,”””Negli ultimi ani prima del ’70 si cominciò a dire che il regno d’Italia era quello dei ‘carrozzoni’. E la nuova parola, di origini oscure, rivelava tutta la trasformazione dell’austero parlamento subalpino in meno di un decennio. Infatti Massimo d’Azeglio, vicino a morire, scriveva alla moglie: «Se tu sapessi che congiura d’imbroglioni e di intriganti si distende sull’Italia ne tremeresti anche tu». Il ‘carrozzone’ era appunto una di quelle congiure, ordita ai danni dell’erario. Le memorie del deputato radicale Angelo Mazzoleni conservano un elenco di operazioni sospette, nelle quali l’opinione pubblica fiutò la presenza di un ‘carrozzone’; ma nessuno eguagliò, in gravità e risonanza, quello venuto alla luce nel giugno 1869. Cavour, grande diplomatico ma pessimo finanziere, era morto probabilmente ignorando quanto fosse costata l’unità d’Italia. L’ingrato compito di annunciare al parlamento che dal 1859 al 1861 si era speso esattamente il doppio delle entrate ricadde sopra Urbano Rattazzi, presidente del consiglio nel 1862, e su Quintino Sella, suo ministro delle finanze. Ma i deputati, uomini ignari e illusi sulla ricchezza del paese, s’indignarono per tanta sincerità. Non si doveva turbare la gioia per la resurrezione della patria e nuocere al credito con cifre forse vere, ma sgradevoli, e in ogni caso provvisorie. L’Italia era ricca; la libertà e le istituzioni parlamentari la avrebbero resa ancor più ricca. Nuove imposte? Neppure per sogno! Bisognava continuare a ricorrere al credito. Pertanto lo stato seguitò a vivere allegramente di debiti”” (pag 9-10)”,”ITAP-003-FB”
“GERDTS William H. a cura”,”Impressionismo americano. Capolavori da collezioni pubbliche e private degli Stati Uniti d’America.”,”Foto in apertura dei ‘The American Painters’ del 1908 417136 SBN CLOUD”,”ARTx-005-FDR”
“GERE’ François”,”La nouvelle géopolitique. Guerres et paix aujourd’hui.”,”GERE’ F. è agrégé e dottore in storia, consulente per i problemi della difesa per vari media francesi e stranieri. E’ presidente dell’ IFAS (Institut Francais d’analyse stratégique). Ha scritto varie opere.”,”QMIx-186″
“GEREMEK Bronislaw”,”La pietà e la forca. Storia della miseria e della carità in Europa.”,”Bronislaw GEREMEK (Varsavia, 1932) ha studiato nell’ Univ di Varsavia e all’ Ecole des Hautes Etudes di Parigi con Philippe BRAUDEL. Ha lavorato all’ Istituto di storia dell’ Accademia polacca delle scienze dal 1955 al 1985, quando è stato allontanato dalla stessa. Fra le sue opere: ‘Salariati e artigiani nella Parigi medievale, secoli XIII-XV’ (Firenze 1975), ‘Les marginaux parisiens’ (Parigi 1976), ‘Mendicanti e miserabili nell’ Europa moderna, 1350-1600′ (Roma 1985).”,”EURx-070″
“GEREMEK Bronislaw a cura di Francesco M. CATALUCCIO”,”Le radici comuni dell’ Europa.”,”Nel Medioevo ricorda Geremek, il termine Europa veniva usato per indicare un luogo geografico. Soltanto verso la fine di quel periodo divenne un concetto dal contenuto storico-culturale, sempre più largamente usato nelle opere storiche e filosofiche, che soppiantava il termine christianitas. “”Europa”” non era più il sinonimo di “”cristianità””, diventava qualcosa di più specifico. (dall’introduzione)”,”EURx-140″
“GEREMEK Bronislaw”,”Salariati e artigiani nella Parigi medievale.”,”‘Geremek si ricollega e prosegue le ricerche di quanti, pur con ispirazioni diverse, da Fagniez a Hauserf, da Gracianskij a Coornaert hanno esaminato la realtà dell’artigianato parigino'”,”CONx-003-FGB”
“GERLAND Brigitte, a cura di Paolo CASCIOLA”,”La mia vita nei campi di lavoro sovietici, 1946-1953.”,”Quindici milioni di detenuti. “”Di questi quindici milioni, cinque milioni al massimo vengono occupati in un lavoro veramente produttivo. Si tratta di coloro che lavorano nelle miniere metallifere della Siberia estremo-orientale (Kolyma, Cukotka, il nord-est del continente siberiano, la frontiera mongola) o nelle miniere di carbone di Vorkuta e della Novaja Zemlja (al di sopra del Circolo Polare Artico). Altri cinque milioni di detenuti sprecano le loro forze in lavori di dissodamento e di colonizzazione della foresta, della steppa e della tundra, lavori che, visti gli strumenti estremamente primitivi utilizzati, non possono dare alcun risultato. (…)””. (pag 10) Primo manifesto del gruppo comunista di resistenza che si è dato il nome di Istinna Trud Lenina (La vera opera di Lenin) (ITL) aspirando alla continuità con la linea del bolscevismo. (pag 32) (ma la GERLAND giudicava questo movimento studentesco un po’ strano, aveva dei tratti sindacalisti e perfino anarchici avvicinandosi più ai marinai di Kronstadt che nel 1921 erano insorti contro Lenin. Secondo l’ ITL lo stato socialista del futuro sarebbe stato governato dai sindacati operai e contadini e non dai partiti)”,”RUSS-177″
“(GERMAIN Ernest)”,”La burocrazia.”,”E. Germain pseudonimo di Ernest Mandel”,”TROS-040″
“GERMAIN Ernest MAITAN Livio e altri (in)”,”Il partito rivoluzionario: un problema aperto. Contributo del movimento trotskista: critica del maoismo e dello spontaneismo.”,”E. Germain pseudonimo di Ernest Mandel”,”PARx-019″
“GERMAIN Jacques”,”Proceso al capitalismo. Ensayo. (Titolo originale: Le capitalisme en question)”,”Jacques GERMAIN è nato nel 1926. Ha lavorato come ingegnere all’ Electicité de France (EDF). “”Il mito del capitalismo popolare”” (pag 166) “”Un opuscolo pubblicato nella primavera del 1959 dalla Borsa di New York valuta in 12.490.000 il numero di cittadini nordamericani che possiedono azioni e parla a questo riguardo di una ‘rivoluzione pacifica che conduce a una società composta da vari milioni di capitalisti privati'””. (pag 166) “”La General Electric afferma: “”129.000 uomini e donne che lavorano nelle nostre fabbriche sono proprietari della nostra società o sono sul punto di esserlo””, e aggiunge più avanti: “”Negli Stati Uniti quasi ogni cittadino è un capitalista””””. (pag 167) “”Lo storico Charles Beard ha affermato che, nel disprezzare le influenze economiche, la scienza politica non otterrà di superare neppure il livello dell’ astrologia.”” (pag 180)”,”ECOI-140″
“GERMANETTO Giovanni”,”Memorie di un barbiere.”,”””Uscimmo. La piazzetta era piena di armati e di poliziotti. Ci affrettammmo verso i rispettivi alberghi. Ognuno di noi aveva la sua brava scorta. Io ero con Gramsci e Terrini – un compagno che fu poi accusato di essere al servizio della polizia torinese – ed avevamo due poliziotti alle calcagna. Entrammo nel nostro albergo in via Calzaioli. Lazzari, che era nel nostro albergo, non aveva seguito di poliziotti. Nella confusione era riuscito a passare inosservato. In piedi dietro le finestre, a lumi spenti, guardavamo nella via. I due poliziotti passeggiavano sotto. Poi, dopo uno scambio di parole, si nascosero al buio. Che fare? L’ ora del convegno si avvicinava. I due avevano la consegna di stare tutta la notte, era evidente. Consiglio di guerra. Due di noi devono essere sacrificati. Decidemmo. Io e Terrini dovevamo uscire e prendere due opposte direzioni. Certamente i due ci avrebbero seguiti. Lazzari e Gramsci così sarebbero stati liberi di andare al convegno””. (pag 99)”,”PCIx-115″
“GERMANETTO G.”,”Souvenirs d’ un perruquier. 25 années de lutte d’ un révolutionnaire italien.”,”Incontro con Lenin (pag 191) Il IV Congresso dell’ Internazionale Comunista. Incontro con Lenin. Il colpo di stato fascista. “”Il 4° congresso dell’ Internazionale comunista ebbe un’ importanza speciale per il nostro partito. Fece apparire nettamente le divergenze di visione di Bordiga con la maggioranza della nostra delegazione. La questione italiana fu esaminata in modo molto dettagliato dalla Commissione. Mi ricordo delle lunghe sedute di notte, della lotta che si sviluppa, dei dubbi dei delegati e infine il voto, ove Bordiga, che rappresentava la corrente di estrema sinistra nel nostro partito, fu messo in minoranza.”” (pag 195)”,”MITC-074″
“GERMANETTO Giovanni”,”Le memorie di un barbiere.”,” “”Dopo la sconfitta di Caporetto, dopo il discorso di Filippo Turati sulla difesa della patria, – discorso che Orlando, presidente del Consiglio dei ministri in quell’ epoca, fece distribuire alle truppe per convincerle che i capi del partito erano per la difesa del suolo invaso dal nemico, – la direzione del PSI convocò un congresso straordinario a Roma. La censura aveva soppresso una risposta del PS al discorso di Turati alla Camera. Un congresso era necessario per dimostrare che Turati non rappresentava il Partito, che la massa del partito era per la pace, contro la guerra. Orlando proibì il congresso. L’ ala destra del partito non fiatò. La maggioranza intransigente-rivoluzionaria invece convocò un convegno. Il convegno fu convocato a Firenze, clandestinamente. (…)””. (pag 143)”,”PCIx-228″
“GERMANI Gino”,”Democrazia e autoritarismo nella società moderna.”,”””Ciò che definisce il fascismo non è la sua ‘forma politica’, ma la ragione d’essere del regime, i suoi propositi”” (pag 195) “”(…) senza dubbio allo stato presente del «sistema internazionale», la situazione di stretta interdipendenza e la internazionalizzazione della politica interna, tendono a favorire le soluzioni autoritarie più che quelle democratiche.”” (pag 211) Sull’autore: Gino Germani sociologo dei diritti e delle libertà Mimesis Edizioni 2015 Marco A Quiroz Vitale € 15,30 € 18,00 Il saggio è dedicato agli studi di sociologia politica e giuridica di Gino Germani (1911-1979), uno dei sociologi italiani che hanno riscosso maggiore successo internazionale; antifascista ed esule politico fu un indomito difensore della libertà, seguendo un originale percorso di ricerca intellettuale che lo portò ad insegnare nelle prestigiose Università di Buenos Aires, di Harvard ed infine di Napoli e Roma. Qtà: – 0 + Aggiungi al carrello Aggiungi alla WishlistConfronta DESCRIZIONE INFORMAZIONI RECENSIONI Il saggio è dedicato agli studi di sociologia politica e giuridica di Gino Germani (1911-1979), uno dei sociologi italiani che hanno riscosso maggiore successo internazionale; antifascista ed esule politico fu un indomito difensore della libertà, seguendo un originale percorso di ricerca intellettuale che lo portò ad insegnare nelle prestigiose Università di Buenos Aires, di Harvard ed infine di Napoli e Roma. Gli studi di Germani sono riletti, per la prima volta, dal punto di vista della sociologia del diritto, cioè col proposito di individuare la struttura e la funzione del diritto nella società moderna e post-moderna. Le opere del sociologo romano sono, al riguardo, ricche di spunti e intuizioni; non solo quelle dedicate alla marginalità sociale – il tema più direttamente e strettamente connesso con gli interessi della sociologia giuridica – ma anche e soprattutto quelle dedicate alla partecipazione dei cittadini, dei gruppi e delle classi alla costruzione politica della democrazia. Infine, ma non in ordine d’importanza, gli studi di Germani ci portano nel cuore del fenomeno del mutamento sociale nelle società moderne. Ci offrono quindi la migliore prospettiva per cogliere anche la dinamica del mutamento giuridico, i suoi ritmi ed i pericoli che corrono i valori attorno ai quali la sociologia del Novecento, a cavallo dei due Mondi, si è sviluppata: la libertà, la giustizia sociale ed il rispetto dei diritti umani. Marco A. Quiroz Vitale, laureato in giurisprudenza a pieni voti cum laude nell’Università statale di Milano, ha conseguito il Dottorato di ricerca in Sociologia delle Istituzioni giuridiche e politiche presso l’Università di Macerata. Ricercatore confermato di Filosofi a del diritto è attualmente Professore aggregato di Sociologia del diritto e Sociologia dei diritti umani nell’Università di Milano. È membro del comitato scientifico dell’Istituto Gino Germani di Scienze Sociali e Studi Strategici ed autore di numerose pubblicazioni sui temi della tutela dei diritti umani, della discrezionalità amministrativa e del terzo settore. Avvocato del foro di Milano è abilitato al patrocinio avanti le Giurisdizioni Superiori e la Corte Costituzionale.”,”TEOP-510″
“GERMER Claus M.”,”Marx and the problem of the role of the productive forces in determination of social revolution.”,”‘Il partito bolscevico quando prese il potere non pensava di stare portando avanti una rivoluzione socialista isolata, ma la concepiva come parte di un movimento internazionale e l’inizio di un processo che si sarebbe diffuso immediatamente a livello globale’ (pag 7) Claus M. Germer Dept of Economics Universidade Federal do Parana, Curitiba, Brazil”,”TEOC-785″
“GERMINALE e MAGGIORINO”,”Storia operaia di Borgo S. Paolo. Racconti di Germinale e Maggiorino.”,”Germinale è nato a Torino nel 1906, militante della FIOM; iscritto al PCI. Maggiorino è nato a Torino nel 1901 e vive a Borgo San Paolo. Iscritto al PCI sotto il fascismo. Frequentano la sede dell’ANPI di via Pollenzo.”,”MITT-366″
“GERMINARIO Francesco”,”Fascismo 1919. Mito politico e nazionalizzazione delle masse.”,”Francesco Germinario collabora con la Fondazione L. Micheletti di Brescia. Ha pubblicato volumi sull’antisemitismo, il pensiero politico di Georges Sorel, la cultura di destra nel Novecento. Con la BFS edizioni: ‘Estranei alla democrazia. Negazionismo e antisemitismo nella destra radicale italiana’ (2001) Contiene tra l’altro: – Il sovversivismo degli intellettuali in età giolittiana – Asiatizzazione del bolscevismo – I ceti medi intellettuali e l’equivoco di un vincolo di fedeltà – La disintegrazione dei valori borghesi: la piccola borghesia scopre la violenza – Agostino Lanzillo e Cesare Rossi anticipatori dello squadrismo “”Si è già accennato alla crisi dei ceti medi in età giolittiana quale angolo d’osservazione da cui leggere l’atteggiamento antisistemico del ceto degli intellettuali e la crisi della tradizione culturale che questo ceto esprimeva. Ora è il caso di chiedersi se ci sia un rapporto fra la crisi dei ceti medi in età giolittiana e quella dell’immediato dopoguerra”” (pag 111) La revoca della delega politica. “”Mobilitati nel corso di un conflitto che rivelava gli aspetti brutali e violenti della vita e della Storia – una visione che decretava la crisi della loro ‘Bildung’ politico-culturale -, i ceti medi erano ritornati dalla guerra del tutto trasformati. La cultura della “”brutalizzazione della vita””, assimilata nell’esperienza della guerra, aveva emancipato questi ceti dall’irenismo e dal momento della mediazione politica, tipici della cultura borghese in cui si erano precedentemente formati, rendendoli autonomi dallo Stato liberale e dalla classe dirigente nazionale. Questi ceti, nel corso della guerra, avevano acquisito valori forti, per tradizione e per cultura ad essi estranei (virilismo, cameratismo, esercizio ripetuto della violenza, senso della disciplina, ecc.). Almeno sotto l’aspetto culturale e mentale, erano ben lontani dall’essere ceti sulla via della disintegrazione e della crisi: disintegrati, nell’esperienza delle trincee, erano stati i valori borghesi classici, in cui da sempre si erano identificati anche i ceti medi; epperò, si trattava di valori subito sostituiti da altri. Gli intellettuali e i ceti medi del 1919 non erano più quelli del 1914 per due motivi: sul piano strettamente esistenziale, avevano esperito il clima della violenza che essi – ferma restando la possibilità di estendere questa pratica anche sul piano della lotta politica, con la conseguente denazionalizzazione-criminalizzazione dell’avversario, ecc. – avevano visto quale conferma decisiva della crisi delle ideologie ottimistiche e razionaliste. Se la vicenda della guerra non dimostrava la visione mitica della politica, dimostrava quantomeno che la Ragione e il Progresso non erano certo immanenti alla Storia e che non governavano il mondo. Inoltre, la loro mobilitazione (in senso politico) in guerra aveva valorizzato ed esaltato un attivismo che risultava certo mortificato al momento della smobilitazione (in senso bellico) alla fine del conflitto, frustrando quell’autonomia politico-culturale che aveva caratterizzato l’equivoco vincolo di fedeltà stipulato con lo Stato liberale nel corso della guerra. Lo Stato liberale domandava che questa smobilitazione, da bellica, si facesse anche politica, mortificando il protagonismo che tali ceti avevano conseguito nell’esercizio ripetuto della violenza. Per dire meglio, questi ceti medi risultavano “”emergenti”” per almeno due motivi. In prima istanza, avevano assimilato una cultura e una visione della vita che manteneva ormai scarsi rapporti con la precedente cultura borghese; infine, si trovavano nella condizione di tradurre questa nuova visione della vita sul mercato politico del dopoguerra, ‘superando le precedenti mediazioni e deleghe politiche’. E proprio la formazione di nuovi valori che borghesi non erano più autorizzava il rifiuto di questi ceti medi a perpetuare il loro consenso politico e culturale alle élite politiche tradizionali, così come si era verificato nella fase precedente della storia d’Italia. Non tanto a ceti medi frustrati e in crisi si rivolgeva, dunque, il fascismo diciannovista (per non dire di quello degli anni successivi); bensì a ceti usciti rafforzati e autonomizzati dall’esperienza della guerra, perché avevano maturato una nuova visione della vita e della politica, indisponibile alle deleghe politiche precedenti”” (pag 115-116)”,”ITAF-385″
“GERMINARIO Francesco”,”Negazionismo a sinistra. Paradigmi dell’uso e dell’abuso dell’ideologia.”,”Francesco Germinario ha conseguito l’abilitazione a professore associato in Storia contemporanea e in filosofia politica. E’ autore di diversi volumi sul pensiero di Georges Sorel, la cultura della destra nel Novecento, l’immaginario antisemita, la visione mitica della politica. Si è occupato di antisemitismo, negazionismo, totalitarismo. “”[I]l rapporto fra la cultura di sinistra, almeno quella più visibile e presente nel mercato politico, se non con l’ebraismo, certo con Israele e il “”sionismo””, non è mai stato facile, né limpido (cfr., per tutti, Luzzatto Voghera, 2007; Dreyfus, 2007); in ogni caso, mai quelle voci, anche le più critiche, avevano formulato posizioni sia pure vagamente riconducibili al negazionismo, ovvero suscettibili di essere respinte come tali. L’innesto fra marxismo e radicalismo di destra a prima vista potrà sembrare un’aberrazione; si potrebbe seccamente liquidare quest’innesto o convergenza, richiamando quanto, intervenendo su un altro decisivo argomento (questa volta si trattava di sottolineare le infiltrazioni idealistiche presenti nel pensiero di Gramsci), aveva sostenuto Onorato Damen, uno dei più prestigiosi esponenti di questa microarea politico-culturale: «la dialettica rivoluzionaria (…) afferma che nella storia umana non vi è conciliazione di termini opposti, ma il loro contrasto in cui l’un termine deve necessariamente negare l’altro perché ne scaturisca una ulteriore affermazione di vita» (Damen, 1949, in Peregalli, 1978, p. 120). In realtà, la convergenza di questo settore del radicalismo di sinistra con la destra radicale (…) si fondava sulla comune opposizione di queste due aree alla cultura politica antifascista imputata di avere elaborato dopo il 1945 il “”mito di Auschwitz””. Per il negazionismo del radicalismo di destra si trattava di emancipare il nazismo da questa responsabilità, al fine di ridefinire un’immagine positiva del nazismo medesimo; per il negazionismo di sinistra si trattava di negare la specificità storica di Auschwitz, per sgretolare il “”mito”” su cui, a suo avviso, si reggeva la teoria controrivoluzionaria e interclassista dell’antifascismo (pag 12-13, introduzione) “”Bordiga e Axelrad: piccola borghesia, ruolo del capitale e l’antisemitismo come capitalismo degli imbecilli. Beninteso, nel corso della sua militanza politica, specialmente negli anni successivi alla sua espulsione dal Partito comunista d’Italia, Bordiga ha collezionato schiere di detrattori e di avversari politici; e probabilmente, almeno in riferimento al periodo successivo alla sua espulsione, è stato uno dei militanti del movimento comunista più diffamati dopo Trockj (per l’itinerario politico-intellettuale di Bordiga, cfr., per tutti, il non ancora superato lavoro di Livorsi, 1976). Tuttavia, è il caso di osservare che bisognerebbe quanto meno non confonderlo con i suoi allievi e glossatori. Addebitare a Bordiga le origini del negazionismo di sinistra costituisce certamente una forzatura, non tanto per la statura teorico-politica di Bordiga medesimo, quanto perché in nessuno suo scritto sono rintracciabili allusioni in chiave negazionista, men che meno proposte di discesa in campo contro la ricerca storica sullo sterminio degli ebrei. Pure se era stato molto critico nei confronti dello Stato l’Israele – «dietro di essi [la terra e lo Stato d’Israele] vi è il sistema capitalista e mercantile di sempre» (“”Anonimo [ma attribuibile a Bordiga]””, 1960b, p. 1) -, Bordiga non aveva avuto certo difficoltà a riconoscere che nell’ebraismo si erano sedimentate le «memorie atroci dello sterminio nazista» (ibid.). Anzi, non era certo il sistema sovietico a potere vantare una politica filoebraica, perché, oltre ad avere, lo stalinismo, eliminato la classe dirigente bolscevica di origine ebraica, «restano i nomi di tre città e le date di tre anni da non scordare. Varsavia 1945 [sic], Berlino 1953, Budapest 1956. In tutti questi episodii tragici della storia del dopoguerra vi furono ebrei contro moscoviti» (ibid.), a dimostrazione che al Cremlino «si nazisteggia nel mito di un altro popolo ‘eletto’, e si cerca la missione di quello russo nella tradizione nazionale di Pietro il Grande (ibid.)”” (pag 57-58) “”Gli scritti di Bordiga su cui si è fondato gran parte del negazionismo di sinistra sono stati due, da attribuire entrambi al militante vicino alle posizioni bordighiste Jean-Pierre Axelrad. Quest’ultimo stimato da Bordiga, almeno fino a quando aveva militato nella setta bordighista francese…”” (pag 58)”,”EBRx-079″
“GERNET Louis a cura di Riccardo DI-DONATO”,”La famiglia nella Grecia antica.”,”Louis GERNET (Parigi 1882-1962) insegnò filologia classica ad Algeri e poi sociologia giuridica alla EHESS, Ecole des Hautes Etudes di Parigi. Tra i suoi lavori vi sono le edizioni dei testi di ANTIFONTE, LISIA e DEMOSTENE. L’ introduzione all’ edizione delle Leggi di PLATONE.”,”STAx-059″
“GERNET Jacques”,”Le monde chinois.”,”Quest’opera è stata pubblicata nella collezione ‘Destins du Monde’ diretta da Fernand BRAUDEL. La cartografia è stata preparata da Thierry DAULLE’ e Catherine MEUWESE. Ex membro dell’ Ecole francaise d’ Extreme-Orient, Jacques GERNET è stato direttore di studi all’ Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, professore alla Sorbona e all’ Università di Parigi VII. E’ professore onorario al College de France dal 1992. E’ un maestro incontestato di studi cinesi in Francia.”,”CINx-102″
“GERNET Louis”,”I greci senza miracolo. Testi raccolti e presentati da Riccardo Di Donato.”,”GERNET Louis (Parigi 1882-1962) si formò all’Ecole Normale Superieure subendo l’influenza della nascente sociologia durkheimina e del socialismo non-marxista. Insegnò filologia classica all’Università di Algeri e poi sociologia giuridica dell’antichità greca all’Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi. Contiene recensioni di opere di BERNSTEIN GLOTZ SALVIOLI FRANCOTTE RIEZLER GLOTZ NILSSON WILAMOWITZ MOLLENDORFF BACHOFEN FINLEY BERR DUMEZIL MARROU JUNG BERQUE”,”STAx-221″
“GERNS Willi e altri interventi di G. HEYDEN A.N. JAKOVLEV J. SCHLEIFSTEIN J. DE-BROUWERE L. TOMASEK J. CHRISTOFFERSEN A. LOPATKA B. ZAHARESCU E. BEKI W. ABENDROTH W. ORZYKOWSKI K.H. NOETZEL G. TRAMBOWSKI B. HARTMANN N. MADLOCH F. KRAUSE W.S. SCHADE H.H. HEISELER L. SCHNEIDER O NEUMANN B. BOOß J. VOGELER H. ARNASZUS H. JUNG H. LUFT G. HEYDEN E. WEBER R. STEIGERWALD H. ADAMO K. SCHACHT H.J. SCHNEIDER J. SCHLEIFSTEIN G. HAUTSCH J. ANGENFORT”,”Friedrich Engels. Denker und revolutionär. Materialien der internationalen theoretischen Konferenz zum 150. Geburtstag von Friedrich Engels, veranstaltet von der Deutschen Kommunistischen Partei am 28. und 29. November 1970 in Wuppertal.”,”interventi di Willi GERNS G. HEYDEN A.N. JAKOVLEV J. SCHLEIFSTEIN J. DE-BROUWERE L. TOMASEK J. CHRISTOFFERSEN A. LOPATKA B. ZAHARESCU E. BEKI W. ABENDROTH W. ORZYKOWSKI K.H. NOETZEL G. TRAMBOWSKI B. HARTMANN N. MADLOCH F. KRAUSE W.S. SCHADE H.H. HEISELER L. SCHNEIDER O NEUMANN B. BOOß J. VOGELER H. ARNASZUS H. JUNG H. LUFT G. HEYDEN E. WEBER R. STEIGERWALD H. ADAMO K. SCHACHT H.J. SCHNEIDER J. SCHLEIFSTEIN G. HAUTSCH J. ANGENFORT”,”MAES-027″
“GERONZI Cesare, intervistato da Massimo MUCCHETTI”,”Confiteor. Potere, banche e affari. La storia mai raccontata.”,”””Anzitutto, bisogna aver chiari in testa due fatti: primo, senza interventi radicali, la Fiat avrebbe portato i libri in tribunale; secondo, il fallimento della Fiat avrebbe avuto effetti devastanti per l’economia italiana, prima ancora che per le banche. Dunque, evitare quel fallimento era anche un dovere verso il Paese. Ed eccoci al convertendo. In che cosa consiste questo convertendo? In pratica, le banche concedono un prestito alla Fiat di 3 miliardi di euro, in gran parte consolidando crediti a breve ma anche erogando denaro fresco. Alla scadenza, e cioè al 20 settembre 2005, le stesse banche si impegnano a convertire il loro credito in azioni Fiat di nuova emissione a un prezzo assai elevato, che alla fine dei conteggi sarà pari a 10,28 euro. In altre parole, le banche si impegnavano nel 2002 a sottoscrivere di lì a tre anni un aumento di capitale Fiat a prezzi vantaggiosi per la Fiat”” (pag 190-191)”,”ITAE-294″
“GEROSA Guido”,”Nenni.”,”Guido GEROSA è stato corrispondente dagli Stati Uniti per Epoca e ha vinto il premio dell’ Università della California. “”I comunisti di Stato Operaio commentarono la lettera con questa nota redazionale: “”Nessuno sarà più contento di noi se queste contraddizioni in cui Nenni si è dibattuto fino a ieri si risolveranno, in avvenire, nel senso di un socialismo internazionale reale. La lettera di Nenni rappresenta indubbiamente un passo in questa direzione, ma essa non cambia ancora fondamentalmente le posizioni di Nenni””. Non gli si poteva perdonare di aver aderito alla mozione anti unità d’ azione: “”L’ avere votato un simile ordine del giorno non rappresenta forse, per Nenni, una vergogna perenne?”” (pag 268-269)”,”MITS-197″
“GEROSA Guido”,”Roberto Formigoni. Il movimento popolare e il suo leader.”,”GEROSA è nato a Firenze nel 1933. Ha fatto il giornalista e l’ inviato speciale. Ha pubblicato una ventina di libri. “”Si annunciava quindi una grandissima sintonia fra il pensiero del Papa e quello del movimento. L’ elezione di un pontefice come Karol Wojtyla rappresentava in effetti un momento di grandissimo appagamento per Comunione e Liberazione e la certezza, anche se difficilmente i suoi leaders saranno disposti ad ammetterlo , che anche sul piano politico il gruppo cattolico avrebbe trovato ormai un suo spazio ben preciso. Wojtyla proveniva da quel mondo dell’ Est verso il quale da anni Comunione e Liberazione e il Movimento Popolare avevano lanciato un solidissimo ponte di fraternità ideologica, di testimonianza della sofferenza, di senso combattuto della vita e della fede.”” (pag 110)”,”ITAA-095″
“GEROSA Guido VENE’ Gian Franco a cura”,”Il delitto Matteotti. I documenti terribili.”,”L’ intervento di Matteotti sulla frode elettorale. “”E’ tra i discorsi più tempestosi che mai siano stati pronunciati a Montecitorio. Molti, tra i deputati fascisti, hanno interrotto l’ avversario con minacce mortali. Il più gentile tra i fascisti, Edoardo Torre, ha chiesto in aula, per Matteotti, il “”domicilio coatto””. Il solo che nel chiassoso e volgare trambusto non abbia aperto bocca è stato Benito Mussolini. Con i pugni alle tempie, strofinando l’ un l’ altro i labroni, livido d’ ira, immobile, ha resistito fino all’ ultimo. E’ poi uscito quasi di corsa dalla Camera respingendo a colpi di spalla amici, simpatizzanti, avversari, chiunque cercasse di interrogarlo. Piombato a palazzo Chigi, dov’è il suo ufficio, Mussolini ha spalancatola porta di Marinelli e prima ancora che il segretario amministrativo del partito abbia avuto il tempo di scattare in piedi e aggiustarsi sul naso gli occhiali a molla, Mussolini lo ha investito: “”Se voi non foste una mandria di vigliacchi, nessuno avrebbe osato fare quel discorso… Ma cosa fa la Ceka? Cosa fa Dumini? Gente come Matteotti, dopo aver detto certe cose non dovrebbe più essere in circolazione…””. (pag 24)”,”ITAF-212″
“GEROSA Luigi”,”L’ ingegnere “”fuori uso””. Vent’anni di battaglie urbanistiche di Amadeo Bordiga. Napoli 1946-1966.”,”””Bordiga fu chiamato dai milanesi alla fine del 1944 e riprese l’attività politica non tanto sul piano della prassi – riteneva che la congiuntura fosse del tutto sfavorevole a qualsiasi azione incisiva – quanto sotto il profilo teorico. La sua produzione di questo genere è molto bene documentata, come d’altra parte è nota, ai non molti che abbiano seguito il suo itinerario politico del secondo dopoguerra, la rottura, avvenuta tra il 1951 e il 1952, con Onorato Damen e il partito comunista internazionalista, che aveva come organo il periodico “”Battaglia comunista””. Da questa rottura nacque un nuovo gruppo, che qualche anno più tardi si chiamerà il partito comunista internazionale, con un nuovo organo di stampa “”Il programma comunista””, nel quale Bordiga s’identificò””. (pag IX-X) (Nota: O. Damen, Amadeo Bordiga. Validità e limiti d’una esperienza. Editoriale periodici italiani, Milano, 1971; Un chiarimento. Fra le ombre del bordighismo e dei suoi epigoni. Edizioni Prometeo, Milano, 1997) La questione delle abitazioni in URSS (pag 288) Bordiga (1889-1970)”,”BORD-076″
“GEROSA Guido VENE’ Gian Franco a cura”,”Il delitto Matteotti. I documenti terribili.”,”‘«Matteotti è sparito? Sarà andato a donne» insinua Mussolini’ (pag 66); ‘Esistono anche tesi più complesse sui moventi del delitto e sui mandanti. Qualcuno sostiene si trattasse di un complotto massonico e che gli ideatori fossero Cesare Rossi, l’ex braccio di D’Annunzio, Alceste De Ambris e Campolonghi. Vi è chi avanza la tesi di un movente «economico», facendo del delitto Matteotti una specie di «caso Mattei» con quarant’anni di anticipo. Matteotti, si dice, era alla vigilia di fare importanti rivelazioni sulla parte avuta dai capi de fascismo nel contratto per la concessione di permessi di ricerche petrolifere sul suolo italiano alla società americana ‘Sinclair’; o aveva una documentazione atta a provocare un dibattito sulle responsabilità nella crisi dell”Ansaldo’; o stava per attaccare le tariffe doganali protezionistiche e i favori accordati dal fascismo ad alcuni grandi gruppi finanziari. L’ipotesi che il mondo affaristico italiano di allora, appena uscito dalla marcia su Roma e dalla connivenze con il fascismo nella conquista del potere avesse interesse a eliminare Matteotti è suggestiva, ma non sufficientemente provata. Oddino Morgari, esponente socialista, scrive il 5 luglio 1924: «Per detto unanime lo sfondo della tragedia Matteotti è finanziario». Sembra accertato che un grosso gruppo di potere fosse interessato alla convenzione per la ricerca e lo sfruttamento delle zone petrolifere, conclusa nell’aprile 1924 tra il ministro dell’Economia nazionale e la ‘Sinclair Exploration Company’. Si fanno i nomi del sottosegretario agli Interni Finzi, di Filippo Filippelli, direttore del ‘Corriere Italiano’, e di Filippo Naldi, direttore del ‘Resto del Carlino’. Matteotti era un testimone molto scomodo. E di petrolio in Italia (qualche volta) si muore. Il personaggio più singolare della vicenda è Filippo Naldi. Aveva fondato il ‘Tempo’ di Roma nel febbraio 1921, facendosi dare i soldi dal commendator Naldi della Banca Commerciale. In seguito il tentacolare Naldi si ritrova alle origini del ‘Popolo d’Italia’ e del ‘Giornale di Roma’. Per trovare finanziamenti, non ha eguali. Rileva le azioni del ‘Corriere Italiano’ di Filippelli e riesce ad assicurare con tecnica di maestro il silenzio giornalistico sull’affare Sinclair’ (pag 114-115)”,”ITAF-001-FGB”
“GEROSA Guido a cura”,”I missili a Cuba. I documenti terribili.”,”Pag 71: Raggio d’azione dei missili a media gittata (MRBM) e dei missili a gittata intermedia (IRBM)”,”RAIx-378″
“GERRATANA Valentino SALVADORI Massimo L. DE MASI Guido GARAVINI Sergio TRENTIN Bruno”,”I consigli operai. Un dibattito tra intellettuali, sindacalisti e quadri operai sull’ esperienza consiliare di ieri e di oggi.”,”Contiene il capitolo: ‘L’ esperienza consigliare nella rivoluzione tedesca (1918-1919)’ (pag 85-118) di G. DE-MASI. “”Il partito per Kautsky rappresentava la mediazione di queste due esigenze, come tale era già al di là della “”parzialità”” proletaria, già prefigurazione dello stato della futura società socialista, amministratore e garante degli interessi di tutta la comunità. Si può in qualche modo capire come il “”centrismo”” di Kautsky apparentemente resse brillantemente alla prova del fuoco del 1905. Ancora nel 1910, nel Der Weg zu Macht (La via al potere) egli infatti tentò di introdurre nel suo schema teorico il nuovo livello di spontaneità uscito dalle lotte del 1905 elaborando un’ ipotesi di Partito sempre in bilico tra il controllo della classe, anche nei suoi momenti più acuti di scontro con il capitale, e la gestione dello sviluppo. Kautsky respingeva decisamente dunque la proposta “”gestionale”” che veniva fuori dalle pagine di Bernstein ed accettava la lezione del 1905 cercando di riassorbirla nel progetto politico tradizionale della socialdemocrazia. Troppo ampie erano state però le ripercussione del 1905 a livello mondiale perché potessero assestarsi all’ interno di questo dibattito””. (pag 92-93)”,”SIND-071″
“GERRATANA Valentino”,”Ricerche di storia del marxismo.”,”Sono citati JAKIR (militare, ufficiale di carriera in rapporti con Tuchacevskij) e ROSENGOLTZ (Arkadij Rosengoltz, già Governatore del Donbas, già ambasciatore a Londra, già ministro per il commercio estero. A sedici anni Rosengoltz era stato arrestato dalla polizia zarista, a diciassette era già delegato al Congresso del partito bolscevico. Durante la guerra civile aveva combattuto con valore nelle file rosse. Ma c’è un neo in quel curriculum: Rosengoltz aveva avuto qualche fugace simpatia per Trotzkij. Tanto basta per farlo arrestare nel ’37 e processare nel ’38. (fonte Informazione-corretta) coinvolti nei processi staliniani “”La “”fortuna”” di Antonio Labriola si è snodata finora secondo una linea molto oscillante, e spesso contradditoria. Dopo il contrasto insanabile con Turati e il fallimento dei suoi sforzi per influire in modo positivo sul processo di formazione e di costruzione del Partito socialista italiano, il suo esordio come teorico del marxismo, nel 1895, non avrebbe potuto essere più incoraggiante. E’, in primo luogo, un esordio internazionale. Il primo dei suoi saggi sulla concezione materialistica della storia, ‘In memoria del Manifesto dei comunisti’, fu scritto per sollecitazione di una rivista marxista francese, il Devenir social (fondata in quell’ anno da Sorel). (…)””. (pag 145) “”Senza riserve invece fu il giudizio positivo che diede Lenin dello stesso libro di Labriola, giuntogli, sempre nell’ edizione francese, fino al villaggio siberiano dove era allora deportato. Scrivendo alla sorella Anna, in data 23 dicembre 1897, le consigliava di preparare una traduzione russa di questo “”libro serio e interessante””. Lenin pensava alla possibilità di utilizzare questa traduzione per una pubblicazione legale, e alludeva quindi agli accorgimenti del caso:””evidentemente, sarebbe da tradurre soltanto la seconda parte (il secondo saggio), e anche quella non per intero (….). Ma a mio parere, i tagli non diminuirebbero in alcun caso l’ importanza di questa difesa straordinariamente intelligente della “”nostra dottrina”” (espressione di Labriola)””.”” (pag 147-148) Libro letto anche da Trotsky rinchiuso in carcere ad Odessa. (pag 148)”,”TEOC-415″
“GERRATANA Valentino”,”Ricerche di storia del marxismo.”,”GERRATANA Valentino Contiene il saggio ‘Sulla “”fortuna”” di Labriola. (pag 145-173) Paragrafo: ‘Lenin sul “”concetto di formazione economico-sociale”” (pag 297) Questione capitalismo di Stato (pag 219): analisi del libro di Bucharin ‘L’ economia mondiale e l’ imperialismo (pag 224) “”In modo ben diverso si pone il problema per Engels. “”In ogni società nella quale la produzione si sviluppa con spontaneità naturale, e la società odierna è di questo genere, non sono i produttori a dominare i mezzi di produzione, ma i mezzi di produzione a dominare i produttori. In una società siffatta ogni nuova leva della produzione si muta necessariamente in un nuovo mezzo per l’asservimento dei produttori ai mezzi di produzione. Questo vale anzitutto per quella leva della produzione che sino all’introduzione della grande industria è stata di gran lunga la più potente: la divisione del lavoro…’Essendo il lavoro diviso, anche l’uomo è diviso’. Tutte le altre capacità fisiche e spirituali sono sacrificate alla formazione di una sola attività””. Engels può riferirsi a questo proposito al ‘Capitale’ di Marx, ma non nasconde che questa esigenza del superamento del principio della divisione del lavoro era stata posta vivacemente già dai primi teorici del socialismo utopistico. Il passaggio del socialismo “”dall’utopia alla scienza”” non è concepito da Engels come un semplice voltar pagina””. (pag 141-142) [Valentino Gerratana, Ricerche di storia del marxismo, 1972]”,”MADS-579″
“GERRATANA Valentino”,”Base e sovrastruttura nel “”capitalismo di transizione””.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: SACRISTAN Manuel, Lenin e la filosofia, ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO IX N° 1 GENNAIO-FEBBRAIO 1971 “”l’analisi di Baran-Sweezy (…) sembra basata sull’ipotesi che il “”capitalismo concorrenziale”” analizzato da Marx e il moderno “”capitalismo monopolistico”” siano da considerarsi in sostanza come due diversi modi di produzione, caratterizzati da diverse strutture e da diverse leggi di sviluppo. Ma di fatto, nel corso stesso dell’analisi di Baran e Sweezy la rigidità della distinzione tra capitalismo concorrenziale e capitalismo monopolistico viene ad essere praticamente dissolta. Quella distinzione sembra presupporre a prima vista che la concorrenza venga eliminata e sostituita dal monopolio. La realtà però è ben diversa: la concorrenza non solo sopravvive, nella sua tradizionale forma atomistica, ai margini della grande produzione dominata dal capitale monopolistico (…) ma divampa con rinnovato vigore, in forme nuove, su tutta l’area del sistema economico”” (pag 132-133) “”Anche per Baran e Sweezy, invece, ‘concorrenza e lotta’ – al pari dei loro opposti, ‘collaborazione e accordi’ tra gruppi capitalistici – rappresentano forme di azione che “”sono l’essenza stessa del capitalismo monopolistico”” (8) (8) Cfr. Baran Sweezy, Il capitale monopolistico, 1968, p. 19″” (pag 133) “”(…) la tesi di Lenin, secondo cui la concorrenza trasformandosi nel suo opposto, il monopolio, non viene eliminata ma coesiste con esso, dando così origine a una serie di aspre e improvvise contraddizioni (7), risulta tutt’altro che smentita e riceve invece nuove e più chiare conferme dagli sviluppi del capitalismo contemporaneo. Nemmeno si può dire che in questa non pacifica “”coesistenza degli opposti”” il monopolio ‘prevalga’ sulla concorrenza: se così fosse la concorrenza potrebbe essere considerata solo come un ‘residuo’ e la contraddizione apparirebbe superabile all’interno del capitale monopolistico. (…) Su questa coesistenza di concorrenza e monopolio si basa la principale conclusione di Lenin nella sua analisi dell’imperialismo, cioè la sua definizione del capitalismo monopolistico (imperialismo) come “”capitalismo di transizione””. E’ difficile capire il senso di questa conclusione, e le conseguenze che ne derivano, se non si comprende il significato della citata affermazione di Marx secondo cui lo sviluppo della società per azioni significa “”la soppressione (‘Aufhebung’) del modo di produzione capitalistico nell’ambito dello stesso modo di produzione capitalistico””. Civettando ancora una volta con una tipica locuzione hegeliana Marx ne fa qui un uso che è in realtà estraneo alla logica di Hegel. ‘Aufhebung’, nel senso hegeliano, è una ‘soppressione’ che è al tempo stesso ‘conservazione’; ma per Marx, a differenza di Hegel, questo sopprimere che è insieme un conservare non è l’effettivo superamento, ma la massima espressione di una contraddizione che deve ancora essere superata. Tale “”soppressione-conservazione”” del modo capitalistico di produzione, in quanto esprime “”una contraddizione che sopprime e conserva se stessa”” (9), deve infatti essere intesa, precisa Marx, solo come “”momento di transizione verso una nuova forma di produzione”” (dove, evidentemente, il vecchio modo di produzione sarà effettivamente e completamente ‘soppresso'”” (10). Ma l’esasperazione di tutte le contraddizioni immanenti nel modo di produzione capitalistico diventa la caratteristica fondamentale di questo processo di transizione, e solo questa caratteristica giustifica la definizione leniniana del capitalismo monopolistico come “”capitalismo di transizione”””” [Valentino Gerratana, Base e sovrastruttura nel “”capitalismo di transizione””] [(in) Critica marxista, Roma, n° 1 gennaio-febbraio 1971] [(7) Cfr. Lenin, L’imperialismo fase suprema del capitalismo, in Opere, v. 22, Roma, 1966 (…); (9) ‘Nell’originale tedesco “”ein sich selbst ‘aufhebender’ Widerspruch””; nella traduzione italiana citata (“”una contraddizione che si distrugge da se stessa””, ‘Capitale’, cit, III, 2, p. 125) il significato di questa espressione risulta falsato perché si tralascia il momento del conservare implicito nell’accezione hegeliana del termine di ‘aufheben’. E’ chiaro che per Marx non si tratta affatto di una contraddizione che si distrugge da se stessa, ma al contrario di una contraddizione che si esaspera attraverso questo particolare modo di “”sopprimersi”” e di “”conservarsi””‘; (10) ‘Poco prima lo stesso Marx aveva mostrato un particolare aspetto concreto di questa tendenza generale di sviluppo, sottolineando la separazione che con la formazione delle società per azioni viene a determinarsi tra proprietà e direzione dell’impresa capitalistica; cioè la “”trasformazione del capitalista realmente operante in semplice dirigente, amministratore di capitale altrui, e dei proprietari di capitali in puri e semplici proprietari, puri e semplici capitalisti monetari”” (Il Capitale, cit, III, 2, p. 122). Questa separazione (…) è da un lato, secondo Marx, un “”risultato del massimo sviluppo della produzione capitalistica””, e dall’altro “”‘un momento necessario di transizione'”” verso un nuovo modo di produzione in cui la proprietà privata capitalistica sarà completamente trasformata in proprietà sociale, come anche “”un momento di transizione per la trasformazione di tutte le funzioni che nel processo di riproduzione sono ancora connesse con la proprietà del capitale, in semplici funzioni dei produttori associati, in funzioni sociali”” (Il Capitale, cit, III, 2, p. 123)’] (pag 133-134)”,”LENS-244″
“GERRATANA Valentino”,”Marxismo ortodosso e marxismo aperto in Antonio Labriola / Realtà e compiti del movimento socialista in Italia nel pensiero di Antonio Labriola.”,”Nota: trovato in altra fonte e da ricercare: apprezzamento o giudizi non negativi di Antonio Labriola sul revisionismo di Bernstein e giudizi non lusinghieri su Plechanov critico di Bernstein (in lettere a Sorel?) (pag 575) Labriola in lettera a Engels su primo capitolo Antidühring e questione rapporto filosofia-scienza “”Labriola viene ricacciato indietro dal prevalere dei vecchi vizi tatticistici del partito formatosi a Genova. Anche la sua collaborazione regolare alla ‘Leipziger Volkszeitung’, iniziata nell’ottobre del 1894, ha termine improvvisamente nel maggio del 1895: e in realtà gli sarebbe stato troppo difficile continuarla nella situazione in cui era venuto a trovarsi. Da questa collaborazione, come in genere dai suoi fitti rapporti con i socialisti tedeschi, Labriola si riprometteva probabilmente un duplice risultato: da un lato riuscire a orientare esattamente sulla situazione italiana, in un momento di crisi che poteva diventare risolutiva, quello che era allora il partito più forte del movimento operaio internazionale; e dall’altro servirsi del prestigio internazionale della socialdemocrazia tedesca per esercitare una indiretta pressione sugli orientamenti del partito italiano. Ma l’operazione non ha successo in nessuno dei due sensi. In primo luogo perché Labriola non è il solo tramite tra socialisti italiani e socialisti tedeschi, e questi ultimi si dimostrano interessati, più che ad avere informazioni obiettive sull’Italia, a pubblicare brillanti corrispondenze giornalistiche, possibilmente con firme di prestigio (mentre Labriola si ostina a non voler firmare le sue corrispondenze, contrassegnate solo da una sigla convenzionale): non a caso come corrispondente del ‘Vorwärts’ viene scelto proprio Enrico Ferri, con indignata sorpresa di Labriola (e comincia a nascere in lui il sospetto, poi ampiamente confermato, che la socialdemocrazia tedesca non sia in grado di assolvere quel compito di partito-guida che egli per parecchi anni era stato portato ad attribuirle). L’operazione d’altra parte ha ancora minor successo per quanto riguarda il partito italiano, che non solo continua ad ignorare gli avvertimenti e i consigli di Labriola, ma reagisce anche vivacemente per iniziativa di Turati, contro le interferenze del giornale socialista tedesco quando avvertimenti e consigli assumono la forma di critica esplicita. E’ ciò che avviene con l’ultima corrispondenza scritta da Labriola per la ‘Leipziger Volkszeitung’ il 14 maggio 1895 (1). Al di là della polemica – che coinvolge in particolare sia le corrispondenze di Ferri sul ‘Vorwärts’ che le confusioni teoriche della ‘Critica sociale’ – questo scritto di Labriola è importante per capire la sua funzione di “”sbandato””, come egli si era definito, nel movimento operaio italiano (2)”” [Valentino Gerratana, Realtà e compiti del movimento socialista in Italia nel pensiero di Antonio Labriola, ‘Annali’ Feltrinelli 1973, Milano, 1974] (pag 604-605) [(1) Cfr. il testo in SP, pp. 364-68. Una traduzione italiana di questa corrispondenza fu pubblicata anche dalla ‘Critica sociale’ del 16 maggio 1895, sotto il titolo ‘L’Italia e il socialismo italiano giudicati all’estero’, con una nota polemica (‘Un fatto personale che involge una questione generale’) di Turati. In difesa di Labriola intervenne privatamente anche Engels: cfr. sull’episodio lo scambio epistolare Turati-Engels in CMEI, pp. 608-10; (2) Cfr. la lettera a Engels del 22 agosto 1893, scritta da Labriola dopo l’incontro di Zurigo: “”Voi avete ragione: dovrei avere più coraggio. Ma per aver coraggio bisogna essere, o soldato, o capitano. Ed io sono soltanto uno sbandato”” (CMEI, p,. 497)]”,”LABD-088″
“GERRATANA Valentino”,”Antonio Labriola e l’introduzione del marxismo in Italia.”,”””In modo ancora più esplicito, senza le riserve imposte dall’opportunità politica, [Labriola] scriverà più tardi a Benedetto Croce: “”Il socialismo subisce ora un arresto. Ciò non fa che confermare il materialismo storico. Il mondo economico-politico si è complicato. Quel cretino di Bernstein può immaginarsi di aver fatto la parte di Giosue. Quel buon uomo di Kautsky può illudersi di far parte di custode dell’arca santa. Quell’intrigante di Merlino può dare a credere di aver servito la causa del socialismo facendo quella della polizia. Quel Sorel può credere d’aver corretto quello che non ha mai imparato… Ma ditemi un poco in che cosa consiste la novità reale del mondo che ha reso agli occhi di molti evidenti le imperfezioni del marxismo? Qui sta il busillis”” (17). A risolvere questo ‘busillis’ Labriola era disposto a impiegare il suo “”tempo psicologico””, cioè pazienza e spirito di osservazione, ma il compito rimase interotto da una penosa malattia e dalla morte. Non è detto del resto che fosse in grado di venirne a capo (e non ne era certo venuto a capo nel frammento del quarto saggio, ‘Da un secolo all’altro’, lasciato incompiuto). Isolato nel movimento operaio italiano – invano aveva tentato di riprendere con Turati rapporti di fattiva collaborazione dopo la bufera del ’98 (18) – i problemi della strategia politica non sempre trovavano in lui un approccio accorto: così ad esempio non aveva capito che quella “”anticolonite cronica”” che rimproverava ai socialisti era l’unica malattia di cui il socialismo italiano, affetto da molti mali, non avrebbe mai dovuto vergognarsi. Anche in questa occasone però aveva ragione a rifiutare l’etichetta di “”eretico”” che gli ambienti liberali erano inclini ad affibiargli: “”Cotesto – scriveva – è pessimo metodo di polemista da parte della stampa liberale. Un partito di critici – qual è quello socialistico – vive di critica e di autocritica. Un partito che fu untempo di settari e di utopisti, impara solo pian piano a misurarsi con la realtà, e mentre impara erra e pecca”” (19)”” [(17) Id., Lettere a Benedetto Croce, 1885-1904′, Napoli, 1975, p. 337; Id. ‘Scritti politici, cit., pp. 442-446. Labriola era rismasto sgomento di fronte alle forme convulse assunte dalla lotta di classe in Italia in seguito ai tumulti di Milano del 1898: “”Pare tutto un sogno .- aveva scritto a B. Croce”” (‘Lettere a Benedetto Croce’, cit. p. 294). – A una rivolta da pazzi è succeduta una reazione da dementi””; (19) Labriola, ‘Scritti politiici’, cit., pp. 462-63]”,”LABD-092″
“GERRATANA Valentino / FERRI Franco / GRUPPI Luciano”,”Stato socialista e capitalismo di Stato (Gerratana) / Il problema del controllo operaio (Ferri) / Lenin e il concetto di egemonia (Gruppi).”,”Lenin e l’analisi dell’ imperialismo nel libro di Bucharin ‘L’economia mondiale e l’imperialismo’ (1915) (pag 138-) “”Bucharin, ingegno vivacissimo e di vasta cultura, è tra quei teorici marxisti che si muovono del tutto a loro agio nel campo delle costruzioni più astratte della scienza, ma che forse proprio per questo sono portati ad abusare del metodo dell’astrazione scientifica: l’abuso consiste nel cedere alla tentazione di ricondurre ad armoniche combinazioni i dati ricavati dall’indagine scientifica. Non essendo un semplice ripetitore di Marx, Bucharin cerca di appropriarsene tanto i risultati quanto il metodo, per affrontare in modo autonomo i nuovi problemi del nostro tempo. Citando la marxiana ‘Einleitung’ del 1857 (11), egli scrive che «occorre estrapolare [più semplicemente potrebbe dirsi: isolare] ciò che di particolare ‘distingue’ il nostro tempo e analizzarlo. Questo è stato il metodo di Marx e questo è il modo in cui un marxista deve affrontare il problema dell’imperialismo». Questo tuttavia è solo un momento, sia pure fondamentale, del metodo di Marx; l’altro momento, non meno essenziale (ma che Bucharin trascura), è quello che permette poi di risolvere gli elementi specifici, isolati dell’indagine, nell’intreccio del concreto, dove essi naturalmente non si trovano mai allo stato puro, giacché «il concreto è concreto perché è sintesi di molte determinazioni ed unità, quindi, del molteplice» (13). Vediamo come si riflette questa insufficienza metodologica di Bucharin nell’analisi dell’imperialismo, che pure per molti aspetti è assai penetrante e racchiude conclusioni del tutto valide. Caratteristica fondamentale dell’imperialismo – sia nell’analisi di Bucharin che in quella di Lenin – è la trasformazione della concorrenza in monopolio, il passaggio del capitalismo alla sua fase monopolistica. D’altra parte sia Lenin che Bucharin sanno bene che la concorrenza non è un semplice ‘incidente’ del capitalismo, una sua manifestazione contingente, ma qualcosa che attiene ‘alla sua struttura essenziale’. Un capitalismo senza concorrenza, senza la molla della libera iniziativa, non sarebbe più capitalismo, ma un sistema che è riuscito a sfuggire alle contraddizioni attraverso cui si impongono le leggi materiali, ‘oggettive’, del modo di produzione capitalistico. A niente di simile pensava Bucharin, che è invece su questo punto assai preciso: «Le contraddizioni fondamentali del capitalismo, che con il suo sviluppo vengono continuamente riprodotte ad un livello più allargato, trovano nella nostra epoca una loro espressione particolarmente netta. Proprio così stanno le cose per quanto concerne la struttura anarchica del capitalismo che si manifesta nella concorrenza. Il carattere anarchico della società capitalistica si fonda sul fatto che l’economia sociale non è un collettivo organizzato e diretto da un’unica volontà, ma è un sistema di economie collegate l’una con l’altra per mezzo dello scambio, ed ognuna di esse produce a suo rischio e pericolo, senza essere mai in grado di adattarsi con maggiore o minore precisione alla grandezza della domanda sociale e alla produzione nelle altre economie individuali. Ciò provoca la lotta reciproca delle diverse economie, la loro ‘concorrenza capitalistica’» (14). Nello stadio monopolistico la concorrenza capitalista non viene eliminata, ma cambia solo ‘forma’; e precisamente, secondo Bucharin, si trasferisce dal piano del mercato interno delle economie nazionali al piano del mercato mondiale: «La concorrenza passa allo stadio più alto, all’ultimo degli stadi di sviluppo concepibili: ‘la concorrenza dei trust capitalistici di Stato sul mercato mondiale’. Nell’ambito delle economie “”nazionali”” si riduce al minimo solo per scatenarsi su scala grandiosa, che mai fu possibile in nessuna delle epoche storiche passate» (15). Non vi è dubbio che in tale modo Bucharin coglie una tendenza specifica dello sviluppo capitalistico nell’epoca dell’imperialismo: una tendenza che, con altri termini, è messa pure in rilievo nell’analisi di Lenin. Ma, a differenza di Lenin, egli è portato a trascurare come irrilevante tutto ciò che non rientra in questa tendenza o vi contraddice. Così può scrivere che la concorrenza, scaricandosi sul mercato mondiale, «’si riduce al minimo’» sul mercato interno delle singole economie nazionali; e nella conclusione del libro, con una ulteriore semplificazione anche questo «ridursi al minimo» viene fatto scomparire, e infine la concorrenza appare del tutto ‘eliminata’ all’interno delle economie nazionali (16)”” [Valentino Gerratana, ‘Stato socialista e capitalismo di Stato’, ‘Critica marxista’, Roma, 1970] [(11) L’importanza di questo testo postumo, allora scarsamente noto, era sfuggita anche a Lenin, che non ha mai occasione di accennarvi; ma è ovvio che non basta la conoscenza dell”Introduzione’ del ’57 a garantire una corretta e feconda interpretazione del marxismo. (…); (12) N.J. Bucharin, ‘L’economia mondiale e l’imperialismo’, Roma, 1966, p. 245; (13) K. Marx, ‘Per la critica dell’economia politica’, Roma, 1957, p. 188; (14) N.I. Bucharin, op. cit., pp. 247-48; (15) Ivi, p. 255. Ciò non significa che, per Bucharin, la concorrenza sul mercato mondiale debba considerarsi come un fatto del tutto nuovo: «la concorrenza fra le “”economie mondiali””, cioè fra le loro classi dominanti – continua il passo citato – esisteva naturalmente anche prima, ma allora aveva un carattere completamente diverso, poiché la struttura interna di queste economie “”nazionali”” era completamente diversa. L'””economia nazionale”” non appariva sul mercato mondiale come un tutto omogeneo, organizzato, incredibilmente forte dal punto di vista economico, al suo interno dominava incondizionatamente la libera concorrenza. E, al contrario la concorrenza sul mercato mondiale era estremamente debole. Le cose sono completamente diverse ora, nell’epoca del capitalismo finanziario, quando il centro di gravità viene trasferito alla concorrenza di giganteschi corpi economici compatti ed organizzati, le cui capacità di lotta sono immense, nella competizione mondiale delle “”nazioni””. Qui la concorrenza celebra le sue massime orgie, e insieme con essa si trasforma e passa ad una fase superiore il ‘processo di centralizzazione del capitale’»; (16) «Il capitalismo si è sforzato di abolire l’anarchia che gli è propria stringendola nell’anello di ferro dell’organizzazione statale. Ma avendo eliminato la concorrenza all’interno dello Stato ha scatenato tutti i demoni della mischia mondiale» (ivi, p. 334)] (pag 140-141-142)”,”LENS-274″
“GERRATANA Valentino”,”Psicologia e storia nei dibattiti sovietici del 1924-26.”,”””Si tratta di alcuni di dei principali testi del dibattito svoltosi nel partito bolscevico dall’autunno del 1924 agli inizi del 1926, un periodo effettivamente cruciale negli sviluppi di una lotta interna al gruppo dirigente bolscevico, che però era cominciata già prima delle ‘Lezioni dell’ Ottobre’ di Trotsky, con cui inizia questa raccolta (1), ed avrà nuovi svolgimenti dopo le ‘Questioni del leninismo’ di Stalin, che la raccolta conclude. Il volume è diviso in due parti, intitolate rispettivamente alla ‘discussione sulla «rivoluzione permanente» e alla ‘discussione sul socialismo in paese solo’; i due temi in realtà sono in certa misura collegati, ma la divisione in due parti è pienamente giustificata dal fatto che esse corrispondono a due fasi successive del dibattito, caratterizzato da schieramenti diversi. (…) La discussione sul socialismo in un paese solo comincerà invece più tardi , dopo la XIV Conferenza del partito (aprile 1925), e vedrà come principali antagonisti Zinoviev e Stalin. (…) Lo stesso Procacci osserva che a leggere oggi le ‘Lezioni dell’Ottobre’ di Trotsky riesce difficile comprendere l’asprezza delle reazioni polemiche suscitate dalla pubblicazione di questo scritto. Ed è evidente che per poter valutare esattamente i motivi delle ripercussioni politiche di questo e degli altri testi è indispensabile guardare al di là dei termini puramente teorici del dibattito e chiarire tutte le circostanze di fatto da cui esso era condizionato. (…) Per comprendere il significato della ‘Lezioni dell’Ottobre non basta ricordare genericamente i precedenti della discussione con Trotsky sviluppatasi tra il 1923 e il 1924. Con le ‘Lezioni dell’Ottobre’ (settembre 1924), questa discussione fa un salto di qualità, e si trasforma apertamente da serrato dibattito politico – che pur subendo alterne vicende non aveva mai superato i limiti, anche nei momenti più difficili, di una lotta aspra contro ‘determinate posizioni’ di Trotsky – in una violenta campagna contro il ‘trotskismo’. (…) Si arriva così, nell’autunno del 1923, alle accresciute difficoltà economiche determinate dall’acquirsi della crisi delle «forbici», a una prima crisi politica che vede Trotsky staccarsi dal vecchio gruppo dirigente come capo potenziale di un gruppo di opposizione. Non vi è però ancora, in questo periodo – che culmina con gli attacchi del ‘Nuovo Corso’ di Trotsky – una vera e propria piattaforma di opposizione sulla base di alternative politiche ben definite. I temi principali del dibattito sono, insieme ai problemi della congiuntura economica, quelli della democrazia di partito e dei pericoli della burocratizzazione, ma non è difficile su questi argomenti trovare un accordo formale, come quello che viene raggiunto con una risoluzione preparata in modo unitario da Trotsky, Kamenev e Stalin, e approvata all’unanimità dal CC e dalla CCC il 5 dicembre 1923. Tuttavia i successivi interventi di Trotsky, come pure – è da supporre – gli atteggiamenti pratici di alcuni dei suoi antagonisti, inaspriscono di nuovo il dibattito fino a indurre la XIII Conferenza del partito (16-18 gennaio 1924) a condannare le posizioni di Trotsky e della opposizione come una deviazione piccolo-borghese dal leninismo. Non si parla però ancora di «trotskismo». A proposito delle accuse rivolte a Trotsky di deviazione dal leninismo, Stalin precisa allora che si tratta solo di una deviazione «nelle questioni organizzative». In definitiva, alla denuncia generica di una tendenza alla burocratizzazione si risponde con la denuncia altrettanto generica di una tendenza al frazionismo. L’atmosfera del dibattito, però, appare in ogni caso già avvelenata. La morte di Lenin, sopraggiunta immediatamente dopo la XIII Conferenza, non poteva non portare a un certo allentamento delle polemiche aperte. (…) Senza dubbio, il tono del successivo dibattito impostato subito dopo la pubblicazione delle ‘Lezioni dell’Ottobre’, è molto più elevato, ma non è possibile intendere i termini reali di quella discussione teorica senza tener conto dell’atmosfera che l’aveva preparata. In realtà, la morte di Lenin non aveva posto fine alla campagna contro Trotsky lanciata dalla XIII Conferenza; probabilmente, al contrario l’aveva resa più convulsa (…)”” (pag 137-138-139) [(1) ‘La rivoluzione permanente e il socialismo in un paese solo’. Scrittidi N. Bucharin, L. Trotsky, G. Zinoviev, I. Stalin, a cura di Giuliano Procacci, Editori Riuniti, Roma, 1963]”,”TROS-001-FB”
“GERRATANA Valentino; GODELIER Maurice; FERRERI Dino; CANTELLI Paolo; NASSISI Anna Maria”,”Formazione sociale e società di transizione (Gerratana); Come definire una formazione economico-sociale? L’esempio degli Incas (Godelier); Rosa Luxemburg o “”luxemburghismo””? (Ferreri); Il modo di produzione capitalistico: interpretazioni sul metodo di indagine marxiano (Cantelli); Il plusvalore assoluto e relativo in Marx. Per una analisi comparativa (Nassisi).”,”Sul metodo di Marx. Il modo di produzione capitalistico: interpretazioni sul metodo di indagine marxiano (Cantelli) (sui due libri allora recentemente tradotti R. Rosdolsky, Genesi e struttura del Capitale di Marx, e H. Grossmann, Marx, l’economia politica classica e il problmea della dinamica). Sul rapporto, confronto Lenin-Luxemburg (Saggio di Ferreri, Rosa Luxemburg o “”luxemburghismo””?). La teoria del crollo nella Luxemburg, Vicinanza tra Lenin e la Luxemburg come rappresentanti del campo del “”marxismo non contraffatto”””,”TEOC-008-FB”
“GERRATANA Valentino; SICILIANI-DE-CUMIS Nicola”,”Antonio Labriola e la politica (Gerratana); Per una «autobiografia» intellettuale e politica di Antonio Labriola (Siciliani de Cumis).”,”””Del resto l’aspetto tecnico della politica, per quanto necessario, non può mai diventare una sua dimensione, se non in una forma degenerata. L’arte di trattare con gli uomini e di associarli in un lavoro comune deve servire a uno scopo; se il mezzo diventa fine a se stesso (l’aspirazione al potere per il potere) ciò che ne risulta è una dimensione degenerata e corrotta della politica, come riconosce anche Max Weber quando afferma che il puro ‘Machtpolitiker’, pur quando riesce a esercitare una forte influenza, «opera di fatto nel vuoto e nell’assurdo» (23). Proprio il confronto con un «classico» come Weber, vale a chiarire, attraverso le convergenze e le divergenze, il discorso su Labriola «uomo politico». Tre sono, com’è noto, secondo Weber, le qualità decisive per l’uomo politico, per «colui al quale è consentito di mettere le mani negli ingranaggi della storia» o, se si preferisce, per chi «ha il sentimento di avere tra le mani un filo conduttore delle vicende storiche e di elevarsi al di sopra della realtà quotidiana». Sono tre qualità («passione, senso di responsabilità, lungimiranza») che ritroviamo fuse nella personalità di Labriola e che sono per lui strutture costitutive della sua dimensione della politica. «Passione», non nel senso di semplice «fermento interiore», che sbocca spesso in quella «agitazione sterile» degli intellettuali romantici di cui parlava Simmel, ma nel senso di ‘Sachlichkeit’ chiarito da Weber come «dedizione appassionata a una causa» (24). Una dedizione che richiede senso di responsabilità, verso la «causa» al cui servizio si è messo l’uomo politico, e una lungimiranza, che rende possibile questo senso di responsabilità, sono tutto ciò che distingue Labriola dai «dilettanti della politica che semplicemente “”si agitano a vuoto””» (Weber). Questa consonanza dell’ispirazione del marxista Labriola con i temi weberiani dell”ethos’ della politica è tanto più avvertibile quando si leggono le pagine di ‘Politik als Beruf’ dedicate ai difetti più gravi degli uomini politici. Al centro di essi è quel difetto assai diffuso – e dal quale forse nessuno va del tutto esente – che è la vanità. Ma mentre in altri campi di attività questo difetto, per quanto antipatico, risulta relativamente innocuo (e ciò vale anche negli ambienti accademici, dove, secondo Weber, è «una specie di malattia professionale»), nell’uomo politico diventa la fonte delle peggiori perversioni, perché lo porta a smarrire la «causa» che lo giustifica e a peccare di «mancanza di responsabilità» (pag 571) [(23) M. Weber, ‘Politik als Beruf’, in op. cit., p. 547 (trad. it., cit., p. 136); (24) Ivi, pp. 545-546 (trad. it., cit., pp. 133-134)] [dal saggio di Valentino Gerratana]; ‘Tre qualità, passione, senso di responsabilità, lungimiranza che ritroviamo fuse nella personalità di Antonio Labriola’ “”Una linea di soluzione è nella capacità di guardare alla dimensione storica della politica attraverso il prisma della politica quotidiana; che non è necessariamente la politica del giorno per giorno, della politica di corridoio e di intrigo, quella che Gramsci chiamava la «piccola politica». Gramsci riproponeva appunto il problema delle dimensioni della politica attraverso la contrapposizione di «grande politica» e di «piccola politica»: «La grande politica comprende le quistioni connesse con la fondazione di nuovi Stati, con la lotta per la distruzione, la difesa, la conservazione [e la trasformazione, possiamo aggiungere oggi] di determinate strutture organiche economico-sociali. La piccola politica le quistioni parziali e quotidiane che si pongono nell’interno di una struttura già stabilita per la lotta di preminenza tra le diverse frazioni di una stessa classe politica». (…) E’ merito di Labriola, socialista laico, di aver compreso già prima di Gramsci – altro socialista laico – che far politica con la «piccola politica» è non solo affare da dilettanti ma anche il classico mondo con cui le vecchie classi dominanti riescono a tenere le masse lontano della politica”” (pag 579-580) [saggio di Valentino Gerratana]”,”LABD-115″
“GERSCHENKRON Alexander”,”Lo sviluppo industriale in Europa e in Russia.”,”E’ una documentata analisi economica e storica. Le tesi alla quali giunge l’A, in termini abbastanza definitori, nonostante la vivace polemica sollevata da Edward CARR e di cui c’è traccia in questo libro, da una parte negano l’interpretazione di Max WEBER relativa al rapporto tra protestantesimo e nascita del capitalismo e dall’altra negano che lo sviluppo industriale su basi classiste quale si ebbe in UK possa valere come modello per paesi come RUS e IT… GERSCHENKRON nato ad Odessa nel 1904, si è laureato in scienze pol a Vienna nel 1929. Trasferitosi in USA nel 1938 ha diretto la Foreign Areas Section del Federal Reserve Board. Attualmente insegna storia econ alla Harvard Univ. Tra i suoi lavori ricordo: ‘Economic Backwardness in Historical Perspective’.”,”RUSx-025″
“GERSCHENKRON Alexander”,”La continuità storica. Teoria e storia economica.”,”GERSCHENKRON è nato ad Odessa nel 1904, si è laureato in scienze politiche a Vienna nel 1928. Trasferitosi negli Stati Uniti dal 1938, ha diretto la Foreign Areas Section del Federal Reserve Board, e insegnato in numerose università. Ha al suo attivo vari articoli e pubblicazioni tra cui: ‘Bread and Democracy in Germany’ (1943), ‘Economic Relations with the USSR’ (1945), ‘A Dollar Index of Soviet Machinery Output’ (1951). In traduzione italiana: ‘Il problema storico dell’ arretratezza economica’ (EINAUDI, 1970).”,”STOx-051″
“GERSCHENKRON Alexander”,”Lo sviluppo industriale in Europa e in Russia.”,”Alexander Gerschenkron, nato ad Odessa nel 1904, si è laureato in Scienze politiche a Vienna nel 1929. Trasferitosi negli Stati Uniti nel 1938 ha diretto la Foreign Areas Section del Federal Reserve Board. Attualmente, insegna Storia economica alla Harvard University.”,”EURE-056-FL”
“GERSCHENKRON Alexander”,”Bread and Democracy in Germany.”,”È un’analisi del rapporto tra la democrazia e la protezione dei prodotti agricoli, in particolare grano, in Germania I farmers tedeschi condividono una piena responsabilità per l’avvento del fascismo nel loro paese (v. retroc)”,”GERE-038″
“GERSCHENKRON Alexander”,”La continuità storica. Teoria e storia economica.”,”Alexander Gerschenkron è nato ad Odessa nel 1904, si è laureato in scienze politiche a Vienna nel 1928. Trasferitosi negli Stati Uniti dal 1938, ha diretto la Foreign Areas Section del Federal Reserve Board, e insegnato in numerose università. Ha al suo attivo vari articoli e pubblicazioni tra cui: ‘Bread and Democracy in Germany’ (1943), ‘Economic Relations with the USSR’ (1945), ‘A Dollar Index of Soviet Machinery Output’ (1951). In traduzione italiana: ‘Il problema storico dell’ arretratezza economica’ ((Einaudi 1970). Le “”quattro famose lettere”” di Engels a proposito della concezione materialistica della storia “”Nelle discussioni metodologiche degli storici dell’economia, la concezione materialistica della storia, è, di solito, assunta come un esempio di determinismo. Ma, in primo luogo, non è poi così sicuro (come molti sembrano credere) che la concezione materialistica della storia abbia carattere deterministico; in secondo luogo, è molto probabile che il suo significato nella storia economica sia stato fortemente sopravvalutato. Affermando che la struttura economica determina il carattere della sovrastruttura, la concezione materialistica della storia sembrava esaltare l’importanza della storia economica; al tempo stesso, però, il forte rilievo dato al nesso tra fenomeni economici e fenomeni extraeconomici ha spinto molti studiosi ad interessarsi di questioni che con la storia dell’economia hanno ben poco a che fare. Che i dipinti di Rembrandt, i drammi di Shakespeare o i romanzi di Tolstoj possano essere spiegati facendo riferimento, in modo diretto od indiretto, alle sottostanti condizioni economiche, è cosa che travalica completamente il campo d’interessi degli storici dell’economia. Tuttavia, l’implicita tendenza della dottrina a considerare come autosufficienti gli avvenimenti che si producono nella sfera economica e a vedere, di conseguenza, nella tecnologia e nei suoi sviluppi, dei fattori economici endogeni, ebbe un peso non indifferente nel modo di concepire lo studio della storia economica. Questa posizione dogmatica non poté esser mantenuta a lungo: nelle sue famose «quattro lettere» (10), Engels ammise l’esistenza di un’interazione tra il fattore economico e i fattori non economici e affermò che, secondo la concezione materialistica della storia, l’elemento economico determina solo «in ultima analisi» lo svolgimento concreto degli avvenimenti. Ma era una posizione difficilmente difendibile. Una volta ammessa l’esistenza di un circolo di cause e di effetti, nel senso che i fattori economici influenzano i fattori politici, e questi ultimi, a loro volta, reagiscono sull’economia, un’«ultima analisi» (o «ultima istanza») diventa impossibile. In un circolo non vi è nessun «primo» e nessun «ultimo», soprattutto se la realtà economica si presenta all’osservatore come una molteplicità di circoli intersecantisi e di circoli nei circoli”” (pag 45-46) [Alexander Gerschenkron, ‘La continuità storica. Teoria e storia economica’, Einaudi, Torino, 1976] [(10) M.M. Bober, Karl Marx’ interpretation of history, Cambridge, Mass., 1948, pp. 306-10]”,”STOx-020-FSD”
“GERVASINI Virginia, a cura di Paolo CASCIOLA”,”Gli insegnamenti della sconfitta della rivoluzione spagnola (1937-1939).”,”””Dopo terribili bombardamenti, Barcellona è “”caduta”” senza combattere, e con essa soccombe tutta la Catalogna rivoluzionaria. La ciarlataneria di Negrin – il quale dichiara che “”salverà la situazione”” perché “”la Repubblica dispone ora di combattenti in perfetta forma, di materiale bellico in abbondanza e di coraggio da vendere””… – non ha altro scopo che quello di occultare, agli occhi degli operai ingannati dalle belle frasi del Fronte Popolare, la bancarotta di quest’ultimo, che persino il Le Peuple definisce come una “”disfatta””.”” (pag 17)”,”MSPG-119″
“GERVASIO Gennaro”,”Da Nasser a Sadat. Il dissenso laico in Egitto.”,”‘Alla memoria del mio maestro Pier Giovanni Donini’ GERVASIO Gennaro dottore di ricerca all’Istituto Orientale di Napoli, attualmente è professore a contratto all’Università di Milano. Qui riprende la sua tesi di dottorato del 2005 (Univ. di Napoli, L’Orientale) dal titolo: ‘Intellettuali e marxismo. Per una storia dell’opposizione laica in Egitto, 1967-1981’. “”Gli arresti del 1959 colpirono tutte le tendenze della sinistra egiziana, inclusi elementi non marxisti come Louis ‘Awad oppure non radicali, come la redazione di ‘al-Masã’ fino ai leader di ‘Haditü’, benché questi ultimi fossero usciti dal PCE proprio per mantenere il proprio sostegno al ‘rais’. Il periodo di internamento in diverse prigioni nel deserto doveva durare fino al 1964 e all’inizio fu caratterizzato da torture e maltrattamenti di ogni tipo, di cui doveva fare le spese Suhdi ‘Atiyyah al-Safii, uno dei più brillanti teorici del marxismo egiziano, morto sotto tortura il 15 giugno 1960″”. (pag 61)”,”MVOx-013″
“GERVASONI Marco”,”Antonio Gramsci e la Francia. Dal mito della modernità alla “”scienza della politica””.”,”Marco GERVASONI (Milano, 1968) ha conseguito il dottorato di ricerca in ‘Storia politica dell’ età contemporanea’ presso l’ Univ di Paris-VIII. Attualmente è borsista presso l’ Università degli Studi di Milano. Ha pubblicato tra l’altro: -Il richiamo della Bastiglia. La sinistra francese e l’ immagine del potere 1871-1917 (MILANO, 1997) -Georges Sorel una biografia intellettuale. Liberalismo e socialismo nella Francia della Belle Epoque (MILANO, 1997) -La penna e il movimento. Intellettuali e socialismo tra Milano e Parigi (MILANO, 1998). Ha inoltre curato l’ edizione francese della ‘Rivoluzione liberale’ di Piero GOBETTI (Parigi, 1999).”,”GRAS-026″
“GERVASONI Marco”,”La penna e il movimento. Intellettuali e socialismo tra Milano e Parigi.”,”Marco GERVASONI (Università degli studi di Milano) ha pubblicato: ‘Il richiamo della Bastiglia. La sinistra francese e l’ immagine del potere 1871-1917′ (MILANO, 1997), ‘George Sorel una biografia intellettuale. Liberalismo e socialismo nella Francia della Belle Epoque’ (MILANO, 1997).”,”MITS-099″
“GERVASONI Gianni”,”Il teatro italiano nel Settecento. Metastasio, Goldoni, Alfieri. Un melodramma, due commedie e due tragedie.”,”Tesi: ‘700, secolo d’ oro del teatro italiano. “”Per me signore, non posso dissimulare: non mi piace, lo trovo cattivo, e non posso dir che sia buono. Lodo chi sa fingere. Ma chi sa fingere in una cosa, saprà fingere nell’ altre ancora””. (pag 124, Goldoni, La locandiera)”,”ITAG-134″
“GERVASONI Marco”,”Raymond Poincaré.”,”GERVASONI Marco (Milano, 1968) è professore ordinario di storia contemporanea all’Università degli studi del Molise. E’ presidente del Comitato scientifico della Fondazione Bettino Craxi. Tra le sue pubblicazioni: ‘François Mitterand, una biografia politica e intellettuale’ (2007), ‘La guerra delle sinistre. Socialisti e comunisti dal ’68 a Tangentopoli’ (2013), e con Simona Colarizi ‘La tela di Penelope. Storia della seconda repubblica’ (2012) Nato nel 1860, Raymond Poncaré presidente della Repubblica francese prima, durante e dopo la guerra (1913-1920) fu un forte sostenitore dell’entrata della Francia nel conflitto (del quale attribuì la responsabilità alla Germania), sembra anche nel tentativo di ridare al suo Paese l’Alsazia-Lorena. Patriota intransigente, soprannominato ‘Poincaré la Guerre’, fu un fautore della vittoria a tutti i costi e sostenitore dell’offensiva a oltranza. Nominando George Clemenceau alla Presidenza del Consiglio nel 1917, pur detestandolo, si assicurò l’operato di un politico energico che portò la Francia alla vittoria. Al tavolo delle trattative di pace difese strenuamente i diritti francesi, fino a occupare la Ruhr, nel 1924. Al suo funerale, dieci anni dopo, la Francia ebbe opposte reazioni. “”Il debole governo guidato da Ribot cadde nel settembre 1917. Il Presidente della Repubblica incaricò allora l’ex ministro della Guerra Painlevé. Nel suo governo la principale novità, non positiva per la sua tenuta, era l’uscita dei socialisti: nella SFIO prendevano sempre più piede le tesi favorevoli alla pace immediata. Infatti, il nuovo governo era, se possibile, ancora più fragile del precedente, soprattutto di fronte ai mesi terribili del crollo della Russia, delle difficoltà dell’Italia durante la rotta di Caporetto, tanto che Ribot, agli Esteri, fu costretto quasi subito alle dimissioni. In Parlamento, il governo era criticato dai socialisti e da una fetta dei radicali che obbedivano a Clemenceau, che si presentava sempre più come il solo in grado di prendere in mano le redini del Paese. Per quanto la situazione militare fosse meno preoccupante che in passato, anche perché la strategia difensiva di Pétain, in attesa dei “”carri armati americani””, aveva ridotto il numero di perdite di vite umane, nel Paese era diffusa la sensazione che si stesse perdendo la guerra. Per questo prendeva piede di imbastire trattative di pace, per non rischiare di essere schiacciati dalla Germania. Il leader politico che incarnava quest’idea era come sempre lui, Caillaux, i cui rapporti, più o meno smentiti, con figure legate a Berlino non l’avevano messo in difficoltà. (….) Non restava che chiamare a dirigere il governo l’acerimo avversario di Poincaré, Clemenceau, detto il “”Tigre””. Fu una decisione sofferta da parte del Presidente (…). Non aveva però troppa scelta, perché di dirigenti in grado di guidare il governo, per di più in una fase così drammatica, non ne erano rimasti e Clemenceau era quello più popolare (…)”” (pag 76-77)”,”QMIP-168″
“GERVASONI Marco”,”Speranze condivise. Linguaggi e pratiche del socialismo nell’Italia liberale.”,”””A partire dal febbraio del ’15 si crea a Milano un clima di violenza, con manifestazioni spesso assai aggressive, volute soprattutto da Serrati. La Sezione milanese non fa, in questo, che anticipare la strategia nazionale che Lazzari imporrà dal 13 maggio, contrapporre comizi ai comizi, «dimostrazioni dimostrazioni» (100). Il presidente del Consiglio Salandra non può che ordinare al prefetto milanese di vietare ogni manifestazione per diverse settimane. La Kuliscioff è come al solito molto severa con la propria parte politica, quando fa risalire la responsabilità della circolare Salandra al PSI che «fa tutto ciò il possibile per violare la libertà di parola e la libera manifestazione degli interventisti» (101). Una strategia, quella della sinistra socialista, di carattere puramente agitatorio forse perché anche Fortichiari e compagni condividono l’«illusione della neutralità» che, secondo la Kuliscioff, «nirvanizza» il gruppo parlamentare socialista lasciandolo nell’immobilità politica (102). Serrati-Agostii-Zanetta hanno poi introdotto nella sezione milanese un clima che la Kuliscioff definisce da «inquisizione» (103). Quando, in occasione del Primo Maggio, si ricomincia a manifestare, i vari agitatori si dicono equidistanti dalle parti in lotta in Europa: dalla parte di Francia e del Regno Unito c’è lo Zar; quanto ai tedeschi «barbari», «è la guerra che rende tali», mentre i soldati italiani in Libia non sono stati da meno (104). Diverso impatto hanno le manifestazioni interventiste, durante le quali Mussolini invita a ricordarsi dei «bambini mutilati nel Belgio (…) di tutte le atrocità tedesche (…) di Francesco Giuseppe e di Oberdan» (105). Seguono inviti ad annientare il nemico interno, ad assaltare aziende, uffici, organismi culturali tedeschi, consolati d’Austria-Ungheria e di Germania, la Banca Commerciale Italiana. Ciò che regolarmente avviene, pochi giorni dopo, alla notizia dell’azione parlamentare di Giolitti in direzione neutralista: una manifestazione di 150.000 persone investe i negozi tedeschi ed austriaci, fatti chiudere dalla folla interventista. Che intanto passa per i ‘locii deputati’ della memoria risorgimentale milanese: il movimento a Garibaldi in piazza Cordusio, quello delle Cinque giornate, i luoghi che rappresentano il nemico (come il consolato tedesco) (106). Il momento culminante viene però raggiunto il 16 maggio, quando una folla di centomila persone si ritrova in Piazza Duomo per dirigersi poi verso l’Arena, con cartelli sui quali campeggiano disegni caricaturali del kaiser o bambini dalle mani mutilate. Gli oratori, De Ambris, Mussolini e Corridoni salutano con simpatia gli ex-nemici Salandra e Sonnino» (107). Il discorso di Corridoni è intermente percorso da una retorica socialista rivoluzionaria, rievoca «i trucidati di Ancona» dell’anno precedente, paragonandoli ai morti di Belgio e Francia, afferma che l’Internazionale ha fallito perché fondata su un internazionalismo «mercantile e cooperativizzato». La sera un nuovo corteo si chiude al Teatro Carcano con il canto della Marsigliese (108). Per Giuseppe De Falco, ex socialista e ora braccio destro di Mussolini, le manifestazioni milanesi interventiste dimostrano che la battaglia antimilitarista condotta dai socialisti prima della guerra trova logico sbocco nella guerra contro Austria e Germania che, con la loro presenza, hanno obbligato le altre nazioni a costruire «armamenti sproporzionati» (109). E i socialisti? Di fronte alla settimana di manifestazioni interventiste la loro azione appare in sordina. Prevale, nota Valiani, «l’interventismo nell’insieme non come seguito di massa (…) per la sua molto maggiore risolutezza ed unità d’azione» (110). La sola repressione da parte delle forze dell’ordine non può infatti spiegare la debolezza delle manifestazioni socialiste”” (pag 222-223) [(100) “”Avanti!””, 13 maggio 1915; (101) A. Kuliscioff a F. Turati, 27 febbraio 1915 in F. Turati e A. Kuliscioff, ‘Carteggio’, IV, 1915-18. La grande guerra e la rivoluzione’, t. I., a cura di F. Pedone, Torino, 1977, pag 14; (102) A. Kuliscioff a F. Turati, 6 marzo 1915, in loc. cit., pag 41, (103) A. Kuliscioff a F. Turati, 11 marzo 1915 in loc. cit., pag 58. Sull’unilateralismo dell’azione di Zanetta, Repossi ecc. cfr. il rapporto del Gabinetto di Prefettura, 23 marzo 1916 cit. in M. Mingardo, ‘Mussolini, Turati e Fortichiari’, cit. pag. 122. Cfr. anche F. Fabbri, ‘L’azione politica di G.M. Serrati nel periodo della neutralità’, ‘Rivista storica del sociaslimo’, 32, 1967, pagg. 83-147 e L. Cortesi, ‘Le origini del PCI. Il PSI dalla guerra di Libia alla scissione di Livorno’, 2 voll, Roma Bari, 1977, vol. I, pagg 85-135; (104) ‘Il primo maggio a Milano’, “”Avanti!””, 3 maggio 1915; (105) B. Mussolini, ‘Occhio per occhio!’, “”Il Popolo d’Italia””, 7 maggio 1915; (106) “”Il Popolo d’Italia””, 14 maggio 1915; (107) Per i quali Corridoni, anche se in partenza per il fronte (e anzi proprio per questo!) rimane ancora un nemico cfr. Questore al Comm. Civile, 26 luglio 1915, Asmi, Gab. Prefettura, f. 1043; (108) “”Il Popolo d’Italia””, 17 maggio 1915; (109) G. De Falco, ‘L’ora estrema’, “”Il Popolo d’Italia””, 18 maggio 1915; (110) L. Valiani, ‘Il Partito socialista italiano nel periodo della neutralità, 1914-15’, cit. p. 12]”,”MITS-438″
” GERVASONI Marco”,”Antonio Gramsci e la Francia. Dal mito della modernità alla “”scienza della politica””.”,”Marco Gervasoni, dopo aver conseguito il dottorato di ricerca in Storia politica dell’età contemporanea presso l’Università Paris VIII, ha lavorato per alcuni anni all’Università di Milano. Attualmente è docente di Storia contemporanea all’Università del Molise. Ha curato l’edizione francese della Rivoluzione mliberale di Piero Gobetti e pubblicato molte opere, tra cui: Georges Sorel, una biografia intellettuale, Liberalismo e socialismo nella Francia della Belle Epoque, Antonio Gramsci e la Francia, Dal mito della modernità alla scienza della politica, La cruna dell’ago, Craxi, il partito socialista e la crisi della Repubblica (con Simona Colarizi), L’intellettuale come eroe, Piero Gobetti e le culture del Novecento.”,”GRAS-004-FL”
“GERVASONI Marco”,”François Mitterrand. Una biografia politica e intellettuale.”,”Marco Gervasoni, dopo aver conseguito il dottorato di ricerca in Storia politica dell’età contemporanea presso l’Università Paris VIII, ha lavorato per alcuni anni all’Università di Milano. Attualmente è docente di Storia contemporanea all’Università del Molise. Ha curato l’edizione francese della Rivoluzione mliberale di Piero Gobetti e pubblicato molte opere, tra cui: Georges Sorel, una biografia intellettuale, Liberalismo e socialismo nella Francia della Belle Epoque, Antonio Gramsci e la Francia, Dal mito della modernità alla scienza della politica, La cruna dell’ago, Craxi, il partito socialista e la crisi della Repubblica (con Simona Colarizi), L’intellettuale come eroe, Piero Gobetti e le culture del Novecento.”,”FRAV-005-FL”
“GERVASONI Marco”,”Georges Sorel, una biografia intellettuale. Socialismo e liberalismo nella Francia della Bella Époque.”,”Marco Gervasoni (Milano; 1968) ha scritto saggi sul sindacalismo rivoluzionario francese durante la III Repubblica, e ha pubblicato ‘Il richiamo della Bastiglia. La sinistra francese e l’immagine del potere, 1871-1917’ (1997); ‘Il movimento operaio tra neutralismo e interventismo’ in ‘Milano in guerra, 1914-18’ a cura di A. Riosa (1997). Ha curato l’edizione francese della ‘Rivoluzione liberale’ di Piero Gobetti (1997). “”L’apprezzamento per Lenin non significa però in Sorel il recupero del marxismo. Al contrario, egli si rivolse dopo la guera con ancora maggior interesse verso la figura di Proudhon. (…) Si può dire che per Sorel, in questo momento, fosse più utile lo studio di Proudhon che quello di Marx…”” (pag 432) (Cap. VI. L’avvenire dell’Europa: dalla Grande guerra alla crisi del socialismo’ Par. 3. La grande catastrofe: la Rivoluzione bolscevica e il terremoto europeo)”,”TEOC-767″
“GERVASONI Marco a cura, testi di Benoit MALON Jules VALLÈS Leon GAMBETTA Paul BROUSSE Jules GUESDE Fernando PELLOUTIER Jean GRAVE Leon BOURGEOIS Georges CLEMENCEAU Alexandre MILLERAND Georges SOREL Jean JAURES Charles VERECQUE Georges RENARD Albert THOMAS Eugene FOURNIERE Hubert LAGARDELLE Edouard BERTH Aristide BRIAND Leon JOUHAUX Lucien HERR Jean ALLEMANE Robert MICHELS Charles PEGUY”,”Il richiamo della Bastiglia. Le immagini del potere e la sinistra in Francia (1871-1917)”,”Marco Gervasoni, dopo aver conseguito il dottorato di ricerca in Storia politica dell’età contemporanea presso l’Università Paris VIII, ha lavorato per alcuni anni all’Università di Milano. Attualmente è docente di Storia contemporanea all’Università del Molise. Ha curato l’edizione francese della Rivoluzione mliberale di Piero Gobetti e pubblicato molte opere, tra cui: Georges Sorel, una biografia intellettuale, Liberalismo e socialismo nella Francia della Belle Epoque, Antonio Gramsci e la Francia, Dal mito della modernità alla scienza della politica, La cruna dell’ago, Craxi, il partito socialista e la crisi della Repubblica (con Simona Colarizi), L’intellettuale come eroe, Piero Gobetti e le culture del Novecento.”,”FRAD-011-FL”
” GERVASONI Marco”,”La penna e il movimento. Intellettuali e socialismo tra Milano e Parigi.”,”Marco Gervasoni, dopo aver conseguito il dottorato di ricerca in Storia politica dell’età contemporanea presso l’Università Paris VIII, ha lavorato per alcuni anni all’Università di Milano. Attualmente è docente di Storia contemporanea all’Università del Molise. Ha curato l’edizione francese della Rivoluzione mliberale di Piero Gobetti e pubblicato molte opere, tra cui: Georges Sorel, una biografia intellettuale, Liberalismo e socialismo nella Francia della Belle Epoque, Antonio Gramsci e la Francia, Dal mito della modernità alla scienza della politica, La cruna dell’ago, Craxi, il partito socialista e la crisi della Repubblica (con Simona Colarizi), L’intellettuale come eroe, Piero Gobetti e le culture del Novecento.”,”MITS-023-FL”
“GERVASONI Marco”,”La Francia in nero. Storia dell’estrema destra dalla rivoluzione a Marine Le Pen.”,”Marco Gervasoni (Milano, 1968) isnegna Storia contemporanea all’Università del Molise e Storia comparata dei sistemi politici all’Università Luiss di Roma. È editorialista del ‘Messaggero’. Ha pubblicato vari volumi tra cui ‘F. Mitterand una biografia politica e intellettuale’ (2007), una storia della Seconda Repubblica con S. Colarizi (2012), ‘La guerra delle sinistre. Socialisti e comunisti dal ’68 a Tangentopoli’ (2013) e un volume sulla politica del Quirinale nell’Italia repubblicana (2015). ‘Alla stessa stregua del giacobinismo, il nazionalismo è plebiscitario: propone di abbattere il parlamento fonte di corruzione per instaurare un regime di «vera» democrazia, quella diretta che poggia sulla sovranità delle masse incarnata in un capo e sul vincolo di mandato, cioè sulla possibilità degli elettori di far decadere i parlamentari quando «tradiscono il popolo» – la vecchia rivendicazione sanculotta in quel momento sostenuta pure da tutti i socialisti, marxisti compresi. Il nazionalismo, figlio della tradizione giacobina, è tutt’altro che ostile al suffragio universale, non vuole un monarca ma un capo, legittimato dalle folle. Il nazionalismo, se non eredita in toto l’anticlericalismo giacobino, è tuttavia libero dai presupposti teologico-politici della cultura controrivoluzionaria e difende la Chiesa cattolica soprattutto come organizzazione capace di mantenere l’ordine gerarchico. Per i nazionalisti la sola divinità è la Francia, a cui tutto deve essere subordinato. Il nazionalismo, non diversamente dal giacobinismo, è infine anticapitalista, ostile al libero mercato e al ‘free trade’, favorevole ai lavoratori, i cui bisogni non sono riconosciuti dai padroni «feudatari»; domina nell’immaginario del primo nazionalismo «la nostalgia di una vecchia Francia artigianale e contadina», la «costante protesta contro il denaro e la dominazione della borsa e della finanza», propria di «un movimento di difesa, di ripiego, di chiusura su se stesso di un corpo ferito» (79). I lavoratori, a cui i nazionalisti si rivolgono, sono beninteso quelli francesi, a cui essi offrono un «socialismo nazionale», endiadi coniata dal giovane scrittore Maurice Barrès, autore di romanzi esaltanti «il culto dell’io», la «potenza della vibrazione» dell’individuo, la «forza delle emozioni». Frequentatore di anarchici e bohémien, Barrès è attratto dal generale Boulanger in quanto «forza della gioventù» contro «i chiacchieroni del parlamento» (80), si definisce socialista, è amico di Jaurès, da deputato siede all’estrema sinistra, come molti boulangisti. Oltre alla revisione della Costituzione, alla Camera Barrès si impegna per la protezione del «lavoro francese» ‘contre les étrangers’. Enorme è il numero di immigrati, denuncia Barrès, che «invadono» il lavoro e persino le professioni liberali. Arrivano in Francia esentati dal servizio di leva, percepiscono salari più alti rispetto ai paesi da cui provengono (Italia, Spagna, Portogallo, Polonia), privilegiati dagli industriali che li pagano assai meno di quanto costa la manodopera francese. Sostengono l’immigrazione tanto i liberali quanto i socialisti marxisti, entrambi, anche se per ragioni opposte, favorevoli al libero scambio e convinti, sulla scorta dell’economista Léon Say, che il «mondo sia una grande fabbrica»’ (pag 81-82) [(79) ‘Le nationalisme française’, cit., pp. 18, 26; (80) M. Barres, ‘La jeunesse boulangiste’, in “”Le Figaro””, 19 maggio 1888] Maurice Auguste Barrès è stato uno scrittore e politico francese, figura di spicco del nazionalismo francese repubblicano. Nascita: 19 agosto 1862, Charmes, Francia Morte: 4 dicembre 1923, Neuilly-sur-Seine, Francia Endiadi. Figura retorica per cui un concetto viene espresso con due termini coordinati al posto di due termini in rapporto di subordinazione, di solito due sostantivi al posto di un sostantivo determinato da un aggettivo o da un complemento: Notte e ruina (Leopardi) «tenebrosa rovina».”,”FRAP-130″
“GERWARTH Robert”,”La rabbia dei vinti. La guerra dopo la guerra, 1917-1923.”,”Robert Gerwarth insegna Storia contemporanea presso lo University College di Dublino, dove dirige il Centre for War Studies. Ha pubblicato pure: ‘The Bismarck Myth’ e una biografia di Reinhard Heydrich. La sconfitta della rivoluzione tedesca. (Capitolo 9: Radicalizzazione) “”Un elemento centrale del mito della pugnalata alla schiena era l’idea, talvolta implicita ma più spesso esplicita, che il tradimento avrebbe dovuto essere vendicato in un «giorno del giudizio» nel quale il «nemico interno» sarebbe stato combattuto crudelmente e senza pietà. Significativo a questo proposito è quello che scrisse ai suoi familiari Manfred von Killinger, famigerato capo dei ‘Freikorps’, già ufficiale di marina e futuro ambasciatore nazista a Bucarest: «Ho fatto una promessa a me stesso, Padre. Senza lottare con le armi, ho consegnato la mia torpediniera ai nemici e ho visto ammainare la mia bandiera. Ho giurato che mi vendicherò contro i responsabili di tutto ciò» (21). La decisione di Noske di reclutare questo tipo di uomini per tentare di reprimere la temuta minaccia bolscevica offriva quindi loro un’opportunità per mettere in atto le fantasie di vendetta violenta che nutrivano con l’autorizzazione dello Stato. Fu a Berlino, nel gennaio del 1919, durante la repressione della rivolta spartachista, che esplose l’odio represso contro la rivoluzione di novembre e i suoi sostenitori. L’11 gennaio i ‘Freikorps’ marciarono su Berlino, prendendo d’assalto il quartiere in cui si trovavano le sedi di vari quotidiani. Cinque comunisti che si trovavano nell’edificio del «Vorwärts» vennero catturati mentre cercavano di negoziare i termini della loro resa, e uccisi insieme a due corrieri intercettati. Nei violenti combattimenti che si tennero per strada, rimasero uccise circa 200 persone; altre 400 vennero arrestate. Quel pomeriggio Noske guidò una parata militare nel centro di Berlino per celebrare la vittoria delle sue forze dell’ordine sugli avversari comunisti (22). Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, i due membri di spicco del Comitato centrale del Partito comunista, cercarono di sottrarsi alla vendetta omicida nascondendosi e cambiando continuamente alloggio a Berlino. Il loro ultimo nascondiglio fu un appartamento nel ricco sobborgo di Wilmersdorf, dove scrissero i loro ultimi articoli per «Die Rote Fahne». Liebknecht pubblicò il suo vibrante testo ‘Trotz alledem!’ (Nonostante tutto ciò), nel quale ammetteva la temporanea sconfitta ma incitava i suoi seguaci a proseguire la lotta. I tempi per una rivoluzione comunista non erano ancora maturi, scriveva: «L’orrenda colata di fango controrivoluzionaria degli elementi arretrati del popolo e delle classi proprietarie l’ha sommersa». E poi: «Gli sconfitti di oggi saranno i vincitori di domani» (23). Rosa Luxemburg riecheggiava questi sentimenti in un intenso editoriale intitolato sarcasticamente ‘L’ordine regna a Berlino’: «Stupidi scagnozzi! Il vostro ‘ordine’ è costruito sulla sabbia. Domani la rivoluzione ‘si leverà di nuovo con gran fragore’, e annuncerà con la fanfara, con vostro terrore: ‘Io era, io sono, io sarò!» (24). La sera del 15 gennaio 1919, elementi di formazioni paramilitari di destra irruppero nell’appartamento. Liebknecht e Luxemburg furono arrestati e consegnati alla Garde-Kavallerie-Schützen-Division, unità di élite del vecchio esercito imperiale, ora sotto il comando di un famigerato antibolscevico, il capitano Waldemar Pabst (25). Nella sede del comando della divisione, all’esclusivo Hotel Eden, Liebknecht fu aggredito, coperto di sputi e abbattuto a colpi di calcio di fucile. Più tardi, alle 10.45, il capo comunista, privo di sensi, venne portato nel Tiergarten, il più grande parco del centro di Berlino, e ucciso con tre colpi sparati a bruciapelo (26). Quando i soldati fecero ritorno all’hotel, Luxemburg era seduta nell’ufficio allestito provvisoriamente per Pabst, e leggeva il ‘Faust’ di Goethe. Anche lei venne colpita due volte al volto con il calcio di un fucile. Sanguinava copiosamente, e venne trascinata in un’auto. Dopo un breve tragitto, un tenente saltò sul predellino di sinistra della vettura e la uccise con un solo colpo alla testa. Il cadavere venne gettato nel Landwehrkanal, e sarebbe stato ritrovato solo diverse settimane più tardi (27). Anche dopo la repressione della rivolta spartachista, nella capitale tedesca la situazione rimase instabile, tanto che l’Assemblea costituente appena eletta si riunì non nella capitale, ma a Weimar, una città di provincia. Nel corso della primavera del 1919 alcune zone della Germania continuarono ad essere interessate da agitazioni rivoluzionarie. Nella nevralgica zona industriale della Rühr e nella Germania centrale una serie di scioperi chiedevano la nazionalizzazione dell’industria mineraria. A Dresda il ministro della Guerra della Sassonia, Gustav Neuring, venne buttato nell’Elba, poi ucciso mentre tentava di raggiungere la riva. Quando il 9 marzo 1919, in reazione agli scioperi e ai disordini in corso a Berlino, Noske ordinò alle truppe governative di sparare a vista su chiunque portasse un’arma, i suoi uomini seminarono il panico nella capitale. Le forze governative attaccarono gli avversari utilizzando mitragliatrici, carri armati e perfino aeroplani per lanciare bombe, lasciando sul terreno un migliaio di morti. La rivolta di marzo fornì anche una comoda scusa per attuare una resa dei conti da lungo tempo attesa; i soldati uccisero Leo Jogiches, ex compagno di Rosa Luxemburg e suo successore alla direzione di «Die Rote Fahne», e ventinove membri della ‘Voksmarinedivision’ che avevano inflitto un’umiliante sconfitta alle truppe governative nella battaglia della vigilia di Natale del 1918 (28). L’agitazione si diffuse anche a Monaco, dove la rivoluzione, inizialmente incruenta, nella primavera del 1919 si radicalizzò. Nel novembre 1918 le manifestazioni di piazza avevano costretto il re di Baviera, Luigi III, ad abdicare e a fuggire in Austria. Un Consiglio socialista degli operai, dei soldati e dei contadini proclamò a quel punto una Repubblica bavarese indipendente sotto la guida di Kurt Eisner (…)”” [(23) Karl Liebknecht, ‘Ausgewählte Reden, Briefe und Aufsätze’, Dietz, Berlin, 1952, pp. 505-520; (24) Rosa Luxemburg, ‘Politische Schriften’, a cura di Ossip K. Flechtheim, vol. III, Eurpäische Verlags-Anstalt, Frankfurt am Main, 1975, pp. 203-209 (in particolare p. 209); (25) Sulla loro scoperta e il loro arresto s veda Klaus Gietinger, ‘Eine Leiche im Landwehrkanal: Die Ermordnung Rosa Luxemburgs’, Edition Nautilus, Hamburg, 2008, p. 18; Su Pabst , si veda Klaus Gietinger, ‘Der Konterrevolutionär: Waldermar Pabst – eine deutsche Karriere’, Edition Nautilus, Hamburg, 2009; (26) Su come venne trattato Liebknecht, si veda la sintesi dei riscontri raccolti contenuta in BA-MA PHS v/2, 206-220 (‘Schriftsatz in der Untersuchungsache gegen von Pflugk-Harttung und Genossen’, Berlin, den 15 März 1919) e 221-227; (27) Per la descrizione delle modalità dell’uccisione di Rosa Luxemburg al Tiergarten (secondo quanto riferito da Pflugk-Harttung il giorno successivo), si veda ‘Die Weizsäcker-Papiere 1900-1934’, a cura di Leonidas E. Hill, Propyläen, Berlin, 1982, p. 325; cfr. anche Klaus Gietinger, ‘Leiche im Landwehrkanal: Die Ermordnung Rosa Luxemburgs’, pp. 37 e 134 (allegati , doc. 1). Si veda inoltre la documentazione contenuta in BA-MA PH8 v/10, soprattutto 1-3, ‘Das Geständinis Otto Runge, 22 Jan. 1921; (28) Winkler, ‘Von der Revolution’, cit., pp. 171-182; Jones, ‘Violence and Politics’, cit., pp. 313-350 (in particolare pp. 339-340)] (pag 115-118)”,”EURQ-004″
“GERWARTH Robert”,”November 1918. The German Revolution.”,”Robert Gerwarth è professore di Storia moderna all’università College di Dublino. È direttore dell’UCD Centro per la storia della guerra, a Berlino e Oxford. Tra le opere più recenti citate in bibliografia: – Eckart Conze, ‘Die grosse Illusion: Versailles und dieNeurordnung der Welt’, Munich, Siedler Verlag, 2018 – Hans-Jorg Czech, Matthes Olaf, Ortwin Pelc, Revolution? Revolution!. Hamburg 1918-19′, Wachholtz, Hamburg, 2018 – Heiko Holste, Warum Weimar? Wie Deutschlands erste Republik zu ihrem Geburtsort kam, Bohlaus, Vienna, 2018 – Jones Mark, ‘Founding Weimar: Violence and the German Revolution of 1918-1919’, Cambridge University Press, 2016 – Dominik Juhnke Judith Prokasky Martin Sabrow, ‘Mythos der Revolution: karl Liebkecht, das Berilner Schloss und der 9. November 2018, Munich, Carl Hanser Verlag, 2018 – Detlef Lehnert (a cura), Revolution 1918-19 in Norddeutschland, Berlin, Metropol Verlag, 2018 – Martin Rackwitz, ‘Kiel 1918: Revolution. Aufbruch zu Demokratie und Republik, Kiel, Wachholtz, 2018 – Leonard V. Smith, Sovereignty at the Paris Peace Conference of 1919′, Oxford, Oxford University press, 2018 (da R. Gerwarth, November 1918. The German Revolution’, Oup, 2020)”,”QMIP-007-FSL”
“GERWARTH Robert MANELA Erez, a cura; saggi di Mustafa AKSAKAL Richard BOSWORTH e Giuseppe FINALDI Jones HEATHER Peter HASLINGER Joshua SANBORN Richard S. FOGARTY Bill NASSON Stephen GARTON Filipe RIBEIRO DE MENESES Frederick R. DICKINSON XU GUOQI Christopher CAPOZZOLA Leonard V. SMITH”,”Empires at War, 1911-1923.”,”Non viene considerata la Spagna. Robert Gerwarth è professore di Storia moderna all’università College di Dublino. È direttore dell’UCD Centro per la storia della guerra, a Berlino e Oxford. Italia invade la Libia nel 1911 e nel 1914 scoppia la prima guerra mondiale Italia invade l’ Etiopia nel 1935 e nel 1939 scoppia la seconda guerra mondiale. La guerra d’Etiopia fu un conflitto tra l’Italia fascista e l’Etiopia che durò dal 3 ottobre 1935 al maggio 1936. L’Italia, guidata da Mussolini, voleva espandere il suo impero coloniale in Africa e sfruttare le ricchezze naturali dell’Etiopia. L’Etiopia, invece, era uno dei pochi paesi africani indipendenti e resistette all’invasione. La guerra si concluse con la vittoria italiana e l’annessione dell’Etiopia all’Africa Orientale Italiana. (Bing)”,”QMIP-009-FSL”
“GERWARTH Robert HORNE John, a cura; saggi di William G. ROSENBERG Robert GERWARTH John HORNE Pertti HAAPALA Marko TIKKA Emilio GENTILE Serhy YEKELCHYK Tomas BALKELIS John Paul NEWMAN Ugur Umit UNGOR John EICHENBERG Anne DOLAN”,”War in Peace. Paramilitary Violence in Europe after the Great War.”,”Robert Gerwarth è professore di Storia moderna all’università College di Dublino. John Horne è Professore di Storia moderna europea al Trinity College di Dublino”,”QMIP-017-FSL”
“GERWARTH Robert”,”The Vanquished. Why the First World War Failed to End, 1917-1923. (I vinti. Perché la Prima Guerra Mondiale non è riuscita a finire)”,”Robert Gerwarth insegna Storia contemporanea presso lo University College di Dublino, dove dirige il Centre for War Studies. Ha pubblicato pure: ‘The Bismarck Myth’ e una biografia di Reinhard Heydrich.”,”QMIP-025-FSL”
“GESANO Giuseppe HEINS Frank LORI Agostino BRUNETTA Renato CUCCIARELLI Alberto CONTINI Bruno GEROLDI Gianni, monografie”,”Le pensioni domani. Primo rapporto sulla previdenza in Italia promosso dall’INPS.”,”Un’aggiornata analisi degli equilibri economico-finanziari e delle tendenze evolutive del sistema previdenziale. monografie di: Giuseppe GESANO Frank HEINS Agostino LORI Renato BRUNETTA Alberto CUCCIARELLI Bruno CONTINI Gianni GEROLDI”,”ITAE-068-FL”
“GEST Alain BRARD J.P. SAUVAIGO S. e altri”,”Il Rapporto Guyard. “”Le Sette in Francia””. Documento n° 2468 redatto a nome della Commissione di inchiesta sulle Sette. Riportato alla Presidenza dell’ Assemblea Nazionale il 22 dicembre 1995 e rilasciato a Parigi nel 1996.”,”Formazione commissione inchiesta: Alain GEST Presidente, Jean-Pierre BRARD, Suzanne SAUVAIGO vicepresidenti. Tra i relatori: Alain GEST Jean GENEY Jean GRAVEL Jacques GUYARD Pierre LANG Gerard LARRAT e altri.”,”RELx-035″
“GESTRI Lorenzo”,”Capitalismo e classe operaia in provincia di Massa-Carrara. Dall’ Unità d’ Italia all’ età giolittiana.”,”””Il PSI carrarese faceva così proprie le posizioni espresse pochi giorni prima dall’ uomo di punta della corrente sindacale socialista, Angiolo Cabrini, che dalle colonne dell’ “”Avanti!”” si era pronunciato, dopo il nuovo eccidio proletario, “”per lo sciopero generale come possibilità a breve scadenza””. Lo sciopero generale era stato successivamente al centro della discussione svoltasi nell’ agosto del 1904 ad Amsterdam, in sede di VI Congresso dell’ Internazionale socialista. La risoluzione approvata al termine del lavoro affermava l’ impossibilità di “”uno sciopero generale veramente completo””, mettendo in guardia la classe operaia contro la propaganda anarchica dello sciopero generale, che faceva perder di vista al proletariato i reali, concreti e quotidiani obiettivi di lotta. La risoluzione ammetteva purtuttavia come “”un eccellente metodo per ottenere importanti riforme sociali o per difendere dagli attacchi dei reazionari i diritti della classe operaia”” ampi scioperi nelle industrie chiave. La mozione approvata ad Amsterdam ribadiva dunque contro la concezione anarchica dello sciopero generale, quella socialista dello “”sciopero di massa””, già esperimentato da alcuni partiti aderenti alla II Internazionale. Naturalmente lo “”sciopero di massa””, essendo un’ azione estremamente impegnativa, doveva rappresentare l’ extrema ratio per affermare rivendicazioni di carattere politico, mentre il suo uso nelle normali lotte di categoria veniva escluso per “”un criterio di saggia economia delle forze e di tattica elementare””””. (pag 322)”,”MITT-204″
“GESTRI Lorenzo, a cura di Laura SAVELLI”,”Storie di socialisti. Idee e passioni di ieri e di oggi.”,”GESTRI Lorenzo (1943-2002) ha insegnato per tre decenni storia contemporanea presso l’ Università di Pisa. Ha pubblicato vari studi tra cui ‘Capitalismo e classe operaia in provincia di Massa e Carrara. Dall’ unità all’ età giolittiana’ (1976) “”Insomma, gli scioperi sindacalisti lanciati nelle campagne padane durante il biennio 1907-8 non si concludevano, come ben suggerisce Campolonghi, a Parma con una sconfitta. Animati da sentimenti profondi – tanto da far dubitare ad Argenta l’ eroe del Brocchi, quel Cerri così severo verso gli scioperi sindacalisti urbani, se quello non fosse il metodo di lotta giusta per le campagne – entrano nel mito, vengono ad arricchire quell’ entroterra etico-religioso delle masse contadine che, assieme – certo – alla persistenza di precise realtà strutturali, garantiva – al di là delle brusche cesure – il rifiorire dell’ organizzazione di classe, della “”civiltà delle leghe””. (pag 172) Lettera di dimissioni di Lorenzo Gestri dal partito socialista italiano (PSI) (1992). (pag 173)”,”MITT-223″
“GESTRI Lorenzo, a cura di Laura SAVELLI”,”Storie di socialisti. Idee e passioni di ieri e di oggi.”,”GESTRI Lorenzo (1943-2002) ha insegnato per tre decenni storia contemporanea presso l’ Università di Pisa. Ha pubblicato vari studi tra cui ‘Capitalismo e classe operaia in provincia di Massa e Carrara. Dall’ unità all’ età giolittiana’ (1976)”,”MITS-404″
“GESTRI Federico PEZZA Cecilia, a cura di Gianluca LACOPPOLA; coordinamento scientifico della ricerca di Roberto BIANCHI e Simone NERI SERNERI”,”L’antifascismo nelle fabbriche fiorentine. Storia di una lunga resistenza, 1921-1944.”,”Cecilia Pezza (1986) laureata in storia (Univ. di Firenze). Federico Gestri, Prato, 1989, diploma di laurea triennale in Storia moderna e contemporanea (Univ. di Firenze).”,”ITAR-310″
“GESTRI Lorenzo”,”Capitalismo e classe operaia in provincia di Massa-Carrara. Dall’Unità d’Italia all’età giolittiana.”,” Circolo anarchico ‘Marx Karl’ (pag 129, 131, 351, 352)”,”MITT-004-FMB”
“GETTING André”,”La securité sociale.”,”GETTING André è Amnistrateur civil al ministero del lavoro e della sicurezza sociale.”,”FRAS-021″
“GETTO Giovanni PORTINARI Folco”,”La prosa dal Carducci ai contemporanei.”,”””Veggono sempre meglio quanta maggiore area occupi la miseria della ricchezza; i tristi sobborghi del Bronx quanto più sterminati sieno di Park e Fifth Avenue. Ma Fifth,, Park e la ricchezza sono i loro soli pensieri. Certo, questa illusione a volte diventa realtà. O almeno diventava fino al 1929. E le si debbono non poche opere, non poche fortune, e in fondo la stessa folle grandiosità dell’architettura americana, la stessa bellezza eroica dei grattacieli. Ma in compenso quante vite fallite, falsate, grame. Né s’aprono gli occhi col tempo, con le sciagure. L’animo amareggiato dovrebbe inclinare, se mai, all’opposta ingiustizia: lamentare volentieri gli squallidi quartieri in cui l’esistenza è rimasta confinata; deridere o dimenticare la gloria e i monumenti di Bassa Città. Macché. (…)”” (pag 531-532, da ‘America, primo amore’, di Mario Soldati)”,”ITAB-295″
“GETTY J. Arch NAUMOV Oleg V.”,”The Road to Terror. Stalin and the Self-Destruction of the Bolsheviks 1932 – 1939.”,”J. Arch GETTY è professore di storia moderna russa all’ Univ di California, Riverside. E’ autore di vari libri e numerosi articoli sulla storia sovietica. Oleg V. NAUMOV è deputy director dell’ Archivio moscovita RTsKhIDNI.”,”RUSS-070″
“GETTY Arch J. NAUMOV Oleg V.”,”The Road to Terror. Stalin and the Self-Destruction of the Bolsheviks, 1932-1939.”,”I documenti sono presi dal Russian Center for the Preservation and Study of Documents of Recent History (RTsKhIDNI), il Central Repository of Recent Documentation (TsKhSD) e lo State Archive of the Russian Federation (GARF). GETTY Arch J. (1950-) “”Cominciando nel 1927 Stalin sponsorizzò una serie di requisizioni forzate del grano nelle campagne, ed ufficiali locali del partito furono mobilitati per forzare i contadini a mettere sul mercato le loro riserve di grano a prezzi fissi. Bucharin fu orrorizzato. Egli non era un cieco partigiano del mercato ed era stato a favore di una stretta controllata dei contadini ricchi (kulak). Ma le “”misure straordinarie”” di Stalin andavano troppo lontano, colpendo pure i contadini medi; ogni campagna radicale e volontaristica minacciava di alienare l’ intera classe dei contadini e di distruggere i fondamenti pro mercato della NEP. Bucharin, Rykov, e Tomsky protestarono all’interno del Politburo””. (pag 41)”,”RUSS-190″
“GETTY J. Arch”,”Origins of the Great Purges. The Soviet Communist Party Reconsidered, 1933-1938.”,”J. Arch Getty is professor of modern Russian history at the University of California, Riverside. List of tables, Preface, Introduction, Conclusion, Appendix: The Kirov assassination, Bibliographic essay, Notes, Index,”,”RUSS-075-FL”
“GETTY J. Arch NAUMOV Oleg V.”,”The Road to Terror. Stalin and the Self-Destruction of the Bolsheviks, 1932-1939.”,”J. Arch Getty is professor of modern Russian history at the University of California, Riverside. Oleg V. Naumov is deputy director of the Moscow archive RGASPI. Archival Research Team N.V.MURAVEVA, E.P. KARAVAEVA, and E.E. KIRILLOVA, Translations by Benjamin SHER, Illustrations follow page 244, Preface, Acknowledgments, Translator’s Acknowledgments, Notes on Transliteration and Terminology, A Note on the Documents, Soviet Organizational Acronyms and Abbreviations, Introduction, Conclusion, Appendixes: 1. Numbers of Victims of the Terror, 2. Biographical Sketches, Index of Documents, Index,”,”RUSS-092-FL”
“GETTY J. Arch”,”Origins of the Great Purges. The Soviet Communist Party Reconsidered, 1933-1938.”,”J. Arch Getty is professor of modern Russian history at the University of California, Riverside.”,”RUSS-011-FV”
“GETZLER Israel”,”L’ epopea di Kronstadt 1917 – 1921.”,”I. GETZLER, di origine russa, è nato a Berlino dove ha studiato fino all’ inizio degli anni 1930 quando è dovuto emigrare a Melbourne. Specializzandosi presso la London School of Economics and Political Science, ha insegnato in Università americane e inglesi, attualmente (1982) lavora all’ Università di Gerusalemme. Di lui è stato pubblicato in italiano: – Martov. Biografia politica di un socialdemocratico russo, FELTRINELLI. 1978 – in Storia del Marxismo Einaudi: saggi: ‘Ottobre 1917: il dibattito marxista sulla rivoluzione in Russia’ e ‘Martov e i menscevichi prima e dopo la rivoluzione'”,”RIRO-177″
“GETZLER Israel”,”Nikolai Sukhanov. Chronicler of the Russian Revolution.”,”Israel GETZLER è nato nel 1920 a Berlino ed ha passato gli anni della guerra in URSS. E’ autore di una biografia di MARTOV e di altri lavori tra cui ‘Kronstadt 1917-1921′. “”Due giorni dopo, il 6 dicembre, Sukhanov sfidò il Professor Vladimir Friche, il formidabile presidente della Sezione di Letteratura, Arti e Linguistica dell’ Accademia Comunista, che aveva chiamato ad una vigilanza preventiva e ad una censura repressiva della letteratura. Questa impresa eroica può anche essere stata parte del disperato donchisciottesco tentativo di Sukhanov di avvertire contro quell’ indurimento della “”dittatura giacobina”” bolscevica che nella sua visione era stata estesa dalla fine della Nep nel 1927 dall’ economia alle “”scienze ed arti, il teatro e la vita quotidiana””. (pag 144) “”In occasione del processo, la dichiarazione di Sukhanov della sua conversione (il 7 marzo) fu preceduta tre giorni prima da quella di Kondratiev il cui processo era stato tenuto in segreto nel dicembre 1930. Nella generale sorpresa, Kontratiev appariva ora come un testimone per l’ accusa, usando il banco dei testimoni per fare un discorso formale di ritrattazione.”” (pag 183)”,”RIRB-076″
“GETZLER Israel”,”Georgij V. Plechanov: la dannazione dell’ortodossia. (in) ‘Storia del marxismo’.”,”L’esposizione di Plechanov deve molto all’ Anti-dühring di Engels e a L. Feuerbach (pag 419) “”Negli insegnamenti di Marx ed Engels, Plechanov trovò al tempo stesso una teoria scientifica e una strategia rivoluzionaria che contenevano la promessa di una liberazione della Russia dal dispotismo e dall’arretratezza e che gli sarebbero inoltre servite nella sua lotta sia contro i massimalisti impazienti, che dovevano essere disciplinati e frenati, sia contro gli anemici minimalisti, che avevano abbandonato la rivoluzione per le riforme”” (pag 415) ‘Fu Plechanov, dunque, che introdusse nel programma del partito operaio socialdemocratico russo (Posdr), a differenza di tutti gli altri partiti socialdemocratici, un nuovo e, per sua stessa ammissione, “”un po’ minaccioso”” impegno alla dittatura del proletariato, da lui giudicata sinonimo di dominio proletario dotato di poteri repressivi illimitati”” (pag 426) “”A sostegno della sua stringente ingiunzione contro un prematuro accesso al potere dei socialisti rivoluzionari nella Russia arretrata, Plechanov citava e faceva proprio il classico avvertimento di Engels nella ‘Guerra dei contadini in Germania’ del 1850 contro la “”peggior cosa possibile”” che possa accadere al capo di un partito radicale che presumesse di prendere il potere o fosse costretto a farlo “”in un’epoca in cui il movimento non è ancora maturo per il dominio della classe che egli rappresenta e per la realizzazione delle misure che tale dominio implica””: prigioniero di un “”insolubile dilemma””, per cui ciò che egli “”può fare contraddice la sua precedente immagine pubblica e le sue azioni precedenti (Auftreten), i suoi principi e gli interessi immediati del suo partito, e ciò che dovrebbe fare non può essere fatto, egli sarà irrimediabilmente perduto””. I socialisti rivoluzionari avrebbero potuto evitare quella “”posizione scomoda”” risolvendo, grazie al socialismo scientifico, “”la più grande e la più rivoluzionaria teoria sociale del secolo XIX””, la loro difficile situazione. Con l’aiuto del socialismo scientifico essi avrebbero scoperto “”le leggi dello sviluppo sociale”” e la direzione in cui si muoveva la Russia e avrebbero potuto rendersi conto che il futuro offriva “”prima di tutto”” il trionfo della borghesia e del capitalismo, che doveva essere accettato “”il male del presente nel nostro paese””, e l'””inizio”” dell’emancipazione politica ed economica della classe operaia”” (…)”” (pag 417) [Israel Getzler, ‘Georgij V. Plechanov: la dannazione dell’ortodossia’ (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1979] “”Plechanov rivolse ora il suo vigore polemico e la sua erudizione marxista contro i tentativi di Trotsky, di Lenin e di un gruppo di menscevichi di rivedere la teoria e la strategia rivoluzionaria russa alla luce della loro esperienza e comprensione della rivoluzione del 1905 (…). Ma fu contro Lenin e il suo nuovo piano rivoluzionario del 1905 – “”la dittatura rivoluzionario-democratica dei proletari e dei contadini””.- che Plechanov rivolse tutta la forza della sua polemica e il vasto schieramento di autorevoli testi marxisti. In antitesi all’autodisciplina di astensione dal potere teorizzata da Plechanov, Lenin aveva postulato che fosse dovere dei socialdemocratici, i quali rappresentavano “”il partito di classe indipendente del proletariato””, assumere il potere nel corso della rivoluzione borghese in Russia e partecipare a un governo rivoluzionario-democratico a base allargata; loro alleati sarebbero stati i socialisti rivoluzionari, che rappresentavano i contadini, “”alleati naturali del lavoratori””, e altri elementi radical-democratici; i liberali, tuttavia, erano esclusi (84). Contro questo piano rivoluzionario, Plechanov citava i noti testi marxisti già usati contro una prematura presa del potere in ‘Le nostre differenze’ del 1884 (85). Ma il suo cavallo di battaglia era ora una lettera che Engels aveva scritto a Turati nel gennaio del 1894 in risposta al quesito che questi gli poneva circa una possibile partecipazione dei socialisti italiani a un governo repubblicano rivoluzionario. Il consiglio di Engels era di non partecipare, ma di formare “”la nuova opposizione”” al nuovo governo, poiché, sosteneva, pur ricevendo l’offerta di “”qualche seggio del nuovo governo”” sulla scia della comune vittoria essi sarebbero sempre stati una minoranza: “”Questo è il maggior pericolo””. A sostegno del suo suggerimento, Engels aveva addotto l’esempio di Ledru-Rollin, di Louis Blanc e di Flocon nel febbraio del 1848, come monito contro “”l’errore di accettare siffatte cariche””: “”minoranza nel governo, essi – faceva notare Engels – condivisero volontariamente la responsabilità di tutte le infamie e i tradimenti di fronte alla classe operaia, commessi dalla maggioranza di repubblicani puri, mentre la presenza loro nel governo paralizzava l’azione rivoluzionaria della classe lavoratrice”” (86). Mentre nella lettera Engels poneva chiaramente l’accento sulla condizione di minoranza nel governo, come era accaduto a Louis Blanc, Plechanov, trasportato dalla propria furia polemica e mirando a una vittoria su Lenin, parafrasava Engels in questo modo: “”E dopo la vittoria il più grande pericolo sarebbe (“”questo è il maggior pericolo””, dice Engels), ‘se i socialisti entrassero nel nuovo governo’… Partecipando al nuovo governo democratico, i socialisti condividerebbero la responsabilità di tutti gli errori e i tradimenti di quel governo nei confronti della classe operaia e, al tempo stesso, per la loro stessa presenza al governo paralizzerebbero l’energia rivoluzionaria di quella classe”” (87). Da questa “”irrefutabile prova””, Plechanov traeva allora la sua esultante conclusione: “”Il testo riportato ci dice che partecipare a un governo rivoluzionario assieme ai rappresentanti della piccola borghesia significa tradire il proletariato”” (88). Lenin non ne fu affatto convinto. Ammettendo che conoscesse la lettera di Engels soltanto dall’esposizione di Plechanov, egli si rammarica perché “”Plechanov non la riproduce integralmente e non dice di preciso se e dove sia stata pubblicata””. Respinge i riferimenti storici di Plechanov alla Germania del 1850 e all’Italia del 1894 in quanto irrilevanti per la Russia nel gennaio (domenica di sangue) e maggio (Tsushima, scioperi) del 1905. Quanto alla “”conclusione teorica”” di Plechanov, “”che ritiene inammissibile ogni partecipazione del proletariato al governo rivoluzionario nella lotta per la repubblica nel rivolgimento democratico””, Lenin la critica aspramente in quanto “”principio anarchico, condannato da Engels senza possibilità di equivoci”” (89)”” (pag 429-430-431) [Israel Getzler, ‘Georgij V. Plechanov: la dannazione dell’ortodossia’ (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1979] [(84) Lenin, Opere, vol. 9, pp. 36 sgg. Per un esame delle teorie rivoluzionarie di Lenin dal 1905 alla rivoluzione d’Ottobre, rinvio al mio contributo nel terzo volume di questa ‘Storia del marxismo’; (85) ‘K voprosu o zachvate vlasti’, in ‘Socinenija’, cit., vol. XIII, pp. 203-11; (86) Engels a Filippo Turati, 26 gennaio 1894. La lettera di Engels, pubblicata originariamente sulla “”Critica sociale””, 1° febbraio 1894 (Plechanov ricorre a questa pubblicazione) è stata edita in K. Marx e F. Engels, ‘Scritti italiani’, a cura di G. Bosio, Milano Roma, 1955, pp. 172-74; in Karl Marx e F. Engels, ‘Corrispondenza con italiani. 1848-1895’, a cura di G. Del Bo, Milano, 1964; (87) ‘Socinenija’, cit., vol. XIII, pp. 210-11; (88) Ibid.; (89) Lenin, Opere, cit., vol. 8, pp. 433-35]”,”PLED-052″
“GETZLER Israel”,”Ottobre 1917: il dibattito marxista sulla rivoluzione in Russia.”,” La teoria di Plechanov (pag 6-7) La teoria di Lenin (pag 10-11) “”Non sorprende dunque se la lezione tratta da Lenin nel 1905 dalla Comune di Parigi finiva soprattutto col confermare la sua teoria rivoluzionaria secondo cui i marxisti, in quanto “”rappresentanti del proletariato socialista””, possono, e talvolta devono prendere parte a un governo rivoluzionario, alleandosi con la piccola borghesia. Inoltre, poiché la Comune di Parigi era stata anzitutto una dittatura democratica, e non socialista, e aveva realizzato “”il nostro “”programma minimo””””, se collocata nel contesto russo poteva corrispondere a quella che, secondo Lenin, doveva essere la “”dittatura democratica rivoluzionaria del proletariato e dei contadini””. Sembra dunque di poter affermare che la revisione del marxismo russo operata da Lenin nel 1905 – per cui i socialdemocratici erano tenuti non soltanto a fare in Russia una rivoluzione democratica borghese, ma anche ad assumere il potere, portando a termine quella rivoluzione – abbia costituito la principale base teorica della decisione di Lenin di prendere il potere nell’ottobre 1917. Nei dieci anni successivi Lenin riaffermò più volte la sua nuova teoria rivoluzionaria, tanto più trionfalmente nel 1906 e nel 1909, quando essa fu ratificata da Kautsky in quella che Lenin definì “”la più brillante conferma del principio fondamentale del bolscevismo””, contrapposta al “”vecchio modello della democrazia borghese”” propugnato da Plechanov e dai menscevichi. Solo nel 1915 ne intraprese un’approfondita revisione, nella nuova situazione creata dalla guerra mondiale in rapporto sia alla stabilità europea, sia alla solidarietà socialista (1). La guerra, riteneva, aveva tanto avvicinato la Russia a un’Europa in crisi che la sua “”rivoluzione democratica borghese”” sarebbe con ogni probabilità divenuta “”parte integrante”” della rivoluzione socialista in Occidente, non più “”soltanto il prologo””. Se nel 1905 la necessaria sequenza degli eventi nella versione ottimistica dello schema rivoluzionario di Lenin (egli stesso lo definiva “”il sogno”” che ogni socialdemocratico rivoluzionario è tenuto a coltivare) prevedeva in primo luogo la necessità di “”condurre fino in fondo la rivoluzione borghese”” in Russia – solo allora si sarebbe potuto “”attizzare la rivoluzione proletaria in Occidente”” – il suo programma rivoluzionario per il 1915 chiedeva che entrambe avessero luogo “”contemporaneamente””. In secondo luogo, la perdita di popolarità del socialismo con lo scoppio della guerra aveva drasticamente ridotto il numero dei gruppi socialisti che si mantenevano rigorosamente internazionalisti. Di questi, solo coloro che avevano troncato ogni legame con i “”social-sciovinisti”” e i kautskiani”” potevano aspirare a prender parte con Lenin e il bolscevichi al movimento socialista russo e internazionale, nonché a un futuro governo rivoluzionario. Ne erano esclusi in modo particolare i ‘trudoviki’, Plechanov, i social-rivoluzionari, tutte le gamme di menscevichi, dai “”liquidatori”” a Martov, che rientravano tutti sotto la generica etichetta di “”socialsciovinisti””, e persino Trotsky, denunciato da Lenin come “”kautskiano”” (2), e quindi dall’altra parte della barricata. Mentre i socialdemocratici potevano ancora, come prima, costituire un’alleanza nel governo rivoluzionario provvisorio con “”la piccola borghesia democratica””, che secondo le previsioni di Lenin avrebbe “”oscillato a sinistra”” al momento decisivo, non dovevano avere nulla a che fare con i “”social-sciovinisti””, che in pratica costituivano quasi tutto l’ambito del socialismo russo organizzato. Nondimeno, nello schema rivoluzionario di Lenin, i soviet conservavano immutata la loro funzione di punto nodale sia dell’insurrezione, sia del potere statale rivoluzionario”” [Israel Getzler, ‘Ottobre 1917: il dibattito marxista sulla rivoluzione in Russia’] [Estratto da ‘Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’, Torino, 1980] [(1) (…) un accurato studio dei cambiamenti della teoria e della strategia rivoluzionaria di Lenin che portarono alle ‘Tesi d’aprile’, incentrato però su questioni piuttosto diverse da quelle trattate qui, è in J. Frankel, ‘Lenin’s Doctrinal Revolution of April 1917’, in ‘Journal of Contemporary History’, IV, aprile 1969, n. 2, pp. 117-42; (2) Lenin a Henriette Roland-Holst, 8 marzo 1916 (…)]”,”RIRO-426″
“GETZLER Israel”,”Martov. Biografia politica di un socialdemocratico russo.”,”Israel Getzier è senior lecturer di storia all’Università di Adelaide. É nato ed ha studiato a Berlino, si è laureato in Storia all’Università di Melbourne e ha conseguito la specializzazione presso la London School of Economics and Political Science lavorando sotto la guida del professor Leonard Schapiro. É stato allievo di Fulbright in America. ‘Strategia’ di Martov (pag 125-126) “”Martov ammetteva un’unica possibilità di presa del potere da parte dei socialdemocratici: nell’eventualità eccezionale che non si potesse assicurare altrimenti la vittoria della rivoluzione e di una repubblica democratica; se, per esempio, quei forti partiti rivoluzionari borghesi si fossero inariditi prima ancora di sbocciare. Solo allora i socialdemocratici sarebbero stati costretti a sacrificare la loro indipendenza politica e il loro puritanesimo antigiacobino per amor di libertà e a prendere il potere, esclamando con le marole della Montagna: “”Périsse notre nom pourvu que la liberté soit sauvée””. In tal caso i socialdemocratici non avrebbero potuto governare senza portare continuamente avanti la rivoluzione – la “”Revolution in Permanenz”” di Marx – trascendendo i limiti della rivoluzione borghese fino a scontrarsi frontalmente con l’intera società borghese. La conclusione sarebbe stata una tragica ripetizione della Comune di Parigi, a meno ch’essa non coincidesse con l’inizio di una rivoluzione socialista in Occidente e col suo propagarsi alla Russia (34). Escludendo solo questa eventualità eccezionale di fallimento della borghesia nel suo ruolo storico, Martov riteneva che la funzione dei socialdemocratici nella repubblica democratico-borghese fosse quella di un’opposizione rivoluzionaria con il compito di esercitare il massimo di pressione sul governo, di assicurarsi in primo luogo che esso disarmasse la reazione, armasse il popolo e convocasse un’assemblea costituente, e in seguito di far in modo che ilprocesso rivoluzionario non fosse arrestato ma che si fornissero al proletariato le migliori condizioni possibili per prepararsi alla rivoluzione finale del futuro, quella sociale (35). Benché Martov non lo dica, si ricava l’impressione ch’egli si attendesse probabilmente l’emergere dalla rivoluzione di una sorta di doppio governo, o per lo meno di un governo concretamente condizionato da un’opposizione rivoluzionaria consolidatasi in posizione di forza effettiva grazie al proprio ruolo di guida della rivoluzione”” (pag 125-126) (34) e (35) ‘Na oceredi Rabocaja partija i “”zachvat vlasti”” kak nasa blizajsaja zadaca’ (All’ordine del giorno. Il partito operaio e la “”presa del potere”” come nostrro obiettivo immediato), in “”Iskra””, n. 93, 17 marzo 1905″,”RIRB-016-FL”
“GETZLER Israel”,”Martov e i menscevichi prima e dopo la rivoluzione.”,”Martov polemico con Trotsky e Kautsky sulla natura della rivoluzione russa (1905-1907) (pag 173) Contro il regime bolscevico di Lenin e a favore di una “”libera repubblica democratica””, Martov si richiama a Marx e alla critica al blanquismo (pag 182) “”Il «potere sovietico», concludeva (Martov nel 1918, ndr), non era che «una favola, e nemmeno tanto bella». Perciò – sosteneva Martov – qualunque tentativo di restituire ai soviet l’ascendente e il potere di cui avevano goduto quando erano «libere…organizzazioni operaie… autonome dalla Stato», dovrà iniziare dalla sostituzione di una Repubblica democratica, cioè di un ordine politico fondato sulla libertà politica per tutti, allo «pseudopotere dei soviet». E per garantire l’istituzione di questa «libera Repubblica democratica», di «vitale importanza» per la classe operaia; era indispensabile convocare l’Assemblea costituente. Sbarazzatosi così della «favola» sovietica, Martov rivolse successivamente la sua attenzione -alla teoria e alla pratica bolsceviche della dittatura del proletariato, e al rapporto tra la concezione marxista di dittatura del proletariato e democrazia. Proprio questo rapporto problematico era il nocciolo del dilemma menscevico di fronte alla via bolscevica al socialismo e alla sua pretesa di portare al socialismo e alla democrazia attraverso una dittatura di minoranza. Discutendo nel corso degli anni ’40 del secolo prima con Wilhelm Weitling e Karl Heinzen, osservava Martov, Marx – con buona pace di Kautsky – aveva ammesso la possibilità di una precoce conquista del potere da parte dei proletari per mezzo di una dittatura giacobina di minoranza. Ma Marx non prevedeva certo che fosse questa a realizzare il socialismo: essa sarebbe stata semplicemente «un momento del processo stesso di rivoluzione borghese». Un conquista «prematura» e «transitoria» del potere politico da parte di una minoranza proletaria di tipo blanquista – affermava Martov – non era certo ciò che Marx ed Engels intendevano per dittatura del proletariato. La chiave della loro concezione di dittatura del proletariato era da ricercarsi piuttosto nel programma del Posdr del 1903, che definiva «conquista del potere politico da parte del proletariato nella misura in cui ciò gli permette di schiacciare la resistenza degli sfruttatori», oltre che, molti anni prima, nell’esperienza pratica della Comune di Parigi”” (pag 181-182) [Israel Getzler, ‘Martov e i menscevichi prima e dopo la rivoluzione’] [(in) ”Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’, Torino, 1980]”,”RIRx-181″
“GETZLER Israel REIMAN Michal JOHNSTONE Monty STRADA Vittorio KNEI-PAZ Baruch WEISSEL Erwin MERHAV Perez MARRAMAO Giacomo AGOSTI Aldo HAJEK Milos RIZZI Franco HEGEDÜS András MEDVEDEV Roj A. DAVIES R.W. NOVE Alec FINZI Roberto TELO’ Mario SOCHOR Lobomír STRADA Vittorio WILLETT John ALTVATER Elmar, saggi di”,”Storia del marxismo. Volume terzo. Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I. Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29. Ottobre 1917: il dibattito marxista sulla rivoluzione in Russia – I bolscevichi dalla guerra mondiale all’Ottobre – Lenin e la rivoluzione – Lenin e Trockij – Trockij: rivoluzione permanente e rivoluzione dell’arretratezza – Martov e i menscevichi prima e dopo la rivoluzione – L’internazionale socialista e il dibattito sulla socializzazione – Socialdemocrazia e austromarxismo – Tra bolscevismo e socialdemocrazia: Otto Bauer e la cultura politica dell’austromarxismo – Uno strumento politico di tipo nuovo: il partito leninista d’avanguardia – Le correnti costitutive del movimento comunista internazionale – Il comunismo di sinistra – Il mondo della III Internazionale: gli “”stati maggiori”” – La discussione sul fronte unico e la rivoluzione mancata in Germania – La bolscevizzazione dei partiti comunisti – L’Internazionale comunista e la questione contadina – La costruzione del socialismo in Russia: il ruolo dei sindacati; la questione contadina, la Nuova politica economica – Il socialismo in un solo paese – Le scelte economiche dell’URSS – Economia sovietica e marxismo: quale modello socialista? – Lenin, Taylor, Stachanov: il dibattito sull’efficienza economica dopo l’Ottobre – Bucharin: economia e politica nella costruzione del socialismo – Lukács e Korsch: la discussione filosofica degli anni venti – Dalla “”rivoluzione culturale”” al “”realismo socialista”” – Arte e rivoluzione – Il capitalismo si organizza: il dibattito marxista dalla guerra mondiale alla crisi del ’29.”,”””Tutti questi esempi sono sufficienti a provare il rapido crollo dell’ondata di socializzazione. Ciò che all’inizio del 1919 era stata avviato con grande slancio, era definitivamente naufragato sul finire del 1920. «Il capitalismo, così come esso risulta dalla guerra e dalla rivoluzione in Germania – affermò Hilferding nell’ottobre del 1920 – è più concentrato, più integrato, più compatto di quanto non lo sia mai stato prima» (6)”” (pag 207-208) (R. Hilferding, ‘Die Sozialisierung und die Machtverhältnisse des Klassen’, Berlin, 1920, p. 8) (https://portal.dnb.de/bookviewer/view/111974881X#page/n0/mode/1up) Contiene: Ottobre 1917: il dibattito marxista sulla rivoluzione in Russia – I bolscevichi dalla guerra mondiale all’Ottobre – Lenin e la rivoluzione – Lenin e Trockij – Trockij: rivoluzione permanente e rivoluzione dell’arretratezza – Martov e i menscevichi prima e dopo la rivoluzione – L’internazionale socialista e il dibattito sulla socializzazione – Socialdemocrazia e austromarxismo – Tra bolscevismo e socialdemocrazia: Otto Bauer e la cultura politica dell’austromarxismo – Uno strumento politico di tipo nuovo: il partito leninista d’avanguardia – Le correnti costitutive del movimento comunista internazionale – Il comunismo di sinistra – Il mondo della III Internazionale: gli “”stati maggiori”” – La discussione sul fronte unico e la rivoluzione mancata in Germania – La bolscevizzazione dei partiti comunisti – L’Internazionale comunista e la questione contadina – La costruzione del socialismo in Russia: il ruolo dei sindacati; la questione contadina, la Nuova politica economica – Il socialismo in un solo paese – Le scelte economiche dell’URSS – Economia sovietica e marxismo: quale modello socialista? – Lenin, Taylor, Stachanov: il dibattito sull’efficienza economica dopo l’Ottobre – Bucharin: economia e politica nella costruzione del socialismo – Lukács e Korsch: la discussione filosofica degli anni venti – Dalla “”rivoluzione culturale”” al “”realismo socialista”” – Arte e rivoluzione – Il capitalismo si organizza: il dibattito marxista dalla guerra mondiale alla crisi del ’29. (saggi di GETZLER Israel REIMAN Michal JOHNSTONE Monty STRADA Vittorio KNEI-PAZ Baruch WEISSEL Erwin MERHAV Perez MARRAMAO Giacomo AGOSTI Aldo HAJEK Milos RIZZI Franco HEGEDÜS András MEDVEDEV Roj A. DAVIES R.W. NOVE Alec FINZI Roberto TELO’ Mario SOCHOR Lobomír STRADA Vittorio WILLETT John ALTVATER Elmar)”,”MAES-002-FMP”
“GETZLER Israel”,”Martov. Biografia politica di un socialdemocratico russo.”,”Israel Getzier è senior lecturer di storia all’Università di Adelaide. É nato ed ha studiato a Berlino, si è laureato in Storia all’Università di Melbourne e ha conseguito la specializzazione presso la London School of Economics and Political Science lavorando sotto la guida del professor Leonard Schapiro. É stato allievo di Fulbright in America. Martov, Lenin e il giovane Trotsky. Le strade divergono (pag 85) Tesi autore: ‘In effetti, che Martov lo sapesso o no, la sua concezione del ruolo di un partito socialdemocratico nella rivoluzione borghese di un paese arretrato aveva dalla propria parte il Marx e l’Engels del 1850’ (pag 126) (v. Germania)”,”RIRx-003-FGB”
“GEUNA Marco a cura; saggi di Annie PETIT Jacqueline LALOUETTE Regina POZZI Giorgio LANARO Vittore COLLINA Maria Luisa CICALESE Mirella LARIZZA”,”Auguste Comte e la cultura francese dell’Ottocento. In ricordo di Mirella Larizza.”,”Mirella Larizza proponeva un’interpretazione innovativa e documentata della radicale riformulazione del positivismo proposta da Comte negli anni cruciali della Seconda Repubblica …”,”TEOS-359″
“GEYER Dietrich”,”Kautskys Russisches Dossier. Deutsche Sozialdemokraten als Treuhänder des Russischen Parteivermögens, 1910 – 1915.”,”In memoriam George HAUPT (1928-1978)”,”KAUS-004″
“GEYER Dietrich a cura; saggi di Arcadius KAHAN Pavel G. RYNDZJUNSKIJ Ivan D. KOVALCENKO Roger PORTAL Harry T. WILLETTS Valerij I. BOVYKIN Paul GREGORY Jürgen NÖTZOLD Arkadij L. SIDOROV Bernd BONWETSCH Leopold HAIMSON Gregory GUROFF S. Frederick STARR Sergej M. DUBROVSKIJ Manfred HILDEMEIER e Dietrich GEYER”,”Wirtschaft und Gesellschaft im vorrevolutionären Rußland.”,”Saggi di Arcadius KAHAN Pavel G. RYNDZJUNSKIJ Ivan D. KOVALCENKO Roger PORTAL Harry T. WILLETTS Valerij I. BOVYKIN Paul GREGORY Jürgen NÖTZOLD Arkadij L. SIDOROV Bernd BONWETSCH Leopold HAIMSON Gregory GUROFF S. Frederick STARR Sergej M. DUBROVSKIJ Manfred HILDEMEIER e Dietrich GEYER.”,”RUSx-075″
“GEYER Dietrich”,”The Russian Revolution. Historical Problems and Perspectives.”,”GEYER è professore di storia all’ Università di Tübingen, Germania ovest. “”Diversamente dai suoi compagni in Russia e in Occidente, Lenin apertamente appoggiò una vittoria giapponese. Dichiarò perfino che ‘la lotta del proletariato russo e internazionale per il socialismo’ dipendeva in larga misura da una disfatta dell’ assolutismo russo in questa guerra. Secondo Lenin, la borghesia giapponese era impegnata in una lotta progressiva contro lo zarismo russo””. (pag 46)”,”RIRO-257″
“GEYER Dietrich”,”Lenin in der russischen Sozialdemokratie. Die Arbeiterbewegung im Zarenreich als Organisationsproblem der revolutionären Intelligenz, 1890-1903.”,”‘Lenin nella socialdemocrazia russa. Il movimento operaio nell’impero zarista come un problema organizzativo dell’intellighenzia rivoluzionaria’ ‘Risonanza degli scritti di Bernstein e del dibattito nel partito socialdemocratico tedesco tra i marxisti di Pietrogrado e Mosca nell’inverno 1898-1899.’ (pag 162)”,”LENS-238″
“GEYER Dietrich”,”Russian Imperialism. The Interaction of Domestic and Foreign Policy 1860-1914.”,”Dietrich Geyer is professor of history at the University of Tübingen. This book offers a fresh and stimulating analysis of the often elusive relationship between domestic and foreign policy in Russia before the First World War. Preface, Introduction, Conclusions, Abbreviations, Bibliography, Translated from the German by Bruce LITTLE, Index,”,”RUSx-020-FL”
“GEYER Dietrich”,”Der russische Imperialismus. Studien über den Zusammenhang von innerer und auswärtiger Politik 1860-1914.”,”Dietrich Geyer is professor of history at the University of Tübingen. This book offers a fresh and stimulating analysis of the often elusive relationship between domestic and foreign policy in Russia before the First World War. Vorwort, Einleitung, Anmerkungen, Bibliographie, Register, Abkürzungen, Verzeichnis der Tabellen, Kritische Studien zur Geschichtswissenschaft n.27,”,”RUSx-021-FL”
“GEYER Dietrich”,”The Russian Revolution.”,”Dietrich Geyer is professor of history at the University of Tübingen. This book offers a fresh and stimulating analysis of the often elusive relationship between domestic and foreign policy in Russia before the First World War. Preface, Select Bibliography, note, Translated from the German by Bruce LITTLE, Index”,”RIRO-092-FL”
“GEYER Dietrich”,”Kautskys Russisches Dossier. Deutsche Sozialdemokraten als Treuhänder des russischen Parteivermögens 1910-1915.”,”Dietrich Geyer is professor of history at the University of Tübingen. This book offers a fresh and stimulating analysis of the often elusive relationship between domestic and foreign policy in Russia before the First World War. Vorwort, Zeittafel, Abkürzungsverzeichnis, Dokumente, Verzeichnis der Dokumente, Bibliographie, Personenregister, Note,”,”KAUS-002-FL”
“GEYMONAT Ludovico; contributi di Bernardini FANTINI Ugo GIACOMINI Giulio GIORELLO Pina MADAMI Corrado MANGIONE, Alberto MEOTTI, Franca MEOTTI Gianni MICHELI Felice MONDELLA Mario QUARANTA Enrico RAMBALDI Silvano TAGLIAGAMBE Renato TISATO Mario VEGETTI Elena ZAMORANI”,”Storia del pensiero filosofico e scientifico.”,”Contributi di: Bernardini FANTINI, Ugo GIACOMINI, Giulio GIORELLO, Pina MADAMI, Corrado MANGIONE, Alberto MEOTTI, Franca MEOTTI, Gianni MICHELI, Felice MONDELLA, Mario QUARANTA, Enrico RAMBALDI, Silvano TAGLIAGAMBE, Renato TISATO, Mario VEGETTI, Elena ZAMORANI.”,”FILx-086″
“GEYMONAT Ludovico; con contributi di Corrado MANGIONE, Gianni MICHELI, Felice MONDELLA, Renato TISATO, Enrico RAMBALDI”,”Storia del pensiero filosofico e scientifico. Vol IV. Tomo 1 e 2. L’Ottocento”,”Vol 1: Pensiero tedesco, romanticismo, filosofia scuola Francia post Riv Franc, pensiero matematico-fisico in FR: LAPLACE, nuovi temi della biologia francese, logica e fondamenti della matematica nella prima metà dell’800, la fondazione della economia politica classica e l’ utilitarismo morale, il pensiero filosofico di FICHTE e SCHELLING, la scienza tedesca nel periodo romantico e la Naturphilosophie, i pedagogisti dell’età romantica, HEGEL, HERBART, pensiero pol e filos in FR post-Napoleone, positivismo in FR: Auguste COMTE, scienze matematiche e fisiche prima metà ‘800, nuova fisiologia, pensiero IT”,”FILx-086-B”
“GEYMONAT Ludovico a cura di Mario QUARANTA”,”Contro il moderatismo. Interventi dal ’45 al ’78.”,”GEYMONAT è nato a Torino nel 1908, e qui si è laureato in filosofia (1930) e in matematica (1932). Durante la Resistenza è stato commissario politico della 105° Brigata Garibaldi ‘Carlo Pisacane’. Professore di filosofia all’Univ di Cagliari nel 1949-52, di storia della filosofia a Pavia nel 1952-56, e di filosofia della scienza a Milano dal 1957 al 1978, ha ricevuto la Medaille Koyré per la storia della scienza nel 1974. Fra le sue moltissime pubblicazioni citiamo: ‘Galileo Galilei’ (EINAUDI, 1957), ‘Filosofia e filosofia della scienza’ (1960), ‘Scienza e realismo’ (1977) (entrambe FELTRINELLI) oltre alla grande ‘Storia del pensiero filosofico e scientifico’ (GARZANTI, 1970). GEYMONAT ha scritto articoli sull’ ‘Unità’ (1945) e sul ‘Fronte popolare’ (1977-78). QUARANTA è nato a Ferrara nel 1936 e insegna storia e filosofia in liceo classico a Padova.”,”ITAC-013″
“GEYMONAT Ludovico”,”Galileo Galilei.”,”L. GEYMONAT è nato a Torino nel 1908. Si è laureato in filosofia (1930) e in Matematica (1932). Insegnò filosofia all’ Università di Cagliari nel 1949-1952, storia della filosofia a Pavia (1952-1956) e filosofia della scienza dal 1974. Ha scritto numerose opere di storia del pensiero filosofico e scientifico.”,”BIOx-035″
“GEYMONAT Ludovico”,”Storia del pensiero filosofico. Con particolare riferimento allo sviluppo delle scienze esatte. Volume Primo. Filosofia antica e medievale.”,”GEYMONAT è ordinario di storia della filosofia nell’ Università di Pavia. “”L’ atomismo di Democrito, ripreso poi – se pure parzialmente alterato – da Epicuro, costituisce il patrimonio più prezioso che i greci trasmisero, nel campo delle interpretazioni generali della natura, alle epoche successive, ed ebbe una funzione determinante, ni secoli XVI e XVII, per la formazione della scienza moderna”” (pag 43) “”Tutto ciò premesso, può apparire strano che Dante abbia accusato il nostro autore di porre il mondo “”a caso””. L’ affermazione dantesca può tuttavia trovare facile spiegazione. In effetti, a Dante erano noto che l’ atomista di Abdera aveva escluso dalla spiegazione dei fenomeni ogni ricorso a cause finali; proprio questo gli bastò (e dal suo punto di vista, di aristotelico medioevale, aveva certo ragione) per concludere che Democrito poneva il mondo a caso, cioè abbandonava l’ origine e lo sviluppo del cosmo alla cieca casualità””. (pag 47) “”Ma in Archimede abbiamo qualcosa di più; abbiamo per la prima volta una fusione della scienza con la tecnica; fusione, che rivela sorprendenti vantaggi sia per l’una che per l’altra. L’uso di qualche ingegnosa macchina nella scienza matematica per la soluzione approssimata di problemi troppo elevati era già stato introdotto — secondo attendibili testimonianze – da Archita e da Eudosso. La novità di Archimede consiste nella sua abilità di intrecciare considerazioni teoriche e invenzioni pratiche, attingendo dall’esperienza il suggerimento di nozioni (come la leva, il momento statico, il peso specifico, ecc.) che vengono poi precisati e sistematicamente elaborati dalla scienza, e attingendo dalle considerazioni teoriche il suggerimento di sempre nuovi modelli di efficientissime macchine per la risoluzione dei problemi pratici. Di fronte alle prime vittoriose affermazioni di tale metodo, diventato oggi la base principale della civiltà tecnica moderna, c’è da chiedersi per quale motivo esso non abbia avuto nell’antichità (…)””. (pag 115)”,”FILx-235″
“GEYMONAT Ludovico”,”Storia del pensiero filosofico. Con particolare riferimento allo sviluppo delle scienze esatte. Volume Secondo. Dal Rinascimento a Kant.”,”GEYMONAT è ordinario di storia della filosofia nell’ Università di Pavia. “”Se è vero come abbiano detto, che Locke è indubbiamente collegato sia a Bacone che a Cartesio, non è meno vero, però, che esiste in lui un carattere nuovo, il quale lo separa nettamente da entrambi; questo carattere riguarda l’ impostazione stessa della filosofia. Mentre per Bacone e Cartesio il problema centrale è quello della scienza, ossia è il problema di determinare un criterio assoluto della verità scientifica – che Bacone cerca nell’ esperienza e Cartesio nell’ evidenza razionale -, per Locke invece il vero problema è quello di indagare i molteplici processi della nostra psiche, qualunque sia la loro natura”” (pag139)”,”FILx-236″
“GEYMONAT Ludovico”,”Storia del pensiero filosofico. Con particolare riferimento allo sviluppo delle scienze esatte. Volume Terzo. La filosofia nei secoli XIX e XX.”,”GEYMONAT è ordinario di storia della filosofia nell’ Università di Pavia. “”Il carattere superficiale, non scientifico, del socialismo utopistico si rivela anche- secondo i Nostri, nell’ incapacità dei socialisti utopisti di comprendere l’ aggancio dialettico tra economia e politica”” (pag190)”,”FILx-237″
“GEYMONAT Ludovico, a cura di Fabio MINAZZI”,”La società come milizia.”,”Sconfitta resistenza per: – Mancata epurazione – Restituzione armi – Trappola Costituente e conservazione legislazione fascista – padroni della nazione non cambiano – rappresentanti politici della Liberazione non contano nulla – sostanziale continuità della cultura tradizionale – mancata applicazione della Costituzione – contrasto Nord Sud “”Malgrado questa cocente sconfitta, estremamente amara e difficile da accettare pienamente, noi partigiani pensavamo ancora di non essere del tutto vinti. In fondo eravamo ancora armati e ben organizzati. Ma anche su questo terreno ben presto dovemmo arrenderci. Giustamente Nenni e Togliatti invitarono gli operai e i partigiani a consegnare le armi: se non lo avessimo fatto è molto probabile che l’ Italia sarebbe finita come la Grecia dove l’ esercito, appoggiato direttamente dagli inglesi e dagli americani, si imporrà con il fuoco rivolto contro le stesse forze della liberazione””. (pag 57)”,”ITAR-050″
“GEYMONAT Ludovico”,”La nuova filosofia della natura in Germania.”,”Dello stesso autore: – GEYMONAT L., Il problema della conoscenza nel positivismo. BOCCA, 1931 Lire 16 “”Analogo rivolgimento filosofico sta compiendosi in questi anni nella medesima Germania, sotto la pressione di nuovi problemi che la scienza moderna ha presentato alla critica gnoseologica, problemi provenienti in massima parte da ricerche di analisi e di fisica-matematica. I due nomi, sui quali si impernia il rinnovato movimento della scienza verso la filosofia, sono quelli di Alberto Einstein e di Davide Hilbert.”” (pag 3) “”L’ iniziatore di questa rinascita del positivismo (chè la nuova filosofia, come vedremo meglio nel seguito, può dirsi ben a ragione positivistica) è il Prof. Moritz Schlick dell’ Università di Vienna. Egli non solo è il capo della scuola viennese ma è forse il più sistematico fra i rappresentanti della nuova filosofia, e su di essi tutti, compresi quelli della scuola di Berlino, ha sempre esercitato una larga influenza””. (pag 21)”,”FILx-324″
“GEYMONAT Ludovico”,”Riflessioni critiche su Kuhn e Popper.”,”GEYMONAT L. filosofo della scienza, Università di Milano.”,”SCIx-305″
“GEYMONAT Ludovico”,”Metodologia scientifica. VI Lezione. La metodologia delle scienze esatte.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-J-2″
“GEYMONAT Ludovico”,”Metodologia scientifica. VII Lezione. La metodologia delle scienze esatte.”,”Saggio in ECOT-237 “”Che la matematica non esprima tutta la razionalità è evidentemente chiaro per il marxista: e tanto più lo diventa, se egli riflette che la matematica non è un sistema unico, ma (…) un complesso di sistemi profondamente distinti gli uni dagli altri, vuoi negli assiomi di partenza, vuoi negli schemi deduttivi. Affermare che uno di questi sistemi è razionale e l’altro no (per es. che è razionale la sola geometria euclidea, o la sola analisi neo-zermeliana, o la sola meccanica classica, ecc.) risulterebbe senza dubbio ingenuo. Sarebbe quindi infantile preterendere a priori che le leggi naturali siano tutte iscritte in una sola delle molte teorie matematiche (per es. che le leggi del moto siano tutte scritte in termini della meccanica classica, ecc.). E’ indubbio, comunque, che allorchè una teoria fisica riesce a venire espressa in termini matematici (poco importa se di questa o quella geometria, di questa o quella meccanica) essa acquista una chiarezza particolare; la formulazione matematica riversa infatti sulla teoria fisica tutto il lungo e rigoroso lavoro concettuale delle formule, e quindi determina i nessi tra un fenomeno e l’altro con una precisione incomparabilmente superiore a quella del linguaggio comune. Le stesse scienze dei fenomeni biologici, economici, ecc., fanno molto bene a ricorrere, quando possono, a formulazioni di tipo siffatto, purchè sia ben chiaro: 1) che una legge può essere razionale anche se non risulta esprimibile in termini matematici; 2) che se non è esprimibile in termini di una teoria matematica, può invece essere esprimibile in termini di un’altra teoria matematica. (…)”” (pag 3-4)”,”ECOT-237-K-2″
“GEYMONAT Ludovico”,”Il pensiero scientifico.”,”Perchè i greci non ebbero una scienza fisica (p. 37) Il pericolo di trasformare la scienza in metafisica (il positivismo) (p. 90)”,”SCIx-130-FF”
“GEYMONAT Ludovico”,”Scienza e realismo.”,”Capitolo VI: I compiti della dialettica nella comprensione e trasformazione delle società. 1. Limiti della presente indagine. 2. Sistemi giuridici e patrimonio delle istituzioni civili. 3. Sulle contraddizioni, interpretate come motore della storia. 4. Individuo e rivoluzione. 5. Sull’intepretazione del concetto di classe. 6. Sui rapporti fra individui e classi. 7. Sui rapporti fra masse e cultura.”,”FILx-355-FF”
“GEYMONAT Ludovico; a cura di Giulio GIORELLO e Marco MONDADORI”,”Paradossi e rivoluzioni. Intervista su scienza e politica.”,”L. Geymonat è nato a Torino nel 1908, e si è laureato all’Università di questa città prima in filosofie e poi matematica. Dopo il rifiuto a giurare fedeltà al fascismo è stato costretto ad abbandonare l’insegnamento alla Facoltà di Scienze di Torino. Coerentemente con il proprio impegno antifascista, da 1943 al 1945, svolge un ruolo di primo piano nella guerra di liberazione in Piemonte come combattente e commissario politico delle formazioni partigiane. Dopo la liberazione riprende l’insegnamento e svolge attività anche presso il CNER e la Domus Galileiana.”,”TEOC-192-FF”
“GEZE François LACOSTE Yves VALLADAO a cura”,”L’état du monde. Edition 1983. Annuaire économique et géopolitique mondial.”,”Direzione di GEZE François LACOSTE Yves VALLADAO e Yves LACOSTE”,”STAT-358″
“GEZE François LACOSTE Yves LENNKH Annie PAQUOT Thierry VALLADAO Alfredo G.A. a cura”,”L’état du monde. Edition 1987-1988. Annuaire économique et géopolitique mondial.”,”GEZE François LACOSTE Yves LENNKH Annie . PAQUOT Thierry VALLADAO Alfredo G.A. a cura”,”STAT-361″
“GEZE François LACOSTE Yves PAQUOT Thierry VALLADAO Alfredo G.A. PAQUOT Thierry a cura”,”L’état du monde. Edition 1985. Annuaire économique et géopolitique mondial.”,”GEZE François LACOSTE Yves PAQUOT Thierry VALLADAO Alfredo G.A. PAQUOT Thierry a cura”,”STAT-362″
“GEZE François LACOSTE Yves LENNKH Annie PAQUOT Thierry VALLADAO Alfredo G.A. a cura”,”L’état du monde. Edition 1986. Annuaire économique et géopolitique mondial.”,”GEZE François LACOSTE Yves LENNKH Annie PAQUOT Thierry VALLADAO Alfredo G.A. a cura”,”STAT-460″
“GHENT William J.; a cura di Cristiano CAMPORESI”,”Il nostro benevolo feudalesimo.”,”GHENT, militante del movimento operaio e socialista USA tra la fine del secolo XIX e la 1° GM, anticipa in quest’opera del 1902- che ispirò a Jack LONDON ‘Il tallone di ferro’, alcune delle posizioni odierne. Secondo il rec mostra la capacità di prevedere l’evoluzione del grande capitale negli USA e le conseguenze di questa evoluzione sui rapporti politici e civili. GHENT analizza i nuovi ‘magnati’ e la concentrazione in poche mani del potere economico.”,”MUSx-029″
“GHEORGHIU Mihai D.”,”Die Schulen der Kommunistischen Parteien und ihr Erbe. Studie über die Ausbildung ehemaliger Eliten. [Le scuole dei partiti comunisti e la loro eredità]”,”Cita il saggio di Jutta Scherrer ‘Les écoles du parti de Capri et de Bologne: la formation de l’intelligentsia du parti’ in ‘Cahiers du monde russe et soviétique’, XIX (3), juil.-sept. 1978, p. 259-284; e l’articolo di Dietmar Waterkamp ‘Handbuch zum Bildungswesen der DDR’, Opladen, 1987, p. 247-251″,”EURC-117″
“GHERARDI Raffaella TESTONI BINETTI Saffo a cura; saggi di Arturo COLOMBO Vittor Ivo COMPARATO Carlo CARINI Luciano RUSSI Luigi BONANATE Carlo GALLI Pierangelo SCHIERA e Maurizio RICCIARDI Maura BRIGHENTI Nicoletta STRADAIOLI Sara LAGI Giulio DE-LIGIO”,”La storia delle Dottrine Politiche e le Riviste (1950-2008).”,”GHERARDI Raffaella insegna storia delle dottrine politiche a Bologna, facoltà di scienze politiche, ha scritto ‘Il futuro, la pace, la guerra. Problemi della politica moderna’ (2007). TESTONI BINETTI Saffo è docento di storia delle dottrine politiche a Bologna. Ha pubblicato ‘La stagione dei maestri. Questione di metodo nella storia delle dottrine politiche’ (2006). Libro dedicato alla memoria di Nicola Matteucci. “”In altri termini costituzione e costituzionalismo risultano essere significativamente eccentrici rispetto ai modi in cui vengono normalmente intesi anche all’interno della storia delle dottrine politiche. Si deve ricordare che, per molti di coloro che contribuivano alle ricerche che abbiamo menzionato, la Germania era un oggetto storico di primario interesse. Questo interesse era mediato da una tradizione storiografica, i cui nomi più rilevanti sono quelli di Otto Hinze, Otto Brunner e Gerhard Oestreich, che proprio attorno al concetto di costituzione (‘Verfassung’) aveva costruito la propria specificità. La piccola storia di “”Scienza & Politica”” non sarebbe perciò comprensibile senza la centralità che hanno avuto la “”storia costituzionale”” per molti di coloro che vi hanno contribuito. In questo contesto per costituzione non si deve intendere solo la vicenda delle carte costituzionali, ma piuttosto l’insieme di condizioni materiali, soggettive e normative che consentono la continuità istituzionale e politica dello Stato e della società. Di conseguenza il “”costituzionalismo”” non deve essere inteso solamente come una modalità di limitare il potere politico attraverso altri poteri, siano essi quello della legge, o quello di altri “”organi”” dello Stato. Le vicende del costituzionalismo europeo e statunitense classicamente ricostruite da Nicola Matteucci, rientrano senza dubbio in questo discorso; oltre ad esse, tuttavia, vi è un momento di costruzione complessiva e, verrebbe da dire, globale dello Stato e della società nell’età moderna””. (pag 96) (Pierangelo Schiera e Maurizio Ricciardi, Pe runa storia delle dottrine: “”Scienza & Politica””)”,”EMEx-088″
“GHERARDI Raffaella MARTELLI Fabio”,”La pace degli eserciti e dell’economia. Montecuccoli e Marsili alla Corte di Vienna.”,”Raffaella Gherardi è professore ordinario di Storia delle dottrine politiche nella facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna. Ha pubblicato: ‘L’arte del compromesso’. Fabio Martelli è professore associato di Storia moderna nella Facoltà di Conservazione dei Beni culturali dell’Università di Bologna e Ravenna. Ha pubblicato ‘Le leggi, le armi e il Principe’ (1990).”,”AUTx-001-FMB”
“GHERARDI Raffaella, a cura; saggi di Pierangelo SCHIERA Carlo GALLI Danilo ZOLO Maurizio RICCIARDI Sandro MEZZADRA Pietro COSTA Maria Laura LANZILLO Tiziano BONAZZI Guido ABBATTISTA Raffaella BARITONO Alessandra LORINI Saffo TESTONI-BINETTI Fernanda MAZZANTI-PEPE Furio FERRARESI Federico DALPANE Raffaella GHERARDI”,”Politica, consenso, legittimazione. Trasformazioni e prospettive.”,”Raffaella Gherardi insegna Storia delle dottrine politiche nella facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna. Ha pubblicato: ‘L’arte del compromesso. La politica della mediazione nell’Italia liberale’, Il Mulino, Bologna, 1993 e ha curato il volume di F. Carnelutti, ‘La guerre et la paix. La forza del diritto e il dramma della politica’, Editoriale Toscano, Firenze, 2001.”,”TEOS-033-FMB”
“GHERARDI Raffaella”,”L’arte del compromesso. La politica della mediazione nell’Italia liberale.”,”Raffaella Gherardi ha insegnato Storia delle dottrine politiche nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna. Contiene dedica manoscritta dell’autrice a GM. Bravo.”,”ITAA-005-FMB”
“GHEZA FABBRI Lia”,”Solidarismo in Italia fra XIX e XX secolo. Le società di mutuo soccorso e le casse rurali.”,”GHEZA FABBRI Lia è docente di storia economica alla Facoltà di Economia dell’ Università di Bologna. Ha svolto ricerche per l’ età moderna e per quella contemporanea pubblicate in articoli, saggi e monografie.”,”MITT-098″
“GHEZA-FABBRI Lia GRANGE Daniel J. GUDERZO Giulio GUICHONNET Paul GUILLEN Pierre IVONE Diomede IZZO Luigi LEVI Mario Attilio LUNGONELLI Michele MASSA Paola MIRA Giuseppe MORI Giorgio NADA-PATRONE Anna Maria PENE-VIDARI Gian Savino PETINO Antonio PISCHEDDA Carlo PISTARINO Geo SOFFIETTI Isidoro Marco SPALLANZANI VIGO Giovanni ZALIN Giovanni ZANETTI Dante ZANINELLI Sergio BERMOND Claudio BRACCO Giuseppe CALIGARIS Giacomina PICCO Leila”,”Studi in memoria di Mario Abrate. Volume II.”,”Contiene tra gli altri il saggio di Gian Mario Bravo: – ‘Weitling e le polemiche con Marx in America (1850-1855)’, (pag 157-216) “”La polemica weitlinghiana si acuì dopo l’arrivo negli Stati Uniti di Weydemeyer, allorché fu chiaro che i ‘Marxianer’ avevano nel Nuovo Continente un rappresentante capace e convinto, in grado di svolgere un’attività intensa. Weydemeyer sbarcò a New York colla sua famiglia il 7 novembre 1851 e si fece subito un’idea chiara della situazione locale dei lavoratori tedeschi, rapportandola ai problemi generali del movimento operaio (107), utilizzando all’uopo i consigli di e le notizie inviategli dall’Inghilterra da Marx e da Engels, con i quali intrattenne un fitto carteggio. I risultati non si fecero attendere. Egli inoltre fu subito messo in guardia da Marx nei rispetti di Weitling, col rilievo che sarebbe stato utile presentari a viso scoperto allo scontro, e non occultamente: «Se non sei già legato da un abbonamento», gli scriveva Marx il 19 dicembre, «non comprare la “”Repubblica dei lavoratori”” del miserabile Weitling. Per 200 vagabondi che forse conquisteresti, perdi il grosso pubblico di lettori. Farsi avanti solo sotto il vecchio nome. ‘Règle générale’» (108). … finire (pag 189-190)”,”STOx-055-FMB”
“GHEZZI Giorgio”,”Processo al sindacato. Una svolta nelle relazioni industriali: i 61 licenziamenti Fiat.”,”Giorgio GHEZZI ordinario di Diritto del lavoro all’ Università di Bologna ha fatto parte del collegio di difesa dei licenziati Fiat promosso dalla FLM. Ha pubblicato assieme a Antonio LETTIERI e Federico CAFFE’ ‘Libertà di sciopero o libertà di impresa?’ (1979).”,”MITT-095″
“GHEZZI Carlo a cura; relazione di Adolfo PEPE, interventi di Adriano GUERRA Bruno TRENTIN Piero FASSINO Piero BONI Antonio CARIOTI Luciana CASTELLINA Guglielmo EPIFANI”,”Giuseppe Di Vittorio e i fatti d’Ungheria del 1956.”,”Il presente volume raccoglie le relazioni e i contributi al Convegno “”Giuseppe Di Vittorio e i fatti d’Ungheria del 1956″” svoltosi a Roma il 12 ottobre 2006. Scontro Di-Vittorio Togliatti su fatti di Poznan e Ungheria “”Per quel che riguarda invece la Polonia va ricordato che le posizioni di Di Vittorio (e della Cgil) e quella di Togliattti si erano venute differenziando già a giugno nei giorni degli scioperi di Poznan che diedero il via alla crisi che doveva poi concludersi il successivo ottobre col ritorno al potere di Gomulka. Di Vittorio, pur riconoscendo che fra i manifestanti avrebbero potuto esserci dei provocatori, si schierò decisamente dalla parte dei lavoratori in sciopero. Togliatti rispose con un articolo nel quale metteva al centro per contro la “”presenza del nemico”” e la sua polemica su questa questione col segretario della Cgil non si spense (…). E’ stato dettato , il “”no”” del segretario della Cgil, da una lucida visione della realtà dell’Urss. Visione che veniva da lontano e che Di Vittorio non ha mai abbandonato. Non è vero infatti – come si continua a dire da più parti – che Di Vittorio abbia rinnegato l’assenso dato al comunicato della Segreteria della Cgil del 27 ottobre, assenso confermato del resto con una dichiarazione personale del giorno successivo (6). C’è chi ha parlato di “”penosa autocritica”” di Di Vittorio. Chi, come Amendola, di Di Vittorio “”solidale con Togliatti””: “”Anche Di Vittorio, che aveva approvato un primo documento della Cgil di deplorazione dei fatti di Ungheria – ha detto infatti Amendola – in sede di partito fu solidale con Togliatti e precisò questa sua posizione con una dichiarazione”” (7). Ma l’assenso al documento di Brodolini è stato, come si è detto, pieno sin dal primo momento. Se poi si leggono i verbali della riunione della Direzione del Pci del 30 ottobre, quella trasformatasi subito, come si sa, in un processo a Di Vittorio, risulta chiaro che quest’ultimo, sia pure senza inasprire i toni, sforzandosi anzi di non rendere ancora più grave la lacerazione che si era prodotta (“”lavorerò con gli altri compagni contro tutti i tentativi di disgregazione””, disse (8), e si vedranno più avanti le ragioni di quella sua scelta) rivendicò molto nettamente la posizione assunta dalla Cgil schierandosi al fianco dei lavoratori ungheresi divenuti protagonisti di un’insurrezione che – precisò – doveva essere vista come “”un fatto storico”” dal quale “”trarre le lezioni”” (9). E’ stato del resto lo stesso Togliatti ad affermare, a conclusione della riunione della Direzione comunista, che “”la risposta di Di Vittorio non è stata quella necessaria”” (10)”” (pag 42-43) (6) “”Avanti!””, 28 ottobre 1956; (7) Giorgio Amendola, Il rinnovamento del Pci, Intervista di Renato Nicolai, Editori Riuniti, 1978, p. 135; (8) Maria Luisa Righi (a cura di), op. cit., p. 224; M.L. Righi (a cura di), op. cit., p. 223; (10) Ivi, p. 239 PCF francese e Thorez tentanto un’operazione contro Krusciov ma Togliatti non ci sta (pag 50)”,”PCIx-392″
“GHIA Luigi”,”Famiglia o lavoro? Famiglia e lavoro: un matrimonio possibile.”,”Luigi Ghia sposato e padre di due figli è sociologo e vive ad Asti. Dirige con la moglie la rivista “”Famiglia domani”” Contiene il paragrafo: ‘Lavoro minorile in Italia’ (pag 93-99) (con alcuni dati sul fenomeno) e il paragrafo ‘Lavoro nero e marginalità familiare’ (pag 115-118)”,”DONx-068″
“GHIA W. MARSONET M. COFRANCESCO D. RELLA-CORNACCHIA Anna T. CAMPODONICO A. PALLADINO D. ROLANDO D.”,”Miscellanea filosofica 1979.”,”Contributi di studiosi afferenti all’IIstituto di Filosofia della Facoltà di Lettere e Filosofia di Genova anno accademico 1978-97 Dono di Mario Caprini”,”FILx-587″
“GHIA Walter”,”Nazioni ed Europa nell’età delle masse. Sul pensiero politico di Ortega y Gasset.”,”Professore di filosofia e storia, e poi preside nei Licei, Walter Ghia ha pubblicato fra l’altro, ‘Il pensiero di Pietro Piovani’, Genova, 1983 e ‘Il pensiero politico di Francisco de Quevedo’, Pisa, 1994. Dedica spiritosa dell’autore a Vittorio Scotti Douglas ‘… mai si era visto un orso tanto colto e simpatico…’ (2007)”,”TEOP-012-FSD”
“GHIA Walter”,”España y Maquiavelo. El Príncipe ante el V Centenario.”,”Walter Ghia è professore di Storia del pensiero politico del Dipartimento giuridico dell’Università del Molise.”,”TEOP-017-FSD”
“GHIA Walter”,”Il pensiero politico di Francisco de Quevedo.”,”Walte Ghia, professore di Filosofia e Storia nei Licei, è stato Preside nelle scuole medie superiori. Tra i suoi lavori ‘Il pensiero di Pietro Piovani’ (1983). ‘Quevedo indica in Tacito il continuatore di Lucano in fatto di ateismo…’ (pag 41)”,”TEOP-018-FSD”
“GHIBAUDO Walter”,”Sul «fusionismo» di Lelio Basso nel periodo della Resistenza.”,”‘La bozza (di mozione) non poteva dimostrare il “”fusionismo”” di Basso, caso mai avrebbe potuto dimostrare quello di Morandi”” (pag 11) “”Conclusa l’esperienza di “”Bandiera Rossa, per Basso il PCI rappresentava già, diremmo con l’amico Stefano Merli, l’organizzazione privilegiata per “”realizzare il suo programma di ‘unità proletaria’””» (Zucaro) (pag 33)”,”ITAC-155″
“GHIDETTI Enrico a cura; brani antologici di Antonio BELTRAMELLI Angelica BALABANOFF Margherita SARFATTI Pietro NENNI Leda RAFANELLI Torquato NANNI Lugi CAMPOLONGHI Paolo VALERA Arturo ROSSATO Emilio SETTIMELLI Ugo OJETTI Filippo Tommaso MARINETTI Cesare ROSSI Emilio LUSSU Giuseppe DONATI Giuseppe Antonio BORGESE Camillo BERNERI Gaetano SALVEMINI Giuseppe PREZZOLINI Antonio GRAMSCI Piero GOBETTI Mario CARLI Armando BORGHI Ardengo SOFFICI Carlo DELCROIX Paolo ORANO Alceste DE-AMBRIS Giuseppe BOTTAI Massimo ROCCA Benito MUSSOLINI”,”Mussolini, nascita di un dittatore.”,”””Il carcere avvicina, fortifica l’amicizia. Mussoilni ed io passavamo qualche ora al giorno nella stessa cella, giocando alle carte, leggendo e facendo progetti per l’avvenire. Il nostro autore preferito era Sorel. Questo scrittore, col suo disprezzo per i compromessi parlamentari e per il riformismo, ci ammaliava. Il suo tentativo di conciliare Proudhon con Marx ci sembrava aprisse nuovi orizzonti al socialismo. Mussolini non era un feticista del marxismo. Socialista d’istinto e per una sorte di tradizione familiare, era innanzitutto un ribelle.”” (pag 41, Pietro Nenni) Brani antologici di Antonio BELTRAMELLI Angelica BALABANOFF Margherita SARFATTI Pietro NENNI Leda RAFANELLI Torquato NANNI Lugi CAMPOLONGHI Paolo VALERA Arturo ROSSATO Emilio SETTIMELLI Ugo OJETTI Filippo Tommaso MARINETTI Cesare ROSSI Emilio LUSSU Giuseppe DONATI Giuseppe Antonio BORGESE Camillo BERNERI Gaetano SALVEMINI Giuseppe PREZZOLINI Antonio GRAMSCI Piero GOBETTI Mario CARLI Armando BORGHI Ardengo SOFFICI Carlo DELCROIX Paolo ORANO Alceste DE-AMBRIS Giuseppe BOTTAI Massimo ROCCA Benito MUSSOLINI”,”ITAF-363″
“GHIGI Bruno, a cura”,”La guerra a Rimini e sulla linea Gotica dal Foglia al Marecchia. Documenti e testimonianze raccolti da Bruno Ghigi. La battaglia di Rimini di Luigi Lotti.”,”””La battaglia di Rimini è importante non solo per i suoi riflessi internazionali, o per essere stata una delle più aspre e dure battaglie di tutta la guerra in Italia. Lo è anche perché precipitò Rimini e il suo entroterra nella più tragica prova della sua vita due volte millenaria. Punto inevitabile di transito fra l’Italia settentrionale e l’Europa e l’Italia centro meridionale, era stata ripetutamente coinvolta in conflitti. Ma mai con le dimensioni di quell’estate terribile, che arrecò danni spaventosi ovunque, nelle città, nei paesi, nelle campagne fra il Foglia e il Marecchia e costrinse la popolazione a un’esodo in massa per sottrarsi all’uragano bellico e a rifugiarsi con masserizie e bestiame nel territorio ospitale della Repubblica di San Marino, e anche lì, a cercare scampo, al passaggio del fronte, nelle gallerire della ferrovia Rimini-San Marino”” (pag XIV)”,”QMIS-043-FSD”
“GHILARDI Fabrizio”,”Il sistema internazionale postwestfaliano. Crisi, trasformazioni e prospettive rivoluzionarie.”,”Fabrizio Ghilardi dal 1976 insegna Storia delle relazioni internazionali all’Università di Pisa. Ha pubblicato, tra l’altro, Politica estera e trasformismo, le relazioni anglo-italiane dal 1878 al 1888, L’Europa degli equilibri, 1815-1890, Le relazioni italo-canadesi 1944-1947, Italia e Canada 1947-1951, Il Canada nel sistema postwestfaliano.”,”RAIx-020-FL”
“GHILARDI Fabrizio”,”L’Argentina e la tutela degli interessi italiani in Canada durante la Seconda guerra mondiale. Estratto da volume: ‘Diplomazia e storia delle relazioni internazionali, Studi in onore di Enrico Serra’, a cura di Alessandro Migliazza e Enrico Decleva.”,”La difficile ‘neutralità’ dell’Argentina. “”Già in passato Buenos Aires si era trovata isolata nel quadro delle relazioni interamericane organizzato ed egemonizzato da Washington; in contrasto – quindi – con una politica statunitense che gli stessi Canadesi, negli anni precedenti la guerra, avevano considerato spesso con riserve; estranei come essi si sentivano, del resto, rispetto agli interessi “”americani”” e più vicini, invece, a quelli del Commonwealth. Ora, però, nella luce nuova in cui lo poneva il conflitto mondiale, l’atteggiamento dell’Argentina pareva favorisse il nemico contro il quale il Canada aveva cominciato a combattere prima ancora che gli Stati Uniti stessi scendessero in guerra; e appariva pericoloso, dunque, (quell’atteggiamento) nel contesto generale del conflitto in corso, e non in quello particolare (e per i Canadesi in qualche misura ancora poco interessante) degli affari “”americani””. In definitiva, la posizione che l’Argentina assumeva non appariva ai Canadesi come una vera e propria neutralità; il suo era un atteggiamento molto diverso rispetto a quello dei paesi che, in Europa, si erano pure mantenuti estranei al conflitto. Questi, infatti, data la posizione geografica, restavano esposti al rischio di una invasione militare di parte delle forze dell’Asse, se avessero scelto di schierarsi nel campo degli Alleati. Un rischio – si pensava ad Ottawa – che il paese sud americano non correva. La “”neutralità”” dell’Argentina, che i Canadesi combattevano (aderivano, ad esempio, alle misure prese contro di essa dagli Stati Uniti; in pratica un vero e proprio boicottaggio economico, ma non soltanto economico), inoltre poneva problemi collegati alla posizione particolare che essi avevano tra Stati Uniti e Gran Bretagna. Soprattutto, i problemi nascevano di fronte all’atteggiamento che Londra assumeva nella questione. Tra gli Alleati, doveva essere essa, che con l’Argentina aveva legami di gran lunga più stretti di quanti non ne avesse con altri paesi dell’America Latina, ad assumersi il compito di premere perché questa abbandonasse la sua “”neutralità”” e si schierasse invece con il fronte favorevole agli Alleati formato dai paesi dell'””emisfero””. Ma Londra sembrava, e in qualche modo era, restia a svolgere tale compito, mentre da Buenos Aires si affermava che, in fondo, la neutralità che si perseguiva non dispiaceva poi tanto ai Britannici. Nel gioco dei legami economici esistenti, e rispetto agli interessi di certi ambienti della finanza e del commercio britannico, l’affermazione degli Argentini era in qualche modo vera. Da principio, il Governo di Londra soltanto in via confidenziale aveva obbiettato contro la “”neutralità””. Condizionata da esigenze economiche, bisognosa di mercati che le si proponessero favorevoli (il mercato della carne, ad esempio, al quale si approvvigionava), la Gran Bretagna non prendeva atteggiamenti di dura condanna, né contestava apertamente quanto da Buenos Aires si affermava, anche quando la “”neutralità”” significava un vantaggio notevole e indubbio per le potenze dell’Asse; e in non pochi casi resisteva alle pressioni che Washington le faceva perché adottasse invece un atteggiamento più fermo”” (pag 450-452) [Fabrizio Ghilardi, ‘L’Argentina e la tutela degli interessi italiani in Canada durante la Seconda guerra mondiale. Estratto da volume: ‘Diplomazia e storia delle relazioni internazionali, Studi in onore di Enrico Serra’, a cura di Alessandro Migliazza e Enrico Decleva’, Giuffré editore, Milano, 1991]”,”QMIS-002-FFS”
“GHILARDI Fabrizio”,”Italia e Canada, 1947-1951. Due esperienze a confronto.”,”Fabrizio Ghilardi dal 1976 insegna Storia dei trattati e delle relazioni internazionali alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Pisa e dal 1984 anche alla Facoltà di Scienze politiche della stessa Università. E’ pure titolare dell’insegnamento di Storia del Canada.”,”CANx-001-FMDP”
“GHINI Celso”,”L’Italia che cambia. Il voto degli italiani 1946-1976.”,”Il libro di Celso Ghini è – in un certo senso – cresciuto insieme con i progressi elettorali del PCI e della sinistra italiana, via via completato e arricchito di dati e analisi.”,”ITAP-011-FL”
“GHINI Celso”,”Il voto degli italiani 1946-1974.”,”Fondo Davoli”,”ITAP-225″
“GHINI Celso”,”Il terremoto del 15 giugno.”,”Fondo Davoli Celso Ghini nato a Bologna nel 1907. nel 1925 aderisce alla gioventù comunista. Dal 1945 al 1955 è stato viceresponsabile della sezione organizzazione del PCI. Dalla fine del 1962 dirige l’ufficio elettorale e di statistica del PCI. Ha pubblicato varie opere sulla questione elettorale e il volume ‘Gli antifascisti al confino’ assieme a Adriano Dal Pont (1971) ‘Esiste un partito degli astensionisti?’ (pag 87-92)”,”PCIx-425″
“GHINI Celso”,”L’Italia che cambia. Il voto degli italiani 1946-1976.”,”Il libro di Celso Ghini è – in un certo senso – cresciuto insieme con i progressi elettorali del PCI e della sinistra italiana, via via completato e arricchito di dati e analisi.”,”PCIx-045-FL”
“GHIRARDI Sergio VARINI Dario a cura”,”Internazionale Situazionista. (Ca n’a été qu’un début)”,”Tra i membri dell’IS (pag 296) Raoul Vaneigem, Guy Debord, Gianfranco Sanguinetti… L’Internazionale Situazionista fu un movimento rivoluzionario in campo politico e artistico della seconda metà del Novecento, con radici nel marxismo, nell’anarchismo, e nelle avanguardie artistiche di inizio Novecento. Formatosi nel 1957, restò attivo in Europa per tutti gli anni sessanta, aspirando ad importanti trasformazioni sociali e politiche. Nel corso degli anni sessanta si scisse in vari gruppi, tra cui la Bauhaus Situazionista e la Seconda Internazionale Situazionista. La Prima Internazionale Situazionista si sciolse nel 1972. L’Internazionale Situazionista nasce il 28 luglio del 1957 a Cosio di Arroscia, in provincia di Imperia, dalla fusione di alcuni componenti dell’Internazionale lettrista, del Movimento Internazionale per una Bauhaus immaginista, o MIBI, del movimento CO.BR.A. e del Comitato psicogeografico di Londra. Programma dell’Internazionale situazionista è il creare situazioni, definite come momenti di vita concretamente e deliberatamente costruiti mediante l’organizzazione collettiva di un ambiente unitario e di un gioco di eventi. Le situazioni vanno create tramite l’Urbanismo Unitario, un nuovo ambiente spaziale di attività dove l’arte integrale ed una nuova architettura possano finalmente realizzarsi. I situazionisti si propongono di inventare giochi di una nuova essenza, ampliando la parte non-mediocre della vita, diminuendone, per quanto possibile, i momenti nulli. Questo il programma d’azione adottato dagli artisti sperimentali del MIBI e dai lettristi al momento di confluire nella neonata Internazionale situazionista. Programma modificato ed ormai abbandonato da tempo al momento della fine del movimento, avvenuta nel 1972 a Parigi per autoscioglimento. Anagraficamente il gruppo dura circa 15 anni, durante i quali si sposterà dal terreno delle avanguardie artistico-letterarie da cui era partito, verso quello più ampio, ma non per nulla alieno, della critica rivoluzionaria. Campo, quest’ultimo, in cui finirono per incontrare e valutare positivamente, le analisi compiute da settori vicini al KAPD (Partito Comunista Operaio), movimento contro il quale Lenin scrisse “”Estremismo, malattia infantile del socialismo””. Figure di spicco del movimento, a cui si dovranno la maggior parte degli sviluppi teorici dell’Internazionale, sono il francese Guy-Ernest Debord (autore del testo chiave “”La società dello spettacolo””), il danese Asger Jorn, il belga Raoul Vaneigem e l’italiano Giuseppe Pinot-Gallizio. Concetti fondamentali del programma dell’Internazionale situazionista al momento della fondazione furono il già citato Urbanismo unitario, la psicogeografia, ovvero l’esplorazione pratica del territorio attraverso le derive, e l’idea del potenziale rivoluzionario del tempo libero. Sulla scorta di queste premesse il movimento cresce e si sviluppa lungo tutto il corso degli anni sessanta, in particolare dopo la pubblicazione dell’opuscolo “”La miseria nell’ambiente studentesco francese”” scritto dal tunisino Mustapha Khayati (1966), e diffuso in tutte le grandi università europee, e trova nel Maggio 1968, a Parigi, il momento più alto di affermazione, laddove si incontreranno il desiderio di cambiamento dei giovani francesi e le teorie carnevalesche (ovviamente in senso rivoluzionario) e scandalose dei situazionisti. Dopo il maggio la popolarità del gruppo raggiunge livelli mai visti. Centinaia di persone si definiscono situazionisti senza avere realmente recepito i principi ispiratori dell’Internazionale. Abituati ai gruppi di massa, essi desiderano semplicemente aderire. La sezione francese viene inondata di richieste. Debord lascia il posto di editore della rivista, disgustato da questa massa di ciechi ammiratori che chiama sprezzatamente pro-situ, ovvero i seguaci che si avvicinavano all’Internazionale aspettandosi di entrare a far parte di un movimento che non esisteva. Nel 1972 a forza di scissioni ed espulsioni varie, Debord e Sanguinetti si ritroveranno praticamente unici rappresentanti dell’Internazionale, disgustati tra l’altro da quanto avvenuto durante l’ottavo congresso tenutosi a Venezia, invaso da pro-situ. Per questo si deciderà per l’autoscioglimento non prima di aver dato alle stampe l’ultimo scritto dell’Internazionale: “”La veritable scission dans l’Internationale””. Una delle più importanti prese di posizione è stata la riflessione sul diritto d’autore: su ogni loro opera (libro, video, volantino ecc.) era specificato che questa poteva essere fotocopiata in pezzi o intera, modificata o distribuita, sempre a patto che ciò non venisse fatto a scopo commerciale. Gli attriti con la sinistra istituzionale L’Internazionale situazionista è stata ed è un termine di paragone scomodo per le sinistre “”istituzionali”” dei vari paesi. I situazionisti hanno sempre attaccato, sin dagli inizi negli anni ’50, i regimi totalitari come quelli sovietico e maoista. Gli attacchi ai regimi a capitalismo di stato dell’est Europa, dell’estremo oriente e non solo, erano formulati con gli strumenti situazionisti dell’analisi marxista. A distanza di 30 anni, quei testi sono stati riconosciuti come classici di analisi marxista. Il paragone scomodo per la sinistra istituzionale è duplice: da una parte per il ruolo cruciale, riconosciuto dagli studiosi del periodo, che i situazionisti ebbero nello scatenare e alimentare il Sessantotto. Il che esprime un giudizio eloquente sul modello di azione politica della sinistra istituzionale, negli anni ’60 ostile ai situazionisti, e spesso ai movimenti in generale. d’altra parte per il paragone sulla validità delle analisi teoriche. L’analisi marxista della Società dello spettacolo, così come altri testi di analisi marxista pubblicati dai situazionisti, sono tutt’oggi di grande attualità, e suonano adesso quasi ovvi, quando prima inaccessibili perché troppo all’avanguardia. Secondo alcuni autori, le teorie sposate dall’Intellighenzia della Sinistra istituzionale in quegli stessi anni, come l’althusserismo, il maoismo, l’operaismo ed il freudo-marxismo, non godono della stessa capacità che ha il situazionismo di rappresentare il momento storico in cui viviamo. Lo storico Timothy James Clark, individua in queste ragioni l’atteggiamento ostile della sinistra istituzionale verso il Situazionismo, di cui cerca di non parlare, o di parlarne riducendolo a movimento artistico.”,”FRAP-109″
“GHIRELLI Antonio, contributi di DE FALCO Giovanni, ESPOSITO Vincenzo, ROMANO Giampaolo”,”Napoli operaia. La Camera del Lavoro a Napoli 1894-1994.”,”Antonio Ghirelli è nato a Napoli nel 1922. É stato direttore di quotidiani, settimanali e del Tg2-RAI. Ha sempre alternato l’attività di giornalista a quella di saggista e storico. Presso Einaudi ha pubblicato la Storia del calcio in Italia ed è autore della voce Agonismo dell’Enciclopedia. Presso Rizzoli ha pubblicato una biografia dedicata a Sandro Pertini, Caro Presidente. Dalla sua attività di storico ricordiamo Storia di Napoli italiana, Un’altra Napoli. Giovanni De-Falco è nato a Napoli nel 1956. Ha svolto attività di ricerca ed assistenza presso la Facoltà di Architettura. É autore di numerosi articoli sulle tematiche urbanistiche. Ha partecipato, nel 1985 alla Terza mostra internazionale di Architettura di Venezia. Dal 1990 svolge attività di ricerca presso l’Osservatorio Napoli della CGIL. Vincenzo Esposito è nato a Napoli nel 1956. Ha collaborato alla realizzazione di ricerche e varie pubblicazioni. Ha partecipato al Comitato di redazione del periodico NdR e di Rassegna Sindacale Campania pubblicando diversi articoli sulle questioni del territorio. Giampaolo Romano è nato a Napoli nel 1956 e lavora presso la Camera di Commercio di Napoli. É autore di vari articoli sulla realtà meridionale pubblicati su riviste e conomiche e sindacali. Nel 1992 ha frequentato il corso per dirigenti sindacali del Centro Studi Cisl di Fiesole. Dal 1986 collabora con la Cgil Campana e, dal 1990, alle attività di ricerca dell’Osservatorio Napoli.”,”MITT-028-FL”
“GHIRELLI Antonio”,”Aspettando la rivoluzione. Cento anni di sinistra italiana.”,”Capitolo XIII. L’eresia comunista. (Bordiga) Bordiga e il socialismo napoletano alla vigilia primo conflitto mondiale ‘Per Bordiga, l’idea che una campagna morale possa bastare a risanare un sistema corrotto come quello borghese, è semplicemente grottesca. Il suo malumore cresce quando la scissione dell’ala sindacalista lascia la sezione del partito nelle mani di riformisti e massoni che, a ridosso della guerra di Libia, arrivano addirittura a sostenere l’impresa coloniale, come Bissolati. Il 2 aprile 1912 i socialisti rivoluzionari escono in massa dalla sezione, e, dopo aver invano invocato l’intervento della direzione nazionale contro gli usurpatori, fondano un circolo Carlo Marx con il proposito di «epurare il socialismo napoletano e ridargli una fisionomia di classe». Al congresso di Reggio Emilia naturalmente votano con la delegazione degli «intransigenti»; e il 6 maggio 1914, dopo che il congresso di Ancona si è chiuso con la conquista della maggioranza da parte della sinistra, mentre i riformisti napoletani abbandonano la sezione locale, i compagni del circolo Carlo Marx vi rientrano e con Bordiga conquistano anche la direzione di un nuovo settimanale, «Il Socialista». Il rivoluzionario napoletano poco più che ventenne collabora, a partire dal 1913, anche all’«Avanti!» diretto da Mussolini, di cui scriverà più tardi che «il suo forte non furono mai le costruzioni teoriche, bensì le posizioni di battaglia». Vi svilupperà un’implacabile polemica contro la politica delle alleanze, il cosiddetto «minimalismo» sindacale e il parlamentarismo, anche se terrà a distinguere su questo punto la sua posizione da quella degli anarchici nel senso che alla presenza socialista a Montecitorio e alla campagna elettorale che la prepara Bordiga attribuisce semplicemente il valore strumentale di propaganda rivoluzionaria. Così, contro «l’anima riformistica e grettamente egoistica» della stessa Confederazione del lavoro, esalta l’unità fondata sulla più intransigente lotta di classe condotta dal partito. (…) Dall’estate del 1914 in poi, Bordiga – ancora in piena sintonia con Mussolini – ha la sensazione che stiano maturando le condizioni per un’esplosione dei movimenti di massa. In effetti la frazione intransigente dei socialisti napoletani partecipa attivamente ai moti della «settimana rossa», pagando con ben 200 feriti il suo impegno, particolarmente in un episodio nel quale viene a contatto con un minaccioso corteo di destra guidato nientemeno da Scarfoglio, il direttore del «Mattino»: quasi un assaggio dello squadrismo fascista. Per la sua partecipazione ai disordini, Bordiga ci rimette il posto che, come ingegnere, aveva alle ferrovie, ma anche a distanza di molti anni continuerà ad apprezzare l’estensione e l’intensità della «settimana rossa» e il «coraggio» con cui il direttore dell’«Avanti!» l’ha sostenuta, arrivando a prospettare l’ipotesi di uno sciopero generale «senza limiti» nel caso il governo avesse trascurato la richiesta di neutralità assoluta, avanzata ufficialmente dalla direzione del Psi e dalla stessa Confederazione del lavoro. In agosto, però, il giovane socialista napoletano avverte che gli umori stanno cambiando, nel senso che anche al vertice del partito si stanno facendo strada «alcune correnti pericolose», come quelle che pochi giorni prima hanno indotto i socialisti francesi e tedeschi a votare i rispettivi crediti di guerra. L’articolo viene pubblicato sull’«Avanti!», ma Mussolini lo fa precedere da un commento redazionale nel quale sottolinea ambiguamente che «talvolta la ragione è sopraffatta dal sentimento» e che del resto, tra il regime degli junker germanici e la democrazia francese, «la differenza non è proprio trascurabile». La situazione precipita drammaticamente. Poche settimane dopo, sul «Socialista» l’Ingegnere, ormai disoccupato, critica esplicitamente il suo compagno romagnolo, che replica meno polemicamente del solito malcelando un certo imbarazzo, ma che il 18 ottobre pubblica sul giornale ufficiale del Psi il clamoroso articolo sulla «neutralità attiva e operante», il 21 si dimette dalla direzione dell’«Avanti!», il 15 novembre va in edicola con «Il Popolo d’Italia», il 24 viene espulso dal partito. A rotta di collo. Inizialmente Bordiga ha abbozzato una critica comprensiva («Ci pare indiscutibile che Mussolini ha vacillato»), ma di fronte all’impensabile epilogo, esce in una furibonda invettiva: «Boicottiamolo!», per rivelare – cinquant’anni dopo – che, in quella circostanza «ci sono stati compagni e compagne che volevano rivoltellarlo» (proprio così: rivoltellarlo), anche se non sono mancati «gruppetti alla Mussolini» che hanno seguito il «traditore», convertito così inopinatamente alla causa dell’Intesa’ (pag 124-125-126)”,”ITAC-156″
“GHIRELLI Antonio”,”Aspettando la rivoluzione. Cento anni di sinistra italiana.”,”Antonio Ghirelli è nato a Napoli nel 1922. É stato direttore di quotidiani, settimanali e del Tg2-RAI. Ha sempre alternato l’attività di giornalista a quella di saggista e storico. Presso Einaudi ha pubblicato la Storia del calcio in Italia ed è autore della voce Agonismo dell’Enciclopedia. Presso Rizzoli ha pubblicato una biografia dedicata a Sandro Pertini, Caro Presidente. Dalla sua attività di storico ricordiamo Storia di Napoli italiana, Un’altra Napoli. Giovanni De-Falco è nato a Napoli nel 1956. Ha svolto attività di ricerca ed assistenza presso la Facoltà di Architettura. É autore di numerosi articoli sulle tematiche urbanistiche. Ha partecipato, nel 1985 alla Terza mostra internazionale di Architettura di Venezia. Dal 1990 svolge attività di ricerca presso l’Osservatorio Napoli della CGIL. Vincenzo Esposito è nato a Napoli nel 1956. Ha collaborato alla realizzazione di ricerche e varie pubblicazioni. Ha partecipato al Comitato di redazione del periodico NdR e di Rassegna Sindacale Campania pubblicando diversi articoli sulle questioni del territorio. Giampaolo Romano è nato a Napoli nel 1956 e lavora presso la Camera di Commercio di Napoli. É autore di vari articoli sulla realtà meridionale pubblicati su riviste e conomiche e sindacali. Nel 1992 ha frequentato il corso per dirigenti sindacali del Centro Studi Cisl di Fiesole. Dal 1986 collabora con la Cgil Campana e, dal 1990, alle attività di ricerca dell’Osservatorio Napoli.”,”ITAC-016-FL”
“GHIRETTI Maurizio”,”Storia dell’antigiudaismo e dell’antisemitismo.”,”Maurizio Ghiretti insegna Storia e filosofia nei licei. Studioso di storia romana presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università Cattolica di Milano, collabora con la Fondazione del Centro di Documentazione ebraica contemporanea.”,”EBRx-046-FL”
“GHIRINGHELLI Robertino, con testi integrali di G.D. ROMAGNOSI”,”Idee, società ed istituzioni nel Ducato di Parma e Piacenza durante l’età illuministica.”,”‘Gian Domenico Romagnosi (1761-1835) è stato un giurista, filosofo ed economista italiano, noto per i suoi contributi nel campo del diritto e della filosofia politica. Nato l’11 dicembre 1761 a Salsomaggiore Terme, Romagnosi studiò presso il Collegio Alberoni di Piacenza e si laureò in Giurisprudenza all’Università di Parma nel 1786. Dopo un breve periodo come notaio, si dedicò alla carriera accademica e alla ricerca scientifica. Romagnosi è famoso per i suoi lavori sulla teoria del diritto penale e per i suoi scritti rivoluzionari come “”Genesi del diritto penale”” (1791) e “”Cosa è eguaglianza”” (1792)¹. Nel 1802, condusse esperimenti che anticiparono la scoperta dell’elettromagnetismo, anche se i suoi risultati non furono inizialmente riconosciuti dalla comunità scientifica. Durante la sua carriera, Romagnosi insegnò in diverse università italiane, tra cui Parma, Pavia e Milano. Fu anche coinvolto nella revisione del codice di procedura penale e fondò il “”Giornale di giurisprudenza universale”” nel 1811. Morì l’8 giugno 1835 a Milano, lasciando un’importante eredità intellettuale che influenzò molti studiosi successivi, tra cui Carlo Cattaneo’ (copil.)”,”TEOP-006-FMB”
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano condirettore; BARTOCCINI Fiorella del comitato direttivo”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 18 Canella-Cappello.”,”Collaboratori del XVIII volume: Raffaele AJELLO Alessando ALBERTAZZI Luigi AMBROSOLI Bruno ANATRA Alessandra ASCARELLI Tiziano ASCARI Margherita AZZI VISENTINI…”,”REFx-R-018″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 1. Aaron-Albertucci.”,”Collaboratori del I Volume: Lucio LOMBARDO RADICE Gianni SOFRI Renzo DE-FELICE Gaetano ARFE’ Marino BERENGO Alberto CARACCIOLO Luigi BULFERRETTI ecc. 1″,”REFx-R-001″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo; collaboratori: Alberto ASOR ROSA Marino BERENGO Domenico CACCAMO Delio CANTIMORI Giampiero CAROCCI Renzo DE-FELICE Luigi FIRPO Giuseppe MONTALENTI Alberto MONTICONE Ettore PASSERIN D’ENTREVES Piero PIERI Paolo PRODI Manlio ROSSI-DORIA Carlo SALINARI Gianni SOFRI Pasquale VILLANI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 2. Albicante-Ammannati.”,”tra i collaboratori del II Volume: Alberto ASOR ROSA Marino BERENGO Domenico CACCAMO Delio CANTIMORI Giampiero CAROCCI Renzo DE-FELICE Luigi FIRPO Giuseppe MONTALENTI Alberto MONTICONE Ettore PASSERIN D’ENTREVES Piero PIERI Paolo PRODI Manlio ROSSI-DORIA Carlo SALINARI Gianni SOFRI Pasquale VILLANI e molti altri 2″,”REFx-R-002″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Ovidio CAPITANI Raoul MANSELLI Armando PETRUCCI Claudio MUTINI Mario ROSA Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Alberto MONTICONE Guido VERUCCI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI; collaboratori: Giuseppe ALBERIGO Alberto ASOR ROSA Marino BERENGO Alberto CARACCIOLO Renzo DE-FELICE Franco DELLA-PERUTA Eugenio GARIN Giorgio LEVI DELLA VIDA Pier Carlo MASINI Giuseppe MONTALENTI Walter MATURI Piero PIERI Paolo PORTOGHESI Paolo PRODI Carlo SALINARI Danilo VENERUSO Corrado VIVANTI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 3. Albicante-Ammannati.”,”tra i collaboratori del III Volume: Giuseppe ALBERIGO Alberto ASOR ROSA Marino BERENGO Alberto CARACCIOLO Renzo DE-FELICE Franco DELLA-PERUTA Eugenio GARIN Giorgio LEVI DELLA VIDA Pier Carlo MASINI Giuseppe MONTALENTI Walter MATURI Piero PIERI Paolo PORTOGHESI Paolo PRODI Carlo SALINARI Danilo VENERUSO Corrado VIVANTI e molti altri 3″,”REFx-R-003″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Margherita Giuliana BERTOLINI Ovidio CAPITANI Armando PETRUCCI Claudio MUTINI Mario ROSA Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Alberto MONTICONE Guido VERUCCI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI; collaboratori: Alberto ASOR ROSA Luciano CAFAGNA Alberto CARACCIOLO Nino CORTESE Franca DALMASSO Renzo DE-FELICE Luigi FIRPO Franco GAETA Eugenio GARIN Giorgio LEVI DELLA VIDA Walter MATURI Giuseppe MONTALENTI Alberto MONTICONE Piero PIERI Stefano RODOTA’ Natalino SAPEGNO Giorgio SPINI Guido VERUCCI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 4. Arconati-Bacaredda.”,”tra i collaboratori del IV Volume: Alberto ASOR ROSA Luciano CAFAGNA Alberto CARACCIOLO Nino CORTESE Franca DALMASSO Renzo DE-FELICE Luigi FIRPO Franco GAETA Eugenio GARIN Giorgio LEVI DELLA VIDA Walter MATURI Giuseppe MONTALENTI Alberto MONTICONE Piero PIERI Stefano RODOTA’ Natalino SAPEGNO Giorgio SPINI Guido VERUCCI e molti altri 4″,”REFx-R-004″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Margherita Giuliana BERTOLINI Ovidio CAPITANI Armando PETRUCCI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Mario ROSA Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Alberto MONTICONE Guido VERUCCI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI; collaboratori: Giuseppe ALBERIGO Alberto ASOR ROSA Valerio CASTRONOVO Nino CORTESE Franca DALMASSO Franco DELLA PERUTA Ambrogio DONINI Carlo FRANCOVICH Franco GAETA Carlo GINZBURG Gastone MANACORDA Vittorio MATHIEU Paolo MEZZANOTTE Arnaldo MOMIGLIANO Alberto MONTICONE Raimondo MOROZZO DELLA ROCCA Ettore PASSERIN D’ENTREVES Armando PLEBE Paolo PRODI Guido QUAZZA Natalino SAPEGNO Pietro SCOPPOLA Angelo TAMBORRA Mario TRONTI Guido VERUCCI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 5. Bacca-Baratta.”,”tra i collaboratori del V Volume: Giuseppe ALBERIGO Alberto ASOR ROSA Valerio CASTRONOVO Nino CORTESE Franca DALMASSO Franco DELLA PERUTA Ambrogio DONINI Carlo FRANCOVICH Franco GAETA Carlo GINZBURG Gastone MANACORDA Vittorio MATHIEU Paolo MEZZANOTTE Arnaldo MOMIGLIANO Alberto MONTICONE Raimondo MOROZZO DELLA ROCCA Ettore PASSERIN D’ENTREVES Armando PLEBE Paolo PRODI Guido QUAZZA Natalino SAPEGNO Pietro SCOPPOLA Angelo TAMBORRA Mario TRONTI Guido VERUCCI e altri 5″,”REFx-R-005″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Margherita Giuliana BERTOLINI Ovidio CAPITANI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Alberto MONTICONE Guido VERUCCI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori: Giuseppe ALBERIGO Alberto AQUARONE Alberto ASOR-ROSA Valerio CASTRONOVO Renzo DE-FELICE Biagio DE-GIOVANNI Tullio DE-MAURO Luigi FIRPO Carlo FRANCOVICH Mario FUBINI Franco GAETA Giuseppe GALASSO Carlo GINZBURG Renato MORI Alberto PINCHERLE Federico ZERI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 6. Baratteri-Bartolozzi.”,”tra i collaboratori del VI Volume: Giuseppe ALBERIGO Alberto AQUARONE Alberto ASOR-ROSA Valerio CASTRONOVO Renzo DE-FELICE Biagio DE-GIOVANNI Tullio DE-MAURO Luigi FIRPO Carlo FRANCOVICH Mario FUBINI Franco GAETA Giuseppe GALASSO Carlo GINZBURG Renato MORI Alberto PINCHERLE Federico ZERI e altri 6″,”REFx-R-006″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Sofia BOESCH GAJANO Ovidio CAPITANI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Alberto MONTICONE Guido VERUCCI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori: Giuseppe ALBERIGO Gaetano ARFE’ Alberto ASOR-ROSA Valerio CASTRONOVO Nino CORTESE Renzo DE-FELICE Tullio DE-MAURO Franco GAETA Carlo GINZBURG Piero MELOGRANI Piero PIERI Paolo PRODI Angelo TAMBORRA Franco VENTURI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 7. Bartolucci-Bellotto.”,”tra i collaboratori del VII Volume: Giuseppe ALBERIGO Gaetano ARFE’ Alberto ASOR-ROSA Valerio CASTRONOVO Nino CORTESE Renzo DE-FELICE Tullio DE-MAURO Franco GAETA Carlo GINZBURG Piero MELOGRANI Piero PIERI Paolo PRODI Angelo TAMBORRA Franco VENTURI e altri 7″,”REFx-R-007″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Sofia BOESCH GAJANO Ovidio CAPITANI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Livia DE-FELICE DE-RUGGIERO Guido VERUCCI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori: Cecil H. CLOUGH Nino CORTESE Piero CRAVERI Renzo DE-FELICE Gabriele DE-ROSA Carlo DIONISOTTI Giuseppe GIARRIZZO Carlo GINZBURG Piero Francesco MARGIOTTA BROGLIO Piero MELOGRANI Paolo MEZZANOTTE Arnaldo MOMIGLIANO Bianca MONTALE Cesare MUSATTI Adriano PROSPERI Guido QUAZZA Romain RAINERO Giorgio ROCHAT Stefano RODOTA’ Mario ROSA Luigi SALVATORELLI Pietro SCOPPOLA”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 8. Bellucci-Beregan.”,”tra i collaboratori dell’ VIII Volume: Cecil H. CLOUGH Nino CORTESE Piero CRAVERI Renzo DE-FELICE Gabriele DE-ROSA Carlo DIONISOTTI Giuseppe GIARRIZZO Carlo GINZBURG Piero Francesco MARGIOTTA BROGLIO Piero MELOGRANI Paolo MEZZANOTTE Arnaldo MOMIGLIANO Bianca MONTALE Cesare MUSATTI Adriano PROSPERI Guido QUAZZA Romain RAINERO Giorgio ROCHAT Stefano RODOTA’ Mario ROSA Luigi SALVATORELLI Pietro SCOPPOLA 8″,”REFx-R-008″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Sofia BOESCH GAJANO Ovidio CAPITANI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Livia DE-FELICE DE-RUGGIERO Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori: Valerio CASTRONOVO Raffaele COLAPIETRA Alberto COVA Piero CRAVERI Renzo DE-FELICE Franco DELLA-PERUTA Paolo DELOGU Gabriele DE-ROSA Tullio DE-MAURO Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Luisa MANGONI Francesco MARGIOTTA BROGLIO Paolo MEZZANOTTE Bianca MONTALE Alberto MONTICONE Carlo MUSCETTA Giuliano PROCACCI Adriano PROSPERI Giuseppe RICUPERATI Stefano RODOTA’ Luigi SANTINI Paola TENTORI”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 9. Berengario-Biagini.”,”tra i collaboratori del IX Volume: Valerio CASTRONOVO Raffaele COLAPIETRA Alberto COVA Piero CRAVERI Renzo DE-FELICE Franco DELLA-PERUTA Paolo DELOGU Gabriele DE-ROSA Tullio DE-MAURO Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Luisa MANGONI Francesco MARGIOTTA BROGLIO Paolo MEZZANOTTE Bianca MONTALE Alberto MONTICONE Carlo MUSCETTA Giuliano PROCACCI Adriano PROSPERI Giuseppe RICUPERATI Stefano RODOTA’ Luigi SANTINI Paola TENTORI”,”REFx-R-009″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Zelina ZAFARANA Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Livia DE-FELICE DE-RUGGIERO Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori: Angelo ARA Giovanna BALBI Bruno CAIZZI Franco CARDINI Valerio CASTRONOVO Franco CATALANO Raffaele COLAPIETRO Luigi CORTESI Piero CRAVERI Franco DELLA-PERUTA Tullio DE-MAURO Furio DIAZ Luigi FIRPO Carlo FRANCOVICH Alessandro GALANTE GARRONE Giuseppe GALASSO Peter HERDE Paolo MEZZANOTTE Gaetano MOSCA Carlo PINZANI Giuseppe RICUPERATI Alceo RIOSA Giorgio RUMI Natalino SAPEGNO Francesco TRANIELLO Danilo VENERUSO Franco VENTURI Pasquale VILLANI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 10. Biagi-Boccaccio”,”tra i collaboratori del X Volume: Angelo ARA Giovanna BALBI Bruno CAIZZI Franco CARDINI Valerio CASTRONOVO Franco CATALANO Raffaele COLAPIETRO Luigi CORTESI Piero CRAVERI Franco DELLA-PERUTA Tullio DE-MAURO Furio DIAZ Luigi FIRPO Carlo FRANCOVICH Alessandro GALANTE GARRONE Giuseppe GALASSO Peter HERDE Paolo MEZZANOTTE Gaetano MOSCA Carlo PINZANI Giuseppe RICUPERATI Alceo RIOSA Giorgio RUMI Natalino SAPEGNO Francesco TRANIELLO Danilo VENERUSO Franco VENTURI Pasquale VILLANI Le biografie di Enrico Bignami e Leonida Bissolati sono rispettivamente di Luigi Cortesi e Angelo Ara”,”REFx-R-010″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Zelina ZAFARANA Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori: Giovanna BALBI Mari BERARDINELLI Gerardo BIANCO Bruno CAIZZI Franco CARDINI Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Renzo DE-FELICE Luigi FIRPO Carlo FRANCOVICH Alessando GALANTE GARRONE Francesco MARGIOTTA BROGLIO Alberto MONTICONE Pietro OMODEO Adriano PROSPERI Guido QUAZZA Alceo RIOSA Enzo SANTARELLI Francesco TRANIELLO Danilo VENERUSO Ranieri VARESE Adam WANDRUSZKA e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 11. Boccadibue-Bonetti.”,”tra i collaboratori del XI Volume: Giovanna BALBI Mari BERARDINELLI Gerardo BIANCO Bruno CAIZZI Franco CARDINI Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Renzo DE-FELICE Luigi FIRPO Carlo FRANCOVICH Alessando GALANTE GARRONE Francesco MARGIOTTA BROGLIO Alberto MONTICONE Pietro OMODEO Adriano PROSPERI Guido QUAZZA Alceo RIOSA Enzo SANTARELLI Francesco TRANIELLO Danilo VENERUSO Ranieri VARESE Adam WANDRUSZKA e altri Contiene la biografia di Bombacci scritta da Ranieri Varese (pag 370)”,”REFx-R-011″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Zelina ZAFARANA Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori: Alberto ASOR ROSA Gian Luigi BECCARIA Rita CAMBRIA Franco CARDINI Valerio CASTRONOVO Luigi CORTESI Piero CRAVERI Luigi FIRPO Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Giovanna PROCACCI Adriano PROSPERI Giuseppe RICUPERATI Alceo RIOSA Giorgio ROCHAT Pietro SCOPPOLA Giorgio VACCARINO Guido VERUCCI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 12. Bonfadini-Borrello.”,”tra i collaboratori del XII Volume: Alberto ASOR ROSA Gian Luigi BECCARIA Rita CAMBRIA Franco CARDINI Valerio CASTRONOVO Luigi CORTESI Piero CRAVERI Luigi FIRPO Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Giovanna PROCACCI Adriano PROSPERI Giuseppe RICUPERATI Alceo RIOSA Giorgio ROCHAT Pietro SCOPPOLA Giorgio VACCARINO Guido VERUCCI Profilo biografico di Armando Borghi di Giovanna Procacci (pag 655-664)”,”REFx-R-012″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Vincenzo CAPPELLETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori: Franco CARDINI Sabino CASSESE Valerio CASTRONOVO Gino CERRITO Piero CRAVERI Tullio DE-MAURO Enrico FERRI Luigi FIRPO Carlo FRANCOVICH Giuseppe GALASSO Paolo PRODI Adriano PROSPERI Giuseppe RICUPERATI Giorgio ROCHAT Francesco SURDICH Giorgio VACCARINO Lucio VILLARI Adam WANDRUSZKA e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 13. Borremans-Brancazolo.”,”tra i collaboratori del XIII Volume: Franco CARDINI Sabino CASSESE Valerio CASTRONOVO Gino CERRITO Piero CRAVERI Tullio DE-MAURO Enrico FERRI Luigi FIRPO Carlo FRANCOVICH Giuseppe GALASSO Paolo PRODI Adriano PROSPERI Giuseppe RICUPERATI Giorgio ROCHAT Francesco SURDICH Giorgio VACCARINO Lucio VILLARI Adam WANDRUSZKA”,”REFx-R-013″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Evandro AGAZZI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori: Gian Luigi BECCARIA Hans Jürgen BECKER Mario BELARDINELLI Franco BONELLI Domenico CACCAMO Rita CAMBRIA Mario CARAVALE Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Luigi DE-ROSA Sandro FONTANA Eugenio GARIN Alberto MONTICONE Giuseppe RICUPERATI Giorgio ROCHAT Ernesto SESTAN Paolo SYLOS-LABINI Eugenio TOGLIATTI Mario VALSECCHI Franco VENTURI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 14. Branchi-Buffetti.”,”tra i collaboratori del XIV Volume: Gian Luigi BECCARIA Hans Jürgen BECKER Mario BELARDINELLI Franco BONELLI Domenico CACCAMO Rita CAMBRIA Mario CARAVALE Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Luigi DE-ROSA Sandro FONTANA Eugenio GARIN Alberto MONTICONE Giuseppe RICUPERATI Giorgio ROCHAT Ernesto SESTAN Paolo SYLOS-LABINI Eugenio TOGLIATTI Mario VALSECCHI Franco VENTURI”,”REFx-R-014″
“GHISALBERTI Carlo”,”Storia costituzionale d’Italia, 1848-1948. Volume I.”,”Carlo Ghisalberti, Roma 1929, ha insegnato Storia del diritto italiano presso l’Università di Messina e Trieste. Tra le sue opere: Le costituzioni giacobine 1796-99, Gianvincenzo Gravina giurista e storico, Stato e Costituzione nel Risorgimento, Dall’antico regime al 1848.”,”ITAB-011-FV”
“GHISALBERTI Carlo”,”La codificazione del diritto in Italia, 1865-1942.”,”Carlo Ghisalberti (Roma, 1929) ha insegnato Storia del diritto italiano presso le Università di Messina e di Trieste. Attualmente (1985) insegna all’Università di Roma presso la facoltà di Lettere. Tra le sue opere ‘Le costituzioni giacobine, 1796-99’ (1957); ‘Stato e costituzione nel Risorgimento’ (1973), ‘Dall’antico regime al 1848’ (1978), ‘Storia costituzionale d’Italia, 1848-1948’ (1985), ‘Unità nazionale e unificazione giuridica in Italia’ (1985) “”Emblematico appariva (…) il codice civile del 1942, il più importante, naturalmente, per la materia trattata e per la complessità delle soluzioni adottate, dei testi normativi del ventennio. Considerato, come era logico, il fulcro dell’intero sistema giuridico emanato nel ventennio, il codice civile si inseriva degnamente nella tradizione del diritto italiano, innovandola e adeguandola nei suoi contenuti alle esigenze di un’economia che da meramente agricola si era fatta largamente, anche se non ancora prevalentemente, industriale e insieme rispondendo agli ideali e agli interessi sorgenti in una società ormai in via di profonda trasformazione nel suo modo di essere e di vivere”” (pag 257-258)”,”DIRx-050″
“GHISALBERTI Carlo”,”Storia costituzionale d’Italia, 1848-1948.”,”Carlo Ghisalberti, Roma 1929, ha insegnato Storia del diritto italiano presso l’Università di Messina e Trieste. Attualmente (1981) insegna all’Università di Roma presso la Facoltà di Lettere. Tra le sue opere: ‘Le costituzioni giacobine 1796-99’, ‘Gianvincenzo Gravina giurista e storico’, ‘Stato e Costituzione nel Risorgimento’, ‘Dall’antico regime al 1848’. “”Lo scioglimento del Partito operaio italiano, deciso dal Depretis all’indomani delle elezioni, e il perseguimento di una politica di vigilanza e di repressione verso tutte le manifestazioni politiche e rivendicative del proletariato, diedero più chiara fisionomia alla natura trasformistica della maggioranza governativa, attribuendole quel carattere conservatore che di fatto la distinguerà fino all’età giolittiana. Ché, infatti, praticamente finite le vecchie formazioni risorgimentali della Destra e della Sinistra e fattisi i loro esponenti più o meno tutti sostenitori della politica ministeriale – quasi che nell’ambito del sistema il ruolo delle forze liberali dovesse essere necessariamente governativo e che i loro rappresentanti non avessero alcuna prospettiva politica all’opposizione -, parve che la classe dirigente tradizionalmente espressa dalla borghesia italiana si chiudesse a difesa dello Stato considerato come la proiezione istituzionale della società civile. A questo punto ogni serio discorso riformistico perdeva di credibilità, in quanto il legame che univa quella classe alle forze sociali dominanti appariva ancora più stretto”” (pag 191-192)”,”ITAD-009-FF”
“GHISALBERTI Alberto M. direttore; PAVAN Massimiliano redattore capo; BARTOCCINI Fiorella vice-redattore capo, redattori Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Evandro AGAZZI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori del quindicesimo volume: Evandro AGAZZI Domenico CACCAMO Franco CARDINI Valerio CASTRONOVO Emilio CECCHI Paolo CRISTOFOLINI Furio DIAZ Sandro FONTANA Riccardo FRANCOVICH Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Paul Oskar KRISTELLER Silvio LANARO Giuseppe LIVERANI Gastone MANACORDA Anthony MOLHO Pietro OMODEO Adriano PROSPERI Armando SAITTA Enzo SANTARELLI Ernesto SESTAN Francesco SURDICH Gabriele TURI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 15. Buffoli-Caccianemici.”,”tra i collaboratori del XV Volume: Evandro AGAZZI Domenico CACCAMO Franco CARDINI Valerio CASTRONOVO Emilio CECCHI Paolo CRISTOFOLINI Furio DIAZ Sandro FONTANA Riccardo FRANCOVICH Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Paul Oskar KRISTELLER Silvio LANARO Giuseppe LIVERANI Gastone MANACORDA Anthony MOLHO Pietro OMODEO Adriano PROSPERI Armando SAITTA Enzo SANTARELLI Ernesto SESTAN Francesco SURDICH Gabriele TURI e altri”,”REFx-R-015″
“GHISALBERTI Alberto M. direttore, comitato direttivo: PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella, collaboratori-autori e redattori Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Silvana SIMONETTI Evandro AGAZZI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori del sedicesimo volume: Francesco BARBAGALLO Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Paolo CRISTOFOLINI Pier Carlo MASINI Giorgio ROCHAT Stefano RODOTA’ Sergio ROMAGNOLI Alfonso SCIROCCO Carlo VALLAURI Franco VENTURI”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 16. Caccianiga-Caluso.”,”tra i collaboratori del XVI Volume: Francesco BARBAGALLO Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Paolo CRISTOFOLINI Pier Carlo MASINI Giorgio ROCHAT Stefano RODOTA’ Sergio ROMAGNOLI Alfonso SCIROCCO Carlo VALLAURI Franco VENTURI”,”REFx-R-016″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Silvana SIMONETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO; collaboratori del diciassettesimo volume: Alberto ASOR ROSA Francesco BARBAGALLO Marino BERENGO Domenico CACCAMO Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Paolo CRISTOFOLINI Luigi FIRPO Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Antonio GARIBALDI Filippo MAZZONIS Alberto POSTIGLIOLA Adriano PROSPERI Alberto M. ROSSI Alfonso SCIROCCO Salvatore SECHI Gabriele TURI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 17. Calvart-Canefri.”,”tra i collaboratori del XVII Volume: Alberto ASOR ROSA Francesco BARBAGALLO Marino BERENGO Domenico CACCAMO Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Paolo CRISTOFOLINI Luigi FIRPO Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Antonio GARIBALDI Filippo MAZZONIS Alberto POSTIGLIOLA Adriano PROSPERI Alberto M. ROSSI Alfonso SCIROCCO Salvatore SECHI Gabriele TURI e altri”,”REFx-R-017″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Silvana SIMONETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del diciannovesimo volume: Francesco BARBAGALLO Franco CARDINI Giovanni FERRARA Paolo MALANIMA Adriano PROSPERI Roberto RICCIARDI Alfonso SCIROCCO e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 19. Cappi-Cardona.”,”tra i collaboratori del XIX volume: Francesco BARBAGALLO Franco CARDINI Giovanni FERRARA Paolo MALANIMA Adriano PROSPERI Roberto RICCIARDI Alfonso SCIROCCO e altri”,”REFx-R-019″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Silvana SIMONETTI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del diciannovesimo volume: Francesco BARBAGALLO Norberto BOBBIO Valerio CASTRONOVO Michele FATICA Massimo FIRPO Renato GIUSTI Peter HERDE Silvio LANARO Paolo MALANIMA Salvatore NIGRO Giorgio REBUFFA Giuseppe SERGI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 20. Carducci-Carusi.”,”tra i collaboratori del XX volume: Francesco BARBAGALLO Norberto BOBBIO Valerio CASTRONOVO Michele FATICA Massimo FIRPO Renato GIUSTI Peter HERDE Silvio LANARO Paolo MALANIMA Salvatore NIGRO Giorgio REBUFFA Giuseppe SERGI e altri”,”REFx-R-020″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXI volume: Pietro CRAVERI Anna FOA Arnaldo MOMIGLIANO Adriano PROSPERI Giorgio REBUFFA Giorgio ROCHAT Alfonso SCIROCCO Renata SERRA e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 21. Caruso-Castelnuovo.”,”tra i collaboratori del XXI volume: Pietro CRAVERI Anna FOA Arnaldo MOMIGLIANO Adriano PROSPERI Giorgio REBUFFA Giorgio ROCHAT Alfonso SCIROCCO Renata SERRA e altri”,”REFx-R-021″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXII volume: Evandro AGAZZI Valerio CASTRONOVO Luigi FIRPO Anna FOA Paolo MALANIMA Giorgio ROCHAT Ernesto SESTAN e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 22. Castelvetro-Cavallotti.”,”tra i collaboratori del XXII volume: Evandro AGAZZI Valerio CASTRONOVO Luigi FIRPO Anna FOA Paolo MALANIMA Giorgio ROCHAT Ernesto SESTAN e altri”,”REFx-R-022″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXIII volume: Lorenzo BEDESCHI Domenico CACCAMO Piero CRAVERI Franco DELLA-PERUTA Riccardo FAUCCI Giuseppe GANGEMI Peter HERDE Bruna INGRAO Paolo MALANIMA Pier Carlo MASINI Ettore PASSERIN D’ENTREVES Giorgio REBUFFA Giorgio ROCHAT Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 23. Cavallucci-Cerretesi.”,”tra i collaboratori del XXIII volume: Lorenzo BEDESCHI Domenico CACCAMO Piero CRAVERI Franco DELLA-PERUTA Riccardo FAUCCI Giuseppe GANGEMI Peter HERDE Bruna INGRAO Paolo MALANIMA Pier Carlo MASINI Ettore PASSERIN D’ENTREVES Giorgio REBUFFA Giorgio ROCHAT Francesco SURDICH e altri”,”REFx-R-023″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXIV volume: Vittorio CAPRARA Alberto CARACCIOLO Carlo COEN Piero CRAVERI Anna FOA Francesco MARGIOTTA BROGLIO Giuseppe PIRJEVIC Alfonso SCIROCCO Francesco SURDICH Eugenio TOGLIATTI Franco VENTURI Albertina VITTORIA e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 24. Cerreto-Chini.”,”tra i collaboratori del XXIV volume: Vittorio CAPRARA Alberto CARACCIOLO Carlo COEN Piero CRAVERI Anna FOA Francesco MARGIOTTA BROGLIO Giuseppe PIRJEVIC Alfonso SCIROCCO Francesco SURDICH Eugenio TOGLIATTI Franco VENTURI Albertina VITTORIA e altri”,”REFx-R-024″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXV volume: Luigi AMBROSOLI Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Francesco DRAGOSEI Michele FATICA Paolo MALANIMA Pier Carlo MASINI Alberto MONTICONE Francesco SURDICH”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 25. Chinzer-Cirni.”,”tra i collaboratori del XXV volume: Luigi AMBROSOLI Valerio CASTRONOVO Piero CRAVERI Francesco DRAGOSEI Michele FATICA Paolo MALANIMA Pier Carlo MASINI Alberto MONTICONE Francesco SURDICH”,”REFx-R-025″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXVI volume: Alberto CARACCIOLO Carlo Felice CASULA Michele FATICA Riccardo FAUCCI Luigi FIRPO Massimo FIRPO Anna FOA Silvio LANARO Paolo MALANIMA Adriano PROSPERI Ernesto SESTAN Francesco SURDICH”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 26. Cironi-Collegno.”,”tra i collaboratori del XXVI volume: Alberto CARACCIOLO Carlo Felice CASULA Michele FATICA Riccardo FAUCCI Luigi FIRPO Massimo FIRPO Anna FOA Silvio LANARO Paolo MALANIMA Adriano PROSPERI Ernesto SESTAN Francesco SURDICH”,”REFx-R-026″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXVII volume: Luigi AMBROSOLI Anna FOA Eugenio GARIN Paolo MALANIMA Renato MONTELEONE Alfonso SCIROCCO Francesco SURDICH Pasquale VILLANI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 27. Collenuccio-Confortini.”,”tra i collaboratori del XXVII volume: Luigi AMBROSOLI Anna FOA Eugenio GARIN Paolo MALANIMA Renato MONTELEONE Alfonso SCIROCCO Francesco SURDICH Pasquale VILLANI”,”REFx-R-027″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXVIII volume: Enrico DECLEVA Francesco Saverio ROSSI Luciano SEGRETO Francesco SURDICH Giuseppe TALAMO e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 28. Conforto-Cordero.”,”tra i collaboratori del XXVIII volume: Enrico DECLEVA Francesco Saverio ROSSI Luciano SEGRETO Francesco SURDICH Giuseppe TALAMO”,”REFx-R-028″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXIX volume: Giovanni ASSERETO Gerardo BIANCO Peter HERDE Paolo MALANIMA Alceo RIOSA Alessandro ROVERI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 29.”,”tra i collaboratori del XXIX volume: Giovanni ASSERETO Gerardo BIANCO Peter HERDE Paolo MALANIMA Alceo RIOSA Alessandro ROVERI”,”REFx-R-029″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXX volume: Franco CARDINI Piero CRAVERI Andreina DE-CLEMENTI Riccardo FAUCCI Carlo FRANCOVICH Pier Carlo MASINI Renato MONTELEONE Franco SBORGI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 30.”,”tra i collaboratori del XXX volume: Franco CARDINI Piero CRAVERI Andreina DE-CLEMENTI Riccardo FAUCCI Carlo FRANCOVICH Pier Carlo MASINI Renato MONTELEONE Franco SBORGI”,”REFx-R-030″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore, comitato direttivo: ; PAVAN Massimiliano BARTOCCINI Fiorella collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Mario CARAVALE Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Raoul MELONCELLI Maurizia CAPPELLETTI ALIPPI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXXI volume: Franco BARBIERI Franco CRAINZ Piero CRAVERI Michele FATICA Riccardo FAUCCI Antonio FIORI Karl Egon LÖNNE Guido MELIS Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 31. Cristaldi-Dalla Nave.”,”tra i collaboratori del XXXI volume: Franco BARBIERI Franco CRAINZ Piero CRAVERI Michele FATICA Riccardo FAUCCI Antonio FIORI Karl Egon LÖNNE Guido MELIS Francesco SURDICH”,”REFx-R-031″
“GHISALBERTI Alberto M., direttore onorario, PAVAN Massimiliano direttore, comitato direttivo BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario, collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Laura INDRIO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXXII volume: Giovanni ASSERETO Vittorio CAPRARA Mario CARAVALE Piero CRAVERI Anna FOA Joachim GÖBBELS Giuseppe SERMONTI Francesco SURDICH Francesco Maria BISCIONE”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 32. Dall’Anconata – Da Ronco.”,”tra i collaboratori del XXXII volume: Giovanni ASSERETO Francesco Maria BISCIONE Vittorio CAPRARA Mario CARAVALE Piero CRAVERI Anna FOA Joachim GÖBBELS Giuseppe SERMONTI Francesco SURDICH”,”REFx-R-032″
“GHISALBERTI Alberto M. a cura; ORSINI Felice”,”Lettere di Felice Orsini. II Serie: Fonti. Vol. VIII.”,”Felice Orsini (1819-1858) è stato uno scrittore e rivoluzionario italiano, noto per aver causato una strage nel tentativo di assassinare l’imperatore francese Napoleone III 12. Orsini era un convinto mazziniano e sostenitore dell’indipendenza della sua terra d’origine, la Romagna, dal dominio dello Stato Pontificio 1. Nel 1858, Orsini tentò di assassinare Napoleone III con una bomba, uccidendo otto persone e ferendone altre 142 1. Fu arrestato, processato e giustiziato a Parigi 1. (f. copil.)”,”RISG-006-FSL”
“GHISLERI Arcangelo”,”Giuseppe Mazzini e gli operai.”,”Mazzini. “”Ma la tesi del riparto secondo i bisogni non è meno verificabile. Possiam noi supporre un Governo capace di calcolare esattamente i bisogni di tutti gli individui componenti la società; capace di determinare correttamente la vocazione, l’ attitudine di ciascuno, e d’ assegnare a ciascuno il suo lavoro, il suo ufficio; capace di dirigere, di invigilare i lavoratori, di raccogliere e di amministrare i prodotti dell’ opera loro, se non con un numero di impiegati eguale a quello dei lavoratori medesimi? A ciascuno, voi dite, secondo i bisogni; ma com’è costituito e accertato il bisogno? Dalla dichiarazione dell’ individuo? Una moltitudine di bisogni fittizi – bisogno di locomozione, di viaggi, a cagion di esempio – tenderà ad evitare il lavoro. (…) “”Tirannide. Essa vive nelle radici del Comunismo, e ne invade tutte le formule.”” (pag 64) “”Nel febbraio del 1849, fuggito il Papa nelle braccia del re borbonico a Gaeta, in Roma adunavasi l’ Assemblea Costituente di Stati ex-pontifici e proclamava la repubblica, i cui sommi poteri venivano affidati il mese dopo a un triunvirato composto da Aurelio Saffi di Forlì, di Carlo Armellini di Roma e di Giuseppe Mazzini””. (pag 74)”,”MITS-242″
“GHISLERI Arcangelo”,”La questione meridionale nella soluzione del problema italiano.”,”Contro il governo centrale e la centralizzazione per il federalismo. ‘A noi le pugne inutili….’ Carducci ‘Italia mia, benché il parlar sia indarno!’ Petrarca “”Così Alberto Mario, assai prima che in Italia si diffondesse il sentimento e la cognizione della questione sociale, preconizzava nel sistema federale il campo libero a tutte le naturali esperienze e alle più agevoli soluzioni pacifiche. “”Che se da codesti focolari federali più vivido e più inteso lume d’idee si spande, parmi lecita congettura quella che l’ augurata alleanza fra il capitale e il lavoro i celebri la pacificazione degli animi prima che nelle ciclopiche e tarde unità, ove la luce meridiana al centro s’annebbia allontandosene, e fassi crepuscolare. (…) Sarebbe bastevole questa ‘evidente superiorità economica del principio federale’ per antivederne il trionfo indubitabile nel corso della storia italiana. Ma esso non trionferà perché migliore, sibbene perché necessario. La centralizzazione, comunque la si immagini, uccide l’ Italia. La Destra è morta, la Sinistra agonizza, la monarchia che vive in esse e con esse le seguirà nel sacrato. E tutte per l’istessa malattia acuta – la centralizzazione. ‘Essa impedisce la soluzione di tutti i problemi'””. (1) (pag 50-51) (1) Articolo: ‘Campanella e Bertani’, in ‘Rivista Repubblicana’ del 1878, pag 181 non riportato nel vol. ‘Scritti politici’ di A. Mario, a cura e con proemio di G. Carducci, edito da N. Zanichelli, Bologna, 1901 La sovranità ammiinstrativa e legislativa dei veri competenti (pag 46) Vantaggi dell’ Unità federale in Italia. (pag 49) Pregiudizio circa l’ incapacità amministrativa (pag 58) Pregiudizio sulle attitudini morali (pag 62) Alberto MARIO, (Lendinara, Rovigo 4 giugno 1825 – Lendinara 2 giugno 1883 è stato un patriota, uomo politico, repubblicano e giornalista italiano. Biografia [modifica] Discendente da una nobile famiglia di origine ferrarese stabilitasi da molto tempo a Lendinara, Alberto, giovane studente all’Università di Padova, l’8 febbraio 1848 partecipa attivamente alle manifestazioni tanto da essere costretto a riparare a Bologna. A Bologna si unisce agli studenti volontari aggregate alle truppe di Pio IX. Comabatte contro gli austriaci a Bassano del Grappa, Treviso e Vicenza. Dopo il fallimento della campagna riparò a Milano dove conobbe Garibaldi e Mazzini. Negli anni che vanno dal 1849 al 1857, Mario soggiornò a lungo a Genova insieme agli altri patrioti in esilio. Dopo aver passato alcuni mesi nel carcere di Sant’Andrea a Genova per il fallimento dei progetti rivoluzionari, Mario si trasferì a Londra dove nel 1858 sposò Jessie White, giornalista corrispondente del Daily News. Con la moglie intrapese una serie di viaggi che lo portarono anche negli Stati Uniti dove perorò la causa risorgimentale. Tornato in Italia, dopo aver passato qualche giorno in prigione, fu espulso dal Regno di Sardegna e riparò a Lugano, dove si trovavano Mazzini e Cattaneo. Lì Mario assunse la direzione dell’organo mazziniano “”pensiero e azione””. Mario, con la moglie, riuscì ad imbarcarsi per la Sicilia per raggiungere Garibaldi con la seconda spedizione capitanata da Medici. Passato in Calabria ebbe il compito di reprimere le rivolte dei contadini fedeli ai borboni. Nel 1862, Mario scrisse la camicia rossa, memoriale sulla spedizione dei Mille pubblicato in lingua inglese. Partecipò alla campagna del 1866 al comando di alcune unità di flottiglia sul Lago di Garda. Nel 1867 fu con Garibaldi a Monterotondo ed a Mentana. Dal 1862 al 1866 risiedette a Bellosguardo, vicino a Firenze e dopo l’annessione del Veneto si ristabilì nella natia Lendinara, dove morì il 2 giugno 1883. La Repubblica e l’Ideale, Antologia degli scritti di Alberto Mario, a cura di Pier Luigi Bagatin, Lendinara, 1984 Contro il governo centrale e la centralizzazione per il federalismo. ‘A noi le pugne inutili….’ Carducci ‘Italia mia, benché il parlar sia indarno!’ Petrarca La sovranità ammiinstrativa e legislativa dei veri competenti (pag 46) Vantaggi dell’ Unità federale in Italia. (pag 49) Pregiudizio circa l’ incapacità amministrativa (pag 58) Pregiudizio sulle attitudini morali (pag 62) Contro la centralizzazione (Alberto MARIO) pag 51) Alberto Mario, (Lendinara, Rovigo 4 giugno 1825 – Lendinara 2 giugno 1883 è stato un patriota, uomo politico, repubblicano e giornalista italiano. Biografia [modifica] Discendente da una nobile famiglia di origine ferrarese stabilitasi da molto tempo a Lendinara, Alberto, giovane studente all’Università di Padova, l’8 febbraio 1848 partecipa attivamente alle manifestazioni tanto da essere costretto a riparare a Bologna. A Bologna si unisce agli studenti volontari aggregate alle truppe di Pio IX. Combatte contro gli austriaci a Bassano del Grappa, Treviso e Vicenza. Dopo il fallimento della campagna riparò a Milano dove conobbe Garibaldi e Mazzini. Negli anni che vanno dal 1849 al 1857, Mario soggiornò a lungo a Genova insieme agli altri patrioti in esilio. Dopo aver passato alcuni mesi nel carcere di Sant’Andrea a Genova per il fallimento dei progetti rivoluzionari, Mario si trasferì a Londra dove nel 1858 sposò Jessie White, giornalista corrispondente del Daily News. Con la moglie intrapese una serie di viaggi che lo portarono anche negli Stati Uniti dove perorò la causa risorgimentale. Tornato in Italia, dopo aver passato qualche giorno in prigione, fu espulso dal Regno di Sardegna e riparò a Lugano, dove si trovavano Mazzini e Cattaneo. Lì Mario assunse la direzione dell’organo mazziniano “”pensiero e azione””. Mario, con la moglie, riuscì ad imbarcarsi per la Sicilia per raggiungere Garibaldi con la seconda spedizione capitanata da Medici. Passato in Calabria ebbe il compito di reprimere le rivolte dei contadini fedeli ai borboni. Nel 1862, Mario scrisse la camicia rossa, memoriale sulla spedizione dei Mille pubblicato in lingua inglese. Partecipò alla campagna del 1866 al comando di alcune unità di flottiglia sul Lago di Garda. Nel 1867 fu con Garibaldi a Monterotondo ed a Mentana. Dal 1862 al 1866 risiedette a Bellosguardo, vicino a Firenze e dopo l’annessione del Veneto si ristabilì nella natia Lendinara, dove morì il 2 giugno 1883. La Repubblica e l’Ideale, Antologia degli scritti di Alberto Mario, a cura di Pier Luigi Bagatin, Lendinara, 1984″,”ITAS-117″
“GIACCAGLINI Gianni SQUARZA Lino”,”Stendere un programma come si deve. Algoritmi e cose pratiche.”,”Gianni Giaccaglini, curatore di questa collana, autore finora di altri due Quaderni Jackoson, direttore della rivista di personal computer Bit, consulente e fine dicitore si è già detto fin troppo. In questo quaderno gli ha dato una mano negli ultimi due capitoli, per raddrizzarne le sorti con un’impronta un pelino più pratica, Lino Squarza docente di elettronica industriale e, soprattutto, progettista e professionista nel settore della microelettronica.”,”SCIx-095-FL”
“GIACCHERO Giulio”,”Storia del movimento sindacale europeo.”,”L’ ordinanza industriale del 1869 e l’ eliminazione della superstite struttura corporativa. La nuova legge (“”Gewerbe Ordnung für den norddeutschen Bund””) venne promulgata il 25 marzo 1869. Essa proclamava l’ assoluta libertà del commercio e dell’ industria. Le attività economiche che fino ad allora erano rimaste sottoposte alle norme delle “”gilde””, secolari corporazioni che divenivano ogni giorno sempre più estranee alle nuove necessità della produzione e dei traffici, potevano adesso svilupparsi secondo l’ iniziativa degli individui e dei gruppi, sciolti da restrizioni e da vincoli. (…) L’ uso dello sciopero venne riconosciuto lecito. Il sorgente sindacalismo aveva così le armi tanto desiderate per poter più efficacemente lottare contro le classi padronali; tuttavia quel riconoscimento era limitato da una restrizione il cui significato si prestava ad essere variamente inteso””. (pag 147-148)”,”MEOx-063″
“GIACCHERO Giulio”,”Storia economica del Settecento genovese.”,”Genova e la concorrenza del porto di Livorno. “”Essi intesero, da un crudo esame della situazione che la concorrenza di Livorno e l’ irresistibile attrazione esercitata da quella città non avrebbero potuto essere vinte lottando sulla stretta e disagevole pedana dei piccoli antagonismi, delle tariffe preferenziali facilmente rintuzzabili, dei veti e delle esclusioni. Bisognava , per incrementare i traffici e i depositi di portofranco, affrontare problemi di più largo respiro, ossia ricostituire nel cuore della città, tra Banchi e San Siro, il vecchio fervore di vita mercantile, ora sensibilmente attenuato, ristabilire i contatti con il Levante, riattivare gli scambi e, nel contempo, esautorando Livorno, collegare Genova al mare del Nord, e in ispecie ai porti gravitanti sull’ estuario del Reno, con una viabilità e tariffe di trasporto più vantaggiose di quelle che il rivale porto toscano, protetto dall’Imperatore d’Austria, offriva alla sua clientela. La ripresa della lotta per accrescere la potenza economica genovese fu contrassegnata tra la fine del 1709 e l’ anno seguente da tre misure che esamineremo partitamente. Il 26 dicembre 1709 l’ arcivescovo di Genova Giuseppe Castelli giunse a Costantinopoli per chiedere la conferma delle capitolazioni, con miglior fortuna di Costantino Balbi (…)””. (pag 75)”,”LIGU-001″
“GIACCHERO Giulio”,”Storia del movimento sindacale in Europa.”,”Contiene i 10 articoli dello Statuto dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori (pag 148-150″,”MEOx-001-FR”
“GIACHETTI Diego a cura; articoli di Attilio MANGANO Marco GERVASONI Marco GRISPIGNI Luciano DELLA-MEA Max STRMISKA Pino FERRARIS Mario DALMAVIVA Luigi BOBBIO Cosimo SCARINZI Carla PAGLIERO Agostino PIRELLA Gianfranco MARELLI Pina SARDELLA Diego GIACHETTI Andrea FENTI Giuseppe MURACA Sergio DALMASSO, lettera di Marco REVELLI a Pino FERRARIS”,”Per il Sessantotto. Studi e ricerche.”,”Articoli di Attilio MANGANO Marco GERVASONI Marco GRISPIGNI Luciano DELLA-MEA Max STRMISKA Pino FERRARIS Mario DALMAVIVA Luigi BOBBIO Cosimo SCARINZI Carla PAGLIERO Agostino PIRELLA Gianfranco MARELLI Pina SARDELLA Diego GIACHETTI Andrea FENTI Giuseppe MURACA Sergio DALMASSO, lettera di Marco REVELLI a Pino FERRARIS”,”ITAC-039″
“GIACHETTI Diego a cura”,”Archivio Gambino-Verdoja. Catalogo materiali per una storia dei gruppi comunisti rivoluzionari, 1949-1975.”,”””Con la svolta “”entrista profonda”” del 1951-52 si iscrivono al PCI, all’ interno del quale recluteranno militanti ai GCR. Renzo Gambino, eletto alla direzione dei GCR, partecipa in qualità di delegato a diversi congressi ed incontri internazionali. Nel 1965 egli si dimette dal PCI, intravvedendo – alla luce dei primi fermenti che scateneranno poi le lotte del biennio 1968-69 – la possibilità di svolgere con profitto un’ attività politica indipendente””. (pag 2) “”Su alcune parti della storia del movimento trotskista italiano qualcosa è già stato scritto, a cominciare dalle vicende che portarono all’ espulsione dal PCd’I di Pietro Tresso, Alfonso Leonetti e Paolo Ravazzoli nel 1930 ed alla costituzione della Nuova Opposizione Italiana (NOI), aderente all’ Opposizione di Sinistra Internazionale guidata da Trotsky, e dal ruolo svolto da Pietro Tresso all’ interno del movimento per la Quarta Internazionale, fino alla costituzione del Partito Operaio Comunista, fondato nel febbraio 1945 nell’ Italia meridionale come risultato della fusione tra la componente trotskista diretta da Nicola Di Bartolomeo e quella bordighista capeggiata da Romeo Mangano. Espellendo il POC dalle proprie file, il II Congresso Mondiale della Quarta internazionale dava inizio al lavoro di ricostruzione della sezione italiana. A costituire questa nuova sezione contribuirono essenzialmente due componenti politiche: la tendenza trotskista già presente all’ interno del POC e quella dei militanti della Federazione Giovanile Socialista, i quali, dopo aver aderito al PSLI, lo abbandonarono quasi subito orientandosi, nella stragrande maggioranza, verso il trotskismo ed aderendo al progetto politico che porterà alla formazione dei GCR.”” (pag 2)”,”TROS-107″
“GIACHETTI Diego”,”I gruppi comunisti rivoluzionari tra analisi e prospettive, 1948-1951. Il contesto nazionale e internazionale nei primi anni della “”Guerra Fredda””.”,”””In questo periodo le possibilità dei GCR di confrontarsi politicamente con altre formazioni che operano nell’ ambito di una critica di sinistra e di classe allo stalinismo non sono molte. Oltre al Partito Comunista Internazionalista, con il quale i rapporti politici si limitano unicamente a scambi di reciproche critiche, ai gruppi ‘titini’ di cui si è già parlato e a formazioni politiche di carattere eclettico come il Partito Comunista Nazionale Italiano, la nascita di una corrente politica all’ interno della Federazione Anarchica Italiana (FAI) suscita un certo interesse. Tale corrente, composta nella stragrande maggioranza da giovani militanti usciti dal PCI, annovera tra le sue figure più rappresentative Pier Carlo Masini, Arrigo Cervetto e Federico (1) Parodi.”” (pag 33) (1) errore dell’ autore”,”ITAC-061″
“GIACHETTI Diego”,”La svolta entrista. La Quarta Internazionale e i Gruppi Comunisti Rivoluzionari negli anni 1951-1953.”,”””Secondo Trotsky, nel periodo precedente la seconda guerra mondiale si erano già realizzate le condizioni oggettive sufficienti per il passaggio dal capitalismo al socialismo: ‘La premesse economiche della rivoluzione proletaria hanno già raggiunto da tempo il punto più alto raggiungibile in un regime capitalista’””. (pag 27) “”Definitivamente espulsi dalla Quarta Internazionale a partire dal 1° gennaio 1953, gli esponenti della maggioranza del Parti Communiste Internationaliste diedero successivamente vita, nel dicembre di quello stesso anno – insieme alla sezione britannica, statunitense e svizzera -, al Comitato Internazionale della Quarta Internazionale allo scopo di raccogliere i trotskisti del mondo intero attorno al programma che era stato ormai tradito dagli ‘usurpatori pablisti che consacrano la loro attività alla revisione del trotskismo, alla liquidazione dell’ Internazionale ed alla distruzione dei suoi quadri””. (pag 52)”,”TROS-110″
“GIACHETTI Diego”,”Alle origini dei gruppi comunisti rivoluzionari, 1947-1950. Una pagina di storia del trotskysmo italiano.”,”Alla memoria di Renzo GAMBINO (1922-1972) militante trotskista. “”Per quanto riguarda la situazione del movimento trotskista italiano, il congresso adottò due importanti decisioni: espulse il POC dalla Quarta Internazionale e decise di pubblicare una nuova rivista che si richiamasse al trotskismo e all’ organizzazione internazionale, per costituire attorno ad essa il nucleo promotore della ricostruzione della sezione italiana. Subito dopo la minoranza trotskista presente nel POC – riconducibile ai gruppi di Napoli, Roma e Milano, facenti capo rispettivamente a Libero Villone, Bruno Nardini ed Enrico Bellamio – esce dal partito e si unisce ad alcuni ‘giovani’ militanti del MSUP per pubblicare, sotto la direzione del Segretariato Internazionale, la già citata rivista ‘4° Internazionale’. Il suo primo numero, che porta come sottotitolo la dicitura ‘Rivista del marxismo rivoluzionario’, viene pubblicato nel luglio 1948. Diretta da Libero Villone, essa si basa su un comitato di redazione formato da Enrico Bellamio, Bruno Nardini, Claudio Giuliani (pseudonimo di Livio Maitan) e Corrado Serra (pseudonimo di Giorgio Ruffolo).”” (pag 31)”,”ITAC-064″
“GIACHETTI Diego”,”I gruppi comunisti rivoluzionari negli anni della ripresa capitalistica e della “”destalinizzazione””, 1954-1959.”,”Contiene il capitolo ‘I gruppi comunisti rivoluzionari e Azione Comunista’ (pag 51). “”Stante il fatto che le lettere e i documenti del gruppo erano anonimi, la direzione del PCI, pur attaccandoli con insulti, calunnie e menzogne, non poté adottare provvedimenti disciplinari. Quando però, il 21 giugno 1956, uscì il primo numero del periodico Azione Comunista, nel quale apparivano le firme di Bruno Fortichiari e Luciano Raimondi come responsabili della pubblicazione, Raimondi fu espulso “”per tradimento”” e a Fortichiari non venne rinnovata la tessera, mentre fu resa nota per la prima volta l’ espulsione di Seniga. Il quotidiano del PCI definì il nuovo giornale come un “”libello anticomunista””. (pag 54) “”I fatti di Polonia e d’ Ungheria che seguirono soltanto di pochi mesi il XX Congresso del PCUS diedero impulso ad una frettolosa unificazione tra “”Azione Comunista””, i GCR, il Partito Comunista Internazionalista (Battaglia Comunista) (PCInt-BC) – di orientamento “”bordighista”” – e la Federazione Comunista Libertaria (FCL), nuovo nome assunto dai Gruppi Anarchici di Azione Proletaria (GAAP) nell’ ottobre del 1956).”” (pag 54) “”Tale riunione, organizzata da un “”Comitato d’ Azione della Sinistra Comunista”” e presieduta da Raimondi , si tenne il 16 dicembre 1956 presso il Cinema “”Dante”” di Milano. Durante il suo svolgimento presero la parola Raimondi e Fortichiari per “”Azione Comunista””, Onorato Damen per il PCInt-BC, Pier Carlo Masini per la FCL e Maitan per i GCR. Le organizzazioni presenti diedero vita al Movimento della Sinistra Comunista (MSC)””. (pag 55) “”Influenzato da Fortichiari, dagli anarchici della FCL e dalle consolidate convinzioni di Damen, il gruppo di “”Azione Comunista”” – che aveva letto la rivolta ungherese attraverso le lenti di Socialisme ou Barbarie – modificò le sue posizioni iniziali in relazione ai “”paesi socialisti”” arrivando a definirli come degli stati capitalisti. Al comizio del MSC che si tenne presso il Cinema-Teatro “”Maffei”” di Torino il 10 marzo 1957, e che aveva per tema la strategia sindacale, le divergenze tra il relatore dei GCR Franco Villani e gli altri (Emilio Setti per “”Azione Comunista””, Lorenzo Parodi per la FCL e Damen per il PCInt-BC) si manifestarono in tutta la loro evidenza. (pag 55)”,”ITAC-069″
“GIACHETTI Diego”,”Un rosso relativo. Anime, coscienze, generazioni nel movimento dei movimenti.”,”Libro dedicato a Luciano Della Mea Diego Giachetti (1954) vive e lavora a Torino, si occupa di storia dei movimenti degli anni sessanta e settanta. Ha pubblicato libri per la casa editrice BFS di pisa. Citazione in apertura: “”Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprire la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovata e a cui non porta nessuna strada”” (Eraclito)”,”ITAC-121″
“GIACHETTI Diego”,”I gruppi comunisti rivoluzionari negli anni della ripresa capitalistica e della “”destalinizzazione””, 1954-1959.”,”2° copia (1° non restituita) Contiene il capitolo ‘I gruppi comunisti rivoluzionari e Azione Comunista’ (pag 51).”,”TROS-251″
“GIACHETTI Diego”,”Guido Quazza, storico eretico.”,”Diego Giachetti, dottore di ricerca in Storia delle società contemporanee; vive a Torino. Collabora a varie riviste e ha pubblicato diversi libri tra cui ‘Un Sessantotto e tre conflitti. Classe, genere, generazione’, BFS, 2008.”,”STOx-244″
“GIACHETTI Diego”,”I dilemmi di Trotsky. Dalla “”rivoluzione permanente”” al “”socialismo in un solo paese””, storia dell’affermazione dello stalinismo in Unione Sovietica.”,”””Sapevano che andavamo incontro a una sconfitta inevitabile, fiduciosi però di preparare la strada alla vittoria delle nostre idee in un più lontano futuro”” (Trotsky) (4° di cop) Diego Giachetti, torinese, classe 1954, è dottore di ricerca in Storia delle società contemporanee. Tra le sue pubblicazioni alcuni volumi sul Sessantotto.”,”TROS-322″
“GIACHETTI Diego SCAVINO Marco”,”La Fiat in mano agli operai. L’autunno caldo del 1969.”,”Giachetti ha scritto il primo capitolo a eccezione del primo paragrafo steso da Marco Scavino cheha scritto anche il secondo capitolo. L’introduzione è comune. Diego Giachetti (Settimo Rottaro, 1954) vive e lavora a Torino. Marco Scavino (Torino, 1954) è dottore di ricerca in storia contemporanea.”,”MITT-026-FV”
“GIACOBBI Secondo ROMANI GENZINI Valeria BALLARINI Marcella FIGURELLI Michela FACCHINETTI Gabriella FORTI Camilla”,”Braccianti e contadini nella Valle Padana, 1880-1905.”,”””Quando l’intesa fra Giolitti e Turati cominciò a mostrare le prime crepe e la lotta fra le due tendenze del partito si inasprì, ‘La Nuova terra’ cessò di definirsi turatiana, e divenne «semplicemente socialista». Al centro di questa evoluzione fu quello stesso Zibordi che, ancora nel gennaio dello stesso anno, aveva scritto: «Noi dei socialismi ne conosciamo uno solo: quello che ha per base la lotta di classe, per fine la proprietà collettiva, per mezzi la organizzazione economica dei lavoratori, la conquista dei pubblici poteri e di progressive riforme legislative. Questo ci pare sia sempre stato il socialismo di Filippo Turati»”” (pag 444)”,”MITT-382″
“GIACOMINI Ruggero LOSURDO Domenico a cura; saggi di Domenico LOSURDO Luciano CANFORA Tibor SZABO’ Hugo MORENO Antonio MOSCATO Andrea CATONE Georges LABICA Luigi CORTESI Jacques TEXIER Charles KANELOPOULOS Edgardo H. LOGIUDICE; FRONTINI; Carla FILOSA Guenrikh Pavlovic SMIRNOV Alberto BURGIO Alberto KOHEN Jean ROBELIN Ruggero GIACOMINI”,”Lenin e il Novecento.”,”Saggi di Domenico LOSURDO (Civiltà, barbarie e storia mondiale, rileggendo Lenin), Luciano CANFORA (I dilemmi morali di Lenin), Tibor SZABO’ (Verso una cultura morale di tipo nuovo. Lenin visto da Lukacs), Hugo MORENO (Mariategui: pensare con la propria testa), Antonio MOSCATO (L’influenza di Lenin sul pensiero di Ernesto Che Guevara), Andrea CATONE (Lenin e la transizione dal capitalismo al socialismo), Georges LABICA (Lenin, lo Stato, la dittatura e la democrazia), Luigi CORTESI (Lenin e il problema dello Stato), Jacques TEXIER (‘Stato e Rivoluzione’ di Lenin e la faccia nascosta del pensiero politico marx-engelsiano), Charles KANELOPOULOS (Agricoltura e industria: a proposito dello ‘Sviluppo del capitalismo in Russia’), Edgardo H. LOGIUDICE (Lenin e il pane. Il suo paradigma di azione politica nella moderna struttura della povertà), Malcolm SYLVERS (Il metodo di Lenin e la teoria dell’ imperialismo oggi), Valentino GERRATANA (Sul futuro di Lenin), Samir AMIN (Forme nuove della polarizzazione mondiale), Gianfranco PALA (Crisi del capitalismo e forme dell’ imperialismo oggi), Imma BARBAROSSA, Fulvia CIATTAGLIA, Elettra DEIANA, Luciana FRONTINI (Il pensiero della differenza sessuale e la tradizione comunista), Carla FILOSA (La questione femminile), Guenrikh Pavlovic SMIRNOV (L. nella Russia d’oggi), Alberto BURGIO (Per una lettura del ‘Che fare’ oggi), Alberto KOHEN (L. e il mov di liberaizone nazionale. La sua epoca e oggi), Jean ROBELIN (Come si pone oggi il problema della transizione al socialismo), Ruggero GIACOMINI (L. e il pacifismo contemporaneo)”,”LENS-046″
“GIACOMINI Ruggero PALLUNTO Stefania a cura”,”Guerra di resistenza. Le Marche dal fascismo alla liberazione. Antologia.”,”Un tedesco nella resistenza. “”Un tedesco intanto aveva disertato dall’esercito e si era nascosto in una casa di un contadino. Marcelli avvertito lo avvicina. Si chiama Gianni e vinte le prime diffidenze ed imparato a conoscere e valutare Tonino, incominciò con lui la lotta partigiana; prima in piccole azioni, poi con sempre maggiore responsabilità ed infine in un disegno meraviglioso, ideato dallo stesso Tonino e portato a compimento con grande coraggio. Tonino stesso, vestito da tedesco, con una divisa regalatagli da un russo che aveva preferito raggiungere i partigiani al S. Angelo, con una motocicletta tedesca e con quel tedesco alla guida, raggiungevano i comandi ed i centri del Wehrmacht a prelevare carburanti, munizioni, indumenti. Il tedesco era un sergente, dice Tonino, ed era sempre ascoltato, io facevo parlare sempre lui, d’altronde non sapevo una sola parola della loro lingua. Insieme giravano per tutta l’intera zona ed insieme misero in atto un altro “”diabolico”” stratagemma. Ritirati al comando tedesco i moduli per ricevute, ne rilasciarono, per presunte requisizioni effettuate dalle truppe tedesche, parecchie decine a contadini della zona. Ciò fruttò 100.000 lire che a quel tempo erano una bella somma. “”Eravamo riusciti, prosegue Tonino, a finanziare l’organizzazione partigiana con i soldi tedeschi, oltre ad aiutare la popolazione povera””.”” (pag 165)”,”ITAR-113″
“GIACOMINI Ruggero LOSURDO Domenico a cura, saggi di CANFORA Luciano HERRERA Carlos-Miguel SZABÓ Tibor MORENO Hugo MOSCATO Antonio CATONE Andrea LABICA Georges CORTESI Luigi TEXIER Jacques KANELOPOULOS Charles LOGIUDICE Edgardo H. SYLVERS Malcolm GERRATANA Valentino AMIN Samir PALA Gianfranco BARBAROSSA Imma CIATTAGLIA Fulvia DEIANA Elettra FRONTINI Luciana FILOSA Carla SMIRNOV Guenrikh Pavlovic BURGIO Alberto KOHEN Alberto ROBELIN Jean”,”Lenin e il Novecento. Atti del Convegno Internazionale di Urbino 13-14-15 gennaio 1994.”,”‘Dal punto di vista borghese volgare, le nozioni di dittatura e di democrazia si scludono a vicenda’. Lenin. L’imperialismo rappresenta per Lenin la completa negazione della democrazia al livello dei rapporti internazionali: le «cosiddette nazioni civili d’Europa» opprimono «le nazioni meno civili e più desiderose di democrazia dell’Asia» cui disconoscono il diritto all’autodeterminazione e al self-government, negando nella pratica quei principi che pure non si stancano di sbandierare come proprio titolo di gloria e di legittimità imperiale. In tale quadro, bisogna collocare la denuncia cui procede Lenin della vena razzistica più o meno esplicita che attraversa in profondità la storia del colonialismo e dell’imperialismo: essi si fondono sullo sfruttamento e «asservimento di centinaia di milioni di lavoratori dell’Asia, delle colonie in generale e dei piccoli paesi» ad opera di «poche nazion i elette»; i dirigenti della borghesia liberale cercano in ogni modo di ostacolare «l’emancipazione economica e quindi anche politica delle pelli rosse e nere»; d’altro canto, gli immigrati «provenienti da paesi più arretrati» sono vittime di discriminazione salariale sui luoghi di lavoro dei paesi capitalisti. La storia dell’umanità sta compiendo ai nostri giorni una delle svolte più grandi, più difficili, la quale ha un’importanza immensa, un’importanza che senza la minima esagerazione si può chiamare universalmente liberatrice. Una svolta dalla guerra alla pace; dalla guerra tra i predoni che mandano al macello milioni di sfruttati e lavoratori per stabilire un nuovo sistema di spartizione del bottino depredato dai briganti più forti, alla guerra degli oppressi contro gli oppressori per la liberazione dal giogo del capitale, da un abisso di sofferenze, di tormenti, di fame, di barbarie, al luminoso avvenire della società comunista, del benessere generale e di una pace duratura. (Lenin, Opere, XXVII, p.139, 11 marzo 1918).”,”LENS-022-FL”
“GIACON Carlo”,”L’oggettività in Antonio Rosmini.”,”‘Il rapporto tra idealismo e metafisica è un tema centrale nella filosofia moderna, specialmente nel contesto dell’idealismo tedesco. L’idealismo, in particolare quello trascendentale di Kant e quello assoluto di Fichte, Schelling e Hegel, cerca di superare i limiti del dualismo kantiano tra fenomeno e noumeno, proponendo una nuova metafisica dell’infinito. Kant, con il suo criticismo, introduce una distinzione tra il mondo fenomenico (ciò che possiamo conoscere attraverso le nostre forme a priori) e il noumeno (la “”cosa in sé””, inconoscibile). Tuttavia, i filosofi idealisti successivi, come Fichte, criticano questa separazione, sostenendo che tutto ciò che esiste è una rappresentazione della coscienza. Fichte, ad esempio, elimina il concetto di “”cosa in sé”” e propone l’Io come principio assoluto e creatore della realtà 2. Schelling e Hegel portano avanti questa riflessione, integrando la dimensione metafisica con una visione dialettica e sistematica. Per Hegel, ad esempio, la realtà è il risultato di un processo dialettico in cui lo Spirito si realizza attraverso la storia e la natura, unendo idealismo e metafisica in una sintesi dinamica’ (copilot) Antonio Rosmini si colloca in una posizione unica nel rapporto tra idealismo e metafisica, cercando di integrare elementi di entrambi in una prospettiva originale. Pur non aderendo pienamente all’idealismo tedesco, Rosmini dialoga con esso, sviluppando una metafisica che pone l’essere come fondamento ultimo della realtà. Rosmini critica l’idealismo tedesco, in particolare Hegel, per il rischio di ridurre l’essere a un prodotto del pensiero. Per Rosmini, l’essere è una realtà oggettiva e trascendente, che si manifesta in tre forme: ideale, reale e morale. Questa tripartizione permette a Rosmini di mantenere una dimensione metafisica che non si dissolve nell’idealismo puro, ma che al contempo riconosce l’importanza del soggetto e della conoscenza. Inoltre, Rosmini introduce il concetto di “”idea dell’essere””, che funge da ponte tra il finito e l’infinito, tra il soggetto e l’assoluto. Questo lo distingue dagli idealisti tedeschi, poiché per Rosmini l’idea dell’essere non è una costruzione del pensiero, ma una realtà ontologica che precede e fonda ogni conoscenza.’ (f. copilot)”,”FILx-003-FFS”
“GIAGNOTTI Felicia a cura”,”Storie individuali e movimenti collettivi. I dizionari biografici del movimento operaio.”,”La GIAGNOTTI, ricercatrice di storia presso la Facoltà di scienze politiche dell’Univ statale di Milano, ha pubblicato numerosi saggi sul movimento combattentistico nel primo dopoguerra, apparsi in opere collettanee e in riviste di storia contemporanea. Collabora al progetto internazionale di ricerca sul Primo maggio promosso dalla Fondazione G. Brodolini di Milano (in questo ambito è in corso di pubblicazione un suo saggio su ‘May Day in Italy during World War 1°’.”,”MOIx-005″
“GIAMBLICO, a cura di Luciano MONTONERI”,”Vita pitagorica.”,”‘La ‘Vita pitagorica’ di Giamblico è lo scritto più ampio e sistematico che la tarda antichità ci abbia trasmesso su Pitagora e la sua setta. Esso costituisce ilprimo libro di una più vasta opera (in 10 libri) dell’autore interamente dedicata all’esposizione delle dottrine pitagoriche’ (pag VII)”,”STAx-005-FRR”
“GIAMBONI Bono”,”Dell’arte della guerra di Vegezio Flavio. Volgarizzamento.”,”Autore della traduzione (volgarizzamento XIII sec.): GIAMBONI Bono, Nacque presumibilmente a Firenze prima del 1240 e morto 1292 circa). Scrittore, Esercitò come già il padre Giambono di Vecchio la professione di Giudice podestarile, presso la curia del sestiere di Por San Piero a Firenze. Pare ghibellino. Contemporaneo di Brunetto LATINI, rappresenta quella intellettualità fiorentina che attraverso l’attività giuridica, la partecipazione attiva alla vita politica della città e i volgarizzamenti e la scrittura di opere originali in volgare, era impegnata nella creazione di una nuova cultura laica (dal Dizionario Biografico degli italiani, Treccani). VEGEZIO Publio Flavio Renato: scarse notizie sull’Autore dell’Epitoma rei militaris. Erudito latino (sec. IV-V), funzionario e scrittore del ceto alto dell’aristocrazia tardoromana. Ignota la nazionalità. Discordi sono le opinioni circa l’appartenenza di V. all’esercito o meno; in quanto “”vir illustris”” è probabile che non ne facesse parte, e inoltre manca nell'””Arte della guerra”” qualsiasi accenno agli aspetti quotidiani e concreti della vita militare. L’Opera composta in quattro libri, che trattano rispettivamente del reclutamento e dell’addestramento dei soldati (I), della struttura della Legione (II), della strategia militare terrestre, macchine belliche, assedio delle città (III) e infine (IV libro) delle battaglie navali. Si rifà a varie fonti, tra cui gli “”Stratagemata”” di FRONTINO. L’Opera fu dedicata ad un Imperatore, che i più identificano in TEODOSIO I il Grande, riportandola quindi all’epoca del suo regno (383-392 d.C.). (Dal Dizionario dantesco, Treccani). Nel Proemio del Libro III VEGEZIO scrive la famosa: “”Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum”” (a pg 76 di questa edizione): <>.”,”QMIx-201-FSL”
“GIAMMANCO Roberto”,”Dialogo sulla società americana.”,”Un quadro sulla ‘American Way of Life’ Roberto Giammanco è nato nel 1926. Si è laureato in Filosofia e Storia. Ha insegnato per lunghi anni in università americane. E’ collaboratore di numerose riviste italiane e straniere di filosofia e sociologia e ha curato l’edizione italiana di alcuni classici del pensiero e della critica sociale anglosassone. (1964) “”La causa è sempre la stessa: frattura fra il mito dell’eguaglianza di opportunità e la bruciante, assoluta differenza di classe, tra il sogno di una libertà astratta e la subordinazione reale, tra la grande promessa e la paralisi del singolo”” (pag 168) ‘Gli studi di Barber, Lloyd Warner, James C. Abegglen e soprattutto le coraggiose analisi di C. Wright Mills, ci rivelano con grande esattezza come il passaggio da una classe all’altra sia estremamente difficile. Nel 1950, solo il 6% dei grandi finanzieri provenivano da classi inferiori (immediatamente al di sotto dell’«élite del potere») e le loro storie personali mostrano come l’ingresso nella classe privilegiata sia dovuto a una lunga partecipazione ai segreti e alle funzioni tecniche connesse con gli investimenti o all’attività strettamente politica. Meno del 2% dei dirigenti al di sotto dei cinquant’anni, come ci dice la rivista «Fortune» che è l’organo del conservatorismo paternalistico, proviene dalla classe operaia. Tutti, senza distinzione, hanno raggiunto le posizioni presenti per meriti militari, politici o sindacali. Ancora, Vance Packard indica solo tre possibilità per chi voglia elevarsi socialmente: chi ha una bella figlia può sperare che si sposi un giovane di classe superiore; una laurea universitaria può, sebbene solo in casi sporadici, attrarre l’attenzione dei potenti e consentire l’accesso alle sfere direttive; l’eccellere nel consumo di beni materiali può dare l’impressione dell’appartenenza a una classe superiore e quindi creare le condizioni per migliorare il proprio prestigio sociale. A questo proposito, l’indagine sociologica ha rivelato che i figli e nipoti dei più famosi gangster degli anni trenta e un gran numero dei dirigenti della malavita attuale occupano posizioni di grande prestigio nell’ambito di comunità che, come quella di Grosse Pointe, si ispirano a criteri rigorosamente selettivi. Le ragioni di questo fenomeno vanno cercate nei contatti strettissimi che i baroni del sottosuolo hanno sempre avuto con l’ambiente politico, specialmente locale, e quindi con l’élite del mondo finanziario, nelle loro cospicue donazioni alle chiese, a istituzioni di beneficenza e a iniziative di interesse civico. L’isolamento non è dunque soltanto l’unica difesa, ma il solo modo di essere che la società consente ai vari gruppi: la loro omogeneità interna è ottenuta escludendo e ignorando gli inferiori e imitando i superiori, in un confronto che isterilisce nel più vieto conformismo e nella più spietata dipendenza’ (pag 165-166); ‘La causa è sempre la stessa: frattura fra il mito dell’eguaglianza di opportunità e la bruciante, assoluta differenza di classe, tra il sogno di una libertà astratta e la subordinazione reale, tra la grande promessa e la paralisi del singolo’ (pag 168)”,”USAS-233″
“GIANANGELI Vittorio”,”Storia degli operai metallurgici dalle origini all’avvento del fascismo.”,”Foto pag 15: Operai armati difendono una fabbrica occupata Paragrafo 3 della parte seconda: Guerra e dopoguerra: La FIOM è il più forte e temuto sindacato italiano (pag 136-)”,”SIND-002-FAP”
“GIANCOTTI Emilia”,”Baruch Spinoza, 1632-1677.”,”GIANCOTTI Emilia Contiene il capitolo: Spinoza nel marxismo (pag 144-151) “”Assai interessante è anche valutare l’atteggiamento avuto verso Spinoza dal fondatore del materialismo storico, Karl Marx (1818-1883). Un gruppo di “”Quaderni””, conservati presso l’Istituto internazionale di storia sociale di Amsterdam e pubblicati solo di recente (“”Cahiers Spinoza””, 1, 1977, pp. 29-157) attestano che Karl Marx, quando era ancora studente a Berlino e si preparava per l’esame orale previsto per sostenere la tesi di dottorato, si dedicò a uno studio accurato di Spnoza. I “”Quaderni””, che risalgono al 1841, trascrivono, modificando la successione dei capitoli, numerosi brani tratti dal ‘Trattato teologico-politico’ e da alcune lettere, la maggior parte delle quali indirizzate a Oldenburg. Tale studio, a giudicare dalle citazioni spinoziane che Marx fa delle sue opere, deve essere stato rivolto anche all”Etica’. I frutti di tale lavoro non furono consegnati a una trattazione organica, ma sono rintracciabili soltanto nei rapidi riferimenti sparsi negli scritti di Marx a partire dai ‘Quaderni sulla filosofia di Epicuro’ (1838-39) fino al ‘Capitale’ (1867)'”” (pag 144-145) [Emilia Giancotti, Baruch Spinoza, 1632-1677, 1991] “”Ripetutamente, e anche nelle opere della maturità, [Marx] cita quali massime di valore universale due principi spinoziani: quello secondo il quale l’ignoranza non è un argomento, e quello secondo il quale “”la determinazione è negazione”” (che Hegel definiva una “”grande proposizione””). Considera la sostanza spinoziana uno degli elementi che concorrono alla formazione del concetto hegeliano di Assoluto (‘La Sacra Famiglia’). Cita Spinoza come uno degli iniziatori del metodo razionale nella teoria dello Stato e del diritto (intervento del 14 luglio 1842 sulla “”Gazzetta renana””). Infine, in una lettera al socialista tedesco Ferdinand Lassalle del 31 maggio 1858, indica Spinoza come esempio di pensatore sistematico in cui la struttura interna del sistema è del tutto differente dalla forma nella quale l’autore l’ha esposta in modo cosciente. Marx annuncia così una distinzione (che teorizzerà nel poscritto alla seconda edizione del ‘Capitale’), tra metodo di esposizione e metodo di indagine (cfr. M. Rubel, Marx à la rencontre de Spinoza, “”Cahiers Spinoza””, 1, 1977, pp. 7-28).”” (pag 145-146) [Emilia Giancotti, Baruch Spinoza, 1632-1677, 1991] “”Come “”splendido rappresentante”” della dialettica Spinoza è citato da Friedrich Engels (1820-1895) nel suo ‘Antidühring’ (1877-78), quando distingue tra pensiero ‘metafisico’ e pensiero ‘dialettico’. Il primo, secondo Engels e la tradizione marxista, è fondato sulla pretesa assolutezza dell’essere, mentre il secondo vede nelle contraddizioni reali il principio di movimento sia della natura sia della storia”” (pag 146) [Emilia Giancotti, Baruch Spinoza, 1632-1677, 1991]”,”FILx-444″
“GIANGRANDE Matteo”,”Note sulla nozione di “”dialettica”” in Lenin.”,”””Tra il 1910 e il 1911 Lenin ribadisce che l’evoluzione dei rapporti sociali, lo sviluppo storico, è oggettivamente “”dialettico”” perché «si compie fra contraddizioni e ‘attraverso contraddizioni'”” (pag 263) “”Lenin fornisce una trattazione specifica della nozione di “”dialettica”” in un testo dedicato a Karl Marx e pubblicato nel 1915 nel dizionario enciclopedico Granat. La dialettica, la «parte rivoluzionaria della filosofia di Hegel», è «la scienza delle leggi del movimento, del mondo esterno così come del pensiero». Le cose naturali, i fenomeni sociali, i concetti logici sono il risultato del processo dialettico, nel loro divenire storico. Lenin distingue poi l’idea corrente di “”evoluzione””, che si è diffusa nella coscienza sociale attraverso la filosofia positivistica, dall’idea di “”sviluppo”” formulata dal materialismo storico attraverso la filosofia hegeliana”” (pag 267)”,”LENS-303″
“GIANINAZZI Willy”,”Intellettuali in bilico. “”Pagine libere”” e i sindacalisti rivoluzionari prima del fascismo.”,”W. GIANINAZZI (1953) è di origine ticinese e ha svolto il dottorato di ricerca presso l’ Università di Vincennes. Ha pubblicato ‘L’ itinerario di Enrico Leone. Liberismo e sindacalismo nel movimento operaio italiano’ MILANO. 1989 e vari saggi su riviste. Il libro è dedicato alla memoria di Egisto CAGNONI amministratore di ‘Pagine libere’ morto a Mathausen.”,”MITS-119″
“GIANINAZZI Willy”,”Naissance du mythe moderne. Georges Sorel et la crise de la pensée savante (1889-1914).”,”GIANINAZZI Willy è uno storico e membro della redazione di ‘Mil neuf cent. Revue d’ histoire intellectuelle’. Ha scritto opere sul sindacalismo rivoluzionario in Italia “”Nell’ entourage intellettuale di Sorel, c’è in particolare Antonio Labriola, fine psicologo della lingua e buon conoscitore della ‘Völkerpsychologie’ tedesca che tratta, anch’essa, della lingua e del mito, il quale, nel 1897, aveva trovato le parole giuste: “”La lingua, senza la quale non potremmo arrivare alla precisione del pensiero, né a formulare la manifestazione, nello stesso tempo che essa dice quello che esprime, l’ altera, ed è per questo che possiede sempre in sé il germe del mito””; da cui questa sottolineatura di peso: “”Si ha sempre la tentazione, o almeno si corre il pericolo, di sostanzializzare un processo o i suoi termini. Le relazioni, per l’ effetto dell’ illusione che si proietta al di fuori di sé, divengono delle cose, e queste cose divengono a loro volta dei soggetti attivi agenti”” (1). Con la sua propria problematica, Bergson aveva reso conto, nel suo “”Essai sur les donnés immédiates de la conscience”” (1889), della reificazione delle parole indotte dallo scostamento tra la sensazione e il linguaggio. Indipendentemente da Labriola e Bergson, Sorel aveva i suoi punti di riferimento; l’ “”Etude sur Vico”” lo rivela.”” (pag 111) (1) Antonio Labriola, Socialisme et philosophie, (édition italienne, 1897), Giard et Briere, Paris, 1899″,”TEOC-413″
“GIANINI-BELOTTI Elena”,”Prima le donne e i bambini.”,”Elena Gianini Belotti è nata a Roma e dal 1960 al 1980 ha diretto il Centro Nascita Montessori di Roma. Ha insegnato in un istituto professionale statale per assistenti all’infanzia. Ha pubblicato vari volumi tra cui ‘Dalla parte delle bambine’ (Feltrinelli. 1973).”,”DONx-003-FSD”
“GIANINI-BELOTTI Elena”,”Dalla parte delle bambine. L’influenza dei condizionamenti sociali nella formazione del ruolo femminile nei primi anni di vita.”,”Elena Gianini Belotti è nata e vissuta a Roma dove risiede. Dal 1960 al 1980 ha diretto il Centro Nascita Montessori di Roma. “”Nel suo libro ‘La soggezione delle donne’ pubblicato nel lontano 1869, John Stuart Mill fu il primo a mettere in discussione il concetto di “”natura femminile””, con cui venivano contrabbandati quei caratteri ritenuti peculiari della donna…”” (pag 5) (premessa)”,”DONx-001-FFS”
“GIANNANTONI Franco PAOLUCCI Ibio”,”Giovanni Pesce “”Visone”” un comunista che ha fatto l’Italia. L’emigrazione, la guerra di Spagna, Ventotene, i Gap, il dopoguerra (Togliatti, Terracini, Feltrinelli).”,”Caso Seniga pag 226 Movimento studentesco pag 260″,”ITAR-122″
“GIANNANTONI Gabriele GIGANTE Marcello MARTENS Ekkehard NARCY Michel IOPPOLO Anna Maria DÖRING Klaus”,”La tradizione socratica. Seminario di studi.”,” ‘Antìstene, allievo di Socrate, precursore del proletariato moderno’ (wikip) (wikip): Antistene (Atene, 436 a.C. – 366 a.C.) è stato un filosofo greco, considerato il fondatore della scuola cinica e un precursore dell’anarchismo. Antistene Antistene, nonostante fosse nato ad Atene, non poteva godere appieno della cittadinanza ateniese in quanto la madre fu “colpita” dall’ostracismo della pubblica assemblea. Iniziò sin da giovane ad interessarsi di filosofia, inizialmente seguendo le lezioni del sofista Gorgia da Lentini e, successivamente, quelle di Socrate, di cui divenne un allievo. Dopo la morte di Socrate (399 a.C.), la “”filosofia socratica”” fu insegnata ad Atene solo da Antistene, perché era stato l’unico tra i suoi discepoli a non aver abbandonato la città. Tenne le sue lezioni filosofiche nel ginnasio ateniese di Cinosarge, dove erano accettati anche i “”semi-cittadini””, e per questo i suoi allievi furono chiamati «Cinici» (letteralmente Cinosarge significa “”cane agile””, da cui sarebbe derivato il nome di “”cinici””). [modifica] Il pensiero Alla base del pensiero di Antistene c’è il cosiddetto “”intellettualismo socratico””, secondo il quale è possibile insegnare e raggiungere la virtù attraverso un “esercizio interiore”, che alleni lo spirito come la ginnastica fa col corpo. Da queste considerazioni nasce e si sviluppa il suo rigorismo morale che gli fa affermare: «preferirei impazzire piuttosto che provare piacere». La virtù è quindi sufficiente all’uomo saggio per il raggiungimento della felicità. Antistene è fortemente interessato alla logica, contestandone gli sviluppi metafisici arbitrariamente operati da Platone (con Platone avevano differenti idee anche sul pensiero Socratico), soprattutto sul piano della dottrina delle idee. Coloro che si richiamarono all’insegnamento di Antistene furono i rappresentanti di una “”filosofia popolare”” (qualcuno ha definito il loro pensiero come “”filosofia del proletariato greco””). Antistene è, a ragione, considerato come uno tra i più importanti precursori dell’anarchismo moderno. I suoi seguaci infatti predicavano e conducevano una vita sciolta da qualsiasi vincolo familiare o politico, al di fuori di tutte le convenzioni sociali: una vita, insomma, simile a quella dei cani, che sono appunto liberi da qualsiasi legame, e pienamente autosufficienti. [modifica] Opere Le sue opere filosofiche, se si crede a Diogene Laerzio, constano di dieci volumi, ma sono giunti a noi solo alcuni frammenti. In compenso si sono “”salvate”” due declamazioni minori, Ajax e Ulisse, sulla lotta per le armi d’Achille, seguito dall’accademico trattato intitolato L’Odissea. [modifica] Citazioni «La virtù è sufficiente, da sola, per il raggiungimento della felicità, e non ha bisogno di niente altro. La virtù è propria delle opere, e non ha bisogno né di molti discorsi né di nozioni. Il sapiente è autosufficiente: tutte le cose degli altri sono sue. Il sapiente non si regola secondo le leggi stabilite dalle comunità politiche, ma secondo la legge della virtù». (Diogene Laerzio Vl, 10, in riferimento a Antistene) «Diceva queste cose, ma dava anche l’esempio facendole: di fatto falsificava monete, non concedendo nulla né alle regole morali, né a quelle naturali. Egli diceva di vivere secondo il modello di vita che era stato proprio di Ercole, senza dare la preferenza a nulla rispetto alla libertà». (Diogene Laerzio VI,71 in riferimento a Antistene). Antistene: Operare bene e sentirsi biasimati dà soddisfazioni da re. Osserva i tuoi nemici, poiché essi sono i primi a scoprire i tuoi difetti. È meglio cader preda dei corvi che degli adulatori, perché quelli divorano solo i morti, questi i vivi. Nessun uomo amante del denaro può essere buono.”,”FILx-431″
“GIANNANTONI Franco”,”””Gianna”” e “”Neri””: vita e morte di due partigiani comunisti. Storia di un «tradimento» tra la fucilazione di Mussolini e l’oro di Dongo.”,”Franco Giannantoni (Varese, 1938), giornalista e scrittore, è autore di numerose opere di ricerca storica sul fascismo e sulla Resistenza.”,”ITAR-020-FL”
“GIANNETTI Renato”,”Tecnologia e sviluppo economico italiano 1870 – 1990.”,”Nell’ economia globale un paese può mantenere elevati tassi di crescita solo se il suo livello tecnologico è analogo a quello dei paesi che si caratterizzano per elevati investimenti in R&S e per la presenza della grande impresa. D’altro canto, il successo dei sistemi di piccola impresa operanti nei settori tradizionali mostra come tecnologie e innovazioni non necessariamente collegate alla ricerca organizzata, ma sostenute dall’applicazione nella produzione di consoscenze specifiche, abbiano permesso all’ Italia di realizzare una buona performance economica nei difficili anni ottanta e novanta. L’A si domanda se l’attuale configurazione tecnologica sarà in grado anche in futuro di conservare all’ Italia il tasso di crescita registrato nell’ultimo secolo. Per rispondere a questa domanda viene analizzata la composizione del potenziale produttivo italiano nel corso delle diverse fasi della”,”ECLT-005″
“GIANNETTI Renato”,”La conquista della forza. Risorse, tecnologia ed economia nell’ industria elettrica italiana, 1883-1940.”,”Contiene dedica autore GIANNETTI Renato (Siena, 1948) è ricerctore presso l’ Università di Firenze. E’ autore di saggi sul ristagno del capitalismo, sull’ economia italiana tra le due guerre e sulla storia della tecnologia. Collabora a varie riviste. La trasmissione a lunga distanza dell’ energia elettrica. “”Anche in America, negli anni ’80, vi fu un rapido sviluppo dei sistemi di trasmissione a grande distanza grazie all’ inizio dello sfruttamento delle risorse idriche, impostato su larga scala soprattutto dopo la costruzione dei grandi impianti del Niagara. Ci furono tuttavia delle significative differenze tra i due continenti nel modo di distribuzione della corrente. Negli Stati Uniti si optò per l’ impiego di molti piccoli apparecchi di trasformazione posti direttamente sopra le colonne dei conduttori primari: in questo modo ogni abitazione disponeva di un proprio apparecchio cosicché dal suo funzionamento dipendeva soltanto un numero ristretto di lampade. Il sistema applicato in Germania ed in Europa prevedeva invece pochi grandi apparecchi con un più vasto raggio di azione. La centrale principale alimentava una specie di centrale secondaria di trasformazione collocata vicino ai grossi punti di consumo, dalla quale la corrente veniva immessa in rete a tensioni già utilizzabili per le varie applicazioni. Ne risultava una riduzione dei costi di manutenzione, sorveglianza ed impianto, ma un eventuale guasto poteva colpire un intero sistema di illuminazione.”” (pag 27)”,”ITAE-157″
“GIANNI Angelo”,”Sommario storico della letteratura italiana.”,”””Le scritture e le memorie di ispirazione politica””. (Giuseppe Mazzini, Vincenzo Gioberti, Carlo Cattaneo, Silvio Pellico, Massimo D’Azeglio, Luigi Settembrini) (pag 410) “”Così nella tradizione i sonetti del Belli sono rimasti come un’ antologia comica della plebe romana, o, al massimo come una satira dell’ ultimo regime papale. Solo in tempi a noi più vicini, finalmente letto e pubblicato quasi per intero il corpus belliano, è stato valutato appieno (…)””. (pag 418) Nota: INNO A SATANA Giosuè Carducci Giosuè Carducci nasce nel 1835 in Versilia, da famiglia medio borghese e trascorre l’infanzia in Maremma. Studia alla Normale Superiore di Pisa e si laurea in lettere nel 1856. Sin da giovane si rivela un grande sostenitore della Rivoluzione francese, e di idee accesamente democratiche e repubblicane. Seguì con fervore soprattutto le vicende che portarono l’Italia all’unificazione, senza però parteciparvi direttamente, ma fu poi deluso da come queste vicende trovarono la loro soluzione in un compromesso tra re e Destra storica. Così assunse una posizione di forte critica e contrasto nei confronti del nuovo governo, arrivando addirittura ad essere sospeso dal suo insegnamento alla cattedra di eloquenza, dell’università di Bologna, che aveva ottenuto dopo una laurea in lettere nel 1860. Nonostante questa, continuò nella sua critica soprattutto al comportamento “vile” degli italiani, un comportamento che non rispondeva più a quegli ideali risorgimentali a cui egli era tanto legato. Attaccò duramente la politica che si dimostrava piuttosto rinunciataria verso la conquista di Roma, la quale doveva essere una parte della nuova nazione italiana. Così, mentre sottolineava la mediocrità politica e la mancanza di eroismo di quel tempo, si fece però sostenitore del popolo, visto come la vera forza motrice della storia, in grado di trasformare il mondo. Altro oggetto della sua opposizione fu poi la chiesa: il suo anticlericalismo lo scagliò contro di essa, che egli vedeva come un baluardo della tirannide: la chiesa per Carducci era il simbolo dell’oscurantismo. La sua visione divina passava attraverso la liberazione da ogni ascetismo, che mortifica il godimento della vita e dell’azione, ascetismo tipicamente religioso, ma che, come ogni altra forma di oscurantismo medievale, stava per essere soppresso dalla forza della ragione, della scienza e del progresso, di cui egli fa una vera e propria esaltazione. Successivamente, col passare degli anni e grazie alla stabilizzazione politica italiana, dovuta anche alla presa di Roma, Carducci venne a moderare le sue posizioni, avvicinandosi gradualmente alla monarchia. Così, il suo acceso patriottismo si trasformò in nazionalismo, arrivando addirittura alla formazione di un circolo monarchico. Ora per lui il popolo poteva essere lo strumento per accrescere il valore nazionale, attraverso guerre imperialistiche. Un’altra trasformazione, parallelamente a questa ideologica, si ebbe nella sua poetica: egli si orienta infatti verso orizzonti più aperti. Ma forte rimase la sua matrice giovanile, soprattutto nel campo letterario: nelle sue opere troviamo infatti un discorso poetico “ alto “, e aulico, e nel suo pensiero uno sdegno verso le forme più popolari, con critiche quindi ai romanzi, e a Manzoni. In giovinezza la sua poesia è sdegnosa del romanticismo sia manzoniano sia di quello sentimentale e popolare del Prati e dell’Aleardi. Egli si definisce l’ultimo scudiero dei classici, sceglie di esprimersi in forme alte e auliche. Poi però il suo spirito battagliero espressosi in forme classicheggianti si stempera lasciando spazio a momenti di sconforto, di tedio esistenziale, angoscia per la morte e nostalgia della gioventù. Carducci proprio per queste sue tendenze stilistiche è stato definito da Croce “l’ultimo dei classici”, come il poeta che seppe resistere alla “malattia” romantica, a differenza di tanti scrittori della sua età. Altrettanto però si oppone con la sua visione della vita severa e forte alla tormentata poesia del ‘900, “all’uomo di pezza” di Ungaretti, o al “male di vivere” del Montale. Al contrario, critici più recenti come Mario Praz, considerano questo poeta come un tardo romantico, che si aggrappa alla classicità per esorcizzare le angosce che lo assillano, e che quindi assume il mondo antico come un’evasione esotizzante dalla realtà squallida e mediocre della società borghese. Documento importante del sistema di idee del Carducci e di una tendenza della cultura e mentalità contemporanea è l’Inno a Satana, che compone nel 1863 e pubblica due anni dopo. Satana per i reazionari era simbolo della modernità da condannare in tutte le sue forme. Al contrario Carducci in questa sua lirica celebra la figura di Satana e la rovescia in positivo; esso diventa quindi simbolo degli aspetti più positivi della vita. Nelle prime cinque strofe del componimento Satana rappresenta le gioie terrene: il banchetto, il vino, l’amore, princìpi della pienezza vitale. A questo proposito significativi sono i versi 19-20 nei quali il poeta con un apostrofo invoca Satana chiamandolo “Re del convito”. Nelle strofe seguenti Satana viene identificato con le bellezze naturali ed artistiche; infatti Carducci lo rappresenta con Agramainio, che nella mitologia iranica è il principio del male e della ribellione, con Adone, che nella mitologia greca è il bellissimo ragazzo di cui si innamorò Venere, allegoria della primavera e della natura e della natura fiorita, e infine Astarte, dea fenicia del piacere. Le bellezze naturali vennero fissate sulla tela o sulla carta o scolpite nei marmi dai Greci (cfr. verso 91 “i segni argolici”). Contro queste bellezze artistiche si scagliarono però con la loro ottusità ed il loro oscurantismo i primi cristiani, che non compresero il valore intrinseco di queste opere, e le considerarono solo idoli pagani. Ma il paganesimo, benchè bandito dal cristianesimo, sopravvisse nella plebe (vv 93-96). L’inno continua poi mettendo in campo due figure: quella dell’alchimista e del mago del medioevo, entrambi insoddisfatti del loro sapere. Essi sono esempi dell’oscurantismo medievale e della superstizione che la ragione e la scienza, incarnate da Satana, dovrebbero trasformare in vero sapere (vv 105-108). Nella strofa seguente (vv 113-116) Carducci descrive i primi monaci cristiani che praticarono l’ascetismo nel deserto; il monaco è definito triste proprio perché fugge dalla natura, si nasconde da essa perché vede in questa una manifestazione di Satana. Ma certamente i più degni simboli dell’oscurantismo medievale, in quanto ne furono vittime, sono Abelardo ed Eloisa (vv 117-120). Abelardo fu un celebre filosofo vissuto nel XII secolo, propugnatore del libero pensiero, si innamorò della sua allieva Eloisa e venne punito dallo zio di lei con l’evirazione. Poi polemicamente il poeta descrive la vita nel chiuso del convento dove i monaci sono attratti in maniera peccaminosa dalla cultura classica, leggendo Virgilio, Orazio e gli elegiaci. Qui è Satana ad essere simbolo di questa cultura, in quanto espressione di valori come la bellezza, l’amore e i piaceri della vita. Con il passare dei secoli, soprattutto a partire dal 1300 Carducci mostra però come l’ascesi, la rinuncia, il dogmatismo non abbiano vinto del tutto: lo provano i roghi di Wicleff e di Huss, di Arnaldo da Brescia e di Savonarola, tutti monaci riformatori bruciati come eretici. A queste figure si associa quella di Lutero, l’iniziatore della riforma protestante, poi scomunicato dalla Chiesa di Roma. Nel finale dell’inno, Satana viene identificato con il progresso della scienza, forza “vindice” della ragione e del progresso che anche nel presente ha vinto ogni forma di oscurantismo e di dogmatismo del cristianesimo. L’immagine più evidente del progresso è la macchina a vapore, la locomotiva, “un bello e orribile mostro” (vv 169-170). Le idee che il Carducci esprime nell’inno, così rivoluzionarie, e forti, erano comuni a buona parte dell’opinione pubblica del tempo, decisamente anticlericale, laica e vicina all’ottimismo della filosofia positivista. È altrettanto significativo come Carducci sviluppi una materia così nuova e rivoluzionaria in forme però classicheggianti: tutta la poesia è ricca di termini aulici, di riferimenti dotti, di latinismi. A mio giudizio la sezione della poesia più ricca di preziosità e di erudizione è quella in cui Carducci fa sfoggio delle sue conoscenze mitologiche, cioè i versi dal 65 all’84, dove racconta il mito dell’amore tra Venere e Adone ed i luoghi dove le divinità venivano venerate. Per quanto riguarda invece i latinismi possiamo portare come esempio il “brando”, ovvero la spada, al verso 27, “l’alma Cipride”, verso 75, che ci ricorda l’Alma Venus del proemio del Rerum Novarum di Lucrezio, cioè la Venere datrice di vita, oppure anche la natura “egra” del verso 104. Egra deriva dall’aggettivo latino aeger, che significa malato, debole. Troviamo anche pugna (v 157), vindice (vendicatrice, da “vindix”). Una valutazione del Carducci anticlericale, sostenitore della modernità e democratico, compare in un giudizio di Natalino Sapegno in “Ritratto di Manzoni e altri saggi”. Egli sostiene che con la raccolta Giambi ed Epodi e in particolare con l’Inno a Satana esplode l’autentica “scapigliatura carducciana”; il poeta, servendosi del linguaggio della satira, per tradizione genere minore e meno obbligato ad uno stile rigoroso ed ad una lingua illustre, dà voce ai valori della libertà, della giustizia, della solidarietà umana, in una parola agli ideali giacobini, che aveva fatto propri dopo la lettura di autori d’oltralpe come Michelet, Proudhon e Hugo. Secondo Sapegno le novità di questa raccolta sono due: da un lato “la maggior concretezza, il rilievo, la compattezza nuova della sua poesia”, cioè il fatto che rappresenti in maniera plastica ed oggettiva il reale ed il quotidiano, dall’altro “la novità del linguaggio, che a tutta prima salta agli occhi: la sua energia scattante, le sue impennate prepotenti, quel suo modo di confessarsi nei momenti lirici di ripiegamento e di rimpianti, il verso andare che schiaffeggia gli idoli di un mondo falso”. Proprio queste due novità nella sua produzione lirica portano il critico a concludere che Carducci senza ombra di dubbio debba essere annoverato fra gli esponenti della letteratura post-romantica, infatti dice Sapegno che questi “erano gli anni in cui anch’egli imprecava contro il gusto borghese, contro i pregiudizi e le paure dei moderati, e guardava con terrore al pericolo di diventare il poeta laureato dell’opinione pubblica”. Sapegno conclude che nonostante questa sia la stagione lirica del Carducci più attiva e vitale, essa presenti però dei limiti: quegli ideali rivoluzionari e giacobini che era andato esprimendo restavano ideali astratti, un po’ vuoti, immagini eloquenti e retoriche espressi in un linguaggio aulico e solenne fino a sfiorare il ridicolo. La causa di questi limiti è da ricercare in concreto nella sua formazione culturale esclusivamente letteraria e accademica, sprovvista di salde basi dottrinali. Nonostante il giudizio del Sapegno sul fatto che le idee di modernità del Carducci poggino solo su basi libresche, quello che colpisce in questo poeta è il fatto che seppe cogliere l’importanza che la macchina “avrebbe di lì a poco ricoperto nelle trasformazioni rapidissime della società e del costume”. La macchina in Carducci incarna la modernità, in maniera plastica, oggettiva e concreta com’è caratteristica della sua poesia. È significativo che negli stessi anni in cui Carducci canta la modernità della Chiesa con Pio IX, nel 1864 con “Il Sillabo”, un elenco degli “errori del secolo” liberali ed illuministici, condanni le generazioni della civiltà moderna. Andrea Pirovano per approfondire: Poesie Carducci Giosuè ; Garzanti Libri € 11,50″,”ITAG-135″
“GIANNI Emilio”,”Liberali e democratici alle origini del movimento operaio italiano. I congressi delle Società operaie italiane (1853-1893).”,”Marx, Engels. Bilancio della rivoluzione del 1848 – 49. Non possibile una vera rivoluzione in condizioni sociali di sovrabbondanza, dove le forze produttive moderne e le forme di borghesi di produzione non entrano in conflitto tra loro. (pag 53) “”Non fu però Engels e il socialismo ma Bakunin e l’ anarchismo a raccogliere i frutti della crisi del mazzinianesimo in Italia””. (pag 121)”,”ELCx-082″
“GIANNI Emilio”,”L’ Internazionale italiana fra libertari ed evoluzionisti. I congressi della Federazione Italiana e della Federazione Alta Italia dell’ Associazione Internazionale dei Lavoratori (1872-1880).”,”- GIANNI Emilio, L’ Internazionale italiana fra libertari ed evoluzionisti. I congressi della Federazione Italiana e della Federazione Alta Italia dell’ Associazione Internazionale dei Lavoratori (1872-1880), EDIZIONI PANTAREI. MILANO. 2008, pag 754 Euro 25.0; note appendice: ‘Socialismo, comunismo ed anarchismo sullo Stato’, allegati (tabella sinottica dei congressi operai italiani), “”Nel frattempo, con il trasferimento di Bakunin a Locarno, le sue posizioni a Ginevra incominciarono a manifestare segni di crisi. Soprattutto dallo stesso autunno del 1869 quando vi si stabilì N.I. Utin che, seguace dell’AIL ed avversario di Bakunin, nel gennaio 1870 riuscì a prendere in mano la direzione dell”Egalité’ e a divenire ben presto la persona di maggior spicco delle sezioni ginevrine dell’AIL. Così, quando questi prese ad attaccare direttamente Bakunin per i suoi maneggi con Necaev al II Congresso della Federazione romanda dell’AIL, svoltasi nell’aprile a Chaux-de-Fonds, la rottura fu ineluttabile. Alla conseguente inevitabile richiesta di condanna-approvazione da parte di tutti i due gruppi contendenti, memore del suggerimento di Engels – “”per il momento il Consiglio generale non ha nessuna ragione d’immischiarsi”” – , il Consiglio all’inizio non prese posizione. Assunse quindi un atteggiamento di compromesso con la risoluzione del Consiglio generale del 28 giugno, redatta da Marx, e con quella del 25 luglio demandò infine la soluzione dell’intera questione alla Conferenza di Londra, che si sarebbe tenuta poi nel settembre 1871. La scissione, però, era stata ormai consumata. “”Così – fu l’amaro commento di Marx ai Lafargue – questo dannato moscovita è riuscito a provocare un gran scandalo tra le nostre fila, a fare un simbolo della sua persona, a iniettare il veleno del settarismo nella nostra associazione operaia e paralizzare la nostra capacità d’azione.””. La guerra franco-prussiana, scoppiata il 19 luglio, mise tuttavia in secondo piano questo tipo di vicende””. (pag 159)”,”ELCx-105″
“GIANNI Emilio”,”Dal radicalismo borghese al socialismo operaista. Dai congressi della Confederazione Operaia Lombarda a quelli del Partito Operaio Italiano (1881-1890).”,”GIANNI Emilio Contiene due pagine di ‘Considerazioni’ di Maria Grazia MERIGGI”,”ELCx-173″
“GIANNI Emilio, a cura, coordinamento di Massimo REPETTO, redazione: Pietro ACQUILINO Aldo AGOSTI Antonio BARBERINI Cecilia BERGAGLIO Ivo BERGAMINI Tobia BERNARDI Gunnela BJÖRK Lars BJÖRLIN Ron BLOM Hâkan BLOMQVIST Giuseppe BONFRATELLO José BORDES GARCÍA Ulbe BOSMA Ernesto BURGOS Gerd CALLESEN Paolo CASCIOLA Maria CASTRILLO Julien CHUZEVILLE Christine COATES Peter COLE Rosa Maria CORRÊA DAS NEVES Federico DALVIT Paolo DALVIT Sobhandal DATTA GUPTA Carlo Oreste DE-BELLA Bernard DEGEN Alex DE-JONG Marcos DEL-ROIO Oleksa DRACHEWYCH Steven FORTI Giorgio GALLI Luigi GEROSA José GOTOVICH Agustin GUILLAMÓN Lazar JEIFETS Victor JEIFETS Jesper JØRGENSEN Ghiorgos KAPRINIS Kostis KARPOZILOS Chris HOLMSTED LARSEN Andrew H LEE Lim KYONG-SOK Doriano MAGLIONE Gianguido MANZELLI Jean-Jacques MARIE Andreas MARQUET John McNAIR Maria Grazia MERIGGI Tomas MONTES Lászlo NAGY Marco NOVARINO Emmet O’CONNOR Jón ÓLAFSSON Andrea PANACCIONE József PANKOVITS Luc PEIREN Jean PIEL Harry POEZE Gianfranco RAGONA Irving REYNOSO JAIME Ole MARTIN RØNNING Chiara ROSATI Gabriele ROSSI Tauna SAARELA Domenico SAGUATO Sergej SALNIKOV Igor SAPRONOV Giovanni SCIROCCO Paolo SELMI Giulia STRIPPOLI Hiroyuki TATEMOTO Richard TEMPLE Jennifer UHLMANN Kevin WINDLE Jacob A. ZUMOFF”,”L’Internazionale comunista nel centenario della sua nascita. Dizionario biografico (1919-1923). I. A-H.”,”redazione: Pietro ACQUILINO Aldo AGOSTI Antonio BARBERINI Cecilia BERGAGLIO Ivo BERGAMINI Tobia BERNARDI Gunnela BJÖRK Lars BJÖRLIN Ron BLOM Hâkan BLOMQVIST Giuseppe BONFRATELLO José BORDES GARCÍA Ulbe BOSMA Ernesto BURGOS Gerd CALLESEN Paolo CASCIOLA Maria CASTRILLO Julien CHUZEVILLE Christine COATES Peter COLE Rosa Maria CORRÊA DAS NEVES Federico DALVIT Paolo DALVIT Sobhandal DATTA GUPTA Carlo Oreste DE-BELLA Bernard DEGEN Alex DE-JONG Marcos DEL-ROIO Oleksa DRACHEWYCH Steven FORTI Giorgio GALLI Luigi GEROSA José GOTOVICH Agustin GUILLAMÓN Lazar JEIFETS Victor JEIFETS Jesper JØRGENSEN Ghiorgos KAPRINIS Kostis KARPOZILOS Chris HOLMSTED LARSEN Andrew H LEE Lim KYONG-SOK Doriano MAGLIONE Gianguido MANZELLI Jean-Jacques MARIE Andreas MARQUET John McNAIR Maria Grazia MERIGGI Tomas MONTES Lászlo NAGY Marco NOVARINO Emmet O’CONNOR Jón ÓLAFSSON Andrea PANACCIONE József PANKOVITS Luc PEIREN Jean PIEL Harry POEZE Gianfranco RAGONA Irving REYNOSO JAIME Ole MARTIN RØNNING Chiara ROSATI Gabriele ROSSI Tauna SAARELA Domenico SAGUATO Sergej SALNIKOV Igor SAPRONOV Giovanni SCIROCCO Paolo SELMI Giulia STRIPPOLI Hiroyuki TATEMOTO Richard TEMPLE Jennifer UHLMANN Kevin WINDLE Jacob A. ZUMOFF”,”INTT-337″
“GIANNI Emilio, a cura, coordinamento di Massimo REPETTO, redazione: Pietro ACQUILINO Aldo AGOSTI Antonio BARBERINI Cecilia BERGAGLIO Ivo BERGAMINI Tobia BERNARDI Gunnela BJÖRK Lars BJÖRLIN Ron BLOM Hâkan BLOMQVIST Giuseppe BONFRATELLO José BORDES GARCÍA Ulbe BOSMA Ernesto BURGOS Gerd CALLESEN Paolo CASCIOLA Maria CASTRILLO Julien CHUZEVILLE Christine COATES Peter COLE Rosa Maria CORRÊA DAS NEVES Federico DALVIT Paolo DALVIT Sobhandal DATTA GUPTA Carlo Oreste DE-BELLA Bernard DEGEN Alex DE-JONG Marcos DEL-ROIO Oleksa DRACHEWYCH Steven FORTI Giorgio GALLI Luigi GEROSA José GOTOVICH Agustin GUILLAMÓN Lazar JEIFETS Victor JEIFETS Jesper JØRGENSEN Ghiorgos KAPRINIS Kostis KARPOZILOS Chris HOLMSTED LARSEN Andrew H LEE Lim KYONG-SOK Doriano MAGLIONE Gianguido MANZELLI Jean-Jacques MARIE Andreas MARQUET John McNAIR Maria Grazia MERIGGI Tomas MONTES Lászlo NAGY Marco NOVARINO Emmet O’CONNOR Jón ÓLAFSSON Andrea PANACCIONE József PANKOVITS Luc PEIREN Jean PIEL Harry POEZE Gianfranco RAGONA Irving REYNOSO JAIME Ole MARTIN RØNNING Chiara ROSATI Gabriele ROSSI Tauna SAARELA Domenico SAGUATO Sergej SALNIKOV Igor SAPRONOV Giovanni SCIROCCO Paolo SELMI Giulia STRIPPOLI Hiroyuki TATEMOTO Richard TEMPLE Jennifer UHLMANN Kevin WINDLE Jacob A. ZUMOFF”,”L’Internazionale comunista nel centenario della sua nascita. Dizionario biografico (1919-1923). II. I-Q.”,”redazione: Pietro ACQUILINO Aldo AGOSTI Antonio BARBERINI Cecilia BERGAGLIO Ivo BERGAMINI Tobia BERNARDI Gunnela BJÖRK Lars BJÖRLIN Ron BLOM Hâkan BLOMQVIST Giuseppe BONFRATELLO José BORDES GARCÍA Ulbe BOSMA Ernesto BURGOS Gerd CALLESEN Paolo CASCIOLA Maria CASTRILLO Julien CHUZEVILLE Christine COATES Peter COLE Rosa Maria CORRÊA DAS NEVES Federico DALVIT Paolo DALVIT Sobhandal DATTA GUPTA Carlo Oreste DE-BELLA Bernard DEGEN Alex DE-JONG Marcos DEL-ROIO Oleksa DRACHEWYCH Steven FORTI Giorgio GALLI Luigi GEROSA José GOTOVICH Agustin GUILLAMÓN Lazar JEIFETS Victor JEIFETS Jesper JØRGENSEN Ghiorgos KAPRINIS Kostis KARPOZILOS Chris HOLMSTED LARSEN Andrew H LEE Lim KYONG-SOK Doriano MAGLIONE Gianguido MANZELLI Jean-Jacques MARIE Andreas MARQUET John McNAIR Maria Grazia MERIGGI Tomas MONTES Lászlo NAGY Marco NOVARINO Emmet O’CONNOR Jón ÓLAFSSON Andrea PANACCIONE József PANKOVITS Luc PEIREN Jean PIEL Harry POEZE Gianfranco RAGONA Irving REYNOSO JAIME Ole MARTIN RØNNING Chiara ROSATI Gabriele ROSSI Tauna SAARELA Domenico SAGUATO Sergej SALNIKOV Igor SAPRONOV Giovanni SCIROCCO Paolo SELMI Giulia STRIPPOLI Hiroyuki TATEMOTO Richard TEMPLE Jennifer UHLMANN Kevin WINDLE Jacob A. ZUMOFF”,”INTT-338″
“GIANNI Emilio, a cura, coordinamento di Massimo REPETTO, redazione: Pietro ACQUILINO Aldo AGOSTI Antonio BARBERINI Cecilia BERGAGLIO Ivo BERGAMINI Tobia BERNARDI Gunnela BJÖRK Lars BJÖRLIN Ron BLOM Hâkan BLOMQVIST Giuseppe BONFRATELLO José BORDES GARCÍA Ulbe BOSMA Ernesto BURGOS Gerd CALLESEN Paolo CASCIOLA Maria CASTRILLO Julien CHUZEVILLE Christine COATES Peter COLE Rosa Maria CORRÊA DAS NEVES Federico DALVIT Paolo DALVIT Sobhandal DATTA GUPTA Carlo Oreste DE-BELLA Bernard DEGEN Alex DE-JONG Marcos DEL-ROIO Oleksa DRACHEWYCH Steven FORTI Giorgio GALLI Luigi GEROSA José GOTOVICH Agustin GUILLAMÓN Lazar JEIFETS Victor JEIFETS Jesper JØRGENSEN Ghiorgos KAPRINIS Kostis KARPOZILOS Chris HOLMSTED LARSEN Andrew H LEE Lim KYONG-SOK Doriano MAGLIONE Gianguido MANZELLI Jean-Jacques MARIE Andreas MARQUET John McNAIR Maria Grazia MERIGGI Tomas MONTES Lászlo NAGY Marco NOVARINO Emmet O’CONNOR Jón ÓLAFSSON Andrea PANACCIONE József PANKOVITS Luc PEIREN Jean PIEL Harry POEZE Gianfranco RAGONA Irving REYNOSO JAIME Ole MARTIN RØNNING Chiara ROSATI Gabriele ROSSI Tauna SAARELA Domenico SAGUATO Sergej SALNIKOV Igor SAPRONOV Giovanni SCIROCCO Paolo SELMI Giulia STRIPPOLI Hiroyuki TATEMOTO Richard TEMPLE Jennifer UHLMANN Kevin WINDLE Jacob A. ZUMOFF”,”L’Internazionale comunista nel centenario della sua nascita. Dizionario biografico (1919-1923). III. R-Z.”,”redazione: Pietro ACQUILINO Aldo AGOSTI Antonio BARBERINI Cecilia BERGAGLIO Ivo BERGAMINI Tobia BERNARDI Gunnela BJÖRK Lars BJÖRLIN Ron BLOM Hâkan BLOMQVIST Giuseppe BONFRATELLO José BORDES GARCÍA Ulbe BOSMA Ernesto BURGOS Gerd CALLESEN Paolo CASCIOLA Maria CASTRILLO Julien CHUZEVILLE Christine COATES Peter COLE Rosa Maria CORRÊA DAS NEVES Federico DALVIT Paolo DALVIT Sobhandal DATTA GUPTA Carlo Oreste DE-BELLA Bernard DEGEN Alex DE-JONG Marcos DEL-ROIO Oleksa DRACHEWYCH Steven FORTI Giorgio GALLI Luigi GEROSA José GOTOVICH Agustin GUILLAMÓN Lazar JEIFETS Victor JEIFETS Jesper JØRGENSEN Ghiorgos KAPRINIS Kostis KARPOZILOS Chris HOLMSTED LARSEN Andrew H LEE Lim KYONG-SOK Doriano MAGLIONE Gianguido MANZELLI Jean-Jacques MARIE Andreas MARQUET John McNAIR Maria Grazia MERIGGI Tomas MONTES Lászlo NAGY Marco NOVARINO Emmet O’CONNOR Jón ÓLAFSSON Andrea PANACCIONE József PANKOVITS Luc PEIREN Jean PIEL Harry POEZE Gianfranco RAGONA Irving REYNOSO JAIME Ole MARTIN RØNNING Chiara ROSATI Gabriele ROSSI Tauna SAARELA Domenico SAGUATO Sergej SALNIKOV Igor SAPRONOV Giovanni SCIROCCO Paolo SELMI Giulia STRIPPOLI Hiroyuki TATEMOTO Richard TEMPLE Jennifer UHLMANN Kevin WINDLE Jacob A. ZUMOFF”,”INTT-339″
“GIANNI Emilio, a cura, coordinamento di Massimo REPETTO, redazione: Pietro ACQUILINO Aldo AGOSTI Antonio BARBERINI Cecilia BERGAGLIO Ivo BERGAMINI Tobia BERNARDI Gunnela BJÖRK Lars BJÖRLIN Ron BLOM Hâkan BLOMQVIST Giuseppe BONFRATELLO José BORDES GARCÍA Ulbe BOSMA Ernesto BURGOS Gerd CALLESEN Paolo CASCIOLA Maria CASTRILLO Julien CHUZEVILLE Christine COATES Peter COLE Rosa Maria CORRÊA DAS NEVES Federico DALVIT Paolo DALVIT Sobhandal DATTA GUPTA Carlo Oreste DE-BELLA Bernard DEGEN Alex DE-JONG Marcos DEL-ROIO Oleksa DRACHEWYCH Steven FORTI Giorgio GALLI Luigi GEROSA José GOTOVICH Agustin GUILLAMÓN Lazar JEIFETS Victor JEIFETS Jesper JØRGENSEN Ghiorgos KAPRINIS Kostis KARPOZILOS Chris HOLMSTED LARSEN Andrew H LEE Lim KYONG-SOK Doriano MAGLIONE Gianguido MANZELLI Jean-Jacques MARIE Andreas MARQUET John McNAIR Maria Grazia MERIGGI Tomas MONTES Lászlo NAGY Marco NOVARINO Emmet O’CONNOR Jón ÓLAFSSON Andrea PANACCIONE József PANKOVITS Luc PEIREN Jean PIEL Harry POEZE Gianfranco RAGONA Irving REYNOSO JAIME Ole MARTIN RØNNING Chiara ROSATI Gabriele ROSSI Tauna SAARELA Domenico SAGUATO Sergej SALNIKOV Igor SAPRONOV Giovanni SCIROCCO Paolo SELMI Giulia STRIPPOLI Hiroyuki TATEMOTO Richard TEMPLE Jennifer UHLMANN Kevin WINDLE Jacob A. ZUMOFF”,”L’Internazionale comunista nel centenario della sua nascita. Dizionario biografico (1919-1923). IV. Apparati.”,”redazione: Pietro ACQUILINO Aldo AGOSTI Antonio BARBERINI Cecilia BERGAGLIO Ivo BERGAMINI Tobia BERNARDI Gunnela BJÖRK Lars BJÖRLIN Ron BLOM Hâkan BLOMQVIST Giuseppe BONFRATELLO José BORDES GARCÍA Ulbe BOSMA Ernesto BURGOS Gerd CALLESEN Paolo CASCIOLA Maria CASTRILLO Julien CHUZEVILLE Christine COATES Peter COLE Rosa Maria CORRÊA DAS NEVES Federico DALVIT Paolo DALVIT Sobhandal DATTA GUPTA Carlo Oreste DE-BELLA Bernard DEGEN Alex DE-JONG Marcos DEL-ROIO Oleksa DRACHEWYCH Steven FORTI Giorgio GALLI Luigi GEROSA José GOTOVICH Agustin GUILLAMÓN Lazar JEIFETS Victor JEIFETS Jesper JØRGENSEN Ghiorgos KAPRINIS Kostis KARPOZILOS Chris HOLMSTED LARSEN Andrew H LEE Lim KYONG-SOK Doriano MAGLIONE Gianguido MANZELLI Jean-Jacques MARIE Andreas MARQUET John McNAIR Maria Grazia MERIGGI Tomas MONTES Lászlo NAGY Marco NOVARINO Emmet O’CONNOR Jón ÓLAFSSON Andrea PANACCIONE József PANKOVITS Luc PEIREN Jean PIEL Harry POEZE Gianfranco RAGONA Irving REYNOSO JAIME Ole MARTIN RØNNING Chiara ROSATI Gabriele ROSSI Tauna SAARELA Domenico SAGUATO Sergej SALNIKOV Igor SAPRONOV Giovanni SCIROCCO Paolo SELMI Giulia STRIPPOLI Hiroyuki TATEMOTO Richard TEMPLE Jennifer UHLMANN Kevin WINDLE Jacob A. ZUMOFF”,”INTT-340″
“GIANNI Emilio BIANCHI Bruna CAFFARENA Fabio GERVASONI Marco MANZELLI Gianguido MARTIN Lidia PASTORE Giovanni ZANANTONI Marzio”,”Militarismo e pacifismo nella sinistra italiana. Dalla Grande guerra alla Resistenza.”,”Guerra, pace e disarmo nella Prima e nella Seconda Internazionale (Bianchi) Culture di guerra. Ideologie e prassi politiche alla vigilia del primo conflitto mondiale (Zanantoni) Lettere dalla Grande Guerra (Caffarena) La posizione dell’Internazionale comunista sulla guerra e la pace ed i riflessi sulle lotte delle sinistre in Italia (Manzelli) “”Guerra di popolo”” o “”guerra rivoluzionaria””? Pacifismo e interventismo nell’ antifascismo italiano in esilio (Gervasoni) La natura della guerra nell’epoca imperialistica. Il Patto Ribbendrop-Molotov ed il ruolo controrivoluzionario dello stalinismo (Gianni) Le ‘Poche Feroci’: donne armate nella Resistenza italiana (Martin) Gli IMI (Internati Militari Italiani). Una pagina sconosciuta della Seconda guerra mondiale (Pastore)”,”QMIS-053-FSD”
“GIANNINI Amedeo”,”L’ultima fase della questione orientale (1913-1932).”,”Dono di Casella “”Il Libano, col magnifico porto di Beirut, è la chiave della Siria. Staccare il Libano dalla Siria significa quindi privare la Siria del suo più grande ed importante sbocco marittimo. D’altra parte i Libanesi, che erano abituati da secoli alla libertà e anche sotto il regime ottomano avevano goduto dell’autonomia loro assicurata da uno speciale regolamento organico (atto 9 giugno 1861, modificato il 6 settembre 1864), aspiravano all’assoluta indipendenza, o, quanto meno, a essere assistiti dalla Francia, ma senza avere con la Siria altri legami che quelli economici. (…) Data la speciale situazione del Libano, e dato anche che esso rappresentava per la Francia il più sicuro punto di appoggio della sua influenza, le sue aspirazini furono subito ed interamente secondate. Infatti il primo atto dell’Alto Commissario fu l’organizzazione del Gran Libano.”” (pag 264)”,”VIOx-192″
“GIANNINI Massimo”,”L’anno zero del capitalismo italiano.”,”Massimo Giannini, già editorialista e redattore capo della sezione politica, è vicedirettore di Repubblica (2014), di cui dal 2007 dirige il supplemento del lunedi “”Affari e Finanza””. Si occupa principalmente di politica e di economia. È autore tra l’altro di ‘Ciampi. Sette anni di un tecnico al Quirinale’ (Einaudi, 2006), ‘Lo Statista. Il ventennio berlusconiano tra fascismo e populismo’ (Baldini Castoldi, 2008), e ‘Innovare per crescere. Strategie e scelte politiche’ con M. Franzini e L. Zamparelli, Egea 2012.”,”ITAE-001-FER”
“GIANNINI Giorgio”,”Ateismo e speranza.”,”Giorgio Giannini, nato a Roma il 25 luglio 1913, è ordinario di filosofia nella Pontificia Università Lateranense e incaricato della stessa disciplina nell’Istituto universitario di magistero Maria SS. Assunta di Roma,. É libero docente di filosofia teoretica nell’Università di Roma, e socio della Pontificia Accademia di S. Tommaso. Collabora a varie riviste filosofiche, ed ha collaborato alla Enciclopedia filosofica del Centro di studi filosofici di Gallarate.”,”FILx-161-FL”
“GIANNOLA Adriano”,”Il credito difficile.”,”Adriano Giannola è professore ordinario di Economia bancaria nella Facoltà di Economia dell’Università di Napoli Federico II.”,”ITAE-144-FL”
“GIANNONE Pietro, a cura di Sergio BERTELLI e Giuseppe RICUPERATI”,”Opere di Pietro Giannone.”,”25 L’inquisizione a Venezia. “”Ancora una volta, come già al tempo della polemica risposta al gesuita Sanfelice, gli amici lo dissuadevano dal pubblicare un suo scritto polemico. E anche ora, per la verità, c’era davvero di che tirarsi addosso l’odio di tutto il mondo… I Veneziani puttanieri, adulteri, ruffiani, sodomiti, la città corrotta in tutti i suoi abitanti, sì da auspicare “”che finalmente Iddio irritato non piova sopra le piume dell’alato veneto lione fiamma dal cielo, che tutto l’arda e consumi”” (2): Siamo ormai ai toni dell’invettiva biblica. Perché fu espulso da Venezia? I giorni del suo soggiorno non furono affatto calmi: prima fu accusato di aver calunniato la Repubblica nella sua ‘Istoria civile’, sicché si vide costretto a dar fuori, in copie manoscritte, una dissertazione stesa in tutta furia, sul ‘Dominio del mare Adriatico’; poi un’improvvisa diffusione di estratti delle recensioni al Sanfelice apparse prima sui “”Mémoires de Trévoux”” lo convinse a far circolare anche a Venezia, sempre in copie manoscritte, la ‘Professione di fede’, cioè un testo nel quale è messo in burletta il Simbolo apostolico, irriso il primato di san Pietro, denunciati i culti e le devozioni superstiziose sulle quali poggiano il loro potere monaci e frati, monache e preti regolari. In quel medesimo torno di tempo “”l’Inquisizione di Venezia con concerto del nunzio e del patriarca andava facendo perquisizione sopra molti gentiluomini al numero di 80 ed alcune dame, contro altri soggetti eziando preti, monaci e frati, imputati di parlar licenziosamente di alcuni riti e delle istituzioni in Venezia di tante confraternite e superstizioni (….)”” (pag 443, nota introduttiva di Sergio Bertelli al ‘Ragguaglio dell’improvviso e violento ratto praticato in Venezia ad istigazione de’ Gesuiti e della corte di Roma nella persona dell’avvocato Pietro Giannone’)”,”TEOP-468″
“GIANNOTTI Paolo”,”Per una storia delle imposte in Italia. I casi della patrimoniale e della nominatività dei titoli al portatore, 1912-1922.”,”Paolo GIANNOTTI è docente di Storia economica presso l’Università degli Studi di Urbino. Per l’editore ‘Quattroventi’ ha curato la pubblicazione di scritti di Gino LUZZATTO.”,”ITAE-015″
“GIANNOTTI Gianni”,”L’ imprenditorialità al bivio. Dalla critica di Marx, Weber e Veblen alla teoria sociale di Parsons e allo “”Stato industriale di Galbraith: il dibattito sui problemi della imprenditorialità.”,”GIANNOTTI è nato a Catania nel 1938 e si è laureato in storia della filosofia con Eugenio GARIN a Firenze. Si è dedicato a ricerche socio-economiche e di pianificazione territoriale. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina).”,”TEOC-169″
“GIANNOTTI Gianni”,”Lo sviluppo della teoria sociale negli Stati Uniti.”,”GIANNOTTI Gianni è nato a Catania nel 1938 ed insegna attualmente Socialogia all’Università di Lecce. E’ stato socio e collaboratore del Centro di studi e piani economici di Roma e ha diretto progetti di ricerca della Fondazione Agnelli. Ha scritto varie opere. “”Contrariamente a Marx, Veblen non ritiene di poter fidare in alcuna illusione avveniristica. Sia in Veblen che in Marx la concezione dell’uomo è una concezione “”attiva””, richiama l’immagine di un animale operante e istituzionale, di un infaticabile ideatore e costruttore. Mentre però Marx ne delinea, proiettato nel futuro, un quadro tutto sommato idillico, di perfetta integrazione sì che ogni momento estetico ed economico-utilitario appaiono fusi di là da ogni contraddizione in una splendida omni-dimensionalità (“”l’uomo sarà cacciatore al mattino, pescatore nel pomeriggio””, ecc. ecc.), per Veblen il quadro è diverso, più realistico: vige una disciplina, omni-comprensiva, cioè (Veblen non lo dice ma lo si può legittimamente ricavare dai suoi testi) trans-ideologica, con effetti emergenti ovunque il processo meccanico faccia la sua comparsa storica; (…)”” [introduzione di F. Ferrarotti a T. Veblen, Opere] [in G. Gianotti, Lo sviluppo della teoria sociale negli Stati Uniti, 1976]”,”TEOS-195″
“GIANNULI Aldo”,”Da Lenin a Stalin. La formazione del sistema di potere sovietico, 1923-1927.”,”Aldo Giannuli, ricercatore in Storia contemporanea all’Università degli Studi di Milano, ha svolto anche attività di consulenza per alcune Procure. Dal 1994 al 2001 ha collaborato alla Commissione Stragi. Ha pubblicato ‘Il Noto servizio: Giulio Andreotti e il caso Moro’ (2009), ‘Come funzionano i servizi segreti’ (2013), ‘Da Gelli a Renzi’ (2016). Per Mimesis ha pubblicato ‘Storia di Ordine Nuovo’ (con Elia Rosati) “”L’ultima battaglia di Lenin””. (pag 46-48) “”Lenin ebbe una percezione abbastanza tempestiva del crescere del fenomeno burocratico, ma non fu certo l’unico. La sinistra del partito (Opposizione Operaia e Centralismo Democratico) aveva già denunciato la chiusura degli spazi democratici indicando la radice più importante del fenomeno nel ripristino della disciplina capitalistica del lavoro di fabbrica, nella ricomparsa dei direttori (52), ecc., Ma la sua voce era restata inascoltata e la proposta di un ritorno ai meccanismi di autogestione spontanea dei primi tempi della rivoluzione era oggettivamente debole perché non offriva una risposta adeguata alle urgenze del sistema industriale sovietico. Forse, ancora più lungimirante fu Bucharin, che iniziò ad intuire che non necessariamente la classe dominante avrebbe dovuto avere il ‘possesso’ legale dei mezzi di produzione. Bucharin aveva iniziato a riflettere sul fallimento del comunismo di guerra e la sua entusiastica adesione alla NEP (53) fu determinata proprio dalla constatazione dell’inutilità economica di un regime di stretti controlli nei confronti dei contadini: l’eccesso di personale di controllo che ciò comportava si risolveva in un danno economico essendo più conveniente affidarsi alla spontaneità del mercato lì dove la pianificazione risultava essere solo il pretesto per la nascita di un pachidermico apparato di ‘cinovniki’. Scrive Cohen: «L’analisi di Bucharin era degna di nota per la implicita deviazione dalla definizione marxista ortodossa di classe. La stretta associazione di dominio di classe e proprietà legale avrebbe più tardi impacciato le critiche dei comunisti antistalinisti per decenni… Bucharin stava mettendo in guardia contro “”una nuova classe dominante”” fondata non sulla proprietà privata ma sulla autorità e sul privilegio monopolistici… Sulla base della proprietà nazionalizzata avrebbe potuto emergere una classe sfruttatrice organizzatrice (54)». Come è noto Bucharin fu l’unico dirigente bolscevico a dimostrare interesse verso la nascente sociologia e proprio le sue letture di carattere sociologico (in particolare il saggio ‘Sulla sociologia della natura del partito nella democrazia moderna’ di Robert Michels) gli fornirono la sensibilità per intuire i complessi fenomeni sociali in atto. Certamente (e anche Cohen lo ammette) non esiste una teoria compiuta della burocrazia di Bucharin ed anzi si ha la sensazione che, una volta avuto il sentore dell’enormità del problema e delle sgradevoli conseguenze che esso avrebbe potuto determinare, egli si sia ritratto impaurito evitando di riprendere il discorso in sedi pubbliche. Ma è probabile che Cohen abbia ragione quando afferma che Bucharin fece da allora il suo cruccio segreto della paura della affermazione di una «nuova classe sfruttatrice», e spesso le sue posizioni politiche furono determinate da considerazioni dettate da queste preoccupazioni. La dittatura dell’industria, per Bucharin, era il veicolo potenziale che avrebbe potuto trasformare il proletariato, o il suo partito, nell’embrione di una nuova classe che si reggeva sullo sfruttamento dei contadini, per questo le posizioni della sinistra a favore dell’industrializzazione gli facevano pensare al comunismo di guerra, all’insensibilità di fronte al problema della necessità del consenso da parte delle masse contadine e quindi alla necessità di una apparato coercitivo sempre più forte. Per questo «l’antidoto contro la burocrazia consisteva nel riempire questo vuoto con centinaia e migliaia di società, di circoli e associazioni volontari, piccoli e grandi in rapida espansione, i quali avrebbero fornito i legami con le masse… La loro proliferazione avrebbe espresso ciò che Bucharin chiamava la “”crescita della struttura sociale sovietica”” (‘sovetskaja obscestvennost’ = opinione pubblica sovietica) e avrebbe ricostruito il tessuto sociale disintegrato» (55). E per Bucharin dire “”le masse”” significava dire i contadini. Ciò spiega come mai, mentre per Lenin la NEP era un momentaneo ripiegamento, per Bucharin essa era un fondamento strategico intoccabile del sistema politico e già, di per sé, un elemento di socialismo. Per Lenin il problema della burocrazia si poneva in termini radicalmente diversi: Lenin pensava che essa fosse una eredità del vecchio regime che i comunisti non erano riusciti a superare. «Abbiamo nelle sfere più alte del potere non si sa esattamente quanti, ma almeno qualche migliaio, al massimo qualche decina di migliaia, dei nostri. Tuttavia alla base della gerarchia centinaia di migliaia di ex-funzionari che abbiamo ereditato dallo zar e dalla società borghese, lavorano, in parte coscientemente, in parte incoscientemente, contro di noi». «Che cosa manca allora? E’ chiaro: manca la cultura fra i comunisti che hanno funzioni dirigenti. Prendiamo Mosca: in cui vi sono 4700 comunisti responsabili e prendiamo questa macchina burocratica, questa massa. A dire il vero non sono essi che guidano ma sono guidati». Insomma per Lenin le cose stavano più o meno nei termini indicati nel detto latino di ‘capta Graecia’: i comunisti avevano preso il potere ma, non sapendolo amministrare, erano di fatto guidati dai vecchi funzionari. Probabilmente Lenin coglieva un tratto vero e non irrilevante del fenomeno, ma mancava in lui ogni riferimento alla possibilità di una burocrazia scaturita dal seno stesso del partito comunista e non indotta dall’esterno. Per Lenin la burocratizzazione era un male che aveva radici esogene rispetto al corpo sano del partito comunista o della dittatura del proletariato. E per questo quel che preoccupava Lenin più di ogni altra cosa era proprio la macchina partito. «Per lottare contro tutte le tendenze nefaste, per cercare di rimediare a tutte le malattie dell’apparato dello Stato e del partito, Lenin non vedeva che un punto di partenza: organizzare in modo esemplare l’élite comunista e, innanzitutto, il gruppo dirigente del partito (56)”” [Aldo Giannuli, ‘Da Lenin a Stalin. La formazione del sistema di potere sovietico, 1923-1927’, Udine, 2017] [(52) Daniels, ‘La coscienza della rivoluzione’, Firenze, 1970, pp. 19-20; (53) Bucharin sostenne, in polemica con Lenin, che la NEP non potesse essere definita “”capitalismo di Stato”” a meno di non voler usare questa espressione in modo del tutto inappropriato. Cfr. Daniels, op. cit., pp. 237 e segg.; (54) Cohen, ‘Bucharin e la rivoluzione bolscevica’, Milano, 1975, p. 148; (55) Ivi, p. 150; (56) Lewin, ‘L’ultima battaglia di Lenin’, Bari, 1969, p. 133] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*] La locuzione latina Graecia capta ferum victorem cepit, è una frase d’autore oraziana, in una traduzione letterale significa: la Grecia, conquistata [dai Romani], conquistò il selvaggio[1] vincitore. (Orazio, Epistole, Il, 1, 156). Orazio (Epist.. Il, 1, 156) Graecia capta ferum victorem cepit La Grecia conquistata (dai Romani), conquistò il feroce vincitore (pag 46-47)”,”TROS-304″
“GIANOLA Rinaldo”,”Luraghi. L’uomo che inventò la Giulietta.”,”Giuseppe Luraghi (1905-1991) protagonista dell’economia e dell’industria itailana. Rinaldo Gianola (Milano, 1956) giornalista scrive su ‘Repubblica’. Ha pubblicato ‘Senza fabbrica’ (1993), ‘L’illusione del mercato. Il grande inganno delle privatizzazioni’ (1996) e con Mario Resca, ‘McDonald’s. Una storia italiana’ (1998).”,”ECOG-078″
“GIANOLA Rinaldo”,”Diario operaio. La condizione del lavoro nella crisi italiana.”,”Rinaldo Gianola è nato nel 1956 a Milano dove vive e lavora. E’ vicedirettore dell’Unità (2010). Ha pubblicato: “”Senza fabbrica”” (1993), ‘L’illusione del mercato. Il grande inganno delle privatizzazioni’ (1996), ‘Luraghi’ (2000), ‘Primo tempo’, intervista con Colaninno (2006).”,”CONx-248″
“GIANOLA Rinaldo”,”L’illusione del mercato. Il grande inganno delle privatizzazioni.”,”Rinaldo Gianola (Milano 1956) laureato in Lettere, giornalista, ha collaborato alla Stampa, al Sole 24 Ore, a Repubblica. Ha pubblicato per Baldini e Castoldi ‘Senza fabbrica’. Rinaldo Gianola (Milano 1956) lavora da molti anni nel mondo dell’informazione. Ha scritto per diversi giornali («Il Sole 24 Ore», «La Stampa», «la Repubblica», «l’Unità»). Tra i suoi libri: Senza fabbrica (1993), L’illusione del mercato. Il grande inganno delle privatizzazioni (1996), McDonald’s. Una storia italiana, con Mario Resca (1999), Luraghi l’uomo che inventò la Giulietta (2000), Dizionario della New Economy (2000), Primo Tempo intervista con Roberto Colaninno (2006), Diario operaio. La condizione del lavoro nella crisi italiana (2010). Libri dell’autore L’inganno populista Luraghi «Milano-sera»”,”EURE-145″
“GIANOTTI Lorenzo”,”Gli operai della Fiat hanno cento anni.”,”GIANOTTI Lorenzo parlamentare per più legislature, è stato tra i principali esponenti del Partito comunista in Piemonte tra gli anni 1970 e 1980, dirigendo la Federazione di Torino dal 1975 al 1983. Ha pubblicato articoli e saggi sulla FIAT. “”Il sessantotto non è trascorso invano. La costruzione teorica comunista riprende gli argomenti del lavoro “”a misura d’ uomo”” e integra la critica della scuola di Francoforte alla parzialità della scienza, così lontana dall’ ammirazione di Lenin per il taylorismo. La “”organizzazione scientifica del lavoro”” è il modo più raffinato e feroce di sottoporre il lavoratore ai ritmi della produzione e ai fini del profitto, di massimizzarne l’ “”alienazione””. Gli apparati del sapere e della ricerca sono stati messi al servizio dello sfruttamento più spinto e lo hanno giustificato con pretese di oggettività””. (pag 204) “”Lestamente si diffonde il convincimento che il segretario del PCI sia il solo che, d’un colpo, possa risolvere la situazione. Così quando, il 26 settembre, egli giunge per il primo degli incontri davanti ai cancelli di Rivalta ad attenderlo non si trovano i picchetti di sciopero, ma una folla enorme dove, insieme con i dipendenti della Fiat, si mescolano le maestranze di altre aziende, le famiglie degli operai che da tre settimane non vedono il salario, i bottegai che hanno visto scemare le vendite, ecc.. L’ esponente comunista viene fatto salire su un palco improvvisato. A lui che non ama intervenire estemporaneamente, la folla chiede di parlare. Venuto per ascoltare, fa dire al segretario della Federazione che è disposto a rispondere alle domande che gli verranno rivolte: brevemente, perché parlerà alla sera in piazza San Carlo. Una donna afferra il microfono e gli chiede cosa farà il partito, se gli operai occuperanno la fabbrica””. (pag 248)”,”MITT-146″
“GIANOTTI Renzo”,”Lotte e organizzazione di classe alla Fiat (1948-1970).”,”””Gli incidenti di piazza Statuto sono chiaramente provocati dalla polizia che si muove secondo un disegno molto preciso e concordato con il padronato: trasformare lo sciopero riuscito in un fatto che inevitabilmente genera disordine e violenza nella città e, per questa via, creare le condizioni favorevoli alla repressione della lotta contrattuale.”” (pag 226)”,”MITT-176″
“GIANOTTI Lorenzo”,”Umberto Terracini. La passione civile di una padre della Repubblica.”,”GIANOTTI Lorenzo da decenni si occupa della sinistra politica e sindacale, sia nell’ attività politica chein quella pubblicistica. E’ stato segretario del PCI di Torino, poi senatore. Tra le sue opere ‘L’ ottobre ungherese’ (1986), ‘Gli operai della Fiat hanno cento anni’ (1999), L’ enigma Codeca’ (2002). “”Nella riunione del comitato centrale del Pcd’I (6 febbraio 1925) Terracini introduceva la discussione sul confronto in corso ai vertici del Pc russo; e rigettava la riproposizione da parte di Tasca di un’ alleanza con il partito massimalista. A quel punto però le preoccupazioni maggiori per il nucleo dirigente non arrivavano più dalla frazione di destra, bensì dall’ altra parte. Per marcare il suo netto dissenso dalla svolta gramsciana, sostenuta da Mosca, Bordiga aveva respinto l’ invito alla riunione dell’ esecutivo del Comintern (21 marzo – 5 aprile 1925). In alcune località i sostenitori di Amadeo si muovevano in forma strutturata. La controversia tra i dirigenti si stava trasmettendo verso il basso, raggiungendo la rete organizzativa di base. Ad esempio, Bordiga venne invitato il 22 marzo a Milano da Fortichiari, segretario della Federazione, per una conferenza alla “”università proletaria”” che Urbani, preoccupatissimo, descriveva così: “”In tale occasione, la federazione milanese, diretta da un comitato composto da elementi di sinistra e ex terzini, organizzò numerose manifestazioni di simpatia all’ oratore, manifestazioni che si svolsero dove la conferenza aveva luogo. Ma i compagni suddetti non furono paghi di questa iniziativa… (…)””. (pag 105)”,”PCIx-222″
“GIANOTTI Umberto”,”Umberto Terracini.”,”””In coincidenza con la crisi aventiana si svolse il V congresso del Comintern, sempre a Mosca (17 giugno-9 luglio 1924), cui parteciparono Bordiga, Togliatti, Tasca, Grieco, Mersù, Gnudi, Ottorino Perrone, Paolo Betti, Carlo Eugenio Venegoni, Teresa Recchia, Leonetti, Fugazza, Bibolotti, La Camera, Massini, Berti (insieme con Terracini che, come sappiamo, in Russia risiedeva), cioè tutto il gruppo dirigente, fatta eccezione per quelli che sedevano in Parlamento; per i “”terzini”” (in procinto di lasciare il Psi e che proprio in quell’occasione vennero accolti nel partito) erano presenti Serrati e Maffi. (…) Sostituito a Mosca da Scoccimarro, Terracini fece ritorno in Italia nella seconda metà del 1924. L’opera di Gramsci e la crisi aventiniana avevano rivitalizzato il partito. A lui vennero affidati il lavoro di massa e la supervisione de “”l’Unità”” diretta da Leonetti. “”Ritrovai un Gramsci incredibilmente attivo. Viaggiava da una città all’altra, presiedeva riunioni, svolgeva un lavoro febbrile. Probabilmente la malattia lo tormentava, ma era difficile che gli altri se ne accorgessero. Il partito raggiunse in quel periodo difficilissimo uno sviluppo impensabile. Dopo il delitto Matteotti “”l’Unità”” tirava oltre cinquantamila copie, una cifra notevole per quei tempi. Gli iscritti si erano moltiplicati, anche per l’ingresso nel Pcd’I dei “”terzini””.”” (pag 98-99)”,”PCIx-356″
“GIAP Vo Nguyen”,”La vittoria del Vietcong. La storia dell’ aggressione americana nel Vietnam e i motivi del suo fallimento: la guerra di popolo diviene vittoria del popolo.”,”GIAP è stato il comandante dell’ esercito vietnamita che ha guidato le formazioni vietnamite alla vittoria nella battaglia di Dien Bien Phu contro i francesi. “”Nella strategia americana della “”risposta flessibile”” la “”guerra speciale”” si trova al terzo posto dopo la guerra nucleare mondiale e le guerre locali. Dato il cambiamento a loro sfavorevole del rapporto di forze nel mondo e la difficoltà di provocare nell’ immediato futuro una guerra di vasta portata, gli imperialisti americani sono ridotti a cercare una vittoria nella “”guerra limitata”” che vuole reprimere il movimento di liberazione dei piccoli popoli”” (pag 40)”,”ASIx-057″
“GIARDA Mario”,”La Resistenza nel Cusio Verbano Ossola.”,”Questo saggio è la tesi di laurea in Storia contemporanea di Mario Giarda, discussa nel marzo 1974 all’Università Statale di Milano e approvata col massimo di voti e la lode; relatore il prof. F. Catalano, assistente il prof. N. Verdina.”,”ITAR-011-FER”
“GIARDINA Andrea a cura; saggi di J. ANDREAU J.M. CARRIE’ A. GIARDINA J. KOLENDO J.P. MOREL C. NICOLET J. SCHEID A. SCHIAVONE B.D. SHAW Y. THEBERT P. VEYNE C.R. WHITTAKER”,”L’ uomo romano.”,”Saggi di J. ANDREAU, J.M. CARRIE’, A. GIARDINA, J. KOLENDO, J.P. MOREL, C. NICOLET, J. SCHEID, A. SCHIAVONE, B.D. SHAW, Y. THEBERT, P. VEYNE, C.R. WHITTAKER”,”STAx-013″
“GIARDINA Andrea VAUCHEZ André”,”Il mito di Roma. Da Carlo Magno a Mussolini.”,”I capitoli I e II sono di A. VAUCHEZ, III e IV sono di A. GIARDINA. Collaborazione LATERZA-FAYARD. Andrea GIARDINA (Palermo 1949) insegna storia romana all’ Università di Roma La Sapienza. André VAUCHEZ (Thionville 1938) allievo della Scuola Normale Superiore di Parigi è stato professore ordinario di Storia medievale all’ Università di Rouen e di Paris X Nanterre. E’ Direttore dell’ Ecole Francaise di Roma e membro dell’ Institut de France. (per la bibliografia vedi retrocopertina).”,”ITAF-103″
“GIARDINA Andrea e SCHIAVONE Aldo a cura, saggi di MUSTI Domenico, COARELLI Filippo, AMPOLO Carmine, TORELLI Mario, DE-MARTINO Francesco, CASSOLA Filippo, CRAWFORD Michael H., GABBA Emilio, CLEMENTE Guido, LAFFI Umberto. LEPORE Ettore, NICOLET Claude, ECK Werner, GRACCO RUGGINI Lellia, DESIDERI Paolo, LO-CASCIO Elio, GRELLE Francesco, RODA Sergio, PIETRI Charles, BROWN Peter, CAMERON Averil, CARANDINI Andrea, FRASCHETTI Augusto, SALLER Richard, CANTARELLA Eva”,”Storia di Roma.”,”Andrea Giardina insegna Storia romana all’Università ‘La Sapienza’ di Roma. Recentemente ha pubblicato il volume L’Italia romana. Storie di un’identità incompiuta. Aldo Schiavone insegna a Firenze, dove dirige il Dipartimento di storia del diritto. Tra i suoi ultim i lavori La storia spezzata. Roma antica e Occidente moderno. Ha diretto la Storia di Roma Einaudi.”,”STAx-025-FL”
“GIARDINA Andrea”,”L’Italia romana. Storie di un’identità incompiuta.”,”Andrea Giardina è professore di Storia romana all’Università di Roma La Sapienza. Per i nostri tipi è autore di Il mito di Roma, Da Carlo Magno a Mussolini, è curatore di Società romana e produzione schiavistica, Società romana e impero tardoantico, L’uomo romano.”,”STAx-067-FL”
“GIARDINA Roberto”,”Stampa e mezzi d’informazione nella Germania occidentale.”,”Roberto Giardina nato a Palermo nel 1940 laureatosi in legge a Torino dove ha iniziato la carriera giornalistica (Gazzetta del Popolo, La Stampa). Dal 1969 al 1975 è stato corrispondente dalla RFT per ‘Il Giorno’.”,”EDIx-210″
“GIARDINA Roberto”,”Biografia del marco tedesco.”,”Roberto Giardina vive in Germania dal 1969 ed è oggi (1996) corrispondente da Berlino per ‘La Nazione’ e ‘Il Resto del Carlino’. Oltre all’attività di giornalista è anche saggista e narratore. Ha pubblicato ‘Prima linea uomo’ (1974), ‘Mass media nella Repubblica federale’ (1975). “”Il 20 febbraio, Hitler riceve i 25 industriali più importanti guidati da Gustav Krupp e li informa sul programma economico. Le elezioni sono fissate per il 5 marzo. «La democrazia», dichiara Hitler, «minaccia la ripresa…Non ci sarà pace finché il marxismo non verrà eliminato». A Göring i magnati dell’industria versano un sussidio di 3 milioni di Reichsmark. Il 27 febbraio 1933 il Reichstag va in fiamme e i nazisti addossano la colpa ai comunisti. Alle elezioni di marzo che si svolgono in un clima terroristico Hitler e i suoi alleati tedesco-nazionali ottengono la maggioranza assoluta. Il 15 marzo Goebbels viene nominato ministro per la Propaganda. Il giorno dopo, al termine d’una discussione di cinque ore, il consiglio centrale della Reichsbank approva il ritorno alla presidenza di Hjalmar Schacht e “”accetta”” le dimissioni di Luther che ha tentato di salvarsi in extremis offrendo 100 milioni di Reichmark per il riarmo della Germania. Ma è troppo poco, troppo tardi. Luther ottiene una ricca pensione, oltre a una somma annua di 50.000 marchi extra, e per addolcirgli ancor di più la pillola, è nominato da Hitler ambasciatore negli Stati Uniti. Schacht invece vuol dare il buon esempio e riduce il suo appannaggio del 60 per cento, a circa 80.000 marchi all’anno, che non è comunque poco. «Non è possibile guidare una Banca centrale», dichiara, «senza essere d’accordo sulle questioni principali con il governo». Egli sottintende che il governo dovrebbe essere così saggio da seguire i suoi consigli. A Berlino l’incontro di calcio con la Francia si chiude in parità (3 a 3), ma a otto minuti dalla fine i tedeschi conducevano per 3 a 1. Sono sempre deboli sul finale di partita. Il 21 marzo vengono aperti i primi campi di concentramento a Oranienburg e a Dachau. Due giorni dopo un Reichstag amputato di molti esponenti dell’opposizione vota i pieni poteri a Hitler. Nasce la dittatura ma il Führer si affretta a dichiarare: «Questo governo eviterà radicalmente esperimenti valutari». Il 29 marzo inizia il boicottaggio contro gli ebrei. Schacht diventa anche ministro dell’Economia, con poteri enormi, e ringrazia Hitler con un’invenzione tra il geniale e il furbesco: i cosidetti “”Mefo Wechsel””, per finanziare il riarmo. Le grandi industrie, Siemens, Krupp, Rheinstahl, creano una società dal capitale ridotto, la “”Mefo”” (Metallurgische Forschunggesellschaft – Società di ricerca metallurgica), che emette “”Wechsel”” per un totale di 12 miliardi scontati dalla Reichsbank, la quale è quindi obbligata a saldare i debiti verso fornitori e creditori. Sarà la “”Mefo”” a finanziare indirettamente le commesse belliche, in un giro vorticoso di cambiali. Schacht nonostante tutto rimane scettico, e un giorno chiede ironico a Albert Speer: «A che ci servono mille aerei in più se abbiamo benzina per 14 giorni?»”” (pag 73-74) Un giro vorticoso di cambiali per finanziare le commesse belliche e il riarmo voluto dal nazismo”,”GERE-037″
“GIARDINA Roberto”,”L’Europa e le vie del Mediterraneo. Da Venezia a Istanbul, da Ulisse all’Orient Express.”,”Roberto Giardina, nato a Palermo, vive da quindici anni in Germania, come corrispondente dei quotidiani Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno.”,”STOS-024-FL”
“GIARDINA Roberto”,”L’altra Europa. Itinerari insoliti e fantastici di ieri e di oggi.”,”Roberto Giardina, nato a Palermo, vive da quindici anni in Germania, come corrispondente dei quotidiani Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno.”,”STOS-025-FL”
“GIARDINI Cesare”,”L’ “”affare”” d’ Enghien e la congiura realista dell’ anno XII (1799-1804).”,”””Ho preso la decisione di raccontare i fatti chiaramente, ovvero lungamente”” (J’ai pris le parti de raconter les faits clairement, c’est-à-dire longuement) Stendhal “”Questa lettera è preziosa per le indicazioni psicologiche che ci offre sul carattere di Moreau. Il Primo cConsole aveva già definito icasticamente, con due parole, questo carattere: “”un sable mouvant””. Ora, vien fatto di chiedersi se Pichegru avesse tenuto nel debito conto le qualità negative dell’ uomo che pensava d’ associarsi per la sua temeraria impresa. Diremmo di no, ma la cosa non deve stupire: tutta questa faccedna sembra nata sotto il segno della più inconsapevole leggerezza””. (pag 215)”,”FRAN-065″
“GIARINI Orio LOUBERGE’ Henri”,”La delusione tecnologica, I rendimenti decrescenti della tecnologia e la crisi della crescita economica.”,”Orio GIARINI è nato a Trieste nel 1936 ed è laureato in scienze politiche. Ha pubblicato altre opere sul tema dell’ Europa e delle risorse. Henri LOUBERGE’ è nato a Bordeaux nel 1947 si è diplomato all’ Istituto Universitario di studi europei di Ginevra. E’ membro del Club di Roma. Ha pubblicato altre opere sul tema dell’ Europa e delle risorse. PVS”,”PVSx-014″
“GIARRIZZO Giuseppe”,”Catania.”,”L’A è ordinario di storia moderna alla facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Catania. Ha scritto anche: – Mezzogiorno senza meridionalismo. La Sicilia lo sviluppo, il potere. MARSILIO. VENEZIA. 1992 – Massoneria e illuminismo nell’ Europa del Settecento. MARSILIO. VENEZIA. 1994 – Per una storia della storiografia europea. Vol.1: Gli Storici. BONANNO. ACIREALE. 1995″,”ITAS-036″
“GIARRIZZO Giuseppe”,”David Hume politico e storico.”,”Il pensiero politico di Hume. “”Abbiamo insistito perciò sulla funzione essenziale, psicologica insieme e sociale, del ‘costume’ dell’ abitudine, dell’ educazione: questo connettivo richiede però, per essere efficace, uno stato di lenta e naturale evoluzione. Ogni rivoluzione appare a Hume qualcosa di tremendo, se è un rivolgimento sociale, poiché essa può rappresentare appunto la disintegrazione di quei nessi che garentiscono non solo la stabilità sociale, ma la vita della società medesima, la giustizia e l’ ordine. Si guardi all’atteggiamento di Hume riguardo alla continuità degli ordinamenti istituzionali: il potere si fonda – ha chiarito in un saggio – sull’ opinione (opinione di interesse e opinione di diritto), e son le articolazioni del ‘costume’ a costituire il cemento dell’ opinione e ad assicurarne l’ efficacia. Ora la crisi dell’ opinione dominante è un aspetto di quel generale mutamento di ‘manners’ che precede ogni crisi sociale, e ad essa s’accompagna: per esso si rompe il legame di dipendenza e di interesse fra taluni ceti del paese e il detentore del potere (…)””. (pag 97) Giarrizzo cita lo storico Paul de RAPIN. Vita di Paul de RAPIN: Paul de Rapin Paul de Rapin (March 25, 1661 – 1725), sieur of Thoyras (and therefore styled Thoyras de Rapin), was a French historian writing under English patronage. The son of Jacques de Rapin, an avocat at Castres (Tarn), he was educated at the Protestant academy of Saumur, and in 1679 became an advocate, but soon afterwards joined the army. The revocation of the Edict of Nantes in 1685, and the death of his father led him to come to England; but, unable to find work there, he went on to the Netherlands where he enlisted in a company of French volunteers at Utrecht, commanded by his cousin, Daniel de Rapin. He accompanied William III to England in 1688, and during the Williamite war in Ireland he took part in the siege of Carrickfergus and the Battle of the Boyne, and was wounded at the Siege of Limerick (1690). Soon afterwards he was promoted to captain; but in 1693 he resigned in order to become tutor to the Earl of Portland’s son. After travelling with the boy, he settled with his family (he married Marie-Anne Testart in 1699) in Holland, first at the Hague, then, to save money, at Wesel, in 1707. It was at Wesel that he began his great work, L’Histoire d’Angleterre. Volume I contained, in five books, an account of Britain from the time of the Ancient British down to the Norman Conquest, and made an unsually thorough attempt for its time to rally the various principal sources. Volume II (Books VI-VIII) Covered from William the Conqueror to Henry III; Volume III (IX, X and XI), Edward I to Henry V; Volume IV (XII to XIV), Henry VI to Henry VII; Volume V (XV), Henry VIII; Volume VI (XVI & XVII), Edward VI to Elizabeth, and Vol VII (XVIII), James I and Charles I. It was printed at the Hague in 1724, with illustrations and allegorical endpieces designed and engraved by F.M. La Cave, and with a dedicatory epistle to King George I. The written style is lucid and effective. English Royal Dedication in Volume I of original French Edition of de Rapin’s Histoire d’Angleterre of 1724.Therefore although written in French this work was produced for the endorsement of the British monarchy, and at the time of its publication, for the House of Hanover. For this reason the epistle Dedicatory, printed beneath a very elegant engraving of the Royal Arms, is of interest. The following is a translation of it: To His Britannic Majesty, GEORGE I: Sire, The liberty which I take in offering this History of England to YOUR MAJESTY, is based uniquely on the nature of this Work, in which I have set myself the task of instructing Foreigners in the origin and the progressions of the English Monarchy. As no-one takes more interest than Your Majesty in the glory of England, I have hoped that He would look with a favourable eye upon the feeble efforts which I have made to execute this design. The simple and faithful recital of the actions of the Kings, Your Predecessors, backed by the courage, the zeal, and the faithfulness of their English Subjects, is a kind of Panegyrique which can only be agreeable to Your Majesty. But He doubtless would not approve my temerity, if I were to undertake to add here that of Your Majesty, however abundant the material for it might be. That is a task which should be reserved for more eloquent pens than mine. I am content, SIRE, to have furnished for my Readers a ready means by which to compare the Reign of Your Majesty with the preceding Reigns, and the opportunity to observe, how attentive Your Majesty is to follow in the tracks of the Kings of England which were most distinguished by their virtues, and by their sincere love for their People – and with what care He distances himself from the false paths in which some have unfortunately gone astray. One will see clearly in this History, that the constant union of the Sovereign with his Parliament, is the most solid foundation for the glory of the Prince and the welfare of the Subjects; and from the little that one may have learnt of what is happening in England since Your Majesty took the Throne, one cannot but be convinced, that that indeed is the invariable principle upon which Your Majesty governs his conduct. I should account myself extremely fortunate, SIRE, if my zeal for Your Majesty should obtain for me a gracious acceptance of my very humble homage, and if Your Majesty were to deign to approve my sincere protestation, that I am, with a very profound respect, SIRE, the very humble and very obedient servant of Your Majesty, THOYRAS RAPIN. Though de Rapin was of a strong constitution, the seventeen years he spent on the work ruined his health. The original version was almost the only English History available in France in the first half of the eighteenth century. All volumes of his work were translated in the early 18th century by the Rev Nicolas Tindal. Tindal, the nephew and heir of Dr Matthew Tindal, the eminent deist, in a total of 14 volumes. Tindal began this great task as a chaplain to the Royal Navy, as attested in his Forward to an early volume. He added large numbers of informative notes throughout the volumes, which were illustrated with engravings, maps and genealogical tables of great quality. Tindal also added a ‘Continuation’ to the History, covering the years from the accession of James I of England/VI of Scotland to that of George I of Great Britain. Rapin was also the author of a Dissertation sur les Whigs et les Torys (1717). Link to portrait[1] Napoleon Bonaparte, “”Paul de Rapin-Thoyras,”” Napoleon’s Notes on English History made on the Eve of the French Revolution, illustrated from Contemporary Historians and referenced from the findings of Later Research by Henry Foljambe Hall. New York: E. P. Dutton & Co., 1905, xx-xxv. Napoleon Bonaparte, “”Paul de Rapin-Thoyras,”” Napoleon’s Notes on English History made on the Eve of the French Revolution, illustrated from Contemporary Historians and referenced from the findings of Later Research by Henry Foljambe Hall. New York: E. P. Dutton & Co., 1905, xx-xxv. Napoleon Bonaparte, “”Paul de Rapin-Thoyras,”” Napoleon’s Notes on English History made on the Eve of the French Revolution, illustrated from Contemporary Historians and referenced from the findings of Later Research by Henry Foljambe Hall. New York: E. P. Dutton & Co., 1905, xx-xxv. Giarrizzo cita storico Paul de RAPIN. Vita di Paul de RAPIN: Paul de Rapin Paul de Rapin (March 25, 1661 – 1725), sieur of Thoyras (and therefore styled Thoyras de Rapin), was a French historian writing under English patronage. The son of Jacques de Rapin, an avocat at Castres (Tarn), he was educated at the Protestant academy of Saumur, and in 1679 became an advocate, but soon afterwards joined the army. The revocation of the Edict of Nantes in 1685, and the death of his father led him to come to England; but, unable to find work there, he went on to the Netherlands where he enlisted in a company of French volunteers at Utrecht, commanded by his cousin, Daniel de Rapin. He accompanied William III to England in 1688, and during the Williamite war in Ireland he took part in the siege of Carrickfergus and the Battle of the Boyne, and was wounded at the Siege of Limerick (1690). Soon afterwards he was promoted to captain; but in 1693 he resigned in order to become tutor to the Earl of Portland’s son. After travelling with the boy, he settled with his family (he married Marie-Anne Testart in 1699) in Holland, first at the Hague, then, to save money, at Wesel, in 1707. It was at Wesel that he began his great work, L’Histoire d’Angleterre. Volume I contained, in five books, an account of Britain from the time of the Ancient British down to the Norman Conquest, and made an unsually thorough attempt for its time to rally the various principal sources. Volume II (Books VI-VIII) Covered from William the Conqueror to Henry III; Volume III (IX, X and XI), Edward I to Henry V; Volume IV (XII to XIV), Henry VI to Henry VII; Volume V (XV), Henry VIII; Volume VI (XVI & XVII), Edward VI to Elizabeth, and Vol VII (XVIII), James I and Charles I. It was printed at the Hague in 1724, with illustrations and allegorical endpieces designed and engraved by F.M. La Cave, and with a dedicatory epistle to King George I. The written style is lucid and effective. English Royal Dedication in Volume I of original French Edition of de Rapin’s Histoire d’Angleterre of 1724.Therefore although written in French this work was produced for the endorsement of the British monarchy, and at the time of its publication, for the House of Hanover. For this reason the epistle Dedicatory, printed beneath a very elegant engraving of the Royal Arms, is of interest. The following is a translation of it: To His Britannic Majesty, GEORGE I: Sire, The liberty which I take in offering this History of England to YOUR MAJESTY, is based uniquely on the nature of this Work, in which I have set myself the task of instructing Foreigners in the origin and the progressions of the English Monarchy. As no-one takes more interest than Your Majesty in the glory of England, I have hoped that He would look with a favourable eye upon the feeble efforts which I have made to execute this design. The simple and faithful recital of the actions of the Kings, Your Predecessors, backed by the courage, the zeal, and the faithfulness of their English Subjects, is a kind of Panegyrique which can only be agreeable to Your Majesty. But He doubtless would not approve my temerity, if I were to undertake to add here that of Your Majesty, however abundant the material for it might be. That is a task which should be reserved for more eloquent pens than mine. I am content, SIRE, to have furnished for my Readers a ready means by which to compare the Reign of Your Majesty with the preceding Reigns, and the opportunity to observe, how attentive Your Majesty is to follow in the tracks of the Kings of England which were most distinguished by their virtues, and by their sincere love for their People – and with what care He distances himself from the false paths in which some have unfortunately gone astray. One will see clearly in this History, that the constant union of the Sovereign with his Parliament, is the most solid foundation for the glory of the Prince and the welfare of the Subjects; and from the little that one may have learnt of what is happening in England since Your Majesty took the Throne, one cannot but be convinced, that that indeed is the invariable principle upon which Your Majesty governs his conduct. I should account myself extremely fortunate, SIRE, if my zeal for Your Majesty should obtain for me a gracious acceptance of my very humble homage, and if Your Majesty were to deign to approve my sincere protestation, that I am, with a very profound respect, SIRE, the very humble and very obedient servant of Your Majesty, THOYRAS RAPIN. Though de Rapin was of a strong constitution, the seventeen years he spent on the work ruined his health. The original version was almost the only English History available in France in the first half of the eighteenth century. All volumes of his work were translated in the early 18th century by the Rev Nicolas Tindal. Tindal, the nephew and heir of Dr Matthew Tindal, the eminent deist, in a total of 14 volumes. Tindal began this great task as a chaplain to the Royal Navy, as attested in his Forward to an early volume. He added large numbers of informative notes throughout the volumes, which were illustrated with engravings, maps and genealogical tables of great quality. Tindal also added a ‘Continuation’ to the History, covering the years from the accession of James I of England/VI of Scotland to that of George I of Great Britain. Rapin was also the author of a Dissertation sur les Whigs et les Torys (1717). Link to portrait[1] [edit] References Napoleon Bonaparte, “”Paul de Rapin-Thoyras,”” Napoleon’s Notes on English History made on the Eve of the French Revolution, illustrated from Contemporary Historians and referenced from the findings of Later Research by Henry Foljambe Hall. New York: E. P. Dutton & Co., 1905, xx-xxv.”,”TEOP-324″
“GIASANTI Alberto”,”Morte di un’ utopia. Bucharin la rivoluzione e l’ ombra.”,”Alberto GIASANTI ha insegnato sociologia del diritto all’Univ di Messina ed ora insegna sociologia all’Univ di Milano. Fra i suoi libri più recenti: -La società tra Beemoth e Leviathan. 1992 -Governo dei giudici: la magistratura tra diritto e politica. curato assieme a E. BRUTI LIBERATI e A. CERETTI (1996) -Il controllo sociale in G. Gurvitch. (a cura) 1997 BUCHARIN, nell’estate del 1916 scrive il saggio ‘Verso una teoria dello Stato imperialistico’. Ma LENIN rifiuta di pubblicarlo perche non lo ritiene sufficientemente meditato e con un’impostazione di tipo sociologico. La polemica tra LENIN e B. avviene sulla Q delle guerre nazionali e le conquiste pol di carattere democratico. B. sostiene che in epoca imperialistica nessuna guerra nazionale è possibile e rifiuta quindi la parola d’ordine dell’ autodeterminazione dei popoli. LENIN sostiene che il capitalismo si sviluppa con modi e forme diverse nei vari paesi e bisogna distinguere tra paesi a capitalismo avanzato come UK FR e GERM dove l’autoderminazione e la difesa della patria sono solo “”una forma di corruzione del movimento operaio mediante la menzogna borghese”” e paesi a capitalismo più giovane dove il movimento nazionale è ancora incompiuto. Per LENIN, B. deve imparare la dialettica dei movimenti sociali. B. pubblicherà una sintesi del saggio sulla rivista ‘Jugend Internationale’ firmando con lo pseudonimo di ‘Nota-Bene’. Lenin replicherà parlando di ‘formidabili stupidaggini’ (posizione LENIN sullo Stato: i socialisti vogliono utilizzarlo nella forma originale assunta nel passaggio dal capitalismo al socialismo, posizione NOTA-BENE: i socialisti vogliono farlo saltare (sprengen)).”,”BUCS-007″
“GIASANTI Alberto”,”Introduzione [a ‘Bucharin tra politica e sociologia’].”,”GIASANTI Alberto”,”BUCD-054″
“GIASANTI Alberto a cura”,”Rivoluzione e reazione. Lo Stato tardo-capitalistico nell’analisi della sinistra comunista.”,” La Comune di Parigi, Marx Engels Lenin e il partito. “”La Comune, poi, non si prestava assolutamente a un’analisi riguardante la questione del partito, infatti, nel 1871, alla sua testa non c’era assolutamente un partito che potesse pretendere di rappresentare la classe proletaria, ma un blocco di tre tendenze: i blanquisti, i democratici e i proudhoniani. La funzione del partito era talmente confusa che, come rilevò Engels, in quel periodo, in seno alla Comune, assistemmo a un brusco capovolgimento delle posizioni precedentemente sostenute dalle correnti propriamente operaie: da un lato i proudhoniani, che si erano sempre opposti alla costituzione di grandi associazioni operaie, ne divennero i sostenitori, dall’altro i centralisti blanquisti si misero a predicare il federalismo e l’immediato scioglimento di tutti gli strumenti di difesa dello Stato contro il capitalismo. Subito, a pochi giorni dalla caduta della Comune, Marx scrisse ‘La guerra civile in Francia’ alla quale, vent’anni dopo, Engels stese la sua prefazione, senza comunque sfiorare il problema del partito. Lenin, riprendendo la dottrina della dittatura del proletariato, doveva perciò indirizzare la sua critica al problema centrale della Comune: l’estrema debolezza della lotta contro il capitalismo e le sue istituzioni. Nel quadro della “”dittatura dello Stato”” Lenin era giunto a concepire l’estinzione dello Stato grazie alla dissociazione di quelle che Engels considerava le branche essenziali dello Stato: burocrazia ed esercito. Inoltre Lenin, seguendo Marx e più propriamente Engels, considerava che i provvedimenti riguardo all’elezione e la revocabilità dei funzionari contenessero le necessarie premesse alla salvaguardia della natura proletaria dello Stato”” [‘Partito, Internazionale, Stato’ (Bilan) in ‘Rivoluzione e reazione. Lo Stato tardo-capitalistico nell’analisi della sinistra comunista’, Milano, 1983′, a cura di Alberto Giasanti] (pag 195) Marx: “”si capisce da sé che per poter, in genere, combattere, la classe operaia ha l’obbligo di organizzarsi nel proprio paese, in casa propria, ‘come classe’, e che l’interno di ogni paese è il teatro immediato della sua lotta. Per questo la sua lotta di classe è nazionale, come dice il ‘Manifesto comunista’ non per il contenuto, ma per la sua “”forma””. Ma l’ambito dell’odierno Stato nazionale, per esempio del Reich tedesco, si trova a sua volta, economicametne, nell’ambito del mercato mondiale, politicamente, nell’ambito del sistema di stati”” (1) (pag 147) (1) K. Marx, ‘Critica al programma di Gotha’, Samonà e Savelli, Roma, 1972, pp. 41-42 “”Trockij usa l’espressione “”bonapartismo”” per indicare una anomala situazione di equilibrio sociale in cui la direzione politica cade nelle mani di una forza che, ponendosi al di sopra delle parti, sia in grado di garantire gli interessi superiori in un dato sistema.”” (pag 10) “”La Sinistra italiana, pur appoggiando la “”Sinistra”” di Trotsky, e assumendo connotazioni di minoranza internazionale si scostava da essa che, invece, caratterizzandosi come minoranza nazionale, non riusciva ad imprimere alla propria influenza internazionale la priorità di una dimensione internazionalista”” (pag 22)”,”BORD-136″
“GIASI Francesco MUSTÈ Marcello, a cura; saggi di Gian Mario BRAVO Davide BONDÌ Francesca ANTONINI Giuseppe COSPITO Fabio FROSINI Paolo FAVILLI Marcello MONTANARI Giuseppe VACCA Giulio AZZOLINI Luciano CANFORA Luigi MASELLA David BIDUSSA Francesca IZZO Marco LIPPI Giuliano GUZZONE Francesco GIASI Marcello MUSTÈ”,”Marx in Italia.”,”Il volume raccoglie gli atti del convegno promosso dalla Fondazione Gramsci e dall’Istituto della Enciclopedia Italiana che si è tenuto a Roma in occasione del bicentenario della nascita di Karl Marx. I contributi sono articolati in tre sezioni: La circolazione del pensiero, Le interpretzioni, Le influenze, che nell’insieme ricostruiscono la fortuna di Marx nella cultura italiana nel periodo compreso fra gli anni Ottanta dell’Ottocento e la fine del Novecento. “”Il lascito, storico e teorico, fu enorme, come dimostrano i 144 tomi dell’opera di Marx ed Engels, programmati e non ancora completati dalla voluminosa edizione internazionale della nuova MEGA2 che comprende anche l’immenso patrimonio di inediti, da Marx medesimo conservato e da Engels ulteriormente accresciuto e valorizzato, venuto alla luce nel corso dell’intero Novecento per giungere ai nostri giorni (4), quando è studiato, con rigorosa scientificità, grazie al supporto di una rinnovata collaborazione internazionale. In proposito, per il passato si potrebbe levare un lamento sulle contorte e tristi vicende dell’edizione italiana delle ‘Opere’ di Marx e di Engels, organizzata, con illustri comitati scientifici e attentissimi curatori, dall’avvio degli anni Settanta dagli Editori Riuniti. Furono pubblicati 32 volumi fino al 1990, ai quali si aggiunsero due volumi (compresa una discussa riedizione del Libro I del ‘Capitale’ in due tomi) nel Terzo millennio, per la cura della Città del Sole di Napoli. Ma il rammarico ha ora una valenza solo storica. Si è pervenuti, nel 200° anniversario della nascita di Marx (1818) alla soluzione, alla fine positiva, della complicata vicenda, grazie alla complessa pubblicazione, a stampa e in digitale, di 50 volumi (più un tomo di indici), curata dalle Edizioni di Lotta Comunista (con uscita programmata nel 2019-2020), che recupereranno integralmente quanto avevano già prodotto gli Editori Riuniti, le stesse Edizioni di Lotta Comunista, e i tipi della Città del Sole e delle Edizioni Pantarei”” (pag 33) [Gian Mario Bravo, La prima diffusione di Marx (1883-1895) (pag 29-42))] [(4) È qui ovvio richiamare la MEGA (Marx-Engels, Gesamtausgabe) dagli anni Venti del 20° sec. (1927) per arrivare al 200° anniversario della nascita. Gli studi internazionali (tedeschi, francesi, neerlandesi, russi, giapponesi) sulla MEGA (e dintorni) sono molti. Cfr. ora le informatissime ricerche ed edizioni, di elevato standard internazionale, di Marcello Musto, fra cui almeno: ‘L’opera di Karl Marx tra filologia e filosofia’, a cura di M. Musto, Roma, Manifestolibri, 2005; M. Musto, ‘Ripensare Marx e i marxismi’, Carocci, 2011; ‘Marx for today’, a cura di M. Musto, London-New York, Routledge, 2013] Indice. Premessa di F. Giasi e M. Musté Marcello Musté, Marx e i marxismi italiani La circolazione del pensiero. Gian Mario Bravo, La prima diffusione di Marx (1885-1895) Davidi Bondì Il Marx di Labriola Francesca Antonini, Le edizioni del partito socialista e del partito comunista (1896-1926) Giuseppe Cospito, Marx ed Engels in Rodolfo Mondolfo Francesco Giasi, Il Marx degli esuli (1927-1943) Le interpretazioni. Fabio Frosini, Le opere “”filosofiche”” giovanili (Galvano Della Volpe e Delio Cantimori) Paolo Favilli, Le edizioni Cantimori e Macchioro e il “”non finito”” del Capitale Marcello Montanari, L’operaismo italiano e i ‘Grundrisse’ Giuseppe Vacca, Il marxismo come sociologia (1955-1959) Giulio Azzolini, 1983: Marx nell’Italia della “”crisi del marxismo”” Le influenze. Luciano Canfora, La fortuna del ‘Manifesto’ in Italia Luigi Masella, La storiografia economico-giuridica David Bidussa, Storiografia e marxismo nel dopoguerra: la Biblioteca Feltrinelli Francesca Izzo, Religione e antropologia: da Marx a Gramsci a De Martino Marco Lippi, Sraffa e Marx Giuliano Guzzone, Claudio Napoleoni: il dilemma del valore e l’enigma della “”trasformazione”” (1950-1988) Per oltre un secolo il pensiero di Karl Marx è stato un potente veicolo della proiezione mondiale della modernità europea. Combinandosi con le culture più diffuse dei cinque continenti, ha influenzato la vita sociale, le vicende politiche e la mentalità dei popoli, contribuendo in misura determinante a plasmare il mondo in cui viviamo. La fortuna di Marx in Italia è stata caratterizzata da un’interazione originale e intensa con la storia nazionale. Da un’angolazione particolare ma feconda, la presenza del marxismo ha concorso a delineare l’autobiografia della nazione dopo l’Unità. Dalla prima diffusione nell’Ottocento al lavoro originale di autori come Labriola, Gramsci e Togliatti, fino alle edizioni e interpretazioni del secondo Novecento, il confronto con l’opera di Marx ha rappresentato un passaggio decisivo nel processo di formazione della cultura italiana. Il volume raccoglie gli atti del convegno organizzato a Roma dalla Fondazione Gramsci e dall’Istituto della Enciclopedia Italiana in occasione del bicentenario della nascita di Marx. Il convegno ha inteso ricostruire quando e come Marx arrivò nella cultura del nostro paese e quali aspetti del suo pensiero hanno avuto maggiore diffusione. I contributi sono pubblicati in tre sezioni – La circolazione del pensiero, Le interpretazioni, Le influenze – che ripercorrono la fortuna di Marx nella cultura italiana nel periodo compreso fra gli anni Ottanta dell’Ottocento e la fine del Novecento.”,”MADS-825″
“GIAVAZZI Francesco MICOSSI Stefano MILLER Marcus H. a cura, saggi di Robert TRIFFIN Charles WYPLOSZ Alberto GIOVANNINI William BRANSON Jean-Jacques REY Stefano VONA Lorenzo BINI SMAGHI David DEGG Daniel GROS Maurice OBSTFELD Marcus MILLER Cristina MASTROPASQUA Roberto RINALDI Wolfgang RIEKE Massimo RUSSO Giuseppe TULLIOLucas PAPADEMOSPeter B. KENEN Rainer S. MASERA Luigi SPAVENTA Tommaso PADOA-SCHIOPPA Jacques WAITZNEGGER”,”Il sistema monetario europeo.”,”Il volume raccoglie gli atti della Conferenza organizzata dal Centre for Economic Policy Research in collaborazione con la Banca d’Italia ed il Centro interuniversitario di studi teorici per la politica economica (STEP), tenutasi nell’ottobre del 1987.”,”EURE-032-FL”
“GIBAS Monika KATSCH Günter a cura, interventi di Klaus KINNER Hilmar SACHSE Fjodor FINK e Joachim FELDMANN Günter KATSCH Monika GIBAS Elke REUTER Hans-Jürgen ARENDT Heidrun HOFFMAN Evelyn ZIEGS Mustafa HAIKAL Hans-Rainer BAUM Jürgen MOTHES Peter HAFERSTROH e Thomas SCHMIDT Michael WERNER Bärbel FIEDLER Andreas BAXMANN e Roland PUDOLLEK Jürgen WEIß Karin JÜCKSTOCK Mathias MÜNCH Hans Peter PHIELISPEIT Harald JENTSCH Konrad LINDNER Dieter RINK Michael HÄHNEL Wladislaw HEDELER Petra LEHMANN Bernd BRÜCKNER Klaus-Dieter ARNDT Manfred MULLER Uta KUPFER”,”Die Durchsetzung des Leninismus in der deutschen und internationalen kommunistischen Bewegung. Zum 70. Jahrestag der Großen Sozialistischen Oktoberrevolution. Protokoll des wissenschaftlichen Kolloquiums der Kommission Geschichte des Marxismus-Leninismus der Arbeitsgruppe Geschichte der Gesellschaftswissenschaften an der Karl-Marx-Universität, Leipzig, 5. und 6. November 1987.”,”Interventi di Klaus KINNER Hilmar SACHSE Fjodor FINK e Joachim FELDMANN Günter KATSCH Monika GIBAS Elke REUTER Hans-Jürgen ARENDT Heidrun HOFFMAN Evelyn ZIEGS Mustafa HAIKAL Hans-Rainer BAUM Jürgen MOTHES Peter HAFERSTROH e Thomas SCHMIDT Michael WERNER Bärbel FIEDLER Andreas BAXMANN e Roland PUDOLLEK Jürgen WEIß Karin JÜCKSTOCK Mathias MÜNCH Hans Peter PHIELISPEIT Harald JENTSCH Konrad LINDNER Dieter RINK Michael HÄHNEL Wladislaw HEDELER Petra LEHMANN Bernd BRÜCKNER Klaus-Dieter ARNDT Manfred MULLER Uta KUPFER.”,”MGEK-059″
“GIBB Hamilton A.R.”,”L’ islamismo. Una introduzione storica. (Tit.orig.: Mohammedanism: An Historical Survey).”,”Il principio del “”consenso”” (igma). “”Non appena quest’ autorità diventò più saldamente stabilita e fu più generalmente riconosciuta dall’ opinione pubblica della comunità, la classe degli ‘Ulama pretese (e in genere ottenne) di rappresentare tale comunità in tutte le questioni relative alla fede e al diritto e in particolare contro l’ autorità dello Stato. Molto presto – probabilmente all’ incirca nel secondo secolo – si affermò il principio che il “”consenso della comunità”” (che in pratica voleva dire quello degli ‘Ulama’) aveva forza vincolante. Così l’ igma fu portato nell’ arsenale dei teologi e dei giuristi per colmare le restanti lacune del loro sistema. Poiché la tradizione integrava il Corano, così il consenso dei dotti diventò l’ integrazione della tradizione.”” (pag 138)”,”RELx-038″
“GIBB M.A.”,”John Lilburne. The Leveller. A Christian Democrat.”,”Dedica dell’autore a Philip J. Lamb (in apertura) Volume con note a margine manoscritte (a matita) Dopo l’avvento della nuova repubblica guidata da Cromwell e governata da una singola Camera, la House of Communs, Lilburne si trova all’opposizione in posizione critica “”The new republic, he felt, was an empty form, and the purged Parliament ‘a company of absolute schoolboys, that will, like good boys, say their lessons after them, their lords and masters, and vote as they would have them; and so be a screen (as young Harry Vane used to call the king) betwixt them and the people, with the name of Parliament, and the shadow and imperfect image of legal and just authority'”” (pag 251) “”La nuova repubblica, egli sentiva, era una forma vuota, e il Parlamento purificato ‘una compagnia di assoluti scolari, che, come bravi ragazzi, diranno le loro lezioni dopo di loro, i loro lord e padroni, e voteranno come essi avranno voluto; e così sarà uno schermo (come il giovane Harry Vane era solito chiamare il re) tra essi e il popolo, con il nome del Parlamento, e l’ombra e l’immagine imperfetta dell’autorità legale e giusta “””” Biografia. John Lilburne Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Jump to navigationJump to search John Lilburne (1614 circa – Eltham, 29 agosto 1657) è stato un politico inglese. Incerte la data e la località di nascita: Sunderland[1] o Greenwich[2]. Noto anche come Freeborn John (“”John Natolibero””) fu uno dei maggiori protagonisti della Guerra civile inglese. Importante esponente del partito radicale dei Livellatori si adoperò per la realizzazione dei principi democratici espressi nel Patto del popolo. Indice 1 La contestazione della Chiesa anglicana 2 La partecipazione alla Guerra civile 3 Le dimissioni dal “”New Model Army”” 4 La partecipazione al programma dei Livellatori 5 L’attacco a Oliver Cromwell 6 Il ritorno in Inghilterra e la morte 7 Note 8 Bibliografia 9 Altri progetti La contestazione della Chiesa anglicana L’attività di contestatore politico di Lilburne ebbe inizio nel 1637 quando incontrò John Bastwick, un predicatore puritano che aveva appena avuto le orecchie tagliate per aver diffuso un opuscolo dove attaccava le idee religiose di William Laud, l’arcivescovo di Canterbury. Lilburne, colpito dal fatto che qualcuno potesse essere così severamente punito per aver espresso le sue convinzioni religiose, si offrì allora di aiutare Bastwick nella sua lotta contro la Chiesa anglicana decidendo di recarsi nei Paesi Bassi calvinista per organizzare la stampa di un libro di Bastwick.[3] Nel dicembre 1637 Lilburne venne scoperto ed arrestato con l’accusa di stampare libri senza licenza.[4] Il 13 febbraio 1638, riconosciuto colpevole, fu condannato a essere multato di 500 sterline, messo alla gogna e imprigionato. Frustato e messo alla berlina da lì Lilburne continuò a rivolgersi al pubblico lodando John Bastwick fino a quando non venne imbavagliato e gettato in prigione dove continuò ad attaccare la chiesa anglicana riuscendo a far pubblicare il libello Come out of her, my people (Uscite da essa, o popolo mio) (1639).[5] Liberato due anni dopo per intervento di Oliver Cromwell[6] sposò Elizabeth Dewell, figlia di un mercante di Londra, nel mese di settembre del 1641. La partecipazione alla Guerra civile Allo scoppio della Guerra civile inglese si arruolò nel 1642 col grado di capitano nell’Esercito dei Parlamentari sotto il comando del conte di Essex e combatté nella battaglia di Edgehill. Fra gli sconfitti parlamentari della Battaglia di Brentford (12 novembre 1642) venne fatto prigioniero a Oxford e corse il rischio di essere giudicato per alto tradimento ma, di fronte alla minaccia del Parlamento di giustiziare per rappresaglia i prigionieri realisti, Lilburne fu scambiato con un ufficiale del re. Tornato nell’esercito sotto il comando del conte di Manchester con il grado di tenente colonnello[7] divenne amico di Oliver Cromwell, a capo della cavalleria del New Model Army, sostenendolo nelle sue controversie con Manchester. Lilburne si distinse anche nella battaglia di Marston Moor nel 1644 e successivamente chiese l’autorizzazione ad attaccare la roccaforte realista a Tickhill, che secondo le sue informazioni era disposta ad arrendersi. Nonostante il rifiuto di Manchester, Lilburne riuscì a prendere la rocca, senza colpo ferire. Le dimissioni dal “”New Model Army”” Dopo aver abbandonato l’esercito il 30 aprile 1645 per essersi rifiutato di firmare, in nome della libertà religiosa, il Presbyterian Solemn League and Covenant, si dedicò esclusivamente alla scrittura, pubblicando numerosi testi che gli costarono l’arresto diverse volte.[8] Nel giugno del 1646 venne rinchiuso nella prigione di Newgate (per i contenuti dei due pamphlet The Just Mans Justification e The Free-mans Freedome Vindicated) per poi essere liberato nel novembre dell’anno successivo, nonostante avesse ricevuto un aumento della pena per le parole pronunciate davanti ai Lord nel luglio dello stesso anno: «Tutto ciò che vi proponete quando ci spingeste a combattere era dunque soltanto di scavalcare e togliere di sella i nostri vecchi oppressori e tiranni per salire al loro posto e schiacciarci sotto i vostri piedi. Perciò, miei lord… se sarete così spregevoli da continuare… a distruggere le leggi e libertà fondamentali dell’Inghilterra… io rischierò contro di voi la vita e il sangue del mio cuore, con lo stesso ardore e coraggio coi quali li ho rischiati e son disposto a rischiarli nuovamente contro i partigiani del Re.» (Discorso di John Lilbrune davanti ai Lord, 11 luglio 1646[9]) Un mese dopo l’imprigionamento di Lilburne, i due politici radicali Richard Overton e William Walwyn pubblicarono, il 7 luglio 1646, il manifesto Remonstrance of Many Thousand Citizens of England che segna simbolicamente la nascita del partito degli “”Agitatori”” [10] La partecipazione al programma dei Livellatori Il manifesto dei Livellatori di J. Lilburne (1649) Gli Agitatori diedero prova della maturazione politica raggiunta dai soldati all’interno del New Model Army confrontandosi con gli ufficiali tra il 28 ottobre e l’11 novembre 1647 nei Dibattiti di Putney prendendo spunto da un opuscolo influenzato dagli scritti di John Lilburne chiamato Agreement of the People for a firme peace’ (Patto del popolo per una pace sicura). Il 1º agosto 1648, la Camera dei Comuni deliberò che Lilburne fosse rimesso in libertà. Dopo il suo rilascio Lilburne continuò a scrivere e distribuire opuscoli sui diritti dei soldati sostenendo che tutti i maschi adulti dovessero avere il diritto di voto. Nel mese di marzo 1649, Lilburne, John Wildman, Richard Overton e William Walwyn furono arrestati e inviati alla Torre di Londra. L’8 novembre una giuria li dichiarò non colpevoli e vennero quindi liberati. L’attacco a Oliver Cromwell Sebbene lo stesso Cromwell condividesse le idee dei livellatori sull’abolizione della monarchia e della camera dei Lord, Lilburne cominciò ad attaccarlo per non aver esteso il diritto di voto. Cromwell lo fece dunque nuovamente imprigionare e nonostante che una petizione popolare chiedesse di liberarlo volle farlo giudicare per tradimento da un tribunale che alla fine sentenziò che Lilburne non fosse colpevole. Libero ancora una volta Lilburne tornò ad attaccare Cromwell per la sua politica di intolleranza religiosa nei confronti dei cattolici irlandesi e per la decisione di condannare a morte il re. Per aver parteggiato per lo zio George Lilburne protagonista di una lite su il possesso di alcune miniere di carbone a Durham, in origine di proprietà realista, con sir Arthur Haselrig, importante parlamentare che aveva accumulato una grande fortuna trafficando con le espropriazioni dei beni sequestrati ai realisti e dei terreni ecclesiastici, Lilburne fu nuovamente arrestato e messo al bando dall’Inghilterra con una legge del Parlamento che a tal fine era stata approvata il 30 gennaio 1652. Il ritorno in Inghilterra e la morte Lilburne rimasto per quattro mesi in Olanda, nel 1653 tornò clandestinamente in patria ma fu prontamente arrestato e imprigionato a Newgate da dove pregò Cromwell di intervenire per la sua liberazione promettendogli che, se fosse rimasto in Inghilterra, non avrebbe più turbato l’azione del governo.[11] Processato il 13 luglio dello stesso anno all’Old Bailey, venne assolto il 20 agosto salutato dalle grida di esultanza e dalle trombe dei soldati.[5] Il governo tuttavia rifiutò di liberarlo e lo fece trasferire alla Torre di Londra ordinando ai carcerieri di rifiutare qualunque richiesta di Habeas corpus che fosse stata presentata.[5] Nel frattempo, poiché la salute già malferma di Lilburne si era aggravata, venne accolta una petizione della moglie e del padre e gli fu concesso di soggiornare il libertà vigilata nel castello di Dover da dove poteva brevemente allontanarsi. Fu in una di queste occasioni che conobbe Luke Howard, un quacchero che lo iniziò alla conversione alla sua religione[12] Il Lord Protettore accolse la petizione e fece rilasciare Lilburne sulla parola accordandogli una pensione per il suo mantenimento. Lilburne mantenne la promessa di vivere tranquillamente fino a quando morì nell’estate del 1657 durante una visita alla moglie in attesa del loro decimo figlio.[13] Note ^ Richards, Peter (2007). John Lilburne (1615-1657): English Libertarian (Libertarian Heritage No. 25) ^ Sapere.it alla voce corrispondente ^ Dictionary of National Biography, 1885-1900, Volume 33, alla voce “”Lilburne John””, a cura di Charles Harding Firth ^ Firth, Op. cit. ibidem Firth, Op.cit. ibidem ^ Firth,Op.cit. p.243 ^ Firthy, Op.cit., p.244 ^ H. N. Brailsford, I livellatori e la rivoluzione inglese, Il Saggiatore, pp. 123-124 ^ H. N. Brailsford, Op. cit., p. 124 ^ Il nome di Livellatori comincerà ad essere utilizzato solo nell’autunno dell’anno successivo (in H. N. Brailsford, Op. cit., p.129) ^ Firth, Op.cit. p.249 ^ Andrew Sharp, in Oxford Dictionary of National Biography, Oxford University Press, alla voce “”John Lilburne”” ^ David Plant, John Lilburne, 2010 Bibliografia C.H. Firth, John Lilburne, Dictionary of National Biography, Londra 1892 Christopher Hill, The World Turned Upside Down (London 1972) trad.it C. Hill, Il mondo alla rovescia, Torino, Einaudi, 1981 Andrew Sharp, John Lilburne, Oxford Dictionary of National Biography, 2004″,”UKIR-053″
“GIBBON Edward”,”Histoire du declin et de la chute de l’empire romain. 1. Rome de 96 à 582. 2. Byzance de 455 à 1500.”,”GIBBON, storico inglese (Putney on Thames 1737-Londra 1794). Dopo gli studi a Oxford che lo portarono a una temporanea conversione dal protestantesimo alla religione cattolica, nel corso dei suoi numerosi viaggi in tutta Europa si avvicinò sempre più al razionalismo illuminista (fu anche in contatto con VOLTAIRE), i cui principi sono alla base dell’opera a cui dedicò tutta la sua vita, ‘The Decline and Fall of the Roman Empire’ (1776-88, 6 vol.; ed. critica in 7 vol., 1896-1900). Opera acutissima e geniale da cui la storiografia posteriore ha attinto metodi e concetti, è stata per la sua stessa influenza causa di equivoci e pregiudizi tenaci: il più noto è la definizione del Medioevo come epoca di barbarie e oscurità (dark ages) divulgata proprio da GIBBON. (GE20)”,”STAx-026″
“GIBBON Edward”,”La caduta dell’ impero romano d’ Occidente.”,”La storia della decadenza e della caduta dell’ impero romano, a giudizio del GIBBON, è “”forse la scena più grandiosa e impressionante nella storia dell’ umanità””. (…) L’ attenzione del Gibbon è divisa tra ciò che decade verso la morte e ciò che sta per sorgere alla vita: la fine del mondo romano costituisce per lui una tappa dolorosa ma inevitabile veros il formarsi della società moderna. (…) Da buon illuminista, il Gibbon vede nella storia il processo verso una meta di perfezione… (pag 281) Nato da famiglia dell’ alta borghesia (1737), Gibbon compì studi irregolari ma attraverso le assidue letture giunse a maturare una sua cultura personale e a indirizzare la propria attività verso le ricerche storiche e letterarie.”,”STAx-094″
“GIBBON Edward”,”Declino e caduta dell’impero romano.”,”Edward Gibbon è il più grande storico inglese del ‘700, personificazione della razionalità e dello scetticismo illuministici. Agli occhi di un successivo visitatore e appassionato dell’Italia, Percy Bysshe Shelley, Gibbon sarebbe ad esempio apparso uno “spirito freddo e distaccato”. Italia che aveva visto il Declino e caduta dell’Impero Romano (Decline and fall of the Roman empire), titolo dell’opera di Gibbon (anni ’80). In essa viene messo in dubbio il fatto che l’Europa moderna debba considerarsi particolarmente fortunata per le forme di governo e di religione avute in passato. Da Marco Aurelio alle grandi invasioni barbariche, dai primi segni della decadenza alla finale caduta dell’impero, il compendio in un solo volume che Dero A. Saunders ha tratto dalla vastissima opera storica del “”Tacito inglese”” offre ai lettori la narrazione, sempre e soltanto nelle parole di Gibbon (con brevi interruzioni di alcuni brani di racconto dovuti allo stesso Saunders), di un periodo tra i più affascinanti, drammatici e tumultuosi della storia romana. Uomo di vaste conoscenze, saldamente radicato nelle tradizioni inglesi e profondamente nutrito della cultura e dello scetticismo del secolo dei lumi, Edward Gibbon (1737-1794) ha creato, con il Declino e caduta dell’impero romano, un’opera ormai classica, risolutamente soggettiva e partigiana, che proprio in questo ha uno dei suoi punti d’interesse: nell’essere la narrazione, non imperziale, di alcuni degli eventi fondamentali della nostra civiltà visti dagli occhi di un inglese del Settecento. Sei imperatori nel medesimo tempo. (305-324) “”La morte di Massimiano e di Galerio aveva ridotto a quattro il numero degli imperatori. La consapevolezza del loro interesse unì subito Licinio e Costantino; una segreta alleanza fu conclusa tra Massimino e Massenzio, e gli sventurati sudditi attesero con terrore le conseguenze cruente dei loro inevitabili dissensi, a cui non facevano più da freno il timore o il rispetto che essi avevano nutrito per Galerio. Le virtù di Costantino furono rese più illustri dai vizi di Massenzio. Mentre le province galliche godevano di tutta la felicità possibile per i loro tempi, l’ Italia e l’ Africa gemevano sotto ildominio di un tiranno tanto spregevole quanto detestabile. Troppo spesso in realtà lo zelo dell’ adulazione e della faziosità ha sacrificato il buon nome dei vinti alla gloria dei loro più fortunati rivali, ma anche quegli scrittori che svelano con la massima libertà e con il più grande piacere gli errori di Costantino sono unanimi nel riconoscere che Massenzio era crudele, rapace e depravato.”” (pag 174) (Massenzio era figlio dell’ imperatore Massimiano e aveva sposato la figlia di Galerio) (pag 167)”,”STAx-168″
“GIBBON Edward”,”The History of the Decline and Fall of the Roman Empire. Vol. I.”,”Edward Gibbon was born in 1737, in Putney, and was the only child of his parents to survive infancy. Although his education was frequently interrupted by ill health, his knowledge was far-reaching. His brief career as an undergraduate at Magdalen College, Oxford, endend when he joined the Catholic Church. His father sent him to Lausanne, in Zwitzerland, where, while studying Greek and French for the next five years, he rejoined the Protestant Church. In 1761 he published his Essai sur l’étude de la littérature, the English version appeared in 1764. Meanwhile, Gibbon served as a captain in the Hampshire Militia until 1763, when he returned to the Continet. It was while he was in Rome in 1764 that he first conceived the work that was eventually to become The History of the Decline and Fall of the Roman Empire. After the death of his father, Gibbon settled in London and in 1774 was elected to Parliament where he sat for the next eight years, although he never once spoke in the Commons. He also took his place among the literary circles of London. The firs volume of is famous History was published in 1776, it was highly praised for its learning and style but incurred some censure for its treatment of the early Christians. The second and third volumes appeared in 1781 and the final three, which were written in Lausanne, in 1788. He died while on a visit to his friend, Lord Sheffield, who posthumously edited Gibbon’s autobiographical papers and published therm in 1796. David Womersley is the Thomas Warton Professor of English Literature at the University of Oxford, and a Fellow of St Catherine’s College. His book The Transformation of The Decline and Fall of the Roman Empire was published by Cambridge University Press in 1988, and his Gibbon and the ‘Watchmen of the Holy City: The Historian and His Reputation 1776-1815 was published by Oxford University Press in 2002. He has also edited (all for Penguin) Augustan Critical Writing, Burke’s Philosophical Enquiry into the Sublime and Beautiful and Other Pre-revolutionary Writings, an abridged edition af Gibbon’s Decline and Fall and Samuel Johnson’s Selected Essays.”,”STAx-070-FL”
“GIBBON Edward”,”The History of the Decline and Fall of the Roman Empire. Vol. II.”,”Edward Gibbon was born in 1737, in Putney, and was the only child of his parents to survive infancy. Although his education was frequently interrupted by ill health, his knowledge was far-reaching. His brief career as an undergraduate at Magdalen College, Oxford, endend when he joined the Catholic Church. His father sent him to Lausanne, in Zwitzerland, where, while studying Greek and French for the next five years, he rejoined the Protestant Church. In 1761 he published his Essai sur l’étude de la littérature, the English version appeared in 1764. Meanwhile, Gibbon served as a captain in the Hampshire Militia until 1763, when he returned to the Continet. It was while he was in Rome in 1764 that he first conceived the work that was eventually to become The History of the Decline and Fall of the Roman Empire. After the death of his father, Gibbon settled in London and in 1774 was elected to Parliament where he sat for the next eight years, although he never once spoke in the Commons. He also took his place among the literary circles of London. The firs volume of is famous History was published in 1776, it was highly praised for its learning and style but incurred some censure for its treatment of the early Christians. The second and third volumes appeared in 1781 and the final three, which were written in Lausanne, in 1788. He died while on a visit to his friend, Lord Sheffield, who posthumously edited Gibbon’s autobiographical papers and published therm in 1796. David Womersley is the Thomas Warton Professor of English Literature at the University of Oxford, and a Fellow of St Catherine’s College. His book The Transformation of The Decline and Fall of the Roman Empire was published by Cambridge University Press in 1988, and his Gibbon and the ‘Watchmen of the Holy City: The Historian and His Reputation 1776-1815 was published by Oxford University Press in 2002. He has also edited (all for Penguin) Augustan Critical Writing, Burke’s Philosophical Enquiry into the Sublime and Beautiful and Other Pre-revolutionary Writings, an abridged edition af Gibbon’s Decline and Fall and Samuel Johnson’s Selected Essays.”,”STAx-071-FL”
“GIBBON Edward”,”The History of the Decline and Fall of the Roman Empire. Vol. III.”,”Edward Gibbon was born in 1737, in Putney, and was the only child of his parents to survive infancy. Although his education was frequently interrupted by ill health, his knowledge was far-reaching. His brief career as an undergraduate at Magdalen College, Oxford, endend when he joined the Catholic Church. His father sent him to Lausanne, in Zwitzerland, where, while studying Greek and French for the next five years, he rejoined the Protestant Church. In 1761 he published his Essai sur l’étude de la littérature, the English version appeared in 1764. Meanwhile, Gibbon served as a captain in the Hampshire Militia until 1763, when he returned to the Continet. It was while he was in Rome in 1764 that he first conceived the work that was eventually to become The History of the Decline and Fall of the Roman Empire. After the death of his father, Gibbon settled in London and in 1774 was elected to Parliament where he sat for the next eight years, although he never once spoke in the Commons. He also took his place among the literary circles of London. The firs volume of is famous History was published in 1776, it was highly praised for its learning and style but incurred some censure for its treatment of the early Christians. The second and third volumes appeared in 1781 and the final three, which were written in Lausanne, in 1788. He died while on a visit to his friend, Lord Sheffield, who posthumously edited Gibbon’s autobiographical papers and published therm in 1796. David Womersley is the Thomas Warton Professor of English Literature at the University of Oxford, and a Fellow of St Catherine’s College. His book The Transformation of The Decline and Fall of the Roman Empire was published by Cambridge University Press in 1988, and his Gibbon and the ‘Watchmen of the Holy City: The Historian and His Reputation 1776-1815 was published by Oxford University Press in 2002. He has also edited (all for Penguin) Augustan Critical Writing, Burke’s Philosophical Enquiry into the Sublime and Beautiful and Other Pre-revolutionary Writings, an abridged edition af Gibbon’s Decline and Fall and Samuel Johnson’s Selected Essays.”,”STAx-072-FL”
“GIBBS Philip, a cura di Nora GIGLI STORAI”,”Viaggio nell’Europa del 1934. Cronaca di un viaggio attraverso la Francia, la Svizzera, l’Italia, l’Austria, l’Ungheria, la Germania e la Saar, nella primavera e estate del 1934, con la registrazione autentica delle idee, speranze e paure che si agitavano nella mente della gente comune, espresse in conversazioni di viaggio.”,”GIBBS Philip, celebre reporter inglese Sottotitolo: ‘Cronaca di un viaggio attraverso la Francia, la Svizzera, l’Italia, l’Austria, l’Ungheria, la Germania e la Saar, nella primavera e estate del 1934, con la registrazione autentica delle idee, speranze e paure che si agitavano nella mente della gente comune, espresse in conversazioni di viaggio’ “”Uno dei capi della Hitler Jugend venne a trovarmi all’hotel Era uno dei luogotenenti di Baldur von Schirach, l’uomo che aveva potere assoluto sull’addestramento fisico e mentale di dieci milioni di ragazzi tedeschi. Il mio giovane visitatore parlava un inglese perfetto, con un leggero accento americano. Poiché aveva vissuto qualche tempo negli Stati Uniti era in grado, affermava, di valutare l’ideologia nazista con una certa obbiettività, il che difficilmente sarebbe stato possibile ad un altro ragazzo tedesco. Tuttavia, era un ardente nazista. Aveva capito l’unica innegabile cosa: Hitler aveva salvato la Germania dalla disperazione. “”Due anni fa””, disse, “”non esisteva speranza per la Germania. La disoccupazione erodeva l’animo dei giovani e il loro spirito. A che pro prendere una laurea, se non c’erano posti disponibili e nessuna possibilità di sopravvivenza? I ragazzi incominciarono a girovagare per il paese come zingari, facendo qualche lavoretto qua e là, e consumando il loro coraggio e i loro stivali. E non c’era distinzione di classe: i giovani non trovavano lavoro. A che servivano forza e abilità? Non c’era speranza nel futuro. Inoltre, l’intera nazione si sentiva umiliata dall’atteggiamento degli altri stati. Il rimborso dei danni di guerra era un tributo intollerabile. Le altre nazioni avevano i loro armamenti; soltanto la Germania era disarmata. Hitler scancellò il senso della disfatta. Dette alla gioventù tedesca speranze e fede nel futuro, restituì loro il rispetto di sé”””” (pag 286)”,”EURx-294″
“GIBELLI Antonio”,”2 Secoli. Ottocento Novecento.”,”Antonio GIBELLI è nato a Genova nel 1942 dove insegna Storia contemporanea presso la facoltà di Lettere. Ha diretto la rivista ‘Movimento operaio e socialista’. Ha svolto studi di storia del movimento operaio e delle classi subalterne. Ha scritto tra l’altro ‘Genova operaia nella Resistenza’ (Genova, 1968) e ‘La prima guerra mondiale’ (Torino, 1975).”,”STOU-008″
“GIBELLI Antonio”,”La grande guerra degli italiani 1915-1918.”,”GIBELLI insegna storia contemporanea all’Univ di Genova . Per anni ha diretto la rivista storica ‘Movimento operaio e socialista’, e oggi ‘Ventesimo secolo’. Fa parte del comitato scientifico dell’Historial de la Grande Guerre di Peronne (FR). Fra i suoi libri: -Genova operaia nella Resistenza. GENOVA. 1967 -L’officina della guerra. TORINO. 1998 Ha curato il volume relativo alla Liguria nella ‘Storia d’Italia’ (EINAUDI, 1994).”,”ITQM-013″
“GIBELLI Antonio”,”Genova operaia nella Resistenza.”,”Antonio GIBELLI è nato a Genova il 10 luglio 1942. Ha compiuto gli studi presso l’Univ di Genova dove si è laureato in Filosofia nel 1965. Insegnante di scuola secondaria, collabora alla rivista ‘Movimento operaio e socialista’. All’atto della fondazione del PSIUP nel 1964 ha aderito a questo partito.”,”ITAR-006″
“GIBELLI Antonio VENTO Salvatore BOTTA Livia, in”,”Gli operai di Genova (1950-1970). Monografia.”,”Comitato direttivo di ‘Classe’: Riccardo GUASTINI Giuseppe BARILE Paolo BOLZANI Renato LEVRERO Giancarlo CONSONNI Andreina DAOLIO Emilio FRANZINA Danilo GIORI Graziella TONON Mario ALCARO Carlo CAROTTI Giovanni CONTINI Stefano MERLI Salvatore VENTO”,”MITT-078″
“GIBELLI Antonio RUGAFIORI Paride a cura; saggi di Antonio GIBELLI Paride RUGAFIORI Massimo QUAINI Giorgio BERTONE Giovanni ASSERETO Luciana GARIBBO Franco SBORGI Augusta MOLINARI Francesco SURDICH Franco MONTEVERDE Marco PORCELLA Fernando J. DEVOTO Ferdinando FASCE Ugo MARCHESE Bruno GABRIELLI Paolo RIGAMONTI Paolo ARVATI Lorenzo CASELLI Antonio GOZZI Mauro PALUMBO Maria Teresa TORTI”,”Storia d’ Italia. Le regioni dall’ Unità a oggi. La Liguria.”,”Saggi di Antonio GIBELLI Paride RUGAFIORI Massimo QUAINI Giorgio BERTONE Giovanni ASSERETO Luciana GARIBBO Franco SBORGI Augusta MOLINARI Francesco SURDICH Franco MONTEVERDE Marco PORCELLA Fernando J. DEVOTO Ferdinando FASCE Ugo MARCHESE Bruno GABRIELLI Paolo RIGAMONTI Paolo ARVATI Lorenzo CASELLI Antonio GOZZI Mauro PALUMBO Maria Teresa TORTI. “”Nel Medioevo la nobiltà aveva conservato il tradizionale comportamento ‘natalista’; le donne aristocratiche si sposavano giovani, erano ben nutrite e quindi più sane delle popolane; avevano una più attenta cura estetica e igienica della persona, raggiungevano la pubertà più giovani e la menopausa più avanti negli anni, sicché, mantenendo più a lungo la loro appetibilità sessuale, erano più prolifiche delle popolane. Se madri, le donne della nobiltà si avvalevano di balie, il che permetteva una pronta ripresa dei rapporti sessuali e della fecondità e potevano godere di una libertà nei rapporti sessuali rara in Europa. Sempre nel Medio Evo nell’ aristocrazia le pratiche contrarie alle gravidanze erano confinate ai rapporti extra coniugali; (…)””. (pag 520)”,”ITAB-180″
“GIBELLI Antonio”,”Il popolo bambino. Infanzia e nazione dalla Grande Guerra a Salò.”,”GIBELLI Antonio insegna storia contemporanea all’ Università di Genova ed è tra i più importanti studiosi della prima guerra mondiale. Ha dedicato studi alla storia del movimento operao e dell’ emigrazione, alla scrittura come pratica sociale e alle esperienze collettive nei due conflitti mondiali. Tra i suoi libri ‘L’ officina della guerra’ (1998), ‘La grande guerra degli italiani’ (1998). Ha curato ‘La Liguria della Storia d’ Italia’ (1994). “”Il sacrificio di sé dei giovani può essere letto alla luce del tema della morte eroica come espressione di virilità, la cui elaborazione risaliva al tardo Ottocento e aveva fortemente improntato le ideologie nazionaliste in tutta Europa. Il mito del “”morire giovani”” aveva assunto una particolare pregnanza in contesti demografici come quello inglese in cui il tasso di mortalità era da tempo in continua discesa, sicché la morte era sempre più esclusivamente associata alla vecchiaia e la morte giovane era divenuta un’ autentica rarità: tutto al contrario che nella demografia d’ ancien régime. La morte del combattente era dunque potuta apparire morte bella anche perché era, contro l’ esperienza corrente, una morte giovane, dissociata dalla decrepitezza della vecchiaia e associata alla forza, alla virilità, alla buona salute, appunto alla bellezza della gioventù. Si tratta di un mito etico ed estetico che subì, nei fatti, uno scacco spaventoso proprio nel corso della Grande Guerra, quando morire giovani divenne una regola e la morte prese forme massificate e oscene, anche se non mancò il tentativo di rilanciarlo proprio per fronteggiare le conseguenze destabilizzanti del disastro””. (pag 175)”,”ITAF-222″
“GIBELLI Antonio”,”Il popolo bambino. Infanzia e nazione dalla Grande Guerra a Salò.”,”GIBELLI Antonio insegna storia contemporanea nell’ Università di Genova ed è uno studioso della prima guerra mondiale. Ha dedicato studi alla storia del movimento operaio e dell’ emigrazione, alla scrittura come pratica sociale e alle esperienze collettive nei due conflitti mondiali. “”Nella memoria del conflitto il senso del lutto, l’ attrazione misteriosa per la forza sconvolgente del grande evento, si mescolano dunque con il fascino dell’ avventura fuori dell’ ordinario e dell’ impresa gloriosa. A cose fatte, si può provare rimpianto per non aver potuto prendere parte all’ esperienza eccezionale. La guerra appare, a una parte delle nuove generazioni, come una specie di rito iniziatico capace di conferire un alone speciale di prestigio e di maturità a chi l’ha attraversato. L’ impulso della mobilitazione patriottica si converte in nostalgia della guerra passata, invidia per i fratelli maggiori che hanno potuto parteciparvi, aspettativa sia pure solo virtuale di una guerra futura. Il principio dell’ avvincendamento delle generazioni, già evocato a garanzia di resistenza durante il conflitto, viene riproposto come cemento della nazione attraverso il tempo e illimitata alimenazione del suo spirito eroico.”” (pag 284) Chiamata alle armi. “”La Grande Guerra fa registrare un’ulteriore stretta nel coinvolgimento dei bambini e degli adolescenti nelle pratiche di nazionalizzazione.”” (pag 15)”,”GIOx-057″
“GIBELLI Antonio”,”L’officina della guerra. La Grande Guerra e le trasformazioni del mondo mentale.”,”[‘Quanto alle cifre sulla diserzione, se pure i condannati per tale reato furono oltre centomila, solo 6000 di questi erano disertori in reparti di linea, e solo 2000 con passaggio al nemico (15). La casistica al riguardo è piena di rientri tardivi al reparto, di sbandamenti, di smarrimenti e, come vedremo, di fughe inconsapevoli piuttosto che di deliberate scelte di diserzione. Il fatto è che a quel punto sottrarsi, fuggire, far perdere le tracce della propria identità è diventato quasi impossibile. Prima lo Stato era estraneo ma anche lontano: si presentava occasionalmente a sconvolgere la vita e l’economia private, a esigere tributi dell’una e dell’altra, ma non era insediato stabilmente al loro interno. Lasciava spazi di autonomia e zone sociali franche. Era una minaccia permanente ma una presenza saltuaria. Ora appare vicino, invadente. Il suo arbitrio prende la forma della necessità, del meccanismo “”uniforme come un orologio”” (16). La sua azione non è più solo negativa, di esclusione, controllo, repressione, ma positiva, di coinvolgimento e promozione. Il territorio del suo intervento è divenuto più esteso e insieme più profondo: va ormai dall’esteriorità dei comportamenti all’interiorità dei sentimenti e dell’immaginario, investe le forme della comunicazione e dei rapporti fra uomini. Non solo l’identità anagrafica è stata fissata irrimediabilmente, ma persino quella psicologica è sotto osservazione. L’esperienza della guerra che trascina via da se stessi è l’esperienza moderna dello Stato’ (pag 81-82). Note: (15) Monticone, ‘Il regime penale’, cit., p. 437; (16) A determinare questo risultato coopera anche l’allineamento di altre grandi istituzioni come la Chiesa, di cui la guerra ha, per amore o per forza, accelerato l’avvicinamento allo Stato. Non manca un sentore di tale processo nelle direttive delle alte gerarchie, pur con tutte le prudenze del caso, anche perché in materia la Chiesa doveva rinunciare a diritti e consuetudini riconosciuti. (…)]”,”QMIP-004-FPA”
“GIBELLI Antonio”,”La grande guerra degli italiani.”,”Vincitore del premio Acqui Storia (1999) questo libro di Gibelli è un affresco storico della prima “”guerra totale””. Gibelli insegna storia contemporanea nell’Università di Genova. Renitenza e diserzione. “”C’erano diversi modi per sfuggire all’infernale meccanismo della guerra, nessuno dei quali facile né privo di rischi. Il primo era ovviamente quello di non presentarsi alla chiamata. Si trattava della renitenza, un reato punito molto severametne, per cui era impossibile praticarla senza nascondersi o fuggire all’estero. Da tempo l’abitudine di nascondersi o a espatriare per sottrarsi al servizio militare era diffusa, specialmente nel mondo contadino. (…) Un altro modo per sottrarsi alla macchina della guerra era la diserzione, che consisteva nel rendersi irreperibili dopo essere stati arruali e assegnati a un corpo. In verità la diserzione in senso proprio comportava il cosidetto “”passaggio al nemico””, considerato il reato più grave e disonorevole. A essere condannato per questo specifico reato fu un numero piuttosto esiguo di soldati: circa 2000. Le diserzioni così intese erano molto rischiose: sfuggire alla sorveglianza dei superiori, raggiungere le linee avversarie e riuscire a penetrarvi senza essere preso a fucilate prima di aver potuto manifestare le proprie intenzioni; era tutt’altro che facile. (…) Spesso le fughe avvenivano in gruppo (…). Nella categoria della diserzione venivano classificati in verità anche comportamenti molto diversi dal passaggio al nemico, sostanzialmente assai meno gravi anche se spesso puniti con altrettanta severità. I casi più comuni riguardavano l’allontanamento dai reparti verso l’interno del paese o i ritardi nel ripresentarsi dopo una licenza o una missione. I soldati condannati per reati di questo tipo commessi mentre si trovavano nei reparti in linea furono poco più di 6000. Molto più numerosi (oltre 93.000) furono quelli giudicati colpevoli per essersi allontanati o non essere rientrati mentre i reparti si trovavano nelle retrovie, in riposo, o mentre erano in licenza”” (pag 107-115)”,”QMIP-131″
“GIBELLI Antonio SCAPPINI Remo BALESTRERI Leonida TERRACINI Umberto TAVIANI Paolo Emilio PERTINI Sandro MACHIAVELLI Paolo MARTINO Enrico GIMELLI Giorgio CASTAGNINO Paolo CICCIARELLI Tullio CANESSA Luigi don ROSSELLI Carlo”,”La Resistenza in Liguria. Numero speciale.”,”Numero Speciale di proprietà di GB In bibliografia citate cinque opere in cui si parla della Casa dello Studente (pag 103) (libri di Luciano Bolis, Pietro Caleffi, Renato Madia, Alfredo Poggi, Mario Zino) Tra i partigiani stranieri nella resistenza in Liguria si citano i nomi di Rudolf Jacobs, ufficiale della marina tedesca, e del russo Fiodor Poletaev. (pag 69)”,”ITAR-209″
“GIBELLI Antonio”,”La scuola come maneggio del sistema. Breve storia di un manifesto antiautoritario.”,”””Mi accade spesso di incontrare studenti divenuti uomini e donne maturi, i quali mi richiamano con qualche nostalgia e in maniera vivida il tema di una lezione che li aveva affascinati, fosse il concetto di tempo in sant’Agostino o l’essenza del cristianesimo secondo Feuerbach (l’adozione del testo con questo titolo come classico di lettura filosofica, nel corso della mia supplenza al liceo D’Oria, fece scandalo e sollevò un putiferio in tutto l’establishment della scuola, costandomi una telefonata minacciosa del prete insegnante di religione. Quegli studenti avevano dunque studiato con piacere e il loro processo di apprendimento ci aveva guadagnato.”” (pag 13) “”Come dice Epicuro, dobbiamo liberarci dalla paura degli dei”” (pag 43) Antonio Gibelli, docente di stroia contemporanea all’Università di Genova, è tra i più importanti studiosi della prima guerra mondiale. Ha fondato l’Archivio Ligure della Scrittura Popolare per la raccolta di lettere, diari e memorie di gente comune.”,”GIOx-101″
“GIBELLI Antonio; BOTTA Roberto (a cura); LAZAGNA Giovanni Battista”,”Per la morte di Giovanni Battista Lazagna (Gibelli); Intervista con Giovanni Battista Lazagna sui rapporti tra distaccamenti e comandi di brigata e divisione (Lazagna, Botta).”,”Lazagna ha pubblicato ‘Il caso del partigiano Pircher’ (La Pietra, 1975) (v. Scheda biografica) Nel carcere di Fossano, in provincia di Cuneo, il partigiano Giovanni Pircher, incarcerato da undici anni, sta scontando trent’anni di reclusione (ridotti a venticinque per due condoni) per fatti di guerra. È stato infatti condannato dalla Corte di Assise di Appello di Trento per l’uccisione di un capitano dall’esercito tedesco avvenuta il 22 aprile 1945, per l’uccisione di un caposquadra della polizia ausiliaria nazista S.O.D. (Südtiroler Ordnung Dienst), per rapina di un binocolo e di lardo presso un membro del S.O.D., per una sparatoria contro i muri della casa di un altro membro del S.O.D. Giovanni Pircher si è sempre proclamato e si proclama tutt’ora innocente delle due uccisioni (e come vedremo dalle carte processuali non emergono seri indizi e neppure prove di una sua colpevolezza) ed appare quasi incredulo quando gli si dice che se avesse ucciso i due nazisti, avrebbe semplicemente fatto il suo dovere di partigiano, avrebbe ubbidito agli ordini del legittimo governo italiano. (Ibs) Volumetto acquistato il 21.11.2022 da Maremagnum Euro 16.99 compresa spedizione pagato con Paypal ufficio Grazie Il tuo ordine 14864161 è andato a buon fine! Ti abbiamo inviato una e-mail a txboz@tin.it con il riepilogo del tuo ordine Lo stato del tuo ordine è attesa disponibilità La conferma avverrà entro 2 giorni lavorativi. Se hai un account registrato, puoi monitorare lo stato del tuo ordine e tracciare la spedizione. Non hai un account? Registrati per i prossimi ordini! Riepilogo ordine 14864161 Stato dell’ordine attesa disponibilità Spedito a Gianfranco Bozzano Via Cornigliano 31A/4, GENOVA (GE) , 16152, IT Spedizione Libri Usati Macchia d’inchiostro Standard-Consegna entro il 7/12/2022 Pagato con Paypal”,”ITAR-007-FGB”
“GIBELLI Antonio”,”L’officina della guerra. La Grande Guerra e le trasformazioni del mondo mentale.”,”Antonio Gibelli, nato a Genova nel 1942, ha insegnato Storia contemporanea all’Università di Genova. Dal 1975 è condirettore della rivista storica ‘Movimento operaio e socialista’. Ha pubblicato ‘Genova operaia nella Resistenza’ (Genova, 1968), ‘La prima guerra mondiale’ (1975), ‘Grande guerra e società di massa’ (1982). Parole di guerra, guerra di parole. “”L’ìnfluenza esercitata attraverso la pratica diffusiva della scrittura dallo Stato e dalle classi dominanti sul linguaggio dei subalterni non concerne solo il lessicodella burocrazia. Si estende ampiamente ai temi del patriottismo e all’ideologia nazionale. I contadini imparano a nominare la patria prima di sapere cosa sia”” (pag 99)”,”QMIP-022-FSL”
“GIBELLI Antonio”,”La prima guerra mondiale.”,”Karl Liebknecht vs i nuovi crediti di guerra 2 dicembre 1914 Conferenza di Zimmerwald e Kiental 1915 1916″,”QMIP-001-FMB”
“GIBRAN Kahlil, a cura di Tommaso PISANTI”,”Il folle. Poesia in prosa. Il diverbio.”,”GIBRAN nacque nel 1883 a Bisharri, nel Libano e morì nel 1931 a New York. Fu poeta, filosofo, pittore. La sua fama andò oltre il Medio Oriente. La sua poesia fu tradotta in venti lingue. Gli ultimi vent’anni li passò in America. Tommaso PISANTI insegna letteratura nordamericana all’ Università di Salerno. Ha scritto ‘Poesie del Novecento americano’, ‘Dantismo americano’. “”La volpe. Una volpe guardò la sua ombra al sorgere del sole, e disse: “”Voglio mangiare oggi, a pranzo, un cammello””. E si mosse per tutta la mattina alla ricerca di cammelli. Ma a mezzogiorno vide nuovamente la sua ombra, e disse: “”Mi basterà un topo””. (pag 37) “”Sconfitta”” (…) Sconfitta, mia Sconfitta, mia consapevolezza e sfida, attraverso te so che giovane sono sempre e dal piede veloce, e che non resterò intrappolato da allori destinati ad avvizzire. E in te ho trovato una distaccata riservatezza e la gioia di essere evitato e disprezzato. Sconfitta, mia Sconfitta, mia splendente spada e scudo, nei tuoi occhi ho letto che essere collocati sul trono è come essere fatti schiavi, e che essere compresi è essere rimpiccioliti, e che essere colti non è che arrivare a pienezza e come un frutto maturo cadere ed essere consumati. (…) (pag 63)”,”VARx-096″
“GIBRAN Kahlil”,”Gesù figlio dell’uomo.”,”Gibran Kahlil GIBRAN nasce nal 1883 a Bisharri, nel Libano e muore a New York nel 1931. E’ stato poeta filosofo e pittore.”,”RELC-371″
“GIBSON Charles CARMAGNANI Marcello ODDONE Juan”,”L’ America latina.”,”””Dopo l’ acuta congiuntura del 1802, verso la metà del 1810 si assiste a un altro momento critico nella vita economica del vicereame. I disastri agricoli, provocati in parte da cause metereologiche, portano una depressione economica generale, acuendo le secolari contraddizioni strutturali. Si diffondono non solo la miseria, ma la fame, poiché non ci sono sostituti del mais, che costituisce la base dell’ alimentazione per le popolazioni rurali. Nel quadro di tali penurie, quando il vuoto di potere prodottosi in Spagna provocò la reazione nella province del Plata e della Nuova Granada, scoppiò in messico una rivoluzione diversa, che animarono due preti del clero più basso: uno bianco, Miguel Hidalgo y Costilla; l’ altro meticcio, José María Morelos. Hidalgo partì dalle regioni del nord – era prete nel villaggio di Dolores -, in una crociata contro la capitale del vicereame. (…) Hidalgo decreta l’ abolizione della schiavitù e la confisca dei beni e la pena di morte per chi non rispetti gli ordini delle forze rivoluzionarie. (…) Spagnoli europei e spagnoli americani formano causa comune per respingere e sottomettere gli insorti. Nel gennaio 1811, Hidalgo cade prigioniero e sei mesi dopo è fucilato a Chihuahua. I gruppi guerriglieri che lo seguivano ciecamente allora si disgregano, ma nonper questo si estingue l’ insurrezione. Dall’ epicentro del Messico indigeno per eccellenza, le regioni del Sud vicine al Pacifico, partendo dalla provincia di Guerrero, il prete Morelos riaccende la ribellione nell’ ottobre del 1811. Le sue bande armate terranno in iscacco le forze organizzate fino al 1815, eseguendo alla lettera il suo celebre “”decreto di devastazione””: “”Devono rendere inutilizzabili – diceva – tutte le grandi haciendas i cui terreni coltivabili superino un massimo di due leghe (…)””. Quando, nel 1813, Morelos s’impadronisce di Acapulco conquistando uno sbocco al mare, il sud rimane in suo potere ed egli riesce così a dare una maggior consistenza al suo movimento insurrezionale. (…) Il suo programma politico-sociale includeva, oltre alla dichiarazione di indipendenza del Messico, la soppressione della differenza di caste e riaffermava il suo proposito di dividere la gran proprietà”” (pag 236)”,”AMLx-084″
“GIBSON Richard”,”I Movimenti di Liberazione africana. Con una prefazione critica di Hosea Jaffe.”,”Richard Gibson, nato in California nel 1931, cominciò la sua carriera nel giornalismo con il ‘Philadelphia Afro-American’. Ad Algeri nel 1962 fu uno dei fondatori di ‘Révolution Africaine’ di cui curò la pubblicazione mensile in inglese fino al 1964. Da allora è stato inviato speciale della ‘Negro Press International’ e della rivista ‘Tuesday’. Ha lavorato per la CBS a New e l’Agenzia France-Presse a Parigi.”,”AFRx-125″
“GIC”,”GIC. Tesi sul bolscevismo.”,”””Il GIC, qualche volta GICH, Gruppo Internazionale Comunista Olandese, affonda le sue “”radici storiche nell’ala sinistra del SDAP, Partito Socialdemocratico Operaio, fondato dai “”dodici apostoli”” (1) nel 1894 e a sua volta derivava dalla Lega socialdemocratica, nota come Lega socialista, fondata da “”Fernand Domela Niewenhuis (2) e alcuni gruppi socialisti olandesi nel 1881″” (pag 3) (1) Così è noto il gruppo che condusse alla fondazione del Partito social-democratico, il cui programma richiamava largamente quello di Erfurt della socialdemocrazia tedesca. Fra i fondatori ricordiamo A.H. Gerhard (1858.-1948), P.J. Troelstra (1860-1930), H.H. van-Kol (1852-1925), V.H. Vliegen (1826-1947), H. Polak (1868-1943), F. van der Goes (1859-1939) (2) Fernando Domela Nieuwenhuis (1846-1919) pastore e figlio di un pastore titolare di una chiesa luterana all’Aja, divenne famoso come predicatore (…). Internazionalista e antimilitarista convinto, fu subito il capo, anche se non dichiarato, del socialismo olandese”,”MHLx-046″
“GIDDENS Anthony”,”Durkheim.”,”A. GIDDENS insegna sociologia nel King’s College di Cambridge. Tra le sue opere recenti il Mulino ha pubblicato in edizione italiana: ‘Le conseguenze della modernità’ (1994), ‘Sociologia’ (1994 (2)), ‘La trasformazione dell’intimità’ (1995), ‘Oltre la destra e la sinistra’ (1997).”,”BIOx-002″
“GIDDENS Anthony”,”La terza via. Manifesto per la rifondazione della Socialdemocrazia.”,”Anthony GIDDENS, secondo il recensore, il più prestigioso sociologo contemporaneo, dirige la London School of Economics. Tra i suoi saggi tradotti in italiano: -La costituzione della società, 1990 -Le conseguenze della modernità. Fiducia e rischio, sicurezza e pericolo, 1994 -Oltre la Destra e la Sinistra, 1997 -Capitalismo e teoria sociale, 1998″,”UKIx-040″
“GIDDENS Anthony, a cura di Alberto MARTINELLI”,”Capitalismo e teoria sociale. Marx, Durkheim e Max Weber.”,”GIDDENS ha insegnato all’ Università di Cambridge e di Leicester, e in altre università all’ estero. Ha scritto ‘Politics and Sociology in the Thought of Max Weber””, “”Emile Durkheim”” e “”The Class Structure of the Advanced Societies””. “”La critica alla filosofia del diritto di Hegel, scritta nel 1843, è la prima opera di Marx in cui si può intravedere sul nascere la concezione materialistica della storia, e costituisce il punto di partenza per lo studio dell’ alienazione affrontato più in dettaglio da Marx nei Manoscritti economico-filosofici un anno più tardi. (…)””. (pag 31) “”Per realizzare ciò che Marx chiama la “”vera democrazia”” è necessario, secondo la sua analisi, superare l’ alienazione prodottasi tra l’ individuo e la comunità politica, risolvendo la dicotomia tra gli interessi “”egoistici”” degli individui che compongono la società civile e il carattere “”sociale”” della vita politica. L’ unica via aperta a questo scopo è di attuare dei concreti mutamenti nelle relazioni intercorrenti tra lo stato e la società, in modo che la partecipazione universale alla vita politica, che al momento attuale è solo un ideale, diventi una realtà. “”Hegel parte qui dallo Stato e fa dell’ uomo lo Stato soggettivizzato; la democrazia parte dall’ uomo e fa dello Stato l’ uomo oggettivato. … Nella democrazia, il principio formale è al tempo stesso il principio materiale””. La conquista del suffragio universale è il mezzo indicato concretamente da Marx a questo scopo. Il suffragio universale infatti dà un’ esistenza politica a tutti i membri della società civile, e quindi elimina ipso facto il “”politico”” come categoria separata. “”Soltanto nell’ elezione illimitata, sia attiva che passiva, la società civile si solleva realmente all’ astrazione da se stessa, all’ esistenza politica come sua vera esistenza generale essenziale””. (pag 33-34)”,”TEOS-111″
“GIDDENS Anthony”,”Cogliere l’occasione. Le sfide di un mondo che cambia.”,”Anthony Giddens, direttore della London School of Economics, è uno dei maggiori sociologi contemporanei. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Le conseguenze della modernità. Oltre la destra e la sinistra.”,”TEOS-021-FL”
“GIDDENS Anthony”,”Identità e società moderna.”,”Anthony Giddens, direttore della London School of Economics, è uno dei maggiori sociologi contemporanei. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Le conseguenze della modernità. Oltre la destra e la sinistra, La terza via,”,”TEOS-024-FL”
“GIDDENS Anthony”,”Il mondo che cambia. Come la globalizzazione ridisegna la nostra vita.”,”Anthony Giddens, direttore della London School of Economics, è uno dei maggiori sociologi contemporanei. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Le conseguenze della modernità. Oltre la destra e la sinistra.”,”ECOS-002-FL”
“GIDDENS Anthony”,”Le conseguenze della modernità. Fiducia e rischio, sicurezza e pericolo.”,”Anthony Giddens, direttore della London School of Economics, è uno dei maggiori sociologi contemporanei. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Le conseguenze della modernità. Oltre la destra e la sinistra.”,”TEOP-038-FL”
“GIDDENS Anthony”,”La struttura di classe nelle società avanzate.”,”GIDDENS Anthony ha compiuto i suoi studi all’Università di Hull e alla London School of Economics ed è stato ‘Fellow’ del King’s College di Cambridge. E’ autore di ‘Capitalism and Modern Social Theory’ (1971) e di ‘Political Sociology in the Thought of Max Weber’. Il volume contiene molte note a margine manoscritte (fondo Palumberi) “”Saint-Simon più di Comte può essere considerato il padre della sociologia, nonostante quest’ultimo abbia coniato il nome della nuova disciplina. Le idee di Saint-Simon hanno lasciato una duplice eredità, in quanto da esse sono scaturiti da un lato il positivismo di Comte e successivamente, attraverso Durkheim, le teorie moderne della «società industriale», e dall’altro l’analisi e la critica del «capitalismo» formulate da Marx e dalla successive generazioni di studiosi marxisti (1). Saint-Simon non può dirsi un pensatore sistematico; i suoi scritti sono caotici ed abbastanza spesso si contraddicono. Ma egli è riuscito a mettere assieme gli elementi di una teoria coerente delle classi sociali nell’ambito di una interpretazione dello sviluppo dell’Europa dall’era classica sino all’età dell’industrialismo moderno. Secondo Saint-Simon, la società passa attraverso stadi di crescita, maturità e declino; ognuno dei successivi tipi di società porta in sé «il germe della propria distruzione», germe generato dal suo sviluppo interno. L’era contemporanea è caratterizzata dalla propensione al conflitto sociale in quanto è in uno stadio di transizione; il feudalesimo in piena decadenza non è ancora completamente distrutto, e la società industriale che sta sorgendo è solo in parte formata. Saint-Simon identifica l’origine materiale della nuova società nello sviluppo dei liberi comuni urbani verso la fine del periodo feudale; questi hanno fatto sì che si consolidasse una «cittadinanza» urbana indipendente dalla aristocrazia feudale. Questa borghesia urbana è stata il nucleo della nuova classe di ‘industriels’, che giustificano le loro pretese di potere attraverso la proprietà dei beni mobili creati dalla manifattura. L’uso che Saint-Simon fa del termine ‘industriel’, e più in generale l’uso che fa del concetto di «classe», è lungi dall’essere coerente. In qualche caso egli parla degli industriali come di un sub-raggruppamento definito della società, una classe distinta da quella dei ‘proletaires’. Ma altre volte, ed in modo più caratteristico, egli considera ‘industriels’ tutti coloro che hanno a che fare con la produzione industriale, contrapponendoli agli elementi «parassitari» ancora annidati nei resti dell’ordine feudale. In questa seconda accezione la classe degli ‘industriels’ comprende ogni individuo «che lavora per produrre o per mettere a disposizione dei diversi membri della società uno o più mezzi per soddisfare i loro bisogni o i loro gusti fisici» (2). Avendo presente questa concezione, egli afferma che la classe industriale è destinata a divenire la «sola classe» della società. Nella società industriale il dominio coercitivo di una minoranza sulla maggioranza, che ha caratterizzato tutte le forme di società del passato, sarà sostituito da un ordine liberamente accettato da tutti i suoi membri. L’avvento della società industriale trasferirà la sete di potere degli uomini dall’asservimento degli esseri umani all’asservimento della natura. Pertanto la società «ad una sola classe» è una «società senza classi», anche se non una società egualitaria in termini della distribuzione differenziata delle ricompense. Nella società industriale l’«amministrazione» di cose sostituirà il «governo» di uomini: lo stato, come strumento del dominio di classe, scomparirà. E’ evidente che molti degli elementi più importanti della concezione marxiana delle classi e del conflitto di classe si trovano in Saint-Simon. Ma, se è vero che Marx è ampiamente debitore nei confronti di Saint-Simon, è anche vero che egli si è basato molto su altre tradizioni teoriche, tra le quali naturalmente in primo luogo la filosofia classica tedesca e l’economia politica ortodossa di Smith e Ricardo, e che la visione generale che egli ha formulato costituisce una sintesi molto più affascinante di quella sviluppata dai suoi predecessori”” (pag 29-30) [Anthony Giddens, La struttura di classe nelle società avanzate’, Bologna, 1973] [(1) Si veda Georges Gurvitch, ‘La sociologie du jeune Marx’, in ‘Cahiers internationaux de sociologie’, IV 1948, per una calzante dimostrazione della importanza delle idee di Saint-Simon nella evoluzione del pensiero di Marx; (2) Saint-Simon, ‘La physiologie sociale’, a cura di G. Gurvitch, Paris, 1965 p. 141] Nota ‘La sociologie du jeune Marx’ si trova in ‘La vocation actuelle de la sociologie’ di Gurvitch (vedi Archiv). Nota sull’influenza di Savigny su Marx vedere: Hasso Jaeger, Savigny et Marx, Extr. des “”Archives de philosophie du Droit””, t. 12, “”Marx et le Droit moderne””, p. 65-89.”,”TEOS-242″
“GIDDENS Anthony, a cura di Alberto MARTINELLI”,”Capitalismo e teoria sociale. Marx, Durkheim e Max Weber.”,”Anthony Giddens, direttore della London School of Economics, è uno dei maggiori sociologi contemporanei. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Le conseguenze della modernità. Oltre la destra e la sinistra. La terza via, Cogliere l’occasione, Il mondo che cambia.”,”TEOS-047-FL”
“GIDDENS Anthony”,”La trasformazione dell’intimità. Sessualità, amore ed erotismo nelle società moderne.”,”Anthony Giddens, direttore della London School of Economics, è uno dei maggiori sociologi contemporanei. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Le conseguenze della modernità. Oltre la destra e la sinistra.”,”STOS-016-FL”
“GIDDENS Anthony”,”Oltre la destra e la sinistra.”,”Anthony Giddens, direttore della London School of Economics, è uno dei maggiori sociologi contemporanei. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Le conseguenze della modernità. Oltre la destra e la sinistra.”,”TEOS-056-FL”
“GIDDENS Anthony, a cura di Marzio BARBAGLI”,”Fondamenti di sociologia.”,”Anthony Giddens, direttore della London School of Economics, è uno dei maggiori sociologi contemporanei. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Le conseguenze della modernità. Oltre la destra e la sinistra.”,”TEOS-070-FL”
“GIDDENS Anthony a cura di Alberto Martinelli”,”Capitalismo e teoria sociale. Marx, Durkheim e Max Weber.”,”Anthony Giddens, direttore della London School of Economics, è uno dei maggiori sociologi contemporanei. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Le conseguenze della modernità. Oltre la destra e la sinistra.”,”TEOS-010-FV”
“GIDE André”,”Journal 1939 – 1942.”,”Edizione incomplete di questo giornale sono apparse a New York (1944), ad Algeri (1944) e in Svizzera (1945) precedute da una prefazione pubblicata in appendice. GIDE trova una risorsa inesauribile il libro di ECKERMANN ‘Les conversations avec Goethe’.”,”VARx-017″
“GIDE André”,”Saül. Drame en cinq actes. 1896.”,”Il dramma in cinque atti ‘Saul’ di A. GIDE è stato rappresentato per la prima volta sulle scene del Vieux-Colombier nel 1922 messo in scena da Jacques COPEAU. Nato nel 1869 a Parigi, André GIDE cresce in un’ atmosfera di protestantesimo molto rigido che orienterà tutta la sua esistenza spingendolo alla rivolta contro la morale e le abitudini borghesi con cui si trova male la sua natura complessa. La sua vita privata è strettamente legata alla sua opera. Ne ‘Les Nourritures terrestres’ (1897) la cui influenza è stata considerevole, il suoi ideale anticonformista che giungerà alla tesi de “”l’ acte gratuit”” (sviluppata ne ‘Les Caves du Vatica’). Sul piano sociale denuncia gli abusi del colonialismo in Africa ove compie numerosi viaggi. Il suo stile classico ottiene il premio Nobel nel 1947. Muore a Parigi nel 1951. Nel 1908 è stato uno dei fondatori della ‘Nouvel Revue Francaise’ (NRF). GIDE in questo dramma vuole dimostrare secondo l’ introduzione che “”la passività davanti alle tentazioni distrugge una personalità”””,”VARx-190″
“GIDE André”,”I sotterranei del Vaticano. “”Sotie””.”,”””André GIDE esordì giovanissimo in letteratura nell’ ambito di un sia pur particolare simbolismo, rivelò subito una grande squisitezza stilistica. Ma ben presto si volse ad approfondire i grandi temi di una esperienza personale sulla quale si rispecchiava ed echeggiava l’ “”inquietudine”” dei tempi e i temi dell’ evasione dal puritanesimo (Les nourritures terrestre), dell’ amore (La porte étroite, La symphonie pastorale), dell’ impegno umanitario e politico (Voyage au Congo, Retour de l’ Urss), per citare solo una piccola parte della sua opera. Della molteplicità dei suoi interessi e dell’ acume della sua analisi, nonché del suo stile di “”classica”” limpidezza rimane inoltre testimonianza nel Diario e nella corrispondenza. Nel 1947 gli fu assegnato il premio Noble per la letteratura.”” (quarta di copertina) ‘””Perché non bisogna mai togliere a nessuno la possibilità del ritorno”” (Retz, VIII, p.93)’ (pag 29) “”Per parte mia, la scelta è fatta. Ho optato per l’ ateismo sociale. Questo ateismo, lo vado esprimendo da una quindicina d’anni, in una serie di opere…”” (Georges Palante, Cronaca filosofica del Mercure de France (dic . 1912) (pag 5) “”Di chi fidarsi, se non del papa? e se cedeva quella pietra angolare su cui poggiava la Chiesa, più nulla meritava di esser vero””. (pag 121)”,”VARx-214″
“GIDE Charles RIST Charles”,”Histoire des doctrines économiques depuis les physiocrates jusqu’a nos jours.”,”””Le régime capitaliste, dit un socialiste de l’école marxiste, engendre lui-même sa propre négation avec la fatalité qui préside aux métamorphoses de la nature”” (1). Et voici quelques-uns des faits qui nous révèlent que cette auto-destruction est en voie de s’accomplir: a) ‘Les crises’ de surproduction (ou plutôt des sous-consommation) qui deviennent chroniques. Elles ruinent le régime capitaliste et pourtant elles lui sont indissolublement liées. En effet, par l’accroissement continu du capital constant relativement au capital variable (autrement dit par l’emploi des machines entraînant une réduction de la main-d’oeuvre), le taux de la plus-value doit tendre sans cesse à diminuer. Pour lutter contre cette baisse, les capitalistes sont contraints de développer sans cesse la production et, comme on dit, de se rattraper sur la quantité. D’autre part, les ouvriers se trouvent dans l’impossibilité croissante de racheter avec leur salaire les produits de leur travail, parce qu’ils ne touchent jamais comme salaire une valeur égale au produit de leur travail et parce que d’ailleurs périodiquement ils se trouvent sans travail et réduits à chômer. Ceci était, comme nous l’avons vu déjà, une idée chère à Proudhon et c’est un des cas où l’influence de Proudhon sur Marx paraît difficile à nier. L’idée caractéristique de la théorie marxiste c’est donc que toute crise tient à une rupture d’équilibre entre le capital variable et le capital constant, parce que celui-ci grandissant sans cesse finit à un moment donné par manquer de base – mais que la crise elle-même, en entraînant l’écroulement d’une partie du capitalisation qui entraînera une nouvelle crise et ainsi de suite (2). b) Le développement du ‘paupérisme’, résultant lui-même de ces crise et du chômage. La classe capitaliste “”est devenue incapable de régner, car elle ne peut plus assurer à ses esclaves la subsistance qui leur permette de supporter l’esclavage. Elle en est réduite à les laisser tomber à une condition où ‘il lui faut les nourrir au lieu d’être nourrie par eux”” (3). c) La multiplication des ‘sociétés par actions. Par là la propriété individuelle se volatilise en chiffons de papier; elle se réduit à un ‘titre’, elle devient vraiment, comme le dit la loi, ‘anonyme’. Le profit apparait dans toute sa nudité, comme dividende indépendant de tout travail personnel et prélevé sur le travail des ouvriers. La fonction patronale se dépouille des caractères de direction, d’initiative, de travail personnel, qui servaient à la déguiser et à la justifier dans l’entreprise individuelle: elle se décompose en deux fonctions – d’une part celle de gros actionnaire parasitaire – d’autre part celle de gérant salarié. Du jour où toutes les entreprises d’un pays seront sous forme de sociétés anonymes et, mieux encore, de trusts qui sont comme la plus haute expression de la société anonyme, elles seront mûres pour l’expropriation socialiste, puisqu’il suffira, par une simple écriture, de faire passer au nom de la Nation tous les titres qui étaient inscrits au nom des actionnaires. On ne s’apercevra même pas que rien ait été changé dans le mécanisme économique. Ainsi l’expropriation de la classe bourgeoise sera bien plus aisée que ne l’a été, il y a quelques siècles, l’expropriation des artisans par les capitalistes. Car pour effectuer celle du passé il a fallu “”l’expropriation de la masse par quelques usurpateurs””, tandis que pour celle de demain, il suffira, grâce à la loi de concentration, “”de l’expropriation de quelques usurpateurs par la masse””. En somme, quel est – nous ne disons pas le but où l’idéal puisqu’elle se refuse à en assigner un – mais du moins l’aboutissement du programme marxiste? On dit généralement: l’abolition de la propriété privée, et on est d’autant plus fondé à le dire que le ‘Manifeste Communiste’ le déclare en propres termes: “”En ce sens les communistes ont le droit, en effet, de résumer leurs théories dans cette formule: abolition de la propriété privée”” (4)”” [Charles Gide Charles Rist, ‘Histoire des doctrines économiques depuis les physiocrates jusqu’a nos jours’, Paris, 1913] (pag 544-545) [(1) Labriola; (2) “”La conversion toujours renouvelée d’une partie de la classe ouvrière eu autant de bras à demi occupés ou tout à fait desouvrés, imprime au mouvement de l’industrie moderne sa forme typique. Comme le corps célestes, une fois lancés dans leurs orbes, les décrivent pour un temps indéfini, de même la production sociale, une fois jetée dans le mouvement alternatif d’expansion et de contraction, le répète par une nécessité mécanique”” (Capital, p. 280); (3) Manifeste Communiste, § 31; (4) Engels dit aussi: “”la tâche du Manifeste Communiste était d’annoncer la déchéance inévitable et imminente de la propriété bourgeoise”” (préface au Manifeste Communiste, traduction Andler, p. 11). Cependant on préfère aujourd’hui donner pour but au socialisme collectiviste l’abolition du salariat – l’abolition de la propriété n’étant que le moyen indispensable pour atteindre ce but ultime. Ainsi Labriola dit (‘Essai sur la Conception Matérialiste’, 2° édit., p. 62): “”Ils (les prolétaires) arrivent à comprendre qu’ils ne doivent viser qu’à une chose: l’abolition du salariat”” (…)]”,”ECOT-285″
“GIDE André”,”Ritorno dall’ URSS (Novembre 1936).”,”Il saggio di Claude Naville è tratto da ‘André Gide et le communisme’, Librairie du Travail, Paris, 1936 Testimonianze di A. Denier, A. Rudolf, Marcel Martinet, J. Sen”,”RUSU-009-FV”
“GIERSICH Peter KRAMER Bernd a cura; scritti di P. GIERSICH E. STEINERT B. KRAMER A. FRIEDEL F. GLOBIG G. DITTMAR T. HOELZ-SLANSKA A. DOMBROWSKI A. HOELZ-TUR R. LINDAU G. HORTZSCHANSKY M. GEBHARDT K. RETZLAW W. PIECK F. JUNG K.I. ALBRECHT B. HECKERT M. BUBER-NEUMANN M. HOELZ H. MROWETZ E. MÜHSAM B. RUMP H. SCHWEIGHÖFER H.R. BECHER T. TIGER V. BRAUN E. WEINERT S.K. NEUMANN”,”Max Hoelz. Man nannte ihn: Brandstifter und Revolutionär, Robind Hood, Che Guevara, eine Anarchisten, den Roten General. Sein Leben und sein Kampf.”,”scritti di P. GIERSICH E. STEINERT B. KRAMER A. FRIEDEL F. GLOBIG G. DITTMAR T. HOELZ-SLANSKA A. DOMBROWSKI A. HOELZ-TUR R. LINDAU G. HORTZSCHANSKY M. GEBHARDT K. RETZLAW W. PIECK F. JUNG K.I. ALBRECHT B. HECKERT M. BUBER-NEUMANN M. HOELZ H. MROWETZ E. MÜHSAM B. RUMP H. SCHWEIGHÖFER H.R. BECHER T. TIGER V. BRAUN E. WEINERT S.K. NEUMANN”,”MGEK-048″
“GIETINGER Klaus”,”Der Konter Revolutionär. Waldemar Pabst – eine deutsche Karriere.”,”Klaus Gietinger (1955) sociologo ‘Il contro-rivoluzionario. Waldemar Pabst – una carriera tedesca’”,”GERG-093″
“GIEYSZTOR Aleksander; edizione italiana a cura di Ovidio DALLERA”,”Storia della Polonia, dalle origini ai nostri giorni l’epopea di un popolo indomito.”,”Comitato scientifico: Curatore generale Stefan KIENIEWICZ, docente Univ Varsavia; A. GIEYSZTOR doc Univ Varsavia, Emanuel ROSTWOROWSKI Accademia polacca delle scienze; Janusz TAZBIR Accademia polacca delle scienze; Henryk WERESZYCKI docente Univ Cracovia. Gli AA ringraziano i Prof. R.F. LESLIE del Queen Mary College, London Univ e il Dott. George SAKWA della Bristol Univ, per i loro contributi. Edizione italiana a cura di Ovidio DALLERA. Aleksander GIEYSZTOR è il massimo studioso di problemi polacchi, autore di numerosi scritti storici conosciuti all’estero e collaboratore della Medieval History of Europe dell’Univ di Cambridge. Sotto la sua guida, una equipe di storici ha raccolto dati e documenti importanti per la realizzazione di quest’opera.”,”POLx-003″
“GIFFORD Rob”,”Cina. Viaggio nell’Impero del futuro.”,”Rob Gifford ha visitato la Cina per la prima volta nel 1987, quando era uno studente ventiduenne di lingue. Negli ultimi venti anni vi ha trascorso la maggior parte del suo tempo studiando e lavorando come reporter. Dal 1999 al 2005 è stato corrispondente da Pechino er la ‘National Public Radio’ e ha attraversato la Cina e il resto dell’Asia come reporter per ‘Morning Edition’. “”La parte cruciale di quest’analisi è la frase “”se non succederà qualcosa di sconvolgente””. Io penso che, se tutto continua a filare relativamente liscio, e se l’economia continua a crescere (o se anche dovesse rallentare un po’), il governo cinese potrebbe benissimo continuare così com’è senza troppe riforme politiche. Si è già dimostrato un provetto camaleonte ideologico, in grado di trasformarsi a seconda delle diverse condizioni. Potrebbe benissimo continuare a finanziare le proprie inefficienze e tenere a bada il dissenso che sale sempre più forte dalla base. Ma quest’analisi non tiene conto della possibilità di un improvviso guasto al sistema. Penso a qualcosa di imprevisto, inatteso, un po’ come la crisi finanziaria nel Sudest asiatico (ma non in Cina) del 1997-98. La Cina è molto diversa dalla Thailandia e dall’Indonesia, ma il miracolo economico cinese è attraversato da grosse crepe; ed è certamente più fragile di quanto sembra”” (pag 350)”,”CINE-082″
“GIGANTE Valerio KOCCI Luca TANZARELLA Sergio”,”La grande menzogna. Tutto quello che non vi hanno mai raccontato sulla Prima guerra mondiale.”,”Valerio Gigante, insegnate di lettere nei licei, collaboratore di Micromega, Luca Kocci insegnante di italiano e storia nelle scuole superiori e collaboratore del ‘Manifesto’. Sergio Tanzarella è ordinario di storia della Chiesa persso la Facoltà Teologica dell’Italia meridionale di Naoli ove dirige l’Istituto di Storia del cristianesimo. Gli scandali sulle forniture di guerra. “”Proprio affidandosi al generale consenso della stampa così lautamente comprato e contando su un difetto di vigilanza, di controllo e di contabilità da parte degli organi dello Stato, l’Ilva aveva avanzato richieste di pagamento in liquidazione del tutto infondate e basate su conteggi irregolari. A guerra finita, nonostante lo Stato fosse in credito, l’Ilva pretendeva ancora 131 milioni. Ma la vicenda Ilva non era solo un caso isolato (…). Sicuramente più pecoreccia apparve, poi, la vicenda dell’Ansaldo, l’industria che vantava grandi meriti per il proprio presunto contributo alla vittoria dopo Caporetto. Si trattava di un’incredibile doppia vendita degli stessi cannoni 381/40. Questi erano stati ordinati dalla Marina la quale, dopo aver pagato un lauto anticipo, decise di cederli gratuitamente all’esercito. Ma contemporaneamente l’Ansaldo, certo per “”pura distrazione””, la stessa partita di cannoni l’aveva venduta anche alla Direzione artiglieria e genio del Sottosegretariato armi e munizioni con un prezzo superiore del 400%. Alle contestazioni inoppugnabili della Commissione [parlamentare per le spese di guerra, ndr] (gli stessi cannoni venduti due volte), l’Ansaldo aveva ammesso la frode e restituito 9 milioni di lire. Ma la distrazione sembrava essere caratteristica dei Perrone, proprietari dell’Ansaldo, i quali affermarono per lungo tempo di avere dovuto pagare a caro prezzo i noleggi della Società italiana di navigazione, dimenticando che la stessa società per azioni era di loro quasi esclusiva proprietà, e che, pertanto, pagando a se stessi avevano ottenuto un lucro straordinario. Altro scandalo gravissimo fu quello dell’Aereonautica, già oggetto di inchieste durante la guerra, il settore industriale di produzione di aerei, ad inizio del conflitto, partiva da zero come progettazione e produzione di materiali, dipendendo quasi totalmente dall’estero. Ma a questa situazione di impreparazione si aggiunsero errori e speculazioni che costarono lo spreco di centinaia di milioni. Tra le tante vicende si consideri quelloa della produzione di aerei Ca.5 (Caproni 600 HP) e dei motori V.6 (Isotta Fraschini). L’Aeronautica aveva ordinato 4.015 aerei e 12.700 motori per un totale di 711 milioni. Alla fine della guerra gli aerei consegnati erano 130 e i motori 360, ma tutte le 23 ditte coinvolte nella vantaggiosa operazione avevano intascato già 200 milioni distribuiti come anticipo anche alle 19 ditte che a fine guerra non avevano consegnato né un aereo, né un motore. Sempre in materia di veivoli occorre ricordare quelli della Fiat-Sia, che aveva come rappresentante Giovanni Agnelli, strutturalmente inadatti al volo e causa di numerosi incidenti mortali, ma tutti regolarmente pagati (12). Di ancora più grave portata furono le indagini sulla spedizione italiana in Albania, che dalla documentazione (oggi irreperibile nell’archivio della Camera dei deputati) apparve come una impresa folle, gestita in modo incompetente e corrotto, che avrebbe portato alla morte di molti soldati e a ingenti perdite economiche per la realizzazione di opere di dubbia utilità (strade, ferrovie e porti) o voluttuarie come per gli alti ufficiali di lussuose abitazioni con preziosi arredi. Una operazione costata complessivamente 13 miliardi dei quali diversi chiaramente sprecati.”” (12) Cfr. Maurizio Simoncelli, “”La produzione bellica e navale nelle carte della commissione””, in Carlo Crocella – Filippo Mazzonis (a cura di), ‘L’inchiesta parlamentare sulle spese di guerra (1920-1923)’, vol. I. cit., pp. 494-498. Più in generale sulla crescita della Fiat grazie alla guerra cfr. Massimiliano Italiano, ‘La Fiat al fronte. La grande industria tra guerra e sviluppo’, Phasar, Firenze, 2007 (pag 31-33)”,”QMIP-211″
“GIGLI MARCHETTI Ada”,”Le edizioni del Corbaccio. Storia di libri e di libertà.”,”GIGLI MARCHETTI Ada insegna Storia del giornalismo nella Facoltà di Scienze politiche dell’ Università degli Studi di Milano. Si è dedicata agli studi sull’ associazionismo dei tipografi pubblicando la monografia ‘I tre anelli. Mutalità, resistenza, cooperazione dei tipografi milanes, 1860-1925’ (1983) (v. retrocopertina).”,”EDIx-018″
“GIGLI Guido”,”La seconda guerra mondiale.”,”Bibliografia di Gigli, Guido, storico: Il Congresso di Vienna (1814-1815), Firenze, Sansoni, 1938, 286 p.; Congresso di Vienna Errore strategico della Luftwaffe. “”Col suo discorso del 19 luglio al Reichstag, Hitler ruppe il silenzio del mondo, che attendeva l’invasione, offrendo proposte di pace all’Inghilterra. Queste proposte furono avanzate perché il cancelliere non voleva rimproverarsi di aver trascurato di mettere gli imponderabili nel suo campo, alla vigilia della più grande impresa militare dell’Europa moderna. Se l’Inghilterra, per caso sorprendente (ed egli sapeva che non c’era da aspettarselo), avesse accettato i fatti compiuti, la Germania avrebbe concluso con un immenso successo la guerra, evitando di far l’esperienza di un’operazione anfibia, tanto più pericolosa quanto meno i suoi rischi riuscivano calcolabili. Se invece, com’era quasi certo, il primo ministro britannico non si fosse mostrato disposto «a salire il calvario della capitolazione», sarebbe riuscito facile al capo tedesco rinfocolare l’odio dei «nazisti e chiamarli a gettare a ginocchi l’ostinata ‘Cartagine bellicista’». Ma la ‘Luftwaffe’ non si presetnava intatta al cimento, da cui dipendeva la sorte della guerra: nelle due battaglie della Manica e di Francia aveva perduto più di 1000 apparecchi, in gran parte sotto i colpi della caccia francese, che col suo sacrificio totale faceva sentire, anche dopo l’armistizio di Rethondes, i benefici nel corso del conflitto. Contro una massa di 5000 aerei di prima linea, l’Inghilterra affrontava, l’8 agosto, l’urto supremo con meno di 700 caccia, in gran parte formati da ‘Hurricane’, che, bene armati, protetti e maneggevoli quanto gli ‘Spitfire’, erao a questi inferiori per non meno di 50 km di velocità oraria. Alle macchine di qualità della RAF, Goering opponeva i suoi caccia monomotori ‘Messerschmitt’ ME 109 e bimotori ME 110. I ‘Messerschmitt’ erano armati meglio degli stessi ‘Spitfire’ e più veloci degli ‘Hurricane’, ma molto meno maneggevoli de dui tipi d’aerei britannici. La caccia tedesca accompagnava i convogli incursori dei bombardieri in picchiata: «il problema della caccia inglese consisteva nell’impegnare i cacciatori tedeschi di protezione con una parte dei suoi effettivi e nel distruggere con il resto i bombardieri, incapaci di difendersi da soli». La lotta ebbe inizio l’8 agosto e si concluse, attraverso quattro fasi, il 31 ottobre 1940, con l’insuccesso tedesco. L’attacco ebbe inizio, nella sua prima fase (8-18 agosto), il 15, il 16 e il 18. La ‘Luftwaffe’ inviò all’attacco massicce formazioni di bombardieri scortati da caccia. I tedeschi tesero in questo prima fase ad attaccare gli obiettivi più vicini alla costa, per attirare la caccia nemica e per lanciare successivamente il grosso dei bombardieri contro i porti, gli aeroporti e i convogli nella Manica. Questa tattica affaticò la RAF, che dovette tener testa all’avversario fin dali primi contatti, in specie poi allorché si delineava il prescelto vero obiettivo. Però, nonostante tutto, la Luftwaffe fu costretta a riconoscere di aver trovato una difesa più efficace del previsto. Inoltre, in questa prima fase si delineò l’errore strategico di impostazione generale della lotta compiuto dalla Luftwaffe. L’errore si manifestò nel fatto che la battaglia fu impegnata in modo organico solo contro gli aerei in volo, mentre un programma non altrettanto compiuto e sistematico venne perseguito contro gli aerei al suolo, e più ancora, contro gli aeroporti e le industrie aeronautiche. Conla seconda fase della battaglia aerea d’Inghilterra (19 agosto – 6 settembre) i tedeschi inaugurarono una nuova tattia, che consisté nell’accrescere il numero dei cacciatori di scorta, diminuendo quello dei bombardieri: non si modificò però l’errore d’impostazione generale già indicato. La terza fase (7 settembre – 5 ottobre) s’iniziò con un grande bombardamento su Londra, compiuto con 300 apparecchi. I tedeschi perseverarono nell’errore d’impegnare organicamente la sola aviazione in volo: era una fatale minorazione della dottrina douhetiana, che esigeva la lotta contemporanea ugualmente sistematica contro «i nidi e le uova», cioè contro la produzione degli aerei e gli aerei. Peraltro, in fatto di aviazione, i tedeschi cambiaroo ancora la tattica: i bombardieri erano preceduti a quota più alta dalla propria caccia, disposta a gradinata; mentre i caccia inglesi impegnavano gli avversari, i bombardieri tedeschi, con scorta ravvicinata, si avvicinavano al suolo per colpire i loro obiettivi. Gli inglesi si salvarono dal disastro con l’utilizzare gli ‘Spitfire’ contro i caccia d’alta quota e gli ‘Hurricane’ contro i bombardieri e la scorta ravvicinata. Così il 15 settembre i tedeschi subirono, con la perdita di 56 apparecchi, il più grande scacco aereo nel corso dell’intera battaglia d’Inghilterra. Ormai questa battaglia s’era praticamente conclusa col successo britannico: i tedeschi, a cominciare in specie dal 27 settembre, non furono più in grado, a causa delle perdite subite, di continuare i bombardamenti diurni a massa. La vera battaglia d’Inghilterra poteva considerarsi sostanzialmente finita il 15 settembre”” (pag 140-142)”,”QMIS-327″
“GIGLIOBIANCO Alfredo SALVATI Michele”,”Il Maggio francese e l’Autunno caldo italiano: la risposta di due borghesie.”,”GIGLIOBIANCO Alfredo (1955) lavora alla missione delle Nazioni Unite in Kuwait SALVATI Michele (1947) insegna facoltà di economia e commercio dell’Università di Modena. Sono entrambi nati a Cremona.”,”FRAV-134″
“GIGLIOBIANCO Alfredo”,”Via Nazionale. Banca d’Italia e classe dirigente. Cento anni di storia.”,”Alfredo Gigliobianco, storico ed economista, ha svolto attività di ricerca presso le Nazioni Unite a New York e attualmente lavora nell’Ufficio ricerche storiche della Banca d’Italia (2006). E’ autore con Michele Salvati di ‘Il maggio francese e l’autunno caldo: la risposta di due borghesie’ (Il Mulino, 1980) e di vari saggi di storia economica e finanzaria. Giacomo Grillo e l’istituzionalizzazione del capitalismo genovese. ‘Genova fu la culla della grande industria e della grande finanza in Italia. Fra le poche città che nei primi decenni dell’Ottocento avessero mantenuto un legame significativo, attraverso famiglie, tradizioni di lavoro, rapporti internazionali, con la propria età d’oro: il Cinquecento. Ferita per la perdita dell’indipendenza decisa al Congresso di Vienna, Genova conservava tuttavia qualcosa dell’antica fierezza, ed era senza dubbio la prima città commerciale del Regno sabaudo. I suoi capitani continuavano la tradizione della marineria ligure, e i traffici davano tono alla vita cittadina. Capitalisti di rango internazionale, come Raffaele De Ferrari duca di Galliera, speculavano nelle borse europee, e riportavano in Liguria il gusto per nuove intraprese (6). Ma forse fu semplicemente un caso sfortunato quello che avviò il genovese Giacomo Grillo (*) verso l’economia e la finanza. Come il suo predecessore Bombrini, al quale si è accennato brevemente nelle pagine precedenti, egli non proveniva da un ambiente commerciale: nacque il 4 dicembre 1830 da Agostino, medico dell’ospedale di Genova. Questi era senza dubbio un professionista e un borghese, e tuttavia non si può dire che facesse davvero parte dell’élite cittadina. (…) Uno dei primi atti di Grillo fu di affrontare la spinosa situazione debitoria dell’Ansaldo, l’azienda meccanica e cantieristica genovese controllata prima da Bombrini, poi dagli eredi. Il nuovo direttore generale ritenne che una parte dei debiti dell’Ansaldo verso la Nazionale fossero, date le modalità di concessione, debiti personali di Bombrini, dei quali gli eredi dovevano essere chiamati a rispondere. Ne derivò un contrasto assai duro con la famiglia dell’ex direttore generale, che venne mediato dal Consiglio superiore della Banca e fu risolto con un compromesso (22). L’episodio è importante perchè chiarisce in modo inequivocabile che Grillo intese mutare l’indirizzo che aveva prevalso fino a quel momento. Sarebbe del tutto fuori luogo una condanna postuma di Bombrini in base ai criteri morali e giuridici che oggi ci sono familiari. Situazioni che noi diremmo di conflitto di interessi erano allora ampiamente tollerate, percepite a volte dai protagonisti come normali e logiche. Ma ovviamente esse davano luogo a gravi inconvenienti; ed è merito di Grillo – il pigmeo, il modesto ‘routinier’, accusavano i Bombrini (23) – aver percepito la gravità del pericolo e avervi posto rimedio, almeno in parte. La prudenza qui è d’obbligo, perché l’eccessiva contiguità fra banca e industria rimase un problema dell’economia italiana per altri cinquant’anni (24)’ [(*) Giacomo Grillo (1830-1895) fu direttore generale della Banca nazionale dal marzo 1882 al dicembre 1893; direttore generale della Banca d’Italia fino al febbraio 1894; (6) Cfr. G. Doria, ‘Investimenti e sviluppo economico a Genova alla vigilia della prima guerra mondiale. Le premesse (1815-1882)’, Giuffrè, Milano, 1969; G. Felloni, ‘Gli investimenti finanziari genovesi in Europa tra il seicento e la restaurazione’, Giuffré, Milano, 1971; vari saggi in A. Gibelli – P, Rugafiori (a cura), ‘Storia d’Italia. Le regioni dall’Unità a oggi. La Liguria’, Einaudi, Torino, 1994, in particolare F. Surdich, ‘I viaggi, i commerci, le colonie: radici locali dell’iniziativa espansionistica’; L. Garibbo, ‘I ceti dirigenti tra età liberale e fascismo’; G. Assereto, ‘Dall’antico regime all’Unità’; (22) Cfr. Coppini, ‘Carlo Bombrini’, cit.,. Gli eredi pagarono una parte del debito; l’altra parte (non irrilevante rispetto alle dimensioni dell’attivo della Banca) fu abbuonata. Grazie a questo i Bombrini poterono mantenere il controllo dell’Ansaldo. Coppini dà di queste vicende una interpretazione che a chi scrive pare troppo influenzata dal resoconto che ne fa un erede dei Bombrini, l’avvocato Ageno, comprensibilmente prevenuto nei confronti di Grillo (Memoriali Ageno in Carte Bombrini, Archivio storico Ansaldo; (23) Si vedano i memoriali di Ageno citati sopra; (24) Qualche anno dopo Pantaleoni individuò proprio nei diffusi conflitti di interesse uno dei problemi principali della ‘governance’ delle imprese italiane, e uno dei pericoli maggiori per la loro stabilità: «gli stessi uomini figuravano in più imprese aventi interessi opposti e sacrificavano ora l’una ora l’altra, a seconda che la rovina dell’una o dell’altra più li avrebbe compromessi» (M. Pantaleoni, ‘La caduta della Società Generale di Credito Mobiliare’, in “”Giornale degli economisti””, aprile-giugno 1895, pp. 555-6). Ritroveremo questi temi nella biografia di Menichella]”,”ITAE-384″
“GIGLIOZZI Maria Teresa”,”I palazzi del papa. Architettura e ideologia: il Duecento.”,”Maria Teresa Gigliozzi, dottore di ricerca in Storia dell’architettura.”,”RELC-007-FSD”
“GIGNOUX Claude Joseph”,”L’économie française entre les deux guerres, 1919-1939.”,”””Ces luttes intérieures aboutirent en 1922, au Congrès de Tours, à une scission formelle; à partir de ce moment, il exista deux CGT, l’ancienne, puis la CGTU (Confédération générale du travail unitaire) communiste. L’ancienne CGT continait à se réclamer du principe du syndicalisme autonome: le CGTU se déclarait ouvertement de l’obédience de Moscou et en témoignait par le fait que nombre de ses dirigeants étaient des fonctionnaires du parti. Cette situation devait se prolonger jusqu’au début de 1936, où, au Congrès de Toulouse, les deux CGT prononcèrent derechef leur fusion. Pendant ces 14 années de séparatisme, la CGTU s’était dispersée en manifestations et agitations assez vaines: elle annonça au plus haut 300.000 adhérents et ne les eut probablement jamais; le fait est qu’en 1936 elle apporte 120.000 membres à la CGT réunifiée”” (pag 284) (Gli iscritti alla CGT nel 1925 erano intorno ai 500 mila) (pag 284)”,”FRAE-041″
“GIGON Fernand”,”Americani e vietcong.”,”GIGON Fernand è un giornalista di origine svizzera specializzato nei problemi dell’ Estremo Oriente. Negli ultimi 15 anni (1966) ha visitato il Vietnam 18 volte. L’ Europa e la Francia. “”Ma l’ Europa di oggi, scettica e logorata dall’ atroce esperienza di due guerre mondiali, non crede alle Giovanne d’ Arco in battle dress. Essa comincia semplicemente ad amare quella pace che le procura bistecche e vacanze pagate, automobile e televisore, più una piccola riserva di sicurezza. Essa sente, per istinto più che per analisi, che gli Americani risuscitano antichi fantasmi bellicosi. (…) Ed è giunta ad accettare pigramente questa formula: Marx forse, Marte mai più. La Francia, più di ogni altro paese, polarizza queste tendenze. La sua politica ufficiale, reclamando la neutralizzazione dei due Vietnam, si discosta, senza possibilità di compromesso, dalle conseguenze finali di questa avventura. Non vuole sopportarne in futuro, quando i responsabili americani e cinesi cominceranno a discutere, nessun inconveniente. Risultato? Una politica volontariamente aspra dell’ Eliseo e del Quai d’ Orsay.”” (pag 131) “”Dall’ aprile 1965, la tattica del Vietcong riguardo i morti si adatta al terreno. Nella giungla, nella montagna e nelle imboscate al coperto, il Vietcong, salvo ordine contrario dato dal commissario durante un’ azione, prende i suoi morti e li nasconde. Nella pianura, nel delta del Mekong per esempio, li lascia nelle risaie – salvo il caso in cui possa trasportarli durante la notte.”” (pag 185) Gli americani non consultano i francesi. “”Gli esperti della guerra di Malesia consultati dagli Americani – che però non hanno mai chiesto un solo consiglio ai Francesi – ritengono che si debbano mobilitare da tre a cinque soldati per neutralizzare un nemico, uno solo, in stato di rivolta. E che si debbe mobilitarne otto o nove per eliminarlo fisicamente. Se si contano insieme, da parte rossa, combattenti e simpatizzanti, si arriva a circa a 250.000 comunisti attivi; e questo in un paese che li perseguita con incredibile ferocia da tanti anni. Secondo le valutazioni degli specialisti della Malaisia, ci vorrebbero dunque più di due milioni di uomini armati per eliminare completamente il Vietcong nel Vietnam del Sud. Il Governo le conosce, queste cifre. Non le respinge, ma non possiede che un quarto degli elementi richiesti. Questa guerra è la guerra dell’ impossibile””. (pag 211)”,”USAQ-033″
“GIKH GRUPPE INTERNATIONALER KOMMUNISTEN, HOLLAND”,”Principi fondamentali di produzione e di distribuzione comunista. Lavoro collettivo del Gruppo dei Comunisti Internazionali (Olanda) 1930.”,”Quest’opera collettiva apparve nel 1930, i suoi autori, il ‘Gruppo comunisti Internazionali’, olandesi, apparteneva al movimento dei consigli.”,”MHLx-021″
“GIL Juan”,”Miti e utopie della scoperta. Oceano Pacifico. L’ epopea dei navigatori.”,”Juan GIL (Madrid, 1939) ha studiato a Madrid e Bologna; insegna attualmente Filologia latina classica e medievale all’Univ di Siviglia ed è consulente dell’ “”Annuario de Estudios Americanos””. E’ autore di numerose opere e saggi dedicati all’epoca delle grandi scoperte. GIL ha dedicato altri due volumi a ‘Miti e utopie della scoperta’, il primo ‘Cristoforo Colombo e il suo tempo’ è stato pubblicato nel 1991, l’altro sull’ Eldorado, verrà pubblicato nei prossimi mesi.”,”ASGx-003″
“GIL Juan”,”Miti e utopie della scoperta. L’ Eldorado. Alla ricerca della città dell’ oro.”,”Juan GIL (Madrid, 1939) ha studiato a Madrid e Bologna; insegna attualmente Filologia latina classica e medievale all’Univ di Siviglia ed è consulente dell’ “”Annuario de Estudios Americanos””. E’ autore di numerose opere e saggi dedicati all’epoca delle grandi scoperte. GIL ha dedicato altri due volumi a ‘Miti e utopie della scoperta’, il primo ‘Cristoforo Colombo e il suo tempo’ è stato pubblicato nel 1991, l’altro sull’ Eldorado, verrà pubblicato nei prossimi mesi.”,”ASGx-004″
“GILARDENGHI Carlo; a cura di Franco CASTELLI”,”Cantón di Rus e dintorni.”,”Carlo Gilardenghi (1923-2003), nato e vissuto in Alessandria. Durante la Resistenza responsabile del fronte della Gioventù provinciale, poi partigiano della 108° Brigata Garibaldi. Dal 1951 al 1973 consigliere comunale di Alessandria per il Partito comunista italiano e assessore alla Pubblica istruzione dal 1951 al 1960. Cofondatore dell’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Alessandria nel 1978 e presidente del consiglio di amministrazione per un ventennio, infine coordinatore scientifico dell’Istituto.”,”STOS-005-FSD”
“GILAS Milovan”,”Compagno Tito. Una biografia critica.”,”GILAS nato nel 1911 in Montenegro residente a Belgrado entra a 27 anni nel CC del Partito comunista jugoslavo. Partecipa al movimento partigiano come stretto collaboratore di TITO. E’ ministro presidente del parlamento, inviato a Mosca e all’ ONU. Portavoce dopo il 1948 e la rottura con STALIN, dell’ indipendenza jugoslava e della “”via nazionale”” al comunismo. Nel 1954 viene processato per il suo atteggiamento critico nei confronti della linea del partito e considerato esiliato in patria destituito da ogni incarico. E’ finito pure in carcere. Ha pubblicato molto in Italia. “”Tito era in parte straniero in Jugoslavia: ma non perché durante la Prima guerra mondiale se ne è andato dalla Jugoslavia, schierandosi con l’ Austria-Ungheria, e neppure perché ha trascorso quasi sette anni nella Russia sovietica e proprio in tempi decisivi per la Jugoslavia e la sua formazione – all’ epoca della rivoluzione d’ ottobre e all’ epoca della purghe, in gioventù e nell’ età matura. Tito era, per origine e per la ricerca di un indirizzo esistenziale, in parte straniero nella stessa Croazia. Zagorje e coloro che ne sono originari costituiscono per coscienza e storia, una componente particolarmente croata della Croazia, ma un mondo a sé stante dal punto di vista linguistico e psicologico: la lingua è particolare, con proprie tradizioni letterarie, vi si parla un dialetto che è un’isola in un vasto mare, la gente è attiva, abituata all’ emigrazione, amante del divertimento, del vino e del canto, vivace e bonaria. E’ del tutto marginale che i nazionalisti serbi si sforzino di vedere in Tito un continuatore della politica austro-ungarica di frantumazione della “”serbità”” e che i nazionalist croati vedano in lui un rinnegato che si è venduto ai serbi; ciò che appare decisivo è invece che, nonostante la base di partenza limitata e appartata dal punto di vista etnico-culturale di Tito, questi sia riuscito a conquistare l’ intera Jugoslavia, un paese multinazionale, in cui proprio i due popoli maggiori, il serbo e il croato, identificano o quasi la propria essenza nazionale con la statalità””. (pag 93-94)”,”EURC-093″
“GILAS Milovan”,”La nuova classe. Una analisi del sistema comunista.”,”‘La nuova classe’ del Gilas è ormai divenuto un testo classico per il rigore con il quale vi si analizza la rivoluzione comunista, che, pur condotta in nome dell’abolizione delle classi, ha portato inaspettatamente al potere una nuova classe, la burocrazia politica, privilegiata e dispotica. Milovan Gilas è nato nel 1911 a Kolasin (Montenegro). A Belgrado inizia gli studi universitari e qui ha le prime esperienze politico-letterarie. Membro del P.C. Jugoslavo dal 1932, conosce per la prima volta in quegli anni la prigione di Sremska Mitrovica. Quando comincia la seconda guerra mondiale è già membro del Comitato Centrale del P.C. e del Politburo. Durante l’occupazione nazista il Gilas organizza la resistenza nel Montenegro, poi entra a far parte dello stato maggiore centrale. Nel primo governo del dopoguerra rappresenta la repubblica montenegrina e giunge alla vicepresidenza dopo le elezioni del ’45. Dopo il 1953, la sua posizione critica nei confronti dell’ortodossia comunista, la pubblicazione de ‘La nuova classe’ e quella successiva delle ‘Conversazioni con Stalin’ lo portano ad affrontare quattro processi e a scontare complessivamente, fino all’amnistia concessagli nel 1966, nove anni di carcere.”,”EURC-022-FL”
“GILAS Milovan”,”La nuova classe. Una analisi del sistema comunista.”,” ‘La vicenda umana e politica di Milovan Gilas. Omaggio a Milovan Gilas (1911-1995), intellettuale, politico, partigiano e militante comunista jugoslavo che, da braccio destro di Tito, divenne un lucido osservatore dei lati oscuri del socialismo reale, dalla mancanza di democrazia all’affermazione di una dorata oligarchia di burocrati di partito. Le scelte di Milovan Gilas segnano tappe salienti della storia dei Balcani: lo smarcamento da Stalin e dall’Urss, la critica a Tito, la guerra di liberazione in Montenegro, la prigionia per l’opposizione al partito, il viaggio negli Usa e il pronostico della dissoluzione della federazione jugoslava. A testimoniare questa vita eccezionale ‘è Storia’ ha chiamato il figlio, Aleksa Gilas, scrittore, giornalista e storico. Nato a Belgrado nel 1953, ha studiato filosofia a Vienna e Graz, e scienze politiche e sociali alla London School of Economics. Il suo impegno a favore di dissidenti e perseguitati politici, tra il 1980 e il 1990, gli è costato 11 anni di esilio trascorsi in Inghilterra e negli Usa. «Nel gennaio dell’80 mi trasferii a Londra per lavorare al mio dottorato – ricorda Aleksa Gilas. – Iniziai a pubblicare articoli critici verso il regime sulla storia e la politica della Jugoslavia sul mensile ‘Our World’, vicino agli esuli jugoslavi, che raccoglieva documenti di dissidenti da Belgrado». Aleksa Gilas riuscì così a diffondere in patria libri di autori messi al bando dal regime, come pure i saggi di suo padre già apparsi in America, Germania e Italia, ma che non potevano essere letti nella sua lingua.’ (Elisabetta D’Erme) (http://www.anvgd.it/)”,”EURC-125″
“GILBERG Trond”,”The Soviet Communist Party and Scandinavian Communism: The Norwegian Case.”,”Trond Gilberg, Ph. D. in Political Science, University of Wisconsin 1969, nato in Norvegia nel 1940 ed Assistente Professore in Scienze Politiche alla Pennsylvania State University (1973). Ha pubblicato articoli su ‘Current History’, ‘Osteuropa’ e ‘East European Quarterly’. Molto citati i nomi di Peder Furubotn, Reidar K. Larsen, Emil Lovlien, Martin Tranmael Lenin (pag 23) “”The Bolshevik regime in Petrograd and Moscow almost immediately set out to create a new international organization of working-class parties. One of Lenin’s major points concerning the international labor movements had been a strong denunciation of the Second International. Lenin’s faith in internationalism had been deeply shaken when the Social Democrats of Europe opted for national defense and ended up as supporters of the national bourgeoisie in World War I. After his initial disappointment, Lenin quickly set out to pin the blame for such behaviour, and he found it in the treason of Social Democratic leaders. These men had sold out to nationalism and had in fact turned class brothers against each other on the battlefield, so that the national bourgeoisie could survive and continue its exploitation after the war. The Second International, which had allowed this to happen, had in effect assigned itself to the ‘dustbin of history’. A new, truly international and truly revolutionary organization must be established instead. From the first weeks of Soviet rule, Lenin was busy preparing for such an organization. The new leadership of the DNA, established as a result of the party congress in 1918, was certainly in favor of renewed internationalism in the Labor movement. But by this early stage the factionalism of the party had already become apparent, although it was not yet a crucial factor in intra-party life. A leftist group with its main base in the DNA youth organization (NKU) wholeheartedly supported Lenin’s effort to establish a Communist international and advocated Norwegian membership in it (1). Tranmael was also in favor of such an organization, but at times he vacillated on this point; there were certain attempts by this faction to revive the Second International and the fuse it with a Communist organization. Unity in International Communism was seen as a major advantage by this group. Increasingly, however, Tranmael came to accept the idea of the Communist International, especially since it could clearly be shown that a revival of the Second International would be of little value in promoting world revolution (2). …. finire (pag 23-25)”,”MEOx-129″
“GILBERT Martin”,”La grande storia della prima guerra mondiale.”,”GILBERT (Londra, 1936) è uno dei più noti storici del XX secolo. Laureatosi al Magdalen College di Oxford, dal 1962 è Fellow del Merton College della stessa città. Subentrato nel 1968 a Randolph CHURCHILL nel ruolo di biografo ufficiale di Winston CHURCHILL, ha pubblicato e curato numerosi volumi. Tra le sue opere: -La grande storia della seconda guerra mondiale. MONDADORI. 1990 -Churchill. MONDADORI. 1992 -Atlante di storia ebraica. LA GIUNTINA. 1993″,”QMIP-012″
“GILBERT Felix”,”Machiavelli e Guicciardini. Pensiero politico e storiografia a Firenze nel Cinquecento.”,”GILBERT è uno specialista di MACHIAVELLI e in genere della cultura italiana tra Umanesimo e Rinascimento. E’ professore alla scuola di studi storici dell’ Institute for advanced study di Princeton.”,”ITAG-046″
“GILBERT Martin”,”Churchill.”,”GILBERT Martin (Londra, 1936), storico, è considerato il massimo esperto mondiale della vita di Wiston CHURCHILL. E’ subentratoo nel 1968 a Randolph CHURCHILL nel ruolo di biografo ufficiale del padre. Ha scritto una storia della seconda guerra mondiale e un ‘Atlante di storia ebraica’ (1993). Gallipoli. “”De Robeck non intendeva cambiare idea. “”Attaccare lo stretto adesso con la flotta sarebbe un errore””, rispose “”in quanto metterebbe in pericolo l’ attuazione di un piano migliore a più ampio raggio””. Per avere successo era “”essenziale”” un’ operazione navale e terrestre congiunta. Churchill quella sera cenò con Asquith. “”Ieri sera il primo ministro sembrava dispiaciuto, riferì il mattino seguente a Fisher, “”che non sia dato a de Robeck l’ ordine preciso di procedere all’ attacco alla prima occasione””. Pertanto de Robeck aspettò che l’ esercito fosse pronto a attaccare, sotto il fuoco di copertura delle sue navi. Durante gli sbarchi di truppe che Kitchener aveva previsto per aprile e nel corso dei nove mesi di combattimenti sulla penisola di Gallipoli, la flotta non tentò mai né di ripulire i campi minati né di farsi strada attraverso lo stretto. Tutte le decisioni militari prese successivamente a Gallipoli furono opera di Kitchener o di Hamilton e dei suoi comandanti. Churchil era diventato uno spettatore di eventi che fino a quel momento aveva sperato di dominare e controllare. Era stato costretto a rinunciare a un piano che avrebbe potuto escludere la Turchia dalla guerra, unire gli stati balcanici contro le potenze centrali e dare alla Russia una linea di comunicazione vitale, con cui rilanciare l’ offensiva a oriente e mettere fine allo stallo in Francia e nelle Fiandre, senza che si fossero verificati un disastro navale o gli orrendi massacri che erano una realtà quotidiana sul fronte occidentale, senza che nulla indicasse conclusivamente che un successo navale era impossibile.”” (pag 228)”,”UKIx-095″
“GILBERT Martin”,”Churchill.”,”GILBERT Martin (Londra, 1936), storico, è considerato il massimo esperto mondiale della vita di Wiston CHURCHILL. E’ subentratoo nel 1968 a Randolph CHURCHILL nel ruolo di biografo ufficiale del padre. Ha scritto una storia della seconda guerra mondiale e un ‘Atlante di storia ebraica’ (1993). L’ incontro mancato tra Churchill ed Hitler. “”Tra il luglio e l’ agosto 1932 lavorò a Chartwell alla biografia di Marlborough. In Germania, nel mese di luglio, il partito nazionalsocialista di Hitler aveva ottenuto il 37 per cento dei voti alle elezioni generali; Churchill aveva in animo di recarsi anche là per visitare le scene delle vittorie militari di Marlborough, sicché il 27 agosto partì per un viaggio in Belgio, Olanda e Germania accompagnato da Lindemann. A Bruxelles si unì loro uno storico militare, il tenente colonnello Ridley Pakenham-Walsh, che gli avrebbe fatto da guida. Sulla via del campo di battaglia di Blenheim si fermarono a Monaco per tre giorni e un conoscente di Randolph, Ernst Hanfstaengel, amico di Hitler, cercò di organizzare un incontro tra Hitler e Churchill nell’ albergo di quest’ ultimo. Churchill dichiarò la propria disponibilità a incontare il leader del partito nazista, anche se in seguito Hanfstaengel ricordò che durante la cena prima dell’ incontro previsto “”mi rimproverò le idee antisemitiche di Hitler””. Ma questi non si fece vedere e il giorno seguente Hanfstaengel tentò nuovamente, e inutilmente, di convincerlo a incontrare l’ inglese. “”Insomma””, gli chiese Hitler, “”che ruolo ha questo Churchill? E’ all’ opposizione e nessuno lo ascolta””, Hanstaengel replicò: “”La gente dice la stessa cosa di te””, ma Hitler non cambiò idea.”” (pag 242-243)”,”UKIx-098″
“GILBERT Martin”,”La grande storia della prima guerra mondiale. Volume primo.”,”GILBERT (Londra, 1936) è uno dei più noti storici del XX secolo. Laureatosi al Magdalen College di Oxford, dal 1962 è Fellow del Merton College della stessa città. Subentrato nel 1968 a Randolph CHURCHILL nel ruolo di biografo ufficiale di Winston CHURCHILL, ha pubblicato e curato numerosi volumi. Tra le sue opere: -La grande storia della seconda guerra mondiale. MONDADORI. 1990 -Churchill. MONDADORI. 1992 -Atlante di storia ebraica. LA GIUNTINA. 1993″,”QMIP-061″
“GILBERT Martin”,”La grande storia della prima guerra mondiale. Volume primo.”,”GILBERT (Londra, 1936) è uno dei più noti storici del XX secolo. Laureatosi al Magdalen College di Oxford, dal 1962 è Fellow del Merton College della stessa città. Subentrato nel 1968 a Randolph CHURCHILL nel ruolo di biografo ufficiale di Winston CHURCHILL, ha pubblicato e curato numerosi volumi. Tra le sue opere: -La grande storia della seconda guerra mondiale. MONDADORI. 1990 -Churchill. MONDADORI. 1992 -Atlante di storia ebraica. LA GIUNTINA. 1993 “”La battaglia della Marna durò quattro giorni . Essa decretò la fine del piano Schlieffen e cancellò per sempre la possibilità di una rapida vittoria tedesca sul fronte occidentale. Le truppe impegnate sul campo erano sterminate: 1 milione 275.000 tedeschi contro un milione di francesi e 125.000 inglersi. La ferocia dei combattimenti rispecchiava la determinazione degli anglo-francesi a contrattaccare. Un esempio fra tutti. Al cascinale Guebarré i francesi erano riusciti a piazzare una mitragliatrice in un punto da cui era possibile fare fuoco lungo tutta la linea di trincee che i tedeschi avevano scavato durante la notta a una distanza di 500 metri. I tedeschi tentarono più volte di arrendersi, ma non gli fu mai concesso. Quando finalmente la mitragliatrice tacque, dalle trincee uscirono 6 ufficiali e 67 soldati con le mani alzate. Dentro ne erano rimasti più di 450, tutti feriti o morti. (…) Le perdite inglesi durante la ritirata e durante l’avanzata furono enormi. (…) I”” (pag 97-98) “”Il 9 settembre i tedeschi furono ricacciati oltre la Marna e il 13 oltre l’Aisne: da quando era iniziata la battaglia si erano ritirati di quasi 100 chilometri. Non sarebbero mai più arrivati così vicino alla capitale francese se non nell’estate del 1940, quando il desiderio di vendetta e il ‘Blitzkrieg’ aereo riuscirono là dove erano falliti il calcolo e la strategia, e un altro governo francese, anch’esso fuggito a Bordeaux, chiese l’armistizio. Nel 1914 le cose andarono diversamente. Mentre il governo francese si preparava a rientrare nella capitale, l’esercito tedesco, che aveva lanciato la grande manovra di aggiramento, venne a sua volta aggirato. Le forze anglo-francesi, che risalivano in tutta fretta verso nord puntando in direzione della costa settentrionale, lottarono per impedire ai tedeschi di avanzare verso occidente e di tagliare le linee di rifornimento delle truppe inglesi che attraversavano la Manica. La corsa verso il mare costituì la seconda, decisiva fase della guerra sul fronte occidentale”” (pag 101)”,”QMIP-102″
“GILBERT Martin”,”La grande storia della prima guerra mondiale. Volume secondo”,”1917. Ammutinamenti ad Est ed Ovest “”Quella primavera l’opposizione alla guerra si fece sentire non solo in Russia e nell’esercito francese, in cui si moltiplicava il numero dei disertori. Il 22 maggio il governo inglese approvò un progetto di legge volto a “”contrastare il movimento pacifista””. Gli obiettori di coscienza erano disposti ad affrontare lunghi periodi di detenzione piuttosto che andare in trincea (…). I primi 243 soldati americani approdarono in Gran Bretagna il 18 maggio. Erano i medici e gli infermieri di un ospedale da campo. Il 26 arrivarono in Francia le prime truppe da combattimento. Quella settimana sbarcarono 1308 uomini. L’arrivo delle prime truppe americane coincise con un momento drammatico nel settore francese del fronte occidentale: le diserzioni sempre più numerose si erano trasformate il 27 maggio in un vero e proprio ammutinamento. Ben 30.000 soldati di prima linea avevano abbandonato le trincee e gli alloggiamenti delle riserve lungo lo Chemid-des-Dames, portandosi nelle retrovie. Poi, in quanttro paesi dietro le linee, i soldati – incuranti degli ordini degli ufficiali – si erano impadroniti di alcuni edifici rifiutandosi di tornare al fronte. Il giorno seguente, alla stazione di Fère-en-Tardenois gli ammutinati presero il treno per Parigi, ma le vetture furono bloccate. Due giorni dopo, diverse centinaia di fanti non obbedirono all’ordine di andare nelle trincee di prima linea a dar manforte alle truppe franco-marocchine. Il 28 maggio – mentre l’ammutinamento delle truppe francesi era al suo secondo giorno – il comandante del corpo di spedizione americano, generale Pershing, salpò con il suo stato maggiore da New York per Liverpool a bordo de piroscafo inglese Baltic. Durante la traversata Pershing si dedicò a stendere i piani per l’allestimento di un esercito di almeno un milione di uomini “”da inviare in Francia quanto prima””. All’alto comando francese, sconvolto quotidianamente dalle notizie provenienti dalle regioni in cui montava la protesta contro la guerra, quel “”quanto prima”” dovette sembrare una prospettiva molto lontana. Il 1° giugno a Missy-aux-Bois un reggimento di fanteria francese si impadronì della città e nominò un “”governo”” pacifista. Per una settimana regnò il caos in tutto il settore francese del fronte: gli ammutinati si rifiutavano di tornare a combattere. Le autorità militari agirono con tempestività. Sotto il pugno di ferro di Pétain cominciarono gli arresti in massa e si insediarono le corti marziali. I tribunali militari giudicarono colpevoli di ammutinamento 23.395 soldati di questi, piùdi 400 furono condannati a morte, 50 fucilati e gli altri inviati ai lavori forzati nelle colonie penali. Per diversi milioni di fanti, alcuni dei quali combattevano da quasi tre anni, Pétain introdusse immediati miglioramenti, concedendo periodi di riposo più lunghi , congedi più frequenti e rancio migliore”” (pag 405-406) Questione vastità bibliografia (n° di libri pubblicati sulla prima guerra mondiale anche su aspetti minori, ecc.) (pag 657)”,”QMIP-103″
“GILBERT Martin”,”A History of the Twentieth Century, 1933-1951. Vol. II.”,”Sir Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995.”,”STOU-024-FL”
“GILBERT Martin”,”A History of the Twentieth Century, 1952-1999. Vol. III.”,”Sir Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995.”,”STOU-025-FL”
“GILBERT Mark PASQUINO GIanfranco a cura; saggi di Philip DANIELS Mark DONOVAN Gianfranco BALDINI e Guido LEGNANTE Osvaldo CROCI Gianfranco PASQUINO Véronique PUJAS Jean Louis BRIQUET Michael CONTARINO Dwayne WOODS Vincent DELLA-SALA Davide MARTELLI”,”Politica in Italia. I fatti dell’anno e le interpretazioni. Edizione 2000.”,”Saggi di Philip DANIELS Mark DONOVAN Gianfranco BALDINI e Guido LEGNANTE Osvaldo CROCI Gianfranco PASQUINO Véronique PUJAS Jean Louis BRIQUET Michael CONTARINO Dwayne WOODS Vincent DELLA-SALA Davide MARTELLI”,”STAT-520″
“GILBERT Martin”,”A History of the Twentieth Century. Volume One: 1900-1933. Volume I.”,”Sir Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995. List of Illustrations, List of maps, Acknowledgements, Introduction, Bibliography, Maps, Index,”,”STOU-038-FL”
“GILBERT Martin”,”The Routledge Atlas of Russian History.”,”Sir Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995. Preface, Maps n. 166, Bibliography of Works Consulted, Index,”,”RUSx-097-FL”
“GILBERT Mark”,”Storia politica dell’integrazione europea.”,”Mark Gilbert è professore associato di Storia contemporanea presso la Facoltà di Sociologia dell’Università di Trento. Dal 2000 collabora con il World Policy Journal, una delle più conosciute riviste di politica internazionale degli Stati Uniti.”,”EURE-044-FL”
“GILBERT Martin”,”La grande storia della Seconda guerra mondiale.”,”Martin Gilbert (Londra, 1936) è considerato uno dei massimi storici del XX secolo. Si è laureato al Madgalen College di Oxford, dal 1962 è Fellow del Merton College della stessa città Nel 1968 subentra a Randolph Churchill nel ruolo di biografo ufficiale di Winston Churchill. Ha pubblicato ‘La grande storia della Prima guerra mondiale’. “”La prima crepa nell’Asse”” (Roosevelt). Estate 1943 “”Il 26 maggio 1943 rappresentò una duplice pietra miliare nella guerra aerea scientifica. A Washington, Roosevelt acconsentì alla richiesta di Churchill che lo scambio anglo-americano di informazioni sulla bomba atomica, sospeso per oltre un anno a causa di reciproci sospetti, venisse ripreso, e che da ora innanzi l’impresa sarebbe stata considerata comune, «e ad essa entrambi i Paesi avrebbero contribuito con il massimo sforzo». Lo stesso giorno, a Peenemünde, sulla costa del Baltico, Albert Speer, dopo avere nuovamente assistito a una serie di dimostrazioni, acconsentì a che fossero proseguiti i lavori a due diversi tipi di missili a lunga gittata, l’aereo senza pilota, conosciuto in seguito come V1, e la bomba a razzo, la V2. Tanto le armi segrete tedesche che quelle americane erano ancora allo stadio sperimentale. Il 27 maggio, tuttavia, la guerra aerea compì un passo avanti rispetto alle forme già acquisite, allorché il Comando inglese dei bombardieri diede istruzioni ai piloti e a coloro che preparavano i piani delle incursioni di tenersi pronti per l’«Operazione Gomorra», la distruzione totale di Amburgo con un «attacco sostenuto». Nel frattempo, durante una incursione notturna inglese su Wuppertal, il 29 maggio, a causa della quale il centro cittadino venne divorato da un uragano di fuoco, un totale di 2450 civili tedeschi furono uccisi e 118.000 persone rimasero senza tetto. Il 28 maggio 1943, il tentativo americano di riconquistare l’isola di Attu ai giapponesi raggiunse il suo apice sanguinoso allorché le forze nipponiche, ridotte a un migliaio di uomini, lanciarono un attacco suicida contro gli americani. 100 giapponesi furono subito uccisi; quindi il 30 maggio, nelle prime ore del mattino, i sopravvissuti si suicidarono in massa con le bombe a mano, lasciando gli americani padroni dell’isola con soltanto 28 prigionieri feriti. Il 31 maggio, gli americani rastrellarono l’isola in cerca di giapponesi sopravvissuti: trovarono soltanto cadaveri. In tre settimane di combattimenti erano stati uccisi 600 americani e 2500 giapponesi. La vittoria americana nell’isola di Attu giunse in un momento in cui, nella Francia occupata dai tedeschi, venivano compiuti strenui sforzi per riunire tutti i gruppi della Resistenza sotto un unico comando. Per ottenere ciò, un anno prima era stato paracadutato in Francia Jean Moulin. Il 27 maggio questi ebbe, finalmente, successo: in un incontro segreto, a Parigi, 14 capi della Resistenza, che rappresentavano 8 diversi movimenti, si accordarono per accettare tutti il comando del generale De Gaulle. Un mese dopo, tuttavia Jean Moulin fu arrestato a Lione, insieme con un certo numero di dirigenti della Resistenza, dalla Gestapo. Sottoposto a tremende torture, non tradì nessuno; con il corpo a pezzi, morì 11 giorni dopo mentre veniva trasportato, quasi privo di conoscenza, in un campo di concentramento a est. In tutto il mondo, la guerra totale aveva trascinato centinaia di migliaia di esseri umani entro campi nei quali le guardie e gli amministratori partecipavano alla tortura e alla morte degli internati. Da questo punto di vista si segnalavano i campi sulla ferrovia della Thailandia. Prendendo nota della prima morte nel campo di Hintok, quella di un soldato semplice, E.L. Edwards, il 2 giugno, il colonnello Dunlop scrisse nel suo diario: «Si sa che le ali degli angeli devono essere state su di noi, se si pensa alla terribile mortalità in tutti gli altri campi dietro e davanti a noi, in questa ferrovia che sembra costruita sulle ossa». Il campo di Konyu, per esempio, annotò Dunlop, era «un vero e proprio campo della morte, e, recentemente, cinque morti in un giorno solo». I prigionieri di guerra venivano costretti ad «alzarsi al buio pesto nell’umidità, partire alle prime luci dopo aver fatto bollire il riso della mattina, e tornare indietro col buio, dopo un giorno defatigante sotto la pioggia e nel fango”””” (pag 503-504). Martin Gilbert (Londra, 1936) è considerato uno dei massimi storici del XX secolo. Si è laureato al Madgalen College di Oxford, dal 1962 è Fellow del Merton College della stessa città Nel 1968 subentra a Randolph Churchill nel ruolo di biografo ufficiale di Winston Churchill. Ha pubblicato ‘La grande storia della Prima guerra mondiale’.”,”QMIS-240″
“GILBERT Martin”,”The Routledge Atlas of American History.”,”Sir Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995.”,”ASGx-004-FL”
“GILBERT Martin”,”The Routledge Atlas of Jewish History.”,”Sir Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995.”,”ASGx-005-FL”
“GILBERT Martin”,”The Routledge Atlas of the Arab-Israeli Conflict.”,”Sir Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995.”,”ASGx-006-FL”
“GILBERT Martin”,”The Routledge Atlas of the Holocaust.”,”Sir Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995. Preface, Introduction, Acknowledgments, Note to the Third Edition, Maps, Foto, Bibliography, Index of Places, Index of Individuals,”,”ASGx-007-FL”
“GILBERT Mark PASQUINO Gianfranco a cura, Saggi di Gianfranco BALDINI Jean Louis BRIQUET Michael CONTARINO Osvaldo CROCI Philip DANIELS Vincent DELLA SALA Mark DONOVAN Guido LEGNANTE Davide MARTELLI Véronique PUJAS Dwayne WOODS”,”Politica in Italia. I fatti dell’anno e le interpretazioni. Edizione 2000.”,”Gianfranco Baldini è ricercatore assegnista presso il dipartimento di Politica, istituzioni e storia dell’Università di Bologna e docente a contratto di Scienza politica presso l’Università della Calabria. Jean Louis Briquet è ricercatore al Cnrs, Centre d’études et de recherches internationales, di Parigi. Michael Contarino è Class of 1940 University Professor alla University of New Hampshire. Osvaldo Croci è Associate professor presso il department of Political science alla Memorial University of Newfoundland, Newfoundland, Canada. Philip Daniels è Senior lecturer in European politics alla University of Newcastle upon Tyne. Vincent Della Sala è Associate professor presso il department of Political science at Carleton University, Ottawa, Canada. Mark Donovan è Director of Politics della School of European studies alla Cardiff University of Wales. Mark Gilbert è professore di Storia contemporanea italiana e Storia delle dottrine politiche presso il department of European studies alla University of Bath. Guido Legnante sta completando presso l’Istituto europeo la tesi di Ph.D. e collabora con l’Università di Pavia. Davide Martelli svolge attività di ricerca presso l’Istituto Cattaneo. Gianfranco Pasquino è professore ordinario di Scienza politica nella facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna e Adjunct professor al Bologna center della Johns Hopkins. Véronique Pujas insegna Scienze politiche e Sociologia politica all’Institut d’ètudes politiques di Grenoble. Dwayne Woods è Associate professor of Political science presso il department of Political science alla Purdue University di West Lafayette, Indiana.”,”ITAP-058-FL”
“GILBERT Martin”,”The Routledge Atlas of the First World War.”,”Sir Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995.”,”QMIP-031-FL”
“GILBERT BURKHART James”,”Writers and Partisans: A History of Literary Radicalism in America.”,”James Burkhart Gilbert is now Associate professor of History at the University of Maryland. He received a B.A. in English from Carleton College (1961) and holds a M.A. (1963) and a Ph.D. (1966) in American History from the University of Wisconsin. Preface, Acknowledgments, Introduction, Bibliographic Essay, Notes, Foto dell’Autore, Index, American Cultural History Series,”,”MUSx-068-FL”
“GILBERT Martin”,”La grande storia della Prima guerra mondiale.”,”Martin Gilbert (Londra 1936) è uno dei massimi storici del XX Secolo. Laureatosi al Magdalen College di Oxford, dal 1962 è fellow del Merton College della stessa città. Subentrato nel 1968 a Randolph Churchill nel ruolo di biografo ufficiale di Winston Churchill, ha pubblicato e curato numerosi volumi. “”Nel Belgio occupato il nuovo governatore tedesco, il barone von Bissing, dichiarò esplicitamente che al termine della guerra la Germania avrebbe conservato sotto qualche forma il controllo del paese”” (pag 217)”,”QMIP-032-FL”
“GILBERT Martin”,”First World War.”,”Martin Gilbert, the author of many historical works, was appointed official biographer of Sir Winston Churchill in 1968. He wrote six of the eight volumes of the landmark biographical series and also compiled ten volumes of Churchill documents, In addition, he is the author of a definitive history of the Holocaust, a series of twelve historical atlases, and comprehensive studies of both World War I and World War II. He is married with three children and lives in London, Since 1962, he has been a Fellow of Merton College, Oxford (an Honorary Fellow since 1994). He was knighted in 1995. ‘The race is not to the swift, nor the battle to the strong, … but time and chance happeneth so them all’ (Ecclesiastes, IX, II) “”La corsa non è per i veloci, né la battaglia per i forti, … ma il tempo e il caso accadono così a tutti loro”” (Ecclesiaste, IX, II) (in apertura)”,”QMIP-026-FSL”
“GILDART Keith HOWELL David KIRK Neville a cura; collaborazione di Owen ASHTON Terence BOWMAN Amanda CAPERN Stephen CATTERALL Gisela CHAN MAN FONG Malcolm CHASE Gidon COHEN Nina FISHMAN Andrew FLINN June HANNAM Ursula MASSON John McILROY Kevin MORGAN Lowri NEWMAN Emmet O’CONNOR Paul PICKERING Archie POTTS Miles TAYLOR Richard TEMPLE Andrew THORPE Richard WHITING”,”Dictionary of Labour Biography. Volume XI.”,”Collaborazione di Owen ASHTON Terence BOWMAN Amanda CAPERN Stephen CATTERALL Gisela CHAN MAN FONG Malcolm CHASE Gidon COHEN Nina FISHMAN Andrew FLINN June HANNAM Ursula MASSON John McILROY Kevin MORGAN Lowri NEWMAN Emmet O’CONNOR Paul PICKERING Archie POTTS Miles TAYLOR Richard TEMPLE Andrew THORPE Richard WHITING Dizionario: SHOP STEWARDS AND WORKERS’ COMMITTEE MOVEMENT SSWCM”,”MUKx-163″
“GILIANI Francesco”,”«Troisième Camp» ou nouvel «Octobre»? Socialistes de gauche, trotskistes et Deuxième Guerre mondiale (1938-1948).”,”Trotsky e la questione cinese (pag 148-149-150)”,”TROS-011-FGB”
“GILIBERT Giorgio”,”Quesnay. La costruzione della “”macchina della prosperità””.”,”Francois Quesnay, medico personale di Mme de Pompadour alla corte di Luigi XV, si occupò per la prima volta di economia a sessantadue anni, poi, per un decennio, vi si dedicò interamente, analizzando il prodotto netto sociale, le condizioni per la sua riproduzione, la sua distribuzione fra le classi. Il ‘tableau économique’, frutto di questo lavoro, è il più famoso «modello» dell’intera stori adell’economia («l’idea indiscutibilmente più geniale – scrisse Marx – di cui si sia resa responsabile l’economia politica»). Si tratta di uno schema astratto e formulato utilizzando un linguaggio esoterico, tanto da venire spesso accusato di essere deliberatamente incomprensibile. L’autore, in questo saggio, interpreta il tableau ricostruendone la storia, esaminando cioè le successive stesure, diverse per contenuto e aspetto grafico, e risalendo di volta in volta alle difficoltà teoriche che Quesnay si trovò ad affrontare. La concezione meccanicista. ‘La formazione medica di Quesnay ha sollecitato un ovvio filone di indagini: ci si è chiesti se la sua analisi economica e in particolare il ‘tableau’ fossero stati ispirati da analogie biologiche … (pag 5) Giorgio Gilibert è docente nell’Università degli Studi di Messina (1977) Il Tableau di Marx. ‘L’influenza di Quesnay su Marx, come quella di Cantillon su Quesnay, è ben nota. In particolare è stata sottolineata la parentela che lega il tableau agli schemi di riproduzione del secondo libro del ‘Capitale’. La discendenza è confermata da una lettera famosa, in cui Marx propone ad Engels, per la prima volta, uno schema di riproduzione formulato, sulle orme di Quesnay, con numeri e linee. Questo ‘tableau éeconomique’, come lo chiama esplicitamente Marx, è stato finora relativamente trascurato: ad un quadro «molto complicato, con quattordici linee ascendenti e sette discendenti» (45) sono stati preferiti i più familiari schemi algebrici del ‘Capitale’. Esamineremo qui il quadro originario di Marx cercando di ricostruire, per quanto possibile, l’itinerario logico che ha condotto da una lettura (non convenzionale) di Quesnay alla proposta di riformulare il tableau. Marx lesse gli scritti di Quesnay nella riedizione di Eugène Daire del 1846: il tableau vi compare solo nella veste della «formula aritmetica». Un cenno di Marx a quest’ultima come «la forma più semplice del ‘tableau économique’» (46) ha indotto alcuni a ritenere che egli conoscesse anche i primi zig-zag; ma presumibilmente Marx si riferisce qui alla seconda versione della «formula aritmetica» che conosceva: quella, in parte corrotta, fornita da Theodor Schmalzl, tardo fisiocrate tedesco. Dall’agosto 1861 al luglio 1863 Marx si dedica (nel ‘British Museum’) a studi sistematici allo scopo di proseguire la sua ‘Critica dell’economia politica’, di cui una prima dispensa era uscita nel 1859. Il frutto di questi studi è un manoscritto composto da ventitré quaderni: nel penultimo si trovano due quadri del processo di riproduzione in tutto simili al tableau della lettera ad Engels (47). I primi segnali di interesse per Quesnay si trovano in una sua lettera, del 18 giugno 1862, sempre ad Engels: «A proposito! Se fosse possibile brevissimamente e senza toglierti troppo tempo, vorrei un paradigma (insieme con spiegazioni) della contabilità italiana [‘italienische Buchführung’]. Mi sarebbe utile per la delucidazione del ‘tabléau économique’ del Dr. Quesnary» (48). Italiana era anticamente chiamata la contabilità a partita doppia, dove per ogni operazione è prevista l’identificazione di una parte creditrice e di una debitrice (49): l’analogia col tableau sta nel fatto che qui ogni voce compare con un doppio carattere, di spesa o di reddito, a seconda della classe considerata (50). Ad un anno di distanza (6 luglio 1863) Marx è in grado di sottoporre a Engels un proprio ‘tableau économique’ «al posto di quello di Quesnay». Come egli sia giunto dai primi tentativi di «delucidare» il tableau alla decisione di formularne uno nuovo, non è detto. Anche la spiegazione «in some words» del tableau fisiocratico, rinviata ad una lettera successiva, se mai è stata scritta, non ci è giunta (come non ci è giunto il «paradigma della contabilità italiana» chiesto ad Engels). Ci possono però venire in aiuto altri scritti: il tableau, ad esempio, viene illustrato a più riprese e con ricchezza di particolari nelle ‘Teorie sul plusvalore’. Ai nostri fini è però più interessante la breve spiegazione premessa da Marx (un «precedente» storico) agli schemi di riproduzione del secondo libro del ‘Capitale'”” (pag 52-54) [Giorgio Gilibert, ‘Quesnay. La costruzione della “”macchina della prosperità””‘, Etas Libri, Milano, 1977] [(45) S. Tsuru (1970), p. 285; (46) K. Marx (1861), p. 568; (47) I due quadri sono pubblicati in appendice all’edizione italiana, curata da Raniero Panzieri, del secondo libro del ‘Capitale’. Cfr. K. Marx (1965); (48) K. Marx, F. Engels (1973), p. 279; (49) «La maggior parte degli autori concorda nel ritenere che gli italiani, in particolare quei di Venezia, Genova e Firenze, siano stati i primi ad introdurre il metodo della contabilità a doppia entrata, cioè con voci di carico e scarico; perciò quel metodo è da allora noto presso di noi come metodo italiano» M. Postlethwayt (1774), voce ‘Book-keeping’; (50) Scrive Quesnay in nota all”Analisi della formula aritmetica: «Ciascuna somma che la ‘classe produttiva’ e la ‘classe sterile’ ricevono implica un doppio valore, perché vi è una vendita e un acquisto e, per conseguenza, il valore di ciò che è venduto è il valore della somma impiegata nell’acquisto». F. Quesnay (1973), p. 100, AaVv, (1958), vol. II, p. 800]”,”ECOT-396″
“GILL Richard T., edizione italiana a cura di Paolo PETTENATI”,”Lo sviluppo economico.”,”Insieme alla forte diminuzione della percentuale della forza di lavoro impiegata in agricoltura si è verificato un notevole aumento delle percentuali impiegate in altre occupazioni, come è illustrato dalla tabella 4-3. Le industrie manifatturiere e delle costruzioni, che impiegavano meno di un quinto delle forze di lavoro nel 1860, impiegavano più di un terzo del loro totale nel 1950. Ancor più impressionante è stato l’aumento nei settori del commercio e della finanza, nelle professioni e nei settori degli altri servizi. Le due ultime categorie indicate nella tabella 4-3 impiegavano appena il 20% delle forze di lavoro nel 1860 mentre nel 1950 ne impiegavano più del 50%. (…) E, terzo non si deve dimenticare la diminuzione della ‘quantità’ di lavoro che gli americani fanno. L’aumento del tempo libero è stata una delle caratteristiche più importanti dello sviluppo economico degli Stati Uniti.”” (pag 99-100)”,”ECOI-240″
“GILL Graeme”,”The Origins of the Stalinist Political System.”,”Graeme Gill, Sydney University. Author of The Dynamics of Democratization, Elites, Civil Society, and the Transition Process, Power in the Party, the Organization of Power and Central Republican Relations in the CPSU, The Collapse of a Single Party System, the Disintegration of the Communist Party of the Soviet Union, Twentieth Century Russia, the Search for Power and Authority, The Origins of the Stalinist Political System, Stalinism, Peasants and Government in the Soviet Revolution. Preface, Abbreviations, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography, Table, Index, First Paperback Edition, Soviet and East European Studies: 74,”,”RUSS-086-FL”
“GILL Graeme”,”Peasants and Government in the Russian Revolution.”,”Graeme Gill, Sydney University. Author of The Dynamics of Democratization, Elites, Civil Society, and the Transition Process, Power in the Party, the Organization of Power and Central Republican Relations in the CPSU, The Collapse of a Single Party System, the Disintegration of the Communist Party of the Soviet Union, Twentieth Century Russia, the Search for Power and Authority, The Origins of the Stalinist Political System, Stalinism, Peasants and Government in the Soviet Revolution. Preface, Glossary, Appendix: I. Regions and Gubernii, II. Levels of Rural Unrest between the February and October Revolution, Types of Peasant action against Landed Propriety per Month, III. Types of Unrest by Region, Regional Unrest by type, IV. Unrest Provided by Each Guberniia, Unrest Provided by Each Region, V. Peasant Land Ownership 1917, Notes, Bibliography, Index,”,”RIRO-193-FL”
“GILL Anton”,”An Honourable Defeat. The Fight Against National Socialism in Germany, 1933-45.”,”Nel Who’s Who molti oppositori e resistenti provenienti dall’ ambiente militare, qualche sindacalista, qualche esponente socialdemocratico o membro del Kpd Molto spazio all’attentato del 20 luglio 1944 al gruppo di militari resistenti attorno a von Stauffenberg Anton Gill è autore di molti volumi di storia contemporanea europea.”,”GERR-054″
“GILLES Philippe”,”Histoire des crises et des cycles économiques. Des crises industrielles du 19e aux crises financières du 20e siècle.”,”GILLES Philippe è professor agrégé di Università, Direttore di ricerca al CEFI (Centre d’ Economie et de Finances Internationales, CNRS-Université de la Méditerranéé), è docente della Facoltà di scienze economiche e di gestione dell’ Università di Tolone. Impossibilità teorica delle crisi generali di sovrapproduzione (pag 16) “”Sulla base dei lavori di Sismondi, K. Marx concepisce una teoria elaborata del Capitalismo in quanto modo di produzione particolare (il Modo di produzione capitalistica o MPC), storicamente data dunque contingente, la cui dinamica rinvia alle condizioni e ai meccanismi dell’ accumulazione del capitale, tanto microeconomica (l’ accumulazione del capitale individuale) che macroeconomica (l’ accumulazione del capitale sociale). A questi due livelli, l’ accumulazione è confrontata alle contraddizioni inerenti al sistema capitalista che si traducono, notamente, con la “”Legge della caduta tendenziale del tasso di profitto”” e con le crisi di sovrapproduzione. Però, per K. Marx, Widerspruch ist nicht Widersinn, altrimenti detto Contraddizione non è Impossibilità, ovvero le contraddizioni del sistema costituiscono soprattutto delle dinamiche endogene, in rapporto alle quali le crisi (e il loro superamento) illustrano, seguendo l’ esempio delle crisi del Corpus ippocratico (cf. introduzione), le capacità del sistema a superare le sue contraddizioni, apparentandosi a delle vere pulsazioni del Capitalismo, svolgendo una funzione di regolazione inintenzionale.”” (pag 41)”,”ECOI-172″
“GILLI Gian Antonio”,”Come si fa ricerca. Guida alla ricerca sociale per non specialisti.”,”GILLI Gian Antonio è nato a Sanremo nel 1938. Dal 1961 lavora come sociologo in una grande impresa metalmeccanica. “”Tutti i fenomeni di questa epoca indicano che la soddisfazione non si trova più nella vecchia vita…”” (Hegel, La Costituzione della Germania) “”La legge fondamentale della rivoluzione, confermata da tutte le rivoluzioni e particolarmente da tutte e tre le rivoluzioni russe del secolo ventesimo, consiste in questo: per la rivoluzione non è sufficiente che le masse sfruttate e oppresse siano coscienti dell’ impossibilità di vivere come per il passato ed esigano dei cambiamenti; per la rivoluzione è necessario che gli sfruttatori non possano più vivere e governare come per il passato. Soltanto quando gli ‘strati inferiori’ non vogliono più il passato, e gli ‘strati superiori’ non possono fare come per il passato, soltanto allora la rivoluzione può vincere. In altri termini, questa verità si esprime così: la rivoluzione non è possibile senza una crisi di tutta la nazione (che coinvolga cioè sfruttati e sfruttatori).”” (Lenin, L’ estremismo).”,”TEOS-073″
“GILLI Gian Antonio”,”Origini dell’eguaglianza. Ricerche sociologiche sull’antica Grecia.”,”Gian Antonio Gilli, nato nel 1938, insegna Metodologia delle scienze sociali presso l’Università di Torino. Sociologo dell’industria e delle istituzioni asilari, è autore di ‘Come si fa ricerca’ (Milano, 1971) e ‘Per capire la società’ (Venezia 1979). Prometeo donatore della ragione?’ (pag 272-276)”,”STAx-371″
“GILLIARD Charles”,”Storia della Svizzera.”,”La ‘Storia della Svizzera’ di Charles Gilliard apparve nel 1944, in francese in una collana di volumetti di divulgazione. Ma l’utilità e la qualità del testo sono state confermate dal successo editoriale. Quest’opera è stata tradotta per la prima volta in Italia. ‘La Rivoluzione elvetica. La Rivoluzione francese ebbe subito il contraccolpo in Svizzera. L’abolizione dei privilegi, la dichiarazione dei diritti dell’uomo, l’elaborazione di una costituzine apparvero come i segni premonitori di tempi nuovi e migliori. (…)’ (pag 58) “”Il Patto del 1815 era stato concluso tra 22 cantoni. Il congresso di Vienna aveva ammesso che vecchi alleati della Svizzera, Vallese, Neuchatel e Ginevra, formassero tre nuovi cantoni. (…)’ (pag 75)”,”EURx-011-FSD”
“GILLIES Donald GIORELLO Giulio”,”La filosofia della scienza nel XX secolo.”,”GILLIES-D (LONDRA, 1944) insegna Filosofia della scienza e matematica al King’s College dell’ Università londinese. BIBLIOGRAFIA: – “”An objective Theory of Probability”” (London, 1973). – “”Frege, Dedekind, and Peano on the Foundations of Arithmetic “” (Assen, 1982). – “”Artificial Intelligence and Scientific Method”” (1996. Traduzione it. MILANO, 1998) GIORELLO-G (MILANO, 1945) insegna Filosofia della scienza alla Università degli Studi di MILANO. BIBLIOGRAFIA: – “”Lo spettro e il liberismo”” (MILANO, 1985) – “” Filosofia della scienza”” (MILANO, 1992) Per le edizioni LATERZA: – “”Le ragioni della scienza”” (1986). Scritto insieme a GEYMONAT-L. – (ac) “”L’automa spirituale. Menti, cervelli, computer””. (1991). Insieme a STRATA-S. – (ac) “”Il caso e la libertà”” (1994). Insieme a CERUTI-M, FABBRI-P, PRETA-L).”,”SCIx-084″
“GILLINGHAM John B. HOLT J.C. a cura, saggi di COLLINS Roger, BROWN Allen, MORRIS Colin, GREEN Judith, FLANAGAN Marie-T., GILLINGHAM John, HOLT J. C., CARPENTER D.A., LLOYD Simon, VALE M.G.A, PRESTWICH M., TYERMAN C. J., BEAN J.M. W.”,”War and Government in the Middle Ages.”,”`A valuable group of papers by pupils and associates of John Prestwich, which reflects his own rigorous questioning of the sources to elicit a clear picture of the realities of the wars that so concerned the medieval state’ (London Review of Books) Boydell & Brewer Ltd Bridge Farm Business Park Martlesham IP12 4RB Suffolk BASCHI CONTROLLO FRONTIERE SEC VI-X IMPERO ROMANO INTERESSE TERRITORI BASCHI, CAVALIERI NORMANNI XI, LANCIA SACRA DI ANTIOCHIA, RICCARDO I ARTE GUERRA MEDIO EVO, CAPETINGI E ANGIONI LOTTA PER NORMANDIA, ENRICO III E 1258, RIPRESA TERRA SANTA QUESTIONE MILITARE GUERRE GUERRA TRA STATI MEDIEVALI MEDIOEVO”,”QMIx-055-FSL”
“GILLMAN Joseph”,”Il saggio di profitto.”,”Titolo originale ‘The Falling Rate of Profit’ Gli effetti della Seconda guerra mondiale “”E’ ormai un luogo comune dire che la «grande depressione» degli anni 30 non finì in modo naturale, ma che furono le commesse belliche a farla finire. Nel 1940, quando il «prodotto nazionale lordo» era quasi ritornato al livello del 1929, i disoccupati erano ancora circa sette milioni. Anche nel 1941, quando il «prodotto nazionale lordo» era in media del 20% superiore a quello del 1929, i disoccupati si aggiravano ancora sui tre milioni. Ma dopo altre tre anni la produzione di guerra non soltanto assorbì tutti i lavoratori ancora occupabili, ma fece aumentare di altri sei milioni la forza-lavoro occupata. Inoltre, più di undici milioni di persone di ambo i sessi in età lavorativa prestavano nello stesso tempo servizio nelle forze armate. Perciò nei quattro anni di guerra oltre diciassette milioni di persone vennero ad accrescere la forza-lavoro americana. Questa cifra è uguale all’incremento complessivo di popolazione avutosi nel decennio 1930-1940. Questi aumenti derivano dal lavoro non retribuito della famiglia contadina, dai pensionati, dalle casalinghe e dagli studenti”” (pag 191)”,”TEOC-787″
“GILLOIS André”,”Galliffet. “”Le fusilleur de la Commune””.”,”GILLOIS André nato nel 1902 ha svolto diverse attività. Resistente, si mise insieme a De GAULLE in INghilterra diventando il suo rappresentante a Londra presso la BBC partecipando alle famose trasmissioni radio e prendendo poi il posto di Maurice SCHUMANN come portavoce di France-Libre. Ha collaborato con René CLAIR nel suo primo film ‘Paris qui dort’. Ha pubblicato poi il diario di Jules RENARD ottenendo molto successo. E’ autore di molte opere. “”26 gennaio 1900. Sciopero degli operai dell’ Exposition. Ancora una volta noi non saremo pronti. Questo non fa parte dei miei compiti. Devo solo far votare il mio budget. Resto persuaso che la Francia deve subito contare su di sé per assicurare la sua difesa prima di cercare una qualche revanche militare impossibile. Non l’ esercito, né la marina sono pronti. Occorre aumentare l’ artiglieria pesante, mettere i fianchi in difesa, organizzare un’ armata coloniale. I deputati non apprezzano molto un’esposizione troppo tecnica. Uno di loro mi interrompe per rimproverarmi di non essere abituato a fare il ministro. Io gli rispondo velocemente: Spero bene di non esserlo mai. Questo fa ridere l’ aula. E’ così che si ottiene un voto. Quale miseria!”” (pag 259) Galliffet, Gaston Alexandre Auguste (1830-1909) generale francese, boia della Comune di Parigi. Negli anni 1899-1900 ministro della guerra nel governo Waldesk-Rousseau.”,”MFRC-122″
“GILLY Adolfo”,”Le rivolte contadine in Messico. Chiapas: la ribellione del mondo incantato.”,”Adolfo Gilly (Buenos Aires 1928), storico e scrittore. Standford California.”,”AMLx-029-FL”
“GIL-NOVALES Alberto”,”William Maclure in Spain.”,”Alberto Gil Novales (1930-) è stato Professore associato di Storia contemporanea all’Università di Madrid. Ha pubblicato articoli e libri sul problema del liberalismo spagnolo nel XIX secolo estendendo il campo alla rivoluzione liberale spagola, alle tendenze intellettuali del periodo, all’emergere della risposta democratica popolare. Tra i suoi libri: ‘Las sociedades patrióticas (1820-1823)’. William Maclure in Spain. William Maclure, noto come il “”padre della geologia americana,”” ha avuto un ruolo significativo anche in Europa, inclusa la Spagna, nella prima metà dell’Ottocento. Durante il suo soggiorno in Europa, Maclure si interessò profondamente ai metodi educativi di Johann Heinrich Pestalozzi, un pedagogista svizzero. Questo interesse lo portò a promuovere riforme educative basate su questi metodi¹. Nel 1808, Maclure visitò la Spagna, ma il suo soggiorno fu interrotto dallo scoppio della Guerra d’Indipendenza Spagnola (1808-1814), parte delle guerre napoleoniche². Nonostante la breve durata della sua permanenza, Maclure riuscì a raccogliere importanti osservazioni geologiche e a promuovere idee di riforma educativa che avrebbero influenzato successivamente il panorama educativo europeo²’ (f. copilot)”,”SPAx-041-FSD”
“GILPIN Robert”,”Guerra e mutamento nella politica internazionale. (Tit.orig.: War and Change in World Poliitcs)”,”Il ciclo degli imperi. “”Benché gli studiosi riconoscano il primato contemporaneo dello stato-nazione riferendosi alle relazioni internazionali, la forma predominante di organizzazione politica prima dell’ età moderna è stato l’ impero. Sebbene la città-stato, il feudalesimo e altre formazioni sociali localizzate svolgessero spesso un ruolo importante, la storia delle relazioni interstatali è stata in larga misura quella del succedersi di grandi imperi. Il modello del mutamento politico internazionale durante i millenni dell’ età premoderna è stato descritto come un ciclo imperiale. La politica mondiale era caratterizzata dall’ ascesa e dal declino di potenti imperi, ciascuno dei quali unificava e ordinava il rispettivo sistema internazionale””. (pag 168) Limiti all’ espansione. “”Tra le forze controbilancianti che limitano l’ espansione, le più importanti storicamente sono state le barriere naturali e il gradiente della perdita di forza, di cui si è parlato nelle pagine precedenti. I sistemi di trasporto, la topografia, il clima, le precipitazioni, la fertilità del suolo, le malattie, ecc. influiscono sui costi e sui benefici delle espansioni e delle conquiste. Di conseguenza, nel momento in cui uno stato espande la sua base territoriale e la sua influenza politica, i benefici netti e il risultante surplus economico tendono a diminuire. Così, “”l’ estensione dell’ impero romano fu limitata dal deserto a sud, dai Germani e dalle foreste a nord, dal mare a ovest e dall’ “”impero”” dei Parti a est.”” (pag 210) Robert GILPIN, Eisenhower professor of International Affairs nell’ Università di Princeton, è autore di numerosi studi nell’ ambito dei rapporti tra politica ed economia internazionale. [‘Alla svolta del secolo, però, il problema principale era costituito dalla sfida dell’espansionismo navale tedesco. Mentre le altre sfide erano limitate e a lungo termine, il pericolo racchiuso nella decisione tedesca di costruire una flotta da guerra era immediato e manifesto. Nonostante gli intensi negoziati non si poté raggiungere alcun compromesso su questa corsa agli armamenti navali. L’unica scelta che rimaneva aperta alla Gran Bretagna era quella di ridurre i propri impegni globali per concentrare i propri sforzi contro la sfida tedesca. La Gran Bretagna cercò allora accordi successivi con gli altri contendenti. Negli anni 1890 fu raggiunto l’accordo sulla contesa per il confine Venezuela-Guiana britannica assecondando i desideri americani: la Gran Bretagna riconobbe cioè il primato americano nel mar dei Caraibi. In questo modo ebbe termine un secolo di dissapori anglo-americani e si posero le basi per quell’alleanza che avrebbe vinto le due guerre mondiali. Per quanto riguarda poi l’alleanza anglo-nipponica del 1902 la Gran Bretagna rinunciò alla sua politica del fare da soli scegliendo il Giappone come partner in Estremo Oriente. Riconoscendo la supremazia giapponese nel Pacifico nord-occidentale come contrappeso alla Russia, la Gran Bretagna si ritirò a sud. A ciò seguì immediatamente l”entente cordiale’ del 1904, che pose fine alle lunghissime contese nel Mediterraneo e nelle colonie tra Francia e Gran Bretagna. Nel 1907 l’accordo anglo-russo pose fine alla contesa tra Gran Bretagna e Russia in Estremo oriente, indirizzando gli interessi russi verso i Balcani e schierando alla fine Russia, Gran Bretagna e Francia contro Germania e Austria. Così, alla vigilia della prima guerra mondiale, gli impegni inglesi si erano ridotti a tal punto che la Gran Bretagna poteva impiegare tutto il potere rimastogli per frenare il suo ulteriore declino di fronte all’espansionismo tedesco’ (1). Nota: (1) Una scuola di pensiero sostiene che la Gran Bretagna non si è sufficientemente impegnata in questa politica: avrebbe cioè dovuto ritirarsi dall’India e da “”est di Suez”” e diventare una potenza completamente europea. Non facendolo, continuò ad attingere alle risorse e ad indebolirsi di fronte alla sfida hitleriana prima e a quella americana poi (C. Barnett, ‘The Collapse of British Power’, Morrow, New York, 1972). Altri potrebbero criticare senz’altro questa analisi sostenendo che la Gran Bretagna stava seguendo consciamente una politica di ridimensionamento in risposta alla minaccia tedesca. Consapevole o meno, la reazione allo squilibrio caratterizza la politica britannica’. Robert Gilpin, Eisenhower professor of International Affairs all’Università di Princeton, è autore di numerosi studi nell’ambito dei rapporti tra politica ed economia internazionale]”,”RAIx-166″
“GILPIN Robert”,”Economia Politica Globale. Le relazioni economiche internazionali nel XXI secolo.”,”Robert Gilpin, professor emeritus presso la Princeton University. É vicepresidente della American Political Science Association e della American Academy of Arts and Sciences.”,”ECOI-136-FL”
“GILPIN Robert”,”Guerra e mutamento nella politica internazionale.”,”Robert Gilpin, professor emeritus presso la Princeton University. É vicepresidente della American Political Science Association e della American Academy of Arts and Sciences.”,”QMIx-040-FL”
“GILPIN Robert”,”Le insidie del capitalismo globale.”,”Robert Gilpin, professor emeritus presso la Princeton University. É vicepresidente della American Political Science Association e della American Academy of Arts and Sciences. ‘Il liberismo non può governare il pianeta’”,”ECOI-146-FL”
“GIMELLI Giorgio”,”Cronache militari della Resistenza in Liguria. Volume primo.”,”””L’esecuzione, annunciata il 20 maggio come svolta il 18, ebbe luogo il mattino del 19 maggo sul colle del Turchino, in località detta Fontanafredda. Furono addetti al massacro soldati della Kriegsmarine e delle SS. Le vittime erano 42 prigionieri politici da tempo rinchiusi alla IV Sezione di Marassi e 17 partigiani catturati nel rastrellamento della Benedicta, di cui diamo l’elenco nel III Volume. Come abbiamo visto, la rappresaglia non diminuì l’impegno delle forze clandestine e gappiste; venne quindi imposto alla polizia politica e alle SS un maggiore impegno per l’individuazione della rete organizzativa del movimento antifascista. Questo maggiore accanimento nelle indagini svolte nei mesi di giuno e luglio consentì alle due polizie di effettuare molti arresti tra le file dei cospiratori e di giungere molto vicino agli organi direttivi della lotta armata e alla stessa organizzazione dei G.A.P.. In questo periodo moltissimi elementi responsabili, ricercati dai tedeschi e dai fascisti, dovettero raggiungere le formazioni di montagna: lo stesso comando gappista genovese cadde nelle mani del nemico proprio mentre stava ultimando un piano diretto a colpire il capo della polizia politica, dottor Veneziani, che si era rivelato il più ostinato, crudele e pericoloso inquirente nello sviluppo delle indagini contro il movimento clandestino””. (pag 239)”,”ITAR-109″
“GIMELLI Giorgio”,”Cronache militari della Resistenza in Liguria. Volume secondo.”,”””Come in tutte le Zone dove esistevano formazioni originate e sostenute da diversi raggruppamenti politici e quadri di diversa matrice ideologica, politica e militare, anche in VI Zona la gestione unitaria dei comandi si presentava molto delicata. Senza alcun dubbio le forze comuniste erano in questa Zona preponderanti ed esercitavano un ruolo determinante nella conduzione generale della lotta: tuttavia, prima dell’arrivo in Zona di Miro, Rolando e Attilio, erano stati gli stessi comunisti più responsabili ed affidare totalmente la direzione dell’attività militare a Bisagno, che vi aveva impresso la forza della sua giovane personalità intraprendente e coraggiosa, ponendosi sempre alla testa delle iniziative più rischiose e curandosi assai più del rapporto diretto con gli effettivi (assieme ai quali divise sempre rischi e sacrifici) che del rigore dell’impostazione strategica. Il che poté essere sufficiente sinché l’accrescersi della forza e del numero dei reparti, l’estendersi del territorio occupato e l’aumento della pressione nemica non richiesero una politica organizzativa di più largo respiro e un adeguamento della struttura su più impegnative norme di inquadramento militare.”” (pag 671) “”Questa diffidenza si trasformò dapprima in scontento per il comportamento errato – secondo Bisagno – tenuto dal Comando Zona nel primo rastrellamento per divenire poi aperta ostilità allorché si verificò l’accentuarsi di un’azione di propaganda politica all’interno dei reparti, azione che a giudizio di Bisagno si risolveva sostanzialmente a favore del solo partito comunista. Nella sua lettera (vedi cap. 15°) a proposito dei commissari politici, egli assunse quindi una precisa posizione di fronte a tutti i partigiani, mantenendola fermamente nella sincera convinzione di salvaguardare in tal modo “”lo spirito di Cichero””. Attorno a questo dissenso orpai aperto fiorirono prese di posizione e illazioni d’ogni sorta: vi furono lettere di comandanti di formazione, che condividevano il suo atteggiamento critico, i quali lo esortarono a tener duro dichiarandogli la loro solidarietà, ma in febbraio/marzo cominciarono anche a circolare voci malevole, puramente denigratorie, che proponevano di sostituire interamente il Comando Zona mettendo Bisagno al posto di Miro, o sostenevano che Bisagno avrebbe defezionato portandosi dietro tutte le forze della Cichero””. (pag 672)”,”ITAR-110″
“GIMELLI Giorgio”,”Cronache militari della Resistenza in Liguria. Volume terzo. Documenti e testimonianze.”,”””Il mito del partigiano: ecco quello che è stato Bisagno: combattendo, camminando, cantando, saltando pasti, ma anche dando l’esempio del rigore morale nella cospirazione; nell’essere insieme al commissario l’ultimo quando si facevano le razioni; nell’onestà; nell’amore per i compagni; nello scrupolo continuo di non esporli alla morte (e per questo andava lui a vedere e si metteva avanti a loro) nel dolore per i feriti, i caduti in combattimento, i fucilati. Alla formazione della partigianeria ligure, venuta fuori dalla scuola di Cichero, nata attraverso la lotta e il continuo miglioramento di se stessi, Bisagno diede un contributo essenziale. E i compagni, i comunisti che l’avevano scoperto e valorizzato continuarono ad amare questo giovane partigiano coraggioso e leale, anche quando egli dissentiva da loro. Non è stata, come certi hanno detto, una morte banale la sua. Perché a Bisagno è accaduto quello che è accaduto ad alcuni dei migliori partigiani: di essere passati cioè decine e decine di volte vicini alla morte, di essere scampati al nemico quando già erano stati fatti prigionieri, di essere sfuggiti durante un rastrellamento quando già erano circondati per essere rimasti indietro a coprire i compagni; tanto che sembrava impossibile che potessero morire. Ma era soltanto questo: che essi non potevano morire prima, perché dovevano portare il loro contributo fondamentale alla creazione del movimento partigiano, alla sua organizzazione, al suo miglioramento; dovevano dargli la luce del proprio esempio, del proprio coraggio (…). (Giovanni Serbandini (Bini), 23 maggio 1945)””. (pag 278-279) Partigiani tedeschi (pag 300)”,”ITAR-111″
“GIMELLI Franco BATTIFORA Paolo a cura, scritti di Paolo BATTIFORA Roberta BISIO Franco GIMELLI Guido LEVI Elisa SCAPOLLA”,”Dizionario della Resistenza in Liguria.”,”Non citano né Cervetto né Parodi GIMELLI è nel consiglio direttivo dell’Ilsrec. BATTIFORA è direttore scientifico dell’ ILSREC”,”ITAR-131″
“GIMELLI Giorgio”,”Cronache militari della Resistenza in Liguria. Volume I.”,”Giorgio Gimelli è nato a Genova il 28 settembre 1926. Nel 1943, ancora studente, aderì al PCI e partecipò alla lotta partigiana nella VI zona operativa. E’ presidente dell’ ANPI di Genova ed è stato eletto consigliere comunale della stessa città (1965)”,”ITAR-275″
“GIMELLI Franco BATTIFORA Paolo a cura, autori del lemmario: Paolo BATTIFORA Roberta BISIO Donatella CHIAPPONI Franco GIMELLI Guido LEVI Alessio PARISI Elisa SCAPOLLA”,”Dizionario della Resistenza in Liguria.”,”Resistenza in Liguria: un fenomeno in crescita. “”Superata la fase iniziale, grazie anche al sostegno dei Cln e del suo organo tecnico militare, il Comitato militare clandestino, dai primi mesi del 1944 le bande partigiane assunsero un assetto più consolidato, cominciando a trasformarsi in formazioni organizzate militarmente e numericamente consistenti grazie all’arrivo in montagna di nuovi ribelli. Secondo una rilevazione effettuata a fine giugno 1944 dai comandi delle brigate Garibaldi, i partigiani della Liguria sarebbero stati circa 3.000 (…) una cifra destinata quasi a raddoppiare a metà luglio (5.800) e a crescere ulteriormente ad agosto, quando il totale avrebbe superato le 8.500 unità. L’andamento bellico può in parte spiegare un tale incremento delle forze resistenziali, galvanizzate dalle notizie della liberazione di Roma (4 giugno) e dello sbarco in Normandia (6 giugno): la convinzione di un imminente sbarco degli alleati sulla costa ligure, preludio all’avanzata decisiva che avrebbe liberato l’Italia e posto fine in breve tempo alla guerra, spinse molti a raggiungere le formazioni partigiane, percepite dai tedeschi e dei loro alleati fascisti come una minaccia sempre più pervasiva e incombente. È significativo che sia i tedeschi sia i fascisti abbiano sopravvalutato la consistenza numerica del nemico e la sua efficienza bellica: nel rapporto di giugno della ‘Militärkommandantur 1007’, organo dell’amministrazione militare di stanza a Genova e avente competenza sull’intera regione, si stimava che le bande partigiane fossero in grado di dominare “”tutto l’entroterra ad eccezione dei capoluoghi di provincia e delle medie e grandi città costiere”” e addirittura che il numero delle armi in mano ai civili fosse “”di gran lunga superiore a quello della Wehrmacht”” (1). Le fonti della Rsi calcolavano in 14.000, una cifra quattro – cinque volte superiore alla realtà, i combattenti nel mese di giugno. A prescindere dalla loro esattezza, queste valutazioni coglievano il dinamismo di un movimento in costante crescita, in grado di dotarsi di strutture sempre più solide e organizzate”” (pag 25-26) [Paolo Battifora, ‘La Resistenza in Liguria. Uno sguardo d’insieme’]”,”ITAR-334″
“GIMENEZ CABALLERO Ernesto”,”Sindicalismo y socialismo en España.”,”Contiene dedica dell’ autore e ritaglio di giornale.”,”SPAx-035″
“GINER Salvador”,”Historia del pensamiento social.”,”Metodo e interdipendenza dei fenomeni sociali. “”Inoltre, (Montesquieu) inventò un metodo mediante il quale era possibile comprendere l’ apparente caos delle informazioni riguardo alla società: quello delle categorie ideali. Il metodo dei tipi ideali ottiene il suo perfezionamento nel secolo XX, con l’opera di Weber e spazio con l’ uso dei modelli per le ricerche empiriche. Senza dubbio, Montesquieu lo suggerisce per la prima volta; riferendosi a lui è più corretto parlare di categorie sociali che di categorie ideali. Montesquieu considera che la mente può organizzare la molteplicità dei costumi, aspetti e fenomeni sociali in generale in una serie limitata di tipi. Se stabiliamo una tipologia adeguata, esaustiva e agile, vedremo ‘i casi particolari collocarsi in essi da se stessi, le storie di tutte le nazioni non essere senza conseguenza per loro e ciascuna legge particolare essere legata ad altra legge, o dipendere da un’altra più generale'””. (pag 284-285)”,”TEOS-132″
“GINGERAS Ryan”,”Fall of the Sultanate. The Great War and the End of the Ottoman Empire, 1908-1922.”,”Nato a New York, Ryan Gingeras, ha ottenuto il dottorato in storia dall’Università di Toronto nel 2006. È autore di tre libri sulla storia dell’Impero Ottomano e la Turchia, incluso ‘Heir to the Empire: Mustafa Kemal Atatürk’ (2015). Attualmente è associate professor in the Department of National Security Affairs at the naal Postgraduate School in Monterey, CA.”,”QMIP-012-FSL”
“GINSBORG Paul”,”Storia d’Italia 1943-1996. Famiglia società Stato.”,”GINSBORG, nato a Londra nel 1945, già Prof all’Univ di Cambridge, dal 1992 insegna Storia dell’Europa contemporanea nella Facoltà di Lettere di Firenze.”,”ITAP-005″
“GINSBORG Paul”,”Berlusconi. Ambizioni patrimoniali in una democrazia mediatica.”,”GINSBORG Paul, già professore all’Università di Cambridge, insegna Storia dell’Europa contermporanea nella facoltà di Lettere di Firenze.”,”ITAP-218″
“GINSBORG Paul, a cura”,”Stato dell’Italia.”,”Paul Ginsborg storico, Università di Firenze. Il bilancio politico, economico, sociale e culturale di un paese che cambia.”,”ITAP-028-FL”
“GINSBORG Paul”,”L’Italia del tempo presente. Famiglia, società civile, Stato, 1980-1996.”,”Paul Ginsborg, nato a Londra nel 1945, già professore all’Università di Cambridge, dal 1992 insegna Storia dell’Europa contemporanea nella Facoltà di Lettere di Firenze. È autore di ‘Storia d’Italia dal dopoguerra a oggi. Società e politica 1943-1988’ (Einaudi, 1989) e ‘Daniele Manin e la rivoluzione veneziana del 1848-49’ (Feltrinelli 1978). Ha curato anche il volume ‘Stato dell’Italia’ (Il Saggiatore, 1994). “”In gran parte dell’Europa occidentale negli anni ’80 e ’90 era sempre più evidente un declino del processo democratico. I votanti risultavano sempre meno numerosi, il cinismo riguardo alla vita politica e alle motivazioni dei politici era sempre più diffuso, l’idealismo (e non solo l’ideologia) sembrava aver abbandonato la sfera politica. La democrazia, come scriveva Joh Dunn nel 1992, aveva un estremo bisogno di rinnovamento, ma ben poche idee sul da farsi: «Gli analisti delle moderne economie sottolineano spesso l’urgente necessità di reinventare continuamente la capacità d’iniziativa economica, a fronte delle forti tendenze strutturali a creare monopoli, estorcere rendite non guadagnate e proteggere comodi privilegi. Ma abbiamo un senso molto meno chiaro e vivido del continuo bisogno di reinventare la capacità d’iniziativa politica e sociale del mondo in cui viviamo”” (J. Dunn, La democrazia, Venezia, 1995)”” (pag 258)”,”ITAS-244″
“GINSBORG Paul”,”Storia d’Italia dal dopoguerra ad oggi. I. Dalla guerra alla fine degli anni ’50.”,”I “”quarantacinque giorni”” “”I «quarantacinque giorni» ebbero inizio con una serie di grandiose manifestazioin popolari che festeggiavano la fine del regime. Gli stemmi fascisti furono divelti dai monumenti e le scritte cancellate dai muri degli edifici pubblici. Le sedi fasciste vennero prese d’assalto e date alle fiamme. A Milano 4000 operai della Innocenti marciarono attraverso la città inalberando cartelli che chiedevano la fine immediata della guerra. A Genova le donne gettarono ai soldati garofani rossi (5). A queste manifestazioni rispose una repressione brutale. Il re e il maresciallo Badoglio erano determinati a mantenere una dittatura militare, ma al di là di questo non sapevano bene cosa fare. Da una parte volevano la pace, anche perché sapevano che senza di essa sarebbe probabilmente scoppiato un movimento insurrezionale che avrebbe coinvolto sia le truppe combattenti che i civili. Dall’altra erano paralizzati dalla paura della Germania. Il loro intento era quello di temporeggiare, ma di tempo ormai non ce n’era: i negoziati con gli Alleati procedevano lenti, mentre alla Germania si dava assicurazione che l’Italia non avrebbe tradito. Sul fronte interno molte delle prime libere manifestazioni dell’Italia post-fascista finirono tragicamente. A Bari l’esercito uccise ventitre persone e ne ferí settanta sparando sulla folla riunita in piazza Roma. A Milano furono piazzate le migragliatrici ai cancelli dell’Alfa Romo per impedire che gli operai lasciassero la fabbrica e raggiungessero i loro compagni nelle strade. A metà agosto, mentre gli operai di Milano e Torino entravano in sciopero per esigere la pace immediata e la fine dell’alleanza con la Germania, le autorità accettarono di liberare i prigionieri politici, ma nello stesso tempo replicarono con altro sangue e con una nuova ondata di arresti. Il difficile intermezzo dei «quarantacinque giorni» ebbe termine il 3 settembre 1943 con la firma dell’armistizio segreto tra l’Italia e gli Alleati. Le clausole erano molto dure: l’Italia doveva arrendersi senza condizioi, non veniva accolta tra gli Alleati e le veniva riconosciuto solo l’ambiguo status di «cobelligerante»”” (pag 8-9) [(5) Su Genova cfr. A. Gibelli, ‘Genova operaia nella Resistenza’, Genova, 1968, p. 45; su Milano il rapporto interno del Pci, non firmato, riprodotto in V. Foa, ‘Sindacati e lotte operaie’, Torino, 1975, pp. 36 sgg; su Roma la relazione dell’informatore di polizia il 30 luglio 1943 citata da S. Colarizi, ‘La seconda guerra mondiale e la Repubblica’, Torino, 1984, pp. 191-92] [La seconda guerra mondiale e la Repubblica, di Simona Colarizi (Autore) TEA, 1996 12,76 € -5% 13,43 €, Simona Colarizi, Editore: TEA, Collana: Storia d’Italia, Anno edizione: 1996, Formato: Tascabile, Pagine: 813 p., ill.] (si trova anche nel vol. 23 della ‘Storia d’Italia Utet] Paul Ginsborg, nato nel 1945, è ‘Fellow’ del Churchill College di Cambridge, nella cui università è docente presso la Facoltà di Scienze Sociali e Politiche. In Italia ha avuto incarichi di insegnamento nelle università di Torino e Siena. È sutore di ‘Daniele Manin e la rivoluzione veneziana del 1848-49’ (Feltrinelli 1978) e di vari studi di storia itailana contemporanea.”,”ITAP-009-FSD”
“GINSBORG Paul”,”Storia d’Italia dal dopoguerra ad oggi. II. «miracolo economico» agli anni ’80.”,”Paul Ginsborg, nato nel 1945, è ‘Fellow’ del Churchill College di Cambridge, nella cui università è docente presso la Facoltà di Scienze Sociali e Politiche. In Italia ha avuto incarichi di insegnamento nelle università di Torino e Siena. È sutore di ‘Daniele Manin e la rivoluzione veneziana del 1848-49’ (Feltrinelli 1978) e di vari studi di storia itailana contemporanea.”,”ITAP-010-FSD”
“GINSBORG Paul”,”Storia d’Italia dal dopoguerra ad oggi. Società e politica, 1943-1988.”,”Paul Ginsborg, nato nel 1945, è ‘Fellow’ del Churchill College di Cambridge, nella cui università è docente presso la Facoltà di Scienze Sociali e Politiche. In Italia ha avuto incarichi di insegnamento nelle università di Torino e Siena. È sutore di ‘Daniele Manin e la rivoluzione veneziana del 1848-49’ (Feltrinelli 1978) e di vari studi di storia itailana contemporanea.”,”ITAP-012-FSD”
“GINZBERG Eli”,”A World Without Work. The Story of the Welsh Miners.”,”Eli GINZBERG (1911-) è A. Barton Hepburn Professor Emeritus of Economics e Direttore dell’ Eisenhower Center for the Conservation of Human Resourses alla Columbia University. Questo libro è stato scritto prima della 2° guerra mondiale”,”MUKx-090″
“GINZBERG Siegmund / ZANCA Aldo / TISO Aida”,”Filosofia e politica in “”Materialismo ed empiriocriticismo”” (Ginzberg) / Parlamento borghese e rivoluzione socialista in Lenin (Zanca) / Rileggendo Lenin: l’emancipazione della donna (Tiso).”,”Marx metodo realtà-pensiero (pag 100-101) “”Se nell”Ideologia tedesca’ la critica di Marx si rivolge principalmente alle “”forme illusorie”” della coscienza umana, alle “”frasi”” dei giovani hegeliani che “”non combattono il mondo realmente esistente quanto combattono le frasi di questo mondo”” (29) e ne deduce che “”la morale, la religione, la metafisica e ogni altra forma di coscienza che ad esse corrispondono, non conservano oltre la parvenza dell’autonomia”” in quanto esse “”non hanno storia, non hanno sviluppo”” autonomo, “”ma sono gli uomini che sviluppano la loro produzione e le loro relazioni materiali”” e su questa base sviluppano “”la ‘loro’ coscienza”” (30), negli scritti successivi (nei manoscritti preparatori del ‘Capitale’ e della ‘Storia delle teorie sul plusvalore’) l’ideologia stessa viene presa in considerazione come realtà che si sviluppa e ci si sofferma su di essa in quanto ‘riflesso, documento’ di fasi determinate della ‘storia’ della realtà sociale complessiva. La ‘critica dell’economia politica’, pur esponendo le categorie economiche in un ordine ‘logico’, inverso alla loro relazione ‘naturale’, corrispondente alla successione dello sviluppo ‘storico’, si fonda su un’analisi (critica) delle teorie economiche. “”In realtà, io, in privato, ho cominciato a scrivere il Capitale proprio nell’ordine inverso (iniziando con la terza parte di carattere storico) rispetto a quello in cui viene presentato al pubblico”” (31). Ben lungi dal ‘respingere’ l’economia politica borghese in seguito ad una “”rottura epistemologica”” con essa, Marx, dopo aver individuato differenti livelli nell’ambito di questa (ad es. economia “”classica”” ed economia “”volgare””) procede all’individuazione dei legami tra teoria economica e oggettiva ‘realtà’ economico-sociale, e quindi delle corrispondenze reali delle illusioni, interpretazioni feticizzanti e contraddizioni che si manifestano nel pensiero. Certo, osserva Marx, “”è più facile trovare mediante l’analisi il nocciolo terreno delle nebulose religiose [ideologiche, ecc.] che, viceversa, ‘dedurre’ dai rapporti reali di vita, che di volta in volta si presentano, le loro forme incielate””. Procedere insomma direttamente dall’indagine della “”cosa in sé””, individuare il ruolo che ‘nella realtà’ ha il pensiero, piuttosto che ciò che ‘nel pensiero’ si richiama alla realtà. “”Quest’ultimo è l’unico metodo materialistico e quindi scientifico, I difetti del materialismo astrattamente modellato sulle scienza naturali, che esclude il ‘processo storico’, si vedono già nelle concezioni astratte ed ideologiche dei suoi portavoce appena si arrischiano al di là della loro specialità”” (32).”” [Siegmund Ginzberg, Filosofia e politica in “”Materialismo ed empiriocriticismo””, Critica marxista, Roma, anno 8 n° 4, luglio-agosto 1970] (pag 100-101) [(29) K. Marx, F. Engels, ‘L’ideologia tedesca, trad. ital. di F. Codino, Roma, 1958, p. 16; (30) Ivi, p. 23; (31) K. Marx F. Engels, Briefe über “”Das Kapital””, Berlin, 1954, p. 134 (trad. it. in ‘Lettere sul Capitale’, Roma, 1969, p. 43, lettera di Marx a S. Schott, 3 nov. 1877; (32) K. Marx, Il Capitale, trad. it.. di D. Cantimori, Roma, 1964, pp. 414-15, nota] (pag 100-101) Sul processo del pensare “”[…] nella lettera a Kugelmann dell’11 luglio 1868, si trova il passo seguente: “”E’ vero d’altra parte che la ‘storia della teoria’ comprova, come giustamente lei ha supposto, che la concezione del rapporto di valore era ‘sempre la medesima’, più o meno chiara, più guarnita di illusioni, o scientificamente più definita. Siccome il processo stesso del pensare nasce dalle condizioni ed è esso stesso ‘un processo della natura’, il pensare veramente intelligente può essere soltanto sempre lo stesso, e si può distinguere solo gradualmente, secondo la maturità dello sviluppo e dunque anche dell’organo con cui pensa. Tutto il resto sono ciancie (28)”” [Siegmund Ginzberg, Filosofia e politica in “”Materialismo ed empiriocriticismo””, Critica marxista, Roma, anno 8 n° 4, luglio-agosto 1970] [(28) K. Marx, Lettere a Kugelmann, trad. ital. di C. Julg, Roma, 1950, p., 79]”,”LENS-239″
“GINZBERG Siegmund”,”Imperialismo e capitalismo: il metodo di Lenin nei quaderni.”,”””Uno sguardo ai ‘Quaderni filosofici’ può apportare qualche chiarimento sul metodo di Lenin e sul suo richiamarsi a quello di Marx. Annotando la ‘Scienza della logica’ di Hegel sul rapporto legge / fenomeno, Lenin osserva, da una parte, la correlazione “”fenomeno = interezza, totalità”” “”legge = parte”” (8) aggiungendo che “”il fenomeno”” è più ricco della legge””, dall’altra, successivamente, che “”Il pensiero, salendo dal concreto all’astratto, non si allontana – quando sia ‘corretto’ (NB) (…) – ‘dalla’ verità, ma si avvicina ad essa. L’astrazione della ‘materia’, della ‘legge’ di natura, l’astrazione del ‘valore’, ecc., in breve, tutte le astrazioni scientifiche (corrette, serie, non assurde) rispecchiano la natura in modo più profondo, fedele e ‘compiuto'”” (Qf. p. 157). Se la legge è più “”profonda”” e il fenomeno è “”più ricco””, la realtà però è unità di questi due momenti “”‘e’ concreta ‘e’ astratta, ‘e’ fenomeno ‘e’ essenza, ‘e’ momento ‘e’ rapporto’ (p. 193). Nel commentare Hegel sul “”problema dell’essenza versus il fenomeno”” Lenin ha presente il ‘Capitale’ e il problema del rapporto tra “”prezzo e valore”” e tra “”salario e prezzo della forza lavoro”” (Qf. p. 342). Probabilmente egli ha qui in mente il capitolo XVII del ‘Capitale’ in cui Marx affronta la “”Trasformazione in salario del valore e rispettivamente del prezzo della forza-lavoro””. Qui nella metamorfosi in ‘forma fenomenica’ di ‘salario’ (valore e prezzo del ‘lavoro’ stesso) del ‘rapporto sostanziale’ che in essa si manifesta (valore e prezzo della ‘forza-lavoro’) Marx individua il fondamento di tutte le mistificazioni del modo di produzione capitalistico. Ma i due termini (forme fenomeniche e rapporti sostanziali) non stanno affatto in una relazione del tipo di quella che intercorre tra ‘vero’ e ‘falso’. Anche le apparenze, le forme fenomeniche hanno radici reali: “”(…) queste espressioni immaginarie derivano dagli stessi rapporti di produzione. Sono categorie di ‘forme fenomeniche’ di ‘rapporti’ sostanziali”” (9). Per queste forme “”vale quel che vale per ‘tutte le forme fenomeniche’ e per il loro sfondo nascosto. Le forme fenomeniche si riproducono con immediata spontaneità, come ‘forme’ correnti ‘del pensiero’, il rapporto sostanziale deve essere ‘scoperto’ dalla scienza”” (10). Ma una volta svelato l’arcano di questa forma fenomenica, Marx passa a considerare “”il movimento reale del salario””. Ed è sostanzialmente sull’incomprensione del carattere ‘dialettico’ del rapporto tra essenza e fenomeno, astratto e concreto, logico e storico che si fonda – notiamo tra parentesi, anche se non intendiamo affrontare qui il tema – tutta la polemica che da Böhm-Bawerck ad oggi si è soffermata sulla “”contraddizione”” tra I e III libro del ‘Capitale a proposito della trasformazione dei ‘valori’ in ‘prezzi’ di produzione.”” (pag 243-244-245) [Siegmund Ginzberg, Imperialismo e capitalismo: il metodo di Lenin nei quaderni] [(in) Critica marxista, Roma, anno 9 n° 5-6 settembre-dicembre 1971] [(8) Lenin, Quaderni filosofici, a cura di Ignazio Ambrogio, in Opere, v. 38, p. 143 (Qf); (9) K. Marx, ‘Il Capitale’, trad. it. R Panzieri, Roma, Editori Riuniti, 1970, Libro I, v. I, p. 587; (10) Ivi, p. 592]”,”LENS-240″
“GINZBERG Siegmund”,”Il marxismo nel mondo. Il Lenin di Lukacs – Il pensiero di Lenin – Leninismo e rivoluzione socialista.”,”Il ‘Lenin’ di Lukacs è del 1924, e le “”scomuniche”” di Deborin sulla Pravda e di Rudas sono di alcuni mesi successive (pag 223). Scritto “”di transizione”” e come osserva Lukacs “”puro prodotto degli anni ’20″”.”,”LENS-002-FB”
“GINZBURG Andrea a cura; scritti di Piercy RAVENSTONE Thomas HODGSKIN William THOMPSON John GRAY John Francis BRAY”,”I socialisti ricardiani.”,”Dall’introduzione di Andrea Ginszburg: “”A partire dal momento in cui iniziò a svilupparsi in Inghilterra un movimento socialista ispirato al marxismo che mostrava – rilevano i Webb, prendendone le distanze, “”accanto a idee moderne””, “”una spiccata recrudescenza dei progetti caratteristici dell’owenismo rivoluzionario del 1833-34″” (11) ivi compresa la rivendicazione del diritto dei lavoratori all’intero prodotto del lavoro – il contrasto tra due concezioni che si definiscono entrambe “”socialiste”” diventa sempre di più anche contrapposizione di due indirizzi teorici che si collegano l’uno a Ricardo (e a Marx) e l’altro a Jevons (12). Inoltre, a partire da quel momento, come ha osservato Hobsbawm (13) il dibattito su Marx (con la rilevante eccezione di un noto e influente articolo di Wicksteed (14)) si carica di “”isterica ansietà””: si cerca “”di screditarne e di rifiutarne l’opera prima ancora di comprenderla””. La “”riscoperta”” di W. Thompson e degli altri autori operata da Foxwell – amico e seguace di Jevons ma anche esponente di quel “”frammento”” inglese della scuola storica tedesca che fa capo a William Ashley – avviene sotto il segno di queste contrapposizioni. Presentando a un pubblico inglese l’opera di A. Menger, Foxwell intende mostrare – riproponendo una polemica già presente in Germania (15) – che Marx non solo non ha apportato contributi originali, ma ha saccheggiato, senza citarle, le opere dei “”socialisti”” inglesi (16). Affermando che “”fu Ricardo, e non Owen, a fornire la reale, effettiva ispirazione al socialismo inglese”” (introduzione, cit., p. LXXXIII), egli non esprime solo un’opinione, che verrà da qualcuno contestata (17), circa il rapporto fra il pensiero di Ricardo e le opere di queli autori”” (pag XIV-XV) [dall’introduzione di Andrea Ginszburg] [Andrea Ginzburg a cura; scritti di Piercy Ravenstone, Thomas Hodgskin, William Thompson, John Gray, John Francis Bray, I socialisti ricardiani, Isedi, Milano, 1976] [(11) S. e B. Webb, Storia delle Unioni operaie in Inghilterra, Utet, Torino, 1913; p. 353; (12) La contrapposizione della “”nuova”” teoria marginalista a quella ricardiana è netta in Jevons e nei jevoniani (come Cannan), mentre è assai più sfumata o inesistente in Marshall (…); (13) Cfr. “”Dr Marx and the Victorian Critics””, cit., p. 245; (14) “”Das Kapital: a criticism”” apparso sul periodico socialista ‘To-day’, ottobre 1884, ripubblicato insieme al commento di G.B. Shaw e alla replica di Wicksteed in ‘The common sense of political economy and selected papers and reviews’, a cura di L. Robbins, London, 1933, vol. II, pp: 705-33); (15) Si vedano, per echi di questa polemica, la prefazione al II libro del ‘Capitale’ di F. Engels (1893), la prefazione di Engels alla 1° ed. tedesca di ‘Miseria della filosofia’ (1894) e l’introduzione di Kautsky al vol. III della ‘Storia delle teorie economiche’ (1910); (16) Foxwell giunge a inserire in appendice all’opera di Menger la prefazione di Marx a ‘Per la critica dell’economia politica’. Egli intende dimostrare (cfr. p. CIII) che essa, a differenza “”dell’attacco di Marx a Proudhon di dodici anni prima”” (in ‘Miseria della filosofia’), non contiene alcun riferimento alla “”scuola socialista inglese”” (…); (17) Cfr. per esempio M. Blaug, ‘Ricardian economics’, Yale Univ. Press, New Haven, 1958, p. 148 (…)]”,”SOCx-023-FF”
“GINZBURG Carlo”,”Il formaggio e i vermi. Il cosmo di un mugnaio del ‘500.”,”in apertura: dedica manoscritta di Carlo Ginzburg a Jacques Le Goff. (Parigi, 10.5.1978) Carlo Ginzburg, nato a Torino enl 1939, ha insegnato a Bologna. Ha pubblicato tra l’altro vari saggi su folklore, magia, religione (v. Storia d’Italia Einaudi) e ‘Il nicodemismo. Simulazione e dissimulazione religiosa nell’Europa del ‘500’, 1970.”,”STOS-031-FSD”
“GIOANOLA Elio”,”Il decadentismo.”,”””Sostanzialmente l’ Ermetismo è la cosciente e decisa accettazione da parte della cultura letteraria italiana delle fondamentali scoperte della poesia decadente, francese e anglosassone (notevole è infatti l’ influenza di Eliot). Ungaretti e soprattutto Montale hanno operato, dopo la preparazione dei crepuscolari, dei futuristi e dei primi lirici nuovi come Campana, Rebora, Sbarbaro, una decisa annessione alla nostra lirica dell’ idea di “”poesia pura””, al di là ormai di ogni polemica e di ogni compromesso con le forme stilistiche tradizionali, in una dimensione ormai apertamente europea”” (pag 126)”,”VARx-081″
“GIOBERTI Vincenzo”,”Del rinnovamento civile d’ Italia. Pagine scelte con introduzione e note di Giuseppe Saitta.”,””Il rinnovamento civile d’Italia’ del Gioberti è stato chiamato l’ errata-corrige del ‘Primato’ mentre non è che la continuazione logica che sbocca in una sistemazione originale e profonda della politica italiana’ (dall’ introduzione di G. SAITTA).”,”ITAB-072″
“GIOBERTI Vincenzo, a cura di Enzo BONAVENTURA”,”Introduzione allo studio della filosofia. Pagine scelte.”,”””Lo spirito umano, fin dal primo esercizio delle sue forze, qual essere pensante, conobbe l’ Idea, come principio di cognizione, apprendendola con un intuito immediato, che è l’ effetto di essa Idea, come principio creativo””. (pag 71) Critica di Lutero e Cartesio. “”Cartesio diede lo sfratto a ogni tradizione religiosa e scientifica: si fece scettico a fine di credere: negò l’ Idea, e si accinse a rifarla coll’ opera del senso interiore. Questo spensierato ardimento partorì il psicologismo e il sensismo, come due gemelli ad un corpo; dai quali, poco stante, uscirono il materialismo, il fatalismo, l’ immoralismo, l’ ateismo, l’ idealismo, il panteismo, lo scetticismo, e gli altri mostri o ludibrii della filosofia moderna, che misero in fondo la scienza, riducendola alla nullità presente. La filosofia è morta, o per dir meglio, la vera filosofia non vive più altrove, che nella religione.”” (pag 72-73)”,”FILx-356″
“GIOBERTI Vincenzo”,”Del rinnovamento civile d’ Italia. Pagine scelte con introduzione e note di Giuseppe Saitta.”,”Esortazione ai giovani. “”Ma come ristorar le lettere, le speculazioni e la scienza civile, senza buoni e profittevoli studi? E come lo studio può esser buono, se non è faticoso? Come può essere di profitto, se versa tutto nei giornali e nei tritumi? Se i buoni libri si trascurano o si leggono sbadatamente? Se non son fecondati dal lavoro interno di chi legge e affinati nel crogiuolo dell’ esame, della meditazione e della critica? Lasciate gli studi leggieri e le letture frivole ai damerini e alle donzelle. Addestratevi alla ginnastica dell’ intelletto, come a quella dell’animo e della membra. Sprezzate gli acquisti facili: amate e proseguite il difficile in ogni cosa; perché arduo e travaglioso in ogni genere è l’ apparecchio e il compito della creazione””. (pag 246)”,”TEOP-322″
“GIOIA Melchiorre, a cura di Attilio LO-MONACO APRILE”,”Vicende della lotteria sociale. La bilancia delle ricompense.”,”Questione morale. Dopo la battaglia e la sconfitta di Canne il senato romano rese grandi onori a Varrone, non tanto perché meritasse tanta ricompensa ma per rianimare il coraggio nei cittadini abbattuti. (pag 48) pag 50 “”Atene. Le persone, i cui costumi erano riprensibili, non potevano, parlare in pubblico sugli affari dello stato. Il padre che non aveva fatto imparare un mestiere a suo figlio, non aveva diritto, come si disse, d’essere da esso mantenuto nella sua vecchiezza””. (pag 73)”,”STAx-185″
“GIOJA Melchiorre [GIOIA]”,”Elementi di filosofia ad uso delle scuole esposti da Melchiorre Gioja, autore del ‘Trattato del merito e delle ricompense’. Tomo Primo.”,”””Bonnet diceva: ‘Cherchons le fait: voyons ce qui en résulte: voilà notre philosophie’ (Oeuvres, tom. XVII)”” Biografia. “”Di tutte le maniere per eludere, la più decisiva per la cattiva fede consiste nel rappresentare l’argomento del suo avversario sotto un falso punto di vista, fargli dire ciò che non disse, e fingere di rispondergli travestendo la sua opinione”” (pag 256) Melchiorre Gioia (Piacenza, 20 settembre 1767 – Milano, 2 gennaio 1829) è stato un economista, politico e intellettuale italiano. Indice 1 Biografia 2 Il “”Nuovo Galateo”” 3 Le critiche di Antonio Rosmini 4 Note 5 Bibliografia 6 Altri progetti 7 Voci correlate 8 Collegamenti esterni Biografia [modifica] Dopo gli studi nel Collegio Alberoni veste l’abito talare, mantenendo tuttavia un orientamento di pensiero tutt’altro che ortodosso tanto in filosofia, per l’influenza dell’utilitarismo di Jeremy Bentham, dell’empirismo di John Locke e del sensismo di Étienne Bonnot de Condillac, quanto in teologia per l’influenza del pensiero di Giansenio. Il suo interesse si rivolge ben presto anche alle questioni politiche: nel 1796 vince il concorso bandito dalla Società di Pubblica Istruzione di Milano sul tema “”Quale dei governi liberi meglio convenga alla felicità d’Italia””, con una dissertazione in cui sostiene la tesi di un’Italia libera, repubblicana, retta da istituzioni democratiche, indivisibile per i suoi vincoli geografici, linguistici, storici e culturali. La notizia del premio ricevuto gli giunge però in carcere: nel frattempo Gioia è stato infatti arrestato per aver celebrato a scopo di lucro più di una messa al giorno, anche se sono in realtà le sue idee politiche giacobine a renderlo inviso all’autorità. Gioia viene scarcerato nello stesso anno 1797 grazie alle pressioni di Napoleone Bonaparte, e ripara a Milano. Il Trattato di Campoformio, con la cessione di Venezia all’Austria da parte della Francia in cambio del riconoscimento austriaco della Repubblica Cisalpina, lo spinge però ben presto a diventare oppositore della Francia stessa. Dopo aver rinunciato al sacerdozio, si impegna nella professione giornalistica fondando diverse testate, (“”Il Monitore Italiano”” con Ugo Foscolo, “”Il Censore””, “”La Gazzetta nazionale della Cisalpina””, “”Il Giornale filosofico politico””), stroncate una dopo l’altra dalla rigida censura austriaca per le posizioni sempre più apertamente patriottiche che Gioia stesso ed i suoi collaboratori vi sostengono. È dalle colonne del “”Giornale Filosofico Politico”” che nel 1799 scrive una lettera aperta al duca Ferdinando d’Asburgo Este, in cui denuncia i danni patiti in carcere nel 1796; nello stesso anno però Napoleone Bonaparte viene sconfitto dalle truppe austriache nella Battaglia di Novi Ligure e Melchiorre Gioia viene arrestato nuovamente dagli austriaci, per essere scarcerato quattordici mesi dopo, in seguito alla vittoria francese nella Battaglia di Marengo. Nel 1801 Gioia viene nominato storiografo della Repubblica Cisalpina: l’anno successivo pubblica il trattato “”Sul commercio de’ commestibili e caro prezzo del vitto”” , ispirato dai tumulti per il rincaro del pane, e “”Il Nuovo Galateo””. Nel 1803 viene rimosso dalla carica per le polemiche seguite alla pubblicazione e alla difesa del suo trattato “”Teoria civile e penale del divorzio, ossia necessità, cause, nuova maniera d’organizzarla””. L’apprezzamento per i suoi solidi e realistici studi di economia e di statistica, ai quali sono prevalentemente rivolti il suo interesse e la sua attività, gli valgono però la nomina alla direzione dell’ufficio di statistica: in questa veste inizia una febbrile attività fatta di studi corredati da tabelle, quadri sinottici, raffronti demografici, causa di nuove ed accese polemiche e della rimozione dall’incarico. Crollato il dominio napoleonico nel 1814, negli anni della Restaurazione Gioia produce le sue opere maggiori: il “”Nuovo prospetto delle scienze economiche”” (1815 – 1819), il trattato “”Del Merito e delle Ricompense”” (1818 – 1819), “”Sulle manifatture nazionali”” (1819), “”L’ideologia”” (1822): gli ultimi tre libri vengono messi all’indice e il suo fecondo lavoro è interrotto da un nuovo arresto, dal dicembre 1820 al luglio 1821, con Pietro Maroncelli e Silvio Pellico, per aver cospirato contro l’Austria partecipando alla setta carbonara dei “”Federati””. Dopo quest’ultima peripezia, nonostante i sospetti da parte del governo austriaco, Gioia ha finalmente davanti a sé qualche anno di serenità e compone la sua ultima opera, “”La filosofia della statistica”” (1826). Muore a Milano nel 1829. Il “”Nuovo Galateo”” [modifica] Testo fondamentale nella storia dei Galatei, il “”Nuovo Galateo”” di Gioia fu scritto per contribuire alla civilizzazione del popolo della Repubblica Cisalpina.Il testo conosce ben tre edizioni. La prima del 1802 si sofferma in particolar modo sulla definizione laica di “”pulitezza”” intesa come ramo della civilizzazione, arte di modellare la persona e le azioni, i sentimenti, i discorsi in modo da rendere gli altri contenti di noi e di loro stessi. È divisa in tre parti: “”Pulitezza dell’uomo privato””, “”Pulitezza dell’uomo cittadino””, “”Pulitezza dell’uomo di mondo””. Nella seconda edizione del 1820, Gioia ridimensiona il concetto di “”pulitezza”” come l’arte di modellare la persona, le azioni, i sentimenti, i discorsi in modo da procurarsi l’altrui stima ed affezione. La vecchia ripartizione fu sostituita da: “”Pulitezza Generale””, “”Pulitezza Particolare””, “”Pulitezza Speciale””. La terza edizione risale al 1822 dove Gioia, a differenza dell’edizioni precedenti, enfatizza l’importanza del concetto di ragione sociale, considerato dall’autore il fondamento etico del galateo che avrebbe portato felicità e pace sociale mediante le buone maniere. Le critiche di Antonio Rosmini [modifica] La pretesa di Melchiorre Gioia di proporre un nuovo codice morale, fondato su principi palesemente opportunistici, e la disinvoltura con cui Gioia richiedeva, abitualmente, sussidi e regali dai titolari del potere politico per elogiarne, nelle proprie pubblicazioni periodiche, le benemerenze, indussero il più severo censore dei costumi italiani del suo tempo, l’abate Antonio Rosmini, a dichiararlo pubblicamente un “”ciarlatano””. [1] Note [modifica] ^ Antonio Saltini, Maria Teresa Salomoni, Stefano Rossi, Via Emilia. Percorsi inusuali fra i comuni dell’antica strada consolare , Il Sole 24 ore – Edagricole, Bologna 2003, pag. 224 Bibliografia [modifica] Piero Barucci, Il pensiero economico di Melchiorre Gioia, Milano, Giuffre, 1965 (Biblioteca della rivista Economia e storia; 15) Manlio Paganella, Alle origini dell’unità d’Italia: il progetto politico-costituzionale di Melchiorre Gioia, Milano, Ares, 1999 (Faretra; 25) Luisa Tasca, “”Galatei. Buone maniere e cultura borghese nell’Italia dell’Ottocento””,Firenze, Le Lettere, 2004 (Wikip)”,”FILx-435″
“GIOLITTI Giovanni”,”Memorie della mia vita. Con uno studio di Olindo Malagodi.”,”[La guerra europea. ‘Io avevo invece la convinzione che la guerra sarebbe stata lunghissima, e tale convinzione manifestavo liberamente a tutti i colleghi della Camera coi quali ebbi occasione di discorrerne. A chi mi parlava di una guerra di tre mesi rispondevo che sarebbe durata almeno tre anni, perché si trattava di debellare i due Imperi militarmente più organizzati del mondo, che da oltre quarant’anni si preparavano alla guerra; i quali, avendo una popolazione di oltre centoventi milioni potevano mettere sotto le armi sino a venti milioni di uomini; che l’esercito dell’Inghilterra, di nuova formazione, sarebbe stato in piena efficienza, come dichiarava lo stesso governo inglese, solamente nel 1917; che il nostro fronte, sia verso il Carso, sia verso il Trentino, presentava difficoltà formidabili. Osservavo d’altra parte che atteso l’enorme interesse dell’Austria di evitare la guerra con l’Italia, e la piccola parte che rappresentavano gli italiani irredenti in un Impero di cinquantadue milioni di popolazione, si avevano le maggiori probabilità che trattative bene condotte finissero per portare all’accordo. Di più consideravo che l’Impero Austro-ungarico, per le rivalità fra l’Austria ed Ungheria, e soprattutto perché minato dalla ribellione delle nazionalità oppresse, slavi del sud e del nord, polacchi, czechi, sloveni, rumeni, croati ed italiani, che ne formavano la maggioranza, era fatalmente destinato a dissolversi, nel qual caso la parte italiana si sarebbe pacificamente unita all’Italia. Inoltre, ricordando le peripezie della Russia durante la guerra col Giappone, e la violenta rivoluzione scoppiata dopo quella guerra, a me pareva dubbio che ad una guerra di molti anni quell’Impero potesse resistere. All’intervento degli Stati Uniti di America, che fu poi la vera determinante di una più rapida vittoria, allora nessuno pensava, né poteva pensare. Ciò che era facile prevedere erano gli immani sacrifici d’uomini che avrebbe imposti la guerra per la terribile sua violenza, dati i nuovi, potenti e micidiali mezzi di offesa e di difesa che la scienza e la tecnica moderna avevano inventati e che allora erano già messi in opera sul fronte francese e sul fronte russo; come era facile prevedere che un conflitto così tremendo avrebbe segnata la totale rovina di quei paesi ai quali non avesse arriso una completa vittoria. Oltre a ciò una guerra lunga avrebbe richiesto colossali sacrifizi finanziari, specialmente gravi e rovinosi per un paese come il nostro, ancora scarso di capitali, con molti bisogni e con imposte ad altissima pressione. Consideravo ancora che la guerra assumeva già allora il carattere di lotta per la egemonia del mondo, fra le due maggiori Potenze belligeranti, mentre era interesse dell’Italia l’equilibrio europeo, a mantenere il quale essa poteva concorrere solamente serbando intatte le sue forze’ (pag 522-523, II volume)]”,”ITAA-028″
“GIOLITTI Antonio a cura, testi di DIMITROV GOMULKA KARDELJ KRUSCIOV LENIN MALENKOV MANUILSKI NAGY STALIN THOREZ TITO TOGLIATTI TROTSKY ZDANOV”,”Il comunismo in Europa. Da Stalin a Krusciov.”,”Testi di DIMITROV GOMULKA KARDELJ KRUSCIOV LENIN MALENKOV MANUILSKI NAGY STALIN THOREZ TITO TOGLIATTI TROTSKY ZDANOV”,”RUST-070″
“GIOLITTI Antonio”,”Riforme e rivoluzione.”,”””Non bisogna però parlare mai, almeno pubblicamente, degli errori proprie e altrui, se non si pensa di ricavarne qualcosa di utile; perciò io voglio introdurre qui alcune osservazioni pertinenti”” (Goethe, Dichtung und Wahrheit, X) (in apertura) L’espediente tipico del revisionismo opportunista. La deformazione dei testi. “”S’illudeva davvero il partito socialdemocratico tedesco quando credeva di poter disinvoltamente eludere i problemi teorici e politici della conquista del potere manipolando l’introduzione di Engels a ‘Le lotte di classe in Francia’ di Marx in modo tale da far del suo autore “”un pacifico adoratore della legalità ‘quand même'””, come scriveva lo stesso Engels a Kautsky il 1° aprile 1895 protestando indignato per l’adulterata pubblicazione sul “”Vorwärts””. A sessantadue anni di distanza quei problemi sono ancora un ‘hic Rhodus’ per il movimento operaio. Non valse, allora la protesta di Engels a squalificare definitivamente quell’espediente tipico del “”revisionismo opportunista””, il quale sempre ricorre – per alterare la sostanza facendo mostra e vanto di fedeltà ai principî – alla deformazione dei testi, alla interpretazione tendenziosa, alle citazioni di comodo. Neppure la successiva pubblicazione sulla “”Neue Zeit”” ripristinò il testo integrale di Engels, al quale pertanto credette di potersi richiamare Eduard Bernstein per giustificare il suo proclamato “”revisionismo””. Ma questo aveva, appunto, almeno il merito di essere dichiarato. Ad esso perciò possiamo riferirci come a una posizione ben definita, responsabile e non evasiva, nella storia del movimento operaio marxista”” [Antonio Giolitti, Riforme e rivoluzione, 1957] (pag 7)”,”TEOC-027-FPA”
“GIOLITTI Antonio”,”Lettere a Marta. Ricordi e riflessioni.”,”””Sitôt que quelqu’un dit des affaires de l’Etat: ‘Que m’importe?’ on doit compter que l’Etat est perdu”” J.J. Rousseau, Du contrat social, libro III, cap. XV “”Il destino è la politica”” (Napoleone a Goethe, Erfurt, 2 ottobre 1809) (in apertura) “”Giolitti scrive per la nipote e per il lettore di questo libro e conduce un inatteso elogio della politica, rivendicando una dignità di questa “”professione”” spesso ridotta ad occupazione del potere (…)”” Antonio Giolitti, nato a Roma nel 1915, nipote di Giovanni Giolitti, dopo aver preso parte all’attività antifascista clandestina e alla guerra partigiana, è stato deputato per il partito comunista alla Costituente e alla Camera fino al 1957. Nel 1957 è uscito dal PCI passando poi al partito socialista, per il quale é stato deputato fino al 1977. Negli anni 1963-64 e nel 1970-74 ha partecipato ai governi di centro-sinistra come ministro del Bilancio e della Programmazione economica. Dal 1977 al 1985 ha fatto parte della Commissione delle Comunità europee. Nel 1987 è stato eletto senatore come indipendente di sinistra. La crisi del 1956. “”Non attenuava la portata delle rivelazioni di Krusciov, pur riconoscendo i limiti della sua analisi, l’articolo di Pietro Nenni su ‘Il rapporto Krusciov e la polemica sul comunismo’ pubblicato (…) su “”Mondo Operaio””: che tuttavia concludeva con una apertura e un invito riguardo alla «rivendicazione accennata dal compagno Togliatti (nell’intervista a «Nuovi Argomenti») di una sempre maggiore autonomia di giudizio dei comunisti nei confronti dell’esperienza sovietica, che è un fatto nuovo, indicativo della necessità per i comunisti di ricercare le vie di un diverso e proprio sviluppo e suscettibile di importanti sviluppi, ove non sia dettato da preoccupazioni contingenti tattiche. E’ chiaro che un comunismo sganciato da Mosca, come del resto un comunismo senza la Internazionale Comunista, non sarebbe più il comunismo degli ultimi trentasei anni quando determinò la scissione del movimento socialista tradizionale». Quell’invito doveva rimanere inascoltato. Il Pci doveva inchinarsi al richiamo all’ordine del comitato centrale del Pcus, la cui ‘Risoluzione sulle origini e le conseguenze del culto della personalità’ veniva pubblicata integralmente su «l’Unità» del 4 luglio. Vi si poteva leggere che: “”nella intervista ricca di contenuto e interessante del compagno Togliatti alla rivista «Nuovi Argomenti», accanto a molte conclusioni molto importanti e giuste, vi sono anche affermazioni sbagliate. In particolare, non si può essere d’accordo con la questione sollevata dal compagno Togliatti, se la società sovietica non sia giunta a certe forme di degenerazione. Non vi è nessun fondamento per sollevare tale questione””. Seguiva un lungo capitolo sotto il titolo ‘E’ falso che il culto della personalità di Stalin sia stato generato dallo stesso sistema sovietico. I soviet come nuova forma democratica del potere statale’. Ma pochi giorni prima a Poznan gli operai erano insorti contro quel potere statale e la polizia comunista aveva sparato e ucciso. Togliatti esprimeva il suo giudizio con un articolo su «l’Unità» del 3 luglio intitolato ‘La presenza del nemico’, nel quale impartiva questo ammonimento: «Il nemico esiste. E’ forte, attivo, è senza pietà. E’ tuttora potente fuori del nostro campo e non manca di forze e di punto di appoggio nel nostro campo stesso. I fatti accaduti a Poznan ce lo ricordano con particolare energia». Il segretario generale del Partito comunista polacco Gomulka, reagisce e «l’Unità» del 21 ottobre deve pubblicare questa dichiarazione: «Gli operai di Poznan non hanno protestato contro il potere popolare, contro il socialismo, quando sono usciti nelle strade: essi hanno protestato contro il male che si è esteso largamente nel nostro regime sociale e che ha colpito dolorosamente anche loro, contro le deformazioni dei principi fondamentali del socialismo, che è la loro idea. Una grande ingenuità politica sarebbe il tentativo di presentare la tragedia di Poznan come opera di agenti imperialisti e di provocatori». Tre giorni dopo lo stesso giornale doveva uscire con un titolo a tutta pagina: ‘Scontri nelle vie di Budapest provocati da gruppi armati di controrivoluzionari’; e il giorno successivo: ‘Le bande controrivoluzionarie vengono costrette alla resa dopo i loro sanguinosi attacchi contro il potere socialista’; cui faceva ‘pendant’ il titolo dell’editoriale: ‘Da una parte della barricata a difesa del socialismo’ (direttore del giornale era allora Pietro Ingrao). Mi collocai subito dall’altra parte della barricata. Però quando si trattò di presidiare una notte il palazzo di via Botteghe Oscure contro la minaccia di un’aggressione di fascisti feci anch’io volontariamente un turno di guardia sulla terrazza. Eravamo armati di mattoni e pietre (neppure olio bollente!) da gettare in strada sulla testa di eventuali aggressori”” (pag 96-97)”,”ITAC-152″
“GIOLITTI Antonio; COLLETTI Lucio”,”Sul rapporto tra economia e politica: un inizio di discussione. ‘Le basi scientifiche della politica economica’ (Giolitti); ‘Il concetto di lavoro in Marx’ (Colletti).”,”””(…) [C]he ogni prodotto, ogni «bene economico» sia «risultato del lavoro umano» nella sua applicazione alla natura, questo è vero per ‘ogni’ società. Filare cotone o mietere grano comporta un’erogazione di forza lavorativa umana sotto tutti i cieli e in ogni tempo: costa dispendio di energia sia a Cincinnato che al servo della gleba o al colcosiano. «Il lavoro fonte di ogni ricchezza di ogni civiltà» è una «frase, – dice Marx, – che si trova in tutti i sillabari, e in tanto è giusta in quanto è sottinteso che il lavoro si esplica con i mezzi e con gli oggetti che si convengono» (1). Come avverte il ‘Capitale’, «il lavoro come formatore dei valori d’uso, come ‘lavoro utile’, è una condizione d’esistenza dell’uomo indipendente da tutte le forme della società, è una necessità eterna della natura che ha la funzione di mediare il ricambio organico fra uomo e natura, cioè la vita degli uomini» (I, I, p. 55). Di esso quindi è superfluo occuparsi (anche se ne trattano Rodbertus, Wagner e molti economisti «volgari»), per i semplice fatto che questo lavoro, il lavoro «in generale», qui non è altro che l’elemento comune a ‘ogni’ lavoro concreto in quanto esso sia «dispendio di forza lavoro umana in forma specifica e definita dal suo scopo», in quanto cioè esso abbia la qualità di lavoro concreto utile che produce ‘valori d’uso’. Esso ci dà l’elemento generale che accomuna tra loro attività così disparate come: respirare, lavare, filare, arare, seminare e persino amare, nella misura, almeno, in cui questa attività si spinga a tanto da implicare un’erogazione di energia. Ma, se le cose stanno veramente a questo modo, quand’è allora che ‘il’ lavoro, il lavoro «in generale», come dispendio di forza-lavoro umana, diviene ‘scientificamente’ interessante? Lo diviene, solo ed ‘esclusivamente’, in una società in cui le cose siano regolate in modo tale che la stragrande maggioranza dei lavori ‘utili’, cioè il dispendio ‘concreto’ di forza-lavoro, avvenga ‘non’ al ‘fine’ di produrre stivali, spilli, tela, grano ecc., ossia valori d’uso, ma per produrre valori d’uso come ‘mezzo’ di esistenza del ‘valore’; in cui, cioè, il prodotto del lavoro sia solo strumento perché in esso si ‘fissi’ o si ‘assorba’ la forza-lavoro, erogata poco importa in occasione di che. In questo caso, l’astrazione «lavoro», il lavoro «in generale», ossia il non tener conto della forma ‘concreta’ del lavoro (cioè se esso sia arare o filare) non è più una parola o una vuota astrazione ma è un’astrazione scientifica o determinata, ossia – come dice Marx – ‘praktisch wahr’, proprio perché costituisce l’unico modo di tener conto della differenza specifica, cioè del carattere reale che ha il lavoro in questa società (2). Essa cioè corrisponde (entspricht) a ‘un’ regime sociale in cui i modi concreti del lavoro sono indifferenti, non cioè fine ma mezzo; e precisamente: i lavori concreti ‘mezzi per erogare’ forza-lavoro, i prodotti dei lavori concreti ‘mezzi per assorbire’ o fissare quest’energia spesa. Qui «l’astrazione del lavoro in generale non è soltanto – dice Marx – il risultato mentale di una concreta totalità di lavori», cioè il frutto di una generalizzazione, perché, in questo caso, «l’indifferenza verso un lavoro determinato corrisponde a una forma di società in cui gli individui passano con facilità da un lavoro ad un’altro e in cui il genere determinato del lavoro è per essi fortuito e quindi indifferente. Il lavoro qui è divenuto non solo nella categoria, ma anche nella realtà, il mezzo per creare in generale la ricchezza, ed esso ha cessato di concrescere con l’individuo come sua destinazione particolare. Un tale stato di cose – egli continua – è sviluppato al massimo nella forma d’esistenza più moderna delle società borghesi, gli Stati Uniti. Qui, dunque, l’astrazione della categoria “”lavoro””, il “”lavoro in generale””, il lavoro ‘sans phrase’, che è il punto di partenza dell’economia moderna diviene ‘per la prima volta’ praticamente (cioè scientificamente) vera» (3)”” (pag 25-26) [Marx, ‘Critica del programma di Gotha’, in ‘Il partito e l’Internazionale’, Roma, 1948, p. 225; (2) Sweezy, ‘La teoria dello sviluppo capitalistico’, Torino, 1951, p. 54, osserva che il lavoro astratto qui «non è un’astrazione arbitraria, perché è piuttosto, come giustamente osserva Lukács, un’astrazione che appartiene all’essenza del capitalismo». Marx, ‘Capitale’, I, I, Roma, 1951, p. 81: «…entro questo mondo il carattere generalmente umano del lavoro costituisce il suo carattere specificamente sociale»; (3) Marx, ‘Introduzione alla critica dell’economia politica’, Roma, 1954, p. 44] [Lucio Colletti, ‘Il concetto di lavoro in Marx’, Passato e Presente, Roma, n. 1, gennaio-febbraio 1958]”,”TEOC-002-FGB”
“GIOMI Valentino”,”Note intorno alla storiografia sul sistema bancario italiano: il caso della Banca d’Italia.”,”Una panoramica degli autori e dei libri dedicati alla storia del sistema bancario italiano e alla banca d’Italia”,”STOx-238″
“GIONFRIDA Alessandro”,”Missioni e addetti militari italiani in Polonia (1919-1923). Le fonti archivistiche dell’Ufficio Storico.”,”GIONFRIDA Alessandro è nato a Roma nel 1964. Nel 1989 si è laureato presso l’Università di Roma La Sapienza in Lettere moderne con indirizzo storico. Nel 1995 si è diplomato presso la Scuola Speciale per Archivisti e Bibliotecari di Roma, come archivista paleografo. Presta servizio presso l’archivio dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’esercito come archivista di stato. (1996) Rapporti Italia Polonia in Prima Guerra mondiale (pag 49-50) “”I Comitati pro Polonia cercarono anche di influenzare direttamente il mondo politico italiano. Su loro suggerimento l’onorevole Luigi Montresor, il 7 dicembre 1915, presentò al parlamento italiano una mozione, firmata da altri diciannove deputati, con la proposta di aggiungere l’indipendenza della Polonia tra gli obiettivi di guerra italiani. La stessa mozione, che non era stata ammessa alla discussione, fu ripresentata dal Montresor, insieme ad altri trentanove deputati, un anno dopo, il 5 dicembre 1916 e, dopo le dichiarazioni del presidente del Consiglio Boselli a favore dell’indipendenza della Polonia, fu di nuovo ritirata per riguardo all’alleato russo. Il governo italiano, alleato con l’impero asburgico e, dopo il maggio 1915, alleato con la Russia zarista, cercò di non prendere posizioni troppo nette sulla questione polacca. Al contrario, di fronte al proclama congiunto dei due imperatori d’Austria e di Germania del 5 novembre 1916, in cui si auspicava la creazione di uno Stato polacco sui territori strappati alla Russia, l’Italia, sostenuta dai comitati pro Polonia, inviò una protesta ufficiale alle rappresentanze accreditate presso il regio governo, considerando il proclama degli imperi centrali lesivo del diritto internazionale, che escludeva la possibilità di creare nuovi Stati nei territori occupati (85). L’atteggiamento politico italiano, così come quello degli altri membri dell’Intesa, ebbe un mutamento con la caduta del regime zarista. Il 30 marzo 1917, il nuovo governo provvisorio russo, nato dalla Rivoluzione di Febbraio, si rivolse ai Polacchi con un proclama in cui si prometteva la costituzione di uno Stato autonomo comprendente tutte le terre da loro abitate. Il governo italiano, con un telegramma dello stesso Boselli, espresse il suo pieno appoggio a quella iniziativa (86). Inoltre, il 20 giugno 1917, Sonnino, primo tra i ministri degli Esteri dell’Intesa, dichiarò ufficialmente in Parlamento che uno degli obiettivi degli alleati era la restaurazione della Polonia (87). Successivamente, il 30 ottobre 1917, il nuovo governo di unità nazionale, presieduto dall’onorevole Orlando, con Sonnino sempre ministro degli Esteri, riconobbe il ‘Comitato Nazionale Polacco’ (K.N.P.) di Parigi come delegazione ufficiale della Polonia e Konstanty Skirmunt come suo rappresentante (88). Anche durante il ‘Congresso delle Nazioni Oppresse dall’Austria-Ungheria’ (5-10 aprile 1918), organizzato a Roma ddalle autorità governative per indurre i soldati slavi ad abbandonare l’esercito asburgico, la questione polacca, nonostante mancasse la delegazione del K.N.P., fu ricordata favorevolmente da Orlando, che incontrò tutte le delegazioni dei vari popoli slavi presenti al Congresso”” (89). (85) Cfr. S. Sierpowski, L’Italia e la ricostruzione del nuovo Stato polacco, 1915-1921, Roma, 1979 (Accademia polacca delle scienze) p. 7; (86) Ivi, pag. 9; (87) Cfr. Atti parlamentari. Camera dei Deputati, XXIV, pag. 13545; (88) La Francia aveva riconosciuto il CNP il 20 settembre 1917, la Gran Bretagna il 15 ottobre. L’Italia consegnò le lettere di riconoscimento, indirizzata a Dmowski, il 30 ottobre, nelle mani di Skirmunt, che era giunto in Italia nella primavera del 1917 ed aveva avuto un’udienza con il Papa ed il cardinale Gasparri. Questi fatti accrebbero notevolmente il prestigio di Skirmunt in Italia. Cfr. S. Sierpowski, L’attività indipendentistica dei Polacchi in Italia, p. cit., pagg. 77-78; (89) G. Candeloro, op. cit., vol. VIII, pagg 207-209] (pag 49-50)”,”POLx-042″
“GIORDANI Igino”,”Alcide De Gasperi.”,”””Alcide, per pagar debiti e fronteggiare le difficoltà domestiche dovette lavorare duramente, anche dopo il servizio nella Vaticana. Tradusse, e in parte fece tradurre dalla sorella Marcella e fece copiare dalla moglie, un libro di Fülop-Miller, Segreto della potenza dei gesuiti, uno di Valeriu Marco, su Lenin, uno su Teresa di Konnersreuth, e vari volumi dela Storia dei Papi del Pastor e della Storia della Chiesa di Fliche e Martin”” (pag 111) GIORDANI è stato direttore del reparto catalogo della Biblioteca Vaticana reparto a cui faceva riferimento DE-GASPERI.”,”ITAP-073″
“GIORDANI Igino”,”I protestanti alla conquista d’Italia.”,”GIORDANI Igino “”La penetrazione, favorita dal clima storico europeo, fu in Italia stessa sollecitata, in certo modo, dalle utopie riformistiche di alcuni isolati intellettuali e dirigenti politici, i quali sognavano, una non ben precisata rigenerazione della Chiesa cattolica; i Gioberti, i Ricasoli, i Lanza, i Pantaleoni, il cui sforzo – lo riconobbe Benedetto Croce nella sua ‘Storia d’Italia’, – sarebbe riuscito “”a un rinnovato protestantesimo, distruttore della Chiesa Cattolica””. Ma fu uno sforzo impotente, perché antistorico, dice il Croce; e perché anticattolico, diciamo noi; e la stessa impotenza irretì le operazioni grandi e piccine tentate, con baldanza speranzosa, da chiese Valdesi ed evangelicali varie, specie tra il ’60 e il ’70, messesi a pescare nel nascente anticlericalismo (…)””. (pag 21)”,”RELP-052″
“GIORDANI Igino a cura”,”Le Encicliche sociali dei Papi. Da Pio IX a Pio XII (1864-1942).”,”Importanza e potenza del cinematografo. (‘Vigilanti con cura’, 29 giugno 1936, Pio XI, ‘Sul cinematografo’) “”E’ indiscutibile che fra i divertimenti moderni il cinematografo ha preso negli ultimi anni un posto d’importanza universale. Nè occorre notare come siano a milioni le persone che assistono giornalmente alle rappresentazioni cinematografiche… finire (pag 398)”,”RELC-014-FV”
“GIORDANI Alessandro”,”Aritmetica di Frege. Teoria delle Serie.”,”Alessandro Giordani professore ordinario facoltà di Lettere e Filosofia Università Cattolica di Milano, Dipartimento di Filosofia. Docente incaricato per i corsi di ontologia analitica”,”SCIx-309-FL”
“GIORDANO Giancarlo”,”Storia della politica internazionale 1870 – 1992.”,”Il ventennio di BISMARCK, il decennio post-bismarckiano, periodo ante 1° GM, guerra 1° dopoguerra, era della sicurezza collettiva, anni di crisi 1929 – 1933, era di HITLER, 2° GM, fase europea della guerra, dalla guerra europea a quella mondiale, 2° dopoguerra, incerta distensione, KRUSCIOV, NIXON, FORD e REAGAN, dissoluzione URSS.”,”RAIx-031″
“GIORDANO Giuseppe a cura; saggi di Luciano MALUSA Alessandro SAVORELLI Giuseppe CACCIATORE Antonello GIUGLIANO Francesco RIZZO Emma GIAMMATTEI Giuseppe GEMBILLO Renata VITTI CAVALIERE Maria Luisa CICALESE Rosa FARAONE Roberto RACINARO Santo COPPOLINO Giuseppe GIORDANO”,”Gli epistolari dei filosofi italiani (1850-1950).”,”GIORDANO Giuseppe Saggi di Luciano MALUSA Alessandro SAVORELLI Giuseppe CACCIATORE Antonello GIUGLIANO Francesco RIZZO Emma GIAMMATTEI Giuseppe GEMBILLO Renata VITTI CAVALIERE Maria Luisa CICALESE Rosa FARAONE Roberto RACINARO Santo COPPOLINO Giuseppe GIORDANO Contiene il saggio di Giuseppe CACCIATORE: ‘Marxismo e storia nel carteggio Loria-Croce’ (pag 89-113) e il saggio di Antonello GIUGLIANO: ‘Caro Benedetto..’ / ‘Caro Professore…’. A proposito dell’epistolario Labriola -Croce’ (pag 113-128)”,”CROx-034″
“GIORDANO Giancarlo”,”Storia della politica internazionale, 1870 – 1992.”,”Giancarlo Giordano si è laureato in scienze politiche presso l’Università di Roma ‘La Sapienza’ con il prof. Mario Toscano. Ha pubblicato volumi sulla politica estera di Mussolini, la diplomazia di Carlo Sforza, ha curato l’epistolario di Giuseppe Garibaldi. Contiene un capitolo sulla Prima guerra mondiale: ‘Dalla guerra alla pace (1914-1921). La guerra (1914-1918); Gli strumenti della pace (1919-1921) (pag 125-146)”,”QMIx-023-FL”
“GIORDANO Mario”,”Spudorati. La grande beffa dei costi della politica: false promesse e verità nascoste.”,”Mario Giordano (46 anni) è direttore di Tgcom24 (Mediaset). Si occupa di costi e sprechi della politica. Su questi temi ha scritto nove libri.”,”ITAP-235″
“GIORDANO Francesco”,”Storia del Sistema bancario italiano.”,”Francesco Giordano è responsabile dell’Area Pianificazione, Strategie e Studi del Gruppo UniCredit. In precedenza ha svolto l’attività di economista presso Credit Suisse First Boston, Istituto Bancario San Paolo di Torino, Standard and Poor’s.”,”ITAE-122-FL”
“GIORELLO Giulio”,”Giulio Giorello ‘incontra’ Voltaire.”,”””Quelli del Santo Uffizio son sempre pronti a minacciare la tortura a qualunque Galileo Galilei “”per la salvezza dell’anima sua”””” (pag 18)”,”FILx-467″
“GIORGERINI Giorgio”,”Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini a oggi.”,”””La Germania, con la Marina tedesca, è stata sempre la “”Signora dei sommergibili”” e quindi della guerra subacquea. Tra l’agosto del 1914 e il novembre 1918, senza considerare gli affondamenti di navi da guerra – che furono molti -, gli U-boote affondarono 11.153.000 tonnellate di stazza lorda di navi mercantili, di cui 7.850.000 di bandiera britannica e inoltre 853.000 tonnellate italiane, 907000 francesi, 389.000 americane, 1.174.000 di altre nazionalità. La Germania fu sconfitta, anche gli U-boote furono sconfitti e non poteva essere altrimenti, sfidando le grandi potenze navali e industriali capaci di produrre più delle perdite e di allineare un numero crescente di mezzi e apparecchiature per neutralizzare i sommergibili. Alla fine i sommergibili furono sconfitti, con la caduta e il crollo della vecchia Germania imperiale, ma non si può certo negare che le vittorie tattiche abbondarono mentre quella strategica sembrò mancare per un soffio. L’insegnamento fu grande, ma non fu messo compiutamente a frutto: nel 1939, quando iniziò la seconda guerra mondiale o, se si preferisce, riprese questa moderna guerra dei Trent’anni, la Germania e la sua Marina ripercorsero la medesima strada che attraverso le vittorie le portò di nuovo alla sconfitta. Nei cinque anni di guerra la Marina tedesca costruì 349 U-boote: un’impresa straordinaria per la cantieristica del tempo, soprattutto perché si trattava quasi sempre di ottimi battelli, con caratteristiche e prestazioni avanzate che avrebbero fatto scuola nel processo evolutivo postbellico del sommergibile. Nella prima guerra sottomarina della storia, pur dominata come sarà anche in seguito dalla Germania, la sua Marina pagò il sacrificio di 186 battelli affondati o comunque perduti. La Gran Bretagna fu colta in contropiede dall’offensiva sottomarina tedesca. Eppure nel 1913 l’Ammiragliato di Londra fu ammonito dall’ammiraglio John Fisher di non sottovalutare l’impiego che la Germania avrebbe fatto dei suoi sommergibili contro il coomercio britannico e senza rispettare le regole del diritto di preda, per l’impossibilità operativa di osservarle. Infatti, le regole fissate dalla conferenza navale di Londra del 1909 imponevano alla nave da guerra di “”visitare preventivamente i mercantili mediante un proprio reparto armato di controllo e di salvare uomini e documenti di bordo anche nei casi in cui fosse lecita la cattura e la distruzione della preda. E’ evidente che per un battello sarebbe stato rischioso emergere in vicinanza della nave intercettata, fermarla, farvi imbarcare la propria squadra d’ispezione e quindi procedere nell’azione. Il mercantile poteva essere camuffato…”” (pag 57)”,”ITQM-007-FL”
“GIORGERINI Giorgio”,”La guerra italiana sul mare. La marina tra vittoria e sconfitta, 1940-1943.”,”Due luoghi comuni: il radar e Malta (pag 64 e 70) Giorgio Giorgerini, La Spezia, è uno dei più accreditati studiosi di strategia marittima e dottrina navale. Insegna Teoria del potere marittimo all’Università di Milano e tiene corsi presso i principali istituti di studi militari. Consulente dello Stato Maggiore della Marina e della Difesa, è autore di numerosi saggi. Uno dei luoghi comuni: il radar. “”Già nelle prime pagine di questo libro ho accennato a una serie di luoghi comuni che per anni hanno inficiato la credibilità della storiografia relativa alla condotta della Regia Marina nel 1940-43. Dico «luoghi comuni», ma sarebbe più opportuno definirli giustificazioni artificiose per l’esito bellico ottenuto in mare. Esito che, in ogni caso, non avrebbe richiesto tentativi di mistificazione della storia, perché la nostra condotta in guerra ha avuto anche lati positivi, se solo si avesse avuta la schiettezza di riconoscerne, onestamente e apertamente, difetti e virtù. Fu fatto il contrario: si tacquero, o quasi, gli aspetti positivi, quando non ci si caricò del riconoscimento di una sconfitta anche là dove non sarebbe stato necessario – come nel caso della battaglia dei convogli -, al solo fine di sottacere, coprire o non voler ammettere la deludente prestazione del grosso della flotta e dell’esercizio del comando. Da qui l’esaltazione di alcuni e ben precisi motivi giustificatori, gonfiati fino al parossismo. Ne furono trovati quattro: il ruolo letale di Malta, la mancanza del radar, la scarsità di combustibile, l’assenza di portaerei. Queste quattro giustificazioni ufficiose e abbondantemente diffuse nel dopoguerra sono state da me più volte dibattute (…). Buona parte delle nostre disgrazie navali è stata attribuita al radar. Comunemente la tesi volgarizzata recitava: «Che cosa avremmo mai potuto fare contro un nemico fornito di radar, strumento di cui noi ignoravamo l’esistenza? Potevano solo subire!». Marc’Antonio Bragadin, nel suo noto libro ‘Che ha fatto la Marina?’, edito nel 1949, e che molto contribuì alla creazione e alla diffusione delle presunte giustificazioni, a proposito dell’episodio di Matapan e del radar scrisse: «Ma il successo tattico di Cunningham, se pure confermò ‘qualche’ nostra deficienza nei problemi della guerra notturna, fu dovuto prevalentemente all’uso ‘ignorato’ del radar…». (…) A proposito di superficialità nell’affrontare il delicato problema della radiolocalizzazione da parte della Marina italiana, giova ricordare ciò che scrisse nel 1951 l’ammiraglio Iachino, protagonista della condotta in guerra delle nostre forze navali da battaglia, sull’autorevole «Rivista Marittima»: «È noto che da noi sono esistite sino a pochi anni fa molte e diffuse diffidenze a proposito della reale efficacia del radar, e dei vantaggi che in pratica ne avevano tratto gli inglesi durante la guerra. Anche dopo la fine di questa ottimi nostri ufficiali manifestavano il dubbio che la influenza del radar sulle nostre azioni belliche fosse stata talvolta molto esagerata…». Se le diffidenze sul radar risalivano a parecchio tempo addietro, addirittura a prima della guerra, questo prova ancora una volta quanti settori della Marina fossero poco aperti alle innovazioni. Per contro, nella seconda parte della considerazione di Iachino, vi è da osservare che quegli «ottimi nostri ufficiali» avevano non poche ragioni pensando agli effetti dell’impiego bellico del radar in termini più equilibrati, ma l’onnipotenza del radar faceva troppo comodo alla politica giustificatoria per spiegare certi andamenti della guerra sul mare. (…) In conclusione, rimane il fatto incontrovertibile che la Regia Marina, pur essendo a conoscenza dell’esistenza operativa del radiolocalizzatore tedesco e consapevole dei propri ritardi in merito, non avanzò alcuna richiesta di cessione di apparati né di collaborazione tecnica per la produzione di questi in Italia. Tutto ciò accadde dopo. A questo proposito devo riproporre ancora una volta ciò che affermò l’ammiraglio Iachino, che pure doveva ben essere a conoscenza del contrario di quello che scrisse, circa l’atteggiamento dei tedeschi che ci avrebbero tenuta celata l’esistenza del loro De.Te sin dopo Matapan: «È poi deplorevole che nulla in proposito ci sia stato detto a Matapan dai tecnici della Marina tedesca, nonostante che un apparecchio tipo radar (chiamato convenzionalmente «Dete» fosse da vari anni in esperimento sulle sue corazzate cosiddette tascabili (…)» (pag 64-69) “”Sulla questione della mancata occupazione di Malta si sono fronteggiate due linee di pensiero: la prima la considera un grande errore strategico e la causa di tante disgrazie italiane in mare e in terra libico-egiziana, se non la ragione della sconfitta; la seconda, pur riconoscendo che l’occupazione di Malta avrebbe sicuramente agevolato le operazioni italo-germaniche nel Mediterraneo, non attribuisce all’allora piccolo possedimento britannico un ruolo decisivo, anzi non lo considera neppure determinante ai fini dei nostri collegamenti coll’Africa settentrionale, in quanto nell’intero periodo che va dal giugno 1940 all’estate 1942 avrebbe esercitato la sua perniciosa influenza soltanto per una settantina di giorni. Dall’autunno di quell’anno, come si è detto, la realtà strategica e i rapporti di forze si modificarono in misura tale che la caduta di Malta nelle mani dell’Asse avrebbe potuto significare ben poco. Sicuramente, a quel punto, sarebbe stato più utile aver occupato e consolidato nel tempo la presenza in Tunisia. È ovvio – molto ovvio – che se l’Italia avesse occupato l’isola di Malta, ciò avrebbe semplificato molti aspetti della nostra guerra mediterranea. Ma se vi è tutta una serie di considerazioni da fare. Anzitutto, perché occupare Malta, operazione certo complessa e anche rischiosa, e non la Tunisia? Agli effetti del controllo del Mediterraneo centrale e anche occidentale, e soprattutto a quelli dei flussi di traffico tra l’Italia e l’Africa settentrionale, la Tunisia sarebbe stata ancor più importante di Malta. L’occupazione della Tunisia fu impedita politicamente dalla Germania, che non voleva compromettere i rapporti con la Francia di Vichy, e Roma dovette arrendersi subito, e senza tante discussioni, alla volontà dominante di Berlino. Fu questo il primo atto di sottomissione dell’Italia alla Germania. Nemmeno in seguito, venne in mente ai tedeschi che il controllo e la disponibilità dei porti, delle strade, delle basi navali e aeree tunisine avrebbero aiutato grandemente le operazioni sul fronte libico-egiziano. Ci si concentrò su un possibile sbarco a Malta dal mare e dal cielo, per poi farne niente”” (pag 70-71)”,”QMIS-241″
“GIORGERINI Giorgio”,”Da Matapan al Golfo Persico. La Marina militare italiana dal fascismo alla Repubblica.”,”Giorgio Giorgerini, La Spezia, è uno dei più accreditati studiosi di strategia marittima e dottrina navale. Insegna Teoria del potere marittimo all’Università di Milano e tiene corsi presso i principali istituti di studi militari. Consulente dello Stato Maggiore della Marina e della Difesa, è autore di numerosi saggi. Ha pubblicato tra l’altro ‘La guerra italiana sul mare’ e ‘Uomini sul fondo’. “”… Permensi classibus aequor iidem venturos tollemus in astra nepotes imperiumque Urbis dabimus”” (Virgilio, 70-19 a C, Eineide, III) (… ci si troverà di fronte i mari nella stessa città ….) (in apertura) “”La partecipazione alla guerra di Spagna significò anche l’inizio del cammino comune dell’Italia e della Germania. Mentre quest’ultima trasse dal conflitto spagnolo utili insegnamenti ed esperienze per la sua preparazione bellica, specie nella condotta della guerra aerea, l’Italia poté solo dare una dimostrazione di molta parte della sua impreparazione militare, collezionando un certo numero di brutte figure, riscuotendo insofferenze, se non peggio, da parte degli stessi alleati nazionalisti spagnuoli. Da escludere che l’Italia, attraverso la partecipazione ridicolmente camuffata da «volontariato», volesse acquisire vantaggi strategico-territoriali a spese della Spagna nei confronti della Francia: in altri termini la cessione o l’uso per le proprie forze aeronavali delle isole Baleari, anche se qualcuno, specie in Marina, il pensiero ce lo fece. Lo stesso capo della missione navale italiana in Spagna, l’ammiraglio Angelo Iachino, escluse in diversi suoi rapporti dell’epoca che gli ancoraggi delle Baleari si potessero prestare come basi per una squadra da battaglia in caso di guerra contro la Francia e la Gran Bretagna. Al massimo si sarebbero potuti utilizzare come basi per sommergibili e unità sottili. Tuttavia gli spagnuoli guardarono con molto sospetto e diffidenza alla partecipazione italiana al conflitto, proprio sospettando mire di Roma sul controllo delle Baleari”” (pag 342) ITQM-231 “”La partecipazione alla guerra di Spagna significò anche l’inizio del cammino comune dell’Italia e della Germania. Mentre quest’ultima trasse dal conflitto spagnolo utili insegnamenti ed esperienze per la sua preparazione bellica, specie nella condotta della guerra aerea, l’Italia poté solo dare una dimostrazione di molta parte della sua impreparazione militare, collezionando un certo numero di brutte figure, riscuotendo insofferenze, se non peggio, da parte degli stessi alleati nazionalisti spagnoli. Da escludere che l’Italia, attraverso la partecipazione ridicolmente camuffata da «volontariato», volesse acquisire vantaggi strategico-territoriali a spese della Spagna nei confronti della Francia: in altri termini la cessione o l’uso per le proprie forze aeronavali delle isole Baleari, anche se qualcuno, specie in Marina, il pensiero ce lo fece. Lo stesso capo della missione navale italiana in Spagna, l’ammiraglio Angelo Iachino, escluse in diversi suoi rapporti dell’epoca che gli ancoraggi delle Baleari si potessero prestare come basi per una squadra da battaglia in caso di guerra contro la Francia e la Gran Bretagna. Al massimo si sarebbero potuti utilizzare come basi per sommergibili e unità sottili. Tuttavia gli spagnoli guardarono con molto sospetto e diffidenza alla partecipazione italiana al conflitto, proprio sospettando mire di Roma sul controllo delle Baleari”” (pag 342) La tormentata vigilia della guerra. “”Il dissenso che si manifestò in Marina, specie nel momento in cui emergeva la possibilità di un confronto con la Gran Bretagna, sulla priorità da dare alle navi da battaglia, e che si coagulava intorno alle idee del Bernotti, ormai messo da parte, e anche del Di Giambernardino e di altri ufficiali più giovani, non era fine a se stesso. Il problema spaziava sulla preparazione in generale e in particolare sulla esigenza aeronavale e su quella della difesa del traffico. Per tagliare corto al dissidio ideologico-operativo e impedire ogni possibilità, se pur remota o addirittura impossibile, di una qualche aperta contestazione alle scelte fatte sul futuro della Marina, intervenne lo stesso Mussolini nel suo famoso discorso al Senato del 30 marzo 1938: «A coloro i quali dissertando di strategia navale avanzano l’ipotesi che anche nelle guerre future le navi da battaglia rimarranno vigilate nei porti – come durante la Grande Guerra – io rispondo che per l’Italia ciò non avverrà: non è questione del costo delle navi; è questione della tempra degli uomini e degli ordini che riceveranno». Quel discorso fu veramente l’atto di fede che il Duce fece nella Marina, orgoglioso del lavoro compiuto e reso sicuro che essa sarebbe stata quella che egli si attendeva, come gli era fatto credere nella sua ignoranza di guerra navale e nel suo troppo cullarsi nella favola della potenza e dello spirito dell’Italia fascista. E’ certo che Mussolini credette nella Marina, forse ancor più che nell’Aeronautica, ed oggi, a tanta distanza di tempo, è comprensibile come nell’uomo si poté sviluppare quell’avversione verso la Marina per alcuni comportamenti operativi che questa tenne in guerra, al di là della giustezza o meno delle decisioni prese dai comandi in mare e a terra, ancor più forse che non per il trasferimento al gran completo della flotta a Malta all’atto dell’armistizio. Il discorso del Duce al Senato fu preceduto da quello di Cavagnari alla Camera il 15 marzo, il discorso, tanto per intenderci, dove si sostenne l’inutilità delle portaerei, ma anche quello dell’annuncio della «flotta oceanica»”” (11) (pag 389) [(11) Il discorso di Cavagnari alla Camera fu molto articolato se pur misto di verità e di bugie (…)] Giorgio Giorgerini, La Spezia, è uno dei più accreditati studiosi di strategia marittima e dottrina navale. Insegna Teoria del potere marittimo all’Università di Milano e tiene corsi presso i principali istituti di studi militari. Consulente dello Stato Maggiore della Marina e della Difesa, è autore di numerosi saggi. Ha pubblicato tra l’altro ‘La guerra italiana sul mare’ e ‘Uomini sul fondo’.”,”ITQM-231″
“GIORGETTI Giorgio”,”Note sulla religione nel pensiero marxista e altri scritti politici.”,”Giorgio GIORGETTI è nato a Barga nel 1927. Allievo di Delio CANTIMORI e di Walter MATURIM è autore di numerose opere sul pensiero di MARX e sull’ economia agraria della Toscana, in particolare nel ‘700. Incaricato di storia moderna all’Università di Siena nel 1973, è scomparso nel 1976. “”…Marx, proponendo l’ esempio dell’ America del Nord: “”Nel paese in cui l’ emancipazione politica è completa noi troviamo che la religione non soltanto esiste, ma è fresca e vitale, ed in questo modo si è dimostrato che l’ esistenza della religione non è contraddittoria con la piena realizzazione dello Stato. (…) Noi spieghiamo quindi il pregiudizio religioso dei liberi cittadini col fatto che essi nutrono pregiudizi anche sulle cose di questo mondo. Non intendiamo dire che essi debbano togliere la loro limitatezza religiosa per togliere i loro limiti terreni, ma che non appena toglieranno i loro limiti terreni cadrà anche la limitatezza religiosa. (…)”” (pag 26)”,”MAES-048″
“GIORGETTI Giorgio”,”I quaderni di Lenin sulla questione agraria.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: GINZBERG Siegmund, Imperialismo e capitalismo: il metodo di Lenin nei quaderni (…), (LENS-…) ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO 9 N° 5-6 SETTEMBRE-DICEMBRE 1971 “”Lo sforzo che i ‘Quaderni’ ci rivelano è appunto quello di raggruppare i dati forniti dai censimenti, in modo da poterne trarre criticamente indicazioni corrispondenti agli effettivi “”rpporti esistenti tra agricoltori e operai, tra gli agricoltori di diverso tipo””. A tale scopo bisognava però, partendo dai dati analitici, costruire tabelle del tutto nuove (come Lenin fa per i dati tedeschi) (82) oppure, quando una statistica più perfezionata come quella americana facilitava il compito, costruire “”tabelle combinate”” che ponessero a confronto i dati ottenuti sulla base dei diversi tipi di raggruppamento delle aziende (83). In tal modo, Lenin si propone di liberrarsi dal “”quadro radicalmente falso”” offerto a prima vista dalle statistiche: un quadro “”che deforma completamente la situazione effettiva, mache paice molto alla borghesia, un quadro che ‘offusca le contraddizioni di classe’ in regime capitalistico”” 84). Mediante la rielaborazione dei dati statistici compiuta nei ‘Quaderni’, Lenin vuole appunto documentare, in primo luogo, “”le contraddizioni di classe”” nelle campagne. Già, nel 1902, riassumendo la sua decennale esperienza di analisi della società russa, Lenin aveva scritto:”” nella società moderna i contadini non sono più, naturalmente, una classe unica (…). ‘In quanto’ nelle nostre campagne la società basat asulla servitù della gleba viene soppiantata dalla società “”moderna”” (borghese), i contadini cessano ‘pertanto’ di essere una classe e si scindono in proletariato agricolo e borghesia (grande, media, piccola e piccolissima)””. Solo “”‘in quanto’ si conservano ancora i rapporti della servitù della gleba, i “”contadini”” continuano ‘pertanto’ a essere una classe, cioè, ripetiamo, una classe non della società borghese, ma della società basata sulla servitù della gleba”” (85), tanto da consentire un’alleanza democratica e rivoluzionaria antifeudale del proletariato con tutti i contadini. Della scissione e della disgregazione a cui l’evoluzione capitalistica sottopone l’originaria classe contadina, Lenin, negli anni giovanili, aveva tracciato un ampio quadro relativamente alla Russia, studiandone l'””intreccio ‘estremamente complesso’ di rapporti servili e borghesi”” (86). Come già aveva iniziato a fare nel 1901, preparando il suo saggio sui “”critici di Marx””, egli, forte dei metodi di indagine già sperimentati, orienta ora la ricerca verso situazioni in cui il capitalismo ha definitivamente trionfato, pur conservando alcuni residui feudali, o in cui esso ha trionfato ‘tout court’, nel modo più radicale. La sua indagine sui caratteri e sulla dinamica della differenziazione di classe nell’agricoltura contemporanea acquista quindi una dimensione teorica generale, che costituisce un ulteriore sviluppo del pensiero marxista. Analizzando i riflessi dell’evoluzione capitalistica nella campagna, Kautsky aveva scritto nella ‘Questione agraria’ un lungo capitolo sulla proletarizzazione dei contadini (K. Kautsky, La questione agraria, cit., pp. 190-217), in cui Lenin poteva riconoscere senza difficoltà i suoi stessi convincimenti. Tuttavia mancava in esso una indicazione sistematica, presente invece in Lenin, delle differenziazioni di classe nel mondo rurale e delle loro tendenze. Mancava in particolare una caratterizzazione della natura e del formarsi della borghesia rurale, un fatto che ha giocato un ruolo decisivo nella formulazione della strategia bolscevica. Ciò è indice dell’esistenza, al di là dell’accordo sostanziale sui temi centrali della teoria, di un angolo di divergenza potenziale fra Kautsky e Lenin, che, come è stato giustamente sottolineato, si andrà progressivamente accentuando negli anni successivi, in concomitanza con divergenze di carattere generale su tutta la strategia del movimento operaio (88)”” (pag 276-277) (88) Lenin, “”Progetto di programma del nostro partito””, in Opere, v. 4, p. 237″,”LENS-241″
“GIORGETTI Giorgio”,”Capitalismo e agricoltura in Italia.”,”GIORGETTI Giorgio (Barga 1927 – Siena, 1976) si è laureato nel 1949 a Pisa, dove ha frequentato la Scuola normale superiore ed era allieva di Delio Cantimori, e Walter Maturi. Nel 1949-50 è stato borsista a Friburgo e nel 1951 conseguì il diploma di perfezionamento in storia con Ernesto Sestan. Dopo aver insegnato vari anni nelle scuole medie superiori, dal 1969 ha ottenuto l’incarico di storia economica moderna (e dal 1974 quello di storia moderna) presso l’Università di Siena. Delle sue opere ricordiamo: ‘Contratti agrari e rapporti sociali nelle campagne (nel volume V della Storia d’Italia Einaudi) e ‘Contadini e proprietari nell’Italia moderna’, 1974. Il volume contiene alcuni saggi di teoria marxista: – La rendita fondiaria capitalistica in Marx e i problemi della evoluzione agraria italiana – I quaderni di Lenin sulla questione agraria – Le teorie sul plusvalore di Karl Marx – Su alcuni “”falsi problemi”” nell’interpretazione di Marx – A proposito di uno studio di J.C Michaud su “”teoria e storia”” nel Capitale – Il concetto di giusto in Marx Il concetto di giusto in Marx. (da Critica marxista, a. II, n. 4-5, luglio-ottobre 1964, pp. 437-442) “”Che cosa sono per Marx la giustizia e il giusto? (…) Il sociologo tedesco Ralf Dahrendorf, già noto in Italia per la sua opera ‘Classi e conflitto di classe nella società industriale’ (…) riprende l’argomento in modo sistematico in un suo nuovo libro: ‘Marx in Perspektive. Die Idee des Gerechten im Denken von Karl Marx’, J.H.W. Dietz, Hannover, 1963. Ma è veramente legittimo parlare, come egli fa nel sottotilolo, di un concetto specifico del giusto in Marx, e quindi del relativo problema? L’autore sa benissimo che il termine ‘giustizia’ (Gerechtigkeit) non gode di buona fama presso Marx (pp. 14-16), usato com’è, assai spesso, per ridicolizzare la fede proudhoniana o filantropica nella giustizia eterna. Egli ammette anche che Marx “”non usa mai la parola e il concetto di giusto a proposito della società comunista”” (p. 141). Queste sono difficoltà di non poco conto, quando si ponga mente alla rigorosità con cui Marx sceglieva i termini e con cui talvolta li mutava o ne coniava di nuovi, in armonia col proprio sviluppo intellettuale, al fine di adeguare perfettamente il linguaggio al pensiero: basti come esempio la faticosa genesi dell’espressione ‘forza-lavoro’, la cui storia, dai primi scritti economici, dove si parla ancora soltanto di ‘lavoro’ e poi di ‘capacità lavorativa’, fino al ‘Capitale’, si confonde direttamente con la genesi della categoria ‘plusvalore’. Però al Dahrendorf, che oltretutto dichiara di volere unicamente “”far parlare Marx con le sue parole””, è sufficiente una premessa logico-linguistico-speculativa (pp. 21-39) per arrogarsi il diritto di ricercare nelle opere marxiane un problema che, posto in quei termini, a Marx non interessava affatto (tanto più che, se gli fosse davvero interessato, non avrebbe avuto alcun bisogno di sottacerlo, ne avrebbe esitato a chiamarlo per nome). (…) Tuttavia, per tornare al tema centrale, Marx ha indicato con chiarezza il carattere storico di tutti gli ideali, quindi, ammesso che se ne sia preoccupato, anche dell’ideale di giustizia (p. 49) che, in quanto componente della sovrastruttura, non può non seguire la sorte della base economico-sociale su cui si fonda. (….) [Il Dahrendorf] riporta in appendice, con pretese di completezza, “”tutte le dichiarazioni di Marx sulla configurazione della società comunista (senza classi)”” (p. 167). Però… nel citare il capoverso finale del paragrafo, tratto dai ‘Manoscritti economico-filosofici’, su “”proprietà privata e comunismo”” (cfr. Mega, I, 3, p. 125), egli tralascia stranamente le ultime righe (le quali, riferendosi palesemente al comunismo, avrebbero pieno diritto di cittadinanza nella suddetta raccolta di passi) e, fra l’altro, tralascia le seguenti parole: “”Il ‘comunismo’ è la forma necessaria e il principio propulsore del prossimo avvenire, ma il comunismo non è, in quanto tale, il termine [cioè ‘Ziel’, o come traduce in modo più sfumato il Bobbio, la ‘méta’] dello svolgimento umano – la forma dell’umana società””. Forse il Dahrendorf ha temuto che questo periodo possa mettere in dubbio la concezione che egli attribuisce gratuitamente a Marx, di una società comunista senza ulteriore sviluppo, di una panacea di tutti i mali ferma nel proprio concetto assoluto di giustizia? Comunque ben altre sono le questioni che potrebbero sorgere in margine al tema proposto dal Dahrendorf. Perché Marx non parla mai di ‘giustizia’ a proposito della società comunista? Forse perché tale concetto non può essere visto separatamente dallo Stato, il quale col comunismo è destinato a estinguersi? O forse perché esso è implicito nell’esigenza di rapporti nuovi fra gli uomini, i quali dalla preistoria passeranno finalmente alla loro vera storia? O forse perché ‘giustizia’ è una categoria che nasconde in sé le tracce o è addirittura il prodotto di società fondate sulla proprietà privata dei mezzi di produzione, una categoria che ha operato, dal diritto romano al giusnaturalismo, fino a Proudhon, in quanto espressione ideale di tali rapporti sociali, divenendo quindi inadeguata, secondo Marx, per comprendere una società da cui questi saranno esclusi? Oppure in quanto il giusto come ideale, distinto dai reali rapporti economici e giuridici, appare come una nuova astrazione? Ma sono tutte questioni che rimangono qui senza risposta”” [Giorgio Giorgetti, ‘Il concetto di giusto in Marx’, ‘Critica marxista’, a. II, n. 4-5, luglio-ottobre 1964, pp. 437-442] [(in) Giorgio Giorgetti, ‘Capitalismo e agricoltura in Italia’, Roma, 1977] (pag 575-579) ‘I quaderni di Lenin sulla questione agraria’ (pag 352-353; 354-355; 365-366) “”In tale contesto, anche l’analisi economica non poteva essere limitata al quadro nazionale, come quella contenuta nello ‘Sviluppo del capitalismo in Russia’, dove peraltro erano già presenti numerose indicazioni teoriche di portata più generale, ma doveva essere estesa ai problemi dell’agricoltura occidentale. Come aveva scritto Marx, rivolgendosi al lettore tedesco dal punto di vista dell’esperienza capitalistica inglese, “”il paese più sviluppato non fa che mostrare a quello meno sviluppato l’immagine del suo avvenire”” (28). Lo stesso poteva dire Lenin al suo lettore russo, tracciando i lineamenti dell’economia agraria dei paesi capitalisticamente più sviluppati. Con ciò egli lo avrebbe aiutato a individuare nel proprio paese i germi di rapporti sociali che altrove erano già in piena fioritura, ribadendo, in coincidenza con quanto Engels aveva già accennato a Danielson agli inizi degli anni ’90 (29), che l’ipotesi populista di una passaggio diretto dall’antica comunità rurale a forme socialiste (senza percorrere la fase capitalista), vent’anni prima non esclusa da Marx a determinate condizioni (30), era ormai del tutto inattuale e superata dagli eventi. La strada per adempiere a questo compito era stata pure agevolata dalla recente pubblicazione di un importante libro kautskyano, ‘La questione agraria’, che fu molto apprezzato da Lenin (31) e che egli continuerà ad apprezzare anche quando il suo autore sarà ormai definito da lui un “”rinnegato”” (32). Il compito non poteva però essere esaurito limitandosi alle argomentazioni teoriche generali con cui Lenin aveva precedentemente difeso Kautsky dall’attacco di Bulgakov (33). Esso imponeva invece nuove puntuali indagini, delle quali Lenin, nella parte centrale delle sue lezioni intorno alle concezioni marxiste sulla questione agraria, come indicano gli schemi relativi, divulgava già oralmente i primi risultati (34). I ‘Quaderni’ costituiscono, appunto, la testimonianza dell’ampiezza e del metodo con cui egli intraprese queste ricerche allo scopo di fondare la sua polemica marxista su una base oggettiva. Vi sono anzitutto, nei ‘Quaderni’, gli appunti del 1901, tratti dalla lettura di numerosi scritti sulle campagne dell’occidente. Gli appunti, che si riferiscono alle opere prese poi in considerazione in ‘La questione agraria e i “”critici di Marx””‘, sono costituiti da uno stringato riassunto, accompagnato dall’indicazione puntuale delle pagine. Non si tratta però di un freddo compendio, bensì di una sintesi polemica, appassionata, tutta intessuta di considerazioni critiche. Se confrontiamo questi materiali con i capitoli corrispondenti dell’opera definitiva, vediamo costituirsi progressivamente i vari pezzi del mosaico di citazioni e di osservazioni che ne costituiscono le componenti. Le letture appaiono però assai più ampie della bibliografia effettivamente utilizzata in questo scritto. I ‘Quaderni’ stessi ce ne forniscono la spiegazione, mettendo in luce il criterio che presiedette alla scelta di Lenin e il processo di formazione del suo lavoro sui “”critici di Marx”””” [Giogrio Giorgetti, ‘I quaderni di Lenin sulla questione agraria’, ‘Critica marxista’, n. 5-6, settembre-dicembre 1971, pp. 254-279] [(in) Giorgio Giorgetti, ‘Capitalismo e agricoltura in Italia’, Roma, 1977] [(28) K. Marx, ‘Il capitale’, I, 1, Roma, Edizione Rinascita, 1951, p. 16; (29) Cfr. le lettere di Engels a Danielson del 15 marzo e del 18 giugno 1892, in K. Marx – F. Engels, ‘Werke’, cit., Bd. 38, pp. 303-306 e 363-368; (30) Cfr. la lettera di Marx a Vera Zasulic dell’8 marzo 1881, ibidem, Bd. 35, pp. 166-167; (31) Cfr. il primo giudizio di Lenin nel poscritto della prefazione alla prima edizione dello ‘Sviluppo del capitalismo in Russia’, in ‘Opere’, v. 3, pp. 5-7, e la recensione di Lenin sul ‘Nacalo’ dell’aprile 1899, in ‘Opere’, v. 4, pp. 95-101; (32) Lenin, ‘La rivoluzione proletaria e il rinnegaot Kautsky’, in ‘Opere’, v. 28, p. 316; (33) Lenin, ‘Il capitalismo nell’agricoltura’, in ‘Opere’, v. 4, pp. 107-160; (34) Lenin, Qa, pp. 20-21 e 28-29]”,”ITAE-339″
“GIORGI Renato”,”Marzabotto parla.”,”1830 massacrati: questra strage reca il nome di Marzabotto. La situazione strategica della guerra, il numero incredibile di vittime (per la maggior parte donne, bambini e vecchi), la preparazione dell’azione, il modo tenuto nell’esecuzione, fano dell’eccidio di Marzabotto la più orrenda tra le stragi compiute in Italia dai nazifascisti e una delle più efferate tra quelle (da Lidice a Oradour a Varsavia a innumeri altre) perpretate dai nazisti in Europa. Questo libro raccoglie testimonianze dirette degli scampati all’eccidio. Le uccisioni compiute con la mitraglia e le bombe a mano nel cimitero di Casaglia. Dal cumulo di cadaveri esce una fanciulla, Lidia Pirini. Laura Musoleni sfugge al colpo alla nuca sparatole da un tedesco. Carlo Cardi, dopo aver bisto bruciare la moglie, si getta contro la mitragliatrice ma resta miracolosamente illeso… Così per un caso incredibile, alcune decine di condannati scampano alla morte. Essi raccontano in questo libro l’inferno dei vivi di Marzabotto. In apertura epigrafe del poeta Salvatore Quasimodo per il faro commemorativo di Marzabotto. Renato Giorgi è nato a Battaglia Terme in Provincia di Padova nel 1916. Comandante partigiano. Dopo la guerra ha rappresentato il Partito d’Azione in seno al CLN Reginale Emilia Romagna e si è iscritto al PSI.”,”ITAR-013-FSD”
“GIORI Danilo a cura; scritti di CHESNEAUX Jean DE-SANCTIS Sergio DIVITCIOGLU Sencer GODELIER Maurice NGUYEN LONG BICH PARAIN C. SURET-CANALE J. VARGA Evgenji”,”Sul modo di produzione asiatico.”,” Marx e il movimento storico reale “”Ma un modello corrisponde soltanto parzialmente alla realtà. Il ‘capitale’ non è la storia reale, concreta di tale o tal’altro paese capitalistico, ma lo studio della struttura che li caratterizza come «capitalistici», estraendo dall’infinite diversità delle realtà nazionali – Marx ci avvertiva esplicitamente: «Noi supporremo sempre, in questo esame generale della produzione capitalistica, che i rapporti economici reali corrispondono proprio al loro ‘concetto’, ovvero, il che è lo stesso, i rapporti reali saranno qui esposti nella misura in cui essi riflettono il proprio tipo generale» (6). Con questo metodo si può cogliere una «logica» (7) dello sviluppo sociale. Per evitare errori grossolani sugli schemi d’evoluzione costruiti da Marx ed Engels, occorre quindi riconoscere pregiudizialmente ch’essi non vogliono né possono fare la storia reale (empirica) della società ma una storia astratta di realtà ridotte alle loro strutture essenziali, una visione retrospettiva della ragione d’essere della loro evoluzione colta come sviluppo delle potenzialità e impossibilità ‘interne’ a tali strutture. Questi schemi costituiscono dunque un insieme di ipotesi di lavoro collegate a un certo stadio della conoscenza e della realtà, sono insieme punto di arrivo della riflessione teorica e punto di partenza per decifrare in seguito l’infinita varietà della storia concreta, che costituisce il solo banco di prova della validità di tali schemi ipotetici. È lì infatti che si infrange l’eterno tentativo di trasformare l’ipotesi in dogma, la verità da dimostrare in verità evidente che non ritiene di dover essere verificata e pretende di regnare a priori sui fatti. Con questo spirito Marx, tracciando nella ‘Ideologia tedesca’ (1845) il suo primo schema evoluto, ci ha insegnato come servircene, criticando chi voleva vedervi una nuova filosofia della storia, un corpo di verità assolute e ultime, accessibili al solo filosofo, dalle quali la storia trae necessità e significato. «Potremmo mettere, al posto della filosofia, una sintesi dei risultati più generali che possiamo astrarre dallo studio dello sviluppo dell’umanità. Tali astrazioni, ‘in sé’, staccate dalla storia reale, ‘non hanno assolutamente alcun valore’. Possono tutt’al più servire per classificare più agevolmente il materiale storico, per indicare la successione delle sue particolari stratificazioni. Ma non possono in alcun modo dare, come la filosofia, ‘una ricetta’, uno schema secondo cui ‘sistemare’ le epoche storiche. Al contrario, la difficoltà comincia quando ci si mette a studiare e a classificare questo materiale». (8)”” [Maurice Godelier, ‘Il concetto di «modo di produzione asiatico» e gli schemi marxisti d’evoluzione delle società’, (in) ‘Sul modo di produzione asiatico’, F. Angeli, Milano, 1975] (pag 105-107) [(7) Engels, ‘Contributo alla critica dell’economia politica di Marx,. .’Das Volk’, 20 agosto, 1859. Su questi problemi: Boccara, ‘Alcune ipotesi sullo sviluppo del capitale’, ‘Economie et politique’, n. 79-80-81-82; Illenkov, ‘La dialettica dell’astratto e del concreto nel Capitale di Marx’, ‘Recherche Internationales’, 1962, n. 34; Godelier, ‘Il metodo del capitale’, ‘Economie et politique’, n. 70-71-80; (8) Marx, ‘Ideologia tedesca’]”,”MADS-003-FPB”
“GIORLI Ezio”,”L’aritmetica e la geometria dell’operaio. Per le scuole professionali d’arti e mestieri, complementari, ferroviarie e ad uso dei capi operai ed operai.”,”Ing. Ezio Giorli”,”SCIx-397″
“GIOVACCHINI Silvano a cura; scritti di A.T. WHITE R. FURON K. HENTZE E. v. ERDBERG CONSTEN W. WILLETS G. BERTUCCIOLI P. HUARD MING WONG R. GROUSSET, CONFUCIO LAO-TSE”,”La Cina dalle origini al regno Chou.”,”Il duca interrogò Confucio sul buon governo e il Maestro rispose: “”Governare significa dare ordine alle cose”” (XII, 17) (pag 73)”,”CINx-290″
“GIOVANA Mario”,”Fernando De Rosa. Dal processo di Bruxelles alla guerra di Spagna.”,”Mario GIOVANA è nato in Francia, a Nizza, nel 1925. Durante la Resistenza è stato comandante partigiano nelle valli del Cuneese. Dalla Liberazione svolge attività giornalistica e di saggista parallelamente all’impegno militante politico. E’ autore fra l’altro di ‘La Resistenza in Piemonte- Storia del CLNRP’ (MILANO, 1962), ‘Storia di una formazione partigiana’ (TORINO, 1964), ‘I figli del sole- Mezzo secolo di nazifascismo nel mondo’ (in collaborazione con Angelo DEL-BOCA, MILANO, 1965), ‘Algeria, anno settimo’ (MILANO, 1961). Ha collaborato alla ‘Storia delle idee politiche e sociali’ con il saggio ‘I totalitarismi’ (TORINO, 1972).”,”ITAD-010″
“GIOVANA Mario”,”Le nuove camicie nere.”,”GIOVANA è nato in Francia, a Nizza Mare, nel 1925. Giornalista, studioso di storia contemporanea e di problemi economico-sociali, redattore e collaboratore di quotidiani politici e di riviste specializzate ha svolto inchieste in Europa e in Africa su argomenti di attualità. Capo redattore dell’ organo piemontese del Partito d’Azione nel 1947, ha collaborato poi a ‘Il Ponte’, l’ Italia Socialista. E’ stato poi redattore dell’ Avanti! fino al 1962. Ha scritto molte opere v. retrocopertina. “”Pacciardi, teoricamente, possedeva delle chances meno precarie. Ma era un De-Gaulle carcaturale e, d’altronde, l’ idea che la destra estremista italiana si era fatta del generale e dei suoi obiettivi, si dimostrava sbagliata. Il “”cesarismo”” gollista, pur con tutte le sue compenenti nazionaliste e vandeane, serviva le prospettive di un regime in cui neo-fascismo e neo-nazismo non avevano nulla da dire. De Gaulle, infatti, si liberava dei generali e dell’ OAS, chiudeva la partita in Algeria, instaurava una politica estera manovrata fra Occidente e Oriente, insediava al potere la tecnocrazia neocapitalista della Francia, all’ avanguardia degli esperimenti di programmazione economica razionalizzatrice del sistema”” (pag 116)”,”ITAP-065″
“GIOVANA Mario”,”La Resistenza in Piemonte. Storia del C.L.N. regionale.”,”””Le dispute fra i comandi per la spartizione dei lanci e sulle appropriazioni da parte di questo o quel nucleo di armi paracadutate ad altre bande, erano all’ origine anche di contestazioni alimentate da differenti aspetti “”concorrenziali”” fra le formazioni, cioè quelli delle giurisdizioni di zona. Succedeva infatti che talvolta una banda, attestata da tempo in una determinata località, fosse privata del lancio da un altro reparto giunto in zona che si sostituiva ad essa nel ricevere i carichi inducendo in errore gli aviatori alleati col segnalare, a mezzo di fuochi, un’ area diversa da quella concordata. Questo sollevava accese polemiche sui limiti di giurisdizione territoriale e sui connessi diritti di precedenza dei reparti fissatisi da più lunga data sui luoghi”” (pag 79)”,”ITAR-047″
“GIOVANA Mario”,”Giustizia e libertà in Italia. Storia di una cospirazione antifascista, 1929-1937.”,”Mario GIOVANA è nato in Francia a Nizza nel 1925. Comandante partigiano sulle montagne del Cuneese per lunghi anni giornalista e dirigente politico, è autore di molti saggi di storia contemporanea (v. risvolta 4° copertina)”,”ITAD-107″
“GIOVANA Mario, con la collaborazione di Sergio LIBEROVICI Michele L. STRANIERO Paolo GOBETTI Emilio JONA”,”Algeria anno sette.”,”Le promesse della Resistenza francese (pag 40-46) De Gaulle e la Francia della Resistenza chiedono aiuto ai capi arabi in Algeria in cambio che la Francia poi riconosca una effettiva parità di diritti agli algerini…. (pag 40)”,”AFRx-001-FV”
“GIOVANA Mario”,”Guerriglia e mondo contadino. I Garibaldini nelle Langhe, 1943-1945.”,”‘La storia di una formazione partigiana ricostruita nel contesto dell’analisi socio-economica di un particolare ambiente contadino del Piemonte, con tutte le difficoltà, le contraddizioni e le tensioni, ma anche le solidarietà e gli slanci che, durante i venti mesi della lotta, caratterizzano un’esperienza così tormentata’. Dono di Mario Caprini Mario Giovana (Nizza, 13 settembre 1925[1] – Cuneo, 27 ottobre 2009) è stato un partigiano, giornalista e storico italiano. Biografia È stato comandante partigiano nel Cuneese. Amico e compagno di molti uomini di Giustizia e Libertà, tra i quali Aldo Garosci, Vittorio Foa, Carlo Levi, Riccardo Levi, Franco Venturi ed Emilio Lussu. Dopo aver militato dal 1951 nel movimento dei socialisti indipendenti di Valdo Magnani, dal 1957 per sette anni è stato membro del Comitato Centrale del PSI di Pietro Nenni. Nel 1970 fu eletto consigliere regionale del Piemonte nelle liste del Partito Socialista di Unità Proletaria che aveva contribuito a fondare. Nel luglio del 1972 aderì al Partito Comunista Italiano. I suoi interventi in consiglio regionale sono raccolti nel quaderno CIPEC N. 64[2] curato dallo storico Sergio Dalmasso. Per lunghi anni ha svolto attività di giornalista ed è inoltre scrittore di numerosi saggi di storia contemporanea. Ha collaborato a riviste italiane e straniere di storia contemporanea. È scomparso nel 2009 all’età di 84 anni.[3] A lui è dedicato il Centro Culturale di Mombasiglio “”Mario Giovana””. (wikip)”,”ITAR-394″
“GIOVANNETTI Alibrando (Giantino)”,”Il sindacalismo rivoluzionario in Italia. L’ azione diretta, le lotte e le conquiste proletarie.”,”Contiene i saggi: – Giorgio SACCHETTI, Il sindacalismo novecentesco come questione storiografica; – Guido BARROERO, Una vita di lotta per il sindacalismo rivoluzionario e di classe Alibrando GIOVANNETTI è stato per oltre vent’anni a cavallo della prima guerra mondiale uno degli esponenti più combattivi e in vista dell’ USI Unione Sindacale Italiana ben più di quanto lo siano stati il fondatore A. DE-AMBRIS o Armando BORGHI. Questo libro è apparso in 38 puntate su Il Proletario, giornale in lingua italiana degli IWW, dal 1925 al 1927. Riporta la ricostruzione delle lotte, vittorie e sconfitti del sindacalismo d’ azione diretta. “”Dire come fa abilmente il compagno Giantino, che del Sindacalismo rivoluzionario pure e semplice è una delle penne che più eccelle dopo la fuga degli uni e i tradimenti e le vigliaccherie degli altri passati armi e bagagli al nemico, che l’ Unionismo Industriale come propugnato dall’ IWW non è altro che il Sindacalismo classista che ha inspirato e sorretto il movimento operaio di minoranza di molti paesi d’ Europa, può sembrare a molti strano. Ma la verità che non si sopprime né con la forza e né con le male arti dei politicanti di professione, ecco che in questo caso si allea a noi e dalla penna del compagno nostro sgorga spontanea e bella””. (pag 185, Mario De-Ciampis, introduzione)”,”MITT-166″
“GIOVANNETTI Alibrando, a cura di Marco GENZONE e Franco SCHIRONE”,”Il sindacalismo rivoluzionario in Italia. L’azione diretta, le lotte e le conquiste proletarie.”,”Contiene i saggi: – Giorgio SACCHETTI, Il sindacalismo novecentesco come questione storiografica; – Guido BARROERO, Una vita di lotta per il sindacalismo rivoluzionario e di classe Alibrando GIOVANNETTI è stato per oltre vent’anni a cavallo della prima guerra mondiale uno degli esponenti più combattivi e in vista dell’ USI Unione Sindacale Italiana ben più di quanto lo siano stati il fondatore A. DE-AMBRIS o Armando BORGHI. Questo libro è apparso in 38 puntate su Il Proletario, giornale in lingua italiana degli IWW, dal 1925 al 1927. Riporta la ricostruzione delle lotte, vittorie e sconfitti del sindacalismo d’ azione diretta. “”Il movimento sindacalista rivoluzionario ebbe inizio in Italia poco prima del 1904, prendendo posizione nei centri industriali fra cui, nel campo metallurgico, primeggiavano, Milano nella Lombardia, Terni nell’Italia centrale, Sestri Ponente in Liguria”” (pag 41)”,”MITT-011-FV”
“GIOVANNINI Paolo, a cura”,”Di fronte alla grande guerra. Militari e civili tra coercizione e rivolta.”,”Nei documenti: Alessandra SANTIN, Lettere di soldati russi al Soviet di Pietrogrado (1), marzo-novembre 1917 (contiene pure: nota biografica: Mikhail Nikolaevich POKROVSKIJ) -Giovanna PROCACCI, ‘Condizioni dello spirito pubblico nel Regno’: i rapporti del Direttore generale della Pubblica Sicurezza nel 1918 Saggi di: Maurizio BETTINI (orari lavoro), Piero DI-GIROLAMO (agitazione classa operaia milanese), Bruna BIANCHI (Fraternizzazioni), Massimo PAPINI (processo alla guerra). Paolo GIOVANNINI si occupa di storia dei partiti e dei movimenti politici. Tra i suoi scritti: -Tutto da abbattere, tutto da creare. -Le origini del fascismo nella provincia pesarese (1919-1922). CLUEB. 1993″,”MITT-019″
“GIOVANNINI Elio”,”L’ Italia massimalista. Socialismo e lotta sociale e politica nel primo dopoguerra italiano.”,”GIOVANNINI, sindacalista già segretario della CGIL, sostiene che la condanna rituale del massimalismo socialista del primo dopoguerra rischia di oscurare il forte antagonismo sociale dei lavoratori e la grande partecipazione popolare delle masse cosa fino ad allora sconosciute nella storia italiana. “”Il PSI in Europa si era trovato isolato nell’ opposizione alla guerra, ancorato alla linea che fino all’ agosto 1914 aveva fatto dei socialisti europei dei ‘vaterlandlose gesellen’, gente senza patria, ed aveva immediatamente cercato contatti con il partito svizzero e con quei gruppi degli altri partiti che avevano respinto l’ union sacrée e si impegnavano per la ricostruzione dell’ Internazionale. Emanuele Modigliani è uno dei promotori del convegno che a Zimmerwald, nel settembre 1915, riunisce per la prima volta (seguirà il convegno dell’ aprile 1916 a Kienthal, ancora in Svizzera) le frazioni socialiste che in tutti i paesi belligeranti lottano per la pace e per la rivoluzione (…). (pag 70)”,”MITS-221″
“GIOVANNINI Giovanni, saggi di Enrico CARITA’ Nicoletta CASTAGNI Barbara GIOVANNINI Carlo LOMBARDI Maria Pia ROSSIGNAUD Carlo SARTORI”,”Dalla Selce al Silicio. Storia della comunicazione e dei mass media.”,”””Per arrivare all’ appuntamento con le prime forme organiche di quotidiano bisogna, comunque, attendere gli inizi del Settecento. Protagonista è la Gran Bretagna; e con l’ occasione torna la sottolineatura di quanto fosse e sia destinato ad incidere nelle possibilità di sviluppo del medium il veicolo usato per trasmettere notizie. Il funzionamento della posta, il più antico mezzo per trasmettere informazioni, ha costituito in passato ed è spesso ancor oggi stimolatore di innovazioni e, alternativamente, condizionamento e freno per ulteriori sviluppi. A volte è parso di assistere a veri e propri ‘miracoli’; in altre circostanze la lentezza del suo ammodernarsi ha pesato non poco nel “”bruciare”” gli atout del giornale. In Francia, nel XVI secolo, come abbiamo fatto cenno, si realizza il prodigio di far giungere una notizia da Amboise a Parigi in soli cinque giorni; ma, alla fine del Seicento, la posta non era in grado di corrispondere compiutamente alle esigenze di un prodotto che puntava alla quotidianità della informazione. Solo nel 1691 il recapito giornaliero di notizie tra Dover e Londra permise al ‘The Daily Courant’ (1702), al ‘The Daily Post’ (1719), al ‘The Daily Journal’ (1720) e al ‘The Daily Advertiser’ (1730) di indicare in testata la frequenza quotidiana.”” (pag 107)”,”EDIx-042″
“GIOVANNINI Fabio”,”La morte rossa. I marxisti e la morte.”,”Fabio GIOVANNINI (1958) è laureato in filosofia. Lenin (pag 39)”,”TEOC-491″
“GIOVANNINI Claudio”,”La Democrazia Cristiana dalla fondazione al centro-sinistra (1943-1962).”,”GIOVANNINI Claudio è docente di storia del risorgimento presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Bologna. Ha scritto tra l’altro: ‘L’Italia da Vittorio Veneto all’Aventino’ (Bologna, 1972).”,”ITAP-157″
“GIOVANNINI Fabio”,”La morte rossa. I marxisti e la morte.”,”Fabio GIOVANNINI (1958) è laureato in filosofia. Marx sulla “”mortalità di classe””, il “”lavorare a morte”” “”Ancora embrionalmente e in modo grezzo, Marx già nel primo manoscritto del ’44 notava la ‘funzione’ della precoce mortalità operaia nell’ambito di un’economia capitalistica: “”L’aumento del salario reca con sé un ‘eccesso di lavoro’ per gli operai. Quanto più vogliono guadagnare tanto più debbono sacrificare il loro tempo e privandosi completamente di ogni libertà compiere un lavoro da schiavi al servizio della avidità altrui. Inoltre, la durata della loro vita viene in questo modo accorciata. Questo accorciamento della durata della loro vita è una circostanza favorevole per la classe degli operai nel suo complesso, perché a causa di ciò si rende necessaria una sempre nuova domanda. Questa classe deve sacrificare sempre una parte di se stessa, per non andare tutta in rovina””. Più concretamente si muovono le molte pagine del ‘Capitale’ in cui si analizza la “”mortalità operaia””, la disuguaglianza nella morte oltre che nella vita.”” (in Fabio Giovannini, La morte rossa. I marxisti e la morte, 1984) (pag 24-25) “”Nel suo VIII capitolo del ‘Capitale’, dedicato alla ‘Giornata lavorativa’, fornisce una documentazione estesa sulle condizioni disumane del lavoro nella società capitalistica ottocentesca. Elenca testi e studi sulle deformità provocate dal lavoro in intere generazioni di operai, sulle sofferenze corporali della popolazione operaia spesso accompagnate dalla morte precoce. L’invecchiamento precoce e la morte prematura appaiono i dati fondamentali delle indagini e dei rapporti medici citati da Marx: “”lavorare a morte””, secondo quanto scrive il dott. Richardson in un articolo del 1863 riportato da Marx, rappresenta la norma di un sovraccarico di lavoro capace di arrivare intorno alle trenta ore consecutive, come dimostra il caso eclatante della crestaia Mary Anne Walkley morta a vent’anni dopo quasi ventisette ore di lavoro senza interruzione in una laboratorio malsano. E’ una vera requisitoria sulla “”mortalità di classe”” (che rimbalzerà nell”Ordine Nuovo’ di Gramsci, dove si denunciava animatamente il potere illimitato del proprietario all’interno della fabbrica, “”potere di vita e di morte sull’operaio, sulla donna dell’operaio, sui figli dell’operaio””). Una requisitoria che prosegue nella pagine del ‘Capitale’ quando si analizza “”l’enorme mortalità tra i figli degli operai nei loro primi anni di vita”” utilizzando anche tabelle ufficiali sugli indici di mortalità della popolazione operaia””. (pag 25-26)”,”MADS-527″
“GIOVANNINI Paolo”,”Cattolici nazionali e impresa giornalistica. Il ‘trust’ della stampa cattolica (1907-1918).”,”GIOVANNINI Paolo è borsista post-dottorato in storia contemporanea presso l’Università degli studi di Camerino. Ha curato il volume collettaneo: ‘Di fronte alla grande guerra. Militari e civili tra coercizione e rivolta’”,”EDIx-129″
“GIOVANNINI Fabio”,”Pol Pot. Una tragedia rossa.”,”Fabio Giovannini giornalista e saggista, ha pubblicato vari volumi tra cui ‘Vita di Karl Marx’ (1993) e ‘La morte rossa. I marxisti e la morte’ (1984)”,”ASIx-002-FV”
“GIOVANNINI Pietro”,”L’azienda nello Stato corporativo.”,”‘Della economia applicata, noi ci occuperemo solo di quella corporativa che direttamente ci interessa come Italiani e come Fascisti, la quale è, ed ancora più lo sarà, l’economia del nostro secolo’ (pag 11) (sic!)”,”ITAF-410″
“GIOVANOLI Friedrich”,”Die Maifeierbewegung. Ihre wirtschaftlichen und soziologischen Ursprünge und Wirkungen.”,”GIOVANOLI Friedrich”,”MPMx-038″
“GIOVINE Umberto”,”Il banditismo in Italia nel dopoguerra.”,”Umberto GIOVINE è nato a Firenze nel 1941. Ha svolto attività giornalistica lavorando per Il Mondo, Il Globo, Tempo Illustrato, Critica sociale e L’ Espresso. E’ autore del volume ‘La piovra greca’ (Fabbri, 1974) “”I disertori negri dell’ esercito americano che comparvero a fianco di Giuseppe La-Marca non furono i soli ad avere una parte di qualche rilievo nel banditismo italiano del dopoguerra. Uno di loro, Jim Brown, diventò anche capobanda, organizzando numerosi furti di automezzi e rapine ai danni di altri militari americani nella zona di Pisa. La sua base di partenza era la pineta di Tombolo, a pochi chilometri dalla città.”” (pag 157″,”FOLx-020″
“GIPOULOUX Francois”,”Les cent fleurs a l’ usine. Agitation ouvrière et crise du modèle soviétique en Chine 1956-1957.”,”Sindacati e produzione. Le campagne di emulazione. “”L’ aumento dei ritmi produttivi e il miglioramento dell’ organizzazione del lavoro sono state, dalla Liberazione, una costante delle campagne di emulazione in Cina. (…)””. (pag 134) “”Questo movimento produttivista stigmatizza anche il caos e la disorganizzazione che una pianificazione rigida, messa in atto da amministratori incompetenti, ha installato nel cuore della fabbrica. L’ emulazione rimane per la direzione il mezzo più sicuro per tentare di correggere i salti di ritmo che le irregolarità nell’ approvvigionamento delle materie prime o di energia impongono alla produzione””. (pag 136) “”Più ancora che in passato, i sindacati sono chiamati a giocare un ruolo chiave nello svolgimento della campagna.”” (pag 136)”,”MASx-013″
“GIPOULOUX François”,”La Chine du 21 siècle. Une nouvelle superpuissance?”,”GIPOULOUX François Directeur de recherche au CNRS, il einsegne à l’Ecole des Hautes Etudes en Sociales et à l’Université de Paris III. Spécialiste de l’économie chinoise, il bénéficie d’une expérience de terraind de 15 ans en Asie (Chine, Japon, Hong-Kong). Migrazioni interne e discriminazioni “”Le modèle selon lequel les paysans quitteraient la terre mais pas la campagne ne semble pas fonctionner: la pluspart des paysans quittent la campagne pour aller travailler dans des usines en ville: le delta de la Rivière des perles, le delta du Fleuve Bleu, Pékin, Tianjin, le Fujian. Le transfert des populations agricoles ne peut qu’aller de pair avec l’urbanisation et la création de villes petites et moyennes. Ces nouveaux migrants, à leur arrivée en ville, sont bien souvent victimes de discriminations diverses. Ainsi, à Pékin, 3,5 millions de migrants n’ont pas le droit de travailler dans certains secteurs et on leur demande de payer un droit avant de pouvoir obtenir un travail ou se lancer dans une entreprise. Leurs enfants ne peuvent pas étudier dans les écoles locales, et ils ne peuvent bénéficier d’un prêt pour l’achat d’un logement. L’abolition de ces restrictions devrait être effective prochainement dans la capitale chinoise”” (pag 97)”,”CINE-070″
“GIPOULOUX François”,”La Méditerranée asiatique. Villes portuaires et réseaux marchands en Chine, au Japon et en Asie du Sud-Est, XVI-XXI siècle.”,”GIPOULOUX François Directeur de recherche au CNRS, il einsegne à l’Ecole des Hautes Etudes en Sociales (EHESS). Spécialiste de l’économie chinoise, il bénéficie d’une expérience de terraind de 15 ans en Asie (Chine, Japon, Hong-Kong). Le commerce de l’argent, matrice de la mondialisation du XVI° siècle. Le rôle du métal argent dans le commerce mondial entre l’Europe, l’Amérique et l’Asie a depuis longtemps été souligné. Deux chercheurs américains, Dennis O. Flynn et Arturo Giraldez, ont récemment jeté sur la question un éclairage nouveau. C’est, selon eux, le marché de l’argent qui expliquerait la constitution d’un marché mondial au XVI siècle, après la connexion, stable et régulière, par voie maritime, des quatre continents. La Chine a été, dès la fin du XVI° siècle, le principal acquéreur de métal blanc, tandis que l’Amérique espagnole (Mexique et Pérou), ainsi que le Japon Tokugawa en étaient les principaux fournisseurs. Chine, Mexique et Pérou auraient produit, de 1500 à 1800; 150.000 tonnes d’argent, soit 80% de la production mondiale durant cette période”” (pag 165)”,”ASIE-031″
“GIRALDI Giovanni”,”Storia della pedagogia. Fondamenti filosofici basi scientifiche orientamenti didattici problematica pedagogica.”,”””Il Locke distingue quattro elementi nell’ educazione: virtù, saggezza, educazione ed istruzione”” (pag 179) Helvetius. “”Helvétius pone una distinzione che campeggerà nella pedagogia di Rousseau: esistono bisogni naturali, e quindi legittimi, e bisogni artificiali, e quindi da eliminare. Nel togliere il popolo dalla miseria, occorre tener conto solo dei bisogni naturali. (Il cibo è un bisogno naturale, e va soddisfatto; il vestito di seta e la parrucca sono bisogni artificiali, e si possono eliminare).”” (pag 189) Voltaire. “”Coltissimo, Voltaire ha studiato attentamente il pensiero inglese e la scienza sperimentale di Newton. L’ Inghilterra, rispetto alla Francia “”borbonica e gesuitica””, gli appariva il mondo ideale, quello del domani. E non aveva torto. Perciò celebrò gli Inglesi e tolse ogni rispetto alla Francia chiusa, conservatrice, falsa nelle sue strutture e nella sua organizzazione sociale. Voltaire imputava ogni male alla Chiesa cattolica e alle religioni positive. (…) In quel gioiello di narrativa che è ‘Candide ou l’ optimisme’, egli fa la satira di un’educazione del tutto avulsa dalla realtà””. (pag 190) Manca la Spagna v. lotta di Francisco Ferrer. Critica (ingiusta) di Montaigne lo scettico sull’ educazione (pag 172) Locke. Concetti distinti di educazione e istruzione (pag 179)”,”GIOx-045″
“GIRALDI Giovanni”,”Storia della pedagogia. Fondamenti filosofici basi scientifiche orientamenti didattici problematica pedagogica.”,”””Il Locke distingue quattro elementi nell’ educazione: virtù, saggezza, educazione ed istruzione”” (pag 179) Helvetius. “”Helvétius pone una distinzione che campeggerà nella pedagogia di Rousseau: esistono bisogni naturali, e quindi legittimi, e bisogni artificiali, e quindi da eliminare. Nel togliere il popolo dalla miseria, occorre tener conto solo dei bisogni naturali. (Il cibo è un bisogno naturale, e va soddisfatto; il vestito di seta e la parrucca sono bisogni artificiali, e si possono eliminare).”” (pag 189) Voltaire. “”Coltissimo, Voltaire ha studiato attentamente il pensiero inglese e la scienza sperimentale di Newton. L’ Inghilterra, rispetto alla Francia “”borbonica e gesuitica””, gli appariva il mondo ideale, quello del domani. E non aveva torto. Perciò celebrò gli Inglesi e tolse ogni rispetto alla Francia chiusa, conservatrice, falsa nelle sue strutture e nella sua organizzazione sociale. Voltaire imputava ogni male alla Chiesa cattolica e alle religioni positive. (…) In quel gioiello di narrativa che è ‘Candide ou l’ optimisme’, egli fa la satira di un’educazione del tutto avulsa dalla realtà””. (pag 190) Manca la Spagna v. lotta di Francisco Ferrer. Critica (ingiusta) di Montaigne lo scettico sull’ educazione (pag 172) Locke. Concetti distinti di educazione e istruzione (pag 179)”,”GIOx-012-FV”
“GIRARD Louis”,”La II° Republique. Naissance et mort, (1848-1851).”,”””Essendosi opposto violentemente ai repubblicani in politica interna, non potendo far adottare dai suoi ministri l’ amnistia per i banditi di giugno, Luigi Napoleone decide di separarsi dai suoi tutori del partito dell’ ordine sul terreno meno immediatamente pericoloso della politica estera. Manifestava così il suo atteggiamento costante fino al 1866. Gli affari di Roma gli fornirono l’ occasione. La maggioranza dei francesi approvava senza dubbio l’ occupazione di Roma e la restaurazione del papa. Ma questa restaurazione non doveva essere l’ occasione di una reazione senza sfumature operata sotto la protezione della bandiera tricolore. Però Pio IX, senza riguardo per i consigli di moderazione e di riforme che gli prodigava il governo francese, procedeva a un’ opera di controrivoluzione tale che essa poteva facilmente essere attuata sotto l’ egida dell’ Austria. Egli sapeva di poter contare sull’ appoggio del partito cattolico rappresentato al governo da Falloux e guidato nell’ Assemblea da Montalembert.”” (pag 199) Soppressione del suffragio universale (pag 212)”,”QUAR-062″
“GIRARD René”,”Achever Clausewitz.”,”GIRARD Renè (Avignone 1923 – Stanford, California 2015). É stato un antropologo, critico letterario e filosofo francese. Professore di Letteratura comparata presso la Stanford University (USA). Cattolico, ha sviluppato la tesi che (esposta anche in questo testo) ogni cultura umana è basata sul sacrificio come soluzione alla violenza mimetica (imitativa) tra rivali. Tre concetti base: desiderio mimetico (imitazione come attività volta a riprodurre un comportamento non originale che si ritiene valido); meccanismo del capro espiatorio; capacità della BIBBIA di svelare sia l’uno che l’altro. 3 413874 SBN”,”QMIx-159-FSL”
“GIRARDET Raoul”,”La Société militaire de 1815 à nos jours.”,”GIRARDET Raoul: (6/10/1917 – 18/9/2013) è stato uno storico francese specializzato in società militari, colonialismo e nazionalismo francese. Da giovane fu coinvolto nel movimento di destra Action Française. Non fu antisemita ma appassionatamente nazionalista. Durante la Seconda guerra mondiale sostenne la Resistenza francese. Successivamente sostenne la lotta contro l’indipendenza dell’Algeria. Non è una storia militare tradizionale ma una analisi che integra mentalità, idee, tutto ciò che costituisce il tessuto di una società. Come veniva reclutato il corpo degli ufficiali francesi dalla fine del Primo Impero alla fine del XX secolo? In quali ambienti e in quali condizioni? Come si è inserito, per un lungo periodo, questo organismo militare nella società nazionale? Come si sono sviluppate le opposte ideologie di militarismo e antimilitarismo? Com’era la vita quotidiana di questi ufficiali? Quali i fattori di unità del gruppo? É descritta la vita di guarnigione nelle province francesi dopo la caduta dell’Impero fino all’avventura coloniale, sono riportati i dolori dell’ultima guerra e i suoi sconvolgimenti fino al salto nell’ignoto rappresentato dall’Esercito professionale (questt’ultimo riferimento è al 1998. Oggi, 2024, l’esercito di leva e la coscrizione stanno ritornando nel dibattito degli Stati europei, riportato dai venti di guerra che stanno nuovamente spirando sulla scena europea ed internazionale. N. d. R.)”,”FRQM-006-FSL”
“GIRARDI Giulio a cura”,”Coscienza operaia oggi. I nuovi comportamenti in una ricerca gestita dai lavoratori.”,”E’ una ricerca promossa dalla FLM coordinatad da Giulio GIRARDI, autogestita dai lavoratori torinesi.”,”MITT-142″
“GIRARDI Giulio”,”Marxismo e cristianesimo.”,”””Il marxismo ritiene, con l’ateismo illuminista, che la religione sia una forma di ignoranza destinata a scomparire di fronte al progredire della visione scientifica del mondo. Ritiene però, con Nietzsche, Freud e molti altri, che la spiegazione intellettualistica del fenomeno sia insufficiente: è necessario ricercare le radici psicologiche di questa ignoranza nelle profondità dell’uomo, nella sua vita ateoretica, conscia o inconscia. Il problema della verità è risolto in funzione di quello dei valori. (…) Ma per Marx anche questa spiegazione è insufficiente ed esige un ulteriore approfondimento coerente con la visione generale dell’uomo e della sua storia. Le radici ultime delle sovrastrutture vanno ricercate nella infrastrutture. Nel marxismo quindi la religione nasce come compensazione delle frustrazioni economiche del proletariato, favorita dalla classe dominante che vede in essa un modo di consolidare la sua posizione; d’altro lato essa rassicura la coscienza degli sfruttatori offrendo loro, in cambio di qualche elemosina, un facile biglietto d’ingresso per il cielo. Scrive Lenin: “”La fede in un aldilà nasce dall’impotenza delle classi sfruttate nella lotta contro gli sfruttatori, come la credenza nelle divinità, nei demoni nasce dall’impotenza del selvaggio in lotta contro la natura. La religione cullando con la speranza di una ricompensa celeste colui che pena tutta la vita nella miseria, gl’insegna la pazienza e la rassegnazione. Quanto a quelli che vivono del lavoro altrui, essa insegna loro a praticare la beneficenza quaggiù, offrendo così loro una facile giustificazione di tutta la loro esistenza di sfruttatori, vendendo loro a buon mercato biglietti di partecipazione alla società celeste. La religione è l’oppio del popolo. La religione è una specie grossolana di acquavite spirituale, in cui gli schiavi del capitale affogano il loro essere umano e le loro rivendicazioni per una esistenza almeno in minima parte degna dell’uomo”” (1). Se questa è l’origine della religione, è facile prevedere quale ne sia il destino. Provocata da uno squilibrio storico e ultimamente economico, essa è destinata a essere riassorbita con la scomparsa di esso. Il processo economico-sociale è quindi necessariamente correlativo a un regresso della religione. Combattere la religione pertanto non significa solo dissipare l’ignoranza, ma soprattutto sopprimere le condizioni storiche che l’hanno generata. Nella società comunista del futuro il processo di normalizzazione della storia e della psicologia umana sarà compiuto, sarà la fine di tutte le alienazioni. Sul piano religioso quindi tutti gli uomini assumeranno l’atteggiamento normale, che è quello ateo. Più precisamente l’ateismo non consisterà nella negazione di Dio ma nella totale assenza di questo problema. Non solo la religione infatti, ma lo stesso problema religioso è provocato dal regime di alienazione economica ed è quindi chiamato a scomparire con esso. L’uomo marxista ideale, come si è visto, sarà soddisfatto della terra e dell’indefinito progresso dell’esistenza terrena”” [Giulio Girardi, Marxismo e cristianesimo, Assisi, 1973] [(1) Lenin, ‘Socialismo e religione’, Opere complete, Roma, Edizioni Rinascita-Editori Riuniti, 1955, vol X, p. 73-74] (pag 62-63)”,”RELC-334″
“GIRARDI Giulio”,”Cristiani e marxisti a confronto sulla pace. Implicanze dottrinali.”,”Il presente saggio è il testo della relazione tenuto al convegno del 30 aprile 1967 tra cristiani e marxisti in Cecoslovacchia. Dello stesso autore e per la stessa casa editrice: ‘Marxismo e cristianesimo’. [“”Il nucleo del problema è dunque questo: per salvare la pace bisogna reprimere la rivoluzione oppure farla?”” (pag 21)] Le cause della guerra (pag 23) [Questione della violenza. “”In seno al cristianesimo gli atteggiamenti vanno dalla proclamazione della guerra santa alla condanna assoluta della violenza. D’altronde sul tema vi è un cambiamento di prospettive abbastanza marcato anche tra l’Antico e il Nuovo Testamento: è soprattutto all’Antico Testamento che si ispirano i teorici della guerra santa, mentre gli apostoli della non-violenza si appoggiano soprattutto sul Nuovo Testamento. Anche la storia di questo problema è stata influenzata dalla mentalità integrista e dal conservatorismo politico e sociale che l’hanno accompagnata: il ricorso alla violenza e alla guerra era molto più facilmente giustificato quando si trattava di difendere l’«ordine» stabilito, di difendere i «diritti» di Dio o della Chiesa, di combattere gli infedeli o gli eretici, e perfino di diffondere la fede, che non quando si trattava di rovesciare un regime, soprattutto se questo era favorevole alla Chiesa. Questo significa che la evoluzione dottrinale riguardante il problema della violenza non è soltanto la conseguenza delle nuove dimensioni della guerra moderna, ma anche del progresso della coscienza personalista e comunitaria della Chiesa. La soluzione che noi prospettiamo qui non può dunque essere considerata universale nel mondo cristiano. D’altra parte, pur essendo cristiana, essa non lo è specificamente; e pensiamo che sia suscettibile di raccogliere l’adesione di gran parte del mondo marxista. Non intendiamo affrontare il problema della violenza nel suo insieme, ma dal punto di vista preciso dell’azione rivoluzionaria. La nostra posizione si riassume in due tesi: 1. Preferenza decisa per l’azione non-violenta, accettando le sue inevitabili lentezze; 2. legittimità della violenza come soluzione estrema per bloccare un’azione violenta dalle conseguenze irreparabili”” (pag 56-57)]”,”RELC-345″
“GIRARDI Giulio; PRESTIPINO Giuseppe”,”Marxismo e teologia della liberazione. A proposito di una recente pubblicazione (Girardi); Temi e problemi di filosofia del lavoro (Prestipino).”,”A proposito del recente volume di José Ramos Regidor ‘Gesù e il risveglio degli oppressi’ (Mondadori, 1981) (Girardi) A proposito del volume di Antimo Negri ‘Filosofia del lavoro’ (Prestipino)”,”CONx-002-FB”
“GIRARDI Giulio”,”Marxismo e Cristianesimo.”,”Don Giulio Girardi è ordinario di filosofia teoretica nell’ateneo salesiano di Roma e direttore dell’enciclopedia su l’ateismo contemporaneo alla quale collaborano 150 specialisti di tutto il mondo. Durante il Concilio ha partecipato alla stesura dello schema XIII specialmente per paragrafi sull’ateismo. Sua costante preoccupazione è quella di congiungere il rigore della riflessione filosofica con l’aderenza ai problemi più impegnativi dell’esistenza, aprendosi con sensibilità alle correnti più vive del mondo moderno.”,”RELC-075-FL”
“GIRARDI Giulio”,”Credenti e non credenti per un mondo nuovo.”,”Don Giulio Girardi (nato al Cairo nel 1926) è ordinario di filosofia teoretica nell’ateneo salesiano di Roma e direttore dell’enciclopedia su l’ateismo contemporaneo alla quale collaborano 150 specialisti di tutto il mondo. Durante il Concilio ha partecipato alla stesura dello schema XIII specialmente per paragrafi sull’ateismo. Sua costante preoccupazione è quella di congiungere il rigore della riflessione filosofica con l’aderenza ai problemi più impegnativi dell’esistenza, aprendosi con sensibilità alle correnti più vive del mondo moderno.”,”RELC-085-FL”
“GIRAUD Emile”,”La nullité de la politique internationale des grandes démocratie, 1919-1939. L’échec de la Société des Nations, la guerre.”,”GIRAUD Emile ex consigliere giuridico della Società delle Nazioni, professore delle Facoltà di diritto “”Il fallait fédérer l’Europe’ (pag 49)”,”RAIx-298″
“GIRAULT René ZIEBURA Gilbert e altri; interventi di Elisabeth DU-REAU Francois FEJTO Gilles MORIN; testi di Gerard BOSSUAT Christian DELPORTE Pascal DELWIT André DONNEUR René GIRAULT B.D. GRAHAM Nicole JORDAN Wilfried LOTH Daniel MAYER Liliane PERREIN Robert VERDIER Irwin WALL Gilbert ZIEBURA; colloquio presieduto da Robert VERDIER Daniel MAYER e René GIRAULT”,”Leon Blum socialiste europeen. Interventions.”,”Sono gli atti di un colloquio organizzato dalla Societé des Amis de Leon Blum nell’Ottobre 1993 nel Senato a Parigi. La seduta era presieduta da Robert VERDIER, Daniel MAYER e René GIRAULT. Sono anche intervenuti nel dibattito gli storici Elisabeth DU-REAU, Francois FEJTO, Gilles MORIN. Liliane PERREIN ha organizzato il colloquio. I testi sono di Gerard BOSSUAT, Christian DELPORTE, Pascal DELWIT, André DONNEUR, René GIRAULT, B.D. GRAHAM, Nicole JORDAN, Wilfried LOTH, Daniel MAYER, Liliane PERREIN, Robert VERDIER, Irwin WALL, Gilbert ZIEBURA.”,”FRAP-036″
“GIRAULT René”,”Diplomatie européenne. Nations et impérialisme 1871-1914. Histoire des relations internationales contemporaines. Tome I.”,”GIRAULT René è morto nel 1999. Il testo dell’opera redatta in collaborazione con Robert FRANK e Jacques THOBIE dopo la sua scompasa non ha subito che leggeri ritocchi rispetto alla edizione del 1993. E’ stata ampliata la bibliografia. Scambio mediterraneo Egitto Tunisia e l’avvicinamento franco-britannico (pag 162) La marche vers la guerre. La question des responsabilités de la Première Guerre mondiale. “”En histoire, il existe des périodes qui paraissent avoir existé uniquement pour permettre d’expliquer un phénomène exceptionnel postérieur: ainsi en va-t-il pour la période 1907-1914 qui apparaît seulement comme une longue introduction à la guerre de 1914. Tout récit de ces années obéit à la rituelle question des origines de la guerre; comme on ne peut expliquer celle-ci par la seule crise finale de juillet-août 1914, les causes lointaines ou profondes de la guerre sont recherchées dans les années antérieures; du coup, toute analyse est menée en fonction de la dramatique conclusion et elle débouche inévitablement sur la question de la responsabilité du déclenchement de la guerre. Seulement, sur ce sujet brûlant, les historiens ont été (et sont parfois encore) prisonniers de la conclusion de la Première Guerre mondiale; en effet, lors de la signature du traité de Versailles en 1919, pour la première fois dans l’histoire, les vainqueurs ont tenuà faire reconnaître par les vaincus leur pleine et unique responsabilité dans l’origine de cette guerre (article 331 du traité); dès lors, et pendant longtemps, l’histoire de cette période a été faite soit pour prouver la justesse des rédacteurs du traité, oist pour démontrer que le droit du plus fort ne détermine pas ‘ipso facto’ la vérité historique; rarement l’histoire a été mise aussi clairement et aussi pleinement au service de la politique. Si l’on ajoute que la Seconde Guerre mondiale semble procéder de la première, on conçoit que pour tous les hommes du XXe siècle, la “”Kriegschuldfrage”” (la question de la responsabilité de la guerre) demeure fondamentale et vivante. Ainsi, lorsqu’en 1961, un historien de Hambourg, Fritz Fischer, publia un gros livre (‘Griff nach der Weltmacht’, traduit et publié en français en 1970 sous le titre ‘Les Buts de guerre de l’Allemagne impériale’) qui tendait à démontrer que les dirigeants allemande avaient volontairement menè leur pays à la guerre, les réactions en Allemagne furent passionnées, violentes, au point que l’on a pu parler d'””affaire Dreyfus allemande”” (J. Droz). Faut-il donc à nouveau ici se laisser enfermer dans la question des responsabilités directes ou indirectes de la guerre de 1914-1918? Il serait illusoire de la faire. En effet, toute analyse sérieuse conduit à mettre côte et ensemble un certain nombre de facteurs profonds qui ont été susceptibles de créer un état général de tension: déterminer ensuite lequel de ces facteurs est primordial relève du choix idéologique plus que de l’étude historique. De même, chercher parmi les responsables de l’époque des “”fauteurs de guerre”” plus caractérisés serait oublier que tous ces hommes ont été intimement persuadés qu’ils ‘répondaient’ aux réactions ou provocations de leur antagonistes et qu’ils s’estimaient ‘contraints’ de relever le gant; de la même manière, ils ont le plus souvent fini par conclure que la solution guerrière était un moindre mal, et qu’il “”fallait en finir””, là encore persuadés que cette guerre serait courte, compte tenu de la formidable puissance destructrice des armements du temps. En somme, il convient de rechercher non les responsabilités, mais les causes de cette terrible guerre qui met fin à un certain monde. Dans cette ultime période, entre 1907 et 1914, la marche quasi inexorable vers une guerre générale paraît obéir à une fatalité toute-puissante; en réalité, comme en une tragédie classique, la pièce se déroule avec une terrible logique. Après quelques années d’incertitude entre 1907 et 1911, pendant lesquelles on assiste tout à la fois à la consolidation des blocs existants en Europe et à des tentatives de conciliation entre ces blocs, un nouvel accès de crise secoue les relations internatinales en 1911-1912; la crise d’Agadir et ses suites directes peuvent être retenues comme le moment où se fixent définitivement alliances et stratégies. Ensuite, soit au travers des guerres balkaniques de 1912 et 1913, soit tout simplement avec l’accélération des préparatifs militaires, “”la guerre est en vue””; il suffit en 1914 d’un nuovel incident, un attentat à Sarajevo contre l’archiduc héritier d’Autriche-Hongrie, François-Ferdinand, pour que les mécanismes conduisant à la guerre soient enclenchés. Mais au-delà de cette périodisation simple, que de faits contradictoires, difficilement conciliables, puisque par exemple dans la toute dernière année de paix (relative), tandis que l’omber de la guerre s’étend, on assiste à de nouveaux accords qui semblent préparer un partage pacifique de l’Empire ottoman entre ‘toutes’ les grandes puissances”” (pag 365-367)”,”RAIx-247″
“GIRAULT René FRANK Robert”,”Turbulente Europe et nouveaux mondes 1914-1941. Histoire des relations internationales contemporaines. Tome II.”,”GIRAULT René è morto nel 1999. Il testo dell’opera redatta in collaborazione con Robert FRANK e Jacques THOBIE dopo la sua scompasa non ha subito che leggeri ritocchi rispetto alla edizione del 1993. E’ stata ampliata la bibliografia. Francia gendarme ordine versailles (pag 231) La conferenza economica internazionale di Londra 1933 (pag 305) “”La guerre économique commença pendant l’année 1915. L’initiative venait des Etats de l’Entente. Ceux-ci voulaient réaliser le blocus des Empires centraux. Le but recherché était d’empêcher de se ravitailler en nourriture et en matières nécessaires aux equipements militaires. Les moyens de parvenir à ce résultat étaient variés. Tout d’abord, il fallait nuire au commerce maritime entre l’Allemagne et les neutres par l’arraisonnement et la saisie des cargaisons destinées à ce pays, mais ce blocus maritime, qui violait les conventions internationales existantes, était difficile à réaliser en mer, en particulier sur la mer Baltique (la Suède est un gros fournisseur de l’Allemagne); il soulevait partout des difficultés juridiques qui risquaient de pousser les neutres vers l’Allemagne. Toutefois, celle-ci indisposait à son tour les neutres par la guerre sous-marine (cependant limitée jusqu’en janvier 1917) destinée à couper les communications entre la Grande-Bretagne, la France et leurs sources de ravitaillement extra-européennes. Les puissances de l’Entente utilisèrent donc une seconde méthode qui consistait à acheter chez les neutres le maximum possible de denrées et de matières premières stratégiques afin de priver leurs adversaires de ces sources d’approvisionnement. Ce procédé était onéreux et, bien de pays, il eut surtout pour résultat de faire grimper des prix devant cette “”raréfaction”” artificielle des ressources. Il fallut aussi abtenir l’accord des neutres qui, souvent, avaient été obligés, pour répondre aux buts de l’Entente, de constituer en Europe des sociétés organisant le contingentement à l’échelle nationale (Suisse, Pays-Bas, Danemark). Seront-ils dès lors, et resteront-ils après guerre, des “”clients”” des Alliés? Pour mener cette tactique économique, il faut en détenir les moyens financiers. Le champ de la guerre économique s’élargit au financement, interne comme externe, du conflit. Où trouver des ressources nécessaires au paiement d’achats massifs chez les autres? En outre, la guerre économique suppose de produire plus que l’ennemi dans le domaine des armements. Il importe de le surclasser sur le plan industriel. Or l’équipement industriel nouveau réclame des investissements considérables et la possibilité future d’un amortissement rationnel. En d’autres termes, l’expansion née de la guerre industrielle suppose, pour obtenir un après-guerre rémunérateur, de conserver un haut niveau de consommation. Ne faudrat-il pas alors pouvoir exporter facilement en écartant la concurrence des pays vaincus? Ainsi, la guerre économique imprime sa marque sur les relations internationales présentes et futures (création de clientèles, expansion future, préservation de sources d’approvisionnement et de marchés). Le financement de cette nouvelle forme de guerre suppose, soit l’existence de considérables réserves en capitaux, soit l’obtention de crédits externes, autre facteur important des relations internationales. Parmi les belligérants, qui a les moyens de cette guerre longue, totale? La Grande-Bretagne occupe une place à part dans le système économique des Alliés. Elle est, en effet, la seule puissance qui soit en mesure de financier (partiellement) la guerre économique. Elle disposait avant-guerre du stock de capitaux extérieurs le plus élevé au monde (environ 95 milliards de francs-or, contre 43 à la France et 29 à l’Allemagne); (…)”” (pag 53-54)”,”RAIx-249″
“GIRAULT René FRANK Robert THOBIE Jacques”,”La loi des géants, 1941-1964. Histoire des relations internationales contemporaines. Tome III.”,”GIRAULT René è morto nel 1999. Il testo dell’opera redatta in collaborazione con Robert FRANK e Jacques THOBIE dopo la sua scompasa non ha subito che leggeri ritocchi rispetto alla edizione del 1993. E’ stata ampliata la bibliografia.”,”RAIx-250″
“GIRAULT Jacques”,”Bordeaux et la Commune, 1870-1871.”,”Jacques Girault Molto citati nel testo Paul e Laura Lafargue, Jenny e Karl Marx, Pierre Alfred Delboy, Emile Fourcand, Leon Gambetta, Louis Marchand, Louis Joseph Millour o Milhour), Adolphe Thiers Contiene i paragrafi: – L’action grandissante de la section de l’ Internationale (pag 220-226) ‘L’Internationale, responsable de la Commune?’ (pag 263-266) “”Le journal de la section de l’AIT, ‘La Fédération’, subit les conséquences du durcissement répressif. Dès le premier numérp, après l’incarcération de son gérant, Listrat, ‘La Gironde’ signale cette arrestation et, le 25 avrile, complète son information: (…)”” (pag 222) Paul Lafargue voleva scrivere un libro sull’azione dell’ Internazionale durante la Comune ma gli avvenimenti glielo impedirono (pag 226)”,”MFRC-166″
“GIRIDHARADAS Anand”,”Ritorno in India.”,”Nato alla periferia di Cleveland, nell’Ohio, dove i genitori erano emigrati negli anni Settanta, dopo la laurea, l’autore ha deciso di ripercorrere all’inverso il tragitto dei suoi, trasferendosi a Mumbai per lavorare come consulente aziandale.”,”INDx-020-FC”
“GIRONELLA José María”,”Un millón de muertos.”,”GIRONELLA José María è natoa a Darnius, Gerona nel 1917. Ha partecipato alla guerra civile e nel dopoguerra ha svolto diversi lavori rivelandosi scrittore con la novella ‘Un hombre’ (premio Nadal). Ha scritto molti romanzi (v. risvolto di copertina) I combattenti italiani nella guerra civile. I giudizi: codardi e chiacchieroni. “”En Gerona se organizó un baile en el local de la UGT, durante el cual David y Olga no cesaron de dar vueltas “”en honor de la cobarde Italia””. La cobarde Italia… Fue el sonsonete que recorrió la España “”nacinal””. Los italianos fueron llamados, sin matices, “”Corriere de la Sera””, y la matrícula CTV de sus coches pasó a significar ‘Cuándo te vas?’ Guadalajara se convirtió en deshonor y chiste. “”Una cosa es cantar ópera y otra arrear candela.”” “”Corrían como Nuvolari!”” Corrían, corrían. Salvatore se desgañitaba: “”Cómo íbamos a correr, si el barro nos llegaba a las rodillas?”” Mil doscientos muertos italianos, tres mil quinientos heridos itailanos, convertidos en chiste. Aleramo Berti lloró de rabia, mientras su colega Schubert, el miope nazi, mandaba a Berlín un informe exhaustivo en el que calificaba a todos los mediterráneos, sin excepción, de “”instintivos”” y “”primarios””. (pag 391)”,”MSPG-201″
“GIROTTI Fiorenzo”,”Welfare State. Storia modelli e critica.”,”Fiorenzo GIROTTI insegna analisi delle politiche pubbliche e politica sociale presso la Facoltà di Scienze politiche dell’ Univ di Torino.”,”UKIS-009″
“GIROTTI Fiorenzo”,”Welfare State. Storia, modelli e critica.”,”Fiorenzo Girotti insegna analisi delle politiche pubbliche e Politica sociale presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino.”,”TEOS-057-FL”
“GIROUD Francoise”,”Jenny Marx o la moglie del diavolo.”,”L’A è nata a Ginevra nel 1916. Dopo aver diretto il settimanale francese ‘Elle’ ha fondato e diretto con J.J. SERVAN-SCHREIBER il settimanale ‘L’ Express’ mantenendo per vent’anni un posto di primo piano nel mondo giornalistico francese. In seguito ha ricoperto l’incarico di ministro della Cultura. E’ autrice di saggi e biografie.”,”MADS-171″
“GIROUD Francoise”,”La nuova ondata. Inchiesta sulla gioventù. Titolo originale ‘La nouvelle vague’.”,”‘La nuova ondata’ è una grande inchiesta progettata e preparata dal giornale ‘L’ Express’ in tutti gli ambienti e in tutte le classi sociali, destinata a rivelare in profondità quella che è la nuova generazione francese, le sue idee, i suoi giudizi e aspirazioni, le sue critiche, la sua formazione. Alle 24 domande i giovani potevano rispondere anonimamente. Dirigeva l’ inchiesta Francoise GIROUD.”,”GIOx-010″
“GIROUD Francoise; conversazioni con Claude GLAYMAN”,”Parola mia. Avvenimenti e retroscena della politica europea e mondiale nelle memorie della più grande giornalista francese vivente direttrice dell’ Express.”,”””Piotr Tkacev, l’ anarchico russo che affermava la necessità di uccidere tutti coloro che avevano superato i vent’anni per riedificare il mondo su altre fondamenta, intorno al 1873 descriveva i giorni felici che sarebbero seguiti alla futura rivoluzione russa””. (pag 222)”,”FRAV-074″
“GIROUD Françoise”,”Une femme honorable.”,”GIROUD Françoise nata a Ginevra nel 1916 comincia la sua carriera nel cinema (assistenza di scena) prima di dedicarsi al giornalismo. Direttrice di redazione di Elle, fondatrice dell’ Express con Jean-Jacques Servan-Schreiber (1953) di cui diventerà direttrice. Nel settennato di Giscard d’Estaing diventerà segretaria di stato alla cultura. Ha scritto molti libri. Biografia. Marie Curie Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. (Reindirizzamento da Maria Curie-Sklodowska) Maria Sklodowska Nobel per la fisica 1903 Nobel per la chimica 1911 Maria Sklodowska, meglio nota come Marie Curie (Varsavia, 7 novembre 1867 – Passy, 4 luglio 1934), è stata una chimica e fisica polacca naturalizzata russa e in seguito francese. Nel 1903 fu insignita del premio Nobel per la fisica (assieme al marito Pierre Curie e ad Antoine Henri Becquerel) e, nel 1911, del premio Nobel per la chimica per i suoi lavori sul radio. Marie Curie è stata l’unica donna tra i quattro vincitori di più di un Nobel e, insieme a Linus Pauling, l’unica ad averlo vinto in due aree distinte. Marie Curie crebbe nella Polonia russa; poiché qui le donne non potevano essere ammesse agli studi superiori, si trasferì a Parigi e nel 1891 iniziò a frequentare la Sorbona, dove si laureò in fisica e matematica. Nel dicembre del 1897 iniziò a compiere degli studi sulle sostanze radioattive, che da allora rimasero al centro dei suoi interessi. Dopo la morte accidentale del marito Pierre Curie, avvenuta nel 1906, le fu concesso di insegnare nella prestigiosa università. Due anni più tardi le venne assegnata la cattedra di fisica generale, diventando la prima donna ad insegnare alla Sorbona. Durante la prima guerra mondiale, Marie Curie operò in qualità di radiologa per il trattamento dei soldati feriti: dotando un’automobile di un’apparecchiatura radiografica rese possibili le indagini radiologiche effettuate in prossimità del fronte e partecipò alla formazione di tecnici e infermieri. Dopo la guerra divenne attiva nella Commissione Internazionale per la Cooperazione Intellettuale della Lega delle Nazioni per migliorare le condizioni di lavoro degli scienziati. Negli ultimi anni della sua vita fu colpita da una grave forma di anemia aplastica, malattia quasi certamente contratta a causa delle lunghe esposizioni alle radiazioni di cui, all’epoca, si ignorava la pericolosità. Morì nel sanatorio di Sancellemoz di Passy (Alta Savoia), nel 1934. Indice [nascondi] 1 Le origini 2 I premi Nobel 3 La vita e alcune applicazioni delle sue scoperte 4 Altri riconoscimenti 5 Note 6 Altri progetti 7 Collegamenti esterni Le origini [modifica] Nata a Varsavia, figlia di Wladyslaw Sklodowski (1832-1902) e di Bronislawa Boguska (1834-1879); in Polonia, iniziò gli studi con il padre, da autodidatta, proseguendoli poi a Varsavia ed infine all’Università della Sorbona di Parigi, laureandosi in chimica e fisica. Maria fu la prima donna ad insegnare nell’università parigina. Alla Sorbona incontrò il docente Pierre Curie, che poi sposò. Maria Sklodowska a sedici anni I premi Nobel [modifica] Insieme al marito Pierre Curie e ad Antoine Henri Becquerel, Maria Sklodowska-Curie ricevette – prima donna della storia – il premio Nobel per la fisica nel 1903: « in riconoscimento dei servizi straordinari che essi hanno reso nella loro ricerca sui fenomeni radioattivi » Otto anni dopo, nel 1911, fu insignita di un altro premio Nobel, questa volta per la chimica: « in riconoscimento dei suoi servizi all’avanzamento della chimica tramite la scoperta del radio e del polonio, dall’isolamento del radio e dallo studio della natura e dei componenti di questo notevole elemento. » La vita e alcune applicazioni delle sue scoperte [modifica] Mme. Curie insieme a quattro studentesse (1910-1915) Foto Library of Congress La vita di Maria Sklodowska-Curie fu dedicata all’isolamento ed alla concentrazione del radio e del polonio, presenti in piccolissime quantità nella pechblenda proveniente da Jáchymov. Si tratta di un minerale radioattivo, ed è una delle principali fonti naturali di uranio. I coniugi Curie-Sklodowska notarono che alcuni campioni erano più radioattivi di quanto lo sarebbero stati se costituiti di uranio puro; ciò implicava che nella pechblenda fossero presenti altri elementi. Decisero così di esaminare tonnellate di pechblenda riuscendo così, nel luglio del 1898, ad isolare una piccola quantità di un nuovo elemento dalle caratteristiche simili al tellurio che fu chiamato polonio. Il resoconto di tale lavoro, unitamente a quello immediatamente successivo che portò alla scoperta dell’ancor più radioattivo radio, divenne la tesi di dottorato di Maria Sklodowska. Con una mossa insolita, la Sklodowska-Curie intenzionalmente non depositò il brevetto internazionale per il processo di isolamento del radio, preferendo lasciarlo libero affinché la comunità scientifica potesse effettuare ricerche in questo campo senza ostacoli, in maniera tale da favorire il progresso in questo settore scientifico. Maria Sklodowska-Curie fu la prima persona a vincere o condividere due premi Nobel. Oltre a lei soltanto un’altra persona sino ad ora, ha ricevuto due premi Nobel in due campi differenti: Linus Pauling. Altri ne hanno ricevuti due nello stesso settore: John Bardeen (entrambi in fisica) e Frederick Sanger (entrambi in chimica). Durante la prima guerra mondiale, Maria Sklodowska-Curie sostenne l’uso delle unità mobili di radiografia come mezzo di diagnosi per i soldati feriti. Nel 1921 effettuò un viaggio negli Stati Uniti per raccogliere i fondi monetari necessari a continuare le ricerche sul radio; ovunque fu accolta in modo trionfale. Nel 1909 fondò a Parigi l’Institut du radium, oggi noto come Istituto Curie e, nel 1932, un altro analogo istituto a Varsavia, anch’esso successivamente rinominato Istituto Curie. Negli ultimi anni della sua vita, fu colpita da una grave forma di anemia aplastica, malattia quasi certamente contratta a causa delle lunghe esposizioni alle radiazioni di cui, all’epoca, si ignorava la pericolosità. Morì nel sanatorio di Sancellemoz di Passy, nel 1934. Ancora oggi tutti i suoi appunti di laboratorio successivi al 1890, persino i suoi ricettari di cucina, sono considerati pericolosi a causa del loro contatto con sostanze radioattive. Sono conservati in apposite scatole piombate e chiunque voglia consultarli deve indossare abiti di protezione.[2] La figlia maggiore, Irène Joliot-Curie, vinse anch’ella un premio Nobel per la chimica (insieme al marito Frédéric Joliot-Curie) nel 1935, l’anno successivo la morte della madre. La secondogenita, Ève Denise Curie, scrittrice, fu tra l’altro consigliere speciale del Segretariato delle Nazioni Unite e ambasciatrice dell’UNICEF in Grecia. Altri riconoscimenti [modifica] Assieme al marito Pierre Curie ricevette la Medaglia Davy nel 1903 e la Medaglia Matteucci nel 1904.[3] Il 20 aprile 1995 le sue spoglie (insieme a quelle del marito Pierre) sono state trasferite dal cimitero di Sceaux al Pantheon di Parigi. È stata la prima donna della storia ad avere ricevuto questo onore (per meriti propri). Per il timore di contaminazioni radioattive, la sua bara è stata avvolta in una camicia di piombo. Una moneta da 100 franchi francesi ed una banconota da 20.000 zloty polacchi che la raffigurano furono emesse negli anni novanta. Ai coniugi Curie è stato dedicato un asteroide, il 7000 Curie, ed un minerale di uranio: la curite. A Maria-Sklodowska è stato dedicato un altro minerale di uranio: la sklodowskite oltre all’unità di misura della radioattività: il curie. Il gruppo pioniere della musica elettronica Kraftwerk cita madame Curie proprio nel famoso brano Radioactivity che dà il titolo all’intero album del gruppo tedesco.”,”SCIx-336″
“GIROUD François”,”Jenny Marx o la moglie del diavolo.”,”Françoise Giroud è nata a Ginevra nel 1916. Dopo aver diretto il settimanale femminile Elle, ha fondato e diretto con J.J. Servan-Schreiber L’Espress, mantenendo per oltre vent’anni un posto di primo piano nel mondo giornalistico francese. In seguito ha ricoperto l’incarico di ministro della Cultura. É autrice di saggi e biografie, tra cui Parola mia, Sui giudizi del palazzo, Alma Mahler o l’arte di essere armata. Jenny von Westphalen nasce nel 1814 a Salzwedel, affascinante ritratto di una donna eccezionale è l’appassionante racconto della parte di lei di una straordinaria esistenza.”,”MADS-023-FL”
“GISCARD D’ESTAING Valery”,”Le pouvoir et la vie.”,”Il 19 maggio 1974, con il voto di 13. 396.203 cittadini, GISCARD D’ESTAING sale alla presidenza della Repubblica. Per sette anni sarà l’ uomo più potente e solitario della Francia. “”Il governatore della Bundesbank, Otto Emminger, è ostile al progetto (serpente sistema monetario europeo, ndr). Non vuole trovarsi davanti all’ obbligo di intervenire per sostenere le monete deboli vendendo dei marchi, con il rischio di alimentare l’ inflazione in Germania. Il suo punto di vista è condiviso dalla quasi totalità dei banchieri tedeschi. Decidiamo con Helmut Schmidt di dividerci i compiti tra noi. Benché io sia più convinto di lui dell’ utilità del progetto, gli chiedo di farsene interprete all’ esterno, in particolare nei due prossimi consigli europei previsti a Copenaghen e a Brema””. (pag 143)”,”FRQM-027″
“GISMONDI Arturo”,”Alle soglie del potere. Storia e cronaca della solidarietà nazionale, 1976-1979.”,”Arturo Gismondi, giornalista, vice-direttore del Giornale Radio Tre, commentatore politico de Il Messaggero. Redattore de Il Punto diretto da Vittorio Calef nei primi anni ’60, è passato poi a Paese Sera, ove ha lavorato per vent’anni come inviato, editorialista, capo del servizio politico, infine vice-direttore. Ha collaborato e collabora con settimanali e riviste fra le quali, oltre al Punto, Mondo Nuovo, Rinascita, Critica Sociale, Thema, Politica Internazionale. Autore di: La Radiotelevisione italiana, Il mondo con le antenne, Gli anni più difficili, Intervista sul comunismo difficile con Umberto Terracini.”,”ITAP-035-FL”
“GITERMANN Valentin”,”Storia della Russia. Volume I. Dalle origini alla vigilia dell’invasione napoleonica.”,”Valentin Gitermann, dottore in Filosofia, Director Near Eastern Center, University of California.”,”RUSx-201-FL”
“GITERMANN Valentin”,”Storia della Russia. Volume II. Dall’invasione napoleonica all’ottobre del 1917.”,”Valentin Gitermann, dottore in Filosofia, Director Near Eastern Center, University of California.”,”RUSx-202-FL”
“GITLIN Todd”,”The Sixties. Years of Hope, Days of Rage.”,”Robert Kennedy “”Kennedy vinse le primarie della California, e quella notte fu ucciso””. (pag 310) Shock dei radicals. Critiche alla Commissione Warren. “”Ci fu un trauma anche per i giovani radicali. Nei mesi e anni dopo il 22 novembre 1963, Tom Hayden, Dick Flacks, ed io, si passavamo a trastullarci con il concetto di Oswald come “”lurker”” (individuo che sta in agguato, ndr). (…) Per anni da allora in poi, a tarda notte, in mezzo alle nostre colte analisi delle forze politiche, il pensiero dei ‘lurkers’ sarebbe saltato fuori, e riflettevamo sulla devastazione portata da quest’ uomo apparentemente marginale. (…)””. Poi il trauma Kennedy fu mescolato con quello per l’ assassinio di Malcolm X nel febbraio del 1965″”. (pag 313)”,”USAS-124″
“GIUFFRIDA Vincenzo”,”Il III° volume del “”Capitale”” di Karl Marx. (Esposizione critica).”,”””Proseguendo la sua analisi, Marx nota gli effetti del ristagno di produzione e delle crisi sul credito. Se questo si restringe, allora si deprezza la moneta fiduciaria, affluisce l’oro alle banche, cade il prezzo delle azioni, diminuisce enormemente il valore del capitale per azioni, decresce il capitale fittizio, si eleva il tasso d’interesse, (appunto perchè esso dipende dal capitale-moneta prestabile e non da quello esistente) (1). Da ciò segue che nei periodi in cui il capitale è abbondante ma incerto e gli affari sono impacciati, in cui cioè è scarso il capitale prestabile, il saggio del profitto è elevatissimo. Viceversa il capitale circolante può essere scarso e intanto il saggio di profitto rimanere basso quando: 1) è grande il numero delle compre e dei pagamenti che compie la stessa moneta; 2) è grande il numero delle trasposizioni sue, in cui essa ritorna come deposito alle banche””. (pag 133-134) (1) E’ questa l’idea madre di tutta l’analisi dell’interesse, istituita dal Marx”,”MADS-433″
“GIUGLARIS Marcel”,”Storia della guerra del Pacifico, 1941-1945. Da Pearl Harbour a Hiroshima.”,”La morte dell’ ammiraglio Yamamoto durante un combattimento aereo. “”La morte dell’ ammiraglio Yamamoto fu per un mese (18 aprile – 21 maggio 1943) uno dei segreti di guerra. In seguito continuò ad esserne uno dei misteri, perché non rimane che un solo testimone dell’ incidente, il vecchio contrammiraglio Kitamura Genji. Ecco la sua versione degli avvenimenti. (…) Oltre che da capitano di fregata Nakajima, specialista dei codici del Centro di Stato Maggiore della Marina, il viaggio di Yamamoto era conosciuto dagli americani. Costoro, durante la loro occupazione dell’ isola, si erano a più riprese impadroniti del codice giapponese. Il viaggio di Yamamoto non era stato, sicuramente, preannunciato; ma a Shortland, dove c’era un grosso idrovolante semi affondato vicino alla costa, era stato comunicato l’ arrivo dell’ ammiraglio perché si provvedesse a far saltare questo relitto con la dinamite per non dare una cattiva impressione a Yamamoto. Nominato comandante in capo della squadra, l’ ammiraglio Koga, l’ uomo che dappertutto era succeduto a Yamamoto, gli successe una volta ancora, alla fine dell’ aprile 1943. Tre settimane più tardi, il 21 maggio, veniva annunciata ufficialmente la morte di Yamamoto.”” (pag 288-290)”,”QMIS-105″
“GIUGNI Gino GARAVINI Sergio CAI Franco MATTIOLI Giulio VENETO Gaetano ICHINO Pietro TREU Tiziano VISENTINI Luciano PEIRA Paolo”,”Ascesa e crisi del riformismo in fabbrica. Le qualifiche in Italia dalla Job Evaluation all’ inquadramento unico.”,”Gino GIUGNI (Genova, 1927) è ordinario di Diritto del Lavoro nell’ Università di Roma. Ha collaborato alla redazione dello Statuto dei Lavoratori.”,”MITT-097″
“GIUGNI Gino”,”La lunga marcia della concertazione. Conversazioni con Paola Ferrari e Carmen La Macchia.”,”Gino Giugni ha insegnato diritto del lavoro nelle università di Bari, di Roma La Sapienza e nella Luiss. É stato membro del Parlamento, fra i principali ispiratori dello Statuto del lavoratori del 1970 e ministro del Lavoro nel 1003-94 nel governo Ciampi. É stato relatore nell’elaborazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali e, successivamente, Presidente della Commissione di garanzia per l’attuazione di tale legge.”,”SIND-027-FL”
“GIULIANELLI Roberto a cura; saggi di ALBERTANI Claudio ALDRIGHI Clara ANTONIOLI Maurizio CARERI Gianfranco COTICHELLI Giordano FABBRI Luce GILLEN Jacques GIULIANELLI Roberto JACQUIER Charles LUCIOLI Roberto MASINI Pier Carlo RAGO Margareth SENSINI Paolo SORA Federico”,”Luigi Fabbri. Studi e documenti sull’ anarchismo tra Otto e Novecento.”,”Saggi di ALBERTANI Claudio ALDRIGHI Clara ANTONIOLI Maurizio CARERI Gianfranco COTICHELLI Giordano FABBRI Luce GILLEN Jacques GIULIANELLI Roberto JACQUIER Charles LUCIOLI Roberto MASINI Pier Carlo RAGO Margareth SENSINI Paolo SORA Federico Lettere Mussolini a Fabbri “”Rosselli sosteneva le stesse idee fin dagli anni di Socialisme libéral: ‘L’ esperienza della guerra e del dopoguerra (l’ esperienza russa in particolare) hanno portato all’ abbandono del vecchio programma centralizzatore, collettivista, che faceva dello stato l’ amministratore universale, il controllore dei diritti e della libertà di tutti (…). Possono vedersi chiaramente i pericoli delle elefantiasi burocratiche, della dittatura, dell’ incompentenza, dell’ avvilimento di ogni libertà individuale, della mancanza di emulazione presso i dirigenti come presso gli esecutori.’ Da qui il rifiuto della completa statalizzazione e la proposta nel Programma del 1932 di un’ economia mista e autogestita, con partecipazione operaia e contadina nella direzione delle fabbriche e delle imprese agricole””. (pag 86, Clara Aldrighi, Luigi Fabbri in Uruguay)”,”ANAx-231″
“GIULIANELLI Roberto”,”Pier Carlo Masini, storico e giornalista (1945-1957).”,”””Il movimento libertario aveva già prodotto in passato alcuni storici-militanti, il più accreditato dei quali nell’ immediato dopoguerra è Ugo Fedeli. Masini va oltre e si proietta tanto contro la letteratura pregiudizialmente ostile agli anarchici, quanto contro quella apologetica, che aveva rinunciato alla necessaria oggettività, preferendo scolpire medaglioni e comporre panegirici. Ecco perché Max Nettlau, autore di noti saggi sull’ anarchismo fra la fine del XIX e i primi decenni del XX secolo, è uno dei suoi obiettivi polemici in gioventù. Nel 1951 lo storico toscano osserva che Nettlau aveva le qualità per diventare uno dei maggiori studiosi del movimento operaio, ma il suo apparato ideologico era troppo fragile per cogliere i passi culminanti dei fenomeni su cui concentrò l’ attenzione. Il suo libro sull’ attività svolta da Bakunin in Italia (1928) è un esempio di “”precisione cronistorica””, ma manca della necessaria rielaborazione critica (…)””. (pag 9-10) “”Nell’ agosto 1950 Masini confessa a Venturini di non saper “”leggere senza scrivere. Magari a sproposito””, sintetizzando così una delle prerogative invero più evidenti della sua personalità.”” (pag 10) “”Il centro – che lo storico toscano suggerisce di intitolare ‘Max Nettlau’, oppure ‘Centro di studi malatestiani’, oppure ‘Archivio centrale di documentazione anarchica’ – dovrà comporsi di una biblioteca, un’emeroteca e un’ autografoteca. Vari sono i modelli ai quali poter ispirarsi: l’ ex Archivio del Partito socialdemocratico a Berlino, l’ Istituto Marx-Engels-Lenin a Mosca, l’ Istituto internazionale di storia sociale di Amsterdam.”” (pag 17) “”Ciò vale anche per “”l’ irrequieta”” o “”esaltata”” Maria Rygier, sul cui libro ‘La nostra patria’ (1915) egli riflette appena un mese dopo essersi occupato di Rocca. “”Le diserzioni in campo anarchico allo scoppio della Prima guerra mondiale si contano sulle dita, mentre ad enumerare i tradimenti in campo socialista non basterebbero tutti i capelli di Carlo Marx””, scrive””. (pag 53, P.C. Masini, Il caso Ryger, ‘Gioventù anarchica’, 5-20 novembre 1946) “”La ricerca subisce un nuovo rallenamento all’ inizio del 1953, quando Masini vince un concorso per entrare nella pubblica amministrazione e deve trasferirsi a Vercelli. Lì sposa Giulia Cocchini e, conteso fra gli impegni lavorativi, familiari e politici, stenta a ritagliarsi uno spazio per lo studio. Se ne lamena con Venturini: “”ho quasi terminato la bibliografia. ma sono molto insoddisfatto. (…) Sarebbe stato necessario (…) fare una bibliografia ragionata, cioè una bibliografia generale del Merlino””. (pag 72) Non cita Cervetto!”,”ANAx-253″
“GIULIANELLI Roberto”,”Bakunin e la rivoluzione anarchica.”,”ANTE3-20″,”ANAx-290″
“GIULIANELLI Roberto”,”Un eretico in paradiso. Ottorino Manni: anticlericalismo e anarchismo nella Senigallia del primo Novecento. Con 18 lettere inedite di Leda Rafanelli in appendice.”,”Roberto Giulianelli, è assegnista di ricerca presso l’Università Politecnica delle Marche. Per la BFS ha collaborato al ‘Dizionario biografico degli anarchici italiani’ e ha curato volumi su Luigi Fabbri.”,”ANAx-410″
“GIULIANI Gaia”,”Beyond Curiosity. James Mill e la nascita del governo coloniale britannico in India.”,”Gaia GIULIANI ì borsista post-dottorato in Storia del pensiero politico e Cultrice della materia di Studi coloniali e postcoloniali persso il Dipartimento di politica istituzioni storia dell’Università di Bologna. Ha al suo attivo varie pubblicazioni (v. 4° copertina) La ‘History of British India’ di James Mill (1817) è stata considerata una sorte di ‘manuale’ per intere generazioni di funzionari coloniali. “”Partendo da tali considerazioni, Mill denuncia l’oscurità nelle procedure che caratterizzano i tribunali inglesi – presso i quali vige la ‘Common Law’, un sistema che “”tradisce”” in tal senso il grado di civiltà raggiunto dal suo popolo, ponendolo “”paradossalmente”” al di sotto di quello musulmano, il quale ha prodotto “”almeno”” leggi scritte – e che intralciano il percorso della giustizia, scoraggiando il pubblico dal farvi ricorso e rendendo praticamente inconsistente la difesa dei diritti, e in particolare di quelli delle classi inferiori. La vigenza della ‘Common Law’, inoltre, perpetra secondo Mill quel sistema corporativo di interpreti della legge, avvocati e giudici, che si interpone tra i cittadini e la giustizia rendendo meno immediato ed efficace il rapporto tra essi. Già Bentham aveva denunciato l’impossibilità – senza una codificazione che rendesse “”certi”” i diritti dei cittadini attraverso una classificazione “”nero su bianco”” delle forme di proprietà e delle offese che ad esse potevano essere arrecate – di difendere tali diritti, rendendo così inefficace la giustizia””. (pag 103-104)”,”TEOP-350″
“GIULIANI Jean-Dominique DANJEAN Arnaud GROSSETETE Françoise TARDY Thierry”,”Défense, le réveil de l’Europe.”,”La questione dell’autonomia strategica dell’Europa e l’importanza dell’asse franco-tedesco Jean-Dominique Giuliani presidente della Fondation Robert Schuman. Arnaud Danjean deputato al Parlamento europeo (PPE-FR), membro della commissione degli Affari esteri e della sotto-commissione “”Sicurezza e Difesa””. Françoise Grossetete, deputato europeo (PPE-FR) relatore del Fondo europeo di difesa presso il Parlamento europeo. Thierry Tardy, Direttore, Divisione ricerca, Collegio di difesa della Nato.”,”EURQ-005″
“GIULIANI MAZZEI Pasquale Fernando”,”Kant e Hegel. Un confronto critico.”,”Pasquale Fernando Giuliani Mazzei è nato a Napoli nel 1954. É studioso di etica e filosofia politica e cultore di temi di storia locale. Karl Immanuel Kant, nacque nel 1724 a Konisberg, dove visse e morì. Georg Wilhelm Friedrich Hegel, nacque a Stoccarda nel 1770. Studiò filosofia e teologia a Tubinga, dove conobbe Schelling ed Hölderlin. Morì a Berlino nel 1831.”,”HEGx-016-FL”
“GIULIETTI Fabrizio”,”Storia degli anarchici italiani in età giolittiana.”,”GIULIETTI Fabrizio Nell’indice nomi due riferimenti a Cervetto nelle note (si cita l’opera ‘Le lotte operaie alla Siderurgica di Savona’; pag 231, 334) “”Come si vede, dunque, il volontarismo malatestiano si pone agli antipodi sia del ribellismo vitalistico della vulgata stirnero-nietzscheana, sia dell’illegalismo espropriatore di scaturigini violentiste”” (pag 303)”,”ANAx-339″
“GIULIETTI Fabrizio”,”L’anarchismo napoletano agli inizi del Novecento. Dalla svolta liberale alla settimana rossa (1901-1914).”,”Fabrizio Giulietti è docente a contratto di storia contemporanea presso la facoltà di scienze della comunicazione dell’Università degli studi di Roma ‘La Sapienza’. Ha scritto pure ‘Anarchici contro comunisti. Movimento anarchico italiano e bolscevichi’ (in Italia contemporane, Milano 2007′. Ha elaborato 50 schede biografiche per il ‘Dizionario Biografico degli Anarchici Italiani’ (Pisa,, 2005). Nel testo molti riferimenti a ‘La Plebe’ Nota 170 sul Circolo Carlo Marx di Napoli “”La battaglia contro la guerra di Libia favorisce la ricomposizione definitiva della frattura fra sindacalisti e riformisti, entrambi attestati su una posizione di rigorosa condanna del conflitto in nome dei comuni valori antimilitaristi e antimperialisti. Nel 1912, il gruppo sindacalista e la sezione riformista si riuniscono nella Federazione socialista napoletana. All’organismo, però, non adersice la corrente di estrema sinistra – gravitante attorno alle figure di Amadeo Bordiga, Michele Bianchi, Ruggiero Grieco e Luigi Alfani – che procede invece alla fondazione del Circolo socialista rivoluzionario “”Carlo Marx””.”” (pag 150) Bibliografia. Autore: Giulietti, Fabrizio Titolo: Anarchici contro comunisti. Movimento anarchico italiano e bolscevichi 1917-1924 Periodico: Italia contemporanea Anno: 2007 – Fascicolo: 247 – Pagina iniziale: 165 – Pagina finale: 193 Per l’acquisto di annate o fascicoli arretrati o per ogni altra informazione contattare: FrancoAngeli s.r.l. Ufficio Riviste viale Monza 106, 20127 Milano tel. +39-02-28371456 – Fax : +39-02-26141958″,”ANAx-349″
“GIULIETTI Fabrizio”,”Il movimento anarchico italiano nella lotta contro il fascismo, 1927-1945.”,”GIULIETTI Fabrizio, Dottore di ricerca, collaboratore alla cattedra di Storia Contemporanea alla Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università di Roma “”La Sapienza””. “”Alcuni operai anarchici dell’Alfa Romeo, sono invece tratti in arresto perché sorpresi a diffondere opuscoli e manifestini antifascisti durante una manifestazione indetta per protestare contro il caro-vita e la disoccupazione. La città dove la crisi economica ha aggravato a tal punto le condizioni di vita delle masse da far temere un’esplosione del malcontento popolare, è però Torino. Alla Fiat Lingotto, informa una relazione fiduciaria, è in atto una propaganda “”diretta alla completa astensione dal lavoro a scopo di ostile dimostrazione il giorno in cui S.E. il Capo del Governo, in occasione del viaggio a Torino, intendesse portarsi colà a visitare gli stabilimenti. A tal rigurdo sarebbero già stati presi accordi tra alcuni capi reparto per prospettare in quella data a chi di ragione, siccome dovute a malattie, le assenze degli operai. In occasione dell’anniversario del primo maggio, poi, si denuncia il ritrovamento di volantini e la comparsa di scritte murali che inneggiano alla festa dei lavoratori in numerosi quartieri proletari e borghi di periferia. Nello stesso giorno, gli operai della Fiat riescono ad imporre al personale direttivo che l’orologio dei cartellini timbri in rosso anziché, come di norma, in blu. Una dimostrazione contro le decurtazioni salariali ed il licenziamento di 600 compagni, indetta il 31 luglio dai lavoratori delle Ferriere, costringe invece militi, reparti di cavalleria e forze di polizia a caricare durametne i dimostranti e a procedere a numerosi arresti. Ma è col sopraggiugere dell’inverno che la situazione si aggrave pericolosamente”” (pag 114-115)”,”ANAx-379″
“GIULIETTI Fabrizio”,”L’anarchismo in Italia, 1945-1960.”,”Fabrizio Giulietti, nato a Napoli nel 1964, dottore di ricerca in Storia Contemporanea, autore di diversi saggi sull’anarchismo italiano, ha pubblicato: ‘Il movimento anarchico italiano nella lotta contro il fascismo, 1927-1945’, Lacaita, Manduria, 2004, ‘L’anarchismo napoletano agli inizi del Novecento. Dalla svolta liberale alla Settimana rossa, 1901-1914’, F. Angeli, 2008, ‘Storia degli anarchici italiani in età giolittiana’, idem, 2012, ‘Dizionario biografico degli anarchici piemontesi’, Galzerano, 2013, ‘Gli anarchici italiani dalla Grande guerra al fascismo’, Angeli, 2015. Citato A. Cervetto (note) alle pagine 241, 288, 291, 292, 296, 297, 298, 299, 367, 385 Citato L. Parodi alle pagine 166, 287, 291, 298, 345 Citati i Gaap alle pagine 279-298 (‘I Gruppi anarchici d’ azione proletaria’) Citato Piero Parisotto (pagine 288, 383), Marzocchi, Vignale, Vinazza, La Barbera, Masini)”,”ANAx-421″
“GIULIETTI Fabrizio”,”Gli anarchici italiani dalla grande guerra al fascismo.”,”Fabrizio Giulietti è dottore di ricerca in Storia contemporanea. Autore di saggi sull’anarchismo italiano, ha pubblicato tra l’altro ‘L’anarchismo napoletano agli inizi del Novecento. Dalla svolta liberale alla settimana rossa, 1901-1914’ (Milano, 2008). Armando Borghi “”Tra i «compagni» che più «si ostinano a sognare la Terza Internazionale» si segnalano i membri della corrente sindacalista capeggiata da Armando Borghi (55). Emblematico a questo proposito, è quanto si verifica durante il II Congresso dell’Uai, tenutosi a Bologna nel luglio 1920 (56). In dissenso con la maggioranza dei delegati, che si pronuncia contro la partecipazione a quella che a tutti gli effetti è reputata un «prolungamento dell’antica Internazionale marxista verniciata di nuove idee», Borghi sostiene la necessità di aderire all’organizzazione per non ritrovarsi isolati dalle altre forze della sinistra rivoluzionaria”” (pag 70) ((55) Che nel giugno 1919 si battono con successo ai fini dell’adesione dell’Usi al Comintern; (56) Sul II Congresso dell’Uai si veda il capitolo 4 del presente lavoro)”,”ANAx-441″
“GIULIETTI Fabrizio”,”Anarchici contro comunisti. Movimento anarchico italiano e bolscevichi, 1917-1924.”,”Fabrizio Giulietti è docente a contratto di Storia contemporanea alla facoltà di Scienze della comunicazione dell’Università degli Studi di Roma “”La Sapienza””. Ha pubblicato l’articolo ‘I gruppi anarchici “”Barriera di Nizza”” e “”Barriera di Milano”” nella rete della polizia fascista. Torino, 1930’ (1997) e il volume ‘Il movimento anarchico itainao nella lotta contro il fascismo (1927-1945)’, Manduria-Bari-Roma, 2004. Ha inoltre elaborato cinquanta schede per il ‘Dizionario biografico degli anarchici italiani’.”,”ANAx-004-FGB”
“GIUNCHI Elisa”,”Il Pakistan tra ulama e generali.”,”GIUNCHI Elisa è specializzata in studi islamici all’ Università di Cambridge. Collabora con il dipartimento di studi internazionali dell’ Università degli Studi di Milano, dove si occupa principalmente dell’ Islam nel subcontinente indiano. “”Anche altri paesi, tra cui Iran, Cina, Egitto e Israele appoggiarono la resistenza afghana, in gran parte tramite la vendita di armi che venivano acquistate dalla Cia e da essa trasportate a Karachi e Islamabad, dove venivano distribuite ai vari partiti dei mujaheddin dall’ Isi. Questo sistema alimentò la corruzione e il contrabbando di armi e droga sia in Pakistan che in Afghanistan, e indebolì il tessuto tradizionale delle aree di confine.”” (pag 53)”,”PAKx-011″
“GIUNCHI Elisa MOLTENI Corrado TORRI Michelguglielmo a cura, saggi di Renzo CAVALIERI Enrica COLLOTTI PISCHEL Marco CORSI Thierry DI COSTANZO Enrica GARZILLI Rosella IDÉO Pietro P. MASINA Vasco MOLINI Francesco MONTESSORO Elisa QUERCI Riccardo REDAELLI Lina TAMBURRINO”,”L’Asia prima e dopo l’11 Settembre. Asia Major 2002″,”Giorgio Borsa, già professore ordinario di Storia politica e diplomatica dell’Asia orientale e direttore del Centro Studi Popoli Extraeuropei dell’Università di Pavia. Nato 19/1/1912 morto il 18/906/2002. Sandro Bordone, professore supplente di Storia Politica e Diplomatica dell’Asia Orientale, Università di Pavia. Michelguglielmo Torri, professore associato di Storia dell’Asia moderna e contemporanea, Università di Torino. Enrica Collotti Pischel, professore ordinario di Storia e Istituzioni dei Paesi Afro-asiatici dell’Universitò di Milano. Rosella Idéo, professore supplente di Storia ed Istituzioni dell’Asia orintale, Università di Trieste. Giovanna Mastrocchio, fellow del Centro Studi Popoli Extraeuropei Cesare Bonacossa, Università di Pavia. Aldo Tollini, professore supplente di Lingua giapponese, Università di Pavia. Renzo Cavalieri, ricercatore presso l’istituto di diritto privato della facoltà di Giurisprudenza, Università di Pavia. Ralph klemp, membro fondatore della Camera di Commercio dell’Asia Sudorientale di Milano e consulente di marketing internazionale. Giorgio Vizioli, giornalista, già responsabile del settore Asia dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazioale di Milano, collaboratore di Mondo Economico, del Corriere del Ticino e di alcune case editrici tra cui Agostini ed UTET. Marco Corsi, dottore in Scienze Politiche, specializzato in sociologia dello sviluppo, Central Hindi Directorate, New Delhi. Matilde Adduci è autrice di Sri Lanka, i costi della guerra civile. Elisa Giunchi, dottore di ricerca in storia presso l’Università di cambridge, collabora con il Dipartimento di Studi Internazionali dell’Università degli studi di Milano. corrado Molteni è professore associato di Giapponese della facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano e docente di Sistemi economici comparati all’Universitàù Bocconi. Riccardo Redaelli è ricercatore confermato presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università cattolica del Sacro Cuore di Milano. Linatamburrino, giornalista professionista, ha lavorato per sei anni in Cina come corrispondente dell’Unità. Benedetta Trivellato, laureata in Economia presso l’Università Bocconi di Milano, dal 1998 collabora all’ISPI. Elisa Querci, laureata in scienze internazionali e diplomatiche presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Trieste. Enrica Garzilli, già lecturer di sanscrito e Studi Indiani all’università di harvard, ricercatore all’Università di Delhi ed alla harvard law School e professore supplente all’Università di Perugia e Macerata. Thierry Di Costanzo è un francese di origine italiana nato in algeria dopo l’indipendenza.”,”ASIx-027-FL”
“GIURA LONGO Mariella”,”Contadini, mercati e riforme. La piccola produzione di merci in Cina (1842-1996).”,”GIURA LONGO Mariella Giura Longo ha conseguito il dottorato di Ricerca in Economia e Politica Agraria presso l’Università di Modena nel 1992. E’ autrice di numerosi saggi. Ancora sulla ‘persistenza della piccola proprietà contadina’ “”(…) il marxismo ortodosso, e Marx stesso in primo luogo, considerava l’agricoltura contadina come una ‘categoria di transizione al capitalismo’, e perciò destinata a scomparire, o meglio a “”polarizzarsi”” nelle due classi degli agricoltori-capitalisti da una parte e dei braccianti-proletari dall’altra. Tale visione di Marx fu sostanzialmente condivisa, ed ulteriormente sviluppata, da Lenin e Kautsky. Il primo, nell’opera ‘Programma agrario della socialdemocrazia nella prima rivoluzione russa 1905-1907′, elaborò la ben nota tesi delle due strade dello sviluppo capitalistico in agricoltura: 1.’la via prussiana’, o degli ‘Junker’, in cui la signoria feudale si trasforma in borghesia agraria; 2. ‘la via americana’, o ‘democratica’, in cui una rivoluzione, o una riforma agraria, dissolvono la proprietà terriera di origine feudale. A ciò fa seguito un processo di differenziazione e polarizzazione, che determina la trasformazione della classe contadina in agricoltori capitalisti da una parte, e proletariato rurale dall’altra (cfr. Djurfeldt, 1982: 148-9). Da parte sua, nell’opera ‘Die Agrarfrage’ (1899), Kautsky aveva osservato tra l’altro che, sebbene la piccola azienda contadina possa sopravvivere nel breve periodo accanto a quella capitalistica, essa non è affatto competitiva rispetto a quest’ultima e la sua persistenza deriva dalla capacità dei contadini di limitare i propri consumi e di vendere la propria forza lavoro. Secondo Kautsky, è erroneo «supporre che se le piccole aziende continuano a sopravvivere ciò deve essere perché queste sono più produttive. La base reale della loro sopravvivenza è il fatto che esse cessano di competere con le grandi aziende capitalistiche che si sviluppano accanto ad esse. Lungi dal vendere gli stessi prodotti delle grandi aziende, le piccole aziende sono spesso acquirenti di quei prodotti. La sola merce che esse possiedono in abbondanza, e di cui le grandi aziende hanno bisogno, è la loro forza lavoro» (5). L’interpretazione del marxismo classico era certamente influenzata dagli avvenimenti ad esso contemporanei. Infatti, a partire dalla metà del XVIII secolo, in Europa e nel Nord America, si è verificato un fenomeno di concentrazione della produzione agricola in grandi imprese capitalistiche. Tale fenomeno fu dovuto principalmente all’urbanizzazione, ed al conseguente aumento della domanda urbana di prodotti agricoli. L’aumentata profittabilità del settore agricolo lo rese attraente per la classe capitalista, che d’altra parte non aveva ancora grosse possibilità di investimento nel settore industriale (cfr. Konig, 1987: 40-44). Tuttavia, questa tendenza si è invertita, a partire dalla fine del secolo scorso, in seguito alla crisi internazionale dei mercati agricoli, ed all’avanzare del settore industriale come principale settore di investimento per le classi ricche. Ciò ha lasciato spazio, nel settore agricolo, all’emergere di una classe di piccoli produttori proprietari. Grazie alle innovazioni scientifiche e tecnologiche, ed in particolare alla disponibilità di fertilizzanti chimici ed altri ‘inputs’ prodotti industrialmente, a costi relativamente bassi, l’agricoltura di piccole dimensioni ha potuto intensificare la produzione e specializzarsi, producendo in maniera crescente per il mercato, anziché per il semplice autoconsumo. Ciò ha reso l’azienda agricola familiare competitiva e redditizia, grazie anche al basso costo della manodopera familiare e alle capacità di ‘autosfruttamento’ nei periodi di crisi della produzione (ibid. 45-47). Di conseguenza, ciò che appare evidente oggi, e che ancora non era chiaro ai tempi di Marx, Lenin e Kautsky, è la persistenza della piccola proprietà contadina, sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo, a più di cento anni dalla previsione della sua scomparsa. Tale fenomeno ha comportato la necessità di revisioni all’interno della teoria marxista, così come di quella neoclassica. Ne è scaturito un interessante e fertile dibattito, ai confini tra varie discipline, e fra le varie teorie”” [Mariella Giura Longo, Contadini, mercati e riforme. La piccola produzione di merci in Cina (1842-1996), Milano, 1998] [(5) Cit. in Banaij, 1980: 68-9 (Banaji, J. “”Summary of Selected Parts of Kautsky’s The Agrarian Question”” in F. Buttel and H. Newby, (eds), ‘The Rural Sociology of Advanced Societies’, London, Croom Helm, 1980)] (pag 26-27-28)”,”CINE-085″
“GIUSSANI Paolo PEREGALLI Arturo”,”Il declino dell’ URSS. Saggi sul collasso economico sovietico.”,”Dalla industrializzazione forzata alla crisi degli anni Sessanta. Il pesante fardello dell’ agricoltura e l’industria degli armamenti. Debolezza tecnologica e indebitamento estero.”,”RUSU-024″
“GIUSSANI Enrico”,”Gli obbiettivi del partito d’ azione.”,”GL. “”L’ attività di “”Giustizia e Libertà”” è costata spesso ai suoi membri l’ esilio, il carcere; la deportazione nelle isole e anche il plotone d’ esecuzione. Molti dei suoi uomini migliori parteciparono alla guerra di Spagna in difesa della repubblica, e non pochi di essi vi immolarono la vita, come i bolognesi avv. Libero Battistelli e prof. Ezio Jacchia. Il fondatore, il teorico e grande animatore di “”Giustizia e Libertà””, Carlo Rosselli, uomo di valore e d’ ingegno notevoli, fu assassinato assieme al fratello, lo storico Nello Rosselli, dai sicari di Mussolini, in un vilissimo agguato il 9 giugno 1937 in Francia.”” (pag 5)”,”ITAP-108″
“GIUSSANI Carlo”,”Storia letteraria d’Italia. Scritta da una Società di Professori. Letteratura romana.”,”GIUSSANI Carlo prof. di letteratura latina all’Accademia scientifico-letteraria di Milano”,”ITAG-197″
“GIUSSANI Paolo PEREGALLI Arturo”,”Il declino dell’URSS. Saggi sul collasso economico sovietico.”,”Coloro che si richiamano al socialismo non possono che prendere atto con soddisfazione della fine dell’«imbroglio del secolo», della conclusione di una esperienza che con la classe operaia e le sue aspettative storiche aveva ben poco a che vedere.”,”RUSU-052-FL”
“GIUSSANI Paolo PEREGALLI Arturo”,”Il declino dell’ URSS. Saggi sul collasso economico sovietico.”,”La posizione attuale dei trotskisti (pag 31-32) Natura non capitalistica dell’economia sovietica. “”Secondo loro, il governo sovietico non riuscirebbe a varare un effettivo piano di privatizzazioni perché nell’Urss privatizzare è impossibile, ed è impossibile perché l’Urss non è basata su di un’economia capitalistica. Lo ha recentemente scritto Ernest Mandel in un articolo su ‘Quatrième Internationale’ dove critica la particolare teoria del capitalismo di Stato di Tony Cliff e Chris Harman, lo ha ripetuto pubblicamente Livio Maitan in un convegno pubblico a Milano (29.10.1990; Palazzo Dugnani).”” (pag 31)”,”TROS-009-FV”
“GIUSSANI Luigi”,”Alla ricerca del volto umano.”,”Luigi Giussani (1922-2005) compie i suoi studi presso la facoltà Teologica di Vnegono (VA). Insegna in seminario e poi nelle scuole superiori. dal 1964 al 1990 è docente di Introduzione alla teologia ell’Università Cattolica di Milano. Nel 1954 dà vita al movimento di Comunione e Liberazione, oggi presente in Italia e in oltre settanta Paesi in tutto il mondo.”,”RELC-030-FL”
“GIUSSANI Luigi”,”Le mie letture.”,”Luigi Giussani (1922-2005) compie i suoi studi presso la facoltà Teologica di Vnegono (VA). Insegna in seminario e poi nelle scuole superiori. dal 1964 al 1990 è docente di Introduzione alla teologia ell’Università Cattolica di Milano. Nel 1954 dà vita al movimento di Comunione e Liberazione, oggi presente in Italia e in oltre settanta Paesi in tutto il mondo. Fondatore dell’associazione ecclesiale memores Domini.”,”RELC-031-FL”
“GIUSSANI Luigi”,”Certi di alcune grandi cose (1979-1981).”,”Luigi Giussani (1922-2005) compie i suoi studi presso la facoltà Teologica di Vnegono (VA). Insegna in seminario e poi nelle scuole superiori. dal 1964 al 1990 è docente di Introduzione alla teologia ell’Università Cattolica di Milano. Nel 1954 dà vita al movimento di Comunione e Liberazione, oggi presente in Italia e in oltre settanta Paesi in tutto il mondo. Fondatore dell’associazione ecclesiale memores Domini.”,”RELC-032-FL”
“GIUSSANI Luigi”,”Dall’utopia alla presenza (1975-1978).”,”Luigi Giussani (1922-2005) compie i suoi studi presso la facoltà Teologica di Vnegono (VA). Insegna in seminario e poi nelle scuole superiori. dal 1964 al 1990 è docente di Introduzione alla teologia ell’Università Cattolica di Milano. Nel 1954 dà vita al movimento di Comunione e Liberazione, oggi presente in Italia e in oltre settanta Paesi in tutto il mondo. Fondatore dell’associazione ecclesiale memores Domini.”,”RELC-033-FL”
“GIUSSANI Luigi”,”Dal temperamento un metodo.”,”Luigi Giussani (1922-2005) compie i suoi studi presso la facoltà Teologica di Venegono (VA). Insegna in seminario e poi nelle scuole superiori. dal 1964 al 1990 è docente di Introduzione alla teologia ell’Università Cattolica di Milano. Nel 1954 dà vita al movimento di Comunione e Liberazione, oggi presente in Italia e in oltre settanta Paesi in tutto il mondo. Fondatore dell’associazione ecclesiale memores Domini. Quasi Tischreden? il riferimento è a Tischreden (discorsi a tavola) di Martin Lutero, in cui Lutero ebbe a esplicitare il suo pensiero con un gruppo di discepoli.”,”RELC-026-FV”
“GIUSSANI Luigi, don”,”Dal temperamento un metodo. Vol. VI.”,”Luigi Giussani (1922-2005) compie i suoi studi presso la facoltà Teologica di Venegono (VA). Insegna in seminario e poi nelle scuole superiori. dal 1964 al 1990 è docente di Introduzione alla teologia ell’Università Cattolica di Milano. Nel 1954 dà vita al movimento di Comunione e Liberazione, oggi presente in Italia e in oltre settanta Paesi in tutto il mondo. Fondatore dell’associazione ecclesiale memores Domini. Quasi Tischreden? il riferimento è a Tischreden (discorsi a tavola) di Martin Lutero, in cui Lutero ebbe a esplicitare il suo pensiero con un gruppo di discepoli.”,”RELC-055-FL”
“GIUSTI Wolf”,”Il panslavismo.”,”W. GIUSTI (1901-1980) è stato uno dei maggiori slavisti italiani. Ha insegnato all’Univ di Trieste e di Roma. Si è interessato soprattutto al pensiero politico russo dell’Ottocento e dei rapporti tra nazioni slave e Italia del Risorgimento. Fra i suoi scritti: – Mazzini e gli Slavi. 1940 – Due secoli di pensiero politico russo. Le correnti “”progressiste””. 1943 – Dostoevskij e il mondo russo dello Ottocento. 1952 – Storia della Russia. 1975″,”RUSx-012″
“GIUSTI Wolf”,”Due secoli di pensiero politico russo. Le correnti ‘progressiste’.”,”Elenco dei principali personaggi ricordati nel libro. I.T. POSOSHKOV, V.N. TATISHCEV, M.M. SHCERBATOV, N.I. NOVIKOV, A.N. RADISHCEV, E.I. PUGACIOV, P.I. PESTEL, N.M. MURAVJOV, N.M. KARAMZIN, P.J. CIAADAEV, A.S. PUSHKIN, T.N. GRANOVSKIJ, A.I. HERZEN, M.V. PETRASHEVSKIJ-BUTASHEVICH, I.S. TURGHENIEV, F.M. DOSTOJEVSKIJ, N.G. CERNYSHEVSKIJ, D.I. PISAREV, N.A. DOBROLJUBOV, S.G. NECIAEV, M.A. BAKUNIN, P.A. KROPOTKIN, P.L. LAVROV, N.K. MICHAJLOVSKIJ, S.N. JUZHAKOV, G.V. PLECHANOV, M.T. LORIS-MELIKOV, S.J. WITTE, P.D. SVJATOPOLK-MIRSKIJ, P.A. STOLYPIN, P.N. MILJUKOV, P.B. STRUVE, M.I. TUGAN-BARANOVSKIJ, N.A. BERDJAEV, B.V. SAVINKOV, V.I. LENIN, L.D. TROTSKY, M.N. BUCHARIN, A.F. KERENSKIJ, P.B. AKSELROD, I.V. STALIN”,”RUSx-027″
“GIUSTI Wolf”,”Il trentennio sovietico 1917 – 1947.”,”A pag 120 l’A riporta le considerazioni di TROTSKY sull’ internazionalismo dei bolscevichi. Il presente volume vuole essere la continuazione e lo sviluppo del libro di Waolf GIUSTI ‘Due secoli di pensiero politico russo’ (SANSONI, 1943).”,”RIRO-157″
“GIUSTI Giuseppe”,”Poesie. Edite ed inedite.”,”Citato Dante: ‘Ingègnati, se puoi, d’esser palese.”” (Dante, Rime) (pag 11) “”Ciascun confusamente un bene apprende Nel qual si quieti l’ animo.”” (Dante, Purg. XVIII) (pag 188) Giusti: “”Ma il più gran male me l’han fatto i preti, Razza maligna e senza descrizione; E l’ ho con certi grulli di poeti, Che in oggi si son dati al bacchettone; (…) (pag 13, Lo stivale) G. Giusti (wikip): La vita [modifica] Monumento a Giuseppe Giusti, Monsummano Terme. Figlio di Domenico, possidente terriero [1] e di Giulia Chiti, donna facoltosa pesciatina. La famiglia era stata innalzata al rango nobiliare quattro anni prima della sua nascita, nel 1805. Dopo aver studiato a Montecatini, Firenze, nel seminario di Pistoia, nel Collegio dei Nobili di Lucca, si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pisa presso la quale, dopo un’interruzione di tre anni dovuta sia ai dissidi con il padre, che lo criticava per la vita sregolata, sia a particolari vicende politiche, si laureò nel 1834. Dopo la laurea, si trasferì a Firenze per esercitare la professione; lì entrò in contatto con il mondo dei potenti, cui avrebbe rivolto i suoi Scherzi. Nella capitale toscana, conobbe Gino Capponi, esponente liberale e direttore del Gabinetto Viesseux, che molto influì sulla sua coscienza politica e sulla sua poetica. Negli anni a seguire, mentre componeva Le poesie, compì viaggi a Roma, Napoli e, nel 1845, a Milano, dove conobbe Alessandro Manzoni, con il quale avrebbe mantenuto una fitta corrispondenza. Nel 1847, entrò a far parte della Guardia civica e iniziò ad apprezzare le riforme granducali, precedentemente oggetto della sua critica feroce. Nel 1848, durante i moti toscani, entrò nella politica attiva e fu eletto deputato al parlamento di Firenze, dove appoggiò le tesi moderate dei governi Ridolfi e Capponi. Con il rientro del Granduca Leopoldo II, ritornò a vita privata, anche a causa delle sue precarie condizioni di salute. Contrasse, infatti, una terribile forma di tubercolosi polmonare e, nel 1850, morì. Fu sepolto nel cimitero di San Miniato al Monte, sulla collina di Firenze. Le opere [modifica] Le sue composizioni, peraltro caratterizzate da un piacevole e fluido verso e da un umorismo pungente e venate, talvolta, da una sottile malinconia, hanno come cornice la piccola provincia toscana. Furono pubblicate dapprima in forma sparsa, poi raccolte in varie edizioni nel 1844, 1845, 1847. Fra le più note: Sant’Ambrogio, Il re Travicello, Il brindisi di Girella[2], satira della “”morale”” dei voltagabbana e degli approfittatori, Le memorie di Pisa, Il papato di Prete Pero. Tra le opere in prosa è da ricordare Memorie inedite che furono pubblicate solo nel 1890 col titolo di Cronaca dei fatti di Toscana e una raccolta di “”Proverbi toscani””, pubblicati anch’essi postumi (1853). Assai interessante il ricco “”Epistolario””, dal quale emerge la sua viva parlata toscana e l’adesione alle tesi manzoniane sulla lingua. Voci correlate [modifica] Girèlla Note [modifica] ^ Il padre di Domenico, nonno paterno del quale Giuseppe portava il nome, era stato ministro del Granduca di Toscana Pietro Leopoldo e poi consigliere intimo di Maria Luisa di Borbone-Spagna, figlia del re di Spagna Carlo IV, duchessa di Lucca, regina d’Etruria e reggente, in nome del figlio Ludovico II re d’Etruria, del regno medesimo alla morte (1803) del marito Ludovico di Borbone-Parma (Ludovico I re d’Etruria) ^ « Dedicato al signor di Talleyrand, buon’anima sua » ( sottotitolo ufficiale della poesia) Bibliografia Marilena Zeni: L’uomo poeta Giuseppe Giusti. Illustr. da Alberto Fremura. Pisa: Pacini, 1979. Nunzio Sabbatucci [Ed.]: Opere di Giuseppe Giusti. Torino: Unione Tip.-Ed. Torinese, 1976. (Classici italiani; [89]).”,”VARx-262″
“GIUSTI Wolf”,”Due secoli di pensiero politico russo. Le correnti “”progressiste”””,”Come risulta dal titolo, il presente volume non intende fare la storia di determinati avvenimenti: esso presuppone invece, in grandi linee, la conoscenza dei principali fatti che hanno scosso a più riprese la vita della più grande nazione slava.”,”RUSx-026-FL”
“GIUSTI Maria Teresa”,”La campagna di Russia, 1941-1943.”,”””La vittoria definitiva delle armate sovietiche nel 1943 e nel 1944 è stata di solito presentata come il risultato … finire (pag 282-283)”,”QMIS-263″
“GIUSTI Wolf”,”Il panslavismo.”,”Volume di A.P. Wolf Giusti (1901-1980) è stato uno dei maggiori slavisti italiani. Ha insegnato all’Università di Trieste e di Roma. Si è interessato soprattutto al pensiero politico russo dell’Ottocento e dei rapporti tra nazioni slave e Italia del Risorgimento. Fra i suoi scritti: – Mazzini e gli Slavi. 1940, – Due secoli di pensiero politico russo. Le correnti “”progressiste””. 1943; – Dostoevskij e il mondo russo dello Ottocento. 1952, – Storia della Russia. 1975. Contiene il capitolo X: ‘Il problema slavo e il bolscevismo. Il problema slavo nella concezione degli Euroasiatici (pag 94-101) “”Gli interessi di Wolf Giusti erano maturati nel confronto coi discordi giudizi sul pensiero russo avanzati allora da più parti, da Stuparich, Croce, Gobetti. Soprattutto aveva agito da stimolo l’articolo che Croce aveva fatto uscire sul «Giornale d’Italia» allo scadere del primo anniversario del potere sovietico, verso la fine del conflitto mondiale, il 4 settembre 1918: esso colpiva nelle sue premesse teoriche il leninismo ed il pensiero rivoluzionario che gli aveva spianato la strada in Russia, e procedeva a una stroncatura, negando la presenza di «reali forze» e di un adeguato «livello mentale» nella Russia prerivoluzionaria e rivoluzionaria. Dal canto suo, Giusti riteneva che l’impegno dei Russi avesse acquistato un diritto di cittadinanza nella storia delle utopie politiche e sociali (si vedano due testimonianze dello stesso Giusti risalenti ad epoche diverse, in ‘Annotazioni sul pensiero russo’, «L’Europa Orientale», XVI, 1936, pp. 389-392, ed in ‘Pagine boeme’, Roma, G. Volpe editore, 1970, p. 173). Quali erano in concreto gli autori e le opere che lo slavista prendeva a riferimento? Certo «gli scritti su Marx del Labriola e del Gentile», di cui lamentava che non avessero lasciato nel sistema di Lenin una «traccia viva», un «influsso ben sensibile» (‘Due secoli di pensiero politico russo’, Firenze, Sansoni, 1943, p. 244), mentre segnalava la presenza di Labriola nel marxismo più liberamente creativo di Trotsky (ibid., p. 261). Ma certamente anche Croce, che nella ‘Storia d’Europa’ aveva contrapposto il «romanticismo teoretico e speculativo» – salutare rivolta contro la dittatura della ragione – al «romanticismo nel campo pratico, sentimentale e morale» – semplicemente un caso di patologia dello spirito – e che nella ‘Teoria e storia della storiografia’ aveva strappato la maschera alle filosofie della storia, residui delle rivelazioni e delle apocalissi d’altre epoche; respingendo l’idea del popolo eletto e accomunando in entrambe le opere sia il Gioberti del Primato che il Cieszkowski del ‘Paternoster’ nella stessa categoria, filosoficamente insignificante, dei creatori dei miti nazionali a conforto di popoli infelici. In effetti l’avversione per le «fantastiche costruzioni della filosofia della storia» circola negli scritti di Wolf Giusti, insieme a una diffidenza quasi istintiva dinanzi all’enfasi e agli atteggiamenti «romantici». Come deteriore filosofia della storia egli squalificava la pretesa di costruire una «storia slava», identificando nella storiografia sui singoli paesi il lavoro di ricerca effettivamente utile. Anche l’occidentalismo da lui sempre testimoniato, che mortificava l’originalità russa ridotta a una questione di arretratezza, va imputato alla suggestione dello storicismo idealistico dominante in quegli anni. È chiaro, dunque, il doppio rapporto col Croce: polemico da un lato, quando era valorizzato il contributo dei Russi e degli Slavi per la storia dei miti e delle utopie ottocentesche, concorde dall’altro, quando erano mutuati alcuni criteri essenziali di giudizio”” (pag 14-15-16) [prefazione di Domenico Caccamo]”,”TEOP-030-FV”
“GIVA Denis PORTINARO Pier Paolo GUENZI Alberto BAIRATI Piero CAMURANI Ercole MARTINOTTI DORIGO Stefania FADINI GIORDANA Paola SPINAZZOLA FRANCESCHI Dora”,”Storia dell’analisi economica e teoria dello sviluppo. Note su Schumpeter (Giva); Roberto Michels e Vilfredo Pareto. La formazione e la crisi della sociologia politica (Portinaro); Il «calmiero del formento»: controllo del prezzo del pane e difesa della rendita terriera a Bologna nei secoli XVII e XVIII (Guenzi); La tecnica europea e le origini della manifattura americana: 1750-1820 (Bairati); Luigi Einaudi lettore e giornalista. La collaborazione con “”Risorgimento liberale””, il “”Mondo”” e Mario Pannunzio (Camurani); La biblioteca economica di Luigi Einaudi (Spinazzola Franceschi).”,” Contiene il saggio di Piero Bairati: ‘La tecnica europea e le origini della manifattura americana: 1750-1820’ (pag 203-234) “”A parte queste precisazioni e distinzioni, resta comunque vero che il veicolo principale e concreto della trasmissione di tecnologia dall’Europa agli Stati Uniti fu il lavoratore immigrato. Quando Tench Coxe riconobbe la centralità del lavoratore immigrato nell’ancora modesta struttura manifatturiera americana aveva sicuramente in mente gli scozzesi, gallesi e inglesi che lavoravano nella Pennsylvania Society of the Encouragement of Useful Manufactures creata nel 1787, sotto la guida di Alexander Hamilton. Lo stesso piano di trasformazione economica perseguito da Hamilton e da Coxe prevedeva evidentemente il tentativo deliberato di ‘organizzare’ l’immigrazione negli Stati Uniti di manodopera specializzata. In una lettera di Hamilton ai direttori della Society for Establishing Useful Manufactures, creata a New Brunswick, nel New Jersey, del 7 dicembre 1791, A. Hamilton scriveva, tra l’altro: «C’è un certo William Pearce che è stato assunto da me per costruire macchine a favore della società; con Pearce ho fatto grandi progressi sulla strada di un accordo, senza tuttavia averlo portato ad una forma definitiva. Dice di conoscere molto bene la fabbricazione della maggior parte delle preziose macchine attualmente in uso nella manifattura del cotone; e fino adesso ha dimostrato che le sue pretese sono più che giustificate. Tra le altre macchine che ha fabbricato, c’è un doppio telaio, che può essere azionato da una sola persona. Dice di esserne l’inventore e ha fatto domanda di brevetto, che probabilmente otterrà» (40). Chi era William Pearce e chi era riuscito ad entrare in contatto con lui? Era uno dei migliori reclutatori di manodopera che lavoravano in Inghilterra per il governo degli Stati Uniti, cioè il menzionato Thomas Digges, il quale godeva della protezione di Washington e di Hamilton (41). In una lettera a Washington del 12 novembre 1791, espresse la speranza di poter reclutare molto presto manodopera inglese delle manifatture di cotone. In questo settore infatti i miglioramenti costanti nelle tecniche produttive e dei macchinari per la filatura avrebbero in qualche modo limitato l’attrattiva della terra libera» (42). Nell’aprile successivo Digges scrisse a Hamilton: «con qualche artificio e ben poca spesa sono riuscito a inviare in America 18 o 20 abili artigiani nel corso dell’ultimo anno»; prevedeva inoltre che «questa primavera ci sarà da questo luogo, Derry e Newsy, una considerevole emigrazione di manodopera… una massa di persone quasi interamente protestate e tutte sobrie e industriose» (43). Pearce fu uno dei suoi successi più clamorosi. In una lettera del 1° luglio a Washington, Digges lo definì «un secondo Archimede», «inventore (sic!), a Manchester, del famoso macchinario di Arkwright per la filatura e la tessitura; venne poi derubato della sua invenzione da Arkwright (che allora non era altro che un parrucchiere a Manchester e poi fatto baronetto per la sua ricchezza e influenza)». Questo secondo Archimede inoltre era anche costruttore degli opifizi di Cartwright, nei quali si filano e tessono i manufatti in lana con la forza dell’acqua, del vapore o del cavallo» (44)”” (pag 222-223) [Piero Bairati: ‘La tecnica europea e le origini della manifattura americana: 1750-1820’ (pag 203-234)] [(40) ‘The Papers of Alexander Hamilton’, a cura di Harold C. Syrett et al., New York, 1961…, X, p: 345; (41) Su Pearce, cfr. Carroll W. Pursell, ‘Thomas Digges and William Peace’, cit., pp. 553-60; (42) Miscellaneous letters of the Department of State, Record Group 59, National Archives, Washingont; (43) Citato in Carrol W. Pursell ‘Thomas Digges…, p. 554; (44) Ibid., pp. 556-7]”,”ANNx-010-FP”
“GLABERMAN Martin”,”Wartime Strikes. The Struggle Against the No-Strike Pledge. In the UAW During World War II.”,”GLABERMAN Martin”,”MUSx-255″
“GLABERMAN Martin”,”The Working Class & Social Change. Four essays on the working class.”,”Glaberman ha lavorato per vent’anni come operaio nell’industria auto. E’ un attivista socialista. E’ stato trotskista tendenza Johnson-Forest. Poi nel gruppo Facing Reality si è avvicinato al nome di C.L.R. James. E’ per una forma di marxismo non dogmatico. Ha insegnato alla Wayne State University. Critica Aronowitz che nel suo libro di ce che l’esperienza di classe non porta necessariamente alla coscienza rivoluzionaria. Anzi si verifica l’esatto opposto ovvero l’accettazione della società capitalistica (pag 32) (Stanley Aronowitz, False Primises. The Shaping of American Working Class Consciousness, 1973) “”Marx says, “”Just as the offensive power of a squadron of cavalry, or the defensive power of a regiment of infantry, is essentially different from the sum of the offensive or defensive powers of the individual cavalry or infantry soldiers taken separately, so the sum of the total of the mechanical forces exerted by isolated workmen differs from the social force that is developed, when many hands take part simultaneously in one and the same undivided operation, such as raising a heavy weight, turning a winch, or removing an obstacle… Not only have we here an increase in the productive power of the individual, by means of cooperation, but the creation of a new power, namely, the collective power of masses””. (Capital, I, pp. 357-8, Modern Library edition)”” [in Martin Glaberman, The Working Class & Social Change. Four essays on the working class, 1975]”,”MUSx-257″
“GLABERMAN Martin”,”Wartime Strikes. The Struggle Against the No-Strike Pledge. In the UAW During World War II.”,”Foreword, Acknowledgments, Reference Notes, Bibliography, Table, foto, Index,”,”MUSx-013-FL”
“GLADDEN Norman”,”Al di là del Piave.”,”””Una testimonianza eccezionale della guerra sul fronte italiano dopo Caporetto, vissuta giorno per giorno, da una comparsa della Storia, un soldato inglese.”” (Dalla sinossi di copertina). «Il fronte italiano era il settore “”secondario”” dov’era impegnato il minor numero di truppe britanniche nella prima guerra mondiale. Di tutti i teatri di guerra, era anche quello dove il soldato britannico aveva le maggiori probabilità di cavarsela. Su 9 uomini inviati sul fronte occidentale, almeno 5 erano uccisi o feriti. In Italia la percentuale delle perdite era di 1 a 21. Norman Gladden prestò servizio in Italia con l’XI battaglione fucilieri del Northumberland dal novembre 1917 fino alla fine della guerra, dopo aver combattuto sulla Somme e a Passchendaele. Come spiega in questo libro, l’Italia con le sue montagne incappucciate di neve e le sue antiche città, sembrava un paradiso dopo la pioggia, il fango e la desolazione delle Fiandre. (…) Gli austriaci, sebbene alcune delle loro divisioni fossero in ottima forma, non erano avversari temibili come i tedeschi: erano meno aggressivi, più inclini a vivere e lasciar vivere. L’aviazione austriaca era timida e poco intraprendente e il sonno delle truppe nelle retrovie veniva raramente disturbato da bombardamenti nemici. A volte il fronte italiano era così calmo che si stentava a credere di essere in guerra. Quando i primi contingenti britannici e francesi arrivarono in Italia, gli italiani si erano parzialmente ripresi dalla schiacciante disfatta subita a Caporetto ed erano riusciti a fermare l’avanzata delle forze vittoriose austro-tedesche sulla linea Grappa-Piave. Il fiume dalle acque turbinose, che ha una parte di primo piano nel racconto del dr. Gladden, divenne simbolo della resistenza italiana. Alla fine del 1917 era chiaro che il tentativo austriaco di sfondare il fronte italiano era fallito. I tedeschi ritirarono le loro divisioni e nei nove mesi successivi la linea delle trincee rimase più o meno stazionaria. Nel giugno 1918 gli austriaci sferrarono un’offensiva in forze nel disperato tentativo di estromettere l’Italia dal conflitto. Vennero respinti dopo aspri combattimenti in cui il battaglione di Gladden ebbe una parte di rilievo. (…)» (Dalla Prefazione di C. Dowling, Imperial War Museum). «(…) pur essendo un ardente patriota senza alcun desiderio di fare l’imboscato (…) non mi lasciavo ingannare dalle romantiche immagini di una guerra eroica che invasero l’Europa allo scoppio delle ostilità. (…) avevo visto cadere mortalmente ferito il mio più caro amico e mi ero buscato i cosiddetti “”piedi di trincea”” stando continuamente a mollo. Venni ferito (…)» (pg 9, 10)”,”QMIP-056-FSL”
“GLADKOV Fedor”,”Le ciment. Roman.”,”””Inglesi, imbecilli, compagni! Che canaglie siete, inglesi!… Guardate la fabbrica laggiù, com’era potente. Le montagne tremavano e si spaccavano di fronte a lei. Ora non è più che pietre morte con un po’ di fumo sopra, questo fa male, compagni inglesi. Manca carbone, mancano macchine, mancano trasporti, costruzioni. E voi ci fottete con l’ intervento… furfanti… canaglie! e quando si vi parla voi siete come delle figlie: “”vorrei bene ma non oso, la borghesia non mi consente…””. E poi il Comintern.. Noi, noi siamo straccioni, mangiamo carne umana per non morire di fame, ma noi abbiamo Lenin… Lenin, inglesi. C’è un Lenin tra di voi?””. (pag 267)”,”RIRO-277″
“GLASENAPP Helmuth von, a cura di Clara GALLINI”,”Le religioni non cristiane.”,”GLASENAPP H. “”Quando i Romani coniarono il termine ‘religio’, intendevano con esso il preciso adempimento di tutti i doveri verso le numerose potenze superiori riconosciute dalla Stato. Lo scrittore Lattanzio (IV secolo d.C.), diede più tardi a questa parola un nuovo e più profondo significato, esprimendo con essa il legame sentimentale dell’uomo con l’unico dio, che costituisce la cuasa prima di ogni cosa esistente. (….) La parola “”religione”” mostra assai chiaramente, nella metamorfosi del suo significato compiutasi all’in terno della lingua latina, che l’elemento trascendente cui essa si riferisce, come pure i riti e le istituzioni in cui prende forma oggettiva, sono sottoposti a un continuo mutamento”” (dall’introduzione) (pag 11)”,”RELx-062″
“GLASER Georg K.”,”Secret & Violence. Chronique des années rouge et brun (1920-1945).”,”Georg K. Glaser, 1910 im rheinhessischen Guntersblum geboren, lebt sit 1945 als Schriftsteller und Silberschmied in Paris. Sein großer Bericht ‘Geheimnis und Gewalt’ Jugend, Rebellion und Erziehungsheim, Weimar und die KPD, erste literarische Arbeiten, Kampf um die Saar, Emigration und Zwangsarbeit als französischer Soldat in deutscher Kriegsgefangenschaft – wird hier ungekürzt wieder vorgelegt. Traduit de l’allemand par Anacharsis Toulon, Préface d’André Prudhommeaux: Un Allemand à la recherche de l’espoir Perdu, avertissement,”,”GERN-027-FL”
“GLASER Georg K.”,”Geheimnis und Gewalt. Ein Bericht.”,”Georg K. Glaser, 1910 im rheinhessischen Guntersblum geboren, lebt sit 1945 als Schriftsteller und Silberschmied in Paris. Sein großer Bericht ‘Geheimnis und Gewalt’ Jugend, Rebellion und Erziehungsheim, Weimar und die KPD, erste literarische Arbeiten, Kampf um die Saar, Emigration und Zwangsarbeit als französischer Soldat in deutscher Kriegsgefangenschaft – wird hier ungekürzt wieder vorgelegt.”,”GERN-031-FL”
“GLATTER Pete RUFF Philip THOMAS Mark, a cura”,”The Russian Revolution of 1905. Change Through Struggle. The Road to Bloody Sunday (introduced by Pete Glatter); A Revolution Takes Shape (introduced by Pete Glatter); The Decisive Days (introduced by Pete Glatter and Philip Ruff); Rosa Luxemburg and the 1905 Revolution (introduced by Mark Thomas); Mike Haynes, Pattern of Conflict in the 1905 Revolution.”,”The Road to Bloody Sunday (introduced by Pete Glatter); A Revolution Takes Shape (introduced by Pete Glatter); The Decisive Days (introduced by Pete Glatter and Philip Ruff); Rosa Luxemburg and the 1905 Revolution (introduced by Mark Thomas); Mike Haynes, Pattern of Conflict in the 1905 Revolution.”,”RIRx-180″
“GLAZIER Ira A. a cura”,”Il commercio estero del Regno Lombardo-Veneto dal 1815 al 1865.”,”Archivio Economico dell’Unificazione Italiana, ricerca promossa dall’ Istituto per la Ricostruzione Industriale IRI in occasione del XXV della Fondazione. Comitato scientifico Carlo M. CIPOLLA Domenico DEMARCO Giuseppe PARENTI Giannino PARRAVICINI Rosario ROMEO Pasquale SARACENO Roberto TREMELLONI Albino UGGÈ, Direzione Carlo Maria CIPOLLA”,”ITAE-076-FP”
“GLEASON Abbott KENEZ Peter STITES Richard, a cura; saggi di Richard STITES Robert C. TUCKER Daniel T. ORLOVSKY Sheila FITZPATRICK Nina TUMARKIN David JORAVSKY James C. McCLELLAND Peter KENEZ Jeffrey BROOKS Katerina CLARK Richard TAYLOR John E. BOWLT Barbara EVANS CLEMENTS Beatrice FARNSWORTH e Peter H. JUVILER Maurice MEISNER”,”Bolshevik Culture. Experiment and Order in the Russian Revolution.”,”Saggi di Richard STITES Robert C. TUCKER Daniel T. ORLOVSKY Sheila FITZPATRICK Nina TUMARKIN David JORAVSKY James C. McCLELLAND Peter KENEZ Jeffrey BROOKS Katerina CLARK Richard TAYLOR John E. BOWLT Barbara EVANS CLEMENTS Beatrice FARNSWORTH e Peter H. JUVILER Maurice MEISNER “”An aspect of the new culture, then, was the sudden prominence within the villate of its poorer inhabitants. Previously, the paesants regarded the village as a unity – the ‘mir’. Now they were told that it really consisted of three parts – the rich peasants, the middle, and the landless poor. Soviet culture from the outset forced on the peasant a model of class conflitct . The famous “”Committes of Poor Peasants””, backed up by detachments of the proletariat, who came from the towns in 1918 to requisition grain, reinforced the image.”” (pag 240) (Beatrice Farnsworth, Village Women Experience the Revolution)”,”RIRO-412″
“GLEESON Janet”,”L’uomo che inventò il denaro. La storia vera di John Law, libertino giocatore d’ azzardo, assassino e padre dell’ economia moderna.”,”LAW è stato l’ inventore, nella Francia del primo settecento, della cartamoneta. Secondo la sua visione espressa nelle ‘Considerazioni sulla moneta e sul commercio’ del 1705 non era necessario che il denaro circolante fosse d’ argento e d’ oro: poteva benissimo essere di carta, se il suo valore era garantito da attività economiche redditizie, anzi la moneta di carta avrebbe favorito lo sviluppo economico. Dal 1715 al 1720 la Francia, la maggiore potenza dell’ epoca, fu nelle sue mani. GLEESON Janet è nata nello Sri Lanka da una famiglia inglese. Dopo la laurea in storia dell’ arte ha lavorato presso Sotheby. Insider trading. “”Forse grazie ad informazioni riservate, carpite a Law mentre degustavano insieme qualche buona bottiglia di vino di Borgogna, Cantillon fu uno dei pochi a prevedere l’ improvvisa impennata nel valore delle azioni e cominciò a comprare azioni del Mississippi quando ancora valevano solo 150 lire. In agosto, quando il prezzo era salito a più di 2000 lire, tenendo presente ciò che gli aveva detto suo fratello dall’ Arkansas, Cantillon capì che il mercato al rialzo si fondava quasi soltanto sugli effetti illusori prodotti dalla circolazione di quantità sempre maggiori di cartamoneta. Ritenendo che il crollo sarebbe stato inevitabile e imminente, Cantillon decise di incassare. Si pensò che avessa guadagnato circa 50.000 sterline nelle poche settimane in cui sfruttò la conoscenza anticipata di quanto stava per accadere. Lasciando Parigi con i suoi guadagni, si recò in Italia per godersi il paesaggio e investire in opere d’ arte””. (pag 195)”,”FRAE-019″
“GLEIJESES Vittorio”,”La storia di Napoli dalle origini ai nostri giorni.”,”Si sperava in una politica unica di tutti gli stati italiani e si voleva l’ impero a patto che avesse almeno l’ etichetta romana; per spiegare meglio questa idea trascriviamo la nota apostrofe all’ Italia e ad Alberto d’ Asburgo di Dante Alighieri (1): “”Ahi serva Italia, di dolore ostello nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello! …e ora in te non stanno senza guerra li vivi tuoi, e l’un l’altro si rode di quei ch’un muro ed una fossa serra. O Alberto tedesco ch’ abbandoni costei ch’è fatta indomita e selvaggia, e dovresti inforcare li suoi arcioni, …Vien, crudel, vieni e vedi la pressura de’ tuoi gentili, e cura lor magagne; …Vieni a veder la tua Roma che piagne vedova sola, e dì e notte chiama: “”Cesare mio, perché non m’accompagne?”” …Che le città d’Italia tutte piene son di tiranni, e un Marcel diventa ogni villan che parteggiando viene!”””” (pag 350) (1) Purgatorio, C. VI vv. 76″,”ITAG-152″
“GLENNY Misha”,”The Balkans. Nationalism, War, and the Great Powers, 1804-1999.”,”””The communist uprising was planned for September 1923, by which time support for the Agrarians, bereft of Stamboliiski’s charisma, had all but disappeared. The Moscow-inspired insurrection was an abject failure and the consequence was several years of ‘white terror’, orchestrated by General Ivan Vulkov, the fascist strongman behind the new regime who earned the epithet ‘the butcher’ and who unleashed the bored cete of VMRO on to a defenceless population. In the first few weeks after the failed insurrection, the regime admitted to killing 1.500 people although the opposition claimed 15.000 murdered. Diplomats put the figure at 10.000.”” (pag 400)”,”EURC-063″
“GLENNY Misha”,”The Balkans. Nationalism, War, and the Great Powers 1804-1999.”,”Misha Glenny was born in 1958 and educated at Bristol University and Charles University in Prague. His coverage of the fall of communism in 1989-1990 was widely acclaimed and led to the writing of his first book, The Rebirth of History. During the Yugoslav crisis of the early 1990s, he was the Central Europe correspondent for the BBC World Service. In 1993. he won a Sony Award for his coverage of Yugoslavia. Glenny’s The Fall of Yugoslavia (1993) won the Overseas Press Club Award for Best Book on Foreign Affairs. Acknowledgements, Maps, Introduction, Epilogue: The Balkan Vortex, Nationalism, war and NATO, 1989-99, Glossary, Notes, Bibliography, Index,”,”EURC-012-FL”
“GLENNY Misha”,”The Fall of Yugoslavia. The Third Balkan War.”,”Misha Glenny is a writer and broadcaster living in Thessaloniki in northern Grecee. during most of the Yugoslav crisis, he was the Central European correspondent of the BBC World Service based in Vienna, working throughout central and south-castern Europe. In 1993 he won the Sony Radio Award for Special Contribution to broadcasting for his coverage of Yugoslavia. Before joining the BBC, he reported from the same area for the Guardian. A speaker of German, Czech, Serbo-Croat and Greek, he has developed an inside knowledge of Eastern Europe and the Balkans that few other journalists posses. Maps, Preface, Epilogue, Return to Purgatory, Glossary of Terms and Political Movements, About the Author, Index,”,”EURC-059-FL”
“GLETE Jan”,”Navies and Nations. Warships, Navies and State Building in Europe and America, 1500-1860. Volume One.”,”Jan Glete è Professore di storia alla Stockholm University in Svezia.”,”QMIN-035-FSL”
“GLETE Jan”,”Navies and Nations. Warships, Navies and State Building in Europe and America, 1500-1860. Volume Two.”,”Jan Glete è Professore di storia alla Stockholm University in Svezia.”,”QMIN-036-FSL”
“GLETE Jan”,”Warfare at Sea, 1500-1650. Maritime Conflicts and the Transformation of Europe.”,”Jan Glete è Professore di storia alla Stockholm University in Svezia.”,”QMIN-037-FSL”
“GLIOZZI Giuliano a cura; antologia, scritti di ORTIZ SEPULVEDA OVIEDO MAGALHAENS TREVET ACOSTA COBO HENNEPIN MATHER ROMANS LAS-CASAS LERY MONTCHRETIEN EVREUX DUTERTRE PALAFOX LESCARBOT SAGARD RAGUENEAU CHARLEVOIX COREAL MONTAIGNE LA-MOTHE LE VAYER LAHONTAN MAUBERT DE GOUVEST BUFFON ROUSSEAU VOLTAIRE DE-PAUW DIDEROT”,”La scoperta dei selvaggi. Antropologia e colonialismo da Colombo a Diderot.”,”Fascicolo allegato esterno: ‘In ricordo di Giuliano Gliozzi’ (pag 819-825)”,”NAZx-001-FMB”
“GLIOZZI Ettore”,”Dalla proprietà all’impresa.”,”contiene un paragrafo sulla concezione hegeliana della proprietà e differenze con il ‘Code Napoléon’. (pag 82-) Ettore Gliozzi (Torino, 1936) ha insegnato istituzioni di diritto privato italiano e comparato presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Insegna nella Facoltà di Giurisprudenza della stessa città. (1981)”,”DIRx-011-FMB”
“GLISENTI Paolo”,”La fine dello Stato padrone.”,”Grafico pag 125: Quanto costa pulire le città. Aziende Ama, Amiu, Amsa, Amia, Asm, Asm, Amiu, Asmt, Agfa, Asm, Amia, Amiu, rispettivamente a Roma, Genova, Milano, Palermo, Merano, Voghera, Bari, Tortona, Ferrara, L’Aquila, Carrara, Pordenone, in ordine di spesa per chilometro spazzato (in lire): 413444, 374062, 161294, 149246, 91335, 86430, 83975, 71346, 62781, 62229, 49521, 45135 Paolo Glisenti ha 48 anni (nel 2000) e da trenta lavora in Italia e all’estero nel settore dell’editoria e dell’informazione. Giornalista da 1970, è oggi consulente per la comunicazione di numerose aziende. E’ editorialista del ‘Messaggero’, tiene rubriche su vari mezzi di informazione, ha realizzato molti programmi televisivi su argomenti economici e finanziari. Nel 1990 ha scritto con Roberto Pesenti, ‘Persuasori e persuasi. I mass media negli Usa degli anni ’90’ (Laterza). Nel 1998 ha pubblicato presso Marietti ‘Europa. Avviso ai naviganti’.”,”ECOG-088″
“GLISENTI Paolo”,”La fine dello Stato padrone.”,”Paolo Glisenti ha quarantotto anni e da trenta lavora in Italia e all’estero nel settore dell’editoria e dell’informazione. Giornalista dal 1970, è oggi consulente per la comunicazione di numerose aziende. É editorialista del Messaggero, tiene rubriche su vari mezzi di informazione, ha realizzato molti programmi televisivi su argomenti economici e finanziari. Nel 1990 ha scritto, con Roberto Pesenti, Persuasori e persuasi. I mass media negli USA degli anni ’90.”,”ITAE-084-FL”
“GLOTZ Peter, edizione italiana a cura di Rolf UESSELER”,”Manifesto per una nuova sinistra europea. Con un saggio di Achille Occhetto.”,”Peter Glotz, nato a Eger nel 1939, è segretario esecutivo della SPD, partito socialdemocratico tedesco (1986). Ha studiato giornalismo filosofia e sociologia. Co-rettore all’Università di Monaco (1969-70), vi ha diretto l’Istituto di Ricerca scientifica nel 1970-72. Deputato in parlamento dal 1974 al 1977. E’ stato segretario di Stato presso il Ministero dell’Educazione e della Scienza. A pag 56 si dice che nel ‘Manifesto’ Marx ed Engels cantano le lodi delle conquiste del capitalismo che ha sottratto una parte notevole della popolazione all’ “”idiotismo della vita rurale””. Chiunque voglia superare una forma sociale deve averne compreso le conquiste. La civiltà capitalistica si fonda sullo spirito dell’ individualismo razionalista e sulla comprensione scientifica e programmata (sic) del mondo (pag 56)”,”ECOS-011″
“GLOTZER Albert”,”Trotsky. Memoir & Critique.”,”Glotzer, now a Social Democrat, concludes with a penetrating analysis of today’s Trotskyist movement and its relationship to the current ‘reform’ atmosphere in the Soviet Union. Acknowledgments, Introduction, Bibliography, Index,”,”TROS-030-FL”
“GLOVER Jonathan”,”Humanity. Una storia morale del ventesimo secolo.”,”GLOVER Jonathan insegna etica presso il King’s College di Londra, dove dirige il Centre of Medical Law and Ethics. Per molti anni ha insegnato al New College di Oxford e nel 1989 ha presieduto una commissione di lavoro della Comunità europea sulla procreazione assistita. “”Colpisce che la dichiarazione di Truman, secondo cui la decisione toccava a lui, assuma questa forma: “”La decisione finale su dove e quando usare la bomba competeva a me””. Queste parole vengono subito dopo l’ altra affermazione del presidente, secondo cui il comitato era giunto alla conclusione che la bomba doveva essere lanciata contro un obiettivo nemico. Sembra che questa decisione chiave si stata delegata da Truman al Comitato Stimson””. (pag 138) “”Le due bombe uccisero oltre un terzo di un milione di persone, fra adulti e bambini, in un inferno che non si può immaginare in modo adeguato.”” (pag 140) “”Forse non esisteva un modo sicuro per far finire la guerra senza ricorrere alla bomba atomica, ma non è difficile delineare la possibilità che sarebbe valsa la pena tentare. Si sarebbe potuto informare il governo giapponese dell’ esistenza della bomba (…)””. (pag 140) “”I due progetti di igiene razziale andavano a volte di pari passo; il concetto di miglioramento poteva portare a quello di purezza razziale. Come Alfred Hoche, Konrad Lorenz si servì dell’ analogia con le parti del corpo difettose che devono essere rimosse. Come Hoche, anche Lorenz auspicava il miglioramento della razza attraverso l’ eliminazione degli esseri inferiori. Così scriveva nel 1940: (…)”” (pag 408)”,”TEMx-027″
“GLUCKSMANN André”,”Il discorso della guerra.”,”GLUCKSMANN è nato in Francia nel 1937. Laureato in filosofia, è attualmente (1969) addetto stampa al francese Centro Nazionale della Ricerca Scientifica.”,”QMIx-061″
“GLUCKSMANN André”,”La forza della vertigine. L’ideologia pacifista: l’ultima grande tentazione nichilista e suicida dell’Europa.”,”GLUCKSMANN André nato a Boulogne nel 1937, filosofo e sociologo ì ricercatore presso il CNRS francese.”,”EURx-243″
“GLUCKSMANN Christine”,”Hegel, Lenin e la teoria marxista in Francia. Segue: Contributi marxisti al IX Congresso della Società hegeliana internazionale (Alessandro Mazzone), Recenti interpretazioni del rapporto Marx-Hegel in Italia (Claudia Mancina).”,”””E’ [infatti] notevole il fatto che Lenin, nel suo lavoro di annotazione della ‘Scienza della logica’ (che in Francia verrà portato a conoscenza di un largo pubblico solo nel 1955), non parte dai soli enunciati acquisiti di Marx e di Engels. Contrapponendo ad ogni lavoro «da scolaretto», come quello di Lassalle che «si limita a ‘ripetere’ Hegel, lo ‘trascrive’, lo ‘rimastica’», il lavoro ‘inventivo’ di Marx (2), Lenin definisce il proprio proposito: rinvenire «il ‘movimento’ che va ‘oltre’ la dialettica idealista, verso la dialettica materialista». Tale movimento non è che un attraversamento produttivo del ‘testo’ di Hegel, che mira alla «continuazione dell’opera di Hegel e ‘di Marx’». Proposito singolare per continuare Marx occorre rileggere Hegel. Perché? Non pare che, a parte le ragioni politiche ed ideologiche note, e che ruotano attorno al fallimento – anche sul piano filosofico – della II Internazionale, si siano sottoposti i ‘Quaderni filosofici’ ad un interrogativo preliminare: cosa cercava Lenin nella ‘Scienza della logica’, cosa ‘vi trova’ e cosa invece ‘non vi trova’?”” (pag 108-109) [(2) Lenin, «Riassunto dell”Eraclito’ di Lassalle», in ‘Quaderni filosofici’, Opere, v. 38, Roma, Editori Riuniti, 1969, p. 345] “”‘Sul rapporto Lenin-Hegel: il metodo dei Quaderni filosofici’. (pag 122) “”Un esame simultaneo della lettura filosofico di Hegel e degli sviluppi sulla conoscenza scientifica, da apparire una sfasatura (…). (pag 124-125) “”E’ negli anni tra il 1914 e il 1916, contemporaneamente all’approfondimento dell’analisi sull’imperialismo, che Lenin elabora un aspetto nuovo della dialettica materialista: lo ‘sviluppo ineguale’. (pag 130-131)”,”HEGx-001-FB”
“GLUCKSTEIN Donny”,”The Tragedy of Bukharin.”,”GLUCKSTEIN D. è lecturer in storia al Stevenson College, Edinburgh.”,”BUCD-045″
“GLUCKSTEIN Donny”,”The Western Soviets Workers’ Councils Versus Parliament, 1915-1920.”,”This book looks at the experience of workers’ councils in those crucial five years, bringing together a wealth of information which today’s world economic crisis makes more relevant than ever. Introduction, Conclusion, Notes, Index,”,”MEOx-007-FL”
“GLYN Andrew”,”Capitalismo scatenato. Globalizzazione, competitività e welfare.”,”GLYN Andrew insegna economia all’ Università di Oxford. E’ stato consigliere economico del sindacato nazionale dei minatori inglesi, consulente per la ILO (International Labour Organization) e per il ministero del Tesoro britannico. E’ condirettore della rivista ‘Oxford Review of Economic Policy’. Ha scritto libri sul capitalismo dopo la seconda guerra mondiale. E’ esperto di temi quali la disoccupazione, il profitto e la storia del pensiero economico. “”Un’ accumulazione del capitale molto rapida ha portato a un aumento esponenziale della quota cinese del PIL mondiale, passata dal 5% al 14% in meno di venticinque anni. La sola Cina ha compensato da sola la quota di prodotto aggregato perduta a causa del crollo dell’ Unione Sovietica e delle nazioni satellite dell’ Europa orientale, e del declino di Europa occidentale e Giappone. Dalla Figura 4.4 è facile desumere che, se l’ attuale tendenza continuasse per un altro decennio, la Cina metterebbe in discussione la leadership americana nell’ economia mondiale. Anche se diventare la più grande economia del mondo sarebbe un importante traguardo per la Cina, bisogna sottolineare che questo potrebbe avvenire ad un livello di PIL pro capite pari a circa un quarto di quello americano, vista la differenze di popolazione.”” (pag 132) “”Lo sviluppo della Cina, attuale e potenziale, oscura tutte le altre tendenze dell’ economia mondiale. Per esempio, alla Cina si deve attribuire la quasi totalità della riduzione delle disuguaglianze del reddito su scala mondiale.”” (pag 134)”,”ECOI-215″
“GLYN Andrew SUTCLIFFE Bob”,”Sindacati e contrazione del profitto. Il caso inglese. (Tit.orig.: British Capitalism, Workers and the Profits Squeeze)”,”Fondo Palumberi Gli autori, GLYN Andrew SUTCLIFFE Bob, sono due giovani economisti (1974) formatisi ad Oxford ed Harvard. Scrivono per la New Left Review. (v. 4° cop.)”,”MUKx-158″
“GLYN Andrew SUTCLIFFE Bob”,”Sindacati e contrazione del profitto. Il caso inglese.”,”Andrew Glyn e Bob Sutcliffe, due tra i più giovani e brillanti economisti formatisi a Oxford e Harvard, hanno sviluppato in questo libro le idee contenute in un articolo da loro scritto per la New Left Review. Andrew Glyn (nato 1943), dopo gli studi di Politica, filosofia ed economia all’Università di Oxford, ha collaborato come economista con il Ministero del Tesoro, del Commercio, e della Tecnologia, e con il Dipartimento per gli Affari economici. É ora Fellow e Tutor in Economia al Corpus Christi College dell’Università di Oxford. Bob Sutcliffe (nato 1939) ha anche lui studiato Politica, Filosofia ed Economia a Oxford, per poi conseguire il grado di Master of Arts a Harvard. Dopo essere stato Fellow e Tutor in Economia al Jesus College do Oxford, ha svolto attività di ricerca presso l’Istituto di economia dell’Università di Oxford, ed è stato consulente di economia forestale per la Fao.”,”MUKx-020-FL”
“GNOCCHI Didi”,”Odissea rossa. La storia dimenticata di uno dei fondatori del Pci.”,”Storia di Edmondo Peluso, uno dei fondatori del Pci, giramondo libertario e sovversivo, arrestato a Mosca negli anni delle purghe staliniane e fucilato nel 1942. Nato a Napoli nel 1882, emigrante, amico di personaggi come Jack London, Rosa Luxemburg, Liebknecht, Bebel, Kautsky, Laura Marx, nemico dei fascismi, antimilitarista, cittadino del mondo, come amava definirsi, è finito dimenticato in una fossa comune del gulag siberiano. Fu riabilitato soltanto nel 1956. Didi Gnocchi si è imbattuta per caso in questo comunista e ne ha ricostruito il percorso biografico. L’autrice (Pavia 1961) è una inviata speciale. Visita alla figlia di Karl Marx (dai suoi ricordi personali). Incontro con Paul Lafargue, colloquio su Marx feroce critica alla biografia di Marx scritta da Spargo (pag 135-139) Peluso 1941: “”In Urss non c’è alcun socialismo”” (pag 225) Caso confessione-collaborazione Pjatakov (vice di Ordzonikidze all’Industria pesante ed ex presidente della Banca di Stato) raccontato da Rogovin (pag 38)”,”PCIx-349″
“GNOCCHI-VIANI Osvaldo”,”Dieci anni di Camere del Lavoro e altri scritti sul sindacato italiano, 1889-1899.”,”GNOCCHI-VIANI Osvaldo intellettuale socialista non marxista sostenitore del primato del movimento sindacale rispetto al partito ostile e critico verso, il modello tedesco della Seconda Internazionale, creatore di istituzioni operaie. La classe operaia inglese. “”Gli operai inglesi, nella loro grande maggioranza ‘unionista’ (Trade Unions), hanno una profonda stima delle energie spontanee della natura e una diffidenza costantemente vigile verso tutto ciò che è manipolazione artificiosa; (…) L’ operaio inglese afferra un’ idea pratica, sanzionata dalla ragione e dalla scienza, la getta nel laborioso crogiuolo delle sue organizzazioni, ed essa finisce coll’ uscire da quel crogiuolo, trasformata in una imponente marea umana che sale. Coronata da quell’ idea dall’ alloro del trionfo, tutta la vasta organizzazione operaia diventa di quell’ idea una conservatrice tenace e pronta alla battaglia, sia per difenderla, sia per correggere gli inconvenienti, che la sua isolata applicazione può produrre. Fatto un passo – all’ armi per farne un altro! Questo è il criterio di condotta pratica e normale dell’ operaio inglese; criterio che pare venga ora seriamente accolto da quasi tutti gli operai del mondo civile colla istituzione del Primo maggio, il quale ha, per ciò, anche questo alto e generale significato, di essere, cioè, nella storia dell’ operaio moderno, l’ inizio del periodo ‘pratico’, avendone la Internazionale chiuso e riassunto il periodo ‘teorico’.”” (pag 108-109) Gradualismo rivendicativo. “”Al cimento della prova sperimenalistica sono ora le ‘otto ore di lavoro’. Conquistate – e la conquista ha già arriso qua e là agli operai – si inanelleranno dopo con un altro movimento, quello delle retribuzioni, e via via, di moto in moto, finché la marcia sarà finita e l’ ultima meta raggiunta. Ogni stazione pero dev’essere, non un voto all’aria, ma un beneficio in pugno””. (pag 109)”,”MITT-235″
“GNOCCHI-VIANI Osvaldo, a cura di Giovanna ANGELINI”,”Oltre la politica. Valori e istituzioni per una società nuova.”,”Giovanna ANGELINI è ricercatrice di storia delle dottrine politiche presso il Dip. di studi politici e sociali dell’Università di Pavia. Ha scritto ‘Giovanni Bovio e l’alternativa repubblicana’ (1981), ‘Il socialismo del lavoro. Osvaldo Gnocchi-Viani tra mazzinianesimo e istanze libertarie’ (1987). Osvaldo GNOCCHI VIANI (1837-1917) fondatore del Partito operaio, delle Camere del Lavoro, della Società Umanitaria, dell’Università popolare.”,”MITS-385″
“GNOCCHI-VIANI Osvaldo, a cura di Giovanna ANGELINI”,”I sansimoniani. Protagonisti e ideali della città futura.”,”Giovanna ANGELINI insegna storia delle dottrine politiche nella Facoltà di scienze politiche dell’Università di Pavia. Ha curato per la Angeli una raccolta di scritti di Gnocchi-Viani e la monografia: ‘Il socialismo del lavoro. Osvaldo Gnocchi-Viani tra mazzinianesimo e istanze libertarie’ (1987). “”Addentratosi Saint-Simon nel campo inevitabile della Politica, ne subisce le esigenze del tempo, e ammorbidisce la rigidezza di quell’autoritarismo, a cui lo rendeva piuttosto propenso una sua interiore tendenza a un dogmatismo aristocratico. Afferma quindi questi due cardinali principii: ‘il riassorbimento progressivo dell’autorità governativa nei varii organismi della società, che dovevano diventare sempre più autonomi, e la incorporazione definitiva del proletariato nella società’. Il primo principio noi lo troviamo, più tardi, pure accolto dal nostro grande Romagnosi, e il secondo riceverà, non solo la confermazione teorica, ma la esaltazione pratica, come fattore attivo e operante nella storia moderna da Carlo Marx””. (pag 83-84) [GNOCCHI-VIANI Osvaldo, a cura di Giovanna ANGELINI, I sansimoniani. Protagonisti e ideali della città futura, 1996]”,”SOCU-176″
“GNOCCHI-VIANI Osvaldo, a cura di Giovanna ANGELINI”,”I sansimoniani.”,”Giovanna Angelini insegna storia delle dottrine politiche nella Facoltà di scienze politiche dell’Università di Pavia. “”Oh! con quanta tristezza, con quanto dolore, Saint-Simon deve aver visto e toccato con mano che al vagheggiato rinnovamento sociale veniva a mancare la cooperazione di quelle masse povere, che stavano in cima ai suoi pensieri! E con quanta riluttanza dovette verificare e confessare che le masse non erano ancora beneficiate della capacità di applicarsi a lavori scientifici; che la dottrina ch’egli elaborava, non potendo da esse essere capita, si isolava come una dottrina privata e segreta, e che, per conseguenza, non essendo le masse accessibili se non a sensazioni emozionanti e a predicazioni sentimentali e mistiche, era necessità di vita ch’egli facesse alcune concessioni al misticismo religioso. Avrebbe fatto lo stesso, se il proletariato avesse offerto segni e prove di risveglio dal suo torpore secolare e di volontà d’emanciparsi dalla lunga servitù?”” (pag 80-81)”,”SOCU-179″
“GNOLI Raniero BALLHATCHET Kenneth A. DE-CASPARIS John G. SMITH Ralph B. VAN-DER-KROEF Justus M. BENDA Harry J.”,”La civiltà indiana.”,”Gli storici e le fonti occidentali. “”Per il periodo che si estende all’incirca dal 1500 al 1800, durante il quale si verificò un costante sviluppo delle relazioni fra Asia ed Europa, le fonti occidentali sono di grandissimo interesse. Queste fonti sono invero molto ricche e comprendono, oltre alla massa dei documenti delle varie «Compagnie delle Indie» olandesi, inglesi, francesi e danesi, anche documenti ufficiali portoghesi e spagnoli, descrizioni dovute alle missioni cristiane, vari racconti di viaggio e persino lavori storici di carattere enciclopedico, come per esempio ‘Oud en Nieuw Ost Indien’ (Le Indie orientali antiche e moderne) del Valentyn, pubblicato nel 1724-26. La più antica, e forse la più valida di tutte queste opere è ‘The Suma Oriental’ di Tomé Pires, che compose il suo lavoro nella penisola di Malacca e in India fra il 1512 e il 1515, anche se del testo originale portoghese, con la traduzione e le note in inglese, si è potuto disporre solo dal 1944. Le opere di derivazione occidentale, per quanto più facilmente comprensibili (naturalmente da parte degli studiosi occidentali) delle fonti asiatiche, risentono tuttavia anch’esse di gravi carenze. L’interesse per i problemi dell’Asia è sempre stato infatti molto scarso in Europa, a meno che non riguardassero direttamente le compagnie di commercio o i vari governi, ma anche in questo caso sono sorti spesso gravi malintesi, non avendo gli occidentali – commercianti, amministratori o missionari che fossero – una sufficiente conoscenza delle lingue asiatiche e del ‘background’ culturale delle popolazioni di questo continente. Ciò nonostante, le opere occidentali di questo periodo non hanno per molti aspetti che da guadagnare dal raffronto con quelle del XIX e del XX secolo. Sebbene rese più colorite dal fervore religioso, le descrizioni delle società asiatiche non portano traccia del volgare razzismo e del sentimento di superiorità che doveva alterare le narrazioni europee dei secoli successivi. A quest’epoca non erano avvertibili né le carenze tecnologiche né le profonde disparità a livello economico emerse dopo la rivoluzione industriale. Come ho già accennato, alcuni difetti degli scritti occidentali possono tuttavia esser corretti o compensati da uno studio approfondito delle cronache asiatiche”” [J.G. De Casparis, Indonesia, Malesia e Filippine fino agli inizi del secolo XIX] (pag 366-367)”,”INDx-136″
“GOBBI Romolo”,”Chi ha provocato la Seconda Guerra Mondiale? Una revisione nel segno della complessità.”,”L’A è nato a Torino nel 1937. Ha collaborato a ‘Quaderni Rossi’, ‘Classe Operaia’, ‘Contropiano’ (1962-1972). E’ ricercatore di storia all’Univ di Torino. Tra i vari libri pubblicati, c’è ‘Il mito della resistenza’ (1992).”,”USAP-009″
“GOBBI Romolo”,”Fascismo e complessità. Per una critica della storiografia antifascista.”,”Romolo GOBBI è nato nel 1937 a Torino, dove attualmente è ricercatore universitario di storia. Fra i suoi libri ricordiamo: ‘La Fiat è la nostra università’ (1969), ‘Il mito della resistenza’ (1992), ‘Figli dell’Apocalisse’ (1993), ‘Chi ha provocato la Seconda guerra mondiale’. Il fascismo non fu una rivoluzione come dissero i suoi sostenitori. Ma neppure un’ involuzione come vuole l’interpretazione classica di Benedetto CROCE. Fu l’evoluzione di un sistema complesso nato al margine del caos del 1° dopoguerra. Tesi: fascismo sistema complesso nato da 1° GM”,”ITAF-027″
“GOBBI Romolo”,”Chi ha provocato la Seconda Guerra Mondiale? Una revisione nel segno della complessità.”,”Romolo Gobbi è nato a Torino nel 1937. Ha collaborato a ‘Quaderni Rossi’, ‘Classe Operaia’, ‘Contropiano’ (1962-1972). E’ ricercatore di storia all’Univ di Torino. Tra i vari libri pubblicati, c’è ‘Il mito della resistenza’ (1992).”,”QMIS-002-FC”
“GOBETTI Piero”,”La rivoluzione liberale. Saggio sulla lotta politica in Italia.”,”Piero GOBETTI (Torino 1901 – Parigi 1926) ideologo del liberalsocialismo fondò ‘La rivoluzione liberale’ (1922) e ‘Il Baretti’ (1924). Nel 1926, perseguitato dal fascismo emigrò in Francia. Indagò i rapporti tra politica e cultura (‘La rivoluzione liberale’ (1924), ‘Risorgimento senza eroi’ (1926)) (EUG).”,”ITAD-038″
“GOBETTI Piero, a cura di Paolo SPRIANO”,”Coscienza liberale e classe operaia.”,”GOBETTI Piero, “”Bisogna avere il coraggio di affermare che questa è l'””ora di Marx””; pochi tra gli scrittori del secolo storico (degli italiani, solo Cattaneo) si possono rileggere con tanta commozione fremente e sdegnosa. Bisogna ristamparne le pagine di critica della piccola borghesia: sono la critica al fascismo! Alla sua polemica contro il comunismo utopistico e anarchico e contro la democrazia traditrice potremmo mettere i nomi del sovversivismo inconcludente e dell’incertezza socialdemocratica che ci diedero nel dopoguerra, invece della rivoluzione proletaria, la rivolta degli spostati e dei reduci. (…) . In Marx mi seduce lo storico (gli studi sulle lotte di classe in Francia) e l’apostolo del movimento operaio. L’economista è morto, con il plusvalore, con il sogno della abolizione delle classi, con la profezia del collettivismo. In filosofia, il suo hegelismo è un progresso rispetto a Hegel. Il materialismo storico (senza determinismo, che sarebbe un fraintendere il concetto luminoso di rovesciamento della ‘praxis’), e la teoria della lotta di classe sono strumenti acquisiti per sempre alla scienza sociale e che bastano alla sua gloria di teorico””. [Piero Gobetti, L’ora di Marx, 1924] [in Piero Gobetti, Coscienza liberale e classe operaia, 1951]”,”TEOP-233″
“GOBETTI MARCHESINI PROSPERO Ada”,”Diario partigiano.”,”Nata a Torino nel 1902, collabora dal 1918 alla rivista di Piero Gobetti ‘Energie Nove’. Nel 1923 Ada e Piero si sposano e nasce il figlio Paolo (nel 1925, due mesi prima della morte del padre a seguito delle ripetute aggressioni squadriste). Insegnante, traduttrice, autrice di testi scolastici, amica di Croce, studia e traduce testi della letteratura inglese. Si risposa con Ettore Marchesini, collabora con GL Giustizia e Libertà ed è tra i fondatori del Partito d’Azione clandestino. Prende parte con il figlio alla Resistenza. Dopo la Liberazione è vicesindaco di Torino. E’ morta nel 1968. Giancarlo Pajetta e il Pci. “”Ma, qualunque cosa facciano e comunque cerchino d’impostare la cosa, non si può dimenticare che son stati i comunisti a creare i Gruppi di difesa, son comuiste le denne su cui effettivamente, e non solo nominalmente, si fonda il lavoro propagandistico; innegabile è il legame, attento e continuo, tra i Gruppi di difesa e il Partito comunista: la stessa presenza al nostro incontro di Pajetta (che credo della Direzione), mentre nessuno dei miei, per esempio, aveva pensato d’intervenire, dimostrava come i comunisti considerino i Gruppi di difesa come qualcosa di proprio e d’importanza vitale. Ora, per conto mio, io non ho proprio nulla contro i comunisti, a cui va anzi – oltre all’ammirazione, condivisa con Piero, per Gramsci e per il movimento nelle fabbriche – la mia più profonda e direi quasi istintiva simpatia. E più volte ieri, durante l’incontro, mi venne fatto di pesnare con un certo senso d’umorismo che se oggi io non son comunista è forse semplicemente per una risposta che proprio Gian Carlo [Pajetta], allora alquanto dogmatico e settario, mi diede un giorno in cui, stanca e irritata per la deliziosa inconcludenza di un amico in cui s’accentrava in quel momento per me il Movimento “”Giustizia e Liberta”” e affascinata dalla serietà ponderata con cui Gian Carlo mi veniva spiegando certi metodi organizzativi, ero uscita a un tratto ingenuamente a chiedergli: – Mi prendereste a lavorare con voi? – Noi non siamo un rifugio per le anime in pena, – m’aveva risposto con una certa durezza. – Se non è convinta delle nostre idee e dei nostri principi, non la vogliamo -. Avevo incassato la lezione tacendo (…)”” (pag 184-185)”,”ITAR-229″
“GOBETTI Piero, a cura di Gianluca SCROCCU”,”La “”rigenerazione”” dell’Italia e la politica del primo dopoguerra: gli anni di «Energie Nove».”,”Gianluca Scroccu, dottore di ricerca in storia contemporanea, è borsista presso il Dipartimento di Storia, Beni culturali e Territorio dell’Università di Cagliari (2014). Tra le sue pubblicazioni: ‘Alla ricerca di un socialismo possibile. Antonio Giolitti dal Pci al Psi’, Carocci, 2012. Piero Gobetti e la questione del socialismo “”La questione del socialismo fu al centro di diversi articoli di «Energie Nove», inserita da Gobetti in un discorso più generale sulla ricostruzione del tessuto politico nazionale e che, come tale, andava ben al di là di quelli che erano gli attacchi contingenti contro i socialisti “”disfattisti”” (111). In questo senso due sono le forze su cui si basa questa concezione aristocratica di Gobetti, presente in maniera evidente già in questa fase antecedente alle analisi più approfondite del periodo di «La Rivoluzione Liberale»: una è l’attenzione per le minoranze attive e consapevoli colte, l’altra è quella relativa alla declinazione in positivo dei Consigli Operai, visti come un evento liberale, così come paradossalmente sarebbe stata nelle sue valutazioni la Rivoluzione russa. Quest’ultima, infatti, per Gobetti, non doveva essere ridotta esclusivamente al suo legame col bolscevismo, ma come momento più generale di dinamica rottura politica in grado di superare un passato con cui non aveva nulla a che fare. Anche per questo era necessario inquadrare criticamente Lenin sotto una luce diversa, rifiutando qualsiasi accostamento della sua opera con Marx o comunque con l’esperienza del socialismo tedesco o italiano. Questo quadro Gobetti lo aveva già chiaro, tanto da scriverne ad Ada Prospero il 17 settembre del 1919: «La simpatia che io provo per Trotsky e Lenin sta nel fatto che essi in un certo modo sono riusciti a realizzare questo valore. Ed è molto» (112)”” (pag 25-26) [P. Gobetti, a cura di Gianluca Scroccu, ‘La “”rigenerazione”” dell’Italia e la politica del primo dopoguerra: gli anni di «Energie Nove»’, Biblion edizioni, Milano, 2014] [(111) Cfr. M. Gervasoni, ‘L’intellettuale come eroe’, cit., p. 33; (112) Lettera di Piero Gobetti ad Ada Prospero del 17 settembre 1919, in P. Gobetti, ‘Carteggio 1918-1922’, cit., pp. 32-3]”,”ITAD-155″
“GOBETTI Ada”,”Camilla Ravera. Vita in carcere e al confino. Con lettere e documenti.”,”‘Camilla Ravera, già in Ordine Nuovo, mitica segretaria inafferrabile del P.C.I. clandestino nel 1926-7, spietatamente segregata nel 1930, 4 carceri, confino. Le lettere occupano ben 240 pp. senza contare quelle nelle 90 pp. di Appendice’ v. foto di gruppo con Togliatti, la cognata di Terracini, Camilla Ravera, Alma lex e la nipote di Terracini in braccio, con Leonetti al centro, estate 1923 (Angera, Lago Maggiore, parco della villetta dove aveva sede il primo centro clandestino) Incontro con Lenin. (ottobre 1922) “”Fu in questo il suo primo soggiorno a Mosca che conobbe personalmente Lenin. Un mattino, poco prima dell’inizio del Congresso, Bordiga le disse che sarebbe stato ricevuto da Lenin; voleva accompagnarlo? L’emozione e l’esultanza di Camilla s’espressero con tale impeto, insolite in lei sempre così moderata e composta, che Bordiga non poté fare a meno di mettersi a ridere. Ma lasciamo a lei la parola (…)”” (pag 25-26) (Camilla Ravera ‘I miei incontri con Lenin’ in ‘Komosomolskaia Pravda’, 15 novembre 1922)”,”PCIx-485″
“GOBETTI Ada”,”Camilla Ravera. Vita in carcere e al confino. Con lettere e documenti. GIA’ INSERITO IN ARCHIV”,”‘Camilla Ravera, già in Ordine Nuovo, mitica segretaria inafferrabile del P.C.I. clandestino nel 1926-7, spietatamente segregata nel 1930, 4 carceri, confino. Le lettere occupano ben 240 pp. senza contare quelle nelle 90 pp. di Appendice’ v. foto di gruppo con Togliatti, la cognata di Terracini, Camilla Ravera, Alma lex e la nipote di Terracini in braccio, con Leonetti al centro, estate 1923 (Angera, Lago Maggiore, parco della villetta dove aveva sede il primo centro clandestino) Incontro con Lenin. (ottobre 1922) “”Fu in questo il suo primo soggiorno a Mosca che conobbe personalmente Lenin. Un mattino, poco prima dell’inizio del Congresso, Bordiga le disse che sarebbe stato ricevuto da Lenin; voleva accompagnarlo? L’emozione e l’esultanza di Camilla s’espressero con tale impeto, insolite in lei sempre così moderata e composta, che Bordiga non poté fare a meno di mettersi a ridere. Ma lasciamo a lei la parola (…)”” (pag 25-26) (Camilla Ravera ‘I miei incontri con Lenin’ in ‘Komosomolskaia Pravda’, 15 novembre 1922)”,”PCIx-488″
“GOBETTI MARCHESINI PROSPERO Ada”,”Diario partigiano.”,”Dopo la liberazione Ada Gobetti è stata vicesindaco di Torino, e membro della Consulta Nazinale.”,”ITAR-009-FSD”
“GOBETTI Piero, a cura di Paolo BAGNOLI”,”Matteotti.”,” ‘Il socialismo in Italia fu più il tribuno che il politico, e ne venne una classe dirigente di avvocati penalisti, oratori facondi invece che dottori di diritto…’ “”Il partito socialista in Italia, durante tren’anni, continuò gli storici costumi dei congressi, dei comizi, col culto del bell’oratore come Enrico Ferri, con l’abitudine ai convegno che terminano in una formidabile pappatoria. Era anch’esso italiano sebbeno il freno naturale del proletariato e della stessa lotta intrapresa non lo lasciassero giungere mai, nemmeno quando lo guidò un romagnolo come Mussolini, alle raffinatezze e ai capolavori sagraioli di entusiasmo e di devozione gaudente che dovevano essere la caratteristica e l’essenza del movimento fascista. In realtà il tipo in cui si mostrò il nostro socialismo è più il tribuno che il politico, e ne venne una classe dirigente di avvocati penalisti, oratori facondi invece che dottori di diritto, accomodanti per vanità e per odio della politica. Formarono una specie di classe che esercitava professione di assistere il popolo e di «discutere la situazione» e perciò si scusava di non aver tempo di leggere libri e di farsi una cultura politica realistica. Dovevano rispondere alle lettere degli elettori e trovarsi a caffé per scambiarsi le impressioni e inventare nuove tendenze. Anche dopo che fu deputato, Matteotti repugnò sempre a questi compiti demagogici; rifiutava le raccomandazioni e tutti i casi personali che non implicassero questioni generali di ingiustizia dichiarando: «Per queste cose rivolgetevi a Gallani e a Beghi!»”” (pag 36) [Piero Gobetti, a cura di Paolo Bagnoli, ‘Matteotti’, Edizioni Biblion, Milano 2023]”,”MITS-480″
“GOBETTI Piero”,”Risorgimento senza eroi. Studi sul pensiero piemontese nel Risorgimento. (1926)”,”Primo volume delle ‘Opere di Piero Gobetti edite e inedite’ curate da Santino Caramella. Uscì nelle Edizioni del Baretti nel 1926. Raccoglieva gli scritti lasciati pronti per le stampe. Caramella completò il libro con altri scritti tra i quali ‘La filosofia politica di Vittorio Alfieri’. [Comitato per le Edizioni Gobettiane Presidente Bartolo GARIGLIO Vicepresidente Mario DOGLIANI Componenti: Gian Luigi BECCARIA, Luigi Bonanate, Gian Mario BRAVO, Giovanni CONSO (+), Luciano GALLINO (+), Agostino GIOVAGNOLI, Francesco MALGERI, Claudio PAVONE (+), Cesare PIANCIOLA, Marco REVELLI, Mariuccia SALVATI, Marco SCAVINO, Carlo Augusto VIANO, Giuseppe ZACCARIA, Segreteria Gabriela CAVAGLIA’, Note storico-archivistiche Pierangelo GENTILE e Alessia PEDIO] (al 2017)”,”ITAB-003-FMB”
“GOBETTI Piero”,”Dal bolscevismo al fascismo. Note di cultura politica. (1923)”,”Sottolineature testo di GM Bravo [Comitato per le Edizioni Gobettiane Presidente Bartolo GARIGLIO Vicepresidente Mario DOGLIANI Componenti: Gian Luigi BECCARIA, Luigi Bonanate, Gian Mario BRAVO, Giovanni CONSO (+), Luciano GALLINO (+), Agostino GIOVAGNOLI, Francesco MALGERI, Claudio PAVONE (+), Cesare PIANCIOLA, Marco REVELLI, Mariuccia SALVATI, Marco SCAVINO, Carlo Augusto VIANO, Giuseppe ZACCARIA, Segreteria Gabriela CAVAGLI’, Note storico-archivistiche Pierangelo GENTILE e Alessia PEDIO] (al 2017)”,”ITAD-005-FMB”
“GOBETTI Piero”,”Paradosso dello spirito russo. (1926)”,”Sottolineature di GM Bravo, postfazione di A. Venturi Subito interessato agli avvenimenti della rivoluzione bolscevica, nel 1919 Gobetti ne aveva enunciato il “”paradosso””: l’opera di Lenin e Trotsky al di là delle ideologie, era da considerare come “”la negazione del socialismo”” e dunque l’affermazione del liberalismo sostanziale… La rivoluzione aveva formato una reale “”coscienza politica”” e gettato le basi di uno Stato moderno e elevato la Russia al livello di civiltà dei popoli occidentali. [Comitato per le Edizioni Gobettiane Presidente Bartolo GARIGLIO Vicepresidente Mario DOGLIANI Componenti: Gian Luigi BECCARIA, Luigi Bonanate, Gian Mario BRAVO, Giovanni CONSO (+), Luciano GALLINO (+), Agostino GIOVAGNOLI, Francesco MALGERI, Claudio PAVONE (+), Cesare PIANCIOLA, Marco REVELLI, Mariuccia SALVATI, Marco SCAVINO, Carlo Augusto VIANO, Giuseppe ZACCARIA, Segreteria Gabriela CAVAGLI’, Note storico-archivistiche Pierangelo GENTILE e Alessia PEDIO] (al 2017)”,”RIRO-001-FMB”
“GOBETTI Ada, a cura di Bartolo GARIGLIO”,”L’autunno delle libertà. Lettere ad Ada in morte di Piero Gobetti.”,”Bartolo Gariglio è professore ordianrio di Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Ha pubblicato tra l’altro ‘Con animo liberale. Piero Gobetti e i popolari. Carteggi’ (Angeli, 1997), ‘Progettare il post-fascismo. Gobetti e i cattolici’ (ivi, 2004). Contiene dedica manoscritto dell’autore a GM Bravo.”,”ITAD-011-FMB”
“GOBINEAU Joseph Arthur, Conte, a cura di Michele LESSONA”,”Ricordi di viaggio. Il fazzoletto rosso – Akrivia Frangopulo – La caccia al caribù.”,”Diplomatico e scrittore francese (Ville-d’Avray 1816 – Torino 1882). Entrato nella carriera diplomatica nel 1849, fu segretario a Berna (1849-54), poi ministro di Francia in Persia (1855-58), in Grecia (1864-68), in Brasile e in Svezia (1872-77). Scrisse varie opere fra cui La Renaissance (scene storiche, 1877), l’Histoire des Perses d’après les auteurs orientaux, grecs et latins (1869), libri di viaggio come Trois ans en Asie (1859), romanzi come Les Pléiades (1874), poemi come Amadis (1876). Ma l’opera che gli diede celebrità è l’Essai sur l’inégalité des races humaines (1853-55), in cui, all’interno di uno studio sulla nascita e la decadenza delle civiltà, cercò di dimostrare l’innata diversità di carattere dei singoli popoli, sostenendo il primato della razza “”aria”” e, in essa, dell’elemento germanico. Tale concezione, che rese G. famoso in Germania, ove nel 1894 si costituì a Friburgo una Gobineau-Vereinigung, è stata talora considerata premessa teorica del razzismo nazista. (Trecc) “”Al conte di Gobineau si converrebbe perfettamente quell’appellativo di «poeta della propria vita» che Stefan Zweig attribuì, in uno dei suoi saggi più belli, a Giacomo Casanova, a Stendhal, a Leone Tolstoi per designare quel tipo d’uomo, che senz’essere stato artista (come il Casanova) o essendolo stato (come lo furono, e grandi, i due altri, ma indipendentemente, in tal caso, dalla concreta attuazione d’un mondo poetico nell’opera, staccata dal suo creatore), ha saputo trasfondere la sua visione poetica nella vita, quasi facendo di questa, in sè e per sè, un’opera d’arte”” (pag 5, introduzione)”,”ASGx-031-FFS”
“GODART Louis”,”L’invenzione della scrittura. Dal Nilo alla Grecia.”,”Louis Godart (n. in Belgio) ha studiato presso le Univ. di Lovanio, Bruxelles e Sorbona di Parigi. Ha poi insegnato all’Università di Napoli ed è stato membro dell’Accademia dei Lincei. Dal 1982 è stato direttore della missione archeologica dell’Univ. di Napoli a Creta. Si è occupato e ha pubblicato opere sulle scritture egee.”,”ASGx-002-FSD”
“GODDARD Jean-Christophe MABILLE Bernard a cura; saggi di Monique LABRUNE Jean-Louis CHEDIN Daniel LOAYZA Guy PALAYRET Charles RAMOND Christian LAZZERI Jean-Christophe GODDARD Daniel LANCEREAU Bernard MABILLE Frédérique ILDEFONSE Jacques D’HONDT Monique CASTILLO Etienne TASSIN Yves ROUSSEL”,”Le pouvoir.”,”Saggi di Monique LABRUNE Jean-Louis CHEDIN Daniel LOAYZA Guy PALAYRET Charles RAMOND Christian LAZZERI Jean-Christophe GODDARD Daniel LANCEREAU Bernard MABILLE Frédérique ILDEFONSE Jacques D’HONDT Monique CASTILLO Etienne TASSIN Yves ROUSSEL Contiene il saggio ‘Marx et la Terreur’ di Jacques D’HONDT (pag 229-246) “”On relèvera, ça et là, dans l’oeuvre de Marx et Engels quelques allusions à Robespierre et à Saint-Just qui ne sont pas complètement défavorables. Mais, en général, quand ils leur consacrent quelques lignes, c’est pour critiquer très vivement leurs idées et leur conduite. Ces deux hommes n’ont pas bien compris leur temps. Il fallait être aveugle à la réalité pour vouloir édifier, dans une révolution bourgeoise qui ratifiait le triomphe de l’argent, une république petite-bourgeoisie fondée sur la vertu. Et la terreur n’y pouvait suffire.”” (pag 234) [‘Marx et la Terreur’ di Jacques D’Hondt, in ‘Le pouvoir’ a cura di Goddard e Jean-Christophe Mabille Bernard, 1994] “”C’est dans les terroristes qu’il démasque les vrais terrorisés, et il ne les ménage guère: “”Le règne de la terreur, écrit-il [Engels] à Marx en Septembre 1870, nous le comprenons comme le règne des gens qui inspirent la terreur aux autres. Or, ‘cest le contraire: c’est le règne des gens qui sont eux-mêmes terrorisés””: De là ce jugement idéologiquement dévastateur: “”La terreur, ce sont en grande partie des atrocités inutiles (nutzlose Grausamkeiten) perpétrées par des gens qui ont eux-même peur et qui cherchent à se rassurer. Je suis convaincu que la responsabilité de la terreur de 1793 retombe presque exclusivement sur le bourgeois effrayés à l’excès et qui se donnent l’allure de patriotes, sur le petits philistins poltrons (hosenscheissende!) et sur la canaille en guenille (Lumpenmob) qui faisait ses affaires grâce à la terreur”” (MEW, XXXII, 1966, p. 53, Lettre d’Engels a Marx du 4 Septembre 1870) [‘Marx et la Terreur’ di Jacques D’Hondt, in ‘Le pouvoir’ a cura di Goddard e Jean-Christophe Mabille Bernard, 1994]”,”TEOP-427″
“GODECHOT Jacques”,”La rivoluzione francese. Cronologia commentata 1787 – 1799.”,”L’A è uno dei D degli Annali Storici della Rivoluzione Francese e P d’onore della Commissione internazionale di storia della rivoluzione francese. E’ autore di numerose opere sul tema.”,”FRAR-089″
“GODECHOT Jacques”,”Napoleone.”,” Jacques Godechot Chi è Napoleone? Vita ed epilogo del genio militare. Jacques Godechot è ancora oggi considerato uno dei punti di riferimento più autorevoli della storiografia napoleonica. La ben nota figura di Bonaparte quale imperatore dei francesi e re d’Italia, legislatore e abilissimo stratega militare, nonché artefice della definitiva trasformazione dell’ancien régime in società borghese, si trova qui delineata in quello che è un affresco insolito e originale, impreziosito dalle testimonianze di personaggi del calibro di Metternich, sir Walter Scott, Rostopc in e sir Hudson Lowe. Il volume mette in campo una vasta documentazione per offrire un ritratto a tutto tondo dell’uomo, dalla genialità e audacia senza eguali, che ha segnato in modo indelebile la storia del XIX secolo. Jacques Godechot (1907-1989), è stato uno storico francese, professore all’Università di Tolosa. I suoi studi si sono concentrati sul rapporto tra poteri civili e militari nel periodo del Direttorio e sulla formazione e la centralizzazione degli istituti di amministrazione statale nella Francia repubblicana e napoleonica. Conosciuto per aver esteso l’ambito di studio degli avvenimenti relativi alla Rivoluzione francese, ha sviluppato queste sue idee nei volumi La grande nation (1956), Les révolutions (1963) e L’Europe et l’Amérique à l’époque napoléonienne (1967 RES GESTAE Pagine: 454 Data di pubblicazione: 2015″,”FRAN-005″
“GODECHOT Jacques”,”Storia dell’ Italia moderna 1770-1970. 1. Il Risorgimento.”,”GODECHOT (1907), storico di larga notorietà è autore fin dal 1941 di una serie di volumi sulla Rivoluzione e sull’Impero. E’ decano alla Facoltà di lettere e scienze umane di Toulouse. Ha pubblicato: -Les institutions de la France sous la Revolution et l’Empire, 1952 -La grande Nation, 1956 -Les Revolutions, 1963 -La prise de la Bastille, 1965 -Napoleon, 1969 -Les constitutions de la France depuis 1789, 1970″,”ITAB-011″
“GODECHOT Jacques”,”La presa della Bastiglia.”,”Nato a Luneville nel 1901, J. GODECHOT studiò a Nancy e a Parigi. Dopo aver insegnato al liceo Kleber di Strasburgo nel 1933-1935 e all’ Ecole Navale nel 1935-1940, fu nominato nel 1945 professore all’ Univ di Toloso, dove è attualmente (1969) preside della facoltà di lettere. Nella sua vasta produzione scientifica vanno segnalati: -Les Commissaires aux armées sous le Directoire (1941) -Histoire de l’ Atlantique (1947) -Les institutions de la France sous la Revolution et l’ Empire (1952) -Histoire de la societé francaise sous la Revolution et l’ Empire (1953) -La Grande Nation (1956) -La Contrerevolution (1961)”,”FRAR-181″
“GODECHOT Jacques”,”Talleyrand.”,”GODECHOT, dal 1945 professore di storia contemporanea all’ Università di Tolosa (facoltà di lettere), e dal 1961 decano di tale facoltà, è uno dei presidenti della Societé des etudes robespierristes e presidente della Societé d’ histoire de la Revolution de 1848. Ha scritto molte opere (v. retrocopertina). “”L’ avvenimento, tuttavia, che segna l’ apogeo della carriera di Talleyrand all’ Assemblea costituente, fu la festa della Federazione, il 14 luglio 1790. Il ruolo che egli vi svolse lo mise in vista e lo fece conoscere in tutto il paese. (…) Talleyrand fu incaricato di celebrare la messa, attorniato da un coro di quattrocento fanciulli; lo fece con una compunzione apparente, ma poco sincera. (…) La sera, smessi gli abiti episcopali, Talleyrand si recò in una celebre casa da gioco, ove guadagnò somme considerevoli. La messa del 14 luglio 1790 fu, d’altronde, l’ ultima che egli celebrò in pubblico.”” (pag 19).”,”BIOx-068″
“GODECHOT Jacques”,”La presse ouvrière 1819-1850. Angleterre – Etats-Unis – France – Belgique – Italie – Allemagne – Tchécoslovaque – Hongrie.”,”Saggi di Michael Z. BROOKE Dorothy THOMPSON Edward PESSEN Karl OBERMANN R.. GOSSEZ Robert DEMOULIN Giuliano GAETA Frolinde BALSER Gerard BECKER Karol NOVOTNY e Jiri KORALKA Tibor ERENYI e Gabor KEMENY. Nascita di “”Die Revolution””. “”Però la corrente dei rifugiati si accresce: la fine dell’ anno segna l’ arrivo in America degli amici e partigiani di Marx e di Engels, tra gli altri Joseph Weydemeyer. Arrivato nel novembre 1851 con la sua famiglia a New York, questi fa immediatamente un giro d’ orizzonte prima di decidere ad esplorare le possibilità di edizione e di pubblicazione. La sua lettera del 1° dicembre 1851 descrive nel dettaglio le sue prime impressioni che sulla stampa germano-americana si riconducono a ben presto a questa: “”una vera cloaca””.”” (pag 75-76)”,”MOIx-023″
“GODECHOT Jacques”,”Les revolutions, 1770-1799.”,”Notizie sulla Societé des études robespierristes (Società di studi robespierristi) fondata nel 1907 da Albert MATHIEZ ee Charles VELLAY. (pag 13) Querelle tra storici rivoluzionari e conservatori. “”L’anno stesso in cui apparve il primo volume dell’ Histoire de la Revolution francaise’ di Michelet, due altre opere sullo stesso soggetto erano messe in vendita: l’ Historie des Girondins di Lamartine e l’ Histoire de la Revolution di Louis Blanc. Più poeta e molto meno storico di Michelet, Lamartine ha redatto un’ opera di circostanza dove gli errori pullulano (…)””. (pag 242)”,”STOx-101″
“GODECHOT Jacques a cura; testi di K. MARX P.-J. PROUDHON A. BLANQUI CRISTINA DI BELGIOSO C. PISACANE L. MIEROSLAWSKI M. BRIGNOLI A. BLANQUI”,”Le rivoluzioni del 1848.”,”Testi di K. MARX P.-J. PROUDHON A. BLANQUI CRISTINA DI BELGIOSO C. PISACANE L. MIEROSLAWSKI M. BRIGNOLI. “”La parola “”socialismo”” – e dunque la nozione corrispondente – ha fatto la sua comparsa, come il termine “”nazionalismo””, soltanto alla fine del XVIII secolo, ad opera degli scritti di pensatori politici italiani, e, in Francia, di quelli del celebre Drouet, colui che riconobbe Luigi XVI al momento della fuga a Varennes. Il termine ebbe però un senso totalmente diverso da quello che assunse più tardi; designò infatti i rapporti tra gli uomini che vivono fuori dal “”contratto sociale””, e dunque i sistemi autoritari e dittatoriali. La parola socialismo assumerà il significato attuale, di dottrina designata a migliorare la società attraverso uno sconvolgimento delle strutture sociali, soltanto verso il 1830. Eppure, poco prima della Rivoluzione, i filosofi avevano spiegato che, per rendere l’ uomo più felice, era necessario trasformare le strutture della società: Rousseau e più ancora Mably e Morelly avevano immaginato dei modelli di nuove società: gli ultimi due proponevano persino la comunione dei beni, ma il loro comunismo aveva i caratteri dell’ utopia””. (pag 147)”,”QUAR-055″
“GODECHOT Jacques”,”La Grande Nazione. L’espansione rivoluzionaria della Francia nel mondo, 1789-1799.”,”Tra gli storici francesi, Jacques Godechot, professore nella Facoltà di Lettere di Tolosa, di cui è attualmente anche il ‘doyen’, è indubbiamente uno di quelli più noti agli studiosi italiani. Fu la sua tesi di dottorato su Les Commissaires aux armées sous le Directoire (1941), dedicata all’analisi dei rapporti tra poteri civili e poteri militari in quel periodo, a dare inizio, insieme con l’opera del Cantimori sugli Utopisti e riformatori italiani (1943).”,”FRAR-007-FL”
“GODECHOT Jacques”,”La presse ouvrière, 1819-1850. Angleterre – Etats-Unis – France – Belgique – Italie – Allemagne – Tchécoslovaque – Hongrie.”,”Saggi di Michael Z. BROOKE Dorothy THOMPSON Edward PESSEN Karl OBERMANN R.. GOSSEZ Robert DEMOULIN Giuliano GAETA Frolinde BALSER Gerard BECKER Karol NOVOTNY e Jiri KORALKA Tibor ERENYI e Gabor KEMENY.”,”MOIx-001-FV”
“GODECHOT Jacques”,”L’Europe et l’Amérique a l’époque napoléonienne (1800-1815).”,”GODECHOT Jacques: nato a Lunéville (Francia) il 3 gennaio 1907, morto a Saint Lary Soulan (Fr) il 24 agosto 1989. All’epoca della pubblicazione era Preside della Facoltà di Lettere e Scienze umane dell’Università di Tolosa (Francia). Storico della Rivoluzione francese, a Strasburgo incontrò FEBVRE Lucien e BLOCH Marc fondatori degli Annali di Storia economica. Per le sue origini ebraiche venne destituito dall’insegnamento secondario ad opera del regime di Vichy. GODECHOT J. è noto tra gli storici in particolare per aver esteso l’ambito degli avvenimenti della Rivoluzione francese sia nel tempo che nello spazio secondo la sua teoria storiografica della “”Rivoluzione occidentale”” o “”atlantica””.”,”FRAN-116-FSL”
“GODEFROY Thierry LASCOUMES Pierre”,”Le capitalisme clandestin. L’illusoire régulation des places offshore.”,”GODEFROY Thierry è economista ricercatore (ricerche sociologiche sul diritto e le istituzioni penali) (CESDIP-CNRS); LASCOUMES Pierre sociologo e giurista fa parte del CEVIPOF-CNRS (Centro di studi della vita politica francese).”,”ECOI-285″
“GÖDEL Kurt, a cura di Edoardo BALLO Silvio BOZZI Gabriele LOLLI Corrado MANGIONE”,”Opere. Volume 1. 1929 – 1936.”,”Kurt Gödel (Brno 1906 – Princeton 1978) emigrò nel 1940 dall’Austria negli Stati Uniti, dove trovò una posizione stabile all’Institute for Advanced Study. É considerato uno dei più grandi logici di tutti i tempi.”,”SCIx-293-FL”
“GÖDEL Kurt, a cura di Edoardo BALLO Gabriele LOLLI Corrado MANGIONE”,”Opere. Volume 2. 1938 – 1974.”,”Kurt Gödel (Brno 1906 – Princeton 1978) emigrò nel 1940 dall’Austria negli Stati Uniti, dove trovò una posizione stabile all’Institute for Advanced Study. É considerato uno dei più grandi logici di tutti i tempi.”,”SCIx-294-FL”
“GÖDEL Kurt, a cura di Edoardo BALLO Gabriele LOLLI Corrado MANGIONE Paolo PAGLI”,”Opere. Volume 3. Saggi inediti e conferenze.”,”Kurt Gödel (Brno 1906 – Princeton 1978) emigrò nel 1940 dall’Austria negli Stati Uniti, dove trovò una posizione stabile all’Institute for Advanced Study. É considerato uno dei più grandi logici di tutti i tempi.”,”SCIx-295-FL”
“GÖDEL Kurt, a cura di Edoardo BALLO Gabriele LOLLI Corrado MANGIONE Paolo PAGLI”,”Opere. Volume 4. Corrispondenza A-G.”,”Kurt Gödel (Brno 1906 – Princeton 1978) emigrò nel 1940 dall’Austria negli Stati Uniti, dove trovò una posizione stabile all’Institute for Advanced Study. É considerato uno dei più grandi logici di tutti i tempi.”,”SCIx-296-FL”
“GÖDEL Kurt, a cura di Edoardo BALLO Gabriele LOLLI Corrado MANGIONE Paolo PAGLI”,”Opere. Volume 5. Corrispondenza H-Z”,”Kurt Gödel (Brno 1906 – Princeton 1978) emigrò nel 1940 dall’Austria negli Stati Uniti, dove trovò una posizione stabile all’Institute for Advanced Study. É considerato uno dei più grandi logici di tutti i tempi.”,”SCIx-297-FL”
“GODELIER Maurice SEVE Lucien”,”Marxismo e strutturalismo. Un dibattito a due voci sui fondamenti delle scienze sociali.”,”GODELIER Maurice lavora al Laboratorio d’ Antropologia sociale del College de France sotto la guida di Claude LEVI-STRAUSS. E’ autore tra l’ altro di ‘Rationalité et irrationalité en economie’ (MASPERO, 1969). SEVE Lucien ha pubblicato un libro intitolato ‘Marxisme et theorie de la personnalité’ (1969).”,”TEOC-161″
“GODELIER Maurice”,”Teoría marxista de las sociedades precapitalistas.”,”””Nel 1875, Engels, nella sua polemica con Tkacev (Tchakov) e i bakuninisti (Sui rapporti sociali in Russia, Volksstaat’, aprile 1875) incentra la sua analisi sui fondamenti del potere dello Stato russo e sulla possibilità di una rivoluzione che porti il socialismo in Russia senza passare per la tappa del capitalismo””. (pag 84)”,”MADS-375″
“GODELIER Maurice, a cura di Mario DE-STEFANIS e Alessandro CASICCIA”,”Antropologia, storia, marxismo.”,”Maurice GODELIER studioso di fama mondiale è noto per i suoi contributi al problema del concetto marxiano di modo di produzione asiatico. E’ agregé (1970) di filosofia all’Ecole Nationale Superieure. Insegna antropologia economica all’Ecole Pratique des Hautes Etudes e conduce ricerche nell’ambito del ‘Laboratorio di antropologia sociale’ del Collège de France. Ha scritto tra l’altro ‘La moneta di sale’ e ‘Sulle società precapitalistiche’ (scelta di scritti di Marx Engels e Lenin)”,”TEOC-533″
“GODELIER Maurice, antologia di testi di F. ENGELS K. MARX”,”Sobre el modo de producción asiático.”,”””El futuro de Rusia es muy importante para la clase trabajadora alemana en razón de que el Imperio ruso actual es el último gran sostén de todas las fuerzas reaccionarias de Europa. Esto quedó probado en 1848 y 1849. Es porque Alemania no hizo una insurrección en Polonia en 1848, ni declaró la guerra al zar ruso (como había pedido el ‘Neue Rheinische Zeitung’ desde el principio), que este mismo zar pudo en 1849 aplastar la revolución húngara que había llegado a las puertas de Viena, juzgar en 1850, en Varsovia, a Austria y Prusia y a los estados alemanes menores, y, finalmente, restablecer el antiguo ‘Bundestag’ alemán”” [F. Engels, Las condiciones sociales en Rusia] [in Maurice Godelier Friedrich Engels Karl Marx, Sobre el modo de producción asiático, 1969] (pag 149)”,”MAED-386″
“GODELIER Maurice”,”Au fondement des sociétés humaines. Ce que nous apprend l’anthropologie.”,”GODELIER Maurice, ex direttore scientifico del dipartimento delle scienze dell’uomo e della società al CNRS. E’ direttore di studi all’EHESS.”,”TEOS-233″
“GODELIER Maurice, a cura di Franco CURTI”,”L’ideale e il materiale. Pensiero, economie, società.”,”””Marx non ha inventato il concetto di classe. Lo ha recepito attraverso una doppia filiazione: quella degli economisti francesi ed inglesi (Quesnay, Smith, Ricardo…) e quella degli storici, soprattutto francesi, della borghesia (Guizot, A. Thierry…)”” (pag 241) Contiene l’appendice: ‘Nota sui due usi e i due sensi della parola ‘classe’ di Marx’ (pag 239-246) (sulla distinzione tra ordine (Stand) e classe (Klasse) in Marx. Marx utilizza la parola classe con due diversi intenti (pag 239) “”La nozione di classe in Marx costituisce l’oggetto , da parecchi decenni, di controversie senza che si registri un esito definitivo, sembra, malgrado la marea di articoli e di libri che suscita. Ci è parso confacente al buon metodo ritornare sui testi stessi di Marx in cui si trovano impiegate le parole ‘Stand’ (ordine, stato) e ‘Klasse’ (classe) per analizzarne con precisione il contesto teorico. Questa rilettura ci ha permesso di constatare che Marx utilizza la parola classe con due diversi intenti, conferendole in tal modo due significati che talvolta si oppongono: un significato ristretto che designa i gruppi sociali che compongono la società capitalistica moderna, e tra i quali esistono dei rapporti di dominio e di sfruttamento fondati ‘esclusivamente sul posto’ distinto di questi gruppi ‘nel processo’ capitalistico ‘di produzione’, vale a dire fondati contemporaneamente sulla loro situazione in rapporto ai mezzi di produzione ed ai risultati del processo di lavoro, e sul loro ruolo nel processo di lavoro. In breve, le classi sono dei gruppi sociali che stanno tra loro in rapporto di dominio e di sfruttamento per delle ragioni che sono esclusivamente ‘economiche’, cioè insieme materiali e sociali. In questo senso, le classi della società moderna non sono ordini. Esse nascono dalla dissoluzione della società feudale, si contrappongono agli ordini, e infine li sostituiscono quando questi vengono meno, sia per cause proprie, sia per effetto di rivoluzioni sociali. Nel secondo significato, il concetto di classe viene utilizzato in modo generico, cioè un modo che sottintende tanto gli ordini e le caste delle società precapitalistiche, quanto le classi della società capitalistica. Questo uso generico provoca l’effetto di annullare le specifiche differenze tra ordine, casta e classe, e fa sì che Marx impieghi perciò in modo equivalente l’uno o l’altro termine per designare gli ordini delle società statuali precapitalistiche, antiche e feudali. Si trovano questi due usi del concetto di classe tanto nell”Ideologia tedesca’ (1845-1846), quando nel ‘Manifesto del partito comunista’ (1848), ma in proporzioni inverse. Nell”Ideologia tedesca’ la distinzione tra ordine e classe è tracciata con cura, ed è il concetto specifico che prevale. Nel ‘Manifesto’, opera dedicata alla lotta politica, vi predomina il concetto generico. L’accento allora viene qui messo ad arte sull’esistenza di classi e sul ruolo della lotta di classe nella storia. Ci si deve domandare cosa abbia spinto Marx, solitamente scrupoloso onde evitare un uso anacronistico dei concetti, a utilizzare nel senso generico quello di classe, a cancellare la differenza specifica con quello di ordine, e, di conseguenza, a generalizzare per altre epoche e per altre società un concetto che, strettamente parlando, non si applica che alle società capitalistiche moderne (e, beninteso, oggi anche alle società che si proclamano socialiste). La nostra risposta è che Marx sia stato portato a sostituire il termine di classe a quello di ordine ed a considerarli equivalenti allo scopo di mettere ‘in evidenza’ due idee: che gli ordini, come le classi, poggiano su rapporti di sfruttamento e di oppressione, e che la loro nascita e la loro scomparsa corrispondono a tappe diverse dello sviluppo della produzione delle condizioni materiali d’esistenza, quali che siano le spiegazioni, spesso ampiamente illusorie, che ogni epoca, ogni società, ha potuto dare di se stessa. In definitiva, per Marx, il modo di produzione capitalistico, sviluppandosi, avrebbe fatto apparire, per la prima volta nella storia dell’umanità, il ruolo determinante dello sviluppo delle forze produttive e dei rapporti di produzione nell’evoluzione della società e della storia. E’ la presa di coscienza di questo ruolo determinante, fino ad allora occultato o negato, che dispiega in piena luce il carattere, spesso ampiamente illusorio, delle interpretazioni che ogni società si dava di se stessa e dell’universo. Il materialismo storico di Marx non è nient’altro che la generalizzazione di queste concezioni teoriche a tutte le epoche anteriori e ulteriori della storia dell’umanità. Fatto che Marx puntualizzò nell”Ideologia tedesca’. «Finora tutta la concezione della storia ha puramente e semplicemente ignorato questa base reale della storia oppure l’ha considerata come un semplice fatto marginale, privo di qualsiasi legame con il corso storico. Per questa ragione si è sempre costretti a scrivere la storia secondo un metro che ne sta al di fuori… Il rapporto dell’uomo con la natura è quindi escluso dalla storia, e con ciò è creato l’antagonismo fra natura e storia. Questa concezione quindi ha visto nella storia soltanto azioni di capi, di Stati e di lotte religiose e in generale teoriche, e in ogni epoca, in particolare, ha dovuto ‘condividere l’illusione dell’epoca stessa’. Se un’epoca, per esempio, immagina di essere determinata da motivi puramente “”politici”” o “”religiosi””, benché “”religione”” e “”politica”” siano soltanto forme dei suoi motivi reali, il suo storico accetta questa opinione» (‘L’Ideologia tedesca’, Roma, 1973, p. 31). Ed ecco la formula generale del materialismo storico: «Individui determinati che svolgono un’attività produttiva secondo un modo determinato entrano in questi determinati rapporti sociali e politici. In ogni singolo caso l’osservazione empirica deve mostrare empiricamente e senza alcuna mistificazione e speculazione il legame [‘Zusammenhang’, la parola potrebbe meglio essere tradotta con «connessione»] fra l’organizzazione [‘Gliederung’] sociale e politica e la produzione» (p. 12). Non è dunque per fare scoprire delle classi nascoste dietro agli ordini, o in essi contenuti, che Marx ha trattato gli ordini come classi. Né per far vedere qualcos’altro che non fossero i fatti già noti agli storici (ed agli etnologi) in modo diverso, ma per ricercare altre ragioni che non fossero quelle avanzate dagli attori della storia. Sul piano linguistico, l’uso della parola classe in Marx non solo è ambivalente, ma anche ambiguo, e questa ambiguità esisterà sempre, giacché ci restano gli scritti. Ma sul piano dell’analisi concettuale, l’ambiguità scompare nel momento in cui vengono ricostruiti i testi attraverso i loro contesti, si ritrova la logica del modo di procedere di Marx, la natura esatta dei suoi interrogativi e delle sue risposte. (…) Marx non ha inventato il concetto di classe. Lo ha recepito attraverso una doppia filiazione: quella degli economisti francesi ed inglesi (Quesnay, Smith, Ricardo…) e quella degli storici, soprattutto francesi, della borghesia (Guizot, A. Thierry…)”” [Maurice Godelier, ‘L’ideale e il materiale. Pensiero, economie, società’, a cura di Franco Curti, Roma, 1985] (pag 239-240-241) “”l’osservazione empirica deve mostrare senza alcuna mistificazione e speculazione il legame fra l’organizzazione sociale e politica e la produzione”””,”TEOS-251″
“GODEMENT François”,”La renaissance de l’Asie.”,”GODEMENT François, specialista della Cina postmaoista e dei grandi problemi internazionali dell’Asia orientale, è professore nell’Istituto di Lingue orientali di cui dirige il dipartimento di commercio internazionale. E’ maitre de recherche all’ Institut française des relations internationales.”,”ASIx-107″
“GODICHEAU Francois”,”Les mots de la guerre d’ Espagne.”,”Comunismi. “”Alla vigilia della guerra , vari partiti rivendicavano in Spagna l’ etichetta comunista. I due principali, il Partito Comunista di Spagna (PCE) e il Partito Operaio di Unificazione Marxista (POUM) erano relativamente deboli e subivano il dominio socialista e anarco-sindacalista sul movimento operaio. I due conobbero però una forte crescita nei mesi precedenti la guerra. Il PCE era ben impiantato nelle Asturie e soprattutto a Siviglia, città che cade molto presto nelle mani dei putschisti. Il POUM pressoché non esisteva che in Catalogna, in particolare a Gerona e Lerida. Il PCE, aderente alla 3° Internazionale, difendeva la politica ufficiale e la linea sovietica definita dal suo capo Stalin. Il POUM, dissidente, si situava nell’ “”opposizione antistaliniana””, senza essere partigiano di Trotsky né di una 4° Internazionale. Malgrado la lunga cooperazione del suo leader Andrés Nin, con il fondatore dell’ Armata Rossa, esso intratteneva soprattutto dei legami con delle organizzazioni socialiste rivoluzionarie europee situate anch’esse tra i due. Un terzo raggruppamento nato alla fine del luglio 1936 in Catalogna, dall’ unione di quattro piccole organizzazioni socialiste e comuniste, il Partito Socialista Unificato di Catalogna, aderirà alla Terza Internazionale.”” (pag 33-34)”,”MSPG-194″
“GODICHEAU François”,”La guerre d’Espagne. De la démocratie à la dictature.”,”GODICHEAU François ex allievo dell’Ecole normale supérieure de Fontenay-Saint-Cloud e ‘pensionnaire’ della Casa de Velazquez, agregé d’histoire e dottore dell’EHESS, è maitres de conférences nell’Istitut d’études ibéro-américaines dell’Università Bordeaux-III. Ha pubblicato altri lavori sul tema della guerra civile spagnola.”,”MSPG-249″
“GODIO Julio a cura; saggi di SOMMI Luis V. ALLENDE Andres R. PEREZ AZNAR A. BECERRA Olegario MIGNONE Emilio F. CUNEO Dardo RATZER José GHIANO Juan C. PAYRO Julio R. BABINI José RODRIGUEZ BUSTAMANTE N. ETCHEPAREBORDA Roberto”,”La revolucion del 90.”,”Gli articoli qui pubblicati sono apparsi sulla Revista de Historia, Buenos Aires, 1957 n° 1. Due correnti del movimento operaio (pag 93) di Dardo CUNEO “”I socialisti tedeschi del ‘Vorwärts’ proseguivano i loro ordinari lavori. Sul giornale, diretto da Juan Schaffer, di mestiere zappatore, apparvero gli articoli firmati dall’ ingegnere Germán Avé Lallement, nei quali l’ autore, intravedeva, attraverso il metodo di analisi attinto dalla sua filiazione marxista, gli aspetti prevalenti dello svolgimento storico argentino.”” (pag 96-97)”,”AMLx-083″
“GODIO Julio”,”La semana tragica de enero de 1919.”,” Capitolo: Los sindacalistas (pag 118-) La comparsa del sindacalismo rivoluzionario in Argentina dopo essere sorto in Europa alla fine del XIX secolo”,”MALx-071″
“GODMAN Peter”,”Hitler et le Vatican.”,”GODMAN Peter è uno di maggiori specialisti di storia del Vaticano. Ha insegnato nell’Università di Tubinga. E’ stato membro del Comitato degli Archivi della Santa Sede. Insegna nell’Università di Roma. Concordato ‘scaduto’ e dura campagna contro la Chiesa. “”Les nazis, selon Bertram, jugeaient le concordat “”périmé””, mais Pacelli, artisan du traité, se comporait comme s’il n’avait pas grand-chose d’autre sur quoi s’appuyer. Le président de la conférence épiscopale de Fulda ne le berçait pourtant d’aucun faux espoir, d’aucune illusion. Bertram lui expliqua tout net que le ministère dépendait entièrement du parti, lequel, selon le cardinal, menait contre l’Eglise une campagne plus violente que tout ce qu’on avait pu voir en Union soviétique”” (pag 167)”,”RELC-308″
“GODOLI Giovanni”,”Sfere armoniche. Storia dell’astronomia.”,”Giovanni Godoli insegna fisica solare all’Università di Firenze. Ha insegnato anche Fisica terrestre e Fisica del Plasma all’Università di Firenze e Astronomia e astrofisica alle Università di Catania e di Firenze. dal 1967 al 1976 è stato direttore dell’Osservatorio Astrofisico di Catania.”,”SCIx-310-FL”
“GODWIN William”,”[An Enquiry Concerning Political Justice and its Influence on General Virtue and Happiness’] [London, 1793, Book VIII: Of Property]. (in russo)”,”‘William Godwin (Wisbech, 3 marzo 1756 – Londra, 7 aprile 1836) è stato un filosofo, scrittore e politico libertario britannico. Pensatore del tardo Illuminismo nonché ispiratore di parte del Romanticismo del Regno Unito, specialmente la “”seconda generazione romantica”” comprendente John Keats, il genero Percy Bysshe Shelley e George Gordon Byron, radicale e repubblicano, è considerato uno dei primi teorizzatori anarchici moderni. L’opera più celebre di Godwin è il saggio Inchiesta sulla giustizia politica in cui esprime un ideale di anarchismo filosofico.’ (wikip)”,”SOCU-015-FMB”
“GOEHRKE Carsten HELLMANN Manfred LORENZ Richard SCHEIBERT Peter”,”Russia.”,”Gli inizi del potere dei soviet. La terra ai contadini. Il problema del superamento dell’arretratezza economica della Russia. “”Immediatamente dopo la rivoluzione d’ottobre, il partito bolscevico tentò dapprima di portare avanti nel paese quel processo rivoluzionario che gli aveva reso possibile la presa del potere. Ciò significava innanzitutto – oltre all’ulteriore democratizzazione dell’esercito – la legalizzazione della rivoluzione agraria e della presa di possesso delle fabbriche da parte degli operai. In questo senso furono concepiti i primi decreti del potere dei soviet. Alla base del decreto sulla terra, che fu promulgato dal secondo congresso dei soviet di tutta la Russia il 26 ottobre 1917, c’era quell’istruzione modello che era stata presentata al primo congresso panrusso dei deputati contadini nel maggio dello stesso anno e che corrispondeva essenzialmente alle tradizionali richieste socialrivoluzionarie. Da questo momento il terreno non poté più essere comprato o venduto, pignorato o alienato in qualsiasi altro modo. Furono fissati inoltre un usufrutto del terreno sulla base del lavoro o dell’uso e una nuova spartizione periodica del terreno stesso. “”L’essenziale””, dichiarò Lenin nel suo ‘Rapporto sulla questione della terra’, “”è che i contadini abbiano la ferma convinzione che i grandi proprietari fondiari non esistono più nelle campagne, che i contadini risolvano essi stessi i loro problemi, che essi stessi organizzino la loro vita”” (1). Anche la legge fondiaria del febbraio 1918 si orientò sui desideri dei contadini, quali erano stati formulati nel programma dei socialrivoluzionari. In base a questa legge tutta la terra passò in usufrutto al popolo lavoratore. Chiunque ne facesse richiesta – indipendentemente dal sesso, dalla religione, dalla nazione o dallo Stato di appartenenza – aveva ora diritto a un appezzamento di terreno. La terra doveva essere distribuita in modo uniforme; affitti e lavoro salariato furono proibiti. Al fine di ottenere il maggior livellamento possibile non si evitò – soprattutto in aree in cui la terra era particolarmente scarsa – di ricorrere anche a nuove distribuzioni del terreno di proprietà dei contadini. Non raramente si comprese in queste spartizioni addirittura la terra dei padroni. In tal modo avrebbe dovuto essere eliminata ogni differenziazione tra i contadini ed essere instaurata un’uguaglianza totale. D’altra parte l’uniformazione del terreno in generale era realizzabile solo sul piano locale, all’interno dei singoli distretti amministrativi. Il sogno dell’intera comunità agricola russa, quello di realizzare un livellamento che si estendesse all’intero Impero russo, non era possibile perchè avrebbe significato il trasferimento di più di venti milioni di contadini. I contadini non volevano trasferirsi, ma avere un appezzamento di terra nella loro patria. Avvenne così che in molte aree fittamente popolate della Russia centrale toccò solo mezzo ettaro di terra per persona, mentre in altre parti del paese rimase incolto terreno più fertile. Nella primavera del 1918 la distribuzione della terra era ormai conclusa nella maggior parte dell’Impero russo. I risultati non corrisposero peraltro ai desideri e alle attese dei contadini. Benché fossero stati distribuiti quasi per intero i possedimenti della nobiltà, dei monasteri, del demanio statale e della famiglia dello zar – per un totale di 150 milioni di desiatine -, l’aumento della terra in dotazione ai singoli contadini rimase in media minimo ed ebbe qualche importanza solo per gli strati della popolazione più miseri. Il generale bisogno di terra rimase pertanto insoddisfatto. Questo fatto si spiega soprattutto pensando che anche prima della rivoluzione i contadini avevano lavorato – per lo più come terra in affitto – quasi la metà del latifondo. Inoltre, in seguito alla nuova legislazione agraria, il numero degli aventi diritto a una quota di terra era maggiore che in passato. Il crollo dell’economia russa e la fame nelle città e nei centri industriali sospinsero milioni di uomini nelle campagne, dove a termini di legge doveva essere ceduta loro una quota di terra. Spesso mancavano anche i mezzi per coltivare la terra avuta per legge. Per i terreni già appartenenti al demanio statale erano necessari innanzitutto grandi investimenti per renderli dissodabili. Così, per la maggior parte dei contadini il significato della rivoluzione agraria risiedette non nel guadagno di terre, ma nel fatto che attraverso l’assegnazione venivano liberati dagli alti affitti e debiti, oltre che dalla dipendenza semifeudale dai proprietari terrieri, dipendenza che in passato era stata la causa principale del loro impoverimento. Mentre i contadini, con l’appoggio del potere sovietico, realizzavano la distribuzione nera, anche gli operai portavano a compimento la loro presa di possesso nei confronti dell’industria. Nel novembre 1917 i loro sforzi furono legalizzati dal decreto sul controllo degli operai. (…)”” (pag 316-317); “”Fin dall’inizio i bolscevichi non ebbero alcun dubbio sul fatto che alla lunga essi non avrebbero potuto affermare il loro potere in un paese agricolo arretrato. Un’agricoltura frantumata in milioni di aziende piccole e minime non costituiva una base sociale stabile. Già nel dicembre 1920 Lenin aveva spiegato, in connessione con la discussione sul piano GOELRO [‘piano per l’elettrificazione e la riorganizzazione dell’industria russa’]: “”Fino a che viviamo in un paese di piccoli contadini, la base economica per il capitalismo è in Russia più solida della base economica per il comunismo””. E aveva aggiunto: “”Solo quando il paese sarà stato elettrificato, solo quando all’industria, all’agricoltura e ai trasporti sarà stata garantita la base tecnica della grande industria moderna, solo allora avremo vinto definitivamente”” (7). Il governo sovietico si teneva dunque fermo alla concezione marxista tradizionale secondo cui il socialismo sarebbe realizzabile solo sulla base di forze tecnico-produttive altamente sviluppate. Si sperava che attraverso l’industrializzazione non solo il paese avrebbe avuto una grande industria moderna, ma l’intera agricoltura avrebbe potuto avere una nuova base tecnica. Non ci si facevano peraltro illusioni sulle difficoltà immense connesse con l’industrializzazione di un paese agricolo arretrato, soprattutto da quando ci si rese conto che i paesi stranieri non erano disposti a dare quel generoso aiuto su cui in principio si era contato. All’inizio degli anni Venti il governo sovietico aveva fatto tutti gli sforzi possibili per ottenere prestiti da Stati stranieri o investimenti privati diretti, offrendo a gruppi finanziari privati concessioni per lo sfruttamento delle risorse del sottosuolo russo e fruttuose partecipazioni in imprese industriali e commerciali russe. Nelle conferenze economiche internazionali tenutesi a Genova e all’Aja nel 1922 i sovietici fecero tutto il possibile per indurre i governi dei paesi dell’Europa occidentale a una cooperazione economica a lungo termine. Questi chiesero però come condizione preliminare il riconoscimento incondizionato dei debiti russi prebellici e bellici e la totale restituzione delle proprietà straniere nazionalizzate e tutta una serie di richieste che, se accettate, avrebbero messo la Russia sovietica in una condizione di dipendenza non diversa da quella della Cina o dell’India. Tutti gli sforzi per ottenere crediti cospicui e a lungo termine erano pertanto destinati al fallimento. L’unico grande credito concesso all’Unione Sovietica fu quello tedesco di 300 milioni di marchi, nel 1926. Anche il grandioso programma di concessioni su cui soprattutto Lenin sperava molto fallì quasi totalmente, nonostante le buone possibilità di profitto per il capitale straniero. Motivi politici e condizioni di lavoro sfavorevoli impedirono investimenti di capitali a lunga scadenza. Nell’anno finanziario 1926-1927 gli investimenti stranieri nell’industria russa non raggiungevano l’1 per cento del capitale d’investimento complessivo”” [Carsten Goehrke Manfred Hellmann Richard Lorenz Peter Scheibert, ‘Russia’, Milano, 1977] [(1) Lenin, Opere scelte, cit., p. 1003; (7) Lenin, Opere complete, vol. 31, Editori Riuniti, Roma, 1967, p. 495]”,”RUSx-187″
“GOETHE J.W.”,”Memorias de la universidad.”,”Sono le memorie di GOETHE relative agli anni trascorsi in lunghi studi all’ Università di Lipsia, poi a Strasburgo, periodo durante il quale si plasmerà il suo talento letterario e il suo gusto estetico.”,”GERx-078″
“GOETHE John Wolfgang, a cura di R. PISANESCHI e A. SPAINI”,”Le esperienze di Wilhelm Meister.”,” “”(…) una missione per cui la formula era già fissata e correva sulle bocche di tutti gli intellettuali: “”dare un teatro nazionale alla Germania””””. (pag 6, prefazione) “”- Non trovo niente di più ragionevole nel mondo, che di trar profitto dalle stoltezze degli altri. – – Non so se sarebbe un piacere più nobile guarire gli uomini dalle loro stoltezze. – – Per come li conosco io, sarebbe un’ aspirazione vana. Perché un solo uomo diventi ricco ed accorto, ci vuol già molto, e il più delle volte ci riesce soltanto a spese degli altri. – (…)”” (pag 59, dialogo tra Werner e Wilhelm)”,”VARx-176″
“GOETHE Volfango”,”Il primo Faust. – Il secondo Faust.”,”2 volumi della Bur rilegati in uno “”O felice chi ancora può sperare di uscir da questo pelago d’errori! Quello che non si sa, potea giovare, e di quello che sai, mai non ti giovi. (…)””. (pag 44, Faust) “”Ho avuto anch’io qualche ora singolare, ma quest’impulso ancor debbo provare. Campi e foreste vengon presto a noia, l’ala all’ uccello mai invidierò. Come diversa intellettuale gioia di foglio in foglio il libro accompagnò! Fin la notte d’inverno è di letizia piena, vita beata tutti i sensi accende, e se tu veneranda spieghi la pergamenta, il cielo intero ai piedi tuoi discende.”” (pag 45, Wagner)”,”VARx-226″
“GOETHE Wolfgang”,”I. Autobiografia (poesia e verità) (parte prima) – II. La Campagna di Francia. L’ assedio di Magonza – III. Roma. Elegie romane – IV. Autobiografia (poesia e verità) (parte seconda).”,”Roma. “”A questo luogo si riannoda tutta la storia del mondo, ed io conto un secondo natalizio, una vera rinascita, dal giorno in cui sono entrato in Roma”” (Goethe) (pag 3, Roma) Il papa. (pag 38, Roma) Code di carrozze e liti nel traffico romano paralizzato. Via del Corso. (pag 71-72) “”Ora, ero giunto proprio nella zona che i proiettili sorvolavano; il suono loro è piuttosto strano come se fosse composto del ronzare della trottola, del gorgogliare dell’acqua, dello zufolare di un uccello. Essi erano meno pericolosi a causa della umidità del suolo; dove uno batteva, là restava affondato e così la mia folle cavalcata di esperimento fu almeno esente dal pericolo dei rimbalzi. In queste circostanze potei tuttavia notare ben presto che accadeva in me qualcosa di insolito; vi prestai un’attenzione minuta, ma nondimeno questo sentimento si potrebbe esprimere solo per mezzo di una similitudine. Sembrava come di essere in un luogo assai caldo, e in pari tempo interamente penetrati dallo stesso ardore così da sentirsi del tutto identificati con l’elemento nel quale ci si trovava. Gli occhi non perdono nulla della loro forza e limpidezza, ma nondimeno è come se il mondo avesse una certa tinta brunorossastra la quale rende più percettibile sia la situazione che gli oggetti. Non ho potuto rilevare nulla riguardo alla circolazione del sangue, ma mi pareva piuttosto che tutto fosse inghiottito in quell’ardore. Da ciò appare chiaro in qual senso si possa chiamar febbre questo stato. Intanto è notevole che questa orribile eccitazione viene prodotta in noi soltanto per via dell’udito, giacché la vera causa di queste sensazioni è il tuonare del cannone, l’ululare, il fischiare, il rombare dei proiettili attraverso l’aria. Quando fui ritornato indietro, e completamente al sicuro, trova notevole che tutto quell’ardore si fosse estinto immediatamente e che non rimanesse la minima traccia di un movimento febbrile. Del resto, questo stato è fra i meno piacevoli, tanto che, anche fra i miei cari e nobili compagni di guerra, ne ho trovato appena uno che avessa manifestata una inclinazione particolarmente viva per esso.”” (pag 56)”,”VARx-272″
“GOETHE Johann Wolfgang”,”Faust. Urfaust. Volume primo.”,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-027-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang”,”Faust. Urfaust. Volume secondo.”,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-028-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang, commento di Herbert von EINEM adattato da Emilio CASTELLANI”,”Viaggio in Italia.”,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-035-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang”,”Wilhelm Meister. Gli anni dell’apprendistato.”,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-036-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang, a cura di Valentina FORTICHIARI”,”Le cento pagine più belle.”,”Mefistofele allo scolaro. “”Mefistofele: ‘Fra poco capirete certamente, quando avrete imparato a incasellare e tutto quanto ben classificare'”” (pag 69) “”Mefistofele: ‘In precedenza ben studiato avrete, i paragrafi a mente imparerete, per persuadervi che ciò ch’ei v’insegna nel libro era già scritto tutto quanto; gli appunti poi prendete con impegno, quasi dettasse lo Spirito Santo'”” (pag 69) “”Mefistofele: ‘Condurvi non vorrei sulla falsa via. Ché per ciò che riguarda questa scienza, evitare l’error si potrà appena; esso segretamente t’avvelena, e dal male alla cura c’è poca differenza. Meglio se anche qui a un solo v’attaccate ed in ‘verba magistri’ poi giurate. Se alla lettera stai, per farla corta, avrai ingresso a quella grande porta che di certezze il tempio t’aprirà. Lo scolaro: ‘Pure, un concetto sotto ci sarà? Mefistofele: ‘D’accordo! Ma il cercarlo non ti sia troppo acerbo. Dove il concetto manca, soccorre a tempo il verbo. Servono le parole egregiamente per costruir sistemi e disputare, per mezzo di parole si diventa credente, da una parola un jota più non si può levare’ (pag 70) (Primo Faust) “”Per il Goethe, la parola “”azione”” significa unione delle forze dello spirito con quelle della materia, una unione dove sentimento, passione, tendere avranno il sopravvento. In questa scelta, ci viene rivelata un’altra caratteristica del temperamento di Faust. Il fatto che Faust usi, per la sua traduzione, la parola azione assume un significato particolare perché egli si avvia, in tal modo, e decisamente, verso quello ‘Streben’, che Mefistofele non comprenderà mai anche perché è qualcosa di oscuro, di irrazionale e ciò ripugna alla sua razionale forma mentis. Uno ‘Streben’ per il quale si può anche errare, deviare, ma che finisce sempre per orientare verso l’alto e Faust e l’uomo”” (nota a pag. 349, volume: ‘Faust e Urfaust. Testo tedesco a fronte volume 1, Feltrinelli, 1994, Universale economica Streben: andare deciso, diritto, tendere verso, aspirare a, innalzarsi, levarsi al cielo”,”VARx-557″
“GOETHE Johann Wolfgang, a cura di Rosita COPIOLI”,”Gli anni di viaggio di Wilhelm Meister, o i Rinuncianti.”,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-042-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang, a cura di Renata CARUZZI”,”Romanzi.”,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-052-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang”,”Faust.”,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia. Di Thomas Mann (1875-1955), premio Nobel per la letteratura nel 1929, BUR ha pubblicato il Tonio Kröger. “”Imperatore. Quanto a codesti, te li lascio! Quale utile l’oscuro può portare? Se qualche cosa ha valore,deve uscire alla luce del giorno. Chi può mai nella notte profonda riconoscere il briccone? Di notte tutte le mucche sono nere, e i gatti grici. Quanto poi a que’ pentoli laggiù pieni d’oro massiccio, tira fuori il tuo aratro e portali arando alla luce del giorno!”” (pag 389) Da collegare con le parole di Hegel, ‘la notte in cui tutte le vacche sono nere’ (o giù di lì)”,”VARx-059-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang, a cura di Lorenzo REGA”,”Viaggio in Italia (1786-1788).”,”Riflessioni sulla natura che turbano lo spirito. “”(…) In casa del conte Friess si davan convegno, oltre i commercianti di oggetti d’arte, anche certi letterati che qui vanno in giro in costume di abate. Non ho trovato però molto gusto a discorrere con questa gente. Appena cominciata la conversazione sulla poesia nazionale, mentre avreste voluto essere illuminati su questo o su quel particolare, potevate esser sicuir che vi avrebbero posta senz’altro la questione: quale dei due, l’Ariosto o il Tasso, debba ritenersi più grande poeta. Voi rispondavate che era da ringraziar Dio e la Natura se avevan largito a una nazione due uomini così insigni, ai quali, secondo il temop, le circostanze, le disposizioni e il modo di sentire, dobbiamo a volta a volta momenti deliziosi. Parole ragionevoli, ma che nessuno vi passava per buone. … (finire) (pag 402-403-404)”,”BIOx-006-FV”
“GOETHE Wolfgang”,”I dolori del giovane Werther.”,”Volubilità. Il wertheriswmo è caotica ricchezza dell’anima goduta con intensità quasi dolorosa in ogni attimo della vita.”,”VARx-029-FV”
“GOETHE Johann Wolfgang”,”Massime e riflessioni.”,”””Non lo si prenda a male. Ma proprio quello che nessuno ammette, che nessuno vuole sentire, dev’essere tanto più spesso ripetuto”” [1218]; “”Per afferrare la verità ci vuole un organo di gran lunga superiore a quello che ci vuole per difendere l’errore”” [1220]; “”Tutte le ipotesi impediscono (…) la riconsiderazione, l’osservazione degli oggetti, dei fenomeni problematici da tutti i lati”” [1221]; “”Teoria e ‘esperienza – fenomeno’ stanno tra loro in costante conflitto. Ogni loro unificazione nella riflessione è illusione. Essi possono essere unificati solo dall’agire”” [1231], “”Si legge molto acconciamento: il fenomeno è una conseguenza senza ragione, un effetto senza causa. All’uomo riesce così difficile trovare ragione e causa perché esse sono tanti semplici da nascondersi allo sguardo”” [1233]; “”L’uomo pensante erra specialmente quando ricerca causa ed effetto: l’una e l’altro costituiscono insieme il fenomeno inscindibile. Chi sa riconoscere ciò è sulla retta via che mena al fare, all’azione”” [1234]; “”Il processo genetico ci guida già su strade migliori, sebbene con ciò non si faccia ancora abbastanza”” [1235]; “”Un grande errore che noi commettiamo è quello di pensare la causa sempre vicina all’effetto, come la corda alla freccia che ne scocca, e tuttavia non possiamo evitarlo, perché causa ed effetto sono pensati sempre insieme e dunque vengono avvicinati nella mente”” [1237]; “”Risalire dall’effetto alla causa è soltanto un procedimento storico, per esempio dall’effetto che un uomo è stato ucciso alla causa del fucile sparato”” [1213]; “”I cerchi del vero si toccano immediatamente; ma negli intermondi l’errore ha abbastanza spazio per espandersi e spadroneggiare”” [1249]; “”Tutto ciò che nasce si cerca spazio e vuole durata; perciò scaccia un’altra cosa dal suo posto e ne abbrevia la durata”” [1252]”” (pag 210-214)”,”VARx-602″
“GOETHE Johann Wolfgang, a cura di Enrico GANNI”,”Dalla mia vita. Poesia e verità.”,”””Dopo la battaglia di Jena (14 ottobre 1806), i francesi saccheggiano Weimar: la casa sul Frauenplan viene risparmiata, ma è proprio a causa di questo drammatico episodio che lo scrittore inizia a pensare alla steusra di un’autobiografia. Due anni più tardi, il 2 e il 6 ottobre 1808, a Erfürt, Goethe viene ricevuto da Napoleone, che lo invita a Parigi e lo esorta a scrivere una tragedia su Cesare. Il 14 ottobre è insignito della Legion d’onore. Sempre nel 1808 pubblica la prima parte di Faust, prima parte della tragedia, e inizia la stesura delle ‘Affinità elettive'”” (pag XLV, cronologia) “”La guerra nella quale da qualche anno eravamo coinvolti, così come la vita borghese in sé e la lettura di romanzi e resoconti storici, ci fecero capire che in molti casi le leggi tacciono e non vanno in soccorso del singolo che deve cercare di trarsi d’impaccio per proprio conto”” (pag 117) “”Fu così che, tradotto e in originale, a brani e integrale, in frammenti ed estratti, Shakespeare prese ad agire sulla nostra cerchia di Strasburgo; e come si hanno persone salde nelle loro conoscenze della Bibbia, noi via via diventammo saldi nella conoscenza di Shakespeare: nelle nostre conversazioni riproducevamo quei vizi e quelle virtù della sua epoca che lui ci aveva disvelato, ci divertivamo con i suoi ‘quibbles’ (cavilli, sofismi, ndr) e gareggiavamo con lui, ora traducendoli ora creandone arditamente di nostri”” (pag 392)”,”BIOx-388″
“GOETHE Wolfgang, a cura di Giuliano BAIONI”,”Inni.”,”””Il gruppo dei cosiddetti inni dal ritmo libero raccolti in questo volume rappresenta una delle massime espressioni poetiche della cultura borghese del Settecento europeo. Il primo, il ‘Wandrers Sturmlied’ fu scritto dal giovane Goethe nella primavera del 1772; l’ultimo, ‘Das Göttliche’, fu composto dal Goethe maturo nel 1783. Tra l’uno e l’altro il decennio più intenso e più tempestoso della vita e dell’opera del poeta. La loro storia è quella dell’ultimo illuminismo tedesco o, se si vuole, dello ‘Sturm und Drang’ e della sua rivoluzione nell’umanesimo del Goethe classico; il loro problema quello della nuova cultura borghese che nell’atto della protesta e della ribellione stürmeriana prende per la prima volta coscienza delle proprie contraddizioni. Sullo sfondo tutto lo sviluppo dell’ ‘Aufklärung’, dalla prima fase giusnaturalista e spinoziano-leibniziana alla seconda della restaurazione wolffiana, alla terza infine del panteismo stürmeriano che recupera tutti i fermenti rivoluzionari delle origini”” (pag 5) (prefazione di Giuliano Baioni)] Prometeo. “”Copri il tuo cielo, Giove, col vapor delle nubi! E la tua forza esercita, come il fanciullo che svetta i cardi, sulle querce e sui monti! Ché nulla puoi tu contro la mia terra, contro questa capanna, che non costruisti, contro il mio focolare, per la cui fiamma tu mi porti invidia. Io non conosco al mondo nulla di più meschino di voi, o dèi. Miseramente nutrite d’oboli e preci la vostra maestà ed a stento vivreste, se bimbi e mendichi non fossero pieni di stolta speranza. Quando ero fanciullo e mi sentivo perduto, volgevo al sole gli occhi smarriti, quasi vi fosse lassù un orecchio che udisse il mio pianto, un cuore come il mio che avesse pietà dell’oppresso Chi mi aiutò contro la tracotanza dei Titani? Chi mi salvò da morte, da schiavitù? Non hai tutto compiuto tu, sacro ardente cuore? E giovane e buono, ingannato, il tuo fervore di gratitudine rivolgevi a colui che dormiva lassù? Io renderti onore? E perché? Hai mai lenito i dolori di me ch’ero afflitto? Hai mai calmato le lacrime di me ch’ero in angoscia? Non mi fecero uomo il tempo onnipotente e l’eterno destino, i miei e i tuoi padroni? Credevi tu forse che avrei odiato la vita, che sarei fuggito nei deserti perché non tutti i sogni fiorirono della mia infanzia? Io sto qui e creo uomini a mia immagine e somiglianza, una stirpe simile a me, fatta per soffrire e per piangere, per godere e gioire e non curarsi di te, come me”” (trad. it. di Giuliano Baioni, pag 77-79)]”,”VARx-636″
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1887″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-211-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1888″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-212-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1890″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-213-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1891″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-214-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1893″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-215-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1910″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-216-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1888″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-217-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1888″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-218-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1889″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-219-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1891″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-220-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1889″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-221-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1892″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-222-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1892″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-223-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Erste Abtheilung. Weimar 1894″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-224-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Zweite Abtheilung. Weimar 1901″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-225-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1887″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-226-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Erste Abtheilung. Weimar 1888″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-227-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Zweite Abtheilung. Weimar 1888″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-228-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Mit einem Bilde in Liechtdruck. Weimar 1894″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-229-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1894″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-230-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Mit einem Bilde in Lichtdruck. Weimar 1895″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-231-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1899″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-232-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1892″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-233-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1898″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-234-FL”
“GOETHE Johann Wolfgang autore, a cura di Sophie Von SACHSEN”,”Goethes Werke. I. Abtheilung. Goethes Werke. Weimar 1899″,”Johann Wolfgang Goethe nasce il 28/08/1749 a Francoforte sul Meno da Johann Caspar Goethe, giurista e consigliere imperiale onorifico e da Katharina Elisabeth Textor. Tra i suoi antenati, il pittore Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553). Il 29 agosto Goethe viene battezzato secondo il rito protestante. Nel 1750 nasce la sorella, che morirà nel 1777. Nel 1756-57 Goethe inizia lo studio del greco e del latino. Scrive le sue prime poesie. Nel 1765-67 si trasferisce a Lipsia dove segue studi di diritto. Si occupa di medicina e scienze naturali. Ammalatosi di una grave forma di polmonite, Goethe nel 1768 lascia Lipsia per rientrare a Francoforte. Il 15/3/1832 esce in carrozza per una gita fuori città, il 16 si ammala di polmonite. Il 22 marzo Goethe muore. viene sepolto, accanto a Carl August e a Schiller, nel sepolcro dei granduchi di Weimar. BUR ha pubblicato Le affinità elettive, Il divano occidentale-orientale, I dolori del giovane Werther, Massime e riflessioni, La missione teatrale di Wilhelm Meister e Viaggio in Italia.”,”VARx-235-FL”
“GOETHE Wolfgang”,”I dolori del giovane Werther.”,”Il ‘Werther’ è il più famoso romanzo d’amore della letteratura tedesca e tra i più letti della narrativa europea (4° di copertina) “”Nel 1805 la scomparsa di Schiller, che interrompe un sodalizio durato circa un decennio, colpisce profondamente Goethe. Un secondo evento traumatico rappresenta per il poeta, l’anno seguente, il saccheggio di Weimar da parte dei francesi reduci dalla battaglia di Jena. (…) Per quanto riguarda la vita pubblica vanno ricordati, oltre ai due incontri con Napoleone, quello con lo Zar di Russia, con Metternich, il principe di Prussia e il suo primo ministro von Hardenberg nel 1813 a Weimar”” (pag 7)”,”VARx-065-FGB”
“GOETZ Hermann, edizione italiana a cura di Angelica COMELLO”,”India. Cinquemila anni di civiltà indiana.”,”Allo studio de problemi e delle manifestazioni della civiltà indiana Hermann GOETZ ha dedicato una vita di ricerche. Nato nel 1898 a Karlsruhe, nel Baden, si è laureato a Monaco di Baviera, fu poi assistente al Museo d’ Etnologia di Berlino e sovraintendente del Kern Institut di Leida. Ha viaggiato a lungo nel Punjab, nel Nepal, in Persia e Turchia. Ha diretto il Museo e la galleria di Baroda nell’ India occidentale. Ha scritto molte opere sul tema. L’ arte dei sultanati provinciali. “”I sultani Bahmani del Deccan (1347-1538) impegnati in continue guerre con gli Indù di Vijayanagar, Telingana e Orissa, rafforzarono la classe dei nobili e dei soldati con immigrati dai paesi di là dal mare. La loro archittettura, perciò, cadde sempre più sotto l’ influsso della arte persiana; tuttavia non mancano elementi indù e nell’ ultima fase vi si avverte anche l’ influsso del sultanato del Malwa. La prima capitale fu Gulbarga (…)””. (pag 222)”,”INDx-077″
“GOETZ Helmut”,”Il giuramento rifiutato. I docenti universitari e il regime fascista. (Tit.orig.: Der freie Geist und seine Widersacher)”,”Habent sua fata libelli. GOETZ Helmut è nato a Lipsia nel 1920. Laureatosi all’ Università di Zurigo in storia, storia dell’ arte e storia della letteratura francese, ha lavorato a Roma presso l’ Istituto storico germanico dal 1956 fino al suo pensionamento (1985) curando la pubblicazione dei rapporti inviati nel Cinquecento dalla Nunziatura apostolica in Germania. Vive in Italia vicino a Treviso. Edoardo Ruffini. “”Era impensabile che Ruffini desse ascolto alle tre autorità che si erano pronunciate a favore del giuramento fascista. Tra Croce, che pure era stato “”un caro amico della famiglia”” e il giovane giurista non vi era alcun dialogo. Libero pensatore praticamente sin dalla nascita, e quindi non condizionato dalla Chiesa cattolica, non poteva certo seguire le raccomandazioni del papa. E naturalmente non aveva mai fatto parte del Partito comunista clandestino. Infine vi era sua padre, autorità a lui particolarmente vicina. Francesco Ruffini, in considerazione della giovane età del figlio, che era ancora all’ inizio della sua carriera universitaria, gli consigliò di giurare.”” (pag 101) “”Nel 1947 tuttavia la sua missione fu funestata dalla morta improvvisa del figlio Luca, studente a Oxford. Questa tragedia, che sarebbe stata seguita nel 1978 da un altro grave colpo de destino, attenuò il suo interesse per le vicende italiane e lo portò a ritardare il suo ritorno all’ insegnamento””. (pag 104) “”Il “”sentimento di schietta e commossa gioia”” provato da Ruffini in occasione di questo convegno non poteva bastare però a liberarlo dal suo radicato pessimismo, che egli considerava uno dei suoi difetti. Dal 1972 viveva più o meno ritirato a Borgofranco d’ Ivrea, nella sua casa paterna. Quando oltretutto la compagna della sua vita, a seguito di alcuni infortuni, si ritrovò gravemente invalida, si tolsero la vita insieme, nella notte dal 10 all’ 11 febbraio 1983. Sono sepolti nel cimitero di Montebuono. Eduardo Ruffini, il più giovane di coloro che rifiutarono il giuramento, sarà ricordato non solo per i suoi importanti studi di storia del diritto e per il suo pensiero e comportamento politico esemplare, ma anche per le sue straordinarie qualità personali: la capacità di autocritica, l’ assenza di smodate ambizioni, e soprattutto la sua costante generosità verso gli altri. Al suo amico e compagno di studi Alessandro Passerin d’ Entreves disse una volta: “”Il bene, diceva kantianamente, bisogna compierlo per se stesso, non per una ricompensa.”” Edoardo Ruffini Avondo ha vissuto tutta la vita secondo questo principio””. (pag 109-110)”,”ITAF-215″
“GOETZ Walter GRUNDMANN Herbert WAGNER Fritz, a cura; scritti di Ludger MEIER Bisbert BEYERHAUS Heinrich FODOR Werner HAHLWEG Emerich SCHAFFRAN Alfred HEUSS Ernst BOCK Carlo ANTONI Michael SEIDLMAYER Lutz HATZFELD August BUCK Heinz GOLLWITZER Theodor ELWERT Gisbert BEYERHAUS Willy ANDREAS Jürgen RIECKENBERG Erich SANDER Werner HAHLWEG Robert STUPPERICH Max MÜHL Emerich SCHAFFRAN Heinz ZATSCHEK Manfred SCHLENKE Fritz T. CALLOMON Walter GOETZ August BUCH Hermann KELLENBENZ Herbert GRUNDMANN Ferdinand SEIBT Robert STUPPERICH Heinrich FODOR Hans LÜLFING Herbert SCHÖNEBAUM Hellmut ROSENFELD Hans TINTELNOT Heinz GOLLWITZER Bernhard FABIAN Werner CONZE Gerhard JACOB”,”Archiv für Kulturgeschichte. – Über den Zeugniswert des “”Reportatio”” in der Scholastik (Meier); Karl V und der Kreuzzugsplan des Ignatius von Loyola (Beyerhaus); Ferenc David, der Apostel der religiösen Duldung (Fodor); Lenin und Clausewitz. Erster Teil (Hahlweg); Das geschichtliche Bild Attilas (Schaffran); Kulturgeschichte des Altertums (Heuss); Stadt- und Landesgeschichte (Bock); Benedetto Croce und die deutsche Kultur (Antoni); “”Una religio in rituum varietate””. Zur Religionsauffassung des Nikolaus von Cues (Seidlmayer); Dr Gropper, die Wetterauer Grafen und die Reformation in Kurköln 1537-1547 (Hatzfeld); Baudelaire und das Problem des Dandysmus (Buck); Über Europäische Revolutionen. Forschungsbericht von Hein Gollwitzer; Venedigs literarische Bedeutung. Ein bibliographischer Versuch (Elwert); Heinrich Boehmer und der “”germanische Kannibalismus””. Zur Interpretation der capitulatio de partibus Saxoniae c. VI (Beyerhaus); Bertold, der Erfinder des Schlesspulvers. Eine Studie zu seiner Lebensgeschichte (Rieckenberg); Die Wehrhoheit in den deutschen Städten. Eine staatrechliche Untersuchung (Sander); Lenin und Clausewitz. Zweiter Teil (Hahlweg); Vom Humanismus zur Reformation. Literaturbericht von Robert Stupperich; – Der Mythus von eingeborenen Sohn (Mühl); Frühchristentum und Völkerwanderung in den Ostalpen (Schaffran); Aus der Vergangenheit des deutschen Handwerks (Zatschek); Ein unbekannter Brief von Ferdinand Gregorovius (Callomon); Historia Mundi (Goetz); Italienischer Hamanismus (Buch); Über neuere Literatur zur schwedischen Kultur – un Kunstgeschichte des 16 Jh. (Kellenbenz); Neue Beiträge zur Geschichte der religiösen Bewegungen in Mittelalter (Grundmann); Über den Plan der Schrift “”De nugis eurialium”” des Magisters Walter Map (Seibt); Die Frau in der Publizistik der Reformation (Stupperich); Der Jakobinismus in Ungarn (Fodor); Neue Literatur zur Geschichte des Buchwsens (Lülfing); Karl Lamprecht. Zur 100. Wiederkehr seines Geburtstages (25.11.1856) (Schönebaum); Alamannischer Ziu-Kult und SS. Ultich- und Afra-Verehung in Augsburg (Rosenfeld); Die Bedeutung der “”festa teatrale”” für das dynastische und künstlerische Leben im Barock (Tintelnot); Ewiger Friede. Zu einem Buche Kurt v Raumers (Gollwitzer); Die sogenannte definitive Ausgabe von Alexis de Tocqueville “”Démocratie en Amérique”” (Fabian); Die bewahrte und neu gewonnene Krone. Zu Harold Nicolson buch über Georg V (Conze); Aus der ibero-amerikanischen Kulturwelt. Literaturbericht von Dr. Gerhard Jacob;”,”- Über den Zeugniswert des “”Reportatio”” in der Scholastik (Meier); Karl V und der Kreuzzugsplan des Ignatius von Loyola (Beyerhaus); Ferenc David, der Apostel der religiösen Duldung (Fodor); Lenin und Clausewitz. Erster Teil (Hahlweg); Das geschichtliche Bild Attilas (Schaffran); Kulturgeschichte des Altertums (Heuss); Stadt- und Landesgeschichte (Bock); Benedetto Croce und die deutsche Kultur (Antoni); “”Una religio in rituum varietate””. Zur Religionsauffassung des Nikolaus von Cues (Seidlmayer); Dr Gropper, die Wetterauer Grafen und die Reformation in Kurköln 1537-1547 (Hatzfeld); Baudelaire und das Problem des Dandysmus (Buck); Über Europäische Revolutionen. Forschungsbericht von Hein Gollwitzer; Venedigs literarische Bedeutung. Ein bibliographischer Versuch (Elwert); Heinrich Boehmer und der “”germanische Kannibalismus””. Zur Interpretation der capitulatio de partibus Saxoniae c. VI (Beyerhaus); Bertold, der Erfinder des Schlesspulvers. Eine Studie zu seiner Lebensgeschichte (Rieckenberg); Die Wehrhoheit in den deutschen Städten. Eine staatrechliche Untersuchung (Sander); Lenin und Clausewitz. Zweiter Teil (Hahlweg); Vom Humanismus zur Reformation. Literaturbericht von Robert Stupperich; – Der Mythus von eingeborenen Sohn (Mühl); Frühchristentum und Völkerwanderung in den Ostalpen (Schaffran); Aus der Vergangenheit des deutschen Handwerks (Zatschek); Ein unbekannter Brief von Ferdinand Gregorovius (Callomon); Historia Mundi (Goetz); Italienischer Hamanismus (Buch); Über neuere Literatur zur schwedischen Kultur – un Kunstgeschichte des 16 Jh. (Kellenbenz); Neue Beiträge zur Geschichte der religiösen Bewegungen in Mittelalter (Grundmann); Über den Plan der Schrift “”De nugis eurialium”” des Magisters Walter Map (Seibt); Die Frau in der Publizistik der Reformation (Stupperich); Der Jakobinismus in Ungarn (Fodor); Neue Literatur zur Geschichte des Buchwsens (Lülfing); Karl Lamprecht. Zur 100. Wiederkehr seines Geburtstages (25.11.1856) (Schönebaum); Alamannischer Ziu-Kult und SS. Ultich- und Afra-Verehung in Augsburg (Rosenfeld); Die Bedeutung der “”festa teatrale”” für das dynastische und künstlerische Leben im Barock (Tintelnot); Ewiger Friede. Zu einem Buche Kurt v Raumers (Gollwitzer); Die sogenannte definitive Ausgabe von Alexis de Tocqueville “”Démocratie en Amérique”” (Fabian); Die bewahrte und neu gewonnene Krone. Zu Harold Nicolson buch über Georg V (Conze); Aus der ibero-amerikanischen Kulturwelt. Literaturbericht von Dr. Gerhard Jacob;”,”ARCx-058″
“GOETZ-GIREY Robert”,”La pensée syndicale francaise. Militants et Théoriciens.”,”GOETZ-GIREY Robert è professore presso la facoltà di diritto di Nancy e di Friburgo. “”All’ interno stesso dei sindacati rivoluzionari, Borse e CGT si disegna prima del 1914 una corrente riformista. I suoi rappresentanti fanno la loro parte nella rivoluzione, restano fedeli alla Charte d’ Amiens, precisando che l’ essenziale dell’ azione sindacale è “”l’ espropriazione capitalista””; che la CGT raggruppa “”tutti i lavoratori coscienti della lotta da condurre per la sparizione del padronato e del salariato””. Essi interpretano le riforme come una tappa verso la rivoluzione: ogni riforma è di per se stessa rivoluzionaria perché trasferisce agli operai una parte della potenza padronale””.”” (pag 110-111) “”Ma esiste bene una corrente riformista, più vigorosa comunque per le sue critiche che per le costruzioni positive. I suoi rappresentanti: André, Claverie, Guérard, Renard, Hamelin, Keufer, appartengono alle grandi federazioni ben organizzate dai forti effettivi: gas, ferrovie, editoria.”” (pag 111)”,”MFRx-251″
“GOETZ-GIREY Robert”,”Les Syndicats Ouvriers Allemands après la Guerre. Idéologies et Réalités.”,”GOETZ-GIREY Robert dottore in diritto.”,”MGEK-120″
“GOFFMAN Erving”,”La vita quotidiana come rappresentazione.”,”Nato nel 1922, Erving Goffman è scomparso nel 1982. I suoi studi hanno “”scoperto”” fenomeni sociologici in precedenza ignorati. Tra le sue numerose opere il Mulino ha pubblicato ‘Forme del parlare’ (1987), ‘Il rituale dell’interazione’ (1988) e ‘L’interazione strategica’ (1988). Erving Goffman (1922–1982) è stato un importante sociologo canadese-americano che ha svolto un ruolo significativo nello sviluppo della moderna sociologia americana. È considerato da alcuni il sociologo più influente del 20° secolo, grazie ai suoi numerosi contributi significativi e duraturi nel campo. Goffman è ampiamente conosciuto e celebrato come una figura importante nello sviluppo della teoria dell’interazione simbolica e per la creazione della prospettiva drammaturgica. I suoi lavori più letti includono “The Presentation of Self in Everyday Life” e “Stigma: Notes on the Management of Spoiled Identity”. Ecco alcuni dei suoi contributi più importanti: Micro-sociologia: Goffman è considerato un pioniere della micro-sociologia, che si concentra sull’analisi delle interazioni sociali quotidiane. Ha esaminato come le persone costruiscono e gestiscono la propria identità sociale per gli altri. Inquadramento e analisi del frame: Ha introdotto il concetto di “frame” per comprendere come le persone interpretano e danno significato alle situazioni. La prospettiva del frame analysis ha avuto un impatto significativo sulla sociologia e sulla comunicazione. Gestione dell’impressione: Goffman ha studiato come le persone gestiscono l’impressione che vogliono dare agli altri. Questo concetto è fondamentale per comprendere come ci presentiamo agli altri nella vita quotidiana. Stigma e istituzioni mentali: Attraverso il suo studio delle istituzioni mentali, Goffman ha esplorato come lo stigma influisce sulla vita delle persone. Ha creato il concetto di “istituzioni totali” e ha analizzato il processo di risocializzazione all’interno di queste istituzioni. La sua eredità nel campo della sociologia rimane indelebile, e la sua visione critica e innovativa continua a ispirare gli studiosi di tutto il mondo12. (copil.)”,”TEOS-002-FAP”
“GOGLIA Luigi GRASSI Fabio”,”Il colonialismo italiano da Adua all’ Impero.”,”Luigi GOGLIA (1943) è Prof associato di storia e istituzioni dei paesi afroasiatici all’Univ di Padova. E’ autore tra l’altro di ‘Questione palestinese e nazionalismo arabo’ (1980), ‘Colonialismo e fotografia. Il caso italiano 1885-1940’ (1989), e di ‘Storia fotografica dell’ Impero fascista, 1935-1941′ (1985) (Laterza). Fabio GRASSI (1936) è Prof straordinario di storia dei partiti e dei movimenti politici all’Univ di Siena. Ha pubblicato tra l’altro ‘Le origini dell’ imperialismo italiano. Il caso somalo 1896-1915′ (1980), ‘La formazione della diplomazia nazionale’ (1986) e per i tipi della Laterza ‘Il tramonto dell’età giolittiana nel Salento’ (1973).”,”ITQM-019″
“GOGLIA Luigi GRASSI Fabio”,”Il colonialismo italiano da Adua all’Impero.”,”Luigi Goglia (Napoli, 1943), ricercatore all’università di Roma, è autore di saggi di storia coloniale italiana. Fabio Grassi (Roma, 1936), incaricato di storia contemporanea all’Università di Lecce.”,”ITQM-006-FF”
“GOGLIA Luigi GRASSI Fabio”,”Il colonialismo italiano da Adua all’Impero.”,”Luigi Goglia (1943) è professore associato di Storia e istituzioni dei paesi afroasiatici all’università di Padova. Fabio Grassi (1936) è professore straordinario di Storia dei partiti e dei movimenti politici all’università di Siena.”,”ITQM-027-FL”
“GOGLIA Luigi; PRAYER Mario; SULLIVAN Brian R.”,”Sulla politica coloniale fascista (Goglia); Gandhi e il nazionalismo indiano nella pubblicistica del regime fascista, 1921-1938 (Prayer); Roosevelt, Mussolini e la guerra d’Etiopia: una lezione sulla diplomazia americana (Sullivan).”,”Quattro caratteri dell’imperialismo coloniale fascista (Dominio diretto, Razzismo, Colonizzazione agricola democgrafica, Ruolo del Partto fascista Pnf) (pag 48-49) Roosevelt non comprese il ruolo delle ideologia straniere (Hitler e Mussolini) (pag 103)”,”ITAF-009-FGB”
“GOGOL Nicola”,”Racconti di Pietroburgo – L’ ispettore generale. Con tutte le aggiunte e le appendici dell’ autore.”,”2 volumi della Bur rilegati in uno “”Stimo però non inutile far conoscere al lettore un po’ più strettamente questo Schiller. Schiller era un autentico Tedesco, in tutta la estensione del termine. Già fin dal ventesimo anno di età, da quel tempo beato, che un Russo vive come Dio la manda, già allora s’era organizzata tutta la propria vita e non faceva strappi alla regola per nessun motivo. Aveva stabilito di levarsi alle sette, di pranzare alle due, d’esser puntuale in ogni cosa, e briaco ogni domenica. Aveva stabilito di costituirsi nel corso di dieci anni un capitale di cinquantamila, e anche questo era certo e ineluttabile come il destino, giacché piuttosto un impiegato dimenticherà di buttar l’ occhio nel vestibolo del proprio direttore, che un Tedesco si risolva a venir meno alla propria parola. Per nessun motivo aumentava Schiller le proprie spese, e se il prezzo delle patate saliva contro il consueto, lui, per conto suo, non aggiungeva un solo copeco, ma semplicemente diminuiva la quantità, e sebbene gli capitasse talvolta di restare con un po’ di appetito, pure finiva col farci l’ abitudine. La sua meticolosità giungeva al punto che aveva stabilito di non baciare sua moglie più di due volte durante la giornata, e perché non gli avvenisse di baciarla fuori programma, si guardava bene dal mettere nella minestra più di un solo cucchiaino di pepe; è anche vero che la domenica questa norma non veniva rigorosamente osservata, perché Schiller beveva allora due bottiglie di birra e una bottiglia di acquavite di cimino, contro la quale acquavite si scagliava tuttavia sempre. Egli non beveva affatto come un Inglese, che subito dopo aver mangiato spranga la porta e si sbornia da solo. Al contrario, egli, da buon Tedesco, beveva sempre ispiratamente, o col calzolaio Hoffmann o col falegname Kuntz, anche lui Tedesco e grande ubriacone. Tale era il carattere del degno Schiller, il quale fu da ultimo condotto a una situazione imbarazzante fino all’estremo.”” (pag 124-125, La prospettiva)”,”VARx-223″
“GOGOL Nikolaj”,”L’ ispettore.”,”””Non serve lagnarsi dello specchio, se il muso è storto”” (proverbio popolare) Il revisore racconta la storia di un esilarante equivoco: un avventuriero squattrinato è scambiato dagli abitanti di un villaggio russo per un funzionario inviato dal governo a eseguire un’ispezione. Consapevole dello scambio, l’uomo sfrutta con disinvoltura tutti coloro che gli si avvicinano per corromperlo, fino ad eclissarsi indisturbato all’arrivo del vero ispettore. La vicenda offre a Gogol lo spunto per dipingere una grandiosa galleria di tipi umani e stigmatizzare i vizi, le meschinità e le piccinerie di una sonnolenta cittadina di provincia. “”Quello di Gogol’ è un testo d’eterna attualità: ci dice cos’è la corruzione, e il suo legame con un sistema politico, all’interno di una società che produce la paura. Certamente è un grottesco, una tragicommedia, ma anche un classico molto più moderno di tanti testi contemporanei”” Matthias Langhoff”,”VARx-268″
“GOGOL Nikolaj”,”Il naso. Il ritratto.”,”I due racconti di Nikolaj Vasil’evic Gogol’ che vengono pubblicati in questo volume nel testo russo e in quello italiano, appartengono entrambi al cosiddetto ‘ciclo’ di Pietroburgo, insieme con Il cappotto, già pubblicato nella BUR nella stessa forma, e con altri racconti.”,”VARx-046-FL”
“GOGOL Nikolaj”,”Le anime morte.”,”Nikolaj Vasil’evic Gogol’ nacque il 19/3/1809 nel villaggio di Sorocincy, al confine tra il distretto di Poltava e quello di Mirgorod, da un’agiata famiglia di possidenti ucraini. Compiuti gli studi al liceo Nezin, dove le sue tendenze letterarie si svilupparono sotto l’influsso allora dominante del Puskin, qualche tempo dopo la morte del padre lasciò la madre e si recò, nel 1828 a Pietroburgo, poi all’estero, ove rimase per breve tempo. tornato a Pietroburgo, nel 1830 entrò al servizio dello Stato nel dipartimento dei beni della casa imperiale. Fu trovato morto dinanzi alla Santa Immagine a Mosca il 21 febbraio 1852.”,”RUSx-213-FL”
“GOGOL Nikolaj”,”Le veglie alla fattoria di Dikanka.”,”Nikolaj Vasil’evic Gogol’ nacque il 19/3/1809 nel villaggio di Sorocincy, al confine tra il distretto di Poltava e quello di Mirgorod, da un’agiata famiglia di possidenti ucraini. Compiuti gli studi al liceo Nezin, dove le sue tendenze letterarie si svilupparono sotto l’influsso allora dominante del Puskin, qualche tempo dopo la morte del padre lasciò la madre e si recò, nel 1828 a Pietroburgo, poi all’estero, ove rimase per breve tempo. tornato a Pietroburgo, nel 1830 entrò al servizio dello Stato nel dipartimento dei beni della casa imperiale. Fu trovato morto dinanzi alla Santa Immagine a Mosca il 21 febbraio 1852.”,”RUSx-218-FL”
“GOGOL Nikolaj”,”Racconti di Pietroburgo. “”Il cappotto””, “”Il naso””, “”Il ritratto””, “”La prospettiva””, “”Diario di un pazzo””.”,”Per lungo tempo Gogol è stato considerato uno scrittore rerealista, dai prevalenti interessi sociali: il critico russo Belinskij, nel 1935, lo definì “”poeta della vita reale”” e questo equivoco fu rafforzato dalla pubblicazione del “”Cappotto”” che in superficie sembra obbedire a una aspirazione umanitaristica, e anzi ha dato origine a un filone letterario (“”Povera gente”” di Dostoevskij ne è l’esempio maggiore). Ma dietro l’apparente concretezza dei particolari è un creatore di ossessivi fantasmi…”,”VARx-160-FV”
“GOGOL Nikolaj”,”Le anime morte.”,”Le congetture dei funzionari russi. ‘Ma tutti rimasero fortemente dubbiosi che Cicikov fosse il capitano Kopieikin, e trovarono che il direttore delle poste aveva un po’ troppo lavorato di fantasia. Del resto anch’essi a loro volta, non vollero fare brutta figuara, e sulla traccia dell’acutissima ipotesi del direttore delle poste, almanaccarono in modo, che quasi quasi gli passarono innanzi. Fra le tante congetture non prive di sagacità, ci fu addirittura quella (pare strano perfino dirlo), che Cicikov potesse essere Napoleone travestito: giacché gl’inglesi da gran tempo vedevano di malocchio che la Russia, con permesso loro, fosse così potente ed estesa, e anzi già parecchie volte erano apparse anche delle caricature, in cui un russo era raffigurato in atto di discorrere con un inglese: l’inglese, piantato lì, si teneva alle spalle, a guinzaglio, un cane, e il cane rappresentava Napoleone: «Bada, sai,» diceva l’inglese «che se per poco non fai a modo, io ti sguinzaglio addosso questo cane». Ed ecco che ora, chissà, lo avevano appunto sguinzagliato fuori dall’isola di Sant’Elena, ed egli si stava introducendo in Russia, sotto sembianze di Cicikov, ma in realtà ben altri che Cicikov. Che proprio credessero, i funzionari, a simili storie, naturalmente non si può affermare; eppure, eppure, approfondendo la riflessione, e meditando sulla faccenda ciascuno per proprio conto, dovettero riconoscere che il viso di Cicikov, se si girava e si metteva di profilo, era assai somigliante al ritratto di Napoleone. Il capo della polizia, il quale aveva partecipato alla campagna del 1812, e aveva di persona veduto Napoleone, dové ammettere anche lui che quanto alla statura non era davvero più alto di Cicikov, e che quanto a complessione anche Napoleone non si poteva dire che fosse troppo grosso, ma neppure, d’altronde, che fosse sottile”” (pag 208)”,”RUSx-001-FER”
“GÖHRING Martin”,”Da Bismarck a Hitler, 1890-1945.”,”Prima guerra mondiale: il ‘miracolo della Marna’. (pag 118-119-120) La Marna e il Piano Schlieffen. “”E’ chiaro come la battaglia della Marna della prima guerra mondiale potesse diventare oggetto di vivaci controversie. Esse si aggirano intorno a questo tema: fino a qual punto è possibile giustificare la fatale decisione e in quale misura fu regalata una vittoria che si era prossimi ad afferrare? Alcuni fatti fondamentali sono abbastanza sicuri: che era diventato dubbio se lo scopo strategico fondamentale, che era quello di distruggere la massa principale dell’esercito francese, o quanto meno di metterla fuori combattimento, si potesse ancora raggiungere; che d’altra parte la battaglia fu troncata in un momento in cui nessuna vera necessità esigeva più questo provvedimento. Kluck, sicuro della vittoria, oppose resistenza all’ordine, che, come presto risultò, traeva origine dalla valutazione pessimistica di una situazione del momento, di cui non si era avuta una visione completa. Così anche l’avversario fu straordinariamente sorpreso e sollevato quando i Tedeschi sgomberarono il campo di battaglia. Egli non poteva più in alcun caso sperare in una vittoria. Il fatto che si potesse coniare l’espressine “”miracolo della Marna”” dice tutto. L’unico responsabile del corso degli avvenimenti è l’OHL. Esso dimostrò di non essere all’altezza del compit che gli era stato affidato, soprattutto per quanto riguarda il problema del comando di eserciti di massa. Il suo primo errore fu quello di lasciare per troppo tempo mano libera ai comandanti delle singole armate, i quali evidentemente non possono essere assolti dall’imputazione di essersi preoccupati più di conseguire vittorie singole che di occupare il proprio posto nel piano generale. In ogni caso la mancanza di coordinamento è un sintomo dominante nell’evoluzione che portò alla grande battaglia. Ciò dipende anche dal fatto che l’OHL si tenne troppo lontano dal teatro delle operazioni. Fino al 30 agosto il grande quartier generale si trovava a Coblenza per poi trasferirsi nel Lussemburgo. Così gli mancò la chiara visione d’insieme in ogni momento. Così si spiega il fatto che alla fine Moltke mandò un abile ufficiale di Stato Maggiore, il tenente colonnello Hentsch, nella zona di operazione del centro e di destra, situata ad una distanza di circa 250 km. Il suo mandato era indeterminato e non fissato per iscritto ed egli lo interpretò con la massima ampiezza. In base al suo giudizio personale della situazione, egli diede quell’ordine di così immensa portata. Moltke soltanto avrebbe potuto darlo. Ma nell’ora in cui il destino era sul piatto della bilancia gli mancò ogni slancio. Roso dal “”tarlo del pensiero””, egli si arrese al dubbio struggente. Avesse egli avuto almeno la calma del suo avversario Joffre, il quale, privo pure lui di qualsiasi genialità, non perdette tuttavia in alcun momento il suo equilibrio spirituale, benché il suo esercito sopportasse con fatica il grave onere morale della continua ritirata. L’aver guidato questo esercito dalla ritirata nella battaglia è un merito incontestabile. Moltke invece comandava un esercito che marciava con irruenza ed era pieno della fanatica volontà di vincere. Egli rinunciò a sfruttare in pieno le forze spirituali di questo esercito. Egli era privo della sicurezza di sé, di cui dev’essere dotato colui che guida una battaglia, egli gettò il manico dietro alla scure. Ma anche il comandante della seconda armata, von Bülow, pare perdesse nelle ore decisive il necessario coraggio. Tuttavia c’è indubbiamente anche un altro elemento di grave peso: che l’ala meridionale, la sesta e settima armata, non poté eseguire il compito strategico che le era stato affidato, il passaggio sulla Mosella superiore, e così grandi parti di queste armate rimasero durante la grande battaglia massa inutilizzata. E con ciò viene confermata la concezione originaria che era stata alla base del piano di Schlieffen: che qui non era possibile passare. Naturalmente ci soo anche altre questioni anche di natura tecnica, relative ai rinforzi di truppe ecc., ma esse non bastano ad invalidare l’opinione che il piano Schlieffen, anche modificato, avrebbe garantito una vittoria schiacciante e un decisivo indebolimento della Francia. Rimane poi aperta la questione se un pieno successo avrebbe avuto la conseguenza di metterla addirittura fuori combattimento.. Voler rispondere ad essa in base alle esperienze della seconda guerra mondiale sarebbe un errore; poichè la situazione è troppo diversa”” (pag 118-119-120)”,”GERQ-090″
“GÖKAY Bülent, a cura di Antonella SALOMONI”,”L’Europa orientale dal 1970 a oggi.”,”Bülent Gökay insegna relazioni internazionali e dirige il programma di Studi europei nella Keele University, Gran Bretagna. Tra i suoi libri: A Clash of Empires e The Politics of Caspian Oil.”,”EURC-074-FL”
“GOLDBACH Marie-Luise”,”Karl Radek und die deutsch-sowjetischen Beziehungen, 1918-1923.”,”GOLDBACH Marie-Luise “”Unter seinem eigentlichen Namen Sobelsohn traf Karl Radek am 19. Dezember 1918 in Berlin ein. Noch auf dem Bahnhof kaufte er die “”Rote Fahne””, und sein erster Weg führte ihn in die Redaktion. Hier traf er die Führer des Spartakusbundes, mit denen er in den nächsten Wochen aufs engste zusammmenarbeiten sollte. Die meisten waren für ihn alte Bekannte, aus der polnischen Partei, von der SPD her oder aus seiner Schweizer Zeit: Rosa Luxemburg, Leo Tyszka-Jogiches, Karl Liebknecht und Paul Levi.”” (pag 21)”,”RIRB-117″
“GOLDBERG David J.”,”Verso la terra promessa. Storia del pensiero sionista.”,”David J. Goldberg rabbino a Londra, è esponente noto dell’ebraismo progressista. Collabora con articoli su argomenti ebraici ed israeliani a giornali come il Times, il Guardian e l’Independent. Ha curato il volume The Jewish people: their history and their religion (con John D. Rayner).”,”VIOx-120-FL”
“GOLDBLAT Jozef”,”Arms Control Agreements. A Handbook.”,”Fondo Palumberi Jozef Goldblat senior member of the Sipri, Stockholm International Peace Research Institute”,”QMIx-276″
“GOLDEN Miriam A.”,”Eroiche sconfitte. Sindacato e politiche di riduzione del personale.”,”Miriam A. Golden insegna Scienza politica nell’Università della California a Los Angeles.”,”SIND-023-FL”
“GOLDHAGEN Daniel Jonah”,”I volonterosi carnefici di Hitler. I tedeschi comuni e l’Olocausto.”,”Daniel J. Goldhagen è professore di Government and Social Studies all’Università di Harvard ed è membro del Minda de Gunzburg Center for European Studies. “”Questa gente deve sparire dalla faccia della terra”” Heinrich Himmler, da un discorso ai capi del Partito nazista, Posen, 6 ottobre 1943.”,”QMIS-025-FL”
“GOLDHAGEN Daniel Jonah”,”Una questione morale. La Chiesa cattolica e l’Olocausto.”,”Daniel J. Goldhagen è professore di Government and Social Studies all’Università di Harvard ed è membro del Minda de Gunzburg Center for European Studies.”,”RELC-047-FL”
“GOLDKORN Wlodek LINDNER Claudio a cura; scritti di Claudio LINDNER Wlodek GOLDKORN Gigi RIVA Enrico AROSIO Stefano VASTANO Gianluca DI-FEO Leopoldo FABIANI Roberto DI-CARO Stefania ROSSINI Marco DAMILANO Giuseppe BERTA Arianna DI-GENOVA Antonio CARLUCCI Federica BIANCHI Gad LERNER Pier Vittorio BUFFA Emanuele EDALLO Nicola MARANESI, colloqui con Massimo CACCIARI Michael STÜRMER Marc LAZAR Emanuele MACALUSO Christopher CLARK Pierre LEMAITRE”,”La grande guerra. Raccontarla cent’anni dopo per capire l’Europa di oggi.”,”Contiene il saggio di Stefano Vastano ‘Rosa contro tutti’ (Rosa Luxemburg) e di Wlodek Glodkorn ‘Jaurès, non solo lotta di classe’ Foto del ‘Gotha proletario’ (pag 115) (Foto del gruppo dirigente del Partito socialdemocratico tedesco ai primi del Novecento, compaiono tra gli altri August Bebel e Wilhelm Liebknecht)”,”QMIP-001-FMP”
“GOLDMAN Emma”,”Epopée d’une anarchiste. New York 1920- Moscou 1920.”,”contiene dedica”,”ANAx-040″
“GOLDMAN Emma”,”Vivendo la mia vita 1917-1928.”,”Femminista e anarchica, di origine lituana, Emma GOLDMAN è stata presente nel corso delle lotte sociali in USA agli inizi del secolo XX, e fu presente in posizione critica negli anni successivi alla rivoluzione d’Ottobre durante la guerra civile. Nel 1936 e 1937 è in Spagna dalla parte del movimento libertario.”,”ANAx-052″
“GOLDMAN Emma”,”Autobiografia. Vivendo la mia vita. Vol. III 1908 – 1917.”,”La GOLDMAN nasce nel 1869 nella provincia russa di Kovno da genitori ebraici. Nel 1889 emigra negli USA dove, profondamente scossa dalla spietata repressione seguita ai fatti di Haymnarket Square, inizia a New York la militanza nel movimento anarchico. Legata sentimentalmente ad Alexander BERKMAN (un rapporto che durerà, tra alterne vicende, per tutta la vita), partecipa alle grandi lotte sociali sulla scena americana ed europea a fianco dei maggiori esponenti del pensiero libertario: da MOST a KROPOTKIN, da Luise MICHEL a MALATESTA, da John TURNER agli IWW. nel 1906 fonda la rivista ‘Mother Earth’. Perseguitata e più volte incarcerata dal governo americano, viene infine esiliata nel 1919 insieme a BERKMAN e ad altri. Inizia così un lungo periodo di attività rivoluzionaria in varie parti del mondo: prima in Russia, dove si batte contro la degenerazione della riv oluzione bolscevica, poi in Svezia, in Germania, in Francia, in Inghilterra, in Spagna durante la guerra civile, infine in Canada, dove muore nel 1940. Della GOLDMAN la Salamandra ha pubblicato: -La sconfitta della rivoluzione russa e le sue cause -Anarchia, femminismo e altri saggi Di BERKMAN: Che cos’è l’anarco-comunismo. Con una introduzione di Emma GOLDMAN e Paul AVRICH”,”ANAx-053″
“GOLDMAN Emma”,”Anarchia femminismo e altri saggi.”,”Psicologia della violenza politica, dell’attentatore (pag 64-65) “”Björnstjerne Björnson, nella seconda parte di ‘Beyond Human Power’ (Oltre le forze umane), insiste sul fatto che è tra gli anarchici che dobbiamo cercare i martiri moderni che pagano per la loro fede con il sangue, e che vanno incontro alla morte sorridendo, perché credono, sinceramente come lo credette Cristo, che il loro martirio redimerà l’umanità. François Coppé, il romanziere francese, così si esprime nei confronti della psicologia dell”Attentäter’ [‘Un rivoluzionario che compie un atto di violenza politica’, nota p. 61]: “”La lettura dei particolari dell’esecuzione di Vaillant mi ha fatto riflettere (…) questo delitto, per quanto terrribile nelle sue intenzioni, era disinteressato, frutto di un’idea astratta. Anche il passato dell’uomo, la sua infanzia infelice, la sua vita di sofferenze, volgevano a suo favore. Sulla stampa indipendente si levarono voci generose in sua difesa, in tono alto e chiaro. ‘Semplicemente una corrente d’opinione letteraria’ hanno detto alcuni con dispetto. E’, al contrario, un onore per gli uomini d’arte e di pensiero aver espresso ancora una volta il proprio disgusto per il patibolo””. Anche Zola, in ‘Germinal’ e ‘Paris’ descrive la sensibilità e la bontà, la profonda simpatia per le sofferenze umane, di questi uomini che hanno chiuso il capitolo delle proprie vite con un gesto violento di rottura contro il nostro sistema. Ed infine, ma non per questo meno importante, l’uomo che forse meglio di chiunque altro ha capito la psicologia dell”Attentäter’, è Augustine Hamon, l’autore di un ottimo libro, ‘Une Psychologie du Militaire Professionnel’ che è arrivato alle seguenti interessanti conclusioni: “”(…) L’anarchico tipico, quindi, si può definire nel modo seguente: un uomo suscettibile allo spirito di rivolta in una o più delle sue forme – protesta, ricerca, critica, innovazione .- dotato di un grande amore per la libertà, egoista o individualista, e dominato da una grande curiosità, da un profondo desiderio di conoscere. Queste caratteristiche sono accompagnate da un amore ardente per il prossimo, una sensibilità morale altamente sviluppata, un profondo senso di giustizia e un grande spirito missionario””. Alle caratteristiche citate bisogna aggiungere, secondo Alvin F. Sanborn, le seguenti schiette qualità: un amore eccezionale per gli animali, una dolcezza straordinaria in tutti i normali rapporti esistenziali, una estrema modestia nel comportamento, frugalità e morigeratezza, addirittura austerità di vita, e un coraggio senza confronti (1)”” (pag 64-65) (1) ‘Paris and the Social Revolution'”,”ANAx-376″
“GOLDMAN Emma”,”La sconfitta della rivoluzione russa e le sue cause.”,”Emma Goldman (1869-1940), la rivoluzionaria più temuta dall’opinione pubblica statunitense, non avrebbe mai immaginato di dover chiudere due anni dopo, la propria vicenda sovietica, con un bilancio sconsolante. Le sue attese, le sue speranze nell’era nuova, che erano le attese e speranze del proletariato internazionale, dovevano infrangersi contro la dura realtà repressiva del nuovo Stato bolscevico. Frutto di questa esperienza è il breve saggio La sconfitta della rivoluzione russa e le sue cause (1922), cui avrebbe fatto seguito, l’anno successivo, il più impegnativo My Disillusionment in Russia. Il saggio è la testimonianza di una militante rivoluzionaria di fronte ai primi, evidenti sintomi della rivoluzione tradita.”,”ANAx-011-FL”
“GOLDMAN Wendy Z.”,”Democrazia e terrore. Le dinamiche della repressione nell’era di Stalin.”,”Wendy Z. Goldman insegna Storia contemporana presso la Carnegie Mellon University di Pittsburgh. É autrice di numerosi saggi tra cui Women, the State and Revolution: Soviet Family Policy and Social Life, insignito del Berkshire Conference Book Award.”,”RUSS-023-FL”
“GOLDMANN Lucien”,”L’ ideologia tedesca e le tesi su Feuerbach.”,”Contiene ‘Comunicazione sull’ eredità letteraria di Marx ed Engels’ di David RJAZANOV.”,”MADS-125″
“GOLDMANN Lucien, a cura di Gian Giacomo CAGNA”,”L’ illuminismo e la società moderna. Storia e funzione attuale dei valori di libertà, eguaglianza, tolleranza.”,”Diderot. “”Il saggio più noto di Diderot, ‘Le neveu de Rameau’, inedito alla morte dell’ autore, fu scoperto da Goethe che lo tradusse in tedesco e lo pubblicò. Hegel ha poi ripreso il protagonista che appare nella ‘Fenomenologia dello spirito’ come una delle figure dello spirito. (…) Hegel in seguito dimostra che Diderot, scrivendo questo saggio, era già andato oltre il punto di vista in esso assunto. In altri saggi, ad esempio nel suo ‘Entretien d’un père avec ses enfants’, Diderot pone, con un pretesto occasionale e sull’ esempio di concreti casi singoli, domande simili alla seguente: deve una legge generale, che come tale è riconosciuta giusta e necessaria, venir obbedita ‘hic et nunc’ in ogni singolo caso o può questa obbedienza condurre a una grave ingiustizia? Nei ‘Deux Amis’ egli ci mostra due persone che sono venute in conflitto con la legge soltanto in ragione del loro disinteresse ed amore reciproco, due nobilissimi uomini che la società tuttavia condanna come delinquenti e incapaci. Nel suo saggio più ampio, ‘Jacques le fataliste’, composto da un lungo dialogo tra il servo fatalista Giacomo e il suo padrone, nel quale i due narrano le loro avventure, vediamo continuamente come la realtà sia in contrapposizione con una ragionevole visione e previsione dei fatti, come il servo sia spesso il padrone e come il padrone dipenda dal servo. Diderot è stato il solo illuminista più o meno cosciente del fatto che, se la condizione degli uomini dipende dalle circostanze sociali, queste circostanze stesse sono il risultato delle azioni umane. Pur non riconoscendogli, come non riuscì a Rousseau, di fondaer o anche semplicemente di abbozzare una filosofia dialettica (i primi elementi di questa li troviamo soltanto in Kant), Diderot fu tuttavia cosciente, più di ogni altro illuminista, della complessità della vita sociale e, con ragione, non solo Lessing, ma anche Goethe e Hegel lo hanno considerato una delle più grandi figure del suo secolo.”” (pag 63-64)”,”TEOP-329″
“GOLDMANN Lucien”,”Introduzione a Kant. Uomo, comunità e mondo nella filosofia di Immanuel Kant.”,”””Nessuno, sotto ogni aspetto è più inutile dello studioso, finché egli è nella semplicità naturale, e nessuno è più necessario di lui nella condizione di oppressione per mezzo della superstizione e della violenza”” (Kant, Opere, vol. XX, p. 10) “”Lusso morale. I sentimenti che restano senza effetto”” (Kant, Opere, vol. XX, p. 9) (in apertura) Nato il 20 giugno 1913 a Bucarest, dopo essersi laureato in Diritto, Goldmann si trasferisce in Francia. Discepolo appassionato di Lukacs, prosegue i suoi studi di filosofia e si laurea in Lettere alla Sorbona. Per un anno lavora a Zurigo con Jean Piaget. Nel 1956 ottiene il dottorato alla facoltà di lettere di Parigi con una tesi su Pascal e Racine, che ebbe una vasta risonanza nel mondo accademico e soprattutto nei circoli intellettuali marxisti. Nel 1958 viene nominato direttore all’Ecole pratique des Hautes Etudes, più tardi diventa direttore delel riceerche presso l’Università di Sociologia di Bruxelles. Tra le sue opere più importanti: ‘Recherches dialectiques’, Gallimard, 1959. In italiano ha pubblicato ‘L’ideologia tedesca e le tesi su Feuerbach’, Samonà e Savelli, Roma, 1969. E’ morto a Parigi il 3 ottobre 1970. “”Partendo da queste premesse, il compito principale della ‘Critica della ragion pura’ consiste nel combattere due pericolose illusioni che potrebbero indurre l’uomo a tradire la sua destinazione di tendere all’incondizionato, e cioè: a) ‘l’uso trascendentale delle categorie’ (…); b) ‘l’empirismo scettico’ (…). Nel primo caso, l’uomo sarebbe un Dio, non potrebbe avere nulla di più elevato ‘al di sopra di lui’; nel secondo caso, sarebbe un demone o una bestia, non potrebbe ‘esservi’ nulla di più elevato ‘per lui’. Egli non è tuttavia né l’uno, né l’altro, bensì un essere intermedio, che non può non adempiere al suo destino. Questa concezione, comune ai massimi ideologi individualisti della borghesia, a Racine e a Pascal in Francia, a Goethe e a Kant in Germania, costituiva il punto culminante dell’ideologia classica. A partire di là, erano possibili soltanto tre strade: 1. il ritorno all’individualismo classico (strada parzialmente aperta nei paesi arretrati dove la società borghese rappresentava ancora l’avvenire, ad esempio in Germania: Fichte, Nietzsche). 2. La via verso il declino apologetico (dell’ordine esistente) o 3, a partire dall’individualismo, verso una filosofia del “”noi””, della comunità umana”” (pag 155-156)”,”FILx-477″
“GOLDMANN Lucien”,”Scienze umane e filosofia.”,”””Questa ricerca di una possibilità di mettere in armonia gli interessi economici delle diverse classi sociali per evitare la rivoluzione e rafforzare la monarchia, portò Quesnay (23) non solo a cercare la scienza economica, ma anche a formulare senz’altro ‘la geniale schematizzazione dei rapporti economici fra le classi sociali’ ch’egli chiama il ‘Tableau économique’. I fisiocratici hanno perfetta conoscenza dell’importanza di quella scoperta: Luigi XV, a quanto pare, lo stampa con le sue mani. Mirabeau lo definisce una delle 3 scoperte “”che han dato alle scienze politiche la loro principale solidità””, e cioè “”la contabilità, la moneta e il ‘Tableau économique'””. Eppure, quando il fondatore dell’economia liberale, Adam Smith, discepolo diretto di Quesnay, pubblica la ‘Ricchezza delle Nazioni’, niente più tracce di ‘Tableau’. Il problema dei rapporti economici complessivi fra le classi sociali trascendeva la ‘coscienza possibile’ della borghesia liberale. Di fatto il ‘Tableau’ è sempre stato ignorato dai principali rappresentanti di quell’economia fino agli anni più recenti. Ancora nel 1910, Weulersse redigeva una tesi di 1300 pagine in 8°-grande sul movimento fisiocratico e al ‘Tableau’ dedicava appena 10 pagine, senza minimamente rendersi conto della sua importanza. Così il manuale più diffuso di storia delle dottrine economiche all’inizio del secolo, opera di Gide e Rist, ci informava che il ‘Tableau économique’ suscitava fra i contemporanei un’ammirazione incredibile che oggi fa sorridere (24) e, come l’esposizione di Gide, “”non dà che un’idea imperfetta degli incroci e dei rimbalzi di redditi di cui i fisiocratici si divertono a seguire con gioia infantile i contraccolpi. Ed essi immaginano davvero di scoprire la realtà. Sono inebriati perché ritrovano in ogni occasione il conto esatto dei loro miliardi”” (p. 23). Eppure in quel momento il ‘Tableau’ è rientrato ormai da tempo nel quadro della teoria economica. Il primo a capire di nuovo la sua importanza fu Karl Marx che, oltre alle analisi contenute nelle ‘Teorie sul plus-valore’, dove parlando del ‘Tableau’, scrive che “”mai l’economia politica aveva avuto un’idea così geniale”” (t. I, p. 115), giacché “”Smith ha semplicemente raccolto la successione dei fisiocratici, catalogato e specificato con maggior rigore i diversi articoli dell’inventario senza la capacità di dare al quadro complessivo la esattezza di sviluppo e di interpretazione indicata, nonostante le ipotesi erronee di Quesnay, nel ‘Tableau économique’ (p. 115), gli consacra la maggior parte del II libro del ‘Capitale’, introducendo, tuttavia, un’importante modifica. Egli sostituisce le classi principali del tempo di Quesnay, proprietari terrieri e classi sterili, nobiltà e terzo stato, con le classi essenziali del suo tempo, operai e capitalisti. Il destino successivo del ‘Tableau’, che nella letteratura marxista si chiamerà ‘Schemi della riproduzione’, non è meno interessante. Marx, il quale come Quesnay scriveva nella prospettiva di una rivoluzione, aveva subito compreso l’importanza dell’idea geniale di quest’ultimo. Ma, quando appare il II libro del ‘Capitale’, il capitalismo attraversa un periodo di stabilità, e non esiste la prospettiva di una rivoluzione. E nel campo marxista – tranne, beninteso, Engels – nessuno capisce la importanza di quegli schemi. Un critico marxista si chiederà persino perché Engels pubblicasse quei calcoli privi di interesse. Il primo a capire la loro importanza sarà Tugan-Baranowski, in Russia, nel 1894, undici anni prima del 1905. E li capirà, nella prospettiva della rivoluzione borghese russa, come affermazione della possibilità di uno sviluppo indeterminato del capitalismo. Questa interpretazione darà ad essi, a sua volta, il marxismo riformista dell’Europa occidentale con Hilferding, Kautsky, ecc., e anche, sul ‘terreno economico’, il marxismo russo con Lenin, Bukharin, ecc., che allo sviluppo del capitalismo riconoscono unicamente limiti ‘politici’. Solo nel 1913, alla vigilia della prima guerra mondiale, Rosa Luxemburg credé di poter scorgere un limite economico del capitalismo. In seguito, nella letteratura marxista, il dibattito proseguì per centinaia e migliaia di pagine e, nella misura in cui il problema della rivoluzione si pone alla borghesia contemporanea, pensatori qualificati come Schumpeter e Keynes, ripresero ugualmente (del resto, in modo intricato e confuso), i problemi del ‘Tableau économique’ di Quesnay”” [Lucien Goldmann, Scienze umane e filosofia, Milano, 1961] [(23) Quesnay, fondatore della fisiocrazia, era il medico personale di Luigi XV, il quale stampò con le proprie mani il ‘Tableau économique’. Quesnay cominciò a occuparsi di economia all’età di 62 anni; (24) Gide e Rist, ‘Histoire des doctrines économiques’. Gide osserva semplicemente con un certo stupore l’atteggiamento del Prof. Henri Denis, il quale dichiara “”che condivide assai da vicino l’ammirazione di Mirabeau””. Ma H. Denis aveva letto Marx per intero] (pag 142.-145) Metodo “”il progresso della conoscenza non va ‘dal semplice al complesso’ ma dall’astratto al concreto con un oscillazione continua fra l’insieme e le sue parti”” (pag 95) “”Nella letteratura durkheimiana abbiamo incontrato questo concetto una sola volta – appena accennato – nell’opera di Halbwachs su ‘Le classi operaie e i livelli di vita’, quando, parlando della coscienza che la classe operaia possiede intorno alla sua unità, Halbwachs affacciava l’ipotesi che tale coscienza fosse non una realtà ma una possibilità”” (pag 132)”,”TEOS-238″
“GOLDNER Loren”,”L’avanguardia della regressione. Pensiero dialettico e parodie “”postmoderne”” nell’epoca del capitale fittizio.”,”Loren Goldner ha 56 anni (2004). E’ stato attivo nel movimento studentesco (1965-70) a Berkeley e contro la guerra del Vietnam. Militante in gruppi trotskisti – luxemburghiani a partire dal 1973 è uscito da ogni organizzazione politica, svolgendo attività pubblicistica, scrivendo saggi di storia del movimento operaio, uno dei quali tradotto anche in Italia: ‘Amadeo Bordiga: la questione agraria e il movimento rivoluzionario internazionale’ su ‘Plusvalore’ n° 11 febbraio 1993, lavoro tradotto in altre lingue (ripubblicato qui in appendice) “”L’universalismo di Marx si fonda su una nozione di umanità come di una specie distinta dalle altre specie per la sua capacità di rivoluzionare periodicamente i propri mezzi per estrarre ricchezza dalla natura e quindi come di una specie libera dalle leggi relativamente fisse della popolazione che la natura impone alle altre specie. “”Gli animali riproducono soltanto la loro propria natura””, scriveva Marx nei ‘Manoscritti del 1844′, “”ma l’umanità riproduce tutto della natura””. Quasi 150 anni più tardi, la comprensione dell’ecologia contenuta in questa frase rimane in anticipo rispetto alla maggior parte dei movimenti contemporanei conosciuti con quel nome”” [Loren Goldner, L’avanguardia della regressione. Pensiero dialettico e parodie “”postmoderne”” nell’epoca del capitale fittizio, 2004] (pag 38) “”Molti conoscono l’ironia di Marx sull’uomo comunista che “”va a pesca al mattino, a caccia al pomeriggio e fa critica la sera, senza essere per tutto questo né pescatore, né cacciatore, né critico””. Ma spesso il senso teoretico di fondo di quell’ironia non è afferrato; comunemente è intesa nel mero significato di superamento della divisione del lavoro, ma è alquanto più di questo. (…). E’ la concreta espressione del superamento di uno stato di animalità che riduce gli esseri umani alla loro attività vitale irrigidita nell’ambito della divisione capitalistica del lavoro. Marx espresse la stessa idea in modo più elaborato nei ‘Grundrisse’: “”La spinta incessante del capitale verso la forma generale della ricchezza trascina il lavoro oltre i limiti della sua miseria naturale, creando in questo modo le condizioni materiali per lo sviluppo della ricchezza individuale, che risiede per intera tanto nella sua produzione quanto nel suo consumo, e il cui lavoro perciò non appare più lungo come lavoro, ma come il completo sviluppo dell’attività stessa, in cui il bisogno naturale nella sua forma immediata è scomparso, perché una necessità generata storicamente ha preso il posto di quella naturale che c’era prima”” (Karl Marx, Grundrisse, p. 325 (1857) (1973))”” [Loren Goldner, L’avanguardia della regressione. Pensiero dialettico e parodie “”postmoderne”” nell’epoca del capitale fittizio, 2004] (pag 140-141)”,”TEOC-603″
“GOLDNER Loren / TIRAN André”,”Amadeo Bordiga, la questione agraria e il movimento rivoluzionario internazionale (Goldner) / Lenin, il valore e il denaro (Tiran).”,”””Questo articolo vuole essere un modesto contributo a questo riesame. Esso presenta, al riguardo, le poco conosciute idee del marxista italiano Amadeo Bordiga (meglio ricordato, quando non è dimenticato del tutto, come uno degli ultrasinistri criticati da Lenin in ‘Estremismo, malattia infantile del comunismo’), sulla natura dell’Unione Sovietica. Più in generale, il presente articolo conisdera la tesi che la ‘questione agraria’, fondamentale per Bordiga nell’analisi del capitalismo, per quanto poco discussa, sia la chiave effettiva della storia tanto della socialdemocrazia che dello stalinismo, le due deformazioni del marxismo che hanno dominato il ventesimo secolo”” (pag 63) (Goldner) “”Quello che è inusuale e sorprendentemente nuovo nel punto di vista di Bordiga è molto semplicemente la sua teoria che ‘il capitalismo significhi la rivoluzione agraria’ (7). Egli probabilmente sviluppò questa idea nel periodo precedente il 1914: alcuni dei suoi primi articoli riguardavano le posizioni dei socialisti italiani e francesi sulla questione agraria”” (pag 64) (Goldner) (7) L’esposizione matura sul legame tra questione agraria e capitalismo si trova in A. Bordiga (1979) ‘Mai la merce sfamerà l’uomo: la questione agraria e la teoria della rendita fondiaria secondo Marx’, Firenze “”Il progresso dell’impianto teorico di Bordiga rispetto a quello di Trotsky è soprattutto la sua critica dell’assunto, contrabbandato all’interno del trotskysmo e di quelli che si spacciano per trotskysti, che Stalin e lo stalinismo rappresentino il centro tra la destra di Bucharin e la sinistra di Trotsky”” (pag 67) “”La tradizione leninista e trotskysta divide la storia del capitalismo in due fasi separate dalla Prima Guerra Mondiale, che inaugura l’epoca della decadenza imperialista. Le fonti teoriche di questa posizione – resa popolare per lungo tempo dall”Imperialismo’ di Lenin – provengono dall’analisi del capitalismo monopolistico prima della Prima Guerra Mondiale: Hobson, Hilferding e Lenin. Il capitalismo nei giorni migliori della II Internazionale, appariva diverso dal sistema descritto da Marx (…). La Prima Guerra Mondiale segnò un punto di svolta. La rivoluzione russa dimostrò che, secondo una frase di Lenin, “”la rivoluzione proletaria si nasconde dietro ogni sciopero”” ed il periodo 1917-1921 sembrava molto vicino a confermarlo. Dopo una effimera stabilizzazione, arrivò il 1929, la depressione mondiale, il fascismo, lo stalinismo e la Seconda Guerra Mondiale (…)”” (pag 77) Secondo Tiran “”appare evidente che Lenin “”non comprende”” i primi capitoli del ‘Capitale, che egli non giunge ad assimilare il procedimento e la dimostrazione di Marx (…)”” !!! (pag 93)”,”BORD-131″
“GOLDONI Carlo, a cura di Giorgio BARBERI SQUAROTTI”,”La Bottega del caffé.”,” “”Per ben giudicarne, bisognerebbe dare un’intera lettura della commedia poiché vi sono in essa tanti caratteri quanti personaggi. Quelli che figurano il più, sono due sposi: il marito è sregolato, e la moglie all’ opposto sofferente e virtuosa. Il padrone della bottega del caffé, uomo di garbo servizievole e gentile, prende interesse in questo sfortunato matrimonio, e arriva a correggere l’ uno, rendendo l’ altra felice e contenta. Vi è poi un maldicente cialtrone, soggetto veramente comico e originale, e uno di quei flagelli dell’umanità (…)””. (C. Goldoni) (pag 97) La farina del diavolo va tutta in crusca.”,”VARx-241″
“GOLDONI Carlo”,”Memorie. 1.”,”ANTE3-31″,”VARx-305″
“GOLDONI Carlo”,”Memorie. 2.”,”ANTE3-32″,”VARx-306″
“GOLDONI Luca”,”Cioè.”,”Nato a Parma nel 1928, Luca Goldoni ha cominciato a scrivere sui giornali nel 1950 dopo una laurea in legge. Inviato speciale (Resto del Carlino, Nazione e Corriere della Sera) ha girato il mondo e in particolare, con curiosità, l’Italia, le contraddizioni del costume italiano.”,”ITAS-008-FV”
“GOLDONI Carlo”,”Commedie. La bottega del caffé – Il bugiardo – La locandiera – Un curioso accidente – I rusteghi – La casa nova.”,”Alcune commedie scritte in dialetto”,”VARx-109-FV”
“GOLDONI Daniele”,”Il riflesso dell’Assoluto. Destino e contraddizione in Hegel (1797-1805).”,”Daniele Goldoni, nato a Mantova, collabora con il Dipartimento di Filosofia e Teoria delle Scienze dell’Università di Venezia. Ha pubblicato Il mito della trasparenza, saggi su Marx, Filosofia e paradosso. Il pensiero di Hölderlin e il problema del linguaggio da Herder a Hegel, ha curato il volume Dio e la filosofia.”,”FILx-089-FL”
“GOLDONI Carlo; a cura di Giuseppe ORTOLANI”,”Tutte le Opere di Carlo Goldoni. Volume XI.”,”””ch’i’ ho veduto tutto il verno prima / lo prun mostrarsi rigido e feroce, / poscia portar la rosa in su la cima; /”” Dante, Paradiso, XIII”,”VARx-099-FL”
“GOLDONI Luca”,”Maria Luigia donna in carriera.”,”Luca Goldoni, inviato del Corriere della Sera, ha dedicato anni allo studio del costume e della cronaca degli italiani.”,”BIOx-058-FSD”
“GOLDRING Mary”,”L’ economia dell’ industria atomica nell’ esperienza della Gran Bretagna. (Tit.orig.: ‘Economics of Atomic Energy’)”,”Nesso tra energia atomica nucleare e civile. “”In fatto di qualità, i costruttori americani hanno in mano tutte le carte. L’ uranio 235 è la carta pigliatutto del mazzo, ed esso è disponibile negli Stati Uniti in una quantità quasi incredibile, grazie all’ enorme programma militare che ha portato alla costruzione di un numero crescente di impianti a diffusione. Secondo le parole di Gordon Dean, che è stato per molti anni il capo dell’ American Atomic Energy Commission, “”quando l’ attuale programma sarà completato avremmo tanto materiale per costruire bombe che ci uscirà dagli orecchi””. (pag 98) Deuterio. “”Il risultato di questa politica militare è l’ attuale abbondanza di uranio 235 per usi civili, così come il fatto che gli americani siano in grado di vendere centinaia di tonnellate di acqua pesante all’ estero è il risultato dell’ analoga precipitosa decisione di costruire in gran fretta impianti ad acqua pesante per la bomba all’ idrogeno.”” (pag 98)”,”UKIE-038″
“GOLDSCHMIDT Bertrand”,”Il nucleare. Storia politica dell’energia nucleare.”,”Bertrand Goldschmidt è sul piano tecnico uno dei quattro o cinque personaggi-chiave della nascita e dello sviluppo dell’energia nucleare in Francia… (pag 11) Goldschmidt ha lavorato nel 1933 come assistente personale di Marie Curie. Dopo l’invasione della Francia da parte della Germania nazista si trasferì negli Stati Uniti dove lavorò con Glenn Seaborg all’Università di Chicago. Dopo la guerra è stato sempre più coinvolto dallo sforzo diplomatico francese in campo nucleare. Ha partecipato nel 1946 alla fondazione della CFEA Commissione Francese per l’Energia Atomica nella quale ha ricoperto la carica di responsabile per le relazioni internazionali. Dal 1958 al 1980 ha lavorato nell’ International Atomic Energy Agency. (4° di copertina)”,”RAIx-370″
“GOLDSCHMIED Leo”,”Storia della banca.”,”Nel termine ‘lombardi’, sinonimo professione di banchiere, il termine si trova associato con ebrei, nell’esercizio del credito. E’ accertato che nel termine “”lombardi”” erano compresi gli italiani almeno in un secondo tempo (‘Lombard Street’ è l’arteria principale della City di Londra) (pag 19-20) C’è un lungo capitolo sull’Italia. (pag 64-96) “”Meglio infliggere una perdita a chi vive di rendita che far morire di fame la povera gente”” (Keynes) pag 60″,”ECOI-318″
“GOLDSTEIN Avery”,”Rising to the Challenge. China’s Grand Strategy and International Security.”,”GOLDSTEIN Avery è professore di scienze politiche e Associate Director del Christopher H. Browne Center for International Politics all’ Università della Pennsylvania e Senier Fellow al Foreign Policy Research Institute a Philadelphia. E’ autore di ‘Deterrence and Security in the 21st century’ (Stanford, 2000). Ascesa militare cinese. “”Thus, while Russia and China were both anticipating that American missile defenses might require them to shoulder a much heavier military burden simply to maintain their current levels of security in an extended era of American unipolarity, China’s concerns ran deeper. China’s analysts argued that missile defenses were in fact another element in the broader U.S. response to China’s rise. One interpretation suggested that a key reason the United States was so eager to deploy missile defenses was because they would weaken China’s limited strategic deterrent, hedge against China’s growing military power, and thereby forestall the shift from unipolarity to multipolarity.”” (pag 141)”,”CINx-216″
“GOLDSTEIN Erik”,”Gli accordi di pace dopo la Grande guerra (1919-1925).”,”GOLDSTEIN Erik insegna Relazioni internazionali nella Boston University. Valutazione dell’autore sulle vittime. “”La guerra civile russa e la guerra russo-polacca, combattute fra il 1918 e il 1922, provocarono più vittime del conflitto europeo del 1914-18: solamente in Russia morirono dodici milioni e mezzo di persone”” (pag 98)”,”RAIx-323″
“GOLDSTEIN Erik”,”Gli accordi di pace dopo la Grande guerra (1919-1925).”,”Erik Goldstein insegna Relazioni internazionali nella Boston University. “”Subito dopo la rivoluzione (d’Ottobre, ndr) Trotsky, commissario designato agli Affari esteri, dichiarò che l’unico atto necessario era rendere pubblici i trattati segreti; dopo di che il suo compito sarebbe stato concluso. Ma più tardi, quando il governo sovietico si trovò nella necessità di allacciare rapporti con altri paesi, esso cercò di instaurare relazioni diplomatiche convenzionali: nessuno stato aveva ancora riconosciuto di diritto il regime di Lenin, e gran parte dell’attività diplomatica del primo periodo del regime comunista fu volta alla ricerca di tale riconoscimento. Trotsky fu presto trasferito agli Affari militari e sostituito da Cicerin, il quale, sebbene fosse un comunista convinto, in fatto di diplomazia tendeva a seguire i metodi tradizionali e cercò di mantenere una posizione equidistante da entrambe le parti impegnate nella guerra. I primi governi a concedere alla Russia sovietica normali relazioni diplomatiche furono le tre repubbliche baltiche di Estonia, Lettonia e Lituania. Ciò fornì alla Russia un valido canale per instaurare relazioni commerciali con il resto del mondo, delle quali il regime comunista aveva urgente bisogno per agevolare l’opera di ricostruzione, resa più difficile dal fatto che prima la guerra mondiale e poi quella civile avevano provocato l’interruzione della produzione agricola, causando tra il 1921 e il 1922 una grave carestia. …. finire (pag 99-100″,”RAIx-001-FC”
“GOLDSTEIN Erik”,”Gli accordi di pace dopo la Grande guerra (1919-1925).”,”Erik Goldstein insegna Relazioni internazionali nella Boston University. “”Subito dopo la rivoluzione (d’Ottobre, ndr) Trotsky, commissario designato agli Affari esteri, dichiarò che l’unico atto necessario era rendere pubblici i trattati segreti; dopo di che il suo compito sarebbe stato concluso. Ma più tardi, quando il governo sovietico si trovò nella necessità di allacciare rapporti con altri paesi, esso cercò di instaurare relazioni diplomatiche convenzionali: nessuno stato aveva ancora riconosciuto di diritto il regime di Lenin, e gran parte dell’attività diplomatica del primo periodo del regime comunista fu volta alla ricerca di tale riconoscimento. Trotsky fu presto trasferito agli Affari militari e sostituito da Cicerin, il quale, sebbene fosse un comunista convinto, in fatto di diplomazia tendeva a seguire i metodi tradizionali e cercò di mantenere una posizione equidistante da entrambe le parti impegnate nella guerra. I primi governi a concedere alla Russia sovietica normali relazioni diplomatiche furono le tre repubbliche baltiche di Estonia, Lettonia e Lituania. Ciò fornì alla Russia un valido canale per instaurare relazioni commerciali con il resto del mondo, delle quali il regime comunista aveva urgente bisogno per agevolare l’opera di ricostruzione, resa più difficile dal fatto che prima la guerra mondiale e poi quella civile avevano provocato l’interruzione della produzione agricola, causando tra il 1921 e il 1922 una grave carestia. Gli Stati Uniti svolsero un importante ruolo di assistenza umanitaria tramite l’American Relief Organization, guidata da Herbert Hoover, e ciò fece nascere la speranza che avrebbero aperto relazioni ufficiali; l’interesse degli americani, però, non si spinse oltre agli scopi umanitari, ed essi riconobbero il governo comunista solo nel 1933. La riluttanza degli stati occidentali a riconoscere il governo sovietico dipese da ragioni di carattere non solo ideologico ma anche finanziario: assumendo il potere, esso aveva infatti rifiutato di farsi carico degli ingenti debiti con l’estero. Fin dal 1880 la Russia era stata impegnata in uno sforzo massiccio di industrializzazione fortemente finanziato da capitali stranieri, in particolare francesi e belgi: a questi debiti si aggiunsero gli elevati prestiti dagli alleati occidentali durante la Prima guerra mondiale”” (pag 99-100)”,”QMIP-048-FV”
“GOLDSTINE Herman H.”,”Il computer da Pascal a von Neumann. Le radici americane dell’elaboratore moderno.”,”Herman H. Goldstine, matematico e tecnologo, con Eckert e Mauchly costruì il primo calcolatore digitale: l’Eniac (1943-45). Dopo la guerra, a Princeton con von Neumann, costruì il prototipo dell’elaboratore moderno.”,”SCIx-103-FL”
“GOLDSTÜCKER Eduard”,”Libertà e socialismo. L’ autonomia della cultura, il rapporto democrazia socialismo, la questione nazionale, i giovani nell’ analisi dell’uomo di punta del rinnovamento polacco.”,”L’A è stato presidente dell’ Unione degli scrittori cecoslovacchi.”,”EURC-060″
“GOLIKOV G.”,”La révolution d’ Octobre.”,”ANTE3-21 Cartina della Russia con date instaurazione potere sovietico”,”RIRO-330″
“GOLINELLI Alessandro”,”Il volo di Margherita. Modernità e neoliberismo.”,”””Goethe fa ammettere a Faust che il suo più alto desiderio non è l’immortalità ma poter un giorno “”dire all’attimo, fermati sei così bello””. L’ansia di Faust è nel riuscire a stare dietro al tempo”” (pag 1) ‘””C’è una cosa che non capisco….Come mai è sempre ancora mezzanotte, mentre da un pezzo dovrebbe già essere mattino?”” (41) (pag 8) (Nota 41) Michail Bulgakov, Il maestro e Margherita’, Einaudi, Torino, 1968 p. 287). (Nota 61) Per una di quelle strane, ma non completamente fortuite, coincidenze della storia ‘Il maestro e Margherita’ non fu pubblicato durante la vita di Bulgakov, venne stampato per la prima volta in versione integrale nel 1968. Non in Unione Sovietica, dove giravano però alcune copie tagliate, ma in Italia, dalla Einaudi.’ Michail Afanas’evic Bulgakov, Kiev, 15 maggio 1891 – Mosca, 10 marzo 1940) è stato uno scrittore e drammaturgo russo della prima metà del XX secolo. È considerato uno dei maggiori romanzieri del Novecento. Molti suoi scritti sono stati pubblicati postumi. Indice [nascondi] 1 Biografia 1.1 Infanzia e studi 1.2 Durante la guerra civile 1.3 L’arrivo a Mosca 1.4 Gli anni dedicati al teatro 1.5 Gli ultimi anni 2 Dopo la morte 3 Opere 4 Trasposizioni al cinema 5 Fortuna 6 Note 7 Opere 7.1 Edizioni originali 7.2 Traduzioni italiane 7.3 Critica 8 Altri progetti 9 Collegamenti esterni Biografia[modifica | modifica wikitesto] La casa dei Bulgakov a Kiev Tat’jana Nikolaevna Lappa prima moglie di Bulgakov Infanzia e studi[modifica | modifica wikitesto] Michail Miša Bulgakov nacque a Kiev, in Ucraina, da Afanasij Ivanovic (professore di storia e critica delle religioni occidentali, morto nel 1906) e Varvara Michajlovna Pokrovskaja, entrambi del governatorato di Orël (Russia). Fu primo di sette figli (quattro femmine e due maschi), gli altri figli di Afanasij si sarebbero poi stabiliti a Parigi. Si legge nei diari della sorella Nadežda che Miša abbandona la pratica religiosa. Nel 1913 Bulgakov sposò Tat’jana Nikolaevna Lappa. Nel 1916 si laureò (in ritardo: si era iscritto nel 1909) in medicina, con menzione d’onore, presso l’Università di Kiev, allora dedicata a San Vladimir (oggi Università nazionale “”Taras Ševcenko””). Fu subito inviato a Nikol’skoe nel governatorato di Smolensk, come dirigente medico dell’ospedale del circondariato. Era l’unico medico del circondariato. Sono di questo periodo gli Appunti di un giovane medico (sette racconti), i cui manoscritti sono andati persi. Se, come in essi scrive, ogni giorno aveva al minimo cinquanta pazienti, più gli interventi chirurgici, è verosimile che tali appunti siano stati scritti l’anno successivo, quando si spostò a Vjaz’ma, più tranquilla (condivideva il lavoro con almeno altri tre colleghi medici), dove gli arriveranno gli echi della rivoluzione. È qui che Bulgakov vive le esperienze descritte negli altri due racconti degli Appunti. Durante la guerra civile[modifica | modifica wikitesto] Targhe commemorative in onore di Bulgakov e Vachtangov a Vladikavkaz Nel 1918 tornò a Kiev con la moglie, dove aprì uno studio medico di dermatosifilopatologia. Afferma di aver assistito, a Kiev, almeno a quattordici sovvertimenti politici, di cui dieci vissuti in prima persona: è in questo periodo che gli nasce in seno l’idea di abbandonare la medicina, poiché, come pubblico ufficiale, era troppo soggetto al potere politico. Nel 1919 venne inviato a Vladikavkaz come medico militare, dove iniziò a fare il giornalista. Qui si ammalò di tifo, la contingenza gli impedì di lasciare il Caucaso; il suo volere era quello di scampare alla guerra civile e stabilirsi in un contesto culturale più ampio (l’estero o la nuova capitale). Inizia a pubblicare con giornali locali ma quasi tutte le pubblicazioni di questo periodo sono irreperibili. È del 1920 il definitivo abbandono della carriera medica, dando inizio ad un lungo periodo di ristrettezze economiche: il lavoro di letterato rendeva poco o niente e cercò quindi di arrotondare lavorando come comparsa in teatro. In quegli anni vide la luce la prima versione de I giorni dei Turbin. L’arrivo a Mosca[modifica | modifica wikitesto] Nel 1921, si trasferì a Mosca dove si ricongiunge alla prima moglie. Dopo essere riuscito, non senza difficoltà, a trovare una sistemazione cercò impiego presso la sezione letteraria del Commissariato del popolo all’istruzione pubblica e politica e viene assunto come segretario. L’impiego non durò molto, riuscì poi ad avere delle collaborazioni con vari giornali scrivendo su gli argomenti più disparati. Poi iniziò uno dei rapporti più importanti della vita lavorativa e letteraria di Bulgakov, quello con la rivista berlinese in lingua russa Nakanune. Sempre in quel periodo iniziò a frequentare i sabati letterari di Evdoksija Nikitina. Dopo aver completato La guardia bianca tenta di farlo pubblicare su Nedra, il romanzo viene rifiutato perché gli ufficiali bianchi (dell’Armata dei Volontari) apparivano sotto una luce eccessivamente benevola. Il romanzo verrà pubblicato in più parti su Rossija tra il 1924 e il 1925 e mentre terminava il romanzo iniziò la versione teatrale (scritta tra gennaio e agosto 1925). Gli anni dedicati al teatro[modifica | modifica wikitesto] La casa moscovita Nel 1924 divorziò da Tat’jana e sposò Ljubov’ Belozerskaja. Sempre in quell’anno iniziò a frequentare casa Zajaickij, la combriccola era composta quasi completamente da moscoviti e vedevano Bulgakov come un provinciale. Lì, tra le altre, fece la conoscenza del critico d’arte Gabricevskij marito di Natal’ja Severcova figlia del noto zoologo professor Severcov che, con tutta probabilità, ispirò il personaggio del professor Persikov de Le uova fatali, il racconto venne pubblicato su Nedra. Iniziarono anche i primi problemi con la censura sovietica. Cuore di cane ricevette gli elogi della critica letteraria ma fu ritenuto impubblicabile dalla censura. Diavoleide fu requisito dalle edicole pochi giorni dopo l’uscita. La pièce basata sulla Guardia bianca dovette essere tagliata e modificata più volte per poter uscire e il titolo necessitava di essere modificato eliminando ogni riferimento ai bianchi; si giunse così al titolo I giorni dei Turbin. Il 7 maggio 1926 avvenne la prima perquisizione in casa sua e il sequestro dei suoi diari lo turbò profondamente. Il successo de I giorni dei Turbin e, successivamente, L’appartamento di Zoja fecero di Bulgakov un drammaturgo famoso nonostante alcuni aspri commenti della critica. I temi della guerra civile furono protagonisti anche nelle opere del 1928; tra questi il centrale fu la responsabilità personale dei fatti avvenuti in quel periodo. Ne La fuga la responsabilità viene accollata a tutte le parti del conflitto, compresi i civili. Il 1928 fu un anno ricco di avvenimenti, quasi tutti legati al teatro. La fuga seguì un percorso tribolato: inizialmente non fu autorizzato per il MChAT, venne però richiesto da un teatro di Odessa e iniziarono le prove. Grazie ai pareri positivi di Maksim Gor’kij e Aleksej Sviderskij la censura approvò la pièce ma il 24 ottobre venne pubblicato sulla Pravda l’annuncio del nuovo fermo dell’opera per «apologia del movimento bianco». Anche L’isola scarlatta che ricevette l’approvazione dopo un anno e mezzo dalla richiesta vide sospese le repliche dopo la prima. Sempre in quell’anno gli eventi di carattere personale furono principalmente due. In febbraio fece la sua prima richiesta di espatrio per andare a Berlino e Parigi che venne rifiutata l’8 marzo. Si adoperò anche per riavere i suoi diari, sequestrati durante la prima perquisizione, con richieste alle autorità e chiedendo aiuto a Gork’ij. Il veto ufficiale a La fuga arrivò nel gennaio 1929, giudicata antisovietica da Stalin stesso, ma Bulgakov si rifiutò di fare le modifiche richieste. Il 28 febbraio, durante una festa di carnevale, conobbe Elena Sergeevna Šilovskaja e se ne innamorò. Principiò un rapporto epistolare tra i due con Elena Sergeevna costretta a distruggere le lettere di Bulgakov essendo una donna sposata. Ad ella consegnò anche il manoscritto de All’amico segreto. Del 1930 è l’opera Il bagno di Majakovskij e fu un grande successo di critica: Mejerchol’d paragonò Majakovskij a Molière. L’interpretazione che venne quindi data all’opera, che si rifaceva ai classici, turbò Bulgakov al punto di fornirgli lo sprone per una risposta che si realizzò con la decisione di tornare al teatro con un lavoro su Molière. Terminò il manoscritto, intitolato La cabala dei bigotti, il 6 dicembre e il giorno dopo sulla copia battuta a macchina compariva una dedica a Elena Sergeevna. Quello stesso giorno gli venne notificato il divieto di messa in scena delle opere scritte fino a quel momento: tutte le sue speranze erano rivolte a quest’ultimo lavoro. La pièce sembrò riscuotere un discreto successo tra il circolo dei teatranti, tuttavia il 18 marzo ricevette la notizia della mancata approvazione da parte della censura. I problemi di Bulgakov non erano soltanto materiali (era in serie difficoltà finanziarie) ma la sua condizione di letterato respinto in ogni sua iniziativa era un peso psicologico che sopportava con difficoltà. In una lettera al fratello scrisse: «Con queste stesse mani ho gettato nella stufa le minute di un romanzo sul diavolo, di una commedia e l’inizio di un altro romanzo». Questo episodio è centrale e ricorrente nella vita e nel pensiero di Bulgakov, il “”romanzo sul diavolo”” a cui si riferisce è ovviamente Il maestro e Margherita e il concetto riassunto nella celebre massima “i manoscritti non bruciano” è presente anche in quest’opera. Lo stato d’animo di quei giorni lo portò a scrivere una lettera al governo dell’URSS. Il 18 aprile, il giorno dopo i funerali di Majakovskij che si era suicidato il 14 aprile, ricevette una telefonata da Stalin in persona che gli negava la possibilità di espatriare, ma gli prospettava un impiego al Teatro Accademico dell’Arte di Mosca, non però come drammaturgo[1]. Nonostante fosse relativamente benvoluto da Stalin, gli fu sempre impedito di uscire dall’Unione Sovietica o di andare a far visita ai suoi fratelli all’estero Nel 1932 si sposò per la terza volta, con Elena Sergeevna Šilovskaja. Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto] Tomba di Michail Bulgakov nel cimitero di Novodevicij a Mosca Nell’ultimo decennio della sua vita, Bulgakov continuò a lavorare alla sua opera più nota Il maestro e Margherita, scrisse commedie, lavori di critica letteraria, storie ed eseguì alcune traduzioni e drammatizzazioni di romanzi. Tuttavia, la maggior parte delle sue opere rimase per molti decenni nel cassetto. Morì nel 1940, a soli 49 anni, per una nefrosclerosi, di cui era morto anche il padre, e fu sepolto nel cimitero di Novodevicij a Mosca. Dopo la morte[modifica | modifica wikitesto] Dalla sua morte al 1961 nessuna opera di Bulgakov fu mai pubblicata. Poi, “”improvvisamente, per 5-7 anni in Russia scoppiò il fenomeno Bulgakov””, scrisse Vladimir Laškin. Da questo momento di nuovo in Russia cala l’oblio, per poi riaccendersi l’interesse negli anni ottanta.”,”FILx-480″
“GOLINI Antonio”,”La popolazione del pianeta. Sei miliardi di persone vivono oggi sulla terra: un successo della specie o una catastrofe per il pianeta?”,”Antonio GOLINI insegna demografia nella facoltà di scienze statistiche dell’ Università La Sapienza di Roma. E nella facoltà di scienze politiche della Luiss. “”La demografia è stata determinante, qualche decennio fa, nel consentire scelte politiche importanti nel campo della sicurezza sociale, con particolare riferimento al sistema pensionistico. Una struttura per età favorevole ha tecnicamente consentito di passare al sistema di ripartizione e di assicurare, per scelta politica appunto, una copertura pensionistica a tutti gli anziani (anche a coloro che avevano potuto lavorare poco o male o niente nel corso della vita), di rivalutare le pensioni, di tenere bassa o di abbassare ulteriormente l’età al pensionamento. Adesso che la demografia è cambiata, ci si deve chiedere – ed è questa la seconda sfida – se tecnicamente consentirà la prosecuzione dello stato sociale e il benessere delle generazioni attuali e future. Da un lato, si può immaginare che un forte aumento della produttività e della accumulazione capitalistica consenta di controbilanciare efficacemente l’incidenza ormai decisiva, in negativo, delle tendenze demografiche; anche se, allo stato attuale delle conoscenze, l’effetto dell’invecchiamento della popolazione sulla produttività è indeterminato perché potrebbe anche essere negativo, portando a un regresso dello spirito di iniziativa e della creatività””. (pag 68)”,”DEMx-052″
“GOLINI Antonio RIGHI Alessandra BONIFAZI Corrado LIVI-BACCI Massimo ZLOTNIK Hania SOLTWEDEL Rudiger LÖHNROTH Juhani WERNER Heinz WIDGREN Jonas HÖNEKOPP Elmar CHESNAIS Jean-Claude EMMERIJ Louis JOURMARD Isabelle BAILEY Paul J. PARISOTTO Aurelio FINDLAY Allan M. TEITELBAUM Michael S. MOUHOUD El Mouhoud TAPINOS Georges BORJAS George J. MUUS Philip J. PAPADEMETRIOU Demetrios J. NORTH David S. BURSTEIN Meyer GRANAGLIA Elena PREVOT Hubert BLOT Daniel HAMMAR Tomas, scritti di”,”The Changing Course of International Migration.”,”GOLINI Antonio RIGHI Alessandra BONIFAZI Corrado LIVI-BACCI Massimo ZLOTNIK Hania SOLTWEDEL Rudiger LÖHNROTH Juhani WERNER Heinz WIDGREN Jonas HÖNEKOPP Elmar CHESNAIS Jean-Claude EMMERIJ Louis JOURMARD Isabelle BAILEY Paul J. PARISOTTO Aurelio FINDLAY Allan M. TEITELBAUM Michael S. MOUHOUD El Mouhoud TAPINOS Georges BORJAS George J. MUUS Philip J. PAPADEMETRIOU Demetrios J. NORTH David S. BURSTEIN Meyer GRANAGLIA Elena PREVOT Hubert BLOT Daniel HAMMAR Tomas, scritti di”,”STAT-347″
“GOLINO Enzo”,”Cultura e mutamento sociale. Il carattere degli italiani. L’ intellettuale emigrato. La generazione degli anni difficili. I delfini rampicanti. Letteratura come contestazione. L’ uomo di qualità. La sfida teoretica alla letteratura. Un breviario per l’ utopia. Una linguistica illuminista. La guerriglia semiologica. Lo spazio meridionale. Il consumo culturale.”,”GOLINO Enzo, nato a Napoli nel 1932, lavora nel settore dei programmi culturali della TV, e collabora con varie riviste e con l’ Espresso.”,”ITAB-086″
“GOLLAN N. e altri”,”Le capitalisme moderne: sa nature et ses particularités nationales.”,”Saggi di John GOLLAN N. INOZEMTSEV M. BARABANOV E. KHESSINE V.CHENAIEV A. POKROVSKI A. BORODAIEVSKI Y. IOUDANOV I. LEBEDEV E. LEONTIEVA R. OVINNIKOV. Contiene riferimenti: Lenin sugli Stati Uniti e l’ imperialismo americano (pag 36-37). ‘Gli Stati Uniti sono “”il paese d’ avanguardia del capitalismo moderno””. Essi non hanno eguali “”né per rapidità di sviluppo del capitalismo alla fine del XIX secolo e all’ inizio del XX (…)”” (Lenin, opere t.22 p.13). In effetti, lo sviluppo economico degli Stati Uniti è stato in questa fase più rapido di quello della Germania’. (pag 37)”,”LENS-139″
“GOLLBACH Jochen”,”Europäisierung der Gewerkschaften. Praktische Ansätze im Spannungsverhältnis nationaler und europäischer Strukturen und Traditionen.”,”PROUD TO BE A DOCKER. ORGOGLIOSO DI ESSERE UN PORTUALE. Jochen Gollbach ist wissenschaftlicher Mitarbeiter beim europäischen Metallgewerkschaftsbund (EMB) in Brüssel.”,”EURE-081-FL”
“GOLLER Peter”,”Marx und Engels in der bürgerlichen Ideologie und in der sozialistischen Theorie. Gesammelte Studien.”,”GOLLER Peter”,”MADS-652″
“GOLLIAU Catherine BLANCHARD Olivier GENEREUX Jacques MOREAU Laurence DAUMAS Jean-Claude MEDA Dominique VIGNERON Daniel VERDIER Thierry VANDERBORGHT Yannick MILANOVIC Branko saggi; testi commentati di SAY MALTHUS FRIEDMAN LUCAS SMITH SCHUMPETER SOLOW MEADOWS RANDERS RICARDO BASTIAT LIST OHLIN KRUGMAN PAINE MARX LAFARGUE MAX WEBER LE PRESTRE DE VAUBAN HAYEK ALLAIS”,”Les grands débats économiques. Les textes fondamentaux.”,”Testi commentati di Say, Malthus, Walras, Marshall, Keynes, Friedman, Lucas, Smith, Schumpeter, Solow, Meadows Randers, Ricardo, Bastiat, List, Ohlin Krugman, Paine, Marx, Lafargue, Max Weber, Le Prestre de Vauban, Hayek, Allais”,”ECOT-384″
“GOLLOMB Joseph”,”Albert Schweitzer. Il genio nella giungla.”,”Albert Schweitzer nacque a Kaysersberg, in quella zona dell’Alsazia meridionale appartenente al dipartimento dell’Alto Reno (territorio francese prima del 1871 e dopo il 1919), il 14 gennaio 1875. Suo padre, Ludwig Schweitzer, era un pastore luterano a Gunsbach, un piccolo villaggio alsaziano in cui crebbe il giovane Albert. Sua cugina era Anne-Marie Schweitzer, futura madre di Jean-Paul Sartre. Particolarità della chiesa ove predicava il padre era che si trattava del luogo di culto comune a due paesi – Gunsbach e Griesbach-au-Val – e a due confessioni religiose, cattolica e protestante. Ancora oggi le celebrazioni si suddividono fra riti in francese, riti in tedesco e riti bilingui. A questo proposito Schweitzer scrive nel suo Aus meiner Kindheit und Jugendzeit (Dalla mia infanzia e adolescenza): «Da questa chiesa aperta ai due culti ho ricavato un alto insegnamento per la vita: la conciliazione […] Le differenze tra le Chiese sono destinate a scomparire. Già da bambino mi sembrava bello che nel nostro paese cattolici e protestanti celebrassero le loro feste nello stesso tempio». Era un bambino malaticcio, tardo nel leggere e nello scrivere, faceva fatica a imparare. Da fanciullo riusciva egregiamente solo nella musica: a sette anni compose un inno, a otto cominciò a suonare l’organo, a nove sostituì un organista nelle funzioni in chiesa (grazie a questo conobbe la moglie che era una pianista). Aveva pochi amici, ma dentro di sé coltivava già una spiccata e generosa emotività, estesa anche agli animali, dimostrata dalla preghiera che, sin da bambino, rivolgeva a Dio, invocandone la protezione verso tutte le creature viventi. La passione per la musica e gli studi filosofici Terminate le scuole medie, il giovane Albert s’iscrisse al liceo più vicino, a Mulhouse, dove si trasferì, ospitato da due zii anziani e senza figli. Fu proprio la zia che l’obbligò a studiare pianoforte. Al liceo Albert Schweitzer ebbe come insegnante di musica Eugen Munch, famoso organista a Mulhouse della chiesa di Santo Stefano, che gli fece conoscere la musica di Bach. Fu presto chiaro sia a Munch, sia a Charles-Marie Widor, noto organista della chiesa di Saint Sulpice di Parigi, che Schweitzer conobbe nel 1893 durante un soggiorno nella capitale francese, che il giovane Albert aveva un vero e proprio talento per l’organo. Fu allievo di Marie Jaëll.[2][3] Dopo gli studi classici e le lezioni di pianoforte, nell’ottobre del 1893 si trasferì a Strasburgo per studiare teologia e filosofia. In questi anni si sviluppò la sua passione smodata per la musica classica e, in particolare, per Bach. Per quanto concerne lo studio della filosofia, fu assiduo frequentatore dei corsi di Windelband riguardo alla filosofia antica e di Theobald Ziegler (che sarà suo relatore di tesi) riguardo alla filosofia morale. Nel 1899 conseguì la laurea con una tesi sul problema della religione affrontato da Kant e fu nominato vicario presso la chiesa di San Nicola di Strasburgo. Nel 1902 ottenne la cattedra di teologia e, l’anno successivo, divenne preside della facoltà e direttore del seminario teologico. Pubblicò varie opere sulla musica (alcune su Bach), sulla teologia, approfondì i suoi studi sulla vita e sul pensiero di Gesù Cristo, ed eseguì vari concerti in Europa. La scelta della sua vita Nel 1904, dopo aver letto un bollettino della Società missionaria di Parigi che lamentava la mancanza di personale specializzato per svolgere il lavoro di una missione in Gabon, zona settentrionale dell’allora Congo, Albert sentì che era giunto il momento di dare il proprio contributo e, un anno dopo, all’età di trent’anni, si iscrisse a Medicina, ottenendo nel 1913 (a trentotto anni) la sua seconda laurea, in medicina con specializzazione in malattie tropicali. Egli, che sin da piccolo aveva mostrato una spiccata sensibilità nei confronti di ogni forma vivente, sentì come irresistibile il richiamo-vocazione a spendere la sua vita a servizio dell’umanità più debole. Non fu tuttavia facile, per l’organista e insegnante Schweitzer rinunciare a quella che era stata la sua vita fino a quel momento: la musica e gli studi filosofici e teologici. Schweitzer sapeva però di dover realizzare quanto si era prefissato da vari anni. Scrive nel suo Aus meinem Leben und Denken (“”La mia vita e il mio pensiero””): «Il progetto che stavo per mettere in atto lo portavo in me già da lungo tempo. La sua origine rimontava ai miei anni di studentato. Mi riusciva incomprensibile che io potessi vivere una vita fortunata, mentre vedevo intorno a me così tanti uomini afflitti da ansie e dolori […] Mi aggrediva il pensiero che questa fortuna non fosse una cosa ovvia, ma che dovessi dare qualcosa in cambio […] Quando mi annunciai come studente al professor Fehling, allora decano della Facoltà di Medicina, egli avrebbe preferito spedirmi dai suoi colleghi di psichiatria.» Schweitzer aveva le idee chiare anche sulla sua destinazione una volta ottenuta la laurea in medicina: Lambaréné, una città del Gabon occidentale in quella che era allora una provincia dell’Africa Equatoriale Francese. In una lettera scritta al direttore della Società missionaria di Parigi, Alfred Boegner – di cui l’anno prima aveva letto un articolo sulla drammatica situazione delle popolazioni africane afflitte da lebbra e malattia del sonno, bisognose di un’assistenza medica – Schweitzer spiegò la sua scelta: «Qui molti mi possono sostituire anche meglio, laggiù gli uomini mancano. Non posso più aprire i giornali missionari senza essere preso da rimorsi. Questa sera ho pensato ancora a lungo, mi sono esaminato sino al profondo del cuore e affermo che la mia decisione è irrevocabile» I missionari furono inizialmente scettici sull’interesse dimostrato dal noto organista per l’Africa. La risposta di Schweitzer fu quella di impegnarsi a raccogliere fondi per conto proprio, mobilitando amici e conoscenti e tenendo concerti e conferenze per realizzare il sogno di costruire un ospedale in Africa. Imbarcatosi a Bordeaux sul piroscafo Europa, approda, il 16 aprile 1913, a Port Gentil e, attraversando l’Ogooué, giunge sulla collina di Andende, sede della missione evangelica parigina di Lambaréné, dove accolto dagli indigeni appronta alla meglio il suo ambulatorio ricavato da un vecchio pollaio, con una rudimentale ma efficace camera operatoria, cui venne attribuito il suo stesso nome: Ospedale Schweitzer. Ad accompagnarlo in questa sua avventura è una giovane donna di origine ebrea, Hélène Bresslau, ormai diventata la moglie e la compagna di vita di Schweitzer, che l’aveva conosciuta nel 1901 a una festa di nozze. Albert e Hélène si erano sposati nel 1912, dopo che Hélène aveva ottenuto il diploma di infermiera, conseguito per realizzare il sogno comune con il marito. Cominciano ben presto ad arrivare ogni giorno almeno una quarantina di pazienti. Albert e Helene si trovano di fronte malattie di ogni genere legate alla malnutrizione, così come alla mancanza di cure e medicinali: elefantiasi, malaria, dissenteria, tubercolosi, tumori, malattia del sonno, malattie mentali, lebbra. Per i lebbrosi, molto più tardi, nel 1953, coi proventi del Nobel per la Pace, costruirà il Village Lumière. I primi anni in Africa e la deportazione Quando nel 1913 il medico alsaziano si imbarcò finalmente per Lambaréné con la moglie, accompagnato da numerose critiche da parte dei suoi familiari, insieme con la settantina di casse e attrezzature varie destinate alla costruzione del nuovo ospedale, egli portò con sé un pianoforte speciale, dono della Società bachiana di Parigi, progettato per resistere all’umidità e alle termiti africane. Fu questo il suo compagno di ogni giorno, lo strumento sul quale continuò a studiare, alla luce di una lampada a petrolio, nelle pause del lavoro e nel silenzio delle notti africane, quando non era impegnato a scrivere i suoi testi di filosofia e le lettere agli amici. Le giornate di Schweitzer passavano poi a curare le malattie (lebbra, febbre gialla, ulcera tropicale, vaiolo…) che affliggevano la popolazione di Lambaréné. I suoi inizi nel cuore dell’Africa furono assai difficili: oltre a dover lottare contro la natura che lo circondava, piogge torrenziali, animali feroci o infidi come serpenti e coccodrilli, dovette vincere la diffidenza degli indigeni prima, e poi la loro ignoranza. Non fu facile avvicinare gli ammalati che si fidavano solo dei loro stregoni (con cui in seguito sviluppò un rapporto di amicizia); le cure del medico bianco non erano da principio ben accolte. La prima operazione di Schweitzer, su un trentenne nero, colpito da un’ernia che gli stava andando in peritonite, si svolge infatti in un clima surreale. Una volta che il paziente è stato sedato, Schweitzer, nel silenzio della popolazione nera che seguiva l’operazione, si muove con gesti precisi, conscio che se provocherà la morte di quell’uomo anche la sua sorte sarebbe stata compromessa.[4] L’operazione, la prima di una lunghissima serie, andrà a buon fine. Poi, quando si riversarono a frotte nelle sue baracche per farsi curare, non seguivano le istruzioni del medico bianco, a volte le pomate che dovevano essere usate per la cura della pelle venivano mangiate, altre volte ingoiavano in una volta sola un intero flacone di medicinale. Non era facile trattare con gli indigeni, non era facile farsi capire, ma Schweitzer non si diede mai per vinto; le difficoltà, le avversità, la mancanza di alimenti o di medicinali non erano sufficienti per farlo arretrare. Schweitzer costruì a poco a poco un villaggio indigeno, i malati vi giungevano da ogni parte, spesso con le loro famiglie e tutti venivano ugualmente accolti, le loro usanze rispettate e così le loro credenze. A questo proposito racconta Giorgio Torelli:[4] «Ogni paziente continua ad essere accompagnato dai parenti e dai figli e spesso anche dalle anatre.» (Giorgio Torelli) Piano piano il “”grande medico bianco”” conquista la fiducia della gente di Lambaréné, e non solo. Dal profondo della foresta, da villaggi lontani anche centinaia di chilometri, arrivano malati desiderosi di cure. Schweitzer (e la sua comunità di medici volontari che piano piano cresce intorno a lui) diventa un benefattore, una figura di riferimento, e le notizie di quello che sta facendo nel cuore dell’Africa più nera smuovono l’opinione pubblica mondiale. Nel 1914 Hélène e Albert Schweitzer furono messi agli arresti domiciliari a causa della loro nazionalità tedesca. Il 5 agosto di quell’anno, giorno in cui ebbe inizio la Prima Guerra Mondiale, i coniugi Schweitzer vennero dichiarati prigionieri di guerra dai francesi, come cittadini tedeschi che lavoravano in territorio francese. Avevano il permesso di restare a casa, ma non potevano comunicare con la gente né accogliere i malati. Più tardi i francesi li espulsero dall’Africa spedendoli in un campo di lavoro nel sud della Francia. Secondo quanto racconta Edouard Nies-Berger, in Albert Schweitzer m’a dit, «la coppia Schweitzer fu fermata dalle autorità militari francesi per ragioni di sicurezza. Erano entrambi cittadini tedeschi, e la signora S., molto vicina alla Germania, aveva criticato il governo francese in alcune lettere trovate poi dalla censura. A credere a certe voci, Schweitzer era considerato una spia tedesca, e il Kaiser avrebbe avuto intenzione di nominarlo governatore dell’Africa equatoriale nell’ipotesi di una vittoria tedesca. I servizi segreti avevano trovato nel suo baule un documento che certificava l’offerta, e questa storia lo avrebbe perseguitato per il tutto il resto della sua vita.» In luglio furono rilasciati grazie all’intervento di amici parigini, in particolare di Charles Marie Widor. Durante uno scambio di prigionieri verso la fine della guerra, nel 1918 poterono ritornare in Alsazia. Durante la prigionia avevano contratto entrambi la dissenteria e la tubercolosi e sebbene Albert si sarebbe ripreso grazie alla sua forte fibra non sarebbe stato lo stesso per la moglie, le cui condizioni di salute peggioravano sempre di più. Per questo motivo nel 1923 prese una casa a Königsfeld im Schwarzwald nella quale andò a vivere la moglie trovando lì un clima più adatto al suo stato di salute. L’idea di tornare in Africa per Albert si dissolveva sempre di più, insieme con i sogni avviati a Lambaréné, aggravata dalla guerra. Un nuovo barlume di speranza si accese con la nascita della figlia Rhena, il 14 gennaio 1919, giorno del compleanno del medico. Le sofferenze provate in prima persona lo aiutarono ulteriormente a comprendere meglio gli altri, mentre il recupero del lavoro come assistente medico presso l’ospedale di Strasburgo, la riconquista delle sue funzioni di pastore presso la chiesa di San Nicola, contribuirono molto al recupero delle sue energie psicofisiche. La ripresa dei concerti d’organo inoltre, con una tournée in Spagna, gli dimostrò che era ancora molto apprezzato come musicista. Dal punto di vista scientifico gli venne conferita la laurea honoris causa dall’Università di Zurigo e nel 1920 Albert fu invitato dall’arcivescovo svedese dell’Università di Uppsala per una serie di conferenze che, insieme con i concerti d’organo che seguirono prima in Svezia e poi in Svizzera, gli permisero di raccogliere nuovi fondi da inviare a Lambaréné per le spese di mantenimento dell’ospedale negli anni di guerra. Nel 1921 pubblicò un libro di ricordi africani, All’ombra della foresta vergine, il cui contenuto si può ancora considerare indicativo per le azioni che si intraprendono per i Paesi in via di sviluppo. Il ritorno in Africa Il 14 febbraio 1924 Albert lasciò Strasburgo per raggiungere di nuovo l’agognata missione di Adendè il 19 aprile. Dell’ospedale non era rimasta che una baracca: tutte le altre costruzioni avevano ceduto col passare degli anni o erano completamente crollate. Organizzandosi per fare il medico di mattina e l’architetto nel pomeriggio, Albert dedicò i mesi successivi alla ricostruzione, tanto che nell’autunno del 1925 l’ospedale poté già accogliere 150 malati e i loro accompagnatori. Alla fine dell’anno l’ospedale operava a pieno ritmo, ma un’epidemia di dissenteria obbligò il suo fondatore a trasferirlo in una zona più ampia, tanto da doverlo costruire per la terza volta. Il 21 gennaio del 1927 gli ammalati furono trasferiti nel nuovo complesso. Albert racconterà così la commozione della prima sera nel nuovo ospedale: «Per la prima volta da quando sono in Africa, gli ammalati sono alloggiati come si conviene per degli uomini. È per questo che levo il mio sguardo riconoscente a Dio, che mi ha permesso di provare questa gioia.» Carisma, versatilità e tempra morale Complessivamente Albert fece diciannove viaggi a Lambaréné. Ovunque andasse era oberato di impegni: in Africa oltre che medico, era anche il costruttore e l’amministratore dell’ospedale. In Europa insegnava, sosteneva concerti e conferenze, scriveva libri per raccogliere fondi per la sua opera. Spesso veniva insignito di lauree honoris causa e di molteplici riconoscimenti, tanto che la rivista Time lo considerò «il più grande uomo del mondo». Non era stato né il primo né l’unico medico a inoltrarsi nella foresta vergine, ma il suo pensiero, il suo spirito, la sua personalità erano diventati un riferimento per molti che in tutto il mondo condividevano i suoi ideali, tanto che vari professionisti seguendo il suo esempio si misero a servizio di opere umanitarie o missionarie in Africa. La sua tempra fisica, il suo carattere fermo unito a grande sensibilità e intelligenza, il rispetto per ogni forma di vita, la perseveranza, la fede, la musica d’organo e ogni opera che compiva vivendola appassionatamente, erano i motivi del suo successo. Ciononostante il grande uomo, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, rimaneva notevolmente umile e timido. Confessò a un suo corrispondente svizzero: « […] Soffro di essere famoso e cerco di evitare tutto ciò che attira su di me l’attenzione.» La battaglia contro le armi nucleari I disagi e i pericoli mostrati dalla guerra gli fecero maturare l’obiettivo di richiamare l’attenzione sui rischi costituiti dagli esperimenti atomici e dalle radiazioni nucleari. Legato da profonda amicizia con Albert Einstein, Otto Hahn e con un’élite di ricercatori e grazie a una documentazione costantemente aggiornata, Schweitzer disponeva di un’approfondita conoscenza del fenomeno. Egli denunciò l’incombente minaccia rappresentata dagli esperimenti atomici attraverso «tre richiami» trasmessi da Radio Oslo e ripresi da altre stazioni di tutto il mondo il 28, 29 e 30 aprile del 1958. Il primo richiamo dimostra come l’umanità sia in estremo pericolo, non tanto per un’eventuale guerra atomica, ma già per i semplici esperimenti nucleari che contaminano l’atmosfera. Continuarli equivale a perpetuare un «crimine contro la nostra stessa specie, contro i nostri figli, che a causa della contaminazione da radioattività, rischiano di nascere sempre più tarati nel fisico e nell’intelletto.» Il secondo richiamo si riferisce al rischio di una Terza guerra mondiale, che inevitabilmente sfocerebbe in una guerra atomica. «Si rende conto l’umanità di questo pericolo? Deve prendere coscienza e impedirlo in nome di sé stessa.» Discorso più che mai attuale e profetico, parla di missili, di corsa agli armamenti delle grandi potenze e dei rischi di guerra sfiorati in quegli anni e costantemente in agguato. Schweitzer afferma: «Attualmente siamo costretti a considerare la minaccia di una guerra atomica tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Basterebbe una sola mossa per evitarla: le due potenze dovrebbero rinunciare contemporaneamente alle armi nucleari.» Il terzo richiamo è la conclusione naturale dei primi due, in cui si evidenzia la necessità di sospendere gli esperimenti atomici e rinunciare alle armi atomiche, spontaneamente, in nome dell’umanità. Si tratta di scegliere tra la rinuncia alle armi nucleari, nell’auspicio che le grandi potenze riescano a convivere in pace, o la folle corsa al riarmo, che può condurre alla più raccapricciante delle guerre e alla distruzione dell’umanità. Premio Nobel Nel 1952 fu insignito del Premio Nobel per la Pace con il cui ricavato fece costruire il villaggio dei lebbrosi inaugurato l’anno successivo con il nome di Village de la lumière (villaggio della luce). Nei pochi momenti liberi che aveva, lavorando fino a tarda ora, si dedicava alla lettura e allo scrivere, ma anche questi avevano come scopo finale il mantenimento del suo ospedale a Lambaréné. La morte Schweitzer non volle più ritornare a vivere nella sua terra natale, preferendo morire nella foresta vergine vicino alla gente a cui aveva dedicato tutto se stesso. E il 4 settembre 1965 morì, ormai novantenne, poco dopo sua moglie, nel suo amato villaggio africano di Lambaréné, e lì fu sepolto. Migliaia di canoe attraversarono il fiume per portare l’ultimo saluto al loro benefattore, che sarà seppellito presso l’ansa del fiume. I giornali occidentali ne annunciarono la morte: «Schweitzer, uno dei più grandi figli della Terra, si è spento nella foresta.» Il posto di Schweitzer sarà preso dal successore da lui designato, Walter Munz, un medico svizzero che a soli ventinove anni, nel 1962, aveva abbandonato una vita tranquilla e agiata in Europa per dare una mano a Lambaréné.[4] wikip”,”BIOx-059-FV”
“GOLLWITZER Heinz”,”L’ impérialisme de 1880 a 1918.”,”Imperialismo sociale – Socialimperialismo “”La démocratie exige deux choses, disait Austen Chamberlain: L’ impérialisme et une réforme sociale””.”” (pag 233) “”En Allemagne, les impérialistes démocrates Max Weber et Friedrich Naumann soutenaient l’impérialisme social et le groupe doctrinaire connu sous le nom de “”Kathedersozialisten””, érudits et dirigeants économistes qui comprenaient le Verein für Sozialpolitik.”” (pag 134) “”L’élément social, dans la pensée des socialistes italiens et allemands qui avaient été gagnés à la politique impérialiste, peut être considéré comme réel. Il convient de les ajouter, eux aussi, aux différentes couches qui formaient le courant de l’ impérialisme social. Les socialistes marxistes et, dans sa grande majorité, le mouvement travailliste anglais rejetèrent l’impérialisme social qu’il considéraient comme une duperie; il furent en bien des points le prolongement du radicalisme anglais, tout comme nombre des idées radicales de Hobson sur l’impérialisme réapparurent dans la critique marxiste de l’imperialisme””. (pag 134) Guerra elemento della politica imperialista. “”Mais une chose ne fait aucun doute: la conception impérialiste de la guerre était très différente du “”Weltanschauung”” “”pacifiste-utilitariste”” et plus positive. De nombreux impérialistes voyaient dans la guerre non pas tant une survivance attardée d’une phase barbare de l’ histoier de l’humanité mais plutôt, selon les mots de Moltke, “”un maillon dans les desseins de Dieu””, le puissant moteur de l’histoire qui, tout en étant un mal sous bien des rapports, n’en était pas moins une destinée que l’on devait accepter et à laquelle il fallait se préparer.”” (pag 178)”,”RAIx-224″
“GOLLWITZER Helmut”,”La critica marxista della religione e la fede cristiana.”,”Relazione tenuta da Helmut Gollwitzer, in due sedute, della Commissione sul marxismo del 2-10-1958 e 3-3-1959. L’autore è noto per l’appassionata partecipazione all’attuale discussione sulla funzione della Chiesa per il mondo e per la interpretazione socialmente progressiva del mandato evangelico e insieme si distingue per la fermezza nella difesa dei fondamenti biblici della fede contro procedimenti distruttivi della scuola bultmanniana. Questo aspetto risulta dal famoso dibattito tra Gollwitzer ed Herbert Braun, tenuto a Magonza con il titolo Post Bultmann locutum.”,”RELP-007-FL”
“GOLMAN L. BACH I. KOLPINSKI N. TARTAKOWSKI B. KOUNINA V. GORBOUNOV V. e EREMINA V., saggi di”,”La Commune de Paris et le marxisme. Essais.”,”Saggi di L. GOLMAN I. BACH N. KOLPINSKI B. TARTAKOWSKI V. KOUNINA V. GORBOUNOV e V. EREMINA “”Dans la deuxième esquisse de ‘La Guerre civile en France’ Marx aborda le problème de façon beaucoup plus différenciée. Il écrivait: “”C’est, entre autres choses, une absurdité de dire que les fonctions centrales, non point les fonctions d’autorité sur le peuple, mais celles qui sont nécessitées par les besoins généraux et ordinaires du pays, ne pourraient plus être assurées. Ces fonctions devaient exister, mais les fonctionnaires eux-mêmes ne pouvaient plus, comme dans le vieil appareil gouvernemental, s’élever au-dessus de la société réelle, parce que les fonctions devaient être assumées par des ‘agents communaux’ et soumises, par conséquent, à un contrôle véritable. La fonction publique devait cesser d’être une propriété personnelle, conférée par un gouvernement central à ses instruments””. (pag 143-144) [La Commune de Paris et le marxisme. Essais, 1977]”,”MFRC-136″
“GOLOVINA L.I. YAGLOM I.M.”,”L’induzione in geometria.”,”Il primo degli autori, L. I. Golovina, è docente all’Università di stato di Mosca, e specialista di algebra superiore e geometria; il secondo, I.M. Yaglom, è un eminente pedagogista in campo matematico, autore di numerosi volumi e ricerche specialistiche.”,”SCIx-156-FL”
“GOLTZ Colmar von der”,”La nazione armata.”,”Dal frontespizio: Libro su l’organizzazione degli eserciti e la condotta della guerra dei tempi nostri. Barone Colmar von der GOLTZ Colonnello del Regio esercito prussiano. Quarta edizione riveduta e migliorata (1890). Prima traduzione italiana (1894) fatta con l’autorizzazione dell’Autore dal Capitano di fanteria Pasquale MEOMARTINO). Il titolo originale tedesco dell’Opera era “”Das Volk in Waffen”” (“”Il popolo in armi””) ma, come è scritto sulla Dichiarazione del traduttore, <> GOLTZ, Colmar von der (Bielkenfeld 1843 – Baghdad 1916) Feldmaresciallo, scrittore e teorico militare tedesco. Partecipò alle campagne del 1866 e del 1870/71, e subito dopo fu insegnante all’Accademia militare di Berlino. Dal 1883 al 1895 fu inviato in Turchia, dove riorganizzò l’esercito e grazie a ciò si realizzarono i successi turchi nella guerra del 1897 contro la Grecia. Tornato in Germania altri incarichi e promozioni. Dall’inizio del Primo conflitto mondiale fino al novembre 1914, fu governatore generale del Belgio; quindi fu inviato in Turchia, dove per breve tempo diresse la difesa dei Dardanelli, per assumere presto il comando della 6a armata ottomana in Mesopotamia; qui morì di tifo nel 1916. (cfr Encicl. Treccani). Fu apprezzato scrittore militare, per alcuni, secondo solo a CLAUSEWITZ Carl von. <> (pag 1 dell’Introduzione dell’Autore).”,”QMIx-219-FSL”
“GOLUB P.”,”The Bolsheviks and the Armed Forces in Three Revolutions. Problems and Experience of Military Work.”,”Foreword, Conclusion, note, Translated from the Russian by David SKVIRSKY, Name index,”,”RIRO-093-FL”
“GOMBIN Richard”,”Les origines du gauchisme. Critique de la bureaucratie sovietique. “”Les temps modernes””. Le revisionnisme philosophique Korsch Lukacs “”Arguments””. Critique de la vie quotidienne Henri Lefebvre “”L’ Internationale situationniste””. Le communisme des conseils Pannekoek “”Socialisme ou barbarie””. Gauchisme et contestation.”,”GOMBIN (32 anni) è attaché de recherches al CNRS. Ha già pubblicato ‘Le projet revolutionnaire’ ‘Les socialistes et la guerre’ ed un libro in collaborazione sull’ anarchismo oggi (in inglese).”,”FRAP-041″
“GOMBIN Richard”,”Le projet revolutionnaire. Eléments d’ une sociologie des événements de mai-juin 1968.”,”Dello stesso autore: Les socialistes et la guerre. La SFIO et la politique étrangere francaise entre les deux guerres mondiales. GOMBIN Richard, nato nel 1939, è storico e sociologo del movimento operaio. Il suo libro ‘I socialisti e la guerra, 1919-1939′ sta per essere pubblicato (1969). Ricercatore al CNRS sta preparando uno studio sul sindacalismo in Francia e negli Stati Uniti. “”Dal 1928-1930, Trotsky aveva inaugurato (è vero che poteva invocare l’ esempio delle critiche di Rosa Luxemburg, ma essa le aveva dirette contro il leninismo) una posizione che sarebbe diventata classica anche per coloro che non si consideravano come degli epigoni. La rivoluzione d’ Ottobre, scriveva in sintesi, fu una vera rivoluzione proletaria, conforme allo schema marxista-leninista. Il regime che ne uscì venne falsato dall’ emergere del fenomeno staliniano e dalla dittatura burocratica che gli era inerente. Tuttavia, lo Stato sovietico rimaneva uno Stato operaio che ogni rivoluzionario doveva difendere contro gli attacchi del mondo capitalistico. In questa concezione, la “”rivoluzione tradita”” rimaneva comunque una rivoluzione e un modello per i rivoluzionari del mondo intero. Solo la sovrastruttura, la burocrazia doveva essere stigmatizzata. Molto presto, molti rivoluzionari si posero la questione di sapere come una dittatura poliziesca avesse potuto emergere da una società senza classi e senza proprietà privata dei mezzi di produzione””. (pag 31)”,”TROS-158″
“GOMBIN Richard”,”Le origini del gauchisme.”,”GOMBIN (32 anni) è attaché de recherches al CNRS. Ha già pubblicato ‘Le projet revolutionnaire’ ‘Les socialistes et la guerre’ ed un libro in collaborazione sull’ anarchismo oggi (in inglese). “”Pannekoek è persuaso che diventando il capitalismo sempre più brutale, il proletariato sempre più maturo, lo sciopero selvaggio e l’occupazione delle fabbriche costituiranno ormai le sue armi essenziali: “”Essi (gli scioperi selvaggi) sono i precursori delle grandi lotte del futuro, di quelle che avverranno quando grandi crisi sociali accompagnate da una pressione sociale e da profondi disordini, getterranno le masse in un’azione più energica””. Il problema che Pannekoek si era posto e che la maggior parte dei partigiani del comunismo dei consigli continuano a discutere, è l’esistenza, il ruolo e la necessità stessa di un’organizzazione rivoluzionaria. Detto altrimenti, con altra denominazione, si ripropone tutta la questione del partito. L’autore di ‘Worker’s Councils’ è ben lontano da essere chiaro e categorico su questo punto. Lui stesso oscilla tra una concezione organizzativa imperativa e uno spontaneismo che la contraddice””. (pag 126-127)”,”TEOC-589″
“GOMBIN Richard”,”Les socialistes et la guerre. La SFIO et la politique étrangère française entre les deux guerres mondiales.”,”Richard Gombin, Docteur en science politique. Attaché de recherche au CNRS. C.A. Colliard, Professeur à la Faculté de Droit et des Sciences Economiques de Paris. Altra opera dell’autore: ‘Le Projet révolutionnaire. Eléments d’une sociologie des événements de mai-juin 1968’ Due correnti nella SFIO durante il Front populaire, negli anni 1936 1938, da una parte i bellicisti che richiamano una politica di fermezza di fronte alla politica di Hitler e dall’altra i pacifisti che vogliono evitare la guerra a qualunque costo e propongono l’accordo con le dittature fasciste frenando la loro aggressività concedendo la revisione del Trattato di Versailles. (pag 230)”,”FRAV-165″
“GOMBROWICZ Witold”,”Su Dante.”,”Critica ‘letteraria’ e revisione ‘gombrowicziana’ dei passi del Canto Terzo dell’Inferno di Dante coll’intento di dargli più profondità. ‘Per me si va nella città dolente, per me si va nell’eterno dolore, per me si va tra la perduta gente… Biografia autore. (Wikip) « Sono nemico del comunismo solo perché sto dalla parte del proletariato » Gombrowicz Witold Marian Gombrowicz (Maloszyce, 4 agosto 1904 – Vence, 24 luglio 1969) è stato uno scrittore polacco, appartenente alla piccola aristocrazia rurale di lontana origine lituana. È considerato uno dei maggiori scrittori polacchi del XX secolo, attivo dal 1930 fino alla sua morte. Dopo l’infanzia presso la proprietà terriera della famiglia a Maloszyce, nel 1916 i Gombrowicz si trasferiscono a Varsavia, dove Witold compie gli studi laureandosi in legge nel 1926. Dopo qualche anno di praticantato come avvocato, nel 1930 decide di abbandonare la carriera legale e si mette a frequentare i caffè letterari della città. Nel 1933 pubblica un primo volume di racconti, e si mette a scrivere anche per il teatro. Nel 1937 esce il suo romanzo Ferdydurke, non ritenuto subito il capolavoro che verrà considerato diversi anni più tardi. Anche il secondo romanzo, dapprima tradotto come Schiavi delle tenebre e poi come Gli indemoniati, quando una nuova edizione ha dovuto tener conto dei capitoli ritrovati, esce a puntate, e con tagli, su diversi giornali. Negli anni trenta, inoltre, fa qualche viaggio in particolare in Francia, Italia e Austria. Partito per un viaggio come giornalista, in crociera gratuita (sponsorizzata da un armatore polacco per fare promozione alla sua ultima novità navale), verso l’Argentina nel 1939, giunge a Buenos Aires a pochi giorni dall’invasione nazista che darà avvio alla seconda guerra mondiale. Decide di non tornare e resta in America Latina per ventiquattro anni (per lo più a Tandil), vivendo in povertà e inventandosi, per sopravvivere, un’arte dell’arrangiarsi che comprendeva i mestieri più assurdi come l’invitato ai matrimoni e ai funerali – quest’ultima una versione al maschile delle prefiche greche, vecchiette pagate per piangere ai funerali – sino a divenire poi professore all’università di San Miguel de Tucumán. Nel 1947 trova un posto in banca al “”Banco Polaco”” di Buenos Aires, dove lavora per otto anni collaborando nel frattempo alla traduzione spagnola delle sue opere, inclusa Il matrimonio (1953). Dopo il licenziamento collabora a “”Radio Free Europe”” di Monaco per la quale scrive dal 1959 al 1961 (testi in parte raccolti in “”Una giovinezza in Polonia). Mentre qualche suo lavoro viene tradotto in francese, dopo l’uscita quasi clandestina di Ferdydurke, in Polonia viene proibita la stampa delle sue opere (una condizione che si perpetua fino al 1986). Nonostante questo, grazie alla rivista Kultura (fondata nel 1947 dall’esule polacco Jerzy Giedroyc) e alla sua casa editrice, l’Instytut Literacki (con sede a Maisons-Laffitte) riesce a pubblicare in polacco opere e diari. Nel 1963, intanto, fa ritorno in Europa, invitato a Berlino dalla Fondazione Ford. L’anno successivo si trasferisce vicino a Parigi dove conosce Rita Labrosse (canadese di Montréal che sposerà nel 1968) nel sud della Francia. La coppia si stabilirà a Vence, dove più volte lo scrittore sarà visitato da ‘Piero Sanavio” che girerà su di lui più di un’intervista per la Tv svizzera di lingua italiana e, per la RAI (1969), un documentario. Muore nel 1969, due giorni dopo la discesa dell’uomo sulla luna che ha seguito con entusiasmo in televisione. Opera[modifica | modifica sorgente] Influenzata da quella del suo conterraneo e amico Witkiewicz, l’opera di Gombrowicz è caratterizzata da satira continua nei confronti della società che dà luogo a una visione grottesca della realtà. Uno dei suoi temi ricorrenti è la questione della “”forma””.[1] All’inizio degli anni sessanta inizia ad avere successo in Europa in concomitanza con la rivalutazione che all’epoca interesserà altri grandi scrittori est-europei, con Witkiewicz, ma anche Bruno Schulz e, più tardi, Milan Kundera. I suoi temi sono legati alla tradizione comica di Rabelais, Cervantes o Fielding e trattano di problemi esistenziali con leggerezza e provocazione, dando luogo a equivoci voluti e divertenti e a fraintendimenti (come per esempio anche quello di Ungaretti che si arrabbiò molto leggendo Contro i poeti[2]), secondo un flusso narrativo che si scioglie attorno a un “”ghigno dell’immaturità”” (espressione di Francesco Matteo Cataluccio) e alla satira, per tutto lo spettro da bonaria a crudele, che si scatena nei rapporti interpersonali tra gli esseri umani, spesso presi da problemi esistenziali e filosofici di difficile soluzione. Bibliografia[modifica | modifica sorgente] Memorie del periodo dell’immaturità (Pamietnik z okresu dojrzewania, 1933), poi riscritto e completato come Bakakaj (1957), collezione di racconti Ivona principessa di Borgogna, (Iwona, ksiezniczka Burgunda, 1938), teatro trad. Vera Petrelli Verdiani, Lerici, Milano 1963 Ferdydurke. Viaggio in Italia (Ferdydurke, 1938), romanzo trad. Sergio Miniussi, prefazione di Angelo Maria Ripellino, Einaudi, Torino 1961 trad. Vera Verdiani, Feltrinelli, Milano 1991 Gli indemoniati [ed. integrale] o Schiavi delle tenebre [ed. censurata] (Opetani, 1939) trad. Pietro Marchesani, Bompiani, Milano 1983, 19912 Transatlantico (Trans-Atlantyk, 1953), romanzo trad. Vera Verdiani, Feltrinelli, Milano 1971 trad. Riccardo Landau, Bompiani, Milano 1982 Il matrimonio (Slub, 1953), teatro trad. Remo Guidieri, Einaudi, Torino, 1967 Diario (1953-1956) (Dziennik 1953-1956, 1957) trad. Riccardo Landau, Feltrinelli, Milano 1970 Bacacay (Bakakaj, 1957), racconti trad. Riccardo Landau, Feltrinelli, Milano 1968 Pornografia [ed. integrale] o La seduzione [ed. censurata] (Pornografia, 1960), romanzo trad. Riccardo Landau, Bompiani, Milano 1962; «Oscar» Mondadori, Milano 1975 trad. Vera Verdiani, Feltrinelli, 1994 Historia (1962), teatro trad. Francesco M. Cataluccio, su «MicroMega», n. 4/93, Ed. Periodici Culturali, Roma 1993, pp. 173–209 Testamento. Conversazione con Dominique de Roux (Testament: rozmowy z Dominique de Roux), intervista trad. Vera Verdiani, prefazione di Francesco M. Cataluccio, Feltrinelli, Milano 2004 (FR) Entretiens avec Gombrowicz, a cura di Dominique de Roux, Pierre Belfond, Paris 1968 Diario (1957-1961) (Dziennik 1957-1961, 1962) trad. Riccardo Landau, Feltrinelli, Milano 1972 Cosmo (Kosmos, 1965), romanzo trad. Riccardo Landau, Feltrinelli, Milano 1967 trad. Francesco M. Cataluccio e Donatella Tozzetti, Feltrinelli, Milano 1990 Diario (1961-1966) (Dziennik 1961-1966, 1967) trad. parziale Francesco M. Cataluccio, Parigi Berlino: diario 1963-1965, a cura di Ludmila Ryba, E/O, Roma 1985 estratto da, Su Dante (Sur Dante, 1968) trad. Riccardo Landau, Sugar, Milano 1969 estratto da, Contro i poeti (1968) trad. Riccardo Lanadu e Silvia Meucci, con uno scritto di Edoardo Sanguineti, Theoria, Roma 1995 Operetta (Operetka, 1967), teatro trad. Jole e Gian Renzo Morteo, Einaudi, Torino 1968 (FR) Cahier Gombrowicz, Éditions de L’Herne, Paris 1970 Corso di filosofia in sei ore e un quarto, (1971), Edizioni Theoria, Roma – Napoli 1994, 1996 ISBN 88-241-0452-5 trad. Liliana Piersanti, con uno scritto di Francesco M. Cataluccio, Theoria, Roma 1994; SE, Milano, 2001 Una giovinezza in Polonia (Wspomnienia polskie, 1977) trad. Vera Verdiani, introduzione di Francesco M. Cataluccio, Feltrinelli, Milano 1998 Diario (1961-1969) (Dziennik 1961-1969, 1997) complessivamente il diario è poi uscito in italiano, a cura di Francesco M. Cataluccio, in 2 voll. Diario 1953-1958, Feltrinelli, Milano 2004 Diario 1959-1969, Feltrinelli, Milano 2008 Note[modifica | modifica sorgente] ^ 1. Piero Sanavio, W. Gombrowicz, La forma e il rito, 1974 ^ Lo ricorda Sanguineti nell’introduzione all’ed. italiana del pamphlet. Bibliografia critica[modifica | modifica sorgente] Piero Sanavio, Witold Gombrowicz, Contro l’Impegno, documentario RAI (“”l’Approdo””), 1969. Piero Sanavio, Witold Gombrowicz, La Forma e il Rito, Marsilio, Venezia 1974. Numero monografico di «Riga», a cura di Francesco M. Cataluccio, con un’intervista di Piero Sanavio, Marcos y Marcos, Milano 1994 R. Capacciola, Diario. Volume I (1953-1958) (Milano, 2004), in ‹‹eSamizdat››, IV, 2006, pp. 4″,”VARx-490″
“GOMEZ CASAS Juan”,”Los anarquistas en el gobierno 1936-1939.”,”Dal 1936 al 1939 il movimento libertario fu protagonista attraverso CNT, FAI e JL (Juventudes Libertarias) di una radicale rivoluzione sociale nella Spagna repubblicana. Juan GOMEZ CASAS, militante anarcosindacalista e autore di studi chiarificatori come ‘Historia del anarcosindacalismo español’ e ‘Historia de la FAI’ ricostruisce in queste pagine la traiettoria rivoluzionaria di quegli anni, la risposta sociale alla sollevazione militare, le collettivizzazioni, la polemica partecipazione anarchica nel governo repubblicano ecc.), in sostanza la dinamica del movimento libertario.”,”MSPG-076″
“GOMEZ CASAS Juan”,”Historia de la FAI.”,”In occasione della Conferenza di Valencia, in piena dittatuda di PRIMO DE RIVERA, nell’ anno 1927, alcuni militanti della CNT, prima della disintegrazione di questa centrale sindacale, crearono la Federacion Anarquista Iberica (FAI) come organo specifico di diffusione e di difesa delle idee anarchiche in seno alla CNT e nel movimento operaio della penisola. Juan GOMEZ CASAS, anarcosindacalista, autore di numerosi libri scrive la storia della FAI dalla sua fondazione fine al termine della guerra civile.”,”MSPG-080″
“GOMEZ CASAS Juan”,”La primera internacional en España. Estudio y documentos.”,”GOMEZ CASAS è uno specialista di storia del movimento operaio e ha pubbicato con la stessa casa editrice ‘Historia del anarcosindacalismo español. Attività di Lafargue in Spagna. “”L’ atteggiamento indipendente di A. Lorenzo gli causò non pochi problemi durante i due mesi in cui visse a Valencia assieme ai suoi compagni del Consiglio Federale. Egli dice che lo guardavano con sospetto, che arrivarono ad aprire le sue lettere poi giustificandosi col fatto che si era sbagliato e, perfino che credevano che fosse una spia di Lafargue nel Consiglio Federale, sollevandogli questioni capziose per vedere se egli si smascherava da solo””. (pag 39) Marxismo e anarchismo. “”Fu Lafargue che informò Engels dell’ esistenza dell’ Alleanza della Democrazia Socialista in Spagna””. (pag 42) “”Nello stesso tempo, su suggerimento di Lafargue e Mesa, Engels chiese il 24 giugno al Consiglio Federale della F.R.E. una lista di tutti i membri dell’ Alleanza della Democrazia Socialista in Spagna, con la menzione delle funzioni che svolgevano nell’ Internazionale, così come informazioni relative al carattere e all’ azione di tale Alleanza e sulle sue ramificazioni nel paese””. (pag 45)”,”INTP-027″
“GOMEZ CASAS Juan”,”Historia del anarcosindacalismo en España.”,”L’ascesa del movimento degli scioperi, la Terza Internazionale e i sindacati spagnoli. 1920. “”El 23 de junío, el congreso de la U.G.T., celebrado en Madrid, rechazó la adhesión a la Tercera Internacional, adscribiéndose a la Internacional Sindical de Amsterdam. El 26 de junio estalló la grave heulga de los mineros de Ríotinto, que se hizo general el 31 de julio. La incertidumbre en cuanto al porvenir immediato influyó sin duda, para que el Comité nacional de la C.N.T. gestionase en septiembre en la capital un pacto de ayuda mutua y alienza con la U.G.T.. Salvador Seguí, Evelio Boal y Salvador Quemades, concertaron un principio de acuerdo, en la Casa del Pueblo, de Madrid, y acordaron un manifiesto y un pacto de alianza que firmaron Largo Caballero, Manuel Cordero, Luis Fernández y otros por la U.G.T.”” (pag 132)”,”MSPx-075″
“GOMEZ CASAS Juan”,”Storia dell’anarco-sindacalismo spagnolo.”,”Il lavoro di Juan Gomez Casas è il primo, con la Historia del movimento obrero di Abad de Santillán, ancora incompleta, che svolga la storia del movimento operaio spagnolo e sia stato pubblicato in Spagna, dopo che il fascismo ha tentato di distruggere il movimento stesso fino alle sue radici. L’entusiasmo con cui ogni parte del movimento operaio ha accolto in Spagna il libro di Casas è stato grande, anche se la presente storia concerne anzitutto la parte anarchica. L’opera parte dal 1836 per arrivare alla guerra spagnola del 1936/39. L’autore, imbianchino e militante libertario da molti anni, ha dovuto pagare quindici anni nelle prigioni del regime.”,”MSPx-004-FL”
“GOMEZ Peter TRAVAGLIO Marco”,”Lo chiamavano impunità. La vera storia del caso Sme e tutto quello che Berlusconi nasconde all’Italia e all’Europa.”,”””In attesa di far digerire anche il ritorno dell’immunità agli elettori del centrodestra (soprattutto di An e della Lega Nord, cioè dei due partiti che più si batterono nel ’92-93 per cancellarla), il Cavaliere fa il gioco della seppia e secerne tonnellate di liquido nero intorno al caso Sme, per confonderne i contorni e i ruoli. Trasformando addirittura i pm, i giudici, la parte lesa (Carlo De Benedetti) e due testimoni (Romano Prodi e Stefania Ariosto) in imputati virtuali, mentre gli imputati veri diventano vittime e testimoni”” (pag 9) (introduzione)”,”ITAP-244″
“GOMPERS Samuel”,”70 años de vida y trabajo. Una autobiografia revisada por Philip Taft y John A. Sessions.”,”A pagina 320 l’A parla dei suoi rapporti con F.A. Sorge ed altri esponenti del socialismo americano.”,”MUSx-145″
“GOMPERS Samuel, compilazione e cura di Hayes ROBBINS”,”Labor and the Common Welfare.”,”GOMPERS Samuel era il Presidente dell’ American Federation of Labor (AFL), vice presidente della National Civic Federation (NCF). “”The trade unions of America reached their highest development during the year 1913. They made themselves felt in city coucils, county court-houses, state legislatures, state courts, the national Congress, the federal courts, and in every sphere where human activity and human betterment can be obtained for the workers through legislative or judicial means, but they used those great agencies as supplemental agencies in the wonderful work they have accomplished themselves through their economic organization – the trade unions.”” (pag 166) “”Ogni reale progresso nella libertà umana è un evento immenso nella storia. Per questa ragione, proclamiamo come una delle grandi dichiarazioni legislative di tutti i tempi questa sentenza nel Clayton Anti-trust Act: Il lavoro di un essere umano non è una merce o un articolo di commercio.”” (pag 169)”,”MUSx-197″
“GOMPERS Samuel”,”Seventy Years of Life and Labor. An Autobiography.”,”GOMPERS Samuel I ricordi personali di Gompers su F.A. Sorge e i primi socialisti americani “”My personal knowledge of Socialists extends over a period of six decades. My judgments have not been based upon second-hand information. As I have stated in earlier chapters, I early became acquainted with two opposing factions of Socialism in the old International Workingmen’s Association, the Marxian Socialists who understood that labor activity must rest upon the trade union as its foundation, and the Lassallean group which placed the emphasis on political activity. I have known Socialists who were personal students under Karl Marx – those who knew the movement from its source. Among there were F.A. Sorge, J.P. McDonnell, Conrad Karl, and Ferdinand Laurrell. Those who helped to lay the foundation for the American trade union movement came from both schools of thought and modified their philosophy and their practices in the work of developing the American trade union. I knew many of the men who served as the connecting links between the labor movement of Europe and the United States. Their education included Socialism. Among them were the following: Fred Bolte, George Steibeling, Henry Emrich, Alexander Jonas, Hugo Vogt, E. Grosse, Victor Drury, Hugo Miller, Carl Speyer, and Dr. Douai. I learned to appreciate these men as friends and to value their counsel. F.A. Sorge, perhaps more than any other one person, typified the movement to merge the European labor movement with that of the United States. After Sorge served as administrator for old International, he lived for many years in West Hoboken, a near neighbour to Carl Speyer who had also been active member in the International and had been active in pioneer work in the furniture makers’ organization. Sorge supported himself by teaching music and writing articles for German publications. He frequently applied to the Federation office for publications and materials for his articles on labor for European journals. A few times I visited him at his home.”” [Samuel Gompers, Seventy Years of Life and Labor. An Autobiography, 1925] (pag 381-382)”,”MUSx-290″
“GOMPERS Samuel, a cura di Piero BAIRATI”,”Settant’anni della mia vita.”,”Samuel Gompers nacque a Londra nel 1850 e morì a S.Antonio (Texas) nel 1924. Nel 1881 fondò la Federation of Trades and Labor, trasformatasi nel 1886 nell’American Federation of Labor, che esercitò una forte influenza sulla vita politica americana. Fece votare la legge delle otto ore. Nel 1919 divenne presidente della Commissione internazionale del Lavoro a Parigi. Presiedette l’Internazionale sindacalista a Amsterdam.”,”MUSx-049-FL”
“GOMPERZ Theodor”,”Pensatori greci. Storia della filosofia antica. Volume I. Dalle origini agli storici.”,”Empedocle precursore di Darwin e di Goethe (pag 369-370) Empedocle: “”Il centro di gravità di tutta la sua opera è rappresentato dalla dottrina della materia”” (pag 348) Empedocle. Abbandona la dottrina dell’elemento unico ma non la dottrina degli elementi in generale Per ottenere una pluralità di materie fondamentali bastava unire insieme le dottrine di Talete, di Anassimene e di Eraclito (pag 349)”,”FILx-528″
“GONCIAROV Ivan”,”Oblòmov.”,”GONCIAROV Ivan A. nacque a Simbirsk il 6 giugno 1812 e morì a Mosca il 15 settembre 1891. Fu per quasi tutta la sua vita un impiegato governativo, per molti anni all’ ufficio della censura. Negli anni 1852-54 fece un viaggio intorno al mondo sulla fregata Pallada. Ha scritto tre romanzi. “”Stolz era coetaneo di Oblomov: aveva anch’egli passato i trent’anni. (…) Era in continuo movimento: se la compagnia aveva bisogno di mandare un agente nel Belgio, in Inghilterra, mandava lui; se bisognava scrivere un progetto o realizzare una nuova idea, sceglievano lui. Nello stesso tempo egli frequentava la società e leggeva: quando trovasse il tempo, Iddio lo sa! (…) Non faceva mai un movimento superfluo. Se stava seduto, sedeva tranquillo; se agiva, non impiegava che la mimica necessaria. Come nell’ organismo non aveva nulla di superfluo, così pure nella condotta morale della propria vita cercava l’ equilibrio tra i lati pratici e le sottili necessità dello spirito. Le due tendenze andavano un po’ parallele, un po’ si incrociavano e intrecciavano per via, ma mai si confondevano indissolubilmente fra loro. Egli andava avanti a passo fermo ed ardito; viveva secondo la propria borsa, cercando di spendere ogni giornata, come ogni rublo, con un controllo continuo e vigile del tempo, del lavoro, delle forze dell’ anima e del cuore impiegate. Pareva che regolasse le gioie e le tristezze allo stesso modo dei movimenti delle braccia, o dei passi delle gambe, o come si regolava secondo il buono o cattivo tempo. Teneva aperto l’ ombrello finché pioveva, cioè soffriva finché durava il dolore e soffriva senza timida rassegnazione, ma con dispetto, con orgoglio, e sopportava pazientemente solo perché attribuiva la causa di ogni sofferenza a se stesso e non l’ attaccava, come un pastrano, a un chiodo altrui. E anche della gioia godeva come di un fiore colto per strada, fino a che non gli appassiva fra le mani, senza vuotar mai la tazza sino a quella goccia d’ amarezza, che è in fondo ad ogni godimento””. (pag 157-158)”,”RUSx-115″
“GONCOURT Edmond e Jules de”,”L’ assedio di Parigi. Goncourt – “”Journal”” 1870-1871.”,”””Domenica 16 ottobre. Sono pieno di disprezzo e di collera per l’ invenzione della ‘notizia a sensazione’, questa menzogna o questa montatura menzognera del vero, per amore di qualche soldone. I giornalisti del momento defraudano il pubblico, né più né meno dei negozianti che sottobanco vendono articoli più scadenti al prezzo di quelli affissi alla porta.”” (pag 79) “”Rileggendo La Confession d’un Enfant du Siècle, mi vien fatto di notare come certi libri esercitino una singolare influenza su certi uomini, che sembrano uscire tutti interi dal corpo di un libro, senza che i loro padri abbiano lasciato la minima impronta sul loro carattere””. (pag 246)”,”MFRC-107″
“GONELLA Walter”,”«…qui era la fabbrica più bella che c’era…». La Way Assauto tra storia e memoria.”,” Calo del Pci e mutamento della classe operaia “”E’ sufficiente osservare, anche solo rapidamente, dati e documenti conservati presso gli archivi del Pci e della Cgil astigiani per capire l’importanza del legame con la Way Assauto. Tra il 1945 e il 1946 il Pci astigiano contava alla Way Assauto circa 700 iscritti. Nel 1956 alla Waya era concentrato il 28.8% degli iscritti al Pci del capoluogo. Sempre nello stesso anno gli iscritti alla sezione Dimitrov del Pci astigiano – la sezione della Way Assauto – erano 554 – 433 uomini e 121 donne – su un totale di 2.029 dipendenti della fabbrica, cioè il 27,3% del totale. E per quanto questo dato subisse negli anni una forte riduzione, ancora negli anni Sessanta, il Pci aveva nella sezione Dimitrov il più alto numero di iscritit. E lo stesso calo degli iscritti che il Pci e la Cgil conobbero nel corso degli anni Cinquanta ha, almento in parte, una spiegazione che trae origine dalle profonde trasformazioni nella composizione della classe operaia della Way Assauto”” (pag 79) Walter Gonella laureato in Lettere moderne all’Università di Torino, bibliotecario, ricercatore dell’Israt, ha pubblicato saggi sulla storia del movimento operaio e sindacale astigiano, fra cui ‘Le culture del movimento operaio’ in ‘Tra sviluppo e marginalità’ (Israt, 2006), ‘Un sindacato, una città’ (Israt, 2006). Foto panoramica maestranze durante la Prima guerra mondiale (pag 264-265) Fallimento fabbrica. La Way Assauto fu rilevata nel 2006 da Astigiana ammortizzatori STAMPA 21/01/2014 MA.C. ASTI Ancora una «fumata nera» al processo per bancarotta a carico dei presunti responsabili del crack della Way Assauto, la storica fabbrica metalmeccanica di via Antica Cittadella che era stata dichiarata fallita dal tribunale quattro anni fa dopo un periodo di amministrazione controllata. Il pm Luciano Tarditi contesta le accuse all’ultimo proprietario della Waya, l’imprenditore di Scurzolengo Diego Robella, e al socio di minoranza Ezio Trinchero. Coinvolto con un’imputazione minore anche Fabio Trinchero, figlio di Ezio. Ieri la procura e le difese dovevano riferire al presidente della corte, Francesca Di Naro, su eventuali patteggiamenti. Nei tre mesi intercorsi tra la precedente udienza e quella di ieri, pm e imputati non sono riusciti a trovare un accordo. La procura e le parti civili (ex lavoratori e altri creditori dell’azienda) avevano posto come condizione il risarcimento dei danni, soluzione non accettata da Robella e Trinchero. Si andrà quindi avanti con il processo. La presidente Di Naro ha ammesso circa 40 testimoni di accusa e difese. Il dibattimento è stato poi rinviato al 3 marzo, quando il pm Tarditi sentirà gli investigatori della Guardia di finanza che condussero le indagini. Il legale di Robella, l’avvocato Roberto Caranzano, citerà come testi «a discarico» il governatore Cota, gli ex presidenti della Provincia Marmo e Armosino, l’ex sindaco Voglino e altri politici e sindacalisti per chiarire la situazione complessiva del periodo pre-fallimentare e cercare di dimostrare che il suo cliente è stato lasciato solo dalle istituzioni nel gestire la fabbrica.”,”MITT-378″
“GONELLA Walter”,”Un sindacato, una città. La Camera del Lavoro di Asti dalla Liberazione all’autunno caldo.”,”Luigi Ganapini, Università di Bologna, Fondazione ISEC Walter Gonella, laureato in Lettere all’Università di Torino con Aldo Agosti, bibliotecario, ricercatore dell’ISRAT. Ha pubblicato sagig sulla storia del movimento operaio e sindacale astigiano.”,”MITT-387″
“GONIN Grègoire”,”””Le mouvement ouvrier suisse avant la Première guerre mondiale””. Histoire suisse contemporaine. Seminaire 2e partie 2000-2001.”,”Molto citato nelle note il volume di Philippe Garbani e Jean Schmid ‘Le syndicalisme suisse. Histoire politique de l’Union syndicale, 1880-1980’, Lausanne, En Bas, 1980 (Uss)”,”MEOx-139″
“GONNELLI Filippo”,”La filosofia politica di Kant.”,”Filippo Gonnelli (Roma, 1960), è dottore di ricerca in Storia del pensiero politico. Per i nostri tipi ha curato gli Scritti di storia, politica e diritto di I. Kant. Attualmente svolge attività di ricerca presso l’Università di Torino.”,”FILx-099-FL”
“GONZALES Ildefonso”,”Il movimento libertario spagnuolo.”,”I. Gonzales, nato a Palencia, Spagna nel 1909, emigrò con i suoi genitori nell’Argentina quando era ancora bambino. Incominciò presto a lavorare per guadagnarsi il pane, così fin dalla giovane età si trovò a contatto, per le necessità di lavoro e per la partecipazione del padre ai Sindacati della ‘Federazione Operaia Regionalistica Argentina’ (FORA), con quel mondo operaio sudamericano che iniziava allora le sue battaglie. Inizia a partecipare alle lotte a 15 anni e farà la conoscenza di varie carceri. Dall’Argentina verrà deportato in Uruguay e da qui arrivò in Spagna. Qui diresse il periodo clandestino ‘FAI’. Dopo la guerra civile, in Francia fondò la casa editrice “”Tierra y Libertad”” (pag V-VI) La CNT si distingue anche dalla FORA – più specificamente anarchica della CNT – per una maggiore elasticità di metodi e perché si dedica più permanentemente ai problemi di classe. Soprattutto per il suo spirito «ingenito verso il proselitismo e verso l’azione collettiva». La FORA può affermare che ogni suo militante è un anarchico in atto o in potenze. Essa non aspira al numero. Preferisce restare «piccola», cioè ridotta in quantità di aderenti, pur di non ceder terreno nel suo profondo, nel suo «purismo», nella sua intera finalità. La CNT si sforza di penetrare capillarmente nel popolo per farlo suo: ed anche quando i suoi sindacati formicolavano di affiliati, cercava di attrarne sempre di più. Da ciò provengono gli scuotimenti interni della CNT. Nessuna meraviglia che la «massa militante», in enorme maggioranza rispetto agli anarchici veri e propri, sia stata, varie volte, materiale di base per manovre deviazioniste come quella del «trentismo», o quella più recente riaffermata nella persistenza della «collaborazione governativa»”” (pag 6-7) (L’appellativo di “”trentismo”” è dovuto al fatto che i rappresentanti della frazione sindacale a tendenza politica, lanciarono un manifesto che fu firmato da 30 persone (nota 9, pag 13))”,”ANAx-422″
“GONZALEZ Ernesto a cura, scritti di Marcos BRITOS Hernan CAMARERO German GOMEZ Diego GUIDI”,”El trotskismo obrero e internacionalista en la Argentina. Tomo 3. Palabra Obrera, el PRT y la Revolucion Cubana. Volumen 2 (1963-1969).”,”””In quanto ai risultati della prima Tricontinentale, il Segretario Unificato tracciò una prima analisi, in un articolo firmato da Livio Maitan: (…). In questo senso, Maitan rilevava la composizione eterogenea della conferenza. Assieme a movimenti rivoluzionari che lottavano con le armi in mano contro gli imperialisti e le forze conservative native, le più numerose erano le delegazioni che in realtà erano governative, come la Cambogia, il Pakistan o il Kenya, quest’ ultima dominata da tendenze conservatrici neocolonialiste. Per quanto concerne agli osservatori e invitati, l’ elezione è stata abbastanza infelice, con personaggi come lo scrittore italiano Alberto Moravia che, al suo ritorno, scrisse articoli reazionari su giornali conservatori europei””. (pag 176)”,”TROS-163″
“GONZALEZ Ernesto coordinamento, scritti di Marcos BRITOS Hernan CAMARERO German GOMEZ Diego GUIDI”,”El trotskismo obrero e internacionalista en la Argentina. Tomo 1. Del GOM a la Federación Bonaerense del PSRN (1943-1955).”,”Libro dedicato a Nahuel MORENO Due tappe significative: Nascita GOR (GRUPO OBRERO REVOLUCIONARIO) e nascita LOS (LIGA OBRERA SOCIALISTA). “”Tra il 1929 e il 1943 si sviluppa quella che potremo chiamare la “”preistoria “” del trotskismo in Argentina, durante la quale, lottando contro la corrente, vari intellettuali e qualche quadro del movimento operaio vollero conoscere le posizioni dell’ Opposizione di Sinistra e della Quarta Internazionale, e fecero i primi passi intesi ad organizzare un movimento quartointernazionalista. (…) In generale si tende a considerare i Guinney, padre e figlio, e Camilo Lopez come i primi compagni che si dichiararono seguaci di Trotsky.”” (pag 57-58)”,”TROS-172″
“GONZALEZ Ernesto coordinamento, scritti di Marcos BRITOS Hernan CAMARERO German GOMEZ Diego GUIDI”,”El trotskismo obrero e internacionalista en la Argentina. Tomo 2. Palabra Obrera y la Resistencia (1955-1959).”,”””Nel marzo del 1958 la direzione di Palabra Obrera elaborò un documento in cui si segnalavano le principali caratteristiche del trionfo di Frondizi, così come le varianti che potevano aversi durante il suo governo, soprattutto in relazione al movimento operaio. (…) 2. In questo momento si hanno differenze tra il frondizismo e il peronismo. Mentre il peronismo rifletteva in generale gli interessi del paese, opponendosi con i suoi metodi borghesi all’ imperialismo yankee, appoggiandosi ai lavoratori, il frondizismo faceva riferimento direttamente a settori industriali e a importanti settori della classe media””. (pag 229)”,”TROS-173″
“GONZALEZ Ernesto (coordinatore), Saggi di Marcos BRITOS Hernán CAMARERO Germán GOMEZ Diego GUIDI”,”El trotskismo obrero e internacionaliste en la Argentina. Tomo 3. Palabra Obrera, el PRT y la Revolución Cubana. Volumen 1 (1959-1963).”,”””Poco dopo il Congresso, all’inizio di settembre 1959, la frazione di Rodin ruppe con ‘Palabra Obrera’, rifiutandosi di partecipare ad una riunione plenaria dei militanti per discutere le differenze. (…) L’ assemblea discusse anche le sanzioni verso i militanti che erano usciti, per essersi rifiutati di discutere e per non aver accettato la disciplina dell’ organismo. Moreno, Jaime Perelstein e Raul Moiraghi proposero che i membri della direzione fossero sospesi per un anno, dandogli due mesi per ritornare sulle loro decisioni. Ma l’assemblea plenaria, in maggioranza, approvò la mozione di Vasco Bengochea, sulla “”separazione immediata”” dell’ organizzazione. Gli ultimi militanti della frazione “”Rodin”” si ritirarono alla metà di ottobre 1959. Hector Fucito, scomparve in aprile 1960, in un incidente stradale. Palabra Obrera, più che alle differenze, sottolineò la sua linea e Vasco Bengochea parlò, in nome della nostra organizzazione, ai suoi funerali. I maggiori dirigenti della sua frazione adottarono una linea che chiamarono di “”realismo politico sindacale””, centrista verso la burocrazia, cosa che fu evidenziata durante lo sciopero tessile del 1959-60.”” (pag 121)”,”TROS-180″
“GONZALEZ ROJAS Francisco”,”Lo que es el marxismo.”,”L’A critica il programma del socialismo e la teoria del marxismo. “”Consecuencia del concepto materialista del Universo es ese concepto materialista y determinista de la Historia, base esencial del marxismo y que, según Engels, de la carácter cientifico. Engels, en efecto, se expresa en estos términos (1): “”Como Darwin descubrió la ley de la evolución de la naturaleza orgánica, Marx nos descubrió la de la historia de la humanidad, es decir, el hecho sencillisimo, entenebrecido hasta hoy por exaltaciones ideológicas, de que los hombres, primero y ante todo, necesitamos comer, beber, proporcionarnos habitación y vestido, antes de pensar en política, ciencia, arte, religión y demás; de que, por lo tanto, la producción de los medios materiales inmediatos de subsistencia y por lo mismo el grado correspondiente de la cultura economica de un pueblo o de una época, constituye la base sobre la que se desenvuelvan las instituciones políticas, las juridicas, las artes y las ideas mismas religiosas, y en la que se deve encontrar su explicación clara, y no al contrario, como lo hemos hecho hasta ahora””.”” (pag 89) (1) Cathrein, El socialismo. Dice que lo dijo ante el sepulcro de Marx (2) pag 121 122: le proprietà dei socialisti Bebel pag 126 economista americano Henry GEORGE in libro ‘”,”TEOC-450″
“GONZALEZ MUÑIZ Miguel Angel”,”Aproximacion a la Historia Social del Trabajo en Europa.”,”L’autore è uno specialista in materia. Situazione dei lavoratori liberi e concetto di lavoro (pag 17-18) “”«La separación del trabajo manual y el trabajo intelectual caracteriza las relaciones de producción en la sociedad esclavista. El trabajo físico es lo propio de lo esclavos y el trabajo intelectual es el monopolio de la clase de los proprietarios de esclavos. En esta oposición se refleja la contradicción entre los medios de producción, bajo cuyo nombre figuran los esclavos y las relaciones de producción, basadas en la separación entre productores y propietarios de esclavos, dueños de los medios de producción y de los productos, que séran más adelante una clase parasitaria. El desprecio por el trabajo manual es el rasgo dominante de la psicologia y el pensamiento de las sociedades antiguas fundadas sobre la esclavitud» (4). Puntualicemos, para matizar estas palabras de Garaudy, que tanto en Grecia como en Roma, muchos esclavos podrían incluirse en la categoría de trabajadores «intelectuales». Por su parte, Engels dice: «La esclavitud, allí donde ocupa la forma principal de producción, hace del trabajo una actividad servil, y de allí deshonrosa para los hombres libres. Por ello, el medio para salir de tal modo de produccíon está cerrado, mientras que por otra parte la producción más desarrollada encuentra su límite en la esclavitud y está llevada a eliminarla. Esta contradicción causa la ruina de toda producción fundada sobre la esclavitud y de las comunidades fundadas sobre ella». En realidad, la situación de los trabajadores griegos libres no era mejor muchas veces que la de los esclavos, sino al contrario con frecuencia, pues mal que bien el amo había de alimentar al sclavo para que no perdiese fuerza de trabajo. «En cambio, el campesino pobre, el artesano y el peón, hombres libres, apenas podían subsistir, lo cual hacía que su destino en ciertas épocas de carestía y de paro fuese peor que el de los esclavos» (5). Existía una multitud de hombres libres sin tierras ni empleo, «porque una minoría de propietarios poseían el suelo, y el número, ya crecido, de los cautivos de guerra reducidos a esclavitud despojaba a menudo a los jornaleros y a los artesanos libres del trabajo que les daba el sustento. Muchos de ellos, llenos de deudas, tenían que vender a sus hijos como esclavos y acababan sometidos también a sus acreedores en calidad de siervos (6). Lo mismo el obrero libre que el esclavo eran socialmente despreciados, pero no tanto porque fueran «trabajadores» como porque, en su trabajo, dependían de otro, es decir, porque vivían en una situación de dependencia personal”” [Miguel Angel Gonzalez Muñiz, ‘Aproximacion a la Historia Social del Trabajo en Europa’, Madrid, 1975] [(4) Garaudy; (5) P. Jaccard; (6) Id.] [Referencia: Roger Garaudy, ‘La Libertad’, Buenos Aires, Lautaro, 1958; Pierre Jaccard, ‘Historia social del trabajo’, Barcelona, Pl. y Janés, 1971] finire (pag 17-18)”,”CONx-235″
“GONZALEZ Valentin (Général «El Campesino»)”,”La Vie et la Mort en U.R.S.S. (1939-1949).”,”Introduction, Note finale, Traduction de Jean TALBOT,”,”RUSS-095-FL”
“GONZALEZ John”,”A 1908 Russian Celebration of Marx.”,”Science & Society, A Journal of Marxist Thought and Analysis, Editor David Laibman Ringraziamenti: ‘I would lile to thak the Istituto di Studi of Capitalismo in Genoa, especially Gianfranco Bozzano, for giving me access to their copy of this book (1) and John Biggart for his coments and suggestions. I also with to acknowledge the encouragement given to me by Professor David Laibman and the Editorial Board of ‘Science & Society’ to continue my work translating and analyzing the essays of tis symposium. (1) Libro utilizzato e citato dall’autore: Karl Marx (1818-1883). Twenty-Five Years Since His Death (1883-1908) [Karl Marks (1818-1883) K dvadtsatipiatiletiiu so dnia ego smerti (1883-1908), St. Petersburg, Russia, 1908]. Noi abbiamo trasmesso via mail lo scanner delle pagine dell’intero volume.”,”MADS-784″
“GONZÁLEZ Marcellino”,”Navío Santísima Trinidad, un coloso de su tiempo.”,”Marcelino Gonzalez capitano navale nella riserva, attualmente capo dell’Area di direzione del Musel Navale di Madrid, vicedirettore.”,”QMIN-042-FSL”
“GONZÁLEZ-CASTRILLO Ricardo”,”El arte militar en la España del siglo XVI.”,”GONZÁLES CASTRILLO R. Professore Associato di Geografia e Storia.”,”QMIx-059-FSL”
“GOOCH John”,”Soldati e borghesi nell’ Europa moderna.”,”Questo libro è la conseguenza diretta dello stimolo che GOOCH ha tratto dall’ insegnamento di Michael HOWARD.”,”QMIx-060″
“GOOCH G.P.”,”History and Historians in the Nineteenth Century.”,”GOOCH G.P. D.Litt., F.B.A.”,”STOx-064″
“GOOCH Brison D.”,”Belgium and the February Revolution.”,”GOOCH Brison D. Opera firmata, firma autore “”The Democratic Association, founded in November, 1847, contained a host of alien radicals later expelled by the government. All the provinces had democratic and republican associations modeled on Brussels; and by the end of 1848, all main cities and towns had at least one such organization and Brussels had four. Despite active government supervision, their press proliferated markedly in 1848. Before February 24, the membership in these groups was mostly bourgeoisie with a few workers. Fourierism was strong and Brussels was a center of international socialism as well, Karl Marx himself working in Brussels. After February 24, a distinct effort was made to attract more workers into the radical movements”” [Brison D. Gooch, Belgium and the February Revolution, 1963] (pag 53)”,”QUAR-078″
“GOOCH John”,”Soldati e borghesi nell’ Europa moderna.”,”John Gooch (1945) si è laureato al King’s College di Londra e nel 1969 ha conseguito il Phd in War Studies. Ha tenuto corsi a Londra e Liverpool e alla British Academy di Roma. Ha poi insegnato all’Università di Lancaster. E’ membro della Royal Historical Society e condirettore del ‘Journal of Strategic Studies’. Contiene il capitolo: VI. La prima guerra mondiale. “”Si ricorse allora a un nuovo elemento, per indurre i soldati e la popolazione civile ad accettare ulteriori sacrifici: l’odio razziale. Non bisognava sconfiggere il nemico soltanto perché minacciava la pace, ma perché era tedesco, o inglese, o francese. Vivacemente alimentato dalla stampa di ogni paese, stimolato dal controllo governativo sull’informazione, che era stato istituito ovunque allo scoppio della guerra, questo odio razziale rendeva ancor più difficile e improbabile il ritorno alla convivenza prebellica, improntata sul vecchio tipo di equilibrio tra gli Stati. I paesi al cui interno si trovavano minoranze etniche o popolazioni soggette erano vulnerabili anche nel loro tessuto sociale: perciò nella strategia bellica si inserì anche il tentativo di provocare rivolte all’interno delle singole nazioni. Gli inglesi spinsero gli esuli cecoslovacchi, a capo dei quali era Jan Masaryk, a provocare disordini nell’impero austro-ungarico, promettendo loro l’indipendenza – mossa, questa, che finiva per pregiudicare la possibilità di separare l’Austria-Ungheria dalla Germania, e stipulare con essa una pace separata – e in seguito, appoggiarono l’indipendenza araba al fine di indebolire la Turchia, senza poter interamente prevedere quali conseguenze ciò avrebbe avuto. La Germania stabilì rapporti con gli irlandesi, i finlandesi, i polacchi, i fiamminghi, perfino i senussi (…)”” (pag 157) “”Fu probabilmente la Russia a commettere i maggiori errori nel campo cruciale della produzione e delle risorse. In questo paese Commissioni di Guerra per le Industrie furono istituite nel ’15, ma con scarsi risultati, poiché i grandi cartelli industriali sfuggivano totalmente al loro controllo. Si fecero enormi guadagni rifornendo di armi l’incapace governo zarista: nell 1916 i profitti dei maggiori imprenditori erano quintuplicati rispetto al 1913. Mancando un ministero per i rifornimenti, tutto era nel caos, e ad aggravare la confusione contribuivano gli industriali inglesi e americani, che stipulavano con la Russia un contratto dopo l’altro per il rifornimento di armi che non erano poi assolutamente in grado di inviare. Alla luce di questa situazione, la caduta del regime zarista nel 1917 sorprende molto meno di quanto non sorprenda la sua capacità di restare in qualche modo in piedi per due anni e mezzo dopo lo scoppio della guerra”” (pag 163)”,”QMIx-018-FL”
“GOOCH John”,”Army, State and Society in Italy, 1870-1915.”,”[Difficili rapporti tra militari e politici in Italia nell’imminenza della guerra. Cadorna ha impostato il suo nuovo incarico nella convinzione che l’Italia avrebbe assolto ai suoi obblighi all’interno della Triplice Alleanza. Nessun politico lo consulta e lo informa di ciò che si sta preparando. Il 29 luglio Cadorna redige un elenco di ‘disposizioni militari urgenti’, incluso lo spostamento di pezzi di artiglieria dal fronte austriaco fino alla frontiera francese. Lo stesso giorno chiede al re il permesso di inviare tutte le forze non necessarie per la difesa di Italia e Libia sul fronte franco-tedesco in caso di guerra. ‘It is a measure of the poverty of Italian civil-military relations that Cadorna set about his new task in the mistaken belief that Italy would shortly meet her obligations under the Triple Alliance. No politicians consulted him, and no one disabused him. On 29 July he drew up a list of ‘urgent military provisions’; they included stripping the Austrian front of fortress artillery and transporting it to the French frontier, and making good from other units the equipment deficiencies of troops destined for Germany (8). The same day he asked the king’s permission to send all forces not necessary for the defence of Italy and Libya to the Franco-German front in event of war (9). On 2 August the king approved these decisions, just as the cabinet publicly announced Italy’s neutrality’. John Gooch, Reader in History, University of Lancaster. Note: (8) Cadorna to Grandi, 29 July 1914. Quo. Rochat, ‘L’esercito italiano nell’estate 1914’, pp. 324-5; (9) Alberti, ‘Falkenhayn’, p. 87, fn. 2; Luigi Cadorna, ‘Altre pagine sulla grande guerra’, Milan, 1925, pp. 15-23, 26]”,”ITQM-210″
“GOODING John”,”Rulers and Subjects. Government and people in Russia 1801-1991.”,”John Gooding is Senior Lecturer in History at the University of Edinburgh., Preface, Conclusion, Notes, Bibliography, Maps, Index,”,”RUSx-117-FL”
“GOODMAN David S.G. SEGAL Gerald a cura, saggi di John FITZGERALD Dali YANG Anjali KUMAR Brantly WOMACK Guangzhi ZHAO David S.G. GOODMAN Feng CHONGYI Simon LONG J. Bruce JACOBS Ljian HONG Michael B. YAHUDA Peter FERDINAND Ingrid d’HOOGHE Gerald SEGAL”,”China deconstructs. Politics, trade and regionalism.”,”GOODMAN D. è direttore dell’Institute for International Studies nella University of Technology di Sidney. SEGAL è Senior Fellow nell’ IISS (International Institute for Strategic Studies) e coordinatore dell’ ESRC Programme on Pacific Asia.”,”CINE-068″
“GOODMAN David”,”Spanish naval power, 1589-1665. Reconstruction and defeat.”,”David Goodman è Senior Lecturer in Storia della scienza e tecnologia, Open University”,”QMIN-066-FSL”
“GOODMAN Paul, a cura di Pietro ADAMO”,”Individuo e comunità.”,”Paul Goodman (1911-1972) ha insegnato in varie università e ha pubblicato alcuni lavori tra cui, in italiano, ‘La gioventù assurda’ (1964) e ‘La società vuota’ (1970). Pietro Adamo (1959), scrittore e omosessuale, si è occupato di cultura politica del protestantesimo radicale e della storia della tradizione libertaria. Ha curato l’edizione italiana di J. Mitchel ‘Giornale di prigionia’ (1991), e di J. Goodwin ‘Theomachia e altri scritti sulla tolleranza’ (Del Cerro, 1995). E’ pure autore di ‘Il dio dei blasfemi. Anarchici e libertini nella rivoluzione inglese’ (1993). Su P. Goodman v. premessa al capitolo III ‘Omosessualità e scelta libertaria’”,”ANAx-010-FMB”
“GOODWIN Michael”,”Economix. Per comprendere origini storia e principi della nostra pazza economia.”,”M. Goodwin scrittore free-lance. Dan E. Burr illustratore”,”ECOT-337″
“GOODWIN Albert a cura; saggi di HABAKKUK H.J. STARK W. STERNFELD F.W. MURRAY P. McKIE D. JUDGES A.V. LLOYD C. WESTERN J.R. BALLHATCHET K.A. HARGREAVES J.D. ANDERSON M.S. WANGERMANN E.W. YOUNG L. LEWITTER L.R. LYNCH J. ROBERTS J. HUMPHREYS R.A. PALMER R.R. BELOFF M. JONES M.A. WRIGHT E. WARD W.R. BOSHER J.F. DAKIN D. McMANNERS J. RUDE’ G.E. GOODWIN A.”,”Le rivoluzioni d’America e di Francia (1763-1793). Storia del mondo moderno. Volume VIII.”,”””Dopo alcuni anni di incertezze, Herder, Goethe e molti dei loro amici trovarono un nuovo rifugio intellettuale nella filosofia neoplatonica (ed esternarono questa loro scelta entrando nella massoneria), secondo cui tutto ciò che esiste è pervaso da uno spirito divino: era una forma di misticismo, ma non più teistica, poiché lo spirito creatore non era più concepito come una persona definita. E’ questa la ragione per cui la stessa tendenza che rinnovò la sensibilità religiosa in Inghilterra, la indebolì in Germania e preparò piuttosto il terreno su cui doveva innestarsi il pensiero di Feuerbach e di Marx. Fu in questo periodo che mise salde radici nel pensiero tedesco l’equazione Dio-natura, un’equazione in cui il primo termine era destinato ad essere eliminato e ad andare perduto. Le manifestazioni letterarie del nuovo spirito furono di gran lunga troppo numerose perché sia possibile esaminarle nei particolari. Una delle sue espressioni più caratteristiche fu il dramma ‘Die Räuber’ (“”I masnadieri””) del giovane Schiller, che apparve per la prima volta nel 1781 e poi nuovamente nel 1782. Esso portava sul frontespizio la leggenda «In tirannos». E’ la storia di due fratelli, Karl e Franz. Franz è il prodotto tipico della vecchia società: egoista, fatuo, debole, ma soprattutto calcolatore e intrigante. Karl è invece un uomo istintivo, sfrenato, come sogliono essere i giovani, ma retto, candido, forte e di animo generoso. E’ proprio a causa di queste qualità che egli viene espulso dalla società austera e rispettabile e costretto a unirsi a una banda di altri giovani che vivono al di fuori delle convenzioni e divengono fuorilegge nelle selve della Boemia. In una società austera e rispettabile non vi è posto per uomini come questi. Anche questa netta contrapposizione dei due protagonisti rivela la reale natura del dramma: esso è una rappresentazione, sulla scena, dell’antitesi russoviana fra l’uomo «naturale» e il suo opposto, fra il bene e il male. Analoghe come argomento e come tendenza sono opere come ‘Die Geschichte des Herrn Oheim’ («La storia del signor Oheim») di Merck, il ‘Simsone Grisaldo’ di Klinger, ‘Kabale und Liebe’ («Amore e raggiro») di Schiller, il ‘Götz von Berlichingen’ di Goethe, e molte altre. Tutte approfondiscono, in una forma o nell’altra, il conflitto fra le esigenze e le intime aspirazioni elementari, spontanee e genuine dei loro eroi e le convenzioni esteriori, fredde, morte e artificiali entro cui si colloca il dramma, di norma la tragedia, della loro vita”” (pag 85-86) [W. Stark, ‘Letteratura e pensiero’, Capitolo terzo]”,”STOS-008-FV”
“GOODWIN Albert a cura di, collaborazione di H.J. HABAKKUK W. STARK F. STERNFELD P. MURRAY D. MCKIE A.V. JUDGES C. LLOYD J.R. WESTERN K.A. BALLHATCHET J.D. HARGREAVES M.S. ANDERSON E. WANGERMANN I. YOUNG L.R. LEWITTER J. LYNCH J. ROBERTS R.A. HUMPHREYS R.R. PALMER M. BELOFF M.A. JONES E. WRIGHT W.R. WARD J.F. BOSHER D. DAKIN J. MCMANNERS G.E. RUDÉ”,”Storia del Mondo Moderno. Le rivoluzioni d’America e di Francia (1763-1793). Vol. VIII.”,”Armando Saitta, professore di storia moderna all’Università di Roma. A. Goodwin, professore di storia moderna alla Victoria University di Manchester. H.J. Habakkuk, fellow dell’All Souls College e Chichele professor di storia economica all’Università di Oxford. W. Stark, professore di sociologia alla Fordham University, USA. F.W. Sternfeld, University lecturer di musica all’Università di Oxford. P.Murray, professore di storia dell’arte al Birkbeck College, Università di Londra. D. McKie, professore di storia e filosofia della scienza all’Università di Londra. A.V. Judges, professore di storia della pedagogia all’Università di Londra. C. Lloyd, professore di storia al Royal Naval College di Greenwich. J.R. Western, lecturer di storia alla Victoria University di Manchester. K.A. Ballhatchet, reader di storia indiana all’Università di Oxford. J.D. Hargreaves, professore di storia all’Università di Aberdeen. M.S. Anderson, reader di storia internazionale alla London School of Economics and Political Science. E. Wangermann, lecturer di storia moderna all’Università di Leeds. I. Young, lecturer di studi slavi all’Università di Cambridge. L.R. Lewitter, fellow del Christ’s College e lecturer di studi slavi (polacco) all’Università di Cambridge. J. Lynch, Leverhulme lecturer di storia spagnola e latino-americana all’University College di Londra. J. Roberts, membro del Merton College di Oxford. R.A. Humphreys, professore di storia latino-americana all’Università di Londra. R.R. Palmer, preside della facoltà di arti e scienze alla Washington University, St Louis, USA. M. Beloff, fellow dell’All Souls College e Gladstone professor di diritto costituzionale e amministrativo all’Università di Oxford. M.A. Jones, senior lecturer di storia e istituzioni americane alla Victoria University di Manchester. E. Wright, professore di storia moderna all’Università di Glasgow. W.R. Ward, senior lecturer di storia alla Victoria University di Manchester. J.F. Bosher, associate professor di storia alla University of British Columbia. D. Dakin, reader di storia al Birkbeck College, Università di Londra. J. McManners, professore di storia moderna all’Università di Sidney. G.E. Rudé, senior lecturer di storia all’Università di Adelaide.”,”STOU-040-FL”
“GOODWIN Richard M. GIVA Denis GIUSBERTI Fabio DE-FRANCESCO Antonino VALENTI Manuela PORTINARO Pier Paolo ARTIFONI Enrico PROVVEDI Anna TOSCANO Mario REGALIA Ida FAUCCI Riccado GIVA Denis”,”L’applicazione del moltiplicatore matriciale ai problemi dei pagamenti internazionali (Goodwin); Nuove regole nella metodologia economica (Giva); Tra povertà e malattia: il Sant’Orsola a Bologna dal XVII al XVIII secolo (Giusberti); Conflittualità sul lavoro in epoca preindustriale: le agitazioni degli operai cappellai lionesi (1770-1824); Teoria della popolazione e stato stazionario: note sul pensiero di John Stuart Mill (Valenti); Luigi Einaudi, la sociologia e la questione dei giudizi di valore (Portinaro); Crivellucci, Salvemini, Volpe e una rivista che non si fece. Nota in margine a una ricerca su Gaetano Salvemini storico del medioevo (Artifoni); Lo sviluppo delle teorie politiche di Herman Gorter: 1901-1914 (Provvedi); Note sulla mezzadria nello stato corporativo: il dibattito dei Gergofili (Toscano); Delegati e consigli di fabbrica nelle ricerche degli anni Settanta (Regalia); Una fonte per la storia della cultura economica italiana nell’età del positivismo: le carte di Salvatore Cognetti de Martiis (Faucci).”,”Contiene i saggi – Anna Provvedi: ‘Lo sviluppo delle teorie politiche di Herman Gorter: 1909-1914’ (pag 301-334) – Manuela Valenti, ‘Teoria della popolazione e stato stazionario: note sul pensiero di John Stuart Mill’ (pag 215-246) – Antonino De-Francesco, ‘Conflittualità sul lavoro in epoca preindustriale: le agitazioni degli operai cappellai lionesi (1770-1824)’ (pag 151-214) “”La base di ogni teorizzazione di Pannekoek è comunque riducibile alla fiducia incondizionata che egli riponeva nell’istinto delle masse proletarie, nella capacità cioè che esse avevano, in forza delle condizioni materiali da loro vissute, di opporsi naturalmente al capitale attraverso l’uso degli strumenti che ritenevano più adeguati. Difendendo dagli attacchi di Kautsky la validità delle azioni spontanee di massa, Pannekoek affermava che il loro «istinto» esprimeva ciò che per esse, in quel momento era necessario”” (pag 324)”,”ANNx-012-FP”
“GOODY Jack”,”Capitalismo e modernità. Il grande dibattito.”,”Jack Goody è professore emerito di Antropologia sociale presso il St. John’s College di Cambridge. Tra le sue opere: ‘Islam ed Europa’ (2004). “”Nell’inglese, così come in altre lingue europee, la parola “”capitale”” esiste da molto tempo. Il suo impiego nell’accezione di ricchezza commerciale (dei mercanti), di cui ci si avvale per accumulare ancora più ricchezza, risale all’inizio del XVIII secolo (1709). Ma il concetto di “”capitalista”” è databile solo alla fine di quel secolo, quando, dopo la Rivoluzione industriale, lo troviamo utilizzato da Arthur Young (1792) nella sua relazione sui ricchi francesi che pagavano poche imposte dirette. Nel 1845 Disraeli, in ‘Sybil’, descrisse la povertà delle masse, in un periodo in cui “”i capitalisti prospera[va]no e accumula[va]no immense ricchezze””. Il termine “”capitalismo””, riferito a un sistema generale, compare nel racconto ‘La famiglia Newcome’ (1854) di Thackeray, nello stesso momento in cui la nozione veniva accolta e approfondita da Karl Marx (1). Fu Marx a sviluppare il concetto: “”La circolazione delle merci è il punto di partenza del capitale. La produzione delle merci e la loro circolazione sviluppata, ossia il commercio, formano le premesse storiche del suo sorgere. Il commercio mondiale e il mercato mondiale iniziano nel XVI secolo la storia moderna della vita del capitale””. Secondo Marx è possibile rintracciare la produzione capitalistica già nel XIV e XV secolo, ma “”l’era capitalistica data solo al XVI secolo”” (2). Marx sostiene che il capitale commerciale, di per se stesso, non è in grado di spiegare la transizione da un modo di produzione a un altro, nonostante, tra i suoi effetti, ci sia quello della dissoluzione del feudalesimo. Tuttavia, quando emergono mezzi di produzione alternativi, come è accaduto con l’avvento dell’industrializzazione, il capitale mercantile si rende disponibile – si pensi, tra gli altri, al caso dell’India del XIX secolo – a essere investito nel nuovo assetto. Attraverso questo tipo di investimento, si ebbe un trasferimento generale dalla produzione tessile fondata sul lavoro a domicilio alla lavorazione in industrie meccanizzate, con operai salariati, in gran parte finanziati dal capitale mercantile. Fu la combinazione dei due fattori, il capitale (non solo dei mercanti) e i nuovi mezzi di produzione, a determinare il cambiamento. Prima che quest’ultimo si verificasse, ma in seguito a un incremento dell’attività commerciale, si ebbe un periodo, studiato da Marx, in cui, tra il XVI e il XVII secolo, il metodo feudale era ormai in crisi e quello industriale non era ancora sorto. E’ un periodo caratterizzato dal predominio dei commercianti e della cultura mercantile, manifesto in quella che Nef chiama la “”Prima internazionale industriale”” (databile attorno al 1540-1640), e al quale ci si riferisce spesso con il termine di “”capitalismo mercantile””. L’analisi di Marx sulle origini e lo sviluppo del capitalismo si basa essenzialmente sull’esperienza europea. (…) Sono stati i mercati in ascesa, interni o esterni, a dare impulso alla produzione industriale (3). La trasformazione nel modo di produzione si basò sull’accumulo del capitale alimentato dall’importazione di materiali preziosi dall’America e dai profitti del commercio, compreso quello coloniale. “”E’ certo”” scrive Marx nel ‘Capitale’, “”che nel XVI e XVII secolo le grandi rivoluzioni verificatesi nel commercio dopo le scoperte geografiche, e che celermente portarono a un alto grado di sviluppo il capitale commerciale, rappresentano un momento di basilare importanza, giacché resero più ampia la transizione dal modo di produzione feudale a quello capitalistico”” (4)”” [Jack Goody, Capitalismo e modernità. Il grande dibattito, 2005] (pag 155-157) [(1) Marx non utilizza la parola “”capitalismo”” fino alla fine degli anni Settanta dell’Ottocento. Nella lingua inglese il primo riferimento compare in Thackeray, nel 1854, come si è detto, ma il termine si diffuse solo nell’ultima parte del secolo; (2) Marx (1867, libro I, sez. II, pp 125, 516); (3) Manifesto del partito comunista (1848); Marx (1867, libro III, sez. IV, p. 1139); Bottomore, Rubel (1956, p. 130)]”,”STOS-169″
“GOODY Jack”,”La famiglia nella storia europea.”,”Jack Goody già professore di antropologia dell’Università di Cambridge, è Fellow del St. John’s College di Cambridge.”,”STOS-200″
“GOODY Jack, edizione italiana a cura di Francesco MAIELLO”,”Famiglia e matrimonio in Europa. Origini e sviluppi dei modelli familiari dell’Occidente.”,”Jack Goody è professore di antropologia presso il dipartimento di antropologia dell’Università di Cambridge. E’ internazionalmente noto per la vastità e la profondità dei suoi interessi che vanno dalle ricerche sull’oralità africana allo studio della storia delle istituzioni occidentali. È autore tra l’altro di ‘The Domestication of Savage Mind’ (1977) e ‘Coking, Cuisine and Class’ (1982). “”In Inghilterra la tendenza sotterranea di opposizione alle regole della chiesa e alle sue idee sul matrimonio, si cristallizzarono nell’insegnamento dei lollardi, le cui idee furono spesso guidate dai lavori di Wycliffe, iniziatore della traduzione della Bibbia in inglese. Circa il matrimonio, i lollardi avevano la tendenza a seguire le dottrine puritane dei valdesi piuttosto che le credenze dualiste dei catari. Nei loro scritti e nei resoconti dei loro processi, troviamo commenti specifici alla regole, così come osservazioni di carattere più generale sullo stesso matrimonio. In un lavoro del tardo XIV o del XV secolo, attribuito a Wycliffe e intitolato ‘An Apology for Lollard Doctrine’, troviamo una dichiarazione molto esplicita contro le estese restrizioni sul matrimonio tra cugini. Questa suona così: «Il matrimonio contratto all’interno del terzo e del quarto grado, anche se contrario alle prescrizioni della chiesa, è valido e stabile» (XL), che poi significa dire che per quanto il matrimonio tra cugini secondi dovesse essere evitato, esso era nondimeno valido. La proibizione del matrimonio tra cugini era una legge della chiesa e poiché il matrimonio non si presentava come un sacramento agli occhi dei lollardi – cosa che rappresentò un punto critico per i riformatori protestanti -, il contravvenire a questa regola non costituiva peccato. Molti lollardi avevano dei punti di vista ancora più radicali. Resoconti di processi contro sessanta uomini e donne per l’eresia di Norwich tra il 1428 e il 1431, mostrano che tra questi credenti «il consenso … dei due partner (unitamente all’accordo degli amici) era considerato come un elemento sufficiente per il matrimonio» (Tanner, 1977: 12). Una funzione in chiesa era superflua e un difensore chiedeva persino che il matrimonio stesso venisse abolito per un certo periodo di tempo, riflettendo molto probabilmente la stessa tendenza delle dottrine libertarie degli anabattisti che ai tempi della Riforma portarono alla istituzioni di comunità poliginiche a Münster e altrove. Anabattista è il termine usato per indicare un certo numero di sette che rappresentano l’ala radicale del protestantesimo, che disapprovavano il battesimo dei bambini e rifiutano l’appartenenza a una chiesa di stato o comunque inclusiva. Le sette furono perseguitate sia dai cattolici che dai protestanti, e per sfuggire a queste continue persecuzioni un gruppo di membri guidato da Giovanni di Leida andò a stabilirsi a Münster in Westfalia, conquistando il controllo della città nel 1534 e fondando uno «stato comunista». Le donne erano quattro volte più numerose degli uomini e così Giovanni permise che fosse praticata la poliginia prendendo per sé sedici mogli, prerogativa questa che in fin dei conti derivava dalla più grande disposizione delle donne verso la religione. Nell’anno seguente, le forze combinate dei principi luterani e cattolici, costrinsero il gruppo alla resa giustiziandone poi i capi”” (pag 193-195)”,”STOS-002-FGB”
“GOODY Jack”,”La famiglia nella storia europea.”,”””Il diciannovesimo secolo ha visto in azione un potente movimento finalizzato a riparare quelli che erano considerati i danni provocati dal capitalismo industriale. Vi presero parte riformatori di ogni colore. Questo interessamento diede origine a una più ampia riconsiderazione della posizione che occupava la donna nella società (nonché agli inizi del movimento femminista moderno), a una riflessione sul ruolo del matrimonio, sulla natura della famiglia e sulla sua storia; tendenze, queste, strettamente legate ai progressi dell’antropologia e dell’analisi comparata delle parentele, del matrimonio e della famiglia. Una figura centrale di tutti questi sviluppi fu Frederick Engels, che scrisse ‘Le origini della famiglia’ basandosi per lo più sulle annotazioni di Marx al libro dell’avvocato e antropologo americano Lewis A. Morgan, ‘Ancient Society’ (1877). Morgan individuò un cambiamento graduale, nel corso di un lunghissimo periodo di tempo, dalle forme collettive di matrimonio alle istituzioni monogamiche individualizzate dell’Europa contemporanea, inquadrando così tutta una serie di equivoci sul carattere delle società più semplici e degli sviluppi della storia successiva. Engels si spinse più in là, considerando la famiglia borghese, per la sua stessa natura, inconciliabile con il processo di ricollettivizzazione della società sotto il socialismo, in quanto negazione del diritto a ricevere un trattamento paritario per le donne e i bambini e in quanto fattore di perpetuazione della diseguaglianza attraverso la pratica dell’eredità”” (pag 249-250) [Jack Goody, ‘La famiglia nella storia europea’, Editori Laterza, Roma Bari, 2000]”,”STOS-041-FSD”
“GOONEWARDENE Leslie”,”The differences between trotskyism and stalinism (Seven articles from Samasamajist) (1954). With an introduction by Colvin R. De-Silva.”,”””I trotskisti, d’altra parte, francamente ammettono la degenerazione del regime politico, ma mettono in evidenza che questo è un fenomeno temporaneo dovuto a un concorso di circostanze storiche particolari. Essi ritengono che i Soviets operai metteranno un giorno le cose a posto rovesciando i loro governanti burocrati, prendendo il comando dello Stato e introducendo la democrazia socialista”” (pag 24)”,”TROS-091″
“GOPAL Ram”,”Lokamanya Tilak. A biography.”,”Ram Gopal è un giornalista e si occupa di politica, ha scritto per molti anni sul ‘National Herald’ di Lucknow. E’ stato anche corrispondente de ‘The Hindustan Times’ e di altri giornali. Arrestato nel 1942 per collegamenti con il movimento ‘Quit India’, per molto tempo è stato in galera. Ha studiato la storia indiana post 1857 pubblicando il libro ‘Indian Politics from Victoria to Nehru’ (in Hindi). La biografia di Tilak esce nel centenario della sua nascita.”,”INDx-134″
“GOPNER S. DERJAVIN N. FERSMAN A.E.”,”La cultura en la Union Sovietica.”,”””En 1940, las bibliotecas de nuestro país tenían 140 milliones de libros. Anotemos a propósito de ésto – la comparación vale la pena – que si las 13 mayores bibliotecas del mundo no tenían en conjunto más de 30.000.000 de ejemplares, las tre principales soviéticas, la biblioteca Lenin, la de la Academia y la biblioteca pública de Leningrado, poseían cada una, más o menos 10.000.000. En los último años antes de la guerra, la producción bibliográfica oscilaba aldrededor de 40.000 obras por año, con un tiraje 8 veces superior al de 1913.”” (pag 101)”,”RUSS-193″
“GORBACIOV Michail”,”Riflessioni sulla rivoluzione d’ Ottobre. Dal Palazzo d’Inverno alla pereistrojka.”,”GORBACIOV è nato a Privolnoe nel Caucaso settentrionale nel 1931. Dopo studi giuridici ha intrapreso la carriera politica fino a diventare nel 1980 il membro più giovane del Politburo. Nel 1985 è stato eletto segretario del PCUS e ha avviato una riforma dell’URSS in senso democratico cui diede il nome di ‘perestrojka’ (ristrutturazione). Nel 1991 è stato deposto. Attualmente dirige la fondazione Gorbaciov.”,”RUST-035″
“GORDEN Mildred GORDON Sam JONES Mike ETCHEBEHERE Mika ROGERS Ernest”,”Revolutionary History. Eyewitness to Disaster. The German Labour Movement and the Rise of Hitler, 1929-33.”,”This issue of Revolutionary History has been produced to commemorate the sixtieth anniversary of the defeat of the German working class at the hands of Hitler, whose victory was a catastrophe for the working class movement, not merely in Germany, but throughout Europe and beyond. Editor: Al Richardson, Editorial, Work in Progress, Obituaries, Reviews, Letters, Reader’s Notes,”,”TROS-019-FL”
“GORDON Robert Aaron”,”Crescita e ciclo nell’ economia americana dal 1919 al 1973.”,”GORDON ha studiato a Harvard e insegnato economia politica alla Università di California (Berkeley).”,”USAE-026″
“GORDON Andrew”,”A modern history of Japan. From Tokugawa times to the present.”,”GORDON Andrew insegna alla Harvard University.”,”JAPx-048″
“GORDON SKILLING H. GRIFFITHS Franklyn”,”Pressure Groups in der Sowjetunion.”,”Saggi di H. GORDON SKILLING Jerry F. HOUGH Frederick C. BARGHOORN Roman KOLKOWICZ John P. HARDT Theodore FRANKEL Richard W. JUDY Ernest J. SIMMONS Donald B. BARRY Harold J. BERMAN Franklyn GRIFFITHS”,”RUSU-170″
“GORDON David MODUGNO CROCETTA Roberta A.”,”Individualismo metodologico: dalla Scuola austriaca all’ anarco-capitalismo.”,”GORDON David è Senior Fellow presso il L.von Mises Institute (Auburn Alabama,) e autore di varie opere sul marxismo (‘Critics of Marx, ecc.) e articoli su riviste varie (‘The Journal of Libertarian Studies’ ecc.). Roberta A. MODUGNO CROCETTA ha pubblicato ‘Murray Newton Rothbard e l’ anarco-capitalismo americano’ (Rubbettino, 1998), e curato ‘La libertà dei libertari’ (idem, 2000) “”Se gli interventi dovessero continuare troppo a lungo, la maggior parte dei prezzi sarebbe determinata per decreto governativo piuttosto che risultare dalla interazione della gente nel libero mercato. Ma questo è socialismo, non capitalismo; e Mises ha già dimostrato che il socialismo non può funzionare. L’ intervento statale quindi, è per sua natura fonte di instabilità. Le conseguenze indesiderate di questo supposto sistema alternativo portano al socialismo ed al collasso, oppure al ritorno al mercato. Mises ha qui in mente qualche cosa di più che una possibilità teorica. La strada verso il socialismo attraverso il controllo dei prezzi caratterizzò esattamente il Piano Hindenburg adottato dalla Germania durante la prima guerra mondiale. Il controllo dei prezzi imposti su pochi articoli “”essenziali”” portarono rapidamente al pieno controllo dell’ economia da parte del governo. Questo schema emerse di nuovo durante la seconda guerra mondiale. “”L’ economia controllata”” tedesca (Zwangswirtschaft) non aveva prezzi reali. Essi erano determinati da direttive governative e l’ ordine economico dei nazisti aveva caratteristiche socialiste.”” (pag 50-51)”,”TEOS-133″
“GORDON CHILDE V.”,”Preistoria della società europea.”,”GORDON CHILDE V. è uno dei maggiori archeologi d’oggi, deceduto poco prima dell’ uscita di questo libro in Italia. “”Mentre intorno al mare Egeo la nuova industria del bronzo, nel suo aspetto caratteristicamente europeo, era già in pieno sviluppo, a nord dei Balcani, dei Pirenei e della Alpi regnava tuttora l’ economia neolitica. Le fasi traversate dall’ Europa temperata al tempo del Protoegeo corrispondono, parzialmente perlomeno, al Medio ed al Tardo Neolitico. Tuttavia, in quest’ultimo periodo soprattutto, l’ autosufficiente quiete delle comunità agricole cominciava già a esser turbata da conseguenze indirette della rivoluzione urbana. Contemporanei avvenimenti politici – migrazioni, conquiste – preparavano già il substrato sociale della sopravvenente economia dell’ Età del Bronzo. Anche di questi importantissimi avvenimenti dovremo, una volta di più, limitarci a fornire qui una relazione forzatamente rapida e molto semplificata.”” (pag 175)”,”EURx-234″
“GORDON Andrew”,”Labor and Imperial Democracy in Prewar Japan.”,”GORDON Andrew è Associate Professor of History at Duke University. Tra le foto: Manifestazione per il primo maggio 1926 e conseguenti arresti (inserto pag 109)”,”MJAx-019″
“GORDON Stewart”,”Quando l’Asia era il mondo. Storie di mercanti, studiosi, monaci e guerrieri tra il 500 e il 1500.”,”GORDON Stewart è Senior Research Scholar al Center for South Asian Studies dell’Univ. del Michigan.”,”ASIx-101″
“GORDON Robert Aaron”,”Crescita e ciclo nell’economia americana dal 1919 al 1973.”,”Robert Aaron Gordon ha studiato a Harvard e attualmente insegna Economia politica all’Università di California (Berkeley). Ha ricoperto numerose ed importanti cariche in organismi scientifici e politici degli Stati Uniti; nel 1974 è stato presidente della American Economic Association. Traduzione di Paola Elia, 12 figure nel testo, prefazione, note, Collana I fatti e le idee, Saggi e Biografie n. 401, Biblioteca di Economia diretta da Carlo Boffito e Eugenio Somaini “”Gli Stati Uniti uscirono dalla prima guerra mondiale con la consapevolezza di una serie di obiettivi macroeconomici maggiori di quanto non avessero avuto prima del 1914. Comunque, dal punto di vista della politica, si verificarono almeno due mutamenti significativi tra il 1914 ed il 1918. In primo luogo, nel 1914 si affermò il Federal Reserve System (il Federal Reserve Act venne approvato nel 1913), che forniva per la prima volta a questo paese qualcosa di simile ad una banca centrale in grado di usare gli strumenti della politica monetaria. In secondo luogo, la prima guerra mondiale aveva prodotto un debito federale notevole, detenuto dalle banche e dal pubblico non bancario. Questo generò un problema di gestione del debito per il Tesoro e il Federal Reserve System, ma fornì anche un’ampia offerta di titoli governativi come base delle future operazioni sul mercato aperto da parte della Federal Reserve. Il Federal Reserve Act non fornì alle autorità un chiaro orientamento per esercitare i loro nuovi poteri. Essenzialmente, il Federal Reserve Act doveva “”fornire una valuta elastica”” alle condizioni che avrebbero mantenuto il dollaro nel ‘Gold Standard’ ad una parità fissa, e tale da far fronte ai bisogni dell’attività economica man mano che questi si modificavano con la crescita e le fluttuazioni cicliche. Secondo quanto affermato da un membro autorevole, il Federal Reserve Act non forniva alle nuove autorità monetarie “”alcuna indicazione diretta su cosa si intenda oggi per politica monetaria. Lo sviluppo del concetto di politica monetaria come strumento regolatore della quantità di moneta e del costo e della disponibilità del credito non compare fino agli anni Venti”” (1)”” (pag 25) (1) G.L. Bach, Making Monetary and Fiscal Policy, Washington, 1971, p. 64. Sugli esordi del Federal Reserve System, vedi anche Clay G. Anderson, A Half Century of Federal Reserve Policymaking, 1914-1964, Federal Reserve Bank of Philadelphia, 1965 (…)”,”USAE-012-FL”
“GORDON Robert J.”,”Introduzione alla macroeconomia.”,”Robert J. Gordon, nato nel 1940, insegna economia nella Northwestern University. (In precedenza era stato assistente nelle università di Harvard e di Chicago).”,”ECOT-169-FL”
“GORECKI Wojciech”,”Pianeta Caucaso.”,”GORECKI Wojciech ha studiato giornalismo all’ Università di Varsavia e storia all’ Università cattolica di Lublino. Si è laurato all’ Istituto di Filosofia e Sociologia dell’ Accademia polacca delle scienze. Ha svolto ricerche e insegnamento presso la sezione ‘Caucaso’ dell’ Istituto di Studi Orientali e ha svolto il lavoro di corrispondente dal Caucaso per quotidiani polacchi. Ha scritto vari libri. “”Nel Caucaso settentrionale vivono 11 134 200 russi (non contando il Distretto di Rostov, 7 289 900). Nelle Repubbliche il numero dei russi ammonta a 1 359 100. Nel Caucaso settentrionale vivono 487 300 ucraini (non contando il Distretto di Rostov, 245 600). Nelle Repubbliche il numero degli ucraini ammonta a 63 600.”””,”EURC-076″
“GORETTI Maria”,”Bernardo De Mandeville nella storia del pensiero giuridico-etico inglese.”,”””La Favola delle api, su cui si accese quella che, appunto, fu chiamata la “”Bienenfabel-Controverse”” è nota, e, del resto, presto raccontata. C’è un alveare ricco, potente, e nell’ insieme felice. Vi sono, sì, api che conducono vita grama e sono praticamente sfruttate dalle più abili, ma, in definitiva anch’ esse sono felici, in quanto s’ inseriscono nel ‘sistema’ da cui pur traggono dei benefici. E’ chiaro che tale potenza e felicità è determinata dalle passioni che si chiamano amore del dominio, amore del lusso, amore del bel vivere. Se queste api fossero ragionevoli dovrebbero stimare tali passioni dei beni; viceversa illogicamente e ipocritamente considerano tali passioni dei mali, chiamandoli vizi, e benchè nessuna di loro sia esente, naturalmente, da tale male, lo rimproverano acerbamente agli altri, esaltando la virtù che comporterebbe il ripudio di tali passioni. Si rivela, in tal modo, la frattura tra il dire e il fare; la doppia vita di tali api, che, mentre da una parte sono con tenacia attaccate alle loro vitali passioni, e amano la loro vita, dall’ altra, sulla scena del mondo, la vituperano e pretendono che la vera vita, quella degna di essere vissuta, sia quella esente da tali passioni. E in questa duplicità di vita non vi è soltanto ipocrisia, ma sopratutto illogicità. Un bel giorno Giove, irritato proprio da questa mancanza di rigore logico, esaudisce in certo senso i voti verbali delle api, infondendo a tutte quelle virtù austere che significano ripudio della ricchezza, disprezzo dei beni della vita, delle felicità sensuali, assoluta sincerità e così via. In tal modo le api divengono ‘virtuose’ secondo lo schema della virtù puritana. Ma che accade? In breve tempo scompaiono la ricchezza, la potenza, il fasto, la felicità della vita goduta e combattuta. L’ alveare si riduce ad una vita oscura (…)””. (pag 85)”,”TEOP-214″
“GORETTI Maria”,”Bernardo De Mandeville nella storia del pensiero giuridico-etico inglese.”,”””La Favola delle api, su cui si accese quella che, appunto, fu chiamata la “”Bienenfabel-Controverse”” è nota, e, del resto, presto raccontata. C’è un alveare ricco, potente, e nell’ insieme felice. Vi sono, sì, api che conducono vita grama e sono praticamente sfruttate dalle più abili, ma, in definitiva anch’ esse sono felici, in quanto s’ inseriscono nel ‘sistema’ da cui pur traggono dei benefici. E’ chiaro che tale potenza e felicità è determinata dalle passioni che si chiamano amore del dominio, amore del lusso, amore del bel vivere. Se queste api fossero ragionevoli dovrebbero stimare tali passioni dei beni; viceversa illogicamente e ipocritamente considerano tali passioni dei mali, chiamandoli vizi, e benchè nessuna di loro sia esente, naturalmente, da tale male, lo rimproverano acerbamente agli altri, esaltando la virtù che comporterebbe il ripudio di tali passioni. Si rivela, in tal modo, la frattura tra il dire e il fare; la doppia vita di tali api, che, mentre da una parte sono con tenacia attaccate alle loro vitali passioni, e amano la loro vita, dall’ altra, sulla scena del mondo, la vituperano e pretendono che la vera vita, quella degna di essere vissuta, sia quella esente da tali passioni. E in questa duplicità di vita non vi è soltanto ipocrisia, ma sopratutto illogicità. Un bel giorno Giove, irritato proprio da questa mancanza di rigore logico, esaudisce in certo senso i voti verbali delle api, infondendo a tutte quelle virtù austere che significano ripudio della ricchezza, disprezzo dei beni della vita, delle felicità sensuali, assoluta sincerità e così via. In tal modo le api divengono ‘virtuose’ secondo lo schema della virtù puritana. Ma che accade? In breve tempo scompaiono la ricchezza, la potenza, il fasto, la felicità della vita goduta e combattuta. L’ alveare si riduce ad una vita oscura (…)””. (pag 85)”,”TEOP-214″
“GORGIA”,”Frammenti – Testimonianze.”,”””Gorgia è uno dei nodi, dei centri di addensamento della cultura greca. Due fenomeni primari di questa cultura, la filosofia e la retorica, in lui mescolano le loro acque. Già per questo una sua rapida caratterizzazione è impossibile, a causa della complessità dei nessi in cui è implicato. La sua lunga vita – più di cento anni, secondo parecchie testimonianze – gli permise di assistere, in tutta la sua estensione, alla crisi greca del quinto secolo. Di tale crisi Gorgia non è solo spettatore, ma uno dei protagonisti più significativi: l’avarizia della tradizione, che della sua opera ha cancellato quasi tutto, non solo ci impedisce di cogliere nella sua ampiezza questa personalità, ma ostacola la comprensione di sviluppi decisivi per lo spirito greco. Gorgia fu giovane negli anni rigogliosi che seguirono le guerre persiane, e visse questa gioventù nell’occidente greco, dove la cultura non semplicemente fioriva, ma – caso forse unico nella storia dell’uomo – teneva il potere politico. E se non sembra che lo attraesse il pitagorismo, del resto già declinante, che di quel fenomeno è l’esempio più grandioso, è fuori dubbio che il legislatore Parmenide, ed Empedocle, trascinatore delle folle agrigentine, formarono la sua personalità. Le passioni della massa e i pensieri dei pochi diventarono l’oggetto delle sue riflessioni. Le sfere sono antitetiche, ma hanno qualcosa in comune, che interessa entrambe: la parola, il “”logos””. È la proprietà più caratteristica dell’uomo, ciò che si può chiamare la sua più vera “”espressione””. Gorgia studiò i mezzi e le possibilità di questa espressione umana, e può considerarsi, in tale campo un legislatore. Egli dissocia completamente la parola dalla musica, che in Parmenide, e soprattutto in Empedocle, erano ancora commiste”” (pag 5-6) “”Come si potrebbe superare Gorgia, che disse che niente di ciò che è, oppure Zenone, che cerca di provare che le stesse cose sono possibili e impossibili?”” (pag 15) “”Dice Gorgia che bisogna “”distruggere la serietà dell’avversario con il riso, e il suo riso con la serietà””; ed ha ragione”” (pag 51) (Gorgia, Frammenti, Boringhieri, 1969)”,”FILx-009-FGB”
“GORGIA”,”Frammenti.”,”””Gorgia è uno dei nodi, dei centri di addensamento della cultura greca. Due fenomeni primari di questa cultura, la filosofia e la retorica, in lui mescolano le loro acque. Già per questo una sua rapida caratterizzazione è impossibile, a causa della complessità dei nessi in cui egli è implicato. La sua lunga vita, più di cento anni, secondo parecchie testimonianze – gli permise di assistere, in tutta la sua estensione, alla crisi greca del quinto secolo. Di tale crisi Gorgia non è solo spettatore, ma uno dei protagonisti più significativi: l’avarizia della tradizione, che della sua opera ha cancellato quasi tutto, non solo ci impedisce di cogliere nella sua ampiezza questa personalità, ma ostacola la comprensione di sviluppi decisivi per lo spirito greco. Gorgia fu giovane negli anni rigogliosi che seguirono le guerre persiane, e visse questa gioventù nell’occidente greco, dove la cultura non semplicemente fioriva, ma – caso forse unico nella storia dell’uomo – teneva il potere politico. E se non sembra che lo attraesse il pitagorismo, del resto già declinante, che di quel fenomeno è l’esempio più grandioso, è fuori dubbio che il legislatore Parmenide, ed Empedocle, trascinatore delle folle agrigentine, formarono la sua personalità. Le passioni della massa e i pensieri dei pochi diventarono l’oggetto della sue riflessioni. Le sfere sono antitetiche, ma hanno qualcosa in comune, che interessa entrambe: la parola, il “”logos””. È la proprietà più caratteristica dell’uomo, ciò che si può chiamare la sua più vera “”espressione””. Gorgia studiò i mezzi e le possibilità di questa espressione umana, e può considerarsi, in tale campo, un legislatore. Egli dissocia completamente la parola dalla musica, che in Parmenide, e soprattutto in Empedocle, erano ancora commiste. (…) Dunque il “”logos””, – che è poi quanto noi chiamiamo “”ragione””, – inventato dai “”sapienti””, dev’essere loro tolto di mano, perché non riguarda le cose divine, ma è uno strumento “”umano””, che può costruire ogni edificio di pensieri e distruggere ogni edificio di pensieri. Il “”logos”” è un terribile strumento di potenza, che incatena e dirige le passioni umane, si applica cioè alla sfera politica. Anche qui Gorgia aveva un modello: Empedocle. Ma in costui la parola era unita alla musica, la politica alla religione; il dominio sulla folla era emotivo e non razionale. Gorgia umanizza la parola, facendola accompagnare soltanto dal ritmo, ed ecco nata la retorica”” (pag 5-7) [Gorgia, ‘Frammenti’, Boringhieri, Torino, 1969, traduzione di Claudio Moreschini] [Gorgia: “”l’essere che non ottiene l’apparire è oscurità, e l’apparire che non ottiene l’essere è debolezza”” (pag 56)]”,”STAx-374″
“GORGIA”,”Encomio di Elena e altri scritti.”,”Logos strumento di lotta da usare a fin di bene (pag 31)”,”VARx-063-FGB”
“GORGOLINI Luca”,”Gioventù rivoluzionaria. Bordiga, Gramsci, Mussolini e i giovani socialisti nell’Italia liberale.”,”Luca Gorgolini insegna Storia contemporanea presso l’Università della Repubblica di San Marino e Storia dei conflitti armati all’Accademia militare di Modena. Ha pubblicato tra l’altro un volume sulla storia sociale degli anni Cinquanta e curato ‘Le migrazioni forzate nella storia d’Italia del XX secolo’ (Bologna, 2017). Bordiga e la Fondazione del Circolo Carlo Marx (pag 134-135)”,”MITS-473″
“GORI Francesca a cura; saggi di Michael LÖWY Norman GERAS Michel REIMAN Alexander RABINOWITCH Pie NAVILLE R.W. DAVIES Francesco BENVENUTI Fabio BETTANIN Richard B. DAY Anna DI-BIAGIO Michel PRAT Adolf LÖWY Robert McNEAL Alec NOVE Anthony D’AGOSTINO Leonardo RAPONE David S. LAW Hillel TICKTIN Thomas Ray POOLE Pierre BROUE’ Michel DREYFUS Pelai PAGES I BLANCH Quentin HOARE Livio MAITAN Jean-Francois GODCHAU Jean-Paul JOUBERT Alberto NIRENSTEIN Massimo GANCI Bernard BAYERLEIN”,”Pensiero e azione politica di Lev Trockij.”,”Sono gli atti del convegno internazionale per il 40° anniversario della morte promosso dalla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli e organizzato dalla Regione Toscana con la collaborazione della Biblioteca comunale di Follonica (Follonica 7-11 ottobre 1980). Testi di Giuliano PROCACCI (presentazione del convegno), Baruch KNEI-PAZ (formazione politica e culturale di T., ritratto intellettuale), Vittorio STRADA (rapporto Lenin-Trotsky), Hans Josef STEINBERG (T. e il dibattito marxista nel periodo della 2° Internazionale), Giorgio MIGLIARDI (Una polemica inedita di T. con Plechanov sul ‘Centralismo giacobino’: un manoscritto del 1903) e (La rivoluzione russa del 1905), Pierpaolo POGGIO (Le peculiarità storiche della Russia nelle analisi e prospettive di T.),”,”TROS-028″
“GORI Francesca PONS Silvio a cura”,”Dagli archivi di Mosca. L’ URSS il Cominform e il PCI 1943-1951.”,”Francesca GORI è responsabile della Sezione Paesi dell’ Est presso la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli. E’ stata tra l’altro co-editor del volume ‘The Cominform; Minutes of the Three Conferences 1947 1948 1949’ (ANNALI FELTRINELLI, XXX 1994) ed editor di ‘The Soviet Union and Europe in the Cold War 1943-1945′ (MACMILLAN, 1996). E’ nel gruppo di lavoro delle nuove MEGA ma pare che in sua vece curerà un volume delle opere M. SYLVERS. Silvio PONS è ricercatore presso la Facoltà di storia e scienze sociali dell’ Università di Bari e VD della Fondazione Istituto Gramsci di Roma. E’ autore del volume ‘Stalin e la guerra inevitabile 1936-1941’ (EINAUDI, 1995).”,”PCIx-039″
“GORI Pietro”,”Opere Volume XIII. Canti d’ esilio. Poesie varie.”,”Contiene ‘Addio a Lugano’ bella… pag 81.”,”ANAx-093″
“GORI Pietro”,”Sociologia criminale. Opere Volume VI.”,”A pagina 45 c’è una tabella che riporta per la Francia il numero di accusati per ogni classe sociale ogni 100 mila abitanti.”,”ANAx-135″
“GORI Agostino”,”Storia politica d’ Italia. Scritta da una Società di Professori. Il Risorgimento Italiano (1849-1860). Il Regno d’ Italia (1860-1900).”,”””Il Cavour aveva lasciato il nuovo regno non riconosciuto da nessuna potenza, sospettato e avuto in uggia da molte di esse, e oggetto delle più violente proteste da parte del papa e delli altri sovrani spotestati. Un tale stato di cose era natural conseguenza del modo rivoluzionario, onde il regno era sorto, e soltanto il tempo e una politica ferma e rassicurante avrebbe potuto rimediarvi. Bensì il Cavour erasi adoperato molto presso l’ imperatore francese per ottenere un riconoscimento, che avrebbe poi tirati dietro altri. Di quella pratica gelosa era ufficiosamente incaricato il conte Vimercati, molto destro in tali negozi e con assai entratura alla corte francese. Ma l’ imperatore e il principe Napoleone erano allora i soli forse che fossero proclivi a sanzianare l’ opera della rivoluzione in Italia; poiché se il partito clericale e legittimista aveva in Francia perduto molto credito e se lo stesso Pio IX col malaccorto contegno si era alienata ogni simpatia, la gran maggioranza dei Francesi repugnava a riconoscere i resultati ultimi dell’ opera alla quale l’ Imperatore aveva tanto contribuito; opera che coll’ aver creata ai piedi delle Alpi una grande nazione, contradiceva alle viete massime della politica francese e minacciava di un pericolo nuovo l’ equilibrio europeo. L’ imperatore erasi proposto di riserbare il riconoscimento del regno a quando fosse risoluta la questione romana; e il Cavour aveva dato incarico di trattarne ufficiosamente in Parigi al Pantaleoni; il quale molto vi si adoperava allorché il Cavour morì.”” (pag 371)”,”ITAB-164″
“GORI Agostino”,”Il Risorgimento italiano (1849-1860). Il Regno d’Italia (1860-1900).”,”GORI Agostino 2° volume?”,”ITAG-220″
“GORI Lorenzo”,”Kronstadt 1921. I giorni della Comune.”,”Lorenzo Gori è nato a Firenze nel 1969. E’ impegnato in un team di teoria del socialismo nell’ambito della corrente Utopia socialista e partecipa al comitato di redazione della rivista dallo stesso nome.”,”RIRO-438″
“GORI Lorenzo”,”Kronstadt 1921. I giorni della Comune.”,”Lorenzo Gori è nato a Firenze nel 1969. É impegnato nel team di teoria del socialismo nell’ambito della corrente Utopia socialista e partecipa al comitato di redazione della rivista Utopia socialista.”,”RIRO-202-FL”
“GORINE P. (GORIN)”,”La revolution russe de 1905.”,”Nel 1905 le forze degli effettivi bolscevichi erano ridotte: 12-13 mila bolscevichi e 7 mila menscevichi. (pag 37) P. GORIN, storico sovietico, negli anni Trenta, sulla definizione di ‘Soviet’ relativa alla rivoluzione 1905, si trova in disaccordo con V.I. NEVSKIJ. (v. The Revolution of 1905: A Short History.(Book review) – The Revolution of 1905: A Short History. By Abraham Ascher. (Stanford : Encyclopedia.com.)”,”RIRx-150″
“GORKI Maksim a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Lenin.”,”In appendice: LENIN lettere, M.F. ANDREEVA, incontri con Lenin, A.D. SPERANSKIJ, Un ricordo di Gorki”,”LENS-028″
“GORKI Massimo”,”Tolstoi, Lenin, il contadino russo nella rivoluzione d’ Ottobre. (Ricordi).”,”””Leopoldo Zulergìski, l’ uomo più onesto del mondo, fondamentalmente anarchico e che aveva un odio organico contro la proprietà, non amava Sofia Tolstoi. Tuttavia, ecco come egli giudicava la sua condotta nel 1905-1906: “”La famiglia di Tolstoi non doveva vedere con occhio molto allegro i contadini impadronirsi a poco a poco dei beni di Iàsnaia Poliàna e occupare il bosco di betulle che Tolstoi stesso aveva piantato con le sue mani. Credo che anche lui rimpiangesse come gli altri questo bosco. Questa tristezza, questo cruccio generale, quantunque forse inespressi, condussero, obbligarono Sofia Andréjevna a un atto che, essa lo sapeva, le avrebbe procurato biasimo. Donna intelligente, non lo poteva ignorare e neppure trascurae. Ma tutti si rattristavano e nessuno osava difendersi: allora essa s’ arrischiò. E, per questo, io la stimo. Uno di questi giorni andrò a Iàsnaia Poliàna e le dirò: “”Io la stimo!””. Ma persisto a credere che la si è tacitamente obbligata ad agire così. Del resto tutto ciò è senza importanza, purché Tolstoi stesso sia salvo””. Conoscendo un po’ gli uomini, credo che la supposizione di Zulergìski sia giusta. Nessuno oserà dire che Leone Tolstoi non fosse sincero quando negava la proprietà, ma sono egualmente persuaso che gli rincresceva tuttavia del suo bosco. Era opera delle sue mani, del suo lavoro personale. Vi è in ciò l’ antagonismo dell’ antico istinto con la ragione, che si produce anche quando la ragione è sinceramente ostile all’ istinto””. (pag 135-136)”,”RUSx-102″
“GORKI Maksim”,”Autobiografia. Infanzia. Tra la gente. Le mie università.”,”””Bisogna provare tutto da se stessi, colombella mia, tutto bisogna imparare da se stessi… Se non impari da te, nessuno ti potrà insegnare””. (pag 271) “”Ma può darsi che sia vero, che sono buono con tutti. Soltanto nonlo dò a vedere; perché non lo si puòmostrre alla gente, altrimenti ti tartassano. A un uomo buono ognuno va addosso, come a una zolla in una palude… E lo calpestano…”” (pag 324)”,”VARx-164″
“GORKI Maxime”,”Lénine (1924) et Le paysan russe (1922).”,”Il libretto si compone di due scritti di Gorkij, Lenin (1924) (pag 1-99); Il contadino russo (1922) (pag 101-187). Le rivolte contadine. “”Les légendes italiennes consevent la mémoire de Fra Dolcino, les Tchéques se souviennent de Jan Zizka; de même les paysans allemands se rappellent Thomas Münzer, Florian Heier, et le Francais les héros et les martyrs de la Jacquerie, et les Anglais n’ont pas oublié le nom de Watt Taylor. Sur tous ces hommes restent dans le peuple des chansons, les légendes, des contes. Le paysan russe ne connait pas ses héros, ses chefs, les fanatiques de l’ amour, de la justice, de la vengeance. (pag 121-122) Il cosacco del Don Stepan Riazin solleva i contadini del Volga e si dirige verso Mosca animato dall’ idea di eguaglianza politica ed economica. Per tre anni le sue bande saccheggiano e sgozzano boiardi e mercanti e sostengono delle battaglie contro le truppe dei Romanov. Non meno vasto e potente fu la rivolta sotto la Grande Caterina del cosacco degli urali Pugaciov, “”ultimo tentativo di lotta dei Cosacchi contro il regime di Stato””, secondo la definizione che ha dato di questa rivolta lo storico S.F. Platonov””. (pag 123-124) Lenin. “”Verosimilmente, sotto Lenin, si sopprimono più uomini che sotto Wat-Tyler, Thomas Munzer, Garibaldi. E’ vero che la lotta contro la rivoluzione di cui Lenin fu il capo era più argamente e più potentemente organizzata. Per di più occorre tener conto che con il progresso della “”civiltà””, il prezzo della vita umana scende visibilmente, cosa che è testimoniata indiscutibilmente dallo sviluppo nell’ Europa moderna della tecnica di distruzione degli uomini e del gusto per ogni genere di occupazione.”” (pag 17-18) Lenin. “”Uomo di una volontà meravigliosamente forte, Lenin era per il resto il tipo di intellettuale russo. Ne possedeva al più alto grado la qualità essenziale – la limitazione di sé stesso che giunge fino alla mortificazione, fino alla mutilazione personale, fino ai chiodi di Rakhmetov, fino alla negazione dell’ arte, fino a questa logica di un eroe di Andreiev: “”Gli uomini vivono male, dunque devo vivere male anch’io””. Nel 1919, durante il terribile anno della fame, Lenin odiava mangiare ciò che gli mandavano i compagni dalla provincia, soldati o contadini. Quando arrivavano i pacchi presso il suo poco confortevole alloggio, faceva una smorfia e, confuso, si affrettava a distribuire farina, zucchero e burro ai compagni malati o indeboliti per mancanza di nutrimento.”” (pag 19-20)”,”LEND-593″
“GORKI Massimo”,”Come divenni romanziere.”,”E’ la terza parte delle memorie di Gorki (le due prime sono ‘La mia infanzia’ e ‘Fra la gente’) “”Il racconto deve percuotere l’animo dello scrittore come un bastone, perchè il lettore senta che bestia è!”” (pag 183)”,”RUSx-152″
“GORKI Maksim”,”Lenin.”,” “”Mentre si recava al ristorante, Vladimir Ilic fu avvicinato da un operaio menscevico, che gli domandò qualcosa. Ilic rallentò il passo, gli altri andarono avanti. Arrivando al ristorante cinque minuti dopo, Lenin si accigliò e disse: – E’ curioso che un ragazzo così ingenuo sia capitato al congresso del partito! Mi ha chiesto quale fosse il vero motivo dei nostri dissensi. Beh, gli ho detto, i vostri compagni vogliono andare al parlamento, noi invece siamo convinti che la classe operaia deve prepararsi alla lotta. A quanto pare ha capito…”” (pag 23) [Il V Congresso del Partito Operaio Socialdemocratico di Russia si tenne a Londra dal 13 maggio al 1° giugno 1907. Gorki vi partecipò con voto consultivo. L’assise si concluse con la vittoria dell’ala bolscevica su quella menscevica (nota 1, pag 9)]; “”Mi è capitato spesso di parlare con Lenin sulla crudeltà della tattica e della vita dei rivoluzionari. – Che volete? – domandava con ira e con stupore. – Si può forse crescere umani in una lotta così feroce? Dove può trovare asilo qui la bontà d’animo, la generosità? L’Europa ci «blocca», privandoci dei soccorsi del proletariato europeo, e da ogni parte la controrivoluzione ci assale brutalmente! E allora? Non dobbiamo forse lottare e resistere? Scusate, ma non siamo imbecilli! Sappiamo che quello che vogliamo non può farlo nessun altro. Potete mai pensare che, se fossi stato convinto del contrario, sarei rimasto qui? – Con quale metro misurate in una battaglia il numero dei colpi necessari e quello dei colpi superflui? – mi domandò un giorno, dopo un’animata discussione. Potei rispondere a questa domanda così semplice solo con la lirica, perché sono persuaso che non vi sia altra risposta”” (pag 51) [Maksim Gorki, Lenin, Roma, 1961]”,”LENS-287″
“GORKI Maxim”,”Streik in Neapel. Italienische Erzälungen. Diesen Erzälungen liegt das Italienerlebnis des großen russischen Schriftstellers zugrunde, der viele Jahre in Italien verbrachte.”,”‘Sciopero a Napoli. Narrativa italiana. Queste storie sono basate sull’esperienza italiana del grande scrittore russo che ha trascorso molti anni in Italia.’ Emigrato nel 1906, Gorkij vive dal 1907 al 1913 in Italia, a Capri.”,”ITAS-215″
“GORKI Massimo, a cura di Icilio RIPAMONTI”,”Piccoli borghesi.”,”Alessio Maksimovic Peskov – questo il vero nome di Massimo Gorki – nacque nel 1868 a Nisni Novgorod, città sulle rive del Volga, caratteristica per la popolazione mista di cosacchi, calmucchi e persiani. Era figlio di tappezziere, e conobbe la miseria fin dalla nascita. A sette anni rimase orfano del padre colpito dal colera; a dodici perdette anche la madre, e pochi giorni dopo il funerale il nonno gli disse: “”Tu non sei una medaglia che io possa appendermi al collo. Non ho più posto per te. Vai fra la gente””. Ed egli andò fra la gente, Tentò dapprima di istruirsi a scuola; ma sprovvisto di denaro occorrente, presto abbandonò le amate rive del Volga, iniziando quel suo vogabondare per la Russia. Addentratosi nel vivo della massa popolare, conobbe la squallida realtà del contadino legato al latifondo del nobile, e quella vasta compagine operaia, frutto dell’industria capitalistica che, fino allora sconosciuta in Russia, vi si andava affermando nell’ultimo decennio del XIX secolo. Viaggiò, conobbe e soffrì, Alessio Maksimovic Peskov, e annotava nei suoi scritti intimi esperienze e sofferenze. E si scelse lo pseudonimo Gorki. Ma il suo vagabondaggio, la sua ricerca furono penosi quanto vani; tanto che, non riuscendo a trovare una giustificazione all’esistenza, gli balenò l’idea del suicidio. D’altra parte il dramma di Gorki era il dramma della piccola borghesia russa istruita. Emergendo dai cupi tormenti della sua adolescenza, Gorki trova conforto nella lettura dei libri che preparano la rivolta popolare e si avvicina ai circoli rivoluzionari e radicali di Kazan, nell’attuale repubblica dei Tartari. Come scrittore egli esordisce nel 1892 sul giornale di Tiflis “”Il Caucaso””, pubblicandovi il racconto Makar Cudra. Nel 1902 veniva rappresentato con successo Piccoli borghesi, di cui in brevissimo tempo si stamparono quattro edizioni. Seguirono i Villeggianti e Bassifondi, qundi I nemici. Il periodo della maggiore attività di Gorki nella letteratura teatrale coincide con gli anni della rivoluzione del 1905. Scoppiata la Rivoluzione d’Ottobre, Gorki comincia a collaborare col governo sovietico e con tanta lena che, esaurito dal lavoro, esortato dallo stesso Lenin, nel 1921 parte di nuovo per l’Italia e si stabilisce presso Sorrento. Solo nel 1928, all’età di sessant’anni, Gorki torna definitivamente nell’URSS, accolto con enorme entusiasmo. Nel 1929 viene nominato membro del Comitato Centrale del Partito Comunista. Morì nel 1936, assassinato da un medico trotzkista? e in suo onore la Russia sovietica chiamò Gorki la città natale di lui, Nisni Novgorod.”,”RUSx-208-FL”
“GORKI Massimo”,”Tolstoi, Lenin, il contadino russo nella rivoluzione d’Ottobre. (Ricordi).”,”””La biografia di Massimo Gorki rivela due caratteristiche che spesso si ritrovano nella vita dei più recenti scrittori americani: un succedersi di umili mestieri che forgiano la esperienza nel più duro contatto con la realtà, e lo scrittore autodidatta””. (pag 5, Notizia)”,”RUSx-001-FSD”
“GORKI Massimo”,”Nelle Carceri Russe.”,”Semplicità di Cekov. “”Davanti a Cekov, tutti sentivano il desiderio d’essere più semplici, più veridici, più naturali: molte volte ho notato come dinanzi a lui la gente lasciava le frasi eleganti racimolate nei libri, le parole alla moda e tutte le futilità di cui si fa bello il Russo quando vol passare per europeo, come il selvaggio che si adorna di conchiglie e di denti di fiere. Il mio amico Cekov non voleva saperne né di denti di fiera né di piume di pavone: tutto quanto era rimbombante fittizio, tutto quanto era orpello, egli lo odiava. Egli fu sempre coerente a sé stesso, non occupandosi mai di quanto alcuni attendevano da lui, e tanto meno di quanto altri si credevano in diritto di esigere. Egli rifuggiva dalle conversazioni su temi astrusi o elevati, temi con i quali i Russi si divertono così volentieri senza accorgersi di quanto è ridicolo il parlare di abiti di velluto che si indosseranno in avvenire, quando per il momento non si posseggono che dei luridi stracci”” (pag 111-112)”,”RUSx-002-FSD”
“GORKI Maksim CECHOV Anton”,”Carteggio. Articoli e giudizi.”,”””Anche nell’interpretazione dell’opera d Cechov le teorie del giovane Gorki sembrano lasciare la traccia di un equivoco. Più volte in queste lettere Gorki parla di un «contenuto simbolistico» dei drammi di Cechov riprendendo un’idea che cominciava probabilmente già a circolare nella critica russa del tempo. Già in una delle prime lettere scrive: «Si dice, per esempio, che lo ‘Zio Vania’ e il ‘Gabbiano’ siano un nuovo genere di arte drammatica, nel quale il realismo si solleva a simbolo ispirato e profondamente meditato. Io trovo che ciò è molto vero». Non a caso però la critica più decadente si è poi impossessata di quella definizione, distinguendo il Cechov narratore dal Cechov drammaturgo, ed escogitando per quest’ultimo la formula di «simbolismo realista»: e per questa via si è arrivati perfino ad avvicinare Cechov (simbolismo realista) a Maeterlinck (simbolismo mistico). È vero invece che nell’opera di Cechov, sia nei drammi che nei racconti della maturità, vi è spesso un contenuto allegorico, ma la sua allegoria ha sempre un valore ‘tipico’, e non ‘simbolico’, non è convenzionale e arbitraria come nei simbolisti, che si rivolgono infatti solo ad una cerchia di iniziati, ma rivela una realtà più profonda, essenziale, implicita nella situazione concreta rappresentata artisticamente. In questo senso Gorki chiarisce più tardi il valore dell’opera di Cechov contrapponendola al «realismo» episodico, frammentario e superficiale dei naturalisti (…)”” (pag XX-XXI) (introduzione di V. Gerratana) Copil: “”Realismo Il realismo è un movimento letterario nato in Francia a metà del XIX secolo. Si caratterizza per la rappresentazione fedele e dettagliata della realtà quotidiana, spesso con un’attenzione particolare alle classi sociali più basse e ai problemi sociali. Gli autori realisti, come Gustave Flaubert e Honoré de Balzac, si concentrano sulla descrizione oggettiva della vita e delle sue complessità, evitando idealizzazioni romantiche1. Naturalismo Il naturalismo è una derivazione del realismo, sviluppatasi principalmente in Francia con Émile Zola come figura di spicco. Questo movimento adotta un approccio quasi scientifico alla letteratura, cercando di analizzare e rappresentare l’influenza dell’ambiente e dell’ereditarietà sul comportamento umano. I naturalisti descrivono spesso le condizioni di vita delle classi lavoratrici e dei più emarginati, con un tono più cupo e pessimista rispetto al realismo1. Simbolismo Il simbolismo è un movimento letterario nato alla fine del XIX secolo come reazione al realismo e al naturalismo. I simbolisti, come Charles Baudelaire e Stéphane Mallarmé, utilizzano simboli e immagini evocative per rappresentare concetti filosofici e spirituali. Questo movimento si concentra sull’esplorazione dell’inconscio, dei sogni e delle emozioni, spesso con un linguaggio ricco e suggestivo 2.”,”RUSx-200″
“GORKIJ Maksim, a cura di Marco CARATOZZOLO”,”Lenin, un uomo.”,”Maksim Gorkij (1868-1936), nato povero, autodidatta, per anni vagabondo in Russia occupato in lavori miseri alla ricerca di “”materiali umani”” per le sue opere, è stato a lungo l’immagine dello “”scrittore proletario””. Amico di Tolstoj e di Cechov, i suoi romanzi e drammi sono considerati l’avvio del cosiddetto “”realismo socialista”” Questi ricordi furono scritti d’impeto nella intensa commozione della notizia nel 1924 della morte del capo rivoluzionario. Pubblicati nel 1927 (ed è questa la versione qui offerta al lettore) furono poi rimaneggiati nel corso del tempo in senso più monumentale e iconografico, in corrispondenza dell’irrigidirsi del culto quasi religioso di Lenin voluto da Stalin. “”Mi capitava spesso di parlare con Lenin della brutalità della tattica e della quotidianità rivoluzionaria. «Che volete?», chiedeva stupito e arrabbiato «è forse possibile lasciare l’umanità in questa lotta la cui ferocia non si era mai vista prima? Dov’è qui il posto per la bontà d’animo e la nobiltà di cuore? E’ l’Europa che ci blocca, siamo stati privati del tanto atteso aiuto del proletariato europeo. Su di noi, da ogni parte, come un orso si arrampica la controrivoluzione, e noi? Non dobbiamo, non abbiamo il diritto di lottare, di opporci? Scusate, ma mica siamo degli stupidi. Lo sappiamo: ciò che vogliamo, non può farlo nessuno tranne noi. Davvero pensate che se fossi stato convinto del contrario, sarei ancora seduto qui?». «Con che metro voi ritenete di poter misurare la quantità di colpi necessari e di colpi inutili in una guerra?», mi chiese una volta, dopo un’accesa discussione. A questa domanda potevo rispondere solo liricamente. Penso che non ci sia un’altra risposta. (…) «Ehm, Ehm», brontolava scettico Lenin in riferimento ai numerosissimi episodi di tradimento della causa da parte degli intellettuali. «Tra di noi», diceva, «ci sono coloro che effettivamente tradiscono, ingannano più spesso per vigliaccheria, per paura di confondersi, nel timore che l’amata teoria entri in sofferenza nello scontro con la pratica. Noi non abbiamo paura di questo. La teoria, l’ipotesi per noi non è qualcosa di “”sacro””, per noi è uno strumento di lavoro»”” (pag 92-95)”,”LENS-313″
“GORKIJ Maksim, a cura di Luciana MONTAGNANI”,”La madre.”,”In questo volume fotocopiato manca la prefazione di Pajetta “”Per la strada camminavano in fretta senza parlare. La madre soffocava dall’agitazione, sentiva avvicinarsi qualche cosa d’importante. All’ingresso della fabbrica c’era una folla di donne che strillavano e imprecavano. Quando tutti e tre penetrarono nel cortile, si trovarono subito in mezzo a uno moltitudine fitta, nera, che rumoreggiava eccitata. La madre vide che tutte le teste erano rivolte da una parte, verso il muro dell’officina dei fabbri: sopra un mucchio di rottami di ferro, davanti a uno sfondo di mattoni rossi, stavano in piedi, agitando le braccia, Sizov, Machotin, Vjalov e altri cinque operai anziani, tra il più influenti. – Ecco Vlasov! – gridò qualcuno. – Vlasov? Che venga qui… – Silenzio – si gridò ad un tratto da varie parti. Da un punto vicino veniva la voce uguale di Rybin: «Non è per la copeca che bisogna lottare, ma per la giustizia! Se difendiamo la nostra copeca non è per la copeca, tanto è tonda come le altre, ma perché pesa di più, c’è dentro più sangue umano che nel rublo del direttore, sicuro! E noi non ci teniamo alla copeca, ma al sangue, alla verità, ecco!»”” (pag 53)”,”VARx-125-FV”
“GORKIJ Maksim, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Lenin.”,”Lenin a Capri (pag 37-39)”,”LENS-331″
“GORKIN Julian”,”Les communistes contre la revolution espagnole.”,”Julian GORKIN è stato uno dei membri fondatori del PC spagnolo nel 1921, che lasciò per fondare il POUM nel 1934, dopo un passaggio al Comintern dal 1921 al 1929 come rivoluzionario di professione a Mosca e in giro per l’ Europa. Segretario generale del POUM dopo l’ assassinio di André NIN. Rifugiato in Messico nel 1940, ha tradotto e scritto varie opere tra cui ‘L’ assassinio di Trotsky’ (JULLIARD).”,”MSPG-056″
“GORKIN Julian”,”Contra el estalinismo.”,”Julian GORKIN (1901-1987) participò alla fondazione della Federacion Comunista de Levante. Esiliato durante la dittatura di PRIMO DE RIVERA girò l’ Europa come rivoluzionario professionale al servizio dell’ Internazionale Comunista prima di rompere con gli stalinisti nel 1929. Negli anni Trenta divenne dirigente del Partido Obrero de Unificacion Marxista (POUM) e diresse il periodico ‘La Batalla’ durante la guerra civile. Dopo le giornate del maggio 1937 patì la persecuzione stalinista fu incarcerato e giudicato in un celebre processo contro il POUM nel 1938. Alla vittoria del franchismo riparò in Francia. In Messico negli anni 1940 collaborò con Victor SERGE e condusse un’ inchiesta fondamentale sull’ assassinio di TROTSKY. Durante l’ esilio francese , dal 1948, collaborò con le nascenti forze europeiste e attaccò duramente lo stalinismo. Negli anni 1960 partecipò alla Conferenza di Monaco del 1962. Negli ultimi anni difese il socialismo democratico. Gorkin e Serge. “”Nin fu torturato e assassinato in una Lubianka madrilena, ma Serge contribuì moltissimo a salvare me e gli altri compagni. Io contribuii a salvare lui dopo il grande naufragio europeo. Si può dire che noi ci dobbiamo mutuamente la vita. Per questo ci unì sempre il più solido dei rapporti umani: quello della solidarietà”” (pag 107) Fermezza contro lo stalinismo. “”Conoscevamo bene la psicologia dei nostri avversari: se ci mostravamo intimiditi, se ci mantenevamo sulla difensiva, eravamo perduti; dovevamo, al contrario, dissimulare la nostra debolezza e la nostra mancanza di mezzi con un atteggiamento fermo, coraggioso, di sfida.”” (pag 109) La morte di Serge. “”Un terzo dei rifugiati spagnoli sono morti per problemi cardiaci. Il Messico non era un luogo appropriato per il cuore di Victor Serge””. (pag 120)”,”MSPG-132″
“GORKIN Julian”,”L’ assassinat de Trotsky.”,”Pianificazione assassinio Trotsky in Messico. “”Contreras (Vidali) conosceva meglio di ogni altro gli ambienti comunisti spagnoli, messicani, cubani e americani. Sappiamo che gli autori dell’ attacco armato contro la casa di Trotsky (notte del 23 – 24 maggio 1940) appartenevano a queste cerchie. La maggior parte di loro erano stati scelti da lui. Durante le assenze del principale capo dell’ impresa, Contreras assunse la direzione del gruppo in Messico. Ma egli restava nell’ ombra, dissimulando sempre il più possibile. Se si fosse compromesso avrebbe danneggiato i personaggi dell’ amministrazione messicana che erano suoi amici e la cui influenza poteva essere in ogni momento utile””. (pag 274-275) Governo Cardenas e Toledano. “”Vincent Lombardo Toledano, leader sindacale in vista la cui influenza si estendeva non solo al Messico ma a tutta l’ America Latina, presta il suo concorso a queste manovre. Era all’ epoca il principale strumento di Mosca in Messico e nel contempo era uno dei pilastri del governo di Cardenas. Ignoro se sapesse che si stava tramando contro il vecchio bolscevico. Ma egli fu sicuramente uno dei migliori collaboratori di Contreras nella preparazione di questo clima d’ odio favorevole ai suoi piani, e grazie a lui molti uomini che dovevano partecipare al complotto entrarono in Messico. Per mettere in piedi l’ aggressione della notte del 23 e 24 maggio, Contreras utilizza il pittore messicano David Alfaro Siqueiros, considerato in seguito come l’ organizzatore materiale dell’ affaire””. (pag 275-276)”,”TROS-147″
“GORKIN Julian SANCHEZ SALAZAR Leandro A.”,”Così fu assassinato Trotzky. Con 13 illustrazioni fuori testo.”,”””Scegliere la vittima, preparare minuziosamente il colpo, compiere una vendetta implacabile, anmdarsene tranquillamente a letto.. Non c’è nulla di puù dolce al mondo”” (Stalin a Zerinski e a Kamenev, durante una conversazione che ebbe luogo nella primavera del 1923). “”Voi credete che Stalin si preoccupi di trovare una risposta ai vostri argomenti? Vi ingannate. Egli non pensa che al modo di sopprimervi senza correre rischi personali””. (Kamenev a Trotzky nel 1925). “”Egli vi avrebbe soppresso fin dal 1924 se non avesse temuto rappresaglie, sotto forma di atti terroristici, da parte dei giovani. Ecco perchè Stalin ha deciso di cominciare col distruggere i quadri dell’opposizione, per poi uccidere voi, quando sarà sicuro di poterlo fare impunemente””. (Zinoviev a Trotzky nel 1925). “”Se moriamo repentinamente, si sappia che è opera di Stalin””. (Zinoviev e Kamenev, in lettere depositate dopo la loro rottura con Stalin nel 1925). Generale Leandro A. Sanchez Salazar, Capo del Servizio segreto della polizia messicana.”,”TROS-039-FL”
“GORKJ Marsim (GORKIJ Maksim)”,”L’affare degli Artamonov.”,”L’affare degli Artamonov è un romanzo di Maksim Gorkij pubblicato nel 1925. Il romanzo narra la storia di una famiglia di ex contadini che diventano ricchi industriali nella Russia zarista, ma che sono travolti dai conflitti sociali e personali. Il romanzo è considerato una critica al capitalismo e una testimonianza della crisi della società russa prima della rivoluzione. Il romanzo si compone di quattro parti, ognuna dedicata a un membro della famiglia Artamonov: il patriarca Il’ja, il figlio maggiore Jakov, il figlio minore Grigorij e il nipote Aleksej. (b)”,”RUSx-005-FSD”
“GORLA Giuseppe”,”L’Italia nella Seconda guerra mondiale. Diario di un milanese, ministro del re nel governo di Mussolini.”,”Giuseppe Gorla. Nato da Emilio e Giulia Ciocca, dopo gli studi superiori si iscrisse alla Facoltà di Ingegneria dell’Università di Milano; allo scoppio della Prima guerra mondiale fu acceso interventista e si occupò di creare un tramite tra Il Popolo d’Italia e gli studenti meneghini, entrando quindi in contatto con Filippo Corridoni, Innocenzo Cappa e soprattutto Benito Mussolini. Nel 1915 partì volontario per il fronte e nel conflitto venne mutilato: nel dopoguerra fu pertanto un attivista dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra e ne sponsorizzò l’affiancamento ai Fasci Italiani di Combattimento, cui aveva aderito fin dalla sua fondazione, pur con qualche riserva. In ogni caso, non partecipò ne all’assemblea fondativa del 1919 ne alla marcia su Roma del 1922. Dopo il conseguimento della laurea, sembrava orientato a svolgere la carriera accademica, ma alle elezioni amministrative del 1922 fu eletto consigliere comunale a Milano e poco dopo divenne amministratore delegato dell’Istituto case popolari del capoluogo lombardo; in questa veste partecipò nel 1926 ad un congresso europeo sulle case popolari, tenutosi a Vienna: al termine della conferenza, ne fece un rapporto a Mussolini. Nel 1928, quando Giuseppe De Capitani d’Arzago si insediò come podestà di Milano, ne divenne il vice e si distinse per una politica parsimoniosa tendente al pareggio del bilancio cittadino. Commissario della Cassa di Risparmio dal 1931 al 1943, fu segretario generale del Sindacato nazionale fascista ingegneri (SNFI) dal 1937 al 1938 e presidente della Consociazione turistica italiana (nome “”autarchico”” che ebbe il Touring Club Italiano durante il regime). In qualità di segretario nazionale del SNFI, divenne consigliere alla Camera dei Fasci e delle Corporazioni nel 1939: in questa veste venne richiamato alle armi nel giugno del 1940, nonostante fosse mutilato. Rientrato dal servizio militare “”coatto””, operò come Ministro dei Lavori Pubblici dal 30 ottobre 1940 al 6 febbraio 1943, giorno in cui venne sostituito da Zenone Benini. Gorla è principalmente ricordato nei manuali di storia urbanistica italiana per aver approvato la prima legge urbanistica nazionale, la n. 1150 del 17 agosto 1942. Ricevette successivamente dal Duce la nomina a consigliere nazionale per la Corporazione di acqua gas elettricità e fu nominato membro della commissione Bilancio della Camera. Stando alla sua autobiografia, il 30 marzo 1943 Mussolini lo scelse come podestà di Milano ma egli preferì rinunciare all’incarico (di ciò, tuttavia, non ci sono altre fonti); pochi giorni dopo diventò presidente dell’Azienda Generale Italiana Petroli (AGIP) e di conseguenza vicepresidente dell’Azienda nazionale idrogenazione combustibili. Conservò tutti gli incarichi occupati anche dopo la formazione del primo governo Badoglio, ma li perse quando venne fondata la Repubblica Sociale Italiana, a cui non volle aderire. Conclusasi la seconda guerra mondiale, non venne implicato in nessun processo per attività fascista perché venne considerato più un “”tecnico”” che un gerarca: non lo citò nemmeno Enrico Mattei nella sua relazione esposta appena dopo la nomina a commissario straordinario dell’AGIP effettuata dal Comitato di liberazione nazionale. Si ritirò quindi a vita privata e nel 1959 diede alle stampe un libro di memorie. (wikip) 1943. Luglio, 26 – Sul portone della sede dell’AGIP in via del Tritone, operai e metropolitiani stanno rimuovendo gli stemmi e distruggendo i fasci littori che decoravano l’ingresso. Un metropolitano allunga la mano per togliermi il distintivo del fascio che ho all’occhiello ma faccio appena in tempo a difendermi. Salgo agli uffici, nessuno lavora, occhiate di traverso quando passo e confubolamenti nei corridoi. Faccio riunire i dipendenti e rivolgo loro l’invito di tornare al lavoro perché dall’attività della nostra azienda dipende il rifornimento di carburante per l’esercito che combatte e la vita della popolazione civile alla quale è indispensabile assicurare i rifornimenti. Per quanto riguarda la mia persona comunico che ho già inviato le dimissioni al nuovo governo ma che non abbandonerò il mio posto fino a quando sarà arrivato chi mi dovrà sostituire perché ritengo di dover continuare a prestare la mia opera come la sentinella che deve far rispettare la consegna fino a che non venga rilevata. Tutti ritornano al lavoro, una commissione viene a chiedermi l’allontanamento di Bazzini. Si accontentano che lo invii in congedo illimitato. Roma è percorsa da cortei di gente che impreca a Mussolini e al fascismo mentre busti e ritratti di Mussolini vengono gettati dalle finestre. Pavolini è stato scacciato dal «Messaggero», i circoli rionali del partito fascista sono stati presi d’assalto ed alcuni distrutti. In alcune città, specie nel Nord, si pretende sia scoppiata la guerra civile. (…) 1943 – luglio, 27. Badoglio ha varato il nuovo governo, o meglio ha accettato quello che è stato preparato dal Duca Acquarone, Ministro della Real Casa e, sembra, principale manipolatore degli ultimi avvenimenti. E’ un governo formato da generali e alti funzionari. (…) 1943 – luglio, 29 (…) Churchill commentando ai Comuni gli avvenimenti italiani ha dichiarato che il governo di Roma è una cosa che riguarda soltanto l’Italia la quale deve arrendersi senza condizioni”” (pag 429-431)”,”QMIS-231″
“GORLIER Claudio a cura; testi di A. LINCOLN J. BROWN J.C. CALHOUN Jefferson DAVIS F. DOUGLASS G. FITZHUGH W.L. GARRISON J.H. HAMMOND H.R. HELPER T. PARKER W. PHILLIPS W.H. SEWARD C. SUMNER H.D. THOREAU”,”Il pensiero politico nell’ età di Lincoln.”,”Testi di A. LINCOLN J. BROWN J.C. CALHOUN Jefferson DAVIS F. DOUGLASS G. FITZHUGH W.L. GARRISON J.H. HAMMOND H.R. HELPER T. PARKER W. PHILLIPS W.H. SEWARD C. SUMNER H.D. THOREAU”,”USAS-073″
“GORLIER Claudio”,”Storia dei negri degli Stati Uniti.”,”””Se si pensa ai casi di antisemitismo non infrequenti nel Sud e al disprezzo mostrato per gli immigranti di origine latina o balcanica, i “”wops”” e gli “”hunks””, non riesce arduo comprendere che aveva ben ragione Lincoln quando ammoniva che l’ intolleranza razziale non si sarebbe fermata ai negri, ma, una volta scatenatasi, avrebbe raggiunto anche altri gruppi etnici o religiosi, come i cattolici. I bianchi del Sud, angustiati dal peso della sconfitta e pieni di rancore per il Nord che, in effetti, dopo aver promesso pace e fratellanza non mancava di sfruttare ai propri fini, riversarono il proprio risentimento sui negri””. (pag 64-65)”,”USAS-142″
“GORLIER Claudio a cura; testi di A. LINCOLN J. BROWN J.C. CALHOUN Jefferson DAVIS F. DOUGLASS G. FITZHUGH W.L. GARRISON J.H. HAMMOND H.R. HELPER T. PARKER W. PHILLIPS W.H. SEWARD C. SUMNER H.D. THOREAU”,”Il pensiero politico nell’ età di Lincoln.”,”Testi di A. LINCOLN J. BROWN J.C. CALHOUN Jefferson DAVIS F. DOUGLASS G. FITZHUGH W.L. GARRISON J.H. HAMMOND H.R. HELPER T. PARKER W. PHILLIPS W.H. SEWARD C. SUMNER H.D. THOREAU”,”TEOP-415″
“GÖRLITZ Walter a cura; (PAULUS Friedrich)”,”Stalingrado. La sconfitta che cambiò i destini del mondo.”,”””Davanti alle truppe e ai comandanti della 6° armata, come anche davanti al popolo tedesco, sono responsabile di aver eseguito fino alla catastrofe gli ordini di resistenza impartiti dal comando supremo.”” (pag 280) “”Nota preliminare del feldmaresciallo generale Paulus. Alla fine di luglio del 1940… Hitler rese noto allo stato maggiore dell’ OKW, come anche ai comandanti in capo delle tre armi della Wehrmacht, che non era esclusa una campagna contro l’ Unione Sovietica e li incaricò di compiere in proposito studi preliminari. Mentre dunque la guerra sul fronte occidentale non era ancora conclusa e il suo esito appariva ancora incerto, Hitler voleva abbandonare volontariamente il grande vantaggio costituito dalla guerra su un fronte solo per assumere il rischio di una guerra su due fronti. Ciò è però significativo per il modo in cui egli considerava le cose militari. Inoltre, sul piano morale, una decisione del genere rappresentava la rottura di un patto decenale appena concluso, il quale gli procurava oltre tutto notevoli vantaggi economici e importanti mezzi per la prosecuzione della guerra. Lo stato maggiore dell’ esercito accolse il piano offensivo di Hitler con perplessità. Esso infatti paventava la creazione di un secondo fronte e riteneva d’ altra parte certo l’ ingresso in guerra degli Stati Uniti contro la Germania. Quest’ ultima circostanza avrebbe mutato il rapporto di forze e lo stato maggiore era convinto che la Germania avrebbe potuto resistere soltanto sconfiggendo rapidamente la Russia (1). Ma la forza della Russia era la grande incognita. Si supponeva che le operazioni potessero essere svolte soltanto nella buona stagione che però è troppo breve.”” (pag 122) (1) ndr: da collegare a questione ritardo avvio offensiva a causa della disastrosa campagna di Mussolini in Grecia (Mussolini ha salvato Mosca) v: CARTIER Raymond, Hitler et ses généraux. Les secrets de la guerre.”,”QMIS-101″
“GÖRLITZ Walter”,”November 1918. Bericht über die deutsche Revolution.”,”La rivoluzione tedesca vista in particolare dal lato del governo, dell’esercito e della borghesia”,”MGER-145″
“GORMAN Robert A. a cura; collaborazione di Vittorio DINI Arif DIRLIK Lowell DITTMER Milos HAJEK Paul MATTICK Paul PRESTON Richard BREITMAN Antonio CALLARI Raymond DOMINICK Karel KAPLAN Tadeusz KOWALIK e altri”,”Biographical Dictionary of Marxism.”,”Collaborazione di Vittorio DINI Arif DIRLIK Lowell DITTMER Milos HAJEK Paul MATTICK Paul PRESTON Richard BREITMAN Antonio CALLARI Raymond DOMINICK Karel KAPLAN Tadeusz KOWALIK e altri Ad esempio voci biografiche relative alla lettera L: Antonio LABRIOLA, Paul LAFARGUE, Oskar R. LANGE, Francisco LARGO CABALLERO, LE DUAN, LENIN, LI DAZHAO, LI LISAN, W. LIEBKNECHT, LIN BIAO (LIN PIAO), LIU SHAOQI (LIU SHAO-CHI), LOMBARDO TOLEDANO Vicente, LORA Guillermo, LUNACHARSKY Anatoli V.”,”TEOC-378″
“GORN Elliott J.”,”Mother Jones. The Most Dangerous Woman in America.”,”Elliott J. Gorn, professor of history at Purdue University, is the co-author of A Brief History of American Sports and the author of The Manly Art: Bare-Knuckle Prize Fighting in America. List of Illustrations, Acknowledgments, Epilogue, List of Archives, Notes, Index,”,”MUSx-043-FL”
“GORODETSKIJ E.N.”,”La formazione dello Stato sovietico 1917-18.”,”L’A è uno dei principali storici sovietici contemporanei. I suoi interessi si concentrano sulla storiografia dello Stato sovietico.”,”RIRO-092″
“GORODETSKIJ Efim Naumovic”,”La formazione dello Stato sovietico, 1917-18.”,”L’A è uno dei principali storici sovietici contemporanei. I suoi interessi si concentrano sulla storiografia dello Stato sovietico.”,”RIRO-195-FL”
“GORODETSKY Gabriel”,”Geopolitical Factors in Stalin’s Strategy and Politics in the Wake of the Outbreak of World War II. Estratto da: ‘Russia in the Age of Wars 1914-1945’.”,”G. Gorodetsky è professore di storia all’Università di Tel Aviv. Tiene la ‘Samuel Robin Chair for Russian Studies’ ed è direttore del ‘Curiel Center of International Studies’ (2000). Tra le sue pubblicazioni ‘The Precarious Truce. Anglo-Soviet Relations’, 1924-27′ (1977) e ‘The Grand Delusion: Stalin and the German Invasion of Russia’ (1999). “”In view of the heavy defeats inflicted on the Red Army in the early stages of Operation “”Barbarossa””, it is often argued that the stiff resistance of the Finns in the Winter War revealed the weakness of the Red Army and encouraged Hitler to risk war against Russia. However, for contemporaries in Germany and in the countries bordering on the Soviet Union, the war rather demonstrated Stalin’s resolve to resort to force wherever he encountered a threat to Soviet vital interests (24). As spring 1940 arrived, resting on the laurels of the Ribbentrop-Molotov Pact and the final victory against Finland, Stalin was temporarily relaxed. Count von Schulenburg, the German ambassador to Moscow, contributed to the feeling. (…) In negotiations with Göring, singled out in the Kremlin as the spearhead of the crusade against Russia, the Air Marshal not only promised an early delivery of war material but “”strongly underlined the exceptional friendship between Germany and the Soviet Union””. He even announced the delivery to the Soviet navy of the modern cruiser “”Lützow””, from which he was parting “”with a painful heart””. He quoted Hitler as saying that the pact was “”a solid and irreversible act”” (27). Stalin further found out that Hitler had reaffirmed the validity and durability of the division of spheres of interests between Germany and Russia in the talks he had held in Berlin with Sumner Welles, the America Deputy Under-Secretary of State (28). Stalin in fact felt strong enough to suspend the delivery of raw materials to Germany in retaliation or their failure to provide Russia with coal and military equipment. Recent findings concerning the trade traffic between Germany and the Soviet Union cast doubt on the accepted view that the treaty was favourable to Germany. The Soviet deliveries, when examined against the Soviet production and the total German demand, were less substantial. They provided the Russians with significant advanced German technology. Moreover to a large extent the Russians were obliged to conduct almost exclusive trade with Germany once the British imposed a tight economic blockade. Out of one million tons of grain promised to Germany, only 150.000 tons had benne dispatched, and the supply of oil and coal products fared no better (29). Perhaps for the last time Mikoyan, the Minister of Foreign Trade, openly cast doubt on German “”honesty””, complaining that he could “”no longer afford to make a fool of himself, in practice not conduction a bilateral exchange of goods but unilaterally delivering goods to Germany”” (30). Stalin went one step further in presenting an ultimatum to Germany. He demanded the conclusion of a short-term trade agreement stipulating export of Soviet raw materials of a value of 420-30 million marks in exchange for “”industrial and military deliveries of the same value”” (31). This inflated confidence, however, instantly evaporated after the swift German campaign against Denmark and Norway in early May. The Soviet ultimatum was replaced by an announcement of the decision to resume deliveries, followed by the “”hope”” that “”Germany would do the same”” (32). However, the experience of dependence on Stalin’s good will for deliveries of raw materials undoubtedly weighed heavily on Hitler when Operation “”Barbarossa”” was contemplated (33). (pag 244-245); “”A most important sign post in Stalin’s policy in the crucial period leading to the war which has been overlooked by historians is the Soviet annexation of Bessarabia on 30 June 1940 and its reverberation in the Balkans and Turkey”” (pag 247) Volume: PONS Silvio ROMANO Andrea a cura; saggi di M. VON-HAGEN P. GATRELL, A. SALOMONI R. SERVICE A. DI-BIAGIO A. ROMANO S. DULLIN G. ROBERTS O. KHLEVNIUK S.J. MAIN L. SAMUELSON V. POZNIAKOV G. GORODETSKY V. NEVEZHIN J. BARBER S. PONS, Russia in the Age of Wars 1914-1945. ANNALI FONDAZIONE GIANGIACOMO FELTRINELLI. MILANO. 2000 pag XXV 322 8° presentazione introduzione di PONS e ROMANO abbreviazioni note notizie sui collaboratori indice nomi. saggi di M. VON-HAGEN P. GATRELL, A. SALOMONI R. SERVICE A. DI-BIAGIO A. ROMANO S. DULLIN G. ROBERTS O. KHLEVNIUK S.J. MAIN L. SAMUELSON V. POZNIAKOV G. GORODETSKY V. NEVEZHIN J. BARBER S. PONS”,”QMIS-220″
“GORODETSKY Gabriel”,”Le grand jeu de dupes. Staline et l’invasion allemande.”,”Gabriel Gorodetsky è professore di storia e direttore del Curiel Center for International Affairs all’Università di Tel Aviv, ove occupa la cattedra Samuel Rubin d’histoire russe et d’Europe de l’Est. Ha pubblicato ‘Stafford Cripps’ Mission to Moscow’ (1987) e ‘The icebreaker Myth’ pubblicato a Mosca nel 1995. “”Le moment choisi pour la conclusion du pacte de neutralité avec la Japon n’était donc pas seulement l’expression de la crainte qu’éprouvait Staline d’une guerre sur deux fronts: il y voyait vraiment «une première étape, sérieuse, de la future coopération sur les questions principales». Staline admettait avoir eu des soupçons au sujet des objectifs japonais, mais il était à ce mment convaincu qu’il n’y avait là aucun «jeu diplomatique», et que le Japon «se préoccupait véritablement et sérieusement d’améliorer les relations avec l’Union soviétique». Staline félicite alors Matsuoka pour son «discours sincère et direct». Il est très rare de trouver un diplomate qui exprime ouvertement ce qu’il a vraiment en tête. Le mot de Talleyrand a Napoléon est bien connu: «La langue a été donnée au diplomate pour dissimuler ses pensées». Nous, Russes et bolcheviks, voyons les choses différemment et croyons que, dans l’arène diplomatique aussi, il est possible d’être franc et sincère. Des efforts extraodinaires sont faits pour que l’empereur confirme rapidement l’accord, qui est signé dans une atmosphère de jubilation l’après-midi du 13 avril; les photogaphies pue communes de Stalin et de Matsuoka, bras dessus bras dessous , devaint faire la une des journaux du matin suivant”” (pag 290-291); “”L’accord est un boulevard pour la reprise des entretiens avec les Allemands. «Les victoires balkaniques, selon le rapport d’Aktay ont penétré dans les crânes obtus des Soviétiques avec l’effet de la foudre… C’est purement et simplement pour gagner le coeur des Allemands que Staline a flatté les Japonais avec l’accord soviéto-japonais». Staline, conclut-it, est sur le point «de devenir l’instrument aveugle de l’Allemagne (92)». Matsuoka avait en effet vraiment intérêt; comme Ciano, à évitere une attaque allemande contre la Russie, à partir du moment où le Japon était décidé à pousser vers le sud. Les Japonais font donc tout leur possibile pour bien faire comprendre à l’ambassadeur allemand à Tokyo, Ott, que Matsuoka a «trouvé Staline absolutament disposé à la paix. Staline… l’avait assuré qu’il ne pouvait être question d’un marchandage de la Russie avec les puissances anglo-saxonnes» (93). Un telegramme ultérieur de l’ambassade allemande à Tokyo souligne que les Russes semblent à présent impressionnés par les succès allemands et «sont prêts à conclure un pacte. Par conséquent la Russie décide de marcher de pair avec les puissances du pacte tripartite. Le pacte tripartite vient seulement de devenir l’instrument à toute épreuve de la politique des puissances de l’Axe et du Japon grâce à l’accord russo-japonais longtemps recherché» (94)”””,”QMIS-256″
“GORRESIO Vittorio”,”I Moribondi di Montecitorio.”,”E’ il primo libro che tira le somme dopo un anno di repubblica. Un capitolo di storia italiana e un documento dei costumi della nostra epoca. “”Non tutte, forse, avevan chiara la nozione della dottrina di Saragat, né tutte forse avevan letto i suoi volumi (Marxismo e democrazia; L’ umanesimo marxista: che secondo i massimalisti sono soltanto una grossolana rimasticatura di De Man) dove è compiuto un bello sforzo di approfondimento del marxismo per farne valere le esigenze veramente universali e non perimibili; e neppur tutte, probabilmente, ne conoscevano l’ opuscolo Socialismo e libertà in cui si spiega come il socialismo oggi lasci dietro di sè la funzione di elemento critico di una società crollante per assumere quella di costruttuore di un nuovo ordine; ma molte forse avevano letto ciò che scrive di Saragat la stampa indipendente dai partiti che cerca già di collocarlo nel posto che gli assegnerà la critica storica (…)””. (pag 101)”,”ITAP-091″
“GORRESIO Vittorio LIBONATI Franco BATTAGLIA Achille ROSSI Ernesto; a cura di Adolfo BATTAGLIA; interventi di Achille BATTAGLIA Carla PITTARO Armando ZANETTI Salvatore GIALLOMBARDO Leone CATTANI Aldo GAROSCI Ercole BONACINA Mario BONESCHI Eugenio SCALFARI Guido CALOGERO”,”Stampa in allarme.”,”Scritti di GORRESIO Vittorio LIBONATI Franco BATTAGLIA Achille ROSSI Ernesto. Dibattito: interventi di Achille BATTAGLIA Carla PITTARO Armando ZANETTI Salvatore GIALLOMBARDO Leone CATTANI Aldo GAROSCI Ercole BONACINA Mario BONESCHI Eugenio SCALFARI Guido CALOGERO Libertà di stampa. “”Un’altra osservazione su cui il convegno degli Amici del “”Mondo”” si trovò concorde fu quella che “”in materia di stampa, meno leggi ci sono meglio è””. E in proposito merita di essere particolarmente segnalata la conferma fornita dalla stessa legge 4 marzo 1958, contenente “”modificazioni alle norme del Codice Penale relative ai reati commessi a mezzo della stampa””. La legge era nata mal su un progetto quanto mai illiberale dell’ on. Moro, come si può leggere nella relazione Libonati. Il testo era poi passato al vaglio di numerose commissioni di giuristi, giornalisti e parlamentari, ed era stato talmente emendato an che per l’ intervento diretto della Federazione nazionale della stampa, da apparire accettabile ai più. (…) Senonché il vero vaglio delle leggi avviene nelle aule giudiziarie, quando dalla loro formulazione astratta discendono a regolare la realtà dei casi concreti. E appena vi giunse questa legge (…) si vide subito che essa era assai difettosa: complicava i problemi già esistenti, ne creava di nuovi, e non ottemperava neppure a quella esigenza fondamentale di sopprimere la responsabilità obbiettiva del direttore di periodici, che era stata sollecitata anche dalla Corte Costituzionale.”” (pag XXI)”,”EDIx-068″
“GORRESIO Vittorio”,”Risorgimento scomunicato.”,”GORRESIO Vittorio: “”Di un altro grande morto di quel tempo, Garibaldi, è innanzitutto da ricordare il testamento, scritto per impedire che al momento della morte si tentasse per caso di fargli ritrattare il suo contegno o chiedere perdono per la guerra fatta alla Chiesa; è un documento da conoscere per comprendere il senso di questa nostra storia: “”…Siccome negli ultimi momenti della creatura umana, il prete, profittando dello stato spossato in cui si trova il moribondo, e della confusione che sovente vi succede, s’inoltra, e mettendo in opera ogni turpe strattagemma, propaga coll’impostura in cui è maestro, che il defunto compì, pentendosi delle sue credenze passate, ai doveri di cattolico: in conseguenza io dichiaro, che trovandomi in piena ragione oggi, non voglio accettare, in nessun tempo, il ministero odioso, disprezzevole e scellerato d’un prete, che considero atroce nemico del genere umano e dell’Italia in particolare. E che solo in stato di pazzia o di ben crassa ignoranza, io credo possa un individuo raccomandarsi ad un discendente di Torquemada.”””” (pag 303 304)”,”ITAB-292″
“GORRESIO Vittorio”,”La vita ingenua.”,”Vittorio Gorresio nato nel 1910, piemontese, di professione giornalista, ha pubblicato in trent’anni una serie di volumi su argomenti di cronaca politica e di storia, tra cui ‘I moribondi di Montecitorio’, ‘I carissimi nemici’, ‘Risorgimento scomunicato’. Dall’infanzia alla prima guerra mondiale, dal fascismo alla Resistenza, fino all’oggi (1980). L’autore ripercorre la propria esistenza e si rende conto che, di fronte alla tormentata realtà attuale, la sua vita può essere definita “”ingenua””.”,”BIOx-022-FV”
“GORRESIO Vittorio”,”Berlinguer.”,”Dono di Mario Caprini”,”PCIx-516″
“GORRIERI Ermanno”,”La giungla dei bilanci familiari.”,”Ermanno Gorrieri (59 anni, 1979) è stato sindacalista nella CISL, deputato al Parlamento e consigliere alla regione Emilia-Romagna. E’ membro del Consiglio nazionale della DC ed esponente della Lega democratica. Collabora a vari giornali.”,”ITAS-196″
“GORRIERI Ermanno GUERZONI Luciano”,”Il salario sociale. Famiglia e reddito nella crisi dello Stato assistenziale.”,” Paragrafo 4 pag 18: ‘Struttura, redditi e consumi delle famiglie’ Ermanno Gorrieri (62 anni, 1979) è stato segretario della CISL e dirigente del movimento cooperativo di Modena, consigliere regionale DC in Emilia Romagna, membro del Consiglio nazionale della DC ed esponente della Lega democratica. Collabora a vari giornali. Luciano Guerzoni professore universitario, 44 anni, già docente di Dottrina dello Stato nell’Università di Modena e di Diritto ecclesiastico nell’Università di Padova è attualmente (1982) professore straordinario e direttore dell’Istituto giuridico dell’Università di Modena. Ha collaborato alla stesura del rapporto finale della Commissione per i problemi della famiglia. Da wikip Luciano Guerzoni (1938) Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Luciano Guerzoni Luciano Guerzoni.jpg Deputato della Repubblica Italiana Legislature IX, X, XII Gruppo parlamentare PCI, PDS Circoscrizione Emilia Romagna Collegio Parma (IX e X) e Mirandola (XII) Incarichi parlamentari IX componente della XIII commissione lavoro e previdenza sociale (5 febbraio 1987 – 1º luglio 1987) componente della XIV commissione igiene e sanità pubblica (12 luglio 1983 – 5 febbraio 1987) X vicepresidente della commissione d’indagine ex articolo 58 -On. Gunnella (16 novembre 1990 – 6 febbraio 1991) componente della VII commissione istruzione (4 agosto 1987 – 22 aprile 1992) Sito istituzionale Dati generali Partito politico Partito Comunista Italiano, Partito Democratico della Sinistra Titolo di studio Laurea in giurisprudenza Professione Docente universitario Luciano Guerzoni (Napoli, 1º aprile 1938) è un accademico e politico italiano. Biografia[modifica | modifica wikitesto] Laureatosi in giurisprudenza a Modena, è stato professore ordinario di Diritto ecclesiastico all’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.[1] Eletto deputato per la prima volta alla Camera dei deputati nel 1983 come indipendente nelle liste del PCI, confermò il suo seggio nel 1987 e nel 1994, in quest’ultimo caso tra le file del Partito Democratico della Sinistra. Nel 1993 fu tra i fondatori dei Cristiano Sociali, di cui fu membro del coordinamento nazionale. Con questo movimento fu eletto parlamentare nel 1994. Sempre nel 1996 aderì alla coalizione politica dell’Ulivo e fu sottosegretario alla Pubblica istruzione nel governo Prodi I e nel governo D’Alema I. Attualmente ricopre il ruolo di presidente esecutivo della Fondazione “”Ermanno Gorrieri””.[2]”,”ITAS-197″
“GORRIERI Ermanno”,”Parti uguali fra disuguali. Povertà, disuguaglianza e politiche redistributive nell’Italia di oggi.”,”Ermanno Gorrieri, nato a Sassuolo (MO) nel 1920, è laureato in giurisprudenza e honoris causa in sociologia. Ha partecipato con Giulio Pastore alla fondazione della CISL ed è stato deputato nella III legislatura e Ministro del lavoro nel VI Governo Fanfani. Ha collaborato con il Corriere della Sera, Il Giorno, la Repubblica, L’Espresso.”,”ECOS-010-FL”
“GORRIERI Ermanno”,”La giungla retributiva.”,”Ermanno Gorrieri è nato a Sassuolo nel 1920. Si è laureato a Modena in Giurisprudenza. Ufficiale degli alpini ha partecipato alla resistenza sull’appennino emiliano al comando delle ‘Brigate Italia’. Segretario provinciale della DC nel 1945-46 successivamente è stato dirigente della Camera del Lavoro. Dal 1948 al 1958 è stato Segretario CISL. Deputato nella terza legislatura, nel 1963 ha rinunciato al mandato optando per l’attività politica a livello provinciale.”,”CONx-022-FV”
“GORSHKOV S. G.”,”The Sea Power of the State.”,”GORSHKOV S. G. Ammiraglio della Flotta sovietica “”The short-sighted Russian Command and the Czar failed to grasp the seriousness of the situation in the Far East and the role of the fleet in the coming the sea forces of the Baltic and Black Seas were not taken. Moreover, the Russian Pacific Fleet was scattered in different seas. In the Yellow Sea, which was the main sea theatre, the fleet had only eight armour-plated ships. The construction of the fleet’s bases in the Pacific Ocean was far from complete and therefore Port Arthur constituted neither a sufficiently reliable fortress nor an equipped naval base capable of withstanding the blows of the enemy and of being a secure ship base. (…) Completing a matchless, almost eight-month passage without losing a ship, the Russian squadron on 14 May 1905 entered the Korean Straits. Waiting for it here was the Japanese fleet, more sophisticated and long ready for battle and relying on a whole system of nearby bases. The outcome of the Tsushima engagement was decided in advance. Despite the heroism of the men valiantly fighting in the Tsushima battle, the second Pacific squadron suffered a heavy defeat because the enemy surpassed it primarily in weapons and fighting technique. Most of the Russian ships was destroyed in the battle and some were interned in foreign ports. The question of domination at sea was finally solved in favour of the Japanese.”” (pag 87-91)”,”QMIx-210″
“GÓRSKI Karol”,”L’Ordine teutonico. Alle origini dello stato prussiano.”,”Nato a Odessa nel 1903, GÓRSKI Karol ha studiato a Varsavia e a Cracovia. Nel 1939 ha partecipato alla campagna contro i tedeschi finendo in un campo di prigionia in Germania. Liberato nel 1945 fu nominato professore straordinario all’università di Torun. Nel 1950 viene eletto membro dell’accademia di Cracovia e nel 1956 professore ordinario di storia medievale a Torun. Dal 1969 è membro del COmitato per la storia delle scienze dell’Accademia polacca. Ha scritto tra l’altro ‘Storia dello spirito polacco’. Pag 111 la vita quotidiana dei Cavalieri: erano obbligati a dormire vestiti ed era vietato loro di scalzarsi durante il sonno, i dormitori erano comuni…”,”POLx-034″
“GORTER Herman; due scritti di Leon TROTSKY e Bela KUN”,”Risposta all’ estremismo di Lenin. (1920)”,”Il Partito socialdemocratico (SDP) di Hermann GORTER e di Anton PANNEKOEK fu fondato nel 1909 dal collettivo redazionale di ‘Die Tribune’ dopo la sua espulsione dal Partito Operaio Socialdemocratico (SDAP) ad opera della direzione revisionista di TROELSTRA e VAN-KOL. Soltanto il partito bolscevico aveva rotto, sia pure in modo non definitivo e completo, con i revisionisti prima degli olandesi. Il ‘caso’ fu una delle grosse questioni discusse nella XI sessione del Bureau della 2° Internazionale il 7 novembre 1909. LENIN, che era impegnato in una dura battaglia per impedire che l’organo internazionale riconoscesse il partito menscevico invece del suo, intervenne nella discussione per impedire la manovra degli opportunisti che tendeva ad escludere il SDP dall’ Internazionale. La manovra non ebbe successo. LENIN guardò con simpatia la ‘scuola olandese’ fino all’improvvisa rottura avvenuta nella 1° metà del 1920.”,”INTT-070 PAR-018″
“GORTER Herman”,”La rivoluzione mondiale (1919). Reprint”,”””Per il capitalismo non vi è via di scampo dall’ imperialismo. (…) Nemmeno per voi (proletari, ndr) vi è una capitalistica via di scampo dall’ imperialismo! Ma vi è una via di scampo proletaria. (…)””. (pag 14)”,”MOIx-022″
“GORTER H.”,”L’Internazionale Comunista Operaia (K.A.I. 1923).”,”””Noi ora indicheremo nei loro particolari, quali provvedimenti dei bolscevichi hanno avuto un carattere proletario, quali hanno un carattere borghese-capitalista, affinché i lavoratori comprendano queste verità, tenute loro nascoste. Ed è sufficientemente noto che i provvedimenti dei bolscevichi vanno divisi in due parti: quelli che vanno dall’ottobre 1917 al febbraio 1921 (alla sollevazione di Kronstadt e di Pietroburgo) e quelli del cosiddetto nuovo corso a partire dal febbraio 1921. Vedremo che in gran parte entrambi hanno già un carattere borghese.”” (pag 17)”,”INTx-049″
“GORTER H.”,”L’Internazionale comunista operaia (K.A.I., 1923).”,”””Questo proletariato mondiale è per Gorter «ostile al comunismo» (…)”” (pag 11) KAI Internazionale Comunista Operaia “”Gorter sottolineò l’importanza della critica e preparazione teoriche dei tre KAP della sua Internazionale (di Essen, d’Olanda e della Bulgaria tendenza di Sofia), una ragione importante per la scissione del KAPD fu proprio la creazione di questa Internazionale come quella della rivoluzione futura”” (pag 11, introduzione)”,”INTx-062″
“GORTER Hermann”,”L’Imperialismo, la Guerra Mondiale e la Socialdemocrazia.”,”‘Avvertenza. Il primo, il terzo e l’ultimo capitolo di questo opuscolo contengono, in massima parte, il discorso che l’autore avrebbe dovuto pronunciare alla Conferenza Socialista Internazionale di Basilea. Quel discorso non potè essere tentuto, perchè il Congresso decise che non si facessero discussioni. La prima guerra mondiale imperialistica, che ora si sta combattendo, rende necessaria la pubblicazione di quel discorso, accresciuto di una critica del contegno dell’Internazionale di fronte all’imperialismo e alla guerra mondiale (Ottobre, 1914)’ (pag 6) “”Kautsky ha fatto il possibile per trattenere il proletariato tedesco e per impedirgli di iniziare un’azione propria (1). Nella sua discussione con Rosa Luxemburg, Kautsky ha combattuto lo sciopero generale in Germania. Come se la Germania fosse un’eccezione in Europa. In questo periodo e in questo tempo egli ha principalmente richiamato l’attenzione del proletariato sul Parlamento. A suo avviso il Parlamento era di nuovo il vero agone. Come se l’imperialismo potesse essere vinto in Parlamento. In questo periodo, in cui gli operai potevano ancora sperare soltanto qualcosa da se stessi, egli ha detto che la lotta dipende dall’aiuto per parte del ceto medio. Noi si deve prima avere il ceto medio dalla nostra parte. Come se il ceto medio non andasse con l’imperialismo! Per conservare la pace, egli ha consigliato la creazione di una Lega degli Stati europei. Come se gli operai potessero fare qualcosa, per arrivare a tanto, come se l’imperialismo aspettasse, come se una Lega di Stati europei non rinforzasse ancora di più l’imperialismo. Come se nella borghesia esistessero ora forze considerevoli contro la guerra; come se gli operai non fossero soli. Ancora nell’ottobre 1911 Kautsky scoraggiava nella ‘Neue Zeit’ la massa degli organizzati, dicendo non doversi fidare della massa dei disorganizzati. Come se la massa dei disorganizzati non scendesse in lotta per mezzo della lotta soltanto. (…)”” (pag 89) [Hermann Gorter, L’Imperialismo, la Guerra Mondiale e la Socialdemocrazia, Società Editrice Avanti!, Milano, 1920] [(1) Si è tentata una piccola rincorsa contro il diritto elettorale prussiano. Ma questo movimento fu ben presto soffocato. Intorno a questo e ad altri punti vedi nella ‘Neue Zeit’ le discussioni fra Rosa Luxemburg, Pannekoek, Mehring e altri dall’una parte, e Kautsky dall’altra. Noi diamo qua soltanto il senso generale dell’articolo di Kautsky]; “”Kautsky fu un’ottima guida, e questi radicali furono ottime guide e ottimi condottieri, fino a che le condizioni del capitalismo rimasero, in generale, quelle erano ai tempi di Marx e di Engels; fino a che si trattava di combattere nazionalmente per la fondazione e il rinvigorimento dei partiti nazionali in ogni paese; fino a che si doveva combattere nei modi tradizionali, al parlamento e nei sindacati. Essi furono buone guide su quella prima semplice via relativamente ancora facile, furono soprattutto ottimi schiaritori di questa via, illuminarono ottimamente il proletariato intorno alle cause che dovevano spingerlo a questa prima, semplice azione: i movimenti del capitale, i partiti, i padroni, i Governi, i rapporti di classe in questa epoca del capitalismo. Ma la lotta si sviluppa. Il capitale assume forme, che Marx ha in parte preveduto, ma non vedute. Viene il trust; l’alta Banca diventa condottiera di tutta quanta l’economia mondiale; viene l’imperialismo. L’abbondanza e la concentrazione del capitale fa sì che tutti gli Stati, in una unica azione, nella conquista del mondo, scendano contemporaneamente in campo contro tutto il proletariato del mondo; l’imperialismo comincia la serie delle sue guerre; diventa necessario un altro modo d’agire, che non sia quello dell’azione parlamentare per mezzo di rappresentanti o dei sindacati per mezzo di una parte del proletariato e dei suoi capi; la massa, la massa nazionale e la massa internazionale del mondo deve comparire sulla scena; essa sola può superare le enormi nuove potenze di trust e di capitale mondiale; allora indietreggiano spaventanti Kautsky e Bebel e Guesde e Hyndman, e con essi molti altri e no sanno che fare. Meglio è non far nulla e lasciare che l’evoluzione economica e l’evoluzione del capitalismo, delle cose, degli utensili, delle forze produttive, del capitale vada come vuol andare… Meglio è – giacché nella lotta non resistere significa collaborare – meglio è marciare con gli imperialisti, con la guerra”” (pag 111) [Hermann Gorter; ‘L’Imperialismo, la Guerra Mondiale e la Socialdemocrazia’, Società editrice Avanti!, Milano, 1920]”,”INTS-067″
“GORZ André”,”Il socialismo difficile.”,”André GORZ, nato a Vienna nel 1924, vive in Francia dal dopoguerra. Ideologo, sociologo, romanziere, è approdato al marxismo seguendo lo stesso itinerario filosofico di SARTRE. Giornalista, condirettore di Temps Modernes, in questo libro sviluppa temi già da lui affrontati in ‘Strategie ouvriere et neocapitalisme’. ‘Una società che introducesse la settimana di 32 o di 24 ore, senza modificare i rapporti di produzione e di lavoro, e i cui componenti si disperdessero dopo il lavoro nei loro quartieri periferici per guardare la televisione, coltivare il giardino, farsi reciprocamente visita per giocare a bridge o a scacchi, o unirsi in bande di “”huligani”” o in associazioni di collezionisti, non costituirebbe un avanzamento verso la forma superiore di civiltà, ma semplicemente riprodurrebbe su scala più vasta la civiltà sottoproletaria delle grandi città americane. Marx intendeva ben altro che la moltiplicazione degli svaghi in un tempo socialmente vuoto, quando vedeva il “”libero sviluppo delle facoltà umane”” come pieno sviluppo dell’ individuo sociale’. (pag 158)”,”TEOC-245″
“GORZ André”,”La morale de l’ histoire.”,”””La gerarchia dei compiti e degli individui è allora comandata dalla struttura materiale dell’ impresa che questi hanno il compito di far funzionare. E dato che i posti più interessanti, umanamente e finanziariamente, sono meno numerosi, e sempre meno numerosi degli individui qualificati per occuparli, i detentori di questi posti tendono a proteggere i loro privilegi rendendo statutaria la divisione “”naturale”” (come dice Marx) del lavoro: l’ ingegnere o il “”quadro”” o l’ impiegato superiore non si distingue più dagli altri lavoratori solo per le sue attitudini o per la natura del suo lavoro (come nelle imprese in via di edificazione o di espansione rapida, dove ciascuno ha, teoricamente, delle chances di avanzamento grandi quanto le sue ambizioni), si distingue pure per il suo statuto (di cui fa parte l’ anzianità), il quale lo protegge contro le ambizioni di individui più giovani e sovente più qualificati di lui””. (pag 88-89)”,”TEOC-249″
“GORZ André”,”Addio al proletariato. Oltre il socialismo.”,”André GORZ, nato a Vienna nel 1924 e trasferitosi dopo la guerra a Parigi, è uno degli intellettuali francesi più attenti ai problemi della società contemporanea. Autore di molti volumi ha pubblicato in Italia ‘La morale della storia’ e ‘Sette tesi per cambiare la vita’. “”La crisi del socialismo è innanzitutto crisi del proletariato”” (pag 77) “”Questa classe operaia tradizionale è ormai solo una minoranza privilegiata.”” (pag 80)”,”TEOC-265″
“GORZ André”,”L’ immatériel. Connaissance, valeur et capital.”,”””Peter Glotz si è occupato di questa questione in un libro dal titolo eloquente: “”La società accelerata. I conflitti culturali del capitalismo numerico””. E ha compiuto un’analisi di classe partendo dalle statistiche fiscali americane e delle classificazioni socioprofessionali sulle quali si sono pure appoggiati autori come Christopher Lasch, Robert Reich e Jeremy Rifkin. I dati citati da questi autori fanno apparire che mai il potere e la fortuna sono stati concentrati in così poche mani””. (pag 89) (Seguono dati secondo cui meno dello 0,5% della popolazione americana (843 mila famiglie) detengono il 56,2 dei mezzi di produzione e il 37,4 per cento delle attività finanziarie).”,”ECOI-190″
“GORZ André”,”Stratégie ouvrière et néocapitalisme.”,”GORZ André è nato a Vienna, da cui è fuggito dopo l’ Anschluss. Rifugiato in Svizzera durante la guerra ha scoperto allo stesso tempo il francese e la filosofia esistenzialista. Vive in Francia dalla Liberazione e collabora a ‘Temps Modernes’. Ha pubblicato ‘Le traitre’, prefazione di J.P. Sartre, e ‘La morale de l’histoire’. La tecnocrazia. “”Au sommet, pendant ce temps, la bourgeoisie voit son pouvoir limité au profit des technocrates, spécialistes de la coordination, de la prévision et de la synthèse que les agents économiques locaux, si puissants qu’ils soient d’ailleurs, ne sont pas capables d’assumer. Une mince couche de spécialistes est ainsi chargée d’assumer seule la tâche de centralisation et de synthèse indispensable au fonctionnement du système dans son ensamble, tâche pour laquelle les agents économiques, quels qu’ils soient, ne disposent généralement ni du ‘temps’, ni de la compétence, ni des ‘informations’ nécessaires. Totalitaire et dictatorial (au sens large), l’appareil technocratique ne répond cependant à une nécessité qu”en raison’ d’un malthusianisme culturel qui prive les individus (y compris la majorité de la bourgeoisie elle-même) des compétences nécessaires à l’exercice de l’auto-gestion, de la démocratie à tous les niveaux””. (pag 113-114)”,”EURE-060″
“GORZ André”,”Sette tesi per cambiare la vita.”,”””Crescere o perire: questa è la logica del capitalismo”” (pag 31)”,”TEOS-237″
“GORZ André”,”Metamorfosi del lavoro. Critica della ragione economica.”,”André Gorz, cresciuto alla scuola di Sartre, da alcuni decenni svolge una ricerca sociologica importante. Arendt e Marx (pag 22-23) “”Come mostra ampiamente Hannah Arendt (1), basandosi in particolare sui lavori di Jean-Pierre Vernant, il lavoro necessario alla soddisfazione dei bisogni vitali era, nell’Antichità, un’occupazione servile, la quale escludeva dalla cittadinanza, vale a dire dalla partecipazione agli affari pubblici, coloro che lo svolgevano. Il lavoro era indegno del cittadino non perché fosse riservato alle donne e agli schiavi; al contrario, era riservato alle donne e agli schiavi perché «lavorare era asservirsi alla necessità». E questo asservimento poteva essere accettato solo da colui che, al pari degli schiavi, avesse preferito la vita alla libertà e dunque dato prova del suo spirito servile. Per questo Platone classifica i contadini con gli schiavi, per questo gli artigiani (‘banausoi’), nella misura in cui non lavorano per la città e nella sfera pubblica non sono cittadini per intero: «il loro interesse principale essendo il mestiere e non la piazza pubblica». L’uomo libero rifiuta di sottomettersi alla necessità; egli domina il proprio corpo allo scopo di non essere schiavo dei bisogni e, se lavora, è solo per non dipendere da ciò che non domina, cioè per assicurare o accrescere la propria indipendenza. L’idea che la libertà, vale a dire il regno dell’umano, cominci soltanto «al di là de regno della necessità», e che l’uomo emerga come soggetto capace di condotta morale soltanto nel momento in cui le sue azioni, cessando di esprimere i bisogni imperiosi del corpo e la dipendenza dall’ambiente, derivano dalla sua sola determinazione sovrana, quest’idea è stata una costante da Platone ai giorni nostri. La si ritrova in particolare in Marx, nel famoso passo del Libro III del ‘Capitale’ che, in evidente contraddizione con altri scritti di Marx, colloca il «regno della libertà» oltre la sfera della razionalità economica. Marx vi sottolinea che «lo sviluppo delle forze produttive» determinato dal capitalismo crea «l’embrione di rapporti che rendono possibile (…) una riduzione maggiore del tempo dedicato al lavoro materiale», e aggiunge: «Di fatto il regno della libertà comincia soltanto là dove cessa il lavoro determinato dalla necessità e dalla finalità esterna: si trova quindi per sua natura oltre la sfera della produzione materiale vera e propria. (…) Al di là di esso comincia lo sviluppo delle capacità umane, che è fine a se stesso, il vero regno della libertà» (2). Non diversamente dalla filosofia greca, Marx, in questo passo, non considera come appartenente alla sfera della libertà il lavoro che consiste nel produrre e riprodurre le basi materiali necessarie alla vita. Tuttavia, esiste una differenza fondamentale tra il lavoro nella società capitalistica e il lavoro nel mondo antico: il primo viene svolto nella sfera pubblica, mentre il secondo resta confinato nella sfera privata. Gran parte dell’economia è, nella città antica, un’attività privata che non si svolge per nulla alla luce del giorno, nello spazio pubblico, ma in seno all’ambito familiare. Quest’ultima sfera, nella sua organizzazione e nella sua gerarchia, era determinata dalle necessità della sussistenza e della riproduzione. «La comunità naturale della casa era quindi il frutto di necessità, e la necessità determinava tutte le attività che vi si compivano» (3). La libertà cominciava soltanto al di fuori della sfera ‘economica’, privata, della famiglia; la sfera della libertà era quella, pubblica, della ‘polis'”” [André Gorz, ‘Metamorfosi del lavoro. Critica della ragione economica’, Torino, 1992] [(1) Arendt, ‘Vita activa’, cit., cap. 2; (2) K. Marx, ‘Il Capitale’, Torino, 1975, Libro III, cap. 48, pp. 1102 sg; (3) Arendt, ‘Vita activa’, cit., p. 36; (4) Ibid., pp. 36-38] Contiene il capitolo 2: ‘L’utopia del lavoro in Marx'”,”TEOS-257″
“GORZ André”,”La morale della storia.”,”Verte anche sulla questione del lancio della bomba atomica sulle due città del Giappone, Hiroshima e Nagasaki nell’ultimo anno della Seconda guerra mondiale. ‘Il dubbio, confessato o no, diventa (…) un delitto. Quando gli interessi e il funzionamento della società richiedono da ognuno il rinnegamento di se stesso, la rinunzia a ogni esigenza umana, l’umano diventa sospetto, lo scrupolo debolezza, il turbamento slealtà. Conosco pochi esempi, a questo riguardo, più eloquenti dell’interrogatorio, avvenuto il 16 aprile 1954, di Julius Robert Oppenheimer da parte dell’avvocato Robb, rappresentante della””Commissione di Sicurezza del Personale”” della Commissione Americana dell’Energia Atomica, Robb si sforza di dimostrare che Oppenheimer è stato sempre un “”rischio di sicurezza”” (security risk), un traditore “”ravveduto””, un agente virtuale del nemico: mancava di passione nel suo compito, non aveva la convinzione necessaria che tutto quanto si fa per la “”buona causa”” è bene. Oppenheimer, coordinatore scientifico del “”progetto Manhattan”” (che culminò con i bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki), direttore dei lavori scientifici sulle armi nucleari, consigliere del governo, Oppenheimer dunque, si concedeva il lusso di “”scrupoli morali””. Per Robb, le funzioni di Oppenheimer sono decisamente incompatibili con “”lo scrupolo morale””. Robb lo dimostrerà: gli scrupoli hanno disturbato Oppenheimer nell’adempimento del suo dovere. Oppenheimer si difende, pietosamente, mistificato dagli argomenti dell’avversario: i suoi scrupoli, lo ammette, erano “”atroci””; avrebbe voluto che non ci fosse stato il bombardamento di Hiroshima, o almeno, che non ci fossero state “”tante vittime””. Ma è a un tal grado intossicato dall’ideologia ufficiale che perora la sua causa a rovescio: invece di rivendicare i propri scrupoli e di contestare la necessità della politica da lui servita nell’angoscia, contesta che i suoi scrupoli abbiano diminuito la sua efficacia e la sua devozione al dovere. Si batte, vilmente, sul terreno dell’avversario: sostiene che i suoi scrupoli ‘non avrebbero avuto gravi conseguenze’ poiché egli era pronto a “”fare tutto quanto gli fosse stato chiesto”” eccetto, forse, una cosa assurda: l’utilizzazione di una bomba H contro un bersaglio piccolo quale Hiroshima. In breve, Oppenheimer rifiuta di assumere i propri scrupoli come sua verità, non osa provare a se stesso di essere insorto contro direttive mostruose. Questa viltà gli costerà cara: sarà considerato traditore nei confronti della ragione di Stato per non aver ‘amato’ ciò che gli chiedevano di fare, perché i suoi scrupoli comportavano il ‘rischio’ che un giorno egli vi cedesse; e sarà un traditore nei confronti di se stesso per non aver osato trarre la conseguenza dei suoi scrupoli, né rivendicarli in piena luce. Perderà sui due fronti’ (pag 111-112)] [Interrogatorio di Julius Robert Oppenheimer da parte dell’avvocato Robb, rappresentante della””Commissione di Sicurezza del Personale”” della “”Commissione Americana dell’Energia Atomica””, avvenuto il 16 aprile 1954]”,”TEOS-311″
“GORZ André”,”La morale della storia.”,”Contiene il capitolo IV: ‘Situazione attuale del marxismo. I. La frattura; II. Stalinismo e destalinizzazione; III. E noi? L’alienazione degli imprenditori – L’alienazione dei bisogni – L’alienazione del lavoro (pag 163-247) André Gorz nacque a Vienna nel 1923. Dopo l’invasione dell’Austria da parte delle truppe di Hitler fu messo in riparo in un collegio svizzero. Quel soggiorno segnò il giovane Gorz: fu la stagione delle grandi scoperte intellettuali rappresentate soprattutto da Sartre e dall’esistenzialismo. Dopo la guerra Gorz si spostò a Parigi e frequentò gli ambienti intellettuali della Gauche. “”Nella teoria marxista, il bisogno si definisce per la sua autonomia e per la sua irriducibilità: «Esso è in sé la ragione propria della sua soddisfazione». «L’uomo del bisogno … richiede la soddisfazione dei propri bisogni in nome del bisogno stesso. Il bisogno non potrebbe essere superato, e non deve essere legittimato: è in se stesso la ragione della soddisfazione che esige. Il bisogno di una cosa, scrive Marx, è la “”prova evidente, irrefutabile che la cosa appartiene al mio essere, che l’esistenza di questa cosa per me e la sua proprietà sono la proprietà, la peculiarità del mio essere”” … Esso è il diritto all’esistenza nuda da nessuna essenza preceduto e non si fonda che su se stesso» (12). (…) Marx si batteva già contro il «comunismo grossolano» e il suo desiderio di livellamento; vi vedeva «una forma mascherata della cupidigia» che desidera generalizzare la povertà in mancanza di poter generalizzare la ricchezza privata. Ma «quanto poco quel comunismo grossolano sia una vera appropriazione, ce lo mostra precisamente la sua negazione del mondo, della cultura e della civiltà, il ritorno alla semplicità, contraria alla natura, dell’uomo povero e senza bisogni…» (13)”” (pag 210-211) [(12) Claude Lanzmann, l’Homme de Gauche, in ‘Les Temps Modernes’, n. 112-113, p. 1649; (13) [Marx] Economie politique et philosophie, Oeuvres philosophiques, VI, pp. 20-21] [André Gorz, La morale della storia, Il Saggiatore, Milano, 1963)]”,”TEOC-019-FGB”
“GORZ André”,”Miserie del presente ricchezza del possibile.”,”André Gorz è nato a Vienna nel 1924. Vive e lavora in Francia. Molto vicino a Jean-Paul Sartre è stato tra gli animatori della rivista Temps Modernes. Figura tra i critici più coerenti della tradizione industrialista della sinistra. Molte sue opere sono state tradotte in italiano.”,”TEOS-129-FL”
“GOSI Rosellina, contributo di Maria Luisa BETRI”,”Il socialismo utopistico. Giovanni Rossi e la colonia anarchica Cecilia.”,”Il capitolo 4 è dovuto a Maria Luisa BETRI traduzione dal tedesco di varie sezioni di ‘Utopie und Experiment’ di Elena BROSEGHINI e Nicoletta SOGARO GOSI Rosellina nata a Cremona, laureata in storia del risorgimento, si è interessata alla storia del socialismo utopistico italiano nella seconda metà dell’ 800 e nell’ ambito di questi interessi ha ricostruito la geografia politico intellettuale di Giovanni ROSSI. “”L’ entusiasmo iniziale -spiegava – non poteva durare sempre e andò infatti raffreddandosi anche tra gli abitanti della colonia che, pur godendo della più grande libertà nei loro rapporti interni, mancavano del banché minimo benessere materiale. ‘Il nostro piccolo mondo anarchico era troppo piccolo e quindi troppo povero per assicurarci il pane bianco, la bottiglia di vino, il posto a teatro, il letto soffice, la compagna da amare; contrariamente alla retorica dei poeti, abbiamo preferito le rose della schiavitù alle spine della libertà.’ Questa era, a suo avviso, la vera causa che gradualmente preparò lo scioglimento di Cecilia, indipendentemente dai fatti accidentali, dalle colpe individuali che avevano preceduto, accompagnato e seguito la fine della colonia. Infatti quando una comunità, fosse agricola o industriale, non aveva la capacità e i mezzi di produzione sufficienti, allora ai suoi membri, osservava il Rossi, “”sta meglio essere lavoratori salariati sfruttati dai capitalisti””.”” (pag 78)”,”SOCU-128″
“GOSSET Pierre e Renée”,”Les russiatiques. L’ empire de Tamerlan à l’ heure du Kremlin.”,”Gli AA ci conducono dal Mar Nero fino al Pamir cinese attraverso le nazioni dell’ Asia centrale che oggi fa parte dell’ URSS. “”Il solo colonialismo che sia riuscito””, scrivono i GOSSET. Ecco la Georgia che ha dato i natali a Stalin, l’ Armenia oggi repubblica del ‘kilowattora’, l’ Azerbaijan impregnata di petrolio, la steppa immensa del Turkmenistan, l’ Uzbekistan con la moderna Taskent e le terre vergini del Kazakhistan. L’ impero di Tamerlano segna oggi l’ ora di Mosca. Agitazione nazionalista islamica. “”A partire dal 1930, il pugno di ferro di Stalin schiaccia queste regioni. La repressione fu feroce, l’ epurazione implacabile. Tutti i dirigenti “”nazional-borghesi”” furono liquidati. Ecco perché, in queste repubbliche socialiste sovietiche che si estendono dal Mar Nero al Pamir, sette presidenti e sei primi ministri furono fucilati per essersi richiamati alla costituzione nel momento in cui coloro che li giudicavano si riferivano, loro, al Codice criminale. Perché rivendicando questo famoso diritto di seccessione, essi si erano resi colpevoli di un “”tentativo di ritorno al nazionalismo borghese””. (pag 154)”,”RUSS-165″
“GOTHEIN Eberhard”,”Lo Stato cristiano-sociale dei Gesuiti nel Paraguay.”,”La storia delle “”missioni”” dei Gesuiti nel Paraguay (cui è stato dedicato nel 1986 il film ‘Mission’) comincia nei primi anni del Seicento e termina il 27 febbraio 1767, quando il re Carlo III espelle i Gesuiti dalla Spagna e dalle sue colonie e lo Stato incorporatutti i loro beni.”,”RELC-005-FFS”
“GOTOVICH José MORELLI Anne a cura; saggi di Claudio NATOLI Lucien MERCIER Christine COLLETTE Reiner TOSTORFF Bruno GROPPO Catherine COLLOMP Frederick GENEVEE Jean-Philippe SCHREIBER Léon INGBER Piet CREVE Nicole RACINE Tania REGIN Karim CHAM Anne MORELLI Nicolas MALEVE Pol DE-VOS Léon PEIJNENBURG Ralph COECKELBERGHS Éric DACHY”,”Les Solidarités internationales. Histoire et perspectives.”,”José Gotovitch e Anne Morelli professori a l’ ULB.”,”INTx-066″
“GOTOVITCH José NARINSKI Mikhail a cura; comitato editoriale: DREYFUS Michel PENNETIER Claude STUDER Brigitte WEHENKEL Henri WOLIKOW Serge; autori: Aldo AGOSTI Pierre BROUE’ Michel DREYFUS José GOTOVITCH Peter HUBER René LEMARQUIS Mikhail NARINSKI Mikhail PANTELEIEV Claude PENNETIER Brigitte STUDER Henri WEHENKEL Serge WOLIKOW; con la partecipazione di N. ARMAND B. BAYERLEIN D. BLONDEL R. BOURDERON J. GIRAULT B.GROPPO A. MANIGAUD M. MOISSONNIER D. PESCHANSKI N. RACINE N. RAOUX J.P. RAVERY R. SKOUTELSKY M. SMOLINA L. STRAUSS N. VIET-DEPAULE J. VIGREUX”,”Komintern: l’ histoire et les hommes. Dictionnaire biographique de l’ Internationale communiste en France, en Belgique, au Luxembourg, en Suisse et a Moscou (1919-1943).”,”A cura di GOTOVITCH José NARINSKI; comitato editoriale: Mikhail DREYFUS Michel PENNETIER Claude STUDER Brigitte WEHENKEL Henri WOLIKOW Serge; autori: Aldo AGOSTI Pierre BROUE’ Michel DREYFUS José GOTOVITCH Peter HUBER René LEMARQUIS Mikhail NARINSKI Mikhail PANTELEIEV Claude PENNETIER Brigitte STUDER Henri WEHENKEL Serge WOLIKOW; con la partecipazione di N. ARMAND B. BAYERLEIN D. BLONDEL R. BOURDERON J. GIRAULT B.GROPPO A. MANIGAUD M. MOISSONNIER D. PESCHANSKI N. RACINE N. RAOUX J.P. RAVERY R. SKOUTELSKY M. SMOLINA L. STRAUSS N. VIET-DEPAULE J. VIGREUX”,”INTT-124″
“GOTOVITCH José NARINSKI Mikhail a cura; comitato editoriale: DREYFUS Michel PENNETIER Claude STUDER Brigitte WEHENKEL Henri WOLIKOW Serge; autori: Aldo AGOSTI Pierre BROUE’ Michel DREYFUS José GOTOVITCH Peter HUBER René LEMARQUIS Mikhail NARINSKI Mikhail PANTELEIEV Claude PENNETIER Brigitte STUDER Henri WEHENKEL Serge WOLIKOW; con la partecipazione di N. ARMAND B. BAYERLEIN D. BLONDEL R. BOURDERON J. GIRAULT B.GROPPO A. MANIGAUD M. MOISSONNIER D. PESCHANSKI N. RACINE N. RAOUX J.P. RAVERY R. SKOUTELSKY M. SMOLINA L. STRAUSS N. VIET-DEPAULE J. VIGREUX”,”Komintern: l’ histoire et les hommes. Dictionnaire biographique de l’ Internationale communiste en France, en Belgique, au Luxembourg, en Suisse et a Moscou (1919-1943).”,”A cura di GOTOVITCH José NARINSKI; comitato editoriale: Mikhail DREYFUS Michel PENNETIER Claude STUDER Brigitte WEHENKEL Henri WOLIKOW Serge; autori: Aldo AGOSTI Pierre BROUE’ Michel DREYFUS José GOTOVITCH Peter HUBER René LEMARQUIS Mikhail NARINSKI Mikhail PANTELEIEV Claude PENNETIER Brigitte STUDER Henri WEHENKEL Serge WOLIKOW; con la partecipazione di N. ARMAND B. BAYERLEIN D. BLONDEL R. BOURDERON J. GIRAULT B.GROPPO A. MANIGAUD M. MOISSONNIER D. PESCHANSKI N. RACINE N. RAOUX J.P. RAVERY R. SKOUTELSKY M. SMOLINA L. STRAUSS N. VIET-DEPAULE J. VIGREUX”,”RIRO-227″
“GOTTERI Nicole”,”Le Maréchal Soult.”,”GOTTERI Nicole: (Menzel Bourguiba, Tunisia 17/2/1937). Storica e archivista francese, specialista del Primo Impero. Archivista-paleografa, ex studentessa della Scuola francese di Roma e Dottore in Storia. SOULT Nicolas Jean-de-Dieu (Saint-Amans-Soult 29/3/1769 – idem 26/11/1851). Generale francese, Duca di Dalmazia, Maresciallo dell’Impero e Ministro. Di origini sociali borghesi, subito in luce per energia e capacità militari. Considerato da Napoleone uno dei suoi migliori luogotenenti e “”miglior manovriero d’Europa””, fu generale e nominato Maresciallo da Napoleone. Ebbe un ruolo fondamentale nelle battaglie di Austerlitz e Jena. Al comando dell’Esercito in Portogallo e Spagna. Dopo la fine dell’Impero, con i Borbone non ebbe incarichi di rilievo. Dopo la rivoluzione del luglio 1830 si allineò con Luigi Filippo che lo nominò Ministro della guerra, e ancora nel 1840. Varie volte ministro degli Esteri e Presidente del Consiglio. La città natale ne assumerà il nome in suo onore. <> (dal retro copertina, traduz. d. r.)”,”FRAR-006-FSL”
“GOTTFÜRCHT Hans”,”Die internationale Gewerkschaftsbewegung von den Anfängen bis zur Gegenwart.”,”GOTTFÜRCHT Hans”,”SIND-111″
“GOTTHEIL Fred M.”,”Las predicciones economicas de Marx.”,”””El desarrollo del sistema capitalista, en particular las aplicationes de las áreas extranjeras fértiles al mercado agricola – predice Marx -, disminuye la productividad diferencial de las inversiones de capital-tierra y, por consiguiente, la renta diferencial de la tierra. Como él dice: “”Los buques de vapor transoceánicos y lo ferrocarriles de América del Norte y de América del Sur y de la India hicieron posible que terrenos muy especiales entrasen en la competencia en los mercados de cereales europeos. Por una parte, eran las praderas norteamericanas, las pampas argentinas, estapas ya dispuestas para el arado por la naturaleza misma, terreno virgen que ofrecía ricas cosechas para años futuros, incluso con un cultivo primitivo y sin fertilización alguna. Luego era los terrenos de las comunas rusas e indias. … Una parte del suelo de Europa quedó definitivamente fuera de la competencia para el cultivo del grano, las rentas bajaban en todas partes. … Esto explica las quejas de los terratenientes desde Escocia hasta Italia, y desde el sur de Francia hasta la Prusia oriental. Afortunadamente, no ha sido puestas en cultivo todas las tierras. Aún quedan bastantes para arruinar a todos los grandes terratenientes de Europa y a los pequeños por añadidura”” (C., III, 842-42). (pag 161-162)”,”TEOC-412″
“GÖTTING Gerald WENDELBORN Gert MÜLLER Norbert TRENDE Wulf WILLIBAND Jacob SATLOW Bernt FISCHER Klaus BONDZIO Wilhelm WIRTH Gunter KRÜGER Renate saggi di”,”Prophet einer neuen Welt. Thomas Müntzer in seiner Zeit.”,”Saggi di GÖTTING Gerald WENDELBORN Gert MÜLLER Norbert TRENDE Wulf WILLIBAND Jacob SATLOW Bernt FISCHER Klaus BONDZIO Wilhelm WIRTH Gunter KRÜGER Renate”,”RELP-018″
“GOTTRAUX Philippe”,”””Socialisme ou Barbarie””. Un engament politique et intellectuel dans la France de l’ apres-guerre.”,”GOTTREAUX Philippe è nato nel 1958. E’ maitre-assistant in sociologia politica all’ Università di Lausanne. Quest’opera è una versione leggermente modificata di una tesi di dottorato sostenuta nel novembre 1995 nella stessa università.”,”FRAP-043″
“GOTTSCHALCH Wilfried”,”Strukturveränderungen der Gesellschaft und politisches Handeln in der Lehre von Rudolf Hilferding. (I cambiamenti strutturali nella società e l’azione politica negli insegnamenti di Rudolf Hilferding)”,”5. Hilferdings Position in den Auseinanderssetzungen innerhalb der deutschen Arbeiterbewegung während der “”Unvollendeten Revolution””. a. Die Spaltung der Arbeiterbewegung im ersten Weltkrieg.”,”TEOC-455″
“GOTTSCHALCH Wilfried”,”Sviluppo e crisi del capitalismo in Rudolf Hilferding.”,”Per i suoi articoli ha usato anche lo pseudonimo di Richard Kern Hilferding. “”Dopo aver conseguito la laurea in medicina all’università di Vienna nel 1901, Hilferding esercitò la produzione per alcuni anni come pediatra. Già durante gli ultimi anni di studio si era sentito attratto dal movimento socialista. Dal 1902 collaborò alla ‘Neue Zeit’, la rivista teorica della socialdemocrazia tedesca. Nel 1904 pubblicò la sua opera polemica ‘Böhm-Bawerks Marx Kritik’ (1) nella quale criticava la teoria soggettiva del valore. Nel 1906 divenne insegnante alla scuola del partito socialdemocratico di Berlino: tuttavia dovette ben presto abbandonare questa attività, perché altrimenti la polizia prussiana lo avrebbe espulso. Fu nominato redattore del ‘Vorwärts’, organo centrale del partito socialdemocratico tedesco. Nel 1910 pubblicò la sua opera principale, il ‘Finanzkapital’. Durante la prima guerra mondiale Hilferding si dichiarò sempre contrario all’approvazione dei crediti di guerra da parte del gruppo parlamentare socialdemocratico del Reichstag. (…) Nel 1919 aderì al Partito socialdemocratico tedesco indipendente (USPD) e divenne redattore capo del giornale del partito, ‘Die Freiheit’. Fece parte di quella minoranza dell’USPD che dopo la scissione di questo partito nel 1922 rientrò nel partito socialdemocratico. Dal 1924 al 1933 Hilferding, che nel 1919 aveva preso la cittadinanza tedesca, fu deputato al Reichstag: in questi anni diresse anche la rivista socialdemocratica ‘Die Gesellschaft’. Dall’agosto all’ottobre 1923 fu per la prima volta ministro delle Finanze del Reich: durante le sette settimane del suo incarico fu decisa l’introduzione del ‘Rentenmark’, ch’egli però in quel tempo brevissimo non arrivò a mettere in esecuzione. Nel giugno 1928 fu nominato una seconda volta ministro delle Finanze: per protesta contro le intromissioni del presidente della Banca nazionale Schacht nella politica finanziaria del Reich, nel dicembre 1929 rinunciò all’incarico. Nel 1933 fu costretto a prendere la via dell’esilio. Fino al 1938 si stabilì a Zurigo, quindi a Parigi. Sotto lo pseudonimo di Richard Kern scrisse per il ‘Neue Vorwärts’ circa 300 articoli su problemi di attualità. Contemporaneamente dirigeva la ‘Zeitschrift für Sozialismus’. Il cosiddetto “”Manifesto di Praga””, il programma dei socialdemocratici tedeschi in esilio, è uscito dalla sua penna. Trascorse gli ultimi mesi della sua vita ad Arles, dove scrisse il saggio rimasto incompiuto ‘Das historische Problem’ (2). L’11 febbraio 1941 Hilferding insieme al suo amico Rudolph Breitscheid fu consegnato dalla polizia francese alle autorità tedesche. Secondo una comunicazione di Wilhelm Högner fu ucciso dalla Gestapo”” (pag 197-198) [(1) Trad. it. ‘La critica di Böhm-Bawerk a Marx’, in ‘Economia borghese ed economia marxista’, Firenze, 1971; (2) Trad. it. ‘Il problema storico’, Roma, 1958] La critica di Lenin. “”Al capitale bancario si può dunque riconoscere un predominio sull’industria solo nel momento del passaggio dal capitalismo concorrenziale al capitalismo monopolistico (41). Nel periodo immediatamente successivo la base del predominio di un ristretto gruppo di grandi azionisti è ancora rappresentata dal capitale industriale. L’errore di Hilferding sulla funzione del capitale finanziario sta nel fatto che egli, come Rosa Luxemburg, volge la sua attenzione ai processi che si verificano all’interno della sfera della circolazione, trascurando le modifiche risultanti nell’ambito della produzione. E’ questa anche la critica di Lenin, quando a proposito della definizione data da Hilferding del capitale finanziario come “”capitale messo a disposizione delle banche perché possa essere utilizzato dall’industria”” (42) scrive: “”Questa definizione è incompleta, in quanto si manca l’accenno a uno dei fatti più importanti, cioè alla crescente concentrazione della produzione e del capitale in misura tale da condurre al monopolio””. Invece Lenin vede la genesi del capitale finanziario e il contenuto di questo concetto nella concentrazione della produzione, nella conseguente formazione di monopoli e nella fusione e simbiosi delle banche con l’industria (43). Da questa unilaterale derivazione del capitale finanziario dai rapporti di scambio dipende anche l’errata interpretazione che Hilferding dà della teoria marxiana della crisi economica. Subendo in questo l’influenza di Tugan-Baranowskij (44), Hilferding spiega le crisi economiche non in base alla contraddizione fra il carattere sociale della produzione e il carattere capitalistico dell’appropriazione, ma con le condizioni specificamente capitalistiche della circolazione delle merci. Le crisi quindi, secondo Hilferding, non sono altro che turbamenti dell’equilibrio, sproporzioni fra le singole sfere di produzione. Anche Marx riconosce la sproporzione come un momento della crisi, ma secondo la sua dottrina la causa ultima della crisi resta sempre “”la povertà e i limiti posti al consumo delle masse di fronte all’impulso della produzione capitalistica a sviluppare le forze produttive in modo tale che solo l’assoluta capacità di consumo della società ne costituisca i limiti”” (45). Alla teoria della sproporzione è strettamente collegata in Hilferding l’ipotesi che un cartello generale potrebbe regolare consapevolmente l’intera produzione capitalista, superando così l’anarchia del sistema capitalistico di produzione. Il verificarsi di tale ipotesi renderebbe superflua una soluzione rivoluzionaria delle contraddizioni insite nell’ordinamento sociale esistente: il che convaliderebbe la speranza che si possa giungere a un ordinamento socialista attraverso riforme pacifiche. Purtroppo questa ipotesi è utopistica”” (pag 208-209) [Wilfried Gottschalch, Sviluppo e crisi del capitalismo in Rudolf Hilferding, Annali Feltrinelli, anno 1973, Milano 1974] [(41) Al proposito anche Henry Grossmann, Das Akkumulations- und Zusammenbruchgesetzt des kapitalistischen Systems, Leipzig, 1929, pp. 572 sgg.; (42) R. Hilferding, Das Finanzkapital, cit, p. 296; (43) Lenin, L’imperialismo, fase suprema del capitalismo (1916), in ‘Opere complete’, Roma, 1966, vol 22, p. 227; (44) Cfr. Michael Tugan-Baranowsky, Studien zur Theorie und Geschichte der Handelskrisen in England, Jena, 1901; (45) Per la critica della teoria della sproporzione si veda Natalie Moszkowska, ‘Zur Kritik moderner Krisentheorien, Prag, 1935] “”Hilferding vedeva la trasformazione strutturale del capitalismo determinata dal sorgere e dal diffondersi delle società per azioni”” (pag 200) “”Il collegamento delle grandi banche con l’industria modifica anche il carattere della concorrenza capitalistica”” (pag 201) “”Ma tale stretto intrecciarsi di interessi bancari e interessi industriali determina, secondo Hilferding, anche una sempre crescente concentrazione delle banche”” (pag 202) “”Così l’esportazione di capitale agisce come stimolo ad una politica imperialistica. Insieme sconvolge e sovverte nei paesi assoggettati tutta l’antica struttura sociale e cerca di svilupparvi il capitalismo (…)”” (pag 204) “”Hilferding esamina ampiamente come il capitale finanziario modifichi i rapporti di classe”” (pag 205) “”Qui Hilferding passa ad esaminare attentamente lo sviluppo del ceto impiegatizio”” (pag 206) “”Hilferding pone anche in giusta luce il sorgere di una comunità di interessi fra il capitale bancario e il capitale industriale”” (pag 207) “”La tesi del “”capitalismo organizzato”” divenne la linea direttiva che durante gli anni della relativa stabilizzazione (1924-1929) determinò l’azione del partito socialdemocratic tedesco. I primi cenni di questa teoria si possono già rintracciare nel ‘Capitale finanziario'”” (pag 211) “”Come già quindici anni prima nel ‘Capitale finanziario’, Hilferding descrive anche qui i cartelli e i trust come centri di potere, “”che esercitano poteri di governo, spesso più importanti, per i sudditi, degli stessi diritti di sovranità degli stati”””” (pag 213) “”Durante la crisi economica della fine degli anni venti Hilferding incominciò a dubitare egli stesso della giustezza della sua teoria del capitalismo organizzato”” (pag 215) “”””questa crisi mondiale che ora dobbiamo registrare è in realtà la liquidazione radicale della guerra”” (Hilferding). Egli vedeva quindi la crisi economica mondiale come provocata da cause esogene, non insita nel sistema del capitalismo organizzato. In tal modo si risparmiava di veder smentita la sua teoria secondo cui nel capitalismo organizzato i contrasti sociali ed economici dovevano mitigarsi e appianarsi”” (pag 215)”,”TEOC-644″
“GOTTSCHALK Louis R.”,”Jean-Paul Marat. L’ ami du peuple.”,”GOTTSCHALK Louis R. è stato professore di storia all’ Università di Chicago.”,”FRAR-257″
“GOTTSCHALK Louis R.”,”Marat.”,”GOTTSCHALK Louis R. professore di storia all’Università di Chicago.”,”FRAR-421″
“GOTTWALD Klement”,”La Cecoslovacchia verso il socialismo.”,”Contiene il discorso di GOTTWALD ‘Trotsky alleato di Hitler’ (10 febbraio 1937) (pag 97)”,”PCIx-145″
“GOUARNÉ Isabelle”,”L’Introduction du marxisme en France. Philosoviétisme et sciences humaines, 1920-1939.”,”Docteure en sociologie Isabelle Gouarné, Centre Alexandre Koyré (EHESS, CNRS, MNHN) Tabelle pag 23-27: Lista dei membri della commissione scientifica del ‘Cercle de la Russie neuve’ (1932-1939) Relazione di Bucharin intitolata ‘Teoria e pratica dal punto di vista del materialismo dialettico’ in ‘Science at the Cross Roads’, Londres, Franck Cass, 1931 (pag 112)”,”FRAV-175″
“GOUBERT Pierre”,”L’Ancien Régime. 1. La società. 2. I poteri.”,”Pierre Goubert è nato nel 1915 a Saumur. I suoi anni di studio sono stati influenzati fortemente dall’insegnamento di Marc Bloch e di Raymond Aron, e dal contatto con la cosiddetta ‘École des Annales’. Parallelamente all’attività di insegnamento nella scuola superiore, egli ha svolto una ricca attività di ricerca storica nella provincia francese, culminata nella sua tesi di dottorato su Beauvais et le Beauvais de 1600 à 1730. Ha ottenuto quindi la cattedra di storia moderna prima all’Università di Rennes, poi a quella di Nanterre e infine alla Sorbona. I sui libri: Louis XIV et vingt millions de Français, L’Avènement du Roi-Soleil, Les Français ont la parole; cahiers de doléances des états généraux, La vie quotidienne des paysans français au XVII° siècle.”,”FRAA-007-FL”
“GOUBERT Pierre ROCHE Daniel”,”L’Ancien Régime. Cultura e Società. Volume II.”,”Pierre Goubert è nato nel 1915 a Saumur. I suoi anni di studio sono stati influenzati fortemente dall’insegnamento di Marc Bloch e di Raymond Aron, e dal contatto con la cosiddetta ‘École des Annales’. Parallelamente all’attività di insegnamento nella scuola superiore, egli ha svolto una ricca attività di ricerca storica nella provincia francese, culminata nella sua tesi di dottorato su Beauvais et le Beauvais de 1600 à 1730. Ha ottenuto quindi la cattedra di storia moderna prima all’Università di Rennes, poi a quella di Nanterre e infine alla Sorbona. I sui libri: Louis XIV et vingt millions de Français, L’Avènement du Roi-Soleil, Les Français ont la parole; cahiers de doléances des états généraux, La vie quotidienne des paysans français au XVII° siècle. Daniel Roche è nato a Parigi nel 1935. La sua tesi di dottorato su Le Siècle des Lumières en province, académies et académiciens provinciaux 1660-1783, del 1973, definisce l’area culturale sulla quale si accentreranno, da quel momento in poi, i suoi interessi; la storia sociale e culturale dell’ancien régime, la storia dei comportamenti collettivi, delle sensibilità, delle immaginazioni e dei gusti…, in una parola, quella che è ormai usuale chiamare la storia antropologica delle mentalità. Daniel Roche è succeduto a Pierre Goubert sulla cattedra di storia moderna alla Sorbona. Tra le sue opere: Le Peuple de Paris, essai sur la culture populaire au XVIII° siècle e l’edizione del Journal de ma vie di Jacques-Louis Ménétra, manovale vetraio del ‘700, documento senza eguali sulla vita del popolino di Parigi nell’età dei lumi e della rivoluzione.”,”FRAA-008-FL”
“GOUDAR Louis (de Montpellier)”,”Nuova grammatica italiana, e francese. Seconda impressione, riveduta, corretta, ed accresciuta dall’ autore di trentassei dialoghi familiari.”,”E’ molto probabile sia questa edizione: Goudar, Louis, Nuova grammatica italiana, e francese/ Di Lodovico Goudar de Montpellier.- Seconda impressione / Riveduta, corretta, ed accresciuta dall autore di trentassei dialoghi familiari.- In Milano(Milano):Nella regia ducal corte, per Giuseppe Rishino Malatesta stampatore regio camerale; Si vende in bottega di Pietro Reycend, e compagni,1748.- [16], 335, [1] p.; 8° Altra edizione in vendita: Goudar, Lodovico: Nuova grammatica italiana e francese …. con un aggiunta di un copioso Dizionario francese italiano non mai pi? ristampato. Napoli, Porcelli, 1787. cm. 16, rilegatura dell’epoca piena pergamena, titolo manoscritto a china al dorso 1 carta bianca, pp. 466, 1 carta bianca, leggero alone alle ultime 8 carte lontano dal testo, leggere bruniture a qualche pagina Esemplare buono (ant grammatiche dizionari) n.ro catalogo: 1002-m10 € 220,00″,”VARx-203″
“GOUGEON Jacques-Pierre”,”La social-démocratie allemande, 1830-1996. De la révolution au réformisme.”,”J.P. Gougeon, agrégé d’allemand, docteur en Etudes germaniques, enseigne la civilisation allemande à l’Université et est chargé de mission à la présidence de Radio-France internatiale. Il est l’auteur de ‘L’Economie allemande’, Le Monde Editions, 1993. La nascita del “”programma operaio”” di Lassalle. ‘La politicizzazione del movimento operaio tedesco rimane particolarmente legata al nome di Ferdinand Lassalle. Nato nel 1825 a Breslavia, apparteneva a una famiglia benestante di commercianti ebrei. Forte di un’educazione classica, Lassalle aveva partecipato nel 1848, al fianco di Marx, all’agitazione rivoluzionaria in Renania. Impregnato della sua formazione filosofica, specie di Fichte e di Hegel, voleva far penetrare la sua riflessione politica in seno alle associazioni operaie. L’esperienza fondamentale di Lassalle è la sua delusione nei confronti della borghesia tedesca che, nel corso della rivoluzione del 1848 come nel corso del conflitto costituzionale con Bismarck, si è arenata e ha mostrato la sua debolezza. Questa borghesia non era disposta ad accordare l’eguaglianza dei diritti agli operai. Quando Lassalle decide di concentrare la sua azione politica sulla condizione dei lavoratori non ha esperienza personale sulla situazione dei proletari. Nell’aprile 1862, descrive in un esposto davanti agli operai della fabbrica di macchine Börsig a Orienburg la missione del “”quarto stato””. Fa appello agli operai chiedendo di prendere coscienza del loro numero e della loro forza. Gli operai devono essere in grado di «esigere dallo Stato che esso concentri tutta la sua riflessione e la sua azione per migliorare la triste e penosa situazione materiale delle classi lavoratrici» (17). La realizzazione di questa rivendicazione implicava la conquista del potere politico. Ma la borghesia ha sempre allontanato gli operai dal potere politico, attraverso il suffragio per censo o, in Prussia, con il sistema delle tre classi. Ecco perché «il popolo deve sempre considerare il suffragio diretto come un mezzo di lotta indispensabile, come la più fondamentale e la più importante delle rivendicazioni» (18). Questa conferenza costituisce “”il programma operaio”” di Lassalle’ (pag 69-70) [(17) Ferdinand Lassalle, ‘Ausgewählte Reden und Schriften 1849-1864’ (Discours et écrits choisis), Berlin, Dietz, 1991, p. 153; (18) Ibid. pag 163]”,”MGES-021″
“GOUHIER Henri”,”Filosofia e religione in Jean-Jacques Rousseau.”,”Dedica a Marcel Raymond e Bernard Gagnebin editore delle “”Opere”” dI J.J. Rousseau. Henri Gouhier (1898) si è formato all’Ecole Normale Supérieure. Professore a Lille nella facoltà di Lettere fino al 1941, ha tenuto in seguito alla Sorbona la cattedra di Storia del pensiero religioso. Membro dell’Institut de France.”,”FILx-393-FF”
“GOULD John D.”,”Storia e sviluppo economico. Volume 1e 2.”,”GOULD insegna storia dell’ economia alla Victoria University di Wellington (Nuova Zelanda). Tra l’altro ha scritto: ‘Great Debasement: Currency and the Economy in Mid-Tudor England’ (OUP, 1970).”,”ECOI-090″
“GOULD John D.”,”Storia e sviluppo economico. Volume primo.”,”GOULD insegna storia dell’ economia alla Victoria University di Wellington (Nuova Zelanda). Tra l’altro ha scritto: ‘Great Debasement: Currency and the Economy in Mid-Tudor England’ (OUP, 1970).”,”ECOT-139″
“GOULD John D.”,”Storia e sviluppo economico. Volume secondo.”,”GOULD insegna storia dell’ economia alla Victoria University di Wellington (Nuova Zelanda). Tra l’altro ha scritto: ‘Great Debasement: Currency and the Economy in Mid-Tudor England’ (OUP, 1970).”,”ECOT-140″
“GOULD Stephen Jay”,”Il sorriso del fenicottero.”,”GOULD Stephen Jay è professore di paleontologia, geologia e biologia e storia della scienza a Harvard. Ha grande capacità di divulgazione.”,”SCIx-383″
” GOULD Stephen Jay”,”Intelligenza e pregiudizio. Contro i fondamenti scientifici del razzismo.”,”Stephen Jay Gould è professore di geologia alla Harvard University dove tiene corsi di biologia, paleontologia e storia delle scienze. Esplica anche una vivace attività pubblicistica e divulgativa nel settore della paleontologia e delle teorie evoluzionistiche. “”Se la miseria dei nostri poveri non fosse causata dalle leggi della natura, ma dalle nostre istituzioni, la nostra colpa sarebbe grande”” Charles Darwin Viaggio di un naturalista intorno al mondo.”,”SCIx-147-FL”
“GOULD Stephen Jay”,”Intelligenza e pregiudizio. Contro i fondamenti scientifici del razzismo.”,”””Mi sono concentrato sulle “”grandi”” tesi e sugli errori dei padri fondatori, non sui transitori ed effimeri usi moderni”” (pag 15, introduzione)”,”SCIx-506″
” GOULD Stephen Jay”,”Questa idea della vita. La sfida di Charles Darwin.”,”Stephen Jay Gould (1941-2002) è stato professore di geologia e zoologia ad Harvard e alla New York University. Pensatore eclettico, è stato anche scienziato e divulgatore tra i più influenti della seconda metà del XX secolo, insignito nel 1981 dell’ American Book Award. Contiene: – Razzismo e teoria della ricapitolazione (pag 217-224) – Perché non dovremmo parlare di razze umane. Un punto di vista biologico (pag 237-242) – Argomenti razzisti e quoziente di intelligenza (pag 249-256)”,”SCIx-510″
“GOULD Stephen Jay”,”Il pollice del panda.”,”Stephen Jay Gould (1941-2002) è stato paleontologo, evoluzionista e biologo. Ha insegnato Geologia, Zoologia e Storia della scienza a Harvard. Ha pubblicato per Il Saggiatore. ‘Intelligenza e pregiudizio’, ‘Otto piccoli porcellini’, ‘I pilastri del tempo’. Contiene tra l’altro: Parte quarta: Scienza e politica delle differenze umane [Cappelli grandi e cervelli ristretti – Cervello di donna – La sindrome del dottor Down – Squarci in un velo vittoriano] (pag 135-168)”,”SCIx-514″
“GOULD Stephen Jay”,”Otto piccoli porcellini. Riflessioni di storia naturale.”,”Di Stephen Jay Gould, docente a Harvard, sono stati tradotti in italiano, fra l’altro ‘Il pollice di panda’ (1983), ‘Quando i cavalli avevano le dita’ (1984), ‘Questa idea della vita’ (1984), ‘Il sorriso del fenicottero’ (1987), ‘La freccia del tempo, il ciclo del tempo’ (1989), ‘La vita meravigliosa’ (1990), ‘Un riccio nella tempesta’ (1991), ‘Bravo Brontosauro! (1992), ‘Risplendi grande lucciola’ (1994). Darwin e Paley. “”Adam Smith racchiuse il succo della sua teoria – la sua intuizione centrale – in una mirabile metafora, uno dei concetti più grandi che siano mai stati espressi in lingua inglese. Parlando di un protagonista nel mondo del ‘laissez-faire’, Adam Smith scrive: “”Invero, generalmente egli [cioè l’individuo] né intende promuovere l’interesse pubblico né sa quanto lo promuova… Egli mira soltanto al proprio guadagno e in questo, come in molti altri casi, egli è condotto da una mano invisibile a promuovere un fine che non entrava nelle sue intenzioni”” (2). Un’immagine molto bella: la “”mano invisibile”” che produce ordine ma in realtà non esiste, almeno in nessun modo diretto. La teoria di Darwin usa la stessa mano invisibile, ma chiusa a pugno come un ariete per eliminare il Dio di Paley dalla natura. I caratteri stessi usati da Paley per inferire non solo l’esistenza di Dio ma anche la sua bontà non sono altro, per Darwin, che conseguenze secondarie dell’unica azione reale in natura: la lotta incessante fra gli organismi per il successo nella riproduzione, e le ecatombi incessanti dell’insuccesso. In questa luce, possiamo tornare infine al povero Paley e sentire la forza della sua incapacità anche solo a concepire la terza alternativa di Darwin: l’argomento che abbatté infine, e definitivamente, il suo sistema. Egli si avvicinò a questa immagine, ma semplicemente non possedeva gli strumenti concettuali per comporne gli elementi. (Non intendo dire con questo che Paley, se avesse riconosciuto la terza via, sarebbe diventato un darwiniano. Senza dubbio avrebbe rifiutato l’evoluzione per ecatombi, così come aveva attaccato l’evoluzione per passi coscienti. Eppure rimango affascinato dalla sua incapacità a concettualizzare il modo darwiniano, poiché l’essenza del genio consiste nella rara capacità di pensare in nuove dimensioni, ortogonali a vecchi schemi, e noi dobbiamo sottoporre a dissezione sia gli insuccessi sia i successi per capire l’evoluzionismo di Darwin, questa impresa di importanza fondamentale dell’intelletto umano). Darwin ricevette la sua massima ispirazione da Thomas Malthus e da Adam Smith. Anche Paley conosceva le loro opere, ma non ne trasse le debite implicazioni’ (pag 169-170) [(2) Adam Smith, ‘La ricchezza delle nazioni’, a cura di A. e T. Bagiotti, Torino, Utet, Torino, 1975, libro IV, cap. 2, p. 584]”,”SCIx-547″
“GOULD Stephen J.”,”Quando i cavalli avevano le dita. Misteri e stranezze della natura.”,”Stephen Jay Gould, professore di geologia, biologia e storia della scienza ad Harvard, unisce la preparazione scientifica di prim’ordine a un’eccezionale capacità di divulgazione. E’ stato nominato scienziato dell’anno dalla rivista ‘Discover’. Ha già pubblicato in Italia con Feltrinelli: ‘Il sorriso del fenicottero’ (1987), ‘La freccia del tempo, il ciclo del tempo’ (1989) e ‘La vita meravigliosa’ (1990). Contiene tra l’altro: Parte quinta: Scienza e politica: – Evoluzione come fatto e come teoria – Una visita a Dayton – Moon, Mann e Otto – Scienza e immigrazione ebraica – La politica dei censimenti (pag 255-312) “”Nell’aprile del 1925, C.B. Davenport, uno fra i principali genetisti d’America, scrisse a Madison Grant, autore del libro ‘The Passing of the Great Race’ e il più famigerato razzista americano della bennata tradizione ‘yankee’: “”I nostri avi incalzarono i battisti dalla Massachusetts Bay nel Rhode Island, ma noi non abbiamo un posto dove scacciare gli ebrei””. Se l’America era diventata troppo piena per fornire posti dove relegare gli indesiderabili, essi dovevano essere tenuti fuori. Davenport aveva scritto a Grant per discutere un pressante problema politico del tempo: l’istituzione di quote di immigrazione negli Stati Uniti. Gli ebrei rappresentavano un potenziale problema per i sostenitori più accesi di restrizioni all’immigrazione. Dopo il 1890 il carattere dell’immigrazione americana era mutato marcatamente. Gli immigrati più simpatici, gli inglesi, i tedeschi e gli scandinavi, che avevano predominato in precedenza, erano stati sostituiti da orde di immigrati più poveri, più scuri e meno familiari, provenienti dall’Europa meridionale e orientale. Il catalogo degli stereotipi nazionali proclamava che tutti questi popoli – primariamente gli italiani, i greci, i turchi e gli slavi – erano carenti per natura sia in intelligenza sia in moralità. Gli argomenti a favore della loro esclusione potevano essere motivati dal desiderio di preservare incontaminato il ceppo americano che essi minacciavano. Gli ebrei presentavano però un dilemma. Lo stesso catalogo razzista attribuiva loro vari tratti indesiderabili, comprese l’avarizia e l’incapacità di assimilarsi, ma non li accusava di stupidità. Se un’ottusità innata doveva essere la giustificazione scientifica “”ufficiale”” per escludere gli immigranti provenienti dall’Europa orientale e meridionale, come si potevano tener fuori dall’America gli ebrei? La possibilità vista con maggior favore consisteva nel sostenere che il vecchio catalogo era stato troppo generoso e che, contrariamente al suo stereotipo popolare, l’ebreo dopo tutto era stupido. Vari studi “”scientifici”” condotti fra il 1910 e il 1930, quando la grande controversia sull’immigrazione raggiunse il suo culmine, pervennero a questa conclusione ferventemente desiderata. Come esempi di deformazione dei fatti per farli corrispondere alle attese, o di cecità di fronte ad alternative evidenti, questi studi sono unici. Questo saggio è la storia di due studi famosi, compiuti in nazioni diverse che esercitarono una diversa influenza (…) (studi di H.H. Goddard negli Usa e Karl Pearson, in Inghilterra, ndr)”” (pag 293) [‘Scienza e immigrazione ebraica’]”,”SCIx-550″
” GOULD Stephen Jay, a cura di Telmo PIEVANI”,”La struttura della teoria dell’evoluzione.”,”Stephen Jay Gould (1941-2002) è professore di geologia alla Harvard University dove tiene corsi di biologia, paleontologia e storia delle scienze. Esplica anche una vivace attività pubblicistica e divulgativa nel settore della paleontologia e delle teorie evoluzionistiche. “”Se la miseria dei nostri poveri non fosse causata dalle leggi della natura, ma dalle nostre istituzioni, la nostra colpa sarebbe grande”” Charles Darwin Viaggio di un naturalista intorno al mondo.”,”SCIx-298-FL”
“GOULEY Bernard”,”Gli anonimi cattolici. (I cattolici francesi oggi)”,”Bernard Gouley, nato nel 1927, giornalista, parigino, collaboratore di Le Monde, esperto di comunicazioni visive, è, attualmente (1979) uno dei direttori di Télédiffusion de France.”,”RELC-399″
“GOURFINKEL Nina o GURFINKEL”,”Lenine.”,”L’A nata ad Odessa, studente all’Univ di Pietrogrado al momento della Rivoluzione d’Ottobre del 1917, si sposta in Francia nel 1925. Ha pubblicato due volumi di ricordi: ‘Naissance d’un monde’ e ‘L’autre patrie’ e vari saggi di teatro e letteratura russa, tra cui un ‘Tolstoi sans tolstoisme’ e un ‘Gorki’.”,”LENS-037″
“GOURFINKEL Nina”,”Lenin.”,”””L’anno 1912 accumula gli indizi dello sfacelo in vista: la guerra italo-turca e i conflitti balcanici metotno capo alla rivoluzione turca. In Russia la fucilazione dei lavoratori delle miniere d’oro della Lena, il 4 aprile, solleva nel paese un unanime movimento di protesta. Il 1° maggio, 400.000 operai si astengono dal lavoro. Spaventato, il governo accenna qualche gesto liberale, e, fra l’altro, permette che a Pietroburgo si pubblichi un quotidiano operaio, ‘Pravda’ (“”La verità””), de quale è segretario Molotov. Lenin, che ne è il vero animatore, decide di trasferirsi in un luogo più prossimo al confine russo: in giugno, si stabilisce a Cracovia allora città della Polonia austriaca. “”Qui, scrive a Gorkij, riceviamo i giornali russi tre giorni dopo la loro pubblicazione, il che facilita molto la nostra collaborazione…””. Infatti, la lettura della stampa borghese russa fornisce a Lenin i temi per gli articoli sulla “”Pravda””, che sono la sua maggiore preoccupazione. Alloggiati dapprima nel sobborgo operaio, ove sono felici di vivere vicino alla foresta e al fiume, gli Ul’janov prendono poi stabile dimora nei pressi della stazione, ove tutte le sere Lenin porta personalmente la posta, perché possa partire col treno della notte. Nei suoi articoli, egli analizza la situazionei internazionale e le cose russe in riferimento alla classe operaia, con la chiareza che è permessa dal timore della censura. Lotta più che mai contro l”otsovismo’, che è una forma di disfattismo. I deputati bolscevichi vanno a visitarlo segretamente, ed egli raccomanda loro di afferrare ogni occasione – si tratti della discussione del bilancio o di una legge qualsiasi – per ripetere le parole d’ordine del partito: giornata lavorativa di otto ore, confisca delle terre in favore dei contadini indigenti, ecc. Sa che non otterrà nulla, sicurametne, ma non bisogna farsi dimenticare e poco importa se si è una piccola minoranza. “”Il partito, scrive, l’avanguardia cosciente della classe lavoratrice, e la sua forza è dieci o cento volte maggiore della sua entità numerica. Ma è proprio vero? Il potere di cento uomini può essere superiore a quello di mille? Sì, quando questi cento sono organizzati”” (pag 87-88) [Nina Gourfinkel, Lenin, 1961] (pag 87-88)”,”RIRO-418″
“GOURGAUD Gaspard, Général Baron, a cura di Octave AUBRY”,”Journal de Sainte-Hélène. 1815-1818. I..”,”Principio strategico: atttaccare per primi. “”Federico, da grand’uomo qual’era, non si intendeva molto di artiglieria. I migliori generali sono quelli che escono da questo corpo. Si crede che non sia importante saper collocare una batteria di cannoni, lo è molto. Si piazzano delle batterie dietro la prima linea e si fanno apparire d’improvviso 60 o 80 pezzi in un solo punto. Si decide così la vittoria. Federico ha ragione riguardo ai distaccamenti. Nella guerra di montagna occorre lasciarsi attaccare e non prendere l’offensiva. Ecco il talento! Il nemico occupa una forte posizione? Bisogna prenderne una tale che sia forzato a venirci ad attaccare o a venire ad occupare una posizione dietro di voi. E’ così che ho agito per far abbandonare Saorgio. In pianura io penso come Federico; occorre sempre attaccare per primi; gli ordini obliqui non sono buoni con una armata che non manovra. Le montagne sono ostacoli più grandi rispetto ai fiumi. Si può sempre attraversare un fiume, ma non una montagna. Sovente come nei Vosgi, non ci sono che due o tre passaggi (…). Per Marengo non avrei potuto attraversare le Alpi se il re di Sardegna non avesse tracciato delle strade ai loro piedi. (…) Il grande vantaggio della armate attuali è la distribuzione in divisioni, ciascuna di esse, coma la legione romana, potendo essere sufficiente a se stessa. (…) La difesa di un convoglio sarà sempre difficile, ma il nemico sovente si sbaglia sulla forze di un convoglio e la crede più considerevole di quello che è. Con l’artiglieria, si passano tutti i fiumi; occorrono circa tre ore per costruire un buon ponte di barche. Si comincia la sera, si passa il mattino”” (pag 267-268) Trecc.: GOURGAUD, Gaspard, barone, Generale francese, nato a Versailles nel 1783, morto a Parigi nel 1852. Tenente di artiglieria nel 1802, fece tutte la campagne dell’Impero, e dal 1811 in poi – dopo una sua fortunata missione a Danzica – fu quasi sempre accanto a Napoleone, in qualità di ufficiale d’ordinanza fino all’abdicazione di Fontainebleu. Alla prima restaurazione passò al servizio di Luigi XVIII; ma al ricomparire dell’imperatore, accorse a lui, combatté a Waterloo, e, quando Napoleone cadde per sempre, lo seguì fedele nella relegazione di S. Elena, e vi rimase tre anni, durante i quali scrisse, sotto la dettatura dell’imperatore, due degli otto volumi delle celebri Memorie, pubblicate poi nel 1822 e ’23. Ritornato in Europa per disaccordi col generale Montholon, suo compagno di esilio, passò in Inghilterra e si adoperò a favore delle sorti del prigioniero, presso i potentati, scrivendo anche all’ex-imperatrice Maria Luisa, divenuta duchessa di Parma e facendo sentire la sua voce in occasione del Congresso di Aix-la-Chapelle. Nello stesso tempo pubblicò a Londra una Relation de la campagne du 1815, sequestratagli dal governo inglese, che lo espulse anche dal regno. Riammesso in Francia nel 1821, visse occupandosi di studî napoleonici e polemizzando con altri scrittori, fino alla rivoluzione del 1830, dalla quale fu richiamato in servizio come comandante dell’artiglieria di Parigi. Luigi Filippo lo nominò anche suo aiutante di campo e pari di Francia. Messo a riposo nel 1848, fu, l’anno dopo, eletto deputato all’Assemblea. Oltre all’opera citata scrisse: Napoléon et la grande Armée en Russie ou Examen critiqite de l’ouvrage de M. le comte de Ségur (1824), libro che diede motivo a un duello con questi; e poi pubblicò una Refutation de la vie de Napoléon par sir Walter Scott (1827), e Sainte Hélène, Journal inédit de 1815 à 1818, pubblicato, postumo, nel 1899.”,”FRAN-043-FSL”
“GOURGAUD Gaspard, Général Baron, a cura di Octave AUBRY”,”Journal de Sainte-Hélène. 1815-1818. II.”,”Trecc.: GOURGAUD, Gaspard, barone, Generale francese, nato a Versailles nel 1783, morto a Parigi nel 1852. Tenente di artiglieria nel 1802, fece tutte la campagne dell’Impero, e dal 1811 in poi – dopo una sua fortunata missione a Danzica – fu quasi sempre accanto a Napoleone, in qualità di ufficiale d’ordinanza fino all’abdicazione di Fontainebleu. Alla prima restaurazione passò al servizio di Luigi XVIII; ma al ricomparire dell’imperatore, accorse a lui, combatté a Waterloo, e, quando Napoleone cadde per sempre, lo seguì fedele nella relegazione di S. Elena, e vi rimase tre anni, durante i quali scrisse, sotto la dettatura dell’imperatore, due degli otto volumi delle celebri Memorie, pubblicate poi nel 1822 e ’23. Ritornato in Europa per disaccordi col generale Montholon, suo compagno di esilio, passò in Inghilterra e si adoperò a favore delle sorti del prigioniero, presso i potentati, scrivendo anche all’ex-imperatrice Maria Luisa, divenuta duchessa di Parma e facendo sentire la sua voce in occasione del Congresso di Aix-la-Chapelle. Nello stesso tempo pubblicò a Londra una Relation de la campagne du 1815, sequestratagli dal governo inglese, che lo espulse anche dal regno. Riammesso in Francia nel 1821, visse occupandosi di studî napoleonici e polemizzando con altri scrittori, fino alla rivoluzione del 1830, dalla quale fu richiamato in servizio come comandante dell’artiglieria di Parigi. Luigi Filippo lo nominò anche suo aiutante di campo e pari di Francia. Messo a riposo nel 1848, fu, l’anno dopo, eletto deputato all’Assemblea. Oltre all’opera citata scrisse: Napoléon et la grande Armée en Russie ou Examen critiqite de l’ouvrage de M. le comte de Ségur (1824), libro che diede motivo a un duello con questi; e poi pubblicò una Refutation de la vie de Napoléon par sir Walter Scott (1827), e Sainte Hélène, Journal inédit de 1815 à 1818, pubblicato, postumo, nel 1899. DIARIO DI SANT’ELENA GENERALE BARONEGOURAUD MEMORIE RICORDI NAPOLEONE BONAPARTE CRITICA DI NEY E MURAT CRESCITA DELLA RUSSIA FEDERICO II DI PRUSSIA GRANDI GENERALI QUESTIONE MILITARE BATTAGLIA ROSBACH SPEDIZIONE IN EGITTO RIFLESSIONI SCIENTIFICHE FILOSOFIA ROUSSEAU PROGETTO SPEDIZIONE IN INDIA MAOMETTO E GESU’ LANNES LONGWOOD LA BATTAGLIA PIU’ BELLA WAGRAM TURENNE E CONDE’ ESERCITI STRATEGIA TATTICA FORTUNA DI BONAPARTE MASSENA E GUERRA DI SPAGNA ERRORI DI MURAT REGNO DI NAPOLI ABBANDONO DI PARIGI TALLEYRAND PRINCIPI DI STRATEGIA ATTACCARE PER PRIMO MARMONT TRUPPE PRUSSIANE PRUSSIA BATTAGLIA IENA MORTE DI GIUSEPPINA POLITICA E RELIGIONE POLITICA DI ALESSANDRO IL GRANDE”,”FRAN-044-FSL”
“GOUROU Pierre”,”La terra e l’ uomo in Estremo Oriente.”,”Pierre GOUROU iniziò ad insegnare geografia nel 1926 nell’ Università di Hanoi e da allora ha studiato la geografia dei paesi tropicali, insegnando poi dal 1936 nell’ Università di Bruxelles e dal 1947 al 1970 al College de France. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina)”,”ASIE-006″
“GOUROU Pierre”,”L’ Asie.”,”GOUROU è professore al College de France e all’ Université Libre de Bruxelles.”,”ASIx-045″
“GOUSSEFF Catherine PLAGGENBORG Stefan STANZIANI Alessandro, a cura”,”1917. Historiographie, dynamiques révolutionnaires et mémoires contestées.”,”Saggi in varie lingue Indice. Avant-propos Entretiens Entretien avec Marc FERRO réalisé par Alain BLUM Entretien avec Manfred HILDERMEIER réalisé par Stefan PLAGGENBORG Entretien avec Richard PIPES réalisé par Jane BURBANK Historiographie Matthias STADELMANN. The Russian Revolution in German historiography after 1945 Peter HOLQUIST, The Russian Revolution as continuum and context, and yes, as revolution : Reflections on recent anglophone scholarship of the Russian revolution Dynamiques révolutionnaires Ljudmila NOVIKOVA, Zemstvo Severnoj oblasti v epohu rossijskoj grazdanskoj vojny : mezdu politiceskim predstavitel´stvom i upravlenceskoj bjurokratiej (Zemstvo della regione settentrionale nell’era della guerra civile russa: tra rappresentanza politica e burocrazia amministrativa) Peter GATRELL. War, refugeedom, revolution : Understanding Russia’s refugee crisis, 1914-1918 Tamara KONDRATIEVA. La fin des révolutions: Raskol´nikov et Robespierre Mémoires contestées Boris KOLONICKIJ, Resursy kul´turnoj pamjati i politika pamjati o Pervoj mirovoj vojne v Rossii (Risorse per la memoria culturale e la politica di ricordare la prima guerra mondiale in Russia) Maria FERRETTI, La mémoire impossible : la Russie et les révolutions de 1917 Dal saggio di Tamara KONDRATIEVA: Raskolnikov (autore di un’opera su Robespierre) e Robespierre, il presentimento della fine della rivoluzione? (pag 148 e seguenti)”,”RIRO-481″
“GOUSSEV Alekséi Viktorovitch”,”L’ Opposition communiste de gauche en URSS à la fin des années 20.”,”Goussev è un giovane storico russo (1997). Qui riporta un testo che riassume a grandi linee uma parte importante della sua tesi all’Università di Mosca. “”Sappiamo che Goussev si considera come un discepolo di T.V. Sapronov, un ‘sapronovets’, ed un ardente avvocato dei decisti”” (pag 5, Broué) “”C’è il problema Radek. Si sa che Radek ha capitolato ufficialmente nel luglio 1929, e che questa operazione è stata preparata in collegamento con l’uomo di Stalin, Iaroslavsky. (…) Radek è andato oltre alla capitolazione perché ha personalmente denunciato più di 700 suoi compagni dell’ Opposizione di sinistra (pag 5, Broué) Le forze dell’ Opposizione: Secondo i dati ufficiali prima del Congresso 4120 membri votavano per essa (51) (pag 18) Nel febbraio 1929, Iaroslavsky affermava sul ‘Bolchevik’ che tra il XIV Congresso del VKP(b) e il 1° giugno 1928, 4350 persone avevano dichiarato di aver lasciato l’Opposizione e 4034 ne erano state escluse. Si può stimare una cifra di 8000 oppositori nel 1928 (52) (pag 18) Dibattito sull’ unificazione: Avvicinamento di una parte dei bolscevico-leninisti con i decisti, un’altra organizzazione dell’ Opposizione dei comunisti di sinistra guidata incontestabilmente da T.V. Sapronov e V.M. Smirnov (pag 24) T.V. Sapronov (1887-1939) figlio di contadini, edile imbianchino (?), membro del partito nel 1910, entra a far parte dell’ ufficio nazionale del sindacato delle costruzioni (edilizia) nel 1914, viene esiliato nel 1916, milita nel sindacato edile sotto il nome di Alexandrov e Chirokov, nel 1917, presiede il soviet provinciale di Mosca. Si schiera dalla parte dei comunisti di sinistra contro Brest-Litovsk (inviato in Ucraina, mette Rakovsky in minoranza), poi con i decisti, nell’ Opposizione del 1923, dove diviene molto in vista, poi diventa leader dei Quindici. Arrestato nel 1928, è liberato dopo un “”pentimento pubblico””, per lui “”tattico””, ma, arrestato nuovamente trova la morta in carcere (pag 32)”,”RIRB-162″
“GOUSSEV A.; TROTSKY Léon”,”Trotsky 1923: naissance de l’opposition de gauche. La crise de la révolution russe (1923).”,”Dibattito su “”Corso Nuovo”” “”In tutte le riunioni del partito si manifestavano chiaramente due posizioni contraddittorie. La “”linea del CC”” era opposta alla “”linea dell’Opposizione”” o, come diceva la Pravda, “”i partigiani di Preobrazhenskij e di Sapronov””. (pag 20) “”Il politburo tenta di avanzare la propria versione del centralismo democratico. Kamenev la formula in questo modo: “”Il centralismo democratico non significa che il partito dovrebbe essere eletto dalla base, ma che i suoi organi e istituzioni responsabili eseguono sempre le direttive del partito””. Bucharin, in un tentativo per perfezionare questa definizione, arriva a una caratterizzazione totalmente assurda: definisce “”il vero democratismo bolscevico come un “”meccanismo”” secondo il quale “”il partito dirige attraverso i dirigenti e questi dirigenti dirigono prima di tutto i membri più avanzati del partito secondo la loro coscienza””. Ogni altra comprensione della democrazia venne ufficialmente qualificata “”non bolscevica”” (pag 22) L’opposizione si poneva contro le pratiche burocratiche, la tendenza alla burocratizzazione del partito. Gli avversari della “”linea del Comitato centrale”” argomentavano che la democrazia reprime coscientemente l’apparato che non nasca dalla “”necessità”” ma dai suoi propri interessi di gruppo. Nel contempo questa costruzione febbrile del regime burocratico si faceva in tempo di pace, in un periodo di costruzione dell’economia e della stessa classe operaia. Trotsky scriveva in “”La questione delle generazioni nel partito””: “”La burocrazia del tempo di guerra, quali che furono le deformazioni che rivestiva nelle sue forme in diversi casi, sembra un gioco da ragazzi in confronto con la burocrazia attuale (…)”” (pag 23) Trotsky scrive un articolo sulla Pravda (23 settembre 1923) dal titolo ‘E’ possibile fissare un orario preciso per una rivoluzione o una controrivoluzione?’ (testo a pag 41-47)”,”RIRB-163″
“GOUSSEV Aleksei V. (GUSSEV)”,”L’opposition de gauche du parti communiste soviétique dans la première moitié des années 30.”,”Secondo I. Deutscher, autore di una biografia di Trotsky, ci fu una sorta di ‘mitologizzazione’ dell’immagine di Trotsky, trasformato progressivamente in simbolo della resistenza antistaliniana (pag 71) 1928-29: arresti, carcere e deportazioni: l’opposizione viene schiacciata dallo stalinismo “”En 1931, Staline qualifia le trotskysme de «defenseur de premier rang de la bourgeoisie contre-révolutionnaire» (2). Ainsi, le trotskysme devint la cible permanente des campagnes de propagande. Brandissant le drapeau de combat contre le derniers trotskystes, le régime en place a organisé des procès contre les vieux bolcheviks et procédé à la répression de masse. Pour I. Deutscher, auteur d’une biographie de L.D. Trotsky, ce phénomène s’explique par une certaine «mythologisation» de l’image de Trotsky, transformé progressivement en symbole de résistance antistalinienne. (…) Pourtant, aucun d’entre eux ne put être «trotskyste» au sens d’un authentique disciple politique de Trotsky. Car ces jeunes gens ne pouvaient pas connaître les activité que Trotsky menait durant son exil. Ce qui est sûr c’est que le nom du chef de l’opposition représentait simplement à leur yeux le symbole d’une authentique protestation. Pourtant, le probleme de l’opposition de gauche en URSS des années 30 ne se réduit pas au simple «mythe trotskyste». Car l’opposition existait bel et bien. Elle se battait, développait une doctrine idéologique, analysait les problèmes de son temps. Elle a tenu à constituer un véritable programme politique. De surcroît, l’opposition «trotskyste» gagnait constamment de nouveau adhérents, en recrutant non soulement parmi les personnages connus de la sphère politique, mais aussi dans la société civile – d’abord dans des réseaux clandestins et en exil, ensuite parmi les détenus des prisons et des goulags. (…) Ainsi, le «trotskyste» ne constituait pas seulement un fardeau fictif pour la propagande officielle, mais un phénomène bien réel et incarnait une menace potentielle pour les cercles dirigeants du pays. Vers 1930, l’opposition communite en URSS comprenait deux mouvements principaux: «les bolcheviks-léninistes», qui considéraient Trotsky comme leur chef et «les décistes» (6), avec à leur tête T.V. Sapronov et V.M. Smirnov. Ces derniers se nommaient également «l’ opposition prolétarienne». A l’époque, la plupart de ces opposants se trouvaient en prison ou en déportation. Seuls quelques groupuscules – réunissant tous ceux qui avaient échappé à la liquidation du réseau par la GPU – étaient encore en liberté. A la suite d’une puissante vague d’arrestations, Trotsky fut obligé de constater, dans une lettre datée du mois d’octobre 1930 et adressée à son ami de pensée américain, quel l’organisation clandestine de l’opposition en URSS n’existait plus (7). Toutefois, la répression n’était pas la seule cause de l’affaiblissement du mouvement d’opposition en URSS. En réalité, l’opposition traversait depuis 1929 une crise interne profonde. De nombreux militants avaient fini par adhérer à la ligne imposée par le VKP(b) (8), où ils retrouvaient des éléments communs: la lutte contre les koulaks et les «droitiers» ou le passage en force à l’industrialisation. Dix des treize signataires de la «Plate-forme des bolcheviks-léninistes» de 1927 (donc pratiquement tous les dirigeants historiques du trotskysme), ont quitté l’opposition pour rejoindre «la ligne générale» du parti. Il en fut de même pour une importante partie des chefs «décistes» et la majorité de leurs militants de base. Tout compte fait, à la sortie du XVéme Congrès du VKP(b), l’opposition ne comptait plus que six mille activistes, dont la plupart furent de toute façon arrêtés en 1928 et 1929. Emprisonnés ou déportés, le nombre des opposants se réduisait rapidement. Vers 1929, d’après les estimations de Rakovsky, l’opposition ne pouvait compter plus que sur huit cents personnes (9). En 1930, on a arrête encore mille personnes (10). De surcroît, la vague des «capitulations» individuelles et collectives n’est retombée que dans la seconde moitié de l’année. Au total, la crise interne plus les répressions ont réduit les effectifs de l’opposition de plusieurs fois”” (pag 71-72-73) [(2) Staline, I.V., Oeuvres, I, t. 13, Moscou, 1951, pp. 98-99; (3) Deutscher I., ‘Trotsky en exil’, Moscou, 1990, p. 190; (6) Les Décistes étaient les partisans du centralisme démocratique; (7) Broué P., “”Les Trotskystes en Union soviétique, 1929-1938″”, Cahiers Léon Trotsky, 1980, n. 6, p. 43; (8) Le VKP(b)= PC; (9) Cliff, T. ‘Trotsky, the darker the night, the brighter the star’, 4, 1926-1940, p. 100; (10) Serge V., ‘Russia Twenty Years Later’, New Jersey, 1996, p. 14] T.V. Sapronov capo dei ‘decisti’ nella sua analisi integrale intitolata “”L’agonia della piccola borghesia”” sosteneva che il regime economico esistente in URSS non si poteva definire una “”fase socialista”” ma un autentico capitalismo di Stato (pag 79)”,”RUSS-260″
“GOUTTENOIRE DE TOURY F.”,”Poincaré ha voluto la guerra?”,”””Poincaré, durante gli anni 1912, 1913, 1914, è stato l’uomo della politica del conte Iswolsky, ambasciatore di Russia a Parigi, contro la politico di Georges Louis, ambasciatore di Francia a Pietroburgo?”” (pag 16) “”E questa politica di rapina e brigantaggio, Jaurès la deplorava anche il giorno dopo, quando, alludendo alla responsabilità austriaca impegnata all’ annessione della Bosnia-Erzegovina e alla responsabilità russa derivante dalla Lega dei Balcani macchinata da Iswolsky e dal rappresentante russo a Sofia, diceva: “”…Niente guerra europea per i Balcani! Niente guerra europea per la questione d’Albania! Né i proletari d’Austria nè quelli di Germania vogliono pagare col loro sangue le fantasie e i sogni di grandezza del clericale arciduca. E nemmeno i proletarii e contadini di Francia sono disposti a ingrassare i campi di battaglia per servire i disegni dello zarismo e i rancori di Iswolsky””. I proletari! I contadini! Non erano disposti! Povero caro Jaurés! Egli dimenticava, per un momento, che le disposizioni dei popoli non contano nulla, fino ad ora, nelle volontà dei governi e che la parola di un Iswolsky aveva più peso del grande clamore delle moltitudini!”” (pag 111) Paleologue amico di Poincaré. “”Come nel mio libro, nel racconto di Caillaux, si vide apparire dietro Poincaré l’ ambasciatore Maurice Paléologue, la sua eminenza grigia, la sua anima dannata. (…) Ad ogni modo, il racconto di Paléologue ci dà le più interessanti e significative indicazioni sul viaggio di Poincaré in Russia, nel luglio 1914, e anche sul periodo anteriore.”” (pag 207)”,”RAIx-220″
“GOUTTMAN Alain”,”La guerre de Crimée. 1853-1856. La première guerre moderne.”,”GOUTTMAN Alain si è specializzato nello studio del Secondo Impero.”,”QMIx-228″
“GOUX Jean-Joseph, a cura di Armando VERDIGLIONE”,”Freud, Marx. Economia e simbolico.”,”Jean-J. Goux è nato nel 1943 e si è laureato in filosofia. Ha collaborato con le riveste ‘Tel Quel’ e ‘Critique’.”,”TEOC-179-FF”
“GOVI Mario”,”Il Socialismo Internazionalista e la guerra Italo-Balcanico-Turca.”,”””Ecco un libro che non piacerà a nessuno…”” (incipit prefazione) Colonialismo, imperialismo, guerra. ‘Necessità della guerra per sopprimere i regimi barbari’ ‘Diritto e dovere di sopprimere con la guerra i regimi barbari anche contro l’opposizione dei loro soggetti’ (pag XV) Lo statu quo in Oriente e l’opinione di Marx (pag 165-174) “”Quando, nel 1854, si aprì la crisi in Oriente che condusse alla guerra di Crimea, si produsse una situazione internazionale molto simile a quella prodottasi allo scoppio della guerra balcanico-turca. La Russia mosse guerraalla Turchia per ragioni di protezione dei sudditi cristiani di questa. L’Europa occidentale si levò contro la RUssia, come lo scorso anno contro l’Italia e quest’anno contro gli stati balcanici, a difesa della Turchia, propugnando lo ‘statu quo’ in Oriente; e scese in campo colle armi a difesa di questo. Ma contro questo attaggiamento dell’Europa per la conservazione dello ‘statu quo’ in Oriente, e contro la Turchia, si levò Carlo Marx, col suo scritto da Londra su ‘La Questione orientale’. Vale la pena di riportare di questo i seguenti brani, perché sembrano scritti per le circostanze attuali, tanto le cose non sono da allora mutate in rapporto alla Turchia. «La Turchia è la piaga vivente del legittimismo europeo. L’impotenza dei governi si è riassunta in un assioma: mantenere lo ‘statu quo’. finire (pag 171-174)”,”ITQM-270″
“GOVONI Luigi VITTORI Lino CASATI Dario RINALDI Ivano PICCHI Antonio AMADEI Giorgio, scritti di”,”La proprietà fondiaria in Emilia-Romagna. IV. Storie di patrimoni terrieri.”,”Comitato promotore: Lanfranco Turci (presidente), Giorgio Ceredi, Giuseppe Gervasio, Giordano Marchiani, Giovanni Piepoli Comitato scientifico: Renato Zangheri (presidente), Giorgio Amadei, Achille Ardigò, Athos Bellettini, Giovanni Crocioni, Lucio Gambi, Luciano Mazzaferro Contiene il saggio di Ivano Rinaldi, ‘I beni fondiari di due congregazioni religiose femminili. Le Orsoline di Piacenza e le Maestre Pie di Rimini. (segue documentazione) (pag 119-184) (l’autore traccia la storia delle Orsoline dalle origini nella prima metà cinquecento, struttura fondata da Angela Merici, e delle Maestri Pie di Rimini (origine nel 1818) e il saggio di Antonio Picchi, Contadini singoli e associati su poderi ceduti da Opere Pie dell’Imolese (OIR) (segue documentazione) (pag 185-218)”,”STAT-021-FP”
“GOWERS Timothy”,”Mathematics. A Very Short Introduction.”,”Timothy Gowers is the Rouse Ball Professor of Mathematics at Cambridge University and was a recipient of the Fields Medal for Mathematics, awarded for the most daring, profound and stimulating research done by young mathematicians,Preface, List of diagrams, Further reading, Index, A Very Short Introduction 66, Preface, List of diagrams, Further reading, Index, A Very Short Introduction 66,”,”SCIx-193-FL”
“GOYA Michel”,”La chair et L’Acier. L’armée française et l’invention de la guerre moderne (1914-1918).”,”Comandante di battaglione, Michel Goya è ufficiale del Centre de doctrine d’emploi des forces terrestres. Questo libro è il frutto del lavoro di ricerca universitaria e ha ottenuto il prix d’histoire militaire du Centre d’études d’histoire de la Défense. “”Le combat offensif est donc du “”feu qui avance en permanence””, et l’assaut final n’est que la concrétisation d’un ascendant écrasant pris sur l’ennemi per le feu. En défense, le bataillon combat dans un dispositif “”carré”” similaire à celui de l’attaque et “”l’hypothèse d’une défense passive est repoussée absolument”” (23). Dans ce nouveau contexte tactique, la compagnie prend un relief particulier et devient l’unité de combat. Son chef, un capitaine, est le “”chef d’orchestre”” qui commande, à la voix, les feux et les mouvements de ses troupes. Il ne se contente plus de contrôler l’application des ordres de son supérieur hiérarchique. Parallèlement, au quartier, il devient l’instructeur de sa troupe””. (pag 79) [A’ la recherche d’une doctrine] [Commandant de Grandmaison, Dressage de l’infanterie en vue du combat offensif, Paris, Berger-levrault, 1908, p. 38] “”Visitant les unités à l’instruction au groupe d’armées du Centre en 1916, le colonel Serrigny constate que “”les connaissances techniques des uns et des autres étaient généralement très faibles (44)””. Par ailleurs, beaucoup d’officiers sont persuadés que la guerre sera terminée bien avant la sortie de nouveaux matériels, ce qui ne les incite évidemment pas à s’y intéresser car ils appréhendent les délais nécessaires à leur développement. De plus, on n’est ressent pas forcément le besoin. En 1932, l’économiste américain Hicks a démontré que la hausse du coût d’un des facteurs de production (capital ou travail) poussait à privilégier l’autre facteur; ainsi, lorsque la main d’oeuvre est coûteuse, il est préférable d’investir dans le machines. Dans “”Les Inventions médiévales (45)”” , Marc Bloch décrit de la même façon le développement du moulin à eau, à la fin de l’Antiquité, comme une conséquence du tarissement de la main-d’oeuvre servile et de la nécessité de trouver d’autres solutions pour créer de l’énergie. Au début de 1915, l’armée française, et particulièrement son infanterie, se trouvent dans une situation comparable. Entre les obus et les fantassins, ce sont alors les obus qui sont les plus rares, aussi les offensives de 1914 et 1915 ressemblent-elles à des expériences “”à coup d’hommes””. le souci d'””économiser l’infanterie”” n’intervient véritablement que vers la fin de l’année 1915, coïncidant avec un premier équipement massif en matériels modernes. La mise en chantier de plus grands programmes industriels de la guerre, à la fin de 1917, correspondra à la plus grave crise d’effectifs”” (pag 219) [La pression du front] [(44) Général Serrigny, Trente ans avec Pétain, 1959, p. 98; (45) Marc Bloch, in ‘Les annales’, n° 36, 1935 p. 831 cité par Patrice Flichy, op. cit., p. 47]”,”QMIP-100″
“GOZI Sandro”,”Il governo dell’Europa.”,”Sandro Gozi è funzionario della Commissione europea – Direzione generale Relazioni esterne. Ha pubblicato numerosi contributi di diritto e politica dell’Unione europea su riviste italiane e internazionali. Sandro Gozi ci aiuta a capire dall’interno una situazione complessa e in divenire; che cos’è l’Unione europea? come sono ripartite le funzioni esecutive e legislative nel sistema comunitario e come interagiscono le istituzioni europee? A partire da tali interrogativi, il libro fornisce un’indispensabile chiave di lettura, che fa il punto sulle caratteristiche del modello politico europeo, tracciando le linee del dibattito istituzionale attuale nel momento della riforma interna della Commissione e della nuova Conferenza intergovernativa di revisione dei Trattati.”,”EURx-035-FL”
“GOZZANO Guido PALAZZESCHI Aldo CHIAVES Carlo CORAZZINI Sergio GIANELLI Giulio GOVONI Corrado MARTINI Fausto Maria MORETTI Marino OXILIA Nino VALLINI Carlo; a cura di Cecilia GHELLI”,”Gozzano e i crepuscolari.”,”Le beghine “”(…) Tutte però siete un pochino studiate. Vi aggirate, vi aggirate, piene di compunzione, d’importanza e di pratica, rigonfie d’etichetta nella vostra casa prediletta. Fra gli ori e fra i damaschi, i pizzi degli altari, doppieri e candelabri, ve ne andate e venite come in casa vostra, senza tema di sbagliare nel rito, nel cerimoniale della casa del Signore. V’alzate e v’inchinate, v’inchinate e vi rialzate. Venite v’inchinare, antate v’inchinare. V’inchinate v’inchinate… Inchini secchi di gambe irrigidite, (…) Ditemi, nella purità siete così avvizzite, o nel vizio? (…)”” Aldo Palazzeschi, ‘Le beghine’ (pag 597-604)”,”VARx-587″
“GOZZI Gasparo; a cura di Bruno ROMANI”,”Gazzetta veneta. I, II.”,”Gasparo GOZZI (1713-1785) nacque da famiglia nobile veneziana e praticò il giornalismo contribuendo a liberare la cultura e il costume dell’ epoca dai residui del settecentismo, dal cicisbeismo letterario, dalla infatuazione erudita, per indirizzarle verso i nuovi principi sociali e politici della eguaglianza, della libertà, della indipendenza nazionale. Secondo il TOMMASEO, “”quello che rende il Gozzi maggiore di tutti i suoi coetanei e di molti tra i suoi successori, è la proprietà del dire, la parsimonia, l’ armonia, l’ evidenza, e quella efficacia che tanto è più vera quanto meno si sforza apparire””.”,”ITAB-063″
“GOZZI Gustavo SCHIERA Pierangelo a cura; saggi di Ilse STAFF Pasquale PASQUINO Maurizio FIORAVANTI Bernardo SORDI Gustavo GOZZI Jörg LUTHER Claudio TOMMASI Giuseppe DUSO Gaetano VARDARO”,”Crisi istituzionale e teoria dello Stato in Germania dopo la Prima guerra mondiale.”,”Gli atti raccolti in questo volume sono una rielaborazione degli interventi presentati in occasione del seminario su “”Crisi istituzionale e teoria dello Stato in Germania dopo la Prima guerra mondiale”” svoltosi a Trento nel 1986. Nei saggi si afftrontano gli approcci di R. Smend, C. Schmitt, H. Kelsen e di altri”,”GERG-001-FMB”
“GOZZINI Giovanni”,”Alle origini del comunismo italiano. Storia della federazione giovanile socialista 1907-1921.”,”GOZZINI (Firenze, 1955) si è laureato con una tesi sulla FGSI. Attualmente (1979) è impegnato in ricerche sulla formazione del PCI, presso la sezione toscana dell’Istituto Gramsci.”,”MITS-022″
“GOZZINI Giovanni MARTINELLI Renzo”,”Storia del Partito comunista italiano. VII. Dall’attentato a Togliatti all’ VIII Congresso.”,”Renzo MARTINELLI insegna Storia dei partiti e dei movimenti politici alla Facoltà di Lettere dell’ Univ di Firenze. E’ autore di saggi e di ricerche sulla storia del movimento operaio italiano (‘Il Partito Comunista Italiano 1921-1926’, ROMA 1977; ‘Antonio Labriola 1843-1904′, ROMA 1988). Ha curato numerose edizioni di testi e documenti. Giovanni GOZZINI insegna storia contemporanea alla Facoltà di Scienze della formazione dell’Univ di Firenze. E’ autore di studi su Firenze nell’Ottocento e sulla storia dello sterminio nazista. E’ membro della direzione di ‘Passato e presente’ e scrive su ‘Repubblica’.”,”PCIx-011″
“GOZZINI Giovanni”,”Le migrazioni di ieri e di oggi. Una storia comparata.”,”GOZZINI Giovanni insegna storia del giornalismo presso la Facoltà di Lettere e filosofia dell’ Università di Siena. Tra le sue opere ‘ Storia del partito comunista italiano’ (con R. MARTINELLI) (1998), ‘Ernesto Ragionieri e la storiografia del dopoguerra’ (a cura con DETTI T.) (2001). Emigrazione e risparmio. “”Le rimesse degli italiani dall’estero erano quasi nulle dall’ Argentina (terra di successo e di investimenti ‘in loco’) e assolutamente rilevanti dagli Stati Uniti: nel 1906 raggiunsero un tetto superiore agli 800 milioni di lire, pari a più di un terzo del valore delle esportazioni totali, dando un contributo determinante al riequilibrio della bilancia dei pagamenti dello stato italiano. Molte fonti concordano nel dipingere come “”monastico”” e ispirato a rigide regole di risparmio lo stile di vita degli immigrati di origine europea: i vaglia postali – attraverso cui passava il 70% di questi movimenti di capitali verso la madrepatria italiana – costituirono un meccanismo decisivo di consolidamento della catena migratoria e testimoniano della capacità di legami familiari e comunitari di reggere nel tempo nonostante le separazioni traumatiche e le distanze spaziali””. (pag 96) Nota: sarebbe interessante completare l’ analisi delle rimesse degli emigranti, vedendo quanto pesano in % le componenti del nord e del sud Italia nei flussi di emigrazione rispettivamente in Argentina e negli Stati Uniti (questione forza del legame familiare ecc.)”,”CONx-145″
“GOZZINI Giovanni”,”Alle origini del comunismo italiano. Storia della federazione giovanile socialista 1907-1921.”,”GOZZINI (Firenze, 1955) si è laureato con una tesi sulla FGSI. Attualmente (1979) è impegnato in ricerche sulla formazione del PCI, presso la sezione toscana dell’Istituto Gramsci. GOZZINI (Firenze, 1955) si è laureato con una tesi sulla FGSI. Attualmente (1979) è impegnato in ricerche sulla formazione del PCI, presso la sezione toscana dell’Istituto Gramsci. “”E’ significativo, a proposito del confronto fra giovani astensionisti e giovani ordinovisti, che proprio da Giuseppe Berti, portavoce degli astensionisti nella Federazione giovanile, venga la proposta di un congresso nazionale degli studenti comunisti, e che questa proposta venga direttamente raccolta dai giovani torinesi per la firma di A. Viglongo. Lo stesso Berti fondava in quei mesi a Palermo una nuova rivista dal titolo programmatico: ‘Clarté’, mensile degli studenti comunisti. Il riferimento era al gruppo di intellettuali francesi che aveva esercita una grande influenza sugli ordinovisti torinesi. La rivista palermitana si caratterizza quasi come “”una testa di ponte”” – potremmo quasi dire – delle tematiche più propriamente ordinoviste nel seno della frazione astensionista: lo sforzo di agitazione e di propaganda fra gli studenti, al di là dei suoi esigui risultati effettivi, aprila la strada per un ripensamento del rapporto fra partito rivoluzionario e classi medie, così come quello fra lavoratori manuali e lavoratori intellettuali”” (pag 105) “”Veniva così abbandonata definitivamente ogni tipo di propaganda pacifista ,ma soprattutto si affermava il principio nuovo della penetrazione e della conquista ‘dall’interno’ dell’istituzione militare: era una svolta ideologica di grande rilievo, anche se rimaneva circoscritta al terreno particolare della lotta antimilitarista senza allargarsi a una visione generale più matura del rapporto con tutte le altre istituzioni della società capitalistica””. (pag 108)”,”MITC-083″
“GOZZINI Giovanni”,”La Federazione Giovanile Socialista tra Bordiga e Mussolini (1912-1914).”,”GOZZINI Giovanni Interventismo del giornale dei giovani socialisti L’Avanguardia. pag 116-117 Riflessi dell’uscita di Mussolini e Caiani dal PSI. (pag 123) “”Sul piano quantitativo, dunque, l’uscita di Mussolini e Caiani non poneva seriamente in crisi il PSI e la FIGS. “”Fu un bell’esempio – ha scritto, forse un pò troppo trionfalmente, Bordiga – e specie per la frazione di sinistra di nessun attaccamento personale a un capo anche brillante”” (51). Ma sul piano qualitativo il loro clamoroso rovesciamento di fronte permise all’interventismo di mascherarsi in senso democratico e popolare e di liberarsi dall’assimilazione indifferenziata nel blocco borghese e padronale. Col risultato, d’altra parte, di accentuare ancora l’isolamento del neutralismo socialista, anche nel contesto delle organizzazioni e dei movimenti di sinistra”” (52). Soprattutto, Mussolini, “”aveva messo il dito sulla piaga nell’accusare di immobilismo e di irrealismo la linea della Direzione e nell’indicare la impossibilità della neutralità del proletariato”” (53). Il suo articolo sull'””Avanti!”” partiva infatti da due problemi ‘reali’ che si ponevano al movimento operaio italiano: da un lato la necessità di “”nazionalizzare”” il socialismo, di avere cioè una condotta politica in grado di incidere effettivamente sull’operato del governo, e non solo di appartarsi dal resto della società civile. Dall’altra il richiamo al volontarismo, alla mobilitazione di massa per una prospettiva di lotta immediata e credibile, capace di trasformare gli orientamenti del paese (54)”” (pag 123) (51) ‘Storia della Sinistra’, cit. p. 94 (52) ‘Cfr. su questo punto il giudizio di L. Valiani, Il partito, cit., p. 57 ribadito negli studi locali di P. Favilli, ‘Capitalismo e classe operaia a Piombino 1861-1918’, Roma, 1974, pp. 217 s. e E. Misefari, Le lotte contadine in Calabria nel periodo 1914-1922, Milano, 1974, p. 46 (53) L. Cortesi, op. cit., p. 93 (54) Sono questi i due problemi reali che Gramsci – in un quadro ideologico sostanzialmente diverso da quello di Mussolini – raccoglie nel suo famoso articolo ‘Neutralità attiva ed operante’, il ‘Il grido del popolo’, 31 ottobre 1914. Gabriele Turi luogotenente di Bordiga a Napoli (pag 124)”,”MITS-430″
“GOZZINI Giovanni”,”Hanno sparato a Togliatti. L’Italia del 1948.”,”GOZZINI Giovanni, nato a Firenze nel 1955, è docente di Storia contemporanea all’Università di Verona. E’ autore di studi sulla Firenze dell’Ottocento e sull’olocausto degli ebrei sotto il nazismo.”,”PCIx-405″
“GRAB Alexander”,”Napoleon and the transformation of Europe.”,”Le Province Illiriche furono uno dei governatorati dell’Impero napoleonico, costituito in seguito al trattato di Vienna (14 ottobre 1809). Comprendeva gli antichi domini veneziani della Dalmazia e dell’Istria, Ragusa, e le province austriache dell’Alta Carinzia, Carniola, Istria, Friuli e Croazia meridionale. La capitale fu Laibach (Lubiana). Furono amministrate dal generale Auguste Marmont, e per la parte civile da Vincenzo Dandolo, provveditore generale in Dalmazia. Occupate dagli Austriaci nel 1813, le Province Illiriche furono assegnate agli Asburgo dal congresso di Vienna. Alexander Grab è Professore di Storia all’Università del Maine.”,”FRAN-093-FSL”
“GRABAR André”,”Bisanzio. L’arte bizantina del Medioevo dall’VIII al XV secolo.”,”Nato a Kiev nel 1896 e naturalizzato francese André Grabar ha frequentato i corsi della facoltà di lettere delle Università di Leningrado e Strasburto. Ha insegnato Storia dell’arte moderna a Strasburgo.”,”VARx-022-FF”
“GRABAU Warren E.”,”Ninety-Eight Days. A Geographer’s View of the Vicksburg Campaign.”,”Warren E. Grabau is a retired geologist with a long interest in the Civil War.”,”USAQ-025-FL”
“GRABMANN Martin”,”Santo Tomás de Aquino.”,”Teoria dello stato e della società (pag 135)”,”FILx-415″
“GRACCHUS”,”Guerre fiscali. Privilegio, diseguaglianza e corporativismo nel sistema fiscale italiano.”,”‘L’autore che si cela dietro il nome di Gracchus è un esperto conoscitore dei labirinti del potere economico in Italia’ “”L’esproprio del salario. L’introduzione dell’Imposta personale sul reddito (Irpef) è stata di fatto fondata sull’introduzione di una discriminazione anticostituzionale: il lavoratore dipendente non è più eguale agli altri cittadini davanti alla obbligazione legale; gli stessi lavoratori dipendenti non sono eguali fra loro. La trattenuta fiscale sulla busta paga, con la quale avviene rateizzato anticipatamente il prelievo su un salario ed un reddito annuale presunto, non verificato né verificabile è solo un aspetto, per il quale l’aggiustamento tecnico (promessa di rimborso in caso di minor salario o reddito, risultante da dichiarazione) costituisce un parziale rimedio. Non vi sono ragioni né giuridiche né tecniche per non applicare la norma del versamento del 75% del salario-reddito stimato, applicata ai cittadini con redditi diversi da un quelli di lavoro dipendente, alla busta paga. ‘Un solo obbligo, un solo diritto’ per tutte le categorie di reddito non si possono realizzare, secondo gli ‘esperti’ del Parlamento, per ragioni pratiche. Ma proprio il modo in cui viene concepita l’imposta personale sui salari e sugli stipendi ci chiarisce che la ragione vera è, al contrario, innanzitutto di natura sociale e politica. Per unificare il diritto e gli obblighi dei cittadini occorre, infatti, concepire unitariamente il reddito fiscalmente rilevante ai fini dell’applicazione del prelievo fiscale. Proprio qui , invece, viene adottata una discriminazione sostanziale. Il reddito del cittadino che chiameremo comune, in quanto la sua posizione corrisponde grosso modo a quella prevista dalla Costituzione, si definisce detraendo i ‘costi di produzione’ dall’entrata lorda. La definizione dei costi di produzione, certo, è un problema tecnico (…). Ma sul fatto che ogni tipo di reddito, ‘comporti – necessariamente – un costo di produzione, e che comunque la base tecnica per definire tale costo sia quella ‘documentata’, non vi sono dubbi. (…) Il lavoratore dipendente, ai fini della definizione dell’Irpef, viene invece escluso dal procedimento analitico per quanto concerne la determinazione dei costi di produzione del reddito lordo (salario o stipendio). In primo luogo non ha diritto, come semplice percettore di salario, a detrazioni ‘di reddito’ ma solo a detrazioni ‘d’imposta’. In secondo luogo l’imposta detraibile costituisce un ‘forfait’ determinabile ad arbitrio, col mezzo del decreto ed in misura eguale per tutti (quali che siano le effettive condizioni di vita, determinate dal rapporto tra entità del salario, o stipendio, e ampiezza del nucleo familiare, presenza o meno di altre fonti di reddito nell’ambito di questo ecc.), con sommatoria di una sgravio (!) corrispondente ai carichi familiari. Il salario, in quanto corrispettivo della prestazione di lavoro, non ha un ‘costo’ di produzione per la legge fiscale. La legge economica elementare secondo cui ‘niente nasce da niente’, non si dà prodotto senza apporti materiali, viene abolita con delibera del Parlamento. L’asino di Bertoldo ha imparato, finalmente, a vivere senza foraggio. Ovvero: col foraggio della detrazione d’imposta, una razione che non si rapporta ad alcun bilanciamento biologico o economico. E il governo in carica si sostituisce al biologo e all’economista, stabilendo la razione con l’avallo del Parlamento”” (pag 33-34-35) “”L’estensione dell’obbligo di dichiarare a livello di redditi inferiori alla media rilevata dalle statistiche per la sussistenza fa un torto evidente alla massa dei cittadini. Non si tratta nemmeno della piccola imposta che eventualmente dovranno pagare. Il torto è duplice: la ricerca della carta necessaria e l’uso di essa per ingolfare gli uffici dell’amministrazione a beneficio di quanti hanno fatto uso della propria carta per evadere. Lo sfoltimento delle dichiarazioni mediante riduzione dell’area dell’obbligatorietà costituisce la premessa di qualsiasi riforma. Riguarda, infatti la concezione stessa della posizione del cittadino di fronte allo Stato e dei compiti dell’amministrazione”” (pag 78-79)”,”ITAE-403″
“GRACCHUS”,”Il sistema Sindona. Scandali bancari e manovre politiche nella crisi italiana.”,”””«Che cos’è svaligiare una banca di fronte al fondare una banca?». La domanda – pronunciata davanti alla forca dal semplice artigiano del crimine protagonista dell’ Opera da tre soldi [B. Brecht, ndr] – è la stessa che deve essersi rivolta all’inizio della propria folgorante carriera Michele Sindona, il protagonista palese della ben più moderna «Opera dei miliardi» a lungo recitata, e con enorme successo, all’ombra dei circoli più influenti della nostra vita politica e finanziaria. direzioni di banche e di partiti, ambasciate straniere e monopoli pubblici.”” (4° di copertina)”,”ITAE-406″
“GRACE J. Peter Jr”,”W.R. Grace (1832-1904). And the Enterprises He Created.”,”Fondo Palumberi J. Peter Grace jr, member of the Newcomen Society, President W.R. Grace & Co, New York”,”ECOG-066″
“GRACIAN Baltasar, a cura di Arturo DEL HOYO MARTINEZ”,”El heroe, el politico, el discreto. Oraculo manual y arte de prudencia.”,”A differenza di CASTIGLIONE e del suo modello di uomo “”cortigiano””, scritto per un ambiente determinato, GRACIAN ha proposto un uomo per il mondo, per la società in generale. Era una proposta nuova, dal punto di vista sociale. Solo la sua novità sociale può spiegare la straordinaria diffusione europea dei libri di GRACIAN, non solo nella seconda metà del XVII ma anche nella prima del XVIII. Dall’ arte della prudenza. 14. La realtà e il modo. Non basta la sostanza, si richiede anche la circostanza. Modi sbagliati possono rovinare tutto, anche la giustizia e la ragione (…). 35. Avere concetti. Soprattutto in ciò che ci importa di più. Non pensando si perdono tutti i nessi (…) 43. Pensare con pochi e parlare con molti. (pag 377)”,”VARx-139″
“GRACIÁN Baltasar”,”Oracolo manuale e arte di prudenza.”,”Attento all’uomo e al costume, Gracián (1601-1658), gesuita spagnolo e grande trattatista letterario, si inserisce con l’Oracolo manuale in quella linea che da Guicciardini va a Rochefoucauld. Alla base delle trecento massime stanno osservazione e pessimismo, empirismo del moralista. L’influenza di Gracián fu grande sul confratello Domenico Bartoli e su Matteo Pellegrini. ‘Saper conoscere il carattere degli uomini con i quali si opera’ ‘La perfezione non sta nella quantità, ma nella qualità. Comunque senza la quantificazione nulla si misura, nemmeno la qualità’ ‘Tenersi accanto ingegni che siano d’aiuto’ ‘Sapere, ma con buona intenzione’ ‘Mutar modo nell’operare’ ‘Non suscitare eccessive aspettative’ ‘Temperare la fantasia’ ‘Saper rifiutare’ ‘Mettere a prova la propria fortuna’ ‘Conoscere i sotterfugi e saperli usare’ ‘Saper lasciare il gioco’ ‘Non esagerare mai’ ‘Non perdere mai il rispetto di se stessi’ ‘Preferire le imprese plausibili’ ‘Avere intuizione’ ‘Attenzione ad essere informati’ ‘Comprensione di se stessi’ ‘Agire sempre senza imprudenti scrupoli’ ‘Non lasciar penetrare il proprio pensiero’ ‘Nella prospera fortuna prepararsi ad affrontare quella avversa’ ‘Sciocco non è chi commette la sciocchezza, ma chi, dopo averla commessa, non la sa nascondere’ ‘Non lagnarsi mai’ ‘Meglio pazzo con gli altri che saggio da solo’ ‘Non s’abbia spirito di contraddizione’ ‘Impadronirsi bene degli argomenti’ ‘L’arte di lasciar correre’ ‘Posseder l’arte di conversare’ ‘Parlare con accortezza’ ‘Non ingannarsi nel giudicare le persone’ ‘Far buona guerra’ ‘Distinguere l’uomo che parla da quello che agisce’ ‘Uomo di sostanza’ ‘Pur senza mentire, non dire tutta la verità’ ‘Saper stimare al giusto’ ‘Avere l’arte di sapersi spiegare’ ‘Sapersi frenare’ ‘Non eccedere nel mostrarsi originale’ ‘Riconoscere quel che ci manca’ ‘Procedere sempre da uomo avvisato’ ‘Non giungere mai all’aperta rottura’ ‘Avere il dono della simpatia’ ‘Non sia intrigante’ ‘Saper cogliere l’occasione propizia’ ….ecc ecc”,”TEOS-001-FAP”
“GRACIÁN Baltasar”,”L’Acutezza e l’Arte dell’Ingegno.”,”Pubblicata nel 1642 ed ampliata nel 1648, quest’opera d Gracián costituisce una delle massime espressioni del Barocco ed insieme il punto di passaggio fondamentale della cultura moderna. Il ribelle gesuita spagnolo elabora infatti una nuova sistematica del pensiero e del linguaggio (e più in generale della comunicazione e della prassi) che, emarginata dalla cultura illuministica e romantica (da Voltaire a Benedetto Croce), è ritornata oggi di attualità. ‘Baltasar Gracián può essere considerato sia un dotto che un filosofo. Era un gesuita spagnolo del XVII secolo, noto per la sua acuta riflessione sulla società e sulla natura umana. La sua opera più celebre, L’arte della prudenza, è un compendio di aforismi che offre consigli sulla vita e sulla saggezza pratica, dimostrando una profonda conoscenza della psicologia e delle dinamiche sociali. Gracián si distingue per il suo approccio pragmatico e realista, vicino alle idee del Machiavellismo ma con una forte componente etica. Il suo pensiero influenzò numerosi intellettuali europei, tra cui Schopenhauer e Nietzsche, e ancora oggi è studiato per la sua capacità di analizzare il potere, la comunicazione e il comportamento umano con straordinaria lucidità.’ (copil.)”,”FILx-007-FMDP”
“GRADILONE Alfredo”,”Storia del sindacalismo. 1. Inghilterra.”,”””Vietata la manifestazione per motivi di ordine pubblico, il Governo si premunì contro qualsiasi eventualità insurrezionale facendo affluire nella capitale un buon nerbo di truppe che presidiariono i punti strategici della città e inoltre mise in stato d’ allarme le autorità civili e militari dell’ intero paese. Il comando delle truppe venne affidato al vecchio duca di Wellington. Davanti ad un così imponente spiegamento di truppe era impossibile arrivare al Parlamento senza che s’ ingaggiasse uno scontro di proporzioni colossali, e Feargus O’Connor, che sapeva delle intenzioni del Governo, senza che gli altri capi cartisti osassero contraddirlo, arringò la folla persuadendola che sarebbe stato meglio far pervenire la petizione a mezzo d’ una delegazione. E così avvenne. (…) Tre giorni dopo, il ridicolo. La petizione era accolta dalle risa dei parlamentari, giacché non solo le firme non ammontavano a 6 milioni, com’era stato detto (erano precisamente 1.975.496), ma moltissime di esse erano false e addirittura inventate. Il movimento subì un terribile scacco (…) lo scacco fu dei metodi e soprattutto di alcuni capi, che perdettero la fiducia delle masse””. (pag 114)”,”SIND-052″
“GRADILONE Alfredo”,”Storia del sindacalismo. 2. Francia.”,”””L’ inconveniente maggiore della rivoluzione del 1848 fu che al governo e nell’ Assemblea sedevano, come si è detto, uomini di diversa tempra, di diverso credo e di diversi e contrastanti interessi politici, e che, tra gli stessi assertori delle più ardite riforme sociali: Cabet, Considerant, Buchez (1), P. Leroux, Lamennais, lo scultore Corbon, l’ operaio Albert, Agricola Perdiguer, Loroy, Martin Bernard, Blanc, esistevano rivalità personali e contrasti d’ ordine filosofico e sociale e sussisteva l’ incapacità di adeguare la realtà al graduale processo rivoluzionario. Dal che attriti e diffidenze che non potevano non nuocere alla causa del popolo, che frattanto fremeva nelle piazze e nei clubs, e coi soi giornali e le sue richieste incalzanti cominciava a incutere paura.”” (pag 130) (1) (a capo dell’ Assemblea Costituente c’era Buchez e vice-presidente era Corbon)”,”SIND-053″
“GRADILONE Alfredo”,”Storia del sindacalismo. 3. Italia – 1.”,”””Qui corre l’ obbligo di ricordare che l’ assertore e l’ animatore principale del Partito Operaio Italiano fu Costantino Lazzari, il quale giustamente, se pure alquanto enfaticamente, esaltò in un articolo sul giornale “”Il Fascio”” la “”compiuta unione mediante cui gli operai del mutuo soccorso avevano dato la mano gli operai della resistenza””. Unione, questa, ch’egli stesso volle storicamente fissare, facendo scrivere a Filippo Turati l’ Inno dei Lavoratori, subito musicato dal valente per quanto modesto compositore, il maestro Amintore Galli, e subito divenuto popolarissimo fra le masse di tutta Italia in luogo della “”Carmagnola”” e della “”Marsigliese”” (1). ((1) l’ inno fu cantato per la prima volta a Milano il 28 marzo 1886. Lo fece suo poi il Partito Socialista Italiano)”,”SIND-055″
“GRADILONE Alfredo”,”Storia del sindacalismo. 3. Italia – 2.”,”””Furono i sindacalisti interventisti che, usciti come si è detto, dall’ Unione Sindacale Italiana, formarono l’ Unione Italiana del Lavoro. L’ UIL sorse nel novembre 1914. Essendosi riunito allora a Roma il Consiglio generale dell’ Unione Sindacale Italiana per discutere il problema della guerra e la posizione dell’ Italia, Alceste De Ambris, a nome di diversi compagni, presentò un ordine del giorno di aperta simpatia per le potenze occidentali (…). Il movimento (…) nel giugno 1918 si trasformò nell’ Unione Italiana del Lavoro in seguito ad un congresso tenuto a Milano in una sala di Piazza San Sepolcro, presenti i delegati di circa 50 organizzazioni territoriali e di categoria, che comprendevano 137.000 iscritti. Il congresso, presieduto alternativamente da Rossoni, segretario dell’ Unione Sindacale Milanese, dal tipografo Romolo Sabatino di Roma, dal metallurgico Giovanni Mapello di Milano e dall’ organizzatore Ciro Corradetti della Federazione dei Portuali, oltre ad approvare il programma e lo statuto dell’ Unione, deliberò su diverse questioni in materia di lavoro.”” (pag 103-104)”,”SIND-056″
“GRADILONE Alfredo”,”Storia del sindacalismo. 5. Germania.”,”””La marina si ammutinava a Kiel; buona parte dell’ esercito ne seguiva l’ esempio. A Brema, ad Amburgo, nei maggiori centri della Westfalia l’ insurrezione dilagò come un incendio alimentato dal vento, mentre a Francoforte, a Dresda, ad Halle, a Berlino, il moto rivoluzionario irrompeva per le strade ed in Baviera l’ esperienza bolscevica trionfava con l’ israelita Kurt Eisner, al quale il veccho re Luigi cedeva il potere. Consigli di operai e di soldati si costituirono dovunque, sostituendoli alle autorità locali.”” (pag 199) “”Continuavano tuttavia qua e là i moti rivoluzionari. Se nella capitale, grazie ad uno sciopero generale proclamato dalle masse operaie, si potè scongiurare il pericolo di una nuova sommossa, scoppiata il 7 aprile 1919 (in tale occasione spartachisti e indipendenti, che non aderivano alla Terza Internazionale, vennero ferocemente alle mani), in altre parti del Paese la situazione dell’ ordine pubblico si aggravava minacciosamente. Gravissima divenne in Baviera. Qui il 21 febbraio era assassinato Kurt Eisner, che aveva formato, come si è detto, un governo di estrema sinistra con netti obbiettivi separatisti. La sua scomparsa dette motivo ai filorussi, guidati da tre agitatori bolscevichi, l’ ebreo Levine, Axelrod e Lewien, di avere la preminenza e proclamare la repubblica dei Soviets, sul tipo di quella instaurata in Ungheria da Bela Kun. Fu necessaria una spedizione militare di 30.000 uomini, partita da Berlino e comandata da Noske, per sventare questo nuovo pericolo””. (pag 201)”,”SIND-058″
“GRADILONE Alfredo”,”Storia del sindacalismo. 6. Europa (Paesi Nordici e Scandinavi) 1800-1950.”,”””Una politica di così vaste proporzioni, nel medesimo tempo realistica e coraggiosa, perché teneva conto dei mezzi di cui disponeva il Paese, non poteva non dare i risultati che si speravano. Fu particolarmente impegnativa nel campo sociale. Basti ricordare che la Danimarca, piccolo Paese, anche se potenzialmente ricco, giunse a spendere nel solo anno 1934 ben 375 milioni di corone per l’ assistenza sociale e popolare (assicurazioni di malattia e di invalidità; pensioni di vecchiaia; indennità di disoccupazione; assicurazione contro gli infortuni; assistenza ospedaliera) e cioè l’ undici per cento del reddito nazionale valutato nel 1932 a 3.400 milioni di corone. Era un passo considerevole confrontato con la prima legislazione in materia timidamente effettuata nell’ ultima decade del secolo precedente ed anni successivi.”” (pag 183)”,”SIND-059″
“GRADILONE Alfredo”,”Storia del sindacalismo. 4. Stati Uniti.”,”””Già l’ anno prima i siderurgici avevano cominciato ad organizzarsi, sia per conseguire miglioramenti di lavoro e di salario, sia per avere col loro numero la forza sufficiente per intavolare proficue trattative con gli imprenditori. Alla loro testa si era messo Willilam Z. Foster, noto per le sue idee estremiste, che aveva rivelate quando era autorevole esponente degli Industrial Workers of America (IWW, ndr), e altrettanto noto per le sue preferenze verso l’ unionismo industriale. Divenuto segretario del Comitato Nazionale per l’ organizzazione dell’ Industria del Ferro e dell’ Acciaio (National Commitee for the Organizing of the Iron and Steel Industry), Foster in pochi mesi riuscì a raggruppare 100 mila aderenti, e iniziò la lotta. Molte le richieste avanzate: riconoscimento dei diritti del contratto collettivo, giornata lavorativa di 8 ore, aumenti salariali, paghe maggiorate per le ore straordinarie di lavoro, abolizione dei sindacati gialli. Il presidente della States Steel Corporation reagì con violenza e si rifiutò di entrare in trattative, e allorché, negli ultimi giorni di settembre 1919, oltre 300 mila operai abbandonarono il lavoro, egli potè contare sull’ appoggio di tutte le autorità locali, statali e federali, convinte, in seguito ad una massiccia campagna di stampa, che la manifestazione operaia avesse carattere sovversivo. Qualche Stato sospese le libertà civili; i comizi in molte località furono proibiti. (…)””. (pag 235)”,”SIND-057″
“GRAF Angela”,”J.H.W. Dietz, 1843 – 1922. Verleger der Sozial-demokratie. Mit einem Nachwort von Horst Heidermann “”Zur Nachkriegsgeschichte des Verlags J.H.W. Dietz Nachf.”””,”GRAF Angela (1947) laureata in filosofia, dirige l’ istituzione ‘Bibliothek der Hamburger Arbeitsstelle für deutsche Exilliteratur’ (Università di Amburgo).”,”MGEx-169″
“GRAF Angela HEIDERMANN Horst ZIMMERMANN Rüdiger”,”Empor zum Licht! 125 Jahre Verlag J.H.W. Dietz nachf. Seine Geschichte und Seiner Bücher, 1881-2006.”,”- Editorische Vorbemerkung zur Bibliographie des Verlages Dietz (Preambolo editoriale alla bibliografia della casa editrice) – Wie alles begann – Von der Verlagsgründung bis zum Einde der Weimaren Republik (Come tutto ebbe inizio – Dalla fondazione della casa editrice fino alla fine della Repubblica di Weimar) – Wie Dietz zur Schlange kam. Die Erfindung des Verlagssignets (Come Dietz è giunta al serpente. L’invenzione del marchio della Casa editrice) – Wiederauferstehung und Wiederaufstieg. J.H.W. Dietz von 1945 bis heute (Resurrezione e rinascita. J.H.W. Dietz dal 1945 fino ad oggi) Molto citati nell’indice: K. Kautsky, F. Engels, K. Marx, E. Bernstein, A. Bebel”,”EDIx-194″
“GRAFF Harvey J.”,”Storia dell’alfabetizzazione occidentale. I. Dalle origini alla fine del Medioevo. (Tit.orig.: The Legacies of Literacy)”,”GRAFF Harvey J. è docente di storia a Dallas Univ. of Texas. E’ uno dei massimi studiosi del problema dell’alfabetizzazione.”,”STOS-146″
“GRAFF Harvey J., a cura; saggi di Michael T. CLANCHY Emmanuel LE ROY-LADURIE Elizabeth L. EISENSTEIN Natalie-Zemon DAVIS Gerald STRAUSS David CRESSY Margaret SPUFFORD Egil JOHANSSON Kenneth A. LOCKRIDGE Roger S. SCHOFIELD Françosi FURET e Jacques OZOUF Harvey J. GRAFF Tony JUDT Johan GALTUNG Etienne VERNE”,”Alfabetizzazione e sviluppo sociale in Occidente.”,”GRAFF Harvey J. insegna History and Education nell’Università del Texas a Dallas. “”Un’altra figura che affollava le fila degli autori era, naturalmente, lo studioso-tipografo autodidatta. Elisabeth Eisenstein ha giustamente sottolineato l’originalità di questa figura, in cui erano combinate forme di lavoro intellettuale, manuale e amministrativo. Di fatto, non erano solo grossi nomi come Badius, gli Estienne, Gryphius, e i de Tournes a svolgere un ruolo creativo del genere; anche maestri di minor rango e addirittura operai tipografi potevano essere benissimo gli autori dei libri che stampavano. Talvota i loro nomi appaiono nelle prefazioni; talvolta, come nel caso del correttore Nicolas Dumont, è solo per mera fortuna che apprendiamo del loro lavoro anche come autori”” (pag 127) [N. Zemon Davis, Stampa e popolo nella Francia moderna]”,”STOS-170″
“GRAFFARD Sylvie TRISTAN Léo”,”I Bibelforscher e il nazismo (1933-1945). I dimenticati della Storia.”,”Alla fine della primavera del 1933 vennero recensiti una cinquantina di campi di detenzione disseminati in tutta la Germania. “”Laddove si bruciano i libri, si finisce col bruciare anche gli uomini”” H. Heine (pag 28) Il rifiuto di partecipare allo sforzo bellico (pag 148-149) ‘Il rifiuto di partecipare allo sforzo bellico. “”«Circa novanta Bibelforscher dichiararono di non voler più eseguire lavori in rapporto con la guerra (1). Ciò avvenne a Ravensbrück all’inizio del 1942. Le Bibelforscherinnen smisero di lavorare, sia quelle del Kommando «orticoltura» sia quelle del Kommando «allevamento d’angora», perché «la lana dei conigli era utilizzata per l’esercito (…) e la verdura era destinata a un ospedale militare (2). Per tre giorni e tre notti, restarono in piedi nel cortile del Bunker, poi «furono messe nel Bunker, al buio (3)». Per quaranta giorni. «Le Bibelforscherinner, molte delle quali avevano tra cinquanta e sessant’anni, ricevettero ognuna venticinque bastonate per tre volte (4)». Berlino aveva dato l’ordine che ogni rifiuto di lavoro fosse punito con settantacinque bastonate. «Al termine dei quaranta giorni le vidi nei bagni. Erano scheletri ambulanti, coperte di lividi (5)». Siccome si ostinavano a non volersi presentare all’appello, ve le portavano con la forza. Fra le Blokowa, alcune, più umane, le facevano portare fino al piazzale dell’appello, le altre invece le trascinavano di forza per la strada del campo, ad ogni appello. (…) Jeanne Kemna, una giovane olandese di diciotto anni, spiega che dopo la settimana di riflessione accordata dal comandante Kögel, durante la quale dovettero spalare la neve, le loro razioni furono dimezzate. Le Bibelforscherinnen furono rinchiuse nel loro Block senza pagliericci né coperte. Malgrado queste vessazioni, non cedettero (…). Siccome persistevano, le punizioni divennero più dure. Alcune morirono in seguito ai maltrattamenti e alla privazione di cibo durati sei settimane. Fu dato ordine alla decana, prigioniera politica, di sorvegliare da vicino le agitatrici. «Annotò i nomi di tredici sorelle. Più tardi venimmo a sapere da altre prigioniere che erano state impiccate (8)». Jeanne Kemna riuscirà a venire fuori da questo inferno. (…) Le prime esperienze di utilizzazione dei gas furono effettuate ad Auschwitz il 3 settembre 1941 su seicento prigionieri sovietici e trecento malati. Nel gennaio 1942, ad Auschwitz-Birkenau avvennero i primi invii collettivi nelle camere a gas. Il prigioniero Kogon ricorda che il primo dell’anno del 1942 tutti i «Fondamentalisti» detenuti a Buchenwald furono chiamati «Criminali di Stato, porci bigotti!». Fu detto loro inoltre: «Lavorerete fino a notte con venti gradi sotto zero. Toglietevi subito tutto ciò che avete sotto i vestiti! (12)». Questa punizione fu imposta dall’ispettore del campo perché costoro avevano rifiutato di raccogliere dei capi di lana per le truppe hitleriane”” (…). H. Langbein cita «un Testimone di Geova russo che, a Dora, rifiuta di prestarsi alla fabbricazione di armi (16)» e anche il caso di Ernst Raddatz, un tedesco che, a Neuengamme nel 1942, rifiutò di adempiere agli obblighi militari e di firmare la convocazione nonostante gli fosse stato promesso che avrebbe potuto tornare a casa e occuparsi di sua moglie”” (pag 148-150) [(1) – (6) Buber-Neumann, op. cit.; (7) – (8) Citato nella lettera della Betel olandese in data 12 giugno 1990; (12) E. Gogon, op. it.]”,”GERN-206″
“GRAFFI Giorgio SCALISE Sergio”,”Le lingue e il linguaggio. Introduzione alla linguistica.”,”Giorgio Graffi è professore di Glottologia e Linguistica presso la facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Verona. Sergio Scalise è professore di Linguistica generale presso la facoltà di Lingue e letterature straniere dell’Università di Bologna.”,”VARx-106-FL”
“GRAFTON Anthony”,”La nota a piè pagina. Una storia curiosa.”,”Anthony GRAFTON è docente di storia alla Princeton University. Ha scritto opere erudite (vedi retrocopertina).”,”STOx-062″
“GRAFTON John”,”The Civil War. A Concise History and Picture Sourcebook.”,”In retro scheda v. tesi M. Respinti su guerra civile americana”,”USAQ-061″
“GRAGLIA Piero”,”Il dibattito europeista e federalista in ‘Giustizia e Libertà’: seconda fase (1934-1937).”,”””L’esilio, il contatto con la cultura cosmopolita francese, l’adesione alla visione dello stato organico basato sulle più ampie autonomie sociali federate (i cui prodromi si trovavano già in ‘Socialismo liberale’), avevano come logica conclusione le prese di posizione contenute ad esempio nell’articolo ‘Contro lo Stato’ (31). In questo editoriale Rosselli criticava aspramente lo stato moderno assoluto, autoritario e dittatoriale. La nascita della dittatura era la «logica conclusione» dello statalismo. Un dominio che si veniva a palesare nell’oppressione dell’uomo, dei valori della coesistenza sociale, nell’assunzione dello stato a fine supremo e degli uomini a mezzi. Tentando una panoramica storica, Rosselli affermava che prima del ‘700 non esisteva lo stato ma «una serie innumerevole di associazioni, tanto più ricche di contenuto quanto più libere e limitate d’estensione. In luogo dello stato dispotico accentratore, un ‘federalismo sociale’» (32). Di fronte all’evoluzione successiva, che aveva portato alla nascita dello stato democratico e quindi allo stato accentratore («col monopolio del sangue e del pane»), attraverso i gradi della democrazia giacobina e del capitalismo industriale, Gl si vuole rifare apertamente alla tradizione di Proudhon, Bakunin e Marx; un’operazione, quella di Rosselli, che non nasconde aspetti abbastanza sconcertanti, come ad esempio la critica del giacobinismo da parte di una forza che lo era in maniera abbastanza palese. Ma Rosselli non se ne cura e cita, per giustificare il suo richiamo a Marx quale «antistatalista», la ‘Critica al programma di Gotha’ del 1875. In essa, dice Rosselli, Marx rivendicava la superiorità della società sullo stato, postulando la necessità della sottomissione di quest’ultimo; Marx quindi non era statolatra, «la rivoluzione era per Marx, come per tutti i rivoluzionari del secolo scorso, sinonimo di emancipazione della persona umana e di ‘federalismo integrale’» (33). Anche ammettendo corretta l’interpretazione di Rosselli (dubbi vi sarebbero semmai per quanto riguarda il «’federalismo integrale’» di Marx) sembra che egli dimentichi, o voglia dimenticare, che Marx ed Engels furono anche accesi sostenitori dei processi di unificazione nazionale quali elementi per la necessaria «razionalizzazione» del continente e basi per un’efficace lotta di classe (34). Ma questo doveva essere logicamente un particolare quasi insignificante per Rosselli; la rivoluzione che egli prevedeva per l’Italia era tutta centrata sulla costruzione di un nuovo tipo di società, proprio per togliere allo stato il valore che gli era stato dato nel corso dei secoli. Si ritrova il concetto di «stato organico» ma più radicalizzato; stavolta l’apparato statale non viene neppure nominato: la rivoluzione italiana avrebbe dovuto dar origine ad una «società, federazione di associazioni quanto più libere e varie possibili» per non ridiventare statolatria. E Gl voleva essere il modello di questa nuova società. Il ragionamento di Rosselli è basato essenzialmente sull’importanza che egli dava all’umanesimo (inteso nell’accezione francese di ‘humanisme’, che ha tutt’altro significato dall’italiano) (35)”” (pag 333-334) [Piero Graglia, ‘Il dibattito europeista e federalista in ‘Giustizia e Libertà’: seconda fase (1934-1937)’, (in) ‘Storia contemporanea’, n. 2, aprile 1996] [(31) Gl (C. Rosselli), ‘Contro lo Stato’, editoriale, in ‘GeL’, a. I, 19, 21 settembre 1934; (32) Ibidem; (33) Ibidem; (34) Ciò viene messo in luce, tra gli altri, da Dino Cofrancesco nella introduzione al suo ‘Europeismo e cultura. Da Cattaneo a Calogero’, Genova, 1981, alle pp. 8-9. Chiaramente l’unità nazionale era originata dallo sviluppo dei processi produttivi e dalle forze sociali, dalle esigenze delle classi borghesi. Rosselli ha ragione quando afferma che Marx ed Engels credevano nel primato della società civile su quella politica; forza però il suo discorso asserendo che essi non difendevano le ragioni dello stato nazionale. Mi sembra che affermare il bisogno dell’esistenza dello stato nazionale per le necessità della borghesia, prima, e della lotta di classe, poi, ne costituisca in realtà la più salda base ideologica; (35) Si potrebbe parlare di ‘humanisme’ come di «senso dell’uomo»]”,”ITAD-143″
“GRAGLIA Piero S.”,”L’Unione Europea.”,”Piero S. Graglia, Dottore di ricerca in storia del federalismo e dell’integrazione europea, per il Mulino ha curato tre volumi di scritti di Altiero Spinelli e ha pubblicato Unità europea e federalismo.”,”EURx-080-FL”
“GRAGNANI Carlo”,”La moneta nelle colonie inglesi del Nord America (1607-1775).”,”Bills of credit. “”W. Douglass e B. Franklin considerarono largamente la questione della carta moneta e, sebbene fossero di contrastanti opinioni, ambedue eccelsero in questi studi per acutezza di pensiero e per serietà di indagine. Sulle diverse concezioni di questi autori influirono, forse più del dovuto, le differenti fenomenologie monetarie del New England e delle colonie del centro, le quali rispettivamente costituirono la base delle loro osservazioni. Cosicché l’ avversione del Douglass verso la carta moneta e la simpatia del Franklin nei confronti di questo mezzo di scambio, furono qualche volta originate dalla generalizzazione di contingenze particolari.”” (pag 159)”,”USAE-051″
“GRAHAM Katharine”,”La mia storia. La vita della donna che ha inventato il Washington Post.”,”La GRAHAM ricopre oggi la carica di P onorario della società editrice del ‘Washington Post’. La sua autobiografia ha raggiunto le vette delle classifiche USA. Katherine MEYER era figlia di un miliardario che aveva acquistato il ‘WP’ e l’aveva trasformato in giornale nazionale. Moglie di Phil GRAHAM, brillante giornalista che del ‘Post’ fu direttore e poi comproprietario. Nel 1963 il marito si suicidò. Katharine prese allora la guida del giornale pur essendo a digiuno di giornalismo. Il giornale trasformato sotto la sua guida riuscirà con il caso Watergate a far dimettere il P NIXON.”,”USAS-042″
“GRAHAM Helen”,”El PSOE en la Guerra Civil. Poder, crisis y derrota (1936-1939).”,”GRAHAM Helen insegna presso il Dipartimento di Storia della Royal Halloway University of London. Specialista in storia della Spagna contemporanea. Ha scritto ‘The Spanish Republic at War (1936-1939)’. “”La Guerra Civil precipitó, pues, una serie de reajustes en el movimiento socialista. Estos ya estaban implícitos, no obstante, en los acontecimientos políticos prebélicos. En abril de 1937, la ejecutiva del PSOE había sellado un acuerdo formal con el PCE. Esta iniciativa era el resultado lógico de la adhesión común de ambos grupos al Frente Popular, patente desde la primavera del 1936. Pero la cooperación práctica entre el PSOE y el PCE se hizo absolutamente imprescindible después de julio. El profundo desgaste sufrido por los grupos republicanos hizo que la viabilidad del esfuerzo de guerra de la República dependiese por completo de la unidad del Frente Popular.”” (pag 112)”,”MSPG-230″
“GRAHAM Helen”,”The Spanish Republic At War, 1936-1939.”,”GRAHAM Helen è Reader in storia spagnola, Royal Holloway, Università di Londra,. Ha pubblicato pure ‘Socialism and War: the Spanish Socialist Party in Power and Crisis ,1936-1939’, Cambridge, 1991. “”The Catalan POUM now openly accused the Comintern of pursuing the containment of the Spanish Revolution because it was out of step with the Soviet government’s defence needs – especially as the revolution offered no sectarian advantage since the Comintern did not control it politically. These public criticisms are enough to explain the hostility to the POUM exhibited by Moscow and the Comintern. Moreover, while the party was not Trotskyist, the fact that Trotsky’s former (albeit now politically estranged) secretary, Andreu Nin, and his small Communist Left Party also formed a minor component of the POUM cliched the Comintern’s determination to remove it from the political scene in Spain. This might have been rather more difficult to achieve, however, had the POUM’s political position not already been weakened by its ambiguities. The party publicly espoused a radical anti-capitalist ideology from furthering both the July revolution and the war effort. Yet since the February 1936 elections, the POUM had supported the liberal-left Popular Front alliance. Moreover, its own party base in Catalonia also depended significantly on sectors of the urban and rural lower-middle classes who, while they were Catalanist and politically to the left of the Esquerra, were far from revolutionary or socialist in their outlook”” (pag 235)”,”MSPG-261″
“GRAHAM Dominick BIDWELL Shelford”,”La battaglia d’Italia, 1943-1945.”,”Dominick Graham e Shelford Bidwell sono stati entrambi militari di carriera nell’esercito britannico; hanno combattuto durante la seconda guerra mondiale nel Royal Regiment of Artillery. Graham è stato professore di storia presso l’Università di New Brunswick. Bidwell è stato vicepresidente del Royal United Services Institute for Defence Studies di Londra. Sono stati coautori di ‘Fire-Power: British Army Weapons and Theories of War, 1904-1945′. Lo sbarco dalla Sicilia sul continente. Montgomery aveva sentore che il morale degli italiani fosse a pezzi e che i ranghi tedeschi si stessero assottigliando. “”Gli ufficiali tedeschi di queste divisioni (26^ Panzerdivision e 29^ Panzergranadier, ndr), allertati dal bombardamento preliminare sulle proprie posizioni di artiglieria, due giorni prima si erano prudentemente dileguati, in ossequio agli ordini ricevuti, all’interno montagnoso della Calabria, lasciando ai camerati italiani il compito di opporre un po’ di resistenza, che all’atto pratico si sarebbe rivelata quasi inesistente. Lontano, qualche cannone a lunga gittata aveva fatto fuoco dall’entroterra, poi era stato rapidamente ridotto al silenzio dagli attacchi aerei. Le truppe italiane preposte alla difesa costiera si erano arrese quasi con entusiasmo, dando addirittura una mano a scaricare i mezzi da sbarco degli invasori. Lo storico ritorno dell’esercito inglese sul continente, tre anni dopo l’ignominia di Dunkerque, non ebbe perciò niente di trionfale. Non che ai soldati importasse molto. Avevano già avuto modo di sperimentare in Sicilia le qualità della fanteria tedesca in combattimento, ed erano più che lieti di essere al sicuro sulla terraferma senza aver dovuto sparare neppure un colpo. Anche Montgomery, comandante della famosa 8^ armata, non era irritato per quella totale presa in giro. Aveva sempre tenuto in gran conto la vita dei suoi soldati e non avrebbe mai pensato di far sbarcare le truppe su una costa difesa dall’artiglieria, senza aver prima adottato l’elementare precauzione di ridurre al silenzio le batterie nemiche. Solo una settimana prima la Royal Navy, attraversando lo stretto di Messina e facendo fuoco con tutti i suoi cannoni, ne aveva verificato le difese. Infatti, faceva parte della missione di Montgomery aprire lo stretto al passaggio dei convogli che trasportavano le truppe per un altro assato, questa volta diretto all’Italia continentale, con destinazione Salerno. Montgomery aveva sentore che il morale degli italiani fosse a pezzi e che i ranghi tedeschi si stessero assottigliando. Il 27 agosto, una pattuglia delle forze speciali di ritorno dalla riva opposta aveva riferito che la popolazione civile cercava rifugio sulle montagne, mentre i soldati italiani stavano disertando in massa. Con la pattuglia era arrivato anche, quale informatore volontario, un ferroviere italiano che aveva confermato il rapporto. Quella stessa notte, altre cinque pattuglie attraversarono lo stretto con l’ordine di verificare quanto fossero estesi tali movimenti e riferire via radio. Seguirono due giorni di silenzio, e si temette che tutte e cinque le pattuglie fossero state catturate prima ancora di poter iniziare a trasmettere. Montgomery decise che non gli restavano alternative oltre al piano stabilito: doveva attraversare lo stretto all’assalto, facendosi precedere da un bombardamento”” (pag 9-11)”,”QMIS-237″
“GRAHAM Frank (testo), EMBRLETON Ronald (illustrazioni)”,”Hadrian’s Wall in the Days of the Romans.”,”Il vallo segnava il confine settentrionale dell’Impero romano in Britannia e aveva una lunghezza di 117 km, da costa a costa. Il vallo aveva una funzione difensiva, ma anche simbolica, per dimostrare la potenza militare di Roma e separare la civiltà dalla barbarie. Il vallo fu completato in circa dieci anni e sorvegliato da truppe legionarie e ausiliarie. Fu riparato e rafforzato dall’imperatore Settimio Severo nel III secolo d.C. Il vallo è considerato un capolavoro dell’ingegneria romana e un patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Una significativa porzione del Vallo di Adriano è ancora esistente, in particolare la parte centrale, e per gran parte della sua lunghezza il percorso del muro può essere seguito a piedi, e costituisce un’importante attrazione turistica dell’Inghilterra settentrionale. Il Vallo di Adriano è stato costruito dall’imperatore romano Adriano nel 122 d.C. come confine con le tribù dei Pitti, che segnava il confine tra la provincia romana della Britannia e la Caledonia. Il muro rappresentò il confine più settentrionale dell’Impero romano in Britannia per gran parte del periodo di dominio romano su queste terre; era inoltre il confine più pesantemente fortificato dell’intero impero. (b.)”,”STAx-022-FSD”
“GRAMAGLIA Mariella”,”Indiana. Nel cuore della democrazia più complicata del mondo.”,”Mariella Gramaglia è vissuta un anno nel subcontinente. La Gramaglia e una giornalista e studiosa del movimento delle donne, è stata direttrice di ‘Noi donne’. Un proverbio indiano recita: “”qualunque cosa tu dica dell’India, è sempre vero anche il suo contrario”””,”INDx-027-FC”
“GRAMSCI Antonio; a cura di Giansiro FERRATA e Niccolò GALLO”,”2000 pagine di Gramsci. Vol 1°. Nel tempo della lotta 1914 – 1926. Vol 2°. Lettere edite ed inedite 1912 – 1937.”,”Appendice alla parte sesta 1926: Le lettera di GRAMSCI al CC del PCUS. Viene riportata pure la lettera di TOGLIATTI a FERRATA che intende chiarire la vicenda della lettera spedita da GRAMSCI.”,”GRAD-019″
“GRAMSCI Antonio a cura di Paolo SPRIANO”,”Gramsci scritti politici.”,”In appendice: Quaderni del carcere, Il moderno Principe, Punti di riferimento su Croce, La formazione degli intellettuali”,”GRAD-001″
“GRAMSCI Antonio”,”Gli intellettuali.”,”‘Quaderni del carcere'”,”GRAD-003″
“GRAMSCI Antonio”,”Note sul Machiavelli sulla politica e sullo Stato moderno. ‘Quaderni del carcere'”,”Altra copia EINAUDI. TORINO. 1949 pag 371 8°, indice nomi note, (contiene firma ex-proprietario Edoardo ARNALDI)”,”GRAD-006 PAR-007″
“GRAMSCI Antonio”,”Letteratura e vita nazionale. ‘Quaderni del carcere'”,”Altra copia: EDITORI RIUNITI. ROMA. 1987 pag 497 16° introduzione di Edoardo SANGUINETI (GRAD-007 bis)”,”GRAD-007 GRAD-007 bis”
“GRAMSCI Antonio a cura di Enzo SANTARELLI”,”Sul fascismo. Scritti 1916-1926 e dai ‘Quaderni del carcere’.”,”L’ analisi del fenomeno fascista negli scritti più significativi di Antonio Gramsci presentati da Enzo Santarelli.”,”GRAD-010″
“GRAMSCI Antonio”,”L’ Ordine nuovo. 1919-1920.”,”””Ecco perché noi abbiamo sempre ritenuto che dovere dei nuclei comunisti esistenti nel Partito sia quello di non cadere nelle allucinazioni particolaristiche (problema dell’ astensionismo elettorale, problema della costituzione di un partito “”veramente”” comunista) ma di lavorare a creare le condizioni di massa in cui sia possibile risolvere tutti i problemi particolari come problemi dello sviluppo organico della rivoluzione comunista.”” (pag 137-138)”,”GRAD-021″
“GRAMSCI Antonio”,”Antologia popolare degli scritti e delle lettere.”,”Tra l’altro: sul concetto di nazional-popolare, Q scuola cultura, Q meridionale, formazione intellettuali ecc.”,”GRAD-022″
“GRAMSCI Antonio”,”Lettere dal carcere. 1,2.”,”Già quando uscì la prima edizione delle ‘Lettere’ nel 1947, si parlò di capolavoro e insieme ci si interrogò sul personaggio particolare GRAMSCI. Un capo partito ma anche un intellettuale che Benedetto CROCE disse ‘era dei nostri’, e un uomo solo nella sua prigionia. (Da prefaz SPRIANO)”,”GRAD-023″
“GRAMSCI A. TOGLIATTI P. DANIELE Chiara a cura”,”Gramsci a Roma, Togliatti a Mosca. Il carteggio del 1926.”,”Il saggio di Giuseppe VACCA: ‘Gramsci a Roma, Togliatti a Mosca’ pag 3-141. Il 1926 è l’anno in cui viene arrestato il segretario Antonio GRAMSCI e con lui buona parte del gruppo dirigente. La repressione spinge i militanti verso la clandestinità. Le carte dell’archivio PcdI vennero inviate a Mosca presso il Comintern. Solo nel 1990 queste sono state recuperate. Esse offrono nuovi elementi sul dissidio tra GRAMSCI e TOGLIATTI culminato nello scambio epistolare dell’ottobre 1926. Nei documenti si riportano 56 lettere, telegrammi, note informative, verbali di riunioni, risoluzioni del Presidium Comintern che sono parte del carteggio tra TOGLIATTI , allora rappresentante del PCdI presso il Comintern e gli organismi dirigenti del partito italiano a nome dei quali scrivevano Antonio GRAMSCI, Ruggiero GRIECO, Camilla RAVERA e Mauro SCOCCIMARRO”,”GRAD-026″
“GRAMSCI Antonio SCHUCHT Tatiana a cura di Aldo NATOLI e Chiara DANIELE”,”Lettere 1926 – 1935.”,”Nelle edizioni precedenti delle lettere veniva lasciata sullo sfondo la figura della cognata di GRAMSCI Tania SCHUCHT. Eppure Tania costituì durante gli anni della detenzione il tramite privilegiato, mentre si rivelavano sempre più critici i rapporti con la moglie Giulia, di G. verso l’esterno. Oggi l’edizione integrale delle 856 lettere che G. e Tania si scambiarono tra il 1926 e il 1935 costituisce un document di grande valore per la considerazione della vicenda politica e umana di G.”,”GRAD-029″
“GRAMSCI A. TASCA A. TERRACINI U. BORDIGA A. TOGLIATTI P. e altri”,”Quotidiano ‘L’ Ordine Nuovo’. 2° semestre 1922.”,”Ordine nuovo, giornale comunista pubblicato a Torino dal 1919 al 1925. Iniziò le pubblicazioni il 1º maggio 1919 come settimanale e con il sottotitolo ”rassegna di cultura socialista”, per iniziativa della minoranza comunista della sezione torinese del PSI (A. Gramsci, A. Tasca, U. Terracini, P. Togliatti); sostenne il programma integrale dell’Internazionale comunista e lanciò la parola d’ordine dei consigli di fabbrica e del controllo della produzione. Dal gennaio 1921 si trasformò in quotidiano, e, dopo la fondazione del partito comunista d’Italia (21 gennaio), divenne suo organo ufficiale. Interrotte le pubblicazioni nel novembre 1922, le riprese nel marzo 1924 continuandole, con alcune interruzioni, sino al 1º aprile 1925. Il giornale ebbe anche una vasta apertura culturale con l’apporto di collaboratori non comunisti come Gobetti, che ne fu il critico teatrale. Gramsci stesso trattò del rapporto fra intellettuali e lavoratori impostando il discorso che doveva portarlo alla formulazione del concetto di letteratura nazional-popolare.”,”EMEx-047″
“GRAMSCI A. TASCA A. TERRACINI U. BORDIGA A. TOGLIATTI P. e altri”,”Quotidiano ‘L’ Ordine Nuovo’. 2° semestre 1921.”,”Ordine nuovo, giornale comunista pubblicato a Torino dal 1919 al 1925. Iniziò le pubblicazioni il 1º maggio 1919 come settimanale e con il sottotitolo ”rassegna di cultura socialista”, per iniziativa della minoranza comunista della sezione torinese del PSI (A. Gramsci, A. Tasca, U. Terracini, P. Togliatti); sostenne il programma integrale dell’Internazionale comunista e lanciò la parola d’ordine dei consigli di fabbrica e del controllo della produzione. Dal gennaio 1921 si trasformò in quotidiano, e, dopo la fondazione del partito comunista d’Italia (21 gennaio), divenne suo organo ufficiale. Interrotte le pubblicazioni nel novembre 1922, le riprese nel marzo 1924 continuandole, con alcune interruzioni, sino al 1º aprile 1925. Il giornale ebbe anche una vasta apertura culturale con l’apporto di collaboratori non comunisti come Gobetti, che ne fu il critico teatrale. Gramsci stesso trattò del rapporto fra intellettuali e lavoratori impostando il discorso che doveva portarlo alla formulazione del concetto di letteratura nazional-popolare.”,”EMEx-048″
“GRAMSCI Antonio”,”Opere di Antonio Gramsci. Passato e Presente.”,”””Euroasiatismo. Il movimento si svolge intorno al giornale “”Nakanunie””, che tende alla revisione dell’ atteggiamento assunto dagli intellettuali emigrati; è cominciato nel 1921. La prima tesi dell’ euroasiatismo è che la Russia è più asiatica che occidentale. La Russia deve mettersi alla testa dell’ Asia nella lotta contro il predominio europeo. La seconda tesi è che il bolscevismo è stato un avvenimento decisivo per la storia della Russia (…)”” (pag 206) “”Bizantinismo francese. La tradizione culturale francese, che presenta i concetti sotto forma di azione politica, in cui speculazione e pratica si sviluppano in un solo nodo storico comprensivo, parrebbe esemplare. Ma questa cultura è rapidamente degenerata dopo gli avvenimenti della grande Rivoluzione, è diventata una nuova Bisanzio culturale. (…)”” (pag 213)”,”GRAD-031″
“GRAMSCI Antonio”,”Opere di Antonio Gramsci. Note sul Machiavelli sulla politica e sullo stato moderno. Quaderni del carcere 4.”,”Contiene tra l’ altro: Note di politica internazionale. Il concetto di grande potenza. (pag 167) Sull’ origine delle guerre (pag 169) Politica e comando militare (pag 170) “”La proposizione che “”la società non si pone problemi per la cui soluzione non esistano già le premesse materiali””. E’ il problema della formazione di una volontà collettiva che dipende immediatamente da questa proposizione. (…)”” (pag 82) “”Concetto politico della così detta “”rivoluzione permanente””, sorto prima del 1848, come espressione scientificamente elaborata delle esperienze giacobine dal 1789 a Termidoro. La formula è propria di un periodo storico in cui non esistevano ancora i grandi partiti politici di massa e i grandi sindacati economici e la società era ancora, per dir così, allo stato di fluidità sotto molti aspetti: maggiore arretratezza della campagna e monopolio quasi completo dell’ efficienza politico-statale in poche città o addirittura in una sola (Parigi per la Francia), apparato statale relativamente poco sviluppato e maggiore autonomia della società civile dall’ attività statale; determinato sistema di forze militari e dell’ armamento nazionale; maggiore autonomia delle economie nazionali dai rapporti economici del mercato mondiale, ecc. Nel periodo dopo il 1870, con l’ espansione coloniale europea, tutti questi elementi mutano, i rapporti organizzativi interni e internazionali dello Stato diventano più complessi e massicci e la formula quarantottesca della “”rivoluzione permanente”” viene elaborata e superata nella scienza politica nella formula di “”egemomia civile””. (pag 84)”,”GRAD-032″
“GRAMSCI Antonio”,”Opere di Antonio Gramsci. Lettere dal carcere. Quaderni del carcere 1.”,”””Forse io ho distinto il godimento estetico e il giudizio positivo di bellezza artistica, cioè lo stato d’ animo di entusiasmo, per l’ opera d’ arte come tale, dall’ entusiasmo morale, cioè dalla comparticipazione al mondo ideologicio dell’ artista, distinzione che mi pare criticamente giusta e necessaria. Posso ammirare esteticamente Guerra e Pace di Tolstoi e non condividere la sostanza ideologica del libro; se i due fatti coincidessero Tolstoi sarebbe il mio vademecum, le livre de chevet. Così si può dire per Shakespeare, per Goethe e anche per Dante. Non sarebbe esatto dire lo stesso per il Leopardi, nonostante il suo pessimismo. Nel Leopardi si trova, in forma estremamente drammatica, la crisi di transizione verso l’ uomo moderno; l’ abbandono critico delle vecchie concezioni trascendentali senza che ancora si sia trovato un ubi consistam morale e intellettuale nuovo, che dia la stessa certezza di ciò che si è abbandonato”” (1932) (pag 205)”,”GRAD-033″
“GRAMSCI Antonio”,”Opere di Antonio Gramsci. L’ Ordine nuovo 1919-1920.”,”””La guerra ha irrimediabilmente rotto l’ equilibrio mondiale della produzione capitalistica. (…) (pag 305) “”Ha ragione il compagno Serrati. E’ molto difficile, nel nostro paese, identificare chi sia Pulcinella, Stenterello, Arlecchino. L’ Italia è la Babele del socialismo. (…)”” (pag 425) “”In questi due primi mesi dell’ anno la situazione generale della rassegna si riassume in queste cifre: 1100 abbonati; tiratura che tende a spostarsi dalle 4500 alle 5000 copie: una media di 25 lire settimanali per sottoscrizione. Una piccola rassegna di cultura politica che, in Italia, nel periodo anteriore alla guerra, avesse raggiunto una posizione simile (…), insistendo per settimane e per mesi su un solo problema o su un solo nesso di problemi (…)- avrebbe documentato l’ esistenza del miracolo. (…) L’ “”Ordine Nuovo”” ha 1100 abbonati, 4500 copie di tiratura, 100 franchi al mese di sottoscrizione: i redattori aspirano ai 2000 abbonamenti, alle 10.000 copie e a una sottoscrizione che renda possibile di stipendiare un amministratore per un miglior servizio agli abbonati e ai lettori”” (1920) (pag 473)”,”GRAD-034″
“GRAMSCI Antonio”,”Opere di Antonio Gramsci. Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce.”,”””E’ stupefacente che nelle sue Memorie, Leone Bronstein (Trotsky) parli di “”dilettantismo”” del Labriola. Non si capisce questo giudizio (a meno non significasse il distacco tra teoria e pratica nella persona del Labriola, ciò che non pare il caso) se non come un riflesso inconsapevole della pedanteria pseudoscientifica del gruppo intellettuale tedesco che ebbe tanta influenza in Russia.”” (pag 79)”,”GRAD-035″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Paolo SPRIANO”,”Scritti politici. 1.”,”E’ una nuova edizione degli scritti politici di GRAMSCI introdotta da Enrico BERLINGUER e arricchita di una cronologia biografica e di una documentazione fotografica. “”Quattro anni di trincea e di sfruttamento del sangue hanno radicalmente mutato la psicologia dei contadini. Questo mutamento si è verificato specialmente in Russia ed è una delle condizioni essenziali della rivoluzione. Ciò che non aveva determinato l’ industrialismo col suo normale processo di sviluppo, è stato prodotto dalla guerra. La guerra ha costretto le nazioni più arretrate capitalisticamente, e quindi meno dotate di mezzi meccanici, ad arruolare tutti gli uomini disponibili, per opporre masse profonde di carne viva agli strumenti bellici degli imperi centrali. Per la Russia la guerra ha significato la presa di contatto di individui prima sparsi in un vastissimo territorio, ha significato una concentrazione umana durata ininterrottamente per anni e anni nel sacrificio, col pericolo sempre immediato della morte, sotto una disciplina uguale e ugualmente feroce: gli effetti psicologici del perdurare di condizioni simili di vita collettiva per tanto tempo sono stati immensi e ricchi di conseguenze imprevedute””. (pag 227-228)”,”GRAD-036″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Antonio A. SANTUCCI”,”Lettere dal carcere, 1926-1930. Volume primo, 1926-1930.”,”Questa nuova edizione, arricchita di testi mai editi in Italia e annotata col supporto delle lettere dei corrispondenti (in particolare quelle indirette ma fondamentali di Piero SRAFFA), rappresenta un avanzamento dello studio critico del lascito gramsciano. Giappone. “”Molti anni fa, nel 19 e 20, conoscevo un giovane operaio, molto ingenuo e molto simpatico. Ogni sabato sera, dopo l’ uscita dal lavoro, veniva nel mio ufficio per essere dei primi a leggere la rivista che io compilavo. Egli mi diceva spesso: “”Non ho potuto dormire, oppresso dal pensiero: – cosa farà il Giappone? – “”. Proprio il Giappone lo ossessionava, perché nei giornali italiani del Giappone si parla solo quando muore il Mikado o un terremoto uccide almeno 10.000 persone. Il Giappone gli sfuggiva; non riusciva perciò ad avere un quadro sistematico delle forze del mondo, e perciò gli pareva di non comprendere nulla di nulla. Io allora ridevo di un tale stato d’ animo e burlavo il mio amico””. (pag 222, Gramsci, 19.11.1928) Scontro Croce-Lunacharskij “”Sarei contento se tu riuscissi a trovare in qualche libreria di Roma il fascicolo di ottobre della rivista “”La Nuova Italia”” diretta dal professor Luigi Russo e potessi spedirla a Giulia. Vi è pubblicata una lettera in cui si parla del cortese contradditorio, avvenuto al Congresso internazionale dei filosofi tenuto recentemente a Oxford, tra Benedetto Croce e Lunaciarski a proposito della quistione se esista o possa esistere una dottrina estetica del materialismo storico. La lettera è forse dello stesso Croce o per lo meno di un suo discepolo ed è curiosa. Pare che il Croce abbia risposto ad una dissertazione del Lunaciarski prendendo un certo tono paterno, un pò di protezione e un pò di comicità scherzosa, con gran divertimento del Congresso. Dalla lettera appare anche che il Lunciarski avrebbe ignorato che il Croce si è molto occupato del materialismo storico, ha scritto molto in proposito e in ogni caso è eruditissimo di tutta questa materia, ciò che mi pare strano, perché le opere di Croce sono tradotte in russo e Lunaciarski conosce l’ italiano molto correttamente. Da questa lettera appare anche che la posizione del Croce verso il materialismo storico è completamente mutata, a quella che era fino a qualche anno fa. Adesso il Croce sostiene, niente di meno, che il materialismo storico segna un ritorno al vecchio teologismo … medievale, alla filosofia prekaantiana e precartesiana. (…)””. (pag 368-369, Ibid. 1° dicembre 1930)”,”GRAD-037″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Antonio A. SANTUCCI”,”Lettere dal carcere, 1926-1930. Volume secondo, 1931-1937.”,”Questa nuova edizione delle lettere di GRAMSCI, arricchita di testi mai editi in Italia e annotata col supporto delle lettere dei corrispondenti (in particolare quelle indirette ma fondamentali di Piero SRAFFA), rappresenta un avanzamento dello studio critico del lascito gramsciano. Questione ebraica e sionismo. “”Marx ha scritto che la quistione ebrea non esiste più da quando i cristiani sono diventati tutti ebrei assimilando ciò che è stata l’ essenza dell’ ebraismo, la speculazione, ossia che la risoluzione della quistione ebrea si avrà quando tutta l’ Europa sarà liberata dalla speculazione ossia dall’ ebraismo in genere. Mi pare l’ unico modo di porre la quistione generale, a parte il riconoscimento del diritto per le comunità ebraiche dell’ autonomia culturale (della lingua, della scuola ecc.) e anche dell’ autonomia nazionale nel caso che una qualche comunità ebraica riuscisse in un modo o nell’ altro, ad abitare un territorio definito””. (pag 479) Fantasia concreta. “”Ti voglio solo spiegare ciò che intendo, press’a poco, per fantasia concreta: l’ attitudine a rivivere la vita degli altri, così come è realmente determinata, coi suoi bisogni, le sue esigenze, ecc., non per rappresentarla artisticamente, ma per comprenderla ed entrare in contatto intimo: anche per non far del male. Le cose e le situazioni sono abbastanza crudeli obbiettivamente senza che si aggiunga qualcosa a questa loro crudeltà”” (pag 790) Metodo. “”Caro Giuliano, hai letto solo mezza novella di Wells e già vorresti giudicare tutta l’ opera di questo scrittore che ha scritto decine e decine di romanzi, raccolte di novelle, saggi storici ecc.? Mi pare un “”po’ esagerato””.”” (pag 791) “”E’ già molto difficile studiare la storia realmente svoltasi, perché di una gran parte di essa si è perduto ogni documento; come si può perdere il tempo a stabilire ipotesi che non hanno fondamento?”” (pag 805)”,”GRAD-038″
“GRAMSCI Antonio”,”Introducción a la filosofía de la praxis.”,”””L’ affermazione di Eddington “”Se nel corpo di un uomo eliminassimo tutto lo spazio senza materia e riunissimo i suoi protoni ed elettroni in una sola massa, l’ uomo (il corpo dell’ uomo) si ridurrebbe a un corpuscolo appena visibile con il microscopio”” (1), ha impressionato e ha messo in movimento la fantasia di G.A. Borgese (cfr. il suo libretto).”” (pag 83)”,”GRAD-039″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Renzo MARTINELLI”,”Per la verità. Scritti 1913-1926.”,”Bonapartismo sindacale. “”Questa iniziativa del comitato confederale è un nuovo aspetto della tattica dei compromessi inaugurata dal “”Lenin italiano””, G.M. Serrati. Per Serrati il fine del partito socialista e delle organizzazioni operaie “”coscientemente rivoluzionarie”” non è già quello di apprestare tutte le armi necessarie perché l’ insurrezione delle classi oppresse contro l’ imperialismo diventi rivoluzione comunista, cioè tenda a organizzare lo Stato operaio; per Serrati il fine del partito socialista e delle organizzazioni operaie “”coscientemente rivoluzionarie”” è quello di creare le condizioni… cartacee e verbali in cui sia possibile all’ Avanti! di trionfalmente stampare: “”L’ avevamo detto, noi, che la colpa di tutto è della borghesia! L’ avevamo detto noi che… ecc., ecc., ecc.!””””. (pag 221-222, 1921) La morale del ritorno di Trotsky. “”Dal punto di vista politico, chi è Trotsky? E’ un ex- menscevico che ha avuto il grande merito di non persistere in errori che l’ avrebbero condotto a far la stessa fine dei menscevichi di Russia e di tutti i paesi. I suoi ex compagni passarono nel campo della controrivoluzione, egli si schierò con i bolscevichi a fianco ed alla testa dei rivoluzionari””. (pag 307) “”La prima è una morale, diremmo così, interna, di partito, ed è questa: le persone, per quanto sia grande il loro valore, sono sempre subordinate al partito e il partito non è mai subordinato alle persone anche si si tratta di uomini non comuni, come è Trotsky. Le divergenze politiche, il dissentire dall’ indirizzo politico del partito non esonera dal dovere di dare tutta la propria attività, di mettere tutte le proprie qualità a disposizione del partito con lealtà e disciplina. Questa è la legge che vige nei partiti comunisti ed è la forza di un partito rivoluzionario””. (pag 309)”,”GRAD-040″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Guido MELIS”,”Antonio Gramsci e la questione sarda. Antologia. Tutti gli scritti politici e familiari di Gramsci sulla Sardegna. I documenti inediti sui rapporti tra l’ Internazionale Contadina e il Partito Sardo d’ Azione. Il dibattito sulla questione sarda negli articoli dei militanti comunisti (1921-1926). Con una lettera di Alfonso Leonetti.”,”””Irlande Italiane’. “”La parola d’ ordine dei “”partiti regionali”” è la stessa dei fascisti, dei popolari, dei socialdemocratici, dei borghesi: far rientrare le masse nei quadri dello Stato. Il regionalismo è la loro demagogia; il patteggiare con il governo la loro tattica nazionale. Soltanto la lotta di classe unifica la ripresa di tutte le regioni nella sola lotta che può essere conclusiva: contro lo Stato borghese italiano oppressore e sfruttatore.”” (pag 143, Togliatti, L’ Ordine nuovo, 1921) Stato federale mediterraneo. (pag 292)”,”GRAD-041″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Angelo D’ORSI”,”La nostra città futura. Scritti torinesi (1911-1922).”,”Angelo D’ORSI è professore di storia del pensiero politico contemporaneo nell’ Università di Torino. Fra i suoi libri ‘La cultura a Torino tra le due guerre’ (2000) ‘Intellettuali nel Novecento italiano’ (2001), ‘Allievi e maestri’ (2002), ‘Guerre globali’ (a cura, 2003). “”Osservate il come si viene atteggiando e componendo attraverso la storia la borghesia politica ed intellettuale italiana. Constaterete questo fatto. Sono nati e si sono formati in Italia dei geni altissimi, dei veri creatori, che hanno assunto valore e fama mondiale, ma essi non hanno avuto un ambiente, non hanno avuto la fortuna di poter formare una scuola, di essere circondati da un numero anche mediocre di individui che li comprendessero ne ne attuassero gli insegnamenti e i principi. E’ mancato sempre, o quasi, in Italia, un ambiente di serietà, di lavoro effettivo e dignitoso intorno ai luminari della scienza, della politica, della vita morale, della cultura, che pure sono nate in Italia e in italiano hanno scritto e parlato in buon numero””. (pag 135-136)”,”GRAD-042″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Robert PARIS”,”Ecrits politiques. I. 1914-1920.”,”La funzione storica delle grandi città. “”La Rivoluzione comunista sarà compiuta dalla classe operaia, dal proletariato, nel senso marxista del termine, ovvero da un ambiente sociale costituito dalle grandi città, come sono state modellate dalla fabbrica e dal sistema industriale capitalistico. La città, questo organismo dell’ industria e della vita sociale, allo stesso modo in cui è stata lo strumento della potenza economica capitalistica e della dittatura borghese, diventerà lo strumento della potenza economica comunista e della dittatura del proletariato.”” (pag 301) Nato nel 1891 ad Ales, Gramsci compie a Torino gli studi di linguistica (1911) che abbandonerà per dedicarsi al giornalismo militante. Collabora al quotidiano socialista Il Grido del popolo e all’ edizione torinese dell’ Avanti!. Segretario provvisorio della sezione torinese del PSI sostiene la rivoluzione russa e anima il settimanale L’ Ordine Nuovo (1919-1920). Sostiene il movimento torinese dei consigli di fabbrica. Dopo lo scacco dell’ occupazione delle fabbriche (settembre 1920) si schiera a fianco di A. Bordiga e al nascente partito comunista (21 gennaio 1921). Inviato in URSS sposa Julia Schucht e a Vienna lavora per un nuovo gruppo dirigente destinato a sostituire Bordiga alla testa del PCI. Il lancio del nuovo giornale L’ Unità (12 febbraio 1924) lo aiuterà a far prevalere le sue tesi nel partito. E’ eletto deputato il 6 aprile 1924 e si scontra apertamente con la sinistra bordighista. Il III Congresso del PCdI (gennaio 1926) vedrà il trionfo delle sue tesi, ma viene arrestato l’ 8 novembre 1926. Qualche giorno prima aveva scritto una lettera di protesta contro i metodi impiegati da Stalin nelle sua lotta contro le opposizioni. Condannato a 20 anni morirà nel 1937.”,”GRAD-043″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Dino FERRERI”,”La rivoluzione italiana.”,”Pubblicato per concessione dell’ Istituo Gramsci. Guerra di posizione e guerra di manovra o frontale. “”E’ da vedere se la famosa teoria di Bronstein (Trotsky, ndr) sulla ‘permanenza’ del movimento non sia il riflesso politico della teoria della guerra manovrata (ricordare osservazione del generale dei cosacchi Krasnov), in ultima analisi il riflesso delle condizioni generali – economiche – culturali – sociali di un paese in cui i quadri della vita nazionale sono embrionali e rilasciati e non possono diventare “”trincea o fortezza””. In questo caso si potrebbe dire che Bronstein, che appare come un “”occidentalista”” era invece un cosmopolita, cioè superficialmente nazionale e superficialmente occidentalista o europeo. Invece Ilic (Lenin, ndr) era profondamente nazionale e profondamento europeo.”” (pag 212) “”Questa mi pare la quistione di teoria politica la più importante, posta dal periodo del dopo guerra e la più difficile ad essere risolta giustamente. Essa è legata alle quistioni sollevate dal Bronstein, che in un modo o nell’ altro, può ritenersi il teorico politico dell’ attacco frontale in un periodo in cui esso è solo causa di disfatta. (…) La guerra di posizione domanda enormi sacrifici a masse sterminate di popolazione; perciò è necessaria una concentrazione inaudita dell’ egemonia e quindi una forma di governo più “”intervenzionista”” che più apertamente prenda l’ offensiva contro gli oppositori e organizzi permanentemente l’ “”impossibilità”” di disgregazione interna: controlli d’ogni genere, politici, aministrativi, ecc., rafforzamento delle “”posizioni”” egemoniche del gruppo dominante, ecc.””. (pag 213) Marxismo in Italia (pag 217) pag 238 concetto rivoluzione passiva”,”GRAD-044″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Elsa FUBINI”,”La costruzione del partito comunista, 1923 – 1926.”,”Sulla situazione nel Partito bolscevico. Lettera al comitato centrale del Partito comunista sovietico. (Sul rischio di scissione nel partito) “”(…) l’ ufficio politico del Partito comunista d’ Italia ha studiato le vostre discussioni. Noi, finora, abbiamo espresso un’ opinione di partito solo sulla quistione strettamente disciplinare delle frazioni, volendoci attenere all’ invito da voi rivolto dopo il vostro XIV Congresso di non trasportare la discussione russa nelle sezioni dell’ Internazionale. Dichiariamo ora che riteniamo fondamentalmente giusta la linea politica della maggioranza del Comitato centrale del Partito comunista dell’ URSS e che in tal senso certamente si pronunzierà la maggioranza del partito italiano, se dierrà necessario porre tutta la quistione””. (pag 129) Come non si deve scrivere la storia della rivoluzione bolscevica. A proposito del 1917 di Leo Trotsky. (pag 210) Neomaltusianesimo di Amendola (pag 212) Arturo Labriola (pag 435)”,”GRAD-045″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Franco CONSIGLIO e di Fabio FROSINI”,”Scritti di economia politica.”,”””Nell’ aprile 1921, 5000 operai rivoluzionari furono licenziati dalla Fiat, i Consigli di fabbrica furono aboliti, i salari reali furono abbassati. A Reggio Emilia avvenne probabilmente qualcosa di simile. Gli operai cioè furono battuti. Ma il sacrifizio che essi avevano fatto, è restato inutile? Non lo crediamo: siamo anzi sicuri che esso non è stato inutile. E’ certo difficile registrare tutta una fila di grandi avvenimenti di massa che provino l’ efficacia immediata e fulminea di queste azioni.”” (pag 79) “”L’ intellettuale meridionale esce prevalentemente da un ceto che nel Mezzogiorno è ancora notevole: il borghese rurale, cioè il piccolo e medio proprietario di terre (…)”” (pag 81) Il blocco industriale-produttivo. “”Ciò che nella tesi del Fovel, riassunta dal Pagni, pare significativo, è la sua concezione della corporazione come di un blocco industriale-produttivo autonomo, destinato a risolvere in senso moderno e accentuatamente capitalistico il problema di un ulteriore sviluppo dell’ apparato economico italiano, contro gli elementi semifeudali e parassitari della società che prelevano una troppo grossa taglia sul plusvalore, contro i così detti “”produttori di risparmio””. Nel blocco industriale-produttivo l’ elemento tecnico – direzione e operai – dovrebbe avere il sopravvento sull’ elemento “”capitalistico”” nel senso più “”meschino”” della parola, cioè all’ alleanza tra capitani d’ industria e piccoli borghesi risparmiatori dovrebbe sostituirsi un blocco di tutti gli elementi direttamente efficienti nella produzione, che sono i soli capaci di riunirsi in Sindacato e quindi di costituire la Corporazione produttiva (…). Il Pagni obietta al Fovel che la sua trattazione non è nuova in economia politica, (…)””. (pag 123)”,”GRAD-046″
“GRAMSCI Antonio”,”La formación de los intelectuales.”,”Titolo opera originale ‘Antologia degli scritti’, Editori Riuniti, 1963 Sul concetto di nazional-popolare. “”I giornali sono organi politico-finanziari e non si propongono di diffondere sulle “”proprie colonne”” le belle lettere, dato che tale diffusione non aumenta la tiratura. La novella di feulleton è un procedimento per diffondere il periodico tra le masse popolari (ricordiamo il caso del Lavoro di Genova, che sotto la direzione di Giovanni Ansaldo ristampò tutta la letteratura francese di feulleton, al tempo in cui in altri ambienti il giornale cercava di dare il tono delle cultura più raffinata).”” (pag 151)”,”GRAD-047″
“GRAMSCI Antonio”,”La politica y el estado moderno.”,”Antologia di ‘Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce’ e ‘Note su Machiavelli, sulla politica e sullo Stato moderno’, Einaudi 1949. Correlazioni di forze. “”Gli elementi di osservazione empirica che ci si abitua ad esporre senza ordine, confusamente nei trattati di scienza politica (si può prendere come esempio l’ opera di G. Mosca, Elementi di scienza politica) dovrebbero includersi, nella misura che non siano questioni astratte o gratuite, nei diversi gradi della correlazione di forze, cominciando dalla correlazione delle forze internazionali (…) per passare poi alle correlazioni sociali obiettive, ovvero, al grado di sviluppo delle forze produttive, alle correlazioni delle forze politiche e di partito (sistemi egemonici dentro lo Stato) e alle correlazioni politiche immediate (ossia, potenzialmente militari). Le relazioni internazionali, precedono o seguono (logicamente) le relazioni sociali fondamentali? E’ indubitabile che le seguono””. (pag 107)”,”GRAD-048″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Antonio A. SANTUCCI”,”Lettere, 1908-1926.”,”Dalla cronologia. 15-21 gennaio. Partecipa a Livorno al XVII congresso del Psi. Per la mozione di Imola (“”comunista pura””) prendono la parola Terracini, Bordiga, Bombacci e i rappresenanti dell’ Internazionale comunista Kabakcev e Rakosi. La mozione ottiene 58.783 voti. La mozione di Firenze (“”comunista unitaria”” rappresentata da Serrati) ottiene la maggioranza dei voti (98.028); quella di Reggio Emilia (riformista) 14695 voti. I delegati della frazione comunista deliberano il 21 gennaio la costituzione del “”Partito Comunista d’Italia. Sezione della Terza Internazionale’. Gramsci fa parte del Comitato Centrale. Il Comitato esecutivo è costituito da Bordiga, Fortichiari, R. Grieco, L. Repossi e Terracini.”” (pag XXVII) Aristocrazia operaia. “”(…) 2. Lotta contro l’ aristocrazia operaia, cioè contro il riformismo, per l’ alleanza degli strati più poveri della clase operaia settentrionale con le masse contadine del Mezzogiorno e delle isole. (…)””. (pag 259) Lettera del 29 marzo 1923 da Mosca sulla questione dell’ apparato illegale. (pag 517) “”Le notizie giunte al momento dell’ arresto di Bordiga confermarono questo giudizio determinando un’ impressione sinistra al nostro riguardo. L’ ingenuità di Terracini che insisteva in ogni lettera sullo “”spiacevole incidente”” che aveva determinato l’arresto del capo del partito e il sequestro dei suoi fondi, minacciò di introdutrre un elemento di farsa nel dramma. Sarà difficile dissipare l’ impressione. Tutti sono d’accordo nel ritenere che la quistione non è organizzativa, ma essenzialmente politica: un partito di dottrinari, che non vuole diventare un partito di masse, che non fa nulla per conquistare la simpatia delle grandi masse non può organizzare un solido e sicuro apperecchio illegale, ecco il ragionalmento che viene fatto.”” (pag 518)”,”GRAD-049″
“GRAMSCI Antonio; a cura di Francesco M. BISCIONE”,”Disgregazione sociale e rivoluzione. Scritti sul Mezzogiorno.”,”””La Rivoluzione russa ha trovato appunto la sua forza e la sua salvezza nel fatto che in Russia operai e contadini, partendo da punti opposti, mossi da sentimenti diversi, si trovarono riuniti per uno scopo comune, in una lotta unica, perché entrambi si convinsero alla prova di non potersi liberare dall’oppressione dei padroni, se non dando alla propria organizzazione di conquista una forma che permettesse di eliminare direttamente lo sfruttatore dal campo della produzione. Questa forma fu il Consiglio, fu il Soviet. La lotta di classe e la guerra dei contadini unirono in tal modo le loro sorti in modo inscindibile ed ebbero un esito comune nella costituzione di un organismo direttivo di tutta la vita del paese. Da noi il problema si pone negli stessi termini. (…)””. (pag 101)”,”GRAD-050″
“GRAMSCI Antonio a cura di Giovanni URBANI”,”La formazione dell’ uomo. Scritti di pedagogia.”,”2° copia “”Di fatto ora tra liceo e università, e cioè tra la scuola vera e propria e la vita, c’è un salto, una vera soluzione di continuità, non un passaggio razionale dalla quantità (età) alla qualità (maturità intellettuale e morale). Dall’insegnamento quasi puramente dogmatico, in cui la memoria ha una grande parte, si passa alla fase creativa o di lavoro autonomo e indipendente; dalla scuola con disciplina dello studio imposta e controllata autoritativamente si passa a una fase di studio o di lavoro professionale in cui l’autodisciplina intellettuale e l’autonomia morale è teoricamente illimitata. E ciò avviene subito dopo la crisi della pubertà, quando la foga delle passioni istintive ed elementari non ha ancora finito di lottare coi freni del carattere e della coscienza morale in formazione. In Italia poi, dove nelle università non è diffuso il principio del lavoro di “”seminario””, il passaggio è ancora più brusco e meccanico.”” (pag 392)”,”TEOS-156″
“GRAMSCI Antonio”,”Note sul Machiavelli sulla politica e sullo Stato moderno.”,”Concetto di grande potenza in politica internazionale (pag 167) “”La Geopolitica. Già prima della guerra Rodolfo Kjellèn, sociologo svedese, cercò di costruire su nuove basi una scienza dello Stato o Politica, partendo dallo studio del territorio organizzato politicamente (sviluppo delle scienze geografiche: geografia fisica – geografia antropica – geopolitica) e della massa di uomini viventi in società in quel territorio (geopolitica e demopolitica). I suoi libri, specialmente i due ‘Lo Stato come forma di vita’ e ‘Le grandi potenze attuali’ (Die Grossmächte der Gegenwart), del 1912, rielaborato dall’autore divenne ‘Die Grossmächte undi die Weltkrise’, pubblicato nel 1921; il Kjellèn è morto nel 1922) ebbero grande diffusione in Germania dando luogo a una corrente di studi””. (Gramsci, Recensioni e note bibliografiche) (pag 221)”,”GRAD-006-B”
“GRAMSCI Antonio, a cura di Renzo MARTINELLI”,”Per la verità. Scritti 1913-1926.”,”2° copia Lettera Bordiga (pag 286) Primo congresso regionale ligure del Partito comunista a Savona (pag 361)”,”GRAD-052″
“GRAMSCI Antonio”,”La questione meridionale.”,”Cofanetto, opera n° 30 “”Le interpretazioni del passato, quando del passato stesso si ricercano le deficienze e gli errori (di certi partiti e correnti) non sono “”storia”” ma politica attuale ‘in nuce’. Ecco perché anche i “”se”” spesso non tediano. E’ da dire che le “”interpretazioni”” del Risorgimento in Italia sono legate a una serie di fatti: 1. a spiegare perché sia avvenuto il così detto “”miracolo”” del Risorgimento, cioè si riconosce che le forze attive per l’unità e l’indipendenza erano scarse e che l’evento non può essere spiegato solo con tali forze, ma d’altronde non si vuole riconoscerlo apertamente per ragioni di politica nazionale, e si costruiscono romanzi storici; 2. per non toccare il Vaticano; 3. per non spiegare razionalmente il “”brigantaggio”” meridionale; 4. più tardi per spiegarsi la debolezza statale durante le guerre d’Africa (da ciò prese lo spunto Oriani specialmente e quindi gli orianisti), per spiegare Caporetto e il sovversivismo elementare del dopoguerra, con le sue conseguenze dirette e indirette. La debolezza di tale tendenza “”interpretativa”” consiste in ciò che rimase puro fatto intellettuale, non divenne la premessa a un movimento politico nazionale. Solo con Piero Gobetti ciò stava delineandosi e in una biografia del Gobetti bisognerebbe ricordarlo; perciò il Gobetti si stacca dall’orianesimo e da Missiroli (col Gobetti occorre porre il Dorso e come ombra nel giuoco Giovanni Ansaldo che è più intellettuale del Missiroli) (1). Una quistione che il Rosselli noin pone bene nel ‘Pisacane’ è questa: come una classe dirigente possa dirigere le masse popolari, cioè essere “”dirigente””. Il Rosselli non ha studiato cosa sia stato il “”giacobinismo”” francese e come la paura del giacobinismo abbia appunto paralizzato l’attività nazionale. Non spiega poi perché si sia formato il mito del “”Mezzogiorno polveriera d’Italia”” in Pisacane e quindi in Mazzini. Tuttavia questo punto è basilare per comprendere Pisacane e l’origine delle sue idee che sono le stesse che in Bakunin, ecc. Così non si può vedere in Pisacane un “”precursore”” in atto del Sorel, ma semplicemente un esemplare del “”nichilismo”” di origine russa e della teoria della “”pandistruzione”” creatrice (anche con la malavita). L'””iniziativa popolare”” da Mazzini a Pisacane si colora delle tendenze “”populiste”” estreme. (Forse il filone Herzen indicato da Ginzburg nella ‘Cultura’ del 1932 è da approfondire (2). Anche la lettera ai parenti dopo la fuga con una donna maritata potrebbe essere sottoscritta da Bazarov di ‘Padri e figli’ (3): c’è tutta la morale dedotta dalla natura come la rappresentano la scienza naturale e il materialismo filosofico. Deve essere quasi impossibile ricostruire la “”cultura libresca del Pisacane”” e fissare le “”fonti”” dei suoi concetti; il solo modo di procedere è quello di ricostruire un certo ambiente intellettuale di una certa emigrazione politica di dopo il ’48 in Francia e in Inghilterra, di una “”cultura parlata”” di comunicazioni ideologiche avvenute attraverso le discussioni e le conversazioni””. Confrontate la recensione di A. Omodeo (nella ‘Critica’ del 20 luglio 1933) del libro di N. Rosselli su ‘Carlo Pisacane’ (4), che è interessante per molti aspetti. L’Omodeo ha l’occhio acuto nel rilevare non solo le deficienze organiche del libro, ma anche le deficienze organiche dell’impostazione che il Pisacane dava al problema del Risorgimento. Ma questa acutezza gli viene dal fatto che egli si pone dal punto di vista “”conservatore e retrivo””. Non pare esatta l’affermazione dell’Omodeo che il Pisacane sia stato “”un frammento del ’48 francese inserito nella storia d’Italia””, così non è esatto il riaccostamento fatto dal Rosselli del Pisacane coi sindacalisti moderni (Sorel, ecc. in azione ). Il Pisacane è da avvicinare ai rivoluzionari russi, ai ‘narodniki’, e perciò è interessante l’accenno fatto dal Ginzburg all’influsso di Herzen sugli emigrati italiani. Che Bakunin, più tardi, abbia avuto tanta fortuna nel Mezzogiorno e in Romagna non è senza significato per comprendere ciò che il Pisacane espresse al suo tempo, e pare strano che proprio il Rosselli non abbia visto il nesso. Il rapporto tra Pisacane e le masse plebee non è da vedere nell’espressione socialistica né in quella sindacalistica, ma piuttosto in quella di tipo giacobino, sia pure estremo. La critica dell’Omodeo alla impostazione del problema del Risorgimento su basi plebee-socialistiche è troppo facile, ma non sarebbe altrettanto facile a quella su basi “”giacobine-riforma agraria””, né sarebbe facile smentire l’egoismo gretto, angusto, antinazionale delle classi dirigenti, che in realtà erano rappresentate in questo caso dai nobili terrieri e dalla borghesia rurale assenteista, e non dalla borghesia urbana di tipo industriale e dagli intellettuali “”ideologi”” i cui interessi non erano “”fatalmente”” legati a quelli dei terrieri, ma avrebbero dovuto essere legati a quelli dei contadini, cioè furono scarsamente nazionali. (…)”” Note (1) Ansaldo è “”l’uomo del Guicciardini”” divenuto esteta e letterato e che ha letto le pagine del De Sanctis sull’uomo del Guicciardini (…) (Nota di Gramsci) (2) L. Ginzburg, ‘Garibaldi e Herzen’, ‘Cultura’, ottobre-dicembre 1932 (Nota di Gramsci) (3) La lettera è pubblicata integralmente nella ‘Nuova Antologia’ del 1932 (Nota di Gramsci) (4) Pubblicato nel 1932 [‘A Proposito del libro di Rosselli su Pisacane’ (in A. Gramsci, La questione meridionale, Editori Riuniti, 1957) (pag 93-100)]”,”SOCx-196″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Paolo SPRIANO”,”Scritti politici. I.”,”E’ una nuova edizione degli scritti politici di GRAMSCI introdotta da Enrico BERLINGUER e arricchita di una cronologia biografica e di una documentazione fotografica. 2° copia”,”GRAD-055″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Paolo SPRIANO”,”Scritti politici. II.”,”E’ una nuova edizione degli scritti politici di GRAMSCI introdotta da Enrico BERLINGUER e arricchita di una cronologia biografica e di una documentazione fotografica. Lettera a Trotsky sul futurismo (pag 529) Critiche a Bordiga sullle distinzioni da lui fatte riguardo alla storia della Terza Internazionale (pag 640)”,”GRAD-056″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Orlando MICUCCI”,”Scritti rivoluzionari. Dal Biennio Rosso al Congresso di Lione (1919-1926).”,”GRAMSCI Antonio Capo. “”Ogni Stato è una dittatura. Ogni Stato non può avere un governo, costituito da un ristretto numero di uomini, che a loro volta si organizzano attorno a uno dotato di maggiore capacità e di maggiore chiaroveggenza. Finché sarà necessario uno Stato, finché sarà storicamente necessario governare gli uomini, qualunque sia la classe dominante, si porrà il problema di avere dei capi, di avere un “”capo””. Che dei socialisti, i quali dicono ancora di essere marxisti e rivoluzionari, dicano poi di volere la dittatura del proletariato, ma di non volere la dittatura “”dei capi””, di non volere che il comando si individui, si personalizzi, che si dica cioè, di volere la dittatura, ma di non volerla nella sola forma in cui è storicamente possibile, rivela solo tutto un indirizzo politico, tutta una preparazione teorica “”rivoluzionaria””.”” (Gramsci, “”Capo””, L’Ordine Nuovo, 1° marzo 1924) (pag 177-178)”,”GRAD-058″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Giuliano MANACORDA”,”Marxismo e letteratura.”,”GRAMSCI Antonio “”Credo che Herzen, nelle sue memorie, abbia scritto le parole più giuste e più umane intorno alla personalità variabile, inquieta e confusa di Bakunin; Marx, come non di rado, fu soltanto caustico e ingiurioso.”” (pag 343) Gramsci sul gusto melodrammatico del popolano italiano (pag 106) e seguenti, come combattere questo gusto, il sentimentalismo melodrammatico, l’oratoria gonfia e un vocabolario barocco, ecc. (pag 107) “”Una delle cause di questo gusto (melodrammatico del popolano italiano, ndr) è da ricercare nel fatto che esso si è formato non alla lettura e alla meditazione intima e individuale della poesia e dell’arte, ma nelle manifestazioni collettive, oratorie e teatrali. E per “”oratorie”” non bisogna solo riferirsi ai comizi popolari di famigerata memoria, ma a tutta una serie di manifestazioni di tipo urbano e paesano. Nella provincia, per esempio, è molto seguita l’oratoria funebre e quella delle preture e dei tribunali (e anche delle conciliature): queste manifestazioni hanno tutte un pubblico di “”tifosi”” di carattere popolare, e un pubblico costituito (per i tribunali) da quelli che attendono il proprio turno, testimoni, ecc. In queste sedi di pretura mandamentale l’aula è sempre piena di questi elementi, che si imprimono nella memoria i giri di frase e le parole solenni; se ne pascono e le ricordano. Così nei funerali di maggiorenti, cui affluisce molta folla, spesso solo per sentire i discorsi. Le conferenze nelle città hanno lo steso ufficio e così i tribunali, ecc. I teatri popolari, con gli spettacoi così detti da arena e (oggi, forse il cinematografo parlato, ma anche le didascalie del vecchio cinematografo muto, compilate tutte in stile melodrammatico), sono della massima importanza per creare questo gusto e il linguaggio conforme. Si combatte questo gusto in due modi principali: con la critica spietata di esso, e anche diffondendo ilbri di poesia scritti o tradotti in lingua non “”aulica””, e dove i sentimenti espressi non siano retorici o melodrammatici.”” (pag 106-107) [Gramsci, Carattere non nazionale-popolare della letteratura italiana]”,”GRAD-059″
“GRAMSCI Antonio BORDIGA Amadeo BERTI Giuseppe, a cura di Vincenzo TUSA”,”Gramsci al confino di Ustica nelle lettere di Gramsci di Berti e di Bordiga.”,”Vincenzo TUSA è stato fino al 31 dicembre 1985 sopraintendente alle Antichità della Sicilia occidentale. Bordiga: “”Quanto ai libri la situazione risulta dall’unito prospetto. Ci teniamo l’Economia che stiamo studiando insieme alla storia della filosofia: si intende che attendiamo tua approvazione, e se credi deciderai tu o che te la mandiamo, o…che si debba chiderne un’altra al tuo amico. Veramente costa 40 lirette… Ti facciamo un pacco di libri che indichiamo nella lista apposita. Non spediamo ancora né Croce né le riviste: dicci se vuoi anche questo materiale. Le riviste non vengono troppo regolarmente né corrispondono bene alle fatture: abbiamo scritto dettagliatamente di ciò alla libreria. Come vedrai dagli elenchi vi sono altri arrivi e anche qualche altra ordinazione dopo la tua partenza, che abbiamo fatta dietro graziosa autorizzazione del tuo amico”” (pag 80, Lettera di Amadeo Bordiga a Gramsci del 4 marzo 1927) (Sraffa)”,”GRAD-060″
“GRAMSCI Antonio”,”Ultimo discorso alla Camera. 16 maggio 1925.”,”””Voi potete “”conquistare lo Stato””, potete modificare i codici, voi potete cercare di impedire alle organizzazioni di esistere nella forma in cui sono esistite fino adesso; non potete prevalere sulle condizioni obbiettive in cui siete costretti a movervi. Voi non farete che costringere il proletariato a ricercare un indirizzo dverso da quello fin’oggi più diffuso nel campo dell’organizzazione di massa Ciò che noi vogliamo dire al proletariato e alle masse contadine italiane da questa tribuna: che le forze rivoluzionarie italiane non si lascieranno schiantare, che il vostro torbido sogno non riuscirà a realizzarsi.”” (pag 20-21)”,”GRAD-061″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Sergio CAPRIOGLIO”,”Scritti, 1915-1921. Nuovi contributi.”,”Contiene dedica del curatore “”Il popolo italiano è il popolo meno politicamente educato, è quello che dimentica più facilmente, e che più facilmente subisce crisi di stanchezza e cade nelle trappole dell’illusionismo e del trasformismo dei pulcinella della borghesia. Il proletariato, organizzato politicamente ed economicamente, ha il compito preciso di reagire energicamente, di lottare per impedire ogni deviamento. Nel suo libretto, ‘I fondamenti del comunismo’, Federico Engels ha lapidariamente affermato il dovere dei socialisti: “”Una categoria di riformatori, che arriva fino ad attribuirsi il nome di socialista, consta di seguaci dell’attuale ordinamento sociale, preoccupati, nell’interesse della conservazione sociale, eliminandone le malefiche conseguenze. A questo fine certuni fra loro propongono delle misure puramente filantropiche, altri delle grandiose riforme, che sotto pretesto di riorganizzare la società, mirano a conservare le basi della società attuale e con esse questa stessa società. Questi ‘socialisti borghesi’ devono pur essi esser combattuti dai comunisti, poiché sono nemici del comunismo e difendono la società borghese che i comunisti mirano ad abolire”””” [Antonio Gramsci, a cura di Sergio Caprioglio, Scritti, 1915-1921. Nuovi contributi, 1968] (pag 34)”,”GRAD-062″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Paolo SPRIANO”,”Scritti politici. II.”,”””Lo Stato borghese è lo Stato liberale per eccellenza. Ognuno può in esso esprimere liberamente il suo pensiero attraverso il voto. Ecco alla lunga a che si riduce la legalità formale nello Stato borghese: all’esercizio del voto. La conquista del suffragio alle masse popolari è apparsa agli occhi degl’ingenui ideologi della democrazia liberale la conquista decisiva per il progresso sociale dell’umanità. Non s’era mai tenuto conto che la legalità aveva due facce: l’una interna, la sostanziale; l’altra esterna, la formale. Scambiando queste due facce, gli ideologi della democrazia liberale hanno ingannato per un certo periodo di anni le grandi masse popolari, facendo credere ad esse che il suffragio le avrebbe portate alla liberazione da tutte le catene che le legavano. In questa illusione disgraziatamente non sono caduti soltanti i miopi assertori della democrazia liberale. Molta gente che si reputava e si reputa marxista ha creduto che l’emancipazione della classe proletaria si dovesse compiere attraverso l’esercizio sovrano della conquista del suffragio. Qualche imprudente si è persino servito del nome di Engels per giustificare questa sua credenza. Ma la realtà ha distrutto tutte queste illusioni. La realtà ha mostrato nel modo più evidente che la legalità è una sola ed esiste fin dove essa si concilia con gl’interessi della classe dominante, vale a dire, nella società capitalistica, con gl’interessi della classe padronale. In realtà specialmente la esperienza che di ciò si è fatta in questi ultimi tempi contiene molti e importanti insegnamenti. La classe operaia giovandosi del suo diritto di voto aveva conquistato per sé un grande numero di comuni e province. Le sue organizzazioni avevano raggiunto un potente sviluppo numerico ed erano riuscite ad imporre patti vantaggiosi per gli operai. Ma il giorno in cui il suffragio e il diritto di organizzazione sono divenuti mezzi di offesa contro la classe padronale, questa ha rinunziato ad ogni legalità formale ed obbedito solo alla sua vera legge, alla legge del suo interesse e della sua conservazione. I comuni sono stati strappati ad uno ad uno con la violenza alla classe operaia; le organizzazioni sono state sciolte con l’uso della forza armata; la classe operaia e contadina è stata scacciata dalle sue posizioni, dalle quali minacciava troppo l’esistenza della proprietà privata. E’ sorto così il fascismo, il quale si è affermato ed imposto, facendo della illegalità la sola cosa legale. Niente organizzazione, se non quella fascista; niente diritto di voto, se non per darlo ai rappresentanti agrari ed industriali. Questa la legalità che la borghesia riconosce, quando è costretta a ripudiare l’altra formale. L’esperienza di questi ultimi tempi non è dunque priva di insegnamenti per coloro che hanno prima onestamente creduto nella efficacia delle garanzie legali concesse dallo Stato liberale borghese””. [Antonio Gramsci, Legalità, L’Ordine Nuovo, 28 agosto 1921] [in Antonio Gramsci, Scritti politici. II, 1972] (pag 478-479)”,”GRAD-056-B”
“GRAMSCI Antonio, a cura di Sergio CAPRIOGLIO”,”La città futura, 1917-1918.”,”Contiene: la premessa di G. all’articolo della Pravda che informava sull’agitazione condotta dai bolscevichi tra le truppe al Fronte, e riproducev un messaggio del bolscevico Krylenko. Titolo del pezzo: I bolscevichi e la “”disorganizzazione”” dell’esercito. Traduzione di Aron Wizner (1882-1937), militante del partito socialdemocratico polacco scomparso con le purghe di Stalin. Wizner nel 1917 era a Torino e collaborava con traduzioni e articoli al Grido del Popolo. (pag 353)”,”GRAD-063″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Sergio CAPRIOGLIO”,”Cronache torinesi, 1913-1917.”,” “”Il voler far credere che l’industria tedesca abbia raggiunto il maraviglioso sviluppo che ha raggiunto solo per il ‘dumping’, è una burla di cattivo genere; è l’unica consolazione che può procurarsi [chi vuole] persuadersi che l’avversario sia riuscito nel suo intento solo coi mezzi obliqui e traversi. Invece, anche per il suo grande valore educativo, bisogna diffondere la verità eterna e incontrovertibile che solo l’attività operosa e fattiva trionfa nella storia, mentre i mezzucci e le piccole astuzie finiscono col ritorcersi su coloro stessi che se ne servono”” (pag 324-325) (Articolo di Gramsci del 20 maggio 1916 su Il Grido del Popolo intitolato: ‘Il “”dumping”” germanico)”,”GRAD-064″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Giuseppe FIORI”,”Vita attraverso le lettere (1908-1937).”,”Giuseppe Fiori (1923-2003) giornalista e scrittore autore di biografie e saggi storici. La lettera del 14 ottobre 1926 su cui si è consumata la rottura definitiva tra Gramsci e Togliatti fu pubblicata parzialmente per la prima volta da Angelo Tasca in Francia nel 1937 e integralmente sulla rivista ‘Problemi della rivoluzione italiana’ n° 47, 22 aprile 1938. E’ apparsa in Italia solo per iniziativa di Eugenio Reale in ‘Corrispondenza socialista’ 1° dicembre 1957 e più tardi in ‘2000 pagine di Gramsci’ (pag XXVI-XXVII) “”Non conosco ancora i termini esatti della discussione che si è svolta nel partito. Ho visto solo la risoluzione del comitato centrale sulla democrazia del partito, ma non ho visto nessun’altra risoluzione. Non conosco l’articolo di Trockij e neppure quello di Stalin. Non so spiegarmi l’attacco di quest’ultimo che mi è sembrato assai irresponsabile e pericoloso. Ma forse la non conoscenza del materiale mi fa giudicare male. Ecco perché avrei desiderato da te qualche informazione e qualche impressione diretta.”” (Lettera di A. Gramsci del 13 gennaio 1924, da Vienna) (pag 50-51)”,”GRAD-065″
“GRAMSCI Antonio”,”Scritti giovanili, 1914-1918.”,”Tra i molti articoli pubblicati nel volume: ‘Neutralità attiva e operante’, ‘Il movimento giovanile socialista’, ‘Note sulla rivoluzione russa’, ‘La rivoluzione contro il “”Capitale””, ‘L’organizzazione economica e il socialismo’, ‘Costituente e Soviet’, ‘La Comune’, ‘Il nostro Marx’, ‘Politica estera socialista’, ‘Per conoscere la rivoluzione russa’, ‘L’opera di Lenin’, ‘Cipolla e i bolscevichi’, ‘L’imperialismo industriale del comm. Perrone’, ‘La tattica nelle elezioni politiche’ In alcuni articoli righe censurate L’opera di Lenin “”Lenin ha consacrato tutta la sua vita alla causa del proletariato: il contributo che egli ha dato allo sviluppo dell’organizzazione e alla diffusione delle idee socialiste in Russia è immenso. Uomo di pensiero e di azione trova la sua forza nel carattere morale; la popolarità che gode tra le masse operaie è spontaneo omaggio alla sua rigida intransigenza verso il regime capitalista: egli non si è mai lasciato abbacinare dalle apparenze superficiali della società moderna, che altri hanno scambiato con la realtà, precipitando quindi di errore in errore. Lenin, applicando il metodo foggiato da Marx, trova che la realtà è il profondo e incolmabile abisso che il capitalismo ha scavato fra il proletariato e la borghesia, ed il sempre crescente antagonismo delle due classi. Nello spiegare i fenomeni sociali e politici e nel fissare al partito la via da seguire in tutti i momenti della sua vita, non perdette mai di vista la molla più potente di tutta l’attività economica e politica: la lotta di classe. Egli appartiene alla schiera dei più fervidi e più convinti assertori dell’internazionalismo del movimento operaio. Ogni azione proletaria deve essere subordinata o coordinata all’internazionalismo, deve poter avere carattere internazionalista. Qualunque iniziativa, in qualunque momento, sia pure transitoriamente, viene in conflitto con questo ideale supremo, deve essere combattuta inesorabilmente: perché ogni deviamento, per piccolo che sia, dalla strada che conduce direttamente al trionfo del socialismo internazionale è contrario agli interessi del proletariato, interessi lontani o immediati, e serve solo a inacerbire la lotta e a prolungare la dominazione della classe borghese. Egli, il «fanatico», l’«utopista», sostanzia il suo pensiero e la sua azione, e quella del partito, unicamente su questa profonda e incoercibile realtà della vita moderna, non sui fenomeni superficialmente vistosi, che conducono sempre i socialisti, ceh se ne lasciano abbacinare, verso illusioni ed errori che mettono a repentaglio la compagine del movimento. Perciò Lenin ha sempre visto trionfare le sue tesi, mentre quelli che gli rimproveravano il suo «utopismo» ed esaltavano il proprio «realismo», venivano miseramente travolti dai grandi avvenimenti storici. Subito dopo lo scoppio della rivoluzione e prima di partire per la Russia, Lenin aveva inviato ai compagni il monito: «Diffidate di Kerenski»; gli avvenimenti che si sono poi svolti gli hanno dato piena ragione. Nell’entusiasmo della prima ora per la caduta dello czarismo, la maggioranza della classe operaia e molti dei suoi condottieri si erano lasciati convincere dalla fraseologia di questo uomo, il quale, colla sua mentalità piccolo-borghese, per la mancanza di qualsiasi programma e di ogni visione socialista della società, poteva condurre la rivoluzione allo sfacelo e trascinare il proletariato russo su una via pericolosa per l’avvenire del nostro movimento (Tre righe censurate). Arrivato in Russia, Lenin si mise subito a svolgere la sua azione essenzialmente socialista, e che potrebbe sintetizzarsi nel motto di Lassalle: «Dire ciò che è»: una critica stringente e implacabile dell’imperialismo dei cadetti (partito costituzionale-democratico, il più grande partito liberale della Russia), della fraseologia di Kerenski e del collaborazionismo dei menscevichi. Basandosi sullo studio critico approfondito delle condizioni economiche e politiche della Russia, dei caratteri della borghesia russa e della missione storica del proletariato russo, Lenin fin dal 1905 era venuto alla conclusione che per l’alto grado di coscienza di classe del proletariato, e dato lo sviluppo della lotta di classe, ogni lotta politica si sarebbe trasformata in Russia necessariamente in lotta sociale contro l’ordinamento borghese”” [non firmato, “”Il Grido del Popolo””, 14 settembre 1918, XXIII, n. 738] (pag 308-309)”,”GRAD-066″
“GRAMSCI Antonio”,”Gli intellettuali e l’organizzazione della cultura.”,”Gramsci: ‘Importanza del monachesimo nella creazione del feudalesimo’. Cita il volume di Luigi Salvatorelli su ‘San Benedetto e l’Italia del suo tempo’, Laterza Bari. (pag 6) Aspetto da osservare è la valorizzazione dell’ elemento non romano nella formazione delle nazioni moderne: l’elemento germanico nella formazione degli stati romano-germanici, importanza della Riforma ecc. (pag 17) Debolezza nazionale della classe dirigente (pag 21)”,”GRAD-067″
“GRAMSCI Antonio”,”Scritti nella lotta. Dai consigli di fabbrica, alla fondazione del Partito, al Congresso di Lione.”,”Antonio Gramsci nasce ad Ales (CA) il 22/01/1891. Il padre Francesco era nato a Gaeta nel 1860 da una famiglia originaria dell’Albania, per professione era un impiegato dell’Ufficio del Registreo. La madre Giuseppina Marcias era nata a Ghilarza nel 1861, sarda di nascita e di provenienza. La famiglia era numerosa; Antonio, infatti, sarà il quarto di sette figli. 1894-1896 la famiglia si trasferisce a Sorgono (NU), 1897-1899 la vita politica era improntata a consorterie localistiche raccolte attorno a personaggi che usavano a loro piacere delle posizioni conquistate in Parlamento. 1898-1902 con l’arresto del padre la famiglia è caduta nella più totale miseria e si trasferisce a Ghilarza, il paese di origine della madre e dove risiedono i parenti. Antonio frequenta le elementari. Ha incominciato a lavorare ad undici anni, guadagnando ben nove lire al mese per dieci ore di lavoro al giorno compresa la mattina della domenica. 1905-1907 la precaria salute e la malformità fisica, inducono la famiglia ad affrontare enormi sacrifici perchè Antonio continui gli studi nel vicino ginnasio di Santulussurgiu, dove si iscriverà per frequentarvi le ultime due classi. 1911 per poter proseguire gli studi dopo la licenza liceale, concorre ad una borsa di studio. Ad ottobre è a Torino, supera l’esame ed ottiene le settanta lire mensili concesse agli studenti disagiati e si iscrive alla facoltà di Lettere. 1911-1913 i primi anni trascorsi a Torino sono segnati dalle difficoltà ceh Antonio incontra, sia come provinciale approdo nella grande città, sia per la miseria terribile in cui si trova. Sono anni di fame, freddo e atroci dolori, dopo un primo periodo di quasi totale isolamento, Antonio comincia a frequentare gli ambientoi socialisti torinesi, si iscrive al PSI e si schiera con la frazione della sinistra rivoluzionaria. 1914-1916 comincia la sua collaborazione a ‘Il grido del popolo’ caratterizzando la sua scelta politica come scelta di lotta. 1917-1918 arrivano dalla Russia le prime notizie dell’esplodere della rivoluzione. Gramsci è attentissiomo e ne coglie le finalità socialiste, orientandosi nella frammentarietà di notizie con cui i giornali borghesi presentano gli avvenimenti. Il nome di Lenin viene finalmente conosciuto anche in Italia e, con esso, le parole d’rdine dei bolscevichi sulla guerra e sui contenuti della rivoluzione russa. Gramsci esalta in vari articoli la rivoluzione russa e Lenin, collabora attivamente adorganizzare una manifestazione per accogliere la delegazione di Pietrogrado che arriva a Torino nel luglio del 1917. Si tratta di Menscevichi, ma la folla li accoglie al grido di ‘Viva Lenin’. A Firenze ad una riunione clandestina della ‘frazione intransigente rivoluzionaria’ con Lazzari, Serrati, Bombacci, si unisce a Bordiga nel difendere la necessità di una posizione attiva del proletariato nella crisi seguita a Caporetto. 1919-1920 Gramsci fonda a Torino ‘L’Ordine Nuovo’, della redazione fanno parte Tsca, Togliatti e Terracini. Il 21 gennaio 1921 la frazione comunista, abbandona il Teatro Goldoni e, riunita al Teatro San Marco, fonda il Partito Comunista d’Italia (sezione della III Internazionale Comunista). Nel 1923 la repressione colpisce il Partito, arrestando gran parte dell’Esecutivo, anche contro Gramsci viene spiccato il mandato di cattura. 1926-1937 Gramsci fu arrestato, rinchiusi a Regina Coeli e quindi inviato al confino in un’isola vicino a Palermo, A Ustica. Riportato a Milano, sarà poi processato a Roma nel maggio del 1928 per essere condannato a 20 anni, 4 mesi e 5 giorni. Il terrore che Gramsci incuteva al fascismo viene confessato apertamente dal Pubblico Ministero del Tribunale Speciale quando, chiedendone la condanna, afferma ‘Per vent’anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare’. Gramsci fu ‘sepolto vivo’ nelle carceri di Turi, in provincia di Bari. Gramsci uscirà dal carcere solo per morire. Si spegnerà a Roma, in ospedale, la mattina del 27 aprile 1937.”,”GRAD-003-FV”
“GRAMSCI Antonio, a cura di Dino FERRERI”,”La rivoluzione italiana.”,”Contiene: – Critica della filosofia di B. Croce e sviluppo del marxismo in Italia (pag 217-219) Psi assente nel dibattito del movimento operaio internazionale del 1920 “”Nel campo della III Internazionale fervono polemiche sulla dottrina e sulla tattica della Internazionale comunista: esse (come in Germania) hanno condotto persino a scissioni interne (5). Il Partito italiano è completamente tagliato fuori da questo rigoglioso dibattito ideale in cui si temprano le coscienze rivoluzionarie e si costruisce l’unità spirituale e d’azione dei proletari di tutti i paesi. L’organo centrale del Partito non ha corrispondenti propri né in Francia, né in Inghilterra, né in Germania e neppure in Isvizzera: strana condizione per il giornale del Partito socialist che in Italia rappresenta gli interessi del proletariato internazionale e strana condizione fatta alla classe opeaia italiana che deve informarsi attraverso le notizie delle agenzie e dei giornali borghesi, monche e tendenziose. L’«Avanti!», come organo del Partito, dovrebbe essere organo della III Internazionale; nell”«Avanti!» dovrebbero trovare posto tutte le notizie, le polemiche, le trattazioni di prolemi proletari che interessano la III Internazionale; nell’«Avanti!» dovrebbero trovare posto tutte le notizie, le polemiche, le trattazioni di problemi proletari che interessano la III Internazionale; nell’«Avanti!» dovrebbe essere condotta, con spirito unitario, una polemica incessante contro tutte le deviazioni e i compromessi opportunistici: invece l’«Avanti!» mette in valore manifestazioni del pensiero opportunista, come il recente discorso parlamentare dell’on. Treves, che era interessato su una concezione dei rapporti internazionali piccolo-borghese e svolgeva una teoria controrivoluzionaria e disfattista delle energie proletarie (6). Questa assenza, negli organi centrali, di ogni preoccupazione di informare il proletariato sugli avvenimenti e sulle discussioni teoriche che si svolgono in seno alla III Internazionale si può osservare anche nell’attività della Libreria Editrice. La libreria continua a pubblicare opuscoli senza importanza o scritti per diffondere concezioni e opinioni proprie della II Internazionale, mentre trascura le pubblicazioni della III Internazionale. Scritti di compagni russi, indispensabili per comprendere la rivoluzione bolscevica, sono stati tradotti in Svizzera, in Inghilterra, in Germania e sono ignorati in Italia: valga per tutti il volume di Lenin ‘Stato e Rivoluzione’ (7); gli opuscoli tradotti sono poi tradotti pessimamente, spesso incomprensibili per le storture grammaticali e di senso comune”” (pag 90-91) [(5) Nel 1920 dal Partito comunista tedesco si staccò una frazione di estrema sinistra che sosteneva l’astensionismo parlamentare e che dette vita al KAPD, Partito comunista operaio tedesco; (6) Si tratta del discorso tenuto alla Camera dei Deputati dall’on. Claudio Treves il 30 marzo 1920, e conosciuto come “”discorso dell’ espiazione””. Il motivo dominante era questo: la borghesia non è più in grado di esercitare il potere, la classe operaia non è ancora in grado di conquistarlo: da qui la tragedia del dopoguerra e l’espiazione delle classi dominanti; (7) La prima traduzione italiana di ‘Stato e Rivoluzione’ è del 1920] (pag 90-91) inserire”,”GRAD-001-FC”
“GRAMSCI Antonio a cura di Valentino GERRATANA”,”Gli intellettuali e l’organizzazione della cultura. I. Per una storia degli intellettuali. II. L’organizzazione della cultura. III. Il giornalismo. IV appendice. (I quaderni)”,”Il razzismo (pag 61)”,”GRAD-004-FV”
“GRAMSCI Antonio”,”Il Risorgimento.”,” Gioberti (pag 12) Trasformismo (pag 70) Il giornale più diffuso nel Mezzogiorno era ‘Il Mattino’ crispino, espansionista, portatore di un’ideologia meridionalista, pro Sud, tendente ad una sorta di colonialismo da popolamento (emigrazione), violenta campagna contro il Nord. (pag 78) Perché in Italia non si formò un partito giacobino? (pag 87)”,”GRAD-003-FC”
“GRAMSCI Antonio”,”Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce.”,”Nuova edizione riveduta e integrata sulla base dell’edizione critica dell’Istituto Gramsci a cura di Valentino Gerratana (Torino, 1975) 1° edizione in questa collana, gennaio 1991 Contiene schede allegate Atteggiamento del Croce verso il “”senso comune””: non pare chiaro”” (pag 156) “”Un accenno al senso comune e alla saldezza delle sue credenze si trova spesso in Marx.”” (pag 158)”,”GRAD-004-FC”
“GRAMSCI Antonio”,”Opere. Socialismo e fascismo. L’ Ordine Nuovo, 1921 – 1922.”,”Il Lenin italiano. “”In un articolo, modestamente (G.M. Serrati si è autodefinito “”un uomo modesto ma fermo””) inserito ieri dall'””Avanti!”” nel posto d’onore, ‘genosse’ (che potrebbe essere definito un modesto ma fermo consigliere aulico di G.M. Serrati) annunzia e adeguatamente spiana la pubblicazione, avvenuta in Germania e dovuta all’iniziativa di Valeriu Marcu (modesto ma fermo consigliere aulico di Paul Levy) di un articolo intitolato: ‘Il “”Serrati”” russo”” (…)”” (pag 296, non firmato, L’Ordine Nuovo, 24 agosto 1921, Cronache torinesi)”,”GRAD-005-FC”
“GRAMSCI Antonio”,”Gli intellettuali e l’organizzazione della cultura.”,”””Il razzismo. Esiste un «razzismo» in Italia? Molti tentativi sono stati fatti, ma tutti di carattere letterario e astratto. Da questo punto di vista l’Italia si differenzia dalla Germania, quantunque tra i due paesi ci siano alcune somiglianze estrinseche interessanti: 1. La tradizione localistica e quindi il tardo raggiungimento dell’unità nazionale e statale [somiglianza estrinseca perché il regionalismo italiano ha avuto altre origini che quello tedesco; in Italia hanno contribuito due elementi principali: a) la rinascita delle razze locali dopo la caduta dell’Impero Romano; b) le invasioni barbariche prima, i domini stranieri dopo. In Germania i rapporti internazionali hanno influito, ma non con l’occupazione diretta di stranieri]. 2. L’universalismo medievale influì più in Italia che in Germania, dove l’Impero e la laicità trionfarono molto prima che in Italia durante la Riforma. 3. Il dominio nei tempi moderni delle classi proprietarie delle campagne, ma con rapporti molto diversi. Il tedesco sente più la razza che l’italiano. Razzismo: il ritorno storico al romanesimo, poco sentito oltre la letteratura. Esaltazione generica della stirpe ecc. Lo strano è che a sostenere il razzismo oggi (con l”Italia Barbara’ arci-italiana e lo strapaesismo) sia Kurt Erich Suckert, nome evidentemente razzista e strapaesano; ricordare durante la guerra Arturo Foà e le sue esaltazioni della stirpe italica, altrettanto congruenti che nel Suckert”” (Note sparse) (pag 49) (inserire)”,”GRAD-006-FC”
“GRAMSCI Antonio”,”Letteratura e vita nazionale.”,”””Le tendenze «populiste». Confrontare Alberto Consiglio, ‘Populismo e nuove tendenze della letteratura francese’, «Nuova Antologia», 1° aprile 1931. Il Consiglio prende le mosse dall’inchiesta delle «Nouvelles Littéraires» sul «romanzo operaio e contadino» (nei mesi di luglio e agosto 1930). L’articolo è da rileggere, quando l’argomento volesse essere trattato organicamente. La tesi del Consiglio (più o meno esplicita e consapevole) è questa: di fronte al crescere della potenza politica e sociale del proletariato e della sua ideologia, alcune sezioni dell’intellettualismo francese reagiscono con questi movimenti «verso il popolo». L’avvicinamento al popolo significherebbe quindi una ripresa del pensiero borghese, che non vuole perdere la sua egemonia sulle classi popolari e che per esercitare meglio questa egemonia accoglie una parte dell’ideologia proletaria. Sarebbe un ritorno a forme «democratiche» più sostanziali del corrente «democratismo» formale. E’ da vedere se anche un fenomeno di questo genere non sia molto significativo e importante storicamente e non rappresenti una fase necessaria di transizione e un episodio dell’«educazione popolare» indiretta. Una lista delle «tendenze populiste» e una analisi di ciascuna di esse sarebbe interessante: si potrebbe «scoprire» una di quelle che Vico chiama «astuzie della natura», cioè come un impulso sociale, tendente a un fine, realizzi il suo contrario”” (pag 131) inserire”,”GRAD-007-FC”
“GRAMSCI Antonio”,”L’ Ordine nuovo 1919-1920. Opere di Antonio Gramsci.”,”””Il rivoluzionario comunista italiano imiterà il bolscevico russo? Lo imiterà solo in questo: nell’intransigenza di classe, nella lucida freddezza con cui analizzerà il corso degli avvenimenti italiani, che non sono deerminati solo dai rapporti economici italiani, ma anche dai rapporti economici internazionali, che non sono determinati solo dalla struttura dell’apparato nazionale di produzione e di scambio (…) ma anche dai riflessi che gli altri apparati di produzione d’Europa e del mondo esercitano sull’apparato italiano”” (pag 53) (Il rivoluzionario e la mosca cocchiera) Il partito e la rivoluzione (pag 67) Due rivoluzioni (pag 135) Russia potenza mondiale (pag 144) La controrivoluzione (pag 225) L’Italia e la Russia (pag 242) Il soviet ungherese (pag 268) Dietro lo scenario del giolittismo (pag 287) Maggioranza e minoranza nell’azione socialista (pag 371) Il rivoluzionario qualificato (pag 387) [‘I rivoluzionari devono conoscere la “”macchina della rivoluzione”” (…)’]”,”GRAD-009-FC”
“GRAMSCI Antonio, a cura di Giuseppe PRESTIPINO”,”Arte e folclore.”,”Contiene il capitolo: 2. Tradizione e innovazione. Il “”senso comune”” (pag 201-220) “”Quale atteggiamento devono prendere i socialisti in confronto dei banditori di lingue uniche, degli esperantisti? Sostenere semplicemente le proprie dottrine, e combattere quelli che vorrebbero il partito si faccia sostenitore e propagatore ufficiale dell’esperanto (nella Sezione milanese deve esistere ancora una interpellanza del compagno Seassaro che esplicitamente domanda l’esperantizzazione del partito). I socialisti italiani lottano perché siano suscitate le condizioni economiche e politiche necessarie per l’avvento del collettivismo e dell’Internazionale. Quando l’Internazionale sarà, è probabile che i contatti maggiori tra popolo e popolo, le immigrazioni regolari e metodiche di grandi masse lavoratrici, portino lentamente a un conguagliamento delle lingue arioeuropee, e probabilmente alla diffusione di esse in tutto il mondo, per la suggestione che la nuova civiltà eserciterà sul mondo. Ma questo processo può solo avvenire liberamente e spontaneamente. Le spinte linguistiche avvengono solo dal basso in alto; i libri poco influiscono sul cambiamento delle parlate: i libri fanno opera di regolarizzazione, di conservazione delle forme linguistiche più diffuse e più antiche. Ciò che succede per i dialetti di una nazione, che lentamente assimilano le forme letterarie, e perdono i loro caratteri particolaristici, avverrà probabilmente per le lingue letterarie in confronto di una lingua che le superi. Ma questa potrebbe essere una delle attuali, la lingua per esempio del primo paese che instauri il socialismo, che per questo fatto diverrebbe simpatica, sembrerebbe bella, perché con essa si esprime la civiltà nostra affermatasi in una parte del mondo, perché in essa saranno scritti i libri non più di critica, ma di descrizione di esperienze vissute, perché in essa saranno scritti romanzi e poesie che vibreranno della vita nuova instaurata, dei sacrifici per consolidarla, delle speranze che da per tutto si avveri lo stesso fatto. Solo lavorando per l’avvento dell’Internazionale i socialisti lavoreranno per l’avvento possibile della lingua unica. I tentativi che ora si possono fare appartengono al regno di Utopia, sono un portato della stessa mentalità che voleva i falansteri e le colonie felici”” (pag 203-204)”,”GRAD-001-FB”
“GRAMSCI Antonio TOGLIATTI Palmiro LONGO Luigi JOTTI Nilde BERLINGUER Enrico BUFALINI Paolo”,”Comunisti e cattolici. Stato e Chiesa, 1920-1974.”,”‘Testo di polemica contro la retorica anticlericale della borghesia e contro la partecipazione del PSI ai “”carnasciali commemorativi”” delle feste del calendario laicisti su Ordine Nuovo’ (Caesar, La questione romana’, L’Ordine nuovo, a. II, n. 16, 2 ottobre 1920) (ndr: pseudonimo di A. Gramsci secondo volume di Gianni Santopietro, ‘Elogio dell’amore. Inno alla carità di San Paolo’, nota 15, pag 218) “”La questione romana non è risolta. Solo il comunismo la risolverà. Il comunismo, dottrina armonicamente integrale, concezione altamente umanistica e veramente realistica, non disconosce e non rinnega nessun aspetto della umanità contemporanea. Come all’antico poeta, nulla, che sia «umano», gli è estraneo. «Il comunismo» – ripetiamolo a gran voce – «non vuol soffocare le libertà religiose». Esso anzi, vuol garantirle, «tutte», e nel modo più pieno. [Pierre, ndr] Pascal, vero credente, si converte al bolscevismo anche per l’atteggiamento del Governo bolscevico rispettoso di tutte le religioni. Lansbury, fervente cristiano, constata con gioia che in Russia le chiese non sono mai state frequentate come ora. E i massoni e i riformisti (‘eiusdem furfuris…’) italiani si scandalizzano vedendo che il Governo bolscevico fabbrica le candele per le chiese. E di ciò noi lo lodiamo altamente. Nella grande famiglia del lavoro vi è posto per tutti. Per tutte le fedi. Il comunismo risolverà la questione romana abbattendo tutte le frontiere internazionali, unificando la società e la vita dei popoli. Il comunismo realizzerà il sogno universale di Dante. Nella società comunista internazionale la Chiesa, e tutte le Chiese, avranno la vera, assoluta libertà. Roma non sarà più la capitale di uno staterello balcanico: sarà uno dei centri universali della vita intellettuale e spirituale. Il comunismo farà risorgere la grandezza universale di Roma, Roma metropoli, Roma ‘caput mundi’, Roma capitale del regno dello spirito, Roma umanistica, che nel suo nome stesso (Roma-Amor) simboleggia il trionfo dell’amore sulla forza. Lasciamo che i morti seppelliscano i loro morti. Il proletariato sta aprendo ben altre brecce nelle vecchie mura della fortezza capitalista. L’invasione delle fabbriche è un fatto storico immensamente più grandioso, più dinamico, più fattivo che l’inglorioso assalto di Porta Pia. E attraverso la nostra breccia, noi porteremo al mondo intero tutte le libertà, compresa quella religiosa”” (pag 10) [Caesar, pseudonimo di A. Gramsci, ‘La questione romana’, “”L’Ordine nuovo””, a. II, n. 16, 2 ottobre 1920]”,”PCIx-013-FB”
“GRAMSCI Antonio a cura, articoli e scritti di A. GRAMSCI, C. RAPPOPORT, N. BUCHARIN, G. ZINOVIEV, L. TROTSKY, P. BIRUKOF, L. VANINI, E.S. PANKHURST, E. CASTELLARI, B. SOUVARINE, E. BUCCO, U. TERRACINI, Z. ZINI, P. BORGHI, A. VIGLONGO, G.M. SERRATI”,”L’Ordine Nuovo. Rassegna settimanale di cultura socialista.”,”Contiene ‘Come conobbi Lenin’ articolo di Carlo Rappoport (pag 263)”,”GRAD-068″
“GRAMSCI Antonio”,”Odio gli indifferenti.”,”””Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che «vivere vuol dire essere partigiani». Non possono esistere i solamente ‘uomini’, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia. E’ la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall’impresa eroica. (…) La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. (…) Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto a ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l’attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato, perché non è riuscito nel suo intento. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”” (pag 3-6) [(1) Friedrich Hebbel, Diario, trad. e introduzione di Scipio Slataper, Carabba, Lanciano, 1912] Treccani: HEBBEL, Friedrich. – Scrittore, nato a Wesselburen (Dithmarschen, Holstein) il 18 marzo 1813, morto a Vienna il 13 dicembre 1863. La vita lo formò fin dai primi anni alla lotta. Contro il volere del padre che, muratore, avrebbe voluto piegarlo al mestiere, fu inviato dalla madre alla scuola del borgo. All’età di quattordici anni, mortogli il padre, H. è costretto ad entrare al servizio del giudice Mohr in qualità di scritturale e galoppino. È trattato duramente dal suo padrone, ma la ricca biblioteca del patrizio di Wesselburen gli dà modo di rifare per proprio conto, dai quattordici ai ventidue anni, la via percorsa dallo spirito germanico nell’ultimo secolo. Klopstock, Schiller, Bürger, Uhland, Goethe segnano le successive fasi del suo noviziato poetico. Quando, aiutato dalla scrittrice amburghese Amalie Schoppe e da altri, lascia, nel febbraio del 1835, il “”natio borgo selvaggio””, per prepararsi nella vicina città anseatica agli studî universitarî, il suo spirito, superata una profonda crisi religiosa e fissatosi in una concezione panteistica, che ricorda da vicino quella del Goethe e dello Schelling, può dirsi oramai maturo per accogliere ed elaborare in sé il mondo del pensiero e dell’arte. E fermo pure è il suo credo artistico: esser funzione della poesia significare l’eterno nella forma tangibile del concreto divenire, seguendo il corso della vita dalle sue prime scaturigini al punto in cui si perde nell’empito della palingenesi panica; essere il dramma il perfetto dei generi letterarî; maestri e modelli non più Schiller né i poeti del dramma fatalistico, ma Goethe, Kleist, Shakespeare. Onde la tragedia della libertà e del fato, alla quale s’ispirano le ballate e i drammi giovanili (Mirandola, Der Vatermord) cede ora a quella più significativa dell’età sua, delle inconciliabili antinomie morali. Poiché è questo, a ben guardare, il tema costante che stringe in una superiore unità le molteplici esperienze degli anni di pellegrinaggio del H. (1835-45): la ricerca di una norma di vita sanzionata in modo inequivocabile dalla coscienza, d’una legge che concilii i principî della morale individualistica del romanticismo con quelli, opposti, del cristianesimo e dell’etica kantiana. Nella solitudine di Monaco, preso dalla passione per Beppy Schwarz, che gl’ispirerà poi la figura della sua Clara, impone a sé stesso di “”rispettare in ogni umana creatura il suggello divino”” e pensa che ogni cuore reca in sé “”il germe d’una primavera eterna”” mentre con uguale fermezza afferma poco dopo di non riconoscere che un’unica legge, quella di opporre forza a forza, perché la pace è solo di Dio. Tutti i momenti di questa alterna lotta sono fissati nelle pagine del diario e uelle lettere, mentre ai due opposti mondi dell’intuizione cosmica e tragica rispondono da una parte le liriche, dall’altra i primi drammi. Ora l’anima s’abbandona all’amplesso del tutto e si sente sorella delle infinite anime che popolano i regni di Dio: ora s’immerge nel vortice della vita individua. Solo il sacrificio di una donna, Elise Lensing (1804-1854), rende a H. possibile di allargare con gli studî e coi viaggi il suo orizzonte spirituale, e di compiere, nell’assiduo colloquio con sé stesso, la conquista del suo mondo umano e poetico. Egli non può renderle amore per amore: accetta, ma non senza che il rimorso gli affiori ad ora ad ora dalla coscienza; a lei confida le sue vittorie e le sue disfatte, venera in lei l’incarnazione più perfetta dell’ideale umano e cristiano, l'””anima bella””: Genoveffa. A Heidelberg (dal 3 aprile al 12 settembre 1836) H. invano si sforza di ubbidire ai consigli dei suoi benefattori, applicandosi allo studio del diritto. Dal fondersi del motivo stellare col ricordo delle nenie materne nascono le perle della lirica hebbeliana: il Nachtlied, che lo Schumann musicherà, Nachtgefühl, Nächtlicher Gruss, Bubensonntag, Erquickung. A Monaco (dal 29 settembre 1836 all’11 marzo 1839), H., sprezzante dei disagi, non vuol più essere che “”letterato e poeta””. Le lezioni dei filosofi del misticismo, Fr. Schelling, J. Görres, Fr. Baader, le terribili esperienze del colera, che infierì nell’inverno del 1836, la morte della madre, dell’amico Rousseau, dispongono l’anima del poeta ai pensieri eterni. Invoca disperatamente (canti del ciclo Dem Schmerz sein Recht) il sonno, la morte. Lo salva dalla disperazione l’assidua lettura e meditazione dei grandi. Per la prima volta s’incontra in Dante, “”signore dei cieli, non pur della terra, come Omero””; trova nel filosofo romantico Solger la conferma della propria visione teocentrica del mondo, e lo prende a sua guida spirituale; trae dal Lessing, dallo Schiller, dal Hegel, dallo stesso Solger conforto al suo concetto d’un corso e ricorso provvidenziale degli eventi umani, per cui i genî e gli eroi, compiuta la loro missione, sono da Dio rigettati e soccombono all’interiore dissidio, che la gesta eroica ha gettato nelle loro coscienze. Onde fino dai primi abbozzi drammatici del periodo di Monaco, un Timoleone, un Giuliano, un Napoleone, una Giovanna d’Arco, la tragedia delle antinomie morali appare inclusa entro il più vasto ciclo della tragedia storica ed etica, in cui l’uomo, pur nella disfatta, scrutando e condannando sé stesso, celebra, colpevole e incolpevole insieme, la propria divina natura: tragedia che è quasi sintesi, come la rivela lo studio genetico, del dramma schilleriano e del dramma del Kleist. L’oscuro bisogno di stampare anche nella realtà della vita vissuta l’immagine della propria anima migrante, spinge il poeta ad attraversare a piedi, nel marzo del 1839, tutta la Germania, da Monaco ad Amburgo. Lo attende all’arrivo Elise, che lo accoglie nella sua casa, si prodiga durante la malattia, gli dona, nel novembre del 1840, un figlio. Durante questo secondo soggiorno ad Amburgo (31 marzo 1839-12 novembre 1842) la lotta disperata con la morte, la riconoscente tenerezza per Elise, contrastata dalla passione per Emma Schröder, il rimorso di aver offeso in Elise la santità della madre, maturano i germi, già concepiti a Monaco, dei primi drammi: Judith (1841), Genoveva (1843), Der Diamant (1847). L’esperienza della colpa che, annientando l’uomo, lo redime e lo esalta, se a Monaco era stata ancora in parte visione estetica, ora è vissuta nell’intimità della coscienza. Ne sorgono le prime tragedie, che nella salda unione del dramma religioso col dramma umano rivelano già il carattere essenziale dell’intuizione hebbeliana. Jutdith e Genoveva formano con la Maria Magdalene, che, concepita a Monaco e scritta parte a Copenaghen e parte a Parigi, fu pubblicata nel 1844, per la comune genesi e per l’affinità nell’interiore sviluppo tematico un’unica trilogia, preludio a sua volta alla più vasta sinfonia tragica degli anni maturi. Centro ideale, la maternità, che H. celebra in Virgo et Mater e nel sonetto Das Heiligste come il compiersi d’una catarsi cosmica. Il primo dramma s’apre con la visione della vergine di Betulia, che indarno nella notte di amore allarga le braccia per accogliere lo sposo; e si chiude col grido della donna posseduta da chi l’ha strappata al suo Dio: “”Non voglio partorire un figlio ad Oloferne””. Sola col suo Dio e con la vita che nel silenzio e nel mistero le germina in seno, Genoveffa trova in sé la forza di respingere la passione di Golo, di sostenere lo strazio di vedersi condannata da colui che solo, dopo Dio, conosce i segreti del suo cuore. Più terribilmente sola è Clara, senza il conforto d’una fede che le riveli il Padre che volentieri perdona a chi molto amò: onde la morte è per lei insieme rifugio, espiazione, olocausto d’amore. Contro la rocca della maternità i titani dell’umano volere sferrano i loro assalti, fratelli degli eroi dello “”Sturm und Drang”” travolti dal turbine delle passioni, e del superuomo operante di là dal bene e dal male, e pur diversi in questo, che la loro volontà non è cieca, ma poggia pur essa sull’eticità umana: solo che della legge è il fraintendimento e il capovolgimento. Onde la figura più viva del dramma Maria Magdalene doveva riuscire quel Mastro Antonio, nel quale H. raffigurò suo padre, e che, mentre s’illude d’essere il più esemplare degli sposi e dei padri, ignora lo stesso primo principio dell’istituto familiare: il confidente amore. Mancano a questi titani le virtù della pietas e della charitas. Il dualismo è portato dall’esterno e dall’anima dell’individuo nel centro morale delle coscienze, nell’Idea stessa, per usare il termine hebbeliano e hegeliano; per cui il dramma nuovo assume l’austerità d’un dramma sacro, in cui si celebra la passione e la morte di un Dio. Dio muore nelle coscienze: solo nella catarsi tragica egli risorge dalle rovine d’un mondo infranto. Ma da questa impostazione teocentrica del dramma, che prelude al frammento del Christus e invera la teoria tragica del Solger, deriva altresì un altro aspetto, inatteso, della tragedia hebbeliana: il tragicomico. L’inanità degli sforzi compiuti per sovvertire le leggi eterne, desta in chi si sollevi nella sfera dei valori assoluti, il tragico riso. Contemporanei alla prima affermazione del tragico sono i due scritti teorici Mein Wort über das Drama (1843) e Vorwort zur Maria Magdalene (1844), ove H. si sforza di dare unità di sistema ai principî già parzialmente enunciati nelle critiche e nei saggi scritti per il Telegraph del Gutzkow. A Copenaghen (14 novembre 1842-27 aprile 1843), dove si porta per sollecitare dal re Cristiano VIII la nomina a professore d’estetica nell’università di Kiel, H. ha davanti al Ganimede del Thorvaldsen la prima rivelazione d’un’arte che s’appaga della pura bellezza. Nelle liriche, che ora acquistano una più commossa aderenza alla realtà umana, si ridestano via via, alla vigilia della composizione della Maria Magdalene, le rimembranze dei primi anni: la figura di Wilhelmine Haak (Letzter Gruss), il ricordo del pericolo corso per salvare il suo gattino (Aus der Kindheit). E per l’anima di Elise, impietrata nel dolore, il poeta implora un’unica goccia di balsamo (Gebet). Si stringe d’amicizia all’Öhlenschläger, e ottiene dal re una borsa di studio per un viaggio all’estero. Dopo un breve soggiorno ad Amburgo parte per la Francia. Durante la dimora a Parigi (13 settembre 1843-26 settembre 1844) e in Italia (Roma, 3 ottobre 1844-16 giugno 1845; Napoli, 19 giugno-8 ottobre 1845), vieppiù s’accentua in lui il conflitto fra la pietas dell’uomo che sente i proprî doveri di sposo e di padre – nell’ottobre del 1844 muore il piccolo Max, nel maggio dell’anno seguente Elise dà alla luce un secondo figlio – e l’inflessibile volontà dell’artista, che vuol serbare intatta la propria libertà creatrice. Non bastano a disacerbargli la pena le conversazioni col Heine, col Ruge e con l’amico Bamberg. Sdegnoso di ogni dottrina ottimistica, convinto che il problema dell’individuazione, della morte e del male è filosoficamente insolubile H. svolge nel suo messaggio natalizio ad Elise (Das abgeschiedene Kind an seine Mutter), in versi oscuri e gravidi di contenuta passione, il suo credo filosofico e religioso, che avrà la sua solenne riconferma nell’ultimo canto del poeta morente, il Bramino. Già medita il Moloch e il Christus, compie la Maria Magdalene, raggiunge nelle due concitate visioni dello Heideknabe e del Liebeszauber, che rimarranno i due suoi capolavori nel genere della ballata, la perfetta aderenza della forma al fantasma interiore. In Italia, ove ebbe amici gli artisti tedeschi che si davan convegno al Caffè Greco, il Wiegand, il Gurlitt, il Rahl, il Kolbenheyer, e, durante il breve soggiorno a Napoli, Hermann Hettner, i compagni ce lo descrivono tutto assorto in sé stesso e nei problemi della sua arte. Pure sa esprimere con religioso stupore il prodigio della primavera italica (Das Opfer des Frühlings), il trionfo della forma perfetta emergente dall’oscuro travaglio del divenire (Juno Ludovisi), l’umana poesia del rito cattolico (Das Venerabile in der Nacht). Un altro più profondo rivolgimento, al quale forse il clima spirituale italiano non fu del tutto estraneo, avviene in lui: il più deciso prevalere, nell’opera d’arte, della pietas sull’egocentrica affermazione dei diritti dell’individuo. Che se è vero che H., nelle lettere ad Elise, difende sempre più spietatamente la propria libertà e rifiuta il matrimonio, è vero altresì che nei due drammi che s’ispirano all’Italia, Julia e Fin Trauerspiel in Sizilien (1851), pur sotto l’immagine romanticamente deformata, il vero volto dell’Italia del Risorgimento traspare nei sensi di umanità e di giustizia. Nel frammento del Moloch, invero, il cui primo atto fu scritto in Italia, il motivo della pietas si pone al centro stesso del dramma. Nella figura di Velleda la tragedia della maternità ha ancora potente rilievo ed è pur lei, la madre, che impersona in sé la coscienza etica della stirpe. Ma la luce di questa coscienza oramai s’irraggia nelle coscienze ancor dormenti dei primi uomini, e la trama s’allarga fino ad abbracciare la storia delle religioni e del consorzio civile. Così il Moloch si rivela come l’anello fra il primo e il secondo ciclo della produzione hebbeliana. Reduce dall’Italia, disperato del proprio avvenire, H. è trattenuto a Vienna, ove giunge per la via di Ancona e di Trieste il 4 novembre 1845, dall’entusiastica ammirazione dei giovani per il poeta di Maria Magdalene e dall’amore dell’attrice Christine Enghaus (1817-1910). H. stringe il nodo che promette di dare pieno appagamento a tutte le più profonde esigenze della sua natura d’uomo e d’artista: Elise è sacrificata. Più tardi, morto anche il secondo figlio di Elise, la pietà di Christine vincerà il rancore del poeta, che non sa perdonare all’amica di non aver accondisceso spontaneamente al sacrificio, e avviene una riconciliazione. Le lettere, di recente pubblicate, che Elise scrive da Amburgo a H. e a Christine, ci rivelano tutti i tesori di quel gran cuore di madre. Una falange di giovani ingegni si stringe ben presto intorno al H.: vi primeggiano i critici Siegmund Engländer ed Emil Kuh. Nella formazione di questi giovani il poeta vede quasi una missione religiosa. Vivendo nel cuore della grande monarchia nel momento in cui si preparano i rivolgimenti del ’48, il suo spirito s’apre ai problemi sociali e politici. Propugna un’oculata riforma delle istituzioni, ma d’altra parte difende come inviolabili i valori umani della famiglia, dello stato, della legge. Nell’anno della rivoluzione prende parte alla vita pubblica, ma, come liberale moderato, se ne ritrae, quando vede prevalere gli elementi radicali. E ritorna alla sua arte. Nell’autunno del ’48 H. attende al compimento dello Herodes und Mariamne. Superiore ai partiti, addita ai contemporanei qual’è la sua visione della vita storica, fermo nella sua convinzione che il problema sociale e politico è essenzialmente problema morale e religioso. Intanto il suo dramma viene a poco a poco conquistando la scena e ottiene in pari tempo il consenso dei maggiori critici, quali il Rötscher, il Vischer, il Hettner, il Gervinus. Il Bamberg e il Taillandier diffondono la sua fama anche all’estero, e ne giunge un’eco pure in Italia. L’ Uhland e il Mörike lodano le sue liriche; a Berlino il poeta s’incontra nel ’51 col Tieck, a Francoforte nel ’57 col Jordan e con lo Schopenhauer; il Grillparzer ne riconosce, benché riluttante, la diversa grandezza; è in corrispondenza col Dingelstedt, che gli apre il teatro di Weimar, con l’Üchtritz, col Groth, col Hettner, con Adolf Stern. Non più la solitudine, adunque, ma il commercio spirituale col mondo. Anche la sua poesia quindi assume un carattere corale, per cui si viene accostando a quella pur tanto diversa dello Schiller. Affievolitasi la vena lirica, H. si fa negli epigrammi maestro di saggezza, mentre nei saggi critici svolge i principî d’un’estetica che, poggiando sull’esperienza dell’opera creatrice, concilia l’idealismo col realismo. Anche le tragedie del secondo periodo idealmente si raggruppano in due grandi trilogie, costituite, la prima, dal Herodes und Mariammne (1850), dall’Agnes Bernauer (1855) e dal Gyges und sein Ring (1856), la seconda dai Nibelungen (1862) e dai due frammenti del Demetrius e del Christus. Campeggia nella prima ancora la donna, non più martire soltanto, ma vindice eroina, che conscia dei diritti della sua anima, arma la mano o lo spirito a difenderli; la seconda, fastigio dell’opera hebbeliana, ha per oggetto la decisiva battaglia fra i due opposti principî di vita, il principio individualistico germanico del diritto e della forza, e il principio altruistico dell’amore cristiano. Già nelle tragedie del primo gruppo la tela storica è ampia, e la luce dell’ethos si diffonde in ogni parte, ma non tutte le figure ne sono ugualmente permeate. In quelle del secondo gruppo il poeta seppe infondere, con maggior sommissione all’ideale realtà del divenire storico, in ogni frammento dell’opera, lo spirito unico e molteplice d’una civiltà e d’un’epoca. Ma fin dal primo dramma, mentre risuona il grido di Rachele che piange i suoi nati, palpita nei cieli la stella messaggera di redenzione. E la voce d’Agnese sacrificata alla ragion di stato si leva più alta della voce del giudice, a protestare la santità del suo amore. Così alla figura di Teodorico che reggerà il mondo nel nome del Dio crocifisso, risponde nel Demetrius il gruppo delle due madri che, orbate tutte e due del figlio, si stringono all’eroe, che da esse ha appreso la grandezza del soffrire, e nel frammento del Christus il grido del Pargolo divino che nella culla chiede alla madre di abbracciare la croce. Può ben dirsi che se Ibsen riprenderà nel suo dramma, con una visione più analitica che sintetica, con un più angosciato senso della nostra solitudine e dell’incombente mistero, gli sviluppi del dramma hebbeliano, il testamento più vero di Federico Hebbel sarà raccolto da Tolstoj e Dostoevskij. E prova di questa vitalità ideale dell’opera hebbeliana, è il coincidere della rinascita di H. col risorgere dei valori etico-religiosi al principio del nuovo secolo. Ediz.: E. Kuh (Amburgo 1865-67, voll. 12), rist. da H. Krumm, (Lipsia 1913-14, voll. 14). Ed. crit., R. M. Werner, Berlino 1901 segg. (voll. 24, di cui 12 voll. opere, 4 voll. diarî, 8 voll., epistolario); id., Säkularausgabe, ivi 1912-21 (voll. 16); P. Bornstein, Monaco 1911 segg. (in ordine cronologico, finora 6 voll.). – Opere scelte: Th. Poppe (Gold. Klassikerbibl., Berlino, 1923, voll. 6); K. Zeiss (Meyers Klassikerbibl., volumi 4); H. Wahl (Lipsia 1924, voll. 2); W. Liepe (Lipsia 1925, voll. 4); E. Gross (Berlino 1920-27, voll. 4); Der junge H., ed. P. Bornstein, Berlino 1925, voll. 2 – Diarî: H. Krumm e K. Quanzel, Lipsia 1926 (voll. 3). Epistolario: Fr. H.s Briefwechsel mit Freunden u. berühmten Zei tgenossen, ed. F. Bamberg, Berlino 1890-92 (voll. 2); Aus Fr. H.s Korrespondenz, ed. Fr. Hirth, Monaco e Lipsia 1913; Elise Lensing, Briefe an Fr. und Christine H., Berlino 1928. – Testimonianze e documenti: P. Bornstein, F. H.s Persönlichkeit, Berlino 1924 (voll. 2); Hebbel-Dokumente, a cura di R. Kardel, Heide 1931; H.-Kalender für des Jahr 1905, a cura di R. M. Werner e W. Bloch, Berlino 1904. Versioni italiane: Giuditta, M. Loewy e S. Slataper, Firenze 1911; Maria Maddalena, F. Pasini e G. Tevini, Lanciano 1912; E. Costantini, col comm. di A. Farinelli, Milano 1914; E. Molinari (testo ted. con introduz. e note), Milano 1930; Agnese Bernauer, G. Necco, Torino 1924; Gige e il suo anello, A. Belli, Milano 1916; I Nibelungi, I (Siffredo dalla pelle di corno), E. Teza, Padova 1903; E. Donadoni, Milano 1916; Diari, S. Slataper, Lanciano 1912. Bibl.: H. Wütschke, Hebbels Bibliographie (Veröffentlichungen der deutschen bibliograpischen Gesellschaft, VI), Berlino 1910; Th. Bieder, in Deutsches Volkstum, 1926, pp. 357-65; L. Brun, in Revue germanique, XVII, pp. 15-32, 432-43. E. Kuh, Biographie Fr. H.s., voll. 2, 3a ed., Vienna 1912; R. M. Werner, H. Ein Lebensbild, Berlino 1913; A. Janssen, Die Frauen rings um Hebbel, in Hebbel-Forschungen, VIII, Berlino 1919; A. Bartels, H.s Herkunft u. andere H.-Fragen, ivi 1921; H. Nagel, Fr. H.s Ahnen, ivi 1923; W. Rutz, Fr. H. und Elise Lensing, Mnaco 1922; S. Friedmann, Il dramma tedesco del nostro secolo, II, Milano 1893; A. Schennert, Der Pantragismus als System der Weltanschauung und Ästhetik Fr. H.s, Lipsia 1903; 2a ediz., 1930; P. Bornstein, Fr. H.s Herodes und Marianne, Amburgo e Lipsia 1903; 2a ediz., 1930; P. Bornstein, Fr. H.s Herodes und Mariamne, Amburgo e Lipsia 1904; E. Meinck, H.s und Wagners Nibelungentrilogien, in Breslauer Beiträge zur Literatur, J. V, Lipsia 1905; Frenkel, Fr. H.s Verhältnis zur Religion, in H.-Forschungen, II, Berlino 1907; P. Zincke, Die Entsehungsgeschichte von H.s Maria Magdalene, in Prager Studien, XVI, Praga 1910; R. Meszleny, Fr. H.s Genoveva, in H.-Forschungen, IV, Berlino 1910; A. Malte-Wagner, Das Drama Fr. H.s, Amburgo e Lipsia 1911; A. Tibal, H., sa vie et ses œuvres de 1813-45, Parigi 1911; A. Malte-Wagner, Goethe, Kleist, H. und das religiöse Problem ihrer dram. Dichtung, Lipsia 1911; E. Lahnstein, H.s Jugenddramen u. ihre Probleme, Berlino 1911; A. Farinelli, H. e i suoi drammi, Bari 1912 (con bibl.); P. Sickel, H.s Welt- und Lebensanschauung, Amburgo 1912; E. Dosenheimer, F. H.s Auffassung vom Staate u. sein Trauerspiel Agnes Bernauer, Lipsia 1912; A. Gubelmann, Studies in the lyric poems of Fr. H., New Haven 1912; Fr. Bruns, F. H. und O. Ludwig, in H.-Forschungen, V, Berlino 1913; L. Brun, H., sa personnalité et son oeuvre lyrique, Parigi 1914 (trad. ted., ampliata, Lipsia 1922); R. Ebhardt, H. als Novellist, Berlino 1916; H. Sädler, H.s Moloch, Ein Kultur- und Religionsdrama, Berlino 1916; O. Walsel, Fr. H. und seine Dramen, 2a ed., Lipsia 1919; J. M. Campbell, The life and the Works of Fr. H., Boston 1920; G. Gabetti, H. e Wagner nell’evoluzione del dramma tedesco del sec. XIX, in Nuova Antologia, 16 agosto 1920; S. Slataper, Scritti letterari e critici, Roma 1920; G. A. Borgese, La vita e il libro, 3a serie, Milano 1921; M. Sommerfeld, H. und Goethe, Bonn 1923; A. Morhenn, Fr. H.s Sonette, in H.-Forschungen, XI, 1923; J. Bab, Das Wort Fr. H.s, Monaco 1925; K. Strecker, Fr. H., Amburgo 1925; W. Michalitschke, Fr. Hs. Gyges und sein Ring, in Prager Studien, XXXIII, Praga 1925; F. Weichenmayr, Dramatische Handlung und Aufbau, in Fr. H.s Herodes und Marianne, Halle 1928; E. Diebold, Fr. H. und die zeitgenössische Beurteilung seines Schaffens, in H.-Forschungen, XVII, Berlino 1928; L. Blaustein, Das Gotteserlebnis in H.s Dramen, Berlino 1929; E. E. Schmid, H. und Kleist, in H.-Forschungen, XXI, Berlino 1930; H. Meyer-Benfey, H.s A. Nernauer, Weimar 1931; Hebbel-Dokumente. Unveröffentliches aus dem Nachlass, herausgegeben von R. Kardel, Heide (Westholstein) 1931; Edna Purdie, F. H. A study of his life and work, Oxford-Londra 1932.”,”GRAD-069″
“GRAMSCI Antonio”,”Contro il populismo.”,”””Madison Grant (scienziato e scrittore di grande fama), presidente della Società biologica di New York ha scritto un libro ‘Una grande stirpe in pericolo’ in cui «denuncia» il pericolo di un’invasione «fisica e morale» dell’America da parte degli Europei, ma restringe questo pericolo nell’invasione dei «mediterranei», cioè dei popoli che abitano nei paesi mediterranei. Il Madison Grant sostiene che, fin dai tempi di Atene e di Roma, l’aristocrazia greca e romana era composta di uomini venuti dal Nord e soltanto le classi plebee erano composte di mediterranei. Il progresso morale e intellettuale dell’umanità fu dunque dovuto ai «nordici». Per il Grant i mediterranei sono una razza inferiore e la loro immigrazione è un pericolo, essa è peggiore di una conquista armata e va trasformando New York e gran parte degli Stati Uniti in una «cloaca gentium». Questo modo di pensare non è individuale: rispecchia una notevole e predominante corrente di opinione pubblica degli Stati Uniti, la quale pensa che l’influsso esercitato dal nuovo ambiente sulle masse degli emigranti è sempre meno importante dell’influsso che le masse degli emigranti esercitano sul nuovo ambiente e che il carattere essenziale della «miscela delle razze» è nelle prime generazioni un difetto di armonia (unità) fisica e morale nei popoli e nelle generazioni seguenti un lento ma fatale ritorno al tipo dei vari progenitori. Su questa quistione delle «razze» e delle «stirpi» e della loro boria alcuni popoli europei sono serviti secondo la misura della loro stessa pretesa. Se fosse vero che esistono razze biologicamente superiori, il ragionamento del Madison Grant sarebbe abbastanza verosimile. Storicamente, data la separazione di classe-casta, quanti romani-ariani sono sopravvissuti alle guerre e alle invasioni? Ricordare la lettera di Sorel al Michels, «Nuovi Studi di Diritto, Economia e Politica», settembre-ottobre 1929: «Ho ricevuto il vostro articolo su la “”sfera storica di Roma», le cui tesi sono quasi tutte contrarie a ciò che lunghi studi m’hanno mostrato essere la verità più probabile. Non c’è paese meno romano dell’Italia; l’Italia è stata conquistata dai Romani perché essa era tanto anarchica quanto i paesi berberi; essa è rimasta anarchica per tutto il Medio Evo, e la sua propria civiltà è morta quando gli Spagnoli le imposero il loro regime amministrativo; i Piemontesi hanno compiuto l’opera nefasta degli Spagnoli. Il solo paese di lingua latina che possa rivendicare l’eredità romana è la Francia, dove la monarchia si è sforzata di mantenere il potere imperiale. Quanto alla facoltà di assimilazione dei Romani, si tratta di uno scherzo. I Romani hanno distrutto la nazionalità sopprimendo le aristocrazie». Tutte queste quistioni sono assurde se si vuole fare di esse elementi di una scienza e di una sociologia politica”” (pag 99-101) [A. Gramsci, ‘America e Europa’, Quaderno 2 (XXIV) § 45]”,”GRAD-070″
“GRAMSCI Antonio; a cura di Giansiro FERRATA e Niccolò GALLO”,”2000 pagine di Gramsci. Volume I. Nel tempo della lotta 1914 – 1926.”,”‘(…) I giornali sostituiscono i partiti. Onde la mancanza di continuità della vita politica italiana, la confusione, l’arroganza petulante di certe manifestazioni e la servilità che necessariamente le conclude. Nella vita sociale borghese nessuno è responsabile delle sue azioni e delle sue affermazioni: non esiste nessuna sanzione per i leggeri, per gli avventurieri, per i falsari, per i voltagabbana. Con una borghesia siffatta, essenzialmente demagogica, superficialmente scettica (e cioè intimamente conscia della propria incapacità ed impotenza) è naturale che gli uomini di governo diventino dei despoti, che seguano la loro via rifiutandosi di dare spiegazioni dei loro atti. Non esistono partiti organici, disciplinati intorno a un programma vivo perché rispondente a interessi diffusi morali ed economici; l’opposizione al governo si manifesta come una rivolta; scoppia improvvisa, è piena di tranelli e di sottintesi, di minacce o di promesse; si acquieta d’un tratto. Cosa succede? Il lavoro continua nei salotti, negli uffici delle banche o delle aziende industriali, nelle sagrestie o nei corridoi parlamentari. E se l’opposizione-rivolta non è riuscita nei suoi intenti, riprende la polemica nei giornali (…). La democrazia borghese è condannata, per la sua assenza di scrupoli, per la sua riluttanza ad accogliere e rispettare una disciplina politica di partito, per il suo amore della vacua originalità e delle «novità» più viete, a non avere vita politica degna, ma a consumarsi nelle lotte faziose e rimanere sempre vittima, gabbata e schernita, dagli avventurieri’ [A. Gramsci, La democrazia italiana, 7 settembre 1918, ‘Il Grido del Popolo’]”,”GRAD-010-FF”
“GRAMSCI Antonio; a cura di Giansiro FERRATA e Niccolò GALLO”,”2000 pagine di Gramsci. Volume II. Lettere edite ed inedite 1912 – 1937.”,”Lettera dal carcere di Turi al fratello Carlo, 25 agosto 1930. I libri di Trotsky. “”Per ciò che riguarda le domande da fare per il libri di Trotzki, forse è meglio davvero che faccia tu la pratica: 1° dei libri di Trotzki scritti dopo la sua espulsione dalla Russia, cioè la sua autobiografia tradotta anche in italiano e stampata dalla casa editrice Mondadori, e di questi altri due: ‘La Révolution défigurée’ e ‘Vers le capitalisme ou vers le socialisme’ (questi due li possiedo già ma ci vuole un’autorizzazione perché mi siano consegnati); 2° il libro del Fülöp Miller, ‘Il volto del bolscevismo’, tradotto in italiano con prefazione di Curzio Malaparte, attuale direttore della “”Stampa”” di Torino e noto fascista della prima ora; 3° questi libri che possiedo già e che per ragioni da me insindacabili non mi saranno concessi senza autorizzazione: 1° Mino Maccari, ‘Il trastullo di Strapaese’ (è un canzoniere fascista: il Maccari era il capo dei fascisti di Colle Valdelsa ed ora è redattore capo della “”Stampa””); 2° Giuseppe Prezzolini, ‘Mi pare’ (è una raccolta di articoli sulla moda, sulle librerie, ecc.): il libro è stato stampato a Firenze da Arturo Marpicati, attuale segretario e cancelliere dell’Accademia d’Italia; il Prezzolini è il direttore della Sezione italiana dell’Istituto di Cooperazione intellettuale e suo superiore immediato è proprio l’on. Rocco, ministro della Giustizia; 3° Maurice Muret, ‘Le crépuscule des nations blanches’ (il Muret è uno scrittore svizzero molto amico dell’Italia: compila molte rubriche di letteratura italiana in giornali e riviste francesi e svizzere: il libro tratta della questione coloniale); 4° Petronio Arbitrio (è uno dei capolavori della letteratura latina: ho fatto un corso di due anni di università su questo libro e lo ricordo a memoria in gran parte ancora: contiene delle oscenità come tutti i libri latini e greci, ma io non faccio collezione di libri osceni); 5° Krassnoff, ‘Dall’aquila imperiale alla bandiera rossa’ (è un romanzo dell’ex-generale dei cosacchi Krassnoff, ora emigrato zarista a Berlino; è stampato dall’editore Salani coi romanzi di Carolina Invernizio); 6° Heinrich Mann, ‘Le sujet’ (è un romanzo tedesco del tempo di Guglielmo II); 7° Jack London, ‘Le memorie di un bevitore’ (non lo conosco ma dev’essere un romanzo di avventure di marinai e di minatori dell’Alaska); 8° Oscar Wilde, ‘Il fantasma di Canterville’ ecc. (sono tre novelle umoristiche contro lo spiritismo e le storie inglesi sui fantasmi). Scrivimi ciò che farai. Abbraccia tutti a casa. Cordialmente. Antonio”” (pag 221-222) [Lettera al fratello Carlo, dalla Casa Peneale di Turi, 25 agosto 1930]”,”GRAD-011-FF”
“GRAMSCI Antonio, a cura di Antonio A. SANTUCCI”,”Le opere. La prima antologia di tutti gli scritti.”,”‘Ecco le risposte alle domande sul movimento futurista italiano che lei mi ha rivolto (1). Dopo la guerra, il movimento futurista in Italia ha perduto interamente i suoi tratti caratteristici. Marinetti si dedica molto poco al movimento. Si è sposato e preferisce dedicare le sue energie alla moglie. Al movimento futurista partecipano attualmente monarchici, comunisti, repubblicani e fascisti. A Milano poco tempo fa è stato fondato un settimanale politico, ‘Il principe’, che rappresenta o cerca di rappresentare le stesse teorie che Machiavelli predicava per l’Italia del Cinquecento, cioè la lotta tra i partiti locali che conducono la nazione verso il caos, dovrebbe essere accantonata per opera di un monarca assoluto, un nuovo Cesare Borgia, che si ponga alla testa di tutti i partiti che si combattono. Il foglio è diretto da due futuristi: Bruno Corra ed Enrico Settimelli. Benché Marinetti, nel 1920, durante una manifestazione patriottica a Roma sia stato arrestato per un energico discorso contro il re, ora collabora a questo settimanale. I più importanti esponenti del futurismo d’anteguerra sono diventati fascisti, a eccezione di Giovanni Papini, che è divenuto cattolico e ha scritto una ‘Storia di Cristo’. Durante la guerra i futuristi sono stati i più tenaci fautori della «guerra sino in fondo» e dell’imperialismo. Solo un futurista: Aldo Palazzeschi, era contro la guerra. Egli ha rotto con il movimento, e, benché fosse uno degli scrittori più interessanti, finì col tacere come letterato. Marinetti, che sempre aveva elogiato in lungo e in largo la guerra, ha pubblicato un manifesto in cui dimostrava che la guerra era il solo mezzo igienico per il mondo. Ha preso parte alla guerra come capitano di un battaglione di carri armati e il suo ultimo libro, ‘L’alcova di acciaio’, costituisce un inno entusiasta ai carri armati in guerra. Marinetti ha composto un opuscolo ‘Oltre il comunismo’, in cui sviluppa le sue dottrine politiche, se si possono in genere definire come dottrine le fantasie di quest’uomo, che a volte è spiritoso e sempre è notevole. Prima della mia partenza dall’Italia la sezione di Torino del ‘Proletkult’ aveva chiesto a Marinetti, in occasione dell’apertura di una mostra di quadri di lavoratori membri dell’organizzazione, di illustrarne il significato. Marinetti ha accettato volentieri l’invito, ha visitato la mostra insieme con i lavoratori e ha espresso quindi la sua soddisfazione per essersi convinto che i lavoratori avevano per le questioni del futurismo molto più sensibilità che non i borghesi. Prima della guerra i futuristi erano molto popolari tra i lavoratori. La rivista ‘Lacerba’, che aveva una tiratura di ventimila esemplari, era diffusa per i quattro quinti tra i lavoratori. Durante le molte manifestazioni dell’arte futurista nei teatri delle grandi città italiane capitò che i lavoratori difendessero i futuristi contro i giovani semi-aristocratici o borghesi, che si picchiavano con i futuristi. Il gruppo futurista di Marinetti non esiste più. (…) Si può dire che dopo la conclusione della pace il movimento futurista ha perduto interamente il suo carattere e si è dissolto in correnti diverse, che si sono formate in conseguenza della guerra. I giovani intellettuali erano in genere assai reazionari. I lavoratori, che vedevano nel futurismo gli elementi di una lotta contro la vecchia cultura accademica italiana, ossificata, estranea al popolo, devono oggi lottare le armi alla mano per la loro libertà e hanno scarso interesse per le vecchie dispute. Nelle grandi città industriali il programma del ‘Proletkult’, che tende al risveglio dello spirito creativo dei lavoratori nella letteratura e nell’arte, assorbe l’energia di coloro che hanno ancora tempo e voglia di occuparsi di simili questioni’ (pag 138-139)] [(1) Con questa lettera datata 8 settembre 1922, Gramsci, all’epoca a Mosca, risponde ad alcuni quesiti di Trockij che stava preparando un volume sul rapporto fra letteratura e rivoluzione. Il testo venne poi inserito in appendice al quarto capitolo dell’opera, ‘Il futurismo’, con la seguente nota dell’autore: «Pubblichiamo in questo volume una lettera molto interessante e ricca, in cui il compagno Gramsci descrive le sorti del futurismo italiano» (cfr. L. Trockij, ‘Letteratura e rivoluzione’, a cra di V. Strada, Einaudi, Torino, 1973, p. 113). La traduzione italiana che qui si presenta è ripresa da A. Gramsci, ‘Scritti politici’, a cura di P. Spriano, Editori Riuniti, Roma, 1967, pp. 529-531] [ISC Newsletter N° 91] ISCNS91TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”GRAD-071&#8243;
“GRAMSCI Antonio, a cura di Giuseppe RAVEGNANI”,”L’albero del riccio.”,”Questo libro contiene storie delicate e avventurose insieme che parlano di briganti e di animali, di ricci, di volpi, di cavalli, di passeri, di struzzi e di pappagalli. L’autore, Antonio Gramsci, le scrisse per i propri figli mentre si trovava in carcere dove era stato rinchiuso dal regime fascista: non si voleva – fu detto – che una mente tanto fervida come quella di Gramsci potesse comunicare al popolo i propri pensieri. Sono storie narrate non direttamente, ma lettere, inviate ai figli o alla moglie o alla cognata. Sono in pratica affascinanti racconti che narrano episodi di vita, molti veri, adatti ai ragazzi e ai giovani lettori. (Qlibri)”,”GRAD-072″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Paolo SPRIANO”,”Scritti politici. III.”,”Correnti nel partito La questione delle tendenze. “”Esistono nel nostro Partito altre tendenze? Qual è il loro carattere e quale pericolo possono rappresentare? Se esaminiamo da questo punto di vista la situazione interna del nostro Partito, dobbiamo riconoscere che esso non solo non ha raggiunto il grado di maturità politica rivoluzionaria che riassumiamo nella parola “”boscevizzazione””, ma che non ha raggiunto neanche la completa unificazione delle varie parti che confluirono nella sua composizione. A ciò ha contribuito l’assenza di ogni largo dibattito che purtrppo ha caratterizzato il Partto fin dalla sua fondazione”” (pag 151) [da ‘La situazione interna del nostro Partito ed i compiti del prossimo congresso’, L’Unità, 3 luglio 1925) (pag 151)”,”GRAD-010-FV”
“GRAMSCI Antonio, a cura di Paolo SPRIANO”,”Scritti politici. 1.”,”La politica del «se» “”La politica del «se» è una prova dell’incapacità a comprendere la storia e pertanto anche una prova dell’incapacità a fare la storia”” (pag 145) (contiene ‘Il giacobinismo politico’)”,”GRAD-011-FV”
“GRAMSCI Antonio”,”Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce.”,”Rapporto Marx Hegel “”Marx e Hegel. Nello studio dello hegelismo di Marx occorre ricordare (dato specialmente il carattere eminentemente pratico-critico del Marx) che Marx partecipò alla vita universitaria tedesca poco dopo la morte di Hegel, quando doveva essere vivissimo il ricordo dell’insegnamento «orale» di Hegel e delle discussioni appassionate, con riferimento alla storia concreta, che tale insegnamento certamente suscitò, nelle quali, cioè, la concretezza storica del pensiero di Hegel doveva risultare molto più evidente di quanto risulti dagli scritti sistematici. Alcune affermazioni di Marx mi pare siano da ritenere specialmente legate a questa vivacità «conversativa»; per esempio l’affermazione che Hegel «fa camminare gli uomini con la testa in giù». Hegel si serve veramente di questa immagine parlando della Rivoluzione francese; egli scrive che in un certo momento della Rivoluzione francese (quando fu organizzata la nuova struttura statale, mi pare) «pareva» che il mondo camminasse sulla testa o qualcosa di simile. Mi pare che il Croce si domandi di dove il Marx abbia preso questa immagine: essa è certamente in un libro di Hegel (forse la ‘Filosofia del Diritto’ non ricordo), ma essa veramente sembra scaturita da una conversazione tanto è fresca, spontanea, poco «libresca» (1)”” (pag 84) [Antonio Gramsci, ‘Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce’, Editori Riuniti, Roma, 1975] [(1) Antonio Labriola nello scritto ‘Da un secolo all’altro: «Gli è proprio quel codino di Hegel che disse come quegli uomini (della Convenzione) avessero pei primi, dopo Anassagora, tentato di capovolgere la nozione del mondo, poggiando questo su la ragione» (cfr. A. Labriola, ‘Da un secolo all’altro’, ed. Dal Pane, p. 45] Gramsci, in ‘Note sparse’, in ‘Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce’, (Ed. Riun. 1975). “”Atteggiamento di Croce nel periodo fascista. Per comprendere l’atteggiamento del Croce nel secondo dopoguerra è utile ricordare la risposta inviata da Mario Missiroli a una inchiesta promossa dalla rivista il “”Saggiatore”” e pubblicata nel 1932. Il Missiroli ha scritto (1): «Non vedo ancora nulla di bene delineato, ma solo degli stati d’animo, delle tendenze soprattutto morali. Difficile prevedere quale potrà essere l’orientamento della cultura; ma non esito a formulare l’ipotesi che si vada verso un positivismo assoluto, che rimetta in onore la scienza e il razionalismo nel senso antico della parola. La ricerca sperimentale potrà essere il vanto di questa nuova generazione, che ignora e vuole ignorare i verbalismi delle recentissime filosofie. Non mi pare temerario prevedere una ripresa dell’anticlericalismo, che, personalmente, sono lungi dall’augurare». Cosa potrà significare «positivismo assoluto»? La «previsione» del Missiroli coincide con l’affermazione fatta varie volte in queste note che tutta l’attività teorica più recente del Croce si spiega con la previsione di una ripresa in grande stile e con caratteri tendenzialmente egemonici della filosofia della prassi, che può riconciliare la cultura popolare e la scienza sperimentale in una visione del mondo che non sia il grossolano positivismo né l’alambiccato attualismo né il libresco neotomismo””. “”Scienza della politica. Cosa significa l’accusa di «materialismo» che spesso il Croce fa a determinate tendenze politiche? Si tratta di un giudizio di ordine teorico, scientifico, o di una manifestazione di polemica politica in atto? Materialismo, in queste polemiche pare significhi «forza materiale», «coercizione», «fatto economico», ecc. Ma forse che la «forza materiale», la «coercizione», il «fatto economico» sono «materialistici»? Cosa significherebbe «materialismo» in questo caso? (2)”” (pag 305-306) [(1) Cfr. “”Critica fascista””, del 15 maggio 1932; (2) Cfr. Etica e Politica, p: 341: “”Vi sono tempi nei quali, ecc.””] (pag 305-306)”,”GRAD-073″
“GRAMSCI Antonio”,”Passato e presente.”,”Spontaneità e direzione consapevole. “”Esiste (…) una «molteplicità» di elementi di «direzione consapevole» in questi movimenti, ma nessuno di essi è predominante, o sorpassa il livello della «scienza popolare» di un determinato strato sociale, del «senso comune» ossia della concezione del mondo tradizionale di quel determinato strato. È appunto questo l’elemento che il De Man, empiricamente, contrappone al marxismo (…). Tuttavia il De Man ha un merito incidentale: dimostra la necessità di studiare ed elaborare gli elementi della psicologia popolare, storicamente e non sociologicamente, attivamente (cioè per trasformarli, educandoli, in una mentalità moderna) e non descrittivamente come egli fa; ma questa necessità era per lo mono implicita (forse anche esplicitamente dichiarata) nella dottrina di Ilic (Lenin, ndr), cose che il De Man ignora completamente. Che in ogni movimento «spontaneo» ci sia un elemento primitivo di direzione consapevole, di disciplina, è dimostrato indirettamente dal fatto che esistono delle correnti e dei gruppi che sostengono la spontaneità come metodo. A questo proposito occorre fare una distinzione tra elementi puramente «ideologici», ed elementi d’azione pratica, tra studiosi che sostengono la spontaneità come «metodo» immanente e obiettivo del divenire storico e politicanti che la sostengono come metodo «politico». Nei primi si tratta di una concezione errata, nei secondi si tratta di una contraddizione immediata e meschina che lascia vedere l’origine pratica evidente, cioè la volontà immediata di sostituire una determinata direzione a un’altra. Anche negli studiosi l’errore ha un’origine pratica, ma non immediata come nei secondi. L’apoliticismo dei sindacalisti francesi dell’anteguerra conteneva ambedue questi elementi: era un errore teorico e una contraddizione (c’era l’elemento «soreliano» e l’elemento della concorrenza tra la tendenza politica anarchico-sindacalista e la corrente socialista). Esso era ancora la conseguenza dei terribili fatti parigini del ’71: la continuazione, con metodi nuovi e con una brillante teoria, della passività trentennale (1870-1900) degli operai francesi. La lotta puramente «economica» non era fatta per dispiacere alla classe dominante, tutt’altro. Così dicasi del movimento catalano, che se «dispiaceva» alla classe dominante spagnola, era solo per il fatto che obiettivamente rafforzava il separatismo repubblicano catalano, dando luogo a un vero e proprio blocco industriale repubblicano contro i latifondisti, la piccola borghesia e l’esercito monarchici. Il movimento torinese (1) fu accusato contemporaneamente di essere «spontaneista» e «volontarista» o bergsoniano (!). L’accusa contraddittoria, analizzata, mostra la fecondità e la giustezza della direzione impressagli”” (pag 85-86) [Antonio Gramsci, ‘Passato e presente’, Editori Riuniti, Roma, 1974] [(1) Il movimento dell’«Ordine Nuovo», ndr]”,”GRAD-001-FER”
“GRAMSCI Antonio jr”,”La storia di una famiglia rivoluzionaria. Antonio Gramsci e gli Schucht tra la Russia e l’Italia.”,”Antonio Gramsci, jr. Nato a Mosca nel 1965 da Giuliano e Zinaida Brykova. Laureato in biologia, ha insegnato Morfologia sistematica e ecologia delle piante presso l’Università pedagogica di Mosca. (Profilo biografico dell’autore v. risvolto di quarta copertina) Tatiana costude delle carte di Gramsci dopo la sua morte. Scontro con il Pci e con Sraffa (pag 113-115)”,”GRAS-175″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Elsa FUBINI”,”La costruzione del partito comunista, 1923-1926.”,”Volume intonso I capi e le masse (pag 259) “”«Noi non concepiamo il partito come una caserma; neghiamo che vi possano essere esecutivi che giudicano e mandano senza tener conto dell’opinione degli organizzati» (1). Così risponde l'””Avanti!”” alla nostra affermazione che compito di un partito rivoluzionario è di essere l’avanguardia cosciente della classe operaia e non semplicemente un notaio che si limitaa d analizzare ed a registrare le oscillazioni delle masse. (…)”” (pag 259) [A.G., ‘L’Unità’, 25 luglio 1925] (articolo non firmato) (1) Cfr, ‘Con la massa, contro le sette’ in ‘Avanti!’, 10 luglio”,”GRAD-001-FAP”
“GRAMSCI Antonio; a cura di Felice PLATONE”,”Americanismo e fordismo.”,”””Perché il fordismo ha preso un così formidabile sviluppo in America e non in Europa dove il capitalismo aveva avuto origine? Che cosa ha favorito il più vasto e potente sviluppo dell’industria americana in confronto a quella europea? Quali condizioni sono occorse perché questo sviluppo fosse possibile? E che cosa si oppone in Europa a uno sviluppo analogo? Quali conseguenze ha il fordismo per la classe operaia, per le sue condizioni di vita, per il suo avvenire? E quali conseguenze per lo sviluppo progressivo e per l’avvenire della società, per le possibilità di una trasformazione socialista della società stessa? E, frattanto, fino a che punto è possibile sostituire all’attuale ceto plutocratico un nuovo meccanismo di accumulazione e distribuzione del capitale finanziario fondato immediatamente sulla produzione industriale? Ecco le domande alle quali Gramsci vuol trovare una risposta, studiando alcuni aspetti dell’americanismo e del fordismo. Alcune di queste domande se le era già poste Lenin fin dalla fine del secolo scorso, paragonando le condizioni in cui si era sviluppata l’agricoltura in America e in Prussia e in cui il capitalismo si era sviluppato nell’agricoltura dei due paesi, paragonando cioè la «via prussiana» e la «via americana» di sviluppo dell’agricoltura. «La prima – scrive Lenin – è caratterizzata dal fatto che i rapporti medioevali del possesso fondiario, anziché essere liquidati di colpo, si adattano lentamente al capitalismo, il quale conserva perciò lungamente caratteri semi-feudali…». In America, invece, «si è posta come base dell’agricoltura capitalistica, non la vecchia agricoltura fondata sulla schiavitù (la guerra civile ha distrutto l’economia schiavistica), ma la libera agricoltura, del libero ‘farmer’ sulla terra libera, libera da ogni intralcio medioevale, dal servaggio e dal feudalesimo da un lato e dall’altro, libera dal vincolo della proprietà fondiaria privata» poiché, in America, «la proprietà fondiaria privata dei nostri giorni si è sviluppata unicamente in una nuova base completamente capitalistica». Tale è il segreto dell’impetuoso sviluppo del capitalismo americano: un’economia libera dalla pesante eredità e dai residui feudali, contrariamente a ciò che avviene, non soltanto in Prussia, ma in tutta Europa e segnatamente in Italia dove i contadini affamati continuano a cadere sotto i colpi delle forze armate dello Stato che montano la guardia alla proprietà feudale dei latifondisti e dove, ancora ieri, persino Mussolini doveva richiamare al senso del pudore un senatore rappresentante dei fondiari, che non si faceva alcuno scrupolo di ostentare pubblicamente le proprie aspirazioni incredibilmente reazionarie. Gramsci ritorna frequentemente, nelle sue note, su questa diversità dello sviluppo del capitalismo in America e in Europa, anzi in Italia”” (pag 11-12) [Felice Platone, Introduzione’ (in) Antonio Gramsci, ‘Americanismo e fordismo’, Universale Economica, Milano, 1949]”,”GRAD-001-FMDP”
“GRAMSCI Antonio, a cura di Elsa FUBINI”,”Sul risorgimento.”,”Direzione politica politica della guerra del 1848-1849. “”Nell’esame della direzione politica e militare impressa al moto nazionale prima e dopo il ’48 occorre fare alcune preventive osservazioni di metodo e di nomenclatura. Per direzione militare non deve intendersi solo la direzione militare in senso stretto, tecnico, cioè con riferimento alla strategia e alla tattica dell’esercito piemontese, o delle truppe garibaldine o delle varie milizie improvvisate nelle insurrezioni locali (Cinque giornate di Milano, difesa di Venezia, difesa della Repubblica romana, insurrezione di Palermo nel ’48, ecc., ecc.); deve intendersi invece in senso molto più largo e più aderente alla direzione politica vera e propria”” (pag 87-90)”,”GRAD-002-FMB”
“GRAMSCI Antonio”,”Passato e Presente.”,”””Si presenta una questione teorica fondamentale a questo proposito: la teoria moderna può essere in opposizione con i sentimenti «spontanei» delle masse? («Spontanei» nel senso che non sono dovuti a un’attività educatrice sistematica da parte di un gruppo dirigente già consapevole, ma formatisi attraverso l’esperienza quotidiana illuminata dal «senso comune», cioè dalla concezione tradizionale popolare del mondo, quello che molto pedestremente si chiama «istinto» e non è anch’esso che un’acquisizione storica primitiva ed elementare). Non può essere in opposizione: tra di essi c’è differenza «quantitativa», di grado, non di qualità: deve essere possibile una «riduzione», per così dire reciproca, un passaggio dagli uni all’altra e viceversa. (Ricordare che Emanuele Kant ci teneva a che le sue teorie filosofiche fossero d’accordo col senso comune; la stessa posizione si verifica nel Croce: ricordare l’affermazione di Marx nella ‘Sacra Famiglia’ che le formule della politica francese della Rivoluzione si riducono ai principi della filosofia classica tedesca). Trascurare o peggio disprezzare i movimenti così detti «spontanei», cioè rinunziare a dar loro una direzione consapevole, ad elevarli a un piano superiore inserendoli nella politica, può avere spesso conseguenze molto serie e gravi. Avviene quasi sempre che a un movimento «spontaneo» delle classi subalterne si accompagna un movimento reazionario della destra della classe dominante, per motivi concomitanti: una crisi economica, per esempio, determina malcontento nella classi subalterne e movimenti spontanei di massa da una parte, e, dall’altra, determina complotti di gruppi reazionari, che approfittano dell’indebolimento obiettivo del governo per tentare dei colpi di Stato”” (pag 57-58) [Antonio Gramsci, ‘Passato e Presente’, Einaudi, Torino, 1952] “”Passaggio dalla guerra manovrata (e dall’attacco frontale) alla guerra di posizione anche nel campo politico. Questa mi pare la questione di teoria politica più importante, posta dal periodo del dopoguerra e più difficile a essere risolta giustamente. Essa è legata alle questioni sollevate dal Bronstenin (Trotsky), che, in un modo o nell’altro, può ritenersi il teorico politico dell’attacco frontale in un periodo in cui esso è solo cause di disfatte. Solo indirettamente (mediatamente) questo passaggio nella scienza politica è legato a quello avvenuto nel campo militare, sebbene certamente un legame esista ed essenziale. La guerra di posizione domanda enormi sacrifici a masse sterminate della popolazione; perciò è necessaria una concentrazione inaudita dell’egemonia e quindi una forma di governo più «intervenzionista», che più apertamente prenda l’offensiva contro gli oppositori e organizzi permanentemente l’«impossibilità» di disgregazione interna (…). «Una resistenza che si prolunga troppo in una piazza assediata è demoralizzante di per se stessa. Essa implica sofferenze, fatiche, privazioni di riposo, malattie e la presenza continua non già del pericolo acuto che tempra, ma del pericolo cronico che abbatte» (Carlo Marx, ‘Questione orientale’, articolo del 14 settembre 1855)”” (pag 71-72) [Antonio Gramsci, ‘Passato e Presente’, Einaudi, Torino, 1952]”,”GRAD-002-FMDP”
“GRAMSCI Antonio”,”Il Risorgimento.”,”””La Costituzione spagnola del 1812. Perché fu tanto popolare? Bisognerebbe confrontarla con le costituzioni elargite nel 1848. La ragione della popolarità della Costituzione spagnola non pare debba ricercarsi nella sua forma ultraliberale, o nella pigrizia intellettuale dei rivoluzionari liberali italiani o in altre questioni secondarie, ma nel fatto essenziale che la situazione spagnola era «esemplare» per l’Europa assolutista e i liberali spagnoli seppero trovare la soluzione giuridico-costituzionale più appropriata e più generalizzata di problemi che non erano solo spagnoli, ma italiani, specialmente del Mezzogiorno. Perché i primi liberali italiani (nel ’21 e dopo) scelsero la Costituzione spagnola come loro rivendicazione? Si trattò solamente di un fenomeno di mimetismo e quindi di primitività politica? O di un fenomeno di pigrizia mentale? Senza trascurare completamente l’influenza di questi elementi, espressione della immaturità politica e intellettuale e quindi dell’astrattismo dei ceti dirigenti della borghesia italiana, occorre non cadere nel giudizio superficiale che tutte le istituzioni italiane siano importate dall’estero meccanicamente e sovrapposte a un contenuto nazionale refrattario. Intanto occorre distinguere tra loro Italia meridionale e il resto d’Italia: la rivendicazione della Carta spagnola nasce nell’Italia meridionale ed è ripresa in altre parti d’Italia per la funzione che ebbero i profughi napoletani nel resto d’Italia dopo la caduta della Repubblica partenopea. Ora, le necessità politico-sociali dell’Italia meridionale erano davvero molto diverse da quelle della Spagna? L’acuta analisi fatta dal Marx della Carta spagnola (confrontare lo scritto sul generale Espartero nelle opere politiche) e la dimostrazione chiara dell’essere quella Carta l’espressione esatta di necessità storiche della società spagnola e non un’applicazione meccanica dei principi della Rivoluzione francese, inducono a credere che la rivendicazione napoletana fosse più «storicistica» di quanto paia. Bisognerebbe riprendere quindi l’analisi di Marx, confrontare con la Costituzione siciliana del ’12 e con i bisogni meridionali: il confronto potrebbe continuare con lo Statuto albertino”” (pag 131-132) [Antonio Gramsci, ‘Il Risorgimento’, Giulio Einaudi, Torino, 1952]”,”GRAD-003-FMDP”
“GRAMSCI Antonio, a cura di Robert PARIS”,”Ecrits politiques. II. 1921-1922.”,”Molti riferimenti a Bordiga nell’indice dei nomi Il secondo volume degli scritti politici di Gramsci coprono il periodo che va dal congresso di fondazone del PCI, Livorno 21 gennaio 1921) alla partenza di Gramsci per Mosca nel maggio 1922. Questi testi sono soprattutto rappresentativi delle posizioni di un partito in cui domina la “”forte personalità”” di Bordiga.”,”GRAD-074″
“GRAMSCI Antonio, testi scelti, presentati e annotati da Robert PARIS”,”Ecrits politiques. III. 1923-1926.”,”Terzo e ultimo volume degli scritti politici scelti di Gramsci La prima parte del volume consiste in articoli apparsi su L’Unitù e nella 3° serie dell’ Ordine Nuovo. Due grandi temi vengono trattati: la crisi del fascismo e la ‘bolscevizzazione del Pcdi. A partire dal 5° Congresso dell’ Internazionale Comunista, la “”conquista gramsciana’ del PcdI, portata avanti dal 1923 si identifica con la bolscevizzazione del partito italiano. E’ utilizzando tutte le risorse dell’ apparato del partito e giocando sull’appoggio del Comintern che Gramsci – nominato segretario generale nel 1921 – farà trionfare le sue tesi al Congresso di Lione del 1926. La celebre lettera dell’ottobre 1926 al Comitato centrale del Partito comunista dell’Urss costituisce il cuore di un altro dossier – la seconda parte del volume – consacrato alla crisi interna che scuote il partito bollscevico, La terza parte del volume si occupa della questione meridionale. (Quarta di copertina, nessun cenno a Togliatti)”,”GRAD-075″
“GRAMSCI Antonio, a cura di Paolo SPRIANO”,”Scritti politici. I.”,” Il giudizio di Lenin sul socialismo italiano. Il C.E. della III Internazionale sulla questione italiana: prendete in considerazione tutte le decisioni dei due congressi dell’Internazionale comunista “”Nella sua lettera, pubblicata in un’altra parte del giornale, il compagno D.R. accenna alla tesi in cui il compagno Lenin esprime la sua solidarietà col movimento torinese e con l’ ‘Ordine Nuovo’. Ecco le parole del compagno Lenin: «Per ciò che riguarda il Partito socialista italiano, il II Congresso della III Internazionale trova fondamentalmente giuste la critica di questo partito e le proposte pratiche, che sono state pubblicate, come indirizzo della sezione torinese al Consiglio del Partito socialista italiano, nel giornale l’ ‘Ordine Nuovo’ dell’8 maggio 1920 e che corrispondono integralmente a tutti i principi fondamentali della III Internazionale. Per queste ragioni il II Congresso della III Internazionale prega il Partito socialista italiano di convocare al più presto un congresso straordinario per esaminare queste proposte e tutte le decisioni dei due congressi dell’Internazionale comunista, particolarmente in merito al gruppo parlamentare e agli elementi non comunisti del Partito» (1). La relazione che la sezione socialista di Torino aveva preparato per il Consiglio nazionale dell’aprile che era convocato a Torino e fu all’ultimo momento trasferito a Milano, non è conosciuta che dai lettori dell’ ‘Ordine Nuovo’ e dai pochi lettori dell’opuscolo ‘Per un rinnovamento del Partito socialista italiano’ (2): essa non fu presa in nessuna considerazione dagli organismi centrali e responsabili del Partito. Letta a Mosca dai compagni del comitato esecutivo della III Internazionale, essa venne invece assunta come base del giudizio sul Partito socialista e additata come oggetto di utile discussione per un congresso straordinario. (…) Cose passate… Avvenimenti che paiono oggi lontanissimi. Corre voce che alcuni dei più accaniti contro i «torinesi» abbiano completamente mutato parere. E tuttavia, per il ricordo delle giornate di passione vissute nell’aprile scorso, fa piacere a noi, come farà indubbiamente piacere a tutti i compagni della sezione e alla massa operaia, essere informati che il giudizio del Comitato esecutivo della III Internazionale è molto diverso da quello, che pareva inappellabile, dei maggiori esponenti italiani del Partito; essere informati che proprio il giudizio dei «quattro scalmanati» torinesi ha avuto il suffragio dell’autorità più alta del movimento operaio internazionale”” (pag 359-360) [Antonio Gramsci, Scritti politici I, L’Unità – Editori Riuniti, Roma, 1972] [articolo non firmato ‘Il giudizio di Lenin’, ‘L’Ordine Nuovo’, 21 agosto 1920, sotto la rubrica ‘Cronache dell’Ordine Nuovo’; (1) Dalle ‘Tesi sui compiti fondamentali del II Congresso dell’IC’, punto 17, Cfr. Lenin, ‘Sul movimento operaio italiano’, Roma, 1962, pp. 194 e 195; (2) Cfr. pp. 315-321 del presente volume]”,”GRAD-004-FMDP”
“GRAMSCI Antonio, a cura di Paolo SPRIANO”,”Scritti politici. II.”,”E’ una nuova edizione degli scritti politici di GRAMSCI introdotta da Enrico BERLINGUER e arricchita di una cronologia biografica e di una documentazione fotografica. Lettera a Trotsky sul futurismo (pag 529) Critiche a Bordiga sullle distinzioni da lui fatte riguardo alla storia della Terza Internazionale (pag 640)”,”GRAD-005-FMDP”
“GRAMSCI Antonio”,”Sotto la mole, 1916 – 1920.”,”””Un amico, che è anche avvocato, mi scrive una lunga lettera per esprimere il suo dissenso a proposito dei nostri rilievi circa i profitti della Fiat – cento per cento – e gli onorari veramente colossali dei suoi amministratori e direttori. Non dico che l’amico voglia fare l’avvocato difensore dei banditi dell’economia nazionale. Se così fosse io avrei torto marcio di intrattenermi seco lui a discutere su un argomento che palpita di attualità. Dice l’amico mio: «Se fu tuo intendo elevare una constatazione e dare una notizia di cronaca industriale, nulla ho da osservare; ma se oltre a rilevare l’immoralità della organizzazione capitalistica per cui si rende possibile ammassare e concentrare favolose ricchezze, tu hai voluto rimproverare gli utili enormi agli uomini, o meglio all’uomo della Fiat, quasi che la loro realizzazione rifletta l’immoralità del sistema borghese sulle personali responsabilità, mi permetto di dissentire da te. Attraverso a difficoltà terribili, ad episodi scabrosi e dolorosi – con una visione precisa e volontà inflessibile – l’uomo della Fiat ha creato con minimi mezzi un organismo industriale, che sarebbe parso impossibile nel nostro Paese». Cito ancora: «Or dunque, perché ti spaventi di questo episodio di concentrazione capitalistica, onde sarà possibile la creazione della grande industria?». La lettera dell’amico sviluppa diffusamente un sofisma vetusto ormai che si sa dove comincia e non si saprà mai dove possa finire, Pare un presupposto rivoluzionario, marxista, e l’illazione ce se ne può dedurre va dall’approvazione de cento per cento della Fiat, all’esaltazione dell’uomo che ha creato «dal nulla» la colossale azienda, di quell’uomo che può così essere innalzato nelle regioni fantastiche dove il sogno nietzschiano foggiava il superuomo. La concentrazione capitalistica, la grande industria… Ben detto, amico avvocato! Il proletariato ciò deve agevolare per approfondire i contrasti di classe. Ma è questione d’intendersi sul modo dell’agevolazione. Ricardo diceva che «se il salario alza il profitto abbassa; e, all’inverso, se il profitto alza il salario abbassa». ‘Id est’: l’incremento del capitalismo è condizionato alla sfruttamento del proletariato. Ora l’amico avvocato non s’avvede come, ad esempio, l’essere fautore della concentrazione capitalistica senza «negarla», senza opporsi ai suoi malefizi, può condurre ad accettare la guerra d’Italia e ad approvare l’invasione tedesca del Belgio che taluni sofisti di un marxismo a scartamento ridotto vorrebbero attribuire ad un modo ineluttabile di concentrazione economica, ed è così che si capovolgono le ragioni della lotta di classe, che è pure uno dei modi più efficienti dello sviluppo capitalistico. Insomma, l’amico avvocato – che pure non tiene conto nella misura dovuta della circostanza che il cento per cento è realizzato per la guerra e in tempo di guerra – rimane a Ricardo… e al suo fatalismo. Noi invece siamo con Marx e vogliamo contribuire allo sviluppo del capitalismo, alla concentrazione economica, alla grande industria, all’allargamento dell’antitesi di classe, lottando contro i capitalisti, denunziandone le malefatte, le forme di sfruttamento ignobile, l’accumulazione di ricchezze individuali, quindi anche il cento per cento della Fiat, compresi i sofismi dell’amico avvocato. Al quale, in cambio della lunga epistola inviataci, vorrei consigliare la lettura dell’ ‘Antidühring’ engelsiano, una lettura che i proletari anche se non fanno poco importa, giacché sanno metterne in pratica i dettami (2 aprile 1916) ‘Sofismi curialeschi’, in ‘Antonio Gramsci, ‘Sotto la mole, 1916-1920’, ‘Opere’, Einaudi, Torino, 1960]”,”GRAD-006-FMDP”
“GRANATA Ivano”,”Il socialismo italiano nella storiografia del secondo dopoguerra.”,”Ivano GRANATA (Milano, 1949) insegna presso la facoltà di lettere di Milano. Tra i suoi lavori, ricordiamo ‘Ascesa e crisi del socialismo italiano. 1919-22: il caso di Milano’ (ROMA, 1978) e ‘Milano e il caso Matteotti’ (URBINO, 1979).”,”MITS-069″
“GRANATA Ivano”,”Il socialismo italiano nella storiografia del secondo dopoguerra.”,”Ivano GRANATA (Milano, 1949) insegna presso la facoltà di lettere di Milano. Tra i suoi lavori, ricordiamo ‘Ascesa e crisi del socialismo italiano. 1919-22: il caso di Milano’ (ROMA, 1978) e ‘Milano e il caso Matteotti’ (URBINO, 1979). “”Nell’ambito del riformismo la maggior attenzione della storiografia si è riversata, come detto, sulla figura di Turati e sulla validità della sua politica, che investe la validità stessa del riformismo. In merito all’azione politica di Turati dalla fondazione (e anche prima) del Psi alla guerra di Libia due sono i problemi fondamentali che gli storici hanno affrontato: 1. la questione della frattura o della continuità fra la linea politica intransigente di Turati nel primo periodo del Psi, fino al 1894 e alla famosa lettera di Engels sulla strategia politica, e la seguente linea più morbida, favorevole a una tattica di alleanze, con le conseguenze derivanti da quest’impostazione sia su tutta l’azione riformista nell’età giolittiana, sia sul giudizio da dare sull’operato di Turati; 2. la questione relativa al rapporto Turati-Giolitti e alla crisi del riformismo nel periodo 1909-11. Riguardo al primo problema, la tesi della frattura è sostenuta da Luigi Cortesi e da Lelio Basso. Per Cortesi è indubbio che dopo il 1894-95 vi fu da parte di Turati una “”svolta”” in senso negativo, con l’abbandono dell’intransigentismo e con il “”lento distacco, o deriva, dei princìpi del socialismo marxista che doveva riempire di sé, come un lunghissimo tramonto, tutto il resto della sua vita””. E proprio a quegli anni bisogna risalire per cercare “”una totale e vitale validità del Turati […] qualcosa che […] doveva resistere alla prova del tempo, alle tempeste della lotta di classe, alla critica interna del movimento socialista””. Partendo da questo presupposto Cortesi, pur riconoscendo l’efficacia dell’azione riformista all’interno del Psi nell’età giolittiana finirà col dare, soprattutto in occasione della prima guerra mondiale, un significato negativo al termine riformismo (L. Cortesi, ‘Turati giovane’, 1962 e altri lavori dello stesso autore, ndr). Anche per Basso nell’azione politica di Turati vi è una “”svolta”” negativa col passaggio dall’intransigentismo, di stampo tipicamente marxista ortodosso, al riformismo, ma questa “”svolta”” viene fatta risalire all’inizio dell’età giolittiana, ai primi del Novecento, mentre “”il Turati (…) del periodo che precede e di quello che segue il congresso di Genova, merita nel complesso un giudizio profondamente positivo””, soprattutto per i “”grandi servigi che (…) rese al movimento operaio in questi due primi periodi della sua attività socialista””. Il riformismo di Turati dell’età giolittiana, sia sul piano politico che su quello teorico, non può invece “”rappresentare la via democratica al socialismo, perché è già cosa diversa da un’azione socialista”” (L. Basso, ‘Turati, il riformismo e la via democratica’, ‘Problemi del socialismo’, febbraio 1958). Con la tesi di Basso concorda anche Franco Livorsi il quale ritiene che nel periodo in questione Turati ebbe “”un ruolo straordinario: e da un punto di vista socialista e da un punto di vista democratico”” (F. Livorsi, Filippo Turati tra correnti del socialismo e governi d’Italia ‘, cit.). Per il periodo fino alla guerra di Libia Livorsi considera Turati più un democratico-sociale che un socialista, reputandolo “”grande””, ma solo come “”supporto esterno di una politica di grande respiro democratico impersonata non da lui, ma da Giolitti”””” [Ivano Granata, Il socialismo italiano nella storiografia del secondo dopoguerra, 1980] (pag 74-75)”,”STOx-195″
“GRANATA Quinzio”,”Come mantenere giovane il cervello.”,”Quinzio Granata, già Primario Geriatra Ospedaliero è attualmente Direttore Sanitario della Clinica di Riabilitazione Neuro-motoria Villa Patrizia. Presidente della Società Italiana Medici Operatori Geriatrici (SIMOG) sezione Lazio, Segretario del Centro Italiano Studi Interdisciplinari di Geriatria (CISIG), centro pilota per i disturbi della memoria, docente di Geriatria presso la Scuola Terapisti della Riabilitazione Azienda Complesso San Filippo Neri di Roma. Si interessa sa oltre 35 anni dei problemi dell’invecchiamento cerebrale e muscolo-scheletrico. É autore di: Medicina dell’Anziano e Manuale di riabilitazione psicofisica dell’Anziano.”,”SCIx-053-FL”
“GRANATA Ivano”,”Milano “”rossa””. Ascesa e declino del socialismo (1919-1926).”,”Ivano Granata insegna Storia dell’Italia contemporanea e Storia dei partiti politici presso l’Università degli Studi di Milano. Ha scritto saggi e libri in particolare sui temi del fascismo, del socialismo e del sindacalismo. La sua ultima pubblicazione è il volume ‘L'””Omnibus”” di Leo Longanesi. Politica e cultura (aprile 1937- gennaio 1939)’, Milano, 2016. “”Con la scissione comunista il socialismo milanese perse dirigenti di rilievo, come Fortichiari, Interlenghi, Repossi e Schiavello, ma il proletariato rimase dalla sua parte. Anche se l’ala estremista si era allontanata, i rapporti tra massimalisti e riformisti continuarono tuttavia ad essere conflittuali. In occasione del rinnovo, a fine gennaio, del Direttivo della Sezione, la commissione incaricata della scelta presentò all’assemblea una lista di soli massimalisti. Mondolfo eccepì che i riformisti non erano stati consultati in merito e riuscì a ottenere che altri due nomi, quelli di Schiavi e di Gaio, fossero sottoposti alla commissione, che si sarebbe nuovamente riunita per effettuare la scelta definitiva dei candidati. La lista originaria non venne però modificata e furono pertanto eletti, «alla unanimità meno uno», Agostini, Battaino, Broggi, Buscaglia, Garavaglia, Mazzini, Rizza, Viganò e il riconfermato Pirri. Nel corso del dibattito fu assai significativo l’intervento di Agostini, che espose con chiarezza l’atteggiamento massimalista. Dopo Livorno i rapporti coi riformisti rimanevano «immutati» e il «dissenso» continuava a essere «profondo e chiaro», soprattutto «sul terreno della violenza», perché i massimalisti volevano opporre proprio l’uso della violenza «alla violenza esercitata dalla borghesia contro la classe lavoratrice», mentre i riformisti dichiaravano di «aborrire questo mezzo di lotta». I massimalisti comunque pensavano che i riformisti fossero «anch’essi utili al Partito, perché l’opera delle due tendenze si integra e aiuta a preparare la massa per il grande cozzo sociale. Voi (…) costruite, noi prepariamo la rivoluzione. Il nostro pensiero è che il C.D. deve essere composto tutto da esponenti nostri. Voi sarete con noi finché potrete servire alla causa del socialismo. Intendiamo fermamente di mantenere la nostra frazione perché il Congresso ha detto che noi abbiamo ragione””. L’intransigente Levi, pur dichiarandosi d’accordo con Agostini, auspicò tuttavia che tra le varie tendenze esistessero «sempre rapporti di franca cordialità» (10)”” (pag 86-87) [(10) L’assemblea della Sezione socialista. La nomina del nuovo consiglio direttivo, in “”Avanti!””, 29 gennaio 1921 e anche ASMi, b. 1018] Nel 1919 Milano era ritenuta una delle città più ‘rosse’ d’Italia. I socialisti, che dal 1914 reggevano l’Amministrazione comunale e che nel 1920 avrebbero conquistato pure quella provinciale, erano senza dubbio la forza politica più rilevante. Vista l’importanza del capoluogo lombardo, sembrava che il ruolo da loro esercitato potesse addirittura ripercuotersi positivamente sull’intera politica nazionale. Nel 1922, invece, furono i fascisti a diventare la forza egemone di Milano, con conseguenze drammatiche anche per il resto del paese. Eppure le elezioni politiche dell’aprile 1924 avrebbero dimostrato che a Milano l’antifascismo godeva ancora di un vasto consenso, soprattutto grazie all’azione decisiva e fattiva dei socialisti. Proprio però le divisioni interne del socialismo, con la contrapposizione tra le sue due ‘anime’, la massimalista e la riformista, impedirono, purtroppo, di trovare contro il governo di Mussolini una strategia comune efficace e decretarono la sconfitta della libertà e del socialismo medesimo. Dopo la Liberazione, tuttavia, Milano fu capace di ritrovare la sua identità democratica e così il Partito Socialista, di nuovo primo partito cittadino nelle elezioni del 1946, poté costituire per lungo tempo l’asse centrale della politica ambrosiana. (cat)”,”MITT-406″
“GRANATA Mattia a cura; RAFANELLI Leda MOLASCHI Carlo ROSSI Maria”,”Lettere d’amore e d’amicizia. La corrispondenza di Leda Rafanelli, Carlo Molaschi e Maria Rossi per una lettura dell’anarchismo milanese (1913-1919).”,”Mattia Granata (Milano, 1976) oltre a interessarsi di storia dell’anarchismo si occupa prevalentemente di storia economica e dell’impresa con una particolare attenzione alla storia dell’impresa cooperativa e alle sue implicazioni teoriche. “”Gli anni del regime furono anni durissimi, di privazioni, anche perché Carlo rimase a lungo senza lavoro, mentre Maria poteva dare soltanto lezioni private. All’inizio della seconda guerra mondiale, Carlo venne internato. “”Forse”” scrisse Leda Rafanelli “”in tale circostanza fu Maria a soffrire di più di lui stesso, conoscendo le sue condizioni di salute e il suo stato d’animo, lontano da lei e dalla sua attività”””” (pag 11, Maurizio Antonioli, prefazione)”,”ANAx-436″
“GRANATA Fabio NANNI Peppe”,”Falcone e Borsellino. Colpa di stato.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. È membro corrispondente dell’Ehess. Fabio Granata è assessore alla Cultura a Siracusa. Peppe Nanni, avvocato, è tra i fondatori del sito corpiepolitica.it.”,”ITAS-237″
“GRANATA Paolo PIERRI Roberto a cura; saggi di Massimo ADINOLFI Costanzo PREVE Diego FUSARO Luciano PELLICANI Nicolao MERKER Paolo ERCOLANI Mario TRIFUOGGI Francescomaria TEDESCO Giuseppe CANTARANO Claudio Valerio VETTRAINO Vladimiro GIACCHÉ Piero DI-GIORGI Francesco Saverio TRINCIA Giorgio CESARALE Donatella DI-CESARE Carlo SCOGNAMIGLIO Luciano ALBANESE Antonio MARTURANO Alessandro DELLA-CASA Massimiliano PANARARI Tommaso VISONE”,”Leggere Marx oggi.”,”Paolo Granata (Roma 1986) è dottore in Scienze politiche presso l’Univesità degli Studi di Roma Tre. Si interessa al pensiero politico francese del Settecento e al marxismo italiano del ‘900. Roberto Pierri (Salerno 1986) è dottore in Scienze politiche presso l’Univesità degli Studi di Roma Tre. I suoi interessi spaziano dal pensiero politico rinascimentale a quello italiano del dopoguerra con particolare attenzione alle figure di Niccolò Machiaveli e Norberto Bobbio. Preve: ‘Il marxismo: un povero positivismo di sinistra a base gnoseologica neo-kantiana’ (sic) Da segnalare i saggi di: Nicolao Merker, Alcune note di storia e di filologia (pag 53-59) Donatella Di-Cesare, Marx e la Comune di Parigi (pag 123-129) “”Non va dimenticato che precisamente dal Marx de ‘Il Capitale’ è emerso circa i diritti sociali, per la prima volta, un discorso svolto con impatto scientifico”” (pag 56) (Merker) “”Fu forse l’esperienza negativa della rivoluzione del 1848 a inasprire l’atteggiamento critico di Marx che non poteva tuttavia trascurare il ruolo importante dei movimenti cooperativi. Ma un evento rivoluzionario fece emergere la complessità della sua posizione: la ‘Comune di Parigi’. Con sorpresa di molti, Marx esaltò la Comune, definendola un «autogoverno dei produttori» (12). E parlò più da anarchico che da marxista nel suo scritto ‘La guerra civile in Francia’ del 1871. Per un verso affermò a chiare lettere che la costituzione comunarda aveva reso superflua l’escrescenza parassitaria dello stato, che ostacolava il libero sviluppo della società, per altro verso indicò nella produzione cooperativa il comunismo che, malgrado ogni impossibilità, appariva invece «possibile» (13). Solo alcuni anni dopo rinnovò però le sue obiezioni verso le cooperative e ogni altro esperimento del genere nel timore che la ristrutturazione sociale potesse sottrarre forza al raggiungimento dell’unico vero obiettivo: la dittatura del proletariato. In funzione di tale obiettivo le comuni furono considerate strumentalmente come unità politiche, organi di lotta, ingranaggi della macchina rivoluzionaria, mentre, al contrario, nell’idea comunarda costituivano già un fine in sé. In Marx la questione è ancora aperta; nel marxismo dopo Marx la Comune restò invece un ricordo e il centralismo politico del partito-stato prese il sopravvento”” (pag 126-127) [Donatella Di-Cesare, ‘Marx e la Comune di Parigi’, (in) ‘Leggere Marx oggi’, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2012, a cura di Paolo Granata e Roberto Pierri] [(12) K. Marx, ‘La guerra civile in Francia’, (in) Marx Engels, Le opere, a cura di Luciano Gruppi, Editori Riuniti, Roma, 1966, p 932, p. 912; (13) Ivi, p. 912]”,”TEOC-799″
“GRANCELLI Umberto”,”Gli ominidi alla conquista del mondo.”,”GRANCELLI Umberto”,”SCIx-330″
“GRAND Roger DELATOUCHE Raymond”,”Storia agraria del Medioevo.”,”Nato a Châtellerault nel 1874, Roger Grand fu professore di storia del diritto civile e canonico all’Ecole des Chartes a partire dal 1919 e senatore della repubblica dal 1927 al 1932. Ha scritto altre opere principali. Raymond Delatouche, nato a Laval (Mayenne) nel 1906, fu allievo di Roger Grand all’Ecole des Chartes e suo successore alla presidenza della Société d’Economie et de Sciences Sociales (1957-1965). Ha pubblicato diversi studi sull’agricoltura medievale. (pag 166-167) “”Quanto agli atti pratici, vendite, scambi, donazioni, lasciti, divisioni, ecc., essi denotano, di solito, una economia rurale sana e animata da una attività normale. A dire il vero, è necessario prima di tutto evitare generalizzazioni avventate. Vi sono, nel tempo, delle alternanze di prosperità e di miseria. Nella stessa epoca, alcune regioni sono state più favorite o meno risparmiate di altre. E’ anche il caso di osservare che si giudica del proprio destino facendo paragoni, che ogni epoca ha un ideale di vita che gli è proprio, che il Medioevo ha conosciuto poco gli agitatori di professione che si fanno un dovere «d’insegnare al popolo la sua miseria», come consiglia Karl Marx. Una civiltà che ha lasciato una quantità di monumenti, come le nostre chiese romaniche e gotiche; che poteva permettersi di distruggere all’inizio di un secolo una cattadrale passata di moda per costruirne un’altra di gusto più moderno; che ha prodotto un’arte così bella, così perfetta nella sua serena e profonda spiritualità, nei secoli XII, XIII, XIV; che ha mandato una quantità di uomini nelle crociate durante più di centocinquant’anni ed ha creato in Oriente quell’impero di cui restano ancora le tracce dopo sei secoli, non può essere stata fondata su un proletariato agricolo misero ed affamato, sempre torturato dall’angoscia del domani, quando esso costituiva sempre la grande maggiornanza della popolazione medioevale. Le sculture delle nostre cattedrali, le vetrate dei loro portali, le miniature dei manoscritti, che rappresentano il contadino festoso in famiglia vicino al fuoco, non sono senza dubbio delle parodie. Durante il periodo di dissodamento della terra, di fondazione della città, si ha bisogno di mano d’opera; si è obbligati di conseguenza a favorirla; le concessioni di carte in riconoscimento di consuetudini derivate dai costumi e nate dalla vita popolare, gli affrancamenti di massa ne sono una testimonianza. La difficoltà di comunicazioni, che era una ragione di disagio, fu, d’altro canto, una causa della localizzazione di epidemie e di altri flagelli. I tempi vissuti negli ultimi trentacinque anni non sono del resto adatti a renderci umili, per quanto concerne i loro meriti e forse più giusti nei riguardi di un periodo che fu senza dubbio, nei suoi momenti di massimo sviluppo, una delle vette più luminose della storia? (1)”” [(1) Il 24 gennaio 1910 il grande oratore socialista Jaurès diceva in un discorso alla Camera dei deputati: «Ho paura che i nostri scrittori non siano giusti quando condannano un’epoca per il solo segno delle carestie che l’hanno desolata, dimenticando che ciò non è il solo difetto dell’organizzazione politica e sociale di allora, ma di una insufficienza di mezzi di produzione, e io trovo doloroso che noi biasimiamo così nei secoli passati le carestie che venivano da povertà, da miseria, quando nell’abbondanza e nelle forze dei mezzi di produzione d’oggi, noi non possiamo sempre, noi non sappiamo o non vogliamo risparmiare ancora agli uomini queste diverse prove! Carestia in India, carestia in Irlanda, in pieno XIX secolo! Oh, signori, glorifichiamo il presente, ma con misura, con sobrietà!». Che avremmo potuto dire oggi?] (pag 166-167) (Nota 1 pag 228)”,”EURE-109″
“GRANDI Aldo”,”Giangiacomo Feltrinelli. La dinastia il rivoluzionario.”,”Aldo GRANDI è nato a Livorno nel 1961. Laureato in scienze politiche all’ Univ La Sapienza di Roma, dal 1990 è giornalista professionista alla ‘Nazione’ e dall’ anno successivo ha iniziato a collaborare al ‘Corriere della sera’. Nel 1998 ha pubblicato, con la stessa casa editrice, ‘Fuori dal coro. Ruggero Zangrandi. Una biografia’. Giangiacomo ebbe una madre terribile Gianna Elisa GIANZANA, e un patrigno, Luigi BARZINI jr, con il quale non legò mai. Figlio di Carlo FELTRINELLI, una delle figure più rappresentative d’Italia nei primi trentanni del secolo, ricchissimo, alla fine della guerra entrò nel PCI e visse la contraddizione di appartenere all’ alta borghesia e parteggiare per il proletariato. Negli anni del maoismo e del castrismo questa contraddizione esplose. La cultura e la casa editrice non gli bastarono più. Scelse la lotta politica, la semi-clandestinità, finendo ucciso mentre stava preparando un attentato a un traliccio. Ebbe contatti con Potere Operaio, Lotta Continua e il mondo del terrorismo piccolo-borghese.”,”ITAC-024″
“GRANDI Aldo”,”La generazione degli anni perduti. Storie di Potere Operaio.”,”Aldo GRANDI, giornalista, scrive sulle pagine del quotidiano ‘La Nazione’. Fra i suoi libri: ‘Fuori dal coro: Ruggero Zangrandi, Feltrinelli. La dinastia, il rivoluzionario’ e ‘I giovani di Mussolini’ (editi da Baldini e Castoldi). Tentativo di intesa. “”Il fallimento del tentativo fu evidente, almeno per alcuni, già al termine della conferenza operaia nazionale convocata da Potere Operaio e dal Manifesto nel gennaio 1971 a Milano, sotto il tendone del circo Medina, per presentare al movimento l’ aggregazione tra i due gruppi e la costruzione dei comitati politici. Vi parteciparono 76 situazioni operaie organizzate dal Manifesto e 68 da Potere Operaio. La relazione introduttiva fu tenuta da Massimo Serafini seguita da quella di Alberto Magnaghi. Più avanti e in mezzo agli interventi di alcuni operai tra i quali Augusto Finzi in rappresentanza del comitato politico di Porto Marghera, presero la parola Luigi Pintor del Manifesto e Mario Dalmaviva, Umberto Franconi, Giovan Battista Marongiu e Franco Piperno di Potere Operaio. Concluse i lavori Lucio Magri. (…) Al circo Medina, in quel piovoso inverno del 1971, arrivò a metà mattinata, anche Jaro Novak. Accompagnava un amico che voleva mantenere l’ anonimato: era Giangiacomo Feltrinelli, il quale se ne andò, silenziosamente, portandosi dietro le sue perplessità, nell’ intervallo per il pranzo. C’era anche, confuso tra il pubblico, Paolo Mieli, all’ epoca simpatizzante di Potere Operaio (…)””. (pag 153)”,”ITAC-078″
“GRANDI Dino, a cura di Renzo DE FELICE”,”Il mio paese. Ricordi autobiografici.”,”GRANDI Dino è stato ministro degli esteri (1929-1932), ambasciatore a Londra (1932-1939), ministro guardasigilli, presidente della Camera, membro del Gran Consiglio del fascismo fino alla caduta del regime. Quindi si è ritirato a vita privata. pag 29 Costa pag 40″,”ITAF-253″
“GRANDI Elisa PACI Deborah a cura, saggi di Manfredi ALBERTI Mara DONATO DI PAOLA Luc ROJAS Jimena CARAVACA Vanessa BOULLET Temple JORDEN Kasper Grotle RASMUSSEN Antonio CAÑELLAS Jungwon YOON Slava GEROVITCH”,”La politica degli esperti. Tecnici e tecnocrati in età contemporanea.”,”Saggi di Manfredi ALBERTI Mara DONATO DI PAOLA Luc ROJAS Jimena CARAVACA Vanessa BOULLET Temple JORDEN Kasper Grotle RASMUSSEN Antonio CAÑELLAS Jungwon YOON Slava GEROVITCH Elisa Grandi insegna storia contemporanea all’Università di Paris Diderot, Deborah Paci, assegnisti di ricerca presso il Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Dal saggio di J. Yoon, ‘La tecnocrazia nella politica cinese’; La tecnocrazia in Cina: prospettive teoriche (pag 161-164) ‘Gli abbozzi iniziali del concetto di tecnocrazia sono stati introdotti per la prima volta da alcuni studiosi come Henri de Saint-Simon, Auguste Comte e Max Weber, che hanno interpretato i cambiamenti delle élites politiche come il risultato di un rapido sviluppo scientifico e tecnologico; nei loro scritti, essi osservano che una moderna società industriale è guidata da un gruppo di nuove élites composte da ingegneri, scienziati, tecnici esperti e industriali, dotati delle conoscenze tecniche e delle abilità che li rendono capaci di trovare soluzione a problemi sociali. Le caratteristiche della tecnocrazia pura sono descritte nelle opere di Saint-Simon e dei suoi discepoli, nelle quali si sostiene che la società nel suo complesso si è evoluta ed è controllata grazie al sapere tecnico o al metodo scientifico. Sulla stessa linea Weber (2) ha preconizzato l’affermazione dei tecnocrati – intesi come professionisti formati nel campo delle scienze tecniche – nella società moderna, dove un potente apparato burocratico esercita il controllo sulla conoscenza e le abilità tecniche (3). Il termine “”tecnocrazia”” è stato coniato nel 1919 da William Smith ed è divenuto di uso comune negli Stati Uniti in risposta alla Grande depressione (4). Howard Scott, uno dei fondatori del movimento sociale tecnocratico, sosteneva che i problemi socio-economici del mondo moderno potevano trovare una soluzione soltanto con l’applicazione dei metodi derivati dalle scienze naturali e applicate. Perciò, le prime teorie sulla tecnocrazia sono derivate dall’idea che i moderni problemi causati dal rapido sviluppo delle tecnologie avrebbero potuto essere attenuati soltanto da strumenti tecnologici e forme di governo più avanzate, che presumibilmente avrebbero permesso di far fronte a qualunque tipo di esigenza. In seguito, molti studiosi previdero l’avvento della “”società tecnologica””, della “”società post-industriale”” e della “”nuova era tecnocratica””, nelle quali il nuovo gruppo di élite, composto anche da scienziati, matematici, economisti e ingegneri esperti delle nuove tecnologie, sarebbe emerso per occupare una posizione di predomino nella società: Veblen (5) descrive un nuovo tipo di consorzio umano caratterizzato dallo sviluppo dell’organizzazione tecnica e dall’ascesa di gruppi dirigenti di tecnocrati, nel quale una classe rinnovatrice – formata da esperti industriali, ingegneri, chimici, mineralogisti e tecnici di ogni disciplina – è destinata a occupare le posizioni chiave e di responsabilità all’interno della società industriale; analogamente, Burnham (6) interpreta questo fenomeno come una rivoluzione manageriale in cui le élites tecnocratiche avrebbero rimpiazzato la vecchia classe capitalista per assumere il ruolo di gruppo di potere dominante all’interno della società. Bell (7), invece, sostiene che nella società post-industriale chiamata anche società basata sulla conoscenza – l’abilità e la formazione tecnica diventino la modalità di accesso privilegiata al potere. Nella sua teoria sulla “”società post-industriale””, la conoscenza tecnica rappresenta una componente di importanza sempre maggiore nell’assunzione di molti generi di decisioni politiche e strategiche, tanto che gli esponenti saliti alla ribalta sulla scena politica sono per lo più scienziati e ingegneri che abbiano conseguito titoli di studio avanzati in quei rami di specializzazione; per questo motivo, una società industriale all’avanguardia è governata da tecnocrati professionisti istruiti nel campo delle scienze e dell’ingegneria e investiti in ruoli dirigenziali. In tal senso, Bell definisce la tecnocrazia come «un sistema politico nel quale l’autorità di determinare le sorti dello stato appartiene ai tecnici dell’amministrazione e dell’economia» (8). Nell’ottica dei sostenitori della tecnocrazia, le trasformazioni delle classi dirigenti sono storicamente legate alla variazione dei bisogni funzionali di una società; quando, per esempio, la religione riveste un’importanza centrale all’interno della collettività, il clero costituisce un gruppo sociale di élite. Allo stesso modo, la competenza scientifica e tecnica – sotto la spinta incalzante della rivoluzione tecnologica – è diventata il requisito fondamentale nella società contemporanea per l’ingresso nei ristretti circoli dirigenziali. Secondo Gunnell (9), il progresso scientifico e tecnologico ha un’influenza decisiva sulla politica nell’età moderna per tre motivi: in prima istanza perché, dal momento che i provvedimenti politici vengono assunti sulla base di esperienze e conoscenze tecniche, i tecnocrati sono destinati necessariamente ad esercitare il potere politico, in seconda analisi per il fatto che, da quando la tecnologia è diventata una scienza autonoma, la politica interpreta un ruolo funzionale come fattore sistemico e strutturale; in terzo luogo perché il sapere scientifico e tecnologico dà vita a una nuova ideologia, che legittima e plasma in maniera specifica le forme di egemonia sociale’ [Dal saggio di J. Yoon, ‘La tecnocrazia nella politica cinese; ‘La tecnocrazia in Cina: prospettive teoriche’ (pag 161-164)] [(2) M. Weber, ‘Economy and society’, Berkeley, University of California Press, 1992, trad. it. ‘Economia e società’, Milano, Edizioni di Comunità, 1961; (3) H.H Gerth, C.W. Mills, ‘From Max Weber: essays in sociology’, New York, Oxford University Press, 1946; (4) L. Cheng, L. White, ‘China’s technocratic movement and the world economic herald’, “”Modern China””, 17 (1991), pp. 342-388; (5) T. Veblen, ‘The engineers and the price system’, New York, The Viking Press, 1921, trad. it., ‘Gli ingegneri e il sistema dei prezzi’, in ‘Opere’, Id., Torino, Utet, 1969; (6) J. Burnham, ‘The managerial revolution’, Bloomington, Indiana University Press, 1941, trad. it, ‘La rivoluzione manageriale’, Torino, Bollati Boringhieri, 1992; (7) D. Bell, ‘The Coming of the Post-Industrial Society: a Venture in Social Forecasting’, New York, Basic Books, 1974; (8) Ivi, p 348; (9) J. Gunnell, ‘The Technocratic Image and the Theory of Technocracy’, “”Technology and Culture”” 23 (1982), pp. 392-416] Due secoli di ideologie sull’avvento della “”società tecnologica”””,”ECOA-024″
“GRANDI Roberto”,”Radio e televisione negli Stati Uniti. Dal telegrafo senza fili ai satelliti.”,”Contiene il paragrafo: – La radio e la Prima guerra mondiale (pag 34-), e il capitolo : – La radio e la Seconda guerra mondiale (pag 90-) “”La radio aggiunse grande flessibilità alla comunicazione terrestre durante la guerra, ma la domanda di una comunicazione stabile e segreta contribuì a far mantenere la supremazia al telefono e al telegrafo”” (pag 35)”,”EDIx-217″
“GRANDI Roberto RICHERI Giuseppe”,”Le televisioni in Europa. Tv etere, tv cavo, videogruppi, crisi innovazioni, involuzioni.”,”Roberto Grandi, nato a Bologna nel 1946 è assistente di sociologia alla facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna (1976).”,”EDIx-025-FV”
“GRANDJONC Jacques SEIDEL-HÖPPNER Waltraud WERNER Michael a cura”,”Wolfgang Strähl. Briefe eines Schweizers aus Paris 1835-1836. Neue Dokumente zur Geschichte der frühproletarischen Kultur und Bewegung.”,”Contiene dedica curatore SEIDEL-HOPPNER”,”MFRx-148″
“GRANDJONC Jacques”,”Une vie d’ exilé. Bert Andreas 1914-1984. Reperes chronologiques et activité scientifique.”,”Bert ANDREAS, studioso di MARX ed ENGELS, arricchisce nel corso degli anni la sua biblioteca personale. Nel 1944 ha circa 300 volumi. Nel 1946 acquista in una libreria dell’ Aia (Martinus NIJHOFF) un esemplare della ‘Neue Rheinische Zeitung’ per la somma di 1234 fiorini. Nel 1967 per assicurarsi una stabilità economica contatta varie istituzioni per una vendita ‘en viager’ (vendita in cambio di una rendita) della sua biblioteca che nel frattempo aveva raggiunto i 15 mila volumi.”,”MAES-030″
“GRANDJONC Jacques”,”Communisme – Kommunismus -Communism. Origine et développement international de la terminologie communautaire prémarxiste des utopistes aux néo-babouvistes, 1785-1842.”,”filologia filologia /filolo’d?ia/ s. f. [dal lat. philologia, gr. philología, propr. “”amore dello studio, della dottrina””]. – [insieme di discipline intese alla ricostruzione di documenti linguistici e letterari, spec. antichi: f. romanza] Espressioni: filologia testuale [scienza e tecnica della ricostruzione critica di un testo] critica del testo (o testuale), ecdotica…. “”Que ni Marx ni Engels n’emploient la formule de “”socialisme scientifique”” ou celle de “”wissenschaftlicher Sozialismus”” dans les années quarante et plus tard encore n’est pas pour surprendre étant donné que le terrain pouvait paraître entièrement occupé, depuis les platitudes sentimentales de Cabet jusqu’aux spéculations de la nouvelle philosophie allemande, contre lesquelles ils voulaient promouvoir une science révolutionnaire. C’est sans doute dans ce contexte que s’explique l’article anonyme de Carl-Ludwig Bernays rédigé en janvier 1847 à Paris sous l’infuence directe de la correspondance et des relations personnelles qu’il entretenait avec Marx a Bruxelles et avec Engels à Paris, et dans lequel il qualifie leur entreprise de “”wissenschaftlicher Kommunismus”” (1). A ce témoignage sur le vif correspond tout à fait le compte rendu ultérieur que Marx donne en 1860 dans ‘Herr Vogt’ sur leur activité théorique et pratique d’avant 1848 (…). Les formulations de ce brouillon de Marx sont reprises purement et simplement de celles de 1845-1847 (certaines même rappellent Henry Celliez); et si on devait avoir un doute, la référence de Marx à son livre contre Proudhon suffirait tout à fait à le lever. Quelques années plus tard paraissait la première version de l”Anti-Dühring’ (1876-1878) de Friedrich Engels, dont trois chapitres remaniés par l’auteur lui-même et traduits par Lafargue devaient constituer la brochure ‘Socialisme utopique et socialisme scientifique’, parue d’abord en français en 1880 avec une préface rédigée par Marx et signée de Lafargue, puis en allemand en 1882 sous le titre ‘Die Entwicklung des Sozialismus von der Utopie zur Wissenschaft'”” [Jacques Grandjonc, Communisme – Kommunismus -Communism. Origine et développement international de la terminologie communautaire prémarxiste des utopistes aux néo-babouvistes, 1785-1842, 2013] [(1) Celliez, Devoir, p. 256-257] (pag 273-274)”,”SOCU-193″
“GRANDJONC Jacques KÖNIG Karl-Ludwig ROY-JACQUEMART Marie-Ange a cura”,”Statuten des “”Communistischen Arbeiter-Bildungs-Vereins””, London 1840-1914.”,”””Dem internationalen Charakter blieb der Verein seit seiner Gründung treu: bis zur 48er Revolution unterhielt der CABV (Communistischen Arbeiter-Bildungs-Vereins) enge Beziehungen zur SDF (44); er nahm auch Kontakte zu den emigrierten Polen, Italienern usw, und zu Chartisten-führern auf, was in Herbst 1844 zur Gründung der Gesellschaft der Democratic Friends of all Nations führte und ein Jahr später, nachdem Engels die Leiter des CABV u.a. mit dem linken Chartistenflügel, vor allem mit Julian Harney und Ernest Jones, in Verbindung gesetzt hatte, zur Gründung der Fraternal Democrats (45). Im Jahre 1846 wurde der CABV – die eigentliche Organisation des Bundes der Gerechten (später Bund der Kommunisten) – der Londoner (46) Partner des in Brüssel von Marx, Engels und Philippe Gigot ins Leben gerufenen Kommunistischen Korrespondenz Komitees (47). Dies führte u.a. zur Bildung des Bundes der Kommunisten, dessen 1. und 2. Kongreß im Juni und Dezember 1847 im Lokal des CABV stattfanden (48). Im September 1847 ließ der CABV die ‘Kommunistiche Zeitschrift’, das neugegründete Organ des Bundes der Kommunisten, drucken und am 29. Februar 1848 wurde im Verein “”beschlossen, das Geld für die Druckkosten des Manifestes aus der Gesellschaftskasse”” vorzuschießen (49). Die Mitglieder des CABV nahmen teil an den revolutionären Ereignissen auf dem Kontinent und viele von ihnen mußten 1849/1850 nach der Niederlage der Revolution wieder in London Asyl suchen. Die Mitte September 1850 eingetretene Spaltung des Bundes der Kommunisten in zwei Fraktionen (Willich-Schapper auf der einen, Marx-Engels auf der anderen Seite) führte zu einer vorübergehenden Krise im CABV, weil die Gruppe um Marx aus dem Verein austrat (50). In den späten 50er Jahren beteiligte sich der CABV an der International Association (1855-1859) und schloß sich im Januar 1865 der neugegründeten Internationalen Arbeiter-Association an (51). Damals wurden Marx und seine Londoner Freunde wieder Mitglieder des CABV (52), der nach wie vor ein verschärften Reaktion Ende der 70er Jahre und dem Inkrafttreten des Sozialistengesetzes 1878 gewann der CABV eine der Vormärz-situation vergleichbare Stellung in der deutschen Arbeiterbewegung (53)”” [introduzione, Einleitung in: Jacques Grandjonc Karl-Ludwig König, Marie-Ange Roy-Jacquemart, a cura, ‘Statuten des “”Communistischen Arbeiter-Bildungs-Vereins””, London 1840-1914’, Trier, 1979] (pag 7-8)”,”INTP-082″
“GRANELLI BENINI Luciana”,”Introduzione alla demografia storica.”,”Famiglie nobili. “”Nonostante la morte di più del 20% dei figli, le cui nascite sono registrate, prima che raggiungessero la maturità, queste famiglie generavano ancora due-tre maschi adulti per ogni figlio sposato nella generazione precedente. Per le generazioni del Cinquecento e del Seicento, la dimensione media di una famiglia completata era del 4,63, considerando tutti i figli che si sposavano, e di 5,59 per quei figli sposati che sappiamo aver avuto dei figli. Ciò è simile o leggermente più grande di valori paragonabili per i maschi dei pari inglesi nello stesso periodo e proviene da una nascita ogni 25 mesi circa fino a che le coppie maritate continuavano ad avere figli. C’era sicuramente un numero sufficiente di figli maschi da estrarre dalle ‘borse’ per le cariche nelle magistrature di Firenze, per concorrere ai posti della burocrazia e della corte ducale, per entrare nell’Ordine di Santo Stefano, per possedere benefici ecclesiastici o per occuparsi anche di affari e di commercio. Ma la vitalità riproduttiva di una popolazione non dipende soltanto dalla consistente riproduzione di larghe famiglie. Se fosse così, anche considerando il numero dei figli che morivano durante l’infanzia, queste famiglie sarebbero presto traboccate dalle mura cittadine e sarebbero state costrette a cercare fortuna per tutta l’Italia e all’estero. Il numero dei nobili fu progressivamente limitato da altri fattori apparentemente collegati alla preservazione della condizione sociale e della ricchezza sotto il regime ducale.”” (pag 119-120)”,”DEMx-051″
“GRANERO Gianluigi”,”Bandiere e ciminiere. Industria, lavoro e lotte sindacali nel Vadese: 1940-1950.”,”R. Peluffo sindaco di Vado Ligure In bibliografia oltre alla Maiello e Gradilone vengono citati: – Nello Cerisola, Storia delle industrie savonesi, Casa editrice Liguria, Genova, 1964. – Idomeneo Barbadoro, Enciclopedia del sindacato, Tem editore, Milano, 1977″,”LIGU-134″
“GRANET Marie MICHEL Henri”,”Combat. Histoire d’un Mouvement de Résistance de juillet 1940 à juillet 1943.”,”STO Service de Travail Obligatoire”,”FRAV-133″
“GRANICK David”,”Il dirigente sovietico. Studio dell’uomo dell’organizzazione nell’industria russa.”,”David Granick, noto per i suoi studi sull’economia russa, ha insegnato alla Fisk University e al Carnegie Institute of Technology. La dimensione della burocrazia. “”Nell’industria americana, il numero, in costante aumento, del personale con funzioni amministrative o genericamente impiegatizie è imponente – e per molti preoccupante. Nelle attività manifatturiere e minerarie, considerate insieme per avere una possibilità di confronto con i dati russi, il numero delle persone che svolgono funzioni impiegatizie, è cresciuto ininterrottamente, durante l’ultimo mezzo secolo, rispetto a quello dei lavoratori manuali. Da un modesto 9 per cento nel 1899, è salito al 17 per cento con la fine della prima guerra mondiale, e al 29 per cento nel 1954. Più di un quarto, quindi, della mano d’opera americana nei settori manifatturieri e minerari è oggi impiegato nell’amministrazione del nostro tentacolare complesso industriale. …. finire (pag 177-178)”,”RUSU-276″
“GRANOU André”,”La bourgeoisie financière au pouvoir et les luttes de classes en France.”,”Dello stesso autore: ‘Capitalisme et mode de vie’, Editions du Cerf, Paris, 1972 Questo libro si iscrive nel quadro della riflessione ingaggiata dai lavoratori e le loro organizzazioni, in particolare all’interno della CFDT. Grafico. Rappresentazione delle classi sociali attraverso i delegati ai congressi del partito socialista (1973) e del partito comunista (pag 218)”,”FRAS-057″
“GRANT Michael”,”Il declino dell’impero romano.”,”GRANT Michael ha insegnato presso il Trinity College di Cambridge. Ha scritto varie opere sul tema (v. risvolto copertina) tra cui ‘The Civilizations of Europe’. Ha tradotto gli Anali di Tacito e brani delle opere di Cicerone. Crisi del diritto romano nel tardo impero. “”Se pensiamo a tutto questo, troviamo ridicolo, e insieme triste, un editto imperiale che ammoniva i governatori a non frequentare le case di piacere (non deverticula deliciosa sectetur). Una speciale parola di condanna va riservata ai giuristi del tardo impero. Uno dei documenti più importanti di quel periodo è il Codice di Teodosio, compilato nel 438 su ordine dell’imperatore d’Oriente Teodosio II. Consiste di sedici libri, contenenti una raccolta di decreti generali che risalgono fino a oltre cento anni prima. Il Codice si proponeva di eliminare le molte notorie ambiguità, incoerenze e contraddizioni di cui pullulavano le leggi esistenti. Esercitò la sua influenza sulla successiva legislazione germanica, ma fu rapidamente sostituito, nel sesto secolo, dal Codice di Giustiniano I. Come fonte d’informazione storica, tuttavia, rimane molto significativo. Offre una messe di notizie sulle condizioni degli imperi d’Oriente e d’Occidente in epoca tardo-romana. Ugualmente informativi sono certi editti di Teodosio II posteriori al suo Codice (esteso all’impero d’Occidente nel 447), e proclami d’imperatori occidentali dello stesso periodo e successivi, soprattutto Valentiniano III e Maggioriano. Ma questi regolamenti sono particolarmente istruttivi per motivi che i loro compilatori preferivano ignorare. Infatti molti dei documenti in questione, specie verso la fine dell’impero, sono intrisi di una violenza quasi isterica, rivelatrice di una confusione emotiva fra peccato e delitto del tutto mancante nelle classiche leggi romane delle epoche precedenti. Sir Samuel Dill, che scrive con estrema partecipazione alle sofferenze imposte a questi ultimi romani era convinto, non senza motivo, che siffatta prolungata legislazione repressiva fosse stata non soltanto un sintomo del crollo di Roma, ma anche una delle sue cause principali.”” (pag 159)”,”STAx-205″
“GRANT Ted”,”Russia, dalla rivoluzione alla controrivoluzione.”,”GRANT Ted Vsievold VOLKOV, l’autore della prefazione, ha lottato instancabilmente per la riabilitazione politica di suo nonno Lev TROTSKY Paragrafo pag 120: ‘Perché Trotsky non ha preso il potere?’ Il problema georgiano, il colpo di mano di Stalin nel partito georgiano e la reazione di Lenin, il suo tentativo di estromettere Stalin dalla direzione del partito (pag 111)”,”TROS-233″
“GRANT R.G.”,”Soldati. Prima parte. Uomini alla guerra.”,”Falange vs Legione “”Il modo oplita di combattere in falangi armate di lancia continuò a dimostrare il propriovalore fino a quando gli eserciti del mondo ellenistico non vennero a contatto col nascente potere di Roma, nel II secolo a.C. Nella decisiva battaglia di Pidna (168 a.C.), i romani si ritirarono deliberatamente attraverso un terreno rotto, causando il disordine degli inseguitori macedoni. La fanteria romana, armata di spade e giavellotti, fu quindi in grado di aprirsi un varco nella falange. Una volta che il combattimento fu portato a distanza ravvicinata la lunga sarissa divenne un inutile ingombro; gli opliti gettarono via le loro lance combattendo con le daghe, ma furono fatti a pezzi dalle spade romane. Era iniziata una nuova era del combattimento di fanteria”” (pag 21)”,”QMIx-226″
“GRANT R.G.”,”Battaglie sul mare. Seconda parte. 3000 anni di guerra navale.”,”””La Gran Bretagna entrò nella prima guerra mondiale con una chiara superiorità navale sulla Germania. La Royal Navy aveva 52 tra dreadnought, pre dreadnought e incrociatori da battaglia, contro 34 navi simili tedesche. Inevitabilmente la flotta tedesca era restia a prendere il mare e ingaggiare direttamente il nemico. Nemmeno i britannici potevano imbottigliare in porto il nemico, con un blocco ravvicinato, come nelle guerre napoleoniche, a causa della vulnerabilità delle navi da battaglia alle mine e ai siluri. Il controllo britannico degli ingressi nel Mare del Nord e della Manica era sufficiente per fermare il grosso del traffico nemico, ma non per impedire alle squadre tedesche di uscire dal porto per bombardare le coste inglesi. La strategia tedesca risiedeva nell’indebolire il nemico con saltuari affondamenti, fino a che i rapporti di forza non si fossero riequilibrati. La cautela del capo della Grand Fleet, ammiraglio Sir John Jellicoe, fece sì che questo non avvenisse. La sua determinazione nel mantenere intatta la flotta fu eguagliata solo dal desiderio del Kaiser Guglielmo di preservare le proprie costose navi. Dopo che il comando della flotta, nel gennaio 1916, fu preso dall’ammiraglio Reinhard Scheer, i tedeschi furono, per un certo periodo, più aggressivi, e nel maggio seguente i britaninci riuscirono ad attirare il nemico in una battaglia tra le flotte allo Jutland. La battaglia rivelò i difetti della Royal Navy, ed esempio molti dei suoi cannoni erano inferiori a quelli tedeschi, e i tedeschi proclamarono la vittoria in termini di navi affondate. Tuttavia fu una battaglia difensiva, combattuta da una flotta tedesca che fuggiva e per il resto della guerra le grandi navi tedesche raramente lasciarono i porti. (…) Ma il 1 febbraio 1917 quando, dopo lo Jutland, si era abbandonata l’idea di una grande battaglia di superficie, la marina tedesca riprese la sua guerra sottomarina senza restrizioni. La riluttanza della marina britannica ad adottare il sistema dei convogli portò a perdite di naviglio mercantile insostenibili, fino al maggio 1917, quando l’adozione dei convogli invertì il trend”” (pag 258-259)”,”QMIx-217-B”
“GRANT R.G.”,”Grandi battaglie. Seconda parte. Dal 1700 D.C. ai giorni nostri.”,”Testimoni di guerra. “”Ti infilavi la testa il più profondamente possibile in qualsiasi anfratto del terreno: potevi trovare un cratere di granata, oppurno no, ma dovevi appiattirti sul terreno durante questi spaventosi fuochi di sbarramento, che erano veramente terrificanti. Non pensavi che ne saresti uscito vivo. Prima c’erano gli scoppi, poi sentivi le granate fischiare mentre ti cadevano vicino. Un frammento di quelle granate ti avrebbe tagliato in due. Non puoi immaginartelo: ogni notte, ogni notte, ogni singola notte”” (Il soldato semplice W.G. Bell, Nono battaglione del Corpo d’armata Ciclisti, 1917) (pag 274) “”L’oscurità si alterna a una luce intensa come quella del sole. La terra trema e si scuote come gelatina… e chi è rimasto ancora in prima linea non riesce a sentire altro che il fuoco dell’artiglieria, i lamenti dei compagni feriti, i nitriti dei cavalli caduti e il battito martellante del proprio cuore, ora dopo ora, notte dopo notte. Anche nei brevi momenti di riposo i soldati esausti sono assillati dal ricordo di sofferenze inaudte. Non hanno modo di fuggire, non è rimasto loro più nulla se non la memoria degli orrori e la rassegnazione…Il campo di battaglia ormai non è altro che un enorme cimitero”” (Gerhard Gurtler, soldato tedesco ex studente di teologia di Breslavia, in una lettera scritta quattro giorni prima della sua morte, 14 agosto 1917) (pag 274) “”Era uno dei nostri, un fante; stava seduto a terra appoggiato a un gomito, con la giubba aperta. Per poco non vomitai: le sue interiora gli uscivano dallo stomaco ed egli cercava di spingerle per riportarle al loro posto. Quando mi vide disse: Finiscimi, amico, fallo per me. Sparami una pallottola, fallo per me. Avanti, te lo chiedo io… finiscimi! Aveva perso il suo fucile e quando non feci nulla iniziò a imprecare”” (R. Le Brun, soldato semplice della IV divisione canadese, 1917) (pag 275)”,”QMIx-239″
“GRANT R.G.”,”Aerei. La storia completa. Prima parte.”,”””Prima della guerra i progettisti tedeschi e francesi avevano scoperto che era possibile costruire un meccanismo a interruttore per bloccare la mitragliatrice ogni volta che una pala dell’elica si trovava sulla linea di fuoco. Raymond Saulnier, progettista del monoplano Morane-Saulnier, fu uno degli sperimentatori di questo interruttore, ma non riuscì a farlo funzionare correttamente. Fu così il progettista olandese Anthony Fokker a mettere a punto il primo ingranaggio a interruttore veramente efficace su uno dei suoi monoplani Eindecker. I Tedeschi utilizzarono le mitragliatrici che sparavano attraverso l’elica per tutta la durata delle ostilità. (…) La prima risposta efficace degli Alleati all’ingranaggio sincronizzatore fu l’installazione di una mitragliatrice sull’ala superiore dei biplani. (…)”” (pag 71) “”Dal 1916 i caccia furono fatti volare in gruppo, poiché così era richiesto dalle nuove tattiche di combattimento in formazione. Durante le battaglie di Verdun e della Somme, aviatori tedeschi e alleati combatterono aspramente per conquistare la superiorità aerea; le pesanti perdite subite da entrambi gli schieramenti nei combattimenti aerei rispecchiarono la guerra di logoramento a terra. Numericamente inferiori, gli aerei tedeschi rimanevano sul lato amico delle trincee, riuniti in unità consistenti, in grado quindi di conquistare la superiorità aerea in determinati settori del fronte. Parallelamente ai combattimenti sul fronte, andò intensificandosi la “”battaglia”” tra le industrie aeronautiche. L’incremento nella produzione dei motori e delle cellule fu spettacolare. Nel primo periodo della guerra i contratti militari consentirono alle piccole aziende di svilupparsi e diventare industrie di rilievo. La francese Nieuport, ad esempio, incrementò il suo giro d’affari da 285.000 franchi nel 1914 a 26.4 milioni di franchi nel 1916. Anche altre industrie, soprattutto aziende automobilistiche come Renault e Fiat, si cimentarono nella produzione di motori aeronautici ed aerei. L’espansione fu più forte in Gran Bretagna: la sua industria aeronautica, che al momento di entrare in guerra era poco sviluppata e dipendeva quasi completamente ai motori francesi, al termine del conflitto era la più grande al mondo e dava impiego a circa 270.000 operai. Afflitta da carenza di operai specializzati e da importanti materie prime, la Germania perse la battaglia per la produzione. Nel 1917 i Tedeschi non riuscirono a produrre neanche mille velivoli al mese mentre nello stesso periodo Gran Bretagna e Francia insieme ne producevano 30.000 all’anno”” (pag 74)”,”QMIx-241″
“GRANT Ted”,”The Unbroken Thread. The Development of Trotskysm over 40 years.”,”Sulla ‘reazione termidoriana’ contro Lenin e Trotsky in Russia (pag 63-64)”,”TROS-303″
“GRANT Ted”,”History of British Trotskyism.”,”Ted Grant emigrated to Britain from South Africa in 1934, where he joined the Marxist opposition within the independent Labour Party and later the Labour Party. In 1938 he helped found the Workers International League which later fused to form Revolutionary Communist Party, in which he was a leading figure. Since then, he has played a leading role in the Trotskyist movement, has is regarded as the principal theoretician of Trotskyism in Britain and Internationally. With an introduction and postscript by Rob Sewell, Acknowledgments, Introduction, Postscript, Biographical notes, foto,”,”TROS-060-FL”
“GRANT Edward”,”Le origini medievali della scienza moderna. Il contesto religioso, istituzionale e intellettuale.”,”Edward Grant docente di Storia e Filosofia delle Scienze all’Indiana University. Autore de ‘La scienza nel Medioevo’ (Bologna, 1997).”,”SCIx-009-FSD”
“GRANZOTTO Gianni”,”Cristoforo Colombo.”,”‘Colombo conosceva gli alisei? Conoscere significa sapere, e in mare si sa per ceto solo ciò che si è sperimentato. Nessuno fino allora aveva sentito quella mano invisibile spingere alle spalle per migliaia di miglia. (…) Quel che Colombo sapeva sugli alisei lo sapeva di prima mano, l’aveva appreso al tempo del suo lungo soggiorno a Madera e durante il viaggio in Guinea, entrambi in acque atlantiche e proprio all’altezza della fascia tropicale dove corrono quei venti. Ma si trattava soltanto di assaggi; di piccoli tutti alle soglie del corridoio degli alisei senza occasione di spingersi oltre (…). Colombo si industriò molto per conoscere la reale natura degli alisei. Ne aveva intravisto la straordinaria utilità, che ai suoi occhi doveva sembrare provvidenziale. Chiese, indagò, intuì. Soprattutto indovinò. L’intuizione fu la grande arma che consentì a Colombo di vincere, una specie d’arma segreta che gli altri non avevano, una ispirazione sorretta dal genio, similmente a ciò che accade alle prime piume dei pioppi nell’aria di primavera. Non hanno anch’esse un aliseo che le spinge alle spalle? Questo per rispondere che Colombo in effetti non conosceva gli alisei, non conosceva la loro estensione e non conosceva la loro continuità. Questo no. Ma li aveva fiutati, li aveva sentiti a portata di mano. Assai probabilmente Colombo sarebbe arrivato dall’altra parte dell’Atlantico anche se non ci fossero stati gli alisei. Il fatto di trovarli, di scoprirne l’esistenza, rese il suo viaggio molto più praticabile. Gli diede anche più sicurezza, il fattore principale della speranza. In tutta la traversata non fu mai travolto dai dubbi o dalle avversità, pur procedendo nell’ignoto verso mete sconosciute. Furono gli alisei a sostenere il suo coraggio, gli alisei che lo seguirono fedelmente fino all’arrivo ai quali altrettanto fedelmente egli si affidò. Aveva commesso molti errori nel calcolare la geografia del mondo. Ma in questa divinazione dei venti non sbagliò’ (pag 148-150) “”Nel Prologo al Don Chisciotte, Cervantes mette piuttosto in ridicolo chi compila bibliografie in calce alla propria opera (…)”” (pag 341)”,”ASGx-059″
“GRANZOTTO Gianni”,”Vojussa, mia cara. Diario di guerra.”,”Di famiglia friulana, Gianni Granzotto è nato a Padova. Ha trascorso la giovinezza a Bologna, dove si è laureato in lettere nel 1936 con una tesi su Italo Svevo (non senza scalpore per le implicazioni politiche che a quell’epoca l’argomento sollevava). Ma il giornalismo, i viaggi, la guerra lo allontanano subito dalla letteratura. Lo ritroviamo infatti inviato speciale di grandi giornali, corrispondente da Parigi e New York, commentatore di politica alla televisione, “”moderatore”” di celebri, memorabili scontri. Ha tenuto in seguito, varie, importanti cariche amministrativa: consigliere delegato Rai, amministratore di giornali, presidente della Federazione Editori e presidente dell’Ansa. Ha pubblicato vari libri. ‘Vojussa’ è il suo ultimo libro completato pochi giorni prima della morte avvenuta improvvisamente a Roma nel marzo 1985. “”Stavo ficcato dentro la guerra come un sasso nella sua crepa”” “”5 maggio. Non ho più voglia di scrivere questo diario. Siamo a Kalibaki da tre giorni, alloggiati nei locali dell’ospedale. Trascrivo ordini di battaglia, comunicati, elenchi di reggimenti e divisioni, altitudini di quote perdute, riconquistate, riperse, riprese ancora. È ciò che chiamiamo pomposamente “”Diario Storico””. E coloro che morirono? Solo cifre, percentuali. E coloro che hanno combattuto? Appena qualche nome di generale o il numero di un reparto. Gli altri erano foglie sugli alberi. Le foglie di Ungaretti, i soldati: “”Si sta come / d’autunno / sugli alberi / le foglie””. Le pareti dell’ospedale sono bianche. Di sera si passeggia, si chiacchiera svogliatamente, si ascoltano ritornelli alla radio. Da qualche sera Radio Belgrado, in tedesco, trasmette una canzone stravagante, quasi misteriosa. Ha il ritmo di una marcia militare, ma è stranamente lenta, addirittura languida. La canta una donna dalla voce rauca, come fradicia per il bere, istigatrice di chi sa quali peccati. Sembra una canzone per soldati; eppure ha il timbro d’una canzone d’amore. Che c’entra con la guerra? C’entra, perché è una canzone triste. Ha per titolo un nome di donna. Si chiama ‘Lilì Marlene’.”” (pag 116-117) La meccanica della paura. “”La prima cosa che la guerra mi ha fatto capire è il meccanismo della paura. Stavo ficcato dentro la guerra come un sasso nella sua crepa, non vedevo e non sapevo nulla di ciò che accadeva al di là di un tiro di fucile dalla mia tana. Avevo paura, come tutti. Cercai di rendermi conto di che natura fosse questo sentimento così istintivo, di dove esso scaturisse, come agiva, che cosa lo portava a scomparire d’un tratto così come d’un tratto era entrato in me. La guerra mi diede tutte le risposte che io cercavo. Mi insegnò che la paura è, a suo modo, una dottrina dell’esistenza, una disciplina da imparare. Quello che la guerra mi ha fatto intendere molto presto è che non bisogna mai temere di aver paura, nel senso che non si deve affatto vergognarsene, e nemmeno cercare di rimuoverla con un soprassalto di volontà quando essa sta per apparire. Tanto la paura viene lo stesso. Si deve fare i conti con lei; e i conti, prima di impratichirsene, si debbono provare e riprovare. Poi occorre saper convivere con la paura per evitare di esserne dominati. Convivere significa vivere insieme senza darsi troppo impaccio reciproco, anzi con un certo grado di disinvoltura. Sarebbe disastroso lasciarsi signoreggiare dalla paura. Si resterebbe schiacciati, le membra e la mente avvinte come nella stretta di un serpente, inerti e disarmati. Ma altrettanto, lo spregio del pericolo. La paura non si può sfidare. Chi crede che il dimostrarsi intrepido sia fare bella mostra di sé è soltanto un insicuro. La paura non si deve subirla né sfidarla. Ma semplicemente impararla, apprenderne le regole, la ‘consecutio’, i dettami. Si scoprirà che la lezione della paura è preziosa, equivale alla presenza costante di una vedetta al nostro fianco. Ci può non desiderare un guardiano incaricato di dare il segnale del pericolo?”” (pag 119-120)”,”QMIS-038-FGB”
“GRARE Frederic”,”Le Pakistan face au conflit afghan 1979-1985. Au tournant de la guerre froide.”,”Frederic GRARE è nato nel 1961. E’ dottore in relazioni internazionali presso l’ Institut universitaire de hautes etudes internationales de Geneve, lavora attualmente per il programma di studi strategici e di sicurezza internazionale (PESI). Ha pubblicato nel 1995: -Frederic GRARE, Le Tadjikistan à l’ épreuve de l’ independance, in collaborazone con Mohammed-Reza DJALILI e nel 1996: -Frederic GRARE, La Russie dans tous ses états-“,”PAKx-009”
“GRAS Christian”,”Alfred Rosmer et le mouvement revolutionnaire international.”,”2° Internazionale socialdemocratica, sindacalismo rivoluzionario tendenza internazionale, lotta di minoranza, ruolo in 3° internazionale, internazionali rosse, lotte in CGT e PCF, disfatta dei zinovievisti, IV internazionale ‘La rivolution proletarienne’, opposizione di sinistra, natura di classe dello Stato staliniano, voce operaia.”,”MFRx-081″
“GRASS Martin LITZELL Gunilla MISGELD Klaus a cura”,”The World in the Basement. International Material in Archives and Collections.”,”Saggi di Martin GRASS, Ulf JÖNSON Lucy VIEDMA Lars GOGMAN Stellan ANDERSSON Mats MYRSTENER Marie HEDSTRÖM. I rapporti tra i sindacati svedesi e quelli sovietici. “”I comunisti hanno dominato i sindacati nel corso degli anni 1920, e hnel 1927 venne firmato un accordo di mutuo aiuto tra i sindacati dei minatori svedesi e sovietici. Quando il testo dell’ accordo divenne noto, si scatenò una furiosa disputa all’ interno del sindacato, ed anche all’ interno della Landsorganisationen, LO (la Confederazione sindacale svedese). Questo scontro finì con il ritiro dell’ accordo e l’ espulsione dei membri sindacali comunisti. La visione negativa da parte di LO del movimento sindacale sovietico era molto evidente ed emergeva dal testo di due distinti rapporti del solo 1928, di Ivar Vennerstrom e Paul Olberg””. (pag 47)”,”MEOx-073″
“GRASS Martin in collaborazione con Hans LARSSON”,”Labour’s Memory. The Labour Movement Archives and Library 1902-2002.”,”Ritrovamento archivi della Socialdemocrazia tedesca (SPD) all’interno della LO – Swedish Trade Union Confederation, 1967 (foto pag 35)”,”MEOx-131″
“GRASS Günter”,”Il mio secolo. Cento racconti.”,”Nato nel 1927 a Danzica, Günter Grass vive nei pressi di Lubecca. Fra le sue opere tradotte in italiano, ‘Il tamburo di latta’ (1962). “”1982. A prescindere dai malintesi che ha palesemente scatenato la mia citazione della «perfida Albione», sono più che soddisfatto riguardo alla perizia eseguita per i cantieri Howaldt e il reparto di tecnica navale della AEG di Wedel, intitolata ‘Conseguenze della guerra delle Falkland’, ance vista con gli occhi d’oggi. Infatti, ammesso che i due sommergibili della serie 209, consegnati all’Argentina dalla Howaldt e il cui sistema di siluri elettronici viene considerato ottimale, fossero riusciti al primo colpo a essere impiegati con successo contro la task-force inglese, ad esempio affondando la portaerei ‘Invincible’ e così pure il trasporto truppe ‘Queen Elizabet’ utilizzato al massimo della capienza, questo doppio risultato avrebbe avuto conseguenze devastati per il governo federale, nonostante il suo atteggiamento dichiaratamente positivo nei riguardi della doppia risoluzione della Nato (1) e prescindendo dall’ormai inevitabile cambio di cancelliere (2). «Armamenti tedeschi impiegati contro alleati della Nato!», si sarebbe detto. «Impensabile!», scrissi, facendo al tempo stesso notare che persino l’affondamento del cacciatorpediniere ‘Sheffield’ e della nave da sbarco ‘Sir Galahad’ causato da aerei argentini di provenienza francese non avrebbe ridotto la portata di un eventuale successo conseguito da sommergibili di produzione tedesca. Certamente sarebbe venuta alla luce in maniera palese quella germanofobia che gli inglesi celano solo a fatica. «Unni», ci avrebbero definiti. Per fortuna, allo scoppio della guerra delle Falkland uno dei sommergibili Howaldt, il ‘Salta’, era alla fonda con danni alle macchine, mentre l’altro, il San Luis, è sì entrato in azione, ma con un equipaggio non sufficientemente addestrato che, come doveva rilevarsi, non era in grado di manovrare il complicato sistema elettronico AEG per il comando dei siluri. «Così, – ho scritto nella mia perizia, – la marina britannica e anche noi come nazione ce la siamo cavata con uno spavento», tanto più che si agli inglesi che noi abbiamo sempre presente l’eroica prima battaglia delle Fallkand dell’8 dicembre 1914, quando la squadra navale tedesca dell’Asia orientale, fino a quel momento baciata dal successo sotto il comando del leggendario viceammiraglio von Spee, venne annientata dalla supremazia britannica”” (pag 243-244) [Günter Grass, ‘Il mio secolo. Cento racconti’, Einaudi, Torino, 1999] [(1) Nel dicembre del ’79 i paesi europei aderenti alla Nato decisero di aumentare, a partire dell’83, le loro dotazioni di missili a portata intermedia se l’Unione Sovietica non avesse smantellato il proprio sistema missilistico; (2) Nel 1982 Helmut Kohl subentrò a Helmut Schmidt]”,”GERQ-001-FMDP”
“GRASS Günter”,”È una lunga storia.”,”Nato nel 1927 a Danzica, Günter Grass vive nei pressi di Lubecca. Fra le sue opere tradotte in italiano, ‘Il tamburo di latta’ (1962). Contiene Cronologia vita e opere di Theodor Fontane”,”GERQ-002-FMDP”
“GRASSI Fabio”,”Gramsci e la ‘critica’ della diplomazia ‘tradizionale’.”,”Il libretto è composto di due saggi il primo su GRAMSCI e il secondo su GIOLITTI”,”GRAS-012 ITQM-039″
“GRASSI Enrico”,”L'””esposizione dialettica”” nel Capitale di Marx.”,”””””Nella sua forma razionale, la dialettica è scandalo e orrore per la borghesia e per i suoi corifei dottrinari, perché nella comprensione positiva dello stato di cose esistente include simultaneamente anche la comprensione della negazione di esso, la comprensione del suo necessario tramonto, perché concepisce ogni forma divenuta nel fluire del movimento, quindi anche dal suo lato transeunte, perché nulla la può intimidire ed essa è critica e rivoluzionaria per essenza”” [K. Marx, Il Capitale]”” [(in) Enrico Grassi, L'””esposizione dialettica”” nel Capitale di Marx, 1976] “”Nei prezzi tutto si maschera data la differenza tra profitto e plusvalore, e si maschera non solo al capitalista ma anche all’operaio (1). E’ essenziale capire cosa si cela, a parere di Marx, sotto la maschera dei prezzi. La famosa “”trasformazione dei valori in prezzi di produzione””, non deve essere intesa, a nostro parere come se i valori si possano esprimere matematicamente in prezzi; è vero piuttosto che i valori hanno ora perduto la forma e il ruolo che possedevano nelle astrazioni del I libro, per assumere forma e ruolo di prezzi dato che questi ultimi ormai non sono più una diretta filiazione dei valori. Infatti i prezzi non rappresentano più la somma meccanica dei valori incorporati, vale a dire non sono la loro espressione monetaria ma piuttosto la loro metamorfosi. Nei prezzi, secondo Marx, i valori ci sono e non ci sono. Ci sono perché il lavoro crea valore e le merci sono lavoro oggettivato; non ci sono perché nei prezzi lavoro e valore non corrispondono. Marx osserva come per l’intervento del saggio generale di profitto: “”Sulla base del valore di scambio si sviluppi un prezzo di mercato diverso da questo o, meglio, come la legge del valore di scambio si realizzi soltanto nel proprio opposto”” (2). Mentre nel I libro si hanno provvisoriamente prima i valori-lavoro e poi i prezzi, come derivati, nel III invece, cioè nella realtà, si hanno prima i prezzi e poi i valori (3). Non si annulla in tal modo il I libro, se ne rovescia soltanto il rapporto. Se nel I libro era il lavoro sociale incorporato in una merce individuale, e come tale misurabile con esattezza, a formare il prezzo, nel III vediamo che la concorrenza ha sconvolto tutto, unificando i capitali individuali in un solo capitale sociale. Li ha così incatenati alla stessa sorte, trasferendo le differenze tra capitale e capitale, in relazione alla divisione del profitto, dall’ammontare della parte variabile all’ammontare del capitale complessivo e rendendo impossibile la misurazione individuale del valore e del plusvalore. “”La trasformazione – dice Marx – dei valori in prezzi di produzione, impedisce di vedere la base su cui si fonda la determinazione del valore… Il profitto gli appare [al capitalista] come qualcosa che rimane al di fuori del valore immanente della merce. A questa idea viene ora pienamente data conferma, solidità, struttura; poiché infatti, se si considera una particolare sfera di produzione, il profitto aggiunto al prezzo di costo non è determinato dai limiti della formazione di valore che in esso avviene, ma è invece determinato completamente al di fuori di essi”” (4). E’ opportuno ricordare tuttavia che Marx non nega mai la legge del valore-lavoro, anche se nel III libro essa è applicabile soltanto al capitale complessivo. Ciò che nel I libro sembrava valido per un singolo capitale ora è valido solo per il capitale nella sua totalità. In esso plusvalore e profitto coincidono e non coincidono: coincidono dal punto di vista della totalità, non coincidono nelle parti, poiché si distribuiscono in modo ineguale, parallelamente ai prezzi.”” (pag 33-34) [Enrico Grassi, L'””esposizione dialettica”” nel Capitale di Marx, 1976] [(1) Il Capitale, Libro III, cap. 9°, p. 214; (2) K. Marx, cit., sec. R. Rosdolsky, op. cit., p. 432; (3) Si veda anche la prefazione di Engels al III Libro; (4) Il Capitale, Libro III, cap. 9°, p. 214]”,”MADS-609″
“GRASSI Enrico”,”Forme storiche del capitale e metodo marxista.”,”Materiale anche derivato da una discussione con G. PALA “”Marx nelle opere giovanili non ‘rovescia’ ancora la dialettica hegeliana :..”” (pag 17) Intelletto e ragione “”Nella ‘Sacra famiglia’ [Marx] ritorna, con un certo assillo, la polemica contro l’astrazione degli hegeliani mascherati alla Bauer. La loro critica “”è e rimane – si legge nel testo – una ‘vecchia donna, l’avvizzita e vedova filosofia hegeliana, che imbelletta e ritocca il suo corpo rinsecchito fino alla più ripugnante astrazione, e fa l’occhiolino per tutta la Germania cercando un pretendente”” (15). A questo sfogo assai significativo vale la pena di affiancare quel passo in cui Marx, oltre a ribadire la sua avversione all’astrazione, inizia la polemica contro la ragione. “”Se io, – dice Marx – dalle mele, pere, fragole, mandorle, reali mi formo la rappresentazione generale “”frutto””, se vado oltre “” immagino”” che “”‘il’ frutto””, la mia rappresentazione astratta, ricavata dalla frutta reale, sia un’essenza esistente fuori di me, sia anzi l’essenza ‘vera’ della pera, della mela, ecc., io dichiaro – con espressione ‘speculativa’ – che “”‘il’ frutto”” è la “”sostanza”” della pera, della mela, della mandorla, ecc. Io dico quindi che per la pera non è essenziale essere pera, che per la mela non è essenziale essere mela. L’essenziale, in queste cose, non sarebbe la loro esistenza reale, sensibilmente intuibile, ma l’essenza che io ho astratto da esse e ad esse ho attribuito , l’essenza della mia rappresentazione “”‘il’ frutto””. Io dichiaro allora, che mela, pera, mandorla, ecc. sono semplici modi di esistenza, ‘modi’ “”‘del’ frutto””. Il mio intelletto finito, sorretto dai sensi, ‘distingue’ certamente una mela da una pera e una pera da una mandorla, ma la mia ragione speculativa dichiara questa diversità sensibile inessenziale e indifferente”” (16.). Un solo concetto, essenziale per la ricostruzione del metodo di Marx, va sottolineato in questa opera, assumendo un peso notevole nella polemica antispeculativa: è il concetto di intelletto in contrapposizione al concetto di ragione. Nell’introduzione abbiamo visto come per Hegel l”ordinario intelletto umano (o senso comune)’ fissa gli opposti nella loro separazione, mentre la ragione sorpassa queste “”determinazioni divisive””, mediandole. In questa disputa tra intelletto e ragione, risvolto filosofico della polemica tra opposizione reale e opposizione dialettica, Marx si schiera decisamente dalla parte dell’intelletto. A conclusione di una prima fase della discussione sulla questione ebraica, rimprovera a Bauer l’uso del metodo hegeliano; dicendo che: “”La filosofia ‘speculativa’, specialmente la filosofia ‘hegeliana’, doveva di necessità, per poter rispondere, tradurre tutte le questioni dalla forma del sano intelletto umano nella forma della ragione speculativa, e doveva trasformare la questione reale in una questione speculativa”” (17). La ragione dialettica (o “”speculazione ubriaca””) ha la funzione di trasferire la vita reale nel mondo rasserenato dell’Idea, in una sorta di allegoria pacificatrice, in cui le opposizioni in lotta trovano uno stabile equilibrio. L’intelletto però non si caratterizza per essere soltanto l’altro dalla ragione speculativa, ma anche per l’adesione al materialismo. ‘Intelletto, materialismo e opposizioni reali’ sono, per il giovane Marx, l’uno la proiezione degli altri. Dalle pagine sul materialismo anglo-francese è possibile capire che la fonte di questa sua tematica non è Kant, come per anni si è detto in Italia, ma la polemica antimetafisica di Descartes e Locke, di Lamettrie e Helvetius, di Condillac e Bayle. “”Con la dissoluzione scettica della metafisica, – dice Marx – ‘Pierre Boyle’ non ha preparato solo la diffusione in Francia del materialismo e del sano intelletto umano”” (18). Anche Locke aveva dato un notevole contributo alla dissoluzione della metafisica quando “”aveva posto le basi della filosofia del bon sens, del sano intelletto umano, cioè aveva detto, per via indiretta, che non si dà alcuna filosofia separata dai sani sensi umani e dall’intelletto basato su di essi”” (19). Dovranno passare vari anni prima che Marx riesca a gettare le basi di una nuova teoria della conoscenza, che sappia distinguere, all’interno del materialismo, l’astrazione dal semplice riflesso della sensibilità nel pensiero”” [Enrico Grassi, Forme storiche del capitale e metodo marxista, 1979] (pag 19) [(15) ‘La sacra famiglia’, cit, p. 23; (16) Ivi, p. 71; (17) Ivi, p. 118; (18) Ivi, p. 167; (19) Ivi, p. 170 e p. 187]”,”TEOC-619″
“GRASSI Davide”,”La democrazia in America Latina. Problemi e prospettive del consolidamento democratico.”,”Davide Grassi (1956-) ha conseguito un Ph.D. in Scienza della politica presso l’Università di Chicago e ha studiato negli Stati Uniti. Attualmente (1999) insegna nell’Università di Torino.”,”AMLx-003-FMB”
“GRASSI-ORSINI Fabio QUAGLIARIELLO Gaetano a cura”,”Il partito politico dalla grande guerra al fascismo. Crisi della rappresentanza e riforma dello Stato nell’ età dei sistemi politici di massa, 1918 – 1925.”,”In appendice (a cura di ORSINA Giovanni): composizione gruppi parlamentari 1920, 1921, 1922; variazioni e compatezza gruppi parlamentari. Fabio GRASSI ORSINI è docente ordinario di storia dei partiti politici all’ Univ di Siena. Tra le sue opere: -Il tramonto dell’ età giolittiana nel Salento (LATERZA, 1973) -Le origini dell’ imperialismo italiano. Il caso somalo, 1896-1915 (MILELLA, 1980) -Il colonialismo italiano da Adua all’ impero (LATERZA, 1981) Gaetano QUAGLIARIELLO, ricercatore confermato, insegna storia dell’ Europa contemporanea all’ Univ dell’ Aquila. Tra le sue opere: – Studenti e politica (LACAITA, 1987) – La politica senza partiti. Ostrogorski e il dibattito sulla macchina politica tra ‘800 e ‘900’ (LATERZA, 1993). Ha curato l’ edizione italiana del classico di Mosei OSTROGORSKI ‘La democrazia ed i partiti politici’ (RUSCONI, 1991)”,”ITAD-012″
“GRASSO Marco ZINOLA Marcello”,”La strage silenziosa. Genova e i morti d’amianto, storia di una battaglia operaia.”,”Marco Grasso, giornalista (1982) si occupa di cronaca giudiziaria e inchieste. Marcello Zinola, giornalista dal 1973 a ‘Il Lavoro’ redazione di Savona ha poi lavorato per le agenzie Agi e Ansa e vari quotidiani.”,”LIGU-001-FER”
“GRAUBARD Stephen Richards”,”British Labour and the Russian Revolution, 1917-1924.”,”Nella bibliografia cita la biografia di George Lansbury scritta da Raymond Postgate e quella di Arthur Henderson scritta da Mary Agnes Hamilton, l’ autobiografia di Philip Snowden e la ricerca ‘Socialism over Sixty Years: The Life of Jowett of Bradford’ di Fenner Brockway. La guerra russo-polacca vista da Londra. “”The Labour Party was pulled back to reality by the Prime Minister’s return from Spa. While admitting that the Polish invasion had been “”reckless and foolish””, Lloyd George contended that it provided no justification for Russia to destroy Poland as an independent nation. Great Britain could not fail to take an interest in Poland’s welfare, the Prime Minister said; under the League Covenant she was pledged to protect her independence. Article 10, inapplicable so long as Poland’s armies were advancing into Russia, was now introduced to condemn the reverse operation. Bolshevism, Lloyd George argued, could not be permitted to advance to the borders of Germany. These considerations, he explained, had led the Allies at Spa to commission Great Britain to deliver a note to Russia requesting an immediate armistice.”” (pag 101)”,”MUKx-150″
“GRAUBARD Stephen Richards”,”British Labour and the Russian Revolution, 1917 – 1924.”,”Stephen Richards Graubard è direttore editoriale di Daedalus. Foreword, Introduction, Bibliographical Note, Index, Harvard Historical Monographs”,”MUKx-018-FL”
“GRAUBARD Stephen Richards”,”Kissinger ritratto di una mente.”,”Stephen Richards Graubard, nato nel 1024, è uno dei più autorevoli studiosi statunitensi di storia contemporanea e di scienza politica. Titolare della cattedra di storia alla Brown University.”,”BIOx-081-FL”
“GRAUDENZ Karlheinz SCHINDLER Hanns-Michael”,”Die deutschen Kolonien. Über 100 Jaher Geschichte in Wort, Bild und Karte.”,”Dokumentation und Bildmaterial Hanns Michael SCHINDLER.”,”GERx-058″
“GRAUR Mina”,”An Anarchist “”Rabbi””. The Life and Teachings of Rudolf Rocker.”,”Mina GRAUR è Research Fellow al Ben-Zion Dinur Institute for Research in Jewish History alla Hebrew University di Gerusalemme e presso il Jabotinsky Institute di Tel Aviv. E’ studiosa dei movimenti radicali e dell’ anarchismo ebraico, del giornalismo Yiddish e della storia dell’ eugenetica.”,”ANAx-097″
“GRAVE Jean a cura di Mireille DELFAU”,”Quarante ans de propagande anarchiste.”,”GRAVE era un uomo dal carattere difficile reso ancora più aspro dalla vita militante e dalle sue delusioni. La sua timidezza, la sua assenza totale di talento oratorio lo condanneranno per tutta la vita a chiudersi in se stesso e certamente a soffrire. Per la sua intransigenza dottrinale – era il ‘papa dell’anarchia’ – si urtò con quelli che nel movimento non la pensavano come lui, anche con i suoi collaboratori e amici. Quando GRAVE cominciò a scrivere queste memorie, aveva visto l’affondamento della 1° GM e passato la sessantina. Quando le terminerà, dieci anni dopo, egli viveva solo avendo rotto anche con gli ultimi amici, il dottor PIERROT e Paul RECLUS che lo collegavano ancora al grande periodo della sua vita, precendente al 1914, quello di Elisée RECLUS e Pierre KROPOTKINE. Le sue memorie risentono di questi rapporti.”,”ANAx-017″
“GRAVES Robert”,”Belisario. Romanzo.”,”Robert Graves (Londra 1895 – Majorca 1986) ha scritto romanzi, saggi critici e poesie.”,”VARx-005-FC”
“GRAVETT Christopher”,”Hastings 1066. La caduta dell’ Inghilterra sassone.”,”””La principale differenza tra l’ armamento inglese e quello normanno risiedeva nel fatto che gli inglesi usavano l’ ascia””. (pag 31) “”I normanni mantennero in vigore le migliori istituzioni anglo-sassoni: il governo, il sigillo reale, il mandato del sovrano, le numerose zecche che producevano monete di buona qualità. Le terre di quegli inglesi che erano morti o fuggiti furono assegnate prevalentemente ai normanni e ai loro alleati, specialmente bretoni e fiamminghi. Costoro guadagnarono posizioni influenti nella gerarchia ecclesiastica, costruirono castelli e magnifiche cattedrali di pietra. Gli inglesi erano considerati degli inferiori, ma la loro lingua sopravvisse a causa del gran numero di persone che continuava a parlarla. La cultura locale assorbì l’ efficienza normanna, una nuova dinastia salì al trono e l’ Inghilterra fu costretta a guardare al continente più che alla Scandinavia. Guglielmo morì nel 1087 per le lesioni interne subite durante la repressione di una rivolta a Mantes, nel Vexin, all’ altezza dei confini normanni. I suoi discendenti videro la graduale separazione dell’ Inghilterra dalla Normandia, mentre si sviluppava una razza indigena anglo-normanna.”” (pag 90) ISC1L-11″,”QMIx-143″
“GRAVETT Christopher”,”La guerra d’ assedio nel medioevo.”,”La diplomazia e il fattore sorpresa nella guerra d’ assedio. “”Spesso, tuttavia, la sorpresa scaturiva dal tradimento, che talvolta si manifestava sotto forma di un semplice rifiuto al rispetto del codice cavalleresco, come quando il conte angioino Geoffrey Martel fu ferito ad un braccio da un arciere, sulle mura, mentre stava discutendo le condizioni di pace durante un incontro davanti a Candé nel 1106. La ferita causò in seguito la morte.”” (pag 28)”,”QMIx-144″
“GRAWITZ Madeleine”,”Bakounine.”,”GRAWITZ è nata a Marsiglia, agrégée di diritto pubblico, ha insegnato alla facoltà di diritto di Lione prima di essere eletta professore di scienze politiche alla Sorbona (Paris-I). Direttore onorario dell’ Institut de formation syndicale di Lione ha pubblicato libri di scienze sociali, scienza politica e psicologia politica.”,”ANAx-099″
“GRAY Randal”,”Kaiserschlacht 1918. L’ ultima offensiva tedesca.”,”1918. “”La storia ufficiale britannica (1937) riporta un totale di perdite subite da Haig di 177.739 uomini, di cui 72.000 furono fatti prigionieri, almeno un terzp di questi erano feriti o gasati. Questi numeri equivalgono a una media giornaliera di 11.000 uomini tre volte quella della campagna della Somme del 1916. (…) Nessuna delle 30 divisioni di fanteria originali di Haig perse meno di 1.950 uomini, che corrisponde circa al 20 per cento. (…) Le perdite francesi ammontarono a circa 77.000 sulle 20 divisioni impiegate nel combattimento, indice di duri combattimenti. (…) Materialmente gli Alleati avevano perso 1300 cannoni, per la maggior parte britannici; 2000 migtragliatrici britanniche prese (…); circa 200 carri armati (tutti britannici); un imprecisato numero di autoblindo; decine di migliaia di cavalli; sedici campi d’ aviazione; e oltre 400 velivoli britannici senza contare un elevato ma imprecisato numero di aerei francesi.”” (pag 88)”,”QMIP-048″
“GRAY Alexander”,”The Socialist Tradition. Moses to Lenin.”,”L. Blanc, la questione del risparmio operaio, delle casse di risparmio. “”For all this evil Louis Blanc naturally claims that there can be only one remedy, that, namely, devised by Louis Blanc – in other words, a ‘saine organisation du travail’. His rather disgruntled frame of mind, his instinctive abhorrence of all moderation despite contrary professions, are well seen in his attitute towards the proposals of other well-meaning reformers. Take, for example, the whole question of savings and the estabilshment of Savings Banks as a means of raising the worker. Had Blanc been content to say that it is rather futile to expect savings from a worker, living under the harsh dispensation of the Iron Law of Wages, he would merely have been expressing the reasonably defensible. But, remembering that whatever is, is wrong, Louis Blanc must still be talking. What are these Caisses d’Epargne anyhow? Their deposits are only in part the fruit of honest labour. They are blind receivers of illicit profits: they receive -indeed after encouraging them – all who present themselves, ‘from the servant who has robbed his master to the courtesan who had sold her beaty’.”” (pag 223)”,”SOCU-144″
“GRAY Ezio M.”,”Il Belgio. Sotto la spada tedesca. Guerra senza sangue. L’invasione tedesca in Italia.”,”Nell’Europa politica dell’estate 1914, pacifismo ed armamenti erano nella loro efficenza massima. La vertigine dell’armarsi afferrava tutti i popoli: quelli che traevano dalla popolazione esuberante innumeri riserve militari e quelli che alla crisi di popolazione dovevano rimediare con la forma più ampliata e più redditizia del servizio militare; quelli che dovendo essere fortissimi sul mare dovevano anche impedire che chiunque altro spostasse il loro rapporto di superiorità e quelli che arrivando tardi nel campo della politica navale e coloniale volevano raggiungere gli altri compiendo ad enormi sbalzi ciò che altrove si era ottenuto con progressione uniformemente accelerata; quelli cui i cingressi diplomatici o le guerre sfortunate avevano tenuto incompleta o rapito violentemente l’unità nazionale e quelli che del problema di nazionalità proclamavano necessità e limiti oltremodo ampi per coonestare veri e propri tentativi di egemonia europea o mondiale.”,”QMIP-028-FL”
“GRAYLING A. C.”,”Il significato delle cose.”,”Grayling è professore alla University of London ed è un divulgatore assai noto in Gran Bretagna. Scrive sul Guardian, Financial Times, Literary Review e Times Literary Supplement. “”Il significato delle cose non sta nelle cose in sé, ma nel nostro atteggiamento verso di esse”” (Antoine de Saint-Exupéry)”,”FILx-026-FL”
“GRAZIADEI Antonio”,”Cosa è il marxismo. Dodici conferenze all’ Università di Roma.”,”La concezione marxista del mondo e della società, teorie socialiste prima e dopo MARX, criticabilità della parte economica del marxismo, funzione valore di scambio, sopralavoro, macchine e conflitto imprenditori-consumatori, valore nella teoria marxista, plusvalore.”,”TEOC-067 MADS-241″
“GRAZIADEI Antonio”,”Memorie di trent’anni, 1890-1920.”,”””Ho accennato ad Antonio Labriola. Egli entrava allo Aragno verso le cinque del pomeriggio, dopo la lezione all’ Università, si sedeva sempre allo stesso tavolino, e vi si tratteneva un due ore circa. Subito intorno a lui si formava un gruppo più o meno numeroso di amici ed ammiratori. Ricordo tra questi Andrea Torre, Silvio Drago, Romeo Soldi. Antonio Labriola aveva una bella testa, un viso pallido con un profilo regolare e finissimo, una bocca atteggiata sempre ad un leggero sorriso sardonico. Parlava di continuo e con estrema vivacità. Conosceva vita e miracoli di una quantità di persone, e si serviva di queste conoscenze nel modo più spregiudicato. Nel polemizzare perdeva facilmente il controllo su se stesso, sino a cadere qualche volta nella diffamazione. Aveva gli odi del professore; Achille Loria ed Enrico Ferri erano le sue bestie nere””. (pag 50) “”In esse il grande economista (Vilfredo Pareto, ndr) esponeva alcune idee che mi sembrano molto importanti e che si possono riassumere così: 1. La scienza deve studiare i fatti, niente altro che i fatti. 2. Il valore non è un fatto reale, ma un concetto aprioristico ed arbitrario, introdotto da certi economisti per dati scopi. 3. Il solo fatto reale sono i prezzi. 4. Per progredire l’ Economia deve considerare i prezzi, non il valore””. (pag 66) “”Ricordo che, secondo certi articoli di Bevione sulla “”Stampa””, la Libia avrebbe risolto radicalmente il problema… della sovrapopolazione italiana. Sarebbe stato necessario controbattere queste menzogne con un corredo maggiore di conoscenze geografiche ed agricole. Il pubblico ama immensamente i fatti concreti. Mi ricordo che quando nelle mie conferenze antilibiche mi servivo dell’ ingrandimento di una carta geografica per dimostrare tra l’ altro che nella ricchissima Tripolitania non esistevano veri e propri fiumi, l’ interessamento e la meraviglia degli ascoltatori raggiungevano il diapason””. (pag 100) “”Un errore comune ai neutralisti di tutte le specie – errore che spiega in gran parte il loro stesso atteggiamento – fu quello di giurare sino all’ ultimo momento nella vittoria della Germania. Suggestionati da un quarantennio di predominio tedesco, essi ignoravano la potenzialità industriale degli Stati Uniti e non comprendevano il peso decisivo di un tale elemento in una guerra di anni. Ebbi occasione di oppormi varie volte a questa credenza, ma sempre inutilmente. Nessuno riconosce volentieri i propri errori, ma in nessun campo l’ amor proprio è così tenace come in politica”” (pag 106). 1893. “”Nel corso di una seduta drammatica l’ On. Giolitti dovette dimettersi da Presidente del Consiglio. Parve liquidato per sempre. Pochi anni dopo, per la sua abilità e l’ altrui smemoratezza, egli doveva ridiventare il padrone del paese.”” (pag 45)”,”MITS-203″
“GRAZIADEI Antonio”,”Il capitale e il valore. Critica della economia marxista.”,”Teoria ricardiano-marxista. “”Non meno gravi sono gli errori del Marx nel concepire l’ influenza del costo di produzione sul prezzo d’ equilibrio. Anche facendo astrazione dalle profonde differenze che esistono fra le nostre opinioni e quelle di Marx su ciò che si deve intendere per costo di produzione e sul fatto che questo costo non è la “”causa”” del valore, ma solamente – e non sempre – una delle sue condizioni certo molto importanti; un’ altra circostanza occorre chiarire, ed è che l’ influenza del costo di produzione sul prezzo dei beni in quantità variabili non è né così diretta nè così continuativa come apparirebbe dalla dottrina Ricardiano-Marxista.”” (pag 290)”,”TEOC-316″
“GRAZIADEI Antonio”,”Memorie di trent’anni, 1890-1920.”,”GRAZIADEI Antonio Antonio Labriola. “”Ho accennato ad Antonio Labriola. Egli entrava allo Aragno verso le cinque del pomeriggio, dopo la lezione all’Università, si sedeva sempre allo stesso tavolino, e vi si tratteneva due ore circa. Subito intorno a lui si formava un gruppo più o meno numeroso di amici ed ammiratori. Ricordo fra questi Andrea Torre, Silvio Drago, Romeo Soldi. Antonio Labriola aveva una bella testa, un viso pallido con un profilo regolare e finissimo, una bocca atteggiata sempre ad un leggero sorriso sardonico. Parlava di continuo e con estrema vivacità. Conosceva vita e miracoli di una quantità di persone, e si serviva di queste conoscenze nel modo più spregiudicato. Nel polemizzare perdeva facilmente il controllo su se stesso, sino a cadere qualche volta nella diffamazione. Aveva gli odi del professore; Achille Loria ed Enrico Ferri erano le sue bestie nere. Figlio di un modestissimo agente di prefettura, aveva seguito da giovane la Destra storica; avevo subito come i migliori intellettuali napoletani dell’epoca l’influenza dello Spaventa, ed aveva studiato i più grandi filosofi, dai greci ai tedeschi più recenti. A suo onore, egli considerava che la professione della filosofia dovesse tramutarsi in abito morale. Per questo, malgrado gli eccessi del carattere – ebbe sempre alto il senso della dignità e della responsabilità. Durante la dolorosa malattia che doveva portarlo alla tomba, raggiunse le altezze dello stoico. Dal punto di vista della teoria, egli era molto superiore agli altri socialisti italiani.”” (pag 50-51)”,”MITS-394″
“GRAZIADEI Antonio”,”Cosa è il marxismo. Dodici conferenze all’Università di Roma.”,”Cancellare seconda collocazione in scheda Teoc-067 2° copia fondo Scucchia (in alcune pagine sue note manoscritte Teoria valore e teoria del plusvalore. “”La teoria del valore seguita dal Marx rappresenta dunque una speciale elaborazione delle dottrine appartenenti a quella scuola classica inglese, di cui il Ricardo fu il pensatore più profondo. Cadono in un gravissimo errore storico, quei marxisti i quali parlano come se la concezione del valore-lavoro fosse stata creata dal Marx di sana pianta. Nella sua prefazione all’edizione 1884 della “”Miseria della filosofia””, Federico Engels, polemizzando contro il Rodbertus che si riteneva plagiato dal Marx medesimo, scrive: “”Rodbertus crede così incomparabili le sue scoperte, che non gli viene neppur in mente che Marx abbia potuto da sè solo trarre da Ricardo le sue conclusioni””. Come è implicito in queste parole dello stesso Engels, l’originalità del Marx non sta nella teoria del valore-lavoro, ma nel fatto che di tale teoria egli si è servito per giungere alla dottrina del plusvalore”” [Antonio Graziadei, Cosa è il marxismo. Dodici conferenze all’Università di Roma, 1947] (pag 114)”,”MADS-241″
“GRAZIADEI KABAKTCEFF BARATONO LAZZARI TERRACINI BALDESI VACIRCA SCHIAVELLO ABBO BORDIGA SERRATI TURATI MAZZONI BOMBACCI MARABINI CAVINA GENNARI, discorsi”,”Resoconto stenografico del XVII Congresso Nazionale del Partito Socialista Italiano, Livorno 15-21 gennaio 1921. Con l’aggiunta dei documenti sulla fondazione del Partito Comunista d’Italia.”,”Turati deforma il pensiero di Engels “”Noi siamo figli del Manifesto de 1848. Tutti! Soltanto noi siamo i figli di quel Manifesto, che accettiamo come una cosa che non si accetta come un dogma religioso, ma nel suo spirito, ponendolo nel suo tempo, integrandolo con le revisioni, i perfezionamenti, gli sviluppi che i tempi consigliano e che gli stessi autori e i più autorizzati interpreti del loro pensiero hanno solennemente consacrato nella dottrina. Io citai a Bologna la celebre prefazione alle “”Lotte di classe in Francia”” di Marx, prefazione del suo continuatore più autorizzato, del suo, non dico braccio destro, ma cervello destro, di Federico Engels, in cui, dopo quasi mezzo secolo dal “”Manifesto dei comunisti””, se ne faceva dai più autentici interpreti la revisione confessando come, non per gioventù di uomini, ma per giovinezza del Partito nel tempo essi avessero sopravalutata la possibilità insurrezionale, avessero creduto a ciò che non volevano più. E la potete vedere, questa citazione, negli opuscoli che l’hanno diffusa: è una vera sconfessione del culto della violenza; ed essi confessano che si erano ingannati, che la storia li ha completamente smentiti, e che essa dimmostra come le classi che detengono il potere hanno più paura dell’azione legale del proletariato che dell’azione illegale e dell’insurrezione”” (pag 327) (dal discorso di Turati, seduta pomeridiana del giorno 19) Nell’ordine del giorno sono previste le relazioni di BORDIGA BIANCHI PIEMONTE VITTORE ANGELI GRAZIADEI GRAMSCI COLOMBINO SERRATI TREVES RIBOLDI CAMPANOZZI FILIPPETTI PASTORE BOMBACCI”,”MITS-431″
“GRAZIADEI Antonio, a cura di Mauro RIDOLFI”,”Scritti scelti di economia.”,”Antonio Graziadei Nasce a Imola il 5 gennaio 1873. Nel 1892-93 prende contatto con Andrea Costa, Anselmo Marabini e altri socialisti imolesi; inizia a militare nel PSI – collabora a “”La lotta”” ed è tra i partecipanti al secondo congresso del PSI di Reggio Emilia. Nel 1895-97 frequenta il Laboratorio di economia politica dell’Universitè di Torino diretto dal prof. Cognetti De Martiis insieme a Luigi Einaudi e Pasquale Jannaccone. Durante i moti politici del 1898 viene arrestato e deferito al tribunale militare insieme ad altri socialisti imolesi. Nel 1900-03 inizia l’inegnamento prima all’Istituto tecnico di Bari, poi a Milano all’Università popolare, dove svolge attività di segretario e, infine, come incaricato di economia politica all’Università di Cagliari. Partecipa su Avanti! Critica sociale e La lotta. Nel 1920-23 nel Congresso di Livorno partecipa alla fondazione del partito comunista d’italia. Graziadei muore a Novi Ligure il 10 febbraio 1953.”,”ECOT-203-FL”
“GRAZIADEI Antonio”,”Il capitale e il valore. Critica della economia marxista.”,”Antonio Graziadei Nasce a Imola il 5 gennaio 1873. Nel 1892-93 prende contatto con Andrea Costa, Anselmo Marabini e altri socialisti imolesi; inizia a militare nel PSI – collabora a “”La lotta”” ed è tra i partecipanti al secondo congresso del PSI di Reggio Emilia. Nel 1895-97 frequenta il Laboratorio di economia politica dell’Universitè di Torino diretto dal prof. Cognetti De Martiis insieme a Luigi Einaudi e Pasquale Jannaccone. Durante i moti politici del 1898 viene arrestato e deferito al tribunale militare insieme ad altri socialisti imolesi. Nel 1900-03 inizia l’inegnamento prima all’Istituto tecnico di Bari, poi a Milano all’Università popolare, dove svolge attività di segretario e, infine, come incaricato di economia politica all’Università di Cagliari. Partecipa su Avanti! Critica sociale e La lotta. Nel 1920-23 nel Congresso di Livorno partecipa alla fondazione del partito comunista d’italia. Graziadei muore a Novi Ligure il 10 febbraio 1953.”,”TEOC-123-FL”
“GRAZIANI Augusto a cura; testi di ACKLEY BARBERO CAFIERO CARLI CODA-NUNZIANTE DEMARIA DE-NIGRIS DI-NARDI FOA’ FORTE FUA’ GRAZIANI HIRSCHMAN HYTTEN IZZO LA-MALFA LOMBARDINI LUTZ MARCHIONI MARCIANI NAPOLEONI PEDONE ROSSI-DORIA SARACENO SERENI SINIGAGLIA SPAVENTA SYLOS-LABINI TOGLIATTI VALLETTA VINCI VOLPI ZANELETTI”,”L’ economia italiana: 1945-1970.”,”testi di ACKLEY BARBERO CAFIERO CARLI CODA-NUNZIANTE DEMARIA DE-NIGRIS DI-NARDI FOA’ FORTE FUA’ GRAZIANI HIRSCHMAN HYTTEN IZZO LA-MALFA LOMBARDINI LUTZ MARCHIONI MARCIANI NAPOLEONI PEDONE ROSSI-DORIA SARACENO SERENI SINIGAGLIA SPAVENTA SYLOS-LABINI TOGLIATTI VALLETTA VINCI VOLPI ZANELETTI. “”Ora in generale si può ritenere che, per ottenere una maggiore produttività, sarebbe stato necessario far luogo a un maggiore rapporto capitale-lavoro (intensità di capitale) e, quindi, a parità di incremento di occupazione, a maggiori investimenti complessivi. E qui sorge una prima, importante, questione. Si potrebbe essere indotti a ritenere che il grado di intensità di capitale conseguito nella realtà sia l’ esatto riflesso di una situazione in cui le convenienze all’ investimento erano determinate da una “”relativa abbondanza”” di lavoro e una “”relativa scarsità”” di capitale (…)””. (pag 299)”,”ITAE-133″
“GRAZIANI Augusto”,”Teorie e fatti economici.”,” Sulle relazioni tra gli studi economici in Italia e in Germania nel secolo XIX. (pag 117) “”Tuttavia non mancano singole relazioni, che pure hanno il loro rilievo. L’ Hermann nelle sue Staatswirtschaftliche Untersuchungen cita, or consentendo or dissentendo, l’ opera del Gioia: Nuovo prospetto delle Scienze Economiche e particolarmente si accosta alle conclusioni dello scrittore italiano nell’ analisi del valore corrente dei beni””. (pag 118) “”Uno dei più valorosi discepoli del Romagnosi, il Cattaneo, negli Annali universali di statistica del 1834 dedica al Deutsche Zollverein, un primo studio, nel quare ricorda i precedenti di quel trattato doganale fra l’ alta e la bassa Germania ed il contenuto fondamentale dei patti conclusi nel 1833″”. (pag 119)”,”ECOT-110″
“GRAZIANI Augusto”,”Sviluppo economico e produttività del capitale.”,”Ricardo: tre leggi fondamentali che regolano lo sviluppo economico: 1. legge dei rendimenti decrescenti in agricoltura (in rapporto alle produzioni agricole, fertilità suolo ecc.) 2. l’ interdipendenza fra livello della popolazione e livello dei salari reali 3. l’ esistenza di un livello minimo, determinato dalle esigenze psicologiche della collettività, al di sotto del quale i salari reali non possono discendere (pag 107-108) Ricardo accetta senza discussione la legge di Say”,”ECOT-145″
“GRAZIANI Augusto a cura; SPAVENTA Luigi MONTESANO Aldo CASAROSA Carlo ONOFRI Paolo JAPPELLI Tullio SELAN Valerio MORCALDO Giancarlo VACIAGO Giacomo SALVEMINI Maria Teresa”,”La spirale del debito pubblico.”,”Carlo Casarosa, professore ordinario di Economia politica nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Pisa. Agusto Graziani, professore ordinario di Politica economica e finanziaria nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Napoli. Tullio Jappelli, professore associato di Economia politica nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Palermo. Aldo Montesano, professore ordinario di Economia politica nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università Bocconi di Milano. Giancarlo Morcaldo, Direttore nel Servizio Studi della Banca d’Italia. Paolo Onofri, professore ordinario di Programmazione economica nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna. Maria Teresa Salvemini, professore ordinario di Politica economica e finanziaria nella Facoltà di Scienze Statistiche, Demografiche ed Attuariali dell’Università di Roma. Valerio Selan, professore associato di Scienza delle Finanze nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Roma. Luigi Spaventa, professore ordinario di Istituzioni di Economia politica nella Facoltà di Scienze demografiche, Statistiche ed Attuariali dell’Università di Roma. Giacomo Vaciago, professore ordinario di Economia politica nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Ancona. Augusto Graziani insegna Politica economica e finanziaria nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Napoli.”,”ITAE-056-FL”
“GRAZIANI Augusto”,”I conti senza l’oste. Quindici anni di economia italiana.”,”Testi, articoli scritti tra il 1980 e il 1996. Augusto Graziani nato a Napoli nel 1933 è professore ordinario di Economia politica presso la Facoltà di Economia dell’Università La Sapienza di Roma. Studioso dello sviluppo economico italiano e del Mezzogiorno in particolare, della politica economica e della teoria della moneta, ha pubblicato tra l’altro: ‘L’economia italiana dal 1945 a oggi’ (1989), ‘La teoria monetaria della produzione’ (1994), e il manuale ‘Teoria economica’ in due volumi (1992-93).”,”ITAE-408″
“GRAZIANI Augusto”,”Lo sviluppo dell’economia italiana. Dalla ricostruzione alla moneta europea.”,”Augusto Graziani (Napoli, 1933) è professore di Economia politica presso la Facoltà di Economia dell’Università di Roma La Sapienza e accademico dei Lincei. Ha molte pubblicazioni al suo attivo tra cui ‘L’economia italiana e il suo inserimento internazionale’, in ‘Storia dell’Italia repubblicana’ (Einaudi, 1996). Le privatizzazioni. La manovra delle privatizzazioni venne sostenuta dal governo come strumento volto a ridurre lo stock di debito pubblico (pag 200-) L’ ideologia delle privatizzazioni condusse alla riduzione progressiva del campo di attività dell’ Iri (pag 201-)”,”ITAE-409″
“GRAZIANI Augusto”,”Lo sviluppo dell’economia italiana. Estratto dal volume: “”L’economia italiana dal 1945 a oggi””.”,”Agusto Graziani, professore ordinario di Politica economica e finanziaria nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Napoli.”,”ITAE-091-FL”
“GRAZIANI Augusto MESSORI Marcello, a cura, saggi di Bernard SCHMITT Élie SADIGH J.A. KREGEL Anna MARICIC Carlo BENETTI Jean CARTELIER Francesco FARINA Richard ARENA Michel DE VROEY Adriano GIANNOLA André ORLÉAN”,”Moneta e produzione.”,”Augusto Graziani professore ordinario di poltica economica e finanziaria nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Napoli. Marcello Messori è professore ordinario di Economia Politica all’Università di Roma Tor Vergata.”,”ECOT-166-FL”
“GRAZIANI Augusto a cura, Saggi di Marcello DE CECCO Riccardo PARBONI Giorgia GIOVANNETTI Giuliano CONTI”,”Il dollaro e l’economia italiana.”,”Augusto Graziani insegna Politica economica e finanziaria nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Universotà di Napoli. Giuliano Conti professore ordinario di Economia internazionale nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Ancona. Marcello De Cecco professore ordinario di Politica economica nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Roma. Giorgia Giovannetti ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze economiche dell’Università di Roma. Riccardo Parboni professore ordinario di Economia monetaria nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Modena.”,”ITAE-152-FL”
“GRAZIANO Luigi”,”La politica estera italiana nel dopoguerra.”,”GRAZIANO Luigi nato a Valenza Po nel 1939, laureato in economia e diplomato in Relazioni internazionali all’Istituto d’Etudes Politiques dell’Università di Parigi. Vive a Milano. Lavora all’ISPI (1968). Sul personale diplomatico italiano. “”Diversamente dalla Francia, ove l’Ecole Nationale d’Administration (scuola post-universitaria) è la via severa ed obbligata per accedere alle principali carriere amministrative, fra cui quella degli esteri, in Italia non esiste alcuna preparazione uniforme alla carriera. Taluni frequentano il centro di Bologna dell’Università americana Johns Hopkins, altri il Seminario dell’ ISPI, la maggior parte si prepara privatamente appoggiandosi spesso a Roma a professori esperti, fra l’altro, nell’intuire i possibili temi dei prossimi esami. Si aggiunga che specie in storia e in economia, per l’assenza di buoni testi italiani di sintesi, ci si avvale generalmente di opere straniere, ad esempio il Duroselle per la prima ed il Samuelson per la seconda””. (pag 33) Mancata epurazione. “”Leggendo gli elenchi del personale del 1957 e di fronte al recupero spettacolare di diplomatici prefascisti, si ha l’impressione che almeno sotto tale profilo la Repubblica sia venuta invano. Riportiamo dal Kogan (op citata, tabella n. 6, pag. 165) il seguente prospetto: ‘Anno di entrata nel servizio esteri dei funzionari di carriera (in servizio nel 1957). Ambasciatore: Prima del 1940: 11 Dopo il 1948: 1 Totale: 12 (…) Tutti i gradi (totali) Prima del 1940: 308 Dopo il 1948: 183 Totale: 491 (Fonte: Ministero degli affari esteri, Elenchi del personale, 1958)’. In altri termini negli anni ’50 praticamente tutte le ambasciate e le direzioni generali dell’amministrazione centrale erano nelle mani di diplomatici entrati in carriera al tempo del regime fascista””. (pag 35-36)”,”ITQM-176″
“GRAZIANO Luigi BERTA Giuseppe KELIKIAN Alice VANGELISTA Chiara SALVADORI Roberto Giuliano CARMAGNANI Marcello MANTELLI Giovanna D’AROMA Antonio MARTINOTTI DORIGO Stefania SPINAZZOLA FRANCESCHI Dora MATTIOLI Raffaele”,”Bentley e la scienza politica comportamentista (Graziano); Unionismo e scioperi nel commento dell’«Economist» (1852-1860) (Berta); Industria e sindacalismo a Brescia: dalla mobilitazione industriale alla legge sindacale (Kelikian); Immigrazione, struttura produttiva e mercato del lavoro in Argentina e in Brasile (1876-1914) (Vangelista); Il Cile nella pubblicistica e negli studi italiani (Salvadori); Fonti quantitative italiane relative all’emigrazione italiana verso l’America Latina (1902-1914). Analisi critica (Carmagnani e Mantelli); Lettere di Luigi Einaudi a Pasquale D’Aroma (1914-1927), (Antonio D’Aroma e Martinotti Dorigo); La biblioteca economica di Luigi Einaudi (Spinazzola Franceschi, a cura).”,” “”Per sostanziare tale ideologia liberistica, Wilson (a) chiamò a collaborare con lui uomini come William Nassau Senior, Herbert Spencer, Thomas Hodgskin, che furono così i portavoce dell’etica produttivistica delle ‘middle classes’ (6). Il liberismo non era comunque destinato a rimanere una componente minoritaria del sistema politico inglese. L’abolizione dei dazi granari nel 1846 segnò il trionfo dell’ Anti-Corn Law League e del partito di Cobden e Bright e l’inizio di quel che Marx avrebbe chiamato «il Millennio liberoscambista» (7), mentre nel 1851 la Great Exhibition di Crystal Palace e la visita della regina Vittoria nel Lancashire misero definitivamente in luce che i gruppi capitalistici e industriali erano divenuti forza determinante nella gestione dello Stato (8). Con la sua ascesa al vertice dello Stato, la classe politica liberale vedeva necessariamente mutare anche il proprio rapporto con le forze sociali che erano escluse dal potere ed esercitavano verso di esso una pressione esterna. Veniva a mutare, in particolare, il rapporto con la classe operaia, di cui non si poteva più cercare l’appoggio sul terreno politico, rigettandone al contempo le rivendicazioni economiche. Il declino del movimento cartista aveva avuto la conseguenza di dare impulso all’espansione e al consolidamento dell’unionismo operaio, che aveva ormai conquistato, alla metà del secolo, un’autonoma rilevanza con cui la classe dirigente doveva fare i conti. Il suo progetto di governo venne non poco turbato dai problemi inerenti alla legittimità della mediazione sindacale nella contrattazione con i lavoratori e alla compatibilità delle Trade Unions con l’ordinamento economico e civile liberale. Non dovette essere facile per la classe dirigente passare, nel giro di pochi anni, da un rifiuto incondizionato dell’organizzazione operaia a un riconoscimento cauto ma effettivo della sua funzione positiva. Fatto sta che dal travaglio cui andarono sottoposte le relazioni industriali negli anni cinquanta uscì soltanto sconfitto il dottrinarismo liberistico più schematico, ed emerse quel tipico pragmatismo che avrebbe guidato di lì alla fine dell’Ottocento le scelte della classe politica liberale in materia di questioni di lavoro. Questo processo storico, che può essere a pieno titolo descritto come una fase progressiva di «liberalizzazione» (9), ebbe una rappresentazione fedele nei commenti e nelle riflessioni che l’«Economist» dedicò ai fenomeni dell’unionismo operaio e degli scioperi”” (pag 131-132) [Giuseppe Berta, ‘Unionismo e scioperi nel commento dell’«Economist» (1852-1860)’], (in) Annali della Fondazione Luigi Einaudi, Torino, vol. IX, 1975, stampa 1976] [(a) James Wilson fondatore de ‘The Economist’ (primo numero 2 settembre 1843); (6) Cfr. H. Scott Gordon, arti.cit., passim.; (7) Cfr. K. Marx, ‘Il Capitale’, Roma, 1956, vol. I, t. 3, p. 100; (8) Cfr. R. Boyson, ‘The Ashworth Cotton Enterprise. The Rise and Fall of a Family Firm, 1818-1880’, Oxford, 1970, p. 228; (9) Cfr. J. Foster, ‘Class Struggle and the Industrial Revolution. Early Industrial Capitalism in Three English Towns’, London, 1974, cap. 7]”,”ANNx-008-FP”
“GRAZIANO Luigi”,”Clientelismo e sistema politico. Il caso dell’Italia.”,”L. Graziano (Valenza Po, 1939) ha studiato a Roma, all’Istituto di Studi politiic di Parigi e a Princeton dove ha conseguito il Ph.D. in scienza politica. E’ stato poi professore incaricato di politica comparata nella Facoltà di Scienze politiche di Torino. E’ autore tra l’altro di ‘Bentley e la scienza politica comportamentista’ (1975).”,”ITAP-013-FMB”
“GRAZIOLI Stanislao a cura”,”Giolitti e la nascita dei partiti italiani.”,”””Nel marzo del 1914 il partito radicale, dove ormai preponderava la Sinistra, uscì dal governo. Giolitti aveva ancora la maggioranza, ma preferì dimettersi, secondo il suo vecchio metodo di lasciare il potere nei momenti difficili. Tutti prevedevano che sarebbe rientrato al governo dopo una vacanza di pochi mesi. La successione andò a Salandra, uomo della Destra. Anche il suo governo si reggeva sulla maggioranza controllata da Giolitti, ed assumeva così i caratteri di una vera e propria luogotenenza. Il governo Salandra doveva però segnare la fine dell’età giolittiana, con la sua scelta di parteciapre alla guerra europea. (…) Dopo lunghe vicissitudini le trattative [dell’Italia di Salandra, ndr] con gli Imperi Centrali fallirono, mentre quelle con l’Intesa sfociarono in un trattato segreto, il Patto di Londra, con cui l’Italia si impegnava ad entrare in guerra entro brevissimo tempo, in cambio di ingenti vantaggi territoriali a spese dall’Austria, in caso di vittoria. Queste trattative furono condotte nel massimo segreto, mentre nel paese infuriava la polemica. L’Italia si trovò quindi impegnata all’intervento senza che alcuno, al di fuori della ristretta cerchia del governo e della corte, ne fosse informato, e senza che fossero rese di pubblico dominio le condizioni dell’accordo. Giolitti dichiarò sempre la sua posizione di neutralità; egli pensava che dalla neutralità e non dalla guerra l’Italia potesse ricavare “”parecchio””, e si rendeva conto che la guerra era destinata a durare a lungo: troppo grandi erano le forze in gioco e il “”debellare i due imperi militarmente più organizzati del mondo”” non poteva essere questione di mesi. A ciò si aggiungeva che la guerra avrebbe comportato tali trasformazioni nel paese di spezzare definitivamente il sistema di forze mediante il quale egli aveva fino allora governato e che aveva consentito un quindicennio di progresso”” (pag 60) Trattati segreti (pag 69-71) “”La tradizione italiana, appoggiata anche dalla situazione di fatto che destinava l’Italia fuori del giro delle grandi potenze, ciò che diminuiva l’interesse pubblico per questi problemi, vedeva la politica estera come un campo per lo più riservato al re, e su cui il governo aveva sì un’influenza, ma abbastanza relativa. Era il tempo della diplomazia segreta; trattati dell’importanza della Triplice Alleanza dovevano restare segreti per moltissimi anni. Giolitti non si discostò sostanziamente da questa tradizione; i suoi interessi si rivolgevano soprattutto alla politica interna, che era il campo dove si giocava l’avvenire dell’Italia per i prossimi anni. In politica estera egli realizzò un certo ravvicinamento con Francia ed Inghilterra, per riequilibrare gli impegni presi con la Triplice ed acquistare una posizione intermedia tra Imperi Centrali e nazioni occidentali che avrebbe dato un certo peso e un certo spazio d’azione all’Italia. Più che i contenuti della sua politica estera interessano però qui i modi con cui la portò avanti, soprattutto rispetto alla guerra di Libia. Giolitti accettava pienamente il metodo della diplomazia segreta: il paese e il Parlamento non dovevano entrare nel delicato mondo diplomatico, non potevano influire, se non come dato di fatto, sugli accordi che gli Stati prendevano fra loro e sui delicatissimi congegni di questi accordi. Sintomatico in questo senso fu l’atteggiamento di Giolitti nei confronti del Parlamento per la guerra di Libia: tutte le decisioni furono prese a Camera chiusa, per impedire che una discussione parlamentare ridesse fiato alle forze contrarie all’operazione, che erano rimaste sorprese e battute dall’improvvisa campagna libicista. Tutta la preparazione diplomatica all’impresa era stata effettuata e completata nel più assoluto segreto e l’inizio era stato reso noto solo dopo essere stato già irrevocabilmente deciso. Pochi anni dopo, Giolitti doveva cambiare completamente opinione sulla diplomazia segreta e diventarne il più deciso oppositore. A provocare il suo mutamento fu l’entrata in guerra, decisa, come abbiamo visto, al termine di trattative condotte nel segreto più completo, segreto nel quale restò, fino alla sua divulgazione da parte dei rivoluzionari russi, anche il Patto di Londra, che costituiva un impegno irrevocabile perché coinvolgeva lo stesso re. Nessun controllo era stato possibile su una decisione che coinvolgeva tutto il paese; Giolitti stesso ne venne a conoscenza, e solo nei termini generali, appena pochi giorni prima dell’entrata in guerra. Fu inutile il suo intervento in extremis; il sovrano era impegnato e con esso tutta la nazione, sebbene ignara. Questa esperienza fece sì che Giolitti comprendesse i pericoli insiti nel metodo della diplomazia segreta che, togliendo i problemi al pubblico dibattito, non permetteva che ne fossero sviscerati fino in fondo tutti gli aspetti e che fosse effettuato un efficace controllo. Si era ritorto contro di lui il metodo che egli aveva usato per la guerra di Libia; le forze neutraliste erano rimaste disorganizzate e non avevano potuto esprimersi per quello che erano, cioè la maggioranza del paese.”” (pag 69-70-71) Conseguenze sociali della prima guerra mondiale “”La guerra richiese uno sforzo inimmaginabile a tutte le potenze belligeranti; per cinque lunghi anni l’Europa fu sconvolta e milioni di persone furono trascinate nell’immenso scontro. Lo spostamento di grandi masse di uomini gettati nelle trincee, e la vita che nelle trincee si conduceva, furono causa, quasi in ogni paese, di grandi mutamenti sociali. Già durante la guerra era scoppiata la rivoluzione bolscevica, che aveva distrutto l’impero degli Zar, e subito dopo la Germania e tutta l’Europa Orientale furono squassate da crisi rivoluzionarie di grande portata. L’Italia, pur vincitrice non poté restare immune dagli sconvolgimenti postbellici; i contadini del Sud erano andati sotto le armi e avevano provato la vita del fronte; per la maggior parte di loro si trattava del primo contatto con le regioni del Nord, tanto più favorite di quelle meridionali e tanto meglio organizzate sul piano sociale. Questo incontro tra i contadini del Sud e la civiltà del Nord, unito alla disciplina militare e alla consuetudine all’uso delle armi, doveva essere foriero di gravi scompensi sociali e politici, perché i contadini non potevano più accettare passivamente, dopo gli anni della guerra, la situazione del Mezzogiorno. La guerra doveva inoltre creare un gran numero di spostati, giovani la cui educazione era stata troncata a metà e che avevano passato quattro anni a combattere; questi giovani non potevano reinserirsi facilmente nella vita civile, e su di essi fece presa con facilità, a guerra finita, la propaganda fascista.”” (pag 75)”,”ITAA-143″
“GRAZIOSI Andrea”,”Stato e industria in Unione Sovietica 1917 – 1953.”,”GRAZIOSI è ricercatore presso il Dipartimento di Teoria e Storia dell’economia pubblica dell’Università di Napoli. Ha dedicato vari saggi all’esperienza sovietica curando inoltre l’edizione di documenti diplomatici sulla collettivizzazione e la carestia degli anni Trenta in Ucraina e quella di testi di storici e economisti, tra cui, in collaborazione con Augusto GRAZIANI, l’opera di TUGAN-BARANOVSKIJ sulla moneta. Edward BUCA era uno dei dirigenti dello sciopero di Vorkuta del 1953 poi processato (vedi foto)”,”RUSU-016″
“GRAZIOSI Andrea”,”Dai Balcani agli Urali. L’ Europa orientale nella storia contemporanea.”,”Questo libro raccoglie due saggi concepiti e scritti come lezioni per il ‘Manuale Donzelli di Storia contemporanea’. Andrea GRAZIOSI insegna all’Univ di Napoli. Ha lavorato presso l’Univ di Yale, l’ Istituto Universitario Europeo di Fiesole e l’ Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi. E’ autore tra l’altro di ‘The Great Soviet Peasant War’, (CUP, 1996), ‘I bolscevichi e l’ Ucraina, 1918-1919′ (in russo), )(MOSCA, 1997), e ha curato il volume ‘Lettere da Kharkov’ (TORINO, 1991).”,”EURC-032″
“GRAZIOSI Andrea”,”La grande guerra contadina in Urss. Bolscevichi e contadini, 1918 – 1933.”,”Questa sintesi, già pubblicata in USA, si basa in larga parte su nuovi materiali d’ archivio. L’A ricostruisce i vari atti del grande scontro che oppone in URSS i due grandi vincitori emersi dalla ‘guerra civile’ fino al suo tragico epilogo della carestia del 1932 – 1933 e traccia la storia di un peculiare processo di ‘modernizzazione’ basato sulla spietata repressione della partecipazione autonoma della popolazione. Andrea GRAZIOSI, ricercatore di storia economica presso l’Univ di Napoli Federico II, ha insegnato all’Univ di Yale e all’ Ecole des Hautes Etudes. I suoi studi sono dedicati alla storia economica e sociale dell’ URSS. Tra essi ricordiamo: ‘Lettere da Kharkov’, ‘Stato e industria in Unione Sovietica’, ‘Collectivisation, revoltes paysannes et politiques gouvernamentales à travers les rapports du GPU’, ‘Les Bolchevichs et l’Ukraine, 1918-19’.”,”RIRO-151″
“GRAZIOSI Andrea”,”Guerra e rivoluzione in Europa, 1905-1956.”,”GRAZIOSI Andrea insegna storia contemporanea nell’ Università di Napoli. Ha pubblicato varie opere (v.retrocopertina). “”Maurice Barres, che dal 1892 al 1897 si era definito socialista, dedicò…il ciclo ‘Energie nationale’ alla Lorena occupata, predicò un antisemitismo aggressivo, necessario a ‘purificare’ la nazione (sono gli anni del caso Dreyfus), e avvertì ‘la possibilité et la necessité de fondre le socialisme et le nationalisme’, “”presentendo”” in tal modo il fascismo…”” (pag 114)”,”RUSU-137″
“GRAZIOSI Andrea”,”L’Urss di Lenin e Stalin. Storia dell’Unione Sovietica. 1914-1945.”,”GRAZIOSI A. professore di storia contemporanea all’Università di Napolli Federico II, ha insegnato storia sovietica nelle università di Yale e Harvard e all’Ecoles des Hautes Etudes. Dal 1992 codirige a Mosca la serie ‘Documenti di storia sovietica’. Ha pubblicato varie opere (v. bibliografia)”,”RUSS-207″
“GRAZIOSI Andrea”,”L’Unione Sovietica in 209 citazioni.”,”Lenin visto da W.S. Woitinsky (pag 25): …Lenin credeva che un partito rivoluzionario avesse bisogna anche di mascalzoni obbedienti per i lavori sporchi… “”(Stalin) è impazzito. Crede di potere tutto, che è lui da solo a reggere ogni cosa, che tutti gli altri sono sono d’intralcio”” (Bucharin a Trotsky, fine 1923) (pag 47) “”Così la popolazione rurale espropriata con la forza, cacciata dalla sua terra, e resa vagabonda, veniva spinta con leggi tra il grottesco e il terroristico a sottomettersi a forza di frusta, di marchio a fuoco, di torture, a quella disciplina che era necessaria al sistema del lavoro salariato (…). Alla fine del secolo XVIII i vari movimenti [dell’accumulazione originaria] vengono combinati sistematicamente in Inghilterra in sistema coloniale, sistema del debito pubblico, sistema tributario e protezionistico moderni. I metodi poggiano in parte sulla violenza più brutale, come p. es. il sistema coloniale. Ma tutti si servono del potere dello stato, violenza concentrata e organizzata dalla società, per fomentare artificialmente il processo di trasformazione del modo di produzione (…). La violenza è la levatrice di ogni vecchia società, gravida di una società nuova. E essa stessa una potenza economica”” [K. Marx, La cosiddetta accumulazione originaria] [(in) ‘La legge fondamentale della accumulazione socialista’, in N. Bucharin e E. Prebrazenskij, L’accumulazione socialista, a cura di Lisa Foa, 1972, pp. 13 ss; in K. Marx, Il Capitale, libro primo, vol 3. cap. 24, La cosiddetta accumulazione originaria, 1952 , pp. 196, 210 (…)] [(in) Andrea Graziosi, L’Unione Sovietica in 209 citazioni, 2006] (pag 51)”,”RUSS-230″
“GRAZIOSI Andrea”,”Dai Balcani agli Urali. L’Europa orientale nella storia contemporanea.”,”Andrea Graziosi insegna all’Università di Napoli. Ha lavorato presso l’Università di Yale, l’Istituto Universitario Europeo di Fiesole e l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi. É autore di The Great Soviet Peasant War, I bolscevichi e l’Ucraina 1918-1919, e ha curato il volume Lettere da Kharkov.”,”EURC-013-FL”
“GRAZIOSI Andrea”,”L’Urss dal trionfo al degrado. Storia dell’Unione Sovietica 1945-1991.”,”Andrea Graziosi insegna all’Università di Napoli ‘Federico II’. Ha lavorato presso l’Università di Yale, l’Istituto Universitario Europeo di Fiesole e l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi. É autore di The Great Soviet Peasant War, I bolscevichi e l’Ucraina 1918-1919, e ha curato il volume Lettere da Kharkov. É presidente della Sissco, la Società italiana per lo studio della storia contemporanea.”,”RUSU-047-FL”
“GRAZIOSI Andrea”,”L’Urss di Lenin e Stalin. Storia dell’Unione Sovietica 1914-1945.”,”Andrea Graziosi insegna all’Università di Napoli ‘Federico II’. Ha lavorato presso l’Università di Yale, l’Istituto Universitario Europeo di Fiesole e l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi. É autore di The Great Soviet Peasant War, I bolscevichi e l’Ucraina 1918-1919, e ha curato il volume Lettere da Kharkov. É presidente della Sissco, la Società italiana per lo studio della storia contemporanea.”,”RUSS-033-FL”
“GRAZIOSI Andrea”,”Guerra e rivoluzione in Europa, 1905-1956.”,”Andrea Graziosi insegna storia contemporanea nell’ Università di Napoli. Ha pubblicato varie opere (v.retrocopertina). “”Nel 1912 sarebbe stata la volta della Cina, dove, ponendo fine alla “”più antica delle grandi monarchie militari del mondo””, Sun Yat-sen proclamò la repubblica in base ad uno slogan, “”democrazia, nazionalismo, socialismo””, che acquista nella nostra prospettiva un significato ed una valenza particolari”” (pag 161)”,”RUSU-014-FV”
“GRAZIOSI Andrea”,”La grande guerra contadina in Urss. Bolscevichi e contadini, 1918 – 1933.”,”Andrea GRAZIOSI, ricercatore di storia economica presso l’Univ di Napoli Federico II, ha insegnato all’Univ di Yale e all’ Ecole des Hautes Etudes. I suoi studi sono dedicati alla storia economica e sociale dell’ URSS. Tra essi ricordiamo: ‘Lettere da Kharkov’, ‘Stato e industria in Unione Sovietica’, ‘Collectivisation, revoltes paysannes et politiques gouvernamentales à travers les rapports du GPU’, ‘Les Bolchevichs et l’Ukraine, 1918-19’. Machno. “”Fu così che nella tarda primavera del 1918, mentre le campagne russe cominciavano a fare i conti con le politiche del nuovo regime, cominciò in Ucraina un fenomeno sociale di interesse straordinario. Vi si sviluppò allora quello che fu, con la possibile eccezione della contemporanea rivoluzione messicana, il primo esempio di un ‘movimento di liberazione nazionale a base contadina e contenuto sociale’ di un secolo che era destinato a vederne un’intera serie. Naturalmente, proprio perché fu il primo, e a causa delle peculiarità ucraine, esso ebbe tratti a volte confusi, ma direi inconfondibili. La natura di questo movimento non venne capita né dalla maggioranza dei nazionisti ucraini che pure a fine anno, cavalcandolo, riuscirono a conquistare il potere per qualche settimana, né dai bolscevichi locali”” (pag 34)”,”RIRO-018-FV”
“GRAZIOSI Andrea”,”Stato e Industria in Unione Sovietica (1917-1953).”,”Andrea Graziosi insegna all’Università di Napoli ‘Federico II’. Ha lavorato presso l’Università di Yale, l’Istituto Universitario Europeo di Fiesole e l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi. É autore di The Great Soviet Peasant War, I bolscevichi e l’Ucraina 1918-1919, e ha curato il volume Lettere da Kharkov. É presidente della Sissco, la Società italiana per lo studio della storia contemporanea.”,”RUSU-143-FL”
“GREAVES Desmond C.”,”La crisi irlandese.”,”Contiene: VIII. L’Irlanda e la politica estera inglese; IX. L’Irlanda e il movimento operaio (pag 128-148) Lloyd George definiva l’Inghilterra “”il paese più instabile del mondo”” (a rischio rivoluzione sociale) (pag 128)”,”IRLx-001-FB”
“GREAVES C. Desmond”,”The Life and Times of James Connolly.”,”C. Desmond Greaves’s The Life and Times of James Connolly, first published in 1961, is a major contribution to the history of Ireland’s fight for freedom and is widely recognised as a standard biography of the greatest of all Irish Labour leaders.”,”IRLx-004-FL”
“GREBING Helga a cura; saggi di BRANDT Peter EUCHNER Walter KOLB Eberhard LÖSCHE Peter LÖWENTHAL Richard MILLER Susanne VON OERTZEN Peter POTTHOFF Heinrich RITTER Gerhard A. RÜRUP Reinhard SCHARRER Manfred WEBER Hermann WINKLER Heinrich August”,”Die deutsche Revolution 1918/19.”,”Una nuova analisi della rivoluzione tedesca condotta da una nuova generazione di storici della Germania Ovest negli anni 1960 e 1970.”,”MGER-131″
“GRECO Pietro”,”Einstein e il ciabattino. Dizionario asimmetrico dei concetti di interesse filosofico.”,”Pietro Greco è giornalista scientifico e vicedirettore del Master in comunicazione della scienza della Scuola internazionale superiore di studi avanzati (SISSA) a Trieste.”,”FILx-147-FL”
“GRECO Lorenzo”,”Dubbiosi disiri. Famiglia ed amori proibiti nella narrativa italiana fra ‘800 e ‘900.”,”Voume semi intonso”,”VARx-002-FMB”
“GREEMAN Richard”,”Victor Serge and the Novel of Revolution (1991); Memoirs of a revolutionary. A review of Susan Weissman, Victor Serge: The Course Is Set On Hope, Verso, 2001.”,”L’ opera letteraria di SERGE ha profonde radici sia nella tradizione letteraria francese che in quella russa. SERGE quand’ era giovane a Parigi tradusse dei lavori di modernisti russi pre-rivoluzionari. Dopo l’ arrivo in Russia si collegò a scrittori, traduttori, polemisti e critici dell’ epoca immediatamente post-rivoluzionaria. Partecipò ai dibattiti sulla cultura proletaria degli anni 1920 e 1930. (pag 3-4)”,”SERx-049″
“GREEN John”,”Engels. A Revolutionary Life.”,”GREEN John è un giornalista ed ex documentarista Tv, ed esponente sindacale. E’ autore pure di ‘Ken Sprague, people’s artist’.”,”MAES-086″
“GREEN Timothy”,”The New World of Gold. The inside story of the mines, the markets, the politics, the investors.”,”GREEN Timothy è un consulente sul mondo del mercato dell’oro. Ha scritto pure ‘The New World of Diamonds’. Inseriti nel libro: ritagli originali di giornali sul tema “”Yet, apart from its aesthetic appeal, gold has no intrinsic value. It is hard to imagine being cast up on a desert island with anything more useless than gold. Many primitive societies, particularly in the Pacific, have managed very well with no gold at all. They simply adopted the sperm whale-tooth standard, the boars-with-curved tusks standard or the shell standard. The Solomon Islands selected a standard by which 500 porpoise teeth bought one wife with good qualities. Lower down the scale, one shell ring equalled one human head, one very good pig, or one male slave of medium qualities. Samoa was happier withe the mat standard. “”No lover of money was ever fonder of gold than a Samoan was of his fine mats,”” wrote one historian of the Pacific Island (George Turner, Samoa a Hundred Years Ago, London, 1884). There is equal logic – or perhaps lack of it – in the hoarding of mats and gold. As the economist Paul Einzig pointed out, “”The production of shell money in the Pacific for the sake of being piled up in the house of a chief …. is neither more futile nor less futile than the labor spent on the mining of gold for the sake of being able to bury it once more in the vaults of Fort Knox (Paul Einzig, Primitive Money, London, 1948). In fact, for all the trumpetings about gold, it has been available in any real quantity just for the last 130 years. The true gold standard existed only in the 50 years preceding World War I. Before the California rush of 1848 to 1849 ushered in an “”Age of Gold””, the metal was in very short supply. Indeed, some calculations suggest that up to 1850 scarcely ten thousand tons of gold had been mined since the beginning of Time. There simply would not have been enough to implement a gold standard it. It had been used merely as a commodity valuable for ornamental purposes and as a store of wealth for kings, princes, the Church and rich merchants”” (pag XX) L’oro ha la proprietà di essere inalterabile (agli agenti atmosferici, non si ossida ecc.) e inattaccabile dagli acidi…in più è duttile e malleabile come pochi altri metalli”,”ECOI-329″
“GREEN Francis NORE Petter PAGANETTO Luigi a cura di, Scritti di Sam AARONOVITCH Bettina BERCH Monika BEUTEL Ben FINE Andrew GLYN Lawrence HARRIS Sue HIMMELWEIT Rhys JENKINS Simon MOHUN Bob SUTCLIFFE”,”Economia: un contro – testo.”,”Francis Green I am Professor of Work and Education Economics in UCL Institute of Education, London. Petter Nore Director and Head of Department at Norwegian Agency for Development and Cooperation..”,”ECOT-229-FL”
“GREENBERG Stanley B.”,”The Two Americas. Our Current Political Deadlock and How to Break It.”,”GREENBERG Stanley B. è CEO di Greenberg Quinlan Rosner Research. E’ stato consigliere politico di Bill Clinton e del vice Presidente Al Gore, di Tony Blair e Nelson Mandela, Gerhard Schroder e altri ecc. E’ autore di ‘Middle Class Dream’.”,”USAS-202″
“GREENE Felix”,”Il nemico. L’ imperialismo: quando è nato, che cosa è, come opera.”,”GREENE è noto per i libri e i film che ha dedicato a Cina e Vietnam.”,”USAP-030″
“GREENE Felix”,”Il nemico. L’imperialismo.”,” L’imperialismo: quando è nato, che cosa è, come opera.”,”USAQ-007-FF”
“GREENFIELD Kent Roberts”,”Economia e liberalismo nel Risorgimento. Il movimento nazionale in Lombardia dal 1814 al 1848.”,”GREENFIELD Kent Roberts (1893-1967) specialista di storia italiana moderna e contemporanea (ha insegnato per dodici anni, 1930-1942, alla J. Hopkins). Ha diretto una storia militare della guerra in 50 volumi.”,”ITAB-302″
“GREENHILL Kelly M.”,”Armi di migrazione di massa. Deportazione, coercizione e politica estera.”,”Kelly M. Greenhill insegna scienze politiche e relazioni internazionali alla Tufts University ed è ricercatrice ad Harvard presso la Kennedy School fo Government. A pubblicato altre opere tra cui ‘The Use of Force: Military Power and International Politics’ (con Robert J. Art)”,”QMIx-292″
“GREENSPAN Alan”,”L’era della turbolenza. (Tit.orig.: The Age of Turbolence)”,”GREENSPAN A.. nasce nel 1926 a Washington Heights, vicino a New York. Ha studiato musica e lavorato come musicista professionista. Si è laureato in economia alla New York University. Nel 1954 è uno dei fondatori della società di consulenza economica Townsend-Greenspan. Dal 1974 al 1977 ricopre il ruolo del Consiglio dei consulenti economici della Casa Bianca durante l’amministrazione Ford. Nel 1987, Reagan lo nomina presidente della Federal Reserve.”,”ECOI-270″
“GREENSPAN Alan”,”Le Temps des turbulences.”,”GREENSPAN Alan presidente carismatico della FED Federal Reserve durante la presidenza di Ronald REAGAN , George H.W. BUSH, Bill CLINTON e George W. BUSH. Per 18 anni ha seguito le vicende dell’economia mondiale e è stato uno dei principali attori durante il crac del 1987, la crisi giapponese e sud-americana, la caduta del muro, l’11 settembre ecc. Nella postfazione inedita l’A ritorna sulle conseguenze della crisi dei subprime. “”Mes recherches furent publiées au printemps 1952 dans deux longs articles de ‘Business Record’ intitulés “”L’économie de la puissance aérienne””. J’ai entendu dire ensuite que certains planificateurs du Pentagone avaient été surpris de constater à quel point mes estimations coïncidaient avec les chiffres classés secret. Plus important pour moi, l’information avait attiré l’attention des lecteurs. Des sociétés membres m’ont réclamé des détails supplémentaires sur mes calculs.”” (pag 63) “”En 1957, je travaillais avec les compagnies sidérurgiques depuis plusieurs années. A la fin de cette année-là, je sui allé à Cleveland présenter un rapport au comité exécutif de Republic Steel, dont le directeur géneral était Tom Patten. Mon système indiquait que les stocks augmentaient rapidement et que le taux de croissance de la production du secteur dépassait de beaucoup celui de la consommation d’acier. Il fallait l’abaisser pour arrêter cette accumulation. Et ce n’était pas seulement la sidérurgie qui se trouvait face à un gros probléme.”” (pag 69)”,”USAE-079″
“GREENSPAN Alan”,”The Age of Turbulence. Adventures in a New World.”,”La crisi dei primi anni Ottanta. “”President Carter backed Volcker in the spring of 1980, declaring inflation to be the nation’s number one problem. That prompted Senator Ted Kennedy, then running against Carter for president, to complain that the administration wasn’t paying enough attention to the poor or to tax cuts. By October, with the election drawing near, Carter himself had begun to hedge. He too started talking about tax cuts and criticized the Fed for putting too many eggs in the basket of strict monetary policy. Doing what Volcker did took exceptional courage – I thought so at the time and believed it even more strongly after I became chairman myself. Through he and I rarely discussed his experience of those events, I can imagine how tough it was for him to push America into the brutal recession of the early 1980s. The consequences of his policy were even more severe than Volcker had expected. In April 1980, interest rates on Main Street USA climbed to more than 20 percent. Cars went unsold, houses went unbuilt, and millions of people lost their jobs – unemployment rose to near 9 percent in mid 1980, on its way to near 11 percent by late 1982″” (pag 85-86)”,”USAE-098″
“GREER Germaine”,”The Female Eunuch.”,”L’autrice è nata in Australia nel 1939. Si è laureata nell’Università di Sidney e ha insegnato inglese nella stessa università. Nel 1964 si è trasferita in Inghilterra dove ha ottenuto il Ph.D. su Shakespeare. Ha quindi collaborato con l’Università di Warwick, con televisione e il mondo del giornalismo.”,”DONx-066″
“GREGG Pauline”,”Free-Born John. The Biography of John Lilburne.”,”””Non amo uno schiavo e non temo un tiranno”” (J. Lilburne).”,”UKIR-021″
“GREGOIRE M.”,”Essai sur la régéneration physique, morale et politique des juifs.”,”GREGOIRE M. curato della diocesi di Metz”,”EBRx-041″
“GRÉGOIRE M.”,”L’Assemblée Nationale Constituante. Motions, Discours & Rapports. La Législation Nouvelle. 1789-1791.”,”Notice historique, Opinion, Recuel, Rapport, Decret, Lettres patents du Roi, Proclamation du Roi, La Révolution française et l’émancipation des Juifs, -VII- ‘Cent fois on m’a domandé si je réclamerois pour les Juif l’admission aux emplois publics, voici ma réponse. Dans les quatre premiers siécles il n’étoient point exclus des charges civiles & militaires; chez les princes Musulmans ils atteignent quelquefois aux postes les plus éminens du ministere & de la finance. (…)’ (pag 37)”,”FRAR-411″
“GREGOR Neil”,”Stern und Hakenkreuz. Daimler-Benz im Dritten Reich.”,”GREGOR N. (1969) insegna storia all’ Università di Southampton in Inghilterra. Il cuore delle sue ricerche è l’ integrazione dell’ impresa tedesca nel complesso militare-industriale e nella politica di corsa agli armamenti e alla guerra del regime nazista. Processo di razionalizzazione dei fattori della produzione (tecnica, tecnologia, meccanizzazione, trasporti dei materiali, coordinamento del lavoro) nell’ industria automobilistica americana dal 1929 al 1930, per es. i costi della carozzeria sono scesi da 1750 marchi a 1100. (pag 45)”,”GERN-104″
“GREGOR James A.”,”Il fascismo. Interpretazioni e giudizi.”,”Gregor, nato Anthony Gimigliano, è professore emerito presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università di Berkeley in California[1]. Ha dedicato la sua attività di studioso soprattutto all’ideologia del fascismo, producendo inoltre numerose monografie su importanti personalità che ad essa diedero il proprio contributo. Ha condotto ricerche anche sul marxismo e il neofascismo. Pensiero Sin dal suo primo lavoro sull’ideologia fascista, The ideology of fascism: the rationale of totalitarianism (1969), Gregor sostenne — diversamente dalle diffuse e comunemente accettate teorie dell’epoca[2] — che essa avesse un impianto razionale complessivamente coerente e articolato[3]. Ciò era dovuto principalmente all’apporto intellettuale e culturale, tra le altre, oltreché dello stesso Benito Mussolini, di personalità quali Giovanni Gentile, Sergio Panunzio, Robert Michels, Giuseppe Bottai, Angelo Oliviero Olivetti, Alfredo Rocco e Carlo Costamagna. Gregor ha poi analizzato come gli elementi fondanti dell’ideologia fascista abbiano tratto origine soprattutto dalle idee scaturite dalla revisione del marxismo, dal nazionalismo di Enrico Corradini, dal sindacalismo rivoluzionario, dai pioneristici studi sociologici e politologici di Vilfredo Pareto, Robert Michels, Gaetano Mosca, Gustave Le Bon e Georges Sorel, e dall’attualismo gentiliano. E proprio in Gentile Gregor ha individuato l’intellettuale che seppe dare un’organica base filosofica alla dottrina politica del fascismo, ovvero — come scrive lo stesso politologo — la «base razionale del totalitarismo fascista». Le sue ricerche hanno avuto un seguito storiografico in storici e politologi quali Zeev Sternhell, Emilio Gentile e Pier Giorgio Zunino, i quali hanno dedicato parte della loro opera agli aspetti dottrinari del fascismo. [modifica] Opere A survey of Marxism: problems in philosophy and the theory of history, Random House, New York 1965. Contemporary Radical Ideologies: Totalitarian thought in the twentieth century, Random House, New York 1969. The ideology of fascism: the rationale of totalitarianism, Free Press, New York 1969. An Introduction to Metapolitics: A Brief Inquiry into the Conceptual Language of Political Science, Free Press, New York 1971. The Fascist persuasion in radical politics, Princeton University Press, Princeton 1974. Interpretations of Fascism, Transaction Publisher, New Brunswick 1974. L’ideologia del fascismo, Il Borghese, Milano 1974. Il fascismo: interpretazioni e giudizi, Volpe, Roma 1976; e Pellicani, Roma 1997. Sergio Panunzio: il sindacalismo ed il fondamento razionale del fascismo, Volpe, Roma 1978. Young Mussolini and the intellectual origins of Fascism, University of California Press, Berkeley 1979. Italian Fascism and Developmental Dictatorship, Princeton University Press, Princeton 1979. Robert Michels e l’ideologia del fascismo, Volpe, Roma 1979. Marxism, China, & Development: Reflections on Theory and Reality, Transaction Publisher, New Brunswick 1995. Phoenix: Fascism in Our Time, Transaction Publisher, New Brunswick 1999. The Faces of Janus: Marxism and Fascism in the Twentieth Century, Yale University Press, New Haven 2000. A Place in the Sun: Marxism and Fascism in China’s Long Revolution, Westview Press, 2000. Giovanni Gentile: philosopher of fascism, Transaction Publisher, New Brunswick 2001. Origins and Doctrine of Fascism: Giovanni Gentile, Transaction Publisher, New Brunswick 2004 (2a ed.). Mussolini’s Intellectuals: Fascist Social and Political Thought, Princeton University Press, Princeton 2006. The Search for Neofascism: The Use and Abuse of Social Science, Cambridge University Press, Cambridge 2006. Marxism, Fascism, and Totalitarianism: Chapters in the Intellectual History of Radicalism, Stanford University Press, Stanford 2008. [modifica] Note 1.^ Sito ufficiale dell’Università di Berkeley 2.^ Del fatto che l’ideologia fascista fosse stata sottovalutata e trascurata, se ne lamentò a suo tempo, tra gli altri, George Mosse: G. L. Mosse, Introduction: The Genesis of Fascism, in «Journal of Contemporary History», I/1 (1966), p. 14. 3.^ J. Gregor, The ideology of fascism: the rationale of totalitarianism, Free Press, New York 1969 (trad. it: L’ideologia del fascismo, Il Borghese, Milano 1974). [modifica] Voci correlate GREGOR James A. A. James Gregor (born April 2, 1929) is a Professor of Political Science at the University of California, Berkeley who is well known for his research on fascism, Marxism, and national security. According to Griffin (2000), Gregor was part of a movement of young scholars in the 1960s who rejected the traditional interpretation of fascism as an ideologically empty, reactionary, antimodern dead end. He demonstrated the major debt Italian Fascism owed to European ideological currents in sociology and political theory. Gregor stressed fascism’s coherence as a serious theory of state and society, and argued that it played a revolutionary and modernizing role in European history. His theory of generic fascism portrayed it as a form of “”developmental dictatorship.”” Gregor wrote an influential early comprehensive survey of existing theoretical models of fascism.”,”ITAF-296″
“GREGOR Richard”,”Resolutions and decisions of the Communist Party of the Soviet Union. The Early Soviet Period: 1917-1929. Volume II.”,”Richard Gregor is Associate Professor of Political Science in the Department of Political Economy, University of Toronto. General Editor’s Robert H. McNeal, Editor’s Preface, Introduction, Appendix, Index,”,”RIRO-074-FL”
“GREGOR Neil”,”Daimler-Benz in the Third Reich.”,”Fondo Palumberi Neil Gregor è ‘lecturer in history’ alla Southampton University. Questo studio ha vinto il Fraenkel Prize for Contemporary History nel 1996 “”The outbreak of war did not represent a complete break in the development of either state or company labour policy, as both growing state dirigism in labour market and the criminalization of labour law had begun prior to 1939 (6). Nonetheless, both the context within which company social policy was formulated and the aims which it pursued were necessarily altered by the substantial increase in state control over the allocation of labour and by the even more marked expansion of the terroristic state apparatus that stood behind the employers during the war. State direction of labour deployment market, while the expansion of state terror in the war underpinned internal company measures to discipline and control the workforce. The extent to which the latter formed the context for the development of internal company policy is underlined by the fact that whereas in 1938 86 workers were executed by the regime, in 1943 and 1944 this figure was over 5000 per year. In the same way, Gestapo arrests rose from 7311 in June 1942 to 43.505 in June 1944 (7). While a major proportion of this is accounted for by the extension of terror towards foreign workers, the war nonetheless witnessed a major escalation of overt coercion of German workers too. This was most visible in the emergence of the Labour Education Camps during the period 1940-1 (8). With their brutal regime of hard forced labour, undernourishment and lack of sleep, these were again primarily used to ‘educate’ foreign workers, and the shortage of German workers was such that employers were often reluctant to resort to such external bodies, but the existence of these camps, combined with the threat of being sent to the Russian front, undoubtedly had a major disciplining effect on native workers too”” (pag 151-152) [(6) Salter, ‘Mobilization’, p. 209; (7) Werner, ‘Bleib Übrig’, pp. 318-19; Ibid., pp. 175-82] Traduzione approssimativa: “”Lo scoppio della guerra non rappresentava una rottura completa nello sviluppo di una politica del lavoro statale o aziendale, in quanto il dirigismo dello Stato in crescita nel mercato del lavoro e la criminalizzazione della legge del lavoro erano iniziati prima del 1939. Tuttavia, sia il contesto all’interno della quale la politica sociale è stata formulata e gli obiettivi perseguiti sono necessariamente alterati dal sostanziale aumento del controllo statale sull’assegnazione del lavoro e dall’espansione ancor più marcata dell’apparato terroristico statale che stava dietro i datori di lavoro durante la guerra. Gestione del mercato del lavoro da parte dello Stato, espansione del terrore statale nella guerra hanno sostenuto le misure aziendali interne per disciplinare e controllare la forza lavoro. La misura in cui quest’ultima ha formato il contesto per lo sviluppo della politica interna aziendale è sottolineato dal fatto che mentre 1938 86 lavoratori furono giustiziati dal regime, nel 1943 e nel 1944 questa cifra era più di 5000 all’anno. Allo stesso modo, gli arresti della Gestapo sono aumentati dal 7311 nel giugno 1942 a 43.505 nel giugno 1944 (7). Mentre una grande parte di ciò è rappresentata dall’estensione del terrore nei confronti dei lavoratori stranieri, la guerra ha comunque visto una notevole escalation della costante coercizione dei lavoratori tedeschi. Questo è stato più visibile nell’emergere dei Campi di Educazione del Lavoro nel periodo 1940-1 (8). Con il loro brutale regime di duro lavoro forzato, di malnutrizione e di mancanza di sonno, questi operai furono principalmente utilizzati per “”educare”” i lavoratori stranieri e la carenza di lavoratori tedeschi era tale che i datori di lavoro erano spesso riluttanti a ricorrere a tali corpi esterni, ma l’esistenza di questi campi, combinati con la minaccia di essere inviati alla frontiera russa, hanno indubbiamente avuto un grande effetto disciplinare anche sui lavoratori nativi “””,”GERN-180″
“GREGORIO Oreste a cura”,”Lenin. Il padre della nuova Russia.”,”Nel “”Diario”” di Maurizio Paléologue è scritto di Lenin: “”Questo individuo è ancora più pericoloso perché dicono che sia casto, sobrio, ascetico”” (pag 6) “”La rivoluzione esige la partecipazione delle masse, ma non puà essere fatta che da una minoranza”” (1900) “”La nostra parola d’ordine deve essere: armare il proletariato perché possa vincere, espropriare e disarmare la borghesia. E’ la sola tattica possibile per una classe rivoluzionaria”” (vigilia rivoluzione Ottobre) “”La difesa della patria non è altro che la difesa di una banda di capitalisti all’assalto di un’altra banda”” “”Non giocare con l’insurrezione, ma una volta iniziata, andare sino in fondo”” “”Il popolo? Voi dunque ignorate che non esiste alcun popolo, ma delle classi in lotta perpetua”” Dopo lo scioglimento con la forza dell’assemblea costituente: “”In politica non c’è morale, c’è solo utilità”” A chi protesta per le troppe fucilazioni: “”Debolezza inamissibile, stupida illusione! Credete che si possa fare una rivoluzione senza fucilare?”” (pag 10-11) Che cosa dissero di lui. (parlando dell’intuito politico di Lenin) “”Aveva la facoltà a me negata di vedere tre metri sottoterra”” (G.V. Plechanov) “”Ricordo il suo modo di parlare, mi trafisse la nuca di scintille come il sibilo d’una sferica folgore. E quella nuda pronuncia d’erre moscia di tutto rendeva conto ad alta voce che dal sangue di storie vere era tracciato; egli era la loro figura sonora. Quando si rivolgeva ai fatti, sapeva che, risciacquando la loro bocca con il suo estratto vocale, attraverso di essi avrebbe gridato la storia”” (dal poema “”L’altra malattia””, Boris Pasternak)”,”LENS-006-FV”
“GREGOROVIUS Ferdinando”,”Vita di Adriano. Memorie dell’ età d’ oro dell’ Impero.”,”Cento anni separano due opere sull’ imperatore ADRIANO: una è questa del GREGOROVIUS che viene ripubblicata, l’ altra è “”Memorie di Adriano”” di M. YOURCENAR.”,”STAx-092″
“GREGOROVIUS Ferdinand, a cura di Alberto Mario ARPINO”,”Diari Romani, 1852-1874. (Tit.orig.: Römische Tagebücher)”,”””Dopo aver pubblicato “”La storia dell’imperatore Adriano e dell’età sua””, Gregorovius decise, nel 1852, di raggiungere il Italia un amico e si stabilì a Roma dove doveva restare, quasi ininterrotamente, sino al 1874. Il primo incontro con Roma lasciò un forte segno nell’animo del giovane scrittore, il 4 ottobre 1852 annotava nel diario: “”Non ho parole per esprimere la tempesta delle emozioni che provai allora””.”” (pag 9) “”Per vent’anni fu diligente e appassionato frequentatore di archivi e di biblioteche, la sua laboriosità e scrupolosità vennero additate ad esempio per la ricerca storica anche da Francesco de Sanctis nella sua ultima scuola di Napoli.”” (pag 10) “”Fonte di amarezza per il Gregorovius vedersi anteporre dalla critica , e non soltanto cattolica, la “”Storia di Roma”” del Reumont, che lo scrittore bavarese aveva scritta per incarico del re Massimiliano II di Baviera”” (pag 10) “”E’ mia ferma intenzione riunirmi ai miei fratelli in Germania. La mia missione a Roma è terminata. Qui sono stato come un ambasciatore, in modestissima forma, ma forse in un senso più alto che non lo siano i ministri diplomatici. Posso dire di me ciò che Flavio Biondo ha detto di sé: Ho creato ciò che ancora non esisteva, ho rischiarato undici oscuri secoli della città e ho dato ai romani la storia de loro evo medio. E’ questo il mio monumento qui. Ora posso andarmene in pace””. (pag 612, ultimo giorno a Roma, 14 luglio 1874)”,”BIOx-216″
“GREGORY Paul R. STUART Robert C.”,”Soviet Economic Structure and Performance.”,”Paul R. Gregory, University of Houston. Robert C. Stuart, Rutgers University.”,”RUSU-033-FL”
“GREGORY Paul R.”,”The Political Economy of Stalinism. Evidence from the Soviet Secret Archives.”,”Paul R. Gregory is Cullen Professor of Economics at the University of Houston and Research Fellow at the Hoover Institution, Stanford University. He is also a Research Professor at the German Institute for Economic Research (DIW) in Berlin. Professor Gregory has published widely in the field of Russian and Soviet economics for more than 30 years and served as a visiting professor at Moscow State University. Among his numerous books are Restructuring the Soviet Economic Bureaucracy, Before Command: The Russian Economy from Emancipation to Stalin, and Russian National Income 1885-1913. Professor Gregory received his Ph.D. in economics from Harvard in 1969. Illustrations, Tables, Grafici, Preface, Conclusions, Appendix: A. Archival Sources, B. The Structure of the State, Bibliography, Notes, Index,”,”RUSU-078-FL”
“GREGORY Paul R. a cura, Saggi di Eugenia BELOVA Joseph S. BERLINER R.W. DAVIES Mark HARRISON Oleg KHLEVNYUK E.A. REES Aleksei TIKHONOV”,”Behind the Façade of Stalin’s Command Economy. Evidence from the Soviet State and Party Archives.”,”Eugenia Belova is a Ph.D. candidate in economics, University of Houston, and is currently a visiting fellow at the Hoover Institution. Joseph S. Berliner is Professor Emeritus at Brandeis University ad Senior Associate at the Davis Center for Russian Studies, Harvard University. R.W. Davies is Professor Emeritus at Birmingham University and former Director of its Centre for Russian and East European Studies. Paul R. Gregory is a Distinguished Visiting Fellow at the Hoover Institution and is the Cullen Chair of Economics at the University of Houston. Mark Harrison is Professor of Economics at Warwick University . Oleg Khlevnyuk is Senior Research at the Russian State Archival Service. E.A. Rees is Professor of History at the European University Institute, Florence, Italy. Aleksei Tikhonov is a former scientific researcher, Department of History, Moscow State University, and is currently a visiting fellow at the Hoover Institution. Preface, List of Contributors, Table, Notes, Index, Hoover Institution Press Publication n. 493,”,”RUSU-100-FL”
“GREGORY Paul R. LAZAREV Valery Edited, Contributors: Leonid BORODKIN Robert CONQUEST Simon ERTZ Christopher JOYCE Oleg KHLEVNYUK Mikhail MORUKOV David NORDLANDER Andrei SOKOLOV Aleksei TIKHONOV”,”The Economics of Forced Labor. The Soviet Gulag.”,”Paul R. Gregory is Cullen Professor of Economics at the University of Houston and Research Fellow at the Hoover Institution, Stanford University. He is also a Research Professor at the German Institute for Economic Research (DIW) in Berlin. Professor Gregory has published widely in the field of Russian and Soviet economics for more than 30 years and served as a visiting professor at Moscow State University. Among his numerous books are Restructuring the Soviet Economic Bureaucracy, Before Command: The Russian Economy from Emancipation to Stalin, and Russian National Income 1885-1913. Professor Gregory received his Ph.D. in economics from Harvard in 1969. Valery Lazarev is a fellow of the Hoover Institution and is serving as a visiting assistant professor of economics at Yale University. Foreword Robert CONQUEST, Acknowledgments, Contributors, Introduction, Conclusions, List of Acronyms, Table, Figure, Notes, Cartina, Index,”,”RUSS-093-FL”
“GREGORY Richard L.”,”Occhio e cervello. La psicologia del vedere.”,”Richard L. Gregory, già direttore del Brain and Perception Laboratory dell’Università di Bristol, è attualmente professore emerito di neuropsicologia.”,”SCIx-221-FL”
“GREGORY Tullio”,”Etica e religione nella critica libertina.”,”Tullio Gregory, nato a Roma nel 1929, è stato ordinario di Storia della Filosofia all’Università di Roma. È autore tra l’altro di ‘Anima mundi’ (1955), ‘Scetticismo ed empirismo. Studio su Gassendi’ (1961), ‘Storia della filosofia dal Rinascimento a Kant’ vol. II. Pierre Charron. Letterato e “”libertino”” (Parigi 1541 – ivi 1603). Sacerdote, predicò spesso dinanzi alla corte. Amico di Montaigne, è una delle personalità più singolari del Cinquecento francese. Il Traité de la sagesse (1601), con il suo riconoscimento dell’incapacità della ragione a scoprire il vero, se si colora di accenti fideistici per quanto concerne la scelta religiosa, si propone anzitutto come polemica contro la teologia razionale della Scolastica, come valutazione positiva dell’atteggiamento scettico e come messaggio di tolleranza: di qui la fortuna dell’opera – censurata dalla Sorbona e ristampata poi, emendata, in una seconda edizione – insieme a quella degli Essais di Montaigne (da cui direttamente dipende) negli ambienti libertini del Seicento e poi ancora nel Settecento. Nelle altre opere – Les trois vérités (1593) e soprattutto i Discours chrétiens (1604) – si delinea una concezione della morale sganciata dalla religione e fondata su temi naturalistici rinascimentali. (trec)”,”FILx-002-FSD”
“GREGORY Tullio ADORNO Francesco VERRA V.”,”Storia della filosofia con testi e letture critiche. Secondo volume, a cura di Tullio Gregory.”,”Libertà e necessità (Spinoza) “”Tutto il complesso della natura naturata procede dunque necessariamente da Dio secondo l’immanente causalità divina. In questo prospettiva si svolge la morale spinoziana intrinsecamente connessa a tutta la sua metafisica: posto che i modi, e quindi gli individui, rientrano tutti nell’ordine eterno della realtà, tutti sono intrinsecamente necessitati. Le consuete distinzioni di bene e di male perdono il loro significato e derivano solo dall’ignoranza dell’uomo che non coglie l’intima necessità che regge tutti i suoi atti (e in questa angusta visione rientra la consueta concezione del libero arbitrio); come più in generale tutti i giudizi di valore sulla realtà derivano da una visione parziale e settoriale di essa: ma dal punto di vista dell’assoluta unica sostanza non possiamo introdurre valutazioni o paragoni che comportano sempre riferimento ad altro, mentre non c’è altro fuori dell’unica sostanza. Il processo conoscitivo della mente deve quindi staccarsi da una visione parziale ed empirica per giungere ad una superiore visione intuitiva che coglie in Dio l’essenza delle cose: allora si vedranno le cose come necessarie e determinate a esistere e a operare da un nesso infinito di cause. In tal modo l’uomo riuscirà anche a liberarsi dalle passioni alle quali la mente è soggetta finché non ne ha un’idea chiara e distinta («Un affetto, che è una passione, cessa di essere una passione appena ne formiamo un’idea chiara e distinta»””). (pag 210-211)”,”FILx-589″
“GREKOV B. IAKOUBOVSKI A.”,”La Horde d’or et la Russie. La domination tatare aux XIII et XIV siecles de la mer jaune à la mer noire.”,”Gli AA sono professori all’Univ di Leningrado. ORDA D’ ORO (in turco: Sira ordu, Campo giallo, o Altin ordu, Campo d’oro). Stato feudale (sec. XIII-XV) noto anche come “”khanato di Qipcaq”” costituitosi a opera del khan mongolo BATU. Verso la fine del sec. XIII l’O. si estendeva, approssimativamente, a W, dal basso Danubio al golfo finnico, a E, dall’Irtis al basso Ob’, a S, dal Mar Nero al lago di Aral, a N, dall’Ob’ alla zona di Novgorod. Eterogenea per composizione etnica, comprendeva, tuttavia, in maggioranza popolazioni turche o turchizzate (Polovzy, Qipcaq, Kangly, Tartari, Turkmeni, Kirghisi, ecc.) la cui organizzazione sociale e il cui livello culturale si presentavano pure eterogenei. Su di esse dominava la nobiltà feudale mongola nelle cui mani si accentrava la maggiorparte delle terre e dei pascoli dell’Orda d’oro. Era suddivisa fin dall’origine in feudi appartenenti ai 14 figli di Jöci, i quali si reggevano in modo semiindipendente, pur riconoscendo l’autorità suprema di Batu e del suo clan (“”Altin uruk”” o “”Clan d’oro””). Solo in rari ed eccezionali casi al khan supremo si affiancava il kuriltay. Rispetto all’intera compagine dell’impero mongolo l’O. accentuò progressivamente la propria autonomia. Il suo centro fu inizialmente la città”,”RUSx-034″
“GRELLE Henning POST Inge Marott CALLESEN Gerd JOHANSEN Gitte Lunde LAURSEN Johnny HASLOF Olav BAGGE HANSEN Marianne EKLUND HANSEN Anette KRAEMER Karen”,”Arsskrift 1994.”,”Scritti di GRELLE Henning POST Inge Marott CALLESEN Gerd JOHANSEN Gitte Lunde LAURSEN Johnny HASLOF Olav BAGGE HANSEN Marianne EKLUND HANSEN Anette KRAEMER Karen”,”MEOx-092″
“GREMION Pierre”,”Intelligence de l’Anticommunisme. Le Congrès pour la liberté de la culture à Paris.”,”ANTE3-42 Pierre GREMION è direttore generale di ricerca al CNRS. Ha pubblicato pure ‘Le Pouvoir péripherique, bureaucrates et notables dans le système politique francais (Le Seuil, 1976) e ‘Paris-Prague, la gauche face au renouveau’ et à la régression tchécoslovaques’ (Julliard, 1985). V. indice nomi Boris NIKOLAEVSKI”,”EURx-245″
“GREMMO Roberto introduzione”,”Prometeo: organo del Partito Comunista Internazionalista: 1943-1945.”,”Il nome ‘Prometeo’ viene assunto per la prima volta dall’organo della tendenza internazionalista del PCdI, stampato a Napoli nel 1924; uscirà poi come giornale della ‘Frazione di sinistra del PCdI’, la corrente antistalinista operante in Francia, per iniziativa di Gian Carlo PERRONE, dal 1928 al 1938. Qui viene riprodotto il ‘Prometeo’ clandestino, organo del Partito Comunista Internazionalista, che fu il punto di riferimento degli esponenti della ‘Frazione’ tornati in Italia dopo la caduta del fascismo e dei Comunisti di sinistra confinati al Nord, frutto principalmente degli sforzi di Onorato DAMEN, cui si affiancheranno Fausto ATTI e Guido TORRICELLI in Emilia, Mario ACQUAVIVA e Secondo COMUNE ad Asti, Bruno MAFFI a Milano, Giovanni BOTTAIOLI a Cremona, Vasco RIVOLTI e Giancarlo PERRONE a Torino, Attilio FORMENTI, Vittorio FAGGIONI, Mauro STEFANINI, Gigi DANIELIS e Tullio LECCI.”,”EMEx-017″
“GREMMO Roberto”,”I comunisti di Bandiera Rossa. L’ opposizione rivoluzionaria del “”Movimento Comunista d’ Italia””, (1944-1947).”,”””Preoccupò soprattutto l’ esistenza del “”Partito Operaio Comunista””, gruppo apertamente legato alla IV° Internazionale trotskista. In realtà, questo movimento, diretto da Attilio Mangano, era attestato su posizioni assai più vicine a quelle della ‘Sinistra comunista italiana’ di Bordiga che non a quelle di Trotsky e della sua organizzazione internazionale. Esso però si era “”tatticamente”” unificato con un gruppo autenticamente trotskista, animato da Nicola Di Bartolomeo, “”Fosco””. Questo nucleo operava soprattutto a Napoli dove fin dal 15 dicembre 1943 aveva pubblicato un manifesto indirizzato “”Ai lavoratori di tutto il mondo””, indicando la necessità della “”costruzione del Partito Comunista Internazionalista (Quarta Internazionale). Contro questo manifesto, l’ edizione napoletana dell’ Unità pubblicò nel medesimo numero 6 del gennaio del ’44 due articoli di calunnie definendo l’ iniziativa parto della “”Quinta colonna trotskista””, accusata di essere formata da “”agenti del nemico da colpire e smascherare”” ma spiegando che, grazie alla ferrea vigilanza del lungimirante Stalin, “”i progetti di questa sinistra banda di rinnegati non hanno potuto realizzarsi””. (pag 118-119)”,”MITC-059″
“GREMMO Roberto”,”I partigiani di Bandiera Rossa. Il “”Movimento Comunista d’ Italia”” nella Resistenza Romana.”,”””Insomma il ‘passaggio dei poteri’ non era una storia. E neanche una originale bizzarria, perché un progetto assai simile saltò fuori, pari pari, a Milano l’ anno dopo, proposto da Bombacci, dai fascisti di sinistra o ‘socialisti neri e nazionali’ ad anarchici e socialisti rossi e partigiani. La dettagliata ricostruzione della vicenda è stata fatta da Cesare Bermani nella biografia di Corrado Bonfantini, “”Il ‘rosso libero'”” edito dalla Fondazione Kuliscioff. Si ha conferma del fatto che il tentativo di trovare a Milano una diversa soluzione al dopo R.S.I. col ‘passaggio di poteri’ ai Socialisti ci fu davvero e pare abbia coinvolto personalmente Mussolini.”” (pag 156)”,”ITAR-079″
“GREMMO Roberto”,”Il tesoro di Fra Dolcino. Una tradizione popolare Biellese e Valsesiana.”,”””Anche da parte socialista non si era teneri: in una polemica, un sacerdote veniva definito “”Don drugia”” (letame); una rubrica anticlericale della “”Campana”” si intitolava senza sottintesi “”scarafaggi”” e riportava il solito, ricorrente armamentario di scandalistica enfatizzazione dei pretesi casi d’immoralità nel mondo ecclesiastico (…). Soltanto la collaborazione alla “”Campana”” di un intelligente e preparato pastore evangelico, Paolo Pantaleo darà alle polemiche un certo spessore e le renderà degne di una qualche attenzione anche da parte dei lettori cattolici. Più argomentate, motivate, assolutamente non insultanti. Un ruolo importante svolse anche l’ex-sacerdote lomellino Pietro Sartoris, diventato fervente socialista, che nel 1910 fu attivo in Valsesia, tenendo conferenze affollate””. (pag 151-152)”,”RELC-222″
“GREMMO Roberto”,”Mussolini e il soldo infame. I segreti inconfessabili d’un giovane “”anarchiste”” romagnolo in Francia.”,”Secondo Gremmo, MUSSOLINI avrebbe preso soldi dai francesi negli anni 1914, 1915. Era informatore della polizia francese.”,”ITAF-268″
“GREMMO Roberto”,”Le “”marocchinate””, gli alleati e la guerra ai civili. Le vittime dell’occupazione militare straniera nell’Italia liberata (1943-1947).”,”GREMMO Roberto”,”QMIS-130″
“GREMMO Roberto”,”La tragedia di “”Blasco””. Pietro Tresso coi partigiani nella “”Montagne Protestante”” e nel Meygal.”,”La rivelazione di Gremmo è che Tresso sarebbe caduto sotto il piombo nazi-pétainista e non per mano degli stalinisti A pagina 102 i nomi dei 79 fuggitivi (tra i quali Tresso) dal carcere che raggiunsero i maquis. Incentrato, per quanto riguarda l’Italia, sui ‘tre’ Leonetti Tresso Ravazzoli”,”TROS-255″
“GREMMO Roberto”,”I trotskisti d’Italia. Dall’opposizione a Stalin.”,”Maitan detto Claudio Giuliani, Alfonso Leonetti detto Feroci, Romeo Mangano detto Violino, o Alfa o Athos, Marazzi Giuseppe detto Piano, Michel Raptis detto Pablo, Ottorino Perrone detto Vercesi, Matteo Renato Pistone (detto Stelio o Lorenzo Stefani o Stelio Erst o Avvocatino), Paolo Ravazzoli detto Santini, Tresso detto Blasco o Julien Pirroti, Angelo Tasca detto Serra o Jean Servant, Palmiro Togliatti detto Ercoli o il Migliore, Goffredo Rosini detto ‘Ettore Allegri. Scucchia e Rizzi. “”Sempre alla ricerca di un confronto ideologico con personaggi ritenuti politicamente aperti, nella primavera del 1939 Rizzi aveva scritto a Bombacci che a Roma pubblicava ‘La Verità’ sintetizzando in due elementi il proprio pensiero: “”Constatazione della incapacità proletaria a diventare classe dirigente: necessità di una propaganda rivolta ai lavoratori di tutti i paesi stranieri per allearli agli Stati totalitari contro le vecchie classi dirigenti: identificazione tra Fascismo e proletariato, unità e collaborazione italo russo tedesca””. La sua lettera era finita nelle mani dell’ex comunista Angelo Scucchia che lavorava alla “”Verità”” di Bombacci ma al contempo era il confidente della ‘Polizia Politica’ identificato col numero 670. Perciò l’incauto pensatore mantovano era tornato nel mirino dell’OVRA che lo sospettava di mantenere “”legami con residui del movimento illegale”” o addirittura, a dispetto della sua ostilità manifesta per Stalin d’essere “”al servizio della Russia sovietica”””” (pag 106) “”A giugno il giornale pubblicò un lungo articolo di Livio Maitan con una sperticata esaltazione del regime titoista e presentò una dichiarazione dell’organizzazione trotskista internazionale che considerava positivi per l'””avanguardia rivoluzionaria”” l’esplodere dello scontro fra sovietici e jugoslavi e la “”crisi dello stalinismo”””” (pag 207) Citati gruppo di Cervetto, Parodi, Masini, con Azione Comunista di Fortichiari e Raimondi confluiti in ‘Movimento della Sinistra comunista’, poi Masini entra nel partito socialista (pag 218)”,”TROS-256″
“GREMMO Roberto”,”I partigiani alleati dei nazisti. Il “”Battaglione Davide”” dalla Resistenza astigiana alla Risiera di Trieste.”,”GREMMO Roberto”,”ITAR-216″
“GREMMO Roberto”,”Rosselli e la “”Cagoule””. Silenzi e segreti d’un oscuro delitto politico.”,”Il clan Mitterand. “”Ma non erano tutte rose e fiori e mentre il Regime era dilaniato da feroci lotte intestine di potere, la tutela nazista non perdonava. Ne era vittima proprio Eugène Deloncle che pure dopo essersi clamorosamente appartato dalla politica attiva aveva creato con l’appoggio tedesco una ‘Légion Française des Combattants’ con Marcel Déat, l’ex comunista Doriot ed il capo della ‘Ligue Française’ Pierre Constantini (3). L’impegno diretto nella ‘Crociata antibolscevica’ non salvava Deloncle dalla vendetta di uomini che non sopportavano i tradimenti, veri o presunti. All’alba del 7 gennaio 1944 Delonche veniva freddato in casa sua a Parigi dagli agenti del servizio di sicurezza nazista che non gli avevano perdonato i traffici occulti e gli incontri segreti con gli emissari del generale Giraud che favoleggiava di un “”soulèvement général des pays occupés par le III° Reich”” con l’appoggio degli americani, convinto che ormai per Hitler fosse suonata l’ultima ora e si dovesse sempre e comunque salvare la Francia (4). Prima della tragica fine di Deloncle era finito in galera Méténier, arrestato dai tedeschi con l’accusa d’aver avuto parte nel complotto del 13 dicembre 1941 contro Laval ma era stato scarcerato “”sur intervention de Doriot dont il était très proche avant-guerre”” (5). Giunta l’ora della Liberazione, i nodi venivano al pettine ed i superstiti ‘cagoulards’ Bouvyer e Méténier tornavano in carcere. Il primo si salvava grazie all’aiuto di François Mitterand che malgrado avesse servito come oscuro burocrate il regime di Vichy era di nascosto un attivo ‘Résistant’ diventando perciò uno dei personaggi più influenti della nuova Francia liberata”” (…)”” (pag 64-65)”,”ITAD-149″
“GREMMO Roberto”,”L’ultima resistenza. Le rivolte pargiane dopo la nascita della Repubblica (1946-1947).”,”Prima edizione Elf febbraio 1995, seconda edizione ampliata 2012 Alla memoria dei miei genitori, i partigiani Rosellina “”Nadia”” e Franceschino “”Scalabrin”””,”ITAR-290″
“GREMMO Roberto”,”L’ultima resistenza. Le rivolte partigiane dopo la nascita della Repubblica (1946-1947).”,”Prima edizione Elf febbraio 1995, seconda edizione ampliata 2012 Alla memoria dei miei genitori, i partigiani Rosellina “”Nadia”” e Franceschino “”Scalabrin”” [‘I partigiani erano in rivolta ma nell’Italia inquieta di quegli anni c’era chi preparava la rivoluzione bolscevica. Era il “”Partito Comunista Internazionalista””, minuscola ma agguerrita formazione politica che raggruppava i marxisti che non condividevano la politica del ‘socialismo in un paese solo’ di Stalin e la trasformazione dell’Internazionale Comunista in semplice strumento di difesa degli interessi di stato dell’Unione Sovietica. Era una formazione erede diretta della corrente “”Comunista Astensionista”” che nel 1921 aveva fondato il Partito Comunista d’Italia ed aveva proseguito la sua battaglia difficile e solitaria pubblicando in Belgio il periodico “”Prometeo”” (1) richiamandosi alle posizioni intransigenti di Amadeo Bordiga (2) restando in contatto con pochi irriducibili rimasti in Italia, dove avevano subito persecuzioni, carcere e confino. Dopo il colpo di stato monarchico del 25 luglio 1943 questi intransigenti comunisti anti-stalinisti, capeggiati dall’ex deputato Onorato Damen (3) e da Mario Acquaviva avevano ripreso la pubblicazione clandestina del “”Prometeo”” (4) a Torino, facendone di fatto l’unica voce antifascista che invitava gli operai a non unirsi alle forze borghesi nel fronte antifascista a carattere ‘nazional-popolare’ ed interclassista. Bollati da Secchia come “”agenti della Gestapo”” (5), gli internazionalisti erano stati emarginati politicamente, discriminati dalle altre forze antifasciste ed anche eliminati fisicamente com’era accaduto al vecchio militante Fausto Atti trucidato da ignoti il 27 marzo 1945 a Trebbo bolognese, Eugenio De Luca eliminato ad Ampezzo ed allo stesso Acquaviva ammazzato da due sicari che gli avevano teso un agguato a Casale Monferrato la sera dell’11 luglio (6). In occasione del primo anniversario della sua morte, Damen lo aveva commemorato proprio ad Asti dove stava crescendo la rabbia partigiana di fronte ad una grande folla di operai (7) però di fronte alle ribellioni partigiane, il nuovo organo di stampa internazionalista “”Battaglia Comunista”” aveva scritto che con quella rivolta “”i proletari rischia(va)no di farsi sfruttare una seconda volta per fini che che no sono di classe (…) è la farsa di un antifascismo borghese iniziatosi con una commedia e conclusosi con l’amnistia’ (8)”” (pag 111-112)] [ISC Newsletter N° 88] ISCNS88TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] [(1) Roberto Gremmo, “”Il confronto fra Trotsky e la “”Sinistra comunista”” italiana nei rapporti inediti dello spionaggio fascista”” in ‘Storia Ribelle’ n. 23, Estate, 2008; (2) Id., “”Gli anni amari di Bordiga. Un comunista irriducibile e nemico di Stalin nell’Italia di Mussolini’, ‘Storia Ribelle’, 2009; (3) In qualità di parlamentare fatto decadere illegalmente dal fascismo, Damen doveva far parte di diritto della “”Consulta”” ma in una riunione del consiglio dei ministri il liberale Manlio Brosio lo accusò (senza prova alcuna) d’essere stato un ‘collaborazionista’ nazi-fascista fornendo agli stalino-togliattiani il pretesto per la sua emarginazione, Roberto Gremmo, ‘L’esclusione dell’ex deputato Damen dalla “”Consulta Nazionale”” nella ‘Storia Ribelle’ n. 17, Primavera 2005; (4) ‘Prometeo, organo dal Partito Comunista Internazionalista, 1943-1945’, introduzione di Roberto Gremmo, Ristampa anastatica edizioni Elf 1995; (5) ‘Il “”sinistrismo”” maschera della Gestapo’ ne ‘La Nostra Lotta’, dicembre 1943; (6) Le prime indagini condotte dal coraggioso poliziotto Gherardo Guaschino appurarono che i sicari erano legati al PCI ma l’inchiesta venne bloccata da un misterioso ordine dall’alto (…); (7) ACS-MI-PS (Anni 1944-1946, busta 28). Prefettura di Asti (…); (8) ‘Reviviscenza partigiana’ nella “”Battaglia Comunista””, 1 settembre 1946]”,”ITAR-291″
“GREMMO Roberto”,”La rivolta politica delle campagne. Il “”Partito dei Contadini”” e l’autonomia del mondo rurale (1919-1968).”,” Contiene tra l’altro il capitolo 4: ‘Il partito comunista d’Italia’ fra l’apertura contadinista di Giuseppe Nicolo e la volontà di eliminazione del ‘conservatorismo’ rurale (pag 33-52) capitolo 5: I fascisti urlavano ‘a noi’ e le ‘camicie verdi’ contadiniste replicavano ‘da noi’ (ppag 53-)”,”ITAP-240″
“GREMMO Roberto”,”””Guardie Rosse”” sotto la mole. La speranza rivoluzionaria nell’occupazione delle fabbriche torinesi del 1920.”,”””L’organo della “”Frazione Comunista Astensionista”” del PSI capeggiata da Bordiga fin dall’inizio delle occupazioni aveva giudicato “”la più dannosa delle illusioni”” la convinzione che “”sviluppando la istituzione dei consigli [fosse] possibile senz’altro di impadronirsi delle fabbriche e eliminare i capitalisti”” opponendo la certezza che la fabbrica sarebbe stata conquistata davvero “”soltanto dopo che la classe lavoratrice tutta si sarà impadronita del potere politico. Senza questa conquista a dissipare ogni illusione ci penseranno le guardie regie, i carabinieri ecc. cioè il meccanismo di oppressione e di forza di cui dispone la borghesia, il suo apparecchio politico di potere”” (13). Ben convinti di questo, i militanti delle aziende torinesi diventate basi operative extra-territoriali producevano strumenti per la rivoluzione e preparavano lo scontro armato decisivo, proprio come aveva chiesto da Mosca l'””Internazionale Comunista”””” (pag 5023) [(13) “”Prendere la fabbrica o prendere il Potere?”” ne ‘Il Soviet’, 22 febbraio 1920] Il giovane Togliatti (pag 5034-35) [Da Torino poteva partire la scintilla della rivoluzione proletaria… Togliatti mentiva sulla realtà torinese”,”MITT-415″
“GREMMO Roberto”,”I comunisti di Bandiera Rossa. L’ opposizione rivoluzionaria del “”Movimento Comunista d’ Italia””, (1944-1947).”,”””Preoccupò soprattutto l’ esistenza del “”Partito Operaio Comunista””, gruppo apertamente legato alla IV° Internazionale trotskista. In realtà, questo movimento, diretto da Attilio Mangano, era attestato su posizioni assai più vicine a quelle della ‘Sinistra comunista italiana’ di Bordiga che non a quelle di Trotsky e della sua organizzazione internazionale. Esso però si era “”tatticamente”” unificato con un gruppo autenticamente trotskista, animato da Nicola Di Bartolomeo, “”Fosco””. Questo nucleo operava soprattutto a Napoli dove fin dal 15 dicembre 1943 aveva pubblicato un manifesto indirizzato “”Ai lavoratori di tutto il mondo””, indicando la necessità della “”costruzione del Partito Comunista Internazionalista (Quarta Internazionale). Contro questo manifesto, l’ edizione napoletana dell’ Unità pubblicò nel medesimo numero 6 del gennaio del ’44 due articoli di calunnie definendo l’ iniziativa parto della “”Quinta colonna trotskista””, accusata di essere formata da “”agenti del nemico da colpire e smascherare”” ma spiegando che, grazie alla ferrea vigilanza del lungimirante Stalin, “”i progetti di questa sinistra banda di rinnegati non hanno potuto realizzarsi””. (pag 118-119)”,”MITC-012-FL”
“GREMMO Roberto”,”I partigiani di Bandiera Rossa. Il “”Movimento Comunista d’ Italia”” nella Resistenza Romana.”,”””Insomma il ‘passaggio dei poteri’ non era una storia. E neanche una originale bizzarria, perché un progetto assai simile saltò fuori, pari pari, a Milano l’ anno dopo, proposto da Bombacci, dai fascisti di sinistra o ‘socialisti neri e nazionali’ ad anarchici e socialisti rossi e partigiani. La dettagliata ricostruzione della vicenda è stata fatta da Cesare Bermani nella biografia di Corrado Bonfantini, “”Il ‘rosso libero'”” edito dalla Fondazione Kuliscioff. Si ha conferma del fatto che il tentativo di trovare a Milano una diversa soluzione al dopo R.S.I. col ‘passaggio di poteri’ ai Socialisti ci fu davvero e pare abbia coinvolto personalmente Mussolini.”” (pag 156)”,”ITAR-023-FL”
“GREMMO Roberto”,”I partigiani di “”Stella Rossa””. Il “”Il Partito comunista integrale”” nella Resistenza torinese.”,”Calunnie del Pci vs Stella Rossa e Prometeo Gli esponenti del PCI sulla loro rivista ufficiale “”La nostra lotta”” avevano bollato ‘Stella Rossa’ di essere al servizio della provocazione nazista (pag 5222) Ripresa stampa clandestina del giornale ‘Prometeo’ da parte dei comunisti anti-stalinisti Onorato Damen, Bruno Maffi e Mario Acquaviva a Torino. Per i dirigenti stalinisti del PCI erano soltanto “”un gruppetto di canaglie trotzkiste che come dappertutto si sono specializzate nell’opera di disgregazione del nostro Partito”” (pag 5235). Dopo la morte di Vaccarella, adesione al PCI della maggioranza di ‘Stella Rossa’ (pag 5247) Dopo la Liberazione molti partigiani nascosero la loro militanza in ‘Stella Rossa’ (pag 5259)”,”ITAR-326″
“GRENARD Fernand”,”La Révolution russe.”,”””Quali che fossero i vizi radicali dell’ impresa contro i soviets, esse poté riuscire, non fosse stata l’ energia straordinaria di Lenin e dei suoi collaboratori. Avendo realizzato di distruggere il vecchio esercito “”imperialista””, essi crearono una nuova armata socialista. Chiamarono il popolo a disciplinarsi, a formare battaglioni “”capaci di non fuggire””, al fine di “”difendere la propria terra, di non lasciarsi schiacciare sotto gli stivali tedeschi””. Essi riunirono subito 106 mila volontari, poi, il 12 giugno 1918, decretarono la mobilitazione, che permise di avere disponibili 350 mila uomini in ottobre, 790 mila alla fine dell’ anno, 1.500.000 nel maggio 1919. Trotsky, incaricato dell’ opera, fu un organizzatore e un animatore di primordine, combinando abilmente i procedimenti rivoluzionari con la tecnica tradizionale. Egli arruolò molti prigionieri di guerra tedeschi e magiari, che fornirono il nucleo dei primi quadri; ottenne il concorso di molti tra i migliori generali e ufficiali del regime zarista, li fece sorvegliare da un corpo di commissari bolscevichi, epurati senza sosta, che li confinavano nell’ esercizio del loro mestiere, imponendo l’ obbedienza agli uomini, impedendo saccheggi individuali. Fondò scuole militari, abolì l’ elezione degli ufficiali e ristabilì ed applicò la pena di morte. Formò dei gruppi e dei reggimenti di operai zelanti, volontariamente disciplinati, che diedero l’ esempio alla massa, incoraggiandola e contenendola. I progressi furono rapidi in qualità e in quantità (…)””. (pag 334-335) Capitalismo di stato (pag 352)”,”RIRO-305″
“GRENDI Edoardo”,”L’avvento del laburismo. Il movimento operaio inglese dal 1880 al 1920.”,”L’A ha avuto la collaborazione della London School of Economics, LSE (Ralph MILIBAND).”,”MUKx-026″
“GRENDI Edoardo; testi di ROSTOW, HOBSBAWM, OLIVER, BRIGGS, SMELSER, TURNER”,”Le origini del movimento operaio inglese 1815-1848.”,”Edoardo GRENDI è nato nel 1932 e insegna storia moderna e contemporanea nell’Univ di Genova. Ha compiuto studi sul movimento operaio inglese (‘L’avvento del laburismo: 1880-1920’, Milano, 1964 e ‘La tradizione socialista in Inghilterra’, Torino, 1970) e ha pubblicato numerosi articoli di storia economica e sociale genovese dell’età moderna e contemporanea. Nel 1972 (Torino) è uscita una sua antologia di testi di ‘Antropologia economica’.”,”MUKx-020 MUKC-006″
“GRENDI Edoardo”,”Introduzione alla storia moderna della Repubblica di Genova.”,”Cita R. Romano e J. Heers. (pag 109) “”(…) è assai più conveniente attenerci alle indicazioni sul traffico e leggere fondamentalmente sul grafico le tre linee di tendenza: 1550-1586: declino 1586-1630: ascesa 1630-1666: declino Ove è importante rilevare comunque il più elevato livello medio del traffico 1618-1644 diciamo quasi un “”plateau””. Sembra dunque che ci siano gli elementi per sostenere una revisione della diagnosi tradizionale: un “”bel secolo XVI”” seguito da un “”triste secolo XVII””. Quel che è indubbio comunque è il fatto che l’ espansione commerciale del porto genovese è un fenomeno secentesco e che a un certo punto nel corso del Seicento (1630-40) il movimento positivo muta tendenza.”” (pag 150)”,”ITAG-158″
“GRENDI Edoardo”,”L’Inghilterra vittoriana.”,”L’età vittoriana illustra una stagione eccezionale della società e della cultura ottocentesca, assunta spesso come paradigma del trionfo della mentalità e dei valori borghesi.”,”UKIx-008-FL”
“GRENDI Edoardo”,”I Balbi. Una famiglia genovese fra Spagna e Impero.”,”Edoardo Grendi (1932) insegna storia moderna all’Università di Genova (1997). Fa parte della direzione di ‘Quaderni Storici’ e ha scritto di storia inglese, di antropologia economica e di storia genovese. Ha pubblicato tra l’altro: ‘La Repubblica dei genovesi’ (1987). A pagina 50 l’autore cita nella nota il saggio di F. Braudel ‘Le siècle des Génois s’achève-t-il en 1627?, saggio pubblicato nel 1974 (Miscellanea Abel) e ora in Id, ‘Autour de la Méditerranée’, Paris, 1996]”,”LIGU-151″
“GRENDI Edoardo”,”‘The British Communist Party’ di L.J. Macfarlane.”,”””H. Pelling ci aveva dato nel 1961 un primo profilo storico del «Communist Party of Great Britain» (CPGB); Macfarlane (1) ci dà ora una ricostruzione più dettagliata della politica del partito negli «anni venti», seguendo sostanzialmente tre linee di indagine: la nascita e la vita del partito in relazione con le vicende del «Komintern»; la sua politica verso il Partito laburista e, in particolar modo, verso la sua ala sinistra; la sua iniziativa nel mondo sindacale, al «Trade Union Congress» e nei singoli sindacati. Dal suo punto di vista di «an informed british socialist of the nineteen twenties», Macfarlane fa giustizia dei superficiali e malevoli giudizi del Pelling (pp. II, 59, 86): lo studio dell’origine del CPGB vale a stabilire il carattere autenticamente isolano del movimento. Il relativo insuccesso del partito non costituisce una ragion sufficiente per classificarlo come un’indesiderata merce di importazione. Il giudizio della milizia comunista come elemento di una psicologia popolare di resistenza è sostanzialmente corretto: «Uomini e donne aderirono al CP negli anni venti per le stesse ragioni per le quali avevano aderito al Cartismo negli anni trenta e quaranta del secolo scorso: assicurare giustizia per i poveri e gli sfruttati» (p. 287). «La tragedia del C.P. – aggiunge Macfarlane – fu che questo spirito è stato largamente mal guidato», e ancora «la storia del CPGB … è la storia della lotta per costituire un partito rivoluzionario in una situazione non-rivoluzionaria» (p. 275). Cioè, secondo Macfarlane, esisteva nelle classi lavoratrici uno stato d’animo radicale in una situazione non-rivoluzionaria: i comunisti inglesi fallirono perché vollero incanalarlo sotto la guida di un partito rivoluzionario”” (pag 633); “”Le superiori capacità ideologiche di Lenin finirono con l’imporsi sull’antico residuo di de-leonismo, «hyndamismo», ghildismo e sindacalismo rivoluzionario che dominava i capi del CPGB. In seguito la pressione del Komintern poté avere tanto più successo, quanto più chiara si rivelava la debolezza del PC: Harry Pollitt e Palme Dutt ne uscirono fuori come le guide del partito. Macfarlane ne fa un po’, specie del secondo, i «villains de la pièce». Non c’é dubbio che la sua diagnosi generale sia corretta, ancorchè non esaurientemente «spiegata». Ma cos’è che fu ‘misdirected’? Forse per Macfarlane lo spirito di resistenza delle classi lavoratrici, o meglio i militanti più radicali che il movimento sindacale espresse in quegli anni. Egli sembra dire in definitiva che il C.P. non fece che sterilizzare, togliendole dal contesto naturale della lotta sociale, alcune delle migliori energie operaie”” (pag 637) [(1) L.J. Macfarlane, ‘The British Communist Party. Its Origin and Development until 1929’, London, MacGibbon and Kee, 1966, pp. 338, 1963] [Edoardo Grendi, ‘The British Communist Party’ di L.J. Macfarlane’, Estratto da ‘Studi Storici’, Roma, n. 3 luglio-settembre 1966, pag 633-638]”,”MUKx-208″
“GRENDI Edoardo”,”L’Inghilterra vittoriana.”,”L’età vittoriana illustra una stagione eccezionale della società e della cultura ottocentesca, assunta spesso come paradigma del trionfo della mentalità e dei valori borghesi.”,”UKIx-003-FV”
“GRENDI Edoardo”,”Storia di una storia locale. L’esperienza ligure, 1792-1992.”,”Edoardo Grendi (1932) è stato Ordinario di Storia moderna all’Università di Genova. Membro della direzione di ‘Quaderni storici’, studioso di storia inglese, di Polanyi e di antropologia economica ha pubblicato pure: ‘La repubblica aristocratica dei genovesi’ (1987).”,”LIGU-012-FFS”
“GRENIER Fernand”,”Autour de la trahison des generaux. Ce qui se passe en URSS.”,”Fernand Grenier, segrétaire Général de l’association française des Amis de l’Union Soviètique”,”PCFx-124″
“GRENOT-WANG Françoise”,”Chine du Sud. La Mosaïque des minorités.”,”Françoise Grenot-Wang è sinologa di formazione, co-redattrice della ‘Guide Bleu de la Chine du Sud-Ouest’, fondatrice dell’Associazione Couleurs de Chine, studiosa delle minoranze del sud della Cina tra le quali ha passato alcuni anni di vita. La prefazione è di Pierre Trolliet eminente specialista della geografia della Cina”,”CINx-288″
“GRENVILLE John A.S.”,”The Major International Treaties, 1914-1973. A history and guide with texts.”,”GRENVILLE J.A.S. è Professor of Modern History, University of Birmingham Contiene i trattati della prima e seconda guerra mondiale”,”RAIx-330″
“GREPPI Carlo”,”Il buon tedesco.”,”Carlo Greppi, dottore di ricerca in Studi storici dell’Università di Torio, è co-fondatore dell’associazione Deina e membro del Comitato scientifico dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri, che coordina la rete degli Istituti per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea in Italia. Tra le sue pubblicazioni ‘L’età dei muri. Breve storia del nostro tempo’ (2019) per Feltrinelli, e ‘La storia ci salverà. Una dichiarazione d’amore’ (2020) per Utet. Per Laterza ha curato con David Bidussa, ‘Come farla finita con il fascismo’ di Ferruccio Parri (2019) ed è autore di ’25 aprile 1945′ (2018) e ‘L’antifascismo non serve più niente’ (2020) primo volume della serie ‘Fact Checking’ da lui curata. ‘Apparentemente la sua sembra la storia di un’eccezione, commovente e coraggiosa, ma pur sempre un’eccezione rispetto alla nostra idea dei tedeschi zelanti combattenti della Germania nazista, fedeli fino al suo crollo. ‘Eppure questa eccezione non fu così solitaria e isolata: parliamo di centinaia di uomini, almeno mille secondo le stime degli storici. O erano di più? Tedeschi e austriaci, ‘banditi’, ‘disertori’, ‘senza patria’, che hanno saputo dire di no agli ordini ingiusti, che hanno rigettato la legge dell’onore e del sangue per scegliere quella della libertà e della coscienza’ (risvolto di copertina) Caso di dodici militari tedeschi fucilati (tra il settembre 1943 e il novembre del 1944) per ‘disfattismo o tentata diserzione’ (pag 126-127) La vicenda di ‘Fritz Piegler’ partigiano austriaco incastrata da un borghese che è andato a denunciarlo ai tedeschi (pag 97)”,”ITAR-347″
“GREPPI Carlo”,”L’antifascismo non serve più a niente.”,”Carlo Greppi, dottore di ricerca in Studi storici all’Università di Torino, è storico, scrittore e curatore della serie. Ha pubblicato pure ‘L’età dei muri. Breve storia del nostro tempo’, Feltrinelli 2019.”,”ITAR-023-FSD”
“GRESH Alain”,”Storia dell’ OLP. Verso lo Stato palestinese.”,”Alain GRESH ha studiato a Parigi all’ Institut des langues orientales e all’ Ecole pratique des hautes etudes dove ha ottenuto il dottorato con una tesi sulla Resistenza palestinese. Giornalista, inviato in Egitto, Libano, Israele, Cisgiordania, Gaza, scrive per ‘Le Monde diplomatique’.”,”VIOx-044″
“GRESH Alain VIDAL Dominique”,”Palestina 1947: una spartizione mai nata.”,”Alain Gresh, nato al Cairo, si è formato all’Istituto di Lingue orientali di Parigi, e successivamente all’École Pratique di Haute Études dove ha conseguito il suo dottorato. É collaboratore del Monde Diplomatique. Dominique Vidal, nato nel 1950, dirige attualmente i servizi internazionali del quotidiano La Croix.”,”VIOx-046-FL”
“GREY Marina BOURDIER Jean”,”Les Armées blanches.”,”Figlia del generale russo Deninkin, Marina Grey è autrice di molti libri di storia. E’ stata premiata dall’ Academie Francaise e dalla Societé des Gens de Lettres. Giornalista traduttore e scrittore, specialista di storia contemporanea e di letteratura anglosassone, x collaboratore dell’ Associated Press, Jean BOURDIER ha ricevuto il premio degli Intellettuali indipendenti. In inserto Foto pag 142, Trotsky ispeziona una unità di volontari lettoni. “”Per la Francia, l’ affare si complica ancora per l’ intervento dei “”chargés de mission”” simpatizzanti del bolscevismo e ben presto totalmente assimilati a questo. Il più attivo è il socialista Jacques Sadoul, capitano di riserva attaché alla missione francese in Russia. Conducendo da subito una politica molto personale, non tarda a cadere interamente sotto l’ influenza di Trotsky. Dovrà alla fine essere rimosso ed anche perseguito dal governo francese… La situazione si complica ancora in occasione dell’ offensiva tedesca del febbraio 1918. Trotsky, molto più ostile di Lenin all’ idea di una capitolazione umiliante, sembra accogliere favorevolmente le proposte alleate – e in particolari francesi – di aiuto militare contro i tedeschi. Egli dà agli emissari del generale Niessel, capo della missione militare francese, ciò che può passare per un accordo formale su questo punto. (…) Di fatto, non per lungo tempo: Trotsky si allinea a Lenin e il progetto è sepolto. Saranno sepolti con esso, a breve scadenza, tutte le speranze alleate di una ricostituzione del fronte orientale da parte dei bolscevichi. Da questo momento, l’ idea di un appoggio alle forze antibolsceviche, eventualmente seguito da un intervento diretto degli Alleati, comincia a fare il suo cammino. Era già stato prospettato verso la fine del 1917 a Londra, ove lo si era anche fermato, nel mese di dicembre, il principio di un aiuto finanziario all’ ataman Kaledin. Ma i rapporti sfavorevoli – e comunque curiosamente falsi – sullo stato delle forze nel Don portarono alla sospensione del progetto. All’ inizio del 1918, è verso la Siberia che si dirige l’ attenzione degli Alleati””. (pag 126) Ataman: Atamans were titles of supreme leaders of anti-Bolshevik Cossack armies during the Russian Civil War. That is why we find “”ataman”” in the russian partisans’s song. (Wikip)”,”RIRO-297″
“GRIAULE Marcel”,”I grandi esploratori.”,”Marcel Griaule, professore alla Sorbona.”,”ASGx-016-FFS”
“GRIBAUDI Maurizio”,”Mondo operaio e mito operaio. Spazi e percorsi sociali a Torino nel primo Novecento.”,”””Quali sono le conclusioni che è possibile trarre dalle scelte di stanziamento? Chi resta o approda in un quartiere operaio dopo il matrimonio si trova a condividere un amito di relazione strettamente operaio che non riflette il tasso di mobilità sociale distintivo della popolazione nel suo complesso né il tasso di avanzamento ottenuto dagli abitanti dei quartieri stess. Accando al grande turnover endemico dei quartieri operai (le cui mplicazioni sono state analizzate nel capitolo II), va dunque notato come essi costituiscano un mondo che lascia decantare le figure sociali meno dinamiche e che soprattutto tende ad escludere la compresenza di diverse situazioni familiari, espressione dei diversi livelli di mobilità che costituiscono il ciclo di integrazione urbano””. (pag 85)”,”MITT-177″
“GRIBAUDI Maurizio RIOT-SARCEY Michèle”,”1848 la révolution oubliée.”,”GRIBAUDI Maurizio direttore di studi EHESS, RIOT-SARCEY Michèle professoressa di storia contemporanea Università Paris VIII.”,”QUAR-076″
“GRIBBIN John”,”Historia de la ciencia, 1543-2001.”,”GRIBBIN John “”La razón por la cual el papel de Einstein resultó tan influyente fue que era preciso – dio una solución matemática y estadística exacta al problema-“” (pag 327)”,”SCIx-348″
“GRIBBIN John”,”Galaxies. A Very Short Introduction.”,”John Gribbin is one the best-known current popular science writers. His many books include the acclaimed The Universe: A Biography; In Search of Schrödinger’s Cat; and Science: A History. List of Illustrations, Introduction, Glossary, Further reading, Index, A Very Short Introduction 182,”,”SCIx-200-FL”
“GRIECO Ruggero”,”Scritti scelti. 1.”,”””(…) Grieco si affermò presto per il suo ingegno e per la sua forza polemica in seno a questi gruppi. Con Amadeo Bordiga ed altri, costituì nel 1913 il circolo socialista rivoluzionario Carlo Marx, in opposizione alla direzione riformista della sezione socialista napoletana. Collaborò a diversi giornali socialisti dell’ epoca, come Il lavoro di Portici e La voce di Castellamare di Stabia, e quando, nel 1914 il gruppo della sinistra rivoluzionaria prese la direzione della sezione socialista napoletana, Grieco partecipò alla fondazione di un nuovo giornale, Il socialista. Come ha scritto Oreste Lizzadri, che fece parte della sinistra socialista napoletana (…) “”Il socialista tenne bene testa a tutti gli avversari coalizzati e, malgrado una vita stentata, per merito delle note polemiche e brillanti di Ruggero Grieco, aumentava ogni giorno la sua penetrazione nelle masse””””. (pag 3) “”Bordiga ha ancora detto ciò che pensa della bolscevizzazione, riaffermando che la esperienza dello sviluppo del partito russo non contiene tutta l’ esperienza storica del proletariato mondiale. Questa affermazione è antibordighiana. In polemica con i massimalisti serratiani egli ha sempre combattuto strenuamente una simile affermazione, la quale è stato più tardi ripetuta da Paul Levi, da Hoeglund, da Frossard, da Souvarine””. (pag 184) “”Bordiga ha spezzato una lancia a favore della democrazia interna. Tutti i compagni che passano alla opposizione rivendicano la democrazia interna””. (pag 184)”,”PCIx-149″
“GRIECO Bruno”,”Un partito non stalinista. Pci 1936: “”Appello ai fratelli in camicia nera””.”,”Bruno GRIECO giornalista della stampa di sinistra e dell’ Illustrazione Italiana impegnatoin attività di cinema, teatro e musica. E’ figlio di Ruggero GRIECO, fondatore con BORDIGA, GRAMSCI e TERRACINI del PCdI. Si autodefinisce non omologabile. I conti con Trotsky. Trotsky riuscì a dimostrare l’ inconsistenza delle accuse, rivelando, dal suo esilio, la falsità delle confessioni. L’ albergo in cui alcuni degli imputati si sarebbero incontrati misteriosamente con Trotsky, a Copenaghen, aveva cessato di esistere molti anni prima del preteso appuntamento. I dirigenti di un aeroporto nei pressi di Oslo, dove Piatakov aveva sostenuto di essersi incontrato con Trotsky, attestarono che nel periodo indicato nessun apparecchio straniero vi era disceso. (…) La questione di Trotsky è di sostanza, non di forma. Formalmente l’ ex comandante dell’ Armata Rossa (cui sin dal 1932 era stata tolta la cittadinanza sovietica) non fu mai condannato. Stalin regolò i conti con lui attraverso la piccozza di un sicario a Città del Messico nel 1940.”” (pag 282)”,”PCIx-177″
“GRIEG Johann Nordahl Brun”,”La défaite. (Nederlaget). Drame en quatre actes.”,”Richard Boyer è stato titolare della cattedra di lingue, letteratura e civilizzazione scandinave alla Sorbona (Paris IV) per vari decenni dopo aver insegnato all’estero. Si è occupato della diffusione delle opere della res scandinavica e di molte traduzioni dall’islandese, danese, norvegese, svedese. E’ attualmente in pensione. Il poeta, romanziere, drammaturgo e giornalista norvegese Nordahl Grieg (1902-1943) che fu attivo in uno dei periodi più brillanti della letteratura del suo paese, quello tra le due guerre mondiali del XX secolo in cui sono emersi grandi talenti tra cui Sigrid Undset, Cora Sandel e il celebre movimento Mot Dag, è quasi sconosciuto in Francia. Eppure ha lasciato un vero capolavoro teatrale con il dramma ‘La disfatta’. L’autore è stato un uomo ardente e appassionato quale fosse la causa, più o meno profonda, che intendeva difendere. E fece questa difesa con forza di convinzione, foga e sincerità ammirevoli. Fu un ‘engagé’, patriota e politico, ma anche sociale, etico e umanista. Che sia stato una fiaccola della resistenza norvegese all’epoca sottoposta al giogo germanico va da sé. Contrariamente a ciò che afferma l’eroina del romanzo particolarmente significativo ‘Ung må verden ennu voere’ (Le monde se doit de rester jeune’, 1938, Il mondo ha bisogno di restare giovane), Nordahl Grieg non ha che trentasei anni): “”Un umanista è un uomo che odia l’ingiustizia ma non fa nulla per impedirla””, Grieg – cognome assai frequente in Norvegia, e che non ha nulla a vedere con il celebre musicista Edvard Grieg – ha sempre fatto di tutto per difendere le cause che riteneva giuste. L’opera ‘La disfatta’, posta su uno sfondo rivoluzionario e ideologico, gli è stata ispirata da uno degli episodi più crudeli della moderna storia francese, la Comune di Parigi. Impegnato politicamente, comunista, non sarebbe riuscito a praticare un ampio proselitismo, ma la sua buona volontà e buona fede non possono essere messe in dubbio. Il dramma è scritto nel 1937 e si svolge interamente durante la Comune di Parigi, e l’autore mostra una perfetta conoscenza dei fatti e dei personaggi, cosa non certo banale per uno scandinavo. Grieg nel corso dei quattro atti segue lo svolgimento cronologico degli avvenimenti, i personaggi che si muovono nel dramma sono autentici (salvo la maestra Gabrielle Langevin, che appare verso la fine del dramma). Evidentemente i grandi responsabili della repressione, tra cui il generale Galliffet e soprattutto Thiers per un lato sono messi in luce in modo caricaturale. Ma l’interesse del’autore va al popolo minuto, operai, artigiani, piccoli commercianti, studenti, e mostra di aver colto il quadro storico, di fare delle osservazioni realiste. E’ un punto di vista ben documentato. Oppone, con tatto e diplomazia, gli esponenti pacifisti come Delescluze o Varlin a quelli più violenti come Rigault ed è da questo piatto della bilancia ch’egli pende. E’ un lavoro profondamente umano, nonostante lo sfondo rivoluzionario e si può dire violento. Si possono citare nell’atto II, il canto di Pauline: «Amo la libertà / con tutto il mio essere – / E’ meglio morire nell’onore / che vivere nella vergogna!» o la filippica di Gabrielle verso la fine dell’atto III: «Credete che ciascuno dei nostri avversari sia un nemico? Allora avete una una fede miserabile nell’umanità (…) Loro (le vittime) sono morte perché si deve fermare la vendetta. Sono morte perché due nemici dovrebbero essere in grado di guardarsi in faccia, per la prima volta, senza odio o di vendetta». [dall’introduzione di Régis Boyer]”,”MFRC-162″
“GRIEKOV B.D. IAKUBOVSKI A. IU.”,”L’orda d’oro.”,”Citazione di PUSCKIN in apertura”,”RUSx-132″
“GRIESS Thomas E., Series Editor”,”Atlas for the Second World War. Europe and the Mediterranean.”,”General Thomas E. Griess (USA Ret.) brgan his military career in 1943, serving in the Pacific during World War II, and saw further action in the Korean War. He received his master’s degree in civil engineering from the University of Illinois, and his PhD in history from Duke University. General Griess joined the faculty of the USMA at West Point in 1956, and from 1969 to his retirement in 1981, served as the first head of the Department of History.”,”QMIS-031-FL”
“GRIESS Thomas E., Series Editor”,”Atlas for The Great War.”,”General Thomas E. Griess (USA Ret.) began his military career in 1943, serving in the Pacific during World War II, and saw further action in the Korean War. He received his master’s degree in civil engineering from the University of Illinois, and his PhD in history from Duke University. General Griess joined the faculty of the USMA at West Point in 1956, and from 1969 to his retirement in 1981, served as the first head of the Department of History.”,”QMIP-036-FL”
“GRIESS Thomas E., Series Editor”,”Atlas for The Second World War. Asia and the Pacific.”,”General Thomas E. Griess (USA Ret.) began his military career in 1943, serving in the Pacific during World War II, and saw further action in the Korean War. He received his master’s degree in civil engineering from the University of Illinois, and his PhD in history from Duke University. General Griess joined the faculty of the USMA at West Point in 1956, and from 1969 to his retirement in 1981, served as the first head of the Department of History.”,”QMIS-032-FL”
“GRIEWANK Karl”,”Il concetto di rivoluzione nell’età moderna. Origini e sviluppo.”,”Karl Griewank, dopo aver studiato a Gottinga, Lipsia, Rostock e Berlino ed essersi laureato nel 1922 – discepolo di Willy Andreas – con una tesi sulla rivoluzione tedesca del 1848, dal 1926 fece parte della Notgemeinschaft der Deutschen Wissenschaft (Organizzazione di sostegno della scienza tedesca). I molti impegni e la non adesione al nazionalsocialismo ritardarono la sua entrata nella carriera accademica fino al 1942, quando conseguì la libera docenza all’università di Francoforte con un lavoro sul Congresso di Vienna. Contiene il capitolo (III) ‘Riforma e rivoluzione in Germania (1435-1535). La crisi del concetto di riforma (pag 53-84) e il capitolo (X) ‘Il concetto dinamico di rivoluzione e controrivoluzione’ (pag 177-190)”,”TEOP-078-FL”
“GRIFFERO Tonino”,”L’estetica di Schelling.”,”Tonino Griffero (Asti, 1958) è ricercatore di filosofia presso il Dipartimento di Ermeneutica filosofica dell’Università di Torino, II facoltà di Lettere e Filosofia (Sede di Vercelli).”,”FILx-098-FL”
“GRIFFITH Ernest S.”,”Strategia e tattica del comunismo.”,”””I contrasti in una società prerivoluzionaria espressi nel conflitto fra gruppi e classi, richiedono la creazione di un monopolio di forze, avente lo scopo di prevenire una guerra civile cronica. Tale monopolio di forze, fungente da elemento pacificatore di fronte ai contrasti, è lo Stato, che è al servizio delle classi dirigenti per la preservazione dell’ordine esistente, con tutti i vantaggi che comporta per tali classi. In altri termini, esso è il difensore dell’ordine mediante la forza; pertanto esso è il primo, immediato bersaglio della rivoluzione. “”Lo stato è equivalente ad una attestazione che la società fornisce quando viene a trovarsi impastoiata in contrasti insolubili con se stessa, che hanno provato degli antagonismi inconciliabili dai quali è impotente a sbarazzarsi. E poiché questi antagonismi, queste classi con i loro opposti interessi economici non possono divorare se stessi e la società medesima nella propria sterile lotta, alcune forze resistenti apparentemente al di sopra di essa diventano necessarie per moderare la forza delle loro collisioni e mantenerle entro i limiti “”dell’ordine””. E questa forza generata dalla società, ma postasi al di sopra di essa e da essa gradualmente separatasi, questa forza è lo stato”” (Engels, L’origine della famiglia, dello stato e della proprietà privata). “”Lo Stato altro non è se non una macchina per la oppressione di una classe su di un’altra, così in regime di repubblica democratica come di monarchia”” (Engels, Introduzione a Marx). (…) Nel Marxismo, la possibilità di evitare la rivoluzione è stata sempre scartata, ma l’argomento ha costituito oggetto di alcuni commenti. Fu riconosciuto, da Marx e da Engels, che le democrazie liberali, come essi le chiamavano, avevano negli Stati Uniti ed in Inghilterra la possibilità di evolversi verso il Socialismo senza necessariamente sfociare in azioni violente. Comunque, il loro concetto d’inevitabilità della rivoluzione appare più chiaro negli attacchi da essi condotti a tutte le dottrine di riforme pacifiche”” (pag 22-23) [Ernest S. Griffith, Strategia e tattica del comunismo, 1953]”,”RUSS-054″
“GRIFFITH William E. analisi e documentazione di”,”The Sino-Soviet Rift.”,”Published for The China Quarterly; Library of International Studies, General Editor Leopold LABEDZ Advisory Board German ARCINIEGAS Raymond ARON Jane DEGRAS Walter Z. LAQUEUR Richard LOWENTHAL Asoka MEHTA Davidson NICOL Yoshihiko SEKI Edward SHILS C.M. WOODHOUSE”,”CINx-105″
“GRIFFITH Paddy, contributi di Philip HAYTHORNTHWAITE Harold LIVERMORE Juan José SAÑUDO René CHARTRAND Brent NOSWORTHY Arthur HARMAN Charles ESDAILE Leopoldo STAMPA Rory MUIR”,”A History of the Peninsular War. Modern Studies of the War in Spain and Portugal, 1808-1814. Vol. IX.”,”Paddy Griffith was a lecturer in War Studies at the Royal Military Academy, Sandhurst, before he became a freelance author and publisher in 1989. List of Illustrations, List of Maps, Editor’s Preface, Notes on Contributors, Glossary of Terms and Abbreviations, Appendices, Bibliography, Index,”,”QMIx-061-FL”
“GRIFFO Maurizio a cura; saggi di Mauro VISENTIN Mario REALE Valentino PETRUCCI Michele MAGGI Fabrizia GIULIANI Karl Egon LÖNNE Maurizio GRIFFO Luigi CORTESI Giuseppe CACCIATORE Stefano MICCOLIS Maria RASCAGLIA Silvia ZOPPI GARAMPI”,”Croce e il marxismo un secolo dopo. Atti del Convegno di studi, Napoli, 18-19 ottobre 2001.”,”Saggi di Mauro VISENTIN Mario REALE Valentino PETRUCCI Michele MAGGI Fabrizia GIULIANI Karl Egon LÖNNE Maurizio GRIFFO Luigi CORTESI Giuseppe CACCIATORE Stefano MICCOLIS Maria RASCAGLIA Silvia ZOPPI GARAMPI Contiene tra l’ altro i saggi: – La critica crociana al marxismo e il suo rapporto con Eduard Bernstein e George Sorel (di Karl E. LÖNNE) (pag 207) – Antonio Labriola, il “”compagno”” Croce e la revisione del marxismo (di Luigi CORTESI) (pag 263) – Marxismo e storia tra Labriola e Croce (di Giuseppe CACCIATORE) (pag 315) – Il marxismo dell’ ultimo Labriola (di Stefano MICCOLIS) (pag 341) – Croce lettore di Marx ed Engels (di Maria RASCAGLIA) (pag 359) “”Bernstein respingeva l’ idea di vedere la democrazia e i suoi mezzi, come il suffragio universale, solo come strumenti del proletariato per raggiungere il potere. Per lui la democrazia era il valore guida più importante nella politica e nella società sia per il presente che il futuro. “”La democrazia è allo stesso tempo mezzo e fine. Essa è il mezzo per il raggiungimento del socialismo ed essa è la forma della realizzazione del socialismo”” (1). Per questo, a suo parere, l’ idea della dittatura del proletariato era superata. L’ azione politica del partito socialdemocratico doveva dunque raggiungere l’ obiettivo in modo esattamente opposto: portare avanti la realizzazione della democrazia in tutti i campi ed evitare in questo processo ogni scontro violento””. (pag 219) (K.E. Lönne, La critica di Croce al marxismo e i suoi rapporti con Eduard Bernstein e Georges Sorel) (1) E. Bernstein, Die Voraussetzungen des Sozialismus und die Aufgabe der Sozialdemokratie”,”CROx-033″
“GRIFFO Maurizio a cura; saggi di Mauro VISENTIN Mario REALE Valentino PETRUCCI Michele MAGGI Fabrizia GIULIANI Karl Egon LÖNNE Maurizio GRIFFO Luigi CORTESI Giuseppe CACCIATORE Stefano MICCOLIS Maria RASCAGLIA Silvia ZOPPI GARAMPI”,”Croce e il marxismo un secolo dopo. Atti del convegno di studi, Napoli, 18-19 ottobre 2001.”,”Saggi di Mauro VISENTIN Mario REALE Valentino PETRUCCI Michele MAGGI Fabrizia GIULIANI Karl Egon LÖNNE Maurizio GRIFFO Luigi CORTESI Giuseppe CACCIATORE Stefano MICCOLIS Maria RASCAGLIA Silvia ZOPPI GARAMPI Tavola rotonda con Mario AGRIMI Paolo BONETTI Piero CRAVERI Biagio DE-GIOVANNI moderatore Giuseppe GALASSO Antonio Labriola, il “”compagno”” Croce e la revisione del marxismo (pag 263) Marxismo e storia tra Croce e Labriola (pag 315) Il marxismo dell’ ultimo Labriola (pag 341) Croce lettore di Marx ed Engels (pag 359) Antonio Labriola sul revisionismo di Bernstein. “”L’atteggiamento di Labriola nei confronti dei saggi di revisione critica di Bernstein fu tutt’altro che negativo e liquidatorio. Si tenga presente la ricordata nota del ‘Discorrendo’, che faceva trasparire ammirazione e consenso per l’ “”abilità”” con cui queli “”ingegnosi articoli”” trattavano dell’ “”‘utopismo’ latente anche tra i Marxisti””. Quando sulla “”Neue Zeit”” apparve il primo attacco di Plechanov alle tesi di Bernstein, Labriola commentò immediatamente, scrivendone a Croce (1° agosto 1898): “”E ci tocca di sentire anche gli ammaestramenti di Plekanoff, che sta un po’ al di sotto della tesi di laurea””. E a Kautsky due mesi dopo (8 ottobre 1898) definirà “”volgarità”” quei modesti “”ammaestramenti””, intrisi di un “”sovrano disprezzo dell’odierna filosofia tedesca””; aggiungendo che quel “”modo arrogante di parlare di scienza avrebbe reso “”ridicolo di fronte al mondo intero il socialismo ‘scientifico’.”” (pag 347-348) “”Né smentiva la sua ormai radicata convinzione, quando affermava che “”al di sotto di tutto questo rumore”” c’era “”una questione grave ed essenziale: le speranze ardenti, vivissime, precoci di qualche anno fa – quelle aspettative dai dettagli e dai contorni troppo precisi – vengono a cozzare contro la più complicata resistenza dei rapporti economici e contro i più imbrogliati congegni del mondo politico””. Il socialismo, insomma, avrebbe vissuto una lunga pausa, ma per quanti riuscivano a “”mettere il loro ‘tempo psicologico’ (vale a dire la pazienza e lo spirito di osservazione) all’unisono coi ritmi del ‘tempo delle cose””, il marxismo non perdeva di validità nel “”tempo indefinito””.”” (pag 349)”,”TEOC-443″
“GRIFFO Massimo”,”Firenze tra Francia e Spagna, 1492-1574. Storia di Firenze 2.”,”Massimo Griffo, Palermo 1932, laureato in legge vive a Firenze. E’ autore di romanzi e saggi.”,”ITAG-115″
“GRIFFO Maurizio”,”La terza forza. Saggi e profili.”,”Maurizio Griffo è professore di Storia delle dottrine politiche presso il dipartimento di Scienze politiche dell’Università Federico II di Napoli. Fra i suoi libri ‘Thomas Paine. La vita e il pensiero politico’ (2011) e ‘Momenti e figure del liberalismo italiano’ (2016) “”Nei primi decenni dell’Italia repubblicana le componenti politiche terzaforziste dovevano operare tra una sinistra massimalista o filo sovietica, una destra nostalgica se non revanscista, e un partito cattolico non sempre incline al riformismo pratico e troppo spesso appesantito dalla gestione del potere. Una navigazione difficile. Un’esperienza su cui valeva la pena di tornare a riflettere”” Nicola Chiaromonte, osservazioni critiche di un intellettuale al pensiero di Marx. “”Più in generale, poi, la critica al comunismo si collega a una visione non ottimista della condizione dell’uomo moderno. Lo si comprende se si considerano le osservazioni che l’autore [N. Chiaromonte] svolge nel 1956, riguardo al pensiero di Marx. A suo parere, lo scrittore di Treviri si pone in netta discontinuità con la tradizione umanistica, che pregiava la ricerca della verità per se stessa, quando sostiene che «il pensiero e la verità hanno senso solo in quanto aiutano gli uomini incatenati a liberarsi»; in altre parole, secondo Marx, «l’intellettuale ha l’obbligo di non pensare che (…) dei pensieri efficaci». Ad avviso del pensatore tedesco, il filosofo non è tale «se non in quanto egli pensa con la massa, e nell’interesse della massa, dei pensieri i quali siano, oltre che pensieri, anche azioni possibili» (35). In questo senso, Marx ritiene di essere ancora all’interno della tradizione umanistica, ma in realtà la rovescia, sottomettendo il giudizio individuale alla necessità storica, o, piuttosto, a quella che egli giudica essere la necessità storica. Nella visione marxista, l’intellettuale, «per essere degno della sua missione», ha l’obbligo di «farsi una coscienza di massa, pensare e agire come se egli non fosse che un’unità nel gran numero» (36). Espressione piena di tale ragione tecnica e strumentale è il partito rivoluzionario, creato per sollecitare ed elaborare la coscienza delle masse. Una volta conquistato il potere, guidando la rivolta, esso «resta il guardiano geloso dello “”sviluppo storico”” ulteriore»”” (pag 104-105) [‘Nicola Chiaromonte, la politica, l’etica, la libertà’] [(35) N. Chiaromonte, ‘La situazione di massa e i valori nobili’, articolo pubblicato nell’aprile 1956, ora in ‘Scritti politici e civili’, cit, p. 239; (36) Ivi, p. 240]”,”ITAD-150″
“GRIFONE Pietro”,”Capitalismo di stato e imperialismo fascista.”,”””La guerra ha dunque creato per l’ industria pesante una situazione veramente privilegiata, cionondimeno essa ha continuato a chiedere, al pari dell’ industria mineraria, tutta una serie di interventi da parte dello stato. I lavori della Corporazione della metallurgia e della meccanica si sono infatti conclusi con un ordine del giorno nel quale altro non si constata che la necessità di perfezionare il sistema degli interventi protettivi, sovvenzioni ecc., a pro di quelle industrie già così tipicamente parassitarie. Così, ad esempio, si è avuto il coraggio di chiedere premi di costruzione a favore dell’ industria dei cantieri navali e maggiori sovvenzioni a pro degli armatori, per permettere loro di mettere in esercizio navi costruite nei cantieri nazionali, piuttosto che ricorrere, come è avvenuto in questi ultimi tempi, all’ acquisto di navi dall’ estero.”” (pag 34)”,”ITAF-186″
“GRIFONE Pietro”,”Capitalismo di stato e imperialismo fascista.”,”Nato a Roma, nel 1908 laureato in legge, antifascista fin dagli anni della scuola viene arrestato nel 1928. Nel 1930 aderisce all’organizzazione clandestina del PCI dedicandosi all’attività tra i contadini. Arrestato nel 1933 viene inviato al confino a Ponza e a Ventotene dove rimane fino alla caduta del fascismo. Dal 1943 organizza con altri la resistenza a Roma. Dopo la Liberazione è capo di gabinetto di Palmiro Togliatti durante il primo governo Bonomi (1944-1945). ha collaborato con Fausto Gullo sui problemi meridionali e con Grieco per i problemi della terra.”,”ITAF-023″
“GRIFONE Pietro”,”Politica economica. XI Lezione. Questioni di politica agraria. Sulla riforma dei contratti agrari.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-Y-2″
“GRIFONE Pietro”,”Capitalismo di stato e imperialismo fascista. Con i contributi di Giorgio Amendola e Camilla Ravera.”,”Polemica dell’autore con Salvatore La Francesca autore di ‘La politica economica del fascismo’ qualificato come ‘volumetto’, ‘operetta’ piena di storture ecc. L’autore critica pure la ‘scuola’ storiografica di Rosario Romeo e Renzo De Felice, maestri di La Francesca. (Romeo è l’autore della prefazione al libro di La Francesca) (pag 148)”,”ITAF-186-B”
“GRIFONE Pietro”,”Il capitale finanziario in Italia. La politica economica del fascismo.”,”Pietro Grifone scrisse questo libro nel 1940, per i confinati politici di Ventotene. Aveva lavorato nell’ufficio studi della confindustria nel periodo fascista e dominava tutti gli aspetti tecnici della materia.”,”ITAF-020-FV”
“GRIGNOUX C.J.”,”Turgot.”,”””Galiani aveva fatto dire al cavaliere dei Dialoghi sul commercio dei grani: “”Bisogna aver ben studiato gli uomini per combinare di governarli. L’ economista è buono a fare delle memorie, dei giornali, dei dizionari, a occuparsi di librerie e di editori (…) ma non vale niente per governare.”” Condorcet, da parte sua, esaminando l’ opera del suo amico, si rifiuta di considerarlo colpevole come Malesherbes; la sola debolezza che riconosce in Turgot è che “”era più portato per il suo carattere a confidare sulla ragione, sulla bontà naturale del cuore umano, che a temere gli errori o la perversità degli uomini””. (pag 279-280)”,”FRAA-052″
“GRIGORENKO Pietr”,”Staline et la deuxieme guerre mondiale. Theorie et strategie.”,”Il Generale GRIGORENKO, nato nel 1906, ingegnere diplomato, dottore in scienze e Prof di cibernetica all’Accademia militare Frunze, impegnato dal 1930 nell’armata sovietica ha comandato varie unità di combattimento durante la 2° GM. Membro del partito, arrestato nel 1964 con l’accusa di attività antisovietica all’epoca dell’uscita di questo libro era in attesa di giudizio posto fuori servizio.”,”STAS-022 QMIS-043″
“GRIGORENKO Piotr”,”Memoires. L’ autobiographie du célèbre génèral de l’ Armée Rouge devenu une grande figure de la dissidence. De la terreur stalinienne d’hier aux hôpitaux psychiatriques d’ aujourd’hui, un document exceptionnel sur l’ histoire de l’ Union Soviétique.”,”Quadro militare di alto livello, eroe di guerra, professore all’ accademia militare di Mosca, GRIGORENKO ha avuto rapporti con BREZNEV, ZUKOV, MALINOVSKI, PONOMARIEV. Ucraino di origine contadina, da giovane ha vissuto la creazione dei primi soviets e lo scoppio della guerra civile. Entranto nel Komsomols ha aderito al PCUS nel 1927, poi ufficiale dell’ Armata Rossa, testimone delle “”grandi purghe”” staliniane del 1936 – 1937, ha combatto sul fronte dell’ Estremo Oriente e in Ucraina durante la seconda guerra mondiale. Poi entra in una fase di dissidenza fino alla rottura nel 1961. Nel 1964 viene rinchiuso in un ospedale psichiatrico. Si schiera a fianco dei dissidenti BUKOVSKY, KOSTERIN, GINZBURG, SAKHAROV, SOLZHENITZIN, e altri. Si schiera in favore dei Tartari di Crimea, minoranza oppressa. Nel 1969 è di nuovo arrestato e detenuto per cinque anni in un asilo molto speciale. Nel 1977 parte per gli Stati Uniti. Viene privato della nazionalità sovietica e condannato all’ esilio. 1924. “”Il mio lavoro politico non si limitava all’ organizzazione dei pionieri, evidentemente. Era l’ epoca della lotta contro il trotskismo: non potevo non prendervi parte. Leggevo tutti i giornali, tutte le riviste. Lessi ‘Le lezioni dell’ Ottobre’ di Trotsky. Mi persi. Non compresi più niente, e mi sentivo preso dalla disperazione. E se Trotsky avesse ragione? mi dicevo. E se fosse stato veramente impossibile, con le nostre sole forze, fondare una società socialista? Il nostro ordine crollerà, se la rivoluzione mondiale non ci viene in aiuto? Non avevo più voglia di vivere. Né di pensare. Non sono di quelli che attendono di essere salvati dagli altri. Dovevo agire. Ero dunque in una indecisione estrema, intollerabile per me; è in quel momento che apparve, sulla Rabotchaia Gazeta l’ articolo di Stalin: “”Trotskismo e leninismo””. Con la semplicità che gli era propria (oggi, direi il suo semplicismo), Stalin, tesi dopo tesi, smontava le affermazioni di Trotsky. Non solo si potevano edificare le basi del socialismo in un solo paese, ma costruire il socialismo stesso. Il ritardo della rivoluzione mondiale non ci doveva fermare. Al contrario, abbiamo il dovere di contribuire alla sua venuta con il nostro lavoro di edificazione economica””. (pag 113-114)”,”RUSS-191″
“GRIGOROVICI Tatiana”,”Die Wertlehre bei Marx und Lassalle. Beitrag zur Geschichte eines wissenschaftlichen – Missverständniss.”,”GRIGOROVICI Tatiana”,”LASx-047″
“GRILLANDI Massimo”,”Rasputin.”,”””L’ odio profondo contro Rasputin sale a mano a mano che la marea bellicista, alimentata da alcuni circoli militari e politici, monta fino a sommergere il paese. Evidentemente, i discorsi che egli tienein molte occasioni non sono adatti alle orecchie dei potenti. “”Ai contadini non servono le guerre”” dice…”””,”RUSx-067″
“GRILLANDI Massimo”,”Crispi.”,”””Tornato da Palermo dove era rimasto “”poco men che un mese””, (Crispi) ritiene suo dovere informare Garibaldi circa le condizioni della Sicilia, la “”povera isola che voi chiamaste a libertà e che i vostri successori ricacciano in una servitù peggiore di prima””. Dai nuovi governanti la popolazione “”nulla ha ottenuto di che potesse esser lieta. Nissuna giustizia, nissuna sicurezza personale, l’ ipocrisia della libertà sotto un governo il quale non ha d’ italiano che appena il nome.”” (pag 223-224) “”Quanto alla fanteria, (Crispi) vuole che anch’essa, come il genio e l’ artiglieria, abbia una sua scuola per ufficiali di complemento, perché “”la fanteria è la base delle guerre moderne; è la fanteria che fa le grandi vittorie; quando questa è istruita, tanto più facilmente essa può vincere””. Furono forse i cannoni che invasero la Francia, o non furono invece i fucili? “”Furono i fucili, più che i cannoni””, risponde. E cita l’ episodio di Garibaldi che durante la marcia di Piana dei Greci espresse il rammarico perché gli austriaci, nel 1859, non gli avevano catturato i cannoni, dato che egli “”si credeva più libero con in fucili; impotente con i cannoni; e vinse con i fucili””. (pag 388)”,”ITAA-075″
“GRILLANDI Massimo”,”Rasputin.”,”Il trascinante racconto di Grillandi ripercorre tutte le tappe dell’ascesa e caduta del quasi mitico Grigorij Efimovic Rasputin (1871-1916): dalla nascita nel villaggio di Pokrovskoe nel distretto siberiano di Tobol’sk alla morte violenta subita a Pietrogrado in casa del principe Feliks Feliksovic Jusupov. Massimo Grillandi è nato a Forlì e vive a Roma. Dopo la laurea in lettere, si è dedicato all’insegnamento e a una intensa attività letteraria. Collaboratore del Corriere della Sera, del Mondo, del Ponte, di Belfagor, Paragone, Nuovi Argomenti, Letteratura, Osservatore politico letterario e della RAI-TV.”,”RUSx-132-FL”
“GRILLANDI Massimo”,”Francesco Crispi.”,”Massimo Grillandi, nato a Forlì e residente a Roma, dopo la laurea si è dedicato all’insegnamento e una intensa attività letteraria. Ha scritto poesie e saggi tra cui ‘Con disperata guerra’ (1960).”,”BIOx-030-FSD”
“GRILLE Dietrich”,”Lenins Rivale. Bogdanov und seine Philosophie.”,”Foto di Bogdanov, Lenin, Pokrovskij, Skvorcov-Stepanov, Bazarov-Rudnev, Lunacharsky (ritratto)”,”RIRB-110″
“GRILLI Liliana”,”Amadeo Bordiga. Capitalismo sovietico e comunismo.”,”Caratterizzato il capitalismo come sistema di appropriazione ‘sociale’ del prodotto (anche se ancora ‘di classe’) ai fini non del consumo personale dei capitalisti ma dell’ accumulazione del capitale, la portata alternativa del socialismo rispetto al capitalismo non si pone al livello delle forme di proprietà (statali invece di private), né al livello delle forme di gestione (di partecipazione democratica anziché di direzione accentrata). Essa sta nel mutamento delle forme di produzione, nella scomparsa dell’ impresa quale forma tipica del capitalismo in quanto produzione di valore.”,”BORD-025″
“GRILLI Giovanni”,”La finanza vaticana in Italia.”,”””Ma va anche rilevato che l’ antica proprietà ecclesiastica, servendosi strumentalmente del Banco di Roma, negli anni dal ’70 al ’90 si era impadronita dei servizi pubblici della città di Roma e quindi, per mezzo di quello stesso Banco, era entrata in relazione con parti non trascurabili dell’ economia della nazione; le casse rurali e le modeste banche cattoliche, nate dopo il 1890 per tenere legati alla Chiesa i contadini e il ceto medio urbano, si erano sviluppate e già avevano, in parte almeno, assunto altro carattere.”” (pag 52) pag 104: 8 banche cattoliche, 3 banche con presenza finanza vaticana, 12 banche con notabili cattolici (in totale di 23 banche con disponibilità di 1.383.000 milioni di lire) a fronte di 62 banche libere da influenza cattolica (con disponibilità di 1.383.000 milioni di lire).”,”ITAE-100″
“GRILLI Giovanni”,”Grande capitale e Destra cattolica. Trent’anni di vita politica italiana.”,”””Vi fu anche chi sostenne che la condanna fosse voluta da correnti clericali influenti negli ambienti del Comando supremo: il Douhet era massone e aveva appartenuto alla redazione della ‘Gazzetta del Popolo’ allora anticlericale. L’ affare Douhet non fu che uno degli episodi della lotta tra interventisti e conservatori che si svolgeva sordamente in tutte le istanze della vita del paese. Nonostante tali contrasti, tuttavia, gli interventisti di sinistra erano sostenitori, tal quale i conservatori, della politica repressiva del movimento operaio. Già agli inizi del Ministero Boselli essi avevano redatto un memoriale nel quale si denunciava la passività di Governo nei confronti di coloro che si diceva deprimessero lo spirito del paese e si chiedevano rigorose misure contro di loro. D’ altra parte Bissolati era più ostile a Orlando di quanto lo fosse lo stesso Sonnino. La campagna contro i socialisti e i giolittiani si fece più intensa dopo i fatti di Torino dell’ agosto 1917″”. (pag 294)”,”ITAA-117″
“GRILLI Enzo SASSOON Enrico TREU Tiziano VACIAGO Giacomo”,”America oltre il boom. Bilanci e prospettive dell’economia Usa dopo cinque anni di amministrazione Reagan.”,”GRILLI Enzo, vice direttore Dipartimento Analisi economiche e previsioni della Banca Mondiale, SASSOON Enrico, inviato speciale per il ‘Sole 24 Ore’, Tiziano TREU professore di diritto del lavoro alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pavia e alle Facoltà di Scienze Politiche e di Economia e Commercio dell’Università Cattolica di Milano. Giacomo VACIAGO autore di saggi e teoria politica monetaria, è ordinario di Economia Politica nell’Università di Ancona. “”L’amministrazione Reagan, a fronte del problema della cosiddetta stagflazione (crescita bassa e forte inflazione) ha seguito di fatto una strategia in due tempi: riduzioni dell’inflazione prima e stimolo fiscale all’economia in un secondo tempo, con conseguente accettazione dell’allargamento del deficit di bilancio”” (Enzo Grilli, La politica economica internazionale Usa dal 1981 al 1985) (pag 190)”,”USAE-100″
“GRILLI Giovanni”,”La finanza vaticana in Italia.”,”””Ma va anche rilevato che l’ antica proprietà ecclesiastica, servendosi strumentalmente del Banco di Roma, negli anni dal ’70 al ’90 si era impadronita dei servizi pubblici della città di Roma e quindi, per mezzo di quello stesso Banco, era entrata in relazione con parti non trascurabili dell’ economia della nazione; le casse rurali e le modeste banche cattoliche, nate dopo il 1890 per tenere legati alla Chiesa i contadini e il ceto medio urbano, si erano sviluppate e già avevano, in parte almeno, assunto altro carattere.”” (pag 52) pag 104: 8 banche cattoliche, 3 banche con presenza finanza vaticana, 12 banche con notabili cattolici (in totale di 23 banche con disponibilità di 1.383.000 milioni di lire) a fronte di 62 banche libere da influenza cattolica (con disponibilità di 1.383.000 milioni di lire).”,”RELC-008-FV”
“GRILLI DI CORTONA Pietro”,”Stati, nazioni e nazionalismi in Europa.”,”Pietro Grilli di Cortona (Firenze 1954) si è laureato in Scienze politiche all’istituto Cesare Alfieri dell’Università di Firenze. Attualmente è ricercatore confermato in Scienza della politica presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università La Sapienza di Roma. Oltre che del presente volume, è autore di saggi sul sistema sovietico, sull’opposizione politica nei regimi non democratici e sui processi rivoluzionari.”,”EURx-087-FL”
“GRILLI Giovanni”,”Dalla Settimana Rossa alla fondazione del PCd’I.”,”‘Nell’agosto del 1920, il Congresso della Federazione Giovanile Socialista di Ravenna, su proposta di Luigi Dal Pane, votò unanime un ordine del giorno, in cui si chiedeva l’espulsione dal partito della frazione riformista; e quando poco dopo prese a formarsi, in seno al paritto socialista, la frazione comunista, noi fummo dei primi ad aderire’ (pag 469)”,”MITS-004-FGB”
“GRIMAL Pierre”,”La vie a Rome dans l’antiquité.”,”GRIMAL è Prof alla facoltà di Lettere di Bordeaux. Ha scritto pure ‘Seneque’ e ‘Dictionnaire de la mitologie grecque et romaine’.”,”STAx-031″
“GRIMAL Pierre a cura; collaborazione di D. BERCIU Richard N. FRYE Georg KOSSACK Tamara TALBOT RICE”,”La formazione dell’ Impero romano. Il mondo mediterraneo nell’ antichità III.”,”Collaborazione di D. BERCIU Richard N. FRYE Georg KOSSACK Tamara TALBOT RICE. Pierre GRIMAL, nato nel 1912, è dal 1952 professore di letteratura latina e cultura romana alla Sorbona. Dal 1964 è Cavaliere della Legion d’ Onore. La sua opera fondamentale è ‘La civilisation romaine’ (1960) di cui è uscita nel 1961 la traduzione italiana ‘La civiltà romana’. Altre sue opere sono ‘La mitologia greca’ (1956) ‘Alla ricerca dell’ Italia antica’ (1961) e ‘L’ amore a Roma’ (1964).”,”STAx-061″
“GRIMAL Pierre”,”Cicerone.”,”Pierre Grimal é conosciuto come uno dei massimi specialisti di storia romana. Nato a Quercy, in Francia, nel 1912, é stato fino al 1982 professore alla Sorbona e membro dell’Ecole Française di Roma. ? scomparso nel 1996 a Parigi, all’etá di 84 anni. Tra le sue opere pubblicate da Garzanti, tutte autentici classici della storiografia contemporanea: Cicerone, Tacito, Seneca e I giardini di Roma antica. Pierre Grimal, massimo storico vivente della latinità ha scritto: l giardini di Roma – Tacito – Seneca – Marco Aurelio – Memorie di Agrippina Marco Tullio Cicerone: un personaggio eccezionale che la competenza di Pierre Grimal, ci restituisce in tutta la sua complessità in una biografia a 360 gradi. Cicerone fu uno dei massimi protagonisti della vita politica del suo tempostraordinario . Vitale, affascinante, oratore: volle dare una solida base ideale, etica e politica ad una classe dominante che a suo parere doveva comandare rispettando però gli ideali dell’humanitas. Dedica dell’ Autore a Jerome CARCOPINO suo maestro. “”Nel frattempo aveva concluso con Pompeo e Crasso quell’ alleanza che conosciamo sotto il nome di “”primo triumvirato””, che altro non era che un’ intesa discreta, se non proprio del tutto segreta, tra i tre grandi dell’ Urbe. Con Cesare console la vita politica, a cominciare dal gennaio del 59, cambierà; e Cicerone si chiede in che modo. Già alla fine di dicembre si parla di una legge agraria, (…) e Cicerone si chiede se il nuovo console vi si opporrà con la medesima forza usata per la rogatio di Rullo. Cesare, che ha perfettamente capito l’importanza di avere Cicerone per alleato, gli ha mandato un amico, Cornelio Balbo, originario di Gades e ufficiale (…) dell’ esercito di Cesare, per proporgli una intensa collaborazione: Pompeo, Crasso, Cicerone e Cesare sarebbero stati i quattro padroni di Roma e avrebbero potuto fare a meno del senato per portare tutte le riforme necesarie dovunque ce ne fosse il bisogno. (…) Ma il fatto di collaborare con Cesare per realizzare questo programma parve a Cicerone un tradimento (…)””. (pag 171)”,”STAx-163″
“GRIMAL Henri”,”La decolonisation, 1919-1963.”,”Henri Grimal, Agrégé de l’Université. La condanna marxista del colonialismo. “”Marx avait assuré que le passage de la societé capitaliste à la société socialiste se ferait par la révolte du prolétariat contre la bourgeoisie. La libération devait se produire d’abord dans les pays fortement industrialisés où les masses ouvriéres étaient les plus nombreuses et les mieux organisées. Dans ce mouvement l’intervention des peuples coloniaux n’était pas prèvue, car, à l’époque où Marx écrivait, le grand essor colonial de type impérialiste n’avait pas encore commencé et la colonisation conservait encore son caractère mercantiliste. Après lui, prévalut longtemps l’idée de l’incapacité des ces peuples d’influer sur le cours de l’histoire. Le congrès de la IIe Internationale à Stuttgart (1907) constata que «dans les colonies, il ne faut guère compter sur la force de rèsistance des exploités. Celle-ci fait presque complètement défaut chez l’indigène». Dans son ouvrage ‘Das Finanzkapital’ (1910), Rudolf Hilferding notait cependant que «dans les pays nouvellement découverts le capital importé intensifie les antagonismes et suscite contre les intrus la résistance croissante des peuples éveillés à la conscience nationale; cette résistance peut facilement évoluer vers des mesures dangereuses dirigées contre le capital étranger…» (p. 433). Mais c’est surtout Lénine qui, en 1916, souligna les contradictions qui opposaient, non seulement les capitalistes et les prolétaires dans les métropoles, mais les impérialistes des métropoles et les peuples colonisés (1). Ceux-ci pouvaient être un excellent instrument de lutte contre le capitalisme; en effet, la révolution dans les colonies, enlevant à la bourgeoisie européenne ses super-profits et ses moyens de corrompre la classe ouvrière, susciterait par là-même la révolution européenne. La révolution de 1917 fit passer la doctrine marxiste de la théorie à la pratique. Dans l”Appel aux ouvriers, aux soldats et aux paysans’, lancé le 25 octobre par le IIe congrès des Soviets, il était dit: «Le pouvoir des Soviets garantira à toutes les nations peuplant la Russie (c’est-à-dire aux colonies d’Asie) le droit effectif de disposer d’elles-mêmes». Le ‘Decrét sur la paix’ publié le lendemain, rendait un son anticolonialiste en condamnant les «annexions»: «Par annexion le gouvernement entend toute incorporation à un Etat, grand ou puissant, d’une nationalité petite et faible, sans le consentement et le désir formulés clairement et librement exprimés par cette dernière, indépendamment de l’époque à laquelle cette incorporation violente a été accomplie… du degré de développement ou de retard de la nation annexée… de l’entroit où cette nation réside, en Europe ou dans les lointains pays transocéaniques». Après une condamnation aussi catégorique de la domination d’un peuple sur d’autres peuples, le nouveau régime russe se devait de réviser la politique tsariste à cet égard. En mars 1921, fut mis au point, sous le titre: ‘Des tâches immédiates du Parti dans la question nationale’, un plan d’émancipations des peuples de l’Union soviétique sur la base de «l’abolition de l’inégalité nationale» et du développement social autonome. Ce texte marquait la première tentative de résoudre pacifiquement le problème des rapports de domination coloniale entre les «Grands-Russes» et les autres peuples de l’Union, en instaurant entre eux l’égalité complète. Sur le plan international l’opposition du parti à l’impérialisme colonial s’affirma dans chacun des congrès du Komintern (assemblée périodique des raprésentnts des partis communistes internationaux). Après avoir en 1919 (Ier congrès) condamné la duperie du wilsonisme, le Komintern prit une position plus vigoureuse encore en 1920. Dans ce IIe congrès, auquel participèrent des représentants de l’Inde (Roy) et de l’Indonésie (Sneevliet), Lénine fit adopter ses ‘Thèses sur les questions coloniale et nationale’: «Tous les partis communistes doivent donner un soutien actif aux mouvements révolutionnaires dans ce pays (coloniaux). L’Internationale Communiste doit être prête à établir des relations temporaires et même de alliances avec les démocrates-bourgeois des colonies et des pays arriérés. Elle ne doit pas cependant fusionner avec eux, mais conserver le caractère indépendant du mouvement prolétarien, même si ce dernier en est encore au stade embryonnaire». Le texte préconisait aussi la lutte contre tous les auxiliaires de la colonisation: les missions chrétiennes; les mouvements panislamique et panasiatique qui luttent contre les imperialismes européen et américain mais «s’efforcent en même temps de consolider l’influence turque et l’impérialisme japonais, aussi bien que la puissance des nobles, des grands propriétaires et du clergé». L’action anticolonialiste des communistes s’inspirera de ce texte jusqu’en 1927″” [Henri Grimal, ‘La decolonisation, 1919-1963’, Paris, 1965] [(1) L’Impèrialisme, stade suprême du capitalisme] (pag 34-35)”,”PVSx-071″
“GRIMAL Pierre”,”Cicerone.”,”‘Pierre Grimal è il massimo storico vivente (1987) della latinità.’ “”Su tutta la regione grava tuttavia un’ombra: quella di Pompeo. A Roma è stato preso molto sul serio il pericolo costituito da una possibile invasione dei Parti, e Pompeo è disposto a tutto per fronteggiarlo. E’ pronto ad accettare l’incarico, e lo scrive a Cicerone; anche se forse si tratta soltanto di una di quelle manovre di cui è maestro. Tale incarico giustificherebbe il fatto di aver chiesto in prestito a Cesare due legioni con il pretesto di impiegarle in Oriente contro i Parti. In realtà il vero scopo è quello di indebolire l’armata delle Gallie nell’eventualità di uno scontro armato tra Cesare e il senato. Per la verità la situazione in Oriente non è chiara: viene data la notizia che i Parti hanno varcato l’Eufrate, poi la si smentisce.”” (pag 267)”,”STAx-005-FV”
“GRIMAL Pierre”,”La letteratura latina.”,”Pierre Grimal, professore emerito alla Sorbona, è uno dei maggiori latinisti contemporanei. Tra le sue opere ‘Cicerone’ (1986), ‘Virgilio’ (1986), ‘Seneca’ (1992). ‘I maggiori oratori di questo periodo furono senza dubbio i due fratelli Tiberio e Caio Gracco. Cicerone riferisce le loro più celebrate caratteristiche’ (pag 34)”,”VARx-617″
“GRIMAUD Jerôme”,”Le regionalisme en Asie du Sud. L’ experience de la SAARC (1985-1997).”,”GRIMAUD Jerôme ha realizzato quest’ opera durante un soggiorno di 8 mesi in India nel quadro della sua laurea di storia contemporanea all’ Università di Nantes. Attualmente sta per ottenere un diploma di studi superiori all’ Institut Universitaire de Hautes Etudes Internationales di Ginevra.”,”PAKx-010″
“GRIMBERG Carl”,”Storia universale. 8. L’ egemonia inglese e la fine dell’ ‘Ancien Regime’.”,”Carl GRIMBERG nacque in Svezia nel 1875. Professore di storia all’ età di 22 anni, successivamente docente all’ Università di Göteborg, insegnò fino al 1918. Da allora si diede alla ricerca storica. Dopo la pubblicazione della ‘Storia del popolo svedese’ opera che consacrò la sua fama, si dedicò a questa ‘Storia universale’. Dopo la sua morte (1941) l’ opera, quasi ultimata, fu completata dallo storico Ragnar SVANSTRÖM, il più vicino tra i suoi collaboratori, seguendo le direttive del maestro.”,”STOU-032″
“GRIMBERG Carl”,”Storia universale. 11. Dalla guerra di secessione alla prima guerra mondiale.”,”Carl GRIMBERG nacque in Svezia nel 1875. Professore di storia all’ età di 22 anni, successivamente docente all’ Università di Göteborg, insegnò fino al 1918. Da allora si diede alla ricerca storica. Dopo la pubblicazione della ‘Storia del popolo svedese’ opera che consacrò la sua fama, si dedicò a questa ‘Storia universale’. Dopo la sua morte (1941) l’ opera, quasi ultimata, fu completata dallo storico Ragnar SVANSTRÖM, il più vicino tra i suoi collaboratori, seguendo le direttive del maestro.”,”STOU-033″
“GRIMBERG Carl, adattamento francese a cura di Georges H. DUMONT”,”La Grèce et les origines de la puissance romaine.”,”GRIMBERG Carl nacque nel 1875 in Svezia. Professore di storia all’età di 22 anni ha insegnato a Goteborg nel 1906 fino al 1918. Poi si è dedicato completamente al lavoro di storico. DUMONT (1920) Storico, è conservatore ai Musées Royaux d’Art et d’Histoire.”,”STAx-223″
“GRIMBERG Carl, adaptation française sous la direction de Georges-H. DUMONT”,”Histoire universelle. 2. La Grèce et les origines de la puissance romaine.”,”GRIMBERG Carl è nato in Svezia nel 1875, professore di storia all’età di 22 anni, poi incaricato di corso all’Università di Goteborg nel 1906, ha insegnato fino al 1918. Dopo questa data si è dedicato solo al suo lavoro di storico. Ha pubblicato una ‘Storia del popolo svedese’. L’opera completa ‘Histoire universelle’ è in 12 tomi. Con la spedizione di Pirro si trovano di fronte due tattiche, strategie e organizzazioni militari diverse. I macedoni molto esperti a quel tempo erano considerato i migliori soldati al mondo. ‘La falange macedone , esercito di punta, formava un quadrato compatto che resisteva a tutti gli assalti. Ma la legione romana era capace di formare una potente linea di difesa. In quest’epoca, i romani dispnevano la loro legione in tre linee separate. La falange sviluppava tutta la sua potenza in una sola volta; per vincere la legione, occorreva, se si può dire, ottenere una vittoria in tre stadi. Occorreva subito battere l’ardore dei giovani soldati che formavano la prima linea; poi abbattere la seconda linea composta da uomini più sperimentati, prima di urtarsi con la terza linea che raggruppava i veterani. L’ordine di battaglia della legione permetteva pure di inviare i rinforzi alla linea che si trovava in difficoltà. I Romani tenevano soprattutto a economizzare le loro forze dando loro la più grande efficacia possibile.”” (pag 325-326) “”La strategia romana non aveva ancora raggiunto la raffinatezza della tattica macedone. I Romani non erano ancora che un popolo di contadini e non i fieri conquistatori che andranno a segnare la storia del mondo in modo indelebile. Le guerre che avevano combattuto sino ad allora non avevano richiesto un grande talento strategico. Ma la loro forza morale e la loro disciplina di ferro controbilanciavano la mancanza di tattica e di strategia””. (pag 326) Battaglia di Eraclea. ‘Le vittorie di Pirro’. Pirro non può sfruttura le sue vittorie per i movimenti della politica. Il trono di Macedonia era passato di mano. Preferisce tornare indietro per salire lui stesso sul trono macedone. (pag 327)”,”STAx-226″
“GRIMBERG Carl”,”Storia universale. 12. Dal fallimento della pace alla conquista dello spazio.”,”Carl GRIMBERG nacque in Svezia nel 1875. Professore di storia all’ età di 22 anni, successivamente docente all’ Università di Göteborg, insegnò fino al 1918. Da allora si diede alla ricerca storica. Dopo la pubblicazione della ‘Storia del popolo svedese’ opera che consacrò la sua fama, si dedicò a questa ‘Storia universale’. Dopo la sua morte (1941) l’ opera, quasi ultimata, fu completata dallo storico Ragnar SVANSTRÖM, il più vicino tra i suoi collaboratori, seguendo le direttive del maestro.”,”STOU-101″
“GRIMM Herman”,”Michelangelo.”,”GRIMM Herman professore di storia dell’ arte all’ università di Berlino. “”Tutti gli italiani sanno che Michelangelo, Dante e Raffaello formano la grande triade artistica. Quale guerriero potrebbe reggere al loro confronto? Non è forse l’ arte la più sublime espressione della grandezza d’un popolo?”” (pag 560) (chiusura del libro) Raffaello Michelangelo e Leonardo a Firenze (pag 200 ca) Fine Savonarola, scontro con il papa, chiede concilio per rimuoverlo (pag 160) “”Certo, sappiamo che vi furono in Italia delle guerre durante il secolo XV; ma eran fatte da mercenari. E come ci si batteva negli scontri? Cento uomini su tremila, eran caduti a Rapallo sul campo di battaglia: e ciò faceva tremare la nazione. Il Guicciardini ci dice che la cifra parve enorme. Si legga quanto Guicciardini e Machiavelli narrano sullo svolgimento delle guerre italiane del secolo XV. Si fanno lunghe campagne senza che si verifichi un serio scontro. Si sferrano spaventose battaglie, nelle quali non scorre una goccia di sangue. Gli antichi Messicani muovevano al combattimento con armi di legno, per non uccidere i nemici, perché, in seguito, si pagava un buon riscatto per i prigionieri restituiti. Tali considerazioni erano allora decisive in Italia. Rarissimo era il caso che le truppe nazionali facessero la guerra. Di regola, il sovrano o la città si procuravano milizie, prendendole a mercede. Non si interessavano direttamente di esse, ma rimettevano la faccenda, compreso l’ armamento e il pagamento del soldo, ad uno o più impresari, coi quali stipulavano un contratto. Era il mestiere dell’ alta e della bassa nobiltà italiana. I grandi signori trattavano coi piccoli, questi con i minori, e così di seguito, fino al soldato semplice. Venezia, Firenze, Napoli e il Papa avevano i loro fornitori d’eserciti, che s’impegnavano a fare quelle determinate guerre e promettevano di sgominare in un determinato lasso di tempo il nemico. Gli eserciti non dovevano, per lo più, nè calpestare il territorio delle città per cui combattevano, nè toccare quello delle città conquistate. Le truppe costituivano uno strumento volgare e poco apprezzato e i soldati, in maggioranza, un’accozzaglia proveniente da tutti i paesi.”” (pag 99-100)”,”VARx-238″
“GRIMM Jacob GRIMM Wilhelm”,”50 novelle. Per i bambini e per le famiglie.”,”””Ah! pur troppo, in questo mondo bisogna lavorare e cominciare per tempo. Chi gallo vuol essere, convien che impari a cantare”” (pag 410, Alla ricerca della paura) wikip: Jacob Ludwig Grimm (Hanau, 4 gennaio 1785 – Berlino, 20 settembre 1863) e Wilhelm Karl Grimm (Hanau, 24 febbraio 1786 – Berlino, 16 dicembre 1859), meglio noti come i fratelli Grimm, furono due linguisti e filologi tedeschi, ricordati come i “”padri fondatori”” della germanistica. Al di fuori della Germania sono conosciuti per aver raccolto e rielaborato le fiabe della tradizione popolare tedesca nelle opere Fiabe (Kinder- und Hausmärchen, 1812-1822) e Saghe germaniche (Deutsche Sagen, 1816-1818). Fra le fiabe più celebri da loro pubblicate vi sono classici del genere come Hänsel e Gretel, Cenerentola, Il principe ranocchio, Cappuccetto Rosso e Biancaneve. I fratelli Grimm nacquero nel 1785 (Jacob) e nel 1786 (Wilhelm) a Hanau, vicino a Francoforte da Philip Wilhelm Grimm (1751-1796), avvocato, e Dorothea Zimmer (1756-1808). Frequentarono il Friedrichs Gymnasium di Kassel e poi studiarono legge all’Università di Marburgo. Furono allievi e amici del noto giurista tedesco Friedrich Carl von Savigny, del quale rielaborarono il pensiero e gli studi di metodologia della scienza e storiografia giuridiche. Dal 1837 al 1841, si unirono a cinque colleghi professori dell’Università di Gottinga per protestare contro l’abrogazione della costituzione liberale dello stato di Hannover da parte del sovrano Ernesto Augusto I. Questo gruppo divenne celebre in tutta la Germania col nome Die Göttinger Sieben (I sette di Gottinga). In seguito alla protesta, tutti e sette i professori furono licenziati dai loro incarichi universitari e alcuni di loro furono persino deportati. L’opinione pubblica e l’accademia tedesca, tuttavia, si schierarono decisamente a favore dei Grimm e dei loro colleghi. Wilhelm morì nel 1859; suo fratello maggiore Jacob nel 1863. Sono sepolti nel cimitero di St. Matthäus Kirchhof a Schöneberg, un quartiere di Berlino. I Grimm contribuirono a formare un’opinione pubblica democratica in Germania e sono considerati progenitori del movimento democratico tedesco, la cui rivolta fu in seguito repressa nel sangue dal regno di Prussia nel 1848. I fratelli Grimm sono diventati celebri per aver raccolto ed elaborato moltissime fiabe della tradizione tedesca ed europea; l’idea fu di Jacob, professore di lettere e bibliotecario. In questa impresa furono sostenuti e coadiuvati dagli amici Clemens Brentano e Achim von Arnim, che a loro volta si adoperavano per la valorizzazione del patrimonio letterario e folcloristico tedesco. Nella prima edizione dei Kinder und -Hausmärchen i Grimm pubblicarono anche fiabe francesi, conosciute attraverso un autore ugonotto che costituiva una delle loro principali fonti; ma nelle successive ebbero la tendenza a eliminarle sostituendole con altre di origine prettamente germanica. Tuttavia le fiabe, per loro natura tramandate oralmente, sono di difficile datazione e attribuzione. Alcune delle fiabe, come ad esempio Cenerentola o La bella addormentata nel bosco, sono parte del patrimonio europeo da molto prima dei fratelli Grimm, e hanno visto una precedente trasposizione letteraria nell’opera in lingua napoletana Lo cunto de li cunti, di Giambattista Basile, che li precede di più di un secolo. Le loro storie non erano concepite per i bambini: la prima edizione (del 1812) colpisce per molti dettagli realistici e cruenti e per la ricchezza di simbologia precristiana[1]. Oggi, le loro fiabe sono ricordate soprattutto in una forma edulcorata e depurata dei particolari più cruenti, che risale alle traduzioni inglesi della settima edizione delle loro raccolte (1857). Non mancò il dibattito su questo adattamento: nel volume Principessa Pel di Topo e altri 41 racconti da scoprire (Donzelli Editore, Roma 2012) si cita una lettera di Jacob Grimm in cui egli manifesta la propria contrarietà a edulcorare le storie[2]: « La differenza tra le fiabe per bambini e quelle del focolare e il rimprovero che ci viene mosso di avere utilizzato questa combinazione nel nostro titolo è più una questione di lana caprina che di sostanza. Altrimenti bisognerebbe letteralmente allontanare i bambini dal focolare dove sono sempre stati e confinarli in una stanza. Le fiabe per bambini sono mai state concepite e inventate per bambini? Io non lo credo affatto e non sottoscrivo il principio generale che si debba creare qualcosa di specifico appositamente per loro. Ciò che fa parte delle cognizioni e dei precetti tradizionali da tutti condivisi viene accettato da grandi e piccoli, e quello che i bambini non afferrano e che scivola via dalla loro mente, lo capiranno in seguito quando saranno pronti ad apprenderlo. È così che avviene con ogni vero insegnamento che innesca e illumina tutto ciò che era già presente e noto, a differenza degli insegnamenti che richiedono l’apporto della legna e al contempo della fiamma. » Le storie dei fratelli Grimm hanno spesso un’ambientazione oscura e tenebrosa, fatta di fitte foreste popolate da streghe, goblin, troll e lupi in cui accadono terribili fatti di sangue, così come voleva la tradizione popolare tipica tedesca. L’unica opera di depurazione che sembra essere stata messa consapevolmente in atto dai Grimm riguarda i contenuti sessualmente espliciti, piuttosto comuni nelle fiabe del tempo e ampiamente ridimensionati nella narrazione dei fratelli tedeschi.”,”VARx-086-FV”
“GRIMM Jacob GRIMM Wilhelm”,”Le fiabe del focolare.”,”””(…) il Goethe fu uno dei primi a salutare quel libro con simpatia (1). «In questi ‘Lieder’, egli osservò, – dovrebbero i tedeschi, fuori della nebbia del loro presente, confortarsi per ciò che attinge dalla natura del tempo in cui furono composti, ma che è di tutti i tempi». (…) Lo Herder aveva già ammonito: «educa e forma il tuo spirito sullo spirito del popolo»”” (pag VIII, prefazione) (1) il ‘Des Knaben Wunderhorn’ di Arnim e Brentano (i Grimm avevano iniziato la raccolta dei racconti popolari perché venissero pubblicati nell’antologia dei loro amici)”,”VARx-002-FGB”
“GRIMM Robert KUNZ Otto SCHNEIDER Friedrich GRÜTTER Fritz GIOVANOLI Fritz STEINER Arthur BRATSCHI Robert BRAWAND Samuel MOOR Emmy HEEB Friedrich SCHMID Jacques ARNOLD Max SCHENKER Kurt DÜRRENMATT Peter HERTER Herbert”,”Robert Grimm. Revolutionär und Staatsman.”,”Tra i suoi scritti (1906-1956) (pag 143-158) per l’anno 1916 c’è il seguente: – Von Zimmerwald bis Kienthal’, in ‘Neues Leben’, April, 1916, seiten 108 bis 121 Wikip: Robert Grimm (Wald (Zurigo), 16 aprile 1881 – Berna, 8 marzo 1958) è stato un politico e pubblicista svizzero. Fu la forza trainante dietro allo Sciopero generale svizzero del 1918,[1] e con Herman Greulich è considerato una delle figure chiave ed insieme più controverse del movimento operaio in Svizzera.[2] Figlio di operai, dal 1895 al 1898 fece un apprendistato di tipografo in una impresa di Oerlikon presso Zurigo, lavorando in seguito come tipografo e capo rotativista in Svizzera, Germania (1905-06 a Berlino), Francia, Austria e Italia.[3] Durante i suoi viaggi studiò il marxismo, aderendo nel 1899 alla Federazione svizzera dei tipografi e al Partito Socialista Svizzero (PS),[4] rifacendosi alle idee del primo socialismo. Ricoprì diverse cariche pubbliche e di sindacato come la segreteria della Lega dei lavoratori di Basilea (1906-09), essendo parallelamente cofondatore e primo segretario della Federazione svizzera dei lavoratori del commercio e dei trasporti (1907-09). Dal 1909 al 1918 fu caporedattore del giornale Berner Tagwacht. Diresse la sezione energia e calore dell’ufficio centrale dell’economia di guerra (1939-46) e fu direttore della Ferrovia Berna-Lötschberg-Sempione (1946-53).[3] In politica fu tra l’altro deputato al Gran Consiglio di Basilea Città (1907-09), al consiglio comunale di Berna (1909-18), al Gran Consiglio bernese (1910-38) come anche Membro del Consiglio nazionale (1911-19 e 1920-55).[4] Organizzatore di scioperi di tipografi, nel 1912 rappresentò la direzione del PS allo sciopero generale di Zurigo,[4] ma venne presto messo sulla lista nera dai padroni. Nel 1907, 1910 e nel 1912 prese parte ai congressi della Seconda Internazionale per il Partito Socialista Svizzero; dal 1912 fu membro dell’Ufficio internazionale socialista.[2] Da strenuo oppositore della prima guerra mondiale e della politica di pace sociale del 1914 (vedi Burgfrieden), tra il settembre 1915 e l’aprile 1916 contribuì a convocare la Conferenza di Zimmerwald e quella di Kienthal,[1] divenendo insieme ad Angelica Balabanoff il principale promotore come anche una delle figure centrali del Movimento di Zimmerwald,[5] mantenendo con Lenin un rapporto piuttosto teso sia sul piano ideologico che su quello personale,[2] anche se nel 1917 contribuì ad organizzare il viaggio del leader bolscevico a San Pietroburgo.[6] All’inizio dell’anno 1918 Grimm fu tra i fondatori del Comitato di Olten.[2] In qualità di presidente del Comitato, fu l’autore dell’appello allo Sciopero generale svizzero, assumendone la guida e divenendo la forza trainante nell’organizzazione dall’11 al 14 novembre 1918, causando la più grave crisi nella storia dello stato federale svizzero. Fu successivamente condannato ad una pena detentiva di sei mesi da un tribunale militare per questo motivo.[2] Posizionandosi tra l’ala radicale e quella riformista Grimm apparteneva al centro marxista del PS, e nel 1920 fu determinante per la rinuncia del suo partito di aderire alla Terza Internazionale comunista, pur rimanendo nel suo nuovo programma di partito fedele al concetto di lotta di classe.[2] L’integrazione del PS nel sistema politico svizzero avvenne dopo il 1935, con la revisione in senso riformista del programma attuata sotto la minaccia fascista; nella quale il contributo di Robert Grimm nell’adesione ai principi della Democrazia liberale e della difesa nazionale fu determinante.[2] Dopo la seconda guerra mondiale Grimm – isolato – si oppose alla completa integrazione del PS nel fronte borghese della guerra fredda, rendendosi sospetto di cripto-comunismo a causa della sua critica di stampo marxista al capitalismo e alla politica degli Stati Uniti d’America.[2]”,”MEOx-144″
“GRIMM Jacob e Wilhelm”,”Fiabe per i fanciulli e la famiglia. Libro primo.”,”””Nel Romanticismo si riscoprirono nel contempo i valori della tradizione storica e quelli della nazione o, come si disse, de popolo – già pacatamente proposti alcuni decenni prima da Justus Möser (1720-1794) – , e si capisce perché la fiaba fu situata finalmente nel suo contesto proprio, quello della tradizione anonima, la quale fu identificata a sua volta con la nazione, con il popolo. Oggi quando parliamo di “”tradizioni popolari”” e le intendiamo necessariamente di più o meno vasta regionalità, utilizziamo concezione ed espressione romantiche, anche quando, per un anacoluto del pensiero, si concepisca il popolo (= nazione) limitato agli strati inferiori della società, esaltandone o denigrandone le “”virtù””. Ma qualcosa del genere accadeva anche nel periodo romantico, quando il ‘volk’ si andava a cercarlo, coerentemente, solo nelle campagne e non ci si accorgeva di trovarlo talvolta anche altrove. E, assunto che la fiaba è tradizione popolare e nazionale (l’ideale cosmopolitico che ancora poteva problematicamente condizionare Herder si è affievolito), il problema che preoccupa i Grimm è in primo luogo quello di rimanere fedeli a questa tradizione e di trovare (quasi nel senso di “”inventare””) i modi scritti di questa fedeltà. La questione prende corpo e vigore nella discussione con l’amico von Arnim e con Brentano che avevano raccolto ed elaborato in modo esemplare, ma con interventi radicali, i canti popolari tedeschi nello stupendo ‘Des Knaben Wunderhorn’ (il corno meraviglioso del fanciullo, 1806-1808). Il proposito dei Grimm di fedeltà al dettato popolare appare per lo meno irrealizzabiel all’amico Achim, il quale rivendica il diritto e il dovere dello scrittore di intervenire e tradurre i dati offerti dal folclore, in altre parole rielaborare personalmente i motivi ricavati dalla tradizione anonima. I Grimm ribadiscono la nacessità oltreché l’obbligo di rispettare la naturale genuinità delle fiabe che apprendono dalla viva voce di un narratore più o meno incolto, parlano infatti di ‘naturpoesie’ in opposizione ad una ‘kunstpoesie’ o poesia d’arte che, va da sé, può anche non essere “”artificiale”” né tantomeno “”artificiosa””, come si è forzatamente dubitato. Si dovranno allora vedere in Brentano e in von Arnim ancora delle resistenze illuministiche nell’uso della fiaba a fini letterari? Un po’ azzardato, ma non assurdo. Schiller li avrebbe definiti poeti «sentimentali», i Grimm avrebbero voluto essere, sempre secondo la terminologia schilleriana, dei poeti «ingenui», o per lo meno ripetere l’«ingenuità» dei poeti originali, vale a dire la loro intatta e profonda unità di essere, di sentire e di operare”” (pag XI-XII, introduzione) [Jacob e Wilhelm Grimm, ‘Fiabe per i fanciulli e la famiglia’, Mondadori, Milano, 1980]”,”VARx-001-FAP”
“GRIMSHAW Anna HART Keith”,”C.L.R. James and The Struggle for Happiness.”,”Anna Grimshaw, an anthropologist, is the editor of Cricket by C.L.R. James, the editor of The C.L.R. James Reader, the author of the exhibition catalogue C.L.R. James: Man of the People and of a forthcoming memoir, Servants of the Buddha. Keith Hart is a social anthropologist who teaches at Cambridge University. He has worked in Africa and the Caribbean and is the author of The Political Economy of West African Agriculture. Preface, Photo, Appendix: The Struggle for Happiness: table of Contents,”,”BIOx-034-FL”
“GRIMSHAW Anna”,”Popular Democracy and The Creative Imagination: The Writings of C.L.R. James 1950-1963.”,”Anna Grimshaw, an anthropologist, is the editor of Cricket by C.L.R. James, the editor of The C.L.R. James Reader, the author of the exhibition catalogue C.L.R. James: Man of the People and of a forthcoming memoir, Servants of the Buddha. Preface, Photo, Notes, Appendix: 1. A short Bibliographical Essay, 2. Tables of Contents from: Mariners, Renegades and Castaways (1953), Preface to Criticism (1955), Beyond a Boundary (1963),”,”BIOx-035-FL”
“GRIMSHAW Anna”,”C.L.R. James: A Revolutionary Vision for the 20th Century.”,”Anna Grimshaw, an anthropologist, is the editor of Cricket by C.L.R. James, the editor of The C.L.R. James Reader, the author of the exhibition catalogue C.L.R. James: Man of the People and of a forthcoming memoir, Servants of the Buddha. Preface, Introduction, Notes, Appendix,”,”BIOx-036-FL”
“GRIN Moisej”,”Sguardo sull’ URSS. Viaggio geografico nell’ Unione Sovietica.”,”””Il sottosuolo dell’ Unione Sovietica contiene circa il 60% delle riserve mondiali di carbone, ossia quasi 9 trilioni di tonnellate, superando di sei volte le riserve di carbone degli USA, di 40 quelle della RFT, e di 50 quelle della Gran Bretagna.”” (pag 30) “”Negli ultimi tempi la produzione del petrolio nell’ URSS è aumentata rapidamente e nel 1965 ha raggiunto i 243 milioni di tonnellate, pari a un settimo della produzione mondiale. L’ incremento è stato del 220% rispetto al 1958 e di circa 25 volte rispetto al 1913. In questo settore del’ industria estrattiva l’ URSS è seconda soltanto agli USA e il distacco tra i due paesi si va riducendo rapidamente.”” (pag 32) “”Tassi d’ incremento ancor più elevati di quelli dell’ industria petrolifera si registrano nella produzione del gas, che si è sviluppata essenzialmente nel dopoguerra. Sono già stati scoperti giacimenti di gas naturale per 60 trilioni di metri cubi, pari al doppio di quelli degli USA e al 40% circa delle riserve mondiali””. (pag 34)”,”RUSx-095″
“GRINKO V. MITKINE N. SOPINE S. CHAOUMIAN S.”,”Le parti des bolcheviks en lutte contre le trotskisme (1903- février 1917).”,”Dibattito sul rapporto tra proletariato e contadini in occasione della rivoluzione russa del 1905-1907. “”Disconoscendo l’ evidenza, Trotsky negava la possibilità di un’ alleanza del proletariato e dei contadini. Dichiarava che la “”coalizione”” del proletariato e dei contadini suppone o che uno dei partiti borghesi esistenti domini il contadiname, o che questi fondino un potente partito indipendente. Ora né l’ una né l’altra cosa è possibile””. Nella sua opera “”L’ obiettivo della lotta del proletariato nella nostra rivoluzione”” (1909), Lenin indicava che le idee di Trotsky sulla “”coalizione”” delle classi erano errate sia dal punto di vista della teoria che da quello dell’ esperienza pratica della rivoluzione russa””. (pag 89-90)”,”TROS-164″
“GRINKO V. MITKIN N. SOPIN S. SCIAUMIAN S.”,”Il partito dei bolscevichi in lotta contro il trotskismo (1903-febbraio 1917) .”,”Silenzi, falsificazioni, deformazioni e calunnie staliniste contro Trotsky e sui rapporti Lenin – Trotsky… “”In tal modo i liquidatori, i cui piani erano difesi con tanto ardore da Trotsky, non si preparavano affatto all’ unificazione di tutti i socialidemocratici, ma si preparavano a proclamare un partito legale, riformistico. Nel giudicare il blocco opportunistico che Trotsky stava per mettere insieme, Lenin scrisse: “”La base di questo blocco è chiara: i liquidatori si servono “”come prima”” della completa libertà di applicare la loro linea nel Givoie Dielo e nella Nascia Zarià, e Trotsky, dall’ estero, li copre con una fraseologia rivoluzionaria, che a lui non costa nulla e che non impegna a nulla i liquidatori””””. (pag 146)”,”TROS-179″
“GRISAR Hartmann”,”Lutero. La sua vita e le sue opere.”,”Il Rev. P.H. Hartmann Grisar è stato professore dell’Università di Innsbruck. Melantone e Lutero. “”Scendendo nei particolar, Melantone disapprovò in Lutero soprattutto la negazione della libertà; e in conseguenza anche la sua dottrina della predestinazione assoluta. In conseguenza ancora era contrario al magnificare, che Lutero faceva, la sola fede, e al asuo porre completamente da banda le buone opere. Egli diede un risalto maggiore alle idee del maestro intorno alla penitenza ed all’efficacia del timore, come motivo del nostro agire. In tempi più tardi, parlando dell’opera principale di Lutero, il ‘De servo arbitrio’, la chiamava “”vergognosa””. Nella dottrina intorno all’Eucarestia finalmente un abisso – e confessato – lo divideva da Lutero, in quanto egli si adava sempre più accostando a Zuinglio (Zwingli). Nonostante tutte queste differenze di opinioni dottrinali, delle quali Lutero non era punto inconsapevole, questi rimase strettamente unito a Melantone. Egli poté e non volle rinunciare alle grandi qualità ed alla grande riputazione del suo amico. E Melantone, alla sua volta, colla sua abilità evitò tutto quello che avesse potuto condurre ad un’aperta rottura. (…) Lutero diede una volta al suo amico l’epiteto ben appropriato di “”interprete di Erasmo”” . Melantone era così imbevto delle sue idee umanistiche e della maniera di pensare di quell’Erasmo che egli tanto ammirava, che non poteva non lasciar compenetrare la sua teologia – che del resto aveva studiato solamente come una cosa per lui secondaria .- da una filosofia immatura e razionalistica. Sebbene assai lontano dalla verità cattolica, tuttavia affermava di acconsentire in fondo colla “”posizione religiosa”” di Erasmo”” (pag 432-433)”,”RELP-057″
“GRISONI Dominique PORTELLI Hugues”,”Luttes ouvrières en Italie de 1960 à 1976.”,”Grafico: lavoratori partecipanti agli scioperi 1965-1970 (pag 74) “”In particolare ci riferiamo alle tesi avanzate da Pasquale Saraceno in occasione del Congresso tenuto a San Pellegrino (settembre 1961): sono queste che vengono messe in primo piano nel corso del periodo. Per Saraceno, l’ economia italiana subiva gli effetti di un dualismo interno la cui importanza non era stata sufficientemente sottolineata. Le sue caratteristiche erano le seguenti: squilibrio tra i livelli di sviluppo d’insieme ai quali era pervenuto il Centro-Nord e la permanenza al Sud di strutture economiche arcaiche che frenavano un possibile sviluppo; squilibrio tra industria in piena espansione e agricoltura, stagnante (di fatto, già sulla via della recessione); squilibrio infine tra una disoccupazione di proporzioni inquietanti e l’ assenza di infrastrutture suscettibili di favorire il riassorbimento. Effettuata questa constatazione, Saraceno proponeva una linea direttrice centrata sulla parola d’ ordine: “”unificazione economica del paese””. In termini chiari, suggeriva questa soluzione ormai classica, ma che nessun governo aveva saputo realizzare: dare al Mezzogiorno delle condizioni di sviluppo simili a quelle che esistevano per il resto del paese.”” (pag 41)”,”MITT-245″
“GRISONI Dominique MAGGIORI Robert”,”Guida a Gramsci.”,”Dialettica. “”A proposito del concetto di immanenza, Gramsci spiegherà che bisogna intendere il termine metaforicamente, cioè: esso rimane come «significante» ma assumendo un altro significato rispetto a quello tradizionalmente fissato dalla filosofia idealistica. Con la dialettica, siamo di fronte allo stesso problema. In Platone, questo concetto traduceva un processo dello spirito che, dalle apparenze del mondo sensibile, perveniva alle Idee del mondo intelligibile. La dialettica era quindi un processo ontologico. Divenne una logica nel Medioevo e solo con Kant ritrovò il significato di ricerca di un fondamento nelle apparenze e nelle opinioni «illusorie». Hegel per primo sconvolse radicalmente il concetto. Per lui la dialettica è il movimento del pensiero che, attraverso una serie di crisi e di conflitti risolti, determina «momenti» di verità insufficienti a costituire la totalità ma che attraverso il conflitto, la contraddizione fra identico e altro da sé permette un «superamento» di tali momenti e permette allo spirito di prendere possesso di sé attraverso una serie di tappe successive. «Per Hegel» osserva Marx «il processo del pensiero, che egli trasforma addirittura in soggetto indipendente con il nome di Idea, è il demiurgo del reale che costituisce a sua volta solo il fenomeno esterno dell’idea o processo del pensiero. Per me, viceversa, ‘l’elemento ideale non è altro che l’elemento materiale trasferito e tradotto nel cervello’ degli uomini» (1). Così, la critica di Marx che, secondo le sue stesse parole, rimette la dialettica hegeliana «sui piedi» ha per effetto immediato di «rendere materialistica» la dialettica, che non è più un «movimento del pensiero» ma il movimento reale, il movimento della storia, cioè, come dice Engels, «il processo ininterrotto del divenire e della trasformazione». Con Marx, la dialettica si stacca dalla sfera speculativa e diventa uno strumento di conoscenza e un modo di comprendere la realtà nel suo movimento che, superando la concezione formale e statica di Hegel, instaura il primato del «contenuto» sulla forma (perché è «esplorazione»), analizza il movimento di tale contenuto e costruisce così l’oggetto della storia. Come metodo di analisi, esclude ogni costituzione ‘a priori’ del reale e introduce alla comprensione del divenire in generale e delle leggi «universali» dello sviluppo ‘storico’. Gramsci non metterà mai in discussione questa «definizione» di Marx, ma indirizzerà le sue ricerche verso la critica alle deviazioni meccanicistiche e dogmatiche, prodotte soprattutto da Bucharin che, nel suo ‘Manuale popolare’, elude il problema della dialettica supponendola «nota» al lettore. Secondo Gramsci, questa omissione può avere origine solo da una concezione erronea della filosofia della prassi, che Bucharin presume «scissa in due elementi: una teoria della storia e della politica concepita come sociologia, cioè da costruirsi secondo il metodo delle scienze naturali (sperimentale nel senso grettamente positivistico), e una filosofia propriamente detta che poi sarebbe il materialismo filosofico o metafisico o meccanico (volgare)» (MS, EI, p. 132, ER pp. 155-56), anche se quest’ultima viene definita come «materialismo dialettico». Enunciare il problema dell’unità e dell’integralità della filosofia della prassi non può non avere come presupposto teorico e metodologico l’accentuazione della «importanza e significato della dialettica» che è «sostanza midollare della storiografia e della scienza della politica» (MS, EI p. 132, ER p. 156). Altrimenti si riduce a «una logica formale, a una scolastica elementare» (MS, EI, p. 132, ER p. 156). Partendo da questi presupposti, la dialettica riacquista tutto il suo significato perché permette di ricomporre la frattura fra filosofia e politica, perché «supera (e superando ne include in sé gli elementi vitali)» nella nuova filosofia del marxismo, «sia l’idealismo che il materialismo tradizionali, espressioni della vecchia società» (MS, EI, p. 132, ER p. 156)”” [Dominique Grisoni Robert Maggiori, ‘Guida a Gramsci’, Roma, 1975] (pag 172-174) [(1) K. Marx, ‘Introduzione alla II edizione del ‘Capitale’, Editori Riuniti, Roma, 1970, pp. 27-28] [MS ‘Il materialismo storico e la filosofia di B. Croce’; EI Einaudi, ER Editori Riuniti]”,”GRAS-136″
“GRISONI Dominique PORTELLI Hugues”,”Le lotte operaie in Italia dal 1960 al 1976.”,”H. Portelli ha scritto ‘Gramsci e il blocco storico’: ha insegnato nell’Università di Parigi. Grisoni è autore di ‘Guida a Gramsci’ in collaborazione con R. Maggiori.”,”SIND-189″
“GRISPIGNI Marco”,”Elogio dell’ estremismo. Storiografia e movimenti.”,”””Alcuni negarono nella maniera più decisa la dimensione mondiale dell’ evento: le specificità nazionali prevalevano sulle somiglianze. Il ruolo dei giovani nella primavera di Praga contro il sistema di potere e di oppressione comunista non poteva essere assolutamente confrontato e paragonato con la rivolta contro il capitalismo e per il socialismo dei giovani universitari occidentali. E’ la tesi che fra i suoi più autorevoli interpreti trovò Raymond Aron, fustigatore del maggio francese, della chienlit degli studenti parigini alla Sorbona e nelle notti del Quartiere Latino (…)””. (pag 30) “”A questo riguardo credo che una spia significativa dell’ atteggiamento assunto, più che la rincorsa degli eretici che anche la borghesia ebbe (“”Il Ponte””, “”Comunità””, “”Il Mondo””, “”Astrolabio””, “”Tempi moderni””, “”Nord e Sud””, “”Questitalia””), possa essere lo spoglio delle pagine del “”Corriere della sera””, il più prestigioso quotidiano nazionale, la voce della operosa borghesia laica lombarda.”” (pag 55) “”Infine il terzo gruppo di strutture nelle quali numerosi fondi sui movimenti sono conservati è rappresentato da alcuni istituti e fondazioni, soprattutto nel centro nord: il Centro studi Piero Gobetti e la Fondazione Vera Nocentini a Torino; la Fondazione Luigi Micheletti, per altro associata alla rete degli Isr, a Brescia; la Fondazione Lelio e Lisli Basso – Issoco a Roma; l’ Istituto Gramsci Emilia Romagna a Bologna; la Fondazione Feltrinelli a Milano, luogo storico a partire dagli anni ’70 di raccolta della documentazione sui movimenti””. (pag 100)”,”ITAC-077″
“GRISWARD Joël H.”,”Archéologie de l’épopée médiévale. Structures trifonctionnelles et mythes indo-européens dans le cycle des Narbonnais.”,”Narbona (in francese: Narbonne, in occitano e catalano: Narbona, è un comune francese di 56 123 abitanti situato nel dipartimento dell’Aude nella regione dell’Occitania, sede di sottoprefettura. La città ha un passato illustre: prima colonia di diritto romano al di fuori dell’Italia, fu per lungo tempo capoluogo e centro organizzatore della provincia che da lei prese nome, la Narbonense, che si estendeva per gran parte della Gallia meridionale. Nota anche per aver dato i natali nel 256 al grande e glorioso bimartire San Sebastiano, in età medievale fu capitale del regno visigoto e, successivamente, importante centro religioso, spirituale e culturale, sede di una prestigiosa arcidiocesi.”,”STMED-084-FSD”
“GRIZIOTTI KRETSCHMANN Jenny”,”Storia delle dottrine economiche.”,”GRIZIOTTI KRETSCHMANN Jenny insegnava all’ Università di Pavia. “”Bisogna, quindi, risalire a Fichte per comprendere lo sviluppo del romanticismo tedesco e l’ influenza che esso esercitò nel campo sociale e per riflesso anche in quello economico, attraverso l’ opera di Adamo Müller (1779-1829), di Federico Genz (1764-1832) e di Carlo Lodovico Haller (1768-1854). L’ etica ebbe già una posizione dominante nel pensiero di Fichte. L’ individuo non è un “”atomo””, disse Fichte, ma è parte della società ed è destinato a vivere in società; l’ individuo che vive isolato non è un uomo compiuto. “”Sollen überhaupt Menchen sein, so müssen mehrere sein””, (“”se in generale vi devono essere degli uomini, essi devono essere parecchi””). Nel “”Der geschlossene Handelsstaat””, (Lo Stato economico chiuso), pubblicato da Fichte nel 1800, abbiamo già i primi elementi di quelle teorie che più tardi saranno elaborate dalla scuola nazionalista. Le singole nazioni devono essere indipendenti, ciascuna supplendo nei limiti del possibile ai propri bisogni e controllando la propria vita economica. Lo Stato è concepito come una unità organica e non soltanto come un istituto giuridico. Esso è il “”regno della libertà e del vero diritto””.”” (pag 223)”,”ECOT-097″
“GRIZIOTTI Giorgio”,”Neurocapitalismo. Mediazioni tecnologiche e linee di fuga.”,”Giorgio Griziotti è stato uno dei primi ingegneri informatici usciti dal Politecnico di Milano. Ha acquisito una esperienza nel campo delle TIC (Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione). Paragrafo: ‘Dal Fordismo al Toyotismo il real time computing’. “”Torniamo ora alle conseguenze del ‘real time computing’ sui modi di produzione industriale. Unix e i sistemi in tempo reale sono i principali strumenti del passaggio verso il toyotismo e l’automatizzazione della fabbrica. I sistemi informatici in tempo reale, di cui abbiamo visto la genesi, permettono di sviluppare algoritmi e procedure applicative che gestiscono macchine e processi industriali. (…)”” (pag 51)”,”TEOS-317″
“GROELING Erik von NÄTH Marie Luise, redazione; scritti di Franz ANSPRENGER Wolfgang BARTKE Wolfgang BERNER Fritz VAN-BRIESSEN Jürgen DOMES Uwe G. FABRITZEK Joachim GLAUBITZ Tilemann GRIMM Bernhard GROSSMANN Harry HAMM Richard LÖWENTHAL Ernst MAJONICA Marie-Luise NÄTH Oskar WEGGEL Udo WEISS”,”Die Außenpolitik Chinas. Entscheidungsstruktur Stellung in der Welt Beziehungen zur Bundesrepublik Deutschland.”,”Saggi di Franz ANSPRENGER Wolfgang BARTKE Wolfgang BERNER Fritz VAN-BRIESSEN Jürgen DOMES Uwe G. FABRITZEK Joachim GLAUBITZ Tilemann GRIMM Bernhard GROSSMANN Harry HAMM Richard LÖWENTHAL Ernst MAJONICA Marie-Luise NÄTH Oskar WEGGEL Udo WEISS. Contiene il capitolo: “”Il ruolo della Cina in Medio Oriente””. (pag 309-316) (nell’ articolo si citano gli accordi per delle collaborazioni tecnico-scientifiche con i paesi della regione negli anni 1970 (Irak ecc.) e parla di un interesse indiretto della diplomazia cinese per la regione in occasione delle guerre e crisi di quel periodo in Medio Oriente anche risultato del confronto USA-URSS)”,”CINx-136″
“GROETHUYSEN Bernard”,”Filosofia della rivoluzione francese. Le idee che hanno cambiato il mondo.”,”Il testo ‘Filosofia della rivoluzione francese’ è preceduto dal saggio ‘Montesquieu’.”,”FRAA-015″
“GROETHUYSEN Bernard, a cura di Bernard DANDOIS”,”Philosophie et histoire.”,”‘Bernard Groethuysen (1880-1946). Rappresentante eminente dell’Europa dello spirito, formato alla scuola dei grandi pensatori tedeschi e amico della maggior parte degli intellettuali francesi che hanno svolto un ruolo di rilievo tra le due guerre mondiali, l’autore de ‘Le origini dello spirito borghese in Francia’ non ha mai smesso di onorare l’imperativo socratico “”conosci te stesso””. Qui si riuniscono alcuni testi diventati inaccessibili tra cui ‘Le origini sociali dell’ incredulità borghese in Francia’ (sui libertini) e l’importante ‘Dialettica della democrazia’, tradotta per la prima volta in francese. Questo volume può costituire una sorta di ‘antropologia filosofica’ la cui ambizione è di decriptare ‘la via seguita dalla meditazione dell’uomo su se stesso’. [‘La forza dell’ incredulità ai suoi inizi si trova in coloro che senza preoccuparsi dell’opinione comune, corrono il rischio di non credere e non sapere a che cosa si stanno impegnando. Sono una sorta di individualisti, degli aristocratici del pensiero che cercano di elevarsi al di sopra dei pregiudizi volgari. “”Cosa fanno in sostanza tanti libertini in materia di fede?”” si chiede Bourdaloue, e risponde: “”L’ affettazione di una vana e orgogliosa singolarità, di cui i libertini si piccano; credono che sia sufficiente essere singolari, per aver più genio e più ragione degli altri: non pensare come gli altri e parlare diversamente dagli altri… ecco il segreto del loro libertinismo (19)””. Ma è precisamente lo spirito di singolarità di cui danno prova gli increduli, e la loro mania di attaccarsi a tutte le opinioni ricevute senza distinzione, che consentirà alla Chiesa di condannarli nel nome della comunità della gente onesta che tiene alla morale e al decoro. Se l’incredulo prepara la via alla borghesia illuminata elevandosi al di sopra dei “”pregiudizi popolari”” (20), è ancora troppo esclusivamente un “”bello spirito”” perché la professione d’incredulità possa convenire a quelli che, benché ragionino sulla religione, non sono per nulla disposti a lasciar infrangere il buon ordine e il decoro”” (pag 304) [(19) Bourdaloue, Oeuvres, t. II, p. 525; (20) Massillon, l.c., t. I, p. 395; t. II, p. 506] [da ‘Le origini sociali dell’incredulità borghese in Francia’]”,”FILx-572″
“GROH Dieter”,”Negative Integration und revolutionärer Attentismus. Die deutsche Sozialdemokratie am Vorabend des Ersten Weltkrieges.”,”‘Integrazione negativa e attendismo rivoluzionario. La socialdemocrazia tedesca alla vigilia della Prima Guerra Mondiale.”,”MGEx-230″
“GROH Dieter”,”La Russia e l’autocoscienza d’Europa.”,”introduzione note appendici: I. Il testamento di Pietro il Grande, II. A proposito della filosofia della storia e della teoria politica dei tradizionalisti, III. Tjutcev e la rivoluzione europea, IV. L’analogia tra gli organismi biologici e la storia da Isaak Iselin a Heinrich Rückert, V. Vollgraff e Lasaulx precursori di Spengler e Toynbee, VI. Lo schema storico gioachimitico nel XX Secolo, Bibliografia, indice dei nomi, note, traduzione di Claudio CESA, Piccola biblioteca Einaudi “”A Herzen, ed a coloro che sostenevano la tesi di una mentalità comunistica innata nei russi, non importava l’esattezza scientifica: essi ricercavano un mito che, di fronte al fallimento della rivoluzione del 1848, desse un senso alla loro esistenza di intellettuali, il mito dell'””uomo russo””, del contadino russo che doveva prendere il posto del proletario (6). Per potersi distaccare ideologicamente dall'””Occidente in putrefazione”” che non era riuscito a far la rivoluzione – lo scritto di Herzen ‘Dall’altra sponda’ (1850) (7) non fu che il punto d’arrivo di questo processo – questo mito, che implicava anche il ricorso al “”grande parallelo”” in funzione antioccidentale, era indispensabile: tanto più in quanto Herzen si rendeva conto del fatto che nel processo del comunismo occidentale era implicito il dispotismo. Marx si accorse immediatamente che qui si voleva giocare, contro la profezia, la carta del mito, e perseguitò quindi con odio implacabile, come del resto anche Engels, il russo, “”quel letteratucolo panslavista””. Ma perché “”letteratucolo””? Perché agli occhi di Marx, e, come vedremo, anche a quelli di Moses Hess, lo Herzen si era, col suo volgersi al passato, cioè al principio del comune russo, posto fuori dalla storia. Per il socialismo “”scientifico””, la cui scientificità consiste soprattutto nel fatto che il passato vien conosciuto e quindi superato – qui si può cogliere l’eredità hegeliana – per porsi sul terreno del futuro, Herzen era divenuto un intellettuale con la testa tra le nuvole perché vedeva “”l’uomo nuovo”” nel contadino russo (8) e non lo intendeva come qualche cosa che, nel futuro, sarebbe stata realizzata nei proletari”” [Dieter Groh, La Russia e l’autocoscienza d’Europa, 1980] [(6) Herzen, Vom anderen Ufer [Dall’altra sponda], cit, p. 136; (7) Venne composto negli anni 1848-49, e consta di numerosi articoli (…); (8) L’analogia con la decadenza di Roma e l’avvento del cristianesimo: Herzen, Von anderen Ufer, cit, pp. 134 sgg, 143; ‘Le peuple russe et le socialisme’ (Lettre à Michelet) (1851) ibid., VII, p. 276; ‘La Russie et le vieux monde’ (1954), ibid., XII, p. 134. Per i russi “”popolo nuovo”” in contrasto con la “”vecchia Europa””: ‘Vom anderen Ufer’, cit., pp. 141, 177 sg.; ‘Le peuple russe et le socialisme’, ibid., VII, p. 272. I russi “”nuovi barbari””: ‘Von anderen Ufer’, cit., pp. 136, 145 sg. Va qui osservato che questo distacco rispetto all’Europa e la riduzione – operata nello stesso scritto – della storia a svolgimento naturale (‘Von andern Ufer’, cit., p. 32 sg.) era naturalmente già implicito nelle tappe precedenti del pensiero di Herzen. Cfr. sull’argomento: Scheibert, ‘Von Bakunin zu Lenin’, cit., pp 120-32]”,”RUSx-008-FL”
“GRONDIN Jean, a cura di Giovanni Battista DEMARTA”,”Gadamer. Una biografia.”,”Giovanni Battista DEMARTA sovlge attualmente la sua attività filosofica presso l’ Università di Friburgo (Germania). Jean GRONDIN è professore di filosofia presso l’ Università di Montreal. Dopo aver completato la sua formazione in Germania è divenuto uno degli allievi più stretti di GADAMER, contribuendo a diffondere il suo pensiero nel mondo francofono. Ha scritto varie opere (v. risvolto copertina). H.G. GADAMER (1900-2002). “”Tutto ciò sottolinea soltanto che ‘Verità e metodo’ ha apportato un certo disagio a Heidegger. Ma è anche raro che un maestro mostri un particolare entusiasmo per i correttivi che il suo allievo intende proporre in merito alla propria opera. L’ attenzione silenziosa di Heidegger nei confronti dei risultati esposti dal suo allievo mostra che ha saputo accogliere di certo l’ opera con comprensione e riconoscimento.”” (pag 446)”,”FILx-316″
“GROOS Otto”,”La dottrina della guerra marittima nella luce del conflitto mondiale. Libro per uomini di mare e di guerra ed uomini di Stato.”,”””Il concetto della “”fleet in being”” consiste dunque nella possibilità che si offre all’ avversario numericamente prevalente di ritardare la battaglia decisiva necessaria per la conquista del dominio del mare, adottando nel frattempo un’ attitudine difensiva ma tale da sfruttare qualunque occasione per arrecare danni al nemico con opportune operazioni””. (pag 129)”,”GERQ-051″
“GROPMAN Alan a cura; scritti di J. Dawson AHALT John E. BOKEL Rolf CLARK Hugh CONWAY Barry J. DYSART Marcus ERLANDSON Anthony Whitford GRAY Irene KYRIAKOPOULOS Donald L. LOSMAN James E. TOTH”,”The Big “”L””. American Logistics in World War II.”,”””The attack on Pearl Harbor had specific implications for several industries. Rubber from the east was no longer accessible and a synthetic industry had to emerge. Royal Dutch Petroleum – the world’s largest provider – lost oil access to the East Indies, and Texas oil had to take up the slack to supply the allies. Textile imports from Japan were lost, amplifying the early shortages for wartime clothing and canvas. Perhaps most important, the steel and shipbuilding industries faced sudden shortfalls as the Pacific Fleet was severely damaged. The building of some 12,000 ships resulted in many dynamics, one of which was that electrical power generation expansion ashore was virtually stopped while ship powered generator capacity expanded. The American automobile industry had thrived during the 1920s, and it could be converted, with some effort, to munitions production. The steel industry – air travel not yet popular (257) – so the aluminium and magnesium industries had to be developed from virtual non-existence to large scale production”” (pag 91) (91) Though the Douglas DC-3, for the first time combining rotary engine with variable pitch propeller, retractable landing gear; monocoque body, and wing flaps – all five ingredients leading to a stable and efficient logistics aircraft – had been produced and would be essential in wartime logistics and post-war airline development L’attacco a Pearl Harbor ha avuto implicazioni specifiche per diverse industrie. La gomma dall’est non era più accessibile e doveva emergere un’industria sintetica. La Royal Dutch Petroleum – il più grande fornitore del mondo – perse l’accesso al petrolio nelle Indie orientali e il petrolio del Texas lo aveva per riprendere il fiato per rifornire gli alleati. Le importazioni di tessuti dal Giappone andarono perse, amplificando la precoce carenza di indumenti e tele in tempo di guerra. Forse la cosa più importante, le industrie dell’acciaio e della cantieristica navale dovettero affrontare improvvise carenze poiché la flotta del Pacifico fu gravemente danneggiata. La costruzione di circa 12.000 navi hanno provocato molte dinamiche, una delle quali è stata che l’espansione della generazione di energia elettrica a terra è stata praticamente interrotta mentre la capacità dei generatori alimentati dalle navi si è espansa. L’industria automobilistica americana aveva prosperato durante gli anni ’20 e poteva essere convertita, con un certo sforzo, in munizioni produzione. L’industria siderurgica – i viaggi aerei non erano ancora popolari (257) – quindi le industrie dell’alluminio e del magnesio dovevano essere sviluppate inesistenza virtuale alla produzione su larga scala “”(pag 91) (91) Anche se il Douglas DC-3, per la prima volta combina un motore rotativo con un’elica a passo variabile, carrello di atterraggio retrattile; il corpo monoscocca e i flap alari – tutti e cinque gli ingredienti che hanno portato a un aereo logistico stabile ed efficiente – erano stati prodotti e sarebbero stati essenziali nella logistica in tempo di guerra e nello sviluppo delle compagnie aeree del dopoguerra”,”QMIS-313″
“GROPPI Tania”,”Canada.”,”GROPPI Tania è professore di diritto pubblico nell’Università di Siena, dove dirige il Centro interdipartimentale di ricerca e formazione sul diritto europeo comparato (DIPEC). Ha scritto ‘Il federalismo’ (Laterza, 2004) e ‘Federalismo e costituzione. La revisione costituzionale negli Stati decentrati’ (Giuffré, 2001). “”Nel suo complesso, la Camera si presenta rigorosamente inquadrata in gruppi parlamentari, con poco o nessuno spazio di movimento per i singoli deputati, quei ‘backbenchers’ che acquistano un minimo di rilievo soltanto nelle riunioni del gruppo parlamentare, ogni mercoledi mattina, oppure nell’ambito dei Comitati parlamentari, ovvero attraverso la presentazione di disegni di legge “”manifesto””, finalizzati ad attrarre l’attenzione dell’opinione pubblica. E’ troppo poco, però, agli occhi degli elettori, che vedono i propri rappresentanti sempre più ridotti a macchine per votare, fedeli più al partito che al proprio elettorato.”” (pag 83)”,”CANx-005″
“GROPPI Tania”,”Canada.”,”Tania Groppi è professore di Diritto pubblico nell’Università di Siena, dove dirige il Centro interdipartimentale di ricerca e formazione sul diritto pubblico europeo e comparato. Tra i suoi libri: Il federalismo, Federalismo e costituzione. La revisione costituzionale negli stati decentrati.”,”CANx-001-FL”
“GROPPO Bruno RICCAMBONI Gianni a cura; altri scritti di Philippe BUTON Andrea COLASIO Domenico CANCIANI Marie-Claire LAVABRE Giorgio FEDEL Franco GOIO Stefano BERTOLI Giorgio ROVERATO Sergio MAZZOTTA Severino GALANTE Alain BERGOUNIOUX Raffaele DE-MUCCI Danilo ARDIA”,”La sinistra e il 1956 in Italia e Francia.”,”Collaborano al libro: Philippe BUTON, Andrea COLASIO, Domenico CANCIANI, Marie-Claire LAVABRE, Giorgio FEDEL, Franco GOIO, Stefano BERTOLI, Giorgio ROVERATO, Sergio MAZZOTTA, Severino GALANTE, Alain BERGOUNIOUX, Raffaele DE MUCCI, Danilo ARDIA. GROPPO è ricercatore al CNRS di Parigi, titolare di un Doctorat d’Etat di scienza politica. RICCAMBONI ha insegnato nelle Univ di Roma e Padova, è autore di studi sulla classe politica, comportamento elettorale e partiti in particolare sui partiti comunisti non al potere. Insieme hanno scritto: -Immagine e realtà nel movimento comunista internazionale. PADOVA. 1980″,”FRAP-017″
“GROPPO Bruno”,”Sindacati e comunismo. La formazione della politica sindacale dell’ Internazionale comunista 1919 – 1921.”,”Bruno GROPPO, politologo e storico, specialista dei movimenti politici e sindacali, è Chargé de recherche al Centre National de la Recherche Scientifique (Parigi) (CNRS). Ha insegnato nelle Univ di Padova, Bochum, Parigi I e all’ EHESS (Parigi). Ha pubblicato ‘Immagine e realtà nel movimento comunista internazionale’ (1980), ‘La sinistra e il ’56 in Italia e Francia’ (1987) entrambi in collaborazione con Gianni RICCAMBONI e numerosi saggi sulle trasformazioni della socialdemocrazia e del sindacalismo in Europa.”,”INTT-066″
“GROS PIETRO Gian Maria ONIDA Fabrizio SCOGNAMIGLIO Carlo”,”L’ industria metalmeccanica italiana.”,”GROS PIETRO Gian Maria insegna economia dell’ impresa nella facoltà di economia e commercio dell’ Università di Torino. ONIDA insegna economia internazionale ed economia alla Bocconi di Milano. SCOGNAMIGLIO insegna economia e tecnica industriale nell’ Università Luiss di Roma ed economia dei settori di aziende industriali nell’ Università Bocconi di Milano. “”Chi ha innovato il processo, ha drasticamente ridotto l’ occupazione (…), tranne che in pochi settori a tasso di sviluppo superiore alla media. Chi ha innovato il prodotto, ha invece perseguito l’ aumento della redditività non attraverso la riduzione dei costi, ma attraverso un aumento dei prezzi unitari, e talvolta ha anche potuto conseguire una crescita quantitativa””. (pag 48) “”E’ noto che l’ innovazione di prodotto, specie se originale e rilevante, è meno frequente nell’ industria italiana rispetto a quella di processo (…)””. (pag 83)”,”ITAE-096″
“GROSJEAN Georges”,”La politique extérieure de la Restauration et l’Allemagne.”,”Contiene dedica dell’autore Formula di Danton: “”La Francia deve rimanere circoscritta a suoi propri limiti”” (1792) (pag 17) Danton scrive che “”i limiti della Francia sono stati segnati dalla natura”” e “”li stabiliremo all’Oceano, al fiume Reno, alle Alpi e ai Pirenei”” (pag 18) saggia politica estera del ministro degli esteri di Luigi XVI che era su questa linea (pag 17)”,”EURx-331″
“GROS-PIETRO Gian Maria REVIGLIO Edoardo TORRISI Alfio”,”Assetti proprietari e mercati finanziari europei.”,”GROS-PIETRO Gian Maria ( docente di economia industriale, già presidente dell’IRI. Dal 1999 è presidente dell’ENI), REVIGLIO Edoardo (Ufficio Studi Finmeccanica, economista al Servizio analisi economiche IRI), TORRISI Alfio già direttore del Servizio studi economici dell’IRI. Direttore presso l’Istituto poligrafico e Zecca dello Stato.”,”EURE-076″
“GROS-PIETRO Gian Maria REVIGLIO Edoardo TORRISI Alfio”,”Assetti proprietari e mercati finanziari europei.”,”Gian Maria Gros-Pietro, docente di Economia industriale nell’Università di Torino, è stato presidente dell’Iri dal giugno 1997 al novembre 1999. Dal dicembre 1999 è presidente dell’Eni. EdoardoReviglio ha lavorato dal 1994 al 1998 all’Ufficio studi della Finmeccanica. Attualmente è economista al Servizio anali economiche dell’Iri. É coautore di Banche d’Italia. Alfio Torrisi è stato direttore del Servizio studi economici dell’Iri dal dicembre 1990 al febbraio 2000. Attualmente è direttore dell’Analisi economica e posizionamento strategico dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.”,”EURE-033-FL”
“GROSS Feliks”,”The Polish Worker. A Study of a Social Stratum.”,”Contiene dedica.”,”MEOx-035″
“GROSS Babette”,”Willi Münzenberg. Eine politische. Biografie.”,”Babette Gross, Schwester Margarete Buber Neumanns, erzählt mit intimer Kenntnis über ihren Lebensgefährten Willi Münzenberg (1889 bis 1940), dessen Weg vom Vertrauten Lenins über sein Wirken als, roter Hugenberg, und Gegenspieler Goebbels’ zum offenen Bruch mit dem Kommunismus stalinistischer Prägung führte. Münzenberg war ein Macher, voller ungewöhnlicher Ideen, rücksichtslos und andere ausnutzend. Letztlich verfing er sich im Ränkespiel innerparteilicher Machtkämppfe der Politbürokratie. In Moskau suspekt geworden, versuchte er spät noch abzuspringen. Der Nestbeschmutzer der Kommunistischen Bewegung kam 1940 auf mysteriöse Weise ums Leben. Vorwort von Arthur Koestler, Prolog: Der Tote von Montagne, Epilog, Über die Verfasserin, Editorische Notiz, Anmerkungen, Bibliographie der Schriften Wully Münzenbergs, Verzeichnis der Abkürzungen, Verzeichnis der Personen, Organisationen und Institutionen,”,”RIRB-011-FL”
“GROSS Jan T.”,”I carnefici della porta accanto. 1941: il massacro della comunità ebraica di Jedwabne in Polonia.”,”Jan T. Gross insegna politica e studi europei alla New York University. E’ autore di numerose opere, fra cui ‘Revolution from Abroad: Soviet Conquest of Poland’s Western Ukraine and Western Belorussia’ (Princeton, 1988). Ha curato il volume ‘The Politics of Retribution in Europe: World War II and Its Aftermath’ (Princeton, 2000). [‘Se l’esperienza della Seconda guerra mondiale ha fortemente determinato la struttura politica e i destini di tutte le società europee della seconda mètà del Novecento, la Polonia ne è stata segnata in modo particolare. E’ sul territorio dello Stato polacco ante 1939 che Hitler e Stalin prima unirono le loro forze (il patto di non aggressione firmato nell’agosto 1939 comprendeva una clausola segreta per la spartizione della Polonia) e poi si diedero aspra battaglia fino a quando uno dei due fu annientato. Il risultato fu una catastrofe demografica senza precedenti: quasi il 20 per cento della popolazione polacca morì per cause correlate alla guerra. Il Paese perse le sue minoranze: gli ebrei nell’Olocausto, gli ucraini e i tedeschi in seguito agli spostamenti dei confini e agli esodi del dopoguerra. Le élite polacche, di tutte le estrazioni sociali, furono decimate. Alla fine mancava all’appello oltre un terzo della popolazione urbana. Il 55 per cento degli avvocati del Paese erano spariti, e con loro il 40 per cento dei medici nonché un terzo dei professori universitari e del clero cattolico (7). Uno storico inglese solidale ha definito la Polonia «il parco giochi di Dio» (8), ma all’epoca il Paese doveva sembrare piuttosto il campo d’azione del diavolo’ (pag 7-8, introduzione) [(7) Per una discussione generale di questi aspetti e dei temi ad essi collegati cfr. il mio ‘Polish Society under German Occupation – General-gouvernement, 1939-1944’, Princeton University Press, 1979; (8) Norman Davies ‘God’s Playground: A History of Poland’, New York, Columbia University, 1982]; ‘Un giorno d’estate del 1941 metà degli abitanti del paese di Jedwabne, in Polonia, assassinò l’altra metà, milleseicento persone, tra uomini, donne e bambini: tutti gli ebrei del paese, sette esclusi. ‘I carnefici della porta accanto’ racconta la loro storia, una storia scioccante e brutale, mai narrata prima d’ora. L’aspetto più sconvolgente di questa terribile vicenda è che a bastonare, affogare, scannare e bruciare gli ebrei di Jedwabne non furono nazisti senza volto, ma i compaesani polacchi che le vittime conoscevano per nome: ex compagni di scuola, i negozianti da cui compravano il pane, la gente con cui chiacchieravano per strada. Gente che, in passato, aveva sempre intrattenuto con loro relazioni cordiali. D’altra parte, secondo tutte le testimonianze l’esercito tedesco, sopraggiunto pochi giorni prima a occupare il paese, non ebbe parte attiva nel massacro ma si limitò ad assistere e a scattare fotografie. E ancora più sconvolgente è il fatto che per sessant’anni l’eccidio è stato attribuito ai nazisti, anche se gli abitanti di Jedwabne sapevano bene come erano andate le cose. Nel dopoguerra i pochissimi sopravvissuti denunciarono i fatti e seguì un processo. Ma solo Jan T. Gross con questo libro è stato in grado di ricostruire quell’orribile giorno di luglio, innescando un ampio dibattito tra i maggiori storici di tutto il mondo sul ruolo della popolazione civile nello sterminio degli ebrei d’Europa e sul superamento della stessa definizione (di Daniel J. Goldhagen) di «volenterosi carnefici di Hitler». In un libro puntuale e documentato, Gross di fatto riscrive la storia del Novecento polacco e ci rivela verità atroci ma ineludibili sulle relazioni tra ebrei e gentili nell’Europa del XX secolo (…)’ (dal risvolto di copertina)]”,”TEMx-092″
“GROSSER Alfred”,”La IV Republique et sa politique exterieure.”,”Tesi: politica estera stretta tra antigermanesimo, Q EU, Algeria, anticomunismo”,”FRAV-005″
“GROSSER Alfred”,”Storia della Germania dopo il 1945.”,”L’A, 1925, vive a Parigi, è D di Ricerca alla FNSP e professore all’ Institut d’etudes politiques, all’Univ di Parigi. E’ segretario generale del ‘Comité francais d’echanges avec l’Allemagne nouvelle’. Scrive per ‘Le Monde e in Germ sul ‘Zeit’. Altra opera: ‘Die Bundesrepublik Deutschland. Bilanz einer Entwicklung’. 1967 -In wessen Namen? Grundlagen politischen Entscheidens. 1969 -Politik erklaren. 1973 – Hitler: nascita di una dittatura. CAPPELLI”,”GERV-003″
“GROSSER Pierre”,”Pourquoi la Seconde Guerre mondiale?”,”Pierre GROSSER, agregé d’histoire, insegna all’ Institut d’ etudes politiques de Paris, di cui è membro associato del Centre d’ histoire de l’ Europe du XXe siecle. Ha già pubblicato per le edizioni Complexe ‘Les Temps de la guerre froide. Reflexions sur l’histoire de la guerre froide et les causes de sa fin’ (1995).”,”QMIS-038″
“GROSSER Alfred a cura; saggi di Max GALLO Henri BURGELIN Alfred GROSSER Joseph ROVAN Jacques NOBECOURT Paul STEHLIN Raoul GIRARDET Rita THALMANN”,”Dieci lezioni sul nazismo. Dalla repubblica di Weimar alla catastrofe finale.”,”Alfred GROSSER è Direttore dell’ Institut des Sciences politiques di Parigi e ha ricevuto nel 1975 il Premio della Pace a Francoforte.”,”GERN-062″
“GROSSER Alfred”,”Storia della Germania dopo il 1945. Vol. I.”,”Alfred Grosser nato a Francoforte nel 1925 attualmente vive a Parigi, Direttore di ricerca alla Fondation des Sciences Politiques e professore all’Institut d’études politiques dell’università di Parigi, è inoltre segretario generale del Comité français d’échanges avec l’Allemagne nouvelle, scrive per Le Monde in Germania è noto sopratutto per conferenze alla radio e alla televisione e per i suoi articoli su Zeit. Altre opere Die Bundesrepublik Deutschland. Bilanz einer Entwicklung, In wessen Namen? Grundlagen Enttscheidens, Politik erklären. Cappelli ha pubblicato Hitler: nascita di una dittatura.”,”GERV-016-FL”
“GROSSER Alfred”,”Storia della Germania dopo il 1945. Vol. II.”,”Alfred Grosser nato a Francoforte nel 1925 attualmente vive a Parigi, Direttore di ricerca alla Fondation des Sciences Politiques e professore all’Institut d’études politiques dell’università di Parigi, è inoltre segretario generale del Comité français d’échanges avec l’Allemagne nouvelle, scrive per Le Monde in Germania è noto sopratutto per conferenze alla radio e alla televisione e per i suoi articoli su Zeit. Altre opere Die Bundesrepublik Deutschland. Bilanz einer Entwicklung, In wessen Namen? Grundlagen Enttscheidens, Politik erklären. Cappelli ha pubblicato Hitler: nascita di una dittatura.”,”GERV-017-FL”
“GROSSER Pierre”,”L’histoire du monde se fait en Asie. Une autre vision du XXe siècle.”,”Pierre Grosser est histoiren, spécialiste des relations internationales qu’il enseigne à Sciences Po-Paris. Il a été directeur des études de l’Institut diplomatique du ministère des Affaires étrangères à sa creation (2001-2009). Il est l’auteur de ‘Traiter avec le diable?’ (prix de la ‘Revue des Deux Mondes, 2014). “”Souvent, l’historiographie se concentre sur le théâtre occidental, à savoir l’Europe: les forces contre-révolutionnaires y sont défaites en 1919, tandis que l’Armée rouge est battue en Pologne en 1920, ce qui sonne le glas des l’espoirs (et des craintes) d’une révolution mondiale. Toutefois, le régime bolchevique a continué à combattre plus longtemps en Extrême-Orient, où il a été, en définitive, victorieux. Le Japon a cherché à profiter de la conjoncture pour s’étendre au détriment de la Chine et de la Russie. Pour lui, l’opportunité est grande de se débarrasser pour longtemps de l’ennemi traditionnel russe, de se tailler une sphère d’intérêt privilégiée à l’est du lac Baïkal, et de reprendre le projet de domination à la fois de la Mongolie et de la Mandchourie, d’autant que ce sont les Français et les Britanniques qui sollicitent son intervention. Tandis que l’intervention américaine en Sibérie est restée la preuve de l’hostilité des Etats-Unis à l’egard de l’Union soviétique, et de leur propension à intervenir militairement pour renverser des régimes politique jugés hostiles, celle de Japonais peut apparaître comme le premier acte de l’intervention en Mandchourie en 1931. C’est le même ministre des Affaires étrangères, Uchida Yasuya, qui officie de 1918 à 1923 et en 1932-1933, et dans les deux cas les historiens se demandent s’il a été une force de modération ou s’il a, en sous-main, soutenu les militaires les plus expansionnistes (4)”” (pag 86-87) [(4) Pour une défense d’Uchida: Rustin B. Gates, ‘Defending the Empire: Uchida Yasuya and Japanese Foreign Policy, 1865-1936’, ‘hd, Harvard University, 2007]; “”Spesso, la storiografia si concentra sul teatro occidentale, vale a dire l’Europa: le forze contro-rivoluzionarie vi sono sconfitte nel 1919, mentre l’Armata Rossa è battuta in Polonia nel 1920, cosa che segna la fine della speranze (e timori) di una rivoluzione mondiale. Tuttavia il regime bolscevico ha continuato a combattere in Estremo Oriente per lungo tempo, dove alla fine è stato vittorioso. Il Giappone ha cercato di espandersi a spese della Cina e della Russia. Per esso l’opportunità è grande di sbarazzarsi per lungo tempo del tradizionale nemico della Russia, di ritagliarsi un ambito privilegiato di interesse ad est del lago Baikal, e di riprendere il progetto di dominio sia della Mongolia che della Manciuria, soprattutto perché sono i francesi e sono i britannici a sollecitare il suo intervento, mentre l’intervento americano in Siberia è rimasta la prova dell’ostilità degli Stati Uniti nei confronti dell’Unione Sovietica, e della loro propensione a intervenire militarmente per rovesciare regimi considerati politicamente ostili, quella dei giapponesi può apparire come il primo atto di intervento in Manciuria nel 1931. E’ lo stesso Ministro degli Affari Esteri, Yasuya Uchida, che governa 1918-1923 e 1932-1933, e in entrambi i casi gli storici si chiedono se era una forza di moderazione o ha, segretamente sostenuto i militari più espansionisti (4)””(pag 86-87) [(4) Per una difesa di Uchida:: Rustin B. Gates, ‘Difendendo l’Impero. Uchida Yasuya e la politica estera giapponese, 1865-1936 ” PhD, Harvard University, 2007]”,”ASIx-120″
“GROSSER Pierre”,”Dall’Asia al mondo. Un’altra visione del XX secolo.”,”Pierre Grosser è uno storico specialista di relazioni internazionali, materia che insegna all’École libre des sciences politiques (Science Po) di Parigi. E’ stato direttore di studi nell’ Institut diplomatique du ministère des Affaires étrangères fin dalla sua creazione (2001-2009). Tra i suoi libri ‘Traiter avec le diable?’. Capitoli e paragrafi relativi collegati alla Seconda guerra mondiale: III. La polveriera manciuriana porta alla seconda guerra mondiale (1927-1939). 1. Tutto ha inizio in Manciuria, alla fine degli anni Venti; 1.1. La svolta degli anni 1926-1928; 1.2. La crisi manciuriana, prima sfida all’ordine internazionale. 2. L’abbozzo degli allineamenti della seconda guerra mondiale e gli inizi della guerra sino-giapponese (1936-1938); 2.1. Dal patto anti-Comintern alla seconda guerra sino-giapponese; 2.2. L’abbozzo degli allineamenti della seconda guerra mondiale legati alla «causa cinese»; 2.3 Bruxelles, preludio a Monaco. 3. La situazione in Asia favorisce la firma del patto germano-sovietico e lo scoppio dela guerra in Europa. IV. La mondializzazione della guerra attraverso l’Asia (1939-1941). 1. La congiunzione tra le due guerre non avviene nell’estate del 1941 in Unione Sovietica; 1.1. I dilemmi britannici; 1.2. Il Giappone sceglie la Germania; 1.3. Il Giappone non attacca l’Unione Sovietica con la Germania. 2. Pearl Harbor congiunge le guerre d’Asia e d’Europa. 2.1. La marcia verso la guerra dei giapponesi 2.2. Dal conflitto del Pacifico al conflitto mondiale: Hitler dichiara guerra agli Stati Uniti V. L’Asia-Pacifico, teatro essenziale della guerra. 1. Paesi per i quali la guerra in Asia è stata fondamentale. 1.1. Un teatro che sembrava secondario dal punto di vista dell’Europa, ma non degli Stati Uniti. 1.2. La Cina rivendica il suo ruolo di vincitore. 2. Il teatro asiatico nelle scelte strategiche globali del 1942 e del 1943. 2.1. Nel 1942, nonostante le difficoltà incontrate in Asia-Pacifico, gli Alleati non attribuiscono la priorità a questo fronte. 2.2. Il posto dell’Asia all’interno delle strategie globali nel 1943. 3. L’Asia nel gioco delle grandi potenze e l’ambiguo emergere della Cina come potenza. 3.1. Il Cairo e Teheran: quale posto per la Cina tra le grandi potenze? 3.2. L’Asia nei disegni di guerra alleati. 3.3. L’emarginazione strategica e politica della Cina dopo il 1943. 4. L’Asia paga il prezzo degli accordi tra Grandi in Europa, L’Europa quello della continuazione della guerra dei Grandi in Asia. 4.1. L’Asia, moneta di scambio durante la conferenza di Jalta (febbraio 1945). 4.2. La linea di divisione est-ovest dell’Europa del dopoguerra è forse un prodotto della guerra del Pacifico? VI. La guerra fredda e la decolonizzazione cominciano in Asia. 1.Chi riempirà il «vuoto» emerso dalla capitolazione giapponese nel 1945? 1.1. La capitolazione del Giappone, avvio della guerra fredda. 1.2. La duplice frustrazione di Stalin. 1.3. La battaglia per l’Asia nel vuoto provocato dalla capitolazione giapponese. 1.4 Colmare i vuoti nel Sudest asiatico. 2. Guerre asiatiche che alimentano la guerra fredda. 2.1. La guerra civile in Cina. 2.2. L’impossibile accordo sulla Corea. 2.3. Il Sudest asiatico resta importante per le potenze europee, ma è trascinato nela guerra fredda. (pag VI-VII)”,”RAIx-376″
“GROSSI Manuel”,”The Asturian Uprising. Fifteen Days of Socialist Revolution.”,”Manuel GROSSI è stato un membro del BOC, Blocco operaio e contadino, e ha svolto un ruolo dirigente nelal rivoluzione. “”Sotto le pallottole e le baionette dei mercenari marocchini e del ‘Tercio’ (la legione straniera), e sotto il fuoco della Guardia Civile e d’ Assalto, migliaia di operai delle Asturie furono uccisi o feriti – forse almeno 3000 morti – dei quali un gran numero furono uccisi dopo la fine dei combattimenti. Senza contare gli incarceramenti e le torture che furono attuati sotto l’ esperta supervisione di Doval, il Comandante della Guardia Civile””. (pag 15)”,”MSPx-037″
“GROSSI Gianaldo”,”Iran. Petrolio, violenza, potere.”,”GROSSI Gianaldo (pseudonimo) nato nel 1941 è uno studioso dei problemi dello sviluppo e ha lavorato a lungo per un ente petrolifero. Collaboratore dell’ Avanti! è autore de ‘La guerra del petrolio’ (1974). Solo oggi (1975) rivela il suo vero nome Giuseppe LEUZZI. “”Le spese militari iraniane, sono le più elevate del Medio Oriente, un’ area dove pure, per vari motivi, le spese militari sono dappertutto elevate.”” (pag 120) “”In queste due aree (Oceano Indiano e Golfo Persico, ndr) Teheran opera con ambizioni scopertamente espansionistiche. In entrambe l’ iniziativa iraniana si copre sotto due proposte diplomatiche per accordi di sicurezza collettiva.”” (pag 123)”,”GOPx-001″
“GROSSI Tommaso”,”Marco Visconti. Storia del Trecento cavata dalle cronache di quel tempo e raccontata da Tommaso Grossi.”,”pag 17 opera dedicata ad Alessandro MANZONI”,”VARx-375″
“GROSSI Manuel”,”The Asturian Uprising. Fifteen Days of Socialist Revolution.”,”Manuel Grossi, a member of the Workers and Peasants Bloc and a leading participant in the revolution, gives a vivid description of these events. P Preface to the English Language Edition AL RICHARDSON and John SULLIVAN, Preface to the French Edition George GARNIER, Preface to the Original Edition Joaquìn MAURIN, Epilogue Julián GORKIN, Index,”,”MSPx-006-FL”
“GROSSI Paolo”,”L’Europa del diritto.”,”Il cosiddetto “”socialismo giuridico”” (pag 194-228) “”I termini «socialismo» e «socialista» sono spesso usati, talora con disinvoltura , talora con un preciso sottofondo di scherno, generando non pochi equivoci. Era avvenuto in Germania, nei primi anni Settanta, quando ad Eisenach fu fondato, esattamente nel 1872, un ‘Verein für Sozialpolitik’, un’associazione per la politica sociale, punto d’incontro di un gruppo di professori universitari di economia, qualificati come esponenti di un ‘Kathedersozialismus’ (39), socialismo della cattedra, mentre le loro istanze riformatrici non andavano oltre la richiesta di un deciso intervento dello Stato in campo economico al solo fine di ridurre l’eccessivo squilibrio fra capitale e lavoro. Lo stesso avviene, con qualificazione che circola in tutta Europa e in lingue diverse, per quanto attiene al socialismo giuridico. Ma quando? Come? E a proposito di chi? Se non andiamo errati, usarono per primi questa definizione – e con scopo dichiaratamente dileggiatorio – Friedrich Engels e Karl Kautsky, fedeli propagatori del nuovo vero marxiano, proprio sul foglio del Partito, la «Neue Zeit», nel 1887, a proposito del processualista austriaco Anton Menger (1841-1906) e parlando di lui come esponente di uno ‘Juristensozialismus’, falso socialismo, di cui si facevano paladini taluni giuristi, i quali, in quanto giuristi, non potevano che distorcere e falsare il messaggio liberatorio proveniente dalle pagine di Marx e dei suoi seguaci (40). Ma si usa tranquillamente in lingua italiana il sintagma ‘socialismo giuridico’ e in lingua francese quello di ‘socialisme juridique’. Vediamo di che si tratta, e vediamo le ragioni dell’ira di Engels e Kautsky. Il saggio di Menger, contro cui se la prendono, già lo conosciamo, ed è scritto in polemica con il primo progetto del BGB (Bürgerliches Gesetzbuch, ndr) totalmente ispirato agli ideali pandettistici di purezza e di astrattezza della scienza giuridica e del futuro Codice. È un saggio che costituisce il tassello di un’opera più articolata e complessa – quella, appunto, di Menger – che può ritenersi modello espressivo dei tanti contributi di cui i cosiddetti gius-socialisti costellano tra fino Ottocento e primi Novecento la letteratura giuridica europea (41). (…) Le proposte vengono dall’interno dell’edificio borghese e si guardano bene dal demolirlo. Sono soltanto proposte modificative, che poggiano sulle strutture dello Stato e del diritto tardo-ottocenteschi e che hanno il dichiarato scopo di salvare e di conservare quelle strutture (…) Si capisce perché a Marx e ai socialisti tutto questo sembri semplicemente un ‘Vulgärsozialismus’, un socialismo involgarito, da strapazzo: innanzi tutto, perché è illusorio tentare un cambiamento puntando soltanto sulla distribuzione senza toccare il modo di produzione; in secondo luogo, perché è altrettanto illusorio operare il trapasso mediante il diritto, che è borghese e resta borghese. È assai lucido un socialista italiano, Claudio Treves, pubblicista e deputato al Parlamento nazionale quando, sulla rivista di partito ‘Critica sociale’, nel 1894 scrive: «Noi attendiamo la riforma del diritto privato da questo rigoglioso movimento dell’organizzazione operaia, che sale augusto e imponente dalle grandi assise internazionali del proletariato … A tutto questo l’opera dei giuristi non puà aggiungere quasi nulla. Il socialismo non può venire che dall’opera degli interessati: però, ripetiamo, il movimento socialisteggiante che ha commosso i cultori del diritto e che ancora a quando a quando si fa sentire, è sterile» (42). Parole più nette, più franche, più troncative non avrebbero potuto essere scritte. Il cosiddetto «socialismo giuridico» appare a Treves come un atteggiamento sentimentale serpeggiante nel salotto buono dei giuristi”” (pag 194-197) [Paolo Grossi, ‘L’Europa del diritto ‘, Editori Laterza, Roma Bari, 2007] [(39) È il pubblicista liberale Heinrich Bernhard Oppenheim che conia per la prima volta l’etichetta ‘Kathedersozialismus’, socialismo della cattedra, socialismo cattedratico, in un articolo apparso il 7 dicembre 1871 sulla “”Nationalzeitung””; (40) L’articolo di Engels e Kautsky in cui si parla di ‘Juristensozialismus’ è in C. Marx, F. Engels, ‘Werke’, Berlin, 1964, B. XXI, pp. 491 sgg. È, invece, intitolato ‘Socialismo giuridico’ un saggio dell’economista italiano Achille Loria sulla rivista “”La scienza del diritto privato”” I, 1893. È intitolato ‘Le socialisme juridique’ un saggio di André Mater su “”La revue socialiste, XX, 1904; (41) Il saggio di Menger, che abbiamo già ricordato nel paragrafo 22 è: ‘Das Bürgerliche Recht und die besitzlosen Volksklassen. Eine Kritik des Entwurfs eines Bürgerliche Gesetzuchs für das Deutsch Reich’, pubblicato in volume per la prima volta a Tübinghen nel 1890 (trad. it. ‘Il diritto civile e il proletariato’, Torino, 1894; (42) C. Treves, ‘Socialismo e diritto civile’, in “”Critica sociale””,”,”DIRx-005-FSD”
“GROSSI Paolo”,”L’ordine giuridico medievale.”,” Paolo Grossi (Firenze, 1933) è ordinario di Storia del diritto italiano presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Firenze e direttore del Centro di studi per la storia del pensiero giuridico moderno. Autore di: ‘Stile fiorentino’ (Milano 1986), ‘«La scienza del diritto privato»’ (Milano 1988), ‘Il dominio e le cose’ (Milano 1992). “”L’esperienza giuridica medievale si pone come un pianeta separato e distinto da quello moderno: un insieme di valori fortemente incisivi e largamente diffusi creano una particolare mentalità giuridica e impongono precise scelte e soluzioni per i grandi problemi della vita associata. Su questa base Paolo Grossi ricostruisce magistralmente tale mentalità, assumendo a sue fedeli cifre espressive in primo luogo i varii istituti che organizzano la vita d’ogni giorno, ciò che oggi chiameremmo “”diritto privato””. Ne emerge una civiltà intimamente giuridica, perché fondata su un ordine che è offerto dal diritto e che sul diritto si incarna. A fronte di una tumultuosa superficie politico-sociale, fa da spicco la saldezza e la stabilità della costituzione sottostante, l’ordine giuridico appunto, garanzia e salvataggio della civiltà medievale. E, per questo, uno dei suoi messaggi storici più vivi e vitali”” (dalla quarta di copertina).”,”STMED-103-FSD”
“GROSSKOPF Sigrid”,”L’ alliance ouvriere et paysanne en URSS (1921-1928). Le probleme du blé.”,”Gli errori nell’ analisi di PREOBRAZENSKIJ. Quando gli economisti sovietici parlarono, nel 1925-1926, della “”scarsità di merci”” che regnava in URSS intendevano con ciò della disparità tra offerta di prodotti industriali e potere d’ acquisto proporzionalmente troppo elevato. Che la penuria di merci nei villaggi, che aveva scatenato la crisi cerealicola dell’ autunno 1925, avesse avuto in primo luogo questo carattere relativo, è ciò che difendeva con più energia E. PREOBRAZENSKIJ, l’ eminente economista dell’ “”opposizione di sinistra””. Era dell’ opinione che questa disproporzione, apparsa in tutto il suo rigore nell’ autunno e inverno 1925-1926, era giustamente dovuta al fatto che i contadini si erano arricchiti troppo rapidamente dopo il 1917. Essa era “”la conseguenza delle trasformazioni positive della struttura del budget contadino sotto l’ impulso della nostra rivoluzione d’ Ottobre””. (pag 187) Il fatto che PREOBRAZENSKIJ abbia commesso questa confusione mostra nettamente il formalismo astratto del suo metodo analitico, apertamente criticato da Lenin nel marzo 1922. Analizzando i redditi contadini per il 1925, egli trascurò chiaramente di controllare le basi materiali, tecniche e sociali della produzione di merci agricole – sia all’ epoca dello zarismo che durante la NEP. (pag 191)”,”RIRO-251″
“GROSSMAN Gregory, edizione italiana a cura di Romano PRODI”,”Sistemi economici comparati.”,”Fondo Palumberi”,”EURE-065″
“GROSSMAN Israel MAGNUS Wilhelm”,”I gruppi e i loro grafi.”,”Israel Grossman è nato a New York nel 1909 e ivi ha studiato laureandosi in matematica. Ha insegnato per un certo numero di anni, poi ha lavorato nell’industria, occupandosi di strumenti ottici e di fotografia a colori. Attualmente è ritornato all’insegnamento della matematica. É preside del dipartimento di matematica alla Albert Leonard Junior High Shool di New Rochelle. Wilhelm Magnus è nato a Berlino nel 1907, ha studiato in Germania, si è laureato in matematica nel 1931 all’Università di Francoforte sul Meno dove successivamente è stato insegnante. Nel 1934-35 è stato all’Institute of Advanced Study di Princeton. Ha lavorato all’Università di Göttingen, poi al California Institute of Technology e dal 1950 all’Università di New York.”,”SCIx-144-FL”
“GROSSMAN Vasilij”,”Ucraina senza ebrei.”,”Quando nel 1943 dopo due anni di occupazone tedesca V. Grossman entra al seguito dell’ Armata Rossa nei territori liberati dell’Ucraina orientale, a colpirlo non sono tanto le lacrime o le grida sgraziate, quanto piuttosto “”il silenzio della morte””, il silenzio di un popolo massacrato con aritmetica ferocia. “”Dov’è il popolo ebraico? … Dov’è il milione di ebrei che tre ani fa viveva e lavorata su questa terra in pace e armonia con gli ucraini?». Ben prima di trovarsi dinanzi all'””inferno di Treblinka”” e che i crimini nazisti siano svelati al mondo in tutta la loro efferatezza, Grossoman scandaglia le casu di quello che si delinea ai suoi occhi come “”il crimine più grande che sia mai stato commesso nella storia””. V. Grossman scrittore, (1905-1964) autore di ‘L’inferno di Treblinka’ (2010), ‘Uno scrittore in guerra’ (2015), ‘Stalingrado’ (2022).”,”EBRx-090″
“GROSSMANN Henryk”,”Sismondi e la critica del capitalismo.”,”Tesi: SISMONDI precursore del pensiero economico e scientifico di MARX”,”ECOT-026″
“GROSSMANN Henryk”,”Marx, l’ economia politica classica e il problema della dinamica. (Marx, die klassische Nationalökonomie und das Problem der Dynamik).”,”Di H. GROSSMANN, pensatore e membro attivo del movimento operaio tedesco, nato a Cracovia nel 1881 e morto a Lipsia nel 1950, in Italia si conosce solo ‘La legge dell’ accumulazione e del crollo del sistema capitalistico”” (Lipsia, 1929). Si tratta di uno dei testi inseriti da L. COLLETTI e C. NAPOLEONI nel volume ‘Il futuro del capitalismo. Crollo o sviluppo?’. Pubblicato dapprima in una edizione limitata nel 1940 e riapparsa solo nel 1969 in Germania a cura dell’ amico e discepolo Paul MATTICK, questo libro è dedicato ad un’ aspra disputa con l’ economia borghese. GROSSMANN vi combatte la concezione secondo cui MARX sarebbe il continuatore e colui che porta a compimento l’ economia classica e sostiene invece la tesi opposta, che cioè MARX è il più irriducibile critico delle teorie economiche dei classici. GROSSMANN vede la differenza essenziale tra marxismo ed economia borghese nell’ opposizione tra teoria statica del mercato e la dinamica della marxiana teoria dello sviluppo. Riguardo all’ opera L’ accumulazione del capitale di Rosa Luxemburg, GROSSMANN dimostrò che la LUXEMBURG, benché la sua critica a Marx si fondasse su un errore, era comunque nel giusto rispetto ai socialdemocratici. (pag 8)”,”TEOC-255″
“GROSSMANN Henryk”,”The Law of Accumulation and Breakdown of the Capitalist System. Being also a Theory of Crises.”,”GROSSMANN (1881-1950) nacque a Cracovia e studiò legge ed economia a Cracovia e a Vienna. Nel 1925 frequenta l’ Institute of Social Research in Frankfurt. Lasciò la Germania negli anni Trenta per ritornare solo nel 1949 come professore di economia politica all’ Università di Lipsia. Jairus BANAJI (1947-) ha tradotto GROSSMANN quando era in India negli anni 1970. E’ coautore di ‘Beyond Multinationalism’. Tony KENNEDY scrive per ‘Living Marxism’. “”Le crisi creditizie sono possibili e avvengono. Ma la questione è, sono crisi necessariamente connesse con il movimento del credito? Quindi sul terreno metodologico dobbiamo prima escludere il credito e poi vedere se le crisi sono possibili. Marx dice: ‘Investigando come la generale possibilità di crisi si svolge in una crisi reale, studiando le condizioni della crisi, è perciò abbastanza superfluo interessarsi alle forme della crisi risultanti dal denaro come mezzo di pagamento (credito, HG). Questa è precisamente la ragione per cui gli economisti preferiscono suggerire che questa forma manifesta è la causa della crisi.’ (pp. 514-5)”” (1) (pag 65) “”Già lo stesso Marx ripetutamente sottolineava la colossale importanza del commercio estero nello sviluppo del capitalismo;”” (pag 164) “”E’ ben noto che Hilferding vede la caratteristica basilare del capitalismo moderno nel dominio del capitale finanziario sull’ industria. (…) Con la crescita della concentrazione di denaro e del capitale bancario il ‘potere delle banche incrementa ed esse diventano le fondatrici e infine le dominanti dell’ industria’ (Hilferding, 1981, p. 226′””. (pag 198)”,”TEOC-272″
“GROSSMANN Henryk”,”Aufsätze zur Methode und Krisentheorie bei Karl Marx.”,”Fonti degli scritti di H. GROSSMANN inseriti nel volume: – Archiv f.d. Geschichte d. sozialismus u.d. Arbeiterbewebung (XIII, 1928) – idem, XIV, 1929 – Zeitscrift f. Sozialforschung, I, 1932 TEORIA MARXISMO IMPERIALISMO RIVOLUZIONE SOCIALE GROSSMANN MARX CAUSE CAMBIAMENTO PIANO ORIGINARIO OPERA CAPITALE TRASFORMAZIONE VALORE PREZZI IN MARX E QUESTIONE CRISI PRODUZIONE ORO IN SCHEMA RIPRODUZIONE DI MARX E ROSA LUXEMBURG”,”TEOC-487″
“GROSSMANN Heinz a cura, saggi di Ulrich von BOEHM Heinz GROSSMANN Horst HINZ Otto Martin HOFFMANN Raimund KOPLIN Sieghart OTT Henryk SKRZYPCZAK”,”Marx zur Ansicht. Ein Bericht über Leben und Lehre von Karl Marx und über die Marx-Interpretation in der Bundesrepublik.”,”Pag 44 illustrazione Prometeo incatenato”,”MADS-485″
“GROSSMANN Henryk”,”Il crollo del capitalismo. La legge dell’accumulazione e del crollo del sistema capitalista.”,”GROSSMANN Henryk “”Uno dei critici più acuti e più noti negli ultimi anni della legge marxiana dell’accumulazione è Oppenheimer (1). (…) Oppenheimer attribuisce alla dottrina marxiana dell’accumulazione “”due elementi”” che in realtà non hanno nulla a che fare con questa dottrina. Il primo elemento è costituito dal fatto “”che la macchina mette in libertà gli operai””. Sull’importante differenza fra l’espulsione degli operai a causa dell’introduzione delle macchine e l’espulsione attraverso la progressiva accumulazione di capitale rimandiamo a quanto detto in precedenza. Oppenheimer confonde questi due fenomeni. La macchina esclude l’operaio. Perciò il processo di produzione in Marx, secondo l’esposizione di Oppenheimer, produce “”una sovrappopolazione relativa cronica””. Secondo Marx, dice Oppenheimer, “”è sempre data una preponderante offerta di forza-lavoro. Per questo il salario non può mai innalzarsi al di sopra del suo ‘livello minimo’, poiché ‘sempre’ due operai rincorrono un capomastro offrendosi””. In realtà l’espulsione degli operai, di cui parla Marx nel capitolo sull’accumulazione, è qualcosa di ben diverso rispetto all’espulsione attraverso la macchina. Ciò risulta già sul piano formale dalla costruzione dell’opera marxiana. Marx tratta l’avvenimento dell’espulsione degli operai attraverso la macchina, nella parte storico-descrittiva, nel capitolo 13° del libro I (“”Macchine e grande industria””), cioè nei tre paragrafi 5,6 e 7 dove egli espone tanto il problema dell’espulsione attraverso la macchina stessa, quanto dettagliatamente le conseguenze ad essa collegate (“”Lotta fra operaio e macchina”” – “”La teoria della compensazione rispetto agli operai soppiantati dalle macchine”” – “”Repulsione e attrazione di operai man mano che si sviluppa l’industria meccanica””). E dopo tutto questo doveva forse ripetere nel capitolo sull’accumulazione, quanto aveva già detto? In realtà Marx parla in questo capitolo dell’espulsione degli operai attraverso l’accumulazione di capitale, cioè a causa dell’insufficiente valorizzazione ad un grado determinato e progredito dell’accumulazione””. [Henryk Grossmann, Il crollo del capitalismo. La legge dell’accumulazione e del crollo del sistema capitalista, 2010] (pag 155-156) (1) F. Oppenheimer ‘System der Soziologie’, 1923; ‘Das Grundgesetz der Marxchen Gesellschaftslehre’, 1903; ‘Kapitalismus, Kommunismus, wissenschaftlicher Sozialismus, 1919]”,”TEOC-546″
“GROSSMANN Henryk”,”Aufsätze zur Krisentheorie.”,”GROSSMANN Henryk 1. ‘Die Änderung des ursprünglichen Aufbauplans des Marxschen “”Kapital”” und ihre Ursachen’ 2. ‘Die Wert-Preis-Transformation bei Marx und das Krisenproblem’ 3. ‘Die Goldproduction im Reproduktionsschema von Marx und Rosa Luxemburg’ 4. ‘Eine neue Theorie über Imperialismus und soziale Revolution’ 5. ‘Die evolutionistische Revolte gegen die klassische Ökonomie’ “”Aus dieser Divergenz in der Auffassung des Wertschemas bei Marx einerseits und R. Luxemburg und O. Bauer andererseits ergeben sich auch die weiteren Konsequenzen für die Analyse der Krisenproblematik. Das im II. Band des “”Kapital”” entwickelte Reproduktionsschema mit seinem Werten und verschiedenen – mangels Konkurrenz nicht ausgeglichenen – Profitraten entspricht nicht der Wirklichkeit. Soll die Werttheorie den wirklichen Erscheinungen nicht widersprechen, sondern sie erklären,dann müssen die Werte – im Einklang mit der Marxschen Lehre des III. Bandes des “”Kapital”” – mit Hilfe der Konkurrenz in konkretere Produktionspreise umgewandelt, d.h., “”eine Masse von Mittelgliedern”” entwickelt werden, die zur allgemeinen Profitrate, schließlich zu den empirisch gegebenen Profitformen (Zins, Grundrente, Handelsgewinn) führen. Indem R. Luxemburg und O. Bauer der methodologischen, vorläufigen Marxschen Annahme, daß die Waren zu ihren Werten verkauft werden, Wirklichkeitsgeltung zuerkennen, daher das Wertschema als Widerspiegelung der Wirklichkeit betrachten, schalten sie damit von vornherein aus dem Kreis ihrer Problematik die Notwendigkeit der Umwandlung der Werte in Produktions-preise und weiter in merkantile Preise aus.”” (pag 64) [Henryk Grossmann, Aufsätze zur Krisentheorie, 1971]”,”TEOC-550″
“GROSSMANN Henryk”,”Marx, l’ economia politica classica e il problema della dinamica.”,”””I risultati della nostra analisi vengono confermati in particolare dai passaggi in cui Marx tratta del suo rapporto con i classici e rivela quale posizione attribuisce a se stesso nello sviluppo della economia politica. Da questi passaggi, contenuti sia in ‘Per la critica dell’economia politica’ (1859) sia nel ‘Capitale’, risulta che Marx considerava la economia politica classica come sostanzialmente conclusa e Ricardo come colui che l’aveva portata a compimento, in quanto in Ricardo l’economia politica “”trae drasticamente le sue ultime conseguenze e con ciò si conclude”” (Capitale, I/1, p. 23). I tentativi effettuati da John Stuart Mill per sviluppare ulteriormente l’economia politica classica facendole trascendere questo limite e per adattare i princìpi della teoria classica alle esigenze della classe operaia, da Marx vengono giudicati un “”sincretismo senza ingegno”” e una “”dichiarazione di fallimento dell’economia ‘borghese'””. E ciò nonostante Marx stesso dovrebbe aver portato ancora una volta a compimento ciò che già era compiuto, e aver ulteriormente “”sviluppato”” quanto era ormai concluso? Egli stesso è dell’avviso di trovarsi in radicale contrasto con la teoria classica, e non solo rispetto alle teorie particolari (come la teoria del salario, della rendita fondiaria, delle crisi ecc.), ma proprio rispetto al fondamento teorico dell’economia. Ed è questa la ragione per cui egli non si propone di “”sviluppare ulteriormente”” la teoria classica, ma intraprende invece un “”tentativo scientifico teso al rivoluzionamento di una scienza”” (Marx, lettera a Kugelmann del 18 dicembre 1862, Mew, vol. 30, p. 640, trad. it. Lettere a Kugelmann, 1969 p. 23). Egli stesso si è chiaramente espresso sulla natura di questo “”rivoluzionamento””: dopo che nel capitolo iniziale di ‘Per la critica dell’economia politica’ ha innanzitutto sviluppato il duplice carattere della merce, nella sezione ‘Notizie storiche sull’analisi della merce’ egli caratterizza la sua posizione teorica e il suo rapporto con i predecessori. “”L’analisi della merce come lavoro in duplice forma, l’analisi del valore d’uso come lavoro reale o attività produttiva conforme allo scopo, l’analisi del valore di scambio come tempo di lavoro o lavoro sociale uguale, sono il risultato critico finale delle indagini compiute durante più di centocinquant’anni dall’economia classica, la quale ha inizio in Inghilterra con William Petty, in Francia con Boisguillebert e ha termine in Inghilterra con Ricardo, in Francia con Sismondi”” (Marx, Zur Kritik der politischen Ökonomie, p. 37) (Per la critica dell’economia politica, p. 34). Si tratta dunque del contrasto tra due concezioni, delle quali una (quella inglese) assume come oggetto principale il valore di scambio, mentre l’altra (quella francese) assume il valore d’uso; entrambe colgono quindi soltanto un aspetto della realtà”” [Henryk Grossmann, Marx, l’ economia politica classica e il problema della dinamica, 1971] (pag 45-46)”,”TEOC-016-FPA”
“GROSSMANN Henryk, a cura di Gabriella M. BONACCHI”,”Saggi sulla teoria delle crisi. Dialettica e metodica nel “”Capitale””.”,”Grossmann critica la Luxemburg che critica Marx (pag 81-82) “”Il metodo marxiano del procedimento di approccio consiste – come ho già mostrato altrove analiticamente (H. Grossmann, ‘Das Akkumulations- und Zusammenbruchgesetz des kapitalistischen Systems’) – di tre elementi che costituiscono un ‘tutto inseparabile’: cioè di uno ‘schema di riproduzione’ astratto come strumento di analisi concettuale [‘gedankliche Analyse’]; in secondo luogo di ‘assunti semplificanti’ e ipotetici basati su di esso; e infine, delle ‘correzioni supplementari’ da apportare al risultato concettuale provvisorio ottenuto attraverso gli strumenti di analisi menzionati. Questi tre elementi del procedimento marxiano costituiscono dunque solo le parti d’una costruzione strumentale metodologica del nostro pensiero considerata nella sua ‘unità’, sicché ogni parte per sé sola, senza le altre due, perde ogni senso per la conoscenza della realtà. Lo schema di riproduzione marxiano da solo, ed il flusso in esso rappresentato di produzione e circolazione, non pretendono quindi di essere un’immagine della concreta realtà capitalistica; lo schema non vale ‘immediatamente’ per il meccanismo di produzione empiricamente dato, ma descrive unicamente un processo di produzione ‘normale’ che si svolge in dipendenza di ipotesi semplificanti fittizie, e che significa quindi solo uno studio di conoscenza ‘provvisorio’, la ‘prima’ tappa nel procedimento di approssimazione al processo di riproduzione ‘reale’. Questo procedimento di graduale approssimazione, meditato con rigore metodologico da Marx, e di significato decisivo per la comprensione dell’intero sistema marxiano, non viene colto da R. Luxemburg. Poiché essa trascura questo nesso, isola lo schema di riproduzione dal suo legame logico con le altre due parti costitutive del procedimento marxiano di approssimazione, cosicché in questo isolamento esso perde il suo valore metodologico e porta necessariamente alla deformazione dei risultati dell’indagine marxiana. Che R. Luxemburg stessa sentisse l’insufficienza della sua valutazione dello schema di riproduzione lo mostra già la circostanza che essa senza esserne consapevole, mutò ripetutamente il suo giudizio sullo schema marxiano e ne ha dato non meno di tre diverse interpretazioni che si escludono a vicenda (…) (1)””. ((1) R. Luxemburg, L’accumulazione del capitale) [Henryk Grossmann, Saggi sulla teoria delle crisi. Dialettica e metodica nel “”Capitale””, 1975, a cura di Gabriella M. Bonacchi]”,”TEOC-020-FPA”
“GROSSMANN Henryk”,”Il crollo del capitalismo. La legge della accumulazione e del crollo del sistema capitalista.”,”I punti affrontati nella prefazione: 1. – La teoria del crollo 2. – Le tendenze contrarie e distorcenti 3. – Dalle teorie del crollo alle teorie del ciclo capitalistico 4. – Una considerazione di carattere più generale 5. – La nuova impostazione di Grossmann in “”Die Wert-Preis-Transformation und das Krisenproblem’ 6 – Alcune indicazioni relative al presente”,”ECOI-042-B”
“GROSSO Rolando, Direttore Ufficio Belle Arti, a cura”,”Genova. Storia – Arte.”,”Contiene carta del dominio ligure (possedimenti) nel mar Mediterraneo e Levante Tavola di bronzo dei liguri (117 aC) sentenza arbitrale del Senato Romano che determina i confini tra le genti liguri (Museo di storia dell’arte) Il volume non contiene testo”,”LIGU-045″
“GROSSO Enrico”,”Francia.”,”Enrico Grosso insegna Diritto costituzionale e Diritto pubblico comparato nell’Università del Piemonte Orientale. Tra i suoi libri: L’ultima querelle sulla giustizia costituzionale in Francia, Le vie della cittadinanza, La titolarità del diritto vuoto.”,”FRAV-001-FL”
“GROTEWOHL Otto”,”La rivoluzione del 1918 in Germania. Insegnamenti della Storia del Movimento Operaio Tedesco. (Tit. orig.: Dreissig Jahre später)”,”I pericoli dell’ ascesa. “”(…) Essa poteva indurre facilmente a sopravvalutare i mezzi attraverso i quali era stata realizzata e a non avvertire la necessità di preparare teoricamente e praticamente le organizzazioni esistenti in previsione delle nuove lotte rivoluzionarie contro il nemico di classe. (…) Ad un dialettico acuto come Friedrich Engels questi pericoli non potevano sfuggire. Fin dal 1891 egli ammoniva: “”Si dà ad intendere a se stessi e al partito che “”l’ attuale società si risolve necessariamente nel socialismo””, senza domandarsi se essa non esca con ciò altrettanto necessariamente dalla sua vecchia costituzione sociale, se non debba far saltare questo vecchio guscio altrettanto violentemente quanto il gambero fa del suo, come se essa non dovesse inoltre in Germania far saltare le catene dell’ ordinamento politico ancora mezzo assolutistico e per di più indicibilmente confuso… Alla lunga una politica del genere non può far altro che portare il proprio partito su una strada sbagliata. Si mettono in primo piano questioni politiche generali astratte, e si nascondono, dietro di esse, le questioni concrete immediate, le questioni che si pongono all’ ordine del giorno ai primi avvenimenti di rilievo, alla prima crisi politica. Che cosa ne può venir fuori se non che improvvisamente il partito non sa che fare al momento decisivo, e regna la confusione e il disaccordo sui punti più importanti, perché questi punti non sono stati mai discussi?””. (pag 17-18) Friedrich Engels, Per la critica del progetto del programma socialdemocratico del 1891, Tre correnti nella socialdemocrazia tedesca. (pag 45-) “”(…) verità inconfutabile e profonda che Karl Marx esprimeva in una lettera al lassalliano von Schweitzer: “”La classe operaia o è rivoluzionaria o non è nulla””.”” (pag 47) “”(…) dando così ragione a Lenin il quale affermava che “”il centrismo è la più pericolosa variante dell’ opportunismo””. (pag 47) Il congresso dei consigli del Reich a Berlino. “”Fra gli spartachisti abbastanza noti che presero parte al Congresso dei Consigli erano Fritz Heckert e Eugen Leviné. La proposta di invitare al Congresso Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht con un voto consultivo venne respinta. Durante la prima seduta del Congresso la Lega Spartaco organizzò una grande dimostrazione alla quale parteciparono più di 250.000 persone.”” (pag 89) STORIA MOVIMENTO OPERAIO TEDESCO ETA’ IMPERIALISMO SECOLO XIX XX INFLUENZA IMPERIALISMO CONDIZIONI CLASSE OPERAIA STRUTTURA INTERNA PROLETARIATO INFLUSSO ELEMENTI BORGHESI FORMAZIONE ARISTOCRAZIA OPERAIA AUMENTO BUROCRAZIA ORGANIZZAZIONI OPERAIE INFLUENZA SU STRATEGIA E TATTICA INFLUENZA SU IDEOLOGIA CLASSE OPERAIA DISSIDI IN SOCIALDEMOCRAZIA TEDESCA SPD PARTITO SOCIALDEMOCRATICO TRE CORRENTI QUESTIONE SCIOPERO POLITICO MASSA POSIZIONE SU QUESTIONE COLONIALE GUERRA IMPERIALISTICA ROTTURA CON MARXISMO E INTERNAZIONALISMO SCISSIONE 4 AGOSTO 1914 OPPOSIZIONE ASCESA RIVOLUZIONARIA MASSE RIVOLUZIONE NOVEMBRE 1918 CONSIGLI OPERAI SOLDATI ERRORI RUOLO RIFORMISMO IMBORGHESIMENTO SPD TEORIA MARXISTA STATO ERRORI SU VALUTAZIONE IMPERIALISMO ERRORI DI INDIPENDENTI DI SINISTRA LEGA SPARTACO SPARTACHISMO KPD PARTITO COMUNISTA ERRORI IN COSTITUZIONE WEIMAR BILANCIO ESPERIENZA 1918 1919 BEBEL BERNSTEIN EBERT ENGELS HILFERDING KAUTSKY LENIN DAVID LIEBKNECHT LEVINE LUXEMBURG MARSHALL MARX MEHRING MULLER NEUMANN NOSKE SCHEIDEMANN SCHUMACHER STALIN STINNES STAMPFER VOLLMAR VOGLER”,”MGER-086″
“GROUSSET René”,”Storia dell’ Asia.”,”GROUSSET fa parte dell’ Accademia di Francia.”,”ASIx-016″
“GROUSSET René, a cura di Pierre AMIET Jeannine AUBOYER Roger LEVY e Jean Paul ROUX”,”Histoire de l’ Asie.”,”8° edizione rivista e aggiornata “”I T’ang (618-907) fuono la più grande dinastia della storia cinese (…)””. (pag 60) “”In Cina la dinastia dei T’ang fu deposta nel 907 e il paese ricadde nell’ anarchia. Nella Cina del Nord si succedettero varie dinastie imperiali effimere, mentre la Cina del Sud si sbriciolò in un gran numero di piccoli reami provinciali. Nel dominio dell’ arte l’ epoca dei T’ang produsse statue buddhistiche ancora potenti e un reale sentimento religioso (…)””. (pag 61-62)”,”ASIx-084″
“GROVES Reg”,”The Balham Group. How British Trotskyism Began.”,”””40 anni fa (1933) ci voleva grande coraggio ad essere rivoluzionario. Il capitalismo era sopravvissuto alla guerra ed era all’attacco, i partiti comunisti erano macchine politiche staliniste. Poche persone, meno di una dozzina, si assunsero questo compito, a Balham nel Sud di Londra. Reg Groves uno dei fondatori del ‘Balham Group’ racconta la loro storia che segna la nascita del trotskismo in Gran Bretagna”” The British Section of the Left Opposition Altro volume dell’autore: – But We Shall Rise Again. A Narrative History of Chartism’, Secker & Warburg; First Edition (1 Jan. 1938)”,”TROS-374″
“GRUJIC Predrag M.”,”Cicerin, Plechanov und Lenin. Studien zur Geschichte des Hegelianismus in Rußland.”,”Predag M. Grujic, geboren 1935 in Zrenjanin (Jugoslawien), studierte Philosophie, Politik und Psychologie an den Universitäten Belgrad un Freiburg. Zu den Schwerpunkten seiner Arbeit gehören de Philosophie des Deutschen Idealismus und die Philosophie des Marxismus.. Zusammenfassung, Literatuverzeichnis, Personenregister, sachregister, Zum Autor,”,”LENS-074-FL”
“GRUMBACH S.”,”Brest-Litovsk. Lénine-Trotsky et Hindenburg-Ludendorff.”,”Ruolo Parvus pag 21 Le vieux successeur de Liebknecht au Landtag prussien, le camarade Franz Mehring, a nettement caractérisé, le 19 janvier, dansun discours où les faits eux-mêmes étaient éloquents, la politique suivie à Brest-Litowsk. Cette politique qui prétend réaliser le droit des peuples à disposer d’eux-mêmes “”par la décision d’une vague assemblée de notables sans mandat régulier, et par la nomination d’un “”Parlement””, sous la pression des soldats étrangers””, cette politique, Mehring la considère comme une “”imitation du modèle fourni par Bonaparte, par l’homme de Sedan, par l’homme de l’Empire mexicain, de tragi-comique souvenir.”” Il a été interdit à la presse allemande de reproduire le texte complet de ce discours de Mehring (bien qu’il soit absolument illégal de soumettre à la censure les comptes-rendus des débats parlementaires).”” (pag 106)”,”RIRO-328″
“GRÜNBERG Carl a cura”,”Archiv für die Geschichte des Sozialismus und der Arbeiterbewegung. In Verbindung mit einer Reihe namhafter Fachmänner aller Länder.”,”Carl GRÜNBERG è il fondatore dell’Istituto di Francoforte poi ‘Scuola di Francoforte’.”,”MGEx-003″
“GRÜNBERG Carl a cura”,”Die Londoner Kommunistische Zeitschrift und andere Urkunden aus den Jahren, 1847-1848. Mit einer enleitenden Abhandlung über “”Die Entstehungsgeschichte des Kommunistichen Manifests”” und Anmerkungen von Carl Grünberg.”,”GRÜNBERG Carl “”So zerstreuten sich denn die Mitglieder des Kommunisten-bundes in die Heimat; und “”wo immer sich in den Revolutions-jahren die deutsche Arbeiterklasse mit einigem Klassenbewußtsein regte, waren Mitglieder des Bundes die treibenden Kräfte””. Es konnte dies freilich – entsprechend der wirtschaflichen und allgemeingesellschaftlichen Zurückgebliebenheit Deutschlands und erst recht Österreichs – an nur wenigen Orten der Fall sein. Marx selbst kehrte, auf die Nachricht von dem am 18. März erfolgten Ausbruch der Revolution in Köln, ebenfalls dorthin zurück und begründete dort, im Verein mit Engels, Dronke, Ferdinand und Wilhelm Wolff, Georg Weerth, die Neue Rheinische Zeitugn als “”Organ der Demokratie”” im oben angedeuteten Sinne.”” (pag 30) [Carl Grünberg a cura, Die Londoner Kommunistische Zeitschrift und andere Urkunden aus den Jahren, 1847-1848. Mit einer enleitenden Abhandlung über “”Die Entstehungsgeschichte des Kommunistichen Manifests”” und Anmerkungen von Carl Grünberg, 1921]”,”MADS-551″
“GRUNBERGER Richard”,”Historia social del Tercer Reich. (Tit.orig.: A Social History of the Third Reich)”,”Didascalia foto inserto pag 353 (Karl Jaspers importante filosofo tedesco si mantenne sempre in opposizione al credo nazionalsocialista) Didascalia foto inserto pag 353 (Erich Maria Remarque, espatriato dal Terzo Reich, fu uno dei più lucidi avversari del piani hitleriani) Didascalia foto inserto pag 480 (Firma del Concordato tra Santa Sede e il Terzo Reich sottoscritto dal cardinale Pacelli e Von Papen il 25 luglio 1933) “”Finalmente, el 27 de enero de 1943, bajo el impacto de Stalingrado, hubo un intento de movilizar totalmente la mano de obra feminina. El Gaulaiter Sauckel, plenipotenciario del Reich para el reclutamiento laboral, se propuso movilizar a tres millones de mujeres entre los diecisiete y los cuarenta y cinco años. Sólo quedaron eximidas las madres con un jijo menor de seis años o con dos hijos menores de catorce, y las mujeres de mala salud. No obstante, de los potenciales tre millones de trabajadoras adicionaes, sólo algo más de novecientas mil se incorporaron de hecho al trabajo. Un millón de ellas fueron consideradas no aptas, más de medio millón fueron declaradas casos dudosos, y el resto sólo menos de la mitad podían emplearse a tiempo parcial.”” (pag 272-273)”,”GERN-131″
“GRUNDMANN Herbert”,”Movimenti religiosi nel Medioevo. Ricerche sui nessi storici tra l’eresia, gli Ordini mendicanti e il movimento religioso femminile nel XII e XIII secolo e sulle origini storiche della mistica tedesca.”,”Herbert Grundmann è una delle figure più insigni tra gli studiosi di storia medievale del nostro tempo. Nato a Meerane, Sassonia, nel 1902. Ha conseguito il dottorato a Lipsia nel 1926 con una dissertazione su Gioacchino da Fiore. Ha compiuto viaggi in Italia.”,”RELC-001-FRR”
“GRUNENBERG Antonia a cura, contributi di PARVUS, Rosa LUXEMBURG Karl KAUTSKY Anton PANNEKOEK”,”Die Massenstreikdebatte.”,”Controversia Rosa Luxemburg Karl Kautsky (pag 32-) MASSENSTREIKDEBATTE GENERALSTREIKDEBATTE STAATSSTREICH”,”MGEx-231″
“GRÜNERT Heinz GRAMSCH Bernhard HOFFMANN Edith KLENGEL Horst PREUß SCHLETTE Friedrich STRUWE Ruth”,”Geschichte der Urgesellschaft. [Storia della società primitiva]”,”Marx und Engels zur Urgeschichts-forschung, Marx ed Engels sulla ricerca preistorica (pag 36-37)”,”SCIx-474″
“GRUNEWALD Michel a cura; collaborazione di Hans Manfred BOCK; saggi di Michel GRUNEWALD Hans Manfred BOCK Alois SCHUMACHER Ingrid VOSS Emmanuelle WISS Philippe ALEXANDRE Ina Ulrike PAUL Simone ORZECHOWSKI Karl HOLL Michel DURAND Uwe PUSCHNER Jan FOITZIK Chantal SIMONIN Dieter TIEMANN Francois BEILECKE Jens FLEMMING Katia MARMETSCHKE Axel SCHILDT Thomas KELLER Anne-Marie SAINT-GILLE Frithjof TRAPP Simone BARCK Reinhart MÜLLER Fritz KLEIN Jerôme VAILLANT Friedhelm BOLL Anne-Marie CORBIN”,”Le milieu intellectuel de gauche en Allemagne, sa presse et ses réseaux (1890-1960) – Das Linke intellektuellenmilieu in Deutschland, seine presse und seine Netzwerke (1890-1960).”,”Michel GRUNEWALD è professore all’Università di Metz, direttore del Centre d’Etude des Périodiques de Langue Allemande, autore di pubblicazioni sulla letteratura tedesca dell’esilio e le relazioni culturali franco tedesche. Ha pubblicato recentemente ‘Moeller von der Brucks Geschichtphilosophie’. Hans Manfred BOCK, professore dell’Università di Kassel, è autore di studi sui rapporti franco-tedeschi. Si tratta di 27 studi presentati a un colloquio internazionale (5-7 dicembre 2001, Università di Metz) dedicato alla formazione dell’ambiente della sinistra tedesca (1890-1914) e alla sua frantumazione (1918-1933) e messa in pericolo (1933-1939) e infine ai tentativi di ricostituirlo. Si parla di gruppi e partiti socialdemocratici, socialisti, comunisti cristiani di sinistra, pacifisti, ecc.) Saggi di Michel GRUNEWALD Hans Manfred BOCK Alois SCHUMACHER Ingrid VOSS Emmanuelle WISS Philippe ALEXANDRE Ina Ulrike PAUL Simone ORZECHOWSKI Karl HOLL Michel DURAND Uwe PUSCHNER Jan FOITZIK Chantal SIMONIN Dieter TIEMANN Francois BEILECKE Jens FLEMMING Katia MARMETSCHKE Axel SCHILDT Thomas KELLER Anne-Marie SAINT-GILLE Frithjof TRAPP Simone BARCK Reinhart MÜLLER Fritz KLEIN Jerôme VAILLANT Friedhelm BOLL Anne-Marie CORBIN”,”MGEK-090″
“GRUNFELD Frederic V.”,”Il caso Hitler. Storia sociale della Germania e del nazismo, 1918-1945. (Tit. orig.: The Hitler File)”,”Il libro è introdotto da H.R. TREVOR-ROPER, professore di storia moderna all’ Università di Oxford e autore de ‘Gli ultimi giorni di Hitler’. L’ autore V. GRUNFELD è redattore della rivista ‘Horizon’, specialista di grandi reportages culturali, ha scritto sulla Germania per ‘The Reporter’. Il silenzio della Chiesa. “”Ma forse l’ unico uomo delle SS dei campi di cui si ha prova che sia rimasto “”decente”” in uniforme nera fu Kurt Gerstein, un ingegnere e membro segreto dell’ opposizione evangelica a Hitler, il quale si arruolò nelle SS per tentare tutto il possibile per esporre i segreti dei campi di sterminio. A rischio della vita preparò un rapporto sui campi polacchi, incluso il racconto di un testimonio oculare sull’ arrivo di un treno della morte alla “”installazioni di sterminio”” a Belzec: (…). Gerstein riferì le sue esperienze a un diplomatico svedese e cercò di presentare il suo rapporto al nunzio papale di Berlino, ma fu congedato dall’ ambasciata senza che gli fosse permesso di esporre il suo caso. Se fosse riuscito a spingere il Vaticano a prendere posizione, o se per questo fosse riuscito a convincere una qualunque delle Chiese più importanti di Germania a opporsi pubblicamente allo sterminio, è possibile che il programma sarebbe stato interrotto””. (pag 309)”,”BIOx-081″
“GRUPO ESPAÑOL EN MEXICO DE LA IV INTERNACIONAL”,”El socialist Workers Party y la guerra imperialista.”,”Il documento dovrebbe essere del giro di MUNIS e di Natalia SEDOVA TROTSKY. E’ una polemica contro la ‘politica militare proletaria’ della sezione americana del movimento trotskista.”,”TROS-052″
“GRUPPE ARBEITERPOLITIK”,”Der Faschismus in Deutschland. Analysen der KPD-Opposition aus den Jahren 1928-1933.”,”””Die erste Sitzung der Komintern, die nach Beginn der Krise stattfand, die Sitzung des erweiterten Präsidiums des EKKI im März 1930, brachte die erste Revision der Theorie von der 3. Periode. Die Krise hatte zu einem beispiellosen Angriff des Kapitals auf die Lebenshaltung der Massen, zu einem verschärften konterrevolutionären Durck geführt. Von der erschütterten kapitalistischen Herrschaft, der Hilflosigkeit und Ohnmacht der Bourgeoisie, dem kühnen Ansturm des Proletariats gegen das kapitalistische System konnte keine Rede sein. Unter der Wucht dieser Tatsachen wurde das EKKI bescheidener. Und es entschloß sich, in der Sache die 3. Periode preiszugeben und z.T. die Analyse der verhaßten “”Renegaten””, der KPD-O, zu übernehmen. Es hieß jetzt, daß der ‘Beginn’ der Erschütterung der Stabilisierung da sei. Der “”revolutionäre Aufschwung”” aber blieb.”” (pag 166-167)”,”MGEK-086″
“GRUPPI Luciano”,”Il pensiero di Lenin.”,”Sommario: specificità della Russia, il partito rivoluzionario, classe operaia e rivoluzione democratica, tattica difesa del partito e della teoria nella fase di riflusso, guerra socialdemocrazia e imperialismo, strategia e tattica nella rivoluzione del 1917, costruzione del regime sovietico, 3° Internazionale.”,”LENS-058″
“GRUPPI Luciano”,”La dialettica materialistica della storia. Avvio allo studio.”,”Luciano GRUPPI è direttore dell’ Istituto di studi comunisti ‘Palmiro Togliatti’. Ha scritto varie opere pubblicate dagli Editori Riuniti (v. retrocopertina). “”La mia ricerca arrivò alla conclusione che tanto i rapporti politici quanto le forme dello Stato non possono essere compresi né per se stessi, né per la cosiddetta evoluzione generale dello spirito umano, ma hanno le loro radici, piuttosto, nei rapporti materiali dell’ esistenza, il cui complesso viene abbracciato da Hegel, seguendo l’ esempio degli inglesi e dei francesi del secolo XVIII, sotto il termine “”società civile””; e che l’ anatomia della società civile è da cercare nell’ economia politica””. (Marx, Prefazione a Per la critica dell’ economia politica) (pag 13) “”(…) A questo si lega anche la stupida rappresentazione degli ideologi, secondo cui, siccome noi neghiamo alle diverse sfere ideologiche che hanno una funzione nella storia un’ evoluzione storica indipendente, per questo negheremmo pure ad esse ogni efficacia storica. Vi è qui, alla base, la banale rappresentazione non dialettica di causa ed effetto come due poli che si oppongono l’ uno all’ altro in modo rigido; vi è l’ ignoranza assoluta dell’ azione e reazione reciproca. Il fatto che un fattore storico, non appena generato da altri fatti, in ultima analisi economici, reagisce pure a sua volta sull’ ambiente che lo circonda e può esercitare esso stesso una reazione sulle sue proprie cause, questi signori lo dimenticano spesso in modo del tutto premeditato”” (…) (Lettera di Engels a Mehring, 14 luglio 1893, a proposito dell’ ideologia) (pag 57-58).”,”MAES-049″
“GRUPPI Luciano BADALONI Nicola NAPOLITANO Giorgio SANTARELLI Enzo”,”Ideologia e azione politica.”,”Si tratta di lezioni tenute all’ Istituto Gramsci. Contiene: – Luciano GRUPPI, Violenza e rivoluzione (pag 11-46) – Luciano GRUPPI, Riforme e rivoluzione (pag 47-72) – Nicola BADALONI, “”Direzione consapevole”” e “”spontaneità”” (pag 73-100) – Giorgio NAPOLITANO, Democrazia e socialismo (pag 101-129) – Enzo SANTARELLI, Estremismo ideologico e socialismo borghese (pag 130-155) “”Nello stesso periodo egli (Lenin, ndr) scrive: “”Noi sosteniamo un programma di riforme che è anch’esso diretto contro gli opportunisti. Questi tali sarebbero ben felici se noi lasciassimo loro in esclusiva la lotta per le riforme.”” In un altro putno, sempre nella stessa epoca, scrive: “”Soltanto i riformisti borghesi…pongono il problema così: o si rinuncia alla rivoluzione e allora si fanno le riforme, oppure niente riforme. Tutta l’ esperienza dela storia mondiale, anche quella della rivoluzione russa del 1905, ci insegna appunto il contrario: o la lotta di classe rivoluzionaria, che ha sempre come prodotto accessorio le riforme (in caso di successo incompleto della rivoluzione), oppure niente riforme””. (pag 63-64)”,”TEOC-341″
“GRUPPI Luciano”,”Il concetto di egemonia in Gramsci.”,”Si tratta di 9 lezioni tenute da GRUPPI all’ Istituto Gramsci tra ottobre e dicembre 1970. “”Al Croce sfugge il fatto che Marx non parla di plusvalore rispetto al valore economico in generale. Se così fosse, Marx veramente uscirebbe dall’ ambito dell’ economia ed il Croce avrebbe perfettamente ragione. Marx parla, invece, di plusvalore facendo il raffronto tra due valori economici: tra il valore economico della forza-lavoro e il valore economico delle merci prodotte dal lavoratore, ed afferma che il valore delle merci prodotte dal lavoratore costituisce un plus rispetto al valore della forza-lavoro. Di qui il concetto di plus-valore, che nasce precisamente dal raffronto tra due valori economici e quindi da un rapporto assolutamente legittimo sul piano della scienza economica. La critica del Croce si dimostra un sofisma, uno dei tanti sgambetti logici di cui sono piene le opere del Croce, il quale, con linguaggio limpidissimo e stile elegante, a volte dipana dei problemi inutilmente aggrovigliati, fondati su equivoci e perciò compie opera di chiarimento intellettuale, ma altre volte, invece; gioca coi sofismi. E’ partendo dalla revisione del marxismo e attraverso l’ opera della rivista La critica che il Croce fa i conti con il positivismo. Così aveva fatto il Labriola, e da lui Croce prese la spinta. Ma, in Labriola, la critica al positivismo, cultura egemone negli ultimi decenni dell’ 800, è volta a dare al proletariato, un marxismo assunto in tutta la sua piena autonomia, per gettare le condizioni dell’ autonomia politica del proletariato””. (pag 120)”,”GRAS-054″
“GRUPPI Luciano”,”Socialismo e democrazia. La teoria marxista dello Stato.”,”La critica di Lenin a Bordiga. “”La cosa diventa anche più evidente se si considera la critica di Lenin a Bordiga: “”…Bordiga e i suoi amici “”di sinistra”” dalla loro giusta critica dei signori Turati e consorti traggono la falsa conclusione che, in genere, ogni partecipazione al parlamento sia dannosa. I “”sinistri”” italiani non possono addurre neppure l’ ombra di un argomento serio in favore di questa opinione. Essi ignorano semplicemente (o cercano di dimenticare) gli esempi internazionali di una utilizzazione dei parlamenti borghesi, effettivamente rivoluzionaria e comunista, incontestabilmente utile alla preparazione della rivoluzione proletaria. Essi non immaginano neppure una “”nuova”” utilizzazione del parlamentarismo e continuano a strepitare, riprendendosi senza fine, a proposito dell’ utilizzazione “”vecchia””, non bolscevica del parlamentarismo. In ciò sta appunto il loro errore fondamentale. (…)””. (pag 369-370) La critica di Bucharin a Trotsky. “”La teoria del ‘socialismo in un paese solo’ era possibile solo smantellando la interpretazione che della rivoluzione permanente veniva data da Trotsky e il critico più acuto, teoricamente più rigoroso, della impostazione di Trotsky ci sembra essere stato Bucharin. Nel suo scritto ‘Sulla teoria della rivoluzione permamente’ (1925) egli si chiede: ‘Che cosa intendeva dunque Marx con la teoria della rivoluzione permanente? Marx intendeva una prospettiva secondo cui il rapporto di forze si muta costantemente nel corso della rivoluzione e la rivoluzione si sviluppa costantemente “”in avanti””. I grandi proprietari fondiari, diciamo, vengono rovesciati. Al loro posto subentra una delle frazioni della borghesia, per esempio, la borghesia liberale. Con ciò la rivoluzione non ha termine. La borghesia liberale viene rovesciata, al suo posto subentra la piccola borghesia radicale. La piccola borghesia radicale viene rovesciata e al suo posto subentrano i poveri delle città, alleati nel vero senso della parola con i poveri delle campagne e con la classe operaia. Infine anche questo governo è eliminato e cede il posto al governo della classe operaia. Naturalmente questo è uno schema, ma uno “”schema giusto””. Dove sta dunque la sostanza della rivoluzione permanente? La sostanza della teoria marxiana, cioè giusta, della rivoluzione permanente sta nel fatto che qui si deve tener conto di mutamenti reali nel contenuto sociale della rivoluzione. (…)””. (pag 472-473) “”Ha afferrato il compagno Trotsky la ‘peculiarità’ della nostra rivoluzione? ha visto il compagno Trotsky come essa ‘passi’ da una tappa all’ altra (come “”si sviluppi”” dall’ una nell’ altra)? Ha saputo afferrare l’ “”anello”” necessario della catena? A tutte queste domande bisogna rispondere negativamente. Il compagno Trotsky semplificava la questione all’ estremo: in Russia non ci poteva essere che ‘una’ rivoluzione proletaria. (Ancora nel 1905 il compagno Trotsky ‘negava’ la possibilità della rivoluzione borghese). In Russia poteva esserci ‘soltanto’ una rivoluzione proletaria, ma ‘questa rivoluzione proletaria in una paese piccolo-borghese era condannata alla rovina’ se non riceveva un appoggio ‘statale’ da parte del proletariato vittorioso dell’ Europa occidentale.”” (pag 474-475) Riporto articolo di Bordiga (su Programma Comunista 1963): ARLECCHINO, SERVO DI DUE PADRONI Arlecchino, servo di due padroni Bukharin e l’economia politica E i presunti bukhariniani attuali Gatovskij, vecchio leone A Gatovskij quello che è di Gatovskij Source Nell’articolo «Gli equilibri non equilibrati esploderanno», apparso nel numero 10 di quest’anno, siamo incorsi in un errore di carattere storico che ci sentiamo in dovere di correggere. Questa precisazione non é dettata dal desiderio di provare la nostra «erudizione» o la nostra «onestà intellettuale», qualità alle quali un rivoluzionario, proprio in quanto le possiede, non attribuisce alcuna importanza, mentre, in una società intellettuale formata da bugiardi coscienti e di ignoranti incoscienti, noi non ci sentiamo assolutamente tenuti a provare extra moenia la veridicità delle nostre affermazioni: lo facciamo soltanto perché la suddetta correzione ci è utile, al fine di chiarire alcune questioni teoriche. L’errore è questo. Nel nostro articolo, E. Varga e S. G. Strumilin, i giovani leoni dell’economia politica russa Gatovskij, Lieberman, Kantorovic e Nemscinov. Ora è vero che Lieberman, Kantorovic e Nemscinov sono «giovani leoni», mentre L. M. Gatovskij, al contrario, non solo é un «vecchio leone», ma può vantare titoli più illustri di un Varga e di uno Strumilin. Perché ci teniamo a precisarlo? Perché, come Karl Marx, dopo avere compiuto la sua analisi logica e storica del modo capitalistico di produzione nei primi tre libri del capitale, ci ha fornito nel Quarto la «storia della teoria», così deve essere possibile al nostro Partito, dopo avere definito ed analizzato la struttura economica e sociale russa da un punto di vista logico e storico, fornire uno studio dell’evoluzione dell’economia politica russa, una storia della teoria, dal 1930 ad oggi. Evidentemente, lo stesso studio dovrà essere intrapreso (e già è stato impostato nelle riunioni di studio di Asti «Vulcano della produzione o palude del mercato?» di Cosenza – Ravenna – Piombino, «Il corso del capitalismo mondiale nella esperienza storica e nella dottrina di Marx») per quanto riguarda l’evoluzione della teoria economica in Occidente. L. M. Gatovskij deve essere definito un «vecchio e illustre leone», perché negli anni 1930-1931 fu il vero «economista di stalin». E’ noto che il teorico dell’economia politica sovietica, dal 1919 al 1930, fu Nikolaj Ivanovich Bukharin. Introduciamo alcuni chiarimenti su Bukharin, perché è in atto su scala nazionale e internazionale un’operazione di spudorata falsificazione nei suoi riguardi. Ad esempio, l’ineffabile signora Lisa Foa, richiamata nel nostro articolo, viene presentata dagli esperti degli uffici-studi del P.C.I. come una «bukhariniana»! E’ necessario reagire a queste falsificazioni, e lo faremo in articoli appositi e in uno studio sull’evoluzione dell’economia politica russa. Intanto, osserviamo subito che Bukharin fu il teorico dell’economia politica sovietica (non russa!). Bukharin e l’economia politica Dal 1919 al 1930 tutti i marxisti, Bukharin compreso, sostengono che non esiste e non può esistere una economia politica del socialismo. L’economia politica studia le categorie del modo capitalistico di produzione: il Capitale è la critica dell’economia politica: la rivoluzione comunista muta le armi della critica, contenute nel capitale, nella critica delle armi, nella distruzione delle categorie dell’economia politica. Bukharin sostenne che si dovesse parlare non di una economia politica del socialismo (contraddizione assurda, propria di stalinisti e post-stalinisti), ma di una teoria economica (più che di una economia politica) del periodo di transizione dal capitalismo al socialismo. L’opera classica di Bukharin a questo riguardo è, come noto: «L’economia del periodo di transizione. Parte Prima. Teoria generale del processo di trasformazione». Essa fu pubblicata a Mosca nel 1920, e fu tradotta, fra l’altro, sulla rivista teorica del Partito Comunista d’Italia, «Rassegna Comunista» nel 1921-1922. Quest’opera di Bukharin fu criticata da Lenin, le cui note a margine furono pubblicate in «Leninskij Sbornik», Tomo XI, Mosca 1929, pp. 345 – 403. Non è inutile ricordare che il 1929 è l’anno del grande attacco stalinista a Bukharin su tutti i fronti, filosofico economico e politico, dopo la distruzione precedentemente avvenuta dell’opposizione di Sinistra russa e internazionale. Ora, prima di chiarire in base a quale falsificazione spudorata alcuni specialisti kruscioviani (ad es. Lisa Foa) si piccano di bukharinismo, e prima di ritornare a L. M. Gatovskij, vogliono riportare due passi dell’opera di Bukharin e la critica che ne fece Lenin. In questo modo rimetteremo al loro posto Lenin e Bukharin da una parte, Stalin-Gatovskij-Varga-Strumilin-Lieberman-Kantorovic dall’altra. Scrive Bukharin: «La merce può essere la categoria di base solo in quel sistema in cui essa rappresenta un bene sociale permanente e non accidentale, fondato su di una produzione anarchica. E, nella misura in cui l’irrazionalità del processo di produzione scompare, cioè nella misura in cui alla spontaneità si sostituisce un regolatore sociale cosciente, la merce si trasforma in prodotto e perde il suo carattere commerciale». (op. cit. p. 134). Nota di Lenin su questo ultimo punto: «Inesatto: essa si cambia in «prodotto», ma in modo diverso. Etwa: in prodotto che entra nel consumo sociale per altra via che non il mercato». (op. cit. p. 388). Ricordiamo che l’opera di Bukharin apparve nel 1920, prima dunque della N.E.P., prima della sconfitta bolscevica nella guerra russo-polacca, quando la rivoluzione comunista sembrava imminente in Europa, e il bolscevismo sperava di lanciare un ponte fra il Comunismo di guerra e il potere proletario in Europa. Sull’atteggiamento di Bukharin nei confronti della N.E.P. e dei Piani Quinquennali dopo la morte di Lenin, abbiamo parlato a lungo in «Struttura economica e sociale della Russia d’oggi» – Parte Seconda. E’ possibile anche trovare una sintesi in «Bukharin: Note di un economista», pubblicate da Bertram D. Wolfe in: «Kruscev and Stalin’s Ghost», Appendix D. Comunque, nei due passi sopra riportati, Lenin e Bukharin, come ogni marxista, sono d’accordo nel sostenere che nell’economia socialista la produzione di merci scompare, i prodotti perdono il loro carattere di merci. La critica di Lenin è peraltro rigorosa e attuale, e si ricongiunge in qualche modo alla polemica Lenin-Bukharin del 1919 intorno al Programma del Partito, polemica che verteva sulla natura del capitalismo e dell’imperialismo e che abbiamo richiamato più volte, in”,”TEOC-375″
“GRUPPI Luciano / BERARDI Gianfranco”,”Machiavelli e Gramsci (Gruppi) / Di alcune ricerche sul Machiavelli (Berardi).”,”””Tra i marxisti dunque Gramsci si colloca rispetto a Machiavelli in una posizione particolare che è, in un certo senso, rivendicazione di filiazione, seppure mediata. E’ singolare invece che il Machiavelli non abbia trovato posto di una certa ampiezza nella letteratura marxista. Certo, si sa oggi che Marx annotò a lato con ammirazione le pagine che le ‘Storie fiorentine’ dedicavano alla rivolta dei Ciompi; Engels si riferisce con rispetto a Machiavelli nella ‘Dialettica della natura’. Ma sembra non esservi, nel pensiero marxista in generale, la piena consapevolezza o, per lo meno, l’adeguata valorizzazione di un fatto fondamentale: che con Machiavelli inizia il pensiero politico moderno, non solo nel senso che con lui comincia la teorizzazione dello Stato moderno, ma soprattutto nel senso che, con lui, la politica viene ad essere fondata sperimentalmente; cessa di essere dedotta dai princìpi della teologia, della metafisica e dell’etica e trova nella esperienza storica – e in quella soltanto – la ragione delle sue leggi, la motivazione del proprio farsi. La modernità vera del Machiavelli sta in questo suo rifarsi alle forze reali in campo nella lotta politica. (…) Il far politica è per lui un'””arte”” capace di intrecciare le qualità della “”golpe”” e del “”lione””; “”virtù”” che ci pone in grado di dominare la “”fortuna””, iniziativa politica, si potrebbe dire, che interviene sulla situazione obiettiva. Per il Machiavelli la situazione obiettiva resta, quando egli parla in generale, indecifrata (“”fortuna”” appunto) perché egli non può possedere ovviamente i mezzi dell’analisi della società. Non così quando egli indaga situazioni politiche specifiche, poiché allora emergono le singole forze. Ma se per il passaggio dalla politica come “”arte”” e tecnica alla politica come ‘scienza’ – nel senso che essa è fondata su basi scientifiche – bisogna attendere che si formino i concetti di ‘classe’, di ‘struttura’, ecc., il Machiavelli sembra essere il pensatore che più di ogni altro si colloca in una fase che immediatamente precede quella del marxismo (…). Vi è in Machiavelli l’intuizione della estrema complessità delle situazioni concrete (“”l’unità del molteplice”” secondo Marx) che egli chiama “”fortuna”” e che nessuna analisi strutturale può esaurire. Se prevalesse la pretesa di risolvere tutta la complessità della situazione reale nell’analisi strutturale, la politica diventerebbe un gioco meccanico, incapace di creare la propria iniziativa, di intervenire sul concreto”” [Luciano Gruppi, Machiavelli e Gramsci] [(in) ‘Critica marxista’, Roma, anno VII n° 3, maggio-giugno 1969] (pag 86-87-88)”,”GRAS-104″
“GRUPPI Luciano / PRESTIPINO Giuseppe / POSTIGLIOLA Alberto”,”Sullo “”storicismo marxista”” (Gruppi) / La scuola di Della Volpe: filosofia e concezione dello Stato (Prestipino) / Rousseau e il marxismo italiano negli anni sessanta (Postigliola).”,”Rifiuto dellavolpiano della dialettica (pag 55) Rousseau Marx e Engels secondo Gerratana (pag 81-83)”,”TEOC-625″
“GRUPPI Luciano; PESENTI Antonio; VITELLO Vincenzo; PRESTIPINO Giuseppe; FIORITO Riccardo; RAGIONIERI Ernesto”,”La teoria della società in Marx (Gruppi); Riflessioni sugli schemi di riproduzione di Marx (Pesenti); Marx e il pensiero economico moderno (Vitello); Dalla critica dell’ideologia al “”concetto di storia”” per Marx (Prestipino); La lettura gentiliana di Marx e Labriola (Fiorito); Il ‘Capitale’ e il movimento operaio tedesco (Ragionieri); Tre celebrazioni del centenario del ‘Capitale’ – Alcuni dati sulla fortuna del ‘Capitale’.”,”””Comincerò da questo notissimo passo dei ‘Manoscritti economico-filosofici’: “”… poiché, per l’uomo, socialista, ‘tutta la cosiddetta storia universale’ non è che la generazione dell’uomo dal lavoro umano, il divenire della natura per l’uomo, così esso ha dato la prova evidente, irresistibile, della sua ‘nascita’ da se stesso, del suo ‘processo di origine’. Poiché è divenuta praticamente sensibile e visibile l”essenzialità’ dell’uomo e della natura, ed è divenuto praticamente sensibile come esistenza umana, risulta praticamente impossibile la questione di un ente ‘estraneo’, di un ente al di sopra della natura e dell’uomo; questione che implica l’inessenzialità dell’uomo e della natura”” (1). Da questo passo risulta che, già per il giovane Marx, l’uomo pone se stesso, si autocrea in completa autonomia per mezzo del ‘lavoro’. Il lavoro consente all’uomo di esplicare la propria natura; di porsi in un rapporto essenziale con se stesso (quale natura) e con la natura più in generale. Il lavoro è il mezzo di un essenziale rapporto con l’uomo. Ma poiché il lavoro, l’utilizzazione dello strumento, è possibile solo nel quadro di rapporti ‘inter-umani’, sociali, se ne deduce che l’uomo esplica la propria natura umana solo nella società, che solo nella società l’uomo è in grado di stabilire un reale rapporto con la natura. Nulla trascende la natura e l’uomo. In un altro passo, Marx afferma essere il comunismo il “”…ritorno completo, consapevole, compiuto all’interno di tutta la ricchezza dello sviluppo storico, dell’uomo per sé, quale uomo ‘sociale’, cioè uomo umano”” (2). Dal che si ricava che l’umanità dell’uomo si realizza e si afferma nella sua socialità. La mediazione tra l’individuo e la società si compie nel lavoro. Il lavoro è al tempo stesso la mediazione tra la società e la natura, il momento di unificazione tra i due termini, il superamento del loro dualismo”” (pag 3-4) [Luciano Gruppi, La teoria della società in Marx] [(in) Critica marxista, Roma, n° 6 novembre-dicembre 1967] [(1) Opere filosofiche giovanili, Roma, Editori Riuniti, 1963, p. 235; (2) Ivi, p. 225 e sgg.] Ragionieri cita il volume su Marx e il movimento operaio tedesco scritto da Hannes Skambraks e Rolf Dlubek, ‘””Das Kapital’ von Karl Marx in der deutschen Arbeiterbewegung’ (1867-1878), Dietz, Berlin, 1967, pp. 405) (pag 174-175) (Alcuni dati sulla ‘fortuna’ del ‘Capitale’) “”Il primo volume del ‘Capitale’ apparve presso l’editore Otto Meissner di Amburgo il 14 settembre 1867 con una tiratura di 1.000 esemplari. La fortuna di quest’opera fu sin dal principio strettamente collegata con il diffondersi e l’affermarsi del marxismo nel movimento operaio internazionale e con lo sviluppo dei partiti operai nei vari paesi. In Germania, al suo apparire, l’opera venne praticamente ignorata dagli economisti borghesi. Marx, Engels e i loro compagni Liebknecht, Bebel, Lessner, Dietzgen adoperarono ogni mezzo per diffonderla: pubblicazione di annunci e di estratti dalla prefazione e dal testo, note, recensioni. Engels scrisse recensioni su giornali di diverse tendenze; Kugelmann, un amico di Marx, diffuse numerose copie di una delle recensioni scritte da Engels. In Svizzera, J. Ph. Becker organizzò nel 1867, dalle colonne del ‘Vorbote’, un giornale da lui creato come organo della Associazione Internazionale dei Lavoratori, una sottoscrizione per il ‘Capitale’. Ma anche la propaganda orale ebbe una grande parte nella diffusione dell’opera: Wilhelm Liebknecht ebbe a citarlo più volte nei suoi discorsi, tanto dai banchi del Parlamento della Germania settentrionale quanto dalla gabbia degli imputati di fronte alla giuria nel processo contro il Comitato centrale di Lipsia. Marx poté constatare nella introduzione alla seconda edizione, stampata in 3.000 copie, che la diffusione e la comprensione della sua opera nel movimento operaio tedesco rappresentavano per lui “”la migliore ricompensa””. Con lo sviluppo della socialdemocrazia tedesca il ‘Capitale’ ebbe una ulteriore diffusione: solo nel 1890 ebbe in Germania ben 4 edizioni. Prima della morte di Marx l’opera apparve in traduzione russa e francese; l’edizione russa, uscita a Pietroburgo in 3.000 esemplari e tradotta e curata da G. Lopatin, N. Danielson e M. Ljubavina, conobbe una notevole fortuna tra la gioventù rivoluzionaria. Di quella francese apparsa in dispense tra il 1872 e il 1875, dopo la sconfitta della Comune, e che conteneva alcune varianti adottate da Marx, si tirarono 10.000 copie. Nel 1885, nel periodo della nuova avanzata del movimento operaio francese, ne furono stampate illegalmente 5.000 copie. Marx, inoltre, che riceveva cento copie di ogni dispensa, provvedeva a inviarle a varie persone. Dopo la morte di Marx, che aveva lasciato incompiute la seconda e terza parte dell’opera, Engels ne curò il completamento e la pubblicazione con un intenso lavoro condotto sulla base dei dati e del copioso materiale approntato da Marx. Contemporaneamente promosse due nuove edizioni del primo volume (1883, 1890) e con la collaborazione di Samuel Moore ne redasse la traduzione inglese (1887). L’edizione popolare riassunta e commentata da Kautsky con l’autorizzazione di Engels (‘Le dottrine economiche di Karl Marx’, 1887), ha conosciuto, in 25 edizioni una notevole fortuna, ed è stata tradotta in 18 lingue. Nel 1895, alla morte di Engels, il ‘Capitale’ era già apparso in 9 lingue e in 22 edizioni: 17 del primo volume, 4 del secondo ed una del terzo. Dati questi che documentano l’ampia diffusione del marxismo nel movimento operaio negli anni di fino secolo (…). In italiano è del 1879 il compendio di Carlo Cafiero, riprodotto, fino al 1950, in 10 edizioni. La traduzione del primo volume del ‘Capitale’ apparve a Torino nel 1886 e fu ristampata nel 1916 e nel 1924. Di esso, dopo la seconda guerra mondiale, sono apparse 8 tra nuove edizioni e ristampe. Il secondo volume fu tradotto per la prima volta nel 1946; l’edizione completa dei tre volumi, iniziata nel 1952, si è conclusa nel 1956, presso gli Editori Riuniti. Dal 1903 al 1922 apparvero presso l’editore Meissner, ad Amburgo, 10 edizioni del primo volume. Dal 1914 al 1932 ancora nove edizioni.”” [‘Alcuni dati sulla fortuna del ‘Capitale’, (Il marxismo nel mondo)] [(in) Critica marxista, n° 6 novembre-dicembre 1967] (pag 192-194)”,”MADS-633″
“GRUPPI Luciano”,”Lenin e la teoria del partito rivoluzionario della classe operaia.”,”Coscienza operaia (pag 665) “”Quello che a Lenin importa affermare è che non vi è passaggio spontaneo dalla lotta economica e sindacale alla lotta politica, alla coscienza di classe. Che il passaggio da un livello all’altro non è continuo e lineare. “”La storia di tutti i paesi attesta che la classe operaia, con le sole sue forze, è in grado di elaborare soltanto una coscienza tradeunionista, cioè la convinzione della necessità di unirsi in sindacati, di condurre la lotta contro i padroni, di reclamare dal governo questa o quella legge necessaria agli operai, eccetera”” (1). Sostanzialmente diverso è perciò il giudizio che Lenin esprime sugli scioperi degli anni 1890-1900 in Russia rispetto a quello degli economisti. Se ‘Rabocaja Mysl – nell’articolo già citato (2) – scrive: “”gli scioperi del 1896 possono essere considerati la prima e per ora unica manifestazione di un pensiero operaio autonomo incarnato in forme rigorose (…)”” (3) – Lenin afferma invece: “”presi in sé, questi scioperi costituivano una lotta tradeunionista, ma non ancora socialdemocratica; annunciavano il risveglio dell’antagonismo fra operai e padroni; ma gli operai non avevano e non potevano avere ancora la coscienza dell’irriducibile antagonismo tra i loro interessi e tutto l’ordinamento politico e sociale contemporaneo, cioè la coscienza socialista. Gli scioperi della fine del secolo dunque, malgrado il progresso immenso che rappresentavano in confronto con le “”rivolte”” anteriori, restavano un movimento puramente spontaneo (4)””. La coscienza dell'””irriducibile antagonismo”” tra gli interessi del proletariato e tutto l’ordinamento politico e sociale capitalistico esige, per Lenin, una visione complessiva dei rapporti di produzione, dei rapporti tra le classi sociali, tra la base economica e le istituzioni statali e politiche, a cui si può attingere solo a livello della scienza: quella scienza che ci è offerta dal marxismo. Fuori dalla nozione di formazione economico-sociale – diceva Lenin in ‘Chi sono gli amici del popolo’ – fuori dall’acquisizione che non vi sono leggi “”eterne”” dell’economia e che il divenire della società non è un flusso ininterrotto e casuale, ma si scandisce in formazioni economico-sociali differenti, caratterizzate ciascuna dal prevalere di un modo di produzione, da leggi economiche specifiche – quali sono appunto le leggi del capitalismo che Marx definisce nel ‘Capitale’ -, non è possibile una visione scientifica della società e quindi una reale coscienza dell’irriducibile antagonismo tra classe operaia e capitalismo”” (pag 665) [Luciano Gruppi, Lenin e la teoria del partito rivoluzionario della classe operaia, (in) ‘Annali’ Feltrinelli anno XV 1973, edizione 1974] [(1) Lenin, Opere, cit, vol. V, p. 346; (2) Articolo programmatico del n. 1 di Rabocaja Mysl, ottobre 1897, in Lenin, Che fare?, Torino, 1971, p. 226; (3) Lenin, Che fare?, cit., p. 225; (4) Lenin, Opere, cit., vol V, pp 345-46]”,”LENS-259″
“GRUPPI Luciano”,”Il pensiero di Lenin.”,”‘L’analisi concreta della situazione concreta è l’anima viva, l’essenza del marxismo’ Lenin.”,”LENS-046-FL”
“GRUPPI Luciano”,”Il pensiero di Lenin.”,”Fondo Davoli Ultra-imperialismo e opportunismo “”Se l’imperialismo non è visto in connessione con la sua base economica fondamentale – il capitale finanziario – esso viene concepito come una manifestazione non inevitabile del capitalismo. Sfugge anche l’elemento politicamente decisivo: che, nella fase imperialistica, si aggravano tutti i contrasti di classe tra il capitalismo e i lavoratori, tra le metropoli imperialistiche e i popoli coloniali, insieme alle contraddizioni all’interno dello schieramento imperialistico e dei monopoli. …. (pag 162-163)”,”LENS-004-FV”
“GRUPPI Luciano; SICHIROLLO Livio; SECCHIA Pietro”,”Note sul problema della libertà (Gruppi); Il marxismo in Banfi (Sichirollo); L’archivio Tasca sul Pci: appunti e ricordi (Secchia).”,” Gruppi: “”L’analisi del meccanismo dell’economia politica ne demistifica il carattere. La critica al ‘feticismo della merce’ riduce il suo carattere mistico al suo effettivo contenuto mondano (19). Grazie a tale riduzione la «forma di merce» cessa di rimandare «agli uomini come in uno specchio i caratteri sociali del loro proprio lavoro trasformati in caratteri oggettivi dei prodotti di quel lavoro, in proprietà sociali naturali di quelle cose», e svela che «quel che qui assume per gli uomini la forma fantasmagorica di un rapporto fra ‘cose’, è soltanto il rapporto sociale determinato fra gli uomini stessi» (20). Di qui si deduce la critica al concetto di ‘libertà’ come ‘feticcio’, vale a dire come valore indipendente, non riducibile ai rapporti di produzione e di scambio di cui è l’espressione e la giustificazione. Tutta l’analisi che Marx conduce nel ‘Capitale’ sviluppa l’assunto già formulato nel “”Manifesto”” del ’48: «per libertà s’intende, entro gli attuali rapporti borghesi di produzione, il commercio libero, la libera compra e vendita» (21). La critica a quei rapporti di produzione è la critica della ‘libertà’ borghese, di cui viene rivelato il contenuto effettivo. Come è noto, la critica di Marx al ‘carattere di feticcio’ della merce diventa critica della religione. Riconduce cioè la sovrastruttura che appare più lontana e misteriosa all’elemento più semplice – alla merce – e chiarisce il significato del concetto più complesso – la religione – nell’analisi della categoria economica primaria. Ecco perché le pagine famose del ‘Capitale’ sul «carattere di fetticio della merce» riprendono le movenze delle pagine giovanili dei ‘Manoscritti del ’44’; ritornano al concetto dell”alienazione’, alla critica dell’ipostasi hegeliana: «quivi i rapporti del cervello umano paiono figure indipendenti, dotate di vita propria, ecc.» (22). Analogamente, si può dire che il concetto di ‘libertà’ appare, nella concezione liberale, una «figura indipendente, dotata di vita propria …». Ma come Marx afferma che «…tale carattere feticistico del mondo delle merci sorge dal carattere sociale peculiare del lavoro che produce merci» (23), così si può dire che il carattere feticistico della ‘libertà’ (borghese) non è che il risultato di un determinato rapporto sociale tra gli uomini. Se, nell’analisi economica della società borghese, Marx si sgancia dalla terminologia hegeliana, a cui è legato nella sua critica giovanile dell”alienazione’, se il suo argomentare supero gli argini speculativi in cui restava, in parte, negli scritti giovanili, per dispiegare il concetto di ‘alienazione’ in tutte le sue determinazioni specifiche e concrete (nelle diverse categorie economiche) – sicché Marx non ha più in genere nemmeno bisogno di impiegarlo – resta pur vero che la analisi del ‘Capitale’, anzicché rompere con le impostazioni giovanili, le svolge, riempendole di un contenuto più specifico. Né la nostra è una divagazione, ma soltanto l’intenzione di indicare la piena attualità che l’analisi marxiana dell”alienazione’ assume, quando si voglia condure un discorso concreto sulla ‘libertà’. Tutta l’analisi che dai ‘Manoscritti’ giovanili porta al ‘Capitale’, indicano le forze reali che si muovono nei rapporti di produzione, parte e si conclude nella individuazione della forza sociale specifica che sola può essere lo strumento della liberazione: «Dal rapporto del lavoro estraniato con la proprietà privata, segue inoltre che l’emancipazione della soceità dalla proprietà privata, ecc., dalla schiavitù si esprime nella forma politica della emancipazione degli operai, non già come se si trattasse di questa emancipazone, ma perché in questa emancipazione è contenuta l’emancipazione universale dell’uomo; la quale è ivi contenuta perché nel rapporto dell’operaio con la produzione è incluso tutto intero l’asservimento dello uomo, e tutti i rapporti di servaggio altro non sono che modificazionio e conseguenze del primo rapporto» (24). (pag 40-42) Secchia nel suo saggio critica l’introduzione di Berti al volume della Feltrinelli, sull’Archivio Tasca: “”non dà un quadro adeguato e neppure sommario della situazione nazionale e internazionale in cui avvenivano quei dibattiti”” (pag 105)”,”MADS-003-FB”
“GRUPPI Luciano; PESENTI Antonio; VITELLO Vincenzo; PRESTIPINO Giuseppe FIORITO Riccardo; RAGIONIERI Ernesto”,”La teoria della società in Marx (Gruppi); Riflessioni sugli schemi di riproduzione di Marx (Pesenti); Marx e il pensiero economico moderno (Vitello); Dalla critica dell’ideologia al “”concetto di storia”” per Marx (Prestipino); La lettura gentiliana di Marx e Labriola (Fiorito); Il marxismo nel mondo: ‘Il Capitale’ e il movimento operaio tedesco (Ragionieri); Tre celebrazioni del centenario del Capitale; Alcuni dati sulla fortuna del ‘Capitale’.”,”Nell’articolo di Ragionieri si parla in termini positivi del volume: Das Kapital von Karl Marx in der deutschen Arbeiterbewegung [1867 bis 1878] : Abriss u. Zeugnisse d. Wirkungsgeschichte, di Hannes Skambraks. [Inst. f. Marxismus-Leninismus beim ZK d. SED] e Dlubek, Rolf”,”MADS-004-FB”
“GRUPPI Luciano; CACCIARI Massimo; MANCINA Claudia”,”Lenin, il leninismo e il Pci (Gruppi); Trasformazione dello Stato e progetto politico (Cacciari); Il dibattito sullo Stato. Marxismi a confronto (Mancina).”,”‘Si consideri, per fare un altro esempio, come Stalin definisce la strategia e la tattica leninista. Essa consiste nella capacità di individuare, isolare e battere il nemico principale (per esempio, lo zarismo, nella rivoluzione del 1905), dirigendo il «colpo principale» sulla forza intermedia, che appoggia il nemico principale (ad esempio, nella rivoluzione del 1905, sulla borghesia liberale) (3). E’ molto difficile, invece, trarre da Lenin questa concezione tattica. Nella fase che preparò la rivoluzione del 1905 e nel corso della rivoluzione, ad esempio, egli non escluse la possibilità di accordi con la borghesia liberale. In Lenin, in generale, nemico principale e direzione del colpo principale si identificano, anche se è prevista la critica e l’attacco alle forze intermedie. Ma dall’idea che Stalin ci presenta della concezione strategica e tattica «leninista», si può ben capire la successiva politica del social-fascismo. Questo per dire che bisogna distinguere tra Lenin ed il leninismo, il quale è costruzione teorica e pratica successiva, che va esaminata a sé. Analoghe osservazioni valgono per il rapporto partito e sindacato. Quando Lenin, nel 1921, ci parla del sindacato come «cinghia di trasmissione» tra il partito comunista e le masse (4), egli lo fa per opporsi alla proposta di Trotckij (a cui aveva nel 1919 aderito) di rendere statali i sindacati, e per affermarne l’autonomia rispetto allo Stato. Così – non riprendendo il concetto di «cinghia di trasmissione» – insiste ancora di più, nel 1922, sulla autonomia del sindacato rispetto al piano economico e alla direzione delle aziende, dato che si può determinare «un certo contrasto di interessi, in tema di condizioni del lavoro, fra la massa operaia e i direttori che amministrano le aziende statali» (5). Stalin, invece, si fissa sul concetto di «cinghia di trasmissione», lo eleva a principio ed irrigidisce la gerarchia delle organizzazioni della classe operaia, così come irrigidisce la funzione dirigente del partito (6)’ (pag 4-5)] [(3) J. Stalin, Opere scelte, Roma, 1952, vol. 6, p. 186; (4) V.I. Lenin, Opere complete, cit., vol. 32, p. 11; (5) Ivi, vol. 33, p. 166; (6) J. Stalin, Opere complete, vol. 6, pp. 216 sgg.]”,”TEOP-008-FB”
“GRUPPI Luciano”,”Socialismo e democrazia. La teoria marxista dello Stato.”,”Giudizio di Gramsci del gennaio 1918 sulla rivoluzione russa: “”La rivoluzione dei bolscevichi è materiata di ideologie più che di fatti. (Perciò, in fondo, poco di importa sapere più di quanto sappiamo). Essa è la rivoluzione contro il ‘Capitale’ di Carlo Marx. Il ‘Capitale’ di Marx era, in Russia, il libro dei borghesi, più che dei proletari. Era la dimostrazione critica della fatale necessità che in Russia si formasse una borghesia, si iniziasse un’era capitalistica, si instaurasse una civiltà di tipo occidentale, prima che il proletariato potesse neppure pensare alla sua riscossa, alle sue rivendicazioni di classe, alla sua rivoluzione. I fatti hanno superato le ideologie. (…)”” (pag 516)”,”PCIx-045-FF”
“GRUPPI Luciano”,”Sesso e società.”,”Nel suo saggio Gruppi parte dall’opera di F. Engels ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato’ (1884) “”Scrive Friedrich Engels nella «Prefazione» al suo famoso libro ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’ (1884): «Secondo la concezione materialistica il momento determinante della storia, in ultima istanza, è la produzione e la riproduzione della vita immediata: ma questa è a sua volta di duplice specie: da un lato, la produzione di mezzi di sussistenza, di generi per l’alimentazione, di oggetti di vestiario, di abitazione, di strumenti necessari per queste cose; dall’altro, la produzione degli uomini stessi, la riproduzione della specie. Le istituzioni sociali entro le quali gli uomini di una determinata epoca storica e di un determinato paese vivono sono condizionate da entrambe le specie della produzione, dallo stadio di sviluppo del lavoro, da una parte, e della famiglia dall’altra. Quanto meno il lavoro è ancora sviluppato, quanto più è limitata la quantità dei suoi prodotti, e quindi anche la ricchezza della società, tanto più l’ordinamento sociale appare prevalentemente dominato da vincoli di parentela. Tuttavia, sotto quest’articolazione della società, fondata su vincoli di parentela, si sviluppa sempre più la produttività del lavoro, e, con questa, si sviluppano la proprietà privata e lo scambio, le disparità di ricchezza, la possibilità di utilizzare forza-lavoro estranea e, insieme, la-base di antagonismi di classe, nuovi elementi sociali che, nel corso di generazioni, si sforzano di adattare l’antica costituzione sociale alle nuove condizioni, finché, alla fine, l’incompatibilità dell’una con le altre provoca un completo rivolgimento» (1). Vi è qui un elemento nuovo. Engels non considera – come si era fatto fino ad allora da parte di Marx e sua – soltanto i rapporti di produzione, nella produzione sociale dell’esistenza umana, ma la riproduzione stessa della vita, la generazione. La produzione dei mezzi necessari alla sussistenza è propria solo dell’uomo; l’uomo è il solo animale che lavori, che si ponga in rapporto con la natura, per poter vivere, non con l’immediatezza dei suoi mezzi fisici – denti, artigli, ecc. – ma in modo mediato, per mezzo di strumenti via via sempre piú complessi. Riprendendo un concetto già espresso da Hegel, ma situandolo naturalmente, in un’altra impostazione, Marx afferma che è il ‘lavoro’ che distingue l’uomo dagli altri animali: «L’importante della ‘Fenomenologia’ [‘dello spirito’] hegeliana è dunque che Hegel intende l’autoriprodursi dell’uomo come processo, che egli dunque coglie l’essenza del lavoro e concepisce l’uomo oggettivo, l’uomo verace perché uomo reale, come risultato del suo proprio lavoro» (2)”” [F. Engels, ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’, Roma, Editori Riuniti, 1963, pp. 33 sgg; (2) K. Marx, ‘Manoscritti economico-filosofici’, in ‘Opere filosofiche giovanili’, Roma, Editori Riuniti, 1963, p. 147] (pag 95-96) [Luciano Gruppi, ‘Sesso e società’, Critica marxista, Roma, n. 3-4, maggio-agosto 1974]”,”MAES-008-FGB”
“GRUPPI Luciano”,”Socialismo e democrazia. La teoria marxista dello Stato.”,”La critica di Lenin a Bordiga.””La cosa diventa anche più evidente se si considera la critica di Lenin a Bordiga:””…Bordiga e i suoi amici “”di sinistra”” dalla loro giusta critica dei signori Turati e consorti traggono la falsa conclusione che, in genere, ogni partecipazione al parlamento sia dannosa. I “”sinistri”” italiani non possono addurre neppure l’ ombra di un argomento serio in favore di questa opinione. Essi ignorano semplicemente (o cercano di dimenticare) gli esempi internazionali di una utilizzazione dei parlamenti borghesi, effettivamente rivoluzionaria e comunista, incontestabilmente utile alla preparazione della rivoluzione proletaria. Essi non immaginano neppure una “”nuova”” utilizzazione del parlamentarismo e continuano a strepitare, ripetendosi senza fine, a proposito dell’ utilizzazione “”vecchia””, non bolscevica del parlamentarismo. In ciò sta appunto il loro errore fondamentale. (…)””. (pag 369-370) La critica di Bucharin a Trotsky.””La teoria del ‘socialismo in un paese solo’ era possibile solo smantellando la interpretazione che della rivoluzione permanente veniva data da Trotsky e il critico più acuto, teoricamente più rigoroso, della impostazione di Trotsky ci sembra essere stato Bucharin. Nel suo scritto ‘Sulla teoria della rivoluzione permanente’ (1925) egli si chiede: ‘Che cosa intendeva dunque Marx con la teoria della rivoluzione permanente? Marx intendeva una prospettiva secondo cui il rapporto di forze si muta costantemente nel corso della rivoluzione e la rivoluzione si sviluppa costantemente “”in avanti””. I grandi proprietari fondiari, diciamo, vengono rovesciati. Al loro posto subentra una delle frazioni della borghesia, per esempio, la borghesia liberale. Con ciò la rivoluzione non ha termine. La borghesia liberale viene rovesciata, al suo posto subentra la piccola borghesia radicale. La piccola borghesia radicale viene rovesciata e al suo posto subentrano i poveri delle città, alleati nel vero senso della parola con i poveri delle campagne e con la classe operaia. Infine anche questo governo è eliminato e cede il posto al governo della classe operaia. Naturalmente questo è uno schema, ma uno “”schema giusto””. Dove sta dunque la sostanza della rivoluzione permanente? La sostanza della teoria marxiana, cioè giusta, della rivoluzione permanente sta nel fatto che qui si deve tener conto di mutamenti reali nel contenuto sociale della rivoluzione. (…)””. (pag 472-473); “”Ha afferrato il compagno Trotsky la ‘peculiarità’ della nostra rivoluzione? Ha visto il compagno Trotsky come essa ‘passi’ da una tappa all’ altra (come “”si sviluppi”” dall’ una nell’ altra)? Ha saputo afferrare l’ “”anello”” necessario della catena? A tutte queste domande bisogna rispondere negativamente. Il compagno Trotsky semplificava la questione all’ estremo: in Russia non ci poteva essere che ‘una’ rivoluzione proletaria. (Ancora nel 1905 il compagno Trotsky ‘negava’ la possibilità della rivoluzione borghese). In Russia poteva esserci ‘soltanto’ una rivoluzione proletaria, ma ‘questa rivoluzione proletaria in una paese piccolo-borghese era condannata alla rovina’ se non riceveva un appoggio ‘statale’ da parte del proletariato vittorioso dell’ Europa occidentale. “”Senza il diretto ‘appoggio statale’ (sottolineato da me. Nb.) del proletariato europeo la classe operaia della Russia non potrà trasformare il suo temporaneo dominio in una durevole dittatura socialista. ‘Di ciò non si può dubitare nemmeno un istante’, (La nostra rivoluzione’)”” (pag 474-475) [Luciano Gruppi, Socialismo e democrazia. La teoria marxista dello Stato’, Edizioni del Calendario, Milano, 1969]”,”LENS-001-FAP”
“GRUPPI Luciano”,”Socialismo e democrazia. La teoria marxista dello Stato.”,”Luciano Gruppi (Torino 08/11/1920 – Albano Laziale 19/08/2003) è stato un politico, scrittore e filosofoi italiano. Appena laureato in filosofia nel 1943 si iscrive al PCI, clandestino dopo un’iniziale militanza in Giustizia e Libertà. Partecipa alla Resistenza nelle file dei Gap. La critic di Lenin a Kautsky “”Lenin coglie, ora, nel vivo dell’esperienza della rivoluzione russa, dopo il pauroso cedimento di Kautsky e della Seconda Internazionale di fronte alle posizioni nazionalistiche della borghesia, le debolezze che già ‘prima’, quando ancora Kautsky sembrava un esempio di coerenza marxista, inficiavano le sue posizioni. Così Lenin scrive: … finire (pag 345-347) [Luciano Gruppi, ‘Socialismo e democrazia. La teoria marxista dello Stato’, Edizioni del Calendario, Milano; 1972]”,”TEOC-129-FL”
“GRUPPI Luciano”,”La teoria del partito rivoluzionario.”,”- Mazzini e il problema del partito (pag 17)”,”PCIx-511″
“GRUPPI Luciano”,”Storicità e marxismo.”,”Machiavelli nella letteratura marxista. “”È singolare invece che il Machiavelli non abbia trovato posto di una certa ampiezza nella letteratura marxista. Certo, si sa oggi che Marx annotò a lato con ammirazione le pagine che le ‘Storie fiorentine’ dedicavano alla rivolta dei Ciompi; Engels si riferisce con rispetto a Machiavelli nella ‘Dialettica della natura’. Ma sembra non esservi, nel pensiero marxista in generale, la piena consapevolezza o, per lo meno, l’adeguata valorizzazione di un fatto fondamentale: che con Machiavelli inizia il pensiero politico moderno, non solo nel senso che con lui comincia la teorizzazione dello Stato moderno, o, più esattamente, di come deve essere diretta la sua costruzione, ma soprattutto nel senso che, con lui, la politica viene ad essere fondata sperimentalmente; cessa di essere dedotta dai principi della teologia, della metafisica e dell’etica e trova nella esperienza storica – e in quella soltanto – la ragione delle sue leggi, la motivazione del proprio farsi. La modernità vera del Machiavelli sta in questo suo riferirsi alle forze reali in campo nella lotta politica. In questo senso, si può anche dire che egli vada al di là del pensiero politico moderno, dei teorici dell’assolutismo come di quelli dello «Stato di diritto» o della società democratica. Questi infatti ci danno una teoria della società e dello Stato che vale a legittimare filosoficamente e giuridicamente lo Stato a cui aspirano; ci danno una interpretazione della origine della società e dello Stato che no è storica, ma ideologica, perché tesa a giustificare teoricamente e giuridicamente lo Stato a cui pensano. Per Machiavelli le cose stanno in altro modo. Vi è in lui la visione dello Stato moderno (…)”” (pag 49) [Luciano Gruppi, Storicità e marxismo’, Editori Riuniti, Roma, 1980] L’essenzialità del rapporto Marx-Hegel (pag 143 e seguenti)”,”PCIx-512″
“GRUPPO INDUSTRIALE SENATORE ERASMO PIAGGIO”,”Un secolo di lavoro al servizio dell’Italia.”,”Oggi (1967) il complesso di attività del gruppo Piaggio comprende 24 aziende con circa 50 stabilimenti industriali e tenute agricole che danno lavoro a 30 mila persone.”,”LIGU-110″
“GRUZINSKI Serge”,”Histoire de Mexico.”,”GRUZINSKI è D di ricerca al CNRS e D di studi all’ EHESS. E’ uno dei migliori specialisti del Messico e ha scritto con Carmen BERNAND una ‘Histoire du Nouveau Monde’ (FAYARD, t.1, De la decouverte à la conquete’, 1991; t.2, ‘Les Metissages’, 1993).”,”AMLx-019″
“GUALA Francesco”,”Filosofia dell’economia. Modelli, causalità, previsione.”,”Francesco Guala insegna Filosofia all’Università di Exeter. Ha pubblicato: The Methodology of Experimental Economics (Cambridge University Press, 2005) e ha curato, con M. Motterlini, L’economia cognitiva sperimentale (Università Bocconi Editore, 2005).”,”ECOT-137-FL”
“GUALERNI Gualberto”,”Mercati imperfetti. Il contributo di Francesco Vito al dibattito degli anni Trenta.”,”GUALERNI Gualberto nato nelle Marche nel 1930, si è interessato alle questioni di economia e di politica industriale. E’ docente alla facoltà di economia e commercio all’ Istituto Universitario di Bergamo. (Per la bibliografia v. retrocopertina)”,”ECOT-045″
“GUALERNI Gualberto a cura; saggi di RANCI ORTIGOSA Emanuele ONIDA Valerio BIANCHI Giovanni PARISI Arturo TURCHINI Angelo GUALERNI Gualberto”,”I cattolici degli anni ’70.”,” Populismo (pag 31) “”Un cenno va fatto anche alle istanze populistiche presenti nella tradizione dei cattolici che si sono sempre dimostrati particolarmente sensibili ai bisogni degli strati più poveri e degli emarginati. Indubbiamente talune versioni del populismo sono spesso servite a celare la realtà della struttura di classe e delle sue dinamiche oggettive e tuttora fungono da alibi nei confronti di suggestioni moderate o addirittura reazionarie o all’opposto per fughe demagogiche. Tuttavia quando questa tradizione riesce a liberarsi da tali incrostazioni, rigenerandosi attraverso una feconda saldatura con le prospettive anticapitalistiche e di classe, è in grado di esprimere un positivo contributo all’aggregazione di un blocco sociale alternativo. I militanti che hanno alle spalle questa tradizione si sono trovati in prima fila nello sforzo di coinvolgere l’intero movimento operaio in un impegno serrato sui problemi del sottoproletariato e del proletariato marginale per coinvolgerli, al fianco e dentro le organizzazioni dei lavoratori, in esperienze di partecipazione attiva alla lotta per l’emancipazione della propria condizione. E ciò ha permesso al movimento operaio stesso di superare antichi schematismi che portavano a una drastica sottovalutazione nei riguardi degli strati sociali in questione e del loro ruolo potenziale in ordine all’allargamento delle alleanze della classe. L’attualità di questa problematica rispetto al dibattito politico e sindacale è di immediata percezione”” [dal saggio di Gualerno Gualerni e Emanuele Ranci Ortigosa, ‘Questione cattolica e questione italiana: evoluzione e prospettive del «mondo cattolico»] Cattolici e pensiero marxiano (pag 33)”,”RELC-386″
“GUALINO Riccardo”,”Frammenti di vita.”,”Gualino (Riccardo), industriale italiano (Biella 1879 – Pian dei Giullari, Firenze, 1964). Fondò la Snia (poi Snia Viscosa), l’ industria dolciaria UNICA e l’ Unione italiana cementi; all’inizio del secondo dopoguerra svolse la propria attività anche nel campo della produzione cinematografica (Lux Film). Fu anche grande collezionista d’ arte. Enciclopedia Rizzoli Larousse 2000 – Copyright RCS Libri S.P.A.”,”ITAE-035″
“GUALMINI Elisabetta”,”La politica del lavoro.”,”Elisabetta Gualmini, dottore di ricerca in Scienza della politica, lavora presso il Centro di Analisi delle Politiche Pubbliche dell’Università di Bologna.”,”ECOS-017″
“GUALTIERI Roberto SPAGNOLO Carlo TAVIANI Ermanno a cura, saggi di Giuseppe VACCA Angelo ORSI Lucio VILLARI Albertina VITTORIA Mario BELARDINELLI Aldo AGOSTI Anna DI-BIAGIO Elena DUNDOVICH Maria Teresa GIUSTI Francesco BENVENUTI Paolo POMBENI Silvio PONS Jonathan HASLAM Carlo SPAGNOLO Guido FORMIGONI Elena AGA-ROSSI Giovanni GOZZINI Renato MORO Ermanno TAVIANI Simona COLARIZI, testimonianze di Giulio ANDREOTTI e Giorgio NAPOLITANO”,”Palmiro Togliatti.”,”Saggi di Giuseppe VACCA Angelo ORSI Lucio VILLARI Albertina VITTORIA Mario BELARDINELLI Aldo AGOSTI Anna DI-BIAGIO Elena DUNDOVICH Maria Teresa GIUSTI Francesco BENVENUTI Paolo POMBENI Silvio PONS Jonathan HASLAM Carlo SPAGNOLO Guido FORMIGONI Elena AGA-ROSSI Giovanni GOZZINI Renato MORO Ermanno TAVIANI Simona COLARIZI, testimonianze di Giulio ANDREOTTI e Giorgio NAPOLITANO “”Sulla questione della cattura degli italiani, il 31 gennaio 1943, Vincenzo Bianco, all’epoca rappresentante del Partito comunista d’Italia all’interno del Comintern e responsabile dell’attività di propaganda antifascista tra i prigionieri italiani, scrisse una lettera a Togliatti nella quale, tra le altre cose, affrontava la questione dell’Armir, in considerazione dell’avvenuto sfondamento delle divisioni alpine, le ultime rimaste a difesa del fronte (…). Bianco chiedeva dunque a Togliatti di intervenire, per salvare almeno gli alpini, da poco catturati, dalle terribile marce fino ai campi, e appellandosi al “”tatto politico”” dimostrava di essere consapevole della reazione che avrebbe potuto avere Stalin a una simile interferenza, soprattutto in una fase della guerra così critica. La risposta di Togliatti a Bianco, del 15 febbraio-3 marzo 1943 (14), rivela il clima di tensione che si respirava nell’Urss in quegli anni e svela la mancanza di libertà d’azione, di capacità propositiva di fronte al potere staliniano, nonché la completa aderenza ai canoni del comunismo internazionale. Secondo Togliatti, Bianco era troppo “”sentimentale”” e con i suoi ragionamenti filantropici si discostava dalla posizione assunta dalla ‘leadership’ staliniana. (…) Il rifiuto di Togliatti di prendere qualsiasi iniziativa per salvare i prigionieri italiani, il tentativo di presentare la morte di migliaia di uomini come la giusta nemesi per aver partecipato alla guerra contro l’Urss e per non essersi dissociati da tale scelta lottando contro il fascismo dimostrano la totale accettazione della politica staliniana”” [Maria Teresa Giusti, Togliatti e i prigionieri dell’ARMIR] [(in) …] (pag 155-156)”,”PCIx-354″
“GUALTIERI Roberto”,”L’8 settembre dei partiti. Alle origini della democrazia italiana.”,”In apertura citazione manoscritta di uno scritto di Lenin ‘in America’, dicembre 1912 ‘sulla politica borghese della classe operaia se questa dimentica i suoi scopi…per apparenti miglioramenti'”,”ITAP-039-FV”
“GUARDUCCI Annalisa a cura; saggi di Philippe CONTAMINE Jerzy TOPOLSKI Juozas JURGINIS Charles VERLINDEN Jean-Pierre BERTHE Pierre DOCKES Sergio ANSELMI N.A. GORSKAJA e S.M. KACHTANOV Marcel COUTURIER Alberto COVA Mariusz KULCZYKOWSKI Peter LASLETT Rolf SPRANDEL Antonio Ivan PINI Charles M. DE-LA-RONCIERE Bernard CHEVALIER Emiliano FERNANDEZ DE PINEDO Walter ENDREI Spyros ASDRACHAS Charles WILSON Ulf DIRLMEIER A.A. SVANIDZE Donald C COLEMAN Raffaello VERGANI Daniel ROCHE Giorgio COSTAMAGNA Antoni MACZAK Fritz BLAICH Elena BRAMBILLA Ennio POLEGGI”,”Forme ed evoluzione del lavoro in Europa: XIII-XVIII secc.”,”Saggi di Philippe CONTAMINE Jerzy TOPOLSKI Juozas JURGINIS Charles VERLINDEN Jean-Pierre BERTHE Pierre DOCKES Sergio ANSELMI N.A. GORSKAJA e S.M. KACHTANOV Marcel COUTURIER Alberto COVA Mariusz KULCZYKOWSKI Peter LASLETT Rolf SPRANDEL Antonio Ivan PINI Charles M. DE-LA-RONCIERE Bernard CHEVALIER Emiliano FERNANDEZ DE PINEDO Walter ENDREI Spyros ASDRACHAS Charles WILSON Ulf DIRLMEIER A.A. SVANIDZE Donald C COLEMAN Raffaello VERGANI Daniel ROCHE Giorgio COSTAMAGNA Antoni MACZAK Fritz BLAICH Elena BRAMBILLA Ennio POLEGGI Presidente onorario dell’ Istituto Datini A. FANFANI, presidente Ottone MAGISTRALI Segretario generale Mario BELLANDI, Comitato scientifico, Presidente Fernand BRAUDEL Vicepresidente Aldo DE-MADDALENA Direttore Guido PAMPALONI. Del comitato scientifico fanno parte tra gli altri Carlo M. CIPOLLA, Luigi DE-ROSA, Giorgio DORIA, Jean FAVIER Aleksander GIEYSZTOR Giorgio MORI Alberto TENENTI “”Il lavoro sotterraneo è duro e pericoloso, ma i ritmi – almeno nell’ impresa pubblica – sembrano relativamente contenuti, e l’ amministrazione è tollerante e paterna. Gli orari di lavoro – otto ore tra mattina e pomeriggio – soo assai elastici, le festività numerose, tali che le giornate effettivamente lavorative, escluse anche le domeniche e i mezzi sabati, sono sulle 210-220 l’ anno. Per di più vi è l’ uso che i minatori, divisi in due gruppi, operino a settimane alterne: non solo per concedersi una settimana ‘di respiro’ rispetto alla durezza del loro compito, ma anche per occuparsi, quando la stagione sia adatta, dei lavori della campagna.”” (pag 626-627, Raffaello Vergani, Tecnologia e organizzazione del lavoro nell’ industria veneta del rame, secoli XVI-XVIII)”,”CONx-137″
“GUARESCHI Giovanni”,”Italia provvisoria. Album del dopoguerra.”,”Campagna elettorale 1948 del Fronte popolare Garibaldi: “”Masaryk è stato ucciso dall’imperialismo americano”” (sul colpo ‘comunista’ in Cecoslovacchia) “”Votare comunista per assicurarci maggiuri aiuti dagli americani”” (pag 178)”,”ITAS-017-FSD”
“GUARINI Renato TASSINARI Franco”,”Statistica economica. Problemi e metodi di analisi.”,”Renato Guarini è preside della Facoltà di Scienze statistiche dell’Università di Roma La Sapienza, dove insegna Statistica economica. Franco Tassinari insegna statistica economica nella Facoltà di Scienze statistiche dell’Università di Bologna.”,”STAT-015-FL”
“GUARINI Ruggero SALTINI Giuseppe”,”I primi della classe. Il “”culturocomunismo”” dal 1944 al 1984. Un’antologia per ricordare.”,”””Uniti e compatti seguivano i loro capi”” (Omero) “”Il popolo è oppio per il popolo”” (T.W. Adorno) (in apertura) BREVI BIOGRAFIE DI M. ALICATA M. ARGENTIERI U. ATTARDI U. BARBARO R. BATTAGLIA GIOVANNI BERLINGUER G. BERTI R. BIANCHI-BANDINELLI G. BOFFA A. BORRELLI M. CAPRARA U. CASIRAGHI L. CAVALLO U. CERRONI T. CHIARETTI R. DAL-SASSO R. DE-GRADA A- DEL-GUERCIO M. DE-MICHELI F. DI-GIAMMATTEO A. DONINI E. D’ONOFRIO S. FE’ D’OSTIANI L. FERRANTE G. FERRATA G. FERRETTI G. GARRITANO V. GERRATANA P. GOBETTI L. GRUPPI R. GUTTUSO M.T. LANZA DE LAURENTIS C. LIZZANI L. LOMBARDO RADICE L. LUCIGNANI MA. MACCIOCCHI C. MALTESE GASTONE MANACORDA GIULIANO MANACORDA MARIO ALIGHIERO MANACORDA C. MARCHIESI A. MEOCCI D. MICACCHI E. MUZII A. NATTA A. PANCALDI P. PARDO G. PEIRCE L. PESTALOZZA E. PETRI F. PLATONE G. PONTECORVO G. PUCCINI L. QUAGLIETTI M. RAGO P. RICCI G. RICCIOLI F. RODANO C. SALINARI V. SANSONE A. SAVIOLI A. SCAGNETTI B. SCHACHERL E. SERENI A. SERONI M. SPINELLA P. SPRIANO M. TANNENBAUN R. TEDESCHI P. TOGLIATTI G. TOTI GIULIO TREVISANI LUCA TREVISANI A. TROMBADORI G. TROMBATORE E. VALENTE M. ZAFRED R. ZANGRANDI Dono volume di M. Caprini”,”PCIx-518″
“GUARINO Mario”,”I mercanti del Vaticano. Affari e scandali l’ industria delle anime.”,”Mario GUARINO collabora al settimanale economico ‘Il Mondo’. Tra le sue pubblicazioni: – Berlusconi. Inchiesta sul Signor TV. KAOS. 1993 con Giovanni RUGGERI -L’Italia della vergogna. LASER. 1995 -I santuari proibiti. LASER. 1996″,”RELC-047″
“GUARINO Antonio”,”Spartaco. Analisi di un mito.”,”GUARINO A. è professore di diritto romano all’Università di Napoli. Ha pubblicato nel 1975 ‘La rivoluzione della plebe’. “”Fu appunto nel nome di lui che vennero inviate, a partire dal 27 gennaio 1916, quelle famose ‘lettere politiche’, tutte firmate ‘Spartacus’ o ‘Spartakus’, da cui derivò in Germania, nel bene o nel male delle sue agitate vicende, il movimento spartachista, lo ‘Spartaksbund’ di due grandi vittime, ma non perciò di due sconfitti: Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg. Le fortune di Spartaco come simbolo del proletariato in rivolta furono ancora accresciute, particolarmente nell’area sovietica, dall’intervento di Lenin e di Stalin. La voce di Lenin si fece sentire sopra tutto quando nel 1930, fu pubblicato postumo lo scritto ‘Sullo Sato’: un’opera in cui Spartaco viene celebrato come l’eroe di una delle più grandi rivolte servili della storia, alla quale si deve uno tra gli scuotimenti più forti subiti dal sistema sociale ed economico romano””. (pag 14)”,”STAx-220″
“GUARINO Giuseppe”,”Quale costituzione? Saggio sulla classe politica.”,”GUARINO Giuseppe è professore di diritto amministrativo nell’Università di Roma. Ha insegnato diritto costituzionale a Sassari e a Siena e diritto pubblico a Napoli e Roma. Ha scritto tra l’altro: “”Il presidente della Repubblica italiana””.”,”ITAP-155″
“GUARINO Antonio”,”La rivoluzione della plebe.”,”Antonio Guarino professore di Istituzioni di diritto romano e di Diritto romano nell’Università di Napoli, è ordinario di materie romanistiche da oltre trent’anni. Ha studiato in particolare il diritto romano pubblicando monografie e articoli.”,”STAx-031-FV”
“GUARINO Giuseppe TONIOLO Gianni a cura, collaborazione di Alfredo GIGLIOBIANCO Giuseppe SANTONOCITO Raffaele SGRULLETTA, saggi di Gianni TONIOLO Giuseppe GUARINO”,”La Banca d’Italia e il sistema bancario, 1919-1936.”,”””Durante i primi mesi del 1921, la polemica tra i Perrone e il gruppo dirigente della Commerciale assunse toni pubblici sempre più accesi con campagne di stama condotte senza esclusione di colpi, compreso l’insulto personale”” (pag 23) (Toniolo, Il profilo economico)”,”ITAE-073-FP”
“GUARINO Giuseppe”,”I soldi della guerra. Gli Stati Uniti: spesa militare, innovazione, economia globale.”,”Giuseppe Guarino (Napoli, 15 novembre 1922 – Roma, 17 aprile 2020[1]) è stato un giurista, politico e accademico italiano. Biografia (wikip) Allievo del liceo Antonio Genovesi di Napoli, caporale maggiore in zona di operazioni nel 1943, fu primo classificato all’esame di procuratore legale nel 1944. Intrapresa la carriera accademica, insegnò all’Università di Sassari nel 1948, poi fu docente di diritto costituzionale a Siena, a Napoli, a Roma. “”All’inizio della sua carriera venne mandato negli Stati Uniti e in Messico a studiare l’industria petrolifera e incrociò la Montedison di Eugenio Cefis””.[2] Dal 1967 al 1987 fu sindaco della Banca d’Italia[3], veste nella quale – secondo Paolo Savona – divenne “”il vero consigliere occulto nell’epoca Carli””[4]. Deputato per la Democrazia Cristiana nella X Legislatura, nel 1987 fu Ministro delle finanze nel governo Fanfani VI, e in seguito Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato e Ministro delle partecipazioni statali nel governo Amato I, dal 1992 al 1993; è stato l’ultimo titolare della delega alle partecipazioni statali[5] prima della soppressione del ministero, abolito dal referendum abrogativo del 1993[6]. Noto giurista, fu uno dei primi professori ordinari di Diritto pubblico alla Sapienza – Università di Roma. Europeista convinto all’epoca dei padri fondatori dell’Unione europea, Guarino divenne in seguito un forte critico dell’euro. Sostenne inoltre tra l’altro l’illegittimità del fiscal compact.[7] È morto a Roma il 17 aprile 2020, all’età di 97 anni.”,”USAQ-006-FV”
“GUARNASCHELLI Emilio a cura di Nella MASUTTI”,”Una piccola pietra. Le lettere di un operaio comunista morto nei gulag di Stalin.”,”Emilio GUARNASCHELLI, giovane operaio comunista, visse con entusiasmo i suoi primi mesi in URSS, ma nel 1935, durante una massiccia ondata di arresti venne condannato a cinque anni nel campo di Pinega, oltre il circolo polare artico. Questo libro documenta, attraverso le lettere raccolte dalla sua ragazza di allora, Nella MASUTTI, la presa di coscienza delle persecuzioni staliniane, la sofferenza, la fame, la solitudine della prigionia, fino alla morte avvenuta all’ età di 28 anni, nel 1939. In appendice le lettere del fratello Mario ad Emilio, in cui Mario prende in buona sostanza per buone le accuse dello stalinismo e invita il fratello alla sottomissione.”,”RUSS-077″
“GUARNER Vicente”,”Cataluña en la guerra de España, 1936-39.”,”Errori commessi (pag 373) Repubblicani: Mancanza di ufficiali subalterni preparati Vicente Guarner. Nato nel 1893 (Baleari) e cresciuto in Barcellona, nel 1908 entra nell’accademia di fanteria a Toledo uscendone come sottotenente nel 1911. Ottiene il diploma in Stato Maggiore nel 1919. Diventato comandante, viene poi nomimato capo della 7° brigata di fanteria a Barcellona. Nel 1935 fu designato professore di tattica della Scuola Superiore di Guerra di Madrid. Tornato a Barcellona diventa capo superiore dell’ Ordine pubblico di Catalogna. Durante la guerra civile ottiene la carica di sottosegretario alla difesa del Governo della Generalidad de Calaluna, capo dell’esercito di Aragona (marzo-giugno 1937) membro dello Stato Maggiore sezione operazioni. Esiliato in Messico svolse attività come colonello della forza aerea messicana e poi dirigente del Banco de la Propiedad y de la Industria de Mexico e altro.”,”MSPG-217″
“GUARNIERI Mario”,”I consigli di fabbrica.”,”””Affermato quindi il suo criterio favorevole alla costituzione delle organizzazioni per industria, il Tasca passava a trattare il problema dei rapporti tra consigli di fabbrica e sindacato. Aderendo alla tesi di Zinoviev dichiarava di respingere la concezione del Sindacato che ne fa “”un’ unione duratura di salariati di una industria allo scopo di migliorare le condizioni di lavoro e combattere il loro peggioramento entro i limiti posti dall’ economia capitalistica”” e di ritenerlo invece l’ organismo che “”difendendo l’ operaio salariato entro lo schema del sistema borghese tende a liberare il proletariato dalla schiavitù del capitale, il che non può fare se non sospingendolo a superare i limiti dell’ economia capitalistica sostituendole la propria economia””. Il Tasca non è dunque per la negazione del Sindacato, ma è ugualmente contrario alla tesi degli anarchici che lascerebbero al sindacato la pura funzione della resistenza, e alla tesi dei riformisti che vorrebbero il sindacato al disopra dei consigli, i quali vorrebbero ridotti ad essere soltanto dei puri organismi tecnici di preparazione alla futura gestione della fabbrica””. (pag 109)”,”SIND-051″
“GUARRACINO Scipione”,”Storia degli ultimi cinquant’anni. Sistema internazionale e sviluppo economico dal 1945 a oggi.”,”GUARRACINO è Condirettore della rivista ‘I viaggi di Erodoto’. Ha scritto varie opere tra cui: – Storiografia e didattica della storia (EDITORI RIUNITI. 1983) -Il Fascismo. 1998 (con DE-BERNARDI A.) -Dizionario di storia. 1995 (idem)”,”RAIx-056″
“GUARRACINO Scipione”,”Mediterraneo. Immagini, storie e teorie da Omero a Braudel.”,”GUARRACINO S. insegna metodologia della storia presso la facoltà di Scienze politiche di Firenze. Per la Bruno Mondadori ha collaborato a diversi dizionari (storiografia, fascismo, storia). “”Più sconosciuto dell’ esuberante India restava l’ Atlantico. Che cosa c’era al di là della massa grigia delle sue acque? Platone aveva immaginato un paese di utopia, il continente Atlantide, posto al di là delle colonne d’ Ercole in mezzo all’ Oceano, un “”vero mare”” se confrontato con “”il porto d’angusto ingresso”” che è il Mediterraneo (Timeo, 25a). L’ immensità dell’ Oceano, nel quale si vaga “”alla scoperta dell’ ignoto”” ricompare anche nelle ‘Naturales quaestiones’ di Seneca (III, Praef. 10), che però in altro punto scrive: “”quanta è mai la distanza fra i più remoti lidi della Spagna e l’ India? Un percorso di pochissimi giorni, se la nave fila col vento in poppa”” (I, Praef. 13). Questa frase colpì moltissimo Cristoforo Colombo, ma non va letta fuori dal suo contesto e dal suo prevalente intento etico.”” (pag 130)”,”STOS-129″
“GUARRACINO Scipione”,”Storia degli ultimi sessant’anni. Dalla guerra mondiale al conflitto globale.”,”Scipione Guarracino insegna Metodologia della storia presso la facoltà di Scienze politiche di Firenze. Oltre alle parti medievale e moderna di alcuni manuali per le scuole secondarie superiori, ha scritto diversi lavori in materia di didattica della storia, metodologia e storia della storiografia.”,”RAIx-033-FL”
“GUARRACINO Scipione”,”Storia degli ultimi cinquant’anni. Sistema internazionale e sviluppo economico dal 1945 a oggi.”,”Scipione Guarracino insegna Metodologia della storia presso la facoltà di Scienze politiche di Firenze. Oltre alle parti medievale e moderna di alcuni manuali per le scuole secondarie superiori, ha scritto diversi lavori in materia di didattica della storia, metodologia e storia della storiografia.”,”STOx-057-FL”
“GUASCO Maurilio”,”Fascisti e cattolici in una città rossa. I cattolici alessandrini di fronte al fascismo, 1919-1939.”,”Maurilio Guasco (Solero, 1939) ha studiato nelle università di Roma, Parigi, e Torino. Si occupa di storia politica-religiosa. Ha pubblicato ‘Romolo Murri e il modernismo’ (1968).”,”RELC-006-FMB”
“GUASTINI Riccardo”,”Marx: dalla filosofia del diritto alla scienza della società. Il lessico giuridico marxiano (1842-1851).”,”Riccardo GUASTINI (Genova, 1946) è professore incaricato di filosofia del diritto nell’ Università di Sassari ed assistente della stessa materia nell’ Università di Genova. Ha collaborato a varie riviste tra cui ‘Movimento operaio e socialista’. Tra i suoi lavori ‘La teoria generale del diritto in URSS’ (1971), ‘La formazione imperialistica mondiale e le contraddizioni della nostra epoca’ (1972). “”””Tutte le collisioni della storia – leggiamo nella Deutsche Ideologie – hanno la loro origine nella contraddizione (Widerspruch) tra le forze produttive e la forma di relazioni (Vekehrsform)””. Questa contraddizione “”si è già manifestata più volte nella storia fino ad oggi… (e) ogni volta dovette esplodere in una rivoluzione, assumendo in pari tempo diverse forme accessorie, … come collisioni di diverse classi, contraddizione della coscienza, lotta ideologica, ecc., lotta politica, ecc.””. (…) La legge generale sembra dunque essere questa. Di regola, tra forze produttive e rapporti di produzione vi è un qualche tipo di “”corrispondenza””. Ad esempio, è certo impensabile una produzione prevalentemente agricola e secondariamente artigianale- come quella feudale- entro rapporti di produzione capitalistici; e, reciprocamente, non è possibile la grande industria entro rapporti di produzione feudali. Tuttavia, a un certo grado di sviluppo delle forze produttive, questa corrispondenza viene meno, si muta in contraddizione: quelle date forze produttive non possono più essere contenute, come per il passato, in quei dati rapporti; (…). La descritta contraddizione è appunto il fondamento materiale, o – con le parole di Marx – il “”presupposto pratico assolutamente necessario”” di qualsiasi rivoluzione””.”,”MADS-330″
“GUASTINI Riccardo”,”I due poteri. Stato borghese e Stato operaio nell’analisi marxista.”,”GUASTINI R. ha vinto la cattedra di Dottrina dello Stato nel 1976 e insegna (1978) teoria generale del diritto a Genova. Fa parte della redazioen di ‘Classe’ e ‘Critica del diritto’. Ha scritto vari libri.”,”TEOC-498″
“GUASTINI Riccardo”,”Marx: dalla filosofia del diritto alla scienza della società. Il lessico giuridico marxiano (1842-1851).”,”Riccardo Guastini (Genova, 1946) è professore incaricato di filosofia del diritto nell’Università di Sassari ed assistente della stessa materia nell’Università di Genova (1974). Ha collaborato a varie riviste tra cui ‘Movimento operaio e socialista’. Tra i suoi lavori ‘La teoria generale del diritto in URSS’ (1971), ‘La formazione imperialistica mondiale e le contraddizioni della nostra epoca’ (1972). Marx critico delle ideologie. “”Nella ‘Deutsche Ideologie’, Marx raggruppa sotto il termine «ideologia» la morale, la religione, la metafisica, in generale tutte le forme di coscienza (101). Egli lascia anche intendere, qua e là (102), che l’ideologia in genere si identifica senz’altro con il suo rappresentante più tipico: l’idealismo tedesco, e in specie quello della sinistra hegeliana (che è propriamente: «l’ideologia tedesca»). Se però l’interprete accettasse questa limitata visuale, si precluderebbe l’indagine sugli aspetti in realtà più significativi del Marx critico delle ideologie (anche se tali aspetti non rientrano, a rigore, nella problematica originale del materialismo storico). Abbiamo già commentato sopra, in via incidentale, un passo tratto dal ‘Manifesto’ in cui Marx (con Engels) svela il segreto apologetico dei concetti di «natura» e «ragione» (103). Questo tipo di tematica è ricorrente in tutta l’opera di Marx: si veda la critica a Hugo (104) e quella a Hegel (105) del Marx giovane, quella all’economia politica del Marx maturo. Anche nelle opere che qui studiamo (specialmente, poi, nella ‘Misère de la philosophie’), l’esempio citato non è isolato”” (pag 263-264) [Riccardo Guastini, Marx: dalla filosofia del diritto alla scienza della società. Il lessico giuridico marxiano (1842-1851), Il Mulino, Bologna, 1974] [Riccardo Guastini (Genova, 1946) è professore incaricato di filosofia del diritto nell’Università di Sassari ed assistente della stessa materia nell’Università di Genova (1974). Ha collaborato a varie riviste tra cui ‘Movimento operaio e socialista’. Tra i suoi lavori ‘La teoria generale del diritto in URSS’ (1971), ‘La formazione imperialistica mondiale e le contraddizioni della nostra epoca’ (1972)] [(101) DZ, 1206; MEOC, V, 22; (102) Cfr. Le voci «Idealismus», «Idee», «Ideologie»; (103) Cfr. supra, par. 4; (104) Cfr. supra, parte prima , III; (105) Cfr. supra, parte seconda, II]”,”MADS-035-FF”
“GUASTINI Riccardo; LEVRERO Renato”,”Nicos Poulantzas, ‘Fascisme et dictature. La troisième Internationale face au fascisme’, Paris, Maspero, 1970, pp. 402 (Guastini); Thomas Lowit, ‘Le syndicalisme de type soviétique’, Paris, A. Colin, 1971 (Levrero).”,”

“”N. Poulantzas, studioso di scuola althusseriana è già noto per un ampio lavoro di filosofia giuridica (‘Nature des choses et droit. Essai sur la dialectique du fait et de la valeur’, Paris, 1964); (…) ma soprattutto per ‘Pouvoir politique et classes sociales de l’Etat capitaliste’ (Paris, 1968, trad. it. Roma, 1971), ampio lavoro di sistemazione della teoria marxista-leninista dello Stato e dei suoi rapporti con le classi, e al contempo critica della lettura storicistica di Marx. Egli tenta con questa ricerca di applicare ad una problematica particolare taluni dei concetti teorici già elaborati e predisposti nella sua opera precedente. Questo ‘Fascisme et dictature’ non è però lavoro di ricostruzione storiografica, bensì uno studio di «teoria politica» (p. 9). (…) In primo luogo, il fascismo si situa nello stadio ‘imperialista’ del capitalismo. L’imperialismo, però, non è semplicemente un fenomeno economico: ad esso, in quanto stadio economico determinato del modo capitalistico di produzione, corrispondono altrettanto determinate modificazioni anche ai vari livelli della sovrastruttura (politica, ideologia, diritto, ecc.) ed una loro nuova articolazione rispetto all’economia. Del tutto giustamente P. mette in evidenza che, allo stadio imperialista del capitalismo, alle ben note trasformazioni (analizzate da Lenin) nella struttura economica fanno riscontro un «ruolo nuovo» dello Stato, di cui è manifestazione un particolare interventismo nell’economia, e la formazione, sotto numerose varianti, dell’ideologia imperialista. Questo vale al livello di una singola formazione sociale nazionale, ma è altrettanto vero nel campo internazionale. Infatti è soltanto nella considerazione congiunta di economia, politica e ideologia, che è possibile fondare i concetti di «catena imperialista» e di «sviluppo ineguale» dei suoi anelli. «Lo sviluppo ineguale della catena imperialista significa tra l’altro che, a parte l’anello più debole, gli altri anelli non hanno la medesima potenza: sono anch’essi ‘relativamente’ più deboli e più forti. ‘In termini propri, la forza degli uni dipende ormai direttamente dalla debolezza degli altri, e viceversa’». E, d’altro canto, l’anello più debole è tale perché in esso si concentrano tutte le contraddizioni economiche, politiche, e ideologiche, della catena. (…) Una delle parti più interessanti dell’elaborazione di P. attiene alla natura di classe della piccola borghesia (pp. 257-267), uno dei punti nodali della teoria marxista delle classi sociali. (…) Dopo aver analizzato il campo della lotta di classe P. dedica l’ultima parte de volume allo Stato fascista. In via preliminare egli compie una rivalutazione di Gramsci sotto il profilo della concezione dello Stato. In effetti, Gramsci ha il merito di aver aperto n campo di analisi (quasi) inesplorato dal pensiero marxista; egli ha insistito sul fatto che il dominio politico non è riducibile alla nuda forza, ma implica l’esercizio di una controllo ideologico che Gramsci chiamava ‘egemonia’ (si vedano in specie le ‘Note su Machiavelli’). Egli ha anche sottolineato che lo «Stato» include organismi abitualmente considerati privati, come la chiesa, le scuole, i sindacati, i partiti, l’apparato d’informazione. P. riprende questi temi gramsciani sviluppando una teoria degli ‘apparti ideologici di Stato’ (= AIS), già sbozzata da L. Althusser (‘Idéologie et appareils idéologiques d’Etat’, in ‘La Pensée’ giugno 1970, trad. it. in ‘Critica Marxista’, 1970, n: 5), con cui peraltro egli polemizza in più punti (pp. 327-338)”” (pag 279-282) [Riccardo Guastini, Nicos Poulantzas, ‘Fascisme et dictature. La troisième Internationale face au fascisme’, Paris, Maspero, 1970, pp. 402, ‘Libri’] [in ‘Movimento operaio e socialista’, Genova, n. aprile-giugno 1972]”,”INTT-343″ “GUATRI Luigi”,”Turnaround. Declino, crisi e ritorno al valore.”,”GUATRI Luigi è professore ordinario di Economia e direzione delle imprese, direttore dell’Istituto di Economia delle aziende industriali e commerciali dell’Università Bocconi di Milano. E’ stato rettore della Bocconi dal 1984 al 1989.”,”ECOA-015″ “GUCCERELLI Demetrio SESTINI Emilio”,”Bettino Ricasoli. I suoi tempi la sua opera e il suo dramma politico.”,”N° 1374 N° 1374 “”L’amor proprio del Conte di Cavour, che per un momento si era lusingato di avere aggiogato al suo carro anche il Barone di ferro, deve avere provato una ben crudele delusione quando dovette accorgersi che il silenzio e la acquiescenza del Ricasoli dipendevano solo dal fatto che egli aveva adottato i suoi metodi e congiurava per proprio conto””. (pag 184) “”Col Re, senza il Re, contro il Re””. “”Il Ricasoli aveva pensato che una Monarchia coraggiosa, illuminata e popolare servirebbe meglio alla formazione e allo sviluppo della Nazione che non la Repubblica democratica più facile ad abbandonarsi alla demagogia e al disordine. Ma se anche questa era la sua opinione, come lo era di Garibaldi e dei repubblicani che aveva accettato il programma “”Italia e Vittorio Emanuele””, egli era anzitutto e soprattutto unitario e voleva l’ Italia una, con qualunque programma e con qualunque uomo. Non era stato per viltà o per opportunismo che si era tratto indietro dopo essersi associato al Nicotera e al Mazzini, ma perché si era reso conto che il suo atteggiamento aveva finalmente spinto il Governo di Torino ad agire nel senso che voleva. La sua formula era “”Col Re, senza il Re, contro il Re””.”” (pag 192)”,”ITAB-230″ “GUCCIONE Eugenio”,”Luigi Sturzo. Il pensiero dei padri costituenti.”,”La guerra come fenomeno irrazionale. “”A giudizio dell’autore, che si muove da Sant’Agostino a San Tommaso, da Suarez a Grozio, da Rousseau a Kant, da Hegel a Marx, accettando o confutando le teorie del passato, si deve ammettere che, al pari della schiavitù, “”anche la guerra come istituto giuridico può decadere, se muteranno le altre condizioni che la rendono ancora efficace e attuale”” (12). A noi sembra che Sturzo, fedele ai criteri classici di ricerca, imperni l’intera opera sul seguente fondamentale sillogismo: ‘l’uomo, per sua natura, è un essere razionale’ (premessa maggiore); ‘la guerra, di per se stessa, è un fenomeno irrazionale’ (premessa minore); ‘l’uomo, sviluppando la sua razionalità, è portato di conseguenza ad eliminare la guerra’ (conclusione).”” (pag 84) (12) Le citazioni sono prese dall’edizione italiana: L. Sturzo, La Comunità internazionale e il diritto di guerra’, Zanichelli, Bologna, 1954, p. 197″,”TEOP-435″ “GUCCIONE Eugenio PASTORI Paolo CIURLIA Sandro FERRAROTTI Franco”,”L’idea di Europa in Carlo Curcio (Guccione); La riflessione filosofica-politica di Carlo Curcio tra rivoluzione e tradizione (Pastori); Bibliografia degli scritti di Carlo Curcio (Ciurlia).”,”Nato a Napoli nel 1898, volontario durante la prima guerra mondiale, aderisce su posizioni filosofico-idealistiche al fascismo, collabora a ‘Critica fascista’ (dal 1924) e a ‘Lo Stato’ (dal 1930), insegna storia delle dottrine politiche a Perugia (dal 1928) e alla Cesare Alfieri di Firenze dal 1950. Si occupa delle matrici profonde del pensiero politico italiano (fra romanità, medioevo e rinascimento, controriforma e ragion di Stato), e riconsidera il pensiero politico meridionale settecentesco e l’illuminismo europeo. La sua opera fondamentale è ‘Europa. Storia di un’idea’. Muore nel 1971.”,”TEOP-564″ “GUCHET Yves”,”Georges Sorel, 1847-1922. “”Serviteur désintéressé du proletariat””.”,”GUCHET è agregé di diritto pubblico e di scienze politiche. E’ professore universitario. Insegna storia delle idee politiche a Paris X.”,”TEOC-189″ “GUDERIAN Heinz Generaloberst”,”A la tete des panzers. Souvenir d’un soldat.”,”prefazione del Colonnello COSSE’-BRISSAC. GUDERIAN nato nel 1888 a Kulm sulla Vistola, a 13 anni è già allievo della Scuola cadetti di Karlsruhe. A 19 anni è nel X° Battaglione Cacciatori di Hannover. Con la 1° GM si ritrova tenente sia nelle unità combattenti che nello Stato maggiore. Con l’armistizio, G. comincia ad interessarsi ad un’arma nuova di cui scopre a poco a poco che, se utilizzata con una tattica appropriata, permette importanti progressi nella strategia offensiva: i carri armati d’ assalto. Piazzato nel 1939 al comandoa del 19° corpo blindato, incaricato dell’affare di Sedan nel mese di maggio 1940, ottiene da HITLER di potersi muovere a suo modo ottenendo i successi che tutti conoscono. Dal 1941 G. comincia ad urtarsi con HITLER e la rottura sarà totale quando si ritirerà davanti a Mosca. Arrestato nel 1945 dagli americani, morirà nel 1954.”,”QMIS-031″ “GUDKOV Lev ZASLAVSKY Victor, Saggio di Rotislav KAPELIUSHNIKOV”,”La Russia postcomunista da Gorbaciov a Putin.”,”Lev Gudkov è professore di Sociologia e vicedirettore del Centro studi sull’opinione pubblica “”Jurij Levada”” (Mosca). Ha pubblicato, tra l’altro, L’identità negativa. Victor Zaslavsky è docente di Sociologia politica alla Luiss Guido Carli di Roma. Direttore del Centro “”Transition Studies”” e condirettore della rivista “”Ventunesimo secolo””. Tra le sue pubblicazioni recenti: Lo stalinismo e la sinistra italiana. Dal mito dell’URSS alla fine del comunismo 1945-1991, e Storia del sistema sovietico: l’ascesa, la stabilità, il crollo.”,”RUSx-191-FL” “GUDMUNDSSON Bruce I., a cura di Fabio MINI”,”Sturmtruppen. Origini e tattiche.”,”L’autore è Maggiore della Riserva dei Marines in congedo e storico militare. Ha insegnato alla Scuola di Comando del Corpo dei Marines di Quantico, Virginia, all’Accademia Militare di Sandhurst e all’Università di Oxford. Ha pubblicato tra l’altro ‘On Artillery’ e ‘On Fantery’ e ha curato l’edizione di ‘Inside the Africa Korps’. Fabio Mini è Generale di Corpo d’Armata, ispettore per il Reclutamento e le Forze di Complemento dell’Esercito e Vice Presidente del Consiglio Superiore delle Forze Armate Italiane. ‘Durante la Seconda guerra mondiale si accentua, ad opera degli inglesi e degli americani, il fenomeno dell’isolamento delle truppe “”speciali”” da quelle regolari. La necessità dell’assalto non riguarda più il livello tattico ma quello strategico e quindi la distanza d’intervento si estende e lo scopo, pur rimanendo essenzialmente lo stesso si sposta all’acquisizione d’informazioni penetrando in territorio nemico, allo sconvolgimento delle linee arretrate e alla costituzione di fronti interni, al controllo del territorio occupato e allo stesso controllo dei propri dispositivi. In Germania, Unione Sovietica, Gran Bretagna e Stati Uniti unità “”speciali”” vengono costituite al servizio degli organismi d’intelligence, di propaganda (guerra psicologica) e di polizia. La loro azione non sarà più soltanto in tempo di guerra e contro un avversario belligerante, ma anche in tempo di pace e contro nazioni non belligeranti e perfino alleate. Queste organizzazioni, tuttora operanti e mostruosamente potenti, hanno comunque la matrice comune dello spirito ardito, della follia e della voglia di ribaltare gli schemi consueti. In Gran Bretagna è giovane maggiore, David Stirling a fondare nel 1941 le S.A.S (Special Air Service). Montgomery disse di Stirling: “”il ragazzo è completamente pazzo, ma spesso in guerra c’è posto per i pazzi””. Stirling reinventa le truppe d’assalto facendo le stesse “”scoperte”” tecnologiche e tattiche dei tedeschi e degli Arditi della Prima guerra mondiale. Nel dopoguerra il governo tenta di disfarsi di tutti “”gli eserciti privati”” incluse le SAS. A Stirling viene offerto di rimanere in servizio nelle unità regolari. Rifiuta e si organizza partecipando a tentativi di colpi di stato nello Yemen. Più tardi fonda la ‘Watchguard’ una compagnia di mercenari che diventa famosa per ferocia ed efficienza in tutto il Commonwealth. (…) Anche le forze speciali americane iniziano la loro storia nel periodo 1941-1942 con i 1° battaglione ‘Rangers’ (Darby’s Rangers’, dal nome del maggiore che lo volle e fondò) mettendo assieme un gruppo di americani e canadesi a Fort Harrison nel Montana. Nel 1941, tuttavia, aveva preso vita un’organizzazione centrale denominata ‘Office of Strategic Services – OSS – che aveva lo scopo di infiltrare nuclei di due o tre uomini dietro le linee avversarie e nei paesi occupati per collegarsi con la resistenza locale o con possibili collaboratori. (…). I russi hanno forze speciali (‘Spetsnaz’ che hanno una origine identica all’OSS americano ma in anticipo di 20 anni’ (pag 54-55, 57)] [Fabio Mini, Prefazione]”,”QMIP-279″ “GUÉNO Jean-Pierre a cura”,”Paroles de poilus. Lettres et carnets du front 1914-1918.”,”GUÉNO Jean-Pierre, storico, ha diretto per sette anni lo sviluppo culturale della Bibliothèque nationale, poi le éditions de Radio France per dodici anni. Jean Dron, 12 septembre 1915: “”Ceux qui font les articles de journaux souffrent moins que moi “”(…). C’est facile avec la peau des autres de dire: Nous les aurons. Ça sera long, mais nous tiendrons juste un jour de plus qu’eux. S’ils veulent les avoir ils feraient pas mal de venir les chercher et les prendre. Moi je donnerais bien ma part. Mais il sont à l’arrière, roulent les autos et avant ils faisaient raser la moustache pour les défigurer à des hommes qui maintenant tiendraient aussi bien le volant qu’eux. Il y en a de la fourrée partout de leur sale guerre, sauf dans le tranchées où nous ne sommes que de malheureux travailleurs de tous métiers, et eux font la bombe à l’arriere. Et quand par hasard un des leurs paye de sa peau, toute la presse en parle. On dirait que c’est le dernier de leur race. C’est pour dire à l’opinion publique, ma petite chérie, vous voyez, il en tombe aussi bien des nôtres que des vôtres. Ceux qui sont parmi nous comme gradés, ça se comprend. Si tu avais vu comme ils se font bien servir, ils se font monter le champagne par ballots, fument de gros cigares et touchent du tabac fin. Même les dons, ils regardent dedans et prennent ce qui leur convient. Cependant ils gagnent de l’or plus gros qu’eux et nous un sou par jour. (…)”” (pag 76)”,”QMIP-173″ “GUENZI Alberto PAOLI Maria Pia GRAGLIA Rosalba VOLPATO Mario MAROCCO Gianni LA-PIRA Gaetano FONTANA Giovanni FONTANA Biancamaria PORTINARO Pier Paolo TOSCANO Mario AGOSTI Aldo CAMURANI Ercole”,”Realtà e finzione nell’analisi di un processo produttivo (Guenzi); Marco Lastri: aritmentica politica e statistica demografica nella Toscana del ‘700 (Paoli e Graglia); Hume storico. Una prospettiva scozzese (Volpato); Giovanni Antonio Ranza e il «Monitore italiano politico e letterario per l’anno 1793» (Marocco); Classi e proprietà nelle campagne russe tra la riforma del 1861 e Stolypin (La Pira); Tra politica e storiografia: Ruggero Bonghi biografo di Valentino Pasini (G. Fontana); L’economia come «fisica sociale». Etica e sociologia nell’opera di Alfred Marshall (B. Fontana); Tipologie politiche e sociologia dello Stato. Gaetano Mosca e Max Weber (Portinaro); L’evoluzione del contratto di mezzadria in Toscana tra dopoguerra e fascismo (1919-1922) (Toscano); La formazione del quadro del Pci alla scuola del Comintern: Gastone Sozzi in Urss (1923-1925); La repubblica presidenziale nelle lettere di Einaudi e Vinciguerra (contributo alla bibliografia di Vinciguerra) (Camurani).”,” Contiene il saggio di Aldo Agosti: ‘La formazione del quadro del Pci alla scuola del Comintern: Gastone Sozzi in Urss (1923-1925) (pag 495-516) “”Sozzi fece parte del primissimo contingente di comunisti italiani residenti nell’Urss per un periodo di tempo non breve. In effetti è verso l’autunno del 1922, nell’imminenza del IV Congresso dell’Internazionale comunista, che sembra delinearsi nel gruppo dirigente del Pci l’orientamento a «distaccare» per alcuni mesi dei quadri nell’Unione Sovietica (7): non pochi membri delle delegazioni al IV Congresso dell’IC e al II Congresso dell’ISR si fermeranno nell’Urss più del previsto, mentre altri compagni, come appunto Sozzi, li raggiungeranno a fine dicembre”” (pag 496-497) “”Nella primavera del 1924, sembra per interessamento diretto di Trotsky, che era ancora Commissario alla guerra il gruppo degli italiani fu trasferito al Voennyi Politcenskii Institut Tolmacëv, anch’esso con sede nella città che, dalla morte di Lenin in gennaio, aveva ormai preso il nome di Leningrado (18). L’Istituto, che si intitolava al nome di un commissario politico dell’ Armata Rossa suicidatosi per non cadere vivo nelle mani dei «bianchi», era stato fondato il 25 maggio 1919, in applicazione della risoluzione sulla questione militare approvata nel marzo dall’VIII Congresso del partito comunista russo, che insisteva sulla necessità di rafforzare l’attività dei commissari politici nell’esercito (19). Il Tolmacëv era appunto un istituto destinato all’addestramento e al perfezionamento degli istruttori politici per l’Armata Rossa. Come ha bene messo in luce il Carr, il principale compito dei commissari politici nel periodo della NEP era divenuto quello non già di controllare la lealtà degli ex-ufficiali zaristi rimasti nell’Armata Rossa, che nessuno metteva più in dubbio, ma di verificare il morale dei soldati semplici, attraverso un lavoro di propaganda e di educazione politica che si rivelava estremamente importante in un esercito composto prevalentemente da contadini (20). Che cosa si studiava in questo istituto? «Nelle scuole militari – afferma John Erickson, il maggiore studioso dei problemi e della storia dell’organizzazione militare sovietica – gli allievi ufficiali studiavano materie militari, tecniche di combattimento, materie politiche, e ricevevano un’educazione scientifica e politico-militare» (21). Nel 1926, quando l’Istituto era ormai stato promosso dalla riforma Frunze al rango di «Accademia politico-militare», esso comprendeva due facoltà: una politico-militare e l’altra di cultura generale e pedagogica. Il programma generale di studi, inteso alla preparazione di quadri politici di alto livello e di personale destinato all’insegnamento politico in altri centri di educazione militare, comprendeva nove discipline: 1. Lavoro politico nell’Armata Rossa; 2. Studi di sociologia e di economia; 3. Strategia (istruzioni sulla guerra e la condotta delle operazioni; 3. Strategia (istruzioni sulla guerra e la condotta delle operazioni); 4. Tattica (condotta delle operazioni in combattimento); 5. Amministrazione militare; 6. Storia della guerra e della scienza militare; 7. Corso di artiglieria; 8. Ingegneria militare; 9. Geografia e statistiche militari (22). Queste notizie non sono forse prive di rilevanza, perché molti dei quadri italiani del Tolmacëv ebbero successivamente un ruolo di primo piano nella politica militare del PCI: Sozzi, come è noto, fu uno dei dirigenti dell’Ufficio V, D’Onofrio e Leone ricoprirono cariche di altissima responsabilità durante la guerra di Spagna, Antonio Cicalini organizzò e diresse corsi militari per i confinati a Ponza e a Ventotene e poi fu uno dei principali dirigenti della resistenza e dei GAP a Roma (23). Si deve quindi ritenere che una certa formazione militare fosse impartita anche nel gruppo di giovani comunisti italiani che frequentavano l’Istituto, o che comunque la «scienza militare» entrasse a far parte integrante della loro formazione di rivoluzionari professionali almeno attraverso la consuetudine quotidiana con gli altri corsisti e con la vita dell’Istituto in generale”” (pag 502-503) [Aldo Agosti: ‘La formazione del quadro del Pci alla scuola del Comintern: Gastone Sozzi in Urss (1923-1925)] [(in) Annali della Fondazione Luigi Einaudi, Torino, n. XII, 1978] [note (18) Sassano ha ricordato l’episodio, oltre che in ‘Comunisti italiani a Leningrado’, cit., nella sua prefazione a G. Sozzi, ‘Lettere dalla Russia, Cesena, 1975., pp. 10-11 e in «L’Unità» sotto la guida di Gramsci: il quotidiano del PCI dalla fondazione alle leggi speciali’, ‘Il Mulino’, XXIII, settembre-ottobre 1974; (19) E.H. Carr, ‘Il socialismo in un solo paese. I. La politica interna, 1924-1926’, Torino, 1968, pp. 844 e 845n; (20) Ivi, p. 872; (21) J. Erickson, ‘Storia dello Stato Maggiore sovietico’, Milano, 1963 cit., p. 204; (22) Ivi, Appendice II, p. 741; (23) Per d’Onofrio e Leone, in F. Andreucci – T. Detti, ‘Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico’, vol. II, pp. 244-247 [R. Martinelli] e vol. III, pp. 92-95 [G. Isola], Roma, 1976 e 1977. Per Cicalini cfr. P. Secchia, ‘L’azione svolta dal Partito comunista in Italia durante il fascismo’, Milano, 1970, ad nomen e, dello stesso, ‘Il Partito comunista italiano e la guerra di liberazione, 1943-1945’, Milano, 1973, ad nomen e in particolare p. 207 n.] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]”,”ANNx-011-FP” “GUERCETTI Emanuela VENTURI Antonello a cura”,”Tra populismo e bolscevismo. La costruzione di una tradizione rivoluzionaria in URSS (1917-1941). Il fondo russo della Biblioteca Feltrinelli.”,”Questo catalogo, secondo della serie della sezione russa della Biblioteca Feltrinelli, raccoglie il nucleo di epoca sovietica del Fondo Venturi. Esso comprende le pubblicazioni apparse in Unione Sovietica negli anni Venti e Trenta. Il catalogo comprende 237 tra libri o opuscoli e 162 periodici tutti in lingua russa.”,”ARCx-013″ “GUERCI Luciano RICUPERATI Giuseppe a cura; saggi di Giuseppe GIARRIZZO Roberto VIVARELLI Edoardo TORTAROLO Furio DIAZ Bronislaw BACZKO Daniel ROCHE Giuseppe GALASSO Luciano GUERCI Giuseppe RICUPERATI Ettore CINNELLA Abbott GLEASON Valentina A. TVARDOVSKAJA Pier Giorgio ZUNINO, testimoianze di Norberto BOBBIO Alessandro GALANTE GARRONE Giorgio VACCARINO, Paola BIANCHI Leonardo CASALINO”,”Il coraggio della ragione. Franco Venturi intellettuale e storico cosmopolita. Atti del Convegno internazionale di studi (Torino, 12-13-14 dicembre 1996).”,”Venturi e Alessandro Galante Garrone a proposito di Marx La critica di Franco Venturi a Galante Garrone: ‘Quanto a Marx, sei proprio sicuro che la sua sia tutta storiografia di partito?’ “”Per più di un anno, [Venturi] lesse di tutto (libri di storia, di economia, di filosofia) senza un programma preciso, ma solo per assimilare i risultati raggiunti dalla cultura sovietica nei vari campi delle scienze umane. Continuò anche a cercare in Russia documenti e libri utili per gli amici italiani, in particolare per Alessandro Galante Garrone, i cui studi su Buonarroti e sui giacobini egli seguiva con vivissimo interesse. Era stato Venturi a incoraggiare il giovane magistrato a farsi storico e ad approfondire le ricerche sul rivoluzionario toscano, al quale anch’egli s’era appassionato negli anni dell’esilio parigino (26). Quando, alla fine dell’estate 1947, uscì in Italia l’articolo belfagoriano di Galante Garrone (27), Venturi lo ricevé e, dopo averlo letto, ne discusse a lungo con l’amico lontano scrivendogli il 21 novembre 1947. Di questa missiva a noi può qui interessare soprattutto il cenno a Marx, per la lettura che vien suggerita dell’opera storica del filosofo di Treviri. Parlando dell’influenza della buonarrotiana ‘Conspiration pour l’égalité dite de Babeuf’ sulla successiva storiografia, Galante Garrone aveva voluto fortemente ridimensionare le vedute di Marx ed Engels sulla Rivoluzione francese: «La verità è che i giudizi storici di Marx e dello Engels sono stati assai sopravvalutati; che lo stesso Marx, nonstante certe momentanee velleità, non ebbe mai né la preparazione né l’abito mentale né un serio continuato proposito di scrivere la storia della convenzione o della rivoluzione francese. Il suo atteggiamento di fronte a questa non era molto dissimile, nonostante la distanza nel tempo, da quello del Babeuf: anch’egli si sentiva, in fondo, più ‘révolutionnaire’ che ‘historien’. Le memorie della rivoluzione dovevano servirgli come guida all’azione, come strumento di lotta. Il piano concepito a Parigi di una storia della convenzione, allargatosi a quello di una storia della rivoluzione francese come storia delle origini dello stato moderno, si sarebbe ancora ampliato di lì a poco, a Bruxelles, nel piano di una storia delle origini dello stato borghese. Ma non ne fece mai nulla. Troppo urgava in lui la passione politica, la necessità di un programma immediato, di una sistemazione ideologica. Gli apprezzamenti storici del Marx muovono da fini pratici, da intenti politici: costituiscono, come molta parte di quella letteratura che ad essi si è scolasticamente ispirata e confermata, “”storiografia di partito””, già luminosamente chiarita nella sua essenza dal Croce» (28). Venturi impugnò, con garbo, l’inappellabile sentenza dell’amico: «Quanto a Marx, sei proprio sicuro che la sua sia tutta storiografia di partito? Se non scrisse una storia delle origini dello stato moderno, scrisse però il ‘Capitale’, che è pure anche una storia». La simpatia mostrata in quegli anni da Venturi per Marx è da metter in relazione, senza dubbio, con la sua passione per la storia sociale. Si può anzi dire che quest’ultima disciplina occupava allora, assieme alla storia della storiografia, un posto eminente e prepotente negl’interessi e nei progetti di lavoro del giovane Venturi”” (pag 322-323) [Ettore Cinnella, ‘Franco Venturi storico del populismo russo’, (in) ‘Il coraggio della ragione. Franco Venturi intellettuale e storico cosmopolita. Atti del Convegno internazionale di studi (Torino, 12-13-14 dicembre 1996), Fondazione Luigi Einaudi, Torino, 1998] [(26) Da una lettera a Croce del 24 ottobre 1937 (riprodotta in appendice all’articolo sopra ricordato di Edoardo Tortarolo, pp. 39-40) risulta che Venturi intendeva «pubblicare una specie di antologia degli scritti di Buonarroti (scegliendo di preferenza gli inediti) con una prefazione relativamente breve»; (27) A. Galante Garrone, ‘Filippo Buonarroti e l’apologia del Terrore’, ‘Belfagor’, II, n. 5, 1947, pp. 531-551; (28) Ivi. p. 546]”,”STOx-011-FMB” “GUERCI Luciano RICUPERATI Giuseppe a cura; saggi di Giuseppe GIARRIZZO Roberto VIVARELLI Edoardo TORTAROLO Furio DIAZ Bronislaw BACZKO Daniel ROCHE Giuseppe GALASSO Luciano GUERCI Giuseppe RICUPERATI Ettore CINNELLA Abbott GLEASON Valentina A. TVARDOVSKAJA Pier Giorgio ZUNINO, testimoianze di Norberto BOBBIO Alessandro GALANTE GARRONE Giorgio VACCARINO, Paola BIANCHI Leonardo CASALINO”,”Il coraggio della ragione. Franco Venturi intellettuale e storico cosmopolita. Atti del Convegno internazionale di studi (Torino, 12-13-14 dicembre 1996).”,”Tkacev “”Nel narrare il movimento degli anni ’70 (pag 371-372)”,”BIOx-406″ “GUERCI Luciano RICUPERATI Giuseppe a cura; saggi di Giuseppe GIARRIZZO Roberto VIVARELLI Edoardo TORTAROLO Furio DIAZ Bronislaw BACZKO Daniel ROCHE Giuseppe GALASSO Luciano GUERCI Giuseppe RICUPERATI Ettore CINNELLA Abbott GLEASON Valentina A. TVARDOVSKAJA Pier Giorgio ZUNINO, testimoianze di Norberto BOBBIO Alessandro GALANTE GARRONE Giorgio VACCARINO, Paola BIANCHI Leonardo CASALINO”,”Il coraggio della ragione. Franco Venturi intellettuale e storico cosmopolita. Atti del Convegno internazionale di studi (Torino, 12-13-14 dicembre 1996).”,”Tkacev “”Nel narrare il movimento degli anni ’70-’80, Venturi dedicò la più grande attenzione a P.N. Tkacev. L’efficace studio di questo ideologo del populismo intrapreso da B.P. Koz’min era stato brutalmente interrotto negli anni ’30, così come la pubblicazione delle sue opere. Proprio questa figura attrasse anche l’attenzione del critico del ‘Populismo russo’ S.A. Pokrovskij. Al momento della comparsa del suo testo su «Vprosy istorii», l’opera di Venturi era già stata recensita da A. Gerschenkron, che aveva chiaramente rilevato la «sinistra continuità del bolscevismo» con i tratti più negativi del populismo, concentrati nel programma e nella tattica di Tkacev. Proprio nelle sue idee, affermava lo studioso americano sotto l’impressione del libro di Venturi, sta la «chiave del bolscevismo» (39). Pokrovskij criticava anzitutto la tesi secondo cui le opinioni di Tkacev costituivano una combinazione di blanquismo e di marxismo, tesi che – secondo le sue parole – Venturi ripeteva seguendo «invecchiate opere di storici sovietici» (egli intendeva naturalmente riferirsi a B.O. Koz’min, che aveva espresso tale punto di vista negli anni ’20-’30). Ma la tesi si è rivelata non essere poi tanto invecchiata, e oggi viene elaborata dalla storiografia sovietica. (40). Non molto tempo fa E.L. Rudnickaja ha giustamente notato che «nella concezione del mondo di Tkacev il principio rivoluzionario aveva fatto esplodere la rispondenza alla leggi storiche, la regolarità dello sviluppo, il condizionamento economico della rivoluzione socialista da cui proviene il marxismo» (41). E tuttavia, è giusta anche l’osservazione di Venturi che l’idea stessa di «presa del potere» per Tkacev scaturisce direttamente dalla tesi marxista del primato dell’economia, la cui trasformazione «dall’alto» – per mezzo di decreti – significava anche cambiare la società nello spirito della giustizia sociale”” (pag 371-372) [Luciano Guerci Giuseppe Ricuperati, a cura, ‘Il coraggio della ragione. Franco Venturi intellettuale e storico cosmopolita. Atti del Convegno internazionale di studi (Torino, 12-13-14 dicembre 1996)’, Fondazione Luigi Einaudi, Torino, 1998] [(39) “”American historical review””, LIX, n. 1, 1953, p. 120; (40) Cfr. V.A. Tvardovskaja – B.S. Itenberg, ‘F. Engel’s i P. Tkacev spor i soglasie’, ‘Novaja i novejsaja istorija’, n. 6, 1995; (41) E.L. Rodnickaja, ‘Russkij blankism. Petr Tkacev, Moskva, Nauka, 1992, p. 203]”,”BIOx-407″ “GUERDAN René”,”Vie, grandeurs et misères de Byzance.”,”””Roma caccia il suo governatore e rimette a Papa Gregorio II l’ autorità temporale, Ravenna massacra il suo esarca e si da al re lombardo Liutprando (1), Napoli assassina il suo duca. Ben presto, tutta l’ Italia settentrionale e centrale è perduta e l’ Italia meridionale – la Calabria, l’ Apulia e il territorio d’ Otranto – è in procinto di esserlo. Di fronte a una tale situazione Bisanzio decide di ricorrere a mezzi estremi. Piuttosto che perdere le ultime province dell’ eredità di Roma che gli restano in Occidente, decide di sottomettere queste a una politica di completa ellenizzazione. E così, se la Calabria, l’ Apulia e il Territorio d’ Otranto, da latine, sono diventate, fino alla conquista normanna, ovvero per circa tre secoli, delle province di lingua, cultura e credenze, interamente greche, è unicamente perché a Bisanzio conveniva di più mantenere questo mito vantaggioso piuttosto che Roma sopravvivesse in esse. Gli strumenti di questa politica di assimilazione furono – o ironia – precisamente quelle migliaia di greci, favorevoli alle icone, sia monaci che laici, che, fuggendo le persecuzioni di cui erano oggetto a Bisanzio, si erano rifugiati nell’ Italia del Sud. L’ ordine fu dato dall’ imperatore iconoclasta, Leone l’ Isauriano, di lasciare loro la libertà di adorare in Italia le loro immagini, e di non disturbare nessun dissidente e di assicurare a ciascuno un asilo tranquillo.”” (pag 180)”,”STAx-115″ “GUEREÑA Jean-Louis”,”Armée, société et polique dans l’Espagne contemporaine, 1808-1939.”,”GUEREÑA JEAN-LOUIS: professore di Civiltà spagnola contemporanea all’Università François Rabelais di Tours. Specialista in storia dell’educazione, autore di numerose opere sulla storia sociale e culturale della Spagna del XIX e XX secolo. Ha pubblicato in particolare con Éditions du temps un’opera collettiva sui nazionalismi nella Spagna contemporanea (ideologie, movimenti, simboli). (note del 2003). <> (Dal retro di copertina. Traduz. d. r.). <> (pag 129. Traduz d. r.)”,”SPAx-024-FSL” “GUERIN Daniel”,”Proudhon oui & non.”,”PROUDHON e la rivoluzione francese, inediti di P. Daniel GUERIN, nato nel 1904, è autore di varie opere sull’ anarchismo, sulla rivoluzione francese ecc.”,”PROD-003″ “GUERIN Daniel”,”La lutte de classes sous la premiere republique. Bourgeois et “”bras nus””, 1793 – 1797.”,”Divorzio all’interno della borghesia, liquidazione degli ‘arrabbiati’, collusione ROBESPIERRE-DANTON, guerra dichiarata ai de-cristianizzatori, rafforzamento del potere centrale, il grande terrore, liquidazione degli hebertisti, ritirata economica, eliminazione di DANTON, la borghesia si separa da ROBESPIERRE, disfatta della classe lavoratrice, gli storici della rivoluzione: JAURES, MATHIEZ”,”FRAR-140″ “GUERIN Daniel”,”Front populaire revolution manquée. Temoignage militant.”,”Daniel GUERIN (nato nel 1904) ha partecipato agli scioperi con l’ occupazione delle fabbriche del giugno 1936 come responsabile intersindacale in una località della banlieue della regione parigina. Nello stesso tempo ha militato nella Gauche Revolutionnaire del Partito Socialista, poi dopo l’esclusione di questa tendenza nel giugno 1938, nel Partito Socialista operaio e contadino con il quale TROTSKY ingaggiò, dal Messico, un vigoroso dialogo.”,”MFRx-102″ “GUERIN Daniel”,”Fascisme et grand capital. Italie et Allemagne.”,”Bibliografia di GUERIN: -La peste brune à passé par la…, 1933. Nuova edizione 1945 -Le fascisme et les ouvriers, les paysans, les classes moyennes, 1937 -Fascism and Big Business, Italy-Germany. NY. 1939 -La lutte de classes sous la premiere republique. Bourgeois et ‘bras nus’, 1793-1797″,”GERN-043 ITAF-047″ “GUERIN Daniel”,”Front populaire revolution manquée. Temoignage militant.”,”All’ inizio degli anni 1930, a 26 anni un giovane erudito che è visto come eccentrico e grande viaggiatore, si iscrive al Partito socialista. Molto prima dei gauchistes del Maggio 1968, GUERIN diventa un “”etabli””, perché non contento di militare, rinuncia ai vantaggi di una carriera già tracciata. Partecipa agli scioperi della classe operaia con l’occupazione delle fabbriche del giugno 1936 in qualità di responsabile intersindacale e si ritrova al fianco dei più intransigenti con MONATTE nella ‘Revolution proletarienne’ e con Marceau PIVERT nella Gauche revolutionnaire. GUERIN fa rinascere queste figure dimenticate dagli storici ufficiali. Testimoniando sulle ragioni dello scacco del Fronte popolare, l’A ha voluto spiegare alle giovani generazioni il percorso fuori dalla norma durato una sessantina d’anni che lo vedrà ancora sulle ‘barricate’ nel maggio 1968. Introvabile da una ventina d’anni questo libro (ultima edizione presso Maspero nel 1970) vale anche per i ritratti in movimento dei capi del partito, o del governo come Leon BLUM.”,”MFRx-121″ “GUERIN Daniel”,”Ni Dieu ni Maître. Anthologie de l’ anarchisme. Tome 1. Stirner Proudhon Bakounine; Controverse de Paepe et Schwitzguebel; James Guillaume – Kropotkine.”,”Daniel GUERIN (1904-1988) fu un infaticabile militante. Giornalista, ha scritto varie opere: ‘Sur le fascisme’, ‘La Revolution manquée’, ‘Le mouvement ouvrier aux Etats-Unis’, ‘La Revolution francaise et nous’.”,”ANAx-262″ “GUERIN Daniel”,”Ni Dieu ni Maître. Anthologie de l’ anarchisme. Tome II. Malatesta E. Henry Les anarchistes francaises dans les syndicats Les collectivités espagnoles Voline Makhno Cronstadt Les anarchistes russes en prison. L’anarchisme dans la guerre d’Espagne.”,”Daniel GUERIN (1904-1988) fu un infaticabile militante. Giornalista, ha scritto varie opere: ‘Sur le fascisme’, ‘La Revolution manquée’, ‘Le mouvement ouvrier aux Etats-Unis’, ‘La Revolution francaise et nous’.”,”ANAx-076″ “GUERIN Daniel”,”Fascismo e gran capitale.”,”Nato nel 1904 da una famiglia di scrittori, laureato all’ Istituto di Scienze politiche di Parigi, fino al 1930 si dedica alla carriera puramente letteraria. In seguito pubblica opere di politica, di sociologia, di storia e collabora a numerosi giornali e riviste di sinistra. Iscritto al Partito Socialista SFIO dal 1930 al 1938, durante l’ occupazione delle fabbriche del giugno 1936 è segretario del comitato locale della CGT nella banlieue parigina. Partecipa al movimento anticolonialista e su questo tema scrive il volume ‘Au service des Colonisés’. Dal 1947 al 1949 si stabilisce negli USA e raccoglie elementi per il libro ‘Où va le peuple américain?’. Una delle sue opere di maggior rilievo è ‘La lotta di classe durante la Prima Repubblica’ magistrale analisi della fase culminante della Rivoluzione francese.”,”ITAF-085″ “GUERIN Daniel”,”Fascismo e gran capitale.”,”Nato nel 1904 da una famiglia di scrittori, laureato all’ Istituto di Scienze politiche di Parigi, fino al 1930 si dedica alla carriera puramente letteraria. In seguito pubblica opere di politica, di sociologia, di storia e collabora a numerosi giornali e riviste di sinistra. Iscritto al Partito Socialista SFIO dal 1930 al 1938, durante l’ occupazione delle fabbriche del giugno 1936 è segretario del comitato locale della CGT nella banlieue parigina. Partecipa al movimento anticolonialista e su questo tema scrive il volume ‘Au service des Colonisés’. Dal 1947 al 1949 si stabilisce negli USA e raccoglie elementi per il libro ‘Où va le peuple américain?’. Una delle sue opere di maggior rilievo è ‘La lotta di classe durante la Prima Repubblica’ magistrale analisi della fase culminante della Rivoluzione francese.”,”GERN-065″ “GUERIN Daniel”,”Por un marxismo libertario.”,”””La famosa comunicazione redatta da MARX a nome del Consiglio generale della Prima Internazionale, due giorni dopo la fine della Comune di Parigi e pubblicata in seguito col titolo ‘La guerra civile in Francia’ è un testo di ispirazione, almeno in parte, libertaria.”” (pag 60). Se LEHNING vede un MARX “”autoritario”” e ritiene che quella comunicazione sia un “”corpo estraneo”” all’ interno del socialismo marxista, al contrario RUBEL crede che MARX sia un “”libertario”” e che il pensiero marxista abbia trovato la sua “”forma definitiva”” proprio nella “”Guerra civile””. (pag 63).”,”ANAx-145″ “GUERIN Daniel”,”Kinsey y la sexualidad.”,”””La sessualità femminile si concentra meno sugli organi genitali”” (pag 72) “”Le donne sono eroticamente più sensibili degli uomini alla lettura di opere romantiche o alla visione di un film, cosa che sembra indicare, contrariamente a ciò che veniva suggerito in passato, che la loro eccitabilità dipende dall’ immaginazione allo stesso grado dell’ uomo. Però è una immaginazione di natura differente, dato che là dove negli uomini è più concentrata sulla seduzione puramente fisica e plastica, quella delle donne è una seduzione di ordine spirituale o sociale”” (pag 72)”,”TEOS-087″ “GUERIN Daniel”,”La revolucion francesa y nosotros.”,”””Jacques Roux denunciò il carattere di classe del partito giacobino. Radicali (enragés) e hebertisti osarono perfino toccare un idolo che solo con grandi precauzioni si poteva toccare: Robespierre.”” (pag 63)”,”FRAR-276″ “GUERIN Daniel”,”Jeunesse du socialisme libertaire. Essais.”,”””Queste reinterpretazioni diverse del marxismo sono state favorite, si sa, dalla pubblicazione di certi scritti giovanili di Marx, per lungo tempo rimasti inediti (in lingua tedesca fino al 1932-1933, in francese fino a dopo la seconda guerra mondiale) e, in particolare, i manoscritti economico-filosofici del 1844. Queste pubblicazioni hanno suscitato le reazioni più contrarie – così diverse che non si può dare qui che uno schizzo sommario””. (pag 68)”,”TEOC-288″ “GUERIN Daniel”,”L’ anarchisme.”,”””Volin, anarchico russo del XX secolo, arricchisce e precisa: “”Una interpretazione errata – o, più sovente, scientemente inesatta – pretende che la concezione libertaria significhi l’ assenza di ogni organizzazione. Niente di più falso. Non si tratta di organizzazione”” o di “”non organizzazione””, ma di due principi diversi di organizzazione (…)””. (pag 51)”,”ANAx-201″ “GUERIN Daniel”,”La lutte de classes sous la premiere republique. Bourgeois et “”bras nus””, 1793 – 1797.”,”Daniel GUERIN (v. foto) è nato nel 1904. Nel 1930 ha abbandonato il suo ambiente d’origine, la borghesia liberale, ed una vocazione puramente letteraria, per militare nella Gauche socialista e sindacalista. Ha scritto opere sul fascismo,i fronti popolari, la decolonizzazione, il razzismo, l’ anarchismo e il marxismo. I limiti del sanculottismo. “”Occorre tuttavia sottolineare, con Louis Blanc, che furono soprattutto le armate dell’ interno a reclutare i capi sanculotti: Rossignol e Ronsin presero il comando dell’ esercito della Vandea, Ronsin fu in seguito nominato alla testa dell’ esercito rivoluzionario. In effetti, sul fronte interno, non occorreva esitare: il fattore politico faceva premio, era più importante disporre di capi politicamente devoti alla Rivoluzione che di competenze militari. Ma negli eserciti destinati a combattere il nemico esterno che formavano la maggioranza, sembra che la sanculotizzazione fosse stata spinta meno lontano: la borghesia montagnarda non si arrischiava a dare una priorità così netta alla lealtà rivoluzionaria sulla competenza militare. E in molti casi si accontentava di soluzioni intermedie””. (pag 255)”,”FRAR-328″ “GUERIN Daniel”,”La lutte de classes sous la premiere republique. Bourgeois et “”bras nus””, 1793 – 1797.”,”Daniel GUERIN (v. foto) è nato nel 1904. Nel 1930 ha abbandonato il suo ambiente d’origine, la borghesia liberale, ed una vocazione puramente letteraria, per militare nella Gauche socialista e sindacalista. Ha scritto opere sul fascismo,i fronti popolari, la decolonizzazione, il razzismo, l’ anarchismo e il marxismo. Scontro Robespierre Hebert. “”A differenza di quanto avvenuto il 31 maggio 1793, gli insorti avrebbero avuto contro di loro, questa volta, il Comitato di Salute pubblica, i Giacobini, Robespierre. Ora i sanculotti, malgrado che la crisi di sussistenza li esasperasse ben più che nel 1793, non tiravano ancora, nella loro maggioranza, la conclusione che dovessero prendere le armi contro la rappresentanza nazionale, insorgere contro il governo rivoluzionario. Fu solo una minoranza a trarre questa conclusione. Essa prova invano a spingere gli hebertisti all’ azione, poi, dopo il loro arresto, essa non li abbandona. Comprende che la lotta, ingaggiata in apparenza tra Giacobini e Cordelieri, era in realtà tra borghesia e “”bras nus””. Senza farsi troppe illusioni sul capitolardo Herbert, essa percepisce cha la caduta degli hebertisti rischiava di rovesciare i rapporti di forza tra la borghesia montagnarda e la sanculotteria e che la loro disfatta sarebbe stata la sua disfatta. Essa solidarizza con gli accusati. Essa li sostiene fino all’ ultimo. Ma non era che una minoranza. E non riuscì a salvarli.”” (pag 76)”,”FRAR-329″ “GUERIN Daniel”,”Ni Dieu ni Maître. Anthologie de l’anarchisme. Tome III. Malatesta – Emile Henry – Les anarchistes francaises dans les syndicats – Les collectivités espagnoles – Voline.”,”Daniel GUERIN (1904-1988) fu un infaticabile militante. Giornalista, ha scritto varie opere: ‘Sur le fascisme’, ‘La Revolution manquée’, ‘Le mouvement ouvrier aux Etats-Unis’, ‘La Revolution francaise et nous’.”,”ANAx-310″ “GUERIN André”,”La folle guerre de 1870.”,”Dello stesso autore: André Guérin, ‘1871, la Commune’ (Hachette) Garibaldi (pag 257) “”Mais Garibaldi? Garibaldi, qui porte le titre de général en chef, commandant du territoire de Strasbourg à Paris? De Dole, il n’a pas marché au canon. Le pouvait-il? on en discutera longtemps. L’évidence, c’est que Garibaldi excellait beaucoup plus dans la guérilla que dans le combinations stratégiques et que l’éparpillement des forces françaises en trois fractions indépendantes, Besançon, Dijon et Dole, affaiblissent dangereusement leur dispositif. “”Qu’a-t-il donc manqué, écrira Cremier, pour changer l’importante victoire des Prussiens à Dijon en défaite? Un peu, d’entente entre les trois chefs français, Garibaldi, Fauconnet, Lavalle””. Pendant plusieurs semaines, les garibaldiens vont prendre l’ascendant, à Genlis, à Brazey. Mais déjà Gambetta s’est rallié au parti d’abandonner la ligne du Jura, et le vieux chef des chemises rouges est à Autun depuis le 9 novembre, avec mission de couvrir le Morvan. Il dispose maintenant de 15 000 hommes en quatre brigades, Bosak-Hauke (officier polonais, qui sera tué sur le front), le colonel Delpech, qui a été maire et préfet de Marseille, et ses deux fils Menotti et Ricciotti. C’est ce dernier que son père avec les chasseurs des Alpes et du Havre, les francs-tireurs vosgiens, dauphinois et dolois, les éclaireurs du Doubs, enverra lancer une pointe offensive jusqu’à Châtillon sur Seine. Peu après, les tirailleurs francs-comtois surprendront pareillement les Allemands à Auxon-sur-Aube. Enhardi, Garibaldi tentera les 25 et 26 novembre une opération d’envergure, en trois colonnes, sur Dijon, où les Allemands font ripaille: mais cette fois sa marche est éventée lors d’une escarmouche à Velars; en outre, personne ne survient pour le renforcer. Il réussira à semer une certaine panique dans l’état-major de Werder, mais ne pourra insister. Cependant, le jeune général Cremer constitue autour de Beaume une division nouvelle qui, le 18 décembre, à Nuits, remporte sur les Badois un authentique succès. En fait, il s’agissait d’une grande opération montée per le général Bressolles, qui commande à Lyon, pour, avec le concours de Garibaldi, Cremer et Pellissier, chef des mobilisés de Saône-et-Loire, attaquer en force Werder, par la vallée de l’Ouche et par Genlis. Mais Garibaldi n’est plus guère en état de coopérer utilement”” (pag 259-260)”,”FRQM-056″ “GUERIN Daniel”,”La peste bruna. Sul fascismo. I.”,”””Eppure, il Partito comunista, dopo il suo sciopero mancato del 20 luglio, avrebbe dovuto trarre ammaestramento dall’insuccesso. Come poteva aspettarsi di riuscire, senza preparazione, a far di punto in bianco abbandonare i posti di lavoro a degli operai mantenuti nell’odio per il «social-fascismo», al fine di protestare contro l’estromissione dal governo di ministri «social-fascisti»? Ma le difficoltà non si limitano a questa: Ce n’è una più grave ancora e di più evidente: l’influenza del Partito, che pure è rimasta abbastanza forte sui disoccupati, è nulla o quasi sui lavoratori organizzati; appare perciò chiaro che lo sciopero generale, senza il concorso degli operai riformisti, è impossibile. A questo punto, c’è da chiedersi che cosa aspetti ancora il Partito, dopo tante vanagloriose chiacchiere spese in questo senso, per imboccare finalmente la via che lo condurrebbe ai milioni di sindacalizzati. Ci vorranno le tragiche vicende degli inizi del ’33, l’arrivo al potere di Hitler, l’incendio del Reichstag, la messa al bando del Partito comunista, per convincere infine, ma troppo tardi, Mosca ad autorizzare i propri subordinati a «rinunciare agli attacchi contro le organizzazioni socialiste durante l’azione comune». A quel punto, la peste bruna avrà già tutto sommerso”” (pag 75)”,”MGEK-119″ “GUÉRIN Daniel”,”Où va le peuple américain? Vol. 1.”,” Il “”gomperismo””, un forte sindacato di mestiere e il richiamo a Marx (pag 97) I meriti e i difetti di D. De Leon e il giudizio di Lenin (pag 120-121) L’importanza del lavoro dei comunisti all’interno del sindacato. “”En 1921, après un voyage en Russie Foster devint communiste (1). Sa conversion l’amena à réviser les concessions opportunistes qu’il avait faites au gompérisme. Mais elle ne modifia pas sa conception tactique essentielle, à savoir la condamnation de tout «dualisme» sur le plan syndical. Il persistait à penser qu’il fallait opérer ‘du dedans’ seulement et que le syndicalisme industrial ne pouvait être construit qu’au travers de la vielle fédération. Il fut encouragé dans cette attitude par Lénine en personne. En 1920, celui-ci avait publié sa ‘Maladie Infantile du Communisme’, dans laquelle il s’en prenait vivement aux révolutionnaires «de gauche», tels que les syndicats réactionnaires et se refusent à y travailler. «Point n’est besoin d’en douter, écrivait Lénine, MM. Gompers, Henderson, Jouhaux, Legien sont trés reconnaissants à ces révolutionnaires de «gauche». Et il basait sa condamnation du «dualisme» sur la constatation que «des millions d’ouvriers en Angleterre, en France, en Allemagne, passent ‘pour la première fois’, de l’inorganisation complète aux formes élémentaires…, de l’organisation, à celle des syndicats (2)». Mais l’évolution du mouvement ouvrier avait pris en Amérique une tournure différente de celle de l’Europe. Si Lénine avait analysé attentivement l’expérience toute récente de la grève de l’acier, il eût constaté que, précisément, aux Etats-Unis, le «mouvement syndical réactionnaire», pour reprendre son expression, avait systématiquement saboté et ‘fait échouer’ l’organisation des millions de travailleurs inorganisés. Par consequent, en donnant aux communistes américains le conseil simpliste et unilatéral de travailler exclusivement dans l”AFL’, il apportait à la solution du problème essentiel (l’organisation des inorganisés) une réponse insuffisante. Foster, bien entendu, lut la brochure de Lénine avec délice. Il y vit une justification sans appel de la tactique qu’il préconisait depuis dix ans (3). Mais plus tard, en 1928, Losovsky, secrétaire général de l’Internationale Syndicale Rouge, devait faire une critique impitoyable de la tactique de Foster (comme si celle-ci n’avait pas été la stricte application des consignes reçue de Moscou). Il lui reprocha, non sans raison, d’avoir trop misé sur les leaders de l’AFL, d’avoir fait de la condamnation du «dualisme» un fétiche et, partant, d’avoir négligé l’organisation directe des inorganisés dans les industries de base et de production de masse, que l’AFL n’avait été ni capable ni désireuse d’organiser. Et Foster fit son ‘mea culpa’. Il exhuma d’autres citations de Lénine, qui cette fois, lui donnaient tort» (4)”” [(1) Foster, William Z., ‘From Bryan to Stalin, 1937, 156-163; (2) Lénine, Oeuvres complètes, XXV, 1935, 238-250; (3) Foster, op. cit., 137-138; (4) Ibid. 214, 289; Du même ‘Little brothers of the big labor fakers’, 1931, 23] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*] L’importanza del lavoro dei comunisti all’interno del sindacato americano”,”MUSx-309″ “GUÉRIN Alain”,”Chronique de la Résistance.”,”Le riflessioni di Hitler sul rischio che il movimento di De Gaulle possa allargarsi in Africa francese e costituire così le basi per l’Inghilterra e gli Stati Uniti sulla costa africana (pag 217) “”Après les valets, le maître. Du côté de Berlin, on a une vue plus globale des possibles résultats del’appel du 18 juin. A preuve, les réactions d’Adolf Hitler. Ce que nous en savons nous est parvenu à la faveur des notes que, le 23 octobre 1940, le chef des interprètes du ministère des Affairs étrangères nazi, Paul Otto Schmidt, prit sur l’entrevue entre le Führer et le général Franco, dans le wagon-salon du Führer, en gare d’Hendaye. es notes avaient valeur de procès-verbal et des historiens tels qu’Andréas Hillgruber en ont ultérieurement démontré l’authenticité. Ce sont le propos mêmes de Hitler qui sont rapportés au passé et au style indirect: «Le grand problème à résoudre pour l’instant était d’empêcher que le mouvement de De Gaulel ne prît de l’ampleur en Afrique française, procurant ainsi à l’Angleterre et à l’Amérique des bases sur la côte africaine. Il existait réellement un danger de cette nature. Le gouvernement de Pétain se trouvait dans la situation regrettable d’avoir à liquider une guerre dont il n’était pas responsable mais dont ses ennemis lui reprochaient les conséquences. Il s’agissait seulement d’empêcher de Gaulle de profiter de la situation critique du gouvernement français pour renforcer ses positions»”” (pag 217)”,”FRAV-181″ “GUERRA Adriano”,”Gli anni del Cominform.”,”Adriano GUERRA, corrispondente de ‘L’ Unità’ a Mosca dal 1966 al 1971, lavora oggi (1977) al Centro di studi e di documentazione sui paesi socialisti dell’ Istituto Gramsci. Collabora a ‘Rinascita’ e a ‘Critica Marxista’. Ha pubblicato dopo un viaggio nel Vietnam ‘Il sentiero di Ho Chi min’ (EDITORI RIUNITI, 1969).”,”RUST-047″ “GUERRA Adriano”,”Il giorno che Krusciov parlò. Dal XX Congresso alla rivolta ungherese.”,”Adriano GUERRA, corrispondente dell’ Unità a Mosca dal 1966 al 1972 ha poi diretto il Centro studi e documentazioni sui paesi socialisti della Fondazione Gramsci e dal 1982 ha diretto il CESPI. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina). Il rapporto segreto di Krusciov sui crimini di Stalin letto nel corso di una sessione speciale venne in realtà redatto dall’ ex stalinista P.N. Pospelov.”,”PCIx-110″ “GUERRA Adriano”,”Comunismi e comunisti. Dalle “”svolte”” di Togliatti e Stalin del 1944 al crollo del comunismo democratico.”,”GUERRA Adriano corrispondente da Mosca per l’Unità, è stato poi direttore del Centro studi sui paesi dell’Est dell’Istituto Gramsci e del Centro studi di politica internazionale. a pubblicato: ‘Gli anni del Cominform’ (1977), ‘Dopo Breznev’ (1982),’Il giorno che Chruscev parlò’ (1986), ‘Il crollo dell’impero sovietico’ (1996), ‘Di Vittorio e l’ombra di Stalin’ (con Bruno Trentin, 1977), ‘Urss. Perchè è crollata’ (2001). Oro di Mosca. “”La prima questione a essere trattata nel corso dei colloqui è stata quella del sostegno finanziario. “”Ci stiamo preparando al congresso del partito e alle elezioni”” (‘quelle che avranno poi luogo il 18 aprile 1948′) – così Secchia si rivolse a Zdanov per ricevere poi una risposta positiva direttamente da Stalin – chiedendo un aiuto pari a 600.000 dollari (corrispondenti a quella data a circa 350 milioni di lire italiane). E’ a partire da quell’incontro che prese il via – con alti e bassi come si dirà in seguito – il capitolo dell’ “”oro di Mosca”” che Enrico Berlinguer, con Gianni Cervetti, chiuderà a fatia soltanto negli anni ’80″” (pag 144) “”Come ha notato Giuseppe Vacca il contrasto fra Gramsci e Togliatti nel 1926 è essenzialmente politico e rivela l’esistenza fra i due di “”differenze strategiche profonde”” che vanno ben oltre la questione dell’unità del gruppo dirigente russo (1)”” (pag 241) (1) Chiara Daniele, a cura, Gramsci a Roma, Togliatti a Mosca. Il carteggio del 1926, con un saggio di Giuseppe Vacca, Einaudi, 1999 (p. 3-149)”,”PCIx-365″ “GUERRA Adriano”,”La Russia postcomunista.”,”Adriano Guerra è giornalista e storico dell’Urss-Russia e del socialismo sovietico. Editorialista de l’Unità, ha scritto: Gli anni del Cominform, Dopo Breznev, Il giorno che Chruscev parlò, La politica estera della Russia, problemi e ipotesi.”,”RUSx-015-FL” “GUERRA Adriano”,”Il giorno che Chruscev parlò. Dal XX Congresso alla rivolta ungherese.”,”Adriano Guerra è giornalista e storico dell’Urss-Russia e del socialismo sovietico. Editorialista de l’Unità, ha scritto: Gli anni del Cominform, Dopo Breznev, Il giorno che Chruscev parlò, La politica estera della Russia, problemi e ipotesi. Ha diretto il Centro studi e documentazioni sui paesi socialisti della Fondazione Gramsci e dal 1982 dirige il Cespi.”,”RUSS-028-FL” “GUERRA Adriano”,”Il crollo dell’impero sovietico.”,”Adriano Guerra è giornalista e storico dell’Urss-Russia e del socialismo sovietico. Editorialista de l’Unità, ha scritto: Gli anni del Cominform, Dopo Breznev, Il giorno che Chruscev parlò, La politica estera della Russia, problemi e ipotesi. Ha diretto il Centro studi e documentazioni sui paesi socialisti della Fondazione Gramsci e dal 1982 dirige il Cespi.”,”RUSU-096-FL” “GUERRA Adriano”,”Il giorno che Chruscev parlò. Dal XX Congresso alla rivolta ungherese.”,”Adriano Guerra è giornalista e storico dell’Urss-Russia e del socialismo sovietico. Editorialista de l’Unità, ha scritto: Gli anni del Cominform, Dopo Breznev, Il giorno che Chruscev parlò, La politica estera della Russia, problemi e ipotesi. Ha diretto il Centro studi e documentazioni sui paesi socialisti della Fondazione Gramsci e dal 1982 dirige il Cespi.”,”RUST-011-FV” “GUERRA Adriano”,”Gli anni del Cominform.”,”Adriano Guerra, corrispondente de ‘L’ Unità’ a Mosca dal 1966 al 1971, la lavorato (1977) al Centro di studi e di documentazione sui paesi socialisti dell’ Istituto Gramsci e collaborato a ‘Rinascita’ e ‘Critica Marxista’. Ha pubblicato dopo un viaggio nel Vietnam ‘Il sentiero di Ho Chi min’ (Editori Riuniti, 1969).”,”RUST-003-FSD” “GUERRAGGIO Angelo VIDONI Ferdinando”,”Nel laboratorio di Marx: scienze naturali e matematica.”,”Angelo Guerraggio (Varese, 1949) lavora presso l’istituto di matematica (Univ. Studi di Milano) Vidoni (Bruxelles, 1940) insegnante liceale di filosofia e storia a Milano. “”Scrive ironicamente Marx a Kugelmann, il 27 giugno 1870: “”Lange ha fatto una grande scoperta. L’intera storia può essere riassunta in un’unica grande legge della natura. Questa legge della natura è la frase ‘struggle for life’, lotta per l’esistenza (in questa accezione l’espressione darwiniana diventa mera frase) e il contenuto di questa frase è la legge malthusiana del popolamento, o piuttosto del sovrappopolamento. Invece di analizzare dunque lo struggle for life come esso si presenta in diverse determinate forme sociali, non occorre far altro che tradurre ogni lotta concreta nella frase ‘struggle for life’, e questa frase nelle ‘fantasie di popolamento’ di Malthus. Bisogna ammettere che questo è un metodo molto persuasivo, per l’ignoranza e la pigrizia mentale ostentatamente scientifica e ampollosa””””. [Angelo Guerraggio Ferdinando Vidoni, Nel laboratorio di Marx: scienze naturali e matematica, 1982]”,”MADS-532″ “GUERRAZZI Vincenzo”,”Nord e Sud uniti nella lotta. Romanzo. Ottobre 1972, Genova-Reggio Calabria: il viaggio per mare di mille metalmeccanici genovesi.”,”GUERRAZZI è nato a Mammola (RC) e vive a Genova. Ha pubblicato vari romanzi.”,”MITT-138″ “GUERRAZZI F.D.”,”La battaglia di Benevento. Storia del secolo XIII.”,”In apertura: “”…. l’ son Manfredi, Nepote di Costanza imperatrice”” (Dante) (Abbozzo wikip:) La Battaglia di Benevento fu combattuta nei pressi di Benevento, Campania, il 26 febbraio 1266 fra le truppe di Carlo d’Angiò e Manfredi di Sicilia. La sconfitta e la morte di quest’ultimo portarono alla conquista angioina del Regno di Sicilia. Conseguenze La distruzione dell’esercito di Manfredi segnò il crollo della dominazione degli Hohenstaufen in Italia e la definitiva sconfitta del partito ghibellino. I resti del Regno di Sicilia furono conquistati senza resistenza. Insediatosi nel suo nuovo dominio, Carlo poteva attendere la venuta di Corradino, l’ultima speranza degli Hohenstaufen, nel 1268, ed incontrarlo nella battaglia di Tagliacozzo. In tutta Italia i ghibellini venivano uccisi e cacciati dalle città: ne parla più volte anche Dante Alighieri nella Divina Commedia, come quando cita Manfredi nel III canto del Purgatorio e lo incontra insieme a Virgilio sulla spiaggia dell’Antipurgatorio nella prima schiera di negligenti, quella dei morti scomunicati. Qui Manfredi racconta a Dante i suoi peccati e fa notare quanto la bontà del Signore sia grande.”,”ITAG-214″ “GUERRAZZI Vincenzo”,”I dirigenti.”,”””Che cos’è un amico?””. Rispose Zenone: “”Un altro io””. (pag 210)”,”ECOA-001-FPA” “GUERRAZZI Vincenzo”,”Nord e Sud uniti nella lotta. Romanzo. Ottobre 1972, Genova-Reggio Calabria: il viaggio per mare di mille metalmeccanici genovesi.”,”Vincenzo Guerrazzi è nato a Mammola (RC) e vive a Genova. Ha pubblicato vari romanzi.”,”VARx-140-FV” “GUERRI Giordano Bruno”,”Antistoria degli italiani. Da Romolo a Giovanni Paolo II.”,”Giordano Bruno GUERRI, senese, ha diretto ‘Storia illustrata’ e ‘Chorus’. E’ stato D editoriale della Arnoldo Mondadori Editore, autore e conduttore di programmi televisivi. Bibliografia opere autore in retrocopertina.”,”ITAG-025″ “GUERRI Giordano Bruno”,”Gli italiani sotto la Chiesa. Da San Pietro a Mussolini.”,”Giordano Bruno GUERRI (1950) si è laureato in lettere all’ Univ Cattolica di Milano con una tesi su Giuseppe Bottai, un fascista critico, che poi è diventata il suo primo libro (1976). Tra incarichi di direzione editoriale e giornalistica, ha continuato il lavoro di revisione storiografica del fascismo. Per la bibliografia v. retrocopertina.”,”ITAG-026 RELC-077″ “GUERRI Giordano Bruno”,”Giuseppe Bottai un fascista critico. Ideologia e azione del gerarca che avrebbe voluto portare l’ intelligenza nel fascismo e il fascismo alla liberalizzazione.”,”GUERRI Giordano Bruno è nato a Siena nel 1950. Laureatosi in lettere a Milano, dove vive e lavora come redattore editoriale, questo è il suo primo saggio di impostazione storiografica. Culto della forma. “”In questa breve nota Bottai ha involontariamente e acutamente indicato e analizzato uno dei motivi che costituisciono per molti il fascino oscuro del fascismo: “”importanza del contegno, della forma, del gesto””, rigido inquadramento esteriore come soluzione (palliativa) al proprio vuoto intellettuale o – come nel caso di Bottai -al disordine interiore, all’ angoscioso e “”eterno velenoso scavare in se stessi””. Per molti si tratta di una vera rinuncia a pensare; Bottai, nonostante queste cadute di abbandono alla “”forma”” non saprà adeguarsi del tutto al concetto di aderenza all’ eticità dello stato come unico mezzo di elevazione individuale, considerando anche che l’ attuazione fascista di questa eticità era assai discutibile. La sua vita nel fascismo si risolve così in un perpetuo ondeggiare fra l’ adesione esteriore e il rovello di altre ricerche e soluzioni che continuamente affiorano a turbare la sua fede nel regime ma che quasi sempre si fermano alla fase del “”velenoso scavare”” (…)””. (pag 151)”,”ITAF-202″ “GUERRI Roberto a cura; collaborazione di Lucia ROMANIELLO Paola ZATTI Marzio BRUSINI; saggi di Anna BRAVO Achille RASTELLI Peppino ORTOLEVA Enzo COLLOTTI Alessandra CHIAPPANO Romain H. RAINERO Enzo COLLOTTI Wolfgang NEUGEBAUER Hans Fredrik DAHL Andrea VENTO Eduard STEHLIK Marco CUZZI Shaban SINANI Lidia SANTARELLI Alexander WEHRT”,”La Resistenza in Europa. Le radici di una coscienza comune.”,”Saggi di Anna BRAVO Achille RASTELLI Peppino ORTOLEVA Enzo COLLOTTI Alessandra CHIAPPANO Romain H. RAINERO Enzo COLLOTTI Wolfgang NEUGEBAUER Hans Fredrik DAHL Andrea VENTO Eduard STEHLIK Marco CUZZI Shaban SINANI Lidia SANTARELLI Alexander WEHRT”,”EURx-268″ “GUERRI Giordano Bruno”,”L’arcitaliano. Vita di Curzio Malaparte.”,”””Malaparte, luterano di battesimo, non era né propriamente ateo né propriamente credente ma aveva sempre rivolto un’attenzione costante al “”mito di Cristo, dell’innocente venuto a pagare gli errori e le colpe di tutti. Proprio nei giorni in cui chiedeva la tessera del PCI, nella prima decade di aprile, Malaparte rilasciò un’intervista alla radio svizzera nella quale dichiarava di essere ed essere sempre stato “”un buon cristiano”” e di sentirsi “”molto vicino a Gesù Cristo””. (Già nel ’47 si era dichiarato “”cristiano, profondamente cristiano””). Ma sono molte di più le dimostrazioni del suo disprezzo, e più che disprezzo odio, verso i “”preti”” e ciò che il cattolicesimo e il papato avevano fatto all’Italia e al mondo, soprattutto dal punto di vista culturale”” (pag 282)”,”ITAF-011-FR” “GUERRI Giordano Bruno”,”Giuseppe Bottai, fascista.”,”Giordano Bruno Guerri è nato a Siena nel 1950. Laureatosi in lettere a Milano, dove vive e lavora come redattore editoriale, questo è il suo primo saggio di impostazione storiografica. ‘Bottai suscita più diffidenze in patria, in particolare le organizzazioni padronali lo considerano più amico dei lavoratori e troppo propenso a considerare le aziende come «strumento di utilità pubblica», dunque assoggettate alle necessità politico-economiche dello stato. Ma non è amato neanche dai sindacati dei lavoratori: nella riunione del Gran Consiglio del 16 novembre 1927, per esempio, Bottai li accusa di continuare a preferire le contese classiste all’interesse nazionale. In seguito attaccherà direttamente Rossoni, segretario della Confederazione dei sindacati fascisti, colpevole di «particolarismo centrifugo». Rossoni replica dichiarando di fare un vero sindacalismo «fascista» e accusa Bottai di opporgli un sindacalismo «ufficiale, burocratico ed universitario». Il Gran Consiglio, che vede nei sindacati un pericoloso concorrente nella lotta per il potere del partito, si schiera con il sottosegretario delle Corporazioni. Nasce di conseguenza l’alleanza tra Bottai e il segretario del PNF Augusto Turati: Bottai lo considerò il miglior segretario che il PNF avesse mai avuto e infatti durante il suo segretariato (1926-30) diminuì le critiche al partito. La polemica tra Bottai e Rossoni fu davvero pesante e sconfinò dal campo politico-sindacale. Bottai aveva fatto parte del consiglio di amministrazione del Banco Mobiliare e del Banco Mercantile, istituti legati al suo amico Alvaro Marinelli: nel ’28 Marinelli (esperto commerciante di baccalà ma non altrettanto esperto banchiere) fallì. Bottai si era dimesso da due anni dalle cariche ma dovrà lo stesso spiegare i suoi rapporti con Marinelli in una lettera a Turati: probabilmente dovette fornire chiarimenti anche a Mussolini, visto che nel ’24 gli aveva magnificato Marinelli come «amministratore di qualità eccezionali» e di «ventennale maravigliosa esperienza», suggerendo addirittura di affidargli il Banco di Roma. Rossoni accusò Bottai di servire interessi estranei al fascismo, Bottai ricorse alla Corte di disciplina d’onore del partito e ne ebbe piena soddisfazione. Mussolini non voleva impegnarsi troppo nella linea ultracorporativa di Bottai, ma tanto meno voleva un contro-duce sindacale. Per di più aveva bisogno di riguadagnare il favore degli industriali, ostili ai suoi provvedimenti per la rivalutazione della lira e infastiditi dall’intemperanza verbale di Rossoni. All’improvviso – il 21 novembre 1928, con una decisione nota come lo «sbloccamento» – l’organizzazione rossoniana viene divisa in sei confederazioni (poi diventate sette); Rossoni è politicamente finito (33) e Bottai, soddisfattissimo, proclama che con lo sbloccamento si è riaffermato «il principio che nello Stato Fascista, nessuna associazione può sussistere su altra forza che non sia quella dello Stato medesimo» . I suoi rapporti con i sindacati, però, rimangono difficili: ne difenderà comunque in ogni modo l’esistenza (non mancavano le proposte per sopprimerli) giudicandoli «pietra angolare» del sistema corporativo. Infatti intendeva il sindacato come ‘tramite’ fra l’individuo e lo stato, mentre per il regime era importante specialmente come strumento di ‘controllo’ sui lavoratori. Di conseguenza le autorità fasciste imposero sempre le cariche sindacali, contro il parere di Bottai. Lo scontro più diretto si ebbe durante la seduta del Gran Consiglio del 1° aprile 1930, quando Bottai propose che le nomine sindacali avessero «carattere sempre più rappresentativo». Il Gran Consiglio respinse la sua idea perché le nomine dovevano conciliare «le esigenze rappresentative delle categorie professionali e le esigenze politiche del regime»'”” (pag 78-81) [(33) Rossoni però non cesserà mai di attaccare l’avversario (…)]”,”ITAF-369″ “GUERRI Giordano Bruno”,”Eretico e profeta. Ernesto Buonaiuti, un prete contro la Chiesa.”,”Giordano Bruno Guerri, senese, ha diretto Storia illustrata e Chorus, è stato direttore editoriale della Arnoldo Mondadori Editore, autore e conduttore di trasmissioni televisive. Attualmente è opinionista del Giornale. Ernesto Buonaiuti non potrà mai essere perdonato dalla Chiesa: o eretico o santo.”,”RELC-080-FL” “GUERRI Giordano Bruno”,”Gli italiani sotto la Chiesa. Da San Pietro a Mussolini.”,”Giordano Bruno Guerri, senese, ha diretto Storia illustrata e Chorus, è stato direttore editoriale della Arnoldo Mondadori Editore, autore e conduttore di trasmissioni televisive. Attualmente è opinionista del Giornale. Ernesto Buonaiuti non potrà mai essere perdonato dalla Chiesa: o eretico o santo.”,”RELC-086-FL” “GUERRIERI Guerriera”,”Linee di biblioteconomia e bibliografia.”,”””Ora, in materia di servizi, si segnalano differenze nell’ uso pubblico delle biblioteche. Le “”specializzate”” di Istituti, Laboratori ecc. e anche quelle di Facoltà universitarie sono in generale aperte ai docenti e ai discenti o a studiosi che ne fanno richiesta.”” (pag 91)”,”ARCx-021″ “GUERRIERI Paolo MILANA Carlo”,”L’Italia e il commercio mondiale. Mutamenti e tendenze nella divisione internazionale del lavoro.”,”GUERRIERI Paolo insegna economia politica nella facoltà di Economia e commercio dell’Università di Roma. Carlo Milana è ricercatore dell’Istituto di Studi per la Programmazione Economica.”,”ITAE-284″ “GUERRIERI Paolo SASSOON Enrico a cura; saggi di Umberto COLOMBO Paolo GUERRIERI Giovanni LEONIDA Gavino MANCA Sergio MARIOTTI Enrico SASSOON”,”La sfida High-Tech. Il Sistema Italia nella competizione tecnologica mondiale.”,”Sergio Mariotti è ordinario di Economia Industriale presso il Politecnico di Milano e Direttore del Centro di Economia del MIP-Politecnico di Milano. Gara dei brevetti (pag 61)”,”SCIx-036-FV” “GUERRIERI Paolo SASSOON Enrico a cura; saggi di Umberto COLOMBO Paolo GUERRIERI Giovanna LEONIDA Gavino MANCA Sergio MARIOTTI Enrico SASSOON”,”La sfida high-tech. Il Sistema Italia nella competizione tecnologica mondiale.”,”””Nelle sue ‘Giornate di Lettura’, Marcel Proust sottolineava come «una delle grandi e meravigliose caratteristiche dei bei libri è questa: che per l’autore essi potrebbero chiamarsi “”conclusioni”” e per il lettore “”incitamenti”””” (pag 15, introduzione)”,”ITAE-033-FV” “GUERRIERO Carlo RONDINELLI Fausto”,”La volante rossa.”,”Carlo GUERRIERO (1965) e Fausto RONDINELLI (1962) vivono a Roma e si occupano di storia contemporanea con particolare attenzione al movimento operaio italiano. Alla Volante rossa hanno dedicato tre anni di studio e ricerca.”,”ITAP-002″ “GUERRINI Libertario”,”Il movimento operaio nell’ empolese (1861-1946).”,”””L’ insurrezione empolese fu isolata dal contesto dei gravi fatti della provincia e di conseguenza furono immediatamente negate le possibilità di confondere la spedizione per fascista; si disse che marinai e carabinieri non avevano mai sparato, anzi che non avevano neppure preso in mano le armi; gli scontri vennero presentati quali veri e propri macelli e i popolani armati come persono prese dalla sadica volontà di uccidere; per avvalorare questa tesi furono inventati i particolari più nefandi, sconfessati poi dalle perizie mediche allegate al processo. Siccome l’ opera delle assistenze locali sconfessava da sola il giudizio di inumanità della popolazione quell’ opera fu taciuta””. (pag 228)”,”MITT-167″ “GUERRINI Luigi”,”Galileo e gli aristotelici. Storia di una disputa.”,”Luigi Guerrini ha dedicato a Galileo i volumi Ricerche su Galileo e il Primo Seicento e Galileo e la polemica anticopernicana a Firenze.”,”SCIx-218-FL” “GUERRINI Irene PLUVIANO Marco”,”Savona, 1° marzo 1944: lo sciopero. “”Inutili sono stati tutti i passi fatti, inutile ogni ricerca””. Operai e città tra resistenza, repressione, esigenze dell’economia di guerra nazionalsocialista.”,”Elenco nomi degli operai scioperanti deportati in Germania (pag 88-) Irene Guerrini e Marco Pluviano componenti del Comitato scientifico dell’Istituto ligure per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea.”,”ITAR-327″ “GUERRINI Irene PLUVIANO Marco”,”La grande razzia di 1.500 lavoratori genovesi del 16 giugno 1944. Repressione, terrorismo, esigenza dell’economia di guerra nazionalsocialista.”,”Testimonianze sul lavoro coatto in Germania (pag 156- ecc.) “”Le condizioni di lavoro in fabbrica erano generalmente gravose, come ricorda ad esempio Rossolini, che all’epoca doveva ancora compiere diciotto anni: «Mi misero in fonderia [alla MIAG di Dresda], e lì patii tanto. A portare i crogioli, non so se lei sa, quando colano il … roba incandescente, a portarli negli stampi. Ma saltavano gli [zampilli di materia fusa] e ho tutta la schiena bruciata. POi ci hanno dato un paio di zoccoli: ci ho ancora i segni nei piedi, che mi fecero il pus» (13). Luigi COstelli, alla ‘Nordbau’ di Berlino, ricorda l’ostilità che spesso li circondava e che «il lavoro era molto duro, perché dalla baracca [il ‘lager’ era a Nieder Schonweide] allo stabilimento c’erano 45 minuti a piedi e l’orario di lavoro erano 12 ore al giorno, dalle 6 del mattino alle 6 di sera e l’altro turno dalle 6 di sera alle 6 di mattino. L’ambiente di lavoro per noi era molto duro perché l’italiano era visto… noi ci chiamavano dei traditori, dei badogliani (…) dei delinquenti i poche parole» (14). … finire”,”QMIS-354″ “GUERRINI Alessandra MAZZA Germana, a cura; scritti di Stefano MARTELLI Antonella PERIN Maria Carla VISCONTI CHERASCO Antonino ANGELINO Fulvio CERVINI Germana MAZZA, schede di Aurora SCOTTI Angelo TORRE”,”Le collezioni del Museo civico. La pinacoteca raddoppia. Catalogo delle nuove opere esposte.”,”3 417138 SBN CLOUD”,”ARTx-007-FDR” “GUESDE Jules TABARANT BRISSAC Henry DEVILLE Gabriel JAURES Jean”,”Petit catechisme socialiste. Le collectivisme (tre conferenze). Double reponse. Services publics et socialisme. La societé collectiviste. Socialisme et proprieté. Socialisme et paysans. Patriotisme et internationalisme.”,”L’opera riunisce fascicoli di case editrici ed autori diversi. Lo spazio maggiore è preso da GUESDE e JAURES. La ‘Table des materies’ è scritta a mano.”,”MFRx-128″ “GUESDE Jules”,”Le Socialisme au Jour le Jour.”,”””La Russia spezzata in Asia centrale, è la fine dello Zarismo che ha potuto sopravvivere ad un zar a pezzi ma non saprà resistere allo sprofondamento della potenza militare sulla quale si è appoggiato e con la quale si confonde. Le classi aristocratiche e borghesi che, troppo frammentate per operare esse stesse, non hanno saputo fino ad ora che lasciar passare le bombe nichiliste, si trovano di colpo portate al governo, ormai costituzionalizzato, parlamentarizzato, occidentalizzato! E il primo effetto, l’ effetto inevitabile di questa rivoluzione politica a Pietroburgo, è la liberazione della Germania operaia. Sbarazzata dell’ incubo moscovita, certa di non trovare più di traverso ai suoi sforzi l’ esercito di un Alessandro dietro l’ esercito di un Guglielmo, ecco la democrazia socialista tedesca in via d’ aprire sulle rovine dell’ Impero del ferro e del sangue, il ballo rivoluzionario, l’ ottantanove operaio.”” (pag 431)”,”MFRx-214″ “GUESDE Jules”,”Jules Guesde et les grèves.”,”””Molto popolare nel Nord, tra gli operai tessitori, fu eletto deputato di Roubaix nel 1893. Alla Camera, fu il difensore appassionato dei lavoratori che gli avevano accordato la loro fiducia. Non parlava soltanto per i deputati ai quali si rivolgeva e ai quali si era imposto, ma anche all’ intero paese. I suoi discorsi stampati in opuscolo erano diffusi a migliaia di esemplari. Con un linguaggio semplice e chiaro, resta oggi ancora un modello. Nello stesso tempo, Jules Guesde faceva fronte contro le nuove manifestazioni del riformismo e in particolare contro il millerandismo. Il socialista Millerand era entrato nel 1899 nel governo Waldeck-Rousseau.”” (pag 5)”,”MFRx-217″ “GUESDE Jules LAFARGUE Paul”,”Le programme du Parti Ouvrier. Son histoire ses considérants – ses articles.”,”Art. 4. Per l’ abolizione dell’ esercito permanente Art. 5. La Comune governi la polizia Art. 12. Per l’ abolizione imposte indirette “”Le faits tennent un autre langage. Ils nous montrent dans tout le cours de ce siècle les armées permanentes incapables d’une défensive efficace, véritables ‘guides de l’ étranger’ au coeur du pays et ne remportant de victoires que sur des concitoyens. L’ armée, surtout en France, ne regarde pas vers la frontière, mais vers l’ atelier. C’est contre la classe ouvriere qu’elle est tournée et qu’elle fait merveille, n’ayant de national que le sang dans lequel elle s’est baignée à Lyon, à la Ricamarie, à Paris, partout où le prolètariat s’est affirmé par la grève ou par le fusil. Son seui but, son unique raison d’être, c’est la defense de la bourgeoisie capitaliste et dirigeante, depuis que cette dernière a renoncé à se défendre elle-même sous forme de garde nationale””. (pag 43-44) “”Ma se essa non eleva il prezzo della manodopera, determinata dal gioco dell’ offerta e della domanda, questa cultura generale, per il solo fatto che farà di ciascun operaio un uomo, nel senso più elevato del termine, accelererà la rivoluzione emancipatrice rendendo insopportabile al proletariato il giogo che pesa sulle sue spalle e che non sopporta oggi che per ignoranza. La scienza genera necessariamente dei rivoluzionari; è per questo che il Partito operaio si preoccupa di metterla alla portata della classe che ha per missione di affrancarla.”” (pag 75)”,”MFRx-269″ “GUESDE Jules LAFARGUE Paul MESA José BROUSSE Paul MALON Benoît DEVILLE Gabriel JACLARD Victor CAMESCASSE Léon ENGELS Friedrich, correspondance inédite réunie par Emile BOTTIGELLI”,”La naissance du Parti ouvrier francais.”,”RC Contiene: Lettera di Engels a Bernstein del 25 ottobre 1881, di Engels a Marx del 13 gennaio 1882. Euro 10.0″,”MFRx-302″ “GUESDE Jules”,”Textes choisis. 1867-1882.”,”GUESDE Jules Lettera di Guesde a Marx. 1879. “”Même quand je me suis trouvé en désaccord avec vous au sujet de l’Internationale, j’ai toujours professé la plus vive admiration pour l’auteur du ‘Manifeste communiste’ et du ‘Capital’. Si je suis révolutionnaire, si je crois comme vous à la nécessité de la force pour trancher dans le sens collectiviste ou communiste la question sociale, je suis, comme vous, l’adversaire acharné des mouvements à la Cafiero… Comme vous, je suis persuadé qu’avant de songer à l’action, il faut avoir constitué un parti, une armée consciente, au moyen d’une propagande aussi active que continue. Comme vous enfin, je nie que la simple destruction de ce qui existe suffise à l’edification de ce que nous voulons, et je pense que, pendant plus ou moins longtemps, l’impulsion, la direction, devrait venir d’en haut, de ceux qui “”savent davantage. (…)”” [Jules Guesde, Textes choisis. 1867-1882, 1959] (pag 102)”,”MFRx-329″ “GUESDE Jules, a cura di Claude WILLARD”,”Textes choisis (1867-1882).”,”Contiene firma del curatore Claude Willard”,”MFRx-380″ “GUESLIN André”,”Les gens de rien. Une histoire de la grande pauvreté dans la France du XXe siècle.”,”pag 126 128 GUESLIN André ha insegnato nelle università di Nancy II e Clermont II, e occupa attualmente la cattedra di storia sociale contemporanea dell’ Università Paris VII Jussieu. Ha scritto: ‘L’ invention de l’ economie sociale’ (1987), ‘Gens pauvres, pauvres gens’ (1998).”,”MFRx-270″ “GUESLIN André”,”Gens pauvres, pauvres gens dans la France du XIX siècle.”,”GUESLIN André ha insegnato nelle università di Nancy II e Clermont II, e occupa attualmente la cattedra di storia sociale contemporanea dell’ Università Paris VII Jussieu. Ha scritto: ‘L’ invention de l’ economie sociale’ (1987), ‘Gens pauvres, pauvres gens’ (1998). “”La giovinezza di Philippe Buchez (1796-1865) spiega in parte il suo orientamento ulteriore. Lui e la sua famiglia erano ostili alla monarchia e il ritorno dei Borboni li priva dei loro impieghi. Suo padre muore e questo evento spinge risolutamente il giovane Buchez verso l’ opposizione liberale. Parallelamente, il suo interesse per i più disagiati lo spinge a intraprendere degli studi medici. La lettura del ‘Nouveau Christianisme’, nel 1825, lo fa aderire al sansimonismo. Il suo interesse è naturalmente legato al contenuto della dottrina che esalta l’uomo al lavoro, ma pure allo sviluppo della stessa. Entra in seguito in dissidenza, volendo essere il difensore dell’ eredità autentica di Saint-Simon. Dopo la rivoluzione del 1830, diviene il capo di fila di una vera scuola di pensiero. Egli ricerca seempre la sintesi con il cristianesimo.”” (pag 165) “”Un’altra figura tradizionale della povertà è rappresentata dall’ infermo. Nelle società dell’ abbondanza, John Kenneth Galbraith evoca due casi di povertà, quello delle zone depresse e quello dei casi di povertà. In quest’ ultimo caso, egli intende le persone che, in seguito ad una deficienza fisica o mentale, sono colpite da povertà. E’ per eccellenza il caso dei “”bons pouvres”” del XIX secolo.”” Gli infermi ed altri storpiati costituiscono un elemento centrale del mondo della povertà dell’ ancien régime. In assenza di legislazione sociale nel corso del XIX secolo, gli invalidi restano delle prede facili per la povertà””. (pag 259)”,”MFRx-271″ “GUESLIN André”,”Les gens de rien. Une histoire de la grande pauvreté dans la France du XXe siècle.”,”GUESLIN André ha insegnato nelle università di Nancy II e Clermont II, e occupa attualmente la cattedra di storia sociale contemporanea dell’ Università Paris VII Jussieu. Ha scritto: ‘L’ invention de l’ economie sociale’ (1987), ‘Gens pauvres, pauvres gens’ (1998). “”Cette forme de chômage se développe très vite à partir de 1973. Dans son rapport, Gabriel Oheix indique que le nombre de chômeurs de longue durée est passé d’environ 46.000 au début de l’année 1975, soit environ 6% de la population sans emploi à la recherche d’un emploi, à près de 180 000 au début de l’année 1980, soit environ 13% de cette même population. L’Etat s’emploie à indemniser le chômage mais il ne réussit pas à le faire indéfiniment. Et les chômeurs en fin de droits basculent alors dans la trappe de la grande pauvreté. Plus que jamais, le vocable de ‘nouveaux pauvres’ sert à les désigner, voire à les stigmatiser: le chômage touche essentiellement les jeunes, adiministrativemetn désignés comme moins de vingt-cinq ans et les travailleurs les moins qualifiés comme dans les années 1930. Une étude publiée par l’Observatoire du changement en mars 2002 révelait qu’au sein de la population ayant rompu ses liens sociaux on trouvait un peu plus d’un quart de jeunes de dix-huit à vingt-quatre ans alors que leur poids dans la population francaise ne dépassait pas 15%.”” (pag 278-279)”,”CONx-155″ “GUEVARA Ernesto ‘Che'”,”Latinoamericana. Un diario per un viaggio in motocicletta.”,”Ernesto Guevara Lynch padre del ‘Che’. Tarata, il mondo nuovo (pag 64-66)”,”AMLx-176″ “GUEVARA Ernesto ‘Che'”,”Latinoamericana. Un diario per un viaggio in motocicletta.”,”Ernesto Guevara Lynch padre del ‘Che’. Tarata, il mondo nuovo (pag 64-66)”,”AMLx-015-FV” “GUEZ Fabien”,”Come (non) farsi venire un infarto.”,”Fabien Guez, cardiologo, lavora all’ospedale parigino di Ambroise Paré. Appassionato di divulgazione su tematiche legate alla salute. Sportivo, maratoneta. “”E’ irritante non poter far comprendere a sufficienza che un’attività fisica ben gestita permette di evitare almeno l’80 per cento delle malattie e di allungare sensibilmente l’aspettativa di vita, di vivere meglio e più a lungo”” (pag 49)”,”SCIx-516″ “GUGLIELMO Matteo”,”Il Corno d’Africa. Eritrea, Etiopia, Somalia.”,”Matteo Guglielmo è dottore di ricerca in Studi africani e membro del Centro Studi sull’Africa contemporanea (CeSAC) presso l’Università Orientale di Napoli. Ha pubblicato pure: ‘Somalia: le ragioni storiche del conflitto’ (2008).”,”AFRx-115″ “GUIBERT Jacques Antoine Hippolyte, comte de”,”Eloge du Roi de Prusse. Par l’ Auteur de l’ Essai General de Tactique.”,”La guerra dei Sette anni (1756 – 1763) che farà emergere l’ esercito prussiano come il migliore d’ Europa, provoca un enorme aumento di interesse per la strategia da parte dei francesi. Tra i numerosi teorici della guerra che emergono nella seconda metà del XVIII secolo, Jacques de GUIBERT diventa il più celebre. Scrittore di talento, il suo Essai general de tactique (1772) è letto ed apprezzato sia da parte dei militari che dai filosofi. Questo successo permette au suo autore di diventare un habitué dei salotti parigini. In ‘Defense du systeme de guerre moderne’ (1779) ritornerà su alcune sue idee e si mostrerà più prudente che nel ‘Essai’. La dialettica è presente a tutti i livelli del pensiero guibertiano. La rivoluzione militare che preconizza nell’ Essais diventerà realtà con la rivoluzione francese del 1789 e la similitudine tra l’ esercito secondo GUIBERT e la Grande Armée di NAPOLEONE BONAPARTE è impressionante.”,”GERQ-045″ “GUIBERT Elisabeth”,”Voies ideologiques de la revolution francaise.”,”GUIBERT-SLEDZIEWSKI Elisabeth è nata nel 1950, ex allieva dell’ ENS di Fontenay-aux-Roses, agrégée di filosofia, professore di filosofia in un liceo lavora ad una tesi di Stato dal titolo “”Ideologia e rapporti di classe nella rivoluzione francese””. “”Rivendicando dopo Turgot il diritto per i commercianti di prestare ad interesse, i liberali dell’ Ancien Regime finiscono per dare il tenore di questa implicazione del privato nel pubblico, del particolare nell’ universale: la circolazione che alimenta tutti gli organi del corpo economico, può essere alimentata solo se i capitali trovano, oltre ad una prospettiva di arricchimento, un interesse immediato””. (pag 253)”,”FRAR-303″ “GUIBERT Jacques de, comte”,”Ecrits militaires, 1772-1790. Essai general de tactique (1772) et traite de la force publique (1790).”,”””Il saggio di tattica è un libro opportuno per formare grandi uomini””, Napoleone “”Le opere del Colonnello de Guibert sono i compagni della mia gloria””, Washington “”Il saggio di tattica è un’ opera di genio””, Voltaire Senza GUIBERT (1743-1790) non ci sarebbe stato CLAUSEWITZ. Ufficiale esemplare, aveva assimilato la lezione della disfatta di Rossbach, e spinse per una riforma audace dell’ esercito francese fondata su una rivoluzione politica. Nel suo saggio generale di tattica (1772) GUIBERT fu profetico, prevedeva la nascita di guerre nazionale e pure di guerre totali. Un generale trarrà pieno profitto dalla sua opera: Napoleone Bonaparte. Trent’anni prima aveva preannunciato Iena. Tra le opere principali di GUIBERT figura anche il ‘Traité de la force publique’ (1790) scritto all’ inizio de una rivoluzione che aveva anticipato.”,”FRQM-032″ “GUIBERT-SLEDZIEWSKI Elisabeth”,”Dal feudalesimo al capitalismo. Transizione rivoluzionaria o sistema transitorio?”,”Si discute tra l’altro il saggio di R. Robin ‘La natura dello Stato alla fine dell'””Ancien Regime””: formazione sociale, Stato e transizione’, in “”Studi storici””, 1973, n. 3, pp. 642 sgg.; e quello di K. Takahashi, ‘La place de la Revolution de Meiji dans l’histoire agraire du Japon’, in “”Revue historique””, CCX, ott-déc. 1957, pp. 229-270 J. Egret, ‘La Pré-Révolution française, 1787-1788, Paris, 1962 M. Gefter, Lénine et la perspective historique au debut du XX siècle (essai methodologique), in “”Recherches Internationales””, n. 62, p. 109″,”STOx-016-FGB” “GUICCIARDINI Francesco”,”Le più belle pagine di Francesco Guicciardini. Scelte da Giuseppe Prezzolini.”,”Guicciardini, Francesco (Firenze 1483 – Arcetri, Firenze 1540), storico, uomo politico e pensatore italiano. Dopo aver compiuto studi giuridici a Pisa, nel 1506 si avviò a una brillante carriera nell’avvocatura e, nel 1512, fu nominato ambasciatore presso la corte di Ferdinando il Cattolico, in Spagna. Tornato nel 1514 a Firenze, dove intanto i Medici avevano ripreso il potere sotto la protezione degli spagnoli, nel 1516 entrò al servizio di Leone X (Giovanni de’ Medici), che lo fece governatore prima di Modena, quindi di Reggio e Parma, e infine commissario dell’esercito pontificio. Nel 1523 Clemente VII (Giulio de’ Medici), di cui godeva dell’amicizia e del favore, lo nominò presidente della Romagna. Fu in quelle circostanze, nel vigore con cui affrontò l’anarchia delle regioni sotto il suo controllo, che dimostrò grandi capacità organizzative e di comando. Più significativa ancora fu la sua azione diplomatica nella complessa situazione prodottasi nel territorio italiano come conseguenza delle lotte per l’egemonia europea. Si adoperò infatti per creare, con un rovesciamento degli attuali schieramenti, una lega tra papato, stati italiani e Francesco I di Francia contro il reale pericolo costituito da Carlo V, che tendeva a un’assoluta supremazia imperiale sull’Italia. Ma la lega fu sconfitta, i mercenari tedeschi di Carlo V saccheggiarono Roma (1527), i Medici furono temporaneamente cacciati da Firenze, e su Guicciardini, ritiratosi nella villa del Finocchieto, piovve la condanna del papa da un lato e, dall’altro, dei suoi concittadini, restauratori di una nuova repubblica fiorentina. I suoi beni vennero confiscati e Guicciardini si trasferì nel 1529 a Bologna e in seguito a Roma. Recuperato il favore di Clemente VII e ripristinata la signoria medicea a Firenze, tornò nel 1534 a Firenze e assunse il ruolo di consigliere e luogotenente del duca Alessandro, ma dopo l’assassinio di questi, pur essendo fautore della successione di Cosimo de’ Medici, venne tenuto in disparte. Si ritirò allora nella sua villa di Arcetri, dove la morte lo raggiunse nel 1540 mentre lavorava alla monumentale Storia d’Italia, iniziata nel 1535. Non si sa se intendesse pubblicarla, dal momento che già altri importanti scritti (Ricordi politici e civili, 1528-1530; Considerazioni intorno ai “”Discorsi”” del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio, 1528; oltre alle giovanili e incompiute Storie fiorentine, 1508-1510), recuperati dopo la sua morte, erano rimasti fra le sue carte. Guicciardini era una mente portata all’intuizione pratica più che ai grandi progetti ideologici e diffidava, anzi, delle tesi perentorie e delle teorie di principio. Privo di una dottrina organica e coerente, era convinto dell’importanza di interpretare gli eventi con duttilità, risolvendo i problemi contingenti in maniera flessibile. Tale pragmatismo era proprio anche di Niccolò Machiavelli, ma, al contrario di questi, Guicciardini non credeva che i rapporti fra gli uomini e i fatti della storia dipendessero da leggi fondamentali e assolute. In questa dimensione si muovono i Ricordi, raccolta di circa quattrocento fra osservazioni, massime e sentenze. Sottesa a questa stessa visione della vita, e quasi pretesto per riflettere sulla complessa natura umana, è la vasta e ricca Storia d’Italia, che, pur trattando materia coincidente con l’autobiografia (gli eventi fra il 1492 e il 1534), si presenta, per lo scrupolo documentario e l’obiettiva analisi dei fatti, come una delle opere fondanti della moderna storiografia europea. “”Guicciardini, Francesco,”” Enciclopedia Microsoft(R) Encarta(R) 99. (c) 1993-1998 Microsoft Corporation. Tutti i diritti riservati.”,”ITAG-009″ “GUICCIARDINI Francesco; a cura di Gian Franco BERARDI”,”Antimachiavelli.”,”””E’ vera conclusione che le calunnie solo detestabili, ma tanto naturale in una città libera, che è difficile e forse impossibile el levarle; perché quando nasce uno carico falso contro a uno cittadino, che può nascere per malignità di chi ne è autore ed anche per errore, come si può provedere che non si allarghi alla moltitudine, la quale è più inclinata a credere el male che el bene?”” (pag 49).”,”TEOP-141″ “GUICCIARDINI Francesco”,”Ricordi.”,”””… in quanto i ricordi di B (della serie B, ndr) nelle loro linee essenziali erano già stati composti nel 1523, se non prima ancora: tra gli e gli altri stanno gli anni più intensi e più tragici della vita di Guicciardini, e in special modo quel periodo di raccoglimento e di ripiegamento su sé medesimo che seguì la catastrofe della Lega e i rivolgimenti di Firenze. Da quella nuova meditazione hanno avuto origine questi Ricordi, nei quali la convinzione dell’ autore e la sua stessa personalità si afferma con magior risolutezza”” (pag 57).”,”ITAG-118″ “GUICCIARDINI Francesco”,”Istoria d’ Italia di Messer Franc. Guicciardini alla miglior lezione ridotta dal professore Giovanni Rosini. Ultima edizione riveduta e corretta. Vol. IV. Libri IX-X-XI.”,”Il pontefice delibera d’ assaltar Genova cap: III (Libro IX) Il Duca d’ Urbino ammazza il cardinal di Pavia. Dolore del papa. (Libro IX) Enrico VIII appoggia famiglia Medici (Libro XI) Cardinale de’ Medici è fatto nuovo Papa (Leone X) (Libro XI) Genova ridotta in potestà dal Re di Francia. (Libro XI) Cardinali privati del Cappello, pel Concilio di Pisa, son restituiti alla dignità. Sussidi del Papa a Cesare.”,”ITAG-132″ “GUICCIARDINI Francesco”,”Istoria d’ Italia di Messer Franc. Guicciardini alla miglior lezione ridotta dal professore Giovanni Rosini. Ultima edizione riveduta e corretta. Vol. VI. Libri XV-XVI-XVII.”,”””Desidererei ed io con ardore pari a quello degli altri, che in un tempo medesimo si ricuperasse la Borgogna, e si stabilissero i fondamenti di dominare Italia; ma conosco che chi così presto vuole tanto abbracciare, va a pericolo di non stringere cosa alcuna; e che nessuna ragione comporta, che il Re di Francia liberato vi attenga tant’ importanti capitoli. Non sa egli che se è vi restituisce la Borgogna, che vi apre una porta di Francia? E che in potestà vostra sarà sempre di correre insino a Parigi? E che avendo voi facultà di travagliare la Francia da tante parti, che sarà impossibile, ch’ei vi resista? Non sa egli, ed ognuno, che il consentirvi, che voi andiate armato a Roma, che voi mettiate il freno a Italia, che voi riduciate in arbitrio vostro lo Stato spirituale, e temporale della Chiesa, è cagione di raddoppiare la vostra potenza? Che mai più vi possano mancare nè danari, nè armi da offenderlo, e ch’egli sia necessitato ad accettare tutte le leggi, che a voi parrà d’imporgli?””. (pag 169, Orazione di Mercurio Gattinara Gran Cancelliere, nella quale dissuade Cesare dal fare accordo col Re di Francia e lo persuade a far lega col Papa e con i Veneziani, è in qualche parte introdotta dal Giovio, che lo chiamò Mercurino, benché non come Orazione, ma come consiglio, nel quale non è tanto artifizio, tanto nervo, né tanta veemenza)”,”ITAG-133″ “GUICCIARDINI Francesco”,”Ricordi Diari Memorie.”,”GUICCIARDINI Francesco Firenze. “”Ricordo come essendo le cose di Italia molto sviluppate [complicate] e la città in grande sospensione per essere molto minacciata dal papa, e trovandosi da una parte el re di Francia potentissimo nelle cose di Italia per essere signore del ducato di Milano, di Genova, ed avere lo stato di Bologna, a sua requisizione; da altra, essendosi fatta nuova lega tra ‘l papa, re di Spagna, che era signore del reame di Napoli, e viniziani, e dubitandosi di futura guerra, la città, benché dependessi da Francia, pure deliberando trattenersi col re di Spagna con chi ancora era in confederazione insino a giugno, (….)”” (pag 92)”,”ITAG-218″ “GUICCIARDINI Nicolò”,”Newton. Un filosofo della natura e il Sistema del Mondo.”,”Nicolò Guicciardini laureato a Milano in fisica e filosofia, insegna storia della scienza presso l’Università degli Studi di Bergamo.”,”SCIx-449″ “GUICHARD Jean”,”El Marxismo. Teoría y práctica de la revolución.”,”Proudhon il “”Feuerbach “” del socialismo (pag 260) “”En su carta de 1865 sobre Proudhon dice Marx: “”En su escrito (“”Qué es la propiedad?””), Proudhon es respecto a Saint-Simon y Fourier algo así como lo que es Feuerbach respecto a Hegel. Comparado con Hegel, Feuerbach es muy pobre. Sin embargo el “”tras Hegel”” marcó una época porque dio relieve a ciertos puntos poco agradables para la conciencia cristiana y para el progreso de la crítica, aunque Hegel lo había dejado todo en un claro-oscuro místico””. (1)””. (pag 260) (1) Cartas sobre el Capital”,”MADS-428″ “GUICHARD Jean”,”Le Marxisme de Marx à Mao. Théorie et pratique de la révolution.”,”In apertura (pag 1): Dialogo tra Paul Lafargue e Lenin citato da G. Walter, ‘Lenine’, p. 42 Lettera di Marx a Oppenheim, agosto 1842 (sul metodo). “”Une question actuelle a ceci de commun avec toute question justifiée par son contenu et par là même rationelle, que la principale difficulté qu’elle présente n’est pas la réponse à y faire mais la manière dont il faut la poser. De ce fait une vraie critique comporte une analyse, non des réponses mais des questions. De même que la solution d’une équation algébrique est donnée dès qu’elle est clairement et correctement posée, la réponse à une question est indiquée dès que celle-ci constitue une question réelle. L’histoire ne connaît pas d’autre méthode de résoudre d’anciennes questions que d’y répondre par des questions nouvelles. Les mots qui donnent la clé de l’énigme de chaque époque sont de ce fait aisés à trouver: ce sont les questions du jour”” (Marx, lettre à Oppenheim, août 1842) [(in) Jean Guichard, Le Marxisme de Marx à Mao. Théorie et pratique de la révolution, 1968] (pag 1)”,”MADS-667″ “GUICHETEAU Gerard”,”Hitler et Staline montent en ballon.”,”””Storia vera del favoloso incontro del nazismo e dello stalinismo sotto le luci del Cremlino e di quello che avvenne ai regni di Polonia, di Finlandia, di Estonia e delle altre nazioni di Curlandia durante il detto incontro, notamente il 23 agosto e 29 settembre del 1939, aumentata dai commentari di un testimone col dono dell’ ubiquità e del racconto delle umiliazioni subite da qualche cittadino di queste nazioni e di altre, misteriosamente colpite a mille leghe di distanza dal terrore che ne seguì.”” “”Il primo articolo del trattato somigliava ad una definizione di un cattivo dizionario. Le due parti consideravano come limiti dei loro interessi nazionali reciproci… la linea tracciata sulla carta congiunta. Schulenburg cerca la carta con gli occhi. Non la trova. Senza dubbio essa è ancora nella sala da pranzo di Molotov che aveva trasformata in laboratorio di cartografia. Con ciò si era rassegnato… Non c’era alcun dubbio che le due parti si erano fermate alla linea dei fiumi Pissa, Narew, Bug e San, e che la Russia abbandonava la Vistola. C’erano ancora delle frizioni a proposito di San e della determinazione della sua fonte…””. (pag 163)”,”RAIx-197″ “GUIDA Francesco”,”La Russia e l’ Europa centro-orientale, 1815-1914.”,”Francesco GUIDA è professore straordinario dell’ Europa Orientale presso la Facoltà di Scienze politiche di Roma Tre. Tra le sue pubblicazioni: L’Italia e il Risorgimento balcanico (1984), ‘Mezzo secolo di “”socialismo reale””‘ (1997). Mito di Garibaldi in Europa Orientale. “”Anni prima alcuni patrioti bulgari avevano preso contatto con Mazzini (era stata fondata anche una Giovane Bulgaria) e Garibaldi. Le imprese del secondo anche in Bulgaria, come in tutta l’ Europa centro-orientale, ebbero una vasta eco, dando vita a un vero mito, paragonabile a quello novecentesco di Che Guevara. Più di un candidato nelle prime elezioni bulgare svoltesi nel 1878 si fregiò del soprannome Garibaldito (il Garibaldi). Le insurrezioni bulgare del 1875 e 1876 che tanto colpirono l’ opinione pubblica europea, facendo da spunto per le vicende diplomatiche e militari già descritte, non furono dunque eventi inattesi.”” (pag 77)”,”EURC-070″ “GUIDA Francesco DI-LEMBO Luigi CARSTEN Francis MOSSE George L. SALVADORI Massimo L. VIVARELLI Roberto MELOGRANI Piero ARFE’ Gaetano, saggi; interventi di Bianca CAVALLOTTI Francesco GUIDA Giorgio PETRACCHI Leonardo RAPONE Brunello VIGEZZI Carlo VALLAURI Zeffiro CIUFFOLETTI Enzo Enriques AGNOLETTI Enrico DECLEVA Leo VALIANI Brunello VIGEZZI Claudio SAPELLI Roberto VIVARELLI”,”Rivoluzione e reazione in Europa, 1917 – 1924. Convegno storico internazionale. Perugia, 1978. Volume II.”,”Saggi di GUIDA Francesco DI-LEMBO Luigi CARSTEN Francis MOSSE George L. SALVADORI Massimo L. VIVARELLI Roberto MELOGRANI Piero ARFE’ Gaetano, interventi di Bianca CAVALLOTTI Francesco GUIDA Giorgio PETRACCHI Leonardo RAPONE Brunello VIGEZZI Carlo VALLAURI Zeffiro CIUFFOLETTI Enzo Enriques AGNOLETTI Enrico DECLEVA Leo VALIANI Brunello VIGEZZI Claudio SAPELLI Roberto VIVARELLI Contiene tra gli altri i saggi: -Massimo L. Salvadori, Kautsky e Lenin nella crisi del primo dopoguerra (pag 169-191) – Roberto Vivarelli, Rivoluzione e reazione in Italia negli anni 1918-1922 (pag 301-244) – Piero Melograni, Lenin e la prospettiva rivoluzionaria in Italia (pag 281-306) Il giudizio sulla crisi “”Kautsky aveva caratterizzato il suo ruolo di teorico della socialdemocrazia tedesca dopo la fine dell’era di Bismarck proprio per il fatto di presentarsi come «profeta» della «crisi del capitalismo». Fra il programma di Erfurt del 1891, di cui era stato, insieme con Bernstein, l’estensore, e l’opuscolo del 1909, ‘La via al potere’, Kautsky non fece altro che esprimere la convinzione che qualsiasi grande crisi sociale che avesse coinvolto la Germania e l’Europa si sarebbe risolta in una rivoluzione socialista. Il che stava a dire che, a suo giudizio, la «natura della crisi» sarebbe stata tale da segnare una crisi del sistema capitalistico; che non vi sarebbe stato da attendersi una ulteriore fase di sviluppo capitalistico, e che l’avvenire apparteneva quindi al socialismo. Una guerra imperialistica sarebbe stata la tomba del capitalismo e la culla della rivoluzione. Nell’opuscolo del 1909, Kautsky sintetizzò il suo pensiero stabilendo alcuni nessi essenziali: ormai – disse – una rivoluzione è «possibile solo come rivoluzione ‘proletaria’»; il tipo di governo che occorre è il «dominio esclusivo» del proletariato (con questa espressione egli intendeva la «dittatura del proletariato»); vi è una sola «alternativa» storico-universale: fra imperialismo e socialismo, cioè fra la politica della borghesia e quella del proletariato (K. Kautsky, ‘Der Weg zur Macht’, Berlin, 1920, pp. 26, 28, 151). E’ noto che Lenin e Trotsky, nel corso delle successive controversie con Kautsky, rimproverarono al teorico socialdemocratico di avere abbandonato e quindi «rinnegato» le tesi rivoluzionarie espresse nel saggio del 1909. Non starò qui a ricordare su quali equivoci interpretativi poggiasse l’atteggiamento dei capi della rivoluzione bolscevica nei confronti di Kautsky (mi permetto a proposito di rinviare al mio libro ‘Kautsky e la rivoluzione socialista, 1880-1938’); ma è certo che negli anni successivi Kautsky pervenne a posizioni diverse sulla natura della crisi capitalistica e sulle sue prospettive per le forze socialiste. Alcuni «segni» di questo mutamento sono da individuarsi in effetti già prima del 1909, e da connettersi alla disillusione provata in seguito alla sconfitta elettorale che la socialdemocrazia aveva subito nel 1907. Kautsky si trovò a dover registrare che l’imperialismo e il colonialismo avevano avuto una «forza di richiamo» presso «larghe masse» assai superiore a quella che la socialdemocrazia e lui stesso avessero previsto (‘Der 25 Januar’, in «Die neue Zeit», XXV, 1906-1907, vol. I, pp. 588-89). Ora qual era il significato di questa «forza di richiamo», quali potevano essere le implicazioni per lo scontro fra politica imperialistica della borghesia e politica del proletariato? Un altro segno inquietante Kautsky lo aveva colto in anni ancora precedenti, nel 1904, allorché era stato spinto alla conclusione che, nel corso delle lotte politiche e sociali in Germania, ma non solo in questa, la piccola borghesia messasi al carro del grande capitale finanziario, stava diventando «la truppa scelta della reazione» (‘Wie weit ist das kommunistische Manifest veraltet?’, in «Leipziger Volkszeitung», 23 luglio 1904). La conclusione che, comunque, Kautsky aveva tirato era stata in un primo tempo tale da non modificare la sua concezione sulla «natura» della crisi: la forza del proletariato è destinata a crescere, anche se questo va incontro, proprio per la sua politica rivoluzionaria, ad un crescente isolamento; la borghesia, a sua volta, esprime con l’imperialismo la sua condanna storica”” [Massimo L. Salvadori, Kautsky e Lenin nella crisi del primo dopoguerra ] [(in) Rivoluzione e reazione in Europa, 1917 – 1924. Convegno storico internazionale. Perugia, 1978. Volume II, Roma, 1978] (pag 171-172)”,”RIRO-291-B” “GUIDETTI Massimo STAHL Paul H. a cura, saggi di DEMELIC Fedor KRAUSS Friedrich S. EVSTATIEV GESOV Ivan SAVOV BOBCEV Stefan KOVALEVSKY Maxim MEITZEN August PÍC J. Ladislav TAGÁNY Karl VON HAHN Joann Georg SUMMER MAINE Henry ENGELS Friedrich LE PLAY Frédéric VON HAXTHAUSEN August VON MIASKOWSKI August DE LEVELEYE Emile ERRERA Paul SEEBOHM Frederic DUPIN CORDIER Eugène ALTAMIRA Y CREVEA Rafael CASTILLEJO Y DUARTE José RUBEN Ernst”,”Il sangue e la terra. Comunità di villaggio e comunità familiari nell’Europa dell’800.”,”Attraverso resoconti di viaggio o sistesi di ricerche effettuate sul campo, viene qui presentata la vita e l’organizzazione sociale tradizionale dei contadini europei, quale ancora nell’ottocento era dato incontrare e studiare in vaste regioni d’Europa. Massimo Guidetti, nato a Milano nel 1946. Laureato in giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha inizialmente svolto ricerche sul problema delle economie di transizione, compiendo una analisi di caso mediante un soggiorno in Corea del nord. Nel 1972-73 ha lavorato a Praga, con una borsa di scambio, dove ha svolto una ricerca storica sugli aspetti sociali e religiosi della vita boema tra ‘500 e ‘600. Successivamente ha collaborato con studi ed indagini dirette di carattere etnostorico ad una ricerca internazionale promossa dalla presidenza dello Zaire occidentale. Dal 1974 all’estate 1976 ha lavorato presso l’Istituto ISTRA di Milano, dove ha svolto corsi di metodologia della storia ed ha avviato la costituzione di un gruppo di lavoro sulle forme comunitarie in Italia. Oggetto centrale della sua ricerca sono le forme di vita e le strutture economiche e sociali comunitarie. Paul Henri Stahl, nato a Bucarest (Romania) nel 1925. Ha studiato sociologia con i professori Dimitri Giusti e Henri H. Stahl. É stato successivamente collaboratore e poi direttore del Centro di ricerche psico-medico-pedagogiche di Bucarest; collaboratore dell’Istituto di storia dell’Arte dell’Accademia rumena; capo della sezione di storia dell’Arte, folclore ed etnologia dell’Istituto romeno di studi sud-est europei. Dal 1970 è ordinario dell’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi, membro del Laboratorio di antropologia sociale del Collegio di Francia ed incaricato all’Université René Descartes (Sorbona). Il suo lavoro è indirizzato allo studio delle società contadine balcaniche, quali sono esistite negli ultimi tre secoli.”,”EURC-029-FL” “GUIDETTI Massimo a cura, saggi di F. BURGARELLA S. CHIERICI R. FONTAINE G. PENCO P.P. POGGIO M. ROUCHE”,”Storia d’Italia e d’Europa. Volume 1. L’Europa barbara e feudale.”,”Il volume è il risultato di un gruppo di studiosi che ha lavorato unitariamente, sollecitando alcuni altri, specie stranieri e contributi più specifici.”,”EURx-074-FL” “GUIDETTI Massimo a cura, Saggi di P. BISCOTTINI F. BONICALZI E. CELLANI L. MEZZADRI P. PASCAL P.P. POGGIO P. REPETTO”,”Storia d’Italia e d’Europa. Volume 4. Il Barocco e gli inizi dell’assolutismo.”,”Il volume è il risultato di un gruppo di studiosi che ha lavorato unitariamente, sollecitando alcuni altri, specie stranieri e contributi più specifici.”,”EURx-075-FL” “GUIDI Marco E.L.”,”Il sovrano e l’imprenditore. Utilitarismo ed economia politica in Jeremy Bentham.”,”GUIDI-MEL (Lucca, 1958) è dal 1987 ricercatore in Storia delle dottrine economiche presso l’ Università “”G. D’ANNUNZIO”” di CHIETI, facoltà di Scienze politiche (sede di TERAMO). BIBLIOGRAFIA: – “”Sviluppo economico, distribuzione e rendita fondiaria in Ricardo. L’economia politica come scienza e come progetto””, in ANNALI della FONDAZIONE LUIGI EINAUDI, (XVII, 1983). – “”Le citoyen Bentham, ‘raisonnable censeur des lois’, et l’economie de la révolution française””, in Economies et sociétés””, n. 7-8-9, 1990.”,”FILx-109″ “GUIDI Marco E.L. MICHELINI Luca a cura; saggi di Luca MICHELINI Fiorenzo MORNATI Roberto BARANZINI Terenzio MACCABELLI Antonio CARDINI Giandomenica BECCHIO Rosario PATALANO Marco GERVASONI Flavia MONCERI e Raimondo CUBEDDU Stefano PERRI Vitantonio GIOIA Marco E.L. GUIDI Niccolò BELLANCA Paolo FAVILLI Daniela PARISI Marco SCAVINO Dora MARUCCO Aurelio MACCHIORO”,”Annali. Anno Trentacinquesimo. 1999. Marginalismo e socialismo nell’Italia liberale, 1870-1925.”,”Contiene i saggi: – Luca MICHELINI: ‘Antonio Labriola e la scienza economica. Marxismo e marginalismo (pag 373-400) – Marco GERVASONI, La rivoluzione per fare che? I sindacalisti rivoluzionari italiani e le rappresentazioni del mondo nuovo (Stato, mercato, sindacato) (pag 173-221) (su Arturo Labriola e Enrico Leone) “”Tuttavia diverse ragioni invitano a inserire la riflessione di Labriola nel fluire della storia dell’economia politica. Anzitutto è evidente che è ben difficile professarsi marxisti senza svolgere un serio ragionamento sulla scienza economica, se non altro perché il ‘Capitale’ di Karl Marx, condensato di ricerca storica e teorica e frutto di una precisa metodologia, ha come sottotitolo “”critica dell’economia politica””. Se è forse infondato sostenere, come farà Croce sul finire degli anni trenta, che il marxismo italiano “”nasce e muore”” con Labriola, visto che nel nostro paese il marxismo ha avuto una storia anche dopo la scomparsa del filosofo (avvenuta nel 1904), è certo però che il cassinate è l’unico intellettuale accademico, nell’Italia di fine Ottocento, e di conseguenza il primo, ad accettare la teoria del valore di Marx. La riflessione labriolana, infine, potremmo dire che si sofferma in modo particolare sui problemi metodologici che concernono la scienza economica: non è secondario il fatto che egli scriva che il marxismo “”è soltanto un metodo di ricerca e di concezione””. (…) Il marxismo di Labriola si definisce negli anni successivi all’inizio del carteggio con Friedrich Engels, ovvero dopo il 1890 (1). In precedenza il filosofo non nasconde simpatie per Achille Loria, economista critico della teoria del valore di Marx, ma anche uno dei tramiti più importanti, negli anni ottanta, di penetrazione del marxismo in Italia. Non è forse eccessivo affermare che l’adesione al marxismo coincide per Labriola con l’approfondimento dello studio dell’economia politica, come comprovano quegli scritti di poco anteriori al 1890 che inneggiano al socialismo appellandosi a una economia politica dai contorni assai vaghi e che risentono dell’impronta, per un verso, degli storicisti tedeschi e, per un altro verso, dei noti scritti di Louis Blanc sul “”diritto al lavoro””. Dal 1890 il marxismo di Labriola è imperniato sulla accettazione della teoria del valore di Marx. La complessa e intensa discussione (italiana e internazionale) sul problema della cosiddetta trasformazione dei valori in prezzi, ovvero su quella che viene presentata come la coerenza interna della teoria del valore di Marx, lascia immutata la convinzione di Labriola circa la legittimità della posizione marxiana”” [Luca Michelini, ‘Antonio Labriola e la scienza economica. Marxismo e marginalismo] [(in) ‘Marginalismo e socialismo nell’Italia liberale, 1870-1925’, Annali Feltrinelli, 2001] [(1) ‘La prima lettera di Labriola a Engels è del 3 aprile del 1890 (…)’] (pag 402-404) Antonio Labriola Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. bussola Disambiguazione – “”Labriola”” rimanda qui. Se stai cercando il Labriola politico ed economista, vedi Arturo Labriola. bussola Disambiguazione – Se stai cercando il Labriola politico e giurista, vedi Silvano Labriola. Antonio Labriola Antonio Labriola (Cassino, 2 luglio 1843 – Roma, 12 febbraio 1904) è stato un filosofo italiano, con particolari interessi nel campo del marxismo. Indice [nascondi] 1 Biografia 2 Il pensiero 3 Note 4 Bibliografia 4.1 Opere 4.2 Studi 5 Voci correlate 6 Altri progetti 7 Collegamenti esterni Biografia[modifica | modifica sorgente] Nacque da Francesco Saverio, insegnante ginnasiale di lettere, e da Francesca Ponari. Nel 1861 si iscrisse alla facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Napoli, città nella quale la famiglia si era trasferita. Qui studia con gli hegeliani Augusto Vera e Bertrando Spaventa, il cui appoggio gli procura nel gennaio del 1864 un posto di applicato di pubblica sicurezza nella segreteria del prefetto. Già il 3 maggio 1862 finisce di scrivere Una risposta alla prolusione di Zeller, un’opera in cui osteggia il neokantiano Eduard Zeller, professore dell’Università di Heidelberg, grande storico della filosofia greca; contro ogni ipotesi di un ritorno a Kant, Labriola rivendica l’attualità dell’hegelismo. Tuttavia lo scritto fu pubblicato postumo, nel 1906. Labriola non concluse gli studi universitari: nel 1865 conseguì il diploma di abilitazione e insegnò nel ginnasio Principe Umberto di Napoli; il 23 aprile 1866 sposa Rosalia Carolina von Sprenger, una palermitana di origini tedesche e di confessione evangelica, maestra nella scuola “”Garibaldi”” di Napoli, da cui ebbe tre figli: Michelangelo Francesco, Francesco Felice Alberto e Teresa Carolina. Di quest’anno è il saggio, premiato dall’Università di Napoli, sull’Origine e natura delle passioni secondo Spinoza, che mostra già, nell’interesse del filosofo olandese, unito ai contemporanei studi della filosofia di Ludwig Feuerbach, una significativa presa di distanze dall’idealismo in favore del materialismo. Nel 1869 scrive il saggio La dottrina di Socrate secondo Senofonte, Platone ed Aristotele, premiata nel 1871 dalla Reale Accademia di Scienze morali e politiche di Napoli. Consegue la libera docenza in filosofia della storia e si mette in aspettativa in attesa di ottenere un incarico nell’Università; scrive la dissertazione Esposizione critica della dottrina di G. B. Vico e collabora con il giornale svizzero “”Basler Nachrichten””, al quale invia corrispondenze politiche, al quotidiano napoletano “”Il Piccolo””, fondato e diretto da Rocco De Zerbi, futuro deputato e leader dell’Unione liberale, un gruppo politico al quale Labriola aderisce. Entra anche nella redazione della “”Gazzetta di Napoli”” e, nel febbraio 1872, in quella de L’Unità Nazionale, diretta da Ruggiero Bonghi, al Monitore di Bologna e alla Nazione di Firenze, nella quale escono nell’estate del 1872 le sue dieci Lettere napoletane. Nel 1873 si dichiara herbartiano in psicologia e in morale, pubblicando a Napoli i saggi Della libertà morale, dedicata ad Arturo Graf e Morale e religione. Trasferitosi nel 1873 a Roma, ove muore di difterite il figlio Michelangelo, supera nel 1874 il concorso alla cattedra di filosofia e pedagogia all’Università di Roma. Nel 1876 pubblicò il saggio Dell’insegnamento della storia e l’anno dopo è direttore del Museo di istruzione e di educazione: sono anni in cui Labriola mostra un particolare impegno verso il miglioramento del livello professionale degli insegnanti e la diffusione dell’istruzione di base della popolazione, inteso come primo passo per una maggiore democrazia del paese. A questo scopo s’informa sugli ordinamenti scolastici dei paesi europei: nel 1880 pubblica gli Appunti sull’insegnamento secondario privato in altri Stati e nel 1881 l’Ordinamento della scuola popolare in diversi paesi. Contemporaneamente Labriola abbandona le convinzioni politiche di moderato liberalismo per approdare a posizioni radicali: oltre alla lotta all’analfabetismo, auspica l’intervento dello Stato nell’economia, una politica sociale di assistenza ai poveri, il suffragio universale che permetta anche a candidati operai l’ingresso al Parlamento. Nel 1887 ottiene la cattedra di filosofia della storia all’Università di Roma e inizia un corso di storia del socialismo. A seguito di notizie che danno imminente la stipula del Concordato con il Vaticano, Labriola tiene all’Università la conferenza Della Chiesa e dello Stato a proposito della conciliazione, considerando una minaccia per la libertà di pensiero ogni accordo con la Chiesa, temendone l’ingerenza nella vita pubblica italiana; il 18 novembre 1887 il quotidiano romano La Tribuna pubblica una sua lettera in cui, tra l’altro, scrive di essere «teoricamente socialista ed avversario esplicito delle dottrine cattoliche» e il 22 gennaio 1888, nella conferenza Della scuola popolare, auspica l’abolizione dell’insegnamento religioso. Il 2 marzo 1888, sul giornale Il Messaggero, depreca l’uso della forza pubblica contro le manifestazioni; il 16 dicembre tiene agli operai di Terni un discorso su Le idee della democrazia e le presenti condizioni dell’Italia, in cui afferma di impegnarsi personalmente in politica e dichiara di desiderare un «governo del popolo mediante il popolo stesso» e la formazione di un grande partito popolare. Il 2 maggio 1890 scrive che «I parlamenti, come forma transitoria della vita democratica d’origine borghese, spariranno col trionfo del proletario» e il 20 giugno tiene nel Circolo operaio romano di studi sociali il discorso Del socialismo commemorando la Comune di Parigi. Nell’ottobre Labriola saluta il congresso della socialdemocrazia tedesca a Halle scrivendo che «Il proletariato militante procederà sicuro sulla via che mena diritto alla socializzazione dei mezzi di produzione ed l’abolizione del presente sistema di salariato, fidando solo nei suoi propri mezzi e nelle sue proprie forze». Nel 1890 entra in rapporto epistolare con Engels, che conoscerà nel 1893 a Zurigo, e con i maggiori dirigenti socialisti europei, Kautsky, Liebknecht, Bebel, Lafargue, mentre rimprovera a Filippo Turati, il più prestigioso leader socialista italiano e direttore della rivista Critica sociale, superficialità teorica e arrendevolezza nei confronti degli avversari politici. Vuole che il Partito socialista, che deve nascere ufficialmente con il Congresso di Genova del 14 agosto 1892, sia un partito di operai e non di intellettuali positivisti borghesi. Vede nei Fasci siciliani un concreto esempio di socialismo popolare e rivoluzionario e lamenta che il marxismo non riesca a essere compreso in Italia. Nell’anno accademico 1890-1891 fa lezione sul Manifesto di Marx ed Engels e scrive a quest’ultimo, nel gennaio del 1893, di star facendo un nuovo corso «su la genesi del socialismo moderno» ma di non riuscire a risolversi a scriverne un saggio per l’ignoranza su tanti «fatti, persone, teorie, etc, che sono tante fasi, tanti momenti né sentiti né conosciuti in Italia», come ribadisce il 7 maggio a Victor Adler che «il marxismo non piglia piede in Italia». Su sollecitazione del Sorel, scrive In memoria del Manifesto dei comunisti, il primo dei suoi saggi sulla concezione materialistica della storia, terminato il 7 aprile 1895, che esce in francese sulla rivista del Sorel, Le Devenir social; lo spedisce a Engels in luglio, ricevendone le lodi. Anche il giovane Croce – che ne promuove la stampa in Italia – ne è influenzato tanto da attraversare il suo pur breve periodo di adesione al marxismo. Nei due anni successivi Labriola scrive altri due saggi, Del materialismo storico, dilucidazione preliminare e Discorrendo di socialismo e di filosofia. È sepolto presso il cimitero acattolico di Roma. Il pensiero[modifica | modifica sorgente] Schematicamente, possiamo suddividere il percorso filosofico e politico di Labriola in tre diversi momenti: innanzitutto fu propugnatore dell’idealismo hegeliano (influenzato da Bertrando Spaventa, del quale fu allievo a Napoli); successivamente, possiamo distinguere una fase contrassegnata dal rifiuto dell’idealismo in nome del realismo herbartiano, ed infine, il momento della maturità, in cui aderisce pienamente al marxismo. L’approccio di Labriola al marxismo è influenzato da Hegel e Herbart, per cui è più aperto dell’approccio di marxisti ortodossi come Karl Kautsky. Egli vide il marxismo non come una schematizzazione ideologica ed autonoma dalla storia, ma piuttosto come una filosofia autosufficiente per capire la struttura economica della società e le conseguenti relazioni umane. Era necessario aderire alla realtà sociale del proprio tempo storico se il marxismo voleva considerare la complessità dei processi sociali e la varietà di forze operanti nella storia. Il marxismo doveva essere inteso come una teoria ‘critica’, nel senso che esso non asserisce verità eterne ed immutabili ed è pronto ad interpretare le contraddizioni sociali secondo le diverse fasi storiche, avendo al centro della sua analisi il lavoro e le condizioni dei lavoratori e dunque la concreta e materiale “”prassi”” umana. La sua descrizione del marxismo come “”filosofia della prassi”” verrà ripresa infatti nei Quaderni dal carcere di Gramsci. In pedagogia Labriola avvertì l’esigenza collettiva dei tempi nuovi, il bisogno di una scuola popolare che servisse da reale tessuto connettivo dell’Italia post-unitaria, una lotta dunque per la civiltà, mezzo e fine dell’evoluzione morale (e complessiva) delle classi subalterne. Nella monografia Dell’insegnamento della storia, del 1876, dedicata alle più importanti questioni della pedagogia generale, Labriola aveva asserito la centralità dell’ educazione alla socialità: il metodo pedagogico doveva essere quello della ricerca critica e di dibattito e di sperimentazione, unica via capace di condurre alla padronanza del pensiero logico-razionale e in grado di formare personalità aperte alla ricerca e al confronto (non a caso i primi studi di Labriola erano stati rivolti a Socrate e al metodo socratico). Traducendo in un linguaggio pedagogico moderno, per Labriola era necessaria un’attenzione maggiore ai prerequisiti logici piuttosto che alla struttura interna disciplinare, che comunque va indagata attraverso quella che egli chiama un’epigenesi analitica. Celebre fu una sua conferenza tenuta nell’Aula Magna dell’Università di Roma il 22 gennaio 1888, discorso sollecitato dalla stessa Società degli Insegnanti della capitale, che poi ne curò la pubblicazione in opuscolo. Era necessario dare concretezza a piani di istituzioni scolastiche entro le quali le didattiche si sviluppassero non da una deduzione della teoria, ma come risultato di lotte politiche, di ideali sociali, di tradizioni storiche, di condizioni ambientali. Per Labriola proprio l’azione dell’ambiente storico sociale sugli uomini e la loro reazione ad esso costituiscono il tema dell’educazione. Per cui « le idee non cascano dal cielo ». Il metodo deve partire dalla prassi, dalla pratica e non dalle idee, dai principi astratti. Il nucleo essenziale della pedagogia della « prassi » sta nella percezione della connessione dell’opera educativa con le condizioni dello sviluppo economico-sociale. Trockij conobbe « con entusiasmo » l’opera di Labriola nel 1898, quand’era detenuto nel carcere di Odessa. Egli scrive nelle sue memorie che « come pochi scrittori latini, Labriola possedeva la dialettica materialistica, se non nella politica, dov’era impacciato, certo nel campo della filosofia della storia. Sotto quel dilettantismo brillante c’era vera profondità. Labriola liquida egregiamente la teoria dei fattori molteplici che popolano l’olimpo della storia guidando di lassù i nostri destini ». Trockij aggiunge che dopo 30 anni continuava a rimanergli in mente « il ritornello Le idee non cascano dal cielo ».[1] Note[modifica | modifica sorgente] ^ L. Trotzkij, La mia vita, 1961, p. 112. Bibliografia[modifica | modifica sorgente] Opere[modifica | modifica sorgente] Una risposta alla prolusione di Zeller, 1862 Origine e natura delle passioni secondo l’Etica di Spinoza, 1866 La dottrina di Socrate secondo Senofonte, Platone ed Aristotele, 1871 Della libertà morale, 1873 Morale e religione, 1873 Dell’insegnamento della storia. Studio pedagogico, 1876 L’ordinamento della scuola popolare in diversi paesi. Note, 1881 I problemi della filosofia della storia. Prelezione letta nella Universita di Roma il 28 febbraio 1887, 1887 Della scuola popolare. Conferenza tenuta nell’aula magna della Universita (domenica 22 gennaio 1888), 1888 Al comitato per la commemorazione di G. Bruno in Pisa. Lettera, 1888 Del socialismo. Conferenza, 1889 Proletariato e radicali. Lettera ad Ettore Socci a proposito del Congresso democratico, 1890 Saggi intorno alla concezione materialistica della storia In memoria del manifesto dei comunisti, 1895 (presente su Wikisource) Del materialismo storico. Dilucidazione preliminare, 1896 Discorrendo di socialismo e di filosofia. Lettere a G. Sorel, 1898 Da un secolo all’altro. Considerazioni retrospettive e presagi, 1925 L’università e la libertà della scienza, 1897 A proposito della crisi del marxismo, 1899 Scritti varii editi e inediti di filosofia e politica, raccolti e pubblicati da Benedetto Croce, 1906 Del materialismo storico e altri scritti, Milano, Milano, 2000, M&B Publishing Opere complete Scritti e appunti su Zeller e su Spinoza (1862-1868), 1959 La dottrina di Socrate secondo Senofonte, Platone ed Aristotele (1871), 1961 Ricerche sul problema della libertà e altri scritti di filosofia e di pedagogia (1870-1883), 1962 La politica italiana nel 1871-1872. Corrispondenze alle “Basler Nachrichten”, a cura e con Introduzione di S. Miccolis, Napoli, 1998. Carteggio. Voll. I-V, a cura di S. Miccolis, Napoli, 2000-2006. Da un secolo all’altro. 1897-1903, a cura di S. Miccolis e A. Savorelli, Napoli, 2012 (Edizione nazionale delle Opere di Antonio Labriola – vol. XI) Studi[modifica | modifica sorgente] C. Fiorilli, Antonio Labriola. Ricordi di giovinezza, in «Nuova Antologia», 1º marzo 1906. G. Berti, Per uno studio della vita e del pensiero di Antonio Labriola, Roma, 1954. E. Ragionieri, Socialdemocrazia tedesca e socialisti italiani: 1875-1895, Milano, 1961. L. Cortesi, La costituzione del Partito socialista italiano, Milano, 1962. S. Neri, Antonio Labriola educatore e pedagogista, Modena, 1968. L. Dal Pane, Antonio Labriola, la vita e il pensiero, Bologna, 1968. D. Marchi, La pedagogia di Antonio Labriola, Firenze, 1971. L. Dal Pane, Antonio Labriola nella politica e nella cultura italiana, Torino, 1975 S. Poggi, Antonio Labriola. Herbartismo e scienze dello spirito alle origini del marxismo italiano, Milano, 1978. G. Trebisacce, Marxismo e educazione in Antonio Labriola, Roma, 1979 F. Turati, Socialismo e riformismo nella storia d’Italia. Scritti politici 1878-1932, Milano, 1979 N. Siciliani de Cumis, Scritti liberali, Bari, 1981. S. Poggi, Introduzione a Labriola, Roma-Bari, 1982. B. Centi, Antonio Labriola. Dalla filosofia di Herbart al materialismo storico, Bari, 1984. F. Livorsi, Turati. Cinquant’anni di socialismo italiano, Milano, 1984. F. Sbarberi, Ordinamento politico e società nel marxismo di Antonio Labriola, Milano, 1986. A. Areddu, Sulle lettere di A. Labriola a B. Croce (1895-1904), Firenze 1987. R. Martinelli, Antonio Labriola, Roma, 1988. A. Areddu, A. Labriola e B. Croce nelle vicende del marxismo teorico italiano (1890-1904), (parte prima), in “Behemoth”, X, 1995, fasc. 1-2, pp. 11-25. A. Areddu, A. Labriola e B. Croce nelle vicende del marxismo teorico italiano (1890-1904), (parte seconda),in “Behemoth”, X, 1995, fasc. 3-4, pp. 23-31. L. Michelini, “”Antonio Labriola e la scienza economica. Marxismo e marginalismo””, in “”Marginalismo e socialismo nell’Italia liberale 1870-1925″”, a cura di M. Guidi e L. Michelini, Annali della Fondazione Feltrinelli, Milano, 2001, pp. 401-436 A. Burgio, Antonio Labriola nella storia e nella cultura della nuova Italia, Macerata, 2005 ISBN 88-7462-040-3. Antonio Labriola e la sua Università. Mostra documentaria per i Settecento anni della “Sapienza” (1303–2003). A cento anni dalla morte di Antonio Labriola (1904–2004), a cura di N. Siciliani de Cumis, Roma, 2005. N. D’Antuono, Saggio introduttivo e commento a A. Labriola, Discorrendo di socialismo e filosofia, Bologna, 2006, CLXXIV-280 p., ISBN 88-95045-00-9. N. Siciliani de Cumis (a cura di), Antonio Labriola e «La Sapienza». Tra testi, contesti, pretesti 2005–2006, con la collaborazione di A. Sanzo e D. Scalzo, Roma, 2007. S. Miccolis, Antonio Labriola. Saggi per una biografia politica, a cura di Alessandro Savorelli e Stefania Miccolis, Milano, 2010. N. Siciliani de Cumis, Labriola dopo Labriola. Tra nuove carte d’archivio, ricerche, didattica, Postfazione di G. Mastroianni, Pisa, 2011. A. Sanzo, Studi su Antonio Labriola e il Museo d’Istruzione e di educazione, Roma, 2012, ISBN 978-88-6134-891-2. A. Sanzo, L’opera pedagogico-museale di Antonio Labriola. Carte d’archivio e prospettive euristiche, Roma, 2012, ISBN 978-88-6134-934-6. Voci correlate[modifica | modifica sorgente] Pietro Mandré Altri progetti[modifica | modifica sorgente] Collabora a Wikisource Wikisource contiene opere originali di Antonio Labriola Collabora a Wikiquote Wikiquote contiene citazioni di o su Antonio Labriola Collabora a Commons Commons contiene immagini o altri file su Antonio Labriola Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente] L’Archivio Antonio Labriola. Antonio Labriola nelle Carte dell’Archivio Centrale dello Stato. Stefano Miccolis, «LABRIOLA, Antonio» in Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 62, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 2004. Alberto Burgio, «Labriola, Antonio» in Il contributo italiano alla storia del Pensiero – Filosofia, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 2012. (EN) Antonio Labriola Archive sul sito marxists.org.”,”ANNx-009″ “GUIDI Marco E.F. PICOLLO Franco ROSSINI Gianpaolo MURAT Marina DEL-LUNGO Mariella CASTIGLIONE Dario GOBETTI Daniela CARLE Lucia BERTA Giuseppe RIDOLFI Maurizio MALANDRINO Corrado MICHELSONS Angelo, saggi di”,”Annali della Fondazione Einaudi. Volume XVII – 1983.”,”Saggi di Marco E. L GUIDI Franco PICOLLO Gianpaolo ROSSINI Marina MURAT Mariella DEL-LUNGO Dario CASTIGLIONE Daniela GOBETTI Lucia CARLE Giuseppe BERTA Maurizio RIDOLFI Corrado MALANDRINO Angelo MICHELSONS Contiene i saggi: – Giuseppe BERTA, Il governo industriale: i Webb e il tradeunionismo (1892-1898) (pag 397-440) – Corrado MALANDRINO, Anton Pannekoek e il movimento socialdemocratico tedesco (1906-1914) (pag 497-544) “”Nel dicembre 1910, recensendo il libro di Pannekoek, Lenin affermava che “”le conclusioni di Pannekoek non si potevano non riconoscere del tutto giuste””. Un giudizio positivo, sebbene più avanti facesse notare come l’autore non si fosse mai servito di esempi presi dalla storia russa (50). Tuttavia ciò è sintomatico del fatto che in quegli anni andava delineandosi una sostanziale concordanza di comportamento politico tra bolscevichi e marxisti olandesi, confermato nel corso della scissione tra SDAP e SPD. Bolscevichi e olandesi erano entrambi caratterizzati, pur in situazioni politiche e contesti diversi, dall’adesione rigorosa ai principi rivoluzionari del marxismo. Non vi furono però tra loro contatti significativi prima della guerra mondiale, quantunque Lenin guardasse con attenzione all’evolvere della tendenza di sinistra all’interno del movimento operaio tedesco”” (pag 527-528) [(50) Lenin, I dissensi del movimento operaio europeo, in Opere, cit, vol XVI, 1965, p. 320. In effetti può destare stupore questa assenza di riferimenti negli scritti di Pannekoek. Ma ciò prova ancora una volta, non già una disistima dell’immensa portata degli avvenimenti russi del 1905, bensì la diversa impostazione teorica di Pannekoek, per il quale valeva soprattutto la legge e non il singolo caso esemplificativo] ; “”Diversi anni dopo, in ‘Stato e rivoluzione’ (79), analizzando l’esposizione kautskiana, Lenin rivelò che il teorico socialdemocratico aveva mistificato e snaturato il marxismo. Era stato invece Pannekoek a porre correttamente il problema, se cioè la macchina dello stato doveva essere mantenuta o distrutta e sostituita con nuovi organismi. Gli argomenti adoperati da Kautsky erano identici a quelli di Bernstein. Lenin addebitava a Pannekoek solo la scarsa chiarezza e concretezza delle formulazioni”” (pag 540) [(79) Lenin, Stato e rivoluzione, 1970, pp. 192 e segg.)]”,”ANNx-020″ “GUIDI Rita ZANICHELLI Francesco”,”L’abc di Internet.”,”Rita Guidi è nata e vive a Parma. Giornalista pubblicista, docente di lettere, si occupa ormai da anni di editoria elettronica e dirige una rivista ipertestuale e multimediale di attualità culturali, diffusa esclusivamente su Internet. Francesco Zanichelli è ricercatore presso la facoltà di ingegneria dell’Università di Parma. Ingegnere elettronico, ha conseguito il dottorato di ricerca in Tecnologie dell’informazione. Svolge attività di ricerca nei settori della robotica e dei sistemi distribuiti.”,”SCIx-052-FL” “GUIDI Guido Antonio”,”La democrazia capovolta. Rivoluzioni colorate e conflitti nell’Europa dell’Est.”,”Guido Guidi si è occupato di processi democratici nell’ambito di un dottorato svoltosi persso l’Università di Genova.”,”EURC-135″ “GUIDI Marco E.L. PICOLLO Franco ROSSINI Gianpaolo MURAT Marina DEL-LUNGO Mariella CASTIGLIONE Dario GOBETTI Daniela CARLE Lucia BERTA Giuseppe RIDOLFI Maurizio MALANDRINO Corrado MICHELSONS Angelo”,”Sviluppo economico, distribuzione e rendita fondiaria in Ricardo. L’economia politica come scienza e come progetto (Guidi); L’analisi monetaria in K. Wicksell (Picollo); Recenti sviluppi della teoria pura del commercio internazionale: la determinazione della specializzazione (Rossini); La moneta nei modelli di equilibrio economico generale: una rassegna (Murat); Le risorse economiche dell’assistenza a Genova: il patrimonio dell’Ospedale degli incurabili (secoli XVI-XIX) (Del-Lungo); Mandeville moralized (Castiglione); Sfera domestica e sfera politica nella riflessione del pensiero politico britannico del ‘700 (Gobetti); Lo spazio definito dalle alleanze. Mobilità e immobilità sociale in una comunità dell’Alta Langa dal XVII al XIX secolo (Carle); Il governo industriale: i Webb e il tradeunionismo (1892-1898) (Berta); Allargamento del suffragio e sviluppo delle organizzazioni politiche. La riforma elettorale del 1882 in Romagna (Ridolfi); Anton Pannekoek e il movimento social-democratico tedesco (1906-1914) (Malandrino); La crisi del Fordismo e le possibilità di sviluppo di un’industria a «specializzione flessibile» a Torino negli anni settanta e ottanta (Michelsons).”,”Contiene in particolare i saggi: – Giuseppe BERTA, Il governo industriale: i Webb e il tradeunionismo (1892-1898) (pag 397-440) – Corrado MALANDRINO, Anton Pannekoek e il movimento socialdemocratico tedesco (1906-1914) (pag 497-544)”,”ANNx-016-FP” “GUIDI Eugenio VALCAVI Domenico SALVARANI Gianni LA-PORTA Alberto”,”La contrattazione integrativa aziendale e di gruppo nel 1971.”,”GUIDI Eugenio VALCAVI Domenico SALVARANI Gianni LA-PORTA Alberto, degli uffici sindacali Cgil-Cisl-Uil”,”SIND-200″ “GUIDI Marco E.L. MICHELINI Luca a cura; saggi di Luca MICHELINI Fiorenzo MORNATI Roberto BARANZINI Terenzio MACCABELLI Antonio CARDINI Giandomenica BECCHIO Rosario PATALANO Marco GERVASONI Flavia MONCERI e Raimondo CUBEDDU Stefano PERRI Vitantonio GIOIA Marco E.L. GUIDI Niccolò BELLANCA Paolo FAVILLI Luca MICHELINI Daniela PARISI Marco SCAVINO Dora MARUCCO Aurelio MACCHIORO”,”Marginalismo e socialismo nell’Italia liberale, 1870-1925. Annali. Anno Trentacinquesimo. 1999.”,”Contiene i saggi: – Luca MICHELINI: ‘Antonio Labriola e la scienza economica. Marxismo e marginalismo (pag 373-400) – Marco GERVASONI, La rivoluzione per fare che? I sindacalisti rivoluzionari italiani e le rappresentazioni del mondo nuovo (Stato, mercato, sindacato) (pag 173-221) (su Arturo Labriola e Enrico Leone) Altri saggi dedicati a Léon Walras, Giovanni Montemartini, Attilio Cabiati, Enrico Leone, agli echi del marginalismo austriaco negli anarchici e nei sindacalisti rivoluzionari italiani, Francesco Saverio Nitti giovane, Filippo Virgili”,”MITS-002-FSD” “GUIDI Eugenio VALCAVI Domenico SALVARANI Gianni GIAMBARBA Eugenio LA-PORTA Alberto DRAGO Francesco VINAY Gianni”,”Movimento sindacale e contrattazione collettiva, 1945-1970.”,”Dono Mario Caprini”,”SIND-206″ “GUIDIERI Remo”,”Modo di produzione asiatico e “”dispotismo orientale””.”,”Rivista diretta da Lelio Basso Wittfogel, il ‘dispotismo orientale’ e «l’unilinearismo» di Marx ed Engels’ “”Per Wittfogel [‘Oriental Despotism. A comparative Study of Total Power’, Jale Up, 1957] il fenomeno stalinista sarebbe una variante moderna e quindi particolarmente efficace, di un modello di organizzazione sociale che fu specifico della Russia come di altri paesi non occidentali e del quale Marx e Engels in un primo tempo, Lenin, Plekhanov e altri in seguito, si accinsero ad analizzarne i caratteri. E’ noto che tale modello venne accolto da Marx fin dal 1850, dopo le letture di alcuni grandi economisti (Mill, Smith) che se ne erano precedentemente occupati. Egli lo incluse nel suo “”schema di evoluzione delle società”” sotto la rubrica “”modo di produzione asiatico”” (3). Osservando i caratteri delle società orientali, Marx e Engels, come i loro predecessori, erano rimasti colpiti dalla loro particolare struttura e dal loro immobilismo: assenza generale o quasi generale della proprietà privata della terra, esistenza quindi di comunità rurali, tipiche economie di auto-sussistenza, dominate però da uno Stato “”dispotico””. L’esistenza di uno Stato e quindi di una classe dominante a cui corrispondeva una certa struttura fondiaria, veniva giustificata dal fatto che tali società erano generalmente caratterizzate da imponenti costruzioni idrauliche grazie alle quali l’irrigazione permetteva la coltivazione e l’utilizzazione di terre originariamente aride. Ora, ecco l’originalità delle società orientali, ‘questo modello di organizzazione sociale non corrispondeva alle forme di proprietà fondiaria fino allora in Occidente’. Il modello di società “”asiatica”” presentava i caratteri di una società stratificata – presenza di una classe dominante e di una classe contadina sottomessa a uno stato centralizzatore, anche se le forme di utilizzazione comunitarie del suolo restavano quelle tipiche delle società primitive. I due caratteri, distinti nel primitivo schema di sviluppo delle società sulla base della storia occidentale, coesistevano in un solo modello. Tale “”a-tipicità”” rispetto ai modelli conosciuti in Occidente spinsero Marx a inserire la società asiatica nel suo schema di evoluzione a 5 stadi (4). ‘Egli la interpretò come un modello di passaggio tra le comunità primitive e il modo di produzione antico’ (5). A prima vista, Wittfogel non fa che riprendere la nozione marxiana e arricchirla di indicazioni storiche, giuridiche, sociologiche, etnografiche che mancano nell’abbozzo di Marx. Ma in effetti, attendendosi al progetto “”ideologico”” che muove tutta la ricerca, egli cerca di imbastire, a sostegno della sua interpretazione, un processo gigantesco contro il presunto atteggiamento “”machiavellico”” che il marxismo avrebbe assunto verso tale nozione a partire dallo stesso Marx. Analizzando le discussioni succedutesi in varie epoche tra marxisti (6), le posizioni contraddittorie assunte da Engels, il quale omise definitivamente il concetto nell”Origine della famiglia’ (7) sulla presunta ambiguità di Marx stesso, Wittofogel tenta di ricostruire storicamente l’atteggiamento storico del marxismo sfociato nelle posizioni ufficiali dello stalinismo, consacrate dal famoso dibattito del 1931 (8). Wittfogel vorrebbe dimostrare che il sostanziale e definitivo rifiuto della nozione elaborata da Marx esprime un chiaro disegno politico di cui furono perfettamente coscienti tutti i marxisti. Troppe erano le analogie per non fare dei giudiziosi accostamenti tra il dispotismo della società asiatica e il modello totalitario proposto dalla dittatura del proletariato. Tale preoccupazione sarebbe stata comune a tutti i marxisti. Marx preferì insistere sul tipo di produzione della società asiatica piuttosto che sulle sue istituzioni politiche per superare in tal modo le imbarazzanti difficoltà a cui egli andava incontro nell’elaborazione dello Stato socialista. Engels ne fu ancor più cosciente al punto di sopprimere definitivamente il concetto; così Lenin, così altri marxisti… La cautela teorica andò man mano accentuandosi con l’instaurazione di un regime dittatoriale in Russia. Il dogma della rivoluzione in un solo paese, unito a quello dello Stato-guida, coincide infatti con l’abbandono del concetto diventato ormai “”troppo ingombrante”” (9).”” [(3) Nel testo fondamentale pubblicato postumo: ‘Forme che precedono il modo di produzione capitalistico’ (Roma, 1956), incluso nella ‘Grundrisse der politischen Oekonomie’ (I ed., Mosca, 1939); (4) Tale criterio rientra nello schema “”evoluzionista”” di Marx contro cui non sono mancate le critiche. L’obiezione principale rivolta a Marx è che egli, volendo introdurre un modello non-occidentale all’interno del suo schema di evoluzione generale, avrebbe in tal modo distorto volontariamente i tipici caratteri delle società asiatiche. Tale obiezione viene ripresa da W. per poi insistere, “”di conseguenza””, sul presunto aspetto politico di tale “”manovra”” teorica. In realtà il problema è assai più complesso e meriterebbe uno studio approfondito in cui non siano immischiate naturalmente delle fantastiche speculazioni pseudo-ideologiche. Ci limiteremo a qualche osservazione. E’ buona norma riferirsi a Marx stesso piuttosto che ai suoi commentatori. Nell”Ideologia tedesca’ in cui figura per la prima volta uno schema di evoluzione (l’opera è del 1850) egli fa una premessa metodologica generale inerente alla validità scientifica dei concetti in esso inseriti. “”I concetti”” – egli scrive – “”non servono che a facilitare l’ordinamento del materiale storico, a indicare la successione dei singoli strati. ‘Ma non danno affatto, come in filosofia, uno schema sul quale si possa tagliare e sistemare le epoche storiche'”” (pp. 24-25 dell’edizione italiana). Lo schema e i concetti restano quindi, se così si può dire, “”propedeutici”” – a differenza dei “”modelli ideali”” di W., la cui esaustività dichiarata nega le stesse premesse weberiane a cui costantemente l’A. si rifà. L’unilinearismo marxiano andrebbe secondo noi visto come una prima indicazione generale – e che potrebbe venir trasformato oggi in un multilinearismo dinamico – alle ricerche storiche-etnologiche il cui obiettivo restasse una tipologia generale dei sistemi sociali. Si tratta, perciò, di un’ipotesi teorica generale e non di uno schema di interpretazione rigido attraverso il quale la realtà si esplica. (Su tale problematica, cfr. il saggio di E. Balibar: ‘Sur les concpets fondamentaux du materialisme historique’, in: ‘Lire le Capital’, Paris, 1965); (5) Questo schema comprende le forme seguenti: 1. comunità primitiva; 2. modo di produzione asiatico; 3. modo di produzione antico; 4. modo di produzione schiavista; 5. modo di produzione germanico; 6. modo di produzione feudale; 7. modo di produzione capitalistico; (6) Su tali discussioni e sulle pubblicazioni di Plekhanov: ‘Introduzione alla storia sociale della Russia’ (1914); di Trotsky (1912), sul congresso di Stoccolma (1906) in cui vennero discussi questi problemi, cfr. l’introduzione di P. Vidal-Naquet all’edizione francese di ‘Oriental Despotism’ e un suo articolo pubblicato nel giugno 1964 da “”Annales””; (7) Sull’abbandono del concetto da parte di Engels ci limiteremo a fornire qualche indicazione che W. sembra deliberatamente ignorare. E’ noto che Engels elaborò lo schema introdotto nell”Origine della famiglia’ sotto la dichiarata influenza di Morgan (‘Ancient Society’, 1877), uno dei pionieri dell’antropologia sociale. In quell’opera Morgan aveva cercato di analizzare i caratteri di alcune grandi società pre-colombiane sulla base del suo schema a tre stadi ortodossamente evoluzionista: Stato selvaggio – Barbarie – Civiltà considerando tre invarianti per lui decisive: il tipo di proprietà, il tipo di famiglia, il tipo di Stato. Il passaggio dallo stato barbarico a quello “”civile”” fu interpretato da Engels come il passaggio dalla società senza classi alla società classista. Ma le società pre-colombiane sembravano poco adatte a rientrare in questo schema: le classi dirigenti Inca, Maya e Azteche furono allora incluse in società rette da caste militari o pseudo-monarchie. I Basileis della Grecia pre-ellenica furono interpretati allo stesso modo. Come ha giustamente sottolineato Maurice Godelier (‘Temps Modernes’, maggio, 1965) sia per Morgan che per Engels “”era impossibile accettare l’idea che potesse svilupparsi una classe dominante e uno Stato all’interno di società tribali””. L’esistenza di una “”democrazia militare”” fu quindi vista come “”l’ultima forma di organizzazione politica all’alba eroica del passaggio alla civiltà, cioè a una società classista””. Il tentativo unilinearista è evidente; non va, comunque dimenticato lo stato archeologico dell’epoca che restava frammentario. Con la scoperta di Troia e dopo gli scavi che misero in luce la società micenea fu possibile riconoscere a queste società dell’età del bronzo, i tratti tipici delle società asiatiche. (cfr.: Charles Parain, ‘Protohistoire méditerranéenne et mode de production asiatique’, in: ‘La pensée””, juin 1966; (8) W. cita nel Cap. ‘Ultime vicissitudini del modo di produzione asiatico’, Rasanov (1925), ‘Teoria di Marx sull’India e sulla Cina’; Bukharin: ‘Programma dell’Internazionale Comunista’ (1928) e infine la discussione (febbraio 1931 a Leningrado) a cui parteciparono attivamente Stalin, Godes e Yolj; (9) Tale posizione resta tuttora quella ufficiale in Urss] (pag 328-331) Le Despotisme oriental: étude comparative du pouvoir total 1964 de Karl August Wittfogel (Auteur), Anne Marchand (Traduction), Pierre Vidal-Naquet (Introduction) Immagini fornite dal libraio Le despotisme oriental. Etude comparative du pouvoir total WITTFOGEL (Karl) Editore: Les Editions de Minuit, Paris (1964) Usato Rilegato Quantità: 1 Da: Christophe Hüe – Livres anciens (Paris, Francia) Valutazione libreria: 5 stelle Aggiungere al carrello Prezzo: EUR 55,00 Convertire valuta Spese di spedizione: EUR 15,01 Da: Francia a: Italia Destinazione, tempi e costi Descrizione libro: Les Editions de Minuit, Paris, 1964. Relié. Condizione libro: Bon. Première traduction française. In-8, reliure éditeur sous jaquette, 671-[1] pp. Traduction d’Anne Marchand. Préface de Pierre Vidal-Naquet. Petites usures à la jaquette. . (Catégories : Histoire ) 910 g. Codice libro della libreria 6869″,”TEOC-743″ “GUIDIERI Remo”,”Modo di produzione asiatico e “”dispotismo orientale””.”,”””Una società asiatica, dice Marx (1), è caratterizzata dall’assenza totale o quasi-totale della proprietà privata del suolo. La terra è collettiva. A ciò si aggiunge una differenziazione crescente della divisione del lavoro (apparizione di caste) di cui la diretta conseguenza, e di estrema importanza, è l’apparizione di un ‘surplus’ produttivo che, devoluto a un gruppo dominante, favorisce la istituzionalizzazione del rapporto generico tra classe contadina e classe dirigente. Il problema che pone l’esistenza e il tipo di utilizzazione di tale ‘surplus’ produttivo, devoluto (imposto) da una casta dominante, è estremamente complesso. Su di esso riposa l’elaborazione teorica, ancora da farsi, sul passaggio da una società senza classi a una società stratificata e ci rinvia alla problematica ben nota del “”mutamento di struttura”” (2). Non è nostra intenzione trattare qui questo problema; diremmo soltanto che l’esistenza di tale ‘surplus’ implica innanzitutto una definizione teorica del concetto. Una prima distinzione tra ‘surplus’ come fondo d’investimento primitivo e ‘surplus’ come fondo d’investimento “”cerimoniale”” come ha proposto ad esempio Eric Wolf (3), è essenziale per la definizione teoricamente rigorosa del problema. L’importante è di aver riconosciuto nel tipo di società asiatica la presenza di una classe dominante da cui dipende in larga misura la lavorazione della terra (attraverso le costruzioni agro-idrauliche), dipendenza che suppone l’uso “”obbligato”” di grandi quantità di forza-lavoro (rappresentata dalla classe contadina) nella costruzione di grandi complessi idraulici per la coltivazione delle terre e, successivamente, nella costruzione di grandi opere non-idrauliche, caratteristiche per la loro imponenza e la loro estensione. Alla natura di queste prestazioni obbligate Wittfogel dedicherà la parte centrale del libro [‘Oriental Despotism. A comparative Study of Total Power, Jale University, 1957, edizione francese, Parigi, 1965, ndr] ignorando deliberatamente la diversità di tali servizi, diversità che permette ad esempio di fare una netta distinzione, storicamente e sociologicamente decisiva, tra schiavitù generalizzata (a cui corrisponde per Marx la società asiatica) ‘corvées’ feudali, schiavitù propriamente detta (modo di produzione antico). Tali distinzioni sono state in gran parte riprese da diversi autori che si sono dedicati alle società contadine (4)”” (pag 335-336) [Remo Guidieri, ‘Modo di produzione asiatico e “”dispotismo orientale””‘, ‘Problemi del socialismo’, Milano, n. 16, marzo 1967] [(1) ‘Forme che precedono il modo di produzione capitalistico’, Roma, 1956; (2) In particolare R. Dalton: ‘A Note of Clarification on Economic Surplus’ in ‘Economic Theory and Primitive Society’ (New York, 1954); (3) Sulla nozione di “”classe contadina”” citiamo qualche testo estratto da una bibliografia assai più vasta. Eric Wolf: ‘Peasants’, New York, 1964 e ‘Close corporate Peasant Communities in Mesamerica and Central Java’ (“”American Anthropologist””, 1956); Raymond Firth e B.S. Yamey ‘Capital, Saving and Credit in Peasant Societies’ (Chicago, 1964); (4) Per Marx la schiavitù generalizzata è la mano d’opera utilizzabile nella misura in cui essa è disponibile (non vi è criterio di selezione né di computo). La ‘corvée’ feudale invece è fissata da convenzioni e regolata in base ad una periodicità costante (mano d’opera mantenuta in quantità e durata limitate). La schiavitù propriamente detta infine presuppone il calcolo del proprietario per stabilire il migliore rendimento dello schiavo (quest’ultimo essendo considerato proprietà privata)]”,”TEOC-790″ “GUIDIERI Remo”,”Modo di produzione asiatico e “”dispotismo orientale””.”,”””Una società asiatica, dice Marx (1), è caratterizzata dall’assenza totale o quasi-totale della proprietà privata del suolo. La terra è collettiva. A ciò si aggiunge una differenziazione crescente della divisione del lavoro (apparizione di caste) di cui la diretta conseguenza, e di estrema importanza, è l’apparizione di un ‘surplus’ produttivo che, devoluto a un gruppo dominante, favorisce la istituzionalizzazione del rapporto generico tra classe contadina e classe dirigente. Il problema che pone l’esistenza e il tipo di utilizzazione di tale ‘surplus’ produttivo, devoluto (imposto) da una casta dominante, è estremamente complesso. Su di esso riposa l’elaborazione teorica, ancora da farsi, sul passaggio da una società senza classi a una società stratificata e ci rinvia alla problematica ben nota del “”mutamento di struttura”” (2). Non è nostra intenzione trattare qui questo problema; diremmo soltanto che l’esistenza di tale ‘surplus’ implica innanzitutto una definizione teorica del concetto. Una prima distinzione tra ‘surplus’ come fondo d’investimento primitivo e ‘surplus’ come fondo d’investimento “”cerimoniale”” come ha proposto ad esempio Eric Wolf (3), è essenziale per la definizione teoricamente rigorosa del problema. L’importante è di aver riconosciuto nel tipo di società asiatica la presenza di una classe dominante da cui dipende in larga misura la lavorazione della terra (attraverso le costruzioni agro-idrauliche), dipendenza che suppone l’uso “”obbligato”” di grandi quantità di forza-lavoro (rappresentata dalla classe contadina) nella costruzione di grandi complessi idraulici per la coltivazione delle terre e, successivamente, nella costruzione di grandi opere non-idrauliche, caratteristiche per la loro imponenza e la loro estensione. Alla natura di queste prestazioni obbligate Wittfogel dedicherà la parte centrale del libro [‘Oriental Despotism. A comparative Study of Total Power, Jale University, 1957, edizione francese, Parigi, 1965, ndr] ignorando deliberatamente la diversità di tali servizi, diversità che permette ad esempio di fare una netta distinzione, storicamente e sociologicamente decisiva, tra schiavitù generalizzata (a cui corrisponde per Marx la società asiatica) ‘corvées’ feudali, schiavitù propriamente detta (modo di produzione antico). Tali distinzioni sono state in gran parte riprese da diversi autori che si sono dedicati alle società contadine (4)”” (pag 335-336) [Remo Guidieri, ‘Modo di produzione asiatico e “”dispotismo orientale””‘, ‘Problemi del socialismo’, Milano, n. 16, marzo 1967] [(1) ‘Forme che precedono il modo di produzione capitalistico’, Roma, 1956; (2) In particolare R. Dalton: ‘A Note of Clarification on Economic Surplus’ in ‘Economic Theory and Primitive Society’ (New York, 1954); (3) Sulla nozione di “”classe contadina”” citiamo qualche testo estratto da una bibliografia assai più vasta. Eric Wolf: ‘Peasants’, New York, 1964 e ‘Close corporate Peasant Communities in Mesamerica and Central Java’ (“”American Anthropologist””, 1956); Raymond Firth e B.S. Yamey ‘Capital, Saving and Credit in Peasant Societies’ (Chicago, 1964); (4) Per Marx la schiavitù generalizzata è la mano d’opera utilizzabile nella misura in cui essa è disponibile (non vi è criterio di selezione né di computo). La ‘corvée’ feudale invece è fissata da convenzioni e regolata in base ad una periodicità costante (mano d’opera mantenuta in quantità e durata limitate). La schiavitù propriamente detta infine presuppone il calcolo del proprietario per stabilire il migliore rendimento dello schiavo (quest’ultimo essendo considerato proprietà privata)]”,”TEOC-023-FB” “GUIDUCCI Roberto”,”Marx dopo Marx. Dalla rivoluzione industriale alla rivoluzione del terziario avanzato.”,”Roberto GUIDUCCI (1923) milanese, saggista politico e scrittore, fa come professione l’ urbanista e l’ ingegnere. Ha pubblicato, oltre ad opere specialistiche, ‘Socialismo e verità’ (1956), ‘New Deal socialista’ (1965), ‘Dialoghi immorali’ (1965). E’ condirettore di ‘Tempi moderni’.”,”TEOC-115″ “GUIDUCCI Roberto”,”I giovani e il futuro. All’ ombra del terzo millennio.”,”””L’ inizio delle massime distorsioni della vicenda umana è avvenuta in due momenti del tutto particolari nel grande arco del suo percorso: una prima volta nei tre-quattro millenni che precedono la nascita di Cristo nei Grandi Imperi dell’ Irrigazione sul Tigri-Eufrate, l’ Indo e il Nilo, e una seconda volta intorno al 1600 all’ origine dei Grandi Imperi dell’ Industrializzazione nel cuore dell’ Europa protestante.”” (pag 13)”,”GIOx-015″ “GUIDUCCI Roberto”,”Socialismo e verità. Pamphlets di politica e cultura.”,”Dedica: ‘Agli amici italiani e francesi di “”Ragionamenti”” – “”Argomenti”” Roberto Guiducci, ingegnere, è nato a Milano nel 1923, partigiano combattente nella Resistenza si è laureato al Politecnico milanese ed è rimasto in contatto con il mondo produttivo praticando la sua professione in una grande industria del Nord. Ma ha anche approfondito problemi fisolofici ideologici e politici. “”Mi si crederà se dico che questo è il modo d’imparare più intenso e orgoglioso e forse anche più propizio – il modo di apprendere anticipando, d’imparare scavalcando lunghi tratti d’ignoranza? … io so che i giovani lo preferiscono , e credo che col tempo lo spazio saltato si colmi da sé”” (Thomas Mann, Doctor Faustus) (in apertura) Lenin. “”Ecco dunque come in Lenin il concetto di partitarietà [della cultura, ndr] sia uno strumento contingente di lavoro per il periodo di trapasso rivoluzionario e come, in questa luce, la definizione di “”commessi”” della borghesia, data agli studiosi del tempo, assuma la sua giusta collocazione accanto all’affermazione della necessità di impadronirsi della cultura prodotta dalla società borghese, liberandola dalle interpretazioni reazionarie. Dice infatti Lenin al proposito in ‘Materialismo ed Empiriocriticismo’: “”Neppure una parola di uno di questi professori, capacissimi di compiere i lavori più preziosi nei campi speciali della chimica, della storia, della fisica, ecc., può essere creduta quando si tratta di filosofia. Perché? Per la stessa ragione per la quale non si può credere una parola dei professori d’economia politica, capacissimi di compiere i lavori più preziosi nel campo delle ricerche speciali, quando si tratta della teoria generale dell’economia politica. Perché quest’ultima è, come la gnoseologia, nella nostra società contemporanea, una scienza di partito. I professori d’economia politica non sono, da un punto di vista generale, che degli studiosi commessi della classe capitalista; i professori di filosofia non sono che degli studiosi commessi dei teologi. I marxisti devono, in entrambi i casi, saper assimilare, rimaneggiandole, le acquisizioni scientifiche di questi “”commessi”” (voi non fareste, sia detto a titolo d’esempio, un solo passo nello studio dei nuovi fenomeni economici senza essere ricorsi al lavoro di questi “”commessi””), saper eliminare risolutamente le tendenze reazionarie, saper seguire la loro propria linea di condotta marxista e far fronte su tutta la linea delle forze e delle classi nemiche”” (1). La “”partitarietà”” è dunque ancora per Lenin un elemento di trapasso, un filtro attraverso il quale i risultati culturali borghesi vengono liberati dall’involucro mistificato e possono passare al mondo socialista”” [Roberto Guiducci, Socialismo e verità. Pamphlets di politica e cultura, 1956] [(1) Editions Sociales, Paris, 1948, pp. 315-16] (pag 25-26) Marx visto da Della Volpe “”Marx non attacca mai la specializzazione in sè, come ricorda con esattezza Galvano Della Volpe, “”è lo spirito che sta dietro la specializzazione e la tecnica produttiva borghese che Marx intende colpire, è il suo carattere di ‘tecnica estraniata dall’uomo’, donde la oppressione e l’illibertà di questi nella sua vita in genere, che Marx vuole distruggere. E’ questo ch’egli intende quando ripete che nella società comunista ‘nessuno’ ha una cerchia esclusiva di attività, ma ‘ciascuno’ può specializzarsi in qualsiasi ramo. Il che significa che la specializzazione di ciascuno, inevitabile in quanto l’agire come il pensare non può esser che… determinato o particolare o specifico se vuol essere effettivo e reale, la specializzazione è impedita di tradursi in unilateralità… dalla libertà appunto assicurata prima e dopo l’atto della specializzazione, ad ogni individuo, da parte della comunità reale di cui è membro, dalla società comunista, dal suo clima umano, di libertà o razionalità o totalità, di eguaglianza ‘sociale’, non meramente politica”” (1). Se tutto questo è esatto, ne discendono due considerazioni della massima importanza: la prima è che l’uomo politico non è, per il fatto stesso di essere in una posizione di dirigenza, uno specialista (anche se può esserlo contemporaneamente, ma come uomo di cultura), la seconda che lo specialista non è, per il fatto di possedere le massime capacità nel suo particolare ramo, un dirigente politico, anche limitatamente al suo settore”” [Roberto Guiducci, Socialismo e verità. Pamphlets di politica e cultura, 1956] [(1) ‘La libertà comunista’, ed. Ferrara, Messina, 1946] (pag 62-63) Marx: salto rivoluzionario e comunismo “”Solo il salto, il risultato, il diventare oggettivamente dominante avrebbe consentito al proletariato di far rimarginare le cicatrici, di tramutare la sua conquista, limitata anch’essa alla “”negazione della negazione””, in affermazione finalmente piena e costruttiva. “”…La proprietà privata nel suo movimento economico va essa stessa verso la propria dissoluzione, ma solo mediante uno sviluppo indipendente da essa, inconsapevole, che ha luogo contro la sua volontà ed è condizionato dalla natura della cosa, e solo perché essa produce il proletariato ‘come’ proletariato, la miseria consapevole della sua miseria intellettuale e fisica, la disumanizzazione consapevole di essere disumanizzazione e che perciò sopprime se stessa. Se il proletariato vince, esso non perciò diventa il termine assoluto della società; infatti esso vince solo superando se stesso ed il suo opposto. Allora scompare tanto il proletariato quanto l’antitesi che lo condiziona, e cioè la proprietà privata (1). [Qui] il proletariato dovrà lasciar cadere tutto ciò che gli è rimasto appiccicato dalla sua presente situazione sociale (2). La rivoluzione dunque è necessaria non soltanto perché la classe predominante non può venire rovesciata in nessun’altra maniera, ma perché soltanto con una rivoluzione la classe che è soggiogata può giungere a liberarsi di tutto il secolare fango in cui è immersa e a rendersi capace della nuova creazione della società (3)””. Dunque tutto è, apparentemente, giocato nel “”salto””, nell’esito rivoluzionario e tutta la documentazione dei rapporti di Marx con il Partito comunista è una storia di intransigenza verso qualsiasi riformismo e qualsiasi gradualismo che raggiunge punte altamente drammatiche come nella ‘Critica al programma di Gotha’ e nella corrispondenza relativa con i dirigenti politici d’allora. Tuttavia, a veder bene, l’attacco di Marx ai programmi, il suo riferirsi alle cose, alla lotta strutturale ecc. non è che un opporsi ai piccoli programmi, alle piccole cose, alla piccola lotta, mantenendo ferma appunto la ‘grande programmaticità’ del ‘Manifesto’, la ‘grande tavola dei valori’ del ‘Capitale'”” (pag 186-187) [Roberto Guiducci, Socialismo e verità. Pamphlets di politica e cultura, 1956] [(1) Marx Engels ‘Sacra famiglia’, Roma, 1954, p. 40; (2) Marx Engels ‘Ideologia tedesca’, Milano, 1947, p. 128; (3) Ibid., p. 72]”,”PCIx-382″ “GUIDUCCI Armanda; GUÉRIN Daniel SOBOUL Albert”,”Estetica e marxismo: G. Lukacs (Guiducci); Robespierrismo e rivoluzione (Guérin, Soboul).”,”Fortuna di Lukács in Italia (pag 265) “”Robespierre è stato, per un altro verso, talmente idealizzato e santificato dagli storici moderni della scuola di Mathiez che sarebbe stato bene ‘anche’ far reagire l’opinione pubblica contro il «culto della personalità» nella storia. Nella ristretta cerchia degli specialisti l’autorità di Mathiez è oggi un pò pericolante. Fin dal 1930 lo storico sovietico R.M. Zacher, nel suo libro sugli Enragés, gli rimproverava la sua idealizzazione dei robespierristi, e di conseguenza il suo «giudizio negativo sul ruolo storico degli Arrabbiati», la sua sistematica ostilità verso di loro. Nel 1932 Georges Lefebvre, al momento di prendere il posto di Mathiez alla direzione degli «Annales historiques de la Révolution française», fece capire con discrezione che si distaccava dal predecessore in tre punti: 1) a causa della sua preparazione, Mathiez aveva un orizzonte limitato dal punto di vista economico e sociale; 2) abituato a considerare la Rivoluzione francese ‘dall’alto’, non si era occupato di stabilire quali potessero essere i bisogni, gli interessi, i sentimenti e soprattutto la mentalità delle classi popolari; 3) non essendosi posto da un punto di vista popolare, non aveva voluto riconoscere pienamente che una frattura si era verificata al principio del 1794 tra Robespierre e le masse popolari. E Georges Lefebvre concludeva che, se gli storici futuri si decideranno a guardare gli avvenimenti ‘dal basso’ e non più solamente dall’alto, Mathiez sembrerà superato (1). I venticinque anni da allora non hanno fatto che confermare quel profetico giudizio”” (pag 323-324) [(1) Articolo riportato in G. Lefebvre, ‘Études sur la Révolution française’, PUF, Paris, 1954, p. 21] [Daniel Guérin, Robespierrismo e Rivoluzione]”,”STOx-005-FGB” “GUIGUE Bruno / COLLIN Denis”,”Lénine et le totalitarisme. / Marxisme et morale.”,”Guigue sta preparando un libro, qui colpisce duramente le interpretazioni di Stéphane Courtois sullo stesso tema. (pag 3) Secondo la Luxemburg lo scioglimento dell’ Assemblea costituente da parte dei bolscevichi segna un punto di non ritorno con la soppressione della democrazia in Russia (pag 53) I bolscevichi avevano 168 seggi per 10 milioni di voti (23.9% dei suffragi) (sei mesi prima erano o in prigione o nella clandestinità), ma la maggioranza dell’Assemblea era in mano ai socialisti-rivoluzionari che avevano avuto un plebiscito nelle campagne da parte dei contadini e che disponevano di 380 seggi (ma nelle liste presentate prima dell’Ottobre c’erano gli SR di sinistra alleati ai bolscevichi e quelli di destra opposti all’insurrezione d’Ottobre) (pag 54) La guerra civile liquida la democrazia proletaria instaurata dai bolscevichi (pag 56) Nella sua lettera agli operai americani Lenin plaude alla violenza proletaria (dopo l’attentato ad Uritskij, Ouritsky, ucciso, e a Lenin stesso; ferito, il 30 agosto 1919 (pag 57) Amoralismo marxista di Trotsky (pag 118)”,”LENS-305″ “GUILAINE Jean SETTIS Salvaore a cura di, Saggi di Alain TUFFREAU Janusz K. KOZLOWSKI Marcel OTTE Michel BARBAZA Paul-Louis VAN BERG N. JA. MERPERT Jean L’HELGOUAC’H Patricia PHILLIPS Pierre PÉTREQUIN Christian STRAHM Richard J. HARRISON Christos DOUMAS Dimitrij JAKOVLEVIC TELEGIN Anthony HARDING Manuel FERNÁNDEZ MIRANDA Patrice BRUN Jacques BRIARD Emanuele GRECO Claude MASSET Luciano AGOSTINIANI”,”Storia d’Europa. Preistoria e antichità. Volume II. 1.”,”Jean Guilaine, nato il 24 dicembre 1936 a Carcassonne (Aude) è un archeologo francese, specialista in preistoria e protostoria recente. Salvatore Settis è un archeologo e storico dell’arte italiano. Dal 1999 al 2010 è stato direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa. Nato il 11/06/1941 a Rosarno.”,”EURx-121-FL” “GUILAINE Jean SETTIS Salvaore a cura di, Saggi di Borislav JOVANOVIC Martin ALMAGRO GORBEA Miklós SZABÓ Barry CUNLIFFE Mario TORELLI François HARTOG Mireille CORBIER Françoise BADER Emilio PERUZZI Giuliana LANATA Richard BRILLIANT Ken DOWDEN Mauro CRISTOFANI Marina MARTELLI Giorgio CAMASSA Guglielmo CAVALLO Joseph A. TAINTER Barry CUNLIFFE Kazimierz GODLOWSKI Sabine MACCORMACK Anthony GRAFTON”,”Storia d’Europa. Preistoria e antichità. Volume II. 2.”,”Jean Guilaine, nato il 24 dicembre 1936 a Carcassonne (Aude) è un archeologo francese, specialista in preistoria e protostoria recente. Salvatore Settis è un archeologo e storico dell’arte italiano. Dal 1999 al 2010 è stato direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa. Nato il 11/06/1941 a Rosarno.”,”EURx-122-FL” “GUILBEAUX Henri”,”Le portrait authentique de Vladimir Ilitch Lenine.”,”””Molto prima della rivoluzione bolscevica si differenziarono le due correnti. Lenin, come si è visto, prese fermamente posizione. Bernstein fu l’ iniziatore di un revisionismo che trovò fuori dalla Germania numerosi partigiani – lo stesso grande Jaures fu del numero. Qualche anno prima della guerra, Kautsky che aveva rifiutato Bernstein – cosa che valse un nuovo libro di Bernstein – intorno al 1912 si serò da Mehring e da Rosa Luxemburg, abbandonando il suo radicalismo attivo e adottando un radicalismo ‘passivo’, come pure l’ha definito Pannekoek. Sotto l’ influenza di Kautsky si costituì, durante la guerra, un’ opposizione che comprendeva i più opposti elementi: marxisti rivoluzionari, lassalliani equivoci, repubblicani liberali, pacifisti tolstoiani. Nel corso degli avvenimenti, questa opposizione si è dissociata e oggi vediamo, nel vecchio partito socialdemocratico tedesco, Kautsky e Bernstein riuniti dal loro antimarxismo e una sorta di intesafilia impenitento e confusa che arriva fino a proclamare la giustizia degli odiosi trattati di Versailles!””. (pag 77)”,”LENS-157″ “GUILBEAUX Henri”,”La Social-Démocratie. Historique du Mouvement Socialiste Allemand.”,”””Karl Marx est le grand théorique du socialisme moderne. Son action a été immense non seulement en Allemagne, mais dans touts les pays d’Europe, et le marxisme, plus ou moins modifié, est le fondement de la doctrine socialiste internationale d’aujourd’hui.(…) A coté du solide theoricien du ‘Capital’, il faut mentionner Rodbertus, dont les ‘Soziale Briefe an von Kirchmann’ sont tout spécialement à signaler. Rodbertus, lui aussi, doit beaucoup à Sismondi, ainsi qu’aux économistes anglais et à Hegel. Mais il croit que le régime meilleur sera, non pas le fait d’une révolution, mais bient plutôt la création d’un gouvernement. Le collectivisme doit être national avant qu’être international. Rodbertus était un ‘évolutionniste’, tandis que Karl Marx fut un révolutionnaire. (…) Lassalle est encore l’un des grands fondateurs de la social-démocratie allemande. Plus profondément que Rodbertus, Lassalle étudia la question sociale juridiquement; mais au point de vue économique, sa théorie a moins de force que celle de l’auteur des ‘Briefe’. Quant à sa théorie du capital et de l’évolution économique, elle est empruntée au ‘Manifeste communiste’ de Marx et Engels, à la ‘Situation de la classe ouvrière en Angleterre’ de Engels, etc. Pareil, en cela, à Rodbertus, il est étatiste. Il est convaincu que le collectivisme ne sera établi que petit à petit. Avec autant de fermeté que Bismarck presque, il est partisan de l’unité allemande. Si, théoriquement, Lassalle a une valeur inférieure à celle de Karl Marx ou de Rodbertus, pratiquement il a contribué fortement à la renaissance du socialisme allemand, qui sommeillait quelque peu depuis son premier éveil. Le 23 mai 1863, il fonda l”Allgemeine Deutsche Arbeiter Verein, qui se proposait, au moyen d’une agitation ‘légale’ et ‘pacifique’ (‘friedliche und legale Agitation’), d’obtenir le suffrage universel et la conquête des pouvoirs publics. Il fut aidé par un disciple, J.-B. Schweitzer. Dès 1873, le parti comptait 60.000 membres et 240 comités locaux (‘local-verein’). Il possédait un journal: ‘Der Sozialdemokrat’, publié à Berlin. Tandis que Lassalle faisait cette heureuse tentative dans le pays même, Karl Marx réussissait à fonder l”Association Internationale des Travailleurs (1864).”” (pag 7-8-9) [Henri Guilbeaux, La Social-Démocratie. Historique du Mouvement Socialiste Allemand, 1910] Dopo il congresso di Gotha, nel 1877 il partito (unificato) comprendeva 41 organi di stampa con 150.000 abbonati, un settimanale illustrato con 35 mila abbonati e 15 giornali corporativi con 40 mila abbonati (pag 16) Johann Karl Rodbertus (Greifswald, 12 agosto 1805 – Jagetzow, 6 dicembre 1875) è stato un economista tedesco. Biografia Rodbertus (wikip) Nella storia delle dottrine economiche Rodbertus è considerato un precursore di Karl Marx poiché le sue argomentazioni muovono da basi scientifiche staccandosi nettamente dalle concezioni dei socialisti utopisti. Di orientamento nazionalista e monarchico, Rodbertus propugnò la instaurazione di un regime socialista nel quale lo Stato avrebbe dovuto fissare il prezzo del lavoro e dei beni di consumo ed istituire un sistema di scambi basato sull’emissione di buoni-salario e sul monopolio statale del commercio dei beni di consumo. Fra le sue opere si ricordano Die Forderungen der arbeitenden Klasse (Le rivendicazioni della classe lavoratrice, del 1837) e Soziale Briefe an von Kirchmann (Lettere sociali a von Kirchmann, del 1850-1851).”,”MGEx-236″ “GUILBEAUX Henri”,”La fin des soviets.”,”Aneddoto di Bucharin con Ledebour (pag 139) Giudizi Lenin su Stalin e Trotsky (pag 53-54) “”Staline, qui ignore complètement la psychologie de l’ouvrier occidental, possède un courage physique qui faisait dire à Lénine: “”Trotski et Staline sont nos deux révolutionnaires les plus courageux. Chaque fois qu’il y a un grave danger, nous envoyons l’un ou l’autre, mais jamais les deux à la fois, car ils ne s’aiment pas”” (1). (…) Tout en reconnaissant “”les capacités les plus éminentes”” de Trotski, “”l’homme le plus capable du Comité central””, Lénine ajoute qu'””il est excessivement porté à l’assurance et entraîne outre mesure par le côté purement administratif des choses””. Mais Lénine jugeait ainsi Staline: “”Staline est trop brutal et ce défaut, pleinement supportable dans les relations entre nous, communistes, devient intolérable dans la fonction de secrétaire général. C’est pourquoi je propose aux camarades de réfléchir au moyen de déplacer Staline de ce poste et de nommer à sa place un homme qui, sous tous les rapports; se distingue du camarade Staline par une supériorité, c’est-à-dire qui soit plus patient, plus loyal, plus poli et plus attentionné envers les camarades, moins capricieux, etc… Cette circonstance peut paraître une bagatelle insignifiante, mais je pense que pour se préserver de la scission et du point de vue de ce que j’ai écrit plus haut des rapports mutuels entre Staline et Trotski, ce n’est pas une bagatelle, à moins que ce soit une bagatelle pouvant acquérir une importance capitale. Trotski, qui possède maintes qualités, était trop sûr de lui; croyant qu’en politique l’intelligence l’emporte sur la ruse, il ne se méfiait pas de Staline, qui abolit rapidement le peu de démocratie qui existait dans le Parti et réussit à tourner contre Trotski toute la “”vieille garde””, les compagnons de Lénine: Kamenev, Zinoviev, Rykov, Boukharine, etc. Staline est maintenu secrétaire général du Parti. (…) Staline prit, en outre, une série de mesures significatives. Après avoir retiré des bibliothèques et des écoles l”Histoire de la Russie’ du professeur Pokrovsky, lequel avait été jusqu’à sa mort commissaire adjoint à l’Education nationale, Staline élimina Enoukidze. Celui-ci, depuis 1918, était secrétaire du Comité central exécutif des Soviets et avait fait gracier un très grand nombre de condamnés à mort. Enfin, Staline prononça la dissolution de l'””Association des vieux bolchéviks”””” (pag 53-54-55) [Henri Guilbeaux, La fin des soviets, Paris, 1937] [(1) Ceci mìa été dit par Lénine, sous des formes différentes, plus de dix fois]”,”RUSS-240″ “GUILLAIN Robert”,”Japon. Troisieme grand.”,”GUILLAIN Robert ha vissuto sul posto da trent’anni i grandi avvenimenti d’ Asia, in particolare, in Cina, la conquista giapponese. Era a Tokyo all’ epoca di Pearl Harbour, ha vissuto la guerra al Giappone. Ha compiuto viaggi in Cina, Indocina, Corea come corrispondente permanente del ‘Monde’ a Tokyo.”,”JAPx-030″ “GUILLAIN Robert”,”Dove va la Cina?”,”GUILLAIN Robert è redattore specializzato in questioni dell’ estremo-oriente del giornale ‘Le Monde’. Boom della popolazione cinese. “”A Hong-Kong alcuni esperti occidentali hanno formulato una statistica in base alla quale col ritmo d’ aumento medio del nuovo regime, la popolazione cinese potrebbe toccare i 960.000.000 nel 1980, e dopo due o tre anni il miliardo, per giungere nel 2000 a un miliardo e quattrocento milioni. E nessuno parla di una ricaduta della curva dopo il 2000: essa dovrebbe seguire una linea ascendente. Queste cifre ci sembrano terrificanti e difficilmente credibili. Vi sono tuttavia certe indicazioni che mostrano che i dirigenti cinesi si propongono una Cina futura capace di superare il miliardo di uomini. Per esempio, uno di essi, il signor Tan Chen-lin, vice primo ministro del governo Cin en-lai ha parlato di recente di una Cina di ‘due miliardi’ di abitanti. Per quanto ne so io è la prima volta che una tale cifra è stata resa pubblica, ed è molto interessante che sia stata pronunciata da un personaggio responsabile. Vale la pena di riprodurre qui le sue parole, come le ha citate colui che le ha udite, il professor René Dumont, grande esperto di questioni agricole del mondo durante la sua visita in Cina nell’ aprile del 1964. “”La Cina coltiva attualmente 107 milioni di ettari”” ha detto il vice primo ministro. “”Un giorno ne coltiverà 133.000.000.. Ma avrema due miliardi di abitanti. La cosa più importante consiste nel fatto che questi due miliardi di abitanti vengano il più tardi possibile.”””” (pag 203-204)”,”CINx-176″ “GUILLAMON IBORRA Agustin”,”I bordighisti nella guerra civile spagnola.”,”””Risulta subito la ferrea opposizione di Perrone e di Virgilio Verdaro alla partecipazione della Frazione alla guerra di Spagna, come pure la rapida decisione di partire alla volta della Spagna adottata da Enrico Russo e da Duilio Romanelli. Gli avvenimenti spagnoli avevano provocato una radicale e veloce presa di posizione tra coloro che rifiutavano di partecipare alla guerra e quelli che partivano per combatterla. (…) In realtà era in ballo una valutazione ben precisa del carattere della guerra che era incominciata in Spagna. Mentre la minoranza, che era già partita per combattere in Spagna, la definiva come una guerra rivoluzionaria contro il fascismo, secondo la maggioranza si trattava di una guerra imperialista in cui la frazione fascista della borghesia si scontrava con la frazione democratica e repubblicana di quella stessa borghesia””. (pag 15-16)”,”BORD-058″ “GUILLARD Olivier”,”La strategie de l’ Inde pour le XXI siecle.”,”GUILLARD Olivier è analista inun organismo di riflessione strategica e geopolitica.”,”INDx-035″ “GUILLARD Olivier”,”Le Pakistan de Musharraf, enfin respectable?”,”GUILLARD Olivier dottore in diritto internazionale specialista delle questioni di sicurezza in Asia ha lavorato vari anni per i servizi francesi. Ha scritto ‘La strategie de l’ Inde pour le XXI siecle’ (Economica, 2000). Il dominio delle grandi famiglie. “”Nei fatti, ancora oggi, in Pakistan come in India, le grandi famiglie regnanti ieri continuano a godere di un prestigio e di una autorità che stupiscono l’ osservatore. Uno studio recente della Banca Mondiale punta il dito su una terribile realtà: 44% delle terre arabili sarebbero “”confiscate”” solo dal 2% dei coltivatori. 5000 famiglie rurali influenti si dividono questa imponente torta. In questi paesi essenzialmente agricoli, questa posizione implica l’ autorità quasi-diretta, vicina all’ assoluto, su vari milioni di individui. Un controllo impossibile da ignorare per il potere centrale, dipendente dal sostegno di questa casta dominante.”” (pag 85-86)”,”PAKx-014″ “GUILLARD Olivier”,”Géopolitique de l’Inde. Le rêve brisé de l’unité.”,”GUILLARD Olivier direttore di ricerca Asia all’Institut des relations internationales et stratégiques (IRIS)”,”INDE-008″ “GUILLAUME James”,”Etudes revolutionnaires. Premiere serie.”,”GUILLAUME era membro della Societé de l’ histoire de la Revolution.”,”FRAR-203″ “GUILLAUME Sylvie GARRIGUES Jean a cura; saggi di Javier Moreno LUZON Fulvio CAMMARANO Jean PUISSANT Juan AVILES Jean-Marie MAYEUR Thomas RAITHEL Manfred KITTEL Feliciano MONTERO Horst MÖLLER Serge BERSTEIN Ana Clara GUERRERO Andréas WIRSCHING Maurizio RIDOLFI Anthony KING Sylvie GUILLAUME Andrea BARAVELLI Clarisse BERTHEZENE Philippe CHASSAIGNE Paul MAGNETTE José Maria Marin ARCE Matthieu TROUVE'”,”Centre et centrisme en Europe aux XIXe et XXe siècles. Regards croisés.”,”GUILLAUME Sylvie è professore di storia contemporanea all’ Università di Bordeaux 3 e membro dell’ Institut Universitaire de France. Direttore onorario della Maison des sciences de l’ homme d’ Aquitaine, è direttrice del Centre aquitain d’ histoire moderne et contemporaine. GARRIGUES Jean è un ex allievo dell’ Ecole Normale Supérieure de Saint-Cloud, e professore di storia contemporanea all’ Università d’ Orléans e Presidente del Comitéd’ histoire parlementaire et politique. Saggi di Javier Moreno LUZON Fulvio CAMMARANO Jean PUISSANT Juan AVILES Jean-Marie MAYEUR Thomas RAITHEL Manfred KITTEL Feliciano MONTERO Horst MÖLLER Serge BERSTEIN Ana Clara GUERRERO Andréas WIRSCHING Maurizio RIDOLFI Anthony KING Sylvie GUILLAUME Andrea BARAVELLI Clarisse BERTHEZENE Philippe CHASSAIGNE Paul MAGNETTE José Maria Marin ARCE Matthieu TROUVE’ Socialdemocrazia e centrismo repubblica Weimar (135) Il taglio delle ali in Germania Ovest dopo il 1945. “”Solo il KPD entra nel 1949 nel primo Bundestag con un tasso del 5.7%. In seguito, non arriva più a raggiungere l’ asticella del 5%. In nessuna elezione al Bundestag un partito di estrema destra è stato eletto al parlamento; in seguito e solo in occasione di elezioni al Landtag, essi sono sporadicamente riusciti a entrare in una dieta regionale””. (pag 108) Il gioco delle alleanze tra SPD, CDU-CSU e FDP. “”Le SPD se distanciait des derniers restes d’un traditionalisme imprégné d’ éléments d’une idéologie socialiste de classe qui avait été soulignée pendant presque quinze ans – tournant qui se réalisa d’une part lors du congrès du parti de Bad Godesberg en 1959 et d’autre part avec l’ adhésion à la politique d’ intégration à l’ Ouest de Konrad Adenauer en 1960. A’ partir de 1969, tous le partis du Bundestag étaient susceptibles d’entrer en coalition l’un avec l’autre (…)””. (pag 109)”,”EURx-230″ “GUILLAUME James”,”L’ Internationale. Documents et Souvenirs (1864-1878). Tome premier et second.”,”Unico volume comprendente i due tomi I. Lettera di Marx sul Congresso di Ginevra 1866. Lettera Marx a Jung Traduzione libro di Marx Das Kapital Comunicazione confidenziale di Marx ai suoi amici tedeschi II. Lettera di Marx a J.P. Becker Mazzini attacca la Comune e l’ Internazionale Lettera di Marx a Sorge 9.11.1871 Definizione di anarchia da parte di Marx in Le pretese scissioni nell’ Internazionale (1872) Lettera di Engels questione spagnola In Inghilterra Eccarius, Jung e Hales si distaccano da Marx Lettera di Engels a E. Glaser a Bruxelles Inserimento in statuti generali articolo sulla conquista del potere politico “”Mais dès le numéro suivant, l”Egalité’, reprenant la question de la participation aux élections, la traitait à un autre point de vue, et disait (cette fois c’était Robin qui avait tenu la plume): “”Nous constatons avec un bien grand regret une tendance funeste qui se manifeste chez les travailleurs de tous le pays à introduire quelques-uns des leurs dans les gouvernments actuels, afin d’y obtenir quelques avantages immédiats pour la classe ouvrière.”” Elle citait un article de la ‘Liberté’, de Bruxelles, sur la ‘représentation du travail’, c’est-à-dire sur la création de “”Chambres du travail””, constituées par les ouvriers en dehors de l’organisme gouvernemental et en opposition aux Chambres politiques; dans cet article, on lisait des choses comme celles-ci: “”Le jour où elle tomberait dans le parlementarisme, c’en serait fait de l’avenir de la classe ouvrière; elle serait prise dans l’engrenage de la politique dite progressiste… Si un seul ouvrier partecipait au gouvernement de la Belgique quel opprobre pèserait sur la classe ouvrière après une fusillade comme celle de l’Epine, ou en présence d’une loi comme celle de la milice! …Les républicains socialistes n’acceptent aucun rôle, aucune fonction dans un gouvernement basé sur l’exploitation””””. (pag 240)”,”INTP-047″ “GUILLAUME Sylvie”,”Le petit et moyen patronat dans la nation française de Pinay à Raffarin, 1944-2004.”,”Sylvie Guillaume è Professore di storia contemporanea all’Università di Bordeaux 3. E’ membro dell’Institut universitaire de France.”,”FRAE-050″ “GUILLAUME Renato A.”,”Studio dell’uomo mediocre.”,”Fesserie del tipo: “”A proposito della non assommabilità del pensiero e della saggezza in genere è interessante riferire il parere di Scipio Sighele ricavabile dal suo libro sull’ “”Intellingenza della folla”” (Bocca). “”La compagnia non può mai rialzare il livello intellettuale e soltanto incidentalmente in particolari rare condizioni riesce a innalzare il livello morale… La compagnia indebolisce così il talento come in sentimenti morali… Unirsi nel mondo umano vuol dire peggiorarsi…La collettività, si chiami giurì, commissione, assemblea o folla, dà un prodotto morale e intellettuale peggiore di quello che darebbe ognuno degli uomini che la compongono”” “” (pag 113-114)”,”TEOS-260″ “GUILLAUME André”,”Lawrence d’Arabie.”,”André Guillaume è professore emerito di Civiltà britannica all’Università di Paris – IV – Sorbona. Specialista in letteratura inglese. Altro suo volume: *Londres : histoire d’une place financière / André Guillaume, Marie-Claude Esposito ; préface par Denise Flouzat. – Paris, Presses Universitaires de France, “,”QMIP-008-FSL” “GUILLEMIN Henri”,”Histoire des catholiques francais au XIX siècle (1815-1905).”,”””E’ Montalembert che ha lanciato la celebre dichiarazione: “”Non c’è il mezzo, occorre scegliere tra cattolicesimo e socialismo!”” (discorso del 17 gennaio e 22 maggio 1850, nota). E la sua conclusione? M. de Montalembert ha ragione: non c’è il centro; la Repubblica ha i cattolici per principali avversari; la Repubblica sarà anticattolica o non sarà. E’ positivamente tragico osservare, sullo spirito e il cuore di un uomo onesto come Victor Hugo il contraccolpo delle tristi cose di cui i “”clericali”” gli danno spettacolo. Hugo nel 1848, e da anni, era allineato alla Chiesa, senza animosità, con una deferenza che il comportamento di Pio IX aveva cambiato quasi in amore. Hugo è del partito conservatore, quantunque libero e a volte indocile nei suoi voti. La miseria del proletariato lo ossessiona. Ha sostenuto con tutta l’ anima il progetto Melun. Uno stupore lo ha colto, e ben presto una indignazione quando ha visto svilupparsi nel suo partito la manovra che abbiamo descritto. Ha un peso troppo grosso sul cuore. Scoppia. Il 9 luglio 1849, alla tribuna dell’ Assemblea, rivela i segreti disegni dei conservatori. “”Diserzione di fronte al nemico””, proclama Falloux (Memorie, II, 140).”” (pag 245-246)”,”FRAD-052″ “GUILLEMIN Henri”,”Robespierre politico e mistico.”,”GUILLEMIN Henri (1903-1992) direttore degli studi francesi all’ Università del Cairo (1936-38) poi ordinario di letteratura francese all’ Università di Bordeaux, è stato consigliere culturale all’ Ambasciata francese a Berna e professore straordinario all’ Università di Ginevra. “”Un grossista è un accaparratore? I prezzi soggetti al maximum dal 4 maggio vengono rispettati dai dettaglianti? E, parlando di questa stessa legge del 4 maggio, Robespierre attualmente membro del CSP (Comitato di salute pubblica ndr), il 31 luglio riconosceva, davanti alla Convenzione, che i suoi “”inconventienti si fanno sentire da molte parti””. Gli è ben chiaro che un buon numero di deputati vogliono “”abrogare”” questa legge del 4 maggio, ma non si può andare troppo in fretta in questo campo; se si rinuncia a questa misura bisogna “”sostituirla con disposizioni più sagge””; e Robespierre sottolinea che nessuno ne ha proposte.. Il 3 agosto Fabre d’ Eglantine, l’ ex “”braccio destro”” di Danton alla Giustizia, presenta un rapporto sull’ aggiotaggio, in cui si limita a fare alcune constatazioni: che nel giugno 20 soldi in metallo erano l’ equivalente di 50 in assegnati, e che questa differenza si è accentuata di giorno in giorno tanto che il 1° agosto 6 lire in assegnati valgono 20 soldi in numerario; un luigi vale 140 lire in assegnati. Cambon, l’ incomparabile esperto, ha imitato Danton rifiutando, il 10 luglio, di essere rieletto al Comitato; allo scopo, diceva, di dedicarsi a ben gestire le finanze della Repubblica. In fatto di rimedi contro l’ azione devastatrice dell’ aggiotaggio e per rallentare la caduta dell’ assegnato, egli non proporrà altro che un premio del 13% a ogni acquirente di beni nazionali che estingua il suo debito pagando in anticipo il valore totale del suo acquisto. La sua fierezza, la sua gloria, l’ opera della sua vita, è questo ‘Grand Livre de la dette’ del quale annuncerà il completamento il 24 agosto, prova lampante della saggezza e della lealtà del regime repubblicano.”” (pag 224) “”(…) in quello stesso 5 agosto, Robespierre insulta lo sfortunato Jacques Roux e definisce “”orribili”” (…) due azioni commesse dal capo degli “”arrabbiati””: “”La prima coniste nell’ aver tentato di far massacrare (nota: “”far massacrare”” è un’ esagerazione di Robespierre) i negozianti, i bottegai perché, diceva, vendevano a prezzi troppo cari; l’ altra nell’ aver incitato il popolo a respingere la Costituzione con il pretesto che era difettosa””.”” (pag 225)”,”FRAR-304″ “GUILLEMIN Henri”,”La tragédie de Quarante-huit.”,”””Luigi Bonaparte valuta che deve poter ingannare la piccola gente, la doppia massa proletaria e rurale; i grandi borghesi finiranno bene per seguire. L’ imperatore ha ben consumato la carne umana per tonnellate, i contadini non hanno smesso di vedere in lui il Benefattore, colui che ha confermato legalmente le acquisizioni del 1789; quel servizio là non si dimentica; niente lo cancella.”” (pag 270)”,”QUAR-061″ “GUILLEMIN Henri”,”Le coup du 2 décembre.”,”Napoleone III e l’ affare dei lingotti d’ oro. “”Ora il Parlamento, secondo la giusta immagine di Victor Hugo, è “”la serratura di sicurezza della cassaforte pubblica””; fare saltare questa serratura diventa per Luigi Bonaparte una irrisistibile urgenza. Io non ho potuto verificare ciò che c’è d’ autentico in una allusione che figura in Marx e in Hugo. Si legge in ‘Napoleon le Petit’ che l’ affaire dei lingotti d’ oro “”andava scoppiando””, e Marx assicura a questo proposito che Luigi Bonaparte era in conflitto “”non solo con la Costituzione ma anche con il codice penale””. (pag 336)”,”FRAN-069″ “GUILLEMIN Henri”,”La Première résurrection de la République. 24 février 1848.”,”””Le meilleurs narrateurs, même les honnêtes, même ceux qui se croient libres, restent machinalement en discipline, remmaillen la tradition à la tradition, subissent, l’ habitude prise, reçoivent les mots d’ ordre, achèvent, tout en se croyant des historiens, d’user les livrées des historiographes. L’ Histoire vraie manquera de complaisance””. Victor Hugo, (in apertura) “”Nell’ agosto 1848, nella sua famosa “”Lettre aux Dix Départements””, Lamartine dirà francamente il suo pensiero su tutti i capi dei clubs, di cui aveva potuto cercare di far credere che erano terribili e che aveva saputo tuttavia gestirli. No, ammetterà, questi uomini non hanno “”ostacolato l’ azione di governo””; la verità è che essi hanno “”aiutato”” il Governo Provvisorio; “”ho trovato in loro più moderazione di quanto mi aspettassi, dato i loro nomi””. L’anno seguente , nella sua ‘Storia della Rivoluzione del 1848′, Lamartine è più categorico ancora. Raspail? L’ho incontrato da solo, faccia a faccia, a lungo, e questo colloquio gli ha lasciato l’ impressione più favorevole. Cabet? Non ha avuto “”che di felicitarsi per i suoi rapporti con lui””. Sobrier? Egli lo vedeva “”assiduamente””, essendosi fatto dare “”denaro e armi””, e un immobile per il suo giornale (…); per la sua posizione, Sobrier era “”informato dei progetti concepiti ogni giorno nei conciliaboli ultra-repubblicani”” ed egli “”istruiva”” Lamartine “”di ogni circostanza””. Lamartine specifica pure che egli “”conosceva e praticava”” tutti i “”principali agitatori del Club della Sorbona”” e “”molti delegati del Luxembourg””, e Flotte, e Servien, blanquisti accaniti. Era questo ciò che aveva chiamato “”cospirare con il fulmine”” (1). Del resto, Cabet, Raspail e Blanqui non riunivano a Parigi “”mille uomini sicuri”” tutti e tre.”” (pag 184-185) (1) quando in seguito si rimproverà a Lamartine di aver cospirato con Sobrier: “”Si, rispose sorridendo, come il parafulmine cospira con la folgore”””,”QUAR-065″ “GUILLEMIN Henri”,”L’ héroïque défense de Paris, 1870-1871. Les origines de la Commune.”,”””Qui, una parentesi insolita e di cui occorre scrutare il contenuto. Una volta acquisita la promessa di una nota per accreditarsi presso Bismarck, perché Thiers non si precipita a Tours? Perché, sulla sua strada, questo scalo a Firenze? Che va a fare dagli italiani? Arriva a Firenze, alla sera del 12 ottobre, e prende la parola il 15 davanti al Consiglio dei ministri. In che cosa l’ Italia potrebbe essergli utile presso Bismarck e Favre? La prova che la tappa fiorentina non era in programma, la prova che era una digressione, la vedo nel subitaneo rabbuiamento di Bismarck. (…)””. (pag 285) “”Il cancelliere si sorprende e si irrita; dice a Boyer che il povero buonuomo gioca “”un ruolo ben pietoso””; “”in questo momento , è a Firenze (…); ho ben altre preoccupazioni in testa che di occuparmi di quello che il Signor Thiers può fare a Firenze””.”” (pag 285) “”Sorel, que cet épisode italien déconcerte, qui ne sait qu’en faire et par quel bout le prendre, Sorel assure que, “”dans ses conversations particulières””, à Florence, M. Thiers se montra “”moins pressant que dans son langage officiel””. Resterait à expliquer le bénéfice qu’aurait pu trouver Thiers à souffler ainsi le chaud et le froid, l’ intéret qu’il aurait eu, s’exposant aux fureurs de Bismarck, à faire semblant, en public, d’appeler les Italiens au secours, tout en les dissuadant, en sourdine, de prendre au sérieux ses propos.”” (pag 287)”,”MFRC-118″ “GUILLEMIN Henri”,”Robespierre politico e mistico.”,”Henri Guillemin (1903-1992) direttore degli studi francesi all’ Università del Cairo (1936-38) poi ordinario di letteratura francese all’ Università di Bordeaux, è stato consigliere culturale all’ Ambasciata francese a Berna e professore straordinario all’ Università di Ginevra. “”La sola possibilità di sopravvivere per la Repubblica, l’unica via di salvezza per lo Stato, Robespierre la vede in una direzione della quale farà le spese la democrazia implicita nella Carta costituzionale. Il 26 ottobre un decreto sopprime l’elezione delle municalità. A questo proposito Saint-Just è completamente d’accordo con Robespierre e la sua eloquenza è limpida: «Si dice che un governo energico sia oppressivo. Ci si inganna (…). E’ solo il male a essere oppresso”” (56). In ottobre la Convenzione ha perso, per volonà della legge, 136 dei suoi membri in seguito all’espulsione dei girondini e all’incarcerazione dei loro mici che protestavano (*). Sarebbe eccessivo definire la Convenzione un moncone del Parlamento, nondimeno è una rappresentanza nazionale sminuita, amputata quella che siede alle Tuileries e che concentra in sé tutti i poteri; poteri che essa affida, per favorire la rapidità d’azione, e con un controllo mensile, al Comitato di salute pubblica nel quale Robespierre esercita un’effettiva egemonia ma che non è affatto onnipotente (ne abbiamo le prove sotto gli occhi). La concentrazione dittatoriale e ufficiale dell’autorità suprema tra le mani dei convenzionali Robespierre la otterrà in due tempi. La prima tappa è il decreto del 10 ottobre, votato in seguito al rapporto di Saint-Just: «Il governo provvisorio della Francia è rivoluzionario sino alla pace». La seconda tappa verrà in dicembre, ma già il 10 ottobre Saint-Just è stato esplicito, dicendo che «bisogna governare col ferro coloro che non possono essere governati con la giustizia», che la Convenzione «non deve usare alcun riguardo con i nemici del nuovo ordine di cose», che «i traditori» non sono i soli a dover essere annientati, ma che «anche gli indifferenti» sono colpevoli. «Dovete punire», dichiara Saint-Just, chiunque è passivo nella Repubblica e «non fa niente per lei». E non si perita di enumerare gli interventi indispensabili riguardo alle concussioni dei funzionari, alle speculazioni scandalose favorite dalle vendite dei beni nazionali, agli odiosi vantaggi che procura alla classe ricca il crollo dell’assegnato. E sono già stati inviati nelle province rappresentanti muniti di pieni poteri, in grado di procedere a requisizioni, di stabilire il prezzo delle derrate, di esigere tributi eccezionali. (…) Ad appensatire ulteriormente il clima parigino sopraggiungono, verso il 12 ottobre, le «rivelazioni» di Fabre d’Eglantine a proposito di una cospirazione ordita tra i componenti del «Comitato Centrale» e numerosi banchieri stranieri. (…) La banda di Hébert è sempre più temibile, a causa dell’uditorio popolare di cui dispone il «Père Duchesne» e del fuoco di fila di accuse di cui essa è protagonista (sistema messo in atto, ai cordiglieri, da persone che ambiscono, ovunque sia, a prebende, a posti lucrosi). Robespierre, esasperato da questa specie di tutela esitente, il 9 novembre non può impedirsi di gridar loro sul viso: «Volete i nostri posti? Prendeteli!» (57). Quei pazzi furiosi vogliono del sangue”” (pag 243-245) [(*) E la scomparsa, in seguito ad assassinio, di Saint-Fargeau e di Marat; (56) Saint-Just, op. cit., 295; (57) Id., 163]”,”BIOx-021-FV” “GUILLEMIN Henri”,”Les origines de la Commune. La Capitulation (1871).”,”””L’8 dicembre (1870) il giornale di Blanqui ‘La Patrie en danger’ cessa di esistere. La causa: la mancanza di denaro. Sapia il 18 dicembre tenta di ristampare il giornale con la testata ‘Résistance’, stampato nello stesso formato e gli stessi caratteri. Viene letto poco. Il giornale ‘L’illustration’, di cui sono note le posizioni, il 24 dicembre scrive “”Ogni minaccia di guerra civile è scomparsa. L’unione più completa ci mostra lo stesso patriottismo in tutti i ranghi della società””. Il 31 dicembre “”Dall’inizio dell’assedio lo spirito politico non si è mai presentato più calmo. Non più intrighi rivoluzionari, non più partito della Comune””. E Jules Ferry è molto soddisfatto: “”Parigi è ammirevole, ponderata, epurata … da ogni discordia”” (pag 132) Morte di Sapia. Blanqui arrestato. Sapia guida un tentativo insurrezionale blanquista il 24 gennaio 1871: 180 guardie nazionali sparano sull’Hotel de Ville. Ma da tutte le finestre del palazzo si risponde al fuoco e la piazza si riempe di morti. Tra questi Sapia colpito al petto. (pag 284) Wikip: Il 21 gennaio i comitati di vigilanza decisero una manifestazione all’Hôtel de Ville, mentre nella notte un gruppo di Guardie nazionali guidate da Cipriani liberò dal carcere di Mazas alcuni degli arrestati per i fatti del 31 ottobre, tra i quali Flourens. Nel pomeriggio del 22 gennaio, quando i battaglioni della Guardia nazionale affollavano place de Grève, dalle finestre del municipio la guardia mobile iniziò a sparare sui dimostranti e la folla si disperse. Rimasero uccise una cinquantina di persone, tra le quali l’internazionalista Théodore Sapia.[60] Seguirono arresti, la chiusura di tutti i club e di 17 giornali, tra i quali Le Combat e Le Réveil, la proibizione delle assemblee pubbliche. Il 23 gennaio, munito di un lasciapassare, Jules Favre raggiunse Bismarck a Versailles per concordare le condizioni della resa. Dizionario Maitron “”Sapia Théodore [Sapia Pierre, Théodore, Emmanuel]. Né le 6 janvier 1838 à Paris, tué pendant l’émeute du 22 janvier 1871 ; exerça divers métiers ; commandant du 146e bataillon dans la garde nationale fédérée, appartenait à la tendance blanquiste. Le père de Théodore Sapia était, avant 1830, secrétaire général d’un ministère ; lui-même, marié, sans enfant, avait une sœur et un frère receveur des finances de la Seine. Théodore Sapia s’engagea à dix-sept ans, le 3 mars 1855, au 66e régiment de ligne ; il était caporal le 6 novembre de la même année et le resta six ans ; il devint sergent le 9 janvier 1861 et fut promu sous-lieutenant le 12 août 1861 ; il fit la campagne de Chine et rentra en France en 1862. Nommé percepteur en Algérie, il ne rallia pas son poste et reprit du service en octobre 1863 ; il alla au Mexique et était en 1866 sous-lieutenant au régiment étranger. Le 29 août 1870, il fut nommé, à Chartres, capitaine de la garde mobile d’Eure-et-Loir ; arrêté pour avoir proclamé la République dans cette ville, puis libéré, il fut cependant révoqué le 14 septembre, à Dreux (Eure-et-Loir), et arriva le 17 dans la région parisienne où sa femme habitait, à Montrouge. L’un et l’autre avaient longtemps demeuré là, et Sapia se fit inscrire dans la garde nationale ; avant même d’être armé, faisant valoir ses services militaires, il fut nommé capitaine-trésorier du bataillon, puis, le 30 septembre, chef de ce même bataillon, le 146e ; il expliqua plus tard devoir cette promotion, qu’on disait anormalement rapide, à sa notoriété dans le quartier. Le 8 octobre 1870, Sapia, qui demeurait, 112, chaussée du Maine, aurait ordonné aux sergents-majors de son bataillon venus au rapport de convoquer les gardes nationaux pour le soir, à 4 heures ; ils devaient se rendre au lieu habituel de réunion, en armes, avec des cartouches ; Sapia aurait ajouté qu’il ne reconnaissait plus les ordres de l’état-major. Les gardes réunis, Sapia leur fit un discours : le gouvernement, selon lui, était impuissant, capable seulement d’affamer Paris et non de préparer la guerre ; 56 chefs de bataillon réunis, sur 86, avaient décidé de le remplacer par Félix Pyat, Flourens, Blanqui, et si Trochu n’acceptait pas ce changement, de jeter celui-ci par la fenêtre. La veille, Sapia avait envoyé à Belleville, 40, rue des Amandiers, un planton porteur d’un message où cette réunion était relatée, mais le planton avait été arrêté, la lettre saisie, et Sapia craignait des poursuites. Les hommes du 146e bataillon arrêtèrent Sapia et l’emmenèrent place Vendôme (Ier arr.). « On veut me faire passer, dit-il, pour avoir l’esprit dérangé ; si j’ai été malade quelque temps après avoir habité les pays chauds, je n’ai jamais pour cela perdu la netteté de mes idées… L’énergie n’est pas l’exaltation de la folie .”” Le maire du XIVe arr. fit l’éloge de Sapia, commandant à l’image de la population ; et le conseil de guerre de la Garde nationale, 8e secteur, l’acquitta à la minorité de faveur (trois voix contre quatre). Dès le 23 octobre, il reprenait son commandement. En novembre 1870, il était à la tête de La Résistance, journal démocratique et social du XIVe arr. ; il eut le premier l’idée de la « Ligue républicaine de Défense nationale à outrance » et fit, le 19 novembre 1870, un exposé au meeting de la rue Maison-Dieu (XIVe arr.), exposé qui provoqua des réactions hostiles à l’Internationale. Il était correspondant pour le XIVe du journal blanquiste La Patrie en danger (7 septembre-8 décembre 1870) et habitait alors, 63, rue de l’Ouest (XIVe arr.). C’est lui qui, le 6 janvier 1871, présidait la séance de la Délégation des vingt arrondissements qui rédigea l’ Affiche rouge, proclamation au peuple de Paris pour dénoncer « la trahison » du gouvernement du 4 septembre et pour mettre en avant trois mots d’ordre : Réquisition générale, rationnement gratuit, attaque en masse. Elle se terminait par ces mots : « Place au peuple ! Place à la Commune ! » Voir Ansel*. Le 22 janvier 1871, au lendemain de Buzenval, Sapia était à la tête des gardes nationaux de Vaugirard qui vers deux heures et demie se rangèrent sur la place de l’Hôtel-de-Ville, transformant l’attente en émeute. « À la première décharge, Sapia est tombé le long des grilles, la tête fracassée » ; auprès de lui, son ami R. Rigault* qui n’oublia pas sa mort ; et Lissagaray a pu dire que s’il fit exécuter Chaudey, c’est parce qu’il l’accusait d’avoir fait ouvrir le feu le 22 janvier. Voir Berton J.-F.* Sa tombe est au cimetière de Montmartre, 30e division, 3e ligne, 4e sépulture.”,”MFRC-170″ “GUILLEMIN Henri”,”Cette curieuse guerre de 70. Thiers – Trochu – Bazaine.”,”Ecco il “”drole de guerre”” del 70. Tre uomini caratterizzano questa situazione confusa: Thiers, che prepara prima di tutto il suo avvenire politico; Trochu che si allinea alla Repubblica (come Favre e Ferry) per paura della rivoluzione; Bazaine che tradisce per ristabilire l’ordine. La Repubblica è stata proclamata il 4 settembre nella calma dalla borghesia, soprattutto perché occorreva mettere qualcosa al posto dell’Impero – e non c’era altro da proporre sul terreno. Basato su documenti indiscutibili, Guillemin con la passione di un procuratore smonta il meccanismo di queste piccole viltà, e di questi grandi errori. L’assedio di Metz ebbe luogo fra il 3 settembre ed il 23 ottobre 1870, durante la prima fase della guerra franco-prussiana e si concluse con la resa completa delle ingenti forze francesi al comando del maresciallo di Francia François Achille Bazaine, che erano state accerchiate nell’area fortificata della città dopo una serie di aspre battaglie contro le forze germaniche del generale von Moltke. Completamente circondato dalle truppe della seconda armata prussiana al comando del Principe Federico Carlo di Prussia, il maresciallo Bazaine, incerto e poco combattivo, finì per cedere le armi consegnando tutto il suo esercito (costituito dalle migliori truppe francesi), assieme all’intero armamento. Le “”trattative segrete”” del Bazaine Il Maresciallo di Francia François Achille Bazaine Dalla caduta di Sedan, Bazaine si trovò a capo dell’unica forza armata francese effettivamente organizzata, e immaginò per sé stesso un ruolo diverso, politico piuttosto che militare, certamente da avversario anziché da sostenitore della neonata Repubblica Francese, nata dalle ceneri del secondo impero cessato con l’abdicazione di Napoleone III il 2-3 settembre. In questo quadro, è certo che egli abbia proposto ai prussiani di impiegare l’armata assediata in Metz per “”salvare la Francia da sé stessa”” oppure per poter giungere a “”restaurare l’ordine”” distrutto dalla detronizzazione dei Bonaparte.[2] I prussiani, tuttavia, sapevano della debolezza della posizione politica del maresciallo, temevano la mobilitazione in corso nel resto del Paese, che minacciava di costituire una nuova armata forse capace di riequilibrare, almeno un poco, le sorti del conflitto e miravano, ormai, ad un obiettivo ambizioso: non più solo il consenso francese alla riunificazione tedesca, ma anche un consistente arrotondamento territoriale. La prosecuzione dell’assedio di Metz, tuttavia, offriva ai francesi l’indubbio vantaggio di tenere impegnata la II armata prussiana, mentre il resto dell’esercito invasore era concentrato nell’assedio di Parigi: il fronte meridionale dello schieramento tedesco era relativamente debole, la Repubblica poteva riorganizzare una nuova armata senza eccessiva pressione, la via da sud verso Parigi appariva aperta. L’inadeguatezza dei piani e l’inefficienza delle azioni offensive francesi non sortirono, tuttavia, l’effetto né di riuscire a liberare le truppe dall’imbottigliamento di Metz, né di consentire lo sblocco, o anche l’alleggerimento, del fronte che strigeva Parigi in una morsa letale. L’inopinata resa di Metz Il Bazaine era certamente informato di questa situazione e forte, ancora, di un’armata imponente. Eppure si arrese, inopinatamente, il 23 ottobre 1870, consegnando praticamente l’intero est della Francia ai prussiani. Gli effetti della resa apparirono subito dirompenti: Federico Carlo di Prussia e la sua II armata furono liberi di affrettarsi verso la valle della Loira, con lo scopo di agganciare l’ultima armata francese, la qual cosa, in effetti, accadde nei dintorni di Orléans pochi giorni dopo. Nell’opinione degli storici militari francesi, se l’armata del Reno avesse resistito una o due settimane in più, l’Armata della Loira avrebbe potuto battere le deboli forze schierate dai prussiani a sud di Parigi e liberare la capitale dal suo assedio. La caduta di Metz causò uno shock terribile in tutta la Francia. Quasi subito il Bazaine venne accusato di tradimento, in un proclama emesso dal ministro Léon Gambetta. Per tradimento egli venne, comunque, condannato, al suo ritorno dalla prigionia nel 1873. A posteriori, gli storici francesi tendono oggi a sostenere che la resa si spieghi con un rifiuto a sostenere l’azione di un governo che corrispondeva assai poco con le sue idee politiche. Bazaine, insomma, avrebbe immaginato di non tradire la Francia, tradendo la Repubblica. (wikip)”,”FRQM-060″ “GUILLÉN Claudio”,”L’uno e il molteplice. Introduzione alla letteratura comparata.”,”Claudio Guillén (1924-2007) ha insegnato alla Harvard University e alla Universidad Autonoma de Barcelona.”,”VARx-123-FL” “GUILLERM Alain”,”Rosa Luxemburg. La rose rouge.”,”A. GUILLERM, storico, ha pubblicato una ventina di opere. E’ stato discepolo di Fernand BRAUDEL, che ha diretto e fatto la prefazione della sua tesi di Stato ‘La pierre et le vent’. Attualmente è ricercatore al CNRS in scienze politiche. “”Il pensiero di Rosa che è sempre profondamente e spontaneamente dialettico, si interroga: il popolo ha già pagato caro il “”Golgota della sua liberazione””: le Giornate di giugno 1848, la Comune, il 1905 hanno visto cadere molti combattenti, ma adesso essi cadono nel disonore e nel fraticidio cantando dei canti da schiavi. E’ in questo momento che Rosa ricorda la frase di Engels: “”La società borghese si trova di fronte a un dilemma: o il passaggio al socialismo o la ricaduta nella barbarie”” (pag 153)”,”LUXS-033″ “GUILLERM Alain”,”Il luxemburghismo d’oggi. Rosa Luxemburg e i consigli operai.”,”””In effetti si può dire che Lenin fu un rivoluzionario marxista per circa un anno della sua vita, dall’aprile del 1917 al marzo del 1918.”” (!) (pag 13) “”Rinuncerà a ogni prospettiva proletaria imponendo la pace a Brest-Litovsk non per delle ragioni tattiche, ma perché abbandonerà tutto il contenuto reale del potere sovietico, che aveva messo avanti noi sei mesi che seguirono l’ottobre (cfr. Daniel Guerin, L'””anarchismo””, pp. 96-100). Non si può parlare validamente di marxismo leninismo, perché l’ideologia leninista è una giustapposizione contraddittoria delle due teorie: quella della rivoluzione proletaria o quella della rivoluzione burocratica-borghese””. (pag 13)”,”LUXS-052″ “GUILLERMAZ Jacques”,”Histoire du Parti Communiste Chinois 1921 -1949.”,”L’A al tempo era D del Centro di Documentazione sull’estremo oriente contemporaneo, docente alla Ecole Pratique des Hautes-Etudes (EPHE).”,”CINx-020″ “GUILLERMAZ Jacques”,”Il partito comunista cinese al potere, 1949-1972. Storia del partito comunista cinese, II.”,”12 capitoli su 46 sono dedicati alla politica estera cinese, 1 alla politica militare. Gli altri ai problemi interni alla Cina. GUILLERMAZ J. è direttore del Centro di documentazione sulla Cina contemporanea all’ Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi. Professore incaricato agli istituti di studi politici di Parigi e Grenoble. E’ da 35 anni (1973) esperto di problemi cinesi. Tra il 1937 e il 1967 ha soggiornatoin Asia orientale. Ha passato 16 anni in Cina ricoprendo importanti incarichi. “”Con il viaggio a Pechino del nuovo primo ministro giapponese Tanaka (25-30 settembre 1972) si è aperto un capitolo fondamentale della storia del Giappone e dell’ Asia Orientale. Tutto lascia pensare che i cinesi – prese tutte le garanzie necessarie – cercheranno nello stesso tempo di ottenere la cooperazione del Giappone al loro proprio sviluppo in cambio di una duratura neutralità militare di fatto del loro vicino. La freddezza dei rapporti tra Partito comunista giapponese e Partito comunista cinese corrisponde alla freddezza dei rapporti politici tra Pechino e Tokyo. A partire dall’ estate 1966, il secondo non cesserà di denunciare il revisionismo del primo, espellendo anche i suoi due rappresentanti a Pechino (18 luglio 1967). L’ avvicinamento del Partito comunista giapponese e del Partito comunista sovietico nel 1971, la fondazione di un Partito comunista giapponese di sinistra, proclamata nel gennaio 1970 da diversi gruppetti estremisti riuniti in congresso dal 2 al 30 novembre 1969 consacrano una rottura che esisteva di fatto da cinque anni e le cui ragioni vanno ricercate nell’ estrema intransigenza dottrinale e politica del Partito comunista cinese e nel desiderio d’ indipendenza di un Partito comunista giapponese, i cui problemi si situano nel contesto di una società altamente industrializzata e intellettualizzata.”” (pag 546)”,”CINx-166″ “GUILLERMAZ Jacques”,”Storia del Partito comunista cinese. Volume primo: 1921-1949.”,”Jacques Guillermaz, direttore del Centro di documentazione sulla Cina contemporanea all’Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi, professore incaricato agli studi politici di Parigi e Grenoble, è da 35 anni un esperto di problemi cinesi; tra il 1937 e il 1967 ha soggiornato nell’Asia orientale per più di 20 anni, di cui 16 in Cina, coprendo importanti incarichi. Facendo seguito alla sua Storia del Partito comunista cinese 1921-1949, in cui si narrava la lunga marcia del Partito per la conquista del potere, in questo volume l’Autore registra e al tempo stesso analizza con esemplare obiettività i fatti politici, economici, sociali, culturali e militari connessi con quella conquista – dalla ricerca di una via cinese al socialismo alla riforma della lingua, dai contrasti interni di partito agli scontri con il Cremlino, dagli interventi nelle guerre del Sud-Est asiatico all’apertura verso gli Stati Uniti – mettendo in evidenza come la storia del PCC si identifichi ormai con quella della Cina stessa. I due volumi costituiscono dunque un’opera imprescindibile per comprendere la realtà cinese attuale e anche i suoi futuri sviluppi.”,”MCIx-004-FL” “GUILLERMAZ Jacques”,”Storia del Partito Comunista Cinese. Volume II. Il Partito comunista cinese al potere (1° ottobre 1949 – 1° marzo 1972).”,”Jacques Guillermaz, direttore del Centro di documentazione sulla Cina contemporanea all’Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi, professore incaricato agli studi politici di Parigi e Grenoble, è da 35 anni un esperto di problemi cinesi; tra il 1937 e il 1967 ha soggiornato nell’Asia orientale per più di 20 anni, di cui 16 in Cina, coprendo importanti incarichi. Facendo seguito alla sua Storia del Partito comunista cinese 1921-1949, in cui si narrava la lunga marcia del Partito per la conquista del potere, in questo volume l’Autore registra e al tempo stesso analizza con esemplare obiettività i fatti politici, economici, sociali, culturali e militari connessi con quella conquista – dalla ricerca di una via cinese al socialismo alla riforma della lingua, dai contrasti interni di partito agli scontri con il Cremlino, dagli interventi nelle guerre del Sud-Est asiatico all’apertura verso gli Stati Uniti – mettendo in evidenza come la storia del PCC si identifichi ormai con quella della Cina stessa. I due volumi costituiscono dunque un’opera imprescindibile per comprendere la realtà cinese attuale e anche i suoi futuri sviluppi.”,”MCIx-005-FL” “GUILLERMAZ Jacques”,”Storia del partito comunista cinese, 1921 – 1949.”,”L’A ha avuto il raro privilegio di seguire per trent’anni gli affari cinesi in qualità di osservatore. A Pechino dal 1937 al 1941, a Chungking dal 1941 al 1943, poi ancora a Chungking e a Nanchino dal 1945 al 1951 e infine a Pechino dal 1964 al 1966. Attualmente (1970) è D del Centro di documentazione sull’Estremo Oriente contemporaneo (Parigi) e Chargé de conferences all’Ecole Pratique des Hautes Etudes.”,”MCIx-001-FV” “GUILLERMAZ Jacques”,”La Chine populaire.”,”J. Guillermaz, Chargé de conférences à l’Ècole Pratique des Hautes Etudes VI section, Directeur du Centre de Documentation sur l’Extreme-Orient.”,”CINx-003-FSD” “GUILLON Claude”,”Notre patience est a bout. 1792-1793, les écrits des enragé(e)s.”,”GUILLON Claude scrittore e saggista, specialista degli Enragés ha pubblicato una quindicina di opere tra cui ‘La Droit à la mort’.”,”FRAR-352″ “GUILLOT René”,”Marlow, l’amico degli animali.”,”René Guillot è nato a Courcoury in Saintonge, nella verde Charente francese. Professore di matematica ha insegnato a Dakar, di dove, cacciatore appassionato, ha intrapreso per venticinque anni continui viaggi attraverso l’Africa nera dalla Guinea alla Mauritania, dal Niger al Volta, dai territori abitati dai Tuareg alle foreste equatoriali dove vivono i pigmei. Da ogni viaggio tornava con rari cimeli, trofei di caccia, bestie selvagge, racconti e leggende. La diretta conoscenza dei luoghi e una fervida fantasia sono le componenti principali dei suoi ormai numerosi libri, nei quali aleggia un’atmosfera mitica dell’avventura e del meraviglioso naturale che permette di paragonarli ai capolavori di Kipling. L’evanescente figura di ‘Marlow’, l’amico delle bestie selvagge, campeggia nelle pagine di Guillot, nelle quali l’Africa sembra venire incontro col grande sole, con uomini e animali, suoni, luci, colori, persino con gli odori. L’Africa parla attraverso i suoi libri (dal volume di René Guillot ‘Marlow, l’amico degli animali’, Editrice Capitol, Bologna, 1957) ‘René Guillot (Courcoury, 24 gennaio 1900 – Parigi, 26 marzo 1969) è stato uno scrittore e illustratore francese. Autore di letteratura per ragazzi, ha vinto il Premio Hans Christian Andersen nel 1964. Nel corso della sua carriera ha lavorato e vissuto soprattutto in Africa Occidentale Francese123. Tra le sue opere, ricordiamo: Kpo il leopardo Il re dei gatti Sirga: Queen of the African Bush Oworo Guillot ha lasciato un’impronta duratura come scrittore per bambini, e il suo contributo è stato riconosciuto con il prestigioso premio Hans Christian Andersen'”,”VARx-014-FAP” “GUILLOT René”,”Mille e una bestia.”,”René Guillot è nato a Courcoury in Saintonge, nella verde Charente francese. Professore di matematica ha insegnato a Dakar, di dove, cacciatore appassionato, ha intrapreso per venticinque anni continui viaggi attraverso l’Africa nera dalla Guinea alla Mauritania, dal Niger al Volta, dai territori abitati dai Tuareg alle foreste equatoriali dove vivono i pigmei. Da ogni viaggio tornava con rari cimeli, trofei di caccia, bestie selvagge, racconti e leggende. I suoi racconti si possono paragonare a quelli di Kipling. L’evanescente figura di ‘Marlow’, l’amico delle bestie selvagge, campeggia nelle pagine di Guillot, nele quali l’Africa sembra venire incontro col grande sole, con uomini e animali, suoni, luci, colori, persino con gli odori. L’Africa parla attraverso i suoi libri. ‘René Guillot (Courcoury, 24 gennaio 1900 – Parigi, 26 marzo 1969) è stato uno scrittore e illustratore francese. Autore di letteratura per ragazzi, ha vinto il Premio Hans Christian Andersen nel 1964. Nel corso della sua carriera ha lavorato e vissuto soprattutto in Africa Occidentale Francese123. Tra le sue opere, ricordiamo: Kpo il leopardo Il re dei gatti Sirga: Queen of the African Bush Oworo Guillot ha lasciato un’impronta duratura come scrittore per bambini, e il suo contributo è stato riconosciuto con il prestigioso premio Hans Christian Andersen'”,”VARx-015-FAP” “GUILOINEAU Jean”,”Nelson Mandela.”,”Nelson Mandela ha fatto 27 anni e 190 giorni di carcere. MK abbreviazione per Umkhonto we Sizwe (pag 196) La requisitoria di Nelson Mandela contro l’Apartheid. “”(…) Nelson Mandela ricorda i sessantanove morti di Sharpeville e, al di là, rimanda al futuro del Sud Africa in quella che potrebbe sembrare una profezia (i morti di Soweto nel 1976, quelli dello stato di emergenza nel 1985) ma che è invece solo la conclusione di una analisi lucida e coraggiosa della situazione. «Quante Sharpeville ci saranno ancora nel nostro paese? Quante Sharpeville il nostro paese potrà ancora sopportare senza che il terrore e la violenza divengano quotidiani? E cosa succederà al nostro popolo quando raggiungeremo questa fase? Noi siamo sicuri di trionfare a lungo termine, ma a quale prezzo per noi e per il resto del paese? E se ciò dovesse succedere, come potrebbero i neri e i bianchi vivere nella pace e nell’armonia? Questi erano i problemi che avevamo di fronte e queste sono state le nostre decisioni». Dopo aver rievocato il suo viaggio del 1962, ricorda le posizioni fondamentali dell’ANC. «Il credo politico e ideologico dell’ANC è, ed è sempre stato, il nazionalismo africano. (…) La Carta della Libertà è il documento politico più importante mai adottato dall’ANC». Quanto ai rapporti col Partito comunista, sono semplici: la lotta comune contro l’oppressione. «E, cosa ancora più importante, per decenni, i comunisti sono stati il solo gruppo politico del Sud Africa disposto a considerare gli africani come esseri umani, come loro eguali; a mangiare, a parlare, a vivere, a lavorare con gli africani per ottenere dei diritti politici. (…) Mi sono sempre considerato, innanzi tutto, un patriota africano». Mandela descrive in seguito, con la precisione da economista e da politico, lo stato del Sud Africa e la sorte riservata alle diverse comunità. Conclude ricordando ciò che gli africani vogliono. E’ un brano che avrebbe potuto riprendere per intero nel suo discorso allo stadio di Soweto, il 13 febbraio 1990, tanto poco la situazione è cambiata. E’ la requisitoria più concreta che si possa trovare contro l”apartheid’. «Gli africani vogliono percepire un salario che permetta loro di vivere. Gli africani vogliono esercitare le professioni di cui sono capaci, e non il lavoro per il quale il governo li dichiara adatti. Gli africani vogliono essere autorizzati a lavorare là dove trovano del lavoro, e non essere scacciati da una regione perché non vi sono nati. Gli africani vogliono poter possedere della terra nel luogo in cui lavorano e non essere obbligati a vivere in case che vengono loro affittate e che non saranno mai loro. Gli africani vogliono appartenere all’insieme della popolazione e non essere rinchiusi in ghetti. Gli uomini africani vogliono che le loro mogli e i loro figli vivano là dove essi lavorano e non vogliono essere obbligati a condurre l’esistenza artificiale dei pensionati per soli uomini. Le donne africane vogliono vivere coi loro mariti e non restare come vedove nelle riserve. Gli africani vogliono poter uscire dopo le undici di sera e non essere confinati nella loro camera come dei bambini. Gli africani vogliono poter viaggiare nel loro paese e cercare lavoro dove vogliono e non là dove l’ufficio del lavoro impone loro di andare. Gli africani vogliono una parte equa di tutto il Sud Africa; vogliono la sicurezza e un posto nella società. E, oltre a tutto, vogliono eguali diritti politici». Nulla è cambiato in Sud Africa, salvo il termine di Riserva, che è stato sostituito da quello di ‘Homeland’. (…) Nelson Mandela ha fatto 27 anni e 190 giorni di carcere”” (pag 197-198)”,”AFRx-112″ “GUIMERÁ Agustin RAMOS Alberto BUTRÓN Gonzalo, a cura, saggi di M.V. LOPEZ-CORDON CORTEZO Peter J. MARSHALL Antonio Miguel BERNAL Michael DUFFY Colin WHITE Rémi MONAQUE J.I. GONZALEZ-ALLER HIERRO Agustin R. RODRIGUEZ-GONZALEZ Hugo O’DONNELL e Duque de ESTRADA Agustin GUIMERÁ Marina Alfonso MOLA Manuel BUSTOS RODRIGUEZ Manuel LUCENA GIRALDO Marieta CANTOS CASENAVE Benito PEREZ GALDOS Marianne CZISNIK Peter WARWICK”,”Trafalgar y el mundo atlántico.”,”Agustin Guimerá è ricercatore presso l’ Istituto di Storia CSIC di Madrid Alberto Ramos è Professore di storia contemporanea all’Università di Cadiz Gonzalo Butrón è Professore di storia contemporanea all’Università di Cadiz.”,”QMIN-054-FSL” “GUINEA José Luis”,”Los sindicatos en la Europa de hoy.”,”GUINEA José Luis dottore in diritto professore dell’ Università di Madrid. “”Tras la unidad de la clase obrera realizada por el Congreso de Montpellier, Victor Griffuelhes – dirigentes de la CGT -, se plantéo la tesis de mantener fuera del alcance de los políticos a las fuerzas sindacales. En este tiempo, la paz de Europa se encuentra seriamente amenazada y, en la Francia de 1906, las huelgas de 1° de mayo hacían temer una descomposición del aparato estatal; en este clima, el gobierno intentó achacar a las organizaciones sindicales la culpa de la situación. En este estado de ánimo las sesiones del Congreso de Amiens – 11,12 y 13 de octubre -, se plantearon seriaemente el problema de las relaciones entre los partidos políticos y los sindicados y, como consecuencia el Congreso Confederal votó el día 13 de octubre de 1906 la carta de Amiens, aprobada por 830 votos contra 9 y que declara el carácter apolítico del sindicalismo como tal, siendo desde ese momento la Carta del Movimiento Obrero, ratificada más tarde en 1936 por el Congreso de Toulouse, que plasmóla tan deseada realidad sindical. Así, Griffuelhes, artífice de la Carta de Amiens, pudo más tarde afirmar que: “”el período de 1892 a 1900 se señala por la reacción de la clase obrera cotnra la influencia deprimente de la acción política sobre los sindicatos, y el período de 1900 a 1910 por la reación de los sindicatos contra los gobiernos radicales y jacobinos””””. (pag 160)”,”MEOx-080″ “GUISCARDO Rodolfo”,”Forze armate e democrazia. Da Clausewitz all’esercito di popolo.”,”Rodolfo Guiscardo, Napoli 1940, è stato ufficiale in servizio permanente effettivo. Il presente volume è frutto delle sue esperienze culturali e di comando. Capitolo I. La scienza militare tradizionale: Clausewitz Capitolo II. La scienza miiltare marxista Concetto di ‘Volksbewaffnung’ o ‘armamento del popolo’ è cosa ben diversa dalla “”guerra di popolo”” intesa in senso marxista (pag 63) “”Come la scuola tradizionale clausewitziana si è ridotta, sempre di più, a una bruta ricerca della massima violenza distruttrice possibile – così a nessuna scienza militare specifica è giunta la scuola socialista, e, come la prima è caduta in un positivismo senza sbocchi, la seconda, quando non ricade nelle stesse caratteristiche, si qualifica per un pragmatismo ben lontano dalle premessi di Marx, Engels e Lenin. In effetti Marx, nell’Introduzione a ‘Per la critica dell’economia politica’, scriveva (7): «Nota bene circa alcuni punti che sono da menzionare qui e che non vanno dimenticati: La guerra è sviluppata prima della pace: modo in cui certi rapporti economici come lavoro salariato, macchinismo ecc., sono stati sviluppati dalla guerra e negli eserciti prima che nell’interno della società borghese. Anche il rapporto tra forza produttiva e i rapporti di scambio diviene particolarmente evidente nell’esercito». Tale interdipendenza fra organizzazione militare ed economia era totalmente diversa da quella concepita da Clausewitz e rappresentava un’autentica novità, riconfermata da Marx nella lettera ad Engels del 15 settembre del 1857 (8). «L’esercito in guerra è importante per lo sviluppo economico (…) presso gli antichi il sistema salariale si è sviluppato completamente anzitutto nell’esercito. Così presso i Romani il ‘peculium castrense’ è la prima forma giuridica in cui si riconosce la proprietà mobiliare di quelli che non sono padri di famiglia (…). Così si trova nell’esercito il primo impiego delle macchine in grande (…) il valore particolare dei metalli ed il loro uso come danaro» e «la divisione del lavoro» si compirono «primamente negli eserciti», nella cui storia «si trova riassunta tutta la storia delle forme della società civile». Tali concetti, peraltro, sono stati valutati in tutta la loro autentica e determinante importanza da Lenin, che ha annotato la lettera suddetta con la postilla: «L’esercito ed il regime economico – relazioni fra storia militare e rapporti di produzione» (9). Tali concetti successivamente non sono stati convenientemente ampliati, il che ha rappresentato la causa principale dell’incapacità, da parte della scuola socialista, di fondare una nuova scienza militare”” (pag 64-65) [Rodolfo Guiscardo, ‘Forze armate e democrazia. Da Clausewitz all’esercito di popolo’, De Donato, Bari, 1974] [(7) Nel 4 della bozza, quello concernente «Produzione. – Mezzi di produzione e rapporti di produzione. – Rapporti di produzione e rapporti di scambio. – Forme dello Stato e forme della coscienza in relazione ai rapporti di produzione e di scambio. – Rapporti giuridici. – Rapporti di famiglia» Cfr. K. Marx, ‘Opere scelte’, Editori Riuniti, Roma, 1966, p. 739; (8) In K. Marx F. Engels, ‘Carteggio’, Editori Riuniti, Roma; (9) Cfr. ‘Lenine et la science militaire’, Editions du Progrès, Moscou, 1967. In particolare cfr. “”Quaderni di Lenin””, n. 18674 degli Archivi dell’Istituto Lenin di Mosca, ‘Testi scelti e annotati da Lenin dal libro di K. von Clausewitz “”Sulla guerra e la condotta della guerra””; trad. it. ‘Note al libro ecc.’, Ed. del Maquis, Milano, 1970, pp 11 e 26-64]”,”QMIx-013-FSD” “GUISNEL Jean”,”Libération, la biographie.”,”GUISNEL J., nato nel 1951, è entrato nell’Agenzia di stampa Liberation nel 1972. Nell’anno seguente ha partecipato alla partecipazione del quotidiano lanciato nel maggio 1973. L’ha lasciato nel 1973. Oggi è reporter del Point. Ha scritto ‘Services secrets’ (con Bernard VIOLET), ‘Les Generaux’ e ‘Guerre dans la cyberspace’.”,”EDIx-094″ “GUISO Andrea”,”La colomba e la spada. “”Lotta per la pace”” e antiamericanismo nella politica del Partito comunista italiano (1949-1954).”,”Andrea Guiso insegna Storia Contemporanea presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma. I suoi studi si incentrano sulla storia dei partiti, sul partito comunista italiano e fracese nel secondo dopoguerra e sulla storiografia politica in Italia. Contiene il capitolo 8: ‘La campagna per la patria e l’indipendenza nazionale: un “”ponte”” verso la gioventù neofascista’ (pag 381-402) ‘Nel Pci, il gruppo culturalmente e politicamente più sensibile (e qualificato) nell’operazione di recupero del fascismo rivoluzionario era quello che faceva capo agli ex fascisti confluiti nel partito tra la fine degli anni Trenta e i primi anni Quaranta: in particolare Ruggero Zangrandi, Pietro Ingrao, Aldo Natoli. Proprio Natoli aveva osservato nella riunione del comitato della federazione romana del 5 aprile, che fra le «masse giovanili aderenti al Msi [era diffuso] un atteggiamento contrario al Patto Atlantico o alla politica di guerra». Elemento, sottolineò, non trascurabile nella prospettiva di formare «un fronte largo di forze pacifiche» (6). Ma qual era il profilo – bisognava domandarsi – di quei giovani che, per Zangrandi, si muovevano «a ritroso nella storia», assumendo le pose «conservatrici e “”nostalgiche”” dei padri borghesi», facendo propria una «singolare e antistorica forma di neonazionalismo o addirittura di neodannunzianesimo estetizzante, ponendolo al servizio di qualche cosa in cui [si credeva] – al solito – di ravvisare la patria»? (7). La risposta andava cercata in un insieme di fattori esistenziali, sociali e storici che avevano trascinato i giovani verso una forma estrema di «disorientamento morale» e ad apparire come «privati di umanità, chiusi in se stessi, in una sorta di mutismo o di incomunicabilità caparbia» (…). Stilando una vera e propria «tabelle clinica della depressione psicologica e morale» di questa gioventù non ancora, forse, irrevocabilmente “”perduta””, Zangrandi individuò la causa della patologia nello “”scetticismo””: il non credere più in alcun ideale, l’aspirazione decadente alla fuga dalla realtà, il rifugiarsi in un «triste modulo di esistenzialismo minorile, fatto di «concezione individualistiche, “”eroiche””, ispirate spesso a una singolare forma di spiritualismo che postula l’esistenza di ‘élites’, quando non addirittura di caste, e attribuisce ad esse una funzione di guida, di comando e di riscatto da quella specie di feudalesimo plebeo in cui [si raffigurava] la società contemporanea» (8). (…) «Quando mi si chiese di curare i contatti con la gioventù neofascista – ricorda l’«infiltrato» Nando Dell’Amico – accettai di buon grado. Era, infatti, per me un impegno morale quello di liberare i miei ex-camerati dalla trappola spirituale missina per condurli su un piano di più avanzata modernità» (9). Essi, pertanto, non dovevano essere considerati avversari, se non “”potenzialmente””, bensì “”ammalati”” che avevano bisogno di un «procedimento cauto e paziente, indubbiamente difficile, come tutte le cure di malattie che impegnino la volontà e il ragionamento» (10). Chiunque volesse rendersi “”consapevole”” e battersi contro “”l’antico inganno”” poteva, dunque, considerare aperta pa porta del Pci (11)’ (pag 384-386) [(6) IGR, Apci, 1949. Federazioni, Roma, Comitato di Federazione, 5 aprile, mf. 0302; 2568-2577; (7) R. Zangrandi, “”Gioventù perduta””, in “”Rinascita””, n. 2, febbraio 1949, a; (8) “”Questi giovani (…) erano poco più che fanciulli quando si è iniziata la guerra, il fascismo non aveva avuto ancora modo di toccarli, seriamente, sul piano della ragione, o, se volete, della dottrina. (…)””; (9) L. Dell’Amico, ‘Il mestiere di comunista””, Editoriale di Opere Nuove, Roma, 1955, p. 39. (…); (10) R. Zangrandi, “”Gioventù perduta””, cit.; (11) Si veda anche l’intervento di Scoccimarro sempre sul tema dei giovani ex-fascisti: “”La democrazia ha respinto i giovani””, in “”Pattuglia””, n. 4, p. 2] [Andrea Guiso, in: capitolo 8: ‘La campagna per la patria e l’indipendenza nazionale: un “”ponte”” verso la gioventù neofascista’]”,”PCIx-443″ “GUITTON Jean”,”Studiare e lavorare con profitto. Un metodo efficace.”,”GUITTON Jean (1901-1999) nato in Francia è stato uno dei maggiori intellettuali cattolici del Novecento. Ha tenuto la cattedra di storia della filosofia alla Sorbona (dal 1955). Accademico di Francia dal 1961. L’invenzione della scheda. Il metodo di lavoro di Stendhal. “”Stendhal cominciava col riassumere un’opera e, in seguito, faceva intercalare a questiriassunti alcune pagine bianche, dove aggiungeva i suoi commenti. Si accorse che quel metodo aveva l’inconveniente di rendere troppo visibili i suoi riferimenti. Si faccia della storia, della poesia o della letteratura, occorrono delle fonti che al giorno d’oggi è però necessario dissimulare. Stendhal inventò la scheda. Secondo Jean Prévost, da cui prendo in prestito queste espressioni, la scheda dà agli storiografi moderni “”il modo di polverizzare in frammenti d’una linea, d’una data, d’un sol fatto i testi di cui si servono, di fondere agevolmente diverse fonti, ottenendo non un mosaico ma dei colori meglio impastati; non hanno bisogno di tanto spirito per apparire più personali””. Questa osservazione potrà sembrare sbagliata se il lettore si lascerà influenzare dalla comune ipocrisia che pretende che un’opera dello spirito sia originale a tutti i costi. Sappiamo bene, però, che l’opera d’arte è spesso un’abile trasposizione arricchita da molte differenze in cui il genio ha impresso il suo marchio. Una scheda non è altro, nella mia lingua, che una ‘nota classificata verticalmente’. Classificare verticalmente presenta alcuni vantaggi. Permette di dominare la materia, d’introdurvi un ordine maggiore, di cambiare facilmente la ripartizione, di renderla più mobile, più simile allo spirito e alle sue inquietudini. Ma perché la ‘nota’ diventi la ‘scheda’, bisogna prendere diverse precauzioni.”” (pag 92-93)”,”GIOx-075″ “GUITTON Jean”,”Il puro e l’impuro.”,”Jen Guitton, nasce il 18 agosto 1901 a Saint-Etienne. Nel 1921 decide di abbandonare le lettere per dedicarsi alla filosofia e frequenta J. Chevalier, Teilhard de Chardin e Henri Bergson. Durante la seconda guerra mondiale è fatto prigioniero e internato per cinque anni nel corso dei quali concepisce molte delle opere che pubblicherà successivamente. Nel 1949, conosce mons. Angelo Roncalli, nunzio di Pariig, che divenuto papa lo chiamerà al Concilio Vaticano II. L’8 settembre 1950 incontra per la prima volta mons. Montini, poi Paolo VI, ed è l’inizio di una amicizia. Nel 1954 è nominato professore alla Sorbona, nel 1961 viene eletto all’Académie française’. È autore di molte opere, tra cui ‘Il Vangelo nel lager’ (1991) e ‘Storia e destino’.”,”RELC-002-FMDP” “GUIZOT Francois Pierre Guillaime (1787-1874)”,”De la democratie en France. Janvier 1849.”,”GUIZOT storico e politico francese, liberale, è stato ministro degli esteri e poi presidente del consiglio (1847-1848) seguendo la politica conservatrice di LUIGI FILIPPO. Ha scritto ‘Storia della civiltà di Francia’ (1832) e ‘Storia della rivoluzione inglese’ (1854).”,”FRAD-001″ “GUIZOT Francois-Pierre-Guilaume”,”Histoire generale de la civilisation en Europe. Depuis la chute de l’ Empire Romain. Troisieme edition revue et corrigée.”,”Le crociate sono allo stesso tempo un movimento europeo e nazionale: tutte le classi della società hanno la stessa impressione, la stessa idea, lo stesso slancio. Si salda l’ unità morale delle nazioni e fatto nuovo l’ unità europea. E’ un movimento spontaneo, libero, senza premeditazione o calcolo politico. Le crociate sono l’ avvenimento eroico dell’ Europa moderna, movimento individuale e generale nello stesso tempo, nazionale e tuttavia non diretto. Il movimento delle crociate inizia dal basso nella forma di bande popolari che partono senza capi e senza guida, condotte da cavalieri oscuri. Esse poi sono seguite dalle classi superiori… (pag 238)”,”EURx-117″ “GUIZOT Francois”,”Cours d’ histoire moderne.”,”Francois Pierre Guillaume GUIZOT (1787 – 1874) politico e storico francese, liberale, ministro degli esteri, presidente del consiglio negli anni 1847-1848 seguì la politica conservatrice di LUIGI FILIPPO. Ha scritto la ‘Storia della civiltà in Francia’ (1832) e la ‘Storia della rivoluzione inglese (1854). LUIGI FILIPPO D’ ORLEANS (1773-1850), re di Francia (1830 – 1848) si schierò con i rivoluzionari del 1789 e venne chiamato al trono dopo la rivoluzione di luglio per le sue simpatie liberali (monarchia di luglio). Condusse una politica alterna, alla fine conservatrice. Difensore degli interessi della grande borghesia, fu travolto dalla rivoluzione del febbraio 1848 che portò all’ avvento della seconda repubblica.”,”EURx-150″ “GUIZOT Francois P.G.”,”Histoire de la révolution d’ Angleterre depuis l’ avenement de Charles Ier jusqu’a sa mort. Edition d’ après la quatrième de Paris, précédée D’ un Discours sur l’ Histoire de la Révolution d’ Angleterre. Tome II.”,”Ammutinamenti. Cromwell reprime gli agitatori. “”Il reggimento di Lilburne restava solo, ma sempre ribelle e violentemente agitato; già cominciava a rispondere alle parole di Fairfax con delle crisi sediziose; Cromwell si fece avanti: “”Approvate questa carta, disse ai soldati; i soldati rifiutarono; egli entrò bruscamente nei ranghi, indicò e fece arrestare quattordici tra i più ammutinati: sul posto stesso fu riunito un consiglio di guerra; tre soldati vennero condannati a morte: “”Che la sorte scelga uno tra di loro, ordinò il consiglio, e che sia fucilato all’ istante””. La sorte scelse Richard Arnell, focoso agitatore; l’ esecuzione ebbe luogo subito davanti al fronte del reggimento; si fecero andare via gli altri due condannati e i loro undici compagni. Anche il maggiore Scott e il capitano Bray furono arrestati: un silenzio profondo regnò nella piana; tutti i corpi ripartirono per i loro acquartieramenti; si ebbero due altri incontri senza il minimo mormorio, e l’ esercito intero sembrò rientare sotto il potere dei suoi capi.”” (pag 274-275)”,”UKIR-030″ “GUIZOT Francois P.G.”,”Méditations sur l’ état actuel de la religion chrétienne.”,”””Il progresso del materialismo è evidente: progredisce nel mondo dei sapienti e nel mondo degli ignoranti, nel nome di studi scientifici e delle propensioni plebee.”” (pag 314) “”Il materialismo è la dottrina delle apparenze. “”Dottrina fallace, dice M. Vacherot, per quelli che non concepiscono le cose nella misura in cui possono essere rappresentate””. E’ per la loro apparenza materiale che di primo acchito il mondo esteriore e l’ uomo stesso si manifestano allo spirito umano.”””” (pag 319)”,”FILx-301″ “GUIZOT Francesco, a cura di Antonino REPACI”,”Giustizia e politica.”,”””Vorrei sapere quale governo oserebbe usare oggidì la pena di morte contro il popolo, in modo da renderla materialmente efficace; quali leggi, quali ministri prescriverebbero o permetterebbero di elevare forche lungo le strade, di fare fucilare uomini a centinaia, di spossessare o di espellere gli abitanti di una regione? SI parla della gentilezza dei nostri costumi, della umanità delle nostre leggi; ma vi sono ben altri ostacoli, o piuttosto i sentimenti che proteggono fra noi la vita dell’uomo sono essi stessi protetti da potenti fatti che li hanno generati””. (pag 48-49) “”Non intendo condividere in tutto e per tutto la fiducia del Machiavelli, né giungere al punto di affermare che la popolarità del potere è sufficiente per disanimare l’audacia dei cospiratori; ma se, nel secolo XVI, il conoscitore più profondo della politica italiana pensava che la forza del potere contro i complotti non risiede nei supplizi, ma nella soddisfazione degli interessi generali e nel sistema di governo che a questi si addice, che cosa avverrà ai giorni nostri?”” (pag 224)”,”TEOP-338″ “GUIZOT François, a cura di Regina POZZI”,”Storia della civiltà in Francia.”,”François Pierre Guillaume Guizot nasce a Nimes il 4/10/1787. Muore a Val-Richer il 28/2/1874. Reintegrato nella cattedra di storia moderna della Sorbona dalla timida schiarita liberale del ministro Martignac, François Guizot apriva, il 9/4/1828, il corso sull’Histoire de la civilisation en Europe con un elogio misurato, ma non privo di ardore, dei princìpi della civiltà moderna, di quei princìpi di ‘giustizia’, legalità, pubblicità, libertà, su cui doveva essere edificata la società nuova.”,”FRAG-002-FL” “GUIZZETTI Piero”,”Stato padrone. Le partecipazioni statali in Italia.”,”GUIZZETTI Piero è nato a Bergamo nel 1920. Amministratore delegato del Cerpi, società di consulenze aziendali, ha pubblicato vari volumi tra cui ‘L’ organizzazione dell’ impresa industriale’, ‘L’ atomo matto’, ‘Lo sviluppo tradito’. Il gruppo Efim. “”Il rilievo più interessante, com’è evidente, è fornito dal divario fra la coportura da autofinanziamento e la copertura da mezzi forniti dallo Stato e da terzi. Come risulta, l’ autofinanziamento “”copre”” all’ incirca il 20% dei fabbisogni del triennio; ciò che determina, in aggiunta all’ apporto di mezzi dello Stato per complessivi 200 miliardi circa, un indebitamento del Gruppo verso il mercato finanziario per oltre 400 miliardi.”” (pag 115)”,”ITAE-135″ “GULLO Marcelo, a cura di Claudio ONGARO HAELTERMAN”,”La costruzione del potere. Storia delle nazioni dalla prima globalizzazione all’imperialismo statunitense.”,”Marcelo Gullo è nato in Argentina nel 1963. Docente presso le più prestigiose università del Sudamerica, insegna (2010) all’Universidad De Lanus di Buenos Aires. Ha pubblicato: ‘Argentina-Brasil: la gran oportunitad’. Nel 2008 ‘La costruzione del potere’ (La Insubordinación Fundante). Il pensiero politico di Sun Yat-sen (pag 193-197)”,”RAIx-407″ “GUMILEV L.N.”,”Gli unni. Un impero di nomadi antagonista dell’ antica Cina.”,”GUMILEV L.N. figlio del poeta Nikolaj Stepanovic è professore di storia dei popoli dell’ Asia Centrale all’ Università di Leningrado. E’ autore di un’opera sui turchi antichi. Lo stato fondato sui vincoli tribali si trasformò lentamente nell’ orda. La scissione agevolò questo processo. Al Sud emigrarono ‘i vecchi e i giovani ossequienti’, portatori delle tradizioni tribali, mentre lo stato unno del Nord da regno fondato sui clan si tramutò in una democrazia guerriera. I campioni dell’ ordinamento tribale divennero nemici giurati degli Unni del Nord, più duri dei cinesi. Sorse una lotta tra due sistemi: l’ ordinamento tribale contro la democrazia guerriera (l’ orda).”,”CINx-098″ “GUMNIOR Helmut RINGGUTH Rudolf”,”Max Horkheimer. In Selbstzeugnissen und Bilddokumenten.”,”Foto processi Mosca staliniani del 1934 (pag 113)”,”TEOS-209″ “GUN Nerin E.”,”Petain Laval De-Gaulle. Les secrets des archives americaines.”,”L’A ha debuttato a 16 anni intervistando MUSSOLINI per una rivista belga. Studia a Parigi e poi a Berlino. Nell’agosto del 1940 è arrestato dalla Gestapo. Liberato, diviene nella capitale tedesca capo dell’Agenzia di stampa Anatolie e corrispondente della ‘Gazette de Lousanne’. Il suo coraggio e libertà di giudizio gli valgono la deportazione a Mauthausen e Dachau. E’ autore di vari libri.”,”FRAV-027″ “GUN Nerin E.”,”Petain Laval De-Gaulle. Les secrets des archives americaines. Vol.2.”,”Il lancio del piano Marshall e la guerra fredda, i rapporti tra De-Gaulle e gli Usa, le dimissioni del generale e l’esclusione dei ministri del Pcf, il difficile cammino della Terza forza tra due potenti opposizioni, la guerra d’Indocina…”,”FRAV-027-B” “GUNDER FRANK André GUTELMAN Michel HUBERMAN Leo JALEE Pierre MARINI Ruy Mauro PETRAS James QUIJANO OBREGON Anibal ROMEO Carlos DOS SANTOS Theotonio STAVENHAGEN Rodolfo SWEEZY P. ZEITLIN Maurice; a cura di Giancarlo SANTARELLI”,”Il nuovo marxismo latino americano.”,”Saggi di GUNDER FRANK André GUTELMAN Michel HUBERMAN Leo JALEE Pierre MARINI Ruy Mauro PETRAS James QUIJANO OBREGON Anibal ROMEO Carlos DOS SANTOS Theotonio STAVENHAGEN Rodolfo SWEEZY P. ZEITLIN Maurice “”I risultati sono stati particolarmente notevoli nei settori dell’ istruzione e della salute pubblica: in nessun’altra parte del mondo, tranne forse che in Unione Sovietica e in Cina, è stato fatto così tanto in un tempo così breve, come a Cuba per l’ istruzione e la salute pubblica. L’ analfabetismo a Cuba, come dovunque in tutti i paesi sottosviluppati, era altissime nelle campagne: nel 1960 Fidel espose la situazione al popolo cubano e chiese 1000 uomini e donne, con una istruzione superiore al secondo anno delle scuole secondarie; che andassero volontari nelle zone più remote del paese per insegnare a leggere e scrivere, ed i principi dell’ igiene e dell’ alimentazione. Risposero all’ appello 5000 persone, appartenenti ad ogni professione…”” (pag 95-96, Leo Huberman, L’ istruzione a Cuba)”,”MALx-022″ “GUNDER FRANK Andre”,”L’ accumulation mondiale, 1500-1800.”,”Nato a Berlino nel 1929, Andre GUNDER FRANK è un economista marxista di reputazione internazionale. Dopo aver insegnato nelle università americane dal 1954 al 1961, si è dedicato allo studio del problema dell’ imperialismo e del sottosviluppo. Associato all’ esperienza cilena condotta da ALLENDE dal 1968 al 1971, ha poi lavorato in diverse organizzazioni tra cui l’ UNESCO. Insegna in istituti e università tedesche (Max Planck) e francesi (Paris VII). In apertura brano di Fernand BRAUDEL (La Méditerranée) Depressione e rivoluzione. 1763-1789. “”Le trois décennies qui vont de 1762 à 1789 furent nettement marquées par une dépression économique périodique et importante et marquent à leur tour ce qui est probablement le torunant décisif de l’histoire moderne de l’humanité. Dns ‘Science et histoire’ J.D. Bernal écrit: “”Les soixante-dix années qui vont de 1760 à 1830, et particulièrement la période qui va de 1770 à 1800, constituent un tournant capital dans l’histoire du monde; elles constituent la priemière réalisation pratique de la nouvelle puissance du machinisme dans le cadre de l’industrie de production capitaliste…La transition critique survint au point culminant des transformations technologiques et économiques qui, on l’a vu, firent leur percée en Grande-Bretagne aux environs de 1760, et trente ans plus tard en France avec des conséquences économiques et politiques. Ces changements ne furent pas faciles: ce n’est pas un hasard si cette période connut des guerres et des révolutions sans précédent””. (24, II, p. 535) (…)””. (pag 257)”,”ECOI-231″ “GUNDER FRANK André”,”Riflessioni sulla nuova crisi economica mondiale.”,”””Quello che cambia, anche, nei periodi di crisi è il rapporto tra la produzione dei beni industriali e quella di materie prime e prodotti alimentari. Benché a questo riguardo le lezioni del passato non siano decisive, parrebbe che si produca un calo – non necessariamente assoluto – dell’importanza dei beni industriali (in paragone, evidentemente, ai periodi di espansione economica rapida) di fronte alla produzione di materie prime; quest’aumento della produzione non tocca tutte le materie prime, e non si svolge necessariamente nei canali della vecchia tecnologia; anzi piuttosto possono aversi dei cambiamenti nelle tecniche di estrazione delle materie prime. (Qualcuno si meravigliava perché solo adesso si comincia a sfruttare il rame di Bougainville, la cui esistenza è nota da più di quarant’anni. Senza entrare in dettagli che non sarei forse capace di documentare lo si può spiegare in parte con questa rinnovata importanza delle materie prime in un periodo di crisi di accumulazione del capitale).”” (pag 41) (pag 95)”,”PVSx-035″ “GÜNTHER Hans a cura; scritti di GÜNTHER TROTSKY BUCHARIN EJCHENBAUM KONRAD LUNACIARSKIJ BRIK ARVATOV MADVEDEV”,”Marxismo e formalismo. Documenti di una controversia teorico-letteraria.”,”Scritti di GÜNTHER, TROTSKY, BUCHARIN, EJCHENBAUM, KONRAD, LUNACIARSKIJ, BRIK ARVATOV, MADVEDEV”,”RIRO-021″ “GUNTHER John”,”Oggi in Europa.”,”GUNTHER John, giornalista, è autore della serie ‘Inside’ di cui questo è il settimo volume. “”Churchill e Lord Salisbury, che era a quell’ epoca l’ eminenza grigia del partito conservatore, sostennero Macmillan contro il suo principale rivale R.A. Butler. Nelle file dei conservatori si pensava che Macmillan fosse più sicuro, più risoluto e più dinamico anche se a molti pareva ancora un eccentrico, un tipo strano. La parte avuta da Macmillan nell’ infelice impresa di Suez ha causato amare controversie. Prima era stato uno dei più accesi sostenitori della rovinosa idea di Eden di intervenire a Suez con la forza delle armi. Poi, quando risultò evidente che l’ avventura militare era destinata all’ insuccesso, fu il ministro che insistette di più per una rapida ritirata. Il movente principale di tale comportamento, dicono i suoi amici, non era stato il timore delle reazioni dell’ America, della Russia e del Commonwealth, ma la paura che un disastro potesse trascinare la svalutazione della sterlina. Come Cancelliere dello Scacchiere aveva tutto il diritto di far pesare seriamente questa considerazione””. (pag 247-248)”,”EURx-189″ “GUNTHER John”,”Dentro l’ America.”,”La MVA, Missouri Valley Authority. “”Il secondo progetto per il Missouri, più ambizioso e presentato dopo lunghi e attenti studi – il brillante generale Pick aveva impiegato tre soli mesi per formulare il proprio – fu opera soprattutto di W.G. Sloan, del Bureau of Reclamation. Detto progetto prevedeva non meno di 90 dighe, suddivise tra 7 Stati, il cui costo era valutato a 1.200.000.000 di dollari, somma equivalente a circa la metà di quella impiegata per la costruzione della bomba atomica.”” (pag 177) “”Non meno di 167 diverse imprese per la produzione di energia elettrica si associarono in una campagna propagandistica e pubblicarono annunci a piena pagina sui settimanali, proclamando che l’ intromissione del Governo, anche in un solo ramo della produzione, metteva in pericolo tutta l’ industria privata (quasi che il progetto Pick-Sloan non fosse un progetto federale) (…). Il Paese, comunque, o almeno quella parte del pubblico che si interessava alla questione, non si lasciò sopraffare dalle società private.”” (pag 179)”,”USAS-149″ “GUOLO Renzo”,”La via dell’Imam. L’Iran da Khomeini a Ahmadinejad.”,”GUOLO Renzo studioso dei fondamentalismi contemporanei, insegna sociologia dell’Islam all’Università di Torino. Ha scritto ‘Il partito di Dio’, ‘L’Islam è compatibile con la democrazia?’.”,”GOPx-014″ “GUOLO Renzo”,”L’Islam è compatibile con la democrazia?”,”Renzo Guolo, studioso dei fondamentalismi contemporanei, insegna Sociologia e Sociologia della religione nelle Università di Trieste e Padova. Tra le sue pubblicazioni: Il partito di Dio, L’Islam in Italia (con C. Saint-Blancat), Avanguardie della fede, I fondamentalismi (con E. Pace), Il fondamentalismo islamico e Xenofobi e xenofili. Gli italianu e l’islam. É opinionista di Repubblica.”,”VIOx-137-FL” “GUPTA Bhabani Sen”,”Communism in Indian Politics.”,”Il CPI si è spaccato in due nel 1964. B.S. GUPTA è (1972) Chairman del Dipartimento Disarmo e Studi sulla sicurezza alla J. Nehru University in New Delhi. E’ autore pure di ‘Fulcrum of Asia: A Study of Relations Among China, India, Pakistan, and the USSR’.”,”INDx-026″ “GUPTA Partha Sarathi”,”Imperialism and the British Labour Movement, 1914-1964.”,”Nato nel 1934, GUPTA Partha S. vive in Bangladesh. Si è laureato a Calcutta nel 1953 e ha preso il Ph.D. nel 1960 sulla storia del tradeunionismo britannico (ferrovieri). Ha insegnato storia europea e britannica in varie università. E’ morto nel 1999. “”L’ opinione del Congresso, inclusa quella più radicale dei membri più giovani come Jawaharlal Nehru, era conosciuta da Fenner Brockway, che, con James Maxton, era ora l’elemento dominante nell’ ILP. Avendo impegnato l’ ILP a sostenere la rivendicazione indiana per una indipendenza totale nell’ aprile 1926, egli provò ad attivare il Labour e l’ Internazionale Socialista ad elaborare una linea politica sulla questione coloniale. Questa visse un lento processo, e i comunisti presero l’ iniziativa sponsorizzando la Lega contro l’ Imperialismo nel febbraio del 1927 a Bruxelles con Jawaharlal Nehru come rappresentante dell’ Indian Congress. Alla conferenza assistette una consistente delegazione dell’ ILP comprendente Lansbury, Brockway, Ellen Wilkinson, S.O. Davies, ed essi tennero un contatto ufficiale con esso fino al 1929.”” (pag 111)”,”MUKx-139″ “GUPTA Sobhanlal Datta a cura”,”The Ryutin Platform. ‘Stalin and the Crisis of Proletarian Dictatorship’: Platform of the Union of Marxists-Leninists.”,”Dalla storia del documento. “”Questo documento segretamente preparato da M.N. Ryutin (1890-1937), un vecchio boslscevico e dai suoi compagni, venne confiscato dalla OGPU e sigillato negli archivi sovietici. Con l’arresto di Ryutin nel 1932 e la sua successiva esecuzione avvenuta il 10 gennaio 1937, si credette il documento distrutto. Perfino Roy Medvedev nell’edizione del 1989 del suo classico studio ‘Let History Judge’ (1) suppose che si conoscesse poco più di qualche estratto del documento e che l’intero testo fosse ancora da rintracciare. Fu nel 1990 e 1992 che il testo completo di 194 pagine venne pubblicato a puntate da ‘Izvestiya TsK KPSS’, un organo teorico del PCUS, dopo averlo causalmente scoperto nel 1989″” (pag XIII) Dal testo. Alcune delle critiche a Stalin. 1. Stalin nel periodo della prima guerra mondiale imperialista non fu un bolscevico-disfattista ma espresse posizioni centriste. Stalin condivise le decisioni delle Conferenze di Zimmerwald e Kienthal ma le posizioni corrette erano quelle della sinistra di Zimmerwald che fu in minoranza (Lenin, ecc.). 2. La posizione di Stalin nel 1917, prima dell’arrivo di Lenin, fu semi-menscevica. Si veda l’articolo di Stalin ‘Sulla guerra’. 3. Le posizioni di Stalin e di Lenin sulla questione della pace di Brest-Litovsk del 1918 non erano coincidenti. 4. La posizione di Stalin sulla rivoluzione cinese nel 1926-27 non fu bolscevica ma semi-menscevica, opportunistica e perfino avventuristica. 5. Stalin commise errori su problemi teorici con una distorsione delle analisi di Marx e Lenin. Per es. sulla questione della permanenza della riproduzione semplice in agricoltura (tra i piccoli contadini, ecc.) – ovvero sulla mancanza di una riproduzione allargata – perfino quando la sua base fosse socialista, non teneva conto delle leggi di sviluppo del capitalismo (riproduzione allargata anche nelle campagne pur a ritmi inferiori) individuate da Marx e Lenin. Biografia. Martemyan Nikitich Ryutin (1890-1937) was a Russian Marxist revolutionary and a political functionary of the Russian Communist Party. Ryutin is best remembered as the leader of a pro-peasant political faction organized against Soviet leader Joseph Stalin in the early 1930s and as the primary author of a 200 page oppositional platform. Ryutin was arrested by the Soviet secret police along with his co-thinkers, in what has come to be known as the Ryutin Affair. Ryutin was ultimately executed in January 1937 as part of the Yezhovshchina (Great Purge) conducted against political oppositionists and suspected economic “”wreckers”” and spies. Riproduzione semplice e marxismo. (Simple Reproduction and Marxism) “”We find in him [Stalin] distortion of the teachings of Marx and Lenin and of the problem concerning broadened and simple reproduction in the petty peasant economy. Earlier we already have casually touched upon this problem, having shown Stalin’s lack of principles. This is to remind ourselves of the “”theoretical discovery”” of Stalin at the conference of the Agrarian Marxists. In his speech he declared, “”Can it be said whether our petty peasant economy develops on the principle of broadened reproduction? No, it is impossible to say this. Our petty peasant economy not only does not realise its bulk potential every year to broaden reproduction; rather, on the contrary, it does not always have the possibility to realise simple reproduction. The question is: whether with an agricultural base of petty peasant economy, incapable of broadening reproduction and exercising, moreover, a predominant power in our national economy, is it possible to move our socialist industry further with an accelerated tempo: No, it is impossible””. Thus, told more clearly, the bulk of our petty peasant economy, i.e., the middle peasant economy, does not develop on the principle of broadened reproduction; petty peasant economy in the Soviet Union is incapable of broadening reproduction. It is either in the condition of stagnation or it is collapsing or is facing degradation. How did Marx put the question of simple reproduction for capitalism? “”Simple reproduction”” – he says . is reproduction on an unchanging scale, representing an abstraction in the sense that, on the one hand, the absence of any accumulation or reproduction in broad dimensions is an unfeasible assumption in the presence of capitalist base and, on the other hand, the relationship in which production takes place does not remain completely unchanged in different years””. According to Marx, simple reproduction is an “”improbable supposition”” in the presence of capitalism constituting the base. According to Stalin, on the other hand, simple reproduction is typical for the bulk of the agricultural producers even when the basis is socialist. Marx ,Engels, and Lenin underline that in agriculture during capitalist dominance generally the same laws of development operate: that petty peasants have before them industry with all the advantages of large reproduction, large scale reproduction beating and displacing petty reproduction. In agriculture, although even pore slowly (owing to the presence of rent and several other second degree causes), the same process of concentration and centralisation of capital, the process of expropriation of the petty producers takes place, as in industry. “”In that very measure””, writes Marx, “”in which farming becomes a simple branch of industry, capitalist production settles down even in the countryside””. The basic and main tendencies of capitalism “”consist of, as in industry, ouster of petty production by large scale cultivation (Lenin)””. Among Marxist-Leninists all these were and remain generally acknowledged. All of them are undisputable. These are confirmed by the entire course of capitalist development. However, the assertion that, till now, small peasant economy even in conditions of capitalism is incapable of broadening reproduction has not entered the head of not a single literate Marxist-Leninist. Such assertion, firstly, would expose theoretical ignorance. Secondly, it would be contrary to facts.”” [Aa.Vv., The Ryutin Platform. ‘Stalin and the Crisis of Proletarian Dictatorship’: Platform of the Union of Marxists-Leninists, New Delhi, 2010, a cura di Sobhanlal Datta Gupta] (pag 67-69)”,”RIRB-139″ “GUPTA Pratul Chandra”,”Nana Sahib and the Rising at Cawnpore.”,”‘Nana Sahib, il cui vero nome era Dhondu Pant, fu un importante leader della rivolta indiana del 1857-1858 contro la Compagnia delle Indie Orientali Britanniche 1. Nato intorno al 1820, Nana Sahib fu adottato da Baji Rao II, l’ultimo peshwa (sovrano) maratha, e fu educato come nobile indù 1. Dopo la morte di Baji Rao II nel 1852, Nana Sahib ereditò la casa del peshwa a Bithur, nell’attuale stato dell’Uttar Pradesh 1. Nel giugno 1857, Nana Sahib si unì alla ribellione dei sepoy a Kanpur e assunse la leadership dei soldati indiani impiegati dai britannici 1. Sebbene non abbia pianificato l’insurrezione, Nana Sahib fu dichiarato peshwa dai ribelli dopo la cattura di Gwalior 1. Tuttavia, fu sconfitto dalle forze britanniche guidate dal generale Henry Havelock e dal barone Colin Campbell 1. Nel 1859, Nana Sahib fu costretto a fuggire nelle colline del Nepal, dove si presume sia morto 1′ (f. cop.). L’Impero anglo-indiano, noto anche come British Raj, fu un insieme di domini diretti, indiretti e protettorati che il Regno Unito accumulò e organizzò nel subcontinente indiano dal XVII al XX secolo 1. Il Raj britannico fu il possedimento che più di ogni altro rese l’Impero britannico una superpotenza mondiale; in esso viveva oltre il 75% della popolazione totale dell’impero e fu il principale esportatore di materie prime 1. L’idea di uno stato unitario per comprendere i domini britannici nella regione geografica dell’India, avvenne dopo il 28 giugno 1858, ovvero dopo i moti indiani del 1857 che imposero la soppressione della Compagnia britannica delle Indie orientali ed il trasferimento dei suoi territori direttamente alla Corona inglese nella persona della regina Vittoria 12. Con l’indipendenza concessa nel 1947, sui territori del cosiddetto Raj britannico sorsero gli attuali stati di India, Pakistan (a sua volta diviso dopo l’indipendenza del Bangladesh, nel 1971) e Birmania 1. (f. cop.)”,”INDx-003-FSD” “GUREVIC Aron Ja.”,”Le origini del feudalesimo.”,”Aron Ja. Gurevic (MOsca 1924) ha studiato e insegnato storia all’università di Mosca. Attualmente lavora presso l’Istituto di Storia dell’Accademia delle Scienze dell’Unione Sovietica.”,”EURE-029-FL” “GURGO Ottorino DE-CORE Francesco”,”Silone. L’ avventura di un uomo libero.”,”Ottorino GURGO, giornalista parlamentare, è stato capo redazione de “”Il Mattino”” direttore del quotidiano “”Roma”” di Napoli, editorialista e “”Il Giornale”” e “”L’ informazione””. Autore di vari saggi. Francesco DE-CORE giornalista per il “”Roma””, “”L’ Informazione”” e il Giornale Radio Rai, ha collaborato con “”Il Giornale”” e “”Il Mattino””. “”Fontamara è venduto in migliaia di copie, ma la critica non sembra riservargli la stessa calorosa accoglienza manifestata dai lettori; qualcuno cambia parere nel confronto fra le stesure (…). Resta la realtà descritta da Silone, qualla sì incontrovertibile: l’ epopea dei cafoni si trasforma nuovamente in cronaca tra il febbraio e l’ aprile del 1950, con la rivolta contadina di Celano, sedata nel sangue. La terra finirà ai cafoni, ma a quale prezzo e con quali sacrifici. Non saranno le lotte contadine a fomentare l’ affaire Silone. La politica che si fa storia, ecco che cosa alimenterà la disputa sullo scrittore di Pescina: sarà così la pubblicazione Uscita di sicurezza a sospingere l’ eretico Ignazio nel girone dei “”rinnegati””. Uscita di sicurezza non è soltanto una sofferta testimonianza, ma anche la spietata analisi di una disillusione che da individuale troverà una dimensione collettiva. (…) Uscita di sicurezza esce a Londra nel volume The God that Failed, accanto ai testi di Koestler, Wright, Gide, Fischer, Spender; a curare l’ edizione è un deputato laburista, Richard Crossmann, presso Hamish Hamilton””. (pag 266-267)”,”ITAC-079″ “GURKO Basilio (generale)”,”Memorie della guerra e rivoluzione russa (1914-1917).”,”Studioso di problemi bellici, MEOMARTINI Pasquale, figlio di Gennaro e Ridolfina Capilongo, nacque a Colle Sannita il 1°agosto 1859. Intrapresa la carriera militare partecipò come Colonnello all’impresa libica nel 1911, dando vittorioso impulso alla colonna da lui comandata, nel noto ‘Episodio di Agedabia’. Partecipò alla Prima Guerra Mondiale con vittorie e successi, a capo della Brigata Catanzaro. Mutilato di Guerra fu insignito della medaglia d’argento al valor militare. Durante il governo Orlando fu designato Sottosegretario di Stato al Ministero della Guerra, provvedendo in tale veste alla riorganizzazione dell’Esercito. Presidente del Tribunale Militare Supremo, concluse la sua carriera come Generale di Corpo d’Armata. Attento studioso di problemi bellici tradusse dal tedesco varie opere di teoria e tecnica militare pubblicate in Germania dal Generale Colmar von der Goltz e fra esse la ‘Das volk in Waffen’ (Berlino 1883-1925), con il titolo italiano ‘La nazione Armata (1894), curò inoltre la traduzione delle ‘Memorie della Guerra e della Rivoluzione”” del generale Basilio Gurko. Aveva sposato la signora Adelaide Annoni (1. 9. 1868-22. 10-1944) da cui non ebbe figli. Morì in Roma il 3 aprile del 1934. Riposa in Benevento nella cappella di famiglia. Di Pasquale Meomartini si sono occupati molti storici beneventani e tra essi Rotili, Zazo e Schiarini. Nel 1968 il Comune di Colle Sannita ha posto sulla facciata della casa in cui nacque una lapide per ricordarne le alte virtù militari. A Pasquale Meomartini è dedicata anche la strada ove la casa si trova. Estratto in sintesi dal volume: Andrea Jelardi, Giuseppe Moscati e la scuola medica beneventana, Realtà Sannita, Benevento, 2004.”,”RUST-080″ “GURLAND A.R.L. KIRCHHEIMER Otto MARCUSE Herbert POLLOCK Friedrich, a cura di Giacomo MARRAMAO”,”Tecnologia e potere nelle società post-liberali.”,”Giacomo Marramao (1946) insegna Filosofia della politica presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Nel corso della sua ricerca si è occupato a più riprese della Scuola di Francoforte, curando anche un’antologia degli scritti di F. Pollock (Teoria e prassi dell’economia di piano, Bari, 1973) e introducendo importanti volumi di A. Sohn-Rethel e W. Abendroth. Tra i suoi lavori ricordiamo: ‘Marxismo e revisionismo in Italia’ (Bari, 1971); ‘Austromarxismo e socialismo di sinistra fra le due guerre’ (Milano, 1977) e ‘Il Politico e le sue trasformazioni’ (Bari, 1979). Capitalismo e ‘anticapitalismo’ nel sistema totalitario. [‘La politica generalmente anti-classi medie del regime nazista non deve far dimenticare il fatto che il nazismo aveva reclutato proprio nelle classi medie gli elementi più attivi e che il meccanismo del controllo politico e dell’assoggettamento delle masse che rappresenta l’ossatura dello stato nazista è pur sempre un meccanismo del ceto medio. Non è sufficiente dire che l”élite’ è costituita da rappresentanti ‘spodestati’ della parte alta del ceto medio (48). Si deve aggiungere che il grosso degli attivisti, benché privi di un posto di lavoro, non era formato da gente senza una professione ben definita ma soprattutto da persone agganciate a un certo tipo di attività economica (49). L’ ‘élite’ di declassati ricavava l’appoggio più attivo dal gruppo legato a proprietari, padroni, dirigenti e personale direttivo di medie e piccole aziende indipendenti (50) – e i più attivi erano i loro figli. I nazisti avevano favorito un’intensa propaganda anticapitalista. Ma questo ‘anticapitalismo’, attirando centinaia di migliaia di voti di lavoratori, non spaventava né allarmava o alienava l’appoggio dato a Hitler da grandi e piccoli capitalisti. Si è già detto che questa propaganda era pura demagogia e che i nazisti erano e sono strumentalizzati e pagati dal grande capitale. Per quanto scontatissima, questa puntualizzazione non chiarisce un fatto importantissimo, e cioè che l’economia affaristica ha partecipato all’ ‘anticapitalismo’, non solo come uno strumento demagogico ma anche come una pratica di governo di notevole caratura in grado di usurpare i tradizionali diritti di proprietà (51)’ [(48) Ufficiali dell’esercito e della marina; figli ai altri burocrati, giudici, professori, ufficiali la cui carriera era stata interrotta e rovinata dai negativi contraccolpi dell’inflazione sui loro patrimoni; giovani intellettuali che non avevano possibilità di emergere negli alti strati della società, perché la crisi economica impediva uno sbocco professionale, ecc.; (49) Proprietari di stabilimenti e negozi; dirigenti industriali e commerciali; impiegati d’azienda; piazzisti; proprietari di fattorie; impiegati in grandi proprietà rurali; lavoratori indipendenti e dipendenti da liberi professionisti; funzionari e impiegati di cooperative di produzione, camere di commercio, cooperative agricole, ecc.; (50) Nel periodo postinflazionistico in Germania sorsero parecchi partiti politici che affermavano di rappresentare gli interessi di piccole e medie imprese e ne sollecitavano i voti come ‘Aufwertungspartei’ (Partito della rivalutazione) o ‘Betriebpartei’ (Partito aziendale), ecc. Ebbero notevole successo fino alla crisi del 1929-30), quando improvvisamente furono spazzati via dall’onda oceanica del nazionalsocialismo. Le statistiche relative alle elezioni dimostrano inequivocabilmente che furono gli imprenditori di medio calibro a mandare in parlamento le prime numerose squadre naziste; (51) Dopo la stesura di questo saggio Erich Fromm ha pubblicato ‘Escape from Freedom’, New York e Toronto 1941 (trad. it., Milano, 1968). Analizzando la struttura del carattere dell’uomo, soprattutto se del ceto medio, ai limiti di una società totalitaria e inserito nella sua ossatura, Fromm (cfr. in specie pp. 207 s) arriva a conclusioni molto simili (e in parte identiche) a quelle tratte nei paragrafi seguenti. Le sue ricerche sullo status psicologico confermano i risultati della mia analisi dei fatti econmici] (pag 70-71) (A.R.L. Gurland) [ISC Newsletter N° 93] Bibliografia. The fate of small business in nazi Germany / [rapporto preparato da A.R.L. Gurland, Otto Kirchheimer, and Franz Neumann] Autore Neumann, Franz L Kirchheimer, Otto Gurland, Arcadius Rudolph Lang Pubblicazione Washington : United States Government Printing Office Anno 1943 VIII, 152 p. ; 24 cm Note In testa al frontespizio: 78th Congress 1st Session, Senate Committee print n.14 Sul frontespizio: “”Printed for the use of the Special committee to study problems of American small business””. con il saggio di Gurland, ‘Technological Trends and Economic Structure under National Socialism’ (Trends tecnologici e struttura economica sotto il nazionalsocialismo)”,”GERN-198″ “GURRADO Lello”,”Khomeini e la questione iraniana. Le ragioni orientali della crisi occidentale.”,”Lello Gurrado, già giornalista del Corriere d’informazione (79 anni) era responsabile della redazione ‘Interni ed esteri’. Nel 1977 ha pubblicato ‘Cossiga e l’ordine pubblico’ (sui fatti di Bologna) e nel 1978 ‘Il mestieraccio’ (satira sul mestiere del giornalista)”,”GOPx-023″ “GURVITCH Georges”,”Proudhon. Sa vie son oeuvre avec un exposé de sa philosophie par G. Gurvitch.”,”GURVITCH è Prof alla facoltà di lettere e di scienze umane di Parigi.”,”PROD-020″ “GURVITCH Georges”,”Determinismes sociaux et liberté humaine. Vers l’ etude sociologique des cheminements de la liberté.”,”””Rimarchiamo che, nelle scienze sociali, in particolare in sociologia, le leggi causali non sono ma state molto popolari: né Comte, ben inteso, né Spencer, né Marx, né Durkheim vi hanno fatto ricorso. Questo procedimento è stato piuttosto appannaggio di diverse scuole di seconda cerchia, da tempo fuori moda, ricercanti il “”fattore predominante”” posto fuori dalla realtà sociale, come il fattore geografico, biologico, demografico, tecnologico, psicologico.”” (pag 45)”,”TEOS-078″ “GURVITCH Georges”,”La vocation actuelle de la sociologie. Tome Premier. Vers la sociologie differentielle.”,”””Marx et les marxistes ont bien montré le caractere paradoxal du determinisme des classes sociales ascendantes, dont l’ aspiration vise à faire prevaloir leur determinisme sur celui de la societé globale: elles veulent aboutir à l’ unification des deux determinismes, ou, en d’autres termes, arriver à dissoudre celui de la societé globale dans celui de la classe victorieuse.”” (pag 360-361)”,”TEOS-081″ “GURVITCH Georges”,”La vocation actuelle de la sociologie. Tome second: Antécédents et perspectives.”,”Il capitolo XII è dedicato a Marx (pag 220-318): ‘La sociologie de Karl Marx’. “”(…) nel pensiero marxista più penetrante, le classi sociali sono “”dei fenomeni sociali totali”” e non delle collezioni di esemplari simili, delle “”categorie sociali”” o aggregati puramente nominali, né dei rapporti sociali, né degli assemblaggi di statuti, né dei grovigli di comportamenti che realizzano dei modelli, regole e norme, né delle associazioni volontarie, né infine semplici organizzazioni. Comunque, non soltanto gli opportunisti di diverse sfumature, da Bernstein a Kautsty e a Geiger, cadono sovente in una nominalismo a volte incosciente che riduce le classi a delle “”categorie sociali””, ma i leninisti stessi, compreso Lenin, Bucharin ecc, e, in Francia, il dimenticato Mougin, non sfuggono a questa tentazione. Lenin e Bucharin, per esempio, distinguono tra contadini poveri e medi, che costituiscono degli strati e non delle classi. Mougin crede di aver fatto una scoperta opponendo la classe come “”categoria sociale”” ai gruppi particolari (che, per lui, sono sempre ristretti).”” (pag 276)”,”TEOS-091″ “GURVITCH Georges”,”Proudhon.”,”P.J. PROUDHON, figlio di un bottaio e di una cuoca, nasce a Besançon nel gennaio 1809. Morirà a Parigi nel gennaio 1965, all’ età di 56 anni, “”L’ idea di federalismo è certamente la più alta alla quale si sia elevato fino ai nostri giorni il genio politico”” (ibid., p. 352). Tuttavia, egli non ammette una confederazione di Stati troppo vasta e dichiara che l’ idea di “”confederazione universale”” è contraddittoria. ‘Anche l’ Europa sarebbe troppo grande per una confederazione unica: essa non potrebbe formare che una confederazione di confederazioni’ (ibid., p. 335). Una confederazione deve essere dunque composta da gruppi locali, di piccola o media grandezza (ibid., p. 335). In una confederazione politica, la tendenza del potere politico alla pervesione e all’ annessione è arrestata dalla stessa organizzazione interna. Proudhon è perciò convinto che la classe proletaria dovrà scegliere questo tipo di organizzazione per sostituire al regime capitalista un regime socialista””. (pag 60-61) “”Il federaslimo è, secondo lui, uno dei mezzi essenziali per evitare il riassorbimento dell’ organizzazione economica nello Stato. “”Al diritto politico si deve oppporre il contrappeso del diritto economico””.”” (pag 61) P.J. PROUDHON, figlio di un bottaio e di una cuoca, nasce a Besançon nel gennaio 1809. Morirà a Parigi nel gennaio 1965, all’ età di 56 anni. GURVITCH Georges, sociologo, tra i maggiori del Novecento.”,”PROD-053″ “GURVITCH Georges”,”Etudes sur les classes sociales. L’idée de classe sociale de Marx à nos jours.”,”GURVITCH G. è nato in Russia nel 1894, suo padre era direttore della Banca russo-asiatica. Nel 1924 pubblica il suo primo libro sulla filosofia di Fichte. Quindi si stabilisce in Francia dove insegna sociologia nell’Università di Strasburgo. Nel 1949 passa a quella di Parigi ove insegna sociologia fino alla morte avvenuta nel 1966. Direttore di studi alla Ecole pratique des Hautes Etudes, è pure direttore dei ‘Cahiers internationaux de sociologie’ e della ‘Bibliothéque de sociologie contemporaine’. Ha scritto varie opere.”,”TEOS-184″ “GURVITCH Georges”,”Le classi sociali.”,”GURVITCH Georges nasce a Novorossisk sulle rive del Mar Nero nel 1894. Nel 1917 è organizzatore di soviets russi. Dopo la svolta imposta da Stalin emigra nel 1920 rinunciando all’insegnamento universitario a Tomsk. Dopo quattro anni a Praga, si stabilisce nel 1928 in Francia. Dal 1940 al 1944 insegna sociologia negli Stati Uniti. Rientrato in Francia insegna alla Sorbona e fonda il Centro di Studi sociologici al CNRS e la rivista ‘Cahiers internationaux de Sociologie’ che dirige fino alla morte (1965), e contribuisce all’ “”Année Sociologique””. Ha scritto due lavori dedicati rispettivamente a Saint-Simon e a Proudhon. “”Il termine “”classe”” appare per la prima volta in Marx, se non mi sbaglio (perché ha potuto usarlo nei suoi articoli della ‘Rheinische Zeitung’, dove citava Proudhon con ammirazione), nel ‘Contributo alla Critica della Filosofia del Diritto di Hegel’, scritto nel 1843 e pubblicato negli ‘Annales Franco-Allemandes’; non bisogna confondere questa opera con la ‘Critica della Filosofia dello Stato di Hegel’ (1841-1842), dove il termine “”classe”” non appare malgrado le molte occasioni offerte dell’analisi della “”società civile”” e delle “”corporazioni””. In ‘Contributo alla Critica della Filosofia del Diritto di Hegel’ (1843, vol. III, pp. 101-108), Marx ha scritto: “”Il ruolo d’emancipazione passa successivamente, in un movimento drammatico, alle differenti classi del popolo francese, finché arriva alla fine alla classe che realizza la libertà sociale”” (105). “”Dov’è dunque la possibilità dell’emancipazione tedesca? Ecco la nostra risposta. Bisogna formare una classe con catene radicali, una classe della società borghese che non sia una classe della società borghese”” (105). “”Quando il proletariato annuncia la dissoluzione dell’ordine sociale attuale, non fa che enunciare il segreto della sua stessa esistenza, perché proprio esso costituisce la dissoluzione effettiva di quest’ordine sociale”” (106)”” [Georges Gurvitch, Le classi sociali, 1971]”,”TEOC-591″ “GURVITCH Georgij Davidovich”,”Proudhon y Marx: una confrontación.”,”Dialettica di Marx concepita come movimento reale e come metodo (pag 129) G. Gurvitch, sociologo, professore nella Facoltà di Lettere e Scienze umane di Parigi G.D. Gurvitch nacque nel 1894 a Novorossisk. Leader della sociologia strutturale, fu professore nell’università di Tomsk, Praga e Strasburgo e, dopo esser emigrato in Francia, alla Sorbona di Parigi. Le sue teorie partono principalmente da Marx e Proudhon con apporti originali. Tra le sue opere: ‘Determinismo sociale e libertà umana’ (1955) e ‘Dialettica e sociologia’ (1962)”,”PROD-080″ “GURVITCH Georges / JANNE Henri”,”Pour le deuxième Centenaire de Saint-Simon (1760-1960). / Les classes sociales: approche marxiste et notion sociologique «d’out group» (Janne).”,”Georges Gurvitch professore alla Sorbona (Facoltà di Lettere e scienze umane, Università di Parigi) dirige la collana ‘Bibliothèque de Sociologie contemporaine’ delle edizioni PUF H. Janne Università Libera di Bruxelles “”Après avoir dressé ce bilan des acquisitions et des difficultés de la vision sociologique de Saint-Simon, indiquons, pour conclure cette note commémorative, en quoi chacun de ses successeurs lui est particulièrement redevable. Proudhon lui emprunte l’opposition de l’Etat et de la Societé économique; mais interprète différemment la théorie du dépérissement de l’Etat et finit par la dépasser. En dècrivant, d’une façon plus concrète que Saint-Simon, les modifications que subit la propriété dans les différents types de structures sociales, Proudhon accepte l’idée de Saint-Simon que les rapports de propriété sont essentiels pour comprendre toute régime sociale et politique. En continuant la réflexion de Saint-Simon sur la société «en acte», consistant dans l’éffort, la production, l’action, la création, qui comprend à la fois le matériel et le spirituel, Proudhon s’oppose avec plus de conséquence que Saint-Simon à l’automatisme du progrès, mais accentue davantage l’aspect spirituel de la réalité sociale («raison collective»). Les classes antinomiques sont les prolétaires et les propriétaires, parfois désignés comme bourgeois, ce qui simplifie la conception de Saint-Simon. Dans sa conception de la ‘praxis sociale’ où se révèle que «la production produit l’homme» et que les hommes et la société se produisent eux-mêmes par leurs propres efforts, Marx se montre fortement inspiré par la conception de la réalité sociale de Saint-Simon; le terme même de «force productive» a des consonances saint-simonniennes. La même chose est vraie de l’idèe que certaines structures sociales et certains modes de production constituent des obstacles empèchant la société d’entrer en pleine possession de son élan créateur, idée que Marx approfondit par sa théorie des «aliénations» et des «idéologies». Lorsque marx insiste sur le fait que les oevres culturelles et même les idéologies s’intègrent d’une façon ou d’une autre dans les forces productives, lorsqu’il proclame, dans ses oeuvres de jeunesse, que dans la réalité sociale «spiritualisme et matérialisme… perdent leur opposition», lorsqu’il pose le problème de la sociologie de la connaissance, c’est l’oeuvre de Saint-Simon qu’il continue. De même Marx combat «la superstition politique», lorsqu’il montre que «la société est plus concrète que l’Etat» et que ce dernier en dépend dans ses formes et ses fonctions, lorsqu’il considère l’Etat comme un organe de domination de classe, lorsque, malgré sa distinction de plusieurs classes, il incline vers une vision dichotomique de la lutte des classes, on constate combien la mémoire de Saint-Simon demeure présente dans son oeuvre”” (pag 12-13) [Georges Gurvitch, ‘Pour le deuxième Centenaire de Saint-Simon (1760-1960)’, Cahiers Internationaux de Sociologie’, Paris, vol. XXIX 1960]”,”SOCU-211″ “GUSDORF Georges”,”Origine delle scienze umane.”,”Georges Gusdorf è stato un filosofo e epistemologo francese, noto per le sue opere sulla memoria e sull’autobiografia”,”SCIx-002-FMDP” “GUSKE Christa TYTZEL Sylvia GOTTSCHALK Jürgen, a cura”,”Medaillen und Abzeichen der deutschen Arbeiterbewegung. Von den Anfängen bis 1946.”,”Il più rappresentato nelle immagini, medaglie e distintivi, è BEBEL. Sembra che non sia rappresentato ENGELS.”,”MGEx-190″ “GUSMAROLI Franca a cura; saggi di Trevor CLIFFE Wolfgang HEISENBERG Kenneth HUNT Andrew J. PIERRE Philip W. DYER Steven L. CANBY Francois DUCHENE”,”I si e i no della difesa europea.”,”Saggi di Trevor CLIFFE Wolfgang HEISENBERG Kenneth HUNT Andrew J. PIERRE Philip W. DYER Steven L. CANBY Francois DUCHENE “”Da parte sua, la Gran Bretagna dovrà riconoscere che assieme ai benefici tecnologici molto considerevoli derivanti dagli accordi nucleari speciali, ne sono conseguiti anche dei costi politici non irrilevanti. I francesi hanno sempre guardato con sospetto gli accordi nucleari bilaterali e alcuni leaders francesi li vedono come la cartina al tornasole della sincerità politica inglese. Il fallimento di De Gaulle con la sua proposta del 1958 di un trattamento eguale raggiungibile mediante la direzione paritetica di tre potenze, e la decisione della Gran Bretagna a Nassau di scegliere gli Stati Uniti come il proprio futuro partner nucleare hanno sicuramente contribuito a mantenere la Gran Bretagna fuori dal Mercato comune””. (pag 231)”,”EURx-160″ “GUSTAFSSON Bo; ANGEL Pierre; LIDTKE Vernon L.”,”Capitalismo e socialismo nel pensiero di Bernstein (Gustafsson); Stato e società borghese nel pensiero di Bernstein (Angel); Le premesse teoriche del socialismo in Bernstein (Lidtke).”,”Sul passaggio di Bernstein da marxismo a revisionismo. “”Come poté avvenire che Bernstein si trasformasse da convinto marxista in convinto revisionista? La risposta si dovrebbe cercare a diversi livelli. Anzitutto Bernstein ed altri socialdemocratici tedeschi erano originariamente, com’egli stesso confermava nel 1894, “”più o meno tutti socialisti eclettici””. Prima di entrare nella sfera d’influenza del marxismo egli si era formato sul pensiero di Ferdinand Lassalle, di Friedrich Albert Lange; di Eugen Dühring e altri socialisti liberali o riformisti. Era logico quindi che nelle ‘Voraussetzungen…’ egli terminasse la sua perorazione rendendo omaggio a Friedrich Albert Lange e al liberalismo. “”In realtà – diceva – non vi è una sola idea liberale che non appartenga anche alle idee del socialismo””. Il revisionismo era un ritorno al liberalismo. In secondo luogo, tutta la vita di Bernstein cambiò quand’egli nel 1888 lasciò Zurigo, centro di un’agitata e movimentata vita di partiti, per trasferirsi nel quieto sobborgo di Londra dove trascorse una vita appartata. Tranne per i contatti con Engels, egli aveva qui ben poche possibilità di mantenere le sue convinzioni marxista, e Engels morì nel 1895. D’altra parte al principio degli anni Novanta il fabianesimo era in piena ascesa ed egli ne subì fortemente l’influenza, come subì l’influenza di dottrine e concezioni straniere di cui gli giungeva via via notizia, quella di Sorel in Francia e di Croce in Italia. Il movimento laburista della II Internazionale si andava rafforzando e il marxismo divenne una moda per molti intellettuali borghesi. Ma il marxismo ch’essi rappresentavano era castrato e privato del suo vigore rivoluzionario. In terzo luogo, il revisionismo sorse, come linea di tendenza, nel movimento della II Internazionale, e quindi nella patria stessa di Bernstein, soprattutto nella Germania meridionale. Questa nuova tendenza aveva molte condizioni e cause immediate. Intanto, il marxismo non aveva mai acquistato una base sicura nella socialdemocrazia tedesca. Neppure il famoso programma di Erfurt era completamente marxista, poiché non avanzava l’esigenza di una repubblica democratica, e ancor meno proclamava la necessità di instaurare la dittatura del proletariato. La principale rivista teorica, ‘Neue Zeit’, al principio degli anni Novanta, aveva più di 2.500 abbonati, molti dei quali di origine piccolo-borghese. E forse un decimo di tutti i membri conosceva i principi del marxismo. Perciò, se i capi deviavano, la base non aveva i mezzi per rimetterli sulla retta via. E in realtà nella struttura del partito si riproduceva sotto molti aspetti la società classista borghese. Inoltre dopo il 1890 il partito venne a trovarsi in una situazione nuova: divenne legale, le classi dominanti effettuarono delle riforme sociali (la carota invece del bastone) e il partito si trovò sempre più coinvolto nel processo di attività sociale in parlamento, nelle amministrazioni comunali e nei sindacati, entro i limiti del sistema vigente. Data la mancanza di una intensificata preparazione rivoluzionaria, questo nuovo ambiente doveva necessariamente influenzare il modo di pensare. Col reclutamento in massa di nuovi membri, il livello teorico si andava abbassando, specialmente perché il partito attirava aderenti anche al di fuori della classe operaia. A questo proposito gli elementi intellettuali recentemente reclutati svolsero un ruolo di grande importanza: si dimostrarono veicoli della tendenza revisionista. L’accrescersi del partito diede anche origine a un sempre più numeroso ceto di funzionari, che spesso restavano tagliati fuori dalla vita della classe operaia. Il numero dei funzionari si triplicò, in rapporto a quello dei membri, nel periodo tra il 1900 e il 1914. Tutti i tentativi per fissare un limite massimo ai salari dei funzionari di partito risultarono vani: e non servì a nulla che Wilhelm Liebknecht al congresso del paritot tenuto a Stoccarda nel 1897 si augurasse una nuova legge antisocialista “”per aiutare lo spirito rivoluzionario a rimettersi in piedi””. La burocrazia del partito cresceva continuamente come numero e potere. Al congresso di Jena del 1911 non più del 10 per cento dei delegati erano operai: il resto erano funzionari. E di questi, un numero sempre crescente si consideravano non rivoluzionari, ma impiegati in una regolare impresa economica. Infine, la tendenza revisionista dagli anni Novanta in poi fu fortemente condizionata dal boom economico e commerciale che aveva preso l’avvio all’inizio di quel decennio. La disoccupazione diminuì fortemente e i salari aumentarono. Questo fatto influì anche sul pensiero politico, an che perché il decennio precedente era stato caratterizzato da na pronunciata depressione. Come osservava Beatrice Webb nel suo diario, nel marzo 1895: “”Noi dimentichiamo che il socialismo costituzionale cominciò a svilupparsi non prima che fossero terminati gli anni oscuri del 1881-1885″”. Anche Eduard Bernstein fece un’osservazione analoga quando più tardi si volse a riconsiderare la storia del revisionismo. Il boom commerciale degli anni Novanta “”fece su di me una forte impressione. Era in stridente contrasto cn la teoria dell’incessante aggravarsi della crisi economica, che intine avrebbe dovuto portare al crollo completo dell’economia nazionale”” (6). In un certo senso, quindi, il revisionismo stesso fu un prodotto del boom economico”” (pag 114) (Bo Gustafsson, Capitalismo e socialismo nel pensiero di Bernstein) (6) Eduard Bernstein, Zur Geschichte des Revisionismus, (scritti e documenti postumi di Bernstein, A 43) Amsterdam, IISG Teoria estinzione stato (pag 122) “”Non è facile riconoscere le modifiche che si operano in Bernstein prima della cesura del 1895. Nell’omaggio che egli scrive per il fondatore del movimento socialista tedesco ‘Ferdinand Lassalle: Eine Würdigung des Lehrers und Kämpfers’ (Berlin, 1919) per riconoscendo i merditi del grande tribuno, ne esamina criticamente il concetto dello stato, la sua idolatria per questa istituzione; facendo presente che se lo stato ha funzionato, forse, da acceleratore nel progresso della umanità, più di una volta la sua azione è stata di freno. In quanto “”vecchio hegeliano”” Lassalle considerava infatti lo stato come la realizzazione di una idea morale, diversamente da Marx che in esso non vedeva altro che l’espressione politica delle condizioni socio-economiche. (…) Per il primo presidente della Associazione generale dei lavoratori tedeschi (ADA) lo stato è l’unione della schiacciante maggioranza della popolazione, non già l’organo di dominio di una minoranza privilegiata. (…) Notiamo tuttavia che Eduard Bernstein cita con compiacimento le seguenti parole, contenute in un discorso del tribuno: “”Il suffragio universale e diretto non è soltanto il vostro principio fondamentale in materia politica, è tale anche in materia sociale, è la condizionesociale di tutta l’assistenza sociale”” (14). Tuttora marxista, Bernstein sottolinea quanto vi è di eccessivo in questo concetto in quanto le masse, non sufficientemente educate, corrono il pericolo di dare i loro voti e la fiducia a uomini che non li meritano. Il bonapartismo plebiscitario si fonda precisamente su questi strati sociali, sensibili a qualsiasi forma di demagogia. Inoltre, il futuro revisionista fa notare che il passaggio al socialismo non è cosa così semplice come se l’immagina Lassalle. Tuttavia, più di tre anni prima della morte di Engels, il suo discepolo non esita a rivelarsi scettico riguardo all’estinzione dello stato. “”Ma nella realtà una società che non vuole intervenire, occuparsi di taluni bisogni, por fine agli abusi, non può fare a meno di organi adatti, di una costituzione, di mezzi finanziari e, al bisogno di mezzi di coercizione (…). Orbene, per tutto ciò è evidente che occorre ben altro che una mistica società disincarnata (15). Già in ‘Der Sozialdemokrat’ di Zurigo egli considerava arbitraria la famosa tesi di Marx e di Engels riguardante la progressiva estinzione dello stato, per quanto Engels gli avesse scritto una lettera (16) di cui citiamo un brano significativo: “”Si tratta semplicemente di dimostrare che il proletariato vittorioso deve in un primo tempo trasformare l’antico potere dello stato burocratico, amministrativo e centralizzato, prima di utilizzarlo ai propri fini””. Il 28 gennaio 1884, l’amico e compagno di Marx, che era morto meno di un anno prima, ricorda al traduttore tedesco di ‘La miseria della filosofia’ (17) questo passaggio eloquente: “”La classe operaia lavoratrice sostituirà, nel corso del suo sviluppo, all’antica società borghese una associazione che escluderà le classi e il loro antagonismo: non ci sarà più alcun potere politico vero e proprio poiché il potere politico è appunto l’espressione ufficiale dell’antagonismo delle classi entro la società civile (18)””. Engels sottolinea fortemente questo punto senza temere di ripetersi, e ciò prova l’importanza che egli dava alla questione. La stessa lettera contiene infatti una citazione del ‘Manifesto del Partito comunista’: “”Quando nel corso degli eventi le differenze di classe saranno scomparse (…) i poteri pubblici perderanno il loro carattere politico. Il potere politico è nel senso vero e proprio della parola, la forza organizzata di una classe per l”oppressione’ di un’altra”” (19)”” [Pierre Angel, Stato e società borghese nel pensiero di Bernstein, Estratto da ‘Annali’, 1973, edizione 1974] [(14) Eduard Bernstein, Ferdinand Lassalle – Le réformateur social, p. 149; (15) ‘Neue Zeit’ (1891-92), vol. II, p. 215; (16) ‘Briefe von Friedrich Engels an Eduard Bernstein’, p. 134; (17) Si sa che Marx, per confutare ‘La Philosophie de la Misère’ di Proudhon, aveva scritto quest’opera in francese. Nel 1885 Bernstein e Kautsky ne pubblicarono, a Stoccarda, una traduzione tedesca; (18) ‘Briefe von F. Engels an E. Bernstein, cit., p. 131; (19) ‘Briefe von F. Engels an E. Bernstein, cit., p. 131] (pag 121-122) (ancora da inserire) “”Per sostenere la propria opinione secondo la quale i fattori non economici stavano svolgendo un ruolo sempre più importante nella determinazione del corso della storia, Bernstein si riferiva ampiamente a quanto Friedrich Engels aveva scritto dopo il 1890. Si tratta di articoli e lettere in cui Engels rifletteva sul modo in cui i fattori non economici (come per esempio le teorie o le istituzioni politiche, giuridiche e filosofiche) si intrecciano con quelli economici nel determinare lo sviluppo della società moderna (50). Bernstein era perciò convinto che la propria concezione fosse del tutto coerente con quanto Engels, nelle opere più recenti, aveva scritto a proposito della concezione materialistica della storia; e per questa stessa ragione era anche convinto che la propria teoria rappresentasse l’interpretazione marxista più avanzata del materialismo storico. Nel riepilogare qella che sosteneva essere una posizione d’avanguardia, Bernstein disse di non avere obiezioni a che fossa chiamata “”interpretazione economica della storia””, benche sentisse che tale etichetta poteva essere fraintesa. (…) Certo, Bernstein aveva alterato drasticamente la premessa materialistica del marxismo ortodosso. Si era mosso in direzione dell’idealismo, ma senza rigettare del tutto il suo marxismo originario. Il risultatop però non era costituito da una sintesi integrata, ma, secondo l’ammissione dello stesso Bernstein, da un ulteriore esercizio di eclettismo”” [Vernon L. Lidtke, Le premesse teoriche del socialismo in Bernstein, Estratto da ‘Annali’, 1973, edizione 1974] [(50) Eduard Bernstein, ‘Die Vorassetzungen…’, cit., pp. 36-38] (pag 159-160)”,”BERN-030″ “GUTAS Dimitri D’ANCONA Cristina a cura”,” Pensiero greco e cultura araba.”,”Dimitri Gutas insegna Lingua e letteratura araba nell’Università di Yale. É autore di Greek Wisdom Literature in Arabic Translation, Avicenna and the Aristotelian Tradition e assieme a Gerhard Endress, del Greek and Arabic Lexicon,Materials for a Dictionary of the Mediaeval Translations from Greek into Arabic.”,”VIOx-075-FL” “GUTELIUS Beth THEODORE Nik”,”The Future of Warehouse Work: Technological Change in the U.S. Logistics Industry.”,”‘Il futuro del lavoro di magazzino: cambiamento tecnologico nel settore della logistica degli Stati Uniti.'”,”STAT-622″ “GUTELMAN Michel”,”Struttura e riforme nell’agricoltura. Strumenti per l’analisi.”,”Michel Gutelman, collaboratore del CNRS, ha pubblicato tra l’altro La politica agraria della rivoluzione cubana e La riforma agraria in America Latina. Il caso del Messico.”,”PVSx-034-FL” “GUTHRIE Doug”,”Dragon in a Three-Piece Suit. The Emergence fo Capitalism in China.”,”GUTHRIE Doug è Assistant Professor of Sociology alla New York University.”,”CINx-097″ “GUTHRIE William K.C.”,”Socrate.”,” Determinismo di Socrate “”Le critiche che attaccano la dottrina socratica in quanto deterministica trovano la loro espressione più chiara nei ‘Magna moralia’ e sono state riproposte in epoca moderna; in 1187 a 7 l’obiezione viene formulata così: “”Socrate asserì che non è in nostro potere essere uomini degni oppure indegni. Diceva infatti che qualora si chieda a qualcuno se gli piacerebbe essere giusto o ingiusto – nessuno sceglierebbe l’ingiustizia e che lo stesso varrebbe per il coraggio e la codardia, nonché per le altre virtù. Evidentemente i viziosi non sarebbero tali volontariamente. Né, di conseguenza, sarebbero volontariamente tali i virtuosi. Karl Joël è uno di quegli studiosi che hanno considerato questa descrizione aristotelica come un quadro esaustivo dell’etica socratica, ritenendola affetta da un primitivo determinismo (…)”” (pag 232) W.K.C. Guthrie è nato nel 1906, laureato a Cambridge, studioso di archeologia e poi insegnante di filosofia antica a Cambridge fino al 1972.”,”FILx-388-FF” “GUTIERREZ MOLINA José Luis”,”El Estado frente a la anarquía. Los grandes procesos contra el anarquismo español (1883-1982).”,”ANTE3-53 GUTIERREZ MOLINA José Luis è uno storico e ricercatore del gruppo ‘Historia Actual’ dell’Università di Cadice. Specialista di storia sociale e ‘empresarial’ contemporanea”,”ANAx-291″ “GUTIERREZ ALVAREZ José KLEISER Paul B.”,”Le sovversive.”,”Archivio di 28 foto. In apertura: Foto di giovane attivista che incita gli operai di una fabbrica russa (1917) “”Nel ‘Capitale’ (Marx) descrive le ripercussioni del capitalismo sulla famiglia: “”Dunque, per quanto terribile e repellente appaia la dissoluzione della vecchia famiglia entro il sistema capitalistico, cionondimeno la grande industria crea il nuovo fondamento economico per una forma superiore della famiglia e del rapporto tra i due sessi, con la parte decisiva che essa assegna alle donne, agli adolescenti e ai bambini d’ambo i sessi nei processi di produzione socialmente organizzati al di là della sfera domestica. Naturalmente è altrettanto sciocco ritenere assoluta la forma cristiano-germanica della famiglia, quanto ritenere assoluta la forma romana antica o la greca antica, oppure quella orientale, che del resto formano fra di loro una serie storica progressiva. E’ altrettanto evidente che la composizione del personale operaio combinato con individui d’ambo i sessi e delle età più differenti, benché nella sua forma spontanea e brutale, cioè capitalistica, dove l’operaio esiste in funzione del processo di produzione e non il processo di produzione per l’operaio, che è pestifera fonte di corruzione e schiavitù, non potrà viceversa non rovesciarsi, in circostanze corrispondenti, in fonte di sviluppo di qualità umane”” (Karl Marx, Il Capitale, I, 1964, pp. 536-7)”” [José Gutiérrez Alvarez Paul B. Kleiser, Le sovversive, 2005] (pag 14-15)”,”RIRB-113″ “GUTIÉRREZ-ÁLVAREZ Pepe”,”Retratos Poumistas.”,”Libro in memoria di Pierre Brouè POUM Partido Obrero de Unificacion Marxista Profili biografici di di Victor ALBA A. ADROHER I PASCUAL M. ALBERICH I OLIVE’ J. ANDRADE RODRIGUEZ J.L. e J.M. ARENILLAS OJINAGA J. ARQUER I SALTOR P. BONET I CUITO F. DE CABO VIVES O. CASTELLVI C. DURANY VIVES M. ETCHEBEHERE alias M. FELDMAN R. FERNANDEZ JURADO E. FERNANDEZ GRANELL M.T. GARCIA BANUS GIRONELLA alias E. ADROHER PASCUAL J. GORKIN alias J. GOMEZ GARCIA M. GROSSI MIER I. IGLESIAS SUAREZ K. LANDAU V. SERGE H. SNEEVLIET W. BRANDT M. STANLEY-LOW A. MASO’ E. MAURICIO J. MAURIN N. MOLINAS I FABREGA A. NIN G. ORWELL alias E.A. BLAIR J. PALLACH alias RECANSES B. PERET L. PORTELA J. PEP REBULL T. REBULL D. REY alias D. REBULL E. RODRIGUEZ alias QUIQUE C. ROSA alias L. ROC J. ROVIRA W. WILE SOLANO J. A. UBIERNA P. PAGES”,”MSPx-099″ “GUTKIND C.W. COHEN Robin COPANS Jean a cura; saggi di Arnold HUGHES e Robin COHEN Michael MASON Robert DAVIES Myron J. ECHENBERG J. SURET-CANALE Sharon STICHTER Dianne BOLTON Gerard ALTHABE David COOPER”,”African Labor History.”,”Saggi di Arnold HUGHES e Robin COHEN Michael MASON Robert DAVIES Myron J. ECHENBERG J. SURET-CANALE Sharon STICHTER Dianne BOLTON Gerard ALTHABE David COOPER”,”MAFx-008″ “GUTKIND C.W. COHEN Robin COPANS Jean a cura; saggi di Arnold HUGHES e Robin COHEN Michael MASON Robert DAVIES Myron J. ECHENBERG J. SURET-CANALE Sharon STICHTER Dianne BOLTON Gerard ALTHABE David COOPER”,”African Labor History.”,”Saggi di Arnold HUGHES e Robin COHEN Michael MASON Robert DAVIES Myron J. ECHENBERG J. SURET-CANALE Sharon STICHTER Dianne BOLTON Gerard ALTHABE David COOPER”,”MAFx-001-FV” “GUTMAN Herbert G.”,”The black family in slavery and freedom, 1750-1925.”,”Il professor Herbert G. GUTMAN è conosciuto come storico di professione. Insegna al City College di New York e al Graduate Center City of New York. E’ autore di opere quali ‘Work, Culture and Society in Industrializing America’ (1976) e ‘Slavery and the Numbers Game’ (1975) “”Escludendo l’ importazione in Louisiana, Philip D. Curtin stima che il commercio complessivo verso le colonie del continente Nord Americano dal 1700 al 1861 sia stato di 400 mila africani. Mostra pure che leggermente più della metà degli schiavi arrivarono nel quarantennio tra il 1740 e il 1780, e che 3 su 5 che vennero prima del 1808 arrivarono in queste quattro decadi””. (pag 328) Lavoro, occupazione dei neri bianchi, di vent’anni e oltre, di alcuni distretti di New York, 1905: 86% dei neri sono operai non specializzati, 9% specializzati, i disoccupati sono il 5% (totale campione 5267) (pag 507)”,”MUSx-172″ “GUTMAN Herbert G.”,”Lavoro cultura e società in America nel secolo dell’ industrializzazione, 1815-1919.”,”GUTMAN Herbert G. è docente di storia al City College of New York e al Graduate Center City dell’ Università di New York. E? membro del consiglio esecutivo dell’ Associazione americana degli storici. E’ autore di ‘Slavery and the Numbers Game: a Critique of Time on the Cross (1975) e di ‘The Black Family in Slavery and Freedom, 1750-1925′ (1976). “”Fra il 1873 e il 1878 il processo venne temporaneamente arrestato da una dura depressione economica. 3. E’ sufficiente segnalare che la crisi del 1873-1878, la prima delle moderne crisi industriali, colpì duramente l’ economia di Paterson e prosciugò le risorse della città e di tutti i suoi abitanti. “”Fra tutte le classi – fu osservato già il 31 ottobre 1873 – c’è una sensazione diffusa di tristezza e di profonda ansia per il futuro””. Quasi tre anni dopo, un operaio della seta osservò a ragione che “”Paterson è in condizioni deplorevoli””. I disoccupati gravavano in modo eccessivo sulle limitate disponibilità della carità pubblica e privata e a volte facevano cortei per le strade chiedendo l’ avvio di opere pubbliche. Gli operai delle fabbriche di locomotive furono particolarmente colpiti dal calo dell’ occupazione.”” (pag 147-148) “”Analizzando le conseguenze della depressione del 1873-78, gli storici hanno sostenuto che le difficoltà provocate dalla estesa disoccupazione e dal taglio dei salari distrussero le organizzazioni operaie e rafforzarono in modo incommensurabile il padronato. Ma questo genere di spiegazione, esclusivamente economica, ignora il fatto che questa crisi, arrivata dopo due decenni di radicale trasformazione economica e sociale, mise alla prova lo ‘status’ e il potere dei nuovi industriali e degli operai di Paterson all’ interno della comunità. La depressione provocò serie difficoltà economiche per tutta la popolazione e gli industriali di Paterson, tentando di risolvere alcuni dei loro problemi, furono costretti a cercare l’ appoggio e l’ approvazione della comunità locale e dei suoi dirigenti in certi momenti particolarmente critici””. (pag 147)”,”MUSx-214″ “GUTMAN A. Ya. (Anatoly GAN)”,”The Destruction of Nikolaevsk-On-Amur. An Episode in the Russian Civil War in the Far East, 1920.”,”Illustrations, Translator’s Preface, Translated with an Introduction by Ella Lury WISWELL, Acknowledgements, conclusion, Appendix A: Testimonies, Lt.-Colonel M.P. Grigoriev, army officer; S.D. Strod, student; Ya. G. Dobisov, entrepreneur; A.M. Avshalumov, student; A.N. Bozhko, housewife; E.I. Vasilevsky, tax assessor; S.I. Burnashev; F.T. Paturnak, worker; P.Ya. Vorobiev; Father S.V. Leporsky, priest; N.K. Zuev, student; P.S. Epov, union official, and P.P. Naletov, student; G.B. Vacheishvili, fisherman; V.N. Kvasova, student; I.R. Bermant, mill owner; A. Lury, widow of entrepreneur; R. Ya. Miller, entrepreneur’s wife; A.A. Melnikov, company official; R.S. Akkerman, mine owner’s wife; M.I. Grosh, company official’s wife; K.A. Emelianov, jurist; I.I. Mikhailik, cashier; E.F. Kotova, peasant; A.A. Kovalik and M.I. Neliubov, peasants; A.G. Voropaev, watchman; I. Dimchin, sailor; D.I. Bulivar, stoker; I.E. Kazachkov, peasant, partisan; Ya. V. Vasiliev, forester; Ya. M. Kaptzan, company official; G.I. Tugovtsov, Ainu peasant; E.S. Bugaenko, partisan; Appendix B: Documents, 1) Corroborators of testimonies, 2) Resolution concerning Bolshevism, Sakhalin Congress, 16 August 1920, 3) Directive to Ispolkoms, 4) Telegraph message from Triapitsyn, March 1920, 5) Telegram from Andreev, 6) Newspaper article of 31 July 1920 describing bodies of victims, 7) Proclamation by Japanese commander-in-chief, Lieutenant General S. Kojima, to inhabitants of occupied territory, 20 August 1920, 8) Nikolaevsk-on-Amur, street plan from Japanese General Staff History; Notes, Selected Bibliography, Chronology, Maps, Edited by Richard A. PIERCE,”,”RIRO-064-FL” “GUTTMANN William MEEHAN Patricia”,”The Great Inflation. Germany 1919-23.”,”William Guttmann è nato e vissuto in Germania fino al 1933. In seguito è stato naturalizzato in Gran Bretagna e ha lavorato come giornalista freelance. Patricia Meehan ha prodotto documentari per la BBC. Entrambi hanno collaborato per la produzione del documentario TV della BBC ‘The Year Money Went Mad’ Nota: Rentenmark (wik) Il Rentenmark è stato la valuta emessa il 15 novembre 1923 per fermare l’inflazione del 1922-1923 in Germania. Sostituì la Papiermark, che era stata completamente svalutata. La Rentenmark fu solo una valuta temporanea, e non ebbe valore legale. Fu comunque accettata dalla popolazione e riuscì effettivamente a fermare l’inflazione. La Reichsmark divenne presto la nuova valuta con valore legale il 30 agosto 1924. La Rentenmark continuò ad esistere anche dopo quel giorno e anche monete e banconote continuarono a circolare. Le ultime banconote in Rentenmark (denominate 1 e 2 Rentenmark e datate 30 gennaio 1937) furono valide fino al 1948. A causa delle crisi economiche della Germania dopo la Grande guerra, non c’era oro da garantire l’emissione di una moneta. Perciò la Rentenbank, che emetteva il Rentenmark, ipotecò le terre e le merci industriali per 3,2 miliardi di Rentenmark per garantire l’emissione della valuta. La Rentenmark fu introdotta al cambio di 1 $ = 4,2 RM. Il cambio della Rentenmark rispetto alla Papiermark era 1 RM per 1012 Papiermark (mille miliardi di PM). La politica monetaria di Hjalmar Schacht – il Banchiere Centrale- insieme alla politica fiscale del Cancelliere Gustav Stresemann e del Ministro delle Finanze Hans Luther riuscirono ad abbattere l’inflazione. “”Curiously enough, what happened in the Germany of the nineteen-twenties was anticipated a century earlier in Goethe’s ‘Faust’. The poet presents the devil Mephistopheles as the originator of the idea. The Emperor is short of cash so he complains to Mephistopheles: “”Money is lacking – well then, create it”” and Mephistopheles accepts the task. “”I’ll create what you want and more””. So the Emperor, in the interest of the common weal, of course, signs the prototype paper note which then …. “”in one night was quickly multiplied a thousand times by magicians. And so that everybody should have the benefit of the good deed. We stamped at once the whole series: Ten, thirty, fifty, a hundred are ready””. And the Chancellor presents the piece of paper that has turned an ill into a good. “”To whom it shall concern – This piece of paper is worth a thousand crowns””.”” (pag 41-42); “”Stranamente, quello che accadde nella Germania degli anni ’20 fu anticipato un secolo prima nel’ Faust di Goethe: il poeta presenta il diavolo Mefistofele come l’autore dell’idea: l’imperatore è a corto di denaro quindi si lamenta con Mefistofele: “”Il denaro è carente – beh allora, crealo”” e Mefistofele accetta il compito: “”Creerò ciò che vuoi e di più””. Così l’Imperatore, nell’interesse del bene comune, ovviamente firma il prototipo di carta che poi … “”in una notte fu rapidamente moltiplicato mille volte dai maghi. E così tutti dovrebbero avere il beneficio della buona azione. Abbiamo stampato tutta la serie: dieci, trenta, cinquanta, cento sono pronti””. E il cancelliere presenta il pezzo di carta che ha trasformato un ammalato in un bene. “”A chi interesserà – questo pezzo di carta vale mille corone”””””,”GERE-034″ “GUTTON Jean Pierre”,”La società e i poveri.”,”GUTTON Jean Pierre nato nel 1937 a Lione, presso la cui università ha insegnato storia moderna, è considerato il maggiore studioso francese del fenomeno del pauperismo. Tra i suoi scritti: ‘A l’aube du XVII siècle: idées nouvelles sur les pauvres’ (1965), ‘L’étata et la mendicité dans la première moitié du XVIII siècle’ (1973). “”Abbiamo così rievocato alcuni pittoreschi tipi di vagabondi. Ma il grosso non è cmposto da costore, bensì dai lavoratori agricoli, a giornata, dai braccianti. Ogni qualvolta è possibile, per esempio sulal base degli archivi giudiziari o ospedalieri, determinare l’estrazione sociale dei vagabondi, ci si accorge che i “”braccianti””, i “”lavoratori della terra””, “”i giornalieri”” costituiscono i gruppi più numerosi. Tentare di spiegare questo fenomeno, senza limitarsi a ripetere che i contadini costituiscono la maggioranza della popolazione dell’Europa moderna, equivarrebbe dunque a spiegare le origini del vagabondaggio. Ma l’impresa è difficile. In primo luogo è evidente che le guerre possono avere un’importanza decisiva nello spingere alla fuga gli agricoltori più umili, i contadini senza terra. Le devastazioni della guerra dei Trent’anni furono all’origine, in Germania, dello spopolamento di intere regioni. I contadini avevano abbandonato le loro dimore per rifugiarsi in case in disuso o nelle foreste. Ma, poiché in loro assenza il villaggio era stato saccheggiato e incendiato, era difficile riprendervi la coltivazione. La mancanza di pane spingeva la gente sulle strade, e chi sopravviveva era tentato di seguire le bande armate di vagabondi, di mendicanti, e di soldati congedati. Un’altra tentazione era quella di fuggure verso una meta imprecisata che non sempre si riusciva a raggiungere.”” (pag 27)”,”CONx-207″ “GUYARD Jacques CHERAMY Robert JOSPIN Lionel ALQUIER Aline PARAF Pierre LORGEOUX Jeanny KADER FALL Abdel MACHEFER Philippe”,”Les Grands Révolutionnaires. Anti-Colonialistes et Anti-Esclavagistes. Les defenseurs des droits de l’homme. George Washington, Thomas Jefferson, Abraham Lincoln, Victor Schoelcher, Louis Riel, Martin Luther King.”,”Edizione ‘Les Grands Révolutionnaires’ realizzata in otto volumi dall’équipe Martinsart sotto la direzione di Gérardl Plon, direzione letteraria di Jeanny Lorgeoux, direzione artistica e tecnica di Daniel Galerne, ricerca iconografica di Edith Garraud Foto a pagina 421: ‘Due pesi e due misure’: la segregazione razziale (bagno pubblico per bianchi e neri)”,”FOTO-076″ “GUYOT Edouard”,”Le socialisme et l’ évolution de l’ Angleterre contemporaine (1880-1911).”,”GUYOT Edouard dottore in diritto e in lettere, Agrgé dell’ Università. “”Il partito conservatore scivolava verso l’ opportunismo, e votato d’ora in avanti alla difesa degli interessi acquisiti, doveva accettare il concorso di tutti quelli che si avvicinavano a lui, non una comunità di principi, ma una comunità di interessi. Quando si fece, infine, penetrare da uomini dalle tendenze risolutamente democratiche, come Lord Randolph Churchill e Mr. Joseph Chamberlain, la disgregazione fu completa. E’ dunque non tanto contro l’ ostilità o l’ indifferenza dell’ insieme del partito conservatore ma contro quegli elementi nuovi di cui si era accresciuto, che il Tradeunionionismo si va a scontrare a partire dal 1895. Questo appare una minaccia, non tanto forse in ragione delle sue esigenze quanto perché si tende a presentare ormai come un movimento di classe””. (pag 163)”,”MUKx-129″ “GUZMAN Diego Arenas”,”La revolucion mexicana. Eslabones de un tiempo histórico.”,”GUZMAN Diego Arenas è scrittore e giornalista. “”Victoriano Huerta, dalla vista corta, e Aurelio Blanquet, traditore potenziale, non fecero altro che approfittare della stupidità della camarilla militarista, per sottrarle il bottino dell’ infamia; ma la sua brutalità congenita prese loro oltre quello che era necessario, cosicché goderono per lungo tempo della moneta della loro slealtà. Essi e i ‘felicistas’ assassinarono Madero e José Maria Pino Suárez; ma nel momento stesso dell’ assassinio, dettero la bandiera sentimentale alla Rivoluzione Messicana. Madero al governo, frenava gli impeti del rinnovamento sociale latente attraverso il programma della rivoluzione del 1910; Madero assassinato, ruppe i freni di quelle spinte. Il suo sangue e quello del vicepresidente, diede forte colore alle insegne delle migliaia e migliaia di operai e contadini che seguirono Venustiano Carranza, Francisco Villa e Alvaro Obregon, per i campi di Coahuila, di Chihuahua, di Sonora…””. (pag 45)”,”AMLx-065″ “GUZZETTI G. Battista”,”Introduzione al marxismo.”,”G. Battista Guzzetti ordinario di teologia morale nella P. Facoltà Teologica di Milano.”,”MADS-040-FL” “GUZZETTI G. Battista”,”Cristianesimo ed economia. (Disegno teoretico)”,”””Nella «Deutsche-Brüsseler-Zeitung» del 12 settembre 1847 Karl Marx scriveva che «i principi sociali del cristianesimo hanno giustificato la schiavitù antica, glorificato il servaggio medievale e sanno, al bisogno, approvare l’oppressione del proletariato, magari con un’aria un poco contrita. I principi sociali del cristianesimo traspongono in cielo la compensazione di tutte le infamie e giustificano così la continuazione di esse sulla terra. I principi sociali del cristianesimo dichiarano che tutte le infamie commesse dagli oppressori contro gli oppressi sono il giusto castigo del peccato originale o di altri peccati, cioè sono le prove imposte da Signore, nella sua infinita sapienza, alle anime salvate. I principi sociali del cristianesimo predicano la vigliaccheria, il disprezzo di sé, l’abbassamento, la sottomissione, l’umiltà, in una parola tutte le qualità della canaglia. Il proletariato che rifiuta di lasciarsi trattare da canaglia ha bisogno del suo coraggio, del suo rispetto di sé, della sua fierezza, del suo gusto dell’indipendenza, molto più che del suo pane. I principi sociali del cristianesimo, sono sornioni; il proletariato è rivoluzionario» (1). Quale sia stato l’insegnamento della Chiesa – su questo punto – lungo i secoli e quindi quale giudizio si debba dare delle affermazioni di Marx in sede storica si dovrà vedere altrove (2).”” (pag 7, introduzione) [Battista G. Guzzetti, ‘Cristianesimo ed economia’, Editrice Massimo, Milano, 1987] [(1) ‘Der Kommunismus der “”Rheinischen Beobachters””, in “”Deutsche-Brüsseler-Zeitung””, 12 settembre 1847, in Karl Marx – Friedrich Engels, ‘Werke’, IV, Dietz, Berlin, 1959, p. 200; (2) Vedi ad es. il mio ‘Chiesa ed economia. Disegno storico’, Marietti, Torino, 1972, pp. 280]”,”RELC-003-FAP” “GWYNNE Samuel C.”,”Il mondo sull’orlo del fallimento.”,”””Il sistema bancario, dal punto di vista dell’organizzazione formale, è il prodotto più artificiale e altamente sviluppato che società capitalistica sia capace di produrre”” (K. Marx) “”Il tempo è l’inflessibile nemico di tutte le false ipotesi”” (Samuel Johnson) (in apertura)”,”ECOI-020-FV”

Biblioteca Isc ordinata per nome autore, G1

“GAARDER Jostein”,”Il mondo di Sofia. Romanzo sulla storia della filosofia.”,”””Colui che non è in grado di darsi conto di tremila anni rimane al buio e vive alla giornata”” (Johann Wolfgang Goethe) (in apertura) “”Sia Marx sia Kierkegaard, ciascuno a suo modo, presero le mosse dalla filosofia di Hegel. Entrambi furono influenzati dal suo pensiero, ma tutti e due presero le distanze dallo ‘spirito’ hegeliano, o da quello che chiamiamo l’idealismo hegeliano”” (pag 413) Jostein Gaarder, nato in Norvegia nel 1952, è un professore di filosofia che ha già pubblicato numerosi libri per bambini e ragazzi, uno degli scrittori più noti del suo Paese. ‘Il mondo di Sofia’ ha avuto un successo incredibile fin dalla sua pubblicazione avvenuta nel 1991. E’ stato tradotto in molti paesi.”,”FILx-001-FGB”
“GABAUDE Jean-Marc”,”Le jeune Marx et le matérialisme antique.”,”””Pour Démocrite et Epicure, attraction et répulsion ne sont nullement des forces extérieures; et Marx montre précisement que l’atome épicuriste ne devient vraiment lui-même qu’en relation de réciprocité non seulement avec l’espace vide, mais aussi avec les autres atomes. Nous pensons que, même pour Démocrite, l’atome n’est pas un ‘un’ particulier, mais un ‘un’ solidaire du vide et des autres atomes. La suite de l’analyse de Kant par Hegel insiste sur l’opposition au pseudo-mécanisme qui sépare matière et mouvement; saisissant donc l’unité de la matière et du mouvement, Kant ne peut qu’être d’accord en gros avec le matérialisme, notamment avec le matérialisme antique, bien que, comme nous l’avons dit, il double d’un théisme sa conception matérialiste de la matière. D’autre part, Hegel reproche à Kant de tenir les deux forces fondamentales, attraction et répulsion, comme indépendantes et extérieures l’une par rapport à l’autre, alors que, pour Hegel, elles sont des moments passant sans cesse l’un dans l’autre; à la limite, la conception kantienne considèrerait qu’il s’agit de forces susceptibles de mettre en mouvement une matière déjà faite.”” (pag 126-127) [Jean-Marc Gabaude, Le jeune Marx et le matérialisme antique, 1970]”,”MADS-565″
“GABBA Emilio STELLA Angelo CALLIGARO Alberto ROVATI Clemente MILANI Felice CAMPANINI Anna Maria REPOSSI Cesare, Comitato scientifico, MONZA Francesca SANTI Flavio coordinamento, scelta dei materiali e redazione delle schede”,”””…parlano un suon, che attenta Europa ascolta””. Poeti, scienziati, cittadini nell’ Ateneo pavese tra Riforme e Rivoluzione.”,”Vincenzo Monti. “”Quando, nell’ estate del 1800, fu nominato docente di Eloquenza a Pavia Vincenzo Monti era già uno dei maggiori letterati italiani. (…). A Parigi, dove si era rifugiato assieme a tanti altri letterati ed uomini politici italiani “”compromessi”” durante il Triennio, Monti seppe della sua nomina a docente dell’ Università lombarda nell’ estate del 1800. Nei tredici mesi di occupazione austro-russa le attività dell’ Ateneo erano state sospese. Ma subito dopo Marengo lo stesso Bonaparte ne aveva decretato l’ immediata riapertura (23 giugno 1800). Sommariva e Ruga, membri del Comitato di Governo della seconda Cisalpina, avevano quindi provveduto, con inedita solerzia, alle nomine dei docenti, e fra questi, in data 6 luglio 1800, avevano appunto designato Vincenzo Monti (…)””. (pag 123) Elenco autori capitoli introduttivi alle sezioni”,”ITAB-223″
“GABBA Emilio”,”Le rivolte militari romane dal IV secolo a. C. ad Augusto.”,”””I tribuni sono per lo più giovani di famiglie senatorie ed equestri, senza esperienza militare, nominati dal comandante (eccetto quellli delle prime quattro legioni che erano elette dai comizi centuriati); servendo ai suoi ordini per qualche tempo si formavano una certa esperienza utile per la successiva carriera e soprattutto si facevano conoscere da un comandante militare di rilievo. Lo stesso deve dirsi per i ‘praefecti’, che erano gli ufficiali romani che comandavano le truppe ausiliarie fornite dagli alleati extraitalici, le quali, per altro, avevano anche i propri capi indigeni. È appunto fra questi inesperti tribuni militari che, secondo Cesare, ebbe origine la sedizione di Vesontio. Alla diminuita importanza dei tribuni si contrapponeva anche l’accresciuto prestigio dei sottufficiali, i centurioni, a diretto contatto con la truppa, e che sempre più spesso, come si è detto, riuscivano a passare tra l’ufficialità. Il professionalismo militare si estese, dunque, all’ufficialità”” (pag 27) Rivolta delle truppe di Cesare a Vesontio (l’attuale Besançon) nel 58 a.C. Durante la campagna di Cesare in Gallia, le sue truppe mostrarono segni di insubordinazione a Vesontio, preoccupate per la forza dell’esercito germanico guidato da Ariovisto. Cesare riuscì a ristabilire l’ordine e a motivare i suoi soldati, portandoli poi alla vittoria nella Battaglia di Vesontio contro Ariovisto.”,”STAx-005-FGB”
“GABBIANO Marcella CALABRÒ Antonio”,”Da via Stalingrado a piazza degli Affari. La storia dell’Unipol.”,”Marcella Gabbiano è nata a Torino nel 1952. Laureata in lettere e filosofia, giornalista professionista, ha lavorato a ‘Il Mondo’ del gruppo Rizzoli e successivamente con il gruppo l’Espresso-Repubblica. Antonio Calabrò è nato a Patti, in provincia di Messina, nel 1950. Giornalista, ha lavorato a lungo a ‘L’Ora’ di Palermo, poi al ‘Mondo’ e quindi a ‘Repubblica’.”,”ECOG-010-FP”
“GABBUGGIANI Elio”,”Per il Trentennale. Discorsi del Presidente del Comitato Regionale Toscano per le celebrazioni del XXX della Resistenza e della Liberazione.”,”Elio Gabbuggiani Presidente del Comitato Regionale Toscano per la Resistenza Partigiana.”,”ITAR-024-FL”
“GABEL Paul”,”And god created Lenin. Marxism vs. Religion in Russia, 1917-1929″,”Paul Gabel è uno storico ed è stato insegnante nell’Università della California Berkeley. Lenin e il partito bolscevico nel 1921 sulla questione della religione in Russia: tolleranza temporanea e flessibilità: casi individuali di credenti possono come eccezione essere ammessi dentro al partito (pag 118) e occorre cercare di praticare la rieducazione ma flessibilità non significa oscillare o “”oblomovismo””.”,”RIRO-039-FL”
“GABETTI Roberto AVIGDOR Giorgio”,”Architettura Industria Piemonte negli ultimi cinquant’anni. Parte prima. Dalla fine degli anni 20 alla seconda guerra industriale; Parte seconda. Dopo la seconda guerra mondiale (Gabetti) – Edilizia industriale e paesaggio. Parte prima. Alcuni esempi di pubblicistica aziendale. Parte seconda. Documentazione fotografica sul Piemonte e Valle d’Aosta (Avigdor).”,”Roberto Gabetti nato a Torino nel 1925, laureato in architettura nel 1949 insegna presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino (1977); Giorgio Avigdor nato a Torino nel 1932.”,”ITAE-014-FP”
“GABOR Dennis COLOMBO Umberto; collaborazione di Alexander KING e Riccardo GALLI”,”Oltre l’ età dello spreco. Quarto rapporto al Club di Roma. Ricerca scientifica e politica delle risorse.”,”Dennis GABOR è nato a Budapest nel 1909, ingegnere ha studiato l’ olografia ricevendo il premio nobel per la fisica nel 1971. E’ membro del club di Roma. Umberto COLOMBO, nato a Livorno nel 1927, chimico ricercatore e docente è stato P del Comitato per la politica scientifica e tecnologica dell’ OCDE. E’ membro del Club di Roma.”,”PVSx-015″
“GABRIELI Francesco”,”Maometto e le grandi conquiste arabe.”,”Francesco GABRIELI (Roma, 1904) è Prof emerito Univ La Sapienza di Roma dove fu ordinario di Lingua e letteratura araba. Ha scritto molti studi sul mondo arabo- islamico: ‘Storia della letteratura araba’, ‘Storia araba delle crociate’, ‘Risorgimento arabo’, ‘Cultura araba del ‘900’. Ma anche lavori di saggistica storico-letteraria: ‘Tra Mimnermo e Solone’, ‘L’arabista petulante’ ecc. E’ membro dell’Accademia dei Lincei.”,”VIOx-013 RELx-010″
“GABRIELI Vittorio”,”Tom Paine cittadino del mondo.”,”Paine (Thomas), scrittore e uomo politico americano, d’origine inglese (Thetford, Norfolk, Gran Bretagna, 1737 – New York 1809). Pastore quacchero, legato da viva amicizia a B. Franklin, nel 1774 si recò in America, a Filadelfia, per prendere parte alla lotta degli insorti. Interprete sensibile e lucido dello spirito di indipendenza americano, nel 1776 pubblicò un opuscolo che ebbe larghissima diffusione, ‘Common Sense’ in cui affermava la necessità che le colonie americane si separassero dalla madrepatria. Finita la guerra, cui aveva partecipato come volontario, svolse importanti incarichi amministrativi in Pennsylvania. Rientrato in Inghilterra (1787), dopo aver sostenuto una vivace polemica contro la politica bellicistica del Pitt, pubblicò in risposta alle Riflessioni del Burke un’apologia della Rivoluzione francese (‘I diritti dell’uomo’, 1791-1792), che lo fece incriminare per istigazione alla sedizione. Costretto a riparare in Francia (1792), ottenne la”,”USAG-016″
“GABRIELI Francesco”,”Unità e divisione nel mondo arabo.”,”””L’ avvento dell’ Islam fu dunque il decisivo impulso a una unità non solo più etnico-culturale ma politico-religiosa (o più esattamente religioso-politica) del popolo arabo: e in quel primo momento le sorti dell’ Islamismo e dell’ Arabismo si identificarono in una””. (pag 12) “”I Turchi, guadagnati all’ Islam nel corso dell’ VIII-IX secolo, vi si rivelarono sopratutto per le loro qualità militari l’ elemento capace di succedere all’ arabo come forza dirigente del mondo islamico, nella difesa e nell’ offesa. Essi costituirono il nerbo della resistenza all’ attacco delle Crociate, e benché Saladino non fosse turco ma curdo d’origine (turchi erano però in buona parte i quadri del suo esercito), furono i turchi Mamelucchi a soppiantare la sua dinastia e completare la sua opera nel sec. XIII.”” (pag 17) “”…Irak, avamposto ad oriente dell’ Arabismo. (…)””. (pag 27) “”Quando all’ Arabismo risorgente fu gettata tra i piedi nel 1917 la Dichiarazione Balfour, nella sua indeterminatezza foriera di ciò che poi le seguì (e assai più per incoerenza e insipienza, che non per cosciente perfidia della Nazione che la largì), gli Arabi sentirono l’ insidia e il pericolo non come un tempo in termini religiosi, ma appunto nazionali e nazionalistici, e subito si preoccuparono di pararvi””. (pag 47) “”Mentre nel primo conflitto l’ iniziativa fu senza dubbio degli Arabi, che contavano di piegare con le armi ed espellere dalla Palestina la nascente Israele, è ormai altrettanto certo che dal punto di vista formale sia nel ’56 che nel ’67 è stata Israele a scattare per prima, con un’ “”azione preventiva”” che le ha fruttato allora e ora dai suoi avversari e dai loro amici e patroni il titolo di aggressore, ma che l’ intransigenza politica, la violenza spicciola e i sempre riaffermati propositi di sterminio da parte araba rendono per lo meno comprensibile (…)””. (pag 49) “”Come oggi la Cina, gli Arabi anno da un pezzo accolto e cercato dall’ Occidente la tecnica, da cui si son sentiti vinti, e che han creduto bastasse strappar di mano ai suoi primi rivelatori per pareggiarli e neutralizzarli. La vera forza dell’ Occidente, che è alla base della tecnica stessa, il pensiero scientifico e filosofico, lo spirito di ricerca, l’ anelito alla libertà per sé e per altrui (…) sembra cosa rimasta refrattaria e inaccessibile allo spirito arabo, fuorché in rari uomini di elite. E a questi stessi (nomineremo appena l’ egiziano scrittore e pensatore Taha Husein) non è sempre riuscito di tenersi fuori dalla semplicistica e aberrante visione or ora delineata””. (pag 55)”,”VIOx-117″
“GABRIELI Francesco”,”Gli arabi.”,”L’ impero musulmano “”Non se ne accorsero i più, ma ben se ne accorse qualche intelligenza lungimirante, come quel Nasr ibn Sayyàr, l’ ultimo governatore omayyade del Khorasàn, che concludeva i suoi urgenti appelli poetici d’ aiuto al Califfo, quando l’ incendio stava già per divampare, col definire tra gli scopi della rivolta “”l’ uccisione degli Arabi””. Gli Arabi del Khorasàn si erano coscienziosamente logorati fra loro in lotte tribali, sedizioni e secessioni, che giocarono tutte a vantaggio del moto abbàside. La direzione di questo fu assunta colà verso il 746 da Abu Muslim, un oscuro personaggio di stirpe iranica che il pretendente abbàside Ibrahìm aveva da Kufa inviato con pieni poteri nella marca orientale. Quando nell’ estate del 747 egli spiegò le bandiere nere degli Abbàsidi presso Merv, le forze e l’ autorità del valente Nasr ibn Sayyàr erano già fortemente compromese dalle rivolte a catena con cui aveva sino allora dovuto lottare nella provincia.”” (pag 102)”,”VIOx-137″
“GABRIELI Mario”,”Le letterature della Scandinavia. Danese, Norvegese, Svedese, Islandese.”,”Tendenze letterarie: tra cui quella del ‘marxismo più o meno ortodosso’ di S. Moller Kristensen, O. Gelsted, V. Svanberg, A. Ljungdal, S. Ahlgren (pag 304) Mario Gabrieli, nato a Roma nel 1915, è considerato il maggior culture italiano di lingue e letterature scandinave.”,”EURN-010″
“GABRIELI Francesco”,”Maometto e le grandi conquiste arabe.”,”Francesco GABRIELI (Roma, 1904) è Prof emerito Univ La Sapienza di Roma dove fu ordinario di Lingua e letteratura araba. Ha scritto molti studi sul mondo arabo- islamico: ‘Storia della letteratura araba’, ‘Storia araba delle crociate’, ‘Risorgimento arabo’, ‘Cultura araba del ‘900’. Ma anche lavori di saggistica storico-letteraria: ‘Tra Mimnermo e Solone’, ‘L’arabista petulante’ ecc. E’ membro dell’Accademia dei Lincei.”,”VIOx-005-FV”
“GABRIELI Vittorio a cura; scritti di W. WALWYN J. LILBURNE C. WINSTANLEY”,”Puritanesimo e libertà. Dibattiti e libelli. «I dibattiti di Putney» (1647) – «Il patto del popolo» (1649) – W. Walwyn, «La giusta difesa» (1649) – J. Lilburne, «Libertà legali fondamentali» (1649) – C. Winstanley, «Il piano della legge della libertà» (1652).”,”Contiene: John Lilburne, ‘Le libertà fondamentali del popolo d’Inghilterra’ (pag 233-292) Gerrard Winstanley, Il piano della Legge della Libertà (pag 293-410) Il ‘Comunismo’ di Winstanley. Ma nessun uomo deve esser più ricco d’un altro? Non ce n’è bisogno; giacché la ricchezza rende gli uomini vanagloriosi, orgogliosi e li fa opprimere i fratelli; essa è fonte di guerre. Nessun uomo può esser ricco se non grazie al lavoro suo o di altri che lo aiutano. Se un uomo non riceve aiuto dal suo vicino, non potrà mai accumulare una proprietà che gli frutti centinaia o migliaia all’anno. Se altri uomini lo aiutano a lavorare, allora quelle ricchezze sono del suo vicino non meno che sue; giacché sono il frutto delle fatiche di altri uomini oltre che delle sue. Ma tutti i ricchi vivono in agiatezza, si nutrono e vestono col lavoro di altri uomini, non col proprio; ciò è la loro vergogna, non la loro nobiltà; giacché è più felicità dare che non ricevere. Ma i ricchi ricevono tutto quel che hanno dalla mano del lavoratore, e quel che danno è frutto della fatica di altri uomini, non loro; perciò essi non agiscono giustamente sulla terra. Ma non dovrà un uomo avere più titoli d’onore d’un altro? Sì: man mano che egli assolve vari uffici, sale nella scala degli onori, finché giunge alla somma nobiltà, quella d’essere un fedele rappresentante della repubblica in Parlamento. Parimenti, a chi scopre qualche segreto nella natura, sarà conferito un titolo d’onore, anche se sia giovane. Ma nessuno deve avere un titolo onorifico finché non se lo sia guadagnato con l’operosità, o vi sia giunto per età, o per cariche rivestite. Ogni uomo sopra i sessanta anni verrà rispettato da tutti i più giovani come uomo onorevole, come si mostrerà appresso. Dovrà ognuno considerare la casa del vicino come casa sua e vivere insieme come un’unica famiglia? No: sebbene la terra e i magazzini siano in comune per ogni famiglia, tuttavia ogni famiglia vivrà separata come ora; e la casa di ciascuno, la moglie, i figli, e la suppellettile che orna la sua casa, o qualsiasi cosa egli abbia preso dai magazzini e portato a casa, o si sia procurato per uso necessario della sua famiglia, è tutta proprietà di quella famiglia, per il suo benessere. (…) Non avremo avvocati? Non ce n’è bisogno, poiché non esiste più compra e vendita; né c’è bisogno di interpretare le leggi, poiché la semplice lettera della legge sarà insieme giudice e avvocato, e giudicherà le azioni di ognuno. E visto che avremo ogni anno nuovi Parlamenti, saranno stabilite delle norme per ogni azione lecita. (…) Se qualcuno dice: questo provocherà la povertà, certo si sbaglia. Perché vi sarà abbondanza di tutti i beni terrestri con meno lavoro e fatica che ora, sotto la monarchia. Non vi sarà indigenza, poiché ogni uomo potrà tenere la casa ben fornita come vuole, e non incorrere mai in debiti, in quanto il fondo comune paga per tutti. Se dite: alcuni vivranno nell’ozio, io rispondo: no; il Piano renderà gli oziosi lavoratori, come è spiegato appresso; non vi saranno né mendichi, né fannulloni. Se dite: questo spingerà gli uomini a litigare e a farsi guerra, io rispondo: no; trasformerà le spade in vomeri, e instaurerà tale pace sulla terra che le nazioni non sapranno più cosa è guerra”” (pag 307-309)”,”UKIR-051″
“GABRIELI Francesco, a cura”,”Storici arabi delle Crociate.”,”Francesco Gabrieli, uno dei massimi esperti di storia araba, ricordiamo l’edizione delle Mille e una notte.”,”STOx-077-FL”
“GABRIELI Francesco”,”Viaggi e viaggiatori arabi.”,”Francesco Gabrieli è nato a Roma nel 1904. È stato ordinaro di Lingua e Letteratura Araba presso l’Università di Roma a partire dal 1938 e socio dell’ Accademia nazionale dei Lincei. Si è occupato di storia e di letteratura dell’Islam con numerose opere tra cui ‘La letteratura araba’ e ‘Storici arabi delle crociate’. Gli arabi prima dell’Islam e il mutamento dell’Arabia e le conquiste durante e dopo Maometto (pag 5-8) ‘L’Islam mutò, se non il volto esteriore d’Arabia, l’animo e la vita dei suoi abitatori, e diede le proporzioni di una grandiosa diaspora conquistatrice al lento e pacifico moto di filtrazione or ora descritto. Maometto aveva viaggiato da giovane egli stesso con le carovane della Mecca (…). Certo per questa oltre che per altre vie era venuto a conoscenza delle religioni giudaica e cristiana, già rappresentate del resto con nuclei di seguaci nell’Arabia stessa. Da elementi di queste due fedi e culti, e dalla sua personale esperienza intima del divino, egli foggià il suo verbo per gli Arabi, e lo impose loro in una vita di predicazione e di lotta’ (pag 7)”,”VIOx-004-FGB”
“GABRIELI Francesco”,”Gli arabi.”,”Francesco Gabrieli è nato a Roma nel 1904. È stato ordinaro di Lingua e Letteratura Araba presso l’Università di Roma a partire dal 1938 e socio dell’ Accademia nazionale dei Lincei. Si è occupato di storia e di letteratura araba e persiana, e di storia dell’Islam medievale e moderno, con spiccata predilezione per i valori artistici e culturali della civiltà islamica…”,”VIOx-005-FGB”
“GABRIELI Francesco, a cura”,”Storici arabi delle Crociate.”,”Marcia dei Franchi su Acri e suo Assedio (Ibn Al-Athir, XII, 20-26) (pag 178) La battaglia campale sotto Acri (pag 182) Accerchiamento dei cavalieri Franchi: la cavalleria si spinge avanti contro un centro nemico apparentemente debole, ma non viene seguita dal resto delle truppe rimaste indietro… “”Così le spade dei credenti li colsero da ogni parte, e nessuno ne scampò ma furono uccisi la più parte, e presi prigionieri i rimanenti; tra questi, il Capo dei Templari, che Saladino aveva già catturato e poi rilasciato (1), e che ora, ricadutogli in mano, fece uccidere. Il numero dei morti, oltre quelli dalla parte del mare, fu di diecimila uccisi, che per ordine del Sultano furono buttati nel fiume da cui i Franchi bevevano. La gran massa degli uccisi era tutta composta da cavalieri franchi, non avendoli i fanti raggiunti; e tra i prigionieri ci furono tre donne franche, che combattevano a cavallo, e catturate e tolta loro l’armatura furono riconosciute per donne. Dei Musulmani volti in fuga, alcuni tornarono per Tiberiade, altri passarono il Giordano e fecero ritorno (ai loro paesi) altri giunsero fino a Damasco. Se queste truppe non si fossero disperse nella fuga, avrebbero sterminato a loro piacimento i Franchi; i rimanenti per parte loro si prodigarono nel combattimento, e cercarono a tutt’uomo di penetrare insieme ai Franchi nel campo nemico, sperando che questi se ne sarebbero sbigottiti. Ma giunse loro il grido che le lor robe erano state saccheggiate (…)”” (pag 185)”,”VIOx-003-FSD”
“GABRIELI Francesco”,”Maometto e le grandi conquiste arabe.”,”Francesco Gabrieli (Roma 1904 -1996) è professore emerito dell’Università La Sapienza di Roma dove fu ordinario di lingua e letteratura araba.”,”VIOx-143-FL”
“GABRIELLI Patrizia”,”Fenicotteri in volo. Donne comuniste nel ventennio fascista.”,”GABRIELLI P. ha conseguito il dottorato di ricerca in storia dei partiti e dei movimenti politici. E’ autrice di saggi sulla storia del movimento politico e delle donne. Collabora con l’Istituto per la storia del movimento di liberazione delle Marche Tra il 1921 e il 1922 400 donne si iscrissero al PCdI. (pag 9) In indice nomi: De Meo Bordiga O.”,”PCIx-255″
“GABRIELLI Patrizia”,”Le origini del movimento femminile comunista in Italia, 1921-1925.”,”””In Italia, ‘L’Ordine nuovo’ non trascurava il lavoro intrapreso dal Segretariato femminile internazionale, facendosi diffusore della pubblicistica prodotta dai suoi membri. Le comuniste italiane; forti della esperienza vissuta nel partito socialista, giungevano al Congresso di Livorno non prive di sensibilità e di idee sulla questione femminile e presentavano pubblicamente il loro punto di vista rendendo visibile ed operante la loro presenza nel partito. Prendeva la parola in quella sede Ortensia De Meo, moglie di Amadeo Bordiga, impegnata da anni nella frazione di sinistra del partito socialista a Napoli e, soprattutto, attiva propagandista tra le file delle donne socialiste (Franco Pieroni Bertolotti ha ricordato che Ortensia De Meo «aveva già partecipato come socialista femminista al I Congresso della donna italiana nel 1908 e aveva quindi anni di riflessione e di esperienza in proposito» (7). La De Meo lesse un breve comunicato, nel quale erano esposti i propositi delle comuniste e il loro programma. (…)”” (pag 107-108)”,”MITC-004-FGB”
“GABRIELLI Aldo”,”Dizionario dello stile corretto.”,”Ringraziamenti a Cesare Salmaggi che ha letto da cima a fondo il dizionario dando consigli all’autore.”,”REFx-196″
“GABRIELLI Aldo”,”Dizionario dei sinonimi.”,”Edizione ridotta dell’opera dell’autore, Dizionario dei sinonimi e dei contrari anologico e nomenclatore pubblicato dall’Istituto Editoriale Italiano nel 1967.”,”REFx-197″
“GADAMER Hans-Georg, a cura di Gianni VATTIMO”,”Verità e Metodo. Testo tedesco a fronte.”,”Hans-Georg Gadamer è nato a Breslavia nel 1900. Ha studiato filologia classica e filosofia, laureandosi con Paul Natorp a Marburgo, e abilitandosi là, nel 1929, con Heidegger. Ha insegnato a Lipsia, dove dal 1945 al 1947 è stato anche rettore, poi a Francoforte, e infine nel 1949 a heidelberg, come successore di karl Jaspers.”,”FILx-095-FL”
“GADAMER Hans-Georg, a cura di Riccardo DOTTORI”,”Verità e Metodo 2. Integrazioni.”,”Hans-Georg Gadamer è nato a Breslavia nel 1900. Ha studiato filologia classica e filosofia, laureandosi con Paul Natorp a Marburgo, e abilitandosi là, nel 1929, con Heidegger. Ha insegnato a Lipsia, dove dal 1945 al 1947 è stato anche rettore, poi a Francoforte, e infine nel 1949 a heidelberg, come successore di karl Jaspers.”,”FILx-096-FL”
“GADDIS John Lewis”,”La guerra fredda. Cinquant’anni di paura e di speranza. (Tit.orig.: The Cold War)”,”Libro dedicato alla memoria di G.F. Kennan GADDIS John Lewis storico molto noto in ambito internazionale, insegna nell’Università di Yale. membro di comitato di consulenza del Cold War International History Project, è stato consulente della CNN. Ha scritto numerosi libri (v. 4° copertina)”,”RAIx-246″
“GADICI Sofia”,”Trump vs Biden. Populismo e moderazione allo scontro.”,”Sofia Gadici, giornalista con master alla Scuola di giornalismo radiotelevisivo di Perugia. Laureata in Scienze politiche e in Comunicazione. Collabora on Rai, Repubblica e Professione Report.”,”USAS-247″
“GAETA Franco”,”La crisi di fine secolo e l’ età giolittiana.”,”Libro dedicato alla memoria di Nino VALERI”,”ITAA-042″
“GAETA Maria Ida a cura; saggi di Giuseppe BEDESCHI Paolo CASINI Alessandra ATTANASIO Emilio GARRONI Giulio GIORELLO Umberto RANIERI Angelo BOLAFFI Bruno GRAVAGNUOLO Paolo FLORES D’ARCAIS Mario TRONTI Luciano ALBANESE Francesco VALENTINI Enrico BERTI”,”Galvano della Volpe Lucio Colletti e il materialismo italiano.”,”Saggi di Giuseppe BEDESCHI Paolo CASINI Alessandra ATTANASIO Emilio GARRONI Giulio GIORELLO Umberto RANIERI Angelo BOLAFFI Bruno GRAVAGNUOLO Paolo FLORES D’ARCAIS Mario TRONTI Luciano ALBANESE Francesco VALENTINI Enrico BERTI”,”TEOC-496″
“GAETA Franco”,”Democrazie e totalitarismi dalla prima alla seconda guerra mondiale. Profili di storia contemporanea, 1918-1945.”,”GAETA Franco, scomparso prematuramente nel 1984, insegnava storia moderna nella Facoltò di Lettere dell’Università di Roma. Autore di importanti studi di storia moderna e contemporanea, ricordiamo fra le sue opere: ‘Il nuovo assetto dell’Europa’, 1976, ‘Il nazionalismo italiano’, 1981, ‘La crisi di fine secolo e l’età giolittiana’, 1982. “”La grande depressione, provocando ovunque una serie di misure di controllo della produzione e degli scambi, e attuando più o meno largamente un’economia “”diretta””, pose il problema del rinnovamento non soltanto del liberalismo ma anche del socialismo. La revisione del socialismo classico, che sembrava essere il presupposto pressoché intangibile del sistema liberal-democratico, fu opera di J.M. Keynes, il quale, pubblicando nel 1936 la sua ‘Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta’, diede forma scientifica alal convinzione di poter regolare l’economia capitalistica e di superare la crisi “”nel quadro del sistema sociale esistente””, e demolì uno dei caposaldi della scienza economica classica, vale a dire l’idea della corrispondenza armonica tra offerta e domanda, tra produzione e consumo. Nell’analisi di Keynes il centro della problematica si spostava dalla distribuzione alla produzione e la sua conclusione operativa era una completa condanna delle politiche di deflazione. La grande crisi era stata determinata da una divaricazione tra lo sviluppo dei redditi della massa dei consumatori, era cioè una crisi di sottoconsumo che non poteva essere superata se non reinnescando il meccanismo della domanda e agevolando gli investimenti che avrebbero dovuto soddisfarla”” (pag 172) “”Che Keynes sia stato il sistematore teorico di una politica di emergenza, non può comunque far dimenticare che già negli anni venti proposte di politica congiunturale non deflazionistica erano state avanzate in area socialdemocratica, e che sempre nella stessa area queste proposte si erano per così dire perfezionate nei primissimi anni trenta. A partire dal 1925 scrittori come Lederer, Massar e Tarnow suggerirono in Germania il ricorso all’aumento dei salari come elemento che attraverso l’aumento della domanda globale incentivasse la produzione, e nel 1931 il piano sindacale prospettò la creazione di una domanda aggiuntiva mediante una politica di ‘deficit spending’ che si collocava agli antipodi del deflazionismo di Brüning avallato da Hilferding”” (pag 174)”,”STOU-115″
“GAETA Franco / NELLO Paolo / FERRETTI Valdo”,”Da sponda a sponda. L’emigrazione degli intellettuali europei e lo studio della società contemporanea (1930-1965) (Gaeta) / Il dibattito sul fascismo. Le interpretazioni degli storici e dei militanti politici (Nello) / Diplomats in Crisis. United States – Chinese – Japanese Relations, 1919-1941 (Ferretti).”,”Recensioni dei libri rispettivamente di H. Stuart Hughes, Marina Addis Saba, R.D. Burnes e E.M. Bennett (a cura)”,”STOx-268″
“GAETA Franco”,”Il nazionalismo italiano.”,”Franco Gaeta, nato a Venezia nel 1926, è stato alunno di Federico Chabod e collaboratore di Nino Valeri. Insegna Storia moderna nella facoltà di Lettere dell’Università di Roma. I suoi lavori principali hanno avuto per oggetto la storia dell’ Umanesimo e del Rinascimento (Pio II, Valla, Erasmo, Aleandro, Machiavelli). E’ autore, fra l’altro, di due ampie sintesi: «Il Rinascimento e la Riforma» (1976), e l’aggiornamento relativo agli anni 1939-60 della “”Storia universale”” di Corrado Barbagallo. Tra liberalismo e fascismo; emerge un nuovo protagonista, il nazionalismo italiano. All’insegna dell’autoritarismo e dell’antisocialismo, i nazionalisti espressero e realizzarono un’operazione politico-ideologica lucidamente elaborata e coerentemente perseguita: un movimento creato da intellettuali elaborò una compiuta ipotesi e costruzione di un regime reazionario. 1922: il vecchio sottobosco politico meridionale cercava di adeguarsi con spregiudicata prontezza ‘Tra liberalismo e fascismo, emerge un nuovo protagonista, il nazionalismo italiano. All’insegna dell’autoritarismo e dell’antisocialismo, i nazionalisti espressero e realizzarono un’operazione politico-ideologica lucidamente elaborata e coerentemente perseguita: un movimento creato da intellettuali elaborò una compiuta ipotesi e costruzione di un regime reazionario’ (q.dic.). [‘L”exploit’ nazionalista dopo la marcia su Roma fu febbrile: specialmente nel Sud, ancora scarsamente toccato dall’espansione fascista. Nel novembre 1922, l’ «Idea Nazionale» reclamizzò fortemente l’accrescersi dei consensi al movimento nazionalista con un’evidenza tipografica assai significativa. I titoli per lo più a piena pagina, annunciavano: «La nuova gioventù d’Italia si organizza», «L’irresistibile ascensione delle forze nazionaliste», «Il costante proselitismo nazionalista», «Il nazionalismo si organizza in tutta Italia». Si apriva la fase finale e tumultuaria del nazionalismo e si stringevano i tempi verso la sua vittoriosa fusione col partito fascista. La base della convergenza esisteva e Corradini ribadiva in dicembre la comune avversione al socialismo e al parlamentarismo liberale e democratico «in quanto manutengolo del socialismo e istrumento della sua propagazione degenerativa»; ma rilevava nel contempo che l’essenza del fascismo si scopriva soltanto in alcuni fascisti, «nel capo, Benito Mussolini e in alcuni suoi seguaci eletti» (35). Inflazione nazionalista nel Mezzogiorno. E’ ben chiaro che l’inflazione nazionalista, specie nel Mezzogiorno (36), dopo la marcia su Roma, costituiva un serio motivo di preoccupazione per i fascisti. In regioni dove essi non erano profondamente penetrati e nelle quali la vita politica aveva una base di minute consorterie locali per le quali le designazioni politiche spesso erano null’altro che ‘flatus vocis’, i fascisti assistevano al concentramento dei più disparati interessi attorno al nazionalismo, ad un nuovo dislocarsi dei vecchi clan liberal-democratici in cerca di punti di confluenza per continuare a servirsi in qualche modo dello Stato. Si trattava in prevalenza del vecchio sottobosco politico meridionale che cercava di adeguarsi, con una spregiudicata prontezza, alla nuova situazione politica generale, fiutata con intuito consumato. Se fino alla marcia su Roma la borghesia agraria e umanistica del Sud aveva politicamente vissuto attraverso la rete clientelistica liberale, essa ora comprendeva che gli elementi che fino allora avevano costituito i mezzi del suo peso politico erano stati scavalcati dall’azione fascista e difficilmente avrebbero potuto tornare ad assolvere le vecchie funzioni. Per di più, una parte del fascismo meridionale, specie campano, aveva assunto una tinta «di sinistra» che era, in fin dei conti, suggerita dalla necessità di smagliare il tessuto politico locale e trovava in Padovani (37), Lanzillo e Bifani le punte d’un tentativo di rinnovamento’ (pag 235-236)”,”ITAD-144″
“GAETA Franco a cura”,”La stampa nazionalista.”,”Assorbimento ideologico (pag 375) (fusione del partito nazionalista con il partito fascista) Occupazione delle fabbriche e controrivoluzione preventiva (pag 298-302) La nascita del movimento nazionalista. Il fatto che determinò il loro serio inserimento nel tessuto della vita politica italiana. “”I risultati del convegno fiorentino furono quanto mai vaghi: il movimento nazionalista non né uscì con una fisionomia definita. Accolta la pregiudiziale monarchica; il problema della guerra restava indefinito tra la concezione nazionale-irredentistica di Sighele e quella imperialista di Corradini; in politica economica restavano impregiudicate le impostazioni liberista e protezionista; all’inteventismo di Sighele veniva messa la sordina. Nella stessa casa continuarono a vivere sino al 1912 Arcari e Coppola, Rivalta e Federzoni, Sighele e Corradini. Ma nei due anni che passarono tra il primo e il secondo congresso nazionalista avvenne il fatto capitale della guerra libica: il primo conflitto che l’Italia affrontasse da sola dal momento della sua costituzione unitaria. Essa fu la grande e davvero non sprecata occasione dei nazionalisti, il fatto che determinò il loro serio inserimento nel tessuto della vita politica italiana. Si sa come andarono le cose: alle pacate decisioni giolittiane si sovrapposero il rumore delle ‘Canzoni’ dannunziane e il fragore nazionalista e futurista; la voce dimessa di Pascoli ebbe un’impennata concorrenziale (e decisiva per i suoi destini poetici) verso il suo per allora minore fratello e la pacifica Italia giolittiana scese in campo stranamente accompagnata dai fantasmi dei legionari romani di Scipione e da quelli di Erodoto e Plinio che furono suscitati a consacrare con la loro autorità (opportunamente manipolata) la feracità della quarta sponda. Si verificò una sorta di appropriazione indebita della guerra e l’inebriamento toccò punte estreme non solo in retorica. Il solito Corradini, inarrestabile, minacciò un’azione «estremamente rivoluzionaria», anche contro cose e persone che ora non si nominano», vale a dire contro la monarchia ed il re. A questa campagna per l’impresa libica aveva partecipato in prima linea un settimanale uscito da poco, l”Idea Nazionale’, ch’era destinato a divenire il foglio più rappresentativo e più importante del movimento nazionalista. Il gruppo di redattori era costituito da Corradini, Maraviglia, Federzoni, Coppola, Forges-Davanzati: un’équipe che, nonostante la diversa provenienza ideologica e politica, nonostante la differente preparazione culturale dei suoi componenti, si ritrovava cementata da alcune fondamentali esigenze e soprattutto dalla volontà di dare al nazionalismo un programma politico preciso, tale che trasformasse il movimento in un’elite capace di agire non solo in funzione d’una generica ripresa nazionale, ma in una ben individuata direzione lungo la quale forse si sarebbero presi molti amici, ma i seguaci sarebbero stati più forti e più sicuri. Di questo gruppo, Corradini restava l’oracolo: ma accanto a lui, apparivano in posizione di rilievo il duttile Federzoni, un tecnico delle questione internazionali quale Coppola, un transfuga del sindacalismo come Forges dotato d’un consequenziario dottrinarismo girondino (10) e un pubblicista di penna facile e brillante come Maraviglia. Fu appunto attorno all”Idea Nazionale’ che conversero tra il 1911 e il 1912 gli uomini destinati a dar vita al vero e proprio nazionalismo politico italiano; e fu proprio sulle impostazioni politiche e dottrinarie di questo gruppo che avvenne la prima chiarificazione in seno al movimento”” (pag XIV-XV) [(10) La definizione è di L. Federzoni, nelle ‘Memorie’ pubblicate a puntate ne “”L’indipendente”” di Roma tra il maggio e il luglio 1946. Cfr. n. 20 giugno] Pascoli. Il nazionalismo. “”Scoppiata la guerra italo-turca, presso il teatro di Barga pronuncia il celebre discorso a favore dell’imperialismo La grande Proletaria si è mossa: egli sostiene infatti che la Libia sia parte dell’Italia irredenta, e l’impresa sia anche a favore delle popolazioni sottomesse alla Turchia, oltre che positiva per i contadini italiani, che avranno nuove terre. Si tratta, in sostanza, non di nazionalismo vero e proprio, ma di un’evoluzione delle sue utopie socialiste e patriottiche. Il 31 dicembre 1911 compie 56 anni; sarà il suo ultimo compleanno: poco tempo dopo le sue condizioni di salute peggiorano. Il medico gli consiglia di lasciare Castelvecchio e trasferirsi a Bologna, dove gli viene diagnosticata la cirrosi epatica per l’abuso di alcool [25]; nelle memorie della sorella viene invece affermato che fosse malato di epatite e tumore al fegato [26] Il certificato di morte riporta come causa un tumore allo stomaco, ma è probabile fosse stato redatto dal medico su richiesta di Mariù, che intendeva eliminare tutti gli aspetti che lei giudicava sconvenienti dall’immagine del fratello, come la dipendenza da alcool, la simpatia giovanile per Passannante e la sua affiliazione alla Massoneria. [27] La malattia lo porta infatti alla morte il 6 aprile 1912, un Sabato Santo vigilia di Pasqua,nella sua casa di Bologna, in via dell’Osservanza n. 2; la vera causa del decesso fu probabilmente la cirrosi epatica. [27][28] Pascoli venne sepolto nella cappella annessa alla sua dimora di Castelvecchio di Barga, dove sarà tumulata anche l’amata sorella Maria, sua biografa, nominata erede universale nel testamento, nonché curatrice delle opere postume””. (wikip)”,”ITAF-376″
“GAETA Franco”,”Il nazionalismo italiano.”,”Franco Gaeta, nato a Venezia nel 1926, è stato alunno di Federico Chabod e collaboratore di Nino Valeri. Ha insegnato Storia moderna nella facoltà di Lettere dell’Università di Roma. I suoi lavori principali hanno avuto per oggetto la storia dell’Umanesimo e del Rinascimento (Pio II, Valla, Erasmo, Aleandro, Machiavelli). Tra le sue pubblicazioni, due ampie sintesi: «Il Rinascimento e la Riforma» (1976), e l’aggiornamento relativo agli anni 1939-60 della “”Storia universale”” di Corrado Barbagallo. “”Non inferiore a quella gobettiana fu la virulenza di Nitti (45) nei confronti dei nazionalisti che a suo parere avevano «solo gli sfoghi letterari dei loro giornali che sembrano spesso scritti da dervisci ubriachi e che fanno qualche volta, almeno in Italia, dubitare dello stato mentale dei loro collaboratori». La irritazione di Nitti nasceva indubbiamente anche da motivi personali che non v’è alcuna necessità di documentare, ma anche in alcune delle sue pagine furono presenti valutazioni di un certo interesse, come, per esempio, in quella relativa ai rapporti tra nazionalismo e fascismo, in cui notò: «Il fascismo italiano, che forse in origine conteneva fra tante cose pessime qualcuna che non era spregevole, si è degradato completamente il giorno che si è solidarizzato con il nazionalismo e non avendo un suo programma ne ha accettato i metodi e le idee. Quel giorno la guerra, anzi una serie di guerre, la guerra in permanenza, l’arte per l’arte, sono diventate cose necessarie e quindi una serie di disfatte e la rovina inevitabile dell’Italia. Se i fascisti furono responsabili di reati numerosi contro la proprietà e contro le persone, i nazionalisti proclamando la violenza e la guerra, in omaggio ai loro principi teorici, si specializzarono invece nella loro attività pratica nei reati contro la proprietà e soprattutto contro la proprietà dello Stato»”” (pag 53)] [(45) F.S. Nitti, ‘Bolscevismo, fascismo, democrazia’ (questo scritto è del 1926) in ‘Opere’, XI, Bari, 1961, pp. 254-62, e ‘Rivelazioni’, Bari, 1963, pp. 686-87] Nitti sui nazionalisti: ‘i loro giornali (…) sembrano spesso scritti da dervisci ubriachi e (…) fanno qualche volta (…) dubitare dello stato mentale dei loro collaboratori'”,”ITAA-006-FF”
“GAETA Saverio PRISCIANDARO Vittoria”,”I volti della solidarietà. Manuale pratico di volontariato.”,”Saverio Gaeta caposervizio del mensile ‘Jesus’ e autore di saggi e Vittoria Prisciandaro redattrice del settimanale dell’Azione Cattolica ‘Segno nel mondo’ Perché fare del ‘volontariato’ ma anche come farlo e dove rivolgersi per ottenere aiuto.”,”ITAS-254″
“GAETTENS Richard”,”Inflazione.”,”Fondo Franco Palumberi”,”ECOI-261″
“GAFENCO Gregorio”,”Preliminari della guerra all’ Est. Dall’ accordo di Mosca (21 agosto 1939) alle ostilità in Russia (22 giugno 1941).”,”GAFENCO Gregorio ex ministro degli affari esteri di Romania ex ministro di Romania a Mosca. “”… quando si legge un libro di storia occorre sempre pensare al tempo in cui l’ autore l’ ha scritto””. Voltaire, Charles XII (in apertura) “”Stalin era stato avvertito che Matzuoka non voleva a nessun prezzo rientrare a mani vuote a Tokio. Egli si adoperò a fargli pagar caro il suo desiderio. I Giapponesi avevano espresso il loro desiderio di concludere un patto di non aggressione e di amicizia, identico a quello che il signor Ribbentrop aveva firmato a Mosca il 21 agosto 1939. Era ciò che Stalin aveva di meglio e anche quel che di più caro poteva offrire. Domandò un prezzo elevato: la restituzione della parte sud dell’ isola di Sakalin, tolta alla Russia col trattato di Portsmuth. Seguendo l’ esempio tedesco, l’ URSS perseguiva la revisione di tutti i trattati che avevano imposto alla Russia la cessione di territori. Il ministro giapponese rifiutò di prendere in considerazione questa condizione e ripiegò su una proposta più modesta. Domandò un patto di neutralità. I Sovietici non dissero di no ma posero due condizioni; I. Gli impegni reciproci di neutralità dovevano avere un carattere generale e assoluto e non prevedere alcuna riserva né eccezione. 2. I giapponesi dovevano rinunciare alla concessioni di miniere che il trattato di Portsmuth aveva loro accordato nella parte nord dell’ isola di Sakalin, che apparteneva ancora all’ URSS. La seconda di queste condizioni (…) era posta dai delegati sovietici tutte le volte che il Giappone tentava di normalizzare i suoi raccorti con l’ URSS, e i delegati giapponesi le avevano sempre rifiutate.”” (pag 188-189)”,”RAIx-201″
“GAFENCU Grigore”,”Ultimi giorni dell’ Europa. Viaggio diplomatico nel 1939.”,”GAFENCU Grigore ex-ministro degli esteri di Romania.”,”RAIx-101″
“GAFUROV B. SIMONIYA N. REZNIKOV A. SHATALOV I. LAVRISHCHEV A.”,”Lenin and revolution in the east.”,”E’ una raccolta di articoli di giornale e riviste di esperti e giornalisti di politica estera sovietica. “”Lenin obiettò all’ affermazione di Roy in commissione riguardo alla necessità di rifiutare l’ unione con le forze democratico-borghesi nelle colonie e la sua pretesa che il destino del comunismo mondiale dipendeva esclusivamente dal trionfo del comunismo in Oriente. Egli mostrò che il punto di vista di Roy era piuttosto infondato in quanto, da una parte, i comunisti indiani, fino a quel momento, non erano stati in grado di fondare un Partito Comunista nonostante i 5 milioni di proletari e 37 milioni di contadini senza terra. Ciò non significava, comunque, che Lenin ponesse il compito di organizzazione immediata di un Partito Comunista di massa in India (di fatto questa era la visione di Roy). Se enfatizzava l’ importanza eccezionale della formazione e dell’ attività di un Partito Comunista, lasciava chiaramente intendere che lo sviluppo numerico del proletariato e dei contadini senza terra in un una colonia in sé non forniva tutti i prerequisiti per dare vita a un Partito Comunista di massa””. (pag 82-83)”,”RUST-118″
“GAGE Nicholas”,”Addio Mafia. La storia concisa, chiara e illustrata degli anni ruggenti della mafia, dall’impero di Al Capone all’intervento di Luciano, dall’eliminazione del padrino dei padrini, Maranzano, all’uccisione di Anastasia e alla guerra tra Profaci e i fratelli Gallo.”,”Solo chi per anni ha svolto un duro lavoro di ricerca per giungere alla verità e alla spiegazione di una catena di avvenimenti, all’apparenza complicati e spesso travisati, possiede il dono in maniera logica, e in seguito di spiegarli con estrema chiarezza e semplicità anche agli altri. É il caso di Nicholas Gage, autore di questo volume. Come egli stesso tiene a precisare, appartiene a quella strana famiglia dei cosiddetti Investigative Reporters; quegli scrittori o giornalisti che, anche a costo di gravi pericoli, inseguono la verità in tutti i settori e in tutti gli ambienti della società americana.”,”USAS-012-FL”
“GAGGERO Andrea, a cura di Saverio TUTINO”,”Vestìo da Omo.”,”Dove si vede come un uomo, fattosi prete, si prende cura anche di ladri e prostitute, poi milita nella Resistenza antifascista, finisce in un lager nazista, diventa comunista e pacifista, ma viene processato dal Santo Uffizio che lo riduce allo stato laicale.”,”ITAR-369″
“GAGGERO Andrea, a cura di Saverio TUTINO”,”Vestìo da Omo.”,”Dove si vede come un uomo, fattosi prete, si prende cura anche di ladri e prostitute, poi milita nella Resistenza antifascista, finisce in un lager nazista, diventa comunista e pacifista, ma viene processato dal Santo Uffizio che lo riduce allo stato laicale.”,”ITAR-370″
“GAGGI Massimo BARDAZZI Marco”,”L’ultima notizia. Dalla crisi degli imperi di carta al paradosso dell’era di vetro.”,”GAGGI Massimo è inviato del Corriere della Sera a New York, BARDAZZI Marco è stato giornalista corrispondente per l’Ansa negli Stati Uniti.”,”EDIx-112″
“GAGGI Massimo”,”Dio, Patria, Ricchezza.”,”Inchiesta sull’America, la falange religiosa, il potere delle lobby, l’imperativo del profitto, il culto dell’innovazione. Storie e personaggi di un Paese in crisi di identità. Massimo Gaggi inviato del Corriere della Sera vive e lavora a New York. Nel 2006 ha pubblicato per Einaudi ‘La fine del ceto medio’ con Edoardo Narduzzi”,”USAE-106″
“GAGGI Massimo NARDUZZI Edoardo”,”La fine del ceto medio.”,”Massimo Gaggi, inviato del Corriere della Sera con base a New York, ha dedicato le sue analisi più recenti all’evoluzione dei sistemi socio-economici e alle conseguenze politiche della globalizzazione. Edoardo Narduzzi, manager e imprenditore dell’hi-tech, studia da anni gli effetti sociali ed economici dell’innovazione. Ha pubblicato La rivolta liberale (con L. Scheggi Merlini), Il malessere fiscale (con A. Fantozzi), Il mercato globale (con A. Fantozzi), American Internet e Sesto Potere. Si è specializzato negli Stati Uniti e nel Regno Unito.”,”TEOS-096-FL”
“GAGGI Massimo”,”Dio, Patria, Ricchezza.”,”Massimo Gaggi inviato del Corriere della Sera vive e lavora a New York. Nel 2006 ha pubblicato per Einaudi ‘La fine del ceto medio’ con Edoardo Narduzzi. Il fattore religione in Usa. “”Queste chiese hanno imparato a utilizzare al meglio le nuove tecnologie (…) a fare nuovi proseliti e a creare legami tra i fedeli sviluppando ‘affinity groups’: motociclisti, modellisti, persone che cercano di dimagrire, sportivi, che formano differenti comunità d’interessi. Un meccanismo che amplia e arricchisce la base della parrocchia. Del resto anche quello di aiutare le congregazioni a crescere è diventato un business con una sua forza autonoma. C’è persino una società quotata, la Kingdom Ventures, che ha come unica attività l’assistenza a 10 mila chiese che stanno tentando di espandersi. La Kingdom Ventures, che ha 12 filiali sparse per gli Stati Uniti, mette a disposizione delle organizzazioni religiose sue clienti artisti e speaker, organizza raccolte di fondi, vende audiovisivi, promuove l’utilizzo delle tecnologie più avanzate”” (pag 25)”,”USAS-003-FV”
“GAGLIANI Daniella”,”Il dibattito marxista sulla questione agraria.”,”Nel testo si cita la traduzione italiana del volume di Hans Georg Lehmann, ‘Il dibattito sulla questione agraria nella socialdemocrazia tedesca e internazionale. Dal marxismo al revisionismo e al bolscevismo’, Milano, 1977, il volume di Mitrany su ‘Il marxismo e i contadini’ e quello di Tarrow sul Pci e il Mezzogiorno.”,”TEOC-690″
“GAGLIANI Dianella”,”Brigate nere. Mussolini e la militarizzazione del Partito fascista repubblicano.”,”Collaborazionismo (pag 186-187)”,”QMIS-265″
“GAGLIANI Daniella a cura; saggi di Vittorio SCOTTI DOUGLAS Carme MOLINERO Marco MINARDI Daniele SERAPIGLIA Ricard VINYES Andrea BATTISTINI Giorgio VECCHIO Roberta MIRA Pere YSAS Irene DI-JORIO Massimo STORCHI Aldo MONTI Mariuccia SALVATI Massimo PAPINI Ivo MATTOZZI Mrico CARRATTIERI e altri”,”Fascismo/i e Resistenza.”,”La seconda parte del volume è dedicata a Luciano Casali: ‘Luciano Casali, docente, studioso e costrutture di reti scientifiche’, seguono testimonianze e appendici con una nota biografica”,”ITAR-038-FSD”
“GAGLIANI Vincenzo”,”Discorsi sopra lo studio del diritto pubblico di Sicilia.”,”Il libro di Vincenzo Gagliani, (di cui si hanno pochissime notizie biografiche) tratta temi legati al diritto pubblico siciliano, analizzando le istituzioni, le leggi e le prerogative del governo dell’epoca. Il prof. Sciacca, docente presso l’Università di Catania, ha dedicato gran parte della sua ricerca al costituzionalismo moderno e alle teorie della sovranità.”,”DIRx-024-FMB”
“GAGLIANO Giuseppe”,”Potere e antagonismo in Michel Foucault e Michel Onfray.”,”Libro omaggio dell’A Nato a Como, G. GAGLIANO si è laureato in filosofia presso la Statale di Milano. Ha conseguito il Master in studi strategici e intelligence e quello in diritto internazionale e conflitti armati.”,”TEOP-388″
“GAGLIANO Giuseppe”,”L’intellettuale in rivolta. L’antagonismo politico attraverso le riflessioni di Walzer, Buber, Chomsky, Ward, Zinn.”,”Libro omaggio dell’A Nato a Como, G. GAGLIANO si è laureato in filosofia presso la Statale di Milano. Ha conseguito il Master in studi strategici e intelligence e quello in diritto internazionale e conflitti armati.”,”TEOP-389″
“GAGLIARDI Rina POLO Gabriele a cura; scritti di Renato MONTELEONE Roberto SILVESTRI Luisa MURARO”,”Il crac della Banca Romana.”,”‘Roma, 23 novembre 1893: il primo governo Giolitti viene travolto dallo scandalo della Banca romana. La tangentopoli del secolo scorso’ Scritti di Renato MONTELEONE Roberto SILVESTRI Luisa MURARO”,”ITAE-263″
“GAGLIARDI Lorenzo a cura”,”Cesare e le guerre civili.”,”Lorenzo Gagliardi è professore di Diritto romano all’Università Statale di Milano ove è anche coordinatore della Sezione di Diritti dell’antichità. Insegna inoltre alla Bocconi di Milano. La guerra come industria principale. “”Le attività produttive erano in gran parte basate sul lavoro degli schiavi. Il modello di economia agricola era quello della villa. In questo periodo la villa agricola per eccellenza era quella descritta dall’erudito MarcoTerenzio Varrone, vissuto tra il 116 e il 27 a.C. La nuova villa, detta «varroniana», era più vasta di quelle descritte da Catone un secolo prima, estendendosi in media su terreni di 250 ettari. A capo della villa vi era il fattore schiavo detto ‘vilicus’ (il “”villico””), che organizzava il lavoro degli schiavi comuni, specializzati nelle diverse attività. I cereali, benché fossero alla base delle dieta romana, erano oggetto di una produzione limitata, poiché giungevano a Roma dalle province. Erano prevalenti le colture di olivo, vite, legumi, verdure e ortaggi. Nella villa vi era poi uno spazio per l’allevamento di animali. L’olio era fondamentale non solo per i consumi alimentari, ma anche per la preparazione di unguenti e per l’illuminazione. Il vino divenne un elemento importante per i Romani quando, tra secondo e primo secolo a.C., essi aumentarono il consumo di carne e di cibi più ricercati e soprattutto passarono dalla ‘puls’ [una farinata che si otteneva facendo bollire nell’acqua o nel latte il cereale macinato] al pane, abbandonando la dieta tradizionale naturalmente ricca di liquidi. Accanto alle grandi ville rustiche dei latifondisti, con centinaia di schiavi, vi erano la piccola proprietà rurale e il lavoro libero. Né erano irrilevanti il commercio, su grande e piccola scala, e l’artigianato. A Roma, accanto alla sfaccendata plebe urbana, vi erano centinaia di liberi negozianti molto operosi, che concentravano nel Foro le loro attività. Un grande commercio terrestre e marittimo si sviluppò per andare incontro all’approvvigionamento dell’Urbe in tema di alimentazione e per soddisfare le richieste di vestiario, utensili e arredamento delle sue migliaia di abitanti. L’edilizia fu un’altra consistente voce dell’economia come abbiamo visto. Vi erano poi le professioni intellettuali, tra cui, ‘in primis’, l’avvocatura. Agli avvocati era vietato ricevere onorari, ma essi venivano compensati con donazioni, spesso generosissime. Cicerone, nato da famiglia non particolarmente ricca, calcolò nell’ultimo anno della sua vita, di avere accumulato una ricchezza di 20 milioni di sesterzi. Possedeva del resto otto ville signorili: la più vicina a Roma era a Tuscolo, le altre ad Arpino, dove era nato, ad Anzio, Astura, Formia, Cuma, Pozzuoli e Pompei. Non è tuttavia lontano dal vero chi sostiene che l’industria principale dei Romani fu la guerra. In quest’epoca ogni anno tra il 10 e il 20% della popolazione era sotto le armi””. Dalle conquiste giungevano ricchezze e bottini, ma soprattutto tributi”” (pag 120-121-122)”,”STAx-280″
“GAGLIARDUCCI Andrea”,”Propaganda Fide R.E. Un intrigo clericl vip.”,”GAGLIARDUCCI Andrea giornalista collabora come vaticanista per il Tempo e La Sicilia. Propaganda Fide ha la proprietà di circa 600 immobili a Roma (v. Mappa delle proprietà) Lotta per il controllo finanziario sul Vaticano. “”Oltre 9 miliardi di patrimonio immobiliare. Un intrigo di opere pie e di opere profane. Prelati, affaristi, politicanti e un aspirante papa”” (retrocop.) “”Resta il fatto che si fanno i conti al termine del Giubileo e si scopre che gli utili ammontano ad appena 70 miliardi di lire. Non molti, a fronte dell’investimento sostenuto. Non molti, considerando anche i 3500 miliardi dati dallo Stato, e finiti sì nel Giubileo, ma anche in una serie di organizzazioni che con il Giubileo poco ci entravano. La pioggia di soldi del Giubileo è simile a una legge finanziaria: si sa (più o meno) quello che esce e si spera che entri qualcosa. Per fortuna, il Vaticano ha avuto la Provvidenza dalla sua. Ma d’altronde è il Vaticano, e qualcosa vorrà pur dire…”” (pag 55)”,”RELC-298″
“GAIDO Daniel LUPARELLO Velia”,”Strategy and Tactics in a Revolutionary Period: U.S. Trotskyism and the European Revolution, 1943-1946.”,”Articolo incentrato sulle posizione della corrente minoritaria del SWP americano guidata da Felix Morrow Jean van Heijenoort e Albert Goldman a fronte della maggioranza James Connor. La seconda organizzazione trotskista è il WP Workers Party guidato da Max Shachtman.”,”TROS-024-FGB”
“GAILLARD Jeanne”,”Communes de province, commune de Paris, 1870-1871.”,”GAILLARD Jeanne”,”MFRC-141″
“GAILLARD Jean”,”A la découverte de la… Révolution française. Tome I.”,”Jean Gaillard Professeur à l’Ecole Supérieure des Sciences Economiques et Commerciales (Institut Catholique) “”Ce Jacques Hébert, ancien distributeur de contre-marque à la porte des théâtres, devenu substitut de la commune, représentait ce que détestait le plus Robespierre: l’athéisme et le communisme. Lui et son chef, le procureur de la commune, Anaxagoras Chaumette, tenaient l’Hôtel de Ville et se croyaient tout permis. Leur organe ‘Le ‘Père Duchesne – ce “”sale écrit””, comme l’appelait Mme Roland – était le journal le plus lu du Peuple; il prêchait la révolte contre l’opulence, exploitait la misère et la faim, réclamait la disparition de “”l’aristocratie mercantile”” et voulait en un mot la “”révolution intégrale”” – autrement dit la révolution sociale”” (pag 147) Chaumette, Pierre-Gaspard. – Rivoluzionario francese (Nevers 1763 – Parigi 1794); collaboratore dal 1790 del giornale Révolutions de Paris, membro della Comune del 10 agosto 1792, ebbe parte di primo piano nel 1792-93. Presidente, poi procuratore della Comune, da allora cambiò il proprio nome in quello di Anassagora Ch.; si distinse per la sua ostilità verso i girondini e per i suoi tentativi di promuovere il culto della dea Ragione. Coinvolto per questo da Robespierre nel processo degli hebertisti, fu processato e ghigliottinato. (Treccani) Wikip: La pubblica accusa diede lettura di stralci del Père Duchesne che avrebbero dovuto provare il suo progetto di « disorganizzare tutte le autorità costituite e di mettere tutto a fuoco ». Hébert osservò che era facile diffamare un uomo estrapolando frasi « e perdendo di vista le circostanze nelle quali sono stati redatti gli scritti che gli vengono contestati »,[144] ricordando altresì che il suo giornale era allora approvato e finanziato dal governo.[145] Tornando in carcere a udienza terminata, Ronsin ricordò a Hébert che sarebbe stato semplice rispondere citando Marat, che non scriveva cose diverse. D’altra parte, quello era un processo politico e ogni difesa era inutile. A Hébert che riteneva che la libertà fosse ormai perduta, obiettò che « la libertà non può essere distrutta; il partito che ora ci manda a morte vi andrà presto a sua volta ».[146]”,”FRAR-429″
“GAILLARD Jean”,”A la découverte de la… Révolution française. Tome II.”,”Jean Gaillard Professeur à l’Ecole Supérieure des Sciences Economiques et Commerciales (Institut Catholique) ‘Per molto tempo si è considerato che il 18 – 19 Brumaio (1799) aveva chiuso la Rivoluzione in modo definitivo, come il 9 Termidoro (1794) aveva chiuso il Terrore, ma dopo i lavori di Sorel, di Aulard, di Vandal, si è dovuto rivedere questa opinione e si ammette oggi che il 18-19 Brumaio ha salvato, affermato e consacrato la rivoluzione. Inoltre, queste due intepretazioni possono conciliarsi: esse sono più complementari che contraddittorie…’ (pag 125)”,”FRAR-430″
“GAITSKELL Hugh”,”Socialismo e nazionalizzazione.”,”””Ci si consentano ancora altre due considerazioni. Primo: guardiamoci dalle illusioni. Perché la causa maggiore del disappunto seguito alle nazionalizzazioni è stata il troppo illudersi sui loro effetti. Ciò significa, in particolare, che i lavoratori delle industrie interessati debbono rendersi conto che la nazionalizzazione è un processo a lungo termine, e che tale processo è cosparso di mille difficoltà; significa altresì l’ abbandono di una mentalità sindacalistica (totalmente inappropriata in una società democratica), una mentalità che vde lo scopo della nazionalizzazione semplicemente in un guadagno immediato dei lavoratori dell’ industria nazionalizzata, senza riguardo all’ interesse del resto della comunità. Secondo: non dobbiamo dimenticare che l’ elettorato britannico non si lascerà impressionare da nuovi programmi di nazionalizzazione, se non avrà la dimostrazione della loro necessità. Abbiamo oggi il grande vantaggio di aver effettuato nazionalizzazioni che funzionano e durano; con questo precedente, la paura del salto nel buio è minore, e il popolo sa che il parlarne non ha più senso. Ma dobbiamo porre sull’ altro piatto della bilancia il fatto che quasi tutte le industrie nazionalizzate tra il 1945 e il 1950 erano state in passato oggetto di lunghe ed elaborate inchieste pubbliche, sicché l’ esigenza di un loro mutamento strutturale era qualche cosa cui il pubblico si era del tutto assuefatto.”” (pag 70-71)”,”TEOC-350″
“GAJA Filippo”,”Le frontiere maledette del Medio Oriente. Le righe immaginarie tracciate sulla sabbia del deserto che portano il mondo alla catastrofe. 170 anni di interventi militari, accordi segreti e trattati arbitrari nel perverso processo di formazione della ‘legalità internazionale’ nel Golfo Persico e dintorni.”,”Filippo Gaja nato a Parma il 04/08/1926, nel novembre 1943 passa avventurosamente le linee e raggiunge il meridione dove si arruola nel Corpo Italiano di Liberazione, partecipando alla guerra di liberazione contro i tedeschi nelle file del reggimento paracadutisti Nembo, del Gruppo di Combattimento Folgore. Già divenuto nel 1944 militante attivo della sinistra socialista, alla fine della guerra inizia la carriera giornalistica. dapprima come redattore del Fronte Popolare, la Gazzetta di Milano, e l’Avanti edito n ella capitale lombarda. Dal 1953 lavora come inviato speciale di grandi settimanali. Si integra nella lotta contro la dittatura fascista del generale Francisco Franco in Spagna, collaborando strettamente con Julio Alvarez del Vayo, già Ministro degli Esteri e Commissario Generale per l’Esercito della Repubblica durante la guerra civile. Negli anni ’60 dirige Avance, organo della Union Socialista Espanola in esilio. Dal 1967 dirige in Italia la rivista di politica internazionale Maquis. Ha pubblicato: L’invasione di Cuba, L’esercito della lupara, La vita di Che Guevara, Italia, la crisi più lunga, La crisi globale, Le facce nascoste della nuova recessione internazionale, La rivoluzione in diretta dai muri di Francia.”,”VIOx-053-FL”
“GAJA Filippo”,”Le frontiere maledette del Medio Oriente. Le righe immaginarie tracciate sulla sabbia del deserto che portano il mondo alla catastrofe. 170 anni di interventi militari, accordi segreti e trattati arbitrari nel perverso processo di formazione della ‘legalità internazionale’ nel Golfo Persico e dintorni.”,”Filippo Gaja nato a Parma il 04/08/1926, nel novembre 1943 passa avventurosamente le linee e raggiunge il meridione dove si arruola nel Corpo Italiano di Liberazione, partecipando alla guerra di liberazione contro i tedeschi nelle file del reggimento paracadutisti Nembo, del Gruppo di Combattimento Folgore. Già divenuto nel 1944 militante attivo della sinistra socialista, alla fine della guerra inizia la carriera giornalistica. dapprima come redattore del Fronte Popolare, la Gazzetta di Milano, e l’Avanti edito n ella capitale lombarda. Dal 1953 lavora come inviato speciale di grandi settimanali. Si integra nella lotta contro la dittatura fascista del generale Francisco Franco in Spagna, collaborando strettamente con Julio Alvarez del Vayo, già Ministro degli Esteri e Commissario Generale per l’Esercito della Repubblica durante la guerra civile. Negli anni ’60 dirige Avance, organo della Union Socialista Espanola in esilio. Dal 1967 dirige in Italia la rivista di politica internazionale Maquis. Ha pubblicato: L’invasione di Cuba, L’esercito della lupara, La vita di Che Guevara, Italia, la crisi più lunga, La crisi globale, Le facce nascoste della nuova recessione internazionale, La rivoluzione in diretta dai muri di Francia.”,”VIOx-011-FV”
“GAJA Roberto”,”L’Italia nel mondo bipolare. Per una storia della politica estera italiana (1943-1991).”,”Roberto Gaja (1912-1992) è stato fra l’altro Segretario generale del Ministero degli Esteri e ambasciatore a Washington. Ha collaborato come editorialista a Il Tempo di Roma e ha pubblicato oltre a scritti storici e letterari, numerosi studi di politica internazionale.”,”ITQM-031-FL”
“GAJANO Alberto”,”La dialettica della merce. Introduzione allo studio di ‘Per la critica dell’economia politica’ di Marx.”,”Alberto GAJANO insegna sociologia della conoscenza nell’Università di Roma. Ha pubblicato saggi su Ricoeur e Habermas. L’autore ringrazia Marco Diani, Valentino Gerratana e Jacques Texier per aver letto la prima stesura di queso lavoro e averlo aiutato a migliorarlo con le loro osservazioni. “”E’ attraverso la critica che la scienza economica deve essere portata alla piena scientificità, come scrive Marx a proposito di Lassalle: “”Vedo …. che il tipo intende esporre l’economia politica alla Hegel… Conoscerà a sue spese che è una cosa completamente diversa portare attraverso la critica una scienza al punto di poter essere esposta dialetticamente, e invece applicare un sistema di logica astratto e bell’e pronto a presentimenti appunto di un siffatto sistema”” (Marx a Engels, 1.2.1858). Il legame tra le categorie elaborate dagli economisti borghesi e le contraddizioni della società capitalistica ci mostra che la critica di cui parla Marx non è soltanto critica della scienza economica borghese, ma, come è già stato detto più volte, critica dello stesso oggetto considerato, “”critica delle categorie economiche borghesi esaminate nella loro realtà storicamente determinata”” (Giorgetti, op. cit., pp. 16-17) (1)”” [Alberto Gajano, La dialettica della merce. Introduzione allo studio di ‘Per la critica dell’economia politica’ di Marx, 1979] (pag 19) [(1) G. Giorgetti, prefazione a: Marx, Teorie sul plusvalore, vol I., 1961] Cronologia delle opere di Karl Marx (fonte: http://www.criticamente.com/marxismo/marx-engels/Breve_cronologia_della_vita_e_delle_opere_di_Karl_Marx.htm) (vedi retro)”,”MADS-607″
“GAL Iren”,”Bela Kun vita di un rivoluzionario.”,”””Alla fine del 1923, Béla Kun fu chiamato a dirigere la sezione di agitazione e propaganda del Comintern. Si avvicinava il V Congresso dell’ Internazionale, che pose i partiti stranieri nella necessità di risolvere compiti di grande importanza. L’ allargamento della tattica del fronte unico, la bolscevizzazione dei partiti, o comunque la creazione di partiti che inserissero nel loro programma la questione della presa del potere: questi ed altri compiti fecero necessariamente del Comintern l’ organismo unitario, centrale, costante, pratico e teorico dei partiti comunisti del mondo. La sezione agitazione e propaganda aveva, ovviamente, un grande ruolo in questo lavoro e Béla Kun borbottava spesso che lo scrivere tesi, direttive e lettere non era “”pane per lui”” e ripensava spesso con nostalgia all’ atmosfera delle fabbriche degli Urali. Si mise tuttavia di buona lena (…)””. (pag 268) “”E arrivò, con le sue pesanti nubi, l’ autunno dell’ anno 1936. Il primo processo ufficiale. Un “”bel giorno”” Ezov telefona a Béla Kun. Lo invita presso di sé per le otto di sera stessa. Egli era già stato nominato, allora, commissario agli affari interni. Bela Kun andò, e ne tornò verso mezzanotte. “”Tu credevi che mi avessero trattenuto, vero?””, mi chiese senza riuscire a nascondere con lo scherzo la tristezza che lo avvolgeva. (…) Un giorno, un paio di settimane prima dell’ arresto, arrivando a casa dopo il lavoro, precipitosamente, prima ancora di salutare, disse: “”Pensa un po’ di che va parlando la gente…Ho incontrato per strada Jenö Varga e gli ho chiesto: “”Come va?”” “”Per ora a piede libero””, mi ha risposto. Che razza di fesserie può dire un uomo intelligente come Varga!…””. (…) “”Stalin telefonò ancora una volta verso la fine del 1937. “”I giornali stranieri – disse allegramente Stalin – scrivono che lei è stato arrestato a Mosca dalle autorità sovietiche. Per favore, per questa questione chiami un giornalista francese…””. Béla Kun soddisfece anche questa richiesta. La stampa francese pubblicò anche questa smentita. E qualche giorno dopo, il 29 giugno del 1937, Béla Kun venne arrestato. “”Non ti preoccupare, – mi disse – Si tratta certamente di un equivolco. Entro mezz’ora sarò di nuovo a casa.”” Non l’ ho più rivisto””. (pag 315-316-317)”,”INTT-227″
“GAL Iren”,”Béla Kun, vita di un rivoluzionario.”,”””Il primo serio dissidio fra le convinzioni e l’atteggiamento di Kun e la linea politica del movimento comunista internazionale si verificò in coincidenza della svolta del 1935 verso la tattica e la strategia dei fronti popolai. Col VII Congresso Kun, pur essendo riconfermato nel Comitato esecutivo del Comintern, non venne rieletto nel Presidium. Abbandona così l’attività in direzione dei partiti centro-europei di cui si era occupato dopo il 1928. Fra l’altro, all’inizio degli anni trenta si era venuto caratterizzando, in un certo senso, come l’esecutore testamentario di tutto il primo periodo dell’Internazionale: dopo aver portato a termine la pubblicazione in lingue estere delle opere di Lenin, di cui fu giustamente orgoglioso fino alla fine della sua vita, aveva atteso a quella raccolta dei documenti della III Internazionale, pubblicata a Mosca nel 1934, che va sotto il suo nome e che rimane la fonte più importante per la storia del movimento fino al 1932 (XII Plenum). Poco prima del VII Congresso Kun aveva rinverdito, nella nuova situazione europea e mondiale, il suo leninismo d’estrema sinistra: prendendo in considerazione i «paesi capitalisti alleati con la Russia» affermò che «il proletariato non può stringere la solita tregua civile socialdemocratica con la classe dominante (…). I lavoratori non boicottano la guerra (…) non si limitano a “”disintegrare”” gli eserciti che combattono l’armata rossa dell’Unione Sovietica, ma con questa combattono insieme per vincere il comune nemico». Toccava ai lavoratori porre sotto controllo i comandanti militari nei rispettivi paesi. Ma Béla Kun ribadiva che l’unica garanzia di pace consisteva pur sempre nella conquista del potere da parte della classe operaia. Era una linea che sarebbe venuta inevitabilmente a cozzare con le elaborazioni di Dimitrov e di Togliatti sul fronte popolare antifascista e contro la minaccia della guerra imperialista; una linea che risentiva ancora una volta dello spirito della rivoluzione combattente del 1918 e 1919, della precedente tensione polemica nei confronti del social-fascismo e che soltanto in parte, per certi suoi aspetti, avrebbe potuto tornare utile, in una prospettiva diversa, a conflitto aperto, in vista di uno sviluppo insurrezionale, nella permanenza e autonomia delle diverse sezioni del comunismo internazionale”” (pag XXI-XXII) [dalla prefazione di Enzo Santarelli]”,”RIRB-001-FB”
“GALANTE GARRONE Alessandro”,”Filippo Buonarroti e i rivoluzionari dell’800 (1828 – 1837).”,”GALANTE GARRONE, nato a Vercelli nel 1909, è Prof di storia del risorgimento nell’Univ di Torino. Tra le sue opere più importanti ‘Buonarroti e Babeuf’ (DE-SILVA, 1948) e ‘Gilbert Romme. Storia di un rivoluzionario’ (EINAUDI, 1959) apparso in traduzione francese da Flammarion (1971) in una edizione ampliata e corredata di nuovi documenti. Filippo BUONARROTI il giovane, giacobino e cospiratore naturalizzato francese (Pisa 1761-Parigi 1837). Di famiglia aristocratica, studiò legge a Pisa e ben presto abbracciò le idee innovatrici provenienti dalla Francia. Tenuto sotto controllo dalla polizia lorenese, fu costretto nel 1789 a emigrare in Corsica, dove svolse attività politica, ricoprendo anche vari incarichi per conto dell’amministrazione dipartimentale. Ottenuta nel 1793 la cittadinanza francese, ebbe dalla Convenzione numerose missioni, in Francia e in Italia, dove fu anche commissario nazionale dell’ex ducato”,”SOCU-011 BIOx-012″
“GALANTE GARRONE Alessandro”,”Felice Cavallotti.”,”Alessandro GALANTE GARRONE è nato a Vercelli il 1° ottobre 1909. Durante la Resistenza fu partigiano combattente e rappresentante del Partito d’ Azione nel CLN del Piemonte. Magistrato per trent’anni, è in seguito passato all’ insegnamento universitario (cattedra di storia del Risorgimento all’ università di Torino). Ha scritto molte opere tra cui ‘Buonarroti e Babeuf’ (1948), ‘Filippo Buonarroti e i rivoluzionari dell’ Ottocento’ (1951, 1972), ‘Gilbert Romme. Storia di un rivoluzionario’ (1959, in fr. 1971).”,”ITAA-043″
“GALANTE GARRONE Alessandro”,”Gilbert Romme. Storia di un rivoluzionario.”,”GALANTE GARRONE Alessandro è nato a Vercelli nel 1909. E’ stato magistrato per trent’ anni prima di insegnare Storia del Risorgimento all’ Università di Torino. Ha studiato soprattutto la Rivoluzione Francese e la storia dei giacobini e dei radicali in Italia.”,”FRAR-212″
“GALANTE GARRONE Alessandro”,”I radicali in Italia (1849-1925).”,”Scrive BERTANI in una lettera a CATTANEO: “”Un’ altra obbiezione mi è fatta, per esempio dal Saffi; il quale approva quasi tutto, ma mi osserva ch’egli non crede nel Parlamento, non crede nella serietà del sistema rappresentativo nelle basi attuali. Né io del pari penso che dal Parlamento possa venire la redenzione dell’ Italia; ma penso che oggigiorno dalla Camera si possa far breccia o nucleo nel pubblico e si possa rannodare ed affidare la democrazia al di fuori. Al di fuori della Camera, non v’è pubblicità sufficiente, né autorità personale o influenza locale che basti a riunire. Soltanto da un nucleo collocato là si può sperare di supplire alle due personalità discordi di Mazzini e Garibaldi. E’ una necessità l’ usare la Camera. Da questa si potrà scendere alle barricate e il governo sarà formato da chi le avrà nel Parlamento promosse””. (pag 85).”,”ITAA-054″
“GALANTE GARRONE Alessandro”,”Salvemini e Mazzini.”,”””Si legga, nell’ Unità”” del 2 novembre 1912, quel che Salvemini scriveva: “”Parlare di tradizioni nazionali e di senso morale in fatto di politica estera è, oggi, certo, in Italia dar segno di grande e compassionevole ingenuità antidiluviana. Il nostro paese è letificato oggi da una caterva di scimmiotti bismarckiani (…)”” (pag 172) “”Ripreso il suo discorso in inglese, Salvemini osserva che la maggior parte degli uomini sono guidati da interessi e passioni, e non dalle dottrine che tendono alla giustizia e alla pace internazionale. Di regola le maggioranze nei territori misti rivendicano i diritti all’ autodeterminazione; ma negano i diritti personali e politici alle minoranze. “”The resent to be free. They do not like to be just””. Non vogliono saperne, né di essere liberi né di essere giusti. E le minoranze si comportano allo stesso modo. Di conseguenza, in tutti i territori misti si impegnano lotte furiose tra i “”diritti storici”” e i “”diritti nazionali””. E’ questa oggi una delle cause più pericolose del disordine morale e politico di ogni parte del mondo. Mazzini, nella sua ignoranza del problema, affermava che ogni nazione doveva mantenersi immune da ogni infiltrazione straniera sul territorio che le è stato assegnato da Dio. Questo implica, da parte della nazione dominante, la violenta assimilazione, l’ espulsione o lo sterminio di tutti i gruppi stranieri sui terriotori misti.”” (pag 193)”,”ITAD-050″
“GALANTE GARRONE Carlo”,”Vita e opinioni di Alessandro Prefetti.”,”GALANTE GARRONE è magistrato dal 1935. Dopo la liberazione è designato dal CLN regionale piemontese su indicazione del Partito d’ Azione a sostituire il prefetto politico di Alessandria. Abbandona la magistratura nel 1953 per dedicarsi alla professione di avvocato e nel 1968 è chiamato da Ferruccio PARRI a candidarsi quale senatore del primo nucleo della Sinistra indipendente. Lascerà definitivamente il parlamento nel 1983 come P della sinistra indipendente. “”Sono uno dei quattro cavalieri dell’ Apocalisse della Sinistra indipendente del Senato””. Dico. E continuo. “”Perché cavalieri dell’ Apocalisse? Mi è stato riferito (non ero presente in qule momento in Senato, e il resoconto sommario non ne reca traccia) che così siamo stati definiti Giuseppe Branca, Dante Rossi, Lelio Basso ed io, dal ministro della giustizia Reale nel corso della sua replica agli oratori, intervenuti nella discussione generale””. (pag 175)”,”ITAB-151″
“GALANTE GARRONE Alessandro”,”Zanotti-Bianco e Salvemini. Carteggio.”,”GALANTE GARRONE Alessandro nato nel 1909 a Vercelli dopo 30 anni di magistratura è stato professore di storia del Risorgimento a Cagliari e poi a Torino sulla cattedra che fu di Walter MATURI. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina). Libro di Zanotti Bianco su Mazzini. “”L’ apparizione di questo libro di Zanotti-Bianco su Mazzini passa quasi del tutto inosservata. Ma non sfugge a Romain Rolland, che così lo commenta: “”Colui che scrive queste pagine è il più puro discepolo di Mazzini; il sangue stesso di Mazzini scorre in lui come le sue illusioni, forse, e fors’anche con la stessa volontà di certe illusioni, ma con la sua fede, la sua fame di sacrificio, la sua purezza di cristallo e il suo disinteresse””. E non sfugge neanche all’ attenzione di un giovane assai vicino in questi anni a Salvemini, alla sua passione antifascista come ai suoi studi su Mazzini: Nello Rosselli””. (pag 53)”,”ITAD-058″
“GALANTE GARRONE Alessandro”,”Philippe Buonarroti et les revolutionnaires du XIXe siecle (1828-1837).”,”GALANTE GARRONE Alessandro professore di storia all’ Università di Torino, specialista dei movimenti operai del XIX secolo ha decidcato gran parte delle sue ricerche a Buonarroti. Ha pubblicato ‘Buonarroti et Babeuf’ (1948) e ‘Gilbert Romme’ (1971). “”In seguito, su questa base, Buonarroti aveva elaborato, nei decenni seguenti, la nozione di dittatura provvisoria. Ma in quale senso era stato arricchito il concetto primitivo dei congiurati del 1796? Saitta dice che non bisogna forzare i testi, e che la dittatura preconizzata da Buonarroti non è una dittatura di classe né di partito, e resta ancora sempre “”contenuta nel bozzolo mitico razionalista e moralista della rivoluzione giacobina””””. (pag 198)”,”SOCU-116″
“GALANTE GARRONE Alessandro”,”Calamandrei. Il profilo biografico intellettuale e morale di un grande protagonista della nostra storia.”,”Piero CALAMANDREI (1889-1956) giurista e storico nonché letterato insigne, continua una solida tradizione giuridica su cui si innestano gli ideali democratici e risorgimentali di MAZZINI, GARIBALDI, CARDUCCI, fino a Cesare BATTISTI. La malinconia condivisa con CROCE e Leone GINZBURG di fronte alla generale putrefazione morale, la conseguente sfiducia nella capacità di ripresa autonoma degli italiani, impedirono a CALAMANDREI di partecipare con slancio alla resistenza, ma non di impegnarsi negli anni del dopoguera. Scrisse sulla rivista ‘Il Ponte’ da lui fondaa nel 1945 e diretta fino alla morte. Partecipò come rappresentante del Partito d’ azione ai lavori dell’ Assemblea costituente dal 46 fino al gennaio 1948. GALANTE-GARRONE (Vercelli, 1909) magistrato per 30 anni poi dal 1963 insegnante (storia moderna coentemporarea e del risorgimento) nelle Università di Cagliari e di Torino. Fu partigiano ‘combattente’ e rappresentante del ‘Partito d’ azione del CLN del Piemonte. Ha scritto varie opere (v. 4° copertina). “”Ma il più bello dei quattro brani aggiunti, e insieme quello che più sembra portare i segni di quel tragico momento della storia degli uomini, è Buoi (…). Ma d’un tratto, mentre li osserva lavorare, gli torna in mente il ritornello di una filastrocca udita nella remota infanzia e che improvvisamente riaffiora dal pozzo del passato: Bovi, bovi dove andate? Tutte le porte son serrate… “”Filastrocca senza senso: ma oggi mi viene il sospetto che in fondo ci fosse qualcosa di lugubre, come il presentimento di universali catastrofi””.”” (pag 203)”,”ITAD-063″
“GALANTE Laura C.”,”La nocività in fabbrica: temi e momenti. L’ intervento scientifico come strumento di controllo.”,”GALANTE è assegnista presso il corso di laurea in Psicologia dell’ Università di Roma. Si interessa di psicologia del lavoro, di patologia da lavoro e di psichiatria. Malattie del lavoro. “”Importanza acquistano i parametri quali l’ esposizione, la concentrazione, la latenza. Come aggiamo già ricordato si ha un passaggio da una mono-macro-tossicità ad una oligo-micro-tossicità, in riferimento alle varie sostanze, ed in particolare alla loro concentrazione. Si vengono a determinare situazioni in cui la malattia, appare solo dopo vari anni, in seguito a lunghe esposizioni a certe sostanze. Difficile diviene l’ identificazione della causa di patologia e pertanto non si può definire l’ effetto in termini di malattia. Caratteristiche sono le malattie oncogene con lungo percorso di latenza (di norma 5-25 anni).”” (pag 55)”,”CONx-126″
“GALANTE GARRONE Alessandro”,”Profili del ‘900. Storici, magistrati, militanti.”,”GALANTE GARRONE Alessandro Salvemini, Marx e Mazzini. “”E infine, dice Salvemini, non si deve dimenticare che Mazzini ha alcune grandi verità da insegnare alle classi lavoratrici. Prima fra tutte, la teoria del dovere. La teoria dell’utilità e degli interessi materiali è vera, ma non è tutta la verità. Si pensi all’esempio personale di Marx, alla sua “”vena potente di abnegazione””. La storia ci insegna che l’etica del dovere può far presa sulle moltitudini proletarie, le quali non sono grette ed egoiste come molti credono. La forza mistica ed eroica dell’anima popolare, “”la tendenza a slanciarsi verso la giustizia ignota”” spiega i larghi contagi di esaltazioni mistiche e rivoluzionarie. Ecco perché, conclude Salvemini, una “”infusione di mazzinianesimo nel socialismo è una vera e propria necessità””. E’ questo, riconosciamolo, un Salvemini piuttosto sconosciuto che vien fuori. Qualche giovane suo ascoltatore, negli anni ’20, dovette pure accorgersene, e trarne incitamento a studiare più a fondo Mazzini e il socialismo: fra gli altri, Nello Rosselli”” [Alessando Galante Garrone, Profili del ‘900. Storici, magistrati, militanti, 2006] (pag 194) La rivoluzione europea del 1848 Legame tra Risorgimento e rivoluzione europea. (gravi contrasti nazionali: i ‘liberali’ tedeschi osteggiarono le rivendicazioni dei patrioti italiani e perfino l’autonomia del Trentino, i croati preselo le armi contro gli ungheresi ecc.) (pag 212)”,”STOx-211″
“GALANTE GARRONE Alessandro VENTURI Franco, con un saggio e a cura di Manuela ALBERTONE”,”Vivere eguali. Dialoghi inediti intorno a Filippo Buonarroti.”,”Alessandro Galante Garrone (1909-2003) magistrato e poi insegnante universitario. Studioso della rivoluzione francese, del Risorgimento e del pensiero radicale dell’800. Antifascista e pubblicista laico nel dopoguerra. Franco Venturi (1914-1994) ha insegnato nelle Università di Cagliari e Genova prima di diventare professore di storia moderna a Torino. Antifascista, ha studiato a Parigi e finì al confino in Basilicata, quindi partecipò alla Resistenza. Studioso dell’illuminismo europeo e del movimento rivoluzionario russo. Manuela Albertone insegna storia moderna all’Università di Torino. E’ studiosa di storia del Settecento, con attenzione alla Francia e al rapporto tra riflesione economica e politica in una dimensione comparata. Ha scritto su Condorcet e sui fisiocratici. “”Cantimori apprezza l’articolo di Galante Garrone su Buonarroti, apparso su ‘Belfagor’, ma non condivide le critiche a Mathiez che vi sono contenute, sui limiti storiografici dello storico francese, legati al suo orientamento politico (196). Al di là delle differenze ideologiche, anche Galante Garrone apprezza Cantimori: scrive a proposito della sua recensione al libro di David Thompson su Babeuf, “”Il tuo passo sui giudizi che Marx diede del babuvismo mi pare la cosa migliore che sin qui sia stata scritta sui rapporti tra babuvismo e marxismo”” (197). Nella medesima lettera parla delle sue letture a Parigi degli storici economico-sociali francesi, “”Questo, mi avvicina a voi di ‘Società'””. In realtà su questi temi di ricerca la collaborazione di Galante Garrone con gli storici marxisti non era facile. Cantimori ne era consapevole e si adopera per far pubblicare i suoi articoli, sapendo là dove erano le possibili chiusure.”” (pag 46) [Galante Garrone Alessandro – Venturi Franco, con un saggio e a cura di Manuela Albertone, ‘Vivere eguali. Dialoghi inediti intorno a Filippo Buonarroti’, 2009] [(196) Lettera di Cantimori a Galante Garrone, Pisa, 21 dicembre 1947) (…) Cfr. Alessando Galante Garrone, ‘Buonarroti e l’apologia del Terrore, cit., pp. 549-551; (197) Lettera di Galante Garrone a Cantimori, 21 dicembre 1948. (…) Cfr. la recensione di Cantimori in “”Società””, III, 1947, n. 3, pp. 424-427. Cfr. David Thompson, The Babeuf Plot. The making of a Republican Legend’, London, Kegan Paul, 1947] “”Il punto sul quale vorrei più discutere con te sarebbe il capoverso tre: Buonarroti e la storiografia liberale e sansimoniana della rivoluzione. Credo che hai perfettamente ragione di dire che la storiografia liberale fu “”senza risonanza sullo spirito di Buonarroti””. Ma forse personalmente terrei più duro su questo giudizio di quanto non faccia tu stesso. Se il significato delle lotte di classe può essere stato in parte almeno svelato a Marx da Guizot e Thierry, le idee di classe di Buonarroti sono anche quelle settecentesche e rivoluzionarie e mi pare che ben poco si leghino a quelle di questi storici. L’errore, se errore c’è, deriva mi pare dal fatto di voler cercare chi ha scoperto la lotta di classe, o chi ha introdotto questo concetto nella storiografia o nella politica. Ma questo è un pregiudizio liberale, direi. In realtà il problema è un altro: come e in che modo furono concepite le classi nel ‘500, nel ‘700, nell”800. Scoperta non ci poteva essere. Quello che c’è di nuovo è il significato del tutto diverso che si dà all’idea di classe in un momento o nell’altro. Marx se ne accorse ed Engels con lui, quando tanto ammiravano Machiavelli e dicevano che non era neppure necessario tradurre in termini marxisti le sue “”Storie fiorentine”” per renderle “”vere””. E mi pare che le idee sulle classi di Buonarroti nascan tutte dalle polemiche sul lusso, dalle idee dei fisocrati, da Rousseau e che insomma la tradizione settecentesca basti completamente a spiegarle. Ma mi potrai facilmente accusare di filosofismo storico, visto che mi fido a ricordi ed impressioni, e che non ho qui il testo. Quanto a Marx, sei proprio sicuro che la sua sia tutta storiografia di partito? (2). Se non scrisse una storia delle origini dello stato moderno, scrisse però il “”Capitale””, che è pure anche una storia. Ma questo sarebbe un lungo discorso, e lo faremo un giorno o l’altro. Lo stimolo suo, o almeno di certe pagine sue, non fu soltanto esercitato su Jaurès ed altri storici francesi: varrà la pena un giorno di capire chiaramente che cosa egli ha veramente dato alla storiografia inglese e tedesca”” [Franco Venturi a Alessando Galante Garrone, Mosca 21.11.1947] [(in) Galante Garrone Alessandro – Venturi Franco, con un saggio e a cura di Manuela Albertone, ‘Vivere eguali. Dialoghi inediti intorno a Filippo Buonarroti’, 2009] [(2) Galante Garrone aveva scritto nell’articolo su ‘Belfagor’: “”i giudizi storici del Marx e dello Engels sono stati sopravalutati; che lo stesso Marx, nonostante certe momentanee velleità, non ebbe mai né la preparazione né l’abito mentale né un serio continuato proposito di scrivere la storia della convenzione o della rivoluzione francese. Il suo atteggiamento di fronte a questa non era molto dissimile, nonostante la distanza nel tempo, da quello del Babeuf: anch’egli si sentiva, in fondo, più ‘révolutionnaire’ che ‘historien'”” (Alessando Galante Garrone, ‘Filippo Buonarroti e l’apologia del Terrore’, cit., p. 546)] (pag 132-133)”,”STOx-226″
“GALANTE GARRONE Alessandro”,”Buonarroti e Babeuf.”,” Lo studio e gli acuti giudizi sulla rivoluzione francese di Marx ed Engels (v. scritti giovanili) (pag 31-32) “”E qualcosa del Buonarroti, della sua interpretazione della rivoluzione e del babuvismo, come sviluppo estremo delle tendenze sociali implicite nel Terrore, si ritrova negli scritti giovanili del Marx e dell’Engels. Si è fatto un gran parlare, dallo Jaurès in poi, di alcune preziose vedute storiche dei due. Si sa che il Marx del 1844 a Parigi, ripigliando letture avviate l’anno prima a Kreuznach, si proponeva di scrivere una storia della Convenzione; leggeva gli storici della Restaurazione, prendeva molti appunti dal Levasseur, sul contrasto tra girondini e montagnardi e sulla corrente anarchica della rivoluzione. Il Ruge ci attesta l’intensità febbrile di questa sua rimeditazione delle vicende rivoluzionarie. In quegli stessi anni l’Engels a Londra assisteva in ambienti cartisti ad appassionate rievocazioni del Robespierre e del Babeuf, e ne traeva lo spunto per una interpretazione della rivoluzione conforme alle sue idee. Nel 1845, sui ‘Rheinische Jahrbücher’, egli poneva in luce che la grande rivoluzione era ben altro che la lotta per questa o quella forma di stato; notava il rapporto fra le insurrezioni di quei tempi e le condizioni di miseria e di fame del popolo, il significato sociale delle misure per l’approvvigionamento della capitale, la ripartizione delle derrate, il ‘maximum; il profondo contenuto rivoluzionario del celebre grido di battaglia: ‘Guerre aux palais, paix aux chaumières’. E svolgendo le stesse tesi buonarrottiane, affermava che la costituzione del 1793 e il Terrore erano l’opera di quel partito che si appoggiava sul proletariato insorto, che la caduta del Robespierre era stata la vittoria della borghesia sul proletariato, e che la congiura del Babeuf per l’eguaglianza rappresentava il tentativo di portare alle estreme conseguenze i principii democratici del ’93 (1). Più noti sono i giudizi del giovane Marx sul carattere borghese della grande rivoluzione, sul tentativo proletario del 1793 di sorpassare i limiti di questa rivoluzione borghese – tentativo destinato a fallire per la violenta contraddizione con le condizioni obbiettive della società di allora -, sul significato dell’azione rivoluzionaria degli ‘enragés’ e dei babuvisti. Nella ‘Santa Famiglia’ del 1845 notava che il movimento rivoluzionario, che ebbe come rappresentanti principali, a mezzo della sua evoluzione, Leclerc e Roux, e che finì per soccombere un istante con la cospirazione di Babeuf, aveva fatto sbocciare l’idea comunista, e, due anni dopo ribadiva che proprio la prima apparizione di una partito comunista realmente attivo si era prodotto ne quadro della rivoluzione borghese”” (pag 31-32) [Alessandro Galante Garrone, ‘Buonarroti e Babeuf’, F. De-Silva editore, 1948] [(1) F. Engels, ‘Das Fest der Nationen in London (zur Feier der Errichtung der französischen Republik), in ‘Rheinische Jahrbücher’, 1846, vedi Marx-Engels, Gesamtausgabe, parte I, vol. IV, p. 458. I giudizi più lucidi e acuti dell’Engels sulla rivoluzione francese sono forse quelli contenuti nella sua lettera del 20 febbraio 1889 al Kautsky (v. Ann. hist. de la Rév. française’, 1935, pp. 47-51). È notevole come in questa lettera l’Engels metta in guardia Kautsky contro una troppo massiccia e sbrigativa applicazione dei dogmi del materialismo storico al vivo tessuto della rivoluzione: «Io, al tuo posto, parlerei molto meno del nuovo metodo di produzione. Esso è sempre separato da un abisso dai fatti di cui parli, e, introdotto così senza preparazione, sembra piuttosto una pura ‘astrazione’, che non rende affatto le cose più chiare, ma anzi più oscure»] Tesi Galante Garrone: i giudizi storici di Marx ed Engels sono stati spesso sopravalutati (pag 33) ‘L’Espinas (a), ad esempio, nel suo studio per tanti rispetti pregevole su ‘Socialismo e la rivoluzione francese’, e in quello di ‘Babeuf e il babuvismo’ vede una linea continua dalla filosofia egualitaria alla Costituente, da questa alla Convenzione e al Comitato di Salute Pubblica, dal Saint-Just al babuvismo. Socialisti sono, più o meno, tutti i rivoluzionari; ben poche differenze sono fra girondini e giacobini; gli uni e gli altri ricalcano la filosofia egualitaria del settecento; il socialismo della rivoluzione è questa stessa filosofia, a cui si aggiunge, senza cangiarla, l’elemento sovvertitore della violenza rivoluzionaria: questa, in sintesi la tesi dell’Espinas. Ma è un po’ semplicistico questo ridurre il socialismo della rivoluzione a filosofia settecentesca più violenza. Non vede l’Espinas che la violenta azione rivoluzionaria è per se stessa portatrice e suscitatrice di ideologie estreme, che la stessa violenza diventa, a un certo momento, proposito di conquista rivoluzionaria del potere e di instaurazione di nuovi ordinamenti sociali a favore delle classi oppresse: da questo concreto indirizzo nasce il nuovo socialismo della rivoluzione, che sfocerà direttamente nel babuvismo. Sfugge sopra tutto all’Espinas il significato dei violentissimi contrasti, del conflitto di classi vero e proprio, che si produsse durante la rivoluzione e la recente storiografia francese ha così efficacemente messo in luce. Egli non vede nel socialismo che un riflesso delle ideologie settecentesche. In realtà. a quel socialismo teorico si aggiunge e sovrappone, assai più vivo, il socialismo o – se così vuol dirsi piuttosto, una tendenza al socialismo, scaturita dalle stesse lotte della rivoluzione, come rivendicazioni di classi, di strati sociali anelanti al meglio. È questo il socialismo «latente» che differenzia i giacobini dai girondini, che freme torbido nelle oscure aspirazioni delle masse e nelle invettive degli ‘enragés’, che ispira perfino le ultime misure legislative del Terrore: ed a questi tipici aspetti socialistici della rivoluzione, che non sono tutta la rivoluzione, ma il suo estremo sviluppo, il suo informe tentativo di rivolgimento sociale rimasto incompiuto; a questi uomini audaci, a queste forze inquiete il babuvismo risale, come alla sua prima e più importante corrente. Le dottrine settecentesche hanno, nel babuvismo, un valore secondario e riflesso, come sopra si è accennato (1)’ (pag 240-241) [(a) A. Espinas, ‘Le socialisme et la Révolution française’ in ‘La philosophie sociale du XVIIIe siècle et la Révolution’, Paris, 1898; (1) La natura di questo socialismo rivoluzionario, distinto dal socialismo utopistico del settecento, era stata intuita da Antonio Labriola, come risulta da una sua lettera al Croce dell’11 novembre 1896: «Certo che, durante la rivoluzione francese, oltre il comunismo esplicito, ci fu il socialismo latente. Per molti anni nel programma dei miei corsi (non potuti mai svolgere per intero) ho usato appunto di codesta espressione. È quel socialismo che risulta ‘logicamente’ (ma solo ‘logicamente’) dal principio egalitario; è il socialismo che produce il babouvismo (e quindi il blanquismo). Saint-Just è l’estremo di tale democrazia egalitaria, come risulta dai suoi scritti e dai suoi discorsi. Morì troppo giovane per arrivare a tutte le illazioni dei suoi principii… Cotesto socialismo, che è una ‘illazione’ del principio democratico, va studiato a parte, cioè indipendentemente da ogni socialismo religioso, o di origine economica unilaterale, o puramente utopico». Le sottolineature sono del Labriola. A. Labriola, La concezione materialistica della storia, ediz. a cura di B. Croce, Bari, 1938, Appendice, pp. 288-89]”,”SOCU-235″
“GALANTE GARRONE Alessandro”,”Felice Cavallotti.”,”Alessandro Galante Garrone è nato a Vercelli il 1° ottobre 1909. Durante la Resistenza fu partigiano combattente e rappresentante del Partito d’ Azione nel CLN del Piemonte. Magistrato per trent’anni, è in seguito passato all’ insegnamento universitario (cattedra di storia del Risorgimento all’ università di Torino). Ha scritto molte opere tra cui ‘Buonarroti e Babeuf’ (1948), ‘Filippo Buonarroti e i rivoluzionari dell’ Ottocento’ (1951, 1972), ‘Gilbert Romme. Storia di un rivoluzionario’ (1959, in fr. 1971). L’urto con il partito operaio. “”Ma proprio nel momento in cui sembrava rafforzarsi la sua posizione di ‘leader’ politico [ Felice Cavallotti, ndr], nuove difficoltà sorgevano all’orizzonte a intralciarne l’azione. Appariva infatti sempre più chiaro che ormai egli doveva combattere su due fronti: non solo contro i moderati e il governo Depretis e i metodi del trasformismo, ma anche alla sua sinistra contro i movimenti operai e socialisti che intendevano sottrarsi alla tutela e all’egemonia della borghesia radicale, e in particolare contro il più attivo e «pericoloso» di questi movimenti, il Partito Operaio. Questo era sorto (come già si è accennato) nel 1882 a Milano, per iniziativa del ‘Circolo operaio milanese’. Esso era caratterizzato da un rigido esclusivismo operaistico: ne potevano far parte solo i lavoratori manuali dipendenti, i salariati. Di qui il suo «duro, quasi settario classismo», la sua intransigenza. Alla radice del dissidio che ben presto si rivelò tra il Partito Operaio e i radicali c’era la rivendicazione di una piena autonomia di classe. Se nel 1882 esso si era presentato alle elezioni con una propria lista, non tanto per conseguire concreti risultati quanto per coerenza di principi, e i radicali, data la sua esiguità, non se ne erano preoccupati, le cose erano mutate negli anni seguenti, allorché esso accrebbe le sue forze e accentuò la sua insofferenza di qualsiasi commistione o tutela borghese, e promosse la fondazione della ‘Lega dei figli del lavoro’, la pubblicazione di un battagliero giornale, il «Fascio Operaio», la sua trasformazione in Partito Operaio Italiano, esteso via via in altre province e regioni, il congresso di Mantova del 1885 – dove si deliberò la sua fusione con la Confederazione operaia lombarda, sotto l’egida del primo, il che costituiva una secca sconfitta per i radicali, che per anni avevano avuto la maggioranza in seno alla Confederazione -, e una vasta propaganda nelle campagne del Mantovano, ancora agitate dagli scioperi recenti. I radicali erano sempre più turbati e irritati da questa defezione, che a loro sembrava quasi una rivolta e un tradimento. Il loro risentimento era tanto più vivo in quanto, con l’avvicinarsi delle elezioni del 1886, si profilava, a tutto loro danno, una temibile concorrenza, non tanto perché il Partito Operaio Italiano fosse in grado di far eleggere alcuno dei suoi candidati, quanto per i molti voti che avrebbe sottratto alle liste radicali”” (pag 484-485) [Alessandro Galante Garrone, ‘Felice Cavallotti’, Utet, Torino, 1976]”,”BIOx-029-FSD”
“GALANTE-GARRONE Alessandro”,”Filippo Buonarroti e i Convenzionali in esilio. (Dalle carte inedite della famiglia Vadier) (Galante Garrone); Histoire du mouvement anarchiste en France (1890-1914) – Le syndicalisme révolutionnaire. Paul Delesalle di Jean Maitron (Valiani).”,”Punto di partenza per l’analisi “”ricostruttrice”” è, come indica il Matteucci, “”lo sforzo problematico del ‘tradurre’ la filosofia della prassi, in generale da tutta la cultura prodotta dall’Europa nella sua storia, e in particolare dallo storicismo idealista”” (p. 9), cioè dal terreno culturale italiano (pag 1039) Ricompaiono nei vari capitoli i meriti e i limiti del lavoro del Matteucci: un sistematico abbozzo di studio per ulteriori ricerche, a cui – se anche non riesce sempre a penetrare con piena comprensione del pensiero esaminato – va pure riconosciuto, il contributo all’inserimento nella vita culturale italiana delle note carcerarie di Antonio Gramsci (pag 1041)”,”SOCU-002-FGB”
“GALANTE-GARRONE Alessandro”,”Filippo Buonarroti e l’apologia del Terrore.”,”Buonarroti e la storiografia liberale e sansimoniana della rivoluzione. “”Muove dunque la storiografia buonarrotiana da posizioni ideologiche e sentimentali da lungo tempo preesistenti alla storie del Thiers e del Mignet. Essa affonda, come si è visto, le sue radici nell’ ‘humus’ stessa delle esperienze della grande rivoluzione. È l’esame di coscienza dei superstiti del Terrore. Altro problema, ma di ben minore portata, è se il Buonarroti avesse conoscenza di quello opere or ora citate, e degli altri storici liberali della Restaurazione, e quale influenza essi abbiano avuto su di lui. Non è improbabile che egli avesse letto pagine di Thiers e del Mignet, del Guizot e del Thierry, sebbene nelle opere e nella corrispondenza che di lui ci rimangono, mai gli accada di nominarli. Da qualche suo generico accenno, appare una qualche conoscenza della cultura francese della Restaurazione: ma è conoscenza superficiale, informazione vaga e approssimativa, senza risonanza nel suo spirito. Egli è troppo ideologicamente chiuso nel suo mondo tutto settecentesco, per avvertire la novità e il significato della nuova storiografia liberale. Non è però arrischiato supporre che qualche suggestione e stimolo gli venisse da queste letture. Il piglio fatalistico di questi storici, che davano un senso positivo a tutto il corso rivoluzionario logicamente concatenato, la loro rivendicazione del Terrore come d’una fase necessaria, lo incoraggiarono forse a mettere in pieno risalto gli aspetti estremi del terrorismo pretermidoriano. D’altra parte, la rivalutazione del Danton nella storia del Thiers e del Mignet doveva indurlo a una polemica accentuazione della funzione storica del Robespierre, e ad avviare quella lunga ‘querelle’ tra storici dantonisti e robespierristi che doveva prolungarsi fino ai nostri giorni. Inoltre le pagine del Guizot e del Thierry possono avere esercitato sul Buonarroti un’influenza non dissimile da quella che – secondo un giudizio ormai corrente – ebbero sul giovane Marx: possono cioè avergli fatto sentire, col rilievo dato al contrasto fra borghesia e mondo feudale, il significato delle lotte di classe, e averlo spinto a quella interpretazione classista della storia della grande rivoluzione, che nella ‘Conspiration’ già appare in tutto il suo rigido schematismo. Infine può ritenersi che non siano passati del tutto inosservati certi spunti sansimoniani ancora palesi nelle opere giovanili del Thierry (1). Ma oltre a queste vaghe induzioni non può andarsi. Piuttosto, giova notare la singolare affinità tra la rivalutazione del Robespierre e de Terrore fatta dal Buonarroti e quella a cui nello stesso tempo si accingeva il sansimoniano Laurent de l’Ardèche”” (pag 539-540) [Alessandro Galante Garrone, ‘Filippo Buonarroti e l’apologia del Terrore’, Belfagor- Leo Olschki, Firenze, v. 2, n. 5, 15 settembre 1947] [(1) Vedi su questi punti il bel saggio di A. Omodeo, ‘La riforma storica di Augustin Thierry’, in ‘Quaderni della Critica’, 1945, pp. 16-34] Persistere di motivi buonarrotiani nella storiografia ottocentesca “”E qualcosa del Buonarroti, della sua interpretazione della Rivoluzione e del babuvismo, come sviluppo estremo delle tendenze sociali implicite nel Terrore, si ritrova negli scritti giovanili del Marx e dell’Engels. Si è fatto un gran parlare, dallo Jaurès in poi, di alcune preziose vedute storiche dei due. Si sa che il Marx nel 1844 a Parigi, ripigliando letture avviate l’anno prima a Kreuznach, si proponeva di scrivere una storia della Convenzione; leggeva gli storici della Restaurazione, prendeva molti appunti dal Levasseur, sul contrasto fra girondini e montagnardi e sulla corrente ‘anarchica’ della rivoluzione. Il Ruge ci attesta l’intensità febbrile di questa sua rimeditazione delle vicende rivoluzionarie. In quegli stessi anni l’Engels a Londra assisteva in ambienti cartisti ad appassionate rievocazioni del Robespierre e del Babeuf e ne traeva lo spunto per una interpretazione della Rivoluzione conforme alle sue idee. Nel 1845, sui ‘Rheinischer Jahrbücher’, egli poneva in luce che la grande rivoluzione era ben altro che la lotta per questa o quella forma di stato; notava il rapporto fra le insurrezioni di quei tempi e le condizioni di miseria e di fame del popolo, il significato sociale delle misure per l’approvvigionamento della capitale, la ripartizione delle derrate, il ‘maximum’; il profondo contenuto rivoluzionario del celebre grido di battaglia: ‘Guerre aux palais, paix aux chaumières’. E, svolgendo le stesse tesi buonarrotiane, affermava che la costituzione del 1793 e il Terrore erano l’opera di quel partito che si appoggiava sul proletariato insorto, che la caduta del Robespierre era la vittoria della borghesia sul proletariato, e che la congiura del Babeuf per l’eguaglianza rappresentava il tentativo di portare alle estreme conseguenze i principî democratici del ’93 (1). Più noti sono i giudizi del giovane Marx sul carattere borghese della grande rivoluzione, sul tentativo proletario del 1793 di sorpassare i limiti di questa rivoluzione borghese – tentativo destinato a fallire per la violenta contraddizione con le condizioni obbiettive della società di allora -, sul significato dell’azione rivoluzionaria degli ‘enragés’ e dei babuvisti. Nella ‘Santa Famiglia’ del 1845 notava che il movimento rivoluzionario, che ebbe come rappresentanti principali, a mezzo della sua evoluzione, Leclerc e Roux, e che finì per soccombere un istante con la cospirazione di Babeuf, aveva fatto sbocciare l’idea comunista, e due anni dopo ribadiva che proprio la prima apparizione di un partito comunista realmente attivo si era prodotta nel quadro della rivoluzione borghese. Su questi e altrettanti giudizi del Marx e dell’Engels, assunti, con supina e bigotta devozione, a fondamentali criteri d’interpretazione, si è venuta foggiando da scrittori marxisti – dal Kautsky fino al Guérin, un leninista e trotskysta dei nostri giorni, che ha fabbricato una storia della rivoluzione sulle teorie delal rivoluzione permanente e dello sviluppo combinato – una storiografia mediocre e infeconda. La verità è che i giudizi storici del Marx e dello Engels sono stati assai sopravalutati (…)”” (pag 545-546) [Alessandro Galante Garrone, ‘Filippo Buonarroti e l’apologia del Terrore’, Belfagor- Leo Olschki, Firenze, v. 2, n. 5, 15 settembre 1947] [(1) F. Engels, ‘Das Fest der Nationen in London’, in ‘Rheinische Jahrbücher’, 1846. Vedi Marx Engels Gesamtausgbe, parte I, vol. IV, p. 458]”,”FRAR-011-FGB”
“GALASSI Nazario”,”Vita di Andrea Costa.”,”GALASSI Nazario è nato a Conselice (Ravenna) nel 1923, laureato ad Urbino nel 1946 con Arturo MASSOLO. Vive a Imola. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina). “”Il tratto che più distinse il colonialismo italiano da quello dei più forti paesi capitalistici, fu il suo carattere marcatamente populistico, agitato dalla stampa come soluzione del problema dell’ emigrazione e quindi della ormai cronica disoccupazione contadina e bracciantile connessa alla crisi agraria di quegli anni”” (pag 397) Riguardo alla politica coloniale nel corno d’ Africa, COSTA rilevò che le prime esportazioni dell’ Italia erano state “”una chiesa, un postribolo ed una polizia””.”,”MITS-179″
“GALASSO G. GALANTE GARRONE GATTO TALAMO MORANDO AQUARONE BONELLA TRANFAGLIA VALIANI PERMOLI ASCOLI MAGAGNATO VACCARINO FERRARA CIRANNA PIERRI BALZANI TRAMAROLLO FLAMINI”,”Gaetano Salvemini nella cultura e politica italiana.”,”Saggi di GALASSO MORANDO AQUARONE BONELLA TRANFAGLIA VALIANI PERMOLI ASCOLI MAGAGNATO VACCARINO FERRARA CIRANNA PIERRI BALZANI TRAMAROLLO FLAMINI”,”ITAA-020″
“GALASSO Giuseppe a cura; contributi di Alfonso GAMBARDELLA Giovanni BRANCACCIO Luigi MASCILLI-MIGLIORINI Laura BARLETTA Giuseppe DI-COSTANZO Emma GIAMMATTEI Sandro ROSSI Maria Antonella FUSCO Maurizio TORRINI”,”Napoli.”,”Contributi di G. GALASSO, Alfonso GAMBARDELLA, Giovanni BRANCACCIO, Luigi MASCILLI-MIGLIORINI, Laura BARLETTA, Giuseppe DI-COSTANZO, Emma GIAMMATTEI, Sandro ROSSI, Maria Antonella FUSCO, Maurizio TORRINI.”,”ITAS-027″
“GALASSO Giuseppe”,”La democrazia da Cattaneo a Rosselli.”,”Rapporto Croce-fascismo. Croce e il fascismo. “”Appaiono perciò fortemente sfasate le polemiche, secondo cui l’ antifascismo crociano, non predicando l’ azione diretta e incoraggiando i giovani agli studi storici e letterari piuttosto che a quelli economici e sociali, avrebbe costituito “”oggettivamente”” un elemento convergente col regime. E’ vero, d’altronde che il fascismo lasciò relativamente tranquilla l’ attività critica crociana, nonostante che anche la casa di Croce subisse violenze nel 1926. (…) In realtà gli ambienti crociani o influenzati dal Croce furono feconde fucine di antifascisti e, per di più, non tutti i discepoli accettarono pienamente, fin da questi anni, la decisione del maestro di tenersi lontani da cospirazioni e azioni clandestine””. (pag 131) “”Sostanzialmente più cauto e moderato fu l’ antifascismo cattolico””. (pag 132)”,”ITAD-066″
“GALASSO Giuseppe”,”Potere e istituzioni in Italia. Dalla caduta dell’ Impero romano ad oggi.”,”””Da questo punto di vista si può anche affermare che il secolo XIX segni addirittura qualche passo indietro rispetto al XVIII, e l’apertura europea dell’illuminismo non appare eguagliata in Italia dalla cultura romantica. Anche sul piano della letteratura civile, l’influenza di un Carli o di un Verri, di un Giannone o di un Filangieri appare di gran lunga superiore a quella di un Rosmini o di un Balbo, di un Poerio e di uno Spaventa; un libro come il foscoliano ‘Jacopo Ortis’ vince nettamente il confronto con ‘Le mie prigioni’ del Pellico, così come la critica di un Baretti appare assai più viva e vitale degli scritti di un Puoti o di un Giordani; anche un Mazzini o un Gioberti, per parlare degli autori che ebbero più larga diffusione, appaiono più sfuocati, dinanzi alle rispettive generazioni, di un Beccaria o di un Genovesi. E ciò senza parlare della circolazione europea di questi scrittori, che fu certamente di molto più larga per gli autori settecenteschi. Forse, sotto un solo rispetto la cultura ottocentesca prosegue, potenziandolo e allargandolo, il moto settecentesco, ed è nello strumento prescelto per dar vita ad un gruppo di pressione politico-intellettuale. La tradizione settecentesca della rivista, che aveva ne “”Il Caffé”” il suo episodio più rilevante, è continuata con una vivacità non priva di punte assai ragguardevoli, come “”Il Conciliatore””, “”L’Antologia””, “”Il Politecnico””. La cultura politica italiana continua a sentire, invece, assai meno la tradizione anglo-francese del ‘pamphlet'””. (pag 193)”,”ITAG-176″
“GALASSO Giuseppe”,”Croce e lo spirito del suo tempo.”,” GALASSO Giuseppe dell’ Università di Napoli Federico II è accademico dei Lincei. Dirige la Storia d’Italia della Utet. E’ curatore di molte opere di Croce e autore di una trentina di volumi. “”Non aveva, dunque, torto Gentile, ristampando nel 1937 i saggi del 1899, a ravvisarvi – come diceva – “”voci che non si sono mai spente in me, e qualche cosa di fondamentale in cui ancora mi riconosco e in cui altri forse meglio di me potrà ravvisare i primi germi di pensieri maturati più tardi””; così come non aveva torto a giudicare quei saggi come “”documento di cose pensate prima della fine del secolo passato, quando in Italia da me e da altri si cominciò a sentire la necessità di una filosofia che fosse una filosofia””. Né si può dire, infine, che avesse torto quando recensiva la terza edizione, nel 1918, degli scritti marxistici di Croce e, per accettandone l’autoricostruzione dei rapporti con Labriola e Marx e la chiusura della esperienza marxistica “”definitivamente intorno al 1900″”, esprimeva riserve sulle tesi di quella autoricostruzione per cui “”Marx e Labriola verrebbero come a smarrirsi nella preistoria dello svolgimento spirituale del Croce””: a lui pareva di “”scorgere in germe, nel seno stesso del vecchio marxismo poi superato, parecchie delle idee”” del Croce posteriore, e “”tra le più caratteristiche della sua mentalità””. (pag 172) “”Non aveva, dunque, torto Gentile, ristampando nel 1937 i saggi del 1899, a ravvisarvi – come diceva – “”voci che non si sono mai spente in me, e qualche cosa di fondamentale in cui ancora mi riconosco e in cui altri forse meglio di me potrà ravvisare i primi germi di pensieri maturati più tardi””; così come non aveva torto a giudicare quei saggi come “”documento di cose pensate prima della fine del secolo passato, quando in Italia da me e da altri si cominciò a sentire la necessità di una filosofia che fosse una filosofia””. Né si può dire, infine, che avesse torto quando recensiva la terza edizione, nel 1918, degli scritti marxistici di Croce e, pur accettandone l’autoricostruzione dei rapporti con Labriola e con Marx e la chiusura della esperienza marxistica “”definitivamente intorno al 1900″”, esprimeva riserve sulla tesi di quella autoricostruzione per cui “”Marx e Labriola verrebbero come a smarrirsi nella preistoria dello svolgimento spirituale del Croce””: a lui pareva di “”scorgere in germe, nel seno stesso del vecchio marxismo poi superato, parecchie delle idee”” del Croce posteriore, e “”tra le più caratteristiche della sua mentalità””.”” (pag 172)”,”CROx-006″
“GALASSO G. GALANTE GARRONE GATTO TALAMO MORANDO AQUARONE BONELLA TRANFAGLIA VALIANI PERMOLI ASCOLI MAGAGNATO VACCARINO FERRARA CIRANNA PIERRI BALZANI TRAMAROLLO FLAMINI”,”Gaetano Salvemini nella cultura e politica italiana.”,”Saggi di GALASSO MORANDO AQUARONE BONELLA TRANFAGLIA VALIANI PERMOLI ASCOLI MAGAGNATO VACCARINO FERRARA CIRANNA PIERRI BALZANI TRAMAROLLO FLAMINI”,”SALV-023″
“GALASSO Giuseppe”,”L’altra Europa. Per un’antropologia storica del Mezzogiorno d’Italia.”,”Giuseppe Galasso è ordinario di Storia medievale e moderna nell’Università di Napoli.”,”ITAS-205″
“GALASSO Giuseppe”,”Economia e società nella Calabria del Cinquecento.”,”Giuseppe Galasso nato a Napoli nel 1929, già preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Napoli.”,”ITAS-021-FF”
“GALASSO Giuseppe”,”Storia d’Italia. Volume quindicesimo. Tomo primo. Il Regno di Napoli. Il Mezzogiorno angioino e aragonese (1266-1494).”,”[‘Il quadro muta, indubbiamente, dopo la metà del secolo. Il salasso demografico dovuto alla peste fu in qualche misura compensato da una controspinta assai forte nei matrimoni e nelle nascite. Buccio da Ranallo, espresse alla sua maniera rozza, ma icastica il fenomeno di una vera e propria corsa alle nozze non solo da parte di celibi e nubili, vedovi e vedove, bensì anche di religiosi e religiose, che «buttaru lu habitu», e di persone anziane («homo di novant’anni – la citola pigliosse». Il cronista aquilano segnalava pure che, sull’onda di questo grande slancio di vitalità, erano venute meno le preoccupazioni di ordine morale e religiose, («de satisfare l’anima – poco era chi se cura»), poiché si preferiva cogliere le opportunità di migliorare il proprio stato aperte dallo stesso rarefarsi della popolazione («a crescere e arriccare – poneano studio e cura» (1). Qualche parte del Regno, che aveva meno sofferto per le traversie della pestilenza, come la Calabria, poté ospitare profughi dalla Sicilia (2). Poi – superatosi anche il giubileo del 1350, che si diceva aver portato in Roma da 1.000.000 a 1.250.000 persone, grande e singolare occasione di contagio di massa, date le circostanze – seguirono anni più tranquilli. Vi furono ancora anni di carestia (…) ma, come si vede, non così frequenti come erano stati prima del 1348. Frequenti, invece, anche se meno devastanti e diffuse, continuarono ad essere le epidemie: 1356, 1360-63, 1367, 1371-74, 1384-85, 1399-1400, 1422-25, 1429-31, 1435 e seguenti, 1448-51, 1458, 1466, 1477-79, 1493 (4)’ (pag 823-824)] [‘Prima e dopo la «grande crisi» del secolo XIV’ ‘Vicende sanitarie e naturali’] [(1) L’edizione qui seguita è Buccio di Ranallo, ‘Cronica Aquilana’, a cura di DE Bartholomaeis, Roma, 1907 (…); (2) M. Villani, ‘Cronica’, lib. I, cap. 31; (3) Un’indicazione generale sul tema in S. Mazzi, ‘Salute e società nel medioevo’, Firenze 1978; (4) Corradi, ‘ad annos’]”,”ITAG-062-FV”
“GALASSO Eugen”,”Ferdinand Lassalle, padre fondatore della socialdemocrazia tedesca.”,”Eugen Galasso, originario di Bolzano, bilingue, laureato e pedagogista clinico, reflector, professore di scienze umane presso i Licei di lingua tedesca e di Lingua e letteratura tedesca nelle scuole superiori in lingua italiana. E’ da più di sette anni ricercatore di pedagogia clinica all’Università di Firenze e presso l’ ISFAR. Plurilingue, si è opposto alle modalità di dichiarazione di appartenenza etnica previste per il Censimento 2001 in provincia di Bolzano. A pag 32 l’autore addirittura parla di ‘diffamazione’ e di ‘calunnia personale’ di Marx ed Engels nei confronti di Lassalle !! “”Marx ed Engels, in polemica contro Lassalle, scrivono parole di fuoco come queste: «Intanto si mostrò – le prove di ciò vennero in mano nostra – che Lassalle in effetti aveva tradito il partito. Egli aveva concluso un contratto formale con Bismarck (in cui non aveva naturalmente in mano alcuna garanzia). Alla fine di settembre ’64 doveva andare ad Amburgo e là “”costringere”” Bismarck a incorporare lo Schleswig-Holstein, cioè proclamare quest’incorporazione in nome dei “”lavoratori””; in cambio Bismarck aveva promesso il suffragio universale e alcune ciarlatanerie socialiste. (…) È un peccato che Lassalle non abbia potuto finire questa commedia» (11) o ancora: «Prima che fossero passati due anni, Lassalle pretese che gli operai dovessero schierarsi dalla parte della monarchia contro la borghesia; e barò con il suo parente spirituale Bismarck in un modo che doveva condurre all’effettivo tradimento nei confronti del movimento, se non gli avessero, per sua fortuna, sparato in tempo» (12). (…)”” (pag 28); “”Sicuramente la posizione di Marx ed Engels era dettata dal loro impegno diretto (relativo, per Marx, ma pur sempre importante) nell’agone politico, tanto che gli studiosi successivi “”di parte marxista””, se non ribaltano la prospettiva, la ridimensionano, però, fortemente. Così Franz Mehring: “”Secondo quanto Bismarck ne riferì più tardi, fu proprio lui a fare in quelle trattative la parte del povero babbeo”” (13). “”Babbeo””, dunque, secondo Mehring, storico di orientamento marxista (ma critico), e non “”traditore””. Idem o quasi Eduard Berstein che, da curatore del quarto volume delle opere complete di Lassalle, discorsi compresi, accetta in buona sostanza le accuse di Marx ed Engels, ma parla di “”ingenuità””, non di “”tradimento””, forse anche per recuperare la figura di Lassalle nel “”pantheon”” ideale della socialdemocrazia tedesca. Più limpidamente, e forse con maggiore coerenza, Hermann Oncken ha difeso Lassalle dall’accusa di tradimento, pur riconoscendone i cedimenti nei confronti dell'””Eisener Kanzler”” (cancelliere di ferro): “”Lassalle, anche se si è adattato, ha conservato nella sua visione i propri scopi politici e sociali finali e si è mantenuto un’indipendenza personale e mano libera”” (14). Ancor più deciso Gustav Mayer: “”Sarebbe senz’altro stolto pensare che Lassalle abbia avuto l’intenzione di condurre la classe operaia nel campo di Bismarck. Non può esservi alcun dubbio sul suo orientamento socialista e rivoluzionario. Ma tuttavia si può considerare la trattativa, che Lassalle condusse con Bismarck, come un’azione politica che suscita dubbi. Era un dubitare della forza della classe operaia da lui creata”” (15)”” (pag 29-30) [Eugen Galasso, Ferdinand Lassalle, padre fondatori della socialdemocrazia tedesca’, Edizioni Cedocs, Bolzano, 2011] [(11) Marx an Kugelmann, den 23. Februar 1865, in Marx-Engels ‘Ausgewählte Werke’, Band 2, Moskau, Verlag für fremdsprachige Literatur, 1950, s. 429; (12) Engels an Kautsky’, den 23. Februar 1893, ibidem, s. 38-39; (13) Franz Mehring, ‘Storia della Germania moderna’, Milano, 1957, pp. 121-122; (14) H. Oncken, ‘F. Lassalle. Eine politische Biographie’, IV. Durchgearbeitete Auflage’, Stuttgart und Berlin (DV, 1923, s. 401); (15) G. Mayer, op. cit., dove Mayer è ‘Herausgeber’ (cioè editore, nell’accezione del curatore) (F. Lassalle, Nachgelassene Briefe und Schriften’, 1967, ristampa e cura di Gustav Mayer, Osnabrück)]”,”LASx-060″
“GALASSO Giuseppe”,”La filosofia in soccorso de’ Governi. La cultura napoletana del Settecento.”,”Giuseppe Galasso, nato a Napoli nel 1929 è oggi professore presso l’Università di Napoli. Tra le sue pubblicazioni: La riforma agraria in Calabria, Il commercio amalfitano nel periodo normanno, Carlo V e Milano nell’opera di Federico Chabod, La ripresa dei movimenti migratori e le aree povere del Mezzogiorno d’Italia, La crisi della libertà italiana e l’equilibrio della politica europea nel secolo XVI, Migrazioni e insediamenti nel Mezzogiorno d’Italia, A proposito della definizione di giacobinismo, Professioni, arti e mestieri della popolazione di Napoli nel secolo XIX, Economia e società nella Calabria del Cinquecento, Napoli spagnola dopo Masaniello, Potere e istituzioni in Italia. Ha contribuito inoltre alla Storia d’Italia Einaudi con il saggio Le forme del potere, classi e gerarchie sociali.”,”FILx-148-FL”
“GALASSO Giuseppe”,”Mezzogiorno medievale e moderno.”,”Giuseppe Galasso, nato a Napoli nel 1929 è stato professore presso l’Università di Napoli. Ha pubblicato numerose opere tra cui ‘Migrazioni e insediamenti nel Mezzogiorno d’Italia’ (1959)”,”ITAS-008-FSD”
“GALASSO Giuseppe”,”Potere e istituzioni in Italia. Dalla caduta dell’Impero romano ad oggi.”,”””Da questo punto di vista si può anche affermare che il secolo XIX segni addirittura qualche passo indietro rispetto al XVIII, e l’apertura europea dell’illuminismo non appare eguagliata in Italia dalla cultura romantica. Anche sul piano della letteratura civile, l’influenza di un Carli o di un Verri, di un Giannone o di un Filangieri appare di gran lunga superiore a quella di un Rosmini o di un Balbo, di un Poerio e di uno Spaventa; un libro come il foscoliano ‘Jacopo Ortis’ vince nettamente il confronto con ‘Le mie prigioni’ del Pellico, così come la critica di un Baretti appare assai più viva e vitale degli scritti di un Puoti o di un Giordani; anche un Mazzini o un Gioberti, per parlare degli autori che ebbero più larga diffusione, appaiono più sfuocati, dinanzi alle rispettive generazioni, di un Beccaria o di un Genovesi. E ciò senza parlare della circolazione europea di questi scrittori, che fu certamente di molto più larga per gli autori settecenteschi. Forse, sotto un solo rispetto la cultura ottocentesca prosegue, potenziandolo e allargandolo, il moto settecentesco, ed è nello strumento prescelto per dar vita ad un gruppo di pressione politico-intellettuale. La tradizione settecentesca della rivista, che aveva ne “”Il Caffé”” il suo episodio più rilevante, è continuata con una vivacità non priva di punte assai ragguardevoli, come “”Il Conciliatore””, “”L’Antologia””, “”Il Politecnico””. La cultura politica italiana continua a sentire, invece, assai meno la tradizione anglo-francese del ‘pamphlet'””. (pag 193)”,”ITAG-003-FSD”
“GALASSO Eugen”,”Ferdinand Lassalle, padre fondatore della socialdemocrazia tedesca.”,”Originario di Bolzano, bilingue, plurilaureato, pedagogista, professore di Scienze umane presso i Licei di lingua tedesca e di Letteratura tedesca nelle scuole superiori di lingua italiana, E. Galasso è pure ricercatore di pedagogia clinica all’Università di Firenze e presso l’ ISFAR. 2025 Bicentenario della nascita di E. Galasso”,”LASx-062″
“GALBRAITH John Kenneth”,”The Affluent Society.”,”Altri libri di GALBRAITH: -American Capitalism. -The Great Crash, 1929 -The Liberal Hour”,”USAS-002″
“GALBRAITH John Kenneth”,”Storia della economia. Il passato come presente.”,”GALBRAITH è nato in Canada e ha studiato a Berkeley nel periodo della Grande Depressione, insegnando poi nelle università di California, Princeton, Cambridge per passare all’altra Cambridge, a Harvard, dove oggi (1987) è Professor Emeritus di economia. Sotto la Presidenza di F.D. ROOSEVELT ha organizzato il sistema di controllo dei prezzi in tempo di guerra e ha svolto un ruolo centrale nella politica economica dello stesso periodo, ricoprendo poi altri incarichi pubblici nell’amministrazione KENNEDY. Già P dell’ American Economic Association e oggi (1987) P dell’ American Institute and Academy of Arts and Letters, è autore di molti libri.”,”ECOT-034″
“GALBRAITH John Kenneth”,”La moneta. Da dove viene e dove va.”,”GALBRAITH è nato nel 1908, professore di economia ad Harvard, esponente politico democratico ha avuto incarichi speciali di governo fin dai tempi di ROOSEVELT.”,”ECOI-080″
“GALBRAITH J.K.”,”L’ economia e l’ interesse pubblico.”,”GALBRAITH è nato nel 1908. Professore di economia a Harvard, uomo politico di parte democratica, ha ricevuto incarichi speciali dai tempi di F.D. ROOSEVELT. Questo libro chiude la trilogia apertasi con ‘La società opulenta’ e ‘Il nuovo stato industriale’.”,”USAE-027″
“GALBRAITH John Kenneth”,”Il capitalismo americano. Il concetto di potere di equilibrio. (Tit.orig.: American Capitalism)”,”Economia sviluppo tecnico. pag 102 “”Essendo lo sviluppo costoso, ne segue che può venire intrapreso soltanto da un’ azienda con i mezzi che derivano da una considerevole ampiezza. Inoltre, se un’ azienda non ha nelle sue mani una parte importante del mercato manca di incentivi sufficienti per destinare una spesa notevole allo sviluppo. In pratica, ci sono ben poche innovazioni che non possano imitarsi, in cui la segretezza o la protezione del brevetto accordi al pioniere un vantaggio considerevole. Il concorrente del modello deve quindi attendersi che la sua innovazione sia prontamente copiata o imitata.”” (pag 105-106) “”Il risultato di tutto ciò è che ci deve essere un qualche elemento monopolistico perché un’ industria sia progressiva.”” (pag 107)”,”USAE-045″
“GALBRAITH John Kenneth”,”L’ età dell’ incertezza.”,”GALBRAITH John Kenneth è nato nel 1908. Professore di economia ad Harvard uomo politico di parte democratica, ha avuto incarichi speciali di governo (a cominciare da quello di F.D. Roosevelt e durante la presidenza Kennedy è stato ambasciatore degli Stati Uniti in India. Come scrittore è pubblicato in italiano: ‘ll capitalismo americano’ (1955), ‘ll grande crollo’, ‘La società opulenta’, ‘Il trionfo’, ‘Il nuovo stato industriale’, ‘Il potere militare negli Stati Uniti’, ‘L? economia e la qualità della vita’, ‘Passaggio in Cina’, ‘L’ economia e l’ interesse pubblico”, La moneta’ (1976). “”Marx fu anche un giornalista brillante, e tutti gli americani appartenenti al partito repubblicano, compresi i signori Gerald Ford e Ronald Reagan, molto eminenti al momento in cui scrivo, possono notare con adeguato orgoglio che, in un periodo della sua vita di eccezionale povertà, egli si mantenne lavorando per il “”New York Tribune”” e venne descritto dal direttore come il suo corrispondente più in gamba oltreché il meglio pagato. Il “”New York Tribune””, insieme all’ “”Herald”” progenitore dell’ “”Herald Tribune”” di oggi, fu, per intere generazioni, l’ organo della più alta classe dirigente del partito repubblicano. Marx ebbe ulteriori contatti con i repubblicani. Dopo le elezioni del 1864, egli espresse calorose congratulazioni a Lincoln per la vittoria dei repubbliani – e per il progresso della guerra: “”I lavoratori d’ Europa”” egli disse “”sentivano istintivamente che la bandiera a stelle e strisce rappresentava il futuro della loro classe””.”” (pag 74) “”Marx era un giovane profondamente romantico. Scrisse poesie, quasi tutte illeggibili, almeno a detta della sua famiglia – e saggi idealistici (alcuni sono giunti sino a noi) sulla natura, la vita e la scelta di una carriera. Una carriera dovrebbe scegliersi laddove si può “”più efficacemente operare per l’ umanità… e le nostre ceneri saranno bagnate dalle lacrime ardenti di uomini nobili””. “” (pag 77)”,”USAE-057″
“GALBRAITH John Kenneth”,”Théorie de la pauvreté de masse.”,”GALBRAITH John Kenneth per anni titolare di una cattedra nell’ Università di Harvard, ex ambasciatore americano in India, membro di commissioni ufficiali durante la seconda guerra mondiale, ex Presidente dell’ Associazione economica americana. Membro degli organi direttivi del partito democratico è noto per la sua trilogia ‘L’era dell’ opulenza’, ‘Il nuovo Stato industriale’ e ‘La scienza economica e l’ interesse generale’. Ha scritto pure ‘Il denaro’ e ‘L’ era dell’ incertezza’. “”La solution au problème du développement industriel qu’a préconisée le monde capitaliste a été marginalement meilleure. Mais paradoxalement, cela est dû à ce seul fait que, sans le vouloir, il a été plus fidèle que le monde socialiste aux préceptes de Marx et de Lénine. Marx affirmait avec beaucoup de cohérence et d’éloquence le caractère rigoureusement séquentiel du développement économique et politique. Le capitalisme était une condition préalable essentielle à l’instauration du socialisme; pour parler en termes modernes, il développait la discipline et l’expérience industrielles qui rendaient possible la transition ultérieure vers le socialisme. Il créait quelque chose à socialiser. Personne ne se serait rallié aussi volontiers que Marx à l’idée que dans le pays pauvres, la compétence administrative est une ressource rare et qu’il est nécessaire qu’elle se développe avant que le socialisme puisse réussir. A la veille de sa mort, Lénine en était arrivé, dans la pratique, à la même conclusion””. (pag 126)”,”PVSx-038″
“GALBRAITH John Kenneth”,”Il nuovo Stato industriale. (Tit.orig.: The New Industrial State)”,”””L’emendamento Thomas dava al Presidente il potere di procedere, a suo piacimento, all’espansione monetaria. Fu nell’autunno che Roosevelt decise di servirsene vendendo e comprando oro a prezzi variabili, per svalutare il valore del dollaro; il suo scopo era essenzialmente quello di garantire un rialzo dei prezzi interni. Ma allora doveva lottare contro gli acquisti stranieri tendenti a rivalutare il dollaro e che si spiegavano sia con l’eccedenza dei conti americani all’estero sia con le prospettive di ripresa economica negli Stati Uniti. Così nel gennaio 1934, fu presa una nuova decisione: il Tesoro americano avrebbe ormai comprato e venduto oro al corso “”fisso”” di 35 dollari l’oncia. Era una stabilizzazione di fatto e per una serie di cause storiche accidentali ha regolato fino ai giorni nostri i rapporti tra dollaro e oro. Ma a quell’epoca non era vista sotto questa angolazione; vi si scorgeva al contrario un rafforzamento e consolidamento della svalutazione. Mentre l’emendamento Thomas autorizzava il Presidente a svalutare la moneta fino al 50% del suo valore, la fissazione del prezzo dell’oro a 35 dollari l’oncia equivaleva ad una svalutazione all’incirca del 60%””.”,”USAE-066″
“GALBRAITH John Kenneth”,”L’economia della truffa.”,”GALBRAITH John Kenneth “”Quasi settant’anni fa, in un’apprezzata ricerca – ‘The Modern Corporation and Private Property’ – due noti studiosi della Columbia University e stimate figure pubbliche, Adolf A. Berle Jr. e Gardiner C. Means, annunciarono che il legame tra la proprietà della grande impresa e la sua gestione era ormai interrotto. A loro giudizio, la direzione di una grande, moderna società di capitali era un compito molto complesso e diversificato. Perciò, per ragioni strettamente pratiche, il potere era passato agli amministratori, dotati di sufficienti capacità e preparazione; e il passaggio era da considerare definitivo. Nondimeno, l’idea che la proprietà abbia l’ultima parola era sopravvissuta e sopravvive””. (pag 99-100) “”A suo tempo, “”capitalismo”” non era solo la definizione accettata del sistema economico vigente; nella parola era implicito il riferimento a coloro che esercitavano il potere economico e di conseguenza politico. Si parlava di capitalismo mercantile, capitalismo industriale, capitalismo finanziario. Espressioni usate ancora oggi, ultima fragile barriera rispetto alla totale ridefinizione del sistema, perfino nelle sue manifestazioni storiche. Non basta il riferimento ‘sic et simpliciter’ per descrivere Venezia, supremo esempio di capitalismo mercantile. E la nozione di rivoluzione industriale rinvia a quella di capitalismo industriale; della sua nascita e della sua potenza. Nel moderno mondo finanziario, d’altra parte, l’allusione al capitalismo non è mai scomparsa del tutto; il legame tra la ricchezza – il possesso di capitali – e il potere è troppo evidente. Ma è indubitabile che la ridefinizione del sistema, la messa al bando della brutta parola “”capitalismo””, sia in larga misura riuscita. Parlare di “”mercato””, giova ripeterlo, è insulso, fuorviante, insufficiente e irrilevante. E’ un tentativo di proteggersi dal ricordo degli aspetti sgradevoli del potere capitalista nonché, come si è accennato, dall’eredità concettuale di Marx ed Engels e dalla eccezionale abilità retorica dei loro eredi. Oggi si nega che singole imprese e singoli capitalisti detengano il potere economico; che il mercato sia governato in modo ampio ed efficace è qualcosa che non si trova nemmeno in gran parte della dottrina economica. Donde la truffa. Un altro nome ci riempe oggi la bocca: “”sistema della grande impresa””. Nessuno può dubitare che gli attuali giganti della produzione di beni e servizi siano una forza dominante nell’economia contemporanea; meno che mai negli Stati Uniti. Ma le allusioni a questo stato di cose sono rare o assenti. Amici e beneficiari del sistema, quando hanno buon senso, preferiscono non attribuire l’autorità ultima alle corporation. Meglio il bonario, vacuo riferimento al mercato””. [John Kenneth Galbraith, L’economia della truffa, 2010] (pag 67-69)”,”ECOI-322″
“GALBRAITH John Kenneth MENSHIKOV Stanislav”,”Capitalism, Communism and Coexistence. From the Bitter Past to a Better Prospect.”,”GALBRAITH J.K. è Paul M. Warburg Professor of Economics Emeritus alla Harvard University. E’ stato ambasciatore americano in India durante l’ammistrazione Kennedy. E’ stato presidente dall’American Academy and Institute of Arts and Letters e dell’American Economic Association. E’ autore tra l’altro di ‘The Great Crash’. MENSHIKOV è professore e autore di ‘Millionaires and Managers’. E’ stato funzionario delle Nazioni Unite e membro dello stadff del Comitato Centrale comunista (Urss). Libro donato da Tino Albertocchi”,”RUSU-243″
“GALBRAITH John Kenneth, saggi a cura di Andrea D. WILLIAMS”,”A contemporary guide to Economics Peace and Laughter.”,”GALBRAITH John K. Dono famiglia di Tino Albertocchi Contiene: Riflessioni sulla crisi del 1929 (Crash of 1929) (pag 125-150) e Grande depressione (Great Depression) (pag 344-360 e altre)”,”USAE-116″
“GALBRAITH John Kenneth”,”Il trionfo. Un romanzo sulla diplomazia moderna.”,”Dedicato dall’autore a Averell Harriman “”La storia, e anche la letteratura, hanno ampiamente strombazzato l’associazione del sesso con la diplomazia. Molte delle più sbalorditive imprese diplomatiche del passato sono state iniziate o, a seconda dei casi, completate, in un letto”” (pag 202)”,”USAP-083″
“GALBRAITH John Kenneth”,”Il potere militare negli Stati Uniti.”,”J.K. Galbraith è nato a Iona Station nel 1908. Economista, ha sempre alternato l’insegnamento alla politica attiva ricoprendo, dal 1935 in poi, varie cariche governative fra le quali quelle di consigliere del presidente Kennedy e di ambasciatore in India nel periodo 1961-1963. Uomo politico di primo piano, è fra i maggiori esponenti dell’ala sinistra del partito democratico. E’ conosciuto in Italia per ‘Il capitalismo americano’ (1955), ‘Il grande crollo’ (1962), ‘La società opulena’ (1963), ‘Il trionfo’ (1968), e ‘Il nuovo Stato industriale’ (1968).”,”USAQ-002-FV”
“GALBRAITH John Kenneth”,”Cose viste. Viaggio attraverso un secolo di economia.”,”J.K. Galbraith americano di origine canadese, ha insegnato nelle università di Princeton, Cambridge, Harvard. “”A Marx dobbiamo, in gran parte, il concetto di determinismo economico, la comprensione del ruolo potente e addirittura decisivo delle forze economiche nel divenire della storia umana. Questo concetto era valido centocinquanta anni fa, quando le idee e il sistema dottrinale di Marx si stavano formando; oggi vale non meno di allora”” (pag 19)”,”USAE-117″
“GALBRAITH John Kenneth”,”La buona società.”,”J.K. Galbraith americano di origine canadese, ha insegnato nelle università di Princeton, Cambridge, Harvard. “”E’ stata questa mobilità verso l’alto che negli Stati Uniti ha permesso alle minoranze un tempo ribelli di irlandesi, italiani ed ebrei di abbandonare frustrazione, rabbia, e in qualche caso comportamenti criminali, in favore di una pacifica partecipazione alla vita della società che li ha portati alla leadership economica e politica”” (pag 83)”,”USAE-118″
“GALBRAITH John Kenneth”,”Journal d’un Ambassadeur. Compte rendu personnel des Années Kennedy.”,”Incentrato principalmente sui rapporti Stati Uniti – India durante la presidenza di J.F. Kennedy Colloquio con Nehru nel corso della guerra indo-cinese: “”Nous avons parlé un peu de la situation militaire et en le quittant je lui ai affirmé que comme d’habitude nous nous conformerons à notre politique d’amitié discrète et inébranlable. Il m’a serré la main avec effusion en haut de l’escalier. (…)”” (pag 380)”,”USAP-084″
“GALBRAITH John Kenneth”,”Une vie dans son siècle. Mémoires.”,”John Kenneth Galbraith (1908-2006) racconta nel suo libro di memorie ‘Una vita nel mio secolo’, con un mix di scetticismo, humor, ironia e distaccamento, passione per tutto e tutti, salvo che per lui stesso, la sua eccezionale carriera e la ‘fauna’ internazionale che ha incrociato: da Roosevelt a Albert Speer, da Kennedy a Nehru, senza dimenticare De-Gaulle. Questo figlio di ‘farmers’ dell’Ontario è un ventenne quando lo spettacolo della Grande Depressione rinforzò sia il suo senso dell’assurdo che il suo progressismo innato. Entrato nell’amministrazione Roosevelt nel 1934, sarà militante nella campagna democratica del 1940 e direttore dell’Ufficio dei prezzi durante la guerra. Si trova a Norimberga dove interroga tra gli altri Goering e Ribbentrop. Professore ad Harvard, partecipa alle campagne di Stevenson e di Kennedy. Ambasciatore in India, contribuisce nel 1962 a mettere fine al conflitto sino-indiano. Presidente dell’ Americans For Democratic Action, si lancia nel movimento contro la guerra del Vietnam. Economista di reputazione mondiale e inventore del concetto di “”tecnostruttura””, giornalista coccolato dai media, grande figura dell’intelligentsia all’americana, Galbraith era un uomo che voleva comprendere il suo secolo e farlo comprendere. (4° di cop) La seconda guerra mondiale vista dall’interno degli Stati Uniti. “”Devant la Maison-Blanche, et aussi devant l’ambassade du Japon, de petites foules s’étaient formées. Ces gens-là aussi croyaient avoir rendez-vous avec le destin. Eux aussi n’avaient trouvé que déception. Le souvenir de cette soirée ne m’a pas quitté. Des années plus tard, il m’a inspiré une analyse des réunions que Herbert Hoover tenait avec les dirigeants des milieux d’affaires au lendemain du krach de 1929. L’appellation que je donnai à ces séances est passée dans l’usage presque courant, «no-business meetings»: «On tient des réunions parce que les hommes recherchent in compagnie ou, au minimum, souhaitent échapper à l’ennui de leurs qui préside et cela les conduit à convoquer des assemblées qu’ils peuvent présider. Enfin, on trouve le genre de réunion qui est convoquée non pas parce qu’il y a des affaires à régler, mais parce qu’il est nécessaire de donner l’impression que des affaires s’y règlent. Ces réunions son plus que des substituts de l’action: elles finissent par être considérées comme l’action elle-même» (1). L’histoire militaire de la Seconde Guerre mondiale, en Europe, dans le Pacifique et en Asie a été amplemente racontée. La guerre à Washington, beaucoup moins; quant à ses absurdités, presque pas. À l’automne de 1940, je l’ai dit, un conflit opposait les partisans du New Deal et les hommes d’affaires, ceux qui craignaient que la mobilisation et le retour en force des dirigeants d’entreprise ne missent un terme à l’ère rooseveltienne et ceux qui espéraient à la fois sauver la patrie et l’arracher aux griffes de Roosevelt. Mais, au moment de Pearl Harbor, ce conflit avait pris une forme triangulaire. Partisans du New Deal et patrons constituaient à se disputer le pouvoir mais les militaires faisaient à présent sentir leur influence. Rares étaient ceux qui avaient pris conscience de leur puissance auparavant. Les hommes du New Deal, emboîtant le pas à Roosevelt, s’étaient convertis à la guerre. Ils estimaient à présent qu’il fallait procéder avec toute la diligence possible à la mobilisation de l’État. Lorsqu’un accroissement de la production s’imposait, comme dans le cas de l’acier, tous les moyens étaient bons pour l’obtenir”” (pag 146-147) [(1) ‘La Crise économique de 1929, anatomie d’une catastrophe financière’, Paris, 1970, p. 163] [“”Di fronte alla Casa Bianca, e anche di fronte all’ambasciata giapponese, si erano formate piccole folle. Queste persone credevano anche di avere un appuntamento con il destino. Anche loro non avevano trovato altro che delusione. Il ricordo di quella sera non mi ha mai lasciato. Anni dopo, mi ha ispirato ad analizzare le riunioni che Herbert Hoover ha tenuto con i dirigenti d’azienda dopo il crollo del 1929. Il nome che ho dato a questi le riunioni sono passate nell’uso quasi corrente, “”incontri senza affari””: “”Teniamo riunioni perché gli uomini sono in cerca di compagnia o, almeno, vogliono sfuggire alla noia di chi le presiede e questo li porta a convocare delle assemblee che essi possono presiedere. Infine, c’è il tipo di riunione che viene convocato non perché ci siano questioni da risolvere, ma perché è necessario dare l’impressione che ci siano problemi che si risolvono. Questi incontri sono più che dei sostituti dell’azione: finiscono per essere considerati come l’azione stessa” (1). La storia militare della seconda guerra mondiale, in Europa, nel Pacifico e in Asia, è stata ampiamente raccontata. La guerra a Washington, molto meno; per quanto riguarda le sue assurdità, pressoché no. Nell’autunno del 1940, come dicevo, ci fu un conflitto tra sostenitori del New Deal e gli uomini d’affari, quelli che temevano che la mobilitazione e il ritorno in forza dei dirigenti d’azienda avrebbero posto fine al ‘Era Rooseveltiana e coloro che speravano sia di salvare la patria che di strapparla dalle grinfie di Roosevelt. Ma, al tempo di Pearl Harbor, questo conflitto aveva assunto una forma triangolare. I sostenitori del New Deal e il padronato erano in competizione per il potere, ma i militari ora stavano facendo sentire la loro influenza. Rari erano coloro che in precedenza avevano coscienza della loro potenza. Gli uomini del New Deal, seguendo Roosevelt, si erano convertiti alla guerra. Ora stimavano che occorreva procedere con la massima diligenza alla mobilitazione dello Stato. Quando era necessario un aumento della produzione, come nel caso dell’acciaio, ogni mezzo era buono per ottenerlo””] [(1) ‘La Crise économique de 1929, anatomie d’une catastrophe financière’, Paris, 1970, p. 163]”,”BIOx-358″
“GALBRAITH John Kenneth”,”Soldi. Conoscere le logiche del denaro per capire le grandi crisi.”,”J.K. Galbraith (1908-2006) economista di fama mondiale, ha insegnato nelle Università di Princeton, Cambridge e Harvard. Ha pubblicato ‘Il grande crollo’, ‘Storia dell’economia’, e ‘L’economia della truffa’ (Bur) Keynes e la politica economica finanziaria inglese all’inizio della seconda guerra mondiale (pag 263-265) ‘La seconda guerra mondiale arrivò in Gran Bretagna negli Stati Uniti solo gradatamente. Dagli ultimi giorni dell’estate del 1939 all’invasione della Francia nel maggio dell’anno successivo, gli inglesi potevano ancora credere; per quanto improbabile possa apparire a distanza di anni, di riuscire a evitare un conflitto di dimensioni planetarie. E negli Stati Uniti, fino alla caduta della Francia, la speranza prevalente era di rimanerne fuori. Solo a poco a poco, nei mesi successivi questa speranza lasciò il posto alla paura che gli Stati Uniti potessero non esservi coinvolti e che Hitler potesse trionfare. La conseguenza fu in entrambi i paesi un periodo dedicato alla pianificazione, che coincise di fatto con le insistenze da parte dei rispettivi governi di dimostrare, per rassicurare l’opinione pubblica, che tale pianificazione era effettivamente in corso. E una sua parte non trascurabile riguardava l’economia. In entrambi i Paesi la pianificazione economica risentiva molto del nuovo modello fiscale keynesiano. La politica proposta in tempo di pace contro la disoccupazione avrebbe funzionato anche in tempo di guerra contro l’inflazione; sarebbe bastato sostituire alla spesa pubblica destinata ad aumentare l’occupazione una tassazione più alta al fine di limitare la domanda e i consumi civili. Queste restrizioni avrebbero reso disponibili per le necessità militari manodopera, impianti e materie prime. Il nocciolo del discorso era questo; per il resto si trattava solo di dettagli. Che la pianificazione britannica si conformasse al modello keynesiano non era certo sorprendente, in quanto il suo più influente architetto era proprio Keynes. Nei mesi di preparazione, egli aveva espresso dettagliatamente le sue opinioni prima sul “”Times”” e poi in un opuscolo a vasta diffusione dal titolo ‘Come pagare i costi della guerra’ (1). Alle necessità basilari della vita – cibo, affitto, abbigliamento indispensabile – si sarebbe provveduto in quantità sufficienti e a prezzi stabili. Se i costi fossero saliti, si doveva intervenire con sussidi per mantenere la stabilità dei prezzi, eliminando così qualsiasi giustificazione degli aumenti salariali. La stabilità salariale era infatti importante. Per il resto la domanda aggregata, o potere d’acquisto della nazione, sarebbe stata mantenuta più o meno in equilibrio con l’offerta dei beni disponibili per l’acquisto ai prezzi correnti. Questo obiettivo sarebbe stato raggiunto sia con la tassazione sia con un’altra innovazione keynesiana, il risparmio obbligatorio. Sarebbe stata cioè effettuata una trattenuta sui salari, sugli stipendi e sui redditi d’ogni tipo, da restituirsi con i relativi interessi dopo la guerra. Dopo la buia esperienza degli anni Trenta, questo rinvio al potere d’acquisto dell’immediato dopoguerra sarebbe stato certamente uno stimolo assai gradito. Il postulato fondamentale era la riduzione o l’eliminazione di potere d’acquisto. Keynes diceva: «L’unico modo di evitare l’inflazione consiste nel ritirare dal mercato, con la tassazione e con la dilazione, una sufficiente percentuale del potere d’acquisto dei consumatori, in modo da eliminare una forza che spinge irresistibilmente all’aumento dei prezzi» (2). Al controllo diretto dei prezzi o al razionamento si attribuiva invece un’importanza secondaria: «Una qualche forma di razionamento e di controllo dei prezzi dovrebbe essere inclusa nel nostro progetto e potrebbe essere un prezioso ‘complemento’ della nostra proposta ‘fondamentale’ (3). A Washington, come già qualche anno prima, la reazione alle nuove idee di Keynes fu più immediata e rispettosa che a Whitehall. Di conseguenza, venne prospettato un piano sostanzialmente simile. A Washington però c’era anche una alternativa. Richiamandosi alle sue esperienze della Prima guerra mondiale, Bernard Baruch insisteva nel sostenere che nell’eventualità di un altro conflitto l’unico provvedimento sarebbe stato il controllo generale dei salari e dei prezzi’ (pag 263-265) [(1) John M. Keynes, ‘How to Pay for the War’, Harcourt Brace and Co., New York, 1940; (2) Ibidem, p. 51; (3) Ibidem, p. 51] [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”ECOI-409&#8243;
“GALBRAITH John Kenneth”,”La moneta. Da dove viene e dove va.”,”John Kenneth Galbraith è nato nel 1908. Professore di economia a Harvard, uomo politico di parte democratica, ha avuto incarichi speciali di governo fin dai tempi di Roosevelt ed è stato ambasciatore degli USA in India.”,”ECOT-196-FL”
“GALDO Antonio”,”Pietro Ingrao, il compagno disarmato.”,”Antonio Galdo, giornalista e scrittore, ha pubblicato tra l’altro ‘Saranno potenti? Storia, declino e nuovi protagonisti della classe dirigente italiana’, Sperling. ‘Pensammo una torre, scavammo nella polvere’ (Ingrao)”,”PCIx-005-FMP”
“GALEANO Eduardo”,”Specchi.”,”Nel volume non ci sono fonti bibliografiche. Eduardo Galeano è nato a Montevideo (Uruguay) nel 1940 dove ha iniziato l’attività giornalistica. Nel 1973 è vissuto in esilio in Argentina e in Spagna. All’inizio del 1985 è tornato nel suo paese. Tra le sue opere: ‘Le vene aperte dell’America Latina’ (Sperling). E’ morto nel 2015. I profeti del ventesimo secolo. Karl Marx e Friedrich Engels avevano scritto ‘Il manifesto del partito comunista’ a metà del diciannovesimo secolo. Non l’avevano scritto per interpretare il mondo, bensì per contribuire a cambiarlo. Un secolo e mezzo dopo, un terzo dell’umanità viveva in società che s’ispiravano a questo pamphlet di appena ventitré pagine. Il ‘manifesto’ fu una profezia azzeccata. Il capitalismo è un mago incapace di controllare le forze che scatena, dissero gli autori, e ai nostri giorni lo può constatare, a prima vista, chiunque abbia occhi per vedere. Ma agli autori non passò per la testa che il mago potesse avere più vite di un gatto”” (pag 248)”,”AMLx-164″
“GALENSON Walter”,”The Danish System of Labor Relations. A Study in Industrial Peace.”,”GALENSON Walter è Associate Professor of Industrial Relations, University of California at Berkeley.”,”MEOx-019″
“GALENSON Walter a cura, saggi di John Clarke ADAMS Isaac DEUTSCHER Allan FLANDERS Walter GALENSON Val R. LORWIN Philip TAFT Kenneth F. WALKER”,”Comparative Labor Movements.”,”””Un decreto del 28 dicembre 1938, firmato da Stalin (per il partito), Molotov (per il governo), e Shvernik (per i sindacati) incorporava i seguenti provvedimenti: Il diritto dei lavoratori a una festività pagata dopo cinque mesi e mezzo di impiego era abolito; per l’ avvenire i giorni festivi erano concessi solo dopo undici mesi di lavoro ininterrotto”” (Isaac Deutscher) (pag 541)”,”MOIx-016″
“GALENSON Walter”,”The Scandinavian Labor Movement. Scandinavia from Comparative Labor Movements edited by Walter Galenson.”,”Il movimento sindacale in Danimarca ed in Scandinavia. “”Il sindacato di mestiere danese è molto più monopolista di quanto descritto da Perlman nel “”A Theory of the Labor Movement””. Ma rimane vero per questo prototipo solo in virtù di speciali circostanze dello sviluppo economico danese. I suoi compagni svedesi e norvegesi, nonostante il loro debito iniziale nei confronti dell’ esempio organizzativo danese, abbandonarono il monopolio del mestiere per un ampio unionismo industriale””. (pag 125)”,”MEOx-068″
“GALETTI Paola”,”Uomini e case nel Medioevo tra Occidente e Oriente.”,”Paola Galetti insegna a Bologna Esegesi delle fonti antiche medievali presso la Facoltà di Lettere e Filosofia e Storia medievale presso la Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali. È curatrice di ‘Donne e lavoro nell’Italia medievale’ (con B. Andreoli e M.G. Muzzarelli, Torino, 1991) e autrice di ‘Abitare nel Medioevo. Forme e vicende dell’insediamento rurale nell’Italia altomedievale’ (Firenze 1997).”,”STMED-076-FSD”
“GALGANO Francesco”,”Le istituzioni dell’ economia capitalistica. Società per azioni Stato e classi sociali.”,”Francesco GALGANO è nato a Catania nel 1933. E’ professore di diritto civile nell’ Università di Bologna. dove ha insegnato anche diritto commerciale e istituzioni di diritto privato. Opere principali. ‘Il principio di maggioranza nelle società personali’ (1960); ‘Le associazioni non riconosciute’ (1967), ‘Le persone giuridiche’ (1969) ecc.”,”TEOC-125″
“GALIANI Ferdinando”,”Dialoghi sul commercio dei grani. ‘Dialoghi fra il marchese di Roquemaure e il cavaliere Zanobi'”,”Al “”galante e pieno di spirito”” abbé GALIANI, MARX riconobbe il merito di aver svolto una “”esatta analisi della merce”” e di aver posseduto un “”esatto concetto del valore””. Anche VOLTAIRE lodò i ‘Dialoghi’ di GALIANI. Il suo libro rivela finezza dialettica e realismo spregiudicato, senso critico e attenzione alla concretezza dei fenomeni economici. E’ uno dei documenti più importanti del dibattito sulla teoria economica del Settecento. Con la loro brillante satira, i Dialoghi spazzano via i pesanti trattati dei fisiocratici contribuendo a mettere in crisi la stessa politica economica del governo francese.”,”ECOT-035″
“GALIANI Ferdinando, a cura di Alberto MEROLA”,”Della moneta.”,”””Proprio dal giudizio di Schumpeter si può prender le mosse anche per esaminare il secondo aspetto dell’analisi del valore tentata da Galiani. Il quale non si ferma, infatti, a considerare il “”valore d’uso””, ma subitaneamente “”si volge dalla ‘rarità’, riferita alla quantità di merce, alla ‘fatica’; e da questo punto in poi la eleva alla dignità di un unico fattore di produzione, la considera l’unica circostanza ‘che dà valore alla cosa’”” fino a venir delineando una teoria fondata sul valore di equilibrio come proporzionale alla quantità di lavoro, il che sarebbe in tutti gli elementi essenziali precisamente la teoria di Ricardo e di Marx (vol. 1, p. 368). Questa parte, che pure è affrontata esplicitamente e a lungo nel trattato ‘Della moneta’, ha attirato di meno l’attenzione degli studiosi. Solo Achille Loria, forse per una sue certa formazione marxistica, è largo di riconoscimenti, e giudica Galiani “”fra i primi economisti che abbia ridotto al solo slavoro la misura del valore di scambio””, appoggiandosi a quanto già scrivevano al riguardo tanto J.B. Say quanto McCulloch (p. 37). Ma, al contrario di Loria, Graziani per esempio ascrive a merito di Galiani e a sua originalità rispetto a Locke e a Cantillon proprio il fatto di aver dato nella sua costruzione poco posto al lavoro, che sarebbe considerato solo come uno fra “”i vari elementi che tutti si riannodano al concetto di utilità largamente inteso”” (p. 105). E tacciano in merito, o quasi, altri critici fra i più accurati e favorevoli, come Einaudi, Lanzillo, Tagliacozzo. … finire (pag XXIII-XXIV-XXV, introduzione di Alberto Caracciolo a volume di Ferdinando Galiani, ‘Della moneta’, Milano 1963, a cura di Alberto Merola]”,”ECOT-013-FV”
“GALIC Robert”,”La révolution Russe et la guerre mondiale. Nouvelles de Russie. Janvier 1917 – Mars 1918.”,”GALIC Robert professore di storia e geografia. “”Cette insurrection avait bien été le fait d’une minorité armée, peut-être une vingtaine de milliers de personnes (au cours de la révolution de Février la grève générale du 10 mars avait, elle, mobilisé plus de 200.000 ouvriers). Même si elle avait tiré parti de la passivité, voire de la bienveillance d’une fraction plus grande de la population (pas des cheminots), ce fut bien là l’action de “”révolutionnaires professionnels””. Dans son ouvrage “”Dix jours qui ébranlèrent le monde””, John Reed, ce jeune journaliste, l’un des fondateurs du Parti communiste américain, sympathisant bolchevik, qui assista aux évènements décrit la situation: “”Des détachements de soldats, baïonnette au canon, arrêtaient les automobiles particulières en faisaient descendre les occupants et envoyaient les voitures au palais d’Hiver. Une foule nombreuse les regardait opérer. Personne ne savait si les soldats agissaient au nom du gouvernement ou du Comité militaire révolutionnaire (…)”” (pag 149-150)”,”RIRO-392″
“GALILEI Galileo, a cura di Ferdinando FLORA”,”Galileo Galilei Lettere.”,”””io dico che questo luogo ci mostra manifestamente la falsità e impossibilità del mondano sistema Aristotelico e Tolemaico, e all’ incontro benissimo s’ accomoda co ‘l Copernicano”” (pag 107) “”Tra le sicure maniere per conseguire la verità è l’ anteporre l’ esperienze a qualsivoglia discorso, essendo noi sicuri che in esso, almanco copertamente, sarà contenuta la fallacia, non sendo possibile che una sensata esperienza sia contraria al vero…”” (pag 190)”,”SCIx-153″
“GALILEI Galileo”,”Due lezioni all’ Accademia fiorentina circa la figura, sito e grandezza dell’ Inferno di Dante (1588).”,”””E’ facile il descendere all’ Inferno; Ma ‘l pié ritrarne, e fuor dall’ aura morta Il poter ritornare all’ aura pura, Questo, quest’è impres’alta, impresa dura!”” (Dante)”,”SCIx-181″
“GALILEI Galileo, a cura di Franz BRUNETTI”,”Dialogo sui massimi sistemi.”,”Astronomia. Galilei nella notte del 7 gennaio 1610 oltre ad aver scoperto che la via Lattea non è una nebulosa ma una congerie infinita di stelle, scopre i satelliti di Giove. (pag XIII) Questione militare. “”(…) l’ interesse quasi esclusivo dello scienziato è rivolto soprattutto a questioni di meccanica e di tecnica, non escluse alcune di tecnica miliare, allora di viva attualità per le conseguenze provocate dall’ introduzione nella strategia delle armi da fuoco, con rinnovate ricerche relative alla scienza balistica e all’ architettura militare. Galilei si interessò dell’ una e dell’ altra e proprio in questo tempo egli scrisse un Trattato di fortificazione e una Breve instruzione all’ architettura miliare (1593) che sono, fra l’ altro un interessante documento della concezione strumentale che Galilei aveva della scienza, intesa, secondo lui, soprattutto, all’ utilità dell’ uomo””. (pag XV) Teoria eliocentrica. “”Nella corrispondenza intrattenuta nel 1597 col Keplero, Galilei aveva asserito d’avere già raccolto molte prove naturali a sostegno della teoria copernicana; tuttavia, sollecitato a renderle pubbliche, Galilei non l’ aveva fatto””. (pag XX) “”La sua attività scientifica ha trovato sempre modi liberi e aperti di espressione: opuscoli, saggi, libretti polemici, e specialmente lettere: è segno questo di una mentalità moderna, di un pensiero libero che esige forme di comunicazione altrettanto libere e precise, senza impacci formali, che non disdegna anche una certa eleganza di stile, una certa retorica garbata e contenuta, e talora anche una soffusa ironia””. (pag XLII)”,”SCIx-250″
“GALILEI Galileo”,”Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo.”,”‘Beltrán Marí, professore di storia e filosofia della scienza presso l’Università di Barcellona, è uno dei più riconosciuti esperti delle tematiche del Seicento e in particolare di Galileo. (…) Nel suo saggio introduttivo al ‘Dialogo’, Beltrán Marí esamina i problemi interni alla Chiesa, a partire dalla Riforma protestante e dalla Controriforma tridentina, che la portarono, con la Congregazione dell’Indice quale appendice dell’Inquisizione, a esercitare un severo e preoccupato controllo su ogni nuova forma di sapere, e a estendere il principio di autorità «dal campo della teologia a quello della cultura in generale e a quello della filosofia e della scienza in particolare». E’ evidente, sottolinea Beltrán, che Galileo, nonostante i suoi molteplici tentativi di persuadere la Chiesa che non le conveniva assumere posizioni che presto avrebbero dovuto mostrarsi errate (monito sempre valido), «non possedeva le chiavi necessarie per poter agire opportunamente. Non riuscì mai a pensare se non in termini di razionalità scientifica». Ma dove Beltrán si distingue rispetto a commentatori italiani per una maggiore incisività e libertà di critica nei confronti della Chiesa, pur in un rigoroso rispetto della documentazione disponibile, è nella parte finale del saggio, in cui descrive la cosiddetta riabilitazione di Galileo, voluta da papa Giovanni Paolo II, come un’operazione auto-apologetica e di opportunità politica, per i modi in cui fu attuata e per gli sconcertanti risultati cui la Commissione pontificia, all’uopo istituita nel 1981, pervenne: orgoglio e arroganza da parte di Galileo, avvedutezza scientifica da parte dei suoi giudici nel difendere, a quel tempo, il geocentrismo. Come se la questione fosse consistita nel giustificare l’incapacità dei teologi del Seicento di capire la teoria di Copernico, anziché nel fatto stesso di aver istituito un processo per una questione di opinioni. La Chiesa ha, al più, ammesso l’errore ‘nel’ processo, ma non ha ammesso l’errore ‘del’ processo. Perseguitare chi la pensa diversamente, in nome di una verità precostituita: è questo lo sbaglio che non è stato ancora riconosciuto. E tuttavia all’epoca un tale riconoscimento era concepibile: già nel 1616, Tommaso Campanella, benché non copernicano, aveva scritto dalla prigione una ‘Apologia’ a difesa di Galileo, in cui sosteneva appunto il diritto dello scienziato a esprimere liberamente la propria visione del mondo. Se le opinioni di Beltrán colpiscono per la particolare franchezza con cui sono espresse è indubbio che la sua insoddisfazione è oggi largamente condivisa tra gli studiosi, anche di matrice cattolica. In proposito si veda di Annibale Fantoli, ‘Il caso Galileo – Dalla condanna alla «riabilitazione». Una questione chiusa?’ (Bur, Milano, 2003), in cui l’autore osserva che sentir parlare di «una tragica reciproca incomprensione» nei rapporti tra Chiesa e Galileo nel momento in cui si vuole ‘riabilitare’ lo scienziato, lascia delusi e soprattutto non consente di sperare che non si ripetano, oggi e in futuro, gli errori del passato (si pensi ai campi conflittuali dell’evoluzionismo, della biogenetica, del controllo delle nascite, ecc.). Vorremmo ricordare anche il più recente ‘Galileo. La lotta per la scienza’ (Laterza, 2007), il cui autore, Egidio Festa, evidenzia come il nome di Urbano VIII non compaia mai, né nelle parale del cardinale Poupard, coordinatore della Commissione, né in quelle di Giovanni Paolo II. E scrive: «Citare Urbano VIII significava risalire al vero responsabile della condanna e alla sua posizione filosofica che ancora oggi la Chiesa cattolica rifiuta di esaminare…»’ [dalla prefazione di Andrea Frova e Mariapiera Marenzana] (pag III-IV)”,”SCIx-436″
“GALILEI Galileo, a cura di Antonio BELTRÁN MARÍ”,”Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo.”,”Antonio Beltrán Marí insegna Storia della Scienza presso l’Università di Barcellona ed è uno dei massimi esperti di Galileo a livello mondiale.”,”SCIx-235-FL”
“GALILEI Galileo, a cura di Ferdinando FLORA”,”Galileo Galilei Lettere.”,”””io dico che questo luogo ci mostra manifestamente la falsità e impossibilità del mondano sistema Aristotelico e Tolemaico, e all’ incontro benissimo s’ accomoda co ‘l Copernicano”” (pag 107) “”Tra le sicure maniere per conseguire la verità è l’ anteporre l’ esperienze a qualsivoglia discorso, essendo noi sicuri che in esso, almanco copertamente, sarà contenuta la fallacia, non sendo possibile che una sensata esperienza sia contraria al vero…”” (pag 190)”,”SCIx-351-FRR”
“GALILEI Galileo”,”Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo.”,”Galileo Galilei (Pisa 1564 – Arcetri 1642)”,”SCIx-001-FMDP”
“GALIMBERTI Fabrizio”,”Economia e pazzia. Crisi finanziarie di ieri e di oggi.”,”GALIMBERTI Fabrizio editorialista del Sole 24 Ore ha insegnato all’ Università di Roma e di Ferrara. Ha lavorato a Parigi (Dipartimento dell’ economia dell’ Ocse) a Torio (Chief Economist della Fiat) e a Roma (consigliere economico del ministro del Tesoro). Risiede a Melbourne in Australia. Ha pubblicato saggi accademici, libri di testo e una storia dell’ economia italiana del Novecento (con C. GALIMBERTI e L. PAOLAZZI, Il Volo del calabrone, Firenze, 1998). “”A questo punto comincia un gioco complicato e disperato fra il mercato e John Law. L’ inciampo delle quotazioni a dicembre aveva messo una pulce nerll’ orecchio a molti, e Law pensò di rinverdire le voglie del mercato introducendo quelle che oggi si chiamerebbero opzioni: pagando 1.000 livres un investitore aveva diritto ad acquistare un’ azione a 10.000 entro sei mesi. Si trattava, nel gergo finanziario di adesso, di un’ opzione call, un diritto a comprare; naturalmente, il compratore doveva essere convinto che le azioni sorpassassero la soglia del 10.000 (anzi; pe guadagnarci, di 11.000). Ma il solo fatto che questo nuovo strumento finanziario fosse offerto faceva sperare a molti che il 10.000 fosse una tappa destinata a essere presto sorpassata. L’ opzione, tuttavia, si rivelò un boomerang. I possessori di azioni della Compagnia pensarono giustamente che potevano usare l’ effetto-leva delle opizioni per moltiplicare le loro possibilità di guadagno: invece di essere investiti in azioni era meglio essere investiti in opzioni. Ergo: vendere le azioni e comperare le opzioni. Il che è una strategia sensata se è seguita da uno, ma diventa suicida se seguita da molti, perché la vendita di azioni, che deve necessariamente precedere l’ acquisto di opzioni, fa calare il prezzo delle prime. E il mercato era troppo crudo per trasmettere alle attese di prezzo delle azioni stesse il messaggio di ottimismo che veniva dall’ acquisto delle opzioni.”” (pag 107)”,”ECOI-168″
“GALIMBERTI Umberto”,”I miti del nostro tempo.”,”GALIMBERTI U. insegna filosofia della storia e psicologia dinamica all’Università di Venezia. vpn”,”TEOS-178″
“GALIMBERTI Fabrizio PAOLAZZI Luca GALIMBERTI Claudia”,”Il volo del calabrone. Breve storia dell’economia italiana del Novecento.”,”Tabella: coefficienti di trasformazione del valore della lira 1861-1997 (appendice statistica) I principali distretti industriali: Arzignano Ascoli Piceno Barletta Casarano Biella Brenta Brianza Cadore Carpi Carrara Castelfidardo Castelgoffredo Cento Cerea Bovolone Como Empoli Val d’Elsa Gallarate Gardone Valtrompia Lumezzane Brescia Maniago Manzano Matera Mirandola Montebelluna Treviso Murano Venezia Omegna Pesaro Prato Premana Reggio Emilia Santa Croce Santo Stefano Sassuolo Solofra Tolentino Valduggia Valenza Varese Viadana Vicenza Vigevano”,”ITAE-261″
“GALIMBERTI Umberto racconta”,”Freud, Jung e la psicoanalisi.”,”Umberto Galimberti nato a Monza nel 1942 si laurea all’Universit Cattolica di Milano sotto la guida di Emanuele Severino. Nel 1976 diviene professore incaricato di Antropologia Culturale e dal 1983 professore associato di Filosofia della Storia. Dopo aver compiuto studi di filosofia e psicologia, traduce e cura le opere di Karl Jaspers, di cui è stato allievo durante i suoi soggiorni in Germania. Attualmente (2011) è titolare della cattedra di Filosofia della Storia presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Carl Gustav Jung (1875-1961) è stato uno psichiatra, psicoanalista, antropologo e filosofo svizzero. La sua tecnica e teoria, di derivazione psicoanalitica, è chiamata “”psicologia analitica”” o “”psicologia del profondo””, raramente “”psicologia complessa””. (wikip) Sigismund Schlomo Freud, noto come Sigmund Freud, è stato un neurologo, psicoanalista e filosofo austriaco, fondatore della psicoanalisi, sicuramente la più famosa tra le correnti teoriche e pratiche della psicologia. (Moravia, 1856-1939) (wikip)”,”TEOS-294″
“GALIMBERTI Fabrizio PAOLAZZI Luca GALIMBERTI Claudia”,”Il volo del calabrone. Breve storia dell’economia italiana nel Novecento.”,”Fabrizio Galimberti ha studiato economia a Milano (Bocconi) e a New York (Columbia University). Dopo la libera docenza in Scienza delle finanze, ha lavorato dal 1970 al 1980 al Dipartimento di economia dell’Ocse, a Parigi. É stato poi a roma, come consigliere economico del ministro del Tesoro nel 1980-83, e a Torino, come Chief Economist della Fiat. Dal 1986 collabora con Il Sole 24 Ore come editorialista. Luca Paolazzi è laureato in Economia politica all’Università Bocconi di Milano. Dal 1993 è inviato del Sole 24 Ore. É stato professore a contratto (corso sull’Euro) all’Università di Palermo. Ha partecipato al progetto finanziato Cnr su Struttura ed evoluzione dell’economia italiana. Claudia Galimberti, laureata in Antropologia culturale all’Università La Sapienza di Roma, è autrice di numerosi testi pubblicati dal Sole 24 Ore, tutti incentrati sul rapporto tra economia e società. Da qualche anno si è dedicata a studiare il cambiamento del ruolo della donna nella vita sociale, con particolare attenzione al lavoro femminile. Collabora con la Rai.”,”ITAE-072-FL”
“GALIMBERTI Umberto”,”Psiche e techne. L’uomo nell’età della tecnica.”,”Umberto Galimberti insegna Filosofia della storia dell’Università di Venezia. Ha pubblicato tra l’autore ‘Heidegger, Jaspers e il tramonto dell’Occidente’, Marietti 1975, Saggiatore 1996. Marx e la falsa coscienza. ‘La classe che è la potenza ‘materiale’ dominante della società è in pari tempo la sua potenza ‘spirituale’ dominante’ “”A smascherare il carattere “”ideologico”” della filosofia di Hegel è Marx, che chiama “”ideologiche”” tutte quelle dottrine filosofiche, etiche, politiche e religiose che, a guisa di “”sovrastrutture”” ‘esprimono’ e ‘giustificano’ i rapporti di produzione dominanti in cui si articola la “”struttura”” della società. Scrive a questo proposito Marx: «Nella produzione sociale della loro economia, gli uomini entrano in rapporti determinati, necessari, indipendenti dalla loro volontà, in rapporti di produzione che corrispondono a un determinato grado d sviluppo delle loro forze produttive materiali. L’insieme di questi rapporti costituisce la ‘struttura’ economica della società, ossia la base reale sulla quale si eleva una ‘sovrastruttura’ giuridica e politica e alla quale corrispondono forme determinate della coscienza sociale, ilprocesso sociale, politico e spirituale della vita. ‘Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere ma è, al contrario, il loro essere sociale che determinata la loro coscienza» (20). Compito dell’ideologia è di occultare la dipendenza delle sovrastrutture dalla struttura economica della società, e quindi di far valere per tutti quei valori che in realtà sono vantaggiosi per la sola classe dominante. In ciò è la ‘falsa coscienza’ dell’ideologia che, consapevolmente o inconsapevolmente, diffonde idee e valori nati da certi rapporti di produzione. Ciò spiega, a parere di Marx, perchè: «Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti; cioè, la classe che è la potenza ‘materiale’ dominante della società è in pari tempo la sua potenza ‘spirituale’ dominante. La classe che dispone dei mezzi della produzione materiale, dispone con ciò, in pari tempo dei mezzi della produzione intellettuale, cosicché ad essa in complesso sono assoggettate le idee di coloro ai quali mancano i mezzi della produzione intellettuale. Le idee dominanti non sono altro che l’espressione ideale dei rapporti materiali dominanti, sono i rapporti materiali dominanti presi come idee; sono dunque l’espressione dei rapporti che appunto fanno di una classe la classe dominante, e dunque sono le idee del suo dominio. Gli individui che compongono la classe dominante posseggono fra l’altro anche la coscienza, e quindi pensano. In quanto dominano come classe e determinano l’interno ambito di un’epoca storica, è evidente che essi lo fanno in tutta la loro estensione, e quindi fra l’altro dominano anche come pensanti, come produttori di idee che regolano la produzione e la distribuzione delle idee del loro tempo; è dunque evidente che le loro idee sono le idee dominanti dell’epoca» (21). …. finire (pag416-418)”,”FILx-006-FMP”
“GALIMBERTI Fabrizio GENTILE Adamo SIMONE Gian Luigi a cura; testi di Sergio BORTOLANI Francesco CIMINO Isabella DELLA-VALLE Paola DEMALDE’ Fabrizio GALIMBERTI Adamo GENTILE Adelina GENTILE Santoro MAYER Gianni PARAMITHIOTTI Piero PISONI Luigi RAVASI Sergio RICOSSA Angelo SCOTTI Gian Luigi SIMONE Francesco TABACCHI Mario VALLETTA Elia ZAMBONI”,”Come si legge “”Il Sole 24 Ore””. Per capire l’economia.”,”testi di Sergio BORTOLANI Francesco CIMINO Isabella DELLA-VALLE Paola DEMALDE’ Fabrizio GALIMBERTI Adamo GENTILE Adelina GENTILE Santoro MAYER Gianni PARAMITHIOTTI Piero PISONI Luigi RAVASI Sergio RICOSSA Angelo SCOTTI Gian Luigi SIMONE Francesco TABACCHI Mario VALLETTA Elia ZAMBONI”,”EDIx-253″
“GALIMBERTI Fabrizio GENTILE Adamo SIMONE Gian Luigi a cura di, Testi di Sergio BORTOLANI Francesco CIMINO Isabella DELLA VALLE Paola DEMALDÉ Adelina GENTILE Santoro MAYER Gianni PARAMITHIOTTI Piero PISONI Luigi RAVASI Sergio RICOSSA Angelo SCOTTI Francesco TABACCHI Mario VALLETTA Elia ZAMBONI”,”Come si legge “”Il Sole 24 Ore””. Per capire l’economia.”,”Fabrizio Galimberti è capo Ufficio studi de Il Sole 24 ore. Adamo Gentile è responsabile del settore Finanza per l’Ufficio Studi de Il Sole 24 ore. Gian Luigi Simone è responsabile della Studi e Investimenti Mobiliari, società di consulenza rivolta agli operatori del mercato azionario e mobiliare. Sergio Bortolani è professore di tecnica bancaria e professionale all’Università di Torino. Francesco Cimino è segretario generale di AssoRisparmio. Isabella Della Valle è collaboratrice dell’Ufficio studi de Il Sole 24 Ore. Paola Demaldé è collaboratrice dell’Ufficio bilanci de Il Sole 24 Ore Seme. Adelina Gentile è collaboratrice dell’Ufficio studi de Il Sole 24 Ore. Santoro Mayer è docente di Analisi economico-finanziaria e controllo di gestione presso l’ISTUD. Gianni Paramithiotti è docente di Economia politica presso l’Università Bocconi di Milano. Piero Pisoni è professore straordinario di Ragioneria generale e applicata presso la Facoltà di Economia e commercio dell’Università di Torino. Luigi Ravasi è capo Ufficio studi della Sprind Gestione. Sergio Ricossa è professore di Politica economica alla Facoltà di Economia e commercio dell’Università di Torino. Angelo Scotti è collaboratore dell’Ufficio studi de Il Sole 24 Ore. Francesco Tabacchi è dottore commercialista in Torino. Mario Valletta è ricercatore di Tecnica bancaria e professionale all’Università di Torino. Elia Zamboni è vice-direttore de Il Sole 24 Ore.”,”EDIx-012-FL”
“GALIMBERTI Fabrizio SABBATINI Riccardo SIMONE Gian Luigi a cura di, Testi di Giuliano BOGGIOLI Isabella BUFACCHI Roberto CAPEZZUOLI Paola DEMALDÉ Angelo DRUSIANI Marco LIERA Gabriele MALOTTI Adelaide MARCHESONI Santoro MAYER Carlo MESSEDAGLIA Sergio RICOSSA Pierangelo SOLDAVINI Francesco TABACCHI Elia ZAMBONI”,”Come si legge “”Il Sole 24 Ore””. Per capire l’economia del 2000.”,”Fabrizio Galimberti è capo Ufficio studi de Il Sole 24 ore. Riccardo Sabbatini è editorialista del Sole 24 Ore. Gian Luigi Simone è responsabile della Studi e Investimenti Mobiliari, società di consulenza rivolta agli operatori del mercato azionario e mobiliare. Paola Demaldé è collaboratrice dell’Ufficio bilanci de Il Sole 24 Ore Seme. Santoro Mayer è docente di Analisi economico-finanziaria e controllo di gestione presso l’ISTUD. Sergio Ricossa è professore di Politica economica alla Facoltà di Economia e commercio dell’Università di Torino. Francesco Tabacchi è dottore commercialista in Torino. Mario Valletta è ricercatore di Tecnica bancaria e professionale all’Università di Torino. Elia Zamboni è vice-direttore de Il Sole 24 Ore. Giuliano Boggioli è responsabile investor & media relation al gruppo Seat-Pagine gialle. Isabella Bufacchi è vice caposervizio e responsabile della pagina Mercato dei capitali del Sole 24 Ore. Roberto Capezzuoli è giornalista alla redazione Materie prime del Sole 24 Ore. Angelo Drusiani è tesoriere della Albertini Sim. Marco Liera è responsabile delle sezioni Settimana Finanziaria e Risparmio e famiglia del Sole 24 Ore. Gabriele Malotti è responsabile della divisione analisi recnica della società Studi e Investimenti Mobiliari di Torino. Adelaide Marchesoni è responsabile dell’ufficio analisi mercati finanziaridel Sole 24 Ore. Carlo Messedaglia è responsabile delle gestioni obbligazionarie della Sim Banconapoli & Fumagalli Soldan. Pierangelo Soldavini è giornalista alla redazione Finanza del Sole 24 Ore.”,”EDIx-013-FL”
“GALIMBERTI Fabrizio SABBATINI Riccardo SIMONE Gian Luigi a cura di, Testi di Giuliano BOGGIOLI Isabella BUFACCHI Roberto CAPEZZUOLI Paola DEMALDÉ Angelo DRUSIANI Marco LIERA Gabriele MALOTTI Adelaide MARCHESONI Santoro MAYER Carlo MESSEDAGLIA Sergio RICOSSA Pierangelo SOLDAVINI Francesco TABACCHI Elia ZAMBONI Francesca DOUGLAS FLAMINIO”,”Come si legge “”Il Sole 24 Ore””. Per capire l’economia.”,”Fabrizio Galimberti è capo Ufficio studi de Il Sole 24 ore. Riccardo Sabbatini è editorialista del Sole 24 Ore. Gian Luigi Simone è responsabile della Studi e Investimenti Mobiliari, società di consulenza rivolta agli operatori del mercato azionario e mobiliare. Paola Demaldé è collaboratrice dell’Ufficio bilanci de Il Sole 24 Ore Seme. Santoro Mayer è docente di Analisi economico-finanziaria e controllo di gestione presso l’ISTUD. Sergio Ricossa è professore di Politica economica alla Facoltà di Economia e commercio dell’Università di Torino. Francesco Tabacchi è dottore commercialista in Torino. Mario Valletta è ricercatore di Tecnica bancaria e professionale all’Università di Torino. Elia Zamboni è vice-direttore de Il Sole 24 Ore. Giuliano Boggioli è responsabile investor & media relation al gruppo Seat-Pagine gialle. Isabella Bufacchi è vice caposervizio e responsabile della pagina Mercato dei capitali del Sole 24 Ore. Roberto Capezzuoli è giornalista alla redazione Materie prime del Sole 24 Ore. Angelo Drusiani è tesoriere della Albertini Sim. Marco Liera è responsabile delle sezioni Settimana Finanziaria e Risparmio e famiglia del Sole 24 Ore. Gabriele Malotti è responsabile della divisione analisi recnica della società Studi e Investimenti Mobiliari di Torino. Adelaide Marchesoni è responsabile dell’ufficio analisi mercati finanziaridel Sole 24 Ore. Carlo Messedaglia è responsabile delle gestioni obbligazionarie della Sim Banconapoli & Fumagalli Soldan. Pierangelo Soldavini è giornalista alla redazione Finanza del Sole 24 Ore. Francesca Douglas Flaminio è giornalista alla redazione Finanza de Il Sole 24 ore.”,”EDIx-014-FL”
“GALIMBERTI Fabrizio”,”L’economia spiegata a un figlio.”,”Fabrizio Galimberti ha studiato economia a Milano (Bocconi) e a New York (Columbia University). Dopo la libera docenza in Scienza delle finanze, ha lavorato dal 1970 al 1980 al Dipartimento di economia dell’Ocse, a Parigi. É stato poi a roma, come consigliere economico del ministro del Tesoro nel 1980-83, e a Torino, come Chief Economist della Fiat. Dal 1986 collabora con Il Sole 24 Ore come editorialista.”,”ECOT-254-FL”
“GALIMBERTI Fabrizio”,”Economia e pazzia. Crisi finanziarie di ieri e di oggi.”,”Fabrizio Galimberti ha studiato economia a Milano (Bocconi) e a New York (Columbia University). Dopo la libera docenza in Scienza delle finanze, ha lavorato dal 1970 al 1980 al Dipartimento di economia dell’Ocse, a Parigi. É stato poi a Roma, come consigliere economico del ministro del Tesoro nel 1980-83, e a Torino, come Chief Economist della Fiat. Dal 1986 collabora con Il Sole 24 Ore come editorialista.”,”ECOI-196-FL”
“GALIMI Valeria”,”Sotto gli occhi di tutti. La società italiana e le persecuzioni contro gli ebrei.”,”Valeria Galimi è ricercatrice di Storia contemporanea all’Università di Milano. I soi interessi di studio riguardano la storia dell’antisemitismo in Europa, la storia della politica francese degli anni Trenta e del regime di Vichy, il fascismo e il collaborazionismo europeo, la storia sociale e culturale della seconda guerra mondiale e della sua eredità. Ha pubblicato: ‘L’antisemitismo in azione. Pratiche antiebraiche nella Francia degli anni Trenta’ (Unicopli, 2006). Contiene il paragrafo: ‘Il ruolo dell’Italia nella «Soluzione finale» nazista (pag 63-64) “”L’armistizio segna (…) l’inizio della caccia agli ebrei italiani e stranieri nella penisola, con l’estensione della «Soluzione finale» all’Italia, una locuzione dell’epoca che, in realtà, indica la determinazione nazista di sterminare gli ebrei d’Europa. A Wannsee, un sobborgo di Berlino, il 20 gennaio 1942 si svolge una riunone dei rappresentanti dei vari settori dell’amministrazione, presieduta da Reinhard Heydrich, il terzo ‘Reich SS-Obergruppenführer’ e General der Polizei’ (capo dell’Ufficio di sicurezza del Reich). Durante questo incontro è decisa l’organizzazione delle operazioni necessarie per portare a termine lo sterminio degli ebrei in Europa, anche se esso di fatto è già in atto, dall’autunno de 1941, attraverso massacri da parte di gruppi speciali delle SS, le ‘Einsatzgruppen’, sul fronte orientale (20). Dopo di questo, vengono avviate le deportazioni di ebrei dell’Europa occidentale: la prima deportazione ad Auschwitz dalla Francia è organizzata nel marzo 1942; nel luglio 1942 a Parigi, in una grande retata, vengono arrestati 13.000 ebrei stranieri. Arresti continuano per tutta l’estate nella zona meridionale francese. In Olanda, le prime deportazioni hanno luogo nel mese di luglio del 1942, in Danimarca circa un centinaio di ebrei sono deportati a Theresienstadt all’inizio dell’ottobre 1943 (21). In Italia, invece, la persecuzione nazista degli ebrei non viene condotta con la stessa gradualità, seguendo tappe sempre più radicali di violenza ed esclusione, come negli altri Paesi dell’Europa occidentale. Infatti, la fase preparatoria – l’identificazione, la registrazione degli uffici di polizia e la separazione degli ebrei dal resto della popolazione – non è necessaria: dal 1938, le leggi antiebraiche promulgate dal governo fascista hanno già portato alla registrazione della minoranza israelitica, all’indottrinamento dell’opinione pubblica (grazie ad una violenta campagna di stampa), e alla creazione di istituti e uffici incaricati di procedere all’applicazione della legislazione persecutoria (22). Inoltre, la fondazione nel settembre 1943 di un nuovo governo repubblicano fascista, con la Repubblica sociale italiana, da Mussolini dopo la sua liberazione, offre una spinta significativa al successo del progetto nazista in Italia. Senza la collaborazione delle autorità politiche e della polizia della Repubblica sociale italiana, l’arresto e la deportazione degli ebrei nei campi di sterminio sarebbero certamente stati più difficili, se non impossibili”” (pag 63-64) [paragrafo: ‘Il ruolo dell’Italia nella «Soluzione finale» nazista’]. Valeria Galimi è ricercatrice di Storia contemporanea all’Università di Milano. I s(oi interessi di studio riguardano la storia dell’antisemitismo in Europa, la storia della politica francese degli anni Trenta e del regime di Vichy, il fascismo e il collaborazionismo europeo, la storia sociale e culturale della seconda guerra mondiale e della sua eredità. Ha pubblicato: ‘L’antisemitismo in azione. Pratiche antiebraiche nella Francia degli anni Trenta’ (Unicopli, 2006).”,”EBRx-076″
“GALKIN K.”,”The Training of Scientists in the Soviet Union.”,”Istituto dei Professori Rossi. L’istituto aveva tre facoltà, filosofia, economia e storia e tutte avevano tre anni di corsi. Durante questi corsi gli studenti studiavano tedesco, francese e inglese in successione, ciascuno in un anno accademico. Oltre alle lezioni, si preparavano saggi, reports e seminari, oltre al lavoro pratico in industria, agricoltura, economia, statistica storica, gestione dei materiali d’archivio. Alla fine di ogni anno c’erano esami scritti e orali. Alla fine del 1923 i dirigenti dell’Istituto decisero di aggiungere un altro anno per la preparazione delle tesi sotto la supervisione di un professore. (pag 59)”,”RUSU-018-FV”
“GALL Lothar”,”Bismarck. L’uomo che ha fatto grande la Germania.”,”GALL (1936) è attualmente Prof di storia medievale e moderna presso l’Univ W. Goethe di Francoforte. E’ tra i più autorevoli collaboratori della rivista ‘Historisches Zeitschrift’ e membro dell’Accademia delle scienze della Baviera e di altre prestigiose istituzioni. E’ autore di una monumentale biografia di BISMARCK (‘Bismarck, Der weisse Revolutionär’, 1984 (9)) e di ‘Bürgerturm in Deutschland (1989; trad it. Borghesia in Germania, 1992)”,”GERx-029″
“GALL Lothar”,”Borghesia in Germania. Una famiglia e tre secoli di storia tedesca.”,”Lothar GALL, nato nel 1936, insegna Storia medievale e moderna presso la Johann-Wolfgang-Goethe Univ di Francoforte. Dirige dal 1974 la rivista ‘Historischen Zeitschrift’. Tra le sue principali opere ricordiamo: -Benjamin Constant. Seine politische Ideenwelt und der deutsche Vormarz (1963) -Der Liberalismus als regierende Partei. Das Grossherzogtum Baden zwischn Restauration und Reichsgrundung (1968) -Europa auf Reichsgrundung (1968) -Liberalismus (1985) -Bismarck (Rizzoli, 1982)”,”GERx-041″
“GALL Lothar”,”Bismarck.”,”””L’uomo non mi fa nessunissima impressione””, replicò Bismarck. Gerlach avrebbe dovuto conoscerlo, dopo tutto: “”La capacità di ammirare degli uomini è in me moderatamente sviluppata, anzi un difetto del mio occhio è d’essere più acuto per i punti deboli che per i pregi””””. (pag 160) (a proposito di Luigi Napoleone) “”Da perturbatore della pace in Europa, che sia il governo inglese sia il governo russo ancor poco prima aveva creduto di dover richiamare ai suoi limiti, egli era diventato nello spazio di pochi anni una sorta di garante dell’ordine europeo. Bismarck e il Reich impersonavano, a quanto pareva, i principi portanti e regolativi di quell’ordine. Erano diventati “”il contrappreso in piombo che cosnente al pupazzetto di tornar ogi volta diritto”” (30), come Bismarck formulò una volta riferendosi alle relazioni austro-tedesche. Era l’Europa dell’esistente, dello status quo, delle potenze consolidate. Non era perciò meraviglia ceh la sua politica fosse violentemente criticata da tutti coloro che all’esistente non intendevano adattarsi e, forti delle esperienze dei decenni passati, dai mutamenti esterni si ripromettevano nel contempo cambiamenti interni. Tra questi figurava il Centro che in questo senso caldeggiava un blocco antirusso insieme con l’Austria. E vi figurava soprattutto la socialdemocrazia, il cui portavoce, Wilhelm Liebknecht, in quella seduta del Reichstag del 19 febbraio 1878, aveva invocato – nel senso del resto di Karl Marx – una risoluta e attiva politica di contenimento nei confronti della Russia. Altrimenti, argomentava Liebknecht, sarebbe giunto “”un momento in cui la pace non sarebbe più possibile, in cui la potenza della Russia si farebbe valere al punto che si dovrà sguainare la spada”” (31). Ma dietro la mano tesa già si agitavano voci analoghe anche dal camp liberale. Parlavano, i liberali, della necessità di un’offensiva volt a salvaguardare il ruolo di potenza della Germania nelle nuove dimensioni che si profilavano di un sistema di Stati a livello mondiale, e, parimenti, avevano di mira un processo di mutamento all’interno del Paese. Il fatto che l’attuale politica estera bismarckana si inquadrasse enllo status quo, cosa che i suoi critici ponevano in energico risalto, senza dubbio, nella situazione data, onn poteva che incoraggiarla ulteriormente”” [(30) 30.11.1876, In: Hatzfeldt-Papiere, I, 1976, p. 307; (31) ‘Stenographische Berichte’, 1, 19.2.1878, p. 114] (pag 496)”,”GERx-001-FC”
“GALL Olivia BROUÉ Pierre CANCINO Alejandro Gálvez RODRÍGUEZ Manuel IBARRA Felix FERNÁNDEZ Octavio ZAMORA Adolfo RIVERA Diego TREVINO R. García ZAMORA Francisco ESPINOZA Enrique FERREL José”,”Le Mexique sous Càrdenas. Ce pays surréaliste. Trotsky et Múgica (Gall); Au Mexique du temps de Cárdenas: trois thèses (Broué); L’auto-absolution de Vidali et la mort de Mella (Cancino); La préhistoire de l’Opposition de gauche (Rodríguez); Souvenirs (Fernández); Adolfo Zamora parle de son ami Léon Trotsky (Zamora); Ma rupture avec Trotsky (Rivera); Selection de textes de ‘Clave’; Les administration ouvrières (Trevino); La guerre et le P.C. mexicain (Zamora); Ce qu’est et où va la révolution mexicaine (Fernández); Le 10e anniversaire de la mort de Mariategui (Espinoza); Le développement de l’Amérique latine (Zamora, Rivera, Ferrel).”,”Commemorazione morte di Jean Van Heijenoort, militante, amico di Trotsky (1912-1986). Profilo biografico (3-14)”,”MALx-074″
“GALLA Cesare”,”Le sinfonie di Beethoven.”,”‘Cesare Galla, giornalista e studioso, coglie perfettamente il desiderio della “”seria divulgazione””‘ (G. Guglielmo) ‘L”Ode alla gioia’, il poema di ispirazione umanitaria, destinato alla lettura nelle logge massoniche, era stato pubblicato da Schiller nel 1786, ed era diventato subito molto popolare. Qualche anno più tardi, verso il 1800, lo stesso poeta vi identificava una fase insoddisfacente e completamente sorpassata della propria arte, giustificando con questo una serie di aggiustamenti che non fecero diminuire la notorietà e il favore con cui il pubblico continuò a considerare questo lavoro, a proposito del quale era voce diffusa in Germania che solo il timore della censura avesse consigliato l’autore a sostituire con la parola “”gioia”” il termine “”libertà””. Esaltazione dell’attività umana e della moralità insita in essa fino alla realizzazione della fratellanza universale, momento in cui il regno della ragione si afferma sulla terra, e con esso la gioia della storia che giunge a positivo compimento, il poema schilleriano era certamente noto a Beethoven fin dai primi anni dopo la sua pubblicazione. La sua intenzione di musicarlo risale infatti perlomeno al 1792. In quell’anno, un docente dell’università di Bonn scriveva alla moglie di Schiller, inviandole un Lied composto da «un giovanotto della nostra città il cui talento musicale è ovunque apprezzato, e che è stato recentemente mandata dal nostro Elettore a Vienna da Haydn. Egli musicherà anche “”An die Freude””, ogni strofa separatamente. Io mi attendo da lui qualcosa di perfetto, giacché egli prova interesse soltanto per gli argomenti grandiosi e sublimi…». Nei quaderni di Beethoven si cominciano a incontrare appunti melodici su versi sparsi dell’Ode a partire dal 1798, e già verso il 1804 secondo i musicologi ci si trova di fronte a qualcosa che ha una parentela con quello che sarà il definitivo tema della Gioia. (…) Il momento sarebbe venuto solo quando il relativamente recente progetto di una Sinfonia con cori e la trentennale “”idea fissa”” sulla necessità di musicare l”Ode alla gioia’ combaciarono nella pur sofferta decisione di dare un Finale vocale-strumentale alla ‘Nona’. E questo sarebbe avvenuto quasi all’ultimo momento, considerando le abitudini creative beethoveniane, nell’ottobre del 1823. Ora, affermare che in questo ‘Finale’ Beethoven abbia messo in musica l”Ode alla gioia’, così come tradizionalmente si intende il concetto, sarebbe dire qualcosa di piuttosto lontano dalla realtà. Il musicista, infatti, prese solo alcune strofe del poema (nove su ventiquattro), e non esitò a cambiarne l’ordine, evidentemente interessato esclusivamente alla sue esigenze formali e musicali, e alla possibilità di trovare nella parola schilleriana il “”messaggio”” universale che gli stava a cuore. Per questo, secondo una certa linea storico-musicale «il meraviglioso edificio della Sinfonia classica non viene distrutto da questo ‘Finale’ corale, ma, al contrario, portato all’ultima perfezione» (Riezler) (…)’ (pag 99-101); ‘Dall’ ‘Inno alla gioia’: ‘Il tuo fascino riunisce / ciò che le consuetudini hanno aspramente diviso; / tutti gli uomini diventano fratelli / là dove si trova la tua dolce ala. / (…) Felici, come si muovono le stelle / attraverso la meravigliosa mappa del cielo / percorrete o fratelli la vostra via / gioiosi come un eroe vittorioso / Unitevi in un abbraccio, o moltitudini / mandate un bacio al mondo intero. / Fratelli, sopra la volta stellata / deve abitare un padre amorevole, / (…)’ (pag, 113, 115)] [ISC Newsletter N° 96] ISCNS96TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] GALLA-C. GERMANIA AUSTRIA EUROPA STORIA DELLE NOVE SINFONIE DI BEETHOVEN MUSICA CLASSICA OTTOCENTO TESTI E NOTE DALLA PRIMA ALLA NONA QUESTIONE INNO ALLA GIOIA BRANI TESTO DI SCHILLER INFLUENZA FILOSOFIA KANT SU BEETHOVEN GENERE UMANO PENSIERO UMANITARIO UMANITARISMO COSMOPOLITISMO FRATELLI INTERA UMANITA'”,”VARx-635″
“GALLAND Adolf”,”El principio y el fin. La guerra aerea vívidamente descripta por el comandante supremo de la aviación alemana.”,”Adolf Galland è stato il più famoso pilota tedesco dell’ultima guerra e generale della Luftwaffe già a 29 anni. Cambio di strategia. La rinuncia a proseguire le operazioni contro la Gran Bretagna dopo la battaglia d’Inghilterra per rivolgersi contro l’Urss provocava sconcerto in campo militare. E anche nell’autore, che al tempo del discorso di Hitler al suo reggimento, e poi direttamente in un colloquio con lui, disse che avrebbe evitato la guerra su due fronti eliminando gli avversari uno per uno, Galland si era trovato d’accordo con questo piano. Ma dopo la conferenza di Goering che relazionava sul cambio di strategia era costernato. Abbandonare un’impresa già iniziata, quando le cose sono ancora a metà, seppur dura, per cominciarne un’altra, non meno complicata, era una cosa incompatibile con la mentalità tedesca e con la sua. (pag 137)”,”QMIS-187″
“GALLARDO Julio Lopez”,”Una riconsiderazione degli studi di Kalecki sull’economia statunitense.”,”””Con questo studio spero di aver dimostrato l’importanza sia pratica che teorica della teoria fiscale di Kalecki. Nella crisi attuale dell’economia USA, la politica monetaria basata sul ‘quantitative easing’ e su un tasso d’interesse al suo minimo storico è stata salutata dalla pubblicistica in generale, ma anche dai più dotti osservatori, come il rimedio opportuno per far fronte al declino della spesa privata e alla ristrutturazione industriale. Ma i risultati sono stati piuttosto deludenti. Usando l’approccio e la metodologia di Kalecki, è stato possibile verificare che è stata la spesa pubblica a giocare un ruolo chiave nell’evitare una crisi ancora più profonda di quella che abbiamo conosciuto”” (pag 78)”,”ECOT-275″
“GALLARDO Julio Lopez”,”Una riconsiderazione degli studi di Kalecki sull’economia statunitense.”,”””Dato il peso relativo dell’economia americana nel mondo, e il carattere planetario della crisi, il crollo del deficit commerciale USA ha provocato una contrazione della domanda e della produzione nei maggiori partner commerciali, con ripercussioni negative sulle stesse esportazioni americane. Il cambiamento più importante; tuttavia, è avvenuto nelle componenti della domanda che dipendono dalla politica del governo. La spesa totale dell’amministrazione è cresciuta da 2.221 a 2.342 miliardi tra il 2007 e il 2009, e poi a 2.371 miliardi nel 2010, con una quota che è passata dal 19 al 20.9 e poi al 20.6 in percentuale del PIL. Ma più importante ancora è che c’è stato un enorme aumento della domanda pubblica adidzionale. La quota rappresentata dalla somma delle imposte sui redditi delle società più il deficit di bilancio è salita da 543 a 1.239 miliardi di dollari, e poi a 1.332 miliardi, più che raddoppiando il suo valore totale tra il 2007 e il 2010, rappresentando una percentuale del PIL in crescita dal 4,7 all’11,1 e poi all’11,6. Detto altrimenti; se nel 2007 circa il 75% della spesa pubblica era finanziata da imposte sulle persone fisiche, nel 2010 solo il 43,5% del finanziamento proveniva da questo tipo di entrate. E ciò significa non solo che il governo ha speso di più, ma anche che l’effetto moltiplicatore di questa spesa è enormemente aumentato, perché solo una parte molto più piccola di questa spesa pubblica è andata a sostituirsi alla spesa privata”” (pag 74)”,”USAE-123″
“GALLAS Helga”,”Teorie marxiste della letteratura.”,”Helga Gallas (1904) ha studiato a Halle, e poi a Tubinga e alla Freie Unversität di Berlino. Dal 1965 è redattrice della rivista tedesca “”Alternative””. Ha pubblicato numesori saggi sulla letteratura operaia, sulla sociologia della letteratura, sullo strutturalismo. “”Prima del 1933 gli scritti di Marx e Engels sulla letteratura erano stati pubblicati solo in minima parte (8) ed erano poco conosciuti dagli stessi scrittori comunisti. I primi lavori di teoria della letteratura, apparvero dopo il 1931, e per la precisione esclusivamente ad opera di collaboratori dell’Istituto Marx-Engels di Mosca, che approntava la grande edizione russa delle opere: articoli di György Lukács, F.P. Schiller, M.A. Lifsic (9). Gli scritti di Franz Mehring sulla letteratura apparvero raccolti solo nel 1929 e provocarono una discussione teorica, che peraltro sembra essere rimasta limitata al curatore August Thalheimer e ai suoi avversari della Lega degli scrittori proletari rivoluzionari, Karl August Wittfogel e György Lukács (10). Gli scritti di Plechanov sulla teoria della letteratura, salvo eccezioni, non erano tradotti e nella stessa Unione Sovietica erano stati pubblicati solo in piccola parte. Ma, anche se gli scritti di Marx, Engels e Mehring fossero stati noti e già discussi, non avrebbero comunque fornito una risposta ai problemi che erano all’ordine del giorno. Essi non contengono infatti alcuna formulazione sistematica e vincolante sulla formazione di una letteratura proletaria all’interno della società capitalistica, sul problema dell’arte non borghese in generale, della storicità delle norme estetiche e sul problema del carattere di classe delle forme letterarie”” (pag 18-19) [Helga Gallas, ‘Teorie marxiste della letteratura’, Roma Bari, 1974] [(8) ‘Aus dem literarischen Nachlass von Karl Marx, Friedrich Engels und Ferdinand Lassalle’, 4 voll., a cura di Franz Mehring, Stuttgart, 1910; (9) Cfr. gli articoli di György Lukács su “”Linkskurve””, e Michail A. Lifsic, ‘Karl Marx und die Ästhetik’, in “”Internationale Literatur””, a. 1933, n. 2, p. 127, e Franz Schiller, ‘Franz Mehring und die marxistische Literaturwissenschaft’, in “”Internationale Literatur””, a. 1932, n. 2, p. 77. L’edizione russa a cura di Schiller e Lifsic, apparve a Mosca con il titolo ‘Marx e Engels sull’arte’. Fino al suo trasferimento a Berlino nell’estate 1931, Lukács ha lavorato all’Istituto Marx-Engels di Mosca; (10) Cfr. Karl August Wittfogel, ‘Zur Frage der marxistischen Ästhetik’, in “”Die Linkskurve””, a. 1930, n. 5, p. 6, a. 1930, n. 6, p. 8, a. 1930, n. 8, p. 15, e ‘Franz Mehring als Literaturwissenschaftler’, in “”Der Rote Aufbau””, a. 1932, n. 3, p. 130 e a. 1932, n. 4, p. 180, come pure György Lukács, ‘Tendenz oder Parteilichkeit?’, in “”Die Linkskurve””, a. 1932, n. 6, p. 13] (pag 18-19)”,”TEOC-678″
“GALLAS Helga”,”Teorie marxiste della letteratura.”,”Helga Gallas (1904) ha studiato a Halle, e poi a Tubinga e alla Freie Unversität di Berlino. Dal 1965 è redattrice della rivista tedesca “”Alternative””. Ha pubblicato numesori saggi sulla letteratura operaia, sulla sociologia della letteratura, sullo strutturalismo. Letteratura di fabbrica “”Questa tesi fu ripresa da alcuni corrispondenti operai aderenti alla Lega, dei quali su “”Linkskurve”” si fece portavoce Erich Steffen. Questi vedeva la “”cellula primordiale della letteratura proletaria”” nei giornali di fabbrica, nei contributi di operai “”sconosciuti, anonimi””. A differenza di Gabor, il quale pensava alla formazione di scrittori professionisti proletari, Steffen credeva che la letteratura proletaria potesse nascere solo dall’esperienza fatta sul posto di lavoro”””,”TEOC-024-FV”
“GALLAVOTTI Eugenio”,”La scuola fascista di giornalismo (1930-1933).”,”GALLAVOTTI Eugenio nato a Roma nel 1968, è laureato in lettere Giornalista professionista dal 1977 scrive sul settimanale Gente. “”Infine nel “”serbatoio”” dei sindacalisti c’è Edmondo Rossoni, il “”grande elettore”” di Amicucci (il 22 febbraio 1927 lo nomina leader del sindacato giornalisti). Ma c’è anche Gherardo Casini, direttore del “”Lavoro fascista””, che compie “”opera di propaganda delle idee sindacali, e in particolare di difesa degli interessi dei lavoratori italiani””””. (pag 63) “”Un’ attenzione particolare meritano naturalemente gli impulsi “”rivoluzionari”” di Ermanno Amicucci. Socialista premussoliniano, entra a diciotto anni, nel 1908, nell’ “”Avanti!”” prima di passare al “”Mattino””. Dopo l’ adesione al PNF, nei primi anni dell’ Italia fascista è oggettodi sospetti del “”duce””. Mussolini, con forte immaginazione, lo indica addirittura come antifasicsta durante un’ udienza concessa a Malaparte””. (pag 63-64)”,”ITAF-195″
“GALLEANI Luigi a cura di Giuseppe GALZERANO”,”Faccia a faccia col nemico. Cronache giudiziarie dell’ anarchismo militante.”,”Luigi GALLEANI (MENTANA) (1861-1931) fu un giornalista, agitatore e polemista anarchico. Dopo processi carcere e domicilio coatto nel 1900 fugge da Pantelleria per gli Stati Uniti dove sotto falso nome redige il giornale anarchico ‘La questione sociale’ e poi fonda il settimanale anarchico ‘Cronaca sovversiva’ (1903) che pubblica fino al 1919 quando viene deportato in Italia, dove riprende a pubblicare e a inviare clandestinamente in USA. Nel 1927 viene confinato a Lipari. Liberato nel 1929 muore nel 1931.”,”ANAx-141″
“GALLEANI Luigi”,”La fine dell’ anarchismo?”,”””Nella società collettivista preconizzata – quasi senza eccezione – dal partito socialista internazionale, il lavoro e la soddisfazione dei bisogni saranno regolati dalle collettività dei lavoratori a mezzo di delegati, di amministratori, di funzionari, da quella insomma che i socialisti amano chiamare il “”governo amministrazione””, perché, sparita l’attuale divisione della società in classi, perderebbe ogni e qualsiasi funzione politica di governo sugli individui, per essere soltanto il consiglio amministrativo a cui sarebbe affidata la gestione collettiva del patrimonio sociale. Nella società anarchica l’individuo libero nell’associazione libera provvederebbe direttamente da sè alla gestione dei propri interessi. Per supporre un governo, sia pure un semplice governo amministrazione, bisogna consentire implicitamente che “”tutti gli interessi di un popolo siano conconcentrati in mano di pochi; che un piccolo numero di persone faccia per tutta la nazione, che in luogo di lasciare libertà all’individuo di pensare, lo si obblighi a sottomettersi ala volontà di quelli che pensano per tutto un popolo””””. (pag 29-30)”,”ANAx-274″
“GALLEGO Ferran”,”La crisis del antifascismo. Barcelona, mayo de 1937.”,”GALLEGO Ferran (Barcellona, 1952) laureato in storia, professore di storia del fascismo nell’Università Autonoma di Barcellona, ha pubblicato molte opere sull’estrema destra spagnola. Nell’inserto fotografico foto di A.NIN, ANTONOV-OVSEENKO, COMPANYS, MONTSENY, SESE’, DURRUTI, MAURIN, LARGO CABALLERO in apertura: ‘E pur lieto sei tu; voce festiva de la speranza: ogni tua nota il tempo aspettato risuona”” (G. Leopardi)”,”MSPG-221″
“GALLERANO Nicola”,”Le verità della storia. Scritti sull’uso pubblico del passato.”,”Nicola GALLERANO è stato nel gruppo di storici che hanno iniziato la loro attività professionale negli anni 1960, tra quelli che si sono più interrogati sull’uso pubblico della storia, sui rapporti tra storia e memoria, sull’intreccio con la politica. Ha collaborato al ‘Manifesto’ dal 1983 al 1995. GALLERANO ha insegnato all’Univ di Sassari, Trieste e Siena. E’ stato P dell’Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla Resistenza e membro del direttivo dell’ Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione. Ha fatto parte della direzione delle riviste ‘Movimento operaio e socialista’, ‘Passato e presente’ e ‘I viaggi di Erodoto’. Tra le sue opere: -L’altro dopoguerra. Roma e il Sud, 1943-1945. MILANO. 1985 -Sul PCI. Un’interpretazione storica. BOLOGNA. 1992 con Marcello FLORES”,”STOx-033″
“GALLERANO Nicola GANAPINI Luigi FLORES Marcello SANTOMASSIMO Gianpasquale SALVATI Mariuccia DELLAVALLE Claudio DE MARCO Paolo BERTOLO Gianfranco CURTI Roberto GUERRINI Libertario”,”Il dopoguerra italiano 1945-1948. Guida bibliografica.”,”Questo testo costituisce l’aggiornamento della relazione introduttiva al seminario di studi, tenuto ad Ariccia nel gennaio 1974, sul tema Storiografia politica e storiografia economica sull’Italia dal fascismo alla Repubblica. Promosso dall’Istituto nazionale per la storia del Movimento di liberazione in Italia.”,”STOx-072-FL”
“GALLETTA Giuliano ROSSINI Roberto CALEGARI Manlio RICALDONE Sandro a cura; collaborazione di Francesca DAGNINO Marcella BACIGALUPI Piero FOSSATI; scritti di Giuliano GALLETTA Bruno PIOTTI Paola DE-FERRARI Virginia NIRI Pier Paolo POGGIO Ferdinando FASCE Manlio CALEGARI Salvatore VENTO Marcella BACIGALUPI e Piero FOSSATI Anna FRISONE Davide SERAFINO Leonardo LIPPOLIS Giorgio MORONI Renato VENTURELLI Sandro RICALDONE Giuseppe ‘Pippo’ BERTINO Antonio ‘Tonino’ BETTANINI Giacomo CESARINO ….finire”,”Gli anni del ’68. Voci e carte dall’archivio dei movimenti. Genova, Palazzo Ducale, Loggia degli Abati, 27 gennaio-26 febbraio 2017.”,”Mancano notizie sulle lotte alla Casa dello Studente e nella facoltà di Ingegneria Un anno dopo i fatti del ’60 nasce la rivista ‘Democrazia diretta. Notiziario delle lotte e della democrazia operaia’. Fanno parte della redazione: Claudio Costantini, Gino Bianco, Edoardo Grendi, Bruno De Lucchi, Romano Alquati Carlo Boccardo, Lorenzo Parodi, Emilio Soave, Gianfranco Faina (pag 131) Cervetto e Parodi, lotta comunista cit. a pag 131) Lotta comunista cit p: 233 Nota di Toni Negri su Gianfranco Faina (pag 133) Benni e Caprini citati a pag 135 R. Pastorino citato a pag 232″,”LIGU-128″
“GALLETTI Mirella”,”Storia della Siria contemporanea.”,”GALLETTI Mirella è stata docente all’Università degli studi di Napoli ‘L’Orientale’ e ha tenuto corsi presso le Università di Milano e Venezia. E’ autrice di studi sui curdi. e membro del comitato di redazione della rivista ‘Etudes Kurdes’.”,”VIOx-179″
“GALLI Giancarlo”,”Gli Agnelli. Una dinastia un impero, 1899-1998.”,”Giancarlo GALLI, cronista pol-economico è nato a Gallarate nel 1933. Ha pubblicato: -Cattolici e sindacato. PALAZZI. 1969 -Storia del movimento operaio milanese. COMUNE DI MILANO. PREMIO CAMPIONE. 1972 -Eminenza rossa. Biografia umana e pol di Armando Cossutta. SUGARGO. 1976 -Il Piave democristiano. LONGANESI. 1978 -Benedetto Bettino. Biografia umana e pol di Bettino Craxi. BOMPIANI. 1982 -Il romanzo degli gnomi. RUSCONI. 1985 -Tutti miliardari. RUSCONI. 1984 -Manager. RUSCONI. 1989 – Mattioli. Il Gattopardo della Banca Commerciale italiana. RIZZOLI. 1991 – Milano alla ricerca della sua anima. NED. 1992 -La repubblica delle nebbie. RUSCONI. 94 -Il padrone dei padroni. Enrico Cuccia, il potere di Mediobanca e il capitalismo italiano. GARZANTI. 1995″,”ITAE-003″
“GALLI Giancarlo”,”Il romanzo degli gnomi. I protagonisti della finanza italiana e internazionale.”,”Giancarlo GALLI (Milano, 1933) studi di economia, è giornalista professionista e scrittore politico. Ha pubblicato: -I cattolici e il sindacato. 1969 -Storia del movimento operaio milanese. 1972 Premio Campione -Eminenza rossa. Biografia di Armando Cossutta. 1976 -Il Piave democristiano. 1978 -Il fantasma del Palazzo. Ritratto dell’Italia del centro-sinistra. 1979 -Benedetto Bettino. Biografia umana e politica di Bettino Craxi. 1982″,”ITAE-019″
“GALLI Giorgio”,”Storia del PCI. Il Partito Comunista Italiano. Livorno 1921 Rimini 1991.”,”Giorgio GALLI (Milano, 1928), politologo, è docente di storia delle dottrine politiche all’Univ statale di Milano. Tra le sue più recenti pubblicazioni: ‘Hitler e il nazismo magico’ (1989), ‘Storia dei partiti politici in Europa’ (1990), ‘I partiti politici italiani’ (1991), ‘Affari di Stato’ (1991), ‘Mezzo secolo di DC, 1943-1993’ (1993), ‘Il partito armato’ (1993).”,”PCIx-018″
“GALLI Giorgio”,”Passato prossimo. Persone e incontri 1949-1999.”,”Giorgio GALLI (Milano, 1928) è docente di storia delle dottrine politiche all’ Università statale di Milano. Politologo e saggista è autore di numerose opere tra cui ‘Storia del PCI’, ‘Il bipartitismo imperfetto’. Nel libro cita CERVETTO PARODI e ‘Lotta comunista’.”,”ITAC-029″
“GALLI Giancarlo”,”Il banchiere eretico. La singolare vita di Raffaele Mattioli.”,”Raffaele Mattioli era un umanista colto e raffinatissimo, ma al tempo stesso inflessibile nel perseguire (e raggiungere) gli obiettivi concreti che si era proposti. Era un conservatore illuminato, ma riuscì, di volta in volta a godere del rispetto e dell’ammirazione di personaggi come Mussolini, De Gasperi, Togliatti. Era un politico scaltro e pragmatico, ma anche un sincero idealista. Senza alcun dubbio è stato il più famoso e ascoltato (e non solo in patria) banchiere italiano. Il libro, già editato nel 1991 e da tempo esaurito, racconta vita, battaglie, successi e imprese di quest’uomo che spese la propria esistenza al servizio della Banca Commerciale Italiana, la prestigiosa istituzione, la quale per lungo tempo (dal fascismo agli anni settanta) si identificò con Mattioli e le sue strategie. La biografia getta luce su quella sorta di “”casta di i ntoccabili”” che sono i grandi banchieri (i politici passano, i sistemi costituzionali mutano, ma “”loro”” continuano). L’avventura di un uomo la cui influenza un giorno fece dire a Vittorio Valletta: “”Le parole di Mattioli sono”,”E1-BAIT-025″
“GALLI Giorgio”,”Affari di Stato. L’ Italia sotterranea 1943 – 1990: storia politica partiti corruzione misteri scandali.”,”Giorgio GALLI (Milano 1928), politologo, è docente di storia delle dottrine politiche all’ Università Statale di Milano.”,”ITAP-022″
“GALLI Giancarlo”,”Il banchiere eretico. La singolare vita di Raffaele Mattioli.”,”Giancarlo GALLI (Milano, 1933) è giornalista professionista e saggista politico-economico- finanziario. Bibliografia presso Rusconi: “”Il romanzo degli gnomi”” (1984), “”Tutti miliardari”” (1989), “”Manager, potere e successo”” (1989), “”La repubblica delle nebbie”” (1994), “”Il padrone dei padroni, biografia di Enrico Cuccia”” (1995), “”Gli Agnelli”” (1997).”,”ITAE-052″
“GALLI Giorgio”,”Storia del partito comunista italiano.”,”GALLI è nato a Milano nel 1928. Nel 1950 si è laureato in giurisprudenza. Ha scritto su Critica Sociale, Il Mulino, Il Ponte, Il Mondo.”,”PCIx-093″
“GALLI Giorgio”,”I partiti politici europei.”,”””Il socialismo francese è fortemente legato alla 2° Internazionale che viene fondata proprio a Parigi nel luglio 1889 ed è un movimento che, come quello tedesco, ha forti connotati marxisti, anche se il socialismo francese non ha grandi teorici continuatori del pensiero marxista come Kautsky, o come, per certi aspetti, Bernstein o come gli austro-marxisti della scuola di Vienna. Il partito socialista francese ha, nella fase del suo sviluppo, tra l’ ultimo decennio del secolo scorso e l’ inizio del Novecento, due personalità di rilievo, che sono Jules Guesde, che è un marxista ortodosso, il rappresentante della concezione rigorosamente marxista della lotta di classe, e Jean Jaures che ha sì una formazione marxista, ma che dà al suo pensiero un carattere fortemente umanistico. Jaures è in parte marxista, in parte è l’ erede della grande tradizione umanista francese; la sua opera principale, Storia socialista della rivoluzione francese, è un chiaro superamento dell’ impostazione storiografica liberale e borghese””. (pag 141).”,”EURx-162″
“GALLI Giorgio”,”Storia della Democrazia Cristiana.”,”””Si noti che quando la borghesia di Stato è in difficoltà, il governatore della Banca d’ Italia, che pure la criticherà poi aspramente, la salva addebitando a solidi istituto di credito tradizionali il costo delle dilapidazioni e degli sperperi: è lo stesso sistema che sarà adottato nel ’74, su più ampia scala, per coprire le perdite del bancarottiere Michele Sindona, non meno legato alla DC dei Gava, Battiloro Quarto, Liccardo, Cascetta, Menna, Fusco, Giannino, Improta, Acanfora, Fiore.”” (pag 255)”,”ITAP-077″
“GALLI Giancarlo”,”Finanza bianca. La Chiesa, i soldi, il potere.”,”Giancarlo GALLI, giornalista e scrittore, autore di inchieste e saggi di argomento economico-finanziario, tradotti anche all’ estero. Asse Vaticano-IOR-finanza. “”De Weck aveva la piena fiducia del portavoce vaticano Joaquin Navarro-Valls, “”numerario”” (in quanto celibe) dell’ Opus Dei sin dal 1959. Per questo tramite si dice avesse un rapporto costante con il papa. Nella natia Spagna, dove ha molti estimatori e non pochi nemici, specie negli ambienti socialisti, vi è chi sostiene che Navarro, ostile ai movimenti teologici di “”Liberazione””, trovò in De-Weck l’ uomo che lo aiutò a dirottare gli aiuti dello IOR, e non solo dello IOR, da certi movimenti sudamericani ad altri, privilegiando la Polonia… E’ esatto o è dietrologia? “”Per quel che mi risulta, De Weck si comportò da banchiere attento e scrupoloso. Fedele alla Chiesa, e con assoluta devozione a sua Santità. Il resto è pettegolezzo malevolo, viziato da pregiudizio””. (Marcinkus) (pag 140)”,”RELC-169″
“GALLI Giorgio NANNEI Alessandra”,”Italia occidente mancato.”,”GALLI Giorgio noto politologo italiano ha scritto vari libri tra cui ‘La crisi italiana e la destra internazionale’. NANNEI Alessandra conduce ricerche sui settori industriali e finanziari, sui consumi familiari, sulle strutture regionali in Italia. Ha pubblicato tra l’ altro: ‘Il controllo delle risorse petrolifere’ (1971) ‘Il capitalismo assistenziale’ (1976), ‘La nuovissima classe’ (1978). La crisi del 1963. “”Il 1963 è da molti ritenuto un anno di svolta nella storia dello sviluppo economico italiano. Sino al 1962 si era avuta un’ espansione costante, favorita, come si è detto, dal basso costo di una manodopera abbondante che si trasferiva dall’ agricoltura sovraffollata al settore industriale, dalla possibilità di utilizzare, senza spese di ricerca e quindi a basso prezzo, l’ insieme di conoscenze tecniche e scientifiche prodotte all’ estero e, soprattutto, dall’ enorme sviluppo del commercio internazionale degli anni Cinquanta e dell’ inizio del decennio successivo. Nel 1949 l’ Italia aveva aderito all’ Oece, nel 1950 all’ Unione Europea dei Pagamenti, nel 1953 alla Ceca. Nel 1957 venne firmato il Trattato di Roma per la costituzione del Mercato Comune Europeo, che entrò in vigore il 1° gennaio 1958″”. (pag 198)”,”ITAP-110″
“GALLI Giorgio”,”Il bipartitismo imperfetto. Comunisti e democristiani in Italia.”,”Giorgio GALLI è nato a Milano nel 1928. Laureato in giurisprudenza, i suoi interessi sono particolarmente rivolti alla storia della sinistra italiana, ai problemi del movimento comunista internazionale e alla sociologia della politica. Direttore del ‘Mulino’ dal 1965, collabora a ‘Critica sociale’ , a ‘Tempi moderni’ e a ‘Tempo presente’. Ha scritto vari libri (v. 4° copertina). “”L’ assurdità del PCI sta precisamente in questo: il suo gruppo dirigente è sincero quando afferma la sua fedeltà alla costituzione, ma è sincero anche quando afferma la sua fedeltà al tipo di gestione autoritaria del potere rappresentata dall’ URSS; non è sincero, invece, quando ribadisce la sua fedeltà al leninismo delle origini.”” (pag 98) “”Il PCI, dunque, ha il vantaggio sulla DC di essere il mezzo di promozione sociale attraverso la politica di una élite di ceti popolari. Ha, in notevole misura, questo stesso vantaggio sul PSI. L’ esame più completo della situazione di questo partito sotto il profilo in esame è quello fornito da Antonio Landolfi, studioso e membro del Comitato centrale del PSI, al quale si deve la più completa analisi in proposito.”” (pag 179)”,”ITAP-112″
“GALLI Giancarlo”,”Eminenza rossa. La lunga marcia di un manager comunista dalla “”Stalingrado d’ Italia”” a via delle Botteghe Oscure.”,”GALLI Giancarlo 42 anni (1976) giornalista. Ora è direttore per le relazioni esterne del gruppo Bassetti. L’ uomo di Mosca. “”Solo Aldo Tortorella, il direttore dell’ “”Unità””, è apparso dalla tribuna degli oratori; gli altri, da Fernando Di Giulio a Ugo Pecchioli a Giorgio Napolitano hanno taciuto, dietro i tavoli delle commissioni… Fra i cinquantenni il ruolo di maggior spicco sembra averlo Armando Cossutta, l’ uomo di Mosca, come ormai lo chiamano dentro e fuori il Partito. “”Pecchioli e Cossutta””, si dice al PCI, “”assicurano il disbrigo degli affari correnti lasciando a Berlinguer tutto il tempo per fare politica””””. (pag 196)”,”PCIx-213″
“GALLI Carlo a cura; testi di MACHIAVELLI ERASMO VITORIA GENTILI GROZIO HOBBES VATTEL KANT CONSTANT HEGEL CLAUSEWITZ MARX LENIN JÜNGER SCHMITT KELSEN FOUCAULT”,”Guerra.”,”Testi di MACHIAVELLI ERASMO VITORIA GENTILI GROZIO HOBBES VATTEL KANT CONSTANT HEGEL CLAUSEWITZ MARX LENIN JÜNGER SCHMITT KELSEN FOUCAULT GALLI Carlo insegna storia delle dottrine politiche presso la facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Bologna. Tra le sue opere ‘Genealogia della politica. Carl Schmitt e la crisi del pensiero politico moderno’ (Bologna, 1996) Il diritto alla guerra. “”Tra le cause della guerra giusta non ci sono le differenze di religione, né la conquista, né la gloria o il vantaggio dei sovrani; l’ unica causa di guerra giusta è la difesa dalle offese e la loro punizione, purché si tratti di offese abbastanza gravi. (…) “”Perché una guerra sia giusta non è sufficiente essere convinti di avere una giusta causa: è necessario ricorrere alle opinioni dei sapienti ed esaminare anche le ragioni degli avversari. I sudditi, poi, non devono prendere le armi se a loro la guerra risulta ingiusta. (…) “”La guerra non può essere giusta da entrambe le parti (…) “”In una guerra giusta non si possono uccidere innocenti, se non incidentalmente, quando non vi è altro modo di colpire obiettivi leciti””. (pag 39, Francisco de Vitoria, 1483 (?)- 1546)”,”TEOP-220″
“GALLI Giancarlo”,”Il Padrone dei Padroni. Enrico Cuccia il potere di Mediobanca e il capitalismo italiano.”,”GALLI Giancarlo è un noto giornalista economico collaboratore di vari quotidiani e riviste tra cui ‘Avvenire’. E’ autore di diversi saggi, tra cui ‘Il fantasma del palazzo. Storia e cronaca del centrosinistra’ (1979), ‘Il romanzo degli gnomi’ (1984) e ‘Mattioli, il gattopardo della Banca commerciale italiana’ (1991). “”E’ al tavolo di Cuccia che si contratta la “”buonauscita”” di 500 miliardi per Raul Gardini, ma si abbandona l’ uomo al suo tragico destino di spericolato navigatore. Col suo “”Moro di Venezia””, l’ ex-contadino ravennate infiammerà il cuore degli italiani nelle competizioni veliche della Coppa America; col “”malloppo”” cercherà altre avventure finanziarie a fianco del francese Jean Marc Vernes, controverso esponente dell’ alta finanza di Parigi. Ma don Enrico non vuole più saperne. E’ troppo pericoloso, per il carattere e i segreti di cui è depositario. Ciò che conta è “”salvare la dinastia dei Ferruzzi””, mettendo sotto tutela il primogenito Arturo Ferruzzi e Carlo Sama””. (pag 202) “”Ciò che conta, per Cuccia, è tenere unita la classe dirigente non omologata alla partitocrazia””. (pag 202)”,”ITAE-159″
“GALLI Giorgio NANNEI Alessandra”,”Il capitalismo assistenziale. Ascesa e declino del sistema economico italiano, 1960-1975.”,”La NANNEI è laureata in economia e conduce ricerche sui consumi familiari e le strutture regionali in Italia (‘La politica degli investimenti’, 1971, ‘Il controllo delle risorse petrolifere’ (1971) e altro. “”Come era stato acutamente osservato più di dieci anni fa dallo storico inglese, Denis Mack Smith, il governo italiano rappresenta principalmente interessi delle zone agricole e sottosviluppate del paese, dove il peso del settore terziario, in mancanza di altri tipi di occupazione, è predominante. L’ opera di mediazione del governo, che avrebbe dovuto garantire un processo di accumulazione che aumentasse le occasioni di lavoro nei settori agricoli direttamente produttivi – agricoltura ed industria – ha al contrario privilegiato le rivendicazioni dei lavoratori improduttivi, da cui derivava direttamente il maggior numero di consensi. Per garantirsi la riconferma, ha espanso l’ occupazione in enti pubblici del tutto inutili, quando non persino fantasmi. E’ aumentata l’ occupazione nei ministeri, senza peraltro che se ne accrescesse l’ efficienza. Le stesse imprese pubbliche, che nel dopoguerra avevano apportato un notevole contributo allo sviluppo industriale del paese, diventano un serbatoio di clientele e distribuiscono un gran numero di stipendi a dirigenti che non apportano nessun contributo alla produzione: gli stipendi sono, nel migliore dei casi, una elevata fonte di reddito per persone che si dedicano alla carriera politica””. (pag 198-199)”,”ITAE-160″
“GALLI Giorgio”,”Enrico Mattei: petrolio e complotto italiano.”,”Della stessa casa editrice e di Giorgio GALLI ‘Piombo rosso’. Politologo e saggista ha insegnato dottrine politiche a Milano. Ha condotto ricerche per la Fondazione Agnelli, l’ Istituto Cattaneo del Mulino, è stato consulente per la Commissione Stragi 1994-1995. La DC. “”Il presidente dell’ ENI ha già disposto tutte le sue pedine quando De Gasperi muore, il 19 agosto 1954, dopo aver scritto due lettere a Fanfani nella prima delle quali augura successo al suo lavoro, mentre nella seconda si rammarica che il segretario del partito non gli dia notizie sulle posizioni che intende assumere sul problema della CED (Comunità europea di difesa). Con Fanfani, Mattei tratta tramite la “”Base””, quattro dei cui capi sono entrati nella lista fanfaniana al congresso di Napoli (si tratta di Ripamonti, Galloni, Chiarante e Rampa); e tramite La Pira, la cui influenza sul segretario del partito è ben nota e i cui legami, anche personali, con Mattei si rafforzano col fatto che l’ ENI accetta di assorbire la Nuova Pignone, messa in liquidazione dal gruppo Marinotti. Scelba è praticamente neutralizzato alla presidenza del Consiglio, Gronchi è tenuto di riserva come ponte verso il PSI e la sinistra, che intanto rientra nella regia di Mattei attraverso l’ orchestrazione della campagna sull’ Italia “”Paese petrolifero”” di cui si è parlato in precedenza.”” (pag 95) Nota pagina 383: “”2. Il brano è riportato in Fulvio Bellini Alessandro Previdi, L’assassinio di Enrico Mattei, Edizioni Flam, Milano, 1970, p. 87. Questo testo rifiutato dagli editori e “”stampato da una editrice ad hoc””, come sostengono gli autori (p.13), scomparve rapidamente dalla circolazione. Si collega alla misteriosa morte di Mattei, agli eventi e alle speculazioni che ne seguirono. Mi ha molto interessato; perché scrissi, nel 1953, con Fulvio Bellini, il mio libro, Storia del PCI (Schwarz, Milano, 1953). Non ho più visto Bellini dopo la mia rottura dei rapporti con lui, nel 1954, allorché, da trotzkista che era, passò all’organizzazione di destra “”Pace e libertà””. Ne ho risentito parlare nelle vicende Montedison che precedettero – attraverso iniziative per organizzare i piccoli azionisti – l’ascesa alla presidenza della società di Eugenio Cefis. Ho ritrovato nel libro il metodo e lo stile del Bellini che avevo conosciuto, compresa questa sua valutazione: “”Al lettore potrà sembrare che in brani della nostra esposizione vi sia del romanzesco, se non altro nello stile. Ciò non lo induca nell’errore circa l’attendibilità delle vicende narrate, poiché esse sono tutte vere, realmente accadute””. (p. 13). Bellini è sempre stato molto minuzioso nella raccolta dei fatti. (…)””.”,”ITAE-179″
“GALLI Giorgio”,”La Sinistra italiana nel dopoguerra.”,”Analisi della sconfitta del 18 aprile 1948. “”I dirigenti comunisti debbono spiegare quello che non è soltanto un insuccesso elettorale, ma il fallimento, almeno non immediato, di tutta una prospettiva politica. Essi adducono una giustificazione di fondo e alcune motivazioni sussidiaria; la prima è così presentata dal Comitato centrale: “”I risultati del 18 aprile sono stati determinati in grande parte dall’ intervento dell’ imperialismo straniero, dal terrorismo religioso, dalle illecite pressioni dell’ apparato statale e da una vasta serie di brogli astutamente organizzati. La ‘vittoria’ democratico cristiana è la conseguenza della violazione della libertà elettorale del popolo italiano che in questo modo è stata compiuta.”” (pag 73) L’ attentato a Togliatti. Il 14 luglio 1948. “”Ma ora bisogna chiarire soltanto se i dirigenti della sinistra fossero in grado di guidare le forze di rinnovamento interne alla società italiana in un senso che le facesse partecipi attive della sua trasformazione; il 14 luglio è una nuova, lampante prova che il vertice del Pci non ha avuto questa capacità e testimonia che il suo immobilismo sussultorio, paludato da roboanti minacce e di attese vaghe, in pratica è il supporto effettivo degli elementi di conservazione. Dopo il 14 luglio. Le giornate di metà luglio segnano la conclusione dell’ ondata rivoluzionaria del secondo dopoguerra in Italia. Non solo l’ insuccesso della sinistra era evidente sul piano immediato, ma, per le impostazioni che lo avevano determinato, era chiaro che le sue conseguenze si sarebbero protratte indefinitamente nel tempo. Il tentativo di far passare le manifestazioni di massa come un successo, sia pure parziale, del movimento di classe urtò immediatamente contro la realtà””. (pag 233)”,”ITAP-127″
“GALLI Giorgio”,”La sfida perduta. Biografia politica di Enrico Mattei.”,”pag 205 Giorgio GALLI è nato a Milano nel 1928. Dopo la laurea in giurisprudenza si è occupato di problemi del sistema politico italiano e di storia politica. Insegna alla Statale di Milano.”,”BIOx-174″
“GALLI Giorgio ALBONICO Aldo CHIERCHINI Gianfranco GRANATA Ivano a cura; brani antologici di TURATI SARAGAT MORANDI NENNI DE-LOS-RIOS BESTEIRO JOUHAUX BLUM MACDONALD COLE WEBB CITRINE STAFFORD CRIPPS TAWNEY BAUER Max ADLER HILFERDING”,”Esperienze riformiste in Europa. Il socialismo tra il 1919 e il 1934.”,”Brani antologici di TURATI SARAGAT MORANDI NENNI DE-LOS-RIOS BESTEIRO JOUHAUX BLUM MACDONALD COLE WEBB CITRINE STAFFORD CRIPPS TAWNEY BAUER Max ADLER HILFERDING”,”MEOx-091″
“GALLI Carlo a cura; scritti di Carlo GALLI Edoardo GREBIO Maria Laura LANZILLO Sandro MEZZADRA Domenico TARANTO”,”Manuale di storia del pensiero politico.”,”GALLI C. insegna storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Bologna.”,”TEOP-379″
“GALLI Giancarlo”,”Nella giungla degli gnomi. Politica, economia & finanza dall’era Fazio al “”grande crac””.”,”GALLI Giancarlo (Gallarate, 1933) è giornalista, scrittore ed economista. E’ autore di numerosi saggi.”,”ITAE-235″
“GALLI Giorgio”,”Storia orgogliosa del socialismo italiano.”,”GALLI Giorgio “”Il discorso di Modena è uno dei punti più alti della riflessione teorica di Turati. Si può osservare che l’ipotesi del partito di classe che entra in un governo di coalizione con partiti borghesi in situazioni “”quasi rivoluzionarie””, sebbene confusamente espressa, precorre una diarchia di potere che si verificherà nella Russia del 1917 come nella Spagna del 1936 (e, nellla versione staliniana, in Cecoslovacchia nel 1948). E’ evidente che Turati fa propria e critica tutta l’esperienza di direzione dei riformisti nel decennio giolittiano. E più realista in sede politica di quanto non sia in sede storica appare Arfè, quando scrive: “”La crisi riformista si trascina, lenta ma inesorabile, dal 1908 al 1912″”, dopo aver sottolineato – lo abbiamo ricordato – che i riformisti non hanno diretto il partito dal 1904 al 1908″” (pag 69)”,”MITS-399″
“GALLI Giorgio”,”Storia del partito armato.”,”Giorgio Galli, laureato in giurisprudenza, docente universitario di storia delle dottrine politiche, politologo.”,”TEMx-064″
“GALLI DELLA LOGGIA Ernesto”,”La III Internazionale e il destino del capitalismo: l’analisi di Evhenij Varga.”,” “”Passata la bufera della guerra, attenuatasi almeno in parte l’ondata rivoluzionaria europea, mentre la borghesia dà segni di voler passare al contrattacco, Varga e Trotsky nel rapporto al III congresso si domandano: “”La borghesia è davvero attualmente in grado di ristabilire l’equilibrio sociale distrutto dalla guerra? Vi sono ragioni per supporre che dopo un’epoca di lacerazioni politiche e di lotte d classe stia per sopraggiungere una nuova duratura epoca di ristabilimento e di espansione del capitalismo””? (1). Il quadro generale e per così dire strategico che determina l’inizio dell’epoca delle crisi del capitalismo viene abbozzato nella risposta a queste domande”” (pag 985) (1) Cfr. L. Trockij – E. Varga, ‘Thèses sur la situation mondiale et nos tâches, Moscou, 1921, Section de la presse de l’Internationale communiste’, cit., p. 3 ‘Imperialismo e fascismo due volti della crisi generale degli anni Trenta’ (pag 1009)”,”TEOC-651″
“GALLI Giancarlo”,”I cattolici e il sindacato.”,”GALLI Giancarlo, I cattolici e il sindacato. PALAZZI EDITORE. MILANO. 1969 pag VIII 366 8° prefazione di Bruno STORTI, assistente per le ricerche Maria Grazia MOLINARI, note allegati: Le organizzazioni cattoliche in campo sociale ed economico nel 1911; Il Patto di unificazione delle forze sindacali democratiche; La mozione del 1°, 2°, 3°, 4°, 5° congresso della Cisl; I risultati delle elezioni di commissioni interne; L’attività di formazione della Cisl; I quadri sindacali della Cisl; Il tesseramento della Cisl; bibliografia, indice nomi; Collana Saggistica. Giancarlo Galli è nato a Gallarate (Varese) il 22 novembre 1933. Ha studiato economia alla “”Cattolica”” di Milano, ma la sua attività si è sempre sviluppata in campo giornalistico. Sin dal 1950 fece parte della redazione del settimanale dell’Azione cattolica ambrosiana, “”Azione giovanile””. Redattore de “”L’Italia”” dal 1954 al 1956 si occupò principalmente di questioni economiche e sindacali svolgendo contemporaneamente le funzioni di capo-redattore del periodico della CISL milanese “”Milano sindacale””. Dal 1956 al 1963 fu redattore e inviato speciale del “”Giorno”” e come tale seguì lo sviluppo del sindacalismo italiano sul quale condusse una serie d’inchieste. [‘Il VI Congresso dei cattolici (Napoli, 10-14 settembre 1883) tornava ad occuparsi delle Società di Mutuo Soccorso. Rilevato che esistevano ormai 90 Società d’ispirazione cattolica si raccomandava, oltre che di moltiplicarle in numero e di acquisire nuovi proseliti, di riunirle in federazioni diocesane e regionali e queste in federazioni e leghe nazionali. Uno sforzo insomma per dare al movimento unità e organicità in vista di un impegno più massiccio che non poteva peraltro maturare se prima non ci si fosse, almeno in una certa misura, sottratti ai pericoli dei particolarismi e dall’eccessiva dipendenza alle direttive del clero locale. Gettando le basi di un’organizzazione a carattere nazionale, i cattolici al Congresso di Napoli esclusero però in modo esplicito – e ciò è significativo, se paragonato all’opposta posizione dei socialisti – qualunque impegno di carattere politico. Nonostante questo, i cattolici continuavano ad essere ben lontani dal pensare ad un vero e proprio sindacalismo. Un simile salto concettuale non era stato del resto compiuto nemmeno in Francia, pur in presenza di una situazione ben più avanzata. Laggiù, «L’Opera dei Circoli Operai cattolici» (più nota con l’abbreviativo di «L’Oeuvre») sorta dopo la Comune di Parigi (1871) ed attorno alla quale gravitava l’intero movimento sociale-cristiano francese, comprendeva numerose associazioni professionali con carattere «misto», nel senso che annoveravano fra i soci lavoratori e datori di lavoro. La prova che neppure i cattolici francesi, pur considerati all’avanguardia, fossero maturi per creare un autentico sindacalismo, la si ebbe nel 1883 quando si discusse alla Camera di Parigi la legge Waldeck-Rousseau (poi approvata) che avrebbe dovuto portare al riconoscimento giuridico dei sindacati. In quell’occasione i cattolico-sociali cercarono di modificare il progetto nel senso di un corporativismo cristiano poiché temevano che la parola «sindacato» finisse col sanzionare un antagonismo istituzionale tra capitale e lavoro. Era comunque un periodo di relativa tranquillità; e gli animi parevano più distesi. La stampa liberale dedicava lunghi articoli a Carlo Marx in occasione della morte; il «grande abbraccio» fra Chiesa e Stato pareva finalmente possibile. Quando durante l’epidemia di colera scoppiata a Napoli il re e l’arcivescovo cardinale Sanfelice s’incontrarono presso i letti dei malati – ricorda il Croce – «un fremito d’affetto percorse l’Italia». Ma era tranquillità fasulla. Il Governo era disposto a concedere qualcosa a patto che fossero garantiti nel modo più assoluto non solo l’ordine pubblico ma gl’interessi dei gruppi agrari ed industriali. Ricercava insomma il Depretis quell’«equilibrio ideale» – e probabilmente impossibile – che facendo contenti un po’ tutti gli consentisse di avere le mani libere all’interno per potersi muovere sul terreno internazionale e segnatamente in Africa ove avevamo cominciato col mettere lo zampino a Massaua con la compiacenza della Gran Bretagna. Così il Governo rispondeva agli scioperi agricoli sciogliendo le associazioni e arrestando i lavoratori che venivano deferiti ai tribunali sotto l’accusa di «associazione criminale». Anche il Partito Operaio veniva preso di mira: dopo una serie di denunce ai dirigenti per «eccitazione all’odio e allo sciopero», nel giugno 1886 arrivava lo scioglimento. Motivazione: «Il Partito Operaio cerca di organizzare la resistenza nelle campagne e nelle città contro il capitale e di trasferire la proprietà dei beni demaniali dei Comuni alle famiglie contadine». La politica sociale di Depretis era dunque caratterizzata dalla più classica delle bivalenze: scioglieva le associazioni contadine ma convinceva il Parlamento ad ordinare la stesura del «rapporto finale» sulla questione agraria; scioglieva il Partito Operaio, perseguitava gli scioperanti (una legge sul diritto di sciopero era stata respinta) ma faceva votare una disposizione per impedire l’impiego dei fanciulli di età inferiore ai 10 anni nelle miniere e di 9 anni nelle fabbriche. I ragazzi, inoltre, avrebbero dovuto avere dei turni giornalieri non superiori alle otto ore. In questo modo si accoglievano (sia pure in modo platonico perché i controlli erano pressoché inesistenti) le preoccupazioni e gli scrupoli morali di molti, e particolarmente dei cattolici che del lavoro minorile avevano lungamente parlato nei loro Congressi richiedendo con insistenza un freno agli abusi che più segnavano offesa alla persona umana. Notevole interesse aveva nel frattempo suscitato lo studio del gesuita padre Carlo M. Curci dal titolo ‘Di un socialismo cristiano nella questione operaia e nel concerto selvaggio dei nuovi Stati civili’. Si trattava di un interesse costellato di polemiche poiché il solo parlare di «socialismo cristiano» disturbava molte orecchie (…)’ (pag 43-44-45)] [ISC Newsletter N° 77] ISCNS77TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] La politica sociale di Depretis era caratterizzata dalla più classica delle bivalenze”,”SIND-142″
“GALLI Giancarlo”,”Euro, la grande scommessa. Cosa cambia per gli italiani con l’arrivo della moneta unica.”,”Giancarlo Galli, nato a Gallarate nel 1933, + autore di saggi e inchieste economico-finanziari, tradotti anche all’estero. Da Mondadori ha pubblicato Gli Agnelli e La fabbrica dei soldi. Con il 1° gennaio 2002 entrerà in circolazione l’euro, la moneta dell’Unione europea, e dovremo dire addio alla lira, che andrà in pensione dopo centoquarant’anni di un onorato, quanto travagliato, servizio in cui si sono rispecchiati la storia e il costume del nostro paese.”,”ITAE-045-FL”
“GALLI Giorgio”,”La Sinistra italiana nel dopoguerra. Edizione ampliata e aggiornata.”,”Con ‘La Sinistra italiana nel dopoguerra’ Galli iniziò vent’anni fa il lavoro di analista del sistema politico italiano. Ripresentata ora (1978) in un periodo di crisi profonda della società e di riflessione della sin istra sui propri orientamenti strategici, quest’opera costituisce un contributo stimolante e attuale alal ricerca dei nodi irrisoolti delmovimento operaio italiano GALLI Giorgio, La Sinistra italiana nel dopoguerra. Edizione ampliata e aggiornata. IL MULINO. BOLOGNA. 1978 pag 363 16° introduzione note appendice; collana ‘I Gabbiani’. ‘Con ‘La Sinistra italiana nel dopoguerra’ Galli iniziò vent’anni fa il lavoro di analista del sistema politico italiano. Ripresentata ora (1978) in un periodo di crisi profonda della società e di riflessione della sinistra sui propri orientamenti strategici, quest’opera costituisce un contributo stimolante e attuale alla ricerca dei nodi irrisolti del movimento operaio italiano’ [‘Nel commento basilare al risultato delle elezioni [del 18 aprile 1948, ndr], Togliatti afferma: «alcune illusioni di rapido successo sono cadute. Rimane nella massa lavoratrice e nelle sue avanguardie la volontà di andare avanti» (12). Il modo è così indicato: “”E’ un grave errore pensare che un programma di profonde riforme sociali quale è quello del Fronte, possa venir realizzato soltanto attraverso una azione di governo. Piccole minoranze democratiche e socialiste hanno imposto, nel passato, riforme anche più profonde a governi reazionari dichiarati. Altrettanto grave errore è il pensare che sarebbe a svantaggio della democrazia il fatto che determinate riforme venissero eventualmente strappate al governo DC perché ciò darebbe prestigio al partito che dirige questo governo. Noi vogliamo le riforme sociali per sé stesse, perché liberando il Paese dall’arretratezza e facendo progredire le masse lavoratrici, esse creano condizioni migliori per la nostra lotta politica. Il ‘tanto peggio tanto meglio’ non ha niente di comune né con una politica democratica, né con una politica comunista’ (13) Questo ragionamento, esatto nelle premesse, logico nello sviluppo, richiama alla mente un precedente storico del socialismo italiano: Turati. Le parole di Togliatti, se si eccettua l’aggettivo «comunista», avrebbero potuto benissimo figurare sulla «Critica Sociale» trent’anni prima’ [Capitolo III, ‘La teorica della doppiezza’] [(12) “”Rinascita””, aprile-maggio 1948; (13) Ibid.] (pag 126-127) [ISC Newsletter N° 78] ISCNS78TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”PCIx-413&#8243;
“GALLI Giorgio”,”Storia del Partito Comunista Italiano.”,”Giorgio Galli è nato nel 1928 a Milano dove ha insegnato dottrine politiche all’Università Statale. Giornalista del settimanale ‘Panorama’, i suoi interessi sono stati rivolti alla storia della sinistra italiana e ai problemi del movimento comunista internazionale. E’ autore di molte opere di sociologia politica. Congresso di Roma (1922) GALLI Giorgio, Storia del Partito Comunista Italiano. EDIZIONI IL FORMICHIERE. MILANO. 1976 pag 391 8° introduzione (1976) note appendice: ‘Il Pci rivisitato’, nota bibliografica, indice nomi; Collana Contraddizioni. Giorgio Galli è nato nel 1928 a Milano dove ha insegnato dottrine politiche all’Università Statale. Giornalista del settimanale ‘Panorama’, i suoi interessi sono stati rivolti alla storia della sinistra italiana e ai problemi del movimento comunista internazionale. E’ autore di molte opere di sociologia politica. [‘L’orientamento del partito era dunque chiaro, la sua fiducia nelle prospettive indicate ben radicata: né gli eventi sfavorevoli l’avevano scossa. Alla fine del 1921 il Pci contava 42.956 iscritti, circa 15.000 unità in meno rispetto ai votanti per la mozione di Imola al Congresso di Livorno, ma la sua organizzazione aveva ben resistito, nel complesso, alla furiosa offensiva fascista. L’influenza dei centri operai era notevole: 3.858 iscritti a Torino, 2.505 a Firenze, 2.314 a Milano, 1.516 a Genova. E forte era anche in zone tipiche del proletariato agricolo (…). Da questi ranghi uscivano capaci organizzatori come Pietro Tresso e Paolino Ravazzoli, buoni quadri operai come Vittorio Bardini, Domenico Ciufoli, Giovanni Roveda, donne combattive come Camilla Ravera e Teresa Noce, dirigenti giovani come Edoardo D’Onofrio, Giuseppe Berti, Secondino Tranquilli che doveva diventare famoso col nome d’arte di Ignazio Silone. La fiducia che il partito dimostrava nelle proprie forze e nei propri uomini trova un fondamento nel fatto che la maggior parte di questi, negli anni successivi, dovendo operare in condizioni sempre meno rispondenti alle previsioni iniziali, dimostrarono comunque notevoli doti di dirigenti e combattenti politici. A Roma, dunque, il Pci si era dato una linea politica ben precisa, sulla quale concordano il nucleo fondamentale del partito – la vecchia frazione astensionistica – e gli ordinovisti, dai quali Tasca si era venuto staccando verso l’estate 1920, mentre proprio a Roma Togliatti, il più stretto amico e collaboratore di Gramsci, entrava nel Comitato centrale, la cui votazione era un altro indice della fiducia del partito nel suo gruppo dirigente. Infatti vennero confermati gli eletti di Livorno a eccezione di Bombacci, Misiano, Tarsia e Parodi, quest’ultimo rifugiatosi in Russia per sottrarsi a un’azione giudiziaria conseguente alla sua attività durane l’occupazione delle fabbriche. Li sostituivano, oltre a Togliatti, Isidoro Azzardo, l’ex sindaco di Bologna Ennio Gnudi e Vittorio Flecchia. L’Esecutivo di Livorno – Bordiga, Terracini, Grieco, Repossi, Fortichiari – veniva parimenti riconfermato. La storiografia ufficiale del Pci andrà poi diffondendo la versione secondo la quale già a Roma profondo era il dissenso tra il gruppo Gramsci-Togliatti e il nucleo bordighista, e che gli ordinovisti non avrebbero dato battaglia, perché preoccupati del pericolo di destra rappresentato dalle posizioni di Tasca e di Graziadei. Basterà osservare che la “”destra”” sosteneva precisamente quelle posizioni che, nei mesi successivi, e per i motivi che vedremo, Gramsci finirà col fare proprie. Non vi era quindi per nulla, a Roma, una linea di destra che gli ordinovisti non potessero accettare, tanto da doversi alleare alla sinistra per fronteggiarla. Sarà Gramsci a spostarsi sulle posizioni di Tasca, che erano in ultima analisi le posizioni dell’Internazionale, e colui che a Roma le aveva apertamente sostenute sarà una delle figure di primo piano della nuova Direzione che sostituirà quella bordighista. Il Pci continua dunque ad agire su due direttrici fondamentali: fronte unico per le rivendicazioni immediate, nella misura in cui è possibile, sul piano sindacale; denuncia delle insufficienze socialiste, soprattutto sul piano politico’ (pag 72-73)] [ISC Newsletter N° 82] ISCNS82TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] (pag 72-73)”,”PCIx-424″
“GALLI Giorgio”,”Storia del partito comunista italiano.”,”GALLI è nato a Milano nel 1928. Nel 1950 si è laureato in giurisprudenza. Ha scritto su Critica Sociale, Il Mulino, Il Ponte, Il Mondo.”,”MITC-008-FV”
“GALLI Luigi M.”,”Il socialismo e l’esperienza socialista italiana.”,”‘Marx non ha un concetto molto rigoroso dello ‘stato” (pag 6) ‘Sarà poi Lenin che, sviluppando Marx, vedrà nel medesimo stato capitalista un mezzo per la conquista del potere e l’instaurazione della dittatura del proletariato, a sua volta strumento per l’edificazione della società comunista’ (pag 6-7)”,”RELC-376″
“GALLI Carlo”,”Lo sguardo di Giano. Saggi su Carl Schmitt.”,”Carlo Galli insegna Storia delle dottrine politiche nell’Università di Bologna ed è direttore della rivista “”Filosofia politica””. Ha pubblicato pure: ‘Genealogia della politica. Carl Schmitt e la crisi del pensiero politico moderno’ (1996), ‘Modernità. Categorie e profili critici’ (1988) e ‘Spazi politici. L’età moderna e l’età globale’ (2001). Fonti intellettuali di Schmitt. “”… finire (pag 44-45-46)”,”TEOP-299″
“GALLI Giorgio”,”I Partiti politici italiani (1943-2004). Dalla Resistenza al governo del Polo.”,”Giorgio Galli (Milano 1928), già docente di Storia delle dottrine politiche, è uno dei massimi politologi italiani. Tra le sue opere: Hitler e il nazismo magico, Storia dei partiti politici europei, Mezzo secolo di DC, La politica e i maghi, Piombo rosso.”,”ITAP-032-FL”
“GALLI Giorgio”,”Storia delle dottrine politiche.”,”Si tratta di un ‘sunto’ di storia delle dottrine politiche in cui si riportano molte citazioni e brani degli autori trattati Galli sottolinea in Marx l’uso di termini come ‘spettro’, ‘fantasma’, ‘streghe’ (pag 202-203) Copia in cattive condizioni”,”TEOP-002-FB”
“GALLI Giancarlo”,”Gli Agnelli. Una dinastia un impero, 1899-1998.”,”Giancarlo Galli, cronista politico-economico è nato a Gallarate nel 1933. Ha pubblicato molte opere tra cui ‘Padrone dei padroni. Enrico Cuccia, il potere di Mediobanca e il capitalismo italiano’ (Garzanti, 1995). Fascismo e seconda guerra mondiale: collaborazione del gruppo con il regime e successiva presa di distanza “”Non precorriamo i tempi. In quel maggio del 1939, ultima primavera di pace per l’Europa, Mirafiori proietta l’immagine di un’Italia possente, imperiale, tecnologicamente all’avanguardia. Mussolini, megalomane, la ritiene creatura del fascismo divenuto maggiorenne, non supponendo che un nuovo potere, industrial-finanziario, proprio partendo da lì, scalzerà il primato della politica. Nemmeno Giovanni I, con tutta probabilità, presagisce simili orizzonti di gloria. Di vecchio stampo, nutre ancora un certo rispetto per i governanti: pur diffidando, ha fiducia, al pari dei colleghi industriali, nel «genio» di Mussolini. Viaggiando, in qualità di membro della Commissione esteri del Senato, verifica che l’Italia è rispettata come non mai. Poi, gli affari. Ci siamo annessi l’Albania e la Fiat ha subito presentato un programma per l’utilizzo delle miniere sull’altra sponda dell’Adriatico; alla Francia ha fornito duemila autocarri; per la Finlandia, che si sta battendo contro l’Urss, ha riempito tanti vagoni ferroviari di pezzi di ricambio per aerei, purtroppo rimasti bloccati in Germania. Come nel 1914, appena i cannoni cominciano a tuonare, Giovanni I dà prova del massimo realismo, ritenendo che il bene della nazione s’identifichi con la neutralità. Nel settembre 1939 presenta un memoriale segreto sulle deficienze in materiali (19) e invita a non sottovalutare l’America, che potrebbe intervenire a fianco di una Gran Bretagna minacciata dalla sopravvivenza. Con gli Usa gli Agnelli hanno solide relazioni, che giungono sino al presidente Roosevelt. Quando questi (maggio 1940) fa pervenire, in almeno due riprese, a Mussolini un messaggio col quale esorta l’Italia a «non intervenire», Giovanni I, preavvertito attraverso i canali della diplomazia del ‘big business’, fa sapere di essere totalmente d’accordo. Non ascoltato, si adegua e partecipa, in compagnia degli altri potentati industriali (Terni, Oto, Ansaldo, Iri), al banchetto delle forniture. Alla Fiat viene chiesto di dotare l’esercito di una «autovettura di tipo militare». «Fu data una tinta mimetica alla 1100 e questa fu spacciata idonea alle operazioni belliche, mentre di militare aveva solo il colore e la scomodità» (20). Il 24 ottobre 1940 Giovanni I è ricevuto da Mussolini, per concordare un programma che preveda l’intensificazione della produzione militare. Vittorio Valletta ha già assicurato al generale Carlo Favagrossa, alto commissario e ministro per le Fabbricazioni di guerra, «che la Fiat non ha bisogno di speciali previdenze, contando sulla saldezza di tutti i suoi uomini e sulla efficienza ed elasticità della sua organizzazione, in un ambiente di così ardente patriottismo e fierezza fascista qual è quello di Torino e del Piemonte». Per gli intimi, Valletta conia lo slogan «Collaborare con l’inevitabile», e subito passa a chiedere che le autorità militari collaborino al mantenimento della «disciplina più ferrea» nelle fabbriche, traendone grandi e inquantificabili profitti (21). Sino ala primavera del 1942 (l’offensiva che porta le truppe italo-tedesche a El Alamein), gli ambienti economici operano in sostanziale armonia col regime (…). L’inevitabile, cioè la sconfitta, si avvicina. Le catastrofi di El Alamein, Stalingrado, i bombardamenti a tappeto sulle città del Nord, inducono i maggiori industriali a prendere le distanze dal fascismo, contattando gli Alleati. Alla spicciolata. (…) I torinesi accarezzano l’idea di una pace separata, di un fascismo senza Mussolini con una Monarchia autorevole. (…) [S]ebbene il 15 febbraio Giovanni rassicuri Mussolini che «Torino intatta nella sua virilità morale [c’è stato un ennesimo bombardamento], nella sua disciplina fattiva, saprà superare la crisi e sviluppare i compiti che la Patria le ha assegnato». Otto giorni più tardi, il 23, inizia a defilarsi: nomina Vittorio Valletta amministratore unico, riservandosi la presidenza”” (pag 96-98) [(19) L’intervento in Spagna a sostegno di Franco ci era costato 1900 cannoni moderni e 10.000 mitragliatrici. I carri armati s’erano rivelati inadeguati, al pari delle batterie antiaeree; (20) Cfr. Roberto Battaglia, ‘La seconda guerra mondiale’, Roma, Editori Riuniti, 1966, p. 97; (21) «Tra forniture belliche e affari privati, la Fiat ingrassa a vista d’occhio. Un documento dei servizi di polizia del 1941 segnala che Agnelli, Valletta, gli industriali di Prato hanno fatto colossali investimenti in immobili a Firenze. L’IFI si fa avanti risolutamente…acquista tenute agricole in Umbria e altre regioni; ammassa nuove partecipazioni per un valore complessivo di seicento milioni. I rapporto ai problemi sollevati dai bombardamenti aerei del 1942, Valletta chiede che siano facilitati la costituzione di società commerciali o l’acquisto di casamenti, cascinali, tenute, senza il pagamento dell’imposta sulle plusvalenze. A titolo d’indennità di guerra, la Fiat chiede la cessione del complesso Cogne e delle attrezzature Standard Oil esistenti sul territorio nazionale» (Pietra, op. cit., pp. 123 sgg.]”,”ECOG-106″
“GALLI Giorgio”,”Storia dei partiti politici europei. Dal 1649 a oggi.”,”Giorgio Galli (Milano 1928), già docente di Storia delle dottrine politiche, è uno dei massimi politologi italiani. Tra le sue opere: Hitler e il nazismo magico, Storia dei partiti politici europei, Mezzo secolo di DC, La politica e i maghi, Piombo rosso.”,”PARx-002-FL”
“GALLI Giorgio”,”I Partiti politici in Italia, 1861-1943. Volume I.”,”Giorgio Galli (Milano 1928), già docente di Storia delle dottrine politiche, è uno dei massimi politologi italiani. Tra le sue opere: Hitler e il nazismo magico, Storia dei partiti politici europei, Mezzo secolo di DC, La politica e i maghi, Piombo rosso.”,”ITAP-053-FL”
“GALLI Giorgio”,”I Partiti politici in Italia, 1944-1994. Volume II.”,”Giorgio Galli (Milano 1928), già docente di Storia delle dottrine politiche, è uno dei massimi politologi italiani. Tra le sue opere: Hitler e il nazismo magico, Storia dei partiti politici europei, Mezzo secolo di DC, La politica e i maghi, Piombo rosso.”,”ITAP-054-FL”
“GALLI Giorgio”,”I partiti politici italiani.”,”Giorgio Galli (Milano 1928), già docente di Storia delle dottrine politiche, è uno dei massimi politologi italiani. Tra le sue opere: Hitler e il nazismo magico, Storia dei partiti politici europei, Mezzo secolo di DC, La politica e i maghi, Piombo rosso. É titolare di una rubrica su Panorama.”,”ITAP-070-FL”
“GALLI Giorgio”,”Mezzo secolo di Dc.”,”Giorgio Galli (Milano 1928), massimi politologi italiani. Tra le sue opere: Hitler e il nazismo magico, Storia dei partiti politici europei, Mezzo secolo di DC, La politica e i maghi, Piombo rosso. É titolare di una rubrica su Panorama.”,”ITAP-071-FL”
“GALLI Giorgio”,”L’antistalinismo di sinistra: «Prometeo». Estratto da ‘Ripensare il 1956′, Edizioni Lerici, 1987.”,”Citati i Gaap e il periodico l’ Impulso in cui si afferma la tendenza leninista di Cervetto e Parodi (pag 1)”,”BORD-170″
“GALLI Carlo”,”Marx eretico.”,”Carlo Galli è professore ordinario di Storia delle dottrine politiche nell’Università di Bologna. Con il Mulino ha pubblicato fra l’altro “”Spazi politici. L’età moderna e l’età globale”” (2001) e “”Genealogia della politica. Carl Schmitt e la crisi del pensiero politico moderno’ (2010). E’ direttore di ‘Filosofia politica’. “”In un testo scritto durante il viaggio di nozze – la sua sposa Jenny von Westphalen, con intelligenza e amore lo sopportò e supportò tutta la vita – Marx afferma: «come la filosofia trova nel proletariato le sue armi materiali, così il proletariato trova nella filosofia le sue armi spirituali, e non appena il lampo del pensiero sarà penetrato in profondità in questo ingenuo terreno popolare, si compirà l’emancipazione dei tedeschi e degli uomini. La filosofia non può realizzarsi senza la soppressione del proletariato, il proletariato non può sopprimersi senza la realizzazione della filosofia» (6). Da qui si evince che il proletariato – ben presto Marx prenderà in considerazione non più quello tedesco ma quello francese e poi quello mondiale – deve essere illuminato, che cioè deve pervenire alla Verità, ovvero che la Verità è essa stessa una mediazione, un processo, e non un’immediatezza (per quanto sia un «lampo»); e che appartiene a questo processo tanto l’esercizio filosofico della critica quanto il suo superamento pratico; che l’obiettivo di Marx è appunto aprire la via al rigenerarsi dell’umanità integra attraverso la scoperta dell’umanità lacerata e alienata. Marx è impegnato a esercitare una ragione che non solo segua il reale in ogni sua piega, come quella di Hegel, ma che ne consegua e al contempo che lo preceda, che la apra al futuro. Una ragione che non è la «nottola di Atena che spicca il suo volo sul far della sera», quale appare nel pensiero «crepuscolare» di Hegel, e neppure il «pensiero meridiano» sulla linea di Camus e di Nietzsche; ma che è un «pensiero pomeridiano», che viene dopo una grande giornata dell’umanità ma che non la considera chiusa; o, ancora, è un pensiero che si instaura nella notte del capitalismo; e che di lì vede l’alba di un nuovo giorno. Se per Hegel «la filosofia vien sempre troppo tardi per insegnare al mondo com’esso debba essere», se è «sapere del tramonto», che cerca la conciliazione con la croce del presente, la prassi, invece, nella quale la filosofia per Marx si rovescia, porta a compimento il mondo come esso deve essere, non per astratto moralismo, non in ossequio a valori, ma per esprimere l’intrinseca necessità della realizzazione dell’umano. Un compimento futuro, soprattutto, che passa attraverso l’incompiutezza presente, il conflitto. Pertanto la filosofia non può annegare nel gran mare della dialettica, vedendo ovunque contraddizioni con cui conciliarsi: deve invece cogliere la ‘negazione determinata’, che è anche strategica e strutturale, l’origine concreta della contraddizioni: che sarà individuata nel processo produttivo del capitale”” (pag 36-37-38) [Carlo Galli, Marx eretico, Il Mulino, Bologna, 2018] [(6) K. Marx, ‘Critica della filosofia hegeliana’, cit., pp. 103-104]”,”MADS-792″
“GALLI Giorgio CALIGIURI Mario”,”Come si comanda il mondo. Teorie, volti, intrecci.”,”Giorgio Galli è il decano dei politologi italiani. Mario Caligiuri è professore ordinario all’Università della Calabria. Al centro dei suoi studi i problemi di intelligence.”,”ECOI-404″
“GALLI Giorgio”,”Storia delle dottrine politiche.”,”Giorgio Galli (Milano 1928), già docente di Storia delle dottrine politiche, è uno dei massimi politologi italiani. Tra le sue opere: Hitler e il nazismo magico, Storia dei partiti politici europei, Mezzo secolo di DC, La politica e i maghi, Piombo rosso. Galli è docente di Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano.”,”TEOP-090-FL”
“GALLI Giorgio”,”Storia del Partito Comunista Italiano.”,”Giorgio Galli (Milano 1928), già docente di Storia delle dottrine politiche, è uno dei massimi politologi italiani. Tra le sue opere: Hitler e il nazismo magico, Storia dei partiti politici europei, Mezzo secolo di DC, La politica e i maghi, Piombo rosso. Galli è docente di Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano.”,”PCIx-036-FL”
“GALLI Giorgio”,”Storia del socialismo italiano. Da Turati al dopo Craxi.”,”Giorgio Galli (Milano 1928), già docente di Storia delle dottrine politiche, è uno dei massimi politologi italiani. Tra le sue opere: Hitler e il nazismo magico, Storia dei partiti politici europei, Mezzo secolo di DC, La politica e i maghi, Piombo rosso. Galli è docente di Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano.”,”MITS-026-FL”
“GALLI Giorgio”,”La democrazia e il pensiero militare.”,”Giorgio Galli, saggista, storico e tra i maggiori politologi italiani, ha insegnato Storia delle Dottrine Politiche all’Università di Milano, ed è stato consulente della Commissione stragi negli anni 1994-95. Al lavoro di studio e ricerca, ha affiancato un’intensa attività di commentatore giornalistico. Numerosissime e tematicamente diversificate le sue opere: tra quelle incentrate sull’indagine storia e l’analisi politologica, ricordiamo ‘Storia del Pci’ (prima edizione 1953), ‘Il bipartitismo imperfetto’ (1966), ‘Storia del partito armato’ (1986), ‘Piombo rosso’ (2005), ‘Hitler e il nazismo magico’ (1989), ‘Appunti sulla New Age’ (2003), ‘La magia e il potere. L’esoterismo nella politica occidentale’ (2004). Marx (pag 119-120) “”È chiaro che non si può attribuire all’Unione Sovietica la responsabilità del formarsi di tendenze autoritarie nel mondo occidentale, poiché tali tendenze sono sempre esistite. Ciò che ci interessa rilevare, è che queste tendenze traggono alimento da una lotta di potenza nella quale l’Unione Sovietica fa da termine fisso di riferimento, e che è caratterizzato dai vantaggi sopra enumerati (unità di comando, accentramento del potere esecutivo, coerenza, ecc.). Attribuendo ai militari, e più precisamente al tipo di militari che essi incarnano, la capacità di far fronte alle esigenze di questa lotta anche sul piano economico e produttivo (un punto fondamentale nella strategia della competizione con l’Urss), i teorici della guerra rivoluzionaria amano richiamarsi a un’analogia tra l’organizzazione del lavoro e quella dell’esercito che ha una notevole tradizione nel pensiero sociologico. Cito ancora Naville: «.. finire (pag 119-120)”,”QMIx-320″
“GALLI Giorgio”,”Storia del Partito Comunista Italiano.”,”Germania. “”Le elezioni del 14 settembre 1930 segnano una grande affermazione di Hitler, che ottiene sei milioni e mezzo di voti contro gli ottocentomila precedenti; ma il giorno successivo il quotidiano del partito comunista “”Rote Fahne”” esprime una valutazione ottimistica: “”Il 14 settembre segna il punto culminante del movimento nazista in Germania, che sarà seguito inevitabilmente dall’indebolimento e dal declino””. Alla riunione dell’Esecutivo del Comintern nel marzo 1931 Thälmann si compiace dell’esattezza di questo suo giudizio: “”Noi non ci siamo lasciati vincere dal panico… Abbiamo sobriamente e fermamente stabilito il fatto che il 14 settembre del 1930 è stato in un certo senso la gran giornata di Hitler, e che successivamente sarebbero venuti giorni peggiori e non migliori. Questa valutazione che abbiamo espresso circa lo sviluppo di questo partito è confermata dai fatti. Oggi i fascisti non hanno nessuna ragione di ridere”” (9). I fascisti non ridono, organizzano invece formazioni armate sempre più potenti e che attaccano le istituzioni del movimento operaio. Thälmann non se ne stupisce e in ossequio alla teoria sul “”socialfascismo”” afferma nello stesso discorso che esse sono il perfetto equivalente dei gruppi di difesa che la socialdemocrazia comincia a costituire: si tratta cioè di milizie anticomuniste contro le quali il partito è perfettamente in grado di reagire. La socialdemocrazia rimane il nemico principale da colpire, perché è ritenuta il maggiore, l’effettivo sostegno della borghesia tedesca. Il governo federale prussiano di Braun-Severing rende difficile l’organizzazione del movimento hitleriano di Prussia; per rovesciarlo e per fruire di una situazione che ritengono favorevole a una loro ulteriore avanzata elettorale, i nazisti chiedono un referendum popolare che, se sfavorevole al governo, lo costringerebbe a dimettersi. Il partito comunista decide di associarsi alla richiesta di referendum con l’obiettivo di rovesciare il governo socialdemocratico e ritenendo la sua decisione “”una decisa applicazione del fronte unico alla base con gli operai socialdemocratici, cristiani e senza partito”” (10). L’agitazione comunista e nazista riesce a ottenere il referendum, che si svolge nella prima settimana di agosto e che risulta favorevole al governo, e l’episodio rende più tesi che mai i rapporti tra i due partiti operai in Germania e tra i rispettivi movimenti internazionali. Il Pci ritorce l’accusa socialista di fiancheggiamenti dei fascisti osservando: “”Chi ha accusa i comunisti di essere alleati dei fascisti? Sono i ministri di polizia di Prussia, fucilatori di operai, e il signor Pietro Nenni, fascista della prima ora”” (11). Nella seconda metà del 1931, mentre i disoccuapati raggiungono la cifra imponente di quattro milioni, le SA e le SS intensificano i loro attacchi contro le organizzazioni operaie. Nelle elezioni che si svolgono nel luglio del 1932, i nazisti raccolgono tredici milioni e settecentomila voti, più di quelli dei due partiti operai sommati insieme: infatti i comunisti passano da quattro milioni e seicentomila voti a cinque milioni, mentre i socialisti scendono da otto milioni e quattrocento mila a otto milioni e centomila; Thälmann aveva pochi mesi prima attaccato coloro che propendevano per una “”supervalutazione opportunistica del fascismo hitleriano’ (12)”” (pag 162-163) [(9) Cit. da Trotsky in ‘La III internazionale dopo Lenin’, p. 245; (10) ‘Rote Fahne’, 27 luglio 1931; (11) ‘Lo Stato operaio’, luglio-agosto 1931; (12) ‘Rote Fahne’, 20 febbraio 1932]”,”PCIx-013-FER”
“GALLI Giorgio”,”I Partiti politici italiani (1943-2004). Dalla Resistenza al governo del Polo.”,”Giorgio Galli (Milano 1928), già docente di Storia delle dottrine politiche, è uno dei massimi politologi italiani. Tra le sue opere: Hitler e il nazismo magico, Storia dei partiti politici europei, Mezzo secolo di DC, La politica e i maghi, Piombo rosso. Frammentazione politica dei partiti. “”Iniziato con un sistema partitico apparentemente stabile e in via di razionalizzazione istituzionale attraverso la commissione bicamerale, il 1998 risulta invece un anno di grande instabilità, culminante in una frammentazione partitica per cui nell’aprile 2000, per i voto al governo Amato, si arriverà a calcolare 35 soggetti politici presenti in parlamento, ovviamente in grande maggioranza effimeri e senza consistenza reale, mentre quelli effettivi, per se minimi, si possono calcolare attorno alla ventina”” (pag 421)”,”ITAP-002-FER”
“GALLI Giorgio”,”La Sinistra italiana nel dopoguerra. Edizione ampliata e aggiornata.”,”Teoria della rivoluzione impossibile in Occidente. “”Oggi, in Italia, da un lato si assiste ad un revisionismo storiografico (si pensi al recente convegno di studi di Perugia, aprile ’78, ed all’impostazione di Melograni) che esclude una analisi basata sulla ipotesi della rivoluzione in Occidente persino nel Lenin del primo dopoguerra (suo unico obiettivo sarebbe stato quello di consolidare il potere sovietico); e dall’altro lato questa teoria della rivoluzione impossibile si salda a quella delle rivoluzioni comunque destinate a fallire (l’Asia orientale come attuale punto di riferimento)”” (pag 28)”,”ITAP-003-FER”
“GALLI Giorgio; DEGL’INNOCENTI Maurizio”,”Bruno Rizzi e la nuova classe (Galli); L’esperienza politica del sindacalismo rivoluzionario (Degl’Innocenti).”,”Lascia il PcdI (stalianiano) e si avvicina a Trotsky Comunista di sinistra, ha lavorato come venditore di scarpe Nel 1937 pubblica a sue spese ‘Dove va l’Urss?’ che si può considerare una variazione dell’opera di Trotsky ‘La rivoluzione tradita’ scritta da Trotsky, l’anno precedente e vietata in Italia. La censura fascista autorizza la pubblicazione del libro per il suo carattere antistaliniano, salvo farlo requisire quindici giorni dopo la pubblicazione. Nel 1938 un salto qualitativo nel pensiero di Rizzi lo conduce a dare un contributo personale all’analisi dei problemi sociali del nostro tempo… (pag 115) Libro del 1938 ‘La burocratizzazione del mondo’, opera poi finita in alcuni brani nel volume americano di Burnham ‘La rivoluzione dei tecnici’, brani ripresentati, come disse Pierrre Naville, ‘con in meno l’originalità e la freschezza del pensiero’ Nel 1957 in piena crisi post-staliniana in Italia verrà pubblicata la raccolta di scritti di Trotsky ‘La Terza Internazionale dopo Lenin’, pochi seppero che quel ‘Bruno R.’, “”comunista di sinistra italiano”” al quale il grande rivoluzionario dedicava gli ultimi frutti del suo pensiero, era un venditore di scarpe che cercava invano di far riflettere politici e studiosi su un approccio che venne diffuso solo quando, nello stesso periodo, Milovan GIlas, il teorico jugoslavo emarginato da Tito del quale era stato fedelissimo luogotenente, pubblicò, in quello stesso 1957, il celebre libro ‘La nuova classe’, che riprendeva la tesi essenziale di Rizzi esposta con venti anni di anticipo. Rizzi pubblicò altri volumi: ‘Il socialismo dalla religione alla scienza’ (pubblicato a sue spese), ‘La rivina antica e l’età feudale’ premessa all’altro lavoro ‘La rovina antica e la nostra’”,”TROS-014-FGB”
“GALLI Giorgio”,”Manuale di storia delle dottrine politiche.”,”Giorgio Galli (Milano 1928), già docente di Storia delle dottrine politiche, è uno dei massimi politologi italiani. Tra le sue opere: Hitler e il nazismo magico, Storia dei partiti politici europei, Mezzo secolo di DC, La politica e i maghi, Piombo rosso. Galli è docente di Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano.”,”TEOP-112-FL”
“GALLI Carlo”,”Genealogia della politica. Carl Schmitt e la crisi del pensiero politico moderno.”,”Carlo Galli insegna storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Bologna. Tra le sue opere, Genealogia della politica, Carl Schmitt e la crisi del pensiero politico moderno e Spazi politici. Per i nostri tipi, tra l’altro, è autore di La guerra globale, curatore di Guerra e coautore di Le ragioni dei laici (a cura di G. Preterossi). 1. ‘Carl Schmitt accredita al marxismo una superiore capacità politica’ “”Secondo il testo sul parlamentarismo del 1923, è con Marx che il razionalismo assoluto va davvero oltre se stesso, scoprendo il ‘pathos’ della concretezza storica dell’immanenza radicale, per cogliere quindi quell’origine delle forme politiche che al liberalismo resta ignota (non a caso, sono proprio Marx e Donoso Cortés a vedere nel liberalismo un ‘interim’, cioè a relativizzarne e a storicizzarne le categorie, a sancirne la contingenza). Secondo Schmitt, con Marx la scienza dell’ ‘Aufklärung’ cessa di essere l’unico paradigma politico del razionalismo, e anzi il suo ottimismo si rovescia in apocalisse; con Marx la ragione affronta la non-ragione per riconoscere in questa, nel conflitto ‘metafisico’ fra borghese e proletario, l’origine e l’esito necessario della ragione moderna. Con Marx, quindi, la rivoluzione non è più applicazione e ‘sviluppo’ tenico-scientifico della ragione, e diviene una scienza della storia concreta che è anche scienza delle «cose avvenire», sottratte, nella loro concretezza effettuale, a ogni facile progressismo (47). Nel saggio sul parlamentarismo il marxismo dunque appare portatore di una consapevolezza politica (o metafisica) superiore a quella liberale e razionalistica. Del resto, anche in ‘La dittatura’, il marxismo classico di Engels è visto come esempio di consapevolezza (opposta alla borghese incapacità di pensare oltre e fuori la sicurezza e l’unità dello Stato) tanto della frattura reale che percorre l’unità formale dello Stato (cioè, per i marxisti il proletariato, e per Schmitt l’eccezione) quanto del rapporto necessario che intercorre fra la concretezza dell’eccezione (la parte rivoluzionaria del popolo, il suo potere costituente), la dittatura sovrana (del proletariato) e la costruzione di una forma politica concreta (anche se, nel caso del marxismo, orientata all’estinzione dello Stato). Il marxismo sa che il ricorso alla dittatura è necessario all’agire politico in grande stile; e anche in ‘Dottrina della costituzione’ e nel ‘Begriff des Politischen’ al marxismo viene accredtata una superiore capacità politica, perché la ‘classe’ marxista è un’identità tanto polemica da essere capace di creare forma politica. E benché la fonte di questa valutazione del marxismo sia verosimilmente la tesi donosiana della superiorità ‘satanica’ del socialismo (che era però quello di Proudhon) sul liberalismo, è tuttavia evidente che Schmitt svolge questa tesi ben al di là del controrivoluzionario cattolico”” (48)”” (pag 542-543) [Carlo Galli, ‘Genealogia della politica. Carl Schmitt e la crisi del pensiero politico moderno’, Il Mulino, Bologna, 2010] [(47) Cfr. GLhP, p. 64-68 (p. 65 sulla scienza della natura e la scienza marxista, che sta nell’intensità metafisica dello scontro; p. 67 sulla storia e sulle ‘kommende Dinge); (48) Sul marxismo, sulla sua rottura dell’unità dello Stato, sulla scoperta della dittatura sovrana in continuità col giacobinismo cfr. D pp. 216-217. Sulla lotta di classe marxista in quanto dotata di potenziale politico in senso forte cfr. CP pp. 121 e 160, nonché DC pp. 306-307; il proletariato è un’omogeneità che implica il nemico. La minore radicalità del liberalismo rispetto al socialismo – proprio della teoria atea del potere costituente del popolo – è in Donoso, ‘Saggio’, cit., libro II, cap. 8, pp. 225 sgg; su Donoso cfr. cap. IX, nota 27 e ivi § 4] [Carl Schmitt: GLhP : ‘Die geistesgeschichtliche Lage des heutigen Parlamentarismus’ (1923, Berlin, Duncker, Humblot, 1979 (esiste una traduzione italiana del cap. IV col titolo ‘La teoria politica del mito’; D : ‘La dittatura. Dalle origini all’idea moderna di sovranità alla lotta di classe proletaria’ (…); CP : ‘Il concettto di “”politico””‘. Testo del 1932 (…); DC : ‘Dottrina della costituzione’, Milano, Giuffrè, 1984] 2. Schmitt nel giudizio su Marx è qui chiaramente influenzato da Sorel, come del resto il giovane Croce. ‘Cogliere il valore di Marx come ‘critico’ della società presente, storico’ di essa e politico’ del movimento proletario”” “”L’eccezione immanente, la contraddizione strutturale scoperta da Marx – il proletariato – pur presentandosi come capace di compiere un «salto nella libertà», resta ancora interna alla «ferrea necessità» di un progetto, alla «coalizione metafisica» della moderna ricerca di sicurezza e ai suoi esiti di neutralizzazione tecnica (50). Così, nonostante la sua controinterpretazione del marxismo – che risulta una teoria non dell’economia ma della politica – Schmitt colloca il marxismo fra i problemi, e non fra le soluzioni: il marxismo è per lui un interlocutore intellettualmente privilegiato soltanto perché accenna a qualcosa – all’origine della politica – che è però coglibile solo con una strumentazione categoriale meno pregiudicata in senso classico proprio riguardo al tema della mediazione, scientifico-dialettica o discorsiva che sia; e ciò spiega l’ammirazione intellettuale di Schmitt per l’ancora più estremistico Bakunin, il cui furioso immanentismo lo porta, ma inconsapevolmente, al pensiero dell’autorità e della dittatura (51). In sintonia con parte della cultura del suo tempo, Schmitt è qui chiaramente influenzato da Sorel, come del resto il giovane Croce, anch’egli propenso a considerare la filosofia hegeliana un “”‘condimento’, e non un buon condimento, del suo [scil. di Marx] pensiero, e a cogliere il valore di Marx nel suo essere, più che filosofo, ‘critico’ della società presente, (…) ‘storico’ di essa e (…) ‘politico’ del movimento proletario””; Schmitt è insomma spinto a forzare il marxismo, ad uscire da quel tanto di mediazione che ancora conserva, ad aprirlo su di una «teoria dell’azione politica immediata»: «il conflitto, del tutto reale e sanguinoso che qui [scil, nella lotta di classe] si instaura esige una modalità argomentativa e una costituzione spirituale diverse dalla costruzione hegeliana che, in fondo, resta sempre contemplativa (52). Il compito di uscire dallo hegelismo e dal marxismo – il compito, cioè, di pensare, ancora una volta, la «vita concreta», ovvero assecondare, col pensiero, l’ascesa agli estremi del «conflitto reale e concreto» – è assolto, per Schmitt, da Lenin e Trotzkij, nei quali il «razionalismo relativo alla separazione dei poteri» e il «razionalismo assoluto della dittatura pedagogica» cedono il passo ad una «teoria dell’uso immediato della violenza» e ad una «teoria dell’azione diretta» e della «lotta sanguinosa» (53)”” (pag 544-545) [Carlo Galli, ‘Genealogia della politica. Carl Schmitt e la crisi del pensiero politico moderno’, Il Mulino, Bologna, 2010] [(50) Cfr. GLhP, p. 66 sul salto nella libertà e sulla «ferrea necessità»; ivi, pp. 68-69 su Hegel (su Hegel, negli stessi termini, cfr. anche D pp. 262-263); ivi, pp. 71-72 sul momento critico e sulla semplificazione; ivi, pp. 73 e 75 sull’autogaranzia marxista; ivi, p. 74 sulle figure mitiche; in GLhP p. 75 c’è la coalizione metafisica («metaphysischer Zwang»; ivi, p. 86 sul fatto che l’economia è il terreno dell’egemonia borghese; (51) Su Bakunin cfr. cap. VI, nota 77, nonché ‘ultra’, nota 57. Il convergere di Marx e Schmitt nella critica alla mediazione liberale – una critica che, come si è visto (cfr. cap. I), muove da diversi punti di vista, entrambi definiti ‘concreti’ (la contraddizione del modo di produzione borghese, per Marx, e la contraddizione originaria dell’epoca moderna, ovvero ‘il politico’, per Schmitt) – ha spinto a ipotizzare una vicinanza fra i modi argomentativi di Schmitt e quelli della Scuola di Francoforte sia in alcuni suoi esponenti storici, come Benjamin, Neumann, Kirchheimer sia nel giovane Habermas. (…); (52) La citaz. da Croce è tratta da ‘Carteggio Gentile-Croce’, in G. Gentile, ‘La filosofia di Marx’, a c. di V.A. Bellezza, Firenze, Sansoni, 1974, p. 253 (lettera di Croce del 21 agosto 1899); la citaz. di Schmitt è tratta da GLhP, p. 76; (53) La «vita concreta» e la «lotta sanguinosa» stanno in GLhP p. 76 (la prima anche in TP p. 41; ibidem anche il rinvio a Lenin e Trotsky] [Carl Schmitt: GLhP : ‘Die geistesgeschichtliche Lage des heutigen Parlamentarismus’ (1923, Berlin, Duncker, Humblot, 1979 (esiste una traduzione italiana del cap. IV col titolo ‘La teoria politica del mito’; TP ‘Teologia politica. Quattro capitoli sulla dottrina della sovranità’, in Cdp, pp. 27-86; CdP: ‘Le categorie del ‘politico”, Il Mulino, Bologna, 1972; D: ‘La dittatura. Dalle origini all’idea moderna di sovranità alla lotta di classe proletaria’ (trad. parz. dell’ed. or. ‘Die Diktatur. Von den Anfängen des modernes Souveränitätsgedankes bis zum proletarischen Klassenkampf’ (1921), Berlin, Duncker Humblot, 1989]”,”TEOP-116-FL”
“GALLI Carlo a cura; scritti di PLATONE ARISTOTELE AGOSTINO MARSILIO DA PADOVA MACHIAVELLI MORO LUTERO BODIN BOTERO ALTHUSIUS GROZIO HOBBES LOCKE SPINOZA MONTESQUIEU ROUSSEAU IL FEDERALISTA SIEYES KANT BURKE FICHTE CONSTANT LAMENNAIS TOCQUEVILLE J.S. MILL MARX MAZZINI MOSCA SOREL LENIN WEBER SCHMITT CROCE GRAMSCI ARENDT”,”I grandi testi del pensiero politico. Antologia.”,”Lenin sulle «parole dimenticate del marxismo». La critica proletaria al parlamentarismo. “”«La Comune – scrisse Marx – non doveva essere un organismo parlamentare, ma di lavoro, legislativo ed esecutivo allo stesso tempo» …. «Invece di decidere una volta ogni tre o sei anni quale membro della classe dominante doveva rappresentare e opprimere (ver- und zertreten) il popolo in Parlamento, il suffragio universale doveva servire al popolo costituito in comuni così come il suffragio individuale serve ad ogni altro imprenditore privato per cercare gli operai, i sorveglianti, i contabili della sua azienda». Questa mirabile critica del parlamentarismo, fatta nel 1871, appartiene oggi anch’essa, grazie al dominio del socialsciovinismo e dell’opportunismo, alle «parole dimenticate del marxismo». Ministri e parlamentari di professione, traditori del proletariato e socialisti «d’affari» dei nostri tempi hanno abbandonato agli anarchici il monopolio della critica del parlamentarismo e per questa ragione, di una una sorprendente sensatezza, hanno qualificato di «anarchismo» ‘qualsiasi’ critica del parlamentarismo! Nulla di strano quindi che il proletariato dei paesi parlamentari «progrediti», disgustato alla vista di «socialisti» tali quali gli Scheidemann, i David, i Legien, i Sembat, i Renaudel, gli Henderson, i Vandervelde, gli Stauning, i Branting, i Bissolati e consorti, abbia riservato sempre più spesso le sue simpatie all’anarco-sindacalismo, per quanto questo sia fratello dell’opportunismo. Ma per Marx la dialettica rivoluzionaria non fu mai quella vuota fraseologia alla moda, quel gingillo in cui la trasformarono Plekhanov, Kautsky e altri. Marx seppe romperla implacabilmente con l’anarchismo per la sua incapacità a utilizzare anche la «stalla» del parlamentarismo borghese, specie quando è manifesto che la situazione non è rivoluzionaria; ma egli seppe in pari tempo dare una critica veramente proletaria e rivoluzionaria del parlamentarismo. Decidere una volta ogni qualche anno qual membro della classe dominante debba opprimere, schiacciare il popolo nel Parlamento: – ecco la vera essenza del parlamentarismo borghese, non solo nelle monarchie parlamentari costituzionali, ma anche nelle repubbliche le più democratiche. (…) Senza dubbio la via per uscire dal parlamentarismo non è nel distruggere le istituzioni rappresentative e il principio di eleggibilità, ma nella trasformazione di queste istituzioni rappresentative da mulini di parole in organismi che «lavorino» realmente. «La Comune non doveva essere un organismo parlamentare, ma di lavoro, legislativo ed esecutivo allo stesso tempo». Un organismo «non parlamentare, ma di lavoro»: questo colpisce direttamente voi, moderni parlamentari, e «cagnolini» parlamentari della socialdemocrazia! Considerate qualsiasi paese parlamentare, dall’America alla Svizzera, dalla Francia all’Inghilterra, alla Norvegia, ecc.: il vero lavoro «di Stato» si compie fra le quinte, e sono i ministeri, le cancellerie, gli Stati Maggiori che lo compiono. Nei Parlamenti non si fa che chiacchierare, con lo scopo determinato di turlupinare il «popolino». Questo è talmente vero che anche nella repubblica russa, repubblica democratica borghese, tutte queste magagne del parlamentarismo si fanno già sentire ancor prima che essa sia riuscita a darsi un vero Parlamento”” (pag 413) [‘Lenin, ‘Stato e rivoluzione’, Milano, Feltrinelli, 1973, pag 80-92), estratto ‘Lenin (1870-1924)’] [(in) ‘I grandi testi del pensiero politico. Antologia’, Il Mulino, Bologna, 2003, a cura di Carlo Galli]”,”TEOP-047-FMB”
“GALLI Giorgio”,”HItler e il nazismo magico.”,”Dono di Mario Caprini “”Il 4 maggio (1941) Hitler parla al Reichstag per esaltare le vittorie nei Balcani, elogia i combattenti greci «dal cui paese emersero i primi barlumi della bellezza» e attacca personalmente Churchill «miserevole come politico non meno che come soldato e squallido come soldato non meno che come politico». Alla fine del discorso parla da solo con Hess per circa mezz’ora. La sera stessa parte per Gotenhafen, sul Baltico, per ispezionare le due più potenti corazzate tedesche, la Bismarck e la Tirpitz, che devono essere impiegate contro i convogli inglesi. Lo assicurano che sono inaffondabili (in realtà, colpita dopo aver affondata la corazzato inglese Hood, la Bismarck sarà a sua volta affondata il 27 maggio). L’uscita della Bismarck è connessa all’intensificazione dell’offensiva contro l’Inghilterra dall’Atlantico del nord al Medio Oriente, di cui è un aspetto l’attacco aereo su Londra. Esso non è una coincidenza, come non è una coincidenza che l’incontro tra Hitler e Darlan (il vice di Petain, il più anti-inglese tra i capi di Vichy) sia stato programmato al Berghof proprio per l’11 maggio (24); è il più deciso tentativo per indurre la Francia a schierarsi contro l’Inghilterra in un blocco continentale europeo, con importanti ripercussioni nel Medio Oriente, ove è in corso un conflitto tra Gran Bretagna e Irak da quando ai primi d’aprile è tornato al governo l’indipendentista Rashid Alì el Kailani. Germania e Italia si accingono ad aiutare gli irakeni, mentre Rommel è attestato ai confini egiziani. Inglesi e gollisti stanno per invadere la Siria controllata da Vichy, prima che essa diventi una testa di ponte dell’Asse, che sta per occupare Creta e si proietta verso Cipro. È un momento difficilissimo per gli inglesi, il più difficile dopo Dunkerque, come emerge dalla narrazione dello stesso Churchill. In una lettera a Roosevelt del 3 maggio 1941 egli scrive: «Non dobbiamo essere troppo sicuri che la perdita dell’Egitto e del Medio Oriente non avrebbe gravi conseguenze. Peggiorerebbero certamente le condizioni e le difficoltà nell’Atlantico e nel Pacifico. Noi continueremo a batterci, ma la prego di ricordare che l’atteggiamento della Spagna, di Vichy, della Turchia e del Giappone potrebbe essere determinato dal risultato di questo teatro operativo. Non posso condividere l’opinione che la perdita dell’Egitto e del Medio Oriente costituirebbe un semplice preliminare a una guerra cosmica prolungata, coronata dal successo finale. Se tutta l’Europa, la maggior parte dell’Asia e dell’Africa dovessero, o in seguito a conquista o in seguito a un accordo strappato con la forza, diventare parte del sistema dell’Asse, una guerra condotta dalle Isole britanniche, dagli Stati Uniti, dal Canada e dell’Australia contro questa possente organizzazione sarebbe un’impresa ardua, lunga e snervante» (25). Evidentemente il premier esagera le difficoltà della situazione per ottenere un più deciso sostegno americano. Ma si può concordare con Renzo De Felice su «quanto a Londra tra marzo e giugno del 1941 si fosse assillati dalla prospettiva di un collasso di tutto il sistema difensivo mediorientale (che si temeva potesse ripercuotersi sulla situazione indiana)» (26). L’accurata analisi è però svolta in funzione della tesi del grave errore commesso da Hitler nel sottovalutare le grandi possibilità di un decisivo successo dell’Asse in quest’area in quel periodo (27). Qui interessa invece, soprattutto rilevare che Hitler stava intensificando la pressione sulla Gran Bretagna in relazione alla missione di Hess. Probabilmente graduava gli sforzi a seconda della sua valutazione sulle possibilità di successo della missione per possibili notizie che gli pervenivano sui colloqui in corso in Inghilterra. Perciò è importante, nella cronologia, rilevare che i primi aerei tedeschi giungono in Irak il 15 maggio e che alla viglia dell’attacco a Creta (20 maggio) giunge dall’Inghilterra una strana notizia che Goebbels registra così in data 18 maggio. «A Glasgow è stata scoperta un’organizzazione nazionalsocialista. Non è molto grossa, ma comunque interessante come sintomo» (28). Non è sorprendente che si parli di nazionalsocialisti in Iscozia dove è atterrato Hess e che gli inglesi ne diano notizia proprio al culmine dell’interesse per il suo viaggio”” (pag 221-223) [Giorgio Galli, ‘HItler e il nazismo magico’, Rizzoli, Milano, 2000] [(24) Per esempio Goebbels annota nel suo diario in data 14 maggio a proposito di Hess: «Doveva capitare proprio adesso, che il Führer ha appena ricevuto l’ammiraglio Darlan ed è in procinto di sferrare il suo attacco contro l’Est» (op. cit., pag 438). (…); (25) Roosevelt-Churchill, Carteggio segreto, Mondadori, Milano, 1977, pag 167 e sgg.; (26) Renzo De Felice, “”Arabi e Medio Oriente nella strategia politica e di guerra di Mussolini””, in ‘Storia contemporanea’, dicembre 1986, p. 1288. La tesi di fondo è che in Italia si valutassero le grandi possibilità del periodo meglio che in Germania; (27) Cfr. in proposito l’eccellente saggio di Lucio Ceva a commento del libro di Hillgruber, ‘La strategia militare di Hitler’, il Mediterraneo, e il pensiero ipotetico’, in ‘Storia contemporanea’, dicembre 1987, pag 1513 e sgg; (28) ‘I diari di Goebbels’, cit., pag 446]”,”GERN-220″
“GALLI Giorgio”,”Il bipartitismo imperfetto. Comunisti e democristiani in Italia.”,”Giorgio GALLI è nato a Milano nel 1928. Laureato in giurisprudenza, i suoi interessi sono particolarmente rivolti alla storia della sinistra italiana, ai problemi del movimento comunista internazionale e alla sociologia della politica. Direttore del ‘Mulino’ dal 1965, collabora a ‘Critica sociale’ , a ‘Tempi moderni’ e a ‘Tempo presente’. Ha scritto molti libri tra cui ‘Storia del Pci’, ‘Storia della Dc’, ‘La Destra in Italia.'”,”ITAP-010-FMB”
“GALLI Carlo a cura; testi di J. DE-MAISTRE L.G.A. DE-BONALD F.R. DE-LAMENNAIS C.L. VON-HALLER J. DONOSO-CORTÉS”,”I controrivoluzionari. Antologia di scritti politici.”,”Carlo Galli ha insegnato Storia delle dottrine politiche nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna. ‘Juan Donoso Cortés è stato un filosofo, politologo, diplomatico e politico spagnolo del XIX secolo. Nato nel 1809, ha inizialmente abbracciato idee liberali, influenzato da pensatori come Locke e Rousseau, ma nel corso della sua vita si è avvicinato a posizioni più conservatrici1. Ha ricoperto ruoli importanti nella politica spagnola, tra cui quello di deputato e ambasciatore. Uno dei suoi lavori più noti è l'””Ensayo sobre el catolicismo, el liberalismo y el socialismo””, in cui analizza le tensioni tra queste ideologie’ (f. copilot)”,”TEOP-070-FMB”
“GALLI Carlo”,”Genealogia della politica. Carl Schmitt e la crisi del pensiero politico moderno.”,”SBN-CLOUD Sezione 0 1430 Carlo Galli nsegna Storia del pensiero politico contemporaneo presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna. Tra gli autori più citati nel testo Hegel, Hobbes, Kelsen, Weber La contraddittorietà di Schmitt deriva non dal succedersi delle fasi del suo pensiero ma dalla contraddittorietà dell’origine della politica che egli pensa. (pag XI) “”Schmitt (…) trae la propria energia scientifica non solo dalla partecipazione esistenziale alle vicende politiche del suo tempo, ma anche dall’incrociare, e dal confrontarvisi, le principali esperienze intellettuali contemporanee (da Sorel a Simmel, da Weber a Jünger, da Kelsen a Heller, da Strauss a Voegelin) e classico-moderne (da Hobbes a Maistre, da Hegel a Marx, dal romanticismo a Donoso Córtes); Schmitt attraversa territori che vanno dal cattolicesimo alla ‘rivoluzione conservatrice’, dall’esistenzialismo all’antropologia filosofica, dalla teologia alla politologia, dal ‘pensiero della crisi’ al ‘pensiero negativo’; Schmitt è comprensibile solo a partire da un complesso e articolato ‘milieu’ culturale novecentesco che vai dai dibattiti sulla tecnica a quelli sulla secolarizzazione, dalla questione del parlamentarismo a quella della reciproca compatibilità fra liberalismo e democrazia, dagli scontri tra formalismo e antiformalismo giuridico alle riflessioni sulla crisi dello Stato e sul ruolo dei partiti, dalle interrogazioni radicali sul rapporto fra diritto e politica ai problemi inerenti la relazione tra ordine e conflitto e il nesso, interno e internazionale, tra politica e guerra”” (pag XIX-XX) (introduzione di C.G.) [Carlo Galli, ‘Genealogia della politica. Carl Schmitt e la crisi del pensiero politico moderno’, Il Mulino, Bologna, 1996]”,”TEOP-081-FMB”
“GALLIANO Gabriella”,”La lingua inglese e la Rivoluzione Puritana: i pamphlets dei Livellatori (1640-1660).”,”GALLIANO Gabriella è professore associato presso il Dip. di Ricerche Europee dell’Università di Genova, dove insegna lingua inglese nella Facoltà di scienze politiche. “”Ma, diversamente da Lilburne che, a Londra e dintorni, in prigione, in piazza oa Westminster, rivendica il riconoscimento dei diritti civili del ‘free-born Englishman – (cittadino, ndr) il diritto di voto, di parola, di non essere vessati dalle tasse, il diritto alla ‘self-propriety’, ildiritto natural dell’individuo alla proprietà (1)-, in ‘New-Yeers Gift’, (G. Winstanley,1649), la scena si sposta nelle campagne immiserite dalla guerra e protagonisti sono, ora, “”the poor commons of England””, che affermano il diritto di coltivare la terra per non morire di fame; il diritto di vivere””. (pag 89-90) (1) Nessun Livellatore aveva mai invocato la redistribuzione obbligatoria della proprietà e Lilburne, in particolare, definiva il principio stesso “”ridiculous foolish (…)”” (…)”,”UKIR-043″
“GALLICO Loris”,”Lenin e l’ imperialismo.”,” “”Hilferding, nel suo già citato ‘Il capitale finanziario’, sottolinea che “”una parte sempre crescente del capitale industriale non appartiene agli industriali che lo utilizzano. Essi riescono a disporne solo attraverso le banche, le quali, nei loro riguardi, rappresentano il proprietario del denaro””. E giunge allanota definizione: “”Chiamo capitale finanziario quel capitale bancario, e cioè quel capitale sotto forma di denaro che viene, in tal modo, effettivamente trasformato in capitale industriale”” in altri termini, sarebbe un capitale di cui dispongono le banche, ma che è utilizzato dagli industriali””. (pag 14) Il capitale finanziario di Hilferding. “”Lenin osserva che “”la definizione è incompleta, in quanto vi manca l’ accenno alla concentrazione della produzione e alla formazione dei monopoli (…). Concentrazione della produzione; conseguenti monopoli; fusione e simbiosi (1) delle banche con l’ industria; in ciò – scrive Lenin – si compendia la storia della formazione del capitale finanziario e il contenuto del relativo concetto””. (pag 15) (1) Lenin segnala nel capitolo II dell’ ‘Imperialismo’ che tale “”indovinata espressione”” è di Bucharin (1888-1938)”,”PCIx-230″
“GALLICO Loris”,”Storia del partito comunista francese.”,”Loris Gallico è nato a Tunisi nel 1910, avvocato ha esercitato a Tunisi fino all’arresto avvenuto nel 1941 per attività comunista. Antifascista fin dal 1932, è stato uno dei dirigenti del Partito comunista tunisino. Tornato in Itaila nel 1944 ha svolta attività giornalistica e di partito. Ha lavorato al CESPE come redattore di ‘Politica ed economia’. Giustificazione del patto Hitler-Stalin Paragrafo: ‘Il patto germano-sovietico e il Pcf’ (pag 168-173) (‘interpretazione del patto sostanzialmente giusta del PCF’, i ‘motivi più veri’ dovuti al comportamento delle potenze occidentali (‘Tutta la politica delle potenze occidentali era stata centrata sul tentativo di scagliare la Germania contro l’Unione Sovietica e, oggettivamente, con la conquista nazista dell’Austria e dela Cecoslovacchia, con l’abbandono alla loro sorte della Polonia e di tutti i paesi balcanici, il tentativo era avviato al successo…’) (pag 169)”,”PCFx-001-FMB”
“GALLI-DELLA-LOGGIA Ernesto”,”Analisi marxista e storiografia dell’imperialismo.”,”””Marcello De Cecco, nel suo libro intitolato ‘Economia e finanza internazionale dal 1890 al 1914’ ha mostrato in maniera egregia quale ruolo fondamentale svolse l’India in quegli anni nel garantire l’espansione industriale dell’Inghilterra in un momento in cui questa non solo vedeva le proprie posizioni sui mercati mondiali progressivamente scalzate dalla concorrenza tedesca e statunitense, ma addirittura vedeva crescere sempre più il deficit della propria bilancia commeriale nei confronti dei paesi europei e degli USA. In sostanza, la Gran Bretagna riusciva a realizzare quel surplus che poi le consentiva di pagare il deficit con gli altri mercati. Come scrive De Cecco l’India rappresentò «il fulcro del sistema di compensazione internazionale» dell’Inghilterra in questo periodo, anche se pure il resto dell’impero fu chiamato a dare una mano alla madrepatria. …. finire (pag 497-498) Lenin e Rosa Luxemburg sulla teoria dell’imperialismo. “”Il primo nodo di questioni riguarda il problema delle origini dello squilibrio capitalistico; il tratto fondamentale dell’età imperialistica, infatti, è considerato dalla tradizione marxista proprio lo squilibrio che a un certo punto interverrebbe nel sistema capitalistico «puro» provocandone radicali modifiche. In termini cronologici la nascita di questo squilibrio è fatta risalire alla grande depressione che ebbe inizio nel 1873; la discussione nasce sulla natura e le cause di questo squilibrio il quale è l’essenza stessa dell’imperialismo. Come è ben noto sono due i filoni interpretativi che si affrontano su questo terreno: quello che da Hobson – ma forse sarebbe più giusto dire da Malthus – arriva a Rosa Luxemburg e quello che si riassume nei nomi di Hilferding e di Lenin. Dalla rivoluzione di Ottbre in poi, per motivi fin troppo ovvi, è stato queto secondo che ha dominato il campo e ha massimamente influenzato sia in sede teorica che politica il marxismo rivoluzionario; le tesi della Luxemburg, viceversa, non sono mai riuscite a strapparsi di dosso, l’accusa di sottoconsumismo con la quale furono accolte al loro apparire da Lenin e Bucharin (e da molti altri ancora) per essere quindi giudicate irrimediabilmente erronee. Eppure oggi, per un riesame storic del fenomeno imperialistico da parte dei marxisti, forse l’eredità di Rosa Luxemburg è in un certo senso più feconda di quella di Lenin. Al di là infatti dei molti errori e delle molte ingenuità in cui incappò, due intuizioni fondamentali essa ebbe che meritano di essere prese nella più attenta considerazione, e cioè: a) che l’assillo permanente del capitalismo è rappresentato dalla crescita della domanda, ovvero – detto in altre parole – che il problema centrale del capitalismo è rappresentato dalla crescita della domanda, ovvero – detto in altre parole – che il problema centrale de capitalismo moderno è la realizzazione del plusvalore potenzialmente disponibile in seguito all’accentuata capacità produttiva del sistema nel suo complesso; b) che il capitalismo è un sistema di produzione che ben lungi dal potersi diffondere su tutto il pianeta sancisce viceversa la separazione del mondo in due zone, una delle quali tende all’immiserimento crescente. Di fronte a queste due fondamentali intuizioni della Luxemburg – che, tuttavia, vale la pena di ripeterlo, si riallacciano a un filo rosso che percorre tutta l’economia classica – l’interpretazione di Lenin, incentrata com’essa è sulla struttura monopolistica e sul dominio del capitale finanziario su quello industriale, se da una parte appare più aderente alla realtà, dall’altra tuttavia mostra anch’essa numerosi punti deboli, giunge a conclusioni in larga misura inaccettabili ed è, io credo, meno suscettibile di essere utilizzata dagli storici come fonte di suggerimenti. Se infatti la Luxemburg ha il coraggio di sostenere apertamente la tesi del sottoconsumo e di portarla fino alle estreme conseguenze, Lenin non fornisce alcuna ragione plausibile per la quale il surplus di capitali, frutto dei super-profitti monopolistici, non avrebbe pià convenienza ad investirsi all’interno ed emigrerebbe quindi all’estero. Al limite, la sua spiegazione che se investisse in patria «il capitalismo non sarebbe più tale, perché tanto la disuguaglianza di sviluppo che lo stato di semiaffamamento delle masse sono ‘inevitabili condizioni e premesse [corsivo mio] di questo sistema della produzione» può pensare a una sia pure inconscia premessa sottoconsumistica anche in Lenin; ciò che egli aggiunge infatti subito dopo: « ….. finire (pag 500-501-502-503)”,”TEOC-721″
” GALLI-DELLA-LOGGIA Ernesto”,”L’identità italiana.”,”Ernesto Galli della Loggia insegna Storia dei movimenti e dei partiti politici all’Università di Perugia. Editorialista del Corriere della Sera, dirige per il Mulino la collana L’identità italiana.”,”ITAS-036-FL”
“GALLI-DELLA-LOGGIA Ernesto”,”L’identità italiana.”,”Ernesto Galli della Loggia insegna Storia dei partiti e dei movimenti politici nell’Università di Perugia. Tra i suoi libri ‘Intervista sulla destra’ (1994) e ‘La morte della Patria’ (1996) (Laterza) “”Ma non solo l’unificazione italiana si compie senza un centro; non appena compiuta essa cominciò subito ad apparire un edificio senza solide basi per la troppa diversità delle sue parti costitutive e in specie del Sud rispetto al Nord. Nella celebre esclamazione che in una lettera del 27 ottobre 1860 a Cavour esce dalla penna di Luigi Carlo Farini, da pochissimo giunto nell’ex Regno di Napoli che egli si appresta provvisoriamente a governare come Luogotenente di Vittorio Emanuele: «Che barbarie! Altro che Italia! Questa è Africa: I beduini a riscontro di questi cafoni, sono fior di virtù civile», in questa esclamazione, dicevo, ci sono già tutti gli elementi che formeranno lo stereotipo antimeridionale che il resto del paese applicherà al Sud, ricambiato da quest’ultimo, del resto, se non del medesimo disprezzo, certamente del medesimo sentimento di estraneità. Un’estraneità che certo era esasperata e destinata ad apparire irrimediabile anche per effetto della contrapposizione violenta subito sorta tra il nuovo Stato sabaudo e larga parte delle masse contadine meridionali, ma che poggiava comunque su una reale, ampia, diversità di natura, di costumi, di storia. Sta di fatto che, sorta da tale drammatica diversità, immediatamente la bipolarità Nord-Sud, con la sua altissima potenzialità disgregativa dell’unità appena realizzata e dunque con l’allarme che suscitava, valse a cancellare, a rendere del tutto secondaria, e perciò inesistente come problema, tutta la variegata molteplicità italiana che era confluita nella costruzione unitaria, tutto l’imponente fenomeno di policentrismo urbano-regionale che in tale costruzione pure si ritrovava con l’intero peso della sua tradizione antichissima. Si delinea in tal modo un fatto decisivo: la tendenziale cesura tra l’identità nazionale e l’identità italiana, cioè tra il modo di nascita e di essere dello Stato nazionale e il passato storico del paese, divenuto la sua natura”” (pag 64-65)”,”ITAS-235″
“GALLI-DELLA-LOGGIA Ernesto”,”Il mondo contemporaneo (1945-1980).”,”Ernesto Galli della Loggia insegna Storia moderna nella Facoltà di Lettere dell’Università di Perugia (1982). Ha pubblicato tra l’altro: ‘Ideologia, classi e costume’ in ‘L’Italia contemporanea’, Torino, Einaudi, 1975, e ‘La terza internazioanle e il destino del capitalismo: l’analisi di Evgheni Varga’, in Annali Feltrinelli, 1973.”,”RAIx-003-FMB”
“GALLIE W.B.”,”Filosofie di pace e guerra. Kant, Clausewitz, Marx, Engels, Tolstoj.”,”W.B. Gallie è professore emerito di Scienze Politiche all’Università di Cambridge. Ha scritto pure: ‘Introduzione a C.S. Peirce e il pragmatismo’ (Firenze, 1965). Gallie vede in Lenin la tendenza a giocare sul piano del socialismo internazionale solo per favorire la rivoluzione interna russa! (pag 148-) A pagina 143 lunga citazione di Engels del 1888 sulle conseguenze della prima guerra mondiale “”Engels non era affatto l’unico pensatore politico del periodo ad essere allarmato da questi sviluppi, ma arriverei ad affermare che nessuno fra i suoi contemporanei previde come lui la ‘totalità’ di ciò che oggi definiamo “”guerra totale””. Quelli che seguono sono alcuni passi esemplari tratti dalle note, dalle lettere e dagli articoli da lui scritti in vecchiaia. Innanzi tutto, sulla corsa agli armamenti, una nota che risale agli anni Ottanta: «La pace persiste solo perché la tecnica degli armamenti si evolve costantemente e di conseguenza non si prepara mai la guerra; tutte le parti tremano al pensiero di una guerra mondiale – ed è l’unico atteggiamento da tenere a questo proposito – e delle sue conseguenze assolutamente imprevedibili» (17). Ecco invece due brani tratti dalle sue lettere sulle conseguenze politiche e sociali di una guerra che avrebbe coinvolto l’intera Europa; la prima, a Bebel, risale al 1882: «Questa volta la guerra sarà una questione incredibilmente seria: lo sciovinismo si diffonderà ovunque né potrà essere sradicato per anni perché ogni nazione combatterà per la sua stessa sopravvivenza. Tutta l’opera dei rivoluzionari in Russia sarà stata inutile; il nostro partito in Germania sarà spazzato via dall’ondata di sciovinismo e la stessa cosa avverrà in Francia» (18). Sei anni più tardi Engels scrisse a Sorge sullo stesso argomento, ma sottolineando in particolare le conseguenze sociali: «una guerra, d’altro canto, ci rimanderebbe indietro di anni e anni. Lo sciovinismo travolgerebbe ogni cosa (…). La Germania disporrebbe circa cinque milioni di uomini armati sul campo di battaglia, ovvero il dieci per cento della popolazione, gli altri arriverebbero al quatto o cinque per cento, la Russia relativamente meno. Ma ci sarebbero ugualmente dai dieci ai quindici milioni di combattenti. Mi piacerebbe sapere come pensano di sfamarli: sarebbe una devastazione pari a quella della Guerra dei trent’anni. E la conclusione non sarà certo rapida, nonostante la statura colossale delle forze in campo» (19). E infine una dichiarazione più esauriente e più raccapricciante tratta dalla prefazione scritta da Engels per un’opera di storia militare pubblicata nel 1888: «Nessuna guerra è più possibile per la Prussia-Germania tranne una guerra mondiale, e una guerra mondiale, per di più, di un’estensione e di una violenza che fino a oggi non ci siamo neanche sognati di raggiungere. Dagli otto ai dieci milioni di soldati si massacreranno reciprocamente e nel farlo devasteranno l’intera Europa fino a che essa non diverrà spoglia come neanche il passaggio del peggior branco di locuste sarebbe riuscita a renderla. Le devastazioni della Guerra dei trent’anni saranno compresse in tre o quattro anni e riguarderanno questa volta l’intero continente. Assisteremo a carestie, epidemie di peste, scoraggiamento generale degli eserciti e delle masse; al caos irrimediabile del nostro sistema arbitrario del commercio, dell’industria e del credito, che culminerà nella bancarotta completa; al crollo degli antichi stati e della loro tradizionale saggezza, tanto che decine di corone rotoleranno a terra e nessuno sarà lì a raccoglierle; all’assoluta impossibilità di prevedere come tutto questo finirà e chi ne uscirà vincitore; di un solo risultato possiamo essere certi: lo sfinimento totale e l’instaurarsi delle condizioni per la vittoria finale della classe operaia. E’ questa la prospettiva che ci attende quando il sistema della corsa agli armamenti sarà portato alle estreme conseguenze e infine metterà i suoi inevitabili frutti» (20). In questi brani le principali conseguenze della Prima guerra mondiale, anche se ovviamente non i mezzi tecnici che in essa furono utilizzati, vengono preannunciate con notevole esattezza”” (pag 143) [W.B. Gallie, Filosofie di pace e guerra. Kant, Clausewitz, Marx, Engels, Tolstoj, 1978] [(17) G. Mayer, op.cit., p. 469; (18) Ibid., p. 463; (19) Marx-Engels Selected Correspondence, cit., p. 455; (20) Ibid., pp. 456-457]”,”QMIx-251″
“GALLINA Mario MERLO Grado G. TABACCO Giovanni saggi, a cura di Giovanni FILORAMO e Daniele MENOZZI”,”Storia del cristianesimo. Il medioevo.”,”Daniele Menozzi insegna Storia della chiesa all’Università degli Studi di Firenze. Giovanni Filoramo insegna Storia del cristianesimo all’Università degli Studi di Torino. Mario Gallina Università di Torino. Grado G. Merlo Università di Milano. Giovanni Tabacco già dell’Università di Torino.”,”RELC-062-FL”
“GALLINO Luciano SALVADORI Massimo L. VATTIMO Gianni direzione di; testi di Aris ACCORNERO Giovanni ARRIGHI Luigi BONANATE Bruno BONGIOVANNI Gianpiero BORDINO Fabio CAPORALI Giorgio CINGOLANI Berardo CORI Mario DEAGLIO Jean-Paul DELEAGE Donatella DELLA-PORTA Antonio GOLINI VIttorio MARCHIS Alfredo MILANACCIO Gianfranco PASQUINO Fabrizio PIRRO Sergio PISTONE Pier Paolo PORTINARO Jean-Claude PRESSAC Marco REVELLI Antonella SALOMONI Massimo L. SALVADORI Sergio SCAMUZZI Francesco TUCCARI Marek WALDENBERG”,”Atlante del Novecento. Volume primo: eventi spazio e protagonisti popolazione ambiente e sviluppo.”,”testi di Aris ACCORNERO Giovanni ARRIGHI Luigi BONANATE Bruno BONGIOVANNI Gianpiero BORDINO Fabio CAPORALI Giorgio CINGOLANI Berardo CORI Mario DEAGLIO Jean-Paul DELEAGE Donatella DELLA-PORTA Antonio GOLINI VIttorio MARCHIS Alfredo MILANACCIO Gianfranco PASQUINO Fabrizio PIRRO Sergio PISTONE Pier Paolo PORTINARO Jean-Claude PRESSAC Marco REVELLI Antonella SALOMONI Massimo L. SALVADORI Sergio SCAMUZZI Francesco TUCCARI Marek WALDENBERG”,”REFx-063″
“GALLINO Luciano SALVADORI Massimo L. VATTIMO Gianni direzione di; testi di Gianmaria AJANI Enrico BELLONE Gianpiero BORDINO Enzo BORELLO Paola BORGNA Giovanni CAPRARA Stefania CASUCCI Vittorio de ALFARO Alessandro DE-MAGISTRIS Marcello FEDELE Luciano GALLINO Tilde GIANI GALLINO Renato GIANNETTI Vittorio MARCHIS Giuliano MARTIGNETTI Marcello MORELLI Massimo NEGROTTI Piergiorgio ODIFREDDI Carlo OLMO Gian Paolo ORMEZZANO Peppino ORTOLEVA Alberto PIAZZA Paolo POMBENI Mario RASETTI Sergio SCAMUZZI Giovanni B. SGRITTA Lorenzo SILENGO Enzo SIVIERO Giuseppe VOLPATO”,”Atlante del Novecento. Volume secondo: le costruzioni intellettuali megatecnologie e nanotecnologie le invenzioni sociali.”,”testi di Gianmaria AJANI Enrico BELLONE Gianpiero BORDINO Enzo BORELLO Paola BORGNA Giovanni CAPRARA Stefania CASUCCI Vittorio de ALFARO Alessandro DE-MAGISTRIS Marcello FEDELE Luciano GALLINO Tilde GIANI GALLINO Renato GIANNETTI Vittorio MARCHIS Giuliano MARTIGNETTI Marcello MORELLI Massimo NEGROTTI Piergiorgio ODIFREDDI Carlo OLMO Gian Paolo ORMEZZANO Peppino ORTOLEVA Alberto PIAZZA Paolo POMBENI Mario RASETTI Sergio SCAMUZZI Giovanni B. SGRITTA Lorenzo SILENGO Enzo SIVIERO Giuseppe VOLPATO”,”REFx-064″
“GALLINO Luciano SALVADORI Massimo L. VATTIMO Gianni direzione di; testi di Adriano BON Franca D’AGOSTINI Michele DALL’ONGARO Franco FABBRI Ugo FABIETTI Giovanni FILORAMO Barbara LANATI Aldo MASULLO Paolo PARRINI Pier Paolo PORTINARO Franco RICCA Gianni RONDOLINO Liborio TERMINE Roberto TESSARI Marco VALLORA Gianni VATTIMO”,”Atlante del Novecento. Volume terzo: il declino delle certezze un secolo e le sue immagini.”,”testi di Adriano BON Franca D’AGOSTINI Michele DALL’ONGARO Franco FABBRI Ugo FABIETTI Giovanni FILORAMO Barbara LANATI Aldo MASULLO Paolo PARRINI Pier Paolo PORTINARO Franco RICCA Gianni RONDOLINO Liborio TERMINE Roberto TESSARI Marco VALLORA Gianni VATTIMO”,”REFx-065″
“GALLINO Luciano”,”La scomparsa dell’ Italia industriale. Politici e manager senza visione del futuro hanno trasformato l’ Italia in una colonia industriale. Per recuperare terreno occorre una politica economica orientata verso uno sviluppo ad alta intensità di lavoro e di conoscenza.”,”GALLINO è professore emerito di sociologia nell’ Università di Torino. Si è occupato a lungo, in vari ruoli, di trasformazioni del lavoro, di effetti sociali delle tecnologie dell’informazione e di organizzazione delle aziende industriali. Ha pubblicato tra l’ altro: ‘L’ impresa responsabile. Un’ intervista su Adriano Olivetti’ (2001). Sul ritardo italiano nell’ industria elettronica di consumo: “”Ciò nondimeno le trasmissioni a colori iniziarono ufficialmente in Francia – inutile a dirsi con il Secam – e nel Regno Unito – mediante il sistema Pal, adottato anche da tutti gli altri membri dell’ Ebu – nell’ estate del 1967. Seguirono poco tempo dopo la Germania Occidentale, l’ Olanda e altri paesi. In Italia il governo avrebbe atteso fino al 1977 prima di autorizzare la Rai a effettuare trasmissioni a colori per il pubblico, giusto dieci anni più tardi. Gli storici della televisione includono tra i fattori di un simile ritardo le pressioni dell’ industria automobilistica, timorosa di veder diminuire le vendite qualora le famiglie si fossero chiuse in casa a godere il nuovo mezzo anziché fare gite in auto, nonché quelle degli editori di giornali e periodici preoccupati di veder scemare gli introiti pubblicitari. E’ possibile che tali fattori abbiano avuto un certo peso. Tuttavia la responsabilità maggiore (…) ricade principalmente sui governi di allora (…).”” (pag 61-62)”,”ITAE-108″
“GALLINO Luciano”,”L’impresa irresponsabile.”,”GALLINO Luciano è uno dei più autorevoli sociologi italiani. E’ autore di ‘La scomparsa dell’Italia industriale’. Professore emerito, già ordinario di sociologia presso l’Università di Torino. Si occupa delle trasformazioni del lavoro.”,”ECOA-008″
“GALLINO Luciano”,”Finanzcapitalismo. La civiltà del denaro in crisi.”,”GALLINO Luciano, sociologo è anche autore di ‘L’impresa irresponsabile’ (2005) e di ‘Con i soldi degli altri'”,”ECOI-297″
“GALLINO Luciano”,”Vite rinviate. Lo scandalo del lavoro precario.”,”GALLINO Luciano è professore emerito all’Università di Torino. Si occupa da tempo delle trasformazioni del lavoro e dei processi produttivi nell’epoca della globalizzazione.”,”CONx-201″
“GALLINO Luciano”,”La scomparsa dell’Italia industriale.”,”GALLINO è professore emerito di sociologia nell’ Università di Torino. Si è occupato a lungo, in vari ruoli, di trasformazioni del lavoro, di effetti sociali delle tecnologie dell’informazione e di organizzazione delle aziende industriali. Ha pubblicato tra l’ altro: ‘L’ impresa responsabile. Un’ intervista su Adriano Olivetti’ (2001). “”Resta in piedi un ultimo settore della grande industria, l’automobile, la cui crisi procede peraltro verso esiti al momento imprevedibili”” (Quarta di copertina)”,”ITAE-012-FV”
“GALLINO Luciano”,”La scomparsa dell’Italia industriale.”,”Luciano Gallino è professore emerito di Sociologia nell’Università di Torino. Si è occupato a lungo, in differenti ruoli, di trasformazioni del lavoro, di effetti sociali delle tecnologie dell’informazione e di organizzazione delle aziende italiane. Ha pubblicato: Se tre milioni vi sembran pochi. Sui modi per combattere la disoccupazione e L’impresa responsabile. Un’intervista su Adriano Olivetti.”,”ITAE-067-FL”
“GALLINO Luciano”,”Se tre milioni vi sembran pochi. Sui modi per combattere la disoccupazione.”,”Luciano Gallino è professore emerito di Sociologia nell’Università di Torino. Si è occupato a lungo, in differenti ruoli, di trasformazioni del lavoro, di effetti sociali delle tecnologie dell’informazione e di organizzazione delle aziende italiane. Ha pubblicato: Se tre milioni vi sembran pochi. Sui modi per combattere la disoccupazione e L’impresa responsabile. Un’intervista su Adriano Olivetti.”,”ITAS-035-FL”
“GALLINO Luciano”,”Il colpo di stato di banche e governi. L’attacco alla democrazia in Europa.”,”Luciano Gallino, professore emerito dell’Università di Torino, dove è stato per oltre trent’anni ordinario di Sociologia, è socio dell’Accademia delle Scienze di Torino e dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Si occupa da tempo dei processi produttivi nell’epoca della globalizzazione. Ha al suo attivo molte opere tra cui ‘La scomparsa dell’Italia industriale’ (2003). “”Il regolare dispiegamento della formazione economico-sociale capitalistica richiede, in teoria, che le istanze fondamentali della psiche – che chiamerò, seguendo Freud, Es, Io e Super-Io – siano strutturate in modo conforme alle sue esigenze. Storicamente, il primo a adeguarsi a tale richiesta è stato l’Io, sin dai tempi del primo capitalismo di metà Ottocento. L’Io, agente preposto all’osservanza del principio di realtà, ha rapidamente interiorizzato le cennate esigenze, elevandole a criterio guida dell’agire. Ricordiamone alcune: «la subordinazione senza freni dei soggetti umani a Sua Maestà il tasso di profitto» (3); il dominio assoluto della proprietà privata, che si estende alla proprietà della forza lavoro; la disciplina mentale e corporea sui luoghi di lavoro; il rigoroso asservimento dei tempi propri della persona e della famiglia ai tempi della produzione. Sotto l’agenzia dell’Io il capitalista e il proletario, inteso nell’accezione larga di chiunque sia per necessità alle dipendenze del primo, sono diventati, con le parole di Marx, «dei caratteri sociali che il processo sociale di produzione imprime agli individui (…) i quali sono dei prodotti di questi rapporti sociali di produzione determinati» (4). In questa prospettiva il capitalista e l’operaio dell’età industriale sono state le prime avanzate quanto estese personificazioni dell’ ‘Homo oeconomicus’. Ancora con le parole di Marx: «Il capitalista funziona unicamente come capiale ‘personificato’, come capitale-persona, e l’operaio a sua volta [funziona] unicamente come lavoro ‘personificato’ […]». L’uno e l’altro concorrono a costruire il mondo dell’economia industriale. Sono personificazioni avanzate, e tuttavia son finite per apparire incomplete. (…) Nel corso del Novecento simili incompletezze del soggetto economico, dell”Homo oeconomicus’, sarebbero apparse sempre meno compatibili con lo sviluppo della formazione capitalistica. Più precisamente, incompatibili con la trasformazone della sua infrastruttura da prevalentemente industriale a prevalentemente finanziaria: un passo indispensabile per la prosecuzione dell’accumulazione del capitale» (pag 228-229) [L. Sève, ‘Penser avec Marx aujourd’hui’. II. ‘L’homme’?, La Dispute, Paris, 2008, p. 560; (4) K. Marx, ‘Le Capital’, Editions sociales, Paris, 1957-60, libro III, tomo III, p, 254 (ed. franc.); (5) Citato da L. Sève, ‘Penser avec Marx’, cit., p. 27. Il passo è tratto da un capitolo destinato al ‘Capitale’ che Marx non ritenne di pubblicare] (rileggere e inserireo)”,”EURE-001-FB”
“GALLINO Luciano”,”Se tre milioni vi sembran pochi. Sui modi per combattere la disoccupazione.”,”Paragrafo: ‘La tecnologia crea tanti posti di lavoro quanti ne distrugge’ (pag 9-21) Luciano Gallino è ordinario di sociologia all’Università di Torino. Si occupa delle trasformazioni del lavoro e dell’impatto delle nuove tecnologie sui rapporti sociali e sui modelli culturali. Cita, criticandolo il libro di Dominique Méda, filosofa francese, ‘Il lavoro. Un valore in via di sparizione’ (Feltrinelli) (presenta tutte le teorie sociologiche e filosofiche sul lavoro e poi giunge alla conclusione, sbagliando, che occorra ancorare il legame sociale non più al lavoro ma alla ‘limitazione’ dei rischi di dissoluzione delle nostre società (pag 73-74) La Méda nel 2008 ha scritto un altro volume dal titolo: ‘Au-de-là du PIB: pour une autre mesure de la richesse’ Flammarion, Champs actuel, 2008, 276 pagine”,”TEOS-141″
“GALLINO Luciano”,”Finanzcapitalismo. La civiltà del denaro in crisi.”,”Luciano Gallino ha pubblicato tra l’altro ‘Globalizzazione e disuguaglianze’ (Laterza, 2000) e ‘La scomparsa dell’Italia industriale’ (Einaudi, 2003). Ha collaborato con l’Einaudi fin dagli anni ’50 quando lavorò alla traduzione di ‘Uomo invisibile’ di Ralph Ellison, ripubblicato nel 2009 con una sua traduzione. E’ professore emerito nell’Università di Torino, dove è stato per oltre trent’anni ordinario di Sociologia.”,”ECOI-027-FF”
“GALLISSOT René a cura; collaborazione di M. AL-CHARIF A. AYACHE J. BESSIS J. COULAND R. GALLISSOT M. HADHRI H.R. HAMZA G. OVED A. TALEB BENDIAB B. TLILI”,”Mouvement ouvrier communisme et nationalismes dans le monde arabe.”,”Scritto con M. AL-CHARIF, A. AYACHE, J. BESSIS, J. COULAND, R. GALLISSOT, M. HADHRI, H.R. HAMZA, G. OVED, A. TALEB BENDIAB, B. TLILI”,”MVOx-001″
“GALLISSOT René VILAR Pierre PARAIN Pierre e altri”,”Sur le féodalisme. 1. Féodalité francaise et mode de production féodal. 2. Problématique du féodalisme hors d’ Europe: le Maghreb précolonial.”,”Parte 1. Dossier preparatorio di Charles PARAIN Pierre VILAR, contributi di Jean-Jacques GOBLOT Francois HINCKER Ciro Flamarion Santana CARDOSO, relazioni introduttive: Albert SOBOUL Guy LEMARCHAND, interventi di Jacques DUPAQUIER M.me LUBLINSKAIA Antoine PELLETIER Robert MANDROU Jean SURET-CANALE André BERELOVITCH Francois HINCKER. Parte 2. Dossier preparatorio di René GALLISSOT, contributi di André NOUSCHI Jean PONCET André PRENANT, relazioni introduttive di Lucette VALENSI René GALLISSOT, interventi di Jean SURET-CANALE Albert AYACHE Catherine COQUERY. “”Altra formulazione, troviamo là lo stadio in cui il modo di produzione, questa essenza reale, è il più adeguato alla formazione economica e sociale che è la sua implicazione concreta; l’ Inghilterra industriale appare bene come il modello del Capitale. Per la socializzazione interna crescente, per la complicazione delle sue contraddizioni interne ed esterne, per gli effetti del monopolio e dei legami di dipendenza tra Stati che divengono degli agenti economici diretti, il capitalismo allo stadio imperialista diventa in qualche modo meno tipico. Il modo di produzione in senso generale di schema di funzionamento in tutti i tempi e tutti i luoghi, quello che sorge dunque dall’ imperialismo, è così in parte distinto e snaturato in rapporto al modo di produzione tipico, schema essenziale del capitalismo, e seconda accezione del termine, la cui realizzazione sarebbe più vicina alla perfezione in uno stadio solo.”” (pag 140, René Gallissot)”,”FRAA-056″
“GALLISSOT René, a cura di Annamaria RIVERA”,”Razzismo e antirazzismo. La sfida dell’immigrazione.”,”Studioso di formazione marxista, René Gallissot ha studiato la società nordafricana tra colonialismo e indipendenza. E’ autore di numerosi volumi tra cui ‘Mouvement ouvrier, nationalismes et communisme dans le monde arabe’ (1978), ‘Le patronat europeen au Maroc’ (1990), ‘Marxisme et Algerie’ (Algeri, 1991). Ha scritto per l’edizione ‘Storia del marxismo’ della Einaudi.”,”CONx-210″
“GALLISSOT René”,”Nazione e nazionalità nei dibattiti del movimento operaio.”,”‘La questione irlandese ha per Marx ed Engels un valore eccezionale’ (pag 800) ‘Nel suo discorso di Amsterdam, all’indomani del Congresso dell’ Aia del settembre 1872, Marx riconosce la necessità di tener conto delle condizioni nazionali (7): l’azione del movimento operaio internazionale doveva inserirsi nel quadro degli Stati nazionali. Tale, la lezione tratta dalla fine della I Internazionale”” (pag 803) (7) Cfr. G. Bravo, La Prima Internazionale. Storia documentaria, Roma, 1978, p. 834 ‘Il punto più avanzato dell’indagine di Engels – almeno in una versione pubblica esplicita, perché le sue ricerche sono continuate anche in seguito – è nella prefazione all’ Origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato”” (pag 808) “”Più del posto fatto al sentimento nazionale, l’apporto più originale di Kautsky è probabilmente la sua riflessione sulla funzione degli intellettuali nell’ambito nazionale. Quello che egli chiama “”il proletariato dell’ intelligenza”” (pag 813) “”non è solo a proposito della Polonia che la Luxemburg rimette in discussione le scelte di Marx e di Engels, e Kautsky approva il suo modo di pensare, scrivendo nel 1896: (…)”” (pag 820) “”Borochov trova dunque nel marxismo economico gli elementi della sua dimostrazione costruttivistica”” (pag 836) Borochov (teorico del Bund): ‘duplice determinazione nazionale e classista”” (pag 837) Rakovskij: “”in un certo senso, anche il socialismo più internazionalista procede per vie nazionali”” (pag 850) “”D’altra parte, sempre nel 1869, Marx, nei suoi interventi al Consiglio generale dell’Associazione internazionale dei lavoratori (la I Internazionale) e nella sua corrispondenza con Engels, con Meyer, con Vogt e soprattutto con Kugelmann, osserva che in Irlanda il problema non è soltanto economico, ma che quella che si pone è la questione nazionale, e riprende una formula già usata nel 1847 a proposito della spartizione della Polonia: “”una nazione non può essere libera se continua ad opprimerne altre””. La questione nazionale diventa così primaria, non foss’altro che per liberare la classe operaia inglese dalla subordinazione al modo di pensare della sua borghesia, ossia dall’ottenebramento nazionalistico della sua coscienza di classe: l’emancipazione dell’Irlanda è “”la prima condizione”” della sua stessa emancipazione sociale (1). Marx ed Engels accordano questa preminenza alla questione nazionale – e non senza oscillazioni – solo per queste due nazioni, la Polonia e l’Irlanda, due casi la cui giustificazione è fondalmentalmente strategica, in quanto la Russia è la potenza reazionaria per eccellenza, e l’Inghilterra il luogo possibile della rivoluzione operaia”” [René Gallissot, ‘Nazione e nazionalità nei dibattiti del movimento operaio’, estratto da ‘Storia del marxismo’, Volume secondo, ‘Il marxismo nell’età della Seconda Internazionale’, Torino, 1979] [(1) Cfr. lettera di Marx a L. Kugelmann del 29 novembre 1869, ibid., vol. 43, p. 691] (pag 788) “”Il ragionamento di Marx, nel porre in rilievo l’importanza dei rapporti di classe e della formazione della coscienza operaia inglese, si ricollega alla logica dello sviluppo capitalistico, quale è analizzata nel ‘Capitale’ e si fonda sulla situazione egemonica dell’Inghilterra nel mondo capitalistico: “”L’Inghilterra, in quanto metropoli del capitale, in quanto potenza fino ad oggi dominante il mercato mondiale, è per il momento il paese più importante per la rivoluzione operaia; oltre a ciò essa è l’unico paese nel quale le condizioni materiali di tale rivoluzione si siano sviluppate fino a un certo grado di maturità. Perciò l’obiettivo più importante dell’Internazionale è di accelerare la rivoluzione sociale in Inghilterra. L’unico mezzo per accelerarla è rendere indipendente l’Irlanda…. Il compito specifico del Consiglio centrale a Londra è di risvegliare nella classe operaia inglese la consapevolezza che l’emancipazione nazionale dell’Irlanda non è per essa una questione di giustizia astratta o di sentimenti umanitari, bensì la prima condizione per la loro stessa emancipazione sociale””. In un passo precedente di questa stessa lettera Marx aveva sottolineato “”la cosa più importante””: “”In tutti i centri industriali e commerciali dell’Inghilterra vi è adesso una classe operaia divisa in due campi ostili, proletari inglesi e proletari irlandesi. L’operaio comune inglese odia l’operaio irlandese come un concorrente che comprime il tenore di vita. Egli si sente di fronte a quest’ultimo come parte della nazione dominante, e proprio per questo si trasforma in strumento dei suoi aristocratici e capitalisti contro l’Irlanda, consolidando in tal modo il loro dominio su se stesso. L’operaio inglese nutre pregiudizi religiosi, sociali e nazionali verso quello irlandese. Egli si comporta all’incirca come i bianchi poveri verso i negri negli Stati un tempo schiavisti dell’Unione americana. L’irlandese lo ripaga con la stessa moneta. Egli vede nell’operaio inglese il corresponsabile e lo strumento idiota del dominio inglese sull’Irlanda…. Questo antagonismo è il segreto dell’impotenza della classe operaia inglese a dispetto della sua organizzazione”” (1). Le possibilità di emancipazione della classe operaia in Inghilterra e, nel mondo, quelle della rivoluzione socialista sono dunque collegate all’esigenza che gli operai inglesi acquistino una coscienza di classe. E’ questa una condizione che non verrà soddisfatta, e costituirà una delle ragioni del fallimento della I Internazionale, ma nel loro entusiasmo militante Marx ed Engels conserveranno a lungo questa speranza. La questione irlandese ha per Marx ed Engels un valore eccezionale anche perché, per la prima volta, mettono in discussione su questo terreno le prospettive della rivoluzione proletaria, che pur giudicano prossima”” [René Gallissot, ‘Nazione e nazionalità nei dibattiti del movimento operaio’, estratto da ‘Storia del marxismo’, Volume secondo, ‘Il marxismo nell’età della Seconda Internazionale’, Torino, 1979] [(1) Marx a S. Meyer e A. Vogt, 9 aprile 1870, ibid., pp. 721-22] (pag 799-800)”,”MAES-155″
“GALLISSOT René KILANI Mondher RIVERA Annamaria”,”L’imbroglio etnico in quattordici parole-chiave.”,”R. Gallissot storico specialista del Maghreb coloniale. Professore emerito Università di Parigi VIII, presidente dell’Istituto Maghreb-Europa. M. Kilani, è professore di antropologia culturale e sociale nell’Università di Losanna. A. Rivera, antropologa presso l’Università di Bari. “”La maggior parte degli storici dell’ideologia razzista identificano il momento in cui essa perviene a compiuta maturazione in EUropa nel diciannovesimo secolo, epoca in cui convergono fenomeni come il colonialismo (per meglio dire, l’espansione militare del dominio coloniale e lo sfruttamento sistematico delle colonie) e l’imperialismo, l’industrializzazione e lo sviluppo delle scienze naturali, i grandi flussi migratori, il mito romantico del popolo, la spinta dei nazionalismi. Decretando l’inferiorità ‘naturale’ degli ‘altri’ – i colonizzati, le “”classi pericolose’, le donne, gli zingari, gli ebrei… – l’ideologia razzista consentirà di risolvere la contraddizione fra i valori umanistici e le istanze egualitarie ereditate dall’Illuminismo e dalla Rivoluzione francese, da una parte, e, dall’altra, lo sfruttamento e il dominio imposti dall’industrializzazione e dalle imprese coloniali (Guillaumin, 1972: 42).”” (pag 158) [Annamaria Rivera, ‘Idee razziste’, ‘La costruzione dell’ideologia razzista’]”,”TEOS-241″
“GALLISSOT René KILANI Mondher RIVERA Annamaria”,”L’imbroglio etnico in quattordici parole-chiave.”,”René Gallissot, storico, è professore nell’Università di Parigi-VIII. Dirige la rivista L’homme et la société, co-dirige l’Istituto Maghreb-Europa ed è autore di numerose opere fra le quali: Razzismo e antirazzismo e, insieme ad A. Rivera, Pluralismo culturale in Europa. Mondher Kilani è professore di antropologia nell’Università di Losanna. Ha fatto ricerche sul campo nelle Alpi svizzere, in Papua Nuova Guinea, Tunisia, Marocco e Niger. Annamaria Rivera, antropologa, insegna etnologia nell’Università di Bari. Partecipa attivamente alla riflessione e al dibattito sul razzismo, collabora con quotidiani e riviste ed è autrice di volumi fra i quali Frammenti d’America e Il mago, il santo, la morte, la festa.”,”TEOS-093-FL”
“GALLISSOT René”,”Le patronat europeen au Maroc. Action sociale – action politique (1931-1942). Troisième partie : 1936 au Maroc: le patronat devient social. Quatrième partie: De la lutte sociale à l’attitude politique (1937-1939); Cinquième partie: L’idéal social et politique: le pétainisme (1940-1942)”,”Solo: terza parte : 1936 au Maroc: le patronat devient social (pag 113-294); quarta parte: De la lutte sociale à l’attitude politique (1937-1939); quinta parte: L’idéal social et politique: le pétainisme (1940-1942) Rabat, Editions techniques nord-africaines, 1964.”,”MAFx-009″
“GALLIUSSI SENIGA Anita”,”I figli del partito.”,”Anita GALLIUSSI è stata la moglie di Giulio SENIGA. Nata a Udine nel 1925, figlia di un militante comunista perseguitato dai fascisti, nel 1931 fu costretta ad emigrare clandestinamente assieme alla madre, prima in Francia e poi in URSS. Nelle scuole del regime studia con i figli degli esponenti dei partiti comunisti: conosce così i figli di TOGLIATTI (Aldo ERCOLI figlio di Togliatti e di Rita MONTAGNANA), LONGO, Dolores IBARRURI, Anna PAUKER, CIU EN LAI, Carlos PRESTES. Entra a 14 anni nell’ organizzazione dei giovani comunisti sovietici. A 17 anni, dopo il diploma delle scuole medie superiori frequenta i corsi dell’ Internazionale Comunista e quindi entra negli uffici del Comintern, come segretaria di TOGLIATTI. Nel 1945 rientra in Italia e continua la sua attività di militante lavorando a Roma alla Direzione centrale del PCI. Nel 1954 partecipa, seguendo il suo compagno SENIGA che aveva rotto con il partito dopo aver appreso dei delitti di STALIN e BERIA, con due anni di anticipo rispetto al ‘rapporto Krusciov’; alla organizzazione della dissidenza contro il PCI. Da allora sarà al fianco di SENIGA nell’ esperienza di Azione Comunista e nell’ attività editoriale di Azione Comune. Nel 1999, anno della morte di Giulio SENIGA, con il figlio Martino, comincia a curare il riordino dell’ archivio di SENIGA per renderlo disponibile agli studiosi.”,”MITC-023″
“GALLIUSSI SENIGA Anita”,”I figli del partito.”,”Anita GALLIUSSI è stata la moglie di Giulio SENIGA. Nata a Udine nel 1925, figlia di un militante comunista perseguitato dai fascisti, nel 1931 fu costretta ad emigrare clandestinamente assieme alla madre, prima in Francia e poi in URSS. Nelle scuole del regime studia con i figli degli esponenti dei partiti comunisti: conosce così i figli di TOGLIATTI (Aldo ERCOLI figlio di Togliatti e di Rita MONTAGNANA), LONGO, Dolores IBARRURI, Anna PAUKER, CIU EN LAI, Carlos PRESTES. Entra a 14 anni nell’ organizzazione dei giovani comunisti sovietici. A 17 anni, dopo il diploma delle scuole medie superiori frequenta i corsi dell’ Internazionale Comunista e quindi entra negli uffici del Comintern, come segretaria di TOGLIATTI. Nel 1945 rientra in Italia e continua la sua attività di militante lavorando a Roma alla Direzione centrale del PCI. Nel 1954 partecipa, seguendo il suo compagno SENIGA che aveva rotto con il partito dopo aver appreso dei delitti di STALIN e BERIA, con due anni di anticipo rispetto al ‘rapporto Krusciov’; alla organizzazione della dissidenza contro il PCI. Da allora sarà al fianco di SENIGA nell’ esperienza di Azione Comunista e nell’ attività editoriale di Azione Comune. Nel 1999, anno della morte di Giulio SENIGA, con il figlio Martino, comincia a curare il riordino dell’ archivio di SENIGA per renderlo disponibile agli studiosi.”,”PCIx-266″
“GALLO Max”,”Le grand Jaures.”,”””Il proletariato non è al di fuori della patria. La frase famosa così ripetuta e sfruttata i n tutti i sensi che pronunciava, nel 1847, il Manifesto comunista di Marx e di Engels: «Gli operai non hanno patria», non era che un motto dettato dalla passione, una replica paradossale, e del resto poco felice, alla polemica dei patrioti borghesi, che accusavano il comunismo come distruttore della patria. E infatti, lo stesso Marx si affrettava a correggere ed a restringere il senso della sua formula, aggiungendo: «Certamente il proletariato deve prima conquistare il potere politico, deve erigersi a classe nazionale sovrana e costituirsi in nazione; e in questo senso egli appartiene ancora ad una nazionalità, ma non più come l’intende la borghesia». Sottigliezze assai oscure e vane assai. Come potrebbe il proletariato costituirsi in nazione, se la nazione non fosse già, se il proletariato non avesse con questa vivi rapporti? E se il ”Manifesto’ vuol dire semplicemente che una classe non ha patria finché della patria non è interamente padrona, che non avrà patria fino a che non abbia conseguito tutto il potere politico, esso deve allora proclamare per tutto il periodo dell’antica monarchia, dal timido sorgere dei Comuni fino alla Rivoluzione francese: «I borghesi non hanno patria». È la sostituzione di una serie di rivoluzioni astrate e artificiali alla profonda evoluzione rivoluzionaria, così spesso definita da Marx stesso con tanta forza. È la negazione sarcastica della storia medesima, di, ciò che la dialettica marxista ha di originale e di forte. È l’idea sacrificata all’espressione. (…)”” (L’Armée Nouvelle, p. 436-438)] [Jean Jaures, Il socialismo e la Guerra, L’Emancipatrice, Paris, 1918]”,”JAUx-018″
“GALLO Max”,”Maximilien Robespierre. Histoire d’une solitude.”,”Max GALLO, agregé d’histoire, è nato a Nizza nel 1932. E’ specialista dell’ Italia contemporanea.”,”FRAR-211″
“GALLO Max”,”Napoleon. La voce del destino.”,”””Ha lasciato la Francia più piccola di quanto l’ avesse trovata, sia pure. Ma una nazione non si definisce così. Per la Francia lui doveva esistere… Non mercanteggiamo la grandezza””. (De Gaulle, citato da André Malraux) (in apertura) Napoleone impone la disciplina al suo esercito. “”Masséna ha dovuto radunare parecchi uomini che stavano scappando dai combattimenti intorno a Dego. Si sono verificati casi di saccheggio. Come battersi, come morire e uccidere se viene a mancare la disciplina? Napoleone chiama Berthier e detta: “”Il generale in capo condanna gli orribili saccheggi a cui si sono lasciati andare uomini perversi che si presentano ai loro corpi soltanto dopo la battaglia… Si dovranno fucilare sul posto gli ufficiali o i soldati che, con il loro comportamento, inducano altri al saccheggio distruggendo con ciò la disciplina, provocando disordine nell’ esercito compromettendone la salvezza e la gloria.”” (…) Bisogna infierire. Fucilare, degradare. Se il pugno di ferro della disciplina non stringe gli uomini in un fascio, come accetteranno di andare alla morte?”” (pag 248) Campagna d’ Italia. “”Si parla e si scrive diversamente quando si può dire ai propri soldati: “”Avete riportato la vittoria in quattordici battaglie strategiche e settanta combattimenti. Avete catturato più di 100.000 prigionieri, strappato al nemico cinquecento pezzi di artiglieria da campagna e duemila cannoni da assedio… Avete arricchito il Museo di Parigi di oltre trecento opere, capolavori italiani antichi e moderni””. (pag 274)”,”FRAN-063″
“GALLO Max”,”Une femme rebelle. Vie et mort de Rosa Luxemburg.”,”1910. L. si impegna in prima persona per la radicalizzazione delle masse. “”Cogliendo la sensazione che le ‘masse’ tedesche finalmente ascoltavano, decuplicò le sue energie: “”Mi riprometto al presente di fare molta più agitazione che durante i sette ultimi anni.””, diceva, mostrando la sua determinazione e il suo entusiasmo, il bisogno che provava di agire, poiché, stimava, il momento era propizio. Essa attirava le folle nelle assemblee, provocava gli applausi e, ogni volta, restava anche oltre due ore alla tribuna, pedagoga, chiara, trascinante, usciva da queste riunioni sfinita e convinta che questa accoglienza “”grandiosa”” che aveva ricevuto era un segno dello stato di spirito delle “”masse””, della situazione della società tedesca.”” (pag 197)”,”LUXS-039″
“GALLO Ettore”,”Sciopero e repressione penale.”,”Contiene dedica dell’ A a Mario ZAGARI, vicepresidente del parlamento europeo. GALLO Ettore è professore ordinario di diritto penale nella Università di Firenze e componente del Consiglio Superiore della Magistratura. Ha fatto parte della Commissione ministeriale redigente del progetto di nuovo codice di procedura penale. “”Vero è, dunque, che, nonostante tutto, l’ espediente è in realtà riduttivo e dilatorio; non potendosi ormai più negare l’ irrilevanza penale dello sciopero politico, si è voluto almeno limitare la portata del riconoscimento, evitando il riferimento all’ art. 40 Cost., per salvare in extremis, limitatamente all’area civilistica, la retriva distinzione tra sciopero economico “”legittimo”” e sciopero politico “”illegittimo””. Come bene è stato osservato, però, il dissidio non tanto si rileva in questi settori marginali, dove alla fine bon gré mal gré, l’ innovazione c’è e lo sciopero politico non potrà più essere perseguito: la dottrina aveva parlato già in anni lontani di un “”impegno costituzionale a non punire lo sciopero in nessun caso””. Il dissidio si rivela, invece, sulle grandi linee di fondo, e riguarda la lettura della Costituzione in chiave esclusivamente liberale, come suggerisce la sentenza, oppure anche (se non prevalentemente) in chiave sociale, come noi proponiamo. Ma riferita al diritto di sciopero, la chiave liberale si dimostra del tutto inadeguata e finisce per condurre ad affermazioni contradditorie.”” (pag 132-133)”,”DIRx-009″
“GALLO Pier Domenico”,”Intesa Sanpaolo: c’era una volta un “”fantasma inesistente””. Dal Nuovo Banco Ambrosiano, venticinque anni fa nasceva la prima banca itailana. Storie, retroscena, rivelazioni e protagonisti di ieri e di oggi.”,”GALLO Pier Domenico è stato direttore generale del Nuovo Banco Ambrosiano dalla sua fondazione nel 1982 fino al 1987 quando è stato chiamato a dirigere la Banca Nazionale del Lavoro. Dal 1992 opera nel private equity, settore in cui ha fondato Investitori Associati e Meliorbanca. E’ partner di due fondi internazionali, Orlando e Fonsicar. pag 58-59 “”Scrive nelle parte riservata della relazione – lavoro profetico di analisi – l’ispettore Giulio PADALINO nel 1979 , riportata nel libro dall’A: “”L’impossibilità di acquisire una completa informativa sulle partecipazioni detenute dalla ripetuta holding non può fugare il dubbio che, dietro alle varie società estere acquirenti di cospicui pacchetti di azioni del Banco Ambrosiano, vi possa essere la stessa azienda ispezionata, con ovvie conseguenze sulla situazione patrimoniale del Banco, atteso che i cennati collocamenti all’estero sono stati effettuati a prezzi sensibilmente superiori alle quotazioni correnti.”” “”Dal 1973 si sono verificate modifiche nella situazione patrimoniale del Banco, determinate principalmente dal trasferimento di considerevoli partite di azioni a società estere di gradimento del “”gruppo”” Ambrosiano dietro le quali potrebbero celarsi interessi diretti del “”gruppo”” stesso o dello IOR e che palesano l’avvio di un processo di concentrazione proseguito nel corso degli accertamenti”””” (pag 42-43) (Citato dal libro di Carlo BELLAVITE PELLEGRINI ‘Storia del Banco Ambrosiano. Fondazione, ascesa e dissesto (1896-1982)) Titolo Storia del Banco Ambrosiano. Fondazione, ascesa e dissesto 1896-1982 Autore Bellavite Pellegrini Carlo Prezzo € 45,00 Prezzi in altre valute Dati 2004, 1056 p., 3 ed. Editore Laterza (collana Storia delle banche in Italia)”,”ECOG-023″
“GALLO Gaetano”,”Pietro Casilli. Un socialista della vigilia deputato al parlamento (1848-1913).”,”””Pietro Casilli fu un grande amico di Bovio, di Imbriani, di Bakunin, di Cavallotti e di quanti più degnamente imperniarono la democrazia italiana”” (pag 55)”,”MITS-371″
“GALLO Max”,”Les Clés de l’histoire contemporaine. Histoire du monde de la Révolution française à nos jours en 212 épisodes.”,” “”1850: il partito del proletariato deve rendere la rivoluzione permanente”” “”Quand, en janvier 1859, Karl Marx (1818-1883) envoie à son éditeur Duncker le manuscrit de sa ‘Contribution à la critique de l’économie politique’, il n’est encore que ce publiciste-journaliste, homme politique, pamphlétaire, agitateur révolutionnaire, dont les écrits ne connaissent qu’une très faible audience. Le tirage de la ‘Critique de l’économie politique’ ne dépasse pas deux mille exemplaires, et on en vend à peine quelques centaines. Il n’y eut qu’un seul compte rendu dans la presse, écrit par Friedrich Engels! Le livre, pourtant, comporte des réflexions révolutionnaires – qui serviront d’assise au ‘Capital’, dont le livre I est publié en 1867. Il affirme: “”A’ un certain stade de leur développement, les formes productives matérielles entrent en contradiction avec les rapports de production existants ou ce qui n’en est que l’expression juridique, avec les rapports de propriété au sein desquelles elles s’étaient unies jusque-là. De formes de développement des forces productives qu’ils étaient, ces rapports en deviennent des entraves. Alors s’ouvre une époque de révolution sociale. Le changement dans la base économique bouleverse plus ou moins rapidement toute l’énorme superstructure””. Mais qui peut entendre cette analyse qui met en rapport la marchandise, le temps de travail, la valeur d’usage, l’argent? L’Europe tout entière est entrée, à partir des années 1849-1850, dans une longue période de réaction, de contrerévolution. L’écrasement des révolutions de 1848 laisse les mains libres aux gouvernements (russe, français, prussien, autrichien, anglais) qui sont à la fois en compétition (pour le partage du monde, l’influence en Europe, etc.) et d’accord pour neutraliser tout processus révolutionnaire. Dans ce climat, Marx ne peut qu’être isolé. Depuis qu’il a émigré en France en 1843, il s’est radicalisé, à la fois sur le plan de sa pensée et sur celui de l’action politique. Il est devenu communiste – l’aile extrême du mouvement révolutionnaire -, a fréquenté la “”ligue des Justes””. Chassé de France en 1845, il se réfugie à Bruxelles, rentre à Paris au moment de la IIe République, puis se rend en Allemagne, où il participe aux combats des révolutionnaires rhénans, avant de s’exiler à Londres. La publication, en janvier 1848, du ‘Manifeste communiste’ (“”L’histoire de toute societé jusqu’à nos jours n’a été que l’histoire des luttes de classes””) l’a désigné à la fois aux yeux des cercles ouvriers révolutionnaires et des pouvoirs comme un révolutionnaire. Et chacune de ses publications ultérieures marque un pas de plus dans sa démarche de rupture avec les réflexions dominantes. Ainsi, en 1850, il écrit aux sections de la Ligue de communistes, tirant la leçon des journées de juin 1848 et de l’attitude de la République française: “”Le parti du prolétariat doit se différencier des démocrates petits-bourgeois qui veulent terminer la révolution au plus vite… Il doit rendre la révolution permanente jusqu’à ce que toutes les classes plus ou moins possédantes aient été chassés du pouvoir… dans tous le principaux pays du monde””. Ainsi s’affirme la notion de ‘la dictature du prolétariat'”” [Marx Gallo, Les Clés de l’histoire contemporaine. Histoire du monde de la Révolution française à nos jours en 212 épisodes, 2005] (pag 297-298)”,”STOU-106″
“GALLO Max”,”Napoleone. La voce del destino – Il sole di Austerlitz. Volume Primo.”,”Marx Gallo (Nizza 1932) giornalista, storico e romanzier, è stato editorialista dell’Express e direttore di Le Matin di Parigi. Già membro del parlamento francese e di quello europeo ha ricoperto diversi incarichi governativi e istituzionali.”,”FRAN-097″
“GALLO Max”,”Napoleone. La voce del destino – Il sole di Austerlitz. Volume Secondo.”,”Marx Gallo (Nizza 1932) giornalista, storico e romanzier, è stato editorialista dell’Express e direttore di Le Matin di Parigi. Già membro del parlamento francese e di quello europeo ha ricoperto diversi incarichi governativi e istituzionali.”,”FRAN-098″
“GALLO Max”,”La notte dei lunghi coltelli. 30 giugno 1934.”,”Nato a Nizza nel 1932, Max Gallo è docente di storia. Autore di una thèse sulla ‘quinta colonna’ negli anni 1930-40, ha pubblicato un serie di opere e saggi dedicati all’epoca contemporanea, fra cui una ‘vita di Mussolini’, un’analisi dell’affaire Etiopia e un’ampia ‘storia della Spagna franchista’. Bad Wiessee, una stazione termale della Baviera, sabato 30 giugno 1934, ore sei del mattino: pistola in pugno, Adolf Hitler, alla testa di un gruppo di SS, irrompe nella tranquilla Pensione Hanselbauer, dove dormono i suoi camerati della prima ora; i capi delle SA, gli uomini che hanno reso possibile l’ascesa al potere del Führer e sono stati la punta di diamante della sua rivoluzione. Vuole sorprenderli nel sonno, arrestarli, eliminarli. Li considera la testa di una congiura contro la sua persona e contro il regime. Il loro capo è Röhm, uno dei più vecchi e provati compagni di lotta di Hitler (sarà poi liquidato nella sua cella da due SS). Max Gallo ha esplorato gli archivi, ha intervistato i testimoni, ha visitato i luoghi dove si svolsero i fatti.”,”GERN-009-FL”
“GALLO Giuseppe”,”La Repubblica di Genova tra nobili e popolari (1257-1528).”,”Giuseppe Gallo è nato a Genova nel 1924, giornalista professionista ha lavorato per oltre un trentennio al Secolo XIX.”,”LIGU-137″
“GALLO Max”,”I manifesti nella storia e nel costume.”,”Contiene il capitolo: 1914-1924 immagini di guerra e di rivoluzione (pag 131-157)”,”FOTO-093″
“GALLO Max”,”Garibaldi. La forza di un destino.”,”De Failly telegrafa a Napoleone III: “”Gli ‘chassepots’ hanno fatto meraviglie”” (pag 393) “”Bisogna impaurire i nemici della Francia, i repubblicani o gli operai che cominciano a rialzare il capo e che per i boulevard di Parigi, nel quartiere di Bonne Nouvelle, hanno manifestato per affermare la loro solidarietà con Garibaldi e denunciare la politica di Napoleone III”” (pag 394)”,”BIOx-001-FC”
“GALLO Ugo”,”Storia della letteratura spagnola.”,”””Ma la Spagna ha sempre saputo non essere altro che sè stessa, come tutti i Centri di periferia. Se l’Italia è stata una zona centrale e non lo è più, o non lo è in modo valido e totale, il mondo è sfasato, cerca un centro; si è rimasti alla necessità di invocare la lex imperii; come faceva Dante, sia pure con qualche emendamento. E, per la Spagna, possiamo ripetere quel che Dante appunto, politico e mistico unitario, diceva: … e beata Navarra se s’armasse del monte che la fascia! La Spagna è divisa; e la sua lingua e letteratura e civiltà proseguono oltre mare una eredità latina e mediterranea ed europea di estrema vitalità”” (pag 7-8) (dalla premessa)”,”SPAx-151″
“GALLO Andrea Don MAZZETTI LORIS”,”Sono venuto per servire.”,”Loris Mazzetti (Bologna, 1954) regista e giornalista, capostruttura di Rai tre.”,”BIOx-053-FV”
“GALLO Stefano a cura”,”La Resistenza nel Volterrano (1943-1944).”,”Stampa Digital Book, Città di Castello, Perugia Stefano Gallo si occupa di storia sociale dell’Italia contemporanea, con particolare attenzione alla storia delle migrazioni e del lavoro. Ha lavorato sulla storia della guerra e della Resistenza in ambito locale, in particolare per le province di Livorno e Pisa. Il suo ultimo libro si intitola ‘Storia del lavoro nell’Italia repubblicana’ (Il Mulino, 2023), con E. Loreto. Dal 2021 è direttore scientifico della Biblioteca Franco Serantini”,”ITAR-364″
“GALLUZZI Carlo”,”La svolta. Gli anni cruciali del partito comunista italiano.”,”GALLUZZI, fiorentino, è stato per molti anni dirigente del PCI a Firenze e in Toscano. Segretario della sezione fiorentina nel 1960 ha ricoperto la carica di segretario del Comitato regionale toscano fino al 1964. Nel 1970 passa a dirigere la Sezione stampa e propaganda ed entra a far parte della segreteria nazionale. “”Nelle vetrine dei negozi, al posto della merce, erano esposti i ritratti di Mao con le rituali parole d’ ordine. Notammo la buona qualità dei prodotti, soprattutto dei tessuti di seta e di gabardine, la notevole quantità di scatolame contenente carne, pesce, verdure, marmellate, le sigarette ben confezionate in cilindri metallici e multicolori. Le penne biro, poi, furono una vera scoperta: erano di ottima qualità, assai migliore di quelle che si trovavano a Mosca. Ne parlai, al mio ritorno in Italia, nelle riunioni che mi capitò di tenere in diverse organizzazioni di partito per riferire sul viaggio. Fui severamente contestato da molti compagni, che forse considerarono la mia ammirazione per le penne biro cinesi una manifestazione di antisovietismo””. (pag 107)”,”PCIx-118″
“GALLUZZI Carlo”,”Togliatti Longo Berlinguer. Il mito e la realtà.”,”Libro dedicato alla memoria di Edoardo PERNA GALLUZZI Carlo è stato per molti anni membro della segretaria, della direzione e del Comitato centrale del PCI, è stato deputato per quattro legislature e dal 1979 è parlamentare europeo. Ha scritto ‘La svolta’ e ‘Garibaldi fu ferito’. “”Per non lasciargli dubbi gli ho ricordato la lettera inedita che Lenin scrisse a Kamenev e Zinoviev e che ho trovato rileggendo gli scritti di Ernesto Ragionieri su Togliatti. “”…Se vi tenete solo i docili stupidi e cacciate tutti coloro che non sono abbastanza docili ma che non sono stupidi, rovinerete sicuramente i partiti…””. (pag 31) “”Ha scritto Paolo Spriano nel suo ultimo libro Togliatti Segretario dell’ Internazionale…””, dico a Giorgio, “”che quel tipico tratto staliniano che fu la menzogna sistematica, la deformazione del pensiero degli avversari, la diffidenza ed il sospetto, avevano contagiato anche Togliatti. Ma sono convinto che, forse più per questo, Togliatti fosse incapace di superare quella doppiezza di cui lui era l’ incarnazione e al di là della quale era incapace di concepire un modo diverso di fare politica. E poi era stanco e isolato mentre nel Partito montava la fronda dei giovani che lui riuscirà a dominare, ma che esploderà dopo il XXII Congresso del Pcus.”” (pag 43)”,”PCIx-219″
“GALOFRÉ-VILÀ Gregori MEISSNER Christopher M. McKEE Martin STUCKLER David”,”Austerity and the Rise of the Nazi party.”,”Repubblica di Weimar. L’austerità peggiorò la situazione familiari della popolazione a basso reddito e il Partito nazista divenne abile nell’incanalare la sofferenza e lo scontento delle masse verso di sé. Inoltre l’austerità è in correlazione con l’alta mortalità di quegli anni. Ciò rafforza l’idea che ha reso difficile lo sforzo del cancelliere Brüning di consolidare il bilancio statale.”,”GERN-004-FGB”
“GALVAN Tierno E.”,”Baboeuf y los iguales. Un episodio del Socialismo Premarxista.”,”””Tiene interés, en el orden ideológico, ver la influencia de Saint-Just sobre Babeouf. (….) Es incuestionable que, como la mayoria de sus contemporáneos, Babeuf redujo la personalidad de Saint-Just, subsumiéndola en la de Robespierre. No obstante, se puede inducir que el piensamernto de Saint-Just influyó más en Bebeouf”” (pag 152-153) “”Precisamente en relación con el hebertismo se aclara más la voluntad prática de ‘los iguales’, dirigidos por Babeouf. Hay bastante puntos de vista desde los cuales Hebert y Babeouf casi se confunden: la defensa constante y apasionada de los oprimidos; el tesón en su lucha contra la dictadura – bien Robespierre, bien el Directorio -; la experiencia personal de la calumnia y alguna semejanza de pormenor con el último programa hebertista (194). Incluso leyendo ‘Le père Duchesne’ parese a veces que se está leyendo, pese a todas las distancias de estile, al ‘Tribuno del Puebo’. ¿Qué tiene, pues, Babeuf contra el hebertismo? El fraccionamiento, tanto en la acción política como en la ideología. Hay que acabar con las facciones y con el empequeñeciemiento o la reducción al pormenor. Precisamente son las dos condiciones que mejor caracterizan a Saint-Just y a Robespierre. Saint-Just repetía “”amalgamaros”” y Robespierre miraba a lo lejos, hacia el fin de la historia”” (pag 160-161)”,”SOCU-197″
“GALVIN James L.”,”Storia del Medio Oriente moderno.”,”GALVIN James L. è docente di storia alla UCLA. Ha già pubblicato ‘Il conflitto israelo-palestinese: cent’anni di guerra’ (Einaudi, 2007)”,”VIOx-174″
“GALZERANO Giuseppe”,”Giovanni Passannante. La vita, l’attentato, il processo, la condanna a morte, la grazia ‘regale’ e gli anni di che nel 1878 ruppe l’incantesimo monarchico. galera del cuoco lucano”,”GALZERANO, nato nel 1953 risiede nel salernitano. Laureato in pedagogia e lettere, è fondatore animatore della omonica casa editrice, si interessa di storia sociale e di storia del movimento operaio e rivoluzionario. Ha pubblicato libri su anarchismo, antifascismo, emigrazione, lotte popolari, cultura subalterna e Q meridionale. Ha scritto: – I ricchi e gli oppressori non moriranno più. Romanzo di fantascienza contro il trapianto del cuore. 1970 -Grammatica della lingua. Esperanto. 1970 -Libri rari e introvabili. Letteratura anarchica, socialista, antifascista e anticlericale. 1974 -Carlo Pisacane, un dirottatore di cent’anni fa. 1975 -Gaetano Bresci. 1988 E’ coautore con Antonio MARGARITI di ‘America! America!’.”,”ANAx-001″
“GALZERANO Giuseppe”,”Vincenzo Perrone. Vita e lotte, esilio e morte dell’anarchico salernitano volontario della libertà in Spagna.”,”Giuseppe Galzerano, nato il 22 marzo 1953 a Castelnuovo Cilento (Sa), laureato in Pedagogia e in Lettere, è docente di naterie letterarie nella scuola media. Nel 1975 fonda l’omonima casa editrice, pubblicando libri sull’anarchismo, sul socialismo, sull’antifascismo, sull’emigrazione, sulla cultura subalterna, sulla questione meridionale, sulle rivolte contadine e sul Cilento. Collabora a giornali italiani e stranieri. si interessa di storia del movimento operaio e rivoluzionario, ha scritto saggi introduttivi a diversi libri ed è autore di: Scienza contro il trapianto del cuore, I ricchi e gli oppressori non moriranno più romanzo, Grammatica della lingua Esperanto, Letteratura anarchica, socialista, antifascista, Carlo Pisacane, un dirottatore di cent’anni fa, Gaetano Bresci, La vita, l’attentato, il processo, e la morte del regicida anarchico. Premio della cultura della Presidenza del Consiglio dei MInistri nel 1995.”,”ANAx-012-FL”
“GAMBA Bartolommeo da Bassano”,”Serie dei testi di lingua e di altre opere importanti nella italiana letteratura scritte dal secolo XIV al XIX.”,”Esempio: CARLI Gio. Rinaldo, Delle monete e della Istituzione delle zecche d’Italia, 1754 (segue descrizione del contenuto dell’opera e un profilo dell’autore) (pag 595) “”Il saper ogni cosa della nostra lingua tanto eccede la capacità di un uomo, che niuno può cotanto ritenerne in mente, che forse altrettanto non gliene resti ignoto o dimenticato”” (Valperga di Caluso, Della Lingua Ital.)”,”STOx-165″
“GAMBALE Sergio”,”Economia politica e politica economica e finanziaria.”,”Sergio Gambale (Firenze, 1944), laureato in Economia e commercio a Firenze e in Scienze economiche a Siena, ha seguito studi di analisi e di politica finanziaria anche presso il Fondo monetario internazionale. Si è occupato di finanza pubblica nella Ragioneria generale dello Stato, di problemi di economia internazionale presso la SACE e di economia industriale al ministero dell’Industria. Dal 1981 fa parte del servizio centrale degli Ispettori tributari (SECIT), dove è membro del Comitato di coordinamento. É stato docente di Macroeconomia alla Scuola superiore della pubblica amministrazione e di Scienza delle finanze presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università di Firenze.”,”ECOT-140-FL”
“GAMBETTA Diego RICOLFI Luca”,”Il compromesso difficile. Forme di rappresentanza e rappoti di classe dal centrosiinstra al compromesso storico.”,”Processo di meridionalizzazione della base sociale del partito La composizione socio-professionale degli iscritti ai partiti (Pci, Dc, Psi) Diego Gambetta nato a Torino nel 1952 lavora agli ‘Osservatori economici’ della Regione Piemonte e si occupa di mercato del lavoro, in particolare dell’economia sommersa Luca Ricolfi nato a Torino nel 1950, svolge attività di ricerca presso l’Istituto di Sociologia dell’Università di Torino. E’ autore di saggi e ricerche sul mercato del lavoro, la struttura di classe in Italia e il movimento operaio”,”ITAP-028-FV”
“GAMBETTI Fidia”,”La grande illusione, 1945-1953.”,”Fidia Gambetti è nato a Porretta Terme in provincia di Bologna da genitori romagnoli nel 1911. Gornalista professionista da oltre quarant’anni, è stato direttore, redattore capo, inviato speciale di settimanali, quotidiani, riviste. Ha pubblicato inchieste e volumi di attualità politica. Dal 1952 ha vissuto a Roma. L’ex macchinista delle ferrovie Giuseppe Alberganti non perde occasione per sbraitare e inveire contro gli intellettuali, da vigilare e controllare perché tutti «traditori» o «disertori» ‘in nuce’. Le sue parole sono pesanti e impolitiche, ma lasciano il tempo che trovano. Mentre, purtroppo, dopo la grande delusione del 18 aprile, i casi di defezione, gli atti di viltà, le uscite di scena e i voltafaccia non sono mancati e rimangono «esemplari». Qualcuno che ha fatto la «resistenza» in alberghi svizzeri, non se la sente di affrontare un futuro di lotte, forse non soltanto politiche o culturali; qualcun altro, all’improvviso, ha «ritrovato Dio»; altri ancora non ce la fanno più a far quadrare il pranzo con la cena. Questa casistica, disgraziatamente, fa crollare tutte le nostre posizioni di principio e polemiche; ci chiude la bocca; ci toglie prestigio e autorità; dà ragone a tutti gli Alberganti grossi e piccoli”” (pag 123-124) Biografia: (treccani) ALBERGANTI, Giuseppe. – Nacque a Stradella (Pavia) il 24 luglio 1898 da Angelo e Maria Ravazzoli. Di famiglia operaia e socialista (il padre era fornaciaio, la madre mondina e lo zio materno Paolo Ravazzoli, futuro dirigente comunista, di pochi anni maggiore, fu a lungo suo maestro in politica e compagno di lotte), a nove anni iniziò a lavorare in una fornace, poi come garzone di fabbro e quindi alla Pirelli, manifestando fin da giovanissimo un’adesione militante agli ideali del socialismo. In servizio di leva durante la prima guerra mondiale nel genio ferrovieri, fu congedato nel 1919 e trovò impiego come macchinista e fuochista presso le Ferrovie. Già sulle posizioni della frazione astensionista del Partito socialista italiano, aderì al Partito comunista d’Italia fin dalla fondazione (gennaio 1921) e legò per tutto il periodo fascista il proprio destino alla lotta contro la dittatura. Segretario della sezione comunista di Arona, nel giugno 1923 fu licenziato dall’impiego nelle Ferrovie, ufficialmente per “”scarso rendimento””, in realtà per aver preso parte all’organizzazione degli scioperi. Trovò quindi impiego presso una ditta privata a Milano e prese a lavorare nell’organizzazione clandestina del partito (settimo settore, Cenisio). Nel novembre 1927 fu arrestato, ma venne scarcerato per insufficienza di prove nell’agosto 1928. Nel 1929 divenne membro del direttivo della federazione comunista di Milano. Nell’agosto 1930 espatriò clandestinamente in Francia, a Nizza, dove gli venne incontro il Soccorso rosso internazionale e curò l’organizzazione del partito in quella regione. Successivamente si trasferì a Parigi dove frequentò l’ambiente dei fuorusciti. È di questi anni una sua permanenza a Mosca, chiamatovi dalla scuola quadri dell’Internazionale comunista. Già membro del comitato centrale del partito comunista, si occupò del reclutamento in favore della repubblica spagnola ed egli stesso, dal marzo all’ottobre 1937, fu in Spagna quale commissario politico delle brigate internazionali Garibaldi, a Barcellona e poi a Valencia. Nuovamente in Francia, lavorò a Parigi per il Soccorso rosso e per gli aiuti alla Spagna repubblicana e poi a Tolone all’organizzazione dell’Unione popolare italiana (struttura del fuoruscitismo che manteneva i contatti con il governo francese ed aiutava le famiglie degli antifascisti) della quale divenne segretario per il dipartimento di Var, finché fu colpito da un decreto di espulsione (settembre 1938) la cui operatività fu rimandata grazie alla concessione di alcune dilazioni. Dinanzi all’eventualità della guerra espresse, quale esponente dell’antifascismo, posizioni che sottolineavano come il governo italiano fosse il solo pesante ostacolo per i buoni rapporti tra Italia e Francia e ribadivano la disponibilità degli emigrati politici italiani alla lotta contro le rivendicazioni del fascismo sul territorio francese. A seguito del patto Ribbentrop-Molotov e della dichiarazione di guerra della Francia alla Germania, venne comunque arrestato a Tolone nel settembre 1939 e nel maggio 1940 fu internato nel campo di concentramento di Vernet. Allorché i Tedeschi occuparono la Francia, da Vernet, nell’aprile 1941, fu consegnato alle autorità italiane e nel giugno dello stesso anno assegnato al confino nell’isola di Ventotene, dal quale sarebbe stato liberato nell’agosto 1943 per riprendere l’azione nella lotta partigiana. Notevole fu il suo impegno nella Resistenza. Segretario della federazione comunista clandestina di Bologna, con lo pseudonimo di Cristallo, l’A. fu dall’ottobre 1943 responsabile del triumvirato insurrezionale (struttura militare del PCI) dell’Emilia-Romagna e, pertanto, coordinatore dell’attività politico-militare delle brigate Garibaldi operanti in Emilia durante la repubblica partigiana di Montefiorino (giugno-luglio 1944). Nel novembre dello stesso anno fu impegnato nella battaglia di Porta Lame e nel febbraio 1945 Pietro Secchia ne richiese la presenza a Milano. Nel capoluogo lombardo l’A. prese a dirigere il triumvirato insurrezionale della regione e nell’aprile 1945 fu tra gli organizzatori dell’insurrezione antitedesca. Per tutto il periodo della lotta armata la sua attività fu rivolta – in linea con le direttive del suo partito – anche a moderare le propensioni ostentatamente classiste di parte dei militanti comunisti delle formazioni partigiane. Dopo la Liberazione l’A., rieletto nel V congresso (dicembre 1945) membro del comitato centrale del PCI, fu consigliere comunale, segretario della ricostituita camera del lavoro di Milano per la componente comunista della CGIL ed acquisì grande notorietà anche come figura di tribuno per la capacità di esprimere le profonde pulsioni del proletariato milanese senza per questo trascurare o spaventare i ceti medi. Di un certo impegno la sua vita parlamentare. Membro della Consulta nazionale, nel 1946 fu eletto deputato alla Costituente. Eletto al Senato nel 1948 e nel 1953, nel 1958 tornò alla Camera. Dopo le elezioni politiche dell’aprile 1948, fu eletto segretario della federazione comunista di Milano – carica che ricoprì per un decennio – in una situazione nella quale la controffensiva moderata tendeva ad imporre l’isolamento della classe operaia dal resto della società; in questa fase emersero i dissensi che avrebbero in seguito portato l’A. fuori dal PCI (1970). Dall’interno dei partito vennero mosse critiche al modo con cui egli gestiva la segreteria federale: si affermava che tale gestione era caratterizzata da un'””impronta popolare e talora populista con quel che di ideologicamente arretrato ciò comporta, forte operaismo, disciplina, talvolta chiusura settaria, tendenza allo scontro politico frontale. Col trascorrere degli anni, caduto il mito di Stalin, sorto il problema di un radicale rinnovamento di capacità politica, di metodi organizzativi e di uomini, la direzione di Alberganti si trova ad essere sempre più spesso impari ai compiti. Si pone il problema della sua sostituzione e per essa Luigi Longo in persona si impegna in burrascose riunioni”” (l’Unità, 1980). La frizione, e poi la rottura dell’A. con il PCI – dal cui comitato centrale fu escluso nel 1960 – si situava all’interno di una discussione ideologico-politica che vedeva altresì in causa il problema della rivoluzione nonché il giudizio sulla tradizione terzinternazionalista; per più versi le sue posizioni erano assimilabili a quelle di Secchia, con il quale ebbe anche alcune convergenze tattiche. Comunque voci che attribuivano all’A. legami con l’organizzazione paramilitare Volante rossa non sono suffragate da alcun riscontro documentario. Il 25 apr. 1970, la sua commemorazione della Liberazione su invito del Movimento studentesco di Milano segnò ufficialmente la sua adesione alle posizioni della nuova sinistra. Membro della direzione nazionale del Movimento studentesco, contribuì alla sua costituzione in forza politica organizzata ed alla fondazione del Movimento lavoratori per il socialismo (1976), formazione della sinistra extraparlamentare di ispirazione marxista-leninista, del quale fu fino all’ultimo presidente. L’A. morì a Milano il 3 nov. 1980. Fonti e Bibl.: Roma, Arch. centr. dello Stato, Casellario politico centrale, b. 44, ad nomen; Atti parlamentari, Consulta nazionale, Assemblea costituente, Senato della Repubblica, I-IIlegislatura, Camera dei deputati, III legislatura, ad Indices; Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio italiano, Bibliografia del socialismo e del movimento operaio italiano, II (Libri A-D), Roma-Torino 1962, ad nomen; L. Arbizzani-N. S. Onofri, I giornali bolognesi della Resistenza, Bologna 1966, ad Indicem; P. Spriano, Storia del Partito comunista italiano, I, III-V, Torino 1967-75, ad Indices; P. Secchia, Il Partito comunista italiano e la guerra di liberazione 1943-1945, in Annali dell’Ist. G. Feltrinelli, XIII (1971), ad Indicem; I comunisti raccontano, I-II, Milano 1972-1975, ad Indicem; G. Amendola, Lettere a Milano, Roma 1974, pp. 18, 111, 224, 347, 355 s., 358, 381, 403, 418, 530; F. Andreucci, in Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico, I, Roma 1975, ad nomen; Archivio Pietro Secchia 1945-1973, a cura di E. Collotti, in Annali della Fondaz. G. Feltrinelli, XIX (1978), ad Indicem; Q. B., Morto a Milano G. A., in l’Unità, 4 nov. 1980; M. Z., Scomparso A., in Il Giorno, 4 nov. 1980; Morto G. A. combattente antifascista, in Corriere della sera, 4 nov. 1980; M. Mafai, L’uomo che sognava la lotta armata. La storia di P. Secchia, Milano 1984, ad Indicem.”””,”PCIx-418″
“GAMBI Lucio”,”Una geografia per la storia.”,”Lucio GAMBI, nato a Ravenna nel 1920, insegna geografia umana nell’Università di Milano. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Per una storia dell’abitazione rurale in Italia’ (1964).”,”ASGx-042″
“GAMBI Lucio”,”Una geografia per la storia.”,”Lucio Gambi, nato a Ravenna nel 1920 ha insegnato geografia umana nell’Università di Milano. I suoi interessi si sono rivolti specialmente alla natura della geografia come scienza. Ha pubblicato molte opere (v. quarta di copertina) La critica a Gribaudi (pag 79-108) (Dino Gribaudi ha dedicato un articolo alle idee manifestate dall’autore: ‘Contro una critica demolitrice della geografia’, in Rivista geografica italiana, 1965, pp. 245-70)”,”ASGx-003-FGB”
“GAMBI Lucio, coordinatore, collaborazione di Paola SERENO Antonello e Massimo NEGRI Andrea EMILIANI”,”Campagna e industria. I segni del lavoro.”,”Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”ITAE-004-FAP”
“GAMBINI Claudio”,”Comunisti e sindacato. Dalle origini alle leggi eccezionali (1921-1926).”,”GAMBINI Claudio, Comunisti e sindacato. Dalle origini alle leggi eccezionali (1921-1926). EDITORI RIUNITI. ROMA. 2015 pag 343 8° prefazione di Alexander HÕBEL, presentazione di Franco OTTAVIANO, introduzione note bibliografia. Claudio Gambini, insegnante di storia e filosofia, è stato cultore della materia in Storia Contemporanea presso la facoltà di scienze politiche dell’Università di Trieste. Segretario degli Annali della Fondazione Giuseppe Di Vittorio dal 1993 al 1999, ha collaborato alla Fondazione Bruno Buozzi. Giornalista pubblicista ha scritto e pubblicato articoli di storia del movimento operaio su riviste specializzate. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Una storia senza eroi. Ettore Reina e il sindacalismo riformista nell’Italia giolittiana’ (Punto Rosso, 2013). [‘Alcune vertenze a Torino per l’applicazione dell’ora legale furono l’occasione per l’attacco padronale ai consigli. Allo sciopero gli industriali risposero nell’aprile del 1920 con la serrata. La risposta operaia fu uno sciopero di undici giorni che rimase isolato e conseguentemente sconfitto. L’occupazione delle fabbriche iniziò il 1° settembre. La causa occasionale fu il fallimento di una trattativa fra gli industriali e la FIOM per un aumento dei salari, allorché il sindacato metalmeccanico rispose con la decisione di praticare l’ostruzionismo nelle fabbriche e di dare direttive agli operai per la loro occupazione. Il movimento si estese anche a numerose industrie tessili e chimiche e si trasformò rapidamente in un movimento rivoluzionario per la risposta immediata ed entusiasta degli operai che in esso vedevano il primo passo verso la conquista imminente del potere politico. In realtà la lotta di settembre sostiene Vittorio Foa: «si era iniziata in condizioni di stanchezza operaia, ma il fatto che la FIOM, con intenzioni moderate, avesse deciso l’ostruzionismo invece dello sciopero diede l’imprevisto risultato di sollecitare la creatività operaia nelle singole fabbriche e di esaltarne la creatività. Si passò così alla serrata e poi all’occupazione, nel corso della quale il movimento visse la sua ultima tensione rivoluzionaria» (45). Sia nel caso delle occupazioni delle fabbriche che in quello dei moti contadini, il movimento di classe nel suo insieme ne usciva profondamente sconfitto. E’, quindi, in un contesto di logoramento istituzionale interno e di «crisi del ruolo di governo del conflitto sociale» che furono rimesse in discussione le importanti conquiste del ’19. Ai capitalisti interessava, ormai, restaurare l’autorità delle aziende, per avviare la ripresa economica in termini di razionalizzazione, tramite l’estensione della meccanizzazione, l’aumento della produttività e i conseguenti licenziamenti di massa. «L’organo sindacale confederale già duramente provato dall’offensiva armata e squadristica del fascismo, non riuscì ad riacquistare una dimensione politica e a divenire protagonista di un’operazione di stabilizzazione e di mediazione nella crisi dello Stato liberale» (46). Nel nostro lavoro, quindi, ci misureremo con la storia della crisi del sindacato, la «sua agonia», la sua fine. Non per questo la resistenza non fu tenace, nonostante le scelte furono «dettate più dalla forza delle cose che dalla volontà degli uomini, più a rimorchio di una realtà in rapida evoluzione che in base a previsioni lucide e a ipotesi concrete» (47). Il che indusse la Confederazione a preoccuparsi quasi esclusivamente di «sottrarre l’organizzazione ai colpi del fascismo». Cosa legittima, ma che portò ad una ricomposizione tra lotta politica e lotta sociale talmente minimale, che divenne addirittura controproducente, infatti: «l’azione sindacale, rigidamente limitata alla difesa immediata dei lavoratori, inclinò all’economicismo, al corporativismo, al localismo» (48)’ (pag 39-41)] [(45) V. Foa, op. cit., p. 119. Paolo Spriano, ‘L’occupazione delle fabbriche. Settembre 1920’, op. cit., pp. 177-78, ricorda al termine del suo studio che l’occupazione delle fabbriche doveva nella pubblicistica fascista, evocare l’immagine del caos e giustificare, quindi, la provvida reazione mussoliniana. «In parte la mitizzazione negativa finì per alimentare quella per così dire positiva, che ingigantiva i termini dell’occasione rivoluzionaria colorandola di romantiche nostalgie». E conclude: «Proprio quando nel momento cruciale del 10-11 settembre, si prende la strada del compromesso, è evidente che le masse non hanno nazionalmente la forza di contrapporvisi. E si accentua il divario tra la punta più avanzata, Torino, e le altre città, dall’altro la caratteristica localistica del movimento che continua a pesare, con una mancanza di collegamento con quelle forze operaie che pure vorrebbero estendere la lotta e portarla sul terreno insurrezionale. I gruppi riformisti, esistenti nelle fabbriche, prendono ora un peso maggiore. Così ci si avvede che una delle classiche condizioni per la rivoluzione, la decisione delle masse di portarla ad effetto, era, a sua volta, assai subordinata a dislivelli di organizzazione, di maturità, di omogeneità, di orientamento ideale, che non si constateranno meno pesantemente nel corso della resistenza allo squadrismo del 1921-22»; (46) A. Pepe, op. cit., p. 350; (47) L. Zani, op. cit., p. 153; (48) L. Zani, op. cit., p. 156] [ISC Newsletter N° 81] ISCNS81TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”MITC-139&#8243;
“GAMBINI Tristano”,”Storia della guerra a cavallo, 1800-1945. Dall’apogeo alla fine della cavalleria.”,” Tristano Gambini, dopo una laurea in Giurisprudenza e la specializzazione in Diritto Fiscale, si trasferisce a Bruxelles, dove viene integrato nei Servizi della Commissione Europea. Alla sua intensa attività professionale, coronata dalla pubblicazione di importanti studi, ha alternato negli anni scrupolose ricerche di storia militare, con un interesse particolare alla cavalleria moderna. Ha collaborato con le riviste ‘Studi storici’ e ‘Storia militare’. Le misure preventive di difesa francesi sullo scacchiere delle Ardenne. “”Affidando questa manovra di difesa in ritirata – di esecuzione ovviamente non facile – alle sue divisione leggere di cavalleria, grandi unità molto mobili e quindi particolarmente adatta a questa speciale forma di guerra, l’alto comando francese poteva stimare di aver predisposto la tattica e le forze necessarie per disputare efficacemente il terreno delle Ardenne all’offensiva tedesca. Appare quindi infondata l’accusa, da tanti storici militari rivolta allo Stato Maggiore francese, di essersi fatto cogliere impreparato dall’offensiva tedesca nelle Ardenne perché convinto, a priori, che una grande massa nemica non sarebbe mai stata in grado d’attraversare il massiccio ardennese tanto velocemente da poter anticipare l’afflusso delle riserve francesi sulla Mosa. Quest’accusa si basa sulle imprudenti dichiarazioni di alcuni esponenti militari francesi che, negli anni Trenta, avevano dato effettivamente l’impressione di prendere alla leggera un’eventuale offensiva tedesca sulla direttrice Ardenne-Mosa (3), ma non risulta che i piani bellici francesi abbiano ignorato questa minaccia. Essi davano invece per scontato che i tedeschi avrebbero invaso le Ardenne: per fronteggiare quest’offensiva vennero costituite, come abbiamo visto, due armate – forti complessivamente di sedici divisioni – per presidiare la linea della osa, nonché una importante forza mobile destinata a combattere nelle Ardenne stesse. Poiché la missione principale di questa forza era di ritardare l’avanzata nemica, è evidente che il comando francese non si cullava nell’illusione che la difficoltà del terreno ardennese bastassero a impedire una rapida penetrazione tedesca. Il ‘punctum dolens’ del dispositivo francese era costituito dalla durata della missione di ritardamento: infatti, quanto più a lungo la cavalleria doveva battersi contro un nemico per definizione preponderante, tanto più pesanti sarebbero state le sue perdite nelle Ardenne e tanto più forte il rischio che fosse indisponibile per ulteriori impieghi. Visto che la copertura della cavalleria era soprattutto indispensabile per la 9ª armata francese, di cui due dei tre corpi d’armata dovevano muovere in territorio belga per andare a prendere posizione sulla sponda sinistra della Mosa, tra Givet e Namur, e dato che il generale Corap, comandante quest’armata, riteneva d’aver bisogno di almeno cinque giorni per completare questa manovra (4), i cavalieri francesi ricevettero l’ordine di impedire che i tedeschi potessero giungere, in forze, sulla sponda destra del fiume prima della sera del quinto giorno dall’inizio delle ostilità. Era chieder troppo a delle divisioni leggere, persino se avessero dovuto affrontare una massa d’urto meno forte di quella che si scatenò effettivamente contro di loro. …. finire (pag 461-463)”,”QMIx-334″
“GAMBINO Antonio”,”Inventario italiano. Costumi e mentalità di un Paese materno.”,”GAMBINO è nato a Roma nel 1926. Giornalista (tra i fondatori del settimanale ‘L’ Espresso’) e saggista ha pubblicato tra l’altro ‘Storia del dopoguerra dalla Liberazione al potere DC’ (Laterza, 1975), ‘Vivere con la bomba’ (LATERZA, 1986) e ‘Il mito della politica’ (MULINO, 1993).”,”ITAS-009″
“GAMBINO Antonio”,”Storia del dopoguerra. Dalla liberazione al potere DC.”,”Dalla caduta del governo Badoglio nel giugno 1944 al 18 aprile del 1948. Antonio Gambino (Roma, 1926) è stato redattore capo del settimanale “”Cronache”” e fondatore, con Arrigo Benedetti e Eugenio Scalfari de “”L’ Espresso””.”,”ITAP-033″
“GAMBINO Antonio”,”Storia e problemi del mondo d’ oggi, 1943 – 1980.”,”GAMBINO Antonio (Roma, 1926) è stato, nel 1955, tra i fondatori dell’ ‘Espresso’ per il quale si occupava principalmente di politica estera come inviato. Ha scritto vari libri.”,”RAIx-129″
“GAMBINO Ferruccio”,”Critica del fordismo della scuola regolazionista. Articolo estratto dal volume collettivo ‘Stato Nazionale, lavoro e moneta’ a cura di Eugenia Parise.”,”””L’attenzione della scuola regolazionista non va tanto alla nota inflessibilità del processo di produzione, alla necessaria dequalificazione della forza-lavoro, alla struttura rigida del comando e della gerarchia produttiva e sociale del fordismo, né tantomeno alle forme e ai contenuti del conflitto industriale generato sul suo terreno, quanto alla regolazione dei rapporti di produzione da parte dello stato come luogo di mediazione e di aggiustamento istituzionale delle forze sociali”” (pag 1) “”Fino agli anni Ottanta, la varietà dei modelli Toyota è prudentemente limitata e soltanto negli anni Ottanta, quando il mercato interno segna una battuta d’arresto, l’azienda espande la gamma produttiva per conquistare nuove quote di mercato all’estero. Non è dunque la varietà dei modelli bensì la mobilitazione della forza-lavoro dopo una storica sconfitta operaia che spiega la sperimentazione dell’ingegner Ohno alla Toyota. La novità sostanziale consiste nel fatto che mentre la General Motors degli anni Venti si accontentava della varietà dei modelli, la Toyota piega la sua squadra, comandabile a piacere, al lavoro polivalente per la produzione di modelli differenziati lungo la stessa linea”” (pag 8) In nota 5: Sull’origine del termine Fordismo (Gramsci ecc.) Libro di Lipietz ‘Fordism and post-fordism'”,”ECOA-014″
“GAMBINO Luigi a cura, testi di Gaetano MOSCA”,”Il realismo politico di Gaetano Mosca. Critica del sistema parlamentare e teoria della classe politica.”,”Luigi Gambino, professore ordinario di storia delle dottrine politiche nell’Università di Roma “”La Sapienza””. “”Per dare conferma alle sue tesi, Mosca delinea i tratti salienti della costituzione politica dei popoli delle cui istituzioni esiste maggior traccia nella storia. E’ un lungo excursus che occupa quasi i tre quarti della ‘Teorica dei governi’ e prendendo le mosse dall’organizzazione politica degli Ebrei giunge fino ai suoi giorni. Obiettivo è l’individuazione delle ragioni storiche e sociali che, nei tempi a lui più vicini a partire dalla Rivoluzione francese, determinarono in diversi Stati la nascita e la diffusione di forme di governo parlamentare”” (pag XVII) (introduzione)”,”TEOP-472″
“GAMBINO Ferruccio”,”Migranti nella tempesta. Avvistamenti per l’inizio del nuovo millennio.”,”Ferruccio Gambino è docente di Sociologia del lavoro presso la Facoltà di Scienze Politiche di Padova. Ha insegnato negli Stati Uniti e in Francia. E’ autore di numerosi saggi tra cui ‘Critica del fordismo regolazionista’.”,”CONx-270″
“GAMBINO Antonio”,”Storia del dopoguerra. Dalla liberazione al potere DC.”,”Antonio Gambino (Roma, 1926) è stato redattore capo del settimanale “”Cronache”” e fondatore, con Arrigo Benedetti e Eugenio Scalfari de “”L’ Espresso””. Si è occupato di politica estera. La prima edizione di ‘Storia del dopoguerra’ è del 1975. Le edizioni successivi si sono arricchite dei verbali dei Consigli dei Ministri 1845-1948 e dei documenti del governo americano per il 1948. Gambino ha pubblicato pure ‘Le conseguenze della seconda mondiale’ (1972) e ‘L’intervista su De Gasperi’ (1977). Gli obiettivi che De Gasperi si propone di raggiungere con un viaggio a Washington sono, in ordine di importanza crescente, è concludere un prestito da parte della Export-Import Bank, rafforzare il proprio prestigio agli occhi degli avversari e amici, risvegliare l’interesse dei governanti americani per l’Italia… (pag 303)”,”ITQM-023-FV”
“GAMBINO Antonio”,”Storia del dopoguerra. Dalla liberazione al potere DC.”,”Togliatti nega di aver ricevuto fondi da Mosca e rimarca che l’obiettivo del Pci è quello di evitare ‘la guerra civile’ in Italia “”Il 18 maggio (1947 ndr), l’ex sottosegretario di stato di Roosevelt, Sumner Welles, intervistato da una radio americana, dopo aver parlato del pericolo di un successo dei comunisti alle prossime elezioni politiche italiane e dei provvedimenti necessari per scongiurarlo (aumento degli aiuti economici, mantenimento delle truppe in Italia, ecc.), aveva affermato che la forza del Pci nasceva anche dalle suo notevoli disponibilità economiche, e che tutti, compresi alcuni «alti funzionari del governo di Roma», sapevano che questi fondi giungevano a Togliatti direttamente da Mosca. Il leader del Pci aveva risposto con un durissimo telegramma in cui invitava Welles a «dare immediatamente e pubblicamente la prova di questa sua affermazione», aggiungendo che altrimenti, «tutte le persone oneste di tutto il mondo» avrebbero avuto il diritto di pensare che l’ex esponente del Dipartimento di stato era «un mentitore e un calunniatore» (39). E il giorno seguente aveva pubblicato su «l’Unità» un articolo di fondo, intitolato ‘Ma come sono cretini’, nel quale, dopo aver riassunto le dichiarazioni di Welles e aver sostenuto che solo chi non conosceva la situazione italiana poteva non capire che «nel corso degli ultimi quattro anni, uno degli obiettivi principali del Partito comunista era stato quello di evitare che l’Italia, cacciati i tedeschi e i fascisti, cadesse nella guerra civile», scriveva che il motivo per cui moti americani ragionavano in quel modo non era difficile da comprendere (…)”” (pag 351) [Antonio Gambinoo, ‘Storia del dopog uerra. Dalla liberazione al potere DC’, Editori Laterza, Bari, 1975] [(39) «Il Nuovo Corriere della Sera», 20 maggio 1947]”,”ITAP-007-FSD”
“GAMBINO Antonio”,”Vivere con la Bomba. La logica nucleare da Hiroshima alle guerre stellari.”,”Antonio Gambino (Roma, 1926) ha partecipato, nel 1955, alla fondazione dell'””Espresso”” e su questo settimanale ha continuato a scrivere con una rubrica fissa. Ha collaborato da 1976 a ‘Repubblica’. Ha pubblicato per Laterza ‘Le consegenze della seconda guerra mondiale’ (1972) , ‘Storia del dopoguerra. Dalla liberazione al potere DC’ (1978), ‘La nostra storia e i nostri diritti. Dalla prima guerra mondiale a oggi’ (1981). Ha curato l’ ‘Intervista su De Gasperi’ di Giulio Andreotti (1977). Paragrafo: La società delle nazioni e lo scoppio della seconda guerra mondiale (pag 66-67) Il falso paragone con il 1939 (pag 125) L’ ‘appeasement’ sembra avere una causa meno soggettiva e più strutturale’ “”La progressiva perdita di autorevolezza e di credibilità della Società delle nazioni fa sì che gli sforzi per impedire lo scoppio di un nuovo conflitto di carattere totale – di cui nessuno ignora le immense capacità distruttive – si incanalino verso una ripresa della diplomazia tradizionale. Che assume in quel momento una forma nuova, nella quale si riflettono i mutamenti avvenuti nei rapporti tra la guerra e la politica: l’ ‘appeasement’. Del fenomeno che va sotto questo nome – vale a dire della eccessiva cedevolezza dei governanti inglesi e francesi di fronte alle rivendicazioni territoriali di Hitler, e più in generale al chiaro disegno del nazismo di fare della Germania la potenza egemone dell’Europa, e forse del mondo – molti si è parlato nella fase finale degli anni ’30, e molto si seguita ancora oggi a discutere. Ed il giudizio prevalente è nettamente negativo. Sia che fossero motivati da una cieca ansia di «salvare la pace», sia che si illudessero di potere, con le loro concessioni, «placare» il dittatore tedesco, inducendolo a rinunciare ai suoi progretti agressivi, o, quanto meno, ad indirizzarli verso est, cioè contro l’Unione Sovietica, i dirigenti di Parigi e di Londra sembrano aver completamente sbagliato: perché il risultato di questo loro atteggiamento è stato solo di spingere Hitler – convinto di avere di fronte dei paesi ormai imbelli – a continuare quella politica di costanti ricatti, che è stata poi la causa della seconda guerra mondiale. In tutte queste analisi vi è indubbiamente una parte di vero. Al tempo stesso, però l’ ‘appeasement’ sembra avere una causa meno soggettiva, e più strutturale. E cioè la situazione particolare in cui Hitler poteva operare: alla guida di un governo totalmente accentrato, e – cosa non meno importante – con alle spalle un popolo trascinato da un’impressionante ondata di nazionalismo che sconfinava nel razzismo (a), e quindi pronto a mettere tutta la propria immensa energia, e il proprio grande spirito di disciplina, al servizio dei progetti imperialistici dei dirigenti del Terzo Reich. In altre parole, mentre i governanti inglesi e francesi, che rispecchiano lo stato d’animo della loro opinione pubblica, tenevano conto – e non potevano non tener conto – del salto qualitativo che era stato compiuto a causa del carattere «totale» del conflitto terminato meno di venti anni prima (e quindi, inevitabilmente, mettevano a confronto la posta limitata di ogni singola vertenza internazionale con la prospettiva di un nuovo scontro armato senza controlli e senza limiti), il dittatore tedesco, non condizionato dai timori dei suoi concittadini, anzi sorretto dalla loro infatuazione, poteva buttare ogni volta sul tappeto – ed in modo credibile, dato lo stato d’animo del popolo tedesco – la minaccia di un ricorso alle armi”” (pag 66-67) (a) C.G. Jung racconta che già nel 1918, al termine della prima guerra mondiale, i sogni di molti tedeschi rivelavano la presenza di una potente spinta «dionisiaca», che si preparava ad invadere il conscio, e che spiega gli sviluppi politici della Germania negli anni successivi [Carl Gustav Jung, ‘Psicologia e religione’, Ed. Comunità, Milano, 1948, pp. 38-9] (pag 66-67)”,”QMIx-333″
“GAMBINO Luigi”,”Enrico Caterino Davila, storico e politico.”,”‘Enrico Caterino Davila (30 ottobre 1576 : 26 maggio 1631) è stato uno storico e diplomatico italiano. Nato a Piove di Sacco, vicino a Padova, proveniva da una famiglia nobile spagnola. Suo padre, Antonio Davila, era il Gran Contestabile di Cipro. Enrico fu portato in Francia nel 1583, dove divenne paggio della regina Caterina de’ Medici. Partecipò alle guerre civili francesi e, dopo il loro termine nel 1598, tornò a Padova nel 1599. Davila è noto soprattutto per la sua opera “”Historia delle guerre civili di Francia””, completata nel 1630. Quest’opera, basata su una conoscenza diretta degli eventi e delle personalità coinvolte, è considerata una fonte ricca di informazioni sul periodo delle guerre di religione in Francia. Davila fu assassinato nel 1631 mentre si recava a Cremona per assumere un incarico governativo per conto della Repubblica di Venezia’ (f. copil.) (pagine di gran parte del testo ancora da tagliare)”,”BIOx-003-FMB”
“GAMBINO Luigi”,”I politiques e l’idea di sovranità (1573-1593).”,”Importanti i riferimenti a Jean Bodin Anche la concezione dello Stato misto non si sottrae alla critica di Jean Bodin Concezione stato ugonotta (pag 68-70)”,”FRAG-002-FMB”
“GAMBLE Andrew”,”Friedrich A. von Hayek.”,”””Ogni ordine sociale si basa su un’ ideologia”” (F. A Hayek, Legge, legislazione e libertà). (pag 9) “”Hayek è sempre stato un non-specialista.”” (pag 9) “”Una delle tesi più interessanti di Hayek è quella secondo cui la civiltà moderna dipende – dal punto di vista sia intellettuale che pratico – dall’ astrazione; di conseguenza, la civiltà moderna è minacciata da sistemi di pensiero che negano l’ astrazione. L’idea così avanzata da Hayek è connessa alla concezione di ordine spontaneo e alla tesi dei limiti della ragione umana: tutti e due temi della massima importanza nella sua opera. In tutti i suoi scritti, Hayek parla del socialismo come di una rivolta contro la ragione, che mette in pericolo le conquiste della civiltà occidentale perché all’ oscuro di quanto ha dato i natali a quest’ultima””. (pag 79) “”Acton, Tocqueville e Burckhardt sono dunque i tre santi patroni della Internazionale liberale di Hayek. Ciò che essi hanno in comune, stando a Hayek, è l’ accento posto sul potere come l’ archetipo di ogni male, la contrapposizione a ogni forma di centralismo e una predilezione per gli stati che sono a un tempo di piccole dimensioni e multinazionali””. (pag 217)”,”ECOT-123″
“GAMMAGE R.G.”,”History of the Chartist Movement, 1837 – 1854.”,”Classi sociali aristocrazia, classe media, radicali, Associazioni classe operaia, questione sociale, inizio campagna per la Carta, dimostrazioni città, progresso ed estensione movimento, petizione nazionale, ruolo governo, stampa, democratici, repressione, Lega contro leggi sul grano, movimento pro libero scambio, opposizione cartista al libero scambio, meetings, insurrezione Galles, elezioni generali 1841, rivoluzione francese 1848, dirigenti movimento cartista, ‘People’s Papers’, processi.”,”MUKC-001″
“GAMMAGE R.G.”,”History of the Chartist Movement, 1837 – 1854.”,”Classi sociali aristocrazia, classe media, radicali, Associazioni classe operaia, questione sociale, inizio campagna per la Carta, dimostrazioni città, progresso ed estensione movimento, petizione nazionale, ruolo governo, stampa, democratici, repressione, Lega contro leggi sul grano, movimento pro libero scambio, opposizione cartista al libero scambio, meetings, insurrezione Galles, elezioni generali 1841, rivoluzione francese 1848, dirigenti movimento cartista, ‘People’s Papers’, processi.”,”MUKC-002″
“GAMOW George”,”Trent’anni che sconvolsero la fisica. La storia della teoria dei quanti.”,”GAMOW George è un fisico teorico, scrittore e divulgatore (Odessa 1904-). Si è trasferito in Occidente, dopo aver insegnato a Parigi e a Londra, negli Stati Uniti, Università del Colorado, Boulder.”,”SCIx-296″
“GAMOW George”,”Trent’anni che sconvolsero la fisica. La storia della teoria dei quanti.”,”George Gamow, ben noto anche al pubblico italiano, sia come illustre fisico teorico, sia come scrittore e divulgatore, è nato a Odessa, in Russia, nel 1904. Laureatosi all’Università di Leningrado nel 1928, lavorò a Copenhagen con Bohr nel 1928-29 e a Cambridge (Inghilterra) con Rutherford. Ha dato molti importanti contributi alla fisica teorica, tra l’altro studiando il meccanismo di emissione delle oarticelle alfa dagli atomi radioattivi, suggerendo il modello a goccia per i nuclei degli elementi pesanti. Si è occupato di astrofisica, proponendo la teoria dell’origine termonucleare dell’energia solare; è uno dei sostenitori della teoria del Big Bang, cioè dell’origine dell’universo da un’esplosione iniziale. Ha studiato il codice genetico proponendo un modo di decifrarlo. Lasciata definitivamente la Russia nel 1933, ha insegnato a Parigi, a Londra e infine negli Stati Uniti di cui è cittadino dal 1940. Dal 1956 è professore di fisica all’Università del Colorado, Boulder.”,”SCIx-128-FL”
“GANAPINI Luigi”,”Il nazionalismo cattolico. I cattolici e la politica estera in Italia dal 1871 al 1914.”,”La religione forza delle nazioni (pag 106) GANAPINI Luigi è nato a Milano nel 1939, laureato in lettere, lavora (1970) presso l’ Istituto per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia, come collaboratore e in un gruppo di studio per la storia d’ Italia tra il 1943 e il 1945. Ha scritto un saggio per il volume ‘1919-1926. Dopoguerra e fascismo’ (Laterza, 1965). Fondo RC “”Ma il richiamo alla politica leoniana lanciato dai gesuiti era ben debole, di fronte al cumulo di accuse rovesciato contro la nazione fedifraga dai settori più accesamente intransigenti, che dalla rottura tra Vaticano e Francia traevano la sensazione di un isolamento senza uscita. “”Non ci si muoverà rimprovero, crediamo, di occuparci troppo degli affari di Francia. E’ proprio il paese classico del fallimento di tutte quante le promesse del liberalismo e dello smascheramento delle mire del socialismo””. Così l’ “”Unità cattolica””, che trovava nella polemica antifrancese materia per aprire una serrata requisitoria contro chi cercava contatti od aperture col mondo moderno e con le ideologie che esso esprimeva: ‘Un po’ alla volta, anche i più restii si convincevano che tutto il gran dramma del liberalismo con gli annessi e i connessi del patriottismo e del laicismo, non è altro che un lungo, feroce, diabolico attentato contro la Chiesa e contro i cattolici. Francia e Spagna, Portogallo e Italia si danno la mano, auspice la massoneria, in uno sforzo comune contro il papato.”” E nel 1902, essa prendeva spunto dalla sconfitta elettorale cattolica in Francia per invitare “”i nostri confratelli di stampo ‘moderno’ a contemplare l’ inanità del parlamentarismo e la pernicie del suffragio universale”” (1).”” (1) Unità cattolica, 2 maggio 1902 Fondo RC”,”ITQM-130″
“GANAPINI Luigi”,”La repubblica delle camicie nere. I combattenti, i politici, gli amministratori, i socializzatori.”,”GANAPINI Luigi (1939) è professore associato di storia contemporanea all’ Università di Bologna. Tra i suoi saggi ‘Il nazionalismo cattolico’ (Laterza, 1970) e ‘Una città, la guerra’ (1939-1951). Ha collaborato a molte opere collettanee tra cui ‘Operai e contadini nella crisi italiana del 1943-44′ (1974). E’ membro del Comitato direttivo dell’ Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia e direttore scientifico dell’ Istituto milanese per la storia dell’ età contemporanea. “”La violenza delle camicie nere in armi appare, e molto spesso è, gratuita e dettata dalla paura dell’isolamento, dalla sensazione della catastrofe che non si può fronteggiare, ma non eguaglia l’arida spietata violenza tedesca. Lo stesso giorno in cui si spedisce a Costa la lettera del patriottico e zelante cittadino, Parini riceve anche – in traduzione e per consocenza – una lettera del comandante tedesco in risposta alle proteste elevate presso il Capo provincia dal podestà di Robecco sul Naviglio (comune a una ventina di chilometri da Milano, sulla strada per il Ticino) per la strage che il 20 luglio 1944 tedeschi e militi della “”Muti”” hanno compiuto in località Chiappana di Corbetta come rappresaglia per l’uccisione di un militare delle SS tedesche: “”E’ con grande meraviglia che apprendo come il Podestà di Robecco, dopo tutti i precedenti, abbia intrapreso una azione di intervento (presso il Capo provincia). Dalla completezza della pratica inviatami devo ritenere che il Podestà non è oberato di lavoro se ha trovato il tempo d’intervenire e quindi sarebbe anche egli idoneo al lavoro obbligatorio in Germania. Malgrado il mio colloquio, non sembra al podestà chiaro che si tratta di una misura punitiva, la quale colpisce colpevoli e innocenti e di conseguenza la liberazione anche di uno solo dei nominativi prescelti costituirebbe precedente di debolezza. La punizione applicata non ha nessun rapporto con l’uccisione di un appartenente alle SS: non ho applicato una più severa punizione solo per non creare maggior fermento in quella regione. Qualora si verificasse un altro incidente del genere posso sin d’ora dirle che le punizioni saranno molto più severe e che maggiori innocenti saranno colpiti essendo per molto problematica l’innocenza della popolazione””.”” (pag 320)”,”ITAF-241″
“GANAPINI Luigi POZZOBON Martino MARI Roberto GUIZZI Febo SANTI Ettore RUGAFIORI Paride SAPELLI Giulio”,”La ricostruzione nella grande industria. Strategia padronale e organismi di fabbrica nel Triangolo 1945-1948.”,”GANAPINI L. e altri”,”ITAE-268″
“GANAPINI Luigi”,”Giorni di tarda estate. Guerra civile nell’Italia del duce.”,”Luigi Ganapini (1939) ha insegnato nelle Università di Trieste e di Bologna ed è stato collaboratore dell’Istituto Ferruccio Parri e direttore dell’Istituto di storia dell’età contemporanea di Sesto San GIovanni (Milano). Ha pubblicato tra l’altro ‘Il nazionalismo cattolico’ (1970), ‘La repubblica delle camicie nere’ (Milano, 1999), ‘Voci dalla guerra civile. Italiani nel 1943-45’ (2012). Con A. De Bernardi ha pubblicato ‘Storia dell’Italia unita’, Milano, 2010. Per Bfs ha curato con M. Antonioli ‘I sindacati occidentali dall’800 a oggi in una prospettiva comparata’ (1995). Da giovani che rifiutavano la guerra a disertori, a partigiani “”E tra la scelta individuale e l’infiammarsi collettivo della guerriglia ci fu una gamma di esperienze che rivelano ancor oggi aspetti sempre nuovi, via via che emergono alla memoria. Perché la guerriglia pare essere costruita apprima da azioni spontanee – disarmo di soldati tedeschi per procurarsi le armi, poi i sabotaggi, poi gli attentati a singoli o a gruppi, gli attacchi a presidi – che solo gradualmente si inserirono nella tela che i gruppi politici andavano tessendo. E che divennero infine parte del rifiuto popolare verso la guerra, prima, e verso la Repubblica poi, quando si dispiegò a pieno l’impegno repressivo della Rsi – che voleva uomini per le sue forze armate. «I bandi fascisti li avevano fatti disertori; e le minacce di morte partigiani», ricordava Franco Fortini: riassumendo un percorso privo di afflato ideologico ma aderente alle esperienze dei più (6)”” (pag 114) [(6) F. Fortini, ‘Sere in Valdossola’, Venezia, Marsilio, 1985 (1963), p. 192]”,”ITAR-368″
“GANCI Massimo S.”,”L’ Italia antimoderata. Radicali, repubblicani, socialisti, autonomisti dell’ Unità a oggi.”,”GANCI Massimo S. è nato a Palermo nel 1922. E’ ordinario di storia e filosofia nei licei e incaricato di storia del risorgimento (Facoltà di lettere Univ. Palermo). Ha scritto per ‘Movimento operaio’, ‘La rivista storica del socialismo’, ‘Studi storici’, ‘Problemi del socialismo’. E’ autore tra l’ altro di ‘Democrazia e socialismo in Italia’, Carteggi di Napoleone Colajanni’ (Feltrinelli). “”Negli anni successivi l’ orizzonte di Colajanni si allarga. In Settentrionali e Meridionali egli comincia a mettere in evidenza la “”componente politica”” della questione meridionale. Fu il fattore politico, egli sostiene, che in Sicilia “”eliminò la giustizia nei rapporti sociali, educò al servilismo ed alla prepotenza, rese fatale la ribellione e la vendetta come unico correttivo; arrestò ogni sviluppo della cultura intellettuale; rinforzò e creò dove non esisteva l’ influenza del fattore economico””. Triste stato di cose dovuto all’ opera nefasta della classe dirigente nazionale che aveva considerato e considerava il Mezzogiorno come terra di conquista ed aveva reso l’ unità d’ Italia sinonimo di conquista piemontese.”” (pag 167)”,”ITAB-210″
“GANCI Massimo G.”,”I fasci dei lavoratori (Saggi e documenti)”,”””Si tenga presente, infine – ed è questa la considerazione più grave – che la censuazione dei demani pubblici e dei beni ex-ecclesiastici ‘non intaccò minimamente il latifondo e non fondò una piccola proprietà in Sicilia, in quanto i terreni lottizzati e venduti dallo Stato italiano furono acquistati dai grandi terrieri o dai gabelloti.”” (pag 99) “”Sin dal 1877 Leopoldo Franchetti notava che “”la legislazione italiana, in generale, ed il modo in cui viene applicata, sono tali che, da un lato, la classe proletaria viene per un verso data in assoluta balìa della classe abbiente e, dall’ altro, una porzione di quest’ultima ed anche la minore, può impadronirsi dell’ autorità in modo da spadroneggiare senza controllo alcuno””. E’ il contadino, il bracciante affamato, che deve pagare nella misura maggiore; è lui che deve sanare il ‘deficit’ provocato nelle finanze del comune delle spese spagnolesche di amministrazioni incoscienti””. (pag 118-119)”,”MITT-249″
“GANCI Salvatore Massimo, a cura; Lettere di Edoardo PANTANO Arcangelo GHISLERI Benoît MALON Karl KAUTSKY Leonida BISSOLATI Alberto MARIO Felice CAVALLOTTI Filippo TURATI Mario RAPISARDI Enrico FERRI Camillo PRAMPOLINI Giovanni BOVIO Romeo CANDELARI Maffeo PANTALEONI Vilfredo PARETO Rosaio Garibaldi BOSCO”,”Democrazia e socialismo in Italia. Carteggi di Napoleone Colajanni: 1878-1898.”,”Lettere di Kautsky (pag 129-137) Progresso e ricorso. “”La mia opinione sullo sviluppo dell’umanità si rifà sino ad un certo punto alla ‘dialettica’ di Hegel, senza peraltro che io condivida il misticismo e l’idealismo di questo filosofo. Fondandomi sugli sviluppi della storia sono giunto alla convinzione che l’umanità sotto alcuni aspetti – non certamente tutti – ritorni nuovamente nel corso del suo sviluppo al suo punto di partenza, benché ad un ‘livello più alto’. Originariamente l’uomo era comunista, l’uomo e la donna erano eguali. Lo sviluppo tecnico ha annullato questa condizione, creando la proprietà privata. Ma oggi, lo sviluppo tecnico è giunto ad un punto tale ce esso – quale industrialismo e capitalismo – genera in sé i mezzi di produzione socialisti e conseguentemente il comunismo e la parità tra l’uomo e la donna. In un certo senso, ciò rappresenta indubbiamente un ricorso, ma un ricorso sul tipo della chiocciola (). Nel ricorso si giunge più in alto di quanto non lo si fosse all’inizio. Abbiamo superato il comunismo del ‘focolare’, e giungiamo al comunismo (o collettivismo, se preferisce) del genere umano. La proprietà privata, quale anello intermedio, ha creato i rapporti tra i singoli ceppi e tra le singole nazioni. Il capitalismo ha spezzato l’antico esclusivismo delle comunità e dei popoli ed ha introdotto l’internazionalità. Il comunismo dell’uomo primordiale era esclusivo, limitato al suo focolare. Chi era al di fuori del suo focolare, era suo nemico. Il comunismo odierno è internazionale, considera tutti gli uomini come fratelli. In breve, ho esposto questi concetti nel mio articolo ‘Gli impulsi sociali nel «mondo umano», apparso sulla ‘Neue Zeit’ di questo anno (8). Se non conosce ancora l’articolo, glielo mando volentieri. È uscito il libro di Morgan (9), sul quale richiamo la sua attenzione: ‘Ancient Society’. Fra poche settimane uscirà sullo stesso tema un opuscolo di Engels dal titolo: ‘L’origine dello Stato, della famiglia e della proprietà’. Quest’opuscolo è del massimo interesse. Come ho visto dal suo libro [‘In socialismo’, ndr], è apparso ora a Milano il mio libro sull”Aumento demografico’. Purtroppo non l’ho ancora avuto in visione. Scriverò comunque all’editore di mandarmene alcuni esemplari. (…)”” [Dalla lettera di K. Kautsky a N. Colajanni del 30 agosto 1884] [(in) ‘Democrazia e socialismo in Italia. Carteggi di Napoleone Colajanni: 1878-1898’, a cura di Salvatore Massimo Ganci, Feltrinelli editore, Milano; 1959] [() in italiano, tra parentesi, nel testo; (8) L’articolo in questione apparve sulla ‘Neue Zeit’ in tre puntate, nei n. 1,2,3 del 1884; (9) Lewis Henry Morgan, antropologo americano di tendenze positivistiche (1818-1881); (10) V. il carteggio Bissolati]”,”MITS-478″
“GANDHI M.K.”,”La voce della verità.”,”GANDHI sull’ uso delle macchine: D. “”Vedo che lei è contro quest’ età delle macchine””. R. Affermare questo è fare una caricatura delle mie opinioni. Non sono contro le macchine in quanto tali: sono totalmente avverso a farcene dominare””. “”Lei non industrializzerebbe l’ India?”” Si che lo farei, ma secondo il mio significato del termine. Bisognerebbe riportare in vita le comunità di villaggio. I villaggi indiani producevano e fornivano alle cittadine e alle città indiane tutto ciò di cui avevano bisogno. L’ India si impoverì quando le nostre città divennero mercati stranieri e cominciarono a prosciugare i villaggi scaricandovi scadenti prodotti a basso costo provenienti da terre straniere””. (pag 235-236)”,”INDx-050″
“GANDHI Mahatma, a cura di C.F. ANDREWS”,”Autobiografia.”,”””Questa lezione si impresse così indelebilmente nel mio animo che in vent’anni di attività legale buona parte del mio tempo fu spesa nel conciliare centinaia di liti. Non vi persi niente, neppure danaro, e certamente non la mia anima.”” (pag 142) “”Il libro di Tolstoi: Il regno di Dio è in voi, mi fece una impressione profondissima. Di fronte alla indipendenza di questo pensiero, alla profonda moralità e alla sincerità di questo libro tutti quelli datimi da Coates mi sembrarono naufragare nell’ oceano delle cose insignificanti. Se fui in quel tempo sempre più interessato alla causa della comunità indiana, capisco che il mio intimo movente era il desiderio di realizzare me stesso. Avevo adottato questa religione del servire, perché sentivo che Dio non poteva esser raggiunto che servendo””. (pag 148)”,”INDx-071″
“GANDHI M.K.”,”Buddismo, Cristianesimo, Islamismo. Le mie considerazioni.”,”GANDHI Mohandas Karamchand detto il Mahatma (grande anima) nacque in India nel 1869. Dal 1893 al 1914 visse in Sudafrica dove lottò per i diritti civili degli indiani sperimentando quei metodi non violenti che vrebero reso celebre in tutto il mondo: Nel 1921 lanciò la grande campagna di disobbedienza civile contro le autorità inglesi che, dopo 25 anni, portò l’ India all’ indipendenza. Morìnel 1948 vittima di un fanatico indù. “”Considero senz’altro l’ Islam una delle religioni ispirate, quindi anche il Sacro Corano un libro ispirato e Maometto uno dei profeti. Ma la stessa cosa penso dell’ Induismo, del Cristianesimo, dello Zoroastrismo, religioni anch’esse ispirate. Di molte altre si sono già dimenticati i nomi, per la semplice ragione che tali religioni e tali profeti erano legati alle particolari epoche e comunità per le quali erano sorte. Alcune delle religioni principali sopravvivono ancora. Dopo uno studio il più accurato possibile di tali religioni, sono giunto alla conclusione che, se è opportuno e necessario scoprire una sottesa unità fra tutte le religioni, occorre procurarsi un passe-partout: quello della verità e della non violenza””. (pag 85)”,”RELx-041″
“GANDHI M.K.”,”Buddismo, Cristianesimo, Islamismo. Le mie considerazioni.”,”GANDHI Mohandas Karamchand detto il Mahatma (grande anima) nacque in India nel 1869. Dal 1893 al 1914 visse in Sudafrica dove lottò per i diritti civili degli indiani sperimentando quei metodi non violenti che vrebero reso celebre in tutto il mondo: Nel 1921 lanciò la grande campagna di disobbedienza civile contro le autorità inglesi che, dopo 25 anni, portò l’ India all’ indipendenza. Morìnel 1948 vittima di un fanatico indù. “”Considero senz’altro l’ Islam una delle religioni ispirate, quindi anche il Sacro Corano un libro ispirato e Maometto uno dei profeti. Ma la stessa cosa penso dell’ Induismo, del Cristianesimo, dello Zoroastrismo, religioni anch’esse ispirate. Di molte altre si sono già dimenticati i nomi, per la semplice ragione che tali religioni e tali profeti erano legati alle particolari epoche e comunità per le quali erano sorte. Alcune delle religioni principali sopravvivono ancora. Dopo uno studio il più accurato possibile di tali religioni, sono giunto alla conclusione che, se è opportuno e necessario scoprire una sottesa unità fra tutte le religioni, occorre procurarsi un passe-partout: quello della verità e della non violenza””. (pag 85)”,”INDx-003-FV”
“GANDINI Mario”,”La caduta di Varsavia. Dalle steppe russe alla linea gotica.”,” “”E’ meraviglioso riposare così fuori dal mondo, e fuori del tempo anche. Secoli, secoli veri fatti di cento anni messi in fila. Primavera 1843, un secolo. Primavera 1743, due secoli. Primavera 1643, tre secoli. Perché era proprio così il caro Shgun, senza il segno del tempo nelle cose. Nienet che non vi fosse già secoli prima, niente proprio. Le isbe di tronchi, i molini di tronchi, la chiesa di tronchi, i pozzi, i ponti, tutto da secoli. Un villaggio pidocchioso e sereno dove non mancava niente e la civiltà non aveva senso. La terra e le bestie erano lì da millenni a sfamare le generazioni; l’acqua era nei pozzi dai primi giorni del sole; le balalajke e la vodka si perdevano nelle leggende, dalla prima volta che un uomo aveva avuto voglia di cantare e di ubriacarsi; le asce erano antiche come le foreste; infiniti anni di patina e di tarli avevano reso preziose le icone; le donne di vent’anni erano giovani e fresche da quando la terra aveva cominciato a girare. Che senso poteva avere la civiltà, per il villaggio Shgun? Noi avremmo potuto capitar lì durante la ritirata di Napoleone, e sarebbe stato uguale; oppure al tempo di Caterina o dei primi atamani, ed anche uguale; sempre uguale, da quando il primo uomo aveva inchiodato delle travi e detto è un’isba, e inchiodate altre travi e detto è un molino a vento, ed altre travi e detto è un ponte, e poi detto tutto questo è il villaggio Shgun””. (pag 120-121)”,”VARx-285″
“GANDINI Jean-Jacques”,”Aux sources de la révolution chinoise. Les anarchistes. Contribution historique de 1902 à 1927.”,”GANDINI Jean-Jacques”,”MCIx-059″
“GANDINI Mario”,”La caduta di Varsavia.”,”‘Le note romantiche a appassionate de ‘La caduta di Varsavia’ di Chopin sembrano ispirare la decisione di due ragazzi italiani che hanno “”fatto le ossa”” in Ucraina e che dopo l’armistizio del ’43 vogliono continuare a combattere come i polacchi, che non si arresero mai. Immediatamente dopo, la musica suadente del pianoforte viene soverchiato dal canto di ‘Le donne non ci vogliono più bene’ e’Decima, flottiglia nostra’: è la repubblica di Salò. Questo sconcertante libro, scritto con grande coraggio e per la prima volta senza odio di parte, illustra i pensieri, talvolta un po’ confusi, di una gioventù che, scaraventata in una guerra impari, in scenari lontani e ostili, tra gente straniera quale la russa, ma accomunata da uno stesso fondo di umanità (talvolta così toccante da indurre quasi a un mutamento di vita) fu costretta poi, tornata in patria, a scegliere la propria strada in solitudine e senza guida’ (risvolto di copertina)”,”QMIS-061-FGB”
“GANDOLFI Raffaele”,”I fiduciari di fabbrica. L’attività degli operai comunisti all’interno del sindacato fascista a Bologna.”,”Contiene dedica autore GANDOLFI Raffaele di famiglia artigiana è nato a Rubizzano (Bologna) nel 1913. Tornitore in varie fabbriche è entrato all’inizio degli anni 1930 in contatto con l’organizzazione comunista locale. Ha svolto attività nel sindacato fascista e venne eletto “”fiduciario di fabbrica”” per operare dall’interno contro il regime.”,”MITT-271″
“GANDOLFI Andrea GANDOLFI Giuliano a cura”,”La Grande Guerra – I ‘profeti’ – Gli anni tra le due guerre – La Seconda guerra mondiale – La spada – Lo scudo – L’incursione – Finis belli.”,”””Harris [Sir Arthur Harris, principale artefice del Comando bombardieri inglese], tetragono nei suoi convincimenti, nelle sue Memorie, pubblicate nel 1947 col titolo ‘Bombing Offensive’ sostiene che, se il Command avesse avuto nel 1943 le forze disponibili nell’anno successivo, la Germania sarebbe stata: “”(…) sconfitta direttamente dai bombardamenti””. Molti critici sostennero che il costo umano e di materiali, era stato esorbitante a fronte dei risultati ottenuti e che poteva essere destinato al potenziamento di altre forze; abbandonando la guerra aerea lo sbarco in Normandia avrebbe potuto effettuarsi un anno prima. Altri, invece, che la distruzione della Germania avrebbe portato a grandi difficoltà di ricostruzione dell’economia nel dopo guerra, come era avvenuto nella Grande Guerra. Se ne fece interprete Fuller: “”[I bombardamenti strategici] furono un insuccesso costoso, perché non solo prolungarono la guerra ma annientariono tutte le basi eventuali della pace””. Secondo Jörg Friedrich: “”Il personale inglese impegnato nella guerra aerea nel tempo arrivò alla cifra di 1.800.000 unità (…) circa la metà delle spese belliche della Gran Bretagna fu assorbita dalla RAF””. I fautori del potere aereo avevano invece l’assoluta certezza, basandosi sul crollo del fronte interno tedesco nella Grande Guerra, che lo stesso sarebbe avvenuto nella seconda. Si enfatizzava con il ricorso ai bombardamenti il carattere utilitarista, la riduzione della durata della guerra, con un costo minore di vite umane. Le querelles furono estenuanti ed ancora oggi non sono finite. Nessuna operazione militare scatenò nel tempo la vastissima serie di giudizi, polemiche, critiche e diatribe basate principalmente su canoni morali”” (pag 58) … finire (pag 58-59) Il Sistema Museale di Iola di Montese è gestito dal Gruppo Culturale Il Trebbo, un’associazione culturale non a scopo di lucro divenuta nel 2019 Associazione di Promozione Sociale. Nata nel gennaio del 1988 con l’obbiettivo di “”coltivare mediante incontri, conferenze, pubblicazioni, filmati, raccolte fotografiche etc. tutto ciò che può essere utile a documentare e riportare alla memoria la storia e la cultura della nostra terra””. La pubblicazione di libri e la gestione del museo fin dalla sua nascita nel 1992 ha permesso alle attività di spaziare in vari campi, dalla ricerca storiografica alla valorizzazione di memorie orali, nelle attività didattiche ed educative rivolte alle scuole, alla promozione e gestione di visite sul territorio valorizzandone l’aspetto storico-culturale in ambito turistrico, all’organizzazione di eventi culturali. L’incontro con i fratelli Gandolfi, appassionati di storia militare, avvenuto nel 2001 ha ampliato sostanzialmente il quadro di riferimento anche museale, espandendolo nell’ambito degli avvenimenti legati al periodo della seconda guerra mondiale che hanno visto il territorio interessato dai combattimenti tra la 5a armata e l’esercito tedesco.”,”QMIS-275″
“GANDOLFO Giampaolo CACCAMO Domenico MARCHESANI Piero FERRARI Silvio DELL’AGATA Giuseppe MAZZONI Bruno”,”L’Europa ritrovata. Corso di lezioni organizzato dalla Consulta regionale per i problemi dell’unificazione europea.”,”””La Russia, come ho detto, fu in Europa la potenza egemone fino alla sconfitta nella guerra di Crimea (1853-56) che contrappose la sola Russia all’ Impero Ottomano, la Francia, l’Inghilterra, con l’appoggio di un corpo di spedizione piemontese. Fu il crollo di una Russia che sembrava invincibile”” (pag 19) (G. Gandolfo)”,”EURC-140″
“GANDOLFO Giancarlo”,”Corso di economia internazionale. La teoria pura del commercio internazionale. Vol. I.”,”Giancarlo Gandolfo è professore ordinario internazionale presso la Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Roma La Sapienza.”,”ECOT-182-FL”
“GANDOLFO Giancarlo”,”Elementi di economia internazionale.”,”Giancarlo Gandolfo è professore ordinario internazionale presso la Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Roma La Sapienza.”,”ECOT-228-FL”
“GANGULY Sumit a cura; saggi di Robert M. HATHAWAY Stephen Philip COHEN Ashley J. TELLIS John W. GARVER Deepa OLLAPALLY Jean-Luc RACINE P.R. KUMARASWAMY Sunila KALE”,”India as an Emerging Power.”,”Saggi di Robert M. HATHAWAY Stephen Philip COHEN Ashley J. TELLIS John W. GARVER Deepa OLLAPALLY Jean-Luc RACINE P.R. KUMARASWAMY Sunila KALE. La lunga linea logistica tra Sichuan e Gansu è più vulnerabile all’ interruzione. La via che collega i centri economici in India e il cuore del Tibet è meno impervia di quella, a parità di distanza, che collega i centri economici cinesi al Tibet. Il risultato attuale dello scontro del 1962 non derivava dal fatto che vi fossero vantaggi solamente a favore della Cina. Esso fu, piuttosto, dovuto al fatto che la Cina aveva leader politici e militari che coglievano qualsiasi vantaggio potesse avere la Cina, mentre l’ India aveva dei leaders inetti nella loro indifferenza alle realtà delle operazioni militari. (pag 127)”,”INDx-053″
“GANGULY Sumit”,”Storia dell’India e del Pakistan. Due paesi in conflitto.”,”Sumit Ganguly insegna Cultura e civilizzazione indiana e Scienze politiche presso l’Indiana University, di cui dirige l’India Studies Institute. “”Ma vi era anche un imperativo strategico: il Pakistan sarebbe stato più difendibile se l’intero stato del Jammu e Kashmir fosse stato nel suo ambito. Perseguendo queti obiettivi, la leadership rimase fondamentalmente ostile allo status quo e cercò di sfruttare qualsiasi opportunità per esercitare una pressione diplomatica o militare sull’India affinché cedesse terreno sulla quesitone del Kashmir. Ma il fallimento sul terreno diplomatico e multilaterale portò i leader pachistani a formulare diverse strategie per strappare militarmente il Kashmir dall’India. In questi frangenti essi esibirono spesso il consueto “”falso ottimismo””, esagerarono il sostegno di potenziali alleati e gonfiarono la propria immagine sulla base di inferenze dubbie e fallaci. L’India, d’altra parte, rimase ugualmente determinata a mantenere il Kashmir per dimostrare di essere un paese laico (32). Ignorò le richieste del Pakistan e rinsaldò fortemente la sua presa sullo stato. Queste antitetiche strategie posero i due stati in rotta di collisione, indirizzandoli verso una nuova guerra nel 1965″” (pag 35) (32) Per una discussione della teoria e della pratica del laicismo in India vedi D.E. Smith, op. cit.”,”PAKx-018″
“GANGULY S. M.”,”Leftism in India. M.N. Roy and Indian Politics 1920-1948.”,”Dr. S.M. Ganguly (b. 1928) is the Librarian of the Rabindra Bharati University, Calcutta. In Addition to studies in professional field, he nourishes a passion for pursuits in history and politics. His writings include a book entitled Bangalir Rastrachinta: Rammohun theke Maaabendranath (in Bengali) and varius articles contributed to different journals. Preface, Abbreviations, Introduction, Select Bibliography, Index,”,”MASx-001-FL”
“GANKIN Olga Hess FISHER H.H.”,”The Bolsheviks and the World War. The Origin of the Third International.”,”Un capitolo (IV) dedicato interamente alla Conferenza di Zimmerwald, ed un altro (V) alla Conferenza di Kienthal Lenin and the Imperialist Economism of the Bukharin-Piatakov group (pag 223-236 The Imperialist Pirate State (Bukharin’s Idea of the State and the Correct Attitude of the Workers toward It) (pag 236-239) La controversia tra bolscevichi e menscevichi posta all’attenzione dell’Ufficio dell’Internazionale Socialista (International Socialist Bureau) per svolgere un arbitrato, sotto la presidenza di Bebel, non giunge a nessuna conclusione. L’ISB chiede a Plechanov la sua versione e continua a riconoscerlo come rappresentante russo persso l’ISB, nonostante la richiesta di revoca da parte di Lenin e dei bolscevichi (pag 30-31) (The International Socialist Bureau and the Menshevik-Bolshevik Controversy)”,”INTT-327″
“GANNON Martin J.”,”Global-Mente. Metafore culturali per capire 17 paesi.”,”Martin J. GANNON è docente di management e comportamento organizzativo internazionale all’Univ Maryland. Ha pubblicato numerosi saggi, ha insegnato in varie università europee e orientali ed è stato consulente di aziende private (tra cui la Chemical Bank e l’ Upjohn) e di agenzie governative US.”,”RAIx-005″
“GANSHOF Francois L. direzione generale di Pierre RENOUVIN”,”Histoire des relations internationales. Tome 1°. Le Moyen Age.”,”RENOUVIN è Prof alla Sorbona e membro dell’Institut de France. GANSHOF è Prof all’Univ di Gand, membro dell’Accademia Reale fiamminga delle scienze del Belgio. Corrispondente dell’ Institut de France.”,”RAIx-045 FRAA-025″
“GANSHOF Francois L. direzione generale di Pierre RENOUVIN”,”Histoire des relations internationales. Tome 1°. Le Moyen Age.”,”RENOUVIN è Prof alla Sorbona e membro dell’Institut de France. GANSHOF è Prof all’Univ di Gand, membro dell’Accademia Reale fiamminga delle scienze del Belgio. Corrispondente dell’ Institut de France.”,”RAIx-086″
“GANSHOF Francois L.”,”El feudalismo. Titolo originale: Qu’est-ce que la feodalitè?”,”GANSHOF Francois L., medievalista belga, è stato professore all’ università di Gant.”,”EURx-134″
“GAPANOVITCH J.J.”,”Introduction a l’ histoire de la Russie. Historiographie russe (hors de la Russie).”,”GAPANOVITCH J.J. era professore all’ Università di Tsing-Hua (Peiping). “”Due pubblicazioni recenti, quelle di Pokrovski e di G. Vernadsky, che sono anche delle opere d’ insieme di storia russa, hanno un anche un tutt’ altro carattere rispetto a quelle analizzate fino ad ora. Esse si indirizzano ad un gruppo speciale di lettori, politico (Pokrowski) o nazionale (Vernadsky), e naturalmente affrontano in modo nuovo i fatti della storia russa, ed è precisamente là (non nel loro contenuto, ma nelle loro visioni) che risiede il loro interesse. Esse meritano dunque attenzione (o la pretendono) specialmente da punto di vista metodologico””. (pag 92)”,”RUSx-110″
“GARAUDY Roger”,”I miti fondatori della politica israeliana.”,”Articolo apparso su Il caso Garaudy. Zone d’ombra e montature di Philippe Videlier* Un filosofo marxista convertito all’islam, autore di un libro pubblicato dalla casa editrice “”negazionista”” diretta da due ex gauchistes, citato in giudizio per il reato di negazione dei crimini contro l’umanità, riceve il sostegno di un abate, fondatore di un’associazione solidaristica. Come ai tempi dell’affaire Dreyfus, un antisemitismo proveniente dai più diversi orizzonti continua a diffondere il proprio veleno, a più di cinquant’anni dallo sterminio degli ebrei d’Europa. Nel corso di una conferenza stampa lI’aprile scorso Roger Garaudy, reduce alle più diverse esperienze ma noto sorattutto come ex stalinista è apparso nei 1loni del Grand Hotel delia rue Scribe a arigi, accompagnato da Jacques Vergès, ià avvocato di Klaus Barbie, noto per la sua predilezione per le cause allo zolfo. Questa lo è senz’altro: la promozione di un’opera negazionista intitolata I miti fonndatori della politica israeliana, che porta in copertina il nome di Garaudy. Ma Vergès, dall’alto della sua tribuna, esibiva un pegno non indifferente: una lettera di sostegno dell’Abbé Pierre, il santo papa degli esclusi, da tre decenni giustamente rispettato per la sua opera sociale. Sbalordimento. E turbamento nel monlo dell’associazionismo. L’effetto voluto era stato raggiunto. Chissà se il vecchio prete conosceva davvero le recenti frequentazioni del suo cinquantennale amico negli ambienti dell’estrema destra? Dal suo appartato ritiro aveva potuto rendersi conto che l’operazione Garaudy era stata preparata in segreto da molti mesi dalla setta negazionista che opera nell’ombra all’insegna de La Vieille Taupe? [La vecchia Talpa] Resta il fatto che malgrado i numerosi chiarimenti forniti dalla stampa, I’Abbé Pierre ha persistito nel suo malaugurato sostegno, facendo risorgere da una cultura cattolica premoderna i luoghi comuni lel più terribile antiebraismo. “”Che siano maledetti, se noi siamo cristiani””, proclamava nel 1896. all’epoca dell affaire Dreyfus, il quotidiano La Croix, che si fregiava della qualifica di giomale “”più antisemita di Francia””, rivendicando un’etichetta allora molto apprezzata. Negli anni 1880 l’Abate Chaboti canonico onorario di Angouleme e di Poitiers, autore dell’opera Les Juifs, nos maitres! Documents et développements nouveaux sur la question juive, pubblicato dalla Société générale des librairies catholiques nel 1882, collaborava al giornale L’Antisémitique, settimanale in vendita a 40 centesimi, per combattere la “”massoneria giudaica””, unita contro Gesù Cristo e la sua Chiesa (1). Ovunque, alla fine del secolo scorso, circolavano in effetti giornali, opuscoli, libelli, manifesti, volantini e oggetti vari che diffondevano il veleno dell’odio. Il marchese de Morès reclutava i gorilla della sua Ligue antisémitique tra i macellai della Villette. “”Diffidate degli ebrei, sono sempre traditori. Il giudeo ha tradito Dio. Il giudeo non è un francese, tradisce la sua patria. Fuori gli sporchi ebrei, spioni e ladri. Facciamolafinita con gli yupins””. Questo testo decorava una “”carta assorbente anti-giudeo”” stampata a Vésoul, con lo slogan “”La Francia ai francesi!””. Alla Camera, vari deputati si fregiavano dell’etichetta antisemita, e alcune proposte di legge che imponevano restrizioni all’accesso degli ebrei nell’amministrazione e nell’esercito raccolsero l’adesione di quasi duecento parlamentari (2). In questo clima, il 13 gennaio 1898 Emile Zola lanciò su L’Aurore il suo “”J’accuse!””, denunciando la macchinazione di una cricca di ufficiali disonesti che aveva condotto alla condanna di Alfred Dreyfus, “”questo sacrificio umano di uno sfortunato, di uno “”sporco ebreo””””! “”È un crimine fuorviare l’opinione pubblica, tuonava lo scrittore, strumentalizzare. al servizio di un progetto omicida, quest’opinione pervertita fino al delirio. E un crimine inltossicare i piccoli e gli umili, esasperare le passioni di rigetto e di intolleranza, nascondendosi dietro un odioso antisemitismo che sarà lafine della grande Francia liberale dei diritti umani, se non riuscirà a guarirne (3)””. I1 31 agosto di quello stesso anno, il tenente colonnello Henry, risultato colpevole di falso nell’affaire Dreyfus, si suicidava nella sua cella al Mont Valérien. Il 13 dicembre Edouard Drumont, celebre autore di La France Juive (1886) lanciò sul suo giornale La Libre Parole una sottoscrizione in favore “”della vedova e dell’orfano”” del defunto, contribuendo egli stesso con eento franchi. Fu quindi pubblicato, giomo per giomo, I’elenco dei sottoscrittori, con le loro annotazioni e l’ammontare degli oboli, in cui veniva alla luce una certa Francia che si agitava da dodici anni circa. “”Ero divenuto il portavoce di tutte le sofferenze senza voce, di tutti i muti dolori, di tutte le vittime passive, di tutti i rassegnati, di tutti gli sfruttati e turlupinati, che non sono nati per lottare e che non osano neppure gridare: Al ladro!””, spiegava il mestatore in uno scritto di poche nghe destinato a costruire la sua immagine davanti all’opinione pubblica. “”Ho avuto l’inesprimibile soddisfazione di sentire altre anime rispondere alla mia, proseguiva poi; migliaia di sconosciuti mi hanno scritto, mi hanno ringraziato dicendomi: Ah, che grande piacere ci ha fatto! (…) Grazie a Lei ora sappiamo dov’è la selvaggina da cacciare (4)…”” Così, su intere colonne e pagine, si manifestavano i pensieri prima rimossi che agitavano una tormentata fine secolo: “”Aulon (Mme), antisemita…O,25 Fr Aumont (Melle): Gli ebrei sono besue e canaglie…2 Fr. Aumont (Mme): Vorrebbe proprio cuocere un ebreo a fuoco lento…. 0.50 Fr… Bonner (Z), Bordenux: Per la Repubblica, la Francia e I’esercito, e per lo sterminio completo della razza ebraica, 10 fr Coulier(J.)…Engel, alsaziano: sterminiamo la marmaglia ebraica…2 fr.”” ecc. Sotto il titolo Monument Henry, il tutto fu raccolto per la posterità in un volume curato da un giornalista filo-Dreyfus. Georges Bensoussan, che si è dedicato all’archeologia del fantasma antisemita espresso negli elenchi de La Libre Parole, ricorda che mentre dal punto di vista sociologico si poteva discernere in questa Francia furiosamente razzista un conglomerato di artigiani e operai, di militari e di studenti, quella del “”Monument Henry, è anche una sottoscrizione clericale””. Un prete su cento ha sottoscritto qualificandosi col proprio titolo, e il giornale La Croix ha visto nell’iniziativa di Drumont “”un grande e confortante spettacolo, da cui sarebbe uscito uno dei raggi di luce destinati a restituire la pace alla Francia (5)””. Queste professioni di fede assassine, sottolinea Georges Bensoussan, non sono risuonate in qualche lontana contrada barbara insanguinata da lotte tribali, ma nella Francia repubblicana, senza incontrare ostacoli da parte della legge; e ciò pochissimo tempo dopo la celebrazione del primo centenario della grande rivoluzione emancipatrice. E nel 1938, a quarant’anni di distanza — il tempo in cui matura una generazione — Felix Lacointa ha potuto scrivere, su Le bloc anti-révolutionnaire: “”Dal deicidio in poi la nazione ebraica è il popolo maledetto””. un’eco fedele delle concioni de La Croix alla fine del secolo (6). “”Tutto è iniziato, per me, dall’orribile shock che mi ha colto quando, dopo anni di studi teologici, riprendendo per mio conto un po’di studi biblici, ho scoperto il libro diGiosuè. Poco prima ero già stato molto turbato dall'episodio di Mosè, che pure aveva portato le Tavole della legge in cui è detto: non uccidere; ma che poi ha ordinato il massacro di tremila persone del proprio popolo per aver adorato il vitello d'oro. Ma in Giosuè ho scoperto come fu realizzata (certo, raccontata secoli dopo l'evento) una vera e propria Shoa su tutta la vita esistente nella Terra promessa (7)"". A secoli e secoli di distanza, oltre il tempo e lo spazio, ecco come il richiamo a un frammento di letteratura sacra viene a stigmatizzare gli ebrei. Queste frasi inaudite, con le quali si cerca insidiosamente di giustificare le infamie del presente con l'evocazione di un testo biblico scritto mezzo millennio prima dell'inizio della nostra era, e riferito a un fatto avvenuto ancora cinquecento anni prima, sono tratte da una lettera dell'Abbé Pierre, redatta in un linguaggio talvolta oscuro, tinta di misticismo, ed esibita da Vergès a sostegno di Roger Garaudy. E l'Abate si lamenta. Evoca l'imperatore Costantino, I'alleanza con Dio e i ladri di automobili. Una campagna ben orchestrata Conoscendo attraverso la televisione la sua figura, il suo volto e i suoi gesti, lo si immagina mentre strizza gli occhi, la parola dolente, in atto di sgranare le sue ultime riflessioni: ""Roger, di tutto ciò sicuramente noi, vecchi entrambi, dobbiamo anco ra parlare, interrogare chi ne sa più di me. Ti prego di trarre da queste righe quasi illeggibili che leggeremo insieme al telefono laforza e l'amicizia della mia affettuosa stima e del mio rispetto per I'enorme lavoro del tuo nuovo libro. Confonderlo con quello che fu chiamato ""revisionismo"" è un'impostura, una vera e propria calunnia da incoscienti"". Si può addurre, a discolpa dell' Abbé Pierre, l'accecamento dovuto a un'amicizia cinquantennale per Roger Garaudy, la confessione di non aver veramente letto il testo pubblicato da La Vieille Taupe, centro del negazionismo francese, e infine l'influenza esercitata sul suo giudizio da alcune persone del suo ambiente che l'Express ha collocato nel torbido movimento dei superstiti del ""brigatismo rosso italiano alla deriva (8)""? Il ""colpo Garaudy"" era stato preparato da lunga data. Circolari rivolte ai torbidi ambienti del negazionismo annunciavano fin dall'autunno 1995, ""alcune operazioni promettenti"": ""il numero 2 de La Vieille Taupe sta per uscire, e ci sarà il botto"", si annunciava in grassetto, sotto la notizia, allettante per i destinatari, della prossima pubblicazione da parte di un ""noto accademico, apprezzato conferenziere, uomo politico che ha conservato molteplici relazioni personali e la stima di amici di estrazione assai diversa, un uomo indiscutibilmente di sinistra e, ciò che più conta fermamente deciso ad affrontare la legge scellerata e ad accollarsi il rischio di un processo"" (quella che viene definita ""scellerata"" è naturalmente la legge Gayssot che reprime la propaganda negazionista). (9) ""La pubblicazione integrale di questo libro sarà oggetto del n. 2 de La Vieille Taupe, in esclusiva per gli abbonati alla rivista, che riceverete allufine di dicembre. Vi si rivelerà il seguito delle operazioni e la nostra strategia, nonché l'identità dell'autore che scoprirete ricevendo questo secondo numero (...) È della massima importanza suscitare la curiosità e la mobilitazione di tutti i nostri amici"". Un secondo foglio, datato novembre 1995, sottolineava che questo numero 2, ""particolarmente importante, è infase di preparazione"". Il numero apparve, distribuito per via confidenziale attraverso la rete degli abbonati, accompagnato da materiale complementare (tra cui il seguente autoadesivo: ""Carpentras patatrac! Sta iniziando il crollo della montatura anti-revisionista""! (10) e un opuscolo, Sionismo, revisionismo e democrazia stampato con l'etichetta Samizdat, il cui contenuto non ha nulla da invidiare ai peggiori pamphlet antisemiti d'anteguerra. Ma, ahimè, prima che la ben orchestrata pubblicità dell'adesione di Garaudy alla setta negazionista potesse produrre i suoi effetti, il Canard Enchainé aveva sventato il colpo (11), seguito dalla maggior parte degli organi di stampa. Cosi, sfumata la sorpresa, il nome di Garaudy cadeva senza far rumore e non stupiva più di tanto. L'ex-comunista fu anche sbeffeggiato da studenti antifascisti in occasione di un seminario all'università di Parigi VIII, all'indomani delle rivelazioni del Canard. Ci voleva a ogni costo una rimonta. L'occasione fu la conferenza stampa con Vergès, dove si vide Garaudy presentarsi in veste di perseguitato che aveva faticosamente pubblicato le sue ""opere"" maledette ""a spese dell'autore"". Ma omise di ricordare che nell'edizione de La Veille Taupe, preparata con tanta cura, si poteva leggere: ""L'autore e La Vieille Taupe realizzeranno dunque nel corso del 1996 una seconda edizione pubblica di questo libro""; una decisione che era stata presa fin dal novembre 1995. Né era stato citato il settimanale di estrema destra Rivarol, che fin dal mese di febbraio aveva dato al suo pubblico scelto il seguente annuncio: ""Non ci stupiremmo di ritrovarli rnolto presto su Internet"". Effettivamente il testo era disponibile presso un server californiano, il Comittee for Open Debate on the Holocaust (Codoh), “”che presenta ricerche e opinioni revisioniste provenienti dal mondo intero””, secondo la sua propria definizione. Nel menu compaiono i Mythes di Roger Garaudy, accanto ai testi di tutti gli habitués del piccolo universo negazionista: Serge Thion, Carlo Mattogno, ecc. Più recentemente, Rivarol spiegava che proprio per merito de La Viellle Taupe “”il testo era passato su Internet e tradotto in inglese, in italiano e in arabo (12)””. L’ultima conversione di Garaudy non desta sorpresa. In effetti le relazioni dell’ex-filosofo comunista con la destra estrema risalgono a vari anni fa. Nel 1991 e 1992 collaborò con 1’organo neofascista Nationalisme et République, sul quale si espnmevano Pierre Guillaume, il guru de La Vieille Taupe, Bernard Notin, insegnante lionese noto per un articolo revisionista e razzista, e i diversi tenori dell’estrema destra. La pubblicazione era posta sotto il patronato simbolico dello scrittore Céline e di Jacques Doriot. Il 24 marzo 1991, Garaudy partecipò al 24· Convegno del Grece (Groupement de recherche et d’études pour la civilisation européenne), un incontro della Nuova Destra, dove furono invocati i mani dell’SS Saint-Loup e dello scrittore Pierre Gripari, ammiratore dichiarato di Hitler (13). Garaudy è anche intervenuto all’ultimo convegno del Grece, nel dicembre 1995, e figura nel sommario del numero di Eléments, rivista della “”nuova destra””, del febbraio 1996. Il negazionismo tuttavia non è solo una manifestazione politica dell’estrema destra ma funziona secondo i meccanismi della setta, fin nei suoi aspetti più grotteschi. La Vieille Taupe pretende di sottoporre a revisione, oltre alla storia, anche l’etimologia. Ha infatti proposto ai suoi corrispondenti di scrivere la parola “”media”” con una “”t”” finale, quale segno di riconoscimento tra revisionisti (14)! Nella prima edizione del libro di Garaudy, “”media”” è scritto dunque con questa “”t”” finale. Meglio ancora: la “”t”” distintiva figura anche in una lettera che accompagna la pubblicazione, firmata di propria mano dallo stesso Garaudy. Nell’edizione pubblica però la “”t”” è scomparsa dalla parola “”media””. Il libro esce di nuovo con l’etichetta Samizdat (che è anche il nome della casa editrice del negazionista Zùndel in Canada) ed è distribuito dalla Librairie du Savoir, [5 rue Malebranche, 75005 Paris] una libreria romena di Parigi, “”come si faceva ai tempi di Ceausescu”” per i testi dissidenti, ha precisato Garaudy. Ma al “”sapere””, per questi paladini della libertà, si aggiunge la sigla “”Frond””: “”Francia-Romania- ordine nazionale della deontologia delle élites””. Si può trovare qui una copiosa letteratura sui bei tempi della dittatura del conducator Antonescu (1938), e tutto ciò che i circoli nostalgici hanno potuto pubblicare sull’antisemita Codreanu e la sua Guardia di ferro. Il corpo principale del libro negazionista di Garaudy porta il titolo “”I miti del XX secolo””. Sarà per puro caso che il classico dell’ideologia nazista di Alfred Rosenberg si intitolava Il mito del XX secolo? L’ultimo nato della letteratura negazionista ha di specifico solo il nome in copertina. Il contenuto viene esposto da diversi lustri negli stessi circoli interessati sotto tutte le latitudini. L’agente dei colonnelli greci Kostas Plevris, capo delle centurie fasciste che hanno rastrellato i democratici di Atene la mattina del 21 aprile 1967, era già noto per la sua opera O Mythos, nella quale afferma che “”la leggenda dello sterminio, le invensioni della stampa alleata durante e dopo la guerra e la mitologia galoppante dei sei milioni non sono altro che falsità sioniste (15)””. Fin dal 1949, Sirius (Hubert Beuve-Méry) stigmatizzava su Le Monde l’opera di Maurice Bardèche Nuremberg ou la Terre promise. “”C’era da aspettarselo, osservava; a soli quattro anni dalla fine dei massacri l’antisemitismo e il nazional-socialismo più puri si sprecano (16)””. Più che nei temi sviluppati dal libro di Garaudy, l’aspetto drammatico di quest’ultimo caso sta nell’avallo che gli è stato offerto dall’ Abbé Pierre. L’attuale sfaldamento ideologico ha consentito di riprodurre, sul terreno dell’antisemitismo, ciò che Jean Marie Le Pen era riuscito a fare solo dodici anni fa contro gli immigrati, rompendo il tabù del termine xenofobo. In un’intervista pubblicata da Libération a due settimane dalla conferenza stampa del Grand Hotel, I’Abbé Pierre spiegava così la fondatezza della sua iniziativa: “”Non ci lasceremo più trattare da andsemiti o da antiabrei solo per aver detto che un ebreo è stonato””. E aggiungeva, citando le testimonianze di simpatia ricevute da molto “”francesi medi””: “”Da un pezzo non avevo visto tante persone venirmi a dire: grarie per aver avuto il coraggio di mette re in discussione un tabù (17)””. L’Abbé Pierre dovrebbe avere almeno il sospetto che questi “”francesi medi”” rassomiglino come gocce d’acqua a quelli che un secolo fa hanno costruito, frase per frase, il sinistro Monument Henry… Altrimenti, per tornare alla Bibbia, non sarebbero lontani i tempi dell’Apocalisse con il suo “”falso profeta al servizio della Bestia””. NOTE (1) Zeev Sternhell, La droite révolutionnaire, Point-Seuil, Parigi, 1989, p. 181 La Croix, che ha rotto da molto tempo con questo passato, ha condannato il libro di Roger Garaudy e preso le distanze dall’Abbé Pierre. (2) Georges Bensoussan L’idélogie su rejet, enquête sur le “”Monument Henry””, Manya, Levallois-Perret. 1993, pp. 42-44. (3) Emile Zola. J’accuse, Edizioni La vita felice, 1994. (4) Eduard Drumonl, La France juive devant l’opinion, Marpon et Flammarion, Parigi, 1886, pp. 5-6. (5) Georges Bensoussan, op. cil., p. 67. (6) Ralph Shor, L’anlisémitisme en France pendant les années trente, Complexe, Bruxelles, 1991, p. 24. (7) Lettera dattiloscritta dell’Abbé Pierre a Roger Garaudy, senza data né firrna. (8) L’Expreess, 2 maggio 1996. (9) Alcune personalità di grande prestigio intellettuale, come il professor Pierre Vidal-Naquet, autore di Assassins de la mémoire (Le Seuil , Parigi 1995), e Madeleine Rebérioux, presidente onorario della Lega per i Diriitti dell’uomo pur condannando il ncgazionismo si sono interrogati recentemente sull’opportunità di una legge che stabilisca in qualche modo una “”verità di Stato””. Leggere Le Monde, 4 maggio e 21 maggio 1996. (10) Allusione alla profanazione del cimitero ebraico di Carpentras nel 1990. (11 ) Le Canard enchainé, 24 gennaio 1996. (12) Rivarol, 29 aprile 1996. (13) Jean-Yves Camus e René Monzat, Les Droites nationales et radicales en France, Presses universitaires de Lyon, Lyon, 1992, p. 261. (14) La Vieille Taupe, n. 1, primavera 1995. (15) Patrice Chairoff, Dossier néo-nazisme, Ramsay, Parigi, 1977, p. 71. (16) Le Monde, gennaio 1949. (17) Libération, 29 aprile 1996. * Storico del Cnrs, Lione ——————————————————————————– Le Monde diplomatique — Il Manifesto, giugno 1996, p. 3. Traduzione di E.M. ——————————————————————————– Questo testo è stato messo su Internet a scopi puramente educativi e per incoraggiare la ricerca, su una base non-commerciale e per una utilizzazione equilibrata, dal Segretariato internazionale dell’Association des Anciens Amateurs de Récits de Guerres et d’Holocaustes (AAARGH). L’indirizzo elettronico del segretariato è aaarghinternational@hotmail.com. L’indirizzo postale è: PO Box 81 475, Chicago, IL 60681-0475, Stati Uniti.”,”VIOx-023″
“GARAUDY Roger”,”Lenin e il leninismo.”,”LENIN non ha potuto conoscere che una piccola parte delle opere filosofiche di MARX. Da giovane combatte per il marxismo visto soprattutto attraverso l’interpretazione di KAUTSKY e PLECHANOV. Dal punto di vista filosofico non c’è originalità in LENIN non solo in rapporto a MARX ed ENGELS ma pure a KAUTSKY e PLECHANOV (decennio 1890). LENIN elabora il concetto di ‘formazione economica e sociale’. Ed è originale nell’applicazione dei principi all’analisi delle condizioni specifiche della società russa (‘Sviluppo del capitalismo in Russia’, 1896-99). Nel ‘Che fare?’ le tesi principali sono improntate a KAUTSKY (1. non vi è legame meccanico tra lotta di classe proletaria e coscienza socialista, 2. coscienza socialista non può nascere che sulla base di profonde conoscenze scientifiche. 3. la coscienza socialista non può essere apportata alla classe operaia che “”dal di fuori””, 4. la tesi secondo la quale il partito è “”l’unione del movimento operaio col socialismo””). Non vi è nulla di leninista nelle tesi sul partito d’avanguardia esposte nel Che fare. Quella concezione è di KAUTSKY e LENIN lo sottolinea espressamente. Secondo G. il ‘Che fare’ è solo un momento della teoria del partito. Dopo la rivoluzione del 1905 ci sono tre interpretazioni: – si tratta di una rivoluzione borghese, dunque la direzione spetta alla borghesia (menscevichi) – il proletariato ha fatto la rivoluzione. Dunque non bisogna fermarsi alla fase borghese, ma con una ‘rivoluzione permanente’ marciare, senza fermarsi, verso il socialismo e la dittatura del proletariato (TROTSKY) -la rivoluzione ha un contenuto borghese ma è stata condotta sotto la spinta del proletariato. In Russia, in un paese essenzialmente contadino, la rivoluzione borghese, già compiuta in Occidente, non è possibile “”se le masse contadine non seguono il proletariato rivoluzionario””. L’obbiettivo è dunque quello di mantenere un legame con le masse profonde nel compimento della rivoluzione democratica borghese (formula “”dittatura democratica degli operai e dei contadini””, ovvero creare la più larga democrazia quale la borghesia non può mai realizzare).”,”LENS-009″
“GARAUDY Roger”,”Il comunismo e la morale.”,”GARAUDY Roger è nato a Marsiglia nel 1913 da famiglia operaia. Incaricato di filosofia poi professore all’ Università. Arrestato da Vichy nel 1940, poi deportato. Nel dopoguerra è diventato deputato del Tarn all’ Assemblea Nazionale. E’ membro del CC del Partito Comunista francese. Ha scritto molte opere (v. retrocopertina).”,”MADS-298″
“GARAUDY Roger”,”Tutta la verità. “”Accuso i dirigenti sovietici di offuscare con il loro comportamento, dalle Asturie alla Macedonia, da Praga a Caracas, la bella e giusta immagine del socialismo che milioni di uomini portano nel cuore””.”,”E’ la documentazione del dissidio tra GARAUDY e l’ apparato del PCF.”,”PCFx-010″
“GARAUDY Roger”,”La theorie materialiste de la connaissance.”,”””Se la manifestazione delle cose coincidesse con la loro essenza, dice Marx, tutta la scienza diventerebbe superflua””. (pag 210)”,”TEOC-170″
“GARAUDY Roger”,”Lénine.”,”GARAUDY Roger è professore alla Facoltà di Lettere e scienze umane di Poitiers. Contiene l’ estratto: ‘L’ iniziativa storica’, estratto dalla prefazione di Lenin all’ edizione russa del 1907 delle Lettere a Kugelman. “”Nei periodi più pacifici, più “”idilliaci””, come diceva, i più “”tristemente paludosi”” (come dice la Neue Zeit), Marx sapeva discernere l’ imminenza della rivoluzione ed elevare il proletariato alla coscienza dei suoi compiti più avanzati, dei suoi compiti rivoluzionari. I nostri intellettuali russi, semplificando Marx secondo i gusti filistei, insegnano al proletariato, nelle ore più rivoluzionarie, una politica di passività che consiste nel seguire dolcemente “”la corrente”” e nel sostenere timidamente gli elementi più versatili del partito liberale alla moda!”” (pag 87) “”Dans les périodes les plus pacifiques, les plus “”idylliques””, comme il disait, les plus “”mornement marécageuses”” (comme s’exprime la ‘Neue Zeit’), Marx savait discerner la proximité de la révolution et ‘élever’ le prolétariat à la conscience des ses tâches révolutionnaires. Nos intellectuels russes, simplifiant Marx au gré des philistins, enseignent au prolétariat, aux heures les plus révolutionnaires, une politique de passivité qui consiste à suivre docilement “”le courant”” et à soutenir timidement les éléments les plus versatiles du parti libéral à la mode!”” (extraits de la Préface de Lénine à l’édition russe de 1907 des ‘Lettres Kugelmann’ de Karl Marx) [Roger Garaudy, Lénine, 1968] (pag 121) (LENS-121)”,”LENS-121″
“GARAUDY Roger”,”Humanisme marxiste. Cinq essais polemiques.”,”””Ce ne sont pas seulement les cinq sens, c’est encore les sens dits spirituels, les sens pratiques (vouloir, aimer, etc)… qui n’existent que par l’ existence d’ un objet, par la nature devenue humaine. L’ education des cinq sens est le travail de toutes les generations passées”” (Marx, Manuscrits de 1844) (pag 98) “”La nature est le corps inorganique de l’ homme (idem) (pag 99) “”L’ homme riche est celui qui a besoin d’ une totalité de manifestations humaines de la vie, l’ homme chez qui sa propre realisation existe comme une necessité interieure, comme un besoin”” (idem) (pag 99)”,”TEOC-230″
“GARAUDY Roger”,”Qu’est-ce que la morale marxiste?”,”A differenza di tutte le altre classi sociali, (la classe operaia) parla, dice Marx, “”al solo titolo umano”” perché essa è ridotta all’ esistenza nuda dell’ uomo, alla sua essenza più profonda, che è precisamente il lavoro, l’ atto di trasformare la natura, l’ atto di fare, ma nello stesso tempo spogliata degli attributi propriamente umani di questo lavoro, poichè essa non ha altro da fare della sua forza-lavoro che venderla al proprietario dei mezzi di produzione, di alienarla a questa potenza straniera””. (pag 153) La classe operaia nella sua lotta ha così preso in carico il destino dell’ umanità intera che solo la sua vittoria può pienamente liberare. “”Gli interessi del progresso sociale nel suo insieme, scriveva Lenin, sono superiori a quelli del proletariato””. (pag 169) Il grande terrore giacobino ha fatto seicento vittime, e il terrore bianco del 1815, dieci volte di più; le rappresaglie contro gli insorti del giugno 1848 hanno massacrato dieci operai per ciascun caduto delle “”forze dell’ ordine””; le stragi della Settimana di sangue e la repressione della Comune hanno massacrato settantamila lavoratori parigini per vendicare settanta ostaggi. Tuttavia questa violenza all’ uno per mille è ancor oggi agitata come uno spettro mentre le atrocità della repressione sono state benedette nel 1815 da un Te Deum a Notre-Dame, e dopo il 1871 dedicando Parigi al Sacro-Cuore. (pag 171-172)”,”TEOC-244″
“GARAUDY Roger”,”Dieu est mort. Etude sur Hegel.”,”Nell’ impero romano, Hegel vede la prima forma storica di alienazione. Il potere dello Stato è concentrato nelle mani di uno solo, e i cittadini non sono che una massa anonima d’ atomi. L’ individuo, ripiegato su se stesso, sui propri interessi, considera lo Stato e la totalità del reale come un destino trascendente che gli è straniero e ostile, alienato. (pag 253) La legge è l’ essenza del fenomeno e lo distingue dalla semplice apparenza, ma la legge non ha alcuna realtà al di fuori del fenomeno. (pag 328) Dopo aver lodato Feuerbach per la sua critica materialistica di Hegel, Marx sottolinea: “”Se si confronta a Hegel, Feuerbach è molto povero”” (Marx, lettera a Schweitzer, 24 gennaio 1865). Il merito incomparabile di Hegel , è di aver concepito l’ uomo totale come portante in lui tutto ciò che le generazioni degli uomini hanno creato, provato e concepito attraverso il loro lavoro, la loro lotta, il loro pensiero. (pag 422)”,”FILx-245″
“GARAUDY Roger”,”La liberté.”,”””Quello che manca a questi signori, è la dialettica. Essi sempre non vedono qui che la causa, là che l’ effetto. Che è un’ astrazione vuota, che nel mondo reale simili antagonismi opposti metafisici non esistono che nelle crisi, ma che tutto il grande corso delle cose si produce nella forma d’ azione e di reazione di forze, senza dubbio, molto ineguali – di cui il movimento economico è di molto la forza più potente, la più iniziale, la più decisiva, che non c’è niente d’ assoluto e che tutto è relativo, tutto ciò, che volete, essi non lo vedono; per loro Hegel non è esistito””. (pag 221, lettera di Engels a Conrad Schmidt, 27 ottobre 1890)”,”FILx-266″
“GARAUDY Roger”,”Marxisme du XXe siècle.”,”””Por eso no me espero de regreso No soy de los que vuelven de la luz.”” Pablo Neruda, ‘Sonate critique’, Memorial de l’Ile Noire. “”In che cosa i marxisti hanno realizzato il programma di Engels? L’ hanno fatto una volta, nel 1908, con Materialismo ed empiriocriticismo di Lenin, e in un modo esemplare: Lenin ha passato tre anni ha sfogliato le opere fondamentali sulla fisica contemporanea: nella fisica inglese, i lavori di Maxwell, di Rücker, di Ward, di Pearson; della fisica tedesca, i lavori di Ernst Mach, di Hertz, di Boltzman, senza contare le interpretazioni filosofiche di Cohen e di von Hartmann; nella fisica francese i lavori di Henri Poincaré, di Bacquerel, di Langevin, e le interpretazioni di Duhem, de Le Roy, senza contare le speculazioni dei revisionisti russi. Se si dovesse fare oggi una bibliografia su questo problema, fermandosi al 1908 (data della composizione del libro) – si constaterebbe che nessuna opera essenziale è sfuggita alla ricerca di Lenin””. (pag 51-52)”,”TEOC-356″
“GARAUDY Roger”,”Introducción al estudio de Marx.”,”Il metodo di Marx nel Capitale (pag 112) “”Marx darà, al contrario, la dimostrazione che le categorie economiche: lavoro, scambio, merce, valore, moneta, mercato, profitto, salario, rendita, ecc., sono categorie storiche e che le relazioni sociali che esse esprimono formano una totalità organica che porta in sé le contraddizione che la sommergono in un divenire incessante: “”Queste forme sono precisamente quelle che costituiscono le “”categorie”” dell’ economia borghese. Sono forme mentali accetate dalla società, e pertanto obiettive, in cui si esprimono le condizioni della produzione di ‘questo’ regime sociale di produzione ‘storicamente dato’ che è la produzione di merci. Per questo, tutto il misticismo del mondo delle merci, tutto l’ incanto e il mistero che aleggiano intorno ai prodotti del lavoro basati sulla produzione di merci sfumano immediatamente appena li riferiamo ad altre forme di produzione””. Applicando questo metodo storico, Marx risolse il problema posto da Ricardo relativo alla differenza tra la quantità di lavoro eseguito e il salario pagato, il problema chiave del plusvalore””. (pag 113) Tattica e strategia (pag 170) Cronologia (pag 197)”,”MADS-408″
“GARAUDY Roger”,”Les sources francaises du socialisme scientifique.”,”GARAUDY Roger agrégé de l’ Université. Saint-Simon. Libertà ed eguaglianza. “”Au centre de la pensée de Saint-Simon, il y a un exament critique de l’oeuvre de la Révolution. Cette oeuvre repose sur deux principes malfaisants aux yeux de Saint-Simon: la liberté et l’ égalité. Ces principes sont pour lui malfaisants parce qu’ils engendrent l’ anarchie, anarchie politique de l’ indiscipline, et surtour anarchie économique de la libre concurrence en vertu de laquelle la production se fait au hasard.”” (pag 96) Saint-Simon. Politica come scienza della produzione. “”Saint-Simon s’efforce de persuader la classe montante des industriels de la nécessité de compléter l’ oeuvre de la Révolution et d’en finir avec elle en apportant “”le plus grand bonheur au plus grand nombre””. Une science est pour cela nécessaire: “”L’histoire de la civilisation, écrit Saint-Simon, divient l’ histoire d’un organisme qui se crée des organes: elle rentre dans la physiologie bien comprise””, et il ajoute: “”La physiologie appliquée à l’ améloration des institutions sociales””. L’ axiome fondamental de cette science, c’est que “”la politique est la science de la production””. De ce point de vue, l’autorité la plus juste, la plus efficace et la plus stable est celle qu’exercent les producteurs sur toute la politique. Pour Saint-Simon, l’ idéal sera atteint lorsque seront unis, à la direction de la société propriétaires, industriels et intellectuels. C’est parce que cette “”élite”” a été divisée sous la Révolution que le mouvement est tombé aux mains de non -propriétaires. De là, la faillite. Contre les faux principes d’égalité et de démocratie, Saint-Simon rêve d’une nouvelle aristocratie et d’une hiérarchie des compétences””. (pag 97)”,”SOCU-139″
“GARAUDY Roger”,”Le marxisme et la personne humaine. Suivi de réponses à quelques questions. Texte de la Conférence enregistrée au magnétophone le 3 février 1961 à Bruxelles.”,”””Questo ci porta a ciò che è per noi l’ obiettivo finale ovvero l’ avvenire dell’ uomo. Quando Marx, per la prima volta, nei suoi Manoscritti del 1844, oppone il comunismo al capitalismo, quando mostra che il comunismo è l’ alienazione risolta, superata, formula questa opposizione come quella dell’ “”essere”” e dell’ “”avere””. Il comunismo, dice, non è una generalizzazione della proprietà, dell’ “”avere””, come immaginava la comunione ancora grossolana del comunismo di Morelly o di Sylvain Maréchal, è uno sbocciare dell’ “”essere””, dell’ uomo. Fioritura che non si può produrre che al di là dell’ alienazione, dell’ alienazione dell’ uomo nell’ “”avere””. Questa dialettica dell’ essere e dell’ avere, di cui un filosofo cattolico come Gabriel Marcel ha fatto una interessante fenomenologia, ma senza ricercarne le radici economiche e sociali, è al punto di partenza del pensiero di Marx. Nei Manoscritti del 1844, Marx formulava questa legge: “”Più avete e meno siete””.”” (pag 30-31)”,”TEOC-426″
“GARAUDY Roger”,”Le Centenaire du Manifeste. Révolution dans l’histoire de la pensée socialiste. [Le Manifeste du Parti Communiste et le mouvement ouvrier français]”,”GARAUDY Roger agrégé de l’Université “”Dans le ‘Manifeste’, Marx et Engels expliquent pourquoi ils ont choisi cette expression de ‘Manifeste du Parti communiste’ plutôt que celle de ‘Manifeste socialiste’. Dans ce texte magnifique, Marx et Engels expliquent que “”en 1847 [à la veille de la révolution de 48] le socialisme représentait un mouvement bourgeois et le communisme un mouvement ouvrier”” (Manifeste)”” [Roger Garaudy, Le Centenaire du Manifeste. Révolution dans l’histoire de la pensée socialiste]”,”MFRx-334″
“GARAUDY Roger”,”Une littérature de fossoyeurs.”,”‘Una letteratura di becchini’ “”La libertà, diceva Hegel, è l’affermazione di sé”” (pag 82) Garaudy stalinista “”Se la mia adesion al Partito è stata l’inizio della mia libertà, il mio tradimento sarebbe l’inizio della mia angoscia, di questa angoscia che è sempre lo scotto di una cattiva scelta”” (pag 83) Trecc: Garaudy Roger. – Filosofo e uomo politico francese (Marsiglia 1913 – Chennevières-sur-Marne 2012). Membro del Partito comunista francese (PCF), rivide le sue posizioni staliniste dopo il 1956. Interessato alle culture orientali (Pour un dialogue des civilisations, 1977), nei primi anni Ottanta del Novecento si è convertito all’Islam. Le sue posizioni negazioniste gli sono valse una condanna per istigazione all’odio razziale (2000). VITA Membro del PCF, deputato (1956) e senatore (1959-62), dopo il XX Congresso (1956), iniziò una critica sistematica allo stalinismo. Dopo l’intervento sovietico in Cecoslovacchia (1968), G. giunse a un più netto distacco dalle posizioni del gruppo dirigente del PCF e venne espulso dal partito (1970). OPERE Le sue più importanti opere filosofiche sono: Perspective de l’homme. Existentialisme, pensée catholique, marxisme (1959; trad. it. 1972), Dieu est mort. Étude sur Hegel (1962), Marxisme du XXe siècle (1966). In Le grand tournant du socialisme (1969; trad. it. 1970) e in Toute la vérité (1970; trad. it. 1970) ha presentato una proposta di strategia democratica al socialismo. Successivamente G. si è indirizzato verso un accostamento al misticismo delle culture orientali quale correttivo del razionalismo e dell’individualismo dell’Occidente in: Danser sa vie (1973; trad. it. 1973), Pour un dialogue des civilisations (1977; trad. it. 1977), Promesses de l’Islam (1981), Intégrismes (1990), Grandeur et décadence de l’Islam (1999). Nel 1989 ha scritto il libro di memorie Mon tour du siècle en solitaire. Per l’adesione alle teorie negazioniste espressa in Les mythes fondateurs de la politique israélienne (1995; trad. it. 1996) è stato accusato di istigazione all’odio razziale e ha subìto cinque processi penali, conclusisi con la condanna (2000). Tra le sue pubblicazioni più recenti si ricorda Le terrorisme occidental/””>occidental (2004), sorta di testamento spirituale in cui G. segnala i piani di adiacenze e connessioni strutturali tra politica e fenomeni religiosi”,”PCFx-110″
“GARAUDY Roger”,”Karl Marx.”,”Contiene tra l’altro: – La dialettica in Marx – Dialettica e libertà – Il metodo di Marx nel ‘Capitale’ “”Marx non ci ha lasciato nessuna opera sulla “”logica”” ma ci ha lasciato la logica del ‘Capitale'”” (Lenin, Quaderni filosofici) (pag 145) “”Ricardo ha scoperto una delle leggi essenziali dello sviluppo della società capitalistica: la legge tendenziale della caduta del saggio di profitto, ma la spiega con l’aumentare del valore dei prodotti agricoli che deriva dalla pretesa “”legge della popolazione”” di Malthus: “”I profitti tendono naturalmente a diminuire perché, nel progresso della società e della ricchezza, il soprappiù di sostentamenti necessari esige un lavoro sempre crescente””. A questo proposito Marx nota: “”Gli economisti che, come Ricardo, considerano come assoluto il modo capitalistico di produzione, si rendono conto a questo punto che tale modo di produzione si crea esso stesso dei limiti, e attribuiscono questi limiti non alla produzione ma alla natura (nella teoria della rendita)”” (11). Al contrario Marx dimostrerà che questa legge tendenziale del saggio di profitto non deriva da circostanze accidentali estranee al sistema capitalistico, ma al contrario dall’essenza del sistema che implica un accrescimento del capitale costante (strumenti e macchinari) e la relativa diminuzione del capitale variabile (il capitale che serve per acquistare la forza-lavoro degli operai, il solo a generare plusvalore). Questa scoperta gli consente di formulare l’idea che il capitalismo porta con se stesso la legge che lo avvia alla sua rovina: «Quello che inquieta Ricardo è che il saggio di profitto, forza motrice della produzione capitalistica, condizione e stimolo al tempo stesso dell’accumulazione, sia compromesso dallo sviluppo stesso della produzione… Viene qui dimostrato in termini puramente economici, cioè dal punto di vista borghese, entro i limiti della comprensione capitalistica, dal punto di vista della produzione capitalistica stessa, che quest’ultima è limitata e relativa: che essa non costituisce un modo di produzione assoluto ma semplicemente storico, corrispondente ad una certa, limitata epoca di sviluppo delle condizioni materiali di produzione» (12). Per finire, una delle ultime conseguenze dell’errore iniziale di Ricardo, è di non poter spiegare il fenomeno delle crisi capitalistiche. Ricardo dichiara che il profitto appare «al tempo stesso, come condizione e come impulso all’accumulazione», e anche che la produzione capitalista mira alla soddisfazione dei bisogni. Qual è il motore della produzione capitalista, il profitto o i bisogni? Ricardo utilizza entrambe le spiegazioni, e sempre allo scopo di difendere l’illimitato sviluppo della produzione capitalista, Ricardo non poteva ancora scorgere le contraddizioni profonde del sistema: il ciclo delle crisi periodiche iniziò nel 1825, e Ricardo era morto nel 1823. Il suo pensiero teorizza lo sviluppo illimitato del capitalismo”” (pag 155-157) [(11) Marx, “”Bisogno, produzione e divisione del lavoro””, in Opere filosofiche giovanili, cit., p. 242; (12) Marx, ‘Il capitale’, libro II, I, Roma, Editori Riuniti, 1970, p. 236] FILOSOFIA MARX PRIMA DEL MARXISMO, MARXISMO COME RIVOLUZIONE FILOSOFICA ALIENAZIONE LAVORO MATERIALISMO STORICO DIALETTICA E LIBERTA’, ECONOMIA POLITICA GRANDI SCOPERTE MARX, ANTIDOGMATISMO MARX STORICISMO CRITICISMO DIALETTICA MARX RICARDO CADUTA TENDENZIALE SAGGIO PROFITTO PLUSVALORE CAPITALE”,”MADS-022-FV”
“GARAUDY Roger”,”Karl Marx.”,”””Si verifica un vero e proprio mutamento storico della ricerca scientifica in economia. Marx continuerà, integrerà e supererà l’opera degli economisti classici borghesi, ponendosi come loro dal punto di vista della produzione; questa scienza economica oggettiva, già altre volte arma contro il feudalesimo, diventerà arma contro il capitalismo. L’avanguardia della classe operaia si riconosce nel ‘Capitale’. Engels scrive nel 1886: “”Il ‘Capitale’ è spesso chiamato, sul continente, la Bibbia della classe operaia””. “”Fine ultimo di questo lavoro””, scriveva Marx nella prefazione alla I edizione del ‘Capitale’, “”è di svelare la legge economica del movimento della società moderna”” (2). Da questa legge deriva il passaggio necessario dal capitalismo al socialismo, quello che Marx chiama, nel ‘Capitale’, “”l’espropriazione degli espropriatori””. Ma Marx non ha mai confuso necessità e fatalità. L’azione dell’uomo è uno degli elementi attraverso cui si compie la necessità. Marx definisce il movimento operaio: “”La partecipazione cosciente al processo storico che sconvolge la società’ (3)”” (pag 185) [(2) Karl Marx, ‘Il capitale’, cit., 1, (1), p. 18; (3) Karl Marx, ‘Herr Vogt’, p. 35]”,”MADS-027-FF”
“GARAVAGLIA Gianpaolo”,”Storia dell’ Inghilterra moderna. Società economia e istituzioni da Enrico VII alla Rivoluzione Industriale.”,”Nelle schede: governo, parlamento, dipartimenti di stato, finanze, elenco guerre, dati religione, popolazione, società, economia, schema Costituzione inglese”,”UKIx-044″
“GARAVAGLIA Gianpaolo”,”Storia dell’Inghilterra moderna. Società, economia e istituzioni da Enrico VII alla Rivoluzione Industriale.”,”Gianpaolo Garavaglia è professore di Storia moderna presso l’Università degli Studi di Milano.”,”UKIx-023-FL”
“GARAVINI Sergio”,”Sindacato di classe e condizione giovanile.”,”Anni ’70: formazione dell’area del lavoro marginale, aspetti del lavoro precario, part-time, tempo parziale”,”SIND-011-FB”
“GARAVINI Sergio ASOR-ROSA Alberto BENEDUSI Luciano; a cura di Salvatore BONADONNA, interventi di LETTIERI CELATA TONIN PASTORIN BOLAFFI DE-ANNA PEDRINI BOTTAZZI ERGAS BORGA MARIANETTI MAGLIO D’ALEMA DI-SCHIENA CRUCIANELLI ROSCIANI CORRADINI BUFFARDI FORLAI BURGOS BONDIOLI PRONI”,”Sindacato e questione giovanile.”,”Interventi di LETTIERI CELATA TONIN PASTORIN BOLAFFI DE-ANNA PEDRINI BOTTAZZI ERGAS BORGA MARIANETTI MAGLIO D’ALEMA DI-SCHIENA CRUCIANELLI ROSCIANI CORRADINI BUFFARDI FORLAI BURGOS BONDIOLI PRONI”,”SIND-001-FSD”
“GARBANI Philippe SCHMID Jean”,”Le syndicalisme suisse. Histoire politique de l’Union syndicale, 1880 – 1980.”,”Jean Schmid, 36 anni, nato a Neuchatel. Studi a Losanna. Ha condotto dei lavori di ricerca sulla storia del movimento operaio svizzero. Philippe Garbani, 34 anni, nato a Bienne, studi a Neuchatel, Geneve e Paris. E’ impegnato nell’attività sindacale e nelle ricerche sulla storia del movimento operaio e sulle sperimentazioni sociali. Membro del sindacato VPOD. “”Comme celui des pays voisins, le capitalisme suisse connaît à la fin du XIXe et au début de XXe siècle une époque extraordinairement florissante. Les petites entreprises de caractère patriarcal et familial font place – mais sans disparaître complètement – aux grandes societés anonymes. De nouvelles branches d’industrie prennent leur essor; d’autres, anciennes, connaissent un développement inconnu jusqua-là. La proportion des ouvriers de fabrique par rapport à la population résidente passe de 48 pour mille en 1882 à 55 en 1888, 64 en 1895, 73 en 1901 et 87 en 1911. En même temps, la population se concentre dans les villes: alors qu’en 1880, 15% de la population vit dans les grandes villes, ce chiffre a passé en 1910 à 26%. La population de la ville de Zurich passe de 87.000 en 1880 à 215.000 en 1910. La proportion des travailleurs étrangers dans la population augmente considérablement, surtout dans les grands centres industriels. Alors qu’en 1850 30 habitants sur 1.000 en Suisse étaient de nationalité étrangère, cette part passe à 74 en 1880 et à 147 en 1910. De plus, la composition de cette population étrangére se modifie: dans le même temps où le nombre d’Allemands en Suisse se multiplie par deux, de 1880 à 1910, celui de les Italiens quintuple. Or les Allemands travaillant en Suisse sont en majorité des artisans, des ouvriers de la petite métallurgie (serruriers, ferblantiers) ou des ouvriers spécialisés, tandis que les Italiens sont monoeuvres dans le chantiers de construction et les fabriques. Ces considérations sont essentielles pour notre sujet: il ne faut pas oublier, lorsqu’on parle du mouvement ouvrier, des grèves, etc., qu’une grande partie de la classe ouvrière suisse est composée d’immigrés, ainsi que le notait déja Lénine: «Le trait spécifique de l’impérialisme en Suisse est l’exploitation croissante des ouvriers étrangers privés de droits par la bourgeoisie de ce pays, qui fonde ses espoirs sur la division entre ces deux catégories d’ouvriers» (20)”” (pag 52-53) [Philippe Garbani Jean Schmid, ‘Le syndicalisme suisse. Histoire politique de l’Union syndicale, 1880 – 1980’, Editions d’En Bas, Lausanne, 1980] [(20) V.I. Lénine, Les Tâches des Zimmerwaldiens de gauche…, in: Oeuvres complètes, Moscou, tome XIII, p. 160] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] “”Come quello dei paesi vicini, il capitalismo svizzero ha vissuto un periodo straordinariamente fiorente tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Le piccole imprese di natura patriarcale e familiare stanno cedendo il passo – ma non scomparendo del tutto – alle grandi aziende anonime. Nuovi rami industriali decollano; altri, vecchi, conoscono uno sviluppo fino ad ora sconosciuto. La proporzione degli operai di fabbrica in rapporto alla popolazione residente va dal 48 per mille nel 1882 ai 55 nel 1888, 64 nel 1895, 73 nel 1901 e 87 nel 1911. Allo stesso tempo, la popolazione si concentra nelle città: mentre nel 1880 il 15% della popolazione viveva nelle grandi città, nel 1910 questa percentuale salì al 26%. La città di Zurigo è passata da 87.000 nel 1880 a 215.000 nel 1910. La proporzione di lavoratori stranieri nella popolazione è aumentata notevolmente, soprattutto nei grandi centri industriali, mentre nel 1850 30 abitanti su 1.000 in Svizzera erano di nazionalità straniera, questa proporzione sale a 74 nel 1880 e a 147 nel 1910. Inoltre, la composizione di questa popolazione straniera cambia: nel periodo in cui il numero di tedeschi in Svizzera raddoppia, dal 1880 al 1910, quello degli italiani quintupla. Tuttavia, la maggioranza dei tedeschi che lavorano in Svizzera sono artigiani, operai della piccola metallurgia (fabbri, lattonieri) o operai specializzati, mentre gli italiani lavorano nei cantieri e nelle fabbriche. Queste considerazioni sono essenziali per il nostro tema: non dobbiamo dimenticare, quando si parla di movimento operaio, scioperi, ecc., che gran parte della classe operaia svizzera è composta da immigrati, come ha già notato Lenin: “”La caratteristica specifica dell’imperialismo in Svizzera è il crescente sfruttamento dei lavoratori stranieri privati di diritti da parte della borghesia di questo Paese, che basa le sue speranze sulla divisione tra queste due categorie di lavoratori”” (20)”” (pag 52-53) [Philippe Garbani Jean Schmid, ‘Le syndicalisme suisse. Histoire politique de l’Union syndicale, 1880 – 1980’, Editions d’En Bas, Lausanne, 1980] [(20) V.I. Lénine, Les Tâches des Zimmerwaldiens de gauche…, in: Oeuvres complètes, Moscou, tome XIII, p. 160] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”MEOx-140″
“GARBERO Claudio”,”Lavoro produttivo e lavoro improduttivo.”,”Piero Garbero è nato a Torino dove si è laureato nel 1974 in Storia delle dottrine economiche con Claudio Napoleoni. Si occupa prevalentemente di storia del pensiero economico e dello sviluppo italiano del dopoguerra. Dal 1976 lavora presso il Laboratorio di Economia Politica “”Cognetti de Martiis””, dell’Università di Torino.”,”ECOT-183-FL”
“GARBERO Piero MAGGIORA Ferruccio”,”Inflazione. Teorie e politiche economiche alternative.”,”Piero Garbero è nato a Torino dove si è laureato nel 1974 in Storia delle dottrine economiche con Claudio Napoleoni. Ha pubblicato pure ‘Lavoro produttivo e lavoro improduttivo’, Torino, 1980. Ferruccio Maggiora è nato nel 1947. Ha lavorato presso il Laboratorio di Economia politica dell’Università di Torino (assieme a Garbero). E’ stato ricercatore del CNR all’Università del Messico. Ha pubblicato ‘Il dibattito sull’economia nell’ambito del marxismo’, Torino 1978. Come la rivoluzione della teoria e della politica economica della seconda metà degli anni ’30 è legata al nome di Keynes così al centro del dibattito attuale sull’inflazione torna in primo piano il nome di Keynes…”,”ECOT-005-FMB”
“GARBOLINO Paolo”,”La nuova arte di pensare. Elementi di logica dell’inferenza induttiva.”,”‘Poiché per la cultura giuridica è di gran lunga preferibile assolvere un colpevole piuttosto che condannare un innocente, si richiede un’altissima probabilità, una quasi certezza, per condannare. La giurisprudenza anglosassone prevede esplicitamente la formula: “”convinti della colpevolezza al di là di ogni ragionevole dubbio””. Un problema decisionale come quello (…) era ancora scottante ai tempi di Pascal, quando non si erano spenti in Europa i fuochi delle guerre di religione: l’ipotesi (…) in gioco in questo caso era “”(…) è colpevole di eresia””. Alcuni degli uomini vissuti al tempo della Riforma e della Controriforma non erano consequenzialisti e credevano che le buone intenzioni giustificano: se le intenzioni sono buone, non è questione né di probabilità né di desiderabilità. Altri pensavano che condannare degli innocenti fosse certo cosa molto cattiva, ma credevano che fosse cosa altrettanto certa ed indiscutibile che le opinioni X fossero eretiche. Altri ancora pensavano ambedue le cose: che le intenzioni giustificano e che loro erano assolutamente certi di possedere la verità e dunque nel pieno diritto di convincere con le buone o le cattive, chiunque non la pensasse come loro. Una minoranza di uomini del ‘500 cominciò a pensarla diversamente: possiamo essere certi di aver ragione? E se non siamo certi di aver ragione, eppure condanniamo un uomo, magari a morte, non possiamo neppure essere certi che ciò che stiamo facendo non sia un delitto. Nel 1553 a Ginevra era stato mandato al rogo Miguel Serveto, un esule spagnolo che aveva creduto di trovare la libertà di coscienza presso i Protestanti, perché non era d’accordo con Calvino a proposito della Santissima Trinità. Sebastiano Castellione, un umanista ginevrino, esiliato a Basilea per dissidi con Calvino sull’interpretazione della Bibbia, pensò che fosse ora di finirla e scrisse, nel 1563, un libretto intitolato ‘L’Arte di dubitare e di credere, di ignorare e di sapere’: “”Salomone dice nell’Ecclesiaste che c’è un tempo di nascere, ed un tempo di morire, un tempo di seminare, ed un tempo di credere, un tempo di non sapere, ed un tempo di sapere. Ecco la ragione che si ha di dubitare: tenere l’incerto per certo e non avere il minimo dubbio al suo riguardo è cosa temeraria e piena di pericoli; nessuno lo negherà”” (Castellione, 1953, pag. 76]. Nello stesso anno sempre a Basilea, fu pubblicato un libro dal curioso titolo ‘Gli stratagemmi di Satana’, opera di un italiano esule per motivi religiosi, Jacopo Aconcio, vicino al circolo di Castellione. In esso Aconcio rovesciava l’accusa che i dubbi in materia di fede fossero ispirati da Satana. Al contrario, è la convinzione che si possa e si debba possedere la verità ad essere ispirata da Satana, perché da questa convinzione discende l’altra, che si debba convincere tutti della propria verità, e da ciò le persecuzioni, la divisione delle chiese, le guerre di religione, che sono tutte opere diaboliche: “”poiché è tanto proprio dell’uomo l’errare, bisogna che nessuno, che sia uomo, sia tanto sicuro di sé da essere persuaso di non poter errare, e da pensare, qualunque problema venga in discussione, che gli sia inutile sentire in proposito le parole di chicchessia. (…) Il massimo impedimento per la conoscenza del vero si ha quando si è fortemente persuasi di non essere traviati da nessun errore, e invece la via diretta e il primo inizio per riconoscere l’errore si ha quando sorge un sospetto dell’errore”” [Aconcio, 1946, pagg. 56-7]. Il risultato immediato per Castellione ed i suoi amici fu quello di attirarsi l’accusa di essere seguaci della filosofia ellenistica dello Scetticismo, accusa che poteva avere conseguenze spiacevoli, all’epoca. Alcuni di loro, già profughi, dovettero abbandonare anche la Svizzera. L’opera di Aconcio si diffuse negli ambienti razionalistici del ‘600 specialmente in Inghilterra dove nel 1647, in piena Rivoluzione venne tradotta dal latino con una dedica del traduttore, molto significativa, a Cromwell e al Parlamento. La dedica non impedì che lo stesso Parlamento condannasse l’opera come ereticale nel 1649″” (pag 122-123)]”,”FILx-015-FB”
“GARCIA Victor”,”Museihushugi. Breve storia del movimento anarchico giapponese.”,”Victor GARCIA ha fondato e diretto numerosi periodici e riviste anarchiche in Francia e in America Latina. Ha collaborato alla stampa libertaria spagnola. E’ autore di diverse opere.”,”ANAx-101″
“GARCIA Victor”,”Utopias y Anarquismo.”,”GARCIA, per anni esponente della Confederacion Nacional de Trabajo, CNT, è stato chiamato “”il Marco Polo dell’ anarchia”” per l’ aver portato il suo pensiero anarchico in giro per il mondo e per aver aperto la sua mente a tutte le culture del mondo. E’ morto nel 1991. Victor GARCIA era lo pseudonimo. Il suo vero nome era Germinal GRACIA.”,”ANAx-147″
“GARCIA VENERO Maximiano”,”Historia de las internacionales en España, 1868-1914.”,”L’A ha scritto altre opere sul nazionalismo catalano e basco. La casa editrice è franchista. IISG di Amsterdam non ha fornito tempestivamente la documentazione sollecitata dall’ autore.”,”MSPx-027″
“GARCIA MARQUEZ Gabriel”,”Cronaca di una morte annunciata.”,”””Pericoli s’ aspetti, il falco che corre dietro a gazza guerresca”” (Sulla caccia d’ amore, versi del poeta cinquecentesco Gil VICENTE ‘Halcón que se atreve con garza guerrera, péligros espera””) (pag 71) “”Molto tempo più tardi, in un’ epoca incerta in cui cercavo di capire qualcosa su me stesso vendendo enciclopedie e libri di medicina per i paesetti della Guajira, giunsi per caso fino a quel mortorio di indios. (…)””. (pag 95) “”Era tale la perplessità del giudice istruttore di fronte alla mancanza di prove contro Santiago Nasar, che il suo buon lavoro sembra a momenti alterato dalla delusione. Nel foglio 416, di suo pugno e con l’ inchiostro rosso del farmacista, scrisse una nota a margine: ‘Datemi un pregiudizio e muoverò il mondo’. Sotto questa perifrasi di sconforto, con un tratto felice dello stesso inchiostro di sangue, disegnò un cuore attraversato da una freccia. Per lui, come per gli amici più prossimi di Santiago Nasar, lo stesso comportamento di questi nelle ultime ore fu una prova schiacciante della sua innocenza.”” (pag 107)”,”VARx-193″
“GARCIA DELGADO José Luis”,”Origenes y desarrollo del capitalismo en España. Notas criticas.”,”GARCIA DELGADO José Luis (Madrid, 1944) dal 1967 studia e ricerca sui temi dell’ economia spagnola come professore dell’ Universidad Complutense di Madrid e del ICAI. E’ segretario del comitato di redazione di Anales de economia. Ha pubblicato molte opera (v. 2° di copertina). “”Se adesso si considera l’ influenza negativa per la nascente industria siderurgica-metallurgica della ‘franquicia arancelaria’ (1) (concessa dalla legge del 1855 per le importazioni di materiali, fissi o mobili, destinati alla costruzione e allo sfruttamento delle linee ferroviarie) e il fatto che una parte degli aiuti di capitali drenati dal Tesoro pubblico si canalizzano pure verso le rotaie, si possono tirare due conclusioni della massima importanza: 1. che la costruzione accelerata dell’ infrastruttura ferroviaria spagnola nella decade 1856-1866 (5000 km) non produce “”nessun impatto positivo nell’ industria manifatturiera, neppure nella metallurgica (…)””. (…) 2. che la crescita del settore bancario, cha ha luogo a partire dalla legge del 1856, e che è a sua volta condizione e riflesso dell’ auge delle costruzioni di ferrovie e della canalizzazione dei finanziamenti verso di esse, finisce per “”danneggiare”” più che “”favorire”” l’ industrializzazione. (…)””. (pag 39-40) (1) Reposición con franquicia arancelaria: Régimen aduanero que permite importar, por una sola vez con liberación del pago de los impuestos de importación, mercancías equivalentes en cantidad, descripción, calidad y características técnicas, a aquellas respecto a las cuales fueron pagados los impuestos de importación, y que fueron utilizadas en la producción de mercancías exportadas previamente, con carácter definitivo. (Art. 61 del Reglamento de la Ley Orgánica de Aduanas sobre Regímenes de Liberación, Suspensión y otros Regímenes Aduaneros Especiales).”,”SPAx-077″
“GARCIA Victor”,”L’ internazionale operaia.”,”Titolo originale La Internacional Obrera, Ediciones FIJL Caracas 1964 Il secondo Congresso dell’AIT, 2 settembre 1867, Losanna. “”Il numero dei delegati era aumentato rispetto a quello di Ginevra. Furono 72 e, giustamente – osserva G.D.H. Cole – l’assemblea tornò ad essere un Congresso franco-svizzero. Infatti, 37 delegati erano svizzeri e 20 francesi. Le risoluzioni, di conseguenza, stavano per essere influenzate dal pensiero proudhoniano. Marx, il quale si mostrava più ottimista di quanto non lo fosse in occasione del Congresso di Ginevra, non poté che accusare il colpo e già pensava di contrastarlo a Bruxelles nel Terzo Congersso. Scriveva infatti ad Engels l’11 settembre: “”Nel prossimo congresso di Bruxelles, io personalmente dirigerò la faccenda e darò il colpo finale a questa caterva di proudhoniani””. Ed Engels questo grande dispregiatore della base – come lo era lo stesso Marx – gli risponde, covando le stesse speranze e sottolineando con una certa dose di cinismo: “”Tuttavia, fino a quando il Consiglio Generale avrà sede a Londra, tutte queste risoluzioni (le proudhoniane) non sono che una perdita di tempo””””. (pag 39)”,”INTP-045″
“GARCIA Victor”,”Three Japanese Anarchists: Kotoku, Osugi and Yamaga.”,”GARCIA Victor pseudonimo di Germinal GRACIA, esponente del movimento libertario della Catalogna, ha partecipato alla guerra civile, poi è riparato in Francia, per tornare nel dopoguerra in Spagna ed essere arrestato. Primo segretario della IJA (Antifascist Youth International) ha poi soggiornato in Venezuela e girato il mondo. Il congresso socialista del 17 febbraio 1907 ‘Shakai Shugi Kyokai’ congress. “”The socialist congress ended with three clearly defined schools of thought: the blatantly anarchist current of Denjiro Kotoku, Sen Katayama ‘s current which embraced parliamentarism, and a current headed by Toshihiko Sakai which steered a neutral course”” (pag 1) “”The urge to make anarchist ideas accessible to the Japanese masses was what impelled Kotoku to make translations from the libertarian philosophers and especially from Kropotkin. Osugi had the same notion in mind when he translated Darwin’s ‘The Origin of Species’, numerous books by Wallace, Gustave Le Bon, Howard Moore and others, thanks especially to a stunning facility for languages that afforded him mastery of half a dozen western languages.”” (pag 7)”,”MJAx-027″
“GARCÍA DE CORTÁZAR Fernando GONZÁLES VESGA José Manuel”,”Storia della Spagna. Dalle origini al ritorno della democrazia.”,”Fernando Garcia de Cortázar insegna storia contemporanea all’Università di Deusto. Autore di una ventina di libri, collabora abitualmente con alcune testate nazionali spagnole. José Manuel Gonzáles Vesga è un suo discepolo.”,”SPAx-012-FL”
“GARCÍA PALACIOS Luis; DURGAN Andy; GUTIÉRREZ ALVAREZ José; GUILLAMON IBORRA Augustin; BROUE’ Pierre”,”Espagne: hommes et courants. Mon chemin a croisé celui de Trotsky (Palacios); Les Trotskystes espagnols et la fondation de POUM (Durgan); Nin, Maurin et Andrade dans l’histoire du marxisme espagnol (Alvarez); La Question anarchiste (Alvarez); G. Munis, un révolutionnaire méconnu (Iborra).”,”OCE Opposizione comunista spagnola ICE Sinistra comunista di Spagna”,”TROS-326″
“GARCIA Arturo Morgado”,”El clero gaditano a fines del Antiguo Regimen. Estudio de las ordenes sacerdotales (1700-1834).”,”Càdice è una città della Spagna di 113 066 abitanti che si trova nella comunità autonoma dell’Andalusia ed è capoluogo dell’omonima provincia.”,”SPAx-020-FSL”
“GARCIA-DE-CORTAZAR Fernando GONZALEZ-VESGA José Manuel”,”Storia della Spagna. Dalle origini al ritorno della democrazia.”,”Fernando GARCIA-DE-CORTAZAR insegna storia contemporanea nell’Univ di Deusto. Autore di una ventina di libri, collabora abitualmente con alcune testate nazionali spagnole. GONZALEZ-VESGA è un suo discepolo.”,”SPAx-016″
“GARCÍA-DE-PALACIO Diego”,”Diálogos Militares.”,”GARCÍA DE PALACIO Diego, Giurista spagnolo (sec. XVI), membro del Consiglio delle Indie, funzionario della Udienza del Guatemala (1573), attraversò l’interno del paese e ne lasciò una relazione diretta a Filippo II (1576); funzionario nel Messico (dal 1579), nel 1587 comandò una spedizione diretta contro DRAKE Francis.Giurista che si occupa di questioni militari non è raro nel XVI sec. Il testo contiene nell’ultima parte (Libro 4°) molti schemi e disposizioni tattiche delle formazioni di combattimento. Errore data nascita non 1530 ma 1539 Ambrosero in Cantabria. Lungo il testo sono evidenziati i riferimenti storici dell’Autore (TITO LIVIO, MACCHIAVELLI ec.) Tiratura mille copie”,”QMIx-057-FSL”
“GARCÍA-PERALTA Beatriz”,”Ernesto da Silva (1868-1903) y la biografía de líderes obreros em Portugal.”,”SÉMATA, Ciencias Sociais e Humanidades, 2020, vol. 32: 151-176 Ernesto da Silva (1868-1903) y la biografía de líderes obreros en Portugal Ernesto da Silva (1868-1903) and the Biography of Labor Leaders in Portugal BEATRIZ PERALTA GARCÍA Universidad de Oviedo https://orcid.org/0000-0001-8232-7493 bperalta@uniovi.es Resumen Los líderes obreros han recibido, en general, muy poca atención por parte de los historiadores, que se han ocupado más de estudiar las organizaciones obreras (surgimiento, desarrollo, implantación entre las masas de asalariados, etc), o su papel en la historia política contemporánea. Con excepción de sus líderes más conocidos, que protagonizan sus fuentes, biografíar a otros menos celebrados es una cuestión de alguna dificultad para el historiador, que debe resolver imaginativamente su mayor problema: la falta de reflejo en las fuentes habituales, tales como la prensa, actas de reuniones, opúsculos, panfletos, textos programáticos…, etc. Este artículo se acerca sobre todo a la biografía de los líderes socialistas del siglo XIX a través de la pervivencia de su memoria en los militantes socialistas coetáneos, hasta alcanzar a los historiadores profesionales. Palabras clave: Socialismo, Partido Socialista Portugués, líderes obreros, biografía, Portugal. Abstract Labor leaders have generally received very little attention from historians, who have been more concerned with studying workers’ organizations (emergence, development, implantation among the masses of wage-earners, etc.), or their role in political history contemporary. With the exception of its best-known leaders, who star in its sources, the biography of others less celebrated is a matter of some difficulty for the historian, who must imaginatively solve his biggest problem: the lack of reflection in the usual sources, such as the press, meeting minutes, booklets, pamphlets, program texts …, etc. This article is especially close to the biography of the socialist leaders of the 19th century through the survival of their memory in contemporary socialist militants, until reaching professional historians. Palabras clave: socialism, Portuguese Socialist Party, labor leaders, biography, Portugal. 152 Beatriz Peralta García: Ernesto da Silva (1868-1903) y la biografía de líderes obreros en Portugal “Em todo o caso a Revista continua. As inovações que se lhe fazem consistirão em a tornar mais congénere e adequada à mediocridade do Público — que se não interessa por alta literatura, e quer contos, viagens, biografias, etc”. Eça de Queiroz, Correspondência. “Os homens que, sempre revestidos d’uma modestia natural, seguem a estrada recta do dever, sem se deixarem perder pelas encruzilhadas onde a dignidade sossobra, não têem biographia”. J. Fernandes Alves, Antonio Joaquim da Conceição Pires. “(…) a vida dos trabalhadores, no plano individual e colectivo tem sido descrita por grandes sociólogos, principalmente a partir dos meados do século XIX (…), mas o certo é nenhum deles ser procedente da classe operária”. José Silva, Memórias de um operário. INTRODUCCIÓN A principios de abril de 1890 el novelista portugués José Maria Eça de Queiroz (1845-1900)1 se encontraba en Oporto resolviendo asuntos familiares y personales. Para ello debió abandonar, durante algunos meses, sus responsabilidades como cónsul de Portugal en París, cargo que ejercía desde 1888. Entre los primeros, la herencia de su esposa, Emília de Castro, hija de la condesa de Resende, recientemente fallecida; entre los segundos, dinamizar la publicación que dirigía, Revista de Portugal, que atravesaba por algunas dificultades económicas. La solución parecía pasar por abrirla a un público más vasto con el ánimo de ganar suscriptores, lo que suponía adaptarla a un gusto que Eça calificaba de “mal educado e superficial”, según le explicaba a su esposa en una carta escrita pocos días después de instalarse en la ciudad. Y concluía: “É o que naturalmente se fará”2 . Unos días más tarde, le anunciaba la reestructuración que la publicación había sufrido, tanto a nivel directivo como en los contenidos, que se habían aligerado abandonando la llamada “alta literatura”, esto es, artículos de análisis, ya fuese histórico, literario, económico, político, artístico, etc., privilegiando géneros considerados menores: el cuento, frente a la que era conceptuada como su “hermana mayor”, la novela; los relatos de viajes, y las biografías. “Nada do que ele (el pueblo) gosta lhe recusaremos a não ser a charada”3 , escribió, es decir, se negaba a publicar cualquier texto que supusiese un mero entretenimiento lúdico. Sirva esta pequeña pero esclarecedora anécdota para valorar el desprestigio del género biográfico a finales del Ochocientos a través de un intelectual de prestigio. Género superficial, carente de análisis, popular, no fue objeto de interés en décadas posteriores hasta el punto de que casi un siglo después del lamento de Eça, el profesor Antonio Mo1 Autor, por ejemplo, de obras como O primo Basílio (1878), O crime do padre Amaro (1880), Os Maias (1888), y A ilustre casa de Ramires (1897), entre otras. 2 Queiroz, Eça de, “425. A Emília de Castro”, Correspondência. Volume II, organização e anotações de A. Campos Matos, s.l., Caminho, 2008, p. 32. La carta está fechada en Oporto, el día 22 de marzo de 1890. 3 Queiroz, Eça de, “421. A Emília de Castro”, ídem, p. 40. SÉMATA, 2020, vol. 32: 151-176 153 rales Moya fijaba entre el final de la IIª Guerra Mundial y los años 80 del siglo XX el agotamiento histórico-literario de la biografía4 . Frente a lo que pudiera pensarse teniendo en cuenta las quejas del célebre novelista portugués, hasta al menos el siglo XVIII la biografía era muy estimada, porque las vidas de personajes ilustres tenían un carácter político, lo que las convertía en narraciones muy apreciadas por su cercanía con los tratados de Filosofía Política5 . No trataremos de abordar una “historia o biografía” de la misma biografía, sino antes constatar el posterior cambio de tendencia desde las décadas finales del siglo XX y hasta la actualidad, como ya el profesor Morales Moya notaba en su artículo, lo que hace de ella un género atractivo tanto para los historiadores como para el público en general —en esto último, al menos, no se observa cambio de tendencia. Esta afirmación contiene, además, dos nociones consensuales, a saber: que se trata de un género historiográfico específico, y también que en la medida que interesa al público contiene algunas características particulares que la vinculan con la literatura. En general, como señala la profesora Maria de Fátima Bonifácio, subyace la idea de que un relato biográfíco debe presentar un enredo, una trama, una intriga dramática que permita la reconstrucción histórica destacando la figura del personaje como elemento dominador, aspecto este que lo hace entroncar con otras estructuras narrativas, como la autobiografía y los libros de memorias6 . Además, en la medida en que favorece la reconstitución de determinada época o período en el que el personaje histórico habría tenido una presencia destacable o, incluso, determinante, estaremos en presencia de una biografía “política”, como subraya la historiadora antes citada, de la que quedarían fuera figuras menores, de personajes anónimos, que no serían sino ejemplos de una colectividad. Transitaríamos por lo tanto, de la histórica política a la historia social. Así, aplicadas estas consideraciones al estudio del movimiento obrero, se imponen algunas preguntas: ¿dónde se situaría la biografía de sus líderes? ¿Hasta qué punto socialistas tan conocidos para los investigadores como José Fontana o Azedo Gneco, y otros menos destacados, como Ernesto da Silva, todos muy populares en los medios obreros de finales del siglo XIX pero tal vez desconocidos entre los principales agentes de la política partidaria de la época, pueden ser protagonistas de una “historia política” o, incluso, de una “historia social”, según el caso? Parece imponerse un cambio de perspectiva. Se trataría no tanto de escoger a una figura relevante por su capacidad para influir en el devenir histórico, sino de estudiar hasta qué punto estos líderes obreros, o su liderazgo dentro de las organizaciones obreras, influyeron en ese devenir histórico. A estos interrogantes se añade otro, este de carácter puramente técnico, pues ¿cómo proceder a la reconstrucción biográfica de un líder y de 4 Morales Moya, Antonio, “Biografía y narración en la Historiografía actual”, en Sánchez Nistal, José María, y otros, Problemas actuales de la Historia. 3as Jornadas de Estudios Históricos, Salamanca, Universidad de Salamanca, 1993, p. 229. 5 Alférez Sánchez, María, “La Vida de Quevedo de Pablo de Tarsia: un modelo excepcional en la producción biográfica del Siglo de Oro”, Revista de Historiografía, 30, 2019, pp. 225-244. 6 Bonifácio, Maria Fátima, “Biografia e conhecimento histórico”, Estudos de história contemporânea de Portugal, Lisboa, ICS, 2007, p. 243. 154 Beatriz Peralta García: Ernesto da Silva (1868-1903) y la biografía de líderes obreros en Portugal su época dadas las dificultades para seguir su rastro entre los vestigios documentales que nos han llegado? Lo dificultoso de la empresa no debería desanimar al historiador profesional, pues entendemos que biografiar a estas personalidades ofrece otra mirada dentro de la historia política y de la historia social, fundiendo ambas perspectivas, de suerte a crear un relato que contemple no solo rasgos propios de estas disciplinas sino que, necesariamente, debe incluir otros elementos. Entre ellos, el recurso a fuentes de análisis menos habituales, como las periodísticas y las literarias, ya que muchos de estos obreros fueron autores de una vasta producción narrativa, lírica y dramática, además de artículos periodísticos diversos, de consulta imprescindible. La biografía de estos líderes vendría a funcionar a un tiempo como género e instrumento de análisis, por lo que se hace necesario empezar por identificarlos a ellos y a su obra, ya que muchos permanecen, aún en la actualidad, en el anonimato. LOS FUNDADORES Y LA «TRIADA SALEMISTA». MEMORIA Y BIOGRAFÍA DE LÍDERES OBREROS EN PORTUGAL (1875-1910) Uno de los mayores hitos en la historia del movimiento obrero en Portugal fue la fundación en Lisboa del Centro Promotor dos Melhoramentos das Classes Laboriosas (1852-1873) al amparo del nuevo marco legislativo tras la llegada al poder de Fontes Pereira de Melo en el gobierno salido del golpe de Estado del duque de Saldanha (1851- 1856), y su apuesta por el desarrollo de un capitalismo industrial basado en la inversión pública. El Centro Promotor nacía con la voluntad de evitar la conflictividad laboral fomentando el asociacionismo entre los trabajadores, y con una vocación interclasista que favorecía la convivencia de liberales progresistas, republicanos y socialistas, en general muy influidos por las doctrinas de Fourier y Saint-Simon. Ahí llegarían a recalar los escritores y periodistas António Pedro Lopes de Mendonça (1826-1865) y João Bonança (1836- 1924), el ingeniero Francisco Maria de Sousa Brandão (1818-1892), el tipógrafo Francisco Vieira da Silva (1825-1868). o el grabador Eudóxio César Azedo Gneco (1849-1911), futuro dirigente del Partido Socialista Portugués. Hacia mediados de los años 60 la realización en su sede de un Congreso Social (1865) que debatió los límites y características que debía tener el asociacionismo en Portugal, mostró la existencia de una nueva sensibilidad hacia el mundo del trabajo entre los socios que florecerá pocos años después. A principios de la nueva década surgirá una generación de jóvenes muy influidos por las ideas de la AIT y la reciente experiencia de la Comuna de París, entre ellos, Antero de Quental (1842- 1891), miembro del grupo literario “generación de 70” al que también pertencía el escritor Eça de Queiroz, antes referido7 , y el tipógrafo José Fontana (1840-1876). En comunión con las actividades propagandísticas desarrolladas habitualmente dentro de la institución 7 Sobre la historia del Partido Socialista Portugués, vid. Peralta García, Beatriz, “El Partido Socialista Portugués y la literatura de combate. La obra literaria de Ernesto da Silva”, Revista Historia Autónoma, 11, SÉMATA, 2020, vol. 32: 151-176 155 organizarán, en mayo de 1871, las célebres Conferências do Casino Lisbonense, que tanto alarmaron al marqués de Ávila, a la sazón presidente del Consejo de Ministros, motivo por el que decretó su prohibición inmediata. Argumentaba el despacho ministerial que ahí se exponían, y sostenían, doctrinas y proposiciones que atacaban a la religión y a las instituciones políticas del Estado. Entendía, además, que constituían un “abuso” del derecho de reunión, y una “ofensa” a las leyes del reino y al “código fundamental da monarquia”8 . Tales “doctrinas y proposiciones” eran la apuesta de algunos miembros del Centro Promotor para orientarlo hacia un socialismo más reivindicativo, lo que generó una fuerte tensión interna. El punto de inflexión se produjo con la ingerencia del Ministro do Reino y antiguo socio António Rodrigues Sampaio en los asuntos del Centro Promotor, al negarse a amparar en él discusiones políticas. A finales de ese año Fontana y sus seguidores —Eduardo Maia (1845-1897), José Correia Nobre França (1838-1920) y Sousa Brandão— se harán con el control del Centro Promotor, aunque la pretensión de reconducirlo hacia una organización socialista de corte internacionalista fracasó9 . A partir de este momento lo abandonan definitivamente para comenzar a organizar el movimiento social ….”,”MEOx-003-FGB”
“GARCIA-PRADAS José”,”Teniamos que perder!”,”L’autore dopo gli studi interrotti di diritto, fu corrispondente del giornale ‘La Tierra’, poi venne incorporato nella redazione di questo foglio a Madrid. Ma nel 1935 si trovò in conflitto ideologico con il suo direttore e se ne andò. Dopo alcuni mesi senza lavoro, nel febbraio del 1936 entrò nella CNT. Scoppiata la guerra partecipò ai primi combattimenti e poi divenne redattore capo e direttore del giornale CNT per il resto della guerra, e come membro del Comité del Movimiento Libertario per la Regione del Centro, contribuì ad organizzare alla rivolta contro Negrin e i comunisti. Con il Consiglio di difesa fuggì da Madrid per riparare in Francia e a Londra. Durante il suo esilio collaborò alla stampa del Movimento Libertario, quindi, contrario alla violenza, nel 1951 si fece da parte e si diede al lavoro di traduzione e di studi storici sulla antica guerra tra Spagna e Inghilterra. Tuttavia mantenne la sua posizione di spagnolo e di libertario.”,”MSPG-293″
“GARDE Paul”,”I Balcani.”,”Prof emerito all’Univ di Provenza (Aix), GARDE ha insegnato anche a Yale, Columbia (USA) e Ginevra. Specialista di lingue slave è autore di opere di linguistica generale e traduttore di poesia russa. Profondo conoscitore dei paesi slavi e balcanici e in particolare della ex-JUG, ha pubblicato recentemente un libro sul conflitto JUG e gli attuali problemi balcanici ‘Vie et mort…’ e vari articoli.”,”EURC-031″
“GARDE Paul”,”I Balcani. Un manuale per capire. Un saggio per riflettere.”,”Per Paul Garde, esperto dello scacchiere balcanico, i drammatici conflitti che scuotono la regione diventano intellegibili solo se si tiene conto del peso della storia e della posta in gioco sul piano globale.”,”EURC-092-FL”
“GARDINI Raul; a cura di PERUZZI Cesare”,”A modo mio.”,”Cesare PERRUZZI ha pubblicato nel 1987: ‘Il caso Ferruzzi’, IL SOLE 24 ORE.”,”ECOG-007″
“GARDINI Gian Luca”,”L’America Latina nel XXI secolo. Nazioni, regionalismo e globalizzazione.”,”GARDINI Gian Luca è docente di relazioni internazionali e politica dei paesi latino americani e vicedirettore dell’Europea Research Institute presso l’Università di Bath.”,”AMLx-116″
“GAREGNANI Pierangelo”,”Marx e gli economisti classici. Valore e distribuzione nelle teorie del sovrappiù.”,”Pierangelo Garegnani ha studiato economia all’Università di Pavia e poi a quella di Cambridge e presso il Massachussets Institute of Technology. Ha poi insegnato nell’Università di Roma. Ha pubblicato tra l’altro ‘Il capitale nelle teorie della distribuzione’ (1960).”,”ECOT-038-FF”
“GARELLI Franco”,”Religione e Chiesa in Italia.”,”Franco GARELLI insegna sociologia della conoscenza nella Facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Torino. Tra le sue opere: ‘La generazione della vita quotidiana’ (1984), ‘La religione dello scenario’ (1986), ‘Valori, scienza e trascendenza’ (con A. ARDIGO’).”,”RELC-013 ITAS-044″
“GARELLI Franco”,”Forza della religione e debolezza della fede.”,”Franco GARELLI insegna Sociologia della conoscenza e Sociologia dei processi culturali nell’ Università di Torino. Ha scritto varie opere sul tema della fede religiosa (v.retrocopertina).”,”RELC-086″
“GARELLI Franco”,”La generazione della vita quotidiana. I giovani in una società differenziata.”,”Associazionismo politico giovanile fenomeno prevalentemente metropolitano (gruppi politici, sociali; culturali, educativi, religiosi, sportivi). “”Una terza caratteristica di questo tipo di associazionismo è data dall’ orientamento ideologico. I 2/3 dei giovani (66,2%) aderenti ai gruppi politici sono orientati a sinistra (contro una media sul totale del campione del 30,6%), mentre il 3.6, il 5 e il 7.9% risultano rispettivamente su posizioni di centro-sinistra, di centro e di destra (aree nelle quali confluiscono rispettivamente l’ 8.4, il 13.4 e il 6.2% del campione). Pertanto in questa situazione di scarsa presenza dei gruppi politici nel contesto dell’ associazionismo giovanile organizzato l’ area politica meno rappresentata risulta quella moderata, di centro, mentre assai più rappresentata (pur sempre relativamente) quella di sinistra e per certi versi anche quella di destra.”” (pag 238)”,”GIOx-033″
“GARETH STEDMAN Jones”,”Londra nell’età Vittoriana. Classi sociali, emarginazione e sviluppo: uno studio di storia urbana.”,”Gareth Stedman Jones, docente di Storia contemporanea all’Università di Cambridge, è anche membro del Comitato di redazione della New Left Review. Ha pubblicato numerosi saggi. Attualmente sta lavorando ad una biografia di Engels.”,”UKIS-005-FL”
“GARGANI Aldo G.”,”Hobbes e la scienza.”,”Aldo Gargani è nato a Genova, è professore di storia della filosofia moderna e contemporanea all’Università di Pisa. Ragionamenti scientifici e metodo scientifico di Galileo Galilei”,”SCIx-129-FF”
“GARGANI Aldo”,”Freud Wittgenstein Musil.”,”‘Indagando le forme letterarie, filosofiche e scientifiche della cultura austriaca del Novecento, Aldo Gargani analizza le immagini nelle quali Freud, Wittgenstein, Musil e altri hanno rappresentato la crisi della civiltà contemporanea nella quale gli uomini, privati del senso della motivazione delle loro azioni, sono gettati in un mondo in cui le esperienze si sono rese indipendenti dall’uomo”” e in cui “”la dissoluzione del rapporto antropocentrico è giunta alla fine sino all’io””‘ (Musil) (…) (quarta di copertina”,”TEOS-037-FRR”
“GARIBALDI Luciano”,”Le soldatesse di Mussolini. Con il memoriale inedito di Piera Gatteschi Fondelli generale delle Ausiliarie della RSI.”,”L. GARIBALDI, giornalista, è autore di varie cronache storiche e biografie.”,”ITAF-069″
“GARIBALDI Luciano, con Riccardo CANIATO Luigi CONFALONIERI Alessandro RIVALI”,”I giusti del 25 aprile. Chi uccise i partigiani eroi?”,”Tre partigiani, già ufficiali dell’esercito, di fede religiosa furono uccisi nel momento culminante della loro battaglia. Da chi?.. (retrocopertina)”,”ITAR-279″
“GARIBOLDI Leonardo a cura”,”Einstein. Dalla relatività alle onde gravitazionali.”,”””L’immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata, l’immaginazione abbraccia il mondo”” (A. Einstein) (in apertura) Einstein nel 1952 rifiuta la presidenza di Israele (pag 24) L’inerzia di un corpo dipende dal suo contenuto di energia? L’articolo contiene la relazione che unifica energia e materia: E = mc² (pag 18) Leonardo Gariboldi è ricercatore in Storia e didattica della fisica presso il Dipartimento di Fisica dell’Università degli Studi di Milano. Si occupa di storia della fisica del XIX e XX secolo, in particolare della fisica militanese.”,”SCIx-530″
“GARIGLIO Bartolo”,”Progettare il postfascismo. Gobetti e i cattolici (1919-1926).”,”Bartolo Gariglio è professore straordinario d Storia Contemporanea presso la Facoltà di Scienze Politiche di Torino. Attento alle tematiche gobettiane, ha pubblicato ‘Stampa e opinione pubblica nel Risorgimento’ (Angeli) e ‘Con animo liberale. Piero Gobetti e i popolari. Carteggi 1918-1926’ Dedica dell’autore a GM Bravo”,”ITAD-001-FMB”
“GARIN Eugenio”,”Intellettuali italiani del XX secolo.”,”GARIN Eugenio è stato professore di storia della filosofia nell’ Università di Firenze e nella Scuola Normale superiore di Pisa. Ha studiato l’ Umanesimo e il Rinascimento e i problemi della cultura italiana dopo l’ Unità. Ha scritto molte opere (v.retrocopertina).”,”ITAD-019″
“GARIN Eugenio”,”Rinascite e rivoluzioni. Movimenti culturali dal XIV al XVIII secolo.”,”GARIN è nato a Rieti nel 19019. Ha insegnato per alcuni decenni all’ Università di Firenze e poi alla Scuola normale superiore di Pisa. “”Ormai, in quel nodo straordinario- Keplero, Galileo, Cartesio – in quegli anni eccezionali, si delineava una nuova concezione filosofica dell’ uomo e del mondo, solidale con una nuova scienza, in un circolo mirabilmente fecondo. (…) un’ altra epoca era cominciata nei rapporti tra l’ uomo e la realtà secondo l’ espressione famosa di Kant: “”essi compresero che la ragione vede solo ciò che lei stessa produce secondo il proprio disegno””. (pag 280)”,”SCIx-159″
“GARIN Eugenio a cura, saggi di P. BURKE A. CHASTEL M. FIRPO E. GARIN M.L. KING J. LAW M. MALLETT A. TENENTI T. TODOROV”,”L’ uomo del Rinascimento.”,”””Fu lui (Alessandro FARNESE, papa Paolo III) ad approvare l’ istituzione della Compagnia di Gesù di Sant’ Ignazio di Loyola, nel settembre 1540, e ad appoggiare i nuovi ordini che sarebbero stati altrettanti pilastri della Controriforma: barnabiti, teatini, cappuccini. Fu lui ad accedere, seppur a malincuore, alla richiesta imperiale di intavolare colloqui di religione con i protestanti riunendo i dotti e i moderati delle due parti intorno a uno stesso tavolo alla ricerca di un improbabile accordo dottrinale,e soprattutto a impegnarsi seriamente, superando notevoli difficoltà e non infondati timori, nella convocazione del concilio. Fu lui a trovare un accordo sulla sede tridentina e a vedere la conclusione della prima e decisiva fase, tra il 1545 e il ’47, con l’ approvazione di alcuni fondamentali decreti teologici.”” (pag 117)”,”STOS-092″
“GARIN Eugenio”,”L’ umanesimo italiano. Filosofia e vita civile nel Rinascimento.”,”Nato a Rieti nel 1909, Eugenio GARIN è professore di storia della filosofia nell’ Università di Firenze dove ha studiato e insegnato dal 1936. Si è sempre occupato di cultura filosofica medievale e umanistica. Questo volume è stato preceduto da un lavoro su G. PICO (1937). ‘L’ umanesimo italiano’ è apparso per la prima volta in tedesco nel 1947. GARIN ha pubblicato molte altre opere (v. retrocopertina). “”Né mai il Piccolomini si stancherà di ripetere che è vano disperdersi “”dietro alle inutili e minute questioncelle”” dei logici occamisti, non avendo valore alcuno il disputare per disputare. “”Laonde molte volte mi vien pietà di coloro che, nell’ età pochi anni addietro alla nostra, ne gli studii delle lettere s’ essercitavano conciosiaché… dalla verità sempre si dipartivano, alla quale per proprie e diritte strade, non per torte e rimote, fa mestieri che vengan coloro che, non il vero per dubitare e per contendere, ma il dubitare per trovare il vero s’ ingegnano d’ andar cercando””. (pag 172)”,”ITAG-122″
“GARIN Eugenio”,”Storia della filosofia italiana. Volume secondo.”,”””Il dissidio che scaturisce da Machiavelli, si compone nel comandamento dell’ onore e dell’ ambizione proprio del Guicciardini. “”Quegli uomini conducono bene le cose loro in questo mondo, che hanno sempre innanzi agli occhi lo interesse proprio, e tutte le azione sue misurano con questo fine; ma la fallacia è in quegli che non cognoscono bene quale sia lo interesse suo (…)”” (pag 730) “”Ora Galileo combatteva ogni appello all’ autorità, qualunque essa fosse, diversa dalla ragione e dalla sensata esperienza. “”Lo stesso Aristotele m’ha insegnato quietar l’ intelletto a quello che m’è persuaso dalla ragione, e non dalla sola autorità”” (IV, 65)”” (pag 839)”,”ITAG-123″
“GARIN Eugenio”,”Storia della filosofia italiana. Volume terzo.”,”Eugenio GARIN, nato a Rieti da famiglia savoiarda nel 1909 ha scritto molte opere tra cui ‘Scienza e vita civile nel Rinascimento’ (1965) “”E’ tuttavia quel decennio, quella presenza di Labriola, quella lettura e discussione di Marx da parte del Croce (e, in altra forma, del Gentile), ebbero un significato di particolare rilievo, e pesarono in modo essenziale sulle vicende del pensiero italiano del Novecento. Chi legga, oggi, con attenzione, le lettere di Labriola a Bertrando Spaventa, e quanto resta dei rapporti di Labriola con gli Spaventa e poi con Croce, e tutto confronti con i carteggi con Engels e gli esponenti del socialismo internazionale, non solo si rende conto del respiro veramente europeo dell’ opera del Labriola, ma del suo aggancio alle cose, e del contributo decisivo che essa recò alla liquidazione del ‘positivismo’ diffuso tra i filosofi di professione, e che non aveva nulla di scientifico, mentre ereditava la più consunta retorica delle vecchie scuole di “”umanità””. (pag 1278)”,”ITAG-124″
“GARIN Eugenio”,”La filosofia y las ciencias en el siglo XX.”,”GARIN è nato a Rieti nel 1909. Ha insegnato per tre decadi all’ Università di Firenze e alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha svolto un grande lavoro anche come filologo. Declino e progresso. “”Tra il 1918 e il 1922, si fa conoscere l’ opera di Spengler, Der Untergang des Abendlandes; nel 1918, E. Bloch pubblica la prima edizione di Geist der Utopie, che era, in un certo modo, una risposta anticipata. Anche per Bloch la civiltà europea era in crisi e in decadenza, ma non si trattava di una civiltà in stato di dissoluzione, non era l’ uomo ma una certa forma di umanità che era entrata in contraddizione con la società e con un modo di produzione. Ma in seguito, verso la fine del 1955, Bloch, in un testo letto nella Accademia delle Scienze di Berlino, Differenzierungen im Begriff Fortschritt, preciserà che il concetto stesso di progresso è, a livello sovrastrutturale, “”relativamente non valido””. “”Il concetto di progresso – si legge nel testo del 1955 – non contiene “”cicli culturali””, nei quali il tempo sia immobilizzato nello spazio di un modo reazionario, ma ha la necessità, in luogo della non linearità, di un multiversum ampio, elastico, pienamente dinamico, un continuo e denso reticolo, contrappunto delle voci della storia””. (pag 105)”,”FILx-288″
“GARIN Eugenio”,”Editori italiani tra Ottocento e Novecento.”,”Eugenio GARIN (Rieti, 1909) è professore Emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa. “”Dopo il ’25, di fronte all’ agonia di quell’ Italia liberale che era la sua Italia, Croce, ancora una volta, attraverso la organizzazione di una casa editrice ormai di primo piano, incide di nuovo a fondo nella storia del proprio paese, esercitando una grande funzione ‘politica’. Attraverso la cooperazione con Giovanni Laterza, difende un patrimonio di cultura; conserva aperta una circolazione di idee; forma su una linea precisa un fronte di resistenza intellettuale; offre alle scuole e agli educatori libri senza menzogne, seri, validi. (…). Certo molte voci restarono senza eco nel mondo crociano, e molti i limiti in lui e nei suoi; oggi è fin troppo facile indicarli. Ma non è facile trovare nella storia moderna un altro esempio di così alto magistero unito a così grande capacità di influire in concreto sul terreno della effettiva direzione delle coscienze e dell’ educazione civile dei cittadini. ‘Pontefice laico’, Croce con le sue opere, messe all’ indice dalla Chiesa e dallo Stato, e con le opere che promosse, influì anche sui credenti nel mantener desto, dopo il 1929, l’ amore alla libertà. Grande pensatore ‘borghese’, non attinse certo le masse popolari, (…)””. (pag 122-123)”,”EDIx-046″
“GARIN Eugenio”,”Con Gramsci.”,”GARIN Eugenio è stato professore di storia della filosofia nell’ Università di Firenze e nella Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha studiato l’ umanesimo e il Rinascimento e i problemi della cultura italiana dopo l’ Unità d’ Italia. “”Il 25 marzo 1922, nella seduta del Comitato centrale che si tenne alla fine dei lavori congressuali, fu deciso il trasferimento di Gramsci a Mosca come rappresentante del Pci nell’ esecutivo dell’ Internazionale comunista. Il 26 maggio, in un precario stato di salute, parte insieme con Antonio Graziadei e Bordiga; in giugno arriva a Mosca attraverso la frontiera lettone, e prende parte alla seconda conferenza dell’ esecutivo allargato dell’ Internazionale comunista.”” (pag 24) “”Gramsci, infatti, si distingueva da non pochi dirigenti proprio per la consapevolezza della gravità del dramma che allora investiva con violenza l’ Italia. Il 28 ottobre 1922 la “”marcia su Roma”” aveva dato il via a un’ ondata di nuove sopraffazioni. Gli arresti del febbraio ’23 (Bordiga, Grieco, ecc.; lo stesso Gramsci era stato colpito da mandato di cattura) avevano determinato mutamenti nel gruppo dirigente (Terracini, Togliatti).”” (pag 25)”,”GRAS-050″
“GARIN Eugenio”,”Dal Rinascimento all’ Illuminismo. Studi e ricerche.”,”GARIN Eugenio nato a Rieti nel 1909, ha studiato filosofia con Ludovico LIMENTANI, Francesco DE-SARLO, Paolo E. LAMANNA. All’ Università di Firenze è ordinario di storia della filosofia. “”Nel ’44 il Moniglia combatteva sul piano metafisico; Hobbes era esecrato come Spinoza. Nel ’64, vent’anni dopo, Hobbes era esecrabile come Rousseau; la polemica si addensava sul terreno politico. Hobbes come Spinoza: il legame era stato a lungo d’ obbligo. Nella pacata discussione a cui il Genovesi nel ’51, nel tomo quarto della Metaphysica, sottopose le teorie hobbesiane, Hobbes è presedntato insieme a Spinoza (infensissimi humanae libertatis hostes); e di averli confutati entrambi si vanterà più tardi come di una prova della sua ortodossia. (…) Comunque, ormai è il nesso Hobbes-Rousseau che diventa un luogo comune, ed è Rousseau che ripropone il problema di Hobbes, sia che i due nomi vengono congiunti o contrapposti. Lamenta Gerdil che entrambi spogliano l’ uomo dell’ umanità, anche se l’ uno ne fa una tigrre e l’ altro un barbagianni; (…)””. (pag 168-169)”,”ITAG-136″
“GARIN Eugenio”,”L’ Education de l’ homme moderne, 1400-1600.”,”L’ educazione civica. “”Un carattere particolare, comune all’ educazione dell’ umanesimo, è il suo senso sociale, civico. Scuole e metodi nascono e fioriscono per rispondere a un bisogno della vita cittadina che a sua volta esse esprimono e definiscono. Un modesto allievo di Marsilio Ficino, Francesco Patrizi di Siena, scriverà: “”Tutti devono studiare le lettere; senza esse, non si è degni di essere chiamati cittadini di una città libera””. Non è un caso che troveremo i testi di Patrizi a fianco dei pensieri di Erasmo e delle traduzioni di Melantone in un florilegio politico-pedagogico pubblicato a Parigi nel 1552. Ma, in alcun luogo, questo impegno civico, questa esigenza di educazione civica, appare tanto in rilievo che nei trattati di Leon Battista Alberti e di Matteo Palmieri.”” (pag 135-136)”,”GIOx-039″
“GARIN Eugenio”,”La cultura italiana tra ‘800 e ‘900. Studi e ricerche.”,”Croce e Salvemini. “”(In Croce) Machiavelli e Marx vengono interpretati come maestri di una politica intesa quale rapporto di forze reali, incurante di ipostasi ideali. Svuotati entrambi della loro ‘moralità’ più profonda, vengono così chiamati a contribuire anch’ essi alla elaborazione delle ideologie della “”classe economica dominante””. Il marxismo di Salvemini era, in realtà, molto più disarmato. Si alimentava di sentimento e di fede; si inseriva invece che su una ben articolata cultura hegeliana, su un’ ispirazione positivistica; si trasformava in un mito capace di incontrarsi col mito del federalismo di Cattaneo.”” (pag 126)”,”ITAA-110″
“GARIN Eugenio”,”Storia della filosofia italiana. Volume primo.”,”Eugenio GARIN nato a Rieti da famiglia savoiarda nel 1909 era professore di storia della filosofia nell’Università di Firenze dove ha studiato e insegnato a vario titolo dal 1936. Ha scritto molte opere (v. 4° cop.)”,”ITAG-195″
“GARIN Eugenio”,”Scienza e vita civile nel Rinascimento italiano.”,”GARIN Eugenio nato a Rieti nel 1909 è stato professore di storia della filosofia nell’Università di Firenza dove ha studiato e insegnato dal 1936. Ha scritto tra l’altro ‘L’umanesimo italiano’ (apparso in tedesco nel 1947).”,”ITAG-215″
“GARIN Eugenio”,”Cronache di filosofia italiana, 1900-1943. Volume primo.”,”Labriola-Croce (pag 199-200) “”Il Labriola nel suo saggio, compiuto nel ’96, ‘Del materialismo storico’, aveva precisato con molta chiarezza vari punti: e cioè, come s’avesse ad intendere la dissoluzione della filosofia della storia, e in che modo marxismo, e magari evoluzionismo, offrissero, non delle «visioni» metafisiche, ma degli utili strumenti interpretativi dei fatti. «L’importante è d’intendere – diceva Labriola – che il progresso, la cui nozione è non solo empirica, ma sempre circostanziata, e perciò limitata, non istà sul corso delle cose umane come un destino e un fato, né qual comando di legge». Certi concetti servono – ribadirà altrove – a penetrare alle radici dei fatti, per risalire di là alla superficie degli eventi, in una veduta sempre «parziale», e in una situazione «plurale». «E perciò la nostra dottrina non può esser volta a rappresentare tutta la storia dell’uman genere in un una veduta comunque prospettica o unitaria, la quale ripeta, ‘mutatis mutandis’, la ‘filosofia storica a disegno’, come da Agostino ad Hegel, o anzi, meglio dal profeta Daniele al Signor De Rougemont» (26). Per Labriola il filo conduttore marxista era un metodo per ricercare ed intendere e, poi, agire ancora, fruttuosamente. «La nostra dottrina non pretende di essere la ‘visione intellettuale’ di un gran piano o disegno, ma è soltanto un ‘metodo’ di ricerca e di concezione. Non a caso Marx parlava della sua scoperta di un ‘filo conduttore’. E per tal ragione, appunto, è affine al darwinismo, che anch’esso è un metodo, e non è, né può essere un’ammodernata ripetizione della costruita e costruttiva ‘Naturphilosophie’, a uso Schelling e compagni». In verità al Croce la prima esperienza marxista, del resto conclusa come tale molto presto, alle soglie del secolo, servì soprattutto ad approfondire, o, meglio, a sentir con maggior vivezza, il suo problema allora più pungete del rapporto fra arte e storia. Quando, molto più tardi, volle far la storia di quel momento del suo pensiero, ebbe, fra l’altro, a notare: «al Labriola la teoria marxista del ‘sopravalore’ e il ‘materialismo storico’ importavano soprattutto ai fini pratici del socialismo; a me importavano al fine di quel che se ne potesse o no trarre per concepire in modo più vivo e pieno la filosofia e intendere meglio la storia. Né a lui la scienza era indifferente, né a me, in verità, l’azione pratica; ma l’accento che ponevamo sull’attività nostra era diverso e quasi opposto: la natura ci aveva addetti a diverso lavoro. Egli s’illuse per alcun tempo di aver trovato in me il suo collega e successore nella custodia e nella difesa della genuina tradizione marxistica, che era la forza del socialismo; ma io non mi feci alcuna illusione in proposito, e quella che egli chiamava pigrizia del letterato, era in realtà travaglio di pensatore, a suo modo politico nella cerchia sua propria» (27)”” [Eugenio Garin, Cronache di filosofia italiana, 1900-1943. Volume primo’, Roma Bari, 1975] [(26 Cito dal vol. laterziano del 1938: ‘La concezione materialistica della storia’. Nuova edizione con un’aggiunta di B. Croce sulla critica del marxismo in Italia dal 1895 al 1900′; (27) Op. cit., p. 291. Cfr. ne «La Critica», XXI, 1923, pp. 180-2, la recensione al libro di S. Diambrini-Palazzi, ‘Il pensiero di A. Labriola’, Bologna, 1923. Scrive il Croce: «se io mi mettessi a passare in rassegna che cosa ho appreso … dal L… farei un lungo discorso. E, anzitutto, la concezione del filosofare come strettamente legato alla storia e alla vita morale e politica attuale, non par che si delinei in tutta la sua vita di studioso e di polemista? Da giovane, da studente, il Labriola congiunse volentieri alla filosofia la filologia…»] (pag 199-200-201)”,”FILx-500″
“GARIN Eugenio”,”Tra due secoli. Socialismo e filosofia in Italia dopo l’Unità.”,”Eugenio Garin ha insegnato per molti anni all’Uniersità di Firenze. Insegna attualmente alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Tra le sue opere: Cronache di filosofia italiana 1900-1943, La cultura italiana tra ‘800 e ‘900, Intellettuali italiani del XX secolo e Filosofia e scienze nel Novecento.”,”MITS-018-FL”
“GARIN Eugenio”,”Con Gramsci.”,”Eugenio Garin ha insegnato per molti anni all’Uniersità di Firenze. Insegna attualmente alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Tra le sue opere: Cronache di filosofia italiana 1900-1943, La cultura italiana tra ‘800 e ‘900, Intellettuali italiani del XX secolo e Filosofia e scienze nel Novecento.”,”GRAS-005-FL”
“GARIN Eugenio”,”Antonio Labriola nella storia della cultura e del movimento operaio.”,”Si tratta del testo integrale della relazione del Prof. Garin tenuta il 28 febbraio 1979 nella sala del comune di Cassino, in occasione della cerimonia ufficiale per celebrare il 75° anniversario della morte di Antonio Labriola. “”Antonio Labriola, che pure un’abile mistificazione storiografica ha voluto inserire in questa linea culturale (“”all’VIII Congresso del Psi si parlerà di «una confluenza d’interessi fra lo sviluppo del socialismo e lo sviluppo dell’economia capitalistica», mentre sul piano teorico ‘Critica sociale’ avrebbe ospitato con simpatia il dibattito sul socialismo idealistico””), vide con chiarezza impressionante tutto quello che significava la crisi di fine secolo e l’illusione del secolo nuovo. Proprio nell’ottobre del 1900 scriveva a Karl Kautsky che con la cosiddetta crisi del marxismo «il socialismo ‘era’ entrato in un periodo di lunga pausa»: ne vedeva i segni nell’arresto della rivoluzione italiana, nel risorgere del cattolicesimo, e della religione in genere, e, in particolare, ne indicava le cause nel colonialismo, nell’arretratezza delle moltitudini e nell’inefficienza del partito socialista. Qualche anno dopo, nel 1903, in una lettera amarissima a Louise Kautsky, denunciando gli equivoci dei socialisti italiani concludeva: «Il governo è felice della pace sociale, perché ha addomesticato i socialisti… Questa situazione durerà per molto tempo, perché l’esperimento pare riuscito». Crisi del marxismo, ai suoi occhi, non poteva significare altro che una battuta d’arresto del movimento operaio”” (pag 71)”,”LABD-001-FB”
“GARIN Eugenio”,”La cultura filosofica del Rinascimento italiano. Ricerche e documenti.”,”Contiene il capitolo: ‘Il problema delle fonti del pensiero filosofico di Leonardo’ (pag 388-401)”,”ITAG-013-FF”
“GARIN Eugenio”,”Dal Rinascimento all’Illuminismo. Studi e ricerche.”,”Eugenio Garin nato a Rieti nel 1909, ha studiato filosofia con Ludovico Limentani, Francesco De Sarlo, Paolo E. Lamanna. Quindi professore ordinario all’Università di Firenze in Storia della filosofia. Indice. La “”retorica”” di Leonardo Bruni Aspetti del pensiero di Machiavelli Da Campanella a Vico Uno scritto inedito di Tommaso Cornelio L’Ars magna di Elia Astorini Per una storia della fortuna di Hobbes nel Settecento italiano Pe una storia dei rapporti fra Bayle e l’Italia La polemica antiscolastica e Adamo Tribbechovio Giuseppe Valletta storico della filosofia Antonio Genovesi storico della scienza La storia “”critica”” della filosofia del Settecento “”«La natura – scriveva Malpighi in difesa dei moderni contro l’attacco sferrato nel 1687 dallo Sbaraglia – la natura, per esercitare le mirabili operazioni negli animali e nei vegetabili, si è compiaciuta comporre il loro corpo organico con moltissime macchine, le quali, per necessità, sono fatte di parti minutissime in tal maniera configurate e situate che formano un mirabile organo, la cui struttura e composizione con gli occhi nudi, o senza aiuto del microscopio, per lo più non si arriva» (Opere Scelte, p. 504)”” (pag 97)”,”FILx-003-FGB”
“GARIN Eugenio LUPORINI C. TOGLIATTI P. ALDERISIO F. BOBBIO N. CAMBARERI S. CARACCIOLO A. CERRONI U. D’ALESSANDRO A. DAL SASSO R. FORTUNATI P. GEYMONAT L. GRAZIANO S.G. GRUPPI L. MANELLI R. MARTANO G. MASSUCCO COSTA A. PAPI F. PETRONIO G. SABETTI A. SALVUCCI P. SERONI A. SICHIROLLO L. TAMBURRANO G. TREVISANI G. TRONTI M. VACCARO N. ZANARDO A. ZANGHERI R., relazioni di E. GARIN P. TOGLIATTI C. LUPORINI R. CESSI, interventi di Gilbert MOGET Gastone MANACORDA Giorgio CANDELORO Roberto BATTAGLIA Eric HOBSBAWM Paolo SPRIANO Galvano DELLA-VOLPE G.D. OBICKIN Jean DESANTI Alberto CARACCIOLO Albert SCHREINER Drahomir BARTA Boris ZIHERL Livio MAITAN Valentino GERRATANA”,”Studi gramsciani. Atti del Convegno tenuto a Roma nei giorni 11-13 gennaio 1958.”,”Tra le relazioni quella di Livio MAITAN (pag 579-584) (su Trotsky) “”In alcuni scritti di Gramsci esistono annotazioni sul pensiero di Trotzki. La mia opinione è che questi giudizi di Gramsci non siano pertinenti, cioè riguardino non il reale pensiero di Trotzki, ma una sua deformazione. Come primo esempio faccio subito quello del motivo cui si è rifatto stamattina Togliatti, il motivo della cosiddetta guerra manovrata e della cosiddetta guerra di posizione. Benché il riferimento gramsciano non appaia del tutto chiaro, ritengo legittima l’interpretazione secondo cui Gramsci si riferirebbe alla tattica del «fronte unico» adottata dall’Internazionale Comunista dopo il III Congresso mondiale. A questa tattica corrisponderebbe la guerra di posizione, valida per i paesi dell’Occidente, dove sarebbe riuscita inapplicabile la tattica della guerra manovrata applicata in Russia nel ’17. Ora, questa valutazione non corrisponde affatto alle posizioni dell’Internazionale Comunista che della strategia e della tattica valide in una fase di crisi rivoluzionaria si è occupata nei suoi due primi Congressi, mentre il problema del «fronte unico» si poneva su un piano ben diverso. La svolta del III Congresso era in realtà determinata da una relativa attenuazione della crisi rivoluzionaria e dalla necessità di un parziale ripiegamento dati gli sviluppi della situazione e non riguardava affatto una presunta differenziazione dei metodi di lotta per la conquista del potere in Occidente rispetto all’Oriente. Quanto a Trotzki poi, l’equivoco di Gramsci venne accentuato, Infatti, come è facile constatare, nella battaglia per il «fronte unico» contro gli ultrasinistri, Trotzki si è trovato sulla stessa linea di Lenin, assumendo persino in un’occasione il ruolo di relatore a nome della Direzione dell’Internazionale. Altro esempio della scarsa pertinenza delle critiche di Gramsci a Trotzki: la teoria della rivoluzione permanente, sulla quale Togliatti ha riferito un accenno di Gramsci che può essere fatto solo partendo da una caricatura volgare e non da una conoscenza diretta della teoria stessa”” (pag 579-580) [Livio Maitan (in) ‘AaVv, Studi gramsciani. Atti del Convegno tenuto a Roma nei giorni 11-13 gennaio 1958’, Editori Riuniti, Roma, 1958] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”GRAS-166″
“GARIN Eugenio, a cura di Laura CAROTTI”,”Giordano Bruno.”,”Eugenio Garin ha amato in modo particolare alcuni autori: Giovanni Pico, Cartesio, Gentile, Giordano Bruno. “”Nelle lotte tra luterani e calvinisti parteggia per i luterani e nll’orazione d’addio (Oratio valedictoria), quando dovette ancora una volta andarsene per il prevalere dei calvinisti, tesse l’elogio di Lutero”” (pag 60-62)”,”BIOx-408″
“GARLAN Yvon”,”Guerra e società nel mondo antico.”,”GARLAN Yvon insegna storia antica nell’Università dell’Alta Bretagna a Rennes. Ha scritto pure: ‘Gli schiavi nella Grecia antica’ (Milano, 1984). “”Poi la recluta poneva mano alla seconda fase dell’addestramento che, come nelle scuole dei gladiatori, portava il nome di ‘armatura’, dove si imparava ad usare la spada, il ‘pilum’, talvolta anche l’arco e la fionda, e perfino a lanciare le pietre e i dardi piombati. Allora si poteva dire che l’istruzione fosse conclusa, e il ‘tiro’ era pronto a combattere al meglio. “”Tutte le battaglie attuali provano con evidenza – osserva Vegezio (I, 13) – che i soldati giunti alla fine dell’addestramento combattono meglio degli altri. E va capito in che modo il soldato esercitato prevalga su quello che non lo è, quando si vedono i soldati più o meno giunti al termine dell’addestramento vincere gli altri compagni con la loro scienza del combattimento. Gli Antichi conservavano con tanta gelosia l’uso dell’addestramento che davano doppia razione al maestro d’armi, mentre i soldati che avevano tratto poco profitto da questa preparazione militare si vedevano costretti a ricevere orzo come grano; la razione di frumento veniva data loro solo in presenza del prefetto di legione, dei tribuni e degli ufficiali superiori nell’occasione durante la quale mostravano, in pubblica prova, di essersi formati per tutte le parti dell’arte militare. Infatti non c’è niente di più solido, prospero e glorioso di uno Stato ricco di soldati istruiti. Non è lo splendore degli abiti, l’abbondanza di oro né di argento e pietre preziose che ci fa rispettare o cercare dai nostri nemici: essi si sottomettono solo col terrore””.”” (pag 261)”,”STAx-208″
“GARLAN Yvon”,”Gli schiavi nella Grecia antica. Dal mondo miceneo all’ellenismo.”,”GARLAN Yvon è membro anziano dell’Ecole francaise di Atene. E’ docente all’Université de Haute-Bretagne (Rennes). Le rivolte servili (pag 148)”,”STAx-230″
“GARLAN Yvon”,”Guerra e società nel mondo antico.”,”Yvon Garlan ha insegnato storia antica nell’Università dell’Alta Bretagna a Rennes. Ha scritto pure: ‘Gli schiavi nella Grecia antica’ (Milano, 1984).”,”QMIx-136-FSL”
“GARLATI Loredana”,”Elisabetta d’Austria.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Loredana Garlati insegna Storia del diritto medievale e moderno e Storia del dirittio di famiglia presso l’Università di Milano-Bicocca.”,”AUTx-048″
“GARMY René”,”Histoire du mouvement syndical en France. De 1914 à nos jours.”,”Il socialismo rivoluzionario, il comunismo, di Blanqui. “”Blanqui è, prima di tutto, un uomo d’ azione. E’, come precisa Engels, “”socialista sentimentale, simpatico al popolo sofferente, ma senza una dottrina socialista, né delle proposte determinate di riforme sociali””. (Engels, Il programma dei Blanquisti dopo la Comune’, Monde n° 10 gennaio 1931; ndr) (…). E’ lontano, come precisa Marx, il socialismo rivoluzionario di Blanqui dal socialismo borghese di Louis Blanc e Proudhon: “”Così, mentre l’ utopismo rinvia nel reame della fantasia la lotta rivoluzionaria delle classe e le sue necessità, per mezzo di piccoli artifici e di grandi sentimentalità…il proletariato si raggruppa sempre più intorno al socialismo rivoluzionario, il comunismo, per il quale la stessa borghesia ha trovato il nome di blanquismo. Questo socialismo è la proclamazione permanente della rivoluzione, della dittatura di classe del proletariato.”” (Marx, La lotta di classe in Francia, ndr) (pag 85-86)”,”MFRx-238″
“GARMY René”,”Histoire du mouvement syndical en France. De 1914 à nos jours.”,”””Lo scivolamento della Ligue syndicaliste si accentua: il gruppo Monatte unisce i suoi attacchi a quelli della CGT contro l’ URSS a proposito dei conflitti della ferrovia dell’ Est-cinese, contro la CGTU a causa della sua collaborazione con il Partito comunista; con la CGT, reclama l’ “”indipendenza””, l’ “”autonomia”” sindacale, nega i pericoli della guerra, la radicalizzazione delle masse. Chambelland fa eco a Jouhaux predicendo nel congresso del 1929, un periodo di “”40 anni di pace sociale””.”” (pag 172-173)”,”MFRx-239″
“GARNERAY Louis”,”Le négrier de Zanzibar. Voyages, aventures et combats.”,”Nel 1802 dopo la pace di Amiens conclusa tra Napoleone Bonaparte e gli inglesi, il giovane Garnary ventenne, lascia la compagnia dei suoi amici corsari e si stabilisce a bordo di una nave mercantile che si dedica al commercio pacifico sulle coste dell’India. Ma il viaggio non sarà di tutto riposo, ammutinamento a bordo, incontro con pirati indiani, naufragio e miracoloso salvataggio…”,”QMIN-004-FSD”
“GARNERAY Louis”,”Corsaire de la République.”,”Pittore di marina, Louis Garneray (1783-1857) ha passato molto tempo dei suoi giovani anni sul mare tra abbordaggi sui ponti da parte delle fregate corsare nell’oceano indiano. Prigioniero degil inglesi per dieci anni ritornerà ai suoi acquarelli e tardi scoprirà una vocazione di scrittore.”,”QMIN-006-FSD”
“GARNIER Bernard JAENNIN Pierre MACZAK Antoni WITTHOFT Harald HERLING-BIANCO Marta BACZO Bronislaw POMIAN Krzysztof ANDREU Jean CORBIER Mireille LE-GOFF Jacques MARQUET Louis”,”Les mesures et l’histoire. Cahiers de metrologie, numéro spécial.”,”Metrologia (Treccani): Metrologia La metrologia è la scienza della misura, ovvero la disciplina che si occupa di definire le procedure per eseguire corrette misurazioni. L’esigenza di stabilire metodi uniformi e riproducibili per misurare merci e prodotti ha indotto le autorità a definire campioni di unità di misura sin dall’antichità. Sovente basati su manufatti, a misura delle parti del corpo umano (pollice, piede) e a diffusione prevalentemente locale, essi erano del tutto inadeguati allo sviluppo non solo della scienza e della tecnologia ma anche dell’industria moderna e del commercio internazionale. La fondazione della metrologia come scienza è opera dello spirito illuminista e il suo scopo sin dagli albori è quello di armonizzare i campioni diffusi localmente in un unico sistema. Inizialmente furono adottate due sole unità di misura, per la lunghezza e per la massa. Nel 1795 l’Assemblea nazionale francese deliberò la definizione del metro quale quarantamilionesima parte di un meridiano terrestre e quella del kilogrammo come la massa di un appropriato volume di acqua purificata. Nel 1799 il sistema metrico progredì con l’acquisizione dei campioni di unità di misura, rispettivamente una barra e un blocco in platino. Già alla nascita apparve dunque chiaro che la realizzazione del campione era ben altra cosa dalla definizione dell’unità di misura. Nel corso dell’Ottocento il sistema metrico si diffuse dapprima in Europa, poi in Sud America: molti paesi ormai lo utilizzavano ma ciascuno disponeva di propri campioni, tra loro difformi. Al fine di uniformare i vari campioni nazionali, nel 1875 la Convenzione Internazionale del Metro fondò il Bureau International des Poids et Mesures (BIPM), cui fu affidato il compito di conservare i prototipi primari del metro e del kilogrammo, di farne delle copie e di confrontare i campioni nazionali con i prototipi primari. Fu istituito inoltre il Comitato Internazionale dei Pesi e delle Misure (CIPM) e la Conferenza Generale dei Pesi e delle Misure (CGPM), con il compito di deliberare in merito alle variazioni del sistema di unità fondamentali. Tali istituti esistono tuttora e continuano la loro missione. La Convenzione Internazionale del Metro, che conta oggi 51 Stati membri, adottò ufficialmente il sistema metrico, il quale, con l’inclusione del secondo astronomico quale unità di tempo, fu denominato Sistema MKS (dalle iniziali di metro, kilogrammo e secondo). Nel corso del Novecento, sono state incluse nuove unità di misura e continuamente revisionate le definizioni di quelle esistenti. Nel 1948, con l’introduzione dell’ampere quale unità elettrica fondamentale, s’instaurò il Sistema MKSA, poi sostituito nel 1960 dal Sistema internazionale (SI) oggi vigente. In esso sono incluse sette unità di misura fondamentali, per altrettante grandezze fisiche: il metro (m) per la lunghezza, il kilogrammo (kg) per la massa, il secondo (s) per la durata temporale, l’ampere (A) per la corrente elettrica, il kelvin (K) per la temperatura termodinamica, la mole (mol) per la quantità di sostanza e la candela (cd) per l’intensità luminosa. Nel secolo scorso vi è stata un’evoluzione dei principî alla base della scelta delle unità fondamentali: da unità basate su manufatti a unità radicate nel mondo naturale e nelle leggi fisiche. Già nel 1870 James C. Maxwell sostenne la necessità di definire le unità di misura legandole a quantità fisiche di atomi e molecole, piuttosto che al moto o alle dimensioni della Terra. Max Planck, spingendosi oltre, ritenne che le unità di misura dovessero essere definite non in base alle proprietà di specifici atomi ma piuttosto alle costanti fondamentali, quali la velocità della luce nel vuoto c, la costante di gravitazione universale G, la costante di Planck h, la carica elementare e, e così via. La difficoltà principale di un sistema di unità di misura così basato era la sua scarsa praticità: tali unità fondamentali risultavano estremamente vantaggiose per il mondo microscopico, ma erano poco adattabili alle esigenze della vita quotidiana nel mondo macroscopico. Attualmente, il punto di vista di Maxwell è dato per scontato e, grazie all’aumentata capacità di mettere in relazione la scala del mondo microscopico con quella umana, la metrologia procede nella direzione indicata da Planck. La metrologia è però scienza prudente: le modifiche alle unità fondamentali procedono a un ritmo incessante ma lento e sono adottate solo quando vi è consenso sulla maturità delle conoscenze scientifiche e tecnologiche implicate e previa valutazione di costi e benefici, per la scienza e per la società. SOMMARIO 1. Tracciabilità. 2. Il Sistema internazionale di unità di misura. ? Bibliografia. TRACCIABILITÀ La metrologia legale si occupa della catena di tracciabilità per ciò che riguarda i consumatori e i produttori, stabilendo criteri per il corretto uso degli strumenti e le procedure di verifica. Ogni misura presuppone il confronto della grandezza da misurare con un campione, mediante l’uso di uno strumento. Ciò è evidente quando per esempio si pesa un oggetto con una bilancia a piatti: la bilancia rappresenta lo strumento e il contrappeso il campione. Più spesso, nell’uso quotidiano, il campione è assente dal processo di misura, in quanto lo strumento viene calibrato con una grandezza campione già da parte del costruttore. L’accuratezza delle misure dipende allora dalle caratteristiche di stabilità dello strumento, ovvero dalla sua capacità di riprodurre risultati uguali misurando la medesima grandezza, nel corso del tempo e indipendentemente dalle condizioni ambientali. Per garantire i livelli di accuratezza originari è spesso richiesta la ripetizione periodica del processo di calibrazione. Delle procedure di calibrazione degli strumenti si occupa la metrologia legale, che ha un ruolo essenziale nel garantire l’ordinato svolgersi dei commerci e della produzione industriale. La calibrazione deve soddisfare un requisito di importanza capitale, la cosiddetta tracciabilità. I metrologi garantiscono l’esistenza di una catena di campioni, che a partire da quelli di unità di misura internazionali raggiunga l’utente finale. La calibrazione di uno strumento deve essere adeguatamente documentata per rendere possibile risalire a ritroso la catena dei campioni di unità di misura fino al livello più alto. Tale processo si definisce catena di tracciabilità. Evidentemente, nella disseminazione dei campioni, l’accuratezza degrada a ogni anello della catena, in maniera inevitabile. Ciò non necessariamente rappresenta un problema, perché l’utente finale raramente è interessato a disporre dell’accuratezza originaria dei campioni nazionali e internazionali. La tracciabilità è però un concetto chiave della metrologia in generale: in ultima analisi, il requisito di riproducibilità da parte di altri sperimentatori, su cui si fonda la scienza moderna, richiede che gli esiti delle misure siano riconducibili ai campioni di unità di misura internazionali. IL SISTEMA INTERNAZIONALE DI UNITÀ DI MISURA Le sette unità del SI sono dimensionalmente indipendenti. Ulteriori unità di misura si dicono derivate, ovvero costruite a partire dalle unità di base. Di alcune si riconosce immediatamente la composizione delle unità fondamentali, come nel caso delle unità di velocità, m/s, e di accelerazione, m/s2. Laddove la composizione si fa più complessa, si preferisce definire unità derivate dotate di nome proprio, per esempio il newton quale unità di forza (1 newton=1 kg?m/s2), il pascal quale unità di pressione (1 pascal=1 newton/m2=1 kg/m?s2), il watt quale unità di potenza (1 watt=1 kg?m2/s3). Unità fondamentali e derivate formano un sistema coerente, nel senso che le varie unità si ottengono le une dalle altre per moltiplicazioni e divisioni senza fattori numerici diversi da 1. Il metro. Il metro è la distanza percorsa dalla luce nel vuoto in un intervallo di tempo pari a 1/(299.792.458) secondi. Adottata nel 1983 dalla XVII Conferenza Generale dei Pesi e delle Misure (CGPM), tale definizione è la terza in ordine di tempo. La prima, risalente alla I Conferenza CGPM del 1889, era legata al diametro terrestre, e fu sostituita dalla XI Conferenza CPGM nel 1960 con una seconda definizione basata sulla lunghezza d’onda di una transizione dell’atomo di kripton 86. La nuova definizione equivale a fissare il valore della velocità della luce nel vuoto, c=299.792.458 m/s, una volta per tutte con incertezza nulla. Con tale definizione una misura della velocità della luce diviene impossibile, o meglio si trasforma in una realizzazione del metro campione. L’ipotesi sottintesa è che la quantità c “”sia una grandezza immutabile, fissa nella natura”” (secondo il motto illuminista), costante nel tempo e uniforme nello spazio. In che misura le costanti universali della natura siano davvero immutabili è tuttora oggetto di investigazioni sperimentali: per il momento nessuna variazione di costanti universali è stata accertata e gli esperimenti effettuati stabiliscono limiti superiori al tasso di eventuali variazioni non ancora rilevate. Vale la pena notare che la ridefinizione del metro è stata resa possibile dalla maturità delle conoscenze scientifiche e tecnologiche relative alla propagazione delle onde elettromagnetiche. Si conviene per esempio che la velocità della luce c non dipenda dalla frequenza della radiazione e inoltre che la realizzazione del metro così definito sia più precisa che in passato. Vedremo come anche le altre unità di misura potranno essere oggetto di nuove definizioni quando il livello di comprensione dei fenomeni fisici implicati sarà ritenuto adeguato. Il kilogrammo. Il kilogrammo è l’unità di massa, pari alla massa del prototipo internazionale. Adottata nel 1889 dalla I Conferenza CGPM, la definizione del kilogrammo è rimasta invariata per oltre un secolo, a parte una modifica meramente lessicale apportata nel 1901 dalla III Conferenza CGPM. Attualmente il prototipo internazionale è un cilindro di platino (90% in massa) e iridio (10%) conservato a Sèvres in Francia, insieme a sei copie ufficiali. Tra tutte le unità di misura, il kilogrammo è quella su cui si concentrano gli sforzi per un cambiamento a breve termine. La definizione attuale è insoddisfacente per molteplici ragioni. Innanzitutto non è legata a una quantità invariante della natura, ma si basa su un manufatto che può essere modificato, danneggiato o distrutto. Pur se conservato in ambiente protetto, si stima che il blocco di platino-iridio muti la propria massa di qualche parte su 108 nel corso di un secolo. Inoltre l’accessibilità è limitata dall’esigenza di preservarne le caratteristiche e dalla mancanza di ubiquità. Attualmente, le proposte più promettenti per sostituire il prototipo internazionale sono due. La prima si basa sull’equivalenza tra potenza elettrica e meccanica confrontate attraverso una spira in movimento, la cosiddetta bilancia di Watt. Finora l’utilizzo di tale bilancia ha permesso di misurare la costante di Planck h, con un’incertezza relativa dell’ordine di 10?7. Utilizzando la bilancia di Watt per la ridefinizione del kilogrammo, si otterrebbe di fissare la costante h a un valore convenzionale e si trasferirebbe l’incertezza relativa sulla realizzazione del campione di massa. La seconda proposta di ridefinizione invece lega l’unità di massa alla misura del passo reticolare, della densità di massa e della composizione isotopica di un singolo cristallo di silicio, al fine di contare in modo preciso il numero di atomi contenuti nel cristallo. Attualmente in tal modo si ottiene il valore della costante di Avogadro NA, laddove la ridefinizione ne fisserebbe il valore. Un primo passo potrebbe consistere nella definizione di un valore convenzionale delle costanti h e NA. Se per esempio si fissasse h al valore dell’ultimo aggiustamento delle costanti fondamentali (h=6,6261 0693(11) 10?34 J s), la massa del prototipo internazionale avrebbe un valore unitario affetto da un’incertezza relativa dell’ordine di 10?7. Ovviamente tale valore potrebbe in seguito mutare per effetto di nuove misure. Raggiunta la stabilità opportuna, si procederebbe alla ridefinizione del kilogrammo e il valore di h sarebbe definitivamente fissato. Come vedremo in seguito, questa è la procedura ormai avviata per la ridefinizione delle unità elettriche. Notiamo infine che la definizione del kilogrammo avrà ricadute anche su altre unità fondamentali, le cui definizioni sono da esso dipendenti, come l’ampere, la mole e la candela. Il secondo. Il secondo è la durata di 9.192.631.770 periodi di oscillazione della radiazione corrispondente alla transizione tra i due livelli iperfini dello stato fondamentale dell’atomo di cesio 133. Adottata nel 1967 dalla Conferenza CGPM, questa definizione ha rimpiazzato quella del secondo astronomico, non ha subito mutamenti e non ne sono previsti a breve termine in futuro. Nel 1997 il CIPM ha precisato che: “”La definizione si riferisce ad atomi di cesio a riposo e alla temperatura di 0 K””, intendendo che, a temperatura non nulla, occorre correggere per gli spostamenti dovuti alla radiazione di corpo nero emanata dall’ambiente circostante. Il secondo rappresenta oggi l’unità fondamentale per eccellenza, essendo il tempo la grandezza che si misura in assoluto con la migliore accuratezza. Per il secondo la definizione è risultata particolarmente felice, come testimonia il fatto che la realizzazione avviene secondo la definizione. I campioni primari di tempo sono infatti orologi atomici, le cui oscillazioni periodiche vengono stabilizzate per confronto con la transizione iperfine di atomi di cesio 133 allo stato di vapore. Negli ultimi anni, per aumentare la durata di tempo con cui eseguire il confronto e per migliorare l’accuratezza, si sono costruiti orologi a fontana, in cui atomi raffreddati a pochi microkelvin vengono lanciati verso l’alto e ricadono dopo qualche frazione di secondo di volo balistico. Confrontando differenti esemplari di campioni primari, si deduce che l’accuratezza relativa con cui si realizza il secondo è di circa 5×10?16. La precisione delle misure di tempo e frequenza è tale che è ormai pratica comune ricondurre le misure di qualsiasi grandezza fisica a misure di tempo, laddove possibile. Un esempio notevole è la determinazione delle masse atomiche relative di ioni atomici e molecolari, che si ottengono misurandone le frequenze di oscillazione in trappole armoniche. L’ampere. Un ampere è la corrente elettrica costante che, se mantenuta in due conduttori paralleli di lunghezza infinita, di sezione trascurabile e posti a 1 m di distanza nel vuoto, produrrebbe tra questi conduttori una forza pari a 2×10?7 newton per metro di lunghezza. Adottata dalla IX Conferenza CGPM nel 1948, questa definizione equivale a fissare la costante di permeabilità magnetica del vuoto ?0 al valore di 4?×10?7 H/m. Le unità elettriche (oltre all’ampere, vi sono le unità derivate: il volt e l’ohm) mostrano chiaramente quanto la realizzazione di un’unità possa differire dalla definizione e meritano una discussione più approfondita. Evidentemente in nessun laboratorio la definizione dell’ampere, implicando conduttori di sezione trascurabile, paralleli e di lunghezza infinita, viene realmente utilizzata per realizzare un campione. Da quasi 30 anni si preferisce ricorrere a campioni secondari basati su fenomeni quantistici: l’effetto Josephson e l’effetto Hall quantistico. L’effetto Josephson prende il nome da Brian Josephson, che ne predisse l’esistenza nel 1962. In breve, quando una giunzione di separazione tra due materiali superconduttori viene irradiata da radiazione elettromagnetica di frequenza f, la curva caratteristica della corrente in funzione della tensione presenta degli scalini in corrente per valori di tensione che sono multipli interi della frequenza f divisa per una costante KJ. Tale costante, detta di Josephson, si esprime semplicemente in funzione della costante di Planck e della carica elementare KJ=2e/h. L’effetto Josephson permette dunque di misurare la costante KJ, oppure viceversa di realizzare un campione di voltaggio a partire da un campione di frequenza laddove il valore di KJ sia noto. L’effetto Hall classico prevede che, in un conduttore immerso in un campo magnetico perpendicolare al verso della corrente elettrica, si crei una differenza di potenziale UH nella direzione ortogonale sia alla corrente sia al campo magnetico, proporzionale alla corrente I. In base all’effetto Hall quantistico, scoperto nel 1980 da Klaus von Klitzing, in determinate condizioni, la resistenza di Hall RH=UH/I assume dei valori quantizzati: RH=RK/i, dove i è un intero e RK è detta costante di von Klitzing. L’evidenza sperimentale mostra che il valore di tale costante non dipende dai dettagli del campione e vale RK=h/e2. Il 1 gennaio 1990, al fine di migliorare l’uniformità delle misure elettriche disseminate nel mondo, il CIPM ha stabilito due nuove realizzazioni del volt V e dell’ohm ?, basate sull’effetto Josephson e sull’effetto Hall quantistico e indicate con i simboli V90 e R90, che utilizzano valori convenzionali delle costanti KJ e RK. Tali valori, indicati con i simboli KJ?90 e RK?90, sono KJ?90=483.597,9 GHz/V e RK?90=25.812,807 ?. In altre parole, una differenza di potenziale di {x}V90, ovvero di valore numerico x se espressa nell’unità pratica V90, equivale a quella ai capi di una giunzione Josephson irradiata da radiazione elettromagnetica a frequenza x/(483.597,9 GHz). Le misure elettriche eseguite rispetto ai campioni V90 e R90 si possono esprimere in V e ?, moltiplicandole per coefficienti, il cui valore è noto con un’incertezza relativa rispettivamente di 8,5×10?8 e 3×10?9. Le unità elettriche convenzionali V90 e R90 ovviamente si possono combinare per dar luogo ad altre unità convenzionali, quali l’ampere A90=V90/R90 o il watt W90=V90?A90. L’utilità di queste unità convenzionali sta nel poter essere realizzate in modo uniforme e accurato. In prospettiva, la ridefinizione delle unità elettriche porterà a fissare il valore della carica elementare e. Come si vede, il punto di vista di Planck, secondo cui le unità di misura devono essere riferite alle costanti fondamentali, progredisce di pari passo con la capacità di legare tali costanti a grandezze fisiche non solo misurabili in modo accurato, ma anche facilmente trasferibili a scala macroscopica. Il kelvin. Un kelvin è la frazione di 1/273,16 della temperatura termodinamica del punto triplo dell’acqua. La definizione fu inizialmente adottata dalla X Conferenza CGPM nel 1954 e in seguito modificata nella sua forma attuale dalla XIII Conferenza CGPM nel 1968. Per indicare una differenza o un intervallo di temperatura, è consentito anche l’uso del grado Celsius (°C), la cui grandezza è pari a 1 kelvin. Anche l’unità di temperatura termodinamica potrebbe essere sostituita fissando il valore di una costante universale, segnatamente la costante di Boltzmann k. Attualmente k è nota con un’incertezza relativa di 1,8×10?6, attraverso la misura della costante molare dei gas R e della costante di Avogadro, k=R/NA. Nel caso k fosse fissata a un valore esatto, l’incertezza, trasferita sulla temperatura del punto triplo dell’acqua, sarebbe pari a circa 0,5 mK. Tale incertezza appare confrontabile o inferiore alle tipiche incertezze sulla temperatura del punto triplo di altre sostanze. La mole. La mole è la quantità di sostanza di un sistema, che contiene tante entità elementari quanti atomi vi sono in 0,012 kg di atomi di carbonio 12; il simbolo è mol. Quando viene usata la mole, le entità elementari devono essere specificate: esse possono essere atomi, molecole, ioni, elettroni, altre particelle o gruppi specifici di particelle. Adottata dalla XIV Conferenza CGPM nel 1971, la mole risponde principalmente alle esigenze della chimica che in seguito alla scoperta dei rapporti stechiometrici introdusse unità, legate al peso atomico e al peso molecolare, che specificassero le quantità di sostanza, ovvero il numero di componenti elementari, fossero essi atomi o molecole. Dopo aver convenuto di assegnare il valore 12 alla massa atomica relativa dell’atomo del carbonio 12, tutte le masse atomiche e molecolari si potevano misurare in termini di unità di massa atomica relativa. La definizione di mole stabilisce il numero di componenti elementari contenuti in una mole, specificando la massa della mole di carbonio 12 esattamente pari a 0,012 kg. Appare evidente che, in base a questa definizione, per qualsiasi sostanza X il numero di entità elementari contenute in una mole è il medesimo: si tratta del valore numerico {NA} della costante di Avogadro, NA={NA} mol?1. Tale costante viene determinata misurando la massa atomica del carbonio 12; d’altra parte, una ridefinizione di mole potrebbe fissare il valore di NA: la massa della mole di carbonio 12 così ridefinita non sarebbe più esattamente pari a 0,012 kg, ma sarebbe affetta dall’incertezza ora attribuita a NA. La candela. La candela è l’intensità luminosa, in una data direzione, di una sorgente che emette radiazione monocromatica alla frequenza di 540×1012 Hz e che ha un’intensità radiante in quella direzione di 1/683 watt per steradiante. Adottata nel 1979 dalla XVI Conferenza CGPM, questa definizione sostituisce la precedente del 1948, poi modificata nel 1967, basata sull’intensità luminosa di un radiatore di Planck, ovvero un corpo nero, alla temperatura di solidificazione del platino. Benché la candela sia sostanzialmente riconducibile a un flusso di energia, la sua inclusione tra le unità fondamentali è giustificata da esigenze di tecnologie e ambiti specifici, come quelli dell’ottica, della radiometria e della fotometria. BIBLIOGRAFIA Mohr, Taylor 2005: Mohr, Peter J. – Taylor, Barry N., CODATA recommended values of the fundamental physical constants: 2002, “”Review of modern physics””, 77, 2005, pp. 1-107. Taylor 2001: Taylor, Barry N., The International System of Units (SI), Gaithersburg (MD), US Department of Commerce, Technology Administration, National Institute of Standards and Technology, 2001. VEDI ANCHE”,”SCIx-008-FSD”
“GARNIER-PAGES”,”Storia della rivoluzione del 1848. Italia.”,”””Appena giunto, Garibaldi offrì i suoi servigi al Piemonte; a Torino furono ricusati. Il pericolo chiamava senza distinzione sotto le bandiere tutti i cittadini; egli poneva la sua esperienza, la sua fama, la sua vita al servigio del suo paese. A Milano fu accettato. La partenza da Milano de’ suoi più energici difensori fu un grave errore che tosto si venne a conoscere. Quando si volle richiamarli, non era più tempo. I volontari credevano possibile la difesa dell’ Adda dall’ esercito sardo. Correvano contro il pericolo, e lo schivavano. L’ Adda non fu difesa, e allorquando si dovette combattere sotto le mura di Milano, gli eroi delle barricate s’ erano allontanati.”” (pag 542) “”Il re, senz’alcun dubbio, avrebbe voluto salvar Milano, come aveva voluto liberar l’ Italia; ma i suoi partigiani non poterono mai spiegare ai suoi avversari perché egli aveva coi suoi commissari preso possesso della Lombardia, il 3 agosto, per abbandonarla, la notte del 4, agli Austriaci. Fu un gran errore, che diede luogo ad accuse spesso ripetute: gli si riprovera di essersi impadronito dell’ autorità a Milano per ricomperare colla cessione di Milano il suo esercito e il suo regno di Sardegna, e d’ aver preferito rimettere a Radetzki la Lombardia, piuttosto che di lasciar libera la Lombardia di chiamare in suo soccorso l’ esercito francese.”” (pag 555)”,”QUAR-050″
“GAROSCI Aldo”,”La vita di Carlo Rosselli.”,”ALDO GAROSCI (1907 – 2000) di Arturo Colombo Di Aldo Garosci, morto ieri a Roma, la definizione più espressiva l’avevano data, fin dai primi anni Quaranta, i suoi grandi amici e compagni di lotta, Leo Valiani e Franco Venturi, che lo chiamavano «il Mago», o «il nostro terzo fratello siamese», riconoscendo in lui un duplice prestigio: la genialità politica e l’acutezza di storico. E tali, infatti, rimangono le due «linee», distinte eppur complementari, della vita, appassionata e intensa, di questo piemontese, nato a Meana di Susa nel 1907, che subito aveva aderito al movimento antifascista di «Giustizia e Libertà» e, di conseguenza, era stato costretto all’esilio in Francia, accorrendo anche in Spagna con la «Colonna italiana» a combattere contro franchisti e fascisti; specie nella battaglia di Monte Pelato. Poi si era rifugiato negli Stati Uniti, militando con Salvemini nella «Mazzini Society» e collaborando ai «Quaderni italiani» di Bruno Zevi. Nel 1943, era tornato in Italia, nelle file del Partito d’Azione e, in seguito, esponente di vari movimenti socialisti (a fianco di Ignazio Silone) e della socialdemocrazia di Saragat (fino a dirigere il quotidiano «L’Umanità»), sempre fedele al progetto rosselliano di «coniugare libertà politica e giustizia sociale» opponendosi – da coerente sostenitore di una «terza forza» – tanto all’egemonia democristiana quanto al monopolio comunista, succube dello stalinismo (basterebbero, in proposito, i suoi lucidi interventi su «Il Mondo» di Pannunzio). Ma con quel suo sguardo luminoso, dietro le spesse lenti, Garosci non sapeva soltanto guardare lontano, da «europeista convinto». Era anche uno storico di classe, che nel passato riusciva a recuperare il senso delle nostre radici quanto l’esempio, la «lezione» dei nostri «maggiori». Se, per evidenti motivi politici, la cattedra universitaria l’aveva ottenuta tardi (a Torino in storia contemporanea e poi in storia del Risorgimento), a dare la misura del suo modo, in parte crociano, di concepire le inquietudini e le speranze, i tormenti e le conquiste del passato come «una battaglia ideale eterna», bastano quattro sue opere, tutte quante destinate a sfidare il tempo: sono la «Vita di Carlo Rosselli» (1945), la «Storia dei fuorusciti» (1953), e poi «Gli intellettuali e la guerra di Spagna» (1959), e «San Marino. Mito e storiografia» (1967). (Corriere della Sera, 4 gennaio 2000)”,”BIOx-204″
“GAROSCI Aldo”,”Vita di Carlo Rosselli. Volume 1.”,”Carlo ROSSELLI fu assassinato dal fascismo per decapitare l’ emigrazione italiana antifascista. Aldo GAROSCI ricostruisce ‘dal di dentro’ la vita di ROSSELLI e fa rivivere i suoi compagni, le idee di Giustizia e Libertà e del futuro Partito d’ Azione. “”Ritorna l’ argomento ricordato da Rosselli, sugli “”intellettuali figli di papà””: “”Quando il marxismo era una “”teoria”” di astronomia sociale, essa correva le aule insieme al positivismo, come un bel tema di esercitazioni dottorali. Quando fu un “”fatto””- ed un fatto tremendo nella vita di ciascuno e degli stati – esso, il marxismo, o meglio il socialismo, non ebbe più a riceverlo che la plebe misera nei suoi focolari…”””” (pag 136)”,”ITAD-040″
“GAROSCI Aldo”,”Vita di Carlo Rosselli. Volume 2.”,”Carlo ROSSELLI fu assassinato dal fascismo per decapitare l’ emigrazione italiana antifascista. Aldo GAROSCI ricostruisce ‘dal di dentro’ la vita di ROSSELLI e fa rivivere i suoi compagni, le idee di Giustizia e Libertà e del futuro Partito d’ Azione. “”Vi sono frasi del riconoscimento di Rosselli che dovevano, come è naturale, provocare scandalo. Prima che Badoglio fosse a Addis Abeba, egli scriveva: “”Le previsioni di quanti, noi compresi, giudicavamo necessaria una campagna militare di vari anni, si sono rivelate errate. Il fascismo è un fenomeno molto grosso. Non è una parentesi di un’ ora, né l’ avventura di un gruppo di briganti. E’ la forma storica che tende ad assumere la civiltà borghese-capitalistica in questa fase di declino. (…)””. (pag 381)”,”ITAD-041″
“GAROSCI Aldo”,”Storia dei fuorusciti.”,”””Anche i problemi di equilibrio interno del recente passato si esacerbavano, scomparso Rosselli. Negli ultimi tempi della vita di questi, era tornato all’ azione, ormai guarito, e dopo un ritiro e una dissindenza più che biennale, Emilio Lussu. Lussu non aveva rinunciato al suo vecchio proposito, di riportare GL in seno a un più vasto partito socialista; e il suo proposito era stato anzi rafforzato nel suo soggiorno svizzero, dai contatti con Fernando Schiavetti e Ignazio Silone, che entrambi consideravano GL come non più che un minore gruppo dissidente del socialismo, quale era il loro, e avrebbero volentieri visto una riunione di tutti i socialisti minori, nella speranza di equilibrare le vecchie posizioni del partito socialista”” (pag 181)”,”ITAD-051″
“GAROSCI Aldo”,”Gli intellettuali e la guerra di Spagna.”,”GAROSCI Aldo ha vissuto l’ esperienza della guerra di Spagna. Dopo aver fondato a Torino nel 1926 i primi gruppi studenteschi antifascisti ed aver aderito nel 1930 a “”Giustizia e Libertà””, compilando e diffondendo un foglio clandestino tra gli operai, fu scoperto della polizia e dovette riparare in Francia dove diventò collaboratore di Carlo ROSSELLI. Prese parte alla guerra civile spagnola e fu ferito in Aragona nella colonna Rosselli. Ha scritto ‘Jean Bodin’ (1935), ‘La vita di Carlo Rosselli’ (1946′ ‘Il pensiero politico degli autori del ‘Federalist’ (1954), Pensiero politico e storiografia moderna (1954). L’ enigma spagnolo. La particolarità del destino spagnolo nell’ Europa moderna. “”Questo sembra essere particolarmente il caso dell’ opera di esilio di Américo Castro, tutta intessuta, con una costanza che non può essere casuale, attorno a uno stesso tema sentimentale: quello della fondamentale incompatibilità della Spagna con l’ evoluzione, razionalistica, tecnica, utilitaria, tollerante, di altri paesi europei; dell’ “”azione””, azione eroica, violenta, senza proporzioni con i fini utili che persegue (…). Il Castro ne ha fatto il motivo fondamentale della sua ricerca dell’ esilio; dalla prolusione tenuta a Princeton nel 1940 con il titolo ‘The meaning of Spanish civilization’, al volume pubblicato a Buenos Aires con il titolo ‘Espana en su historia: cristianos, moros y judios (…), a ‘La Spagna nella sua realtà storica’, pubblicata a Città del Messico nel 1954 e della quale esiste una bella e ricca traduzione italiana (Firenze 1955). (…) Il riferimento del Castro alla propria esperienza di emigrato come stimolo e criterio di questi suoi studi è del resto esplicito: “”I jeronimos, conversos e gli umanisti del quindicesimo secolo, sono chiamati erasmiani… nel sedicesimo; razionalisti… nel diciottesimo; advancesados krausisti e europeisti nel diciannovesimo. Oggi sono chiamati fuoriusciti””, scriveva (…) nei suoi Aspectos del vivir hispanico.”” (pag 180-181)”,”MSPG-162″
“GAROSCI Aldo”,”Pensiero politico e storiografia moderna. Saggi di storia contemporanea.”,”GAROSCI Aldo Turati e i socialisti ‘buoni’. “”I grandi parevano, a Turati, soprattutto dei “”buoni””. Buono Jaurès (“”in fondo, la sua bontà – attiva, allegra, feconda – era più grande della sua intelligenza””, scrisse a Treves, “”grandissima, immensa””). Buono Benoit Malon (“”il suo animo era largo e buono, e moltissimo egli amò e moltissimo e da tutti fu amato””). Buono Leopoldo Jacoby (“”povero e buon Leopoldo Jacoby!””). Buono anche Engels (che “”nel suo tramonto, ci amava””, e “”la grandezza della cui modestia non aveva riscontro che nel suo affetto fedele per l’amico rivissuto in lui””). Se questi parevano a lui esempi di bontà, immaginiamo quando si viene a Manzoni o a De Amicis o gli italiani più vicini nella propaganda e nella lotta! Non che Turati fosse solo un sentimentale; quel suo bisogno di vedere nella gente, soprattutto nella gente della sua parte, il lato della bontà, faceva parte integrante della sua personalità, ne era in fondo la chiave. La “”bontà”” di Turati, temperata dall’ironia, se da una parte lo ricollega a tutta una tradizione lombarda di umanitaria mitezza, d’altra parte dà forse la spiegazione dell’atteggiamento dei capi socialisti di origine non operaia verso il loro movimento”” [Aldo Garosci, Pensiero politico e storiografia moderna. Saggi di storia contemporanea, 1954] (pag 71) “”Gramsci quindi, in stretta relazione con Togliatti che dirigeva a Roma il “”Comunista””, afferma un maggiore possibilismo verso il PSI. La fusione fra massimalisti del PSI e comunisti è decisa a Mosca, mentre in Italia Mussolini sta per prendere il potere; ma Nenni, opponendosi a Serrati, fa fallire la sua esecuzione. Il successivo arresto del Comitato Centrale di Bordiga dà a Gramsci, insieme con Togliatti che è rimasto fuori dalla rete della polizia (anche lui sarà arrestato più tardi, ma assolto in istruttoria) il modo di far varare dall’Internazionale un nuovo esecutivo (Togliatti, Tasca, Gennari e Scoccimarro). Quantunque la nomina del nuovo esecutivo avesse avuto come motivo palese l’impossibilità in cui si trovava Bordiga di adempiere le sue mansioni, all’uscita di prigione dopo il processo e l’assoluzione, nessuno protestò né contestò “”l’avvenuto passaggio dei poteri””. Che cosa significava questo strano atteggiamento? Significava semplicemente questo: che Bordiga, sentendo quanto pressanti fossero le richieste da parte dell’Internazionale per una politica da lui non condivisa e che non si sentiva di eseguire di persona, sapendo d’altro canto come fosse impossibile costituire frazioni nel partito, aveva scelto, con un tacito compromesso la via dell’assenza, riservandosi un ritorno in condizioni diverse. E significava pure che la storia degli anni successivi, con il suo alternarsi di possibilismi e di estremismi, di “”fronti unici”” e di durezze contro la democrazia, è già la storia del partito comunista che noi conosciamo oggi, anche se gli uomini della direzione – come lo dimostrano le elezioni del 24, che mandano alla Camera, degli ‘ordinovisti’, il solo Gramsci, – non sono ancora i più popolari tra le masse. Anche l’apparato del partito resta sostanzialmente con Bordiga, come lo dimostra la conferenza nazionale tenuta nel maggio 1924 a Como, in cui la sinistra ebbe il voto di trentacinque segretari regionali, quattro interregionali (di cui uno membro del Comitato Centrale), e un membro del C.C. e il rappresentante della Federazione giovanile, mentre per la tesi dell’esecutivo votarono soltanto quattro membri del C.C. e quattro segretari provinciali. Per la destra avevano votato altri quattro membri del C.C., un segretario interregionale e cinque segretari provinciali”” (pag 263-264)”,”STOx-205″
“GAROSCI Aldo”,”Nuove questioni del leninismo.”,”””C’è un intero libro di un sindacalista francese amico di Trotsky, Alfred Rosmer (a suo tempo debitamente espulso dal partito, e duro avversario dei comunisti, fin o a essere esplicito assertore, con una nettezza rara in Francia negli ambienti di sinistra, dell’alleanza atlantica) che è tutto quanto fondato sul mito dell’umanità, della profonda democrazia di Lenin in confronto con la burocrazia tirannica di dopo. Il libro s’intitola ‘Mosca al tempo di Lenin’ (9) e descrive il metodo di lavoro di Lenin con la stessa freseologia del rapporto di Krusciov: «Lavorare con lui in commissione era una cosa molto piacevole. Egli seguiva da un capo all’altro, ascoltava tutti con attenzione, interrompendo ogni tanto con lo sguardo sempre vivo e malizioso. Sapeva di poter essere duro e spietato anche con i suoi più vicini collaboratori quando si trattava di questioni decisive, secondo lui, per l’avvenire della rivoluzione. Non esitava allora a dare i più severi giudizi e a difendere le decisioni più brutali; ma prima spiegava con pazienza, voleva convincere». Il famoso «testamento di Lenin», le vicende della Krupskaia, ecc., si possono leggere prima che nel rapporto Krusciov o negli annessi, in appendice al libro di Rosmer (10). Il «testamento» si trova anche in numerose altre fonti trotskiste, tra le quali il libro stesso di Trotsky ‘The real situation in Soviet Union’. Il documento più sensazionale fra quelli dati ai congressisti del PCUS è la lettera in cui Lenin incaricava Trotsky di difendere contro Stalin nel caso georgiano i diritti delle nazionalità (5 maggio 1923), ed era pubblicata nel libro di Trotsky ‘The Stalin school of falsification’. I sensazionali articoli di Lenin sulla situazione delle nazionalità si possono leggere nell’ottimo libro d’uno studioso americano, il Pipes: ‘The formation of Soviet Union’ (Harvard Univesity Press, 1954), a pp. 273-74. I documenti più ancora del rapporto, danno la fresca impressione del più che dubbio «leninismo» della lotta antitrotskista. Essi sono stati i cavalli di battaglia dell’opposizione trotskista durante un’intera epoca storica”” (pag 26-27) [Aldo Garosci, ‘Nuove questioni del leninismo’, Roma, 1958] [(9) Tr. it. Firenze, “”La Nuova Italia””, 1953, p. 49; (10) Op. cit., p. 157]”,”TROS-287″
“GAROSCI Aldo”,”La vita di Carlo Rosselli. Volume primo”,”ALDO GAROSCI (1907 – 2000) di Arturo Colombo Di Aldo Garosci, morto ieri a Roma, la definizione più espressiva l’avevano data, fin dai primi anni Quaranta, i suoi grandi amici e compagni di lotta, Leo Valiani e Franco Venturi, che lo chiamavano «il Mago», o «il nostro terzo fratello siamese», riconoscendo in lui un duplice prestigio: la genialità politica e l’acutezza di storico. E tali, infatti, rimangono le due «linee», distinte eppur complementari, della vita, appassionata e intensa, di questo piemontese, nato a Meana di Susa nel 1907, che subito aveva aderito al movimento antifascista di «Giustizia e Libertà» e, di conseguenza, era stato costretto all’esilio in Francia, accorrendo anche in Spagna con la «Colonna italiana» a combattere contro franchisti e fascisti; specie nella battaglia di Monte Pelato. Poi si era rifugiato negli Stati Uniti, militando con Salvemini nella «Mazzini Society» e collaborando ai «Quaderni italiani» di Bruno Zevi. Nel 1943, era tornato in Italia, nelle file del Partito d’Azione e, in seguito, esponente di vari movimenti socialisti (a fianco di Ignazio Silone) e della socialdemocrazia di Saragat (fino a dirigere il quotidiano «L’Umanità»), sempre fedele al progetto rosselliano di «coniugare libertà politica e giustizia sociale» opponendosi – da coerente sostenitore di una «terza forza» – tanto all’egemonia democristiana quanto al monopolio comunista, succube dello stalinismo (basterebbero, in proposito, i suoi lucidi interventi su «Il Mondo» di Pannunzio). Ma con quel suo sguardo luminoso, dietro le spesse lenti, Garosci non sapeva soltanto guardare lontano, da «europeista convinto». Era anche uno storico di classe, che nel passato riusciva a recuperare il senso delle nostre radici quanto l’esempio, la «lezione» dei nostri «maggiori». Se, per evidenti motivi politici, la cattedra universitaria l’aveva ottenuta tardi (a Torino in storia contemporanea e poi in storia del Risorgimento), a dare la misura del suo modo, in parte crociano, di concepire le inquietudini e le speranze, i tormenti e le conquiste del passato come «una battaglia ideale eterna», bastano quattro sue opere, tutte quante destinate a sfidare il tempo: sono la «Vita di Carlo Rosselli» (1945), la «Storia dei fuorusciti» (1953), e poi «Gli intellettuali e la guerra di Spagna» (1959), e «San Marino. Mito e storiografia» (1967). (Corriere della Sera, 4 gennaio 2000)”,”ITAD-003-FV”
“GAROSCI Aldo”,”Vita di Carlo Rosselli. Volume secondo..”,”Carlo ROSSELLI fu assassinato dal fascismo per decapitare l’ emigrazione italiana antifascista. Aldo GAROSCI ricostruisce ‘dal di dentro’ la vita di ROSSELLI e fa rivivere i suoi compagni, le idee di Giustizia e Libertà e del futuro Partito d’ Azione. “”Vi sono frasi del riconoscimento di Rosselli che dovevano, come è naturale, provocare scandalo. Prima che Badoglio fosse a Addis Abeba, egli scriveva: “”Le previsioni di quanti, noi compresi, giudicavamo necessaria una campagna militare di vari anni, si sono rivelate errate. Il fascismo è un fenomeno molto grosso. Non è una parentesi di un’ ora, né l’ avventura di un gruppo di briganti. E’ la forma storica che tende ad assumere la civiltà borghese-capitalistica in questa fase di declino. (…)””. (pag 381)”,”ITAD-004-FV”
“GAROSCI Aldo”,”Vita di Carlo Rosselli. Vol I.”,”Carlo Rosselli nasce a Roma il 6 novembre 1899, da una famiglia che aveva intensamente partecipato alle lotte e agli ideali del Risorgimento, e poi alla vita della nuova Italia. La famiglia paterna di Carlo Rosselli era di quegli ebrei ai quali era stata concessa la libertà in Livorno. Alcuni membri di essa, residenti a Londra nel 1841, erano entrati in relazione con il Mazzini. La sera di mercoledì 12 gennaio 1938 , il ministro degli Interni francese Marx Dormoy comunicava alla stampa che erano stati scoperti gli assassini di Carlo e Nello Rosslli, membri del CSAR. Aldo Garosci nato a Torino 13/agosto/1907 prese parte a manifestazioni e alla diffusione della stampa antofascista clandestina, fu a Torino tra i dirigenti del movimento Giustizia e Libertà.”,”BIOx-053-FL”
“GAROSCI Aldo”,”Vita di Carlo Rosselli. Vol II.”,”Carlo Rosselli nasce a Roma il 6 novembre 1899, da una famiglia che aveva intensamente partecipato alle lotte e agli ideali del Risorgimento, e poi alla vita della nuova Italia. La famiglia paterna di Carlo Rosselli era di quegli ebrei ai quali era stata concessa la libertà in Livorno. Alcuni membri di essa, residenti a Londra nel 1841, erano entrati in relazione con il Mazzini. La sera di mercoledì 12 gennaio 1938 , il ministro degli Interni francese Marx Dormoy comunicava alla stampa che erano stati scoperti gli assassini di Carlo e Nello Rosslli, membri del CSAR. Aldo Garosci nato a Torino 13/agosto/1907 prese parte a manifestazioni e alla diffusione della stampa antofascista clandestina, fu a Torino tra i dirigenti del movimento Giustizia e Libertà.”,”BIOx-054-FL”
“GAROSCI Aldo VALIANI Leo, a cura di Franco FANTONI”,”L’impegno e la ragione. Carteggio tra Aldo Garosci e Leo Valiani (1947-1983).”,”Franco Fantoni è dottore di ricerca in Storia del pensiero politico e delle istituzioni politiche all’Università di Torino. Tra le sue pubblicazioni: ‘Eretici e dissidenti. Protagonisti del XIX e XX secolo tra politica e cultura’ (Angeli, 2006). Il più citato nell’indice dei nomi è Franco Venturi “”Marx, che non era certamente tutto prosa, ma aveva realizzato in sé un’equilibrata sintesi di prosa e misticismo, non preparò mai, anzi sempre avversò chi preparava, un moto insurrezionale). Blanqui e Bakunin erano di fatto, malgrado il loro ateismo, mistici assai più dello stesso Mazzini: erano tutto insurrezione e niente prosa quotidiana, anche se come organizzatori valevano in realtà molto più di Marx, essendo più tenaci di lui nel tener insieme i militanti e avendo molto più fascino sui loro sottufficiali e luogotenenti. (A differenza loro, Marx ed Engels insultarono e scontentarono regolarmente, dopo qualche anno, tutti i propri luogotenenti). Per concludere, Lassalle sì, se fosse vissuto, ma né Blanqui, né Bakunin avrebbero potuto, se Marx putacaso non fosse esistito, diventare i numi tutelari di quell’organizzazione operaia socialista che si costituì dappertutto attorno al 1880 (un po’ prima, un po’ dopo, secondo i paesi). (…) Se la sintesi di miraggio rivoluzionario lontano e politica pratica quotidiana è profetismo, Marx fu certamente il profeta: sottolineo l’il perché (a parte Lassalle morto troppo presto), essa si trova solo in Marx. Ma è essa profetismo, nell’uso corrente della parola? Bada, è profetismo se ci si riferisce a ‘il’ profeta: Maometto. Quegli fu effettivamente mistico e politico astuto insieme (anzi, assai più astuto di Marx, infinitamente più astuto di Engels, parecchio più astuto dello stesso Lenin – e certo non meno mistico di loro (…)”” (pag 112) [Dalla lettera di Valiani a Garosci, Milano, 7 agosto 1951, (in) ‘L’impegno e la ragione. Carteggio tra Aldo Garosci e Leo Valiani (1947-1983)’, a cura di Franco Fantoni, Franco Angeli, Milano, 2009]”,”ITAP-002-FMB”
“GARRATY John A. a cura di Franco VOLTAGGIO”,”La disoccupazione nella storia. Pensiero economico e azione pubblica.”,”J.A. GARRATY è docente di storia all’ Univ Columbia (USA). In precedenza aveva insegnato alla Michigan State Univ conseguendo il grado di H.L.D.. Autore fra i più sensibili della moderna scuola storiografica americana, ha scritto diverse biografie di politici americani (Silas WRIGHT, Cabot LODGE, WOODROW WILSON) e una ricostruzione storica del capitalismo nei paesi anglosassoni (‘The New Commonwealth: 1877-1890′).. E’ curatore con Jerome STERNSTEIN, della ‘Encyclopedia of American Biography’ e fa parte del comitato di redazione del periodico ‘American Heritage’.”,”CONx-012″
“GARRATY John A. GAY Peter a cura; collaborazione di ALBRECHT-CARRIÉ René AUSUBEL Herman BARNETT A. Doak BARZUN Jacques BICKERMAN Elias J. BIELENSTEIN Hans H.A. CLOUGH Shepard B. COHEN Gerson D. CROSS Robert D. EMBREE Ainslie FAIRBRIDGE Rhodes W. GARSOLAN Nina GENTZLER J. Mason GRAFF Henry F. HANKE Lewis HOFSTADTER Richard IRWIN Graham W. ISSAWI Charles LANNING Edward P. LEUCHTENBURG William E. MADINA Maan Z. MOORE John A. MORRIS Richard B. MUNDY John H. NAGEL Ernest PARDUE Peter A. RANUM Orest RICE, Jr. Eugene F. ROBERTS Henry L. SHENTON James P. SMIT J. W. SMITH Morton STERN Fritz VAUGHAN Alden T. WALLERSTEIN Immanuel WEBB Herschel WEBB R.K. WOLTJER Lodewyk, collaboratori”,”Storia del Mondo. Volume I. Età antica e Medioevo.”,”John A. Garraty è nato a Brooklyn nel 1920. É specialista di storia americana. Ha scritto due apprezzate biografie ‘Henry Cabot Lodge’ e Woodrow Wilson, e la fondamentale The American Nation. Peter Gay è nato a Berlino nel 1923. Trasferitosi negli USA nel 1941, prese la cittadinanza statunitense nel 1946. É uno storico della cultura e ha studiato soprattutto il periodo dell’Illuminismo. Tra le sue opere bisogna ricordare, Voltaire’s Politics e Weimar Culture.”,”STOU-030-FL”
“GARRATY John A. GAY Peter a cura; collaborazione di ALBRECHT-CARRIÉ René AUSUBEL Herman BARNETT A. Doak BARZUN Jacques BICKERMAN Elias J. BIELENSTEIN Hans H.A. CLOUGH Shepard B. COHEN Gerson D. CROSS Robert D. EMBREE Ainslie FAIRBRIDGE Rhodes W. GARSOLAN Nina GENTZLER J. Mason GRAFF Henry F. HANKE Lewis HOFSTADTER Richard IRWIN Graham W. ISSAWI Charles LANNING Edward P. LEUCHTENBURG William E. MADINA Maan Z. MOORE John A. MORRIS Richard B. MUNDY John H. NAGEL Ernest PARDUE Peter A. RANUM Orest RICE, Jr. Eugene F. ROBERTS Henry L. SHENTON James P. SMIT J. W. SMITH Morton STERN Fritz VAUGHAN Alden T. WALLERSTEIN Immanuel WEBB Herschel WEBB R.K. WOLTJER Lodewyk, collaboratori”,”Storia del Mondo. Volume II. Età moderna.”,”John A. Garraty è nato a Brooklyn nel 1920. É specialista di storia americana. Ha scritto due apprezzate biografie ‘Henry Cabot Lodge’ e Woodrow Wilson, e la fondamentale The American Nation. Peter Gay è nato a Berlino nel 1923. Trasferitosi negli USA nel 1941, prese la cittadinanza statunitense nel 1946. É uno storico della cultura e ha studiato soprattutto il periodo dell’Illuminismo. Tra le sue opere bisogna ricordare, Voltaire’s Politics e Weimar Culture.”,”STOU-031-FL”
“GARRATY John A. GAY Peter a cura; collaborazione di ALBRECHT-CARRIÉ René AUSUBEL Herman BARNETT A. Doak BARZUN Jacques BICKERMAN Elias J. BIELENSTEIN Hans H.A. CLOUGH Shepard B. COHEN Gerson D. CROSS Robert D. EMBREE Ainslie FAIRBRIDGE Rhodes W. GARSOLAN Nina GENTZLER J. Mason GRAFF Henry F. HANKE Lewis HOFSTADTER Richard IRWIN Graham W. ISSAWI Charles LANNING Edward P. LEUCHTENBURG William E. MADINA Maan Z. MOORE John A. MORRIS Richard B. MUNDY John H. NAGEL Ernest PARDUE Peter A. RANUM Orest RICE, Jr. Eugene F. ROBERTS Henry L. SHENTON James P. SMIT J. W. SMITH Morton STERN Fritz VAUGHAN Alden T. WALLERSTEIN Immanuel WEBB Herschel WEBB R.K. WOLTJER Lodewyk, collaboratori”,”Storia del Mondo. Volume III. Età contemporanea.”,”John A. Garraty è nato a Brooklyn nel 1920. É specialista di storia americana. Ha scritto due apprezzate biografie ‘Henry Cabot Lodge’ e Woodrow Wilson, e la fondamentale The American Nation. Peter Gay è nato a Berlino nel 1923. Trasferitosi negli USA nel 1941, prese la cittadinanza statunitense nel 1946. É uno storico della cultura e ha studiato soprattutto il periodo dell’Illuminismo. Tra le sue opere bisogna ricordare, Voltaire’s Politics e Weimar Culture.”,”STOU-032-FL”
“GARRIBBA Nicola”,”Lo Stato di Israele. Nascita istituzioni e conflitti dal 1948 a oggi.”,”GARRIBBA (Pescara, 1931) è giornalista per l’estero del TG2.”,”VIOx-032″
“GARRIDO José M.”,”El materialismo histórico. En torno a dos textos de Marx-Engels.”,”Marx parte dal sistema capitalistico del suo tempo. Che uomini crea questo sistema? Degli uomini divisi, spezzati. Non crea uomini, li distrugge. (pag 43)”,”MADS-355″
“GARRIGUES Jean”,”La France de 1848 à 1870.”,”GARRIGUES Jean ex allievo dell’Ecole Normale Superieure di Saint-Cloud è maitre de conférences all’Università Paris X Nanterre e all’IEP. Ha pubblicato ‘Le Général Boulanger’ (1991). “”Directement issu de la nouvelle législation, le Crédit lyonnais est fondé en 1863 par Henri Germain, avec des capitaux fournis notamment par Arlès-Dufour, les banquiers Hentsch et Paccard ainsi que par les forges de Châtillon-Commentry. La Banque impériale ottomane, filiale du Crédit mobilier des Pereire, est créée la même année; la Société générale, créée en 1864 et présidée par le “”roi du fer”” Eugène Schneider, réunit un capital de 120 millions fournis notamment par la haute banque (les Rothschilds, Bartholony, Hentsch, Paccard, Laffitte, ainsi que par des saint-simoniens comme Talabot, Arlàs-Dufour et même Prosper Enfantin, “”le pape du saint-simonisme””).”” (pag 101)”,”FRAD-103″
“GARRIGUES Jean”,”Le Général Boulanger.”,”GARRIGUES Jean Garrigues insegna storia contemporanea a Nanterre e a Sciences-Po. Ha pubblicato pure ‘La République des affairistes’. Affossatore della Repubblica per alcuni, uomo manipolato per altri, Boulanger ha scatenato torrenti d’odio o di ammirazione. Ancora oggi quando un tribuno politico ha successo si evoca il suo nome. Jean Garrigues a ripreso l’intero ‘dossier Boulanger’, dagli anni giovanili, alla formazione militare fino ai primi passi in politica. Ha individuato influenze, padrini discreti, a sinistra come a destra, che hanno fatto di un generale seducente, una vedette nazionale. L’atmosfera è quella avvelenata della ‘revanche militaire’ che ossessiona il paese (dopo la guerra franco-prussiana). L’autore ha svelato pure intrighi complessi e ragioni di stato. “”Aux élections générales de 1885, les monarchistes ont raflé tous les sièges, notamment grâce aux suffrages des paysans flandriens. S’ils ont abandonné deux sièges aux républicain, lors des élections partielles de 1886 et 1887, ils peuvent raisonnablement espérer que les scandales du gouvernement républicain leur permettront de battre le condidat opportuniste Faucart. Mais Boulanger, appelé par les radicaux du Nord, s’est porté candidat: faut-ils s’opposer à lui?”” (pag 163)”,”FRAD-126″
“GARRISSON Janine”,”L’Édit de Nantes et sa révocation. Histoire d’une intolérance.”,”Janine Garrisson, Professeur d’histoire moderne à l’université de Toulouse-Le Mirail. Spécialiste de l’histoire du protestantisme.”,”RELP-001-FSD”
“GARRONE GALANTE A.”,”Questa nostra repubblica.”,”””Scrisse lo storico Macaulay che l’ atto, con cui nel 1695 la Camera dei Comuni abolì la censura anche per la stampa periodica, “”ha fatto più per la libertà e la civiltà che la Magna Charta e il Bill of Rights””. In Francia, all’ inizio della rivoluzione, quando fu proposta una legge che contenesse questa libertà entro certi limiti, si scatenò una violentissima campagna di opinioni perché la libertà di stampa fosse riconosciuta come assoluta e illimitata. Si sentiva che ogni limite precostituito avrebbe potuto fornire al governo armi e pretesti per ucciderla. E, mentre si riprendevano gli eterni argomenti di Milton, ci si proponeva di fare ancor più e meglio che in Inghilterra. Più tardi, le stesse esasperazioni rivoluzionarie, e il dominio napoleonico e la Restaurazione avrebbero nuovamente offuscato e compresso questo diritto””. (pag 49)”,”ITAP-081″
“GARRONE GALANTE Alessandro”,”Questa nostra repubblica.”,”””Scrisse lo storico Macaulay che l’ atto, con cui nel 1695 la Camera dei Comuni abolì la censura anche per la stampa periodica, “”ha fatto più per la libertà e la civiltà che la Magna Charta e il Bill of Rights””. In Francia, all’ inizio della rivoluzione, quando fu proposta una legge che contenesse questa libertà entro certi limiti, si scatenò una violentissima campagna di opinioni perché la libertà di stampa fosse riconosciuta come assoluta e illimitata. Si sentiva che ogni limite precostituito avrebbe potuto fornire al governo armi e pretesti per ucciderla. E, mentre si riprendevano gli eterni argomenti di Milton, ci si proponeva di fare ancor più e meglio che in Inghilterra. Più tardi, le stesse esasperazioni rivoluzionarie, e il dominio napoleonico e la Restaurazione avrebbero nuovamente offuscato e compresso questo diritto””. (pag 49)”,”DIRx-002-FV”
“GARRONI Stefano a cura; saggi di Hans Heinz HOLZ Jos LENSLINK Domenico LOSURDO Guido OLDRINI Karlludwig RINTELEN Gottfried STIEHLER Peter STRUTYNSKI Renate WAHSNER”,”Engels cento anni dopo.”,”ANTE1-39″,”MAES-082″
“GARRUCCIO Ludovico”,”L’industrializzazione tra nazionalismo e rivoluzione. Le ideologie politiche dei paesi in via di sviluppo.”,”Fondo Davoli GARRUCCIO Ludovico autore di ‘Spagna senza miti’ L’ industrializzazione tardiva “”Tranne il modello britannico e quello americano, in certa misura il modello francese (oltre a modelli di secondaria importanza come lo svedese, il belga, il canadese, etc.) la rivoluzione industriale non è negli altri paesi un fenomeno spontaneo privato bensì un atto di volontà, sentito come l’imperativo categorico di non farsi escludere dalla competizione per il progresso industriale. (…) L’atto di volontà si manifesta in primo luogo in un’azione politica, la costruzione di uno Stato nazionale laddove esso non esiste (Italia, Germania), di uno Stato moderno laddove un assetto istituzionale secolare si dimostra intrisecamente inidoneo ad assorbire la nuova tecnologia (Giappone, Russia). In alcuni paesi il fattore determinante è del tutto esterno: il capitale straniero. La connessione tra lo sviluppo e un agente politico, fa sì che alle vacillazioni del fattore politico corrispondano crisi nel settore economico o viceversa. E’ il caso dei tre Paesi: Italia, Germania, Giappone, dianzi citati. Della Germania il Pelloux dice: “”Il fiorire delle industrie fu soprattutto promosso dall’azione preordinata dello Stato. La fortuna dell’industria tedesca è in massima parte dovuta ai liberali prussiani e all’unione doganale, come pure al ritorno della Germania, dopo il 1879, al protezionismo (26). Per l’Italia si è citato il ruolo assunto da Crispi. Per il Giappone “”gli anni dal 1890 al 1920 segnano il progresso del capitalismo privato le cui sorti sono intimamente connesse alla guerra e alle lotte politiche”” (27)”” (pag 71-72) (26) François Perroux, Il Capitalismo moderno, 1960, p. 46; (27) Ibidem, p. 50 “”Cosa accade nell’Africa scolonizzata, trasformata nel processo di “”clochardisation”” (secondo l’espressione di Germanine Tillon) in una specie di “”Lunpenproletariat”” internazionale, soggetta piùà alla degradazione che all’avanzamento in seguito al brutale contatto con la tecnologia occidentale?”” (Quarta di copertina)”,”PVSx-057″
“GARTON ASH Timothy”,”Storia del presente. Dalla caduta del muro alle guerre nei Balcani.”,”ANTE1-55 Timothy GARTON ASH (1955) è fellow del St. Anthony College di Oxford. Ha scritto sulle vicende recenti dell’Europa orientale e centrale molti volumi. (v. risvolto copertina)”,”EURC-099″
“GARTON ASH Timothy”,”Storia del presente. Dalla caduta del Muro alle guerre nei Balcani.”,”Timothy Garton Ash (1955), politologo di fama mondiale, dirige l’European Studies Centre al St Antony College di Oxford, è senior fellow presso la Hoover Institution dell’università di Stanford e scrive regolarmente per The New York Review of Books, The Guardian e la Repubblica. Da Mondadori ha pubblicato: Le rovine dell’impero, Europa Centrale 1980-1990. In nome dell’Europa, Il dossier, La mia vita a Berlino Est raccontata dalla polizia segreta, Storia del presente, Dalla caduta del Muro alle guerre nei Balcani. Qindici anni dopo il crollo del Muro di Berlino, l’Occidente sta vivendo una grave crisi di identità. L’Europa, una volta avviato il processo di unificazione politica, ha tentato di definire se stessa in opposizione agli Stati Uniti, che, colpiti al cuore l’11 settembre 2001, tendono sempre più a considerare il Vecchio continente un fastidioso ostacolo alla riaffermazione della loro leadership mondiale. Al punto che le contraddizioni esplose fra gli alleati occidentali dell’America in occasione della seconda guerra del Golfo, e culminate nel rifiuto di Francia e Germania di partecipare al conflitto iracheno, hanno fatto parlare dell’europeismo come una variante dell’antiamericanismo. Che ne è, dunque, di quello che un tempo veniva chiamato il mondo libero? Per rispondere a questa domanda, Timothy Garton Ash ha attinto a un’ampia gamma di Fonti.”,”EURC-078-FL”
“GARVER Susan McGUIRE Paula”,”Coming to North America. From Mexico, Cuba and Puerto Rico.”,”Messicani Cubani e portoricani sono le minoranze con il maggior sviluppo demografico negli Stati Uniti.”,”CONx-099″
“GARWIN Richard L. CHARPAK Georges”,”Megawatts + Megatons. The Future of Nuclear Power and Nuclear Weapons.”,”Carbon dioxide anidride carbonica GARWIN Richard L. è Philip D. Reed Senior Fellow for Science and Tecnology al Council of Foreign Relations e professore aggiunto alla Columbia University. CHARPAK Georges ha lavorato a lungo al CERN di Ginevra. Ha ricevuto il premio Nobel nel 1992. Chi ha deciso la quantità di armi. “”L’ enorme stock di armi nucleari – 33.000 o 45.000, o perfino 10.000 non possono essere giustificate da nessuna ragione militare; è stata l’ interazione di politica interna negli Stati Uniti con la sensazione di entrambi lì e in Unione Sovietica che un grande stock di armi nucleari richiedeva rispetto, e poteva anche essere usato in modo massiccio per eliminare le forze nucleari dell’ altro schieramento, cosa che portò a un quasi illimitato incremento di armi.”” (pag 280)”,”QMIx-142″
“GASBARRO Nicola, a cura, saggi di Adone AGNOLIN Enzo GUALTIERO-BARGIACCHI Sergio CAPPELLO Alessandra FERRARO Cristina POMPA Carlo BORGHERO Paola DESSI Chiara GIUNTINI Nicola GASBARRO Benoit DE-L’ESTOILE Paula MONTERO Lucetta SCARAFFIA”,”Le culture dei missionari. I.”,”Nicola Gasbarro è stato allievo di Dario SABBATUCCI ed è attualmente (2009) associato di Storia delle Religioni presso la Facoltà di Lingue e letterature straniere dell’Università di Udine. Ha pubbliato vari libri tra cui ‘Noi e l’Islam’ (2003).”,”RELC-001-FFS”
“GASBARRO Nicola, a cura; saggi di Maurizio GNERRE Gianguido MANZELLI Celesatina MILANI Mario IODICE Fiorenzo TOSO Francesco GUARDIANI Diego POLI Domenico SANTAMARIA Francesco SURDICH Vittorio SPRINGFIELD-TOMELLERI Natalija ORLOVSKAJA Nelli MELKADZE”,”Le lingue dei missionari. II.”,”Nicola Gasbarro è stato allievo di Dario SABBATUCCI ed è attualmente (2009) associato di Storia delle Religioni presso la Facoltà di Lingue e letterature straniere dell’Università di Udine. Ha pubbliato vari libri tra cui ‘Noi e l’Islam’ (2003).”,”RELC-002-FFS”
“GASPARETTO Pier Francesco”,”Sogni e soldi. Vita di Riccardo Gualino.”,”GASPARETTO Pier Francesco già docente di letteratura inglese all’Università di Torino scrive e collabora alla ‘Stampa’. Ha scritto una biografia ‘John Osborne’ (1979) e una storia di Fra’ Dolcino. “”””La catastrofe della Banca Oustric gettò lo sconquasso nella mia azienda, nelle mie previsioni””. Ma in quel 1930, anno della catastrofe Oustric, lo sconquasso nella sua azienda già c’era, anche se sotterraneo e anche se i confini del suo impero apparivano all’esterno ancora immutati e saldi. Non a caso per soddisfare l’inesausta sete di liquidità, Gualino andava in quegli anni moltiplicando iniziative e sportelli della sua Banca agricola (430 filiali e 1186 sportelli nel 1930) per attirare a quel forziere privato quanti più possibile depositi di risparmiatori.”” (pag 165)”,”ITAE-287″
“GASPARI Oscar”,”L’Italia dei municipi. Il movimento comunale in età liberale 1879-1906.”,”GASPARI si è occupato di storia dell’ emigrazione tra le due guerre e di storia istituzionale con riferimento alla politica per la montagna nell Italia della prima metà del Novecento. Lavora nella Conferenza Stato-Città e Autonimie locali della Presidenza del Consiglio dei ministri. Tra le sue principali pubblicazioni: -L’ emigrazione veneta nell’ Agro pontino durante il periodo fascista. BRESCIA. 1985 – Il segretariato per la montagna, 1919-1965. ROMA. 1994″,”ITAA-018″
“GASPARI Paolo”,”I nemici di Rommel. I combattimenti sul Kolovrat il 24-25 ottobre 1917 nel racconto degli ufficiali italiani. Volume I.”,”[‘Questi ‘Gruppen’ erano un’innovazione recente nell’esercito tedesco. Il perfezionamento della tattica dell’infiltrazione aveva avuto una formidabile accelerazione con la produzione in massa nel 1917 delle mitragliatrici leggere Leicht-Hand Maschinengewehr 08/15, cosicché nel luglio 1917 si era provveduto a una riorganizzazione delle più piccole unità di fanteria dell’esercito tedesco. La mitragliatrice leggera poteva infatti essere usata tanto per attaccare quanto per difendersi. Fino ad allora c’era stata la squadra – ‘Trupp’- di 7 uomini con un comandante, da allora si organizzerà un ‘Trupp’ d’assalto comprendente due mitragliatrici leggere, composto di soli 4 uomini: due uomini con due armi e due con le munizioni e una squadra composta da 7 fucilieri con il compito di proteggere i mitraglieri e di coadiuvarli nell’assalto con il lancio di bombe a mano. Ogni ‘Trupp’ aveva un proprio comandante, ma i ‘Trupps’ di un ‘Gruppe’ potevano operare separati o raggrupparsi con quelli di altri ‘Gruppen’ (4). Si può capire come la potenza di fuoco delle mitragliatrici leggere protette dai fucilieri fosse di per sé superiore, per mobilità e potenza di fuoco, a qualsiasi reparto italiano di linea: i ‘Gruppen’ si potevano concentrare su un nido di resistenza e nel contempo potevano parare qualsiasi attacco di fanterie, se cadevano sotto il tiro di mitragliatrici o bombarde potevano disperdersi per riunirsi in un altro punto. E potevano infiltrarsi quasi ovunque, tanto più in terreni boscosi o rotti da crepacci e frane come erano quelli delle Alpi e Prealpi Giulie’ (pag 29-30). Nota: (4) G.C. Wynne, ‘La lezione tattica della guerra mondiale’, Mondadori, Milano, 1940, pp 298 e 299]”,”QMIP-005-FL”
“GASPARINI Marco”,”Anni Sessanta. Immagini dell’Italia.”,”Marco Gasparini, nato nel 1964, è giornalista e saggista. Specializzato in economia ha scritto per il Sole 24 Ore e il Mondo. Ha al suo attivo varie pubblicazioni all’interno della collana “”Immagini della storia”” per le edizioni Capricorno. Per le edizioni Flammarion ha pubblicato il libro illustrato ‘Mafia, histoire et mythologie’.”,”FOTO-062″
“GASPARINI Marco”,”Resistenza 1944.”,”Marco Gasparini, nato nel 1964, è giornalista e saggista. Specializzato in economia, ha scritto per ‘Il Sole 24 Ore’, ‘Il Mondo’, nonché di costume. “”Le formazioni hanno connotazioni politiche diverse e sono espressione dei partiti che si apprestano a governare da Roma: Giustzia e libertà è legata al Partito d’azione, le Brigate Matteotti anno ispirazione socialista, le Brigate del Popolo sono democristiane, le Brigate Mazzini sono repubblicane, le Garibaldi di matrice comunista. Con la liberazione di Roma, vengono diffusi volantini che incitano gli italiani dei territori occupati a raggiungere le bande, ad armarsi e sabotare il nemico. I partigiani vengono supportati da specialisti angloamericani paracadutati nelle zone occupate dai ribelli e riforniti di armi, munizioni ed equipaggiamento con aviolanci. Inoltre ricevono precise istruzioni dal generale ingles Harold Alexander, che li incita a sabotare le vie di comunicazione percorse dai tedeschi e bloccarne le autocolonne in ritirata. Allo stesso tempo vengono diffusi giornali, fogli di propagana e volonlantini in cui, tra l’altro, si chiede ai soldati della Repubblica Sociale Italiana di disertare e passare con i ribelli portandosi le armi; chi non obbedirà o continuerà a combattere al fianco dei tedeschi verrà giustiziato. Molti giovani italiani si trovano davanti a un bivio: non presentarsi alle chiamate di leva e disertare, rischiando di essere fucilati dai fascisti, o continuare a combattere per essere uccisi dai ribelli. Mentre la guerra civile continua feroce, ci sono reparti militari della RSI, meglio organizzati, che sono decisi a combattere fino alla fine, a volte sapendo che la sconfitta dell’esercito di Mussolini è inevitabile come gli Alpini della Monterosa, le SS italiane e la Xª Mas di Junio Valerio Borghese”” (pag 73)”,”ITAR-365″
“GASPARRI Tamara”,”La resistenza in Italia.”,”Recensione delle opere degli autori: BATTAGLIA VACCARINO WOOLF QUAZZA RAGIONIERI PANSA LEGNANI PINZANI VARLECCHI CATALANO CAROCCI CLN CLNAI AMENDOLA DEAKIN COLLOTTI DEGLI ESPINOSA AGA ROSSI”,”ITAR-160″
“GASPARRI Stefano”,”Prima delle nazioni. Popoli, etnie e regni fra Antichità e Medioevo.”,”Stefano Gasparri insegna antichità e istituzioni medievali all’Università di Venezia.”,”STAx-050-FL”
“GASPARRI Tamara”,”La resistenza in provincia di Siena, 8 settembre 1943 – 3 luglio 1944.”,”Il padre dell’autrice, Tommaso Gasparri combatté come partigiano nella formazione “”Gramsci”” di Castelfiorentino. ‘La prima sortita della formazione ‘Lavagnini’ (pag 94-) (Spartaco Lavagnini)”,”ITAR-015-FP”
“GASPARRI Stefano”,”Prima delle nazioni. Popoli, etnie e regni fra Antichità e Medioevo.”,”Stefano Gasparri insegna Antichità e istituzioni medievali all’Università di Venezia (1997).”,”STMED-020-FSD”
“GASPARRI Stefano”,”Italia longobarda. Il regno, i Franchi, il papato.”,”Stefano Gasparri è ordinario di Storia medievale e Storia dell’alto medioevo presso il Dipartimento di Studi umanistici dell’Università di Venezia, dove è stato Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia e direttore del Dipartimento di Studi storici. Ha pubblicato tra l’altro ‘I milites cittadini. Studi sulla cavalleria in Italia’ (1992) ‘Prima delle nazioi. Popoli, etnie e regni fra antichità e Medioevo’ (Carocci, 1997).”,”STMED-075-FSD”
“GASSMAN Vittorio LUCIGNANI Luciano a cura”,”Cinque modi per conoscere il teatro. William Shakespeare – Amleto (1601). Molière – Il medico per forza (1666). Luigi Pirandello – Così è (se vi pare) (1917). Bertolt Brecht – I fucili di Madre Carrar (1937). Eugène Ionesco – La lezione (1950).”,”””Se è l’ ora vuol dire che non è da venire; se non è da venire vuol dire che è l’ora; se non è l’ ora, l’ ora verrà. Ciò che conta è di esser pronti””. (pag 120, Amleto, Shakespeare) “”Valerio. – Ma, nel suo profondo, è tutta scienza , e ben spesso ha detto delle cose proprio fuori dell’ ordinario. Luca. – Quando po’ ci si butta, ti parla dritto dritto, come se ti leggesse in un libro””. (pag 153, Il medico per forza, Moliere) “”L’ Operaio – Sono le Brigate Internazionali. Le mandano in linea a Motril. (Si ode la canzone della Colonna Thälmann “”La patria è lontana…) Questi sono i tedeschi. (Si odono alcune battute della “”Marsigliese””) I francesi. (“”La Warszawianka””) I polacchi. (“”Bandiera Rossa””) Gli italiani. (“”Hold the Fort””) Americani. (“”Loscuatros generales””) E questi sono i nostri. (Lo strepito dei carri svanisce insieme ai canti). L’ operaio e il giovane ritornano al tavolo). Dipende tutto da questa notte. Devo proprio andarmene. Questa è stata l’ ultima, José””. (pag 254, I fucili di Madre Carrar, B. Brecht)”,”VARx-196″
“GASSMAN Vittorio”,”Vocalizzi.”,”V. GASSMAN è nato a Genova nel 1922. Dopo aver frequentato per due anni l’ Accademia nazionale di arte drammatica, nel 1943 ha debuttato sulle scene a fianco di Alda BORELLI. Ha lavorato in Oreste di Alfieri diretto da Luchino VISCONTI, Amleto diretto da GASSMAN e SQUARZINA, Aldelchi di Manzoni (Teatro) ecc.. E’ stato attore pprotagonista in molti film (L’ Armata Brancaleone, Grande Guerra, Profumo di donna, Il deserto dei tartari ecc:.). Ha scritto un’autobiografia (1981): ‘Un grande avvenire dietro le spalle’. “”Parafrasi da un’ode di Kao-Tzu. Si leva la tempesta, il mondo ho conquistato, e in patria son tornato a chiedermi: chi resta per poter mantenere il mio potere su tante frontiere?”” (pag 159)”,”VARx-276″
“GASTALDI Silvia”,”Storia del pensiero politico antico.”,”La GASTALDI (Casalpusterlengo 1949) è dal 1980 ricercatrice presso il dipartimento di filos dell’univ di Pavia e dal 1991 insegna storia del pensiero pol antico nella stessa Università.”,”STAx-022″
“GASTALDI Ugo”,”Storia dell’ anabattismo dalle origini a Münster 1525 – 1535.”,”Non è esagerato definire l’ anabattismo il movimento più calunniato della storia moderna e il più travisato dagli storici…”,”RELP-002″
“GASTER Theodor H.”,”Le più antiche storie del mondo.”,”J. Innes Miller è stato un funzionario coloniale britannico e studioso classico. Ha lavorato come addetto all’amministrazione coloniale inglese a Singapore dal 1919 1. È stato autore di diversi libri, tra cui ‘Roma e la via delle spezie’ 2. Questo libro racconta la storia del commercio delle spezie nell’Impero romano e come Roma abbia influenzato il commercio di spezie in tutto il mondo 2. Altre informazioni: 1. einaudi.it 2. humanitasalute.it 3. bing.com”,”STAx-014-FSD”
“GAT Azar”,”Clausewitz and the Marxists: Yet Another Look.”,”Azar Gat is Lecturer in the Departments of History and Political Science alla Tel Aviv University. E’ autore di ‘The Origins of Military Thought from the Enlightenment to Clausewitz’ (Oxford, 1989) e ‘The Development of Military Thought: The Nineteenth Century’ (Oxford).”,”MAES-204″
“GAT Azar”,”A History of Military Thought. From the Enlightenment to the Cold War.”,”Questo volume mette riunisce insieme la trilogia dell’autore sull’evoluzione del pensiero militare moderno (OUP 1989, 1992, 1998) offrendo un ampio background storico e intellettuale.”,”QMIx-022-FSL”
“GATES Bill con Natan MYHRVOLD e Peter RINEARSON”,”La strada che porta a domani.”,”Bill GATES (Seattle 1955) ha fondato nel 1975, insieme con Paul ALLEN, la Microsoft Corporation per realizzare il suo sogno di “”un personal computer su ogni scrivania ed in ogni casa””. Natan MYHRVOLD è laureato in fisica teorica a Princeton. (Vp di Applications and Contents Group di Microsoft). Peter RINEARSON è giornalista che ha scrito vari libro sull’ impiego di Microsoft Word. “”Molte aziende alla fine saranno assai più piccole di quanto sono adesso, poiché l’utilizzo dell’ autostrada informatica renderà facile trovare risorse esterne con cui lavorare. Grande non equivale necessariamente a valido, quando si parla di affari. Le case cinematografiche di Hollywood sono sorprendentemente piccole in termini di dipendenti fissi, in quanto i contratti relativi ai servizi – compresi gli attori, e spesso anche le strutture – vengono siglati film per film. Alcune aziende di software seguono un modello simile, prendendo sotto contratto i programmatori per il tempo necessario. Naturalmente le aziende riserveranno ancora molte funzioni ai dipendenti a tempo pieno (…). Comunque, un certo numero di funzioni verrà disperso sia strutturalmente sia geograficamente””. (pag 174-175)”,”USAE-058″
“GATES Robert M.”,”Duty. Memoirs of a Secretary at War.”,”Prima che ricevesse la chiamata dalla Casa Bianca nel 2006, Gates pensava di lasciare Washington dopo sei anni come presidente sia della CIA che del National Security Council, e stava svolgendo l’incarico di Presidente della Texas A&M University. E’ stato ministro della difesa dal 2006 al 2011. Author’s note, Foto, Illustration Credits, A note about the author, Acknowledgments, Index,”,”USAQ-099″
“GATES David”,”The British Light Infantry Arm, c. 1790-1815: its creation, training and operational role.”,”<> (pg 68. Traduz. d. r.)”,”UKIQ-007-FSL”
“GATHORNE-HARDY G.M.”,”Histoire des évenements internationaux de 1920 a 1939.”,”Orazio: “”Les révolutions et les intrigues, La guerre, ses causes, son cours, ses crimes, Le destin des pactes et des ligues, Et les blessures que le temps n’a pas encore fermées, Tels sont les thèmes que vous traitez, vous qui osez (Entreprise qui décourage bien des hommes), Remuer de vieilles cendres, qui à tout instant Peuvent se réveiller et devenir brasier”” (Horace, Odes, II, I.) (pag 3)”,”RAIx-251″
“GATRELL V.A.C. LENMAN Bruce PARKER Geoffrey a cura; saggi di LARNER Christina WEISSER Michael SHARPE J.A. DAVIES Stephen J. PHILIPS David DAVIS Jennifer TOMBS Robert”,”Crime and the Law. The Social History of Crime in Western Europe since 1500.”,”Contiene il saggio di Robert Tombs ‘Crime and the Security of the State: The ‘Dangerous Classes’ and Insurrection in Nineteenth-Century Paris’ (pag 214-237) (riguarda soprattutto la repressione della Comune di Parigi del 1871) “”It was an unquestioned assumption of middle-class opinion throughout the period that those most likely to participate in revolution were also those most likely to indulge in crime, for crime and revolution were symptoms of the same disease. The repression of the Paris Commune of 1871, which is the main subject of this chapter, affords an example of how deeply this idea influenced understanding of and reaction to political disorder, not least on the part of the army, the principal instrument of that repression (2). But did criminals and other outsiders participate significantly in popular political disorders? Marx argued the contrary, associating the lumpenproletariat with the forces of reaction, and most modern historians have denied the link between crime, social instability and revolutionary activity (3). Recently, however, there has been a resurgence of interest in ‘marginals’ and their possible political importance – no doubt reflection certain political and economic preoccupation of the last few years – and it will be suggested in what follows that our understanding of this complex question is far from complete”” (pag 214-215) [Robert Tombs ‘Crime and the Security of the State: The ‘Dangerous Classes’ and Insurrection in Nineteenth-Century Paris’] [(in) Crime and the Law. The Social History of Crime in Western Europe since 1500′, a cura di V.A.C. Gatrell Bruce Benman e Geoffrey Parker, London, 1980] [(2) While none of the many books devoted to the Commune pays serious attention to the repression, with the exception of Camille Pelletan’s ‘La Semaine de Mai’, Paris, 1880), to recent articles have studied the conservative ‘myth’ of the insurrection: J.M. Roberts, ‘The Paris Commune from the Right’, ‘English Historical Review’, supplement 6, 1973, and Robert Price, ‘Conservative reactions to social disorder, the Paris Commune of 1871’, ‘Journal of European Studies, I, 1971, pp. 341-52. Jacques Rougerie, ‘Procès des Communards’, Paris, 1964, also approaches the subject obliquely; (3) Especially George Rudé and Charles Tilly, to whose work reference is made below]”,”STOS-181″
“GATRELL Peter”,”L’economia zarista, 1850-1917.”,”Peter Gatrell è docente di Storia economica nell’Università di Manchester. Ha contribuito con propri saggi ai volumi ‘Land Use and Tenure in Medieval England’ (a cura du T.H. Aston, 1985) e ‘Perspectives on Development’ (a cura di P.F. Leeson e M.M. Minogue, 1988).”,”RUSx-101-FL”
“GATRELL Peter”,”The Tsarist Economy 1850-1917.”,”Peter Gatrell è docente di Storia economica nell’Università di Manchester. Ha contribuito con propri saggi ai volumi ‘Land Use and Tenure in Medieval England’ (a cura du T.H. Aston, 1985) e ‘Perspectives on Development’ (a cura di P.F. Leeson e M.M. Minogue, 1988). Preface, Note on Transliteration, Abbreviations, Glossary, Maps, Economic Map, European Russia, The Russian Empire, Introduction, Table, figure, Conclusion, Notes, Select Bibliography, Index,”,”RUSx-102-FL”
“GATRELL Peter”,”Government, industry and rearmament in Russia, 1900-1914. The last argument of tsarism.”,”Peter Gatrell è docente di Storia economica nell’Università di Manchester. Ha contribuito con propri saggi ai volumi ‘Land Use and Tenure in Medieval England’ (a cura du T.H. Aston, 1985) e ‘Perspectives on Development’ (a cura di P.F. Leeson e M.M. Minogue, 1988). List of maps, List of tables, Preface, Acknowledgements, List of abbreviations, Maps, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography, Index, Cambridge Russian, Soviet and Post-Soviet Studies,”,”RUST-042-FL”
“GATRELL Peter”,”A Whole Empire Walking. Refugees in Russia During World War I.”,”Peter Gatrell è docente di Storia economica nell’Università di Manchester. Ha contribuito con propri saggi ai volumi ‘Land Use and Tenure in Medieval England’ (a cura du T.H. Aston, 1985) e ‘Perspectives on Development’ (a cura di P.F. Leeson e M.M. Minogue, 1988). Acknoledgments, Introduction, Appendix: 1. Refugee Population Statistics, 2. Questionnaire Issued by the Tatiana Committee, January 1917, Abbreviations, Notes, Bibliography, Index, Maps follow, Illustrations follow,”,”RUSx-108-FL”
“GATRELL Peter”,”Russia’s First World War. A Social and Economic History.”,”Peter Gatrell è docente di Storia economica nell’Università di Manchester. Ha contribuito con propri saggi ai volumi ‘Land Use and Tenure in Medieval England’ (a cura du T.H. Aston, 1985) e ‘Perspectives on Development’ (a cura di P.F. Leeson e M.M. Minogue, 1988). List of tables, Preface and acknowledgements, Publisher’s acknowledgements, Maps, Introduction, Conclusions, Bibliography, Index,”,”QMIx-039-FL”
“GATTA Bruno”,”Agosto ’39. Ora per ora, i giorni frenetici che trascinarono il mondo alla guerra.”,”GATTA Bruno storico e giornalista, allievo di Ghisalberti e Chabod si è laureato in storia del risorgimento e ha insegnato storia del giornalista all’università. E’ stato corrispondente di vari giornali. Ha scritto vari libri tra cui ‘De Gasperi politico’ e ‘Risorgimento incompiuto’.”,”QMIS-128″
“GATTEI Giorgio a cura”,”Da Yalta a Fulton. Le origini della guerra fredda nella corrispondenza dei Tre Grandi.”,”””Quando i militari americani affrontano una grave situazione, è loro costume scrivere all’ inizio delle loro direttive le parole: “”Concetto strategico generale””. C’ è della saggezza in questo, perché esso porta a una chiarezza di pensiero”” (pag 90)”,”RAIx-124″
“GATTEI Giorgio”,”Storia del valore-lavoro.”,”GATTEI Giorgio è docente di storia del pensiero economico presso la facoltà di economia dell’Università di Bologna. Ha scritto ‘Il difficile equilibrio. Studi di storia sul pensiero economico moderno (1994) e ha curato il volume: ‘Karl Marx e la trasformazione del pluslavoro in profitto’ (2002). Libro infarcito di formule e citazioni dai classici e da Marx “”Nella sua biografia il confronto decisivo con l’economia politica avviene però solo successivamente all’esilio a Londra, a seguito del fallimento delle rivoluzioni europee del 1848-1849. E’ infatti nelle sale del British Museum che Marx “”divorerà”” una tale quantità di letteratura economica da consentirgli di scrivere, dal 1857 in poi, una massa sterminata di appunti sfociati nella pubblicazione del primo libro del ‘Capitale’ nel 1867 (il secondo e il terzo libro saranno ricavati da Friedrich Engels da tutti quei manoscritti e pubblicati nel 1885 e nel 1894, a Marx già deceduto). E’ perciò solo dal 1857 in poi che si può parlare di un Marx “”maturo”” che ha finalmente individuato l’oggetto della propria critica nell’analisi del ‘capitale’ quale carattere sintomatico dell’organizzazione economica della società moderna. “”La necessità di sviluppare esattamente il concetto di capitale è data dal fatto che esso è il concetto fondamentale dell’economia moderna, così come il capitale stesso, la cui controfigura astratta costituisce il suo concetto, è il fondamento della società borghese. Dalla rigorosa comprensione del presupposto fondamentale del rapporto devono risultare tutte le contraddizioni della produzione borghese e, insieme, il punto limite in cui il rapporto costringe ad andare oltre se stesso”” (K. Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, Vol I, p. 326)”” [Giorgio Gattei, Storia del valore-lavoro, 2011] (pag 59-60) “”Ma poi c’è stato il salto di qualità della ‘rivoluzione industriale’ che ha portato alla comparsa delle “”macchine””, sia motrici (come la caldaia a vapore) che operatrici (come i telai meccanici). Il processo di produzione ha così preso a muoversi in una forma sempre più autonoma dal lavoro fino a culminare, già al tempo di Marx, in un ‘sistema automatico di macchine’ in cui ognuna “”compie senza assistenza umana tutti i movimenti necessari per la lavorazione della materia prima, ed ha ormai bisogno soltanto dell’uomo a cose fatte”” (Marx, Il capitale, p. 423). In questo ambiente di meccanizzazione estrema intravisto da Marx: “”l’operaio non è più quello che inserisce l’oggetto naturale modificato come membro intermedio fra l’oggetto e se stesso, ma è quello che inserisce il processo naturale, che egli trasforma in un processo industriale, come mezzo fra se stesso e la natura inorganica, della quale s’impadronisce. Egli si colloca accanto al processo di produzione, anziché esserne l’agente principale”” (K. Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, 1857-1858′, vol II, 1970, p. 401) [Giorgio Gattei, Storia del valore-lavoro, 2011] (pag 72)”,”ECOT-187″
“GATTEI Giorgio FORGES DAVANZATI Guglielmo MICOCCI Andrea TOMBA Massimiliano BELLOFIORE Riccardo GIACCHE’ Vladimiro, saggi di”,”Marx e la crisi. Marx e l’economia di puro debito (Gattei) – Distribuzione del reddito in uno schema marxiano di circuito monetario (Davanzati) – Marxismo e crisi: una critica delle interpretazioni correnti e una alternativa non-dialettica (Micocci) – Immagini della crisi e tempo storico (Tomba) – La crisi capitalistica e le sue ricorrenze: una lettura a partire da Marx (Bellofiore) – Il ritorno del rimosso: Marx, la caduta del saggio di profitto e la crisi (Giacché).”,”””Marx e la crisi””, Bergamo, 23 aprile 9.30-19.00 Il Dipartimento di Scienze Economiche e la Facoltà di Economia dell’Università di Bergamo organizzano una Giornata di studio su “”Marx e la crisi”” il 23 aprile 2010 dalle 9.30 alle 19.00 Aula 15, Via dei Caniana 2 Bergamo 9.30-13.00 – GIORGIO GATTEI (Università di Bologna) Marx e l’economia di puro debito (I) – GUGLIELMO FORGES DAVANZATI (Università del Salento) Distribuzione del reddito e crisi in uno schema marxiano di circuito monetario – ANDREA MICOCCI (University of Malta Link Campus, Roma) Marxismo e crisi: una critica delle interpretazioni correnti e una alternativa non-dialettica – MASSIMILIANO TOMBA (Università di Padova) Immagini della crisi e tempo storico DIBATTITO 15.00-19.00 – RICCARDO BELLOFIORE (Università di Bergamo) La crisi capitalistica e le sue ricorrenze: una lettura a partire da Marx – VLADIMIRO GIACCHÈ (associazione Marx XXI, Roma) Il ritorno del rimosso: Marx, la caduta del saggio di profitto e la crisi (Marx teorico della crisi attuale) DIBATTITO TAVOLA ROTONDA DEI PARTECIPANTI con la partecipazione di Riccardo Bellofiore, Guglielmo Forges Davanzati, Giorgio Gattei, Vladimiro Giacché, Andrea Micocci, Massimiliano Tomba Il programma e gli abstract possono essere scaricati da: http://www.unibg.it/ La partecipazione è aperta a tutti gli interessati Il seminario fa parte di una serie di incontri dedicati alla attuale crisi sistemica del capitalismo. Alcuni degli incontri precedenti, tra cui l’incontro con Jan Toporowski su “”Excess debt and asset prices: an heterodox reading of the financial crisis”” sono disponibili in videoregistrazione sulla homepage: http://www.unibg.it/pers/?riccardo.bellofiore&#8221;,”ECOT-304″
“GATTI Franco”,”Il fascismo giapponese.”,”Franco GATTI (Torino, 1935) è attualmente docente di storia e geografia dell’ Asia orientale presso l’Univ di Bologna. Oltre a numero saggi ha pubblicato: “”Il modello giapponese: il capitalismo alla prova”” (VENEZIA, 1976), “”Il Giappone contemporaneo, 1850-1970″” (TORINO, 1976) e “”La ricostruzione in Giappone, 1945-1955″” (TORINO, 1980).”,”JAPx-022″
“GATTI Francesco”,”Storia del Giappone contemporaneo.”,”Francesco GATTI insegna storia dell’ Asia orientale presso il corso di laurea in Lingue e Civiltà Orientali dell’ Università Ca’ Foscari di Venezia. Ha scritto varie opere sul Giappone (v. retrocopertina). “”La vicenda del ritorno al gold standard dimostra conoscenze assai approssimative delle teorie economiche da parte degli ambienti politici, burocratici e finanziari giapponesi. Cedendo alle pressioni imprenditoriali, il ministro delle finanze Inoue Junnosuke, nel novembre del 1929, annunciò che il Giappone avrebbe nuovamente adottato la base aurea per lo yen a partire dal 1° gennaio 1930. Decisione governativa del tutto inopportuna, in quanto successiva al crollo di Wall Street, nel momento in cui i paesi più avanzati avevano abbandonato o stavano abbandonando il gold standard per consentire la libera fluttuazione delle loro monete. In conseguenza della scelta governativa, la crisi ebbe effetti devastanti sul’ economia giapponese.”” (pag 94)”,”JAPx-047″
“GATTI Fabrizio”,”Bilal. Il mio viaggio da infiltrato nel mercato dei nuovi schiavi.”,”ANTE1-15 (Fondo RC)”,”CONx-157″
“GATTI Angelo”,”Nel tempo della tormenta.”,”‘Storia patriottica della prima guerra mondiale’ Giudizio sull’operato di Cadorna. (pag 100-101) “”Certo, il generale Cadorna non fu infallibile. Chi, in una guerra che durò per anni e travolse tutta la terra, chi non errò? Rammentando la grandezza e le difficoltà dell’ufficio del generale Cadorna, il giudizio sia soltanto equo e pacato. Da coro delle voci che lo accusano, due si levano più nette. La prima, puramente militare, giudica errata o difettosa la sua concezione della guerra, e specialmente del disegno di guerra che è il pensiero informatore e la ragione prima dell’esito finale. Pure, giudicare quel disegno è assunto tremendo. Il generale Luigi Capello, che, dopo il Cadorna, ebbe senza dubbio fra i comandanti più alto intelletto militare, e non fu certo in tutto favorevole al suo Capo, conchiude così il suo largo esame di esso disegno: “”E’ ben arduo compito la critica di quanto è stato fatto e di quello che si sarebbe potuto e dovuto fare, quando a fondamento di ogni ragionamento si deve mettere la pregiudiziale: avevamo scarsi mezzi, non eravamo preparati. Tale pregiudizionale non ammette che una sola osservazione, una sola critica: bisognava essere preparati””. E’ vero; ma questo è il difetto della impreparazione, cioè della pregiudiziale, non del disegno del Cadorna, il quale doveva essere fatto ad ogni costo, non ostante la pregiudiziale: e il generale Capello, dichiarando la difficoltà del compito, ha messo il dito sulla piaga che purtroppo c’era, ed insanabile, nell’esercito italiano allo scoppiar della guerra: la sproporzione fra lo scopo e i mezzi. Questa sproporzione fu l’origine di molti difetti e di molti danni attribuiti poi al Cadorna. Ma il Cadorna diventò capo di Stato Maggiore e dell’esercito italiano il 27 di luglio del 1914, sei giorni prima dello scoppiare della guerra del mondo: e la dimostrazione dell’opera titanica compiuta dal generale nei nove mesi di neutralità per rafforzare l’esercito è stata fatta ormai troppe volte per essere di nuovo ripetuta. Le manchevolezze e i difetti dell’esercito furono reali anche nel maggio del 1915, ma il miglioramento delle condizioni generali fu enorme: né tutti gli italiani, divisi nei voleri, avevano aiutato la formidabile opera. E se si può oggi desiderare che il generale, conscio dello stato dell’esercito, avesse allora frenato gli uomini politici nella fretta delle alleanze, e si può rimpiangere che non lo abbia fatto; chi pensa questo, si riporti con la mente all’entrare della primavera del 1915, quando i popoli dell’Intesa credevano moribondi gli Imperi centrali, e pareva atto di unica suprema saggezza assalire subito, assalire ad ogni costo il nemico, perché la patria non avesse poi a pentirsi della tarda risoluzione. (…) Il pensero del generale Cadorna fu dal primo giorno teso all’Isonzo e al cuore della Monarchia nemica; d’altra parte, la grande via aperta dalle Alpi Giulie sulla pianura veneta, la via per cui erano passati tutti i nemici d’Italia, dalle antichissime genti barbare all’esercito austriaco del Nugent, undici immigrazioni o invasioni, preoccupò il generale; in qalunque guerra, di movimento o di trincea, non sappiamo che cosa un altro capo avrebbe potuto trovare di meglio o di più utile, che colpire il nemico nel punto più vitale, difendersi da esso dove la sua offesa poteva essere più micidiale. La guerra principale portata, al rompere delle ostilità, nel Trentino, o anche in Carnia, non avrebbe avuto né obiettivo immediato importante, né strade, mezzi e modi per conseguirlo: se, mentre l’esericto era impigliato fra i monti, una rotta fosse toccata alla parte schierata al confine friulano, il biasimo al generale sarebbe stato giusto: le accuse mosse al pensiero militare del Cadorna, informatore della guerra, non hano ragione d’essere. Il modo di attuare il disegno fu invece difettoso, sicché il disegno restò senz’effetto: ma la cattiva riuscita di esso dipese da cause complesse. Di queste, due derivano dal Cadorna: la non piena comprensione della guerra del 1915 e l’illusione della potenza reale dell’esercito italiano. Il generale si acconciò mal volentieri alla guerra immobile della trincea; non sprezzò, ma nemmono apprezzò subito tutta l’importanza della fossa profonda e del reticolato e sperò sempre la bella guerra antica di spazio e di movimento: questa venne, ma egli aveva giudicata la sua scadenza più vicina di quello che non fosse. E credette che l’esercito itailano del principio della guerra potesse prestissimo trionfare di ogni ostacolo: l’esercito trionfò, ma quando fu fornito di tutto ciò che occorreva, e addestrato. Il Cadorna fu quindi innanzi alla realtà: e quasto squilibrio tra speranza e realtà guastà la parte tattica della sua opera militare”” (pag 100-104)”,”QMIP-109″
“GATTI Angelo”,”Uomini e folle di guerra.”,”All’interno del volume di A. Gatti, dedicati alla Prima guerra mondiale vi sono i capitoli: – Il disegno strategico del Generale Cadorna; – Un dubbio e un ammonimento di Francesco Giuseppe; – Tre colloqui col generale von Falkenhayn; – L’invasione austriaca del Trentino; – Fra le cause strategiche di Caporetto; – Ludendorff; – Col Cadorna a Versailles; – Armando Diaz. Giudizio di Falkenhayn sulla qualità dell’esercito italiano: “”Il generale von Falkenhayn fu ministro della Guerra tedesco quando scoppiò la guerra senza confini; successe al generale von Moltke nell’ufficio di capo di Stato Maggiore dell’Esercito dopo la battaglia della Marna, e fu sostituito a sua volta dal maresciallo von Hindenburg, quando l’Esercito tedesco d?occidente si ruppe contro la diga di Verdun. Non ebbe mai grande stima dell’Esercito italiano. Nel suo libro ‘L’alto comando nel 1914-16’ dice candidamente: “”Non è offendere gli Italiani giudicare le loro operazioni, sotto l’aspetto militare, straordinariamente limitate””. E, in altro punto, con eguale semplicità: “”Del resto, nessuno dubitava che i discendenti di Radetzky non avrebbero sconfitto un numero qualunque di simili nemici (Italiani)””. (pag 153) “”Ma il generale Falkenhayn, che fu senza dubbio un maestro di tattica, fu, nella ideazione generale della guerra più acuto e profondo stratega dell’antecessore von Moltke. Se non riuscì a sostituire all’antica tradizione tedesca un nuovo pensiero, quella tradizione arrestò e tentò di mutare. Da lui senza dubbio cominciò, se anche appena abbozzata, la più ampia concezione della guerra prevalentemente di movimento; la quale, perfezionata poi dall’Hindenburg e dal Ludendorff, permise alla Germania di resistere quattro anni agli assalti dell’Europa e dell’America. Alcuni nuovi principi della condotta strategica furono dal Falkenhayn nettamente veduti e fermamente attuati. (…) Lo Stato Maggiore tedesco aveva falsato i principi del suo fondatore, il grande Moltke. Il motto del Moltke era “”prima bilanciare, poi osare””. Il motto dello Stato Maggiore tedesco era divenuto “”osare ad ogni costo””””. (pag 160-161)”,”QMIP-119″
“GATTI Francesco”,”Storia del Giappone contemporaneo.”,”Francesco Gatti insegna Storia dell’Asia Orientale presso il corso di Laurea in Lingue e Civiltà Orientali dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Tra i suoi saggi: Il modello giapponese; il capitalismo alla prova, Il Giappone contemporaneo, La ricostruzione in Giappone, 1945-1955, Il fascismo giapponese, Una grande rimozione: il fascismo giapponese, in E. Collotti (a cura di), Fascismo e antifascismo, Revisioni, rimozioni, negazioni. Nell’ultimo secolo e mezzo il Giappone si è progressivamente affermato in campo internazionale fino a diventare la seconda potenza economica mondiale. Tappe fondamentali del suo cammino sono state il passaggio dal feudalesimo al capitalismo, la parentesi del fascismo e dell’imperialismo, la rinascita dopo la sconfitta postbellica e, successivamente, l’innestarsi di uno sviluppo economico e tecnologico raggiunto attraverso l’applicazione del sistema qualità, gli investimenti nella ricerca e l’affinamento continuo del cosiddetto taylorismo.”,”JAPx-002-FL”
“GATTI Angelo”,”Uomini e folle di guerra.”,”All’interno del volume di A. Gatti, dedicati alla Prima guerra mondiale vi sono i capitoli: – Il disegno strategico del Generale Cadorna; – Un dubbio e un ammonimento di Francesco Giuseppe; – Tre colloqui col generale von Falkenhayn; – L’invasione austriaca del Trentino; – Fra le cause strategiche di Caporetto; – Ludendorff; – Col Cadorna a Versailles; – Armando Diaz. Giudizio del generale e stratega Falkenhayn sulle qualità dell’esercito italiano. “”Il generale von Falkenhayn fu ministro della Guerra tedesco quando scoppiò la guerra senza confini; successe al generale von Moltke nell’ufficio di capo di Stato Maggiore dell’Esercito dopo la battaglia della Marna, e fu sostituito a sua volta dal maresciallo von Hindenburg, quando l’Esercito tedesco d’occidente si ruppe contro la diga di Verdun. Non ebbe mai grande stima dell’Esercito italiano. Nel suo libro ‘L’alto comando nel 1914-16’ dice candidamente: «Non è offendere gli Italiani giudicare le loro operazioni, sotto l’aspetto militare, straordinariamente limitate». E, in altro punto, con eguale semplicità: «Del resto, nessuno dubitava che i discendenti di Radetzky non avrebbero sconfitto un numero qualunque di simili nemici (Italiani)». Dovette pensare certamente dell’Esercito italiano quello che pensava lo scrittore della importante ‘Vossische Zeitung’, il quale, nel maggio del 1914, esaminando in una serie di articoli l’azione militare itailana in una possibile guerra europea, concludeva: «Può l’italia aiutare la Germania con l’inviare truppe sul Reno? No. Schierandole al confine italo-francese? No. Che cosa puà dunque fare? Minacciare la Tunisia, l’Algeria e il Marocco, e impedire così che truppe coloniali francesi sbarchino in Francia a combattere. Niente altro». Un po’ poco”” (pag 153); “”Ma il generale Falkenhayn, che fu senza dubbio un maestro di tattica, fu, nella ideazione generale della guerra più acuto e profondo stratega dell’antecessore von Moltke. Se non riuscì a sostituire all’antica tradizione tedesca un nuovo pensiero, quella tradizione arrestò e tentò di mutare. Da lui senza dubbio cominciò, se anche appena abbozzata, la più ampia concezione della guerra prevalentemente di movimento; la quale, perfezionata poi dall’Hindenburg e dal Ludendorff, permise alla Germania di resistere quattro anni agli assalti dell’Europa e dell’America. Alcuni nuovi principi della condotta strategica furono dal Falkenhayn nettamente veduti e fermamente attuati. (…) Lo Stato Maggiore tedesco aveva falsato i principi del suo fondatore, il grande Moltke [Helmuth K.B. von Moltke]. Il motto del Moltke era «prima bilanciare, poi osare». Il motto dello Stato Maggiore tedesco era divenuto «osare ad ogni costo». L’idea errata, per lo spirito di disciplina, di concordia, d’ordine, di tradizione, che informava la nazione e l’esercito, era diventato articolo di fede. Il male era specialmente grave, perché glorificava l’onnipotenza tedesca. Chi dubitava del principio non aveva fiducia della patria. Ma il formidabile concetto del Moltke, tutto disciplina e coordinazione di sforzi, si era mutato così, nel grido di caccia, che l’imperatore Guglielmo aveva lanciato, col proclama del 6 agosto, all’esercito e alla marina tedeschi (…). Per quel grido era avvenuta l’affannata e disordinata corsa alla Marna: e per esso l’immensa forza germanica, scagliata senza regola in direzioni diverse, si disperdeva dopo il primo conato. Nei primi giorni del dicembre del 1914 il pensiero militare del generale Falkenhayn era rivolto sicuramente ad altra dottrina, che non fosse l’antica”” (pag 160-161)”,”QMIP-021-FV”
“GATTI Angelo”,”Uomini e folle reppresentative (1793-1890). Saggi storici.”,”Indice del volume di A. Gatti: – Danton – La folla e gli spauracchi – Il primo combattimento per l’indipendenza italiana – Napoleone – La condanna del Duca d’Enghien – Napoleone ed Ali di Tepeleni – Il tramonto dei Giganti (Lipsia, la battaglia delle Nazioni) – I gentiluomini piemontesi dal 1814 al 1848 – Giovinezze del 1848 – 49 – La vita torinese alla vigilia di Montebello – Gli slavi di Mickiewicz – Un generale uomo politico: Trochu – I bei giorni dell’esercito austro-ungarico “”Se questi ‘Caratteri’ non piaceranno sarò stupito; e se piaceranno sarò ugualmente stupito”” (La Bruyère) (in apertura) Trochu Louis-Jules. – Generale e uomo politico francese (Le Palais, Morbihan, 1815 – Tours 1896). Combatté nella guerra di Crimea (1854) e nelle battaglie di Magenta e Solferino col grado di generale. Governatore di Parigi (1870) durante la guerra franco-prussiana, alla caduta dell’impero divenne presidente del governo di difesa nazionale e diresse le ultime operazioni militari contro i Tedeschi. Dimessosi nel 1871, fu poi deputato all’Assemblea nazionale (1871-72). (Trec) Mickiewicz, Adam. – Poeta polacco (Nowogródek 1798 – Costantinopoli 1855). Compì gli studî universitarî a Vilnius e fece parte del gruppo dei Filomati. Arrestato nel 1823, fu mandato in esilio a Pietroburgo; rimase in Russia cinque anni, visitando anche Odessa e Mosca. Lasciata la Russia (1829), fu a Berlino, Dresda, Praga, Weimar (dove fece visita a Goethe), Bonn (dove s’incontrò con Schlegel), in Svizzera e infine in Italia. A Roma lo raggiunse nel 1830 l’annuncio della rivoluzione polacca, e partì per la Polonia, dove giunse però troppo tardi; dopo aver trascorso qualche mese nel territorio di Poznan, si recò a Dresda e poi a Parigi, centro dell’emigrazione polacca, dove prese viva parte all’attività degli esuli e scrisse, tra l’altro, Ksiegi narodu i pielgrzymstwa polskiego (“”Libri della nazione e dei pellegrini polacchi””, 1832), in cui additò la Polonia come il “”Messia”” dei popoli. Dal 1840 al 1844 tenne la cattedra di letterature slave al Collège de France. Nel 1848 costituì in Italia con alcuni entusiasti una legione polacca che, sotto la guida del colonnello Kamienski, partecipò ai combattimenti dell’esercito italiano e dopo la sconfitta di Novara, nel marzo 1849, si ritirò a Roma, dove fu disarmata dopo il crollo della Repubblica. Di nuovo a Parigi, vi fu redattore della Tribune des Peuples. Instancabile nella lotta per la libertà, nel 1855, durante la guerra di Crimea, raggiunse Costantinopoli per formare una nuova legione polacca, ma, ammalatosi di colera, vi morì il 26 novembre senza aver realizzato il suo sogno. Le sue ceneri, trasferite in patria nel 1890, furono sepolte sul Wawel di Cracovia. n Benché avesse esordito con traduzioni di Voltaire e con versi classicheggianti, M. cedette ben presto all’influsso di Byron e di Walter Scott, inebriandosi di motivi romantici. Tipica espressione di romanticismo furono le Ballady i romanse (“”Ballate e romanze””, 1822), che attingono il loro repertorio di meraviglie e stregonerie alle tradizioni popolari lituane, il poemetto Grazyna (1823) e due brani del poema drammatico Dziady (“”Gli avi””, 1823). Dopo un tranquillo soggiorno a Odessa, pubblicò invece i Sonety krymskie (“”Sonetti di Crimea””, 1826), che con metafore armoniose riflettono in tutto il suo splendore la pienezza della natura meridionale. Nel poema Konrad Wallenrod (1828), ambientato sullo sfondo delle lotte tra i Lituani e l’Ordine teutonico nel 14º sec., si riflettono gli ideali rivoluzionarî di M. e il suo sdegno per la tirannia dello zar. Nel 1832 M. scrisse, rievocando il processo dei Filomati, un altro frammento dei Dziady, in cui le vicende reali trapassano nella simbologia di un dramma faustiano con angeli e demonî. Dal novembre 1832 al febbraio 1834 M. compose il suo capolavoro, la vasta epopea nazionale Pan Tadeusz, czyli ostatni zajazd na Litwie (“”Il signor Taddeo, ovvero l’ultima incursione in Lituania””), affresco dell’ambiente nobiliare lituano negli anni 1811-12, alla vigilia della spedizione di Napoleone contro la Russia, che aprì nuove speranze ai Polacchi: con sorridente malinconia, M. evoca da una velata lontananza la patria perduta, le foreste lituane, le figure antiquate della piccola nobiltà di provincia, con le sue usanze patriarcali, i suoi festini, i suoi svaghi, la caccia all’orso, l’amore dei conversari. (Trecc)”,”QMIx-025-FV”
“GATTI Angelo”,”La parte dell’Italia. Rivendicazioni.”,”I francesi nella battaglia di Vittorio Veneto “”Furono le truppe francesi agli ordini del gen. Graziani, che cominciarono la lotta, espungando durante la notte le scogliere alte una quarantina di metri che dominavano la riva sinistra del Piave”” (pag 227) (prof. Luigi Arnould, Università di Poitiers)”,”QMIP-044-FV”
“GATTI Angelo, a cura di Alberto MONTICONE”,”Caporetto. Diario di guerra inedito (maggio-dicembre 1917).”,”””Nessuno dentro sé pensava una parola di ciò [ossia che bisognava guardare all’Italia e non alle persone che potevano scomparire (Cadorna)]. Tutti vedevano chiaro che il generale Cadorna, mandato via principalmente perché non accomodava agli alleati (data, come credo, questa interpretazione per giusta) al comando di un esercito per il suo carattere intollerante, non avrebbe potuto essere assolutamente a posto in quel Consiglio, in cui avrebbe avuto a che fare con 6 uomini politiic, che egli aveva sempre cordialmente disprezzati, con 3 ministri della guerra e con 3 comandanti di eserciti. Era cosa così chiara che saltava agli occhi. E alla paura del suo rifiuto, che li avrebbe messo in tanto imbarazzo, si aggiungeva la paura di comunicare la deliberazione a Cadorna”” (pag 253)”,”QMIP-044-FSL”
“GATTICO Emilio”,”Jean Piaget.”,”Emilio Gattico è docente di Psicologia dello sviluppo presso l’Università degli Studi di Cagliari. Per Bruno Mondadori ha collaborato al volume La ricerca sul campo in educazione, I. I metodi qualitativi e ha curato con S. Mantovani, La ricerca sul campo in educazione, II. I metodi quantitativi.”,”BIOx-012-FL”
“GATTO Ludovico”,”Le grandi invasioni.”,”GATTO Ludovico è ordinario di storia medievale presso la facoltà di scienze umanistiche dell’ Università di Roma La Sapienza. Gengis Khan. “”Esaurita la prima parte del suo programma, volto alla formazione di un’ unica grande potenza asiatica, Gengis cominciò fra il 1207 e il 1209 a distruggere l’ impero dei Chin e a conquistare la Cina settentrionale. Per far ciò egli bloccò gli accessi alla Muraglia; dopo di che piazzeforti e città vennero ad una ad una assediate e conquistate, sino a che nel 1214 i suoi corpi di armata si trovarono davanti a Pechino per tentarne l’ assedio. La grande città cadde nel 1215, fu saccheggiata e incendiata dopo un eccidio in massa della popolazione. Fra il 1217 e il 1223 continuarono le operazioni militari sino a che Gengis ebbe il controllo di tutta l’ Asia superiore, compreso il Tibet. (…) Prima del 1223 Gengis si accisnse a tornare in patria, dopo aver praticamente abbattuto un impero e un continente e dopo aver per lungo tempo compromesso il potere dell’ Islam nell’ Asia centrale.”” (pag 100-101)”,”STOU-069″
“GATTO Ludovico”,”L’Italia dei Comuni e delle Signorie.”,”Ludovico Gatto, ordinario di Storia medievale all’Università La Sapienza di Roma, è autore di: Medioevo, Sicilia medievale, Il Medioevo, Le crociate, Il federalismo e L’Italia nel Medioevo.”,”ITAG-006-FL”
“GATTO Ludovico”,”Storia universale del Medioevo. Tra la spada e la fede: dieci secoli di storia dal 500 al 1500 d.C.”,”Ludovico Gatto, ordinario di Storia medievale all’Università La Sapienza di Roma, è autore di: Medioevo, Sicilia medievale, Il Medioevo, Le crociate, Il federalismo e L’Italia nel Medioevo.”,”STOU-034-FL”
“GATTO Ludovico”,”Il federalismo.”,”Ludovico Gatto è stato tra gli attivisti del Movimento federalista italiano. Professore di storia medievale all’Università La Sapienza di Roma.”,”TEOP-073-FL”
“GATTO Ludovico”,”L’Italia nel Medioevo. Gli italiani e loro città.”,”Ludovico Gatto è stato tra gli attivisti del Movimento federalista italiano. Professore di storia medievale all’Università La Sapienza di Roma.”,”ITAG-011-FL”
“GATTO TROCCHI Cecilia”,”La magia.”,”Cecilia Gatto Trocchi, docente di antropologia culturale all’Università di Perugia, ha svolto molte ricerche sul mondo dell’occulto e delle religioni alter native.”,”RELx-012-FL”
“GATTO Martina”,”Deus Vult. Guerra civile, franchismo e Chiesa cattolica.”,”””In questi ultimi anni il dibattito storiografico attorno al ruolo dei cattolici e al coinvolgimento della Chiesa in Spagna è stato oggetto d’importanti contributi a opera di studiosi spagnoli, come Alfonso Alvarez Bolado (13) e Diaz Salazar (14), ma anche italiani, come Alfonso Botti (15) e Giuliana Di Febo (16), solo per citare i più importanti. A questi studiosi si deve una nuova “”messa a fuoco del problema religioso nella guerra di Spagna tenendo conto del carattere di lunga durata delle componenti “”clericalismo-anticlericalismo”” e della loro implicazione con le istituzioni spagnole. Un altro importante contributo volto all’analisi del comportamento dei cattolici durante la guerra civile ci è stato offerto da Hilari Raguer (17). Lo storico spagnolo ha affrontato, in particolare, una dettagliata analisi dei rapporti diplomatici tra la Santa Sede e la Spagna che s’instaurarono dallo scoppio della guerra civile fino all’insediamento definitivo di Franco (18). Questo breve lavoro, alla luce delle più recenti indagini riguardo questo tema, si propone così, da un lato, di analizzare criticamente le posizioni assunte dalla Chiesa cattolica di fronte al dramma della guerra civile e durante i primi anni della dittatura franchista, e, dall’altro lato, i rapporti diplomatici instaurati dalla Santa Sede con il governo spagnolo; e di porre in evidenza le motivazioni che portarono i leader politici di quel periodo a porre la religione cattolica come base ideologica del loro operato politico. Ci è sembrato, infatti, interessante, attraverso la stesura di questo contributo, integrare e “”affrancare”” la visione comune che vede i cattolici dare un consenso incondizionato alla rivolta dei generali e al franchismo. L’origine di questo lavoro sta dunque nel desiderio di intendere più da vicino il mondo cattolico e di vedere se in esso ci fosse, o no, «quella compattezza ideologica, filofranchista, di sapore e di taglio crociatesco» (19)”” (pag 17-18) [(13) Cfr. A. Alvarez Bolado, Para ganar la guerra, para ganar la paz. Iglesia y guerra civil: 1936-1939′, Madrid, 1995; (14) Cfr. R. Diaz Salazar, ‘Iglesia, dictatura y democrazia. Cattolicismo y societad en España’, Madrid, 1981; (15) Cfr. A. Botti, ‘Nazionalcattolicesimo e Spagna nuova: 1881-1975’, Milano, 1992; (16) Cfr. G. Di Febo – R. Moro, a cura, ‘Fascismo e franchismo. Relazioni, immagini, rappresentazioni’, Soveria Manneilli, 2005; (17) Cfr. H. Raguer, ‘La espada y la cruz. La Iglesia 1936-1939’, Barcellona, 1977; Id-, ‘La polvera y el incenso. La iglesia y la guerra civilespañola (1936-1939)’, Barcellona, 2001; (18) Cfr. H. Raguer, ‘El Vaticano y la guerra civilespañola’, in ‘Cristianesimo nella storia’, I (1982), pp. 137-209; (19) L. Pala, I cattolici francesi e la guerra di Spagna’, Urbino, 1974, p. 48]”,”MSPG-291″
“GATTO Ludovico”,”Il Medioevo.”,”Ludovico Gatto, ordinario di Storia medievale all’Università La Sapienza di Roma, è autore di: Medioevo, Sicilia medievale, Le crociate, Il federalismo e L’Italia nel Medioevo.”,”STMED-001-FL”
“GATTOLIN Federico”,”C.L.R. James, il platone nero.”,”GATTOLIN (Verona, 1959) laureato in filosofia, insegna lettere e latino presso il liceo Gobetti di Torino. Ha scritto saggi sul sindacato, l’ insurrezione di Kronstadt. Fa parte del comitato di redazione di ‘Utopia Socialista’. Cyril Lionel Robert JAMES (Trinidad 1901- Londra 1989), vissuto tra le Indie Occidentali, gli Stati Uniti e l’ Inghilterra, è una personalità del marxismo rivoluzionario quasi unica per provenienza e appartenenza etnica. Acuto critico dello stalinismo e suo oppositore intransigente, vivace interlocutore di TROTSKY, veniva chiamato il Platone nero per lo spiccato interesse per la filosofia che accompagnava il suo impegno socialista. In prima fila nella lotta di liberazione dei neri e dei popoli africani contro il colonialismo, ha dato un contributo originale (questione etnica e sociale) nella lotta di classe. Fin dagli anni Quaranta è stato il teorico militante dell’ organizzazione indipendente degli afroamericani per combattere contro il razzismo e l’ autodeterminazione. Ha scritto sul tema della critica letteraria, di giornalismo sportivo, della storia della rivoluzione haitiana e saggi sulla dialettica. “”Come già ricordato nel primo capitolo, alla firma del patto di non-aggressione tra Germania e URSS si era rinfocolato un dibattito interno alla Quarta Internazionale sulla natura dell’ Unione Sovietica. In particolare le divergenze sono profonde nella sezione statunitense. Qui, infatti, la maggioranza diretta da Cannon e appoggiata da Trotsky mantiene la caratterizzazione della natura dell’ URSS di Stato operaio degenerato, mentre la minoranza, con alla testa Shachtman, Burnham e Abern, ritiene non più valida la precedente caratterizzazione. Tra essi vi è pure James. (pag 55) “”Tuttavia l’ analisi dello stalinismo da parte di James raggiunge la massima distanza dalla realtà quando esso viene definito come “”rivoluzionario, poiché ripudia il parlamentarismo, la proprietà privata, la difesa e i confini nazionali””. (pag 65) “”La sua rottura con il movimento trotskista, per quanto sostanziata da notevoli e insanabili differenze, non si dà, tuttavia, attorno al nocciolo duro del trotskismo, a dispetto della sua volontà, molto più di quanto non immaginassero egli stesso e i suoi avversari interni al movimento. Non è privo di significato, ad esempio, il fatto che James, come abbiamo già ricordato, continuerà a rivendicare l’ esperienza del Partito bolscevico fino alla morte di Lenin, includendo implicitamente in ciò il Terrore rosso e la stessa repressione della rivoluzione di Kronstadt nel 1921″”. (pag 98)”,”TROS-129″
“GATTOLIN Federico”,”C.L.R. James il Platone nero.”,”Federico Gattolin, nato a Verona nel 1959, laureato in filosofia, insegna lettere e latino presso il Liceo Gobetti di Torino. Fa parte del comitato di redazione di Utopia Socialista.”,”BIOx-027-FL”
“GATTONI Romano”,”Come funziona la banca d’ Italia e il sistema delle banche. Moneta, credito e scienza economica.”,”Declino e bilancia commerciale. “”Da quanto detto se ne ricavano due conclusioni. La prima è che il declino della bilancia commerciale non costituisce un fenomeno interpretabile in senso univoco. In certa misura esso è il risultato dell’ espansione dell’ economia USA. Infatti, l’ enorme sviluppo all’ estero dell’ industria statunitense se per certi aspetti può aver favorito il commercio USA, nel complesso ha comportato un effetto di sostituzione delle esportazioni americane con merci prodotte da industrie americane fuori degli USA. La seconda conclusione sta nel fatto che se è vero che il deterioramento della bilancia commerciale USA non costituisce di per séun dindice del declino dell’ imperialismo staunitense, ciò non significa affatto che tale fenomeno sia da ritenersi irrilevante.”” (pag 78)”,”ITAE-115″
“GATTO-TROCCHI Cecilia”,”Le sette in Italia.”,”Cecilia Gatto Trocchi, docente di antropologia culturale all’Università di Perugia, ha svolto molte ricerche sul mondo dell’occulto e delle religioni alter native.”,”RELx-013-FL”
“GAUCHER Roland”,”L’ opposition en URSS, 1917 – 1967. Les armées blanches Trotsky Bucharin Vlassov les partisans nationalistes les croyants l’intelligentsia.”,”Rivoluzione d’ Ottobre bolscevichi al potere disfatta esercito bianco rivolta di Kronstadt, Makhno, la ‘Troika’ vs Trotsky, battaglia all’interno del partito, emigrazione bianca, Iakouchev, Bukharin, le grandi purghe, il terrore, mistero Tuchacevskij, armata Vlassov e il nazismo, nazionalismo ucraino, scioperi e rivolte nei campi concentramento gulag, Chiesa ortodossa, intellettuali.”,”RUSS-026″
“GAUCHER Roland”,”1917. L’ anno della rivoluzione russa.”,”””Quel mattino il comitato centrale del partito bolscevico si riunì allo Smolny: lo stato maggiore politico dell’ insurrezione studiava l’ ordine di combattimento. Kamenev era presente. Aderiva all’ insurrezione. Zinoviev mancava. “”Probabilmente si nasconde””, fece notare Gerginski con voce acida. Stalin non si fece vedere di più. Ma non c’era tempo per star lì a distribuire incarichi per gli imminenti combattimenti. Presiedeva Sverdlov. Nessuno meglio di lui conosceva i quadri del partito. La sua memoria era migliore degli schedari. Egli sarebbe dunque stato incaricato di accogliere i compagni che giungevano dalla provincia per il congresso dei Soviet. Non sarebbero state le informazioni a mancargli. Il C.M.R. aveva occhi o orecchie in tutti i comitati, a ogni livello della macchina governativa. Non fu presa nessuna decisione senza che egli venisse avvertito. Gergisnki si sarebbe occupato del telefono e del telegrafo; Bubnov, dei ferrovieri. Miliutin si sarebbe incaricato dei rifornimenti. Per i negoziati con gli S.R. di sinistra, preziosi perché avevano l’ appoggio dei contadini poveri, non c’era miglior diplomatico di Kamenev. Il suo “”tradimento”” scompariva di Il fronte ai servizi che avrebbe potuto rendere. Il governo poteva attaccare lo Smolny. Bisognava prevedere tutto. Trotsky propose quindi di insediare alla Pietro e Paolo uno stato maggiore di riserva. L’ insostituibile Sverdlov si sarebbe incaricato di assicurare un costante collegamento con quel centro. Quanto ad Antonov e Podvoiski, essi avrebbero diretto le operazioni in armi. Questi due guardiamarina sarebbero stati i generalissimi dell’ offensiva rivoluzionaria. Lenin era sempre dalla sua affittacamere. Non era ancora giunta per lui l’ ora di lasciare l’ ombra del “”sotterraneo””. (pag 232-233)”,”RIRx-106″
“GAUCHER Roland”,”Histoire secrète du parti communiste francais, 1920-1974.”,”GAUCHER Roland è nato a Parigi nel 1919. Interrompe gli studi per la guerra. E’ fatto prigioniero ed evade nel 1941dal convoglio che lo stava portando in Germania. Si dedica al giornalismo e all’ attività politica interessandosi ai problemi del comunismo e dei paesi dell’ Est. Frequenta militanti del PCF del PS e sindacalisti con cui avrà lunghe conversazioni. Scrive articoli su varie riviste e libri. “”Il risultato è spaventoso. Nel 1924, il partito comunista aveva 26 deputati. Nel 1928, dopo il primo turno elettorale, non c’è nessun eletto. Barbé è allora a Mosca. La Waterloo elettorale del partito francese rabbuia il Comintern. Qualche ora dopo, il giovane Barbé è convocato insieme ad Humbert-Droz e Bucharin nell’ ufficio di Stalin. Bucharin spiega rapidamente la situazione. Stalin fuma la pipa, placido e cupo. Quando Bucharin ha finito di parlare, non dice una parola. Per qualche momento, in quella stanza, al primo piano del Cremlino, quattro uomini assolutamente silenziosi. Infine Stalin posa la sua pipa sul tavolo e comincia a parlare, lentamente, in russo: “”Voglio sapere due cose: 1. In quante circoscrizioni l’ elezione di un candidato comunista è subordinata all’ apporto di voti socialisti? 2. In quante circoscrizioni l’ elezione del socialista dipende dai voti comunisti?”” Barbé fornisce le cifre: 20 comunisti e 50 socialisti. “”Bene. dice Stalin, in questo caso la direzione del vostro partito deve contattare immediatamente quella del partito socialista e proporgli un accordo sulla base del favore reciproco””. Barbé e Humbert-Droz sono sbalorditi. Spiegano che non è possibile. Che il partito comunista non ha smesso di attaccare i socialisti si discrediterebbe con questa svolta agli occhi della classe operaia francese. Che in più, ciò sarà vano, i socialisti stanno già negoziando accordi con i radicali. Stalin insiste. E’ furioso. Si alza, marcia in un lungo e in largo attraverso la stanza. “”Compagno Barbé, finisce per lanciare a colui che ha osato tenergli testa, non capite niente del bolscevismo””. Ed esce, sbattendo la porta. Alla fine, il partito avrà comunque 14 eletti.”” (pag 186-187)”,”PCFx-029″
“GAUCHER Roland”,”1917. L’ anno della rivoluzione russa.”,”L’A è uno dei principali storici sovietici contemporanei. I suoi interessi si concentrano sulla storiografia dello Stato sovietico. prologo, nota dell’autore, tavole fotografie, traduzione di Pietro RADIUS, Collana Fatti e Figure, Edizioni speciali del CDE”,”RIRx-108-FL”
“GAUDEMET Jean”,”Il matrimonio in Occidente.”,”Jean Gaudemet ha insegnato nelle facoltà di diritto di prestigiose università francesi (Grenoble, Strasburgo, Parigi). Accademico dei Lincei. La rottura del vincolo matrimoniale. ‘Eccetto i casi ammessi dal diritto canonico che autorizzano la rottura del vincolo in condizioni estremamente rare, ‘la morte di uno dei coniugi’ resta quindi, per la popolazione cattolica, l’unica causa di rottura del vincolo. Essa tuttavia è molto più precoce di oggi. La speranza di vita è corta, una trentina d’anni. Troppe donne muoiono giovanissime, dando alla luce un bambino. E il carattere spesso tardivo del matrimonio riduce ulteriormente la durata dell’unione. La vita di molte coppie dura solo una quindicina d’anni (191). Le rotture per stanchezza non hanno nemmeno il tempo di manifestarsi. Inoltre, in quanto il matrimonio unisce due famiglie più che due persone, le libertà che il marito o la moglie si prendono non appanna un affetto che non c’è mai stato. Quando uno vuole separarsi per concludere un’altra unione, non essendoci la possibilità del divorzio, deve ricorrere alla ‘nullità’ (192). Vengono quindi invocati clandestinità, vizio della celebrazione, assenza di consenso dei genitori, consanguineità, impotenza del marito. La cronaca o gli archivi giudiziari ne conservano le tracce. Ma i processi di nullità furono relativamente rari: 37 nel secolo XVIII presso il tribunale ecclesiastico di Cambrai (193); solo 10 in Bassa Bretagna. (…) ll motivo della nullità non importa molto. Tocca al giudice trovarlo. L’essenziale è arrivare a “”un divorzio per consenso mutuo””. La vera ragione della maggior parte delle rotture per nullità viene dall’incompatibilità di carattere: “”orrore per un cosiddetto marito, più grosso di tutti gli uomini del mondo””, “”antipatia””, “”avversione””, ecc. che talvolta vengono aggravate da violenze reciproche. L’abbandono del tetto coniugale da parte del marito, la sua scomparsa senza che nessuno ne sappia nulla da molto tempo, il desiderio di un’altra unione non sono cause di nullità, ma spesso spingono a cercarne una. Pronunciando la nullità di un matrimonio per bigamia, un giudice si lascia sfuggire la precisazione che “”in conseguenza della suddetta dichiarazione di nullità la supplicante è libera di passare a nozze legittime, di cui essa ha ora l’occasione più favorevole”” (196). Su trentasette processi celebrati presso il tribunale ecclesiastico di Cambrai, tre quarti si concludono con una dichiarazione di nullità. Ciò significa che le richieste, generalmente, erano ben fondate. Le spese processuali e l’intransigenza dei giudici eliminavano le cause dubbiose. Quando un matrimonio veniva annullato, gli ex coniugi hanno, quasi sempre, la possibilità di “”sposarsi con altri””. Tuttavia, in casi di annullamento per bigamia, il bigamo deve riunirsi con il primo coniuge, perché quel primo matrimonio sussiste. E’ inoltre condannato a diversi atti penitenziali, talvolta pubblici, per “”riparare, per quanto gli è possibile, le impressioni scandalose della sua vita””. Il (o la) complice della sua bigamia, invece, può risposarsi a suo piacimento’ (pag 283-284)”,”STOS-195″
“GAUDENZIO L. REICHENBACH G.”,”Prose di Artisti e Scienziati. Leonardo Da Vinci, Michelangelo Buonarroti, Benvenuto Cellini, Giorgio Vasari, Galileo Galilei.”,”””Diranno che per non avere io lettere, non potere ben dire quello, di che voglio trattare. Or non sanno questi, che le mie cose son più da esser tratte dalla sperienza, che d’altrui parole, la quale fu maestra di chi ben scrisse, e così per maestra la piglio, e quella in tutti i casi allegherò”” (Leonardo) (pag 15)”,”VARx-565″
“GAUNT Peter”,”The English Civil Wars, 1642-1651.”,”Dr Peter Gaunt is Reader in History at Chester College, a College of the University of Liverpool. His writings on the military, political and constitutional history of midseventeenth century England, heve been widely published and include The British Wars, and a full length biography of Oliver Cromwell. Peter Gaunt is Chairman of the The Cromwell Association and editor of the annual journal Cromwelliana. Introduction, Chronology, Illustrazioni, Further reading, Index;”,”UKIR-001-FL”
“GAUSE Gregory F. III”,”The International Relations of the Persian Gulf.”,”GAUSE Gregory F. III è professore di scienze politiche all’Università del Vermont. Ha scritto pure ‘Oil Monarchies: Domestic and Security Challenges in the Arab Gulf States’ (1994) e ‘Saudi-Yemen Relations’ (1990)”,”GOPx-015″
“GAUTHIER Xaviere”,”La vierge rouge. Biographie de Louise Michel.”,”Xaviere GAUTHIER è maître de conferences all’Univ Bordeaux III e ricercatrice al CNRS, UMR LIRE. Ha creato la rivista ‘Sorcieres’ e pubblicato tra l’altro ‘Surrealismo e sessualità’ (GALLIMARD), ‘Rose saignée’ (EDITIONS DES FEMMES), ‘Les Parleuses’ con Marguerite DURAS (MINUIT), ‘Le Lit clos’ (BELFOND), ‘L’Herbe de guerre’ sulla grande insurrezione kanak (SYROS).”,”MFRx-125″
“GAUTHIER Ursula”,”Le volcan chinois.”,”GAUTHIER Ursula è una sinologa, scrittrice di romanzi e giornalista. Lavora per il Nouvel Obs e per ‘Arte’. Ha vissuto per dieci anni in Cina.”,”CINx-100″
“GAUTHIER André”,”L’economia mondiale dal 1945 ad oggi.”,”Ampio l’apparato: molte cartine, grafici e tabelle André Gauthier insegna a Reims nei corsi preparatori all’HEC (Haut Enseignement Commercial) (1998). Tra i suoi lavori, in collaborazione con altri: “”Le Brésil. Puissance et faiblesse d’un géant du tiers monde”” (1991), “”La CEE de Rome à Maastricht”” (1993), e “”Les Etats-Unis depuis 1945″” (1994). “”In effetti la «terza rivoluzione industriale» è stata accompagnata da un declino delle attività tradizionali (industrie pesanti, tessili, automobilistiche) e dalla comparsa di attività nuove e destinate a un brillante avvenire (informatica, bio-industria). La difficoltà consiste nel riuscire a garantire il passaggio da un modello tecnologico e socio-economico all’altro, e la crisi attuale sembra proprio ‘una crisi di transizione legata alla ristrutturazione industriale’, transizione dolorosa nel breve periodo perché generatrice di deindustrializzazione e di disoccupazione, ma necessaria affinché le attività emergenti possano creare nuova occupazione. Le innovazioni tecnologiche non sono, però, i soli fattori che spiegano i movimenti periodici di lunga durata, perché bisogna altresì considerare il ruolo del risparmio e dell’investimento (…) che sono due elementi importanti della crescita economica e dell’indebitamento (…). L’interpretazione della crisi attraverso i cicli lunghi consente di sperare in una ripresa economica a partire dal 1995, anno che potrebbe essere il termine del periodo di contrazione iniziato nei primi anni ’70. L’espansione degli anni del ‘boom’ si basava su una politica di stimolo della domanda ispirata dalle idee di Henry Ford (il “”fordismo”” consisteva nel ridistribuire i progressi della produzione industriale sotto forma di aumento dei salari, dato che il miglioramento del potere d’acquisto stimolava lo sviluppo della produzione) e di Keynes (favorevole all’intervento dello Stato e al deficit di bilancio come strumenti privilegiati di politica economica). (…) La politica economica di sostegno alla domanda ‘ha generato due squilibri’: da una parte fra i profitti e i salari (i secondi aumentano più velocemente dei primi), dall’altra fra il settore privato e il settore pubblico (lo Stato ha moltiplicato i suoi interventi e le spese sociali). Gli economisti liberisti ostili alle teorie di Keynes propongono, per uscire dalla crisi, di ridistribuire i frutti della crescita economica a vantaggio delle imprese (per stimolare gli investimenti) e di ridimensionare il ruolo dello stato (privatizzazione delle aziende e rimessa in discussione del ‘Welfare State’). Il rafforzamento, durante gli anni ’80, di politiche liberiste elaborate a immagine di quella inaugurata nel 1979 nel Regno Unito dalla Signora Thatcher, rappresenta un buon esempio del successo di queste posizioni. Il ripristino dei profitti delle imprese, però, così come il disimpegno dello Stato, passano attraverso politiche di austerità che riducono i consumi (perché investire, infatti, se le capacità di produzione superano di molto la domanda solvibile?) e le soluzioni di stampo liberista hanno mostrato i loro limiti con la nuova recessione a partire dal 1990″” (pag 102-105)”,”ECOI-378″
“GAUTHIER André”,”L’economia mondiale dal 1945 a oggi.”,”André Gauthier insegna a Reims nei corsi preparatori all’HEC (Haut Enseignement Commercial).”,”ECOI-205-FL”
“GAUTSCHI Willi”,”Le Général Guisan. Le commandement de l’armées suisse pendant la Seconde Guerre mondiale.”,”Personalità eccezionale, Henri Guisan ha dato la sua impronta come comandante in capo dell’esercito durante la Seconda guerra mondiale ad una della pagine più importanti della storia contemporanea della Svizzera. Lo studio presente inserisce la sua biografia all’interno del contesto politico svizzero e internazinale e nel quadro degli avvenimenti di questo periodo. Willi Gautschi nato nel 1920 ha studiato nell’Università di Basilea, Losanna, Parigi e Zurigo. Ha insegnato nell’Università di Zurigo. Ha pubblicato studi sulla sciopero nazionale del 1918, a Lenin in Svizzera e alla storia del Cantone d’Argovie dal 1885 al 1953.”,”QMIx-120-FSL”
“GAVI Philippe”,”India. La via indipendente del capitalismo.”,”GAVI Philippe, 34 anni (1975), è giornalista e scrittore. Tra le sue opere ‘Les Ouvriers’ (MERCURE DE FRANCE), ‘Guevara’ (EDITIONS UNIVERSITAIRES) e con Jean-Paul SARTRE ‘On a raison de se revolter’. Vive a Parigi.”,”INDx-033″
“GAVIOLI Giuseppe GINZBURG Andrea VIANELLO Fernando PIVETTI Massimo CALABI Lorenzo M. SALVATI Michele BRUSCO Sebastiano FABIANI Guido CANTELLI Paolo D’ANTONIO Mariano NAPOLEONI Caudio BIANCHI Marina CHIAROMONTE Gerardo VITELLO Vincenzo CICERCHIA Carlo PAGGI Leonardo INGRAO Bruna LIPPI Marco CARANDINI Guido LEON Paolo”,”Marxismo ed economia. Un dibattito di «Rinascita».”,”Il volume raccoglie tutti gli interventi apparsi su Rinascita. Il dibattito nasce dall’esperienza originale, fatta alla Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Modena, nell’insegnamento della Scienza Economica, ed ha attratto interventi di studiosi di diverse provenienze.”,”PCIx-028-FL”
“GAXOTTE Pierre”,”Le siecle de Louis XV.”,”GAXOTTE fa parte dell’ Academie francaise.”,”FRAA-032″
“GAXOTTE Pierre”,”Frederic II roi de Prussie.”,”GAXOTTE fa parte dell’ Academie francaise. Testi di FEDERICO II, Henri DE-CATT, D. THIEBAULT, ZIMMERMANN, DE-TOULONGEON. Immagini di Adolf MENZEL. Collana ‘Le memorial des siecles. Les Hommes Dix-Huitieme siecle, etabli par Gerard WALTER.”,”GERx-050″
“GAXOTTE Pierre”,”Histoire des francais. I.”,”Libro dedicato a Jean FAZIL “”Il vero volto della guerra. Le cavalcate di Edoardo III e dei suoi figli, il Principe Nero non furono che delle spedizioni di saccheggio e di massacro. I testi contemporanei, meno ancora le cronache che una folla di umili e veritieri testimoni, inchieste, suppliche, registri di visite diocesane, inventari, carte di franchigia hanno dipinto a gara l’ orrore delle campagne devastate dove “”non si sentiva più cantare né il gallo né la gallina””. Ovunque fattorie incendiate, monasteri saccheggiati, chiese vuotate dei loro tesori, villaggi in rovina, mandrie rubate, contadini massacrati o in fuga. “”L’ incendio, diceva un famoso soldato mercenario, è per la guerra ciò che il ‘Magnificat’ è per il vespro””. Come ai tempi preistorici, sotterranei e grotte ritornarono ad essere il rifugio delle popolazioni senza tetto””. (pag 371-372)”,”FRAA-067″
“GAXOTTE Pierre”,”Histoire des francais. II.”,”””A partire da questo momento, la storia del giansenismo non è più che un seguito di persecuzioni e di prove. Luigi XIV vi scopre l’ odore di Fronda, uno spirito di setta che non poteva soffrire; mette i suoi poliziotti a servizio dell’ autorità dogmatica. Nel 1660, le piccole scuole furono chiuse, i ‘Solitaires’ cacciate, le religiose messe in altri conventi. Però nel 1668, il papa Clemente IX che sentiva la nobiltà di questi ostinati, accetta una nuova e più sottile spiegazione che permette a tutti di firmare il formulario dottrinale che si proponeva loro. La casa dei campi riapriva le sue porte; la pace e la pietà rifluirono attorno ad essa. Questo fu un periodo di splendore. Port-Royal attirava i ferventi perché rappresenava una religione rigida e assoluta; attirava gli spiriti liberi e i curiosi della vita, perché ricostruiva una elite che, sotto un regime d’ obbedienza, non temeva di soffrire per il suo ideale. Questa moda dispiacque al re.”” (pag 103) “”Uno storico, che ha visto con simpatia le classi medie (goûté des classes moyennes), Augustin Thierry, scrive un’oprea per dimostrare che dal dodicesimo secolo tutta la storia di Francia tende all’ avvento della monarchia borghese (royauté bourgeoise). Lo spirito particolare della borghesia diventa lo spirito generale del governo. (pag 415) “”Werner Sombart ha preteso che il borghese sia innanzitutto il capitalista. Questo è molto falso. Si può essere borghesi senza possedere niente e non esserlo possedendo. Lo stato di borghese è un genere di vita e una modo di pensare, dei costumi ed uno stato di spirito.”” (pag 415)”,”FRAA-068″
“GAXOTTE Pietro”,”La rivoluzione francese.”,”Amalgama di Carnot, pag 272 Tra i termidoriani, Fouché e Tallien, Billaud, Varenne, Collot d’Herbois …”,”FRAR-361″
“GAXOTTE Pierre”,”La rivoluzione francese.”,”Capitolo XII. Il terrore comunista “”Che il comunismo si sia affermato sotto il nome di Hébert o quello di Roux, non conta. L’importante è che il comunismo trionfò, che la deviazione a sinistra non si arrestò alla Rivoluzione “”borghese””, ma arrivò fino alla Rivoluzione “”proletaria””. La conversione di Hébert rappresenta l’episodio principale di questa evoluzione, ed avviene dopo l’assassinio di Marat (13 luglio)”” (pag 310)”,”FRAR-003-FGB”
“GAXOTTE Pierre”,”La rivoluzione francese.”,”Pierre Gaxotte de l’Académie Française in una nuova edizione completamente rifatta rispetto alla prima edizione del 1928 indaga la concatenazione degl ieventi e descrive il pittoresco tumulto delle strade, l’orrore delle sommosse, la forza dimostrativa delle discussioni, la vita dei personaggi (Quarta di copertina) Dopo la sconfitta della flotta francese guidata da Brueys sorpreso da Nelson davanti ad Alessandria, Napoleone si trova isolato dalla Francia in Egitto, In Europa “”I coalizzati mettevano in campo 350.000 uomini, dei quali 80.000 erano russi. Il Direttorio disponeva appena di 170.000 soldati, e doveva difendere, oltre alla Francia ingrandita, le repubbliche sorelle di Olanda, Svizzera e Italia che, oltretutto, si comportavano da cattive parenti e si ribellavano. (…) Alla luee di questi disastri, l’inettitudine del Direttorio si rivelò in pieno, e la maggioranza di pratile si divise. (…)”” (pag 459)”,”FRAN-004-FV”
“GAXOTTE Pierre”,”Histoire des français.”,”Pierre Gaxotte de l’Académie française.”,”FRAA-001-FMP”
“GAY Peter”,”La cultura di Weimar. The Outsider as Insider.”,”Peter GAY, tedesco trasferitosi negli USA, figlio di un noto uomo politico e giornalista Paul FRÖLICH, ha esordito nel 1952 con uno studio su BERNSTEIN (‘The dilemma of democratic socialism: Eduard Bernstein’s challenge to Marx’), passando poi a occuparsi dell’ Illuminismo francese come nascita del moderno paganesimo, con saggi e traduzione di testi (VOLTAIRE, ROUSSEAU, The party of humanity, 1976; The enlightenment: an interpretation, 1966). Ha pubblicato anche ‘A loss of massery: puritan historians in colonial America. Nel 1968 ha inizio con ‘Weimar culture’ la sua analisi della cultura ‘illuministica’ di quel periodo.”,”GERG-032″
“GAY Peter”,”The Dilemma of Democratic Socialism. Edward Bernstein’s Challenge to Marx.”,”GAY Peter è professore di storia alla Columbia University. Autore pure di ‘Party of Humanity: Essays on the French Englightenment’ e di ‘Voltaire’s Politics’.”,”BERN-024″
“GAY Peter”,”Le suicide d’une République. Weimar 1918-1933.”,”””La nationalisation des grandes industries connut la même histoire: projets ambitieux et bonne intentions ne se traduisirent jamais en décisions politiques. L’économiste Rudolph Wissel montra la voie vers le socialisme par la planification, et cette voie était assez clairement définie. Mais elle ne fut pas suivie. La grande industrie se mit à “”nationaliser”” l’économie à sa manière: par la cartellisation. En fait, “”les plus grands trusts de l’histoire allemande furent constitués sous la République de Weimar””, notamment par la fusion, en 1926, de quatre grandes compagnies sidérurgiques, et l’année précédente, par la création du trust chimique I.G. Farben, résultat de la fusion des “”six plus grandes sociétés de ce secteur (26)””. Les socialistes se tinrent à l’écart, soit parce qu’ils étaient trop timorés pour agir, soit à cause de leur convinction doctrinaire et irréaliste que la cartellisation constituait une étape inévitable du capitalisme. En faisant confinance à l’histoire, les socialistes allemands en devinrent ses victimes. C’étaient là des erreurs stratégiques fatales; mais les hommes de Weimar commirent une faute encore plus dramatique en échouant à contrôler ou à transformer les rouages de l’ordre ancien – l’armée, la fonction publique et les cours de justice. La caste militaire sortait de la guerre démoralisée, affolée, prête à tous les compromis, et son prestige était ruiné. Les généraux avaient conduit l’Allemagne au désastre; ils s’étaient menti à eux-mêmes tout autant qu’ils avaient menti aux autres et avaient sacrifié d’innombrables vies humaines. Friedrich Meinecke reconnut vers la fin de l’année 1918 que “”les prétentions démesurées du combinat militaro-conservateur pro-germanique l’ont terriblement discrédité (27)””. Cependant, après quelques années, ce combinat retrouva son charisme auprès de vastes cercles du public et alourdit encore le fardeau de la République avec la légende d’une armée allemande invaincue et poignardée dans le dos par les ennemis de l’intérieur, Juifs et communistes – la célèbre ‘Dolchstosslegende’”” (pag 34-35) (26) Franz L. Neumann, ‘Behemoth: The Structure and Practice of National Socialism, 1933-1944’ (2e éd., 1944), 15-16 (27) Meinecke à L. Aschoff, 21 octobre 1918, ‘Briefwechsel’, 97. Il termine Dolchstoßlegende (o, nella grafia con caratteri tutti latini, Dolchstosslegende), traducibile in italiano come “”leggenda della pugnalata alle spalle””, è un mito sociale, e una mossa propagandistica, col quale i nazionalisti tedeschi addossarono le colpe della sconfitta della Germania imperiale nella prima guerra mondiale non all’evidente inferiorità militare delle forze armate germaniche nei confronti delle potenze alleate, ma al crollo del cosiddetto fronte interno, alla presunta sedizione e al preteso disfattismo anti-nazionale delle correnti politiche tedesche democratiche e popolari.”,”GERG-088″
“GAY Peter”,”Il secolo inquieto. La formazione della cultura borghese (1815-1914).”,”Peter Gay è professore emerito di Storia all’università di Yale. É autore della fortunata biografia di Freud, Una vita per i nostri tempi.”,”EURx-033-FL”
“GAYDA Virginio”,”La Jugoslavia contro l’Italia. Documenti e rivelazioni. Le organizzazioni, la propaganda dell’ odio il terrorismo il boicottaggio la preparazione alla guerra.”,”””Il movimento anti-italiano è cominciato in Jugoslavia subito dopo il trattato di Rapallo””.”,”EURC-023″
“GAYDA Virginio”,”La Jugoslavia contro l’Italia. (Documenti e rivelazioni).”,”Tabella di comparazione delle forze militari della Jugoslavia con quelle degli altri Stati Danubiani (pag 112)”,”ITAF-001-FER”
“GAYLE Curtis Anderson”,”Marxist History and Postwar Japanese Nationalism.”,”GAYLE Curtis Anderson ha studiato alla Sophia University e alla Kyoto Univesity e si è specializzato in storia intellettuale giapponese, del nazionalismo e delle relazioni internazionali. “”Un altro fattore che avrebbe avuto conseguenze nella svolta storica del 1950 fu la turpe critica di Mosca, nel gennaio, del Partito Comunista giapponese (JCP) del dopoguerra. Sostanzialmente, Mosca rimproverava il JCP per, tra l’altro, sostenere una politica di appeasement e coesistenza con l’ occupazione americana nella ingenua speranza che il socialismo in Giappone potesse essere realizzato e sbocciare sotto il dominio democratico borghese””. (pag 77)”,”MJAx-012″
“GAZIER Bernard”,”La crise de 1929.”,”Bernard Gazier professore di scienze economiche all’Università di Parigi I”,”ECOT-301″
“GAZZANIGA Rodolfo”,”Il signor di Talleyrand.”,”Talleyrand -Périgord (Charles Maurice de), uomo politico e diplomatico francese (Parigi 1754-1838), nipote del precedente. Zoppo fin dall’infanzia in seguito a una caduta, fu destinato, benché primogenito e senza vocazione, alla carriera ecclesiastica. Grazie alla sua appartenenza all’aristocrazia, ottenne importanti benefici, fra cui quello della ricca abbazia di Saint-Denis (diocesi di Reims, 1775). Ordinato sacerdote (1778), agente generale del clero di Francia (1780), vescovo di Autun (1788), deputato del clero agli Stati Generali (1789), aderì alle nuove idee e fece votare dalla Costituente il decreto che metteva i beni del clero a disposizione della nazione (2 novembre 1789). Pronunciatosi, quindi, per la costituzione civile del clero, divenne il capo del clero costituzionale, di cui consacrò i primi vescovi; ma, dimessosi da vescovo di Autun (gennaio 1791) e scomunicato dal papa come scismatico, abbandonò la Chiesa, con la quale si riconciliò solo prima di morire. Esordì come diplomatico sotto la Legislativa, quando, alla vigilia della guerra contro la Prussia e l’Austria, fu mandato a Londra (gennaio 1792) per ottenere la neutralità inglese. Bene accolto da Pitt, tornò a Parigi carico di illusioni (marzo); e anche dopo la caduta della monarchia (agosto), quando, deciso a emigrare, si imbarcò di nuovo per l’Inghilterra (settembre), nutriva ancora in cuor suo la speranza che Londra non rompesse con Parigi. Espulso dall’Inghilterra dopo l’esecuzione di Luigi XVI (gennaio 1793), passò negli Stati Uniti, donde rimpatriò nel 1796. Nominato, grazie a Barras, ministro degli affari esteri (luglio 1797), nel luglio 1799 si dimise avendo avuto sentore dell’imminente caduta del Direttorio; negoziò l’intesa tra Sieyès e Bonaparte (ritornato, nell’ottobre, dall’Egitto) e rese possibile il colpo di Stato del 18 brumaio, che portò il generale al potere e restituì al diplomatico la carica ministeriale. Avido di guadagno, accusato di malversazioni sotto il Direttorio e sotto il Consolato, Talleyrand seppe tuttavia guadagnarsi la fiducia del primo console grazie ai suoi modi da gran signore, alla cultura e, soprattutto, alle incomparabili doti di diplomatico. Ispiratore della redazione degli Articoli organici (1801), negoziatore a Lunéville, Amiens, Presburgo e Tilsit, investito di altissime dignità (gran ciambellano, 1804; principe di Benevento, 1806; vice grande elettore, 1807), finì col trovarsi in una posizione contraddittoria: quella di ministro degli esteri di un sovrano di cui non condivideva la politica di conquista e di cui cercava di frenare le mire espansionistiche per poter instaurare un equilibrio politico europeo, sua mira costante, e in vista del quale aveva, invano, suggerito a Napoleone di allearsi con l’ Austria (ottobre 1805). Andò, perciò, sempre più allontanandosi dall’imperatore, fino a presentare, di ritorno da Tilsit, le dimissioni (1807), che Napoleone accettò, invitandolo però a rimanergli accanto come consigliere. In tale qualità lo accompagnò al convegno di Erfurt (settembre-ottobre 1808), dove segretamente riuscì a indurre lo zar Alessandro I a non sostenere la Francia contro l’Austria. Non approvò l’intervento in Spagna, e nel dicembre 1808, assente Napoleone, si ravvicinò all’ex avversario Fouché, col quale ebbe una serie di colloqui allo scopo di rovesciare l’imperatore. Questi, informato degli intrighi, ritornò a Parigi e Talleyrand fu oggetto di una violenta scenata (gennaio 1809), in seguito alla quale, tuttavia, non fu privato della carica di consigliere. Quando Napoleone decise di passare a nuove nozze, Talleyrand propugnò il matrimonio con un’arciduchessa d’Austria nella convinzione che gli Absburgo potessero usare la loro influenza per il ristabilimento del sospirato equilibrio europeo. Conclusasi la campagna di Francia con la sconfitta di Napoleone, costituì, su richiesta degli Alleati entrati a Parigi, un governo provvisorio (1° aprile 1814), fece proclamare dal senato la decadenza di Napoleone (2 aprile) e il principio della legittimità in favore dei Borboni (6 e 8 aprile), che ritornarono sul trono con Luigi XVIII. Di nuovo ministro degli esteri, firmò, il 30 maggio 1814, il primo trattato di Parigi; poi, approfittando dei conflitti insorti tra gli Alleati, ottenne, al congresso di Vienna, che fu il capolavoro della sua diplomazia, l’alleanza segreta dell’Inghilterra e dell’Austria contro la Prussia e la Russia (3 gennaio 1815), infrangendo così la coalizione contro la Francia, che però si ricostituì dopo il ritorno di Napoleone dall’Elba (marzo 1815). Nominato, dopo i Cento giorni, presidente del consiglio col portafoglio degli esteri (luglio 1815), ma inviso agli ultras e allo zar, si dimise (settembre). Passato all’opposizione, si legò d’amicizia con A. Thiers e con Royer- Collard, e nel 1830 sostenne validamente il partito orleanista, contribuendo all’avvento di Luigi Filippo. Nominato pari al senato e ambasciatore a Londra (1830), partecipò ai negoziati per l’istituzione del regno del Belgio e promosse poi la Quadruplice alleanza tra Francia, Gran Bretagna, Portogallo e Spagna: la stipulazione del trattato (aprile 1834) fu l’ultimo atto della sua lunga carriera diplomatica. Si dimise nell’autunno del 1834. Lasciò le Memorie (5 voll., pubblicati nel 1891-1892) e un ricchissimo epistolario. In questi suoi scritti, abilmente ammantati di un sottile scetticismo, Talleyrand presenta sotto una luce favorevole quelle stesse ragioni diplomatiche che nella sua lunghissima carriera politica l’avevano portato a servire tanti e tanto diversi padroni; se non addirittura a servirsene cinicamente, come con severità giudicarono i contemporanei. Di fatto la sua abilità politica nel tenersi sempre disponibile sotto qualunque regime era un riflesso della sua convinzione profonda che repubblica, consolato, impero, monarchia legittima, liberalismo non fossero altro che forme, apparenze, di situazioni oggettive da considerare nella loro realtà. È tuttavia da sottolineare che, nell’analisi delle vicende politiche del suo tempo, Talleyrand si sia lasciato sfuggire quell’elemento nuovo, la lotta per la libertà e l’indipendenza dei popoli in nome di un principio morale, che sarebbe stato decisivo per l’assetto della nuova Europa, e ne avrebbe rappresentato il carattere determinante. (RIZ)”,”FRAN-037″
“GAZZELLONI Saverio SEGATTI Paolo LEGNANTE Guido BALDINI Gianfranco BUCCHI Massimiano FAVA Terenzio”,”Mass media ed elezioni.”,”Saggi di GAZZELLONI Saverio SEGATTI Paolo LEGNANTE Guido BALDINI Gianfranco BUCCHI Massimiano FAVA Terenzio Tipologia elettori intervistati a cinque settimane dal voto: Militanti Appartenenti Orfani Alienati (pag 102-134) Gli ‘alienati’ sono caratterizzati da elevata incertezza e scarso interesse per la politica (pag 134) Medium più rilevante: Militanti – Stampa quotidiana Appartenenti – nessuno in particolare Orfani – media ‘freddi’ (Radio, televideo, Tv) Alienati – idem come sopra (Tv…) (pag 144)”,”STAT-054

Biblioteca Isc ordinata per nome autore, F

“FABBRETTI Nazareno”,”I Vescovi di Roma. Breve storia dei Papi.”,”Nazareno Fabbretti, dei Frati minori, è nato a Iano presso Pistoia, nel 1920. Ordinato sacerdote nel 1943, dopo una breve esperienza nell’insegnamento, si è dedicato completamente al giornalismo e all’attività di scrittore. Ha scritto le biografie di Giovanni XXIII, Paolo VI, Mazzolari, Milani, San Francesco, Santa Chiara, San Bernardino.”,”RELC-001-FGB”
“FABBRI Luce”,”Luigi Fabbri. Storia di un uomo libero.”,”Luce FABBRI è nata a Roma nel 1908, figlia del militante e intellettuale anarchico Luigi FABBRI. Dopo l’avvento del fascismo ha seguito il padre in esilio, stabilendosi a partire dal 1929 in Uruguay dove ancora risiede. Docente di Letteratura italiana all’Univ di Montevideo per oltre quarant’anni, dopo la morte del padre, ha diretto la rivista ‘Studi sociali’ dal 1935 al 1946. E’ autrice di numerosi libri tra cui: -Gli anarchici e la rivoluzione spagnola, con D.A. DE SANTILLAN, GINEVRA, 1938 -La libertà nelle crisi rivoluzionarie. MONTEVIDEO, 1947 -Sotto la minaccia totalitaria. NAPOLI, 1955 Tra le opere in lingua spagnola: ‘Camisas negras’, ‘El fascismo’ ‘El anarquismo: mas alla de la democracia’.”,”ANAx-024″
“FABBRI Luigi”,”L’ organizzazione anarchica. Rapporto presentato al Congresso Anarchico Italiano di Roma (16-20 giugno 1907) ed al Congresso Anarchico Internazionale di Amsterdam (24-31 Agosto 1907).”,”anarchia significa assenza di governo politico ed economico “”Ci sono e ci possono essere associazioni anche composte da non anarchici, che nel loro funzionamento interno sieno libertarie, – e ciò non nuoccia, anzi faciliti il loro scopo particolare. Elia Reclus nei popoli primitivi, che pur non si reggono in vera anarchia, ha trovato esempi di aggruppamenti libertari; e Pietro Kropotkin ci parla delle associazioni libertarie fra gli animali, fra i selvaggi, fra le classi artigiane e nei comuni del medioevo…”””,”ANAx-137″
“FABBRI Luigi”,”Dittatura e rivoluzione.”,”””Chi ha il potere sulle cose ha il potere sulle persone”” diceva Malatesta. “”La semplice esistenza della Comune portava seco, come cosa naturale per sé, l’ autonomia locale; ora non più però come contrappeso al potere dello Stato, diventato ad esso superfluo”” (Marx, La guerra civile in Francia pag 45-46).”,”ANAx-151″
“FABBRI Luce, a cura di Gianpiero LANDI”,”Propinqua libertas.”,”‘…Fortem facit vicina libertas senem’, Seneca, Phaedra “”La prossimità della libertà rende forte il vecchio”” “”Conobbi anche Margareth Rago, docente all’ Università di Campinas in Brasile, che stava allora terminando la sua biografia di Luce (Entre a historia e a liberdade. Luce Fabbri e o anarquismo contemporaneo, Sao Paulo, 2000)””. (pag 8)”,”ANAx-232″
“FABBRI Luigi”,”I comunisti e la religione.”,”””Sul piano storico gli effetti reazionari dell’ ideologia religiosa sono per Marx ben evidenti: “”I principi sociali del cristianesimo hanno giustificato la schiavitù antica e magnificato la servitù medievale: parimenti, oggi sono in grado, se necessario, di prendere le difese degli oppressori del proletariato, anche se voglion dare l’ impressione di farlo a malincuore”” (1). Per tutti questi motivi il socialismo è incompatibile, secondo Marx, con qualsiasi forma religiosa, anche e soprattutto con la più elevata, quella che riassume in sé tutte le altre, il cristianesimo. La condanna del comunismo religioso. Di fronte al pullulare dei socialismi a base religiosa, caratteristico della sua epoca, Marx prende decisamente posizione contro ogni tentativo di accordare il cristianesimo con il comunismo. L’ occasione per questa presa di posizione gli è offerta dal contatto con il sarto tedesco Wilhelm Weitling.”” (pag 62-63) (1) Marx, Il comunismo della Gazzetta Renana, Mega, I, G, pag 278″,”RELC-203″
“FABBRI Luigi, a cura di Roberto GIULIANELLI”,”Epistolario. Ai corrispondenti italiani ed esteri (1900-1935).”,”””Ho visto nel “”Libertaire”” pubblicata una tua lettera a proposito della “”responsabilità collettiva””. Capisco la tua intenzione conciliativa, ma quei… responsabilisti mi paiono incurabili! Eppoi, essi esagerano quando dicono che “”nel nome: della medesima organizzazione nei quattro punti della Francia si espongono le teoria più diverse, ed anche le più opposte””. In realtà son sempre le stesse, salvo che nei particolari secondari e per le forme di linguaggio. Inoltre nessuno oratore ha l’abitudine di parlare “”a nome dell’organizzazione”” (meno che in casi particolari e di vero incarico) in genere tutti parlano a nome proprio o tutt’al più genericamente dell’Idea. Certo tu non hai seguito la lunghissima istruttiva discussione avuta luogo negli ultimi mesi nel “”Libertaire”” sull’argomento. (…)”” (pag 270) (Luigi Fabbri a E. Malatesta, 17.5.1930)”,”ANAx-282″
“FABBRI Luigi BUCHARIN Nicolai”,”Anarchia e comunismo scientifico. Un teorico marxista ed un anarchico: due testi a confronto.”,”nuova edizione BUCHARIN che LENIN giudicò “”il teorico più stimato e più forte del partito””, entrò nel 1906, appena diciottenne, nel movimento rivoluzionario. Luigi FABBRI, autore di numerose opere e opuscoli politici, entrò a soli 16 anni nel movimento anarchico. Ne aveva 17 quando lo arrestarono e condannarono per aver scritto e diffuso un manifesto antimilitarista. Collaboratore di MALATESTA, al quale fu sempre vicino, lasciò l’ Italia nel 1926. Espulso dalla Francia e dal Belgio, trovò riparo in Uruguay, dove morì nel 1935.”,”ANAx-340″
“FABBRI Luigi”,”Carlo Pisacane. La vita, le opere, l’azione rivoluzionaria.”,”‘Carlo Pisacane non sottintende la sua fede socialista; socialista si dichiara ed il socialismo difende a spada tratta’ (pag 22)”,”SOCU-191″
“FABBRI Fabio”,”L’Italia cooperativa. Centocinquant’anni di storia e di memoria. 1861-2011.”,”Fabio Fabbri, già docente di Storia del movimento operaio e sindacale, è professore ordinario di Storia contemporanea presso l’Università di Roma Tre. E’ autore di numerosi saggi sulla storia del socialismo e del movimento cooperativo. Tra i suoi volumi: ‘Le origini della guerra civile. L’Italia dalla Grande Guerra al fascismo, 1918-1921’, Torino, Utet, 2000.”,”MITT-380″
“FABBRI Fabio”,”Le origini della guerra civile. L’Italia dalla Grande Guerra al fascismo, 1918-1921.”,”Fabio Fabbri, già docente presso le Università di Salerno e Roma ‘La Sapienza’, è professore ordinario di Storia contemporanea presso l’Università di Roma-Tre. E’ autore di saggi sulla storia del socialismo italiano, sulla cooperazione e sulle origini del fascismo. cit Cervetto pag 256 pag 648: in bibliografia citato il saggio di Arrigo Cervetto ‘Dopoguerra rosso e avvento del fascismo a Savona’ , Rivista Storica del Socialismo La reazione come psicologia diffusa. Il 14 ottobre 1920. “”Gli incidenti avvenuti il 14 ottobre, in occasione della manifestazione socialista pro vittime politiche e a difesa della Russia dei Soviet, furono la prima e tragica conferma dei nuovi scenari in cui si dipanava la lotta politica nel paese. Le notizie che si accavallarono in quello ore, di violentissimi episodi e di drammatici scontri tra partiti e fazioni opposte, contribuirono ad imprimere una svolta decisiva nei sentimenti comuni. L’opinione pubblica, sballottata tra le violenze sovversive e le minacce di una reazione borghese – «sintomo ammonitore» la indisturbata opera dei Fasci della Venezia Giulia, – parve invocare un immediato e liberatorio mutamento di rotta della politica giolittiana. I sanguinosi episodi di cronaca – che ci accingiamo ad esaminare – furono considerati come la prova che il paese era afflitto da un male difficilmente sanabile: «la reazione è deprecabile e noi la deprechiamo con tutte le nostre forze – scrisse l'””Avvenire d’Italia”” – perché ne sentiamo il pericolo e ne prevediamo i danni dal punto di vista generale della evoluzione politica, ma essa minaccia di essere il prodotto finale delle violenze socialiste» (224). Per giunta quella giornata – che, nel cuore dei militanti, doveva rappresentare un unanime segno di protesta contro l’attacco militare sferrato dalle nazioni borghesi alla Russia leninista – arrestò le prospettive di radicali cambiamenti e rappresentò un momento di riflusso delle speranze di un’immediata diffusione della rivoluzione. Le drammatiche notizie della sconfitta dell’Armata Rossa (Carr, 1964, pp. 1050 ss.), alle porte di Varsavia (12 ottobre) risuonarono come un’inaspettata doccia fredda. La reazione alle violenze rosse prese fiato in tutta Europa ed anche in Italia i primi segnali si manifestarono proprio nelle zone in cui il sostegno delle caste militari, degli agrari, ed ora anche degli industriali, tutelavano lo squadrismo: rispettivamente il Friuli, l’Emilia e la Puglia, la Lombardia (Milano). A Trieste, i fascisti, ormai «risoluti a sparare contro chiunque si opponga all’urto delle nostre fila» (225), avevano intimato che nessun comizio pro Russia avrebbe dovuto svolgersi; tanto che il pomeriggio del 14 ottobre, guidati dal corrispondente de “”Il Popolo d’Italia””, Pietro Belli, si erano duramente scontrati, in piazza Garibaldi, con i socialisti che rientravano dalla manifestazione di solidarietà”” (pag 307-308) [(224) ‘Tragico conflitto. La ripercussione a Montecitorio’, “”Avvenire d’Italia””, 16 ottobre 1920; (225) Il testo del volantino diffuso dai Fasci, parzialmente cit. da Chiurco, II, p. 142, è in ‘La distruzione del “”Lavoratore””‘, “”Avant!””, ed. p.tese, 16 ottobre 1920. Sull’episodio, ricordato anche in ‘Fascismo’ 1921, pp. 54-55 e Farinacci, 1940, pp. 180-81 cfr. Salvemini, I, p. 431 e Pacor, pp 79-80]”,”MITT-381″
“FABBRI Fabio a cura”,”Il 1943.”,”I pilastri e le istituzioni del regime – si diceva erano quattro: Fascismo, Aeronautica, Marina, Esercito = FAME”,”ITAR-250″
“FABBRI Natacha”,”Cosmologia e armonia in Kepler e Mersenne. Contrappunto a due voci sul tema dell”Harmonice Mundi’.”,”Le riflessioni di Johannes Kepler e Marin Mersenne sul tema dell’ ‘harmonice mundi’”,”SCIx-001-FB”
“FABBRI Fabio”,”Le origini della guerra civile. L’Italia dalla Grande Guerra al fascismo, 1918-1921.”,”Fabio Fabbri, già docente presso le Università di Salerno e Roma ‘La Sapienza’, è professore ordinario di Storia contemporanea presso l’Università di Roma-Tre. E’ autore di saggi sulla storia del socialismo italiano, sulla cooperazione e sulle origini del fascismo. cit Cervetto pag 256 pag 648: in bibliografia citato il saggio di Arrigo Cervetto ‘Dopoguerra rosso e avvento del fascismo a Savona’ , Rivista Storica del Socialismo Il discorso di Matteotti: la denuncia delle «barbarie» fasciste. “”Il discorso pronunciato da Matteotti, che il Salvatorelli (1964, p: 183, e Roveri, 1974, p: 159) considerò il «preludio» al più noto «canto del cigno» del 30 maggio 1924, aveva l’indubbio merito, storico e politico, di documentare e ricostruire direttamente in Aula il lugubre scenario delle vie delle città emiliane: «Percorse da gruppi armati, militarmente indrappellati, pieni di fascisti armati [che] nell’ora del passeggio, parti[vano] dalle città maggiori, per esempio a Ferrara, davanti alla cattedrale, qualcuno con due rivoltelle nelle mani, e sfilavano allegramente per le strade, con canti di vendetta, senza che alcun si muova». Per la prima volta, nel Parlamento italiano, venne squarciata «la leggenda del patriottismo di cui si ammantava il fascismo italiano» (100). Risuonò circostanziata «l’esposizione veritiera» delle violenze perpetrate dallo squadrismo, alla presenza o con la complicità delle forze di polizia: ferimento di avversari politici, leghe distrutte e incendiate, assalti notturni di passanti, spedizioni nei paesi vicini contro i capilega. Già sottoposto a intimazioni e minacce, Matteotti formulò la sua «prima denuncia del fascismo come reazione di classe» (Caretti, 1985a, p. 81). (…) Era una battaglia, la sua, intrapresa non solo per la causa del socialismo ma per «quella della civiltà». «La sorpresa, la non abitudine delle nostre masse a codesta lotta malvagia e barbarica della violenza episodica ha disorientato le nostre organizzazioni. Lo scompiglio di esse è proprio determinato dal fatto che ad esse manca l’abitudine alla barbarie. Ma se voi continuerete – disse rivolto ai suoi avversari politici – non voi avrete la conservazione, non noi la rivoluzione, ma si sarà purtroppo, creata la ‘guerra civile’, e la dissoluzione del paese». Sulla natura «malvagia e barbarica» delle incursioni squadriste, altri oratori si soffermarono nel corso del dibattito, che in un certo senso segnò il «battesimo parlamentare» (102) del fascismo”” (pag 430-432) [(100) ‘Note sulla seduta’, Avanti!, 1 febbraio 1921; (102) A. Cappa, ‘Reazione borghese e partito socialista’, ‘L’Ordine Nuovo’, 4 febbraio 1921 (editoriale)]”,”ITAD-151″
“FABBRI Luigi”,”Malatesta. L’ uomo e il pensiero.”,”””Bisogna aggiungere poi che anche sulle questioni dottrinarie suaccennate, Malatesta fu tra i primissimi a sottrarsi all’influenza marxista e ad abbandonare gli apriorismi pseudoscientifici di Marx. Da questo punto di vista Malatesta potrebbe essere considerato come un antesignano dei revisori del marxismo (…). Mentre per moltissimi anarchici il comunismo divenne a poco a poco quasi un articolo di fede, fuori dal quale non concepivano alcuna anarchia possibile, Malatesta non cadde mai in quella specie di dogmatismo. Pur difendendo la concezione comunista dell’anarchia, egli preferì per gran tempo, fino a dopo il 1900, dirsi più genericamente “”Socialista anarchico”” e poi semplicemente “”anarchico””, sia per considerazioni di tatti contingente, sia per non circoscrivere in una formula esclusivista il principio dell’anarchia”” (pag 108-109)”,”BIOx-004-FGB”
“FABBRI Fabio a cura; saggi di Walter BRIGANTI Maurizio DEGL’INNOCENTI Adolfo PEPE Nazario Sauro ONOFRI Ferdinando CORDOVA Giulio SAPELLI Stefania CONTI Annamaria BOZZA Elio APIH Lara STANCARI Paolo ZAVATTINI Umberto SERENI Ivo BIAGIANTI Reginaldo CIANFERONI e Alessandro PACCIANI Ovidio BARTOLI e Lorenzo RAFFI Aldo DI-BIASIO Salvatore FERRARO Carmelo Giovanni DONNO Giuseppe MASI Francesco MANCONI e Guido MELIS Anna ROSSI-DORIA Sergio GNANI Michele FATICA Adolfo ZAVARONI Marco LELLI Bruno TOBIA Camillo BREZZI e Antonio PARISELLA Anna CAROLEO Sergio NARDI Lucietta SCARAFFIA Paola CORTI Stefano LEPRE Luigi ARBIZZANI Renata JODICE Alessandro CASTRO Piero VERRUCOLI A. PIZZORUSSO e R. ROMBOLI Renato SITTI Giulio CERRETI Giulio SPALLONE Silvio MIANA Manlio ROSSI-DO Francesco AGOSTINO”,”Il movimento cooperativo nella storia d’Italia, 1854-1975.”,”Fabio Fabbri (1944) curatore dell’opera, autore di vari studi sulla cooperazione e sul socialismo italiano, docente di Storia del movimento operaio e sindacale all’Università di Salerno (1979). Nota su Lenin (pag 91) e altra nota a pag 49 “”(…) In sostanza la polemica col leninismo mai venne meno nel primo dopoguerra in virtù del fatto che il capo rivoluzionario non aveva cessato di distinguere, come s’è già accennato (cfr. nota 121 riportata in calce, ndr), tra i compiti puramente tecnici, organizzativi, amministrativi, e di “”pace civile”” che la cooperazione perseguiva in una società capitalistica e il nuovo volto che essa assumeva ‘dopo’ la conquista del potere politico da parte della classe operaia. Nonostante i continui riferimenti ad essa nel corso della sua opera (a questo proposito torna sempre utile la citata silloge, Lenin ‘Sulla cooperazione’, Roma, 1949), va notato infatti che egli s’apprestò a uno studio organico su di essa, soltanto ‘dopo’ la Rivoluzione d’Ottobre, allorché “”grazie alla NEP (…) la cooperazione acquista(va) un’importanza del tutto eccezionale””. Fin dal dicembre 1922 egli infatti cominciò a raccogliere dati sulla Lega delle cooperative russe (‘Centrosojuz’) che successivamente elaborerà nel gennaio 1923 e invierà come base di discussione al XIII Congresso dei soviet. “”Spiego il mio pensiero””, chiarì Lenin. “”In che cosa consiste l’irrealtà dei piani dei vecchi cooperatori, a partire da Roberto Owen? Nell’aver sognato la trasformazione pacifica della società contemporanea mediante il socialismo, senza tener conto di una questione cardinale, come quella della lotta di classe, della conquista del potere politico da parte della classe operaia, dell’abbattimento del dominio della classe sfruttatrice. E perciò abbiamo ragione nel considerare questo socialismo ‘cooperativo’ come del tutto fantastico, romantico e persino ingenuo nel suo sogno di trasformare mediante la semplice organizzazione cooperativa della popolazione i nemici di classe in collaboratori di classe e lotta di classe in pace di classe (cosiddetta pace civile)”” (Cfr. V.I. Lenin, ‘Sulla cooperazione’, cit., p. 112. Il piano ‘Sulla cooperazione’ è ora riportato in V.I. Lenin, ‘Lettera al congresso e ultimi scritti’, a cura di G. Garritano, Roma, 1974, pp. 85-106)”” [Nota 389, pag 91]; “”‘La questione delle cooperative al Congresso di Copenaghen’, in ‘La Cooperazione italiana’, 10 settembre 1910. Per una analisi dettagliata delle varie posizioni emerse al Congresso, cfr. Lenin, ‘La questione delle cooperative al Congresso internazionale Socialista di Copenaghen’, in ‘Sozial-Demokrat’, 25 settembre 1910, ora in ‘Opere complete’, cit., vol. XIV, pp. 357-363. L’autore ricordava di aver proposto in commissione di sostituire le parole ‘[le cooperative] aiutano gli operai a preparare la democratizzazione e la socializzazione della produzione e dello scambio’, con le parole: ‘[le cooperative] aiutano in certa misura a preparare il funzionamento della produzione e dello scambio dopo l’espropriazione della classe dei capitalisti’. “”Il senso di questo emendamento””, spiegò Lenin, “”consisteva in questo: che le cooperative, adesso, ‘non’ possono aiutare gli operai, e che il funzionamento della produzione e dello scambio futuri, ‘preparato’ fin d’ora dalle cooperative, potrà avere luogo ‘solo dopo’ l’espropriazione dei capitalisti’ (Cfr. anche Lenin ‘Sulle cooperative’, Roma, 1949, p: 39″” [Nota 121, pag 49] [Fabio Fabbri, ‘Per una storia del movimento cooperativo in Italia’, (in) Fabio Fabbri, a cura, ‘Il movimento cooperativo nella storia d’Italia, 1854-1975’, Feltrinelli, Milano, 1979]”,”ECOS-027″
“FABBRI Diego”,”Geopolitica umana. Capire il mondo dalle civiltà antiche alle potenze odierne.”,”Il volume contiene molte cartine a colori riguardanti varie parti del globo e dei punti di crisi “”Tra le nazioni dedite alla potenza vi sono le più decisive del pianeta: Stati Uniti, Cina, Russia, Turchia e Iran. Disposte a sostenere gli sforzi per accrescere il proprio ‘status’, a usare violenza su sé e sugli altri, indifferenti alle regole dell’economia, che violano puntualmente”” (pag 107 (Capitlo: Potenza vs Economia) Gli Stati Uniti. “”Controllano il flusso navale in ogni stretto del globo- sebbene il 70% delle merci non raggiunga mai il Nordamerica – e offrono la propria deterrenza nucleare ai ‘clientes’. Sopportano sfibranti privazioni per restare giovani e crudeli, per tirare gli altri a sé, per conservare la primazia planetaria, rimanendo nel mondo pure quando vorrebbero tornare casa”” (pag 108)”,”RAIx-401″
“FABBRI Fabio”,”Venti giorni al porto. 18 gennaio – 6 febbraio 1897. Le origini della Compagnia Portuale di Civitavecchia.”,”Fabio Fabbri ha insegnato Storia del lavoro presso le Università di Salerno e di Roma La Sapienza. Ha insegnato come professore ordinario di Storia contemporanea all’Univ. di Roma Tre. Ha curato tra l’altro una Storia del lavoro in sei volumi (Castelvecchi, 2015-2018). “”Anche ad Amburgo, come capiterà nella cittadina laziale, i deputati socialisti portarono in prima persona il loro sostegno ai compagni in lotta. Adolf von Elm, presidente della Cooperativa di lavoratori del tabacco di Amburgo, Hermann Molkenbuhr, tra i più influenti deputati socialisti in Parlamento, Karl Frohme, uno dei più apprezzati rappresentanti della Spd nella Germania del Nord, parteciparono alle riunioni dei portuali, ne discussero i problemi, si intrattennero con loro. Mirabile esempio di quanto si ripeterà allo scalo di Civitavecchia, quando gli scaricatori in sciopero saranno visitati e sostenuti nella loro lotta da Romeo Soldi, Vittorio Lollini, Garzia Cassola, Andrea Costa. Si innesca, da allora, quel sottile ma tenace legame che, per la prima volta, unisce i lavoratori in lotta al di là delle barriere geografiche. Un vero e proprio sentimento che superava i confini nazionali, come era stato appena ribadito a Londra, al V Congresso della Seconda Internazionale (50) (27 luglio – 1° agosto 1896). E che trovava immediata applicazione nelle prese d’atto che provenivano dall’Inghilterra – dove Tom Mann, Segretario del Partito socialista indipendente del lavoro, invitava tutti i lavoratori dei porti inglesi ad inviare aiuti ai loro compagni d’Amburgo e a non andare a occupare i loro posti – oppure dall’Italia, dove l'””Avanti!””, fin dai primi dell’anno, apriva le sue colonne alle nuove sottoscrizioni per gli scioperanti del porto tedesco. Sicché già il 4 gennaio, il quotidiano socialista comunicava che erano stati distribuiti i sussidi e che il denaro pervenuto consentiva di sostenerli per tutta la settimana successiva. “”Una settimana ancora di sciopero – sentenziò l’organo del Psi – ed Amburgo ha cessato di essere il porto più importante d’Europa”” (51). La via seguita dal socialismo italiano nell’interpretazione dello sciopero d Amburgo non era, quindi, di isolarlo nel contesto geografico tedesco bensì di considerarlo come un punto di riferimento della lotta di classe europea contro lo Stato capitalista. I continui elenchi di sottoscrizioni a favore degli scioperanti d’Amburgo che punteggiavano gli editoriali o le cronache politiche dell'””Avanti!”” erano l’attestato di un comune fronte di lotta. Ancora l’8 gennaio si sottolineava, in prima pagina, che 14 lavoratori avevano abbandonato il lavoro al porto a sostegno dei lavoratori tedeschi in lotta; e l’indomani, a fianco di noti personaggi, come Francesco Zanardi, Dino Mazzoni e Giuseppe Nerbini, anche “”cinque poveri compagni bitontini”” (52) erano accomunati nella sottoscrizione a favore degli scioperanti”” (pag 41-42) 19-20 gennaio. Romeo Soldi. “”Nel porto due vapori, fermi, erano in attesa di essere scaricati. Domani – concluse l'””Avanti!”” – probabilmente nessun operaio andrà a lavorare””. L’evento ha immediate ripercussioni a Roma. Mentre dalla capitale partono per Civitavecchia molti carabinieri e parecchi agenti e funzionari di polizia, il Psi invia a contattare gli scioperanti Romeo Soldi, un intellettuale intransigente, molto vicino a Friedrich Engels e al modello organizzativo tedesco, appena rientrato dal Congresso internazionale di Londra. Un personaggio già noto ai socialisti del locale Circolo “”Carlo Marx””, una quarantina in tutto, ai quali, la sera del 3 novembre, si era fatto “”apportatore del saluto dei ompagni di Londra”” (11), prima ancora di svolgere la sua conferenza sulle condizioni economiche dell’Europa e dell’Italia in particolare. (…)”” (pag 49) [(11) Il Sottoprefetto al Prefetto, 6 novembre 1896, n. 7636, in ASR, Pref., Gab., b 472, fasc. ‘Partito Socialista’, 1896] “”La stessa sera del 20, Soldi riunisce di nuovo circa 300 lavoratori nell’ex Convento dei Gesuiti e con loro stabilisce di resistere nella protesta, anzi di estenderla anche agli scaricatori di mare. Infine decide “”di ricostituire in massima la disciolta società del lavoratori del porto divisa in Sezioni di terra e di mare””. Anzi – riferì il Prefetto con sdegno “”si fanno già in nomi dei capi, dei quali uno sarebbe un certo Arce, antico presidente della società e processato per truffa, e l’altro tal Pierotti ex caporale di squadra dei facchini ed uno dei principali agitatori del disciolto circolo socialista Carlo Marx”” (18) [(18) Riservata dal Sottoprefetto di Civitavecchia al Prefetto, 21 gennaio 1897 n. 102, in ASR, Pref., Gab, b. 514, cit]”,”MITT-427″
“FABBRINI Sergio”,”Tra pressioni e veti. Il cambiamento politico in Italia.”,”Sergio Fabbrini è professore di Scienza politica presso l’Università degli studi di Trento. Ha insegnato in diverse università straniere. In particolare presso la Harvard University e la University of California di Berkeley. É autore di: Il presidenzialismo negli Stati Uniti, Le regole della democrazia. Guida alle riforme, Il principe democratico. La leadership nelle democrazie contemporanee, Il Governo. Gli esecutivi nelle democrazie contemporanee (con Salvatore Vassallo) e Quale democrazia. L’Italia e gli altri.”,”ITAP-018-FL”
“FABBRINI Sergio a cura, Saggi di Fulvio ATTINÀ Luciano BARDI Thomas CHRISTIANSEN Mark GILBERT Piero IGNAZI Giandomenico MAJONE Yves MÉNY Francesc MORATA Simona PIATTONI Lucia Serena ROSSI Carlo RUZZA Alec STONE SWEET”,”L’Unione Europea. Le istituzioni e gli attori di una sistema sovranazionale.”,”Fabio Attinà insegna Relazioni internazionali e Politica dell’Unione Europea (Cattedra Jean Monnet) presso l’Università degli Studi di Catania. Nella stessa Università dirige il Centro Jean Monnet “”Euro-Med””. Luciano Bardii insegna Relazioni internazionali e Politica comparata presso l’Università degli Studi di Pisa. Thomas Christiansen è Jean Monnet lecturer e direttore del Centro Jean Monnet per gli Studi Europei della University of Wales, Aberystwyth. Sergio Fabbrini insegna Scienza politica presso l’Università degli Studi di Trento. Ha insegnato presso la University of California di Berkeley e la Havard University. Per la casa editrice Laterza, nell’ambito della collana “”Libri del Tempo””, dirige la serie “”Le istituzioni delle democrazie””. Mark Gilbert insegna Storia dell’integrazione europea e del sistema internazionale presso l’Università degli Studi di trento. Tra il 1997 e il 2002 ha insegnato Storia e politica italiana presso il Dipartimento di Studi europei dell’Università di bath (GB). Piero Ignazi insegna politica comparata presso l’Università degli Studi di Bologna ed è direttore del Master in Relazioni internazionali della stessa università. Giandomenico Majone è professore emerito di Public Policy Analysis presso l’Istituto Universitario Europeo (IUE) di Firenze. Ha insegnato nelle università di Roma, Yale, Harvard (Kennedy School of Government), e nell’International Institute for Applied Systems Analysis. Yves Mény è presidente dell’Istituto Universitario Europeo (IUE) di Firenze. É stato direttore del Robert Schuman Center for Advanced Studies dell’IUE (dal 1993 al 2001). Ha insegnato Scienza politica e Scienza dell’amministrazione presso le Università di Rennes e Parigi 2, presso l’Institut d’Etudes Politiques di Parigi e presso il Department of Social and Political Sciences dell’IUE. Francesc Morata insegna Ciéncia política y de la administración presso la Universitat Autónoma di Barcellona. É direttore del Master in Amministrazione e management dell’ambiente della stessa università. Simona Piattoni insegna Politica comparata e Governo locale presso l’Università di Trento. Lucia Serena Rossi insegna Diritto internazionale e Diritto delle Comunità Europee presso l’Università degli Studi di Bologna ed è il direttore del Centro di Ricerca sul Diritto delle Comunità Europee della stessa università. Carlo Ruzza insegna Sociologia dell’ambiente e dell’integrazione europea presso l’Università degli Studi di Trento. Ha insegnato European Studies presso la University of Essex (GB). Alec Stone Sweet insegna Comparative Law presso la Law School della Yale University. É stato fellow di Comparative Politics presso il Nuffield College di Oxford (GB) e professor di Political Science presso il Department of Politics and Society della University of California di Irvine.”,”EURx-070-FL”
“FABBRINI Sergio MORATA Francesc a cura, Saggi di José ADELANTADO Giampiero CAMA Joan COLOM Leticia DELGADO Núria FONT Giorgio GIRAUDI Ricard GOMÀ Albert MASSOT Lee MCGOWAN Giorgio NATALICCHI Paolo ROSA Mauro TIBALDI”,”L’Unione Europea. Le politiche pubbliche.”,”Sergio Fabbrini insegna Scienza politica presso l’Università degli Studi di Trento. Ha insegnato presso la University of California di Berkeley e la Havard University. Per la casa editrice Laterza, nell’ambito della collana “”Libri del Tempo””, dirige la serie “”Le istituzioni delle democrazie””. Francesc Morata insegna Ciéncia política y de la administración presso la Universitat Autónoma di Barcellona. É direttore del Master in Amministrazione e management dell’ambiente della stessa università. José Adelantado è professore associato di Sociologia presso la facoltà di Scienze politiche e Sociologia dell’Università Autonoma di Barcellona. Giampiero Cama è ricercatore in Scienza politica presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Genova. Joan Colom è professore associato di Economia politica presso la facoltà di Scienze politiche e Sociologia dell’Università Autonoma di Barcellona. Eurodeputato dal 1986 e vicepresidente del Parlamento Europeo per la legislatura 1999-2004. Leticia Delgado è professore associato di Scenza politica presso l’Università Rey Juan Carlos di Madrid. Núria Font è professore associato di Scienza politica e di Scienza dell’amministrazione presso presso la facoltà di Scienze politiche e Sociologia dell’Università Autonoma di Barcellona. Giorgio Giraudi è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale dell’Università degli Studi di Trento. Richard Gomà è professore associato di Scienza politica e dell’amministrazione presso la facoltà di Scienze politiche e Sociologia dell’Università Autonoma di Barcellona. Albert Massot è funzionario della Divisione Agricoltura, Pesca, Patrimonio forestale e Sviluppo rurale della Direzione Generale Studi del Parlamento Europeo. Lee McGowan è professore associato di Studi europei presso la Queen’s University di Belfast. Giorgio Natalicchi è professore associato in Scienza politica presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Firenze. Paolo Rosa è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale dell’Università degli Studi di Trento. Mauro Tibaldi è professore associato in Scienza politica presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Sassari.”,”EURx-071-FL”
“FABEI Stefano”,”Guerra e proletariato. 1914. Il Sindacalismo rivoluzionario dalla neutralità all’ interventismo.”,”Stefano FABEI (1960) laureato in lettere moderne all’Univ di Perugia insegna a Varese nelle scuole superiori. Si interessa alla storia dei rapporti fra movimenti di liberazione del Terzo Mondo (specie mondo arabo e islamico) e regimi fascisti. Ha scritto altre opere.”,”MITS-111″
“FABEI Stefano”,”Una vita per la Palestina. Storia di Hâjj al-Husaynî, Gran Mufti di Gerusalemme.”,”Stefano Fabei è nato a Passignano sul Trasimeno nel 1960. Laureato in Lettere moderne, studioso di storia contemporanea, insegna all’Itas Giordano Bruno di Perugia. Collabora con Studi Piacentini, la rivista dell’Istituto storico della Resistenza. Ha pubblicato: La politica maghrebina del Terzo Reich, Guerra Santa nel Golfo, Guerra e proletariato, Il Reich e l’Afghanistan, con Mursia è uscito Il fascio, la svastica e la mezzaluna.”,”VIOx-048-FL”
“FABEI Stefano”,”Mussolini e la resistenza palestinese.”,”Stefano Fabei nato a Passignano sul Trasimeno nel 1960, laureato in Lettere moderne, insegna all’Itas ‘Giordano Bruno’ di Perugia. Suoi saggi sono apparsi, fra l’altro, su Studi Piacentini, Nuova Storia Contemporanea. É autore di: Politica maghrebina del Terzo Reich, Guerra Santa nel Golfo, Guerra e proletariato, Il Reich e l’Afghanistan. Per Mursia oltre a Il Fascio, la svastica e la mezzaluna, ha pubblicato Una vita per la Palestina, Storia di Hajj Amin al-Husayni, Gran Mufti di Gerusalemme.”,”ITAF-023-FL”
“FABEI Stefano”,”Il fascio, la svastica e la mezzaluna.”,”Stefano Fabei è nato a Passignano sul Trasimeno nel 1960. Laureato in Lettere moderne, studioso di storia contemporanea, insegna all’Itas Giordano Bruno di Perugia. Collabora con Studi Piacentini, la rivista dell’Istituto storico della Resistenza. Ha pubblicato: La politica maghrebina del Terzo Reich, Guerra Santa nel Golfo, Guerra e proletariato, Il Reich e l’Afghanistan.”,”VIOx-139-FL”
“FABEI Stefano”,”I neri e i rossi. Tentativi di conciliazione tra fascisti e socialisti nella Repubblica di Mussolini.”,”Giuseppe Parlato, nato a Milano nel 1952, è professore ordinario di Storia contemporanea all’Università Luspio di Roma e presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice. Fra le sue ultime pubblicazioni: ‘La sinistra fascista. Storia di un progetto mancato’ (Mulino, 2008); ‘Fascisti senza Mussolini. Le origini del neofascismo in Italia (1943-1948)’ (Mulino, 2006); ‘Mezzo secolo di Fiume. Economia e società a Fiume nella prima metà del Novecento’ (Cantagalli, 2009). Stefano Fabei, nato a Passignano sul Trasimeno nel 1960, laureato in Lettere moderne, insegna a Perugia. Suoi saggi sono apparsi su ‘Studi Piacentini’ e ‘Treccani Scuola’. Collabora a ‘I sentieri della ricerca’, ‘Eurasia’ e ‘Nuova Storia contemporanea’. Ha al suo attivo varie opere tra le quali ‘I cetnici nella Seconda guerra mondiale’ (2006), ‘Il fascio, la svastica e la mezzaluna’ (2002), ‘Mussolini e la resistenza palestinese’ (2005), ‘Operazione Barbarossa’ (2010). “”Il problema dei contatti tra fascisti moderati e antifascisti rivoluzionari ma non comunisti, realizzatosi sul finire della guerra civile, porta anche a un altro problema, sostanzialmente interno all’interpretazione del fascismo”” (dalla prefazione di G. Parlato) (pag XIII) “”Negli ultimi mesi della Repubblica sociale italiana prese corpo un progetto politico, chiamato «ponte», mirante non solo a rendere meno cruenta la guerra civile, che si profilava sempre più sanguinosa, ma anche a creare i presupposti per una trasmissione indolore del potere, da parte di Mussolini e degli ambienti più moderati della RSI, alle forze, come i socialisti, ritenute dal Duce meno lontane, sotto il profilo ideologico, da quel fascismo rivoluzionario e delle origini che aveva in qualche modo tentato una sua riproposizione tra il 1943 e il 1945, e non contrarie in modo pregiudiziale a un passaggio dei poteri senza spargimento di sangue. Questo piano – cui si sarebbero con tutte le forze opposti, oltre ai fascisti intransigenti, esponenti di spicco del Comitato di liberazione nazionale come Lelio Basso e Sandro Pertini – doveva trovare concreta attuazione sulla base degli accordi che, per volontà del Duce, intercorsero tra il generale Nicchiarelli, vicecomandante della Guardia nazionale repubblicana, e Corrado Bonfantini, responsabile delle formazioni militari del Partito socialista italiano, per costituire le formazioni miste, i «battaglioni del popolo» che, agli ordini di ufficiali della GNR, sarebbero entrati in azione nel momento in cui i tedeschi si fossero ritirati. Oltre a questi motivi ufficiali va da sé che potessero esisterne altri per pervenire a un accordo: l’adesione di elementi di entrambe le parti, a un programma di moderazione e pacificazione al fine di scongiurare, per ragioni ideali o di semplice opportunità, la lotta fratricida; il tentativo da parte fascista di mettere in atto sia una manovra tattica per creare spaccature nello schieramento opposto, tutt’altro che compatto, sia una manovra alibistica cui alcuni uomini della RSI credevano di poter ricorrere quando fosse sopraggiunto il momento della resa dei conti”” (pag 1-2) (introduzione dell’autore)”,”ITAF-384″
“FABEI Stefano”,”Operazione Barbarossa. 22 giugno 1941.”,”Stefano Fabei (Passignano 1960), laureato in lettere, insegna a Perugia. Autore di saggi (con Mursia ha pubblicato ‘Il fascio, la svastica e la mezzaluna’ (2002), ‘Una vita per la Palestina’ (2003), ‘Mussolini e la resistenza palestinese’ (2005), ‘La “”legione straniera”” di Mussolini’ (2008). “”Se il dominio del Reich sull’Europa orientale e su parte della Russia aveva sempre costituito una delle massime ambizioni del Führer, il principale avversario di quest’ultimo fu, prima del giugno 1941, come anche dopo, almeno per un certo periodo, Churchill più che Stalin. La sconfitta dell’Unione Sovietica come necessità assoluta per costringere la Gran Bretagna a firmare la pace: questa l’argomentazione di Hitler prima e dopo l’inizio dell’operazione Barbarossa. «L’obiettivo finale del Reich è la sconfitta della Gran Bretagna», disse il 18 agosto al feldmaresciallo Wilhelm Keitel e quattro giorni dopo – come registrò nel suo diario il generale Franz Halder – ribadì che l’obiettivo era quello «di eliminare definitivamente la Russia come alleata dell’Inghilterra sul continente e pertanto togliere all’Inghilterra qualsiasi speranza di mutamento nella proprio sorte»; il 28 ottobre successivo confermò all’ammiraglio Kurt Fricke: «La caduta di Mosca potrebbe addirittura costringere l’Inghilterra a firmare immediatamente la pace» (31). Intorno alla 3,15 del 22 giugno 153 divisioni, 600.000 veicoli a motore, 3.580 carri armati, 7184 pezzi di artiglieria e 2.740 velivoli partivano all’attacco dell’Unione Sovietica. Per l’operazione Barbarossa era dispiegata la più grande forza militare raccolta su un unico teatro bellico di tutta la storia. Affiancavano i tedeschi 12 divisioni e 10 brigate rumene, 18 divisioni finlandesi, 3 brigate ungheresi e 2 slovacche, cui presto si sarebbero aggiunte la divisione «Azul» spagnola e le 3 del Corpo di spedizione italiano in Russia (CSIR)”” (pag 57-58) [(31) Lukacs J., ‘The Hitler of Histor’, New York, 1998, pp: 149-152]”,”QMIS-250″
“FABENI Francesca”,”Bolivia 1952. Una rivoluzione senza socialismo.”,”Francesca Fabeni è nata a Firenze nel 1971. Si è laureata in Storia dei paesi latinoamericani. Collabora con la rivista ‘Socialismo o Barbarie’ e con il Centro ricerca e formazione di Socialismo Rivoluzionario.”,”AMLx-013-FL”
“FABER Elisa a cura”,”Annibale e l’Oriente contro l’Occidente.”,”L’esperienza delle guerre precedenti allo scontro con Cartagine (Sanniti, Pirro ecc.) ha spinto l’esercito romano alla creazione della cosiddetta “”tattica manipolare”” per cui la falange, suddivisa in piccole unità di manovra, consentiva la maggiore duttilità, ed era sempre sostenuta dalle linee posteriori. Si era fatto più leggero l’armamento della fanteria, e tutto l’esercito era inquadrato in quattro legioni di 3.000 uomini di fanteria pesante, 1.200 di fanteria leggera, oltre a 300 cavalieri per ogni legione. Le quattro legioni erano comandate dai loro ufficiali superiori, i “”tribuni militum””, erano di solito raggruppate in due eserciti al comando ognuno da un console. Cartagine non aveva un esercito permanente ma eserciti composti da mercenari messi in piedi per l’occasione (pag 34)”,”STAx-315″
“FABIANI Roberto”,”I massoni in Italia.”,”FABIANI (Roma, 1940) giornalista ha lavorato a Panorama e all’ Espresso.”,”ITAP-052″
“FABIANO Mauro Antonio”,”L’ analisi sociale in Karl Marx.”,”Mauro Antonio FABIANO (1953) è ricercatore nella Facoltà di sociologia dell’ Università di Roma La Sapienza. Dopo aver condotto diverse ricerche, attualmente si interessa di storia delle teorie e delle ricerche sociali. Ha pubblicato vari lavori (v. retrocopertina). Nel primo capitolo ‘Vita, opere e formazione intellettuale di K. Marx’, l’ A descrive sinteticamente ma nel dettaglio, anche mese per mese, l’ attività multiforme di Marx, i costanti rapporti con Engels, il lavoro preparatorio delle varie opere, le vicende relative alla pubblicazione delle stesse. (pag 13-59) “”Interpretato in questo senso, il paradigma marxiano acquista la sua valenza specifica, introducendo un vero e proprio medoto di analisi sociale originale, eliminandone le varie e artificiose separazioni, fra componente economica, filosofica e politica, ecc. (…) Allora si comprende la necessità fortemente sentita da Marx di coinvolgersi attivamente nella politica del suo tempo, prendendo posizione da una parte specifica, quella delle classi lavoratrici. Da qui proviene anche quello che potremmo definire come il coraggio della previsione in Marx, tendenziale e mai assoluta, sempre adeguata ai tempi in cui egli stesso vive, che è stata interpretata come profetismo. Essa da un lato ha una funzione di stimolo alla lotta politica, ma dall’ altro si pone come vera e propria previsione scientifica, se adeguata o meno non importa, di quadri generali astratti di possibilità future, cioè con determinazioni parziali di adattamento alle singole particolarità del mondo reale””. (pag 177-178)”,”MADS-119″
“FABIETTI Ugo a cura, scritti di Edward B. TYLOR Henry S. MAINE John F. McLENNAN John LUBBOCK Lewis H. MORGAN”,”Alle origini dell’ antropologia.”,”Ugo Fabietti, (Milano 1950 – Milano 2017), antropologo, ha studiato filosofia a Pavia e poi antropologia sociale all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi. Tra le sue pubblicazioni ‘Storia dell’antropologia’, Zanichelli, 2011. “”Poichè la poligamia ha prevalso, più o meno, tra le principali nazioni del genere umano nelle prime epoche della loro storia, e dal momento che si tratta di una pratica oggi presente presso un gran numero di popoli, la natura e i limiti della sua influenza devono essere accertati prima che vengano esaminate altre cause dell’origine del sistema; ciò è inoltre importante al fine di poter mostrare che le vere cause devono essere trovate in una condizione della società ce esistette prima dell’introduzione della poligamia e della poliandria. La poligamia può essere considerata a pieno titolo un’istituzione familiare. Nella sua forma più evoluta e ordinata essa presuppone un avanzamento considerevole della società legato allo sviluppo di ceti superiori e inferiori e di forme di ricchezza. I mezzi di sussistenza devono essere accresciuti e divenuti ormai sicuri e la proprietà individuale deve essere riconosciuta prima che un singolo individuo riesca a mantenere più di una famiglia o diversi gruppi di bambini avuti da madri diverse. Nella sua forma estrema la poligamia deve essere stata limitata a pochi privilegiati, mentre la massa della popolazione ne era esclusa in quanto povera. In una forma inferiore e non ordinata essa ha probabilmente prevalso fin dall’epoca storica più remota. La poliandria d’altra parte non è definibile come istituzione familiare. Essa è una superfetazione della poligamia e una sua variante in senso opposto e ripulsivo. Tracce di essa sono state trovate presso numerosi popoli in varie parti dell’Asia, dell’Africa e, secondo la testimonianza di Hearne e di Humboldt, in casi sporadici nell’America settentrionale e meridionale”” (pag 220-221) [Lewis Henry Morgan, ‘Problemi relativi all’evoluzione dei sistemi di parentela’ (1871)]; “”La forma più rozza della poliandria, come s’è detto, è quella in cui i mariti ‘non’ sono fratelli; la meno rozza è quella in cui essi ‘sono’ fratelli”” (pag 135) [Johh Ferguson McLennan, ‘Sistemi arcaici di parentela e loro effetti sulla struttura dei gruppi primitivi’ (1965)]”,”SCIx-146-FF”
“FABIETTI Ugo”,”Antropologia. Un percorso.”,”Ugo Fabietti è nato a Milano nel 1950. Si è laureato in filosofia a Pavia. Ha poi studiato antropologia all’ EHESS di Parigi. Tra i suoi lavori ‘L’ideologia del primitivo nell’antropologia contemporanea’, Zanichelli, 1977. Morgan e Engels ‘Un rapporto tra la teoria dello sviluppo storico presentata nell’ ‘Ideologia tedesca’ e quella dello sviluppo «preistorico» contenuta in ‘Ancient Society” “”Il giudizio di Engels sull’opera di [Lewis Henry] Morgan, e la stessa utilizzazione che egli fece dei materiali etnologici contenuti in ‘Ancient Society’ nella stesura dell’ ‘Origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’ (1884), vanno in realtà considerati come il tentativo di annessione alla «concezione materialistica della storia» di quelli che potevano allora rappresentare i primi risultati «scientifici» in campo antropologico. (…) Lo schema della periodizzazione, che nel caso di Morgan costituiva il parametro temporale entro il quale poteva essere reso intelligibile nella sua emergenza storica l’incremento del progresso materiale, si prestava ad una riattivazione in chiave metafisico-dialettica mostrando così di possedere, oltre ad una notevole fruibilità retorica, anche delle eccezionali doti di persistenza. Per contro l’affermazione per mezzo della quale Morgan aveva prospettato la possibilità di una corrispondenza tra le diverse tecniche di sussistenza e le grandi epoche della storia umana, affermazione che si era poi ridotta ‘nella pratica’ ad un semplice reperimento di quelli che potevano essere considerati i segni visibili del progresso, diveniva per Engels la cerniera tra la teoria dello sviluppo storico, così come questa si presentava nell’ ‘Ideologia tedesca’ e la teoria dello sviluppo «preistorico» contenuta in ‘Ancient Society’. Storia e preistoria apparivano così ricongiunte nel momento in cui venivano ricondotte in modo definitivo a ciò che poteva essere considerato il loro denominatore comune: la produzione dei beni materiali. Nell’ ‘Origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’ riemergevano tuttavia, assieme alla problematica e ai concetti della «concezione materialistica della storia», anche i temi dell’umanesimo marxista. Lo schema dialettico, applicato alla «storia» dell’istituzione familiare, produceva una sequenza che dalla promiscuità originaria (il comunismo «felice» ma «amorale» delle donne) conduceva al rapporto monogamico di carattere proletario (la «felicità morale» attraverso il passaggio per la fase contrassegnata dalla monogamia borghese, dove il matrimonio era in realtà una forma mascherata di prostituzione (l’«infelicità morale»). La lettura «umanistica» dell”Origine della famiglia’ fu in effetti quelle che prevalse durante i decenni immediatamente successivi alla morte del suo autore. Di conseguenza alcune importanti intuizioni di Engels connesse al ruolo di riproduttrice della forza-lavoro che la famiglia assolve all’interno dei modi storici di produzione, rimasero per lungo tempo occultate. Occorrerà oltre mezzo secolo infatti perché l’antropologia marxista riprenda, come vedremo, la tesi di Engels secondo la quale la produzione e la riproduzione della vita immediata sono di «duplice specie»: produzione di beni materiali ma anche produzione di uomini, produttori di quei beni stessi» (pag 39) [Ugo Fabietti, ‘Antropologia. Un percorso’, Zanichelli editore, Bologna, 1979] Antropologia marxista (pag 143-)”,”TEOS-012-FFS”
“FABIETTI Ugo a cura; testi di TYLOR MORGAN ENGELS KROPOTKIN FRAZER FROBENIUS LÉVY-BRUHL FREUD MALINOWSKI MEAD LÉVI-STRAUSS JAULIN CLASTRES LIZOT MONOD”,”L’ideologia del primitivo nell’antropologia contemporanea.”,”Ugo Fabietti, nato a Milano nel 1950, si è laureato all’Università di Pavia sulla problematica epistemologica dell’antropologia economica. Ha studiato antropologia all’ EHESS di Parigi sotto la guida di Marc Augé e di Claude Meillassoux. Ha pbblicato uno studio sui meccanismi di riproduzione di una società di proto-agricoltori ed ha collaborato ad un volume sull’ideologia del ‘selvaggio’ pubblicato in Francia. Contiene il saggio di Friedrich Engels, ‘Dal comunismo delle donne alla monogamia’ Mutamenti nella storia della famiglia. ‘La prassi, in maniera tacita, ma disinvolta, non tiene conto dei limiti imposti dalla società ufficiale’ “”La famiglia – dice Morgan – è l’elemento attivo, essa non è mai stazionaria, ma procede da una forma inferiore ad una superiore, nella misura in cui la società si sviluppa da uno stadio inferiore ad uno superiore… Invece, i sistemi di parentela sono passivi e solo a lunghi intervalli registrano i progressi che la famiglia ha fatto nel corso del tempo e subiscono un mutamento radicale solo allorché la famiglia è radicalmente cambiata. «E – aggiunge Marx – lo stesso vale per i sistemi politici, giuridici, religiosi, filosofici, in generale». Mentre per la famiglia la vita continua, il sistema di parentela si ossifica, e mentre questo continua a sussistere in forza dell’abitudine, la famiglia lo supera progredendo. Ma, con la stessa sicurezza con cui Cuvier dalle ossa d’uno scheletro d’animale, trovato presso Parigi, ha potuto trarre la conclusione che esse appartenevano ad un marsupiale e che in quel posto, una volta, avevano vissuto dei marsupiali ora estinti, con la stessa sicurezza noi possiamo trarre, da un sistema di parentela tramandato dalla storia, la conclusione che è esistita la forma di famiglia ad esso corrispondente, e ora estinta. I sistemi di parentela e le forme di famiglia che abbiamo menzionato si differenziano da quelli dominanti per il fatto che ogni bambino ha più padri e madri. Nel sistema di parentela americano, a cui corrisponde la famiglia hawaiana, fratello e sorella non possono essere padre e madre di uno stesso bambino; il sistema di parentela hawaiano però presuppone una famiglia in cui ciò invece era la regola. Noi ci troviamo così trasportati in una serie di forme di famiglia che sono direttamente in contraddizione con quelle comunemente accettate finora come le sole vigenti. L’idea tradizionale conosce solo la monogamia, ed accanto a questa la poligamia di un solo uomo, e se mai anche la poliandria di una sola donna, e passa così sotto silenzio, come si conviene al filisteo moraleggiante, che la prassi, in maniera tacita, ma disinvolta, non tiene conto dei limiti imposti dalla società ufficiale. Lo studio della storia delle origini invece ci presenta condizioni in cui gli uomini vivono in poligamia e contemporaneamente le loro donne vivono in poliandria, e i figli comuni sono perciò considerati come cosa comune a tutti loro. Condizioni, queste, che hanno a loro volta attraversato esse stesse tutta una serie di mutamenti, fino alla loro dissoluzione nella monogamia. Questi mutamenti sono di tal genere che la cerchia abbracciata dal vincolo matrimoniale comune, all’origine assai larga, si restringe sempre più sinché alla fine lascia sussistere solo la coppia singola che oggi predomina”” (pag 50-51) [F. Engels, ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’ (1884), trad. it., Editori Riuniti, Roma, 1971 (in) Ugo Fabietti a cura, ‘L’ideologia del primitivo nell’antropologia contemporanea’, Zanichelli, Bologna, 1977]”,”TEOS-013-FFS”
“FABIUNKE Günter”,”Geschichte der politischen Ökonomie des Marxismus-Leninismus. Anschauungsmaterial für Lehre und Studium. Erster Band.”,”FABIUNKE Günter Brani di Marx Engels attinti dalla MEW. F. Engels: “”Aber die Menschen blieben nicht überall auf dieser Stufe stehn… Hirtenstämme sonderten sich aus von der übrigen Masse der Barbaren: erste große gesellschaftliche Arbeitsteilung. Die Hirtenstämme produzierten nicht nur mehr sondern auch andre Lebensmittel als die übrigen Barbaren”” (MEW, Bd. 21, S. 155) (pag 325) “”Nach der Ausscheidung der Hirtenstämme finden wir alle Bedingungen fertig zum Austausch zwischen den Gliedern verschiedner Stämme, zu seiner Ausbildung und Befestigung als regelmäßige Institution. Ursprünglich tauschte Stamm mit Stamm, durch die gegenseitigen Gentilvorsteher; aber als die Herden anfingen in Privateigentum überzugehen, überwog der Einzelaustausch mehr und mehr und wurde endlich einzige Form. Der Hauptartikel aber, den die Hirtenstämme an ihre Nachbarn im Tausch abgaben, war Vieh; Vieh wurde die Ware, in der alle andren Waren geschätzt und die überall gern im Austausch gegen jene genommen wurde – kurz, Vieh erhielt Geldfunktion und tat Gelddienste schon auf dieser Stufe. Mit solcher Notwendigkeit und Raschheit entwickelte sich schon im Anbeginn des Warenaustausches Das Bedürfnis einer Geldware”” (Ebenda, S. 156.)””. [Günter Fabiunke, Geschichte der politischen Ökonomie des Marxismus-Leninismus. Anschauungsmaterial für Lehre und Studium. Erster Band, 1978] (pag 325)”,”MADS-535″
“FABRA RIBAS Antonio”,”La semana tragica. El caso Maura. El krausismo.”,”L’ autore militante socialista (nato nel 1879) ha partecipato agli eventi. Era membro del Comitato di sciopero e promotore per la campagna internazionale contro il governo Maura e per la salvezza di Francisco Ferrer condannato a morte. FABRA RIBAS ha scritto su questi accadimenti sul giornale l’ Humanité di Parigi. Notizie biografiche sull’autore si trovano nella prefazione di PEREZ BARO’. “”Il tempo che passa, può confermarmi che il krausismo costituisce una prova ulteriore della verità espressa nell’ aforisma ‘habent su fata libelli’. In effetti, poche opere hanno avuto una sorte come quella che ebbero quelle del filosofo Carlos Cristián Federico Krause, nato nel 1781 a Eisenberg, Turingia, e morto nel 1832, a Monaco””. (pag 164) Vedere pure: Catálogo biblioteca del Instituto Cervantes de Ammán Autor: Ullman, Joan. Connelly Título: La Semana Trágica : estudio sobre las causas socioeconómicas del anticlericalismo en España (1898-1912) / Joan Connelly Ullman ; traducción castellana de Gonzalo Pontón Editor: Barcelona : Ariel, D.L. 1972 Descripción física: 693. p. : il. n. ; 24 cm Serie: Horas de España Materias: Cataluña-Historia-Semana Trágica, 1909. España-Historia-S. XIX Autores: Pontón, Gonzalo, trad.”,”MSPx-066″
“FABRE Jean HINCKER Francois SEVE Lucien”,”Les communistes et l’ état.”,”FABRE è un economista, HINCKER uno storico, SEVE un filosofo. Tutti e tre sono membri del Comitato Centrale del PCF.”,”PCFx-016″
“FABRE J. Henri”,”La Vita degli Insetti. Brani scelti estratti dai Ricordi Entomologici.”,”””La sua profonda mente ostinatamente oggettiva, la precisione perpendicolare del suo sguardo osservatore non hanno impedito che il suo spirito umano rimanesse sempre ingenuo e sempre innamorato delle piccole vite osservate. Questa perenne giovinezza di simpatia è stata un incitamento continuo e l’ ispirazione costante a scoprire nuovi fatti e nuove verità. Il grande fisiologo Claude Bernard non ha forse scritto: “”L’ ipotesi felice e feconda che costituisce l’ invenzione scientifica è data dal sentimento? “”. Il sentimento naturalistico è così abbondante nei volumi di Fabre che, leggendoli, avete a momenti l’ illusione perfetta di trovarvi, non già davanti a un libro, per quanto vitale possa essere, ma immersi nella realtà stessa, ancora più reale, giacché vi sembra, non solo di contemplarla, ma, altresì, di conoscerla!”” (pag 7)”,”SCIx-154″
“FABRE Jean HINCKER Francois SEVE Lucien”,”Les communistes et l’ état.”,”FABRE è un economista, HINCKER uno storico, SEVE un filosofo. Tutti e tre sono membri del Comitato Centrale del PCF. “”Certes, Waldeck Rochet explique, en 1964, que par dictature temporaire du prolétariat, si l’on n’en confond pas abusivement le contenu nécessaire et les formes historiquement relatives, il faut entendre deux choses: défendre le régime nouveau de démocratie socialiste contre les agissements des anciennes classes exploiteuses, et assurer la plus large démocratie pour tous les travailleurs. Et il ajoute qu'””évidemment les formes de la dictature du prolétariat peuvent varier selon les conditions historiques et les particularités nationales. Nous croyons, par exemple, que, pour la France, compte tenu de ses traditions démocratiques et des conditions de notre époque, il est possible d’envisager, dans le cas d’un passage pacifique au socialisme, des formes de dictature du prolétariat nouvelles, moins violentes, et d’une durée plus brève”” (p. 66-67)””.”” (pag 101)”,”TEOC-439″
“FABRE Giorgio”,”Roma a Mosca. Lo spionaggio fascista in URSS e il caso Guarnaschelli.”,”FABRE Giorgio è redattore di Panorama (1990). E’ stato a ‘Rinascita’ e all’Unità. Nel 1981 ha pubblicato un libro sull’attività giornalistica di D’Annunzio. “”E’ una discreta rarità trovare negli archivi del Pci clandestino un documento scritto in russo. Eppure, con il numero di collocazione 1154, ce n’è uno che invece, sorprendentemente, è tutto in caratteri cirillici, un documento di 7 pagine. Alla fine della serie, due delle pagine del documento sono state tradotte in italiano e l’intestazione è “”Statistica emigrazione politica italiana in Russia””: in due paginette, in russo appunto, viene indicato il numero di emigrati politici italiani in URSS, suddivisi secondo i luoghi di lavoro e le località di residenza e le persone censite sono circa 250″” (pag 145)”,”RUSS-223″
“FABRE Giorgio”,”L’elenco. Censura fascista, editoria e autori ebrei.”,”‘Sessant’anni or sono il fascismo razzista e antisemita espulse gli autori di «razza ebraica» dall’editoria italiana, operando un profondo stravolgimento della realtà preesistente. Questo libro ci illustra come ciò avvenne. Pur se la ricostruzione di Fabre non si sofferma sul nuovo contesto culturale nazionale che venne così determinato è opportuno tenere presente che è in esso che gi altri italiani sono cresciuti, hanno vissuto, hanno pensato, hanno creato o appreso cultura dal 1938 alla Liberazione; e che il verificarsi di quest’ultima non ha comportato l’automatico abbattimento di tale contesto e delle nuove realtà da esso determinate. L’abbiamo attesa a lungo, questa illustrazione. Ma la ferita inferta dal fascismo era stata troppo profonda (per le vittime, per i testimoni e per gli stessi perpetratori) perché potesse essere detta subito e con facilità. E, prima di mettere a nudo la persecuzione e i persecutori dei libri degli ebrei, è stato necessario che la storiografia mettesse a nudo la persecuzione e i persecutori delle vite degli ebrei e la persecuzione e i persecutori dei diritti degli ebrei. (…) In questo specifico comparto della persecuzione poi, la segretezza era motivata anche dal fermo proposito di Mussolini di non «apparire» persecutore (perché amava la propria immagine e perché non voleva che gli Stati democratici con popolose colonie italiane adottassero misure di reciprocità), e l’oscillazione trovava origine anche nelle difficoltà tecniche di conciliare il nuovo antisemitismo ufficiale con la fase precedente, nella quale il dittatore aveva volontariamente affidato la propria biografia e la propria immagine proprio ai libri di due autori di «razza ebraica» (Margherita Grassini Sarfatti e Emil Ludwig). Fu, quello dell’antisemitismo governativo fascista, un pragmatismo quasi allo stato puro (che rivelerà inesorabilmente la sua qualità di cinismo nel settembre 1943, quando il duce e i suoi uomini barattarono il proprio ritorno al potere con il destino degli ebrei italiani e stranieri intrappolati nella penisola). Fabre ci accompagna a conoscerlo passo dopo passo, mostrando il succedersi di ordini parziali, ordini totali, esenzioni circoscritte, nuovi indurimenti, goffaggini procedurali. E aggiungendo elementi comparativi con la Germania che illustrano le autonomie e le influenze, ossia il loro essere versioni originali – distinte e convergenti – di un modello persecutorio astratto, che sino ad allora non era stato mai concretizzato e che quindi veniva sperimentato sul campo, con curiosità e voluttà. Rilevanti sono poi le pagine che Fabre dedica all’antiebraismo di singoli gerarchi e alti dirigenti ministeriali. In effetti qui da noi piace poco prendere in considerazione – con metodo storico – le differenze e le divergenze materiali dei massimi responsabili fascisti in merito alla campagna razzista e antiebraica, ed è recente la prima proposta articolata di quadro sistematico dei «razzismi del fascismo» (1). Questo però è il terreno che occorre sondare ed arare, se vogliamo compiere la transizione storiografica dal concerto consolatorio di «antisemitismo all’italiana» a quello scientifico di «via italiana all’antisemitismo»’ (pag VII-IX, dalla prefazione di Michele Sarfatti)] [(1) Mauro Raspanti, ‘I razzismi del fascismo’, in ‘Centro Furio Iesi’ (a cura di), ‘La menzogna della razza. Documenti e immagini del razzismo e dell’antisemitismo fascisti’, Bologna, Grafis, 1994, pp. 73-89] Giorgio Fabre (1952) ha pubblicato studi sull’apparato repressivo fascista e sugli intellettuali negli anni Trenta e i volumi ‘D’Annunzio esteta per l’informazione (1880-1900) e ‘Roma a Mosca’. Lavora presso la redazione romana di ‘Panorama’. (1998)”,”EBRx-069″
“FABRE Giorgio VENTURINI Karen a cura; saggi di Andrea RICCARDI Carla MENEGUZZI ROSTAGNI Francesco MARGIOTTA BROGLIO Fulvio CONTI Paolo NASO Maurilio GUASCO Daniele MENOZZI Giorgio FABRE Giovanni VIAN”,”La Chiesa tra restaurazione e modernità (1815-2015).”,”Giorgio Fabre è studioso di storia politica del Novecento e ha scritto di storia della Chiesa su “”Quaderni di storia”” e “”Studi storici”” Karen Venturini insegna all’Università degli Studi della Repubblica di San Marino dove è anche coordinatore del Dipartimento di storia, cultura e storia sammarinesi. Contiene il saggio di Giorgio Fabre ‘Vaticano e URSS dopo la Prima guerra mondiale’ (pag 171-214) Indice. La Chiesa tra Restaurazione e modernità (1815-2015) Nota introduttiva I. Papa Francesco: da minoranza a popolo, di Andrea Riccardi II. Il ruolo internazionale della Santa Sede dal Congresso di Vienna alla conferenza di pace di Parigi, di Carla Meneguzzi Rostagni III. Contro tutti: il Sillabo di Pio IX, di Francesco Margiotta Broglio IV. Dalla condanna al dialogo: tre secoli di relazioni fra Chiesa e massoneria, di Fulvio Conti V. La forza delle minoranze. Ebrei e valdesi nella storia d’Italia, di Paolo Naso VI. Il modernismo, di Maurilio Guasco VII. Il confronto della Chiesa con la modernità nell’età di Pio XI, di Daniele Menozzi VIII. Vaticano e URSS dopo la Prima guerra mondiale, di Giorgio Fabre IX. Aggiornare la Chiesa cattolica: Giovanni XXIII e il Concilio Vaticano II, di Giovanni Vian Indice dei nomi L’episodio descritto da Wiston Churchill (pag 171-172) Il calo dei cattolici in Urss dopo il 1918 (pag 187) Gramsci e Togliatti sulla Chiesa cattolica in Urss (pag 191-192) La politica religiosa dei bolscevichi (pag 195-196-197) “”Questione piuttosto complicata, quella cattolica in Urss, all’epoca e anche per noi che la studiamo oggi. Il problema maggiore è costituito dagli archivi russi difficilmente accessibili, in particolare quello del ministero degli Affari esteri. Invece, per la parte vaticana ora si dispone di un volume ricchissimo, quasi mille pagine di documentazione, scritto da una studiosa italiana che insegna a Parigi, Laura Pettinaroli, intitolato ‘La politique russe du Saint-Siège (1905-1939)’ (30). Il libro, davvero notevole per la quantità di documentazione vaticana che raccoglie e intreccia, presenta però alcuni problemi, tra cui la larga assenza delle speculare documentazione sovietica, perfino quella conosciuta. Si segnala per esempio che la Pettinaroli ignora la trattativa del 1927 tra URSS e Vaticano per liberare Gramsci e Terracini e che è nota da trent’anni. Giorgio Fabre ‘Vaticano e URSS dopo la Prima guerra mondiale’ (pag 184), in ‘La Chiesa tra restaurazione e modernità (1815-2015)’, Il Mulino, 2017, a cura di G. Fabre e K. Venturini Pettinaroli, La politique russe du Saint-Siège (1905-1939), cit.]”,”RELC-397″
“FABRE-LUCE Alfred”,”Journal de la France, mars 1939 – juillet 1940.”,”Diario che ricorda le vicende viste dall’ interno della strana guerra 1939 – 1940 e della disfatta francese. Tradimenti. “”Come nel 1917, la Russia tradisce. Come nel 1914, la Germania è conquistatrice. Come nel 1915, l’ Italia sarà alleata del vincitore.”” (pag 74) “”Un partigiano onesto dell’ avvicinamento con la Germania è sospetto; uno stipendiato della Russia o dell’ Inghilterra non lo è. Se giungeranno a tirare i conti, gli storici diranno senza dubbio che l’ anti-germanesimo è stato il più grande ‘racket’ della nostra epoca””. (pag 208) Nuova metodica di guerra. “”Abbiamo creduto (e la guerra di Spagna, la guerra di Finlandia stessa, per la loro durata, sembravano confermare questa illusione) che lo sviluppo della guerra scientifica tendesse ad equilibrare gli eserciti, a provocare delle guerre d’ usura, degli scontri pari. Non è che un momento dell’ evoluzione. L’ immaginazione hitleriana lo supera. Essa intuisce che queste formidabili organizzazioni difensive sono fragili se le si attacca con la superiorità dei mezzi necessaria in certi punti vitali. Ogni armata può essere paralizzata co la distruzione di qualche cavo, come un’immensa fabbrica a cui sia tolta la corrente. Così dunque, mentre noi ci fermiamo a metà cammino, Hitler ha portato alle estreme conseguenze il “”progresso””.”” (pag 300-301) L’ esodo ha posto il fondamento morale all’ armistizio (pag 330-) Da stralcio di giornale italiano anno 1940-41 (la fotocopia è da me inserita nel libro di Fabre-Luce) che riporta il processo sulla disfatta: “”Il teste ritiene che al momento della mobilitazione in complesso il morale era buono. Precisa che la creazione di un grande campo per le esercitazioni fu impedita da intervento parlamentare. Daladier dichiara che si trattava di difficoltà d’espropriazione. Viene quindi interrogato il generale Conquet, che ripete all’incirca gli stessi argomenti del precedente e si passa quindi al tenente colonnello Verdurand, ufficiale della riserva che durante la guerra prestava servizio alla direzione di artiglieria antiaerea al Ministero della guerra. Il teste dichiara che non esisteva un’aviazione da osservazione, non solo, ma che non erano neppre in costruzione apparecchi di tale tipo nel novembre 1939. E’ quindi interrogato il generale Leyer, ex-direttore della cavalleria. Il teste lamenta la deficienza di cavalli e di materiale autoblindato e precisa che bisognò attendere fino al marzo 1940 per trasformare certe unità di formazioni motorizzate. Anche le automitragliatrici erano poco numerose e insufficienti i materiali da trasporto. Il generale Leyer ricorda infine la mancanza di carri armati e di autocarri. Quindi l’udienza è rinviata a domani.”””,”FRAV-110″
“FABRINI Rolando”,”Gramsci e il risorgimento.”,”Dono di Mario Caprini Rolando Fabrini è professore di Lettere a Genova. Si occupa principalmente di Storia del Risorgimento italiano e Storia del Mediterraneo in Età moderna. Per queste edizioni ha pubblicato ‘L’assedio di Malta (1565)’, 2012, ‘Il sacco di Genova (1849)’, 2014, ‘Felice Orsini, 1819-1858’, 2015. Gramsci Marx, (pag 16) “”«Da quel momento in poi, la guerra ‘di posizione’ prenderà il posto della rivoluzione permanente. La distinzione Oriente-Occidente ricompare nella forma di una contrapposizione fra ‘democrazie moderne’ e ‘società arretrate e coloniali’, nelle quali prevale ancora una guerra ‘di movimento’. Questo mutamento nel contesto della distinzione corrisponde a una trasformazione del rapporto tra ‘Stato e società civile’. Nel 1848, lo Stato è ‘relativamente poco sviluppato’ e la società civile è ‘autonoma’ rispetto ad esso. Dopo il 1870, l’organizzazione interna e internazionale dello Stato diventa ‘complessa e massiccia’, mentre la società civile si evolve in misura corrispondente. È in questa fase che compare il concetto di ‘egemonia’. Poiché la linea strategica che ora diventa necessaria è, appunto, quella dell”egemonia civile’. Qui il significato di quest’ultima …. è… chiaramente correlato con quello di ‘guerra di posizione’. Ciò che è, dunque, particolarmente sorprendente … è l’enfasi posta sull’espansione massiccia dello Stato occidentale, avvenuta a partire dagli ultimi decenni del XIX secolo, e l’allusione … a un parallelo sviluppo della società civile. (…) Il contesto e il peso degli argomenti nel brano (sopra citato) comportano, di fatto, un nuovo predominio dello Stato. Non è difficile, in effetti, individuare nel testo di Gramsci l’eco della celebre invettiva di Marx contro la ‘mostruosa macchina parassitaria’ dello Stato bonapartista in Francia. (…) Gramsci indentifica il punto di svolta nella vittoria di Thiers (statista conservatore che, schiacciata la Comune, assunse la guida politica della seconda Repubblica francese), e non in quella di Luigi Napoleone. Gramsci non assume posizioni… radicali. Ma la logica del suo passo, pur accantonando gli accenni retorici di Marx, tende nello stesso senso tanto da prospettare, in modo chiaro l’ipotesi che la società civile abbia perso, nei confronti dello Stato, l’autonomia che una volta essa aveva posseduto» (11), Quanto agli aspetti considerati fra i più negativi del sistema parlamentare liberal-borghese italiano (in particolare durante l’ultima quarto del XIX secolo, e, poi, con Giovanni Giolitti fino al 1914), quello del trasformismo costituirebbe il passaggio tangibile dall’iniziale “”egemonia”” ideologico-culturale ed etico-politica dei ‘moderati’ al loro ‘dominio’ politico-statale, come in una ben dissimulata dittatura – apparentemente legalitaria e garantista dei diritti civili e politici a sfondo liberle – sui democratici e, più in generale, su tutti i potenziali progressisti o rivoluzionari; «Dal punto di vista della sua ottica risorgimentale, la questione più importante è quella del trasformismo» (12)”” (pag 15-16) [Rolando Fabrini, ‘Gramsci e il risorgimento’, Edizioni Sensibili alle Foglie, Roma, 2018] [(11) P. Anderson, ‘Ambiguità di Gramsci’, Laterza, Roma-Bari, 1978, p. 17-19; (12) G. Galasso, Risorgimento’, in AaVv, Gramsci, le sue idee nel nostro tempo’, Ed. L’Unità, Roma, 1987, pag 128]”,”GRAS-176″
“FABRIS Alberto”,”Elisabetta I.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Alberto Fabris, dopo aver conseguito il dottorato in Filosofia presso l’École Normale Supérieure de Lyon, sta proseguendo le sue ricerche alla Johns Hopkins University di Baltimora. Si interessa alla filosofia e alle teorie politiche dei secoli XVI-XVII. “”L’ultimo decennio di regno di Elisabetta -chiamato anche «secondo regno» – fu dunque caratterizzato dall’esplosione di molteplici conflitti che finirono per gravare molto sulle casse dello Stato impedendo altre forme di spesa. La scarsità dei raccolti e la pratica delle ‘enclosure’ finirono così per aggravare le condizioni di un regno dove già molta parte della popolazione viveva in miseria”” (pag 117)”,”UKIx-138″
“FABRIS Alberto”,”Caterina de’ Medici.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Alberto Fabris, dopo aver conseguito il dottorato in Filosofia presso l’École Normale Supérieure de Lyon, sta proseguendo le sue ricerche alla Johns Hopkins University di Baltimora. Si interessa alla filosofia e alle teorie politiche dei secoli XVI-XVII.”,”BIOx-372″
“FABRIZI Pier Luigi FORESTIERI Giancarlo MOTTURA Paolo a cura, saggi di FERRARI Pierpaolo CAPIZZI Vincenzo CUCURACHI Paolo Antonio GERANIO Manuela GABBI Giampaolo GATTI Stefano MONFERRÀ Stefano FILOTTO Umberto OMARINI Anna CASELLI Stefano CACCIAMANI Claudio ZARA Claudio ZANOTTI Giovanna BRUNO Brunella SPOTORNO Luigi SAITA Francesco ZORZOLI Stefano DRAGO Danilo NAVONE Marco LAZZARI Valter BRAGA Maria Debora GANDOLFI Gino NOCERA Giacomo CORVINO GiuseppeOMARINI Anna ALEMANNI Barbara TASCA Roberto MASPERO Davide CARLUCCIO Emanuele POMANTE Ugo SIRONI Andrea”,”Strumenti e servizi finanziari.”,”Pier Luigi Fabrizi, Giancarlo Forestieri e Paolo Mottura sono professori ordinari di Economia degli intermediari finanziari presso l’Università Luigi Bocconi di Milano.”,”ECOT-121-FL”
“FABRIZIO Daniela”,”La questione dei luoghi santi e l’ assetto della Palestina, 1914-1922.”,”FABRIZIO Daniela laureata in storia contemporanea collabora al Dipartimento di scienza della storia e della documentazione storica dell’ Università degli studi di Milano. Sta studiando i rapporti tra la Santa Sede e l’ impero ottomano all’ inizio del XX secolo. “”I sionisti fecero notare che la Palestina storica includeva anche al Galilea ossia i territori a Nord di Acco, che Gerusalemme era una città ebraica e che la maggior parte delle colonie ebraiche sorgeva a ridosso della linea ferroviaria tra Gerusalemme e Jaffa. Da allora in poi le divergenze territoriali sull’ estensione della Palestina tra sionisti, Britannici e Arabi si sarebbero trascinate per decenni””. (pag 123)”,”VIOx-081″
“FACCHINI Enrico PANCERA Carlo”,”Dipendenza economica e sviluppo capitalistico in Israele. Analisi e struttura dello Stato sionista.”,”FACCHINI si occupa di economia e politica agraria. PANCERA è uno studioso di problemi storici.”,”VIOx-041″
“FACCHINI Duccio SASSO Michele VIGNARCA Francesco”,”Armi, un affare di Stato.”,”‘I grandi produttori di armi’ ‘Il business legale delle armi è una macchina capace di divorare a livello mondiale oltre 1700 miliardi di dollari all’anno’ ‘Nel 2012 l’Italia destinerà al comparto della difesa oltre 23 miliardi di euro”” ‘In Medio Oriente è la Siria che ha visto crescere maggiormente il proprio volume di importazioni di armi: 580 per cento in più nel periodo 2007-2011. Un numero dietro il quale c’è la tragedia di un intero popolo’ ‘Le armi impiegate contro i manifestanti [della primavera araba] sono state vendute per buona parte dai paesi europei, dalla Russia e dagli Stati Uniti’ Duccio Facchini scrive per il mensile ‘Altreconomia’; Michele Sasso giornalista free-lance, collabora con l’Espresso; Francesco Vignarca è coordinatore nazionale delle Rete italiana per il disarmo.”,”ITQM-266″
“FACCI Filippo”,”Poveri ma ricchi. La favola del grande declino italiano.”,”Filippo Facci ha 39 anni. É giornalista Mediaset, editorialista del Giornale e collaboratore del Foglio.”,”ITAS-021-FL”
“FACCO DE LAGARDA Ugo”,”Cronistoria dei fatti d’Italia (1900-1950). Volume I.”,”FACCO DE LAGARDA Ugo “”La classica istintiva “”moderazione”” di Filippo Turati, al qual, come a tutti gli uomini criticamente e fondamentalmente giusti, toccò in certi momenti della vita politica – specie nel 1919, quando, disperato, tentò di arginare la montante rabbia della gente lombarda, disorientata e senza lavoro – l’amaro destino di essere, in eguale misura “”a Dio spiacente ed ai nemic sui”” ebbe a tramutarsi, al tempo delle furiose elezioni dell’aprile 1924, e, poi, nel funesto giugno, in profondo annichilimento e in vero trauma interiore. Era noto che nel gruppo dei socialisti unitari, al cauto Turati faceva da contrappeso per la sua audacia e la coraggiosa, s pur equilibrata e non demagogica, intransigenza il giovane segretario del partito, Giacomo Matteoti. Nato a Fratta Polesine (Rovigo) il 22 maggio 1885, di famiglia benestante, sposato con due figli, deputato per il collegio di Ferrara e di Padova in tre legislature (XXV, XXVI, XXVII) e da due anni segretario degli unitari, Matteotti aveva portato tra i marxisti e, in genere, nel movimento operaio e contadino, uno stile tutto suo di consapevolezza e di conoscenza . specie nel campo sociale ed economico-statistico, in cui era versatissimo -, ben lontano dalle facili improvvisazioni tribunizie, buone secondo il responso storico a tutti gli usi. Dopo la sua requisitoria del 30 maggio alla Camera, che aveva fatto inviperire la canaglia fascista a cominciare dal suo capo e, nel contempo, rincorare nella resistenza civile le depresse opposizioni di vario colore, Giacomo Matteotti stava raccogliendo nuovi importanti elementi di accusa contro il fascio da portare in assemblea”” (pag 225)”,”ITAD-132″
“FACCO DE LAGARDA Ugo”,”Cronistoria dei fatti d’Italia (1900-1950). Volume II.”,” “”Stanca, abulica,, sbigottita, quando non appariva, a scatti, istericamente nervosa – l’Italia s’incamminava verso l’abisso, incapace di reagire. “”L’indifferenza”” ammoniva profeticamente già nel 1916 Antonio Gramsci, allora venticinquenne “”è invero la molla più forte della storia. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto di valore può generare, non è tutto dovuto alla inziativa dei pochi che fanno, quanto all’indifferenza, all’assenteismo delle moltitudini. La massa dei cittadini abdica alla sua volontà e lascia salire e mantenersi al potere degli uomini, che, poi, solo un difficile, pericoloso ammutinamento può rovesciare. La fatalità, che sembra dominare la storia, è, invece l’effetto di cotesta indifferenza””. (Qui c’è tutto Gramsci, anticrociano del primo tempo). “”Alcuni a tragedia avvenuta, piagnucolano pietosi, altri bestemmiano osceni, ma quasi nessuno si domanda: se avessi anch’io fatto il mio dovere d’uomo, se avessi cercato di far valere la mia voce, il mio parere, la mia volontà sarebbe successo quanto è successo? Pochi considerano una colpa il loro scetticismo il loro lasciar fare senza reagire, il non aver dato il loro appoggio a quei gruppi politici , che si esponevano per combattere il male evitabile””. Nel caso: la resistenza dei lavoratori nelle fabbriche, la propaganda clandestina degli antifascisti, rimasti isolati in patria o fuoriusciti”” (pag 252)”,”ITAD-133″
“FACCO Giovanni TRIPODO Gianfranco VEZZANI Marco”,”Fabbrica di fabbriche. L’impiantistica in Italia: il caso Italimpianti.”,”Parte prima: Italimpianti nel contesto (di Giovanni Facco); Parte seconda: Italimpianti. I numeri e le vicende di una vita breve ma intensa (di Gianfranco Tripodo); Parte terza: Persone (di Marco Vezzani);”,”ECOG-118″
“FACÓ Rui”,”Brasile XX secolo.”,”FACÓ Rui”,”AMLx-122″
“FACON Patrick”,”Le bombardement stratégique.”,”Patrick Facon è docteur en histoire et directeur de recherche presso il Servizio storico dell’aviazione a Vincennes. In particolare: – Il bombardamento strategico fattore decisivo della vittoria alleata sulla Germania? Controversie sul bombardamento strategico; Il logoramento dell’economia tedesca; La battaglia del carburante e delle comunicazioni; La guerra delle città (pag 169-196) – L’aviazione strategica ha vinto la guerra contro il Giappone? (pag 215) Il dibattito sull’efficacia dei bombardamenti aerei (pag 170-172) Subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale, dopo la capitolazione della Germania sorsero critiche sull’offensiva ad oltranza su quel paese. Già il 3 novembre 1944 Roosevelt aveva chiesto una commissione d’inchiesta, l’US Strategic Bombing Survey (USSBS) che scandagliasse l’intero territorio tedesco per valutare gli effetti del bombardamento strategico. Questo lavoro fu condotto da parte di un servizio studi comprendente oltre mille persone – tra cui 300 civili – che seguiva da vicino l’avanzata delle forze americane. L’USSBS visitò centinaia di città e di fabbriche, compilò migliaia di rapporti americani, britannici e tedeschi, interrogò migliaia di persone tra cui responsabili governativi e militari ancora viventi. A partire dalla mole di informazioni raccolte, si è redatto, sotto la direzione di Franklin d’Olier, oltre trecento rapporti di dettaglio e una sitensi, pubblicata il 30 settembre 1945. La conclusione di questo grande lavoro compiuto da d’Olier si può sintetizzare in queste righe: ‘La potenza aerea alleata si rivela decisiva in una guerra condotta in Europa occidentale. Essa avrebbe potuto essere impiegata differentemente o meglio sotto diversi aspetti. Tuttavia, essa fu decisiva. La potenza e la superiorità dell’aviazione ha permesso il successo dell’invasione. Essa ha portato l’economia a sostegno delle forze armate nemiche sul bordo del precipizio, ma gli effetti di questo fenomeno non si fece ancora sentire sulla linea del fronte quando questo fu attaccato dalle truppe alleate. La potenza aerea fece conoscere alle popolazioni gli orrori e le sofferenze della guerra. L’impronta che ha lasciato sulla nazione tedesca sarà durevole. Anche il rapporto americano conteneva alcune riserve o dubbi sull’efficacia dell’offensiva aerea strategica sulle città, sia per quanto riguardava il morale che per l’impatto sul tessuto industriale nemico. Claude Delmas stima che queste critiche della politica britannica spieghino la debole diffusione di queste inchieste dell’USSBS in Gran Bretagna. Il maresciallo dell’aria Harris, uno dei principali iniziatori di questo metodo, non smise di difendere le sue concezioni e di insistere sull’efficacia della sua azione. Nelle sue memorie apparse con il titolo ‘Bombing Offensive’, l’ex comandante del Bomber Command notava che se gli Alleati avessero avuto a disposizione, nel 1943, le forze di bombardamento che si misero in opera l’anno seguente, la Germania sarebbe stata battuta “”direttamente dai bobmardamenti””. (pag 171-172)”,”QMIx-311″
“FADEEV Aleksandr”,”La disfatta.”,”Una scarna epopea che senz’ombra di retorica evoca una pagina della guerra civile nella Russia orientale. Aleksandr A. Fadeev (pseudonimo di Bulyga) nacque nel 1901 a Kimry nella Russia centrale. Scrittore, durante l’ultima guerra è stato corrispondente al fronte e a Leningrado assediata. E’ morto suicida a Mosca nel 1956. “”La notizia della disfatta s’era diffusa nella vallata con sinistra rapidità; tuttavia la staffetta l’aveva preceduta. Ogni portaordini sentiva che questo era il messaggio più tremendo che fosse mai avvenuto di recapitare da quando s’era iniziato il movimento. L’eccitazione degli uomini si comunicava ai cavalli: le villose cavalcature dei partigiani, digrignando i denti, si lanciavano al galoppo da un villaggio all’altro lungo le tetre e umide stradette di campagna, schizzando grumi di fango sollevato dagli zoccoli…”” (pag 55)”,”RUSx-165″
“FADIGA ZANATTA Anna Laura”,”Il sistema scolastico italiano.”,”Anna Laura Fadiga Zanatta è nata a Faenza nel 1938 e si è laureata a Bologna in Giurisprudenza. Ha svolto attività di ricerca presso l’Istituto Cattaneo di Bologna.”,”GIOx-011-FV”
“FADIGA ZANATTA Anna Laura MIRABILE Maria Luisa”,”Demografia, Famiglia e Società. Come cambiano le donne.”,”Anna Laura Fadiga Zanatta, sociologa. Ricercatrice presso la facoltà di psicologia dell’Università di Roma La Sapienza. Maria Luisa Mirabile, sociologa. Coordina l’area sul welfare state dell’Ires.”,”DONx-077″
“FADINI Francesco”,”Caporetto dalla parte del vincitore. Il generale Otto von Below e il suo diario inedito.”,”FADINI Francesco (1927-1980) laureato in legge, fu dirigente industriale. Appassionato di storia ha condotto studi e ricerche d’archivio sul Risorgimento e la Grande Guerra. Caporetto vittoria tedesca. “”Negli archivi di Vienna ci sono, in effetti, non pochi documenti che permettono di far risalire a Conrad ed al suo stato maggiore l’idea di una puntata su Cividale e Udine lungo le vallate dello Iudrio, del Torre e del Natisone per invadere la pianura friulana ed iniziare una gran corsa versi i ponti del Tagliamento e tagliare così la strada di ritirata alle armate italiane dell’Isonzo e del Carso. (…) Uno stato maggiore che si rispetti deve avere pronta una soluzione, almeno sulla carta, per tutte le eventualità che si possono presentare. L’importante è la decisione, al momento giusto, tra le varie alternative possibili e la buona condotta della battaglia secondo il più alto insegnamento dell’arte militare: “”le commandement et l’organisation priment tout””. Ora, gli austriaci non erano riusciti né a realizzare quella doppia offensiva dal Trentino all’Isonzo che pure incombeva minacciosa sul nostro esercito dal 24 maggio 1915 e che dovrebbe suggerire maggior cautela a quelli che criticano tanto le “”spallate”” di Cadorna e nemmeno a fermare o attenuare la pressione dell’esercito italiano verso est. Almeno fino al colpo di mano di Caporetto, dove i fiumi e le valli dai quali si poteva irrompere nella pianura friulana e rischiare di prendere alle spalle le armate italiane del Carso, dell’Isonzo e del Trentino, non erano stati inventati dallo stato maggiore austriaco ma dal Creatore. Il merito incontestabile di quello stato maggiore fu di aver saputo leggere e capire il libro aperto della geografia e dei due fronti contrapposti. Il merito altrettanto incontestabile di Krafft fu quello di convalidare il piano austriaco convincendo Hindenburg ad osare. Il merito di Bulow e di Krafft fu infine quello di avere portato a termine le operazioni che ne derivarono, individuando esattamente fin nei dettagli le direttrici che saranno seguite dalle varie unità partecipanti all’offensiva e ampliando enormemente il successo iniziale. Non a caso, Below racconterà come il Boroevic era sicuro che la XIV armata non sarebbe nemmeno arrivata al Tagliamento. Con gli austriaci da soli non si sarebbe mai combinato molto, mentre invece l’esperienza degli anni di guerra aveva già dimostrato che gli Imperi Centrali avevano tutto da guadagnare a mescolare le loro forze. L’offensiva russa del 1916 era stata respinta tutte le volte che s’era trovata di fronte truppe miste tedesche ed austriache e aveva guadagnato pericolosamente terreno ogni volta che gli austriaci dovevano tenere, da soli, il fronte. Un altro dato di fatto del quale i tedeschi ed austriaci avevano dovuto tener conto nei loro preparativi, era quello che l’Austria-Ungheria; da sola, aveva sempre dovuto cedere alla pressione di Cadorna e che quando aveva tentato l’offensiva in grande stile, come nel 1916, per una ragione o per l’altra non aveva combinato un gran che. L’apporto germanico alla battaglia di Caporetto appare determinante, specie se confrontato con l’offensiva di Conrad dell’anno prima sia in campo, dove fece, in un certo senso, da catalizzatore nei confronti dei combattenti austriaci, sia nella guida delle operazioni dove la XIV armata svolse il suo compito di punta di lancia maneggiata dal Below con mano sicura e seguita alla bell’e meglio dalle armate austro-ungariche”” (pag 147-148) Mancato intervento dell’artiglieria italiana a Caporetto. (pag 180-181) “”Aveva ragione Krafft von Dellmensingen quando scriveva “”L’audace decisione dei comandi, di basare i loro provvedimenti sulla minore esperienza bellica degli italiani, stava ricevendo la sua brillante conferma. Un sistematico fuoco di distruzione avrebbe causato all’attaccante gravi perdite poiché le posizioni austriache contenevano a mala pena l’assai fitto ammassamento di truppe, le coperture in molti punti non erano sufficientemente profonde ed i camminamenti erano assai mal mascherati. Fu un vero colpo di fortuna che agli italiani fosse passato completamente inosservato quello che accadeva nelle loro immediate vicinanze””. La Relazione Ufficiale riassume molto bene i termini del caso dell’artiglieria italiana a Caporetto quando elenca “”cercando di non trascurarne alcuna””, tutte “”le numerosissime cause d’ordine tecnico professionale che concorsero a favorire la rottura de fronte italiano da parte del nemico””. Essa cerca di dare ‘unicuique suum’, e scrive: “”c) Mancato intervento delle artiglierie del XXVII corpo d’armata: i posti di comando del Comandante del Corpo d’Armata e del suo comandante dell’artiglieria non coincidevano; l’interruzione dei collegamenti verificatasi si dai primi momenti della preparazione dell’attacco non consentì la emanazione degli ordini necessari; l’iniziativa era per principio esclusa e quando si ricorse ad essa per la prolungata mancanza di ordini, si era già subita la sorpresa, sicché le azioni di fuoco non potevano che risultare tardive, sporadiche e confuse”” (pag 180-181)”,”QMIP-205″
“FADINI Angelo”,”Introduzione alla teoria degli insiemi ed alla logica matematica.”,”Scopo di questo libro è quello di presentare al lettore quel minimo della teoria degli insiemi che, a mio avviso, ogni matematico deve conoscere, ma contemporaneamente far sì che egli possa rendersi conto della problematica filosofica connessa a questa teoria, mediante uno sguardo panoramico.”,”SCIx-096-FL”
“FADINI Francesco”,”Caporetto dalla parte del vincitore. La biografia del generale Otto von Below e il suo diario inedito sulla campagna d’Italia del 1917.”,”Francesco Fadini (1927-1980) laureato in legge, fu dirigente industriale. Appassionato di storia ha condotto studi e ricerche d’archivio sul Risorgimento e la Grande Guerra. Caporetto vittoria tedesca Il giudizio di Hindenburg (1919). “”Per quanto io mi rallegrassi per il successo riportato in Italia, non potevo tuttavia sottrarmi completamente ad una sensazione di scontento. A conti fatti, la grande vittoria non era stata completa. Veramente, i nostri meravigliosi soldati erano rientrati anche da questa campagna pieni di giustificato orgoglio; ma non sempre la gioia dei soldati è anche quella del loro capo”” (pag 433) Resistenza italiana e rinuncia tedesca (pag 445) Clausewitz “”‘La campagna in Italia del 1917’ raccontata dal generale di fanteria Otto von Below si chiude con la rinuncia a proseguire nelle operazioni che egli stesso suggerisce al comando supremo tedesco mettendo, ad ogni buon conto, le sue comunicazioni con il quartier generale di Hindenburg al riparo di orecchie austriache indiscrete e ricoprendole con il paludamento della disponibilità propria, del suo comando, della sua armata e magari di qualcuno degli austriaci meno pasticcioni, per obiettivi diversi dal Grappa. Le ragioni della rinuncia erano state, infatti, presentate agli ufficiali del comando d’armata con le crescenti necessità di truppe tedesche nelle Fiandre; ma, quali che ne siano stati i motivi e comunque si vogliano valutare tanto le possibilità che i tedeschi e gli austriaci avevano per raccogliere le loro forze e sferrare una nuova fortissima offensiva, come la probabilità che questa riuscisse, quella rinuncia trova la sua più efficace descrizione in un paio di pensieri di Clausewitz che qui riportiamo: «Nell’arte della guerra troveremo costantemente; come ultima espressione, la volontà energica di un fiero spirito che si innalza imperiosamente, simile ad un obelisco verso il quale convergono tutte le strade di un abitato””. «Per l’attaccante, onde non spingere le imprese al di là dei suoi mezzi… è importantissimo congetturare se l’avversario si abbatterà stordito dal dolore per il colpo che ha ricevuto o se invece sarà eccitato fino al furore come un toro ferito e infine, indovinare se le altre Potenze saranno spaventate od irritate, se e quali combinazioni politiche si stringeranno o si scioglieranno» (pag 443-448) (in F. Fadini, Caporetto dalla parte del vincitore, Vallecchi, 1974)”,”QMIP-003-FSL”
“FAENZA Liliano a cura; saggi di MASINI Pier Carlo CERRITO Gino BRAVO Gian Mario BASSO Lelio SOZZI Sigfrido VALIANI leo LAHNING Arthur DANDOIS Bernard BROGGINI Romano MAFFEI Gian Carlo NEJROTTI Mariella BRIGUGLIO Letterio BIAGIONI Giovanni Paolo ENCKELL Marianne ANDREASI Anna Maria FRANCO Rossella”,”Anarchismo e socialismo in Italia, 1872-1892. Atti del Convegno di studi “”Marxisti e “”riministi””””, Rimini 19-21 ottobre 1972.”,”Saggi di MASINI Pier Carlo CERRITO Gino BRAVO Gian Mario BASSO Lelio SOZZI Sigfrido VALIANI leo LAHNING Arthur DANDOIS Bernard BROGGINI Romano MAFFEI Gian Carlo NEJROTTI Mariella BRIGUGLIO Letterio BIAGIONI Giovanni Paolo ENCKELL Marianne ANDREASI Anna Maria FRANCO Rossella “”Su sollecitazione di Engels, il Consiglio generale di New York veniva indotto a interessarsi direttamente della situazione del movimento operaio della penisola, cercando anche di inserire nel lavoro organizzativo e politico un internazionalista italiano, il Fornaccieri, eletto regolarmente dal congresso dell’ Aia, ma che, essendo privo di lavoro, non era in grado di seguire l’ attività politica. Il Bignami intanto, in vista della pubblicazione dell’ ‘Almanacco repubblicano’ (della Plebe) per il ’73, intratteneva un fitto carteggio con Marx e con Engels, per varie questioni riguardanti i due accennati scritti degli stessi. L’ arresto del Bignami diede occasione a uno dei maggiori interventi di appoggio di Engels e dell’ Internazionale in Italia, prima della conclusione delle vicende organizzative di questa. Per aver pubblicato sulla Plebe l’ appello del Consiglio generale newyorkese del 20 ottobre (di tono organizzativo), il Bignami il 21 novembre venne arrestato con alcuni compagni, redattori del foglio, e questo fu sequestrato: Engels, comunicando la notizia al Sorge, dava evidenza al fatto che il governo si preoccupava di perseguitare gli internazionalisti, e non gli “”anarchici””; pregava anche l’ amico di far dare alla faccenda la massima pubblicità, “”per far vedere chi sono coloro che i governi considerano pericolosi, il Consiglio generale e i suoi seguaci, ovvero gli alleanzisti””.”” (pag 106-107)”,”ANAx-234″
“FAENZA Liliano”,”Marxisti e “”riministi””. La Conferenza di Rimini e l’Internazionale italiana: vent’anni di storia del movimento operaio (1872-1892).”,”””Saggio pubblicato in occasione della commemorazione, organizzata dalla città di Rimini, del 1° centenario della fondazione dell’Internazionale italiana.”” Libro di GB e PS FAENZA Liliano è nato a Rimini nel 1922. Ha collaborato con saggi e inchieste a ‘Critica sociale’, ‘Mondo operaio’, ‘Comunità’, ‘Opinione’, ‘Passato e presente’, ‘Il Mulino’. Ha scritto ‘La crisi del socialismo in Italia’ (1967), ‘Antimilitarismo e miiltarismo dell’anarchico Amilcare Cipriani’.”,”MITS-360″
“FAENZA Roberto FINI Marco”,”Gli americani in Italia.”,”Roberto FAENZA (32) si occupa di problemi dell’informazione. Marco FINI è un giornalista. Libro omaggio di Simonelli”,”ITAP-082″
“FAENZA Liliano a cura, saggi di MASINI Pier Carlo CERRITO Gino BRAVO Gian Mario BASSO Lelio SOZZI Sigfrido VALIANI Leo LAHNING Arthur DANDOIS Bernard BROGGINI Romano MAFFEI Gian Carlo NEJROTTI Mariella BRIGUGLIO Letterio BIAGIONI Giovanni Paolo ENCKELL Marianne ANDREASI Anna Maria FRANCO Rossella”,”Anarchismo e socialismo in Italia 1872-1892. Atti del Convegno di studi ‘Marxisti e Riministi’. Rimini 19-21 ottobre 1972.”,”Questo volume testimonia la piena riuscita di un incontro di studio convocato su un tema ‘Marxisti e riministi’ fin troppo accattivante e davanti al quale si prospettavano due pericoli: che si rimanesse nei limiti di un discorso alquanto celebrativo, suggerito dal centenario della conferenza dell’agosto 1872 da cui nacque sotto la presidenza di Carlo Cafiero e con la segreteria di Andrea Costa la Federazione italiana dell’Associazione internazionale dei lavoratori; o che si trasbordasse ancora una volta nella vecchia querellefra anrchici e marxisti.”,”ANAx-013-FL”
“FAENZA Liliano”,”Comunismo e Cattolicesimo in una parrocchia di campagna.”,”Liliano faenza è nato a Rimini el 1922 e morto a Rimini nel 2008. Laureato in Pedagogia all’Università degli studi di Urbino nel 1959 impiegato presso l’Officina Grandi Riparazioni delle Ferrovie dello Stato di Rimini dal 1942 al 1974. Protagonista del movimento socialista riminese del quale è profondo conoscitore e studioso. …..la critica della religione è il presupposto di ogni critica. K. Marx Introduzione alla Critica della Filosofia del Diritto di Hegel. Una concezione del mondo non può rivelarsi valida e permeare tutta una società e a diventare “”fede”” se non quando dimostra di essere capace di sostituire le concezioni e fedi precedenti…. A. Gramsci. Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce. Il prete si, la messa si, il grano tutto per noi. Un contadino comunista di San Lorenzo a Monte.”,”RELC-077-FL”
“FAGAN Brian”,”Alla scoperta degli imperi del sole. Avventure di archeologi ed esploratori tra i misteri dell’America precolombiana.”,”Brian Fagan, archeologo inglese è stato professore di Antropologia alla University of California di Santa Barbara e membro della New York Academic of Sciences.”,”ASGx-002-FFS”
“FAGE John D.”,”Storia dell’Africa.”,”J.D. Fage dopo aver insegnato negli anni Cinquanta in quella che oggi si chiama Università del Ghana è stato professore di Storia dell’Africa presso la Scuola di Studi Orientali e Africani dell’Università di Londra e dal 1963 ha insegnato nell’Università di Birmingham. E’ stato tra i fondatori e curatori del ‘Journal of African History’ e ha curato e diretto la pubblicazione dell’opera in otto volumi della ‘Cambridge History of Africa’.”,”AFRx-104″
“FAGES J.B.”,”Introduzione alla diversità dei marxismi.”,”FAGES J.B. laureato in filosofia e sociologo della comunicazione di massa, è critico della TV francese. Ha scritto varie opere tra cui ‘Comprendre Lévi-Strauss’, ‘Comprendre Jacques Lacan’, Comprendre le structuralisme’.”,”TEOC-478″
“FAGGI Vico SQUARZINA Luigi”,”Cinque giorni al porto.”,”Contiene la prefazione di Einaudi a ‘Le lotte del lavoro’ e dello stesso Einaudi ‘Lo sciopero del porto di Genova’, di Mario Bettinotti ‘Lo sciopero del 900’, il necrologio di Pietro Chiesa scritto da Claudio Treves ecc.”,”MITT-404″
“FAGGI Vico SQUARZINA Luigi; collaboratore alle ricerche Edoardo FADINI; scritti di Luigi EINAUDI Alfredo ANGIOLINI Mario BETTINOTTI Camillo GARRONI Gaetano SALVEMINI Francesco PAPAFAVA Nicola MALNATE Giovanni GIOLITTI Claudio TREVES”,”Cinque giorni al porto.”,”Contiene la prefazione di Einaudi a ‘Le lotte del lavoro’ e dello stesso Einaudi ‘Lo sciopero del porto di Genova’, di Mario Bettinotti ‘Lo sciopero del 900’, il necrologio di Pietro Chiesa scritto da Claudio Treves ecc.”,”MITT-416″
“FAGIOLO Silvio”,”L’operaio americano. Fabbrica e sindacato in USA.”,”Silvio FAGIOLO è nato a Roma nel 1938. Diplomatico, è stato all’Ambasciata d’Italia a Mosca dal 1972 al 1975 e console a Detroit dal 1975 al 1979. Per i tipi della Laterza ha pubblicato ‘I gruppi di pressione in URSS’ (1977).”,”MUSx-016″
“FAGIOLO Silvio”,”L’idea dell’Europa nelle relazioni internazionali.”,”FAGIOLO Silvio, ambasciatore, è docente di Relazioni internazionali presso la LUISS ed editorialista de Il Sole 24 Ore.”,”EURx-252″
“FAGIOLO Silvio”,”I gruppi di pressione in URSS.”,”Silvio Fagiolo, nato a Roma nel 1938, ha studiato nelle università di Roma e di Berlino Ovest. Dal 1964 al 1968 ha lavorato presso la Commissione esecutiva della Cee. Entrato successivamente nella carriera diplomatica, è stato all’ambasciata d’Italia a Mosca dal ’72 al ’75. Dal giugno 1975 è console d’Italia a Detroit negli Stati Uniti.”,”RUSU-072-FL”
“FAGNANI V. a cura”,”Poétes et prosateurs francais du XVI au XX siècle.”,”Un metodo. “”””Montesquieu est avant tout l’ honnête homme social et politique, à qui rien d’humain n’est étranger, qui cherche à se connâitre pour mieux connâitre autrui, et à faire connâitre aux hommes leur condition afine de leur enseigner à la rendre plus supportable. Ses écrits subsistent parce qu’ils sont historiques et qu’ils reposent sur l’ observation de la nature. Ses vues génerales son justes, c’est essentiel: quant à ses erreurs de détail, elles importent médiocrement. Villemain l’a très bien dit: “”Dans un ouvrage de ce genre, ces erreurs ne comptent pas plus que le fractions dans un grand calcul””. Montesquieu a laissé mieux que le préceptes: un méthode qui a permis de développer sa pensée et de l’ appliquer à des conjonctures qu’il n’avait pas du prévoir. Il a exercé une action profonde et prolongée sur son temps; il est encore plein d’enseignment pour le nôtre.”” (Albert Sorel).”” (pag 127)”,”FRAA-066″
“FAILLA Carmelo”,”Introduzione a Marx. Pro e contro.”,”””La concezione che si acquista della natura sotto la signoria della proprietà privata e del denaro, è il reale disprezzo, la pratica degradazione della natura (…). In questo senso Thomas Münzer dichiara insopportabile ‘che tutte le creature siano diventate proprietà, i pesci nell’ acqua, gli uccelli nell’ aria, le piante sulla terra: anche la creatura dovrebbe diventar libera’”” (K. Marx, Sulla questione ebraica) (pag 59)”,”MADS-324″
“FAILLA Mariannina a cura, Saggi di LAURO Pietro MARINO Stefano MATASSI Elio DI-PLACIDO Nicoletta JACOBSSON Marco MULÈ Paolo IACOMINI Miriam CORTELLA Lucio ROSITO Vincenzo LATINI Micaela VINCI Paolo PETRUCCIANI Stefano GENTILI Dario DI-GIACOMO Giuseppe”,”La dialettica negativa di Adorno. Categorie e contesti.”,”La curatrice, Mariannina Failla, è ricercatrice di Storia della Filosofia presso l’Università di Roma Tre. Ha pubblicato tra l’altro Verità e saggezza in Kant e Microscopia, La musica nel commento al Filebo di Gadamer.”,”FILx-056-FL”
“FAIN Agathon-Jean-François (Barone)”,”Il crollo di un impero.”,”Barone Agathon-Jean-François Fain segretario particolare di Napoleone I “”Gli alleati hanno esitato a lungo, incerti se convenisse di più marciare contro Napoleone o su Parigi. I capi più prudenti temevano una Vandea imperiale, proponevano di ritirarsi sul Reno. Ritenevano la riunione di tutte le loro forze necessaria tanto per effettuare quella ritirata, quanto per marciare avanti. Ma in quel mentre, emissari segreti portano da Parigi la notizia che gli alleati erano attesi da un partito potente. Ciò decide gli alleati. Certo di poter contare sul tradimento, il nemico preferisce la prima volta il partito più audace. A sera del 23 marzo un proclama annuncia alla Francia la rottura delle trattative di Châtillon, la riunione delle due grandi armate europee e la loro avanzata in massa su Parigi””. (pag 175) “”Napoleone risale in vettura e si fa portare a Fontainebleau. “”Qui si vede lo spettacolo delle cose umane: tante guerre, tanto sangue sparsi, tanti popoli distrutti, tante grandi azioni e tanti trionfi di politica, di costanza e di coraggio, per quale risultato?”” (Montesquieu, Decadenza dei Romani, capitolo 15)”” (pag 185) FAIN, Agathon-Jean-François, barone. – Storico, nato a Parigi l’11 gennaio 1778, morto il 16 settembre 1837. Giovanissimo fu addetto agli uffici della Convenzione nazionale. Nel 1795 era segretario della Convenzione quando fu attaccato dai Parigini. Capo degli uffici di corrispondenza del Direttorio, soprintendente agli archivî, prima del Consolato, poi dell’Impero, segretario intimo di Napoleone nel 1813, il F. mostrò di essere funzionario intelligente e coscienzioso. Sinceramente devoto a Napoleone, che lo aveva creato barone nel 1809, perdé ogni carica e dotazione nella prima e nella seconda Restaurazione. Ma, scoppiata la rivoluzione di luglio, fu da Luigi Filippo nominato primo segretario di gabinetto, cioè suo segretario particolare. Ha lasciato le seguenti opere: Manuscrit de l’an III, 1794, 1795, contenant les premières transactions de l’Europe avec la république française, et le tableau des derniers événements du régime conventionnel, pour servir à l’histoire du cabinet de cette époque, Parigi 1822; Manuscrit de 1812, contenant le précis des événements de cette année, pour servir à l’hist. de Napoléon, Parigi 1827; Manuscrit de 1813, contenant le précis des événements de cette année, Parigi 1824-25; Manuscrit de 1814, trouvé dans les voitures impériales prises à Waterloo, Parigi 1823. Il F. è storico probo, bene informato, e talvolta fa anche importanti rivelazioni, ma più spesso, specie nelle tre opere di soggetto napoleonico, è troppo entusiasta del suo eroe. (Enc. Treccani)”,”FRAN-096″
“FAINA Gianfranco”,”Ingegneria portuale genovese del Seicento.”,”La tempesta di vento di libeccio dell’ 11 novembre 1613, il giorno di San Martino, nel racconto del testimone e scrittore J. Furttenbach: “”Questo evento fu tragico e spaventoso e quali effetti distruttivi esso ebbe, le persone intelligenti lo possono valutare sufficientemente da quanto è stato fin qui raccontato. Secondo le notizie che si sono potute avere, in questo porto devono essere naufragate in tutto 16 grosse Nauen e 54 tra Barchen e Fregatine e devono essere affondate anche molte tonnellate d’ oro, beni preziosi e merci di scambio; tuttavia l’ entità esatta delle perdite non le può sapere nessuno per il fatto che nessuno sa quante navi e persone straniere si trovassero nel porto in quella circostanza. E’ stato notato anche che questo terribile fortunale non è stato provocato solo dal gran vento, ma anche dal fondale che avrebbe ribollito verso la superficie, come un vortice nell’ acqua corrente, e sebbene anche in altre regioni si siano in quel periodo verificati di questi fortunali, Dio voglia guardarci in avvenire da simili disastri. Anche il porto del mare – (…) – fu tanto devastato da navi affondate e disseminate di pezzi di legno che non vi si poteva più accedere. Per questo si sono escogitati tutti i mezzi per ripulirlo””. (pag 27-28) “”Il metodo e i risultati ottenuti dal De Mari non ebbero gran risonanza negli stati italiani. A Genova la sua fama, già grande dopo la costruzione delle nuove mura, aumentò tanto che vari decenni dopo era ancora chiamato “”Archimede della Liguria””.”” (pag 192) “”Il metodo di De Mari ebbe risonanza presso gli ingegneri inglesi, che non solo ne furono a conoscenza ma lo adottarono, nella costruzione di quella che fu considerata ai suoi tempi “”the greatest and most noble Untertaking of the World””, e tuttora è considerata la massima opera di ingegneria inglese nel 1600, la fabbrica del molo di Tangeri””. (pag 193) “”La costruzione del molo nuovo rimediò parzialmente a questa situazione; De Mari non inventò soltanto un nuovo metodo di fondazione, che trovò applicazione anche in mari diversi da quello Mediterraneo, ma giunse ad alcune generalizzazioni fondamentali nel campo dell’ ingegneria portuale.”” (pag 201)”,”ITAE-145″
“FAINA Gianfranco”,”Lotte di classe in Liguria dal 1919 al 1922.”,”FAINA Gianfranco è nato a Genova il 6 agosto 1935. Ha compiuto gli studi presso l’Università di Genova dove si è laureato in filosofia nel 1959. E’ assistente presso la cattedra di storia delle dottrine politiche della stessa università. Nel 1953 aderì al Partito Comunista e ne uscì nel 1961. Dopo il 1961 ha militato nei gruppi della sinistra comunista, collaborando alla riviste ‘Quaderni Rossi’ e ‘Classe operaia’. FAINA è morto nel 1981. Riporta due brani di A. Cervetto.”,”MITT-196″
“FAINA Gianfranco”,”Lotte di classe in Liguria dal 1919 al 1922.”,”Gianfranco Faina è nato a Genova il 6 agosto 1935. Ha compiuto gli studi presso l’Università di Genova dove si è laureato in filosofia nel 1959. E’ assistente presso la cattedra di storia delle dottrine politiche della stessa università. Nel 1953 aderì al Partito Comunista e ne uscì nel 1961. Dopo il 1961 ha militato nei gruppi della sinistra comunista, collaborando alla riviste ‘Quaderni Rossi’ e ‘Classe operaia’. FAINA è morto nel 1981. La lotta degli avventizi contro le cooperative e gli imprenditori. “”Il perno della politica riformista degli «autonomi» genovesi era costituito appunto dall’esperienza cooperativistica che si andava pian piano generalizzando nel porto, con l’appoggio del Consorzio e particolarmente del suo presidente Nino Ronco. Da organi di resistenza e di protezione della mano d’opera contro lo sfruttamento e l’arbitrio degli antichi impresari e confidenti, le cooperative si erano così tramutate in organi di attacco miranti ad assumere tutto il lavoro portuale. La loro forza stava tutta nel ruolo chiuso, che dava ad esse un monopolio di fatto. Il piano cooperativistico di avocare a sé il lavoro, eliminando gli impresari, era un disegno che aveva solo l’apparenza di una lotta di classe; nel retroscena era il piano di un forte gruppo di interessi operai che tentava di sovrapporsi a quelli degli imprenditori. Tale si dimostrò quando, in modo clamoroso, gli avventizi, che nel porto di Genova salivano a 15-20.000, si inserirono nella lotta fra cooperative e imprenditori per richiedere alle cooperative la rottura di una serie di privilegi (2). Parve allora che la lotta di classe si esprimesse nel porto tra avventizi da una parte e cooperative e imprenditori dall’altra; e gli avventizi si avvantaggiarono realmente della divisione del campo avverso per imporre certe loro condizioni. Solamente incuneandosi in questa lotta gli avventizi constrinsero le cooperative ad aprire loro finalmente i ruoli”” (pag 67-68)”,”MITT-017-FV”
“FAINI Riccardo GIANNINI Silvia GROS Daniel PISAURO Giuseppe KOSTORIS PADOA SCHIOPPA Fiorella”,”I conti a rischio. La vulnerabilità della finanza pubblica italiana.”,”Riccardo Faini è professore di Politica economica nell’Università di Roma Tor Vergata; ha lavorato per Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale e Ministero del Tesoro. Ha presieduto la Commissione incaricata della verifica sui conti pubblici nel 2006. Silvia Giannini è professore di Scienza delle finanze nell’Università di Bologna, collabora con istituzioni e centri di ricerca nazionali e internazionali. Daniel Gros è direttore del Centre for European Policy Studies (Ceps) di Bruxelles. Fiorella Kostoris Padoa Schioppa è professore di Economia politica all’Università di Roma La Sapienza, è stata presidente dell’Isae dal 1999 al 2003. Giuseppe Pisauro è professore di Scienza delle finanze nell’Università di Perugia, ha svolto attività di consulenza per istituzioni italiane e internazionali.”,”ITAE-030-FL”
“FAINSOD Merle”,”How Russia is Ruled.”,”FAINSOD è professore di Government alla Harvard University. Ha scritto articoli sull’ URSS e sulla politica americana. E’ stato Lecturer al National War College, Army War College, Naval War College. E’ stato direttore di political studies all’ Harvard’s Russian Research Center.”,”RUSS-126″
“FAINSOD Merle”,”International Socialism and the World War.”,” Repressione e persecuzioni dei governi contro la sinistra rivoluzionaria durante la Prima guerra mondiale “”The belligerent governments, too, saw in the activity of the Left a treasonable challenge to their authority which had to be exterminated at all costs. The meeting of the Kienthal Congress was a signal for the intensification of government persecutions. Its newspapers were suppressed; its meetings were disbanded; its leaders and prominent adherents were confined in prison. In Germany, Karl Liebknecht was arrested for taking part in a demonstration in the Potsdamer Platz in Berlin on May Day, 1916. Although a member of the Reichstag and entitled to immunity from arrest, the Reichstag refused to intercede for him. He was sentenced at first to thirty months imprisonment, and on appeal the sentence was increased to forty-nine months. Rosa Luxemburg, Clara Zetkin and Franz Mehring – all prominent leaders of the Left – had to serve prison sentences for “”disturbing the peace””. Many less prominent supporters were confined to “”Schutzhaft”” and were kept under guard until the end of the war. In Austria the government met peace demands of the Socialists with brutal repression. The refusal of the government to convoke Parliament or to take steps toward peace drove the otherwise gentle Dr. Friedrich Adler, the scholarly editor of ‘Der Kampf’, to assassinate Count Stuergkh, the Austrian Premier. He was first condemned to death, but as the result of widespread agitation, the sentence was commuted to life imprisonment (50). The heavy hand of government censorship also fell upon the opposition in France. ‘Nashe Slovo’, the journal edited by Trotsky, was suppressed as the result of Russian protests. Trotsky was expelled from the country. Many of the leaders of the Left -among them Monatte and Rosmer – were forced to do military service. In Rumania, Dr. Rakovsky, the moving spirit of the Socialist Party, was arrested with a number of his supporters; and kept incommunicado. In Great Britain many members of the Independent Labour Party and the Socialist Party found themselves behind prison bars because of their opposition to the war. One of the most notable cases was the long term imprisonment of MacLean, leader of the radical “”Clyde-siders”” who later became a prominent supporter of the Communist International. In Sweden the leaders of the Young Socialists came to blows with the authorities in their effort to give the Socialist movement an anti-war bias. Höglund, member of Parliament, and two other leaders of the minority, Heden and Oljelund, were arrested, convicted of high treason and sentenced to long prison terms. The International Socialist Commission of Berne, in special manifestoes issued May 1 and July 1, 1916, described Europe as a “”pesthouse of reaction”” and called upon all Zimmerwaldians to protest against these continued persecutions (51)”” (pag 114-115) [(50) ‘American Labor Year Book’, 1916, 164; (51) ‘Archiv für die Geschichte des Sozialismus’, etc., XII, 357-362]”,”INTS-052″
“FAINSOD Merle”,”Smolensk under Soviet Rule.”,”Merle Fainsod was born at McKees Rocks, Pennsylvania, on May 2, 1907; und educated at Washington University and harvard, where he took his Ph.D. in 1931. He was awarded the Sheldon Traveling Fellowship by Harvard for 1932-33. Professor Fainsod began his career at Harvard as an Instructor in Government in 1946. He has been a visiting lecturer at numerous universities, including Yale; member of the staff of the President’s Commission on Administrative Management, 1956; Price Executive for Consumers Durable Goods, Office of Price Administration, 1941-42; Director, Civil Affairs Training School, Harvard University, 1944-45. Acknowledgments, Introduction, Conclusion, A Bibliographical Note, Notes, Glossary, Charts, Tables, Documents, Maps, Index, Vintage Russian Library”,”RIRO-183-FL”
“FAIRBANK John King”,”Storia della Cina contemporanea 1800-1985.”,”FAIRBANK ha cominciato a occuparsi di storia della Cina a Oxford nel 1929. Dopo un soggiorno a Pechino nei primi anni Trenta, ha insegnato all’Univ di Harvard dal 1936 al 1977, affermandosi come uno dei maggiori conoscitori della Cina moderna e contemporanea. Ha pubblicato numerosi libri il più importante dei quali, ristampato nel 1983, è ‘The United States and China’. Ha curato i quindici volumi della monumentale Cambridge History of China.”,”CINx-010″
“FAIRBANK John King GOLDMAN Merle”,”China. A New History.”,”MERLE ha scritto il capitolo 21 (The Post-Mao Reform Era) e l’Epilogo.”,”CINx-033″
“FAIRBANK John K. REISCHAUER Edwin O. CRAIG Albert M.”,”Storia dell’ Asia orientale. 2. Verso la modernità.”,”FAIRBANK John K. (1907) ha studiato ad Harvard e Oxford. Dal 1941 al 1946 ha lavorato in Estremo Oriente… finire “”L’ oscillazione del pendolo. La mania dell’ occidentalizzazione raggiunse l’ apice negli anni ’80. Si parlò persino, nei circoli responsabili, di adottare ufficialmente la politica dei matrimoni misti con i caucasici per “”migliorare”” la razza giapponese. Si fecero sforzi per rendere i rapporti sociali fra i sessi conformi alla pratica occidentale. Alle donne delle migliori famiglie furono insegnati il ballo e le lingue straniere. (…) Questo e altri eccessi suscitarono un generale senso di repulsione per le non necessarie imitazioni dell’ Occidente, e ad esso si accompagnò una nuova esaltazione dei valori e delle tradizioni nazionali. Il conseguente rallentamento della occidentalizzazione si rivelò come una fae assai proficua nel generale processo di modernizzazione. Molti aspetti superficiali della cultura occidentale, come le sale da ballo, vennero lasciati cadere; così le innovazioni tecnologiche significative non ebbero più il difetto di accompagnarsi a elementi inutili e irritanti. Il medesimo ciclo, caratterizzato da una adozione entusiasta e talora indiscriminata dei modi occidentali, seguita dal rifiuto di taluni aspetti meno essenziali di queste innovazioni, ebbe a ripetersi più di una volta nella successiva storia giapponese. Cicli analoghi possono scorgersi anche in altri paesi asitici.”” (pag 310-311)”,”ASIx-087″
“FAIRBANK John King”,”La grande révolution chinoise, 1800-1989.”,”FAIRBANK John K. è considerato come uno dei grandi specialisti delal Cina. Americano, nato nel 1910, ha studiato a Oxford e ha fondato gli studi cinesi negli Stati Uniti. Ha insegnato storia della Cina ad Harvard e diretto l’edizione in 6 volumi della Cambridge History of China.”,”CINx-236″
“FAIRBANK John King”,”Storia della Cina contemporanea.”,”John K. Fairbank ha cominciato a occuparsi di storia della Cina a Oxford nel 1929. Dopo un soggiorno a Pechino nei primi anni Trenta, ha insegnato all’Università di Harvard dal 1936 al 1977, affermandosi come uno dei maggiori conoscitori della Cina moderna e contemporanea. Ha pubblicato sull’argomento numerosi libri, il più importante dei quali, ristampato nel 1983, è The United States and China. Ha inoltre curato sei dei quindici volumi della monumentale Cambridge History of China.”,”CINx-030-FL”
“FALANCA Simone”,”Banche Armate alla Guerra. L’intrigo politico-finanziario dietro la Guerra infinita.”,”Simone Falanca (1979) mediattivista, vive e lavora tra Cagliari e Milano. Collabora con i maggiori midia indipendenti italiani (Indymedia Italia, Rekombinant, InformationGuerrilla) pubblicando articoli e numerose inchieste. Fonda, nel 2001, Zaratustra.it, sito di contro-informazione digitale. Esperto hacktivista è da diversi anni studioso di relazioni politiche internazionali. É autore di diversi saggi sullo Stato Parallelo distribuiti esclusivamente in internet in copyleft. Attualmente collabora con diversi newsgroup a un nuovo modello sociologico di media-attivismo e media-attitudine.”,”USAP-001-FL”
“FALANGA Gianluca”,”Spie dall’est. L’Italia nelle carte segrete della Stasi.”,”Gianluca Falanga vive e lavora a Berlino, dove collabora con il Museo della Stasi e con l’ex penitenziario della Stasi di Hohenschonhausen. Con Carocci ha pubblicato: ‘Non si può dividere il cielo. Storie del Muro di Berlino’ e ‘Il Ministero della Paranoia. Storia della Stasi’, (2012, rist.) “”Qualcosa di molto vicino alla rottura definitiva fra PCI e SED si consumò nel biennio successivo. Nel novembre 1977 il direttore socialista della Biennale di Venezia, Carlo Ripa di Meana, decise di dedicare l’edizione di quell’anno della prestigiosa ‘kermesse’ artistica al tema delicatissimo della dissidenza nei paesi comunisti. La manifestazione subì la reazione indignata dell’Unione Sovietica che provò in tutti i modi a impedire la realizzazione, esercitando forti pressioni sul PCI e arrivando anche a minacciare ritorsioni contro il governo italiano, che sosteneva la manifestazione con denaro pubblico. (…) L’ambasciatore della DDR a Roma fu incaricato di indagare sull’atteggiamento assunto dal PCI, che non sostenne ufficialmente la manifestazione (anzi, diversi intellettuali “”d’area PCI”” se ne tennero lontani o presero una posizione contraria), ma non condannò i militanti che vi parteciparono e, in generale, si mostrarono concordi nell’espressione di una risoluta condanna della censura nei paesi comunisti (55). A un chiarimento definitivo sulla questione dei dissidenti fra comunisti italiani e tedesco-orientali si arrivò soltanto nel febbraio 1978 – e fu una vera e propria resa dei conti. Giancarlo Pajetta volò a Berlino per conferire prima con Honecker e poi con il solito Axen, al quale il dirigente del PCI spiegò con franchezza e senza troppi giri di parole che la violazione dei diritti civili e la repressione culturale nella DDR come in altri paesi socialisti non solo erano inaccettabili e controproducenti per il regime, ma mettevano in estremo imbarazzo il PCI, costretto sulla difensiva. Axen non gradì e si limitò a ribattere che il comunismo non era mai stato tanto attraente come negli anni settanta, ergo la questione dei diritti civili non rappresentava altro che un tentativo della borghesia di diffamare l’alternativa socialista (56)”” (pag 67-68)”,”PCIx-452″
“FALASCHI Candiano”,”Gli ultimi giorni del fascismo.”,”FALASCHI Candiano dà la versione del Pci sulla fucilazione di Mussolini e dei gerarchi di Salò.”,”ITAR-185″
“FALCHERO Anna Maria”,”La Banca italiana di sconto, 1914-1921. Sette anni di guerra.”,”[Contiene il paragrafo 2: ‘La BIS e il finanziamento all’industria durante il conflitto mondiale’ (pag 93- ): 2.1. Gli elettrici in guerra. 2.2. Cantieri navali e società di navigazione: i difficili acquisti negli USA. 2.3. Le Manifatture Cotoniere Meridionali. 2.4. I finanziamenti industriali di guerra. 2.5. Bilanci di guerra. ‘Nonostante la riluttanza dei finanzieri americani ad impegnarsi nell’Istituto avesse privato la Sconto, durante il conflitto, di un’alleanza che i suoi dirigenti consideravano preziosa, la banca aveva comunque conquistato una posizione di primo piano nel quadro del finanziamento alle industrie italiane, in particolare a quelle meccaniche, cui dedicò, tra il 1916 ed il 1918, non poche energie. Tralasciando il cospicuo contributo offerto, come abbiamo visto, all’Ansaldo, la B.I.S. ebbe infatti parte preponderante nello sviluppo di alcune imprese del settore, quali la Ing. Nicola Romeo & C., la Franco Tosi, la Isotta Fraschini, la A. De Vecchi & C., ed altre minori. Per quanto concerne la prima, essa divenne in pratica una creatura dell’Istituto, che contribuì ad ampliarla nel corso del 1916 e ne favorì la trasformazione in anonima, il 3 febbraio 1918, con un capitale di 30 milioni, occupandosi inoltre nel corso dell’anno delle trattative con la Esslingen per l’acquisto dello Stabilimento delle Costruzioni Meccaniche di Saronno, dell’aumento di capitale della società sino a 50 milioni e dell’emissione di 30 milioni di obbligazioni. (…)’ (pag 112-113) (in ‘2.4. I finanziamenti industriali di guerra’)]”,”ECOG-039-FPA”
“FALCO Giancarlo STORACI Marina; BONIFATI Giovanni VIANELLO Fernando”,”Il ritorno all’oro in Belgio, Francia e Italia: stabilizzazione sociale e politiche monetarie (1926-1928) (Falco e Storaci); L’economia italiana negli anni della “”ricostruzione”” (Bonifati e Vianello).”,”‘La crisi italiana del 1925: la bilancia dei pagamenti e il mercato dei capitali’ (pag 6) ‘I primi tentativi di stabilizzazione monetaria: in Italia e in Belgio (pag 13) ‘Quota 90 in Italia’ (pag 32) ‘Le scelte industriali della borghesia italiana’ (pag 49) ‘La ripresa del processo inflazionistico nel 1946-47’ (pag 54) ‘La deflazione’ (pag 62) ‘Il problema dell’occupazione e il “”Piano del lavoro”””” (pag 67)”,”ITAE-003-FB”
“FALCO Gian Carlo”,”Bilancio statale, spese militari e industria in Italia tra le due guerre mondiali.”,”Testo nel retro Inserire in 2GM”,”ITQM-227″
“FALCON César”,”Madrid. Chronique.”,”‘El peruano César Falcón Garfías (1892-1970) fue un buen novelista, periodista y autor de teatro, diputado por Málaga, director de Mundo Obrero, corresponsal del diario El Sol en Londres y París, y forjador del Teatro Proletario. No busquen muchos más datos sobre él. Así como sobre el poeta García Lorca y su compañía teatral La Barraca abunda todo tipo de información y ensalzamiento, a Falcón lo ha devorado el velo falaz del olvido, según expresión del mismo Buero Vallejo, un velo que se prolonga hasta nuestros días, pese a esa crónica magnífica, precisa y cálida a la vez, de aquel Madrid que se adelantó como ejemplo de lucha a todas las capitales de Europa que luego serían dominadas por el fascismo, tal como predijo -si caía Madrid- el propio César Falcón.’ (http://elperiodistasindios.blogspot.it/) Biografia. Biografía César Falcón Garfias, Lima 1892-México 1970. Pertenecía a una familia que vivió altibajos económicos. Dotado de un carácter fuerte e independiente se emancipó tempranamente y comenzó a trabajar muy joven en diversos oficios hasta que a los 17 años ingresó como periodista en el diario La Prensa de Lima. En Lima nació su primera hija Tórtola que moriría prematuramente. Conoció en esa época al que sería su amigo de por vida José Carlos Mariátegui. Fueron ambos periodistas en El Tiempo junto a Humberto del Águila y también en Nuestra Época (1919). Los tres constituyeron el equipo que fundó el periódico La Razón. Perseguidos por el gobierno del Presidente Leguía en 1919, fueron expatriados y viajaron a Italia, desde donde Mariátegui regresó a Perú y César se dirigió a España. Su relación intelectual y afectiva con J.C. Mariátegui se mantuvo de por vida, tal como atestigua la extensa correspondencia que se cruzaron y los proyectos que llevaron a cabo, tales como la creación de la revista Amanauta en 1926. Impulsaron juntos también el semanario Vanguardia, revista de renovación ideológica, voz de los nuevos tiempos. Cooperaban Miguel de Unamuno, Ramón del Valle Inclán, José Vasconcelos, Antonio Caso, Giovanni Papini, Alexander Archipenko, Herwarth Walden, Ramón Gómez de la Serna.. A su llegada a España, César Falcón fue recibido por Pío Baroja en cuya casa de Vera de Bidasoa se alojó durante un tiempo. En 1922 se incorporó a la redacción del periódico El Liberal, en Madrid. Se alojó, en el barrio de Chamberí, en una habitación alquilada en casa de la Sra. Lewi, madre de tres hijas entre las que Irene era la mayor. Irene Lewi Rodríguez, que pasó a la historia como Irene Falcón fue un personaje clave en el Partido Comunista de España durante la Guerra Civil y ejerció de consejera y mano derecha de su presidenta Dolores Ibárruri “”La Pasionaria”” durante todos los años del exilio y hasta la muerte de esta. Irene se fugó con César a Inglaterra cuando este fue detenido y desterrado de España, siendo ella menor de edad le acompañó y en Escocia consiguieron contraer matrimonio. Durante su estancia en Londres nació el hijo de ambos Mayo Falcón que en el futuro sería también periodista en la Unión Soviética. César fue corresponsal en Londres durante los años 1925 a 1929, de los periódicos El Sol y La Vanguardia, época que documenta y analiza el profesor Christopher H. Cobb. También en Inglaterra nació de una relación extramatrimonial otro hijo varón. En 1927 como delegado del Partido Nacionalista de Puerto Rico, concurrió al Congreso Anti-Imperialista Internacional que se celebró en Bruselas. Creó la editorial Historia Nueva con la que entre los años 1928 a 1931 publicaron una colección de novela social y una serie llamada Ediciones Avance que dirigió Irene, que mantendría ya para siempre el apellido Falcón. En Avance publicaron Hypatía de Dora Russell -esposa de Beltrand Russell-, colaboradora también de El Sol. Este libro daba inicio a una colección feminista creada en respuesta a la publicación en La revista de Occidente, que gestionaban los Ortega y Gasset, de la novela reaccionaria y antifeminista Lysístrata de A.M. Ludovici. En 1930 entrevistó al lider revolucionario nicaragüense Augusto César Sandino, constituyendo esta una de las pocas entrevistas que se conocen sobre este dirigente y por ello un texto esencial. Regresó a España con Indalecio Prieto unos días antes de la proclamación de la II República. Formó, bajo los auspicios de la Central de Teatro y Cine Revolucionarios, la Compañía del Teatro Proletario, con actores profesionales y trabajadores militantes. Este grupo introducía la práctica de mezclar el escenario con el público. Tuvo la sede en una carbonería de la Calle Alcalá 173, en Madrid. En ese grupo del Teatro Proletario conoció a las hermanas Carlota y Enriqueta O’Neill. Enriqueta fue la actriz principal de la Compañía y pareja de César durante esos años, unión que duró hasta 1939 cuando al final de la guerra este tuvo que abandonar España definitivamente. De esta unión nació la que sería dirigente del movimiento feminista español Lidia Falcón. La compañía del Teatro Proletario recorrió el país representando: La fuga de Kerensky de Hans Huss, Al Rojo de Carlota O’Neill, Asia de Vaillant Couturier, Un invento de Tom Thomas, Asturias de Cesar Falcón, La Conquista de la prensa, entremés mímico de Irene Lewi. Hinkeman, de Ernst Toller, Hasta que en 1934 les prohibieron actuar. Posteriormente en Madrid contrataron el Teatro Rosales, donde representaron La Chinche de Mayakovky. Fundó la Editorial del Nuevo Romanticismo con Rubén Darío. Dirigió con Irene la revista Nosotros fundada en 1930, en la que colaboraba Ramón J. Sender. Alrededor de este grupo se originó un seminario político en el que se analizaban libros de autores soviéticos, y editaban documentos políticos y folletos divulgativos. En 1930 sufrieron el ataque del recién creado grupo de La Falange Española. Promovió la creación de un nuevo partido, La izquierda Revolucionaria y Antiimperialista, IRYA, que funcionó entre los años 1931 y 32. En coalición con el Bloque Republicano Revolucionario, con otros partidos radicales y con la incorporación de varios personajes independientes se presentan a la Elecciones a Cortes Constituyentes. En la misma época, 1932, fundó Ediciones Libertad, con la colaboración de Margarita Nelken, Juan Gioxé, Angel Pestaña, Artemio Precisa, entre otros. Editaron una colección de relatos titulada Novela Proletaria.é En 1932 el IRYA en bloque se integró en el Partido Comunista de España (PCE). También dirigió en algún momento las Ediciones Médico-Sociales. En 1935 César y Mariano Perla fundaron en Sevilla el periódico La Verdad. Al poco tiempo el periódico fue suspendido y ellos dos detenidos. En enero de 1936 con Eusebio Cimorra, se hicieron cargo de la dirección y relanzamiento de Mundo Obrero, órgano de difusión del pensamiento comunista que había sido creado en 1930 y posteriormente clausurado. En 1936 se incorporó también a ese proyecto Navarro Ballesteros. Al estallar la Guerra Civil instalaron la redacción de Mundo Obrero en los locales de El Debate. Desde allí en agosto de 1936 organizaron El Altavoz del Frente que fue el órgano de propaganda del PCE. Se trataba de una red de periódicos que se hacía llegar a los soldados en los diferentes frentes. Llegó a agrupar a más de 200 artistas e intelectuales entre sus redactores. La edición del Sur tuvo como director a Miguel Hernández. Con la sección artística de El Altavoz del Frente organizaron una exposición permanente de dibujo que se instaló en el vestíbulo del Cine Capitol, en Madrid. También crearon una sección de teatro El Teatro de la Guerra situado en el actual Teatro Lara de Madrid. En él estrenó Luisa Carnés su obra Así empezó que se representó en el día de la inauguración en octubre del 36, junto a El bazar de la providencia de Rafael Alberti. Cuando en noviembre del 36 el Gobierno se trasladó a Valencia, Falcón y Cimorra fueron reclamados a esa ciudad con el fin de editar la revista Frente Rojo, nuevo órgano central del PC. En julio 38 viajó a Ginebra con la delegación republicana española a la Liga de las Naciones. Entre los años 1938 y 39 dirigió en París el periódico Voz de Madrid. Entre sus novelas se encuentran Plantel de Inválidos, 1921. El pueblo sin Dios, 1928, novela muy representativa del inicio del movimiento de la novela indigenista. Un libro sobre la Guerra Civil española, Madrid, en 1938. El Mundo que agoniza, en 1945, México. El buen vecino Sanabria U. 1947 México. Por la Ruta sin Horizonte, 1961 México; Los bajos fondos. Y El Agente confidencial. Antes de abandonar Perú había estrenado una Zarzuela Por culpa ajena, con música de Román H. Ayllón. en el Teatro Lima 1914. Y La Casa de Ágreda en la misma época. También un sainete Los Mozos Cundas en 1914. Entre sus ensayos puedo citar: Crítica de la Revolución Española, 1931; De la dictadura hasta las constituyentes, Ed. Aguilar; Imperialismo y anti-imperialismo 1932; Algunas condiciones necesarias de la reconquista nacional, 1955. En 1940 salió de París a Nueva York y regresó a Lima donde permaneció dos años. Escribió durante ese periodo en la revista Garcilaso. En 1942 se instaló en Estados Unidos. Colaboró en la revista New Masses. No consiguió el permiso de permanencia por lo que se fue a México, donde publicó la revista Historia Nueva, de la que editó quince números. Colaboró también en la revista Siempre entre otras. En México tomó parte muy activa en la tertulia que se organizaba entorno a León Felipe y también perteneció a la Unión de Intelectuales en el destierro. En los 60 publicó en la revista La palabra y el hombre bajo los auspicios de la Universidad Veracruzana. En 1970, enfermo, regresó a Perú donde murió a los pocos días. Su hermano Jorge Falcón lamentaba la irrelevancia con que trataron su fallecimiento los periódicos peruanos de la época.l”,”MSPG-257″
“FALCONI Carlo”,”Il silenzio di Pio XII. Perché il papa non parlò di fronte ai massacri nazisti in Polonia e Croazia. Una documentazione inedita dagli archivi di Varsavia e di Zagabria.”,”In copertina: il lagato papale abate Marcone ad una cerimonia a Zagabria tra ufficiali tedeschi e ustascia. Carlo FALCONI, nato a Cremona nel 1915, ma vivente a Roma, è uno studioso del cattolicesimo contemporaneo noto in tutto il mondo. E’ collaboratore del ‘Mondo’, l’ Espresso e Nuovi Argomenti, Comunità ecc. Tra le sue opere principali: ‘La Chiesa e le organizzazioni cattoliche in Italia’, ‘La Chiesa e le organizzazioni cattoliche in Europa’, ‘Gli spretati’, ‘Pentagono vaticano’, ‘I perché del Concilio’, ‘La religiosità in Italia’, ‘Sesso e santità’, ‘Storia delle Encicliche’ ecc. La proposta di una dichiarazione comune. “”Il 20 marzo del 1939, infatti, alla Camera dei Lords, dopo che il ministro degli esteri lord Halifax ebbe commentato l’ annessione avvenuta in quei giorni della Boemia e della Moravia al III Reich, si alzò a parlare l’ arcivescovo di Canterbury, primate della Chiesa Anglicana. Tutti si aspettavano un discorso di prammatica, quando, ad un tratto, il dott. Lang espose una proposta che tolse il fiato a molti dei suoi ascoltatori: “”(…) Io ho in animo di rinnovare ancora una volta (come nel 1935 in occasione della guerra italo-etiopica) l’ invito a tutti i capi delle comunioni cristiane d’ Europa e possibilmente degli Stati Uniti. Molto dipenderà, naturalmente, dal fatto se Sua Santità il Papa intenderà o no mettersi a capo dell’ iniziativa. Una volta assicurata la sua direzione, è improbabile che gli altri capi cristiani rifiutino di sottoscrivere una dichiarazione comune, nella quale si affermi essere contraria ai principi cristiani la nuova concezione dello Stato a spese della persona umana e la nuova esaltazione della forza come mezzo per dirimere le questioni internazionali. (…)””. La proposta-bomba non fu raccolta da Pio XII, a causa, è stato detto con incredibile improntitudine, dei “”noti motivi di natura teologica che vietano alla Chiesa cattolica, e vietarono in quella occasione, di unire la sua voce a quella di altre confessioni cristiane in materia di fede e di morale, sotto forma di ‘Dichiarazioni comuni'””. (pag 131-133)”,”RELC-219″
“FALCONI Carlo”,”Il silenzio di Pio XII. Perché il Papa non parlò di fronte ai massacri nazisti in Polonia e Croazia. Una documentazione inedita dagli archivi di Varsavia e di Zagabria.”,”ANTE1-28 2° copia Contiene ritaglio di articolo di giornale L’A sostiene che il Vaticano era ben al corrente dei misfatti tedeschi in Polonia e degli ustascia in Croazia. Nato a Cremona nel 1915, vissuto a Roma, FALCONI è studioso del cattolicesimo contemporaneo noto per le sue opere tradotte in varie lingue. Ha collaborato a varie riviste, Il Mondo, l’Espresso, Nuovi Argomenti, Comunità. Ha scritto ‘La Chiesa e le organizzazioni cattoliche in Italia’, ‘La Chiesa e le organizzazioni cattoliche in Europa’, ‘Gli spretati’, ‘Pentagono vaticano’, ‘I perché del Concilio’, ‘La religiosità in Italia’.”,”POLx-031″
“FALDELLA Emilio”,”La grande guerra. Le battaglie dell’Isonzo, 1915-1917. Primo volume.”,”FALDELLA Emilio Le perdite del 1915. “”Sono dunque ingiustificate le opinioni di molti che ritengono che attaccassimo con straordinaria superiorità di forze; non si raggiungeva, in realtà, nemmeno la proporzione di due a uno. Anche la proporzione delle perdite è significativa: nella battaglia autunnale (25 settembre-15 ottobre) i Francesi perdettero 191.887 uomini e gli inglesi 56.812: totale 247.600 uomini. Nelle due battaglie autunnali sull’Isonzo (18 ottobre-2 dicembre) perdemmo 116.000 uomini (67.000 nella terza battaglia e 49.000 nella quarta) e gli Austriaci 70.000, malgrado la maggiore durata. Estendendo l’esame a tutta la campagna del 1915, si constata che gli Italiani perdettero 246.400 uomini (66.000 morti e 180.400 feriti in sette mesi), mentre i Francesi perdettero: (…) 622.699 uomini.”” (pag 128-129)”,”QMIP-089″
“FALDELLA Emilio”,”La grande guerra. Da Caporetto al Piave, 1917-1918. Secondo volume.”,”FALDELLA Emilio Cadorna. “”E’ naturale che le decisioni, i provvedimenti, gli interventi del Comando Supremo fino all’otto novembre 1917 siano per la quasi totalità riferiti alla persona del generale Cadorna per due motivi essenziali: perché il suo fu un sistema di comando caratteristicamente “”personale”” anzi eccessivamente personale, e perché le critiche, dalle più fondate alle più malevole, circa la condotta delle operazioni fino alla ritirata al Piave e al Grappa, sono rivolte alla sua persona. (…) Esaminando le circostanze nella quali si svolse l’opera del generale Cadorna e le decisioni prese, non si può fare a meno di riferirle a lui, così come contro di lui sono appuntate le critiche; altrimenti sembrerebbe che si voglia attribuire a una collettività, il Comando Supremo, ciò che a lui solo è imputato. Ben diversa è la situazione dello storico di fronte alla personalità del generale Diaz. Prima di tutto il suo sistema di comando non fu “”personale””, ma “”collettivo””. L’azione svolta dal generale Badoglio quale sottocapo di Stato Maggiore non è paragonabile a quella svolta dal generale Porro, benché questa sia stata assai più illuminata e proficua di quanto si pensi generalmente. Badoglio fu l’organizzatore preciso, prudente, e alla sua deficienza di fantasia supplì il colonnello Cavallero. Badoglio fu in realtà assai più che un “”Sottocapo”” del Comando Supremo; ne fua la mente, mente chiara, stimolata da una volontà ferrea, sorretta da eccellente capacità di lavoro”” (pag 391-393)”,”QMIP-090″
“FALDELLA Emilio”,”L’Italia e la seconda guerra mondiale. Revisione di giudizi.”,”‘Una guerra perduta offre facili argomenti a recriminazioni e polemiche, favorendo così la formazione di opinioni che, col trascorrere del tempo, la critica storica rivela in gran parte inficiate di errori di fatto e di giudizio. Questa osservazione vale in particolare per il tema, al quale il generale Emilio Faldella ha dedicato uno studio ricco e completo: ‘L’Italia nella seconda guerra mondiale’, che, quando apparve nel 1959, fu accompagnato da larghi consensi di critica e di pubblico e che ora viene ristampato in edizione economica. Nonostante che nel frattempo siano apparse altre opere d’insieme e monografie specializzate, nonostante che la memorialistica nella seconda guerra mondiale sia continuamente alimentata da nuovi contributi, la ricerca del Faldella conserva una sua validità in virtù soprattutto di un particolare schema d’impianto, di una attenta e severa scelta di documenti, di un vigilato senso critico. Per quanto scritta da un generale, questa non è una storia militare del conflitto: o meglio, non è soltanto una storia militare, poiché gli elementi di natura politica e diplomatica occupano largo spazio in questa ricostruzione degli avvenimenti, così ricca di particolari, così chiara nell’esposizione’ (dal risvolto di copertina); ‘L’11 aprile fu completato l’accerchiamento di Tobruk, con l’intervento della divisione Brescia. Fra il 12 ed il 30 aprile Rommel effettuò ripetuti attacchi alla Piazza, difesa dalla 9ª div. australiana, senza riuscire ad espugnarla, mentre reparti italiani e tedeschi giungevano sulla linea di confine, di fronte a Sollum, sistemandovisi a difesa. La Cirenaica era stata riconquistata in 30 giorni; la sola piazza di Tobruk rimaneva ai Britannici e minacciava le retrovie italo-tedesche. Rommel aveva trasformato un attacco locale in offensiva a grande raggio per la constatazione che i Britannici si ritiravano. Valutando con molto acume la situazione, conducendo personalmente le truppe nella puntata su el Mechili, ovviando a gravi inconvenienti derivanti dalla difficoltà della marcia nel deserto, meritò di essere considerato artefice di un clamoroso successo. La sua fama di magnifico comandante, già viva dopo la campagna di Francia, si affermò. Senza voler diminuire i suoi grandi meriti, bisogna riconoscere che ebbe di fronte un nemico né manovriero, né tenace nella resistenza La 10ª armata italiana, malgrado la straordinaria carenza di mezzi, aveva certamente conteso la Cirenaica con maggior tenacia e spirito di sacrificio. Fattore del successo tedesco fu anche la superiorità tecnica dei carri armati germanici, specialmente per la maggiore velocità e la maggiore gittata dei cannoni. Ciò conferma quanto la «qualità» dei mezzi soverchiasse nel deserto la «quantità»; e dà una decisiva risposta a quanti, in Italia e fuori, vollero attribuire la sconfitti di Sidi el Barrani e la ritirata della Cirenaica a scarsa combattività del soldato italiano, a deficiente azione di comando degli ufficiali, ad errori di Graziani. Dinnanzi a Tobruk l’azione di Rommel non fu brillante: la ripetizione di ben tre attacchi sanguinosi, senza una conveniente preparazione, rivelò una valutazione inesatta della situazione; dopo il fallimento del primo tentativo avrebbe dovuto attendere di avere a disposizione forze sufficienti, e, soprattutto, artiglierie pesanti. Magnifico generale nella guerra di movimento, per intuito, valore personale e soprattutto audacia, era inferiore a se stesso quando queste qualità non potevano avere influenza sullo sviluppo dell’azione. Erano ormai di fronte due eserciti presso a poco equivalenti per forza e disponibilità di mezzi corazzati; le divisioni britanniche e le due tedesche (la 15ª entrò in azione con i primi elementi fra il 10 ed il 15 aprile) erano completamente motorizzate; quelle italiane erano soltanto in minima parte «autotrasportate» e la divisione Ariete era armata con carri di qualità scadente. Tuttavia la migliore «qualità» dei carri tedeschi procurava una superiorità decisiva. Rommel non era in grado di spingere oltre l’offensiva, lasciandosi alle spalle la piazza di Tobruk, fortemente presidiata e largamente rifornita dal mare’ (pag 194-195)] [ISC Newsletter N° 90] ISCNS90TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”QMIS-229&#8243;
“FALDELLA Emilio”,”L’Italia e la seconda guerra mondiale. Revisione di giudizi.”,”‘Una guerra perduta offre facili argomenti a recriminazioni e polemiche, favorendo così la formazione di opinioni che, col trascorrere del tempo, la critica storica rivela in gran parte inficiate di errori di fatto e di giudizio. Questa osservazione vale in particolare per il tema, al quale il generale Emilio Faldella ha dedicato uno studio ricco e completo: ‘L’Italia nella seconda guerra mondiale’, che, quando apparve nel 1959, fu accompagnato da larghi consensi di critica e di pubblico e che ora viene ristampato in edizione economica. Nonostante che nel frattempo siano apparse altre opere d’insieme e monografie specializzate, nonostante che la memorialistica nella seconda guerra mondiale sia continuamente alimentata da nuovi contributi, la ricerca del Faldella conserva una sua validità in virtù soprattutto di un particolare schema d’impianto, di una attenta e severa scelta di documenti, di un vigilato senso critico. Per quanto scritta da un generale, questa non è una storia militare del conflitto: o meglio, non è soltanto una storia militare, poiché gli elementi di natura politica e diplomatica occupano largo spazio in questa ricostruzione degli avvenimenti, così ricca di particolari, così chiara nell’esposizione’ (dal risvolto di copertina); ‘L’11 aprile fu completato l’accerchiamento di Tobruk, con l’intervento della divisione Brescia. Fra il 12 ed il 30 aprile Rommel effettuò ripetuti attacchi alla Piazza, difesa dalla 9ª div. australiana, senza riuscire ad espugnarla, mentre reparti italiani e tedeschi giungevano sulla linea di confine, di fronte a Sollum, sistemandovisi a difesa. La Cirenaica era stata riconquistata in 30 giorni; la sola piazza di Tobruk rimaneva ai Britannici e minacciava le retrovie italo-tedesche. Rommel aveva trasformato un attacco locale in offensiva a grande raggio per la constatazione che i Britannici si ritiravano. Valutando con molto acume la situazione, conducendo personalmente le truppe nella puntata su el Mechili, ovviando a gravi inconvenienti derivanti dalla difficoltà della marcia nel deserto, meritò di essere considerato artefice di un clamoroso successo. La sua fama di magnifico comandante, già viva dopo la campagna di Francia, si affermò. Senza voler diminuire i suoi grandi meriti, bisogna riconoscere che ebbe di fronte un nemico né manovriero, né tenace nella resistenza La 10ª armata italiana, malgrado la straordinaria carenza di mezzi, aveva certamente conteso la Cirenaica con maggior tenacia e spirito di sacrificio. Fattore del successo tedesco fu anche la superiorità tecnica dei carri armati germanici, specialmente per la maggiore velocità e la maggiore gittata dei cannoni. Ciò conferma quanto la «qualità» dei mezzi soverchiasse nel deserto la «quantità»; e dà una decisiva risposta a quanti, in Italia e fuori, vollero attribuire la sconfitti di Sidi el Barrani e la ritirata della Cirenaica a scarsa combattività del soldato italiano, a deficiente azione di comando degli ufficiali, ad errori di Graziani. Dinnanzi a Tobruk l’azione di Rommel non fu brillante: la ripetizione di ben tre attacchi sanguinosi, senza una conveniente preparazione, rivelò una valutazione inesatta della situazione; dopo il fallimento del primo tentativo avrebbe dovuto attendere di avere a disposizione forze sufficienti, e, soprattutto, artiglierie pesanti. Magnifico generale nella guerra di movimento, per intuito, valore personale e soprattutto audacia, era inferiore a se stesso quando queste qualità non potevano avere influenza sullo sviluppo dell’azione. Erano ormai di fronte due eserciti presso a poco equivalenti per forza e disponibilità di mezzi corazzati; le divisioni britanniche e le due tedesche (la 15ª entrò in azione con i primi elementi fra il 10 ed il 15 aprile) erano completamente motorizzate; quelle italiane erano soltanto in minima parte «autotrasportate» e la divisione Ariete era armata con carri di qualità scadente. Tuttavia la migliore «qualità» dei carri tedeschi procurava una superiorità decisiva. Rommel non era in grado di spingere oltre l’offensiva, lasciandosi alle spalle la piazza di Tobruk, fortemente presidiata e largamente rifornita dal mare’ (pag 194-195)] [ISC Newsletter N° 90] ISCNS90TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”STOx-010-FGB&#8221;
“FALIGOT Roger KROP Pascal”,”La Piscine. The French Secret Service since 1944.”,”Roger FALIGOT è un giornalista del quotidiano di Parigi Le Journal du dimanche e autore di vari libri (v. retroc). KROP è giornalista investigativo a L’ Evenement du jeudi. “”In margine del sommario profilo tracciato da Jacques Foccart c’era la fine scrittura del suo capo, vigilante e attento al dettaglio. Per esempio, a Foccart fu chiesto perché l’ ambasciatore francese in Mauretania non riesedeva a Nouakchott, la capitale. Ora una note diceva: “”Ricordami di dire al Primo Ministro di non toccare il budget di Réunion.”” Mai come sotto De-Gaulle l’ Africa era stata una riserva del Presidente della Repubblica. Se Foccart fece tremare i più potenti uomini della quinta repubblica – perfino i celebrati ‘baroni’ – dipendeva meno dal suo carisma e più dal fatto che era l’ ombra del suo leader””. (pag 177-178)”,”FRQM-036″
“FALIGOT Roger”,”La rose et l’edelweiss. Ces ados qui combattaient le nazisme, 1933-1945.”,”FALIGOT Roger figlio di un giovane resistente, ha dedicato molte opere alla resistenza tra cui, con Rémi Kauffer, ‘Les Résistants’ (1989). Ha scritto un romanzo sui giovani attraverso le epoche storiche. Le fondateur s’appelle Robert Granthil, un étudiant qui recrute des camarades dans son école professionnelle de Metz et parmi ses copains scouts, lesquels aident déjà la Croix-Rouge, très active dans toute le Frace en faveur des réfugiés et de prisonniers de guerre. Elevés dans le souvenir de 1914-1918, tous sont choqués de voir les longues files de prisonniers de guerre qu’on emmène. Hirsute, humilié, celui-ci pourrait être un père, un oncle ou un frère aîné, miné par la défaite et abattu par la certitude que l’état -major de l’armée française a failli. Granthil est secondé par trois lycéens: Alfred Dehlinger (quinze ans), Robert Gatelet (quinze ans et demi) et Alfred Harter (dix-neuf ans) véritables chevilles ouvrières de cette société qui se refuse à voir la Moselle annexée et qui rédige un tract à l’adress des Alsaciens et des Lorrains pour qu’ils ne perdent pas “”espoir”” (eux-mêmes baptisent leur groupe “”Espoir français””). Comme le dit un rapport de la Gestapo: “”Ils tirèrent environ 120 exemplaires en deux formats différents, en collèrent 50 à des maisons et des murs, et posèrent le reste dans des entrées de maisons ou des boîtes à lettres””””. (pag 79)”,”GERR-040″
“FALIGOT Roger”,”James Connolly et le mouvement révolutionnaire irlandais.”,”Contiene dedica manoscritta di Faligot a Dora All’interno del Capitolo 11 ‘La cause des travailleurs est la cause de l’Irlande’, c’è il paragrafo ‘Marx et Engels sur la question irlandaise’ (pag 271-276) Lenin a proposito dell’ insurrezione delle barricate, l’arte di difendersi nei combattimenti di strada, le armi da usare, i progressi più recenti della tecnica militare. ecc. (pag 204-205) (citata in nota 35 a pag 204 l’opera ‘La lutte des partisans’, UGE, Paris, 1974 con scritti di Marx Engels Lenin Stalin, che contiene lo scritto di Lenin del settembre 1905)”,”MIRx-007″
“FALKENHAYN Erich von”,”Il Comando Supremo tedesco dal 1914 al 1916 nelle sue decisioni più importanti.”,”dalla prefazione: “”Nessun esercito si è lasciato mai circondare se non di sorpresa; ma, da epoca ad epoca, variano radicalmente le modalità, con le quali è possibile ottenere la sorpresa stessa. Nell’ epoca napoleonica era nacora possibile l’ aggiramento largo, perché le notizie degli informatori non camminavano con una celerità molto diversa di quella degli eserciti. Arrivava l’ avviso, ma Napoleone era già alle spalle di Melas o di Mack. Ciò all’epoca dei giornali, del telegrafo e dell’ aviazione non è più possibile. Un aggiramento largo sarebbe risaputo dall’avversario in tempo per sfuggirvi. Tannenberg (agosto 1914), capolavoro di strategia, è un aggiramento stretto, improvviso…”” (pag XIII) Riguardo all’ intervento dell’ Italia i comandi tedeschi decisero che la guerra contro l’ Italia doveva attenersi alla pura difensiva… (pag 67) I partiti italiani aventi reale influenza decisiva- se pur giunti al potere soltanto durante la guerra – erano già inclinati a staccarsi dalla Triplice Alleanza fin dal 1902 e si erano definitivamente decisi a schierarsi con l’ Intesa dopo i rovesci austriaci contro i Russi e contro la Serbia. (…). (L’A sottinea poi l’ importanza della diplomazia tedesca per il ritardo ottenuto nella defezione dell’ Italia.) “”non è offendere gli Italiani, il giudicare le loro imprese, considerate dal solo punto di vista militare, come straordinariamente limitate. Peraltro il loro intervento ha avuto grande importanza per l’ esito della guerra”””,”QMIP-027″
“FALKENHAYN Erich von”,”Il Comando Supremo tedesco dal 1914 al 1916 nelle sue decisioni più importanti.”,”””Frattanto il Comando supremo tedesco diveniva ancora meno favorevole ad un’operazione su Salonicco con partecipazione di forze germaniche, non sembrando essa più necessaria per indurre l’Intesa a rinunziare ai suoi intendimenti circa i Dardanelli: ed invero l’8 gennaio 1916 l’ultimo Inglese lasciava la penisola di Gallipoli. Pertanto non conveniva ormai lasciar nei Balcani forze germaniche maggiori di quelle assolutamente necessarie perchè la fronte bulgara potesse sostenersi: esse avrebbero servito laggiù soltanto a scopi politici dell’Austria-Ungheria e della Bulgaria, ma non a vantaggio della condotta generale della guerra, e tanto meno poi a vantaggio della condotta di guerra tedesca”” (pag 137)”,”QMIP-018-FV”
“FALLACARA Luigi, antologia a cura; scritti di Giovanni PAPINI Carlo BO Carlo BETOCCHI Piero BARGELLINI Igino GIORDANI Ardengo SOFFICI Mario LUZI Eugenio MONTALE Luigi FALLACARA e altri”,”Il Frontespizio, 1929-1938.”,”Contiene: ‘Aforismi’ di Franz Kafka (pag 243-247) “”C’è un fine ma non una via; ciò che noi chiamiamo via è un indugiare”” (pag 244) “”Due possibilità: farsi infinitamente piccoli o esserlo. Il secondo è completamento, cioè inerzia, il primo inizio, cioè attività”” (pag 247) Fondo Gian Maria Pegoraro”,”EMEx-108″
“FALLACI Oriana”,”Intervista con la storia.”,”Interviste a personalità politiche al potere: KISSINGER NGUYEN VAN THIEU GIAP SIHANUK MEIR ARAFAT HABASH RE HUSSEIN INDIRA GANDHI ALI BHUTTO BANDARANAIKE NENNI ANDREOTTI AMENDOLA BRANDT SELASSIE’ REZA PAHLAVI YAMANI COLBY PIKE SOARES CUNHAL CARRILLO CAMARA MAKARIOS PANAGULIS. “”Si, la Cina è stata un elemento importantissimo nella meccanica del mio successo. E tuttavia il punto principale non è quello. Il punto principale… Ma sì, glielo dirò. Tanto che me ne importa? Il punto principale nasce da fatto che io abbia sempre agito da solo. Agli americani piace il cowboy che guida la carovana andando avanti da solo sul suo cavallo, il cowboy che entra tutto solo nella città, nel villaggio, col suo cavallo e basta. Magari senza neanche una rivoltella perché lui non spara. Lui agisce e basta: dirigendosi nel posto giusto al momento giusto. Insomma, un western.”” (Kissinger, pag 35) “”Non necessariamente coraggioso. Infatti a questo cowboy non serve essere coraggioso. Gli basta e serve essere solo: dimostrare agli altri che entra in città e fa tutto da solo. Questo personaggio romantico, stupefacente, mi si addice proprio perché esser solo ha sempre fatto parte del mio stile o, se preferisce, della mia tecnica. Insieme all’ indipendenza. Oh, quella è molto importante in me e per me. Infine, la convinzione. Io sono sempre convinto di dover fare quello che faccio. E la gente lo sente, ci crede.”” (Kissinger, pag 35)”,”BIOx-073″
“FALLACI Neera”,”Dalla parte dell’ultimo. Vita del prete Lorenzo Milani.”,”Neera Fallaci è nata nel 1932 a Firenze, dove si è laureata in lingue e letterature straniere alla Facoltà di Magistero. Ha scritto per il settimanale ‘Oggi’. E’ morta nel 1984.”,”RELC-009-FB”
“FALLON Ivan”,”Billionaire. The Life and Times of Sir James Goldsmith.”,”Ivan FALLON è nato in Irlanda nel 1944, figlio del poeta e commediografo Padraic Fallon. Dopo la laurea al Trinity College, di Dublino diventa giornalista finanziario a Londra e City Editor del Sunday Telegraph (anni 1979-1984). E’ nominato Financial Journalist nell’ anno 1982. Due anni dopo diventa Deputy Editor per il Sunday Times.”,”ECOG-015″
“FALLOT Jean, a cura di Ivano SPANO”,”Scienza della lotta di classe.”,”Jean FALLOT (Argenteuil 1912), marxista francese, laureato nella facoltà di legge di Parigi ricercatore del Centre de la Recherche Scientifique ha svolto attività di ricerca e didattica in alcune università italiane ed estere. All’epoca, nel 1974, insegnava all’ università di Nizza. In passato è stato iscritto al PCF. E’ stato allontanato dal partito per le sue posizioni in linea con il PCC e il maoismo. Ha scritto pure ‘Marx e la questione delle macchine’ e ‘Lotta di classe e morale marxista’. “”Da cui il passaggio fondamentale sull’ imperialismo e su Kautsky che cerca di vedere se la guerra è “”puramente”” imperialista. Niente è puro, gli risponde Lenin. Ma Kautsky con la sua ottica dimenticava soltanto la componente non-imperialista della guerra ’14-’18 (la guerra di liberazione nazionale dal punto di vista della borghesia serba). Dal punto di vista teorico la ricerca è infinita. Dal punto di vista rivoluzionario i principi che ne derivano sono semplici (…)”” (pag 207) (Lenin) “”Rifiuta Axelrod secondo cui la tattica non è stata “”studiata”” a sufficienza (capire: per permettere d’ agire). “”E’ un sofisma”” risponde Lenin “”perché lo studio scientifico dell’ imperialismo è una cosa; questo studio non fa che cominciare ed è senza fine, per sua natura, come la scienza in generale””. (pag 207)”,”TEOC-279″
“FALLOT Jean”,”Lotta di classe e morale marxista.”,” La nobiltà di Spartaco a proposito di una lettera di Marx (pag 238-239) “”Spartaco incarnava agli occhi di Marx le virtù agonistiche di classe al massimo livello. In una lettera ad Engels del 27 febbraio 1861, egli lo definisce nel modo seguente: «Grosser General (kein Garibaldi), nobler Charakter, ‘real representative’ des antiken Proletariate» [«Grande generale (non un Garibaldi), carattere nobile, vero rappresentante dell’antico proletariato». Un generale più grande di Garibaldi: le qualità necessarie all’agone. Un carattere più nobile: le qualità necessarie all’attaccamento alle masse. La virtù di Spartaco è virtù agonistica di classe perché la frase continua «vero rappresentante dell’antico proletariato». Marx definisce questa virtù come nobiltà. Ma è una nobiltà che esprime la qualità del proletariato e che è pertanto agli antipodi della nobiltà patrizia, quella che deriva dalle stesse necessità dell’esercizio dell’egemonia. Marx prosegue: «Spartaco vi figura come il tipo più in gamba» («famoseste Kerl», l’inglese «fellow» renderebbe l’idea, «gaillard» in francese) «che ci sia posto sotto gli occhi da tutta la storia antica». Marx, scrivendo queste righe, si riferiva al testo di Appiano che aveva appena letto in greco, ed a proposito del quale esprimeva nella stessa lettera ad Engels tutta la sua ammirazione, «sehr wertvoller Buch», libro di grande valore ()”” [Jean Fallot, ‘Lotta di classe e morale marxista’, Verona, 1972] [nota: () Questo è l’intero brano della lettera ad Engels (trad. di S. Romagnoli, ‘Carteggio Marx-Engels, cit., vol. IV, pag. 26) che fa riferimento al testo di Appiano: «…non ho letto un solo giornale, e nemmeno una volta la Tribune sull’American crisis. Invece alla sera per sollievo le guerre civili romane di Appiano nel testo greco originale. Libro di grande valore. Costui è un egiziano dalla testa ai piedi. Schlosser afferma che “”non ha anima””, probabilmente perché sviscera fino in fondo le cause materiali di queste guerre civili. Spartaco vi figura come il tipo più in gamba che ci sia posto sotto gli occhi da tutta la storia antica. Grande generale (non un Garibaldi), carattere nobile, ‘real representative’ dell’antico proletariato. Pompeo un vero mammalucco salito in falsa rinomanza come ‘young man’ di Silla, ecc., prima appropriandosi dei successi di Lucullo (contro Mitridate), poi quelli di Sertorio (Spagna) e così via. Come generale, ‘l’Odilon Barrot romano. Un disgraziato non appena deve misurarsi con Cesare. Cesare fece i più grossolani errori militari, a bella posta, da insensato, per far perdere la bussola al filisteo che gli stava di fronte. Un comune generale romano, diciamo Crasso, lo avrebbe annientato sei volte durante la lotta nell’Epiro. Ma con Pompeo tutto era possibile. Shakespeare nel suo ‘Love’s labour lost’ mostra d’aver intuito quel che Pompeo era effettivamente» (N.d.C)] La morale del marxismo nell” Antidühring di Engels (pag 87-94)”,”TEOC-686″
“FALLOT Jean, a cura di Ivano SPANO”,”Scienza della lotta di classe.”,”Jean FALLOT (Argenteuil 1912), marxista francese, laureato nella facoltà di legge di Parigi ricercatore del Centre de la Recherche Scientifique ha svolto attività di ricerca e didattica in alcune università italiane ed estere. All’epoca, nel 1974, insegnava all’ università di Nizza. In passato è stato iscritto al PCF. E’ stato allontanato dal partito per le sue posizioni in linea con il PCC e il maoismo. Ha scritto pure ‘Marx e la questione delle macchine’ e ‘Lotta di classe e morale marxista’. Articolo di Lenin: ‘W. Kolb e G. Plekanov’ (Opere vol: 22 p. 145-146) sulla concezione dell’ipocrisia e della menzogna opportuniste (pag 163) Contiene: Il metodo scientifico marxista e la guerra rivoluzionaria (pag 232-333) (Mao)”,”TEOC-022-FV”
“FALLOT Jean”,”Marx e la questione delle macchine.”,”Contiene il capitolo ‘Le quattro definizioni marxiste della scienza’: scienza, mezzo di lavoro; scienza, forza produttiva; scienza, potenza del lavoro; scienza, potenza intellettuale della produzione La quarta sezione del primo libro del Capitale”,”MADS-021-FV”
“FALLS Cyril”,”L’ arte della guerra.”,”””Clausewitz scrisse: “”Quanto più alte e forti sono le ragioni di guerra, quanto più essa coinvolge l’ intera esistenza di un popolo, quanto più grande è la tensione che la precede, quanto più si avvicinerà alla sua pura potenza astratta, tanto più il suo scopo sarà la disfatta del nemico, tanto più guerriero e meno politico ne sarà lo spettacolo””. Questo fu un commento eccezionale che da allora ha influenzato molti pensatori e capi fra cui: Bismarck, Marx e Hitler (…)””. (dalla premessa, pag 35) Contiene i capitoli: ‘La strategia e tattica della prima guerra mondiale’ (pag 100) e ‘La strategia e la tattica della seconda guerra mondiale’ (pag 174)”,”QMIx-122″
“FALLS Cyril”,”The Art of War. From the age of Napoleon to the present day.”,”FALLS Cyril Bentham: (nato a Dublino il 2/3/1888; morto a Walton on Thames, UK il 23/4/1971). Storico militare, giornalista e accademico britannico, noto per gli studi sulla Prima guerra mondiale. Durante la Grande Guerra, nell’Esercito britannico, prestò servizio nel Royal Fusiliers. Successivamente Ufficiale di Stato maggiore. Fregiato della Croix de Guerre francese, fu congedato dalle forze armate britanniche con il grado di Capitano. <> (trad. d. r. della frase posta a inizio testo). <> (trad. d. r. pag VII, VIII) <> (trad. d. r. pag 213 e pag 196)”,”QMIx-211-FSL”
“FALOSSI Luigi GHEZZI Carlo presentazione; saggi di Paul GINSBORG Paolo GIOVANNINI Silvia DEL-VECCHIO Franca BIMBI Eros FRANCESCANGELI Roberto MOSCATI Marco SCAVINO Marialuisa-Lucia SERGIO Renato LATTES Yannick BEAULIEU Fabrizio LORETO Elio GIOVANNINI Giulia ALBANESE Francesco M. BISCIONE Gianni SILEI Roberto BIANCHI Gloria CHIANESE Stefano MUSSO Alceo RIOSA Alessandro DEL-CONTE Rossella DEGL’INNOCENTI Carlo BACCETTI Patrizio TONELLI Margherita BECCHETTI Giovanni CONTINI Marco GRISPIGNI Dario RAGAZZINI Diego GIACHETTI”,”I due bienni rossi del Novecento, 1919-20 e 1968-69. Studi e interpretazioni a confronto.”,”Saggi di Paul GINSBORG Paolo GIOVANNINI Silvia DEL-VECCHIO Franca BIMBI Eros FRANCESCANGELI Roberto MOSCATI Marco SCAVINO Marialuisa-Lucia SERGIO Renato LATTES Yannick BEAULIEU Fabrizio LORETO Elio GIOVANNINI Giulia ALBANESE Francesco M. BISCIONE Gianni SILEI Roberto BIANCHI Gloria CHIANESE Stefano MUSSO Alceo RIOSA Alessandro DEL-CONTE Rossella DEGL’INNOCENTI Carlo BACCETTI Patrizio TONELLI Margherita BECCHETTI Giovanni CONTINI Marco GRISPIGNI Dario RAGAZZINI Diego GIACHETTI”,”MITT-287″
“FALOSSI Luigi GIOVANNINI Paolo a cura, aggi di Chiara COLOMBINI Stefano MUSSO Pietro MARCENARO Emanuele ZINATO Luigi FALOSSI Paolo GIOVANNINI, testimonianze e ricordi di Elio GIOVANNINI Andrea RANIERI Vittorio RIESER”,”Vittorio Foa.”,”Saggi di Chiara COLOMBINI Stefano MUSSO Pietro MARCENARO Emanuele ZINATO Luigi FALOSSI Paolo GIOVANNINI, testimonianze e ricordi di Elio GIOVANNINI Andrea RANIERI Vittorio RIESER Vittorio Foa (1910-2008) è una delle figure di maggiore integrità e spessore intellettuale e morale della politica e del sindacalismo italiano nel Novecento. Nato da una famiglia di origine ebrea, dopo la laurea in giurisprudenza aderisce al movimento Giustizia e Libertà contro il regime fascista. Dopo l’arresto e una lunga reclusione, nel 1943 partecipa alla resistenza fra le fila del Partito d’Azione del quale, nel 1946 è eletto deputato all’Assemblea Costituente. Dopo la militanza nel PSI e una lunga attività sindacale nella FIOM prima e CGIL dopo, nel 1970 si dedica solo all’insegnamento universitario. Aderisce in seguito al partito democratico.”,”BIOx-280″
“FANA Marta”,”Non è lavoro, è sfruttamento.”,”Marta Fana ha conseguito un dottorato di ricerca in Economia presso l’Institut d’Etudes Politiques di SciencesPo a Parigi. Scrive per ‘Internazionale’ e il ‘Fatto quotidiano’.”,”CONx-238″
“FANEUF Leston”,”Lawrence D. Bell. A Man and His Company. “”Bell Aircraft””.”,”Lester Faneuf, member of the Newcomon SOciety, President Bell Aircraft Corporation, Buffalo”,”ECOG-101″
“FANFANI Amintore”,”Summula sociale. Secondo l’ insegnamento pontificio.”,”Opera firmata dall’ autore.”,”RELC-092″
“FANFANI Amintore”,”Storia del lavoro in Italia. Dalla fine del secolo XV agli inizi del XVIII.”,”””Talvolta abbiamo visto che i salari monetari dei lavoratori che andavano ad opera erano integrati da prestazioni in natura: si tratta in genere di certe misure di vino. E ci siamo imbattuti anche in salari monetari che integravano il mantenimento, essendo questo il caso di tutti i servitori domestici, oltre che degli specialisti solfieri impiegati in quel di Tortona. Ma oltre a queste integrazioni, alloggio e vitto ricevettero spessissimo, per non dire sempre, i giovani apprendisti in casa del maestro, tanto che il modesto salario monetario doveva servire solo per le vesti. Convivenze con il capo di bottega si realizzano anche in altri casi. A Roma il Cellini dice che aveva in casa sua una camera dove dormivano i suoi lavoranti ed anzi precisa – e la precisazione mostra a quanta intimità si giungesse – che una sera, essendo caldo, i lavoranti si erano spogliati in bottega ed erano saliti in camera in camicia, donde la nota comica tra i guai che capitarono in quella notte. Anche la casa di Aldo Manuzio a Venezia ospitava gli operai della tipografia ed Erasmo dice che il suocero di Aldo, Andrea Torresani, capo di casa, dava agli operai per pasto anche solo insalata, annacquava il vino e preparava pane di grano guasto””. (pag 383-384)”,”MITT-263″
“FANFANI P. TRAMATER RIGUTINI ALBERTI MANUZZI DE-STEFANO SERGENT GHERARDINI TRINCHERA e altri”,”Novissimo vocabolario della lingua italiana compilato sui dizionari di P. Fanfani Tramater Alberti Manuzzi De Stefano Sergent Gherardini Trinchera ecc. ecc. con numerose aggiunte ricavate dal Dizionario delle Crusca e da quelle dei Sinonimi della Lingua Italiana di Niccolò Tommaséo.”,”””Borghesia, sf. L’ordine mezzano de’ cittadini, // Cittadinanza. “”Comunismo, sm. Dottrina, o meglio Utopia sociale, secondo la quale i beni di questo mondo si avrebbero a spartire egualmente tra tutti. (…) Proletario, sm. Persona bassa e vile, e non buona ad altro che a far razza. (…)”” (pag 148, 239, 879) Mancano i termini marxismo e socialismo, internazionalismo”,”REFx-110″
“FANFANI Tommaso a cura; contributi di Franco AMATORI Sergio ANSELMI Corrado ANTONINI Marcello BERTI Marco BONINO Giacomo BORRUSO Giuseppe CONTI Marcello DE-DONNO Luigi DE-ROSA Giuseppe DI-TARANTO Giuseppe DONEDDU Giorgio DORIA Tommaso FANFANI Ezio FERRANTE Renato GIANNETTI Giuseppe LA-FERLA Daniela MANETTI Ugo MARCHESE Paola MASSA PIERGIOVANNI Mario MARZARI Nicola OSTUNI Calogero PIAZZA Fausto PIOLA CASELLI Giovanni SCARABELLI Maria SIRAGO Marco TANGHERONI Ugo TUCCI”,”La penisola italiana e il mare. Costruzioni navali trasporti e commerci tra XV e XX secolo.”,”Contributi di Franco AMATORI Sergio ANSELMI Corrado ANTONINI Marcello BERTI Marco BONINO Giacomo BORRUSO Giuseppe CONTI Marcello DE-DONNO Luigi DE-ROSA Giuseppe DI-TARANTO Giuseppe DONEDDU Giorgio DORIA Tommaso FANFANI Ezio FERRANTE Renato GIANNETTI Giuseppe LA-FERLA Daniela MANETTI Ugo MARCHESE Paola MASSA PIERGIOVANNI Mario MARZARI Nicola OSTUNI Calogero PIAZZA Fausto PIOLA CASELLI Giovanni SCARABELLI Maria SIRAGO Marco TANGHERONI Ugo TUCCI ‘Alla perdita di competitività nelle costruzioni navali corrispondeva analoga perdita nei traffici e negli scambi; gli olandesi riuscivano a praticare noli inferiori agli italiani, usufruendo tra l’altro di una maggiore efficienza nelle operazioni di carico e scarico, oltre che nei tempi di navigazione. Tutti i porti del Mediterraneo vedevano crescere la presenza di navi inglesi e olandesi, in grado di monopolizzare quelle rotte una volta esclusivo dominio dei veneziani o dei genovesi. La Penisola perdeva terreno, attaccata anche all’interno del proprio mare dai Ragusei (9). Il ribaltamento dello scenario internazionale si compiva inesorabilmente : il cammino dell’Inghilterra verso il primato era scandito dal potenziamento della flotta, dalla nascita delle grandi compagnie di navigazione cui seguiva la fondazione della borsa di Londra, lo svilupparsi di una dinamica finanziaria ed operativa i cui principi teorici e funzionali, magra consolazione, erano stati posti proprio dai mercanti toscani nei secoli precedenti. Ma l’elemento vincente fu il considerare la marina mercantile come parte integrante della forza navale del paese ed il commercio, di cui questa era indiscriminata ed unica protagonista per un’isola, l’elemento più determinante per accrescere la ricchezza, la potenza economica e politica”” (pag 7) [Tommaso Fanfani, Lo scenario generale] [(9) Cfr: A. Di Vittorio, ‘Finanza e moneta a Ragusa nell’età della crisi, Napoli’, 1983]”,”ITAE-415″
“FANFANI Tommaso”,”Alleanza Assicurazioni. Cento anni di storia.”,”Tommaso Fanfani è professore ordinario di Storia Economica. Autore di oltre cento pubblicazioni, attualmente (1998) è Preside della Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Pisa. Presidente della Fondazione Piaggio, è membro di comitati scientifici, di riviste e istituti di ricerca italiani ed esteri”,”ECOG-109″
“FANFANI Tommaso”,”Scelte politiche e fatti economici in Italia nel quarantennio repubblicano (1946-1986).”,”Tommaso Fanfani è nato a Pieve S. Stefano (Arezzo) nel 1943. E’ ordinario di Storia economica presso la Facoltà di Economia e Commercio di Pisa (1987). Nota a matita (probabilmente D.P.) sui limiti di questo volume “”esempio… di come si possa citare una bibliografia senza misurarsi o considerare quello che in essa si afferma”” (in apertura)”,”ITAE-096-FP”
“FANNO Marco”,”La teoria economica della colonizzazione.”,”””Lo stesso evento si verifica adunque nei vari paesi nel corso del secolo XIX. A due riprese successive a cinquant’anni l’una dall’ altra hanno luogo simultaneamente in tutti i paesi nuove copiose importazioni di capitali britannici; e a queste seguono in tutti simultaneamente enormi acquisti di terre e una vigorosa espansione della produzione capitalistica. Per cui la diretta dipendenza di questa dalle importazioni di cotesti capitali resta provata. E sono pertanto i capitali inglesi a creare la prima delle due condizioni necessarie allo sviluppo del capitalismo coloniale”” (pag 369)”,”ECOI-106″
“FANNO Marco D’ALAURO Orlando”,”Elementi di scienza economica.”,”Marco FANNO già professore all’ Università di Padova. Orlando D’ALAURO ordinario di politica economica nell’ Università di Genova. “”Il diritto di proprietà era concepito dai Romani come il diritto di usare e abusare delle cose possedute. Durante l’ evo di mezzo esso subì mutilazioni e deformazioni in conseguenza dei vincoli posti dal regime feudale al trapasso dei beni. Ma fu ripristinato in pieno dalla Rivoluzione francese, grazie soprattutto alla scuola del giusnaturalismo. Considerata come un diritto naturale complemento della personalità umana, la proprietà subì da allora in poi progressive limitazioni, di mano in mano che alla concezione individualistica andò sostituendosi quella concezione nuova della vita collettiva, secondo cui i diritti e gli interessi dei singoli devono subordinarsi a quelli della collettività””. (pag 192)”,”ECOT-073″
“FANNO Marco”,”La teoria delle fluttuazioni economiche.”,”Marco Fanno nacque a Conegliano (Treviso) l’8 agosto 1878, la sua famiglia apparteneva alla comunità ebraica di Conegliano. Compì gli studi alla Scuola Superiore di Commercio di Venezia e conseguì nel 1902 l’abilitazione all’insegnamento delle discipline economiche nelle scuole medie, nel 1904 ottenne la libera docenza in Economia Politica presso l’Università di Padova. Dal 1905 fu professore di Economia Politica presso la Scuola Superiore di Commercio a Genova, poi all’Università di Sassari, Cagliari, Messina, Parma. Morì a Padova il 14/01/1965.”,”ECOT-241-FL”
“FANO-DAMASCELLI Ester”,”La salute mortale. Le contraddizioni del boom americano degli anni ’60.”,”‘Alla memoria di Raniero Panzieri’ Ester Fano-Damascelli laureata all’università di Roma è autrice di una monografia sui movimenti migratori in Sicilia e di articoli sulla politica economica del fascismo italiano.”,”USAS-001-FSD”
“FANON Frantz”,”Sociologia della rivoluzione algerina.”,”‘Come un popolo si trasforma nel corso della sua emancipazione’ Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”FRQM-001-FAP”
“FANON Frantz”,”Il negro e l’altro.”,”Frantz Fanon (Martinica, 1925), dopo la laurea in medicina si dedicò alla psichiatria. Dallo scoppio della guerra d’Algeria (1954), si pose al servizio del FLN. E’ morto di leucemia nel 1961. Si è occupato dell’idea della rinascita africana.”,”AFRx-002-FFS”
“FANTASIA Rick VOSS Kim”,”Des syndicats domestiqués. Repression patronale et resistance syndicale aux Etats-Unis.”,”Il modello americano vede la distruzione programmata di tutte le forme di organizzazione e protezione del lavoro. La cultura politica e il diritto americano hanno a poco a poco smantellato il movimento sindacale di contestazione sociale. Il libro è una sorta di viaggio nell’ America dimenticata dei lavoratori ordinari. Gli AA sono due sociologi americani.”,”MUSx-141″
“FANTI Liano”,”Nilde Iotti, signora del Palazzo.”,”FANTI è nato nel 1925 in provincia di Reggio Emilia. Giornalista e ricercatore storico si è occupato di avvenimenti sindacali e politici. Ha scritto libri e pamphlet.”,”PCIx-073″
“FANTI Giorgio a cura”,”””Tempi nuovi”” periodico del gruppo intellettuali Antonio Labriola, 1944-1946.”,”La teoria congiunturale delle crisi in Marx, A. Ardigò (pag 32) (24) Antonio Labriola, primo marxista italiano, di A. Colombi, (pag) 10 (6. Gen 1946) Giorgio FANTI curatore della riedizione della rivista ‘Tempi nuovi’ è stato segretario di redazione di TN poi segretario del Gruppo A. Labriola. “”Maturava la fine, la conclusione che si riteneva anche allora più prossima di quanto non fosse in realtà. Giunse da Roma, paracadutato, il generale Raffaele Cadorna ad offrire lealmente i suoi servigi in quel qualunque posto al quale volesse destinarlo il CLNAI. Si comprendeva però che il Comando alleato, pur senza dettare ordini che in tale forma non sarebbero stati accolti, desiderava che il generale Cadorna fosse nominato comandante generale del Corpo Volontari della Libertà, ciò che fu fatto qualche settimana più tardi, aggiungendovi Longo e Parri come vice-comandanti ed altri di diversi partiti come membri del Comando. Questo segnò un periodo di più decisa riorganizzazione e delle più grandi battaglie prima dell’ insurrezione.”” (pag 15)”,”EMEx-058″
“FANTI Giorgio a cura; scritti di Concetto MARCHESI E. VALLI Paolo FORTUNATI A. DE-POLZER G. TAVERNARI C. PETRIN A. GATTO A. RATTA A. CUCCHI E. VALLI Annibale ARDIGO’ G. MERLINI A. BANFI A. COLOMBI G. DA-VIA I. BARONTINI G.DOZZA P. CROCIONI R. CENERINI P. FORTUNATI A. BARDI I. CONEGO S. SOZZI A. BETTI G. OZZOLI B. CESARINI R. VIGANO’ A. MELUSCHI L. TARANTINI V. BETTI C. CAMPANINI G. STERNINI”,”””Tempi nuovi”” periodico del gruppo intellettuali Antonio Labriola, 1944-1946.”,”La teoria congiunturale delle crisi in Marx, Annibale Ardigò N: 4 pag 21-31; N: 6 pag 24-33″,”TEOP-009-FGB”
“FANTINI Manlio”,”Due treni di storia. Una fabbrica genovese nella Resistenza.”,”””L’ enorme rilancio dello stabilimento di Campi era ancora poca cosa in rapporto alle esigenze sia degli armamenti che delle necessità manifestate dalla normale domanda interna, quando si pensi che il consumo per abitante di acciaio fu nel biennio 1937-38 di 59 chilogrammi contro i 263 chilogrammi della Gran Bretagna e i 379 degli Stati Uniti.”” (pag 106)”,”ITAR-049″
“FANTINI Bernardino a cura; brani di EMPEDOCLE DEMOCRITO PLATONE ARISTOTELE EPICURO LUCREZIO AGOSTINO TOMMASO D’AQUINO COPERNICO GALILEO GALILEI FONTENELLE RAY HUTTON BUFFON CUVIER ERASMUS DARWIN LAMARCK LYELL DARWIN SPENCER HUXLEY MARX ENGELS JACOB MONOD MEDAWAR PRIGOGINE WEGENER MERLEAU-PONTY BONDI SCIAMA P. ROSSI MONTALENTI LURIA SIMPSON CHEDD DOBZHANSKY DUBININ”,”L’ evoluzionismo.”,”Contiene il capitolo: ‘Il marxismo e la teoria dell’evoluzione’ (pag 144-158)”,”SCIx-441″
“FANTINI Manlio”,”Due treni di storia. Una fabbrica genovese nella Resistenza.”,”Dedicato alla memoria di coloro che, partiti sul treno, non hanno fatto ritorno, perché i figli ed i nipoti non li dimentichino (in apertura) Contiene molte foto sulla città di Genova in tempo di guerra”,”ITAR-013-FER”
“FANTONI Gianluca”,”Storia della Brigata ebraica. Gli ebrei della Palestina che combatterono in Italia nella Seconda guerra mondiale.”,”Gianluca Fantoni insegna Storia contemporanea presso la Nottingham Trent University in Gran Bretagna: “”La Brigata ebraica fu una brigata inquadrata nell’esercito britannico, nata nel 1944 per operare in Itlia, composta soprattutto (ma non solo) da ebrei, molti dei quali provenienti dalla Palestina. Questo libro è importante per almeno due ragioni. In primo luogo non vi è sostanzialmente nessun lavoro storiografico su questa vicenda straordinaria: gli ebrei d’Europa, durante la Shoah, trovano un’occasione di riscatto a guerra ancora in corso, combattendo contro i nazifascisti nel teatro bellico italiano. In secondo luogo, in Italia, negli ultimi anni, la presenza della Britgata ebraica nelle manifestazioni del 25 aprile è stata occasione di forte conflitto., tra comunità ebraiche e simpatizzanti di sinistra filopalestinesi.Spesso, nell’ambito di questa diatriba, si sostengono tesi storiograficamente errate sia sulla Brigata ebraica sia sul legame negli anni Quaranta tra palestinesi e nazismo. È il momento di riformulare questo dibattito – in modo pacato – partendo da fatti concreti e non da leggende militanti”” (quarta di copertina) Il Gran Mufti di Gerusalemme e il nazismo “”[Il] Gran Mufti di Gerusalemme, era un antisionista giurato, e probabilmente anche un antisemita. Coinvoto in attività antibritanniche e braccato dalla polizia coloniale, si rifugiò a Berlino nel novembre 1941. Sperava di diventare il referente di Hitler per il Medio Oriente; si immaginava a capo di una nazione palestinese, che il Führer gli avrebbe concesso di guidare una volta vinta la guerra e scacciati gi inglesi. Si dette perciò da fare per entrare nelle grazie dei nazisti: lanciò appelli al mondo arabo perché si sollevasse contro gli inglesi (ma non ci fu nessuna rivolta); e diede una mano nella creazione di una divisione SS formata per circa due terzi da musulmani dei Paesi balcanici, che ebbe un ruolo del teutto secondario nelle operazioni belliche (107). In alcune foto lo si vede passare in rassegna dei soldati in uniforme nazista, che però al posto dell’elmetto indossano il fez, un caratteristico copricapo nordafricano e balcanico. Nelle stesse foto il Mufti appare incapace di fare un saluto fascista come si deve, a braccia ben teso: lo tiene invariabilmente a novanta gradi, tanto che parrebbe aggrapparsi alla maniglia di un invisibile autobus. Sembra che al-Husseini non godesso di troppo credito presso le autorità naziste, che giustifcavano il suo mantenimento oneroso e il suo contributo allo sforze bellico di scarso rilievo. I rapporti tra Hitler e al-Husseini erano del tutto asimmetrici. Mentre quest’ultimo aveva disperatamente bisogno del dittatore nazista per realizzare i suoi piani, Hitler non fu mai veramente convinto della opportunità di garantire l’indipendenza degli arabi in Palestina”” (pag 182-183)”,”QMIS-344″
“FAPPANI Antonio”,”Guido Miglioli e il movimento contadino.”,”””Fu così che Miglioli mantenne la sua “”neutralità più rigorosa”” fino all’ ultimo, senza un momento di debolezza. E naturalmente al momento cruciale votò contro. Poi continuò la battaglia, specie su ‘L’Azione’. Numerose volte la censura intervenne tagliando lunghi pezzi degli articoli de ‘L’Azione’, mentre una serie senza fine di polemiche dovette sostenere Miglioli con P. Gemelli, Ernesto Vercesi e con diversi giornali come l’ ‘Unità cattolica’, il ‘Cittadino di Brescia’ per il suo neutralismo ad oltranza, ed il richiamo continuamente ripetuto ai cattolici a dire di no alla guerra e di mettersi all’ opposizione in Parlamento… Commentando la conferenza socialista di Kienthal del settembre 1915, l’ Azione auspicava la nascita di un’ Internazionale bianca che fosse appunto portatrice della pace e dell’ unione fra i popoli.”” (pag 218)”,”ITAA-123″
“FARABONE Roberto VIANO Rosalba”,”Logica e diagrammi a blocchi. Tecniche di programmazione.”,”Roberto Farabone si è laureato in Fisica all’Università degli Studi di Milano. É entrato alla Sperry UNIVAC, dove ha lavorato qualche anno come sistemista in seguito è entrato al Servizio Addestramento UNIVAC come istruttore ed ivi svolge la sua attività sulla linea dei sistemi medio-piccoli. Rosalba Viano, si è laureata in Fisica all’Università degli Studi di Milano. Ha svolto la sua attività di insegnante principalmente presso gli Istituti Tecnici, dove attualmente opera ed ha affrontato i temi dell’elaborazione dei dati partecipando ad una serie di corsi presso il Servizio Addestramento UNIVAC.”,”SCIx-072-FL”
“FARAGO Ladislas”,”Il sigillo spezzato. La vera storia di Pearl Harbor.”,”ANTE1-51 Ladislas FARAGO ha fatto parte durante la seconda guerra mondiale dell’Ufficio Informazioni Navali, il servizio di spionaggio della marina americana e nel periodo della crisi nippo-americana e dell’attacco a Pearl Harbor lavorava al dipartimento della marina di Washington in qualità di consulente dell’allora segretario alla marina Knox. In precedenza era stato direttore di ‘Corps Diplomatic’ e ‘United Nations World’. Ha scritto diversi libri tra cui ‘Patton: Ordeal and Triumph’. (Patton il generale d’acciaio).”,”QMIS-115″
“FARAGO Ladislas”,”The broken seal. The dramatic story of Operation Magic and the Pearl Harbour disaster.”,”Ci fu una cospirazione alla Casa Bianca per trascinare il Giappone nella Seconda guerra mondiale? I comandanti delle Hawaii furono lasciati soli ai loro doveri militari dopo che non erano riusciti a prevedere il raid a Pearl Harbor? Esattamente quanto sapevano gli Stati Uniti sulle intenzioni giapponesi alla vigilia di Pearl Harbor? La marina degli Stati Uniti riuscì a trovare le chiavi dei codici di alta sicurezza della marina giapponese già prima del 1926 ma li perse alla vigilia di Pearl Harbor Perché la US Navy rifiutò di condividere il segreto della propria attività di decodificazione dei codici con US Army?”,”QMIS-204″
“FARBER Samuel”,”Before Stalinism. The Rise and Fall of Soviet Democracy.”,”FARBER Samuel è Associate Professor of Politica Science alla Brooklyn College di New York. “”On 4 November of 1917, V.I. Lenin declared that ‘we have not resorted, and I hope will not resort, to the terrorism of the French revolutionaries who guillotined unarmed men. I hope we shall not resort to it, because we have strength on our side””. (V.I. Lenin, ‘Speech at a Joint Meeting of the Petrograd Soviet of Workers’ and Soldiers’ Deputies and Delegates from the Fronts’, 4 (17) November 1917; in Collected Works N° 26, pag 294)”,”RIRO-376″
“FARESE Giuseppe”,”Poesia e rivoluzione in Germania 1830 – 1850.”,”Giuseppe FARESE, nato nel 1933, insegna Lingua e letteratura tedesca all’Univ di Bari. Tra i suoi lavori: -Individuo e società nel romanzo ‘Der Weg ins Freie’ di Arthur SCHNITZLER (Roma, 1969) -A. Schnitzler alla luce della critica recente, 1966-1970 (in Studi Germanici, 1971) “”A seguito delle vittoriose affermazioni rivoluzionarie e popolari di Vienna e Berlino Marx ed Engels erano rientrati da Parigi a Colonia l’11 aprile 1848 per organizzare e proseguire la lotta. L’attività della Lega dei comunisti mirava “”1) alla diffusione delle “”Rivendicazioni del partito comunista in Germania””, 2) alla fondazione di “”Arbeitervereine”” e 3) alla creazione di un grande organo della democrazia, la “”Neue Rheinische Zeitung””””. Mentre il numero degli “”Arbeitervereine”” crebbe immediatamente, sicché esso era già assai elevato nell’aprile-maggio 1848, carente era invece il livello di preparazione politica degli aderenti poiché la maggior parte dei lavoratori continuava a restare ancorata a interessi e concezioni piccolo-borghesi. Le maggiori difficoltà incontrate da Marx e Engels nella organizzazione e politicizzazione degli “”Arbeitervereine”” si focalizzavano nella lotta al settarismo di Andreas Gottschalk, presidente dello “”Arbeiterverein”” di Colonia, che sosteneva che il proletariato non aveva bisogno di alleati ed era in grado di istituire subito una repubblica dei lavoratori, e nella opposizione alle spontanee e forti tendenze tradeunionistiche che inducevano molti lavoratori a vedere il più importante compito della rivoluzione nell’immediato miglioramento delle loro condizioni economiche. Queste tendenze si riassumevano nella teoria di Stephan Born che aveva fondato il 19 aprile 1848 a Berlino un “”Comitato centrale per i lavoratori”” a carattere sindacale e sosteneva che, a differenza che in Inghilterra e in Francia, la mancanza di una grande industria non aveva portato in Germania ad una acutizzazione dei conflitti di classe e che quindi si trattava allora solo di arrivare ad un equilibrio fra capitale e lavoro attraverso riforme sociali. Da che si arguisce che la voluta accentuazione del ‘sociale’ di Born era altrettanto dannosa quanto il radicalismo e l’oltranzismo di Gottschalk, perché induceva i lavoratori a credere che fosse possibile piegare il potere del capitale attraverso le riforme, dimenticando che solo precise ed immediate conquiste politiche potevano creare la base per la soluzione di tutti i problemi immediati e futuri del proletariato (Cfr. K. Obermann, ‘Deutschland von 1815 bis 1849’, Berlin, 1967, pp. 306-12 e passim). Le “”Rivendicazioni del partito comunista in Germania”” redatte in diciassette punti il 1° aprile 1848 da K. Marx, K. Schapper, H. Bauer, F. Engels, J. Moll, W. Wolff e aperte da motto “”Proletari di tutti i paesi, unitevi!””, così come le vicende che portarono alla fondazione della “”Neue Rheinische Zeitung”” sono registrate in ‘Rhenische Briefe und Akten zur Geschichte der politischen Bewegung, 1830-1850’, a cura di J. Hansen, vol. II. 1846-1850, prima metà (gennaio 1846-aprile 1848), Bonn 1942, pp. 702-10)”” [Giuseppe Farese, Poesia e rivoluzione in Germania 1830 – 1850, 1974, nota 8 p. 196-97]”,”QUAR-041″
“FARESE Giovanni”,”Luigi Einaudi.”,”Luigi Einaudi (1874-1961) esponente del pensiero liberale e federalista europeo. Economista, professore e giornalista fino all’impegno politico che lo porta alla Presidenza della Repubblica nel maggio 1948. “”””Il fascismo, sotto un certo rispetto, è il risultato della stanchezza che nell’animo degli italiani era cresciuta dopo le lunghe e rabbiose lotte intestine del dopo guerra ed è un tentativo di irreggimentazione della nazione sotto a una sola bandiera. Gli animi anelavano alla pace, alla tranquillità, al riposo e si acquietarono alla parole di chi prometteva questi beni””. Così scrive Einaudi nel 1925, dopo una prima, non breve fase in cui lui, come altri intellettuali liberali italiani, ha sottovalutato la natura rivoluzionaria e violenta del regime. Non pochi tra gli economisti hanno visto di buon occhio l’ascesa di Mussolini, rassicurati, tra l’altro, dalla politica economica di Alberto De’ Stefani (1879-1969), economista e ministro delle Finanze del primo governo fascista. Ridurre il disavanzo pubblico anche attraverso le privatizzazioni e lo snellimento della pubblica amministrazione; perseguire un indirizzo economico produttivista, anche attraverso la riduzione della pressione tributaria, e il sostegno alle esportazioni; liberare quote del risparmio nazionale verso gli investimenti produttivi a medio e lungo termine in grado di liberare il peso dalle tare che gravano sulla bilancia commerciale. Sono questi, in sintesi, gli obiettivi di De’ Stefani, che trovano favore presso i ceti produttivi e gli economisti liberali. Esiste una larga convergenza su questi punti. In più, il fascismo è visto come un fattore di stabilizzazione interno e internazionale, che dichiara almeno inizialmente di voler rispettare i trattati e gli impegni presi dall’Italia liberale”” (pag 82)”,”BIOx-278″
“FARIAS Victor”,”Heidegger e il nazismo.”,”Victor Farias, nato nel 1940 a Santiago del Cile, è docente di filosofia alla Libera Università di Berlino. E’ stato allievo di Heidegger e ha partecipato tra l’altro al seminario privato su Eraclito tenuto da Heidegger nel 1967. Heidegger alla manifestazione della scienza tedesca in appoggio a Hitler. “”Tra gli impegni politici di politici di Martin Heidegger per «rivoluzionare» l’università occorre anche ricordare la sua partecipazione a quella che è stata chiamata Manifestazione della scienza tedesca, svoltasi a Lipsia nel novembre del 1933 per iniziativa del Führer dell’Associazione dei professori nazionalsocialisti (NSLB) della Sassonia, il ‘Gauobmann’ (capo distrettuale) Arthur Göpfert. Il simposio era stato pensato come un omaggio della scienza – ossia dei più prestigiosi uomini di scienza tedeschi – al governo hitleriano. L’incendio del Reichstag del 27 febbraio 1933 aveva fornito a Hitler il destro per promulgare il decreto di sospensione di tutti diritti costituzionali, decreto che gli dava anche facoltà di controllo diretto su tutte le province del Reich. Le elezioni del marzo, malgrado il totale spiegamento di forze nazista, diedero a Hitler soltanto il 44 per cento dei suffragi. Egli aveva ancora evidentemente bisogno di rafforzare il proprio potere. A tal fine, dopo aver proceduto alla nomina – in aprile – dei ‘Reichsstatthalter’ con la funzione di assicurare la disciplina nelle province del Reich, indisse un plebiscito per il 12 novembre 1933, in vista del quale il Partito nazista mobilitò tutte le sue forze e tra queste, naturalmente, l’università. Alla solenne manifestazione organizzata da Göpfert parteciparono il professor Eugen Fischer, rettore dell’Università di Berlino, il professor Arthur Golf, rettore dell’Università di Lipsia, il rettore dell’Università di Friburgo, Martin Heidegger, il rettore dell’Università di Gottinga, Friedrich Neumann, il rettore dell’Università di Amburgo, Eberhardt Schmidt, i professori Hirsch, Pinder (Monaco) e Sauerbruch (Berlino). Alle ricerche di Schneeberger si devono le prime utili informazioni sulla cerimonia e sulla partecipazione ad essa di Heidegger (223). Ecco come inizia il discorso di Heidegger: «Insegnanti e camerati tedeschi! Uomini e donne tedeschi! Il popolo tedesco è chiamato dal Führer a votare; ma il Führer non implora nulla dal popolo, egli dà piuttosto al popolo la più diretta possibilità della libera e suprema decisione: di volere, come popolo intero, la sua propria esistenza, ovvero di ‘non’ volerla. Domani il popolo non sceglie nulla di meno che il suo futuro. Questa elezione non si può affatto confrontare con le elezioni che si sono avute sino ad ora. La sua unicità sta nella semplice grandezza della decisione che in essa si deve prendere. L’inesorabilità di ciò che è semplice e ultimo non tollera tentennamenti ed esitazione. Questa decisione radicale si spinge sino al confine estremo dell’esserci del nostro popolo. E che cos’è questo confine? Esso consiste in quella rivendicazione primordiale di ogni essere di conservare e salvare la propria essenza. In tal modo viene posta una barriera fra ciò che si può chiedere e ciò che non si può chiedere a un popolo. In forza di questa legge fondamentale dell’onore, il popolo tedesco custodisce la dignità e il carattere risoluto della sua vita. Tuttavia, la volontà di farsi carico della responsabilità di sé non è solo la legge fondamentale dell’esistenza del nostro popolo, ma è, a un tempo, l’evento fondamentale del conseguimento del suo Stato nazionalsocialista. (…)». Nell’analisi della relazione popolo-Führer, Heidegger si avvale delle categorie fondamentali di ‘Essere e tempo’. Ma qui la possibilità della «decisione-risoluta» non viene più tematizzata a partire dall’esistenza individuale; è il popolo che viene messo di fronte a sé stesso e che deve prendere partito: scegliersi o negarsi. Ma per Heidegger, come sempre in tutte le forme filosofiche e politiche assunte dal fascismo, tale possibilità di scelta non si radica nel popolo stesso, ma in quella mediazione trascendentale e costitutiva che è qui rappresentata dal Führer”” (pag 166-168) [(223) Klassiker in finsteren Zeiten, cit., vol 2, pp. 95 sg]”,”GERN-001-FP”
“FARINA Patrizia”,”La rivoluzione silenziosa. Evoluzione demografica e tendenze future del continente asiatico.”,”FARINA Patrizia ricercatrice in demografia presso la facoltà di scienze statistiche dell’ Università degli studi Milano Bicocca, si occupa principalmente delle condizioni demografiche dei paesi poveri e di migrazioni internazionali. Ha scritto ‘Cina e altri paesi asiatici’ in G. DALLA ZANNA (a cura) ‘Contraccezione e aborto alle soglie del 2000’ (Roma, 1995) e ‘Crescita demografica nei paesi poveri’ in E. COLLOTTI PISCHEL (a cura), ‘La democrazia degli altri’ (Milano, 1996). “”Nel continente asiatico le condizioni sono veramente molto eterogenee: il profilo epidemiologico della Cina è più simile a quello europeo. La proporzione di morti causate da malattie infettive è relativamente bassa grazie alle intense campagne di immunizzazione e vaccinazione già attive all’ inizio degli anni ’50. Benché sia ancora difficile vincere la tubercolosi, anche per l’ aggravarsi dell’ inquinamento. Diversamente, le morti provocate da malattie infettive sono responsabili più o meno di una morte ogni 5 in tutte le altre aree asiatiche.”” (pag 30)”,”DEMx-038″
“FARINA Francesco”,”L’ accumulazione in Italia, 1959-1972. Un’ interpretazione della crisi e della ristrutturazione capitalistica.”,”””Ogni scienza sarebbe superflua se l’ essenza delle cose e la loro forma fenomenica direttamente coincidessero”” K. Marx, Il capitale. Francesco FARINA (Napoli 1947) ha studiato economia presso il Centro di specializzazione di Portici, la Fondazione Einaudi di Torino e la LSE di Londra. Insegna presso la facoltà di Economia e commercio di Napoli. “”A proposito degli effetti delle fasi di concentrazione industriale, Marx osservava come “”la centralizzazione (…) allarga e accelera (…) i rivolgimenti nella composizione tecnica del capitale, che ne aumentano la parte costante a spese di quella variabile, e con ciò diminuiscono la domanda relativa di lavoro””; cosicché, “”gli intervalli in cui la accumulazione opera come semplice ‘allargamento’ della produzione sulla base tecnica data, si accorciano””. (pag 80, Il Capitale, pag 688-689) “”Inoltre, secondo Carli, l’ obbligo della Banca d’ Italia di acquistare ai tassi prefissati qualsiasi quantitativo di titoli le venisse presentato dalle banche, lasciava libere le aziende di credito di espandere in qualsiasi momento la loro liquidità, attraverso la vendita di titoli pubblici tenuti in portafoglio. Questa posizione del Governatore si inquadra nella tesi più volte sostenuta dalla Banca d’ Italia che l’ autonomia delle aziende di credito è andata progressivamente crescendo nel corso degli anni ’60″”. (pag 151-152)”,”ITAE-144″
“FARINA Francesco TAMBORINI Roberto a cura, saggi di Giovanni FACCHINI Maria Luigia SEGNANA Raffaele PACI Francesco PIGLIARU Maurizio PUGNO Elisabetta CROCI ANGELINI Giuseppe DE-ARCANGELIS Giorgia GIOVANNETTI Marco CATENARO Patrizio TIRELLI”,”Da Nazioni a Regioni. Mutamenti Istituzionali e strutturali dopo l’Unione Monetaria Europea.”,”Francesco Farina è professore di Economia politica nella Facoltà di Economia R. Goodwin dell’Università di Pisa. Roberto Tamborini è professore di Economia politica nella Facoltà di Economia dell’Università di Trento. Marco Catenaro, Economist, Fiscal Policies, European Central Bank. Elisabetta Croci Angelini, professore associato di Politica economica, Facoltà di Scienze Politiche, Università di Macerata. Giuseppe De Arcangelis, professore fi Economia internazionale, Facoltà di Economia, Università di Bari. Giovanni Facchini, Assistant professor of Economics, Università dell’Illinois, Urbana (USA). Giorgia Giovannetti, professore di Economia politica, Facoltà di Ingegneria Università di Firenze. Raffaele Paci, professore di Economia applicata, Facoltà di Scienze Politiche, Università di Cagliari and CRENoS. Francesco Pigliaru, professore di Economia politica, Facoltà di Giurisprudenza, Università di Cagliari. Maurizio Pugno, professore di Economia politica, Facoltà di Economia, Università di Trento. Maria Luigia Segnana, professore di Economia internazionale, Facoltà di Economia, Università di Trento. Patrizio Tirelli, professore di Economia politica, Facoltà di Economia, Università di Milano Bicocca.”,”EURE-048-FL”
“FARINA Francesco”,”L’ accumulazione in Italia, 1959-1972. Un’interpretazione della crisi e della ristrutturazione capitalistica.”,”””Ogni scienza sarebbe superflua se l’ essenza delle cose e la loro forma fenomenica direttamente coincidessero”” K. Marx, Il capitale. Francesco FARINA (Napoli 1947) ha studiato economia presso il Centro di specializzazione di Portici, la Fondazione Einaudi di Torino e la LSE di Londra. Insegna presso la facoltà di Economia e commercio di Napoli. “”A proposito degli effetti delle fasi di concentrazione industriale, Marx osservava come “”la centralizzazione (…) allarga e accelera (…) i rivolgimenti nella composizione tecnica del capitale, che ne aumentano la parte costante a spese di quella variabile, e con ciò diminuiscono la domanda relativa di lavoro””; cosicché, “”gli intervalli in cui la accumulazione opera come semplice ‘allargamento’ della produzione sulla base tecnica data, si accorciano””. (pag 80, Il Capitale, pag 688-689) “”Inoltre, secondo Carli, l’ obbligo della Banca d’ Italia di acquistare ai tassi prefissati qualsiasi quantitativo di titoli le venisse presentato dalle banche, lasciava libere le aziende di credito di espandere in qualsiasi momento la loro liquidità, attraverso la vendita di titoli pubblici tenuti in portafoglio. Questa posizione del Governatore si inquadra nella tesi più volte sostenuta dalla Banca d’ Italia che l’ autonomia delle aziende di credito è andata progressivamente crescendo nel corso degli anni ’60″”. (pag 151-152)”,”ITAE-014-FSD”
“FARINELLI Fiorella”,”Formare la Parità. Formazione e orientamento per le pari opportunità.”,”Fiorella Farinelli, esperta di formazione. Segretaria confederale nazionale Cgil, responsabile delle politiche formative.”,”DONx-080″
“FARINI Pellegrino”,”La storia romana. Compendiata ed accresciuta delle nozioni di geografia antica e di antichità romane conforme ai recenti programmi legislativi per le scuole secondarie classiche del 29 ottobre 1863 per il professore G. Parato.”,”E’ stato Scipione ad introdurre l’uso dei letticiuoli per il pranzo. Prima i romani mangiavano su semplici panche. Sciopione portò da Cartagine questa sorta di letti soffici e l’usanza si diffuse subito in tutta Roma. Il cenacolo prese dunque il nome di triclinio. (pag 17)”,”STAx-232″
“FARIO Emilio, GHISALBERTI Alberto M. a cura. Relazioni di MONDINI Luigi, CESSI Roberto, PIERI Piero, DE RUFFRAY Patrick, DI LAURO Ferdinando, GUICHONNET Paul, SUSANI Luigi, BALZANELLI Mario, MATIOTTI Lorenzo.”,”Celebrazioni Centenarie del 1859. Atti del 1° Convegno di Storia Militare tenuto a Mantova il 22/23/24 giugno 1959.”,”<<“”Le cose che si vedono dipendono dalle cose che non si vedono””: lo ha detto San Paolo e a me pare che sia una massima che si attagli perfettamente a quel fenomeno di fermentazione dell’umanità, a quel tremendo fenomeno che si chiama guerra, nel quale le cose che si vedono sono le operazioni belliche, sono le avanzate e le ritirate, sono le battaglie, sono le manovre; le cose che non si vedono sono di solito quelle che precedono gli avvenimenti guerreschi e fra esse sono da ricordare quei provvedimenti che vanno sotto il nome di preparazione. Della campagna del 1859 tutti ricordano Magenta, Solferino e S. Martino, pochi ricordano la preparazione. Con un facile umorismo si potrebbe dire che la preparazione è una cosa che non si è vista, perchè nel 1859 non ve ne fu. Ma non è del tutto esatto. Anzitutto, nella preparazione di una guerra vi è una parte politico-diplomatica e una parte strettamente militare; la prima non mancò e fu accortissima; è della seconda che noi, in questo Convegno, particolarmente ci occupiamo.>> (pag 31-32).”,”QMIx-206-FSL”
“FARKAS André”,”Budapest 1956. La tragédie telle que je l’ai vue et vécue.”,”FARKAS André testimone e protagonista di queste giornate di mezzo secolo fa, fuggito dall’Ungheria all’inizio del 1957 per andare a vivere in Francia. I materiali fotografici di questo libro provengono dagli archivi inediti dell’ Institut ’56 di Budapest. Contiene un capitolo sulla classe operaia ungherese ed un altro sui consigli operai: ‘Des conseils ouvriers comme les Russes n’en ont jamais vu’ (pag 95-107) Distruzione della città di Budapest paragonabile a quella di Stalingrado o di Berlino (pag 106) “”Les conseil ouvriers étaient apparus dès le 24 octobre, mais leur véritable essor date du 26, lorsque le Comité central du parti a finalement admis leur existence. Les syndicats, créatures artificielles du régime, touchés par le vent nouveau, n’ont pas tardé à donner leur bénédiction. Les conseils ouvriers ont pris en main la gestion pratique de leurs entreprises, éliminant le patron s’il le fallait, nommant quelqu’un de plus compétent à sa place, s’occupant des problèmes sociaux des employés, représentant l’enterprise dans les instances administratives locales. Ils constituaient aussi des milices ouvrières armée, assurant ainsi le gardiennage des locaux industriels, la surveillance des biens”” (pag 95)”,”MUNx-061″
“FARNETI Gianni”,”Gli ultimi avventurieri. Storie vere di mercenari bianchi in Africa.”,”Gianni Farneti è nato a Roma nel 1944. Si è occupato di pubblicità, poi è passato al Corriere della Sera e a ‘Panorama’. Cultore di ecologia, ha scritto delle ‘guide alla natura’. Al momento della pubblicazione di questo libro è caporedattore centrale di ‘Panorama’.”,”AFRx-003-FGB”
“FARNETI Paolo, edizione italiana a cura di Alfio MASTROPAOLO”,”Il sistema dei partiti in Italia, 1946-1979.”,”Paolo Farneti (1936-1980) è stato professore di scienza politica nell’Università di Torino. Autore tra l’altro di ‘Sistema politico e società civile’ (1971) e ‘La crisi della democrazia italiana e l’avvento del fascismo’, nel volume ‘La caduta dei regimi democratici’ curato da J. Linz (1981).”,”ITAP-003-FMB”
“FARNETI Paolo”,”Diario italiano.”,”Paolo Farneti (Ferrara 1936 – Torino 1980) giornalista e universitario si era formato sui classici (Tocqueville, Marx, Durkheim, Weber). Fra i suoi scritti: ‘Theodor Geiger e la coscienza della società industriale’ (1967) e ‘Sistema politico e società civile’ (1971)”,”ITAP-004-FMB”
“FARNETI Paolo BOBBIO Norberto REVELLI Marco GIANNONE Angelo BONANATE Luigi”,”Fiducia nella ragione. La formazione intellettuale di Paolo Farneti nel suo carteggio con Norberto Bobbio.”,”Si tratta del ricordo del trentennale della costituzione del Centro Studi di Scienza Politica voluto da Farneti. Attualmente (2000) il centro è diretto da Luigi BONANATE”,”BIOx-007-FMB”
“FARNETTI Richard”,”Le royaume désuni. L’économie britannique et les multinationales.”,”FARNETTI Richard è chargé de recherches au CNRS e lavora al CEREM (Centro di studi e ricerche sulle impres multinazionali) dell’Università di Paris X Nanterre. Ha pubblicato pure ‘L’Economie britannique de 1873 à nos jours’ (A. Colin, 1994). Libro dedicato alla causa di Tom Kemp (1921-1993) List des tableaux et graphiques, introduction, conclusion, bibliographie, Collection Alternatives économiques,”,”UKIE-056″
“FAROLDI Mauro”,”Breve storia della Grecia moderna.”,”Mauro Faroldi è giornalista pubblicista responsabile del periodico livornese ‘L’internazionale’. Dopo un’esperienza giovanile nella sinistra extra-parlamentare dall”inizio degli anni 1980 milita nelle fila del comunismo antistalinista e internazionalista. Si occupa di storia contemporanea, storia del movimento operaio. Citato Vafiadis Markos, presidente del Governo democratico provvisorio della Grecia Libera (pag 103-107, 133)”,”GREx-033″
“FAROLFI Bernardino a cura; scritti di Jean-Baptiste SAY J.C.L. SISMONDI DE SISMONDI William SPENCE James MILL Thomas Robert MALTHUS David RICARDO Charles FOURIER Claude Henri de SAINT-SIMON Johann Gottlieb FICHTE George W. F. HEGEL E.V. TARLE E. LABROUSSE F. CROUZET J. MARCZEWSKI G. LEFEBVRE J. GODECHOT R.R. PALMER E.J. HOBSBAWM R. BENDIX”,”Capitalismo europeo e rivoluzione borghese 1789-1815.”,”FAROLFI (Bologna, 1940) insegna storia economica all’ Università di Bologna. Ha compiuto ricerche di storia agraria tra Sette e Ottocento (‘Strumenti e pratiche agrarie in Toscana dall’ età napoleonica all’ Unità’, MILANO, 1969) e si è occupato a lungo di storiografia dell’ età dell’ assolutismo illuminato, della rivoluzione francese e dell’ impero napoleonico. Scritti di Jean-Baptiste SAY J.C.L. SISMONDI DE SISMONDI William SPENCE James MILL Thomas Robert MALTHUS David RICARDO Charles FOURIER Claude Henri de SAINT-SIMON Johann Gottlieb FICHTE George W. F. HEGEL E.V. TARLE E. LABROUSSE F. CROUZET J. MARCZEWSKI G. LEFEBVRE J. GODECHOT R.R. PALMER E.J. HOBSBAWM R. BENDIX.”,”EURx-092″
“FAROLFI Bernardino a cura; scritti di Jean-Baptiste SAY J.C.L. SISMONDI DE SISMONDI William SPENCE James MILL Thomas Robert MALTHUS David RICARDO Charles FOURIER Claude Henri de SAINT-SIMON Johann Gottlieb FICHTE George W. F. HEGEL E.V. TARLE E. LABROUSSE F. CROUZET J. MARCZEWSKI G. LEFEBVRE J. GODECHOT R.R. PALMER E.J. HOBSBAWM R. BENDIX”,”Capitalismo europeo e rivoluzione borghese, 1789-1815.”,”B. Farolfi (Bologna,1940) insegna storia economica all’ Università di Bologna. Ha compiuto ricerche di storia agraria tra Sette e Ottocento (‘Strumenti e pratiche agrarie in Toscana dall’ età napoleonica all’ Unità’, Milano, 1969) e si è occupato a lungo di storiografia dell’ età dell’ assolutismo illuminato, della rivoluzione francese e dell’ impero napoleonico. Scritti di Jean-Baptiste SAY J.C.L. SISMONDI DE SISMONDI William SPENCE James MILL Thomas Robert MALTHUS David RICARDO Charles FOURIER Claude Henri de SAINT-SIMON Johann Gottlieb FICHTE George W. F. HEGEL E.V. TARLE E. LABROUSSE F. CROUZET J. MARCZEWSKI G. LEFEBVRE J. GODECHOT R.R. PALMER E.J. HOBSBAWM R. BENDIX.”,”EURE-001-FRR”
“FAROUK-SLUGLETT Marion SLUGLETT Peter”,”Iraq Since 1958. From Revolution to Dictatorship.”,”FAROUK-SLUGLETT Marion (University College of Wales, Swansea), SLUGLETT Peter (Durham University). Riporta una tabella sulla produzione di petrolio ed i profitti petroliferi dal 1946 al 1958 attinta dal libro di Y. Sayigh, ‘The Economies of the Arab World: Development since 1945’, p. 37. (pag 42)”,”GOPx-017″
“FARRERE Claude”,”Je suis marin.”,”Claude FARRERE dell’ Academie Francaise.”,”VARx-082″
“FARRINGTON Benjamin”,”Francesco Bacone filosofo dell’età industriale.”,”Marx su Bacone. “”Abbiamo mostrato, attraverso l’esame dei suoi scritti, come il tentativo di Bacone andasse oltre una riforma della filosofia e mirasse alla trasformazione radicale delle condizioni materiali della vita umana. Questo sforzo non sempre è stato riconosciuto o almeno non sempre gli è stato attribuito il posto che gli spetta nella storia della vita di Bacone. Fu Macaulay a porlo acutamente in luce nel suo ‘Lord Bacon’ (1837), saggio sovente eccessivo ed errato nelle sue conclusioni; e più precisa definizione diede il Marx in una nota del ‘Capitale’ (1867), in cui, parlando di Bacone e di Descartes, afferma che “”essi anticiparono una trasformazione nella forma della produzione, e l’assoggettamento pratico della natura all’uomo, come risultato del mutato modo di pensare””. Recenti indagini sulla vita dell’epoca tanto ad opera di cultori di storia economica come il Nef (‘Industry and Government in France and England, 1540-1640’) o di storia delle idee come R.K. Merton (‘Science in Seventeenth Century England’, in ‘Osiris’, vol. IV, 1938) aiutano a comprendere quali fossero i legami tra il pensiero di Bacone e la vita dei suoi tempi. Quando Harvey affermava ironicamente che Bacone scriveva di filosofia come un Lord cancelliere, c’era nelle sue parole una verità più profonda di quanto egli non credesse. Tutto il pensiero di Bacone ha il sapore poco libresco dell’opera di un uomo che traccia progetti per l’esecuzione più che per farne oggetto di lettura”” (pag 165) “”Non mi interessa scrivere per diletto ciò che altri per diletto leggerà. Mio obiettivo sono la vita e i problemi umani con tutti i loro inconvenienti e le loro difficoltà. In questo campo io voglio portare un progresso mediante veraci e rette riflessioni”” (F. Bacone, Lettera al Casaubon, c. 1609)”,”SCIx-417″
“FARRINGTON Benjamin”,”Che cosa ha ‘veramente’ detto Epicuro.”,”I due sistemi a confronto: Democrito ed Epicuro. Democrito era considerato un filosofo più profondo ed Epicuro più superficiale. Marx invertì i loro ruoli facendo apparire Epicuro come il più profondo dei due dal momento che aveva lavorato per far posto nel suo sistema sia all’essere animato che a quello inanimato, sia alla natura che alla società, sia ai fenomeni del mondo esterno che alle esigenze della coscienza morale (pag 17)”,”FILx-574″
“FARRINGTON Karen”,”La seconda guerra mondiale. Una cronaca illustrata della lotta per la vittoria.”,”I convogli artici (pag 137-139) “”una burrascosa battaglia poco conclusiva che era in pratica un’umiliante sconfitta della marina tedesca. Una delle sue prestigiose navi era stata costretta ad allontanarsi con danni rilevanti mentre l’obiettivo dell’attacco, l’affondamento del convoglio non era stato conseguito. Hitler era furioso per la disfatta. Il primo dell’anno 1943 minacciò di ritirare dal servizio attivo tutta la flotta tedesca e di mandare tutte le grandi navi in demolizione. Il grandammiraglio Raeder, gridava, mancava di quello spirito avventuroso che fa vincere le guerre. Raeder rispose immediatamente, chiedendo di essere sollevato dall’incarico. Venne al suo posto l’ammiraglio Karl Dönitz, comandante del servizio U-Boat. Hitler preferiva di molto Dönitz al suo predecessore e, in cambio, Dönitz seppe convincere il Führer della necessità di mantenere la flotta di superificie. Ma anche lui, malgrado i suoi tentativi, non poté riportare ulteriori successi. Sembrava proprio che i capi dell’Ammiragliato inglese avessero più fiducia di Htler nella potenza distruttiva della flotta tedesca. Nelle acque nordiche restavano cauti davanit alla minaccia delle ‘Tirpitz’, ‘Lützow’ e ‘Scharnhorst’. E in effetti i convogli artici avrebbero potuto essere cancellati, a patto che le tre grosse navi potessero salpare. Nel settembre 1943 fu formulato un audace piano per sbarazzare una volta per tutte i convogli da quella minaccia. Consisteva in sottomarini tascabili, con equipaggi di quattro uomini, ciascuno armato con due cariche da una tonnellata, per insinuarsi nell’ancoraggio norvegese dell’Altenfjord e piazzare le gigantesche cariche esplosive ai fianchi delle navi Scharnhorst, Lützow e Tirpitz. In totale segretezza, la missione cominciò con sottomarini di normali dimensioni che rimorchiarono i tascabili fino alla bocca del fiordo. Sfortunatamente, quando i sei sottomarini tascabili entrarono in azione, il Scharnhorst era in mare aperto per dei collaudi. Il piccolo sommergibile destinato a fare saltare la Lützow fu perso mentre si dirigeva là. Un altro perse il rimorchio e fu costretto a sbarazzarsi delle cariche. Un terzo prese fuoco e dovette tornare indietro. Il successo dei sommergibili X5, X6 e X7 compensò al massimo le prestazioni deludenti degli altri tre”” (pag 141)”,”QMIS-334″
“FARRINGTON Benjamin”,”Lavoro intellettuale e lavoro manuale nell’ antica Grecia.”,”””Il fabbro e il vasaio che sapevano queste cose (le conoscenze sulle caratteristiche dei metalli ndr) erano i pionieri della chimica nei tempi primitivi. Perché essi non furono capaci di difendere le scienze implicite nella loro arte? In un primo momento, il loro stato non era più basso del medico pratico. Come questo, essi erano esperti nelle ‘cheirotechnai’ o ‘demiourgoi’, artigiani che lavoravano per la comunità. Perché allora essi non ebbero nei primi tempi la stessa funzione del medico nello sviluppo della scienza? Si direbbe che la risposta debba essere che i loro mestieri furono esposti al disprezzo della società più presto e più completamente della maggior parte degli altri. Queste erano occupazioni ‘banausiche’ (10) o meccaniche, ‘par excellence’. Erano i mestieri che Aristotele aveva dichiarato necessari all’esistenza di una città, ma che squalificavano come cittadini coloro che li esercitavano (11). In queste condizioni, la conoscenza della natura che essi ed essi soli possedevano, non poteva far parte delle speculazioni sulla natura delle cose di cui ci si occupava nella buona società. Lo sviluppo della scienza della chimica era impossibile per ragioni sociali. Ma mentre la ‘polis’, o città, ben presto raggiunse un considerevole successo mettendo al bando i lavoratori delle arti meccaniche, non poté ugualmente mettere al bando il medico, benché fosse un artigiano, perché il materiale su cui egli lavorava era il cittadino stesso. È vero che la società riuscì a sottrarre la salute dell’operaio alle cure del dottore, infliggendo così dell’arte medica un gravissimo colpo. Però anche se lo schiavo poteva curare lo schiavo, il cittadino curava il cittadino, e almeno un mestiere si affermò nell’ambito cittadino e condivise con esso la sua nascente cultura letteraria. Il medico era così in una posizione unica e privilegiata. Egli conservò il rispetto della società pur restando un lavoro manuale. Come tale, il dottore costituì una delle più nobili e sane figure dell’antichità classica. Egli fornì al complesso dell’antica cultura la sua sanissima scienza e la sua sanissima etica”” (pag 66-67) [(10) Designava la condizione degli operai legati al luogo di lavoro (…); (11) Cfr. ‘Politica’, 4, 4, 9, con 3,5,3]”,”STAx-007-FRR”
“FARWELL Byron”,”The Great Anglo-Boer War.”,”La guerra anglo-boera (1899-1902) è scoppiata durante il regno della regina Vittoria del Regno Unito. Tuttavia, il governo britannico era guidato dal primo ministro Lord Salisbury durante la maggior parte della guerra. Il Regno Unito era governato dal Partito Conservatore durante gli anni 1899 e 1902.”,”UKIQ-016-FSD”
“FASANELLA Giovanni ROCCA Giuseppe”,”Il misterioso intermediario. Igor Markevic e il caso Moro.”,”Giovanni Fasanella è giornalista parlamentare di ‘Panorama’ e autore di libri tra cui una biografia di D’Alema. Giuseppe Rocca è docente di Storia dello spettacolo all’Accademia Nazionale di Arte Drammatica, sceneggiatore e regista. Dono di Mario Caprini”,”TEMx-102″
“FASANO GUARINI Elena SABBATINI Renzo NATALIZI Marco a cura; saggi di Luca BACCELLI Lea CAMPOS BORALEVI Simonetta ADORNI-BRACCESI Simone RAGAGLI Stefano VILLANI Martin VAN-GELDEREN Gaetano PLATANIA Alfredo VIGGIANO Arturo PACINI Renzo SABBATINI”,”Repubblicanesimo e repubbliche nell’Europa di antico regime.”,”Saggi di Luca BACCELLI Lea CAMPOS BORALEVI Simonetta ADORNI-BRACCESI Simone RAGAGLI Stefano VILLANI Martin VAN-GELDEREN Gaetano PLATANIA Alfredo VIGGIANO Arturo PACINI Renzo SABBATINI”,”EURx-258″
“FASCE Ferdinando”,”Tra due sponde. Lavoro affari e cultura tra Italia e Stati Uniti nell’età della grande emigrazione.”,”Un episodio di solidarietà internazionale: ‘Lotta operaia’ e gli IWW. Immigrazione italiana e fabbrica USA: il caso Scovill (1915-20). Una parrocchia italiana in USA d’inizio secolo. L’immagine di Colombo in USA tra Otto e Novecento. Emigrazione, etnicità e società USA nei primi anni 1800. L’ Ansaldo in America. Strategie imprenditoriali e mercato mondiale degli armamenti: rapporti tra Ansaldo e la siderurgia USA nel primo ‘900. Grand Tour e finanza US nel primo ‘900. Dal diario IT di Frank Arthur Vanderlip. L’A fa parte del comitato scientifico di ‘Ventesimo secolo’. F. FASCE è ricercatore confermato all’Univ di Genova e insegna storia e istituzioni nordamericane contemporanee nell’Univ di Bologna. Suoi saggi e articoli di storia sono apparsi su riviste varie. E’ autore di ‘Dal mestiere alla catena. Lavoro e controllo sociale in America, 1877-1920’, HERODOTE, GENOVA-IVREA, 1983; ‘Una famiglia a stelle e strisce. Grande guerra e cultura d’impresa in America’, MULINO. 1993″,”MUSx-027″
“FASCE Ferdinando”,”Da George Washington a Bill Clinton. Due secoli di presidenti USA.”,”FASCE Ferdinando è professore associato di storia e istituzioni dell’ America del Nord nell’ Università di Bologna, sede di Forlì. “”Come notò all’ epoca il politologo inglese Harold Laski, Roosevelt doveva dunque fronteggiare “”la volontà del Congresso di recuperare la sua autorità””, nonostante la “”maggioranza nominale in tutte le due Camere””. Ma, aggiungeva Laski, ciò non autorizzava a sottovalutare le trasformazioni epocali introdotte da Roosevelt e dal New Deal, soprattutto la significativa riapertura della scena pubblica, del dibattito politico e, in parte, della sfera decisionale a nuove forze sociali.”” (pag 95)”,”USAP-057″
“FASCE Ferdinando”,”Dal mestiere alla catena. Lavoro e controllo sociale in America (1877-1920).”,”””Contemporaneamente le scuole di ingegneria passano da 85 nel 1880 a 126 nel 1917, all’interno di un più ampio processo di crescita della istruzione tecnica e dell’addestramento professionale formalizzato a tutti i livelli. Nel 1890 solo 37 sistemi scolastici cittadini comprendono tale tipo di formazione, diciotto anni dopo il numero è salito a 671. In quattordici anni, tra il 1894 e il 1908, gli istituti secondari superiori privati di tipo tecnico-industriale salgono da 15 a 170, con una crescita degli studenti da 3362 a 58503 unità””. (pag 86) “”Esemplare al riguardo l’intervento alla Bethlehem Steel tra il 1898 e il 1901. Qui la prima cosa da notare è l’atteggiamento “”dualistico”” di Taylor nei confronti della forza lavoro, il fatto cioè che egli proceda in maniera ben diversa quando si rapporta ai manovali e quando ha a che fare con gli skilled. A dire il vero, anzi, egli esita a lungo prima di avvicinarsi a questi ultimi. Perché? Anzitutto perché, come risulta dalle sue carte, Taylor voleva perfezionare sia le tecniche di misurazione del tempo e di scomposizione del lavoro in compiti elementari, provando prima con i manovali, sia la sua grande innovazione tecnologica costituita dagli acciai rapidi. Ciò nel timore, non sempre esplicitato fino in fondo, ma che comunque doveva esserci, delle reazioni degli operai qualificati. Reazioni che già lui aveva saggiato in prima persona a Midvale e che del resto un apposito, dettagliatissimo rapporto del Commissario al Lavoro del 1904, intitolato significativamente ‘Autoriduzione della produzione’, avrebbe colto in tutta la loro estensione e complessità a livello nazionale””. (pag 98)”,”MUSx-221″
“FASCE Ferdinando”,”Wall Street 1929. Dagli anni ruggenti al grande crollo.”,”FASCE Ferdinando “”Nel periodo 1922-1929 la produzione industriale cresce del 64% (di contro al 12% del decennio precedente), gli utili si alzano del 62%, i dividendi del 65%, il prodotto nazionale del 2% all’anno, mentre la disoccupazione media non supera il 3,7% e, per converso, il reddito medio aumenta del 30%””. (pag 13) Nota: Nel periodo considerato di sette anni il Pil Usa aumenterebbe di circa il 15% mentre il reddito medio del doppio… può essere un termometro della crisi?”,”USAE-083″
“FASCE Ferdinando LURAGHI Raimondo GENNARO LERDA Valeria CLERICI Naila MOLINARI Augusta”,”Le lotte sociali negli Stati Uniti alla fine del diciannovesimo secolo. ‘Gli ‘Industrial Workers of the World’ (IWW): la classe operaia americana tra spontaneità e organizzazione’. (F. Fasce). (…)”,”Saggi di LURAGHI (Riflessioni sul bicentenario), GENNARO LERDA (Il People’s Party: successo e sconfitta di un ‘terzo partito’ negli Stati Uniti degli anni ’90), FASCE (Gli ‘Industrial Workers of the World’: la classe operaia americana tra spontaneità e organizzazione), CLERICI (Problemi relativi ai rituali dei ‘native americans’ nel loro contesto storico), MOLINARI (‘Luigi Galleani: un anarchico italiano negli Stati Uniti) Dal saggio di F. Fasce. All’interno dell’ IWW: “”I lavoratori erano organizzati nelle varie sezioni non in base al loro mestiere né allo strumento, bensì in base a ciò che producevano. In tal modo tutta la forza-lavoro che partecipava al processo di produzione e distribuzione di un certo prodotto faceva riferimento ad una stessa unione industriale. L’unità di base era costituita dalla singola fabbrica (…)”” (pag 190)”,”MUSx-334″
“FASOLI Gina / SCHALLER Hans Martin / PIRO Francesco / PENUTI Carla / BRIZZI Gian Paolo / OESTREICH Gerhard / BALDAN Attilio / CHITTOLINI Giorgio / MOZZARELLI Cesare / RUFFILLI Roberto / COPPOLA Gauro”,”Federico II e la Lega lombarda. Linee di ricerca (Fasoli) / Kanzlei und Hofkapelle Kaiser Friedrichs II (Schaller) / Sistema fiscale, struttura e congiuntura in una economia “”preindustriale””. Il caso di Bologna, 1564-1666 (Piro) / Aspetti della politica economica dello Stato pontificio sul finire del ‘500: le “”visite economiche”” di Sisto V (Penuti) / La pratica del viaggio d’istruzione in Italia nel Sei-Settecento (Brizzi) / Le origini della storia sociale in Germania (Oestreich) / Dalla storiografia di tendenza all’erudizione “”etica””: la “”Rivista storica italiana”” di Costanzo Rinaudo (1884-1922) (Baldan) / Alcune considerazioni sulla storia politica-istituzionale del tardo Medioevo: alle origini degli “”stati regionali”” (Chittolini) / Stato, patriziato e organizzazione della società nell’Italia moderna (Mozzarelli) / Sulla “”crisi dello Stato”” nell’età contemporanea (Ruffilli) / Condizioni materiali e problemi sociali in Lombardia tra ‘700 e ‘800 (Coppola).”,”Direzione di Paolo PRODI e Pierangelo SCHIERA Il saggio di Gerhard Oestreich ‘Le origini della storia sociale in Germania’ dedica spazio allo storico Eberhard Gothein, alla sua controversia con Schäfer, alle concezioni storiografiche di Lamprecht e al dibattito e scontro che ne seguì tra gli storici sociali e gli storici ‘puri’ (pag 314 e seguenti) “”Dopo questo appassionato confronto con il principale iniziatore, per la ‘Fachhistorie’ la discussione seria sulla teoria sociale era terminata. I successivi lavori teorici di Lamprecht, così come i successivi volumi della sua ‘Deutsche Geschichte’ non vennero più nemmeno presi in considerazione nelle riviste scientifiche. Solo all’estero il rivale dei rankiani e le sue teorie vennero prese sul serio. Il Lamprecht «non conosciuto» nel centro della Germania «dove vecchi signori schiamazzano rievocando il passato» – come scrisse lo stesso Lamprecht a Des Marez nel 1914 – ottenne dottorati ad onore in Inghilterra, in Norvegia ed in America e divenne membro di numerose accademie delle nazioni confinanti con la Germania. Henri Barr, egli stesso vicino alle posizioni di Lamprecht, gli concedette spazio nella sua nuova rivista, la «Revue de Synthèse historique». La nuova tendenza storiografica trovò un’eco, talora favorevole, presso il belga Pirenne, l’olandese Blok e numerosi autori della «Revue Historique». Se osserviamo oggi l’organo più autorevole della storia sociale francese, le «Annales», nella parte dedicata al mondo concettuale della attuale storia sociale, sembra di risentire l’eco della storiografia sociale tedesca fra il 1880 ed il 1900: tipo, stato (‘Zustand’), sviluppo regolato da leggi, metodo statistico, struttura, tutti concetti su cui si dibatte ancor oggi. Sono arrivato al termine del mio discorso. La ricerca di storia sociale in Germania prese tranquillamente avvio sulla scia dell’avanzante scienza sociale, nella scuola storica dell’economia così come nella ‘Kulturgeschichte’. Tre dei «potenti» del tempo in campo storico si posero al servizio di un’apertura della ricerca verso il settore delle scienze sociali. Questa ala venne però in aspro conflitto con la storiografia politica, per ragioni oggettive e personali, di metodo e di ordine politico, laddove lo stesso Lamprecht con le sue ricerche parzialmente carenti e con le sue teorie poco conseguenti suscitò dure reazioni. Anche dalla parte della ‘Fachhistorie’ stavano i personaggi più eminenti e preparati, come Rachfahl, Below e Meinecke. I progressi della storia sociale in Germania poterono realizzarsi in modo pacifico nel campo della storia locale, come già nel 1896 Lamprecht aveva previsto scrivendo al ministro sassone per il culto: «Lo studio degli stati nel senso di un’innovazione nel campo storiografico può realizzarsi in modo positivo solo negli studi locali». La fondazione da parte dello stesso Lamprecht a Bonn e Lipsia di ricerche ed istituzioni in questo campo costituì una pietra miliare per il progresso della storia sociale in Germania, progresso che ha portato con sé la modificazione della concezione complessiva della storia. Alla conclusione del dibattito metodologico la ricerca di storia sociale fu messa al bando per quanto riguarda la storia nazionale. Ancora in due altre occasioni il suo progresso venne ostacolato, la prima volta allorché dopo il 1918 la lotta contro Versailles e la tesi delle riparazioni di guerra posero proprio la giovane generazione degli storici al servizio della storiografia diplomatico-politica, e poi nel 1933 allorché la storiografia di derivazione sociologica venne genericamente sospettata di marxismo. A quell’epoca Otto Hintze, che aveva realizzato praticamente nel campo della storia costituzionale, rivolta alla comparazione su dimensioni universali ed illuminata dalla sociologia, ciò che Gothein, Lambrecht e Breysig avevano auspicato come nuovo compito della storia, scrisse: «Gli storici ‘puri’, che controllano la corporazione, ovvero gli esponenti della storia di eroi, Stati e guerre si preoccupano di non valutare a dovere simili studi, come so per esperienza» (Lettera di Otto Hintze a Adolf Gasser, Berlino, 23.2.1939)”” (pag 334-335-336)”,”STOx-284″
“FAST Howard”,”Sacco e Vanzetti.”,”Il 15 aprile 1920 ebbe luogo a South Braintree, nel Massachusetts, una brutale rapina, scrupolosamente preordinata, in cui un cassiere e un guardiano furono uccisi dai banditi. In seguito a ciò, due uomini, il calzolaio Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, ex-fornaio e cavatore, ma a quell’ epoca pescivendolo ambulante, furono arrestati e incolpati della rapina e del delitto. Il loro processo ebbe luogo a Dedham, nel Massachusetts, dove i giurati li dichiararono colpevoli di assassinio. I ricorsi e le mozioni del caso Sacco e Vanzetti si estesero per sette anni. La loro esecuzione avvenne il 22 agosto 1927. “”Il disagio del Duce è comprensibile. Visto che quei due sono italiani, ne nasce per forza una questione di onore nazionale, di cui i comunisti hanno saputo approfittare appieno. Ci sono state parecchie dimostrazioni di massa, a Torino, Napoli, Genova e Roma””. (pag 153) “”E dimostrazioni giorno e notte in Francia. Venticinquemila persone a Parigi, Tolone, Lione e Marsiglia. In Germania, una grande dimostrazione a Berlino, poi a Francoforte, ad Amburgo…”” (pag 155)”,”ANAx-170″
“FAST Howard”,”Il cittadino Tom Paine.”,”Volume pubblicato da Overseas Editions ente senza mira di lucro creato dal ‘Council on Books in Wartime’, composto da editori, bibliotecari e librai americani. Lo scopo è quello di mettere a disposizione dei lettori europei le opere più rappresentative del pensiero americano pubblicate negli anni recenti in attesa che le normali attività editoriali siano riprese in Europa. La presente edizione non sarà messa in vendita negli Stati Uniti e in Canada. Guerra di spazi. “”Il giorno di Natale nel cuore della notte, Washington effettuò letteralmente l’ impossibile. Il suo esercito andava disgregandosi come sabbia bagnata, ed egli capì chiaramente che il suo piano prestabilito di ritirarsi sempre più verso l’ ovest, anche al di là delle montagne, se era necessario, evitando una battaglia in campo aperto con gli inglesi, non era più possibile. Dopo essere stato sbaragliato e sconfitto ripetutamente, era giunto alla conclusione che il meglio che potesse fare era non di combattere una guerra di battaglie ma una guerra di spazi, far cioè una guerra che avrebbe potuto magari durare anni ed anni, ma che egli non potrebbe perdere purché il suo esercito rimanesse intatto.”” (pag 141)”,”USAG-062″
“FAST Howard”,”Sciopero a Clarkton.”,”FAST Howard è nato nel 1914 da una famiglia operaia nome d’arte Walter ERICSON, ebbe un’adolescenza movimentata e dura. Costretto per vivere a lavori umili e disparati: lavandaio, garzone di macellaio, sarto, sterratore, riuscì dal 1932 a dedicarsi all’attività di scrittore. Durante la 2° guerra mondiale fece parte dell’ Office War of Information e fu corrispondente in Europa. Ha scritto vari libri (v. 4° copertina). Relazioni industriali. “”Gelb disse: “”Non meniamo il can per l’aia, Bill. Lei non ha bisogno ch’io le insegni cos’è uno sciopero. Lei sa che non è una scampagnata per chi ci ha a che fare””. “”E’ quello che dico anch’io””. “”Vogliamo sistemare la faccenda di comune accordo””. “”Diavolo, non sembravate così ben disposti stamattina”” disse Noska. “”Forse abbiamo avuto troppa fretta nel far togliere la linea di picchetto. E’ il parere del signor Lowell, e adesso sono propenso a condividerlo. Ma se riusciamo a regolare questa faccenda, non c’è più bisogno di linee dei picchetto.”” Lowell aggiunse: “”La parlo con tutta sincerità, Noska. Voglio finirla con questa storia più di qualunque altro.”” “”Non posso che ascoltare. Non sta a me decidere””. “”Lei è una persona di grande influenza”” disse sorridendo Wilson. “”Conosco abbastanza bene gli uomini e non m’inganno quando dico che qualcuno pesa molto. Non chiedo a un peso piuma di battersi con un peso massimo. Non sto bluffando, Bill… Sono un uomo abbastanza onesto e mi piace affrontare direttamente le cose alla buona e vecchia maniera americana. Sarò forse un pessimo diplomatico, ma credo che nessun americano autentico riuscirebbe a fare della diplomazia come la intendono gli stranieri. Creda a me, stiamo perdendo troppo tempo con questo tira e molla diplomatico invece di arrivare subito al nocciolo e dire quello che abbiamo in mente. Ecco dunque quello che penso io… a dirla in schietto linguaggio americano: gli unici che hanno qualche cosa da guadagnare in questo sciopero sono i comunisti””. Noska osservò per un momento le volute di fumo del suo sigaro, poi disse: “”Non sono loro che dirigono il movimento””.”” (pag 162-163)”,”VARx-265″
“FAST Howard”,”Gli Emigranti.”,”Howard Fast nato a New York nel 1914 è un americano di seconda generazione originario di Kiev. Alcune attenzioni e certe difficoltà sociali evidenti nel libro ricordano che Fast ebbe una giovinezza politicamente impegnata nella sinistra americana, posizione scomoda che gli costò anche una condanna per essersi rifiutato di fornire alla polizia nomi dei suoi compagni. Oggi (1978) Fast ha rotto con la sinistra e si definisce un pacifista radicale. Vive nell’Ovest. “”Questo è un paese di immigrati”” ha detto, “”un paese senza passato””. Ha scritto 56 libri tra cui ‘Spartacus’.”,”VARx-556″
“FAST Howard”,”Gli Emigranti.”,”Howard Fast nato a New York nel 1914 è un americano di seconda generazione originario di Kiev. Alcune attenzioni e certe difficoltà sociali evidenti nel libro ricordano che Fast ebbe una giovinezza politicamente impegnata nella sinistra americana, posizione scomoda che gli costò anche una condanna per essersi rifiutato di fornire alla polizia nomi dei suoi compagni. Oggi (1978) Fast ha rotto con la sinistra e si definisce un pacifista radicale. Vive nell’Ovest. “”Questo è un paese di immigrati”” ha detto, “”un paese senza passato””. Ha scritto 56 libri tra cui ‘Spartacus’. Fast nato a New York nel 1914 è un americano di seconda generazione, originario di Kiev. Alcune attenzioni e certe difficoltà sociali, evidenti in questo libro, ricordano che Fast ebbe una giovinezza politicamente impegnata nella sinistra americana. Posizione scomoda che gli costò anche una condanna per essersi rifiutato di fornire alla polizia nomi dei suoi compagni. Oggi Fast ha rotto con la sinistra. Si definisce un pacifista radicale.”,”VARx-065-FL”
“FAST Howard”,”La via della libertà.”,”””Tutti gli elementi essenziali della storia sono veri”” (pag 360) “”La guerra era finita. Una lotta lunga e sanguinosa, la guerra più terribile del mondo a quei tempi, e gli uomini in blu tornavano a casa. Gli uomini in grigio, dolenti, inebetiti, si guardavano attorno e constatavano gli effetti della guerra. Al tribunale di Appomattox il generale Lee (1) aveva deposto le armi e tutto era finito. Nelle calde terre del Sud, quattro milioni di negri erano diventati liberi. Una libertà duramente conquistata, una cosa preziosa. L’uomo libero può pensare all’ieri e al domani; sono suoi entrambi. Hai fame e non c’è un padrone a darti da mangiare, ma se vuoi camminare svelto non c’è un padrone ad ordinarti di andare adagio. Duecentomila di questi negri erano soldati della repubblica quando la lotta finì, e tornavano a casa col fucile in mano. Gideon Jackson era uno di loro. Alto, forte e stanco, il fucile in mano e un’uniforme azzurra scolorita addosso, tornava a casa nella sua terra della Carolina, la piantagione Carwell. (…)”” (pag 7) (1) Robert E. Lee (1807-1870), comandante in campo dell’esercito confederale, nella Guerra civile del 1861-65 “”Un’ora dopo era deciso, e la decisione era sorta dalla loro forza e dalla loro debolezza, dalla paura e dall’ira, dalla sofferenza e dal dolore, e dal ricordo della fatica. Era questa: la espose Abner Lait che parlò quando il tumulto delle vocisi fu quetato: – Combatteremo, Gideon, tu rimani con noi? – Mi volete? – Ti vogliamo. Gideon si guardò attorno e poi accennò di sì. (…)”” (pag 313)”,”CONx-251″
“FATTORI Elena”,”Il Medioevo in Parlamento. Vaccini, stamina, sperimentazione animale. Perché la politica sta boicottando la scienza.”,”Elena Fattori (1966) è senatrice del Movimento 5 STelle nelle cui liste è stata eletta nel 2013 e nel 2018. Laureata in Scienze biologiche è stata ricercatrice presso l’Istituto di Ricerche di Biologia Molecolare IRBM MSD Italia di Pomezia e ha svolto attività di volontariato. Attualmente è vicepresidente della commissione permanente Agricoltura e produzione alimentare del Senato.”,”SCIx-043-FV”
“FATTORINI Emma”,”Germania e Santa Sede. Le nunziature di Pacelli tra la Grande Guerra e la Repubblica di Weimar.”,”La Santa Sede e la pace, Nunziatura di Monaco dopo la rivoluzione di Novembre, i cattolici nella Rep di Weimar, Dopo Versailles, Nuove vie diplomatiche, il Concordato, il nazionalismo polacco, plebiscito in Alta Slesia, occupazione Ruhr.”,”GERG-012″
“FATTORINI Emma”,”Pio XI, Hitler e Mussolini. La solitudine di un papa.”,”ANTE1-46 Emma FATTORINI insegna storia contemporanea all’Università di Roma La Sapienza Mussolini suggerisce di scomunicare Hitler pag 165 Papa Pio XI, nato Ambrogio Damiano Achille Ratti (in latino Pius XI; Desio, 31 maggio 1857 – Città del Vaticano, 10 febbraio 1939), è stato il 259° vescovo di Roma e Papa della Chiesa cattolica dal 1922 alla sua morte.”,”RELC-231″
“FATTORINI Stefano LUCHITTA Maurizio RANCHI Sergio ROSSI Marina SALVÀ Giuseppe VERROCCHIO Ariella, a cura”,”Lettere di guerra e d’amore.”,”””Gli orrori delle ultime giornate m’hanno asciugato il cervello e rovinati i nervi…”” (pag 70)”,”QMIP-081″
“FAUCCI Riccardo”,”La scienza economica in Italia 1850 – 1943.”,”Riccardo FAUCCI (Livorno 1945) è Professore straordinario di storia delle dottrine economiche nell’ Univ di Macerata, dove insegna dal 1971. Dal 1971 al 1977 ha anche insegnato storia economica contemporanea nella facoltà di economia di Ancona. Ha pubblicato varie opere tra cui: -Finanza, amministrazione e pensiero economico. Il caso della contabilità di stato tra Cavour al fascismo (FONDAZIONE EINAUDI, TORINO, 1975) – Marx interprete degli economisti classici. Una lettura storica. LA NUOVA ITALIA, FIRENZE, 1979″,”ITAE-031″
“FAUCCI Riccardo”,”L’economia politica in Italia. Dal Cinquecento ai nostri giorni.”,”Scaruffi anticipatore dell’unione monetaria europea (pag 30) FAUCCI è professore ordinario di storia del pensiero economico all’Universitò di Pisa. Ha scritto varie cose sul pensiero economico italiano tra cui ‘Einaudi’ (1986) e ‘L’economista scomodo. Vita ed opere di Francesco Ferrara’ (1995),”,”ITAE-230″
“FAUCCI Riccardo”,”Gli economisti, il mercato, le istituzioni. Una storia del pensiero economico.”,”””Negli anni ’20, Keynes approfondisce l’analisi del disordine monetario europeo. Per lui si tratta: a) di compiere una esatta valutazione (diagnosi e prognosi) di tale disordine; b) di indicare terapie appropriate, che restituiscano fiducia agli operatori e stabiliscano nuovi rapporti internazionali basati sulla cooperazione e sulla consapevole scelta delle misure appropriate da parte delle autorità. Prevaleva una situazione di diffusa inflazione dei prezzi. Nel 1923, nel volumetto sulla ‘Riforma monetaria’, dipinge le conseguenze dell’inflazione. Questa ha due effetti: di distruggere non solo il ruolo di mezzo di scambio, ma anche il ruolo di “”fondo di valore”” della moneta, e quindi la fiducia del pubblico in essa; e di distruggere, in caso di inflazione galoppante (come avveniva in Germania), l’intero ordinamento fiscale.”” (pag 122)”,”ECOT-209″
“FAUCCI Riccardo”,”Breve storia dell’economia politica.”,”Riccardo Faucci è professore ordinario di economia politica nella Facoltà di giurisprudenza dell’Università di Pisa. In precedenza ha insegnato per molti anni storia delle dottrine economiche. Oltre ad alcuni lavori sull’economia classica e su Marx, ha pubblicato numerosi saggi sul pensiero economico italiano dell’Otto e del Novecento, fra cui un biografia di Luigi Einaudi.”,”ECOT-123-FL”
“FAUCCI Riccardo PESCIARELLI Enzo a cura, Saggi di François QUESNAY Bert F. HOSELITZ Ronald L. MEEK Jacob VINER S. KAUSHIL Nathan ROSENBERG Piero SRAFFA George J. STIGLER Maurice H. DOBB Bernard A. CORRY Bela A. BALASSA Samuel HOLLANDER Mark BLAUG Collison BLACK”,”L’economia classica. Origini e sviluppo (1750-1848).”,”Riccardo Faucci (Livorno 1945) insegna Storia delle dottrine economiche nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Macerata e Storia economica contemporanea nella Facoltà di Economia e commercio di Ancona. Enzo Pesciarelli (Fabriano 1948) è contrattista presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Macerata. Durante l’anno accademico 1975-76 è stato visiting fellow presso l’Università di Leicester, compiendo ricerche sulla formazione del pensiero di Adam Smith sotto la guida di Ronald L. Meek.”,”ECOT-158-FL”
“FAUCCI Riccardo; RAGIONIERI Ernesto”,”L’imperialismo tardo-vittoriano: continuità o combiamento qualitativo? (Faucci); Togliatti, Grieco e Di Vittorio alla commissione del X Plenum della Internazionale comunista (Ragionieri).”,”””Nota 10. Sul dibattito in Inghilterra circa la riforma della Compagnia delle Indie in quell’anno [1853 ndr], oltre che sugli effetti generali del dominio inglese, non si può non rinviare alle classiche pagine di Marx, ora raccolte in ‘India Cina Russia’, cit., pp. 57-118. Esse contengono, come è noto, la prima rappresentazione della forma economica del «dispotismo orientale», fondato sulla polarizzazione di un governo centrale incaricato di eseguire grandi opere pubbliche e di un «sistema di villaggio» a economia domestica (cfr. op. cit., pp. 70-78); a noi queste pagine interessano soprattutto per la valutazione degli interessi britannici in India in quei decenni. La trasformazione del carattere del commercio indiano – da esportatore di manufatti di cotone a importatore dei medesimi prodotti dall’Inghilterra – viene qui potentemente rilevata; come pure la trasformazione degli interessi della classe capitalistica britannica verso l’India. Si riconoscerà che il quadro migliore della nascita dell’ «imperialism of free trade», è stato compiuto esattamente cent’anni prima della «scoperta» di Gallagher e Robinson [ndr.: J. Gallagher R. Robinson, ‘The Imperialism of Free Trade’, “”Economic History Review””, 1953, pp. 1-25] (pag 74). (…) Per quanto riguarda l’imperialismo inglese in Africa, la parola spetta nuovamente a Gallagher e Robinson, che in collaborazione con A. Denny ci hanno dato un importante lavoro (17) in cui le tesi del precedente articolo sono ampiamente rivedute. Dopo aver nuovamente affermato che «sebbene liberali in via di principio, gli statisti vittoriani non minimizzarono mai il ruolo del governo [nell’apertura dei mercati esotici]» (p. 4), essi fanno rapidamente il punto sulla situazione del commercio estero inglese all’inizio degli anni ’80 (…). Come si spiega, allora il repentino cambiamento di politica dopo il 1882? Per i nostri autori, “”al centro dell’imperialismo tardo-vittoriano in Africa sta un apparente paradosso. Le principali correnti di commercio, investimenti ed emigrazione inglese continuarono praticamente a ignorare l’Africa tropicale e tuttavia fu l’Africa tropicale che fu coinvolta nell’impero. C’è una evidente discrepanza di direzione fra le armi dell’economia e quelle della politica. La bandiera non seguì il commercio e il capitale; e neppure furono il commercio e il capitale a seguire la bandiera. I tardo-vittoriani sembrarono concentrare i loro sforzi imperiali sul continente di minore importanza per la loro prosperità””. Per Gallagher, Robinson e la Denny né Hobson, né Lenin e i marxisti ci aiutano a spiegare il caso africano, il quale sembra sottrarsi a ogni riduzione economicistica. La preferenza dei tre studiosi va invece piuttosto a una interpretazione che chiameremmo sociologico-politica, e che certamente viene sostenuta in modo assai interessante. Al disopra delle varie istanze che si affacciano continuamente nella vita sociale dell’impero, essi presentano un apparato di governo ben in grado, negli ultimi decenni del secolo, di mediarne e coordinare le spinte e di trasformarle in una linea politica univoca. “”Questo non significa – precisano gli autori – che in ministri e i loro consiglieri fossero pienamente coscienti delle forze che operavano, oppure che essi sapessero con chiarezza dove stavano andando. Neppure significa che essi potevano controllare il processo di espansione e metterlo in modo e fermarlo a volontà… Ma con tutti i loro difetti, i calcoli ufficiali gettano la luce maggiore sulle ragioni più profonde dell’espansione imperiale in Africa”””” (pag 81-82) [R. Faucci, ‘L’imperialismo tardo-vittoriano: continuità o cambiamento qualitativo?’, ‘Studi Storici, Roma, n. 1, gennaio-marzo 1971] [(17) R. Robinson, J. Gallagher, with A. Denny, ‘Africa and Victorians, the Official Mind of Imperialism’, London, 1961]”,”TEOC-012-FGB”
“FAUCCI Riccardo”,”Marx interprete degli economisti classici. Una lettura storica.”,”Riccardo Faucci (Livorno 1945) è stato allievo del Collegio giuridico della Scuola Normale superiore. Ha insegnato Storia delle dottrine economiche nella Facoltà di giurisprudenza di Macerata. “”Gli anni d’oro dell’economia politica si chiudono con il 1850: «La borghesia aveva conquistato il potere politico in Francia e in Inghilterra. Da quel momento la lotta fra le classi raggiunse, tanto in pratica che in teoria, forme via via più pronunciate e minacciose. Per la scienza economica borghese non si trattava più di vedere se questo o quel teorema era vero o falso, ma se era utile o dannoso, comodo o scomodo al capitale, se era accetto o meno alla polizia. Ai ricercatori disinteressati subentrarono pugilatori a pagamento, all’indagine scientifica spregiudicata subentrarono la cattiva coscienza (das bose Gewissen) e la malvagia intenzione dell’apologetica (die schlechte Absicht der Apologetik)…”” (31). Le condizioni materiali per una «indagine scientifica spregiudicata» sono dunque, per Marx: 1. l’emergere di una classe che, nella sua lotta per la conquista del potere politico, rappresenta anche altre classi. È questo il caso della borghesia in Francia e in Inghilterra fra il 1815 e il 1830 (o, al massimo, fra il 1815 e il 1848). Le due rivoluzioni che coronarono l’ascesa della borghesia chiusero anche per sempre il ciclo della sua creatività scientifica. Negando che la storia tedesca debba ripercorrere le medesime tappe di quella francese e inglese, qui Marx corregge (ci sembra, in meglio) la notissima affermazione contenuta nella prefazione alla prima edizione del ‘Capitale’ (1867), secondo cui «de te [Germania] fabula narratur» (32). Il proletariato tedesco – per Engels, «l’erede della filosofia classica tedesca» (33) – incarna ‘fin d’ora’ la classe sociale nel cui interesse la «critica dell’economia politica» deve essere svolta. Va detto che la scienza economica – come del resto la storia politica! – nei paesi di lingua tedesca conobbe un ‘iter’ evolutivo in parte differente da quello immaginato da Marx. Se è vero, infatti che il marxismo teorico e l’economia marxista dopo la morte dei due fondatori si presentano ricchi di personalità di rilievo – da Kautsky alla Luxemburg, da Bernstein a Bortkiewicz, da Conrad Schmidt a Hilferding -, indirettamente beneficiando di un lungo periodo di (relativa) stabilità sociale nel ventennio a cavallo fra i due secoli, è vero anche che la scienza economica borghese non si attestò, in Germania, sulle posizioni della vecchia e, per Marx, famigerata «scuola storica» di Wilhelm Roscher (34). Negli anni Settanta, poco dopo l’uscita del I libro del ‘Capitale’, nasceva con Menger, Wieser e Boehm-Bawerk quell’indirizzo marginalistico che non solo ruppe definitivamente con la tradizione classica, ma anche in qualche modo cercò di influenzare lo stesso pensiero marxista «revisionista» (si pensi in Italia a Enrico Leone e Antonio Graziadei (35)”” (pag 65-66) [Riccardo Faucci, ‘Marx interprete degli economisti classici. Una lettura storica’, La Nuova Italia, Firenze, 1979] [(31) Marx (1873), in Marx (1867), I, p. 40. Cfr anche Meek (1967), tr. it., in Faucci-Pesciarelli (1976), pp. 241-42. Almeno in questa sede, Marx mostra di non identificare la crisi dell’economia classica con la crisi del ricardismo, come sembra intendere Blaug (1958), p. 225; (32) Cfr. Marx (1867), vol. I, p. 32; (33) Engels (1888), tr. it., p. 78; (34) L’opera del fondatore della «scuola storica» tedesca Wilhelm Roscher (1817-94) è più volte presa di mira, specie nelle parti storiche del I libro del ‘Capitale’. Cfr. Marx (1867), I, p. 408 n. e passim. Quello di Roscher è anzi considerato l’estremo decadimento dell’economia borghese, che con lui abbandona «l’apologia appassionata» di un Bastiat per assumere una grigia veste «professorale». Cfr. Marx (1861-63), vol. III, p. 520. L’economista tedesco più moderno considerato da Marx è lo scienziato della finanze Adolph Wagner (1835-1917), vicino ai «socialisti della cattedra» e critico di Marx. Cfr. Marx (1881-82), pp. 167-83; (35) Cfr. Zagari, a c., di , (1975)]”,”TEOC-012-FMB”
“FAUCHER Jean-André”,”La véritable histoire de la Commune. Tome I. Paris la rouge.”,”””Garibaldi non ha ancora fatto sapere al Comitato Centrale ciò che pensa della sua nomina al posto di generale in capo della Guardia Nazionale. Thiers si è inquietato e il prefetto di polizia Valentin gli ha fatto sapere che alcuni dei suoi agenti che sono in attività a Parigi sostengono che il deputato Gambon è stato spedito a Caprera dal Comitato Centrale al fine d’ottenere da Garibaldi la sua accettazione definitiva. Thiers ha fatto spedire a tutti i prefetti l’ ordine di procedere all’ arresto immediato di Gambon se viene identificato nel corso di questo spostamento””. (pag 283)”,”MFRC-104″
“FAUCHER Jean-André”,”La véritable histoire de la Commune. Tome II. Les roses de mai.”,”””In quel momento, Delescluze entra nella seduta e prende immediatamente la parola: – Voi discutete mentre si sta comunicando a Parigi che la bandiera tricolore sventola sul forte di Issy! …Il tradimento si sviluppa da tutte le parti, e voi discutete…. Voi discutete e da Montretout, 80 pezzi ci minacciano direttamente… Questo sono dibattiti deplorevoli dell’ ultima settimana ai quali sono felice di non aver partecipato, che hanno prodotto il disordine… E in un momento come questo perdete il vostro tempo a regolare delle liti di amor proprio! Oggi, la Guardia Nazionale non vuole più battersi e voi deliberate su questioni di verbali. Ciò che vorrei? Vorrei che Mégy, l’ ex governatore del forte d’ Issy, fosse tradotto davanti al consiglio di guerra; che il cittadino Eudes rendesse conto della sua condotta; aveva l’ ispezione dei forti del sud e il sud è stato praticamente abbandonato. (…) E però, sabbiamo bene, che il parigino non è un codardo. Se rifiuta di battersi, è perché si sente mal comandato e si crede tradito. Occorre prendere delle misure immediate o ci abbandoneremo alla nostra impotenza come degli uomini indegni di essere stati incaricati di difendere il paese. La Francia ci tende le braccia…””. (pag 84-85)”,”MFRC-105″
“FAULHABER Michael Cardinal, arcivescovo di Monaco”,”Giudaismo Cristianesimo Germanesimo. Prediche tenute in S. Michele di Monaco nell’Avvento del 1933. I valori religiosi dell’Antico Testamento e il loro compimento nel cristianesimo – I valori morali dell’Antico Testamento e il loro accrescimento nel Vangelo – I valori sociali dell’Antico Testamento – La pietra angolare fra il giudaismo e il cristianesimo – Cristianesimo e germanesimo.”,”Cinque prediche tenute nelle quattro domeniche dell’Avvento (dicembre) e nella sera di S. Silvestro del 1933 in San Michele, la massima chiesa di Monaco. L’affluenza fu tanta, che le due chiese vicine – la Studienkirche e il Bürgersaal – dovettero essere collegate per mezzo di altoparlanti. (pag 21) “”Grazie al cristianesimo i Germani divennero un popolo di cultura”” (pag 166) (Il cristianesimo e i germani) Rapporti tra cristianesimo e razza germanica (pag 169-170) “”Il delirio protestante-germanico si può ricapitolare in queste affermazioni. Gesù Cristo non poté essere di stirpe ebraica: la Sua enorme superiorità morale, il Suo aspetto fisico, i Suoi stessi «capelli biondi» dimostrano che Egli era di razza ariana (quella che i filologi tedeschi, per una stupida vanteria terminologica, già battezzarono per ‘indogermanicher Stamm’); epperciò Egli rappresenta una irruzione della razza nordica nel mondo ebraico in sfacelo”” (pag 13); “”I razzisti protestanti di Germania scaraventano dalla finestra l’Antico Testamento, e pretendono conservare soltanto il Nuovo. No, cari, proprio no: se buttate via la prima e più antica parte della Bibbia, voi non avete nessun diritto di conservare solo la sua seconda e più recente parte. A voi, che siete forse inesperti di storia e certamente fanatici in altro campo, sembrerà che le due parti della Bibbia siano del tutto slegate e indipendenti: e invece non è così; le due parti sono collegate indissolubilmente da saldissimi fili, che voi forse non scorgete perché sono sottili, ma non per questo sono meno reali”” (pag 15); “”(…)[P]rovino i razzisti protestanti a fare approvare da S. Paolo il loro esclusivismo razzista applicato al cristianesimo, e si sentiranno rispondere proprio da lui (Colossesi, 3, 11) che «non c’è Greco e Giudeo, circoncisione e incirconcisione, Barbaro, Scita, schiavo, libero, bensì ogni cosa e in ognuno Cristo». (…) [O]ggi (…) i tempi sono cambiati, ed ecco che si pretenderebbe che cambiasse pure S. Paolo, diventando anche lui razzista. E invece lui non cambia, e nella questione delle razze non vede altro che «ogni cosa e in ognuno Cristo»”” (pag 17) [Giuseppe Ricciotti, Nota introduttiva del traduttore]”,”RELC-004-FB”
“FAULKNER William”,”La paga del soldato. Romanzo. (Tit.orig.: Soldier’s Pay)”,”FAULKNER William è nato nel 1897 a New Albany ed è morto nel 1962 a Oxford nel Mississippi. Nel 1950 ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura. La paga del soldato è il primo romanzo di Faulkner.”,”VARx-345″
“FAURE Paul”,”Alessando Magno.”,”Tempi di marcia in Afghanistan. “”La tattica macedone, che consiste nel sopravvanzare sempre l’ avversario, incita Alessandro ad andare avanti, a prezzo di una cavalcata di più di tre mesi senza interruzione. Durante il tragitto, a Tosa (…), dopo 500 Km di marcia nella valle dell’ Atrak e tra i due alti massici di Koper Daglari, si apprende che il satrapo di Aria, Satibarzane, ha preso le parti di Besso e che concentra truppe nella sua propria capitale Artakoana (…). Alessandro con la cavalleria copre allora in due giorni quasi 110 Km, caccia via il fellone, e si impadronisce del forte di Naratu e massacra in tutte le direzioni quanti gli venivano denunciati come aventi preso parte alla rivolta.”” (pag 73)”,”STAx-118″
“FAURE Sebastien; KOLAKOWSKY Leszek; GALLEANI Luigi”,”La putredine parlamentare (S. Faure); Che cosa non è il socialismo (L. Kolakowsky); Viva l’ anarchia (L. Galleani).”,”””La società che organizzerà la produzione sulla base di associazioni di produttori liberi ed uguali, relegherà tutta la macchina dello Stato nel posto che le spetterà allora; nel museo delle antichità a fianco dell’ arcolaio e della scure di bronzo””. (Engels, pag 32) Quadro di GOYA (Saturno (lo Stato) divora i propri figli) (pag 30) “”Il regime parlamentare ha infine una quarta colpa: è nocivo, cioè fa del male. Va da sè che poichè è favorevole alla classe capitalista, è nocivo alla classe operaia. La corruzione prende soprattutto i lavoratori che, di tanto in tanto, figurano in Parlamento. Un borghese vive colà, come un pesce nell’ acqua: si trova nel suo ambiente. Egli ha già il costume del mondo parlamentare. La sua vita non cambia, per così dire. Può soltanto capitare che i suoi interessi siano un po’ meglio serviti; tuttavia borghese era, e borghese resta. Ma, voi capite bene, che la corruzione trova un terreno più facile, una specie di brodo di coltura, dove si sviluppa più facilmente il microbo della putredine, in un lavoratore, in cui la situazione è tanto cambiata, in un operaio che una fortunata elezione ha sottratto al suo lavoro, dove penava otto, nove, o dieci ore al giorno per guadagnare, un salario di fame. Ecco perché è più pericoloso per un lavoratore addentrarsi al Parlamento.”” (pag 25, Sebastien Faure, La putredine parlamentare)”,”ANAx-242″
“FAURE Elie”,”Napoléon.”,”””C’è un’altra cosa, e quella soprattutto, mi sembra, è capitale. Ciò che non conosce, essendo italiano, è il sentimento del ridicolo, ove lo si conosca, lo si domina, parlando la passione più alto. Non ignoro che egli risponda, un giorno che lo si incensa: “”dal sublime al ridicolo non c’è che un passo””””. (pag 84) “”L’ italiano è il solo che non ha paura del ridicolo””. (pag 84) “”E’ molto frequente, e pressoché costante, nella storia, che ci sia un transfugo dell’ aristocrazia che conduce al combattimento le folle avide di emanciparsi. Ecco Pericle. Ecco Cesare. Ecco Napoleone. Che condividano o no le loro passioni essi le comprendono””. (pag 85) “”E’ proprio del grand’ uomo creare delle forme oppressive distruggendo le forme oppressive che esistevano prima di lui. Egli non ama la tirannia. E ovunque la incontra, la spezza. Ma la sua tirannia gli dà ebbrezza, perché una virtù creatrice incomparabile nasce dalle decisioni che essa prende. “”In tutti i tempi – dice – la prima legge dello Stato è stata la sua sicurezza, la garanzia della sua sicurezza la sua forza, e il limite della sua forza quella dell’ intelligenza che è stata la depositaria””. Ecco. Lui vivente, è nella direzione in cui si lancia che la Rivoluzione vivrà””. (pag 179) “”La Révolution, c’est moi”” (pag 167)”,”FRAN-074″
“FAURE BOUTEILLER Anne in collaborazione di Mei YOUHUA”,”La Chine: clefs pour s’implanter sur le dernier Grand Marché.”,”FAURE BOUTEILLER Anne laureata alla facoltà di diriritto e diplomato dell’Institut d’Etudes Politiques. Mei YOUHUA è titolare di un DEA del terzo ciclo in diritto internazionale”,”CINE-067″
“FAURI Francesca”,”L’Italia e l’integrazione economica europea 1947-2000.”,”Francesca Fauri insegna Istituzioni economiche europee presso la Facoltà di Scienze politiche di Bologna, sede di Forlì. Per il Mulino ha pubblicato il volume ‘Istruzione e governo dell’impresa’. La formazione dei dirigenti in Gran Bretagna e in Italia, 1860-1960.”,”EURE-028-FL”
“FAURI Francesca”,”L’integrazione economica europea (1947-2006).”,”Francesca Fauri insegna Istituzioni economiche europee presso la Facoltà di Scienze politiche di Bologna, sede di Forlì. Per il Mulino ha pubblicato il volume ‘Istruzione e governo dell’impresa’. La formazione dei dirigenti in Gran Bretagna e in Italia, 1860-1960.”,”EURE-064-FL”
“FAURI Francesca ZAMAGNI Vera a cura, saggi di Liborio MATTINA Francesco PETRINI Liborio MATTINA Francesca FAURI Vera ZAMAGNI Sara SIMONE Annalisa PISTILLI Paolo BUSCO Ilaria MANZINI Diego MENEGON Alessandro PORCELLUZZI Jacopo CARMASSI Leonida GIUNTA”,”Angelo Costa. Un ritratto a più dimensioni.”,”Costa era contro l’assistenzialismo e su questo punto ebbe forti contrasti con La Pira e con i sindacati (pag 11)”,”ITAE-009-FC”
“FAUSTI Luciano”,”Intelletti in dialogo. Antonio Gramsci e Piero Sraffa.”,”Luciano Fausti, nato nel 1949, insegna filosofia e storia nelle scuole superiori. Fa parte, dal 1975, della Fondazione Clementina Calzari Trebeschi di Brescia e collabora alle attività della Fondazione Guido Piccini per i Diritti dell’Uomo. Ha pubblicato su varie riviste e quotidiani. Nel 1986 ha curato e introdotto il volume AaVv, ‘Rileggere Marx. Esame delle opere principali’, edito dalla Fondazione C.C. Trebeschi. Keynes e la crisi del ’29. ‘Sulle cause della grande crisi e sui suoi possibili rimedi Sraffa invia a Gramsci un documento fondamentale, il rapporto del Committee of Inquiry of Finance and Industry, detta Commissione Macmillan dal nome del suo presidente, istituita dal governo lavurista nel novembre del ’29 e durata fino al 1931, della quale, tra gli altri economisti di valore, fa arte il Keynes (1). L’originalità del documento è costituita dalla applicazione in vivo della teoria keynesiana. Il rapporto, scrive Sraffa, “”è stato in gran parte scritto, e in tutto ispirato, dal Keynes”” (2). Come è noto, Sraffa, pur perseguendo una ricerca teorica autonoma, ha intrattenuto u interscambio culturale continuo con Keynes: dalla cura, nel ’25, dell’edizione italiana del ‘Tract on Monetary Reform’ di Keynes (3), alla collaborazione critica nella gestazione de ‘Trattato sulla moneta’ di Keynes nel ’30 (4), alla polemica con Hayek nel ’32 a fianco di Keynes (5), alla discussione della ‘Teoria generale’ di Keynes nel ’36 (6), fino alla scoperta e alla cura comune di uno scritto di Hume nel ’38 (7). Dallo scambio culturale continuo, come ha mostrato Roncaglia in polemica con Skidelsky, hanno mutuato vantaggi teorici entrambi gli economisti (8). Nel periodo in cui stende la lettera a Gramsci, Sraffa ha concluso da pochi mesi l’esperienza del “”Cambridge Circus””: il gruppo, composto da alcuni dei migliori giovani economisti (Richard Kahn, Robert Meade e Joan Robinson), si proponeva di discutere il trattato e le idee successive di Keynes. Piero conosce l’opera dell’amico “”ab imis fundamentis””; eppure non si conosce un suo scritto pubblico sull’argomento. La lettera a Gramsci è importante anche perché espone, nello stile sintetico consueto, il punto di vista di Sraffa, sul “”Rapporto”” e più in generale sul pensiero keynesiano. Il rapporto, scrive Piero, “”contiene un’analisi che getta molta luce sulle cause dell’attuale crisi finanziaria dell’Inghilterra: inoltre contiene una esposizione di parte della teoria delle crisi e della moneta che Keynes aveva proposto, in linguaggio molto astruso e confuso, nel suo recente ‘Trattato sulla moneta’ (1930). Questa teoria attribuisce le crisi a un eccesso dei ‘risparmi’, nel senso del denaro ‘messo da parte’ dai risparmiatori, sugli ‘investimenti’ nel senso di nuove costruzioni, ecc.,: con il risultato che il denaro disponibile per acquistare i prodotti correnti è insufficiente a coprire il loro costo di produzione. Come vedete, c’è molto di vecchio e qualcosa di nuovo. Ma il Keynes, che ha fatto senza volerlo una critica della economia liberale e capitalistica, conclude con una apologia, dell’imprenditore capitalista e con la ricerca di “”rimedi”” (9). Il tono utilizzato da Piero nella lettera autorizza a pensare che Gramsci avesse già qualche conoscenza del pensiero di Keynes. (…) In polemica con Luigi Einaudi, [Gramsci] considera la crisi degli anni trenta, “”per la sua ampiezza e profondità””, una “”crisi organica”” e non congiunturale (16); criticando Pasquale Jannaccone, scrive che le cause della crisi non sono morali, né politiche, “”ma economico-sociali”” (17). Contro quegli osservatori che ravvisano “”erroneamente e tendenziosamente”” nel crack della borsa di New York l’origine della crisi, egli afferma che “”gli eventi dell’autunno 1929 in America sono “”una delle clamorose manifestazioni dello svolgimento”” della crisi, ma che la genesi del fenomeno va ricercata più lontano, nel dopoguerra e oltre (18): nella drammatica incapacità delle vecchie classi dirigenti nazionali ad affrontare il formarsi di un sistema economico unitario su scala mondiale e a governare la sovrappopolazione legata al nuovo industrialismo tecnologico (19). La sua riflessione è attenda al diverso sviluppo industriale in atto fra le nazioni e alle risposte avviate dalle politiche economiche di diversi paesi (20). Egli sottolinea la funzione decisiva che lo Stato sta assumendo come strumento di coercizione, ma coglie anche il ruolo che può assumere come strumento progressivo dello sviluppo (21)’ (pag 79-81)] [(1) I principali componenti della Commissione, presieduta da Lord Harold Macmillan, sono, oltre a Keynes, Reginald McKenna, Theodor E. Gregory, R. H. Brand e Ernest Bevin. (…); (2) Si veda la lettera di Sraffa a Tania del 9 settembre del 1931, in P. Sraffa, ‘Lettere a Tania…’, p. 34. Nella lettera del 12 sett. Tania trascrive il brano di Sraffa per Gramsci: cfr. A. Gramsci, T. Schucht, ‘Lettere 1926-1935’, pp. 789-799; (3) J.M. Keynes, ‘La riforma monetaria’, trad. it. di P. Sraffa, Milano, Treves, 1925; (4) Nella preparazione della sua opera, Keynes fa leggere gli abbozzi a Piero, che formula le sue critiche (…); (5) In polemica con Friedrich August von Hayek, Keynes chiede a Sraffa una recensione critica sul libro ‘Prices and Production’ di Hayek (1931) (…); (6) Dopo aver rivisto con Sraffa una prima versione della ‘Teoria generale’, Keynes, il 3 dicembre ’33, scrive alla moglie: “”Piero naturalmente ha tirato fuori estenuanti difficoltà, ma, per fortuna, niente di grave””. (…); (7) Gli impegni più importanti non trattengono Piero dall’assecondare le sue curiosità erudite: frequentatore, con Keynes, di antiquari e collezionista di libri rari, con una predilezione per le opere filosofiche ed economico del XVIII secolo, insieme si occupa di un esemplare assai raro di un pamphlet anonimo sul ‘Treatise of Human Nature’ di Hume pubblicato nel 1740 e attribuito al giovane Adam Smith: i due amici lo riconoscono come scritto dallo stesso Hume e lo pubblicano con una introduzione comune (…); (8) Si veda A. Roncaglia, “”Sraffa: dalla critica a Marshall alla riabilitazione dell’economia politica classica””, pp. 13-17; (9) P. Sraffa, ‘Lettere a Tania’…, p. 34; (10) L’ipotesi di un probabile confronto fra Piero e Antonio sul libro di Keynes nel corso degli incontri a Roma prima del carcere, di cui si è già parlato, mi viene suggerita da Alessandro Roncaglia; (11) J.M. Keynes, ‘La réforme monétaire’, Paris, Simon Kra, 1924. Gramsci ha modo di leggere una recensione molto critica di Luigi Einaudi al libro di Keynes ‘Essays in Persuasion’ nell’articolo “”La crisi è finita?’, La Riforma sociale, gennaio-febbraio 1932 pp. 76-78; (12) Si vedano, ad esempio, i ‘Quaderni del carcere’ pp. 1756-1758, 2143. Tali riferimenti sono colti da N. Badaloni nella “”Prefazione”” alle ‘Nuove lettere di Antonio Gramsci…””, pp. 19-21; (13) Oltre al ‘Rapporto’, possiede le annate di ‘Riforma sociale’, della ‘Rivista di politica economica’, il numero della rivista ‘Economia’ dedicato nel ’31 alla crisi mondiale, le ‘Prospettive economiche’ preparate dal Mortara, la collezione ‘Movimento economico dell’Italia – Raccolta di notizie statistiche’, per l’anno 1929, 1930, 1931, 1932, edita dalla Banca Commerciale italiana (Milano), l’Annuaire statistique international’, 1929 a cura della Società delle Nazioni (Genève, 1930), l’opera di Andre Siegfrid, ‘La crise britannique au XXe siècle’, A Colin, 1931, Alberto De Stefani, ‘La deflazione finanziaria nel mondo’, Milano, Treves, 1931, Henri Ford, ‘Perché questa crisi mondiale?’, Milano, Bompiani, 1931, le raccolte antologiche ‘La crisi del capitalismo ‘ e ‘L’economia programmatica’, Firenze, Sansoni, 1933; (14) Jean Pierre Potier, ‘La rise des années Trente vue par Antonio Gramsci’, in ‘Modernité de Gramsci’, Actes du colloque franco-italien de Besançon, 23-25 novembre 1989, a cura di André Tosel, Paris, Le Belles Lettre, 1992, pp. 109-122. Per una analisi più ampia si rimanda a questo intervento]; (15) Cfr. G. Agnelli – L. Einaudi, “”La crisi e le ore di lavoro””, ‘La Riforma sociale’, gennaio-febbraio 1933 (anno XL, n.1), pp. 1-20. Per le riflessioni critiche di Gramsci si vedano i ‘Quaderni’, pp 1347-1349; (16) Cfr. A. Gramsci, ‘Quaderni’, pp. 1077-1078. Cfr. Luigi Einaudi, “”La crisi è finita?”” e “”Della non novità della crisi presente””, ‘La Riforma sociale’, gennaio-febbraio 1932 (anno XXXIX, n. 1), pp. 73-79 e 79-83; (17) A. Gramsci, ‘Quaderni’, pp. 792-793. Cfr. Pasquale Iannaccone, “”Sulla depressione economica mondiale””, ‘Economia’, marzo 1931 (anno IX, n.3), pp. 297-306. L’articolo è la risposta a un questionario pubblicato alle pp. 261-262. Le risposte di numerosi economisti sono seguite da un commento di Gino Arias, “”La crisi e i giudizi degli economisti””, pp. 315-335; (18) A. Gramsci, ‘Quaderni del carcere’, pp. 1755-56; (19) Cfr. Marcello Montanari, ‘Introduzione’, in A. Gramsci, ‘Pensare la democrazia. Antologia dai ‘Quaderni del carcere’, pp. XIII-XVIII; (20) Per una esposizione più ampia si veda J.F. Potier, ‘La crise des années Trente vue par Antonio Gramsci’, pp. 118-123; (21) A. Gramsci, ‘Quaderni’, pp. 2175-2177. Su questo aspetto si veda Luigi Cavallaro, ‘L’economia politica di Gramsci’, Critica marxista, 4, luglio-agosto 1997, pp. 63-64 e 67-69] [note a pag 153-154]”,”GRAS-147″
“FAUVELET DE-BOURRIENNE Louis Antoine”,”Napoleon Emperador. Memorias de su Secretario particular.”,”Bourrienne, Louis Antoine Fauvelet de , 1769–1834, French political figure. He was a friend and for a time (1797–1802) private secretary to Napoleon, who made him a councillor of state. Bourrienne later supported the Bourbon restoration and was elected to the chamber of deputies, where he was a spokesman for the ultraroyalist followers of King Charles X. His memoirs (10 vol., 1829–31) are vivid but untrustworthy. “”Al regresar de Holanda, Napoleon empezò à no tener ya dudas acerca de una proxima è inevitable ruptura con Rusia. En vano mandò à Lauriston come embajador en Petersburgo, para reemplazar à Calaincourt que no queria permanecer mas en esta capita. Ya la potencias se entendian desde un extremo à otro de Europa. Todos los gobiernos anhelaban el derrumbamiento de Napoleon, del mismo modo que los pueblos deseaban un orden de cosas menos opresor para el comercio y la industria. Varios autores escribieron que Napoleon queria la paz; pero ya he indicado que no la deseaba nunca, porque era contraria à su temperamento y à su ambicion desmedida; y aun suponiendo que la hubiera deseado, ya no era posible a pesar del terror que inspiraba su nombre, unido à la extension, siempre creciente, de Francia, y al endiablado sistema continental””. (pag 188)”,”FRAN-059″
“FAUVEL-ROUIF Denise a cura”,”Le Communisme. Catalogue de Livres et Brochures des XIX et XX Siecles.”,”Ripartizione per paese e secondo le tendenze: Dimitrov, Trotsky-trotskismo, Marx-marxismo Engels Lenin-leninismo, Internazionale comunista, Internazionale Sindacale Rossa, Organizzazioni comuniste diverse Il curatore è Secretaire generale de l’Institut Francais d’Histoire Sociale.”,”MOIx-006″
“FAUVET Jacques in collaborazione con Alain DUHAMEL”,”Histoire du parti communiste francais. 1. De la guerre à la guerre, 1917-1939. 2. Vingt-cinq ans de drames, 1939-1965.”,”L’A, redattore in capo al giornale ‘Le Monde’ è stato laureato due volte dall’Accademia francese. Ha scritto altre sei opere tra cui ‘I partiti nella Francia attuale’, ‘Le forze politiche della Francia’, ‘La France dechirée’, ‘Les paysans et la politique’ (1958), ‘La IV Republique’ (1959), ‘La Fronde des generaux’ (1961) in collaborazione con Jean PLANCHAIS.”,”FRAP-007″
“FAUVET Jacques”,”La IVe République.”,”””Il R.P.F. commise allora un errore mortale, o piuttosto tre; credeva che la legge infame non sarebbe stata votata, poi, quando lo fu, pensò che i partiti divisi non sarebbero riusciti ad applicarla, ovvero ad apparentarsi, infine, quando gli apparentamenti furono conclusi, sperò che gli elettori scoraggiati si sarebbero allontanati da essi. Tante mancanze tattiche non si potevano perdonare. In ultimo si aggiunga che i gollisti subirono anche l’ intransigenza del loro capo, ben risoluto a non accordarsi con il sistema: rifiutando di apparentarsi con i moderati, il RPF, li spinse verso la SFIO e il MRP. Un’ elezione è sempre un’ istantanea. Essa riflette la situazione politica del paese di un momento dato; (…)””. (pag 173-174)”,”FRAV-112″
“FAUVET Jacques PLANCHAIS Jean”,”La Fronde des géneraux.”,”Il complotto e il tentato putsch nella metropoli. “”Y a-t-il vraiment alors en métropole une organisation digne de ce nom – ou plusieurs? A côté d’agités qui jouent aux petits soldats secrets, aux plastiqueurs amateurs, et qui, émules plus ou moins intoxiquées d’Alger, barbouillent les murs ou les lettres de menace du sigle “”O.A.S””, il existe au moins une organisation à laquelle appartiennent plusieurs de ceux qui vont passer leur week-end au violon ou aux arrêts. Peu structurée, elle comprend néanmoins trois sections: liaisons armée-civils, renseignements, action psychologique””. (pag155) “”Le Gouvernment lui, ne se réunit qu’à 17 heures en conseil des ministres: “”Ce qui est grave dans cette affaire, Messieurs, c’est qu’elle n’est pas sérieuse”” leur dit le général de Gaulle””. (pag 157)”,”FRAV-123″
“FAUVET Jacques, in collaborazione con Alain DUHAMEL”,”Histoire du parti communiste francais. II. Vingt-cinq ans de drames, 1939-1965.”,”L’A, redattore in capo al giornale ‘Le Monde’ è stato laureato due volte dall’Accademia francese. Ha scritto altre sei opere tra cui ‘I partiti nella Francia attuale’, ‘Le forze politiche della Francia’, ‘La France dechirée’, ‘Les paysans et la politique’ (1958), ‘La IV Republique’ (1959), ‘La Fronde des generaux’ (1961) in collaborazione con Jean PLANCHAIS.”,”PCFx-001-FGB”
“FAVAGROSSA Carlo”,”Perché perdemmo la guerra. Mussolini e la produzione bellica.”,”Carlo Favagrossa, generale di corpo d’Armata Mussolini è stato veramente tradito dai suoi collaboratori (…)? Non da tutti. Mussolini si è sbagliato. L’errore suo fu quello di gettarsi nelle braccia della Germania e di persistere nell’amplesso anche dopo Monaco, contando forse troppo sulla potenza militare ed industriale di questa o illudendosi, nel giugno 1940 – e qui l’errore di valutazione fu ancora più grave – che la guerra sarebbe stata di brevissima durata. Non credo che Ciano gli abbia taciuto quanto mi disse in occasione di un colloquio (1) a lui chiesto alla fine di maggio del ’40 per metterlo al corrente della tragica situazione delle materie prime, nella speranza che egli potesse più vigorosamente affiancarsi a me, per funzionare da freno contro ogni improvvisa mossa di Mussolini. (…)”” (pag 3) [(1) Ciano, Diario (29.5.1940), vol. I., pag 271-272, ed. Rizzoli] La situazione delle Forze Armate (pag 11-12) “” (…) finire”” Treccani: Nato a Cremona il 22 nov. 1888 da Luigi e da Carolina Bastoni, entrò nel 1906 all’Accademia di Torino uscendone nel 1909 sottotenente del genio. Col grado di tenente servi in Libia nel 1911-12 e poi da capitano sul fronte italiano nel 1915-18, distinguendosi nella direzione di lavori difensivi e ricevendo una medaglia d’argento e la promozione a maggiore per merito di guerra (1917). Nel 1919 era a Vienna presidente della Commissione tecnica di controllo per l’osservanza delle clausole armistiziali; poi prestò servizio in Cirenaica, e più tardi fu in Francia e in Cecoslovacchia per compiti militari e diplomatici. Superati nel 1925-28 i corsi della Scuola di guerra che, per l’inizio del conflitto mondiale, aveva lasciato dopo esservi stato ammesso nel 1914, fu promosso colonnello nel 1930. Dopo aver comandato il 1º reggimento genio, e quindi essere stato comandante in seconda dell’Accademia di artiglieria e genio, fu promosso generale di brigata, ricoprendo dal marzo 1936 prima il comando del genio del corpo d’armata di Roma, e poi dal 1º giugno 1936 quello dell’unica brigata motomeccanizzata dell’esercito (Siena). Inviato in Spagna nel marzo 1937 all’indomani della battaglia di Guadalajara, partecipò alla riorganizzazione del corpo militare italiano, del quale comandò l’intendenza dando vita a una complessa organizzazione. Rimpatriato nel dicembre 1938, dal marzo1939 comandò la divisione “”Fossalta”” poi “”Pistoia”” (Bologna). Il 1º sett. 1939 subentrava al gen. A. Dallolio sia nella presidenza del Comitato per la mobilitazione civile (CMC) in seno alla Commissione suprema di difesa, sia nel Commissariato generale per le fabbricazioni di guerra (Cogefag). Il 23 maggio 1940 il Commissariato era trasformato in sottosegretariato di Stato (Fabbriguerra), sempre retto dal F., ormai generale di corpo d’armata. Dal 7 sett. 1942 era anche a capo del Commissariato generale per combustibili liquidi, carburanti e lubrificanti (Cogecarburanti). Il 6 febbr. 1943 era nominato ministro, per la trasformazione del Fabbriguerra in ministero della Produzione bellica (Miproguerra), di cui rimase titolare anche nel primo governo Badoglio, fino alla soppressione (gennaio 1944). Collocato a riposo nel 1954, morì a Roma il 22 marzo 1970. Oltre alla medaglia d’argento, fu insignito di varie decorazioni, fra cui il cavalierato dell’Ordine dei Ss. Maurizio e Lazzaro. È autore del volume Perché perdemmo la guerra – Mussolini e la produzione bellica, Milano 1946. L’opera è dedicata principalmente al racconto dei suoi sforzi per scongiurare la guerra, scopo per cui spesso comunicava a B. Mussolini dati ancor più sfavorevoli del reale. I documenti pubblicati sono interessanti, ma solo di ben pochi fra essi si è trovata finora traccia negli archivi; per il resto il libro non esce dagli schemi dell’apologetica militare del primo dopoguerra. L’attività del F. va conunisurata ai limiti dei poteri ereditati dal Dallolio e al quadro generale in cui doveva operare. Diversamente dal ministero Armi e munizioni del 1915-18, il Cogefag (rdl 14 luglio 1935 n. 1374, e decreto del duce 23 sett. 1935) non aveva alcuna autorità sulle commesse belliche, assegnate invece dai singoli ministeri militari direttamente alle industrie. Il Cogefag, poi Fabbriguerra, oltre ad evanescenti potestà coordinatrici, aveva il compito di sovrintendere alla ripartizione delle materie prime fra le varie amministrazioni militari committenti o addirittura fra le imprese produttrici. Inoltre la competenza del Fabbriguerra nell’importazione di materie prime non era esclusiva ma concorrente con quella di altri organismi. Sottratti all’ente rimanevano poi gomma, legname, fibre tessili e canapa, mentre il vitale settore dei combustibili e carburanti sarà riservato fin verso la fine del 1942 alle Ferrovie e ai ministeri delle Comunicazioni e delle Corporazioni. Probabile causa di tale situazione era la convergenza tra la vocazione separatista delle singole forze annate e la nota diffidenza di Mussolini verso rilevanti concentrazioni di potere. Forse Mussolini giudicava che la sua preminenza avrebbe assicurato il coordinamento, e sicuramente questa era stata la speranza di Dallolio dopo il ripetuto insuccesso dei suoi tentativi di rafforzare i poteri del CMC, che nelle varie versioni aveva presieduto dal 1923, e più tardi quelli del Cogefag. Unico risultato, la confusione: pluralità di organi tecnici per progetti, sperimentazioni e collaudi; sprechi per difetti di standardizzazione; moltiplicarsi di linee produttive anche per oggetti similari. Tali carenze erano aggravate dai limiti invalicabili del quadro esterno. Prima dell’intervento in guerra, l’importazione di materie strategiche era limitata dalle esigue disponibilità valutarie ed auree nonché dal blocco navale che l’Inghilterra sarebbe stata disposta ad allentare solo se l’Italia le avesse fornito armi, cosa che Mussolini rifiutò (febbraio 1940). Una volta in guerra, si dipese solo dal buon volere tedesco, variabile e comunque gravato dalla strettoia dei trasporti, mentre poco giovava l’impari gara con l’alleato per attingere alle risorse dell’Europa occupata (es. petrolio rumeno). Inoltre la cronica lentezza dei tre ministeri militari nella scelta dei prototipi moltiplicava i tempi del passaggio alla produzione in serie da parte di industrie, sclerotizzate da decenni di protezionismo, da impianti invecchiati, da insufficiente ricerca e da posizioni oligopolistiche con quote di mercato prefissate per legge o per accordi di cartello. Nella quadriennale attività del F. risalta il periodo della “”non belligeranza””, allorché un certo coordinamento era in via d’eccezione favorito dalla concordia dei vertici militari nel non volere la guerra. Intanto però gli impegni si aggravavano per l’improvvisa decisione mussoliniana di fortificare il confine con l’alleata Germania, profondendovi 1 miliardo di lire e forti quantità di calcestruzzo e di ferro. A gennaio 1940, vagliati programmi e capacità industriali, il F. ritenne possibile una certa preparazione per metà 1941, salvo la grave insufficienza delle artiglierie terrestri e navali che, nella migliore delle ipotesi, sarebbero state disponibili verso il 1943-45. Ma, com’è noto, incurante dell’impreparazione, Mussolini gettò il paese nella guerra quando a giugno 1940 la ritenne di breve durata e già vinta dai Tedeschi. Nell’inverno 1940-41, il F. partecipava alla decisione di ridurre i programmi d’artiglieria concentrando le risorse solo sui pezzi anticarro e antiaerei e sui mezzi corazzati. In quello stesso inverno si recava in Germania per ottenere aiuti che i Tedeschi limitarono alla cessione di pochi materiali francesi di preda bellica. Al Fabbriguerra furono mosse critiche durante e dopo il conflitto. Frequente la lamentela contro gli eccessi burocratici, l’impreparazione degli “”osservatori”” distaccati presso le industrie e l’elefantiasi dell’ente. Le 744 persone del 1939 erano salite nel 1941 a 1420, distribuite nella segreteria, in 3 direzioni generali, 8 divisioni, 22 sezioni e 55 uffici e servizi vari. Si assestarono a 1829 nel 1943 con la trasformazione in ministero. La politica delle scorte, già avviata dal Dallolio ed alla quale si dovette gran parte della sopravvivenza militare italiana, era interpretata in modo così restrittivo che nel 1942 il capo di stato maggiore generale U. Cavallero dovette intervenire per sospendere il divieto alle industrie di usare le cosiddette “”scorte intangibili””, che ormai si traduceva in risparmio fine a se stesso. È anche vero però che, astraendo da occasionali disguidi e strozzature, le industrie disposero complessivamente di più acciaio e correttivi di quanto non fossero in grado di lavorame: infatti l’8 sett. 1943 i Tedeschi si impadronirono sui piazzali degli stabilimenti di acciaio e correttivi in misura circa tripla delle dotazioni di partenza del 1940. Dalle carte del gen. Dallolio (vissuto fino al 1952) affiorano critiche al F. per non essersi avvalso di taluni appigli legislativi in modo da estendere i poteri dell’ente. La documentazione conosciuta non permette però di verificare tale rilievo. Piuttosto, dal carteggio pubblicato dal F. nel suo volume risulterebbe la decisione di Mussolini di dare al Fabbriguerra anche i sospirati poteri sulle commesse, ed il rifiuto di riceverli da parte del F. che, con promemoria 22 marzo 1942, avrebbe additato i pretesi inconvenienti di un mutamento nel corso della guerra. I poteri in questione gli furono comunque assegnati con la trasformazione del sottosegretariato in ministero e la sua nomina a ministro. Si era però al 6 febbr. 1943, in evidente clima di sconfitta. Al 1943 risale anche un opuscolo segreto del Miproguerra mirato al raffronto tra la produzione della guerra in corso e quella 1915-18. Accanto a dati accettabili (83.000 automezzi dal 1º giugno ’40 al 10 giugno ’43 compresi però quelli “”unificati”” provenienti da requisizione; 11.700 aeroplani dal 1º giugno ’39 al 1º giugno ’43; 2450 mezzi corazzati nel ’40-’42) ve ne sono forse di esagerati (11.000 cannoni dal 1º sett. ’39 al 1º giugno 1 43). Ma soprattutto colpisce la ricezione acritica dei pretesti escogitati dall’industria per giustificare il calo produttivo come i maggiori tempi di lavorazione richiesti da talune armi nuove. Così in artiglieria, l’argomento – giustificato per gli affusti – è invece discutibile per le bocche da fuoco dove la riduzione sembra piuttosto dovuta a cause attinenti la sola condotta industriale. Se è tuttora impossibile valutare appieno l’opera del F., può invece senz’altro affermarsi che essa comunque non si iscrive tra le cause rilevanti non diciamo dell’esito del conflitto ma neppure della modestissima prova offerta dall’Italia perfino in un ruolo di alleato minore della Germania. Determinanti furono l’incertezza politica, la mancanza di strategia, i vuoti dottrinali e le carenze progettuali ed esecutive. Non certo, come pure si legge, il difetto di materie prime e men che meno i probabilissimi intoppi e squilibri nella distribuzione. Se maggior copia di combustibili e di gomma sarebbe stata desiderabile, essa non avrebbe influito sul problema militare italiano, che nell’estate 1940 e poi ancora fino al 1942 inoltrato riguardava la qualità dei mezzi, non la quantità. Chiariamo con esempi. È vero che il nichel usato per le corazze del carro medio, fra il 1940 e il 1942, calò da 46 kg a 8. Ma già dall’8 maggio 1941 lo stato maggiore dell’esercito (relazione del gen. ingegnere L. Sarracino) aveva accertato che i carri italiani distrutti a Beda Fomm (Libia) nel febbraio precedente (e perciò costruiti nel 1940 con la maggior quantità di nichel), avevano ceduto ai proiettili inglesi per elementari difetti costruttivi e per incuria nel montaggio. Né consta che a ciò si sia rimediato nel corso del conflitto. Il basso rendimento di tali carri era anche dovuto a insufficienza dei motori, non imputabile a difetto e tanto meno a cattiva ripartizione di materie prime bensì a carenze progettuali. Ancor più grave l’indisponibilità delle industrie ad adattare ai carri motori di aerei ormai superati e che tuttavia l’aeronautica si era impegnata ad acquistare a centinaia, come i Fiat CR 42 e G 50 (ordini del 1941 e dell’autunno 1942) e così prodotti sino al 1942-43 (motori analoghi erano utilizzati con successo sui carri britannici e americani che ci fronteggiavano in Africa). Non dipese certo dal Fabbriguerra se decine di migliaia di tonnellate d’acciaio continuavano a usarsi per la costruzione di nuove corazzate quando quelle esistenti erano scarsamente impiegabili per mancanza di navi portaerei in grado di proteggerle. Queste e altre documentate circostanze contribuiscono a collocare in giusta luce l’attività del Fabbriguerra e del suo titolare, senza peraltro sminuire l’interesse ad un’auspicabile più completa ricostruzione storica. Fonti e Bibl.: Documenti sono in vari archivi, tra cui principali quello centrale dello Stato, quello Thaon di Revel (Torino, Fondazione Einaudi), archivi militari e industriali, i National Archives di Washington e l’Imperial War Museum di Londra. Il F. e il Fabbriguerra compaiono, oltre che nel ricordato volume autobiografico, in gran parte della pubblicistica e memorialistica italiana sulla seconda guerra mondiale. Fra gli studi ricordiamo: quelli ad hoc di F. Minniti, fra cui: Due anni di attività del Fabbriguerra per la produzione bellica, in Storia contemporanea, VI (1975), 4, pp. 849-879; Aspetti organizzativi del controllo sulla produzione bellica in Italia (1923-1943) e Aspetti territoriali e politici del controllo sulla produzione bellica in Italia (1936-1942), entrambi in Clio, XIII (1977), 4, pp. 305-340 e XV (1979), 1, pp. 79-126; Le materie prime nella preparazione bellica in Italia (1935-1943), I e II, in Storia contemporanea, XVII (1986), 1, pp. 5-40; 2, pp. 245-276. Più ampiamente: L. Ceva, La condotta italiana della guerra. Cavallero e il comando supremo 1941-1942, Milano 1975, ad Indicem; Id., Un intervento di Badoglio e il mancato rinnovamento delle artiglierie italiane, in Il Risorgimento (Milano), XXVIII (1976), 2, pp. 117-172; L. Ceva-A. Curami, Industria bellica e Stato nell’imperialismo fascista degli anni ’30, in Nuova Antologia, 1988, n. 2167, pp. 316-338; A. Curami-F. Miglia, L’Ansaldo e la produzione bellica, in L’Italia nella seconda guerra mondiale e nella Resistenza, Milano 1988, pp. 257-281; L. Ceva-A. Curami, La meccanizzazione dell’esercito italiano dalle origini al 1943, Roma 1989, passim.”,”QMIS-343″
“FAVI Dolcino”,”Bernanos e Dreyfus. (prima parte)”,”””Henry Guillemin, che fu amico personale di Bernanos, ricorda di averlo udito sostenere, nel 1946 a Ginevra, la colpevolezza di Dreyfus: convinto da sempre «che l’ebreo era un criminale», Bernanos vegliava a mostrarsi intrattabile sull’affare Dreyfus molti anni dopo averne dato ne ‘La Grande Peur’ «una presentazione rigorosamente contraria alla verità» (9). Joseph Jurt, che ha studiato ‘les attitudes politiques’ di Bernanos fino alla pubblicazione de ‘La Grand Peur’, riconosce il carattere originario dell’ antidreyfusismo dello scrittore, influenzato dalle convinzioni cattoliche e realiste del padre e confermato dalla lettura quotidiana de “”La Libre Parole”” di Edouard Drumont”” (10) (pag 229); “”Senza alcun dubbio per il giovane Bernanos la condanna di Dreyfus colpevole di tradimento, era stata giusta”” (pag 233); “”Bernanos sa bene, come risulta dalla seguente citazione da Drumont medesimo, che v’era stato un giorno «nel quale Parigi tutta intera, la Parigi degli operai e la Parigi dei borghesi, la Parigi rivoluzionaria e la Parigi patriota gridava: “”Viva Drumont! Abbasso gli Ebrei!”” (177). A motivo della univocità delle sue fonti non era probabilmente in grado di discernere fino a che punto la campagna antisemita fosse stata orchestrata dagli uffici dello Stato Maggiore (178), ma temi quali la fatalità della razza o la tara ereditaria degli ebrei, l’atavismo del tradimento e la maledizione del deicidio, pane quotidiano per la schiacciante maggioranza dei giornali, erano stati di certo familiari al ‘milieu’ originario dello scrittore. Se il torrente di assurdità, insulti, menzogne e minacce contro Dreyfus, la famiglia, le personalità ebraiche o meno che lo Stato Maggiore lasciava credere lo proteggessero scompare senza lasciare traccia, è perchè lo scrittore non ha ritenuto quanto gli è parso incompatibile con lo stile cavalleresco e magnanimo di cui fa credito senza ragione al leader inconcusso del movimento. Bernanos si riconosce nell’antisemitismo come eversione eroica di un sistema sociale fondato sulla degenerazione dei principi dell’89 nella religione borghese dell’oro, ma sembra non riesca ad accettare tutte le conseguenze del fatto che gli ebrei fossero diventati il capro espiatorio dell’odio sociale destinato a nutrire questa lotta rivoluzionaria. ‘La Grand Peur’ esalta la violenza irresistibile del sentimento popolare (179) ma conforme al modello di censura preventiva e globale inaugurato da Dutrait-Crozon, ignora l’intera matrice evenimentale dell’affare (…)”” (pag 249-250)] [(9) H. Guillemin, ‘Regards sur Bernanos’, Paris; 1976, pp. 76 e 185; (10) J. Jurt, ‘Les attitudes politiques de George Bernanos jusqu’en 1931’, Fribourg, 1968, pp. 40 ss.; (…) (177) G.P., p. 65; (178) J. Reinach, Histoire, I, p. 233 (…); (179) G.P., p. 144 (…)]”,”FRAV-003-FV”
“FAVIER Jean”,”Les archives.”,”FAVIER Jean è membro dell’ Institut, Presidente onorario de Consiglio Internazionale degli Archivi.”,”ARCx-011″
“FAVIER Jean”,”De l’or et des épices. Naissance de l’homme d’affaires au Moyen Age.”,”‘L’historien médiéviste Jean Favier est mort Jean Favier est mort à 82 ans des suites d’un cancer. Il avait été directeur des Archives nationales et président de la Bibliothèque nationale de France. L’écrivain et historien Jean Favier, le 6 novembre 2004 à Brive-la-Gaillarde, lors de la 23e édition de la Foire du livre de Brive. AFP/JEAN-PIERRE MULLER L’historien Jean Favier est mort mardi 12 août, à l’âge de 82 ans, des suites d’un cancer, a annoncé son fils samedi. Médiéviste réputé, Jean Favier avait été directeur des Archives nationales et président de la Bibliothèque nationale de France. François Hollande a salué dans un communiqué la mémoire d’un « des plus grands historiens du Moyen Age, qui fut aussi un grand serviteur de l’Etat ». « Il faisait partie de ces historiens lucides, courageux, ennemis de tout préjugé, qui ont renouvelé notre perception d’une époque aussi passionnante et féconde que perturbée », a estimé pour sa part la ministre la culture Aurélie Filippetti. Né à Paris le 2 avril 1932, Jean Favier était entré à l’Ecole des chartes dont il était sorti major et où il avait obtenu un diplôme d’archiviste paléographe en 1956, avant de devenir agrégé d’histoire et docteur ès lettres. Il avait ensuite mené une carrière universitaire à la faculté de Rouen puis à l’Ecole pratique des hautes études et à la Sorbonne. En 1975, il était devenu directeur des Archives nationales, installées à l’hôtel de Soubise, dans le Marais. Une fonction qu’il conservera pendant dix-neuf ans et dans laquelle il s’appliquera à moderniser considérablement ce secteur. Homme d’ouverture, familier des médias, il avait été nommé président de la BNF (Bibliothèque nationale de France) en 1994 puis, en 1997, président de la commission nationale française pour l’Unesco. Jean Favier laisse une bibliographie impressionnante, faite de travaux spécialisés comme Les Finances pontificales à l’époque du grand schisme d’Occident (1966), Finances et fiscalité au bas Moyen Age (1971) et d’ouvrages grand public, comme Philippe Le Bel (1978), La Guerre de Cent Ans (1980), François Villon (1982), Les Grandes Découvertes (1991). En 1993, il avait publié un Dictionnaire de la France médiévale, fruit de quinze ans de travail, qui permet de découvrir en près de mille pages dix siècles de notre histoire. Pour les éditions Fayard, il avait dirigé une Histoire de France en six tomes dont il avait lui-même rédigé le deuxième tome, intitulé « Le temps des principautés : de l’an mil à 1515 ». Il avait également dirigé la Revue historique de 1973 à 1997. Parmi ses nombreux titres, Jean Favier avait été membre de l’Académie des inscriptions et belles-lettres, président du conseil d’administration de l’Ecole normale supérieure, administrateur de l’Institut national de l’audiovisuel, président d’honneur du Conseil international des archives. Homme de radio, il avait animé sur France Inter l’émission « Question pour l’histoire ». Ses obsèques auront lieu le 4 septembre à l’église Saint-François-Xavier, à Paris 7e, a indiqué sa famille. (fonte Le Monde)”,”STMED-094-FSD”
“FAVILLI Paolo”,”Il socialismo italiano e la teoria economica di Marx, 1892-1902.”,”FAVILLI ha studiato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze, dove si è laureato con una tesi di storia contemporanea sotto la direzione di Ernesto RAGIONIERI. Studioso di storia del socialismo e del movimento operaio, ha pubblicato una monografia su un’esperienza di industrializzazione nell’Italia giolittiana. Redattore di ‘Ricerche storiche’, collabora tra l’altro a ‘Studi storici’, ‘Critica marxista’, ‘Annali della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli’.”,”MITS-003″
“FAVILLI Paolo”,”Storia del marxismo italiano. Dalle origini alla grande guerra.”,”FAVILLI è uno studioso delle culture del socialismo. Ha pubblicato in volume: – Capitalismo e classe operaia a Piombino, 1861-1918, EDITORI RIUNITI, 1974 – Il socialismo italiano e la teoria economica di Marx, 1892 – 1902. FONDAZIONE FELTRINELLI, BIBLIOPOLIS, 1980 – Riformismo e sindacalismo. Una teoria economica del movimento operaio: tra Turati e Graziadei, F. ANGELI. 1984 – Herausgabe und Verbreitung der Werke von Karl Marx und Friedrich Engels in Italien. SCHRIFTEN AUS DEM KARL MARX-HAUS, TRIER. 1988 – Il labirinto della ‘grande riforma’. Socialismo e ‘questione tributaria’ nell’ Italia liberale. F. ANGELI. 1990. “”Nel biennio 1871-72 è rilevabile la presenza non trascurabile degli scritti marx-engelsiani (soprattutto engelsiani) sulla stampa democratico-socialista italiana. Prima di allora, come si è visto nel primo capitolo, erano state pubblicate solo varie versioni degli ‘Statuti provvisori’ e dell”Indirizzo inaugurale’, testi la cui diffusione e discussione, anche questo abbiamo visto, continuerà anche per tutti gli anni settanta durante la prevalenza della ‘antitesi anarchica’. Si tratta di scritti militanti dai quali non sono immediatamente rilevabili determinazioni teoriche. Interventi tesi a delimitare un territorio, a rendere chiari i termini dell’impostazione del Consiglio generale dell’Internazionale prima nei confronti della tradizione mazziniana, poi nei confronti dell’internazionalismo bakuniniano. Non stupisce che sia soprattutto Engels, nella sua qualità di delegato del Consiglio generale per l’Italia, ad essere protagonista di questa fase di pubblicazione di scritti e che sia Cafiero, nel periodo in cui si muove in sintonia con il Consiglio generale, ad indicare ad Engels bersagli, orizzonti su cui muoversi, ed a curare le possibilità della massima risonanza possibile nell’ambito democratico e socialista. Nel corso del biennio, tenendo conto dell’iterazione su giornali diversi di alcuni interventi, vengono pubblicati 44 scritti di Marx ed Engels, 30 nel 1871 e 14 nel 1872. Già nel 1873 escono solo 3 scritti, di cui uno nell’ambito del libro di Tullio Martello sull’Internazionale, poi più niente fino al 1877. I due scritti del 1872, ‘Dell’autorità’ e ‘L’indifferenza in materia politica’ elaborati poco dopo il Congresso dell’Aja, sebbene anch’essi militanti in quanto intervento diretto sulla situazione italiana in un momento in cui il movimento internazionalista della penisola era quasi completamente schierato con Bakunin, sono per certi aspetti diversi rispetto a quelli del biennio precedente. (…) Gli scritti del ’77 sono più il segno della ripresa di un contatto con l’Italia che un salto di qualità nella presenza intellettuale di Marx ed Engels nel paese. Nel ’79, invece, appaiono per la prima volta edizioni che comportano un confronto con i nodi teorici fondamentali della teorica marxiana, quelli del ‘Capitale’, la prima effettiva traduzione italiana di una parte importante del primo volume ed il “”compendio”” di Cafiero”” [Paolo Favilli, Storia del marxismo italiano. Dalle origini alla grande guerra, 1996] (pag 247-248)”,”MITS-046″
“FAVILLI Paolo”,”Storia del marxismo italiano. Dalle origini alla grande guerra.”,”2° copia Fondo RC FAVILLI è uno studioso delle culture del socialismo. Ha pubblicato in volume: – Capitalismo e classe operaia a Piombino, 1861-1918, EDITORI RIUNITI, 1974 – Il socialismo italiano e la teoria economica di Marx, 1892 – 1902. FONDAZIONE FELTRINELLI, BIBLIOPOLIS, 1980 – Riformismo e sindacalismo. Una teoria economica del movimento operaio: tra Turati e Graziadei, F. ANGELI. 1984 – Herausgabe und Verbreitung der Werke von Karl Marx und Friedrich Engels in Italien. SCHRIFTEN AUS DEM KARL MARX-HAUS, TRIER. 1988 – Il labirinto della ‘grande riforma’. Socialismo e ‘questione tributaria’ nell’ Italia liberale. F. ANGELI. 1990. “”L’ interesse del Turati degli anni ottanta per l’ economia, sia pure attraverso i filtri di una abbondantissima letteratura sociologica, è assai notevole. Nella sua biblioteca è stata riscontrata una presenza massiccia di testi d’ economia dell’ epoca ed in particolare di testi di Luigi Cossa. Non c’è bisogno di sottolineare l’ importanza di colui che è stato chiamato lo “”archimandrita del nuovo gregge”” per la capillare diffusione tra gli economisti italiani ddel clima culturale socal-cattedratico. In particolare, per quel che riguarda più direttamente l’ oggetto di questo lavoro, non bisogna dimenticare che Cossa fu comune maestro, per lo meno in parte, tanto di Vito Cusumano che di Achille Loria. Di Marx vi era presente allora, ed ancora per alcuni anni, solo il ‘Compendio’ di Cafiero. Ciò corrisponde perfettamente quanto già risultava da una lista di ‘Libri di TUrati passati a Leonida’ (Bissolati) trovata da Masini tra le carte di Ghisleri della Domus Mazziniana di Pisa, lista formata da una maggioranza di testi di economia politica e di autori come Boccardo, Cossa, Lampertico, Errera… tanto che lo stesso Masini può concludere che di Marx, tra le letture di questi giovani, non può registrarsi “”nient’altro che il compendio del Capitale””.”” (pag 109) Bella analisi della biblioteca di Turati fatta da R. Monteleone, F. Turati, Utet, 1987 Cita tra le fonti il libro di A. Macchioro, Marxismo ed economia fra XIX e XX secolo.”,”TEOC-411″
“FAVILLI Paolo”,”Marxismo e storia. Saggio sull’innovazione storiografica in Italia (1945-1970).”,”Paolo FAVILLI studioso delle culture del socialismo italiano, in particolare delle culture economiche, insegna Storia contemporanea e Teoria della conoscenza storica all’Università di Genova.”,”MITS-343″
“FAVILLI Paolo”,”Il riformismo e il suo rovescio. Saggio di politica e storia.”,”FAVILLI Paolo è studioso delle culture del socialismo italiano. Insegna storia contemporanea a teoria della ricerca storica all’Università di Genvoa. E’ direttore del Dipartimento studi umanistici. Ha scritto molti libri (v. bibliografia) “”Il fatto di avere, per certi aspetti, utilizzato tale di tipo di approccio nel contesto di una dura polemica sul ‘che fare?’, è uno di quei meriti di Eduard Bernstein di cui i suoi attuali apologeti sembrano non accorgersi. Bernstein si concentra su tre percorsi principali che convergono nella categoria “”catastrofismo””: teoria della concentrazione dei capitali, teoria della caduta tendenziale del saggio del profitto, teoria della crisi. Esamina i percorsi separatamente e utilizza le conclusioni cui arriva in maniera differenziata nell’ambito del proprio discorso. Elemento comune nell’analisi dei suddetti percorsi è la sottolineatura dei mutamenti della prospettiva marxiana avvenuti nel tempo, e la condivisione, in genere, del punto d’approccio “”più maturo””, quasi sempre quello più tardo. Emblematico il modo in cui Bernstein mette in relazione due diverse posizioni del ‘Capitale’ a proposito del sottoconsumo come elemento primario di una teoria della crisi. Dice dunque Bernstein: Marx nel III libro del ‘Capitale’ sostiene che il sottoconsumo è la causa ultima di tutte le crisi economiche. Nel II sostiene invece essere pura tautologia che le crisi scaturiscono da una mancanza di consumatori solvibili. La spiegazione di questa differenza sta “”nei periodi molto differenti in cui sono sorti i due brani. Tra di essi corre un periodo non inferiore ai tredici-quattordici anni, e il più antico è quello del III libro del ‘Capitale’. Esso infatti risale al 1864 o 1865, mentre quello del secondo libro è comunque posteriore al 1878 […]. In generale il secondo libro contiene i frutti più tardi e più maturi della ricerca marxiana”” (E. Bernstein, I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia). Secondo l’antico direttore del “”Sozialdemokrat””, dunque, il “”dualismo che attraversa tutta l’opera di Marx”” consiste nella tensione tra la dimensione scientifica e quella dottrinaria.”” (pag 83)”,”TEOC-490″
“FAVILLI Paolo”,”Il labirinto della grande riforma. Socialismo e ‘questione tributaria’ nell’Italia liberale.”,”””Una lettura della teoria marxiana del valore in termini affatto restrittivi persino sul piano meramente “”quantitativo””, che non teneva conto cioè della distinzione tra “”lavoro morto”” e “”lavoro vivo””, finiva col negare al capitale tecnico-lavoro morto alcun ruolo nel processo di formazione del valore, del plusvalore e quindi del profitto. Era questo, dunque un altro fronte delle “”insufficienze”” a volte, della “”caducità”” altre, della teoria del valore-lavoro prima della “”crisi del marxismo”” di fine secolo: un fronte sul quale si erano misurati in molti per colpire o superare o integrare o precisare Carlo Marx. La via intrapresa da Conigliani è, per molti aspetti, analoga a quella seguita dal suo “”maestro”” Ricca-Salerno qualche anno prima. Ricca-Salerno in un ampio studio sulla teoria del valore lavoro che fu anche premiato dall’Accademia dei Lincei, aveva tentato la coniugazione, per dirla con Antonio Labriola, della “”Arbeits Werththeorie (Ricardo-Marx) con la scuola Jevons, Menger, Walras”” (lettera di Antonio Labriola a Karl Kautsky, 29 agosto 1897) attraverso la determinanzione di “”un principio dinamico del valore”” capace di superare sia la staticità del loriano ‘costo di produzione’, sia la naturalità psicologica della scuola edonista. E l’allievo modenese sembra muoversi nella stessa ottica. (…) Stupisce ce Conigliani, un autore che ha scarsissima familiarità diretta con il testo e la lezione di Carlo Marx, introduca ed argomenti poi, e come “”antinomia (…) la più importante””, una tesi evidentemente desunta dalla teoria della caduta tendenziale del saggio del profitto. E’ vero ch’egli pasticcia qua e là, a volte usa il concetto di ‘plusvalore assoluto’ come equivalente di ‘massa di plusvalore’, ma nella sostanza l’impianto della sua argomentazione, per lo meno in una delle sue parti, ha il referente immediato proprio nel tredicesimo capitolo del terzo libro de ‘Il Capitale’, con una corretta proposizione dei rapporti tra ‘capitale costante, capitale variabile, saggio del profitto, saggio del plusvalore’. Ma c’è di più, egli intende anche dare una risposta in positivo ad una delle “”contraddizioni”” marxiane che il giovane Loria aveva indicato già nei suoi famosi saggi del 1883, cioè alla supposta incapacità di spiegare l’esistenza d’imprese industriali con differente composizione organica di capitale e con uguale saggio di profitto. Non che tale risposta sia particolarmente soddisfacente, egli infatti attribuisce a Marx la tesi di una costanza del ‘saggio del plusvalore’ per ciascuna industria che non trova riscontro alcuno nella realtà testuale, ma contemporaneamente indica come via d’uscita quella delineata dallo stesso Marx nella sezione de ‘Il Capitale’ dedicata all’analisi della trasformazione del profitto in profitto medio. Sembra accettare, quindi, per lo meno nell’ambito di questa argomentazione, una rappresentazione del profitto in termini di plusvalore””. (pag 80-84)”,”MITS-008-FPA”
“FAVILLI Paolo, contributi di Piero BEVILACQUA Fabio MUSSI Leonardo PAGGI”,”Il marxismo e le sue storie.”,”Paolo Favilli, già professore di Storia contemporanea e Teoria della conoscenza storica all’Università di Genova, è studioso delle culture del socialismo. Alla storia del marxismo ha dedicato numerosi saggi e alcuni volumi. “”Nelle ricerche di storia del capitalismo italiano la verifica dei modelli teorici, quelli marxiani, quelli dello sviluppo economico, furono messi alla prova sul problema della ‘transizione’ dalle forme precapitalistiche, a quello del rapporto tra agricoltura e sviluppo industriale. Il contributo di Giorgetti alla prova sul problema della ‘transizione’ dalla forme precapitalistiche, a quello del rapporto tra agricoltura e sviluppo industriale. Il controbuto di Giorgetti al primo dei due indirizzi di ricerca si distingue tanto per il rigore teorico quanto per i risultati conoscitivi. Non mi pare possa essere dubbio che Giorgetti sia stato lo «studioso che forse più di chiunque altro ha analizzato e messo alla prova il concetto marxiano di “”forme di transizione”” (242). Quel concetto marxiano è stato messo alla prova nell’ambito dello «studio della rendita fondiaria», cioè del «tema conduttore di tutta la [sua] ricerca», e un’intera generazione si è interrogata, in vario modo, sui molteplici meccanismi della rendita fondiaria nei processi di transizione”” (pag 98-99) (242) C. Pazzagli, Giorgio Giorgetti tra teoria marxiana e storia’, ‘Passato e presente’, 52, 2001, pp. 67-82. La cit: p. 80″,”STOx-293″
“FAVILLI Paolo TRONTI Mario a cura di, Saggi di Mauro BARANZINI Riccardo BELLOFIORE Christian MARAZZI Aris ACCORNERO Alessandro DAL LAGO Paolo FARINA Duccio BIGAZZI Marco GERVASONI Andrea PANACCIONE Elisabetta VEZZOSI Stefano MUSSO Giuseppe BERTA Maria Grazia MERIGGI Catia SONETTI Michele LUNGONELLI”,”Classe operaia. Le identità: storia e prospettiva.”,”Paolo Favilli, insegna storia contemporanea all’Università di Genova. Mario Tronti, insegna Filosofia politica all’Università di Siena.”,”CONx-031-FL”
“FAVILLI Paolo, a cura di Gerhard KUCK”,”Karl Marx, Friedrich Engels und Italien. Teil 1. Herausgabe und Verbreitung der Werke von Karl Marx und Friedrich Engels in Italien. Katalog und Auswahlbibliographie.”,”‘Lo sviluppo dell’autoconcezione marxista nel socialismo italiano: principi e problemi'”,”MADS-008-FMB”
“FAVRE Pierre e Monique”,”Les marxismes après Marx.”,”La “”rivoluzione lenta”” di Otto Bauer. “”Otto Bauer, discepolo “”erudito”” di Marx, vuole evitare al marxismo austriaco sia gli eccessi di sinistra (rappresentati ai suoi occhi dal teorico dei consigli operai, Max Adler (1)) che da quelli della destra (rappresentati dal legalista K. Renner). L’ apporto di O. Bauer alla teoria marxista della rivoluzione riguarda però meno il suo contenuto che il suo scacco, di cui ebbe la lucidità di tirare gli insegnamenti. 1. Otto Bauer introduce una distinzione fondamentale tra la rivoluzione politica “”affare di qualche ora””, e la rivoluzione sociale, “”risultato del lavoro… meditato da mollti anni””. La presa del potere con la violenza, o la conquista di una maggioranza di governo, non ha significato se non permette di instaurare nuovi rapporti di produzione. 2. Su questa base, Otto Bauer ricusa, per il suo paese, l’ esempio bolscevico. In Austria, il ricorso ad una rivoluzione violenta non potrà condurre che a una repressione sanguinosa, appoggiata dall’ intervento di forze straniere, tanto pregiudizievoli all’ Austria che al suo vicino rivoluzionario, l’ Ungheria. (…) La rivoluzione può svilupparsi sulla base di una socializzazione graduale, ottenuta da una legislazione che moltiplica le realizzazioni sociali (scuole, ospedali) e trasforma insensibilmente la proprietà privata in proprietà gestita dalla società. (…)””. (pag 72)”,”TEOC-312″
“FAVRE Pierre e Monique”,”Les marxismes après Marx.”,”FAVRE Pierre e Monique sono rispettivamente professore di scienze politiche e Maitre-assistant di lettere alla Università di Clermont. 2° copia”,”SOCx-163″
“FAVRETTO Ilaria”,”Alle radici della svolta autonomista. PSI e Labour Party, due vicende parallele (1956-1970).”,”Ilaria Favretto è Senior Research Fellow alla Kingston University (Londra). Ha insegnato e lavorato presso le Università di Londra (dove ha anche conseguito il PhD), Oxford e Milano ed è Reviews Editor del periodico The Journal of Southern Europe and the Balkans. É autrice di The Long Search for a Third Way: the British Labour Party and the Italian Left since 1945, e di Storia della Gran Bretagna del ventesimo secolo.”,”UKIS-002-FL”
“FAVRETTO Ilaria”,”Gran Bretagna.”,”Ilaria Favretto (PhD Univ. of London) è Senir Research Fellow presso la Faculty of Arts and Social Sciences di Kingston University, Londra. Ha insegnato presso le università di Londra, Oxford e Milano. Ha pubblicato un volume per le edizioni Carocci ‘Alle radici della svolta autonomista. PSI e Labour Party, due vicende parallele (1956-1970)’ (2003).”,”UKIx-001-FP”
“FAWCETT William CALVERT HARRY a cura di”,”Rules and Regulations for the Formations, Field-Exercise and Movements of his Majesty’s Forces.”,”<> (pg III, Introduzione dell’Ufficio dell’Aiutante generale FAWCETT William.Trad. d. R.) <> (da pag IX a XXII. Traduz. d. R.) Le 16 tavole finali, ripiegabili, dedicate alle esercitazioni delle truppe, riproducono le posizioni e i movimenti delle Reclute, delle Compagnie, dei Battaglioni e delle Linee.”,”UKIQ-005-FSL”
“FAY Victor a cura; saggi di FAY Elmar ALTVATER Samir AMIN Yves BAREL Francois CHATELET Henri LEFEBVRE Ernest MANDEL Edouard MÄRZ Pierre NAVILLE Nicos POULANTZAS Roman ROSDOLSKY Jean-Marie VINCENT Serban VOINEA”,”Cent’anni dopo il Capitale.”,”Saggi di FAY, Elmar ALTVATER, Samir AMIN, Yves BAREL, Francois CHATELET, Henri LEFEBVRE, Ernest MANDEL, Edouard MÄRZ, Pierre NAVILLE, Nicos POULANTZAS, Roman ROSDOLSKY, Jean-Marie VINCENT, Serban VOINEA”,”MADS-089″
“FAY Victor a cura; saggi di Marc FERRO Annie KRIEGEL Victor FAY Andreina DE-CLEMENTI Pierre BROUE’ Feliks TYCH Balazs NAGY Herbert STEINER Jacques SCHÄRF”,”Le revolution d’octobre et le mouvement ouvrier europeen.”,”Saggi di Marc FERRO Annie KRIEGEL Victor FAY Andreina DE-CLEMENTI Pierre BROUE’ Feliks TYCH Balazs NAGY Herbert STEINER Jacques SCHÄRF. Contiene il saggio di BROUE’: La rivoluzione russa e il movimento operaio tedesco, (pag 51-74) e quello di Herbert STEINER, La rivoluzione d’ Ottobre e l’ austromarxismo. (pag 173-194)”,”MEOx-053″
“FAY Bernard”,”La massoneria e la rivoluzione intellettuale del secolo XVIII.”,”””””Il massone è obbligato dalla sua professione a ubbidire alla legge morale; e, se ha una giudiziosa comprensione dell’ arte, non sarà mai uno sciocco ateo, né un libertino irreligioso. Ma, benché un tempo in ogni paese i massoni avessero l’ obbligo di appartenere alla religione del luogo, qualunque essa fosse, adesso è parso più conveniente di non obbligarli ad appartenere se non a quella religione nella quale consentono tutti gli uomini, lasciando loro la scelta delle proprie opinioni individuali (…)””. Essa non vuol più difendere né la rivelazione, né i dogmi, né la fede. La sua convinzione è scientifica, sociale la sua moralità. Non più opposizione fra il mondo terreno e il mondo soprannaturale; la religiosità non è più se non giudiziosa comprensione del reale. Al posto della religione spirituale, propone una religione intellettuale. Essa non distrugge le Chiese, ma si prepara a sostituirle, grazie al progresso delle idee””. (pag 124-125) “”La massoneria è entrata così bene nei costumi di Francia che ormai è impossibile sapere dove cessa il suo dominio. SI è voluto dire che la Francia doveva ad essa l’ Enciclopedia, e la cosa è probabile, perché il primo gesto importante che invochi la pubblicazione d’una Enciclopedia è il discorso massonico del cavalier Ramsay. D’altronde uno dei librai che condussero in porto l’ operazione era sicuramente massone, e forse anche l’ altro. Fra i redattori e collaboratori della Enciclopedia si annovera un gran numero di massoni; non si sa se Diderot era massone, ma non si è provato che non lo fosse e si è provato che la maggioranza dei suoi amici e delle sue amiche lo erano. L’ Enciclopedia crebbe e fu lanciata in un’ atmosfera massonica.”” (pag 222)”,”FILx-308″
“FAY Bernard”,”Rivarol et la révolution.”,”””Per Rivarol, la rivoluzione era un errore intellettuale che faceva prima di tutto confondere. Incidentalmente, citava le parole di Grimm: “”La Rivoluzione è un suicidio.”””” (pag 165) Antoine de Rivarol (1753-1801) di Alessandro Massobrio fonte http://www.kattoliko.it/leggendanera/personaggi/rivarol.htm Tratto da Voci per un «Dizionario del pensiero forte». 1. Una curiosa analogia La risposta a un quesito accademico accomuna gli esordi di uno dei padri della Rivoluzione francese, Jean-Jacques Rousseau (1712-1778), a un uomo che alla Rivoluzione si oppose prima nella stessa Parigi, poi, dopo la forzata emigrazione, nelle principali città d’Europa: Antoine de Rivarol (1753-1801). All’Accademia di Digione, che nel 1781 proponeva un concorso, il cui tema era Se il progresso delle scienze e delle arti abbia contribuito a migliorare i costumi, rispondeva indicando nelle stesse scienze e arti la causa della disuguaglianza civile, da cui nascono tutti i mali, e proponendo il ritorno a uno stato di natura, in cui sarà abolito quanto definisce “”un animale depravato””, ovvero l’uomo che medita. Trentadue anni dopo, nel 1785, all’Accademia di Berlino che aveva proposto, quale argomento d’un concorso a premi, la risposta ai quesiti: Che cosa ha reso universale la lingua francese? Perché merita questo privilegio? C’è da presumere che lo manterrà?, Rivarol risponde individuando nel linguaggio – come avrebbe fatto Joseph de Maistre (1753-1821) e come aveva già fatto Giambattista Vico (1668-1744) – uno dei principali fattori di civilizzazione e dunque di progresso della società. La nostra lingua – scrive – è “”sicura, socievole, ragionatrice””, al punto che essa può definirsi non più francese ma, tout court, umana. Poco conta che ancora cartesianamente egli individui nella clarté, nella chiarezza, la peculiarità di tale linguaggio. Il fatto di vedere nella lingua un fattore d’incivilimento e all’origine di essa non una convenzione, ma una sorta di intuizione poetica, già delinea non solo la sfera d’interessi dello scrittore ma, rendolo inattuale rispetto al suo tempo, ne assicura l’attualità. 2. Una vita fra Antico Regime e Rivoluzione Rivarol, primogenito di ben sedici fratelli, nasce a Bagnols-sur-Cèze il 26 giugno 1753 da un locandiere di origine piemontese. Il critico romantico Charles Augustin de Sainte-Beuve (1804-1869) definisce la sua origine “”inextricable””, cioè poco lineare per quanto riguarda la pretesa ascendenza nobiliare, che Rivarol rivendicò sempre e che spesso gli fu negata con ironia dagli avversari. È comunque incontestabile che l’origine della sua famiglia fosse italiana, Rivaroli, e che fu noto come il Comte de Rivarol. Compiuti gli studi nel Mezzogiorno, probabilmente nel seminario di Avignone, il mancato abbé, che pure – sempre secondo Sainte-Beuve – indossò per qualche tempo il collare ecclesiastico, poi fu soldato e precettore, compare, a partire dal 1777, nelle cronache mondane parigine. Dove non fatica a distinguersi. Presenza accattivante, un modo tutto aristocratico di portare eretta la bella testa, un’eleganza da dandy e, soprattutto, la battuta sempre pronta e salace: queste le caratteristiche che, anche quanti gli sono più ostili, devono riconoscergli. Del resto Rivarol – che fin dai primi fermenti rivoluzionari prende posizione per la monarchia – non è per niente il tipico cicisbeo settecentesco, incipriato come una bella dama, ma povero di sostanza. Le testimonianze del tempo lo descrivono dedito allo studio, nel corso del quale si cimenta con Dante Alighieri (1265-1321), con l’antica lingua francese e con la storia romana. Lo affascina Cornelio Tacito (55/55-120 ca.) per la concisione dello stile – “”il Tacito della Rivoluzione””, lo avrebbe definito un ammiratore d’oltre Manica, il pensatore contro-rivoluzionario Edmund Burke (1729-1797) -, ma lo affascina ancor più il mondo dei salotti, dove una sola battuta, rapida e pungente come una saetta, può conquistare a un uomo gloria e odio inestinguibili. Scrive a questo proposito Ernst Junger, lo scrittore tedesco che di Rivarol ha curato una raccolta di massime: “”La finezza, a cui era giunto lo spirito francese alla fine dell’Ancien Régime, doveva sprofondare con il suo depositario, la vecchia società […]. Quanto a Rivarol bisogna dire che, rispetto alla forma, egli partecipava sì di questa eredità e tuttavia andava più a fondo. Per questo, in un tempo in cui la Rivoluzione era al massimo della sua potenza, egli potè volgere la parola contro di essa””. E non soltanto la parola. Due riviste, il Journal politique national e gli Actes des Apotres, lo vedono, a partire dal 1790, collaboratore puntuale e ironico. Ma l’attività giornalistica era complementare in Rivarol a quella di autore di pamphlet traboccanti di sarcasmo. Nel 1788 viene pubblicato anonimo, con dedica “”Dis ignotis””, “”Agli dei sconosciuti””, Il piccolo almanacco dei nostri grandi uomini. A esso fa seguito, due anni dopo, Il piccolo dizionario dei grandi uomini della Rivoluzione, dove, fra motti di spirito, scintillio d’ingegno e frecciate velenose, passano in rassegna Maximilien de Robespierre (1758-1794), Jean-Paul Marat (1743-1793) e Georges-Jacques Danton (1759-1794). Questa volta, lo scritto non è anonimo e le conseguenze non si fanno attendere. Per quanto consapevole di combattere una battaglia perduta, Rivarol si ostina a rimanere a Parigi fino al 10 giugno 1792. Come egli stesso scrive, re Luigi XVI di Borbone (1754-1793) in persona lo invita ad abbandonare la capitale per continuare la lotta all’estero, dove la sua vita non sarebbe più stata in pericolo. Appena in tempo. Pochi giorni dopo, la plebe dei sobborghi fa irruzione alle Tuilléries, costringendo il re a indossare il berretto frigio. Quando gli uomini del Terrore bussano alla porta di Rivarol, chiedendo “”Dov’è il grand’uomo? Lo vogliamo accorciare un po’””, quello stesso grand’uomo ha già da tempo raggiunto la prima tappa del suo esilio, Bruxelles. Gli anni di esilio sono caratterizzati da un lento declino. L’inattività forzata per un uomo che era sempre vissuto nel cuore della mischia, la “”pigrizia”” – gliela attribuisce Sainte-Beuve – di chi sente d’aver perduto lo scopo per cui vivere, l’isolamento dai circoli più blasonati degli emigrée spingono lo scrittore a vagabondare di città in città, alla ricerca di una stabile occupazione editoriale. Da Bruxelles fino a Londra. Poi ad Amburgo, nel piccolo sobborgo di Hamm. Infine a Berlino, dove un’infreddatura conclude, il 5 aprile 1801, un’esistenza che i piaceri e un’incessante attività intellettuale avevano consumato, come – per dirla con Junger – “”una candela che brucia dalle due estremità””. 3. Alla scuola dei fatti, verso il romanticismo Oltre alle opere citate, Rivarol lascia la versione francese dell’Inferno di Dante, realizzata dal 1783 al 1785; il Discours Préliminaire al Nouveau Dictionnaire de la Langue Française, mai portato a compimento, del 1784; e la Lettre à la Noblesse Française, scritta nei primi anni d’esilio a Bruxelles. Proprio a Bruxelles, se dobbiamo credere alle coincidenze di cui è disseminata la storia, si verifica una sorta di “”passaggio delle consegne”” fra questo superstite dell’Ancien Régime, Rivarol per l’appunto, e colui che l’idea legittimista avrebbe sostenuto nel corso del primo romanticismo francese, François Auguste René de Chateaubriand (1768-1848). Secondo le Memorie d’oltretomba, la monumentale autobiografia del poeta francese, non si trattò di un incontro felice. Chateaubriand, che distingueva l’emigrazione in due grandi categorie, colloca Rivarol in quella dei “”fatui”” e, dal suo punto di vista, non senza ragione. Rivarol, infatti, è essenzialmente un uomo di transizione. Condivide con l’età dei lumi un certo razionalismo, che dal punto di vista conoscitivo lo lega ancora alle filosofie di Étienne de Condillac (1714-1780) e di John Locke (1632-1704). Perfino in ambito religioso non nasconde, sulle prime, quello che Sainte-Beuve definisce “”un alto epicureismo”” e che si identifica, in fondo, con quello spirito libertino settecentesco, che si fa beffe di ogni valore. Scrive, a questo proposito: “”La devota crede ai preti, l’irreligiosa ai filosofi; entrambe sono credulone””. Oppure: “”Le visioni hanno un istinto felice: capitano sempre a coloro che devono crederci””. Ma quando la Rivoluzione comincia a compiere i primi passi, ecco che Rivarol, con istinto sicuro, si rende conto che coloro i quali, per primi, hanno posto mano alla disgregazione dell’edificio sociale sono proprio quei “”filosofi””, a cui egli stesso aveva rubato qualche motto di spirito. Allora comprende che il termine “”fanatismo””, che fino allora aveva creduto si adoperasse solo per le credenze religiose, calza a pennello anche e soprattutto alla nuova infatuazione analitica, che ogni venerabile tradizione vuol frantumare sotto il rullo di un criticismo esasperato. “”Nel campo della fisica – scrive – codesti filosofi hanno trovato solo obiezioni contro l’autore della natura, in quello della metafisica solo dubbi e sottigliezze; la morale e la logica hanno fornito loro solo declamazioni contro l’ordine politico, le idee religiose e le leggi di proprietà; essi hanno aspirato nientemeno che alla ricostruzione del tutto mediante la rivolta contro tutto e, senza pensare che anch’essi erano nel mondo, hanno rovesciato le colonne del mondo””. Rivarol scopre, invece, che quel Dio, che egli invoca a garanzia dell’ordine costituito, non è soltanto un formidabile calmiere delle passioni né la religione, che la Francia un tempo si onorava di praticare, un instrumentum regni, per assicurare l’ordine pubblico. Esistono prove, magari desunte ancora con spirito settecentesco dalla fisica newtoniana, che conducono – per così dire – per mano verso il riconoscimento dell’esistenza del Dio del cristianesimo, provvidenziale ordinatore del cosmo. Sono sparse sia nell’infinitamente piccolo, “”le sostanze e le affinità dei corpi””, sia nell’infinitamente grande, “”gli astri e le leggi dell’attrazione””. Ma la prova più convincente è quella che nasce in interiore homine, dal bisogno, che Rivarol sente acutissimo, di essere liberato “”[…] dal caos e dall’anarchia delle idee””. Bisogno, questo, di ordine e di forma che non avverte soltanto l’individuo ma l’intero corpo sociale. Sicché, se “”il popolo dà la forza””, è il governo che gli conferisce la ragione. “”La sovranità – scrive ancora – è una potenza conservatrice. Perché vi sia sovranità, occorre che vi sia potenza. Ebbene la potenza, che è l’unione dell’organo con la forza, non può risiedere che nel governo””. Altrimenti “”[…] queste forze, quando sono disgiunte dal loro organo, ben lungi dal conservare, tendono solo a distruggere””. L’equilibrio e il contemperamento dei poteri fa, dunque, propendere Rivarol non tanto per una monarchia costituzionale, meccanicamente fondata sul sistema di pesi e di contrappesi, come sembrava proporre Charles de Secondat, barone di La Brède e di Montesquieu (1689-1755), quanto piuttosto per il modello britannico, che alimenta organiche libertà alla fonte di una tradizione secolare. Sicché non può non rimpiangere, con parole che ricordano da vicino a La Rivoluzione francese del 1789 e la Rivoluzione italiana del 1859. Osservazioni comparative di Alessandro Manzoni (1785-1873), il fatto che la Dichiarazione del re nella seduta del 23 luglio 1789 non sia divenuta – con qualche ritocco – la Magna Charta del popolo francese. Risparmiando così alla nazione le carneficine del Terrore. Anche se imperscrutabili permangono i disegni di quella Provvidenza, per volontà della quale “”[…] ogni stato è una nave misteriosa ancorata al cielo””. Per approfondire: del polemista vedi l’opera Piccolo dizionario dei grandi uomini della Rivoluzione, trad. it., Sellerio, Palermo 1989; e sue massime, in Ernst Junger, Rivarol. Massime di un conservatore, trad. it., Guanda, Parma 1992; su di lui vedi sintesi critiche nel saggio di Charles Augustin de Sainte-Beuve, in appendice al Piccolo dizionario dei grandi uomini della Rivoluzione (pp. 79-109); in Jacques Godechot, La controrivoluzione. Dottrina e azione (1789-1805), trad. it., Mursia, Milano 1988, pp. 55-57; in La vita e l’opera di Rivarol, dello stesso Ernst Junger, premessa al volume citato (pp. 9-59); nonché, d’impostazione letteraria, Alfredo Cavaliere, Rivarol Critico, in Cultura neolatina. Bollettino dell’istituto di filologia romanza della R. Università di Roma, anno I, fasc. I, 1941-XIX, pp. 45-53.”,”FRAR-317″
“FAY Victor”,”Contribution à l’histoire de l’URSS. Choix d’articles réunis par Mme Victor Fay, présentés par Claude Géraud et Paul Parisot.”,”FAY nel PCF ha diretto le scuole e l’Università operaia dal 1929 al 1934, poi alla SFIO e al PSU, ma non è mai stato professore. E’ stato ‘militante democratico rivoluzionario e unitario’. Già redattore capo di Lyon-Libre, di Combat, specialista dell’URSS alla RTF e ORTF, ha tenuto una rubrica su Le Monde Diplomatique, e ‘La Quinzaine littéraire’. Contiene l’articolo: Un precurseur inconnu: Eugene Preobrajenski (1966) (pag 149-154)”,”RUST-145″
“FAY Victor a cura; saggi di FAY Elmar ALTVATER Samir AMIN Yves BAREL Francois CHATELET Henri LEFEBVRE Ernest MANDEL Edouard MÄRZ Pierre NAVILLE Nicos POULANTZAS Roman ROSDOLSKY Jean-Marie VINCENT Serban VOINEA”,”Cent’anni dopo il Capitale.”,”Contiene il saggio di François CHATELET: ‘A proposito degli “”errori”” di Marx’ (pag 79-90) Metodo dimostrativo di Marx. (pag 84-85) “”Come ha marcatamente sottolineato L. Althusser, la tecnica dimostrativa del ‘Capitale’ implica un concetto nuovo dell’attività della conoscenza: conoscere non significa assimilarsi al reale, fondersi in esso (che detto reale sia compreso come dato sensibile o come dato mentale o ideale), ma ‘produrre’ dei concetti grazie ai quali l”appropriazione’ di un campo teorico o empirico sia resa possibile. Questa operazione presuppone che questo campo sia stato fondamentalmente definito, ossia che sia stato delimitato un oggetto di ricerca. Lo testimonia la seconda prefazione del ‘Capitale’; lo prova anche la prefazione scritta da Engels per il secondo libro del ‘Capitale’; come pure questo passo estratto dai ‘Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica’: “”Sembra corretto cominciare con il reale e il concreto, con l’effettivo presupposto; quindi, per es., nell’economia, con la popolazione, che è la base e il soggetto dell’intero atto sociale di produzione. Ma, ad un più attento esame, ciò si rivela falso. La popolazione è un’astrazione, se tralascio ad esempio le classi di cui si compone. E le classi a loro volta sono una parola priva di senso, se non conosco gli elementi su cui esse si fondano, per es., lavoro salariato, capitale, ecc. E questi presuppogono scambio, divisione del lavoro, prezzi, ecc. Il capitale, per es., non significa nulla senza il lavoro salariato, senza il valore, il denaro, il prezzo, ecc. Se cominciassi quindi con la popolazione, avrei una rappresentazione caotica dell’insieme e, precisando più da vicino, perverrei via via analiticamente a concetti più semplici; da concreto rappresentato, ad astrazioni sempre più sottili, fino a giungere alle determinazioni più semplici. Da qui si tratterebbe poi di intraprendere di nuovo il viaggio all’indietro, fino ad arrivare finalmente di nuovo alla popolazione, ma questa volta non come una caotica rappresentazione di un insieme, bensì come una totalità ricca, fatta di molte determinazioni e relazioni. La prima via è quella che ha preso l’economia politica storicamente al suo nascere. Gli economisti del XVII secolo, per esempio, cominciano sempre dall’insieme vivente, della popolazione, la nazione, lo Stato, più Stati, ecc.; ma finiscono sempre col trovare per via d’analisi alcune relazioni determinanti generali, astratte, come la divisione del lavoro, il denaro, il valore, ecc. Non appena questi singoli momenti furono più o meno fissati e astratti, cominciarono i sistemi economici che dal semplice – come lavoro, divisione del lavoro, bisogno, valore di scambio – salivano fino allo Stato, allo scambio tra le nazioni e al mercato mondiale. Quest’ultimo è chiaramente, il metodo scientificamente corretto. Il concreto è concreto perché è sintesi di molte determinazioni, quindi unità del molteplice. Per questo nel pensiero esso si presenta come processo di sintesi, come risultato e non come punto di partenza, sebbene esso sia il punto di partenza effettivo e perciò anche il punto di partenza dell’intuizione e della rappresentazione. Per la prima via, la rappresentazione concreta si è volatizzata in un’astratta determinazione; per la seconda, le determinazioni astratte conducono alla riproduzione del concreto nel cammino del pensiero””. In queste condizioni, se Marx definisce un concetto della ‘produzione’ della verità che rompe con le abitudini imposte dall’empirismo – idealista o realista – il minimo da fare è chiedersi se il suo lavoro porti a un giudizio che ammetta come evidente la nozione empirica dell’errore.”” [François Châtelet, A proposito degli “”errori”” di Marx] [(in) ‘Cent’anni dopo il Capitale’ a cura di Victor Fay, 1970] (pag 84-86)”,”MADS-018-FL”
“FAYARD Jean-Francois”,”La justice révolutionnaire. Chronique de la Terreur.”,”Il terzo stato ha fornito il 71% dei condannati alla ghigliottina, la nobiltà il 20 % il clero il 9%. 13 marzo. Il Terrore si amplifica. Saint-Just in un rapporto alla Convenzione sulle “”congiure contro il popolo francese e la libertà”” denuncia i complottatori: sia gli “”Indulgenti”” che gli “”Esagerati”” (o Arrabbiati). Molti di loro, Hébert, Momoro, Ronsin, Vincent…, sono subito arrestati sul campo mentre l’ Assemblea adotta l’ ultima parte di ciò che si sono chiamati i “”décrets de ventôse””: in virtù di questi sono dichiarati “”traditori della patria”” e “”puniti come tali”” (la morte) (…)””. (pag 163)”,”FRAR-340″
“FAYÇAL TOUATI Mohamed DUCANGE Jean-Numa”,”Marx, l’histoire et les révolutions.”,”FAYÇAL TOUATI Mohamed insegna presso il dipartimento di filosofia dell’Università di Toulouse 2 – Le Mirail; DUCANGE Jean-Numa è maitre de conférences en historie contemporaine à l’Université de Rouen. “”Les hommes, les masses, c’est-à-dire les individus réels, font l’histoire, mais ils ne peuvent la faire n’importe quand ni n’importe comment. Il y a un ‘kaïros’ (un ‘moment opportun’) pour la ‘praxis’ révolutionnaire: c’est celui de la coïncidence des circonstances et de la pratique. Et la théorie de l’idéologie ne change rien à l’affaire. En montrant que ce n’est pas la conscience qui détermine la vie, ma l’inverse, Marx montre la nécessité de partir des conditions matérielles de possibilité de l’action, et non des représentations de ces conditions et de ces actions. “”Pas plus qu’on ne juge un individu sur l’idée qu’il se fait de lui-même, on ne saurait juger une telle époque de bouleversement sur sa conscience de soi; il faut, au contraire, expliquer cette conscience par les contradictions de la vie matérielle, par le conflit qui existe entre les forces productives sociales et les rapports de production”” (Marx, Contribution à la critique de l’économie politique, 1859, p.4). D’où l’importance décisive de la théorie de la conscience de classe et de l’organisation politique qui va la porter: la domination bourgeoise repose sur la confusion de cette conscience qu’elle cherche à maintenir confuse. Mais c’est de cette exploitation du prolétariat que naît la conscience de classe, que “”surgit la conscience de la nécessité d’une révolution radicale, conscience qui est la conscience communiste et peut se former aussi, bien entendu, dans les autres classes quand on y voit la situation de cette classe”” (L’Idéologie allemande, p. 37)”” [Mohamed Fayçal Touati, Jean-Numa Ducange, Marx, l’histoire et les révolutions, 2010] (pag 74-75)”,”MADS-603″
“FAYE Jean-Pierre FISERA Vladimir Claude”,”Prague. La Révolution des Conseils ouvriers, 1968-1969.”,”Il volume è un omaggio a Praga 1968 e a quelli che hanno scritto e firmato la Charte 77 tra i quali gli animatori del movimento dei Consigli operai, Karel BARTOSEK, Zdenek MLYNAR, Jiri MÜLLER, Frantisek SAMALIK, Rudolf SLANSKY jr. “”Un’ altra misura… fu il trasferimento alle ‘associazioni di operai tutte le officine e fabbriche che avevano fermato”” Marx, La guerra civile in Francia La Cecoslovacchia negli anni 1960. “”Dal 1963 è stata tentata una riforma economica mirante ad introdurre nell’ economia degli indicatori obiettivi e qualificanti (…). Una parte della burocrazia politica ed economica fallì il test dell’ efficacia economica, perché essa non aveva la conoscenza necessaria per assumerne i rischi. Gli altri, i tecnocrati della giovane generazione percepivano i limiti della riforma. Affinché l’ autonomia della direzione economica si affermi, occorrono dei capitani d’ industria. Ora il paese non dispone dei quindicimila uomini necessari.”” (pag 58-59, V.C. Visera, Introduzione: La seconda primavera di Praga) Montesquieu citato da Marx nel ‘Premier Essai de rédaction’: “”Oggi, tutto si rapporta ad un centro, e questo centro è, per così dire, lo Stato stesso’. Marx traduce Montesquieu così (Erster Entworf zum “”Bürgerkrieg in Frankreich””) “”Jetz konzentriert siche alles in einen einzigen Mittelpunkt, und dieser Mittelpunkt ist gleichsam der Staat selbst””. (pag 56)”,”MEOx-067″
“FAYET Jean-Francois”,”Karl Radek (1885-1939). Biographie politique.”,”Karl RADEK (1885-1939). “”Malgrado il miglioramento del suo regime di detenzione, Radek non consentiva a Levi di venirlo a trovare per evitare di compromettere il partito. Ma Ruth Fischer, che gli rendeva visita tre volte alla settimana, faceva da intermediario e Radek si sforzerà a più riprese di intervenire nei dibattiti interni del partito trasmettendogli dei testi. La prima di queste lettere indirizzata come “”Lettera aperta”” all’ insieme dei delegati per il congresso di Heidelberg è significativa della posizione di Radek riguardo al partito tedesco durante questo anno 1919: (…). Come nei suoi precedenti scritti, Radek ricorda che la rivoluzione mondiale è un processo molto lungo, pavimentato di disfatte, e che è indispensabile partecipare ai consigli d’ impresa, ai sindacati e alle elezioni del Parlamento. Sicuramente, il “”proletariato non arriverà al potere attraverso la conquista della maggioranza in Parlamento””, se fosse il caso, i suoi avversari lascerebbero immediamente il terreno della democrazia. Ma, “”prima di diventare tanto forti da instaurare la dittatura del proletariato, dobbiamo utilizzar tutte le possibilità che ci offre questa democrazia””””. (pag 307) “”Radek non ha mai cessato di interessarsi alla Germania. Per questi quattro anni di guerra, il proletariato tedesco, il partito socialdemocratico tedesco e la speranza di una rivoluzione tedesca erano sempre stati al centro delle sue preoccupazioni. Collocando la Russia all’ avanguardia della rivoluzione mondiale, i bolscevichi modificarono per un po’ le prorità di Radek che, rivoluzionario professionale e internazionalista convinto, si mise al servizio della rivoluzione russa. Ma come doveva riconoscere qualche anno più tardi: “”Se ascolto le mie propensioni, sono più legato alla classe operaia tedesca che alla classe operaia russa””. La sua lotta tra i comunisti di sinistra contro la firma del trattato di Brest-Litovsk e il suo ruolo nella formazione dei primi gruppi comunisti tedeschi testimoniano d’altra parte della permanenza delle sue convinzioni anche se non era riuscito, malgrado due tentativi, a recarsi in Germania prima della fine della guerra. Ma durante i primi giorni di novembre, la ruota sembre di nuovo girare.”” (pag 253-254)”,”RIRB-078″
“FAYET Jean-François”,”1905 de Varsovie á Berlin: la polonisation de la gauche radicale allemande. Les résonances de 1905.”,”Jstor Sul dibattito in Germania sulla natura della rivoluzione del 1905 in Russia e Polonia e le sue conseguenze. Esperienza applicabile in Germania? Ruolo, influenza dei dirigenti e militanti polacchi della SDKPil esiliati in Germania sulla Spd Dopo il 1905 cresce l’influenza dei socialisti polacchi all’interno della Socialdemocrazia tedesca “”Tout le parti allemand n’avait pourtant pas renoncé à la révolution prolétarienne: diverses personnalités, que l’on regroupe sous le qualificatif de «radicaux de gauche», refusaient «l’attentisme révolutionnaire» de la direction et souhaitaient engager le parti dans la voie d’une tactique révolutionnaire conséquente. Pour eux la résurgence du «révisionnisme» était le résultat du rejet des actions de masse et de la dérive parlementaire du parti. Il ne s’agissait nullement d’un groupe organisé, mais plutôt de personnalités disparates, souvent isolées comme Franz Mehring, Karl Liebknecht, Julian Borchardt, Konrad Haenisch, Paul Lensch Alfred Henke, Johann Knief, Wilhelm Pieck, Clara Zetkin, Auguste Thalheimer, Hermann et Käte Duncker, Johann Westmeyer. Seuls les radicaux de Brême dirigés par Henke disposèrent pendant plusieurs années de la majorité dans leur organisation, partout ailleurs la gauche du parti était minoritaire et plutôt que d’une tendance structurée il vaudrait mieux parler de réseaux d’amitiés et d’une solidarité d’idées. C’est auprès de cette mouvance radicale allemande que s’exerça pendant près d’une décennie l’influence des militants de la SDKPiL“” (pag 418-419) ( Socialdemocrazia del Regno Polacco e di Lituania) “”Al di là del prestigio personale di Rosa Luxemburg che Kautsky aveva associato alla redazione della Neue Zeit, i militanti della SDKPiL disponevano di un quasi-monopolio nella stampa socialista tedesca e nelle risoluzioni dei Congressi tedeschi sulle questioni del «revisionismo», dello sciopero di massa e fra poco dell’imperialismo. Il solo Radek pubblicava ogni settimana delle cronache su una quindicina di organi della SPD, Marchlevski e Feinstein collaboravano a una dozzina di giornali della SPD. Gli articoli dei Polacchi irritavano sovente la direzione del partito tedesco, gli organi centrali (Vorwärts e Neue Zeit) finirono del resto per rifiutarli, ma essi contribuirono qualche volta alla reputazione nazionale, e anche internazionale, di alcuni giornali regionali – pensiamo a ‘Leipziger Volkszeitung, a ‘Arbeiterzeitung’ di Dortmunt, à ‘Bremer Bürgerzeitung’ (Knief) e a ‘Freier Volkszeitung’ di Göppingen nel Würtemberg. Dunque in qualche anno, i Polacchi tessero in Germania una vera e propria rete nazionale di propaganda radicale. Ma le influenze istituzionali non sono meno impressionanti. I militanti della SDKPiL, disponevano di posizioni molto forti in varie organizzazioni della SPD, come l’organizzazione di Brema, ma anche alla scuola di partito dove insegnava Rosa Luxemburg, alla commissione di controllo della SPD attraverso Clara Zetkin. Erano pure estremamente presenti nelle istanze internazionali come la BSI in cui siedeva Rosa Luxemburg dal 1904 e nei congressi dell’Internazionale ove, dopo la scissione del 1911, inviavano due delegazioni”” “” (pag 423-424)”,”LUXS-081″
“FAZI Elido”,”La terza guerra mondiale? La verità sulle banche, Monti e l’Euro.”,”La crisi del 1997-98 sulle due rive dell’Atlantico e un po’ di storia delle vicende monetarie da Bretton Woods fino a oggi”,”ECOI-347″
“FAZIO Mario”,”Passato e futuro delle città. Processo all’architettura contemporanea.”,”FAZIO Mario giornalista de ‘La Stampa’ si occupa di architettura. Ha scritto ‘I centri storici italiani’ e ‘Antico è bello’. Ha scritto un libro assieme a Renzo Piano. “”Anzitutto vediamo il ritardo culturale. Nell’Italia umbertina e in quella del primo Novecento non si era neppure affacciata una cultura della città paragonabile a quella che stava germogliando in Inghilterra e in Francia sotto la spinta dei movimenti di protesta contro la disumana città industriale (‘La questione delle abitazioni’ di Engels è del 1848, comparve in Italia nel 1950 ()), col contributo di scrittori e utopisti. Robert Owen, ideatore della “”città perfetta”” (1825) aveva fondato New Harmony nello Stato dell’Indiana, Charles Fourier aveva descritto il suo Falansterio, comunità ideale per 1620 persone, nel 1829. Dopo di lui J.B. Godin aveva realizzato a Guisa (Aisne) il Familisterio, integrante abitazioni e luoghi di lavoro. Da noi l’attenzione alla Francia veniva circoscritta ai grandi progetti di sventramenti, però senza un disegno strategico paragonabile a quello di Haussmann”” (pag 32) [Mario Fazio, Passato e futuro delle città. Processo all’architettura contemporanea, 2000] [() alle stampe nel 1872, si compone di tre articoli scritti da Engels per il ‘Volksstaat’ di Lipsia. Pubblicata in Italia dall’editore Mongini nel 1901, ndr]”,”VARx-498″
“FAZIO Antonio Lucia F.”,”L’ inflazione in Germania nel 1918-1923 e la crisi mondiale del 1929. Con una Prefazione e Giustificazione (Autobiografica) – Volume II. Riflessioni e Interpretazioni: De Lucia Lumeno, Di Taranto, Masera, Pittaluga, Spinelli, Sapelli, Albanese, Ginammi.”,”‘La grande inflazione nei primi anni venti aveva praticamente distrutto la classe media. La disoccupazione che iniziò ha manifestarsi con la stabilizzazione alla fine del 1923 e nel 1924, sia pure in misura non ancora tale da compromettere gli equilibri politici ed istituzionali, accresceva comunque risentimenti e alimentava scontenti nei confronti della Repubblica. I provvedimenti deflazionistici del 1930, 1931 e 1932 avevano colpito ancora la classe media. Continuava nella destra, soprattutto in quella estrema, la convinzione che la Guerra fosse stata perduta per un tradimento d quelli che furono chiamati i Rivoluzionari del 1919: il mito negativo del “”colpo alla schiena””. La sfiducia nelle istituzioni della Repubblica di Weimar aveva raggiunto il massimo nei primi anni 30. Hitler, cavalcò i sentimenti antidemocratici latenti, anche di ribellione, coltivando gradualmente e poi in forma sempre più invasiva e pervasiva il mito della Grande Germania. Si fece come detto concedere dall’ormai indebolito presidente Hindenburg poteri dittatoriali. I freni degli altri componenti democratici del governo furono travolti. Il Parlamento fu impaurito dalla violenza connessa con una ondata di repressione politica, di portata inaudita, volta a eliminare fisicamente tutti gli oppositori e di fatto a controllare ogni organo di governo (164). La popolarità di Hitler e i primi successi elettorali furono dovuti soprattutto alla dichiarata volontà politica di combattere la disoccupazione dimenticando i problemi del bilancio pubblico. L’inflazione non era più un pericolo; soltanto alcuni politici e finanzieri continuavano a temerla. Fu lanciato un grandioso piano per il lavoro. Il 27 giugno del 1933 fu promulgata una legge che autorizzava la costruzione di un nuovo tipo di strada: l’autostrada. L’esempio fu preso dall’Italia dove erano state costruite l’Autostrada di Napoli-Pompei e un altro tratto nell’Italia del Nord, complessivamente di poche decine di chilometri. Fu anche intuito che questa infrastruttura avrebbe permesso uno sviluppo dell’industria automobilistica. In Germania il trasporto si svolgeva soprattutto su ferrovia, grazie alle grandi pianure e all’abbondanza del carbone’ (pag 152-153) [(164) Richard J. Evans, ‘La nascita del Terzo Reich’, paragrafo V, Creazione del Terzo Reich, cap. XVII, XVIII, XIX, pagg 343-407] ‘Il genio finanziario di questa prima fase della ripresa e anche inizialmente del riarmo fu Schacht (presidente della Reichsbank) (pag 155) [«Per tanti anni ho potuto solo scrivere, ora posso parlare». E quanto si legge nell’ultimo lavoro di Antonio Fazio. Questo volume, a parte l’attenta disamina storico-economica di un ventennio che ha visto svalutazioni e rivalutazioni delle più importanti monete dell’Occidente industrializzato, è rappresentativo delle criticità che hanno accompagnato – e accompagnano – la nascita e l’evoluzione della moneta unica europea. Ma si tratta di un accostamento e di un confronto svolto con garbo ed eleganza, basato su di un solido bagaglio culturale da economista e privo di sovrastrutture di carattere politico o ideologico. Questo rende il lavoro di Fazio particolarmente interessante, oltre che per i contenuti esposti, per quanto non scritto nelle, ma tra le righe, ricorrendo al confronto tra quanto molti Paesi furono costretti a sopportare deflazione e/o sovrapproduzione per mantenere le loro monete vincolate al gold standard, similmente a quanto accade oggi con la moneta unica, che, in quanto tale, non permette alcuna flessibilità di cambio rispetto a condizioni strutturali e di crescita diverse delle nazioni che la condividono. In questa cornice, lo scopo sotteso appare forse ancor più ampio di quello esplicito: paragonare l’architettura interpretativa degli eventi degli anni Venti e Trenta del Novecento a quella attuale dell’ Unione monetaria europea, dove, in presenza di un tasso di cambio predeterminato e di moneta unica, un aumento di competitività potrà ottenersi solo riducendo in misura significativa il costo del lavoro. D’altronde Fazio, sin dal suo ingresso in Banca d’Italia nel 1960 con una borsa di ricerca presso il Servizio studi, quando ignorava che sarebbe arrivato ai vertici di quello che è uno dei più prestigiosi istituti internazionali come governatore nel 1993, volle con determinazione approfondire il tema della moneta, sia sotto l’aspetto empirico che teorico, coniugandolo, a latere, con l’econometria; connubio che lo condurrà, sotto il magistero di Guido Carli, all’elaborazione del modello econometrico dell’economia italiana, testato nel 1974 al tempo della prima crisi petrolifera. Sono e saranno gli anni della maturazione dei suoi studi sulla teoria monetaria, grazie agli insegnamenti di premi Nobel quali Paul Anthony Samuelson e Franco Modigliani, oltre che di Robert Solow, e al costante confronto con Baffi e Ciampi, entrambi governatori della Banca d’Italia, e con Savona, Vicarelli, Tarantelli e tanti altri. E anche il periodo della frequentazione di prestigiosi centri di ricerca quali il Mit e di difficili raffronti professionali con il Fondo monetario internazionale, sempre su temi e problemi riguardanti l’ inflazione, il corso dei cambi, i tassi di interesse, i prezzi e il costo del lavoro. E su queste basi di teoria e prassi che Fazio affronta i temi della iperinflazione in Germania e della grande crisi del 1929. Dopo una puntuale disamina delle cause che provocarono un vertiginoso aumento dei prezzi e la svalutazione del marco in Germania dal 1918 al 1923, Fazio si sofferma sulla deflazione che seguì per tutti gli anni 30 alla grande crisi del 1929, causata, quest’ultima, da una sovraproduzione che ebbe origine nel settore primario e dalla speculazione che causò il crollo di Wall Street. Significativamente, a proposito della Germania, Fazio ricorda quanto scritto da Costantino Bresciani Turroni per motivare il perché la politica economica tedesca «si è sempre preoccupata della stabilità monetaria a qualunque costo, anche a prezzo di ripercussioni temporaneamente dannose per l’economia». Perciò, il già governatore della Banca d’Italia sottolinea che «la Storia economica ci aiuta a meglio analizzare avvenimenti e congiunture del nostro tempo», al pari di quanto sostenuto da Samuelson che considera questa disciplina come tutto ciò che documenta l’esperienza empirica. Lo studio degli accadimenti contemporanei deve allora essere considerato esso stesso Storia economica, la cui finalità, aggiunge Antonio Fazio, è di «trarre dai fatti e loro conseguenze qualche insegnamento di teoria e politica economica». Ed è proprio la Storia economica che ci permette, specularmente, di confrontare le politiche del rigore volute dalla Germania, nel ricordo dell’ iperinflazione, e quelle deflazionistiche subite da Paesi del Sud dell’Unione, anche a seguito del deflusso di risorse verso le nazioni del Nord quale conseguenza dei loro surplus commerciali. E pensare, a riprova di quanto Fazio ci insegna tra le righe di questo volume, che nel 1997 il premio Nobel per l’economia Milton Friedman predisse che se la moneta unica fosse stata realizzata così come era stata programmata se ne sarebbero avvantaggiati soprattutto Germania, Benelux e Austria, «perché i cambi flessibili rappresentano potenti meccanismi di aggiustamento… e dunque bisogna riflettere bene prima di scegliere soluzione alternative». A conferma, l’anno successivo un gruppo di economisti neo keynesiani di livello internazionale, tra i quali il Nobel Franco Modigliani, in un Manifesto dal significativo titolo “”Contro la disoccupazione nell’Unione europea””, sosteneva che l’obiettivo della Banca centrale europea – il cui statuto fu voluto dalla Germania ad immagine di quello della Bundesbank – non doveva limitarsi al controllo dell’inflazione non superiore al 2%, benanche di tenere «la disoccupazione sotto controllo», come previsto dallo statuto della Fed. In quel periodo, il coraggio istituzionale di Antonio Fazio a difesa del nostro Paese fu dimostrato, altresì, nel tutelare il sistema bancario italiano da incursione straniere. (…) (da scheda bibl.)] In bibliografia riportati molti testi di Keynes Il testo di Fazio è infarcito di dati, tabelle e grafici”,”ECOI-408″
“FE’ Franco”,”Paul Nizan. Un intellettuale comunista.”,”FE’ Franco, giornalista, è nato nel 1936. A Milano ha lavorato per un istituto di ricerca pubblicando saggi sulla storia del movimento operaio e socialista e uno scritto sulla psicologia esistenziale di SARTRE In seguito i suoi interessi si sono rivolti prevalentemente alla letteratura politica francese. “”Al riguardo è significativo che la critica comunista abbia riservato da Antoine Bloyé un’ accoglienza non priva di riserve. Jean Freville, su “”l’ Humanité’ del 18 settembre 1933, ne aveva elogiato la forma, ma si era chiesto, di fronte alla tematica del libro, se si poteva essere egualmente soddisfatti: “”Nizan ha il merito di porre un problema sociale nella sua ampiezza, di mostrarci in modo impressionante il nulla dell’ esistenza dei piccolo-borghesi. Noi vogliamo ancora di più… Il suo libro è solo una tappa. Siamo certi che nelle sue prossime opere egli ci descriverà l’ immenso processo rivoluzionario della nostra epoca e che lo scrittore si avvarrà delle lezioni apprese dal militante””.”” (pag 73)”,”PCFx-040″
“FEATHERSTONE Donald”,”Tel El-Kebir 1882. La conquista dell’ Egitto da parte di Wolseley.”,”Secondo un corrispondente militare dell’ epoca, WOLSELEY non solo concluse trionfalmente la guerra nei tempi previsti ma non lasciò neppure in sospeso problemi da dover poi risolvere. Non solo sconfisse gli insorti ma cauterizzò la rivolta. Abili e magistrali la sua strategia e la tattica. Invece di tentare un’ avanzata su Alessandria, ingannando i suoi stessi generali, con una manovra di concerto con la Marina, si impadronì del Canale ponendo la sua base ad Ismailia. Invece di marciare rapidamente all’ interno del paese con gravi rischi di perdite e di una campagna prolungata, decise di aspettare di terminare i preparativi per infliggere un unico risolutivo colpo che ponesse fine alla campagna.”,”QMIx-077″
“FEATHERSTONE Donald”,”Khartum 1885. L’ ultima resistenza del Generale Gordon.”,”””Ogni volta che si ritirava, l’ Inghilterra era solita tornare sul posto. Era già avvenuto in Birmania, nel Bengala e in Afghanistan; e avvenne anche nel Sudan. Le truppe britanniche tornarono a Karthum per vendicare Gordon; con la campagna di Kitchener del 1896-98″”.”,”QMIx-080″
“FEATHERSTONE Donald”,”Omdurman 1898. La vittoria di Kitchener in Sudan.”,”I meriti di Kitchener. “”Tuttavia la fiducia di Kitchener nella soverchiante potenza di fuoco a sua disposizione giustificava le sue tattiche, che prevedevano lo schiaramento dei suoi reggimenti in formazioni in linea a ranghi serrati, con la prima fila inginocchiata e la seconda fila in piedi: tali tattiche condussero al sistematico annientamento degli avversari, (…). E’ stato detto a ragione che i fanti britannici che combatterono a Waterloo nel 1815 si sarebbero sentiti perfettamente a proprio agio a Omdurman.”” (pag 89) Gli errori del Califfo. “”Il califfo avrebbe dovuto rifiutare di assalire l’ esercito anglo-egiziano nelle forti posizioni difensive (…). Tuttavia, avendo optato per un assalto generale, il califfo avrebbe per lo meno dovuto condurlo nel modo più temuto da Kitchener: di notte. I suoi più importanti generali, Ibrahim Khalil, Osman Azraq e Osman Digna, insistettero tutti per un attacco con il vantaggio dell’ oscurità; Ibrahim Khalil aveva addirittura esplorato personalmente il terreno. Invece, il califfo accettò il suggerimento di suo figlio, Shaikh al-Din, il quale sosteneva che un attacco notturno non avrebbe permesso ai suoi uomini di combattere nelle condizioni migliori””. (pag 89)”,”QMIx-149″
“FEBVRE Lucien; nuova edizione a cura di Peter SCHÖTTLER”,”Il Reno. Storia miti realtà.”,”Lucien FEBVRE (1879-1956) è stato uno dei più grandi storici del nostro secolo. Dal 1919 fu chiamato a insegnare all’Università di Strasburgo, appena riconquistata dalla Francia e qui conobbe Marc BLOCH, con cui costruì un profondo sodalizio intellettuale che avrebbe dato vita, nel 1929, alle ‘Annales d’histoire economique et sociale’, una delle esperienze più vive della cultura storica francese ed europea. Tra i suoi insuperati lavori: – Filippo II e la Franca Contea. TORINO. 1979 – La terra e l’ evoluzione umana. TORINO. 1980 – Onore e patria. DONZELLI. 1997 Tesi: città lungo il Reno fondate dai capi e soldati dell’ esercito coloniale romano. Roma si portava dietro una inesauribile riserva di capimastri, maestri artigiani, istitutori, giardinieri, agricoltori, primi quadri della valorizzazione coloniale”,”STOS-060″
“FEBVRE Lucien MARTIN Henri-Jean; a cura di PETRUCCI Armando”,”La nascita del libro.”,”Come gli uomini hanno inventato il libro e come i libri hanno plasmato gli uomini. Gli AA colgono la funzione di ‘fermento’ e di ispirazione che il libro a stampa ebbe in Europa fra il XV e il XVII secolo, individuando anche le maniere in cui, tra lotte religiose e battaglie ideologiche, il libro contribuì al rinnovamento intellettuale di tutta Europa. Lucien FEBVRE, prof al College de France dal 1930, fu poi P della VI sezione dell’ Ecole pratique des Hautes Etudes (EHE). Nel 1929 fondò con Marc BLOCH le ‘Annales’. Per i tipi della Laterza è apparsa anche la sua monografia su ‘Lutero’ (1969). Henri-Jean MARTIN insegna all’ Ecole des Chartes ed è ‘directeur d’etudes’ all’ Ecole Pratique des Hautes Etudes en Science Sociales (IV sez.) (EHESS). Per i tipi della Laterza è autore di ‘Storia e potere della scrittura’ (1990).”,”EDIx-002″
“FEBVRE Lucien; a cura di Adriano PROSPERI”,”Amor sacro amor profano. Margherita di Navarra. Un caso di psicologia nel ‘500.”,”Definito da Fernand BRAUDEL il più grande storico francese dopo MICHELET, Lucien FEBVRE (1878-1956) fu il fondatore, assieme a Marc BLOCH, delle ‘Annales’.”,”STOS-070″
“FEBVRE Lucien”,”Martin Lutero.”,”””Si levò un grande tumulto. Lutero si ritirò in mezzo a ingiurie e ad acclamazioni. Rientrò nell’ albergo; e alzando le mani, non appena vide da lontano gli amici ansiosi: Ich bin hindurch! gridò due volte: ne sono uscito, ne sono uscito! Il giorno dopo tutti sapevano del grande rifiuto di frate Lutero “”che scrive contro il Papa””. E coloro che credevano di conoscerlo e che lo amavano stupirono di un’ audacia di cui non intuivano la ragione sovrumana””. “”Tutto il popolo tedesco e i principi sono per lui. Forse questa volta riuscirà a sfuggire.”” (pag 165)”,”RELP-031″
“FEBVRE Lucien”,”L’Europa. Storia di una civiltà. Corso tenuto al Collège de France nell’anno accademico 1944-1945.”,” Lucien FEBVRE (1879-1956) è stato uno dei più grandi storici del XX secolo. Dal 1919 fu chiamato a insegnare a Strasburgo e qui conobbe Marc BLOCH, con cui costruì un sodalizio intellettuale che avrebbe dato vita nel 1929 alle ‘Annales d’histoire economique et social’. Ha scritto varie opere tra cui ‘La terra e l’evoluzione umana’ (1980). Nel libro viene citato Comenio (Comenius) Comenius Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Vai a: Navigazione, cerca Comenius Comenius nome latinizzato di Johan Amos Komensk? o, in italiano, Comenio (Nivnice, 28 marzo 1592 – Amsterdam, 15 novembre 1670) è stato un teologo e pedagogista ceco. Indice [nascondi] 1 Biografia 2 Insegnamento 3 Opere 4 Altri progetti Biografia [modifica] Comenio nacque in Moravia, nel 1592 nel villaggio di Nivnice. Figlio di mugnai, alla morte dei genitori (1604) venne affidato ad una zia. Nel 1608 cominciò a frequentare la scuola latina a Prerov per poi trasferirsi in Germania. Già durante gli anni della scuola iniziò a scrivere due grandi opere che tuttavia non portò a termine: una di esse era Il tesoro della lingua ceca, concepito come un grande dizionario. Finita la scuola, fra il 1614 e il 1616 fu direttore della scuola latina di Prerov. Nel 1616 divenne pastore dell’Unione dei Fratelli Boemi. Dopo la Battaglia della Montagna Bianca (1620) e la conseguente fine della libertà protestante, Comenio fu costretto all’esilio. Dapprima si recò in Polonia, dove proseguì la sua attività di predicatore e fu nominato vescovo dell’Unione. In Polonia continuò anche la sua attività di direttore di scuola, approfondendo il suo interesse per la pedagogia: è proprio in questo periodo che scrive gran parte delle sue opere pedagogiche. Le opere e il nome di Comenio cominciarono a diffondersi nell’Europa protestante e il pensatore venne invitato in vari paesi a tenere conferenze ed esporre le sue idee pedagogiche. Nell’ambito della sua opera di diffusione dell’educazione, trascorse un certo periodo in Inghilterra e, successivamente, in Svezia dove scrisse un importante saggio sull’apprendimento delle lingue straniere. Oltre all’esilio forzato, durante questi anni la vita di Comenio venne sconvolta da tragici avvenimenti: nel 1662 la morte della moglie e dei due figli di peste, nel 1648 la morte della seconda moglie; nel 1656, durante un incendio, perse tutto il suo patrimonio nonché il manoscritto del grande dizionario ceco-latino a cui lavorara da moltissimi anni. Distrutto da quest’ultimo evento drammatico, Comenio si trasferì ad Amsterdam su invito di un amico. In Olanda Comenio pubblicò un insieme di 43 opere con il titolo Opera Didactica Omnia. Morì ad Amsterdam il 15 novembre del 1670. Comenio fu tra i pedagogisti più significativi dell’età moderna. Insegnamento [modifica] Egli sosteneva che il fine dell’educazione sia la formazione dell’uomo sia nella vita spirituale che in quella civile. Diceva infatti che “”educare è vivere””, che prima di agire bisogna imparare e che per educare bisogna avere una chiara visione degli scopi da perseguire e del metodo con cui l’insegnamento deve essere impartito. La scuola doveva preoccuparsi soprattutto della preparazione di uomini adatti a esercitare l’insegnamento con determinati procedimenti. L’ ideale pansofico (insegnare tutto a tutti) esprime la necessità che l’istruzione sia estesa a tutte le classi sociali, senza però satollare la mente, ma stimolandola al sapere. Secondo Comenio, l’uomo deve indagare la natura ed imitarla; come gli esseri della natura sono perfetti in ogni fase del loro sviluppo, così dev’essere dell’uomo, perfetto e completo in ogni momento della sua crescita, fisica e spirituale; il sapere deve essere approfondito col maturarsi delle facoltà e col procedere verso la vita adulta. Divide infatti il decorso degli studi in 4 cicli, ognuno dei quali è una ripresa ed approfondimento di ciò che è stato trattato nei cicli precedenti, in ordine: scuola del grembo, scuola di lingua nazionale, scuola di latino, accademia. Non prevede per i bimbi prima dei 3 anni una scuola particolare, attribuendo ai genitori la funzione di avviare i piccoli ai primi rudimenti del sapere. La scuola comeniana è estesa a tutti, ed è scuola formativa ed informativa, in cui i fanciulli apprendono a leggere e scrivere, con la base della lingua nazionale e con un linguaggio corretto. Argomento preoccupante è il numero di insegnanti a disposizione, pochi in rapporto agli alunni, quindi tante volte un solo maestro deve bastare anche per 100 alunni; il maestro è tutto: parla, mostra oggetti, guida. Comenio dà molta importanza allo studio delle lingue, in modo da fornire così al fanciullo un corredo di parole adatto alle cose. Opere [modifica] L'””Orbis Pictus”” fu l’opera più conosciuta di Comenio, il primo libro illustrato per l’infanzia con immagini ed espressioni verbali. Con lo stesso criterio fu scritta un’opera in latino, la “”Juana Linguarum””, per aiutare gli allievi a stabilire un rapporto tra lingua nazionale ed espressioni latine. Comenio afferma che il rinnovamento dell’educazione non giungerà mai a compimento e non dovrà mai essere interrotto. Tre opere principali riassumono la sua vasta attività e sono: Janua linguarum reserta Orbis sensualium pictus Didactica Magna. Nella “”Janua linguarum reserta”” Comenio mette a confronto la lingua nazionale con il latino. L'””Orbis sensualium pictus”” (“”Mondo Illustrato””) è il primo libro illustrato per l’infanzia. In quest’ultima opera sono sostanzialmente concepiti ed esposti i principi essenziali della pedagogia moderna in tutta la loro chiarezza ed estensione.”,”EURx-247″
“FEBVRE Lucien”,”L’Europa. Storia di una civiltà. Corso tenuto al Collége de France nell’anno accademico 1944-1945.”,”Lucien Febvre (1879-1956) è stato uno dei più grandi storici del nostro secolo. Dal 1919 fu chiamato a insegnare all’Università di Strasburgo e qui conobbe Marc Bloch, con cui costruì un profondo sodalizio intellettuale che avrebbe dato vita, nel 1929, alle ‘Annales d’histoire économique et social’, una delle esperienze più vive della cultura storica europea. Tra i suoi lavori ricordiamo: Filippo II e la Franca Contea, La terra e l’evoluzione umana, Onore e patria, Il Reno, Storia, miti, realtà.”,”STOS-017-FL”
“FEBVRE Lucien”,”Michelet, 1798-1874.”,”””Quinet, fils d’un commissaire des guerres: Hugo, fils d’un général: Cournot, fils d’un notaire provincial: tous s’accordent entre eux et, finalement, avec Michelet, fils d’un pauvre imprimeur. Et leurs témoignages signifient finalement, pour toute une génération: rupture complète de la tradition. Dans la famille, elle est orale; garder le silence devant ses enfants, c’est la rompre – couper le fil des temps”” (pag 34)”,”STOx-291″
“FEBVRE Lucien”,”Onore e Patria.”,”Lucien Febvre (1879-1956) è stato uno dei più grandi storici del nostro secolo. Dal 1919 fu chiamato a insegnare all’Università di Strasburgo e qui conobbe Marc Bloch, con cui costruì un profondo sodalizio intellettuale che avrebbe dato vita, nel 1929, alle ‘Annales d’histoire économique et social’, una delle esperienze più vive della cultura storica europea. Tra i suoi lavori ricordiamo: Filippo II e la Franca Contea, La terra e l’evoluzione umana, Onore e patria, Il Reno, Storia, miti, realtà.”,”STOS-021-FL”
“FEBVRE Lucien”,”Studi su Riforma e Rinascimento e altri scritti su problemi di metodo e di geografia storica.”,”Lucien Febvre (1878-1956) si laureò alla Sorbona nel 1911 con una tesi destinata a divenire un classico ‘Philippe II et la Franche-Comté’. Strinse un sodalizio intellettuale fortissimo con Marc Bloch, insieme al quale fondò nel 1929 la rivista ‘Annales’, divenuta contro di rinnovamenti degli studi storici. Professore al College de France e presidente della VI Section dell’Ecole pratique des Hautes Etudes. “”Tre casi, fra tanti altri; Ginevra, dopo Strasburgo, dopo Basilea, la Ginevra posteriore al 1536 è città di rifugio per gli spiriti liberi”” (pag 139)”,”STOS-022-FF”
“FEDELE Santi”,”I repubblicani di fronte al fascismo (1919-1926).”,”FEDELE Santi è già noto per i suoi precedenti lavori fra i quali ‘Storia della Concentrazione antifascista 1927-1934, MILANO, 1976).”,”ITAD-027″
“FEDELE Santi”,”Storia della concentrazione antifascista, 1927-1934.”,”””Si giunse pertanto dopo una serie di trattative alla stipulazione di un accordo tra il PSI e GL che fu firmato il 31 luglio del 1931. Il testo dell’ accordo stabiliva che “”GL è il movimento unitario dell’ azione rivoluzionaria in Italia. Il PSI, senza rinunciare alla sua specifica attività di organizzazione e propaganda, riconosce la necessità di far convergere i suoi sforzi nell’ azione rivoluzionaria di GL””. La clausola secondo la quale il PSI si riservava il diritto di svolgere una sua specifica attività in Italia, clausola che nei due anni successivi sarebbe rimasta una pura e semplice rivendicazione di principio non sostanziata da una volontà politica tendente a tradurla in atto, aveva più che altro la funzione di attenuare, almeno formalmente, il significato politico dell’ accordo altrimenti fin troppo evidente: la rinucia dei socialisti a dotare il partito di un’ autonoma organizzazione clandestina per la lotta in Italia. In cambio di questa rinuncia essi ottenevano che un rappresentante del PSI e uno della CGL entrassero a far parte, insieme a tre giellisti, del comitato al quale spettava “”la direzione e la responsabilità dell’ azione in Italia””.”” (pag 89)”,”ITAD-068″
“FEDELE Santi FORNARO Pasquale a cura”,”Dalle crisi dell’ impero sovietico alla dissoluzione del socialismo reale.”,”Relazioni di Vittorio STRADA Giorgio PETRACCHI Victor ZASLAVSKY Pasquale FORNARO Bianca VALOTA Dariusz STOLA Francesco GUIDA Marcello FLORES Girolamo COTRONEO Maurizio DEGL’INNOCENTI Santi FEDELE Jeno HORVATH, interventi Piero ORTECA Angelo SINDONI Bianca VALOTA Santi FEDELE insegna storia dei movimenti e dei partiti politici e storia contemporanea nella facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Messina. Pasquale FORNARO insegna storia dell’ Europa orientale e storia del risorgimento nella Facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Messina. “”Anche se il tono della polemica di Croce salirà, e di molto, nel dopoguerra, quando vedrà il comunismo come “”pericolo mondiale””, i primi giudizi importanti sul “”comunismo realizzato”” si incontrano in uno dei suoi libri più famosi, la Storia d’ Europa nel secolo decimonono del 1932, dove scriveva: ‘Il comunismo, che si suol dire essere ormai disceso nei fatti e attuatosi in Russia, non si è punto attuato in quanto comunismo, ma nel modo che gli segnavano i suoi critici (…)””. Appare in questo passaggio un argomento di grande interesse che si incontra più volte nelle pagine di Croce; che in Russia il comunismo non si sarebbe per nulla attuato. Un argomento che trova riscontro nel pensiero di Einaudi il quale già nel 1919, all’ indomani, quindi, della Rivoluzione Russa (…). Ritorneremo, come abbiamo detto, sul discorso di Einaudi. Riprendendo per ora quello di Croce, dalla precedente pagina della Storia d’ Europa appare chiaramente la sua radicale liquidazione della Russia sovietica; una liquidazione che nasceva da lontano, già dagli anni 1917 e 1918, quando Croce, pur riconoscendo che quanto stava accadendo in Russia era stato preparato “”dal malgoverno e da insufficiente sviluppo elle classi dirigenti””, aggiungeva che la Rivoluzione comunista aveva mostrato “”con tremendo esempio a che cosa conduca il rovesciamento della scala dei valori sociali””; (…)””. (pag 150-151)”,”EURC-082″
“FEDELE Santi”,”Luigi Fabbri, un libertario contro il bolscevismo e il fascismo.”,”Santi FEDELE è professore ordinario di storia contemporanea nell’ Università di Messina. Autore di studi sulla storia dei movimenti e dei partiti politici tra le due guerre tra cui il volume ‘Una breve illusione. Gli anarchici italiani e la Russia sovietica’. Ha diretto con ANTONIOLI, BERTI e IUSO il Dizionario biografico degli anarchici italiani. Luigi FABBRI (Fabriano, 1877 – Montevideo 1935) In morte di Lenin: un bilancio critico. “”Un mito che solo in parte può essere ritenuto tale, se si considera, come Fabbri non esita a riconoscere, che a Lenin, personalità dalle straordinarie doti politico-organizzative, si deve la costituzione di “”una forza, un nucleo centrale di raccoglimento””, il Partito bolscevico, punto di riferimento anche di altri movimenti, quali gli anarchici e i socialisti rivoluzionari di sinistra, che con esso collaborarono fino ai giorni cruciali dell’ ottobre e ancora oltre. Fu l’ esistenza di tale forza organizzata che “”salvò nel 1917 la rivoluzione, e dalla reazione capitalistica interna e dallo sfacelo caotico che avrebbe fatta della Russia la preda di tutti gli eserciti stranieri””.”” (pag 52) “”Potrà la Rivoluzione riprendere il suo cammino? Fabbri, pur non rinunciando alla speranza che ciò possa avvenire, lascia ben poco spazio all’ottimismo, ritenendo assai improbabile l’ ipotesi “”d’una ripresa rivoluzionaria, d’una nuova spinta in avanti da parte del proletariato””. Troppi fatti fan temere che la Rivoluzione “”sia già morta, strozzata da coloro che se ne son fattoun monopolio di partito; troppo profonde radici hanno messo “”la casta militare, la burocratica, la poliziesca, il numeroso personale di governo, la classe dei nuovi ricchi, vale a dire tutto ciò che forma oggi la classa dirigente in Russia””, per ritenere che questa nuova classe dirigente possa consentire cambiamenti sostanziali e non sia piuttosto interessata a un ulteriore consolidamento in senso conservatore deoo statodi cose.”” (pag 53)”,”ANAx-251″
“FEDELE Santi FORNARO Pasquale a cura; saggi di Vittorio STRADA Francesco BENVENUTI Piero ORTECA Massimo LONGO ADORNO Antonello BIAGINI Pasquale FORNARO Santi FEDELE Maurizio DEGL’INNOCENTI Lev GUDKOV Valentina MOTTA Andrea BORGIA”,”Lo stalinismo: parabola di un mito.”,”Saggi di Vittorio STRADA Francesco BENVENUTI Piero ORTECA Massimo LONGO ADORNO Antonello BIAGINI Pasquale FORNARO Santi FEDELE Maurizio DEGL’INNOCENTI Lev GUDKOV Valentina MOTTA Andrea BORGIA “”La battaglia sulla questione nazionale, vinta da Stalin in pratica sei mesi prima della morte di Lenin, è un segnale significativo della strada che sta imboccando la lotta per la successione, scatenatasi sostanzialmente dopo che, alla metà del 1922 il leader è rimasto semiparalizzato. Si tratta di una lotta feroce e senza esclusione di colpi, che poggia più sul potere contrattuale dei protagonisti che sulle idee di cui sono portatori. All’XI Congresso del partito (maggio 1922) sono eletti nel ‘Politbjuro’ Lenin, Zinoviev, Stalin, Trotsky, Kamenev, Tomskij e Rykov, mentre Bucharin, Kalinin e Molotov ne diventano membri supplenti. E’ chiaro, a questo punto, che il successore può uscire da una cerchia che si restringe a due o tre persone: Trockij in primo luogo, poi Stalin e forse Bucharin. Non certo Kamenev o Zinoviev, che avevano avuto la “”colpa”” di opporsi al golpe di ottobre, e nemmeno qualche altro personaggio come Kamenev o Rykov, nessuno dei due dotato di sufficiente carisma. Nella famosa “”Lettera al Congresso”” dettata da Lenin alla fine di dicembre del 1922 e conosciuta da tutti come il “”Testamento”” vengono fissate alcune linee-guida per il partito, come quella di portare i componenti del Comitato centrale a 100 per accrescerne l’autorità. Ma la parte più interessante è quella che riguarda l’analisi delle personalità di Trockij, Stalin e Bucharin. Il primo viene definito senza dubbio il più capace, ma anche”” troppo sicuro di sé”” e ossessionato dai problemi organizzativi. Il secondo, Stalin, è riuscito “”a concentrare nelle sue mani un potere immenso”” di cui potrebbe abusare, oltre a essere “”grossolano…difetto intollerabile per un segretario generale””. Infine Bucharin viene apprezzato come “”il più pregevole e maggiore teorico del partito””, ma proprio questa raffinatezza di pensiero costituisce il maggiore ostacolo, dal momento che rischia di farlo deviare dall’ortodossia””. (pag 39-40) (Piero Orteca Dalla NEP alla collettivizzazione: l’economia di Stalin)”,”STAS-063″
“FEDELE Santi RESTIFO Giuseppe a cura; scritti di Antonio CICALA Daniele POMPEJANO Marcello SAIJA Santi FEDELE Andrea FAVA Giuseppe RESTIFO Maria Concetta DENTONI Barnaba MAJ Giuseppe GEMBILLO Ivana DI-CESARE Anna CAROLEO Giovanna FIUME Antonello BIAGINI Giovanni RAFFAELE Caterina PASTURA Pasquale FORNARO”,”Il fascismo. Politica e vita sociale.”,”Antonio CICALA Daniele POMPEJANO Marcello SAIJA Santi FEDELE Andrea FAVA Giuseppe RESTIFO Maria Concetta DENTONI Barnaba MAJ Giuseppe GEMBILLO Ivana DI-CESARE Anna CAROLEO Giovanna FIUME Antonello BIAGINI Giovanni RAFFAELE Caterina PASTURA Pasquale FORNARO”,”ITAF-326″
“FEDELE Santi”,”Il retaggio dell’esilio. Saggi sul fuoriuscitismo antifascista.”,”Contiene il capitolo ‘La sinistra italiana e i processi di Mosca, 1936-1938’ (pag 177-200) Santi Fedele è professore straordinario di storia dei movimenti e dei partiti politici nella facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Messina. Fa parte del comitato scientifico della Fondazione di studi storici ‘Filippo Turati ‘ di Firenze ed è direttore dell’Istituto di studi storici ‘Gaetano Salvemini’ di Messina. Si è a lungo dedicato alla storia dell’antifascismo in esilio. Tra le sue pubblicazioni figura la biografia di Guido Dorso (1986).”,”ITAD-126″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. I. A-Anti.”,”La voce ‘anarchismo’ non c’è. La voce ‘anarchia’ è scritta da Francesco Perfetti (pag 759-762) “”Il punto di partenza di una moderna elaborazione teorica dell’Anarchia può esser fatto risalire all’inglese William Godwin (1756-1836), (…). (pag 759) Al pensiero di Godwin si può riallacciare anche “”Thomas Hodgskin (1787-1869) il cui nome resta legato ad una critica del capitalismo fondata sul collegamento con un «diritto naturale» di cui il diritto positivo costituisce un traviamento; l’anticapitalismo, in questa prospettiva, diviene momento di una più ampia ed articolata polemica contro le istituzioni o finzioni legali (stato, governo, diritto positivo) che alterano l’equilibrio naturale. Con Hodgskin non siamo propriamente sul terreno del pensiero anarchico, ma siamo pur sempre nelle sue immediate vicinanze”” (pag 759)”,”REFx-115″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. II. Anto-Bars.”,”Eugenio Barsanti, fisico inventore del motore a scoppio Voce Balzac, Honoré de (pag 821-823) di Luigia Zilli “”Quest’opera gigantesca, che fa veramente concorrenza ad una ideale anagrafe, giustifica dunque l’orgogliosa affermazione del suo creatore: «Ciò che Napoleone ha fatto con la spada, io lo farò con la penna». Tale intuizione non esaurisce però le innovazioni che Balzac introduce nella tecnica narrativa e nella drammatizzazione della storia. I suoi eroi hanno sempre un ancoramento preciso alla realtà materiale. La descrizione fisica ignora la connotazione affettiva tipica della scuola romantica, scende a dettagliare volti, gesti, movimenti, abiti, cosicché, in perfetta coerenza con le teorie fisiognomiche, le qualificazioni del corpo assurgono a specchio epidermico delle inclinazioni dell’animo. Inoltre, nella caratterizzazione del tipo d’ambiente acquista valore di percorso privilegiato. Le minute descrizioni con cui Balzac comincia tutti i suoi romanzi creano un’autentica simbiosi tra materia e spirito e fanno dell’eroe la proiezione dell’ambiente in cui vive ed opera. (…) La rottura con la tradizione fu riconosciuta da Baudelaire, quando affermò che il realismo di Balzac doveva considerarsi “”un nuovo modo di composizione””. D’altra parte, questo suo sforzo di conferire non solo ai singoli personaggi ma anche alle loro varie passioni un carattere eminentemente rappresentativo di un’attività tipica o di un’intera classe sociale, dovevano portarlo a creare eroi dai lineamenti esagerati fino alla caricatura. E ciò si rifletté anche nello stile, che non sempre egli riuscì a mantenere duttile e vario. L’enfasi retorica, la pesantezza sintattica, l’imprecisione lessicale, vengono spesso ad appesantire la narrazione, pur così geniale nella restituzione della vita. Trascinato dalla foga degli avvenimenti che si succedono, conquistato dalla lucidità dell’analisi, soggiogato dalla forza dei personaggi, il lettore non si avvede facilmente dei difetti stilistici, che pure ferirono la sensibilità di critici di professione come Sainte-Beuve. Balzac resta comunque il primo ad inaugurare la nuova maniera del romanzo moderno, sia pure con Stendhal, e notevolissima fu l’influenza che esercitò sul romanzo inglese, sul verismo italiano, sui grandi romanzieri russi e tedeschi. Ricordiamo inoltre che, dopo un breve periodo di oblio, la sua opera fu rivalutata dal Taine e dallo Zola e ammirata dai più grandi narratori moderni fino a Proust, ma insieme osteggiata dai rappresentanti della critica estetizzante di ogni tempo. Lungi dal perdere smalto e fascino con il trascorrere dei decenni, essa ha conquistato ai giorni nostri un favore sempre più vasto, e conosciuto le vivisezioni critiche più varie. All’interesse iniziale per l’uomo si è aggiunta un’attenzione nuova per i significati interni dell’opera e, più recentemente, per il funzionamento autonomo del testo. Per primo G. Lukács, formulando la celebre distinzione tra realismo critico e romanticismo rivoluzionario, ne ha esaltato, sulle orme di Marx e soprattutto di Engels, la dialettica critica la quale indagando e raffigurando con strenuo amore della verità le strutture di un ambiente sociale, viene forzatamente a denunciarne i vizi, anche al di fuori di quelle che potevano essere le idee personali dello scrittore”” (pag 822)”,”REFx-116″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. III. Bart-Calo.”,”nella bibliografia riferita alla voce ‘Bordiga’ (mezza colonna di testo) si cita: A. Caracciolo, Serrati Bordiga e la polemica contro il blanquismo, in AAVV, La Città futura, Milano, 1959 La città futura. Saggi sulla figura e il pensiero di Gramsci. A. Caracciolo e G. Scalia a cura, Editore: Feltrinelli, 1959 C. Cicerchia: Rapporto col leninismo e il problema della rivoluzione italiana; E.Avidgr: Movimento operaio torinese durante la prima guerra mondiale; A.Caracciolo: Serrati. Bordiga e la polemica gramsciana contro il blanquismo o settarismo di partito; G.Tamburrano: Fasi dello sviluppo del pensiero politico di Gramsci; M.Tronti: Tra materialismo dialettico e fiolosofia della prassi. Gramsci e Labriola; A.Bertondini: Gramsci e Labriola; E.Agazzi: Filosofia della prassi e ricerca scientifica; R.Guiducci: Filosofia della prassi e ricerca scientifica; L.Rosiello: La composizione linguistica dello storicismo gramsciano; G.Scalia: Metodologia e sociologia della letteratura in Gramsci; A.Guiducci: A proposito di estetica in Gramsci. Voce: ‘Bernstein’ di Carlo Leopoldo Ottino (pag 264-265)”,”REFx-117″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. V. Cie-Crip.”,”Sul concetto di classe sociale voce di Luciano Gallino (pag 169-172). Nella bibliografia citato il volume di G. Lenski, Power and Privilege. A Theory of Social Stratification’, New York, 1966; M. Lipset, Classe, potere, status. La mobilità sociale (1953, Padova; 1972), G. Thernborg, Come governano le classi sociali, Roma; 1981, F. Parkin, Classi sociali e Stato, Bologna, 1985. Voce ‘Comunismo’ di Giancarlo Cerruti (pag 482-488)”,”REFx-119″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. VI. Cris-Dun.”,”Voce Critica (e critica letteraria) (pag 31-39) di Giovanni Cacciavillani, Democrazia di Giulio Guderzo”,”REFx-120″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. VII. Duo-Fare.”,”Voce ‘Engels’ a cura di Carlo Leopoldo Ottino (pag 418-419) Dopo aver pubblicato nel 1878 l’Antidühring, Engels pubblica l’opuscolo in francese Socialisme utopique et socialisme scientifique. “”Nel 1878 [Engels] pubblicò a Lipsia il volume ‘Herrn Eugen Dühring’s Umwälzung der Wissenschaft. Philosophie, Politische Oekonomie, Sozialismus’ (La scienza sovvertita dal Signor Eugen Dührin. Filosofia, economia politica, socialismo), comunemente noto col titolo ‘Antidühring’, nel quale il concetto di dialettica – nella sua triplice definizione di compenetrazione degli opposti, conversione della quantità in qualità e negazione della negazione – trovava speciale sviluppo, e la polemica contro il sistema socialisteggiante del filosofo positivista berlinese si ampliava in una compiuta e relativamente autonoma esposizione del materialismo dialettico. Successivamente per istanza di Paul Lafargue, E. rimaneggiò i tre capitoli di tale opera sul «contenuto del socialismo moderno», prospettanti la suggestiva tesi del «salto dell’umanità dal regno della necessità al regno della libertà», e pubblicò l’opuscolo in francese (‘Socialisme utopique et socialisme scientifique’, 1880) e in tedesco (‘Die Entwicklung des Socialismus von der Utopie zur Wissenschaft’, L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza, 1882), aggiungendovi poi come prefazione all’edizione inglese (1892) l’importante saggio ‘Ueber historischen Materialismus’ (Sul materialismo storico): in esso, appunto, tale teoria veniva definita come «quella concezione dello sviluppo della storia che cerca le cause prime e la forza motrice decisiva di tutti gli avvenimenti storici importanti nello sviluppo economico della società, nella trasformazione dei modi di produzione e di scambio, nella divisione della società in classi che ne deriva e nella lotta di queste classi tra di loro». D’altronde, l’ulteriore estensione della dialettica sino a informare come legge obiettiva ogni aspetto e settore della realtà naturale fu oggetto di copiose annotazioni (1873-1883), costituenti il contenuto del discusso volume engelsiano ‘Dialektik der Natur’ (La dialettica della natura’, ivi, 1950) la cui edizione completa vide la luce a Mosca solo nel 1948″” [Carlo Leopoldo Ottino, ‘Engels, Friedrich’] [(in) ‘Grande Dizionario Enciclopedico Utet. VII. Duo-Fare’, Torino, 1995] (pag 418-419) La voce ‘Evoluzione’ (pag 838-848) è scritta da Pietro Omodeo”,”REFx-121″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. X. Grev-Ins.”,”La voce ‘Hegel’ è di Valerio Verra (pag 328-334) segue la voce ‘Hegelismo La voce ‘guerra’ è di Ugo Fabietti Prima guerra mondiale (pag 106-118) (non è indicato l’autore della voce) Seconda guerra mondiale (pag 118-134) (non è indicato l’autore della voce) Voce ‘Imperialismo’ di Giuliano Martignetti Bibl. Politica di potenza e imperialismo a cura di S. Pistone, Milano, 1773″,”REFx-124″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. XI. Int-Lega.”,”La voce ‘Labriola, Antonio’ è di Franco Sbarberi (pag 748) La voce Internazionale (prima seconda terza) è di Fiorenza Tarozzi (pag 28-29) Voce ‘Lassalle, Ferdinand’ di Giovanni Maria Merlo (pag 884-885) “”Per L. l’abolizione del diritto di proprietà è l’unico mezzo per affrancare la classe lavoratrice dalla “”legge bronzea del salario””, che ne perpetua la miseria e ne annulla praticamente la libertà. Questa legge, già formulata da A. Smith e da Ricardo, riduce, in regime di capitalismo, il salario del lavoratore al minimo indispensabile per la sua esistenza, riservando il rimanente dell’utile di produzione all’imprenditore, detentore del capitale””. (pag 885) I maggiori scritti di Lassalle sono raccolti in 12 volumi a cura di E. Bernstein (Berlino, 1919-21) ‘Gesammelte Reden und Schriften’. Bibl. G. Beccari, Lassalle e la fondazione della socialdemocrazia, Milano, 1959 (cercare) Kelsen, Marx oder Lassalle, Darmstadt, 1967 Voce: Kautsky di C.L. Ottino”,”REFx-125″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. XII. Lege-Marg.”,”Contiene la voce ‘Lenin’ di Carlo Leopoldo Ottino, e ‘Leninismo’ di Giancarlo Cerruti (pag 53-56) Voce ‘Luxemburg, Rosa’ di C.L. Ottino Bibl. ‘Economia e Stato in Rosa Luxemburg, di M. Campanella (Bari, 1977) Voce ‘Liebknecht, Karl e Wilhelm (due voci) (pag 230-233) di Fulvio Cammarano”,”REFx-126″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. XIII. Mari-Morp.”,”Voce ‘Marx, Karl Heinrich’ di Carlo Leopoldo Ottino (pag 115-118) e ‘Marxismo’ dello stesso Ottino (pag 118-122) Tra le varie pubblicazioni postume c’è la vivace trattazione sintetica dell’ ‘Erstes Buch. Der Produktionsprozess des Kapitals. Sechstes Kapitel. Rsultate des unmittelbaren Produktionsprozesses’ (Primo Libro. Il processo di produzione del capitale. Sesto capitolo. Risultati del processo di produzione immediato), a cura dell’Istituto Marx Engels Lenin di Mosca, 1933. (pag 117) (v. in It. ‘Capitolo VI inedito’, Firenze 1977) Bibl. Goldmann L., L’ideologia tedesca e le Tesi su Feuerbach, Roma, 1969″,”REFx-127″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. XVI. Pio-Rae.”,”La voce ‘Plechanov’ (pag 139-140) è di Osvaldo Niceforo Bibl. B. Zenkovsky, Histoire de la philosophie russe, Parigi, 1954″,”REFx-130″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. XVII. Raf-Sals.”,”La voce ‘Rivoluzione’ è di Gianfranco Pasquino, ‘Rivoluzione americana’ di Giuliano Martignetti, ‘Rivoluzione francese’ di Franco Catalano, ‘Rivoluzione industriale’ di Carlo M. Cipolla, ‘Rivoluzione inglese’ di Marco Gosso, ‘Rivoluzione russa’ di Giorgio Migliardi (tutte queste voci: pag 576-600) Bibl. – V. Gabrielli, a cura, Puritanesimo e libertà. Dibattiti e livelli, Torino, 1956 – L. Stoen, Le cause della Rivoluzione inglese (1529-1642), Torino, 1982″,”REFx-131″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. XVIII. Salt-Sos.”,”La voce ‘Socialdemocrazia’ è di Enrico Lanfranchi, ‘Socialismo’ di Carlo Leopoldo Ottino, ‘Socializzazione’ di Piero Amerio Bibl. – R. Guiducci, New Deal socialista, Firenze, 1965; – AAVV, Bibliografia del socialismo, Firenze, 1964 – F. Fejto, La socialdemocratie quand-même, Paris, 1980 – AAVV, Riformismo e socialismo ieri e oggi,. Atti del Convegno di Milano, Napoli, 1984 La voce ‘Sciopero’ (pag 382-384) – J. Kuczynsky, Labour Conditions in Western Europe, 1820-1935, London, 1937 – F. Magri, Controllo operaio e consigli d’azienda in Italia e all’estero, 1916-47, Milano, 1947 – E. Roselli, Cento anni di legislazione sociale, 1848-1950, 2 voll, Milano, 1951 – U. Melotti, Lo sciopero nel suo contenuto sociale, Milano, 1964″,”REFx-132″
“FEDELE Pietro, fondatore”,”Grande Dizionario Enciclopedico Utet. XX. Tie-Z.”,”La voce ‘Winstanley, Gerrard (pag 1167-68) è di Giuseppe Schiavone Bibl. – ‘La terra a chi lavora! Antologia a cura di A. Recupero, Rimini, 1974 – M. Cappuzzo, La vera libertà repubblicana. Saggio su G. Winstanley, Palermo, 1979 – G. Fiaschi, Potere, rivoluzione e utopia nell’esperienza di G. Winstanley, Padova, 1982 – G. Schiavone, W. il profeta della rivoluzione inglese, Bari, 1991 La voce ‘Utopia’ è di Carlo L. Ottino Bibl. T. Perlini, Utopia e prospettiva in G. Lukacs, Bari, 1968 – A. Colombo – L. Tundo, Fourier, la passione dell’utopia, a cura, Milano, 1988 – L. Firpo, Studi sull’utopia, a cura di L. Firpo, Firenze, 1977″,”REFx-134″
“FEDELE Santi”,”Fronte popolare. La sinistra e le elezioni del 18 aprile 1948.”,”Volume pubblicato a cura di Ugoberto ALFASSIO GRIMALDI Santi Fedele, giovane studioso dell’Università di Messina (1978), ha pubblicato nel 1976 (Feltrinelli) una ‘Storia della Concentrazione antifascista’ vincitrice del premio Sila opera prima per la saggistica PSLI Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (Saragat) poi PSDI Biografia aggiornata dell’autore vedi retro ‘Nel corso del mese di febbraio del 1948 l”Avanti!’ e l”Unità’ danno notizia della costituzione di moltissime sezioni locali del Fronte in ogni parte d’Italia: di particolare rilievo il congresso provinciale del Fronte a Milano che fa registrare alcune adesioni significative, come ad esempio quelle della medaglia d’oro ammiraglio Raffaele Rossetti e dell’ex prefetto di Milano Ettore Troilo, e che si conclude con l’approvazione del testo di un appello del Fronte democratico popolare ai milanesi, nel quale ricollegandosi alle grandi tradizioni di libertà del Carroccio, delle Cinque Giornate e della lotta di Liberazione, si indica nel Fronte lo “”spontaneo movimento in cui confluiscono le aspirazioni e le esigenze di tutte le classi e categorie sociali che vedono nella libertà e nella nuova democrazia italiana l’unica garanzia delle sicure fortune del Paese””. (…) Contemporaneamente allo svolgimento dei congressi comunali e provinciali del Fronte, lo sforzo organizzativo dei partiti di sinistra tende anche alla costituzione di particolari organismi politici attraverso i quali l’alleanza frontista possa acquisire nuovi consensi tra i più diversi ceti sociali e categorie professionali. Sorgono così, nel giro di alcune settimane, il Fronte dei lavoratori dello Spettacolo, al quale aderiscono, tra gli altri, Vittorio De Sica, Luchino Visconti, Antonio Pietrangeli, Paolo Grassi e Giorgio Strehler, il Fronte degli studenti universitari; il Fronte del pubblico impiego, che persegue un programma di democratizzazione delle strutture burocratiche e “”di riorganizzazione tecnica e funzionale dei pubblici servizi”” (4); il Fronte della piccola e media industria, nel cui atto costitutivo si afferma che, mentre la politica economica del governo favorisce soltanto i monopoli e la grande industria, il programma del Fronte garantisce invece lo sviluppo delle piccole e medie imprese (5); l’Associazione nazionale risparmiatori e azionisti, che motiva la propria adesione al Fronte sostenendo che solo quest’ultimo difende i piccoli risparmiatori dalle manovre speculative combinate del governo e della Confindustria (6). Anche gli intellettuali di sinistra procedono nei primi giorni di febbraio alla costituzione del loro Fronte nazionale della Cultura, il quale ottiene un buon numero di adesioni altamente qualificate, come ad esempio quelle, oltre dei già ricordati Luigi Russo e Corrado Alvaro, di Salvatore Quasimodo, Natalino Sapegno, Carlo Carrà, Renato Guttuso, Giulio Einaudi, Alberto Mondadori, Arturo C. Jemolo, Galvano Della Volpe, Ranuccio Bianchi Bandinelli, Giacomo De Benedetti, Concetto Marchesi, Massimo Bontempelli, Umberto Saba, Carlo Muscetta, Fedele D’Amico, Giacomo Devoto ecc. A distanza di qualche settimana dalla costituzione del Fronte nazionale della Cultura, un gruppo di intellettuali comunisti e socialisti, nel tentativo di ampliare ulteriormente l’arco dei consensi dei quali godono le forze di sinistra in questo settore, decidono di dar vita a una più larga organizzazione unitaria: l’Alleanza per la difesa della Cultura. L’iniziativa è però destinata ad avere esito poco felice e a rivelarsi alla fine controproducente per i partiti di sinistra. Avviene infatti che il manifesto costitutivo dell’Alleanza, documento politicamente alquanto incolore e con taluni spunti di rivendicazionismo corporativo (7), viene sottoscritto da diverse centinaia di intellettuali, alcuni dei quali notoriamente simpatizzanti o addirittura iscritti ai partiti di governo. Costoro, una volta resisi conto delle implicazioni politiche insite nel manifesto al quale hanno dato la loro adesione, si affrettano a inviare lettere di rettifica o di smentita, che saranno prontamente e in bella evidenza pubblicate nei quotidiani e settimanali filogovernativi (8), tanto da indurre il comitato promotore dell’Alleanza a emettere un comunicato nel quale si precisa che l’associazione non aderisce ad alcun partito o cartello di partiti (9). Una cura particolare dedicano i partiti di sinistra alla ricerca di nuovi consensi tra le grandi masse femminili, le più esposte alla prevedibile offensiva propagandistica delle forze clericali. (…) Anche i giovani vengono inquadrati nel Fronte tramite organizzazioni appositamente create, quali l’Alleanza giovanile antifascista, le Avanguardie garibaldine, le Brigate del lavoro e, per i giovanissimi, le associazioni dei “”pionieri””. I loro aderenti sono equipaggiati con casacche, baschi e fazzoletti recanti l’emblema del Fronte (la testa di Garibaldi sovrapposta a una stella a cinque punte) e vengono spesso fatti sfilare, assieme ai partigiani dell’ANPI, nel corso delle manifestazioni e dei raduni del Fronte. L’idea si rivela quanto mai infelice. A parte le fin troppo facili ironie degli avversari che paragonano queste iniziative a quelle già in voga durante il regime fascista, le “”sfilate garibaldine”” offrono il destro ai partiti di governo di imbastire su di esse quella che l”Avanti!’ definirà “”una losca manovra elettorale””: la legge contro le organizzazioni paramilitari’ (pag 110-113)] [(4) Cfr. L’Unità, 5 marzo 1948; (5) Cfr. L’Unità, 29 febbraio 1948; (6) Cfr. L’Unità, 4 marzo 1948; (7) Alcuni brani del manifesto furono riportati nell”Avanti!’ del 21 febbraio 1948; (8) Si veda ad esempio la lettera di Giuseppe Ungaretti a ‘Il Popolo’ (edz. milanese, 6 marzo 1948) nella quale il poeta dichiara che, come nelle precedenti elezioni, il 18 aprile voterà DC; (9) Cfr. L’Unità, 4 marzo 1948]”,”ITAC-150″
“FEDELE Marcello”,”Democrazia referendaria. L’Italia dal primato dei partiti al trionfo dell’opininone pubblica.”,”Marcello Fedele (Taranto 1947) insegna sociologia dell’amministrazione all’Università La Sapienza di Roma.”,”ITAP-075-FL”
“FEDELE Santi”,”Storia della Concentrazione antifascista, 1927 – 1934.”,”Santi Fedele, nato nel 1950, ha studiato alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Messina. Collabora a Belfagor, a Storia contemporanea e al Dizionario critico di storia conteporanea. Conduce attualmente uno studio sul Partito d’Azione.”,”ITAD-011-FL”
“FEDELE Santi”,”Storia della concentrazione antifascista, 1927-1934.”,”Santi Fedele, nato nel 1950, ha studiato alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Messina. Qui ha intrapreso attività di ricerca pubblicando alcuni saggi sul fuoruscitismo antifascista e sul sindacalismo rivoluzionario in Sicilia. Collabora a ‘Belfagor’, ‘Storia contemporanea’ e al Dizionario critico di storia contemporanea. Sta studiando il Partito d’Azione.”,”ITAD-004-FGB”
“FEDELI Ugo”,”Dalla insurrezione dei contadini in Ucraina alla Rivolta di Cronstadt.”,”Si tratta di scritti di FEDELI pubblicati a suo tempo sul ‘Il Libertario’.”,”ANAx-082″
“FEDELI Ugo”,”La nascita del fascismo. Un decennio di storia italiana (1914-1924).”,”Ugo FEDELI (1898-1964) militante anarchico per oltre quarant’anni, autodidatta, gran lettore e scrittore fecondo, a seguito dell’ avvento del fascismo dovette espatriare recandosi in Francia, Svizzera, Germania, Russia e nelle Americhe, dove dall’ Uruguay venne consegnato alla polizia fascista. Nel 1924 si stabilì a Parigi dove ebbe come compagno di lavoro Nestor MAKHNO e conobbe i maggiori esponenti del movimento anarchico internazionale. Dopo la guerra ebbe l’ incarico di curare la biblioteca del Centro Culturale Olivetti. Qui tenne diverse “”Conversazioni””. Dopo la sua morte, la sua biblioteca sul movimento operaio e anarchico e socialista messa insieme nel corso di decenni, fu acquistata dall’ Istituto di studi sociali di Amsterdam. Ha scritto le biografie di GALLEANI, FABBRI, CIANCABILLA, GAVILLI, SCHICCI. Ha ricostruito la bibliografia di MALATESTA. “”Alcune cifre ci permetteranno di vedere lo sviluppo del fascismo proprio in rapporto al disgregarsi della sinistra. Nell’ ottobre del 1919, il movimento fascista contava circa 17 mila iscritti che divennero il doppio nel 1920 per montare poi repentinamente, ai primi del 1921, a 100 mila. Dopo le elezioni del 1921 la disgregazione delle organizzazioni di sinistra si fece così rapida che in non pochi casi gli iscritti a partiti ad organizzazioni di sinistra passavano in massa al fascismo””. (pag 150-151) “”Nulla e nessuno fu risparmiato. Tutte le sedi delle organizzazioni cooperative, quelle cattoliche, le sole rimaste, sono devastate, come devastate e bruciate sono le Sinagoghe. Vengono adottate le leggi speciali sul “”confino di polizia”” ed instaurato il Tribunale Speciale (…).”” (pag 194)”,”ITAF-160″
“FEDELI Ugo”,”Anarchismo a Carrara e nei paesi del marmo. Dall’ Internazionale ai moti del ’94.”,”Sono ripubblicato gli studi di Ugo FEDELI dedicati al movimento libertario apuano dalle origini agli anni della reazione crispina. Gli articoli sono stati pubblicati nei primi anni 1950 sui periodici L’ Adunata dei Refrattari, Volontà, e Movimento Operaio. Ugo FEDELI (Milano 1898, Ivrea 1964), inizia la propria militanza politica giovanissimo collaborando al settimanale anarchico Il Ribelle. Nel 1917 diserta e dopo vari mesi di clandestinità, ripara in Svizzera dove subisce un processo con altri 15 compagni. Espulso, nonostante l’ assoluzione, rientra in Italia e dopo nove mesi di carcere viene amnistiato. E? coinvolto nel processo riguardante l’ attentato al Diana del marzo 1921, per questo nel 1927 viene condannato in contumacia a 7 anni e sei mesi di carcere. Nel frattempo FEDELI è fuggito passando dalla Svizzera alla Germania per giungere nel 1921 in RUssia. Nel 1922 a Berlino è presente al congresso costitutivo dell’ AIT, indi prolunga la sua permanenza in clandestinità fino alla fine del ’23 quando emigra in Francia. Qui assieme a DURRUTI, ASCASO, FERRANDEL e S. FAURE fonda la Librairie internationale, les Editions anarchistes e la Revue internationale anarchiste edita in tre lingue. Stringe amicizia con Luigi FABBRI e Torquato GOBBI con i quali fonda il giornale Rassegna lotta umana. Nel 1929, arrestato ed espulso dalla Francia e subito dopo dal Belgio, emigra in Sud America stabilendosi in Uruguay. Collabora a Supplemento, rivista di studi del giornale La Protesta di Buenos Aires, e assime a GOBBI e FABBRI fonda la rivista Studi Sociali. Nel 1933 viene di nuovo espulso e consegnato alle autorità fasciste, trasferito in Italia doove sconterà la pena al confino a Ponza, Ventotene, e in Abruzzo fino al 1944. Partecipa al congresso di fondazione della FAI (Carrara 1945). Nel dopoguerra si dedica agli studi storici.”,”ANAx-182″
“FEDELI Ugo”,”Luigi Fabbri.”,”””Il Fabbri fu uno di questi: un grande divulgatore, un chiarificatore e un precisatore delle idee anarchiche che in Italia avevano assunto sin dai tempi della Prima Internazionale, un’ estensione e un influsso considerevoli. Le sue idee, in generale, erano quelle del Gori – che per lunghi anni aveva lavorato con lui – con meno poesia e romanticismo, ma sicuramente con più consistenza teorica, con più senso di chiarezza pratica; qualità che gli erano caratteristiche e che il Fabbri aveva acquisito colla lunga amicizia, colla vera fratellanza e comunità d’ idee e di vedute col Malatesta che fu il suo vero maestro e ispiratore. Del Malatesta il Fabbri aveva, più che rispetto un vero culto, che non adava proprio e solo all’ uomo – veramente unico – ma alle sue idee.”” (pag 34) In Argentina. “”Due erano, nel 1929, le organizzazioni sindacali più importanti ed attive e tutte e due erano tendenzialmente anarchiche. Nella loro “”Carta Organica”” era messo in risalto che il fine dell’ organizzazione, della sua azione e della sua lotta era ‘il raggiungimento di una società comunista libertaria. Eppure tutte e due queste centrali, per ragioni che vedremo più innanzi, erano ostili l’ una all’ altra e si presentavano come due fratelli nemici: da una parte la ‘Union Sindacal Argentina’ (U.S.A.) e dall’ altra la ‘Federacion Obrera Regional Argentina’ (F.O.R.A.). Quest’ ultima, di molto maggiore importanza della prima, ricca di sezioni e di iniziative, aveva a sua disposizione, oltre al quotidiano ‘La Protesta’, anche un grandissimo numero di pubblicazioni settimanali, espressione dei vari sindacati, e tutte tendenzialmente anarchiche. La prima aveva a sua disposizione il suo organo ufficiale, “”La Union Sindacal””, e il giornale ‘El Libertario’. La F.O.R.A. aveva i sindacati più battaglieri (…)””. (pag 82-83)”,”ANAx-241″
“FEDELI Ugo”,”Corso di storia del movimento operaio. Bibliografia.”,”I criteri della bibliografia. Le opere citate solo se accessibili alla consultazione presso la Biblioteca Olivetti di Ivrea. Opere non solo in ordine alfabetico per nome di autore ma raggruppate per soggetto. “”E’ attorno ai tre grandi problemi, storici, teorici e pratici, che si polarizzano tutti gli altri minori. Ma questi sono così importanti da rappresentare continui punti di riferimeno, senza i quali non si arriverebbe a capire e a spiegare tutta l’ evoluzione di questo movimento. E’ sotto queste voci essenziali che sono state raggruppate le varie opere che in qualche modo e in misura diversa hanno contribuito a darle un indirizzo o a caratterizzare un particolare momento. (…) Ancora un dettaglio. Difficile è il distinguere un’ opera a carattere operaio-sindacale da un’altra a carattere operaio-politico. (…)””. (pag 3-4-5)”,”MOIx-027″
“FEDELI Ugo”,”Luigi Galleani. Quarant’anni di lotte rivoluzionarie, 1891-1931.”,”Contiene dedica autore a E. Santarelli. Gli anarchici e la rivoluzione messicana. “”Nel Messico la rivoluzione covava da lungo tempo. Già nel marzo del 1909 rivolte di contadini si erano avute in tutto il Messico, ma soprattutto a San Andres, nel Chihuahua. Un gruppo di anarchici rifugiati negli Stati Uniti aveva lanciato un ‘Appello ai Rivoluzionari del mondo!’, che recava le firme di J. Vidal, C. Garcia, C. Arambrico, Ynes Salazar, A. Gonzales. (…) Sul finire del 1910 i contadini insorti nel Chihuahua – capeggiati da Abraham Gonzales, da Pasqual Orezoco e dal famoso Pancho Villa – e i contadini degli Stati di Guerrero e Morelos, con a capo Figueroa ed Emiliano Zapata, infliggevano le prime sconfitte alle truppe governative. Negli ultimi mesi del 1910 e i primi mesi del 1911 la lotta divampa accanita e sanguinosissima. Si conclude con la prima disfatta delle truppe governative e con la fuga del dittatore Diaz. Il 7 luglio 1911 Madero, l’antagonista di Porfirio Diaz, entrava trionfalmente in Città del Messico e il 15 ottobre veniva eletto presidente della repubblica. (…) Poco più di un mese dopo l’elezione di Madero a presidente della repubblica, Emiliano Zapata si levava nuovamente in armi alla testa dei contadini dello Stato di Morelos. La sua bandiera era sempre: ‘Terra e Libertà!’. (…) A questa lotta in favore della terra ai contadini poveri, partecipavano, e molti in primo piano, gli anarchici (…). Ma immediatamente, oltre che constatare l’inutilità della loro presenza, si trovarono nell’impossibilità di adeguarsi alle condizioni ed alle abitudini dei poveri contadini messicani, cosicché non pochi ritornarono disillusi, e rientrati negli Stati Uniti iniziarono una critica acerba, particolarmente contro alcuni dirigenti anarchici del vasto movimento rivoluzionario americano: contro Magon Flores e lo stesso Emiliano Zapata. Le discussioni divisero per alquanto tempo il movimento anarchico di tutto il mondo, ma soprattutto negli Stati Uniti. Severi nelle loro critiche furono Luigi Galleani in America e Jean Grave in Francia, il primo con gli articoli su ‘Cronaca Sovversiva’ e il secondo con il suo periodico ‘Les Temps Nouveaux’, il giornale che pubblicava settimanalmente da Parigi.”” (pag 145-146-147)”,”ANAx-266″
“FEDELI Ugo”,”Biografie di anarchici. Ciancabilla, Damiani, Gravilli.”,”Il presente volume riproduce integralmente i libri: – Ciancabilla, Edizioni Antistato, 1965 – Damiani note biografiche, Ediz Antistato, 1958 – Gavilli, Ed: Gruppo Albatros, 1959 FEDELI (1898-1964) si avvicinò giovanissimo all’anarchismo. Durante la guerra disertò riparando in Svizzera. Tornato in Italia venne arrestato. Nel 1919 fondò le riviste ‘Tempra’ e ‘Iconoclasta’. Nel 1921 venne implicato nell’attentato al Diana e fuggì di nuovo in Svizzera e quindi in Germania e Russia. Poi fu costretto a ritornare a Berlino e vi rimase due anni. Con lo pseudonimo di Hugo TRENI collaborò a varie testate. Alla fine del 1923 si rifigiò in Francia dove collaborò con FABBRI alla rivista ‘Lotta umana’. Nel 1929 venne arrestato ed espulso e partì per Montevideo, in Uruguay dove fondò assieme a Fabbri, la rivista ‘Studi sociali’. Nel 1933 venne espulso anche dall’Uruguay e consegnato all’Italia, finendo al confino prima a Ponza poi a Ventotene e infine in Abruzzo. Dopo la guerra fu segretario della Federazione anarchica italiana. Dal 1951, bibliotecario della Fondazione Olivetti. Ha scritto sul movimento anarchico e sul movimento operaio.”,”ANAx-302″
“FEDELI Ugo”,”Breve storia dell’Unione Sindacale Italiana.”,”Fonte ‘usistoriaememoria’ Nomina del CC dell’USI al congresso di fondazione di Modena (1912): Amilcare De-Ambris, Tullio Masotti Giovanni Bitelli Fulvio Zocchi Filippo Corridoni Alberto Meschi Giuseppe Di-Vittorio Riccardo Sacconi Cesare Rossi Livio Ciardi Agostino Gregori Assirto Pacchioni Vittorio Brogi Esponenti CC provenienti da Emilio Romagna e in subordine Toscana, Milano Torino Genova Cerignola. Interventismo: a favore: i fratelli Alceste e Amilcare De-Ambris, Michelino Bianchi, Tullio Masotti, Cesarino Rossi, Edmondo Rossoni, Filippo Corridoni, Livio Ciardi Antimilitarismo e contro la guerra si schiera Alberto Meschi. Nuovo segretario generale Usi Armando Borghi Alberto Meschi (Borgo San Donnino, 27 maggio 1879 – Carrara, 11 dicembre 1958) è stato un anarchico e sindacalista italiano. Indice [nascondi] 1 Biografia 2 Sindacato 2.1 Provvedimenti sindacali 3 Voci correlate 4 Collegamenti esterni Biografia[modifica | modifica wikitesto] Muratore e autodidatta, fin da ragazzo entra nelle organizzazioni operaie della Spezia. Nel 1905 emigra in Argentina dove continua per quattro anni la sua opera sindacale, espulso e torna in Italia e dal 1911 dirige la Camera del Lavoro di Carrara a capo delle lotte dei cavatori apuani e dei lavoratori della Versilia, soldato nella 1ª Guerra Mondiale, finisce prigioniero nei Carpazi, alla fine del conflitto ritorna a casa e riprende subito il suo posto a Carrara, entrando a far parte del Consiglio generale dell’Unione sindacale italiana. Dopo l’avvento del Fascismo nel maggio 1922 Meschi ripara in Francia è tra i fondatori della Concentrazione Antifascista e della Lega italiana diritti dell’uomo. Lo ritroviamo in Spagna durante la guerra civile nella Colonna Rosselli, sino alla caduta della Repubblica, ritornato in Francia viene arrestato dal governo collaborazionista di Petain. Alla fine del 1943 con una rocambolesca fuga ritorna in Italia e, all’indomani della Liberazione 25 aprile 1945, viene incaricato dal CLN di dirigere la Camera del lavoro di Carrara, che resse sino al 1947. Da allora, per circa 20 anni sino alla morte ha continuato ad interessarsi di problematiche sindacali unitarie svolgendo anche attività pubblicista dedicandosi alla pubblicazione de “”Il Cavatore””, un foglio sindacale. Sindacato[modifica | modifica wikitesto] Provvedimenti sindacali[modifica | modifica wikitesto] Con la vita avventurosa e la sua opera di sindacalista è diventato, per i lavoratori del marmo passati, presenti e futuri, il personaggio simbolo del sindacalismo apuano. Segretario della Camera del Lavoro dal 1911 all’immediato dopoguerra, con la parentesi del Ventennio, Meschi dal carattere sì tenace e spigoloso ma anche uomo di mediazione nelle lunghe contrattazioni sindacali, seppe sia comporre le lacerazioni interne fra componenti socialiste, repubblicane ed anarchiche, sia guidare i lavoratori a conquiste sindacali e sociali che rimasero esemplari, come non ricordare la riduzione dell’orario da 12 ore a 6,50 per i lavoratori del marmo.”,”ANAx-380″
“FEDELI Ugo”,”Giuseppe Ciancabilla.”,”FEDELI Ugo”,”ANAx-402″
“FEDELI Silvia BERTI CERONI Carlotta MERZONI Guido PESARESI Nicola SABATINI Gaetano BACCINI Alberto DELLAVALLE Sergio IANNACCONE Cinthja ADAMO Pietro COLELLA Alfonso HAYWOOD Geoffrey A. COFFIN Jean-Christophe MALANDRINO Corrado MANCIN Massimo EINAUDI Luigi CIOCCA Pierluigi TUCCIMEI Ercole”,”Economia politica e analisi della burocrazia pubblica (Fedeli); La teoria degli incentivi e il problema del finanziamento dell’impresa (Berti Ceroni); Qualità dei ‘managers’ e incentivi in un modello di duopolio con separazione tra proprietà e controllo (Merzoni); Il progetto di direttiva comunitaria sui ‘takeovers’: un vecchio «sogno americano»? (Pesaresi); La durata del lavoro nelle tesi di Marx, Marshall e Keynes (Sabatini); Cliometria: narrazione, alchimia o scienza? (Baccini); Modelli della modernità nella filosofia politica di Hegel (Dellavalle); Dal ‘tlamatini’ al ‘curadero’: un esempio di popolarizzazione della figura di un saggio. México, 1500-1700 (Iannaccone); Gli esuli mariani e la resistenza ai magistrati idolatri, 1553-1559 (Iannaccone); Rendimenti, pratiche agricole e botanica (secoli XVI-XVIII). Due paes a confronto: Italia e Spagna (Colella); The irrepressible dream: Sidney Sonnino, the war of 1866 and the quest for grandeur (Haywood); Le diagnosi mediche sulla società di Bénédict-Augustin Morel e Cesare Lombroso (Coffin); Gobetti e Treves: due approcci critici al progetto di Società delle Nazioni e alla prospettiva dell’unità europea (Malandrino); Per un’analisi del mutualismo tra le due guerre. Mutualità operaia e fascismo a Torino, 1922-1943 (Mancin).”,”Contiene tra l’altro il saggio: – Gaetano Sabatini, ‘La durata del lavoro nelle tesi di Marx, Marshall e Keynes’ (pag 189-212 – Massimo Mancin, ‘Per un’anaisi del mutualismo tra le due guerre. Mutualità operaia e fascismo a Torino, 1922-1943’ (pag 443-472)”,”ANNx-022-FP”
“FEDELI-DE-CECCO Marinella”,”Rousseau e il marxismo italiano nel dopoguerra.”,”Il nodo «Rousseau» centrale in Italia per una riflessione di stampo riformista e gradualista. “”Il successo e la fortuna ideologica dell’impostazione teorica dellavolpiana – e, quindi, del tema «Rousseau» – ci sembra anche legata al fatto che, all’indomani del XX Congresso del Pcus, Della Volpe è stato il primo intellettuale marxista ad affrontare in Italia il problema della transizione democratica, interessandosi di tre nodi teorici fondamentali: la chiarificazione del rapporto democrazia-socialismo, la definizione di una teoria politica della transizione, e la delineazione di una democrazia socialista post-borghese. (…) (pag 80-81)”,”TEOC-010-FMB”
“FEDELI-DE-CECCO Marinella”,”Ragione e ordine. La funzione politica della ragione nel pensiero di Hobbes.”,”Marinella Fedeli De Cecco, Professore associato di Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Ferrara. Si è occupata della concezione dell’Illuminismo e della rivoluzione francese, in particolare di Babeuf. Ha pubblicato pure ‘Rousseau e il marxismo italiano nel dopoguerra’ (1982).”,”FILx-022-FMB”
“FEDERICI Nora e altri; contributi di FEDERICI Nora CIUCCI Luciano GOLINI Antonio SONNINO Eugenio DE NIGRIS Maurizio TURCHETTO Edoardo CANTONI Carlo Alessandro BETTINI Virginio NEBBIA Giorgio FARICY-SJ Robert BERLINGUER Giovanni MANZONE Guido MACCACARO Giulio A. GALASSO Giuseppe BUZZATI-TRAVERSO Adriano VALLE Giuseppe DE-MARCHI Luigi TODISCO Alfredo”,”La popolazione in Italia.”,”Il volume ordina in capitoli gli interventi svolti nel corso del Seminario sui problemi della popolazione indetto dalla FAST (Federazione Associazioni Scientifiche eTecniche) nel dicembre 1973. Il documento di base e le comunicazioni che ne seguirono costituiscono la idscussione più ampia e organica espressa in ITALIA sull’argomento. Nell’esame della situazione demografica italiana, in riferimento al problema globale delle rissirse e dello sviluppo, sono già presenti i temi successivamente trattati dai rappresentanti dei vari Paesi alla CONFERENZA MONDIALE DI BUCAREST, svoltasi nel 1984 sotto il patrocinio dell’ ONU. A questo dibattito hanno contribuito: FEDRICI Nora, CIUCCI Luciano, GOLINI Antonio, SONNINO Eugenio, DE NIGRIS Maurizio, TURCHETTO Edoardo, CANTONI Carlo Alessandro, BETTINI Virginio, NEBBIA Giorgio, FARICY-SJ Robert (padre), BERLINGUER Govanni, MANZONE Guido, MACCACARO Giulio A, GALASSO Giuseppe, BUZZATI-TRAVERSO Adriano, VALLE Giuseppe, DE-MARCHI Luigi, TODISCO Alfredo.”,”DEMx-021″
“FEDERICI Luigi”,”Saint-Simon.”,”La teoria dell’ eguaglianza. “”Per Saint-Simon dunque – e s’è già visto – gli uomini sono liberi solo se occupano nella società il posto da dove meglio possono contribuire al benessere comune; ma poiché ciò importa praticamente una discriminazione delle attitudini individuali secondo tutta una serie gerarchica, è logicamente deducibile allora che un’eguaglianza effettiva e sostanziale egli non può concepirla che in base a queste gradazioni. L’eguaglianza non sussiste quindi fra gli uomini biologicamente considerati come tali, ma solo fra le loro espressioni di diritto – ch’è quanto dire fra le loro capacità -, e si stabilisce così tutta una scala d’eguaglianza incidente con la maggiore esattezza ideale sullo schema preordinato dell’ attuazione del diritto.”” (pag 159) Pauperismo. Cooperazione fra capitale e lavoro. “”Una cooperazione fra capitale e lavoro – nota Saint-Simon- già esiste da tempo con l’ istituto della mezzadria e con quello del fitto agricolo in Inghilterra; e su tali precedenti che hanno già dato ottimi risultati sarà meno difficile porre le basi della futura combinazione industriale, tanto più poi che il proletariato non potrà avere nessun interesse specifico a rifiutare la mano che gli offre l’ imprenditore. Esso anzi migliorerà nelle condizioni di vita sia per gli utili diretti derivantigli dalla partecipazione ai benefici, sia per quelli indiretti che scaturiranno dalla condizione di pace e di tranquilla sicurezza che seguirà la cessazione d’ogni conflitto d’interessi; e con tale più perequata distribuzione della ricchezza verrà ad eliminarsi anche il doloroso e funesto fenomeno del pauperismo il quale, in fondo – dice il filosofo – se si manifesta nel campo economico è in realtà dovuto invece a cause essenzialmente sociali, alle sopravvivenze feudali nel nuovo organismo, ai residui deleteri – insomma – del vecchio mondo nel nuovo. Si schiera in tal modo Saint-Simon, e con estrema audacia, contro tutta la scuola economista di Smith, di Sismondi, di Blanqui e di Buret che giustamente conferisce al pauperismo un carattere e una genesi prevalentemente economica (…)””. (pag 231-232)”,”SOCU-142″
“FEDERICI Libero”,”L’ egualitarismo di Filippo Buonarroti.”,”ANTE3-24 Libero FEDERICI (1978) laureato in filosofia è dottorando di ricerca Su Oneglia: A. RONCO, Filippo Buonarroti e la rivoluzione in Liguria, Genova 1982, pp. 178.”,”SOCU-162″
“FEDERICI Carlo Alberto BUCCHIONI Alberto CELLE Antonio MUGERLI Allfonso LUPI Tommaso MUSETTI Antonio LENZI Eugenio OLIVIERI Virgilio FRANCHINI Franco CAPIFERRI Umberto LANARO Duilio QUARTIERI Nello OLDOINI Renato COLOMBO Franco GALANTINI Piero MONGATTI Giulio CERULLI Emilio BINDI Sergio AMBROSINI Paolo, scritti di”,”La resistenza nello Spezzino e nella Lunigiana. Scritti e testimonianze.”,”Scritti di FEDERICI Carlo Alberto BUCCHIONI Alberto CELLE Antonio MUGERLI Allfonso LUPI Tommaso MUSETTI Antonio LENZI Eugenio OLIVIERI Virgilio FRANCHINI Franco CAPIFERRI Umberto LANARO Duilio QUARTIERI Nello OLDOINI Renato COLOMBO Franco GALANTINI Piero MONGATTI Giulio CERULLI Emilio BINDI Sergio AMBROSINI Paolo Ricordo del partigiano tedesco Rudolf Jacobs (pag 143-147)”,”ITAR-142″
“FEDERICI Nora”,”Statistica e matematica. V Lezione. Istituzioni di matematica. Analisi statistica della struttura e delle condizioni del mercato del lavoro. Il lavoro umano nelle società capitalistiche.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-O-3″
“FEDERICI Nora”,”Statistica e matematica. VI Lezione. Analisi statistica della struttura e delle condizioni del mercato del lavoro. Offerta di lavoro e disoccupazione.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-P-3″
“FEDERICI Nora”,”Statistica e matematica. VII Lezione. Analisi statistica della struttura e delle condizioni del mercato del lavoro. Il salario e i diversi significati di tale termine nelle società capitalistiche.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-Q-3″
“FEDERICI Giorgio GAMBARDELLA Beppe LEVRERO Renato”,”Le multinazionali dell’energia e dell’elettronica.”,”‘La questione energetica è diventata centrale nel dibattito politico ed economico con la crisi petrolifera dell’ottobre 1973′”,”ECOG-002-FGB”
“FEDERICO Giovanni”,”Breve storia economica dell’agricoltura.”,”FEDERICO G. insegna storia economica nell’Istituto Universitario Europeo di Firenze. Fra i suoi libri: ‘Il filo d’oro. L’industria della seta dalla restaurazione alla grande crisi’ (Marsilio, 1994), ‘Lo sviluppo economico italiano 1820-1960’ (con J. COHEN, Il Mulino, 2001) e ‘Feeding the World. An Economic History of Agricolture, 1800-2000’ (2005).”,”ECOI-273″
“FEDERICO Giovanni”,”Politica industriale, Stato e lobbies nello Stato liberale: un settore “”perdente””, l’ industria serica (1877-1912).”,”””E’ opinione comune che l’industrializzazione italiana debbe molto all’appoggio statale – nella sua triplice forma di protezione doganale, commesse, salvataggi (1). Tale concetto è stato però più spesso affermato in linea generale che sostanziato da ricerche concrete. Salvo qualche eccezione, i lavori esistenti (relativi soprattutto alle vicende della politica doganale) si limitano ad elencare i provvedimenti adottati (2). Si sa molto poco dei metodi impiegati per ottenerli e le analisi quantitative degli effetti della politica economica (evidentemente assai complesse) sono limitate a singoli settori (3). In questo lavoro si tenterà di colmare almeno in parte tale lacuna presentando il caso dell’industria serica di prima lavorazione (produzione di seta greggia e di filati di seta) (4).”” (pag 45-46) (1) Su tutti F. Bonelli, Il capitalismo italiano. Linee generali di interpretazione, in ‘Annali della storia d’Italia’, Einaudi, Torino, 1979, p. 1126-1255, e per un inquadramento complessivo cfr. V. Zamagni, Lo Stato italiano e l’economia’, Firenze, 1981, V. Zamagni, Dalla periferia la centro, Bologna, 1990, cap. VI e, specificamente per la politica industriale, G. Federico – R. Giannetti, A century of Italian industrial policy, 1880-1980, paper presentato al seminario dell’EHE del dicembre 1992 a Oxford; (2) La ricostruzione più accurata rimane sempre quella di E. Corbino, Annali dell’economia italiana, 5 vol, Città di Castello, 1927-33 (…); (3) Una eccezione è il salvataggio della siderurgia nel 1911 studiato da G. Doria, Investimenti e sviluppo economico a Genova alla vigilia della prima guerra mondiale, vol II, Milano, 1973, p. 344-360, e soprattutto da A. Confalonieri, Banca ed industria in Italia dalla crisi del 1907 all’agosto del 1914, vol. II., Milano, 1982, p. 64-114, (…); (4) Cfr. per un inquadramento generale delle caratteristiche e dell’evoluzione del settore nel lungo periodop su scala mondiale G. Federico, Il filo d’oro, Marsilio, 1994; (5) Cfr per un’analisi del caso della tessitura G. Federico, La tessitura italiana ed il mercato mondiale, in I. Granata A. Scalpelli (a cura) ‘Setaioli e contadini. L’industrializzazione a Como dall’Unità al fascismo, Milano, 1992 p. 27-62.”,”ITAE-330″
“FEDI Publio LIBERATI Fabrizio”,”Miti e realtà. Genesi obiettivi e consuntivi della nazionalizzazione dell’industria elettrica, 1962-1977. L’interpretazione economica dei bilanci in rosso.”,”Il Quaderno accoglie due saggi autonomi il primo saggio è di P. Fedi, l’ultimo di F. Liberati”,”ITAE-402″
“FËDOROV E.K.”,”Risorse ambiente popolazione. L’interazione tra società e natura.”,”””F. Engels scriveva in una lettera diretta a K. Kautsky: “”L’astratta possibilità di aumento della popolazione tale da rendere necessario che venga posto un limite ad un tale incremento, naturalmente, esiste. Se un giorno la società comunista sarà costretta a regolare la produzione degli uomini così come già oggi regola la produzione delle cose, essa, e soltanto essa, potrà farlo senza difficoltà”” (1).”” (pag 55) (1) F. Engels a K. Kautsky, 1° febbraio 1881, in Marx Engels Werke, Bd 35 Dietz 1967″,”DEMx-057″
“FEDOROVSKI Vladimir”,”De Raspoutine à Poutine. Les hommes de l’ombre.”,”FEDOROVSKI Vladimir diplomatico e giornalista ex interprete di Leonid Breznev.”,”RUSx-158″
“FEDOSSEEV P. KOSOLAPOV R.I. ILENKOV E.V. RUMIANCEV A. BATALOV E.J. MOLODCOVA L.I. CIABATTI Gianfranco COLLOTTI PISCHEL Enrica RESCIO Aldo ROSSI-LANDI Ferruccio SABBATINI Mario”,”Per lo studio della rivoluzione cinese. (1945-1970).”,”Il presente volume offre materiali italiani, o in italiano, per una conoscenza non superficiale dei problemi suscitati dalla realtà della costruzione del socialismoin Cina.”,”CINx-010-FV”
“FEDOTOFF WHITE D.”,”The Growth of the Red Army.”,”133 Nota: non si cita Joffe nell’indice dei nomi. Pare che non parli della guerra russo-polacca del 1919 1920 Due fronti indipendenti. “”The Assistant Commissar of Defense, M. Tukhachevskii, had openly admitted in 1935 that the distribution of troops before the rise in tension in the Far East was no longer satisfactory. He stated the impossibility of imitating the German strategy in World War I and maneuvering between two fronts – the Far Eastern and the Western – because of colossal distances and the insufficiency of transport facilities. These made impossible the transfer of reserves from one front to the other. Under these circumstances it had become necessary to distribuite forces so that security both in the West and the East was guaranteed by the forces assigned to the respective fronts. Accordlingy, the Far Eastern military establishment was made independent of that in the West””. (pag 360) Sapronov. “”The discontent of certain party circles with Lenin’s centralistic policy did not originate at te Tenth Congress or immediately before it. Some of the speeches held at the Ninth Congress, which took place from March 29 to April 4, 1920, give evidence of considerable opposition to that policy. At the March 31 meeting, Sapronov pointed out that the trend developed by the party, nor of the proletariat, but of the party bureaucracy. Turning to Lenin, Sapronov askerd: “”Do you believe that in machine-like obedience lies the salvation of the revolution?”””” (pag 133)”,”RUST-143″
“FEDRO, a cura di Cesare BIONE”,”Favole.”,”prefazione: invenzione apologo (pag 1) “”La mosca e la formica. Ci sono delle grossolanità delle parole con cui la formica rimbecca la mosca; ma talvolta si ha che fare con gente così sfacciata, che per metterla a posto bisogna anche abbassarsi un poco””. (pag 58)”,”VARx-194″
“FEELEY Dianne LE-BLANC Paul TWISS Thomas”,”Leon Trotsky and Organisational Principles of the Revolutionary Party.”,”Dianne Feeley è una ‘socialist femminist’ and editor of ‘Against the Current’. E’ membro dell ‘United Auto Workers, Local 22. Paul Le-Blanc è autore di molti studi inclusi ‘Lenin and the Revolutionary Party’ e ‘Marx, Lenin and the Revolutionary Experience’ con Michael Yates ha scritto ‘Freedom Budget for All Americans’. A curato con altri una selezione degli scritti di Leon Trotsky in esilio. Thomas Twiss è un bibliotecario nell’Università di Pittsburgh e autore di ‘Trotsky and the Problem of Soviet Bureaucracy’ (Historical Materialism Book Series) Vedi retro libri Haymarket recensioni da spedire su posta gb Lo scoppio della 2° guerra mondiale e lo scontro interno al SWP tra la minoranza e la maggioranza. “”In late August 1939 a peace pact was signed between Nazi Germany and the Soviet Union. World War II broke out. These events all contributed to a rising tide of anti-Soviet hysteria in the United States. Trotsky felt that this, in turn, affected the large layer within a SWP at that time. …. finire (pag 88-89-90)”,”TROS-385″
“FEHER Ferenc HELLER Agnes”,”Ungheria 1956. Il messaggio di una rivoluzione oltre un quarto di secolo dopo.”,”Ferenc FEHER (1933) e Agnes HELLER (1929) nati a Budapest, sono stati allievi; amici e colleghi di Gyorgy LUKACS. Allontanati per ragioni politiche dall’ Università nel 1968, da diversi anni vivono in Australia, dove insegnano rispettivamente alla Australian National University e all’ Università di La Trobe. FEHER si occupa prevalentemente di estetica e critica letteraria. La HELLER, che si occupa di filosofia, è autrice di vari libri (‘L’ uomo del Rinascimento’, 1977, ‘La teoria dei bisogni in Marx’, 1974, ‘Teoria della storia’, 1982). Per la SugarCo, ha scritto un libro in collaborazione con Gyorgy MARKUS ‘La dittatura sui bisogni’.”,”MUNx-017″
“FEHÉR Ferenc”,”Il Giacobinismo ovvero la Rivoluzione congelata.”,”Ferenc Fehér, nato a Budapest nel 1933, è stato allievo, amico e collega di György Lukàcs. Allontanato per ragioni politiche dall’università nel 1968, ha trascorso diversi anni in Australia insegnando presso l’Australian National University. Attualmente è Senior Lecturer di Scienze umanistiche presso la New School for Social Research di New York. Presso SugarCo ha pubblicato Ungheria 1956 e Apocalisse atomica in collaborazione con Agnes Heller e, in collaborazione con Agnes Heller e György Márkus, La dittatura sui bisogni. Giudizi di Jaurés ecc. (pag 190-191-192)”,”STOx-046-FL”
“FEHÉR Ferenc HELLER Agnes MÁRKUS György”,”La dittatura sui bisogni. Analisi socio-politica della realtà est-europea.”,”Ferenc Fehér (1933), Agnes Heller (1929) e György Márkus (1934), nati a Budapest, sono stati allievi, amici e colleghi di György Lukács. Allontanati per ragioni politiche dall’università nel 1968, da diversi anni vivono in Australia dove insegnano, rispettivamente, alla Australian National University e alle università di La Trope e di Sidney.”,”EURC-075-FL”
“FEHÉR Ferenc”,”Marx e le rivoluzioni francesi.”,”””Dalla presa della Bastiglia alla Comune di Parigi, le rivoluzioni francesi appaiono sempre negli scritti storici e in quelli politici di Marx come episodi collegati d’uno stesso processo integrale e permanente. La prima ragione di questo punto di vista fuori dall’ordinario risiede nel fatto che Marx, nonostante le ripetute critiche alle limitazioni «piccolo borghesi» del giacobinismo, incarnava il paradigma del neo-giacobino, proprio a causa della sua interiorizzazione del concetto giacobino di radicalismo. In questi termini, il radicale è un attore politico che non ha intenzione d’arrestare il processo rivoluzionario, bensì di conservarne permanentemente l’impeto, se non addirittura d’accelerarlo (1). E’ in questo senso che, secondo Marx, le rivoluzioni del giugno 1830 e del febbraio 1848, così come il fronte repubblicano unito del 1871 che si ribellò contro il Secondo impero in decadimento e a cui prese parte anche il proletariato, costituiscono vari momenti dello stesso processo rivoluzionario iniziato nel 1789. La seconda ragione è l’apparizione d’una rivoluzione permanente ‘all’interno’ delle stessa rivoluzione permanente. Dagli ‘enragés’ del 1793-94 (2), passando per le rivolte proletarie del 1830 a Lione e di Parigi, fino alle barricate della classe operaia nella battaglia del giugno 1848 tra borghesia e proletariato e all’avvento della prima repubblica operaia del 1871, una rivoluzione proletaria sotterranea ha seguito il suo corso, così come ha fatto anche la rivoluzione borghese, ma tra vicissitudini ben più ardue e con obbiettivi totalmente differenti da quest’ultima. Tale secondo ciclo rivoluzionario era incluso nel primo, e più grande, poiché di fatto il proletariato ebbe un’unica ‘chance’ storica di governare secondo le proprie convinzioni, nel 1871. Fino ad allora il programma del proletariato assomigliava più ad un insieme di rivendicazione che a una reale opzione politica. Qual è, per usare il linguaggio degli antichi metafisici, il «sostrato» del primo processo rivoluzionario permanente? In che modo dobbiamo guardare al 1789, al 1793-94 (capitolo separato e autonomo della storia, secondo Marx), al Primo impero, ai moti del luglio 1830 e del febbraio 1848, per non parlare poi delle strutture politiche in continuo cambiamento che questi eventi hanno causato, per poterli considerare come momenti d’un unico ciclo storico? La risposta che ci si aspetta da Marx è: ‘tantae molis erat Romanam condere gentem’ [‘tanto costava fondare la gente romana’, ndr]; sono state necessarie energie e lotte secolari per seppellire il vecchio regime e instaurare l’ordine borghese con il suo nuovo modo di produzione. Tuttavia, ogni attento lettore di ‘Le lotte di classe in Francia’, ‘Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte’ e ‘La guerra civile in Francia’, è perfettamente consapevole del fatto che la spiegazione di Marx della (prima) rivoluzione francese permanente è infinitamente più complessa dell’esposizione d’un semplice contrasto tra «feudalesimo» e borghesia. Infatti la stessa borghesia stava lottando durante tutto il primo ciclo per realizzare un doppio obiettivo: la scoperta d’una forma adeguata di Stato centralizzato, e l’unificazione, malgrado le lotte intestine, di tutti i settori e i suoi gruppi in perenne competizione. Questi due obiettivi, uniti al grado di realizzazione raggiunto da ognuno di essi e a ogni nuova fase della prima «rivoluzione permanente», costituiscono il substrato di questo processo”” [Ferenc Fehér, ‘Marx e le rivoluzioni permanenti’, MondOperaio, maggio 1991] (pag 115-116) [(1) Ho descritto il concetto giacobino di radicalismo in ‘Il giacobinismo ovvero la rivoluzione congelata’ SugarCo, Milano, 1989, nel capitolo ‘Che cos’è il “”giacobinismo””?, in termini d’impegno per la continuazione, anziché per la conclusione, del processo rivoluzionario; (2) Ho analizzato la tendenza di Marx a oscillare da Roux a Bebeuf, che per Marx equivaleva alla prima ondata d’un comunismo ancora «grezzo» ne ‘La Sfinge della rivoluzione’, in ‘MondOperaio’, 7, 1989]”,”MADS-782″
“FEHRENBACH T.R.”,”La battaglia di Anzio. Lo sbarco alleato che non liberò Roma.”,”””ll maggiore Fehrenbach ha esposto i fatti così come si verificarono, partendo dalle alte sfere dell’esercito, attraverso corpi d’armata, reggimenti e plotoni, sino alla più piccola unità in guerra: il singolo comattente. Nulla è inevitabile in guerra; una battaglia non è mai conclusa fino a quando l’ultima fucilata è echeggiata e, quando tutto è finito, ciò che è stato determinante non è stato il calibro delle armi ma il calibro degli uomini che le hanno impegnate. Von Clausewitz scrisse: «Benché le tecniche cambino ogni giorno, le tattiche non cambiano mai». E non cambia neppure il fatto che l’uomo è il fattore più importante nelle alternative della guerra”” (pag 9, prefazione)”,”QMIS-041-FGB”
“FEHRENBACH Jérôme”,”Jenny Marx. La tentation bourgeoise.”,”Non si parla di Eleanor Marx Ispettore generale delle finanze, Jérome Fehrenbach è autore di una dozzina di opere principalmente sull’aristocrazia tedEsca.”,”MADS-824″
“FEIGON Lee”,”Chen Duxiu. Founder of the Chinese Communist Party.”,”[‘Chen Duxiu (1879-1942) è stato un importante politico, scrittore e rivoluzionario cinese. Nato a Huaining, nella provincia di Anhui, studiò in Giappone e in Francia. Fu uno dei principali promotori dei movimenti letterari d’avanguardia in Cina dopo il 1916, insieme a Hu Shi 1. Nel 1921, Chen Duxiu co-fondò il Partito Comunista Cinese (PCC) con Li Dazhao e ne divenne il primo segretario generale, carica che mantenne fino al 1927 2. Tuttavia, nel 1929 fu espulso dal partito con l’accusa di trotzkismo 1. Chen partecipò anche alle rivoluzioni del 1911 e del 1913, dimostrando il suo impegno per il cambiamento politico e sociale in Cina 3. Morì nel 1942 a Jiangjing, nella provincia di Sichuan 1. (copil)”,”MCIx-078″
“FEINSTEIN Charles H. TEMIN Peter TONIOLO Gianni”,”L’economia europea tra le due guerre.”,”Charles H. Feinstein insegna Storia economica nell’Università di Oxford ed è Fellow dell’All Souls College di Oxford. Peter Temin insegna Economia nel Massachusetts Institute of Technology (MIT). Gianni Toniolo insegna Storia economica nell’Università di Roma “”Tor Vergata””. E’ codirettore della “”Rivista di storia economica””, fondata da Luigi Einaudi. “”Keynes fu il primo a condannare riparazioni delle dimensioni proposte a Versailles come economicamente irrazionali e politicamente controproducenti. In una famosa polemica (Keynes 1919), egli sostenne che non era ragionevole, anzi che era fondamentalmente contrario ai reali interessi dei paesi vincitori, danneggiare l’economia tedesca (…)”” (pag 38)”,”EURE-119″
“FEINSTEIN Elaine”,”Anna di tutte le Russie. La vita di Anna Achmatova.”,”Anna Achmatova è nata nel 1889 a Odessa, scrisse e pubblicò giovanissima ed era già all’apice del successo all’epoca dello scoppio della prima guerra mondiale. Poi fu travolta dagli avvenimenti storici che si susseguirono nella Russia di allora. La Rivoluzione bolscevica, le grandi speranze seguite da amare disillusioni, l’assedio di Leningrado che la costrinse a fuggire in campagna, la repressione e il terrore durante il governo di Stalin. Fu soltanto negli ultimi anni della sua lunga vita, durante il disgelo ai tempi di Chruscev, che la Achmatova fu ufficialmente riabilitata e conobbe di nuovo fama e successo. Quando morì nel 1966, ebbe un funerale di Stato. Elaine Feinstein è una poetessa e romanziera inglese. Fa parte della Royal Society of Literature e le sue opere sono state tradotte in molte lingue. Ha scritto una biografia del poeta inglese Ted Hughes e dello scrittore russo Puskin.”,”BIOx-041-FL”
“FEIS Herbert”,”Europe.The World’s Banker, 1870-1914. An Account of European Foreign Investment and the Connection o World Finance with Diplomacy before the War.”,”ANTE1-13″,”EURE-064″
“FEIWELL George R. (o FEIWEL)”,”Il capitale intellettuale di Michal Kalecki. Volume primo. Il capitalismo moderno: teoria e pratica.”,”Tutti i contributi di Kalecki sono stati riordinati sistematicamente da George Feiwell (Feiwel) Le diverse diramazioni della teoria economica di Kalecki, le sue opinioni politiche e molti aspetti della sua vita personale si trovano in questo libro. Esso è un resoconto su un importante pensatore economico della nostra generazione. Gli amici e gli ammiratori di Michal Kalecki sono profondamente debitori a George Feiwel per questa accurata e diligente analisi. Teoria delle fluttuazioni cicliche e di cambiameniti di lungo periodo (modello e teoria di Kalecki) (pag 177-) (testo da :…) (pag 280-)”,”ECOT-134-FL”
“FEJTO Francois”,”Budapest l’insurrection.”,”Insurrezione del 23 ottobre 1956, dal sistema di RAKOSI alla ‘rivoluzione anti-totalitaria’, governo I. NAGY, ruolo consigli operai, decisioni governo URSS, Janos KADAR, repressione.”,”MUNx-007″
“FEJTO Francois a cura; collaborazione di John BARTIER Georges BOURGIN J.P.T. BURY Delio CANTIMORI Robert ENDRES F. FEJTO Benjamin GORIELY Jean HALPERIN Arnost KLIMA Arthur J. MAY J. QUERO MOLARES Michel ROLLER Michel SAKELLARIOU Louis TISSOT Edmond VERMEIL”,”Le printemps des peuples. 1848 dans le monde. Tome 1 e 2.”,”Hanno collaborato a quest’opera: John BARTIER (Belgio), Georges BOURGIN (FR), J.P.T. BURY (UK), Delio CANTIMORI (IT), Robert ENDRES (AU), FEJTO (UNGH), Benjamin GORIELY (Rus e Polonia), Jean HALPERIN (Sviz), Arnost KLIMA (Boemia), Arthur J. MAY (USA), J. QUERO MOLARES (SP), Michel ROLLER (Romania), Michel SAKELLARIOU (Grecia), Louis TISSOT (Scandinavia), Edmond VERMEIL (GERM).”,”QUAR-001″
“FEJTO Francois”,”Requiem pour un empire defunt. Histoire de la distruction de l’Autriche-Hongrie.”,”Secondo gli storici, l’ Austria-Ungheria si dissolse per non essere riuscita a risolvere i conflitti che opponevano la corte di Vienna ai popoli che componevano l’ impero degli Asburgo. Mettendo in luce i destini singolari della monarchia, FEJTO, a partire da archivi anche inediti, dimostra che i conflitti nazionali, di cui si trovano equivalenti in quasi tutti i paesi europei (vedi conflitto anglo-irlandese, valloni-fiamminghi ecc.) non avrebbero condotto allo smembramento della monarchia austro-ungherese se gli Alleati non avessero preso la decisione di cancellare l’impero dalla carta, incoraggiati da due genii della propaganda, gli esiliati MASARYK e BENES. Il principio dell’ autodeterminazione dei popoli proclamato dal P USA, W. WILSON non è dunque servito che da pretesto per lo smembramento della monarchia. Per FEJTO la distruzione dell’impero per ragioni ideologiche e non strategiche ha aperto la strada all’assorbimento dell’ EU centrale, e per il Reich tedesco e per l’ URSS.”,”AUTx-006″
“FEJTO Francois”,”Memoires. De Budapest a Paris.”,”Nato a Budapest sotto FRANCESCO GIUSEPPE, FEJTO ha seguito gli avvenimenti che hanno scosso l’ Europa per più di mezzo secolo. In questo libro l’A descrive il suo itinerario originale. Ci restituisce il mondo scomparso dell’ Ungheria della sua giovinezza, ci racconta sia come testimone che come vittima, l’assalto nazista all’ EU, le persecuzioni antisemite, ci fa rivivere le ore tragiche delle purghe staliniane, e della rivoluzione ungherese. DIvenuto cittadino francese, FEJTO ha guardato da una certa distanze i dibattiti tra gli intellettuali sulla guerra di Algeria o sui processi di Praga. Specialista mondiale dei paesi dell’ Est, ci propone qui anche una riflessione storica di questa area europea.”,”EURC-012″
“FEJTO Francois con la collab. di Ewa KULESZA-MIETKOWSKI”,”La fine delle democrazie popolari. L’ Europa orientale dopo la rivoluzione del 1989.”,”FEJTO Francois è nato in Ungheria nel 1910 e vive in Francia dal 1938. Di origini ebriache, si convertì prima al cattolicesimo e poi al comunismo, per approdare poi alla tradizione socialdemocratica centroeuropea. Ewa KULESZA-MIETKOWSKI è nata in Polonia nel 1960 e insegna all’ Institut d’ etudes politiques di Parigi.”,”EURC-048″
“FEJTO Francois SERRA Maurizio”,”Il passeggero del secolo. Guerre, Rivoluzioni, Europe.”,”FEJTO è nato nel 1909 in Ungheria da famiglia ebraica. Dal 1955 è naturalizzato francese. “”E’ innegabile. Senza l’ appoggio degli Stati Uniti, il cammino che ha portato alla trasformazione del piccolo patto di Bruxelles del 1948, ancora fondamentalmente antitedesco, in Unione dell’ Europa Occidentale nel 1954, non sarebbe stato concepibile”” (pag 228) “”Ci siamo chiesti tutti e tre, con il nostro editore Louis Audibert, nel licenziare il libro, come definire il secolo che si chiude: secolo tedesco, secondo Raymond Aron, che uno storico ha recentemente adattato in secolo dell’ ebreo tedesco Einstein, secolo dell’ accelerazione della storia, delle guerre mondiali, delle rivoluzioni, dei totalitarismi e dei progressi scientifici, di Auschwitz, di Stalingrado e dell’ uomo sulla luna? Ci siamo orientati alla fine per: secolo folle. Ancora più difficile battezzare il nuovo secolo: si è già proposto secolo della Cina, della donna, dell’ Apocalisse, della lotta finale, della rinascita religiosa, infine secolo americano… “”Propendo per quest’ultima definizione…Il XXI secolo si aprirà senza dubbio con la riaffermazionee, al tempo stesso, la rimessa in questione della supremazia degli Stati Uniti…”” (pag 368).”,”EURx-129″
“FEJTO Francois”,”Requiem per un impero defunto. La dissoluzione del mondo austro-ungarico.”,”Francois FEJTO (1909) ebreo ungherese, vive in Francia dal 1938. Negli anni Trenta si convertì al cattolicesimo, aderì al comunismo e approdò alla tradizione socialdemocratica centroeuropea. E’ docente universitario, giornalista, e autore di molte opere. “”E’ importante notare che i socialdemocratici austriaci furono tra i primi a prendere coscienza del pericolo rappresentato dai progetti di espansione pangermanica- camuffati sotto il nome di Mitteleuropa- per l’ indipendenza dell’ Austria e per la pace. La Mitteleuropa- così come la prefigurava il pastore protestante e deputato tedesco Friedrich Neumann in un libro ad essa intitolato, prevedeva la fusione della Germania e dell’ Austria-Ungheria, che, attraverso la Romania e la Turchia europea e asiatica, avrebbe esteso la sua influenza fino all’ Arabia. Karl Renner si oppose energicamente a questo piano fantasioso, che a lui sembrava pericoloso quanto lo sembrava agli ambienti economici e britannici”” (pag 174).”,”AUTx-016″
“FEJTO Francois”,”Cina Urss. I. Fine di un’ egemonia. Le origini del grande scisma comunista, 1950-1957.”,”””Interventi sovietici e cinesi in Polonia e Ungheria”” (pag 219) “”I cinesi, dal canto loro, rimprovereranno ai sovietici di essere intervenuti nelle due crisi senza una sufficiente cognizione di causa e si vanteranno di essere riusciti a raddrizzare, col loro opportuno e tempestivo intervento, ispirato al vero internazionalismo proletario e all’ interesse del campo comunista, la situazione che il Cremlino aveva compromesso. (…) Questa versione cinese degli avvenimenti, per quanto anch’essa ben lontana dal contenere tutta la verità, sembra corrispondere sostanzialmente ai fatti. Essa permette di completare le nostre conoscenze sul retroscena politico della crisi polacca e sul secondo intervento dell’ esercito sovietico in Ungheria””. (pag 222-223)”,”RUST-101″
“FEJTO Francois”,”Cina Urss. II. Il conflitto. Lo sviluppo del grande scisma comunista, 1958-1968.”,”””Bisogna scomunicare la Cina? Il testamento di Togliatti”” (pag 381) “”Eppure fu proprio l’ Italia, dal Partito comunista italiano, che Krusciov ebbe il colpo di grazia. Ai primi di agosto, Togliatti che, all’ insaputa dei militanti, aveva già praticamente abbandonato, fin dal mese di marzo, la direzione del Partito nelle mani di Longo per motivi di salute “”e per altre ragioni””, si recò nell’ URSS per riposarsi sulle rive del Mar Nero. Krusciov sembrò sfuggire l’ incontro con l’ uomo che lo aveva così spesso deluso e sfidato e Togliatti spiegò a Breznev la posizione del suo Partito. Non volendo sconfessare pubblicamente il Cremlino, il Partito comunista italiano aveva deciso di farsi rappresentare alla riunione preparatoria del 15 dicembre, ma Togliatti avvertì il suo interlocutore che i rappresentanti italiani avrebbero approfittato di quell’ occasione per esprimere la loro categorica opposizione a ogni Conferenza intesa a pronunciare scomuniche. Dopo aver visto Breznev, Togliatti sperava di ottenere un’ udienza anche da Krusciov e, in vista di questo incontro, compilò un pro-memoria nel quale erano riassunti i punti di vista del Partito comunista italiano. Il 21 agosto Togliatti morì (…)””. (pag 400-401)”,”RUST-102″
“FEJTO Francois”,”Il destino dell’ ebreo. (Tit. orig.: Dieu et son Juif)”,”FEJTO Francois è nato in Ungheria nel 1909. Dopo aver fondato con Paul IGNOTUS e Attila JOZSEF la rivista antifascista ‘Szep Szo’ (1938) dovette rifugiarsi a Parigi. Durante la guerra partecipò alla resistenza francese. Ha fatto parte della redazione della rivista ‘Arguments’ e ha collaborato al ‘Punto’ e a ‘Comunità’. Ha pubblicato vari libri (v. risvolto copertina) “”Ascoltatelo, come (Trostsky, ndr) alza la voce drizzandosi nel vicolo cieco dove la storia l’ aveva rinchiuso, dominando i suoi insuccessi, aggrappandosi alla speranza messianica che viene da lontano: “”Se la rivoluzione è finita male, è perché è stata tradita””. Tradita, frenata, ostacolata, arrestata, derisa. Le si è impedito di andare fino in fondo. La rivoluzione doveva essere mondiale oppure non doveva esserci. Ci vuole lo scompiglio universale oppure bisogna ricominciare tutto da capo. L’ umanità è giovane. (…) Imbecilli! correte verso la vostra rovina, fate ua cosa che nessuno vi ha chiesto di fare. Avete dimenticato le parole di Marx: “”… con un debole base tecnica, non si socializza che il bisogno, perché la penuria porta con sé delle competizioni per gli articoli necessari e riporta tutto il vecchio guazzabuglio””. L’ antico guazzabuglio, cioè lo spirito egoistico, l’ avidità di guadagno, i rancori, l’ ipocrisia, la coercizione. Gli hanno risposto: non preoccupatevene; forzando il passo, supereremo il capitalismo. (…) Noi pensiamo come Lenin dopo Napoleone: “”Ci si imbarca e poi si sta a vedere””. (…)””. (pag 117-119)”,”EBRx-031″
“FEJTO Francois”,”Les juifs et l’ antisémitisme dans les pays communistes (entre l’ intégration et la sécession). Suivi de documents et de témoignages.”,”Antisemitismo popolare e sue cause. “”Quanto alle ragioni profonde del rafforzamento dell’ antisemitismo, sopravvenuto dopo che il numero di ebrei era così considerevolmente diminuito (appena qualche decina di migliaia in Polonia al posto di 3 milioni e mezzo di ebrei d’ anteguerra) – quando gli ebrei fortunati, capitalisti, borghesi, oggetto magari di molta gelosia, non sono più che un ricordo del passato, – esse sono le stesse nei paesi detti satelliti che in Ucraina, in URSS o in Bielorussia. Un tempo si diceva che l’ ‘antisemitismo era il socialismo degli imbecilli’ (1). Se ne individuava la fonte principale nel risentimento di classe””. (pag 83) (1) la frase è del leader socialdemocratico tedesco Bebel, alcuni l’ attribuiscono ad Engels”,”EBRx-034″
“FEJTÖ Francois”,”Ungheria, 1945-1957. (Tit.orig.: La tragédie hongroise)”,”Libro già appartenenete alla Foreign Office Library “”Appunto questo bisogno di purezza spiega uno dei miracoli dell insurrezione ungherese: contrariamente a quanto era lecito attendersi, l’ esplosione del furore popolare non diede infatti luogo a nessuna manifestazione di antisemitismo. Eppure l’ antisemitismo era ancora vivo negli anticomunisti della vecchia generazione. Da diversi anni la propaganda reazionaria non mancava di sfruttare ai propri fini il fatto che sotto il regime di Rakosi, i quadri superiori del partito erano composti in maggioranza da ebrei: Rakosi, Geroe (Gerö), Revai, Zoltan Vas, Mihaly Farkas, Wladimir Farkas, Gabor Peter erano di origine israelita.”” (pag 281) “”E’ vero che la grande maggioranza degli ebrei aveva sofferto al pari di chiunque altro sotto il regime comunista. La nazionalizzazione della grande industria e del commercio all’ ingrosso, iniziatasi nel 1945, aveva liquidato la grande borghesia ebraica e rovinato gli ebrei benestanti. Nel 1949 e nel 1950 seguirono l’ espropriazione del commercio al minuto, della piccola industria, dell’ artigianato, e la soppressione delle professioni liberali. Poi vennero le purghe. Tra le vittime dei primi grandi processi troviamo numerosi ebrei: ad esempio, tra i co-imputati comunisti di Rajk, Tibor Szonyi, Andreas Szalai, Paul Justus. Il comunismo staliniano scegli infatti di preferenza le sue vittime tra i vecchi militanti che avevano aderito al partito per idealismo, mossi da speranze messianiche e in seguito delusi dalla realtà. Proprio contro questo tipo di ebrei si accanirono in Ungheria i Rakosi, i Revai, i Geroe, il cui antisemitismo (e antisionismo) sfrenato, era una specie di supercompensazione, destinata a giustificarli di fronte a se stessi e a Stalin contro l’ accusa di tradimento. Una accusa formulata dalle loro stesse coscienze. Nel 1951 e nel 1952 decine di migliaia di ex borghesi furono espulsi da Budapest e dalle altre città industriali e confinati nelle campagne, in condizioni spesso spaventose. Almeno il 30 per cento di questi deportati erano ebrei.”” (pag 281-282)”,”MUNx-037″
“FEJTO Francois, collaborazione di Vladimir-Claude FISERA”,”Il colpo di stato di Praga 1948.”,”FEJTO Francois è nato in Ungheria nel 1909. In gioventù collaborò con vari gruppi antifascisti e dopo una serie di condanne si rifugiò in Francia dove militò nella resistenza durante la seconda guerra mondiale. RIfiutato ogni incarico ufficiale per protesta contro la “”stalinizzazione”” dell’ Ungheria, si dedicò al giornalismo. Dal 1955 ha cittadinanza francese. E’ stato uno dei maggiori esperti di problemi politici dell’ Europa orientale. Ha scritto vari libri. Propaganda slavofila. “”Secondo gli impegni presi a Szklarska Poreba, il PC organizzò alla fine dell’ autunno una campagna di solidarietà slava che prese dimensioni sempre più ampie. Geloso in modo quasi esclusivo dell’ amicizia con l’ URSS e con gli altri paesi slavi, il PC approfittò dell’ occasione per denunciare i sostenitori di una politica estera più equilibrata mettendogli insieme agli antisovietici, facendoli passare per “”cattivi cittadini”” e “”agenti dei servizi stranieri””. La minima critica nei confronti dell’ URSS, il minimo segno di simpatia per gli Occidentali venivano interpretati come alto tradimento. L’ alleanza con i paesi slavi e la grande fratellanza slava assumevano un senso quasi mistico. Il PC faceva sue e solo sue tutte le tradizioni eroiche del paese; unico erede della tradizione popolare degli ussiti, degli operai, degli artigiani, degli studenti, degli insorti del 1848, lasciava ai “”reazionari”” l’ eredità di Palacky e di Havlicek, sostenitori del compromesso con l’ Austria. Il partito comunista si dichiarava anche erede di T.G. Masaryk, contro “”l’ oligarchia agraria-capitalista a cui il fondatore della Repubblica s’era opposto””. Quanto a Benes, successore di Masaryk, egli doveva essere il presidente di tutti e non d’un solo partito.”” (pag 119)”,”EURC-086″
“FEJTO Francois”,”Un habsbourg révolutionnaire. Joseph II. Portrait d’un despote éclairé.”,”””He was the Convention in a single man”” (J.P.T. Taylor, The Habsburg Monarchy) “”He was the Convention in a single man”” (J.P.T. Taylor, The Habsburg Monarchy) “”L’empereur rencontra le pape dans l’après-midi du 22 mars 1782, sur la route de Neustadt. L’empereur lui-même fut surpris par la quantité de carrosses et de cavaliers, qui étaient venus à la rencontre du Saint-Pére. Le Souverain Pontife prit place dans le carrosse de Joseph II, qui, aux applaudissements d’une foule de 100 000 personnes qui faisait la haie, le conduisit au palais impérial, où ils étaient attendus par le membres des chancelleries et du Conseil d’Etat. Le pape fu ensuite accompagné aux appartements que Joseph lui réserva à côté des siens. (…) “”Les canons n’ont point tonné”” écrivit Joseph malicieusement à Léopold. Mais le pieux peuple d’Autriche rendit au chef de la chrétienté l’hommage que l’empereur lui avait refusé. Pie VI provoqua le respect de tous non seulement par sa dignité, mais aussi par son charme personnel.”” (pag 241) “”Mais si l’empereur et son entourage se permirent certaines libertés à l’égard du pape, le peuple de Vienne le prit au sérieux. Dans une procession interminable, les ecclésiastiques, les nobles et les bourgeois, les commerçants, les compagnons, les apprentis, les cuisiniers, les intendants agricoles, les valets de la cour et les porteurs de bois défilèrent devant lui pour lui rendre hommage. Les paysans de la banlieue envahissaient Vienne, sous la conduite de leurs curés, portant les bannières de leurs églises.”” (pag 242) Ma l’imperatore al papa : “”L’empereur ne lui fit que quelques concessions insignificantes”””,”AUTx-032″
“FEJTÖ François”,”Storia delle democrazie popolari dopo Stalin.”,”L’autore di questo libro è nato in Ungheria nel 1909. Nel 1938 subì una condanna per aver pubblicamente protestato contro la politica filonazista di Horthy. Rifugiatosi in Francia , vi prese parte attiva alla resistenza. Nel 1947 Fejtö fu nominato addetto stampa all’ambasciata ungherese di Parigi, ma due anni dopo dette le dimissioni per protesta contro l’arresto di Rajk e la stalinizzazione del suo paese. Cittadino francese dal 1955, François Fejtö è attualmente commentatore dell’Agence France Presse. Attento osservatore degli eventi del mondo comunista, ha scritto fra l’altro: Histoire des démocraties populaires, 1945-1952, La Tragédie hongroise, Horay, 1956; Dectionnaire des parties communistes et des mouvements révolutionnaires.”,”EURC-027-FL”
“FEJTÖ François, con la collaborazione di Ewa KULESZA-MIETKOWSKI”,”La fine delle democrazie popolari. L’Europa orientale dopo la rivoluzione del 1989.”,”L’autore di questo libro è nato in Ungheria nel 1909. Nel 1938 subì una condanna per aver pubblicamente protestato contro la politica filonazista di Horthy. Rifugiatosi in Francia , vi prese parte attiva alla resistenza. Nel 1947 Fejtö fu nominato addetto stampa all’ambasciata ungherese di Parigi, ma due anni dopo dette le dimissioni per protesta contro l’arresto di Rajk e la stalinizzazione del suo paese. Cittadino francese dal 1955, François Fejtö è attualmente commentatore dell’Agence France Presse. Attento osservatore degli eventi del mondo comunista, ha scritto fra l’altro: Histoire des démocraties populaires, 1945-1952, La Tragédie hongroise, Horay, 1956; Dectionnaire des parties communistes et des mouvements révolutionnaires. Ewa Kulesza-Mietkowski è nata in Polonia nel 1960. Insegna all’Institut d’études politiques di Parigi.”,”EURC-028-FL”
“FEJTÖ François”,”Storia delle democrazie popolari. Volume I. L’era di Stalin 1945-1952.”,”L’autore di questo libro è nato in Ungheria nel 1909. Nel 1938 subì una condanna per aver pubblicamente protestato contro la politica filonazista di Horthy. Rifugiatosi in Francia , vi prese parte attiva alla resistenza. Nel 1947 Fejtö fu nominato addetto stampa all’ambasciata ungherese di Parigi, ma due anni dopo dette le dimissioni per protesta contro l’arresto di Rajk e la stalinizzazione del suo paese. Cittadino francese dal 1955, François Fejtö è attualmente commentatore dell’Agence France Presse. Attento osservatore degli eventi del mondo comunista, ha scritto fra l’altro: Histoire des démocraties populaires, 1945-1952, La Tragédie hongroise, Horay, 1956; Dectionnaire des parties communistes et des mouvements révolutionnaires.”,”EURC-030-FL”
“FEJTÖ François”,”Storia delle democrazie popolari. Volume II. Il dopo Stalin 1953-1971.”,”L’autore di questo libro è nato in Ungheria nel 1909. Nel 1938 subì una condanna per aver pubblicamente protestato contro la politica filonazista di Horthy. Rifugiatosi in Francia , vi prese parte attiva alla resistenza. Nel 1947 Fejtö fu nominato addetto stampa all’ambasciata ungherese di Parigi, ma due anni dopo dette le dimissioni per protesta contro l’arresto di Rajk e la stalinizzazione del suo paese. Cittadino francese dal 1955, François Fejtö è attualmente commentatore dell’Agence France Presse. Attento osservatore degli eventi del mondo comunista, ha scritto fra l’altro: Histoire des démocraties populaires, 1945-1952, La Tragédie hongroise, Horay, 1956; Dectionnaire des parties communistes et des mouvements révolutionnaires.”,”EURC-031-FL”
“FEJTÖ François, collaborazione di Vladimir-Claude FISERA”,”Il colpo di stato di Praga 1948.”,”François Fejtö è nato in Ungheria nel 1909. Prima del suo esilio in Francia nel 1938, partecipa come professore, giornalista e scrittore ai movimenti di sinistra. Nella Francia occupata partecipa alla Resistenza.”,”EURC-085-FL”
“FEJTÖ François”,”Ungheria, 1945-1957.”,”François Fejtö è nato in Ungheria nel 1909. Prima del suo esilio in Francia nel 1938, partecipa come professore, giornalista e scrittore ai movimenti di sinistra. Nella Francia occupata partecipa alla Resistenza.”,”UNGx-007-FL”
“FEJTÖ François”,”Cina-Urss: fine di un’egemonia. I. Le origini del grande scisma comunista, 1950-1957.”,”François Fejtö è nato in Ungheria nel 1909. Prima del suo esilio in Francia nel 1938, partecipa come professore, giornalista e scrittore ai movimenti di sinistra. Nella Francia occupata partecipa alla Resistenza. “”Per un tempo, naturalmente breve, l’egemonia nel movimento proletario internazionale passa ai russi, come è appartenuto, in diverse epoche del XIX secolo, agli inglesi, ai francesi e poi ai tedeschi.”” Lenin,1919 ‘La nascita d’uno scisma’”,”CINx-049-FL”
“FEJTÖ François”,”Cina – Urss: il conflitto. II. Lo sviluppo del grande scisma comunista 1958 – 1968.”,”François Fejtö è nato in Ungheria nel 1909. Prima del suo esilio in Francia nel 1938, partecipa come professore, giornalista e scrittore ai movimenti di sinistra. Nella Francia occupata partecipa alla Resistenza. “”Per un tempo, naturalmente breve, l’egemonia nel movimento proletario internazionale passa ai russi, come è appartenuto, in diverse epoche del XIX secolo, agli inglesi, ai francesi e poi ai tedeschi.”” Lenin,1919 ‘Il tempo delle “”guardie rosse””‘”,”CINx-050-FL”
“FEJTO François DANIELS R.V. SALVADORI M.L. REIMAN M. DI-NOLFO E. PIRJEVEC J. CATALUCCIO F.M. FLORES D’ARCAIS P. KAPLAN K. LIEBICH A. STRADA V. RAYNAUD Ph. GALLI G. ALFASSIO GRIMALDI . BOBBIO N. BIANCO G. e DAY A. WESTOBY A. BERSTEIN S. DIAZ F. COLARIZI S. ZNORNOVA R. STURMAN D. TICTIN S. BONI P. FOA V. CONTINI G. DREYFUS M. MARTINI M. GALLORO M. PICCIONI L.”,”Ripensare il 1956.”,”Saggi in lingua italiana, francese, inglese Saggi sull’ Ottobre polacco, la rivoluzione ungherese, la Cecoslovacchia, il caso Lukacs, la destalinizzazione in occidente, le reazioni nei Partiti comunisti occidentali (francese, italiano, britannico), le teorizzazioni (totalitarismo, società burocratica), l’ antistalinismo di sinistra (Bordiga, Maffi, Damen, i Gaap, Cervetto, Parodi, Masini, Maitan, Bandiera Rossa, Azione comunista, Montaldi, Vercesi), la crisi del marxismo, il PCI e il PSI di Nenni, il sindacato, ecc.”,”EURC-139″
“FEJTÖ François”,”Storia delle democrazie popolari dopo Stalin.”,”François Fejtö, giornalista, storico e scrittore, nato in Ungheria nel 1909, naturalizzato francese nel 1955, è internazionalmente noto per la sua Histoire des démocracies populaires.”,”EURC-091-FL”
“FELD Charles a cura”,”Quand Lénine vivait a Paris.”,”””(Lenin) Il possédait la faculté rare de regarder le présent du point de vue de l’avenir”” Il testo riporta brani delle lettere di Lenin da Parigi e brani dell’opera di Aline ‘Lenin a Parigi’ e dell’opera collettanea ‘Lenine tel qu’il fut’. Giudizi della Krupskaia sull’oratoria di Jaures (pag 101) Incontro di Lenin con Lafargue tramite Charles Rappoport (pag 126) Conferenza di Lenin il 13 giugno 1912 presso la sala Alcazar avenue de Choisy ul massacro di cinquecento minatori, operai delle miniere d’ oro della Lena avvenuto il 4 aprile 1912 (pag 206) Recensione di Lenin del libro del pacifista inglese BRAILSFORD ‘La guerre de l’acier et l’or’, sulla lotta tra le potenze, i giochi delle diplomazie e l’imminente guerra (Londra 1914) (pag 214) (THE WAR OF STEEL AND GOLD. A STUDY OF THE ARMED PEACE BY HENRY NOEL BRAILSFORD, TENTH EDITION, REVISED. LONDON, G. BELL & SONS, LTD.)”,”LENS-197″
“FELD Charles a cura”,”Quand Lénine vivait a Paris.”,”Foto: le grandi ore di Parigi (pag 99). Le grandi manifestazioni, commento della Krupskaia La grande miseria russa (pag 139)”,”LENS-012-FV”
“FELD Maury D.”,”The Structure of Violence. Armed Forces as Social Systems.”,”Maury Feld è uno storico e sociologo specializzato nello studio della professione militare e dell’organizzazione militare. Lavora al Center for International Affairs di Harvard University. Scrive anche su ‘Armed Forces and Society’.”,”QMIx-042-FSL”
” FELDENKIRCHEN Wilfried, a cura di K. Austin KERR e Mansel G. BLACKFORD”,”Werner von Siemens. Inventor and International Entrepreneur.”,”Omaggio Arias FELDENKIRCHEN W. è professore di Business History alla Friedrich Alexander Universität Erlangen Nürberg, e academic director del Siemens Archives in Munich.”,”GERE-029″
“FELDKAMP Michel F.”,”La diplomazia pontificia. Da Silvestro I a Giovanni Paolo II. Un profilo.”,”FELDKAMP Michel F. è nato a Kiel nel 1962. ha studiato al Gymnasium Carolinum di Osnabruck e storia teologia cattolica e pedagogia a Bonn tra il 1983 e il 1989. Ha poi studiato Storia della Chiesa presso la Pontificia Università Gregoriana tra il 1985 e il 1986. (vedi retrocopertina). Istituzionalizzazione nunziature europee. “”La Curia romana ha constantemente adattato i distretti delle nunziature ai rapporti politici pur condannando formalmente più volte gli sviluppi giuridico-confessionali, come, ad esempio, in occasione della pace di Westfalia (1648), la subordinazione di Metz, Toul o Verdun alla corona francese.”” (pag 58) Diplomazia segreta durante la 2° guerra mondiale. “”L’ imparzialità del Vaticano, e non tanto la neutralità, nel corso della seconda guerra mondiale (dal 1° settembre 1939 fino all’ 8 maggio -agosto 1945) fu dovuta, come già durante la prima guerra mondiale, alla prioritaria responsabilità della Santa Sede nei confronti della Chiesa universale. L’ articolo 24 del trattato lateranense del 1929 concedeva inoltre al Vaticano il diritto di essere tutt’al più consultato in questione di mediazioni per la pace e di valutazioni morali, quindi il margine di azione era limitato agli aiuti umanitari per i perseguitati e i poveri.”” (pag 97)”,”RELC-167″
“FELDMAN Gerald D.”,”Sozialgeschichte und Geschichte der Arbeiterbewegung.”,”Intevento del Professor FELDMAN, che insegna storia all’ Università della California, Berkeley, per il 25° degli ‘Archivs für Sozialgeschichte’.”,”MGEx-055″
“FELDMAN Gerald D.”,”The Great Disorder. Politics, Economics, and Society in the German Inflation, 1914-1924.”,”Testo su due colonne. Gerald D. Feldman è stato Professore di Storia nell’Università della California, Berkeley, dove ha insegnato dal 1963. Ha pure pubblicato: ‘Army, Industry, and Labor in Germany, 1914-1918’ (1966). Feldman è autore di articoli e saggi dedicati alla Germania durante la Prima guerra mondiale e la Repubblica di Weimar. La crisi sociale (pag 609) “”How is one to interpret this concentration on the problem of working-class productivity at this stage of the inflation? In the space of only four years, the most basic achievements of the working-class in the German Revolution were being challenged, and a powerful consensus was emerging outside working-class circles that labor would have to make massive sacrifices if the nation were to survive economically. The atmosphere surrounding the discussion of the hours-of-work question, the other social gains of labor, and its wage levels makes it impossible to overlook the strong element of social resentment that was involved. The “”intellectual workers”” and the ‘Mittelstand deeply resented the relative deterioration of their economic position. Affection for the proletariat did not grow with proletarianization, but rather the contrary feeling developed. These groups, however, had little love for the capitalists either, and the interpretation of employer militancy has to be seen in somewhat different terms. The simplest explanation is that capitalists – and capitalism – are necessarily exploitative and that the employers were out to bleed the workers dry. This idea received its most extreme expression in a short story of Heinrich Mann, “”Kobes”” (1925), a veritable caricature of Hugo Stinnes, in which the propaganda chief of a concern roundly declares: “”The ‘Mittelstand’ has delivered what it was worth. Honored be its memory. But now more work has to be done. The workers’ time has come. They have more than only money to lose to us. Twenty hours daily work! “” (107). While there certainly is no evidence that Stinnes or any other major industrialists were so deliberately and consciously manipulative and cynical, reliable testimony suggesting a determination to instrumentalize the plight of labor to achieve employer goals of longer hours for less pay does exist”” (pag 609)”,”GERG-103″
“FELICE Domenico a cura; saggi di Thomas CASADEI Domenico FELICE Carlo BORGHERO Salvatore ROTTA Lorenzo BIANCHI Umberto ROBERTO”,”Libertà, necessità e storia. Percorsi dell”Esprit des lois’ di Montesquieu.”,”Domenico FELICE insegna Storia della filosofia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna. Ha scritto diversi saggi e curato vari volumi in particolare sul pensiero di Montesquieu. Sul debito pubblico “”E’ ancora la salvaguardia degli interessi privati a sconsigliare i debiti pubblici. L’idea che l’aumento della circolazione monetaria aumenti le ricchezze è illusoria. Law lo aveva creduto; ma per Law la moneta non era che uno strumento onnipotente per creare ricchezza (40). Montesquieu non era disposto a seguirlo. Aveva giudicato a suo tempo e continuerà a giudicare tutta la vita il «sistema», quel grandioso esperimento che aveva sconvolto da cima a fondo le strutture tradizionali della società francese, un’iniziativa rovinosa. Lo «straniero» aveva «rivoltato» lo Stato come un rigattiere rivolta un abito: «tutti quelli che erano ricchi sei mesi fa versano ora nella povertà, e quelli che non avevano pane scoppiano di ricchezza» (LP CXXXVIII). Per Montesquieu la moneta «è un segno che rappresenta il valore di tutte le merci (…), e la carta è il segno di un valore del denaro» (EL, XXII, 2). Il debito pubblico non crea denaro. E’ un errore confondere carta moneta o effetti di commercio – segni di valori reali, esistenti – con titoli che non rappresentano che debiti e che non hanno nessuno dei vantaggi dei due primi (XXII, 17). Questi titoli costituiscono in realtà soltanto un impegno sul debito e garantiscono ai privati il rimborso dei crediti e il pagamento degli interessi. Fra gli inconvenienti che comportano in se stessi i debiti pubblici Montesquieu ne enumera espressamente quattro: a) e b) se il creditore è straniero e se il debito non è rapidamente estinto queste uscite in denaro comportano un abbassamento del cambio, e quindi un danno per il commercio; c) anche se il prestito è interno, l’imposta levata per il pagamento degli interessi provoca l’aumento del costo della vita e quindi dei salari, danneggiando la manifattura; d) «si tolgono i veri redditi di uno Stato a coloro che sono attivi e industriosi per trasferirli agli oziosi, cioè si offrono facilitazioni per lavorare a chi non lavora, e si creano difficoltà a chi lavora» (XXII, 17). Queste spese, insomma, sono improduttive. Vengono distratte per darle ai ‘rentiers’, ai «capitalisti», somme che avrebbero potuto essere impiegate da agricoltori, commercianti o manifatturieri per creare nuove ricchezze”” [Salvatore Rotta, ‘Demografia, economia e società in Montesquieu’] (pag 235-236] [(40) J. Law, Oeuvres complètes’, a cura di P. Harsin, 3 voll., Paris, Sirey, 1934]”,”TEOP-484″
“FELICE Emanuele”,”Ascesa e declino. Storia economica d’Italia.”,”Emanuele Felice, insegna Storia economica nell’Università Autonoma di Barcellona. Ha pubblicato ‘Divari regionali e intervento pubblico. Per una rilettura dello sviluppo in Italia’ (2007) e ‘Perché il Sud è rimasto indietro’ (2014). Contiene pagine di appunti manoscritti di RC”,”ITAE-007-FC”
“FELICI Maurilio a cura”,”Augusto e l’alto impero.”,”Maurilio Felici è professore associato di Istituzioni di diritto romano presso il Dipartimento di Giurisprudenza della Lumsa di Palermo; si è formato a Roma tra la Sapienza dove è stato ricercatore e Tor Vergata (dottorato di ricerca). 50 imperatori. Un cinquantennio di anarchia militare. “”Il cinquantennio che si apre con la morte di Alessandro Severo e la relativa presa del potere da parte di Massimino il Trace è per lo più intitolato all””anarchia militare”” che lo contraddistinse per la grave crisi costituzionale messa a nudo dalle modalità spesso simili con le quali una serie di singole figure si impose al vertice dello Stato, generalmente per un lasso di tempo esiguo: il modello augusteo dell’Impero non rispondeva più alle esigenze del tempo. Quanto agli uomini, si tratta di una sequenza di poco più di 50 tra imperatori, aspiranti tali, usurpatori che si dipanò in una concatenazione a volte difficilmente accertabile per lo stato attuale delle fonti: ci si riferisce a loro utilizzando spesso l’espressione di «imperatori soldato», poiché in genere (ma non sempre!) la provenienza fu quella militare e dovettero il raggiungimento della dignità imperiale direttamente alle truppe da essi comandate. Apparentemente non si tratta di una vera novità, che i casi di Vespasiano e di Settimio Severo sono lì a ricordare, ma la differenza si può cogliere al di là della sistematicità quasi meccanica del proporsi di situazioni analoghe (o comunque omologabili), nelle storie dei nuovi ed effimeri titolari dell’Impero: con una tendenza del tutto comune alla media estrazione dai ranghi militari e una dipendenza molto forte dagli “”umori”” (e dalle gratificazioni pecuniarie) delle legioni (o della guardia pretoriana) che ne determinavano acclamazione e rovesciamento, spesso nelle zone periferiche dell’Impero. Dal canto suo, il Senato, organo che già il principato severiano aveva posto ai margini della politica, non ebbe grandi ‘chance’ e di rado vi fu tra i suoi uomini chi riuscisse ad incarnare l’antico senso dell’appartenenza alla ‘nobilitas’. Simultaneamente; ad aggravare il forte stato di smarrimento politico, l’Impero si trovò a fronteggiare, in un quadro articolato di eventi, l’intensificarsi della pressione dei flussi migratori delle popolazioni che si spostavano dall’Est, una cospicua depressione economica e ciclici e prolungati episodi di pandemie (che le fonti antiche chiamano “”peste””). Il calo demografico che ne seguì ebbe riflessi anche per la formazione degli eserciti, nei quali fu giocoforza consentire (ed anzi favorire) un maggior afflusso di elementi barbarici. Tale fatto non fu secondario per l’accrescersi di uno spirito particolaristico nelle singole armate, che poté digradare perfino in una mancanza di quel senso dello Stato che ne aveva rappresentato una delle caratteristiche distintive e uno dei punti di forza, e che generò i risultati noti”” (pag 103-104-105)”,”STAx-281″
“FELICI Maurilio a cura”,”Diocleziano e la caduta dell’Impero Romano.”,”Maurilio Felici è professore associato di Istituzioni di diritto romano presso il Dipartimento di Giurisprudenza della Lumsa di Palermo; si è formato a Roma tra la Sapienza dove è stato ricercatore e Tor Vergata (dottorato di ricerca). “”Teorie sulla caduta dell’impero romano. Autore: Edward Gibbon, storico inglese (1737-1794). Cause della fine: La perdita degli antichi valori, l’avvento del cristianesimo che spinse le popolazioni a rivolgersi alla vita ultraterrena rimanendo indifferente alle vicende interne, il collasso delle istituzioni politiche, economiche, militari, sociali e le calate di barbari condussero alla fine dell’impero. Autore: Henri Pirenne, storico belga (1862-1935). Cause della fine: L’impero romano non è finito nel 476 ma ha continuato a sopravvivere in forme differenti fino alle invasioni arabe del VII secolo, che misero in crisi il commercio nel Mediterraneo. Autore: Michael Rostovcev, storico russo (1870-1952). Cause della fine: Un’economia sregolata, un aumento delle tassazioni, i prezzi calmierati artificiosamente a partire dal III secolo portarono a una crisi economica irreversibile che spinse le popolazioni ad abbandonare le città e tornare a un’agricoltura primitiva di sussistenza. Autore: Arnold Toynbee, storico inglese (1889-1975). Cause della fine: L’impero cadde per un errore di fondo fin dalla sua nascita, cioè un’economia chiusa e incapace di generare profitti con il commercio estero e che sopravviveva solo con le ricchezze dei popoli conquistati. Una volta finite queste entrate con Traiano, l’inflazione galoppante la portò al collasso. Autore: Santo Mazzarino, storico italiano (1916-1987). Cause della fine: La crisi dell’unità imperiale è crisi culturale (religiosa) ed economica, caratterizzata da una parte dalla fondazione costantiniana di una società a “”piramide”” con depressione degli umili e dall’altra dallo squilibrio fra produzione di beni e necessità militari-economiche legate alla centralizzazione. Autore: William McNeill, storico canadese (1917). Cause della fine: Le pestilenze e l’aumento delle tassazioni portarono alla crisi economica e demografica; i tributi della popolazine non furono più adeguati a mantenere un apparato burocratico smisurato e le ingenti spese per l’esercito. Autore: Karl-Ferdinand Werner, storico tedesco (1924-2008). Cause della crisi: L’impero romano non si è dissolto, ma è stato gestito da popolazioni straniere; le sue istituzioni e la sua cultura sono rimaste vitali, esercitando un profondo impatto sugli Stati e gli imperi europei successivi. Autore: Jared M. Diamond, biologo e storico della scienza inglese (1960). Cause della fine: La progressiva deforestazione e l’allevamento contribuiroo a rendere improduttivo il suolo nell’impero, forzando i contadini a trasferirsi in città sovrappopolate, con la conseguenza dello scoppio di continue pestilenze e di gravi carestie. Autore: Peter Heather, storico inglese (1960). Cause della fine: Il messo secolo trascorso per fronteggiare l’offensiva dei Sassanidi persiani indirizzò le risorse statali nella parte orientale dell’Impero depauperando quella occidentale; inoltre l’arruolamento dei Goti nell’esercito arricchì questi ultimi facendo assumere loro sempre più potere. Autore: Adrian Goldsworthy, storico inglese (1969). Cause della fine: L’impero romano si disintegrò a causa delle continue guerre intestine tra le fazioni militari che lottavano per assumere il potere ed eleggere i propri comandanti come imperatori. Ciò impedì che l’esercito riuscisse a fronteggiare efficacemente l’avanzata dei barbari. Autore: Bryan Ward-Perkins, storico inglese. Cause della fine: La calata delle popolazioni barbare condusse alla povertà molte aree dell’Impero, riducendo gli introiti tributari e mettendo in crisi l’economia locale; la sicurezza nazionale fu ridotta sensibilmente; favorendo le diserzioni dei militari””. (pag 26-27)”,”STAx-282″
“FELISATTI Massimo PITTORRU Fabio”,”Gli strateghi di Yalta – 1. La spartizione del mondo.”,”Hopkins e la legge ‘affitti e prestiti’ “”Se nel gennaio [Harry] Hopkins [già rappresentante personale di F.D. Roosevelt, ndr] era arrivato a Londra come un privato cittadino senza alcun incarico ufficiale, ora aveva una carica che faceva di lui l’uomo chiave per il flusso di rifornimenti e di armi che giungevano in Inghilterra dagli Stati Uniti. Era stato nominato consigliere e assistente del Presidente per l’amministrazione dei fondi della legge “”Affitti e Prestiti””, che aveva fatto degli Stati Uniti, secondo una classica definizione, “”l’arsenale delle democrazie””. Questo incarico faceva di lui quasi un ministro personale di Roosevelt agli Esteri e alla Guerra e gli dava poteri immensi, mettendolo al di sopra di Cordell Hull, il segretario di Stato, e di Henry Stimson, ministro della Difesa. Se si aggiunge che i rapporti tra Hopkins e i suoi collaboratori sparsi in tutto il mondo non seguivano i normali canali diplomatici (ritenuti dai servizi segreti americani poco sicuri), ma facevano ricorso ai mezzi di comunicazione della Marina e dell’Esercito, si può avere un’idea del carattere particolare dell’organizzazione della legge “”Affitti e Prestiti”” e dell’ampiezza dei poteri di Hopkins. La legge “”Affitti e Prestiti”” (Lend-Lease Act) era stata un’idea politica maturata in Roosevelt fin dal tempo della sua terza elezione alla carica di presidente degli Stati Uniti, avvenuta il 5 novembre 1940. Roosevelt era convinto che bisognava aiutare l’Inghilterra, impegnata in una lotta all’ultimo sangue con la Germania nazista. Lo portavano a questa conclusione non solo la necessità di aiutare una nazione così legata al suo paese da vincoli di sangue e di ideali, ma anche l’idea che Hitler, vittorioso in Europa, avrebbe poi messo in pericolo la pace del mondo intero, alleandosi a quel Giappone che contrastava agli Stati Uniti la posizione di predominio che aveva assunto nell’area del Pacifico. Come in tutte le scelte politiche fatte da Roosevelt, anche in questa c’era una strana mescolanza di motivi ideali e di spirito pratico, che in lui non andavano mai disgiunti. Ma l’appoggio concreto che egli voleva dare all’Inghilterra si trovava a segnare il passo perché condizionato da due leggi precise e vincolanti. La prima era la legge sulla “”Neutralità”” (Neutrality Act) che vietava agli Stati Uniti di fare prestiti alle nazioni in guerra. La seconda era la legge “”Paga e Porta via”” (Cash and Carry Act) che Roosevelt era riuscito a strappare al Congresso, e che consentiva di vendere all’Inghilterra armi e altri prodotti bellici, purché fossero pagati, come diceva la legge stessa, “”pronta cassa””. Ma ormai, ai primi di gennaio del 1941, l’Inghilterra, con le finanze stremate, vedeva avvicinarsi con terrore il giorno in cui non sarebbe più riuscita a pagare le ordinazioni di armi e di naviglio commissionate agli Stati Uniti. Roosevelt ideò un nuovo provvedimento legislativo, che prevedeva la consegna di armi e materiale, rinviando il pagamento o la restituzione a guerra finita.”” (pag 12-13)”,”RAIx-352″
“FELISATTI Massimo PITTORRU Fabio”,”Gli strateghi di Yalta – 2. Il seme della guerra fredda.”,”””Nella settima seduta [Quarta conferenza, Potsdam 17 luglio-1 agosto 1945], quella del giorno 23, i russi, riprendendo la questione rimasta interrotta alla fine della precedente seduta, rimisero sul tappeto la questione della Turchia. Stalin in persona intervenne per far notare che la convenzione di Montreux, che regolava il regime degli stretti sul Bosforo e dei Dardanelli, era ostile all’Unione Sovietica, in quanto concedeva alla Turchia la possibilità di chiudere gli stretti non solo in caso di guerra, ma anche quando c’era pericolo di guerra, lasciando libera la Turchia di decidere di quella eventualità. In questo modo un piccolo stato, con l’appoggio dell’Inghilterra, poteva tenere per la gola un grande stato, dandogli a suo piacere ossigeno o minacciando di strangolarlo. Come si sarebbe comportata l’Inghilterra se un regime simile ci fosse stato non per il passaggio della Manica, ma anche solo a Gibilterra o a Suez? E come avrebbero reagito gli americani, se si fossero trovati in quelle condizioni col canale di Panama? Era pertanto intenzione dell’Unione Sovietica stringere un’alleanza militare con la Turchia, assicurando il passaggio alle sue navi con la costruzione di una base navale sul tipo di Gibilterra. Fu questa la prima e l’unica volta che i sovietici accennarono alla creazione di “”basi”” militari fuori dal loro territorio nazionale. Gli Stretti erano il loro unico accesso ai mari caldi, e la cosa rivestiva un’importanza che i presenti non potevano certamente ignorare. Churchill disse che da tempo si sarebbe dovuto procedere alla revisione della convenzione di Montreux, e che era venuto il momento di farlo. Truman, più pratico e meno approssimativo, disse che era sua intenzione presentare un documento in cui avrebbe proposto il libero accesso a tutti i mari con particolare riferimento agli Stretti, al canale di Kiel, alla via d’acqua Reno-Danubio, al canale di Suez e al canale di Panama”” (pag 131-132)”,”RAIx-354″
“FELIX David”,”Biography of an Idea. John Maynard Keynes and the General Theory, of Employment, Interest and Money.”,”David Felix è professore emerito di storia presso la CityU University di New York. Ha pubblicato ‘Marx as Politician’, un volume su Rathenau: ‘Walther Rathenau and the Weimar Republic’. STATO SOCIALE KEYNESIANO di Antonio Amato Per «stato sociale keynesiano», si intende un crescente intervento pubblico in campo economico e sociale, che nel 2° dopoguerra, si realizza nei paesi sviluppati dell’Occidente. Esso è basato sull’adattamento delle politiche di sostegno della domanda di Keynes per la risoluzione dei problemi della crescita economica. Infatti, mentre, le politiche di Keynes, erano concepite come strumento per favorire la fuoriuscita dell’economia da una situazione di depressione, e quindi solo in un’ottica di breve periodo che considerava sostanzialmente date le risorse produttive. Qui, invece, l’idea di fondo è che la politica della domanda deve essere usata non solo per evitare le recessioni, ma anche per favorire lo sviluppo nel tempo delle risorse produttive (lungo periodo), perché si ritiene che lo sviluppo economico dipenda dalla crescita degli investimenti che generano un incremento della produzione e della produttività. Nello specifico, questo adattamento ha portato in 2 direzioni: 1) diffondersi del keynesismo della crescita: cioè del tentativo di usare l’intervento statale e la spesa pubblica, come strumento per sostenere lo sviluppo economico, e non solo per curare le depressioni; 2) L’uso della spesa pubblica come mezzo per accrescere e consolidare il consenso attraverso la massiccia diffusione dei programmi di welfare, indipendentemente dal ciclo economico e dalla situazione occupazionale. E per quel che riguarda le politiche di sostegno della domanda più tradizionali, si è contrapposto un modello di «keynesismo debole» a uno di «keynesismo forte». a) Nel Keynesismo debole (es.Stati Uniti fino agli anni 70) l’intervento pubblico, attraverso la politica fiscale, monetaria e quella della spesa in deficit, resta più vicino all’originaria ispirazione keynesiana, perché si limita a stabilizzare il ciclo economico sostenendo la domanda nei momenti di recessione e raffreddandola in quelli di pieno utilizzo dei fattori produttivi. Quindi si alternano manovre espansive e recessive e la spesa sociale è, in genere, meno consistente; b) Il Keynesismo forte (es.paesi scandinavi) è, invece, caratterizzato da un impegno più vincolante sul terreno della difesa della piena occupazione e della crescita economica, in modo da poter anche finanziare un incremento più consistente della spesa sociale. A questa forma di keynesismo sono associabili sindacati più forti e centralizzati, e governi a presenza stabile di forze di sinistra, impegnati non solo sul terreno della piena occupazione ma anche su quello della diffusione del welfare. (fonte tesionline)”,”ECOT-277″
“FELLONI Giuseppe a cura”,”Moneta, credito e banche in Europa: un millennio di storia.”,”Contiene: Parte IV: Istituzioni finanziarie, crisi e scandali bancari in Italia dall’Unità a oggi [crisi finanziaria bancaria 1872-1873; 1889-1893; 1929; 1892″,”EURE-125″
“FELT James W.”,”Making Sense of Your Freedom. Philosophy for the Perplexed.”,”‘Determinismo incompatibile con la libertà'”,”FILx-149-FRR”
“FELTRI Francesco Maria BERTAZZONI Maria Manuela NERI Franca”,”I giorni e le idee. Categorie per capire la storia. 2. Settecento e Ottocento.”,”Le calunnie contro Hebert. “”Presa visione delle testimonianze, il pubblico accusatore Fouquier-Tinville ordinò l’arresto di Hébert, Vincent, Ronsin, Momoro, Ducroquet e Laumur, eseguito nella notte fra il 13 e il 14 marzo. Gli accusati furono rinchiusi nella prigione della Conciergerie. Alle testimonianze inconsistenti fin lì raccolte, Billaud-Varenne aggiunse, parlando quella sera alla tribuna dei Giacobini, un piano progettato da un certo Jean-Antoine Armand, studente di medicina, e da Marie-Anne Latreille, moglie del generale Quétineau, detenuto all’Abbaye in quanto simpatizzante dei Vandeani. Armand e alcuni amici sarebbero dovuti penetrare all’Abbaye e alla Conciergerie. Dopo aver ucciso le guardie e liberato i prigionieri, avrebbero invaso e saccheggiato la Tesoreria, distribuendo il denaro al popolo per ingraziarselo. Poi si sarebbero impadroniti dell’Arsenale e avrebbero bombardato Parigi. Secondo Billaud-Varenne, i veri autori di questo piano assurdo erano invece Hébert, Vincent, Ronsin e Momoro: « erano solo degli apri-palchi, saliti ai primi palchi, questi uomini sono i cospiratori di oggi ». Al club dei Cordiglieri erano tutti convinti che si trattasse di calunnie, ma in molte sezioni le opinioni si divisero (…). La sera, dopo l’udienza, nella sua cella Hébert scrisse una lettera a Fouquier-Tinville. È l’ultimo documento rimasto scritto di suo pugno. Chiese di ammettere al processo la testimonianza di Carrier che, era certo, lo avrebbe scagionato completamente. Affermava di non aver ancora trovato un solo fatto che lo coinvolgesse realmente nel presunto complotto e di stupirsi di essere stato accusato insieme con persone che conosceva appena. Quanto al suo giornale, gli elogi riservatigli delle sezioni popolari erano il miglior riconoscimento del bene che esso aveva prodotto. E concludeva: « Non sono sorpreso dalle persecuzioni che provo, è il destino dei veri patrioti. Se fosse però possibile che uno solo soccombesse ingiustamente, tutti gli altri dovranno tremare per se stessi. L’invidia cerca vittime ovunque, e nessuno è al riparo dai suoi dardi avvelenati ». La lettera non ebbe risposta. (…) La pubblica accusa diede lettura di stralci del Père Duchesne che avrebbero dovuto provare il suo progetto di « disorganizzare tutte le autorità costituite e di mettere tutto a fuoco ». Hébert osservò che era facile diffamare un uomo estrapolando frasi « e perdendo di vista le circostanze nelle quali sono stati redatti gli scritti che gli vengono contestati », ricordando altresì che il suo giornale era allora approvato e finanziato dal governo. Tornando in carcere a udienza terminata, Ronsin ricordò a Hébert che sarebbe stato semplice rispondere citando Marat, che non scriveva cose diverse. D’altra parte, quello era un processo politico e ogni difesa era inutile. A Hébert che riteneva che la libertà fosse ormai perduta, obiettò che « la libertà non può essere distrutta; il partito che ora ci manda a morte vi andrà presto a sua volta ». (wikip) Hebert contro la calunnia e l’ invidia: « Non sono sorpreso dalle persecuzioni che provo, è il destino dei veri patrioti. Se fosse però possibile che uno solo soccombesse ingiustamente, tutti gli altri dovranno tremare per se stessi. L’invidia cerca vittime ovunque, e nessuno è al riparo dai suoi dardi avvelenati »; « la libertà non può essere distrutta; il partito che ora ci manda a morte vi andrà presto a sua volta ».”,”STOx-019-FV”
“FELTRINELLI Carlo”,”Senior service.”,”Non è una biografia nostalgica, non è un romanzo di formazione. E’ una storia. Carlo FELTRINELLI, figlio di Inge e Giangiacomo, è nato nel 1962, vive e lavora a Milano. Feltrinelli, Giangiacomo (Milano 1926 – Segrate, Milano 1972), editore italiano. Militante del Partito comunista (PCI), fondò un importante centro di studi sul movimento operaio internazionale, poi eretto in Fondazione, e l’omonima casa editrice. Staccatosi dal Partito comunista, simpatizzò per movimenti e gruppi di carattere castrista e maoista, fino a scegliere la semiclandestinità per partecipare ad atti di sabotaggio a sfondo terroristico, in uno dei quali perse la vita. (ENC)”,”ITAC-023″
“FENELON Francois”,”Le avventure di Telemaco figlio di Ulisse. Tomo I II.”,”FENELON (François de Salignac de La Mothe-), prelato e scrittore francese (castello di Fénelon, Périgord, 1651 – Cambrai 1715). Apparteneva a una famiglia di antichissima nobiltà, ma decaduta. Allievo del seminario di Saint-Sulpice, fu ordinato sacerdote probabilmente nel 1675. Iniziò la sua missione come direttore di un’istituzione che si proponeva di rieducare le fanciulle convertite dal protestantesimo al cattolicesimo e più tardi presiedette all’opera di conversione nelle regioni dell’Aunis e della Saintonge. In tale occasione entrò in rapporti con la famiglia del duca di Beauvillier e per le sue otto figlie scrisse il trattato sull’ Educazione delle giovinette (1687). Nel 1689 fu nominato precettore del giovane figlio del duca di Borgogna. Fino a quel momento Fénelon, discepolo di Bossuet, s’era occupato solo di problemi metafisici e morali, senza inclinazioni per il misticismo. Ma, all’inizio dell’ottobre 1688, fece la conoscenza di Madame Guyon, donna di nobile carattere e interessata ai problemi spirituali più sottili;”,”FRAA-036″
“FENELON, Francois de Salignac de la Mothe-Fénelon”,”La educación de las jóvenes.”,”Difetti dei giovani. “”La consecuencia que hay que sacar de eso es la de que los padres deben conservar siempre la autoridad para castigar, porque hay naturalezas que sólo se doman con el temor; pero – lo repito – sólo hay que hacerlo así cuando no es posible de otro modo””. (pag 69) (Wikip) Fénelon, pseudonimo di François de Salignac de La Mothe-Fénelon (Château de Fénelon, 6 agosto 1651 – Cambrai, 7 gennaio 1715), è stato un teologo, scrittore e religioso francese. Precettore del duca di Borgogna, si oppose a Bossuet e cadde in disgrazia in conseguenza della «querelle» sul quietismo e, soprattutto, dopo la pubblicazione del romanzo Les Aventures de Télémaque (1699), considerato una critica alla politica di Luigi XIV. L’influenza letteraria di quel romanzo rimase notevole per almeno due secoli. Le origini [modifica] Fénelon crebbe in una famiglia aristocratica del Périgord, antica ma impoverita. Essendo figlio cadetto – secondo di quattordici figli nati in due matrimoni paterni – e contando la famiglia già molti vescovi nella sua tradizione, fu destinato presto alla carriera ecclesiastica. Cominciò a studiare a Cahors, poi a Parigi dai gesuiti. Predicò già a 15 anni con successo. Dopo aver studiato nel seminario di Saint-Sulpice, vicino alla sede della Compagnia di Gesù in Francia e avendo – lui, giovane prete – presto attirato l’attenzione su di sé per le sue belle prediche, fu nominato nel 1678, dall’arcivescovo di Parigi, direttore dell’ l’Institut des Nouvelles Catholiques, un collegio per la rieducazione delle ragazze di buona famiglia i cui genitori, già protestanti, fossero stati convertiti al cattolicesimo. L’ascesa [modifica] Monumento a Fénelon a ParigiLe sue funzioni l’ispirarono e nel 1681 trasmise la sua esperienza pedagogica nel Traité de l’éducation des filles, pubblicato solo nel 1687. Alla fine del 1685, dopo la revoca dell’Editto di Nantes del 1598, su raccomandazione di Bossuet, Luigi XIV gli affidò la direzione di una missione nel Poitou: egli intraprese così il primo dei suoi molti viaggi nelle regioni francesi dell’Ovest a maggioranza protestante, ma con poco successo, anche se alcune fonti sostengono che egli, rifiutando l’utilizzo della forza, sia riuscito con la dolcezza e l’eloquenza, a operare parecchie conversioni. Poco dopo, nel 1685, si fece notare con il suo primo scritto teologico, il Traité de l’existence de Dieu et de la réfutation du système de Malebranche sur la nature et sur la Grâce, diretto contro i giansenisti; nello stesso tempo, espresse le sue opinioni sulla retorica nei Dialogues sur l’éloquence (1685). In quegli anni fece parte del circolo di Bossuet,il focoso oratore dell’episcopato francese. Nel 1688 fu presentato – ricevendone una forte impressione – a Madame de Maintenon, moglie morganatica di Luigi XIV dopo la morte della regina. Ella simpatizzava, a quell’epoca, con Madame Guyon, una donna mistica e pia, e con il suo quietismo, nel quale sembra che molti francesi avessero visto un mezzo per evadere da una realtà politica che diveniva sempre più insopportabile. Fénelon ricevette una forte impressione Nell’estate del 1689, su proposta di Madame de Maintenon, della quale Fènelon era divenuto consigliere spirituale, fu nominato precettore del duca di Borgogna, che aveva allora 7 anni, nipote di re Luigi e suo erede al trono. Gli insegnò tutte le virtù cristiane e gli ispirò un affetto che non sarebbe mai venuto meno. Acquisì così una posizione influente a corte, sicuramente decisiva per farlo ammettere all’Académie française nel 1693 e, quando terminò l’educazione del duca, Luigi XIV gli fece ottenere l’arcivescovado di Cambrai (1695). Le Avventure di Telemaco [modifica] Per il suo allievo reale, che però morì nel 1712 senza esser potuto salire al trono, malgrado Luigi morisse un anno prima, Fénelon scrisse molte opere divertenti e istruttive insieme: prima una raccolta di favole, le Aventures d’Astinoüs e i Dialogues des morts modernes ma, soprattutto, nel 1694-1696, il romanzo educativo di avventure e di viaggi Les Aventures de Télémaque, fils d’Ulysse. Telemaco e MentoreIn questo romanzo, pseudo-storico e utopistico, egli conduce il giovane Telemaco, figlio di Ulisse, insieme con il precettore Mentore (naturalmente una sorta di Fénelon stesso) attraverso diversi paesi dell’antichità che spesso, a causa dei cattivi consiglieri dei governanti, ebbero problemi simili a quelli che attraversavano la Francia di quegli anni, soprattutto le continue guerre, problemi che tuttavia si potrebbero risolvere – almeno così sostiene Fénelon nel romanzo – grazie a una pacifica convivenza con i paesi confinanti, a riforme economiche, allo sviluppo dell’agricoltura e alla fine della produzione degli articoli di lusso. Il maggior avversario di Fénelon a corte fu Bossuet, che pure l’aveva appoggiato in precedenza, ma nel 1694 gli si era opposto sulla questione del quietismo, una polemica teologica, e nel 1697 aveva cercato di ottenere dal papa la sua condanna per lo scritto Explication des maximes des saints sur la vie intérieure, dove Fénelon aveva preso le difese di Madame Guyon (considerata una sorta di nemica pubblica, tanto da essere stata arrestata nel 1698). Il papa Innocenzo XII condannò l’opera nel 1699, essendo state rilevate in essa 23 proposizioni eretiche e Fénelon si sottomise e abiurò. Dal 1698, il Télémaque aveva cominciò a circolare a corte sotto forma di copie, e vi si vide in esso una critica appena mascherata contro il governo autoritario di Luigi XIV, contro la sua politica estera aggressiva e contro la sua politica economica mercantilista, che favoriva le esportazioni ma deprimeva i consumi interni. L’opera, che Fénelon non aveva voluto rendere pubblica, gli fu sottratta da un domestico. Ai primi del 1699, Fénelon perdette il posto di precettore e quando, in aprile, il Télémaque fu pubblicato – sia pure anonimo e senza la sua autorizzazione – Luigi XIV vi vide una satira contro il suo regno, fece arrestare il tipografo e bandì dalla corte Fénelon. La caduta in disgrazia [modifica] La tomba di Fénelon nella cattedrale di CambraiVerso il 1700, Fénelon abitò in Belgio, nella casa chiamata «la Belle Maison», che si trovava fra i comuni di Pâturages (adesso Colfontaine) e Eugies, poi si ritirò nel suo arcivescovado di Cambrai dove, cessata ogni attività di teologo e di politico, cercò di condurre una vita esemplare, conformemente agli insegnamenti del suo Mentor (che, nel romanzo, altri non era che Athena, dea della sapienza) Nella sua diocesi, si occupò dei problemi dei fedeli e della loro istruzione. Durante il drammatico inverno del 1709, nel quale imperversarono gli effetti della carestia, si privò di tutto a favore dell’esercito che era accampato nella città. La sua reputazione attrasse a Cambrai diversi autorevoli personaggi stranieri, come Andrew Michael Ramsay, protestante che egli convertì e che, considerandosi suo allievo, non lo lasciò più. Fénelon morì nel 1715, a 64 anni, dopo aver avuto il dolore di vederlo morire. Un capitolo delle memorie di Louis de Rouvroy de Saint-Simon è dedicato alla sua morte. Nella Francia del XVIII e XIX secolo, il Télémaque fu uno dei libri per i giovani più letti – anche Aragon e Sartre lo lessero nella loro infanzia. Lo si considera anche come un libro che precorra lo spirito dell’Illuminismo. Scrisse anche altre opere, che si sono perdute, avendo Luigi XIV fatto bruciare molti suoi scritti che erano conservati fra le carte del figlio. Opere [modifica] Traité de l’éducation des filles (1687) Traité du ministère des pasteurs (1688) Réfutation du système du père Malebranche sur la nature et la grâce (1688) Lettera a Luigi XIV (1694 Explication des maximes des saints sur la vie intérieure (1697) Les aventures de Télémaque (1699) Dialogues des Morts et Fables, écrits composés pour l’éducation du duc de Bourgogne, 1700) Lettre sur les occupations de l’Académie (1714) Démonstration de l’existence de Dieu, tirée de la connaissance de la Nature et proportionnée à la faible intelligence des plus simples (1712), seconda parte pubblicata nel 1718 Fables et opuscules pédagogiques (1718) Dialogues sur l’éloquence, avec une Lettre à l’Académie française (1718) Examen de la conscience d’un roi (pour le duc de Bourgogne), 1734 La pubblicazione delle opere complete di Fénelon iniziò nel 1787 a Parigi ma l’edizione, che già comprendeva 9 volumi, si interruppe, a causa della Rivoluzione, nel 1792. La sola edizione veramente completa è quella, a cura di Gosselin e Caron, in 36 volumi Bibliografia [modifica] Marguerite Haillant, Fénelon et la prédication, 1969″,”DONx-032″
“FENGA Luigi”,”Le attese del vecchio.”,”Associazione Culturale Homines Cura Iuvat L’autore è stato partigiano nella Brigata Mazzini.”,”SCIx-399″
“FENIELLO Amedeo”,”Napoli normanno-sveva.”,”Amedeo Feniello, nato a Napoli nel 1962, è stato borsista presso la Scuola di Gestione e Conservazione della Documentazione Storico-Aziendale di Napoli, l’Istituto di Storia Economica Marco Datini di Prato e il Centro Studi sulla Civiltà del Tardo Medioevo di S. Miniato. Dal 1991 è redattore della rivista di arti figurative, archeologia e urbanistica Napoli Nobilissima.”,”ITAG-012-FL”
“FENOALTEA Sergio”,”Italia Europa America.”,”Sergio Fenoaltea è nato a Roma nel 1908. Giovanissimo militò accanto a Giovanni Amendola nella opposizione al fascismo. Nel 1928 venne arrestato e sottoposto al provvedimento dell’ammonizione. Laureatosi con lode in legge nel 1929, divenne assistente di economia politica alla Università di Roma. Abbandonò la carriera universiataria quando come condizione per proseguirla fu stabilito il requisito della iscrizione al partito fascista. Dal 1938 ha esercitato la professione forense. Nel 1941-42 fu fra i fondatori del partito d’azione. Arrestato nel 1943 uscì dal carcere dopo il colpo di Stato del 25 luglio che mise fine al regime fascista. Dopo l’8 settembre, durante l’occupazione nazista di Roma, fu segretario del comitato clandestino di liberazione nazionale centrale, membro della sua prima giunta esecutiva e presidente del comitato clandestino di liberazione nazionale romano. Dopo la liberazione di Roma fu sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri e membro della Consulta nazionale. Rappresentò quindi l’Italia all’estero, quale ambasciatore d’Italia in Cina, poi, dopo essere stato a Parigi quale segretario generale aggiunto della Nato per gli affari politici, in Canada, in Belgio e infine dal 1961 – dopo l’elezione di John Kennedy alla Casa Bianca – negli Stati Uniti. Nel 1967, trovandosi in dissenso dal ministro degli esteri da tempo si dimise dal servizio diplomatico. Nel 1976 fu eletto senatore della Repubblica a Firenze, dove la sua candidatura era stata presentata congiuntamente dai partiti liberale, repubblicano e socialdemocratico. E’ presidente onorario di sezione del Consiglio di Stato. Diceva Madame de Staël che le espressioni che vengono più spesso sotto una penna rivelano se stesso a chi scrive. (pag 5)”,”ITQM-223″
“FENOGLIO Beppe”,”I ventitre giorni della città di Alba. La Malora.”,”””Lo so che vai dalla parte buona e che ce ne sono già tanti, ma…”” insomma si capiva che per sua madre lui era d’altra carne e d’altre ossa. Lei disse ancora: “”Io dico solo che ci potresti andare al momento buono””. “”Ma è sempre il momento buono, lo è stato fin dal principio. E poi capisci che se per andare tutti aspettano il momento buono, il momento buono non verrà mai””. Sua madre scosse la testa. “”Non è ancora il momento buono. Guarda che batosta i partigiani si sono ancora presi dalla repubblica ad Alba. No, non è ancora il momento buono. Lo dice anche Radio Londra””. (pag 51)”,”ITAR-052″
“FENOGLIO Beppe”,”Una questione privata. I ventitre giorni della città di Alba.”,”‘In ‘I ventitre giorni della città di Alba’, la guerra civile rivissuta come vicenda personale e collettiva da Beppe Fenoglio (1922-1963). In ‘Una questione privata’, Fenoglio ci dà forse la più bella tra le storie d’amore possibili.’ (4° cop) “”Tempo fa mi è venuto tra le mani un giornale di allora, dei tempi belli per voi, con una fotografia di lui che pigliava mezza pagina, e me la sono studiata per un’ora. Ebbene, io gliel’ho letto in faccia. E se insisto tanto è perché non voglio che tu ti sprechi a gridare Viva Lui in punto di morte. Io me lo vedo, chiaro come il sole. Quando toccherà a lui come ora tocca a te, lui non saprà morire da uomo. E nemmeno da donna. Morirà come un maiale, io me lo vedo. Perché è un vigliacco fenomenale””. “”Viva il Duce!”” mi fa quello, ma piano, sempre tenendosi la testa fra i pugni. E io non perdo la pazienza e gli dico: “”E’ un vigliacco enorme. Quello di voi che morirà più da schifoso, morirà smpre come un dio in confronto a lui. Perché lui è un vigliacco colossale. E? il più vigliacco italiano che sia esistito da quando esiste l’Italia, e per vigliaccheria non ne nascerà più l’uguale anche se l’Italia durasse un milione di anni.”” E quello: “”Viva il Duce!”” mi rifà, sempre sottovoce. Poi arrivò Giulio e mi disse: “”Vogliono che ci sbrighiamo””.”” (pag 74-75)”,”ITAR-116″
“FENOGLIO Giuseppe (Beppe), edizione critica a cura di Dante ISELLA”,”Il partigiano Johnny.”,”La solitaria epopea di un disperato antieroe durante la Resistenza “”Tutta accadde in quei momenti sonnolenti e nevrotici insieme, nella cubica chiusura della città. In parziale applicazione del bando di Graziani, un forte nucleo di armati repubblicani arrivarono all’improvviso da Cuneo per prelevare i renitenti alla leva, che non s’erano nemmeno degnati di rispondere al bando. Nella loro scontata ed accurata assenza, nella disperata necessità di non lasciar correre con tutte le immani conseguenze future, estesero la responsabilità politica dei renitenti lontani ai loro genitori in casa e con l’aiuto di torvi ed atterriti carabinieri trasportarono i familiari al carcere mandamentale, dozen of them rimanendo poi in attesa dell’inevitabile risultato della pressione psico-sentimentale”” (pag 41)”,”ITAR-227″
“FENOGLIO Beppe”,”Una questione privata. I ventitre giorni della città di Alba.”,”‘In ‘I ventitre giorni della città di Alba’, la guerra civile rivissuta come vicenda personale e collettiva da Beppe Fenoglio (1922-1963). In ‘Una questione privata’, Fenoglio ci dà forse la più bella tra le storie d’amore possibili.’ (4° cop) “”Nel clima della guerra fredda, ‘I ventitre giorni’ fu frainteso da denigratori e fautori. «L’Unità» s’impermalì, e ne parlò come di una «mala azione», scandalizzata per una rappresentazione della Resistenza non consona alla retorica vigente. Ma giustamente Emilio Cecchi poté scrivere nel 1963, alla prematura morte a Torino di Beppe Fenoglio per male incurabile: «Oggi che ci troviamo davanti all’insieme della sua opera viene da chiedersi se la rappresentazione della grigia vita campagnola e di grandiose e terribili vicende, abbiamo avuto negli scrittori delle ultime generazioni altro interprete all’altezza e della gravità di questo. (…)»”” (premessa)”,”VARx-004-FMP”
“FENOGLIO Beppe, a cura di Dante ISELLA”,”L’imboscata.”,”Nell’estate del 1944, in un’Italia devastata dalla guerra civile, prende vita la drammatica vicenda del partigiano Milton, un personagigo molto diverso dal più famoso partigiano Johnny, eppure in qualche modo a lui complementare. Lo stesso Fenoglio ne sottolineò la specularità: “”Milton è un’altra faccia, più dura, del sentimentale e dello snob Johnny””. Libro incompiuto, ma non certo frammentario… Le opere di Beppe Fenoglio (1922-1963) sono pubblicate da Einaudi: ‘I 23 giorni della città di Alba’, ‘La malora’, ‘Primavera di bellezza’, ‘Una questione privata’, ‘Il partigiano Johnny’, ‘Appunti partigiani’. I suoi ‘Romanzi e racconti’ sono raccolti, a cura di Dante Isella nella ‘Biblioteca della Pléiade’. La fondina. Il fratello di Filippo. “”Come non lo sapessi. Lo fucilò la Muti. E nota che non era ancora partigiano vero e proprio. Ci ronzava attorno da un pezzo ma entrato in forza proprio non era ancora. Per sentirsi qualcuno viaggiava con un cinturone da ufficiale e tanto di fondina. Senonché la fondina era vuota perché la pistola non se l’era ancora fatta. I criminali della Muti lo sorpresero lungo la ferrovia, quasi all’imbocco della galleria di Moresco. A regola non potevano fucilarlo perché era stato trovato senza armi. Ma va’ a parlare di regole con la Muti. La Muti che era per ammazzare prese lo spunto dalla fondina. Dove c’è fondina c’è rivolterra, dissero, lui l’aveva buttata o nascosta appena vistosi circondato. Siccome il fratello di Filippo negava con tutte le sue forze, gli montarono il trucco. Uno di loro lancià la sua pistola verso il tunnel, poi fece finta di frugare tutto intorno con la massima attenzione. Naturalmente la trovò in un minuto e corse a metterla sotto il naso al fratello di Filippo che una pistola così se l’era sempre sognata. La confrontarono alla sua fondina e si capisce che bene o male corrispondeva alla fondina. Allora l’ufficiale lo dichiarò bandito armato e lo fucilarono sul posto”” (pag 96) Il mito Ettore Muti. Dizionario Treccani ‘(…) Appare difficile appurare se egli facesse il doppio gioco a favore della Germania nazista, se fosse fedele al fascismo mussoliniano o se si fosse adeguato al governo badogliano. Diversi testimoni della vicenda, tra i quali Carmine Senise e Giacomo Carboni, hanno voluto fornire la loro versione su questi fatti, soffermandosi in particolare sul rapporto Muti-Badoglio, ma nonstante alcune indagini della magistratura negli anni Cinquanta, sulla vicenda non si è fatta chiarezza. La morte precoce e violenta favorì presso gli uomini della Repubblica sociale l’idealizzazione di Muti: fu dipinto come un eroe senza macchia e gli venne dedicata una brigata di camicie nere. In un Consiglio dei ministri di metà dicembre 1943, il fascismo repubblicano stabilì inoltre la concessione di una pensione vitalizia alla famiglia nelle persone della madre, della vedova e della figlia legittima. Il 19 febbraio 1944, a Ravenna, fu celebrato il suo funerale solenne, in seguito allo spostamento della salma dal cimitero del Verano. Anche negli anni successivi alla guerra, la fortuna di Muti fu largamente determinata – più ancora che dalla sua vita – dall’immagine mitica costruita dalla Repubblica sociale nel periodo 1943-45′”,”ITAR-001-FER”
“FENOGLIO Beppe”,”I ventitre giorni della città di Alba – La Malora.”,”‘Guerra, resistenza, amore sono qui riportati sotto un segno comune di violenza. Ma con naturalezza, con innocenza. Il paesaggio è quello tipicamente pavesiano delle Langhe; disseccato, scarnificato fino a rappresentare simbolicamente quella condizione guerresco-contadina da cui è nata tanta parte dell’ultima storia italiana. Vecchie pelli, partigiani di primo pelo, ladri-guerrieri, braccianti, sergenti, sbruffoni, ragazze con l’argento vivo: tutta gente che vive a muso duro nell’odore della polvere…’ (retrocopertina)”,”VARx-002-FER”
“FERGUSON Adam a cura di Pasquale SALVUCCI”,”Saggio sulla storia della società civile. Titolo originale: ‘An Essay on the History of Civil Society’ (1767).”,”Adam FERGUSON (1723-1816) appartiene alla famosa ‘scuola scozzese’ (HUME, ROBERTSON, REID, SMITH, STEUART, MILLER e altri), che, nella seconda metà del Settecento, costituisce l’ altro versante dell’ enciclopedismo francese e, aprendo la filosofia alla vita e ai problemi reali, fa degli argomenti economici e politici il terreno più funzionale di ogni spiegazione. Professore a Edimburgo, autore anche delle ‘Istituzioni di filosofia morale’ (1769) e dei ‘Principi di morale e scienza politica’ (1792), FERGUSON ebbe esperienze di vario tipo. Il suo capolavoro è questo ‘Saggio sulla storia della società civile’. Libro che ha influenzato il pensiero occidentale contribuendo alla elaborazione della concezione del mondo di MARX e alla fondazione della sociologia. —————————————————————————“,”TEOP-101”
“FERGUSON Niall”,”The Cash Nexus. Money and Power in the Modern World, 1700-2000.”,”FERGUSON Niall è professore di storia politica e finanziaria all’ Università di Oxford e Visiting Professor di Economics alla Stern School of Business, New York University. E’ autore di ‘Paper and Iron’, ‘The House of Rothschilds’ e ‘The Pity of War’. Scrive per TLS.”,”ECOI-087″
“FERGUSON Niall a cura di Massenzio TABORELLI”,”Soldi e potere nel Mondo Moderno, 1700-2000.”,”FERGUSON Niall è nato a Glasgow 36 anni fa, è docente di Storia della politica e della finanza a Oxford e visiting professor alla Stern School of Business della New York University. Ha esordito con ‘Paper and Iron’ (1995). Poi si è imposto all’attenzione della critica con tre opere molto discusse ‘The Pity of War’ (1998) (in cui attribuiva alla Gran Bretagna la responsabilità del primo conflitto mondiale), ‘Virtual History’ (1997) in cui ipotizzava una serie di scenari fantapolitici (se HITLER avesse sconfitto STALIN ecc.), ‘The House of Rothschilds’ ricostruzione ‘ufficiale’ delle vicende dell’ impero bancario dei Rothschild. Scrive per TLS, Financial Times e l’ Observer. In ‘Soldi e potere’ FERGUSON sostiene che sono stati gli eventi politici e soprattutto le guerre a plasmare le istituzioni tipiche della vita economica. Sull’ intensità della guerra: P.A. SOROKIN ha contato 97 guerre nel periodo 1819-1925, in confronto al totale di 112 (dal 1800 al 1945) indicato da Quincy WRIGHT. L.F. RICHARDSON contando tutte le ‘liti mortali’ che è riuscito a trovare, ha raggiunto la cifra assai più imponente di 289 nel periodo 1819-1949. Poi c’è la stima di LUARD ancora più alta 410 nel periodo 1815-1984. (pag 29)”,”QMIx-093″
“FERGUSON Niall”,”La verità taciuta. La prima guerra mondiale: il più grande errore della storia moderna.”,”NIall FERGUSON nato a Glasgow nel 1964 è docente di storia della politica e della finanza a Oxford. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina).”,”QMIP-032″
“FERGUSON Niall”,”La verità taciuta. La Prima guerra mondiale: il più grande errore della storia moderna. (Tit. orig.: The Pity of War)”,”FERGUSON Niall nato a Glasgow nel 1964, è docente di storia della politica e della finanza a Oxford e visiting professor alla Stern School of Business della New York University. Esponente autorevole della nuova storiografia britannica, è autore di Paper and Iron (1995) Virtual History (1997) The House of Rothschilds (1998) e The Cash Nexus. “”E’ sorprendente la scarsità di voci che si levarono in Germania contro l’ azzardo di attuare una guerra sottomarina senza restrizioni. Max Warburg, fu uno dei pochi influenti uomini d’ affari tedeschi a opporsi all’ abolizione delle restrizioni sulla guerra sottomarina, sostenendo che, per quanto grande fosse l’ impatto sui rifornimenti alimentari inglesi, il rischio di alienarsi gli Stati Uniti era troppo grave. “”Se l’ America è tagliata fuori dalla Germania””, disse nel febbraio 1916, “”significa una riduzione del 50 per cento del potere finanziario della Germania da usare in guerra, e un aumento del 100 per cento di quello britannico e francese (…) Bisognerebbe fare di tutto (…) per evitare una rottura con l’ America””. “”La guerra è perduta se va avanti (la guerra sottomarina senza limitazioni) (…)””. (pag 380-381)”,”RAIx-019″
“FERGUSON Niall”,”The Ascent of Money. A Financial History of the World.”,”FERGUSON è un noto storico britannico.”,”ECOI-246″
“FERGUSON Niall”,”Ventesimo secolo, l’età della violenza. Una nuova interpretazione del Novecento.”,”in apertura versi poesie Shakespeare, Eliot (La terra desolata (vpn)), brano della guerra dei mondi di Wells. FERGUSON N. insegna storia moderna alla Harvard University. E’ commentatore politico ed economico. Ha scritto altre opere v. bibl.. Il viaggio dei coniugi Webb in Urss. “”Forse non c’è nulla che illustri il carattere demoniaco del regime stalinista meglio del Belomorkanal, il canale di 220 chilometri voluto da Stalin per collegare il mar Baltico al Mar Bianco. Tra il settembre 1931 e l’agosto 1933, dai 128.000 ai 180.000 prigionieri (molti dei quali provenienti dai campi delle Soloveckie e diretti da Frenkel’) scavarono un corso d’acqua muniti soltanto di picconi, carriole e accette rudimentali. Le condizioni di vita furono così dure e gli attrezzi così inadeguati che durante i lavori morirono decine di miglaia di operai, com’era facilmente prevedibile: il terreno era ghiacciato per metà dell’anno e in molti punti i prigionieri dovettero aprirsi un varco in duri blocchi di granito. E, come spesso accadde, il risultato finale ebbe un rientro economico pressoché nullo poiché il canale risultò troppo stretto e non abbastanza profondo da permettere il passaggio alle navi di grosse dimensioni. Ma quando Sidney e Beatrice Webb, membri della Fabian Society insieme a Shaw, visitarono il canale a lavori ultimati, non sembrarono notare nulla di tutto ciò- In ‘Il comunismo sovietico: una nuova civiltà’ (1935) sostennero che era “”confortante sapere che il più fervido apprezzamente fu ufficialmente espresso per il successo della GPU, non soltanto nel portare a termine una grande impresa di ingegneria, ma anche nel conseguire un trionfo nel campo della rigenerazione umana””. I Webb rifiutarono con forza l'””ingenua convinzione che… le colonie penali siano mantenute e rifornite senza sosta da migliaia di lavoratori e tecnici deportati deliberatamente allo scopo di ricavare, con il loro lavoro forzato, un profitto netto pecuniario che vada a sommarsi alle entrate dello Stasto””. Un concetto del genere era semplicemente “”incredibile”” per “”chiunque fosse al corrente degli effetti economici prodotti in qualsiasi paese del mondo dal lavoro forzato e penitenziario””. La schiavitù ha sempre avuto i suoi apologeti, che raramente, però, si dimostrarono così ingenui. Ai 36 scrittori sovietici che sotto il coordinamento di Gorkij scrissero l’iperbolico volume ‘Il canale Stalin Belomor-Baltico’ si poté concedere l’attenuante di non aver avuto alla menzogna altra alternativa che la morte. I Webb, invece, scrissero le loro scempiaggini nella tranquillità di Bloomsbury.”” (pag 220) Eliot: “”Cos’è quel suono alto nell’aria Quel mormorio di lamento materno Chi sono quelle orde incappucciate che sciamano Su pianure infinite, inciampando nella terra screpolata Accerchiata soltanto dal piatto orizzonte Qual è quella città sulle montagne Che si spacca e si riforma e scoppia nell’aria violetta Torri che crollano Gerusalemme Atene Alessandria Vienna Londra Irreali”””,”TEMx-053″
“FERGUSON Niall”,”Il grido dei morti. La prima guerra mondiale: il più atroce conflitto di ogni tempo.”,”Niall Ferguson insegna Storia moderna alla Harvard University. E’ senior research fellow al Jesus College della Oxford University e senior fellow all’Hoover Institution della Stanford University. E’ commentatore politico ed economico e scrive su quotidiani inglesi e americani. Ha al suo attivo molte pubblicazioni tra cui ‘Soldi e potere nel mondo moderno’, ‘Ascesa e declino dell’impero americano’, ‘Ascesa e declino del denaro’. La guerra per Max Warburg e soci. “”La risoluzione su “”militarismo e conflitti internazionali”” approvata dalla Seconda Internazionale dei partiti socialisti alla conferenza di Stoccarda nel 1907 è una formulazione classica della teoria marxista sulle origini della guerra: “”Le guerre fra Stati capitalisti sono di regola il risultato della loro rivalità per il possesso dei mercati mondiali, dato che ogni Stato non si preoccupa soltanto di consolidare il proprio mercato, ma anche di conquistarne di nuovi…Inoltre, queste guerre derivano dall’interminabile corsa agli armamenti tipica del militarismo… Le guerre perciò sono intrinseche alla natura del capitalismo: cesseranno soltanto quando verrà abolita l’economia capitalista”” (1). Dopo lo scoppio della prima guerra mondiale – che gettò nel caos la Seconda Internazionale – questa tesi divenne un autentico dogma della sinistra. Nel gennaio del 1915 il socialdemocratico tedesco Friedrich Ebert dichiarò: “”Tutti i grandi Stati capitalisti hanno registrato un incremento della loro vita economica nel corso dell’ultimo decennio… La lotta per i mercati si è fatta più intensa. Insieme alla lotta per i mercati si è aperta la lotta per i territori… Perciò i conflitti economici hanno portato all’esplosione di conflitti politici, a costanti e giganteschi aumenti degli armamenti e infine alla guerra mondiale”” (2). Secondo il “”rivoluzionario disfattista”” Lenin (uno dei pochi leader socialisti che desideravano esplicitamente la sconfitta del proprio paese), la guerra era un prodotto dell’imperialismo. La lotta tra le grandi potenze per la conquista dei mercati d’oltremar, stimolata dalla riduzione del tasso di profitto delle loro economie interne, non poteva che terminare con una guerra suicida; a propria volta, le conseguenze sociali della conflagrazione avrebbero affrettato la tanto attesa rivoluzione internazionale del proletariato e la “”guerra civile”” contro le classi dominanti, a cui Lenin aveva incitato fin dallo scoppio della guerra. (3). (…) A prima vista ci sono molte ragioni per pensare che gli interessi capitalistici avrebbero tratto vantaggio dalla guerra. In particolare, l’industria degli armamenti non avrebbe certo preso l’occasione di ottenere lucrosi contratti nel caso di un esteso conflitto. La filiale britannica della banca di Rothschild, che per i marxisti e gli antisemiti era il simbolo del diabolico potere del capitale internazionale, aveva legami finanziari con la società Maxim-Nordenfelt, le cui mitragliatrici erano state esaltate da Hilaire Belloc come la chiave per l’egemonia europea, e aveva contribuito a finanziarne l’acquisizione da parte della Vickers Brothers nel 1897 (6). Anche i Rothschild di Vienna avevano interessi nell’industria degli armamenti: le loro acciaierie Witkowitz erano importanti fornitrici di ferro e acciaio per la marina austriaca e successivamente di proiettili per l’esercito. I cantieri navali tedeschi, per citare ancora un esempio, ottennero cospicui contratti governativi in forza del programma navale del grand’ammiraglio Alfred von Tirpitz. Delle ottantasei unità commissionate tra il 1898 e il 1913 sessantatré furono allestite da un gruppo ristretto di compagnie private. Più di un quinto della produzione dei cantieri Blohm & Voss di Amburgo, che avevano sostanzialmente monopolizzato l’allestimento di grandi navi da diporto, era destinato alla marima militare (7). Tuttavia, come a smentire la teoria marxista, non c’è quasi nessuna prova che questi uomini d’affari legati ai propri interessi ‘volessero’ una grande guerra europea. A Londra la stragrande maggioranza dei banchieri era terrorizzata da questa prospettiva, soprattutto perché la guerra minacciava di bancarotta quasi tutti gli istituti di sconto che finanziavano il commercio internazionale (…). I Rothschild cercarono invano di evitare un conflitto anglo-tedesco, e per questi loro sforzi furono accusati da Henry Wickham Steed, il caporedattore agli esteri del ‘Times’, “”di un losco tentativo finanziario giudeo-tedesco per costringerci a sposare la causa della neutralità”” (8) . Tra i pochi uomini d’affari tedeschi tenuti (soltanto in parte) informati sugli sviluppi della crisi di luglio, né l’armatore Albert Ballin né il banchiere Max Warburg erano favorevoli alla guerra.”” (pag 58-59)”,”QMIP-209″
“FERGUSON Niall”,”Colossus. Ascesa e declino dell’impero americano.”,”Niall Ferguson insegna Storia alla Harvard University e Storia economica alla Stern School of Business della New York University. Commentatore politico ed economico scrive su numerosi quotidiani americani e inglesi, tra cui il New York Times, il Wall Street Journal, Foreign Affairs, e la New York Review of Books. Fra i suoi libri ricordiamo: La verità taciuta, La Prima Guerra Mondiale: il più grande errore della storia moderna, Soldi e potere nel mondo moderno e Empire, The Rise and Fall of the British World Order and the Lessons for Global Power.”,”USAP-004-FL”
“FERGUSON Wallace K.”,”Il Rinascimento nella critica storica.”,”Wallace K. Ferguson è nato a Toronto nel 1902. Laureatosi nel 1927, dopo aver insegnato per anni alla New York University, è dal 1956 professore di storia alla Western Ontario University (1969). “”Nel pensiero di Hegel la concezione dello spirito universale va inseparabilmente congiunta con il metodo per mezzo del quale esso raggiunge i suoi fini nella storia effettuale, vale a dire: la dialettica che è la logica peculiare della storia. Ma la inseparabilità suddetta non venne intesa come un nesso necessario: molti storici accettarono l’idealismo hegeliano, almeno in parte, ma non la sua dialettica. D’altro canto, Carlo Marx adottò la dialettica e non lo spirito”” (pag 245)”,”STOx-048-FF”
“FERGUSON Adam”,”An Essay on the History of Civil Society.”,”Adam Ferguson, LL. D. Professor of Moral Philosophy in the University of Edinburgh.”,”FILx-137-FL”
“FERGUSON Niall”,”The Pity of War. (La pietà della guerra)”,”Niall Ferguson nato a Glasgow nel 1964, è docente di storia della politica e della finanza a Oxford e visiting professor alla Stern School of Business della New York University. Esponente autorevole della nuova storiografia britannica, è autore di Paper and Iron (1995) Virtual History (1997) The House of Rothschilds (1998) e The Cash Nexus. “”There was only one consolation left to the Germans; and that was that some of their potential foes were significantly less prepared for war”” (pag 101) “”C’era solo una consolazione rimasta ai tedeschi; e cioè che alcuni dei loro potenziali nemici erano significativamente meno preparati alla guerra”””,”QMIP-020-FSL”
“FERGUSON Niall”,”La verità taciuta. La Prima guerra mondiale: il più grande errore della storia moderna.”,”Niall Ferguson, nato a Glasgow nel 1964, è docente di Storia della politica e della finanza a Oxford. Niall Ferguson insegna Storia alla Harvard University e Storia economica alla Stern School of Business della New York University. Commentatore politico ed economico scrive su numerosi quotidiani americani e inglesi, tra cui il New York Times, il Wall Street Journal, Foreign Affairs, e la New York Review of Books. Fra i suoi libri ricordiamo: Soldi e potere nel mondo moderno e Empire, The Rise and Fall of the British World Order and the Lessons for Global Power.”,”QMIP-038-FL”
“FERGUSON Adam”,”An Essay on the History of Civil Society.”,”La prima edizione dei testi che hanno definito l’Europa moderna. FERGUSON, Adam Treccani: Filosofo e storico scozzese, nato a Logierait (Perthshire) il 20 giugno 1723, morto a St. Andrews il 22 febbraio 1816. Dal 1759 al 1785 insegnò all’università di Edimburgo. Si occupò soprattutto del problema etico-politico, cercando di conciliare l’antitesi tra l’individualismo utilitario del Hobbes e del Hume e la morale sentimentale e altruistica dello Shaftesbury e del Hutcheson. Tanto il principio della conservazione di sé quanto quello dell’amor del prossimo dovevano infatti valere, per il F., come mezzi per raggiungere quell’ideale di perfezione, a cui l’uomo doveva tendere sia in quanto individuo sia in quanto membro di una società. Nelle concezioni politiche il F. si attenne al costituzionalismo del Montesquieu. Suoi scritti teorici principali, gli Institutes of moral Philosophy (Edimburgo 1769) e i Principles of moral and political Science (Edimburgo 1792): da ricordare anche l’Essay on the History of civil Society (Londra 1766) e la History of the Progress and germination of the Roman Republic (1783), che volle essere l’esemplificazione storica delle sue vedute etico-politiche. Bibl.: U. Kaneko, Moralphilosophie A. F.s, Lipsia 1904; H. Huth, Soziale u. individualistische Auffassung im 18. Jahrh., vornehmlich bei A. Smith. u. A. F., Lipsia 1907; Buddeberg, F. als Soziologe, in Jahrbuch für Nationalökonomie u. Statistik, 1925. © Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani – Riproduzione riservata 3 417131 SBN CLOUD”,”FILx-028-FMB”
“FERGUSSON Adam”,”Quando la moneta muore. Le conseguenze sociali dell’iperinflazione nella Repubblica di Weimar.”,”Adam Fergusson nato nel 1932 e laurato in storia a Cambridge è un giornalista politico inglese. Negli anni Settanta ha diretto lo “”Statist”” ed ì diventato poi collaboratore autorevole del “”Times””. Come politico si è legato al Partito conservatore e si è impegnato sul fronte dell’Europa unita. E’ stato membro del Parlamento europeo dal 1979 al 1982, poi Special Advisor for European Affairs presso il ministero degli esteri e il Commonwealth. dal 1985 al 1989. In seguito ha svolto lavoro di consulenza. Quest’opera è stato pubblicata per la prima volta nel 1975. “”In un’atmosfera di sempre maggiore violenza e di frustrazione, con attacchi da tutte le parti alla politica della Reichsbank, Havenstein sembrava perfettamente a suo agio. Trenta cartiere, centocinquanta tipografie e duemila macchine da stampa lavoravano notte e giorno, aggiungendo senza sosta banconote al diluvio di cartamoneta nel quale era già affogata l’economia del paese. Havenstein parlava dell’efficienza del suo sistema – la sua ‘Leistungsfähigkeit’ – e ripetava che a suo avviso il maggior pericolo di inflazione proveniva dalle banche private dei singoli stati, le quali avevano il permesso di emettere 15.000 miliardi di marchi – ma non giornalmente, come invece faceva la Reichbank con l’unica eccezione della domenica, bensì una tantum – e continuavano a chiedere di poterne stampare di più. Havenstein sosteneva che ciò “”avrebbe vanificato l’intera politica creditizia dello Stato e della Reichsbank”” e andava proclamando ai quattro venti che la sua missione era di salvare la Germania dalla carenza di denaro. Il governo non riuscì a sopravvivere all’azione combinata di Havenstein e dell’impegno del ‘Ruhrkampf’. Ai primi di agosto, quando iniziò la caduta più vertiginosa del marco, il futuro di Cuno si presentava già del tutto incerto. La mancanza di prestiti dall’estero, l’aggiunta al bilancio preventivo, che era giocoforza approvare, di una spesa di 6000 miliardi di marchi (circa 400.000 sterline) per le sovvenzioni alla Ruhr, la consapevolezza per di più che la resistenza passiva alla resa dei conti si sarebbe risolta non solo nella fine politica ma probabilmente anche nella morte fisica dei membri del governo; tutto questo contribuì a far sì che la coalizione cominciasse a scompaginarsi. “”Non si tratta di una scelta fra capitolazione e caos”” andava dicendo il ministro degli Esteri Rosenberg. “”Capitolazione significa caos. (…)”” (pag 203)”,”GERG-094″
“FERLINGHETTI Lawrence”,”Scoppi urla risate.”,”L. Ferlinghetti è nato nel marzo del 1919 a Yonkers (morto nel 2021), nello stato di New York. Tra le sue ultime opere pubblicate in italiano le raccolte di poesie ‘A Coney Island of the Mind’ (…)-“,”VARx-004-FRR”
“FERMI Laura”,”Atomi in famiglia.”,”””In un primo tempo i fisici di Chicago sperarono di poter ordinare un ciclotrone su misura, a una delle grosse industrie. Ma scienziati e industriali non riuscirono a mettersi d’accordo. Il prezzo richiesto parve eccessivo; le trattative andavano per le lunghe e intanto il tempo passava. Herbert Anderson, che è d’ indole impulsiva, cominciava a spazientirsi: l’ azione, diceva deve seguire prontamente le idee. Decise quindi di costruire lui stesso il ciclotrone. Tanto, di ciclotroni gli industriali non ne sapevano nulla, e a lui sarebbe toccato in ogni modo di far tutti i calcoli e sorvegliare la costruzione. Si mise all’ opera, aiutato da un altro fisico, John Marshall””. (pag 327)”,”SCIx-169″
“FERNANDEZ-ARMESTO Felipe”,”The Spanish Armada. The Experience of War in 1588.”,”Felipe Fernandez Armesto è Fellow del St Antony’s Collge, Oxford: Gli spagnoli nelle battaglie navali usavano ancora il “vecchio sistema” di abbordare le navi per conquistarle utilizzando i cannoni solo per indebolire il nemico (come nella battaglia di Lepanto del 1571); i loro equipaggi erano infatti molto preparati nei combattimenti corpo a corpo. In questo caso, però, di fronte allo schieramento inglese gli spagnoli dovettero serrarsi in formazione difensiva. Gli inglesi infatti (che avevano navi più piccole e leggere), mentre bombardavano il nemico non gli permisero mai di avvicinarsi abbastanza per lanciare i suoi grappini ed effettuare l’abbordaggio. Le navi inglesi erano superiori tecnologicamente a quelle spagnole grazie all’affusto navale dei cannoni inglesi che permetteva un fuoco più veloce, preciso, sicuro e disciplinato di quello (di derivazione terrestre) dei cannoni spagnoli. Per molti cannoni spagnoli le operazioni di ricarica dovevano essere eseguite in parte uscendo dall’opera morta ed esponendo un servente al fuoco nemico. Inoltre nelle navi spagnole erano ancora molto diffusi i piccoli cannoni (falconi, falconetti, mignon) con funzione anti-uomo, mentre la marina britannica disponeva soprattutto di cannoni pesanti, con proiettili tra le 18 e le 42 libbre (e forse anche 60). Il volume di fuoco della flotta inglese non fu comunque mai inferiore a una bordata ogni 4 minuti circa, con rare eccezioni di fuoco più veloce. Gli spagnoli invece tiravano molto lentamente, e di solito dopo una salva a segno cercavano di manovrare per andare all’abbordaggio. Benché continuassero a cannoneggiare il nemico, gli inglesi non riuscirono a fare molti danni nelle file della flotta del duca di Medina-Sedonia (le cui navi si trovavano sopravento), che in questa prima battaglia perse solo due galeoni, uno catturato da Drake e l’altro esploso per un guasto. Le schermaglie fra le due flotte continuarono fino al 2 agosto, giorno in cui l’Armada cercò di distruggere con un contrattacco improvviso l’avanguardia inglese comandata da Martin Frobisher che, grazie alla marea e ai venti a lui favorevoli, riuscì a salvarsi. Wikip. Finalmente il 6 agosto l’Armada gettò l’ancora al largo di Calais per imbarcare l’esercito (le truppe di Alessandro Farnese non erano riuscite ad arrivare al punto d’incontro). La notte del 7 agosto, 8 navi incendiarie inglesi vennero lanciate contro i legni spagnoli che, presi alla sprovvista, dovettero disperdersi lasciando agli inglesi gioco facile per un attacco. La battaglia che ne seguì, nota come battaglia di Gravelinga, si combatté a distanza ravvicinata e fu disastrosa per gli spagnoli, che persero tre galeoni e furono costretti a ritirarsi nella Manica. Il fallimento L’Armada spagnola non era stata realmente battuta sul mare, pur avendo subito danni pesanti e perdite dolorose, aveva però perso la speranza di sconfiggere gli inglesi, manovrava ormai a fatica e avrebbe dovuto aprirsi la strada combattendo per raggiungere le coste dei Paesi Bassi. Decise quindi di desistere dall’impresa e cercò faticosamente di riorganizzarsi. Ormai il tentativo di imbarcare le truppe con la conseguente invasione era fallito, così i galeoni spagnoli cercarono di ritornare in patria ma a causa dei venti contrari decisero di puntare verso nord, navigando tra gli arcipelaghi delle Orcadi e delle Shetland per poi dirigersi a sud veleggiando ad ovest dell’Irlanda. Gli inglesi, che in un primo momento avevano inseguito il nemico, lo lasciarono poi andare tranquillamente, sebbene consapevoli che sarebbe tornato. Il 10 agosto la flotta inglese si avvicinò per tentare un attacco alle navi spagnole rimaste attardate, ma Medina Sidonia riuscì a ricompattare le sue squadre e si preparò a dar nuovamente battaglia, cui gli inglesi tuttavia preferirono sottrarsi e quindi, dopo un fiacco scambio di cannonate, le due flotte si separarono definitivamente. Tuttavia un’incredibile serie di tre violentissime tempeste si abbatté sugli spagnoli. La prima li sorprese il 12 agosto, al largo delle Isole Orcadi e presso le Isole Shetland; la seconda il 12 settembre al largo delle coste irlandesi; seguita dopo pochi giorni da una terza al largo delle coste del Connacht (sempre in Irlanda). Delle 138 navi con 24 000 uomini che erano salpate da Lisbona, 45 imbarcazioni e 10.000 uomini andarono perduti. La grande impresa di Filippo II sfumò e lo stesso re cattolico pensò che Dio proteggesse i protestanti e punisse coloro che credevano in lui. Grazie a questo importantissimo successo, l’Inghilterra della regina eretica e anti-spagnola Elisabetta I affermò il proprio dominio sui mari del nord e inflisse una battuta d’arresto al tentativo spagnolo di egemonia sullo scacchiere europeo. La Spagna continuò però la sua guerra navale contro l’Inghilterra, riuscendo anche a ottenere alcuni importanti successi (come nelle campagne delle isole Azzorre); altre flotte spagnole operarono nella Manica nei decenni seguenti.”,”QMIN-041-FSL”
“FERNÁNDEZ-VEGA José”,”Las guerras de la política. Clausewitz de Maquiavelo a Perón.”,”FERNÁNDEZ VEGA Josè ricercatore al Conicet e professore ordinario all’Università di Buenos Aires, dove ha conseguito dottorato in Filosofia. Borsista di dottorato a Berlino, Ricevuto un contributo dalla Fondazione Antorchas di Buenos Aires per la pubblicazione, 3 413879 SBN”,”QMIx-165-FSL”
“FERON Francois THORAVAL Armelle a cura;collaborazione di Patrice BUFFOTOT André CABANIS Jean-Claude CHESNAIS Frederic HARTWEG Denis KESSLER Roland MARX Philippe MOREAU-DEFARGES Marie-France TOINET e altri”,”L’Etat de l’Europe.”,”Collaborazione di Patrice BUFFOTOT André CABANIS Jean-Claude CHESNAIS Frederic HARTWEG Denis KESSLER Roland MARX Philippe MOREAU-DEFARGES Marie-France TOINET e altri”,”STAT-082″
“FERRACUTI Giovanni MARCELLONI Maurizio”,”La casa. Mercato e programmazione.”,”FERRACUTI Giovanni (Udine, 1942) architetto docente di tecnologia dell’architettura (Univ. Venezia). MARCELLONI (Roma, 1938) architetto, è docente di teorie urbanistiche all’Univ. di Venezia.”,”ITAE-302″
“FERRAIOLI GianPaolo”,”L’Italia e la «Dollar Diplomacy». Percezioni della politica estera americana durante la presidenza di William H. Taft (1909-1913).”,”Omaggio dell’autore GianPaolo Ferraioli (Bagheria, 1969), è professore associato di Storia delle Relazioni Internazionali nell’Università degli Studi della Campania ‘Luigi Vanvitelli’. Dipartimento di Scienze Politiche “”Jean Monnet””. E’ l’autore de ‘L’Italia e l’ascesa degli Stati Uniti al rango di potenza mondiale (1896-1909). Diplomazia e dibattito pubblico, emigrazione durante le amministrazioni di William McKinley e Theodore Roosevelt’, Napoli, 2013; ‘Federico Chabod e la Valle d’Aosta tra Francia e Italia’, Roma, 2010; ‘Politica e diplomazia in Italia tra XIX e XX secolo. Vita di Antonio di San Giuliano (1852-1914)’, Soveria Mannelli, 2007. Venezuela. ‘In nome della formazione di un fronte comune delle nazioni progredite e civilizzate contro gli Stati “”canaglia”” dell’epoca, Theodore Roosevelt aveva dato il suo consenso, nel 1902-3, al blocco navale che l’Inghilterra, la Germania e l’Italia avevano messo in atto contro il Venezuela del generale Cipriano Castro. Quest’ultimo, da tempo, si rifiutava del resto di pagare i reclami che alcune ditte e sudditi inglesi, tedeschi e italiani vantavano nei confronti del Venezuela. Con questa loro azione militare, Roma, Berlino e Londra avevano fatto però anche un favore alle imprese e ai cittadini degli Stati Uniti e di tutte le altre nazioni aventi interessi in Venezuela, poiché Castro, piegandosi ad accettare di pagare i reclami anglo-tedesco-italiani, aveva dovuto dare il suo assenso affinché anche tutti gli altri reclamanti stranieri godessero dello stesso trattamento (72). Tuttavia, i vari contenziosi tra il Venezuela e il mondo “”civile”” non si erano potuti risolvere in quel modo: L’Italia, ad esempio, nel 1906 ancora attendeva che le fosse pagato il 25 per cento della somma pattuita tre anni prima (73). Nel 1908, essa si vide anche costretta a subire altri atti arbitrari di Castro, il quale negò ad alcuni emigranti dalla Penisola di entrare in Venezuela. D’altronde, il dittatore venezuelano asseriva che gli italiani fossero tutti degli anarchici e degli avventurieri e l’Italia il luogo stesso dove i fuoriusciti venezuelani trovavano asilo per organizzare rivoluzioni contro di lui (74). La stessa accusa fu da lui lanciata all’indirizzo dell’Olanda. Questa, a suo dire, permetteva che nelle isole olandesi del Mar dei Caraibi fossero organizzati attentati contro lo Stato venezuelano. Il governo dell’Aja, quindi, si vide costretto a interrompere il fiorente commercio che esisteva, tra le sue Antille e il Venezuela (75). Ma anche la Francia dovette sopportare ripetuti attacchi ai suoi interessi da parte di Castro. Questi impedì a una società francese specializzata nella posa di cavi sottomarini di operare davanti alle coste venezuelane, tanto che il governo di Parigi, dopo aver rotto le relazioni diplomatiche con Caracas, cominciò a valutare l’ipotesi di dare vita a un’azione armata contro il Venezuela (76). Non contento, Castro si inimicò pure l’Inghilterra. Infatti, interruppe la concessione che avevano alcune ditte inglesi per smerciare in Venezuela i sali e i fiammiferi in regime di monopolio (77). Infine, gli stessi Stati Uniti dovettero assistere alla circostanza di essere indicati come finanziatori di rivoluzioni anticastriste, tramite il ‘trust’ della New York & Bermudez Asphalt & Co. Il dittatore venezuelano, pertanto, pretese che quel ‘trust’ si sottomettesse al giudizio dei tribunali venezuelani, anche per stabilire se avesse o meno ragione riguardo ad alcuni suoi reclami. Sempre nel 1908, quindi, quei tribunali riuscirono a emettere il loro verdetto, condannando la New York & Bermudez Asphalt & Co al sequestro dei beni e a un forte risarcimento nei confronti del Venezuela. Washington, a questo punto, decise come la Francia e l’Olanda di interrompere le relazioni diplomatiche con Caracas (78). Dunque, era diventato evidente, in coincidenza con la fine della presidenza Roosevelt, che la questione venezuelana stesse entrando in una fase oltremodo critica, esattamente come sei anni prima. A Londra, Parigi, Roma e l’Aja si discuteva di una possibile e imminente azione navale contro Castro (79). Nelle capitali europee, tuttavia, si ammetteva anche che, se proprio la prova di forza fosse dovuta scattare, avrebbe dovuto ricevere prima l’avallo degli Stati Uniti, in omaggio alla Dottrina Monroe, e dopo aver ribadito a Washington che gli europei non si sarebbero presi porti o porzioni di territorio venezuelano. La Francia, a dire il vero, avrebbe voluto che fossero gli Stati Uniti ad agire contro il Venezuela anche in nome e per conto dell’Europa. Ma il Dipartimento di Stato, ancora guidato da Elihu Root, fece sapere alle cancellerie del Vecchio continente che a Washington non si vedevano margini per iniziare un’azione armata (…). Chi volle rompere gli indugi fu allora l’Olanda. Alla fine del 1908, proprio mentre Taft si apprestava a subentrare a Roosevelt e sfruttando anche la momentanea assenza di Castro dal Venezuela, in quanto si era recato in Germania per curarsi, la marina da guerra olandese mise in atto un aggressivo blocco navale davanti alle coste dello Stato latinoamericano (83)’ (pag 298-299-300-301) [(72) Sulla crisi venezuelana del 1902-3, come vista e gestita dall’Italia nelle sue relazioni con gli Stati Uniti, si rinvia a: G. Ferraioli, ‘L’Italia e l’ascesa degli Stati Uniti, cit., p. 188 ss.; (73) La legazione a Caracas al ministero degli Esteri, 28 febbraio 1908, ASMAE, Serie politica P (1891-1916), b. 293, rap. 264/89; (74) Aldrovandi a Tittoni, 31 e 27 novembre, 11 dicembre 1908, ivi, rap. 568/148, 615/182 e 658/204; (75) Mayor a Tittoni, 22 luglio 1908, ivi, rap. 2373/762; (76) Aldrovandi a Tittoni, 30 agosto 1908, ivi, rap. 374/105; (77) Mayor a Tittoni, 25 luglio 1908, ivi, rap. 2417/778; (78) Mayor a Tittoni, 15 marzo e 4 luglio 1908, ivi, rap. 811/220 e 2182/697; Serra a Tittoni, 19 marzo e 22 giugno 1908, ivi, rap. 85/16 e 234/61; Mayor a Tittoni, 24 giugno 1908, ivi, b. 360, rap. 2057/669bis; (79) Cfr. Aliotti a Tittoni, 26 giugno 1908, ivi, b. 293, rap. 1800/791; (…) (83) Mayor a Tittoni, 16 dicembre 1908, ivi, rap. 4195/1228]”,”USAP-088″
“FERRAIUOLO Enzo”,”La seconda guerra mondiale. Patti, trattati e conferenze.”,”””Nel giro di tre mesi erano stati inviati in Russia aiuti per 145.000.000 dollari; ancor prima che, il 7 novembre del 1941, il presidente Roosevelt dichiarasse l’ Unione Sovietica beneficiaria della legge “”Affitti e Prestiti””. Il Lend-Lease veniva applicato in base a un protocollo, rinnovabile periodicamente, (…). Subito dopo fu firmato il “”protocollo”” che prevedeva, per l’ anno successivo, l’ invio alla Russia di materiali e merci per un importo di un miliardo e quindici milioni di dollari. In aggiunta a questi aiuti, Roosevelt concesse all’ alleato sovietico un prestito da un miliardo di dollari, da restituire a cominciare dal quinto anno dopo la fine del conflitto. Il “”protocollo”” veniva rinnovato all’ inizio di ogni “”anno fiscale””. (pag 101)”,”QMIS-069″
“FERRANDO Nelio e Ivana”,”I modi di dire dei genovesi.”,”‘Capî da-e nàixe comme i pesci’ (capire dalle narici, come i pesci, non comprendere nulla, fraintendere)”,”LIGU-135″
“FERRANTE Massimo ZAN Stefano”,”Il fenomeno organizzativo.”,”Massimo Ferrante è ricercatore dell’AROC (Associazione ricerche sulle organizzazioni complesse) presso il Dipartimento di Organizzazione e sistema politico dell’Università di Bologna. Stefano Zan è docente di Analisi comparativa delle organizzazioni presso l’Università di Bologna e presidente dell’AROC. Entrambi si occupano in particolare di imprese e movimenti cooperativi, di evoluzione delle teorie organizzative, di analisi delle associazioni di rappresentanza degli interessi.”,”PARx-001-FL”
“FERRANTE Francesco”,”L’unico giornalista. Stampa e comunicazione in Max Stirner.”,”Francesco Ferrante nato an Napoli nel 1963, si è laureato in filosofia nel 1988 presso l’Università Federico II. Borsista dell’Istituto italiano per gli studi filosofici e dell’Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa ha collabroato con la Rivista Internazionale di Logica ‘Metalogicon’. “”Ne ‘L’Unico’ il filosofo tedesco nega il valore di ogni dottrina, rigetta la possibilità stessa di concepire una visione esaustiva del mondo o della realtà; critica con toni sarcastici la fede nella stessa nozione di “”verità”” oggettiva in ogni sua forma o versione. Se attacca ogni credo e ideologia, non offre alcuna alternativa teorica. La stessa “”teoria”” è pietra dello scandalo. E’ una posizione strana, per molti versi sconcertante e ‘decentrante’. Tale apparirà, con diverse reazioni, ai suoi stessi contemporanei. Ad una censura prussiana che, dopo un primo sequestro, riammetterà in circolazione ‘L’Unico’ perché le sembrerà tanto eccentrico, da far dichiarare al ministro von Falkestein: “”Questo libro si legge in gran parte come fosse ironico e confutasse se stesso…””. Tale sembrerà anche a Karl Marx e Friedrich Engels, i quali ne ‘L’Ideologia tedesca’ esibiranno la muscolatura teorica del nascente materialismo storico e dialettico svolgendo in chiave di commento, per oltre duecento pagine, una poderosa pars destruens de ‘L’Unico’ stirneriano destinata a restare inedita almeno nel diciannovesimo secolo, ed in cui scorgeranno a torto o a ragione la quint’essenza del pensiero borghese (170). Anche ignorando le filiazioni anarchiche del suo pensiero che lo interpreteranno giocoforza ciascuna a suo modo, Stirner resta per la storiografia filosofica del nostro secolo un mistero irrisolto. Anche la veste di “”precursore””, al fianco di Kierkegaard, dell’esistenzialismo contemporaneo, si rivela per alcuni versi opportuna ma per altri inadeguata, frangendosi contro la roccia di un “”egoismo”” assoluto che non può né intende uscire da se stesso, scrollandosi di dosso ogni forma di coinvolgimento etico e rifiutando a priori ogni lessico “”generico””, fosse pure quello dell’analitica esistenziale heideggeriana”” (pag 117-119) [Francesco Ferrante, ‘L’unico giornalista. Stampa e comunicazione in Max Stirner’, Napoli, 1998] [(170) La sistematicità degli attacchi di Marx ed Engels aveva forse una profonda ragione d’essere, dal momento che il radicalismo dell’Unico stirneriano giungeva a ridurre il pensiero postcartesiano e – nel’ottica del materialismo storico – “”borghese””, ad una forma di trascendenza ‘assoluta’ fra l’individuo come Unico e l’Io inteso come cogito o autocoscienza. ‘Der Einzige’ poteva dunque apparire ai fautori del materialismo storico come una sorta di “”bibbia”” del pensiero borghese o, per meglio dire, come il testo che più di ogni altro esprimeva la “”negazione”” radicale dei valori delle classi dominanti e della sovrastruttura ideologica (che è dire, teologica) preindustriale. Ben più di quanto accedesse nella “”miseria”” della filosofia socialistico-utopistica e nelle varie diramazioni del pensiero liberale che ereditavano pur sempre, ciascuna a suo modo, alcune istanze giusnaturalistiche. Di qui, forse, l’incomprensione del salto implicato dalla rivolta “”esistenziale”” rispetto alla progettazione politica, e le ragioni della vastità della trattazione dedicata a Stirner (…)]”,”EDIx-173″
“FERRANTE Marco”,”Marchionne. L’uomo che comprò la Chrysler.”,”Marco Ferrante è nato a Martina Franca nel 1964. Vicedirettore del ‘Riformista’ è stato per otto anni al TG5 e quatro al ‘Foglio’. Collabora alla trasmissione ‘Matrix’.”,”ECOA-022″
“FERRANTE Marco”,”Casa Agnelli. Storie e personaggi dell’ultima dinastia italiana.”,”Marco Ferrante è un giornalista e scrittore italiano. Data di nascita: 29 dicembre 1964. “”La tesi di Valerio Castronovo, storico della Fiat, è che non ha senso chiedersi se Agnelli sia uno sconfitto: «Non ha senso applicare questo schema. Non ha senso guardare la sua esistenza solo da un punto di vista della Fiat. Più che un capo azienda fu un uomo di relazioni internazionali. Fu un uomo del dopoguerra, il portatore di una visione dei rapporti tra Europa e America». Paolo Mieli è l’uomo a cui Agnelli affidò il compito di rinnovare la classe dirigente giornalistica. Lo nominò prima alla direzione della «Stampa» e poi a quella del «Corriere». Mieli introduce un elemento di ulteriore complessità nella valutazione di Agnelli. «Agnelli era uno dei pochi uomini europei non eurocentrico che nel dopoguerra si era trovato perfettamente in sintonia con il suo tempo storico a causa del suo rapporto con gli Stati Uniti. La sua esperienza nell’ultima fase, cioè negli anni Novanta, cioè quando era già un uomo di oltre settant’anni, fu condizionata dai fatti improvvisi che colpirono l’Italia. La crisi del 1992-1993 investe la Fiat, al di là dei riflessi giudiziari. E’ tutto il sistema, non solo quello politico a essere colpito; nel complesso le strutture del potere, anche quello economico, ne subiscono le conseguenze. Agnelli sentì molto la drammaticità di quella fase, temperò il giudizio solo negli ultimi anni. La crisi della Fiat a partire dalla seconda metà degli anni Novanta nasce da quella situazione, fu un pezzo della crisi generale. E la presenza di Agnelli servì ad assorbire l’urto»”” (pag 171-172)”,”ECOG-048″
“FERRANTE Riccardo”,”Il «Governo delle cause»: la professione del causidico nell’esperienza genovese (XV-XVIII secolo).”,”Contiene dedica manoscritta dell’autore a GM Bravo”,”LIGU-001-FMB”
“FERRARA Maurizio FERRARA Marcella”,”Conversando con Togliatti. Con una lettera di Palmiro Togliatti.”,”A proposito dell’ espulsione di SILONE (chiamato allora nel partito Pasquini), secondo TOGLIATTI, quando si aprirono nel PCI le discussioni con TASCA stette zitto e si allontanò dal lavoro per motivi di salute. Ma di nascosto scrisse lettere agli oppositori nel partito, di fatto guidava la lotta nel Comitato Centrale (pag 211).”,”PCIx-026″
“FERRARA Giovanni”,”Apologia dell’uomo laico.”,”Giovanni Ferrara è nato a Roma nel 1928. Laureato in letteratura greca è stato allievo dell’Istituto per gli Studi Storici di Napoli. E’ stato docente di storia greca a Firenze. Ha collaborato al “”Mondo”” di Pannunzio e di Benedetti, poi al “”Giorno”” e quindi ha scritto su “”Repubblica””. E’ stato membro della direzione del Partito Repubblicano (PRI). FERRARA Giovanni, Apologia dell’uomo laico. RUSCONI. MILANO. 1983 pag 180 16°, Giovanni Ferrara è nato a Roma nel 1928. Laureato in letteratura greca è stato allievo dell’Istituto per gli Studi Storici di Napoli. E’ stato docente di storia greca a Firenze. Ha collaborato al “”Mondo”” di Pannunzio e di Benedetti, poi al “”Giorno”” e quindi ha scritto su “”Repubblica””. E’ stato membro della direzione del Partito Repubblicano (PRI). [‘A Napoli, in Palazzo Filomarino, ascoltai le lezioni di Federico Chabod, della cui dominatrice figura e parola non dirò nulla, poiché molto hanno detto, soprattutto proseguendone del loro meglio gli ammaestramenti e gli studi, i suoi più diretti allievi e colleghi di storia medievale, moderna e contemporanea. E a Napoli ancora, fui discepolo in storia antica di Giovanni Pugliese Carratelli, anch’egli laicissimo, con un rapporto che poi durò, per me fecondo di molte e svariate conseguenze. In gioventù egli fu seguace oltre che di Croce, di Adolfo Omodeo, il grande storico ed italiano sempre odiatissimo e perseguitato da ogni sorta di fascisti e preti, e che l’ironia della storia volle poi consapevolmente dimenticato e fatto dimenticare dai «marxisti»; per sua fortuna l’esser prematuramente scomparso nel 1946 mise Adolfo Omodeo al riparo da più laceranti amarezze. In questa ostentazione di pezze d’appoggio al mio buon diritto di dirmi laico, molti nomi ed insegnamenti variamente tratti debbo trascurare; ma non posso tacere che nei miei anni napoletani ebbi anche la sorte di vedere ed ascoltare l’ormai vecchio ed infermo Gaetano Salvemini (il cui prenome, come dissi, per fortuna sua ben più che mia evitai di portare). Se ne stava nella fiorita Villa Rùfola, sul mare di Sorrento, affidato alle cure dell’indimenticata Giuliana Benzoni; seduto nella sua poltroncina, avvolte le ginocchia in un plaid e le spalle in una mantiglia verde, ascoltava e parlava a noi giovani visitatori, borsisti dell’Istituto Storico. Di quegli incontri conservo un ricordo che sempre mi sovviene e conforta nei momenti di peggiore tristezza intellettuale, politica e civile (e non sono ormai pochi né effimeri). Egli era laico nel profondo, e lo spirito di alcune sue considerazioni e semplici detti mi colpì quale prova d’una mente liberissima e perennemente vigile nella critica degli altri e di sé stesso. A proposito delle sue antiche spaventose battaglie contro Giovanni Giolitti «il Ministro della malavita», ci disse che se ne era poi molto pentito, poiché Giolitti era il meglio che l’Italia di quel tempo potesse esprimere in politica’ (pag 39-40)] [ISC Newsletter N° 79] ISCNS79TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”STOx-267&#8243;
“FERRARA Giuliano”,”Ai comunisti. Lettere da un traditore.”,”A Occhetto (sul suo rientro nel ‘privato’): “”E per il resto, tu, vacanziero impenitente, in questa Italia che arriva ultima nel mondo a digerire il rospo del comunismo, hai il dovere di spiegare ai compagni, meglio di quanto sia stato concesso di farlo a un traditore, le ragioni per loro ancora incomprensibili dell’allegria e della gioia di vivere, del mondo da guadagnare che sta davanti a loro e del niente da perdere che si lasciano alle spalle. Anche in questo ti sarà d’aiuto il poeta latino che ha inchiavardato l’orizzonte delle speranze nell’infinito libero della sua vita privata e nella felicità della rassegnazione. Mica male come scelta. Mica male quel suo verso nella prima epistola a Mecenate, quando gli spiega che non c’è ragione di temere la miopia, visto che non si sono avuti in dono gli occhi di Linceo: «Si andrà fin dove ci è concesso, se oltre non si potrà»”” (pag 109) (Orazio, Epistole, ndr)”,”PCIx-435″
“FERRARA Maurizio BOFFA Giuseppe BOCIAROV Ivan FERRARA Marcella, redazione italiana, autori sovietici: N.K. BAGRAMJAN S.S. BIRJUZOV I.S. KONEV R.J. MALINOVSKIJ K.K. ROKOSSOVSKIJ V.D. SOKOLOVSKIJ M.V. ZAKHAROV, esperti militari: A.M. VASILEVSKIJ K.S. MERETSKOV G.K. ZHUKOV I.I. FEDJUNINSKIJ V.I. CIUJKOV A.I. EREMENKO K.F. TELEGHIN A.G. GOLOVKO N.N. VORONOV B.I. VANNIKOV K.V. KRAJNJUKOV S.S. KRASSOVSKIJ P.A. ROTMISTROV A.A. KRULEV N.K. POPEL, testimoni Ilja ERENBURG K. SIMONOV V. NEKRASOV K. PAUSTOVSKIJ M. SCIOLOKHOV O. BERGHOLTS V. VISNEVSKIJ L. SOLOBEV N. TIKHONOV A. FADEEV A. TOLSTOJ A. GAJDAR I.M. MAJSKIJ N. GRIBACIOV A. BEK V. IMBER S. SMIRNOV P. PAVIENKO I. SELVINSKIJ V. KAVERIN Vassilji GROSSMAN”,”L’URSS nella Seconda guerra mondiale. Volume primo. 1941. Blitzkrieg ad Est.”,”””Verso la metà di agosto il governo sovietico fu costretto a prendere una decisione definitiva. Al dilemma dinanzi a cui si trovava in precedenza era ormai subentrata l’amara necessità di concludere un accordo con la Germania. Cinque mesi di sabotaggio dei negoziati triparti, da parte della Gran Bretagna, della Francia sostenute dagli Stati Uniti d’America, non lasciavano all’URSS altra soluzione”” (pag 24)”,”QMIS-033-FV”
“FERRARA Maurizio FERRARA Marcella”,”Cronache di vita italiana (1944-1958)”,”””Quella di Roma fu un’occupazione pacifica: poche le scaramucce, pochissimi i morti dall’una e dall’altra parte. (…) In realtà, se l’occupazione di Roma non fu contrassegnata, come quella di Firenze, dall’insurrezione popolare, ciò si dovette ad un accordo intervenuto all’ultimo istante, al quale non fu estraneo il Vaticano, per cui tedeschi e alleati si impegnarono a riconoscere a Roma il carattere della città aperta, almento nel giorno della liberazione. Le truppe tedesche che procedevano allo scoperto sulla Flaminia, e nel cuore della città, erano sorvegliate dall’alto dalla caccia aerea alleata, che tuttavia si abbassava a mitragliare solo in aperta campagna. La popolazione civile, e i partigiai del Comitato di liberazione nazionale, inquadrati nei settori militari, furono sorpresi dall’accordo tra tedeschi e alleati: un progetto di attacco a Regina Coeli e a via Tasso per liberare i detenuti politici ivi racchiusi fu respinto dagli ufficiali di collegamento alleati, ce avevano i contatti con la Giunta militare del CLN. I tedeschi riuscirono così a portare con sé molti ostaggi. Tra questi Bruno Buozzi che, insieme ad altri quattrordici prigionieri politici, fu massacrato alla Storta, a sette chilometri da Roma. La mattina alle 8.30, a bordo di una jeep, il generale Mark CLark, capo della V Armata americana, fece il suo ingresso trionfale a Roma: e con lui fecero la ricomparsa, per le vie della città, le uniformi dei carabinieri reali, scomparse durante l’occupazione dopo il colpo di mano tedesco contro la “”benemerita””. Insieme ai rappresentati ufficiali dello Stato italiano, provenienti da Salerno, i romani tornarono a vedere le insegne multicolori dei partiti. Sotto questo aspetto il 5 giugno 1944 costituì una novità anche più rilevante del 25 luglio del 1943. Caduto il fascismo, infatti, i partiti non erano risorti in forma legale durante i “”quarantacinque giorni””. Il 5 giugno ’44, invece, i romani, accanto alle bandiere tricolori e alleate, rividero per la prima volta le bandiere rosse; rosse erano le bandiere dei comunisti e socialisti, rosse le bandiere del Partito d’Azione, con una scritta bianca GL nel centro”” (pag 11-12)”,”PCIx-003-FER”
“FERRARA Antonio”,”Storia, politica e storiografia delle migrazioni forzate in Europa.”,”Antonio Ferrara ha conseguito un dottorato di ricerca in Scienza politica e Istituzioni europee presso l’Università degli studi di Napoli Federico II nel 2007 con una tesi sulla storia, la politica e la storiografia delle migrazioni forzate in Europa. Collabora alla rivista ‘Storica’ (Carocci). La strada di Potsdam. “”È difficile identificare con esattezza il punto di partenza della strada che portò alla conferenza di Potsdam e all’accordo generale per una rimozione della popolazione tedesca residente nei Sudeti e nei territori assegnati alla Polonia. Di certo, però, se della cosa cominciarono a parlare molto presto i governi in esilio polacco e cecoslovacco, tanto gli alleati occidentali quanto i sovietici non tardarono a unirsi al coro. Nel settembre 1941, ad esempio, Stalin osservò durante un ricevimento che “”Se vinceremo, restituiremo la Prussia orientale al mondo slavo, al quale appartiene, e colonizzeremo l’intera regione con degli slavi (411)””. Un mese dopo, il segretario privato di Eden annotava che «Ad ogni modo, noi abbiamo il precedente autorevole di Hitler per le deportazioni in massa, e questa può essere una soluzione» (412). Più tardi, nel 1943, in un colloquio con Eden Franklin D. Roosevelt si rifece (anche se non espressamente) al precedente di Losanna affermando che «Dovremmo adottare delle misure per rimuovere i prussiani dalla Prussia orientale nello stesso modo in cui i greci sono stati trasferiti dalla Turchia al termine dell’ultima guerra» (413). Tuttavia, fu probabilmente Eduard Benes il primo a discutere pubblicamente la cosa, in un articolo pubblicato su ‘Foreign Affairs’ nel 1942 (414). In esso il presidente cecoslovacco esprimeva innanzitutto la convinzione che la Germania dovesse essere costretta a rientrare nelle sue frontiere precedenti l’ ‘Anschluss’ e l’accordo di Monaco, invocando il principio secondo cui non andavano riconosciuti i guadagni territoriali ottenuti con la forza e gli aggressori non dovevano essere in alcun modo premiati (415). Benes esaminava quindi il ruolo destabilizzante delle minoranze nazionali nell’Europa dell”entre-deux-guerres’, osservando che ‘nel 1918 non era stato possibile creare stati che fossero omogenei dal punto di vista linguistico e nazionale, senza ricorrere ad estesi trasferimenti di popolazione’ …. ma quest’opzione fu respinta in quanto contraddiceva le tendenze idealistiche che dominavano i piani del 1919 per la nuova Europa (416) (…)”” (pag 239-240) [(411) In ‘The Diary of Georgi Dimitrov, 1933-1949’ (I. Banac, ed.), New Haven, CT, 2003, p. 193; (412) ‘The war diaries of Oliver Harvey (J. Harvey, ed), London, 1979, p. 55 (cit., in Brandes, ‘Lo sviluppo’ cit.); (413) Cit. in Naimark, ‘La politica’, cit., p. 130; (414) E. Benes, ‘The organization of post-war Europe’ in ‘Foreign Affairs’, 20 (1942), n. 2; (415) Cfr., ibidem, p. 229-230; (416) Cit. da ibidem, p. 235 (traduzione mia)] pag 242, 246″,”QMIS-059-FV”
“FERRARESI Franco”,”Minacce alla democrazia. La Destra radicale e la strategia della tensione nell’Italia del dopoguerra.”,”Franco Ferraresi (Cremona, 1940), docente di Sociologia politica e vice-rettore dell’Università di Torino, ha pubblicato pure ‘La Destra radicale’, Feltrinelli, 1984.”,”ITAP-006-FMB”
“FERRARI Silvio”,”Mille comizi.”,”Ricorda l’episodio della iniziativa pol al teatro Amga con la partecipazione di Lucio LOMBARDO RADICE e gli interventi di Lotta Comunista.”,”PCIx-013″
“FERRARI Giuseppe”,”Gli scrittori politici italiani.”,”””Io chiuderò quest’ epoca…col citarvi lo scrittore napoletano, cui la fatalità decerne un posto unico e distinto tra i politici italiani. Sammarco… è il primo che metta sul frontespizio di un suo libro la parola rivoluzione, e tanto basta perché rimanga in una classe separata, solo nella sua specie. In verità il concetto della rivoluzione gli sfugge ed è lonano dall’ afferrarlo nella regolare sostituzione di un governo all’ altro, di una forma all’ altra””. (pag 501). “”Scorrete diffatto la storia: di rivoluzioni che riescano ne trovate appena una ogni cinquecento anni.”” (pag 502) L’opera di Sammarco, ‘Delle mutazioni dei regni’ fu per due secoli dimenticata e riscoperta nel XIX secolo.”,”TEOP-150″
“FERRARI Dante”,”Quasi un secolo fa. Dall’ archivio Assolombarda.”,”””Sblocco dei licenziamenti, 19 gennaio (1946): una data storica, in cui veniva sottoscritto a Roma l’ accordo fra la Confederazione dell’ Industria e la Confederazione del Lavoro. L’ accordo consentiva con decorrenza 1 febbraio 1946 e fino al 30 aprile, uno sgravio graduale dell’ insostenibile peso delle “”remunerazioni improduttive””; attraverso due ordini di provvedimenti: un alleggerimento nel tempo e nella misura e un alleggerimento da accordarsi in presenza di di casi di particolare gravità, per evitare irreparabili conseguenze per le aziende e i lavoratori. Il blocco dei licenziamenti, in atto dal 1944, fu decretato dal Governo della Repubblica Sociale di Salò, e successivamente confermato dal CLNAI dopo la Liberazione da una serie di decreti del Governo nazionale. (…) All’ inizio del 1946 si calcola che l’ industria dell’ area milanese avesse una esuberanza di mano d’opera del 20-25% (…) (pag 247)”,”ITAE-079″
“FERRARI Gianandrea a cura”,”Anarchismo. Il pensiero libertario attraverso il XX secolo. Catalogo.”,”La bibliografia comprende 1350 titoli.”,”ANAx-176″
“FERRARI Francesco Luigi”,”L’ Azione Cattolica e il “”regime””.”,”La “”vaticanizzazione”” della stampa cattolica. “”Approfittando dell’ offensiva fascista contro il popolarismo, l’ Azione Cattolica aveva tentato di impadronirsi delle masse irreggimentate nel partito. Approfittando dell’ offensiva scatenata contro le organizzazioni sindacali bianche, essa aveva sperato di assicurarsi il controllo di tutte le opere sociali promosse e dirette da cattolici. Era logico che essa approfittasse del regime eccezionale imposto alla stampa avversa al partito dominante, per tentare di sottrarre all’ influenza delle correnti democratiche i grandi e i piccoli giornali che si pubblicavano nei diversi centri italiani.”” (pag 155-156)”,”ITAF-185″
“FERRARI Giuseppe, a cura di Ernesto SESTAN”,”Scritti politici.”,”””La rivoluzione è il trionfo della filosofia chiamata a governare l’ umanità. Fuori della filosofia non v’ ha rivoluzione; la ragione non è libera, la scienza non è padrona, il culto regna sulla società, domina la ragione, detta le leggi e governa l’ umanità. Ognuno intende poi per rivoluzione il gran moto per cui la Francia destava tutti i popoli dell’ Europa. Trattasi ora di sapere qual deve esserne la filosofia? Era quella di Locke e vinceva il cristianesimo e trasportava sulla terra il destino dei viventi, e chiamava ogni uomo ad essere pontefice a sé stesso. Pure dal giorno in cui il moto si fermò sotto le due reazioni dei Borboni e di Luigi Filippo, la guida di Locke mancò, Voltaire e Rousseau rimasero sopraffatti, restò dubbia ogni conquista dello spirito umano””. (pag 99-100)”,”ITAB-168″
“FERRARI BRAVO Luciano SERAFINI Alessandro”,”Stato e sottosviluppo. Il caso del Mezzogiorno italiano.”,”Luciano FERRARI BRAVO è assistente di Dottrina dello stato nella facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Padova. E’ coautore di ‘Operai e Stato’ e curatore di ‘Imperialismo e classe operaia multinazionale’. SERAFINI è dal 1969 ricercatore nell’ Istituto di scienze poltiiche della stessa facoltà. “”Nel 1950, con l’ istituzione della Cassa per il Mezzogiorno, si ha un salto, una divaricazione di “”tendenze”” nella gestione dell’ economia tra il Settentrione e il Meridione.”” (pag 127) Togliatti, il bipartitismo PCI, DC. “”Ritornando al dibattito alla Costituente, la moderazione togliattiana trova conferma nella convergenza sulle posizioni comuniste di Dossetti e Moro, mentre l’ “”estremismo”” socialista ha per conseguenza che un emendamento di Basso, tendente ad allargare un po’ il raggio d’ azione dello stato, specificandone le funzioni, viene respinto a maggioranza.”” (pag 130)”,”ITAE-140″
“FERRARI Pierre MAISL Herbert”,”Les groupes communistes aux Assemblées parlementaires italiennes (1958-1963) et francaises (1962-1967).”,” La tattica parlamentare del PCI. “”2. L’ articolo 40 del Regolamento della Camera. L’ ipotesi affrontata è la seguente: i deputati comunisti stimano che un progetto di legge sia cattivo; essi cercano un accordo, se questo è veramente impossibile, fao ricorso all’ articolo 40 del Regolamento della Camera. Questo dice al suo punto 12: “”Un progetto di legge, fino cha non sia votato, può essere rinviato all’ Assemblea plenaria se il governo o un decimo dei deputati o un quinto dei membri della commissione lo chiedono””. I deputati comunisti sono sempre otto o dieci per commissione, così, da soli, possono chiedere il rinvio. Ora, un progetto che è così rinviato da una commissione all’ Assemblea deve essere iscritto all’ ordine del giorno per essere discusso e votato. QUesto richiede un lasso di tempo lungo. Il governo può volere che questo progetto sia rapidamente adottato. In questo caso, non gli resta che una cosa da fare: accordarsi con i deputati comunisti””. (pag 95)”,”PCFx-050″
“FERRARI Aldo”,”La preparazione intellettuale del Risorgimento Italiano (1748-1789).”,”Il carattere del Ligure. “”Ultimo residuo conervatosi puro d’ una grande razza che già nei tempi preromani si era estesa dalle Alpi Orientali alla Spagna lungo il Mediterraneo, i Liguri moderni, affatto simili ai loro antichi progenitori, sono totalmente o unicamente fatti per l’ azione, incapaci come di produrre così di apprezzare le opere del pensiero. Voi non trovate nella storia della Liguria un letterato un artista un filosofo veramente grande, mentre giganteschi uomini d’azione vi torreggiano all’ammirazione del mondo intero. Il Ligure è un uomo essenzialmente pratico; in lui si trovano combinate tutte le qualità a questo scopo più adatte: la visione pronta e realistica, la rapidità di decisione, la sobrietà e la tenacia del montanaro, l’ ardire calmo del marinaio, l’ amore alla terra e alla proprietà del contadino. (…) Fiero, manesco, parco di parole ma pronto all’ azione, secco e freddo, avaro nel guadagnare e magnifico nello spendere, nonostante una certa grettezza egoistica e una devozione radicata soprattutto nel contado, è per istinto democratico, geloso della sua indipendenza, allora in sospetto sopratutto contro il Piemontese ingordo e senza scrupoli.”” (pag 99-100)0″,”ITAB-212″
“FERRARI Aldo”,”Storia del Risorgimento. 5° volume. Dalla presa di Porta Pia a Vittorio Veneto, 1870-1918.”,”””L’ alleanza, che doveva rimaner segreta, fu, si può dire, conosciuta dagli interessati, prima ancora che conclusa. E molti vecchi patriotti, cresciuti nell’ odio dell’ aquila austriaca e molti giovani ardenti, a cui la passione democratica ispirava insofferenza delle tortuosità diplomatiche, la giudicarono come un’ alleanza contro natura, come una rinuncia ufficiale alle terre irredente.”” (pag 206) Il caso Oberdan. “”Tradito da una spia irredenta, che solo poco tempo addietro venne scoperta come tale, l’ avvocato Fabris-Basilisco; arrestato a Ronchi appena passato il confine, trasportato a Trieste e sottoposto a processo inquisitorio militar, quel giovane assetato di martirio lo si accusa di aver voluto gettar le bombe contro l’ Imperatore. E non questa sola prova, senza testimoni a scarico, senza difesa, vien condannato al capestro, per un attentato di cui non aveva nemmeno iniziato l’ esecuzione e che non aveva nemmeno in mente di compiere all’ atto dell’ arresto. L’ Imperatore, per quanto sollecitato dalle voci più elette della cultura europea, fra cui Hugo e Carrara, assicurato dalla debolezza di Depretis e Mancini che la condanna non avrà effetti politici sull’ alleanza, rifiuta la grazia. E Oberdan sale serenamente al patibolo e muore (20 dicembre 1882), senza conforti religiosi gridando Viva l’ Italia! Il Governo e la maggioranza impedirono in Parlamento con severi clamori lo svolgimento di un’ interpellanza di Giovanni Bovio, e perseguitarono i dimostranti d’ Italia con processi ‘per apologia di assassinio politico’! Unico nel Ministero, salvò l’ onore d’ Italia l’incrollabile Zanardelli, che non volle concedere l’ estradizione dei cosiddetti complici di Oberdan, dal troppo debole Mancini lasciata sperare all’ ingorda polizia austriaca””. (pag 206-207)”,”ITAB-213″
“FERRARI Giorgio”,”Gianfranco Miglio, storia di un giacobino nordista.”,”Giorgio FERRARI è nato a Milano dove si è laureato in lettere. Giornalista e scrittore, dal 1987 al 1991 è stato inviato speciale del quotidiano economico Italia Oggi. Nel 1986 ha pubblicato la monografia “”Depero ritrovato””. Ha scritto pure ‘Il padrone del diavolo. Storia di Silvio Berlusconi”” (1990). Attualmente (1993) è capo redattore di ‘Avvenire’. “”Miglio si limita a fare l’ istruttuore dei “”quadri””. Qualcuno dice che proprio lui è la “”testa pensante”” del team di Cefis. Certo è che quando il presidente dell’ Eni trasloca in Foro Bonaparte si porta dietro una parte della squadra formatasi all’ Ente di Stato. Fra i “”Cefis boys”” c’è anche Gianfranco Miglio. Fra i giovani pprendisti ci sono anche Romano Prodi e Umberto Colombo, futuro presidente prima dell’ Eni e poi dell’ Enea. A Montedison non passa invece un altro dipendente dell’ Eni di cui forse Cefis non conosce neppure l’ esistenza. Si chiama Ciriaco De Mita e lavora al centro studi dell’ Ente. Dicono che passi solo a ritirare lo stipendio e che non lo si sia mai visto esercitare la sua professione di consulente. Neanche Miglio, che non lo amerà, si accorge di lui in quegli anni. Secondo Miglio, “”Cefis era molto “”romano””: ad ogni crisi di governo lo vedevo correre a Roma, a brigare, a influenzare. Non sempre diceva cosa stesse facendo e non sempre si capiva quali interessi stesse dietro, né a me interessava saperlo. Eppure, stando al suo fianco sia all’ Eni sia alla Montedison, da un lato ho verificato che la mia teoria sulle grandi imprese che si mangiavano lo Stato poggiava su presupposti sbagliati. Ma dall’ altro quell’ esperienza ha suscitato in me quella profonda antipatia per l’ azienda pubblica che in seguito non mi ha più abbandonato. Ed è nata alla Montedison, non all’ Eni.”””” pag 54-55″,”ITAP-120″
“FERRARI Curzia”,”Il Futurismo e la Rivoluzione d’ottobre. La sua fortuna, le sue disgrazie.”,”FERRARI Curzia esperta di critica d’arte e giornalista ha pubblicato volumi e traduzioni di poeti russi e sovietici. Ha una rubrica su ‘Critica sociale’.”,”RIRx-148″
“FERRARI Curzia”,”Poesia futurista e marxismo. Russia 1910-1920.”,”Contiene in allegato ritagli di giornale (Marinetti, Caviglioni, futurismo)”,”RIRx-158″
“FERRARI BRAVO Luciano a cura, saggi di James O’CONNOR Martin NICOLAUS Ernest MANDEL Christel NEUSÜSS Raymond VERNON Stephen HYMER Nicos POULANTZAS Ferruccio GAMBINO”,”Imperialismo e classe operaia multinazionale.”,”Gli operai inglesi e il monopolio industriale britannico. “”Nella sua prefazione a ‘La situazione della classe lavoratrice in Inghilterra’ del 1892 (dove per combinazione Engels riporta tutto l’articolo del 1885, che Mandel cita nella traduzione in tedesco) Engels fornisce una chiara descrizione di quest’altro monopolio inglese: “”I mercati coloniali svilupparono in misura crescente la loro capacità di assorbimento dei prodotti industriali inglesi. Il telaio meccanico del Lancashire eliminò dal mondo una volta per tutte milioni di tessitori a mano indiani. La Cina venne sempre più aperta. E soprattutto gli Stati Uniti – che erano allora dal punto di vista commerciale un semplice mercato coloniale, anche se di gran lunga il più grande di tutti – svilupparono la loro economia con una velocità sorprendente anche per questo paese dal rapido progresso””. Già prima, in una lettera a Kautsky del 1882, quanto Kautsky era ancora un marxista, e un ottimo marxista davvero, Engels aveva scritto: “”Lei mi chiede, cosa pensano gli operai inglesi della politica coloniale? Beh, esattamente la stessa cosa che pensano della politica in generale: la stessa cosa che pensano i borghesi. Non c’è nessun partito operaio qui, ci sono solo conservatori e liberal-radicali, e gli operai mangiano anche loro col ‘monopolio’ inglese del mercato mondiale ‘e delle colonie'””. In breve, non c’è nessun fondamento per l’interpretazione di Mandel secondo cui la posizione mondiale britannica si basa sull’intelligenza tecnologica”” [Martin Nicolas, La teoria politica della concorrenza pacifica] [in ‘Imperialismo e classe operaia multinazionale’, a cura di Luciano Ferrari Bravo, 1975] (pag 138-139) Lenin su ultraimperialismo. Le contraddizioni insanabili dell’imperialismo “”Ciò che Lenin escludeva era una pacifica riconciliazione di tutte le grandi potenze; ed anche questo non in assoluto, ma solo riferito ad un lungo arco di tempo. Lenin non aveva affatto escluso l’ipotesi di un unico ‘trust’ mondale, nel caso che l’imperialismo dovesse ancora avere un periodo di vita molto lungo; al contrario: egli chiariva che tale ipotesi, in questo caso estremamente improbabile, sarebbe al di sopra di ogni dubbio (noi ci associamo al suo parere di estrema improbabilità). Lenin così scriveva nel dicembre 1915: “”Non c’è dubbio che lo sviluppo del capitalismo va ‘nella direzione’ di un ‘singolo trust’ mondiale che inghiottirà tutte le imprese e tutti gli stati, senza eccezione alcuna. Ma lo sviluppo in questa direzione avviene sotto una pressione tale, con un ritmo tale, con tali contraddizioni, conflitti e convulsioni – non solo economiche, ma anche politiche, nazionali, ecc. – che ‘prima’ che si giunga ad un unico ‘trust’ mondiale, prima che i capitali finanziari dei vari paesi abbiano formato un’unione mondiale “”ultraimperialistica””, l’imperialismo dovrà inevitabilmente scoppiare, e il capitalismo si trasformerà nel suo opposto”” (Lenin, ‘Prefazione’ all’opuscolo di Bucharin, Economia mondiale e imperialismo’, 1966, pp. 92-3)”” [Ernest Mandel, Le contraddizioni dell’imperialismo] [in ‘Imperialismo e classe operaia multinazionale’, a cura di Luciano Ferrari Bravo, 1975] (pag 178-179)”,”TEOC-022-FPA”
“FERRARI Mario Enrico”,”Storia sociale e culturale d’Italia. Volume primo. La storia, gli avvenimenti, i personaggi. Tomo terzo. L’età contemporanea politica, società ed economia dal 1861 ai giorni nostri.”,” Contiene il paragrafo: ‘Alla sinistra del PCI (1945-1968)’ (citati Damen, Bordiga, Vercesi, Maffi, giornali Programma comunista, Battaglia comunista, Quarta internazionale, Mangano, Villone, Nardini, Maitan, Andreoni, Sbardella, Fai, Lorenzo Parodi, il Libertario, Cucchi e Magnani, Azione comunista, Raimondi Fortichiari, Gaap, Masini, Cervetto, Gruppi Leninisti della Sinistra Comunista, partito leninista, Lotta comunista, Panzieri, Toni Negri, Tronti, Cacciari, Della Mea, Di-Leo, Alquati, Dinucci, Pesce, Quaderni Rossi, Quaderni Piacentini, Lotta continua e Potere Operaio, filocinesi, maoismo Corvisieri, Avanguardia Operaia, movimento studentesco Capanna ecc. (pag 653-661) e ‘Nuove formazioni politiche alla sinistra del PCI (1967-1976) (pag 698-702) [E’ compreso nel volume il capitolo ‘L’Italia nella Prima guerra mondiale’: ‘La caduta del governo Giolitti, i governi Salandra e l’inizio della guerra in Europa; Giolitti e la politica estera del governo Salandra dall’agosto 1914 all’aprile 1915; Neutralisti e interventisti; Gruppi economici a favore dell’intervento; L’esercito, Stato maggiore, ufficiali e soldati: la condizione dell’esercito drante la grande guerra; Caporetto, la fine della strategia offensivistica; Cronologia essenziale della grande guerra (avvenimenti bellici e mutamenti governativi); Gli elementi essenziali del dibattito sul problema dello sviluppo capitalistico in Italia; L’industria; Crisi economiche; dibattiti; rimedi; L’agricoltura’. ‘Fin dalla fondazione dell’Associazione nazionalista italiana gruppi capitalistici legati all’industria pesante, avevano guardato con interesse alla nascita di uno schieramento che propagandasse la necessità di una politica estera aggressiva ed espansionistica del tutto intrecciata anche nei suoi risvolti coloniali allo sviluppo della produzione di armamenti. Sostenitore del nuovo raggruppamento nazionalista fu, in questo senso, il gruppo Ansaldo di Genova, diretto dai fraetlli Pio e Mario Perrone. I Perrone erano entrati in contatto con la finanza e l’industria francese, prima della guerra mondiale, a vari livelli. Innanzitutto il loro gruppo finanziario, costituito dalla Società bancaria italiana e dalla Società italiana di credito provinciale, diretti da Angelo Pogliani, era in stretto contatto con il capitale finanziario francese. L’Ansaldo aveva poi stretti rapporti di collaborazione con il gruppo Schneider.-Creusot, ‘leader’ francese nel settore degli armamenti. Nel decennio che aveva preceduto lo scoppio del conflitto, la Francia aveva cercato di attuare un’offensiva in Italia per combattere quello che era stato definito il predominio del capitale tedesco, che era stato ottenuto dalla Germania soprattutto attraverso l’iniziativa della Banca Commerciale Italiana. (…) Nel 1913 un’altra crisi mondiale con caratteristiche di sovrapproduzione si ripercosse nuovamente all’interno del sistema italiano, che entrò in una fase di stagnazione che colpì settori già in declino, quali l’industria estrattiva, e rallentò i comparti tessile, meccanico e metallurgico. (…) Con lo scoppio della guerra in Europa divenne abbastanza concreto, per il nostro paese, il pericolo di restare esclusi da essenziali fonti di approvvigionamento, con tutte le conseguenze che ciò avrebbe comportato per l’economia nazionale (…). In tale situazione i gruppi capitalistici industriali si schierarono alla fine, e quasi a maggioranza, a favore dell’intervento per alcune ragioni fondamentali. In generale la scelta neutralista era ostacolata dalla posizione dell’Italia all’interno del sistema economico europeo, in cui essa, anche se industrialmente più debole, non era un comparto del tutto trascurabile e aveva forti legami di dipendenza più con la Francia e l’Inghilterra che non con gli Imperi Centrali; l’Italia non poteva quindi, anche per la sua posizione geografica, comportarsi come la Spagna. In particolare una scelta neutralista sarebbe stata possibile, per i gruppi capitalistici italiani, se ad esempio gli Stati Uniti avessero potuto diventare il polo fondamentale per l’approvvigionamento di materie prime e di manufatti essenziali; ebbe il sopravvento invece la paura che l’Intesa potesse bloccare per mare in qualsiasi momento i rifornimenti americani. Così mentre la disoccupazione aumentava, i gruppi industriali italiani si orientarono verso l’intervento perché questo significava uno sbocco vitale per il sistema, rappresentato da un’espansione notevole della produzione bellica e da garanzie immediate circa la continuità delle esportazioni verso i paesi occidentali, in Europa e in America (…). Restringendo infine l’analisi al solo gruppo Ansaldo-Perrone, si possono fare altre considerazioni seguendo l’analisi di Galli della Loggia’ (1) (pag 212-215). Nota: (1) Galli della Loggia, E., Problemi di sviluppo industriale e nuovi equilibri politici alla vigilia della I guerra mondiale: la fondazione della Banca Italiana di Sconto’, in ‘Rivista storica italiana’, Napoli, IV, 1970]”,”ITAS-175″
“FERRARI Massimo”,”Categorie e a priori.”,”Massimo Ferrari insegna Storia della filosofia nell’Università dell’Aquila. Tra le sue pubblicazioni: Il giovane Cassirer e la scuola di Marburgo; I dati dell’esperienza; Ernst Cassirer, dalla scuola di Marburgo alla filosofia della cultura; Introduzione al Neocriticismo.”,”FILx-043-FL”
“FERRARI Aldo”,”La Russia degli Zar.”,”Aldo Ferrari insegna Lingua e letteratura armena, Storia della Cultura russa e Storia del Caucaso e dell’Asia Centrale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Per l’Ispi di Milano dirige il Programma di ricerca su Russia, Caucaso e Asia Centrale. E’ presidente dell’ASIAC. Ha al suo attivo molte pubblicazioni.”,”RUSx-177″
“FERRARI Silvio”,”Fra i comunisti.”,”Giudizio di Ferrari su G. Chiesa! (pag 24) Silvio Ferrari è nato a Zara da padre italiano e madre slava. Dal 1948 vive a Camogli. Ha lavorato e studiato a Genova per decenni. Ha al suo attivo molte pubblicazioni.”,”PCIx-411″
“FERRARI Giacomo”,”Meno Agnelli, più Fiat. Dall’Avvocato a Marchionne, cronaca di un cambiamento.”,”Gabetti: “”Marchionne? Un creativo”” Giacomo Ferrari, nato a Rivanazzano (Pavia) e residente a Milano, è laureato in Sociologia. Giornalista di professione dal 1977, ha lavorato al quotidiano torinese ‘Gazzetta del Popolo’, al ‘Sole 24 Ore’ e al settimanale ‘Mondo’. Dal 1986 è al ‘Corriere della Sera’. Si occupa di economia, di finanza e di borsa.”,”ECOG-086″
“FERRARI Roberta”,”Beatrice Potter e il capitalismo senza civiltà. Una donna tra scienza, politica e amministrazione.”,”Nell’inserto fotografico foto dello sciopero con manifestazione dei portuali londinesi nel 1889 Roberta Ferrari è dottoressa di ricerca in Storia delle dottrine politiche e attualmente assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Bologna. I suoi principali interessi di ricerca riguardano la storia del pensiero politico britannico tra Otto e Novecento, la storia del socialismo e la teoria e la storia del femminismo. ‘L«amministrazione delle cose» che, da Saint-Simon a Engels passando per Lenin, evoca una congerie diversa e complessa di significati circa il futuro dello Stato, non è per Potter uno Stato nel vecchio senso della parola o un governo oggettivo dell’economia sulla politica (134). L’amministrazione delle cose sembra configurarsi come «un piano organizzato di vita», funzionale ai bisogni della collettività. Dal momento che non viene meno, nel discorso di Potter, il ruolo etico-politico della direzione essa è pero anche «una nuova forma della società», dove non c’è alcuna separazione tra il governo e la massa del popolo. Engels scrive a tal proposito che lo Stato, «diventando il rappresentante di tutta la società si rende, esso stesso, superfluo» e che di conseguenza al governo delle persone subentra «l’amministrazione delle cose e la direzione dei processi produttivi», ovvero «lo Stato non viene “”abolito””: esso si estingue» (135). D’altra parte, però, lo Stato come società di tutto il popolo lascia aperto, per Potter in modo particolare, il problema di una società che deve essere già liberata dal dominio e omogenea dal punto di vista degli interessi. Proprio lei che riconosce le differenze non solo come dato di realtà, ma come imprescindibile punto di partenza per una politica moderna, si trova a fare i conti con una soluzione, quella della rappresentanza, che si rivela sempre insufficiente e finisce per confermare lo Stato come unico garante dell’unità politica. Mentre Lenin può risolvere la questione della rappresentanza nel potere eminentemente democratico dei ‘soviet’ e Stalin può scioglierla nella funzione politica imprescindibile del partito, Potter e suo marito si spingono a ricercare un meccanismo e un criterio scientifico attraverso il quale la società possa esprimere e autogovernare la propria eterogeneità. Essi cercano cioè di spiegare la dissoluzione dello Stato inteso come governo dall’alto attraverso il principio che, nella loro proposta costituzionale, definiscono di «misurazione e divulgazione» (136). Esso torna infatti nell’esame del modello sovietico sotto forma di un’informazione di massa organizzata, che sarebbe in grado di risolvere il problema del comando e di minare, nel corso del suo sviluppo, la deriva autocratica. L’informazione diffusa e l’amministrazione delle cose diventano cioè quelle nuove potenzialità sociali che sovvertono il vecchio ordine coercitivo dello Stato: «Consideriamo l’intensificazione intenzionale del faro della conoscenza pubblica come la pietra angolare di una democrazia di successo. La necessità di una decisione finale rimarrà presente, non solo in caso di emergenza, ma anche in relazione alla politica; ma le decisioni che sono desumibili da fatti accertati e registrati non destano il risentimento provocato da affermazioni che esprimono una volontà personale. I marinai si possono ammutinare contro un capitano arbitrario, ma mai contro la bussola» (137)’ (pag 242-243) [(134) L’espressione è valorizzata soprattutto da Engels: F. Engels, Antidühring, Roma, Editori Riuniti, 1985. A proposito si rimanda a L. Meldolesi, ‘L’utopia realmente esistente: Marx e Saint-Simon’, Roma-Bari, Laterza, 1982; (135) F. Engels, Antidühring, Roma, Edizioni Rinascita, 1955, p. 305; (136) Sul concetto e sui possibili significati del termine «misura» si rimanda a P. Schiera, ‘Dal potere legale ai poteri globali. Legittimità e misura in politica’, in “”Quaderni di Scienza & Politica””, 1, 2013, pp. 2-132; (137) Webb, Webb, Soviet Commuism, p. 868]”,”MUKx-204″
“FERRARI Aldo”,”La foresta e la steppa. Il mito dell’Eurasia nella cultura russa.”,”Aldo Ferrari (1961) si occupa di storia e cultura russe e armene. Ha insegnato nelle università di Trieste, Gorizia e Venezia. Attualmente è ricercatore associato dell’Istituto di Studi di Politica Internazionale di Milano (ISPI) e assegnista di ricerca dell’Università di Napoli L’Orientale. Ha curato l’edizione italiana di opere di Pëtr Caadaev, Konstantin Leont’ev, Vladimir Solov’ëv, Valerij Brjusov, Nikolaj Gumilëv e Aleksadr Solzenicyn.”,”RUST-060-FL”
“FERRARI Vanessa”,”La fabbrica in versi. Nazionalsocialismo e letteratura operaia.”,”Ringraziamenti al prof. Martin Baumeister e al prof. Xosé Manoel Nuñez Seixas “”Il nazionalsocialismo non mancò poi di ispirarsi ad altri due importanti intellettuali di Weimar: August Winnig e Ernst Niekisch, che nel 1926 avevano fondato l’Alte Sozialdemokratische Partei (ASP). Tale organizzazione politica si poneva l’obiettivo di creare un socialismo nazionale. Sebbene il partito sia sopravvissuto solo pochi anni, fino al 1932, esso rivestì un importante ruolo all’interno della politica della Sassonia. Ernst Niekisch era considerato il portavoce del nazionalbolscevismo, nonché rappresentante della rivoluzione conservatrice; ex membro della SPD e della USPD, partecipò alla rivoluzione di novembre, distanziandosi però ben presto dall’internazionalismo del movimento operaio per approdare al nazionalismo, promuovendo una dottrina, il nazionalbolscevismo, che coniugava revanscismo e lotta al capitale. August Winnig visse una storia simile a quella di Niekisch; in più, si rivelò una figura chiave per la politica operaia nazionalsocialista anche durante gli anni di regime. Ex-operaio, ex-sindacalista ed ex-socialdemocratico, Winnig si era distinto per le sue riflessioni dedicate al Sozialimperialismus, teoria per cui l’imperialismo andrebbe sostenuto come presupposto necessario al socialismo, un modello per il socialismo nazionale e del patriottismo operaio. Entrambe queste figure furono corteggiate dal partito nazista, che tentò di attrarli a sé e ne sfruttò la fama e la produzione teorica. Grazie anche a questi riferimenti culturali, i nazisti fecero propaganda operaia sin dagli anni Venti: le loro proposte e i loro inviti si susseguivano dalle colonne dei giornali di partito, senza tuttavia riuscire a perdere quella vaghezza e quella retorica che li contraddistinguevano. Col tempo, le armi della propaganda nazionalsocialista si andarono affinando; i giornali, in particolare il “”Völkischer Beobachter””, organo ufficiale del partito, per primo, iniziarono sempre più ad utilizzare l’attacco contro i partiti socialisti per convincere gli operai ad abbandonarli, cominciando a sostenere la NSDAP. Le accuse a SPD e KPD erano di aver ingannato la classe operaia, abbandonandola nelle mani dell’ebreo. Per raccogliere nuovi iscritti, presero inoltre a proporre il genere delle testimonianze operaie. Iniziarono dunque a pubblicare racconti e testimonianze di operai, ex-SPD o ex-comunisti, che – persuasi dell’errore – avevano deciso di abbracciare la causa nazionalista. Di questi Überläufer (disertori, voltagabbana) è piena la storia della NSDAP. Tali figure furono centrali soprattutto per la propaganda dei primissimi anni di regime. Le storie-modello di molti voltagabbana erano infatti presentate agli operai quali inviti a passare dall’altra parte della barricata. (…) I racconti, a metà tra finzione e realtà, erano parte integrante della propaganda operaia della NSDAP. Le riviste che ospitavano queste testimonianze operaie o ripubblicavano alcuni punti del programma del partito ben presto iniziarono a privilegiare sempre più una letteratura di finzione, lasciando spazio a poesie, racconti in prosa o a stralci di romanzi. Emerse così una Arbeiterliteratur nazionalsocialista”” (pag 70-73) Il partito NSDAP in fabbrica. “”Illustrando il rapporto tra regime e operai, nei capitoli precedenti abbiamo descritto l’evoluzione della strategia letteraria nazionalsocialista verso i lavoratori. Questa non si espresse solo tramite i canali di comunicazione di massa, ma anche sul luogo di lavoro, tra macchinari e altiforni. Così si legge su “”Der Deutsche””, nell’agosto 1934: “”Ai nostri tempi, poiché noi concepiamo il lavoro – nel suo senso fruttuoso – quasi come una religione, non sorprende se il popolo lavoratore celebra le commemorazioni, là dove egli attinge l’autorizzazione alla vita dal compimento del proprio dovere: sul posto di lavoro”” (27). La NSDAP operava sul posto di lavoro soprattutto tramite la DAF e le sue divisioni e, nel dettaglio, per mezzo delle cellule della NSBO, del Reichsamt Volkstum und Heimat, della Nationalsozialistische Gemeinschaft Kraft durch Freude ma anche, ad esempio, della RKK. Tra le principali attività proposte per il personale di fabbrica (operaio e non) vi era l’organizzazione di serate di comunità (Gemeinschaftsabende). Si trattava di riunioni in cui i dirigenti politici e aziendali tenevano dei discorsi, si cantava, ballava e si mangiava insieme”” (pag 301) [27. Da un articolo pubblicato su “”Der Deutsche””, 18 agosto 1934, in BArch, NS 26/276, Atti (Arbeitsbericht) del Reichsamt Volkstum und Heimat della KdF, maggio-ottobre 1934] Ferrari propone un’analisi a tutto tondo e di lungo respiro delle dinamiche, spesso diversificate e complesse, con le quali il partito nazionalsocialista e il Terzo Reich si rapportarono alla letteratura operaia e dei lavoratori, dimostrando come essa rappresentò un fondamentale strumento nella strategia nazista di penetrare nei più ampi strati della società tedesca degli anni Venti e Trenta. La nationalsozialistische Arbeiterliteratur, sottolinea Ferrari, funzionò dunque da importante cavallo di Troia utilizzato dal partito nazista come mezzo propagandistico per attirare il consenso del mondo dei lavoratori manuali verso il nazionalsocialismo e per integrare la classe operaia nella Volksgemeinschaft, cioè nella comunità nazionale del Terzo Reich. Sostanzialmente, dunque, anche in questo caso il nazionalsocialismo attuò la strategia pragmatica di Gleichschaltung, di livellamento, di vasti ambiti della società tedesca, utilizzando e strumentalizzando istanze culturali preesistenti e solo successivamente imponendo nuovi codici “”tipicamente nazisti””. Anche dall’analisi di Ferrari emerge dunque il carattere complesso e pragmatico delle strategie culturali e sociali del nazionalsocialismo, che nel caso dell’utilizzo della Arbeiterliteratur saccheggiò in una prima fase a piene mani il patrimonio letterario della lirica e prosa sul mondo operaio e lavoratore di matrice socialista e marxista. In questo senso Ferrari mette opportunamente in rilievo i rapporti dell’ala sinistra del partito, rappresentata dai fratelli Gregor e Otto Strasser, e a cui in un primo momento aderì anche Joseph Goebbels, con importanti esponenti del nazionalbolscevismo della repubblica di Weimar, come Ernst Niekisch e August Winnig; o l’utilizzo dell’opera lirica del socialista Karl Bröger, che da internato politico di Dachau divenne cantore nazista della Arbeiterliteratur del Terzo Reich. Allo stesso tempo però l’autrice coglie e individua opportunamente la profonda differenza del canone nazista di questo tipo letterario rispetto al suo precedente uso da parte socialista.”,”GERN-193″
“FERRARI Silvio”,”Fra i comunisti.”,”Silvio Ferrari è nato a Zara da padre italiano e madre slava. Dal 1948 vive a Camogli. Ha lavorato e studiato a Genova per decenni. Ha al suo attivo molte pubblicazioni.”,”PCIx-011-FMP”
“FERRARI Angelo MASTO Raffaele”,”Mal d’Africa.”,”Angelo Ferrari è giornalista professionista dell’Agenzia Italia (Agi) dove si occupa del desk Africa. Raffaele Masto giornalista e scrittore lavora nella redazione esteri di radio Popolare e la rivista ‘Africa’. Ha seguito le crisi e le guerre degli ultimi vent’anni nel continente africano. Entrambi gli autori hanno al loro attivo diversi libri. “”La Cina arriva, ti aiuta, ma poi chiede il conto. In questa situazione non c’è solo la Repubblica del Congo, ma anche altri paesi africani come il Kenya e Gibuti. Ma l’esempio più eclatante è rappresentato dallo Zambia. Il debito estero del paese è di circa 9,37 miliardi di dollari, se si aggiungono i debiti delle società statali si arriva a 15 miliardi. Un terzo del totale è dovuto alla Cina. Ormai il debito nei confronti di Pechino sta raggiungendo livelli insostenibili. L’aeroporto di Lusaka presto potrebbe finire nelle mani cinesi, così come l’Azienda elettrica nazionale (Zesco), mentre già il 60 per cento della Zambian National broadcasting Corporation (Znbc) è detenuto da una società cinese. (…) La Cina non presta denaro “”gratis””, intende essere ripagata, come normale che sia, ma si garantisce la restituzione dei denari prestati stipulando clausole spesso capestro. Un esempio significativo da questo punto di vista è Gibuti, dove ha sede la prima base permanente all’estero della Cina. Pechino ha investito 15 miliardi di dollari per lo sviluppo del principale porto e delle infrastrutture collegate. L’82 per cento del debito estero è detenuto da Pechino e in caso di inadempienza, Gibuti potrebbe cedere ai cinesi il controllo del porto strategico di Doraleh, all’ingresso del Mar Rosso e del Canale di Suez. Gibuti è solo un esempio, ma ci sono altri paesi – la Repubblica del Congo e lo Zambia – dove i prestiti cinesi sono il principale fattore di rischio del debito. Gibuti, però, ammette candidamente che non ha altra scelta che accettare i capitali cinesi per investire nel proprio sviluppo”” (pag 83-84)”,”AFRx-123″
“FERRARI Marco”,”La Liguria di Calvino. Nel centenario della nascita viaggio nei luoghi che hanno ispirato lo scrittore e altri celebri autori.”,”In occasione del centenario della nascita di Italo Calvino, amico e compagno di banco di Eugenio Scalfari ai tempi del liceo Cassini di Sanremo, un omaggio all’autore del ‘Barone Rampante’, riscoprendo i luoghi dell’infnazia, dalla gioventù alla resistenza. Si tratta di una viaggio nei paesaggi letterari e artistici della Liguria: dal confine di Ventimiglia, che ispirò Nico Orengo e Francesco Biamonti, passando per Varigotti con Gina Lagorio, Genova con Giorgio Caproni, Rapallo con Ezra Pound, Chiavari con Enrico Morovich, Manarola con Renato Birolli,, Trebiano con le sorelle de-Beauvoir e Jean Paul Sartre. Marco Ferrari giornalista e scrittore spezzino, ha esordito nella narrativa nel 1988 con il romanzo ‘Tirreno’, altri romanzi sono seguiti nel corso degli anni tra cui ‘L’incredibile storia di Antonio Salazar, il dittatore che morì due volte’ (Mondadori).”,”LIGU-198″
“FERRARI Giuseppe”,”I filosofi salariati.”,”‘Giuseppe Ferrari (1811-1876) è stato un filosofo, storico e politico italiano, noto per il suo contributo al pensiero democratico e federalista. Nato a Milano, studiò giurisprudenza all’Università di Pavia, ma si appassionò alla filosofia, influenzato da Gian Domenico Romagnosi. Dopo aver vissuto in Francia per molti anni, dove ottenne un dottorato alla Sorbona e insegnò filosofia, tornò in Italia nel 1859 per partecipare alla vita politica. Fu deputato della Sinistra nel Parlamento italiano e sostenitore di una repubblica democratica federale. Tra le sue opere principali figurano Filosofia della rivoluzione e Histoire des révolutions d’Italie, in cui analizzò le lotte rivoluzionarie italiane e il loro impatto sulla libertà politica. Ferrari è ricordato anche per il suo approccio critico alla storia e per il tentativo di conciliare scienza e rivoluzione 2.’ (f. copilot)”,”TEOS-036-FMB”
“FERRARI Bartolomeo (Don BERTO)”,”Sulla montagna con i partigiani.”,”Edizione speciale per Fondazione Cassa di Risparmio di Genova e Imperia Don Berto, cappellano della divisione Mingo prete e partigiano Dono Mario Caprini”,”ITAR-395″
“FERRARIO Clemente”,”Le origini del partito comunista nel pavese (1921-1926).”,”””La replica di Lenin è sferzante: “”Terracini dice che in Russia abbiamo vinto, benché il partito fosse molto piccolo… Noi, in Russia, eravamo un piccolo partito, ma avevamo con noi la maggioranza dei Soviet dei deputati operai e contadini di tutto il paese. E voi? Avevamo con noi quasi la metà dell’ esercito, che allora contava per lo meno dieci milioni di uomini. Avete voi forse la maggioranza dell’ esercito?”” (pag 95-96)”,”PCIx-147″
“FERRARIO Clemente”,”Il partito nel periodo della organizzazione del regime fascista.”,”””Ma con questo articolo Togliatti si era spinto più in là. Il richiamo al leninismo come tattica che fa derivare la scelta politica dall’ esame di una determinata situazione riprendeva il tema di un suo precedente articolo dal titolo Partito e frazione, con il quale il pensiero di Bordiga era stato esplicitamente assimilato a quello di Trotsky. L’ equazione Bordiga – Trotsky, che con minore o maggiore rigidità, venne diffondendosi nella pubblicistica del PCI, fu dovuta al turbamento provocato dall’ ulteriore inasprirsi delle lotte all’ interno del partito russo. Aveva rotto la tregua Trotsky nell’ autunno del 1924 pubblicando il celebre opuscolo Le lezioni dell’ ottobre con il quale tutta la tattica del Comintern era stata sottoposta a critica serrata.”” (pag 23)”,”PCIx-214″
“FERRARIS Maurizio”,”Dove sei? Ontologia del telefonino.”,”Maurizio Ferraris insegna Filosofia teoretica nella Università di Torino, dove dirige il Centro Interuniversitario di Ontologia Teorica e Applicata. Ha pubblicato una trentina di libri. Tra questi, Storia dell’ermeneutica, Nietzsche e la filosofia del novecento, Mimica, Lutto e autobiografia da Agostino a Heidegger, Il mondo esterno, Goodbye Kant! Cosa resta oggi della Critica della ragion pura, Babbo Natale, Gesù adulto, In cosa crede chi crede.”,”ITAS-038-FL”
“FERRARIS Maurizio DERRIDA Jacques”,”Derrida e la decostruzione.”,”Maurizio Ferraris è professore ordinario di Filosofia teoretica all’Università di Torino. E’ editorialista di ‘Repubblica’.”,”SCIx-465″
“FERRARIS Maurizio a cura; SOCRATE PLATONE ARISTOTELE”,”Socrate, Platone, Aristotele e la scuola di Atene.”,”‘L’ignoranza e la confutazione’ (pag 41-46): nella sua difesa davanti ai giudici, narrata da Platone, Socrate mostra che le accuse mossegli sono calunnie.”,”FILx-546″
“FERRARIS Maurizio a cura, contributo di Mario DE-CARO, scritti di PLATONE ARISTOTELE Nicola CUSANO Francesco BACONE CARTESIO J.G. FICHTE J.W. GOETHE Mary SHELLEY P.S LAPLACE Charles DARWIN Emile BOUTROUX Albert EINSTEIN Werner HEISENBERG Paul K. FEYERABEND John D. BARROW Hillary PUTNAM”,”Scienza. Che cosa sanno gli scienzati?”,”Il testo alle pagg. 15-40 è di Mario De Caro, ‘Quando una teoria è scientifica?’ Maurizio Ferraris è professore ordinario di Filosofia teoretica all’Università di Torino ‘Comprendiamo ora con particolare chiarezza come si trovino in errore quei teorici che credono che la teoria provenga induttivamente dall’esperienza. Neppure il grande Newton riuscì a liberarsi da questo errore (‘Hypotheses non fingo’, “”Non formulo ipotesi””). (…). Non esiste alcun metodo induttivo che possa condurre ai concetti fondamentali della fisica. Il mancato riconoscimento di questo fatto ha rappresentato l’errore filosofico sostanziale di moltissimi studiosi del XIX secolo. Questa fu probabilmente la ragione per cui la teoria molecolare e la teoria di Maxwell poterono affermarsi solo in data relativamente recente. Il pensiero logico è necessariamente deduttivo: esso si basa su concetti e assiomi aventi valore ipotetico. (…). La fisica costituisce un sistema logico di pensiero che si trova in uno stato di evoluzione, e le cui basi non si possono ottenere attraverso una distillazione delle esperienze vissute mediante un qualsiasi metodo induttivo, ma esclusivamente attraverso la libera invenzione. La giustificazione (il contenuto di verità) del sistema sta nella dimostrazione di utilità dei teoremi derivati sulla base di esperienze sensoriali, mentre le relazioni di queste ultime con i primi possono venir comprese soltanto intuitivamente. L’evoluzione procede nella direzione di una crescente semplicità dei fenomeni logici. Per avvicinarci sempre più a questa meta, dobbiamo rassegnarci ad accettare il fatto che i fondamenti logici si allontanano in maniera sempre più accentuata dai fatti dell’esperienza, e che il cammino del nostro pensiero dalle basi fondamentali a questi teoremi derivati, riferentesi all’esperienza sensoriale, diventa continuamente più difficile e lungo’ [Albert Einstein: da ‘I pensieri degli anni difficili’ (1950): Il mistero della comprensione del mondo] (pag 84-85)]”,”SCIx-475″
“FERRARIS Maurizio a cura, scritti di SENECA VOLTAIRE J.J. ROUSSEAU Hans Christian ANDERSEN Friedrich NIETZSCHE Attilio PANIZZA Franz KAFKA George ORWELL Simone de BEAUVOIR Jacques DERRIDA”,”Uguaglianza. C’è qualcuno più uguale degli altri?”,”Maurizio Ferraris è professore ordinario di Filosofia teoretica all’Università di Torino Attilio Panizza: ‘Inno dei malfattori’ (1892) “”AI gridi ed ai lamenti / di noi plebe tradita, / la lega dei potenti / si scosse impaurita; // e prenci e magistrati / gridaron coi signori / che siam degli arrabbiati / dei rudi malfattori! // Folli non siam né tristi / né bruti né briganti / ma siam degli anarchisti pel bene militanti; // al giusto, al ver mirando / strugger cerchiam gli errori, / perciò ci han messo al bando / col dirci malfattori! // Deh t’affretta a sorgere / o sol dell’avvenir; / vivere vogliam liberi, / non vogliam più servir. // Noi del lavor siam figli / e col lavor concordi, / sfuggir vogliam gli artigli / dei vil padroni ingordi, / che il pane han trafugato / a noi lavoratori, / e poscia han proclamato / che siam dei malfattori! // Natura, comun madre, / a niun nega i suoi frutti, / e caste ingorde e ladre / ruban quel ch’è di tutti, / Che in comun si viva, / si goda e si lavori! / tal è l’aspettativa / ch’abbiam noi malfattori| // Deh t’affretta a sorgere / o sol dell’avvenir; / vivere vogliam liberi, / non vogliam più servir. // Chi sparge l’impostura / avvolto in nera veste, / chi nega la natura / sfuggiam come la peste; // sprezziam gli dei del cielo / e i falsi lor cultori, / del ver squarciamo il velo, / perciò siam malfattori! // (…) Divise hanno con frodi / città, popoli e terre, / da ciò gli ingiusti odi / che generan le guerre; // noi, che seguendo il vero, / gridiamo a tutti i cori / che patria è il mondo intero, // ci chiaman malfattori! (…)”” [Attilio Panizza, ‘Inno ai malfattori’ (1892)] (pag 74-76) [Attilio Panizza (Milano 7.4.1858 – Londra (Gran Bretagna) 15.4.1919). Nato a Milano nel 1858 da Giovanni e Lorenza Lambruni. Sposato con Angela Panizza e padre di una figlia. Marmista e scultore. Ventiduenne, partecipa a Chiasso al iii (1880) Congresso della Faiail, che gli affida la responsabilità della sezione propaganda della Federazione stessa. Consumatasi questa esperienza, partecipa alla vita del Poi sino a che, nel 1888, esauritosi anche l’esperimento unitario del Circolo socialista milanese, è fra i promotori della nascita del locale Circolo comunista anarchico. Segnalato come uno dei maggiori esponenti del gruppo “Avanguardia”, nel maggio-giugno del 1889 viene processato insieme ad altri anarchici per associazione di malfattori. Divenuto in seguito uno dei principali animatori del gruppo anarchico di Lugano, città che aveva preso a frequentare già dalla metà degli anni ’80, è tra gli organizzatori del Congresso di Capolago del gennaio 1891. L’anno dopo collabora a L’Amico del popolo con una poesia in dialetto milanese e il noto “Canto dei malfattori”. Trasferitosi a Lucerna nel 1893, dove è addetto ai lavori statuari dell’Accademia, nell’agosto partecipa al Congresso socialista internazionale di Zurigo insieme ad Amilcare Cipriani e Luigi Molinari. L’anno dopo è nuovamente a Lugano, ma per evitare un provvedimento di espulsione deve trasferirsi a Zurigo. Ancora a Lugano nel 1896 e a Lucerna l’anno dopo, non riesce più ad evitare l’espulsione, che gli viene reiterata anche nel 1898. Consegnato a Chiasso alle autorità italiane in ottobre, viene inviato al domicilio coatto a Lampedusa per tre anni, dal quale è prosciolto con la condizionale nella primavera del 1899. Ottenuta la libertà tenta di rientrare in Canton Ticino, ma viene arrestato e nuovamente espulso. Dopo una breve permanenza a Milano, espatria alla volta di Londra nel luglio dello stesso anno. Nella capitale inglese, dove risiede sino alla morte, a parte brevi ritorni in patria, è tra i promotori nel 1902 de La Rivoluzione sociale. Già l’anno dopo, però, sembra essersi allontanato dall’attività politica””] [fonte ABMO, Archivio Biografico del Movimento Operaio, Genova]”,”SOCU-216″
“FERRARIS Maurizio a cura, scritti di Thomas HOBBES Cesare BECCARIA Lev TOLSTOJ Joseph CONRAD Filippo Tommaso MARINETTI Sigmund FREUD Virginia WOOLF Simone WEIL Thomas W. ADORNO Hannah ARENDT PrimoLEVI Wolfgang SOFSKY René GIRARD Michela MARZANO”,”Violenza. La violenza è inevitabile?”,”””Cosicché troviamo nella natura umana tre cause principali di contesa: in primo luogo la rivalità; in secondo luogo la diffidenza; in terzo luogo l’orgoglio”” (T. Hobbes, Il Leviatano, 1651) (pag 52) “”Qual è il fine politico delle pene? Il terrore degli altri uomini. Ma qual giudizio dovremo noi dare delle segrete e private carneficine, che la tirannia dell’uso esercita su i rei e sugl’innocenti? Egli è importante che ogni delitto palese non sia impunito, ma è inutile che si accerti chi abbia commesso un delitto, che sta sepolto nelle tenebre. Un male già fatto, ed a cui non v’è rimedio, non può esser punito dalla società politica che quando influisce sugli altri colla lusinga dell’impunità. S’egli è vero che sia maggiore il numero degli uomini che o per timore, o per virtù, rispettano le leggi che di quelli che le infrangono, il rischio di tormentare un innocente deve valutarsi tanto di più, quanto è maggiore la probabilità che un uomo a dati uguali le abbia piuttosto rispettate che disprezzate”” (Cesare Beccaria, Dei delitti e delle pene. Della tortura, 1764) (pag 56)”,”TEOP-298″
“FERRARIS Maurizio a cura, brani di ERODOTO CESARE MONTAIGNE SWIFT MONTESQUIEU KANT VOLTAIRE HERDER HEGEL LEOPARDI NIETZSCHE WITTGENSTEIN LEVI-STRAUSS FOUCAULT BUSH”,”Morale. C’è un solo modo giusto di vivere?”,”Maurizio Ferraris è professore ordinario di Filosofia teoretica all’Università di Torino Scritti di Erodoto, Cesare, Tacito, Montaigne, Jonathan Swift, Montesquieu, Immanuel Kant, Voltaire, Johann Gottfried Herder, Georg Wilhelm, Friedrich Hegel, Giacomo Leopardi, Friedrich Nietzsche, Ludwig Wittgenstein, Claude Lévi-Strauss, Michel Foucault, George W. Bush Hegel (pag 73-74) “”La storia del mondo si muove dall’Oriente verso l’Occidente. L’Europa è il fine della storia del mondo l’Asia il principio. Per la storia esiste un Oriente propriamente detto, poichè l’Oriente fisico è solo relativo; e quantunque la Terra formi una sfera, la storia però non s’aggira in un cerchio, ma ha piuttosto un Oriente determinato, e questo è l’Asia. Di là sorge il sole fisico esterno, e tramonta in Occidente, perciò quivi pure sorge interno alla coscienza, che diffonde una luce superiore. La storia del mondo è l’educazione della indisciplinata volontà naturale alla generalità e alla libertà subiettiva. L’Oriente sapeva e sa solamente che uno è libero; i greci e i romani, che alcuni erano liberi; il mondo germanico sa che tutti sono liberi. La prima forma quindi che noi vediamo nella storia del mondo è il dispotismo, la seconda la democrazia e l’aristocrazia, la terza la monarchia”” [G.W.F. Hegel, ‘Lezioni di filosofia della storia, trad. it. di G.B. Passerini, Capolago, 1840, pp. 101-2] (pag 73-74)”,”FILx-548″
“FERRARIS Maurizio a cura, scritti di BOEZIO DI DACIA SPINOZA VOLTAIRE BRILLAT-SAVARIN BENTHAM SAINT-JUST LEOPARDI MARX D’ANNUNZIO RUSSELL AUDEN WATZLAWICK LEGRENZI LATOUCHE”,”Felicità. Cos’è la ricerca della felicità.”,”Scritti di Boezio di Dacia, Baruch Spinoza, Voltaire, Anthelme Brillat-Savarin, Jeremy Bentham, Louis Antoine de Saint-Just, Giacomo Leopardi, Karl Marx, Gabriele D’Annunzio, Bertrand Russell, Wystan H. Auden, Paul Watzlawick, Paolo Legrenzi, Serge Latouche “”(…) siccome una società, secondo Smith, non è felice dove la maggioranza soffre, e siccome lo stadio di maggior ricchezza della società conduce a questa sofferenza della maggioranza e l’economia politica (in generale la società fondata sull’interesse privato) conduce a questo stadio di maggiore ricchezza, bisogna concludere che l’infelicità della società è lo scopo dell’economia politica”” [Karl Marx, ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’, trad. di N. Bobbio, Einaudi, Torino, 2004, pp. 16-17] [(in) Maurizio Ferraris, a cura, ‘Felicità. Cos’è la ricerca della felicità’, Roma, 2012]”,”FILx-550″
“FERRARIS Maurizio a cura, scritti di ARISTOTELE KANT POE VALERY CROCE BENJAMIN ECO DANTO GALLESE”,”Arte. Perchè certe cose sono opere d’arte?”,”scritti di Aristotele, Immanuel Kant, Edgar Allan Poe, Paul Valéry, Benedetto Croce, Walter Benjamin, Umberto Eco, Arthur C. DANTO, Vittorio Gallese “”Anche nel caso di una riproduzione altamente perfezionata, manca ‘un’ elem;ento: l’ hic et nunc’ dell’opera d’arte – la sua esistenza irripetibile nel luogo in cui si trova”” (Walter Benjamin) (pag 72)”,”FILx-551″
“FERRARIS Maurizio a cura, scritti di EURIPIDE ROUSSEAU KANT SCHIKANEDER DOSTOEVSKIJ NIETZSCHE PASCOLI NEITZEL WELZER CELAN CASSANO”,”Male. É possibile vivere senza il male?”,”Scritti di Euripide, Antico Testamento,Jean-Jacques Rousseau Immanuel Kant, Emanuel Schikaneder, Fëdor Dostoevskij, Friedrich Nietzsche, Giovanni Pascoli, Sönke Neitzel, Harald Welzer, Paul Celan, Franco Cassano. Discorso sulle scienze e sulle arti di Rousseau. (1750) Alcuni brani dal libro ‘Soldaten’ di S. Neitzel e H. Welzer sulla pratica della violenza dei soldati e dei piloti Luftwaffe (pag 87)”,”FILx-552″
“FERRARIS Maurizio a cura; scritti di PLATONE ARISTOTELE CLEANTE DI ASSO EPICURO ALESSANDRO DI AFRODISIA CARTESIO GASSENDI LOCKE LEIBNIZ BERKELEY LA-METTRIE CONDILLAC MANZONI STEVENSON BERGSON SERENI SEARLE DENNETT”,”Mente. La mente è soltanto il cervello?”,”Molti filosofi hanno sollevato dubbi sulla possibilità di identificare quello che accade nella mente con quello che accade nel corpo: v. Il mulino di Leibniz: un problema per il materialismo (pag 35-) Leibniz dice che la mente è irriducibile alla macchina corporea (pag 35)”,”FILx-553″
“FERRARIS Maurizio a cura, scritti di ARISTOTELE AVICENNA ELOISA PETRARCA MONTAIGNE VOLTAIRE DE-SADE KANT HEGEL MARX NIETZSCHE HUSSERL ZAMBRANO YOURCENAR D’AGOSTINI CAVARERO FERRARIS E VARZI DERRIDA CASATI”,”Filosofia. A cosa servono i filosofi?”,”Scritti di ARISTOTELE AVICENNA ELOISA PETRARCA MONTAIGNE VOLTAIRE DE-SADE KANT HEGEL MARX NIETZSCHE HUSSERL ZAMBRANO YOURCENAR D’AGOSTINI CAVARERO FERRARIS E VARZI DERRIDA CASATI”,”FILx-554″
“FERRARIS Maurizio a cura, scritti di ARISTOTELE BURTON LEOPARDI BAUDELAIRE DOSTOEVSKIJ D’ANNUNZIO PLATH KUHN SCALFARI BODEI, conversazione con Paolo VIRNO”,”Senso. Che cosa ci manca quando diciamo che la vita non ha senso?”,”Scritti di ARISTOTELE BURTON LEOPARDI BAUDELAIRE DOSTOEVSKIJ D’ANNUNZIO PLATH KUHN SCALFARI BODEI, conversazione con Paolo VIRNO”,”FILx-555″
“FERRARIS Maurizio a cura, scritti di ANSELMO D’AOSTA CARTESIO VICO KANT HEGEL SCHOPENHAUER POE DICKINSON NIETZSCHE RILKE GENTILE BORGES DELEUZE GUATTARI ECO RORTY ZAMBRANO DERRIDA KRISTEVA SZYMBORSKA SANTAMBROGIO”,”Pensiero. Che significa pensare?”,”Scritti di ANSELMO D’AOSTA CARTESIO VICO KANT HEGEL SCHOPENHAUER POE DICKINSON NIETZSCHE RILKE GENTILE BORGES DELEUZE GUATTARI ECO RORTY ZAMBRANO DERRIDA KRISTEVA SZYMBORSKA SANTAMBROGIO Maurizio Ferraris è professore ordinario di Filosofia teoretica all’Università di Torino, dove dirige il LabOnt (Laboratorio di Ontologia). E’ editorialista di La Repubblica e direttore della ‘Rivista di Estetica’. Ragionamento deduttivo e ragionamento induttivo (pag 43-“,”FILx-556”
“FERRARIS Maurizio a cura, scritti di Jean BODIN Thomas HOBBES Karl MARX Friedrich ENGELS Juan Donoso CORTES Friedrich NIETZSCHE Franz KAFKA Max WEBER Carl SCHMITT Hannah ARENDT Amelia ROSSELLI Michel FOUCAULT Zygmunt BAUMAN Roberto ESPOSITO Giacomo MARRAMAO Roberta DE-MONTICELLI John R. SEARLE”,”Potere. Perchè si lotta per il potere?”,”9 Brani antologici molto brevi Scritti di Jean Bodin, Thomas Hobbes, Karl Marx, Friedrich Engels, Juan Donoso Cortés, Friedrich Nietzsche, Franz Kafka, Max Weber, Carl Schmitt, Hannah Arendt, Amelia Rosselli, Michel Foucault, Zygmunt Bauman, Roberto Esposito, Giacomo Marramao, Roberta De Monticelli, John R. Searle.”,”TEOP-516″
“FERRARIS Maurizio a cura; scritti di VOLTAIRE Johann Joachim WINCKELMANN Georg Wilhelm Friedrich HEGEL Karl ROSENKRANZ STENDHAL Charles BAUDELAIRE Fedor Michajlovic DOSTOEVSKIJ Rainer Maria RILKE Francis Scott FITZGERALD”,”Bellezza. C’è una regola del bello?”,”Hegel (pag 73) “”Ma questo elevare l’in sé a sapere autocosciente comporta una differenza immensa. E’ l’infinita differenza che separa per esempio l’uomo in generale dall’animale. L’uomo è un animale, ma non rimane come in un in sé, nemmeno nelle sue funzioni animali, come fa l’animale, ma ne diviene cosciente, le conosce e le eleva a scienza autocosciente, come accade per esempio per il processo della digestione. Con ciò l’uomo dissolve le barriere della sua immediatezza in sé essente, cosicché, proprio perché ‘sa’ di essere un animale, cessa di esserlo e dè a sé il sapere di sé come spirito. Se in tal modo l’in sé del grado precedente, l’unità di natura umana e divina, viene elevata a unità ‘immediata’ a unità ‘cosciente’, il ‘vero’ elemento per la realtà di questo contenuto non è più l’immediata esistenza sensibile dello spirituale, la figura umana corporea, ma ”interiorità autocosciente'”””,”FILx-558″
“FERRARIS Maurizio”,”Il tunnel delle multe. Ontologia degli oggetti quotidiani.”,”Maurizio Ferraris insegna Filosofia teoretica nella Università di Torino, dove dirige il Centro Interuniversitario di Ontologia Teorica e Applicata. Ha pubblicato una trentina di libri. Tra questi, Storia dell’ermeneutica, Nietzsche e la filosofia del novecento, Mimica, Lutto e autobiografia da Agostino a Heidegger, Il mondo esterno, Goodbye Kant! Cosa resta oggi della Critica della ragion pura, Babbo Natale, Gesù adulto, In cosa crede chi crede.”,”VARx-172-FL”
“FERRARIS Giorgio”,”Mario Odasso. Ufficiale alpino in Albania e in Russia:”,”Giorgio Ferraris, maestro elementare in pensione, sindaco di Ormea e Presidente dell’Unione Montana Alta Val Tanaro. Ha scritto e pubblicato opere sugli alpini. Mario Odasso ha comandato con il grado di maggiore, il Battaglione ‘Intra’ inviato in Albania con la ‘Cuneense’ dopo il fallito tentativo di occupazione della Grecia. Ha guidato e condotto personalmente una delle poche operazioni militari dell’esercito italiano coronate da successo di quella guerra, prima dell’intervento delle truppe germaniche. Promosso tenente colonnello, ha preso parte alla Campagna di Russia come Capo dell’Ufficio Operazioni del Corpo d’Armata Alpino e, all’inizio della ritirata ha svolto una delicata e fortunosa missione speciale. E’ stato gravemente ferito da un bombardamento aereo russo. Si è ritirato dalla vita militare con il grado di generale. Odasso tornato in Italia fu ricoverato nell’ospedale militare di Verona e poi dimesso per un periodo di convalescenza. Dopo il proclama di Badoglio dell’8 settembre, che lasciò senza indicazioni e collegamenti i Comandi e di conseguenza i reparti dell’Esercito italiano, anche Odasso finì prigioniero dei tedeschi, deportato e internato in Polonia. A casua delle pessime condizioni di vita del campo di prigionia e per la mancanza di cure la sua salute peggiorò notevolmente. Nell’aprile del 1944 riusci ad essere rimpatriato per le sue condizioni di salute, con l’obbligo di arruolarsi nell’esercito della Repubblica Sociale di Salò appena si fosse dimesso. Rimessosi in salute, non solo non aderì all’esercito repubblichino, ma avviò contatti con il Comitato di Liberazione Nazionale clandestino e le organizzazioni della Resistenza. Preparò e assunse il Comando della Piazza militare di Verbania, dapprima clandestino e poi ufficiale. Sviluppò contatti con i comandi alleati per gli aiuti alle formazioni partigiane.”,”QMIS-349″
“FERRARI-ZUMBINI Massimo”,”Le radici del male. L’antisemitismo in Germania: da Bismarck a Hitler.”,”Massimo Ferrari Zumbini ha studiato a Pisa (Scuola Normale) e a Monaco di Baviera. Dopo aver insegnato a Milano e a Pisa, dal 1984 è professore di Storia della cultura tedesca a Viterbo.”,”EBRx-040-FL”
“FERRARO Domenico”,”Tradizione e ragione in Juan de Mariana.”,”””L’ abito non fa per nulla il monaco e c’è chi porta la tonaca e dentro è tutt’altro che frate, e chi va in giro con una gran cappa spagnola e tiene sotto un cuore che non niente a che fare con i guerrieri di Spagna. Ragione per cui bisogna aprire il libro e accuratamente vagliare la materia in esso trattata. E allora conoscerete che la droga che vi è contenuta è di ben altro valore che non prometteva la scatola””. (F. Rabelais) (in apertura) Salvo rari e meritori studi, comunque circoscritti ad aspetti particolari della sua opera, il gesuita Juan de Mariana, infatti, non sembra essere sopravvissuto alla leggenda nera in cui lo avevano trasfigurato i suoi contemporanei. Additato in tutta Europa come l’ ispiratore e il responsabile morale dell’ assassinio di Enrico IV, egli è stato ricordato principalmente come sostenitore della liceità o necessità del tirannicidio, confuso pertanto con una congerie di autori che nel movimentato periodo delle guerre di religione, in ossequio a supposte disposizioni delle gerarchie ecclesiastiche, perseguivano la punizione dei sovrani restii a sottomettersi all’ autorità pontificia.”” (pag I) “”L’ abito non fa per nulla il monaco e c’è chi porta la tonaca e dentro è tutt’altro che frate, e chi va in giro con una gran cappa spagnola e tiene sotto un cuore che non niente a che fare con i guerrieri di Spagna. Ragione per cui bisogna aprire il libro e accuratamente vagliare la materia in esso trattata. E allora conoscerete che la droga che vi è contenuta è di ben altro valore che non prometteva la scatola””. (F. Rabelais) (in apertura) Dominco FERRARO, (1961) si è laureato in filosofia nel 1984. Un suo saggio intitolato ‘La politica sulle origini del potere politico: Bellarmino, Suarez e Giacomo I’ è in corso di pubblicazione (1989) Dominco FERRARO, (1961) si è laureato in filosofia nel 1984. Un suo saggio intitolato ‘La politica sulle origini del potere politico: Bellarmino, Suarez e Giacomo I’ è in corso di pubblicazione (1989)”,”TEOP-317″
“FERRARO Pietro”,”Progresso tecnico contro sviluppo economico?”,”FERRARO Pietro “”..da centocinquanta anni a questa parte le nostre conoscenze si moltiplicano per due ogni dieci anni…”” (Oppenheime) (in apertura) “”Fin alle origini dei tempi, purtroppo, il progresso tecnico appare singolarmente legato a ragioni ed esistenze di carattere “”militare””, ma negli ultimi vent’anni il fenomeno ha assunto un dinamismo ed una evidenza senza precedenti. A Lepanto (1571) i cannoni veneti tiravano a 1500 metri; a Trafalgar (1804) quelli della “”Victory”” a 2700; nel 1941 i cannoni della “”Bismarck”” avevano una gittata di 32 chilometri, ma oggi, a soli 20 anni di distanza, i più recenti tipi di missili possono superare i 10 mila chilometri, con una capacità distruttiva moltiplicata in parallelo col moltiplicarsi della gittata. La velocità media delle galeazze venete era di otto nodi nel 1571 e non molto diversa da quella della “”Victory”” nel 1804; allo Jutland (1916) la “”Iron Duke”” superava i 20 nodi e nel 1942 la “”Yorktown”” toccava i 33 nodi, ma oggi, dopo soli 20 anni, un missile o una nave interplanetaria si spostano alla velocità di molte migliaia di chilometri, mentre già si stanno approntando alcuni tipi di aerei che possono vantaggiosamente sostituire le più grandi navi, volando a 3 mila chilometri orari”” (pag 27-28)”,”ECOT-191″
“FERRARO Pietro”,”Progresso tecnico, ventagli di produttività e sviluppo. Un’economia alle soglie del futuro.”,”‘Un complesso di squilibri in continuo mutamento’ (pag 191) Pietro Ferraro è presidente dell’ Istituto per le Ricerche di Economia Applicata (IREA), Roma”,”STAT-642″
“FERRARO Giuseppe”,”La verità dell’Europa e l’idea di comunità (la lezione di Husserl).”,”Giuseppe Ferraro insegna Filosofia All’Universotà di Napoli Federico II, tiene corsi di filosofia nelle carceri e nelle scuole cosiddette “”a rischio””, è curatore di “”Bambini i n filosofia”” ed è responsabile di “”Filosofia fuori le mura””. Ha insegnato alla Albert-Ludwigs-Universitat di Freiburg in Germania e all’Università di Stato di Rio de Janeiro (Uerj) Brasile, oltre a essere membro del Comitato etico della Fondazione Umberto Veronesi.nel 2019 ha avviato a Napoli una scuola pubblica di politica. Ha curato edizioni e traduzioni di testi di Husserl e Nietzsche”,”FILx-177-FL”
“FERRAROTTI Franco”,”La sociologia industriale in America e in Europa.”,”FERRAROTTI si è laureato in filosofia presso l’Univ di Torino e in scienze sociali presso quella di Chicago. Ha conseguito la libera docenza in sociologia nel 1956. Con Nicola ABBAGNANO ha fondato nel 1951 e poi diretto i ‘Quaderni di sociologia’. Dal 1954 è incaricato dell’insegnamento di sociologia presso la facoltà di scienze pol e sociali C. Alfieri di Firenze e dal 1955 è incaricato di sociologia presso l’Univ di Roma. Dal 1958 è responsabile del coordinamento dei progetti di ricerca nel campo delle scienze sociali presso l’ OECE-AEP a Parigi. Ha scritto: -Premesse al sindacalismo autonomo. Torino. 1950 -Il dilemma dei sindacati americani. MILANO. 1954 -La protesta operaia. Milano: 1955″,”ARCx-002″
“FERRAROTTI Franco FRASER John”,”PCI e intellettuali a Bologna. Studi sul rapporto cultura e società. Volume quarto.”,”FERRAROTTI Franco è nato in Piemonte nel 1926. E’ professore di sociologia e titolare della relativa cattedra all’ Università di Roma. Ha pubblicato tra l’ altro ‘Max Weber e il destino della ragione’ (1964). FRASER John è nato a Londra nel 1939 è professore di scienza politica alla Waterloo University, Canada. Si è occupato di sociologia politica e ha pubblicato in Italia ‘Il pensiero di Galvano Della Volpe’ e ‘L’ intellettuale amministrativo nella politica del PCI’. Funzionari di partito. “”Per quanto questo libro costituisca un viaggio attraverso il “”corpo”” e non solo la “”testa”” del Pci, a giudizio di molti il funzionario che non ha avuto una formazione come intellettuale tradizionale o professionista ne è responsabile dell’ elaborazione della politica non dovrebbe figurare in questo lavoro. Il funzionario, si può sostenere, è essenzialmente un coordinatore dei vari elementi dell’ apparato del Partito. Presenta, alla base, posizioni alla cui formulazione può aver concorso in modo solo marginale; per il militante come per l’ esperto, egli è un burocrate, senza quell’ elemento di impegno personale, soggettivo, che caratterizza l’ “”intellettuale degno di questo nome””.”” (pag 75)”,”PCIx-220″
“FERRAROTTI Franco”,”La sociologia. Comte, Durkheim, Mannheim, Marcuse, Marx, Michels, Pareto, Scheler, Simmel, Spencer, Veblen, Weber.”,”””In nessu posto – Spencer lo riconosce – la società industriale esiste alla stato puro (…)””. (pag 99) “”Un tale atteggiamento sperimentale, costantemente sensibile alla natura dinamica della società e alla sua totalità, non può essere proprio di una classe che occupi una posizione di mezzo, ma soltanto di un ceto, per cui il legame di classe non abbia molto peso e che non sia troppo radicato nell’ rdine sociale. Lo studio della storia, relativamente a questa questione, procura una suggestione piuttosto intensa. Questo ceto disancorato, relativamente sciolto dalle classi, è per usare la terminologia di Alfred Weber, l’ “”intelligentsia socialmente indipendente”” (freischwebende Intelligenz).”” (pag 242)”,”TEOS-131″
“FERRAROTTI Franco”,”Lineamenti di storia del pensiero sociologico.”,”FERRAROTTI Franco è professore emerito di sociologia all’Università la Sapienza di Roma. Ha scritto tra l’altro ‘Max Weber e il destino della ragione’ (1964).”,”TEOS-173″
“FERRAROTTI Franco”,”Max Weber. Fra nazionalismo e democrazia.”,”Dedicato a Livio Sichirollo “”Ciò che Weber non poteva accettare era la subordinazione ai piccoli interessi personali o la consorteria, il trionfo della ‘camarilla’. E’ su questo piano che la sua auspicata “”libertà dai valori”” acquista tutto il suo significato e la sua portata polemica”” (pag 9) Parallelo Marx e Weber. Marx, Weber e la civiltà ‘idraulica’ “”Si veda il passo in cui Weber, analizzando il confucianesimo e il taoismo, è colpito dal loro fondamentale anti-individualismo e osserva come “”né qui né in Egitto o Mesopotamia, la tecnica militare cavalleresca abbia mai portato ad una compagine sociale così individualistica come nell’Ellade “”omerica”” e nel “”medioevo””. Il fattore esplicativo di questo anti-individualismo, o mancato individualismo, non è ricercato né nell’etica né nella psicologia né nel sistema socio-politico. Scatta invece la interconnessione con un dato di natura geografica e tecnologica insieme: l’inevitabile dipendenza di tutta la popolazione dalla regolazione dei corsi d’acqua e quindi la subordinazione totale al governo personale burocratico del principe “”hanno agito da contrappeso””. Vi è qui ‘in nuce’ tutta la “”teoria idraulica del dispotismo orientale”” di Karl Wittfogel, ma le osservazioni weberiane richiamano anche l’articolo pubblicato da Marx nella ‘Herald Tribune’ di New York a proposito degli effetti razionalizzanti e anti-tradizionalistici che la ferrovia costruita in India dagli Inglesi avrebbe avuto su un sistema sociale statico e tecnicamente arcaico. Vi è di più: la struttura del ragionamento weberiano non è dissimile da quella del ragionamento di Marx là dove, nel libro primo del ‘Capitale’, in quei mirabili capitoli dedicati all’avvento della grande industria meccanizzata e alla giornata lavorativa, così ricchi di particolari tecnici e così accurati nella descrizione del processo produttivo da far sospettare il contributo diretto di Friedrich Engels e le risorse della sua esperienza personale di direttore generale della produzione nello stabilimento tessile paterno a Manchester, Marx ricostruisce magistralmente la matrice contestuale e le condizioni della disgregazione della famiglia operaia attraverso una serie di interconnessioni che partono da una innocente innovazione tecnica, dalla incorporazione dell’utensile nella macchina: questa innovazione tecnica, all’apparenza neutra, ha in realtà un duplice ordine di conseguenze. Da un lato, specializza la macchina mentre dequalifica l’operaio. Il vecchio artigiano d’un tempo, divenuto operaio avendo perso la proprietà, cioè il controllo legale, dei suoi mezzi di produzione, ora perde anche il controllo della erogazione della sua forza nervosa e muscolare e il suo senso di responsabilità diretta sul lavoro, in quanto non dipende più da lui decidere l’inclinazione dell’utensile nell’incisione della materia prima, e quindi la velocità di taglio della macchina, e quindi i tempi di produzione. Dall’altro lato, l’incorporazione dell’utensile nella macchina rende possibile l’assunzione in pianta stabile di manodopera femminile, meno qualificata – ma la qualifica non è più un requisito essenziale ora che la macchina è stata “”promossa”” – e più docile; le donne abbandonano dunque casa e figli e sostituiscono i loro uomini nel posto di lavoro; questi si trovano a spasso e si danno all’alcolismo. Con una caratteristica assenza di sentimentalismo proletario, Marx osserva che gli operai, in concomitanza con quell’innovazione tecnica, si vedono la famiglia disgregata, cominciano a darsi al bere, vendono sul mercato del lavoro capitalistico, formalmente libero, moglie e figli; divengono, conclude Marx, i “”neo-mercanti di schiavi””. Non dovrebbe eccessivamente meravigliare che questa straordinaria capacità di cogliere le interconnessioni significative consenta a Marx, ma anche a Weber, previsioni fulminee che hanno per noi, retrospettivamente, un valore pressoché profetico.”” [Franco Ferrarotti, Max Weber. Fra nazionalismo e democrazia, 1998] (pag 90-91)”,”WEBx-027″
“FERRAROTTI Franco”,”Sindacato industria società.”,” Contiene il capitolo: ‘Sindacati e marxismo’ (pag 104-109) Le interpretazioni e teorie dei Webb e di Selig Perlman (pag 109-113) appendici: leggi americane Taft-Hartley, Landrum-Griffin (pag 549-590 “”Nella “”Risoluzione sui Sindacati””, scritta da Marx e approvata al Congresso della Prima Internazionale a Ginevra nel 1866, si distingue molto nettamente fra programma minimo (o sindacale) e programma massimo (o politico) della classe operaia; si riconosce che, evidentemente, lo scopo immediato dei sindacati consiste nella lotta quotidiana, in una vera e propria guerriglia, contro il Capitale; si nota d’altro canto come i sindacati, senza averne piena coscienza, sono diventati punti focali per la organizzazione della classe operaia, precisamente come le municipalità e i comuni medievali lo erano per la borghesia; per questo, i sindacati, se sono importanti per la lotta quotidiana fra Capitale e Lavoro, sono anche più importanti come corpi organizzati allo scopo di promuovere l’abolizione del sistema stesso del lavoro salariato. E’ chiaro che, secondo questa impostazione, i sindacati appaiono come semplici organizzazioni ausiliarie, molto utili in quanto hanno un elevato potere d’attacco localmente, ma assolutamente inadeguate rispetto al fine ultimo del movimento operaio, che è il rovesciamento dell’ordinamento capitalistico. (…) Per Marx i sindacati sono essenzialmente “”scuole di socialismo””. Ciò risulta in maniera evidente dalla lettura della Risoluzione intorno alle origini, al significato e agli sviluppi delle ‘Trade Unions’, stesa da Marx per il Congresso della Internazionale del 1866 e alla quale ci siamo più sopra richiamati. In questo documento Marx insiste nel criticare l’errore di considerare i sindacati come organizzazioni neutrali, apolitiche, non direttamente collegate con la lotta politica generale. Traspare, anzi, dalle parole di Marx la preoccupazione che i sindacati limitino eccessivamente la loro azione, che la riducano ad una ristretta azione rivendicativa di tipo corporativistico, che si contentino di chiedere benefici contingenti, localizzati, che non sappiano o non vedano la necessità di sfruttare la loro forza per attaccare il sistema capitalistico nel suo complesso. Riassumendo, per Marx i sindacati sono: a) centri di raccolta e di organizzazione dei lavoratori; b) associazioni difensive contro il capitale; c) scuole preparatorie al socialismo; d) strumenti subordinati e ausiliari del partito politico operaio, teso alla conquista dello Stato borghese per procedere quindi al rovesciamento totale del capitalismo e alla instaurazione del socialismo”” [Franco Ferrarotti, Sindacato industria società, 1968] (pag 106-108)”,”SIND-117″
“FERRAROTTI Franco”,”L’orfano di Bismarck. Max Weber e il suo tempo.”,”Fondo Casella “”(…) Weber era ossessionato da Marx. Un’ombra di Banquo, per Weber, anche se egli non menziona mai Marx (del resto è noto che Weber non cita mai Durkheim, come Durkheim non cita una sola volta Weber; mentre si sa benissimo che ‘Economia e società’ è stato scritto tenendo presente ‘La divisione del lavoro sociale’, mentre ‘Le forme elementari della vita religiosa’ è stato scritto tenendo presente ‘L’etica protestante’. Durkheim, da buon alsaziano, aveva studiato in Germania; dal canto suo, Weber ‘sapeva tutto’, quindi conosceva benissimo le cose francesi, era probabilmente l’ultimo dei grandi dotti). In America negli anni cinquanta, all’epoca della prima guerra fredda (…) c’era un ‘embargo’; c’era una merce che non poteva entrare nel porto: Marx. Marx è infatti assente da tutte le trattazioni di Weber; il mio libro ha fatto scandalo in America, perché si parla di Marx. “”Marx! che c’entra Weber con Marx?”” si chiedevano. Eppure Weber ha passato tutta la vita – di giorno e, credo, anche di notte – a domandarsi: e se per caso Marx avesse ragione? Lui che credeva nelle idee, nel “”regno delle idee””, non poteva non chiedersi: se per caso Marx avesse ragione, dove andremmo a finire? Che cosa succederà alle idee? Se tutto è nella struttura economica, noi che stiamo a fare? Montare la guardia, fare la sentinella alle idee! Se Marx avesse ragione ci troveremmo in una condizione peggiore di quella delle sentinelle italiane che facevano la guardia al bidone di benzina: tutto questo non ha senso. Se Marx ha ragione, le idee che cosa sono? e i valori? non sono un ‘prius’, non sono un momento costruttivo; le idee sono un fatto derivato, una volta si diceva un “”epifenomeno””. Credo che, se uno prende Weber sul serio, trova che il problema, il demone nascosto di Weber, ciò che lo spinge costantemente, il senso di tutta la sua costruzione è proprio Marx. Infatti, se noi consideriamo la sua opera maggiore, quella pubblicata postuma, ‘Economia e società’, non possiamo non chiederci: perché Weber non ha detto: “”Struttura, Sentimenti e Società””, “”Tipi di diete o di Sètte e società””, “”Climatologia e Società”” e invece ha detto “”Economia e Società””? D’accordo, i titoli valgono quello che valgono; uno dà spesso un titolo così come gli viene; a volte il titolo è dato addirittura dall’editore. E invece no; Weber ha detto: “”Economia e Società””! Che significa? significa che conosceva; si tratta del Marx di allora, del 1900, un Marx un po’ positivista, ancora non trattato da Lukacs, un Marx ancora un po’ “”engelsiano””, un Marx che però diceva grosso modo questo (nella famosa ‘Introduzione’ a ‘Per la Critica dell’Economia Politica’): basta! non è il ‘denken’ che fa il ‘sein’, non è il pensiero che produce l’essere, è l’essere che produce il pensiero! Quando uno ha detto questo, ha posto i termini fondamentali del materialismo storico. Poi uno ci può volteggiare sopra, può dire: in realtà non è che “”lo faccia””; ma Marx usa il termine ‘machen’, “”fare””, “”creare””; prima non c’è una cosa, la si fa, e dopo c’è. Qualcuno dice: non è proprio che “”la faccia””, in realtà la “”condiziona””, la “”accompagna per mano””; ma si tratta di acrobazie”” [Franco Ferrarotti, ‘L’orfano di Bismarck. Max Weber e il suo tempo’, Roma, 1982] (pag 139-140)”,”WEBx-028″
“FERRAROTTI Franco”,”Il dilemma dei sindacati americani.”,”La situazione dell’operaio americano nel corso del XX secolo. “”Uno dei paradossi più clamorosi degli Stati Uniti è che sono una nazione di operai, nella quale non esiste una «classe» operaia. Nel 1870 più della metà della popolazione attiva degli Stati Uniti era addetta all’agricoltura; verso il 1940, gli addetti all’agricoltura non rappresentavano che un quinto della popolazione. Il grande mutamento strutturale dell’economia americana era cominciato immediatamente dopo la Guerra Civile. Nel 1947, undici Americani su venti facevano parte della popolazione attiva. Quattro Americani su cinque erano salariati o stipendiati. Verso il 1950, il numero delle persone attive toccava i sessantadue milioni. Si calcola che, di questi, circa quarantasette milioni erano salariati e stipendiati e oltre tredici milioni erano datori di lavoro, lavoratori indipendenti o lavoratori a domicilio. Ovviamente, i tipi di occupazione riflettono le opportunità che si aprono, in relazione alla situazione generale del mercato della manodopera. Sono stati elencati e descritti trentamila tipi di occupazioni diverse, necessarie per mantenere in piena attività produttiva le millecinquecentotrenta industrie, che costituiscono il mondo industriale nordamericano. Particolarmente notevole è il vertiginoso aumento delle mansioni commerciali e genericamente impiegatizie contro la relativa diminuzione, dovuta a innovazioni tecnologiche, del numero degli operai a diretto contatto con il ciclo produttivo. Si calcola che, nel periodo dal 1870 al 1930, le mansioni di tipo impiegatizio sono aumentate di ben otto volte. Pare inoltre che siano state le innovazioni tecnologiche e gli aumenti di produttività, che ne sono via via derivati, a rendere finalmente possibile la settimana lavorativa di quaranta ore. Era di sessantanove nel 1850. La composizione professionale della popolazione attiva degli Stati Uniti, fra gli anni 1910 e 1940, è chiarita in maniera soddisfacente nella tavola () che qui riproduciamo: Gruppi professionali, percentuali della popolazione attiva rispettivamente nel 1910 e nel 1940: Liberi professionisti: 4.4% e 6.5%; Proprietari, direttori centrali e dirigenti: 23 e 17.8; Agricoltori e fattori: 16.5 e 10.1; Vari: 6.5 e 7.6; Impiegati e affini: 10.2 e 17.2; Operai specializzati: 11.7 e 11.7; Operai qualificati: 14.7 e 21.0; Operai comuni: 36.0 e 25.9; Salariati agricoli: 14.5 e 10.7; Manovali: 14.7 e 10.7; Lavoratori domestici: 6.8% e 8%. [() I dati sono stati desunti dal ‘Midyear Economico Report of the President’, luglio 1949, p. 94]. Appaiono evidenti le linee di sviluppo della stratificazione e della composizione professionale della popolazione degli Stati Uniti. I dati surriferiti indicano la tendenza verso la formazione di operai qualificati e il declino degli agricoltori e degli operai comuni, le cui funzioni vengono nella quasi totalità egregiamente assolte con mezzi meccanici, mentre spicca con straordinaria evidenza l’aumento degli impiegati e affini. (…) Con l’alta produttività del suo lavoro e il suo tipico «istinto dell’efficienza» (1), l’operaio americano va rapidamente preparandosi un successore. Gli Stati Uniti sono oggi una nazione di operai, che si sta trasformando in una nazione di impiegati, di ‘white collar workers’, di «operai dal colletto bianco». E’ la seconda rivoluzione industriale, lo sbocco diretto del taylorismo e della «organizzazione scientifica del lavoro» (2). La prima aveva fatto del contadino un operaio, lo aveva strappato ai lavori della campagna, ritmati sull’avvicendarsi naturale delle stagioni e delle derrate; spedito in città e concentrato nei grandi agglomerati dei bacini industriali. La seconda rivoluzione industriale tende, paradossalmente, ad una curiosa svalutazione dell’operaio altamente specializzato, in particolare delle sue doti creative. Essa fa dell’operaio comune o qualificato, un semplice attendente della macchina, o di un gruppo di macchine, riducendolo, al limite, a una specie di inoffensivo contabile, in camicia bianca, dei pezzi prodotti (3). In un primo momento, gli effetti della transizione possono riuscire molto gravi sulle masse umane, sulle quali si ripercuotono. Come è stato osservato, con una chiarezza incisiva e un poco schematica da Simone Weil: «Dal punto di vista dell’effetto morale sui lavoratori, la taylorizzazione ha indubbiamente provocato la dequalificazione degli operai. Questo è stato contestato dagli apologisti della razionalizzazione, in particolare da Dubreuil in Standards (1). Ma Taylor è stato il primo a vantarsene, arrivando a fare entrare nella produzione solo il 75% di operai qualificati contro il 125% di operai non qualificati nella finitura. (…)» (4)”” (pag 204-208) [(1) Dal titolo dell’opera di Thorstein Veblen, ‘The Instinct of Workmanship’, New York, 1914. Il titolo completo è: ‘The The Instinct of Workmanship and the State of the Industrial Arts’. E’ forse l’opera più originale e meglio costruita del Veblen; (2) Vedi Frederick W. Taylor, ‘Scientific Management’, tr. it., Milano, 1952; (3) Vedi John Diebold, «Factories without Men» in ‘The Nation’, 19 settembre 1953. J.D. è l’autore di ‘Automation – the Advent of the automatic Factory’. Forse George Orwell, suggerisce il Diebold, non si è sbagliato di molto nello scegliere la data che fa da titolo al suo libro (G.O, 1984). Siamo alle soglie dell’èra dei bottoni che si premono da sè; (4) Simone Weil si riferisce all’opera di Hyacinthe Dubreuil, ‘Standards. Le travail américain vu par un ouvrier français’, Parigi; (2) Simone Weil, ‘La Condition Ouvrière’, tr. it., Milano, 1952, p. 268. Vedi anche, nella stessa vena, Antonio Gramsci, ‘Note sul Machiavelli’ ecc., Torino, 1949, p. 330: «Il Taylor esprime… con cinismo brutale il fine della società americana; sviluppare nel lavoratore al massimo grado gli atteggiamenti macchinali ed automatici, spezzare il vecchio nesso psico-fisico del lavoro professionale qualificato che domandava una certa partecipazione attiva dell’intelligenza, della fantasia, dell’iniziativa del lavoratore e ridurre le operazioni produttive al solo aspetto fisico macchinale»]”,”MUSx-306″
“FERRAROTTI Franco”,”L’ipnosi della violenza.”,”Violenza immotivata (pag 16-17) “”La violenza è un fenomeno urbano. Non si pensi ad una concessione corriva e demagogica alla letteratura anti-urbana di maniera. Non si tratta di rispolverare l’invettiva del grande retore Agostino contro la città-torre di Babele (nel libro 15° della ‘Città di Dio’) né di sottoscrivere la lugubre profezia di Rainer Maria Rilke nel ‘Libro d’Oro’: “”Le grandi città sono perdute e corrotte…si avvicina la loro ultima ora””. Vi è qualche cosa di insopportabilmente moraggiante e di falso nelle condanne inesorabili pronunciate contro le città. Basterebbe un’occhiata alle statistiche riguardanti le dimensioni del fenomeno urbano per consigliare una certa dose di prudenza. I dati raccolti da Kingsley Davis non lasciano dubbi: la tendenza all’accentramento urbano della popolazione è evidente ed è una realtà mondiale; investe i paesi tecnicamente più progrediti, come gli Stati Uniti, ma coinvolge an che, in maniera massiccia e progressiva, i paesi emergenti. Ho già altrove osservato che, anche se la visione pessimistica della città avesse un fondamento e non fosse semplicemente denigratoria, la percentuale dell’umanità oggi inurbata è talmente grande che non potremmo considerare chiuso il problema e attenderne la soluzione, una soluzione purchessia, dall’evoluzione spontanea della situazione di fatto. Del resto, solo chi è nato in città può non misurarne, sotto la coltre dell’assefuazione, il fascino. Durkheim vedeva nella densità demografica delle città un’occazione di arricchimento personale. Per Simmel la vita nelle grandi metropoli condannava ad una riduzione dell’emotività, ma solo a fini di sopravvivenza. Come sarebbe stato possibile essere continuamente coinvolti psicologicamente ed esistenzialmente, come avviene per solito nelle situazioni rurali, dove la popolazione è sparsa, in un agglomerato urbano dove gli incontri umani sono frequentissimi? ….. Franco Ferrarotti è nato a Palazzolo Vercellese nel 1926. E’ stato il primo cattedratico italiano di sociologia; “”Fellow”” del “”Center for Advanced Study in the Behaviorfal Sciences”” a Palo Alto; “”Directeur d’études”” alla “”Maison des Sciences de l’Homme”” a Parigi. Ha pubblicato molte opere tra le quali: ‘Il dilemma dei sindacati americani’ (Milano, 1954) e ‘Alle radici della violenza’ (Milano, 1979). FERRAROTTI Franco, L’ipnosi della violenza. RIZZOLI. MILANO. 1980 pag 182 8° prefazione note appendice: bibliografia ragionata, tavole statistiche (tabelle); Collana Saggi. Franco Ferrarotti è nato a Palazzolo Vercellese nel 1926. E’ stato il primo cattedratico italiano di sociologia; “”Fellow”” del “”Center for Advanced Study in the Behavioral Sciences”” a Palo Alto; “”Directeur d’études”” alla “”Maison des Sciences de l’Homme”” a Parigi. Ha pubblicato molte opere tra le quali: ‘Il dilemma dei sindacati americani’ (Milano, 1954) e ‘Alle radici della violenza’ (Milano, 1979). [‘La violenza è un fenomeno urbano. Non si pensi ad una concessione corriva e demagogica alla letteratura anti-urbana di maniera. Non si tratta di rispolverare l’invettiva del grande retore Agostino contro la città-torre di Babele (nel libro 15° della ‘Città di Dio’) né di sottoscrivere la lugubre profezia di Rainer Maria Rilke nel ‘Libro d’Oro’: “”Le grandi città sono perdute e corrotte…si avvicina la loro ultima ora””. Vi è qualche cosa di insopportabilmente moraleggiante e di falso nelle condanne inesorabili pronunciate contro le città. Basterebbe un’occhiata alle statistiche riguardanti le dimensioni del fenomeno urbano per consigliare una certa dose di prudenza. I dati raccolti da Kingsley Davis non lasciano dubbi: la tendenza all’accentramento urbano della popolazione è evidente ed è una realtà mondiale; investe i paesi tecnicamente più progrediti, come gli Stati Uniti, ma coinvolge anche, in maniera massiccia e progressiva, i paesi emergenti. Ho già altrove osservato che, anche se la visione pessimistica della città avesse un fondamento e non fosse semplicemente denigratoria, la percentuale dell’umanità oggi inurbata è talmente grande che non potremmo considerare chiuso il problema e attenderne la soluzione, una soluzione purchessia, dall’evoluzione spontanea della situazione di fatto. Del resto, solo chi è nato in città può non misurarne, sotto la coltre dell’assuefazione, il fascino. Durkheim vedeva nella densità demografica delle città un’occasione di arricchimento personale. Per Simmel la vita nelle grandi metropoli condannava ad una riduzione dell’emotività, ma solo a fini di sopravvivenza. Come sarebbe stato possibile essere continuamente coinvolti psicologicamente ed esistenzialmente, come avviene per solito nelle situazioni rurali, dove la popolazione è sparsa, in un agglomerato urbano dove gli incontri umani sono frequentissimi? Per Walter Benjamin, grande ‘flaneur’ per vocazione e anche per accidentalità biografiche, le vie di una città come Parigi sono quinte di teatro o pareti decorate di un salotto; le facciate dei palazzi sono una sorta di immensi interni aperti ai passanti. Si pensi anche a certe strade di Ferrara, quelle rese famose dai racconti di Giorgio Bassani; o a certe piazze, come quella del Pantheon a Roma, una sera d’estate, o a Washington Square a New York. Vi è una dolce, nostalgica, interrogante qualità della vita urbana che viene troppo spesso e troppo facilmente dimenticata. E tuttavia: fra processo di urbanizzazione e crescita della criminalità il legame è piuttosto stretto. Fra le altre cose, la città odierna è in primo luogo il teatro della violenza. Il carattere forse più inquietante di questa violenza è l'””assenza di motivazioni””. Non è dunque solo una questione di quantità, di statistiche. Entra in gioco la qualità del crimine”” (pag 16-17)] [ISC Newsletter N° 77] ISCNS77TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] Violenza urbana immotivata”,”TEOS-253″
“FERRAROTTI Franco a cura; saggi di Francesco AVALLONE Francesco BATTISTI Roberto CAVARRA Marina D’AMATO Grzegorz EKIERT John FRASER Luca GIULIANO Ivetta IVALDI Marta LEPORE Maria I. MACIOTI Marco MARRONI Maria MICHETTI Nicola PORRO Maricia SELLARI Piero ZOCCHI Franco FERRAROTTI”,”La protesta silenziosa. Evoluzione e significati dell’ astensionismo elettorale.”,”Saggi di Francesco AVALLONE Francesco BATTISTI Roberto CAVARRA Marina D’AMATO Grzegorz EKIERT John FRASER Luca GIULIANO Ivetta IVALDI Marta LEPORE Maria I. MACIOTI Marco MARRONI Maria MICHETTI Nicola PORRO Maricia SELLARI Piero ZOCCHI Franco FERRAROTTI “”Spetta comunque ad Harold F. Gosnell, un vero pioniere nella ricerca sull’astensionismo elettorale, l’aver individuato una maggiore disponibilità dell’elettorale femminile ad esprimere la propria scelta elettorale, una volta che sia educato e stimolato. Dopo un primo studio sulle motivazioni personali degli astensionisti, ‘Non voting: Causes and Methods of Control’ (Chicago, 1924), l’autore si dedicò ad una serie di esperimenti di comunicazioni di massa, miranti ad accertare la sensibilità delle varie categorie dei non votanti, dai quali risultò che l’elettorato femminile di ceto medio e gli emigranti, in possesso della cittadinanza e di una certa cultura, erano le categorie più propense a mobilitarsi politicamente, cioè a passare sotto lo stimolo di una campagna propagandistica dall’astensione al voto (19). Altri fattori socio-economici che hanno contribuito e tuttora agiscono nell’elevare l’astensionismo sono le differenze di classe, misurabili attraverso il livello di istruzione della popolazione partecipante al voto, il reddito familiare e l’occupazione. Tutti gli studi di geografia elettorale mettono in risalto il rapporto direttamente proporzionale tra livello di istruzione e partecipazione politica. Nella figura 4, che si riferisce alle elezioni del 1964, si può constatare come, per i non istruiti, la partecipazione elettorale si abbassi al di sotto dei livelli medi nazionali, mentre nei gruppi con istruzione superiore ed universitaria la partecipazione si estenda ai tre quarti degli elettori. In generale si verifica che una popolazione più educata ha maggiore probabilità di partecipare alle forme decisionali della politica. A livello di classe media l’astensionismo, come forma di protesta primitiva di fronte ad una situazione politica insoddisfacente, viene sostituito dalla adozione di altre forme di lotta (appoggio a candidati «indipendenti», opposizione attiva all’interno dei partiti, coordinamento di movimenti di rivendicazione collettiva di destra e di sinistra). Il rapporto tra livello del reddito ed astensionismo non è più così stretto come ai tempi in cui vigevano requisiti elettorali di possesso della proprietà. Tuttavia, ancora recentemente, nel 1972, si potevano esibire dati elettorali in cui si mostrava con ampia evidenza, un rapporto tra livello occupazionale e partecipazione al voto (20). Nella Figura 5, citata da Burnham, si può constatare come la partecipazione elettorale potesse diminuire dall’81.7%, nelle classi medie proprietarie, al 57.5% in quella operaia non specializzata per le presidenziali del 1968 e dal 79.7% nelle classi medie proprietarie al 49.5% degli operai per le elezioni presidenziali del 1972, nonostante questi fossero periodi di ampia mobilitazione politica. I tassi di partecipazione si deprimono ulteriormente nelle elezioni delle camere che riguardano le candidature statali. Alla Figura 6 lo stesso autore raffronta i dati elettorali svedesi del 1960 che mostrano una partecipazione elettorale omogenea per tutti gli strati sociali, con quelli statunitensi del 1968 e del 1976 che mostrano le variazioni attribuibili alla posizione economica. Nel 1968 il tasso di partecipazione elettorale della classe media statunitense era del 79.9%, contro il 62.0% di quella operaia. A livello di classe operaia, la partecipazione elettorale calava significativamente, con chiare distinzioni tra ceti operai specializzati (66.9%) ed operai comuni (57.5%). Il rapporto direttamente proporzionale con la classe sociale si mantiene inalterato nel 1976, anche se complessivamente il tasso di partecipazione elettorale cala dal 67.8% al 59.2%. I dati statunitensi, nota il Burnham, non hanno paragone con altre democrazie elettorali contemporanee appartenenti all’Occidente industrializzato: essi confermano, negli USA, «l’assenza di un movimento di massa socialista capace di mobilitare il voto della classe operaia», di movimenti di base capaci di dare alle classi subalterne un senso di identità e quindi un motivo di partecipazione politica (21)”” (pag 371-374) [Francesco Battisti, ‘L’astensionismo elettorale negli Stati Uniti d’America’] [Note: (19) Dal punto di vista della storia degli studi elettorali i contributi di Gosnell, che appartiene senza dubbio alla «Scuola di Chicago» come metodo di impostazione, rappresentano un aspetto estremamente interessante. Ambito delle sue indagini è l’elettorato di Chicago, tra il 1920 ed il ’30. Lo scopo è la spiegazione dell’elevato tasso di astensionismo delle categorie sociali subalterne, tra le quali le donne ed i gruppi degli emigranti. Intervistando 3.369 astensionisti nelle municipali del 1923 e 649 astensionisti nelle presidenziali del 1924 il Gosnell raccoglie e classifica più di 20 ragioni individuali per non recarsi a votare (indifferenza, assenza, malattia, ragioni familiari divieto di assentarsi dal lavoro, proibizione da parte del marito, brogli elettorali, analfabetismo, ecc. (…). Tutte queste ragioni individuali, però, non giustificano le fondamentali differenze nei tassi di partecipazione elettorale che si riscontrano tra i gruppi sociali e non ne riescono a costituire una spiegazione. La psicologia individuale dell’astensionismo – se così si vuole chiamare il complesso delle ragioni personali o delle giustificazioni ‘post hoc’ del non votante – non riesce a render conto come «fatto sociale» del secondo fatto sociale costituito dalla differenziazione nei tassi di partecipazione. L’autore stesso se ne rende conto finendo col classificare i non votanti con gli schemi sociali acquisiti e ritrovando in spiegazioni socio-economiche e politiche i motivi validi di astensione. Harold F. Gosnell, ‘Getting Out the Vote: An Experiment in the Stimulation of Voting’, University of Chicago Press, Chicago, 1927; (20) Cit. dal Burnahm, ‘The Appearance and Disappearance of the American Voter’, cit., tab. 12, p. 64 e tab. 1, p. 38; (21) Ibidem, p. 66. Si può dunque notare, nel raffronto tra astensionismo operaio ed astensionismo afro-americano un parallelismo: la mancanza di una leadership politica di base sulla quale far convergere il proprio voto di antagonismo e di protezione dei propri interessi non fa altro che agevolare il perpetuarsi di un fenomeno di astensione storicamente originato da una discriminazione di classe e di razza]”,”TEOS-256″
“FERRAROTTI Franco a cura, scritti diAdam FERGUSON Claude-Henri de SAINT-SIMON Karl MARX Friedrich ENGELS Pierre Joseph PROUDHON Emile DURKHEIM Max WEBER Georg SIMMEL Gabriel TARDE Richard Henry TAWNEY Werner SOMBART Gaetani MOSCA Kark MANNHEIM Georges GURVITCH Antonio GRAMSCI”,”La società come problema e come progetto.”,”Franco Ferrarotti è titolare della cattedra di sociologia all’Università di Roma a seguito del primo concorso bandito per questa materia in Italia. Fra i fondadori del Consiglio dei Comuni d’Europa a Ginevra nel 1949; direttore dei progetti sociali dell’OECE, ora OCSE, a Parigi nel 1958-1959; deputato indipendente al Parlamento per la Terza Legislatura, si è ritirato dalla vita politica per dedicarsi in piena autonomia allo studio e alla ricerca. Dirige La critica sociologica. Fra le pubblicazioni: Sindacalismo autonomo, La protesta operaia, Max Weber e il destino della ragione, Trattato di sociologia, Roma da capitale a periferia, Il pensiero sociologico da A. Comte a M. Horkheimer, Giovani e droga.”,”TEOS-064-FL”
“FERRAZZA Piero SANSONE Luca”,”Giacomo Buranello. Rivoluzionario e partigiano.”,”””Sul periodo di permanenza in montagna, tra l’altro brevissimo, le notizie non abbondano. Luciano Penello rammenta che il distaccamento di Buranello «era il migliore dal punto di vista organizzativo, politico e combattivo, e aggiunge che «lui era amato da tutti i suoi uomini»”” (pag 275)”,”ELCx-289″
“FERRAZZA Piero BARCO Luigi”,”Quegli anni a Ingegneria.”,”Opera dedicata a Vincenzo TAGLIASCO”,”LIGU-001-FC”
“FERRER Francisco”,”The Origin and Ideals of the Modern School.”,”Francisco FERRER Y GUARDIA (1859-1909) politico e pedagogo membro del partito radicale federalista fu esiliato in Francia (1886-1901). Fondò a Barcellona la scuola moderna alla quale collaborarono anarchici e esponenti del libero pensiero. Con la Semana Tragica (1909) fu accusato di reati commessi in quel movimento, condannato a morte, e giustiziato. Seguì un movimento di protesta internazionale che portò alla caduta del governo MAURA.”,”GIOx-011″
“FERRERA Maurizio”,”Il Welfare State in Italia. Sviluppo e crisi in prospettiva comparata.”,”FERRERA Maurizio ha conseguito il dottorato di ricerca in scienze politiche e sociali all’ Istituto Universitario Europeo di Firenze ed è ricercatore nell’ Università di Pavia. Ciclo elettorale. Elezioni e spesa sociale. “”L’ influenza esercitata dalle scandenze elettorali sull’ evoluzione del welfare state italiano è stata recentemente sottolineata da numerosi autori (si vedano ad esempio Regonini (1980) e Salvati (1981)). Prima ancora che sul ritmo di produzione legislativa o sul tasso di crescita delle spese, tale influenza è facilmente e immediatamente rilevabile nel comportamento dei principali attori politici e, in primo luogo, i partiti (…)””. (pag 195)”,”ITAS-109″
“FERRERA Maurizio”,”Le trappole del Welfare.”,”Maurizio Ferrera insegna Scienza dell’amministrazione alla Università di Pavia e dirige il Centro di Politica comparata ‘Poleis’ dell’Università Bocconi. Nel 1997 ha fatto parte della Commissione Onofri per la riforma dello stato sociale. Tra le sue pubblicazioni con Il Mulino, Il Welfare State in Italia e Modelli di solidariet.”,”EURE-020-FL”
“FERRERA Maurizio GUALMINI Elisabetta”,”Salvati dall’Europa?”,”Maurizio Ferrera insegna Scienza dell’amministrazione alla Università di Pavia e dirige il Centro di Politica comparata ‘Poleis’ dell’Università Bocconi. Nel 1997 ha fatto parte della Commissione Onofri per la riforma dello stato sociale. Tra le sue pubblicazioni con Il Mulino, Il Welfare State in Italia e Modelli di solidarietà. Elisabetta Gualmini, ricercatrice in Scienza della politica, insegna Amministrazione comparata nell’Università di Bologna. Ha pubblicato La politica del lavoro.”,”ITAE-064-FL”
“FERRERA Maurizio”,”Il welfare state in Italia. Sviluppo e crisi in prospettiva comparata.”,”Maurizio Ferrera insegna Scienza dell’amministrazione alla Università di Pavia e dirige il Centro di Politica comparata ‘Poleis’ dell’Università Bocconi. Nel 1997 ha fatto parte della Commissione Onofri per la riforma dello stato sociale. Tra le sue pubblicazioni con Il Mulino, Il Welfare State in Italia e Modelli di solidarietà.”,”ITAS-040-FL”
“FERRERA Maurizio a cura; saggi di Robert GILPIN Harold WILENSKY Robert JESSOP John MYLES Richard ROSE Alfred PFALLER Claus OFFE Stein KUHNLE Nathan GLAZER Rei SHIRATORI Susan STRANGE Maurizio FERRERA”,”Stato sociale e mercato. Il welfare state europeo sopravviverà alla globalizzazione dell’economia?”,”Maurizio Ferrera è professore associato di scienza dell’amministrazione alla facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pavia. Gilpin: ‘Il meccanismo del flusso dell’ oro e dei prezzi second Hume’, paragrafo 2 del capitolo di Gilpin ‘Welfare nazionale e norme economiche internazionali'”,”TEOS-331″
“FERRERI Dino”,”Marx, Feuerbach e l’ antiumanesimo teorico.”,”””C’è ancora una testimonianza, non priva di interesse, di cui è utile tenere conto a questo punto. In ‘Per la storia della Lega dei comunisti’ Engels, come è noto, reca un contributo alla storia delle origini teoriche del movimento, ed è un contributo che se da un lato coincide in più punti con la testimonianza più famosa di Marx (Prefazione del 1859), contiene d’altra parte alcune significative puntualizzazioni. (…) Engels scrive: “”Quando nell’estate del 1844 andai a trovare Marx a Parigi, risultò il nostro completo accordo in tutti i campi teorici, e da allora data il nostro lavoro in comune. Quando ci ritrovammo nella primavera del 1845 a Bruxelles, Marx dai principi fondamentali sopra indicati aveva già sviluppato in pieno nelle linee fondamentali la sua concezione materialistica della storia e ci accingemmo allora a elabrare la nuova concezione particolarmente nelle direzioni più diverse””””. [Dino Ferreri, Marx, Feuerbach e l’ antiumanesimo teorico, 1981] (pag 15) “”C’è una lettera di Engels a Marx del novembre 1844, indicativa del ripensamento intorno alla “”questione Feuerbach””. stimolato proprio dal libro di Stirner.”” (pag 84)”,”MADS-371″
“FERRERI Dino”,”Rosa Luxemburg o “”luxemburghismo””?”,”Altro saggio sul tema: G. Bedeschi, ‘Partito e democrazia socialista in Rosa Luxemburg’, Problemi del Socialismo, novembre-dicembre 1969, n. 43, pp. 1160-72 Sul rapporto Lenin – Luxemburg (pag 119-120-121-122-123) Rifiuto del ‘bolscevismo’ da parte della Luxemburg (pag 133) Sul rapporto, confronto Lenin-Luxemburg (Saggio di Ferreri, Rosa Luxemburg o “”luxemburghismo””?). La teoria del crollo nella Luxemburg, Vicinanza tra Lenin e la Luxemburg come rappresentanti del campo del “”marxismo non contraffatto”” “”Il «crollismo» luxemburghiano [la teoria del crollo, ndr], non ha incidenza strategica (contrariamente a quanto avvenne nella ‘Ermattung-strategie’ kautskiana (infiacchimento, ndr), non solo non dà luogo a nessuna ipotesi attendista circa il problema della “”fuoriuscita”” dal capitalismo ma, al contrario, da un lato fornisce un fondamento oggettivo alla previsione di una maturità crescente del processo rivoluzionario “”attivo””, dall’altro ne sollecita l’urgente e indispensabile intervento. Dove è importante segnalare la presenza teorica, non la mera saldatura “”volontaristica”” dei due aspetti (53). D’altra parte sarebbe utile definire l’incidenza strategico-politica di tutti quei passi in cui il “”crollo”” del capitalismo entra nel quadro delle previsioni luxemburghiane. Per quanto mi risulta, non ve n’è uno solo (le citazioni contrarie potrebbero facilmente moltiplicarsi) in cui il “”crollo”” venga previsto come pura catastrofe economica, o in cui l’azione rivoluzionaria cosciente del proletariato non venga vivamente sollecitata a intervenire nel quadro sempre più disgregato della società capitalistica, e non vi intervenga, sia dal punto di vista della teoria che da quello dell’ipotesi politica, come ulteriore elemento di disaggregazione. ‘Prima’ e ‘dopo’ (come sempre nella Luxemburg) sono un puro espediente espositivo. In ultima analisi il “”crollo”” del capitalismo finisce per identificarsi come la rivoluzione. Processo oggettivo e processo soggettivo sono l’uno funzione dell’altro e la loro piena coincidenza è al limite dello sviluppo. Che, tuttavia, si colga nella Luxemburg, specie da parte del lettore di oggi, una accentuazione deterministica (forse più in senso politico-economico, che economico soltanto), ciò è anche verosimilmente l’inevitabile riflesso nella teoria di una fase storica determinata (e irripetibile) dello sviluppo capitalistico, fase “”abbandonata”” all’azione delle leggi interne del modo di produzione e al loro crescente carattere contraddittorio. (…) In Lenin, come è noto la consapevolezza del carattere storico e di transizione del capitalismo non sfociò mai in quel tipo di deviazione scientifica e metafisica insieme che tenne invece a battesimo l’erronea analisi luxemburghiana dell”Accumulazione’ (ma quest’opera occupa per molti versi un posto a sé nella storia del pensiero della Luxemburg) (56). E’ tuttavia la possibilità di dedurre inferenze negative, sul piano della teoria rivoluzionaria, dalle formulazioni “”crolliste”” presenti negli scritti di Rosa Luxemburg, dovrebbe essere considerata con molta cautela proprio in relazione a Lenin. Si deve tener conto del fatto che l’allineamento Lenin-Luxemburg nella battaglia antirevisionista, lungi dall’essere soltanto tattico, si stabiliva su una ben definita base teorica comune, alla quale non era estranea una identica posizione di principio sulla “”questione del crollo”” aperta da Bernstein. Basta per convincersene il riferimento all’importante scritto leniniano ‘Marxismo e revisionismo’, in cui capita fra l’altro di incontrare affermazioni come questa: «Che il capitalismo proceda verso il crollo – sia nel senso delle singole crisi politiche ed economiche che nel senso della catastrofe completa di tutto il regime capitalistico – l’hanno dimostrato con singolare evidenza e in dimensioni particolarmente ampie i giganteschi trusts contemporanei (57). (…) Il confronto Lenin-Luxemburg è venuto emergendo nel corso dell’esposizione come un momento centrale di ogni possibile analisi tendente al recupero di una Luxemburg storicamente attendibile. (…) Perché Lenin giudicò Rosa Luxemburg una delle migliori rappresentanti del “”marxismo non contraffatto””? Se si parte da questa domanda l’analisi dovrebbe tendere a cogliere i motivi di affinità piuttosto che quelli di differenziazione (58). Preliminare per questo è una definizione di coordinate generali che aiutino a ricomporre il quadro storico del marxismo della II Internazionale spesso sconvolto dalle sistemazioni post-leniniane. (…) Rispetto a questa analisi di fondo Lenin e Rosa Luxemburg occupano una posizione singolarmente vicina, se non coincidente; e ciò spiega il loro allineamento sostanziale in tutte le svolte storiche verificatesi nel ventennio precedente la guerra: nella lotta contro il revisionismo internazionale, nelal rivoluzione russa del 1905, di fronte alla guerra (prima e dopo la sua esplosione) di fronte alla rivoluzione d’Ottobre. (…) Lenin conosceva e apprezzava Rosa Luxemburg (59) quando le la trovò davanti “”oggettivamente”” alleata dei menscevichi nella lotta seguita al Congresso di Londra del 1903. Alle critiche mosse dalla Luxemburg alle concezioni organizzative sostenute dai bolscevichi, al suo dispiegamento di tutto l’arsenale teorico e concettuale del marxismo sull’argomento, Lenin rispose con un articolo piuttosto modesto (Kautsky si rifiutò di pubblicarlo e la Luxemburg lo accolse con una scrollata di spalle), che non può risultare deludente per chi si aspetti una complessa e argomentata risposta sul terreno della dottrina (60)”” pag 119-123)”,”LUXS-075″
“FERRERI Dino; GIORGETTI Giorgio”,”Note su «estremismo storico» e «leninismo (Ferreri); Una teoria dell’economia feudale. I problemi metodologici di un modello strutturale.”,” “”””Il processo storico non è il marciapiede del Nevskij prospekt…”” dirà Lenin..”” (pag 160) Il saggio di Giorgetti è incentrato sugli studi di Kula sulla Polonia.”,”LENS-006-FGB”
“FERRERO Guglielmo”,”Il militarismo. Dieci conferenze.”,”Pace e guerra alla fine del XIX secolo; la società militare barbarica, l’ orda; le civiltà militari; la vita sociale nelle civiltà militari; la decadenza e rovina degli imperi militari. L’ impero turco; NAPOLEONE; militarismo e cesarismo in Francia; il militarismo italiano; quello inglese e tedesco.”,”QMIx-032″
“FERRERO Guglielmo”,”Da Fiume a Roma. Storia di quattro anni 1919 – 1923.”,”Guglielmo FERRERO, storico italiano (Portici 1871-Ginevra 1943). Collaboratore di Cesare LOMBROSO, poi giornalista (Il Secolo, Il Mondo) e infine dal 1930 professore di storia a Ginevra, portò nei suoi studi storici forti interessi sociologici, assai evidenti nella fortunatissima ‘Grandezza e decadenza di Roma’ (5 volumi, 1902-07). Degli altri suoi scritti (tra cui anche alcuni di narrativa) è da ricordare ‘Roma antica’, in collaborazione con C. BARBAGALLO (3 volumi, 1921-22). (GE20)”,”ITAF-036″
“FERRERO Guglielmo”,”Ricostruzione. Talleyrand a Vienna 1814 – 1815.”,”Guglielmo FERRERO (1871-1942), sociologo, storico e scrittore politico, fu tra la fine del secolo e la 1° GM uno dei più brillanti intellettuali europei. Antifascista, nel 1939 si stabilì a Ginevra dove insegnò storia all’ Università. ‘Ricostruzione’ fu pubblicato a Parigi nel 1940 ed è il secondo volume di una trilogia che comprende ‘Avventura’ (1936) (già pubblicato da Corbacci, in cui descrive gli effetti politici delle campagne italiane del generale Napoleone Bonaparte tra il 1796 e il 1797) e ‘Potere’ (1942).”,”FRAN-027″
“FERRERO Guglielmo”,”Grandeur et decadence de Rome. III. La Fin d’ une aristocratie. Traduit de l’ italien par M. Urbain Mengin.”,”Libro col timbro della Bibliotheque Charles Ferry députe & senateur des Vosges 1834-1909″,”STAx-050″
“FERRERO Guglielmo”,”Grandeur et decadence de Rome. IV. Antoine et Cleopatre. Traduit de l’ italien par M. Urbain Mengin.”,”Libro col timbro della Bibliotheque Charles Ferry députe & senateur des Vosges 1834-1909″,”STAx-051″
“FERRERO Guglielmo”,”Grandeur et decadence de Rome. V. La republique d’ Auguste. Traduit de l’ italien par M. Urbain Mengin.”,”Libro col timbro della Bibliotheque Charles Ferry députe & senateur des Vosges 1834-1909″,”STAx-052″
“FERRERO Guglielmo”,”Potere. I Geni invisibili della Città. Saggio introduttivo di Luciano Pellicani.”,”Guglielmo FERRERO (1871-1942) storico e sociologo di fama mondiale, fra i maggiori del Novecento, autore di opere di fondamentale importanza quali ‘Grandezza e decadenza di Roma’ (5 voll. 1902-1907) e ‘La rovina della civiltà antica’ (1926). La sua fede liberal-democratica lo portò in esilio all’avvento del fascismo e a stabilirsi in Svizzera, dove compose le trilogia ‘Avventura’ (1936), ‘Ricostruzione’ (1940) e ‘Potere’ (1942) che Henri PIRENNE definì ‘un’ ammirevole opera d’ arte’. ‘Potere’ è il capolavoro di FERRERO, l’ opera in cui ha condensato le sue riflessioni sui fondamenti intellettuali e morali dell’ ordine politico che egli chiamava ‘i Geni invisibili della Città’.”,”TEOP-108″
“FERRERO Guglielmo”,”L’ Europa giovane. Studi e viaggi nei paesi del Nord.”,”””Il socialismo tedesco afferma anzitutto di essere un partito scientifico, che muove guerra alla società presente, armato non di dinamite o di fucile, ma di certe date dottrine economiche e sociologiche: affermazione che nella storia non troviamo essere ancora stata fatta da nessun partito”” (pag 74)”,”GERx-086″
“FERRERO Paolo a cura; testimonianze di Gianni ALASIA Luca BARANELLI Sergio BOLOGNA Giorgio BOUCHARD Ester FANO Pino FERRARIS Goffredo FOFI Nando GIAMBRA Giovanni JERVIS Liliana LANZARDO Dario LANZARDO Edoarda MASI Mario MIEGGE Giovanni MOTTURA Cesare PIANCIOLA Vittorio RIESER Renato SOLMI Mario TRONTI”,”Raniero Panzieri. Un uomo di frontiera.”,”Testimonianze di Gianni ALASIA Luca BARANELLI Sergio BOLOGNA Giorgio BOUCHARD Ester FANO Pino FERRARIS Goffredo FOFI Nando GIAMBRA Giovanni JERVIS Liliana LANZARDO Dario LANZARDO Edoarda MASI Mario MIEGGE Giovanni MOTTURA Cesare PIANCIOLA Vittorio RIESER Renato SOLMI Mario TRONTI. Paolo FERRERO (Torino, 1960), valdese, ex operaio e poi cassaintegrato Fia, ha ricorperto ruoli di direzione in Cgil, Democrazia proletaria, Federazione giovanile evangelica italiana. Attualmente è nella segreteria nazionale di Rifondazione Comunista. Raniero PANZIERI; intellettuale di sinistra, è stato il fondatore della rivista Quaderni rossi (Torino, 1961) che viene individuata come il punto di partenza dell’ operaismo italiano. PANZIERI ha operato all’ interno della sinistra italiana: allievo ed amico di Rodolfo MORANDI, segretario dell’ Istituto di studi socialisti (1946-1948); segretario regionale del PSI in Sicilia (1949-1953), membro della direzione nazionale del suo partito, ruppe con le posizioni ufficiali per cercare di difendere la verità (rottura con lo stalinismo, con l’ aspirazione a partito di governo del Psi ecc.,) “”Giugno. Esce il n. 1 della rivista Quaderni rossi, pubblicata dall’ Istituto Morandi e frutto della collaborazione tra i gruppi di lavoro dell’ Istituto e ilitanti e dirigenti della Cgil torinese e nazionale. A questo primo quaderno, oltre a Panzieri, collaborano tra gli altri: Vittorio Foa, Giovanni Mottura, Vittorio Rieser, Sergio Garavini, Emilio Pugno, Gianni Alasia, Romano Alquati, Alberto Asor Rosa, Giuliano Boaretto, Luciano Della Mea, Dino De Palma, Liliana Lanzardo, Mario Miegge, Giuseppe Muraro, Emilio Soave, Mario Tronti. Panzieri presenta la rivista in varie città: Milano (12 giugno), Venezia (16 ottobre), Padova (17 ottobre), Roma (21 novembre), La Spezia (19 gennaio 1962), Genova (20 gennaio 1962), Siena (24 marzo 1962).”” (pag 55)”,”ITAC-096″
“FERRERO Guglielmo”,”Il congresso di Vienna, 1814-1815. Talleyrand e la ricostruzione d’ Europa. Volume Secondo. (Tit.orig.: Reconstruction)”,”FERRERO Guglielmo (1871-1942) sociologo, storico e scrittore politico fu uno dei più brillanti intellettuali europei. Antifascista, si stabilì a Ginevra nel 1939 dove insegnò storia all’ Università. Ricostruzione fu pubblicato a Parigi nel 1940 ed è il secondo volume di una trilogia che comprende ‘Avventura’ (1936) e ‘Potere’ (1942). “”Uno scacco completo, insomma. Le inquietudini di Talleyrand erano giustificate, gli Alleati non capivano niente della guerra che avevano intrapresa e, cosa ancora più grave, non potevano capirne niente. Quello che accadeva allora in Europa non era mai accaduto prima nella storia del mondo. Gli Alleati erano vittoriosi; aveva battuto Napoleone in Russia, in Germania, in Ispagna: l’ avevano costretto a ripassare il Reno, a rendere al suo re la Spagna, a liberare il Papa: erano entrati in Francia e marciavano su Parigi. Ma più si moltiplicavano le loro vittorie, e più ne erano spaventati. Ogni vittoria rovesciava una delle “”usurpazioni”” che Napoleone aveva imposto all’ Europa. Al principio del 1814, il ducato di Varsavia, la Confederazione del Reno, il regno di Vestfalia, non esistevano più; in Svizzera il regime della mediazione si sfaldava; in Italia la Rivoluzione crollava sotto i colpi degli austriaci e di Murat.”” (pag 77-78)”,”RAIx-196″
“FERRERO Guglielmo”,”Aventure. Bonaparte en Italie, 1796-1797.”,”Guibert, Napoleone e la guerra nuova. “”L’ armée autrichienne, qui descendait vers la vallée du Po’, pouvait déclancher la révolte de l’ Italie contre l’ envahisseur. L’ armée francaise ne devait pas seulement repousser son attaque, mais en même temps pétrifier l’ Italie dans sa neutralité. Guerre à deux faces, dont le dix-huitième siècle ne connaissait pas le secret. Le jeune général le trouva, dans un livre qui avait paru à Londres en 1773, sans nom d’auteur, sous le titre: ‘Essai général du tactique’. L’ ‘Essai’ ne se proposait rien moins que de démolir toute la guerre du dix-huitième siècle: institutions, méthodes et doctrines.”” (pag 84) “”Le jeune général du Directoire avait donc, en marchant sur Vienne, brisé l’orgueil de la plus puissante monarchie de l’ Europe.”” (pag 199) Vicende in Valbormida”,”FRAN-075″
“FERRERO Ernesto”,”Primo Levi. La vita, le opere.”,”FERRERO E. è direttore della Fiera internazionale del libro di Torino. Ha dedicato a Levi anche un’ antologia. La tregua. “”C’è infine una terza motivazione, la polemica scoppiata in Israele intorno al 1979 circa il comportamento dgli ebrei di fronte allo sterminio: come mai non si erano opposti, non avevano tentato di resistere, di combattere? E se si erano ribellati, quanti erano stati, e dove era accaduto? Parte di queste domande levi se le era già sentite rivolgere durante i suoi numerosi colloqui con i ragazzi delle scuole: perché nessuno tentava la fuga dai Lager? Perché non ci furono ribellioni? Levi aveva fornito le sue spiegazioni, e definito “”assurda ed offensiva”” l’ accusa di codardia. “”La coscienza radicata che all’ oppressione non si deve consentire, bensì resistere, non era molto diffusa nell’ Europa fascista, e particolarmente debole in Italia””., appannaggio di una ristretta élite sì politicamente attiva, ma isolata, perseguitata, distrutta. Gli interessa dunque rappresentare realisticamente un caso di ribellione attiva e consapevole, non dentro il Lager, ma nelle sterminate steppe russe attraversate dalla linea del fronte.”” (pag 96) Euro 9,5″,”VARx-267″
“FERRERO Ernesto”,”Lezioni napoleoniche. Sulla natura degli uomini, le tecniche del buon governo e l’arte di gestire le sconfitte.”,”””Il duca di Neufchâtel: ‘Vostra Maestà, vuol dunque prendersi tutto il mondo?’ Napoleone: ‘Be’, non è poi tanto grande!’ (in apertura) FERRERO Ernesto è direttore della Fioera Internazionale del Libro di Torino. E’ autore di romanzi e di ‘I migliori anni dell anostra vita’ che rievoca una stagione della cultura italiana.”,”FRAN-088″
“FERRERO Guglielmo”,”Le due Rivoluzioni francesi.”,”Guglielmo Ferrero (1871-1942) storico e sociologo di fama mondiale, fra i maggiori del Novecento, autore di opere di fondamentale importanza quali Grandezza e decadenza di Roma, La rovina della civiltà antica. La sua intransigente fede liberaldemocratica lo portò ad abbandonare l’Italia dopo l’instaurazione della dittatura fascista e a stabilirsi in Svizzera, dove compose la trilogia Avventura, Ricostruzione e Potere.”,”FRAR-008-FL”
“FERRERO Guglielmo”,”Il Congresso di Vienna, 1814-1815. Talleyrand e la ricostruzione d’Europa. Volume II.”,”Guglielmo Ferrero (1871-1942) storico e sociologo di fama mondiale, fra i maggiori del Novecento, autore di opere di fondamentale importanza quali Grandezza e decadenza di Roma, La rovina della civiltà antica. La sua intransigente fede liberaldemocratica lo portò ad abbandonare l’Italia dopo l’instaurazione della dittatura fascista e a stabilirsi in Svizzera, dove compose la trilogia Avventura, Ricostruzione e Potere.”,”EURx-091-FL”
“FERRERO Guglielmo”,”Il Congresso di Vienna, 1814-1815. Talleyrand e la ricostruzione d’Europa. Volume II.”,”Contiene il capitolo: Attivo e passivo della Rivoluzione (pag 378-393) Guglielmo Ferrero (1871-1942) sociologo, storico e scrittore politico, fu tra la fine del secolo e la prima guerra mondiale, uno dei più brillanti intellettuali europei. Antifascista, nel 1939 si stabilì a Ginevra dove insegnò storia all’università. ‘Ricostruzione’ fu pubblicato a Parigi nel 1940 ed è il secondo volume della trilogia che comprende ‘Avventura’ (1936) e ‘Potere’ (1942).”,”RAIx-002-FC”
“FERRERO Ernesto”,”Lezioni napoleoniche. Sulla natura degli uomini, le tecniche del buon governo e l’arte di gestire le sconfitte.”,”Ernesto Ferrero (1938), critico, saggista e narratore… “”Già prima di Marx, Napoleone si chiede chi educherà gli educatori. La loro formazione, afferma, non potrà essere abbandonata alla buona volontà o alle inclinazioni personali, ma essere forgiata da apposite istituzioni che garantiscano l’unità e l’organicità di indirizzo. E qui Napoleone si spinge a fare l’elogio dei gesuiti, che rispondevano sì al papa, ma all’interno dello Stato “”formavano un mirabile corpo insegnante o meglio ‘educante’, immutabile nei metodi e nelle dottrine, e avevano una tal conoscenza degli uomini e della società che li rendeva più adatti a formare padri, figli, magistrati, politici, magari guerrieri, che a formare scienziati”””” (pag 54-55) “”Una delle componenti essenziali della sua strategia è la rapidità dei movimenti”” (pag 64)”,”QMIx-043-FV”
“FERRERO Paolo a cura, Contributi di Gianni ALASIA Luca BARANELLI Sergio BOLOGNA Giorgio BOUCHARD Ester FANO Pino FERRARIS Goffredo FOTI Nando GIAMBRA Pinzi GIAMPICCOLI Giovanni JERVIS Dario LANZARDO Liliana LANZARDO Luca LENZINI Edoarda MASI Mario MIEGGE Giovanni MOTTURA Cesare PIANCIOLA Vittorio RIESER Pucci SAIJA PANZIERI Renato SOLMI Mario TRONTI”,”Raniero Panzieri. Un uomo di frontiera.”,”Paolo Ferrero (Pomaretto, Torino, 1960) Valdese, ex operaio e poi cassaintegrato Fiat, ha ricoperto ruoli di direzione i n Cgil, Democrazia proletaria e nella Federazione giovanile e vangelica italiana. Attualmente è membro della Segreteria nazionale del Partito della rifondazione comunista, responsabile dell’area lavoro, economia e diritti sociali.”,”BIOx-066-FL”
“FERRES Antonio”,”I vinti. Romanzo.”,”Appunti per una canzone futura “”Un giorno scriverò una canzone, una semplice canzone violenta come un campo di grano incendiato ardente come i miseri che resistono, ….”” (Egito Gonçalves) (in apertura) “”Il male che di libri di questo genere, scritti da tedeschi, nel 1939, non ce ne furono. La situazione dei prigionieri politici spagnoli è certo più apertamente documentata oggi, di quanto non fase quella dei “”concentrati”” in Germania quindici anni fa: ma ugualmente Ferres nei ‘Vinti’ ha compiuto con coraggio e inedita violenza fantastica una vera avventura dell’ignoto”” (quarta di copertina) “”(Ferres) nato nel 1924 da una contadina castigliana e da un militare di carriera allontato dall’esercito per i suoi sentimenti di sinistra moderata e per aver prestato servizio dalla parte repubblicana…”” “”In tutto quel che ho scritto qui, non c’è una sola parola che mi sia inventato”” (quarta di copertina)”,”VARx-150-FV”
“FERRETTI Valdo GIORDANO Giancarlo a cura; saggi di Valdo FERRETTI Tanaka TAKAHITO Simonetta MUSSO Peter LOWE Ian NISH Andrea CAMPANA”,”La rinascita di una grande potenza. Il rientro del Giappone nella società internazionale e l’ età della guerra fredda.”,”Saggi di Valdo FERRETTI Tanaka TAKAHITO Simonetta MUSSO Peter LOWE Ian NISH Andrea CAMPANA. Entrambi i curatori insegnano all’ Università La Sapienza di Roma. ‘Sebbene liberalizzato, però il commercio fu ri-orientato e indirizzato verso il “”mondo libero””, non più verso la Cina, nei confronti della quale, prima della guerra, il Giappone commerciava mediamente per il 20% delle esportazione e il 10% delle importazioni. Il commercio giapponese con la Cina fu, dunque, la vittima più illustre del controllo americano sulle merci strategiche in Estremo Oriente…”” (pag 117).”,”JAPx-038″
“FERRETTI Valdo”,”Da Portsmouth a Sarajevo. La politica estera giapponese e l’ equilibrio europeo (1905-1914).”,”””Lo storico francese P. Renouvin ha sostenuto dal canto suo, che già nel 1911 gli Stati Uniti cercarono con successo di indebolire la posizione diplomatica del Giappone. In quell’ anno il Presidente americano Taft propose alla Gran Bretagna la conclusione di un trattato di arbitrato generale, il quale escludeva il ricorso alla guerra per risolvere controversie insorte tra i due paesi. Dal momento che l’ alleanza anglo-giapponese in vigore prevedeva che, nel caso in cui il Giappone o la Gran Bretagna fossero stati attaccati da una terza potenza, l’ altra parte contraente sarebbe corsa in suo aiuto, il trattato d’ arbitrato implicava una modifica da apportare o la rinuncia da parte britannica all’ alleanza col Giappone. In effetti, dato che gli Stati Uniti non avevano intenzione di scatenare una guerra in Estremo Oriente, il loro fine sarebbe sembrato piuttosto quello di togliere un importante punto di riferimento alla diplomazia giapponese, laddove gli inglesi, distratti sempre più dalla politica tedesca in Europa, non potevano che auspicare un trattato il quale rendesse impossibile una guerra con gli Stati Uniti e consentisse loro di portare una parte della flotta dell’ Estremo Oriente sullo scacchiere occidentale.”” (pag 95)”,”JAPx-063″
“FERRETTI Valdo”,”La Marina giapponese e il governo Tojo: il dibattito sull’inizio e l’epilogo della guerra del Pacifico.”,”Storiografia. “”Come si vede, il “”revisionismo”” degli storici giapponesi non ha intaccato il nucleo della teoria per la quale fondalmentalmente i militari resano i responsabili della scelta che condusse il Sol Levante alla guerra del Pacifico. E’ tuttavia evidente che le recenti acquisizioni di nuovi documenti dicono moltissimo di nuovo sull’articolazione particolareggiata degli eventi e sui passaggi, scanditi dai contrasti fra gruppi e fazioni, attraverso i quali il processo si andò sviluppando. E anche più interessante è l’attualità del dibattito storiografico rispetto alla lotta politica di oggi, anche perché si è sviluppato nella recente storiografia un orientamento il quale vede il periodo storico fra le due guerre come caratterizzato non tanto dall’affermazione del militarismo, quanto dalla crescita e dall’avanzata di un insieme di forze, la cosiddetta “”Kakushinha””, delle quali la “”Toseiha”” (gruppo dominante nell’esercito opposto alla fazione estromessa da posizioni dominanti detta “”Kodoha””, ndr) avrebbe fatto parte all’interno dell’esercito, che insieme all’efficientismo nell’amministrazione dello stato e ad un maggior intervento di quest’ultimo sull’economia, incoraggiava una politica aggressiva ed energica in Cina. Poiché questa tendenza portava inevitabilmente allo scontro con l’Inghilterra e gli Stati Uniti, essa avrebbe creato però dissensi all’interno del Giappone non solo con le forze liberali nostalgiche del clima politico degli anni venti ma anche con i conservatori veri e propri, per i quali l’Unione Sovietica restava in politica internazionale il vero ed unico nemico. Questa impostazione ha provocato un vespaio di polemiche per almeno due ragioni: essa individua un’ampia componente di tipo socialista nelle forze rappresentative del cosidetto “”fascismo giapponese”” (termine che la scuola in questione rifiuta), e, nello stesso tempo, getta un ponte tra gli orientamenti di base dei governi del dopoguerra e le forze che si opposero all’ingresso in guerra nel 1941, ovvero tra quelli dei loro rispettivi avversari. Né è un caso, ci sembra, che lo studioso considerato caposcuola di questo gruppo, Ito Takashi, abbia mostrato molta attenzione, per la figura del principe Konoe Fumimaro, che vediamo come “”capofila”” dei riformatori fino alla crisi dell’ottobre del 1941, ostile all’ingresso in guerra e passato dalla parte dei conservatori già nel 1941. D’altro canto bisogna riconoscere che sul delicato problema del rapporto tra Konoe e l’esercito ulteriori novità interpretative si affacciano anche all’interno di questo filone”” (pag 107)”,”JAPx-086″
“FERRETTI Valdo”,”La marina giapponese dal Patto anti-komintern alla guerra contro gli Stati Uniti: un approfondimento documentario.”,”Due diverse stratetegie tra esercito e marina. “”Anche le condizioni finanziarie dell’impero suggerivano le stesse conclusioni, secondo i rappresentanti della marina, i quali anche osservavano che ora, a differenza dei tempi della guerra russo-giapponese, Tokyo non avrebbe avuto il favore dell’opinione pubblica internazionale. In sostanza tutto lasciava pensare che fosse possibile stabilizzare il blocco fra Giappone, CIna e Manchukuò senza combattere e semplicemente inducendo, nel modo che si è visto, le potenze anglo-sassoni e i sovietici a non ostacolare l’avanzata nipponica sul continente. In altre parole c’era profonda differenza di vedute fra i due servizi. L’esercito prevedeva lo scoppio di un conflitto generalizzato per il 1942 e pensava di essere in grado, con armamenti adeguati e anche grazie ad un intervento tedesco in Europa, di sconfiggere l’Urss La marina, invece, non prevedeva affatto che necessariamente si verificasse una crisi così grave in Europa e si aspettava che, se la Germania e il Giappone avessero attaccato l’Unione Sovietica, le potenze occidentali sarebbero scese alsuo fianco, sicché il Sol Levante avrebbe rischiato di essere battuto. Una crescita adeguata degli armamenti nipponici avrebbe perciò giocvato la funzione di frenare tutti questi possibili avversari dall’intervenire”” (pag 447) “”Va inoltre notato che ci troviamo qui di fronte ad un altro punto di svolta complessiva nell’evoluzione della politica estera giapponese. Nel luglio del 1940 l’esercito provocò la caduta del governo Yonai, i cui orientamenti in politica estera erano stati condensati nella cosiddetta “”Dichiarazione Arita”” (Arita Seimei) nella quale veniva esternato l’obiettivo di costituire tre aree di “”coprosperità”” nel mondo, una giapponese nel continente asiatico,P una tedesca in Europa ed una lasciata agli Stati Uniti nel continente americano. ERssa tuttavia non accennava all’Indocina né all’alleanza con l’Asse, problema sul quale il governo di Tokyo non aveva ancora trovato un accordo. Il suo senso generale era quello di non sviluppare l’avanzata verso Sud e di non raggiungere l’alleanza militare con la Germania e l’Italia, ma semplicemente di sviluppare una cooperazione a distanza, che, a parte l’ipotesi di guerra contro la Russia, funzionasse secondo le regole della consultazione, della non ingerenza e della neutralità”” (pag 454) Il patto anti-Comintern fu un trattato di alleanza politica, diretto contro l’Unione Sovietica, concluso il 25 novembre 1936 a Berlino tra il governi del Terzo Reich tedesco e dell’Impero giapponese. (wikip) Il patto tripartito o trattato tripartito (detto anche “”Asse Roma-Berlino-Tokyo””) fu un accordo sottoscritto a Berlino il 27 settembre 1940 dal governo del III Reich tedesco, dal Regno d’Italia e dall’Impero del Giappone al fine di riconoscere le aree di influenza in Europa ed Asia. In Italia esso fu subito battezzato “”Roberto””, acronimo di Roma-Berlino-Tokyo. Ufficiosamente, secondo il trattato, queste tre potenze si legittimavano il diritto di potenza “”guida””, ciascuna in una propria area: L’Europa per la Germania, il Mediterraneo per l’Italia, l’Estremo Oriente per il Giappone. (wikip)”,”JAPx-087″
“FERRETTI Maria”,”Rivoluzione culturale e formazione del consenso nell’Unione Sovietica degli anni Venti: Bucharin e il movimento dei corrispondenti operai e contadini.”,” “”Fra i dirigenti bolscevichi il più attento al movimento dei corrispondenti e il più sensibile nel coglierne le potenzialità fu Bucharin”” (pag 473) Formazione della società civile sovietica che avrebbe permesso, attraverso un fitta trama associativa, l’articolazione del rapporto fra lo Stato e la società (pag 475) Paziente lavoro in questo senso della Uljanova la sorella minore di Lenin (redazione Pravda, nucleo di corrispondenti) (pag 477) La conferenza e la fondazione del “”Rabocij Korrespondent”” diedero un nuovo impulso alla crescita del movimento, che ebbe nel 1924 una brusca impennata: alla II conferenza, alla fine del 1924, parteciparono 353 delegati, che rappresentavano 100.000 corrispondenti (pag 478) Il corrispondente operaio. Quale fu l’atteggiamento di Bucharin di fronte all’irrompere sulla scena dei movimento dei corrispondenti? Come contribuì a definire la figura del ‘rabkor’? ‘Il rabkor, testimone della quotidianità operaia’. Il ‘rabkor’, secondo Bucharin, doveva essere innanzitutto un lavoratore, che viveva assieme agli altri lavoratori e ne condivideva pienamente il modo di sentire e i problemi (35). …. finire (pag 480-481)”,”BUCS-033″
“FERRETTI Maria”,”La memoria mutilata. La Russia ricorda.”,”Maria Ferretti è nata e si è laureata a Roma in storia. Ha vissuto a Parigi dove è stata allieva, all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, di Marc Ferro e Jutta Scherrer. Si è trasferita in seguito a Mosca, e di lì collabora con quotidiani e periodici, tra cui ‘Il Messaggero’, ‘Il Manifesto’, ‘Politica e economia’, ‘Le Monde’. Esperta di storia sovietica degli anni Venti, con particolare riferimento alla rivoluzione culturale, Maria Ferretti si è ultimamente occupata degli influssi che il nuovo corso della perestrojka ha avuto sulla vita e sulla cultura dell’ex Unione Sovietica. Nazional-liberalismo “”L’ideologia dominante della Russia post-comunista, dopo aver abbandonato il «romanticismo» del movimento democratico nascente, si è nutrita alla fonte del nazional-liberismo, che ha assolto a due funzioni essenziali. Da una parte il nazional-liberismo ha offerto una copertura ideale alle pretese egemoniche della Russia nei confronti delle altre repubbliche, implicite nell’idea che Mosca è la ‘naturale’ rappresentante degli interessi di tutti i russofoni sparpagliati nelle terre dell’ex-Urss, pretesa che apre le porte a pericolosi contenziosi territoriali con le altre repubbliche (un solo esempio, la Crimea), evocando il fantasma della Jugoslavia. Dall’altra, esso permette di fornire una risposta «positiva» alla crisi dell’identità della Russia, che ha visto crollare, per la seconda volta nel secolo, l’Impero e che rischia di frantumarsi anche al suo interno per via delle tendenze centrifughe crescenti delle repubbliche interne (Tatarstan, Cecenia, ecc.) e di intere regioni (Siberia, Estremo Oriente). Il crollo dell’Impero è stato un trauma per la coscienza di vastissimi strati della popolazione, posti brutalmente di fronte al problema della decolonizzazione. La peculiarità dell’espansionismo russo, caratterizzata dall’annessione progressiva di territori adiacenti (non c’era il mare che separava naturalmente la metropoli alla periferia sottomessa), spesso scarsamente popolati (città russe in campagne indigene), unita a una percezione particolare dello spazio data dalle enormi distanze (l’Urss, con i suoi poco meno che 300 milioni di abitanti, occupava un sesto del globo terrestre) fa sì che per un russo sia inconcepibile ‘pensare’ i confini all’interno dell’impero. A questo bisogna aggiungere gli effetti delle politiche migratorie promosse dall’Urss, che hanno portato a un mischiarsi di etnie su tutto il territorio dell’Unione, favorito dal fatto che comunque la lingua ufficiale era il russo e la capitale restava Mosca: in Kazakistan, per esempio, il 41% della popolazione è composto di russi, così come il 21% in Ucraina, il 33% il Lettonia e il 30% in Estonia. Per un russo, accettare le frontiere con i nuovi Stati, frontiere che spezzano legami umani e familiari, è traumatico. Particolarmente difficile è accettare che esista una frontiera con l’Ucraina, che è considerata – a torto o a ragione, poco importa – parte integrante della Russia; l’Ucraina occupa un posto del tutto particolare nell’identità russa, poiché la culla della stessa civilizzazione russa è Kiev, la «madre delle città russe»”” (pag 455-456)”,”RUSx-197″
“FERRETTI Maria”,”La battaglia di Stalingrado.”,”L’importanza strategica di Stalingrado (pag 29) ‘La sorte della guerra si decide ad Oriente’ “”Gli obiettivi della campagna tedesca dell’estate del 1942 sono – così recita la direttiva n. 41 adottata ad aprile – “”annientare definitivamente le forze di cui ancora dispongono i Soviet e privarli, per quanto è possibile, dei più importnati centri economici e militari””. I tedeschi dovranno prendere Leningrado, sede di grandi insediamenti industriali, e operare lo sfondamento nel Caucaso, conquistando Stalingrado, centro industriale e strategico di prima imporanza. Il centro delle operazioni sarà il settore meridionale del fronte orientale: la conquista del Caucaso permetterà alla Germania, a corto di materie prime e, soprattutto, di carburante, di impadronirsi dei preziosi pozzi petroliferi di Baku, Groznyj e Maikop, assicurandosi le risorse per una guerra che comincia a prospettarsi di lunga durata. Le considerazioni economiche acquistano, dopo l’entrata in guerra degli Stati Uniti, un’importanza di primo piano per gli strateghi nazisti, che, consapevoli di non poter ompetere col potenziale industriale degli Alleati, sono spinti a farla rapidamente finita con l’Urss non tanto da ragioni ideologiche – il leitmotif della distruzione del bolscevismo è lasciato alla propaganda – quanto all’urenza di appropriarsi delle risorse naturali e produttive del Paese per proseguire le ostilità, evitando, nel contempo, il rischio di dover combattere su due fronti. “”La sorte della guerra””, sono parole del capo di Stato maggiore della Wehrmacht, Franz Halder, “”si decide a Oriente”” (pag 29-30) Il nuovo atteggiamento dei tedeschi verso la guerra (pag 90) “”Stalingrado segna l’inizio dello sgretolamento del regime nazista, in cui progressivamente viene meno quel composito consenso popolare da cui aveva tratto la sua legittimazione. Se questo non si traduce nello sviluppo di un movimento di opposizione aperta al nazismo – in Germania a ifferenza che nell’Europa occupata, la resistenza non diventerà mai un fenomeno socialmente diffuso e politicamente rilevante, ma resterà limitata a piccoli gruppi isolati -, pure dà avvio a un processo di scollamento della società tedesca dal regime. Il trauma della sconfitta funge da catalizzatore di fermenti e stati d’animo intrisi di malessere che si sono diffusi col protrarsi della guerra, senza tuttavia assumere una connotazione critica precisa: con Stalingrado, invece, cambia l’atteggiamento nei confronti sia della guerra che di Hitler. L’atteggiamento verso la guerra ha conosciuto, fino a quel momento, fasi alterne di rassegnazione e entusiasmo. La spettacolare sconfitta della Francia (giugno 1940) ha scatenato una vera e propria ondata di entusiasmo popolare e portato alle stelle il prestigio di Hitler. Galvanizzata dal succedersi di brillanti vittorie e sapientemente alimentata dalla propaganda, l’euforia patriottica per la “”guerra giusta”” contro le potenze occidentali che vogliono sopraffare la Germania domina gli animi. Nel 1941, i rapidi successi della Wehrmacht in Urss, esaltati dalle cronache cinematrografiche di Goebbels, danno un nuovo colpo di frusta all’entusiasmo popolare, tanto più che la promessa di una vittoria-lampo fa sperare nella prossima fine del conflitto. Fra la fine del 1941 e l’inizio del 1942 si registra una netta inversione di tendenza. Il fallimento del ‘Blitzkrieg’, tanto sbandierato dalla propaganda, mette fine alle illusioni di un rapido concludersi delle operazioni belliche. L’altissimo prezzo in vite umane della campagna orientale fa toccare alla Germania l’orrore della guerra. L’intersificarsi dei bombardamenti sulle città tedesche e le penurie crescenti alimentano lo scontento fra i ceti urbani, che si aggiunge al malcontento dei contadini, vessati dalle requisizioni alimentari. Fra gli operai, le cui condizioni di lavoro peggiorano costantemente, si diffonde una protesta strisciante, che trova espressione nell’assenteismo e nell’indisciplina; il degradarsi della situazione militare, aggravando la situazione economica del Paese, fa aumentare la pressione su commercianti, artigiani e piccoli imprenditori, costretti a reperire con sempre maggiori difficoltà le risorse per mandare avanti le loro attività. Si assiste a una generale perdita di fiducia: l’atteggiamento verso la guerra oscilla fra cupi presentimenti disfattisti e irrazionali speranze”” (pag 90-91)”,”QMIS-336″
“FERRETTI Giuliano”,”Un «soldat philosophe». Philippe Fortin de la Hoguette (1585-1668?).”,”Contiene dedica manoscritta dell’autore a GM Bravo Philippe Fortin de la Huguette ‘Philippe Fortin de la Hoguette (1585-1668) è stato un militare e filosofo francese. Nato a Falaise, ha servito sotto la reggenza di Anna d’Austria e ha partecipato alle Guerre di Religione francesi 1. È noto per la sua corrispondenza trentennale con i fratelli Dupuy, in cui discuteva dei grandi momenti dell’ assolutismo francese e dei dibattiti suscitati dalle opere di Richelieu e Mazzarino’ (f. copil)”,”BIOx-013-FMB”
“FERRI Enrico”,”Autobiografia di Enrico Ferri. Preceduta da uno studio intimo di Carlo Monticelli.”,”Ferri (Enrico), criminalista e uomo politico italiano (San Benedetto Po, Mantova, 1856 – Roma 1929). Allievo di Ellero all’ università di Bologna, dove si addottorò con tesi su ‘L’ imputabilità umana e la negazione del libero arbitrio’ (1879), nel 1881 pubblicò la sua opera principale ‘I nuovi orizzonti del diritto e della procedura penale’, ripubblicata nel 1929 col titolo di ‘Sociologia criminale’, che divenne il manifesto della scuola positivo-sociologica. Professore di diritto penale in varie università italiane, militò nel partito socialista e diresse per alcuni anni il giornale Avanti! (1900-1905). Durante l’epoca fascista abbandonò il socialismo accostandosi al regime. Nel 1921, nella sua qualità di presidente della commissione per la riforma delle leggi penali, pubblicò un progetto di codice penale. Il Ferri è considerato il fondatore della sociologia criminale. (RIZ)”,”MITS-195″
“FERRI Franco, presentazione, saggi di Salvatore F. ROMANO Clara CASTAGNOLI Aronne VERONA Mario RONCHI Guido RAFFAELLI Ernesto RAGIONIERI Giorgio MORI Libertario GUERRINI Enzo SANTARELLI Raffaele MOLINELLI Luigi BELLINI Alberto CARACCIOLO Carlo CICERCHIA Diamante LIMITI Pietro LAVEGLIA Francesco RENDA Leo VALIANI Guido VICARIO Roberto ZAPPERI”,”Origini e prime linee di sviluppo del movimento contadino in Italia. A cura del Centro per la storia del movimento contadino.”,”Direttore responsabile di Movimento Operaio: Armando SAITTA, Vice Direttore: Franco DELLA PERUTA FERRI Franco, presentazione, saggi di Salvatore F. ROMANO Clara CASTAGNOLI Aronne VERONA Mario RONCHI Guido RAFFAELLI Ernesto RAGIONIERI Giorgio MORI Libertario GUERRINI Enzo SANTARELLI Raffaele MOLINELLI Luigi BELLINI Alberto CARACCIOLO Carlo CICERCHIA Diamante LIMITI Pietro LAVEGLIA Francesco RENDA Leo VALIANI Guido VICARIO Roberto ZAPPERI “”In tali condizioni, più di sempre vi era, per l’ industria italiana, la esigenza di una politica economica di protezione, di basse imposizioni, di bassi prezzi dei generi alimentari per potersi presentare, con qualche probabilità di successo, sul mercato internazionale. La tariffa doganale alla quale precedentemente ci richiamavamo, aveva segnato sì una affermazione dei protezionisti in agricoltura, ma solo in quanto alleati dei gruppi industriali del nord, che furono in definitiva, i principali vincitori di quella battaglia, anche se non in maniera completa.”” (pag 488-489)”,”MITT-143″
“FERRI Franco a cura”,”Lo Stato operaio 1927-1939. Antologia. I.”,”Bordighismo Bordiga. “”Ma allora perché il bordighismo ha avuto un successo nel movimento operaio italiano? Per due motivi fondamentali. Ilprimo sta nella situazione stessa della clase operaia italiana. Numericamente debole, circondata da una massa di piccola borghesia, la classe operaia italiana si trova continuamente esposta al pericolo di subire essa stessa, nel proprio seno, e nel seno del proprio partito, le influenze deleterie di classi avverse e di ceti intermedi.”” (pag 378)”,”PCIx-184″
“FERRI Franco a cura”,”Lo Stato operaio 1927-1939. Antologia. II.”,”Commemorazione morte E. MALATESTA pag 84 Largo ai giovani. “”Se i nostri militanti adulti, e gli operai anziani, e tutti gli anziani pensosi della sorte del paese, si daranno con passione alla mobilitazione di milioni di giovani, di tutti i giovani, maschi e femmine, dei giovani fascisti, cattolici, d’ogni opinione politica o politicamente indifferenti, nelle fabbriche e nelle case operaie, nei circoli, nei fasci giovanili, nelle associazioni cattoliche, nelle campagne, nelle scuole, negli uffici, la parola Largo ai giovani, che è servita sino ad oggi come un motivo retorico, diventerà una direttiva per tutte le rivendicazioni immediate della gioventù (…)””. (pag 446-447) Guerra civile di Spagna. Togliatti: Sulle particolarità della rivoluzione spagnola. (pag 496-512)”,”PCIx-185″
“FERRI Carlo E.”,”Il pensiero economico del Conte di Cavour.”,”””Nello stesso torno di tempo oppugnando le idee di Brofferio sui rivoluzionari la parola di Cavour accesa di sdegno, bolla d’ infamia l’ ideologia comunista e chi se ne fa divulgatore. “”Una setta iniqua ed ignorante, egli esclama, si è or elevata sopra un ipotetico desiderio vecchio come la storia e sucido come il più cieco egoismo. Trova contro di sé la scienza, l’ affetto, l’ individuo, la famiglia, ogni legge fondamentale dell’ umana specie””. Nello studio “”Des idées communistes et des moyens d’en combattre le developpement””, il fenomeno è seguito nella sua genesi, nei suoi sviluppi e nei suoi rimedi. Certo nessuno poteva guardare senza paura all’ingigantire del nembo comunista sorgente gravido di tempesta all’ orizzonte europeo. (…) Come Marx, Cavour notò la tendenza delle ricchezze a concentrarsi, comune a molte società moderne. (…)”” (pag 131-132)”,”ITAE-170″
“FERRI Enrico”,”Socialismo e Scienza Positiva (Darwin-Spencer-Marx).”,”FERRI Enrico deputato al parlamento.”,”SOCx-162″
“FERRI Franco, apertura dei lavori, relazioni di BERLINGUER Giovanni PRESTIPINO Giuseppe ALOISI Massimo SANTORO Carlo Maria DI-SIENA Giuseppe MALDONADO Tomás AURISICCHIO DE VAL Sandro MISITI Raffaello BIOCCA Ettore PINCHERA Giovanni Carlo DI-MAIO Giorgio RICCI Ivo MACCARINI REGE GIANAS Franco VIVIANI Romano TASSINARI Luigi CASULE Giorgio PACCINO Dario SEBASTI Rinaldo AGOSTINI Adriano NEBBIA Giorgio LOPERFIDO Francesco BUSETTO Franco, interventi di GUIDETTI Beniamino BERLINGUER Giovanni DELUCCHI Gianmario SONNINO Eugenio PASQUINELLI Carla BIOCCA Ettore MALDONATO Tomás MONDELLA Felice PINCHERA Giovanni Carlo GRUPPI Luciano PETRACCHI Gernando BESANA Luigi DI-MAIO Giorgio”,”Uomo natura società. Ecologia e rapporti sociali. Atti del convegno tenuto a Frattocchie (Roma) dal 5 al 7 novembre 1971.”,”Contiene il saggio di Giuseppe Prestipino. ‘Uomo e natura nel marxismo’ (pag 35-68) e quello di Giuseppe Di-Siena ‘Appunti per una antropologia sociale marxista (pag 95-110) «Negli attuali rapporti, anche la scienza è diretta contro il lavoro» Il pensiero giovanile di Engels e di Marx. “”Dai ‘Manoscritti’ del 1844 al ‘Capitale’ e dagli engelsiani ‘Primi lineamenti di una critica dell’economia politica’ (2) fino all”Antidühring’, un elemento permane, tra gli altri, malgrado le successive evoluzioni e malgrado gli asseriti mutamenti di rotta (o ‘coupures’) nel pensiero di Marx e di Engels. Nel suo primo saggio sull’economia politica Engels enuncia quello che quattro anni dopo sarebbe stato il programma del ‘Manifesto’ sotto forma di previsione che guarda «a quel grande rivolgimento di cose, cui il secolo va incontro: la riconciliazione cioè dell’umanità colla natura e con se stessa» (3). In quest’enunciato è contenuta in germe una tematica costante del materialismo storico, che in Marx avrà una formulazione diversa e più rigorosa, significando che la risoluzione delle contraddizioni insorgenti nella sfera di «rapporti di produzione» («la riconciliazione (…) dell’umanità (…) con se stessa») è la prevedibile risultante, nel tempo storico, di un compito che, in prima istanza, consiste nel conservare e sviluppare le «forze produttive» («la riconciliazione cioè dell’umanità colla natura», secondo l’espressione del giovane Engels). Non soltanto è filologicamente impossibile isolare ed escludere questo tema dal nucleo del marxismo, ma è quasi altrettanto difficile provare che il primo rapporto (il rapporto uomo-natura nelle forze produttive) sia, in Marx, o in uno sviluppo coerente della dottrina, concettualmente riducibile al secondo o almeno funzionale al secondo (ossia al rapporto sociale di produzione tra gli uomini stessi), come hanno in vario modo proposto Korsch, Adorno, Alfred Schmidt ed altri (4). Nei ‘Lineamenti’ di Engels si trova inoltre una prima intuizione di quello che diverrà uno dei motivi cardine dei ‘Grundrisse’ e del ‘Capitale’: il motivo, cioè, della scienza in quanto «appartiene agli elementi della produzione» (alla sfera delle forze produttive). «Abbiamo dunque in attività due elementi della produzione, la natura e l’uomo, e questo ultimo sotto l’aspetto fisico e sotto l’aspetto intellettuale» (5). L’aspetto intellettuale è considerato nella sua dinamica, come quello che dovrà prendere il sopravvento, non solo nel rapporto tra l’uomo e la natura, ma anche nei rapporti degli uomini stessi tra loro, per la risoluzione di uno squilibrio che è proprio della presente società, nella quale la legislazione cosciente che gli uomini riescono ad ‘imporre’ al proprio rapporto con la natura, nell’attività economica in senso stretto, risulta anch’essa distorta ed inefficace, perché contraddetta da altre leggi che gli uomini ‘subiscono’ dalla loro struttura sociale, senza consapevolezza né controllo, e che sono più simili, pertanto, alle leggi «cieche» della stessa natura (6) (benché siano sfornite della lungamente sperimentata utilità di queste ultime, negli adattamenti conseguiti dalla specie): questo è il senso del ragionamento di Engels. Finché non sarà colmato quello squilibrio, anche la scienza umana regolatrice del rapporto con la natura sarà fonte di rovina per l’uomo, in particolare per l’operaio («negli attuali rapporti, anche la scienza è diretta contro il lavoro», nota Engels (7), che si prepara a scrivere su ‘La situazione della classe operaia in Inghilterra’ (8), non trascurando di sottolineare gli ostacoli naturali che impediscono all’operaio l’acquisizione delle nuove capacità e dei nuovi adattamenti imposti da un incessante progresso tecnologico in regime di divisione del lavoro (9)). Engels fa riferimento inoltre alle potenzialità inutilizzate della scienza nell’intento di confutare Malthus: la scienza, egli dice, fornisce risorse crescenti anch’esse, come la popolazione, in progressione geometrica (10)”” [Giuseppe Prestipino. ‘Uomo e natura nel marxismo’] [(in) ‘Uomo natura società. Ecologia e rapporti sociali’. Atti del convegno tenuto a Frattocchie (Roma) dal 5 al 7 novembre 1971′, Roma, 1974] [(2) Apparsi per la prima volta nel 1844 (nei primi due fascicoli dei ‘Deutsch-französische Jahrbücher); trad. it. F. Engels, ‘L’economia politica’ (‘Primi lineamenti di una critica della economia politica’), Milano, Critica sociale, 1895; reprint, Roma, Samonà e Savelli, 1971; (3) Ivi, p. 44. ‘Sull’unità di uomo e natura, come motivo degli scritti letterari giovanili di Engels’, cfr. E. Fiorani, ‘Friedrich Engels e il materialismo dialettico’, Milano, Feltrinelli, 1971, p. 26; (4) Cfr. K. Korsch, ‘Karl Marx’, trad. it., Bari, Laterza, 1969; A. Schmidt, ‘Il concetto di natura in Marx’, trad. it., Bari, Laterza, 1979, T.W. Adorno, ‘Is Marx obsolete?’, in ‘Diogene’, n: 24, 1968; (5) F. Engels, op.cit., p. 50; (6) Ivi, p: 59, F. Engels, ‘Dialettica della natura’, Roma, Editori Riuniti, 1971, pp. 50-51; (7) ‘Primi lineamenti’, cit., p. 73; (8) Trad. it., Roma, Editori Riuniti, 1955; (9) ‘Primi lineamenti’, cit., p. 74; (10) Ivi, p. 69]”,”TEOC-704″
“FERRI Edgarda”,”Io, Caterina. La vita di una donna, il mistero di una santa.”,”Edgarda Ferri, giornalista scrittrice e saggista.”,”RELC-355″
“FERRI Franco a cura; relazioni di Nicola BADALONI Remo BODEI Christine BUCI-GLUCKSMANN Umberto CERRONI Franco DE-FELICE Biagio DE-GIOVANNI Gabriele DE-ROSA Giuseppe GALASSO Giuseppe GIARRIZZO Luisa MANGONI Giuseppe VACCA Rosario VILLARI”,”Politica e storia in Gramsci. Atti del convegno internazionale di studi gramsciani. Firenze, 9-11 dicembre 1977. I. Relazioni a stampa.”,”Relazioni di Nicola BADALONI Remo BODEI Christine BUCI-GLUCKSMANN Umberto CERRONI Franco DE-FELICE Biagio DE-GIOVANNI Gabriele DE-ROSA Giuseppe GALASSO Giuseppe GIARRIZZO Luisa MANGONI Giuseppe VACCA Rosario VILLARI Contiene il saggio di Giuseppe Vacca, “”La ‘quistione politica degli intellettuali’ e la teoria marxista dello Stato nel pensiero di Gramsci”” (pag 439-480) Altri temi trattati, rivoluzione passiva, fascismo, questione meridionale, crisi dello Stato, cattolici, americanismo e fordismo, guerra di posizione, teoria dell’egemonia, cesarismo, stato operaio e stato totalitario ‘Così, in una nota del ’32, Gramsci definisce il «cesarismo» come espressione di una situazione in cui le forze in lotta si equilibrano in modo catastrofico, cioè si equilibrano in modo che la continuazione della lotta non può concludersi che con la distruzione reciproca». Dopo di che egli precisa: «Ci può essere un cesarismo progressivo ed uno regressivo e il significato esatto di ogni forma di cesarismo, in ultima analisi, può essere ricostruito dalla storia concreta e non da uno schema sociologico. E’ progressivo il cesarismo, quando il suo intervento aiuta la forza progressiva a trionfare sia pure con certi compromessi e temperamenti limitativi della vittoria; è regressivo quando il suo intervento aiuta a trionfare la forza regressiva…». «Del resto – egli aggiunge – il cesarismo è una formula polemica-ideologica e non un canone di interpretazione storica. Si può avere soluzione cesarista anche senza un Cesare, senza una grande personalità “”eroica”” e rappresentativa» (38). Il riferimento ai contenuti progressivi o no, alle classi alle quali il cesarismo offre il modo di dirigere, al fatto che si può avere «cesarismo» anche senza un Cesare, ed infine al compromesso fra le classi in lotta e fra le classi alleate non lascia dubbi sul fatto che Gramsci pensi all’URSS come espressione di «cesarismo» progressivo. Ove ciò non bastasse e si voglia raccogliere l’avvertimento gramsciano circa il carattere polemico-ideologico e non scientifico del concetto di «cesarismo», sta comunque il fatto che in una nota di poco precedente, sensibilmente rielaborata nella seconda stesura, il riferimento alla realtà sovietica è molto più trasparente, ed è inserito in una riflessione sullo Stato «totalitario» e la funzione in esso del partito totalitario (39). Che Gramsci guardi così in modo critico agli sviluppi del primo Stato operaio non può essere dubbio. Si pensi alle sue riflessioni sul regime parlamentare come forma politica «classica» dell’egemonia borghese proprio perché basata sull’articolazione della «società civile» e della «società politica» e sulla formazione della egemonia come fenomeno che procede dalla società civile e la espande (40). Si pensi alla concezione che egli ha dell’egemonia della classe operaia, che non meno di quella borghese deve porre le sue basi nella società civile ed orientarsi verso il «riassorbimento» della «società politica» nella «società civile», ovvero verso la «fine» dello Stato (41)’ (pag 454-455)] [dal saggio di Giuseppe Vacca, “”La ‘quistione politica degli intellettuali’ e la teoria marxista dello Stato nel pensiero di Gramsci”” (pag 439-480)] [(38) Q., p. 1619; (39) Q., pp. 1601-1602. La prima stesura di questa nota è nel quaderno 4, è meno articolata ed al posto del concetto di “”Stato totalitario”” vi è quello di “”Stato dittatoriale”” (Q., p. 432); (40) Q., p. 1638: «L’esercizio “”normale”” dell’egemonia nel terreno divenuto classico del regime parlamentare, è caratterizzato dalla combinazione della forza e del consenso che si equilibrano variamente, senza che la forza soverchi di troppo il consenso, anzi cercando di ottenere che la forza appaia appoggiata sul consenso della maggioranza, espresso dai cosiddetti organi dell’opinione pubblica – giornali e associazioni – i quali, perciò, in certe situazioni, vengono moltiplicati artificiosamente»; (41) Vedi ad esempio Q., p. 662: «””Principe”” potrebbe essere un capo di Stato, un capo di governo, ma anche un capo politico che vuole conquistare uno Stato o fondare un nuovo tipo di Stato; in questo senso “”principe”” potrebbe tradursi in lingua moderna “”partito politico”” (…)»]”,”GRAS-140″
“FERRI Franco a cura; relazioni di Franco FERRI Nicola BADALONI Eric J. HOBSBAWM Alberto CARACCIOLO Valentino GERRATANA, conclusioni di Nicola BADALONI, comunicazioni di Michele BATTINI Oddo BUCCI Luigi CARPINETI Paolo CRISTOFOLINI Furio DIAZ Piero DI-GIOVANNI Gianni FRANCIONI Alberto GRANESE Alfonso M. IACONO Luigi M. LOMBARDINI-SATRIANI Oreste MASSARI Giovanni MASTROIANNI Giannarita MELE Pasquale MISURATA e Luis RAZETO MIGLIARO Giorgio NARDONE Franca PAPA Cosimo PERROTTA Franca PIERONI BORTOLOTTI Pier Paolo PORTINARO Alberto POSTIGLIOLA Giuseppe PRESTIPINO Donald SASSOON Valeria SGAMBATI Anne SHOWSTACK SASSOON Alberto M. SOBRERO Elsa FUBINI”,”Politica e storia in Gramsci. Atti del convegno internazionale di studi gramsciani. Firenze, 9-11 dicembre 1977. II. Relazioni, interventi, comunicazioni.”,”Relazioni di Franco FERRI Nicola BADALONI Eric J. HOBSBAWM Alberto CARACCIOLO Valentino GERRATANA, conclusioni di Nicola BADALONI, comunicazioni di Michele BATTINI Oddo BUCCI Luigi CARPINETI Paolo CRISTOFOLINI Furio DIAZ Piero DI-GIOVANNI Gianni FRANCIONI Alberto GRANESE Alfonso M. IACONO Luigi M. LOMBARDINI-SATRIANI Oreste MASSARI Giovanni MASTROIANNI Giannarita MELE Pasquale MISURATA e Luis RAZETO MIGLIARO Giorgio NARDONE Franca PAPA Cosimo PERROTTA Franca PIERONI BORTOLOTTI Pier Paolo PORTINARO Alberto POSTIGLIOLA Giuseppe PRESTIPINO Donald SASSOON Valeria SGAMBATI Anne SHOWSTACK SASSOON Alberto M. SOBRERO Elsa FUBINI (Bibliografia gramsciana, 1968-1977) Contiene tra l’altro le comunicazioni: – Michele Battini, Alcune osservazioni su ‘Americanismo e Fordismo’ (pag 315-326) – A.M. Iacono, Sul rapporto tra filosofia e senso comune in Gramsci: la critica a Bucharin e a De Man (pag 419-435) – Albertto M. Sobrero, Culture subalterne e nuova cultura in Labriola e Gramsci (pag 623-648)”,”GRAS-140-B”
“FERRI Franco, presentazione, saggi di Salvatore F. ROMANO Clara CASTAGNOLI Aronne VERONA Mario RONCHI Guido RAFFAELLI Ernesto RAGIONIERI Giorgio MORI Libertario GUERRINI Enzo SANTARELLI Raffaele MOLINELLI Luigi BELLINI Alberto CARACCIOLO Carlo CICERCHIA Diamante LIMITI Pietro LAVEGLIA Francesco RENDA Leo VALIANI Guido VICARIO Roberto ZAPPERI”,”Origini e prime linee di sviluppo del movimento contadino in Italia. A cura del Centro per la storia del movimento contadino.”,”Direttore responsabile di Movimento Operaio: Armando SAITTA, Vice Direttore: Franco DELLA PERUTA FERRI Franco, presentazione, saggi di Salvatore F. ROMANO Clara CASTAGNOLI Aronne VERONA Mario RONCHI Guido RAFFAELLI Ernesto RAGIONIERI Giorgio MORI Libertario GUERRINI Enzo SANTARELLI Raffaele MOLINELLI Luigi BELLINI Alberto CARACCIOLO Carlo CICERCHIA Diamante LIMITI Pietro LAVEGLIA Francesco RENDA Leo VALIANI Guido VICARIO Roberto ZAPPERI”,”MITT-018-FF”
“FERRI Franco a cura; relazioni di Nicola BADALONI Remo BODEI Christine BUCI-GLUCKSMANN Umberto CERRONI Franco DE-FELICE Biagio DE-GIOVANNI Gabriele DE-ROSA Giuseppe GALASSO Giuseppe GIARRIZZO Luisa MANGONI Giuseppe VACCA Rosario VILLARI”,”Politica e storia in Gramsci. Atti del convegno internazionale di studi gramsciani. Firenze, 9-11 dicembre 1977. I. Relazioni a stampa.”,”Relazioni di Nicola BADALONI Remo BODEI Christine BUCI-GLUCKSMANN Umberto CERRONI Franco DE-FELICE Biagio DE-GIOVANNI Gabriele DE-ROSA Giuseppe GALASSO Giuseppe GIARRIZZO Luisa MANGONI Giuseppe VACCA Rosario VILLARI Contiene il saggio di Giuseppe Giarrizzo ‘Il Mezzogiorno di Gramsci’ (pag 321-389) ‘Da Vienna, tra dicembre 1923 e gennaio ’24, Gramsci incalza con quella insistenza ossessiva nello scavo in povertà di informazioni che doveva diventare negli anni del carcere il tratto dominante del suo carattere intellettuale. (…). Nella crisi italiana (…) il Mezzogiorno, «che noi abbiamo misconosciuto così come facevano i socialisti e abbiamo creduto fosse risolvibile nell’ambito normale della nostra attività politica generale», diventa sotto vari aspetti decisivo: «Io sono sempre stato persuaso che il Mezzogiorno diventerebbe la fossa del fascismo, ma credo anche che esso sarà il maggior serbatoio e la piazza d’armi della reazione nazionale e internazionale se prima della rivoluzione noi non n studiamo adeguatamente le questioni e non siamo preparati a tutto» (11). (…) E il fascismo? Si tratta d’una variabile non essenziale, il cui ruolo è in fase di rapido superamento. «Nell’attuale situazione – scriveva Gramsci pochi giorno dopo, sulla base della stessa analisi (17) -, con la depressione delle forze popolari che esiste, le masse contadine meridionali hanno assunto un’importanza enorme nel campo rivoluzionario. O il proletariato, attraverso il suo partito politico, riesce in questo periodo a crearsi un sistema di alleati nel Mezzogiorno, oppure le masse contadine cercheranno dei dirigenti politici nella loro stessa zona, cioè si abbandoneranno completamente nelle mani della piccola borghesia amendoliana, diventando una riserva delle controrivoluzioni, giungendo fino al separatismo e all’appello agli eserciti stranieri nel caso di una rivoluzione puramente industriale del nord». E’ l’applicazione all’Italia della risposta russa alla «stabilizzazione del capitalismo»: in presenza d’una «depressione» del proletariato industriale europeo, di ciò quelle masse contadine si faranno capi politici «nazionali» nei loro stessi paesi. La opposizione costituzionale ha spinto il Mezzogiorno a manifestare «ancora una volta» la sua distinzione «territoriale» dal resto dello Stato, «la sua volontà di non lasciarsi assorbire impunemente in un sistema unitario esasperato – che significherebbe solo accrescimento delle antiche oppressioni e dei vecchi sfruttamenti – trincerandosi dietro una serie di posizioni costituzionali, parlamentaristiche, di democrazia formale…» (18)] (pag 325-329) [dal saggio di Giuseppe Giarrizzo ‘Il Mezzogiorno di Gramsci’ (pag 321-389)] [(11) Annali Feltrinelli (in seguito AFelt), III, p. 468: Gramsci a Togliatti e altri, 9 febbraio 1924; (17) CPC, 171-74: ‘L’Ordine Nuovo, 15 marzo 1924 (‘Il Mezzogiorno e il fascismo’); (18) Qui lo «schema di tesi» (AFeltr, a. VIII, pp. 201-202) ribadisce la formula del «governo degli operai e dei contadini», e non accoglie le indicazioni in senso federativo avanzate da Gramsci – ammettendo che in Italia il problema agrario «assume un carattere territoriale», ma concludendo che il fascismo ha unificato con la sua violenza la campagna! Poco più in là (p. 203) si parla tuttavia di integrare lo schema di rivendicazioni parziali con un punto relativo a «diritti delle minoranze nazionali». La formula gramsciana «repubblica ‘federativa’ degli operai e dei contadini» adatta formule discusse da Stalin tra il dicembre 1922 e il marzo ’23. Era stato Stalin, un uno scritto del novembre ’23, a saldare questione nazionale in Russia e problema dei ceti medi (I.V. Stalin, ‘Il marxismo e la questione nazionale e coloniale’, Mosca, 1948, pp. 263-269)]”,”GRAS-006-FV”
“FERRI Francesca LAMPUGNANI Laura GALLI Giovanni”,”La divisa del tenente Volpe. I ricordi di Giuseppe Volpe dalla Somalia a Corfù ai campi di concentramento tedeschi.”,”Postfazione di Giovanni Galli, Istituto storico della Resistenza e della Società Contemporanea nel Novarese e nel Verbano-Cusio-Ossola, “”P. Fornara”””,”ITAR-032-FV”
“FERRI Franco a cura; relazioni di Nicola BADALONI Remo BODEI Christine BUCI-GLUCKSMANN Umberto CERRONI Franco DE-FELICE Biagio DE-GIOVANNI Gabriele DE-ROSA Giuseppe GALASSO Giuseppe GIARRIZZO Luisa MANGONI Giuseppe VACCA Rosario VILLARI”,”Politica e storia in Gramsci. Atti del convegno internazionale di studi gramsciani. Firenze, 9-11 dicembre 1977. I. Relazioni a stampa.”,”Contiene il saggio di Franco De Felice: ‘Rivoluzione passiva, fascismo, americanismo in Gramsci’ (pag 161-220) Christine Buci-Gluckmann, ‘Sui problemi poltici della transizione: classe operaia e rivoluzione passiva’ (pag 99-126) “”Il giudizio sul fascismo come «forma» della rivoluzione passiva del XX secolo pone una serie di questioni di grande importanza che vanno dipanate singolarmente per sviluppare tutte le implicazioni connesse a quel giudizio. (…)”” (pag 179)”,”GRAS-005-FMP”
“FERRI Edgarda”,”L’alba che aspettavamo. Vita quotidiana a Milano nei giorni di piazzale Loreto, 23-30 aprile 1945.”,”Edgarda Ferri, giornalista, scrittrice, saggista, ha pubblicato molte opere tra cui ‘Il perdono e la memoria’ (1988, premio Walter Tobagi).”,”QMIS-051-FSD”
“FERRINI Cinzia”,”Scienze empiriche e filosofie della natura nel primo idealismo tedesco.”,”Cinzia Ferrini è dottore di ricerca in filosofia e ha svolto la propria attività presso università statunitensi, olandesi, svizzere e tedesche. Sue pubblicazioni: Guida al De orbitis planetarum di Hegel ed alle sue edizioni e traduzioni (in collaborazione con M. Nasti De Vincentis).”,”FILx-080-FL”
“FERRO Marc”,”L’ Internationale. Histoire d’un chant de Pottier et Degeyter.”,”In Russia, il canto Internazionale arriva nel 1889. Nel 1892 la marcia di POTTIER e DEGEYTER è scelta dalla 2° Internazionale come inno ufficiale.”,”MFRC-036″
“FERRO Marc”,”La seconda guerra mondiale. Problemi aperti.”,”Condirettore della rivista ‘Annales’ e D di studi presso l’ EHESS, FERRO è autore di molti studi di storia del ‘900.”,”QMIS-032″
“FERRO Marc presentazione; saggi di P. BURRIN I. KERSHAW M. LEWIN M. FERRO F. FURET K. POMIAN V. DAM’E J.S. DRABKIN P. BOURETZ T. MASON N. WERTH B. VILATTE M. FERRETTI C. LEFORT”,”Nazisme et communisme. Deux regimes dans le siecle.”,”Marc FERRO è co-direttore della rivista ‘Annales’ (EHESS) e presentatore di ‘Histoire parallele’ su la Sept-Arte. Saggi di P. BURRIN I. KERSHAW M. LEWIN M. FERRO F. FURET K. POMIAN V. DAM’E J.S. DRABKIN P. BOURETZ T. MASON N. WERTH B. VILATTE M. FERRETTI C. LEFORT”,”RUSU-118″
“FERRO Marc a cura; saggi di Thomas BEAUFILS Yves BENOT Carmen BERNARD Pierre BROCHEUX Catherine COQUERY-VIDROVITCH Pascale CORNUEL Sylvie DALLET Alastair DAVIDSON Marie FOURCADE Arlette GAUTIER Leshe MANIGAT Elikia M’BOKOLO Marcel MERLE Claire MOURADIAN Pap NDIAYE Jacques POLONI-SIMARD Jacques POUCHEPADASS Alain RUSCIO Pierre-Francois SOUYRI Mariella VILLASANTE CERVELLO Nadja VUCKOVIC”,”Le livre noir du colonialisme. XVI – XXI siecle: de l’ extermination à la repentance.”,”Saggi di Thomas BEAUFILS Yves BENOT Carmen BERNARD Pierre BROCHEUX Catherine COQUERY-VIDROVITCH Pascale CORNUEL Sylvie DALLET Alastair DAVIDSON Marie FOURCADE Arlette GAUTIER Leshe MANIGAT Elikia M’BOKOLO Marcel MERLE Claire MOURADIAN Pap NDIAYE Jacques POLONI-SIMARD Jacques POUCHEPADASS Alain RUSCIO Pierre-Francois SOUYRI Mariella VILLASANTE CERVELLO Nadja VUCKOVIC. Allegato ‘Ideologie e movimenti politici in Haiti’ di David NICHOLLS.”,”EURx-167″
“FERRO Gaetano”,”L’ Europa: lineamenti essenziali di geografia economica e sociale.”,”””Più che di “”sovrappopolamento”” sembra opportuno parlare, nel complesso, di cattiva distribuzione. Una politica demografica unitaria, facilitando i movimenti di mano d’ opera nell’ interno del’ Europa, potrebbe portare ad una migliore situazione, a prescindere dalle prospettive dell’ incremento naturale. E certamente una distribuzione della popolazione, proporzionata alle risorse economiche, pare più facilmente raggiungibile in un quadro sopranazionale, che non negli angusti limiti dei vari stati””. (pag 227)”,”EURE-029″
“FERRO Marc”,”Storia della Francia. Da Vercingetorige a Chirac.”,”FERRO Marc (Parigi 1924) storico delle “”Annales””, è direttore dell’ Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales (EHESS). Ha scritto molti libri. “”Il doppio gioco è ridotto a semplice maschera quando i tedeschi chiedono di servirsi degli aeroporti francesi in Siria per aiutare l’ arabo Rachid Ali a scacciare gli inglesi dall’ Irak. L’ invasione tedesca di Jugoslavia e Grecia, nel maggio-giugno 1941, e i folgoranti successi della Wehrmacht inducono Darlan a negoziare con Hitler una politica do ut des che Pétain ha difficoltà a contenere e che va a scontrarsi con l’ opposizione di Weygand alla richiesta di lasciar passare le forze italo-tedesche dalla Sicilia alla Tunisia. Con l’ invasione dell’ URSS, che sbandiera il suo carattere di crociata, ogni parvenza di doppio gioco viene a cadere. Darlan impone una Realpolitik di sempre più stretta collaborazione, che a fine 1941 si concretizza nell’ allontanamento di Weygand. Pétain non tentenna più. (…) Dato che, a differenza di Laval e dei suoi collaboratori parigini, Pétain non si è mai esplicitamente augurato la vittoria della Germania, “”i francesi restano circospetti riguardo alla natura autentica della sua posizione””. Ma, è riservato con i tedeschi, è viceversa nemico dichiarato dei partigiani che li combattono armi in pugno. La propaganda del regime, irrobustita da Philippe Henriot, manifesta chiaramente la sua ostilità verso gli anglosassoni e, ovviamente, De Gaulle.”” (pag 454-455)”,”FRAG-008″
“FERRO Gaetano”,”L’ Europa: terra, uomini e Stati.”,”””Dei territori sparsi nei cinque continenti, che nei secoli scorsi vennero a costituire il vasto impero coloniale britannico, i maggiori sono stati eretti in stati sovrani indipendenti, riuniti però nel “”Commonwealth””, una volontaria associazione con scopi di collaborazione politica e soprattutto economica. Sono in tale condizione il Canada, Australia, Nuova Zelanda, Unione Indiana (cioè i vecchi Dominions), Pakistan, Ceylon, Ghana, Malaysia, Nigeria, Cipro, Sierra Leone, Tanzania, Giamaica, Trinidad e Tobago, Uganda, Kenia, Malawi, Zambia, Malta, Gambia, naturalmente con una certa varietà di “”status”” giuridico e con rapporti – specialmente economici – più o meno stretti con la Gran Bretagna. Sono rimaste invece nella condizione di colonie (si usa al riguardo il termine di “”territori di oltre mare”” o di “”dipendenze del Regno Unito””, mentre dal punto di vista giuridico si tratta ora di colonie del Regno Unito, ora di colonie della Corona, ora di protettorati, ora di amministrazione fiduciaria) altri territori (…)””. (pag 110) Problemi geografici unità europea (245)”,”EURx-199″
“FERRO Marc BROWN Malcolm CAZALS Rémy MUELLER Olaf”,”Frères de tranchées.”,”””Ci fu una sorta di armistizio per raccogliere i feriti tra le linee… I francesi e i tedeschi uscirono dalle trincee e si strinsero la mano. Gli ufficiali fecero allora sparare dei colpi di fucile in aria… gli uomini rientrarono, ma per molti giorni non si sparò un colpo di fucile dalle nicchie. Due soldati della coloniale racconta che ci fu tra loro lo stesso accordo da trincea a trincea. Si camminava davanti al parapetto, e un mattino i tedeschi fecero di non mostrarsi tanto a causa delle loro batterie e dell’ osservatorio sulle colline”” (Leon Werth, ndr)””. (pag 97)”,”QMIP-049″
“FERRO Marc”,”La grande guerra, 1914-1918.”,”””Piuttosto la guerra che questa eterna attesa”” (da un’ inchiesta sulla gioventù, 1913). “”La strategia del punto debole. Siccome il loro territorio nazionale non era direttamente minacciato, gli inglesi analizzavano la situazione con maggior sangue freddo. Agli inizi del 1915, il rapporto del colonnello Hankey aveva dimostato che per lunghi anni i fronti non si sarebero mossi. Kitchener riteneva che questa non era la sua guerra e intendeva resuscitare quella alla quale era abitauto. Nacque così l’ idea di una spedizione del tipo coloniale, un attacco “”sui fianchi”” dell’ avversario come proponeva W. Churchill, allora primo lord dell’ ammiragliato. Egli voleva colpire la coalizione nemica non più là dov’era più maggiormente minacciosa tra le Fiandre e la Champagne, poiché in quei luoghi si rivelava inespugnabile, ma proprio là dov’era più vulnerabile, a costo di creare nuovi fronti. (…) Così prevalse l’ idea di attaccare la Turchia poiché era la maglia più debole della coalizione nemica e la sua sconfitta avrebbe potuto provocare l’ entrata din guerra dell’ Italia e della Bulgaria al fianco degli alleati. (…) Briand, Gallieni, Churchill e Asquith avevano incontrato delle difficoltà per vincere l’ opposizione dei capi delle forze armate. Lord Fisher giudicava l’ operazione votata al fallimento se i greci non fossero intervenuti nel conflitto; (…). I franco-britannici avevano sottovalutato la capacità di resisenza dell’ avversario. Del resto, questo era stato messo in allarme, all’ inizio di novembre 1914, dall’ attacco inopinato di una squadra inglese. L’ ammiraglio che la comandava non aveva saputo resistere alla tentazione di bombardare i Dardanelli””. (pag 94-95)”,”QMIP-050″
“FERRO Marc”,”1956, Suez. Naissance d’un Tiers-Monde.”,”FERRO Marc è professore ad Orano quando scoppia la crisi di Suez. E’ poi diventato uno storico con gran numero di opere all’ attivo. Gli inglesi hanno delle riserve circa l’intervento contro l’Egitto progettato dai franco-israeliani. “”Non sans réserves, les Anglais s’étaient donc ralliés au plan franco-israélien, et les Franco-Israéliens à l’idée du double ultimatum. Pour finir, Dayan accepta qu’au lieu de représailles “”musclées””, l’intervention israélienne prît la forme d’une véritable offensive dans le Sinaï. “”Pour que puisse jouer l’accord de 1954 avec l’Egypte””, précisèrent les Anglais, décidément machiavéliques… En réalité, il ne pouvait pas jours, puisque Israël, nous l’avons vu, n’y avait pas été mentionné. Les réticences britanniques se manifestèrent encore une dernière fois: au moment de ratifier ces “”conventions””, Selwyn Lloyd ne revint pas en personne, mais envoya Dean. Ensuite, Ben Gurion ne reçut que la photocopie de l’accord de confirmation sous la forme d’une lettre de Eden à Guy Mollet – toujours cette peur de se souiller…””. (pag 75-76)”,”RAIx-226″
“FERRO Marc”,”L’Occident devant la revolution sovietique. L’histoire et ses mythes.”,”Codirettore delle Annales collaboratore del Monde Diplomatique FERRO è autore di numerose opere tra cui ‘Suez’ e ‘Histoire de la grande guerre’.”,”RIRO-358″
“FERRO Marc”,”La revolution de 1917. 1. La chute du tsarisme et les origines d’Octobre.”,” Questione organizzazione della Manifestazione di giugno 1917 (si prevedevano 40 mila partecipanti): Nevskij e Podvojskij l’avevano proposta (soldati, marinai, operai ecc.), Lenin e Sverdlov si dichiararono favorevoli e di fronte ai dubbi di alcuini erano favorevoli affinché la cosa andasse avanti e poi si sarebbe agito di conseguenza, Zinoviev e Kamenev restavano ostili al principio stesso della manifestazione. (pag 457)”,”RIRx-001-B”
“FERRO Marc”,”Nicola II. L’ultimo Zar.”,”Marc Ferro (Parigi 1924), oltre che condirettore delle Annales insieme con Le Goff, Le Roy Ladurie e altri, è directeur d’Etudes all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, e maitre de conférences all’Ecole Polytechnique. É autore tra l’altro, di: La Grande Guerre, 1914-18, La Révolution russe de 1917, Cinéma et Histoire, Des Soviets au Communisme bureaucratique, Pétain. Salito al trono nel 1894, Nicola II fu zar a malincuore. Lui, che avrebbe voluto solo viaggiare per conoscere il mondo, fu invece costretto a partecipare a due guerre di livello mondiale; la Grande Guerra, e prima ancora, quella contro il Giappone. Nella bufera di di due rivoluzioni, quella del febbraio del 1905 e poi l’altra del 1917, si illuse di salvare con l’abdicazione se stesso e la famiglia, soprattutto l’adorato figlio Aleksej. Ma anche in questo si sbagliò, nella notte tra il 16 e il 17 luglio 1918 nel Bosco dei Quattro Fratelli a Ekaterinburg l’intera famiglia Romanov veniva fucilata. O almeno questa è la versione tradizionale di avvenimenti sui quali gli storici non sono mai riusciti a fare completa luce. Un giallo storico per la soluzione del quale Ferro fornisce nuovi elementi.”,”RUSx-017-FL”
“FERRO Marc ROUS Jean BICHAT Jean-Màrcel”,”Les Grands Révolutionnaires. Les Revolutionnaires Communistes a la conquete du Pouvoir. L’espoir d’un Siecle.”,”‘Lenin’ di Marc Ferro, ‘Trotsky’ di Jean Rous, ‘Rosa Luxemburg’ di Jean-Marcel Bichat, ‘Tito’ di Jean Rous “”Enfant, Vladimir Ilitch n’avait rien, en effet, d’un insoumis, d’un révolté. Certes, il était enjoué, volontaire et turbulent, mais trés respectueux de ses parents, des institutions, de l’école. “”Il n’attendait jamais le dernier moment pour rédiger ses devoirs, établissant un plan, avec introduction et conclusion. Puis, sur une feuille plus grande, il reportait à gauche son plan, laissant en blanc la partie de droite, la remplissait petit à petit””. Il correspondait tout à fait au portrait du bon éleve, et plus tard, en Suisse, ses compagnons le brocardèrent sur son sérieux, sur son application. On l’appelait “”Herr Professor””. Cer surnom rappelait-il aussi, sans malice ni méchanceté, les origines allemandes de sa mère qui, selon certains, aurait été issue d’une famille juive convertie à l’orthodoxie? Hypothèse non vérifiée mais qui, si elle était vraie, ne manquerait pas de piquant: sachant que Lénine, par sa grand.-mère paternelle, a du sang kalmouk dans les veines, comme ses yeux légèrement bridés en témoignent, on en conclurait que par trois de ses ascendants, Lénine serait issu d’Allemands, de Juifs, de Mongols, en bref les trois peuples que les Russes ont toujours haïs. Est-ce pour cela que l’historiographie soviétique n’a jamais tellement évoqué les origines de Lénine? Sans doute. Mais aussi est-ce surtout parce que, dans le contexte des années 1900-1978, le dossier de cette famille serait un dossier piégé. Il montrerait d’abord que Lénine était un grand bourgeois, nourri, entretenu par sa famille jusqu’à un âge très avancé. Il montrerait également que, dans l’ancienne Russie, un débardeur qui aurait épousé une Kalmouk illettrée pouvait donner naissance à un enfant, le père de Lénine, qui, parti de rien, allait devenir un inspecteur général de l’enseignement, c’est-à-dire un haut fonctionnaire. Il montrerait également que le tsarisme n’avait pas une pratique politique aussi systématiquement raciste qu’on l’imaginait. Cette origine multinationale de Lénine explique peut-être, pourquoi Lénine ne parlait jamais de ses ascendants, de se famille. Lorsqu’on l’interrogeait, il répondait qu’il en ignorait tout, que cela n’avait pour lui aucune importance. Effectivement, dans ses relations personnelles, Lénine n’attacha aucune attention particulière à l’origine raciale des ses compagnons en révolution qui, pour la plupart, se trouvaient être des allogènes: Polonais, Juifs, Lettons, etc. Le trait est normal: ressentant plus que d’autres les injustices d’une société, l’allogène est mieux à même de l’analyser à la fois du dedans et du dehors. Voilà pourquoi, de tout temps et dans tous le pays, les “”étrangers”” jouent un rôle d’avantgarde dans les révolutions, dans les mouvements de protestation. “”Etrangers”” au sens légal, ou encore étrangers à une institution, au village, à la famille; à la fois voyeurs et révélateurs”” (pag 13-14) [Marc Ferro, Lénine] [in) ‘Les Grands Révolutionnaires. Les Révolutionnaires Communistes à la conquete du Pouvoir. L’espoir d’un Siécle’, Romorantin, 1978]”,”RIRB-151″
“FERRO Marc”,”La révolution russe de 1917.”,”FERRO Marc direttore di studi all’Ecole pratique des hautes études. Due concezioni del bolscevismo: Lenin e Kamenev “”Au sein de la direction du parti, Kamenev et Lénine ont eu des positions différentes, souvent opposées, durant les huit mois de la révolution d’Octobre. Aucun des autres protagonistes n’a exercé une influence idéologique comparable: ni Staline, ni Sverdlov, ni Trotski. Chronologiquement, les premières divergences sont apparues sur le plan de la tactique à adopter vis-à-vis du double pouvoir (voir chapitre 3). les plus graves sont nées en avril, à propos du rôle des Soviets. Enclin à considérer les Soviets ouvriers, soldats et paysans come le parlement de la démocratie, Kamenev voulait y voir la loi de la majorité respectée. Lénine critiquait ce «legalisme révolutionnaire». L’appel à la violence contre la majorité du Soviet de Petrograd lui semblait légitime si elle devait aider à la victoire ultérieure du parti bolchevik. Il adopta la même attitude vis-à-vis du 1er Congrés des Soviets. Surtout, on constate qu’il ne change pas de position après le succès électoral des bolcheviks au Soviet de Petrograd: en octobre, Lénine entend forcer la main au Soviet où pourtant ses camarades de parti sont en majorité parce que cela peut aider à la prise du pouvoir par le parti et par lui seul. Kamenev ne juge pas seulement l’insurrection «risquée»: les conceptions de Lénine choquent sa sensibilité de démocrate. Au fond, il est hostile à la dictature d’un seul parti, et se montre plus proche des vues de Martov ou de Sukhanov que de celles de Lénine. Comme Zinoviev, Latsis, Kalinine, il reste néanmoins bolchevik par sa conception de l’organisation du parti et par son radicalisme. L’opposition de Kamenev participe également à des raisons d’ordre théorique plus anciennes. Selon lui, les conditions d’instauration du socialisme ne sont pas remplies en Russie. Aussi la prise du pouvoir par les bolcheviks lui parait inopportune car le parti ne pourra pas réaliser un socialisme authentique et il se discréditera. Lénine juge ces raisons absurdes et anachroniques, qualifiant Kamenev et ses amis du sobriquet de «vieux bolcheviks». En premier lieu, il déclare que si le parti prend le pouvoir, «nul ne pourra l’en chasser». De plus, la conquête et l’exercice du pouvoir, l’instauration de mesures véritablement révolutionnaires lui semblent constituer des objectifs trop proches, et suffisamment exaltants, pour qu’o n’essaie pas d’adapter la théorie à une pratique tant attendue”” [Marc Ferro, La révolution russe de 1917, Paris, 1967] (pag 166-167)”,”RIRO-433″
“FERRO Marc”,”La rivoluzione russa del 1917.”,”Marc Ferro (Parigi 1924), oltre che condirettore delle Annales insieme con Le Goff, Le Roy Ladurie e altri, è directeur d’Etudes all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, e maitre de conférences all’Ecole Polytechnique. É autore tra l’altro, di: La Grande Guerre, 1914-18, La Révolution russe de 1917, Cinéma et Histoire, Des Soviets au Communisme bureaucratique, Pétain.”,”RIRO-084-FL”
“FERRO Marc a cura, saggi di BURRIN Philippe KERSHAW Ian LEWIN Moshe FURET François KRYSZTOF Pomian DAM’E V.V. DRABKIN Ja. S. BOURETZ Pierre MASON Tim WERTH Nicolas VILATTE Béatrice FERRETTI Maria LEFORT Claude”,”Nazisme et communisme. Deux régimes dans le siècle.”,”Marc Ferro (Parigi 1924), oltre che condirettore delle Annales insieme con Le Goff, Le Roy Ladurie e altri, è directeur d’Etudes all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, e maitre de conférences all’Ecole Polytechnique. É autore tra l’altro, di: La Grande Guerre, 1914-18, La Révolution russe de 1917, Cinéma et Histoire, Des Soviets au Communisme bureaucratique, Pétain. Avant-propos, conclusion”,”RUST-032-FL”
“FERRO Marc”,”Storia della Francia. Da Vercingetorige a Chirac.”,”Marc Ferro (Parigi 1924), oltre che condirettore delle Annales insieme con Le Goff, Le Roy Ladurie e altri, è directeur d’Etudes all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, e maitre de conférences all’Ecole Polytechnique. É autore tra l’altro, di: La Grande Guerre, 1914-18, La Révolution russe de 1917, Cinéma et Histoire, Des Soviets au Communisme bureaucratique, Pétain.”,”FRAG-001-FL”
“FERRO Marc”,”La grande guerre, 1914-1918.”,”Lenin e Trotsky il 23 novembre chiedono l’armistizio e pubblicano i trattati segreti conclusi dagli Alleati. Questi sono sempre più ostili nei confronti della rivoluzione. Il 7 dicembre (1917) Lenin e Trotsky lanciano un appello ai popoli d’Oriente e invitano l’India, l’Egitto e gli altri popoli coloniali a lottare contro il giogo dell’imperialismo (pag 354)”,”QMIP-262″
“FERRO Marc”,”La Révolution de 1917.”,”Marc Ferro (Parigi 1924), oltre che condirettore delle Annales insieme con Le Goff, Le Roy Ladurie e altri, è directeur d’Etudes all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, e maitre de conférences all’Ecole Polytechnique. É autore tra l’altro, di: La Grande Guerre, 1914-18, La Révolution russe de 1917, Cinéma et Histoire, Des Soviets au Communisme bureaucratique, Pétain. Préface à la nouvelle édition, Introduction, Documents, Bibliographie, note, Bibliographie complémentarie, Index, Collection Bibliothèque de ‘L’Évolution de l’Humanité’ n. 27,”,”RIRx-077-FL”
“FERRO Giovanni a cura; scritti di Giovanni FERRO Laura GIAMMICHELE Lidia SCHIAVI Riccardo MUSATTI”,”Protagonisti del Movimento socialista in Italia.”,”presentazione di Giovanni FERRO preambolo: ‘Il più giovane dei vecchi riformisti’ di Matteo MATTEOTTI, appendice: ‘Testimonianza su Anna Kuliscioff’, ’50 anni di pamphlet socialista’, foto illustrazoni: ‘Compendio fotografico di Congressi dei Partiti socialisti dal 1902 al 1946’; A cura del Centro Italiano di Solidarietà Sociale e dell’Istituto di Studi Sociali “”Giuseppe Saragat”” “”Conoscere per agire”” (Alessandro Schiavi) (in apertura)”,”MITS-459″
“FERRO Marc a cura, collaborazione di Marie-Héléne MANDRILLON, Saggi di Hélène CARRÈRE D’ENCAUSSE Moshe LEWIN Georges NIVATPierre RIGOULOT Claudie WEILL Michel WIEVIORKA, ed altri”,”L’Etat de toutes les Russies. Les États et les Nations de l’ex-URSS.”,”Marc Ferro (Parigi 1924), oltre che condirettore delle Annales insieme con Le Goff, Le Roy Ladurie e altri, è directeur d’Etudes all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, e maitre de conférences all’Ecole Polytechnique. É autore tra l’altro, di: La Grande Guerre, 1914-18, La Révolution russe de 1917, Cinéma et Histoire, Des Soviets au Communisme bureaucratique, Pétain. Un bilan complet du plus formidable événement géopolitique de cette fin de siècle: l’implosion del l’URSS et la renaissance des nations qui composaient cet empire. Marie-Hélène Mandrillon, IRENISE Institut de Recherche et d’Étude sur les Nouvelles Institutions et Sociétés à l’Est. Avant-propos, Après l’URSS, ruptures et continuités, Introduction, Précisions de méthode, cartine, tabelle, Chronologie, Illustrations, Statistiques, Traductions: Marie-Hélène MANDRILLON e Alain BLUM, Index général, Dans la collection ‘L’état du monde’,”,”RUSx-124-FL”
“FERRO Marc”,”La Rivoluzione del 1917. La caduta dello zarismo e le origini della rivoluzione d’ottobre.”,”Marc Ferro (Parigi 1924), oltre che condirettore delle Annales insieme con Le Goff, Le Roy Ladurie e altri, è directeur d’Etudes all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, e maitre de conférences all’Ecole Polytechnique. É autore tra l’altro, di: La Grande Guerre, 1914-18, La Révolution russe de 1917, Cinéma et Histoire, Des Soviets au Communisme bureaucratique, Pétain.”,”RIRO-151-FL”
“FERRO Marc”,”L’Occident devant la Revolution Sovietique. L’histoire et ses Mythes.”,”Marc Ferro (Parigi 1924), oltre che condirettore delle Annales insieme con Le Goff, Le Roy Ladurie e altri, è directeur d’Etudes all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, e maitre de conférences all’Ecole Polytechnique. É autore tra l’altro, di: La Grande Guerre, 1914-18, La Révolution russe de 1917, Cinéma et Histoire, Des Soviets au Communisme bureaucratique, Pétain. Illustrations, Chronologie, Glossaire, Notes, Bibliographie, Index, La Mémoire du siècle, Collection dirigée par André Versaille n. 3,”,”RUST-054-FL”
“FERRO Marc”,”Des soviets au communisme bureaucratique, les mécanismes d’une subversion.”,”Marc Ferro (Parigi 1924), oltre che condirettore delle Annales insieme con Le Goff, Le Roy Ladurie e altri, è directeur d’Etudes all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, e maitre de conférences all’Ecole Polytechnique. É autore tra l’altro, di: La Grande Guerre, 1914-18, La Révolution russe de 1917, Cinéma et Histoire, Des Soviets au Communisme bureaucratique, Pétain. Avec la collaboration d’Hélène de Chavagnac, Chronologie, Orientation bibliographique, Notes et références, Archives Gallimard Julliard, Collection Archives n. 80,”,”RUSS-068-FL”
“FERRO Marc”,”Ils étaient sept hommes en guerre, 1918-1945. Histoire parallèle.”,”Opera pubblicata sotto la direzione di Dominique Missika. Reazione di Hitler all’attacco di Pearl Harbor (pag 134-135; e 124) “”Quant à Hitler, d’après le témoignage de Heinrich Heim à Werner Maser (publié en 1971), il aurait dit, apprenant l’attaque sur Pearl Harbor: «Maintenant, les Anglais vont perdre Singapour. Je n’ai pas voulu cela. Nous faisons la guerre aux mauvais adversaires. Nous devrions être les alliés des puissances anglosaxonnes. Mais les circostances nous obligent à commettre une erreur historique (110)». Il n’en déclarait pas moins la guerre aux «Ètats-Unis sitôt après. On a vu quelles étaient ses raisons (p. 124). Sur le moment, n’ayant cessé de presser le Japon d’intervenir, les Allemands sont ravis que leur allié soit passé à l’acte. Ribbentrop téléphone la nuit même à Ciano pour le lui annoncer. Quant à la guerre avec les États-Unis, depuis l’automne 1940 et le refus de l’Angleterre de capituler, Hitler la jugeait inéluctable (111). À moins qu’une fois l’URSS vaincue, le bloc ainsi formé ne fasse reculer les États-Unis, car alors un débarquemetn anglo-américain devenait impossible. Pearl Harbor eut lieu le 7 décembre 1941. Or, le 6, Hitler avait dû donner l’ordre de mettre fin à l’offensive de la Wehrmacht sur Moscou. Roosevelt et Churchill étaient «sur le même bateau». Et, déjà, ils avaient réfléchi à une stratégie commune. Au début de 1941, des entretiens secrets s’étaient tenus à Washington, avec Donovan, Marshall, Stark, au cours desquels il avait été entendu qu’en cas de guerre contre le Japon et l’Allemagne, «la stratégie serait défensive en Extrême-Orient et que l’Europe serait considérée comme le théâtre principal de la guerre». Ce fut le document ABC-I, qui répondait au souci de soutenir la Grande-Bretagne à une date où les partisans de l”appeasement’ menaçaient fortement l’autorité de Churchill, favorable à une guerre sans merci. L’invasion de l’Urss par l’Allemagne nazie n’avait pas changé ce choix stratégique, qui ne pouvait que convenir aux Soviétiques, un débarquement anglo-américain en Europe constituant pour eux une décision à prendre d’urgence. À la fin de 1941, l’attaque sur Pearl Harbor et les Philippines remit en cause ces dispositions.”” (pag 134-135) Mia ipotesi (tutta da verificare): Hitler aveva già chiaro all’inizio del 1941 che gli Usa sarebbero accorsi militarmente in aiuto della Gran Bretagna in difficoltà e per impedire che si ripetesse il caso della 1° guerra mondiale (la guerra su due fronti) ha tentato di sconfiggere la Russia giocando d’anticipo sul tempo… Fallita la spallata all’Urss con la battaglia di Mosca, questo fatto potrebbe spiegare il passaggio seguente: “”Deux jours plus tard, sans prévenir quiconque de son entourage sauf Goebbels, semble-t-il, Hitler déclare la guerre aux États Unis. À une date où il sait que la bataille de Moscou est perdue, Hitler veut manifester qu’il garde l’initiative – une déclaraion de guerre par les États Unis aurait pu entamer le moral des Allemands. Mais en un sens, il rend service à Roosevelt. Rien ne dit quel le Congrès aurait déclaré la guerre une deuxième fois, et la responsabilité du président est ainsi, cette fois encore, «entièrement dégagée» ()”” (pag 124) () Que se serait-il passé si Hitler n’avait pas déclaré la guerre? À cette question que lui a posée Robert Sinsheimer, Harriman a répondu: «Nous aurions sans doute torpillé un de nos navires pour pouvoir accuser les Allemands: cela aurait fourni une bonne justification à une déclaration de guerre» (Information aimablement donnée par Robert Sinsheimer)”,”QMIS-289″
“FERRO Marc KRIEGEL Annie DE-CLEMENTI Andreina TYCH Felics NAGY Balasz STEINER Herbert SCHARF Jacques, a cura di Victor FAY”,”La Revolution d’Octobre et le Mouvement ouvrier européen.”,”‘La tragedia dei vecchi bolscevichi’ di Victor Fay La rivoluzione russa e il movimento operaio tedesco francese polacco ungherese Austromarxismo e rivoluzione d’Ottobre Pierre Broué, La révolution russe et le mouvement ouvrier allemand (pag 51-74)”,”MEOx-004-FV”
“FERRONE Vincenzo ROSSI Paolo”,”Lo scienziato nell’età moderna.”,”FERRONE-V (Lucera, 1954) è docente di Storia moderna presso la facoltà di Lingue e Letterature straniere dell’ Università CA’ FOSCARI di VENEZIA. ROSSI-P (Urbino, 1923) è ordinario di Storia della filosofia nell’ Università di FIENZE.”,”SCIx-094″
“FERRUA Piero”,”Surrealismo e anarchismo. La collaborazione dei surrealisti al ‘Libertaire’ e a ‘Le Monde Libertaire’.”,”FERRUA Piero cita il libro di Arturo Schwartz, Breton, Trotski e l’Anarchia, Milano, Multhipla, 1980 (pag 21) “”La collaborazione regolare dei surralisti al ‘Libertaire’ non durò che, all’incirca, quindici mesi (dall’ottobre 1951 al gennaio 1953) e la constatazione della rottura ebbe luogo nel corso d’una riunione fra André Breton, Benjamin Péret, Jean Schuster, Jean-Louis Bédouin e Ado Kyrou, in rappresentanza dei surrealisti e George Fontenis, Serge Nin e Paul Zorkine per gli anarchici. Malgrado ciò i surrealisti continuarono sia a partecipare ad attività organizzate dagli anarchici sia a parlare dell’anarchismo nelle loro nuove pubblicazioni e persino, alcuni di loro, a militare nel movimento anarchico, in specie nel solco degli avvenimenti del maggio 1968′ (pag 3-4)”,”ANAx-345″
“FERRUA Piero”,”Gli anarchici nella rivoluzione messicana: Praxedis G. Guerrero.”,”””Non ho entusiasmo, bensì convinzioni”” (P.G. Guerrero)”,”ANAx-408″
“FERRUA Piero, con testi di Guido CERONETTI Danilo DOLCI Albert EINSTEIN Ugo FEDELI Pasquale FANCELLO Pietro PINNA Bruno SEGRE Giuliano VASSALLI e altri”,”L’obiezione di coscienza anarchica in Italia. Parte prima: I pionieri.”,”Contiene dedica autore”,”ANAx-015-FER”
“FERRUCCI Franco”,”Ars poetica.”,”Franco Ferrucci insegna negli Stati Uniti alla Rutgers Unviersity, N.J. Ha pubblicato presso Einaudi ‘L’assedio e il ritorno. Omero e gli architepi della narrazione’ (Mondadori). “”O Ermes: io sono te, e tu sei me”” (da un testo greco di magia) (in apertura)”,”VARx-006-FMDP”
“FERTILIO Dario”,”La morte rossa. Storia di italiani vittime del comunismo.”,”FERTILIO Dario giornalista al Corriere della Sera è autore di saggi e romanzi.”,”RUSS-175″
“FERTILIO Dario”,”La morte rossa. Storie di italiani vittime del comunismo.”,”Dario Fertillo, giornalista al Corriere della Sera, è autore di nsaggi e romanzi. I temi conduttori della sua opera sono la ribellione contro il potere ingiusto e l’autoritarismo, la libertà di comunicare, il coraggio di amare.”,”RUSS-103-FL”
“FERVACQUE Pierre”,”La orgullosa vida de Trotsky.”,”””Dal 1905 al 1914, conduce una vita di bohemien rivoluzionario a Vienna, assieme a Fritz Adler; a Praga, dove deve lavorare in una fabbrica di prodotti chimici; a Ginevra, Berlino, Parigi.”” (pag 44) “”E per distruggere completamente l’ opposizione interna, Trotsky annuncia il Terrore: “”La Russia – dice – sta divisa in due campi inconciliabili: la borghesia e il proletariato. Il terrore che impieghiamo contro i nostri avversari e sufficientemente buono. Ma sappiate che entro un mese questo terrore prenderà una forma più crudele, sull’ esempio della Rivoluzione francese. Non ci sarà la fortezza, ma la ghigliottina per i nostri nemici””. (pag 100-101) Sulla pace separata. Trattative di Brest-Litovsk. “”Ho la profonda convinzione – scriveva Lenin – che solo un uomo ebbro di fraseologia rivoluzionaria può arrivare a rifiutare di firmare queste condizioni…””. (pag 109) “”E tuttavia nella convinzione di servire la patria, alcuni generali, colonnelli e tenenti si sono messi a disposizione di Trotsky per organizzare l’ esercito rosso. Molti, naturalmente, sono stati obbligati a farlo. “”Abbiamo chiamato gli ex-ufficiali – ha detto Trotsky a Morizet -. La rivoluzione francese, di quindicimila ufficiali del re, ne prese cinque o sei mila. Di un milione, noi ne abbiamo preso centinaia di migliaia. Alcuni hanno tradito, è vero… Abbiamo arrestato le famiglie degli ufficiali sospetti e li abbiamo tenuti come ostaggi.””””. (pag 123-124) “”(…) Tuchachevskij, che comanderà in capo, a ventotto anni, l’ offensiva contro la Polonia, sottotenente della guardia imperiale. (…)”” (1) (1) ‘El jefe dell’ Ejercito Rojo: Mijail Tujachevsky’ Da internet: RUBCOV, Ju. V.: Marsaly Stalina (Serija “”Istoriceskie siluety””). Rostov-na-Donu, Feniks, 2000. ISBN 978-5-222-01140-9. Geb., 352 S., s/w Fotos. , 11,00 Euro “”Stalins Marschälle””. Lebensbeschreibung von Vorosilov, Tuchacevskij, Kulik, Zukov, Rokosovskij, Berija. (:www.kubon-sagner.de/buch/lager)”,”TROS-178″
“FERVACQUE Pierre”,”Le chef de l’ armée rouge. Mikail Toukatchevski.”,”Ogni capitolo è aperto da una citazione di Maurice BARRES. FERVACQUE ha scritto alcuni romanzi. “”Gli altri… tutti li abbiamo visti all’ opera e sapevano bene che sarebbe stato facile , dopo, vincere la rivoluzione. “”La battaglia decisiva sul Reno per la rivoluzione mondiale””, come diceva Clara Zetkin, poteva diventare anche la vittoria dell’imperialismo germanico. Radek eccitava i lupi di Berlino tendendo loro una parte di carne. “”La Polonia””, scriveva, è il cane da guardia che la Francia ha messo a fianco dei tedeschi. La Germania deve cogliere l’ occasione per esigere la revisione del trattato di Versailles””. (pag 119) “”Radek, il Marat del bolscevismo, esaltava sia il sentimento nazionale che le passioni rivoluzionarie”” (pag 120) “”Per Tuchacevski, Mosca doveva irradiare l’ Oriente, diventare una metropoli del mondo barbaro.”” (pag 149) “”””La marcia indietro dell’ Occidente”” è cominciata il giorno stesso in cui Lenin prese il potere, e non è che oggi che gli Occidentali percepiscono questa prima disfatta””. (pag 150)”,”RIRB-088″
“FESSLER Loren e redazione di LIFE”,”Cina.”,”””Mentre il dilettante Mao stava approfondendo teorie ed esperienze rivoluzionarie, Lenin e i suoi agen stavano cercando collaboratori in Cina. Sun Yat-sen fu ovviamente uno dei primi candidati. Nel 1920, gli agenti sovietici operavano a Pechino e a Shanghai, organizzando gruppi di studio e ricercando giovani capaci per i futuri addestramenti. Hendricus Sneevliet, un comunista olandese che aveva partecipato alle sessioni che nel 1921 condussero alla fondazione del Partito comunista cinese, in quello stesso anno s’incontrò nel Sud con Sun Yat-sen, per fare la prima proposta di cooperazione tra il Partito comunista russo e il Kuomintang di Sun. In base agli accordi cino-russi del 1923, Sun ottenne dei sostanziosi aiuti militari. I Russi convennero inoltre che «in Cina non sussistevano le condizioni necessarie per impiantarvi il comunismo o il socialismo», e ciò costituiva apparentemente un’assicurazione contro un’eventuale dominazione sovietica. In cambio, i Russi ottennero l’autorizzazione che alcuni membri del Partito comunista cinese (PCC) entrassero a far parte del Kuomintang. Secondo tale accordo, Mao Tse-tung, membro del Comitato centrale del PCC, entrò con altri nel Kuomintang, e divenne membro sostituivo del Comitato Centrale Esecutivo del KMT. Negli anni 1923-1927, Mao fece la spola tra Canton, Changsha e Shanghai. Lavorò al coordinamento delle attività del PCC e del KMT; diresso il ‘Quotidiano Politico’, organo del servizio poltico del KMT; servì come capo del comitato di propaganda del KMT e istrì nelle tecniche organizzative i quadri dell’intero paese. (…)”” (pag 110)”,”CINx-011-FV”
“FEST Joachim”,”Obiettivo Hitler. La resistenza al nazismo e l’ attentato del 20 luglio 1944.”,”FEST (Berlino, 1926) è storico e giornalista. E’ attualmente tra i D della FAZ. Tra le sue opere una biografia di HITLER e un volume ‘I maghi ignari’ dedicato a Thomas e Heinrich MANN.”,”GERR-008″
“FEST Joachim C. HERRENDOERFER Christian”,”Hitler, una carriera.”,”FEST Joachim C. è nato a Berlino nel 1926. Dopo aver compiuto studi di sociologia del diritto, è stato direttore della sezione politica della Radio della Germania federale. Dal 1968 è diventato uno dei collaboratori del settimanale ‘Der Spiegel’ che ha lasciato nel 1973 per diventare coeditore del ‘Frankfurter Allgemeine’. Sulla figura di HITLER ha scritto una biografia.”,”GERN-077″
“FEST Joachim C.”,”Il volto del Terzo Reich. Profilo degli uomini chiave della Germania nazista.”,”””Quello che chiamiamo nazionalsocialismo è inconcepibile senza la sua personalità. Qualsiasi definizione di questa Weltanschauung, di questo fenomeno, che prescinda dal nome di Hitler, non sarebbe valida. Nella storia di questo movimento, dal suo nascere al periodo del suo trionfo fino al lento declino verso la catastrofe, Hitler fu il fulcro di tutto: organizzatore del partito, creatore della sua ideologia, tattico nella sua scalata al potere, forza dominante, centro motore e – grazie a quel “”carisma”” che lui solo possedette e che fu l’ unica fonte della sua autorità – condottiero, salvatore, liberatore. Le grandi masse si volgevano a lui per bisogno di fede, ansia di devozione e insofferenza per le responsabilità””. (pag 14)”,”GERN-102″
“FEST Joachim C.”,”Hitler.”,”””Non è cecità, non è ignoranza quella che manda alla rovina uomini e stati. Non a lungo resta loro celato dove li condurrà la strada imboccata. Ma in essi è un impulso, favorito dalla loro natura, rafforzato dall’ abitudine, cui non si oppongono e che li trascina in avanti, finché possiedono ancora un residuo di forza. Divino è chi sa domare se stesso. I più vedono la propria rovina di fronte a sé, eppure vi si gettano a capofitto.”” (Leopold von Ranke, cit in introduzione pag 7) “”E, ormai sicuro di sé, si attribuì un grandioso ruolo storico, che vide confermato dalla marcia su Roma, testé compiuta con successo da Mussolini, oltre che dalla conquista del potere a opera di Mustafà Kemal Pascià ad Ankara. Con ansia seguiva le notizie via via fornitegli, da uno dei suoi uomini di fiducia, della travolgente azione delle camicie nere le quali, grazie al loro entusiasmo e alla loro decisione, nonché alla benevola passività dell’ esercito, aveva conquistato, strappandole ai “”rossi””, una città italiana dopo l’ altra; e Hitler in seguito ha affermato che da quella “”svolta storica”” gli venne un enorme impulso””. (pag 187)”,”BIOx-096″
“FEST Joachim”,”La résistance allemande à Hitler.”,”FEST Joachim”,”GERR-033″
“FEST Joachim”,”Io no. Ricordi d’infanzia e gioventù.”,”FEST Joachim “”‘Io no’ è il suo romanzo di formazione. Offre un esempio di libertà e dignità, una lezione di autonomia intellettuale, la testimonianza di chi ha voluto guardare il mondo con i propri occhi anche sotto la più feroce delle dittature (…)”” (risvolto di copertina) Il padre resiste alle pressioni dei funzionari e della madre per l’iscrizione al partito nazista. “”E la massima che ricordava perfettamente di averci comunicato in quella circostanza non era stata dimenticata da nessuno di noi, proprio come aveva desiderato. Quel bel motto latino, concluse, era effettivamente da considerarsi un corollario d’ogni vita veramente libera: “”Anche se tutti li seguono – io no!”””” (pag 79)”,”GERN-140″
“FEST Joachim”,”Speer. Una biografia.”,”FEST Joachim (1926-2006) è il più autorevole studioso del Reich e biografo di Hitler. Direttore editoriale della Faz ha pubblicato tra l’altro l’autobiografico ‘Io no’. Specie di alleanza Goebbels, Ley e Speer contro influenza di Borman nell’entourage di Hitler (v. inserto fotografico) Propaganda bellica. “”Speer sapeva collocare sempre nella luce migliore le notizie che forniva sulla sua produzione usando sistemi di calcolo disorientanti e scegliendo accuratamente i dati. Non alterava le cifre, però suscitava a volte un’impressione inesatta. Il valore relativo delle sue statistiche si comprende anche considerando che, a dar retta alle sue stesse parole, nel momento in cui assunse la responsabilità del ministero, non esisteva una strategia degli armamenti in senso stretto. Goebbels annotò talora nei suoi diari che gli stati maggiori delle truppe al fronte domandavano, ogni volta che Speer si vantava delle sue cifre, dove fossero mai finite tutte quelle migliaia di aerei, carri armati o pezzi d’artiglieria.”” (nota 21 pag 196)”,”GERN-145″
“FEST Joachim”,”Il sogno distrutto. La fine dell’età delle utopie.”,”J. Fest (Berlino 1926) è stato uno storico e un giornalista già direttore della FAZ. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Hitler’ (1975), ‘Il volto del Terzo Reich’ (1977′, ‘I maghi ignari’ (1989) dedicato a Thomas e Heinrich Mann. “”È significativo che gli ideologi sia nazionalsocialisti che marxisti si siano riallacciati a questi movimenti che hanno accompagnato per centinaia d’anni tutto il corso del medioevo. Nel ‘Mito del XX secolo’ di Alfred Rosenberg, per esempio, si aggirano come spettri, e per molte pagine, richiami ossequiosi alle utopie socialreligiose dei begardi, delle beghine e dei fratelli del libero spirito, come pure ai contadini in rivolta che «rivendicavano tante di quelle cose che l’attuale programma di rinnovamento deve rivendicare ancor oggi». E dalla parte opposta, il culto istituito da Friedrich Engels per il capo dei contadini rivoltosi e «messaggero» del Regno millenario, Thomas Münzer, ha prodotto fino ai giorni nostri una esuberante letteratura sull’argomento. (…) Non a caso il più altisonante patrocinatore del pensiero utopistico più recente, Ernst Bloch, che a partire dagli anni Sessanta ha avuto un’influenza senza precedenti, si è inserito con una delle sue prime opere in questa tradizione letteraria. Il suo scritto ‘Thomas Münzer teologo della rivoluzione’, pubblicato nel 1921, segna comunque, al di là di questo fatto, anche la svolta radicale del suo pensiero”” (pag 49-50)”,”FILx-009-FMDP”
“FESTA Francesco Saverio LA-ROCCA Tommaso a cura”,”Scritti marxisti sulla religione. Antologia di testi.”,”FESTA è ricercatore all’Istituto di Filosofia dell’Univ di Salerno. Ha pubblicato: ‘Gramsci’ (1976), ‘Gobetti’ (1980), ‘Potere e intelletto nelle riviste del Novecento’ (1984). LA-ROCCA è ricercatore di filosofia dell’Univ di Ferrara. Ha pubblicato: ‘Gramsci e la religione’ (1981), ‘La critica marxista della religione’ (1985), ‘Es ist Zeit. Apocalisse e storia. Studio su Thomas Müntzer’ (1988).”,”MADx-060″
“FESTA Lodovico, con un saggio di Sergio SOAVE”,”Il partito della decadenza. Gli anni di Prodi e di Montezemolo.”,”Lodovico Festa analista politico, giornalista per diverse testate, ha fondato con Giuliano Ferrara ‘Il Foglio’ e ne è stato condirettore. Per Boroli ha pubblicato ‘Guerra per banche’. Sergio Soave autore del saggio conclusivo, è commentatore politico per varie testate tra cui ‘Il Foglio’, ‘Avvenire’, ‘Italia Oggi’ e ‘L’Indipendente’. Per Boroli ha pubblicato ‘Pasticcio italiano in salsa spagnola’ Molto spazio nel volume alle vicende confindustriali collegate alle vicende politiche Saggio di Soave: ‘Appunti su borghesia e storia nazionale'”,”ITAE-353″
“FESTA Francesco Saverio”,”Ricerche sul concetto di rivoluzione.”,”A proposito del volume di AaVv ‘Il concetto di rivoluzione’, De Donato, 1979 (con saggi di A. Biral, C. Pacchiani, L. Gasparini, M. Giubilato, G. Duso) Testo di F.S. Festa si trova in Critica marxista, n. 1, gen-febb. 1981: ‘Dossier sulla Cina del «dopo-Mao»’ di Abbiati M. e altri (CINx-004-FGB) Opera classica su questo tema è quella di Karl Griewank, ‘Il concetto di rivoluzione nell’età moderna. Origine e sviluppo’, La Nuova Italia, Firenze, 1979, con presentazione di C. Cesa. (pag 183)”,”STOx-021-FGB”
“FESTANTI Maurizio BOCCOLARI Giorgio FONTANESI Tiziana GROSSI Ivana a cura”,”Bakunin e la prima internazionale in Emilia. Mostra documentaria.”,”””La spedizione dei Vosgi (…) è la prima massiccia spedizione di volontari italiani all’ estero, un’ adunata di centinaia di irregolari armati, accorsi, sotto la guida di Garibaldi, in soccorso della Francia proclamata repubblica, nell’ autunno-inverno 1870. (…) Dopo l’ armistizio alcuni volontari non lasciarono la Francia ma, proclamata il 18 marzo 1871 la Comune di Parigi, vi parteciparono e si batterono per la sua difesa, fino alla ‘semaine sanglante’ del maggio. Fra loro Amilcare Cipriani e il reggiano Federico Ravà, pittore, israelita, saranno deportati per dieci anni alla Nuova Caledonia. Un altro reggiano, Gaetano Davoli, si salverà per miracolo dalla fucilazione e resterà due anni nelle carceri francesi.”” (pag 12)”,”ANAx-166″
“FETISOV A.I.”,”La dimostrazione in geometria.”,”L’autore, A. I. Fetisov, è noto per diversi volumi e articoli di didattica matematica. É ricercatore all’Accademia di Scienze pedagogiche dell’URSS.”,”SCIx-150-FL”
“FETSCHER Iring”,”Marxistische Portrats. Band 1. Politiker. Band 2. Intellektuelle.”,”Ritratti biografici di MARX ENGELS KAUTSKY LUXEMBURG LENIN TROTSKY STALIN E MAO TSE-TUNG”,”MADS-068″
“FETSCHER Iring”,”Marx e il marxismo dalla filosofia del proletariato alla Weltanschaunung proletaria.”,”L’A è nato nel 1922 a Marbach am Neckar (Germania). Ha studiato all’Univ di Tubinga e alla Sorbona. Nel 1950 si è laurato a Tubinga e si è abilitato presso la stessa Università. Attualmente insegna scienze politiche all’Univ di Francoforte sul Meno.”,”MADS-067″
“FETSCHER Iring a cura; testi di KAUTSKY ADLER BERNSTEIN CUNOW RENNER HELLER BUCHARIN PANNEKOEK TROTSKY LUKACS BAUER PASUKANIS STUCKA VOLLMAR PEUS W. HEINE ECKSTEIN MILLERAND MacDONALD BREITSCHEID HILFERDING PARVUS MARTOV BABEUF KORSCH SMITH RICARDO BOHM-BAWERK TUGAN-BARANOVSKIJ ECKSTEIN STERNBERG BORTKIEWICZ HOBSON RENNER GROSSMANN DAVID KAMPFFMEYER STRAUSS B. BAUER FEUERBACH DIETZGEN LAFARGUE ADLER DEBORIN HESS ROSENTAL JUDIN GUIZOT THIERRY MIGNET CIESZKOWSKI LABRIOLA HYNDMAN Belfort BAX JAURES PLECHANOV BOGDANOV MARTYNOV MARCUSE SCHMIDT WOLTMANN BERDJAEV STRUVE STAUDINGER HEGEL LENIN LUXEMBURG SHAW LIEBKNECHT GRAZIADEI GRAMSCI HEGEL MARX ENGELS KAUTSKY ADLER BERNSTEIN CUNOW RENNER HELLER LENIN BUCHARIN PANNEKOEK KAUTSKY TROTSKY LUKACS BEBEL BAUER LUXEMBURG JAURES STALIN PASUKANIS MEHRING VOLLMAR PEUS HEINE Wolfgang ECKSTEIN TREVES MILLERAND MACDONALD BREITSCHEID HILFERDING PARVUS (GELFAND) ZINOVIEV MARTOV BABEUF OWEN KORSCH”,”Il marxismo. Storia documentaria. Vol 1 Filosofia ideologia; Vol 2 Economia sociologia; Vol 3 Politica.”,”Tra gli AA riportati: KAUTSKY, ADLER, BERNSTEIN, CUNOW, RENNER, HELLER, BUCHARIN, PANNEKOEK, TROTSKY, LUKACS, BAUER, PASUKANIS, STUCKA, VOLLMAR, PEUS, W. HEINE, ECKSTEIN, MILLERAND, MacDONALD, BREITSCHEID, HILFERDING, PARVUS, MARTOV, BABEUF, KORSCH, SMITH, RICARDO, BOHM-BAWERK, TUGAN-BARANOVSKIJ, ECKSTEIN, STERNBERG, BORTKIEWICZ, HOBSON, RENNER, GROSSMANN, DAVID, KAMPFFMEYER, STRAUSS, B. BAUER, FEUERBACH, DIETZGEN, LAFARGUE, ADLER, DEBORIN, HESS, ROSENTAL, JUDIN, GUIZOT, THIERRY, MIGNET, CIESZKOWSKI, LABRIOLA, HYNDMAN, Belfort BAX, JAURES, PLECHANOV, BOGDANOV, MARTYNOV, MARCUSE, SCHMIDT, WOLTMANN, BERDJAEV, STRUVE, STAUDINGER, HEGEL, LENIN, LUXEMBURG, SHAW, LIEBKNECHT, GRAZIADEI, GRAMSCI, HEGEL, MARX, ENGELS, KAUTSKY, ADLER, BERNSTEIN, CUNOW, RENNER, HELLER, LENIN, BUCHARIN, PANNEKOEK, KAUTSKY, TROTSKY, LUKACS, BEBEL, BAUER, LUXEMBURG, JAURES, STALIN, PASUKANIS, MEHRING, VOLLMAR, PEUS, HEINE Wolfgang, ECKSTEIN, TREVES, MILLERAND, MACDONALD, BREITSCHEID, HILFERDING, PARVUS (GELFAND), ZINOVIEV, MARTOV, BABEUF, OWEN, KORSCH.”,”TEOC-059″
“FETSCHER Iring”,”La democrazia difficile.”,”L’ A, nato nel 1922, ha studiato a Tubinga e a Parigi. Insegna scienze politiche all’ Università di Francoforte sul Meno. Dirige la rivista ‘Marxismusstudien’. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina). “”La burocrazia, il dominio del personale dell’ amministrazione, esiste a stretto rigore solo e soltanto là dove la “”classe che domina”” universalmente non è in grado di controllare i burocrati. Marx ed Engels hanno indicato i due motivi di questa debolezza politica: da un lato il labile equilibrio di classe, per esempio al tempo in cui la borghesia si sviluppava solo a poco a poco e la nobiltà feudale era ancora forte, e dall’ altro lato l’ arretratezza organizzativa e culturale delle masse contadine e piccolo borghesi. Engels osserva in uno scritto giovanile: “”La burocrazia è stata insediata per governare i piccoli borghesi e i contadini. Queste classi, disperse nelle piccole città o nei villaggi, con interessi che non vanno al di là della stretta cerchia locale, hanno necessariamente un orizzonte limitato. Esse non possono governare un grande Stato, non possono avere né una visione d’ insieme né conoscenze sufficienti per equilibrare i differenti interessi che entrano in collisione tra loro (…). I piccoli borghesi e i contadini non possono dunque fare a meno di una burocrazia potente e numerosa. Essi devono perciò farsi dominare””. (pag 72) Iring FETSCHER”,”TEOP-154″
“FETSCHER Iring a cura; testi di KAUTSKY ADLER BERNSTEIN CUNOW RENNER HELLER BUCHARIN PANNEKOEK TROTSKY LUKACS BAUER PASUKANIS STUCKA VOLLMAR PEUS W. HEINE ECKSTEIN MILLERAND MacDONALD BREITSCHEID HILFERDING PARVUS MARTOV BABEUF KORSCH SMITH RICARDO BOHM-BAWERK TUGAN-BARANOVSKIJ ECKSTEIN STERNBERG BORTKIEWICZ HOBSON RENNER GROSSMANN DAVID KAMPFFMEYER STRAUSS B. BAUER FEUERBACH DIETZGEN LAFARGUE ADLER DEBORIN HESS ROSENTAL JUDIN GUIZOT THIERRY MIGNET CIESZKOWSKI LABRIOLA HYNDMAN Belfort BAX JAURES PLECHANOV BOGDANOV MARTYNOV MARCUSE SCHMIDT WOLTMANN BERDJAEV STRUVE STAUDINGER HEGEL LENIN LUXEMBURG SHAW LIEBKNECHT GRAZIADEI GRAMSCI HEGEL MARX ENGELS KAUTSKY ADLER BERNSTEIN CUNOW RENNER HELLER LENIN BUCHARIN PANNEKOEK KAUTSKY TROTSKY LUKACS BEBEL BAUER LUXEMBURG JAURES STALIN PASUKANIS MEHRING VOLLMAR PEUS HEINE Wolfgang ECKSTEIN TREVES MILLERAND MACDONALD BREITSCHEID HILFERDING PARVUS (GELFAND) ZINOVIEV MARTOV BABEUF OWEN KORSCH”,”Il marxismo. Storia documentaria. Vol 1. Filosofia ideologia. Vol 2. Economia sociologia. Vol 3. Politica.”,”Tra gli autori riportati: KAUTSKY, ADLER, BERNSTEIN, CUNOW, RENNER, HELLER, BUCHARIN, PANNEKOEK, TROTSKY, LUKACS, BAUER, PASUKANIS, STUCKA, VOLLMAR, PEUS, W. HEINE, ECKSTEIN, MILLERAND, MacDONALD, BREITSCHEID, HILFERDING, PARVUS, MARTOV, BABEUF, KORSCH, SMITH, RICARDO, BOHM-BAWERK, TUGAN-BARANOVSKIJ, ECKSTEIN, STERNBERG, BORTKIEWICZ, HOBSON, RENNER, GROSSMANN, DAVID, KAMPFFMEYER, STRAUSS, B. BAUER, FEUERBACH, DIETZGEN, LAFARGUE, ADLER, DEBORIN, HESS, ROSENTAL, JUDIN, GUIZOT, THIERRY, MIGNET, CIESZKOWSKI, LABRIOLA, HYNDMAN, Belfort BAX, JAURES, PLECHANOV, BOGDANOV, MARTYNOV, MARCUSE, SCHMIDT, WOLTMANN, BERDJAEV, STRUVE, STAUDINGER, HEGEL, LENIN, LUXEMBURG, SHAW, LIEBKNECHT, GRAZIADEI, GRAMSCI, HEGEL, MARX, ENGELS, KAUTSKY, ADLER, BERNSTEIN, CUNOW, RENNER, HELLER, LENIN, BUCHARIN, PANNEKOEK, KAUTSKY, TROTSKY, LUKACS, BEBEL, BAUER, LUXEMBURG, JAURES, STALIN, PASUKANIS, MEHRING, VOLLMAR, PEUS, HEINE Wolfgang, ECKSTEIN, TREVES, MILLERAND, MACDONALD, BREITSCHEID, HILFERDING, PARVUS (GELFAND), ZINOVIEV, MARTOV, BABEUF, OWEN, KORSCH.”,”MADS-323″
“FETSCHER Iring”,”Marx e il marxismo dalla filosofia del proletariato alla Weltanschauung proletaria. (Tit. orig.: Karl Marx und der Marxismus)”,”Iring FETSCHER è nato nel 1922 a Marbach am Neckar (Germania). Ha studiato all’Univ di Tubinga e alla Sorbona. Nel 1950 si è laurato a Tubinga e si è abilitato presso la stessa Università. Attualmente insegna scienze politiche all’ Università di Francoforte sul Meno. (v. 4° copertina). “”Accentuando l’ importanza del giovane Marx si favoriscono i tentativi borghesi di mutare Marx in un hegeliano (qui ancora una volta si rimanda al libro di Heinrich Popitz). Ma per contrastare queste presunte falsificazioni, Schleifstein ora non esige un’ indagine a fondo e scientificamente corretta dei lavori del giovane Marx, ma al contrario richiede la più grande riservatezza possibile di fronte ai suoi scritti!””. (pag 139) “”Non potete sopprimere la filosofia senza realizzarla.”” (K. Marx, Critica della filosofia hegeliana del diritto, Introduzione) Engels sul Bonapartismo. In modo del tutto diverso Engels spiega nel suo scritto ‘La questione delle abitazioni’ del 1872 l’ origine del bonapartismo in Prussia (…)””. (pag 205) “”In una lettera a Marx, Engels ha però anche avanzato una tesi che si spinge oltre e in base alla quale la borghesia in generale (almeno nel continente) non è capace di governare essa stessa direttamente: “”…il bonapartismo è in effetti la vera religione della borghesia moderna. Mi si rivela sempre più chiaramente che la borghesia non ha la stoffa per dominare essa stessa direttamente, e che quindi dove un’ oligarchia non può, come qui in Inghilterra, assumersi la guida dello Stato e della società,… nell’ interesse della borghesia, una semidittatura bonapartistica è la forma normale; essa attua gli interessi materiali della borghesia persino contro la borghesia, ma non le lascia nessuna partecipazione al potere””””. (nota:Lettera del 13 aprile 1866) (pag 205)”,”TEOC-340″
“FETSCHER Iring”,”Bernstein e la sfida all’ortodossia. (in) ‘Storia del marxismo’.”,”””Invece, pochi mesi dopo la caduta della legislazione antisocialista (il 25 gennaio 1890 il Reichstag ne rifiutò una proroga) già si manifestarono ampie divergenze di opinione nel partito. Occasione per lo scontro fu in un primo tempo il contrasto sulla festa del 1° maggio. Mentre in una serie di città industriali – soprattutto a Berlino – giornali e istanze di partito invitarono a sospendere il lavoro e a convocare assemblee per il 1° maggio 1890, con la parola d’ordine della giornata lavorativa di otto ore, il gruppo parlamentare, e in particolare August Bebel, caldeggiò una tattica più prudente, sollecitando una stretta subordinazione delle organizzazioni del partito alla direzione centrale. Da questo contrasto nacque l’opposizione dei cosiddetti “”giovani””, i cui principali esponenti furono Bruno Wille, Hans Müller e altri ancora (4). Hans Müller giudicava la vittoria relativamente facile che August Bebel aveva riportato sull’opposizione in numerose assemblee di partito a Dresda, Magdeburgo e Berlino, come conseguenza dell’ingresso di numerosi “”piccoli borghesi”” nel partito, ed era convinto che la propria linea, più rigida, rispondesse in modo molto più adeguato alle aspirazioni e alle idee delle avanguardie proletarie della vecchia socialdemocrazia. Al primo congresso del partito dopo l’abrogazione delle leggi antisocialiste (tenutosi a Halle dal 12 al 18 ottobre 1890) Bebel insistette sulla necessità di mantenere la tattica adottata durante il periodo dell’illegalità. Quanto al ruolo del gruppo parlamentare poi, egli chiarí che il suo compito era, da un lato, la salvaguardia delle principali esigenze della socialdemocrazia, senza riguardo alcuno per i partiti borghesi e lo stato di classe, dall’altro la “”ricerca di possibili riforme da ottenersi sulla base dell’ordine sociale esistente””. I “”giovani”” furono violentemente attaccati dalla maggioranza del congresso e in seguito espulsi dal partito (al Congresso di Erfurt, 14-20 ottobre 1891). Nel corso della polemica contro i “”letterati e gli studenti di sinistra”” – cosí i dirigenti del partito definivano “”il giovani””- Friedrich Engels diede il proprio appoggio al gruppo parlamentare e a Bebel. Engels articolò la sua critica anzitutto nelle ‘Risposte alla redazione della “”Sachsische Arbeiterzeitung”” e a Paul Ernst, che aveva sottolineato le profonde convinzioni marxiste sulla “”Volksstimme”” di Magdeburgo. (…). Per quanto riguardo infine l’influenza piccolo-borghese all’interno della Spd, Engels si chiede: “”Chi ha mai contestato poi che la tendenza piccolo-borghese è rappresentata non solo nel gruppo parlamentare, ma anche all’interno del partito nel suo complesso? Qualsiasi partito ha un’ala destra e una sinistra, e il fatto che l’ala destra della socialdemocrazia sia di natura piccolo-borghese risiede nella natura delle cose. Se d’altro non si tratta, a che pro tutto questo baccano? Da anni facciamo i conti con questa vecchia storia, ma di qui a parlare di una maggioranza piccolo-borghese nel gruppo parlamentare o addirittura nel partito, ne corre di strada! Qualora tale pericolo dovesse incombere, non si attenderebbe il grido di allarme di questi singolari e devoti Eckart. Per il momento la gaia lotta proletaria contro le leggi antisocialiste e il rapido sviluppo economico hanno sottratto a questa componente piccolo-borghese sempre più terreno, aria e luce, mentre la componente proletaria si sviluppa sempre più potente”” (6). Hans Müller protestò vivacemente contro questo giudizio di Engels, sostenendo che l’opposizione dei “”giovani”” era l’espressione di una “”lotta di classe all’interno della socialdemocrazia””, da Engels inspiegabilmente fraintesa come “”rivolta di letterati e studenti””. Ciò “”rivelava o un’assai indebolita facoltà d giudizio, o un’incapacità di cogliere e di giudicare gli avvenimenti nel loro profondo significato”” (7). Il vero motivo della discordia nel contrasto tra la direzione del partito e i “”giovani”” era diventato, tuttavia, come si è potuto constatare, una questione di tattica. Anche in questo caso Engels si schierò dalla parte della direzione”” [Iring Fetscher, Bernstein e la sfida all’ortodossia. (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1979] (pag 239-240) (4) Cfr. a questo proposito H. Müller, ‘Der Klassenkampf in der deutschen Sozialdemokratie, Zürich, 1892; (6) Mew, vol 22, pp. 83-84; (7) Müller, Der Klassenkampf, cit, p. 76]”,”BERN-022″
“FETSCHER Iring”,”Il marxismo. Storia documentaria. Filosofia Ideologia. Vol. I.”,”Iring Fetscher è nato nel 1922. Dopo studi di filosofia, lingue romanze, germanistica, storia e sociologia, ha ottenuto la libera docenza nel 1959 e dal 1963 è titolare della cattedra di Scienze politiche all’Università di Francoforte sul Meno. Dirige dal 1957 la rivista Marxismusstudien, tra le sue opere dicordiamo Marx e il marxismo, Firenze, 1969.”,”MADS-034-FL”
“FETSCHER Iring”,”Il marxismo. Storia documentaria. Economia Sociologia. Vol. II.”,”Iring Fetscher è nato nel 1922. Dopo studi di filosofia, lingue romanze, germanistica, storia e sociologia, ha ottenuto la libera docenza nel 1959 e dal 1963 è titolare della cattedra di Scienze politiche all’Università di Francoforte sul Meno. Dirige dal 1957 la rivista Marxismusstudien, tra le sue opere dicordiamo Marx e il marxismo, Firenze, 1969.”,”MADS-035-FL”
“FETSCHER Iring”,”Il marxismo. Storia documentaria. Politica. Vol. III.”,”Iring Fetscher è nato nel 1922. Dopo studi di filosofia, lingue romanze, germanistica, storia e sociologia, ha ottenuto la libera docenza nel 1959 e dal 1963 è titolare della cattedra di Scienze politiche all’Università di Francoforte sul Meno. Dirige dal 1957 la rivista Marxismusstudien, tra le sue opere dicordiamo Marx e il marxismo, Firenze, 1969.”,”MADS-036-FL”
“FETSCHER Iring”,”Il marxismo. Storia documentaria. Politica. Volume III.”,”Iring Fetscher è nato nel 1922. Dopo studi di filosofia, lingue romanze, germanistica, storia e sociologia, ha ottenuto la libera docenza nel 1959 e dal 1963 è titolare della cattedra di Scienze politiche all’Università di Francoforte sul Meno. Dirige dal 1957 la rivista Marxismusstudien, tra le sue opere dicordiamo Marx e il marxismo, Firenze, 1969.”,”MADS-039-FL”
“FETSCHER Iring”,”Il marxismo. Storia documentaria. Volume terzo. Politica.”,”Iring Fetscher è nato nel 1922. Dopo studi di filosofia, lingue romanze, germanistica, storia e sociologia, ha ottenuto la libera docenza nel 1959 e dal 1963 è titolare della cattedra di Scienze politiche all’Università di Francoforte sul Meno. Dirige dal 1957 la rivista Marxismusstudien, tra le sue opere dicordiamo Marx e il marxismo, Firenze, 1969. ‘Kautsky critica Engels: gli Stati sorgono principalmente per conquista – Stati che sorgono quando un popolo di pastori sottomette un popolo di contadini – Lo Stato non è necessariamente strumento delle classi sfruttatrici’ (pag 18-20) Sostituisce la precedente (per Archiv) MADS017FV “”Kautsky critica Engels: gli Stati sorgono principalmente per conquista: «Lo stesso Engels è dunque d’avviso che lo Stato possa formarsi in diversi modi. Ad esempio per conquista. Ma secondo la forma più pura e più classica lo Stato dovrebbe nascere dai contrasti di classe, che si sviluppano nel seno stesso della società gentilizia. Per lungo tempo ho condiviso questa concezione, finché a poco a poco non mi sorsero molti dubbi sulla “”forma più pura e più classica””. Tanto più diedi allora libero corso a questi dubbi, quanto più mi riuscì di cancellare il carattere di mera teoria della violenza dalla mia ipotesi che si fondava sulla terza “”forma principale”” (la formazione degli Stati per conquista), mettendo così in chiaro il condizionamento economico della violenza – mediante la quale vennero fondati Stato e classi – e inquadrando senza contraddizioni la mia ipotesi nella concezione materialistica della storia». [‘Die materialistische Geschichtsauffassung’, Berlin, 1927, vol. II, p. 89]. «Ricondurre la genesi dello Stato e l’ascesa delle classi alla conquista non significa affatto che le classi si siano formate ovunque e in ogni circostanza in questo stesso modo, né che un’altra genesi dello Stato sia impossibile… Ma nei territori in cui ha inizio la storia scritta, la storia degli Stati e delle lotte di classe, qualsiasi origine delle prime classi e dei primi Stati può essere ricondotta all’opera di un conquistatore, almeno nella misura in cui questi può venire riconosciuto e ha lasciato tracce, dalle quali sia possibile ricostruire la sua esistenza» [op. cit., p. 94]. Stati che sorgono quando un popolo di pastori sottomette un popolo di contadini: «Se prendiamo in considerazione il forte contrasto presente nella vita spirituale dei contadini e dei pastori nomadi – i primi agiati, ma di indole torpida, inadatti alla lotta e arrendevoli, i secondi poveri, bellicosi, arditi e spesso dotati di un’intelligenza vivace e adattabile – scorgiamo in loro due fattori il cui incontro, a un certo stadio dello sviluppo, fece sì che i pastori rendessero sudditi e tributari i contadini. Singole tribù di pastori riunirono diverse comunità contadine e raggruppamenti di contadini facendo capo allo stesso mercato, in una collettività dominata e sfruttata dai pastori, che smisero pertanto di essere tali. Così vennero creati i primi Stati» [op. cit., p. 107]. «Due condizioni sono necessarie affinché i nomadi che hanno combattuto e vinto una tribù contadina non si limitino a saccheggiarla o a imporle il pagamento regolare di un tributo, ma si stabiliscano invece nella terra dei vinti, assumendone l’amministrazione. La tribù dei conquistatori deve acquisire una certa comprensione per la natura e le necessità caratteristiche del modo di produzione della popolazione soggiogata, altrimenti quest’ultima viene ben presto ridotta in rovina e invece di uno Stato si crea un deserto. Questa comprensione può formarsi solo grazie a prolungati rapporti con la tribù che più tardi viene sottomessa, rapporti che possono essere amichevoli – scambi commerciali -, o violenti- imposizione e riscossione dei tributi. In entrambi i casi è necessario che le due tribù vivano geograficamente vicine. Quando stirpi nomadi provenienti da lontano penetrarono in regioni di civiltà a loro del tutto estranea, poterono solo saccheggiare e distruggere, ma non furono in grado di fondare Stati destinati a durare… Un certo livello culturale dei conquistatori è una delle condizioni che portano alla formazione degli Stati. Ma non basta; è altresì necessario che le popolazioni soggiogate abbiano raggiunto un certo livello economico. I ricavi della loro produzione devono essere tali che ne possano vivere non solo i coltivatori, ma anche i loro padroni. Altrimenti anche questi ultimi sono costretti a dedicarsi all’agricoltura, – ma a ciò si oppone la loro natura – oppure restare fermi alla loro vecchia economia nomadica, il che esclude la possibilità di fondare uno Stato» [op. cit., pp. 112, sg.]. Lo Stato non è necessariamente strumento delle classi sfruttatrici: «Tutto l’enorme movimento della società, iniziatosi con l’ascesa del capitale industriale e portato avanti dalla lotta di classe del proletariato, non potrebbe continuare senza trasformare completamente lo Stato medesimo, provocando cioè non solo rivolgimenti all’interno dello Stato, ma trasformandone da cima a fondo l’essenza stessa. Questo già avviene per l’ascesa della democrazia moderna, del moderno Stato democratico, il quale si trova… in netto contrasto con la natura dello Stato di origine storica, basato a priori sull’ineguaglianza dei diritti dei diversi ceti, comunità e classi che lo costituivano. L’eguaglianza giuridica di tutti i cittadini, il riconoscimento di diritti e doveri civili e politici eguali per tutti, segnano una cesura rispetto allo Stato quale era fin dai suoi inizi, lo Stato, cioè, che si fondava sulla conquista e l’assoggettamento violento, da parte di una minoranza vittoriosa della maggioranza dei popoli e dei gruppi etnici in esso raggruppati. Tuttavia questo Stato democratico non significa ancora l’eliminazione di tutte le classi, bensì solo l’abolizione di quelle diversità fra i ceti, che poggiano sulla violenza. Esso non ha eliminato col suo sorgere le differenze di classe di natura puramente economica, formatesi all’interno dello Stato, e fondate su determinati rapporti di proprietà e di produzione, che si possono quindi conciliare con l’eguaglianza giuridica di tutti. Lo Stato democratico non impedisce che le classi sfruttatrici requisiscano il potere statale e lo usino nel proprio interesse contro le classi sfruttate. La differenza fra il moderno Stato democratico e le forme statali precedenti consiste invece nel fatto che lo sfruttamento dell’apparato statale ai fini delle classi sfruttatrici non ne costituisce l’essenza e non è indissolubilmente legata ad esso. Al contrario, lo Stato democratico tende per la sua stessa struttura a essere non l’organo di una minoranza come gli Stati precedenti, bensì, l’organo della maggioranza della popolazione e quindi delle classi lavoratrici. Se esso diviene l’organo di una minoranza sfruttatrice, ciò non dipende dalla sua natura, bensì dalla situazione delle classi lavoratrici, dalla loro ignoranza, dalla mancanza di unità, di indipendenza, dalla loro incapacità di lottare – il che, a sua volta, è il risultato delle condizioni in cui esse vivono. Ma è proprio la democrazia a offrire la possibilità di distruggere queste radici del potere politico dei grandi sfruttatori in regime democratico, ciò che almeno i lavoratori salariati, in numero sempre crescente, compiono via via con maggior successo. Quanto più questo avviene, tanto meno lo Stato democratico si limita a essere un puro strumento delle classi sfruttatrici. In certi casi, l’apparato statale comincia a rivolgersi contro di queste, cioè a funzionare in netto contrasto con quella che era la sua attività precedente. Da strumento di oppressione esso prende a trasformarsi in uno strumento di liberazione degli sfruttati”” (op. cit., pp. 597-599)] (pag 18-21) [Iring Fetscher, ‘Il marxismo. Storia documentaria. Volume terzo. Politica’, Milano, 1970]”,”MADS-017-FV”
“FETSCHER Iring”,”La filosofia politica di Rousseau. Per la storia del concetto democratico di libertà.”,”Iring Fetscher è nato in Germania nel 1922 e si è laureato in filosofia all’Università di Tubinga. Presso la medesima università si è abilitato nel 1959 con uno studio sulla filosofia politica di Rousseau di cui il presente volume costituisce la rielaborazione. Dal 1963 ha occupato la cattedra di scienze politiche all’Università di Francoforte su Meno. Dal 1957 ha diretto la rivista ‘Marxismusstudien’. Fra le sue opere più importanti ‘Marx e il marxismo’ (1969) e l’antologia ‘Il marxismo. Storia documentaria’ (3 voll., 1969). Contiene il capitolo quinto: ‘Rousseau e la Rivoluzione francese’ (pag 224-264) Appendici: I. Adam Smith; recensione del “”Discorso sulla disuguaglianza””; II. Jean-Jacques Rousseau, “”Discorso sulle ricchezze””; III. Lo “”stato naturale”” della società e l’idea dell’uomo in Hobbes, Pufendorf, Cumberland e Rousseau. Contributo alla determinazione della posizione della teoria politica di Rousseau: A. Lo stato di natura secondo Thomas Hobbes; B. L’idea dello stato di natura in Samuel Pufendorf e in Jean Berbeyrac; C. Ferinità e umanità in Cumberland e in Rousseau”,”TEOP-126-FF”
“FEUCHTWANGER E.J.”,”Democrazia e impero. L’ Inghilterra fra il 1865 e il 1914.”,”FEUCHTWANGER insegna storia nell’Univ di Southampton. Tra le sue pubblicazioni: -Disraeli, Democracy and the Tory Party’ (1968) -Prussia: Myth and Reality (1970). -Gladstone. (1975)”,”UKIx-018″
“FEUCHTWANGER Lion”,”Mosca 1937. Diario di viaggio per i miei amici.”,”Nato a Monaco di Baviera nel 1887, Lion FEUCHTWANGER resse dal 1905 al 1910 una società letteraria sostenitrice della nuova letteratura: di quegli anni furono le sue prime opere (un romanzo e una commedia). La sua fama nacque e si impose nel 1926 con la pubblicazione – sotto altro titolo – di Süss l’ Ebreo, iniziato dieci anni prima. Seguono altri romanzi e alcune commedie di alterna fortuna. Accanto ai romanzi storici, il romanzo sociale (Successo) e i romanzi delle tragedie moderne (I fratelli Oppenheim, gli ebrei martoriati dal nazismo). Nel campo delle memorie questo suo lavoro è scritto in polemica con il famoso libello di André GIDE. Al quale seguirà il diario dell’ internamento (Francia amara). FEUCHTWANGER profugo dalla Germania accolto trionfalmente a Parigi nel 1933, fu internato nel 1940 per la sua origine tedesca. Sfuggito miracolosamente ai nazisti, si rifugiò negli Stati Uniti. “”Ho potuto constatare nel migliore dei modi come sia sana ed efficace la politica delle nazionalità dell’ Unione, osservando il loro metodo per risolvere l’ antica ed apparentemente insolubile questione ebraica. Il ministro zarista Plehwe non seppe far di meglio, a questo proposito, secondo le sue parole, che obbligare un terzo degli Ebrei a convertirsi, un terzo ad emigrare ed un terzo a morire. L’ Unione trovò un’altra strada. Essa ha assimilato la maggior parte dei suoi cinque milioni di Ebrei, all’altra parte ha messo a disposizione un vasto territorio autonomo ed i mezzi per la colonizzazione ed in questo modo si è creata parecchi milioni di cittadini attivi intelligenti e aderenti fanatici””. (pag 72) “”Già nel 1913 Lenin aveva scritto a Gorki: “”Abbiamo ora un magnifico Georgiano che lavora ad un lungo articolo sulla questione nazionale, questione di cui bisognerebbe occuparsi seriamente””. Stalin se ne occupò. Ebbe delle idee. Si affermò come organizzatore. Ma Stalin non è una persona affascinante, egli rimase in seconda linea vicino a Trotsky, abbagliante ed indaffarato. Trotsky è un buon oratore, probabilmente il migliore fra i viventi, egli sa trascinare. Stalin parla, come già dissi, con un certo umorismo, ma è lungo e monotono. La popolarità che l’ altro si acquistò di colpo, egli dovette conquistarsela lentamente.”” (pag 86) “”Non dimenticherò mai in che modo Giorgio Pjatakov stava davanti al microfono (…). Tranquillo e diligente, egli spiegava come aveva fatto a sabotare le industrie da lui dipendenti. Esponendo ed indicando col dito, faceva l’ impressione di un insegnante universitario, un professore di storia, che tiene una conferenza sulla vita e le gesta di un uomo morto da molto tempo, di nome Pjatakov, e che ha interesse a spiegare tutto fin nei minimi particolari, affinche i suoi ascoltatori e studenti capiscano bene.”” (pag 102) “”Devo confessare che, sebbene il processo mi avesse convinto della colpa degli accusati, il loro comportamento davanti al tribunale, nonostante gli argomenti dei Sovietici, non mi era del tutto chiaro. (…) Ciò non vuol naturalmente dire che possa dubitare del processo e dei suoi risultati. Quando mi si chiede la mia opinione, posso, sull’ esempio dello scrittore Ernst Bloch, citare Socrate, il quale, interrogato su alcune oscurità di Eraclito, rispose: “”Quello che ho capito è eccellente. Da ciò deduco che anche quello che non ho capito, sia pure eccellente””. (pag 106)”,”RUSS-160″
“FEUER Lewis S.”,”Marx and the Intellectuals. A Set of Post-Ideological Essays.”,”Lewis S. Feuer è nato a New York figlio di un lavoratore ebreo immigrato. Ha studiato ad Harvard ed è diventato professore di filosofia e scienze sociali nell’Università di Vermont prima e California poi. Ha pubblicato: ‘Spinoza and the Rise of Liberalism’ e ‘Marx and Engels: Basic Writings on Politics and Philosophy’. Contiene il capitolo: ‘American Travelers to the Soviet Union 1917-32: The Formation of a Component of New Deal Ideology’ (pag 100-140) Sulla presenza di intellettuali nei partiti socialisti europei (pag 56)”,”TEOC-633″
“FEUER Lewis S.”,”L’intellettuale scientifico. Origini psicologiche e sociologiche della scienza moderna.”,”Lewis S. Feuer è Professore di filosofia e scienze sociali e titolare del Corso “”Integrated”” di scienze sociali alla Università di California (Berkeley). Dal 1951 al 1957 è stato professore all’Università di Vermont. E’ autore pure di ‘Spinoza and the Rise of Liberalism’ (1958). “”«Il mondo (diceva Winthrop) è governato da leggi generali; e le leggi generali devono, per loro natura, essere suscettibili a volte di recare dolore. Tuttavia, si può ragionevolmente sostenere che leggi di questo tipo sono non soltanto sagge ma anche buone se nel loro insieme producono un massimo di bene (prendendo in prestito una espressione dei matematici); e ciò, la cosa presenta il più alto grado di probabilità, è valido per tutte le leggi di natura»”” (pag 306)”,”SCIx-485″
“FEUERBACH Ludwig, a cura di Francesco TOMASONI”,”L’ essenza del cristianesimo.”,”””In breve: l’ idea è per me solo la fede nel futuro storico, nella vittoria della verità e della virtù, e ha solo un significato politico e morale; invece nel campo della filosofia teoretica vera e propria, e ciò in diretto contrasto con la filosofia hegeliana, dove avviene proprio l’ opposto, vale per me solo il realismo, il materialismo nel senso indicato. Io non posso purtroppo applicare a me il principio della filosofia speculativa invalsa fino ad ora: “”Tutto ciò che è mio lo porto con me””- l’ antico motto: “”Omnia mea mecum porto””. Ho proprio molte cose fuori di me che non posso trasportare con me in tasca o in testa, ma tuttvia annovero a me stesso…”””,”FILx-218″
“FEUERBACH Ludwig, a cura di Anna MARIETTI SOLMI”,”L’ essenza della religione.”,”Critica a Feuerbach. “”Gli scritti antihegeliani avevano, così, un carattere fondalmentalmente ambiguo: erano, da un lato, l’ espressione finale e conclusiva della critica di Feuerbach alla filosofia e alla religione (ed è questo l’ aspetto che colpisce in un primo tempo Engels e Marx, che si riferisce soprattutto alle Tesi e ai Principî quando, nei suoi primi scritti e fino al 1844, parla di Feuerbach in termini di adesione incondizionata). Ma le Tesi e i Principî ponevano anche, dall’altro, le basi di una filosofia e di una religione “”positive””, di una nuova filosofia a cui si attribuiva addirittura un valore religioso, di “”antropoteismo””: che è l’ aspetto a cui si sarebbe rivolta, più tardi, la critica marxiana””. (pag XVII-XVIII) Epicuro. “”Gli dei, dice Epicuro, vivono negli intervalli tra mondo e mondo. Perfetto: vivono solo nello spazio vuoto, nell’ abisso che c’è fra il mondo della realtà e il mondo della rappresentazione, fra la legge e la sua applicazione, l’ azione e il suo risultato, il presente e il futuro””. (pag 75) Opinione pubblica. “”””Dio governa il mondo””, d’accordo, ma questo Dio che governa il mondo è solo ciò che l’ opinione degli uomini considera come Dio, e in genere come permesso, giusto, sacro, buono, opportuno – è solo, in una parola, l’ opinione pubblica, dominante, consacrata, e cioè la fede di un’ età o di un popolo. Là dove l’ uomo suppone o crede che la sua vita non dipenda da una previsione o provvidenza, ma da una predestinazione, da un destino cieco e inevitabile (…), anche nella realtà la sua vita non dipende da alcuna provvidenza, poiché egli non chiede consiglio alla ragione per sapere se deve fare o tralasciare qualcosa, non prende misure precauzionali, si getta ciecamente nel pericolo””. (pag 112)”,”FILx-282″
“FEUERBACH Ludwig,”,”L’ essenza del cristianesimo.”,”‘La prima parte scopre la verità antropologica della religione, la seconda mostra la falsità teologica della religione’ (pag 18) Capitolo XXI: ‘La contraddizione nell’esistenza di Dio’ (pag 213-)”,”RELC-001-FC”
“FEUERBACH Ludwig, a cura di Norberto BOBBIO”,”Principi della filosofia dell’avvenire.”,”””Sarà quindi lecito concludere che Feuerbach, mosso all’assalto della religione tradizionale considerata come un”’antropologia di Dio’, giunge a dare al suo pensiero la configurazione di una ‘teologia dell’uomo’. Infiammato dal proposito di operare un superamento del pensiero tradizionale, ne realizza all’opposto, un rovesciamento: se la filosofia speculativa di Hegel non è una genuina filosofia ma una teologia tutta spiegata, l’antropologia di Feuerbach è, a pieno diritto, una teologia rovesciata. Spinto, infine, a filosofare dal desiderio di riformare la filosofia tradizionale, rimane ancora rinchiuso nello spirito della filosofia da riformare, come accadde all’altra Riforma, che fu una riforma del cristianesimo compiuta in nome e nello spirito del cristianesimo. Del resto, a questa Riforma, egli non nascose, in diversi momenti, la sua simpatia spirituale e al pensiero di Lutero, in uno dei più fervidi scritti del periodo della maturità (‘L’essenza della fede secondo Lutero’ del 1844), richiese quasi una giustificazione delle proprie idee. Si che a ragione il Windelband, in uno dei più acuti giudizi che del Feuerbach sia stato dato, ebbe a dire: «In certo rispetto la sua natura intera, schiettamente tedesca, può richiamare moltissimo Lutero. Vi è la stessa potente originalità, la stessa ingenua rozza sensibilità, lo stesso umorismo battagliero, non eccessivamente delicato, lo stesso spirito di verità, spinto fino alla testardaggine e privo di riguardi». La filosofia di Feuerbach non fu insomma, come egli ancora aveva preconizzato, la filosofia dell’avvenire; fu semplicemente una filosofia di transizione. Federico Engels nel suo noto saggio su ‘Ludovico Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca’ disse di colui che fu la maggior guida spirituale della sua generazione: «egli rimase a mezza strada anche come filosofo, dalla metà in giù materialista, dalla metà in su idealista».”” (pag X-XI, dall’Avvertenza, N. Bobbio)”,”FILx-362-FF”
“FEUERBACH Ludwig, a cura di Antonio BANFI”,”L’essenza del cristianesimo.”,”Mistero della creazione dal nulla (pag 89) Differenza tra cristianesimo e paganesimo (pag 129)”,”FILx-585″
“FEUERBACH Ludwig,”,”L’ essenza del cristianesimo.”,”‘La prima parte scopre la verità antropologica della religione, la seconda mostra la falsità teologica della religione’ (pag 18) Capitolo XXI: ‘La contraddizione nell’esistenza di Dio’ (pag 213-)”,”FILx-591″
“FEYERABEND Paul K.”,”Contra el metodo. Esquema de una teoria anarquista del conocimiento.”,”FEYERABEND Paul K.(1924-1994), filosofo della scienza statunitense, di origine tedesca, ha sostenuto che la scienza si muove al di fuori di qualunque “”gabbia metodologica””. Ha scritto “”Contro il metodo”” (1970) e “”Il realismo scientifico e l’ autorità della scienza”” (1979).”,”SCIx-133″
“FEYERABEND Paul K.”,”Contro il metodo. Abbozzo di una teoria anarchica della conoscenza.”,”P.K. FEYERABEND è nato a Vienna nel 1924. Dopo studi di storia, sociologia, astronomia e logica, è stato allievo di POPPER, il cui pensiero poi criticherà, alla London School of Economics (LSE). Rientrato a Vienna nel 1953, insegnò prima filosofia della scienza all’ Università di Bristol, e dal 1958 filosofia all’ Università della California a Berkeley, prendendo la cittadinanza americana. E’ morto a Ginevra nel 1994. “”La teoria è piena di errori. Essa può però essere sviluppata, e potrebbe migliorare. L’ unità naturale delle valutazioni metodologiche non è perciò una singola teoria, bensì una successione di teorie, o un programma di ricerca; e noi non giudichiamo lo stato in cui un programma di ricerca si trova in un particolare momento, ne giudichiamo la storia, preferibilmente comparandola alla storia di programmi rivali. Secondo Lakatos i giudizi sono del genere seguente: “”Un programma di ricerca si dice che è progressivo fintanto che la sua crescita teorica anticipa la sua crescita empirica, cioè fintanto che continua a predire fatti nuovi con qualche successo…; è in stagnazione se la sua crescita teorica resta indietro rispetto alla sua crescita empirica, ossia fintanto che dà solo spiegazioni post hoc di scoperte casuali o di fatti anticipati da un programma rivale o in questo scoperti””. Un programma in ristagno può degenerare ulteriormente finché non contiene altro che “”solenni riasserzioni”” della posizione originaria, associate a una ripetizione, nei suoi termini propri, dei (successi dei ) programmi rivali.”” (pag 151)”,”FILx-273″
“FEYERABEND Paul K., a cura di Alberto ARTOSI”,”Il realismo scientifico e l’autorità della scienza.”,”Paul K. Feyerabend (1924) filosofo della scienza d’origine tedesca, insegna a Berkeley. Tra le sue opere principali. ‘Contro il metodo’ (1979), ‘La scienza in una società libera’ (1981).”,”SCIx-057-FRR”
“FEYERABEND Paul K.”,”Contro il metodo. Abbozzo di una teoria anarchica della conoscenza.”,”P.K. Feyerabend è nato a Vienna nel 1924. Dopo studi di storia, sociologia, astronomia e logica, è stato allievo di Popper, il cui pensiero poi criticherà, alla London School of Economics (LSE). Rientrato a Vienna nel 1953, insegnò prima filosofia della scienza all’ Università di Bristol, e dal 1958 filosofia all’Università della California a Berkeley, prendendo la cittadinanza americana. È morto a Ginevra nel 1994.”,”SCIx-178-FRR”
“FEYERABEND Paul K.”,”Contro il metodo.”,”P.K. Feyerabend professore all’Università di Berkeley, California, a sviluppato la sua ricerca sui rapporti tra scienza e ideologia attaccanto i miti dell’ empirismo Recente la sua discussione con Popper, Lakatos, Kuhn e altri temi della scienza e del suo sviluppo.”,”FILx-415-FRR”
“FEYNMAN Richard P.”,”Richard P. Feynman. Fisica e oltre. I grandi della scienza.”,”””Quello che è certo è che non abbiamo una base di buona matematica per formulare la teoria dell’elettrodinamica quantistica; non sono buona matematica tutti i giri di parole necessari per descrivere la connessione tra ‘n’ e ‘j’ con ‘m’ ed ‘e’. Un interrogativo di grande profondità e bellezza ci viene proposto dal valore osservato della costante di accoppiamento ‘e’, cioè dell’ampiezza per emissione o assorbimento di un fotone reale da parte di un elettrone reale. Il valore di tale semplice numero determinato sperimentalmente risulta prossimo a -0,08542455. (E’ un numero che i miei amici fisici non riconosceranno, perché preferiscono ricordarlo come l’inverso del suo quadrato che vale 137,03597 con un’incertezza di circa 2 sull’ultima cifra decimale. Questo numero costituisce un vero rompicapo in da quando fu scoperto, oltre cinquant’anni fa, e tutti i migliori fisici teorici lo tengono incorniciato e appeso al muro e ogni giorno ci meditano su). Vi chiederete subito da dove venga questo valore della costante di accoppiamento: è connesso a ‘n’, o magari alla base dei logaritmi naturali? Nessuno lo sa. E’ uno dei più enigmatici enigmi della fisica, un numero magico che ci viene offerto nel mistero più assoluto. Si potrebbe quasi dire che a scrivere questo numero sia stata la “”mano di Dio”” e che noi “”non sappiamo come Egli abbia mosso la sua matita””.”” (pag 244-245)”,”SCIx-374″
“FEYNMAN Richard Phillips, LEIGHTON Robert B. SANDS Matthew a cura”,”La Fisica di Feynman. Meccanica, radiazioni, calore.”,”Nato nel 1918 a Brooklyn, Richard P. Feynman conseguì il dottorato in fisica all’Università di princeton nel 1942. Nonostante la sua giovane età, ebbe un ruolo importante nel progetto Manhattan a Los Alamos, durante la seconda guerra mondiale. In seguito insegnò alla Cornell University e al California Institute of Tecnology. Nel 1965 ricevette il premio Nobel per la fisica, insieme a Sin-Itero Tomanaga e a Julian Schwinger, per i suoi lavori sull’elettrodinamica quantistica. Inoltre, insieme a murray Gell-Mann, realizzò degli studi fondamentali nel campo delle interazioni deboli e del decadimento beta. Negli anni seguenti ebbe inoltre un ruolo chiave nello sviluppo della teoria dei quark, per la quale propose un modello a partoniper gli urti tra protoni ad alta energia. Richard Feynman morì il 15/02/1988 a Los Angeles. Robert B. Leighton (1919-1997) è stato professore di Fisica al California Institute of Tecnology dal 1949. Ha speso oltre due anni pre trasformare le lezioni di Feynman dei primi anni Sessanta, registrate su nastro, in un testo scritto che potesse essere pubblicato. Matthews Sands, professore emerito in Fisica, ha insegnato presso la Stanford University.”,”SCIx-214-FL”
“FEYNMAN Richard Phillips, LEIGHTON Robert B. SANDS Matthew a cura”,”La Fisica di Feynman. Elettromagnetismo e materia.”,”Nato nel 1918 a Brooklyn, Richard P. Feynman conseguì il dottorato in fisica all’Università di princeton nel 1942. Nonostante la sua giovane età, ebbe un ruolo importante nel progetto Manhattan a Los Alamos, durante la seconda guerra mondiale. In seguito insegnò alla Cornell University e al California Institute of Tecnology. Nel 1965 ricevette il premio Nobel per la fisica, insieme a Sin-Itero Tomanaga e a Julian Schwinger, per i suoi lavori sull’elettrodinamica quantistica. Inoltre, insieme a murray Gell-Mann, realizzò degli studi fondamentali nel campo delle interazioni deboli e del decadimento beta. Negli anni seguenti ebbe inoltre un ruolo chiave nello sviluppo della teoria dei quark, per la quale propose un modello a partoniper gli urti tra protoni ad alta energia. Richard Feynman morì il 15/02/1988 a Los Angeles. Robert B. Leighton (1919-1997) è stato professore di Fisica al California Institute of Tecnology dal 1949. Ha speso oltre due anni pre trasformare le lezioni di Feynman dei primi anni Sessanta, registrate su nastro, in un testo scritto che potesse essere pubblicato. Matthews Sands, professore emerito in Fisica, ha insegnato presso la Stanford University.”,”SCIx-215-FL”
“FEYNMAN Richard Phillips, LEIGHTON Robert B. SANDS Matthew a cura”,”La Fisica di Feynman. Meccanica quantistica.”,”Nato nel 1918 a Brooklyn, Richard P. Feynman conseguì il dottorato in fisica all’Università di princeton nel 1942. Nonostante la sua giovane età, ebbe un ruolo importante nel progetto Manhattan a Los Alamos, durante la seconda guerra mondiale. In seguito insegnò alla Cornell University e al California Institute of Tecnology. Nel 1965 ricevette il premio Nobel per la fisica, insieme a Sin-Itero Tomanaga e a Julian Schwinger, per i suoi lavori sull’elettrodinamica quantistica. Inoltre, insieme a murray Gell-Mann, realizzò degli studi fondamentali nel campo delle interazioni deboli e del decadimento beta. Negli anni seguenti ebbe inoltre un ruolo chiave nello sviluppo della teoria dei quark, per la quale propose un modello a partoniper gli urti tra protoni ad alta energia. Richard Feynman morì il 15/02/1988 a Los Angeles. Robert B. Leighton (1919-1997) è stato professore di Fisica al California Institute of Tecnology dal 1949. Ha speso oltre due anni pre trasformare le lezioni di Feynman dei primi anni Sessanta, registrate su nastro, in un testo scritto che potesse essere pubblicato. Matthews Sands, professore emerito in Fisica, ha insegnato presso la Stanford University.”,”SCIx-216-FL”
“FEYNMAN Richard Phillips, LEIGHTON Robert B. SANDS Matthew a cura”,”La Fisica di Feynman. Consigli per risolvere i problemi di fisica.”,”Nato nel 1918 a Brooklyn, Richard P. Feynman conseguì il dottorato in fisica all’Università di princeton nel 1942. Nonostante la sua giovane età, ebbe un ruolo importante nel progetto Manhattan a Los Alamos, durante la seconda guerra mondiale. In seguito insegnò alla Cornell University e al California Institute of Tecnology. Nel 1965 ricevette il premio Nobel per la fisica, insieme a Sin-Itero Tomanaga e a Julian Schwinger, per i suoi lavori sull’elettrodinamica quantistica. Inoltre, insieme a murray Gell-Mann, realizzò degli studi fondamentali nel campo delle interazioni deboli e del decadimento beta. Negli anni seguenti ebbe inoltre un ruolo chiave nello sviluppo della teoria dei quark, per la quale propose un modello a partoniper gli urti tra protoni ad alta energia. Richard Feynman morì il 15/02/1988 a Los Angeles. Robert B. Leighton (1919-1997) è stato professore di Fisica al California Institute of Tecnology dal 1949. Ha speso oltre due anni pre trasformare le lezioni di Feynman dei primi anni Sessanta, registrate su nastro, in un testo scritto che potesse essere pubblicato. Matthews Sands, professore emerito in Fisica, ha insegnato presso la Stanford University.”,”SCIx-217-FL”
“FEYNMAN Richard Phillips”,”Il senso delle cose.”,”Nato nel 1918 a Brooklyn, Richard P. Feynman conseguì il dottorato in fisica all’Università di princeton nel 1942. Nonostante la sua giovane età, ebbe un ruolo importante nel progetto Manhattan a Los Alamos, durante la seconda guerra mondiale. In seguito insegnò alla Cornell University e al California Institute of Tecnology. Nel 1965 ricevette il premio Nobel per la fisica, insieme a Sin-Itero Tomanaga e a Julian Schwinger, per i suoi lavori sull’elettrodinamica quantistica. Inoltre, insieme a murray Gell-Mann, realizzò degli studi fondamentali nel campo delle interazioni deboli e del decadimento beta. Negli anni seguenti ebbe inoltre un ruolo chiave nello sviluppo della teoria dei quark, per la quale propose un modello a partoniper gli urti tra protoni ad alta energia. Richard Feynman morì il 15/02/1988 a Los Angeles.”,”SCIx-289-FL”
“FIC Victor M.”,”The Collapse of American Policy in Russia and Siberia, 1918. Wilson’s Decision not to Intervene (March-October, 1918).”,”Victor M. Fic, Professor Emeritus, was educated at the University of Political and Social Sciences in Prague and holds BA and MA degrees from the University of British Columbia, Vancouver; MA, Certificate of the Russian Institute and PhD in International Law and Relations from Columbia University, New York; Diploma in Indology from Maharajah’s College of the University of Mysore, India; and PhD in Asian Studies from Jawaharlal University, New Delhi, India. The author held academic and administrative appointments at the University of Rangoon, Burma, and at the Chinese Nanyang University in Singapore, where he served as Head of the Department of Government and Public Administration, and Director of the Institute for Southeast Asian Studies. He also taught at the National University in Singapore, in its Faculty of Law. Preface, Introduction, Maps, Appendix, Bibliography, Notes, Index,”,”USAQ-019-FL”
“FICARRA Aldo”,”Giuda non tradì Gesù.”,”Pietro non morì a Roma (pag 105) L’autore, Aldo FICARRA nato a Piana degli Albanesi nel 1920, vive a Milano dove esercita la professione di avvocato. E’ cultore di studi storici e letterari. “”I Vangeli risentono (…) della iniziale lacuna di fonti documentali e rispecchiano lo stile delle tradizioni oralmente tramandate. (…).”” (pag 185) “”Il mito mitralico aveva fissato al 25 dicembre la commemorazione di Mitra. Poiché tutti i popoli antichi celebravano le feste natalizie dei loro dèi al 25 dicembre e non avendo i cristiani una loro data certa mutuarono dalle altre religioni e principalmente dai mitralici la data del 25 dicembre sostituando al “”natalis invicti”” il “”natalis domini””. La tradizione cristiana ha mutuato molto dal mitraismo, poiché furono proprio i mitraisti che ospitarono per secoli nelle loro catacombe (i mitrei) i primi cristiani e i loro riti. E ciò in forza del diritto di asilo che allora, in tutte le religioni dell’ impero romano, veniva praticato senza distinzione di razza, nazionalità e lingua. Anzi venivano ammessi nel tempio, come membri con il nome di ‘cripti (occulti).”” (pag 214)”,”RELC-216″
“FICHAUT André”,”Sur le pont. Souvenirs d’un ouvrier trotskiste breton.”,”Jeune apprenti mécanicien brestois, André Fichaut rejoint le mouvement des Auberges de la jeunesse au lendemain de la seconde guerre mo ndiale. Il y rencontre le mouvement trotskiste et en devient un militant. Militant syndical sur les chantiers navals puis à l’EDF, il est, dans les années 1950, membre du PCF et pratique l’entrisme dans le parti stalinien. Préface par Alain KRIVINE, Cahier photos et iconographie,”,”TROS-085-FL”
“FICHTE Johann G. a cura di Nicolao MERKER”,”Lo Stato di tutto il popolo.”,”Questo volume raccoglie gli scritti politici che appartengono all’intero arco di attività di FICHTE (1762-1814) e li situa nel contesto storico e ideologico di un’epoca che va, in GERM, dalle prime ripercussioni della Rivoluzione francese fino ai nodi irrisolti della Q nazionale. Fra i filosofi classici tedeschi, F. fu quello che recepì queste discussioni nella loro valenza più immediatamente politica. Si può parlare di un suo ‘giacobinismo filosofico’.”,”FILx-031″
“FICHTE Johann G. a cura di Nicolao MERKER”,”Lo Stato di tutto il popolo.”,”Questo volume raccoglie gli scritti politici che appartengono all’intero arco di attività di FICHTE (1762-1814) e li situa nel contesto storico e ideologico di un’epoca che va, in GERM, dalle prime ripercussioni della Rivoluzione francese fino ai nodi irrisolti della Q nazionale. Fra i filosofi classici tedeschi, F. fu quello che recepì queste discussioni nella loro valenza più immediatamente politica. Si può parlare di un suo ‘giacobinismo filosofico’.”,”TEOP-010″
“FICHTE Johann Gottlieb, a cura di Luca FONNESU”,”Fondamento del diritto naturale secondo i princìpi della dottrina della scienza.”,”La traduzione del ‘Fondamento del diritto naturale secondo i princìpi della dottrina della scienza’ è stata condotta sul testo dell’edizione critica delle opere di Fichte curata dall’Accademia delle Scienze di Monaco (Stoccarda 1962 sgg.).”,”FILx-041-FL”
“FICHTE Johann Gottlieb, a cura di Carla DE-PASCALE”,”Il sistema di etica secondo i principi della dottrina della scienza.”,”L’opera si colloca in un periodo singolare della biografia intellettuale di Fichte, al termine di una parabola che si venne a delineare negli anni brevi ma intensi della sua permanenza all’Università di Jena, punto di partenza per una carriera accademica tanto rapida quanto prestigiosa. in questa città il filosofo eragiunto, nella primavera del 1794, assistito da una serie di circostanze favorevoli, che gli avevano consentito di inaugurare sotto i migliori auspici una nuova fase della sua esistenza.”,”FILx-042-FL”
“FICHTE Johann Gottlieb”,”Sul concetto della dottrina della scienza. Fondamenti dell’intera dottrina della scienza.”,”””La filosofia è una ‘scienza’; su questo tutte le definizioni della filosofia sono tanto d’accordo, quanto sono divise nela determinazione dell”oggetto’ di questa scienza”” (pag 15)”,”FILx-517″
“FICHTE Johann GottliebFICHTE Johann Gottlieb, a cura di Barbara ALLASON”,”Discorsi alla nazione tedesca.”,”Libro intonso”,”FILx-285-FF”
“FICHTE Johann Gottlieb, a cura di Filippo COSTA”,”Sul concetto della dottrina della scienza o della così detta filosofia. Fondamenti dell’intera dottrina della scienza.”,”Le due opere qui tradotte sono le prime in cui Fichte espone pubblicamente la dottrina della scienza.”,”FILx-337-FF”
“FICHTE Johann Gottlieb, a cura di Filippo COSTA”,”Sul concetto della dottrina della scienza o della così detta filosofia. Fondamenti dell’intera dottrina della scienza.”,”””La contraddizione non è affatto già risolta mediante il concetto della determinazione reciproca”” (pag 107)”,”FILx-031-FRR”
“FICHTENAU Heinrich von”,”L’ Impero carolingio. (Tit.orig.: Das karolingische Imperium)”,”FICHTENAU Heinrich von (Linz 1912) ha insegnato storia medievale all’ Università di Vienna. Allievo di Hans HIRSCH gli è successo nel 1962 quale direttore dell’ Istituto Austriaco per la Ricerca Storica. Membro dell’ Accademia Austriaca delle Scienze, ha collaborato al Monumenta Germaniae Historica. Studioso di storia diplomatica ha pubblicato ‘Mensch und Schrift im Mittelalter’ (1946), ‘Askese und Laster in der Anschauung des Mittelalters’ (1948) e ‘Der junge Maximilian, 1459-1482′ (1959). “”L’ influenza politica dei gruppi nobiliari doveva presto neutralizzare quelle aspirazioni alla giustizia sociale, che s’eran affermate con così felice auspicio, durante i primi tempi del governo di Ludovico il Pio. L’ opera di mutuo soccorso delle Gilde e di altre associazioni del genere non si svolse in armonia con le direttive del governo, anzi i signori furono spinti ad usare contro di esse i mezzi coercitivi della loro autorità. Una lettera di Ludovico all’ arcivescovo di Treviri mostra come a corte – nonostante tanta retorica sull’ unità di tutti i cristiani – si continuasse ancora a pensare che la condizione servile fosse “”ignominiosa”” e “”sporca””, e che solo la gente “”onorevole”” potesse adempiere agli uffici ecclesiastici. Anche nei conventi che godevano del diritto di libera elezione dell’ abate, si rimaneva nel dubbio, quando si prospettava la possibilità di eleggere un abate di bassa condizione sociale””. (pag 299)”,”EURx-206″
“FIEDLER F. FINGER O. FRIEDRICH H. RUHNOW M. STEUßLOFF H. a cura”,”Dialektischer und historischer Materialismus. Lehrbuch für das marxistisch-leninistische Grundlagenstudium.”,”Libro della DDR Dono M. Ferraresi”,”LENS-286″
“FIELDHOUSE David Kenneth”,”L’ età dell’ imperialismo 1830-1914.”,”David K. FIELDHOUSE è nato a Mussoorie (India) nel 1925. Ha studiato in Inghilterra (Cheltenham e Oxford). Ha insegnato ad Oxford e a Camberra in Australia. E’ stato visiting professor alla Yale University. Attualmente (1975) è al Nuffield College di Oxford. Ha pubblicato anche ‘Gli imperi coloniali’.”,”EURx-094″
“FIELDHOUSE David K.”,”Politica ed economia del colonialismo, 1870-1945.”,”ANTE1-19 D.K. FIELDHOUSE (India, 1925) è docente al Nuffield College di Oxford ed autore di ‘Gli imperi coloniali dal XVIII secolo’ (1967) e ‘L’età dell’imperialismo’.”,”ECOI-242″
“FIELDHOUSE David K.”,”Gli imperi coloniali dal XVIII secolo.”,”David K. Fieldhouse è nato nel 1925, dopo aver frequentato la Dean Close School a Celtenham ha studiato al Queen’s College do Oxford (diploma d’onore in storia moderna), dal 1950 al 1952 ha insegnato all’Haileybury College, dal 1953 al 1957 è stato lettore di storia alla Canterbury University (Nuova Zelanda), dal 1958 è Beit lector per la storia del Commonwealth all’Università do Oxford, ha pubblicato articoli sulla storia dell’impero britannico e ha collaborato a un source-book sulla storia moderna dell’Inghilterra e del Commonwealth, nel 1865 è stato visiting professor all’History Department dell’Australian National University a Canberra.”,”EURx-032-FL”
“FIELDS Nic”,”Roma contro Cartagine.”,”Il fattore demografico un fattore importante alla base della superpotenza militare di Roma. “”La seconda guerra punica rivelò il potere latente di Roma: la sua capacità di produrre soldati. Fino a quel momento Roma aveva combattuto la maggior parte delle sue guerre con due eserciti consolari, ognuno composto da due legioni e con il solito supplemento dei contingenti alleati. Polibio (III, 107,9) afferma che per la prima volta nella storia, durante la campagna di Canne vennero mobilitate otto legioni. Ma in realtà il totale delle legioni assoldate da Roma era dieci, perché oltre alle otto di Canne, ce n’erano altre due in Spagna. Nel 211 a.C. il numero delle legioni in campo era aumenato fino a venticinque. Ciò significa che, contando anche i contingenti alleati e le forze navali, Roma aveva mobilitato cinque circa 250.000 uomini (Brunt 1971: 419-422). Priprio come pare abbia predetto Cinea, fidato ambasciatore di re Pirro, il mostro dalle molte teste poteva rigenerarsi e continuare a combattere (Plutarco, ‘Pyrrhos’, XIX, 7). Questa inesauribile riserva di uomini è una delle chiavi della vittoria finale di Roma su Annibale. Secondo Tito Livio (XXII, 49, 15), a Canne Roma perse circa 50.000 uomini, cioè l’80 per cento delle sue truppe. Il numero delle perdite subite dalla Gran Bretagna e dai suoi alleati durante i primi giorni della battaglia della Somme nel 1916 non è neanche paragonabile al colpo sconvolgente inflitto ai romani (19.240 morti, 25.493 feriti, 2.152 dispersi e 585 prigionieri). Nessun altro stato dell’antichità avrebbe mai potuto sopravvivere a una disfatta tanto devastante. Roma poteva conare anche sull’appoggio fondamentale dei soi possedimenti più vicini, le comunità latine”” (pag 87)”,”STAx-027-FV”
“FIESCHI Roberto”,”Scienza e guerra.”,”Raccolta di testi pubblicati sulla stampa periodica in particolare ‘Scienza esperienza’, L’Unità, Rinascita, Critica marxista. Roberto Fieschi (Cremona, 1928) è stato ordinario di struttura della materia nell’Università di Parma. Ha pubblicato ‘Dalla pietra al laser’ (1986) e una ‘Enciclopedia della fisica’.”,”QMIx-295″
“FIESCHI Roberto”,”L’invenzione tecnologica.”,”Dono di Mario Caprini”,”SCIx-563″
“FIGES Orlando”,”La tragedia di un popolo. La rivoluzione russa, 1891-1924.”,”Il libro è opera di uno storico che è allo stesso tempo un narratore, pittore di miniature e di affreschi. Orlando FIGES, nato a Londra nel 1959, è prof di storia al Trinity College di Cambridge. E’ autore di importanti studi. Per la ‘Tragedia di un popolo’ ha vinto il W.H. Smith Literary Award.”,”RIRO-010″
“FIGES Orlando KOLONITSKII Boris”,”Interpreting the Russian Revolution. The Language and Symbols of 1917.”,”FIGES è professore di storia al Birbeck College. KOLONITSKII è Senior Researcher all’ Institute of History of the Academy of Science di Pietroburgo.”,”RIRx-101″
“FIGES Orlando”,”Sospetto e silenzio. Vite private nella Russia di Stalin.”,”FIGES Orlando (Londra 1959) insegna storia al Birkbeck College della University of London. Ha scritto ‘La tragedia di un popolo’ (1997). Le bambinaie. “”Un’altra portatrice dei valori tradizionali russi all’interno della famiglia sovietica era la bambinaia, naturale alleata della nonna. C’erano bambinaie in molte famiglie urbane, soprattutto nelle case dove entrambi i genitori lavoravano. Moltissime venivano dalla campagna, soprattutto dopo il 1928, quando milioni di contadini affluirono nelle città per sottrarsi alla collettivizzazione, portando con sé usi e costumi rurali. In pratica, tutti i bolscevichi assumevano bambinaie per accudire i figli. Per la maggior parte delle iscritte al partito era una necessità concreta, almeno fino a quando lo Stato non avesse fornito asili nido per utti, perché lavoravano fuori casa.”” (pag 52)”,”RUSU-220″
“FIGES Orlando”,”La tragedia di un popolo. La rivoluzione russa 1891-1924.”,”Orlando Figes, nato a Londra nel 1959, è professore di storia al Trinity College di Cambridge. Autore di numerosi saggi, con la La tragedia di un popolo ha vinto, nel 1997, il WH Smith Literary Award.”,”RIRx-040-FL”
“FIGES Orlando”,”La danza di Natasia (Natascia). Storia della cultura russa (XVIII-XX secolo)”,”Orlando Figes, nato a Londra nel 1959, è professore di storia al Trinity College di Cambridge. Autore di numerosi saggi, con la La tragedia di un popolo ha vinto, nel 1997, il WH Smith Literary Award.”,”RUSx-083-FL”
“FIGES Orlando”,”The Whisperers. Private Life in Stalin’s Russia.”,”Orlando Figes, nato a Londra nel 1959, è professore di storia al Trinity College di Cambridge. Autore di numerosi saggi, con la La tragedia di un popolo ha vinto, nel 1997, il WH Smith Literary Award. List of Illustrations, Note on Proper Names, Maps, Family Trees, Introduction, Afterword and Acknowledgements, Notes, Permissions, Sources, About the Author, Index,”,”RUSS-046-FL”
“FIGES Orlando”,”Peasant Russia, Civil War. The Volga Countryside in Revolution (1917-1921).”,”Orlando Figes, nato a Londra nel 1959, è professore di storia al Trinity College di Cambridge. Autore di numerosi saggi, con la La tragedia di un popolo ha vinto, nel 1997, il WH Smith Literary Award. Acknowledgements, Introduction, List of Illustrations, Listo of Maps, List of Tables, Glossary of Russian Terms Used in the Text, List of Abbreviations, Note on Dates, Conclusion, Appendix, Bibliography, Index of Place-Names, General Index, This Paperback Edition, Foto episodi di cannibalismo da parte dei contadini durante la grande carestia e fame (1921)”,”RIRO-134-FL”
“FIGNER Vera”,”Mémoires d’une révolutionnaire.”,”””Vera Nikolaevna Figner Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Vai a: Navigazione, cerca Vera Figner verso il 1880 Vera Nikolaevna Figner, detta Filippova, in russo (San Pietroburgo, 7 luglio 1852 – Leningrado, 15 giugno 1942), è stata una politica russa, rivoluzionaria anarchica populista russa del movimento dei narodniki. Dopo gli studi all’istituto femminile Rodionovsky a Kazan’ 1863-1869 Vera si trasferì a Zurigo dove studiò medicina all’università 1872-1875. Lì, nel 1873, venne a contatto con il club Frichi che divenne il nucleo dell’Organizzazione Rivoluzionaria Sociale Panrussa. Tornata a San Pietroburgo nel 1875 si unì al gruppo dissidente che formò la Zemlja i volja (Terra e libertà). Nel 1876 partecipò alle manifestazioni di Kazan’. Come assistente di un medico fece, in accordo con le teorie populiste, la sua “”discesa al popolo”” e propagandò la rivoluzione sociale nei paesi presso Samara e Saratov dal 1877 al 1879. Nel 1879 al congresso di Voronež di Zemlja i Volja, Vera Figner si schierò con il gruppo Narodnaja volja (Volontà del popolo) di cui divenne un membro del comitato esecutivo. Continuò la sua attività di propagandista tra i marinai e i soldati di Kronštadt nei pressi di San Pietroburgo, fu tra le promotrici della struttura terroristica e armata e pianificò l’assassinio, fallito, dello zar Alessandro II ad Odessa nel 1880 e quello, riuscito, a San Pietroburgo il 1º marzo 1881. Dopo la repressione poliziale Vera fu il solo membro del Comitato Esecutivo che sopravvisse. Dal 1882 cercò di riorganizzare il gruppo ma a causa del tradimento di Sergej Degaev il 10 febbraio 1883 fu arrestata a Char’kov e passò venti mesi in isolamento nelle carceri della Fortezza di Pietro e Paolo a San Pietroburgo. Condannata a morte la pena fu commutata all’ergastolo da scontarsi nella prigione-fortezza di Schlüsselburg presso il lago Ladoga. Nel 1904 Vera Figner fu esiliata nella regione di Archangel’sk e quindi in quella di Kazan’, infine a Nižnij Novgorod. Grazie ai disordini del 1905 riuscì a lasciare l’esilio e la prigione e nel 1906 espatriò, iniziando così un giro dell’Europa per tenere conferenze sulle situazioni delle carceri zariste e sulla situazione dei prigionieri politici in Russia. Nel 1912 in Italia pubblicò il volumetto Le carceri russe. Nel 1915 tornò definitivamente in Russia. Non partecipò alla rivoluzione bolscevica del 1918. Negli anni della guerra civile scrisse Memorie di una rivoluzionaria che è tuttora considerato uno dei migliori esempi di memorialistica russa. Tradotto in molte lingue incontrò un notevole successo. La traduzione in francese del 1929 fu opera del famoso rivoluzionario Victor Serge. Vera Figner divenne membro della Società di ex-Prigionieri e Esiliati Politici e scrisse per la rivista Ergastolo ed esilio . Fu processata sotto Stalin nel 1931 ma morì libera, seppure sotto stretta sorveglianza nel 1942 a Mosca. Nel film Padenie dinastii Romanovych di Esfir Shub del 1927 è possibile vedere Vera Figner ripresa da vecchie pellicole documentaristiche. A Vera Figner Hans Magnus Enzensberger dedicò un saggio nel suo Politica e crimine: nove saggi (Torino, Bollati Boringhieri, 1998).”,”MRSx-046″
“FIGUERAS André”,”Scandale de la Résistance.”,”‘La Résistance mise a nu.’ FIGUERAS A. ‘PCF, partito dei 75.000 falsi fucilati’ (pag 30) “”Philippe Aziz l’a noté, dans sa redoutable quoique incomplète ‘Histoire de la Gestapo française. Pendant l’Occupation allemande, il y eut beaucoup plus de Français au service de l’ennemi qu’à celui de la libération. Je sais que, depuis, il a semblé convenable d’affirmer le contraire, mais non: les vrais résistants – même si l’on compte parmi eux les forbans et les mythomanes -, n’ont jamais été qu’une poignée, comme, plus tard l’O.A.S. en Algérie.”” (pag 151)”,”FRAV-136″
“FIGUERES Leo”,”Le trotskisme cet antileninisme.”,”Giudizio lenin su Trotsky e Stalin e questione coesione del partito e del comitato centrale (il partito poggia su due classi…) “”Notre Parti s’appuie sur deux classes; aussi sa dislocation serait-elle possible et sa chute inevitable si l’ accord ne pouvait se faire entre ces deux classes. Dans cette eventualité, il serait vain de prendre telles ou telles mesures ou de descourir en general sur la cohesion de notre Comité central. Aucune mesure ne sera capable en ce cas de prevenir la scission. J’espere cependant que c’est un avenir trop éloigné et un évenement trop invraisemblable pour qu’il faille en parler.”” (Lenin tomo 36 delle ‘Oeuvres’ in francese). (pag 118) Tentativo di Trotsky di costituire un altro partito: “”Trotsky accentua son activité clandestine. Elle culmina avec l’ envoi d’une lettre circulaire aux groupes d’ opposition, datée 21 octobre 1928, dans laquelle il caractérisa le regime sovietique comme un “”kerenskisme à l’ envers””, c’est-a-dire comme un regime conduisant au capitalisme, et ou il appela à organiser greves et manifestations et à ne pas reculer devant une guerre civile”” (pag 151-152)”,”TROS-086″
“FIGUERES Léo”,”Jeunesse militante. Chronique d’ un jeune communiste des années 30-50.”,”URSS: Stalin coglie segni dell’ offensiva imminente della Wehrmacht. “”Nous sentions la menace d’agression hitlérienne contre l’ Union soviétique se préciser. Nous n’avions pas attaché une autre signification à la désignation de Staline comme président du Conseil des Commissaires du Peuple à mi-mai. Cette concentration officielle des pouvoirs entre les mains du dirigeant soviétique le plus responsable était le signe d’un péril imminent. De plus, la presse de Vichy et les journaux suisses qui parvenaient à Lyon laissaient passer des informations qui montraient qu’après s’être assuré le contrôle des Balkans Hitler se préparait à une aventure antisoviétique.”” (pag 121) Secondo Figueres il PCF avrebbe iniziato la resistenza prima dell’ Operazione Barbarossa. “”Il est ridicule de prétendre, comme persistent à le faire certains historiens réactionnaires, que la résistance anti-allemande des communistes francais a commencé le 21 juin 1941. Mille faits démontrent le contraire, tant en zone occupée qu’ne zone dite libre (…)””. (pag 122)”,”PCFx-065″
“FIGUÈRES Léo”,”Une longue marche. Regards sur le mouvement ouvrier et populaire en France de la Révolution à nos jours.”,”Léo Figuères , nato nel 1918, tipografo di formazione, comincia molto giovane la sua azione di militante operaio. Diventa portavoce delle organizzazioni giovanili del Fronte Popolare in occasione della riunione del 14 luglio 1935. Entrato nella resistenza in Corsica nell’estate del 1940, dirige dal 1941 al 1944, a Lione, la direzione della Gioventù comunista clandestina per la zona sud della Francia. Dopo altri incarichi sempre relativi alla gioventù, diventa direttore di ‘Avant-Garde. Con questo titolo compie un viaggio in Vietnam (1950) durante la guerra e a questo proposito scrive un reportage e un libro che in seguito gli varranno una condanna. Segretario del CC del PCF dal 1959 al 1964, direttore dei ‘Cahiers du communisme’ fino al 1976, sindaco di Malakoff e consigliere generale fino al 1996.”,”MFRx-371″
“FILANGIERI Gaetano, a cura di Franco VENTURI”,”Scritti.”,”””Da una parte la corrente più utopistica e feconda insieme, composta da Franscescantonio Grimaldi, Gaetano Filangieri, Francesco Mario Pagano, e tanti altri, che costituirono il più bel frutto del Settecento meridionale, il momento di fulgore e di gloria della cultura napoletana.e che crearono tutta un’ideologia diretta contro il feudalesimo, sospinti da una vigorosa volontà di libertà e d’eguaglianza, nutriti da tutta la cultura del tardo illuminismo francese, così come dalle nuove speranze che cominciavano ad albeggiare oltre oceano, in America. Saranno loro a porre in temini filosofici, politici ed economici i problemi dell’eguaglianza in un mondo così diseguale come quello del meridione italiano, i problemi della fisiocrazia europea in una società in cui i nobili erano così disadatti, almeno in genere, a compiere quella funzione che altrove era affidata ai proprietari terrieri, francesi, inglesi ed americani, i problemi infine di uno stato riformatore ed amministratore; come quello che sapevano contemporaneamente realizzare Leopoldo in Toscana e Giuseppe II in Lombardia.”” (pag 133)”,”TEOP-251″
“FILANGIERI Gaetano, Cavalier”,”Riflessioni politiche su l’ultima legge del Sovrano, Che riguarda la riforma dell’amministrazione della Giustizia.”,”‘Gaetano Filangieri (1753-1788) è stato un giurista e filosofo italiano del Regno di Napoli, noto per il suo contributo all’illuminismo. Nato a San Sebastiano al Vesuvio, proveniva da una famiglia aristocratica e ricevette un’educazione rigorosa. Abbandonò la carriera militare per dedicarsi agli studi giuridici, laureandosi in legge nel 1774. Filangieri è celebre per la sua opera “”La Scienza della Legislazione””, un trattato in sette volumi che affronta temi di diritto politico, economico, criminale, educativo e religioso. Quest’opera influenzò profondamente il pensiero illuminista europeo e ispirò anche la Costituzione degli Stati Uniti d’America. Nonostante la sua breve vita, Filangieri lasciò un’impronta duratura nel campo della filosofia e del diritto, rappresentando una voce riformatrice in un’epoca di grandi cambiamenti sociali e politici. Gaetano Filangieri è anche autore dell’opera “”Riflessioni politiche”” pubblicata nel 1774. Questo lavoro rappresenta uno dei suoi primi contributi al pensiero politico e giuridico, in cui esplora temi di grande rilevanza per il suo tempo, come la giustizia, la legislazione e la riforma delle istituzioni’ (f. copilot)”,”DIRx-010-FMB”
“FILARDO Peter Meyer”,”Labor History Bibliography, 1999.”,”FILARDO è archivista alla Tamiment Institute Library, New York University.”,”MUSx-112″
“FILARDO Peter Meyer”,”Labor History Bibliography, 1998.”,”FILARDO è archivista al Tamiment Institute Library, New York University.”,”MUSx-127″
“FILATOV Sergej MALASENKO Aleksej, a cura”,”Islam e politica nello spazio post-sovietico.”,”Processo di islamizzazione dell’Asia centrale e tentativi di Turchia e Iran di espansione propria influenza in area ex-sovietica”,”RUSx-201″
“FILESI Teobaldo”,”Evoluzione storico-politica dell’ Africa.”,”””Il 15 luglio 1924, in virtù della Convenzione anglo-italiana sottoscritta a Londra, la Gran Bretagna trasferiva all’ Italia, a titolo di compenso coloniale per la partecipazione al conflitto mondiale, il territorio in riva destra del Giuba, comprendente il Giubaland propriamente detto e una zona del distretto settentrionale del Chenia, annessi con decreto-legge 10 giugno 1926, n. 1118 alla Somalia””. (pag 130)”,”AFRx-026″
“FILESI Teobaldo”,”Profilo storico-politico dell’ Africa.”,”””L’ impostazione leninista era sviluppata nel successivo Congresso dell’ Internazionale Comunista del novembre 1922 che sollecitava l’ analisi del problema specifico della razzan nera, destinata – affermava la risoluzione approvata con voto unanime a conclusione dei lavori .- ad avere una importanza vitale nel quadro della rivoluzione operaia mondiale””. (pag 72) “”Per qualche tempo si rimarrà ancora – almeno per l’ Africa – più sul piano delle enunciazioni teoriche che dell’ azione pratica, nonostante le istruzioni che Leone Trotsky aveva ritenuto di dare al poeta comunista di sangue africano Claude McKey in una famosa lettera del 1923. “”Oggi – diceva tra l’ altro la lettera – occorre l’ azione pratica. Ogni decina di negri bene organizzati e decisi alla lotta estrema valgono più di dieci risoluzioni votate in solenni congressi… E’ di somma importanza preparare immediatamente un numero sia pure esiguo di “”negri d’ avanguardia””, giovani decisi, pronti a morire per la grande causa e abbastanza intelligenti per collegare l’ azione loro con quella dei partiti rivoluzionari della metropoli””””. (pag 73-74) Lettera pubblicata dalla Pravda del 15 gennaio 1923 è riportata in T. Filesi, Comunismo e nazionalismo in Africa.”,”AFRx-055″
“FILESI Teobaldo”,”Profilo storico-politico dell’Africa.”,”””L’ impostazione leninista era sviluppata nel successivo Congresso dell’ Internazionale Comunista del novembre 1922 che sollecitava l’ analisi del problema specifico della razzan nera, destinata – affermava la risoluzione approvata con voto unanime a conclusione dei lavori .- ad avere una importanza vitale nel quadro della rivoluzione operaia mondiale””. (pag 72) “”Per qualche tempo si rimarrà ancora – almeno per l’ Africa – più sul piano delle enunciazioni teoriche che dell’ azione pratica, nonostante le istruzioni che Leone Trotsky aveva ritenuto di dare al poeta comunista di sangue africano Claude McKey in una famosa lettera del 1923. “”Oggi – diceva tra l’ altro la lettera – occorre l’ azione pratica. Ogni decina di negri bene organizzati e decisi alla lotta estrema valgono più di dieci risoluzioni votate in solenni congressi… E’ di somma importanza preparare immediatamente un numero sia pure esiguo di “”negri d’ avanguardia””, giovani decisi, pronti a morire per la grande causa e abbastanza intelligenti per collegare l’ azione loro con quella dei partiti rivoluzionari della metropoli””””. (pag 73-74) Lettera pubblicata dalla Pravda del 15 gennaio 1923 è riportata in T. Filesi, Comunismo e nazionalismo in Africa.”,”AFRx-007-FV”
“FILINIS Kostas”,”Teoria dei giochi e strategia politica.”,”Kostas Filinis si trova oggi in carcere per una condanna all’ergastolo subita il 20/11/1967, alla fine del primo grande processo organizzato dai colonelli contro la resistenza greca. Intellettuale e dirigente del partito comunista, Filinis sta pagando il prezzo di una vita che fin dall’inizio è stata quella di un militante coraggioso e fermo nella dura battaglia che la Grecia democratica ha condotto e conduce per instaurare la libertà e il socialismo nel proprio paese. Nato ad Atene nel 1921, Kostas Filinis aderì al partito comunista nel corso della resistenza antifascista e fu uno dei promotori dell’EPON, l’organizzazione sorta nel 1943 dalla fusione di vari gruppi giovanini di sinistra. Nel 1944, interruppe gli studi di architettura per partecipare alle azioni di guerra che l’Esercito di liberazione nazionale ELAS intraprese contro l’intervento militare britannico in Grecia. Dopo la liberazione divenne direttore di Nea Ghenia (Nuova generazione) organo mensile dell’EPON. Nel 1954, dopo l’erresto e l’uccisione di due suoi compagni, Belojannis e Plumbidis, anche Kostas Filinis viene arrestato è condannato a venti anni di reclusione. Il 21/4/1967, si ha il colpo di Stato dei colonelli. Nel maggio Filinis partecipa con Mikis Theodorakis alla fondazione del Fronte patriottico e, tra l’altro, cura l’organizzazione della tipografia clandestina dove si stampa il giornale del Fronte Nea Ellada. Il 14/8/1967 viene di nuovo arrestato e condannato all’ergastolo.”,”SCIx-157-FL”
“FILIPOVIC Zlata”,”Diario di Zlata. Una bambina racconta Sarajevo.”,”Slata Filipovic è nata a Sarajevo il 3 dicembre 1980. E’ figlia unica di genitori musulmani, ma nella sua famiglia scorre anche sangue croato e serbo. Il padre è avvocato, la madre chimico.”,”EURC-001-FMP”
“FILIPOVIC Zlata”,”Diario di Zlata.”,”Zlata Filipovic è nata a Sarajevo il 3 dicembre 1980. É figlia unica di genitori musulmani, ma nella sua famiglia scorre anche sangue croato e serbo. Il padre è avvocato, la madre chimico.”,”EURC-093-FL”
“FILIPPAZZI Franco”,”Tecnologia dell’ elaboratore elettronico. Situazione attuale e prospettive.”,”F. FILIPPAZZI è direttore di ricerca scientifica della Honeywell Information Systems Italia.”,”SCIx-146″
“FILIPPI Francesca B.”,”Da Torino a Bangkok. Architetti e ingegneri nel Regno del Siam.”,”Francesca B. Filippi (Torino 1974) è dottore di ricerca in Storia dell’architettura e dell’urbanistica, docente incaricato del Politecnico di Torino. Bangkok, che in thailandese significa “”villaggio degli ulivi””, in thai ufficialmente denominata Krung Thep Maha Nakhon o Krung Thep (è la capitale e la città più estesa e popolosa della Thailandia, situata lungo il fiume Chao Phraya, nei pressi del golfo della Thailandia. Secondo il censimento del 2020 gli abitanti erano 10,539 milioni, il 15,3% della popolazione del Paese, mentre erano oltre 14 milioni (22,2%) quelli che vivevano nella regione metropolitana nel 2010, che comprende anche le province circostanti.[2] Tra le città più popolose e trafficate del mondo,[3] nonché una delle destinazioni preferite del turismo mondiale, a partire dalla seconda metà del XX secolo ha conosciuto un rapidissimo sviluppo industriale, rappresentando una delle città economicamente più potenti del Sud-est asiatico.[4] L’economia di Bangkok si è classificata come la sesta tra le città asiatiche in termini di PIL pro capite, dopo Singapore, Hong Kong, Tokyo, Osaka-Kobe e Seul a partire dal 2010, rendendola una delle città più importanti in Asia. (wikip)”,”ASIE-001-FFS”
“FILIPPINI Carlo, collaborazione di Giovanna IANNANTUONI, contributo di Ralph KLEMP”,”Rapporto Indonesia. Un gigante in marcia.”,”Carlo FILIPPINI è professore ordinario di Economia dello sviluppo e direttore dell’ ISESAO (Istituto di Studi Economico-Sociali per l’ Asia Orientale) dell’ Università Commerciale “”Luigi Bocconi”” di Milano. Minacce per l’ industria italiana ed europea. “”L’ Unione Europea osserva con attenzione le importazioni dal Sud-Est asiatico a motivo di ricorrenti accuse di concorrenza sleale rivolte verso imprese dell’ area e in parecchi casi ha iniziato procedure per verificare l’ esistenza di dumping. Inoltre sono stati imposti dazi all’ importazione e quote ad alcuni paesi per prodotti quali i tessuti sintetici, i capi di seta e cotone (dalla Cina) e i giocattoli. La motivazione sta nel pericolo che queste importazioni hanno per l’ occupazione europea. In termini di medio-lungo periodo si può prevedere che le imprese dei paesi che possiedono vantaggi comparati (come l’ accesso privilegiato a particolari materie prime oppure costi di manodopera strutturalmente bassi) e hanno le risorse finanziarie per uno sviluppo integrato dell’ industria, spiazzeranno i concorrenti europei””. (pag 54)”,”ASIE-014″
“FILIPPONE THAULERO Giustino”,”Sulle origini dell’ imperialismo nelle relazioni internazionali.”,”””Mi ha spinto l’ urgenza di fissare alcune idee nate dalle impressioni via via che esse si facevano più contrastanti e profonde, derivanti dalla lettura del fondamentale ‘Staatskunst und Kriegshandwerk’ di Gerhard Ritter (…)””. (nota introduttiva) Moltke contro slavi e latini. “”Ritter vede formarsi in Moltke giovane un nazionalismo per così dire aperto, immune “”da risentimenti contro l’ Austria e da quel rapporto personale di vassallaggio verso la dinastia degli Hohenzollern che caratterizzò sempre la vecchia nobiltà militare prussiana””; e bisogna essere d’accordo con lui, se ci si limita a considerare Moltke nel più ristretto ambito degli “”junker”” della sua generazione, e così anche quando Ritter nota che il suo nazionalismo era più “”di tipo popolare che statale, pantedesco in senso largo””; ma quando aggiunge che esso era “”alimentato dall’ idea della missione colonizzatrice della Germania nel mondo intero, e in particolare della missione austriaca nell’ Europa sudorientale; e non privo di entusiasmo romantico per una fusione di tutte le nazioni germaniche contro gli slavi e i latini””, è impossibile non riconoscere i segni premonitori del confluire di questo sentimento in un altro, più generalizzato e comune ad un più vasto strato di opinione, consolidatosi poi alla fine del secolo XIX. Ritter rileva, è vero, in Moltke anche la convinzione che esistesse una “”comunanza di interessi tra la politica germanica e inglese””: ma più importante sarebbe accertare se questa “”comunanza”” si ponesse in modo paritario, secondo la maniera tradizionale, ovvero in modo subordinato e lo stesso vale per la “”missione”” austriaca nell’ Europa sudorientale.”” (pa 31)”,”RAIx-164″
“FILIPPONE THAULERO Giustino”,”Sulle origini dell’ imperialismo nelle relazioni internazionali.”,”Guerra e diplomazia. “”Nonostante questa precisazione, che tuttavia fa fatta, Bismarck rimaneva in sostanza più fedele dei suoi successori alla concezione che la guerra non è che uno degli strumenti con cui si possa fare la migliore politica estera a vantaggio dello Stato, concetto questo che i suoi epigoni smarriranno progressivamente preferendo l’ altro, l’ essere cioè le relazioni internazionali uno stato di perenne conflitto, e la guerra il mezzo più chiaro per esprimerlo: così ad esempio, può essere definita la “”Risikgedanke”” di Tirpitz; così anche l’ atteggiamento di Caprivi, non condiviso da Bismarck, di particolare interesse perché comportava una maniera assai diversa di concepire le funzioni stesse del Cancelliere in quanto tale, nei suoi rapporti con il potere supremo e i militari (1)””. (pag 60-61) (1) Dopo la sua nomia a Cancelliere, Caprivi avrebbe confidato a Bismarck come egli concepiva l’ esercizio della sua carica: “”Se io in battaglia, alla testa del mio decimo corpo d’ armata, ricevo un ordine la cui esecuzione temo faccia perdere la battaglia e il corpo stesso, e se l’ esposizione dei miei timori oggettivi è inutile, non mi resta altro che eseguire l’ ordine e andare a picco. Che fare poi? Un uomo in mare!””: Bismarck, (op.cit., vol III pag 155)”,”GERQ-055″
“FILLIEULE Renaud”,”L’école autrichienne d’économie. Une autre hétérodoxie.”,”FILLIEULE Renaud è professore all’Università di Lille 1 e membro del Laboratoire CLERSE’.”,”ECOT-206″
“FILLOUX Jean-Claude, a cura di Gianni TIBALDI”,”La personalità.”,”Gianni TIBALDI è professore di psicologia della personalità e delle differenze individuali nella Facoltà di Psicologia dell’ Università di Padova. FILLOUX è professore all’ Università di Parigi Nanterre. “”Uno degli aspetti dell’alienazione del proletariato, è rappresentato precisamente dal fatto che, per il proletariato, l’accesso ai tesori più preziosi delle lettere e delle arti è limitato quanto la capacità effettiva di aprirsi al mondo per viaggi, crociere ecc., se si prende la parola orizzonte alla lettera. Si arriva fino ai compiti ripetitivi e frammentati della grande industria che, come ha dimostrato G. Friedmann, esercitano la loro influenza sulla personalità dell’operaio: la psicoanalisi da molto tempo ha osservato che l’individuo ha bisogno, per il proprio equilibrio, di portare a termine un lavoro iniziato; il lavoro alla catena di montaggio frustra questa motivazione essenziale, e diventa responsabile di comportamenti di instabilità e di compensazione che realizzano tutti i tipi di risposta alla frustrazione. Inoltre, la classe agisce, come ha osservato Dufrenne, “”sia proponendo una norma che esercitando una causalità. (…)”” (pag 126)”,”TEOS-158″
“FILO-DELLA-TORRE Paolo”,”Thatcher, la Bambola di Ferro.”,”Ex libris Tino Albertocchi Ritaglio di giornale in allegato FILO-DELLA-TORRE-P. giornalista e corrispondete di ‘Repubblica’ a Londra.”,”UKIx-120″
“FILORAMO Giovanni”,”La Chiesa e le sfide della modernità.”,”Giovanni Filoramo insegna Storia del cristianesimo presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Torino.”,”RELC-385″
“FILORAMO Giovanni MASSENZIO Marcello RAVERI Massimo SCARPI Paolo”,”Manuale di storia delle religioni.”,”Giovanni Filoramo insegna Storia del Cristianesimo (Univ. Torino); Marcello Massenzio, Storia delle religioni (Univ. Tor Vergata, Roma); Massimo Raveri, Religioni e filosofie (Ca’ Foscari, Venezia), Paolo Scarpi, Storia delle religioni e religioni del mondo classico (Univ. Padova).”,”RELx-001-FGB”
” FILORAMO Giovanni”,”Che cos’è la religione. Temi metodi problemi.”,”Giovanni Filoramo è professore ordinario di Storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino.”,”RELx-015-FL”
” FILORAMO Giovanni”,”Cristianesimo.”,”Giovanni Filoramo è professore ordinario di Storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino.”,”RELC-044-FL”
“FILORAMO Giovanni LUPIERI Edmondo PRICOCO Salvatore saggi, a cura di Giovanni FILORAMO e Daniele MENOZZI”,”Storia del cristianesimo. L’antichità.”,”Daniele Menozzi insegna Storia della chiesa all’Università degli Studi di Firenze. Giovanni Filoramo insegna Storia del cristianesimo all’Università degli Studi di Torino. Edmondo Lupieri Università di Udine. Salvatore Pricoco Universià di Catania.”,”RELC-061-FL”
“FILORAMO Giovanni”,”La croce e il potere. I cristiani da martiri a persecutori.”,”Giovanni Filoramo insegna Storia del cristianesimo presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Torino. Ha pubblicato pure ‘Cristianesimo e società antica’ (con S. Roda)”,”RELC-002-FSD”
” FILORAMO Giovanni a cura, Saggi di Luigi CAGNI Enrico CAMPANILE Hubert CANCIK Sergio DONADONI Francesco FEDELE Gherardo GNOLI Franca PECCHIOLI DADDI Anna Maria POLVANI Paolo SCARPI Giulia SFAMENI GASPARRO Mario TORELLI Paolo XELLA”,”Storia delle religioni. I. Le religioni antiche.”,”Giovanni Filoramo è professore ordinario di Storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino.”,”RELx-022-FL”
” FILORAMO Giovanni a cura, Saggi di Cesare ALZATI Fulvio FERRARIO Jacques GADILLE Cristiano GROTTANELLI Giorgio JOSSA Daniele MENOZZI Grado Giovanni MERLO Lorenzo PERRONE Salvatore PRICOCO Paolo RICCA Paolo SACCHI Giuliano TAMANI”,”Storia delle religioni. II. Ebraismo e Cristianesimo.”,”Giovanni Filoramo è professore ordinario di Storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino.”,”RELx-023-FL”
” FILORAMO Giovanni a cura, Saggi di Khaled FOUAD ALLAM Sergio NOJA Kurt RUDOLPH Giulia SFAMENI GASPARRO Alberto VENTURA”,”Storia delle religioni. III. Religioni dualiste. Islam.”,”Giovanni Filoramo è professore ordinario di Storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino.”,”RELx-024-FL”
” FILORAMO Giovanni a cura, Saggi di Martin BAUMANN Heinz BECHERT Giuliano BERTUCCIOLI Pier Paolo DEL CAMPANA Carlo DELLA CASA Lionello LANCIOTTI Fosco MARAINI Stefano PIANO Mario PIANTELLI Ramon N. PRATS Paolo SANTANGELO Erik ZÜRCHER”,”Storia delle religioni. IV. Religioni dell’India e dell’estremo Oriente.”,”Giovanni Filoramo è professore ordinario di Storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino.”,”RELx-025-FL”
” FILORAMO Giovanni a cura, Saggi di Bernardo BERNARDI Ernesta CERULLI Enrico COMBA Iris GAREIS Jane Marie LAW Alfredo LÓPEZ AUSTIN Alessandro LUPO Ugo MARAZZI Jean-François MAYER Anna PAINI Jean SÉGUY Danièle VAZEILLES”,”Storia delle religioni. V. Religioni dell’America precolombiana e dei popoli Indigeni.”,”Giovanni Filoramo è professore ordinario di Storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino.”,”RELx-026-FL”
” FILORAMO Giovanni”,”La Chiesa e le sfide della modernità.”,”Giovanni Filoramo è professore ordinario di Storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino.”,”RELC-066-FL”
“FILORAMO Giovanni MASSENZIO Marcello RAVERI Massimo SCARPI Paolo”,”Manuale di storia delle religioni.”,”Giovanni Filoramo insegna Storia del Cristianesimo presso la facoltà di Lettere dell’Università di Torino. Marcello Massenzio insegna Storia delle religioni presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Tor Vergata di Roma. Massimo Raveri insegna Religioni e filosofie dell’Asia Orientale nell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Paolo Scarpi insegna Storia delle religioni del mondo classico presso l’Università di Padova.”,”RELx-029-FL”
“FILOSA Fabrizio”,”Vite Perdute per Strada. Storie di barboni d’ oggi.”,”FILOSA Fabrizio, vercellese, è giornalista dell’ Europeo.”,”CONx-130″
“FILTZER Donald”,”Preobrazhensky and the Problem of the Soviet Transition.”,”D. Filtzer ha scritto una tesi su Preobrazhensky e ha tradotto vari lavori di questo autore”,”TROS-317″
“FINALE Carlo”,”La scissione di Livorno e la crisi della direzione comunista tedesca del 1921.”,”Lettera di Lenin alla direzione della VKPD, Paul Levi e Clara Zetkin. “”Un documento spesso citato dagli studiosi della III Internazionale, ma poco noto nel suo testo e soltanto di recente pubblicato nella edizione russa delle opere di Lenin, ci può aiutare a rilevare taluni elementi connettivi che legano la scissione di Livorno alla storia del movimento operaio tedesco, nel quadro assai ampio di quella ancora oscura tessitura decisiva di interventi esercitata sulla scena politica europea dagli emissari della III Internazionale. Si tratta di una lettera che Lenin inviò il 16 aprile 1921 ai due più alti esponenti della Direzione della VKPD, Paul Levi e Clara Zetkin (2): «Cari amici! … finire (pag 4-5)”,”MGEK-131″
“FINARDI Sergio TOMBOLA Carlo”,”Il sistema mondiale dei trasporti. L’ economia-mondo nel XX secolo.”,”FINARDI Sergio storico dello sviluppo economico vive a Boston ed è co-direttore del trimestrale ‘Lettera economica europea’. Ha scritto altri libri. TOMBOLA Carlo geografo pubblicista vive e insegna a Milano. Ha pubblicato un libro con R. MAINARDI. “”Se, tuttavia, prendiamo i dati del solo trasporto internazionale, ad esempio a livello europeo, del decennio ’80 constatiamo che vi è invece un calo considerevole (in parallelo al raddoppio – nello stesso periodo – delle tonnellate trasportate su strada nell’ interscambio internazionale): le tonnellate scaricate in provenienza dall’ estero, su un totale di 24 paesi (esc. Fed. Russa), sono pari nel 1981 a 171 milioni, nel 1991 calano a 157 milioni. (…) Il trasporto merci su gomma segue nel periodo lo straordinario sviluppo (anni 1950 – 1990, ndr) delle reti e degli autoveicoli, mail suo uso nel commercio internazionale è, rispetto ad altri mezzi, limitato a regioni come l’ Europa o a certe grandi direttrici come quelle che connettono i paesi europeri con i paesi medio-orientali, la costiera meridianale mediterranea, la Panamericana. Tuttavia, nel trasporto interno o negli scambi tra paesi contigui la crescita è molto forte. (…)”” (pag 115-116)”,”ECOI-177″
“FINARDI Sergio TOMBOLA Carlo”,”Il sistema mondiale dei trasporti. L’economia-mondo nel XX secolo.”,”FINARDI Sergio storico dello sviluppo economico vive a Boston. Ha scritto un libro sulla Svezia: ‘La trasformazione in Svezia: 1880-1976’. TOMBOLA Carlo, geografo pubblicista vive a Milano. Con MAINARDI ha pubblicato ‘Grandi città e aree metropolitane’ (1982)”,”ECOI-290″
“FINE Ben”,”Il “”Capitale”” di Marx.”,”Libro scritto per gli studenti Ben Fine è professore di economia nell’Università di Londra. Dirige per la Monthly Review Press una collana di sociologia economica. “”Le cose migliori del mio libro sono: 1) la doppia natura del lavoro a seconda che sia espresso in valore d’uso o in valore di scambio…2) la ‘trattazione del plusvalore indipendentemente dalle sue forme particolari: il profitto, l’interesse, la rendita fondiaria, ecc.”” [lettera di Marx a Engels, in ‘Lettere sul Capitale’, 1970, Lettera 64]; “”Per quanto mi riguarda, nessun credito mi è dovuto per la scoperta dell’esistenza delle classi e della lotta che fra di loro avviene nella società moderna. Già da tempo gli storici inglesi hanno descritto lo sviluppo storico della lotta di classe e gli economisti borghesi hanno tracciato l’anatomia economica delle classi. Il mio apporto originale è consistito nel provare: 1) che l”esistenza delle classi’ è connessa solamente alle ‘particolari fasi storiche dello sviluppo della produzione’, 2) che la lotta di classe conduce necessariamente alla ‘dittatura del proletariato’, 3) che questa stessa dittatura costituisce solo la transizione alla ‘abolizione di tutte le classi’ e alla ‘società senza classi’ [Marx a J. Weydemeyer, in Marx-Engels, Selected Works, Londra, 1968, p. 679] [(citato in ) Ben Fine, Il “”Capitale”” di Marx, 1981] (in apertura) La natura delle crisi (pag 61) “”Il capitalismo verrà a trovarsi in una crisi o sull’orlo di essa nel momento in cui l’accumulazione sociale del capitale si interromperà. In tale circostanza, alla classe operaia si presenteranno due alternative. Essa potrebbe accettare una sconfitta economica, politica e sociale per ripristinare le normali condizioni di riproduzione del capitale su scala allargata. Ciò potrebbe, per esempio, implicare una caduta dei salari o dell’occupazione, la partecipazione ad una guerra, o uno sconvolgimento delle condizioni di vita della classe operaia. L’alternativa consiste nella possibilità che essa rovesci il sistema capitalistico di produzione. Marx riteneva che le crisi fossero mali endemici del capitalismo e che soltanto in questo senso la rivoluzione contro il capitalismo diventava inevitabile. Perché la classe operaia sarebbe stata sconfitta ripetutamente, ma, grazie alla lezione tratta dalle sconfitte ed alla sua forza ed organizzazione crescenti, il proletariato avrebbe potuto infliggere una sconfitta definitiva alla borghesia. La teoria marxiana dell’inevitabilità delle crisi si basa sulla sua legge della caduta tendenziale del saggio di profitto (…). Per il momento si deve osservare che nel capitalismo le crisi possono avere luogo indipendentemente dai movimenti del saggio di profitto ed anzi trovare origine all’esterno del vero e proprio ciclo del capitale, in connessione con sconvolgimenti sociali di carattere non immediatamente economico”” [Ben Fine, Il “”Capitale”” di Marx, 1981] (pag 61)”,”MADS-648″
“FINE Ben HARRIS Laurence”,”Rereading Capital.”,”Ben Fine is Lecturer in Economics at Birkbeck College, University of London, and is the author of Marx’s Capital , and several articles on Marxist Theory. Laurence Harris is Lecturer in Economics at Birkbeck College, University of London. He has previously taught at the London School of Economics the University of California, Berkeley, and Harvard University, and has contributed articles on Monetary Theory and Marxist Theory to the specialist journals.”,”MADS-021-FL”
“FINELLI Roberto”,”Un parricidio mancato. Hegel e il giovane Marx.”,”FINELLI Roberto insegna storia della filosofia moderna all’ Università di Bari. Traduttore e commentatore di Marx, ha ricostruito l’ evoluzione complessiva del suo pensiero in ‘Astrazione e dialettica dal romanticismo al capitalismo. Saggio su Marx’ (Bulzoni, 1987). Ha scritto inoltre ‘Mito e critica delle forme. La giovinezza di Hegel’ (Editori Riuniti, 1996). “”Il libro del 1841, ‘L’ essenza del cristianesimo’, (Feuerbach) teorizza esplicitamente che la religione è il prodotto della fantasia e del cuore e non ha nulla a che fare con la ragione. Essa nasce dai bisogni pratici e non conoscitivi dell’ individuo, come peraltro era stato già detto nei ‘Pensieri’: dal bisogno di stringere immediatamente insieme esistenza ed essenza, singolarità dell’ individuo e onnipotenza del genere. La religione si fonda sul rifiuto della ragione, che è l’ unica facoltà capace del panteismo, di trovare cioè l’ universale, non concluso in un particolare, ma realizzato nella serie infinita dello spazio e del tempo, nelle individualità innumerevoli dei generi e delle specie.”” (pag 192)”,”MADS-380″
“FINELLI Roberto”,”Astrazione e dialettica dal romanticismo al capitalismo (Saggio su Marx).”,”Frammento del ’58: Urtext (Grundrisse). Frammento del testo originario di ‘Per la critica dell’ economia politica’ (1858). vedi MAD-156 FINELLI pressoché non cita ENGELS Roberto FINELLI (Roma 1945) è ricercatore presso l’ Istituto di Filosofia della Facoltà di Lettere di Roma I (La Sapienza) dove ha studiato con Guido CALOGERO e Gennaro SASSO e si è laureato con una tesi sul pensiero di A. BANFI. Ha lavorato sulle opere giovanili di Marx, pubblicando assiame a F. TRINCIA ‘Critica del soggetto e aporie dell’ alienazione. Saggi sulla filosofia del giovane Marx, (Angeli, 1982) e una nuova traduzione con un ampio commentario della marxiana Critica del diritto statuale hegeliano (Ed. Ateneo, 1983). Ha pubblicato saggi su Hegel (Hegel e la religione in ‘I filosofi e la religione’, Bulzoni 1986) e ‘Note sul significato di alienazione e astrazione nel pensiero di Hegel, Feuerbach e Marx’ in Seminario su dialettica ed esperienza (Kappa, Roma, 1987). “”E’ la valutazione di gran lunga positiva che Marx in questo testo fa di Proudhon si fonda appunto sul fatto che questi, muovendo dalla proprietà privata, è riuscito a svelare come l’ economia politica, e la realtà sociale che essa riflette, non sia appunto che un fascio di contraddizioni. ‘Proudhon sottopone la base dell’ economia politica, la ‘proprietà privata’, a un esame critico e precisamente al primo esame deciso, privo di riguardi e nello stesso tempo scientifico… L’ economia politica, che prende per rapporti umani e razionali i rapporti della proprietà privata, si muove in una continua contraddizione con il suo presupposto fondamentale, la proprietà privata’. (Marx, Engels, La sacra famiglia)””. (pag 80) “”Questo capitolo sintetizza, eccettuate le ‘Teorie sul plusvalore’, il contenuto di tutte le opere fondamentali della maturità marxiana (Frammento del ’58, Lineamenti, Per la critica dell’ economia politica, Il capitale) per il motivo che tutte fanno parte, in modo più o meno completo, di un unico sistema che è la critica della società del capitale e perché tutte sono costruite secondo il canone hegeliano della verità come circolo del presupposto-posto.”” (pag 129)”,”TEOC-414″
“FINESCHI Roberto”,”Ripartire da Marx. Processo storico ed economia politica nella teoria del “”capitale””.”,”Roberto FINESCHI (Siena, 1973) è attualmente impegnato in un dottorato di ricerca presso l’ Università di Palermo. I suoi studi vertono ormai da alcuni anni sulla nuova edizione critica delleopere di Marx ed Engels (MEGA). La ricerca svoltasi in parte a Berlino, si è avvalsa del sostegno di redattori impegnati nella realizzazione dell’ opera. Il Terzo libro del Capitale di Marx … ed Engels. Il III libro del Capitale pubblicato da Engels è un notevole risultato editoriale, bisogna infatti riconoscere che il secondo violino si è trovato di fronte ad uno spartito molto difficile da suonare, quasi impossibile per quanto riguarda il V punto del V capitolo, che è stato inevitabilmente il più manipolato. L’ importanza degli interventi, tuttavia, soprattutto a proposito del suddetto capitolo, non può giustificare l’ attribuzione dell’ opera al solo Marx. La prima questione concenrnerebbe in realtà l’ idea stessa di pubblicare un libro “”finito””. Chi mette mano al manoscritto non può non constatare che sulla base di esso si può pubblicare un libro finito solo a condizione di ‘finirlo’. Questo era l’ unico modo per dare alle stampe un’ opera “”compiuta””.”” (pag 370-371)”,”MADS-379″
“FINESCHI Roberto”,”Marx e Hegel. Contributi a una rilettura.”,”FINESCHI Roberto ha studiato filosofia e teoria economica a Siena, Berlino e Palermo. Vincitore del premio Rjazanov 2002, fra le sue pubblicazioni: ‘Ripartire da Marx’ (2001), ‘Karl Marx. Rivisitazioni e prospettive’ (2005). E’ membro del comitato scientifico dell’edizione italiana delle ‘Oper’ di Marx ed Engels e dell’International Symposium on Marxian Theory. “”Alla fine di una lunga pausa occorsa tra il 1853 e il 1857 in cui non si occupò direttamente di teoria economica, Marx iniziò la redazione del primo grande manoscritto complessivo della teoria del “”capitale””, i cosiddetti ‘Grundrisse’. Per la prima volta, fra il 1857 e il 1858, egli buttò giù quasi nella sua interezza la teoria del modo di produzione capitalistico. Scritta quest’opera, decise di esporre una prima parte dei risultati raggiunti nel testo dal titolo ‘Per la critica dell’economia politica’ (1859), della quale esiste un interessante manoscritto preparatorio conosciuto come ‘Urtext’. La pubblicazione, che conteneva l’esposizione di argomenti che sarebbero stati poi ripresi nei primi tre capitoli del ‘Capitale’, avrebbe dovuto essere seguita dal ‘Capitale in generale’. Nel 1861 Marx ne iniziò la redazione ma, giunto all’esposizione storica delle teorie sul plusvalore, cominciò una “”digressione”” di migliaia di pagine – le ‘Teorie sul plusvalore’ -, seguita da altre riflessioni solo di recente pubblicate. In questo grande manoscritto (1861-63) Marx redasse per la seconda volta l’intera teoria del modo di produzione capitalistico, arrivando alla fine a concepire il progetto poi definitivo dei tre libri in base al quale scrisse fra il 1863 e il 1865 ‘tutto’ per la terza volta (1). Nel 1867 uscì la prima edizione tedesca del ‘Capitale’ di cui l’autore si mostrò subito insoddisfatto, in modo particolare per la doppia esposizione delle forma di valore, una nel testo e una in appendice per i non-dialettici. Ebbe così inizio una nuova travagliata storia, quella interna al libro I, unico pezzo della teoria effettivamente pubblicato da Marx. Per la seconda edizione tedesca, poi uscita nel 1872, fu redatto un manoscritto dove si elaborarono varie migliorie; esso è di grande importanza ed è pubblicato per la prima volta nella MEGA² (sez II, vol. VI) con il titolo redazionale ‘Ergänzungen und Veränderungen zum ersten Band des “”Kapitals”” (Dezember 1871 – Januar 1872)’; servì separatamente da supporto per le correzioni apportate alla seconda edizione tedesca e all’edizione francese uscita a dispense fra il 1872 e il 1875. Poiché la traduzione francese di Roy, pur approvata da Marx, è stata ritenuta da moderni esegeti assolutamente inadeguata (2), emergono ulteriori difficoltà: Marx morì prima di dare alle stampe la terza edizione tedesca del 1883, che uscì a cura di Engels, il cui intervento fu parzialmente selettivo. L’ultima versione interamente marxiana è quindi una traduzione francese assai imperfetta. Lo stesso libro I dunque, per quanto sia stato pubblicato dallo stesso autore vivente in più versioni, non è “”del tutto definitivo”””” [Roberto Fineschi, Marx e Hegel. Contributi a una rilettura, 2006 (introduzione)] [“”(1) Sulla scomparsa della categoria di “”capitale in generale”” nelle stesure successive si è molto discusso. Oltre al citato Vygodskij (1974) cfr. le importanti riflessioni di Müller (1978) e Schwarz (1978); cfr. anche Fineschi (2001a), pp. 187 ss.; (2) Sulla scarsa bontà della traduzione francese si riscontra ormai una certa convergenza fra vari studiosi. Cfr. i commenti senza appello di Hondt (1987, p. 50): “”Questo libro è stato tradotto, vivo Marx, da Joseph Roy; questa traduzione è palesemente lacunosa, arbitraria, costantemente e profondamente sbagliata (…). Se si compara la traduzione di Joseph Roy e la seconda edizione tedesca del ‘Capitale’ (…) si vede che sarebbe grottesco prendere sul serio il ‘satisfecit’ di Marx””; oppure l’introduzione di Jean-Pierre Lefebvre (1993, pp. VII-LI) alla nuova traduzione francese del ‘Capitale’. Ritenuta contenutisticamente migliore per quanto riguarda la trattazione soprattutto dell’accumulazione, gli stessi Marx e Engels considerarono la francese un’ottima edizione ‘in traduzione’. E’ quanto è emerso dal dibattito fra i curatori delle varie edizioni del libro I del ‘Capitale’ nella MEGA nel corso degli anni Ottanta: cfr. in particolare Hecker, Hues, Kopf (1989). Per un singolo esempio di tale insufficienza, travasato nel compendio del ‘Capitale’ di Cafiero che era basato appunto sulla edizione francese, cfr. Fineschi, Hecker (2001), pp. 121 ss.””] “”Per dare alle stampe un’opera compiuta, Engels ha inevitabilmente dovuto metterci del suo e fra limature, aggiunte e risistemazioni è stato inevitabilmente alterante (1). Sbagliata è soprattutto l’idea che esista un’opera finita in tre volumi intitolata ‘Il capitale’. Per il libro II il “”secondo violino”” disponeva di ben otto manoscritti, per il terzo, oltre a quello del 1864-65, abbiamo solo esposizioni parziali, ma mai una ripresa organica della questione. Certo, di entrambi Marx aveva delineato la struttura generale almeno a partire dal 1863-65 e aveva molto materiale preparatorio. Lavorò ad intervalli al libro II nei periodi 1867-68, 1868-70 e 1877-81. Per il terzo aveva un manoscritto principale redatto nel 1864-65 e poi una serie di riesposizioni parziali scritte fino al 1878. Mancava però più di qualche “”rifinitura””. Così, stando ai materiali pervenutici, l’ordine di pubblicazione dei tre libri “”storici”” del ‘Capitale’ è inverso all’ordine di stesura. Guardando a ritroso possiamo dunque individuare ‘due periodi’ nel lavoro marxiano verso ‘Il capitale’. Il primo periodo è quello che precede il 1857 in cui Marx “”si fa le ossa”” prima studiando i classici dell’economia politica, elaborando una nozione embrionale della dialettica di forze produttive e rapporti di produzione, criticando i falsi critici (Proudhon) e quindi cercando di spiegare la realtà facendosi una ragione di ciò che si manifesta alla superficie: le tempeste monetarie. Il secondo periodo inizia nel 1857 ed è quello della costruzione del modello teorico del capitale che si articola a sua volta in ‘quattro fasi’ cronologicamente successive: i ‘Manoscritti’ del 1857-58, i ‘Manoscritti’ del 1861-63, i ‘Manoscritti’ del 1863-65, la fase che inizia con il 1867. Questa ultima si sviluppa in ‘tre direzioni’ che si intrecciano: pubblicazione e rielaborazione del libro I del ‘Capitale’ (manoscritto ‘Ergänzungen […]’, seconda edizione tedesca, edizione francese, materiali per la terza edizione tedesca e per l’edizione statunitense poi mai realizzata); manoscritti per il libro II; manoscritti per il libro III”” [Roberto Fineschi, Marx e Hegel. Contributi a una rilettura, 2006 (introduzione)] (pag 15) [(1) “”Con questo non si intende in alcun modo tirare la croce sulle spalle di Engels, come fantomatico inventore del marxismo vs il Marx “”puro””. Si afferma semplicemente che chiunque avesse dovuto mettere le mani su quei manoscritti per pubblicarli come opere “”compiute”” doveva “”finirle”” in qualche modo. Oggi si possono leggere gli originali e quindi valutare, da una parte, il lavoro di Marx e, dall’altra, quello di Engels””]”,”MADS-602″
“FINESCHI Roberto”,”Un nuovo Marx. Filologia e interpretazione dopo la nuova edizione storico-critica (Mega²).”,”FINESCHI Roberto “”Veniamo adesso a Barbara Lietz, una delle studiose che hanno dedicato maggiore attenzione al problema delle differenze fra la prima e la seconda edizione tedesca del libro i del ‘Capitale’, soprattutto per la loro natura concettuale”” (pag 72) “”Il piano [di Marx] continua con l’elencazione dei seguenti argomenti: “”Dopo il capitale si dovrebbe trattare la proprietà fondiaria. Dopo questa il lavoro salariato. Presupposti tutti e tre, si dovrebbe trattare del movimento dei prezzi, quale è determinato dalla circolazione nella sua totalità interna. D’altra parte le tre classi intese come la produzione nelle sue tre premesse e forme fondamentali della circolazione. Poi lo Stato. (Stato e società borghese. – L’imposta o l’esistenza delle classi improduttive. – Il debito pubblico. – La popolazione. – Lo stato nella sua proiezione esterna: colonie. Commercio estero. Corso dei cambi. Denaro come moneta internazionale. – Infine il mercato mondiale. Egemonia della società borghese sullo Stato. Le crisi. Dissoluzione del modo di produzione capitalistico e della forma di società fondati sul valore di scambio. Reale porsi del lavoro individuale come sociale e ‘vice versa’)”” (Marx, 1976-81, p. 187, trad.it. vol I, pp. 240 s.) ((1976-81), Ökonomische Manuskripte, 1857-58, in Marx-Engels-Gesamtausgabe, trad. it. ‘Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, 2 voll, Firenze. 1968)”” (pag 87). (…) Marx decide di dare ‘solo’ le linee essenziali dei primi tre libri (capitale, rendita, lavoro salariato) secondo il piano dei sei (E) per poter parlare alla fine, nei redditi e le loro fonti, delle ‘tre classi’ sociali fondamentali del modo di produzione capitalistico (che, si ricorderà, nei ‘Principi’ di Ricardo erano menzionate addirittura nell”incipit’ della prefazione come dati di fatto): lavoratori salariati, capitalisti, rentier. Per fare questo deve avere ‘organicamente’ una teoria completa (almeno nelle linee essenziali) del capitale (come modo di produzione, come intero, come rapporto, come processo, i cui elementi costituenti sono lavoro salariato e capitale, forme storiche determinate che vanno ad assumere rispettivamente lavoro vivo e mezzi di produzione) e della rendita. (pag 104). (…) Solo una parola, infine, sui restanti tre libri del piano dei sei (Stato, commercio estero, mercato mondiale): allo stato degli studi pare che Marx non avesse mai abbandonato in linea di principio l’idea di questo ulteriore sviluppo. Si è visto come semplicemente non fosse riuscito a portare a termine neppure il libro sul capitale nella sua forma articolata. Il progetto trascendeva semplicemente le forze di un solo individuo, per quanto geniale potesse essere (Jahn, 1986; Kogan, 1986)”” [Roberto Fineschi, Un nuovo Marx. Filologia e interpretazione dopo la nuova edizione storico-critica (Mega²), 2008 ] (pag 87, 104, 107)”,”MADS-606″
“FINESCHI Roberto a cura”,”Karl Marx. Rivisitazioni e prospettive.”,”Saggi di Luigi CAVALLARO Giuseppe Antonio DI-MARCO Marco ASSENNATO Roberto FINESCHI Daniele GOLDONI RIccardo BELLOFIORE Tom ROCKMORE Sando MANCINI”,”MADS-623″
“FINESCHI Roberto”,”Un nuovo Marx. Filologia e interpretazione dopo la nuova edizione storico-critica (MEGA).”,”Marx è un autore nuovo. L’edizione storico-critica delle sue opere (la seconda Marx-Engels-Gesamtausgabe, nota fra gli studiosi come MEGA) iniziata nel 1975 fornisce per la prima volta una ingente quantità di materiali originali fino a pochissimo tempo fa inaccessibili. Il presente volume è uno dei primi studi italiani che si cimenta con la ricostruzione del pensiero dell’autore tedesco alla luce degli inediti. L’esposizione è articolata in quattro nuclei tematici. Il primo è relativo alla MEGA alla sua storia e al dibattito tedesco che si è sviluppato nel corso del Novecento in relazione alla sua pubblicazione in Germania occidentale e in Germania orientale. La seconda parte presenta un’indagine analitica delle modifiche strutturali dell’impianto complessivo della teoria marxiana del capitale dal 1857 al 1883, con particolare attenzione al primo libro per il periodo 1867-1883. Nella terza parte Fineschi riflette sul rapporto fra l’astratta teoria del modo di produzione capitalistico e la più concreta sfera della teoria politica, sforzandosi di contestualizzare in che termini si possa parlare in Marx di ‘soggetti storici’. La quarta parte è dedicata all’analisi di alcune tematiche peculiari del marxismo italiano, sempre nella prospettiva della teoria del capitale e della MEGA, soffermandosi in special modo sul concetto di ‘storia’ e sulla ricezione del Capitale ad opera di Carlo Cafiero. Roberto Finenschi (Siena, 1973) è attualmente impegnato in un dottorato di ricerca presso l’Università di Palermo. I suoi studi vertono ormai da alcuni anni sulla nuova edizione critica delle opere di Marx ed Engels (MEGA). La ricerca, svoltasi in parte a Berlino, si è avvalsa del sostegno di redattori impegnati nella realizzazione dell’opera. Stralci dei risultati sono apparsi su riviste italiane e straniere. Storia delle stesure del ‘Capitale’ (pag 108-) Storia travagliata dell’edizione francese (pag 110-111) “”Piuttosto travagliata la storia dell’edizione francese. Ci furono dei primi tentativi per trovare un traduttore (Reclus e Hess, il polacco Cwierciakiewicz, Clémence-Auguste Royer) ma tutti i candidati furono bocciati da Marx (58). Nell’ottobre 1869 iniziò finalmente Charles Keller, membro della sezione parigina dell’Associazione internazionale dei lavoratori (AIL); a ottobre 1871 il lavoro era però fermo – dal maggio dello stesso anno – in quanto Keller traduceva altro per vivere (aveva già portato a termine 200 pagine). Marx decise allora di passare a Roy che si era distinto nella traduzione di alcune opere di Feuerbach (59). Il libro uscì in fascicoli, le pubblicazioni iniziarono nel 1872 verso maggio e finirono a dicembre 1875. All’inizio del 1876 uscì l’edizione rilegata (Marx, 1872-75 – sez. II, vol, VII nella MEGA: Marx, 1989a). L’edizione francese, interamente rivista e approvata da Marx, riporta cambiamenti significativi soprattutto nella parte di testo che non era stata toccata nella revisione della prima edizione tedesca, ovvero dal cap. V in poi. Le modifiche maggiori sono nella settima sezione sull’accumulazione, come lo stesso Marx afferma in una lettera a Sorge del 4 aprile 1876 (Marx, Engels, 1983, pp. 178 s.). A livello di struttura, il cambiamento più rilevante è la creazione di una ottava sezione in cui si tratta della cosiddetta accumulazione originaria in maniera distinta dall’accumulazione capitalistica in senso proprio. Ci fu anche una rinumerazione dei capitoli: nella seconda sezione tedesca, quarta sezione e cap. IV coincidevano. Nell’edizione francese invece i tre paragrafi del cap. IV furono trasformati in tre capitoli e quindi il primo capitolo della terza sezione non fu più il cap. V, ma il cap. VII, vale a dire si ebbe uno slittamento di due a partire da questo punto. Inoltre, quelli che nella seconda edizione tedesca erano i paragrafi del cap. XXIV sull’accumulazione originaria, essendo trasformato il capitolo in una sezione, divennero a loro volta capitoli. Si hanno quindi nel complesso trentatré capitoli contro i venticinque della seconda edizione tedesca. Marx intendeva adesso migliorare la seconda edizione tedesca sulla base della francese. Se di ciò si ha un segnale già nella postfazione alla seconda edizione tedesca (gennaio 1873), la prima occasione concreta fu offerta dalla proposta fatta da Sorge di realizzare un’edizione americana.”” (pag 110-111)”,”MADS-024-FL”
“FINESCHI Roberto”,”Marx e Hegel. Contributi a una rilettura.”,”Il rapporto Marx-Hegel è un tema classico. Negli ultimi trent’anni, tuttavia, con la pubblicazione della nuova edizione storico-critica delle opere di Marx ed Engels (Marx-Engels Gesamtausgabe), la filologia marxiana ha messo a disposizione degli studiosi nuovi materiali che permettono di riconsiderare la questione. Il libro si articola in tre parti: nella prima l’autore ricostruisce che cosa intenda Marx quando usa i termini ‘dialettica’ e ‘Hegel’, cercando al contempo di individuare alcune fonti di questa interpretazione e di valutarne la correttezza, nella seconda parte viene ripreso il tema dell’alienazione, infine, nella terza parte si procede ad una contestualizzazione dell’uso di determinate categorie dialettiche nella teoria del Capitale che rimandano alla loro possibile formulazione in una Logica astratta. Roberto Finenschi (Siena, 1973) è attualmente impegnato in un dottorato di ricerca presso l’Università di Palermo. I suoi studi vertono ormai da alcuni anni sulla nuova edizione critica delle opere di Marx ed Engels (MEGA). La ricerca, svoltasi in parte a Berlino, si è avvalsa del sostegno di redattori impegnati nella realizzazione dell’opera. Stralci dei risultati sono apparsi su riviste italiane e straniere. Rapporto Marx Hegel. Il metodo di Marx (pag 76-77) “”Qual è veramente il metodo di Marx? Se è pur vero che la trattazione esplicita di esso è sommaria e “”culturale”” i passi in questione sono d’altro canto l’unica sede in cui gli si pronunci più estesamente sul merito. Tendo conto dei limiti, il modo pià ragionevole di procedere mi pare il seguente: formulare delle ipotesi che siano coerenti con le sue dichiarazioni esplicite (ipotesi che però si è detto, sono insufficienti) e verificarle nella prassi teorica marxiana. Elenchiamo alla luce di quanto detto che cosa possiamo ricavare dalle affermazioni esplicite sul metodo: a) la definizione in negativo rispetto a Hegel è inutilizzabile; b) il metodo propriamente scientifico procede dall’astratto al concreto ed è chiamato ‘Darstellung’; c) come funzioni effettivamente tale ridiscesa non è meglio specificato, se non dicendo che questa fase ricalca il procedimento di Hegel (è noto che la ‘Darstellung’ è una sua categoria); si può ipotizzare che ci si riferisca all”Übersichhinausgehen’, all’autosvolgimento delle categorie, ossia a quello che “”culturalmente”” si può considerare il metodo hegeliano per antonomasia; d) il punto di partenza di questa esposizione è raggiunto grazie a un processo per analisi e assemblaggi dal concreto all’astratto: esso è costituito dalla cellula economica, la categoria fondamentale del modo di produzione (nel caso del modo di produzione capitalistico, la ‘merce’). Se queste premesse sono plausibili e si il modo di esporre corrisponde a quello hegeliano – nel senso della ‘Darstellung’ e dell”Übersichhinausgehen’ -, si può ipotizzare che dalla cellula economica e dalla sua contraddizione immanente (con tutti i presupposti concettuali che essa implica) sia possibile sviluppare l’intero sistema del modo di produzione capitalistico. Per far questo non è necessario aggiungere elementi esterni (empirici) ‘ad hoc’, il sistema diventa autodeterminantesi in quanto supera quelli che all’inizio appaiono come presupposti: li ricrea come risultati suoi propri. Se si riesce a mostrare che Marx sviluppa la sua teoria in questo modo, si riesce pure a mostrare che egli è coerente con il principio metodico hegeliano per cui la costruzione teorica non consta d’altro che dello svolgimento della cosa stessa. Questo è quanto credo di aver dimostrato nel menzionato mio studio al quale mi permetto di rimandare (Fineschi, 2001a). Marx è quindi un pensatore dialettico, intendendo con ciò che egli usa un metodo per il quale l’elaborazione teorica si sviluppa sulla base dello svolgimento della cosa stessa. Le leggi concettuali che così egli individua sono quelle vigenti nella realtà capitalistica fissate nella loro purezza. Certo Marx non è hegeliano in senso stretto, cioè non giura sulla parola del maestro né ne diventa esegeta. Metodologicamente gli è tuttavia molto vicino. Egil risolve diversamente questioni che anche Hegel affrontò ed è nel merito di esse che va operato, con gli strumenti critico-filologici che oggi abbiamo, un raffronto possibile. Questo non per fare giustizia o per riscrivere i manuali, o quantomeno non solo per questo; soprattutto per valutare in che misura il pensiero di questi autori sia significativo per l’oggi, per comprendere il reale nella sua configurazione presente”””,”MADS-025-FL”
“FINESCHI Roberto”,”Ripartire da Marx. Processo storico ed economia politica nella teoria del «Capitale».”,”La teoria marxiana si è prestata da sempre alle letture più differenti: filosofica, economica, sociologica, politica ecc. Il difetto di molti approcci è stato tuttavia proprio il settorialismo che ha progressivamente ‘frantumato’ il pensiero dell’autore tedesco. Questo libro parte dal presupposto che i diversi filoni interpretativi, di per sé legittimi, non possono essere antitetici: essi sono svolgimenti particolari di un’esposizione complessiva. Per esplicita affermazione di Narx, l’anima di questa struttura complessiva è il ‘metodo dialettico’. Non di rado tuttavia la parola ‘dialettica’ si è trasformata in un flatus vocis da usare nei momenti di difficoltà, una sorta di magico tappabuchi; questa indeterminatezza ha portato ad interminabili ed astratte discussioni di principio su dialettica materialista e dialettica idealista. L’unica possibilità di superare tale impasse è ripercorrere l’esposizione della logica specifica dell’oggetto specifico ‘capitale’ in tutte le sue articolazioni. Questo è l’argomento del libro. Roberto Finenschi (Siena, 1973) è attualmente impegnato in un dottorato di ricerca presso l’Università di Palermo. I suoi studi vertono ormai da alcuni anni sulla nuova edizione critica delle opere di Marx ed Engels (MEGA). La ricerca, svoltasi in parte a Berlino, si è avvalsa del sostegno di redattori impegnati nella realizzazione dell’opera. Stralci dei risultati sono apparsi su riviste italiane e straniere.”,”MADS-028-FL”
“FINESCHI Roberto”,”Karl Marx dopo l’edizione storico-critica (Mega2): un nuovo oggetto di ricerca.”,”L’autore del saggio, Fineschi, ringrazia il Prof. R. Hecker, il Prof. W.F. Haug, e il riconoscimento anche al Prof. A Mazzone e al Prof. E. Screpanti. Nel 1927 apparve a Francoforte sul Meno il primo dei 42 volumi previsti della MEGA – detta poi MEGA-1, per distinguerla da quella attuale. Fra il 1929 e il 1932 furono editi altri 8 volumi presso l’editore Marx-Engels Verlag Berlin (pag 3) Storia della MEGA sotto la direzione della Fondazione Internazionale Marx-Engels (IMES) (pag 9) Limiti della edizione MEW: si pensi che per es. conteneva solo parte dei manoscritti preparatori al ‘Capitale’ (nota 10, p. 5)”,”MADS-773″
“FINETTI Ugo”,”Il dissenso nel PCI. La lotta politica dal ’45 al ’78: i casi Secchia, Giolitti, Amendola, Ingrao, ‘Il Manifesto’ e i contrasti sull’ eurocomunismo.”,”FINETTI Ugo 34 anni (1978) giornalista ha scritto saggi e relazioni sulla politica dei partiti italiani e del PCI. Ha collaborato a Critica Sociale e Mondooperaio. “”In aprile si riunisce il Comitato centrale per ascoltare la relazione di Longo sulla “”lotta per una nuova maggioranza nelle condizioni create dalla crisi del centro-sinistra e dalle difficoltà economiche””. A un certo punto, alla fine del VII capitolo – Longo annuncia che occorre “”porre fine al processo di frantumazione delle forze operaie e socialiste, e dare inizio ad un processo inverso, di unificazione””. “”Siamo””, aggiunge, “”per l’ unificazione in un solo partito di tutte le forze che veramente vogliono battersi per la trasformazione socialista della società””. Il segretario comunista indica che una sessione apposita del Comitato centrale verrà dedicata all’ argomento. Il dibattito vede un allineamento rituale. All’ unisono esordiscono monotamente Reichlin (“”Il rapporto di Longo è molto importante””), Napolitano (“”L’importanza del rapporto del compagno Longo””), Di Giulio (“”Il rapporto del compagno Longo ha una grande importanza””), Pecchioli (“”L’ importanza del rapporto del compagno Longo””). L’ unico che contesta in modo esplicito la concretezza di Longo è Terracini. (…) Amendola invece cerca di timbrare la posizione di Longo sollecitando su di essa un “”accordo che deve essere senza riserve e reticenze””. Anche Ingrao si dichiara pienamente d’ accordo (…)””. (pag 137-138)”,”PCIx-202″
“FINETTI Ugo”,”Botteghe Oscure. Il Pci di Berlinguer e di Napolitano.”,”Appendice: L'””amministrazione straordinaria””: i fondi occulti del Pci (pag 283-308) [- Finanziamento sovietico e tensioni con il Pcus – Le tangenti non ancora illegali – Il peso dell'””amministrazione straordinaria”” – Finanziamento pubblico e coinvolgimento negli scandali – Abolire le preferenze? – L’amministrazione straordinaria diventa reato – Abbondanza di denaro e “”flussi riservati”” – Il finanziamento sovietico: rinuncia e alternativa – Berlinguer: “”Dire la verità al Partito?”” – Dopo Berlinguer: la “”straordinarietà”” continua] ‘””Da quel gennaio 1978 formalmente è cessato il finanziamento sovietico. Ma la situazione non è così chiara alle Botteghe Oscure. Ancora all’inizio del 1979, quando Paolo Bufalini, nell’imminenza del XV Congresso del Pci, deve recarsi dai sovietici per discuterne, Berlinguer offre a Cervetti la possibilità di andare a Mosca con quella delegazione in modo da «avere una copertura nei confronti di occhi indiscreti» (587). Cervetti ribadisce che non ve ne è bisogno in quanto il finanziamento sovietico è cessato e ipotizza che Berlinguer ne volesse conferma. Ma alcune «code» continueranno dato che gli stanziamenti decisi annualmente dal politburo del Pcus erano poi gestiti autonomamente dal Kgb, il cui «residente» a Roma li consegnava al Pci. Scrive lo storico del «Gramsci» Francesco Barbagallo: «Tra il 1971 e il 1980 il Pci ricevette dal Pcus una media di circa 4.8 milioni di dollari l’anno» (588). Comunque negli anni ’80 il Pci non ricevette più «valigette» con finanziamenti come in passato dal Pcus che, nell’Italia repubblicana, rappresentarono complessivamente una soma pari a 980 miliardi di lire. Anche dalla documentazione tratta dagli archivi sovietici – pubblicata da Valerio Riva (589) – emerge che i contributi del Pcus per l’Italia, tra il 1981 e il 1991, furono annualmente di gran lunga inferiori (dal 30% del «Fondo di assistenza internazionale» del Pcus degli anni ’70 a solo il 2 o 3% negli anni ’80) (590) e riguardarono gli «amici» in seno al Pci. Si può quindi dedurre che dal 1979 il Pci di Berlinguer sostituì integralmente i finanziamenti illegali del Pcus con finanziamenti reperiti in Italia. Un altro canale parallelo riguarda la seconda «branca» ovvero «la voce ‘entrate straordinarie’ per attività commerciali e industriali» dichiarata «cancellata» nella Direzione del Pci sin dal gennaio 1975 (591). Il trasferimento delle aziende del Pci nell’ambito della Lega delle cooperative richiese infatti tempo e la conclusione non fu però quella gradita dai sovietici. L’ambasciatore Ryzhov, «in un colloquio alquanto burrascoso», notifica all’amministrazione del Pci che «d’ora in avanti i loro rapporti con le note imprese sarebbero mutati, perché la Lega era composta da altri – socialisti, repubblicani – di cui non ci si poteva fidare» (592). Anche la terza voce dell’amministrazione straordinaria, quella del «fondo di riserva in titoli e preziosi» viene mantenuta in vita personalmente da Enrico Berlinguer a cui era periodicamente resocontata in un foglietto che, dopo averlo letto, il leader del Pci stracciava e gettava nel cestino. Questo «fondo nero» tra il 1975 e il 1978 raddoppia: da 4 miliardi a 8 miliardi (per l’esattezza 7 miliardi e 912 milioni alla fine dell’esercizio 1978); nel 1979 sale ancora: 8 miliardi e mezzo (593). C’è poi il capitolo del quarto «fondo» quello riguardante l’editoria. (…)’] (pag 302-304) [appendice: ‘Il finanziamento sovietico: rinuncia & alternativa’] [(587) Gianni Cervetti, op. cit., p. 142; (588) Francesco Barbagallo, op. cit., p. 146; (589) Valerio Riva (con Francesco Bigazzi), ‘Oro da Mosca’, Mondadori, Milano, 1999; (590) Negli anni ’80 fa eccezione il picco del 1983. A quell’anno di elezioni politiche si riferisce anche la documentazione tratta dagli archivi del Pcus da Vladimir Bukovskij (‘Gli archivi segreti di Mosca’, Spirali, Milano, 1999) circa il finanziamento di 4 milioni di dollari attraverso la vendita di petrolio a prezzi di favore alla Interexpo del «compagno L. Remigio»; (591) Relazione di Guido Cappelloni in Apc 201, Direzione 20 gennaio 1975; (592) Gianni Cervetti, op. cit., p. 112; (593) Gianni Cervetti, op. cit., p. 147-148. Si tratta di più di 30 miliardi di lire 1993 (cfr tabella coefficienti a p. 59 del libro di Cervetti)]”,”PCIx-499″
“FINGER Otto”,”Joseph Dietzgen. Beitrag zu den philosophischen Leistungen des deutschen Arbeiterphilosophen.”,”Peter Joseph Dietzgen, noto come Joseph Dietzgen (Blankeberg, 9 dicembre 1828 – Chicago, 15 aprile 1888), è stato un filosofo tedesco, teorico del comunismo. Dietzgen era di famiglia contadina e conciatrice. Il padre,che possedeva una conceria, ben presto si trasferì a Uckerath,presso Siegburg con tutta la famiglia, portando quindi con sé il piccolo Joseph. Qui Dietzgen frequentò la locale scuola elementare e più tardi, per breve tempo, la Scuola Media a Colonia. Dietzgen mentre impara a conciare pelli nella bottega paterna studia anche da autodidatta alcune lingue e si approccia alla filosofia, quindi si orienta verso il Socialismo, con la lettura dei socialisti utopisti francesi. Lavorò come operaio conciatore. Ha vissuto anche a New York e Chicago. Il materialismo dialettico Joseph Dietzgen condusse una ricerca che lo portò al materialismo dialettico indipendentemente da Marx ed Engels. Come nota Eleonora Fiorani:””L’opera di Dietzgen non è nota e non solo in Italia; ad essa hanno fatto riferimento Marx ed Engels e poi Lenin, mentre è stata o trascurata o usata contro il materialismo dialettico. Dietzgen in quanto operaio ed in quanto sostenitore di una Weltanschauung materialistico-dialettica attribuita, com’è noto, al solo Engels e al Lenin filosofo, è un teorico non ben conosciuto dai contemporanei, che furono influenzati dal positivismo tedesco, né, a maggior ragione, nel Novecento, il cui idealismo ha avuto un influsso decisivo all’interno dello stesso movimento operaio, ed ha costituito la copertura di deviazioni classiche del marxismo, operaismo, consiliarismo, sindacalismo rivoluzionario, così come del riformismo da Kautsky e Bernstein a oggi. (E. FIORANI “”Saggio su Dietzgen e Lenin”” in -La teoria di classe della conoscenza, ed. Lavoro Liberato, Milano 1975) In Italia l’opera principale di Dietzgen “”L’essenza del lavoro mentale umano”” (titolo originale: Das Wesen der Menschlichen Kopfarbeit,in inglese:The Nature of Human Brainwork), venne, se non andiamo errati, pubblicata per la prima volta nel 1953 nella Universale Economica a cura di Lucio Colletti, il quale dà stranamente, se riferita alle sue posizioni post sessantottine, di antiengelsismo viscerale, una lettura leniniana ortodossa. Dopo gli anni settanta è stato riproposto in Francia ed in Germania. In Francia un’edizione dell'””Essenza…”” è apparsa nel 1973 con una prefazione di A. Pannekoek del 1902 ed in appendice una biografia del figlio di Dietzgen, Eugen dal titolo:”” L’essenza du travail humain intellectuel. Exposée par un travailleur manuel. Nouvelle Critique de la raison et pratique puro. [Trad. de l’allemand par M. Jacob. Avec pref. d’A. Pannekoek et une contrib d’E. Dietzgen]. Un’altra edizione dell’Essenza… e degli ‘Scritti filisofici minori’ sono usciti nella collana di Maspéro,sempre nel ’73,curata da J.Pierre Osier,che ne dà una lettura althusseriana secondo la posizione di “”Lenin e la filosofia”” di Louis Althusser. Nello stesso anno ancora un’altra edizione in Germania che darebbe una lettura di tipo operaistico e che collocherebbe il contributo di Dietzgen nella trattazione della divisione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale soprattutto in “”Kunst und Handwerk”” e “”Wissenschaft un Handwerke”” (Arte e mestiere e Scienza e mestiere) entrambi i saggi in : “”La teoria di classe della conoscenza”” edizioni Lavoro Liberato,Milano 1975. In queste brevi osservazioni si cercherà di verificare la posizione coerentemente materialistica di Dietzgen, né saranno le sue incertezze o ambiguità, dovute soprattutto a questioni terminologiche,(Dietzgen amava definirsi non filosofo, ma artigiano della conoscenza come lo era nel mestiere di conciatore;d’altra parte è lui stesso,nella prefazione dell’Essenza…, a chiarire:Vorrei che il lettore facesse le sue critiche non tanto alla forma difettosa, non a ciò che dico, né a come lo dico, ma a ciò che voglio dire) a farci desistere da questo proposito. Si cercherà di analizzare i punti più importanti che lo legano al materialismo dialettico, l’interpratazione che di Dietzgen dà A. Pannekoek nel suo “”Lenin filosofo””(Feltrinelli 1972)ed infine l’ntervento leniniano sulla questione. Si interverrà in due momenti, prima con “”Materialismo ed empiriocriticismo”” poi con le annotazioni, nei “”Quaderni filosofici””, sempre di Lenin, agli scritti filosofici minori. Alla bibliografia in lingua italiana è da aggiungere: Josef Dietzgen, L’essenza del lavoro mentale umano e altri scritti (a cura di Paolo Sensini), Mimesis Edizioni, (Milano-Udine), 2009.”,”SOCx-261″
“FINGLETON Eamonn”,”Japon, la puissance cachée.”,”FINGLETON Eamonn, economista irlandese, risiede in Giappone dal 1985. E’ stato giornalista economico per Euromoney, Atlantic Monthly, Financial Times. “”Il Giappone ovviamente non è il solo paese a possedere una possente burocrazia (…). Tuttavia, la burocrazia giapponese costituisce un caso a parte”” (pag 127) “”L’ emersione del mercantilismo scientifico. Gli Occidentali non hanno colto interamente l’ impegno mercantile delle autorità giapponesi. Non solo il mercantilismo fa parte delle più antiche politiche economiche del Giappone, esiste in varie forme dal 1600, ma costituisce nel suo stato attuale un fattore di crescita decisivo. Il mercantilismo giapponese moderno, che denomineremo con il nome di mercantilismo scientifico è nato negli anni 1870″” (pag 234)”,”JAPE-009″
“FINGLETON Eamonn”,”Blindside. Why Japan Is Still on Track to Overtake the U.S. by the Year 2000.”,”FINGLETON Eamonn è giunto a Tokyo nel 1985 ed è diventato Asia editor di ‘Euromoney’. Ha scritto di economia e del Giappone per altri periodici (Forbes, Financial Times, NYT, ecc.)”,”JAPE-029″
“FINI Massimo”,”Catilina. Ritratto di uomo in rivolta.”,”Massimo Fini è nato a Cremeno (Como) nel 1944. Ha pubblicato: La Ragione aveva Torto? – Elogio della guerra – Il conformista – Nerone, duemila anni di calunnie. Come nel caso di Catilina: è quello di un uomo che si oppose all’oligarchia dominante da cui proveniva e abbraccio la causa della plebe. Rimpiangeva la Roma delle origini e i suoi antichi valori, quando la ricchezza non era l’unico fine delle azioni di un uomo. Si oppose allo status quo sapendo di soccombere, fedele soltanto a se stesso. “”L’ autunno del 64 si consumò quindi con l’ ennesimo processo e l’ ennesima assoluzione di Catilina. A dicembre il tribuno della plebe Servio Rullo presentò la proposta di riforma agraria (lex Servilia). Alcuni storici (1) ritengono che l’ ispiratore della legge fosse Cesare. Invece era Catilina. Sia perché la lex Servilia ricalcava, nelle sue linee generali, il programma dei catilinari nel quale era comunque compresa, come sappiamo da Dione Cassio, la redistribuzione delle terre. Sia perché la mano di Catilina si avverte in alcuni dettagli molto precisi e significativi.”” (pag 79) (1) (G.U. Sumner, Cicero, Pompeius et Rullus; e Carcopino)”,”STAx-182″
“FINI Massimo”,”Elogio della guerra.”,”FINI Massimo, Elogio della guerra. MARSILIO. VENEZIA. 1999 pag 139 8° prefazione alla seconda edizione note; Collana Tascabili Marsilio; Massimo Fini, giornalista e scrittore, dopo essere stato per vent’anni inviato dell’Europeo, è oggi (1999) editorialista de ‘Il Tempo’, ‘Il Giorno’, ‘La Nazione’, ‘Il Resto del Carlino’ e ha partecipato alla rifondazione de ‘Il Borghese’. ‘E’ una figura singolare, per la sua indipendenza, nel panorama giornalistico e intellettuale italiano’. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Nerone, duemila anni di calunnie’ (1993) e ‘Il denaro, “”Sterco del demonio””‘ (1998). [‘La guerra è strettamente legata al progresso tecnico. Molte delle più importanti invenzioni sono state, all’origine, invenzioni belliche. La televisione e l’energia nucleare, per fare due esempi recenti. Del resto è persino ovvio. Poiché è una questione di vita e di morte la guerra sollecita al massimo tutte le risorse e le energie umane, fisiche, psichiche, intellettuali. Questo legame fra guerra e progresso tecnologico è così evidente, e storicamente accertato, che anche un pacifista integrale come Norberto Bobbio deve ammettere: «La guerra serve al progresso tecnico. Che le capacità inventive dell’uomo siano stimolate dalla ricerca di mezzi sempre più potenti per vincere e distruggere l’avversario, è un’antica constatazione che ha ricevuto continue conferme» (3). Il progresso tecnico, com’è noto, fa a sua volta da volano a profonde modificazioni strutturali e sociali. Ma lo stimolo alla trasformazione sociale non viene solo dalla conversione a uso pacifico delle invenzioni belliche, è la stessa tecnica militare, di per sé, a condizionare l’organizzazione sociale e politica e, più ancora, la mentalità di un’epoca (4). E’ stata la tecnica militare, più di ogni altra variabile, a scandire il passaggio da un tipo di società a un altro. L’organizzazione in tribù, la città antica, il feudalesimo, lo Stato moderno, si sono formati e sono stati concepiti e realizzati in funzione d’una certa tecnica bellica (5). Si potrebbe approfondire e rendere conto di ognuno di questi passaggi, ma limitiamoci; a titolo di esempio, al rapporto che ci fu tra la fine del feudalesimo e l’uso su vasta scala dell’artiglieria così come ce lo ha descritto Bouthoul: «Fu proprio l’entrata in scena dell’artiglieria che mise fine al feudalesimo sino ad allora dominante. La ragione d’essere di esso, cioè la protezione militare del feudo e il “”contratto di mutua difesa”” fra il signore e i suoi contadini, era colpita a morte. Il castello-fortezza, già inespugnabile e facile a essere difeso con un pugno di uomini, non poteva più resistere ai cannoni del re. I feudatari, anche i più potenti, non potevano permettersi il lusso di dotare le loro forze d’un adeguato corpo di artiglieria. Si aggiunga che questa nuova arma esigeva anche specialisti ben addestrati e facenti parte d’un esercito permanente, contro il quale non potevano misurarsi gli arruolamenti feudali di soldati occasionali. E così l’esercito permanente e di mestiere fu la caratteristica del periodo che va dall’avvento dell’artiglieria fino alla Rivoluzione» (6). L’artiglieria fu una delle cause determinanti dell’affermarsi dello Stato assoluto o, se si preferisce, moderno’ (pag 28-29)] [(3) Norberto Bobbio, ‘Il problema della guerra e le vie della pace’, Il Mulino, 1984, pag. 74; (4) G. Bouthoul, ‘Le guerre’, cit., pag. 153; (5) Ibidem, pag. 153; (6) Ibidem, pag. 164] [ISC Newsletter N° 79] ISCNS79TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”QMIx-286&#8243;
“FINI Massimo”,”Catilina. Ritratto di uomo in rivolta.”,”Massimo Fini di madre russa e di padre pisano e nato in provincia di Como nel 1944.”,”STAx-006-FV”
“FINK Gary M. a cura; contributi alla 2° edizione di Steve BABSON Barbara BARTKOWIAK Jon BLOOM Dennis C. DICKERSON Robert FITRAKIS Gilbert J. GALL Joseph Y. GARRISON John W. HEVENER Christopher JOHNSON Bruce L. LARSON Stephen H. NORWOOD Faye PHILLIPS Merl E. REED Donald G. SOFCHALK Marie TEDESCO Sharon TRUSILO Seth WIGDERSON Gay ZIEGER Robert H. ZIEGER; consulenza di Milton CANTOR Albert A. BLUM David BRODY Melvyn DUBOFSKY Sidney FINE Walter GALENSON Morris A. HOROWITZ Vernon H. JENSEN Charlos P. LORROWE Bruce LAURIE David MONTGOMERY Maurice F. NEUFELD Edward PESSEN Howard QUINT Leon STEIN Philip TAFT Leo TROY Warren R VAN-TINE”,”Biographical Dictionary of American Labor.”,”FINK è Prof di storia e Chairman di Department alla George State University. E’ autore di ‘Labor’s Search for Political Order’, ‘Labor Unions’, ‘Organizing Dixie’ (con Philip TAFT) e ‘Prelude to the Presidency’. Contributori alla 2° edizione: Steve BABSON, Barbara BARTKOWIAK, Jon BLOOM, Dennis C. DICKERSON, Robert FITRAKIS, Gilbert J. GALL, Joseph Y. GARRISON, John W. HEVENER, Christopher JOHNSON, Bruce L. LARSON, Stephen H. NORWOOD, Faye PHILLIPS, Merl E. REED, Donald G. SOFCHALK, Marie TEDESCO, Sharon TRUSILO, Seth WIGDERSON, Gay ZIEGER, Robert H. ZIEGER. Consulenti: Milton CANTOR, Albert A. BLUM, David BRODY, Melvyn DUBOFSKY, Sidney FINE, Walter GALENSON, Morris A. HOROWITZ, Vernon H. JENSEN, Charlos P. LORROWE, Bruce LAURIE, David MONTGOMERY, Maurice F. NEUFELD, Edward PESSEN, Howard QUINT, Leon STEIN, Philip TAFT, Leo TROY, Warren R VAN-TINE.”,”MUSx-031″
“FINK Leon (1948)”,”Workingmen’s Democracy. The Knights of Labor and American Politics.”,”Leon FINK (1948) è membro del dipartimento di storia all’Univ di North Carolina a Chapel Hill. Ha ricevuto il suo bachelor’s degree dall’ Univ di Harvard (1970) e il suo master’s degree e Ph.D. dall’Univ of Rochester (1971 e 1977). Ha scritto articoli e saggi su ‘Labor History’, ‘Social History’, Labour le Trevailleur’, ILWCH. Ha contribuito pure ad alcune antologie.”,”MUSx-062″
“FINK Carole”,”Marc Bloch. Biografia di un intellettuale.”,”Marc BLOCH discendeva da ebrei della Francia orientale. Carole FINK insegna storia alla Ohio State University. Ha condotto varie ricerche di storia contemporanea. Oltre a numerosi saggi e articoli, ha pubblicato: – The Genoa Conference: European Diplomacy, 1921 – 1922′ (CHAPEL HILL, 1984, SYRACUSE, 1991) (La Conferenza di Genova: diplomazia europea) – 1968, The World Transformed. CUP. 1998″,”STOS-065″
“FINKELSTEIN David M. GUNNESS Kristen a cura; saggi di SAICH Tony LI Xiaobing LI Cheng BIN Yu BO Zhiyue MILLER Lyman JI You BICKFORD Thomas J. FEWSMITH Joseph MULVENON James CHENG Sijin KIVLEHAN-WISE Maryanne BLASKO Dennis J.”,”Civil-Military Relations in Today’s China. Swimming in a New Sea.”,”Introduction by David Finkelstein, List of Tables and Figures, Appendix 14.1 Changes in Reserve Force Structure, Appendix 14.2 Selected High-Technology and Logistics Militia Units, notes, the Editors and Contributors, index”,”CINx-282″
“FINKELSTEIN Norman G.”,”L’industria dell’ Olocausto. Lo sfruttamento della sofferenza degli ebrei.”,”Sfruttamento economico industriale dell’ ideologia dell’ Olocausto. Campagna per estorcere denaro all’Europa in nome delle ‘vittime bisognoso dell’Olocausto’ Norman G. Finkelstein insegna alla City University of New York (CUNY) e collabora con la ‘London Review of Books’. E’ autore di ‘Image and Reality of the Israel-Palestine Conflict’ e con Ruth Bettina Birn, di ‘A Nation on Trial’. L’industria dell’Olocausto ha scatenato un feroce dibattito negli Stati Uniti e in Gran Bretagna.”,”EBRx-084″
“FINKELSTEIN Norman G.”,”L’industria dell’Olocausto. Lo sfruttamento della sofferenza degli ebrei. Con il saggio inedito. Il «neo-antisemitismo» è davvero così nuovo?”,”Norman G. Finkelstein (Brooklyn, N.Y. 1953) insegna alla DePaul University di Chicago e collabora, tra l’altro, alla “”London Review of Books””.”,”EBRx-030-FL”
“FINLEY Moses I.”,”La Grecia dalla preistoria all’ età arcaica.”,”Moses I. FINLEY, Prof di storia antica all’Univ di Cambridge, è autore di numerose opere sul mondo greco tra cui: ‘Il mondo di Odisseo’, ‘Gli antichi greci’, ‘Storia della Sicilia antica’. Dirige la serie ‘Ancien Culture and Society’ che si apre con questo volume.”,”STAx-036″
“FINLEY Moses I.”,”La politica nel mondo antico.”,”Moses I. FINLEY (1912-1986) ha insegnato storia antica, prima negli USA e poi in UK, all’Univ di Cambridge. Numerose sono le opere tradotte in IT: -La democrazia degli antichi e dei moderni, 1982 – Economia e società nel mondo antico, 1984 -La schiavitù nel mondo antico, 1990″,”STAx-037″
“FINLEY Moses I.”,”L’ economia degli antichi e dei moderni.”,”FINLEY è nato a New York nel 1912. Dopo un periodo di insegnamento e studio negli USA, si è trasferito in Inghilterra dove dal 1964 tiene corsi di storia economica e sociale dell’ Antichità all’Università di Cambridge. E’ autore di numerose opere molte delle quali tradotte in italiano.”,”STAx-056″
“FINLEY Moses I.”,”La Democrazia degli antichi e dei moderni.”,”L’autore è nato a New York City nel 1912 e ha insegnato e svolto ricerche negli Stati Uniti prima di trasferirsi in Inghilterra come lettore su invito delle Università di Cambridge e di Oxford. Dal 1954 è Fellow al Jesus College di Cambridge e dal 1964 tiene dei corsi di Storia economica e sociale dell’Antichità all’Università di Cambridge. Ha dedicato all’Antichità classica varie opere tra cui Gli antichi greci e Il mondo di Odisseo e la raccolta di saggi Aspects of Antiquity. Di lui abbiamo pubblicato nella nostra collana Storia e Società, Storia della Sicilia antica e nella Universale Laterza La Grecia dalla preistoria all’età arcaica.”,”TEOP-033-FL”
“FINLEY Moses I.”,”L’economia degli antichi e dei moderni.”,”Moses I. Finley è nato a New York nel 1912. Dopo un periodo di insegnamento e studio negli USA, si è trasferito in Inghilterra dove dal 1964 tiene corsi di storia economica e sociale dell’ Antichità all’Università di Cambridge. E’ autore di numerose opere molte delle quali tradotte in italiano. Fondo T. Parlanti”,”STOS-027-FSD”
“FINOCCHIARO Beniamino”,”La riconversione industriale e il mezzogiorno.”,”Nato a Barletta (1923) B. Finocchiaro è uno studioso dei problemi del Mezzogiorno. Ha pubblicato tra l’altro: ‘La crisi culturale del Sud’. Dirige la rivista ‘Politica e Mezzogiorno'”,”ITAE-354″
“FINZI Enrico”,”Alle origini del movimento sindacale: i ferrovieri.”,”FINZI, nato a Milano nel 1946, si è laureato in storia contemporanea nell’ Università Statale di MIlano. Autore di saggi e articoli, è stato redattore capo della rivista ‘Il Mulino’. Dal 1971 è direttore della Società di Studi Politici di Milano.”,”MITT-131″
“FINZI Paolo”,”La nota persona. Errico Malatesta in Italia dicembre 1919 luglio 1920.”,”FINZI Paolo (Milano 1951) fa parte della redazione del mensile “”A rivista anarchica””, dalla sua fondazione (1971). Rapporti socialisti-anarchici. “”Era in quei tempi usale che gli anarchici prendessero la parola in tutti i comizi indetti dai socialisti, anche se ciò non sempre era gradito agli organizzatori socialisti. Nei primi mesi del dopoguerra, comunque, la reciproca tolleranza – spesso perfino la fattiva collaborazione – caratterizzò i rapporti fra socialisti ed anarchici. Ne è una chiara riprova il fatto che l’ Avanti!, il quotidiano del PSI, desse regolarmente spazio ai comunicati di parte libertaria: cosicché, pur privi di un organo quotidiano ed in un momento in cui solo con relativa lentezza la stampa periodica libertaria riprendeva fiato, ai gruppi anarchici nel 1919 non mancò la possibilità di far conoscere con tempestività le loro opinioni e le loro iniziative.”” (pag 26)”,”ANAx-275″
“FINZI Roberto”,”Il pregiudizio. Ebrei e questione ebraica in Marx, Lombroso, Croce.”,”FINZI Roberto (Sansepolcro, 1941) ha insegnato storia economica, storia del pensiero economico, storia sociale negli atenei di Bologna, Ferrara e Trieste. Ha scritto tra l’altro ‘L’antisemitismo. Dal pregiudizio contro gli ebrei ai campi di sterminio’ (1997), ‘L’università italiana e le leggi antiebraiche’ (1997). Engels sull’ antisemitismo. “”E in verità, se dovessi scegliere, piuttosto ebreo che ‘Herr von’!”” (1). Così Friedrich Engels terminava la sua risposta, datata Londra 19 aprile 1890, alla missiva inviatagli dalla capitale austriaca da Isidor Ehrenfreund, socialista di origine ebraica, membro della Associazione degli impiegati delle banche e degli istituti di credito, in cui si sottolineava la larga diffusione di idee antisemite tra la popolazione viennese e ci si interrogava sull’atteggiamento che i socialisti avrebbero dovuto tenere nei confronti dei movimenti antisemiti specie in un paese come l’Austria dalla presenza ebraica importante anche sotto il profilo economico (2). Nel vecchio continente in quel torno di tempo l’avversione agli ebrei aveva mutato registro. (…) Il virus antisemita si era insinuato pure fra i socialisti. Tramite, tra l’altro, quell’Eugen Dühring (11) contro cui Engels, con la collaborazione di Marx, aveva scritto ‘Il rovesciamento della scienza del signor Eugenio Dühring’ (‘Herrn Eugen Dühring Umwälzung der Wissenschaft’), noto come ‘Antidühring’, la cui prima edizione è del 1878, dove si legge: “”L’odio per gli ebrei spinto sino al ridicolo di cui il sig. Dühring fa mostra ad ogni occasione è una qualità se non tipicamente prussiana, tuttavia tipica dei paesi a oriente dell’Elba. Quello stesso filosofo della realtà che ha un sovrano disprezzo per tutti i pregiudizi e le superstizioni è così ingolfato in ubbie personali da chiamare ‘giudizio naturale’ poggiante su ‘basi naturali’ il pregiudizio popolare contro gli ebrei, ereditato dalla bigotteria medievale, e da spingersi a questa fantastica asserzione: ‘il socialismo è l’unica forza che possa tener fronte a situazioni demografiche accompagnate da una commistione ebraica piuttosto rilevante’ (situazioni accompagnate da commistione ebraica! Che linguaggio tedesco naturale!)”” (12). (…) Proprio dall’idea sostenuta dagli antisemiti “”economici”” – essere gli ebrei in generale finanzieri e banchieri, i veri detentori del capitale – parte Engels per contrastare l’opinione che l’antisemitismo possa essere strumento di lotta per l’emancipazione delle masse proletarie. L’antisemitismo, dice, è in realtà in antitesi con la vera lotta di classe e con i suoi fini. Caratteristico “”di una cultura arretrata”” è espressione di mondi sorpassati “”dove il capitale è principalmente ebreo”” (16). Non può pertanto avere alcuna funzione progressiva (né sussistere) nelle società capitalisticamente avanzate, come gli Stati Uniti. “”In tutta l’America del Nord, dove ci sono milionari la cui ricchezza si lascia appena esprimere nei nostri miserabili marchi, fiorini o franchi non vi è un solo ebreo, e rispetto ad essi i Rothschild sono dei veri mendicanti. Anche qui in Inghilterra Rothschild è un uomo dalla fortuna modesta rispetto, per esempio, al duca di Westminster. E dove sono gli ebrei da noi, in Renania, dove 95 anni fa, con l’aiuto dei francesi, abbiamo cacciato la nobiltà e creato un’industria moderna?”” (17). Il capitale, dunque, è nelle mani degli ebrei in società sorpassate, arcaiche”” (pag 9-10-11) [Roberto Finzi, Il pregiudizio. Ebrei e questione ebraica in Marx, Lombroso, Croce, 2011] [(1) F. Engels, ‘Sull’antisemitismo (da una lettera indirizzata a Vienna)’ [pubblicata in “”Arbeiter-Zeitung””, 19, 8 maggio 1890], trad. it. in M. Massara, a cura, ‘Il marxismo e la questione ebraica’, Milano, 1972, p. 252; (2) S. Friedländer, ‘La Germania nazista e gli ebrei, I. Gli anni della persecuzione (1933-1939)’, Milano, 1998, p. 88; B.F. Pauley, ‘From Prejudice to Persecution: A Historyof Austrian Anti-Semitism’, 1992, p. 135; (11) Sul quale si veda M. Ferrari Zumbini, ‘Le radici del male. L’antisemitismo in Germania da Bismarck a Hitler’, 2001, pp. 219-230 e la bibliografia ivi citata; (12) F. Engels, ‘Antidühring, Roma, 1950, p. 125; (16) Engels, ‘Sull’antisemitismo’, cit., p. 249; (17) Ibid., pp. 250-251]”,”EBRx-050″
“FINZI Roberto”,”Lenin, Taylor, Stachanov: il dibattito sull’efficienza economica dopo l’Ottobre”,” “”«Quando una grande azienda assume dimensioni gigantesche e diventa rigorosamente sistematizzata, e sulla base di un’esatta valutazione di dati innumerevoli, organizza metodicamente la fornitura della materia prima originaria…; quando un unico centro dirige tutti i successivi stadi di elaborazione della materia prima, fino alla produzione dei più svariati manufatti; quando la ripartizione di tali prodotti, tra le centinaia di milioni di consumatori, avviene secondo un preciso piano…; allora diventa chiaro che si è in presenza di una socializzazione della produzione e non già di un semplice «intreccio»; che i rapporti di economia privata e di proprietà privata formano un involucro non più corrispondente al contenuto» Lenin. La forma tecnica propria della contraddizione (fondamentale) fra sviluppo delle forze produttive e rapporti di produzione esistenti, che va accumulandosi e accelerandosi nella fase suprema del capitalismo, è la grande industria, specie meccanica. Il «punto di vista della grande impresa più moderna e in particolare del trust» – scrive Lenin nell’aprile 1918, proponendo di affidare all’Accademia delle Scienze l’incarico di costituire commissioni «formate da specialisti» per redigere un piano di sviluppo economico e di riorganizzazione industriale – è «la fusione e concentrazione razionale della produzione… in poche grandi imprese» (3). Come spiegherà ai critici «di sinistra»: «il socialismo è inconcepibile senza la tecnica del grande capitalismo, costruita secondo l’ultima parola della scienza moderna» (4). E’ qui evidente la linea di continuità con la lettura di Marx della componente kautskiana della II Internazionale, per cui «è la grande azienda che rende necessaria la società socialista» (5). Affermazione del tutto interscambiabile, ad esempio, con l’asserto dei primi abbozzi dei ‘Compiti immediati del potere sovietico’: «Il socialismo è frutto della grande industria meccanica»; lontana invece dal significato più intimo della rivendicazione gramsciana della classe operaia italiana di essere stata portatrice, nella storia postunitaria, «delle nuove e più moderne esigenze industriali» (6). L’atteggiamento di Lenin verso le ricerche di Taylor sembrerebbe così colto nelle sue ragioni ultime. Ma leggendo attentamente le sue annotazioni, viene fatto di riconnetterlo almeno a un’altra determinante della sua visione ideologica, che si lega ed è a un tempo causa ed effetto del suo giudizio sul ruolo del progresso tecnico: il carattere di affermazione di una concezione materialistica del «processo di sviluppo delle scienze naturali, malgrado tutte le sue oscillazioni ed esitazioni» (7). Non vi è dubbio che nel taylorismo Lenin veda un aspetto scientifico in senso, per così dire, proprio e stretto: di progresso delle conoscenze naturali, di maggior penetrazione nei segreti della natura, d’avanzamento della capacità umana di sottomettersi il mondo naturale”” (pag 642-643) [Roberto Finzi, ‘Lenin, Taylor, Stachanov: il dibattito sull’efficienza economica dopo l’Ottobre’] [(in) ‘Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’, Torino, 1980] [(2) V. Lenin, ‘L’imperialismo come fase suprema del capitalismo’, in ‘Opere, vol. 22, pp. 301-2; (3) Id., ‘Schema di piano per i lavori tecnico-scientifici, ibid., vol. 27, p. 289; (4) Id., ‘Sull’infantilismo “”di sinistra”” e sullo spirito piccolo borghese””, ibid., pp. 308-9. Fra i leaders della sinistra c’è in questa fase Bucharin, che Lenin tende tuttavia a distinguere dagli altri (cfr. ibid., pp. 313 sgg.); (5) K. Kautsky, ‘Il programma di Erfurt’, Roma, 1971, p. 131; (6) V. Lenin, ‘Prima stesura dell’articolo «I compiti immediati del potere sovietico», in Id., Opere, vol. 27, p. 190 (per la radice marxiana di queste posizioni cfr., ad esempio, K. Marx, ‘Il capitale. Critica dell’economia politica’, Torino; 1975, libro primo, vol. I, pp. 936-57) e A. Gramsci, ‘Quaderni del carcere’, a cura di V. Gerratana, Torino, 1975, p. 2156; (7) V. Lenin, ‘Materialismo ed empiriocriticismo’, in Id., ‘Opere’, vol. 14 p. 345]”,”LENS-280″
“FINZI Roberto”,”Antisemitismo. Dal pregiudizio contro gli ebrei ai campi di sterminio.”,”Roberto Finzi insegna Storia economica all’Università di Trieste. Sui temi trattati in questo libro ha pubblicato: l’introduzione all’opera di Léon Poliakov, Storia dell’antisemitismo, Una anomalia nazionale la ‘questione ebraica’, in storia del marxismo, L’Università italiana e le leggi razziali.”,”EBRx-014-FL”
“FINZI Roberto a cura, saggi di Daniele SALMELLI Enrica BAIADA Silvia COMANI Roberto FINZI”,”Le meteore e il frumento. Clima, agricoltura, meteorologia a Bologna nel ‘700.”,”Roberto Finzi insegna Storia sociale nell’Università d Bologna. E’ autore di ricerche sull’agricoltura e il pensiero agronomico bolognese nei secoli XVIII XIX.”,”SCIx-008-FP”
“FINZI Roberto”,”Il necessario ed il superfluo. Note su storia dell’alimentazione e storicità dei bisogni.”,” La questione del valore della forza-lavoro. “”Uno dei più interessanti (ed importanti) risvolti della storia dell’alimentazione sta nella connessione (mediata, naturalmente) con la problematica relativa al valore, ed alla remunerazione della forza lavoro (). Il valore della forza-lavoro verrebbe dunque ad essere in sostanza formato dalla somma di due distinte componenti. La prima ‘fisiologica’ necessaria: cibo – quantificabile e quantitativamente assunto – più un ‘tot’ di vestiario, abitazione, ecc., per estensione posto come naturalmente determinabile, ma – in tale dimensione – individuabile solo quanto alla qualità (cotone invece di lana, capanna di un dato materiale invece che di un altro). La seconda ‘storico-sociale’, storicamente determinata e data ma non assolutamente necessaria, in realtà ‘superflua’ essendo posto per definizione il primo addendo come necessario. Anche Marx sarebbe, per alcuni, su questa linea e si limiterebbe semplicemente – in una condizione storica «superiore» (ciò che limiterebbe ancor più la sua originalità) – a sottolineare con maggior forza l’elemento storico-sociale. Questo ulteriore (fra i tanti) tentativo di riduzione della critica dell’economia politica ad economia politica si basa sul concetto di «ultimo limite, o ‘limite minimo’ del valore della forza-lavoro (…) costituito dal valore di una massa di merci senza la fornitura delle quali il detentore della forza-lavoro, l’uomo, non può rinnovare il suo processo vitale; dunque dal ‘valore dei mezzi di sussistenza fisiologicamente indispensabili (23)». Già fermandosi a questo non c’è materia per attribuire a Marx l’idea di un minimo salariale naturale che non sia la riaffermazione, sempre presente in lui anche se quasi sempre assente negli esegeti, e della materialità dell’uomo e del fatto che il movimento della storia si svolge comunque entro l’ambito del ricambio organico uomo-natura. Si legga con attenzione: perché Marx definisce qui il detentore di forza-lavoro come ‘uomo’ e non come proletario? Da questo punto di vista la notazione di Marx, anche se fatta a proposito della forza-lavoro (i cui detentori sono quelli che di fatto possono attingere con maggiore probabilità l’ultimo limite), non è che l’affermazione (banale) della condizione – generale ed astorica fin quando dura l’umanità – necessaria d’esistenza dell’uomo. Ma tale «banalità» non è posta a caso, o per mere ragioni di fatto, in relazione al valore della forza-lavoro”” (pag 427-431) [Roberto Finzi, ‘Il necessario ed il superfluo. Note su storia dell’alimentazione e storicità dei bisogni’, ‘Studi storici’, Roma, n. 2, aprile-giugno 1975] [(23) K. Marx, Il capitale, Roma, 1956, 1. I, t, 1, p. 190] [() qui di seguito l’autore cita gli autori Turgot, Ricardo, Sraffa, Dobb, Petty, Cantillon, Meek, Rousseau, Adam Smith, ecc.] [() qui di seguito l’autore cita gli autori Turgot, Ricardo, Sraffa, Dobb, Petty, Cantillon, Meek, Rousseau, Adam Smith, ecc.]”,”ECOT-003-FGB” “FINZI Roberto a cura, Contributi di Piero BARUCCI Giorgio GATTEI Marci LIPPI Aurelio MACCHIORO Luigi OCCHIONERO Mauro RIDOLFI Eugenio ZAGARI”,”Neoricardiana: Sraffa e Graziadei.”,”Roberto Finzi insegna Storia economica all’Università di Trieste. Sui temi trattati in questo libro ha pubblicato: l’introduzione all’opera di Léon Poliakov, Storia dell’antisemitismo, Una anomalia nazionale la ‘questione ebraica’, in storia del marxismo, L’Università italiana e le leggi razziali.”,”ECOT-194-FL” “FIOCCA Giorgio a cura; saggi di Giorgio FIOCCA Costanza PATTI Silvana CASMIRRI Cecilia DAU NOVELLI Rosalinda ADAMI e Luisa AGO”,”Borghesi e imprenditori a Milano dall’ Unità alla Prima guerra mondiale.”,”Saggi di Giorgio FIOCCA Costanza PATTI Silvana CASMIRRI Cecilia DAU NOVELLI Rosalinda ADAMI e Luisa AGO. Giorgio FIOCCA (Milano, 1945) svolge attività di ricerca presso l’ Istituto di Scienze Politiche della cattedra di Storia contemporanea dell’ Università ‘La Sapienza’ di Roma. Si occupa di cultura industriale. Fra le sue opere “”Struttura urbana e controllo sociale a Roma nel Settecento e nel primo Ottocento”” (Milano, 1982). “”Il fenomeno della sparizione dai testamenti di clausole pie, fondazioni pie, e intenzioni particolari è tipico di tutti gli atti a partire dalla seconda metà del Settecento. Secondo Ariès testimonia della privatizzazione dell’ atto testamentario. Infatti la maggiore fiducia negli eredi invita il testatore ad essere meno minuzioso nella descrizione delle sue ultime volontà. Tuttavia, nel ceto imprenditoriale questa assenza ha anche altri significati. Infatti, a fronte del silenzio per le “”cose dell’ anima””, si registrano minuziose descrizioni relative a fondazioni culturali e tecniche. E’ per questo che si può affermare che la religione non era uno degli elementi essenziali della cultura industriale, o per lo meno non era considerata tale dagli imprenditori esaminati. Questo non escludeva la possibilità di una adesione singola alla fede, ma stava ad indicare la scarsa fiducia di queto ceto – nel suo complesso – nei confronti della funzione innovativa della religione””. (pag 284)”,”ITAE-107″ “FIOCCA Giorgio”,”Storia della Confindustria, 1900-1914.”,”Giorgio FIOCCA lavora presso il dipartimento di storia dell’ Università di Roma La Sapienza. Si occupa da tempo di storia sociale dell’ industria, argomento sul quale ha pubblicato numerosi saggi (v. retrocopertina). “”Formate da artigiani e operai specializzati, le organizzazioni locali si costituivano per mestiere e non per industria, talvolta transitorie e sempre prive di connessioni con associazioni omologhe di altre città francsi, eredi di una tradizione corporativa conservata nel periodo del Secondo Impero. In Francia, come altrove, il potere degli operai specializzati si trasmetteva quasi sempre attraverso il mantenimento di endogamie tecniche, spesso coincidenti con i legami familiari, che costituivano le fasi dell’ apprendistato. Se da un lato questo modello fu utile per difendere la forza lavoro dallo sfruttamento e i livelli retributivi, dall’ altro esso ostacolò l’ ingresso di nuove tecnologie produttive e, più in generale, la modernizzazione del settore secondario francese. Le lotte e gli scioperi portati avanti da questi organismi furono indetti soprattutto per garantirsi paghe migliori, in un’ ottica di redistribuzione dei frutti dello sviluppo del captialismo francese. Queste lotte si verificarono in tempi e località diverse, si conclusero spesso con una sconfitta e furono incapaci di far crescere in modo rilevante e permanente il numero dei partecipanti. Mancavano di quadri dirigenti necessari senza i quali era impossibile ottenere adesioni più ampie. Fu per questo che i partiti socialisti, non potendo aspettare i tempi lunghi di una maturazione fisiologica, forzarono la situazione creando, al congresso di Lione del 1884, la Federation nationale des syndicats, organismo centrale che pretendeva di rappresentare realtà locali molto frazionate.”” (pag 99)”,”ITAE-109″ “FIOCCA Giorgio a cura; discorsi di Renato LOMBARDI Giovanni AGNELLI Guido CARLI Vittorio MERLONI Luigi LUCCHINI Sergio PININFARINA”,”Quaranta anni di Confindustria. Economia e società nei discorsi dei presidenti. Volume secondo (1970-1989).”,”Il presidente della Confindustria Lombardi e la strategia del Pci (1971). “”Dietro le rivendicazioni del sindacato Lombardi riteneva che fosse in atto una precisa strategia del Pci. Riferendosi a un articolo di Enrico Berlinguer comparso su “”Rinascita”” di gennaio, Lombardi sottolineava il disegno del vicesegretario comunista di raccordare strettamente le lotte sociali (nelle fabbriche e nelle piazze) alle lotte politiche condotte in Parlamento, nei consigli regionali o comunali, al fine di creare il terreno favorevole per l’ingresso del Pci al governo”” (pag 356-357)”,”ITAE-350″ “FIOCCO Gianluca”,”Dai fratelli Wright a Hiroshima. Breve storia della questione aerea (1903-1945).”,”FIOCCO Gianluca è dottorando di ricerca presso la facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Siena. Ha pubblicato su ‘Studi Storici’ (N° 3/2000) il saggio ‘Dall’ aeroplano alla bomba atomica: la guerra totale negli scritti di George Orwell (1935-1949).’ “”Gli uomini non agivano solo sotto gli impulsi della fame e della rassegnazione. Gli strateghi del conflitto aereo avrebbero dovuto tener conto anche dello spirito di sacrificio e del sentimento di combattere per una giusta causa. Come in passato, la fierezza e la fiducia nelle proprie ragioni politiche e nazionali sarebbero state efficaci antidoti contro la disgregazione. La Spagna repubblicana offrì in tal senso esempi innegabili, a cominciare da Sagunto, che dopo essere stata un tempo distrutta da Annibale stava ora sperimentando la barbarie tecnologica della guerra moderna. ‘La necessità- ha scritto nelle sue memorie Julio Alvarez del Vayo – di produrre materiale da guerra da contrapporre a quello profuso dalla Germania e dall’ Italia agiva da stimolante e riempiva gli operai di uno spirito di lotta più forte della fame e della morte. A Sagunto tutti i tentativi dell’ aviazione per costringere gli operai a fuggire da quell’ inferno, bombardato anche dieci o dodici volte al giorno, naufragarono. Il compagno dell’ operaio ucciso da un attacco aereo prendeva silenziosamente il suo posto non appena le macchine potevano riprendere a funzionare. Tutto questo durò fino alla fine della guerra””. (pag 154)”,”QMIx-117″ “FIODOROV Aleksei”,”Il comitato clandestino di lavoro.”,”Aleksei Fiodorov ‘due vole eroe dell’Unione Sovietica’ Comandante di una delle maggiori formazioni partigiane dell’Ucraina durante la seconda guerra mondiale”,”QMIS-015-FV” “FIOM – FEDERAZIONE IMPIEGATI OPERAI METALLURGICI”,”Contratto nazionale di lavoro. Per le industrie metallurgiche – meccanica – siderurgia – metallurgia e affini. Firmato il 25 giugno 1948.”,”Contratto firmato da Enrico BATTAGGION Giovanni ROVEDA Danilo DE-MICHELI Renato BITOSSI”,”SIND-091″ “FIORANI Eleonora VIDONI Ferdinando”,”Il giovane Engels. Cultura classe e materialismo dialettico.”,”Elisabetta FIORANI (Milano, 1942), allieva di L. GEYMONAT, si è laureata all’ Università degli Studi di MIlano con la tesi ‘Il problema della scienza nel movimento operaio italiano’ dalla quale l’ antiengelsismo emerge come radice teorica e pratica del riformismo. Ha pubblicato: -Friedrich Engels e il materialismo dialettico (FELTRINELLI, 1971) -Compendio engels-leniniano (in ‘Che fare?, 1972). Ha curato l’edizione italiana (traduzione e commenti) degli ‘Anti-Schelling’ (LATERZA, 1972) e ha in preparazione uno studio sull’ultimo Engels per gli ‘Annali Feltrinelli’. Fernando VIDONI (Bruxelles, 1940) è uno studioso che si occupa di storia della dialettica.”,”MAES-021″ “FIORANI Eleonora”,”Friedrich Engels e il materialismo dialettico.”,”Capitoli: l’approdo unitario di MARX e ENGELS al materialismo storico. La concezione realistica della storia. Metodologia materialismo storico. Critica al personalismo. Materialismo dialettico. Duplice genesi del m. dialettico. ‘Antidüring’. ‘Ludwig Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca’. ‘Dialettica della natura’. Eleonora FIORANI è nata nel 1942 a Milano dove vive e insegna. E’ stata allieva di Ludovico GEYMONAT e si è laureata sulla problematica ‘marxismo e scienze nel Novecento’. Dopo questo suo primo libro ha pubblicato ‘Il giovane Engels’ (con F. VIDONI) (MILANO, 1974) e l’ ‘Anti-Schelling’ (traduz e saggio introduttivo, BARI, 1973). Con Francesco LEONETTI dirige l’iniziativa editoriale ‘Lavoro liberato’ per la quale ha pubblicato altri saggi dal 1974 ad oggi.”,”MAES-002″ “FIORANI PIACENTINI Valeria a cura; saggi di Valeria PIACENTINI Elena MAESTRI Gianluca PASTORI Riccardo REDAELLI Massimo DE-LEONARDIS Kamal ABU-JABER Jamal S. AL-SUWAIDI Mahmood SARIOLGHALAM”,”Il Golfo nel XXI secolo. Le nuove logiche della conflittualità.”,”Saggi di Valeria PIACENTINI Elena MAESTRI Gianluca PASTORI Riccardo REDAELLI Massimo DE-LEONARDIS Kamal ABU-JABER Jamal S. AL-SUWAIDI Mahmood SARIOLGHALAM La FIORANI PIACENTINI insegna storia e istituzioni del mondo musulmano e storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici nella Facoltà di scienze politiche dell’ Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. E’ direttore del CRiSSMA (Centro di ricerche sul Sistema Sud e il Mediterrano Allargato, costituito nel 1999 presso l’ Università del Sacro Cuore di Milano). Ha scritto varie opere (v. retrocopertina). “”Anche il massiccio appoggio economico che Riyadh ha dato all’ Irak durante gli otto anni di conflitto con l’ Iran, ha significato un riavvicinamento meramente strumentale fra i due paesi: l’ appoggio non era dato all’ Iraq in sé, quanto al fatto che le forze armate irachene rappresentavano un bastione contro l’ espansione dell’ Iran e la predicata “”esportazione della rivoluzione”” che ha caratterizzato, durante i primi anni Ottanta, la politica estera khomeinista. Strumentalità che non è sfuggita a Baghdad: una delle recriminazioni maggiormente ripetute dal regime iracheno nel periodo compreso fra la fine del conflitto con l’ Iran (1988) e l’ invasione del Kuwait (1990) era proprio quella di aver combattuto una guerra difensiva, costosissima in termini tanto materiali ed economici che umani, anche per conto terzi. Il fatto che le monarchie del Golfo richiedessero il pagamento degli ingenti prestiti effettuati, e ancor più che perseguissero una politica di bassi prezzi del petrolio (politica che impediva all’ Irak di far fronte ai propri impegni finanziari) era considerato non solo una dimostrazione di ingratitudine, bensì una vera e propria dimostrazione di ostilità””. (pag 211)”,”VIOx-109″ “FIORANI Eleonora VISENTIN Fernando”,”Il problema della natura nel materialismo dialettico leniniano. La continuità dottrinaria tra Marx, Engels, Lenin e il significato della sua contestazione da parte dei teorici della sinistra “”ufficiale””.”,”””Lenin si richiama ancora ad Engels per chiarire quale sia anche il significato marxistico del concetto hegeliano che “”la libertà è il riconoscimento della necessità””, e cioè solo la conoscenza delle leggi obiettive dell’ambiente che ci condiziona ci permette “”di farle agire secondo un piano per un fine determinato, cioè di dominarle, di intervenire sulla natura qual’è, al di là di ogni velleitarismo utopistico che non tenga conto delle obiettive strutture che si offrono alla nostra azione. L’uomo pertanto può a sua volta condizionare l’ambiente da cui è condizionato, ma non illimitatamente, bensì coerentemente alle possibilità date in una determinata situazione, allo spazio d’azione obiettivo, ove meno preme la determinazione delle circostanze: “”La necessità della natura è primordiale e la volontà e la coscienza dell’uomo sono secondarie””””. Quindi la ‘necessità cieca’ viene ridimensionata dialetticamente nella “”necessità in sè””, cioè non conosciuta dall’uomo – ma non inconoscibile (ignoramus non ignorabimus), che l’attività gnoseo-pratica tende a tradurre in necessità per noi e quindi in prospettiva in elemento basilare di libertà. Anche qui, dice Lenin, “”Engels applica in modo evidente…il metodo del “”salto vitale”” in filosofia, cioè fa un salto dalla teoria alla pratica”” (‘Materialismo ed Empiriocriticismo’, pag. 176)”” (pag 14) [Eleonora Fiorani Fernando Visentin, Il problema della natura nel materialismo dialettico leniniano. La continuità dottrinaria tra Marx, Engels, Lenin e il significato della sua contestazione da parte dei teorici della sinistra “”ufficiale””, 1966] Engels: ‘La natura è il banco di prova della dialettica’ (pag 15) “”B. Croce ravvisa nella dialettica marx-engelsiana (non solo engelsiana) il dialettismo deteriore che a suo parere aduggia l”Enciclopedia’ hegeliana (‘Come intendevano la dialettica il Marx e l’Engels nel 1877’, in ‘Filosofia e Storiografia, Bari, 1949)”” (pag 20) “”Ricordiamo di transito un’opera anti-stalinistica, scritta dalla ex-segretaria di L. D. Trotsky, poi entrata nella concezione del “”capitalismo di stato”” come struttura dei cosiddetti “”stati operai””, cioè Raya Dunayevskaya, che, con Marxism and Freedom ci dà l’estrema accentuazione dell’hegelismo marxiano (e leniniano), nonché il riconoscimento della convergente Marx-Engels-Lenin, in chiave non solo “”umanistica””, ma addirittura libertaria, così differenziandosi dal pur affine Marcuse, che finisce in un anticomunismo in cui antileninismo ed antistalinismo sono identificati.”” (pag 23) “”Il materialismo dialettico, “”negazione della negazione””, riprende la concezione dialettica su basi naturalistiche e non si presenta più come filosofia ma come “”semplice concezione del mondo che non ha da trovare la sua prova e la sua conferma in una scienza della scienza per sé stante, ma nelle scienze reali”” (Antidühring, pag. 152). Sono le stesse scienze naturali infatti che confermano l’esistenza della natura prima dell’uomo e quindi di una materia priva di sensibilità, di cui la materia organica è solo un prodotto ulteriore frutto di un lunghissimo sviluppo, quando sostengono che “”la terra esisteva in condizioni tali che né l’uomo né in generale qualsiasi altro essere vivente esisteva o poteva esistere su di essa””. Lenin confronta la posizione del materialismo dialettico con quella di Avenarius, Petzoldt e Willy, negando sia la tesi dell’uomo come termine centrale potenziale e attivo della coordinazione, cioè del legame indissolubile tra l’Io e l’ambiente, sia la tesi dell’aggiunta mentale del nostro intelletto che cerca di conoscere l’oggetto. A tale proposito afferma: “”se noi “”aggiungiamo mentalmente”” noi stessi, la nostra presenza sarà immaginaria, mentre l’esistenza della terra prima dell’uomo è reale. Infatti l’uomo non ha potuto, per esempio, osservare come spettatore la terra incandescente, e “”pensare”” la sua presenza sulla terra incandescente è oscurantismo”” (Materialismo ed Empiriocriticismo, pag. 67). E aggiunge: “”L’importante, dal punto di vista gnoseologico, non è chiederci se possiamo in generale concepire un tal posto, ma se abbiamo il diritto di pensarlo esistente o esistito indipendentemente da un pensiero individuale qualunque”” (ibidem, pag. 68). Ciò pone immediatamente il problema della conoscenza e quindi del rapporto tra essere e pensiero, tra “”spirito”” e natura. Porsi il problema della relazione tra le nostre idee sul mondo e il mondo reale stesso significa prima di tutto esprimersi sulla conoscibilità del mondo stesso. Engels sul problema della “”cosa in sé”” non solo riprende gli argomenti di Hume, Hegel, e Feuerbach contro la concezione kantiana della dualità tra noumeno e fenomeno, ma fa appello alla pratica, all’esperimento, all’industria, che permettono di dimostrare veridica la nostra conoscenza di un dato fenomeno col crearlo noi stessi e col farlo servire ai nostri fini. “”Le sostanze chimiche si formano negli organismi animali e vegetali restarono “”cosa in sé”” fino a che la chimica organica non si mise a prepararle l’una dopo l’altra; quando ciò avvenne la cosa in sé si trasformò in cosa per noi…”” (E. Feuerbach, in Lenin, pag. 90). Viene così negata l’inconoscibilità della “”cosa in sé”” e Lenin conclude: “”1) Le cose esistono indipendentemente dalla nostra coscienza, indipendentemente dalla nostra sensazione, fuori di noi… 2) Non vi è né vi può assolutamente essere differenza di principio tra il fenomeno e la cosa in sé. La differenza è semplicemente tra ciò che è noto e ciò che non è ancora noto… 3) Nella teoria della conoscenza, come in tutti i campi della scienza, occorre ragionare dialetticamente, cioè non presupporre che la nostra conoscenza sia bell’e fatta e invariabile, ma esaminare in qual modo dall’ignoranza si passa alla conoscenza, in qual modo una conoscenza incompleta, imprecisata diventa più completa e più precisa”” (ibidem, pag. 91-2)”” (pag 10-11) [Eleonora Fiorani Fernando Visentin, Il problema della natura nel materialismo dialettico leniniano. La continuità dottrinaria tra Marx, Engels, Lenin e il significato della sua contestazione da parte dei teorici della sinistra “”ufficiale””, 1966]”,”LENS-246″ “FIORANI PIACENTINI Valeria a cura saggi di MAESTRI Elena PASTORI Gianluca RADAELLI Riccardo DE-LEONARDIS Massimo ABU JABER Kamal AL-SUWAIDI Jamal S. SARIOLGHALAM Mahmood”,”Il Golfo nel XXI Secolo. Le nuove logiche della conflittualità.”,”Valeria Fiorani Piacentini insegna Storia e istituzioni del mondo musulmano e Storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici nella facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. É direttore del C.Ri.S.S.M.A., del Dipartimento di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e della Missione storica, antropologica e archeologica italiana in Makran e Kharan (Baluchistan – Pakistan). Tra le sue pubblicazioni: Merchants, Merchandise and Military Power in The Persian Gulf, Il pensiero militare nel mondo musulmano, Asia Centrale: verso un sistema cooperativo di sicurezza.”,”GOPx-002-FL” “FIORANI Adolfo LEGA Achille”,”1948: tutti armati. Cattolici e comunisti pronti allo scontro.”,”Adolfo Fiorani, nato a Piacenza nel 1937 giornalista del ‘Corriere della Sera’, è stato inviato speciale dell”Avanti!’. Achille Lega, nato a Milano nel 1938, per oltre vent’anni inviato speciale de ‘Il Giorno’, è autore con Giorgio Santerini del libro-inchiesta ‘Strage a Brescia Potere a Roma, Milano 1976. Gli autori hanno attinto al carteggi o del cardinale Schuster nell’Archivio storico della diocesi di Milano.”,”RELC-367″ “FIORANI Flavio”,”I Paesi del Rio de La Plata. Argentina, Uruguay e Paraguay in età contemporanea (1865-1990).”,”Flavio Fiorani (Buenos Aires 1952) ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca in Storia delle Americhe e lavora presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma.”,”AMLx-019-FL” “FIORANI Eleonora”,”Friedrich Engels e il materialismo dialettico.”,”Capitoli: L’approdo unitario di Marx ed Engels al materialismo storico. La concezione realistica della storia. Metodologia materialismo storico. Critica al personalismo. Materialismo dialettico. Duplice genesi del m. dialettico. ‘Antidüring’. ‘Ludwig Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca’. ‘Dialettica della natura’. Eleonora FIORANI è nata nel 1942 a Milano dove vive e insegna. E’ stata allieva di Ludovico GEYMONAT e si è laureata sulla problematica ‘marxismo e scienze nel Novecento’. Dopo questo suo primo libro ha pubblicato ‘Il giovane Engels’ (con F. VIDONI) (MILANO, 1974) e l’ ‘Anti-Schelling’ (traduz e saggio introduttivo, BARI, 1973). Con Francesco LEONETTI dirige l’iniziativa editoriale ‘Lavoro liberato’ per la quale ha pubblicato altri saggi dal 1974 ad oggi. Eleonora Fiorani è nata nel 1942 a Milano dove vive e insegna (1977). E’ stata allieva di L. Geymonat e si è laureata sulla problematica ‘marxismo e scienze nel Novecento’. Ha pubblicato ‘Il giovane Engels’ e ‘L’Antischelling’ (traduzione e saggio introduttivo). “”(…) si ripropone, oggi come ieri, l’alternativa fondamentale: … finire (pag 99, L’Antidüring)”,”MAES-004-FF” “FIORANI Eleonora”,”Lettura e critica di Lukàcs.”,”L’opera ‘Storia e coscienza di classe’ (raccolta di saggi, scritti tra il 1919 e il 1922) fu pubblicato nel 1923 e condannato nel 1924 (V Congresso IC, per giudizio di Bucharin e Zinoviev). Lukacs fece autocritica … (pag 172) Critica di Lukàcs a Engels (pag 174) Lukàcs vede nell’ ‘irrazionalismo’ ‘lo strumento infernale del fascismo’ (pag 178) Lukàcs giudica una ‘sconfitta’ ciò che egli chiama ‘la rivoluzione del 1918’ che instaurò la ‘repubblica di Weimar, cui, dice sempre l’autore, dimentico della repressone dello spartachismo, aderivano le masse, la piccola borghesia e gli intellettuali, ma dove gli Junkers detenevano per sempre il predominio (pag 187) Lettera di Engels a Bloch (pag 200) “”Lukàcs viene così ad affermare: «il profondo fraintendimento di Engels consiste nel fatto che egli considera come prassi – in senso dialettico-filosofico – il comportamento caratteristico nell’industria e nell’esperimento. Ma proprio l’esperimento implica un comportamento per eccellenza contemplativo. Lo sperimentatore crea un ambiente artificiale astratto, per poter osservare liberamente le leggi nel loro operare indisturbato: egli cerca di ridurre il sostrato materiale della sua osservazione – (…) – a ciò che viene «generato» in modo puramente razionale, alla «materia intelligibile» della matematica. E quando Engels, a proposito dell’industria, dice che ciò che è così «generato» viene reso utilizzabile «ai nostri scopi», sembra aver dimenticato per un istante la fondamentale struttura della società capitalistica (…). Sembra cioè aver dimenticato che la «legge di natura» di cui si tratta nella società capitalistica «poggia sull’inconsapevolezza dei partecipanti». Nel momento in cui si pone «degli scopi» l’industria non è soggetto delle leggi sociali, ma soltanto oggetto» («Histoire et conscience de classe», ed. francese, Les Editions de Minuit, 1960; p. 168, traduzione e «riduzione» nostra). A Engels viene dunque, da questo punto di vista, rimproverato un accantonamento della teoria in nome della prassi, e quindi un cambiamento di significato del concetto di prassi stessa, che si identificherebbe con la prassi scientifica e tecnologia ‘tout-court’, dell’industria moderna. E in tal senso è interpretato l’appello engelsiano alla ‘prassi’ nel processo conoscitivo”” (pag 174) [Eleonora Fiorani, ‘Lettura e critica di Lukàcs’, ‘Che fare’, Milano, n. 2, 1973] “”In conclusione, il testo leniniano viene usato [da Lukàcs, ndr] più nella parte negativa critica delle correnti scientifico-epistemologiche, che in quella positiva; che, ripetiamo, consiste per Lenin nella elaborazione attualizzata del materialismo dialettico, concretizzato come Weltanschauung, quindi come gnoseologia e metodologia, nel suo rapporto effettivo di attenzione alle scienze modificando fondamentalmente il concetto stesso di scienza e via via la totalità del sapere scientifico. A concludere su questi temi, è utile qui la citazione abbastanza ampia da una lettera di Engels a Bloch: «Secondo la concezione materialistica della storia il momento, che in ‘ultima istanza’ è decisivo nella storia, è la produzione e riproduzione della vita materiale. Di più non fu mai ritenuto né da Marx né da me. Se ora alcuno ha ritorto il senso, in modo che il momento economico è il ‘solo’ decisivo, quel tale ha mutato quella proposizione in una frase astratta, assurda, che non dice nulla. La situazione economica è la base, ma i diversi momenti dell’edificio – forme politiche della lotta di classe e suoi risultati, costituzioni fissate dalla classe vittoriosa dopo le battaglie vinte, forme di diritto e persino i riflessi di tutte queste vere lotte nel cervello dei partecipanti, teorie politiche, giuridiche, filosofiche, opinioni religiosi e loro ulteriore sviluppo in sistemi dogmatici – tutto ciò esercita anche la sua influenza sull’andamento delle lotte storiche e in certi casi ne determina la ‘forma’. È nella vicendevole influenza di tutti questi momenti che, attraverso l’infinito numero di accidentalità (cioè a dire cose ed avvenimenti, il cui intimo nesso è tanto lontano e tanto poco probabile, che noi possiamo considerarlo come non esistente, possiamo trascurarlo) si compie alla fine il movimento economico. Altrimenti l’applicazione della teoria ad un qualsivoglia periodo della storia, sarebbe più facile che la soluzione di un’equazione di primo grado». (‘Due lettere’ di F. Engels sull’interpretazione materialistica della storia’, Mongini, 1906, p. 4). Se dunque è avvenuta in Lukàcs una semplificazione (particolarmente di tipo filosofico in connessione stretta col mondo storico nei suoi processi), più gravemente questa semplificazione o riduzione si è protratta, con un capovolgimento parziale e attuale di pratica politica immediata, nelle correnti e nelle esperienze di lotta della «Nuova sinistra», pur entro il suo sincero militantesimo”” (pag 199-200) [Eleonora Fiorani, ‘Lettura e critica di Lukàcs’, ‘Che fare’, Milano, n. 2, 1973]”,”TEOC-004-FGB” “FIORANI Eleonora”,”La nuova condizione di vita. Lavoro, corpo, territorio.”,”Eleonora Fiorani insegna antropologia culturale al Politecnico di Milano e semiotica all’Istituto Europeo di Design. Già allieva e collaboratrice di L. Geymonat nel ’70, ha pubblicato una ventina di libri di filosofia, storia delle civiltà arcaiche e altre, i materiali dell’arte, la comunicazione oggi.”,”ITAS-091-FL” “FIORAVANTI Maurizio a cura; contributi di Paolo CAPPELLINI Giovanni CAZZETTA Pietro COSTA Maurizio FIORAVANTI Paolo GROSSI Stefano MANNONI Luca MANNORI Mario SBRICCOLI Bernardo SORDI”,”Lo Stato moderno in Europa. Istituzioni e diritto.”,”Contributi di Paolo CAPPELLINI Giovanni CAZZETTA Pietro COSTA Maurizio FIORAVANTI Paolo GROSSI Stefano MANNONI Luca MANNORI Mario SBRICCOLI Bernardo SORDI”,”DIRx-014″ “FIORE Ilario”,”Tien an Men. Un diario fedele, un’analisi dei fatti, una storia emozionante dei 55 giorni di Pechino.”,”Ilario FIORE , partigiano in una brigata Garibaldi del Monferrato a 18 anni, è stato giornalista e inviato in vari paesi vivendo sette ‘rivoluzioni’. Ha lavorato per la Rai a Mosca, Madrid e Pechino.”,”CINx-263″ “FIORENTINO L. LOCATELLI O.”,”Da Verga ai giovani. Raccolta di novelle e di racconti.”,”Scritti di VERGA FOGAZZARO FUCINI DE AMICIS DOSSI ORIANI SERAO DI-GIACOMO SVEVO D’ANNUNZIO PANZINI PIRANDELLO BONTEMPELLI PAPINI PALAZZESCHI BACCHELLI TITTA ROSA ALVARO COMISSO GADDA MALAPARTE REPACI DE-FILIPPO JOVANE ZAVATTINI BUZZATI SOLDATI PAVESE VITTORINI PRATOLINI REA e altri. “”Da una letteratura che si avvaleva di elementi regionalistici forti e quasi fatali, doveva raggiungere altissime vette Giovanni Verga. Diciamo subito che egli è il più grande narratore italiano del secondo Ottocento’ (pag 9).”,”ITAV-011″ “FIORENTINO Dario”,”Madre Teresa di Calcutta.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Dario Fiorentino è dottorando in Diritto e scienze sociali presso l’Istituto Lier-Fyt dell’Ehess di Parigi. Si occupa di teoria dei sistemi sociali, di epistemologia giuridica e di storia della repressione penale-politica. Biografia. (fonte in basso) Gonxha (Agnese) Bojaxhiu, la futura Madre Teresa, è nata il 26 agosto 1910 a Skopje (ex Jugoslavia). Fin da piccola riceve un’educazione fortemente cattolica dato che la sua famiglia, di cittadinanza albanese, era profondamente legata alla religione cristiana. Già verso il 1928, Gonxha sente di essere attratta verso la vita religiosa, cosa che in seguito attribuirà ad una “”grazia”” fattale dalla Madonna. Presa dunque la fatidica decisione, è accolta a Dublino dalle Suore di Nostra Signora di Loreto, la cui Regola si ispira al tipo di spiritualità indicato negli “”Esercizi spirituali”” di Sant’Ignazio di Loyola. Ed è proprio grazie alle meditazioni sviluppate sulle pagine del santo spagnolo che Madre Teresa matura il sentimento di voler «aiutare tutti gli uomini». Gonxha è attirata dunque irresistibilmente dalle missioni. La Superiora la manda quindi in India, a Darjeeling, città situata ai piedi dell’Himalaia, dove, il 24 maggio 1929, ha inizio il suo noviziato. Dato che l’insegnamento è la vocazione principale delle Suore di Loreto, lei stessa intraprende questa attività, in particolare seguendo le bambine povere del posto. Parallelamente porta avanti i suoi studi personali per poter ottenere il diploma di professoressa. Il 25 maggio 1931, pronuncia i voti religiosi e assume da quel momento il nome di Suor Teresa, in onore di Santa Teresa di Lisieux. Per terminare gli studi, viene mandata, nel 1935, presso l’Istituto di Calcutta, capitale sovrappopolata ed insalubre del Bengala. Ivi, essa si trova confrontata di colpo con la realtà della miseria più nera, ad un livello tale che la lascia sconvolta. Di fatto tutta una popolazione nasce, vive e muore sui marciapiedi; il loro tetto, se va bene, è costituito dal sedile di una panchina, dall’angolo di un portone, da un carretto abbandonato. Altri invece hanno solo alcuni giornali o cartoni… La media dei bambini muore appena nata, i loro cadaveri gettati in una pattumiera o in un canale di scolo. Madre Teresa rimane inorridita quando scopre che ogni mattina, i resti di quelle creature vengono raccolte insieme con i mucchi di spazzatura… Stando alle cronache, il 10 settembre 1946, mentre sta pregando, Suor Teresa percepisce distintamente un invito di Dio a lasciare il convento di Loreto per consacrarsi al servizio dei poveri, a condividere le loro sofferenze vivendo in mezzo a loro. Si confida con la Superiora, che la fa aspettare, per mettere alla prova la sua ubbidienza. In capo ad un anno, la Santa Sede la autorizza a vivere fuori della clausura. Il 16 agosto 1947, a trentasette anni, Suor Teresa indossa per la prima volta un “”sari”” (veste tradizionale delle donne indiane) bianco di un cotonato grezzo, ornato con un bordino azzurro, i colori della Vergine Maria. Sulla spalla, un piccolo crocifisso nero. Quando va e viene, porta con sé una valigetta contenente le sue cose personali indispensabili, ma non denaro. Madre Teresa non ha mai chiesto denaro né ne ha mai avuto. Eppure le sue opere e fondazioni hanno richiesto spese notevolissime! Lei attribuiva questo “”miracolo”” all’opera della Provvidenza… A decorrere dal 1949, sempre più numerose sono le giovani che vanno a condividere la vita di Madre Teresa. Quest’ultima, però, le mette a lungo alla prova, prima di riceverle. Nell’autunno del 1950, Papa Pio XII autorizza ufficialmente la nuova istituzione, denominata “”Congregazione delle Missionarie della Carità””. Durante l’inverno del 1952, un giorno in cui va cercando poveri, trova una donna che agonizza per la strada, troppo debole per lottare contro i topi che le rodono le dita dei piedi. La porta all’ospedale più vicino, dove, dopo molte difficoltà, la moribonda viene accettata. A Suor Teresa viene allora l’idea di chiedere all’amministrazione comunale l’attribuzione di un locale per accogliervi gli agonizzanti abbandonati. Una casa che serviva un tempo da asilo ai pellegrini del tempio indù di “”Kalì la nera””, ed ora utilizzata da vagabondi e trafficanti di ogni sorta, è messa a sua disposizione. Suor Teresa la accetta. Molti anni più tardi, dirà, a proposito delle migliaia di moribondi che sono passati da quella Casa: “”Muoiono tanto mirabilmente con Dio! Non abbiamo incontrato, finora, nessuno che rifiutasse di chiedere “”perdono a Dio””, che rifiutasse di dire: “”Dio mio, ti amo””. Due anni dopo, Madre Teresa crea il “”Centro di speranza e di vita”” per accogliervi i bambini abbandonati. In realtà, quelli che vengono portati lì, avvolti in stracci o addirittura in pezzi di carta, non hanno che poca speranza di vivere. Ricevono allora semplicemente il battesimo per poter essere accolti, secondo la dottrina cattolica, fra le anime del Paradiso. Molti di quelli che riescono a riaversi, saranno adottati da famiglie di tutti i paesi. “”Un bambino abbandonato che avevamo raccolto, fu affidato ad una famiglia molto ricca – racconta Madre Teresa – una famiglia dell’alta società, che voleva adottare un ragazzino. Qualche mese dopo, sento dire che quel bambino è stato molto malato e che rimarrà paralizzato. Vado a trovare la famiglia e propongo: “”Ridatemi il bambino: lo sostituirò con un altro in buona salute. ? Preferirei che mi ammazzassero, piuttosto che esser separato da questo bambino!”” risponde il padre guardandomi, con il volto tutto triste””. Madre Teresa nota: “”Quel che manca di più ai poveri, è il fatto di sentirsi utili, di sentirsi amati. È l’esser messi da parte che impone loro la povertà, che li ferisce. Per tutte le specie di malattie, vi sono medicine, cure, ma quando si è indesiderabili, se non vi sono mani pietose e cuori amorosi, allora non c’è speranza di vera guarigione””. Madre Teresa è animata, in tutte le sue azioni, dall’amore di Cristo, dalla volontà di «fare qualcosa di bello per Dio», al servizio della Chiesa. “”Essere cattolica ha per me un’importanza totale, assoluta – dice – Siamo a completa disposizione della Chiesa. Professiamo un grande amore, profondo e personale, per il Santo Padre… Dobbiamo attestare la verità del Vangelo, proclamando la parola di Dio senza timore, apertamente, chiaramente, secondo quanto insegna la Chiesa””. “”Il lavoro che realizziamo è, per noi, soltanto un mezzo per concretizzare il nostro amore di Cristo… Siamo dedite al servizio dei più poveri dei poveri, vale a dire di Cristo, di cui i poveri sono l’immagine dolorosa… Gesù nell’eucaristia e Gesù nei poveri, sotto le specie del pane e sotto le specie del povero, ecco quel che fa di noi delle Contemplative nel cuore del mondo””. Nel corso degli anni 60, l’opera di Madre Teresa si estende a quasi tutte le diocesi dell’India. Nel 1965, delle Religiose se ne vanno nel Venezuela. Nel marzo del 1968, Paolo VI chiede a Madre Teresa di aprire una casa a Roma. Dopo aver visitato i sobborghi della città ed aver constatato che la miseria materiale e morale esiste anche nei paesi “”sviluppati””, essa accetta. Nello stesso tempo, le Suore operano nel Bangladesh, paese devastato da un’orribile guerra civile. Numerose donne sono state stuprate da soldati: si consiglia a quelle che sono incinte, di abortire. Madre Teresa dichiara allora al governo che lei e le sue Suore adotteranno i bambini, ma che non bisogna, a nessun costo, “”che a quelle donne, che avevano soltanto subito la violenza, si facesse poi commettere una trasgressione che sarebbe rimasta impressa in esse per tutta la vita””. Madre Teresa ha infatti sempre lottato con una grande energia contro qualsiasi forma di aborto. Nel 1979 le viene assegnato il riconoscimento più prestigioso: il Premio Nobel per la Pace. Tra le motivazioni è indicato il suo impegno per i più poveri, tra i poveri, e il suo rispetto per il valore e la dignità di ogni singola persona. Madre Teresa nell’occasione rifiuta il convenzionale banchetto cerimoniale per i vincitori, e chiede che i 6.000 dollari del premio vengano destinati ai bisognosi di Calcutta, che con tale somma possono ottenere aiuti per un anno intero. Negli anni ’80, l’Ordine fonda, in media, quindici nuove case all’anno. A partire dal 1986, si insedia nei paesi comunisti, fino allora vietati ai missionari: l’Etiopia, lo Yemen Meridionale, l’URSS, l’Albania, la Cina. Nel marzo del 1967, l’opera di Madre Teresa si è arricchita di un ramo maschile: la “”Congregazione dei Frati Missionari””. E, nel 1969, è nata la Fraternità dei collaboratori laici delle Missionarie della Carità. Chiestole da più parti di dove le venisse la sua straordinaria forza morale, Madre Teresa ha spiegato: “”Il mio segreto è infinitamente semplice. Prego. Attraverso la preghiera, divento una cosa sola nell’amore con Cristo. PregarLo, è amarLo””. Inoltre, Madre Tersa ha anche spiegato come l’amore sia indissolubilmente unito alla gioia: “”La gioia è preghiera, perché loda Dio: l’uomo è creato per lodare. La gioia è la speranza di una felicità eterna. La gioia è una rete d’amore per catturare le anime. La vera santità consiste nel fare la volontà di Dio con il sorriso””. Tante volte Madre Teresa, rispondendo a giovani che manifestavano il desiderio di andarla ad aiutare in India, ha risposto di rimanere nel loro paese, per esercitarvi la carità nei riguardi dei “”poveri”” del loro ambiente abituale. Ecco alcuni suoi suggerimenti: “”In Francia, come a New York e dovunque, quanti esseri hanno fame di esser amati: è una povertà terribile, questa, senza paragone con la povertà degli Africani e degli Indiani… Non è tanto quanto si dà, ma è l’amore che mettiamo nel dare che conta… Pregate perché ciò cominci nella vostra propria famiglia. I bambini non hanno spesso nessuno che li accolga, quando tornano da scuola. Quando si ritrovano con i genitori, è per sedersi davanti alla televisione, e non scambiano parola. È una povertà molto profonda… Dovete lavorare per guadagnare la vita della vostra famiglia, ma abbiate anche il coraggio di dividere con qualcuno che non ha ? forse semplicemente un sorriso, un bicchier d’acqua -, di proporgli di sedersi per parlare qualche istante; scrivete magari soltanto una lettera ad un malato degente in ospedale…””. Dopo varie degenze in ospedale, Madre Teresa si è spenta a Calcutta, il 5 settembre 1997, suscitando commozione in tutto il mondo. Il 20 dicembre 2002 papa Giovanni Paolo II ha firmato un decreto che riconosce le virtù eroiche della “”Santa dei Poveri””, iniziando di fatto il processo di beatificazione più rapido nella storia delle “”cause”” dei santi. Nella settimana che celebrava i suoni 25 anni di pontificato, il 19 ottobre 2003, papa Giovanni Paolo II ha presieduto la beatificazione di madre Teresa davanti a un’emozionata folla di trecentomila fedeli. La sua canonizzazione avviene il 4 settembre 2016 sotto il pontificato di Papa Francesco. VUOI RICEVERE AGG Biografia. https://biografieonline.it/biografia-madre-teresa&#8221;,”RELC-405″ “FIORENTINO Dario”,”Simone de Beauvoir.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Dario Fiorentino è dottorando in Diritto e scienze sociali presso l’Istituto Lier-Fyt dell’Ehess di Parigi. Si occupa di teoria dei sistemi sociali, di epistemologia giuridica e di storia della repressione penale-politica. “”Nel 2020 è stato pubblicato per i tipi della Cornell University Press un bellissimo libro di Judith Coffin docente di Storia della University of Texas dal titolo ‘Sex, Love and Letters’. L’autrice vi raccoglie un numero considerevole di lettere che mettono a tema l’amore e la sessualità in tutte le loro forme, indirizzate a Simone de Beauvoir nel corso di molti anni da persone di tutto il mondo, da lei conservate e ritrovate da Coffin nei fondi della Bibliothèque Nationale di Parigi, mentre faceva ricerche sul ‘Secondo sesso’ (pag 11)”,”BIOx-375″ “FIORENTINO Dario”,”Il mostro di Firenze. Identikit di uno spettro inafferrabile.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. È membro corrispondente dell’Ehess. Dario Fiorentino è dottorando in Diritto e scienze sociali presso l’Istituto Lier-Fyt dell’Ehess di Parigi. Si occupa di teoria dei sistemi sociali, di epistemologia giuridica e di storia della repressione penale-politica.”,”ITAS-236″ “FIORENTINO Dario”,”Enrico Mattei. Un complotto internazionale.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. È membro corrispondente dell’Ehess. Dario Fiorentino è dottorando in Diritto e scienze sociali presso l’Istituto Lier-Fyt dell’Ehess di Parigi. Si occupa di teoria dei sistemi sociali, di epistemologia giuridica e di storia della repressione penale-politica. Il caso della morte di Mattei è il primo grande mistero della storia italiana del dopoguerra …”,”ITAE-430″ “FIORI Giuseppe”,”Vita di Antonio Gramsci.”,”Giuseppe FIORI, inviato speciale di TV7, VD ed editorialista del TG2, D di ‘Paese sera’, ha scritto tra l’altro le biografie dell’anarchico SCHIRRU, di Emilio LUSSU e di Enrico BERLINGUER. Nel 1991 è uscita pure l’opera ‘Gramsci Togliatti Stalin’. Attualmente (1991) è senatore della Sinistra indipendente.”,”GRAS-005″ “FIORI Giuseppe”,”Il cavaliere dei Rossomori. Vita di Emilio Lussu.”,”LUSSU, Emilio (Armungia, Cagliari 1890 – Roma 1975), politico e scrittore, dopo aver partecipato alla 1° GM come interventista, nel 1920 fondò il Partito sardo d’ azione, in difesa della sua regione e nel tentativo di affrontarne l’annosa arretratezza. Fu eletto alla Camera dei deputati dal 1921 al 1926; dopo la secessione dell’ Aventino fu costretto a lasciare il Parlamento. Bersaglio di attentati fascisti, fu mandato al confino a Lipari, ma nel 1929 riuscì a evadere. Fondò con altri il movimento ‘Giustizia e libertà’. Le sue esperienze politiche e civili sono raccontate in libri caratterizzati da una scrittura chiara e ironica, ma anche tragica e partecipata. Riscossero grande successo di pubblico e positivi riconoscimenti di critica sia ‘Marcia su Roma e dintorni’ (1933) sia ‘Un anno sull’altopiano’ (1938), dal quale Francesco ROSI trasse il film ‘Uomini contro’ (1971). Rientrato dall’esilio parigino per partecipare alla Resistenza, nel 1945 riprese l’attività politica e parlamentare come deputato prima per il Partito d’azione e poi per il Partito socialista, PSI, fino al 1963, anno in cui passò al PSIUP. (ENC)”,”BIOx-203″ “FIORI Giuseppe”,”Gramsci Togliatti Stalin.”,”FIORI Giuseppe (Nuoro, 1923) è stato Vice direttore ed editorialista del TG2 e direttore di ‘Paese sera’. Ha scritto varie opere (v. 4° copertina). L’A qui approfondisce tre aspetti sulla base dell’ epistolario Tatiana Schucht-Gramsci, dei carteggi Sraffa-Tatiana e Sraffa-Togliatti, in parte inediti, e altre fonti, 1. la solitudine politica del leader comunista in carcere, 2. la solitudine privata, 3. il sardismo-autonomismo di Gramsci. “”Dirà Valentino Gerratana: “”I Quaderni vedevano la luce a cavallo tra gli anni Quaranta e Cinquanta, un periodo di ricerca autonoma ma anche di ortodossia stalinista (…). Sicché talune affermazioni furono espunte, altre delimitate, altre temperate. Gli apprezzamenti di Trotsky, laddove non c’era anatema, furono tolti; furono corretti i passi nei quali traspariva una qualunque presa di distanza da alcuni elementi del pensiero di Engels; furono attenuati accenti di riserva verso l’ esperienza sovietica, specie in ordine ai rapporti politici interni.”” Escono anche L’ Ordine Nuovo (1954) e gli Scritti giovanili (1958). Ma la lettera del 1926, fondamentale per conoscere il Gramsci a figura intera liberato finalmente da scaglie e pietre dell’ armatura togliattiana – il Gramsci di Gramsci, non il Gramsci di Togliatti – è pubblicata in Italia solo su iniziativa di Eugenio Reale nel 1957; e conosceremo l’ intero carteggio solo sei anni dopo la morte di Togliatti (segretario Longo, vicario Enrico Berlinguer).”” (pag 101-102)”,”GRAS-051″ “FIORI Giuseppe”,”Vita di Antonio Gramsci.”,”””I dibattiti sulla fusione si protraevano interminabili. C’ era da una parte Tasca, in linea con l’ Internazionale per la fusione immediata. Bordiga, caparbio nella resistenza, chiedeva che ogni soluzione fosse perlomeno rinviata. “”Io camminavo sui carboni ardenti””, scrive Gramsci, “”e non era questo il lavoro più confacente alla mia condizione di debolezza cronica””. Se la cavò “”anguilleggiando”” (l’ espressione è sua). In seno al PSI s’era costituita la frazione “”terzinternazionalista”” (i cosiddetti “”terzini””) che proclamava fedeltà alla III Internazionale comunista. La proposta intermedia di Gramsci fu che si dovesse procedere subito alla fusione non con l’ intero PSI, ma, per il momento, con i soli “”terzini””, e la tesi prevalse (“”Mi sono involontariamente guadagnato””, dirà poi Gramsci, “”la fama di una volpe dall’ astuzia infernale””). Furono fissate in quattordici punti le condizioni della fusione e nominata una commissione mista per la loro applicazione. Bordiga, designato ad entrarvi, rifiutò di farne parte (prese il suo posto Gramsci); gli altri erano Scoccimarro e Tasca per i comunisti, Serrati e Maffi per i socialisti””. (pag 187)”,”BIOx-093″ “FIORI Giuseppe”,”Vita di Enrico Berlinguer.”,”FIORI Giuseppe (1923) è stato VD ed editorialista del Tg2 e direttore di Paese Sera. E’ senatore della sinistra indipendente. Scontro tra Giuseppe D’Alema e Berlinguer (FGCI anni 1950) “”Rotazione naturale. Berlinguer l’ asseconda. Ha ormai trentatre anni, è da undici ininterrottamente nel movimento giovanile, troppi, e trova conveniente anche per l’ organizzazione che il cambio ci sia e che ci sia uno svecchiamento complessivo del gruppo dirigente. Accoglie perciò il dinamico D’Alema con tranquilla disposizione a dargli più di una mano. Poi qualcosa si rompe, e la storia che segue è di tensioni e colpi, ognuno con la sua parte di responsabilità, grande o piccola. I ‘novatori’ vedono in D’Alema l’uomo della svolta, la loro irrequietezza cresce, hanno fretta e spingono, in qualche caso con forzature sgradevoli, perché l’ avvicendamento avvenga subito. D’Alema è per indole, l’ opposto di Berlinguer. Impulsivo, l’ eloquio torrentizio, mostra impazienza, agisce con impeto. E’ incapace di semitoni: i giudizi che dà sono ruvidi, raschiano. Stima poco gran parte del gruppo intorno a Berlinguer e non si dà pensiero di nasconderlo. Della Fgci dice che è un gran corpo senza testa. Enrico dice ha ha il limite fondamentale d’essersi esclusivamente occupato di giovani, esperienza formativa ma decisamente circoscritta Rassicura i ‘novatori’: al contrario di quel che è avvenuto finora, li valorizzerà. Un tramestio non inosservato. Il severo responsabile dell’ organizzazione, Silvano Peruzzi, vede e sente e ne è indignato.”” (pag 95-96)”,”PCIx-221″ “FIORI Umberto”,”Joe Hill Woody Guthrie Bob Dylan. Storia della canzone popolare in Usa.”,”Umberto FIORI nato a Sarzana vive a Milano dove si è laureato n filosofia nel 1975 all’ Università Statale. Ha fatto parte del Movimento studentesco milanese. Nel 1973 entra negli Stormy Six dove svolge il ruolo di cantante e di autore di testi. E’ tra i soci fondatori della Cooperativa l’ Orchestra. “”Dalla sua esperienza politica e sindacale Guthrie estrae un’idea e la racchiude in una sola parola: ‘Union’. Questo termine ricorre spesso, quasi ossessivamente nelle sue canzoni da ‘Tom Joad’ in poi. Nelle canzoni sindacali di propaganda ‘union’ significa ‘organizzazione dei lavoratori”” (si parla di ‘union hall’, ‘union card’), ma poi in seguito il suo campo di significati si allarga fin quasi a farne una parola maica, senza più nessun riferimento preciso a una realtà politica, come nelle canzoni sulla guerra mondiale. (…) Qui ‘Union’ non significa solo sindacato, organizzazione, solidarietà di classe: il termine si estende a tutto il paese in guerra (‘Union war’) e lo ‘Union feeling’ cerca le sue radici non più solo nella storia del movimento operaio, ma nella Bibbia, nel Vangelo, nella storia degli Stati Uniti, tracciando una ‘Union line’ ideale da Abramo attraverso Gesù fino a Lincoln (e a Roosevelt, non nominato ma sempre presente)””. (pag 56-57) “”Di fronte a questo compito, i contrasti interni di classe devono evidentemente cadere in secondo piano in appoggio allo sforzo bellico del paese contro Hitler e Mussolini. Così nell’entusiasmo della guerra patriottismo, antifascismo e coscienza di classe si confondono: il nemico è Htiler, Roosevelt è nemico di Hitler e quindi amico dei lavoratori””. (pag 57-58)”,”MUSx-220″ “FIORI Giuseppe”,”Uomini-ex. Lo strano destino di un gruppo di comunisti italiani.”,”ANTE1-6 Alla fine degli anni Quaranta 466 partigiani comunisti per di più del ‘triangolo rosso’ emiliano (alcuni della Volante rossa milanese) trovarono rifugio in Cecoslovacchia. Questi fuoriusciti raccontano i drammi vissuti in Italia e in Cecoslovacchia.”,”PCIx-246″ “FIORI F. Giacomo”,”Lorenzo il Magnifico.”,”FIORI F. Giacomo “”I Genovesi, considerata la resa di Sarzana, credettero falsamente che il Magnifico volesse continuare la guerra contro di loro; e, per paura, passarono alla obbedienza del duca milanese. Così Lorenzo, anche senza volerlo, concorse a togliere di mezzo quella piccola e travagliata repubblica, che poteva dar motivo di lotte sanguinose a causa dei veri o falsi diritti che vi vantava il ducato di Milano. Ludovico il Moro ne fu meravigliato e non sapeva come ringraziare Lorenzo per aver dato occasione a questa fortuna inaspettata. Anche il Papa ne rimase soddisfatto e concepì sempre maggiore stima e attaccamento al Magnifico.”” (pag 316)”,”BIOx-241″ “FIORI Giuseppe”,”Vita di Enrico Berlinguer.”,”Giuseppe Fiore (1923) è stato vice-direttore ed editorialista del Tg2 e direttore di Paese Sera. Attualmente è senatore della Sinistra indipendente. Fra le sue opere Vita di Antonio Gramsci, L’anarchico Schirru, Il cavaliere dei Rossomori, Vita di Emilio Lussu. L’autore ci offre con questa biografia di Berlinguer la documentata e minuziosa ricostruzione di una vicenda umana, intellettuale e politica attraverso la quale si legge la storia d’Italia.”,”PCIx-012-FL” “FIORI Giuseppe”,”Processo Gramsci.”,”Cronaca di un verdetto annunciato”,”GRAS-172″ “FIORI Lorenzo MINELLA Massimo, a cura; articoli di Lorenzo FIORI Alessando LOMBARDO Fabrizio BENENTE Giuliano MONTALDO e Eligio IMARISIO Michela CIARAPICA Pietro REPETTO Marco DORIA Giovanni B. PITTALUGA Maurizio MARESCA Aldo LAMPANI Lorenzo CASELL Claudia CERIOLI Davide TRABUCCO Massimo MINELLA”,”Il futuro della memoria. Genova come eravano, come saremo.”,”Molte foto d’epoca”,”LIGU-195″ “FIORI Giuseppe”,”Vita di Antonio Gramsci.”,”Giuseppe Fiore è nato a Silanus, Nuoro nel 1923 e si è laureato in Giurisprudenza all’Università di Cagliari. Ha pubblicato saggi e romanzi.”,”GRAS-013-FGB” “FIORILLO Lucio”,”Il brigantaggio meridionale. Legittimisti, contadini, borghesia nella crisi dell’unificazione. Il caso del Matese, 1860 – 1868.”,”Lucio Fiorillo è nato il 13 gennaio 1960. Ha frequentato l’Università degli Studi di Pisa, laureandosi in Storia.”,”ITAB-034-FL” “FIORILLO Vanda a cura; saggi di Mario A. CATTANEO Maurizio BAZZOLI Detlef DÖRING Alfred DUFOUR Vanda FIORILLO Simone GOYARD-FABRE Klaus LUIG Simonetta SCANDELLARI Gerhard SPRENGER Franco TODESCAN”,”Samuel Pufendorf, filosofo del diritto e della politica. Atti del Convegno Internazionale, Milano, 11-12 novembe 1994.”,”Samuel von Pufendorf ( Dorfchemnitz, 8 gennaio 1632 – Berlino, 26 ottobre 1694) è stato un giurista e filosofo tedesco . Disparità tra esseri umani, non eguaglianza, ma diversità morale. Critica di Pufendorf a Hobbes. “”Criticando il concetto hobbesiano di eguaglianza, Pufendorf ravvisa una naturale “”disparitas”” di capacità tra esseri umani, in quanto liberi. Essi, pur essendo accomunati- come rileva giustamente Sprenger – da un naturale gioco di forze, oscillante tra istinto di autoconservazione e necessaria disciplina del sé, sono a mio avviso ideoni a modificare in maniera moralmente differente la sostanza fisica a loro disposizione. È evidente dunque come l’uomo naturale di Pufendorf, diversamente da quello hobbesiano, sia concepito a partire da un principio di ‘diversità morale’, e non certo di eguaglianza di fatto”” (pag XV) (introduzione di Vanda Fiorillo)”,”DIRx-001-FMB” “FIORILLO Vanda”,”Tra egoismo e socialità. Il giusnaturalismo di Samuel Pufendorf.”,”Contiene dedica autrice a GM Bravo “”Queste pagine intendono offrire una ricostruzione, per linee interne, di alcune fra le principali tematiche etico-giuridiche ed economiche del pensiero pufendoriano ponendo in evidenza anche l’aspetto metodologico della sua costruzione. A partire da questo quadro acquista un suo rilevante significato la fortuna dell’autore nella Russia di Pietro il Grande e di Caterina II.”” (pag 1)”,”FILx-008-FMB” “FIORILLO Vanda”,”Autolimitazione razionale e desiderio. Il dovere nei progetti di riorganizzazione politica dell’illuminismo tedesco.”,”Sul modello tipicamente tedesco di organizzazione socio-politica: quello dello Pflichtenstaat, dello Stato fondato sui doveri”,”TEOP-046-FMB” “FIORILLO Maurizio”,”Uomini alla macchia. Bande partigiane e guerra civile. Lunigiana 1943-1945.”,”Maurizio Fiorillo membro del direttivo dell’Istituto Ligure per la storia della Resistenza e dell’Età contemporanea, si occupa di temi legati alla storia italiana del secondo conflitto mondiale.”,”ITAR-385″ “FIORITO Riccardo”,”Divisione del lavoro e teoria del valore. L’economia sociologica di Adam Smith.”,”Riccardo Fiorito è nato a Roma il 22/1/1947. Nel 1969 vi si è laureato sostenendo una tesi in storia delle dottrine economiche con Lucio Colletti e Claudio Napoleoni. Nel 1970 è stato redattore economico di Rinascita. Collabora a varie riviste di sinistra e attualmente ha in corso una ricerca sullo sviluppo economico italiano dal dopoguerra ad oggi.”,”ECOT-144-FL” “FIORITO Riccardo; PRESTIPINO Giuseppe; ISKROV Michail; DE-FEO Nicola Massimo; KONDER Leandro”,”Il marxismo nel mondo: Nuova edizione critica delle opere di Marx ed Engels (MEGA); Nuove edizioni dei classici in Italia (Fiorito); Gli scritti sull’arte di Marx ed Engels (Prestipino); Pubblicazioni sovietiche per il centocinquantesimo di Marx (Iskrov); Etica borghese e morale comunista in due libri sovietici (De-Feo); Libri marxisti nel Brasile d’oggi (Konder).”,”””E’ apparsa anche un’altra opera in occasione dell’anniversario marxiano. Sono i ‘Lineamenti di storia della lotta ideale intorno al “”Capitale”” di Marx’, che abbracciano un periodo che va dall’uscita del 1° volume del ‘Capitale’ fino ai nostri giorni. Uno dei compagni di Marx, Johann Philipp Becker scriveva più di cento anni fa che il ‘Capitale’ è «la nostra spada, il nostro scudo, la nostra arma di offesa e di difesa». Il libro fa capire l’enorme funzione del ‘Capitale’ nel dare un fondamento alle idee del comunismo scientifico, nell’affermare il marxismo nel movimento operaio (…)”” (pag 295) (M. Iskrov)”,”MADS-011-FB” “FIORITO Riccardo FRINOLLI PUZZILLI Anna GARONNA Paolo GOUGH Ian LEON Paolo SCHIATTARELLA Roberto SOMOGYI Giovanni”,”Analisi della crisi economica internazionale.”,”Riccardo Fiorito, è professore incaricato di Teoria e politica dello sviluppo economico presso l’Università di Chieti. Ha studiato a Roma e a Cambridge. A curatouna antologia di testi metodologici, Il disagio degli economisti e si occupa prevalentemente di problemi relativi al reddito potenziale. Anna Frinolli Puzzilli, è assegnista presso l’Istituto di politica economica e finanziaria della facoltà di Economia e commercio dell’Università di Roma. Ha svolto attività di ricerca con borsa Cnr presso l’Università di Essex e quella di Cambridge. Paolo Garonna, è professore incaricato di Complementi di econometrica presso la Facoltà di Statistica dell’Università di Padova. Ha conseguito il Master in Economia preso l’Università di Denver e svolto ricerca presso l’Università di Cambridge. Ian Gough, è collaboratore della New Left Review e di altre riviste, fra cui il Bulletin of the Conference of Socialist Economists. Paolo Leon, è straordinario di Fondamenti di Economia presso l’Università di Venezia. Roberto Schiattarella, è assegnista presso la Facoltà di Economia e commercio dell’Università di roma. Ha studiato all’Istao di Ancona e attualmente svolge attività di ricerca presso l’Università di Cambridge. Giovanni Somogyi, è professore straordinario di Politica economica e finanziaria presso l’Università di Catania.”,”ECOI-161-FL” “FIRENZUOLA Agnolo, a cura di Adriano SERONI”,”Le Novelle.”,”Agnolo Firenzuola (1493-1543) è stato uno scrittore italiano. Nato a Firenze, Firenzuola crebbe in un ambiente umanistico e studiò giurisprudenza a Siena ed a Perugia, dove divenne amico di Pietro Aretino 1. Tra le sue opere più importanti si annoverano il libello Discacciamento de le nuove lettere inutilmente aggiunte ne la lingua toscana pubblicato nel 1524, i Ragionamenti del 1525 ispirato al Decameron di Boccaccio, il rifacimento delle Metamorfosi di Apuleio e il Dialogo delle bellezze delle donne intitolato Celso 1. (copil.)”,”VARx-052-FSD” “FIRESTONE Schulamith, a cura di Lucia PERSONEMI”,”La dialettica dei sessi. Autoritarismo maschile e società tardo-capitalistica.”,”L’A parla in prospettiva di ‘socialismo cibernetico’, di libertà sessuale, di ‘sessualità naturale’, di fine della ‘famiglia biologica’, di fine del tabù dell’ incesto, di produzione di bambini con la tecnologia, di integrazione delle donne e dei bambini nella società più vasta, di diritti sessuali anche per i bambini ecc. (pag 233 e seguenti) “”L’ideale della bellezza. Ogni società ha elevato un certo ideale di bellezza al di sopra di tutti gli altri. Che cosa sia l’ ideale non ha importanza, perché qualunque ideale lascia fuori la maggioranza; gli ideali, per definizione, sono modellati su qualità ‘rare’.”” (pag 162)”,”DONx-028″ “FIRKET Henri”,”La cellula vivente.”,”Henri Firket, biologo, è professore emerito all’Università di Liegi.”,”SCIx-227-FL” “FIRPO Luigi direzione; a cura di Mario GIOVANA Siro LOMBARDINI Dora MARUCCO Alessandro PASSERIN D’ENTREVES Alessandro PIZZORNO Alberto RONCHEY Massimo L. SALVADORI Giovanni SARTORI Pietro SCOPPOLA Valerio ZANONE”,”Storia delle idee politiche economiche e sociali. Vol 6°: Il secolo XX.”,”A cura di Mario GIOVANA, Siro LOMBARDINI, Dora MARUCCO, Alessandro PASSERIN D’ENTREVES, Alessandro PIZZORNO, Alberto RONCHEY, Massimo L. SALVADORI, Giovanni SARTORI, Pietro SCOPPOLA, Valerio ZANONE”,”TEOP-007″ “FIRPO Luigi direzione opera; a cura di Lucio BERTELLI Alberto BURDESE Giorgio CAMASSA Luciano CANFORA Giovanni CIPRIANI Jean-Louis FERRARY Gabriele GIANNANTONI Santo MAZZARINO Domenico MUSTI Claude NICOLET Margherita ISNARDI PARENTE Piero TREVES Mario VEGETTI Carlo Augusto VIANO; saggi di Giorgio CAMASSA Margherita ISNARDI PARENTE Carlo Augusto VIANO Gabriele GIANNANTONI Luciano CANFORA Piero TREVES Lucio BERTELLI Mario VEGETTI Domenico MUSTI Alberto BURDESE Jean-Louis FERRARY Santo MAZZARINO Claude NICOLET”,”Storia delle idee politiche economiche e sociali. Volume primo. L’ antichità classica.”,”volume a cura di Lucio BERTELLI Alberto BURDESE Giorgio CAMASSA Luciano CANFORA Giovanni CIPRIANI Jean-Louis FERRARY Gabriele GIANNANTONI Santo MAZZARINO Domenico MUSTI Claude NICOLET Margherita ISNARDI PARENTE Piero TREVES Mario VEGETTI Carlo Augusto VIANO; saggi di Giorgio CAMASSA Margherita ISNARDI PARENTE Carlo Augusto VIANO Gabriele GIANNANTONI Luciano CANFORA Piero TREVES Lucio BERTELLI Mario VEGETTI Domenico MUSTI Alberto BURDESE Jean-Louis FERRARY Santo MAZZARINO Claude NICOLET pag 373: la scoperta dei rapporti di forza: Ecateo ed Erodoto.”,”TEOP-115″ “FIRPO Luigi direzione opera; volume a cura di Giorgio BARBERO Luciano ORABONA Fausto PARENTE Agostino PERTUSI”,”Storia delle idee politiche economiche e sociali. Volume secondo. Ebraismo e Cristianesimo. Il Medioevo. Tomo primo. Ebraismo e Cristianesimo.”,”volume a cura di Giorgio BARBERO Luciano ORABONA Fausto PARENTE Agostino PERTUSI”,”TEOP-116″ “FIRPO Luigi direzione opera; volume a cura di Ovidio CAPITANI Mario DELLE-PIANE Paolo DELOGU Francesco GABRIELI Raoul MANSELLI Bruno PARADISI Agostino PERTUSI Giovanni TABACCO Sofia VANNI ROVIGHI Cesare VASOLI”,”Storia delle idee politiche economiche e sociali. Volume secondo. Ebraismo e Cristianesimo. Il Medioevo. Tomo secondo. Il Medioevo.”,”volume a cura di Ovidio CAPITANI Mario DELLE-PIANE Paolo DELOGU Francesco GABRIELI Raoul MANSELLI Bruno PARADISI Agostino PERTUSI Giovanni TABACCO Sofia VANNI ROVIGHI Cesare VASOLI”,”TEOP-117″ “FIRPO Luigi direzione opera; volume a cura di Giuseppe ALBERIGO Mario D’ADDIO Luigi FIRPO Giuseppe GIARRIZZO José Antonio MARAVALL Manlio PASTORE STOCCHI Agostino PERTUSI Vincenzo PIANO MORTARI Giuliano PROCACCI Valdo VINAY”,”Storia delle idee politiche economiche e sociali. Volume terzo. Umanesimo e Rinascimento.”,”volume a cura di Giuseppe ALBERIGO Mario D’ADDIO Luigi FIRPO Giuseppe GIARRIZZO José Antonio MARAVALL Manlio PASTORE STOCCHI Agostino PERTUSI Vincenzo PIANO MORTARI Giuliano PROCACCI Valdo VINAY”,”TEOP-118″ “FIRPO Luigi direzione opera; volume a cura di Norberto BOBBIO Vittor Ivo COMPARATO Aldo DE-MADDALENA Diego J. MATEO DEL PERAL Giuseppe GIARRIZZO José Antonio MARAVALL Nicola MATTEUCCI Pierangelo SCHIERA Giorgio SPINI Corrado VIVANTI”,”Storia delle idee politiche economiche e sociali. Volume quarto. L’ età moderna. Tomo primo. Assolutismo, diritto naturale, costituzioni.”,”volume a cura di Norberto BOBBIO Vittor Ivo COMPARATO Aldo DE-MADDALENA Diego J. MATEO DEL PERAL Giuseppe GIARRIZZO José Antonio MARAVALL Nicola MATTEUCCI Pierangelo SCHIERA Giorgio SPINI Corrado VIVANTI”,”TEOP-119″ “FIRPO Luigi direzione opera; volume a cura di Claudio CESA Furio DIAZ Francesca DUCHINI Mario EINAUDI Aldo MAFFEY Vittorio MATHIEU Nicola MATTEUCCI Giuseppe RICUPERATI Marzio A. ROMANI Emanuele RONCHETTI Salvatore ROTTA Guido VERUCCI”,”Storia delle idee politiche economiche e sociali. Volume quarto. L’ età moderna. Tomo secondo. Illuminismo, rivoluzioni, restaurazione.”,”volume a cura di Claudio CESA Furio DIAZ Francesca DUCHINI Mario EINAUDI Aldo MAFFEY Vittorio MATHIEU Nicola MATTEUCCI Giuseppe RICUPERATI Marzio A. ROMANI Emanuele RONCHETTI Salvatore ROTTA Guido VERUCCI”,”TEOP-120″ “FIRPO Luigi direzione opera; volume a cura di Gaetano ARFE’ Ottavio BARIE’ Gian Mario BRAVO Carlo M. CIPOLLA Umberto MEOLI Ettore PASSERIN D’ENTREVES Silvia ROTA GHIBAUDI Ulvio TESSITORE Francesco TRANIELLO Aldo ZANARDO”,”Storia delle idee politiche economiche e sociali. Volume quinto. L’ età della Rivoluzione industriale.”,”volume a cura di Gaetano ARFE’ Ottavio BARIE’ Gian Mario BRAVO Carlo M. CIPOLLA Umberto MEOLI Ettore PASSERIN D’ENTREVES Silvia ROTA GHIBAUDI Ulvio TESSITORE Francesco TRANIELLO Aldo ZANARDO”,”TEOP-121″ “FIRPO Luigi direzione opera; volume a cura di Guido FASSO’ Mario GIOVANA Lucio LEVI Siro LOMBARDINI Dora MARUCCO Alessandro PASSERIN D’ENTREVES Alessandro PIZZORNO Alberto RONCHEY Massimo L. SALVADORI Giovanni SARTORI Pietro SCOPPOLA Valerio ZANONE”,”Storia delle idee politiche economiche e sociali. Volume sesto. Il secolo ventesimo.”,”volume a cura di Guido FASSO’ Mario GIOVANA Lucio LEVI Siro LOMBARDINI Dora MARUCCO Alessandro PASSERIN D’ENTREVES Alessandro PIZZORNO Alberto RONCHEY Massimo L. SALVADORI Giovanni SARTORI Pietro SCOPPOLA Valerio ZANONE”,”TEOP-122″ “FIRPO Massimo”,”Riforma protestante ed eresie nell’Italia del Cinquecento.”,”Libro dedicato a Franco Venturi Massimo Firpo (Torino 1946) insegna Storia moderna nella Facoltà di Lettere dell’Università di Torino. Tra le sue opere più recenti ‘Tra alumbrados e “”spirituali””. Studi su Juan de Valdes e il valdestanesimo nella crisi religiosa del ‘500 itailano’, Firenze, 1990; ‘Inquisizione romana e Controriforma. Studi sul cardinal Giovanni Morone e il processo d’eresia’, Bologna, 1992; ‘Nel labirinto del mondo. Lorenzo Davidico tra santi, eretici, inquisitori’, Firenze 1992.”,”RELP-001-FMDP” “FIRPO Massimo”,”Artisti, gioiellieri, eretici. Il mondo di Lorenzo Lotto tra Riforma e Controriforma.”,”Massimo Firpo, accademico del Lincei, insegna Storia moderna nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino. Tra le sue opere ‘Vittore Soranzo vescovo ed eretico. Riforma della Chiesa e Inquisizione nell’Italia del Cinquecento’ (2006); ‘Riforma protestante ed eresie nell’Italia del Cinquecento. Un profilo storico’ (2009). Indagine sulla controversa questione dell’ortodossia di Lotto. Vita del pittore Lorenzo Lotto Lorenzo Lotto (circa 1480 – 1556/57) è stato un pittore rinascimentale italiano, noto per i suoi ritratti perspicaci e le sue opere mistiche a soggetto religioso. Nato a Venezia, Lotto ha vissuto e lavorato in diverse città del nord Italia, tra cui Treviso, Roma, Bergamo e Venezia 2. Lotto è stato influenzato dai grandi maestri veneziani come Giovanni Bellini e Antonello da Messina, ma ha sempre mantenuto uno stile distintivo e indipendente. Le sue prime opere, come la “”Madonna e San Pietro Martire”” (1503) e il “”Ritratto del vescovo Bernardo de’ Rossi”” (1505), mostrano tratti del Quattrocento nella trattazione dei drappeggi e del paesaggio. Durante il suo soggiorno a Roma, Lotto è stato influenzato da Raffaello, adottando uno stile più fluido e una colorazione ricca e gioiosa. A Bergamo, il suo stile è maturato ulteriormente, con opere come le pale d’altare in San Bernardino e Santo Spirito, che mostrano una nuova inventiva e una maggiore competenza nel rendere luce e ombra. Nonostante il suo talento, Lotto ha spesso vissuto in difficoltà economiche e non ha mai raggiunto la stessa fama di altri artisti veneziani come Tiziano. Tuttavia, la sua opera è stata rivalutata nel tempo e oggi è considerato uno dei grandi maestri del Rinascimento italiano.”,”BIOx-004-FMDP” “FIRPO Luigi”,”Cattivi pensieri.”,”Contiene tra i molti scritti: – Marx è vivo? Si però… (pag 144) – Il Papa e Pinochet al balcone (pag 227) (sul viaggio del papa in Cile affacciato sorridente al fianco di Pinochet al balcone del palazzo presidenziale in cui Allende fu ucciso vittima del colpo di stato militare rafforz ail regime La tendenza odieran sembra quella di liberare Marx del marxismo postumo, anzi dai tanti marxismi…. (pag 145) La chiesa verso il duemila. Diplomazia e realpolitik (pag 227-229)”,”ITAP-005-FMB” “FIRPO Luigi”,”Scritti sulla Riforma in Italia.”,”Autonomia di L. Firpo nelle valutazioni storiche rispetto alle posizioni di Delio Cantimori (pag 11)”,”RELC-014-FMB” “FIRPO Luigi BOBBIO Norberto TREVES Paolo BULFERETTI Luigi EINAUDI Mario PASSERIN D’ENTREVES A. PASSERIN Ettore VACCARINO Giorgio MARCHELLO Giuseppe BALBO Felice SCARPELLI Uberto LEONI Bruno TREVES Renato GAROSCI Aldo TREVES Paolo”,”Studi in memoria di Gioele Solari dei discepoli.”,”Volume intonso Tra i vari saggi: – Felice Balbo, ‘Per la rilevazione e la critica della scoperta essenziale di Marx (pag 375-392) (sulle verità e gli errori o i sofismi del marxismo) – Aldo Garosci, ‘Politica e morale negli eretici del comunismo ovvero il neomachiavellismo del ventesimo secolo’ (pag 509-529 “”(…) Lo svolgimento della storia è determinato nel suo orientamento e nei suoi caratteri, in modo necessario, dalla forma di appropriazione in generale e in particolare dalla forma di appropriazione dei mezzi di produzione. Qualunque ulteriore verità che si possa e si debba trovare per eliminare parzialità e insufficienze non potrà mai negare che, posta la relazione necessaria tra storia e produzione, la forma di appropriazione, e in particolare quella dei mezzi produttivi sia ‘decisiva’ sulla storia. Credo sia necessario insistere sull’essenzialità per il marxismo della tesi di Marx sopra enunciata e delle «linee» di conseguenze che derivano dal suo più profondo contenuto di verità. Qui basterà ricordare oltre alle ‘Tesi su Feuerbach’ (che fondano la cosiddetta antropologia marxista) e alla famosa prefazione della ‘Critica dell’economia politica’ (che fonda il materialismo storico), un passo massimamente significativo del ‘Capitale’: «… l’intento finale di quest’opera appunto è di svelare la legge economica del moto della società moderna» (3). Se ben si riflette in questa frase c’è la più sintetica ma piena conferma della mia interpretazione (non ci si faccia arrestare dal fatto che Marx dice: «moderna» e non «di ogni tempo», perché per lui ogni fase storica compiuta contiene tutto il precedente). Ma, a parte la verifica filosofica, quello che importa affermare e sottolineare è che è impossibile rifiutare quella verità perché indubbiamente ogni operazione umana non esiste ‘senza’ segno o elemento sensibile, materiale, senza essere ‘fatto’ e quindi senza ‘produrre’ e quindi senza impiego di forza-lavoro e di natura sensibile. Qualunque sia la specifica diversità dell’elemento ‘formale, intrinseco’ del ‘fatto’ e la facoltà che determina tale diversità nell’operazione umana, rimane sempre vero che ogni operazione umana e realizzazione storica è inevitabilmente un ‘fatto’, un ‘prodotto’ (il quale pertanto soggiace alle leggi universali della produzione). Si vedranno dopo gli sviluppi e le precisazioni cui deve portare tale verità. Ora è necessario insistere sulla sua inconfutabilità; chi volesse provarsi a negarla, infatti, dovrebbe semplicemente cessare di pensare e infine di vivere, dato che non si pensa né si vive senza sia pure un minimo di erogazione di forza-lavoro, senza produzione sensibile”” (pag 378-379) [Felice Balbo, ‘Per la rilevazione e la critica della scoperta essenziale di Marx’ (in) AaVv, ‘Studi in memoria di Gioele Solari dei discepoli’, Edizioni Ramella, Torino. 1954] [(3) Marx, ‘Il Capitale’, ‘Biblioteca dell’Economista’, Torino, Utet, 1886, p. 5 (è nella prefazione alla prima edizione del ‘Capitale’] [(3) Marx, ‘Il Capitale’, ‘Biblioteca dell’economista’, Torino, Utet, 1886, p. 5 (è nella prefazione della prima edizione del ‘Capitale’)]”,”STOx-032-FMB” “FIRPO Luigi”,”Scritti sul pensiero politico del Rinascimento e della Controriforma.”,”Luigi Firpo (1915-1989) si laureò a Torino con G. Solari nel 1937 con una tesi su Tommaso Campanella, che continuò in seguito a far oggetto delle proprie ricerche e che gli fece ‘incontrare’ molti degli autori dell’etò moderna dei quali si occupò nella sua cinquantennale carriera di studioso. Ha insegnato Storia delle dottrine politiche. Machiavelli e Guicciardini: il ‘popolano’ Niccolò e il ‘nobile e facoltoso’ Francesco “”Un ultimo, significativo episodio della diffusione manoscritta dei grandi testi politici del Machiavelli è rappresentato dalle ‘Considerazioni ‘ di Francesco Guicciardini sopra i ‘Discorsi’ liviani dell’amico scomparso tre anni avanti. Tardivi, ma abbastanza folti rapporti epistolari (47) e personali avevano legato i due uomini, generando un’autentica reciproca stima, che ben merita il nome di amicizia, per quanto un tale sentimento potesse legare in quell’età due personaggi di professione e interessi tanti affini, ma di così diversa estrazione: popolano e povero e consumato in non illustri uffici Niccolò; nobile e facoltoso e investito di alte cariche Francesco, il quale alle soglie della trentina – l’età in cui Machiavelli appena esce dall’ombra – già regge l’ambasciata di Spagna e, negli anni in cui Niccolò si logora nell’umiliata inazione, svolge gravosi compiti di governo nello Stato ecclesiastico. Il loro fu dunque un incontro difficile, in cui la considerazione meditata dovette pesare più della simpatia spontanea, e se si accostarono e si compresero, tanto maggior merito va reso a colui che avrebbe potuto guardar l’altro dall’alto e distrattamente. Invece, malgrado la proverbiale riservatezza del Guicciardini, il ghiaccio si sciolse, come mostrano certe lettere confidenziali e scherzose, e dal carteggio emerge, da parte del più giovane, una penetrazione acuta della personalità appassionata e beffarda dell’altro. «El Machiavello si truova qua», scrive Francesco con distaccata sfiducia, «Era venuto per riordinare questa milizia, ma, veduto quanto è corropta, non confida di averne onore. Starassi a ridere degli errori delli uomini, poi che non gli può correggere» (48). E un altro giorno, con abbandono inconsueto, confessa a Niccolò che lo riconosce «extravagante di opinione dalla commune et inventore di certe cose nuove et insolite» (49). La discussione postuma si svolge pertanto in un clima di profondo rispetto, su un piano pacata ricerca scientifica, fra due uomini che hanno misurato la reciproca statura e possono guardarsi negli occhi. Questa comprensione non esclude ovviamente i dissensi, da quelli molteplici delle opinioni, all’ultimo e più segreto del temperamento e del modo stesso di concepire gli uomini e il mondo, che sono appunto quelli documentati nelle ‘Considerazioni’ (30) (…)”” (pag 46-47) [Luigi Firpo, ‘Scritti sul pensiero politico del Rinascimento e della Controriforma’, Utet, Torino, 2005] [(47) La prima lettera superstite è quella di Francesco a Niccolò del 1 maggio 1521 (‘Lettere’; cit., pp. 401-402. Il Guicciardini (1482-1540) era di tredici anni più giovane del Machiavelli e di altrettanti gli sopravvisse; (48) Il Guicciardini a Roberto Acciaiuoli (Marignano, 18 luglio 1526); in F. Guicciardini, ‘Carteggi’, a cura di P.G. Ricci, Roma, 1959, vol. IX, pp. 15-16; (49) Il Guicciardini al Machiavelli (Modena, 18 maggio 1521) in ‘Lettere’, cit., p. 408. Le guicciardiniane ‘Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sulla prima di Tito Livio’, serbate nell’autografo, vennero pubblicate per la prima volta da G. Canestrini in F. Guicciardini, ‘Opere inedite’, Firenze, 1857, vol. I, pp. 1-79; si vedano ora in F. Guicciardini, ‘Scritti politici e Ricordi’; cit., pp. 1-65. Sul rapporto tra Machiavelli e Guicciardini la letteratura è vastissima (…)]”,”TEOP-051-FMB” “FIRPO Luigi, a cura”,”Cinquant’anni di studi sul Campanella (1901-1951).”,”Un criterio selettivo “”(…) il desidero non solo una elencazione descrittiva, ma di una qualificazione che consenta di sceverare i contributi originali dalle ripetizioni d’accatto, le ricerche serie dalle chiacchierate oziose e, in sostanza, non indichi solo al profano quali sono gli scritti da ‘leggere’ per informarsi su questo e quel punto, ma anche quelli da ‘non leggere’ per evitare di pigliar cantonate o, se non altro, di gettare del tempo prezioso”” (L. Firpo) (pag 209)”,”STOx-056-FMB” “FISAS Vicenç”,”El poder militar en España.”,”FISAS Vicenç (Barcelona; 1952) è pure autore di ‘Centrales nucleares: imperialismo tecnologico y proliferacion nuclear.”,”SPAx-096″ “FISCHBACH Oskar Georg”,”Teoria general del estado.”,”Nazismo e prussificazione. “”Nel nuovo Stato, la Prussia gioca un ruolo decisivo, che Hermann Göring definisce così: “”La libertà e l’ onore sono fondamenti della Prussia, e la Prussia è il fondamento della Germania””. Gli ultimi resti di federalismo spariscono. In particolare si esige che i parlamenti nazionali aggiustino la loro composizione a quella del Reichstag, in tal modo, per il numero di abitanti, la Prussia designa i tre quarti dei membri. Inoltre un decreto del 7 aprile del 1933 converte praticamente le nazioni in province decentralizzate””. (pag 103)”,”TEOP-199″ “FISCHER Fritz a cura di Enzo COLLOTTI”,”Assalto al potere mondiale. La Germania nella guerra 1914-1918.”,”[‘Quando nel 1959 uscí sulla «Historische Zeitschrift» un articolo di Fritz Fischer che anticipava a grandi linee i risultati ora esposti in questo libro, l’intero mondo storiografico-politico della Germania di Bonn fu messo a rumore, e reazioni anche piú vivaci suscitava, tre anni dopo, la pubblicazione del volume, che ha avuto in seguito altre tre edizioni. Il lavoro del Fischer, infatti, batte in breccia – sulla base di un’enorme massa documentaria, in parte a stampa, ma in ben piú larga misura ricavata dagli archivi di Potsdam, Merseburg, Bonn, Vienna, Stoccarda, Monaco e Coblenza – le tesi e le leggende, assai diffuse ancora oggi in Germania, volte a sostenere che l’impero degli Hohenzollern si prefiggeva con quel conflitto fini puramente difensivi. Si tendeva soprattutto a negare che mire annessionistiche si fossero prefissi i dirigenti piú responsabili, a cominciare dal cancelliere Bethmann Hollweg, e a giudicare i piani di Weltpolitik fantasie di piccoli gruppi pangermanisti. Il Fischer, invece, dopo avere analizzato nelle linee essenziali lo sviluppo economico-sociale della Germania dagli anni ’90 al 1914, mostra spregiudicatamente le precise responsabilità dei maggiori capi politici e militari tedeschi per spingere l’Austria-Ungheria a un conflitto dal quale si ripromettevano il coronamento dei loro sogni imperialistici. In particolare, il ruolo dei grandi complessi industriali e finanziari nella guerra è seguito con una attenzione e un’esattezza che permette di indicare come il loro programma, diretto precedente dei piani nazisti di conquista, sia da considerare una costante nella politica di questi colossi economici. Il graduale sistema di dominazione politica ed economica del Reich era organizzato in forma diretta e indiretta: dalle limitate annessioni ai confini occidentali e orientali (province polacche e lituane, francesi, belghe e olandesi), attraverso la creazione di Stati-cuscinetto vassalli (Belgio e Romania, Polonia, Finlandia, Ucraina), si doveva giungere a una Mitteleuropa sotto direzione tedesca, che avrebbe dovuto estendere la sua sfera d’influenza a gran parte d’Europa, Asia e Africa. Il Fischer indica la coerenza e la funzionalità di questo programma, perseguito dagli uomini di governo con l’appoggio dei maggiori industriali e finanzieri e anche di personalità di grandissimo rilievo nella cultura tedesca: le varie fasi del conflitto, le principali operazioni belliche, le stesse trattative segrete e i sondaggi per la pace fanno da sfondo a questa coraggiosa ricostruzione del piú ambizioso piano di conquista elaborato prima della tragica avventura hitleriana. L’indagine, imponente per la vastità dell’orizzonte storico preso in esame e per la straordinaria ricchezza dei documenti studiati, illumina efficacemente le caratteristiche del conflitto 1914-18 e i suoi rapporti con la seconda guerra mondiale: «in avvenire – ha riconosciuto uno studioso della Germania orientale – nessuno potrà lavorare sulla storia della Prima guerra mondiale senza avere assimilato a fondo l’opera del Fischer»’. Indice: Prefazione. Prefazione alla seconda edizione. Prefazione alla terza edizione. Introduzione. L’imperialismo tedesco. La Germania e lo scoppio della guerra mondiale. Parte prima 1914-1916. L’attesa della vittoria lampo. Piani di sovversione. Le pressioni interne. Gli obiettivi di guerra del governo del Reich nel 1915. Gli obiettivi di guerra del governo del Reich nel 1916. Obiettivi delle mire belliche tedesche. I. Germania e America del Nord. I programmi sugli obiettivi della guerra. Parte seconda 1917. Pace alla Hindenburg o alla Scheidemann? Il mantenimento degli obiettivi bellici tedeschi. La Germania e la nuova Russia. Gli obiettivi di guerra nella crisi del luglio 1917. Michaelis e Kühlmann. La nuova redazione degli obiettivi bellici. Obiettivi delle mire belliche tedesche. II. Parte terza 1918. La conclusione della pace di Brest-Litovsk. Lo sviluppo della Mitteleuropa. Sviluppo della posizione orientale. La Germania tra russi bianchi e rossi. Lineamenti della posizione di potenza mondiale. L’attesa della vittoria finale. Appendice bibliografica. Indice dei nomi]”,”GERQ-014″ “FISCHER Louis”,”Das Leben Lenins.”,”FISCHER nasce a Filadelfia e nel 1921 scrive per il ‘New York Post’. Lo si vede nella foto di pag 576 assieme al CC del Partito comunista russo dell’ottobre 1922. E’ uno specialista della Russia.”,”LENS-001″ “FISCHER Ruth”,”Stalin und der Deutsche Kommunismus. Der ubergang zur konterrevolution.”,”Socialdemocrazia tedesca e la guerra, 1° GM, LIEBKNECHT e Rosa LUXEMBURG, LUXEMBURG vs LENIN, Brest Litovsk, spartachismo, Germania 1918, guerra civile 1919 – 1920, LENIN vs il nazionalbolscevismo, il VKPD, crisi delle riparazioni, Karl RADEK, congresso di Lipsia 1922, STALIN al potere in Russia, CUNO, piano DAWES, intervento STALIN in KPD, BUCHARIN e ZINOVIEV, NEP, W. MUNZENBERG, Bert BRECHT, GPU.”,”MGEK-023″ “FISCHER Paul”,”Foreign Direct Investment in Russia. A Strategy for Industrial Recovery.”,”FISCHER Paul è un economista che ha svolto l’attività di consigliere per le autorità sovietiche sullo sviluppo del settore privato e sugli investimenti diretti stranieri per il governo tedesco. Ha lavorato per la Commissione Europea e per il GATT, nonché come consulente di compagnie private. Ha studiato economia all’Università di Monaco, Parigi e Maastricht e ha passato vari anni in Russia.”,”ECOI-076″ “FISCHER George”,”Soviet Opposition to Stalin. A case study in world war II.”,”In questo libro si racconta la storia del movimento Vlasov guidato da Andrei Vlasov, ex generale a quattro stelle dell’ Armata rossa ed eroe della Battaglia di Mosca. Questo movimento di ufficiali sovietici catturati, soldati e civili, rappresenta uno dei più drammatici episodi della 2° guerra mondiale. FISCHER studia i motivi che hanno spinto costora a fiancheggiare HITLER contro STALIN. Oltre al movimento Vlassov in senso stretto, l’ A attraverso questo episodio, valuta la dimensione dell’ opposizione politica potenziale in URSS. Le forme erano: disaffezione passiva, defezione individuale, resistenza organizzata. George FISCHER ha speso una dozzina d’anni in URSS come capitano dell’ esercito durante la seconda guerra mondiale e negli anni seguenti la guerra. Ha studiato e lavorato in Germania per quattro anni. Nel 1951 è diventato Direttore del East European Fund, stabilito dalla Fondazione Ford per assistere gli ex cittadini sovietici. Poi ha insegnato storia russa ad Harvard.”,”RUST-092″ “FISCHER Georges”,”Le parti travailliste et la décolonisation de l’ Inde.”,”Georges FISCHER, dottore in scienze politiche, è stato direttore fino al 1952 del dipartimento economico e sociale e rappresentante permanente alle Nazioni Unite della Federazione Sindacale Mondiale (FSM). Attualmente (1966) è maitre de recherches al CNRS e collaboratore della Fondation Nationale des Sciences Politiques. Da qualche anno studia il problema della decolonizzazione. “”Alla fine della prima guerra mondiale, un gran numero di liberali e di radicali delusi vennero ad ingrandire i ranghi del Labour. Contrariamente a quello che a volte si dice, le ragioni di politica interna non hanno giocato un un ruolo trascurabile in queste conversioni. Ma è vero che le considerazioni di politica estera e quelle relative all’ Impero hanno pesato fortemente in questa bilancia””. (pag 97) “”Agli occhi di due dei radicali, V.H. Rutherford e Josiah C. Wedgwood, che si occupavano molto del problema indiano, la politica estera e imperiale del partito liberale costituisce una minaccia per la democrazia inglese. Ad ogni modo, il gruppo dei nuovi venuti, salvo qualche eccezione, si interessa soprattutto alla politica estera e la riorganizzazione dell’ Europa sarà la sua principale preoccupazione, quasi la sua ossessione. Charles Roden Buxton e i suoi amici insistono sui pericoli che nasconde la situazione tedesca, l’ atteggiamento manifestato riguardo alla Russia. Nel suo programma in otto punti che egli elabora per il partito laburista, Sir Charles Trevelyan consacra quattro punti alla situazione interna e quattro altri alla situazione internazionale senza menzionare l’ India o l’ Impero. D’altra parte, B.P. Wadia, l’ amico di A. Besant, nazionalista moderato, creatore dei primi sindacati a Madras, rimarca, a giusto titolo, che i radicali, che l’ Union for Democratic Control al cui interno sono essi sono molto numerosi, s’ interessa ben più ad evitare la guerra in Europa che all’ India. Una delle eccezioni, V.H. Rutherford preconizza pure lui l’ auto-governo in India, tra l’ altro, perché “”l’ India, legata dalla spada all’ Inghilterra, determina la nostra politica estera””. (pag 98) Su socialimperialismo e aristocrazia operaia: “”Ma qual è l’ opinione della “”base””, della massa degli aderenti? (…) I lavoratori sono prima di tutto degli inglesi. Si potrà dire lo stesso dei comunisti. Al secondo Congresso dell’ Internazionale Comunista, i delegati inglesi dichiarano che la maggioranza dei lavoratori del loro paese approva la repressione con le armi di una rivolta in India e che essa considera come un atto di tradimento il sostegno da parte di una formazione politica inglese della lotta rivoluzionaria di una colonia britannica. Alla conferenza di Amsterdam dell’ 11 e 12 luglio 1925, il leader indiano, M.N. Roy, accusa il partito comunista inglese di imperialismo e di paternalismo. Da parte sua, Lansbury si lamenta, nel 1920, che Lenin non comprende nulla del “”socialismo patriottico””. Più tardi, Attlee descrive la reazione della classe operaia inglese: essi sentono la differenza tra un capitalista inglese e un capitalista straniero; essi possono essere condotti a partecipare ad azioni di carattere nazionale e ammettono che possono avere degli interessi comuni con gli altri strati della popolazione””. (pag 99-100)”,”INDx-058″ “FISCHER Louis”,”Les soviets dans les affaires mondiales.”,”Lo scacco della Conferenza dell’ Aia. “”Lloyd George aveva perduto molta della sua influenza dopo Genova. Nell’ ottobre 1922 i conservatori, diretta da Bonar Law, Curzon e Austen Chamberlin, dovevano forzarlo alle dimissioni: in luglio egli non poteva dunque insistere sulla sua politica russa. Anche a Genova, al vertice del suo potere, non aveva potuto superare le resistenze franco-belghe e americane. Le sue prospettive erano ridotte a niente. Ecco perchpé la conferenza fallisce, dicono i Russi. La principale spiegazione economica dello scacco dell’ Aia, da parte dei russi, fu la bancarotta europea. I governi occidentali non diedero crediti a Mosca per mancanza di denaro. “”Lo scacco della conferenza – disse Sokolnikov, può essere attribuito soprattutto alla completa impotenza finanziario del governo reazionario francese”” (…). Cicerin e Krassin incontratisi in questo periodo con diplomatici americani ebbero l’ impressione che gli Stati Uniti facessero di tutto per impedire all’ Inghilterra di sfruttare le possibilità economiche della Russia. (…) Per Krassin, anche l’ inflazione tedesca e la caduta del marco alterarono la situazione. Una catastrofe finanziaia in Germania avrebbe costituito, diceva, una minaccia per tutte le potenze e soprattutto per l’ Inghilterra per via del suo commercio marittimo. (…) Per l’ Inghilterra e per l’ Europa in generale, il problema russo divenne dunque secondario. (…)””. (pag 324) La Russia sovietica entra nella SdN Società delle Nazioni pag 413″,”RUST-121″ “FISCHER Louis”,”La vie du Mahatma Gandhi. (The Life of Mahatma Gandhi)”,”””Gandhi uscì dal suo anno di silenzio senza aver modificato il suo modo di vedere. Il programma era sempre l’ unione indo-musulmana, la soppressione degli intoccabili e la protezione delle stoffe indigene. Di fatto, il programma di Gandhi è rimasto lo stesso nei suoi termini più semplici per varie decadi. La visione dell’ India futura ch aveva disegnato nel 1909 nel suo opuscolo intitolato ‘Indian Home Rule’ l’ ha guidato fino alla fine dei suoi giorni. Quando ebbe lasciato l’ ashram di Sabarmati, nel mese di dicembre 1926, non smise di passare da una riunione all’ altra fino a che non giunse a Gaouhati, nel nord est dell’ India, nella provincia di Assam, per prendere parte alla sessione annuale del Congresso””. (pag 226)”,”INDx-075″ “FISCHER Klaus P.”,”Storia della Germania nazista. Nascita e decadenza del Terzo Reich. (Tit.orig.: Nazi Germany)”,”FISCHER Klaus P. è nato a Monaco di Baviera nel 1942. Crescito nella Germania postbellica si è poi trasferito in USA. Ha scritto: ‘Oswald Spengler and ‘The Decline of the West'””. Ha pubblicato una ‘Storia dell’ Olocausto’. Insegna presso l’ Allan College di Santa Maria in California. Blitzkrieg e Sitzkrieg. (pag 510) “”La rapida sconfitta della Polonia rafforzò la fiducia di Hitler nell’ invincibilità della Germania e lo incoraggiò a confidare sul Blitzkrieg come sua principale strategia per vincere la guerra. Calcolò che l’ uso di colpi veloci, miranti a disorganizzare e a sfondare il nemico immediato, lo avrebbe messo nella condizione di espandere le sue risorse economiche e temporeggiare abbastanza per una guerra prolungata se questa fosse venuta. Nelle prime fasi della guerra questa strategia paralizzò in modo tale la volontà degli anglo-francesi da mettere in penombra la debolezza tedesca: un sistema di rifornimenti inadeguato, poco efficienti procedure di sostituzione e interruzioni frequenti nelle comunicazioni.”” (pag 511) Il saliente di Kursk. “”Per molti mesi Hitler e i suoi generali dibatterono animatamente sulla realizzabilità dell’ attacco alla prominenza di Kursk. Zeitzler e Kluge erano d’accordo per attaccare mentre Jodl e Guderian si opponevano irremovibilmente. Per la verità, come Guderian disse a Hitler, non c’era ragione di lanciare un’ offensiva nel 1943 e certamente non una che minacciasse di trasformarsi in una specie di Verdun sul fronte orientale. Hitler stesso ammise che il pensiero della “”Operazione Zitadelle””; come fu chiamata l’ offensiva, gli rivoltava lo stomaco, ma alla fine le argomentazioni di Zeitzler e Keitel, secondo cui un attacco tedesco era necessario per ragioni politiche, decisero la diatriba a favore dell’ assalto. L’ attacco alla prominenza di Kursk iniziò il 5 luglio 1943, con il più grande concentramento di artiglieria mai assemblato dai tedeschi. (…) Poiché i servizi segreti russi avevano saputo anticipatamente dell’ attacco, e Hitler e i suoi generali si erano gingillati in settimane di indecisioni e bisticci, l’ offensiva di Kursk sembrò condannata prima ancora di cominciare. Per di più i tedeschi attaccarono con differenti tipi di carri armati – Panther, Tiger, Elefant – ognuno dei quali aveva gravi difetti. I massicci Elefant con i loro cannoni fissi (…) dimostrarono di essere dei facili bersagli perché non avevano nessuna mitragliatrice a proteggerli dalla fanteria russa. I carri armati Panther avevano problemi ai cingoli e prendevano facilmente fuoco, perché i sistemi di olio e gasolio erano protetti inadeguatamente. I guasti sul campo di battaglia erano sempre permanenti a causa della mancanza di parti di ricambio e della diversità dell’ equipaggiamento. Invece, i russi puntarono su un armamento meno complicato ma ugualmente imponente. Inoltre avvano preparato un sistema di difesa praticamente inespugnabile di otto zone, un muro incredibile che conteneva oltre 20.000 pezzi di artiglieria con mine anticarro e mine antiuomo collocate con una densità di più di 4000 pezzi per ogni chilometro e mezzo. Il 15 luglio Hitler annullò l’attacco di Kursks, (…)””. (pag 597)”,”GERN-127″ “FISCHER Louis”,”Vie et mort de Staline. (The Life and Death of Stalin)”,”””L’ère de la machine non politique était arrivée en Russie soviétique avec la décision de Staline de faire des techniciens l’élite, la classe dirigeante élue. Le parti, naturellement, restait; mais son activité n’était plus, dans l’esprit des gens, que celle de la police secrète ou d’autres organismes gouvernamentaux. Le parti n’a plus le pouvoir d’agir ou de critiquer. Privé de sa fonction politique, il est aujourd’hui le clergé d’une église qui a oublié sa religion et adopté le culte de l’adoration du lama.”” (pag 151) Altre opere dello stesso autore: -La vie du Mahatma Gandhi – Le Dieu des Ténèbres (en collaboration avec I. Silone, R. Wright, A. Gide, A. Koestler, S. Spender) pag 15-16 pag 63 Louis FISCHER è nato a Filadelfia nel 1896, da umili immigrati russi. Partecipa al primo conflitto mondiale e dal 1920 si dedica all’ insegnamento. Ma la sua vera vocazione è il giornalismo politico: studia le origini del primo conflitto mondiale. Inviato a Berlino nel 1921 dal New York Post, fa il giro dell’ Europa. E’ l’ inizio di 25 anni di viaggi continui in Europa ed Asia nel corso dei quali studia i problemi politici e sociali del mondo. Manifesta simpatie per la Russia bolscevica che sembrava realizzare il sogno dei riformatori di tutti i tempi. Ma nel 1929 la collettivizzazione forzata dell’ agricoltura, il processo di ingegneri e poi le purghe massiccie dal 1933, la costituzione staliniana del 1936, la GPU gli fanno smarrire la ‘fede comunista’. Partecipa alla guerra civile spagnola nelle brigate internazionali ma nel suo soggiorno a Mosca nel 1937 e 1938 rinnovano i suoi dubbi. Dopo la sequenza di eventi processo agli alti dirigenti bolscevichi, patto germano-sovietico del 1939 e risultati della guerra di Spagna, rompe definitivamente. Ha soggiornato anche in India e ha scritto una biografia di GANDHI che ha personalmente conosciuto.”,”STAS-057″ “FISCHER Ernst”,”Ricordi e riflessioni.”,”””Dimitrov mi propose di assumere la direzione della rivista “”Kommunistische Internationale’. Ero turbato. Solo il primo redattore capo della rivista, l’ex menscevico Martynov, era morto di morte naturale. Tutti i suoi successori furono arrestati, e da ultimo il polacco Walecki. – E’ proprio necessario? Quella poltrona scotta. – Lei la raffredderà.”” (pag 484)”,”INTT-251″ “FISCHER Ernst, in collaborazione con Franz MAREK”,”Marx in his own words.”,”””That is why we find in Marx, side by side with comparisons with natural history whose purpose was doubtless to draw attention to the novelty of this theory, clear indications that he meant social and historical laws to be understood as ‘laws having the characters of tendencies’. “”Under capitalist production, the general law act as the prevailing tendency only in a very complicated and approximate manner, as a never ascertainable average of ceaseless fluctuations”” (‘Capital’ III, p. 159). A passage from a letter to Dr Ludwig Kugelmann of 17 April 1871 shows how little inclined Marx was to compare historical development with Hegel’s ‘sun in its course’: “”World history would indeed be very easy to make, if the struggle were taken up only on condition of infallibly favourable chances. It would, on the other hand, be of a very mystical nature, if ‘accidents’ played no part. These accidents themselves fall naturally into the general course of development and are compensated again by other accidents. But acceleration and delay are very dependent upon such ‘accidents’, which include the ‘accident’ of the character of those who at first stand at the head of the movement”” (‘Letters to Dr Kugelmann, p. 125). Even laws of nature are only an expression of maximum probability. The laws of social movement have the character of tendencies”” [Ernst Fischer, in collaborazione con Franz Marek, Marx in his own words, 1973]”,”MADS-523″ “FISCHER Ernst a cura, collaborazione di Franz MAREK”,”Lenin in His Own Words.”,”Lenin sullo sviluppo ineguale del capitalismo. “”Lenin’s work on imperialism was of particular importance for the theory of revolution because, unlike Marx and Engels, he did not see revolutionary perspectives as centred uniquely upon the advanced capitalist countries. In his remarks concerning uneven development he implied a number of ideas which were to be blown up into a full-scale ‘theory’ after his death. Thus we read in the already quoted article ‘On the Slogan for a United States of Europe’ (August 1915): “”Uneven economic and political development in an absolute law of capitalism. Hence, the victory of socialism is possible first in several or even in one capitalist country alone””. In September 1916, shortly after ‘Imperialism’, Lenin wrote even more unequivocally in ‘The Military Programme of Proletarian Revolution: “”The development of capitalism proceeds extremely unevenly in different countries. It cannot be otherwise under commodity production. From this it follows irrefutably that socialism cannot achieve victory simultaneously ‘in all’ countries. It will achieve victory first in one or several countries, while the others will for some time remain bourgeois or pre-bourgeois””. Both passages have become famous because Stalin used them in his polemic against Trotsky to prove that Lenin, too, had believed in the possibility of socialism in one country. Both passages certainly contradict Marx’s and Engels’s ideas concerning the simultaneous victory of the socialist revolution in the advanced capitalist countries (for it is this which is the point at issue, not the ‘building of socialism in one country’); one could certainly call them significant milestones along the path of development of Lenin’s theory of revolution. (…)”” (pag 53-54)”,”LENS-211″ “FISCHER Ernst”,”L’arte è necessaria?”,”FISCHER Ernst “”compito dei viventi è di ‘dare esistenza a quel che deve ancora venire'”” (pag 226) “”Ecco la definizione di Karl Marx: “”Il mezzo di lavoro è una cosa o un complesso di cose che il lavoratore inserisce fra sé e l’oggetto del lavoro, e che gli servono da ‘conduttore’ della propria attività su quell’oggetto. L’operaio utilizza le proprietà meccaniche, fisiche, chimiche delle cose, per farle operare come mezzi per esercitare il suo potere su altre cose, ‘conformemente al suo scopo. Immediatamente’ – astrazion fatta dall’afferrare mezzi di sussistenza già bell’e pronti, p. es. frutta, nel che gli servono come mezzi di lavoro i soli organi del suo corpo – il lavoratore non s’impadronisce dell’oggetto del lavoro, ma del mezzo di lavoro. Così lo stesso elemento naturale diventa ‘organo’ della sua attività: un organo che egli aggiunge agli organi del proprio corpo, prolungando la propria statura naturale, nonostante la Bibbia… L’uso e la creazione dei mezzi di lavoro, benché già proprii, in germe, di certe specie animali, contraddistinguono il ‘processo lavorativo specificamente umano’; per questo il Franklin definisce l’uomo “”a toolmaking animal””, un animale che fabbrica strumenti…””. (…) Già Tommaso d’Aquino osservò questa peculiare importanza della mano, di questo “”organum organorum””, e la espresse nella sua definizione dell’uomo: “”Habet homo rationem et manum!”” (L’uomo ha la ragione e la mano). In realtà le mani hanno generato la ragione umana, hanno prodotto la coscienza umana””. [Ernst Fischer, L’arte è necessaria?, 1962] (pag 20-21)”,”VARx-436″ “FISCHER Ruth”,”Stalin and German Communism. A Study in the Origins of the State Party.”,”””Radek was a member of the Russian delegation to Brest-Litovsk, where he was the expert on the Polish question”” (pag 204) “”From the Moabit prison, Radek took an active part in the formation of the German Communist Party. He saw all the leaders and many of the militants in his prison cell, where he received an amazing number of visitors, three times a week, from two to six in the afternoon. He favored his old friends of the Bremen ‘Arbeiterpolitik’ group, of whom Charlotte Kornfeld (widow of Johann Knief, one of the most talented leaders of the group, who had died n 1918 of tuberculosis) was charged with the responsibility of publishing Radek’s collected articles of the period preceding the World War. He was very eager to have these German articles in print again; to reëstablish his reputation as an old Social Democratic militant. From his prison cell, Radek intervened in the party discussion concerning the program of the first National Bolsheviks, Wolffheim and Laufenberg. In the summer of 1919 he intervened again in the trade-union discussion preceding the underground Spartakusbund convention in Heidelberg. I smuggled a letter to Paul Levi out the prison and took it to the convention. Radek had other visitors than his party comrades. Ludendorff’s adjutant, Colonel Bauer, visited him regularly, as did not only other officers but such key industrialists as Felix Deutsch, who was connected with Walther Rathenau. Another visitor was Professor Otto Hötzsch. The Central Committee of the newly formed German Communist Party was not officially informed of the these contacts between Radek and the General Staff, but two or three of his intimates, such as Paul Levi and August Thalheimer, undoubtedly knew about them. Many political figures of the Weimar Republic were glad to have the opportunity of seeing Radek and discussing German policy with him””. (pag 207-208) Socialdemocrazia tedesca e la guerra, 1° GM, LIEBKNECHT e Rosa LUXEMBURG, LUXEMBURG vs LENIN, Brest Litovsk, spartachismo, Germania 1918, guerra civile 1919 – 1920, LENIN vs il nazionalbolscevismo, il VKPD, crisi delle riparazioni, Karl RADEK, congresso di Lipsia 1922, STALIN al potere in Russia, CUNO, piano DAWES, intervento STALIN in KPD, BUCHARIN e ZINOVIEV, NEP, W. MUNZENBERG, Bert BRECHT, GPU.”,”MGEK-104″ “FISCHER Ernest MAREK Franz”,”Ce que Lénine a vraiment dit.”,”””””Au commencement était l’action””: il est peu d’hommes à qui cette phrase de Faust s’applique aussi bien qu’à Lénine. Si Marx s’intéressait surtout à la création d’une science révolutionnaire, Lénin s’attachait surtout à l’action révolutionnaire””. (pag 16-17) […] “”Certes, Marx et Engels ont pu à l’occasion, pour souligner l’apport spécifique de leur théorie, comparer l’effet de cette loi de l’histoire à un processus d’ordre physique, mais ils n’en ont pas moins insisté maintes fois sur le fait que, pour comparer des processus historiques à des lois de la nature, la plus grande prudence est de rigueur. Placés à la base d’une société qui se transforme et à l’origine d’une transformation qu’ils réalisent eux-mêmes, les hommes sont à la fois auteurs et acteurs du drame de l’histoire. Une fois qu’ils on réussi à déceler le mécanisme de l’évolution historique, ils peuvent consciemment, sciemment et scientifiquement fonder leurs calculs sur les lois ainsi reconnues, oeuvrer dans leur sens et, par là, abréger et adoucir les douleurs qui accompagnent l’enfantement de la société nouvelle. C’est cette philosophie complexe de l’histoire qui devint le credo de millions de travailleurs; le mécanisme de l’évolution historique dégagé par Marx et Engels se doubla pour eux de la certitude que la Révolution socialiste était inéluctable, et qu’une société fondée sur la socialisation des moyens de production allait obligatoirement remplacer les rapports de propriété et de production capitalistes. De même que le capitalisme avait succédé à la féodalité, de même le socialisme devait succéder au capitalisme. Les théoriciens eurent beau affirmer que les tendances de l’évolution historique ne garantissaient aucunement contre une chute dans la barbarie, leur avertissement fut oublié et leur voix fut couverte par le cri de guerre: “”A nous le monde malgré tout””. […] “”L’importance de Lénine pour l’histoire du marxisme provient précisement de ce que, sans échapper à certaines contradictions, et en tombant dans certains erreurs de ses contemporains, il a su à nouveau comprendre le marxisme comme une philosophie de la pratique. Pour lui, l’acquisition de connaissances, l’initiative individuelle et le recours à la conscience morale étaient des éléments essentiels de la nécessité historique qui, loin d’oeuvrer en dehors des hommes, englobe leurs expériences et leur choix. La société parvient à évoluer parce que l’on admet qu’un nombre d’hommes toujours croissant s’y emploie. L’accusation de volontarisme, qui a été portée contre Lénine déjà de son vivant, repose sur une ignorance et, plus souvent encore, sur une méconnaissance de ce qu’est réellement la philosophie marxiste de l’histoire. Elle est d’autant plus compréhensible que cet homme de la pratique, agitateur et propagandiste, chef d’un parti engagé dans l’action, a mis l’accent, plus nettement et plus fortement que Marx et Engels, sur le facteur volonté, pour réagir contre une interprétation qui réduisait le marxisme à une philosophie mécaniste et fataliste””. (pag 19-20-21) [Ernest Fischer Franz Marek, Ce que Lénine a vraiment dit, 1970]”,”LENS-233″ “FISCHER Ernst”,”The Necessity of Art. A Marxist Approach.”,”La mutua azione tra la base economica e i fattori della sovrastruttura “”The problem of form and content in social reality, though it occurs on a different level and under much more complex conditions than in organic or inorganic nature, is fundamentally the same. The content of society is the production and reproduction of life, ranging from the simple fact that human beings must eat, drink, and be housed and clothed, to the vast array of modern tools, machines, and productive forces: it is the deliberate adaptation of the outside world to the growing material and spiritual needs of ‘Homo sapiens’. The forms in which this process takes place – social organization, institutions, laws, ideas, prejudices – are highly varied. For a certain time they correspond to the state of the forces of production, then they come into conflict with those forces, become rigid and out of date, and must be renewed again and again. Karl Marx pointed out in the preface to ‘The Critique of Political Economy’: “”At a certain stage of their development, the material forces of production in society come into conflict with the existing relations of production, or – what is but a legal expression for the same thing – with the property relations within they had been at work before. From forms of development of the forces of production these relations turn into their fetters. Then comes the period of social revolution””. Marx and Engels both warned against dogmatic and mechanistic over-simplifications of their fundamental thesis. In a letter to Joseph Bloch, Engels wrote: “”According to the materialist view of history, production and reproduction of real life are, ‘in the last instance’, the determining factor in history. Neither Marx nor I have asserted more than that. If anybody twists this into a claim that the economic factor is the ‘only’ determining one, he transforms our statement into a meaningless, abstract, absurd phrase. The economic situation is the basis, but all the factors of the superstructure – political forms of the class struggle and its results, constitutions adopted by the victorious class after winning a battle, forms of law, and, more than that, the reflections of all these real struggles in the minds of the people involved, political, legal, and philosophical theories, religious views both in their early and their more developed, dogmatic form – all these factors also influence the course of historical struggles and in many cases play the dominant role in determining their ‘form'””. And again, in a letter to Starkenburg: “”Political, juridical, philosophical, religious, literary, and artistic developments, etc., are based on economic development. But, in addition, they react upon one another and also on the economic basis. The economic situation is not an ‘original cause’ which alone is active while all else is merely passive effect. There is, rather, mutual action on the basis of economic necessity, which always proves the determining factor ‘in the last instance'”””” [Ernst Fischer, The Necessity of Art. A Marxist Approach, 1964] (pag 127-128)”,”MADS-604″ “FISCHER Louis”,”Vita di Lenin. Volume secondo.”,”All’autore sulla spiaggia di Rodi, tra una seduta e l’altra di un congresso sui problemi dell’Asia e dell’Africa, Robert M. Hutchins, già rettore dell’Università di Chicago, domandò che programma aveva per l’anno successivo. Rispose che desiderava stabilirsi in una città universitaria per scrivere un libro su Lenin. L’interlocutore accennò all’Institute for Advanced Study di Princeton (New Jersey). Grazie all’appoggio del dottor Hutchins, tutto fu stabilito con George F. Kennan e col direttore dell’istituto, dottor J. Robert Oppenheimer. Dopo due anni della mia permanenza presso l’istituto, George F. Kennan fu inviato come ambasciatore in Jugoslavia, e io mi stabilii alla Princeton University. Durante il terzo anno trascorso sotto il tetto ospitale del preside Robert F. Goheen terminai questo libro. Tra le biografie di Lenin, questa di Louis Fischer si distingue per la conoscenza diretta che l’autore ha sia dell’URSS, qual era durante la vita del fondatore del governo sovietico, che dei suoi collaboratori più prossimi, alcuni dei quali, così il commissario agli Esteri Cicerin, l’onorarono della loro amicizia.”,”LENS-019-B-FL” “FISCHER Louis”,”Vita di Lenin. Volume primo.”,”All’autore sulla spiaggia di Rodi, tra una seduta e l’altra di un congresso sui problemi dell’Asia e dell’Africa, Robert M. Hutchins, già rettore dell’Università di Chicago, domandò che programma aveva per l’anno successivo. Rispose che desiderava stabilirsi in una città universitaria per scrivere un libro su Lenin. L’interlocutore accennò all’Institute for Advanced Study di Princeton (New Jersey). Grazie all’appoggio del dottor Hutchins, tutto fu stabilito con George F. Kennan e col direttore dell’istituto, dottor J. Robert Oppenheimer. Dopo due anni della mia permanenza presso l’istituto, George F. Kennan fu inviato come ambasciatore in Jugoslavia, e io mi stabilii alla Princeton University. Durante il terzo anno trascorso sotto il tetto ospitale del preside Robert F. Goheen terminai questo libro. Tra le biografie di Lenin, questa di Louis Fischer si distingue per la conoscenza diretta che l’autore ha sia dell’URSS, qual era durante la vita del fondatore del governo sovietico, che dei suoi collaboratori più prossimi, alcuni dei quali, così il commissario agli Esteri Cicerin, l’onorarono della loro amicizia.”,”LENS-019-FL” “FISCHER Ernst”,”Marx parla da sè.”,”L’autore, Ernst Fischer, è nato il 3 luglio 1899 a Komotau. Figlio di un ufficiale, partecipò per un anno come volontario alla prima guerra mondiale, ha studiato filosofia per quattro semestri a Graz; dal 1927 fu redattore dell’Arbeiter-Zeitung di Vienna, nel 1934 emigrò prima a Praga poi a Mosca. Nel 1945 fu nominato segretario di stato per l’istruzione in Austria, dal 1945 al 1959 deputato alla Camera. Dal 1945 al 1947 fu caporedattore della Neues Osterreich. ‘La classe lavoratrice’, scrive Marx nella Miseria della filosofia, ‘porrà nel corso dello sviluppo al posto della vecchia classe borghese una associazione che esclude le classi e il loro antagonismo, né ci sarà più un potere politico vero e proprio perchè il potere politico appunto è l’espressione ufficiale dell’antagonismo di classe in seno alla società borghese’.”,”MADS-030-FL” “FISCHER Ruth”,”Stalin and German Communism. A Study in the Origins of the State Party.”,”With a preface by Sidney B. Fay, Maps, Summary and Conclusion, notes,”,”MGEK-015-FL” “FISCHER George”,”Liberalismo russo.”,”FISCHER Georg, President and Fellows of Harvard College “”Un vero abisso divide la politica dell’Occidente liberale dalla politica russa anteriore alla rivoluzione del 1905″” (pag 12) “”Le statistiche evidenziano l’egemonia nobiliare … nelle giunte dei ‘zemstvo’ (62%)”” (pag 17) Struve ‘lupo solitario’ (pag 95) L’ “”economicismo”” terza deviazione del socialismo rivoluzionario ortodosso (pag 96) I rapporti tra Struve e Lenin. “”Uno dei nuovi saggi di Struve – «Die Marxsche Theorie der sozialen Entwicklung» – apparve in una rivista socialista tedesca e fu interpretato come un forte critica del marxismo. La maggiore obiezione di Struve era per l’utopismo dell’approccio dialettico alla storia. Quest’approccio, aggiungeva Struve, contraddice ed invalida il materialismo storico, la grande (e per Struve a quell’epoca ancora corretta) pietra angolare del marxismo. Nella vita attuale, non esiste opposizione dialettica tra capitalismo e socialismo, ma piuttosto il secondo si sviluppa gradualmente dal primo. Perciò il collasso del capitalismo, sottolineato dai marxisti ortodossi, comporterebbe automaticamente una parallela diminuzione delle possibilità del socialismo. Allo stesso modo l’identificazione della rivoluzione sociale (in realtà un processo graduale) con la rivoluzione politica (una conquista improvvisa del potere) è del tutto priva di valore. In nessun caso la rivoluzione sociale potrebbe essere né guidata, né sviluppata con ciò che Struve definisce concezione «giacobino-blanquista» della conquista del potere. Nonostante i saggi del 1899 e le crescenti frizioni coi ‘leaders’ ortodossi del marxismo russo, non venne meno la collaborazione di Struve con questi ultimi. In viaggio verso l’estero dalle loro località di esilio in Russia, Lenin, Martov e Potresov si incontrarono con Struve e Tugan-Baranovskij a Pskov nella primavera del 1900 per discutere la pubblicazione congiunta di un periodico all’estero. Un anno più tardi, dopo ulteriori e ampi negoziati con gli stessi e con i vecchi ‘leaders’ emigrati a Monaco, Struve sottoscrisse con Plechanov un formale accordo editoriale (23). Per ragioni indipendenti da loro, il progetto non si realizzò. Ma l”Iskra’, nuovo giornale ortodosso all’estero, pubblicò testi di Struve. E pubblicò non solo un suo ampio articolo, ma anche un ‘pamphlet’ curato da Struve, contentente un sensazionale pro-memoria segreto del Ministro delle finanze Witte, pamphlet giunto a Struve da una terza persona (24). L’articolo che Struve pubblicò sull”Iskra’ svolse un ruolo di primaria importanza nella rottura definitiva. In esso egli si esprimeva non più da marxista revisionista – quale era stato nel 1899 – ma da liberale. Egli ormai parteggiava apertamente e insistentemente per il ‘zemstvo’, per la nobiltà liberale e per i gradualismo; la rivoluzione e il movimento rivoluzionario erano assolti, ma solo come mezzi per conseguire obiettivi liberali. Dopo un’intensa corrispondenza tra i ‘leaders’ ortodossi, questi ultimi risposero con un violento attacco di Lenin (25) contro Struve e contro il liberalismo della nobiltà (). L’eterodossia da «lupo solitario» di Struve, che aveva sempre irritato Lenin, restò un tratto costante di tutta la sua vita. Ma i suoi primi ondeggiamenti tra marxismo e liberalismo – sia che fossero solo tattici (come egli dichiarò a più riprese, sia che fossero in parte anche ideologici (come lasciano intendere le sue azioni e i suoi scritti del tempo) – scomparvero a partire dal 1900. L’attacco di Lenin, unito al fallimento del progetto di pubblicare un organo congiunto, accelerarono l’allontanamento di Struve dal marxismo ortodosso. L’elemento più decisivo fu, tuttavia, la conclusione della battaglia marxista-populista. Ciò escludeva la possibilità dell’antica specie di alleanza ideologica e organizzativa che Struve descrisse più tardi: «Io allora mi rendevo conto con la mente e con i sentimenti che la cosa più necessaria di tutte fosse di condurre e di portare a compimento una lotta congiunta contro il populismo e di approntare una nuova concezione, pratica e vitale, della realtà russa. Senza essere mai stato un ortodosso, in questi due compiti mi sentivo pienamente solidale con l’ortodossia» (26). Ma benché Struve e gli altri marxisti legali fossero innegabilmente influenzati da Bernstein e dal revisionismo tedesco, essi non divennero mai dei «bernsteiniani» russi. I marxisti legali russi avevano più volte manifestato la loro scarsa considerazione per le capacità teoretiche di Bernstein. Così Struve, in una delle poche lettere rimaste di quel periodo, scrive che Bernstein è «povero filosoficamente, talvolta filisteo e teoreticamente ragiona in maniera piuttosto oscura» (27). Più sostanzialmente, i revisionisti tedeschi fallirono come punto di riferimento incondizionato perché i marxisti legali non erano più interessati al movimento socialdemocratico (e neppure a Marx), mentre i tedeschi lo erano ancora. Quasi tutte le polemiche revisioniste di Struve e di Berdjaev riguardavano non i problemi del socialismo e del lavoro, ma la loro propria filosofia neokantiana. L’idealismo filosofico, l’individualismo ed eventualmente il liberalismo cominciarono a prendere il sopravvento sempre di più sugli ‘slogan’ negativi dell’antiortodossia e del marxismo «critico». I revisionisti tedeschi erano stati per lungo tempo membri del loro partito marxista, e ne restavano membri. I marxisti legali, invece, erano approdati al movimento social-democratico solo durante la battaglia populista. Non c’era mai stato un matrimonio, ed ora la fine di questo momento segnava la fine di tutto il rapporto. Non stupisce quindi che i marxisti legali abbiano rinnegato ogni rapporto formale col revisionismo tedesco”” [George Fischer, ‘Liberalismo russo’, Roma, 1974] [(23) Testo parziale in ‘Obscestvennoe dvizenie v Rossii’, vol. I, pagg. 615-616; (24) ‘Samoderzavie i zemstvo’: questo il titolo di ambedue i ‘pamphlet’ e dell’articolo; (25) Lenin, «Goniteli zemstva i annibaly liberalizma». La corrispondenza è apparsa nel terzo volume del ‘Leniniskij sbornik’; (26) Struve, ‘Na raznye temy’, pag. 301; (27) Testo parziale della lettera di Struve in ‘Social-demokraticeskoe dvizenie v Rossii’, pag. 348; () Lenin svolse un ruolo particolare nei rapporti degli ortodossi con Struve. La sua reazione ai vecchi ‘Kriticeskie zametki’ di Struve – pubblicata col titolo ‘Ekonomiceskoe soderzanie narodnicestva i kritika ego v knige g. Struve’ – fu un tipico attacco tagliente e prolisso, ma non certo il più duro dei commenti ortodossi. Nonostante questo, in epoca successiva Lenin sollecitò più volte una conciliazione organizzativa ed era personalmente favorevole a stretti contatti con Struve. Quando Lenin era stato arrestato nel 1896, era toccato a Struve di procurare la maggior parte dei molti libri che la famiglia gli inviava apertamente e regolarmente in Siberia. Inoltre Struve aveva svolto un ruolo decisivo nel far pubblicare legalmente le due maggiori opere composte da Lenin durante la sua permanenza in Siberia. Una di queste trattava dello sviluppo del capitalismo russo (1898), di cui gran parte era apparsa originariamente nel ‘Novoe slovo’ redatto da Struve. Infine Struve aveva procurato a Lenin e a sua moglie un contratto editoriale per tradurre, mentre erano in esilio, la ponderosa opera di Sidney e Beatrice Webb, ‘Industrial Democracy’. Tutto ciò era accompagnato da scambi frequenti ed amichevoli, di cui si trova traccia nelle ‘Pis’ma k rodnym’ di Lenin. Questi espose le sue ragioni in favore di un mantenimento dei rapporti con l’ideologicamente sospetto Struve in una lettera a Potresov del 1899: «nell’attuale composizione del nostro ‘Genossen’ [‘compagnia’, ndr] non mancano certo i ‘verkleideten Liberalen’ [liberali mascherati, ndr]… Questa è, per così dire, la nostra fortuna; ciò ci autorizza a fare assegnamento su un debutto più facile e più sollecito, che richiede appunto l’impiego di tutti questi ‘verkleideten’». (Questa lettera è riportata in Lenin, ‘Socinenija’, IV, ed. XXXIV, 8-11)]”,”MRSx-060″ “FISCHER Louis”,”Vita di Lenin. Volume primo.”,”Il settimo congresso del partito approva la difficile decisione di firmare il trattato di Brest Litovsk (pag 324) “”Trotsky era d’accordo con Bucharin, ma era d’accordo anche con Lenin; o, meglio, era in disaccordo con tutti e due. Diviso com’era, da una parte e dall’altra, tenne un cattivo discorso. A metà febbraio (1918) egli aveva detto al Soviet di Pietrogrado che se fosse divenuto necessario combattere «dovremmo perdere dieci uomini per ogni tedesco» (14). Aveva comunque aggiunto: «Ritengo che un’offensiva tedesca contro di noi sia estremamente improbabile, e se si potesse parlare in termini di percentuale della probabilità di un’offensiva, direi che vi sono 10 possibilità che si verifichi contro 90» (15). Di fronte al VII congresso del partito, ammetteva il suo errore: «Ero uno di coloro che credevano che la Germania non avrebbe sferrato l’offensiva… Certo, noi facemmo una mossa rischiosa (il 10 febbraio). Il rischio era se il proletariato europeo sarebbe stato o no dalla nostra parte. Se no, noi saremmo stati schiacciati… Il compagno Lenin è convinto che, dopo che la Germania ha occupato Reval e altre città, è necessario firmare la pace; l’altra corrente, della quale anch’io faccio parte, pensa che oggi la sola possibilità per noi, nei limiti in cui dipende dalla nostra volontà, sia di agire come una forza promotrice della rivoluzione sul proletariato tedesco». Trotsky era inoltre contrario alla pace col governo fantoccio tedesco dell’Ucraina, capeggiato da Vinnicenko; ma sapeva che Lenin avrebbe accettato anche quello perché era un obbligo derivante dal trattato. Tuttavia egli non intendeva opporsi alla ratifica del trattato firmato a Brest-Litovsk il 3 marzo: «Non proporrò che non sia ratificato. Rispetto profondamente la linea politica che si è espressa nella firma del trattato di pace, nella sua ratifica, in questa o quella proroga, anche se è di dimensioni storiche indefinite. In questa sede è stato mostrato, e correttamente, in particolare dal compagno Lenin, che per fare la guerra bisogna farla come si deve. [E per tale ragione la Russia aveva bisogno di armi]. Se l’America ce le darà, le accetteremo per i nostri scopi, senza preoccuparci perché ci vengono da imperialisti. Abbiamo esaminato questa questione col compagno Lenin, e siamo giunti alla conclusione che l’America ci darebbe rifornimenti militari perché naturalmente servirebbero ai suoi interessi». I bolscevichi li avrebbero accettati pertanto per gli interessi propri. Infine Trotsky dichiarava che nella votazione si sarebbe astenuto, per tema che Lenin desse le dimissioni, come aveva minacciato. Non poteva pensare a una tale scissione o contribuirvi (16). (In effetti, fu Trotsky a dare le dimissioni). Il 24 febbraio aveva detto che voleva rinunciare all’incarico di commissario per gli Affari Esteri, ma Lenin lo aveva persuaso a rimanere, o almeno a non dare la notizia delle sue dimissioni da quella carica. L’informazione fu resa pubblica il 16 marzo 1918, e lo stesso decreto annunciava la nomina di Trotsky a «commissario del popolo per l’Esercito e la Marina» (17). Chiunque sia un po’ al corrente della storia sovietica degli ultimi decenni penserebbe che la decisione del VII congresso del partito fosse per Lenin l’ultimo ostacolo da superare nella sua corsa verso la ratifica del trattato di pace con la Germania”” (pag 324-325) [(14) Trockij ‘Socinenija’, vol. XVIII, p. 114; (15) Ibid., p. 115; (16) Ibid., pp. 137-140; (17) Ibid., nota editoriale, pp. 675-76] [Louis Fischer, ‘Vita di Lenin. Volume primo’, Milano, 1973]”,”LENS-002-FC” “FISCHER Josef Ludvik”,”La crisi della democrazia.”,”Josef Ludvik Fischer (Praga 1894 – Olomouc 1973) è stato professore di sociologia e di filosofia a Brno e Olomouc. Partito da una posizione pragmatistica e antipositivistica, sviluppò la sua ricerca filosofica e sociologica nella direzione dello strutturalismo, che ha trovato in Cecoslovacchia un originale terreno di elaborazione in questi ultimi quarant’anni. La sua attività culturale e politica è stata sempre orientata, prima e dopo la seconda guerra mondiale, in senso democratico e socialista. “”E’ lecito porsi subito ua domanda: perché il tentativo fischeriano non si svolge nell’ambito esplicito del marxismo? Perché, cioè, Fischer non è marxista? Il lettore noterà che spesso la terminologia di Fischer è, a volte con fatica, diversa a quella di Marx (egli scrive proprietà privata dei mezzi di guadagno là dove Marx dice: dei mezzi di produzione), e più in generale che il suo discorso è spesso parallelo o convergente rispetto a quello di Marx. (…) La risposta è la seguente: primo, perché Fischer, pur conoscendo e apprezzando il marxismo (non conoscendo però il giovane Marx, i ‘Quaderni filosofici’ di Lenin e il giovane Lukacs), lo considera tuttavia – come dice J. Zumr – una variante del naturalismo e identifica erratametne la spiegazione marxista del capitalismo con l’essenza filosofica del marxismo. Secondo, perché egli è (e si sente) autore di una visione globale, complessiva dei problemi filosofici e politico-sociologici, e come tale gli corre obbligo di riferirsi a se stesso prima che ad altri”” (introduzione di S. Corduas) (pag XIII) La rivolta delle folle (pag 77) La reazione de ceti medi (pag 127) [l’autore parla di ‘intelligenza’ leggere ‘intellettuali’] “”Ortega y Gasset nella sua ‘Rivolta delle folle’ [‘La ribellione delle masse’ ndr] ha chiarito acutamente e convincentemente questi destini delle società cadute in preda allo «spirito della gravità» e ha visto il senso della loro rivolta nella rivolta di quell’elemento medio omogeneo contento di sé, in nulla e per nulla diversificato, che è la folla contro quella minoranza «scelta» dalla quale è portato il progresso culturale e sociale; la sua analisi culmina con la constatazione rilevante e significativa che questa folla in rivolta si è impossessata di tutti i vantaggi materiali della civiltà dimenticando però le condizioni della loro nascita, dimenticando la creazione teorica, essenzialmente disinteressata, e la creazione culturale in generale. Se osserviamo da questa prospettiva i destini della rivolta culturale contro il capitalismo, la rivolta dell’élite culturale (se volete, contro la rivolta delle folle), ci apparirà ciaro il suo sfondo sociale; ma anche la sua sterilità”” (pag 77)”,”TEOP-534″ “FISCHER Louis”,”I Sovieti, Nella politica mondiale 1917-1929. Volume I.”,”Louis Fischer. Nato il 29/02/1896 a Filadelfia (USA). dopo aver fatto per alcuni anni l’insegnante, scoprì la propria vocazione nel giornalismo, e, nel 1921, fu mandato a Berlino dal New York Post. Nei venticinque anni che seguirono ebbe diversi incarichi come corrispondente in Europa e in Asia. Pur non essendosi mai iscritto ad alcun partito politico, si fece sostenitore dell’Unione Sovietica e, più tardi, della Spagna repubblicana, per la quale lavorò durante la guerra civile. É morto il 18/01/1970. tra i suoi libri: The Soviet in Worls Affair, The Great Challenge, Gandhi and Stalin. Russia Revisited, Fifty Years of Soviet Communism, an Appraisal, Russia’s Road from Peace to War, November 7, 1919 june 22, 1941. Sono inoltre apparse le biografie: The Life of Mahatma Gandhi, The Life and Death of Stalin, The Life of Lenin.”,”RUST-086-FL” “FISCHER Louis”,”I Sovieti, Nella politica mondiale 1917-1929. Volume II.”,”Louis Fischer. Nato il 29/02/1896 a Filadelfia (USA). dopo aver fatto per alcuni anni l’insegnante, scoprì la propria vocazione nel giornalismo, e, nel 1921, fu mandato a Berlino dal New York Post. Nei venticinque anni che seguirono ebbe diversi incarichi come corrispondente in Europa e in Asia. Pur non essendosi mai iscritto ad alcun partito politico, si fece sostenitore dell’Unione Sovietica e, più tardi, della Spagna repubblicana, per la quale lavorò durante la guerra civile. É morto il 18/01/1970. tra i suoi libri: The Soviet in Worls Affair, The Great Challenge, Gandhi and Stalin. Russia Revisited, Fifty Years of Soviet Communism, an Appraisal, Russia’s Road from Peace to War, November 7, 1919 june 22, 1941. Sono inoltre apparse le biografie: The Life of Mahatma Gandhi, The Life and Death of Stalin, The Life of Lenin.”,”RUST-087-FL” “FISCHER Joachim HEISE Hildegard JÜTTE Werner SCHMIDT Wolfgang v. WUNTSCH Hans-Michael, discussione critica con E. ALTVATER”,”Zur Kritik der Bildungs-ökonomie. Diskussionsbeiträge zu Altvater/Huisken, MG Erlangen und Kanzow/Roth.”,”FISCHER Joachim HEISE Hildegard JÜTTE Werner SCHMIDT Wolfgang v. WUNTSCH Hans-Michael, discussione critica con E. ALTVATER”,”TEOC-116-FL” “FISCHER Stanley DORNBUSCH Rudiger SCHMALENSEE Richard, a cura di Alessandra CHIRCO”,”Economia. Strumenti. Microeconomia – Macroeconomia. Economia internazionale.”,”Stanley Fischer è professore di Economia al Massachusetts Institute of Technology dal 1973. Rudiger Dornbusch è professore di Economia al Massachusetts Institute of Technology dal 1975. Richard Schmalensee è professore di Economia al Massachusetts Institute of Technology dal 1977.”,”ECOT-159-FL” “FISCHER Ruth”,”Background of the New Economic Policy.”,”‘The principal opponent of the unions was Trotsky, who wanted to transform them into a branch of a militarized economy’ (pag 28)”,”RUSU-003-FGB” “FISCHER Fritz”,”Assalto al potere mondiale. La Germania nella guerra 1914-1918.”,”FISCHER Fritz: (Ludwigsstadt, 5 marzo 1908 – Amburgo, 1° dicembre 1999). Èstato un giornalista tedesco, considerato tra i più importanti studiosi della prima guerra mondiale e del ruolo della Germania nella conflagrazione europea. “”Assalto al potere mondiale””, la sua opera principale, segnò una svolta fondamentale negli studi sulle origini e sullo svolgimento della prima guerra mondiale. L’Autore utilizzò una grande quantità di documentazione archivistica originale, ritenendo che la Germania fosse la principale responsabile dello scoppio della guerra, a causa delle sue aspirazioni all’espansione imperialistica globale in Europa e nel Mondo, perseguite tenacemente fin dalla fondazione del II Reich e continuate coerentemente durante tutta la guerra. La tesi gli procurò aspre critiche nella Germania Occidentale. «Così questo libro non è né un atto di accusa né un’apologia. Lo storico (…) deve soltanto raccogliere dati e ordinarli in un quadro di cause e di effetti». (prefazione dell’Autore del 1961, pag XV) «Sotto vari aspetti Guglielmo II incarnava davvero la propria epoca. (…) L’ambizione di portare la Germania al livello dell’Inghilterra muoveva non solo lui, ma anche la maggioranza dei suoi ministri e segretari di Stato. Al centro dei suoi piani politici era il desiderio di costruire una grande flotta. Solo con una grande flotta la Germania avrebbe potuto competere con l’Inghilterra e pretendere di essere accolta con parità di diritti nel novero delle potenze mondiali. Inoltre, la nazione tedesca era intervenuta nella “”distribuzione del mondo”” assai tardi, e si sentiva sottovalutata, ma la flotta abbinata alla forza economica le avrebbe consentito d’imporre una revisione dello status quo del mondo coloniale a proprio favore». (pag 10) «L’attività imprenditoriale tedesca in tutto il mondo fu appoggiata energicamente da una politica statale che può ben essere definita “”neomercantilismo””. (…) con la rigorosa legislazione di protezione doganale e con i premi d’esportazione stava creando le condizioni essenziali per lo sviluppo -appunto- dell’economia tedesca (…)» (pag 14)”,”QMIP-061-FSL” “FISCHER-HEILBRONN Joh.”,”Die Sozialdemokratie, ihre Grundlagen und ihre Arbeit.”,”Johannes FISCHER era il segretario del partito”,”MGEx-116″ “FISCHETTI Caterina”,”La psicoanalisi infantile.”,”Caterina Fischetti, psichiatra e ricercatrice nell’area dell’età evolutiva all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.”,”SCIx-228-FL” “FISERA Vladimir Claude”,”Les peuples slaves et le communisme de Marx à Gorbaciov.”,”Questo libro si fonda in buona parte su una tesi di storia ‘Le mouvement socialiste et les slavismes des origines à 1945′ (Paris I- Sorbonne, 1973, pag 656). V.C. FISERA è nato a Parigi nel 1948, è laureato in storia (Paris I, Sorbonne) diplomato du Cycle superieur sur l’ URSS e l’Europa orientale dell’ Istitut d’ Etudes Politiques de Paris. E’ pure licencié in russo, diplomato in lingue orientali (ceco) e ha ottenuto attestati da università di Praga, Leningrado, Belgrado, dell’Accademia delle scienze del Montenegro. E’ stato titolare della cattedra di studi europei contemporanei nel Politecnico di Portsmouth (UK). Attualmente è Maitre de Conferences d’histoire contemporaine dell’ Univ des Sciences Humaines de Strasbourg, dopo esserne stato professore associato dal 1984. Insegna slavistica storica. E’ pure incaricato di corso alla Syracuse Univ (New York- Strasbourg).”,”INTx-006″ “FISHER H.A.L.”,”Napoleon.”,”Scrittore e storico, uomo di Stato ed educatore, Rt. Hon. H.A.L. FISHER, O.M., F.B.A., fu noto per la combinazione della sua brillantezza ed autorevolezza. Doti che manifesta in questa ricostruzione della vita di soldato e uomo di Stato NAPOLEONE. L’ opera fu pubblicata per la prima volta nel 1912.”,”FRAN-031″ “FISHER H.A.L.”,”Bonapartism. Six lectures delivered in the University of London.”,”FISHER H.A.L. è stato Fellow of the British Academy and of the Two St. Mary Winton Colleges.”,”FRAN-034″ “FISHER Irving, a cura di Anna PELLANDA”,”Opere. Prima parte.”,”Teoria dell’ interesse. “”Fisher fornisce così una risposta esauriente all’interrogativo ricorrente in tutta la storia della problematica dell’interesse: da cosa dipende il suo saggio? dalla quantità di moneta o dalla produttività dell’investimento? E’ esso un elemento monetario o fisico?”” (pag 49)”,”ECOT-210″ “FISHER Irving, a cura di Anna PELLANDA”,”Opere. Seconda parte.”,”Libro dedicato alla memoria di John Rae e Eugen von Boehm-Bawerk”,”ECOT-210-B” “FISHER Irving a cura di Anna PELLANDA”,”Opere. Parte I.”,”17″,”ECOT-340″ “FISHER Irving a cura di Anna PELLANDA”,”Opere. Parte II.”,”18 Libro dedicato alla memoria di John Rae e di Eugen von Boehm-Bawerk ‘che getterano le fondamenta su cui ho tentato di costruire’ ‘La teoria dell’interesse, determinata dall’impazienza di spendere il reddito e dall’opportunità di investirlo'”,”ECOT-341″ “FISHER Margery”,”The Bright Face of Danger:”,”Una buona recensione del volume è quella di T.J. Binyon: dal titolo ‘Escape from escapism’ in cui afferma: ‘The splendid book is at the same time a critique of the adventure story, a taxonomy of the genre, and an assessment of a few hundred examples, ranging along one axis from Conrad to Enid Blyton, and along another from Defoe and to the present day. Margery Fisher begins by combating – as she does throughout the book – the all-pervasive critical view of the adventure story as inferior, “”escapist”” literature, which for some indefinable reason cannot be taken seriously. (…)”” Ecco alcuni punti chiave dalla recensione: Critica del genere avventura: Fisher sfida la visione critica diffusa che considera il genere avventura come letteratura inferiore ed ‘escapist’. Questa percezione, secondo Fisher, non dovrebbe impedire di prenderlo seriamente. Tassonomia del genere: Nel libro, Fisher esplora e classifica centinaia di esempi di storie d’avventura, spaziando da autori come Conrad a Enid Blyton, e da Defoe ai giorni nostri. Analisi approfondita: Il libro offre un’analisi dettagliata delle opere avventurose, cercando di comprendere le loro sfumature e il loro impatto. Valorizzazione del genere: Fisher sembra apprezzare il genere avventura e cerca di far emergere il suo valore letterario. In sintesi, The Bright Face of Danger sembra essere un’opera che va oltre la semplice avventura, esplorando il suo significato e la sua rilevanza. Potrebbe essere un’interessante lettura per chi è appassionato di avventure letterarie!”,”VARx-058-FSD” “FISHMAN Jack HUTTON J. Bernard”,”La vita privata di Josif Stalin.”,”””Finalmente venne il giorno in cui Voroscilov e Timoscenko poterono dichiarare al loro Capo: “”L’ Armata Rossa è equipaggiata e riorganizzata in modo tale da essere ormai in grado di sferrare la sua offensiva a vasto raggio contro la Wermacht””. “”Noi non attaccheremo””, rispose Stalin; “”lasceremo l’ iniziativa dell’ attacco ai nazisti, e quando essi avranno sparato il grosso dei loro colpi allora soltanto daremo il via alla nostra controffensiva. Seguendo questa tattica perderemo soltanto la metà del prezioso materiale che potremmo perdere se fossimo noi a prendere l’ iniziativa””. (pag 159) “”Improvvisamente Stalin si trovò dinanzi parecchie perplessità di natura politica. Le difficoltà nacquero con l’ arresto operato dall’ Armata Rossa in Cecoslovacchia del generale Vlasov, accusato di aver tentato di organizzare, mentre era prigioniero di guerra in Germania, forze russe che avrebbero dovuto combattere a fianco dei nazisti. Kalinin, Kaganovic, Meklis e altri della “”cerchia intima”” del Cremlino, cercarono di persuadere Stalin a lasciar cadere la cosa, dati i grandi servigi resi alla patria da Vlasov. “”Questo traditore deve morire””, insisteva Stalin, “”è stato provato che egli ha collaborato coi nazisti, e si è offerto di organizzare un esercito contro-rivoluzionario per combattere contro di noi””. “”Non è stato provato nulla””, ribatteva Kaganovic. “”Le uniche prove contro Vlasov provengono da fonte sospetta””. “”Io possiedo tutte le prove necessarie e Vlasov deve morire””, controbatté Stalin. “”Volete forse per garantirvi una dichiarazione di Hitler stesso o un certificato dell’ ONU?”” (pag 178-179)”,”STAS-042″ “FISHMAN Ted C.”,”Cina Spa. La superpotenza che sta sfidando il mondo.”,”Ted C. FISHMAN è esperto di import-export cinese. Attualmente è scrittore e giornalista. Scrive per il NYT. Se le fabbriche messicane vanno in Cina, i messicani emigrano negli USA. Mexamerica. “”Una scappatoia per gli operai messicani, specialmente quelli dei settori commerciali più specializzati, è quella di andare verso nord, negli Stati Uniti, e di trovare lavoro nelle fabbriche americane che tentano di abbattere i costi per reggere il confronto con la concorrenza cinese. I lavoratori messicani in media guadagnano il quadruplo di quelli cinesi, ma soltanto un settimo di quelli americani. I selezionatori del personale degli stabilimenti come quelli di Chicago hanno scoperto che esisteva una forza lavoro estera disposta a lavorare per metà del salario dei loro dipendenti con più anzianità. L’ affare, in parte, consisteva nel fatto che i datori di lavoro non dovevano versare contributi aggiuntivi come quelli per l’ assistenza sanitaria. A Chicago un lavoratore messicano su cinque lavora in fabbrica.”” (pag 169-170)”,”CINE-013″ “FISHMAN Ted, a cura di Geoff STAINES”,”La Chine. Première entreprise mondiale.”,”””Aujourd’hui, Shanghai est à nouveau la ville la plus moderne et la plus internationale de Chine. (…) Malgré, ou, à cause de leur sentiment historique d’humiliation, les habitants de Shanghai sont sans doute les plus sûrs d’eux-mêmes – d’aucuns diraient arrogants – parmi leurs compatriotes. Ils se considèrent comme les meilleurs hommes (et femmes) d’affaires, les meilleurs administrateurs publics, les plus cosmopolites et les plus entreprenants”” (pag 17) Editorialista di grandi giornali (NYT, USA Today) Fishman dirige un’impresa di consulenza. E’ stato molte volte in Cina e Giappone. Si può considerare uno dei grandi specialisti della regione.”,”CINE-047″ “FISHMAN Jack”,”And the Walls Came Tumbling Down.”,”Il libro di Jack Fishman è basato su ampie ricerche e interviste su coloro che sopravvissero al raid di Amiens. Che cosa o chi ci fosse all’interno del carcere per costare un’operazione di intervento rapido? Il successo del D-Day è dipeso dal successo ad Amiens. Chi ha posto il segreto intorno all’operazione Gerico? Il 18 febbraio 1944, scatta l’Operazione Gerico (Jericho). L’obiettivo era il carcere di Amiens. Si tratta di un evento importante della guerra che vede all’opera spie e sabotatori, eroi della resistenza, equipaggi degli aerei, e altro contro la macchina da guerra nazista. ‘L’’operazione Gerico è stata un’azione militare condotta dalla Royal Air Force (RAF) durante la seconda guerra mondiale, il 18 febbraio 1944, che ha bombardato la prigione di Amiens nella Francia occupata dai tedeschi per liberare agenti segreti alleati e combattenti della resistenza francese. L’attacco è stato effettuato da 24 aerei della RAF, tra cui 18 Mosquito e 4 Typhoon2. L’attacco ha causato la morte di 105 persone, tra cui 102 prigionieri e 3 membri dell’equipaggio. Circa 260 prigionieri sono riusciti a fuggire, tra cui 79 membri della resistenza e prigionieri politici. L’operazione è nota per la precisione e l’audacia del’attacco, che è stato filmato da una telecamera su uno dei Mosquito’ (f. Bing)”,”QMIS-013-FSD” “FISICHELLA Domenico”,”L’ altro potere. Tecnocrazia e gruppi di pressione.”,”Domenico FISICHELLA (Messina, 1935), vicepresidente del Senato, Professore ordinario di dottrina dello stato e di scienza della politica all’ Università di Firenze e Roma ‘La Sapienza’ è stato anche ministro per i beni culturali. “”Quando Saint-Simon afferma, nel Nouveau Christianisme (1825), che gli uomini della positività “”si propongono come scopo finale del loro impegno di annientare completamente il potere del gladio, il potere di Cesare, che, per sua natura, è essenzialmente provvisorio””, ha per bersaglio l’ essenza stessa della politicità”” (pag 56)”,”TEOP-157″ “FISICHELLA Domenico”,”Il potere nella società industriale. Saint-Simon e Comte.”,”Persuasione e dimostrazione. “”L’ uso dello strumento politico, il ricorso al provvedimento legislativo, non fanno infatti uscire la società dal dominio dell’arbitrio: consacrando la coazione, favoriscono e perpetuano l’immota permanenza del sistema antico. Tutto al contrario, l’autorità spirituale si esprime e deve esprimersi attraverso il consiglio, adotta e deve adottare l’arma della persuasione. Come scrive Saint-Simon, “”le moyen de la persuasion est le seul qu’il nous soit permis d’employer pour atteindre notre but””. Mentre la funzione di direzione temporale “”porte immédiatement sur les actes””, la funzioen di guida spirituale “”consiste dans le règlement des opinions, des penchants, des volontés, en un mot des tendances””: essa non può allora servirsi di uno strumento diverso dalla persuasione, dal consiglio, dalla dimostrazione.”” (pag 275-276)”,”TEOS-154″ “FISICHELLA Domenico”,”Denaro e democrazia. Dall’antica Grecia all’economia globale.”,”D. FISICHELLA (già Vp del Senato) è prof. di dottrina dello stato e scienza della politica nelle Università di Firenze e Roma. E’ stato ministro per i beni culturali. Ha scritto vari libri.”,”TEOP-374″ “FISICHELLA Domenico”,”Alla ricerca della sovranità. Sicurezza e libertà in Thomas Hobbes.”,”FISICHELLA D. è senatore da 4 legislature.”,”TEOP-376″ “FISICHELLA Domenico”,”Crisi della politica e governo dei produttori.”,”FISICHELLA Domenico è stato senatore per quattro legislature, vicepresidente del senato, professore ordinario di dottrina dello stato e di scienze della politica nelle Università di Firenze e di Roma La Sapienza. La rivoluzione operaia nell’epoca delle rivoluzioni borghesi “”A proposito della borghesia, va qui ricordato che il valore storico del compito critico svolto da tale classe sociale sarà riconosciuto anche da Marx. Gli operai sanno che “”il loro proprio movimento rivoluzionario può solo essere accelerato dal movimento rivoluzionario della borghesia contro i ceti feudali e la monarchia assoluta. Sanno che la loro lotta contro la borghesia può cominciare soltanto il giorno della vittoria della borghesia stessa””. E ancora, sul carattere di transizione dell’esperienza borghese: “”gli operai possono e debbono necessariamente accettare la rivoluzione borghese come una condizione della rivoluzione operaia. Ma non possono considerarla neppure per un momento come loro scopo finale”” (Marx-Engels Gesamtasugabe, serie I, vol VI, p. 319, cit. nell’edizione critica, a cura di Emma Cantimori Mezzomonti, del ‘Manifesto del Partito Comunista’ di Karl Marx e Friedrich Engels, Torino, 1949, pp. 255 e 225. Sui riconoscimenti dell’opera della borghesia contenuti nel ‘Manifesto’, e sul loro significato, cfr. Karl Lowith, Da Hegel a Nietzsche, Torino, 1949, p. 399)”” [Domenico Fisichella, Crisi della politica e governo dei produttori, 2007] Saint-Simon e il giovane Marx “”E’ noto che riconoscimenti dell’importanza della riflessione saint-simoniana non mancano già negli scritti dei padri del materialismo storico. Così, Friedrich Engels afferma che “”troviamo in Saint-Simon un’ampiezza di vedute geniale la quale fa sì che quasi tutte le idee non strettamente economiche dei socialisti successivi sono contenute in germe nel suo pensiero”” (88). Ancora Engels, nell’ “”Antidühring”” (89), sostiene che Saint-Simon è stato, con Hegel, “”la mente più universale della sua epoca””. (…) Per Emma Cantimori Mezzomonti, (…) “”occorrerebbero alcuni capitoli anche soltanto per esaminare la loro importanza [di Saint-Simon e di Fourier] per Marx ed Engels, che li hanno studiati accuratamente e direttamente”” (90). Secondo Pierre Naville, “”nella grandezza di Saint-Simon il giovane Marx ha individuato e trovato l’antidoto alla grandezza di Hegel”” (91). Infine, Georges Gurvitch sostiene che “”Marx stesso è derivato in linea diretta, a mio avviso, da Saint-Simon e dal saint-simonismo: egli prende da Hegel solo la terminologia, e “”l’hegelismo di sinistra”” altro non è che l’influenza saint-simoniana (talvolta esplicitamente riconosciuta) su certi hegeliani”” (92). Ancora Gurvitch, apre un articolo specificatamente dedicato a ‘Saint-Simon et Karl Marx’, scrivendo che “”l’influenza di Saint-Simon nella formazione del pensiero di Marx è stata ben più decisiva di quanto solitamente si supponga. (…) Gurvitch conclude che “”quali che siano state le linee di demarcazione e le divergenze”” – che ci sono, e non piccole – “”credo di aver dimostrato che, senza Saint-Simon, Marx non sarebbe stato ciò che è stato”” (93). (pag 44-45) [Domenico Fisichella, Crisi della politica e governo dei produttori, 2007] [(88) Cfr. F. Engels, Socialisme utopique et socialisme scientifique, 1959, p. 48; (89) F. Engels, Antidühring, Roma, 1950, p. 30; (90) Cantimori Mezzomonti (a cura), Marx-Engels, Manifesto, cit., p. 205; (91) Pierre Naville, Le nouveau Leviathan. De l’alienation à la jouissance, 1957, p. 66; (92) Georges Gurvitch, Les fondateurs français de la sociologie contemporaine. I. Saint-Simon sociologue, 1955, p. 7; Cfr. G. Gurvitch, Saint-Simon et Karl Marx, in “”Revue Internationlale de Philosophie””, nn. 53-54, 1960, pp. 399 e 416] “”Sulla paternità dell’interpretazione storiografica per la quale – secondo le parole con cui si apre il ‘Manifesto Comunista’ – “”la storia di ogni società esistita fino a questo momento, è storia di lotta di classi””, molto si è scritto, per attribuirne o negarne il merito, volta a volta, a Babeuf, a Saint-Simon, a Blanqui, a Marx. Lo stesso Engels, che in ‘Socialisme utopique et socialisme scientifique’ parla di “”genialissima scoperta”” a proposito dell’idea, esposta da Saint-Simon già nel 1802, di “”concepire la Rivoluzione francese come una lotta di classe tra nobiltà, borghesia e non possidenti”” (52), nella ‘Prefazione’ all’edizione tedesca del 1883 al ‘Manifesto’ scrive che la teoria per cui “”tutta la storia è storia di lotte fra le classi”” appartiene “”esclusivamente a Marx”” (53)”” [Domenico Fisichella, Crisi della politica e governo dei produttori, 2007] [(52) Engels, Socialisme utopique, cit, p. 48; (53) Karl Marx Friedrich Engels, Manifesto del Partito Comunista’, a cura di Emma Cantimori Mezzomonti, Einaudi, Torino, 1949, p. 291] (pag 59)”,”SOCU-183″ “FISICHELLA Domenico”,”Il pensiero politico di De Maistre.”,”Joseph Marie De Maistre nasce a Chambéry, in Savoia, il primo aprile 1753, maggiore di dieci figli, cinque maschi e cinque femmine. La famiglia era di origini borghese. Il padre François Xavier era magistrato del Regno di Sardegna da alcuni anni, allorrchè un decreto regio lo nomina nel 1740 membro del Senato di Savoia (Joseph erediterà tale carica alla morte del genitore) e poi, nel 1770, per le sue benemerenze è ricompensato con il titolo di conte. Cos’, commenta Alfredo Cattabiani, ‘la famiglia Maistre entrava a far parte dell’aristocrazia savoiarda grazie a un ennoblissement, cioè un riconoscimento della sua naturale nobiltà, concetto questo che Joseph de Maistre avrebbe sottolineato nelle sue opere politiche, considerando l’aristocrazia non come casta chiusa biologicamente, bensì aperta a tutte quelle famiglie che avessero dimostrato nel tempo di essere naturalmente nobili, cioè fedeli alle tradizioni nazionali e benemerite dello Stato’ (Introduzione a Le serate di Pietroburgo). Legatissimo ai genitori, educato prima dai gesuiti e poi studente di giurisprudenza all’Università di Torino, ove si laurea rapidamente, Joseph intraprende la carriera giudiziaria a Chambéry. All’attività professionale unisce un costante impegno di studio, mentre contemporaneamente aderisce, nel 1774, alla loggia massonica di rito inglese dei Trois Mortiers, per spostarsi nel 1778 alla loggia riformata di rito scozzese della Parfaite Sincérité.Allo scoppio della rivoluzione francese l’atteggiamento di Joseph de Maistre è cauto ma non negativo. Con l’invasione francese della Savoia, nel 1792, inizia la stagione dell’esilio (Aosta, Torino, Ginevra, Losanna) e la divisione della famiglia. Nominato nel 1818 reggente della Grande Cancelleria del Regno, muore il 26/02/1821 nella capitale piemontese”,”TEOP-057-FL” “FISICHELLA Domenico”,”Dal Risorgimento al Fascismo, 1861-1922.”,”Domenico Fisichella, professore di Scienza della Politica, Dottrina dello Stato e Storia delle Dottrine Politiche nelle Università di Firenze, Roma ‘Sapienza’ e Luiss. (…) (v. 4° di copertina) La vicenda dell’Interventismo a sinistra. ‘Rilevante è il peso dell’interventismo in seno al sindacalismo rivoluzionario. Organizzativamente questo si era costituito a Modena nel novembre 1912, con la sigla di Unione sindacale italiana e con l’intento – ben distinto da quello della Confederazione generale del lavoro – di affermare una piena autonomia rispetto al Partito socialista, di rifiutare forme di compromissione con le forze borghesi e di ricorrere allo sciopero generale come strumento di azione rivoluzionaria. Già durante la guerra di Libia v’era stato un gruppo favorevole e uno contrario all’impresa, il primo vedendovi un’opportunità di benessere per i lavoratori italiani e di loro integrazione nel tessuto nazionale anche in vista della resa dei conti finale con la borghesia, il secondo una guerra imperialista di matrice borghese. Ora il dibattito investe il tema della guerra come rivoluzione, con un duplice auspicato risultato. La guerra va combattuta contro gli Imperi centrali perché essi sono i guardiani della conservazione e della reazione in Europa, i più fieri nemici della rivoluzione, gli avversari comunque da battere. In pari tempo, la guerra come processo rivoluzionario farà ciò che qui non è stato possibile ottenere, neppure con l’arma dello sciopero generale, cioè indebolire definitivamente il capitalismo, consentendo contemporaneamente al proletariato capacità di combattimento e attitudine a esprimere una nuova ‘élite’ qualitativamente in grado di mobilitare, organizzare e guidare le masse alla vittoria. Di questa importazione si fa paladino Filippo Corridoni, già rivoluzionario antimilitarista e ora pronto alla battaglia. E se ci chiediamo come mai l’antimilitarismo si traduca in volontà bellica, la risposta è nelle cose: anche se le guerre non sono sempre di matrice rivoluzionaria, la rivoluzione è sempre una guerra (certo, una guerra civile, ma non si è forse detto che la Grande Guerra è una guerra civile europea?), e allora – scrive Giuliano Procacci riflettendo sul caso sovietico – «la militarizzazione è la sola forma di burocratizzazione che un movimento rivoluzionario, che ha scritto sulle proprie bandiere le parole d’ordine di libertà e di eguaglianza, può accettare, in quanto essa è la sola che gli appaia come necessaria e inevitabile». Corridoni sarà volontario di guerra, e cadrà da valoroso sul campo. Diverso è il parere di un altro filone, numericamente significativo, del movimento sindacale, più legato a una visione tradizionale e per così dire ortodossa dell’internazionalismo del proletariato, la cui unità di classe oltre i confini nazionali può essere messa a repentaglio da una guerra tra Stati e tra nazioni. Tale versante mantiene le sue posizioni neutraliste, e la fuoriuscita dell’Unione sindacale italiana di Corridoni e di quanti con lui convengono – tra questi, Michele Bianchi, Alceste De Ambris, Tullio Masotti – diviene inevitabile. Cosa accade in campo socialista? Qualcosa di analogo, e ‘pour cause’ rispetto ai tormenti del sindacalismo rivoluzionario. Già sappiamo che nel 1912 in casa socialista era prevalsa la corrente intransigente, con l’espulsione dei riformisti Bonomi, Bissolati e altri, mentre i riformisti “”di sinistra”” (Filippo Turati, Camillo Prampolini, Claudio Treves e altri) rimangono ma privi di incarichi direttivi. Mussolini assume la direzione dell'””Avanti!””. Rispetto al sindacalismo rivoluzionario, già precedentemente apprezzato, egli è diventato progressivamente più cauto. È strumento di mobilitazione di massa, ma il partito, forgiato su basi nuove, ha da essere lo strumento guida della politica. Anche sul ricorso allo sciopero generale ondeggia. Al congresso di Ancona del Partito socialista, che inizia i suoi lavori il 24 aprile 1914, il successo della corrente rivoluzionaria intransigente è pieno. Su proposta di Mussolini si decide l’incompatibilità dei massoni con l’iscrizione al partito. Il ‘leader’ romagnolo è confermato alla guida del quotidiano ufficiale, in forte crescita diffusionale. Tuttavia un ripensamento complessivo comincia ad avviarsi nella mente del dirigente socialista’ (pag 217-218)”,”ITAA-157″ “FISICHELLA Domenico a cura di, Saggi di Auguste COMTE Max WEBER Karl R. POPPER Thomas S. KUHN Imre LAKATOS Paul K. FEYERABEND J.Donald MOON Felix E. OPPENHEIM Giovanni SARTORI Arend LIJPHART Alberto MARRADI”,”Metodo scientifico e ricerca politica.”,”Domenico Fisichella (Messina, 1935) è professore ordinario di Scienza della politica nella facoltà di Scienze politiche della prima Università di roma.”,”SCIx-303-FL” “FISK Robert”,”Cronache mediorientali. Il grande inviato di guerra inglese racconta cent’anni di invasioni, tragedie e tradimenti.”,”FISK Robert è nato a Maidstone nel Kent nel 1946. Attualmente è corrispondente da Beirut per il quotidiana The Independent. E’ uno degli inviati di guerra più famosi al mondo. E’ l’unico ad aver intervistato Bin Laden tre volte.”,”VIOx-162″ “FISTETTI Francesco”,”Lenin e il machismo. Da “”Materialismo ed empiriocriticismo”” ai “”Quaderni filosofici””.”,”Nota: ‘FISTETTI Francesco è un rappresentante della nuova generazione dei teorici legati al partito comunista. Ha pubblicato, presso De Donato un saggio su ‘Marx, Hegel e l’economia politica’ e ha curato per Bertani, l’edizione dei materiali integrativi di ‘Leggere il Capitale’. Collabora a varie riviste tra cui ‘Nuova corrente’ e ‘Critica marxista’.’ (pag 5)”,”LENS-195″ “FISTETTI Francesco”,”La crisi del marxismo in Italia. Cronache di filosofia politica (1980-2005). Un abbozzo di storia degli intellettuali.”,”FISTETTI Francesco insegna storia della filosofia politica contemporanea all’Università di Bari. E’ autore di studi su Marx, Nietzsche, Neurath, Heidegger e Arendt.”,”TEOC-497″ “FISTETTI Francesco; PRESTIPINO Giuseppe; PROSPERO Michele”,”Dagli inediti di Marx una proposta polemica (Fistetti); Utopia e scienza cento anni dopo (Prestipino); Aristotele, Marx e il metodo della scienza (Prospero).”,”Bobbio diceva che ancor prima di parlare di “”crisi del marxismo”” occorreva parlare di “”crisi dei marxisti”” (vedi Pci) (pag 87) Nel testo l’autore recensisce il lavoro di BADALONI ‘Dialettica del Capitale’, ER, 1980 e indirettamente c’è un riferimento a: MARX Karl a cura di Lorenzo CALABI, Manoscritti del 1861 – 1863. Terzo Capitolo inedito di ‘Per la critica dell’ economia politica’. EDITORI RIUNITI. ROMA. 1980 pag 465 (v. Archiv) Per Badaloni “”‘il socialismo può essere visto come un alea evolutivo’, come un’organizzazione “”probabile”” connessa alla metastabilità del sistema sociale dato”” (pag 91) Lo scritto di Engels ‘Evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza’ è stato pubblicato nel 1880, nel 1980 ricorreva il centenario della pubblicazione (pag 176) “”‘Socialisme utopique et socialisme scientifique’ è il titolo della prima edizione, uscita a Parigi nel 1880 in lingua francese a cura di Paul Lafargue (…) il titolo della prima edizione in lingua tedesca, del 1883, (…) introduce la parola “”evoluzione””: ‘Die Entwicklung des Sozialismus von der Utopie zur Wissenschaft’. Ci sembra (…) che la diversità del titolo debba ricondursi (…) all’incidenza dell’intervallo cronologico 1880-1883 nell’accentuare il carattere di ricostruzione ‘storico’-critica che l’opuscolo indenteva assumere”” (pag 177-178)”,”MAES-001-FB” “FISTETTI Francesco”,”Democrazia e transizione. La II Internazionale, Lenin e il rapporto con la tradizione teorico-politica del movimento operaio.”,” Bernstein e i ceti medi di tipo nuovo “”Il nucleo centrale dell’argomentazione bernsteiniana, relativo allo arricchimento del tessuto sociale del modo di produzione capitalistico attraverso l’emergenza e l’espansione di nuovi strati sociali (i ceti medi di tipo nuovo), che falsificavano appunto la strategia cognitiva marxiana consegnata al ‘Capitale’ e, al contempo, l’ipotesi di transizione al socialismo racchiusa nella pratica storica del movimento operaio (lo scontro “”campale”” con lo Stato e le classi dominanti), veniva sostanzialmente eluso. Kautsky, in altri termini, non si avvedfe che la ‘Bernstein-Debatte’ pone all’ordine del giorno l’esaurimento delle forme ottocentesche di espressione poitica delle contraddizioni della moderna società borghese, ovvero la fine del “”giacobinismo”” storico, di una forma determinata di democrazia rivoluzionaria, di un processo politico che vede l’esplicarsi delle lotte di classe precipitare in crisi ricorrenti e in una lotta “”in permanenza”” sempre più acuta e radicalizzata “” (pag 20)”,”LENS-312″ “FISTETTI Francesco”,”Idoli del politico. Per una sinistra senza dogmi.”,”Francesco Fistetti, insegna Storia della filosofia moderna e contemporanea presso l’Università di Bari e ha al suo attivo numerosi studi sulla cultura filosofica del Novecento.”,”TEOP-109-FL” “FITGERALD C.P.”,”Revolution in China.”,”FITGERALD studioso di sinologia è nato nel 1902 a Londra. Ha studiato a Londra, (oggi) è professore all’ Università Nazionale australiana di Canberra.”,”CINx-134″ “FITOUSSI Jean-Paul”,”Il dittatore benevolo. Saggio sul governo dell’ Europa.”,”FITOUSSI Jean-Paul è professore all’ Institut des Etudes politiques presso la Fondation Sciences-Po di Parigi. Tra le sue pubblicazioni “”Il dibattito proibito”” (Il Mulino, 1997), e “”Nuovelle age des inegalités”” (con P. Rosanvallon, 1996). Dal 1999 dirige il Rapporto annuale sullo stato dell’ Unione europea publicato da Fayard. Il giudizio sulla BCE. “”In altre parole, è difficile giudicare l’ azione della BCE senza considerare le condizioni in cui si trovava l’ economia europea nel momento della sua istituzione. Si può schematicamente dire che allora (1998-1999) i tassi di disoccupazione e inflazione fossero rispettivametne superiore e inferiore ai loro valori di equilibrio. La banca centrale si è quindi trovata a poter reagire solo parzialmente all’ aumento dell’ inflazione e alla riduzione del tasso di disoccupazione. In modo analogo, il comportamento inerziale della banca nel momento in cui la congiuntura si è invertita diventa comprensibile se si assume che le autorità monetarie ritenessero che si fosse pericolosamente vicini al tasso di disoccupazione di equilibrio. La scarsa reattività della BCE potrebbe quindi essere spiegata e compresa se si assumesse che il tasso di disoccupazione di equilibrio a livello europeo sia stato sistematicamente sovrastimato. E tale congettura potrebbe a sua volta trarre origine dal comportamento passato dei governi europei””. (pag 77) Segue: La BCE: una seconda Bundesbank?”,”EURE-049″ “FITOUSSI Jean-Paul”,”Il dibattito proibito. Moneta, Europa, povertà.”,”Jean-Paul Fitoussi insegna nell’Institut d’Etudes Politiques di Parigi ed è uno degli economisti europei più in vista. Ha pubblicato numerosi volumi sulle istituzioni economiche, la crescita, la disoccupazione, i processi di convergenza in Europa. Con Edmund S. Phelps ha pubblicato ‘La crisi economica in Europa’ (Il Mulino, 1989). Difetti del sistema capitalistico: “”Quanto ai difetti attuali del nostro sistema, Keynes li metteva già in evidenza nel 1936 nella ‘Teoria generale’: «I due vizi che caratterizzano il mondo economico in cui viviamo – scriveva – sono che il pieno impiego non vi è assicurato e che la distribuzione della ricchezza e del reddito è arbitraria e manca di equità». Da ciò, gli economisti e i governi avevano tratto, all’epoca, delle conclusioni radicalmente differenti da quelle che traiamo oggi. Questo movimento del bilanciere delle dottrine e delle politiche coincide con ciò che potremmo chiamare la «rivincita dei vecchi fatti»: la disoccupazione e la diseguaglianza. Una delle tesi di questo libro è che non si tratta di una pura coincidenza, ma piuttosto del prodotto di una contraddizione. Perché è evidente che abbiamo, spero transitoriamente, dimenticato che tutte le forme di capitalismo che si incontrano nei regimi democratici non possono che essere delle vie di mezzo, anche se alcune, come il capitalismo «renano» tipizzato da Michel Albert, sono più mediane di altre”” (pag 252)”,”EURE-122″ “FITOUSSI Jean-Paul”,”Il dittatore benevolo. Saggio sul governo dell’Europa.”,”jean-Paul Fitoussi è professore all’Institut des Études politiques presso la Fondation Sciences-Po di Parigi. Tra le sue pubblicazioni: Il dibattito proibito e Nouvelle âge des inégalités (con P. Rosanvallon). Dal 1999 dirige il Rapporto annuale sullo stato dell’Unione europea, pubblicato da Fayard-Presses de Sciences-Po.”,”EURE-038-FL” “FITOUSSI Jean-Paul”,”La democrazia e il mercato.”,”jean-Paul Fitoussi è professore all’Institut des Études politiques presso la Fondation Sciences-Po di Parigi. Tra le sue pubblicazioni: Il dibattito proibito e Nouvelle âge des inégalités (con P. Rosanvallon). Dal 1999 dirige il Rapporto annuale sullo stato dell’Unione europea, pubblicato da Fayard-Presses de Sciences-Po.”,”ECOI-156-FL” “FITZGERALD F. Scott”,”28 racconti.”,”””Negli anni 1935 e 1936, subì un completo tracollo fisico ed emotivo (…). Le cause del tracollo non sono misteriose e Arthur Mizener le ha descritte con molta comprensione in ‘The Far Side of Paradise’. I sintomi, descritti dallo stesso Fitzgerald, furono dolorosi in modo straziante, ma per nulla inconsueti. (…) Fitzgerald, nonostante tutti i suoi tormenti, si trovava ancora in purgatorio e non in quei gelidi gironi dell’inferno in cui il cuore si raggela. Proprio perché si avvinghiò alla sua sincerità e al suo senso dei valori, soffrì più degli autentici dannati. “”Era disperazione, disperazione, disperazione… disperazione giorno e notte”” disse un’infermiera che lo aveva curato nel 1936. Fitzgerald passava le notti insonni meditando incupito su ciò che non era riuscito a compiere. Verso le tre del mattino, scrisse, il vero orrore “”prendeva forma sui tetti, e negli striduli clacson dei tassì, i gufi della notte. Orrore e sperpero… (…) In momenti come questi l’uomo conserva il senno con la forza di volontà, oppure lo perde mediante ciò che equivale a una deliberata decisione. Fitzgerald non si rifugiò nei sogni o nelle illusioni o in alcun altro surrogato dell’utero materno. V’era un nucleo duro nel suo carattere – chiamatelo puritanesimo del Middlewest, se vi piace, o cattolicesimo irlandese della borghesia, o semplicemente ostinazione – ed esso gli imped’ di rinnegare gli obblighi che aveva con la famiglia, con i creditori, con il proprio talento in quanto artista. (…) Fino al momento della morte Fitzgerald aveva scritto circa 160 racconti; non sarebbe facile determinarne il numero esatto perché una parte del suo lavoro si trovava sulla linea di confine tra la narrativa e il saggio brillante, o “”articolo da rivista””. I quarantasei racconti inclusi nelle quattro antologie pubblicate comprendono quasi tutti i migliori, ma non proprio tutti, in quanto Fitzgerald era un giudice acuto ma bizzarro del proprio lavoro. L’ultima raccolta, ‘Taps at Reveille’, apparve nel 1935 e i racconti degli ultimi anni non sono mai stati ristampati. Su tutto ciò si basa la presente scelta, nella quale ho tentato di riunire i migliori racconti scritti in ogni fase della carriera di Fitzgerald. Complessivamente, i ventotto racconti formano una storia non ufficiale di due decenni di vita americana, o meglio di un decennio con le sue lunghe ripercussioni. (…) Ma non si limitano a parlare per il loro tempo, in quanto parlano anche per l’Autore; e, considerati nel loro insieme, costituiscono una sorta di diario di tutta la sua carriera. Fu una carriera diversa da quella che ci eravamo aspettata dopo aver letto i suoi primi libri e dopo aver saputo del suo declino. Quel che sembra assumere importanza, ora, non consiste nei primi successi, nell’abbandono e nello scoramento degli anni successivi, e neppure nel contrasto tra i due periodi, che offre facili spunti ai romanzi d’altri scrittori; si tratta soprattutto della lotta contro la sconfitta, e del genere di ben definito trionfo cui egli pervenne grazie a tale lotta. Fitzgerald rimane un esempio e un archetipo, ma non soltanto del 1920 e degli anni seguenti; egli rappresenta, in ultima analisi, lo spirito umano in una delle sue forme definitive”” (Malcolm Cowley, premessa) (pag 32, 34-35, 39-40)”,”VARx-012-FGB” “FITZGERALD Charles Patrick”,”Storia dell’Estremo Oriente. Dagli antichi imperi alle nazioni d’oggi.”,”C.P. Fitzgerald è considerato un’autorità nel campo degli studi sull’Estremo Oriente. Nato nel 1902, è stato Professore di storia dell’estremo oriente all’Istituto di Studi Superiori dell’Università Nazionale di Camberra. Ha studiato a fondo la civiltà cinese.”,”ASIx-001-FMDP” “FITZPATRICK Sheila”,”Rivoluzione e cultura in Russia. Lunaciarskij e il Commissariato del popolo per l’ istruzione 1917-1921.”,”‘Biblioteca di storia’ collana fondata da Ernesto RAGIONIERI”,”RIRB-011″ “FITZPATRICK Sheila”,”La rivoluzione russa.”,”FITZPATRICK insegna storia all’ Università di Chicago.”,”RIRO-210″ “FITZPATRICK Sheila”,”The Russian Revolution.”,”FITZPATRICK Sheila è Bernadotte E. Schmitt Distinguished Service Professor in Modern Russian History nell’University di Chicago. Ha scritto recentemente: Everyday Stalinism (2000) e ‘Tear off the Masks! Identity and Imposture in Twentieth-Century Russia (2005).”,”RIRO-363″ “FITZPATRICK Sheila”,”La rivoluzione russa.”,”Quali sono state le tappe della Rivoluzione russa del 1917 e della susseguente guerra civile? Che rapporto c’è fra la Rivoluzione e l’instaurazione del regime staliniano? Perchè, come quella francese, anche la Rivoluzione russa finì pre divorare i suoi figli? Le purghe staliniane, che si protrassero sino alla fine degli anni Trenta sono da considerare una degenerazione o una logica conseguenza degli eventi del 1917? In che modo il crollo del comunismo e dell’Unione Sovietica ha modificato il ruolo (e la percezione) dell’Ottobre nella storia del Novecento? La sintesi di Sheila Fitzpatrick risponde a tutte queste domande con la chiarezza, l’agilità e l’accuratezza tipiche della tradizione anglosassone. Sheila Fitzpatrick insegna storia all’Università di Chicago.”,”RIRO-052-FL” “FITZPATRICK Sheila”,”Stalin’s Peasants. Resistance and Survival in the Russian Village after Collectivization.”,”Sheila Fitzpatrick is Bernadotte E. Schmitt Professor History at the University of Chicago. She is the author or editor of numerous books including The CulturalFront: Power and Culture in Revolutionary Russia.”,”RUSU-014-FL” “FITZPATRICK Sheila”,”Tear Off the Masks! Identity and Imposture In Twentieth-Century Russia.”,”Sheila Fitzpatrick is Bernadotte E. Schmitt Professor History at the University of Chicago. She is the author or editor of numerous books including The CulturalFront: Power and Culture in Revolutionary Russia. List of Illustrations, Preface and Acknowledgments, Introduction, Notes, Figure, Selected Further reading, Index,”,”RUSx-171-FL” “FITZPATRICK Sheila”,”Everyday Stalinism. Ordinary Life in Extraordinary Times: Soviet Russia in the 1930s.”,”Sheila Fitzpatrick is Bernadotte E. Schmitt Professor History at the University of Chicago. She is the author or editor of numerous books including The CulturalFront: Power and Culture in Revolutionary Russia. Acknowledgments, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography, Illustrations, Index,”,”RUSS-078-FL” “FITZPATRICK Sheila”,”Rivoluzione e cultura in Russia. Lunaciarskij e il Commissariato del popolo per l’istruzione, 1917-1921.”,”Affronta per la prima volta un’analisi specifica della politica sovietica in campo educativo ed artistico negli anni immediatamente successivi alla Rivoluzione d’Ottobre, 1917-1921. L’autrice è una storica inglese.”,”RIRB-001-FF” “FIUMARA Francesco”,”Mazzini e l’Internazionale. (Contatti, rapporti, polemiche).”,”””Il documento di Marx evita preamboli religiosi, soffermandosi soltanto sulla necessità per gli associati di riconoscere “”come base della loro condotta verso gli uomini: la Verità, la Giustizia e la Morale, senza distinzione di razza, di credenze, di nazionalità”” e per ciò sarà parso a ragione più logico ed anche più democratico, perché basato su princípi più semplici e tali da poter essere accolti da tutti, senza sottoscrivere atti di fede complicati o inaccessibili. (…) Marx confessava ancora ad Engels che nella stesura dello Statuto dell’Internazionale non si rispecchiava tutto il suo programma, dovendo esso accontentare una varietà di correnti rappresentate in seno al Consiglio. Del resto l’idea dell’Associazione era sorta all’ombra delle Trade-unions, e non certo per condurre gli operai al comunismo, ma solo per creare le basi di una solidarietà internazionale dei lavoratori, e con lo scopo precipuo di evitare il crumiraggio straniero negli scioperi nazionali. Indubbiamente egli sperava sin da allora di poter condurre il movimento operaio mondiale su quelli che dovevano essere i traguardi più audaci di azione e di lotta; e perciò scriveva all’amico: “”il requisito del momento è ‘fortiter in re, suaviter in modo'”” (Marx-Engels, Il partito e l’Internazionale, 1948)”” (pag 38-39) [Francesco Fiumara, Mazzini e l’Internazionale. (Contatti, rapporti, polemiche), 1968] Polemica Mazzini-Engels (pag 67)”,”INTP-061″ “FIUMARA Francesco”,”Mazzini e l’Internazionale. Contatti, rapporti, polemiche.”,”Cap. V. ‘Polemica con Engels’ (pag 67-74) Critiche dell’autore allo ‘sprovveduto’ Engels (pag 70) La lotta insidiosa dei bakuninisti e dei proudhoniani contro Marx ed Engels in seno all’Internazionale. “”Il fatto è che quando Engels polemizzava contro Mazzini sconfessando Bakunin, si era già sul punto di rottura anche con quest’ultimo. Di congresso in congresso Marx perdeva terreno a vantaggio dell’anarchico. «Questo russo – scriveva ad Engels – è chiaro, viole diventare il dittatore del movimento operaio europeo. Che vada con precauzione, altrimenti verrà scomunicato ufficialmente». Ed Engels ribatteva: «Se questo maledetto russo pensa realmente, con tutti i suoi intrighi, di porsi alla testa del movimento operaio, è venuto il momento di metterlo in condizione di non nuocere» (12). Era evidente che la serpe cominciava a rivoltarsi. Su per giù nella stessa epoca Bakunin scriveva al suo amico Herzen: «Potrebbe accadere, anche a breve scadenza, che venga iniziata una lotta contro di lui (Marx), non per l’offesa personale … ma per quel che riguardo il comunismo di stato, del quale egli stesso, ed i partiti inglese e tedesco che egli dirige, sono appassionati fautori. Allora sarà una lotta a morte» (13). Ed era naturale che Marx ed Engels ne prevenissero gli assalti. Mazzini sapeva dei contrasti in tema di principi e di dottrine, ma probabilmente ignorava le insidie e gli odii personali che travagliavano i suoi detrattori, con propositi di eliminazione reciproca. Son cose venute chiaramente a luce dopo la sua morte. Il ‘Carteggio’ di Marx-Engels, come le lettere di Bakunin, nonché le rivelazioni postume nelle memorie di Guillaume, di Nettlau e d’altri, hanno configurato ai posteri la realtà aggrovigliata e soffocante dell’Internazionale negli ultimi tempi”” [Francesco Fiumara, ‘Mazzini e l’Internazionale. Contatti, rapporti, polemiche’, Nistri-Lischi, Pisa, 1968] (pag 73) [(12) Carteggio Marx-Engels, lettere di luglio 1869; (13) V. García, ‘L’internazionale operaia’, pp. 76, 77 (a)] [(a) L’anarchico García scrive tra l’altro nel suo libro ‘L’Internazionale operaia’ a proposito de ‘Il secondo Congresso dell’AIT, 2 settembre 1867, Losanna’: “”Il numero dei delegati era aumentato rispetto a quello di Ginevra. Furono 72 e, giustamente – osserva G.D.H. Cole – l’assemblea tornò ad essere un Congresso franco-svizzero. Infatti, 37 delegati erano svizzeri e 20 francesi. Le risoluzioni, di conseguenza, stavano per essere influenzate dal pensiero proudhoniano. Marx, il quale si mostrava più ottimista di quanto non lo fosse in occasione del Congresso di Ginevra, non poté che accusare il colpo e già pensava di contrastarlo a Bruxelles nel Terzo Congresso. Scriveva infatti ad Engels l’11 settembre: «Nel prossimo congresso di Bruxelles, io personalmente dirigerò la faccenda e darò il colpo finale a questa caterva di proudhoniani». Ed Engels questo grande dispregiatore della base – come lo era lo stesso Marx – gli risponde, covando le stesse speranze e sottolineando con una certa dose di cinismo: «Tuttavia, fino a quando il Consiglio Generale avrà sede a Londra, tutte queste risoluzioni (le proudhoniane) non sono che una perdita di tempo» (pag 39)””. García, per anni esponente della Confederacion Nacional de Trabajo, CNT, è stato chiamato “”il Marco Polo dell’anarchia”” ‘per l’aver portato il suo pensiero anarchico in giro per il mondo e per aver aperto la sua mente a tutte le culture del mondo’. E’ morto nel 1991. Victor García era uno pseudonimo. Il suo vero nome era Germinal Gracia (v. Victor Garcia, ‘Utopias y Anarquismo’, 1992) [ndr]”,”MAES-001-FGB” “FIUME Emanuele”,”Il protestantesimo. Un’introduzione.”,”Emanuele Fiume, pastore valdese a Roma ha conseguito il dottorato di ricerca in teologia all’Università di Zurigo con una tesi su Scipione Lentolo.”,”RELP-003-FMP” “FIUME Emanuele”,”Scipione Lentolo, 1525-1599. «Quotidie laborans evangelii causa».”,”L’autore ha studiato teologia a Roma, Zurigo, Heidelberg. Serve le chiese evangeliche di Felonica (Mn).”,”RELP-021-FMP” “FLACCOMIO Sergio”,”I falchi del deserto.”,”Nato il 28 settembre 1915 a Milano, Sergio Flaccomio ha però vissuto sempre a Firenze. Nel 1935 è entrato nell’Aeronautica militare come Ufficiale Pilota. Nel maggio 1942 fu con il Gruppo trasferito in Africa Settentrionale, dove venne formato il 50° Stormo Assalto e partecipò con lo Stormo a tutto il ciclo operativo dal maggio 1942 a febbraio 1943. Dal marzo al settembre 1943 quale istrutture di pilotaggio ed acrobazia è stato capo pilota di reparti volo di Scuole Pilotaggio.”,”QMIS-035-FGB” “FLACELIÈRE Robert”,”La vita quotidiana. In Grecia nel secolo di Pericle.”,”In questo libro parleremo soprattutto di Atene e degli ateniesi, senza però inibirci di lanciare uno sguardo verso le altre città per delineare dei paragoni. D’altra parte, già gli antichi consideravano Atene ‘la Grecia della Grecia’.”,”STOS-012-FL” “FLAGG BEMIS Samuel a cura; collaborazione di J. Franklin JAMESON H. Barrett LEARNED James Brown SCOTT; scritti di Julius W. PRATT John SPARGO Charles CHENEY HYDE”,”The American Segretaries of State and their Diplomacy. Volume X. William Jennings Bryan, Robert Lansing, Bainbridge Colby, Charles Evans Hughes.”,”Trattative tedesche-americane sull’ affondamento del Lusitania. 1° prima guerra mondiale. “”Lansing insisteva che la Germania doveva ammettere l’ illegalità dell’ affondamento. Ciò la Germania non voleva farlo, ma alla fine consentì a redigere una nota di profondo rammarico per i cittadini degli Stati Uniti che avevano perso la vita, riconoscendo la sua responsabilità per queste perdite, ed acconsentendo perciò a fare delle riparazioni. Questa formula fu inserita in una nota di Bernstorff al Segretario di Stato, del 16 febbraio 1916, ma essa venne nello stesso momento del nuovo annuncio della Germania secondo il quale le navi mercantili armate sarebbero state trattate come navi da guerra. Lansing rifiutò di accettarla come soddisfacente, e il caso Lusitania rimase irrisolto fino al termine della guerra.”” (pag 62-63) Lansing ritiene illegale il blocco navale inglese per tre motivi: non è efficace (non chiude i porti baltici della Germania), non è imposto in modo imparziale (danesi, norvegesi e svedesi trafficano con i porti baltici, gli altri paesi neutrali dall’ Atlantico invece vengono bloccati), interferisce col commercio dei porti neutrali dato che le merci con destinazione tedesca sono impediti negli scambi) (pag 65)”,”USAQ-055″ “FLAIANO Ennio a cura Maria CORTI e Anna LONGONI”,”Opere 1947 – 1972.”,”Contiene: ‘Tempo di uccidere’ ‘Diario notturno’ ‘Una e una notte’ ‘Il gioco al massacro’ ‘Un marziano a Roma e altre farse’ ‘Le ombre bianche’. Flaiano (Ennio), scrittore italiano (Pescara 1910 – Roma 1972). Giornalista, romanziere, uomo di cinema e di teatro, ottenne in vita numerosi attestati di stima per la sua molteplice attività, ma soltanto dopo la morte la sua opera di scrittore venne riconosciuta criticamente. In vita era considerato soprattutto come figura insostituibile dell’ambiente culturale romano per la sua presenza nella redazione del Mondo di M. Pannunzio e la collaborazione con F. Fellini a memorabili film come La dolce vita e 8 e mezzo. In realtà la sua autentica vocazione era quella manifestata con ‘Tempo di uccidere’ (Premio Strega, 1947), un romanzo che nel pieno del neorealismo si richiamava invece alla lezione esistenziale del grande romanzo europeo e poneva il suo autore in una zona laterale rispetto alle correnti del momento ma ne garantiva anche l’originalità e la durata. Distratto dalla collaborazione al cinema, solo nel 1956 pubblicò Diario notturno e nel 1959 Una e una”,”VARx-011″ “FLAMANT Maurice SINGER-KEREL Jeanne; a cura di Dionisia CAZZANIGA FRANCESETTI”,”Crisi e recessioni economiche. Con i confronti antologici da K. Marx, J.A. Schumpeter, J.M. Keynes, D. Dillard, P.A. Samuelson, A.H. Hansen.”,”tratto dalla collana ‘Que sais-je?'”,”ECOI-086″ “FLAMANT Maurice SINGER-KEREL Jeanne; a cura di Dionisia CAZZANIGA FRANCESETTI”,”Crisi e recessioni economiche. Con i confronti antologici da K. Marx, J.A. Schumpeter, J.M. Keynes, D. Dillard, P.A. Samuelson, A.H. Hansen.”,”Contiene il paragrafo: ‘La crisi del modo di produzione capitalistico e le sue controtendenze nel pensiero di Karl Marx’ (pag 127-142) “”La contraddizione, esposta in termini generali, consiste in questo: la produzione capitalistica racchiude un tendenza verso lo sviluppo assoluto delle forze produttive, indipendentemente dal valore e dal plusvalore in esso contenuto, indipendentemente anche dalle condizioni sociali nelle quali essa funziona; ma nello stesso tempo tale produzione ha come scopo la conservazione del valore-capitale esistente e la sua massima valorizzazione (vale a dire l’accrescimento accelerato di questo valore). Per la sua intrinseca natura essa tende a considerare il valore-capitale esistente come mezzo per la massima valorizzazione possibile di questo valore. Fra i metodi di cui si serve per ottenere questo scopo sono inclusi: la diminuzione del saggio del profitto, il deprezzamento del capitale esistente, lo sviluppo delle forze produttive del lavoro a spese delle forze produttive già prodotte. Il periodico deprezzamento del capitale esistente, che è un mezzo immanente del modo capitalistico di produzione per arrestare la diminuzione del saggio del profitto ed accelerare l’accumulazione del valore capitale mediante la formazione di nuovo capitale, turba le condizioni date in cui si compie il processo di circolazione e di riproduzione del capitale, e provoca di conseguenza degli arresti improvvisi e delle crisi del processo di produzione (…). La produzione capitalistica tende continuamente a superare questi limiti immanenti, ma riesce a superarli unicamente con dei mezzi che la pongono di fronte agli stessi limiti su scala nuova e più alta. Il ‘vero limite’ della produzione capitalistica è ‘il capitale stesso’, è questo: che il capitale e la sua autovalorizzazione appaiono come punto di partenza e punto di arrivo, come motivo e scopo della produzione; che la produzione è solo produzione per il ‘capitale’, e non al contrario: i mezzi di produzione non sono dei semplici mezzi per una continua estensione del processo di vita per la ‘società’ dei produttori”” [Karl Marx, Il Capitale, libro 3°, Roma, 1952] [(in) ‘Crisi e recessioni economiche. Con i confronti antologici da K. Marx, J.A. Schumpeter, J.M. Keynes, D. Dillard, P.A. Samuelson, A.H. Hansen’, a cura di Maurice Flamant e Jeanne Singer-Kerel, a cura di Dionisia Cazzaniga Francesetti] (pag 131-132)”,”ECOT-242″ “FLAMINI Francesco”,”Storia letteraria d’Italia. Scritta da una Società di Professori. Il Cinquecento.”,”FLAMINI Francesco professore nell’Università di Padova”,”ITAG-202″ “FLAMMARION Camillo”,”Memorie biografiche e filosofiche di un astronomo.”,”Camillo FLAMMARION era il fratello del Flammarion editore. Nicolas Camille Flammarion, più conosciuto col nome di Camille Flammarion, (26 febbraio 1842, Montigny-le-Roi – 3 giugno 1925, Juvisy-sur-Orge) fu un astronomo francese e autore prolifico di più di cinquanta opere, tra le quali guide divulgative popolari di astronomia. Fu inoltre presidente della Society for Psychical Research nel 1923. Iniziò la sua carriera di astronomo nel 1858 come collaboratore dell’Osservatorio di Parigi. Fondò nel 1883 l’osservatorio privato di Juvisy-sur-Orge e nel 1887 la Società astronomica di Francia, della quale fu il primo presidente. Fu anche editore della rivista L’Astronomie. Flammarion fu il primo a suggerire i nomi Tritone e Amaltea rispettivamente per le lune di Nettuno e Giove, sebbene questi nomi non vennero ufficialmente adottati fino a molti decenni dopo. Gli è stato inoltre dedicato un cratere sulla Luna.”,”SCIx-325″ “FLAMMARION Camillo”,”Urania.”,”FLAMMARION Camillo”,”VARx-403″ “FLANAGAN Richard”,”””Parish-fed Bastards””. A History of the Politics of the Unemployed in Britain, 1884 – 1939.”,”FLANAGAN ha studiato ad Oxford e risiede ad Hobart in Tasmania, Australia.”,”MUKx-057″ “FLAUBERT Gustave”,”Bouvard e Pécuchet.”,”””Poveri. Occuparsene dispensa da ogni altra virtù”” (Dizionario dei luoghi comuni) (pag 306) “”Vaccinazione. Frequentare soltanto persone vaccinate”” (pag 313)”,”VARx-035-FER” “FLAVIO Giuseppe, a cura di Giovanni VITUCCI”,”La guerra giudaica. Volume I (Libri I-III). (Storia della guerra giudaica contro i romani)”,”Nato a Gerusalemme nel 37 dopo Cristo, Flavio Giuseppe discendeva da una famiglia di grandi sacerdoti ebrei. Per qualche tempo diresse la resistenza del suo popolo contro i romani. Poi cadde prigioniero, collaborò con il nemico, predisse l’ ascesa al trono di Vespasiano. Per tutta la sua vita, fu combattuto tra l’ amora per il dio di Israele e l’ impero romano scelto dalla provvidenza. La guerra giudaica, scritta prima in aramaico, poi in greco, è uno dei libri più drammatici della storiografia universale. Il cuore del libro è la lotta eroica del popolo ebreo guidato dalla fazione degli Zeloti contro le legioni di Vespasiano e Tito. G. VITUCI è professore di storia romana all’ Università di Roma. Ha scritto vari libri. Natalino RADOVICH è professore di filologia slava all’ Università di Padova. “”Tre sono infatti presso i giudei le sette filosofiche: ad una appartengono i Farisei, alla seconda i Sadducei, alla terza, che gode di particolare santità, quelli che si chiamano Esseni, i quali sono giudei di nascita, legati da mutuo amore più strettamente degli altri. Essi respingono i piaceri come un male, mentre considerano virtù la temperanza e il non cedere alle passioni. Presso di loro il matrimonio è spregiato, e perciò adottano i figli degli altri quando non sono ancora disciplinabili allo studio, e li considerano persone di famiglia e li educano ai loro principi; non è che condannino in assoluto il matrimonio e l’ aver figli, ma si difendono dalla lascivia delle donne perché ritengono che nessuna rimanga fedele a uno solo. Non curano la ricchezza ed è mirabile il modo come attuano la comunità dei beni, giacché è impossibile trovare presso di loro uno che possegga più degli altri; la regola è che chi entra metta il suo patrimonio a disposizione della comunità, si che in mezzo a loro non si vede né lo squallore della miseria, né il fasto della ricchezza, ed essendo gli averi di ciascuno uniti insieme, tutti hanno un unico patrimonio come tanti fratelli. (…)””. (pag 306-307)”,”STAx-160″ “FLAVIO Giuseppe, a cura di Giovanni VITUCCI”,”La guerra giudaica. Volume II (Libri IV-VII). (Storia della guerra giudaica contro i romani).”,”Nato a Gerusalemme nel 37 dopo Cristo, Flavio Giuseppe discendeva da una famiglia di grandi sacerdoti ebrei. Per qualche tempo diresse la resistenza del suo popolo contro i romani. Poi cadde prigioniero, collaborò con il nemico, predisse l’ ascesa al trono di Vespasiano. Per tutta la sua vita, fu combattuto tra l’ amora per il dio di Israele e l’ impero romano scelto dalla provvidenza. La guerra giudaica, scritta prima in aramaico, poi in greco, è uno dei libri più drammatici della storiografia universale. Il cuore del libro è la lotta eroica del popolo ebreo guidato dalla fazione degli Zeloti contro le legioni di Vespasiano e Tito. G. VITUCI è professore di storia romana all’ Università di Roma. Ha scritto vari libri. Natalino RADOVICH è professore di filologia slava all’ Università di Padova. “”Tutto ciò sta a dimostrare che gli uomini non possono sfuggire al loro destino nemmeno se lo prevedono. Così i giudei alcuni presagi li interpretarono come a loro faceva piacere, altri non li considerarono, finché la rovina della patria e il loro sterminio non misero in chiaro la loro stoltezza””. (pag 383) “”I romani, ora che i ribelli erano scesi a rifugiarsi nella città e il santuario bruciava con tutti gli edifici circostanti, portarono le loro bandiere nell’ area antistante al tempio e, collocatele di fronte alla porta orientale, celebrarono un sacrificio in loro onore e salutarono Tito imperatore fra grandissime acclamazioni di giubilo. Tutti i soldati avevano fatto tanto di quel bottino, che in tutta la Siria l’oro scese alla metà del valore di prima.”” (pag 383-384)”,”STAx-161″ “FLAVIO GIUSEPPE, a cura di Giovanni VITUCCI”,”La guerra giudaica. Volume I. (Libri I-III).”,”Flavio Giuseppe, noto anche come Giuseppe Flavio, fu uno scrittore e storico ebreo antico con cittadinanza romana. Nacque a Gerusalemme intorno al 37 d.C. e visse fino al 100 circa. Le sue opere furono scritte in greco e contengono preziose informazioni sulla storia del popolo ebraico fino all’epoca immediatamente precedente la guerra giudaica del 66-70. In particolare, le Antichità giudaiche di Flavio Giuseppe forniscono dettagli sui movimenti religiosi del giudaismo del I secolo, come gli Esseni, i Farisei e gli Zeloti 123. (copil) La Guerra giudaica (“”Storia della guerra dei Giudei contro i Romani””); in latino Bellum iudaicum, “”Guerra giudaica””) è un’opera in sette libri dello storiografo ebreo antico Flavio Giuseppe pubblicata tra il 75 e il 79 d.C. in greco ellenistico, dopo una redazione in lingua aramaica o in lingua ebraica e che racconta la storia di Israele dalla conquista di Gerusalemme da parte di Antioco IV Epifane (164 a.C.) alla fine della prima guerra giudaica. Il Bellum Iudaicum, insieme a tutta l’opera di Giuseppe, ha avuto in epoca tardoantica traduzioni e rifacimenti latini, i quali spesso interpolavano il contenuto al fine di renderlo dichiaratamente cristiano[2]; fra questi il più interessante è sicuramente il rifacimento in V libri dello Pseudo-Egesippo. (wikip)”,”STAx-034-FSD” “FLAVIO GIUSEPPE, a cura di Giovanni VITUCCI”,”La guerra giudaica. Volume II. (Libri IV-VII).”,”Flavio Giuseppe, noto anche come Giuseppe Flavio, fu uno scrittore e storico ebreo antico con cittadinanza romana. Nacque a Gerusalemme intorno al 37 d.C. e visse fino al 100 circa. Le sue opere furono scritte in greco e contengono preziose informazioni sulla storia del popolo ebraico fino all’epoca immediatamente precedente la guerra giudaica del 66-70. In particolare, le Antichità giudaiche di Flavio Giuseppe forniscono dettagli sui movimenti religiosi del giudaismo del I secolo, come gli Esseni, i Farisei e gli Zeloti 123. (copil) La Guerra giudaica (“”Storia della guerra dei Giudei contro i Romani””); in latino Bellum iudaicum, “”Guerra giudaica””) è un’opera in sette libri dello storiografo ebreo antico Flavio Giuseppe pubblicata tra il 75 e il 79 d.C. in greco ellenistico, dopo una redazione in lingua aramaica o in lingua ebraica e che racconta la storia di Israele dalla conquista di Gerusalemme da parte di Antioco IV Epifane (164 a.C.) alla fine della prima guerra giudaica. Il Bellum Iudaicum, insieme a tutta l’opera di Giuseppe, ha avuto in epoca tardoantica traduzioni e rifacimenti latini, i quali spesso interpolavano il contenuto al fine di renderlo dichiaratamente cristiano[2]; fra questi il più interessante è sicuramente il rifacimento in V libri dello Pseudo-Egesippo. (wikip)”,”STAx-035-FSD” “FLECHTHEIM Ossip K.”,”Luxemburg Liebknecht.”,”L’A studioso della materia ha curato le edizioni tedesche delle opere di R. LUXEMBURG e K. LIEBKNECHT.”,”LUXS-007″ “FLECHTHEIM Ossip K.”,”Die Kommunistische Partei Deutschland (KPD) in der Weimarer Republik.”,”libro dedicato a John H. Herz il curatore di “”Völkrechtslehre des Nationalsozialismus”” Iscritti KPD 1917 SPD 243 mila 1919 SPD 1.012 mila KPD 106 mila 1920 SPD 1.180 mila KPD 79 mila (prima di Halle) 380 (dopo Halle) USPD 894 mila (prima di Halle) 1921 SPD 1.221 mila KPD 360 mila USPD 300 mila 1922 – KPD 326 USPD 360 1923 SPD 500 mila KPD 400 mila USPD 10 mila 1924 SPD 869 KPD 150 mila 1931 – KPD 200 mila Iscritti KAPD circa 38 mila”,”MGEK-067″ “FLECHTHEIM Ossip K.”,”Le parti communiste allemand (KPD) sous la république de Weimar.”,”FLECHTHEIM Ossip K. è un noto politologo marxista professore all’ Università libera di Berlino. Questa è la sua opera fondamentale. E’ la storia e la sociologia politica del KPD e della sua debacle saguinosa. “”Un avversario così tenace, non si può vincere che con l’ aiuto della “”nuova”” tattica di manovre e compromessi””. E per poter condurre a buon fine questa politica, “”il partito deve sbarazzarsi definitivamente di questa febbre (ultra-sinistra)””. Di conseguenza, Zinoviev se la prende violentemente con gli “”ultra-sinistri””: “”I Rosenberg e gli Scholem, che hanno falsificato il comunismo, i Korsch ed i Rolf, che non hanno niente in comune con il bolscevismo, non possono dare lezioni al partito””.”” (pag 163)”,”MGEK-005″ “FLECHTHEIM Ossip K.”,”Il partito comunista tedesco (KPD) nel periodo della Repubblica di Weimar.”,”””La 2° Internazionale aveva appena finito di esistere che già anche l’estrema sinistra alzava la propria voce chiedendo un fronte unico internazionale contro la guerra. Il primo tentativo venne in maniera interessante dalle donne. Clara Zetkin convocò una conferenza internazionale delle donne socialiste per il mese di marzo del 1915 a Berna. Nell’appello a questa conferenza si diceva: «Lo scopo di questa guerra non è la difesa della patria bensì il suo ingrandimento…Gli operai non hanno nulla da guadagnare da questa guerra ma tutto da perdere, quel che è loro caro e prezioso… L’intera umanità guarda a voi, compagne proletarie dei popoli belligeranti… Unitevi in un solo volere, in una sola azione! Ciò che i vostri uomini e i vostri figli non possono ancora affermare, proclamatelo voi un milione di volte: Il popolo operaio del mondo è un popolo di fratelli… Abbasso il capitalismo, che sacrifica alla ricchezza e al potere dei possidenti ecatombi di uomini! Abbasso la guerra! Viva il socialismo!» (66). Fra i socialisti russi vi erano i bolscevichi che già nel novembre del 1914 pubblicavano un manifesto nel quale veniva richiesta la fondazione di una nuova internazionale (67). Nel settembre del 1915 si ebbe a Zimmerwald presso Berna su iniziativa dei socialisti italiani con l’appoggio di quelli elvetici la prima grande conferenza internazionale. Complessivamente presero parte ad essa 38 delegati di undici paesi (68). Dalla Germania arrivarono dieci delegati: sette appartenevano alla corrente di sinistra del Centro e seguivano la direzione di Ledebour e Adolf Hoffmann; due appartenevano al «Gruppo Internazionale»; il terzo era Julian Borchardt, l’editore di «Raggi di luce», che dal 1914 combatteva la politica di guerra ed aveva collaborato da vicino con Radek e la sinistra olandese di Pannekoek (69). Lenin ricevette per il suo programma di trasformazione della guerra imperialista in una guerra civile, per la sconfitta del proprio governo imperialista, e l’organizzazione della III Internazionale, soltanto sette voti su trenta. Dei rappresentanti tedeschi soltanto Borchardt votò per lui (70). Il «gruppo internazionale» non si schierò con lui. Ci si accordò su un appello che sottolineasse fortemente il carattere imperialistico della guerra e il tradimento di quei socialdemocratici che avevano votato i crediti di guerra e che esortasse gli operai alla lotta di classe per una pace senza annessioni. Rosenberg richiama l’attenzione sul fatto che ancora in una lettera di Spartaco nel 1915 Lenin e il suo punto di vista venisse citato con una sola proposizione, e questo perché gli stessi spartachisti consideravano i bolscevichi come una insignificante minoranza nell’area dell’opposizione internazionale (71)”” [Ossip K. Flechtheim, ‘Il partito comunista tedesco (Kpd) nel periodo della Repubblica di Weimar’, Milano, 1970] [(66) “”Storia illustrata…””, p. 134; il testo completo in Frölich, «10 anni…», p. 222-224; (67) “”Storia del KPSU””, p. 200; (68) Präger, “”Storia del Partito socialdemocratico tedesco indipendente, USPD””, p. 82, e Grossmann in “”Dizionario dell’economia politica””, II, p. 439; (69) Rosenberg, “”Storia del bolscevismo””, p. 79, intorno a Borchardt cfr. Frölich, «10 anni…», p. 147; (70) Rosenberg, op. cit., p. 80; (71) Rosenberg, op. cit., p. 81] (pag 111-112) I bolscevichi veniva considerati in Germania un’insignificante minoranza”,”MGEK-001-FV” “FLECHTHEIM Ossip K.”,”Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht.”,”””(…) davanti a tale rara combinazione di valore fisico e spirituale, di certo non esagera Franz Pfemfert quando afferma pieno di ammirazione: «Facendo un confronto tra tutte le rivoluzioni della storia, quella russa inclusa, non vi è mai stato un combattente che unisse in sé una tale quantità di energia, così tanto dinamismo, fervore e abnegazione come Karl Liebknecht, fino al momento in cui dei sicari lo uccisero. Egli era l’entusiasmo, era il respiro, era la pienezza, era la coscienza. La lotta accresceva ogni ora la sua esaltazione. Invero, in quelle settimane, egli visse cento vite. E le sacrificò tutte» (22)”” (pag 115) (22) F. Pfemfert, “”Introduzione”” a Karl Liebknecht, ‘Politische Aufzeichnungen aus seinem Nachlaß’, Berlin, 1921, p. X Socialismo o barbarie “”Se fino al 1914 Rosa Luxemburg aveva creduto nell’avvento ineluttabile del socialismo, nella ‘Junius-Broschüre’ essa formula una ben diversa alternativa: «verso il socialismo o regresso alla barbarie». Se il proletariato non getterà sul piatto della bilancia la propria rivoluzionaria volontà di combattere, la vittoria dell’imperialismo implicherà il «crollo di tutta la civiltà, come nell’antica Roma» (49)”” (pag 58) (49) R. Luxemburg, La crisi della socialdemocrazia, cit., p. 447″,”LIEK-001-FF” “FLECHTHEIM Ossip K. LOHMANN Hans-Martin; a cura di Giovanni SGRO'”,”Marx. Parte prima. Teorico della lotta di classe e della rivoluzione (O.K. Flechtheim); Parte seconda. Critico dell’economia politica (H.M. Lohmann).”,”I. Proletari, borghesi e rivoluzionari: i tratti di un’epoca; II. Merce, denaro e plusvalore: i tratti di un modo di produzione. O.K. Flechtheim (1908-1998), laurea in giurisprudenza e scienze politiche, dottorato in diritto referendario a Colonia, nel 1933 viene licenziato per motivi politici e “”razziali””. Nel 1935 viene arrestato ed emigra. Docente e professore presso varie nordamericane… H.M. Lohmann (1944) laurea in scienze politiche germanistica e filosofia. Redattore della rivista Psyche… “”Non è trascorso ancora molto tempo dall’epoca in cui i profeti Marx ed Engels non godevano nella loro patria di grande considerazione. Durante la Repubblica di Weimar, invece, si trovarono entrambi al centro di accese controversie politiche e culturali, tanto che, ad esempio, nel 1922 un Thomas Mann poteva richiedere un confronto tra Marx e Hölderlin. (…)”” (introduzione)”,”MADS-783″ “FLECHTHEIM Ossip K.”,”Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht”,”Presentare una sintesi criticaq di un simile pensiero non è impresa facile. Ci prova in questa occasione Ossip Flechtheim, forte della sua mole di studi sull’argomento, tra i quali vanno qui ricordate le più recenti edizioni tedesche delle opere della Luxemburg e di Liebknecht.”,”LIEK-010-FL” “FLEISCHER Helmut”,”Marxismo e storia.”,”L’A è nato a Unterrodach nel 1927. Ha studiato filosofia, storia e psicologia a Erlangen e si è laureato nel 1955 con una tesi su Nicolai HARTMANN. Dal 1963 è Prof presso l’Osteuropa-Institut della Libera Università di Berlino.”,”MADS-072 STOx-040″ “FLEISCHER Helmut”,”Lenin e la filosofia.”,”FLEISCHER Helmut “”L’ampliarsi della concezione materialistica, originariamente riferita al “”mondo dell’uomo”” storico-sociale, in una vasta e comprensiva cosmologia materialistica è strettamente collegato all’opera di Engels degli anni settanta. Egli stesso ha così esposto l’ipotesi di lavoro in base alla quale si orientava allora il suo pensiero: “”Va da sé che in questa mia ricapitolazione della matematica e delle scienze naturali si trattava di convincere me stesso, anche nei particolari singoli – cosa della quale, su un piano generale, per me non c’era nessun dubbio – che nella natura sono operanti, nell’intrico degli innumerevoli cambiamenti, quelle stesse leggi dialettiche del movimento che anche nella storia dominano l’apparente accidentalità degli avvenimenti; quelle stesse leggi che, costituendo del pari il filo conduttore della storia dello sviluppo del pensiero umano, divengono gradualmente note agli uomini che pensano; leggi che per la prima volta furono sviluppate da Hegel in maniera comprensiva, ma in forma mistificata, e che è stato uno dei nostri intenti liberare da questa forma mistica e rendere chiaramente comprensibili in tutta la loro semplicità e universale validità (2)”””” (pag 780) [Helmut Fleischer, Lenin e la filosofia, (in) ‘Annali Feltrinelli (1973), Milano, 1974] [(2) Friedrich Engels, Antidühring, Berlin, 1956-67, vol. 20, trad. it., Roma, 1950 p. 15] “”L’osservazione che nell’esistenza della società vi sono sempre numerosi elementi di cui molti individui, o anche tutti, non prendono coscienza viene generalizzata (o “”totalizzata””) da Lenin nel senso che l’essere sociale è in genere indipendente dalla ‘coscienza sociale’ degli uomini; e qui egli vede specificato il rapporto fondamentale fra materia e coscienza: “”Il materialismo in generale riconosce la realtà obiettiva dell’essere (materia) indipendentemente dalla coscienza, dalla sensazione, dall’esperienza, ecc. dell’umanità. Il materialismo storico riconosce che l’essere sociale è indipendente dalla coscienza sociale dell’umanità. Nell’un caso e nell’altro, la coscienza è soltanto il riflesso dell’essere e, nel migliore dei casi, un riflesso approssimativamente giusto (adeguato, idealmente esatto)”” (43). Per illustrare questa situazione Lenin ricorre all’esempio di un contadino i cui prodotti esercitano sul mercato mondiale un effetto del quale egli a priori non ha coscienza, e ne trae queste conclusioni generali: “”Il fatto che voi vivete e svolgete un’attività economica, generate dei figli e fabbricate prodotti e li scambiate, dà origine a una catena di eventi obiettivamente necessaria, a una catena di sviluppi che è indipendente dalla vostra coscienza ‘sociale’ e che la vostra coscienza non abbraccia mai interamente””. Particolare interesse offrono le tesi successive, che da queste premesse fanno derivare un compito per l’umanità: “”Il compito supremo dell’umanità è di cogliere questa logica obiettiva dell’evoluzione economica (dell’evoluzione dell’essere sociale) nei suoi tratti generali e fondamentali allo scopo di adattare ‘ad essa’, nel modo più netto, più chiaro, più critico possibile, la propria coscienza sociale e la coscienza delle classi avanzate di tutti i paesi capitalistici”” (44). Da questo punto risulta che anche la consapevole azione del rivoluzionario socialista viene interpretata, in termini delle teoria del riflesso, come un comportamento di ‘adattamento’ (con l’aggiunta non meglio specificata “”il più possibile critico””): adattamento a una logica obiettiva dello sviluppo che emerge bensì da azioni umane precedenti, ma ora si pone come già data.”” (pag 795) [Helmut Fleischer, Lenin e la filosofia, Annali Feltrinelli 1973, Milano, 1974] [(43) Lenin, Materialismo e empiriocriticismo, cit., pp 317-18; (44) idem, pp. 320]”,”LENS-253″ “FLEISHMAN Lazar”,”Boris Pasternak.”,”Lazar Fleishman insegna Letteratura russa all’Università di Stanford. Boris Pasternak nacque il 29 gennaio 1890 (secondo il vecchio calendario) e trscorse quasi tutta la sua vita a Mosca. Negli ultimi anni di vita Pasternak fu considerato dai suoi contemporanei un relitto, una delle ultime incarnazioni viventi della tradizione culturale moscovita dell’Ottocento. Il padre Leonid Osipovic nacque a Odessa nel 1862 in ua povera famiglia ebrea. Per quanto riguarda l’istruzione e la cultura, gli ebrei di Odessa erano a un livello superiore rispetto agli ebrei di altre aree della Russia. Nel 1894 Pasternak fu invitato a insegnare alla Scuola di Pittura, Scultura e Architettura di Mosca. Pasternak insegnò alla scuola un quarto di secolo fino al 1918.”,”BIOx-049-FL” “FLEITES Alex PADURA FUENTES Leonardo”,”Sentieri di Cuba. Viaggio nella cultura, nelle tradizioni, nei personaggi.”,”Alex Fleites è critico teatrale, giornalista e sceneggiatore. Padura Fuentes è autore di romanzi e saggi.”,”AMLx-001-FMP” “FLENLEY Ralph SPENCER Robert”,”Storia della Germania dalla Riforma ai nostri giorni. Con l’aggiunta di due capitoli (XIII XIV) a cura di Robert SPENCER.”,”FLENLEY, nato nel 1886 a Liverpool, insegnò dal 1911 al 1926 nelle università canadesi. I suoi numerosi studi gli hanno fatto meritare la fama di una delle maggiori autorità in fatto di storia tedesca. A quest’opera ha collaborato il Prof Robert SPENCER, Univ di Toronto, al quale si devono i capitoli sulla 2° GM e sul periodo post-bellico.”,”GERx-040″ “FLETCHER Ian”,”Salamanca 1812. Wellington schiaccia Marmont.”,”In seguito alla schiacciante vittoria di Salamanca, stando a quanto dice Foy, la figura di Wellington in Europa era ormai assunta al livello di quella di Malborough (il maggiore stratega inglese del XVIII secolo, protagonista della guerra di successione in Fiandra), ma era stato etichettato come comandante dalla mentalità puramente difensiva. In effetti l’ unico vero insuccesso della campagna Wellington lo subì nel condurre operazioni di assedio.”,”FRAN-047″ “FLETT Keith RENTON David autori BUDD Adrian LESLIE Esther ALEXANDER Anne STROUTHOUS Andrew NEWSINGER John BIRCHALL Ian EALHAM Chris ABSE Tobias PAVIER Barry HAYNES Michael MORELLI Carlo HARMAN Chris, contributors”,”The Twentieth Century. A Century of Wars and Revolutions?”,”David Renton has taught at Rhodes University, South Africa and is a history lecturer at Edge Hill College. His recent books include Fascism: Theory and Practice and Fascism and Anti-Fascism in Britain in the 1940s. Keith Flett is an active socialist and trade unionist who convenes the socialist history seminar at the Institute of Historical Research, University of London. He has published numerous articles and pamphlets on nineteenth and twentieth century British labour history and is a wellknown contributor to debates in journals and British newspapers. Tobias Abse is a lecturer in Modern European history at Goldsmiths’ College, University of London and author of Sovversivi e fascisti a Livorno: Lotta politica e sociale (1918-1922). Anne Alexander is a low-paid worker in the National Health Service. Elsewhere she has written about the history of Egypt and the Sudan. She is a member of the Socialist Workers’ Party. Ian Birchall is an independent socialist historian and has written on Babeuf and Sartre (forthcoming), and translated Rosmer and Serge. Adrian Budd teaches at South Bank University, London, and is on the editorial board of the journal Contemporary Politics. Chris Ealham teaches Spanish history in the School of European Studies at Cardiff University. He is the author of several articles on labour and social protest in Spain. Chris Harman is the editor of Socialist Worker. He has published several works of history and economic theory, the most recent of which was A People’s History of the World. Michael Haynes teaches economic history at the University of Wolverhampton. His published work includes a biography of Bukharin and several major articles on Eastern Europe for International Socialism Journal. Esther Leslie lectures in English and Humanities at Birkbeck College, University of London. She has had articles published in Historical Materialism, Revolutionary History and New Left Review. Carlo Morelli teaches economic history at the University of Dundee. John Newsinger lecturesin history at Bath Spa University College. His most recent books are Orwell’s Politics and The Dredd Phenomenon. Barry Pavier is a lecturer at Bradford College. His next book, South Asia in the Era of Capitalism, will be published in 2000. Andrew Strouthous is a lecturer in history at Colchester Institute and the Open University. He recently published US Labor and Political Action 1918-24.”,”STOU-036-FL” “FLEURY Ed.”,”Babeuf et le socialisme en 1796.”,”””Non più proprietà individuale delle terre”” dice Babeuf “” la terra non è di nessuno””. Noi reclamiamo, noi vogliamo il godimento comune dei frutti della terra.”” E pone il secondo assioma: “”I frutti sono di tutto il mondo””. Noi dichiariamo di non poter soffrire più che la grande maggioranza degli uomini lavori e sudi al servizio e per il piacere dell’ estrema minoranza. Per troppo tempo, meno di un milione di individui dispone di ciò che appartiene a più di venti milioni di loro simili, di loro eguali!. Che cessi infine questo grande scandalo a cui i nostri nipoti non vorranno credere! Sbarazzatevi infine, della rivoltante distinzione tra ricchi e poveri, tra grandi e piccoli, di maestri e di valletti, di governanti e governati! Che non ci sia più differenza tra gli uomini di qualsiasi età e qualsiasi sesso! Poiché tutti hanno gli stessi bisogni e le stesse facoltà, che non ci sia più che una sola educazione e un solo nutrimento””. (pag 110-111)”,”SOCU-121″ “FLICHY Patrice”,”L’industria dell’immaginario. Per un’analisi economica dei media.”,”Patrice Flichy economista e sociologo, è consulente del Ministero della Cultura francese.”,”EDIx-207″ “FLICHY Patrice”,”Les industries de l’imaginaire. Pour une analyse économique des médias.”,”Patrice Flichy economista e sociologo, è consulente del Ministero della Cultura francese. Dal fonografo a videodisco…”,”EDIx-211″ “FLORA Francesco”,”Storia della letteratura Italiana. Volume II. Il Quattrocento e il primo Cinquecento.”,”””Certo è che nel corso del Ciquecento al Machiavelli gli scrittori politici e gli storici ergono come rivale Cornelio Tacito, ma si direbbe che essi leggano in Tacito i precetti di Machiavelli. Tiberio tiranno, dalle pagine dello storico latino, insegna i suoi accorgimenti nella esperienza che già idealizzò il Valentino. Tacito, storico dell’impero, occupa ormai il luogo che già occupò Livio, storico della repubblica; ma nell’interpretazione di Tacito i nuovi scrittori di politica e di storia recano anche la gran lezione che il Machiavelli trasse dalle Deche di Livio”” (pag 462)”,”ITAG-229″ “FLORA Francesco”,”Storia della letteratura Italiana. Volume III. Il secondo Cinquecento e il Seicento.”,”””Anche la sua teoria dell’etica il Campanella contempla con quell’affetto che la rende atta a tradursi in vergini forme poetiche. La morale campanelliana non cerca il suo fondamento nella ricompensa o nella pena che l’anima avrà nella vita futura: ma, approfondendo un principio che fu del Rinascimento, prelude a Spinoza e a Kant nell’asserire che la virtù per se stessa è ricompensa all’uomo e per se stessa la fa beato. Per Campanella la libertà non è arbitrio, ma, come s’è visto, è il porsi in armonia con la legge dell’universo: ed egli si adegua a quel pensiero del Pomponazzi in cui ribalenava l’antica morale stoica: “”Premio essenziale della virtù è la virtù stessa che rende felice l’uomo”””” (pag 193)”,”ITAG-230″ “FLORA Francesco”,”Storia della letteratura Italiana. Volume IV. Il Settecento e il primo Ottocento.”,”L’epoca di Foscolo. “”Sull’Europa era pur caduta un’angoscia che, preannunziata già innanzi, rendeva ora pensosi, dopo la rivoluzione francese, tutti gli spiriti più colti e severi: la perdita di quell’equilibrio dell’umano sentimento che, vivendo la vita terrena come un dolente pellegrinaggio, attendeva una seconda vita, e nell’immortalità dell’anima, il regno della giustizia e della beatitudine. Quale fu il primo giorno in cui la mente umana si vestì a lutto per aver perduto la speranza di un miglior mondo celeste, e, se non il senso del divino, certo il sentimento del Dio dei padri?”” (pag 231-232)”,”ITAG-231″ “FLORA Francesco”,”Storia della letteratura Italiana. Volume V. Il secondo Ottocento e il Novecento.”,”De-Roberto. “”Manca ai ‘Vicerè’ il tono morale che sa conoscere e patire l’inevitabile urto del bene e del male, giacché l’autore sembra non sentire neppure l’alternativa, rassegnato e talora perfino dispettosamente compiaciuto alla sola presenza di ciò che è arbitrio, violenza, viltà, ipocrisia. Ma nel fatto, se il suo occhio insiste su una turpe realtà, egli, senza pur dirlo e magari affettando la superiorità scettica e cinica di chi sa che non ne esiste un’altra, guarda con l’animo di un deluso e perciò ironico moralista, nella cui intelligenza, se non nell’attivo desiderio e amore verso la vita, ogni giudizio si forma sulle premesse di una morale e di un dover essere che gli uomini non attuano e non attueranno mai.”” (pag 400)”,”ITAG-232″ “FLORA Francesco”,”Storia della letteratura Italiana. Volume I. Dal Medio Evo alla fine del Quattrocento.”,”Dante. “”Il 1310 è l’anno della grande speranza: il liberatore, il re della pace, Arrigo VII discende in Italia. Al tempo che segue quella discesa par da riportare il trattato politico ‘Monarchia’, polemica intorno alla necessità dell’Impero e alla sua indipendenza politica (non religiosa) dal Papato. Ma l’impresa di Arrigo, presto divenuta partigiana e ghibellina come per una forza ineluttabile, s’infrange contro l’opposizione di Firenze e di Roberto d’Angiò, re di Napoli. E quando Firenze decreta l’amnistia per i fuorusciti, escluderà Dante per aver consigliato ad Arrigo di punire la città ribelle””. (pag 135)”,”ITAG-233″ “FLORA Francesco”,”Storia della letteratura Italiana. Volume II. Parte I. Il Cinquecento.”,”””Parrebbe che il Machiavelli argomentasse così: poiché gli uomini generalmente sono malvagi (“”ingrati, volubili, simulatori e dissimulatori, fuggitori de’ pericoli, cupidi di guadagno””), il Principe, dunque, per soggiogarli dev’essere più malvagio dei rivali e dei sudditi”” (pag 176)”,”ITAG-234″ “FLORA Francesco”,”Storia della letteratura Italiana. Volume II. Parte II. Il Seicento e il Settecento.”,”””Campanella si volge a tutte le nazioni: si presenta come vate e profeta e liberatore: ‘Io nacqui a debellar tre mali estremi: Tirannide, sofismi, ipocrisia’. Sono i tre gran mali ai quali sottostanno carestie, guerre, pesti, invidia, inganno, ingiustizia, lussuria, accidia, sdegno: i tre mali che ha radice e fomento nel cieco amor proprio, figlio d’ignoranza (…)”” (pag 585) “”Egli insegna che il sapere è gran fortuna: possesso più grande dell’avere”” (pag 585)”,”ITAG-235″ “FLORA Francesco”,”Storia della letteratura Italiana. Volume III. Parte I. L’Ottocento”,”Leopardi. Zibaldone. “”Meno convincenti, ma tuttavia stimolanti sono quei giudizi in cui afferma, ad esempio, che Orazio non è poeta lirico se non per lo stile, o che il Petrarca (il semplice, misurato, castigato Petrarca di cui egli parla altra volta) spetta piuttosto all’elegia che alla lirica; o che Galileo non fu scrittore elegante; o che il Chiabrera con più studio poteva essere il Pindaro italiano, o che il Bartoli è il Dante della prosa italiana, che è forse il giudizio più prodigo che mai pronunziasse il Leopardi: o, infine, che la poesia del ‘Don Chisciotte’ (come il Mariana aveva scritto) spargendo il ridicolo sulle forti illusioni fu causa dell’indebolimento del valore spagnuolo: che è giudizio inaccettabile, e mostra come neppure il Leopardi avesse intesa la poetica aria del poema di prosa di Michele Cervantes”” (pag 150-151)”,”ITAG-236″ “FLORA Francesco a cura, scritti di Luciano NICASTRO”,”Storia della letteratura Italiana. Volume III. Parte II. Il Novecento.”,”Dino Campana dopo aver frequentato i corsi di chimica all’Università di Bologna (ove fu “”sovversivo, anarcoide, imperialista, violento e tenero al tempo stesso (…) abbandonò gli studi e per brama di poesia e di vita libera si fece nomade. Lavorò come operaio a Marsiglia, traversò i mari, navigò nei transatlantici in qualità di servitore di stiva e si recò ad Amborgo, a Dover, a Liverpool, a Montevideo. (…). Nelle sue peregrinazioni aveva imparato il francese, l’inglese, lo spagnolo, lo slavo e, quando parlava la nostra lingua, pareva la distrigasse lentamente da quegli idiomi stranieri dei quali aveva sicura padronanza. (…) Campana collaborò a ‘Lacerba’, alla ‘Voce’ e alla ‘Riviera ligure’.”” (pag 715)”,”ITAG-237″ “FLORA Peter HEIDENHEIMER Arnold J. a cura, contributi di KUDRLE Robert T. MARMOR Theodore R. ALBER Jens KRAUS Franz KOHL Jürgen WILENSKY Harold L. HECLO Hugh”,”Lo sviluppo del Welfare State in Europa e in America.”,”Peter Flora è professore di Sociologia nell’Università di Colonia e nell’Istituto Universitario Europeo di Firenze. Autore di numerosi saggi e volumi sulla modernizzazione e sul welfare state, ha diretto il progetto Hiwed (Historical Indicators of Western European Democracies). Arnold J. Heidenheimer, dopo essere stato Visiting Professor nelle università di Berlino, Bergen, Londra e Stoccolma, è ora professore di scienza politica nella Washington University di St. Louis. Gli autori dei saggi raccolti in questo volume, economisti, politologi, sociologi e storici, offrono uno studio interdisciplinare, comparato e storico dei Walfare States occidentali e cercano di collegare la loro dinamica storica e i loro problemi contemporanei in una prospettiva internazionale.”,”EURE-021-FL” “FLORA Francesco”,”Storia della Letteratura italiana. Volume quarto. Il Settecento e il primo Ottocento.”,”In Francesco Flora – nato a Colle Sannita nel 1891, morto a Bologna nel 1962 – si combinarono felicemente le varie doti del critico militante, del filologo rigoroso, dell’uomo civilmente impegnato, dello scrittore creativo. L’opera critica che gli diete la prima fama fu il saggio Dal romanticismo al futurismo, pubblicato nel 1921. Quando le condizioni della vita italiana misero in discussione i principi di libertà, Flora assunse le sue responsabilità civili: fu redattore-capo della Critica di Croce, la rivista che riuscì a svolgere durante il fascismo un’importante opera di opposizione ideologica e di educazione morale. Nel 1949 ottenne la cattedra di letteratura italiana all’Università Bocconi di Milano, poi nel 1952 passò all’Università di Bologna, sulla cattedra che era stata di Carducci.”,”ITAB-030-FL” “FLORA Francesco”,”Storia della Letteratura italiana. Volume quinto. Il secondo Ottocento e il Novecento.”,”In Francesco Flora – nato a Colle Sannita nel 1891, morto a Bologna nel 1962 – si combinarono felicemente le varie doti del critico militante, del filologo rigoroso, dell’uomo civilmente impegnato, dello scrittore creativo. L’opera critica che gli diete la prima fama fu il saggio Dal romanticismo al futurismo, pubblicato nel 1921. Quando le condizioni della vita italiana misero in discussione i principi di libertà, Flora assunse le sue responsabilità civili: fu redattore-capo della Critica di Croce, la rivista che riuscì a svolgere durante il fascismo un’importante opera di opposizione ideologica e di educazione morale. Nel 1949 ottenne la cattedra di letteratura italiana all’Università Bocconi di Milano, poi nel 1952 passò all’Università di Bologna, sulla cattedra che era stata di Carducci.”,”ITAB-031-FL” “FLORENSKIJ Pavel, a cura di Elémire ZOLLA”,”Le porte regali. Saggio sull’icona.”,”Pavel Aleksandrovic Florenskij (1882-1943?), fisico, matematico e poeta, filosofo e teologo geniale, autore di una teodicea ortodossa in dodici lettere, intitolata La Colonna e il fondamento della verità e apparsa nel 1914. Membro autorevole e fedele della Chiesa ortodossa, continuò con grande coraggio il suo insegnamento di fisica e matematica all’Università di Mosca sotto i Soviet, finchè venne deportato e morì in un campo di concentramento, probabilmente nel 1943, o forse anche prima.”,”RUSx-220-FL” “FLORES Marcello SPARAGNA Vincenzo a cura; AGOSTI A. COLLOTTI E. CORVISIERI S. DE CLEMENTI A. LOA L. LEONETTI A. LOMBARDI R. MASI E. PAVONE C. RANZATO G. ROVIDA G. TERRACINI U.”,”Dopo l’ Ottobre. La questione del governo. Il movimento operaio tra riformismo e rivoluzione.”,”La rivoluzione tedesca SPD e spartachismo fondazione KPD esperienze Monaco, svolta 3° Congresso IC Internazionale Comunista, PCd’I e 5° Congresso IC, Q fascismo Tesi su situazione italiana Gramsci, rivoluzione cinese ruolo PCC, Q Fronti popolari Francia e Spagna, resistenza e unità nazionale”,”INTT-008 MGER-015″ “FLORES Marcello GALLERANO Nicola”,”Introduzione alla storia contemporanea.”,”M. FLORES è docente di storia dell’Europa orientale all’Univ degli Studi di Siena. Fra i suoi lavori più recenti: ‘L’immagine dell’ URSS. L’Occidente e la Russia di Stalin’ (IL SAGGIATORE. 1990), e in collaborazione con GALLERANO ‘Sul PCI. Un’interpretazione storica’ (MULINO. 1992). E’ membro della direzione della rivista ‘I viaggi di Erodoto’ e di ‘Linea d’ombra’. N. GALLERANO è docente di storia dell’IT contemporanea all’Univ di Siena. Ha pubblicato in collaborazione con FLORES il volume sopra riportato. Ha curato il volume ‘L’uso pubblico della storia’, (Franco ANGELI. 1994). E’ P dell’ IRSIFAR (Istituto romano per la storia d’IT dal fascismo alla resistenza) e fa parte della direzione di ‘Passato e presente’ e de ‘I viaggi di Erodoto’.”,”STOx-029″ “FLORES Marcello”,”L’ immagine dell’ URSS. L’ Occidente e la Russia di Stalin 1927-1956.”,”FLORES (Padova 1945) insegna storia dei partiti e mov pol all’Univ di Trieste. Autore di numerosi saggi sul movimento operaio italiano e internazionale si è pure occupato di storia delle istituzioni e del rapporto tra storia e mass media. Fa parte della redazione di ‘Movimento operaio e socialista’, e collabora a ‘Linea d’ombra’ e a ‘Cronache filmate del XX secolo’. Tra i suoi ultimi lavori: -Governo e potere nel periodo transitorio, in ‘Gli anni della costituente, MI. 1983 -Storia e falsificazione filmica in ‘La cinepresa e la storia’ (ivi 1985) -Il mito dell’URss, in ‘L’ estetica della politica. Europa ed America negli anni Trenta’, ROMA. 1989.”,”RUST-034″ “FLORES Marcello a cura; saggi di Zygmunt BAUMAN Ulrich HERBERT Claudio PAVONE Tzvetan TODOROV Victor ZASLAVSKY Nikita OCHOTIN Nikita PETROV Andrzej PACZKOWSKI Alain BROSSAT Mariuccia SALVATI Valerio MARCHETTI Francesco M. CATALUCCIO Enzo TRAVERSO Marcello FLORES David BIDUSSA Maurizio BETTINI Steven LUKES”,”Nazismo fascismo comunismo. Totalitarismi a confronto.”,”Saggi di Zygmunt BAUMAN, Ulrich HERBERT (Nazismo-Stalinismo), Claudio PAVONE (Fascismo e dittature), Tzvetan TODOROV, Victor ZASLAVSKY (Esperienza sovietica), Nikita OCHOTIN (Memoria del Gulag), Nikita PETROV (Il cechista e il secondino), Andrzej PACZKOWSKI (Apparati di sicurezza, stampa, sistema di terrore: Polonia 1944-1956), Alain BROSSAT, Mariuccia SALVATI (Hannah ARENDT e la storia del Novecento), Valerio MARCHETTI (Resistenza ebraica, antisemitismo, totalitarismo), Francesco M. CATALUCCIO (Lager e gulag in Primo Levi), Enzo TRAVERSO (Auschwitz), Marcello FLORES, David BIDUSSA (La mentalità totalitaria), Maurizio BETTINI (Le parole dell’autorità e la costruzione linguistica del leader), Steven LUKES (Potere e complicità)”,”GERS-011″ “FLORES Marcello GORI Francesca a cura; saggi di Ewa BERARD, John BARBER, Alexis BERELOWITCH, Francesco M. CATALUCCIO, Robert V. DANIELS, John P. DIGGINS, Antonio ELORZA, Francois FEJTO, Sheila FITZPATRICK, Marcello FLORES, Andrea GRAZIOSI, Dieter GROH, Len KARPINSKIJ, Annie KRIEGEL, Moshe LEWIN, Robert H. McNEAL, Antonio MOSCATO, Michela NACCI, Andras NAGY, Alec NOVE, Andrea PANACCIONE, Giorgio PETRACCHI, Michel REIMAN, Vittorio STRADA, Victor ZASLAVSKY”,”Il mito dell’ URSS. La cultura occidentale e l’ Unione Sovietica.”,”Atti del Convegno internazionale patrocinato dal Comune di Cortona, dalla Regione Toscana e dalla Lega Nazionale Cooperative e Mutue. Comitato regionale toscano (Cortona, 7-8 aprile 1989). Saggi di Ewa BERARD, John BARBER, Alexis BERELOWITCH, Francesco M. CATALUCCIO, Robert V. DANIELS, John P. DIGGINS, Antonio ELORZA, Francois FEJTO, Sheila FITZPATRICK, Marcello FLORES, Andrea GRAZIOSI, Dieter GROH, Len KARPINSKIJ, Annie KRIEGEL, Moshe LEWIN, Robert H. McNEAL, Antonio MOSCATO, Michela NACCI, Andras NAGY, Alec NOVE, Andrea PANACCIONE, Giorgio PETRACCHI, Michel REIMAN, Vittorio STRADA, Victor ZASLAVSKY.”,”RUST-049″ “FLORES Marcello GORI Francesca a cura; scritti di Lev RAZGON; Centro Studi Memorial; Victor ZASLAVSKY Giovanni GOZZINI Michail B. SMIRNOV Sergej P. SIGACEV Dmitrij V. SKAPOV Mauro MARTINI Marcello FLORES”,”GULag. Il sistema dei lager in URSS.”,”scritti di Lev RAZGON; Centro Studi Memorial; Victor ZASLAVSKY Giovanni GOZZINI Michail B. SMIRNOV Sergej P. SIGACEV Dmitrij V. SKAPOV Mauro MARTINI Marcello FLORES”,”RUSS-102″ “FLORES Marcello”,”Tutta la violenza di un secolo.”,”FLORES Marcello (Padova, 1945) insegna storia contemporanea e storia comparata alla facoltà di lettere dell’ Università di Siena, dove dirige anche il Master Human Rights and Humanitarian Action. Ha scritto varie opere (v. retroc.) Rapporto guerra – genocidio. “”Ci sono immagini fotografiche delle vittime del bombardamento di Dresda, avvenuto il 13 febbraio 1945, in cui se non fosse per i corpi vestiti e meno scheletrici si potrebbe pensare di stare osservando una fotografia scattata ad Auschwitz o in un altro dei campi di sterminio nazisti. Fra i trentacinquemila e i centocinquantamila morti in due giorni – secondo stime che ancora oggi fanno discutere – furono il risultato delle bombe incendiarie sganciate da settecento bombardieri inglesi e cinquecento americani sulla città medievale che era stata fino ad allora risparmiata dagli attacchi aerei. Un mese dopo Wiston Churchill decise di rivedere la politica del “”terror bombing”” sulle città tedesche e raccomandò al comandante dell’ aviazione di concentrarsi sugli obiettivi militari, per evitare di conquistare un paese completamente distrutto. Il bombardamento di Dresda è ancora oggi il simbolo della violenza eccessiva e immotivata di chi sta combattendo una guerra giusta, ed è un’esperienza sottoposta a continue discussioni e approfondimenti, dal terreno strategico a quello morale. I risultati pratici, dal punto di vista militare, dei bombardamenti aerei su popolazioni e abitazioni civili, era ormai risaputo che fosse vicino allo zero: era stato così nel corso della Battaglia d’ Inghilterra, quando erano stati i bombardieri della Luftwaffe a cercare di fiaccare il morale della popolazione con i bombardamenti di Londra e Coventry. Sono essi, nel corso del conflitto, i risponsabili della morte di milioni di civili non impegnati direttamente in guerra. (…) Non è solo e tanto il maggiore coinvolgimento dei civili nel conflitto, la mortalità crescente di cui sono vittime (più della metà), l’ allargamento del teatro del conflitto all’ insieme del territorio nemico; è piuttosto l’ equiparazione e la perdita di distinzione tra militari e civili, l’ individuare l’ intera società avversaria come nemico da distruggere a rendere bersaglio privilegiato per la vittoria militare proprio la popolazione civile. (…)””. (pag 60)”,”TEMx-038″ “FLORES Marcello”,”1917. La Rivoluzione.”,”Marcello FLORES (Padova, 1945) insegna Storia contemporanea e Storia comparata all’ università di Siena città nella quale è anche assessore alla cultura. “”Il fallimento del progetto di coalizione socialista – di cui Kamenev era stato il portavoce più combattivo – era coinciso con il fallimento della Conferenza democratica di metà settembre; e aveva permesso a Lenin di riproporre, questa volta con successo, l’ ipotesi di una insurrezione armata prima o a cavallo del Congresso dei soviet. Il comportamento della maggioranza menscevica e socialista rivoluzionaria nella giornata di apertura di quest’ultimo aveva reso più facile il definitivo accantonamento di ogni proposta di coalizione, sanzionato dalla violenza verbale di Trotsky e delle grida sguaiate dei delegati presenti. Una possibilità sembra emergere il 29 ottobre, con l’ ultimatum del sindacato dei ferrovieri (Vikzel) ai bolscevichi perché formino un governo insieme agli altri partiti socialisti, immediatamente appoggiato da centinaia di assemblee di fabbrica e di reggimento. Il ruolo strategico dei trasporti nell’ impedire a Kerenskij di tornare nella capitale con un esercito, e la difficoltà dei bolscevichi a Mosca di piegare la difesa degli allievi ufficiali e degli studenti fedeli al Governo provvisorio, sembrano premere nella direzione di una risposta positiva alle richieste di Vikzel. Lenin, pur contrario, decide di prendere tempo, e manda Kamenev a un primo incontro con gli altri partiti. In questa occasione, menscevichi e socialisti rivoluzionari ripropongono un atteggiamento pregiudiziale e ostile a ogni accordo coi bolscevichi, cui richiedono non solo la scarcerazione dei ministri arrestati ma anche di porre la guarnigione della capitale agli ordini della Duma, e di appoggiare un governo che comprendesse Kerenskij ma da cui fosse escluso Lenin. Il passare dei giorni è accompagnato dal successo dei bolscevichi nella battaglia di Mosca e dal fallimento dell’ offensiva di Kerenskij, abbandonato da tutti i comandanti militari con l’eccezione di Krasnov e delle sue compagnie di cosacchi. Su sollecitazione di Trotsky e di Lenin – che propone l’arresto come controrivoluzionari dei dirigenti del Vikzel – i bolscevichi vanno al successivo incontro con una piattaforma (il 75 per cento dei ministri, la chiusura dei giornali liberali), formulata appositamente per essere respinta. I colloqui terminano con un nulla di fatto il 6 novembre, due giorni dopo le dimissioni dal Comitato centrale dei cinque membri della minoranza (tra cui Kamenev e Zinoviev), pretese da Lenin con un ultimatum rivolto individualmente a tutti gli altri membri. Una loro lettera, sottoscritta da altri dirigenti bolscevichi e da un terzo dei commissari del popolo del governo di Lenin, che dichiara inconciliabile con la rivoluzione un governo formato soltanto da bolscevichi, rappresenta forse l’ ultima occasione di evitare la guerra civile.”” (pag 96-97-98)”,”RIRx-142″ “FLORES Marcello”,”Fronte popolare e Democrazia progressiva. La politica del PCI dal 1935 al 1946.”,”FLORES Marcello Togliatti da Mosca a Napoli. “”Il 13 marzo l’Unione Sovietica, riconosce – prima fra gli alleati – il governo Badoglio, cogliendo di sorpresa le diplomazie inglese e americana che reagiranno negativamente a questa iniziativa (…). Il riconoscimento dell’URSS fu dunque, oggettivamente, il primo passo della “”svolta di Salerno””. Il secondo fu l’arrivo di Togliatti a Napoli e la sua iniziativa politica di creare un governo di guerra senza preclusioni verso alcuna forza. Che tra questi due episodi ci sia stato un collegamento diretto (di “”ordine”” sovietico al capo comunista, per intendersi) o che ci sia stato solamente un “”rapporto dialettico””, come afferma Ragionieri (1) è in fondo di secondaria importanza rispetto al fatto che ambedue le iniziative proponevano di modificare abbastanza nettamente la linea del partito rispetto al problema centrale del rapporto con Badoglio e la monarchia”””,”PCIx-348″ “FLORES Marcello”,”Il genocidio degli armeni.”,”””E’ la guerra mondiale, come si è ripetuto più volte, a segnare una svolta, una cesura, un rimescolamento complessivo, una trasformazione radicale. Ipotizzare che la sua dinamica possa essere stata vista dai dirigenti del CUP (Comitato di Unione e Progresso, ndr) come un semplice susseguirsi di avvenimenti da cui cercare di trarre ogni possibile vantaggio, è un riconoscimento troppo grande alla loro statura di statisti e politici, alla loro capacità di non farsi travolgere e neppure influenzare dagli avvenimenti. In realtà, come si è visto in diverse occasioni, non solo all’interno del CUP le posizioni non sono sempre omogenee, coerenti e lineari; ma l’ambiguità degli atteggiamenti e delle proposte, lo stare in bilico – per esempio – tra desiderio di entrare in guerra e volontà di rimanerne fuori il più a lungo possibile, rappresenta proprio la risposta pragmatica e contingente agli avvenimenti della guerra che si succedono con una forza autonoma e devastante sulla volontà di tutti”” (pag 101-102)”,”TURx-003-FL” “FLORES Marcello GALLERANO Nicola”,”Introduzione alla storia contemporanea.”,”M. FLORES è docente di storia dell’Europa orientale all’Univ degli Studi di Siena. Fra i suoi lavori più recenti: ‘L’immagine dell’ URSS. L’Occidente e la Russia di Stalin’ (IL SAGGIATORE. 1990), e in collaborazione con GALLERANO ‘Sul PCI. Un’interpretazione storica’ (MULINO. 1992). E’ membro della direzione della rivista ‘I viaggi di Erodoto’ e di ‘Linea d’ombra’. N. GALLERANO è docente di storia dell’IT contemporanea all’Univ di Siena. Ha pubblicato in collaborazione con FLORES il volume sopra riportato. Ha curato il volume ‘L’uso pubblico della storia’, (Franco ANGELI. 1994). E’ P dell’ IRSIFAR (Istituto romano per la storia d’IT dal fascismo alla resistenza) e fa parte della direzione di ‘Passato e presente’ e de ‘I viaggi di Erodoto’. [La prima guerra mondiale. ‘Per un primo orientamento, si possono segnalare le antologie di M. Isnenghi, ‘La prima guerra mondiale’, Zanichelli, Bologna 1972 e A. Gibelli ‘La prima guerra mondiale’, Loescher, Torino, 1975, ricche di documenti e testimonianze dell’epoca: quella di Isnenghi contiene anche una selezione delle principali interpretazioni. I lavori più recenti di carattere generale sono quelli di A.J. P. Taylor, ‘Storia della prima guerra mondiale’, Vallecchi, Firenze, 1967, di M. Ferro, ‘La Grande Guerra’, Mursia, Milano, 1972, e di G. Hardach, ‘La prima guerra mondiale, 1914-1918’, Etas Libri, Milano, 1982. Con il primo ci troviamo di fronte a una trattazione rigorosamente evenemenziale e di grande limpidezza descrittiva, di taglio diplomatico-militare. Sospettoso di un’analisi delle responsabilità di tipo monocausale, Taylor respinge sia l’interpretazione marxista della guerra come prodotto inevitabile delle contraddizioni imperialiste, sia quella che la fa risalire al sistema di alleanze che aggregò e divise in campi contrapposti gli stati europei, sia quella che attribuisce alla spinta di un’opinione pubblica militarista nei diversi paesi la radice delle scelte dei leader politici e militari. La stessa, innegabile, corsa agli armamenti e il rafforzamento degli eserciti gli appare una condizione ma non una causa della guerra: i “”decisori”” volevano utilizzare ai propri fini la “”minaccia”” della guerra ma nella guerra si trovarono coinvolti loro malgrado, come degli apprendisti stregoni che nella peggiore delle ipotesi pensavano a conflitti limitati e non a un conflitto mondiale così distruttivo. Taylor sottolinea in ogni caso le responsabilità tedesche, dato il carattere offensivo della mobilitazione generale prevista e operata dal suo stato maggiore; quanto allo svolgimento della guerra, ne caratterizza gli aspetti più rilevanti come il risultato di un gigantesco stallo che costrinse, per almeno quattro anni, a una guerra di trincea logorante e priva di successi significativi per l’uno o l’altro schieramento. Ferro, allievo di Renouvin (lo storico delle relazioni internazionali) ma anche di Braudel, offre invece un’interpretazione basata sulla “”psicologia collettiva””, sulle correnti di opinione che hanno orientato e ‘forzato’ la situazione verso la guerra. Lo studio non è pertanto una storia di taglio diplomatico-militare e neppure prevalentemente politica: Ferro è soprattutto interessato a cogliere il significato e le aspirazioni degli uomini che la guerra vissero e alla guerra parteciparono, che la vollero e che la rifiutarono, e gli effetti di lungo periodo che la guerra stessa provocò. Partito da un’analisi delle fonti cinematografiche sul primo conflitto mondiale, Ferro restituisce un affresco talvolta troppo sommario ma tendenzialmente globale, sia per l’estensione geografica dell’analisi, sia per la pluralità delle tematiche affrontate. Esperienza della guerra, vita nelle trincee, dimensione tecnologica del conflitto, condizioni di vita, propaganda di guerra e contro la guerra, vicende e reazioni politiche trovano posto nella sua ricostruzione, che si conclude con un accenno agli esiti dell’intero processo; l’avvio di quella “”guerra civile europea”” che trasferisce sul terreno sociale, secondo Ferro, un conflitto nato sul terreno nazionale e statale. Il libro di Hardach è viceversa un saggio di storia economica, che assegna un valore fortemente periodizzante alla guerra. Benché ampiamente preparate e sperimentate nei decenni precedenti, le trasformazioni negli squilibri economici internazionali e alcune novità nella struttura stessa dei sistemi economici nazionali si accentuarono e diventarono irreversibili con la guerra. Tra le prime, Hardach sottolinea non solo il fatto noto del trasferimento della leadership economica al di fuori dell’Europa, verso gli Stati Uniti, ma la progressiva divaricazione tra paesi produttori di materie prime e paesi esportatori di beni e servizi, e il riprodursi attraverso e grazie alla guerra di nuove aggregazioni attorno ad alcuni poli decisivi per lo sviluppo del sistema economico mondiale. Quanto alle innovazioni strutturali dei sistemi economici nazionali, i nuovi compiti assunti dai diversi stati nazionali per una mobilitazione totalitaria delle risorse disponibili rafforzarono le tendenze verso forme sempre più pressanti di intervento delle strutture pubbliche in campo economico. Largo spazio viene anche assegnato da Hardach all’analisi dei fenomeni congiunturali ma di grande rilievo per una valutazione dei costi sociali della guerra: l’impoverimento delle popolazioni, misurato sui livelli sempre più declinanti dell’alimentazione, dei salari e in generale delle condizioni di vita e differenziato per grandi aree geografiche; (…)”” (pag 179-191)]”,”STOx-024-FL” “FLORES Marcello”,”Storia illustrata del Comunismo.”,”Marcello Flores (Padova 1945) è docente di Storia dell’Europa orientale presso l’Università degli Studi di Siena, fra i suoi lavori: L’immagine dell’URSS, L’Occidente e la Russia di Stalin, in collaborazione con Nicola Gallerano, Sul PCI, Un’interpretazione storica. É membro della direzione della rivista I viaggi di Erodoto e di Linea d’ombra.”,”FOTO-001-FL” “FLORES Marcello”,”L’immagine dell’URSS. L’Occidente e la Russia di Stalin (1927-1956).”,”Marcello Floris (Padova 1945) insegna Storia contemporanea e Storia e storia comparata all’Università di Siena, città della quale è anche Assessore alla Cultura. Tra i suoi ultimi libri: Il secolo-mondo, Tutta la violenza di un secolo e Il genocidio degli Armeni. La Rivoluzione novecentesca per eccellenza è ancora quella che si svolse a Pietrogrado tra il febbraio e l’ottobre 1917.”,”RUST-012-FL” “FLORES Marcello”,”Il secolo-mondo. Storia del Novecento.”,”Marcello Floris (Padova 1945) insegna Storia contemporanea e Storia e storia comparata all’Università di Siena, città della quale è anche Assessore alla Cultura. Tra i suoi ultimi libri: Il secolo-mondo, Tutta la violenza di un secolo e Il genocidio degli Armeni. La Rivoluzione novecentesca per eccellenza è ancora quella che si svolse a Pietrogrado tra il febbraio e l’ottobre 1917. Il volume contiene il capitolo: ‘La prima guerra mondiale’. La generazione perduta, Le responsabilità del conflitto, La grande carneficina”,”STOU-029-FL” “FLORES Marcello”,”Storia universale. Volume 20. Il XX secolo. [Il secolo-mondo. Storia del Novecento]”,”Prima guerra mondiale. Il volontariato in Inghilterra. Il 40% proveniente dalla classe media. “”Ovunque, tranne in Gran Bretagna e nei suoi ‘dominions’ la leva è obbligatoria. La campagna inglese di reclutamento volontario, resa famosa dal manifesto in cui lord Kitchener punta l’indice e invita perentoriamente a raggiungere l’esercito (3), coinvolge nel dicembre del 1914 un milione di persone, tra cui molti irlandesi. Un anno dopo il totale dei volontari arriva a due milioni e seicentomila coscritti, un quarto della popolazione maschile tra i diciotto e i quarant’anni. Un misto di senso del dovere e dell’avventura sembra prevalere nelle motivazioni generali; i volontari appartenenti alle classi medie raggiungono il 40%, contro il 30% di operai e circa altrettanti provenienti dalle campagne. Diversa è la distribuzione sociale negli eserciti di leva, che riflette in modo più equilibrato la stratificazione della popolazione. L’esercito tedesco, che in tempo di pace superava appena le ottocentomila unità, nel 1916 raggiunge ormai cinque milioni e mezzo di uomini, divisi in oltre duemila battaglioni di fanteria, cinquecento squadroni di cavalleria, duemila battaglioni d’artiglieria da campo e altrettanti di artiglieria leggera, seicento compagnie di genieri. Alla fine della guerra gli uomini impiegati in battaglia raggiungono i tredici milioni”” (pag 133) [Capilto 10. La prima guerra mondiale]. Nota (3): Il testo diceva: “”Britons wants You. Join your Country’s Army. God save the King”””,”STOU-121″ “FLORES Marcello”,”1917. La Rivoluzione.”,”Marcello Floris (Padova 1945) insegna Storia contemporanea e Storia e storia comparata all’Università di Siena, città della quale è anche Assessore alla Cultura. Tra i suoi ultimi libri: Il secolo-mondo, Tutta la violenza di un secolo e Il genocidio degli Armeni. La Rivoluzione novecentesca per eccellenza è ancora quella che si svolse a Pietrogrado tra il febbraio e l’ottobre 1917.”,”RIRx-027-FL” “FLORES Marcello”,”In terra non c’è il paradiso. Il racconto del comunismo.”,”Marcello Flores è nato a Padova nel 1945. Insegna storia dell’Europa orientale e storia delle relazioni internazionali all’Università di Siena. Dirige il supplemento ‘XX secolo’ della rivista ‘Storia e Dossier’. Fra i suoi libri: L’immagine della storia contemporanea, scritto con Nicola Gallerano; L’età del sospetto. I processi politici della guerra fredda.”,”RUSS-021-FL” “FLORES Marcello”,”Storia e politica nelle memorie di Jules Humbert-Droz.”,”Al 2° congresso dell’IC nel 1920 Humbert-Droz appoggia Bordiga nella richiesta di aggravare le condizioni di ammissione dell’Internazionale comunista e difende i 21 punti come strumento di centralizzazione (pag 65)”,”INTT-301″ “FLORES Marcello a cura, saggi di Zygmunt BAUMAN Ulrich HERBERT Claudio PAVONE Tzvetan TODOROV Victor ZASLAVSKY Nikita OCHOTIN Nikita PETROV Andrzej PACZKOWSKI Alain BROSSAT Mariuccia SALVATI Valerio MARCHETTI Francesco M. CATALUCCIO Enzo TRAVERSO David BIDUSSA Maurizio BETTINI Steven LUKES”,”Nazismo, fascismo, comunismo. Totalitarismi a confronto.”,”Marcello Flores è docente di Storia dell’Europa orientale e Storia delle relazioni internazionali all’Università degli Studi di Siena. Tra i suoi lavori: L’immagine dell’URSS, L’Occidente e la Russia di Stalin, L’età del sospetto, I processi politici della guerra fredda, In terra non c’è Paradiso, Il racconto del comunismo. Ha scritto con Nicola Gallerano, Introduzione alla storia contemporanea. Zygmunt Bauman. É docente di sociologia all’Università di Leeds (Gran Bretagna) dal 1971. In precedenza ha insegnato nelle Università di Varsavia e di Tel Aviv. Tra le sue opere: Memorie di classe, La decadenza degli intellettuali, Modernità ed Olocausto, Le sfide dell’etica. Ulrich Herbert. Insegna storia contemporanea all’Università di Freiburg. Tra il 1992 e il 1995 è stato direttore dell’Istituto di ricerca per la storia del nazionalsocialismo di Amburgo. Sue pubblicazioni: Fremdarbeiter: Politik und Praxis des ‘Ausländer-Einsatzes’ in der Kriegswirtschaft des Dritten Reiches, Geschichte der Ausländerbeschäftigung in Deutschland 1880 bis 1980, Europa und der ‘Reicheinsatz’ (a cura di), Arbeit, Volkstum, Weltanschauung, Best. Biographische Studien über Radikalismus, Weltanschauung und Vernunft 1903-1989. Claudio Pavone. Ha partecipato alla resistenza. Per molti anni funzionario degli Archivi di Stato, ha insegnato all’Università di Pisa come professore associato di storia contemporanea. Sue pubblicazioni: La continuità dello Stato. Istituzioni e uomini, Alle origini della Repubblica, I tempi della storia. Tzvetan Todorov. É nato a Sofia (Bulgaria) e ha completato gli studi a Parigi, dove attualmente risiede. Tra le sue opere: La letteratura fantastica, Teorie del simbolo, Di fronte all’estremo, Una tragedia vissuta, I formalisti russi, La conquista dell’America, Le morali della storia, Simbolismo e interpretazione, L’uomo spaesato. Victor Zaslavsky. É ordinario di sociologia politica all’Università Luiss di Roma. Ha insegnato nelle università di Leningrado, alla Memorial University in Canada, all’Università di Berkeley e alla Stanford University in California. Sue pubblicazioni: Dopo l’Unione Sovietica, con G. Lapidus: From Union to Commonwealth: Nationalism and Separatism in the Soviet Replublics; The Neostalinist State. Class, Ethnicity and Consensus in Soviet Society, Storia del sistema sovietico, con Elena Aga-Rossi: Togliatti e Stalin. Nikita Ochotin e Nikita Petrov. Sono ricercatori scientifici presso il centro ‘Memorial’ di Mosca, un’organizzazione dedita alla ricerca storica sulla repressione in Unione Sovietica, alla diffusione e divulgazione delle ricerche per scopi educativi e didattici, alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui temi della memoria e della storia dell’URSS. Andrzej Paczkowski. É vicedirettore dell’Istituto di studi politici dell’Accademia polacca delle Scienze, membro del consiglio scientifico degli Archivi del ministero degli interni. Ha scritto la biografia di Stanislaw Mikolajczyk, ha curato una raccolta di documenti sugli apparati di sicurezza in Polonia tra il 1944 e il 1956, ha scritto una storia della Polonia tra il 1939 e il 1989. Alain Brossat. Insegna filosofia alla Université Paris 8 St. Denis dal 1972, Germanista, ha tradotto opere di Karl Kautsky, Rosa Luxemburg, Margarethe Buber-Neumann, Kurt Tucholsky, Egon-Erwin Kisch. Mariuccia Salvati. Insegna storia contemporanea all’Università di Bologna. É condirettore della Fondazione Basso e fa parte del comitato scientifico della rivista ‘Parole chiave’. Sue opere: Stato e industria nella ricostruzione, Da Berlino a New York. Crisi della classe media e futuro della democrazia nelle scienze sociali degli anni trenta, Il regime e gli impiegati, La nazionalizzazione borghese nel ventennio fascista, L’inutile salotto. L’abitazione piccolo-borghese nell’Italia fascista. Cittadini e governanti. Valerio Marchetti. Insegna storia moderna e storia dei paesi slavi all’Università di Bologna, dove tiene anche un seminario di yiddish e cultura ebraica dell’Europa orientale. Si è occupato prevalentemente di storia religiosa del Cinquecento e di storia della degiudaizzazione culturale della Germania moderna. Francesco M. Cataluccio. Lavora nel campo editoriale. Collabora a ‘MicroMega’, ‘Riga’ e al trimestrale polacco ‘Zeszyty Literackie’ (Quaderni Letterari). Tra i suoi scritti: Il destino della Polonia in Europa 1700-1992, L’età delle rivoluzioni, a cura di E. Castelnuovo e V. Castronovo, La terra promessa : ascesa e caduta della città di Lódz, L’eterno ritorno all’infanzia. Enzo Traverso. Insegna presso la facoltàdi scienze politiche dell’Université de Picardie-Jules Verne. In Italia, ha pubblicato: Gli ebrei e la Germania, Auschwitz e la ‘simbiosi ebraico-tedesca’. David Bidussa. É direttore della biblioteca della fondazione Giangiacomo Feltrinelli. Ha scritto studi sulla Terza Internazionale, sul socialismo francese negli anni trenta, sul movimento sionista, sulla Francia negli anni di Vichy, sull’antropologia culturale degli italiani. Sue opere: Ebrei moderni, Oltre il ghetto, Il mito del bravo italiano, La France de Vichy, Ha curato scritti di Trockij, Furio Jesi, Martin Buber, Thomas Mann, Pietro Verri. Maurizio Bettini. Insegna filosofia classica alla facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Siena dove è direttore del Centro Interdipartimentale di Studi Antropologici sulla cultura antica. Ha insegnato come visiting professor presso il Dept. pf Classic, Johns Hopkins University, Baltimore Usa; presso il Dept. of Classic, University of California at Berkeley, Usa e presso l’École des Hautes Études, Paris, France. Fra le sue opere: Il ritratto dell’amante, I classici nell’età dell’indiscrezione, Nascere, Con i libri. Steven Lukes. Ha insegnato scienze politiche dal 1996 al 1987 al Balliol College di Oxford e fino al 1995 è stato docente di teoria politica e sociale all’Istituto Universitario Europeo di Firenze. Attualmente insegna filosofia morale all’Università di Siena ed è membro della British Academy.”,”TEOP-063-FL” “FLORES D’ARCAIS Paolo (direzione) D’ORSI Angelo (consulenza), collaborazione di Ingrid COLANICCHIA Giacomo RUSSO SPENA Roberto VIGNOLI, scritti di Louise BRYANT Michele FIORILLO Eros FRANCESCANGELI Roberto CAROCCI Virginia PILI Angelo D’ORSI Steven FORTI Carlo DE-MARIA Pietro ADAMO Jaques RUPNIK Karol MODZELEWSKI Marisa MATIAS Goffredo ADINOLFI Martina PASINI”,”Cent’anni dall’Ottobre, cent’anni di eresie.”,”Contiene tra l’altro gli articoli di Michele Fiorillo ‘Rosa Luxemburg critica del leninismo’ (pag 43-55), Eros Francescangeli ‘Le opposizioni ‘operaiste’ all’interno del Partito bolscevico (1918-1921)’ (pag 55-67), Virgilia Pili ‘Lev Trotsky e l’opposizione di sinistra (1920-1940) (pag 78-90)”,”RIRO-456″ “FLORES Marcello a cura, saggi di Zygmunt BAUMAN Ulrich HERBERT Claudio PAVONE Tzvetan TODOROV Victor ZASLAVSKY Nikita OCHOTIN Nikita PETROV Andrzej PACZKOWSKI Alain BROSSAT Mariuccia SALVATI Valerio MARCHETTI Francesco M. CATALUCCIO Enzo TRAVERSO David BIDUSSA Maurizio BETTINI Steven LUKES”,”Nazismo, fascismo, comunismo. Totalitarismi a confronto.”,”Marcello Flores è docente di Storia dell’Europa orientale e Storia delle relazioni internazionali all’Università degli Studi di Siena. Tra i suoi lavori: L’immagine dell’URSS, L’Occidente e la Russia di Stalin, L’età del sospetto, I processi politici della guerra fredda, In terra non c’è Paradiso, Il racconto del comunismo. Ha scritto con Nicola Gallerano, Introduzione alla storia contemporanea. Zygmunt Bauman. É docente di sociologia all’Università di Leeds (Gran Bretagna) dal 1971. In precedenza ha insegnato nelle Università di Varsavia e di Tel Aviv. Tra le sue opere: Memorie di classe, La decadenza degli intellettuali, Modernità ed Olocausto, Le sfide dell’etica. Ulrich Herbert. Insegna storia contemporanea all’Università di Freiburg. Tra il 1992 e il 1995 è stato direttore dell’Istituto di ricerca per la storia del nazionalsocialismo di Amburgo. Sue pubblicazioni: Fremdarbeiter: Politik und Praxis des ‘Ausländer-Einsatzes’ in der Kriegswirtschaft des Dritten Reiches, Geschichte der Ausländerbeschäftigung in Deutschland 1880 bis 1980, Europa und der ‘Reicheinsatz’ (a cura di), Arbeit, Volkstum, Weltanschauung, Best. Biographische Studien über Radikalismus, Weltanschauung und Vernunft 1903-1989. Claudio Pavone. Ha partecipato alla resistenza. Per molti anni funzionario degli Archivi di Stato, ha insegnato all’Università di Pisa come professore associato di storia contemporanea. Sue pubblicazioni: La continuità dello Stato. Istituzioni e uomini, Alle origini della Repubblica, I tempi della storia. Tzvetan Todorov. É nato a Sofia (Bulgaria) e ha completato gli studi a Parigi, dove attualmente risiede. Tra le sue opere: La letteratura fantastica, Teorie del simbolo, Di fronte all’estremo, Una tragedia vissuta, I formalisti russi, La conquista dell’America, Le morali della storia, Simbolismo e interpretazione, L’uomo spaesato. Victor Zaslavsky. É ordinario di sociologia politica all’Università Luiss di Roma. Ha insegnato nelle università di Leningrado, alla Memorial University in Canada, all’Università di Berkeley e alla Stanford University in California. Sue pubblicazioni: Dopo l’Unione Sovietica, con G. Lapidus: From Union to Commonwealth: Nationalism and Separatism in the Soviet Replublics; The Neostalinist State. Class, Ethnicity and Consensus in Soviet Society, Storia del sistema sovietico, con Elena Aga-Rossi: Togliatti e Stalin. Nikita Ochotin e Nikita Petrov. Sono ricercatori scientifici presso il centro ‘Memorial’ di Mosca, un’organizzazione dedita alla ricerca storica sulla repressione in Unione Sovietica, alla diffusione e divulgazione delle ricerche per scopi educativi e didattici, alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui temi della memoria e della storia dell’URSS. Andrzej Paczkowski. É vicedirettore dell’Istituto di studi politici dell’Accademia polacca delle Scienze, membro del consiglio scientifico degli Archivi del ministero degli interni. Ha scritto la biografia di Stanislaw Mikolajczyk, ha curato una raccolta di documenti sugli apparati di sicurezza in Polonia tra il 1944 e il 1956, ha scritto una storia della Polonia tra il 1939 e il 1989. Alain Brossat. Insegna filosofia alla Université Paris 8 St. Denis dal 1972, Germanista, ha tradotto opere di Karl Kautsky, Rosa Luxemburg, Margarethe Buber-Neumann, Kurt Tucholsky, Egon-Erwin Kisch. Mariuccia Salvati. Insegna storia contemporanea all’Università di Bologna. É condirettore della Fondazione Basso e fa parte del comitato scientifico della rivista ‘Parole chiave’. Sue opere: Stato e industria nella ricostruzione, Da Berlino a New York. Crisi della classe media e futuro della democrazia nelle scienze sociali degli anni trenta, Il regime e gli impiegati, La nazionalizzazione borghese nel ventennio fascista, L’inutile salotto. L’abitazione piccolo-borghese nell’Italia fascista. Cittadini e governanti. Valerio Marchetti. Insegna storia moderna e storia dei paesi slavi all’Università di Bologna, dove tiene anche un seminario di yiddish e cultura ebraica dell’Europa orientale. Si è occupato prevalentemente di storia religiosa del Cinquecento e di storia della degiudaizzazione culturale della Germania moderna. Francesco M. Cataluccio. Lavora nel campo editoriale. Collabora a ‘MicroMega’, ‘Riga’ e al trimestrale polacco ‘Zeszyty Literackie’ (Quaderni Letterari). Tra i suoi scritti: Il destino della Polonia in Europa 1700-1992, L’età delle rivoluzioni, a cura di E. Castelnuovo e V. Castronovo, La terra promessa : ascesa e caduta della città di Lódz, L’eterno ritorno all’infanzia. Enzo Traverso. Insegna presso la facoltàdi scienze politiche dell’Université de Picardie-Jules Verne. In Italia, ha pubblicato: Gli ebrei e la Germania, Auschwitz e la ‘simbiosi ebraico-tedesca’. David Bidussa. É direttore della biblioteca della fondazione Giangiacomo Feltrinelli. Ha scritto studi sulla Terza Internazionale, sul socialismo francese negli anni trenta, sul movimento sionista, sulla Francia negli anni di Vichy, sull’antropologia culturale degli italiani. Sue opere: Ebrei moderni, Oltre il ghetto, Il mito del bravo italiano, La France de Vichy, Ha curato scritti di Trockij, Furio Jesi, Martin Buber, Thomas Mann, Pietro Verri. Maurizio Bettini. Insegna filosofia classica alla facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Siena dove è direttore del Centro Interdipartimentale di Studi Antropologici sulla cultura antica. Ha insegnato come visiting professor presso il Dept. pf Classic, Johns Hopkins University, Baltimore Usa; presso il Dept. of Classic, University of California at Berkeley, Usa e presso l’École des Hautes Études, Paris, France. Fra le sue opere: Il ritratto dell’amante, I classici nell’età dell’indiscrezione, Nascere, Con i libri. Steven Lukes. Ha insegnato scienze politiche dal 1996 al 1987 al Balliol College di Oxford e fino al 1995 è stato docente di teoria politica e sociale all’Istituto Universitario Europeo di Firenze. Attualmente insegna filosofia morale all’Università di Siena ed è membro della British Academy.”,”TEOP-068-FL” “FLORES Marcello GORI Francesca a cura, Scritti di Ewa BÉRARD John BARBER Alexis BERELOWITCH Francesco M. CATALUCCIO Robert V. DANIELS John P. DIGGINS Antonio ELORZA François FEITÖ Sheila FITZPATRICK Andrea GRAZIOSI Dieter GROH Len KARPINSKIJ Annie KRIEGEL Moshe LEWIN Robert H. MCNEAL Antonio MOSCATO Michela NACCI András NAGY Alec NOVE Andrea PANACCIONE Giorgio PETRACCHI Michal REIMAN Vittorio STRADA Victor ZASLAVSKY”,”Il mito dell’URSS. La cultura occidentale e l’Unione Sovietica.”,”Ewa Bérard, nata a Varsavia, è ricercatrice al CNRS di Parigi. John Barber insegna all’Università di Cambridge dove è Fellow del King’s College. Alexis Berelowitch insegna all’Università di Parigi IV. Francesco M. Cataluccio, studioso di storia e cultura della Polonia contemporanea. Ha redatto il catalogo dei materiali di Solidarnosc posseduti dalla Fondazione. Collabora a Micromega. Robert V. Daniels insegna storia dell’Unione Sovietica all’Università del Vermont. John P. Diggins insegna all’Università di California, Irvine, Antonio Elorza insegna storia del pensiero politico e sociale spagnolo all’Università Complutense di Madrid. Dirige la rivista Estudios de Historia Social. François Fejtö è nato in Ungheria. Prima del suo esilio in Francia nel 1938, partecipa come professore, giornalista e scrittore ai movimenti di sinistra. Nella Francia occupata partecipa alla Resistenza. Sheila Fitzpatrick insegna all’Università di Austin (Texas). Marcello Flores, docente di storia dei partiti e dei movimenti politici all’Università di Trieste. Si è occupato di storia del movimento operaio italiano e internazionale e dello stato italiano nel passaggio dal fascismo alla repubblica. Andrea Graziosi è ricercatore all’Università di Napoli. Dieter Groh, docente all’Università di Costanza. Len Karpinskij, collaboratore della rivista Moskoskie Novosti. Dopo il XX Congresso era segretario della città di Gorkij, redattore ideologico della Pravda. Annie Kriegel insegna all’Università di Paris-Nanterre, dirige la rivista Communisme. Moshe Lewin è nato a Wilno in Polonia. É attualmente professore di storia all’Università della Pennsylvania. Robert H. McNeal è stato professore di storia alle Università di Princeton, Alberta, Toronto, Massachusetts-Amherst. Antonio Moscato, professore di Storia del movimento operaio presso la Facoltà di Magistero all’Università di Lecce. Michela Nacci è ricercatrice in Storia della filosofia all’Università dell’Aquila. András Nagy è uno dei scrittori più importanti della nuova letteratura ungherese. Alec Nove insegna all’Università di Glasgow. Andrea Panaccione è autore di vari saggi sulla storia del marxismo e del movimento operaio, e di Kautsky e l’ideologia socialista. É responsabile scientifico del progetto internazionale sul 1 Maggio della Fondazione Brodolini di Milano. Giorgio Petracchi insegna Storia dell’Europa orientale all’Università di Firenze. Michal Reiman già docente all’Università di Praga. Nel 1968 partecipò alla elaborazione del programma politico del Nuovo Corso e per questo motivo fu vietata la pubblicazione dei suoi libri in Cecoslovacchia. Attualmente risiede nella RFT. Vittorio Strada, docente di Lingua e letteratura russa all’Università di Venezia. É stato tra gli organizzatori e gli autori della Storia del marxismo, Torino, e dirige la rivista Rossija/Russia. Victor Zaslavsky, sociologo, ha lavorato per un decennio come ingegnere in diverse regioni dell’Unione Sovietica. Laureatosi successivamente in Storia e Filosofia, ha insegnato Sociologia all’Università di Leningrado. Dal 1976 è docente di sociologia all’Università di St. John’s Canada.”,”RUST-062-FL” “FLORES Marcello”,”Fronte popolare e Democrazia progressiva. La politica del PCI dal 1935 al 1946.”,”In appendice i documenti del dibattito tra comunisti, socialisti e azionisti sulle prospettive politiche in Italia”,”PCIx-020-FB” “FLORES Marcello a cura, scritti e articoli di Fabio LANZA Guido SANTEVECCHI Renato FERRARO Andrea BONANNI Franco VENTURINI Arrigo LEVI Fox BUTTERFIELD Vittorio STRADA Tiziano TERZANI Giuliano ZINCONE Alberto MORAVIA Claudio MAGRIS Ettore MO”,”Piazza Tienanmen. 4 giugno 1989. I fatti, i protagonisti, la memoria.”,”I testi di Tiziano Terzani ‘Il dio due volte fallito’ (pubblicato con il titolo ‘Cina: il dio due volte fallito’) e ‘Bruciate le vittime della strage’ (pubblicato con il titolo ‘Nel cuore di paura’) sono stati tratti dal volume ‘Asia’, Longanesi, 1998.”,”CINx-304″ “FLORES Enrico, inchiesta a cura; contributi di Giorgio BRUGNOLI Giuseppe CAMBIANO Luciano CANFORA Andrea CARANDINI Antonio CARLO Vittorio CITTI Enzo DEGANI Giovanni DEL-GAUDIO Francesco DE-MARTINO Vittorio DINI Donato GALLO Francesco GUIZZI Werner JOHANNOWSKY Diego LANZA Oddone LONGO Generoso MELILLO Domenico MUSTI Fulvio PAPI Gianni SOFRI Mario VEGETTI”,”Marxismo, mondo antico e Terzo mondo.”,”Enrico Flores insegna Filologia Classica nell’Orientale di Napoli. Si è interessati in vari saggi degli aspetti linguistico-letterari e sociologici della cultura antica, soprattutto latina contributi di Giorgio BRUGNOLI Giuseppe CAMBIANO Luciano CANFORA Andrea CARANDINI Antonio CARLO Vittorio CITTI Enzo DEGANI Giovanni DEL-GAUDIO Francesco DE-MARTINO Vittorio DINI Donato GALLO Francesco GUIZZI Werner JOHANNOWSKY Diego LANZA Oddone LONGO Generoso MELILLO Domenico MUSTI Fulvio PAPI Gianni SOFRI Mario VEGETTI MPS Modo di Produzione Schiavistico Al termine del contributi di Fulvio Papi: bibliografia (pag 44-45), di Gianni Guizzi: bibliografia (pag 61) Citato: Aldo Schiavone, Classi e politica nella società romana, Quaderni di Storia, Edizioni Collaboratore Università di Bari. Istituto di storia greca e romana, Editore Edizioni Dedalo, Bari 1979 Canfora: “”Nell’età più recente i due piani tornano a separarsi: e la puntuale ricostruzione di ciò che Marx ha ‘veramente’ detto ricade sempre più nel dominio degli studiosi, mentre il marxismo ‘qui vulgo digitur’ continua ad avere una sua sostanziale concretezza storica-politica, magari sempre più semplificata e svincolata dalle originarie fonti del pensiero, dagli scritti, di Marx. Schematizzando si può dire he per una certa epoca il politico è stato anche il massimo teorico ed interprete (Lenin, Hilferding, Stalin, Mao); mentre oggi la separazione tra Hobsbawm e Menghistu è netta”” (pag 146) Canfora critica le fonti usate da Engels nell’Origine della famiglia (quadro teorico e dati concreti) (pag 148-149) (un caso di dipendenza di Engels dalla scienza del suo tempo) I rilievi di Canfora al libro di Engels a proposito della fonti “”Il guardare ‘da presso’ al formarsi stesso della riflessione marxiana, al costituirsi delle conoscenza a partire dalle quali sono state formulate certe proposizioni, ed allo stadio delle conoscenze in quella determinata epoca, «sdrammatizza» il problema e induce l’osservatore non prevenuto a privilegiare pur sempre la concreta e specifica ricerca, il ‘dato’, quand’anche esso possa incrinare, se non travolgere, il cosiddetto ‘quadro teorico’: questo è stato, al tempo loro, il modo di lavorare di Marx e di Engels. L’esempio che darò è tratto da un libro pubblicato più volte da Engels durante la sua vita: ‘Der Ursprung der Familie, des privats Eigentums und des Staats’ (1884, 1892,4). Un libro in certo senso popolare, che si presenta come sistemazione dentro un discorso storico, e divulgazione, delle ricerche di Morgan. È forse il libro di Engels che più ampiamente si occupa delle società antiche (insieme con l’inedito sugli antichi Germani). Ovviamente non mi fermerò sulla smentita che la successiva ricerca ha inflitto alla concezione engelsiana di una nascita recente, con Clistene, dello Stato ateniese. Cercherò invece di illustrare un caso di dipendenza di Engels dalla scienza del suo tempo, e dalle implicazioni che tale dipendenza ha per la costruzione teorica. Giunto alla conclusione del quinto capitolo (‘Entstehung des athenischen Staats’), Engels descrive appunto la nascita dello Stato ateniese, genesi che – come scrive – «è un modello particolarmente tipico della formazione dello Stato in generale». Dalla società «gentilizia» lo Stato ateniese sorge «in una forma molto alta di sviluppo», quello della «repubblica democratica», nella quale «l’antagonismo di classe su cui poggiavano le istituzioni sociali e politiche, non era più quello fra nobili e popolo comune, ma fra schiavi e liberi, clienti («Schutzverwandten») e cittadini». E a sostegno di questa affermazione porta alcune cifre: «Al tempo del suo massimo fiorire, tutta la cittadinanza ateniese, donne e bambini compresi, era composta di circa 90.000 persone accanto alle quali vi erano 365.000 schiavi di ambo i sessi e 45.000 clienti – stranieri e liberti» (MEW, XXI, p. 116). Orbene questi «dati» si cercherebbero invano in una qualche fonte antica. Gli unici, ben noti, in certa misura vicini a questi sono quelli del famoso e discusso censimento di Demetrio Falereo (317-307 a.C.), citato da Ateneo (V, 272 c) – il quale rinvia ad uno Ctesicles: 21.000 liberi e 300.000 schiavi. In realtà le cifre fornite da Engels sono quelle che August Boeckh ricavava da Ateneo, mediante un (discutibile) calcolo, fondato sulla attribuzione di 4 e 1/2 figli ad ogni capofamiglia e sull’aggiunta di 65.000 tra donne e bambini ai 300.000 schiavi di Ctesicles (‘Die Staatshaushaltung der Athener’, 1.3, 1886, p. 49). Forse per il fatto che Boeckh presentava i suoi calcoli come «medie», Engels si sente autorizzato ad attribuire senz’altro quelle cifre al «tempo del massimo fiorire» di Atene. Naturalmente va apprezzato l’intuito con cui Engels ha saputo far capo ad uno dei migliori prodotti della scienza tedesca della grande stagione (1). Ma è altrettanto noto quanto siano discutibili – e quanto siano state discusse – sin dal Settecento quelle cifre. Colpisce perciò che i calcoli di Boeckh vengano presentati da Engels come dati di fatto. Il che tanto più mette conto rilevare, se si considera come sia essenziale all’intero disegno della evoluzione dello Stato ateniese da lui tracciato la constatazione di questo fondamentale «Klassengegensatz» tra liberi e schiavi. (Una formulazione – sia detto di passaggio – che testimonia la persistenza, in Engels, circa trent’anni dopo il ‘Manifesto’, del concetto, poi sempre operante nell’antichistica sovietica, di «contrasto di classe fondamentale»). Forse da questo ‘caso’ si può trarre una lezione. Engels – specie in campi per i quali non lo sorregge una informazione di prima mano – fa capo a studi influenti; naturalmente ‘sceglie’; e infatti tra sostenitori e detrattori delle cifre «alte» preferisce i primi; ma una volta operate queste scelte, la documentazione entra a far parte ‘in modo essenziale’ della costruzione teorica. Questa va dunque proprio per ciò ‘storicizzata’ attraverso l’analisi delle sue fonti”” (pag 148-149) [dal contributo di Luciano Canfora al volume a cura di Enrico Flores ‘Marxismo, mondo antico e terzo mondo, inchiesta’, Liguori editori, Napoli, 1979]”,”TEOC-806″ “FLORES Marcello GOZZINI Giovanni GIOVAGNOLI Agostino PREDA Daniela CHIAPPONI Donatella FIORITO Luca PARISI Alessio MIGLIETTA Franco ACQUARONE Federico LEVI Guido”,”Dalle Resistenze europee alla cittadinanza dell’UE. Radici e prospettive del progetto europeista – Momenti e figure della lotta di liberazione nella VI zona operativa ligure.”,”La resistenza europea (G. Flores), ritratti di Aldo Acquarone, partigiano, e di Giovanni Battista Venier, storico dell’antifascismo e della resistenza ligure.”,”ITAR-357″ “FLORES-D’ARCAIS Paolo BODEI Remo SANSAL Boualem CELESTINI Ascanio PIEVANI Telmo ARGENTIERI Simona PELLIZZETTI Pierfranco GIORELLO Giulio CESARALE Giorgio PROSPERI Adriano HONNETH Axel PELLIZZETTI Pierfranco PIEVANI Telmo MONTANARI Tomaso OVADIA Moni DE-LUCA Erri”,”La biblioteca di Micromega. I classici imprescindibili per il cittadino egualitario e libertario.”,”Paolo Flores presenta L’uomo in rivolta’ di Albert Camus, Remo Bodei presenta L’etica di Baruch Spinoza, Boualem Sansal presenta I Saggi di Montaigne ecc.”,”TEOS-302″ “FLORES-D’ARCAIS Paolo”,”Etica senza fede.”,”Paolo Flores d’Arcais (Cervignano del Friuli, 1944) direttore di ‘MicroMega’, ha pubblicato fra l’altro ‘Esistenza e libertà. A partire da Hannah Arendt’, Marietti, Genova, 1990 e ‘La rimozione permanente’, Ivi, 1991. Inganno ideologico di papa Karl Wojtyla, il quale propone se stesso e la propria chiesa, intrinsecamente illiberale, come unici baluardi dei valori sociali.”,”RELC-001-FMDP” “FLORI Jean”,”Riccardo Cuor di Leone.”,”FLORI Jean direttore di ricerca al CNERS lavora al Centre d’ etudes superieures de civilisation medievale di Poitiers. Ha scritto ‘Cavalieri e cavalleria nel Medioevo’, ‘Le crociate’ e ‘La cavalleria medievale’ “”Che cosa dobbiamo intendere qui con il termine cavalleria? Negli scritti contemporanei, chansons de geste e romanzi della seconda metà del secolo XII, il vocabolo francese cavalleria ha già influenzato il suo antico equivalente latino, militia, al punto da modificare profondamente il suo significato principale. Un tempo, il termine militia definiva l’ esercito nel suo insieme, e i milites erano semplicemente soldati, sia che fossero fanti o guerrieri a cavallo. Nel corso del secolo XI, il vocabolo miles, all’ inizio al singolare (come denominazione personale, con una connotazione di valore qualitativo), poi al plurale (per indicare un insieme, con una connotazione puramente professionale), assume colorazioni socialmente più elevate e più degne sul piano ideologico. Mentre in precedenza era di norma contrapporre all’ interno della militia – ossia all’ interno dell’ insieme dei milites, altrimenti detti soldati – i cavalieri (equites) e i fanti (pedites), intorno alla fine del secolo XI e ancora più marcatamente in seguito, si giunge a considerare che, salvo errori o precisazioni contrarie, i milites siano combattenti a cavallo. La contrapposizione, allora, diviene quella fra milites e pedites. (…) Ormai, nella mentalità dell’ epoca, i veri combattenti, quelli “”che contano””, sono i cavalieri.”” (pag 217)”,”UKIx-093″ “FLORIS Giovanni”,”La fabbrica degli ignoranti. La disfatta della scuola italiana.”,”FLORIS Giovanni, nato a Roma nel 1967. Giornalista dal 1995, ha seguito come inviato del giornale radio Rai avvenimenti di politica, esteri ed economia. E’ autore e conduttore del programma Tv ‘Ballarò’. “”I concorsi per diventare professore o ricercatore universitario sono in genere predeterminati secondo logiche non meritocratiche, la selezione dei giovani che un giorno (lontano) arriveranno a occupare la cattedra è frutto di una gestione combinata proprio da quelli che dovrebbero essere sostituiti dai più giovani. Chi è al trono sceglie e ammette al soglio il principe. In genere ai concorsi partecipano tanti candidati quanti sono i posti in palio, perché la selezione in realtà è una procedura di cooptazione. La carriera di un giovane universitario è spesso proporzionata alla sua abilità di trovarsi un padrino, di accodarsi a una cordata che gli garantisca (in tempi lunghi) una cattedra e un ruolo, nel rispetto dei principi del clan. Il numero dei promossi ai concorsi coincide in genere col numero dei candidati, in base a quello che il giuslavorista Umberto Romagnoli definì un sistema di “”cooptazione, rigidamente centralizzato di stile staliniano”””” (pag 198-199)”,”GIOx-089″ “FLORIS Francesco”,”I sovrani d’Europa. Una storia del vecchio continente attraverso le vicende e i segreti delle famiglie che vi regnarono.”,”Francesco Floris, preside del Liceo Classico ‘Siotto Pintor’ di Cagliari, incaricato di Storia Contemporanea nel corso di laurea per mediatori linguistici presso la scuola ‘Verbum’, è esperto di problemi di didattica della storia. Fa parte dell’Istituto Sardo per la Storia della Resistenza e dell’Autonomia e dell’Istituto per la Storia del Risorgimento, è presidente della delegazione di Cagliari dell’Istituto Italiano dei Castelli e collabora con il Ministero dell’Istruzione per il progetto sulla storia della classe politica è autore di: Storia della nobiltà in Sardegna, Feudi e feudatari in Sardegna. Bibliografia Storica della Sardegna, Storia della Sardegna. I Sovrani d’Italia, La Grande Enciclopedia della Sardegna.”,”EURx-037-FL” “FLYNN Elizabeth Gurley”,”Rebel Girl. An Autobiography. My First Life (1906-1926).”,”””Nel 1915, dieci anni dopo la nascita degli IWW, nell’ organizzazione si cominciò a sviluppare un’ atteggiamento autocritico. Apparvero articoli del tipo “”Perché gli IWW non crescono?””. Si accesero dibattiti sul perché non si riusciva a tenere gli iscritti. Il fatto crudo era che nel decennio erano state consegnate 300 mila tessere di iscrizione. I lavoratori entravano negli IWW ma non si fermavano. Il risultato migliore riguardo agli iscritti era di 50 mila nel 1915. C’era una crescente richiesta di smetterla con una attività solamente di agitazione e di costruire un’ organizzazione permanente.”” (pag 201)”,”MUSx-170″ “FOA Vittorio”,”La Gerusalemme rimandata. Domande di oggi agli inglesi del primo Novecento.”,”FOA, nato a Torino nel 1910, militante di Giustizia e Libertà, in carcere dal 1935 al 1943, ha partecipato alla Resistenza e alle battaglie politiche del dopoguerra. Centro della sua attività è stato il sindacato. Segretario nazionale della CGIL per molti anni, dal 1970 si dedica alla ricerca e all’insegnamento. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Per una storia del movimento operaio’ (EINAUDI, 1980) e ‘La cultura della Cgil. Scritti e interventi, 1950-1970′ (EINAUDI, 1984).”,”MUKx-029″ “FOA Anna”,”Giordano Bruno.”,”Nell’ anno 1600, Giordano BRUNO, filosofo di fama europea, venne arso come eretico in Campo dei Fiori. BRUNO fu poi riscoperto dall’Italia risorgimentale e trasformato in santo martire contro l’ oscurantismo religioso come simbolo della libertà di pensiero e la tolleranza. Il libro ripercorre a ritroso la storia della trasformazione in simbolo di BRUNO, dalla combattuta inaugurazione del monumento in Campo de’ Fiori nel 1889 fino al processo al rogo. L’A insegna storia moderna nell’Univ ‘La Sapienza’ di Roma. Tra i suoi libri: ‘Ebrei in Europa dalla peste nera all’emancipazione’ (LATERZA, 1992).”,”RELC-044″ “FOA Vittorio”,”Per una storia del movimento operaio.”,”””Nel settembre 1945, quando Lussu era ministro del governo Parri, chi scrive andò a chidergli, per aiutare finanziariamente il partito di cui entrambi facevano parte, di mettere una firma sotto un’ autorizzazione, cosa consueta nel sottobosco politico del tempo. Lussu rispose: “”Compagno, puoi chiedermi di montare a cavallo e andare in via Nazionale a rapinare l’ oro della Banca d’ Italia e io – per il partito – lo faccio subito. Ma mettere una firma sotto una cartaccia, giammai””. (pag 188)”,”ITAC-053″ “FOA Vittorio”,”La struttura del salario.”,”Lezioni tenute nel maggio giugno 1975 al corso della 150 ore per il recupero della scuola dell’ obbligo a Modena. La paga differita. “”Si tratta di somme ingentissime che rimangono nelle mani del padrone, pur essendo chiaramente un elemento del salario, corrisposto alla fine del rapporto di lavoro quando si suppne che il lavoratore abbia particolari necessità per riadattarsi a trovare un nuovo lavoro. Il padrone lucra quindi gli interessi composti su queste somme accantonate nelle proprie mani (…). In questa materia regna la più grave discriminazione fra impiegati e operai. (…)””. (pag 108)”,”MITT-219″ “FOA’ CHIAROMONTE Bice”,”Donna, ebrea e comunista. Una vita con i grandi italiani del ‘900.”,”FOA’ CHIAROMONTE Bice nasce a Napoli dove si laurea in architettura. Nel 1956 sposa il dirigente del Pci Gerardo Chiaromonte. La sua infanzia è segnata dalle leggi razziali che dispordono la sua famiglia ai quattro angoli del globo. Si avvicina al Pci attraverso i Comitati per la Rinascita del Mezzogiorno. Si impegna nelle sezioni del Pci anche dopo la “”svolta””. Nel 1965 si trasferisce a Roma dove vive. Insegna in varie scuole, e, all’inizio degli anni 1970 fonda il Cidi (Centro di iniziativa democratica degli insegnanti. Oggi si occupa di musica. “”Andammo, per due anni consecutivi, a trascorrere le ferie a San Romolo. A Imperia era allora deputato un amico di Gerardo, Gino Napoletano, che era stato un valoroso comandante nel periodo della Resistenza: Durante quel periodo aveva avuto una specie di attendente che gli era rimasto affezionato, e, in qualche modo, devoto. Bacicin (Giovanni Battista) aveva una casa a San Romolo, una frazione di San Remo in alto su un colle che domina la città fino al mare, e aveva sistemato la casa in modo da poter ospitare una famiglia. (…) Durante la nostra permanenza a San Romolo ci fu il golpe dei colonnelli in Grecia e Pajetta disse: “”Noi non ci faremo prendere a letto””. Parlando con Bacicin a Gerardo venne il sospetto che lì intorno fossero ancora nascoste armi non consegnate alla fine della Resistenza. Bacicin confermò (ma lui, disse, non ne aveva perché Gino glielo aveva vietato). Facemmo così un giro per le montagne, zone di intensa lotta partigiana, ed effettivamente capimmo che qualche mitragliatrice c’era. Gerardo, anche se con grande fatica, riuscì a convincere i compagni a distruggerle””. (pag 214-215)”,”PCIx-351″ “FOA Anna”,”Diaspora. Storia degli ebrei nel Novecento.”,”FOA Anna insegna storia moderna all’Università di Roma La Sapienza. Si è occupata di storia della cultura nella prima età moderna, di storia della mentalità, di storia degli ebrei. “”Nell’opera di soccorso agli ebrei italiani in fuga dopo l’occupazione nazista, un posto di primo piano spetta alla Chiesa, che si prodigò e in molti casi aprì ai perseguitati chiese e conventi. I casi di istituzioni religiose aperte ai perseguitati sono innumerevoli. Molti bambini trovarono rifugio in istituti religiosi, senza che fosse esercitata nessuna pressione per la conversione, a differenza di quanto accadde in Francia, dove invece sovente l’aiuto da parte di famiglie o istituzioni cattoliche fu subordinato al battesimo (Friedländer, 1990). Ma la Chiesa non denunciò apertamente, in quei mesi dell’occupazione di Roma come non aveva fatto negli anni precedenti della guerra, lo sterminio degli ebrei. E’ noto l’episodio dell’Enciclica mancata: un’Enciclica di dura condanna del nazismo fatta preparare da Pio XI nel 1938, bloccata dalla sua morte e dalla linea di maggior prudenza scelta dal suo successore, Pio XII. Le polemiche politiche e storiche su Pio XII sono state infinite e sono tuttora vive (Foa 2005a). I suoi “”silenzi”” (Miccoli 2000) sono stati giustificati, da parte cattolica, richiamando le difficoltà in cui si trovava la Chiesa, impossibilitata a difendere gli stessi cattolici. Ogni intervento diretto, si sostiene, avrebbe portato a mali peggiori, come già era successo nel 1942 in Olanda, quando la presa di posizione pubblica dei vescovi cattolici in difesa degli ebrei deportati aveva portato alla deportazione anche di tutti i cattolici di “”razza ebraica”” (e fra loro Edith Stein). Resta il fatto che, qualunque ne siano stati i motivi, Pio XII rinunciò ad esercitare, in quel frangente assolutamente eccezionale, il rolo di pastore universale e continuò a muoversi secondo schemi politici e diplomatici inadeguati alla necessità del tempo”” (pag 162-163)”,”EBRx-052″ “FOA Vittorio”,”Passaggi.”,”Vittorio Foa ha fatto otto anni di carcere durante il fascismo, ha partecipato alla resistenza, militato nel Partito d’Azione, è stato deputato alla Costituente. Sarà in seguito una delle coscienze critiche della sinistra. Ha lavorato nella Fiom e nella Cgil, ha fatto parte del Psi, poi nel Psiup e Dp. E’ stato attento alle esperienze di Ulivo, Ds, e Pd. Grave la mancanza dell’indice dei nomi dalla prefazione: ‘non gli piace per nulla Eric Hobsbawm per il suo ossequio all’Unione Sovietica….’ (pag 10)”,”SIND-139″ “FOA Anna”,”Andare per ghetti e giudecche.”,”Anna Foa ha insegnato Storia moderna nella Sapienza – Università di Roma. Ha pubblicato pure: ‘Giordano Bruno’, (2002) e ‘Eretici’ (2011).”,”EBRx-060″ “FOA Anna”,”Ebrei in Europa. Dalla Peste Nera all’emancipazione. XIV-XIX secolo.”,”Anna Foa ha insegnato Storia moderna nella Sapienza – Università di Roma. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Giordano Bruno’, (2002), ‘Eretici’ (2011), ‘Ateismo e magia’ (1980), ‘I giorni di Roma’. ‘Spinoza per Leibniz preannunciava «la rivoluzione che avanzava in Europa»’ In una situazione come quella di Amsterdam, in cui l’identità religiosa poteva essere assai fragile, l’uso dello ‘herem’ (la scomunica) rischiava di portare, oltre che al consolidamento dell’obbedienza, anche all’abbandono definitivo della comunità. Questo spiega perché lo ‘herem’ fu emanato con notevole frequenza ma, in genere, per brevi periodi di tempo e con cautela. Esso veniva comminato per motivi di diverso tipo, che andavano dalla disobbedienza alle autorità comunitarie all’eterodossia religiosa – in particolare quando era pubblicamente espressa e quando portava all’inosservanza dei comandamenti – fino a trasgressioni morali o sessuali. Dei 36 casi di scomunica rimasti registrati per gli anni tra il 1622 e il 1683 – e che non rappresentano la totalità delle scomuniche comminate – solo quattro furono definitive (tra cui quella di Juan de Prado e di Spinoza), e le altre nella maggioranza dei casi non superarono il periodo di sei mesi. Nel 1683, l’uso dello ‘herem’ venne limitato con una decisione delle autorità cittadine volta a circoscrivere il potere amministrativo e giudiziario della comunità portoghese, che era diventata – a detta di uno dei suoi critici, il teologo e polemista protestante Philip van Limborgh – una sorta di «Repubblica entro la Repubblica». Non erano solo i problemi di adattamento alla pratica religiosa ebraica o di obbedienza alle regole comunitarie a creare tensioni entro la comunità portoghese. Già nella prima metà del secolo con Uriel da Costa e, dopo la metà del secolo, intorno a Daniel de Ribera, Juan de Prado e Spinoza, si creò ad Amsterdam un vero e proprio circolo di eterodossi con tutte le peculiarità che il termine riveste quando lo si adopera a definire le critiche rivolte ad un sistema come quello ebraico, privo di dogmi e sensibile non alle deviazioni della credenza, ma a quelle della pratica della legge. Se Uriel da Costa accettò nel 1639 di sottoporsi ad una pubblica abiura, di cui ci ha lasciato una descrizione impressionante – e di contestata autenticità – nella sua autobiografia (Acosta 1943; Kaplan 1984), per Prado e Spinoza la scomunica rappresentò la rottura di ogni legame con il mondo ebraico, e la spinta verso l’elaborazione di un pensiero assai radicale, basato sul rifiuto della Rivelazione e di ogni concezione personale di Dio, che fu presto etichettato come «ateista» dai contemporanei. (…) Al termine di questo processo, si staglia solitaria la figura di Spinoza, l’ebreo scomunicato dalla sua gente e considerato nel mondo cristiano come un «ateista», il simbolo stesso, per i contemporanei, dell’empietà filosofica e della negazione di ogni rivelazione, ma anche il filosofo amato e venerato dai sapienti, «l’ebreo dell’Aia» che per Leibniz preannunciava «la rivoluzione che avanzava in Europa» (Poliakov, 1974-90: II, 291). Non si può negare che le radici di Spinoza affondassero profondamente nel terreno della cultura marrana. Nato da una famiglia di portoghesi che avevano vissuto da cattolici a Nantes prima di tornare all’ebraismo ad Amsterdam, egli assorbe le strutture mentali di quel mondo, ne recepisce le ambivalenze e ne condivide le forme del pensiero (Yovel 1989). Allo stesso tempo, Spinoza era nato ebreo, in un momento in cui la sua famiglia era ormai completamente inserita nella comunità di Amsterdam. I suoi primi studi furono quelli della tradizione ebraica, e solo successivamente, quando già frequentava gli ambienti «libertini» di Amsterdam, alla scuola dell’ex gesuita e libero pensatore Franciscus van den Enden, studiò il latino immergendosi nel sapere antico e cristiano e negli studi filosofici. Il suo percorso era quindi diverso, e non inverso, rispetto a quelli di da Costa e Prado. Ma la sua è una storia personale, per quanto innovativa, che non resta unica all’interno del mondo ebraico olandese e delle sue caratteristiche. Così, la scelta di Spinoza di non tentare di rientrare in seno alla comunità e di non convertirsi al cristianesimo, rappresenta senz’altro un elemento di grande novità in un mondo in cui l’appartenenza ad una Chiesa o ad una istituzione religiosa era la norma (Yovel 1989). Ma proprio ad Amsterdam, negli anni Ottanta del secolo, alcuni di coloro che incorsero nelle sanzioni della comunità scelsero di ribellarsi alla sua autorità e di vivere all’esterno senza convertirsi per questo al cristianesimo, con una scelta – è stato sottolineato – che obbligò la comunità portoghese di Amsterdam ad affrontare una situazione con la quale il resto del mondo ebraico si troverà a doversi misurare solo dopo l’emancipazione (Kaplan 1984)”” (pag 199-201)]”,”EBRx-061″ “FOA Vittorio”,”Sindacati e lotte operaie (1943-1973).”,”Vittorio Foa vive a Roma. Dirigente sindacale, deputato, è autore di numerosi, fondamentali saggi e studi sulla storia del movimento operaio italiano.”,”SIND-008-FL” “FOA Vittorio”,”Il Cavallo e la Torre. Riflessioni su una vita.”,”Vittorio Foa è nato a Torino nel 1910. Dopo essere stato deputato alla Costituente per il Partito d’Azione ha lavorato a lungo nel movimento sindacale. E’ stato parlamentare socialista per più legislature e senatore nel gruppo della Sinistra Indipendente e poi del Pds. ‘Organizzazione’ del Partito d’Azione. “”Infine in quel periodo il Partito d’azione si diede la sua struttura organizzativa fondata sulla partecipazione attiva attraverso i comitati: essere del Partito d’azione non voleva dire solo avere certe idee, voleva dire fare un certo lavoro. Questo tema dell’organizzazione è stato sottolineato spesso e con molta forza da Giovanni De Luna”” (pag 141)”,”SIND-173″ “FOA Vittorio”,”La Gerusalemme rimandata. Domande di oggi agli inglesi del primo novecento.”,”Vittorio Foa, nato a Torino nel 1910, militante di Giustizia e Libertà, in carcere dal 1935 al 1943, ha partecipato alla resistenza e alle battaglie politiche del dopoguerra. Centro della sua attività è stato il sindacato: segretario nazionale della CGIL per molti anni, dal 1970 si dedica alla ricerca e all’insegnamento.”,”MUKx-016-FL” “FOA Marcello”,”Gli stregoni della notizia. Da Kennedy alla guerra in Iraq: come si fabbrica informazione al servizio dei governi.”,”Marcello Foa, nato a Milano nel 1963, è giornalista. Nel 1989 Indro Montanelli lo ha assunto al Giornale, e dopo quattro anni è stato nominato caporedattore degli Esteri. Dal 2005 è inviato speciale. Collabora con BBC e insegna giornalismo internazionale all’Università della Svizzera italiana a Lugano, dove nel 2004 ha cofondato l’Osservatorio europeo di giornalismo.”,”EDIx-026-FV” “FOA Vittorio RANIERI Andrea, a cura di Severino CESARI”,”Il tempo del sapere. Domande e risposte sul lavoro che cambia.”,”Vittorio Foa (Torino, 1910) autore di libri sul sindacato e il movimento operaio. Andrea Ranieri, si occupa del settore scuola e formazione della Cgil. Con Pietro Marcenaro ha pubblicato un saggio compreso nel volume ‘La questione socialista. Per una possibil reinvenzione della sinistra’.”,”ECOS-005-FV” “FOA Vittorio MAFAI Miriam REICHLIN Alfredo”,”Il silenzio dei comunisti.”,”Vittorio Foa, dirigente sindacale e politico. Miriam Mafai, militante e notissima giornalista, è opinionista del quotidiano La Repubblica. Alfredo Reichlin, già direttore del quotidiano l’Unità, oggi è dirigente politico dei Democratici di sinistra.”,”PCIx-042-FL” “FOA Anna”,”Ebrei in Europa. Dalla Peste Nera all’emancipazione XIV – XIX secolo.”,”Anna Foa insegna Storia moderna all’Università di Roma La Sapienza. Si è occupata di storia della cultura nella prima età moderna e di storia della mentalità.”,”EBRx-042-FL” “FOA Vittorio”,”Questo Novecento.”,”Vittorio Foa (Torino 1910) ha pubblicato pure: ‘Riprendere tempo’ con Pietro Mercenaro; ‘Lettere da vicino’ con Laura Balbo, e ‘Il Cavallo e la Torre’. E’ pure autore de ‘La Gerusalemme rimandata’ e, con Renzo Foa, ‘Del disordine e della libertà’. Foa tenace avversario del nazionalismo che vede come malattia del secolo, causa di violenze e barbarie.”,”ITAP-011-FSD” “FOCARDI Filippo”,”La guerra della memoria. La Resistenza nel dibattito politico italiano dal 1945 a oggi.”,”FOCARDI Filippo insegna storia dell’integrazioen europea presso l’Università di Roma Tre. Collabora con l’Istituto storico germanico di Roma e con il Dipartimento di Studi internazionali dell’Università di Padova.”,”ITAR-126″ “FOCARDI Filippo”,”Il cattivo tedesco e il bravo italiano. La rimozione delle colpe della seconda guerra mondiale.”,”Filippo Focardi è ricercatore di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Scienze politiche, giuridiche e studi internazionali dell’Università di Padova. Si è occupato di memoria del fascismo e della seconda guerra mondiale, di risarcimenti per le vittime del nazismo e della questione della punizione dei criminali di guerra italiani e tedeschi. Ha pubblicato: ‘Criminali di guerra in libertà’ (Carocci, 2008) e ha curato ‘Memoria e rimozione. I crimini di guerra del Giappone e dell’Italia’ (con G. Contini e M. Petricioli, Viella 2010). Per in nostri tipi è autore del volume: ‘La guerra della memoria. La Resistenza nel dibattito politico italiano dal 1945 a oggi’ (2005). “”Che tale mito identitario, autogratificante e autoassolutorio, avesse avuto radici molto solide nell’immediato dopoguerra abbiamo cercato di dimostrarlo attraverso la nostra ricostruzione che ha messo in evidenza una pluralità di matrici allora convergenti: le diverse culture politiche dell’antifascismo unite nell’esaltazione della lotta del popolo italiano contro l’«oppressore tedesco e il traditore fascista»; la galassia della destra anti-antifascista impegnata a tracciare la più netta distinzione possibile fra Hitler e il «buonuomo Mussolini», fra i barbari tedeschi e gli alpini abbandonati sul Don; e poi gli apparati dello Stato coinvolti in pieno nella tragica avventura mussoliniana a fianco del Terzo Reich – in primis, ministero degli Esteri e ministero della Guerra -, solerti nello scaricare sulle spalle dell’ex alleato germanico (oltre che sul duce) il peso quasi esclusivo della responsabilità per la condotta bellica dell’Asse, con i suoi insuccessi e le sue pratiche criminali. Tutti accomunati – antifascisti di governo, anti-antifascisti di opposizione, apparati scarsamente epurati – dall’esigenza di separare le sorti dell’Italia sconfitta ma cobelligerante da quelle della Germania nazista rimasta fino alla fine a fianco del Führer e destinata a un severo castigo da parte dei vincitori. Nella «fase genetica» dell’immediato dopoguerra vi furono però anche altri fattori che contribuirono all’affermazione dell’immagine del «bravo italiano» – indole pacifica, empatia umana con gli oppressi, disponibilità a soccorrerli e ad aiutarli – rispecchiavano le virtù cristiane del «buon samaritano», ricollegandosi dunque a un alveo della cultura cattolica di cui il paese era ancora fortemente permeato (nonostante gli sforzi profusi nel ventennio dalle zelanti gerarchie ecclesiastiche a sostegno delle mire belliche del regime, dall’Etiopia alla Spagna dai Balcani all’Unione Sovietica)”” (pag 180-181)”,”ITQM-246″ “FOCH Ferdinand Maréchal”,”Mémoires pour servir a l’ histoire de la guerre de 1914-1918. Tome premier.”,”””In definitiva la battaglia di Ypres si è estesa su un fronte di 45 chilometri, da Nordschoote fino a Lys d’ Armentières. I tedeschi hanno impegnato l’ equivalente di quindi corpi, gli alleati l’ equivalente di dieci. Il 31 ottobre, i francesi tenevano 25 km di questo fronte e gli inglesi 20; il 5 novembre, i francesi ne tenevano 30 e gli inglesi 15. Come si vede, le truppe francesi, per l’ estensione del fronte occupato, e per il numero, hanno sostenuto la maggior parte della battaglia. Sarà quindi il contrario della verità fare della battaglia di Ypres una battaglia e una vittoria esclusivamente inglese””. (pag 242)”,”QMIP-038″ “FOCH Ferdinand Maréchal”,”Mémoires pour servir a l’ histoire de la guerre de 1914-1918. Tome second.”,”””Così terminava, dopo tre settimane di lotta, la seconda battaglia della Marna, cominciata infruttuosamente per i tedeschi il 15 luglio, capovolta e proseguita con successo dagli alleati dopo il 18. Un concorso felice di circostanze vi aveva convogliato divisioni americane, britanniche, italiane e francesi. Essa si chiudeva per questi con benefici importanti: 30 mila prigionieri, più di 600 cannoni, 200 mortai (minenwerfer), 3000 mitragliatrici catturate; il fronte raccorciato di quarantacinque chilometri, la ferrovia Paris-Châlons ristabilita, la minaccia contro Parigi soppressa. Ma soprattutto il morale dell’ esercito tedesco è stato minato, quello degli alleati accresciuto.”” (pag 160)”,”QMIP-039″ “FOCH Ferdinand”,”Des principes de la guerre.”,”””Ce n’est pas un génie qui me révèle tout à coup, en secret, ce que j’ai à dire ou à faire dans une circonstance inattendue pour les autres, c’est la réflexion, la méditation”” (Napoleone) (in apertura al cap. I) F. Foch è nato a Tarbes nel 1851. Ha compiuto gli studi all’Ecole Polytechnique, e scelto la carriera delle armi. Professore alla scuola di guerra dal 1895 al 1901 ne prende il comando nel 1908. All’inizio della prima guerra mondiale si distingue alla testa della 9° armata e ha un ruolo principale nella prima vittoria nella battaglia della Marna. Nominato generalissimo delle armate alleate e poi Maresciallo nel 1918, è entrato nell’Académie française nel 1920 . E’ morto nel 1929. Foch studia la campagna d’Italia di Napoleone (combattimenti di Voltri, Montenegrino, Montenotte, Dego, Ceva) (pag 68-85) I prussiani a parftire dal 1813 hanno acquisito la nozione di attacco decisivo dalle lezioni di Napoleone (pag 280) Combattimenti attorno a Digione (1870). Garibaldi fa di testa sua e contribuisce alla sconfitta dell’esercito francese al Sud. “”Le résultat; comme on le sait, fut le grand succès de l’armée allemande du Sud. Quant à Garibaldi, ces attaque répétées des 21 et 23 janvier lui ont fait croire qu’il avait devant lui d’importantes forces allemandes. Il s’et borné à une défense prudente: c’est en termes dithyrambiques qu’il chate ses succès. Résultat: les désastres de l’armée française de l’Est. L’erreur est humaine, dira-t-on, elle n’est pas une faute. Le crime n’est pas là, il consiste en ce que Garibaldi, ayant reçu l’ordre de rejoindre l’armée de l’Est, ne l’a pas rejointe. Exécuter l’ordre, il n’y a pas songé. Ce sont des vues personelles, la recherche de succès propres, qui ont dicté sa conduite. S’il avait cherché a obéir, aucune impossibilité matérielle e l’en eût empêché: la division Pélissier maintenue à Dijon suffisait òà absorber l’activité du général de Kettler; l’armée des Vosges pouvait librement rejoindre l’armée de l’Est. Garibaldi et le génèral de Failly, deux chefs de provenance bien différente, aboutissent donc à la même fin: le désastre; par la même voie: l”indiscipline intellectuelle, l’oubli du devoir militaire’, au sens le plus exact du mot”” (pag 120)”,”QMIx-215″
“FOCH Ferdinand”,”Memorie.”,”FOCH F. Maresciallo di Francia Foch si cura anche del fronte italiano. “”Necessariamente gli avvenimenti avevano ripercussioni reciproche al di qua e al di là delle Alpi. Infatti occorreva che in Italia la causa degli Alleati anzitutto non fosse danneggiata, e poi che essa fosse posta rapidamente in istato per vincere. Perciò la conferenza d’Abbeville m’aveva affidato, sulla fronte italiana, il compito di coordinatore. (…) [Le operazioni sulla fronte italiana. Il generale Foch si mette in relazione col comando italiano e ne segue i progetti offensivi (7 maggio); questi progetti sono rimandati a dopo per la minaccia d’attacchi nemici; il generale Foch approva l’operato del generale Diaz. Clemenceau se ne preoccupa (28 maggio – 12 giugno). L’attacco austriaco; suo sacco completo (15 giugno – 23 giugno); il generale Foch esorta il generale Diaz a riprendere il suo piano d’offensiva e ad ampliarlo (27 giugno)]’ (pag 468)”,”QMIP-146″
“FODELLA Gianni”,”Fattore Orgware. La sfida economica dell’ Est-Asia.”,”FODELLA (Vercelli 1939) docente di Organizzazione economica internazionale all’Univ degli Studi di Milano, ha soggiornato negli ultimi tre decenni, a varie riprese, in Cina, JAP e Nepal come Visiting Professor e consulente delle Nazioni Unite. Tra le sue opere: ‘Giappone e Italia, economie a confronto’ (ETAS, 1982), ‘Diffusione della tecnologia e organizzazione dello sviluppo economico’ (GIUFFRE’, 1988), ‘Dove va l’economia giapponese’ (1989), ‘Risorse umane e materiali’ (GUERINI, 1989)”,”JAPE-006″
“FOER Franklin a cura; testi di Walter LIPPMANN John DEWEY J.M. KEYNES Edmund WILSON John DOS-PASSOS Benedetto CROCE Lewis MUMFORD Virginia WOOLF Otis FERGUSON Vladimir NABOKOV George ORWELL Graham GREENE Reinhold NIEBUHR Philip ROTH Gunnar MYRDAL Hans J. MORGENTHAU Michael WALZER Arthur SCHLESINGER Michael KINSLEY Irving HOWE e altri”,”New Republic. Insurrections of the Mind. 100 years of political and culture in America.”,”Scrittori Roth; Philip Roth (1933-2018) è stato uno degli scrittori americani più influenti del XX secolo. Nato a Newark, New Jersey, da una famiglia di immigrati ebrei, ha studiato alla Bucknell University e alla University of Chicago. Roth è noto per la sua esplorazione della vita ebraico-americana e delle complessità dell’identità personale. Tra le sue opere più celebri ci sono “”Goodbye, Columbus”” e “”Il lamento di Portnoy””. Ha ricevuto numerosi premi, tra cui il Premio Pulitzer nel 1998 per “”Pastorale americana””2. Henry Roth (1906-1995) è stato un altro importante scrittore americano, nato a Tysmenitz, in Galizia (oggi Ucraina). Emigrato negli Stati Uniti con la sua famiglia all’età di due anni, è cresciuto nel Lower East Side di New York. Il suo romanzo più famoso, “”Chiamalo sonno””, pubblicato nel 1934, è stato riscoperto negli anni ’60 e acclamato come un capolavoro della letteratura dell’immigrazione. Dopo un lungo periodo di silenzio letterario, Roth ha ripreso a scrivere negli anni ’70, producendo una serie di opere autobiografiche. Joseph Roth (1894-1939) è stato un giornalista e romanziere austriaco di origine ebraica. Nato a Brody, in Galizia (oggi Ucraina), Roth è noto per le sue opere che esplorano il declino dell’Impero austro-ungarico e la vita ebraica. Tra i suoi lavori più celebri ci sono “”La marcia di Radetzky”” (1932), che racconta la caduta dell’Impero, e “”Giobbe”” (1930), un romanzo sulla vita ebraica. Roth ha vissuto un’esistenza segnata da difficoltà personali e politiche, inclusa la perdita della moglie a causa della schizofrenia e la sua successiva morte nel programma di eutanasia nazista Aktion T4. La sua esperienza come soldato durante la Prima Guerra Mondiale e il crollo dell’Impero austro-ungarico hanno influenzato profondamente la sua scrittura.”,”TEOP-009-FRR”
“FOFI Goffredo a cura”,”I giorni della Comune. Parigi 1871.”,”I brani presenti in questo volume sono stati tratti da ‘I giornali della Comune’, antologia a cura di Mariuccia Salvati, Feltrinelli, 1971 “”Dal 18 marzo al 28 maggio 1871, il popolo parigino proclamò la Repubblica, elesse la propria assemblea, eliminò l’esercito e armò i cittadini, stabilì l’istruzione laica e gratuita, rese elettivi i magistrati, affermò l’autonomia femminile, unificò i salari degli operai e dei funzionari, favorì le associazioni dei lavoratori, proclamò la libertà di coscienza ed espressione, protesse le arti…”” (quarta di copertina”,”MFRC-179″
“FOGAZZARO Antonio”,”Malombra. Roman.”,”””Malombra è un romanzo sovrabbondante, molto sovrabbondante. Si è ad esso rimproverato ciò, e non sarò io a prendere le difese della mia opera. Mi domando però se si è in grado di non scrivere romanzi sovrabbondanti, quando si è così sensibili alle impressioni della vita come io lo sono stato nella mia giovinezza. Si finisce allora per avere l’ immaginazione intasata, e come sovraffaticata veramente di ricordi… ‘Conceptum sermonem tenere quis poterit?’.”” (pag 8, prefazione dell’ autore) (1) Si coeperimus loqui tibi, forsitan moleste accipies; sed conceptum sermonem tenere quis poterit? Se si tenta di parlarti, ti sarà forse gravoso? Ma chi può trattenere il discorso? (Libro di Giobbe) Copia firmata G. Silvestre 1930 La vita Nasce a Vicenza il 25 marzo 1842. Compie gli studi ginnasiali sotto la guida dello zio paterno. Dopo la maturità, si laurea in legge a Torino nel 1864. Gli anni torinesi sono anni di divertimenti; l’inclinazione di Fogazzaro a esercitare la professione di avvocato non è ben salda, la sua vocazione autentica è la letteratura. Si trasferisce a Milano, dove subisce gli stimoli della Scapigliatura. Nel 1866 si sposa con Margherita dei conti di Valmarana. Nel 1869 nasce Gina, la sua prima figlia. Dopo aver pubblicato dei versi, nel 1881 dà alle stampe il suo primo romanzo: Malombra. Fa la conoscenza di Giuseppe Giacosa e nel 1883 ha inizio la sua relazione con Elana, la donna che sarà così importante per il suo sviluppo spirituale e sentimentale. Nel 1885 esce Daniele Cortis, nel 1888 Il mistero del poeta. Nel frattempo scrive anche dei saggi. Nel 1895 pubblica Piccolo mondo antico, “”romanzo di memorie e affetti familiari””, considerato il suo capolavoro. Purtroppo, durante lo stesso anno, perde precocemente l’adorato figlio Mariano. Viene nominato senatore del Regno nel 1896. Intanto frequenta con sempre maggiore assiduità gli ambienti religiosi ed ecclesiastici. Pubblica altri due romanzi: Piccolo mondo moderno (1901) e Il Santo (1905). Quest’ultimo, considerato troppo moderno, viene proibito dalla Chiesa. Fogazzaro accetta l’ostracismo delle gerarchie cattoliche e cerca di rimediarvi con un’ulteriore opera, Leila (1910), ma sfortunatamente anche questo romanzo viene messo all’ Indice!. Muore il 7 marzo 1911. Opere Malombra (1881); Daniele Cortis (1885); Il mistero del poeta (1888); Piccolo mondo antico (1895); Piccolo mondo moderno (1901); Il Santo (1905); Leila (1910) Malombra Esce nel 1881, lo stesso anno della pubblicazione de I Malavoglia di Verga. La protagonista è Marina che, orfana dei genitori, trova ospitalità presso lo zio, Cesare d’Ormengo. La giovane trova un manoscritto della nonna Cecilia Varrega, morta pazza perchè segregata per anni dal marito geloso. Marina è sconvolta da questa lettura. Di lei si innamora Corrado Silla, uno scrittore privo di successo, solitario e incapace di comunicare con i propri simili.. Corrado viene travolto dalla follia di Marina e muore ucciso da un colpo di pistola. Al nucleo narrativo principale, si intersecano altre storie: quella, per esempio, del segretario tedesco Steinegge, che ritrova la figlia Edith, la quale rinuncia a una propria vita per assistere il padre umiliato e quella di don Innocenzo, un sacerdote di campagna che vive in serenità e semplicità la propria fede religiosa. In Malombra vi sono degli squilibri narrativi, ma rimane uno dei romanzi migliori di Fogazzaro, complesso e moderno nel medesimo tempo. Marina, di un “”candore dorato””, è una figura femminile di fascino, anche erotico, conturbante, mentre Corrado Silla, che lavora a un’ originale saggio sull’ ipocrisia, è il prototipo dell’ intellettuale emarginato, vittima dell’ incertezza e dell’ inquietudine del suo temperamento e del suo secolo, uomo senza qualità inetto al vivere.”,”VARx-191″
“FOGEL Robert W.”,”Fuga dalla fame. Europa, America e Terzo Mondo (1700-2100).”,”Il premio Nobel per l’economia Robert William FOGEL propone in questo libro uno stimolante saggio su un tema da sempre fondamentale nella storia dell’umanità: la fuga dalla fame. Negli ultimi tre secoli uomini meglio nutriti, e quindi più sani e longevi, hanno raggiunto enormi traguardi dal punto di vista dello sviluppo tecnologico e sociale, portando a un miglioramento sostanziale delle condizioni di lavoro e di vita. A partire dal 1700, e con un eccezionale incremento nel corso del XX secolo, le popolazioni di Stati Uniti, Giappone ed Europa occidentale hanno raddoppiato la durata della loro vita. Introducendo l’innovativo concetto di “”tecnofisio evoluzione””, vale a dire quella complessa interazione sinergica che si attua tra i progressi nelle tecniche di produzione e gli sviluppi nella fisiologia umana, Fogel mette in luce lo stretto rapporto esistente tra buona qualità dell’ alimentazione e prosperità di una società, ma delinea anche con chiarezza le sfide che la “”fuga dalla fame”” comporta. ————————— Bibliografia ————————– – FOGEL Robert William, Without Consent or Contract: The Rise and Fall of American Slavery. WW NORTON. NY. 1989 – FOGEL Robert ENGERMAN Stanley, Time on the Cross. The Economics of American Slavery. 1974 – FOGEL Robert William, The Fourth of Great Awakening and The Future of Egalitarism. CHICAGO UNIVERSITY PRESS. CHICAGO. 2000 pag 320 $25.00 appendici note indice – FOGEL Robert William, The Escape from Hunger and Premature Death, 17002100: Europe, America, and the Third World. CAMBRIDGE UNIVERSITY PRESS. NEW YORK. 2004 pag 216 $70.00 (paper, $23.99 ————————— L’ Autore ——————————- Robert William FOGEL (1926) è uno storico economista americano e scienziato, vincitore con Douglass NORTH del ‘Nobel Memorial Prize in Economic Sciences.’ E’ un sostenitore dei metodi quantitativi nella storia. Nato a New York City, figlio di immigranti ebrei russi, laureato presso la Stuyvesant High School in 1944. Dopo essersi laureato nel 1948, divenne un organizzatore professionale del Communist Party. Più tardi uscì dal partito e si mise ad insegnare in varie Università (J. Hopkins, Rochester, Chigago, Harvard). Il suo primo studio di cliometria (una recente tendenza all’interno della storia economica, che applica le tecniche dell’analisi statistica ed econometrica alla storia) è stato ‘Railroads and American Economic Growth: Essays in Econometric History’ (1964). (fonte Wikip) —————————————————————————“,”PVSx-034”
“FOGLESONG David S.”,”America’s Secret War Against Bolshevism.”,”Acknowledgments, Note on Dates and Russian Transliteration, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography, Index, A section of illustrations follows,”,”RIRO-203-FL”
“FOHLEN Claude”,”Le travail au XIXe siècle.”,”FOHLEN Claude professore alla Sorbona”,”CONx-224″
“FOHLEN Claude”,”Che cos’è la rivoluzione industriale.”,”Claude Fohlen, docente alla Sorbona, è specialista di storia degli Stati Uniti e della rivluzione industriale. E’ stato in Usa più volte come Visiting Professor. Ha pubblicato un’opera sullo sviluppo industriale nella Francia dell’Ottocento, ua ‘Histoire générale du Travail’ e ‘La société américaine depuis la guerre de Sécession’. Engels “”A quanto sembra, prima del 1840 nessuno scrittore socialista aveva usato quest’espressione [‘rivoluzione industriale’, ndr] e il primo a servirsene è stato Engels, nel 1845, ne ‘La situazione della classe operaia in Inghilterra’, riferendosi alle trasformazioni davvero rivoluzionarie che questo paese aveva appena subito e allo sconvolgimento dei rapporti umani e sociali. «La storia della classe operaia in Inghilterra ha inizio nella seconda metà dello scorso secolo, con l’invenzione della macchina a vapore e delle macchine per la lavorazione del cotone. Queste invenzioni, com’è noto, diedero l’impulso ad una rivoluzione industriale, una rivoluzione che in pari tempo trasformò tutta la società borghese, e la cui importanza storica comincia solo ora a essere riconosciuta. L’Inghilterra è il terreno classico di questo rivolgimento, che fu tanto più grandioso quanto più procedette silenziosamente, e perciò l’Inghilterra è anche il paese classico per lo sviluppo del principale risultato di quel rivolgimento: il proletariato» (11). In questo lucido testo, Engels ricorda le due fondamentali manifestazioni della rivoluzione industriale: la macchina a vapore e lo sviluppo del proletariato industriale. In tal modo l’espressione “”rivoluzione industriale”” vi assume già il senso che conserverà poi per storici ed economisti. Un altro passo di Engels è illuminante circa il ruolo avuto dai paesi dell’Europa occidentale nelle diverse rivoluzioni del XVIII secolo e spiega meglio l’origine della nostra espressione e la sua formazione: «La rivoluzione industriale ha avuto per l’Inghilterra la stessa importanza che la rivoluzione politica per la Francia e quella filosofica per la Germania, e la distanza tra l’Inghilterra del 1760 e l’Inghilterra del 1844 è almeno pari a quella tra la Francia dell”Ancien Regime’ e la Francia della Rivoluzione di Luglio. Il frutto più importante di questo rivolgimento industriale è però il proletariato inglese» (12). Francia, Inghilterra e Germania, tutte hanno avuto la loro rivoluzione in campi diversi, ma il paese che più profondamente ne fu investito è certamente l’Inghilterra”” (pag 14) [Claude Fohlen, ‘Che cos’è la rivoluzione industriale’, Feltrinelli, Milano, 1976] [(11) Friedrich Engels, ‘La situazione della classe operaia in Inghilterra’ (1845), Editori Riuniti, Roma, 1972, p. 43; (12) Friedrich Engels, ibid., p: 56] Marx. “”Engels sarebbe dunque il primo scrittore socialista ad avere usato l’espressione rivoluzione industriale e, per quel che ne sappiamo, il primo non francese. Forse l’ha presa a prestito da Buret, del quale probabilmente conosceva l’opera, di qualche anno anteriore; o forse l’espressione era corrente in Inghilterra, dove allora viveva Engels; non è ben certo. Quello che si può notare, e con una certa sorpresa, è che l’espressione non ottiene subito successo tra i socialisti e che non se ne trova traccia nel ‘Manifesto del partito comunista’, opera a quattro mani di Marx ed Engels, del 1848, dove viene usato il termine rivoluzione: “”… Anche la manifattura non bastava più. Ed ecco il vapore e le macchine rivoluzionare la produzione industriale. Alla manifattura subentrò la grande industria moderna; al medio ceto industriale succedettero gli industriali milionari…”” (13). L’espressione più frequente è “”grande industria””, che si applica più ai risultati che alla trasformazione industriale stessa. Ma vent’anni dopo, nel ‘Capitale’, l’espressione rivoluzione industriale diventa corrente, come se il termine fosse entrato nel vocabolario abituale. Difatti, a proposito delle trasformazioni tecniche, Marx scrive: “”Quando J. Wyatt, nel 1735, annunciò la sua macchina per filare, e con essa la rivoluzione industriale, del secolo XVIII, non accennò neppure con una parola che la macchina non fosse mossa da un uomo ma da un asino; tuttavia questa parte toccò all’asino”” (14). Nello stesso capitolo, dedicato alla grande industria, l’espressione torna più volte: “”Nella manifattura la rivoluzione del modo di produzione prende come punto di partenza la ‘forza-lavoro’; nella grande industria, il ‘mezzo di lavoro'”” (15). Marx si interessa soprattutto alle cause che hanno prodotto la rivoluzione industriale, e attribuisce alla macchina un ruolo decisivo, perché nell’interpretazione marxiana manifattura e grande industria corrispondono a due fasi diverse del processo economico, consistendo il mutamento appunto nella sostituzione del lavoro meccanico al lavoro manuale: “”La macchina dalla quale prende le mosse la rivoluzione industriale, sostituisce l’operaio che maneggia un singolo strumento con un meccanismo che opera in un sol tratto con una ‘massa’ degli stessi strumenti o di strumenti analoghi, e che viene mosso da una forza motrice unica, qualsiasi possa esserne la forma. Ecco la ‘macchina’, ma pel momento solo come elemento semplice della produzione di tipo meccanico”” (16). Questa idea ritorna spesso: “”È la macchina utensile che inaugura nel XVIII secolo la rivoluzione industriale; essa serve ancora di punto di partenza ogni qualvolta si tratta di trasformare il telaio o la manifattura in un’operazione meccanica””. Una volta adottata, l’espressione viene ripresa, specie nel capitolo intitolato ‘Il macchinismo e la grande industria’, nella prima parte del ‘Capitale’. Sarebbe noioso e soprattutto poco interessante seguire il cammino dell’espressione nelle altre opere di Marx, poiché ormai è di uso corrente. Bisogna però ricordare un testo di Engels, appendice alla terza parte del ‘Capitale’, che estende il concetto di rivoluzione industriale ad altri campi dell’economia: “”Il mezzo principale per la riduzione del tempo di circolazione sta nel perfezionamento delle comunicazioni. In tale campo gli ultimi cinquant’anni hanno portato una rivoluzione paragonabile soltanto con la rivoluzione industriale della seconda metà del secolo passato”” (17). Si può quindi parlare di una rivoluzione dei trasporti, di una rivoluzione agricola, e immaginare ogni tipo di variazione sul tema, intorno alla “”rivoluzione economica””, che è uno degli argomenti centrali di Marx, in ‘Strumenti per l’economia’”” (pag 14-15) [Claude Fohlen, Che cos’è la rivoluzione industriale’, Feltrinelli, Milano, 1970] [(13) Marx Engels, ‘Il manifesto del partito comunista’ (1848), Editori Riuniti, ROma; 1968, p. 57; (14) Karl Marx; ‘Il capitale’ (1867), I, 2, Editori Riuniti, VIII edizione, 1974, p. 414; (15) (16) (17) Karl Marx, Ibid, p. 413, 418, e aggiunta di Engels, III, I, p. 102]”,”ECOS-029″
“FOL Alexander MARAZOV Ivan”,”I Traci. Splendore e barbarie di un’ antica civiltà. Storia società religione arte di un popolo enigmatico nelle terre orientali d’ Europa.”,”””Erodoto, le cui opere rappresentavano un’ inesauribile miniera d’ informazioni sull’ antica Tracia, ne descrive anche il Pantheon, dicendoci che tra tutte le divinità si veneravano solo Ares, Dioniso ed Artemide. Tale affermazione fu accettata a lungo senza discussione, nonostante alcuni punti dubbi. In primo luogo Erodoto stesso indica altre divinità tracie, invalidando così la precedente asserzione; in secondo luogo non cita mai l’ Eroe, la divinità tracia equestre, che tanta popolarità acquistò durante il periodo romano. Si è conservato infine un numero di tavolette votive dedicate a Zeus ed Hera, Aclepio ed Igea, Apollo ed altri, superiore a quelle dedicate a Dioniso.”” (pag 39)”,”EURC-083″
“FÖLKEL Ferruccio a cura”,”Nuove storielle ebraiche.”,”””Conoscevi il mio cassiere Blumenthal, quello che è scappato con mia figlia e con la cassa? Be’, sembra che si stia pentendo». «Ti ha restituito il denaro?». «No, per il momento ha restituito mia figlia» (pag 302)”,”EBRx-001-FGB”
“FOLLINI Marco”,”C’era una volta la DC.”,”Marco Follini, giornalista e dirigente di azieda, è stato il leader dei giovani democristiani dal ’77 all’80 e consigliere di amministrazione della Rai dall’86 al ’93.”,”ITAP-063-FL”
“FONER Eric”,”Storia della libertà americana.”,”Eric FONER è DeWitt Clinton Professor di storia americana alla Columbia University. E’ stato P della Società americana degli storici e ha curato le grandei mostre sulla Guerra civile e sulla Ricostruzione.”,”USAS-063″
“FONER Nancy”,”From Ellis Island to JFK. New York’s Two Great Waves of Immigration.”,”FONER Nancy è professore di antropologia alla SUNY, State University of New York, Purchase. Dati 1990: Residenti esteri per paese di origine a NY (in migliaia): Repubblica Dominicana 226, Cina 164, Giamaica 116, Italia 101, URSS 80 ecc.”,”CONx-086″
“FONER Philip S.”,”The Great Labor Uprising of 1877.”,”””Più tardi, quel giovedì sera, oltre 50 delegati sindacali – americani, tedeschi, irlandesi e scandinavi – si riunirono con i leaders WPUS all’ Aurora Hall. Essi raccomandarono di raccogliere l’ ampia richiesta della città di uno sciopero per la rivendicazione della giornata di 8 ore e per un incremento dei salari del 20 per cento. Essi allora stabilirono un comitato esecutivo permanente per condurre lo sciopero, e organizzarono per il mercoledi pomeriggio una assemblea dei delegati di tutte le fabbriche e i sindacati “”per tracciare un piano per condurre il lavoro al meglio nella presente situazione””. Nello stesso tempo, era essenziale che gli scioperi fossero stabiliti in modo organizzato. “”Compagni operai””, disse WPUS “”In queste circostanze state fermi fino a che noi abbiamo dato alla presente crisi la dovuta considerazione””. Ma questa preghiera ebbe poco effetto sulla stampa e le autorità. Nonostante o a causa del tentativo dei socialisti di incanalare la protesta in uno sciopero generale cittadino disciplinato, i giornali accusarono loro di fomentare la violenza della folla. “”I diversi gruppi che si muovono in città oggi chiudendo le fabbriche sono comitati della Comune””, accusava il Daily News. Successivamente la persecuzione. Charles A. Dana, l’ editore del New York Sun, non fece nessun commento di fronte a John Swinton, il direttore, nel vederlo ritornare al lavoro il giorno dopo aver parlato all’ assemblea di Tompkins Square chiamato dal New York Workingmen’s Party. Ma Albert R. Parsons, uno stampatore del Chicago Times non fu così fortunato.”” (pag 146-147)”,”MUSx-183″
“FONER Philip S.”,”May Day. A Short History of the International Workers’ Holiday 1886-1986.”,”Alla manifestazione per il 1° maggio 1892 in Hyde Park a Londra, partecipano Frederick ENGELS e Eleanor MARX AVELING (ill. pag 55)”,”MPMx-029″
“FONER Philip S.”,”The Bolshevik Revolution. Its Impact on American Radicals, Liberals, and Labor.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. Preface, Introduction, Reference Notes, Biographical Sketches, Index, Illustrations, New World Paperbacks, NW-61,”,”MUSx-008-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 1. From Colonial Times to the Founding of the American Federation of Labor.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Reference Notes, Biographical Sketches, Index,”,”MUSx-018-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 2. From the Founding of the American Federation of Labor to the Emergence of American Imperialism.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Reference Notes, Index,”,”MUSx-019-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 3. The Policies and Practices of the American Federation of Labor, 1900-1909.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Reference Notes, Index,”,”MUSx-020-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 4. The Industrial Workers of the World, 1905-1917.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Reference Notes, Index,”,”MUSx-021-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 5. The AFL in the Progressive Era, 1910-1915. Vol. 5.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Reference Notes, Index,”,”MUSx-022-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 6. On the Eve of America’s Entrance into World War I, 1915-1916.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Reference Notes, Index,”,”MUSx-023-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 7. Labor and World War I, 1914-1918.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Reference Notes, Index,”,”MUSx-024-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 8. Postwar Struggles, 1918-1920.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Acknowledgements, Preface, Reference Notes, Index,”,”MUSx-025-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 9. The T.U.E.L. to the End of the Gompers Era.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Notes, Index,”,”MUSx-026-FL”
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Vol. 10. The T.U.E.L. 1925-1929.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Notes, Index,”,”MUSx-027-FL”
“FONER Philip S.”,”The Great Labor Uprising of 1877.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Life and Writings of Frederick Douglass. elenco opere autore, prefazione prologo appendice: cronologia del ‘Great Strike’, note bibliografia indice nomi argomenti località periodici”,”MUSx-029-FL”
“FONER Philip S.”,”The Workingmen’s Party of the United States. A History of the First Marxist Party in the Americas.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Prologue, Epilogue, Appendix: Declaration of Principles of the Workingmen’s Party of the United States, Constitution of the Workingmen’s Party of the United States, Notes, Index, Vol. 14, La più grande commemorazione tenutasi negli Usa fu in occasione della morte di Marx (pag 110-111) “”After a period of protracted illness, Karl Marx died in his London home on March 14, 1883, less than two months before his sixty-fifth birthday. When the transatlantic telegraph relayed this news from England, leaders of the socialist and labor movements in the United States, after consulting with Sorge, who was in touch with Engels by cable, organized memorial meetings in several cities. Although arrangements had to be completed within only a few days, the memorial in New York City, sponsored by the Central Labor Union of Greater New York and Vicinity, was not only larger than any other in the world at the time, but was a milestone in the history of the U.S. working class. Bismarck’s antisocialist law prevented any commemoration from being held in Germany, nor were there any memorials in England or France. But in addition to the memorial meeting in New York City, another was held in Brooklyn, where the U.S. flag atop the Brooklyn Labor Lyceum flew at half-mast for an entire week. There were also meetings in New Haven, Cleveland, and Chicago. In the Great Hall of Cooper Union in New York City, where Abraham Lincoln had spoken on the eve of the Civil War, thousands of working people paid homage to the memory of Karl Marx. It was, in the words of one trade-union paper, “”the greatest demonstration ever held in the American labor movement in honor of any man”” (26). The New York Sun gave this account of the event: «A Great International Memorial Meeting of Workingmen; Thousands Turned Away from the Doors of Cooper Union; Addresses in English, German, Russian, Bohemian and French. If the great hall of Cooper Union had been twice as large as it is, it could not have held the vast throng of workingmen who gathered last evening to do honor to the memory of Dr. Karl Marx. Long before the hour set for the meeting, every seat was taken, people of all trades, from all lands – American, Germans, Russians, Italians, Bohemians, and French. There were many ladies present. On the platform were many men prominent in such meetings» (27). The special significance of this meeting, apart from its extraordinary size and the depth of feeling it revealed for the author of ‘Capital’ and the ‘Communist Manifesto’ and the guiding figure in the International Workingmen’s Association – the First International – lay in the fact that it was the first time that representatives of all the diverse and opposing sections of the working-class movement in the United States had assembled together (28). Such was Marx’s stature in the United States at the time that these hostile factions entered into a coalition to honor the memory of a man whom the official organ of the Central Labor Union called “”The Teacher”” (29). This coalition included members of the Knights of Labor and the Federation of Organized Trades and Lassalleans, followers of Henry George and anarchists. Equally significant was the fact that it was the first time that the various groups of foreign-born and native workers bridged the differences of language and background for a major event in the labor movement (30)”” [Philip S. Foner, ‘The Workingmen’s Party of the United States. A History of the First Marxist Party in the Americas’, Minneapolis and Minnesota, 1984] [(26) Philip S. Foner, ed., ‘When Karl Marx Died: Comments in 1883’, New York, 1973, p. 64; (27) Ibid., p. 86; (28) Ibid., pp. 83-85; (29) Ibid., p. 92; (30) Ibid., pp. 91-106] “”la più grande manifestazione mai tenuta nel movimento operaio americano in onore di un uomo”””,”MUSx-031-FL”
“FONER Philip S. a cura”,”The Autobiographies of the Haymarket Martyrs.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Editor’s Introduction, Introduction by Capt. W.P. Black, Bibliography, Notes to Autobiographies, Illustrations, Index,”,”MUSx-036-FL”
“FONER Philip S.”,”Mother Jones Speaks. Speeches and Writings of a Working-Class Fighter.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Lifand Writings of Frederick Douglass. Preface, Acknowledgements, Mother Jones: Dynamic champion of oppressed multitudes, by Philip S. Foner, A Mother Jones chronology, Tributes to Mother Jones, Selected bibliography, foto, Index,”,”MUSx-037-FL”
“FONER Philip S. a cura”,”W.E.B. Du Bois Speaks. Speeches and Addresses 1890-1919.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Life and Writings of Frederick Douglass. W.E.B. Du Bois, scholar, writer, and political activist, was one of the most prominent leaders in the struggle for Black rights in the United States in the first half of the twentieth century. Born in 1868, Du Bois was a founder of the National Association for the Advancement of Colored People in 1909. As editor of the Crisis, the NAACP magazine, from 1910 until 1934, he led protests against lynchings, for voting rights for Blacks, and against the system of legal segregation known as Jim Crow. In the 1920s Du Bois helped organize a series of international conferences on Pan-Africanism. He embraced anti-imperialist and indipendence struggles in the post-world War II period, especially the freedom struggle in Africa.”,”MUSx-041-FL”
“FONER Philip S. a cura”,”W.E.B. Du Bois Speaks. Speeches and Addresses 1920-1963.”,”Philip S. Foner, Professor of History, Lincoln University. A noted labor historian, also wrote among other works History of the Labor Movement in the United States and Life and Writings of Frederick Douglass. W.E.B. Du Bois, scholar, writer, and political activist, was one of the most prominent leaders in the struggle for Black rights in the United States in the first half of the twentieth century. Born in 1868, Du Bois was a founder of the National Association for the Advancement of Colored People in 1909. As editor of the Crisis, the NAACP magazine, from 1910 until 1934, he led protests against lynchings, for voting rights for Blacks, and against the system of legal segregation known as Jim Crow. In the 1920s Du Bois helped organize a series of international conferences on Pan-Africanism. He embraced anti-imperialist and indipendence struggles in the post-world War II period, especially the freedom struggle in Africa.”,”MUSx-042-FL”
“FONER Philip S.”,”Organized Labor and the Black Worker, 1619-1981.”,”Robin D.G. Kelley è professore e Gary B. Nash Endowed Chair in US History alla UCLA. E’ autore di ‘Hammer and Hoe, Race REbels’ e di ‘Freedom Dreams’. Philis S. Foner (1910-1994) è stato uno storico americano e professore e lettore in giro per il mondo. Ha pubblicato più di un centinaio di libri inclusi i 10 volumi di ‘History of the Labor Movement in the United States’ e ‘The Black Panthers Speak’. “”In the first volume of ‘Capital’, published in 1867, Karl Marx insisted that the self-interest of the working class as a whole required the liberation of the black slaves. He wrote: «In the United States of America, any sort of independent labor movement was paralyzed as long as slavery disfigured a part of the republic. Labor with a white skin cannot emancipate itself where labor with a black skin is branded» (16). Twenty-one years earlier, the New England Workingmen’s Association had used almost the same language when it resolved that “”American slavery must be uprooted before the elevation sought by the laboring class can be effected» (17). But not many white workers understood the truth of their principle as the nation moved to Civil War. Most believed that their own struggles took priority over the emancipation of the slaves and feared the competition of freed slaves who might come North. Their employers, not the slaveholders, were their chief enemies”” (pag 11-12) [“”Nel primo volume del ‘Capitale’, pubblicato nel 1867, Karl Marx insisteva che l’interesse della classe operaia nel suo insieme richiedeva la liberazione degli schiavi neri. Scriveva:« Negli Stati Uniti d’America, ogni sorta di movimento operaio indipendente è rimasto paralizzato finché la schiavitù ha sfigurato una parte della repubblica. Il mondo del lavoro con la pelle bianca non può emanciparsi laddove è marchiato il lavoro con la pelle nera » (16). Ventun anni prima la New England Workingmen’s Association usò quasi lo stesso linguaggio quando decise che “”la schiavitù americana deve essere sradicata prima che l’emancipazione voluta dalla classe operaia possa essere realizzata”” (17). Ma non molti lavoratori bianchi capirono la verità di tale principio quando la nazione cadde nella guerra civile. La maggior parte riteneva che le proprie lotte avessero la priorità sull’emancipazione degli schiavi e temeva la concorrenza degli schiavi liberati che avrebbero potuto venire al Nord. I loro padroni, non gli schiavisti, erano i loro principali nemici”” (pag 11-12)] [(16) Karl Marx, ‘Capital’, edited by Frederick Engels (New York: Modern Library, 1939, I: 287; (17) Herbert Aptheker, ed., ‘A Documentary History of the Negro People in the United States’ (New York: International Publishing Co, 1947, I:280]; “”More than 186.000 Negro soldiers fought in the Northern armies, many of them escaped slaves, and their troops suffered 35 per cent more casualties than any other group. When the war ended, labor served notice that in the future it would expect more of the wealth it had produced, «and a more equal participation in the privileges and blessings of those free institutions defended by their manhood on many a bloody field of battle» (25). In the name of the workingmen of Europe, the General Council of the International Working’s Association (the First International) sent an address, penned by Karl Marx, urging the white workers in the United States to make certain, out of basic self-interest, to include black workers in their plans for the future. Congratulating them that “”slavery is no more””, the address added the following “”word of counsel for the future””: «Any injustice to a section of your people has produced such direful results, let that cease. Let your citizens of to-day be declared free and equal, without reserve. If yo fail to give them citizens’ rights, while you demand citizens’ duties, there will yet remain a struggle for the future which may again stain your country with your people’s blood. The eyes of Europe and of the world are fixed upon your efforts at reconstruction and enemies are ever ready to sound the knell of the downfall of republican institutions when the slightest chance is given. We warn you then, as brothers in the common cause, to remove every shackle from freedom’s limb, and your victory will be complete» (26). Would labor, as it entered the era of Reconstruction, heed these words of wisdom?”” [“”Più di 186.000 soldati neri hanno combattuto negli eserciti del Nord, molti di loro erano schiavi fuggiti, e le loro truppe hanno subito il 35% di vittime in più rispetto a qualsiasi altro gruppo. Quando la guerra è finita, i lavoratori hanno notato che in futuro si sarebbero aspettati di più dalla ricchezza che avevano prodotto, «e una partecipazione più equa ai privilegi e alle benedizioni di quelle libere istituzioni difese dalla loro virilità su molti sanguinosi campi di battaglia» (25). A nome degli operai d’Europa, il Consiglio Generale della International Working’s Association (la Prima Internazionale) ha inviato un indirizzo, scritto da Karl Marx, esortando i lavoratori bianchi negli Stati Uniti ad accertarsi, per il proprio fondamentale interesse, di includere i lavoratori neri nei loro piani per il futuro. Congratulandosi con loro sulla “”fine della schiavitù””, l’indirizzo aggiungeva le seguenti “”parole del Consiglio per il futuro””: «Qualsiasi ingiustizia a una parte della vostra gente ha prodotto terribili risultati, lasciate che cessi. Lasciate che i vostri cittadini di oggi siano dichiarati, senza riserve, liberi e uguali. Se non concedete loro i diritti dei cittadini, mentre pretendete i doveri dei cittadini, rimarrà ancora una lotta per il futuro che potrebbe macchiare di nuovo il vostro paese con il sangue del vostro popolo. Gli occhi dell’Europa e del mondo sono fissi sui vostri sforzi di ricostruzione e i nemici sono sempre pronti a suonare la campana della caduta delle istituzioni repubblicane quando viene data loro la minima possibilità. Vi avvertiamo dunque, come fratelli nella causa comune, di togliere ogni catena dall’albero della libertà, e la vostra vittoria sarà completa » (26). Il mondo del lavoro, entrando nell’era della ricostruzione, avrebbe prestato attenzione a queste parole di saggezza?”” (pag 15-16)] [(25) Boston Daily Evening Voice’, November, 3, 1865; (26) Documents of the First International: The General Council of the First International, 1864-1866′ (Moscow: Foreign Languages Publishing House, n.d.), pp. 310-12] [Philip S. Foner, ‘Organized Labor and the Black Worker, 1619-1981’, Haymarket Books, Chicago, Illinois, 2017]”,”MUSx-336″
“FONER Philip S.”,”Organized Labor and the Black Worker, 1619-1981.”,”””When the strike of Ford workers came on April 1, 1941, the union’s drive intensified. Perhaps the outstanding feature of the strike was the campaign waged by black leaders to persuade the 17,000 black workers at Ford not to permit themselves to be used as strikebreakers. While Ford succeeded in pressuring black clergymen into condemning the strike, the UAW, and unionism in general, the fact that only a few black workers refused to stop working indicates that the clergymen’s influence was no longer decisive. For this the national NAACP and its executive secretary, Walter White, and the National Negro Congress and its secretary, John P. Davis, deserve special credit”” (pag 254) “”Quando lo sciopero dei lavoratori Ford avvenne il 1 aprile 1941, la spinta del sindacato si intensificò. Forse la caratteristica principale dello sciopero fu la campagna condotta dai leader neri per persuadere i 17.000 lavoratori neri della Ford a non permettere a se stessi di essere usati come crumiri. Mentre Ford riuscì a fare pressione sui sacerdoti neri affinché condannassero lo sciopero, l’UAW e il sindacalismo in generale, il fatto che solo pochi lavoratori neri si rifiutassero di interrompere il lavoro indica che l’influenza dei sacerdoti non era più decisiva. Per questo il NAACP nazionale e il suo segretario esecutivo, Walter White, e il National Negro Congress e il suo segretario, John P. Davis, meritano un onore speciale”” (pag 254)”,”SIND-002-FGB”
“FONER Philip S.”,”May Day. A Short History of the International Workers’ Holiday, 1886-1986.”,”In apertura illustrazione: poster del 1° maggio dell’artista Walter Crane, Londra, 1894 Hitler Tries to Steal May Day (pag 113) …. finire”,”MPMx-050″
“FONER Philip S.”,”History of the Labor Movement in the United States. Volume XI. The Great Depression, 1929-1932.”,”Philip S. Foner (1910-1994) Emeritus Professor of History, Lincoln University, Pennsylvania “”Quando P.S. Foner morì nel 1994 hasciò quasi completo il manoscritto dell’11° volume della sua monumentale ‘History of the Labor Movement in the United States’. Il sottotitolo era: ‘The Great Depression, 1929-1932’. Il manoscritto finì alla International Publisheer (IP), l’editore dei previsti dieci volumi come pure di molte altre opere di Foner. Chrris Townsend, direttore del New Organizing for the Amalgamated Transit Union (ATU) e ex International Representative and Political Action Director for the United Electrical, Radio and Machine Workers of America (UE) lesse il manoscritto e spinse alla pubblicazione. Io fui felice di contribuire a questo sforzo. Nel 1994, nel momento della morte di Foner, lo storico Paul Mishler, la bibliotecaria Elaine Harger ed io fummo onorati di compilare e pubblicare una bibliografia delle opere di Foner. Essa contiene 105 libri e pamphlet scritti, scritti con altri e curati, come pure articoli, saggi e recensioni di Foner. Nell’introduzion, io ha descritto Foner come “”uno studioso di immensa energia, intelligenza e impegno”” che ha fatto più di ogni altro per ricostruire la vita, le azioni e il pensiero della classe operaia americana. Portando alle stampe il volume XI significa aggiungere un altro pezzo alla lunga lista delle pubblicazioni. E il modo di dare un altro tributo a uno storico il cui lavoro ha influenzato la mia formazione e i miei scritti. Il manoscritto aveva un problema, la mancanza di una pagina smarrita del Capitolo II. Ma la lacuna non causa una diminuzione del valore dell’opera. Con l’aggiunta di poche parole di collegamento, questa omissione, non interrompe il racconto. Mancano molte note a completare le citazioni (,..) (pag VII) (Roger Keeran, prefazione) [Roger Keeran, Emeritus Professor Empire State College, State University of New York (SUNY): Roger Keeran, anche Roger Roy Keeran o Roger R. Keeran, è uno storico e professore universitario americano che ha insegnato successivamente alla Cornell, Princeton, alla Rutgers e alla New York State University. Nascita: 21 settembre 1944. Autore di ‘Socialism Betrayed: Behind the Collapse of the Soviet Union’ e di ‘The Communist Party and the Auto Workers’ Unions’ (2004) e di ‘The Communist Party and the Auto Workers’ Unions’ (1981)] L’ultimo capitolo (XIV) analizza i risultati delle elezioni presidenziali del 1932, dei due partiti democratico e repubblicano e la posizioni dei sindacati, dell’ AFL e del presidente William Green”,”MUSx-342″
“FONSECA Carlos”,”Rosario Dinamitera. Una mujer en el frente.”,”Carlos Fonseca (Madrid 1959), giornalista studioso del terrorismo e autore di alcuni libri tra cui ‘Negociar con ETA’ (1996)”,”MSPG-001-FSD”
“FONTAINE André”,”Storia della guerra fredda. Dalla Rivoluzione d’ Ottobre alla guerra di Corea 1917-1950.”,”L’A è nato nel 1921. Dopo gli studi di diritto, economia e storia, si è dedicato al giornalismo e, dal 1951, è stato il responsabile della sezione esteri di ‘Le Monde’.”,”RAIx-032″
“FONTAINE André”,”Histoire de la guerre froide. 2. De la guerre de Coree à la crise des alliances 1950-1963.”,”FONTAINE, nato nel 1921, si è imposto come uno dei migliori giornalisti francesi. Divenuto nel 1951 capo del servizio estero del ‘Monde’, poi nel 1985 D dello stesso giornale, ha pubblicato varie opere rimarchevoli sulla vita internazionale.”,”RAIx-040″
“FONTAINE André”,”Les socialismes: l’ Histoire sans fin.”,”Contiene dedica manoscritta (ad Alain Guillean) dell’ Autore Ipocrisia. “”L’hypocrisie est un vice privilégié, qui de sa main ferme la bouche à tout le monde et jouit en repos d’une impunité souveraine. On lie, à force de grimaces, une societé étroite avec tous les gens du parti: qui en choque un, se les jette tous sur les bras””. (Molière, Dom Juan, Acte V, scène 11) (pag 115) Francia. “”La France est le pays où les luttes des classes ont été menées chaque fois, plus que partout ailleurs, jusqu’à la décision complète et où, par conséquent, les formes politiques changeantes, à l’ intérieur desquelles elles se meuvent et dans lesquelles se résument leurs résultats, prennent les contours les plus nets.”” (F. Engels, préface à la troisième édition allemande du ’18-Brumaire de Louis Bonaparte’ de Karl Marx, Paris, Editions sociales, 1969 pag 14) (pag 221) La France est le pays où les luttes des classes ont été menées chaque fois, plus que partout ailleurs, jusqu’à la décision complète et où, par conséquent, les formes politiques changeantes, à l’intérieur desquelles elles se meuvent et dans lesquelles se résument leurs résultats, prennent les contours les plus nets. Engels – Préface du “18-Brumaire de Louis Bonaparte” de K. Marx”,”PCFx-075″
“FONTAINE Joëlle”,”De la résistance à la guerre civile en Grèce, 1941-1946.”,”FONTAINE Joëlle è laureata di Sciences Po e agrégée. Ha insegnato storia nei licei. Lavora da tempo sulla resistenza greca e ha pubblicato ‘L’image du monde des Babyloniens à Newton’ (con Arkan Simaan, 1998) Rivolta dei greci contro gli inglesi. “”Les mesures de sécurité ont déjà été prises: des forces anglaises et égyptiennes ont désarmé plusieurs unités, envoyé les rebelles dans les camps du désert et arrêté plusieurs civils antifascistes ainsi que des responsables syndicaux. Le général Paget commandant des forces du Royaume-Uni en Egypte, informe le ministre grec de l’Armée qu’il prend sa place et lui interdit d’avoir le moindre contact avec ses troupes. Ces interventions ne font que renforcer la révolte: des hommes jusque-là réservés se sentent blessés das leur honneur d’être traités, disent-ils, comme les “”colonisés”” de l’Empire britannique. Le soulevement atteint la plus importante des unités grecques, la Iere brigade (4500 hommes), qui attend près d’Alexandrie son embarquement imminent pour le front italien””. (pag 96)”,”GREx-018″
“FONTAINE André”,”Storia della guerra fredda. 1. Dalla Rivoluzione d’ Ottobre alla guerra di Corea, 1917-1950.”,”””Dostoevskij scriveva nei ‘Demoni’ che il popolo russo era il solo popolo “”teoforo””, portatore di Dio; il solo popolo che “”possedesse il vero Dio”” e che il “”secondo avvento”” avrà luogo in Russia, e aggiungeva che “”un popolo veramente grande non s’accontenterà mai di svolgere in seno all’umanità un ruolo secondario; egli deve avere il primissimo posto, un ruolo unico”” (1). Sulla barricata opposta, l’anarchico Bakunin annunciava nel 1848 il giorno i cui “”dall’oceano di sangue e del fuoco si leverà a Mosca su in alto, fino al cielo, la stessa della Rivoluzione che diventerà la guida dell’umanità”” (2). Mezzo secolo dopo, la stella rossa sormonterà realmente la torre del Cremlino, e il messianismo marxista si innesterà, assimilandolo sempre più, sul messianismo russo. Marx aveva atteso con speranza, negli ultimi anni della sua vita, l’avvento di quel giorno. E’ vero che per molto tempo aveva nutrito il massimo disprezzo per la “”Moscovia, formatasi e ingranditasi a quella scuola di abiezione che fu il terribile sistema schiavistico mongolo”” (3); aveva rigorosamente denunciato le sue tendenze “”all’aggressione universale”” (4). Ma dopo aver scritto nel ‘Manifesto dei comunisti’ (1848) che “”in Germania la rivoluzione borghese sarà l’inevitabile preludio immediato della rivoluzione proletaria”” (5), dopo avere atteso che “”il canto del gallo francese”” (6) desse il segnale della Rivoluzione universale, dopo aver nutrito qualche illusione sulla classe operaia inglese, si era consolato delle sue delusioni puntando sulla Russia, dove i suoi scritti avevano suscitato un grande interesse: scriveva nel 1877 all’amico Sorge, insegnante di musica: “”La Russia è da molto tempo sotto la minaccia di uno sconvolgimento; tutti i fattori sono maturi (…) tutti gli strati della società russa sono in piena decomposizione, sia dal punto di vista economico, che da quello morale e intellettuale. La Rivoluzione questa volta comincerà in Oriente”” (7)”” [André Fontaine, Storia della guerra fredda. Dalla Rivoluzione d’ottobre alla guerra di Corea, 1968] [(1) Dostoevskij, I demoni; (2) Benoît Hepner, Bakounine et le panslavisme révolutionnaire, 1950, p. 270; (3) Michel Collinet, Du bolschevisme, 1957, p. 179; (4) Ibid. p. 180; (5) Karl Marx, Friedrich Engels, Carteggio, 1954, Vol V; (6) Jean-Yves Calvez, La pensée de Karl Marx, 1956, p. 33; (7) Marx, Engels, cit.]”,”RAIx-014-FR”
“FONTAINE André”,”La Guerra Fredda.”,”André Fontaine, primo capo servizio esteri e poi direttore e commentatore de ‘Le Monde’, è esperto di politica internazionale e di storia contemporanea. “”Lo scontro tra i due messianismi, americano e russo, era fatale? Napoleone, Michelet, Thiers e molti altri ne erano perfettamente convinti, mentre Tocqueville non nutriva particolare interesse nei confronti dell’evoluzione dei rapporti tra le due superpotenze di cui, per altro, aveva intuito l’ascesa. In verità, nessuno aveva previsto che la patria degli zar sarebbe diventata quella del socialismo e della rivoluzione mondiale. Quanto a Michelet, colpito dall’importanza, nell’ambito della società russa, della proprietà collettiva chiamata ‘mir’, nel 1851 aveva scritto: «La via russa è il comunismo» (1). Tuttavia vi vedeva una «condizione naturale legata alla razza, al clima, alla natura», e di certo non la considerava esportabile. Fu infatti necessaria la conquista del potere da parte dei bolscevichi perché l’antagonismo russo-americano si materializzasse, e poi la fine della seconda guerra mondiale perché degenerasse in una guerra definita “”fredda””. Una prima allerta si era tuttavia prodotta nel 1823. Quell’anno infatti, in base alla sua famosa dottrina, il presidente Monroe aveva definito “”ostile”” (2) qualsiasi tentativo da parte di una potenza europea di opporsi all’indipendenza delle colonie sudamericane ribellatesi alla dominazione dei Borboni di Spagna. Era esattamente quello che avrebbe voluto fare lo zar Alessandro forte della sua Santa Alleanza, ma sia l’Austria sia la Gran Bretagna vi si opposero; anzi, quest’ultima arrivò al punto di offrire agli Stati Uniti, in caso di bisogno, l’appoggio della sua flotta, che all’epoca era la regina dei mari. La Russia imparò la lezione e ritirò progressivamente gli insediamenti che i suoi coloni avevano stabilito sulla sponda americana del Pacifico. Durante la guerra di secessione inviò persino due squadre navali a proteggere i porti dell’Unione da eventuali attacchi degli inglesi che, come i francesi, impelagati in Messico, si auguravano la vittoria dei confederati. Questa paradossale cooperazione derivava ovviamente da interessi commerciali e non da legami ideologici”” (pag 30-31) [(1) J. Michelet, ‘Légendes démocratiques du Nord’, cap. 5; (2) J. Martin e D. Royot, Histoire et civilisation des Etats-Unis, Nathan, 1974]”,”RAIx-346″
“FONTANA Sandro”,”La riscossa dei lombardi. Le origini del miracolo economico nella regione più laboriosa d’Europa, 1929-59.”,”FONTANA S. insegna storia contemporanea nell’Università di Brescia. Ha svolto la carriera politica all’interno della DC. E’ stato ministro nel governo Amato e direttore de ‘Il popolo’ dal 1989 al 1992.”,”ITAS-138″
“FONTANA Sandro”,”La riscossa dei Lombardi. Le origini del miracolo economico nella regione più laboriosa d’Europa 1929-59.”,”FONTANA Sandro (1936) insegna storia contemporanea all’Università Statale di Brescia. Già consigliere regionale della Lombardia nelle liste della DC. E’ stato vicesegretario nazionale di questo partito dal 1992 al 1993, ministro per l’Università e la ricerca scientifica nel governo Amato. “”In un’inchiesta pubblicata nel 1910, il Serpieri aveva descritto, con minuziosa attenzione, i numerosi elementi di reciproca convenienza tra il nascente mondo dell’industria e quello dell’agricoltura che avevano favorito il progresso economico e sociale dell’intera zona con l’avvento della figura del colono-operaio, rapidamente diffusasi nelle campagne dell’alto Milanese. In effetti, la “”nuova classe operaia”” continuava a vivere all’interno del nucleo familiare d’origine utilizzando tutti i vantaggi dell’economia di sussistenza, tra cui l’uso semigratuito dell’abitazione e le minori spese per l’alimentazione. Per la famiglia colonica l’apporto del salario operaio di uno o più dei suoi membri costituiva un fattore decisivo non solo per superare l’antica indigenza, ma anche per conquistare una maggiore indipendenza nei confronti dei vincoli padronali o addirittura per aspirare, attraverso il risparmio, all’acquisto del podere. Per la proprietà fondiaria, che nella zona era rappresentata da una classe di puri “”rentiers”” (44), la diffusione delle “”famiglie miste”” di contadini e operai offriva il vantaggio di ottenere più alti canoni di affitto per l’uso delle abitazioni rurali e di trasformare gradualmente la rendita fondiaria nella più lucrosa rendita edilizia via via che andavano estendensosi gli insiediamenti industriali e urbani. Gli industriali, infine erano avvantaggiati dal fatto di poter disporre di una manodopera, non solo abbondante e di prim’ordine, ma soprattutto poco costosa e scarsamente combattiva sul piano sindacale, e ciò non già perché fosse carente di “”coscienza di classe”” ma perché si sentiva meno pressata da esigenze di carattere alimentare o abitativo”” (pag 79-80)”,”ECOS-002″
“FONTANA Sandro e altri”,”Gino Micheletti.”,”Luigi Micheletti Nato a Brescia nel 1927, deceduto ad Ome (Brescia) nel 1994, imprenditore. Nel 1944 era entrato nel “”Fronte della Gioventù”” partecipando alla Resistenza come partigiano combattente nella 122ª Brigata Garibaldi. Una visita al campo di sterminio nazista di Terezin (in Cecoslovacchia), lo aveva indotto, nel 1958, a lasciare la sua avviatissima attività di imprenditore, per dedicarsi al ricordo e alla documentazione della lotta contro il nazifascismo. Aveva così fondato a Brescia, dov’era vice presidente del Comitato provinciale dell’ANPI, un Centro di ricerche che porta il suo nome e che, dal 1981, è diventato una Fondazione di livello internazionale. (Anpi, http://www.anpi.it/donne-e-uomini/luigi-micheletti/)”,”ARCx-003-FPA”
“FONTANA Sandro”,”I cattolici e l’unità sindacale (1943-1947).”,”Sandro Fontana, nato nel 1936 e laureatosi alla Cattolica di Milano, insegna attualmente Storia Contemporanea all’Università di Pavia. Si è occupato a lungo della cultura cattolica dell’800 ed è autore: La controrivoluzione cattolica (1820-1830), Oltre il riformismo. Ha curato il volume Il fascismo e le autonomie locali, ed è membro della Giunta Regionale della Lombardia fin dall’Istituzione della Regione; ha ricoperto prima la carica di Assessore alla Cultura e attualmente quella di Assessore alla Cultura e agli Enti locali.”,”SIND-006-FL”
“FONTANA Gigi a cura; scritti di N. LLOBREGAT Antonio MACHADO Bertolt BRECHT Manuel Vazquez MONTALBAN J.M. CABALLERO BONALD Salvatore ESPRIU Franco FORTINI Sergio LIBEROVICI Giorgio Luigi SEVESO Marco DELLA-LENA Blas DE-OTERO Rafael ALBERTI G. MARTINELLI Herrera PETERE”,”Grimau è morto. Edizione numerata fuori commercio a cura di Gigi Fontana.”,”copia numerata n. 446 Contiene due pagine di Bertold Brecht: ‘L’arte di rendere la verità maneggevole come un’arma’ (da “”Cinque difficoltà per chi scrive la verità”” (traduzione di Renata Mertens, Ed. Einaudi) ildeposito.org: Julián Grimau García, nato a Madrid nel 1911, militante della Gioventù socialista unificata e poi del Partito comunista spagnolo, partecipò alla guerra civile come soldato e come funzionario del governo e delle organizzazioni popolari. Nel 1939 riparò in Francia dove visse per qualche tempo nel campo di concentramento di Argelés. Eletto membro del Comitato Centrale del Partito comunista spagnolo nel 1954 venne delegato al lavoro politico in Spagna; nel 1959 assunse la direzione di tutte le attività del partito in Spagna. Arrestato l’8 novembre 1962 su un autobus a Madrid, venne portato alla Direzione Generale di Sicurezza, dove venne picchiato a sangue e gettato da una finestra per simularne il suicidio. Sopravvissuto, venne trasferito all’Ospedale Penitenziario di Yeserías; processato il 18 aprile 1963 da un Tribunale militare per rispondere dei presunti delitti commessi venticinque anni prima, fu condannato a morte; la sentenza venne eseguita due giorni dopo, nel cortile della prigione di Carabanchel, a Madrid. Canti collegati ilDeposito.org – archivio online dal 4 ottobre 2004 Ideato e realizzato da Sergio Durzu con la collaborazione dello staff de ilDeposito”,”SPAx-001-FGB”
“FONTANA Sandro a cura; saggi di D. VENERUSO E. ROTELLI A. PORRO A. AGNELLI G. NEGRI E. PASSERIN D’ENTREVES S.M. GANCI S. SECHI P. SCOPPOLA G. PEYRONEL G. VALABREGA”,”Il fascismo e le autonomie locali.”,”””In questo modo inconcludente si va avanti fino alla vigilia del 25 luglio. Al termine dell’esercizio 1938-39 il Duce impone a Comuni e Province il divieto assoluto di procedere, per un quinquennio, alla esecuzione di opere pubbliche straordinarie e di contrarre mutui. Ma il 26 aprile 1940 il sottosegretario Buffarini Guidi deve dichiarare, di fronte all’Assemblea plenaria della Camera dei fasci e delle corporazioni, che la politica finanziaria degli enti locali, benché si sia «uniformata esattamente alle drastiche direttive segnate a suo tempo dal Duce», «non ha dato risultati eccezionalmente favorevoli»”” (pag 124)”,”ITAF-012-FP”
“FONTANA Michela”,”Cina. La mia vita a Pechino.”,”Michela Fontana, giornalista e scrittrice milanese, ha scritto per oltre vent’anni sui principali giornali e periodici. Durante il suo soggiorno a Pechino, dal 1999 al 2002, ha scritto ‘Matteo Ricci. Un gesuita alla corte dei Ming’ (Mondadori).”,”CINx-016-FC”
“FONTANE Theodor, a cura di Giuliano BAIONI”,”Lo Stechlin.”,”Theodor Fontane Theodor Fontane (1819–1898) was a German novelist and poet, widely regarded as one of the most important realist authors of the 19th century in the German language. Let’s delve into his life and works: Birth and Background: Fontane was born on December 30, 1819, in Neuruppin, a town northwest of Berlin. His family had Huguenot roots, with French emigrants settling in Prussia. Initially, he apprenticed as an apothecary, following in his father’s footsteps. Journalism and Literary Career: Fontane’s literary journey began in 1848 when he worked as a journalist. He later spent time in England as a correspondent for two Prussian newspapers. During his stay in England, he studied English literature and drew inspiration from English ballads for many of his poems. Notable Works: Fontane’s first published work was the novella “Geschwisterliebe” (Sibling Love), which appeared in the Berlin Figaro in December 1839. However, it didn’t fully showcase his talent. His breakthrough came later in life when, at the age of 58, he published the novels for which he is best known today. These novels explored topics considered taboo in polite society, including marital infidelity, class differences, urban vs. rural life, abandonment of children, and suicide. Realism and Characterization: Fontane’s realism extended beyond factual accuracy; he depicted characters based on their actions and words, avoiding overtly imputing motives to them. His novels featured a wide range of characters, from the lower-middle class to Prussian nobility. He skillfully portrayed different social and political segments of the German empire, often showing them meeting and clashing. Female Characters and Irony: Fontane’s novels are known for their strongly drawn female characters, such as Effi Briest and Frau Jenny Treibel. His writing also exhibits a touch of tender irony and vivid conversations between characters. Fontane’s literary legacy endures, and several of his novels have been adapted for film and audio. His exploration of societal complexities and human nature remains relevant to this day1234. (copil.)”,”VARx-009-FAP”
“FONTANELLI Luigi”,”Promemoria sul neosindacalismo.”,”””(…) – i comunisti soprattutto – sono in una strana condizione: tengono evidentemente i piedi nel sindacato e la testa nel partito. (…)””. (pag 80) “”Abbiamo detto che (…) il sindacato deve muoversi normalmente in combinazione coi partiti ma che tale rapporto non è costante perché varia caso per caso. Il rapporto giusto, da modificare se necessario anche nel corso dell’ azione, non lo si può fissare, adottando un prontuario come quello che usano gli impiegati di banca per i loro calcoli. Il rapporto sindacato-partiti non può essere che considerato, fissato e mutato, dalla insostituibile sensibilità del sindacalista, per quanto riguarda “”la parte”” del sindacato””. (pag 81)”,”SIND-050″
“FONTANI Alvo”,”Gli emigrati. L’ emigrazione italiana dall’ unità nazionale ai nostri giorni. “”Sovrappopolazione”” e riforme economiche. I cattolici e l’ emigrazione. Azione e compiti delle forze democratiche.”,”””A causa delle difficili condizioni oggettive in cui si trovano, si manifesta, tra i lavoratori italiani emigrati in Germania occidentale, più che in altri paesi, un accentuato individualismo. Per cui, conservando in gran parte un orientamento politico avanzato e acquisendo, a volte, un tale orientamento sulla base della loro dura esperienza di emigrati, difficilmente comprendono l’ importanza di militare nei sindacati e di adoperarsi per svolgere una funzione positiva nelle condizioni in cui ciò è possibile nella Repubblica federale.”” (pag 159)”,”CONx-133″
“FONTENAY Fernand”,”La cagoule contre la France. Ses crimes. Son organisation. Ses chefs. Ses inspirateurs.”,”Campagna d’odio. “”Septembre 1937. Depuis un an les nouvelles lois sociales sont en vigueur. Depuis un an les milieux du grand capital les combattent de toutes leurs forces. C’est l’époque où la recnduction d’un gran nombre de conventions collectives est à l’ordre du jour. La résistance des employeurs s’affirme tenace, la volonté ouvrière solide. Les thèses s’affrontent. Aux tracts et aux affiches des uns ripostent les tracts et les affiches des autres. Ici on dénonce les lois sociales comme génératrices de vie chère, de faillites; là, on en preuve les effets bienfaisants pour les travailleurs et pour les pays entier. Cette opposition des intérêts, est utilisée pour tenter de disloquer le Fronte populaire, “”alliance du prolétariat et du tiers-état””. On s’efforce d’effrayer les classes moyennes.”” (pag 63) La Cagoule est le surnom donné par la presse à l’« Organisation secrète d’action révolutionnaire nationale » (c’est le nom donné par ses fondateurs, l’adjectif nationale disparaît assez vite) qui est connue sous le nom de « Comité secret d’action révolutionnaire » (CSAR). C’est un groupe d’extrême droite actif dans les années 1930 en France. Son principal dirigeant fut Eugène Deloncle. Ce surnom lui a été attribué par Maurice Pujo de l’Action française. Lorsque ce terme est utilisé par son journal, c’est avec dédain et mépris. Pujo, comme Charles Maurras, le collaborateur le plus célèbre de L’Action française, ne tient pas à ce que son organisation royaliste soit un jour confondue avec cette organisation naissante, ouvertement terroriste. La Cagoule naît de la volonté des responsables du Parti National Révolutionnaire (PNR), fondé en décembre 1935 à la suite d’une scission de l’Action française d’entrer en clandestinité pour échapper à la surveillance de la police consécutive au 6 février 1934. En juin 1936, après la victoire du Front populaire, ces responsables, principalement Jean Filliol et Eugène Deloncle, créent l’OSARN (Organisme Social d’action régulatrice nationale), nom que Eugène Deloncle revendique lors de l’instruction judiciaire en 1937 plutôt que celui de Comité secret d’action révolutionnaire (CSAR). Si l’Action française sait que le CSAR existe, c’est que la grande majorité des dirigeants de cette nouvelle organisation vient de ses propres rangs ou de son organisation de jeunesse, les Camelots du Roi, tels que : Eugène Deloncle, l’ingénieur ; Aristide Corre, l’homme de lettres ; le duc corse, Joseph Pozzo di Borgo ; le docteur Henri Martin ; Jean Filliol dit « le tueur » ; Mais pour les membres de la Cagoule, lassés de l’attentisme de Pujo et de Maurras, l’heure est venue d’agir. En janvier 1935, Deloncle démissionne et fonde, dans le secret le plus absolu, l’organisme conspirateur. Ami intime d’Eugène Deloncle, Eugène Schueller, fondateur de la société l’Oréal, met ses moyens personnels à disposition de la Cagoule qui organise des réunions dans son propre bureau du siège de la société. Des jeunes gens, amis et étudiants pour la plupart, résidant à l’internat des pères maristes (au 104, rue de Vaugirard à Paris), fréquentent alors les chefs de la Cagoule. Sans tous adhérer au mouvement ou faire état publiquement d’une quelconque approbation, il y parmi cette bande d’amis Pierre Bénouville (issu de l’Action française), Claude Roy et André Bettencourt[1]. Le nom de Georges Loustaunau-Lacau, officier de l’armée française et fondateur des réseaux “”Corvignoles””, apparaît également. Action subversive [modifier] Anticommuniste, antisémite et antirépublicain, ce mouvement est de tendance fasciste. À partir de 1935, ce groupe mène des actions de déstabilisation de la République. Le 13 février 1936, de futurs membres de la Cagoule commettent une tentative d’assassinat contre Léon Blum. À la fin du mois de novembre 1936, Deloncle rencontre le général Henri Giraud [2]. Giraud promet son aide à Deloncle en cas de soulèvement communiste et Deloncle lui annonce que les cagoulards se rangeraient sous ses ordres en échange. Très satisfait, Giraud « est évidemment d’accord pour travailler avec les gens de l’OSARN et souhaite la meilleure réussite à l’entreprise de Deloncle et Duseigneur… » [3],[4] . L’économiste soviétique Dimitri Navachine est assassiné le 23 janvier 1937 près de la porte d’Auteuil. L’organisation exerce aussi une répression impitoyable auprès de ses membres coupables d’indélicatesses. Sont ainsi éliminés Léon Jean-Baptiste en octobre 1936 et Maurice Juif le 8 février 1937, probablement pour des malversations financières. Le mouvement tisse des liens avec des dirigeants fascistes du gouvernement de Benito Mussolini en Italie et acheminent des armes au général Francisco Franco en Espagne. En échange, La Cagoule obtient un appui financier. Les frères Carlo et Nello Rosselli, deux intellectuels antifascistes italiens, sont ainsi assassinés le 9 juin 1937 pour le compte des services de renseignement fascistes à Bagnoles-de-l’Orne. Le CSAR reçoit des armes du gouvernement italien en contrepartie. En août 1937, il est organise la destruction à l’aérodrome de Toussus-le-Noble d’avions destinés à l’Espagne républicaine. Le 11 septembre 1937, le groupement provoque un attentat à la bombe contre la Confédération générale du patronat français (4, rue de Presbourg à Paris)[5] et l’Union des industries métallurgiques (45, rue Boissière à Paris), dans le but de faire accuser les communistes. Deux agents de police, en faction devant les bâtiments, sont tués par l’explosion. L’enquête permet d’établir la responsabilité des membres de la cagoule clermontoise, rassemblés au sein du groupe dénommé les Enfants de Gergovie. Plusieurs de ces membres appartiennent à l’encadrement de l’usine Michelin. Pierre Michelin, fils de l’un des fondateurs de l’usine, est lui-même suspecté d’avoir aidé au financement de cette section de la Cagoule.[6] Pire, dans une interview accordée à l’hebdomadaire Marianne fin janvier 1938, un enquêteur dévoile que Pierre Michelin était l’un des chefs de cette section. Après l’échec de leur coup d’État dans la nuit du 15 au 16 novembre 1937, le complot est mis au jour. Le ministre de l’intérieur Marx Dormoy fait démanteler l’organisation dès la fin du mois de novembre. Des caches d’armes réparties sur tout le territoire sont découvertes. En 1938, plus de cent vingt membres de la Cagoule sont arrêtés. Cela ne permet cependant pas de détruire complètement ses ramifications dans les milieux économiques, en particulier dans les grandes entreprises qui, selon les Renseignements généraux et la police judiciaire, ont financé le mouvement terroriste. Le 5 juillet 1941 Marx Dormoy sera assassiné à l’hôtel du Relais de l’Empereur de Montélimar par d’anciens membres de l’organisation terroriste. Pendant la Seconde Guerre mondiale [modifier] Après l’armistice de juin 1940, plusieurs membres ou sympathisants de la Cagoule se rallièrent au gouvernement de Vichy. Parmi eux beaucoup d’adeptes de la “”France seule”” croient en un double jeu de Pétain. Cette espoir se dissipera progressivement avec la rencontre de Montoire, puis la libération de Laval le 17 décembre 1940. Jean Filliol Eugène Deloncle, fondateur du Mouvement social révolutionnaire (MSR), qui fusionne ensuite avec le Rassemblement national populaire (RNP) de Marcel Déat. Joseph Darnand, chef la Cagoule à Nice, il fonda le Service d’Ordre Légionnaire en zone nord qui fut interdit par l’armée Allemande. Antiallemand au début de l’occupation, il tenta par deux fois d’établir des contacts avec Londres (par l’intermédiaire de Groussard, puis du gouvernement d’Alger). Par la suite il fut l’un des piliers de la Collaboration. Fondateur de la Milice, il devint Obersturmführer de la SS, et Secrétaire au Maintien de l’Ordre du gouvernement de Vichy. Jean Bassompierre, Membre de la LVF puis de la division Charlemagne des Waffen-SS. Jean-Marie Bouvyer, complice du meurtre des frères Rosselli et chef du service d’enquête du Commissariat général aux questions juives à partir d’avril 1944. [2] le docteur Henri Martin, fasciste antiallemand il s’oppose à Laval et Darlan avant d’être incarcéré par Pucheu, il s’évadera pour rejoindre le maquis. Il participera à la libération de Lyon puis s’engagera dans la VIIe armée américaine. Gabriel Jeantet attaché au cabinet du Maréchal Pétain, il rejoindra plus tard la résistance et sera arrêté et déporté en 1944. Simon Arbellot François Méténier Yves Dautun Eugène Schueller André Bettencourt dirige l’organe de propagande antisémite La Terre française, il rejoindra la résistance au début 1943. Jacques Corrèze Membre de la LVF Mais beaucoup de cagoulards étaient de fervents nationalistes, antiallemands et hostiles à toute compromission avec l’occupant. La lutte pour la libération de la patrie devient donc une priorité, d’autant qu’en 1940 beaucoup voient dans le régime Nazi (pacte germano-soviétique) et leurs alliés de Vichy (avec des personnalités comme le socialiste Déat ou l’ancien communiste Doriot) une aventure internationaliste, voire “”de gauche””. Les retournements d’alliance de juin 1941 viendront trop tard pour ceux qui se sont engagés contre l’occupant, d’autant que la nouvelle croisade européenne contre le bolchevisme des Nazis présentera un aspect supranational peu compatible avec l’idéologie cagoularde. Pour ces adeptes du complot et de l’action clandestine, la Résistance est une option naturelle. Et on trouvera des anciens de la cagoule parmi les premiers résistants: Claude Hettier de Boislambert, qui devient dès juin 1940 un proche collaborateur du général de Gaulle. Maurice Duclos également l’un des premiers à rejoindre Londres, avait fait de la prison dans les années 1930 suite à une affaire de trafic d’arme pour le CSAR. Pierre Fourcaud : fondateur du réseau Brutus. Il a été désigné comme un ancien membre de la cagoule par Duclos, l’a nié lui-même avant d’avouer à Dewarvin en avoir fait partie avant de la quitter suite à un attentat violent. Georges Loustaunau-Lacau : fondateur du réseau Alliance. Marie-Madeleine Fourcade, Léon Faye, François Méténier : membres du réseau Alliance. Pierre Bénouville. Corvisart. Paul Dungler : fondateur du réseau Septième colonne d’Alsace. Alfred Heurteaux : fondateur du réseau Hector. Claude Lamirault : rejoint Londres en octobre 1940, sera parachuté pour créer le réseau Jade-Fitzroy. Joseph Pozzo di Borgo, Aristide Corre, Michel Harispe. André Dewavrin, qui travaillait à Londres avec Duclos et Fourcaud a été accusé par André Labarthe d’avoir fait partie de la Cagoule avec la carte n°93. Cette accusation ne s’est pas avérée. Pendant la guerre le réseau d’influence de la Cagoule semble donc s’étendre à la fois au cœur de la France libre et dans le régime de Vichy. C’est ainsi par exemple que le 20 août 1940, Maurice Duclos envoyé en France par De Gaulle, peut rencontrer des proches collaborateurs du Maréchal Petain par l’intermédiaire de Gabriel Jeantet. L’ancien cagoulard Georges Groussard fonde les groupes de protection du maréchal Pétain mais aussi le réseau de Résistance « Gilbert » alors que Jacques Lemaigre-Dubreuil, ancien financier de L’Insurgé, le journal de La Cagoule, soutient le général Giraud, quand Jacques Corrèze, après avoir combattu sur le front de l’Est rentre en France au sein d’un réseau de la résistance. L’après-guerre [modifier] À la Libération, Bouvyer bénéficie du témoignage en sa faveur de François Mitterrand, passé à la résistance en 1942. En effet, Bouvyer a caché chez lui du matériel et fabriqué de faux papiers pour le Mouvement national des prisonniers de guerre, le mouvement dirigé par François Mitterrand et Maurice Pinot. D’autres témoins, comme le capitaine FFI Maubois, ont également attesté de services rendus. Bouvyer a noué une amitié personnelle avec F. Mitterrand. Lors de son procès, il affirme avoir renié ses idées des années 1930, se disant prêt à dénoncer tous les dirigeants de la Cagoule qu’il connaît et même à s’entendre avec les communistes autrefois abhorrés[7]. La mère de Jean-Marie Bouvyer devient en 1946 la marraine de Jean-Christophe Mitterrand. Le procès de la Cagoule eut lieu en 1948. Bibliographie Christian Bernadac, Dagore, les carnets secrets de la Cagoule ; Philippe Bourdrel, La Cagoule, éd. Albin Michel, 1998 ; Brigitte et Gilles Delluc, 2005 : “”Jean Filliol, du Périgord à la Cagoule, de la Milice à Oradour””, Pilote 24 édition ; Frédéric Freigneaux, “”La Cagoule: enquête sur une conspiration d’extrême droite””, dans L’Histoire, n°159, octobre 1992, p.6-17. Pierre Péan, Le Mystérieur Docteur Martin, éd. Fayard, 1993 .* Emile Decroix, “”Complot contre la France. Sous la cagoule… Qui???””, ed. Paix et Liberté, 1937 Michel Ferracci-Porri, Beaux Ténèbres (Ed.Normant 2008)] Notes et références [modifier] ? . En 1945, Eugène Schueller exprimera toute sa gratitude envers Mitterrand et Bettencourt pour avoir témoigné en sa faveur lors de son procès pour collaboration en nommant le premier directeur du magazine Votre Beauté puis en finançant sa campagne électorale dans la Nièvre en 1946 et le second en le nommant à la direction de son groupe de cosmétique. Schueller aura aussi contribué au lancement de la carrière de François Dalle, autre mariste de la rue de Vaugirard [1] ; Sur les relations troubles du trio Dalle, Bettencourt, Mitterrand, voir Une histoire sans fard – L’Oréal, des années sombres au boycott arabe par l’historien israélien Michel Bar-Zohar chez Fayard. ? Pierre Péan. Le Mystérieux Docteur Martin, p. 140 ? Selon Péan, le colonel Charles de Gaulle était présent mais les biographes de Giraud ne mentionnent pas cet entretien. Par ailleurs, De Gaulle n’a jamais été accusé d’appartenir à la Cagoule hormis une évocation sans la moindre preuve par Henry de Kérillis, ancien député de Neuilly-sur-Seine dans un pamphlet publié en 1945. ? voir aussi Éric Roussel, Charles de Gaulle, éd. Gallimard, 2002, p. 57. ? Selon des sources familiales, François Méténier, industriel à Chamalières, dans le Puy-de-Dôme, est le principal suspect. ? Philippe Mangeon, Biographie de Robert Marchadier ? Pierre Péan, Une jeunesse française, éd. Fayard, 1994, p 540-541 Récupérée de « http://fr.wikipedia.org/wiki/La_Cagoule »”,”FRAV-122″
“FONTENIS Georges”,”Non-conforme.”,”FONTENIS Georges milita nel movimento libertario da più di sessant’anni e di questo è stato uno degli animatori. Fu direttore del Libertaire, pubblicazione del 2° dopoguerra, al servizio della lotta antifranchista in Spagna e in campo nella guerra d’ Algeria. Ha incontrato lungo il suo cammino personaggi come André BRETON, Albert CAMUS, opposti tra loro. E’ stato amico di George BRASSENS e sul piano politico di un Daniel GUERIN o di un CASTORIADIS. Nel movimento libertario ha sempre rifiutato il conformismo e l’ intolleranza. Da qui il titolo di questo opuscolo, per un vero pensiero libero. Marx, Weber e l’ antisemitismo storico. “”C’est alors que le Juifs, adonnés jusqu’alors surtout aux métiers manuels, vont se diriger vers une occupation principale, le commerce. K. Marx (1) et, plus précisément Max Weber, verront dans l’ Histoire des Juifs de cette époque, la constitution d’ unn “”peuple paria””, qui jusqu’alors tirait sa subsistance de l’ agriculture et de l’ artisanat, qui se transforme en une population surtout commercante (avec une prédominance du commerce de l’ argent). Il faut considérer que le “”prêt d’argent”” devient la profession principale des Juifs du XIII siècle en Occident et plus tard encore en Europe Centrale et en Espagne, les chrétiens jugeant ce commerce indigne. C’est alors que les haines populaires violentes, dues aux premières conséquences du développement capitaliste, firent apparaître les Juifs comme “”le bouc émissaire”” par excellence, porteur du mal, du malheur, du péché. Le véritable antisémitisme naissait.”” (pag 46) (1) L’ étude des problèmes juifs par K. Marx (Oeuvres philosophiques, tome I, p. 207 à 210, Ed. Costes, 1927) a poussé à y trouver de l’ antisémitisme. C’est absurde. “”Il n’empêche que l’ anticapitalisme de la gauche la plus extrême fut parfois le vecteur d’un antisemitisme, sans doute purement verbal mais non moins déplorable. Des blanquistes, certes mais aussi Fourrier, Benoît Malon, Proudhon, les radicaux souvent, le journal “”Le Père Peinard””, anarchiste, Georges Sorel et Emile Pataud condamnent les Juifs, confudus avec la Haute Banque et les pires exploiteurs.”” (pag 52)”,”ANAx-252″
“FONTENIS George”,”Manifeste du communisme libertaire (1953).”,”FONTENIS George (1920-) segretario generale della Federation anarchiste, poi iniziatore della sua trasformazione in Federation Communiste Libertaire (FLC) dopo una scissione nel 1953. Partecipa alla storia delle organizzazioni: MCL, prima OCL, UTCL, Alternative libertaire. “”Avec étonnement, nous découvrions aussi que l’ analyse matérialiste telle que les marxistes la concoivent ne constituait pas du tout une divergence aux yeux du courant libertaire de la 1ère Internationale, que la frontière entre marxisme et anarchisme n’était pas toujours très nette. Nous en venions à poser le problème de l’ organisation révolutionnaire, de son rôle et nous cherchions une filiation avec l’ Alliance de Bakounine et la “”Plate-forme d’ Archinov””. Nos recherches, nos découvertes, nos réflexions paraissaient dans une rubrique du “”Libertaire”” intitulée “”Problèmes Essentiels”” et dans la revue “”Etudes Anarchiste””. Le Manifeste rédigé par Georges Fontenis en exprime la plus grande partie””. (pag 6) (scritto di Guy Bourgeois)”,”ANAx-261″
“FONTENIS Georges”,”Changer le monde. Histoire du mouvemen communiste libertaire, 1945-1997.”,”‘Changer le monde’ è l’edizione riveduta, corretta e aumenata dall’autore, di ‘L’Autre communisme’ libro pubblicato nel 1990 nell’edizione Acratie. Dopo aver fatto i suoi primi passi in politica all’epoca del Fronte Popolare, Georges Fontenis ha fatto parte del movimento libertario per più di sessant’anni. Segretario generale della Federation anarchiste dal 1946 (Federazione anarchica), è stato un animatore della ricostruzione del movimento dopo la ‘Liberazione’. Il giornale ‘Le Libertaire’ a qual tempo aveva una tiratura di 100 mila esemplari, al primo livello dei periodici dell’epoca. Questo libro ricorda le fonti del movimento anarchico nella Prima internazionale e ne sottolinea le ombre e le luci, i punti di forza e di debolezza. E’ una testimonianza capitale – testi e referenze in appoggio – per conoscere la vita di questa corrente libertaria di cui fu per lungo tempo il portavoce combattendo il preteso “”comunismo”” staliniano, e il discorso liberale che domina ancora oggi, e una certo anarchismo vago e sentimenale. ‘Changer le monde’ è nello spirito di quelli che si raccolsero attorno al Libertario negli anni 1950, artisti e poeti, da George Brassens a Armand Robin, da André Breton a Benjamin Péret. “”C’est-ce jour du 22 juin [1958] que notre liaison des anciens militants de la FCL, prend le nom d’ ‘Action communiste’. Je crois me rappeler le motif du choix de cette dénomination: nos camarades italiens des GAAP avaient repris notre appellation de FCL, puis avaient opéré une fusion sous le nom de ‘Azione comunista’ avec des dissidents révolutionnaires du PC italien dont le leader était Giulio Seniga ancien membre de la direction du PCI. Cette fusion fut d’ailleurs éphémère, «des nostalgiques du léninisme paléolithique et des léninistes d’occasion» selon notre camarade Pier Carlo Masini cherchant à s’emparer de Azione comunista et à chasser ou décourager les communistes libertaires et, de son côté, Pier Carlo Masini se rapprochant d’une tendance du Parti socialiste italien”” (pag 157-158)”,”ANAx-412″
“FONVIEILLE-ALQUIER François, a cura di Gianni RIZZONI; scritti di F. RABELAIS”,”François Rabelais.”,”””Meglio è di risa che di pianti scrivere”” (Rabelais) (in apertura) Rabelais e Balzac, due celebri turennesi “”Sono dozzine e dozzine le allusioni e gli omaggi a Rabelais che si possono incontrare nella ‘Commedia Umana’. Sia in ‘Pelle di Zigrino’ o nella ‘Fisiologia del matrimonio’, nel ‘Giglio della valle’ o nel ‘Cugino Pons’. Rabelais è sempre presente, e continuamente onorato come un maestro di pensiero. (…) Non contento di averlo posto al primo rango tra i grandi geni dell’umanità («è il più gran genio della Francia nel Medio Evo, il solo poeta che possiamo opporre a Dante», Balzac si è sforzato di entrare così totalmente nell’universo rabelsiano, da potere, senza alcuno sforzo, parlare la lingua stessa di Maître François. Fin dalla sua prima giovinezza, Balzac ha imitato Rabelais, in seguito gli ha preso a prestito, senza alcuna esitazione, decine e decine di espressioni di suo gusto, trovandole immaginifiche e degne di sopravvivere. Alcuni pazienti studiosi hanno stilato un catalogo di questi prestiti o, come potremmo anche definirli, di questi “”furti”” che onorano al tempo stesso chi li ha compiuti e chi li ha subiti. Ma è evidentemente nei ‘Racconti Ameni’ (Contes drôlatiques) che Balzac si identifica più strettamente con Rabelais, parla con le sue parole, ha i suoi tic, colleziona i suoi giochi di parole, si abbandona, infine, alle stesse elencazioni di termini avvicinati soltanto per il loro effetto comico: «Questo è un libro di alta digestione, pieno di amenità di gusto piccante, imbandite per quei famosissimi ghiottoni e bevitori preziosissimi ai quali si rivolgeva il nostro più illustre compaesano, François Rabelais». E Balzac è arrivato a una tale perfezione in questo «alla maniera di Rabelais» che, in certi passaggi, ci si chiede seriamente quale dei due celebri turennesi li abbia scritti”” (pag 134)”,”VARx-009-FER”
“FONZI Paolo”,”Oltre i confini. Le occupazioni italiane durante la seconda guerra mondiale (1939-1943).”,”Paolo Fonzi è ricercatore di storia contemporanea presso l’Università del Piemonte Orientale. Ha vissuto diversi anni a Berlino ha lavorato presso la Humbolt Universitat. I suoi interessi comprendono la storia tedesca, italiana e greca, le relazioni tra le potenze dell’Asse negli anni Trenta e Quaranta e la storia economica e sociale dei Paesi occupati dalla Germania e dall’Italia. Ha pubblicato articoli e volumi tra cui ‘La moneta del grande spazio. Il progetto nazionalsocialista di integrazione monetaria europea, 1939-1945’ (Unicopli, 2011) e ‘Fame di guerra. L’occupazione italiana della Grecia’ (1941-43)’ (Carocci, 2019). La sentenza del tribunale alleato di Norimberga sulla fucilazione degli ostaggi “”Uno strumento di repressione ampiamente usato e legato all’internamento fu la fucilazione di ostaggi. Sebbene non vi siano numeri a riguardo, sappiamo che questa pratica fu usata in modo crescente con lo svilupparsi della resistenza in Slovenia, Croazia, Grecia (115) e, seppur non nella misura raggiunta dai tedeschi (116), fu un aspetto importante delle strategie di repressione italiane. Nel diritto internazionale vigente durante la seconda guerra mondiale la pratica della fucilazione di ostaggi aveva una posizione assai ambigua. Non vi era, di fatto, una codificazione stringente in merito, come testimonia il verdetto del tribunale alleato che condusse il settimo processo secondario di Norimberga, quello contro i generali tedeschi detto anche «processo degli ostaggi». Il tribunale, pur affermando che tale pratica era caduta in disuso in tempi moderni, sostenne che secondo le norme vigenti l’occupante aveva il diritto di prendere ostaggi e di fucilarli come deterrente di azioni dirette contro di esso. Pertanto le sentenze di condanna pronunciate in quel processo si basarono sulla mancata osservazione di norme procedurali nella fucilazione degli ostaggi, come ad esempio il numero dei fucilati, la fondatezza delle motivazioni, la mancata celebrazione di processi – e non sul fatto che l’atto in sé fosse illegale (117). La ricezione della dottrina internazionale nella legge di guerra italiana del 1938 era, però, molto più restrittiva rispetto a questa interpretazione dei tribunali di Norimberga (118)”” (pag 135) [(115) Sulla Slovenia A. Osti Guerrazzi, L’esercito italiano in Slovenia, cit., p. 38; sulla Croazia S. Schmid ‘Deutsche und Italianische Besatzung, cit., pp. 331-344; sulla Grecia, P. Fonzi, Fame di guerra, cit., pp: 123-128; (116) Con il cosiddetto ‘Sühnenbefehl’ del settembre 1941 Wilhelm Keitel, capo dell’OKW, ordinò che per ogni soldato ucciso fossero da giustiziare da 50 a 100 civili; (117) K.C. Priemel – A. Stiller, NMT: Die Nürnberger Militärtribunale zwischen Geschichte. Gerechtigkeit und Rechtsschöpfung, Hamburger Edition, Hamburg, 2013]”,”ITQM-259″
“FONZI Paolo”,”Fame di guerra. L’occupazione italiana della Grecia (1941-43).”,”Paolo Fonzi è borsista della Fondazione Gerda Henkel presso l’Università von Humboldt di Berlino, dove svolge ricerca e attività didattica: Ha dedicato ampi studi alla politica di occupazione nazionalsocialista, alla storia economica e politica del Terzo Reich (‘La moneta nel grande spazio’, Milano, 2011) e alla comparazione tra le politiche di occupazione italiane e tedesche durante la Seconda guerra mondiale. La decisione di attaccare la Grecia (presa in modo precipitoso e irrazionale) (pag 17) “”Il 17 giugno 1942 un piccolo gruppo di armati capeggiato da Thanasis Klaras, meglio noto con il nome di battaglia di Aris Velouchiotis, si presentò in un villaggio dell’Evritania poco distante da Karpenisi di nome Domnitsa. Aris, membro del Partito comunista di Grecia (KKE) dal 1924, internato da Metaxàs e rimesso in libertà in seguito a una “”dichiarazione di pentimento””, faceva da tempo pressioni sulla dirigenza comunista affinché si formassero bande armate per combattere l’occupante. Osteggiato nel suo stesso partito, egli fu inviato nel novembre 1941 nella Grecia centrale per formare una prima banda, ma dopo pochi mesi a causa di difficoltà di rifornimento essa era prossima alla dissoluzione. Vinte le resistenze della dirigenza del partito, che insisteva perché si seguisse una tattica graduale, il leader partigiano decise quindi di cercare il contatto con la popolazione e, entrato a Domnitsa nel giugno 1942, dichiarò l’inizio della lotta armata contro l’invasore. L’episodio appena raccontato è divenuto leggendario nella storiografia e memorialistica greca. Viene narrato in numerose pubblicazioni come il primo atto della resistenza armata che l’EAM (Ethnikò Apelephterikò Mètopo, “”Fronte di liberazione nazionale””), l’organizzazione politica, e l’ ELAS (Ellenikòs Laikòs Apeleftherikòs Stratòs, “”Esercito greco di liberazione popolare””), il suo esercito popolare, condussero contro gli italiani e tedeschi. Costituito il 27-28 settembre 1941, l’EAM era formato, oltre che dal KKE, dal Partito socialista di Grecia (SKE) e dall’Unione di democrazia popolare (ELD). Il Partito comunista assunse fin da subito una posizione predominante nel “”fronte”” e caratterizzò il movimento in senso politicamente e socialmente rivoluzionario. Nella sua fase di maggiore espansione, l’estate del 1943, l’ELAS contava 25.000 uomini e aveva liberato grosse aree della Grecia centrale creandovi istituzioni di democrazia diretta (‘Leokratia’). Nel settembre dello stesso anno, secondo una stima britannica, l’ELAS contava tra le 50.000 e 75.000 «riserve potenziali in villaggi» (1)”” (pag 146) [(1) Fonti britanniche danno questa stima (Lymperatos, 2007, p. 20). Tsoutsoumpis (2016, p. 85) riporta per l’agosto 1943 una stima sensibilmente più bassa, di 15.000 uomini. La stima delle riserve potenziali è in B/107/11/1938, Greece, 29 settembre 1943. NA London HST/619, che riporta anche una stima differente degli armati: 17.500 uomini nell’Elas, 5.500 nell’Edes. Un documento tedesco del luglio 1943 riportava una stima di 18.000-20.000: OB Südost (Okdo. H. Gr E). Banden in Griechenland, 3 luglio 1943. BA MA RH19VII-55] Le origini sociali della resistenza armata (pag 148-149) L’adesione del mondo agro-pastorale, le reti costituite da comitati locali in piccole cittadine di provincia ecc.”,”GREx-028″
“FOOT M.R.D.”,”Resistance. An Analysis of European Resistance to Nazism, 1940-45.”,”FOOT M.R.D. è nato a Londra nel 1919, ha studiato ad Oxford. Ufficiale dell’ esercito dal 1939 al 1945, ha ricevuto la croce di guerra di Francia per i servizi con la resistenza in Gran Bretagna. Ha insegnato per 12 anni ad Oxford e poi è stato professore di storia moderna a Manchester per sei anni dedicando il resto della sua vita alla ricerca storica. Ha curato l’ edizione dei ‘Gladstone Diaries’ e ha scritto una storia del ‘SOE in France’. “”La storia della resistenza tedesca a Hitler in parte è una splendida leggenda e in parte verità. Essa fu lanciata internazionalmente da un insospettabile partito di storici di professione ed ex-resistenti alla prima conferenza sulla resistenza europea, a Liegi nel 1958. Il Professor Krausnick, che supervisionava il lancio, aveva guadagnato la gratitudine degli storici per gli altri suoi lavori; questo provocò una certa sorpresa.”” (pag 300)”,”GERR-025″
“FOOTMAN David”,”The Primrose Path. A biography of Ferdinand Lassalle.”,”””Lassalle planned an autumn tour to Switzerland and Italy. He wrote to ask Marx for a introduction to Garibaldi. In September he arrived in Zürich with a fairly large party, including the Countess Ludmilla Assing. They drank a good deal of champagne, and we hear of a fracas at a restaurant, involving Gottfried Keller the poet. Another poet whom Lassalle met in Switzerland was Georg Herwegh, who, after a somewhat inglorious revolutionary career, was now living in Geneva on his wife’s income. A more impressive figure was Wilhelm Rüstow, ex-regular officer in the Prussian Army and also a veteran of 1849. After ten dreary years as a political émigré and journalist Rüstow had volunteered for the Sicilian campaign and served with distinction as a Colonel on Garibaldi ‘s staff. “”Quando Lassalle e la Contessa lasciarono la Svizzera per l’ Italia essi portarono Rüstow con loro. Dopo pochi giorni a Venezia essi arrivarono a Genova ai primi di novembre. Qui essi incontrarono membri dell’ estrema del Sinistra del movimento di liberazione nazionale italiano. Il 14 Lassalle andò a Caprera e spese quattro giorni con Garibaldi nel suo ritiro isolano. Poi ritornò a Genova.”” (pag 129)”,”LASx-036″
“FORASACCO Denis”,”Vittoria.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Denis Forasacco laureato in Lettere e filosofia all’Università di Padova e dottore di ricerca presso l’Università di Würzburg (Germania). “”non ce ne importa nulla delle possibilità di sconfitta: queste per Noi non esistono”” (Vittoria) Victorian Compromise: crescita senza freni dell’impero britannico nel XIX secolo, spinto dalla rivoluzione industriale e con una condizione di degrado della working class e una condizione della famiglia in cui le figlie delle classi sociali agiate erano allevate come “”angeli del focolare””… (pag 9)”,”UKIx-139″
“FORASACCO Denis”,”Jack lo squartatore. Il più celebre serial killer della storia.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Denis Forasacco Laureato in lettere e filosofia all’Università di Padova e dottore di ricerca presso l’Università di Würzburg (Germania), è autore per riviste internaizionali di articoli sulle letterature comparate e sulla storia della musica.”,”UKIx-141″
“FORASACCO Denis”,”Elisabetta d’Austria. L’anarchico e l’imperatrice ribelle.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Denis Forasacco, laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Padova e dottore di ricerca presso l’Università di Würzburg (Germania), è autore per riviste internazionali di articoli sulle letterature comparate e sulla storia della musica.”,”AUTx-049″
“FORASACCO Denis”,”Rita Levi Montalcini.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. “”Non esistono le razze, il cervello degli uomini è lo stesso. Esistono i razzisti. Bisogna vincerli con le armi della sapienza”” Rita Levi Montalcini (in 4° di copertina) Denis Forasacco Laureato in lettere e filosofia all’Università di Padova e dottore di ricerca presso l’Università di Würzburg (Germania), è autore per riviste internaizionali di articoli sulle letterature comparate e sulla storia della musica.”,”SCIx-539″
“FORBICE Aldo”,”Scissioni sindacali e origini della UIL.”,”Aldo FORBICE, giornalista e autore di numerosi saggi di politica economica e di storia del movimento sindacale. Tra le sue pubblicazioni: ‘I socialisti e il sindacato’, ‘La Federazione CGIL-CISL-UIL tra cronaca e storia’, Austerità e democrazia operaia. Intervista a Giorgio Benvenuto’, ‘Il sindacato dei consigli’.”,”MITT-032″
“FORCELLA Enzo MONTICONE Alberto”,”Plotone di esecuzione. I processi della prima guerra mondiale.”,”FORCELLA giornalista e scrittore è stato redattore del ‘Mondo’ e corrispondente romano della ‘Stampa’, editioralista del ‘Giorno’. Oggi è editorialista di ‘Repubblica’. MONTICONE insegna storia moderna presso la Lumsa di Roma. E’ autore di vari libri tra cui ‘Gli italiani in uniforme, 1915-18. Intellettuali, borghesi e disertori’ (1972).”,”ITQM-002″
“FORCELLA Enzo MONTICONE Alberto”,”Plotone di esecuzione. I processi della prima guerra mondiale.”,”Pag IX-X citazioni a favore della guerra di Giustino FORTUNATO e Guido DORSO Enzo FORCELLA (1921-1999) giornalista e scrittore, redattore del Mondo, corrispondente de La Stampa, editorialista del Giorno e di Repubblica. E’ stato presidente dell’Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla resistenza. Alberto MONTICONE ha insegnato storia moderna presso la facoltà di scienze politiche dell’Università di Roma La Sapienza”,”QMIP-064″
“FORCELLA Enzo SCOPPOLA Pietro SPRIANO Paolo ARFE’ Gaetano SCALFARI Eugenio VALIANI Leo SPADOLINI Giovanni”,”De Gasperi e Togliatti, politiche a confronto.”,”Contiene i saggi di Leo Valiani ‘Quella mano tesa a Badoglio che sorprese tutti’ e di Giovanni Spadolini ‘De Gasperi, il cardinale laico’. “”””Non possiamo mandare al governo un cardinale””. Così Pietro Nenni rispose a Ugo La Malfa che, nel maggio del ’45, all’indomani della liberazione di Milano, prospettava al “”leader”” socialista la candidatura di Alcide De Gasperi alla guida del governo, intuendo tutti i rischi connessi alla scelta immediata di Ferruccio Parri, un uomo che avrebbe esposto troppo presto alla prova la sinistra laica italiana. La Malfa aveva chiesto un appuntamento a Nenni, alla sede del Psi, a via del Corso. “”Fammici pensare””, gli aveva detto all’inizio il futuro ministro degli Esteri dello stesso De Gasperi. Ma poi Neni era tornato “”da un comizio a Firenze, eccitato dalla gran folla che aveva visto”” (una delle condidenze lamalfiane nell’intervista a Ronchey). Rare volte un errore di previsione risulterà così macroscopico. De Gasperi non era affatto il “”cardinale””, balenante nella mente di Nenni con le fattezze della sua adolescenza anticlericale e repubblicana, né la DC il “”partito del Vaticano”” che la quasi totalità della classe dirigente laico-antifascista continuava a considerare come tale (compreso, agli inizi, La Malfa, che fu il primo a fare autocritica: “”Non vedevano, nessuno di noi, la democrazia cristiana quale poi è apparsa””). Lungi dall’essere un cardinale, De Gasperi era un cattolico che avva sperimetnato, nella stessa sofferenza della sua vita e della sua milizia civile, l’avarizia delle gerarchie ecclesiastiche verso il partito popolare (di cui era stato segretario), che aveva assistito impotente all’immolazione di Don Sturzo da parte della Santa Sede. Ospitato nella biblioteca vaticana con una funzione assolutamente subalterna, non era stato mai ricevuto dal papa del Concordato (quel Concordato che egli aveva subito, e non certo esaltato), neanche dopo il ravvedimento anti-nazista degli anni della Mit Brennender Sorge”” (pag 99-100)”,”ITAP-207″
“FORCELLA Enzo SCOPPOLA Pietro SPRIANO Paolo ARFE’ Gaetano SCALFARI Eugenio VALIANI Leo SPADOLINI Giovanni”,”De Gasperi e Togliatti, politiche a confronto.”,”Contiene i saggi di Leo Valiani ‘Quella mano tesa a Badoglio che sorprese tutti’ e di Giovanni Spadolini ‘De Gasperi, il cardinale laico’. “”””Non possiamo mandare al governo un cardinale””. Così Pietro Nenni rispose a Ugo La Malfa che, nel maggio del ’45, all’indomani della liberazione di Milano, prospettava al “”leader”” socialista la candidatura di Alcide De Gasperi alla guida del governo, intuendo tutti i rischi connessi alla scelta immediata di Ferruccio Parri, un uomo che avrebbe esposto troppo presto alla prova la sinistra laica italiana. La Malfa aveva chiesto un appuntamento a Nenni, alla sede del Psi, a via del Corso. “”Fammici pensare””, gli aveva detto all’inizio il futuro ministro degli Esteri dello stesso De Gasperi. Ma poi Neni era tornato “”da un comizio a Firenze, eccitato dalla gran folla che aveva visto”” (una delle condidenze lamalfiane nell’intervista a Ronchey). Rare volte un errore di previsione risulterà così macroscopico. De Gasperi non era affatto il “”cardinale””, balenante nella mente di Nenni con le fattezze della sua adolescenza anticlericale e repubblicana, né la DC il “”partito del Vaticano”” che la quasi totalità della classe dirigente laico-antifascista continuava a considerare come tale (compreso, agli inizi, La Malfa, che fu il primo a fare autocritica: “”Non vedevano, nessuno di noi, la democrazia cristiana quale poi è apparsa””). Lungi dall’essere un cardinale, De Gasperi era un cattolico che avva sperimetnato, nella stessa sofferenza della sua vita e della sua milizia civile, l’avarizia delle gerarchie ecclesiastiche verso il partito popolare (di cui era stato segretario), che aveva assistito impotente all’immolazione di Don Sturzo da parte della Santa Sede. Ospitato nella biblioteca vaticana con una funzione assolutamente subalterna, non era stato mai ricevuto dal papa del Concordato (quel Concordato che egli aveva subito, e non certo esaltato), neanche dopo il ravvedimento anti-nazista degli anni della Mit Brennender Sorge”” (pag 99-100)”,”ITAP-208″
“FORCELLA Enzo”,”La Resistenza in convento.”,”Enzo Forcella (Roma 1921-1999), giornalista e scrittore, ha lavorato al ‘Mondo’ di Pannunzio, a ‘La Stampa’ e al ‘Giorno’. E’ stato editorialista fin dalla fondazione del giornale ‘La Repubblica’. Ha scritto: ‘Plotone di esecuzione. I processi della prima guerra mondiale’, (con Alberto Monticone), 1968 e ‘Celebrazione di un trentennio’ (1974) Ruolo decisivo del Vaticano che ospita e nasconde ebrei, aristocratici, scrittori importanti, politici antifascisti; i rapporti con i tedeschi e il CLN Nenni rifugiato in Vaticano (pag 113-115) ‘Negli elenchi degli ospiti che, a diverse riprese, sono usciti dagli archivi del Laterano è registrata generalmente la data dell’ingresso, ma non il periodo o i diversi periodi della permanenza; e, poiché Nenni ha fatto il possibile per confondere le tracce dei suoi soggiorni nel Seminario, per ricostruirne il percorso occorre integrare i pochi accenni contenuti nel diario con i dati ricavati dalle altre testimonianze. A cominciare dall’inizio. «Sono tornato da iersera, con le prime ombre della sera, in Laterano, insieme con Ruini e Casati. Oggi la nostra piccola brigata si è accresciuta di una nuova recluta: Pietro Nenni, segretario del Partito socialista e direttore dell'””Avanti!””, giornale per ora clandestino. Così con il contatto quotidiano degli esponenti delle maggiori correnti politiche sarà possibile cementare la nostra alleanza e fortificare il Comitato di Liberazione Nazionale» annota Bonomi sotto la data del 19 novembre 1943 (14). Invece secondo monsignor Palazzini, all’epoca coadiutore di monsignor Ronca nella direzione del Seminario e addetto in particolare ai rapporti con gli ospiti politici, il leader socialista era in Laterano già da due mesi essendovi entrato nella seconda metà di settembre (15). Impossibile stabilire chi dei due ricorda male. Ma sicuramente Nenni, pur uscendone spesso per periodi più o meno lunghi (ai primi di maggio trascorre addirittura una settimana a Milano), dall’ottobre-novembre del ’43 sino ai giorni della Liberazione avrà permanentemente a disposizione la sua stanza in Laterano. Le testimonianze e l’aneddotica in proposito sono sin troppo abbondanti. «Ricordo la corsia delle nostre celle in quest’ordine: Saragat, io, De Gasperi, Soleri, Casati, Bonomi, Nenni», scriverà Meuccio Ruini (16), che subito dopo conferma la presenza di Nenni anche durante la notte in cui si era temuta l’irruzione dei tedeschi in Laterano. Deve essere dopo quel falso allarme che Nenni – come ricorda ancora monsignor Palazzini – affidò all’assistente di monsignor Ronca il manoscritto di una storia del Partito socialista che stava scrivendo. (…). Il 24 marzo (proprio il giorno successivo all’attentato di via Rasella che il presidente del Cln, come vedremo, finge di ignorare) Bonomi registra: «Sono tornato ieri sera in Laterano. E’ qui con me il senatore Casati. C’è qui, tutto solo, Pietro Nenni, il delegato dei socialisti. Gli annunzio le mie dimissioni da presidente del Comitato. Stupore ed esortazioni perché io rimanga» (18). Ed è ancora là una settimana dopo quando con Bonomi scrivono il comunicato di condanna per l’eccidio delle Ardeatine. (…) Sandro Pertini, in uno dei suoi frequenti incontri in quei mesi lo aveva avvertito: «il suo rifugio era poco consono con i doveri di un combattente antifascista e un giorno gli sarebbe stato rimproverato» (24). Negli anni e nei decenni successivi la storia del leader del socialismo italiano, fervente rivoluzionario e convinto anticlericale, che se ne sta nascosto in convento «vestito da prete» mentre i suoi compagni e seguaci sono rimasti fuori allo sbaraglio costituirà uno dei motivi ricorrenti della polemica politica. Sono per la maggior parte accuse ingiuste e strumentali. L’ospitalità del Laterano, per Nenni e gli altri dirigenti del Cln, costituiva un rifugio non una fuga. Ogni volta che ne uscivano per svolgere il loro lavoro clandestino rischiavano l’arresto, la deportazione, la morte. Ciò che rimane, a tanti anni di distanza, sconcertante non è tanto la «scelta del convento» quanto il tentativo di nasconderla, o quanto meno di misconoscerne il significato e la portata. Il paradosso del papa che in nome della «santità» di Roma chiede una sorta di salvacondotto per i cittadini della città occupata è Il paradosso nel quale vivono anche i suoi ospiti. Prenderne atto, però, avrebbe significato riconoscere l’ambiguità della situazione; incrinando quella sorta di «storia sacra» dell’antifascismo e della Resistenza che i suoi protagonisti, nel momento stesso in cui la vivevano, stavano elaborando’ (pag 113-115) [(14) Bonomi, ‘Diario di un anno’, cit, pp. 133-34; (15) Palazzini, ‘Il clero e l’occupazione tedesca di Roma’, cit., p. 21; (16) Ruini, ‘Ricordi’, cit., pp. 84-85; (18) Bonomi, ‘Diario di un anno’, cit., p. 163; (24) Il consiglio di Pertini riportato in Zangrandi, ‘1943: 25 luglio – 8 settembre’, cit., p. 802, nota 53]”,”ITAR-269″
“FORCELLA Enzo MONTICONE Alberto”,”Plotone di esecuzione. I processi della prima guerra mondiale.”,”Enzo FORCELLA (1921-1999) giornalista e scrittore, redattore del Mondo, corrispondente de La Stampa, editorialista del Giorno e di Repubblica. E’ stato presidente dell’Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla resistenza. Alberto MONTICONE ha insegnato storia moderna presso la facoltà di scienze politiche dell’Università di Roma La Sapienza “”Una cellula di propaganda socialista”” (pag 213)”,”QMIP-002-FC”
“FORCHIELLI Alberto”,”Muovete il culo! Lettera ai giovani perché facciano la rivoluzione in un Paese di vecchi.”,”Alberto Forchielli (Bologna 1955) è sposato e ha due figli. E’ fondatore e presidente del fondo di private equity Mandarin Capital Partners. Prima ancora è stato consulente di multinazionali, imprese statali, governi e della Banca mondiale. E in qualità di esperto di questioni asiatiche periodicamente viene ascoltato dal Congresso degli Stati Uniti. Ha pubblicato: ‘Trova lavoro subito!’ (2015) e con Baldini e C. ‘Il potere è noisoso’ (2016). “”Una valida alternativa è imparare seriamente una professione manuale, come pasticcere, cuoco, pizzaiolo, potatore, sommelier, enologo, paramedico, badante professionale, maggiordomo, eccetera. Con una regola che deve tornare di moda: l’uso delle mani è ben più nobile di fare, per esempio, il bancario (in via di estinzione). (…) Usate le mani! (…)”” (pag 89-)”,”GIOx-111″
“FORCINA Marisa”,”Rivoluzione permanente e populismo. Ipotesi su Trockij.”,”””Avevamo bisogno del marxismo non solo per farla finita con il populismo che ci aveva appena sfiorati, ma anche e soprattutto per impegnare una lotta senza quartiere contro il capitalismo sul suo stesso terreno”” (Trotsky, La mia vita, p. 148) (in apertura) Volume pubblicato con il contributo del CNR nel quadro del programma di “”Ricerche sul penisero etico-politico contemporaneo”” diretto da G.A. Roggerone. La ‘rivoluzione in permanenza’ di Marx “”Giusti, Maitan, Mandel, tutti rifacentesi ad alcuni passi delle opere di Marx, hanno voluto salvaguardarne la coerenza con le tesi di Trotsky. È stato messo in campo soprattutto il seguente passo di Marx più volte citato e variamente interpretato: «Mentre i piccolo-borghesi democratici vogliono portare al più presto possibile la rivoluzione alla conclusione e realizzando tutt’al più le rivendicazioni di cui sopra, è nostro interesse e nostro compito, rendere permanente la rivoluzione, sino a che tutte le classi più o meno possidenti non siano cacciate dal potere, sino a che il proletariato non abbia conquistato il potere dello Stato, sino a che l’associazione del proletariato non solo in un paese, ma in tutti i paesi dominanti del mondo, si sia sviluppata al punto che venga meno la concorrenza tra i proletari di questi paesi e sino a che almeno le forze produttive decisive non siano tutte nelle mani dei proletari (…). Il loro grido di battaglia deve essere: la rivoluzione in permanenza» (75). Come si vede, il concetto secondo il quale la dittatura del proletariato deve essere rivoluzione in permanenza significa che, come potere politico di transizione, guida, in una continua tensione, la trasformazione della società capitalista in comunista. Si tratta, cioè, del passaggio da una formazione economico-sociale antagonista ad una formazione economico sociale unitaria, attraverso un seguito di riforme incessanti, che colpiscono in modo sempre più ampio e radicale la proprietà privata dei mezzi di produzione e le sovrastrutture sociali, giuridiche e culturali che ne sono l’espressione. Così infatti si legge in un altro passo: «Questo socialismo è la dichiarazione della rivoluzione in permanenza, la dittatura di classe del proletariato, quale punto di passaggio necessario per l’abolizione delle differenze di classe in generale, per l’abolizione di tutti i rapporti di produzione su cui esse riposano, per l’abolizione di tutte le relazioni sociali che corrispondono a questi rapporti di produzione, per il sovvertimento delle idee che germogliano da queste relazioni sociali» (76). Come si legge nelle citazioni sopra riportate, «la rivoluzione in permanenza» di Marx non è che un’espressione e non una teoria, è una locuzione che serve a chiarire esclusivamente un carattere temporaneo e contingente della rivoluzione. La continua tensione cesserà al momento in cui sarà abolita la proprietà privata. «La rivoluzione in permanenza» non è una categoria di fondo del pensiero marxiano, né della sua dimensione rivoluzionaria, ma si inserisce in maniera complementare nel quadro più ampio di tutta la sua problematica. D’altra parte, costituisce un insieme di spunti , per altro quantitativamente assai modesti, che si trovano solo in certi scritti destinati alla polemica o all’azione politica immediata, quale è appunto ‘L’indirizzo del Comitato Centrale della lega dei comunisti’, e di certi scritti storici, quali ‘Le lotte di classe in Francia’ e il ’18 Brumaio’, dove chiaramente, oltretutto, il concetto di rivoluzione permanente non è in alcun modo prioritario, o alternativo nei confronti del resto dell’opera marxiana. Si è anche tentato di far risalire la paternità della teoria a Parvus. Egli, dopo lo scoppio della guerra russo-giapponese del 1904, pubblicò sull’ “”Iskra”” una serie di saggi su ‘Guerra e rivoluzione’, firmati con lo pseudonimo Molotov (77)”” (pag 36-38) [Marisa Forcina, ‘Rivoluzione permanente e populismo. Ipotesi su Trockij’, Messapica, Lecce, 1976] [(75) K. Marx, ‘Indirizzo alla lega dei comunisti’, trad. it., in Marx-Engels, Opere scelte, Roma, 1966, p. 365; (76) Marx-Engels, ‘Le lotte di classe in Francia’, ibidem, p. 463; (77) Cfr J. Deutscher, ‘Il profeta armato, cit., p: 142 e seg. e W. Giusti, ‘Il pensiero di Trockij’, Firenze, 1949, pp. 49-51] “”Trotsky poi, ha ribaltato completamente il rapporto enunciato da Marx e ripreso da Lenin tra democrazia e socialismo. Marx, infatti, aveva previsto in Germania e in Russia una rivoluzione democratica avanzata, che preludeva in modo ravvicinato, alla rivoluzione proletaria (80). I modi o i tempi del passaggio della rivoluzione democratica alla rivoluzione socialista costituiscono il complesso problema che nasce dalle istanze fondamentali del socialismo scientifico: cioè il problema fondamentale della socializzazione dei mezzi di produzione e la socializzazione del potere. È quel processo di «ritmmazione storica» (come viene chiamato con termine suggestivo da U. Cerroni) (81), per mezzo del quale il potenziamento della democrazia politica può costituire una «passerella» per il socialismo (89). Lenin, infatti , aveva negato recisamente la possibilità di un timmediato trapasso dall’autocrazia al socialismo: «Notiamo (…) – egli affermava – che assegnando al governo provvisorio il compito di applicare il programma minimo, la rivoluzione elimina con ciò stesso le idee assurde e semianarchiche dell’applicazione immediata del programma massimo, sulla conquista quali (….) finire (pag 37-38)”,”TROS-032-FGB”
“FORD Ken”,”Rommel sconfitto. El Alamein, luglio 1942. Il cambio della marea.”,”””Dopo undici giorni di combattimenti, e la perdita di 13.560 uomini tra morti, feriti e dispersi, Montgomery aveva vinto la battaglia di El Alamein. Una grande vittoria era stata ottenuta a El Alamein, ma l’inseguimento dell’armata sconfitta di Rommel non fu per l’Ottava Armata il grande trionfo che avrebbe dovuto essere. La Panzerarmee Afrika, disorganizzata, frammentata, demoralizzata e a corto di carburante, era pronta per il colpo di grazia dell’Ottava Armata, di gran lunga superiore. Per tanti motivi, alcuni complessi e reali, altri immaginari e polemici, Montgomery permise alle forze di Rommel di scivolare via lungo la costa. Il 13 novembre Rommel era a Tobruk, e una settimana dopo a Bengasi. Più le forze dell’Asse si dirigevano a ovest, più corte diventavano le loro linee di rifornimento. Non fu una rotta, ma fu una ritirata ben organizzata. Non c’era più alcuna speranza che la Panzerarmee Afrika potesse rimettere insieme abbastanza forze da riprendere l’offensiva. Il suo destino fu definitivamente segnato l’8 novembre quando le armate anglo-americane sbarcarono in Algeria e Marocco ed entrarono rapidamente in Tunisia. Rommel ora aveva un esercito alleato di fronte e uno alle spalle. La fine inevitabile della guerra nel deserto arrivò il 13 maggio 1943 quando tutte le forze dell’Asse che anocra combattevano in Africa si arresero alle forze del generale Eisenhower. Il feldmaresciallo Rommel non era tra loro; la “”volpe del deserto”” era fuggita in Italia per continuare a combattere”” (pag 90-91) Cronologia. 12 agosto 1942. Montgomery arriva in Egitto per prendere il comando dell’Ottava Armata. Alexander ha già assunto il comando come comandante in capo del Medio Oriente al posto di Auchinleck. 31 agosto. Rommel lancia l’attacco finale per penetrare la linea di El Alamein. 1-4 settembre. Dopo due giorni di scontr, le forze dell’Asse non riescono a oltrepassare le robuste difese di Montgomery intorno a Alam Haifa Ridge e Rommel ritira il suo esercito. La sua ritirata è colpita nel fianco dalla Divisione neozelandese, ma il contrattacco viene sventato con perdite minime. Settembre-Ottobre. Rommel fortifica le sue difese e Montgomery continua ad accumulare truppe, pronto allo scontro decisivo sulla linea di El Alamein. 23 ottobre. Montgomery organizza il più massiccio sbarramento di artiglieria mai impiegato in Africa settentrionale e lancia l’operazione Lightfoot. Il XXX Corpo attacca i campi minati settentrionali delle posizioni di Rommel e tenta di liberare un’area per permettere al X Corpo di aprire due corridoi attraverso le difese dell’Asse. Una volta attraversata la linea tedesca, Montgomery intende portare i mezzi corazzati tedeschi a combattere alle sue condizioni. Il XIII Corpo lancia anche attacchi secondari a sud che però falliscono. (…) 1 novembre. Montgomery cambia di nuovo i suoi piani e decide di gettare le sue forze principali sulla linea a sud degli austrialini nell’operazione Supercharge. 2 novembre. La fanteria neozelandese attacca su un fronte di due brigate e infrange le difese tedesche. Un superbo combattimento della 9a Brigata corazzata tiene aperto un varco per permettere ai mezzi corazzati del X Corpo di passare. 3 novembre. La battaglia di logoramento comincia a far vacillare le difese tedesche. (…) 4 novembre. La battaglia di El Alamein è vinta. Le forze dell’Asse in ritirata si concentrano verso la litoranea, dirette verso il confine egiziano. 8 novembre. Le forze anglo-americane comandate dal generale Eisenhower sbarcano in Marocco e in Algeria, quindi passano rapidamente in Tunisia. Rommel ora è stretto quindi tra due contingenti alleati. 23 novembre. Rommel si ritrova a El Agheila, da dove era partito nel gennaio 1942.”,”QMIS-333″
“FÖRDER Herwig SCHMIDT Walter WOLFGRAMM Eberhard PUCHTA Gerhard BEYER Peter OBERMANN Karl BECKER Gerhard ZIESE Gerhard BECK Friedrich”,”Aus der Frühgeschichte der deutschen Arbeiterbewegung.”,”Saggi di FÖRDER Herwig SCHMIDT Walter WOLFGRAMM Eberhard PUCHTA Gerhard BEYER Peter OBERMANN Karl BECKER Gerhard ZIESE Gerhard BECK Friedrich. Contiene il saggio di Gerhard BECKER, La tattica propagandistica dei comunisti nell’ Unione operaia di Colonia (1848-1849) (pag 201)”,”MGEx-168″
“FOREMAN-PECK James”,”Storia dell’ economia internazionale dal 1850 a oggi.”,”FOREMAN-PECK James dopo avere a lungo insegnato storia economica nell’ Università di Hull, è ora Fellow del St. Antony’s College di Oxford. Alcune voci del glossario (pag 600-609): BILANCIA PAGAMENTI GOLD EXCHANGE STANDARD EURODOLLARI MOLTIPLICATORE INTERNAZIONALE PARITA’ POTERE D’ ACQUISTO POLITICHE DI BEGGAR-MY-NEIGHBOUR TEORIA DI HECKSHER-OHLIN VOLATILITA’ ECCESSIVA TASSI DI CAMBIO “”L’area della sterlina era diventata legalmente discriminatoria solo a partire dal 1939, quando la sterlina venne dichiarata non convertibile al di fuori del gruppo di paesi che la usava come normale mezzo di pagamento internazionale. Questo significava che gli stati membri controllavano da vicino i pagamenti effettuati al di fuori dall’area, mentre quelli interni all’area erano relativamente liberi [Patterson 1966, 67-75]. I paesi membri vendevano le entrate in valuta estera, specialmente dollari e oro, al Tesoro del Regno Unito in cambio di sterline, e accettavano di limitare i loro prelievi da questa “”riserva di dollari”” alle somme necessarie per scopi ben determinati – in genere per comprare merci che non si potevano acquistare all’interno dell’area o che qui erano molto costose. Perciò le economie che non facevano parte dell’area della sterlina, quelle meno sviluppate o quelle industriali ebbero grosse difficoltà a vendere i loro prodotti ai paesi membri dell’area della sterlina fino a quando l’area non venne abolita. Nel 1952 il Regno Unito e gli altri membri dell’area avviarono un nuovo tentativo per rendere convertibile la sterlina, che alla fine non ebbe successo, ma non fu nemmeno un disastro come il tentativo effettuato nel 1947. Solo nel 1961 il Regno Unito si assumerà la piena responsabilità della convertibilità esterna della sterlina, come richiedeva il trattato istitutivo del Fondo monetario internazionale””. Gold exchange standard. “”E’ un gold standard modificato nel quale venivano detenute come riserve, al posto dell’oro, valute di altri paesi del sistema convertibili in oro. Riconosciuto per la prima volta negli anni venti, il sistema in alcune circostanze è stato a torto biasimato per le difficoltà incontrate nell’economia mondiale di quegli anni. Il sistema era già operativo negli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale. Il Giappone, ad esempio, deteneva sterline, anziché oro, e guadagnava interessi sulle riserve ufficiali, cosa che non sarebbe successa detenendo oro.”” (pag 601)”,”ECOI-238″
“FORESTER C.S.”,”Nelson.”,”E’ la biografia dell’ Ammiraglio O. NELSON il capo della flotta della marina militare inglese che mise fine alla potenza navale della Francia napoleonica e consolidò la supremazia della potenza navale inglese. L’A ha scritto romanzi storici e utilizza questo mestiere con la capacità di esplorazione degli archivi storici.”,”UKIx-052″
“FORESTIER Louis”,”XVIII° siecle francais. Le siecle des Lumieres.”,”Louis FORESTIER è agregé de Lettres.”,”FRAA-028″
“FORESTIERI Giancarlo MOTTURA Paolo”,”Il sistema finanziario. Istituzioni, mercati e modelli di intermediazione.”,”Giancarlo Forestieri e Paolo Mottura sono professori ordinari di Economia degli intermediari finanziari presso l’Università Bocconi di Milano.”,”ECOT-122-FL”
“FORGIONE Mario”,”I Dieci anni che sconvolsero Napoli. 1789-1799: dalla presa della Bastiglia alla resa di Castel S. Elmo.”,”Mario Forgione è nato a Napoli nel 1933. Giornalista e scrittore ha collaborato e collabora a giornali e riviste tra cui: Il lavoro nel Sud, Roma, La Sicilia, Napoli Oggi, Futura, Itinerario. Ha scritto Campania storica e Campania archeologica, Racconti borghesi. Critico d’arte e di storia, profondo conoscitore di fatti e cose napoletane.”,”ITAB-009-FL”
“FORMAN Michael”,”Nationalism and the International Labor Movement. The Idea of the Nation in Socialist and Anarchist Theory.”,”FORMAN Michael è Visiting Assistant Professor of Politics al Whitman College.”,”INTx-012″
“FORMICA Marina”,”La città e la rivoluzione. Roma, 1798-1799. Serie II, Memorie vol. XXXIX.”,”La Repubblica Romana fu una repubblica sorella della Prima Repubblica francese. Comprendeva parte dei territori dello Stato Pontificio occupati dal generale Louis Alexandre Berthier, che aveva invaso Roma strappandola al dominio temporale di Papa Pio VI il 10 febbraio 1798. Fu proclamata il 15 febbraio 1798 1. Durante il triennio repubblicano, la Repubblica Romana fu governata da una repubblica direttoriale, con consoli e tribuni1. (f. copil.)”,”RISG-127-FSL”
“FORMICHI Carlo”,”India e indiani.”,”FORMICHI Carlo dell’ Accademia d’ Italia. “”Gli indiani hanno, senza dubbio, tante belle qualità, sono buoni, miti, cortesi, prontissimi d’ intelligenza, ma quanto a puntualità, fedeltà alle promesse e capacità nell’ ordinato disbrigo degli affari la mia esperienza mi vieta di lodarli. Fissate una data ora perché un’ automobile vi venga il tal giorno a prendervi a casa e condurvi alla stazione, raccomandate e pregate di non dimenticare l’ ordinazione, ma potete essere sicuri che quel tal giorno, a quella data ora, nessuna automobile si presenterà dinanzi alla porta di casa vostra. Consegnate una lettera per farla impostare, e la lettera non giunge a destinazione semplicemente perché non fu mai impostata. Guai ad affidare un manoscritto nelle mani di qualcuno: novantanove volte su cento va smarrito.”” (pag 195)”,”INDx-086″
“FORMIGARI Lia a cura, scritti di K. MARX F. ENGELS P. LAFARGUE O. BAUER K. KAUTSKY V.I. LENIN J.V. STALIN L. TROTSKY N.Ja. MARR A. GRAMSCI A. CIKOBAVA I. MESCANINOV V. KUDRJACEV M. COHEN B. SEREBRENNIKOV V.Z. PANFILOV M. MARKOVIC G.P. SERDJUCENKO M. CONFORTH A. SCHAFF R.A. BUDAGOV STRUTTURALISMO”,”Marxismo e teorie della lingua. Fonti e discussioni.”,”FORMIGARI Lia Engels e i problemi linguistici. “”Nell”Ideologia tedesca’ il nesso fra linguaggio e prassi è chiaramente sussunto nel rapporto tra relazioni materiali e coscienza (di cui il linguaggio è manifestazione originaria): “”Le rappresentazioni e i pensieri, lo scambio spirituale degli uomini appaiono… come emanazione diretta del loro comportamento materiale. Ciò vale allo stesso modo per la produzione spirituale, quale essa si manifesta nel linguaggio della politica, delle leggi, della morale, della religione, della metafisica, ecc. di un popolo. Sono gli uomini i produttori delle loro rappresentazioni, idee ecc., ma gli uomini reali, operanti, così come sono condizionati da un determinato sviluppo delle loro forze produttive e dalle relazioni che vi corrispondono fino alle loro formazioni più estese. La coscienza non può mai essere qualcosa di diverso dall’essere cosciente, l’essere degli uomini è il processo reale della loro vita”” (K. Marx, F. Engels, L’ideologia tedesca, trad. it., di F. Codino, 1967, p. 13). Ma la coscienza, proprio in quanto coscienza reale (in quanto, cioè, non è mai coscienza “”pura””), è fin dall’inizio linguaggio (Ivi, pp. 20-21). Piu d’un occasionale riferimento, nell”Ideologia tedesca’ indica chiaramente il pensiero di Marx ed Engels sulla nascita del linguaggio insieme con la coscienza, anzi ‘come’ coscienza reale, dalla prassi sociale. Il linguaggio nasce dal bisogno, dal lavoro associato, e ne riflette le vicende. La divisione del lavoro e il distacco dell’attività mentale dall’attività manuale generano anche il divorzio della coscienza e del linguaggo dalla prassi: la coscienza si emancipa dal mondo, il linguaggio dalla vita reale. Lo stesso processo, com’è noto, è descritto nel saggio engelsiano su ‘La parte avuta dal lavoro nell’umanizzazione della scimmia’ sulla falsariga della teoria darwiniana dell’evoluzione, alla quale tuttavia Engels rimprovera l’incapacità di liberarsi dall’influsso ideologico dell’idealismo, che consiste proprio nell’affermazione dell’autonomia della coscienza, nella tendenza a spiegare la storia dell’uomo con il pensiero invece che con i bisogni. Anche altrove Engels si occupa di problemi linguistici: talvolta toccando materie specifiche come la dialettologia (nello scritto ‘Der fränkische Dialekt’ (5) e la grammatica comparata come strumento per lo studio della materia e della forma della lingua (6); talvolta con riferimenti generici alla formazione del linguaggio nell’evoluzione dell’umanità (7). Ma il saggio su ‘La parte del lavoro’ contiene la trattazione certamente più compiuta del nesso tra il modo specificatamente umano di rapportarsi al mondo e la nascita del linguaggio. E’ implicita, nella descrizione che Marx ed Engels fanno del rapporto tra linguaggio e “”vita reale””, una critica del naturalismo che è alla base della linguistica illuminista come dell’economia classica e che aveva attribuito la genesi del linguaggio, come quella della produzione materiale, all’individuo singolo e isolato. Tale naturalismo, “”apparenza estetica delle grandi e piccole robinsonate””, adombra la concezione del singolo nella società borghese, dove l’individuo appunto appare sciolto dai legami naturali con l’aggregato umano cui appartiene, appare “”posto dalla natura stessa””. “”La produzione ad opera dell’individuo isolato al di fuori della società””, scrive Marx, “”è un nonsenso come lo sviluppo di una lingua senza individui che vivano ‘insieme’ e parlino tra loro””. [Lia Formigari, introduzione, ‘Marxismo e teorie della lingua. Fonti e discussioni’, 1973] [(5) Lo si veda in ‘Zur Geschichte und Sprache der deutschen Frühzeit’, Berlin, 1952, pp. 123-52; (6) ‘Antidühring’, Roma, 1968, p. 34; (7) ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato, 1963, p. 51; (8) ‘Introduzione’ a ‘Per la critica dell’economia politica’, in Marx-Engels, Opere scelte, a cura di L. Gruppi, Roma, 1966, p. 714] (pag 10-11)”,”MAES-123″
“FORMIGGINI A.F.”,”Venticinque anni dopo. 31 maggio 1908 – 31 maggio 1933.”,”””Dei Profili sono apparsi a tutt’oggi 120 volumi, i quali costituiscono una enciclopedia biografica comprendente figure essenziali per la coltura generale. Fra gli autori dei profili ci sono i più beni nomi. Non posso citarli tutti (…)”” (pag 11) “”Nell’ autunno del 1911 trasferii la mia sede a Genova. Aveva gli uffici a parecchi metri sul livello del mare, in via Cesare Cabella, proprio al di sopra del Castello Mackenzie che mi godevo molto più io che il legittimo proprietario, perché questi, standoci dentro, non lo vedeva, mentre io me ne deliziavo ogni volta che alzavo gli occhi dal mio lavoro.”” (pag 14-15) “”Quando portai, in una “”radiosa giornata di maggio””, a Gabriele D’Annunzio, il quale, come è noto, era a Genova, una copia di questo libro, egli mi disse: i suoi libri li riconosco da lontano””. (pag 22)”,”EDIx-041″
“FORMIGONI Guido”,”Storia della politica internazionale nell’ età contemporanea (1815-1922).”,”FORMIGONI Guido insegna storia contemporanea nell’ Università IULM di Milano e tiene un corso nella Scuola di specializzazione in Comunicazioni sociali dell’ Università Cattolica. Ha pubblicato ‘I cattolici deputati’ (STUDIUM 1988), ‘L’Azione Cattolica nella Milano del Novecento’ (con G. VECCHIO, RUSCONI 1989), ‘La scelta occidentale della CISL’ (ANGELI 1991), ‘La DC e l’ alleanza occidentale’ (1996) e ‘L’ Italia dei cattolici. Fede e nazione dal Risorgimento alla Repubblica’ (1998).”,”RAIx-103″
“FORMIGONI Guido”,”La politica internazionale nel Novecento.”,”ANTE3-12 Guido Formigoni insegna storia contemporanea nell’Università IULM di Milano. Con il Mulino ha pubblicato “”La Democrazia Cristiana e l’alleanza occidentale”” (1996) “”L’Italia dei cattolici”” (1998) “”Storia della politica internazionale nell’età contemporanea”” (nuova ediz. 2006).”,”RAIx-239″
“FORMIGONI Guido”,”L’Italia dei cattolici. Dal Risorgimento a oggi.”,”FORMIGONI Guido insegna storia contemporanea nell’Università IULM di Milano. “”I vecchi intransigenti dal canto loro, dopo il 1904, si mostrarono anch’essi ormai sempre più convinti che il mantenimento rigido del ‘non expedit’ e della polemica contro le istituzioni divenisse controproducente (…)”” (pag 70)”,”RELC-291″
“FORMIGONI Guido VECCHIO Giorgio”,”L’Azione Cattolica nella Milano del Novecento.”,”Volume dedicato alla memoria di Giuseppe Lazzati ‘maestro dell’Azione Cattolica’ Guido Formigoni (Como, 1958) è uno specialista dell’epoca giolittiana. Giorgio Vecchio (Como, 1950) ha esaminato il primo dopoguerra. Hanno al loro attivo molte pubblicazioni. Entrambi collaborano al Dipartimento di Scienze Politiche e all’Archivio per la storia del movimento sociale cattolico in Italia e dell’Università Cattolica di Milano (1989). ‘Difficoltà e rilancio di fronte al cambiamento sociale’ “”Non va infatti dimenticato che le condizioni dell’intera Chiesa italiana in questo frangente assommavano curiosamente una condizione esteriore di centralità sociale e di vigore organizzativo a una preoccupata riflessione interna, diffusa ben al di là di alcuni ambienti «di frontiera», sulla tenuta del modello pastorale tradizionale. Si cominciavano ad avvertire gli effetti di una fase di notevolissima crescita economica e di veloce mutamento sociale sul costume e la mentalità collettiva. La mobilitazione contro il mondo comunista si rivelava via via più sterile come risposta alle nuove problematiche, ma nello stesso tempo l’incertezza dominante non permetteva di rivedere la fiducia fin lì riposta negli strumenti politici (84). L’AC a livello nazionale proseguiva la sua espansione organizzativa, ma usciva giusto allora da una grossa crisi interna, che aveva contrapposto i rami giovanili maschili alla presidenza Gedda tra 1952 e 1954. Essa aveva avuto un’eco anche pubblica con la «crisi Rossi», e cioè l’allontanamento del presidente nazionale della GIAC [Gioventù italiana di azione cattolica], che aveva incarnato la ricerca di una linea alternativa alla mobilitazione organizzativa proposta da Gedda. Il 1955 vide un notevole mutamento della composizione del collegio degli assistenti, nel tentativo di limitare gli effetti della crisi (85). Ma negli anni immediatamente successivi ritornò varie volte in discussione l’identità stessa dell’AC, sia per gli interventi di polemisti come don Mazzolari o padre Balducci, sia per oscillazioni dello stesso magistero di Pio XII. Non va trascurato nemmeno il fatto che la creazione di nuove strutture come le Consulte per l’apostolato dei laici, all’inizio degli anni Sessanta, tendeva a ridimensionare oggettivamente il ruolo dell’AC nella pastorale (86). Per quanto riguarda Milano, l’arrivo di mons. Montini all’inizio del 1955 segnò senz’altro una svolta notevole sia per il fine diplomatico lanciato in una dimensione pastorale e in un contesto di avanguardia dal punto di vista della modernità, sia per la diocesi abituata a tutt’altro stile e a contenuti pastorali visibilmente diversi”” (pag 124-125)”,”RELC-354″
“FORMIGONI Guido”,”Storia della politica internazionale nell’età contemporanea (1815-1992).”,”Guido Formigoni insegna Storia contemporanea nell’Università IULM di Milano e tiene un corso nella Scuola di specializzazione in Comunicazioni sociali dell’Università Cattolica.”,”RAIx-058-FL”
“FORNARA Simone”,”Breve storia della grammatica italiana.”,”Simone Fornara è dottore di ricerca presso il dipartimento di Studi umanistici dell’Università del Piemonte Orientale. Tra le sue pubblicazioni, alcuni articoli di storia della grammatica su ‘Lingua nostra’ e ‘Lingua e stile’ e le edizioni moderne delle grammatiche di Fortunio.”,”VARx-041-FL”
“FORNARO Pasquale”,”Crisi postbellica e rivoluzione. L’Ungheria dei Consigli e l’Europa danubiana nel primo dopoguerra.”,”Ungheria alla vigilia della rivoluzione, repubblica dei Consigli 1919, Bela KUN, crisi interna ed internazionale, economia e società nella repubblica dei Consigli, grandi riforme, rivoluzione in Austria e Baviera, riflusso rivoluzionario e crisi della KPDO, la Baviera di EISNER. Pasquale FORNARO (Milano, 1949) è ricercatore di storia contemporanea presso la Facoltà di lettere e filosofia dell’Univ di Messina. Si occupa prevalentemente di problemi legati alla realtà politico-sociale dell’Europa centro-orientale e alla storia del movimento operaio in quell’area. E’ autore di una biografia su BELA KUN, contentente un’organica antologia di scritti e discorsi del rivoluzionario ungherese dirigente del Comintern: ‘Bela Kun, professione rivoluzionario’, Rubbettino, 1980.”,”MUNx-004″
“FORNARO Federico”,”Giuseppe Saragat.”,”FORNARO Federico Giuseppe SARAGAT (1898-1988) artefice della svolta di palazzo Barberini luogo della scissione del Partito Socialista all’inizio del 1947. E poi della successiva nascita del Partito Socialista di Unità Proletaria e quindi del Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI). Presidente della Repubblica nel 1964. Tormentoso rapporto con DC e PSDI negli anni delle riforme del centro sinistra. “”A differenza di quello che avviene nel Partito comunista è, quindi, un gruppo dirigente assai variagato, poco coeso e per molti versi inesperto, quello che prende le redini del socialismo italiano all’indomani della conclusione del ventennio fascista. Sul piano strettamente ideologico le ragioni dei contrasti tra la vecchia dirigenza e i “”giovani turchi””, più che nella storica divisione tra riformisti e massimalisti, che non si ripresenta in questi mesi, sono riconducibili alle differenti analisi sulle ragioni della sconfitta del 1921-22, e più in generale sull’incapacità manifestata dalla democrazia borghese nell’affrontare l’attacco fascista. Sicuramente la stessa scelta di abbandonare l’Italia, compiuta nel 1926 dalla maggioranza dei dirigenti socialisti, aveva finito per lasciare a sinistra lo spazio libero ai comunisti, che, a prezzo di grandi rischi personali, avevano deciso di conservare una struttura clandestina interna al fine di mantenere un esile filo di rapporti con le masse operaie. (1)”” [(1) Cfr F. Livorsi, I socialisti come “”Autobiografia della nazione (1892-1992)””, in ‘Socialismo e comunismo’, ne ‘Il Ponte’, n° 5, maggio 1992, pp.34-35] (pag 93)”,”BIOx-281″
“FORNARO Pasquale a cura; saggi di Antoni MACZAK Krzysztof ZAMORSKI Jan HAVRANEK Istvan Gy. TOTH Rade PETROVIC Giuseppe RESTIFO Daniel PANZAC Michela D’ANGELO Marco NOVARINO Nino CHECCO”,”Transizione e sviluppo. Le periferie d’Europa (secc. XVIII-XIX).”,”Pasquale Fornaro, docente di Storia dell’Europa orientale presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Messina. Ha pubblicato pure ‘Risorgimento italiano e questione ungherese (1849-1867)’ (1996).”,”EURC-003-FSD”
“FORNI Eugenio”,”L’ Internazionale e lo Stato. Studi sociali.”,”””la storia della rivoluzione icariese, sembra una parodia di ciò che successe in Francia ne’ primi mesi del 1848″” (pag 266)”,”SOCU-107″
“FORNI Enrico M.”,”Introduzione a ‘De America’. Volume primo.”,”””Nel 1920 compare ‘Social Forces in American History’, di Algie M. Simons, un testo di storia sociale in chiave marxista e «ortodossa». Simons prende posizione anche sulla guerra civile (21). La sua tesi è semplice. Lo sviluppo del Nord Ovest capitalista segnerà il destino del Sud che, quando vide la vittoria elettorale conseguita nel 1860 dai repubblicani, non potè che decidersi per la secessione. «La guerra civile, perciò, fu una semplice disputa per potersi assicurare il possesso del bastone di comando del governo nazionale». Naturalmente Simons combatte la tesi tradizionalista: «Dire che il partito repubblicano o che la guerra civile fu fatta per abolire la schiavitù come tipo di proprietà mobiliare, non è altro che ripetere una favola inventata circa una decina di anni dopo la fine della guerra come modo per giustificare il partito della plutocrazia e per mantenere la sua superiorità» (22). Una simile analisi non è che una semplificazione, e diciamo pure banalizzazione di quanto aveva detto Marx. Innanzi tutto Marx non si era limitato ad affermare che «la guerra civile fu combattuta perchè la classe capitalista possa comandare» (23). Come già aveva fatto quando si era addentrato nell’indagine empirica circa i fatti di Francia (per esempio: il termine teorico «classe dirigente borghese» era stato usato come correlato di termini descrittivi diversi, ognuno dei quali copriva ben definiti settori della realtà sociale, cioè la borghesia terriera, quella finanziaria e quella industriale, tutte distinte dal gruppuscolo di repubblicani idealisticheggianti che non apparteneva alla borghesia capitalistica in virtù della sua base economica, ma che faceva comunque parte della borghesia), nella sua relazione sulle cause della guerra civile, Marx ci dà il quadro di una realtà molto più complessa. È lo stesso Marx, per esempio, che ci dice come il primo candidato del partito repubblicano, Frémont, fosse un pro-abolizionista (sottolineando così un elemento ideologico). Inoltre, nella descrizione che Marx compie per mettere in luce le cause della guerra civile e nell’analisi ove indica i risultati della medesima, egli non confonde i due livelli di argomentazione: nella sua analisi cioè, il senso di un processo (che si può cogliere muovendo dal suo risultato) non si trasforma nella sua causa. Marx mostra di intendere benissimo che la scelta della «conseguenza terminale» di una serie di eventi attiene al livello della interpretazione (vale a dire: intende che la scelta delle conseguenze terminali diverse riguardanti un medesimo periodo storico esprime la diversità delle angolazioni interpretative), laddove la determinazione delle connessioni causali attiene invece al livello della spiegazione. La scelta di Frémont, la piattaforma elettorale del partito repubblicano per le elezioni del 1860, favorevole a proibire una ulteriore estensione della schiavitù, pur comparendo come cause attinenti all’«elemento soggettivo» nel processo di eventi, non possono non essere annoverate come cause della secessione. La confusione di causa con effetto, compiuta da Simons, provocherà una critica troppo facile da parte della storiografia antimarxista. Se il risultato della guerra civile portò a una crescita di potere da parte dei «capitalisti del Nord», e se ciò, come fa Simons, è interpretato come la causa della guerra civile, diventerà poi un gioco invalidare la spiegazione – e molti storici lo tenteranno – mostrando che forse la guerra non fu così benefica per il Nord; ma mostrando, anzi, con dati probanti, che ne ritardò lo sviluppo. Naturalmente, chi seguiva questa interpretazione escludeva in anticipo la possibilità di una pianificazione nei tempi lunghi da intendersi come variante della «teoria del complotto»: una pianificazione che da un lato prevedesse la consapevolezza da parte della maggioranza che la proibizione dell’estensione della schiavitù avrebbe implicato la fine della società schiavista e dall’altro accettasse il ritardo dello sviluppo, in vista di un bene maggiore garantito dalla futura unificazione del sistema”” (pag XXVIII-XXX) [Enrico M. Forni, Introduzione a ‘De America’. Volume primo, Silva editore, Roma, 1971] [(21) Algie Simons, ‘The Civil War and the Class Struggle’, in “”Causes of the Civil War”” (a cura di Kenneth Stamp), Englewood Cliffs, 1959; (22) Id., op. cit., p. 61; (23) Id., op. cit., p. 62. Vedi su Simons: W.A. Glaser, ‘Algie Martin Simons and Marxism in America’, in “”Mississippi Valley Historical Review’, vol. XLI, 1954] “”Cerchiamo la vera risposta marxiana, perché intorno a essa si organizza tutto il suo discorso e il suo procedimento analitico. Nella corrispondenza inviata alla ‘Wiener Presse’ del 7 novembre 1861 Marx scrive: «La presente lotta tra Nord e Sud non è perciò altro che una lotta tra due sistemi sociali, tra il sistema della schiavitù e il sistema del lavoro libero. La lotta si è scatenata perché i due sistemi non possono vivere più a lungo pacificamente uno accanto all’altro nel continente nord-americano. Può solo esser conclusa con la vittoria di un sistema su un altro». Da questa affermazione può aver inizio e quindi essere effettuata una analisi e proprio perché è di qui che Marx ‘piglia le mosse’, il suo discorso si differenzia da quello degli storici successivi che riusciranno al massimo a ‘concludere’ che la guerra fu la conseguenza di uno scontro tra sistema capitalistico e sistema agrario. In tutti i suoi interventi è evidente l’interesse di Marx per una analisi in termini di classe che permetta di cogliere la struttura complessa e la dinamica di questi due sistemi sociali. È vero che egli non analizza in profondità come la schiavitù formò la base della società del Sud, ma è altrettanto chiaro che per lui la schiavitù fu tutt’altro che una semplice «questione» e che è proprio tutto ciò che si costituisce come proiezione di due modi di produzione diversi (e non una pura e semplice motivazione economica) che spiega il conflitto tra Nord e Sud. Il che, poi, è naturale da parte di chi si è sempre rifiutato di prendere sul serio l’economico puro e ha indicato l’economico-sociale come la variabile indipendente che deve svolgere una funzione di privilegio in ogni interpretazione e quindi spiegazione del processo storico. La schiavitù è vista da Marx come la piattaforma su cui si erige il potere della oligarchia del Sud; di qui il suo tentativo di osservare da vicino il sistema delle piantagioni (in un articolo calcola il numero di schiavi che dovevano esserci in certe contee del Sud), quasi a voler stabilire quali variazioni interpretative alle categorie del suo sistema socio-economico dovessero apportarsi, alla luce di questa specifica situazione storica; di qui, ancora, l’esigenza che egli ha di cogliere l’intima connessione che vi è tra la schiavitù stessa e il mondo sovrastrutturale in cui la società del Sud si configura. (…) Il carattere specifico che Marx attribuisce alla forma di società del Sud può essere pienamente compreso solo però se si tiene presente quanto Marx dice sul modo di produzione capitalistico e sul colonialismo in opere precedenti, a partire dalla ‘Miseria della filosofia’ fino ai ‘Grundrisse’ (ove, nella parte terza, sezione seconda, là dove tratta di Wakefield, Marx dà in anticipo lo schema dell’ultimo capitolo nel primo volume del ‘Capitale’, «La moderna teoria della colonizzazione»)”” [pag LX-LXI-LXIII-LXIV] [Enrico M. Forni, Introduzione a ‘De America’. Volume primo, Silva editore, Roma, 1971]”,”MADS-003-FGB”
“FORNO Mauro”,”Informazione e potere. Storia del giornalismo italiano.”,”FORNO Mauro insegna storia del giornalismo e della comunicazione poltiica e Storia dei media e del giornalismo nell’Università di Torino. Ha dedicato le sue ricerche alla storia del fascismo, del movimento cattolico e del giornalismo dell’800 e del ‘900. “”Lo scandalo della Banca Romana, clamorosamente esploso sul finire del 1892, pose per la prima volta sotto gli occhi dell’opinione pubblica l’esteso sistema clientelare venutosi a creare, nel corso degli ultimi decenni del secolo, tra il mondo della stampa e gli ambienti finanziari, bancari e politici. Come sappiamo da varie ricerche, dopo il 1887 i maggiori istituti di emissione italiani iniziarono a garantire cospicui sussidi a testate e giornalisti in cambio di campagne di stampa a tutela dei propri interessi (127). Tali campagne, negli intendimenti dei promotori, avrebbero dovuto indurre una modificazione del progetto di legge per il riordino del sistema bancario nazionale. Tra il 1888 e il 1892 la Banca Romana corrispose oltre 765.000 lire a vari giornalisti e una decina di testate, tra cui spiccavano “”Il Popolo Romano””, “”La Nazione”” e il “”Capitan Fracassa””. I risultati delle indagini, svolte da una Commissione parlamentare d’inchiesta, furono resi pubblici nel novembre 1893 (128) e rivelarono – almeno in parte – i termini di questo vasto intreccio, che coinvolse alcuni giornalisti e direttori di primo piano, come Carlo e Primo Levi, Giacomo Leoni, Ruggero Bonghi, Eugenio Sacerdoti, Baldassarre Avanzini, Edoardo Arbib e Costanzo Chauvet. (…) Il ruolo di primo piano svolto nella vicenda da uomini come Costanzo Chauvet, Giuseppe Turco, e soprattutto Carlo Levi fu ampiamente accertato. In particolare fu provato che quest’ultimo aveva ricevuto «dalla Banca Romana oltre lire mille ogni semestre per le sue rassegne finanziarie nella Nuova Antologia» e «lire 148.000 in cinque anni per avere accettato di dirigere una campagna giornalistica in favore (…) della Banche». Qualche tempo dopo, nel quadro degli sviluppi dell’inchiesta sulla Banca Romana, uno dei personaggi coinvolti nella vicenda, Costanzo Chauvet, fu arrestato per truffa aggravata e continuata ai danni dell’erario”” (129). (pag 51-52) [(128) Camera dei Deputati, ‘Relazione della Commissione d’Inchiesta parlamentare sulle Banche, Roma, 1893 (…); (129) S. Turone, Corrotti e corruttori dall’Unità d’Italia alla P2’, Laterza, Roma, 1984, p. 7]”,”EDIx-165″
“FORNO Mauro”,”Fascismo e informazione. Ermanno Amicucci e la rivoluzione giornalistica incompiuta (1922-1945).”,”Mauro Forno, Dipartimento di Storia dell’Università di Torino.”,”EDIx-198″
“FORNO Mauro”,”Fascismo e informazione. Ermanno Amicucci e la rivoluzione giornalistica incompiuta (1922-1945).”,”Mauro Forno, dottore di ricerca in storia contemporanea, lavora presso il Dipartimento di Storia dell’Università degli Studi di Torino. Ha pubblicato pure ‘Rinnovamento cattolico e stabilità sociale’ (Torino, 1997) e ‘La stampa cattolica alla prova del fascismo’ (Contemporaneo, IV, 2003)”,”ITAF-006-FMB”
“FORREST Alan”,”La Rivoluzione francese.”,”FORREST Alan insegna storia moderna nell’ Università di York. Tra i suoi libri ‘Conscripts and Deserters (1989) e ‘Soldiers of the French Revolution’ (1990).”,”FRAR-330″
“FORREST Alan”,”Great Battles. Waterloo.”,”FORREST Alan: nato nel 1945, Professore Emerito di Storia Moderna presso l’Università di York. Numerosi lavori sulla storia della Rivoluzione francese e dell’epoca napoleonica, sulla storia degli eserciti e delle guerre francesi. <> (trad. d. r. dal risvolto di copertina). prefazione di Hew STRACHAN (nato 1949) storico e militare scozzese, molti lavori sull’Amministrazione della British Army e sulla storia della Prima guerra mondiale). La presente copia è stata ritirata dalla Biblioteca di Glasgow.”,”FRAN-109-FSL”
“FORSTER Edward M.”,”Passaggio in India.”,”E.M. Forster nato a Londra nel 1879. Ha compiuto due viaggi nella colonia nel 1912 e 1922. Il suo romanzo è apparso nel 1924. E’ morto nel 1970. “”Alla maggioranza delle creature viventi importa assai poco quello che desidera o decide la minoranza che si definisce umana. La più gran parte degli abitanti dell’India non si cura di come l’India è governata. Nemmeno in Inghilterra gli animali inferiori si preoccupano dell’Inghilterra, ma ai tropici l’indifferenza è più evidente, il mondo inarticolato è più a portata di mano e più pronto a riprendere il sopravvento non appena gli uomini sono stanchi”” (pag 123)”,”INDx-137″
“FORSTER Edward Morgan”,”Maurice. Romanzo.”,”Edward Morgan Forster (1879-1970) scrittore e autore di ‘A passage to India’ (1924).”,”VARx-053-FRR”
“FORSYTH Douglas J.”,”La crisi dell’ Italia liberale. Politica economica e finanziaria 1914-1922.”,”FORSYTH, nato nel 1942, è Prof di storia al MIT (Massachusetts Institute of Technology) e socio del Centro di Studi Europei all’ Harvard University.”,”ITAE-024″
“FORTE Carlo”,”Analisi storica della rendita urbana.”,”””La proprietà fondiaria è la barriera che non consente alcun nuovo investimento di capitale sulla terra fino allora non coltivata o non affittata senza ottenere una imposta e cioè senza pretendere una rendita”” (Marx) (pag 3).”,”ITAE-072″
“FORTE Francesco”,”Manuale di economia politica.”,”Francesco FORTE (1929) è nato in Lombardia. Insegna scienze delle finanze e politica economica all’ Università di Torino.”,”ITAE-074″
“FORTE Carlo”,”Analisi storica della rendita urbana.”,””” (…) Davide Ricardo (‘On the Principles of Political Economy and Taxation’, London, 1817) nel 1817 così spiegava la genesi della rendita: “”Si paga una rendita per l’uso (del terreno) perché col progredire della popolazione si devono coltivare terreni di qualità inferiore o siti meno vantaggiosamente. Quando, progredendo la società, si sottopone a coltura la terra di secondo grado di fertilità, si manifesta immediatamente la rendita della terra di prima qualità: l’importo di tale rendita dipende dalla differenza di qualità di queste due parti della terra. Quando si sottopone a coltura la terra di terza qualità, la rendita si manifesta immediatamente nella terra di seconda qualità: come nel caso precedente, essa è regolata dalla differenza che passa tra i loro poteri produttivi. Aumenta, contemporaneamente, la rendita della terra di prima qualità, la quale è sempre necessariamente superiore alla rendita della terra di seconda qualità, in ragione della differenza che passa tra quanto esse producono con una data quantità di capitale e lavoro. Ad ogni successivo stadio del progredire della popolazione, che costringe un paese a far ricorso a terreni di qualità peggiore per permettergli di provvedersi dei beni agricoli che gli occorrono, aumenta necessariamente la rendita di tutti i terreni più fertili””. Alla enunciazione ricardiana faceva seguito la critica del Carey (H.C. Carey, Principles of Political Economy, Filadelfia, 1837-1840) che partiva dalla constatata priorità con la quale, nello sviluppo storico della economia agraria nord americana, si erano sfruttati i terreni meno fertili ma più vicini alla costa nei confronti dei terreni interni più fertili. Fu merito di Von Thünen (J. Von Thünen, Der Isolierte Staat, Hamburg, 1826, pp. 212-213) aver chiarito che, nella analisi della rendita, la differente produttività dei terreni non andava considerata soltanto in relazione alle loro caratteristiche agronomiche di fertilità ma anche per la differente influenza dei costi di trasporto dei prodotti, conseguente alla diversa posizione dei terreni nei confronti dei mercati di consumo. Il Von Thünen proponeva quindi, nella analisi della rendita, anche l’aspetto “”urbano”” del fenomeno riportando nella sua opera che “”se indaghiamo sui motivi per cui la rendita del terreno aumenta avvicinandoci al centro della città, troveremo che si tratta della minor fatica, della maggior convenienza e della riduzione della perdita di tempo per motivi di lavoro””. Pur accettando l’impostazione teorica ricardiana della rendita “”differenziale””, Carlo Marx intuisce la coesistenza di rendite “”assolute”” derivanti dalla scarsità della terra, conseguente alla proprietà privata di tale fattore naturale. La mancanza di terre fertili ed accessibili porta al dispiegarsi di rendite anche per i terreni di minore produttività. Sugli effetti del regime di proprietà privata delle terre nella formazione delle rendite assolute, così si esprime Marx (C. Marx, Il Capitale libro III (ried. Roma 1968, vol. VI, p. 322): “”La proprietà fondiaria è la barriera che non consente ad alcun nuovo investimento di capitale sulla terra fino allora non coltivata o non affittata senza ottenere una imposta e cioè senza pretendere una rendita””. Nella storia del pensiero economico si ritrova comunque per la prima volta una analisi dei valori dello spazio urbano con l’opera di Alfredo Marshall (A. Marshall, Principles of Economics, London, 1890). In precedenza Adamo Smith, nella visione della improduttività del terreno urbano, aveva ricollegato la genesi del suo prezzo alla situazione di monopolio dei proprietari, anticipando indirettamente l’enunciazione marxiana della rendita assoluta. Marshall intuisce che i valori dei terreni urbani “”sono il risultato indiretto del progresso generale della società”” e che essenzialmente si compongono di “”valori di situazione”” e cioè del valore monetario dei vantaggi differenziali di una posizione rispetto alle altre. Tale “”valore di situazione””, derivante prevalentemente da azioni e da investimenti pubblici, diminuito del valore agricolo di un terreno analogo ma privo di vantaggi posizionali, corrisponde alla attualizzazione di rendite di posizione. Il Marshall inoltre intravede la correlazione tra le tipologie edilizie ed i valori delle aree urbane in quanto che “”una persona che progetti la costruzione di una fabbrica, se il terreno è a buon mercato, ne prenderà molto: se è caro ne prenderà meno e costruirà un edificio alto””. Tale correlazione era denunciata nel 1889 dal Sitte (C. Sitte, L’arte di costruire città, ried. Milano 1953, a cura di L. Dodi) che considerava i prezzi delle aree come causa della loro esasperata utilizzazione e, quindi, della decadenza architettonica della città””. (pag 4-5) [Carlo Forte, Analisi storica della rendita urbana, 1970]”,”ECOT-032-FPA”
“FORTE Francesco a cura, collaborazione di Donatella BARILE Roberta BARILE Enrico CIRILLO Antonio COSSA Giulio MANZELLA”,”Storia dello sviluppo economico e industriale italiano nel ‘900.”,”La 1° parte dedicata ai periodi storici è di Francesco Forte, la 2° parte dedicata alle imprese e agli imprenditori è compito degli altri autori”,”ECOG-039″
“FORTE Francesco FERRARI Francesco INDOVINA Francesco MALFATTI Eugenia MARIANI Isidoro Franco”,”Analisi metodologica delle statistiche economiche in Italia. Agricoltura, industria, valore aggiunto, salari, occupazione.”,”Francesco Ferrari professore incaricato di economia matematica presso l’Università di Camerino e lavora presso il Laboratorio di economia politica all’Università di Torino. Francesco Indovina, docente dell’Università di Venezia, che ha lavorato per vari anni presso l’Istituto lombardo di studi economici e sociali di Milano, precisamente nel campo dell’analisi del valore aggiunto, mediante l’utilizzazione sia delle rilevazioni nazionali disponibili sia delle ricerche particolari dell’Istituto per la Lombardia. L’indagine sulle statistiche salariali è stata svolta da Eugenia Malfatti e da Isidoro Franco Mariani, che affrontano questa tematica, si può dire quotidianamente rispettivamente presso la Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno) e presso l’Ufficio di statistiche del lavoro dell Confederazione generale italiana dell’industria.”,”STAT-010-FL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. First Part – To the close of the Seven Years War. Vol. I.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-074-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. First Part – To the close of the Seven Years War. Vol. II.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-075-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Second Part – From the close of the Seven Years’ War to the Second Peace of Paris. Vol. III. 1763-1793.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-076-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Second Part Continued – From the Fall of the Bastille to the Peace of Amiens. Vol. IV – Part I. 1789-1801.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-077-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Second Part Continued – From the Fall of the Bastille to the Peace of Amiens. Vol. IV – Part II. 1789-1801.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-078-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Second Part Continued – From the Renewal of the War to the Evacuation of Rio de la Plata. Vol. V – 1803-1807.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-079-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. From the Expedition to Egypt, 1807, to the Battle of Coruña, January 1809. Vol. VI – 1807-1809.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-080-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Vol. VII – 1809-1810.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-081-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Vol. VIII – 1811-1812.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-082-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Vol. IX – 1813-1814.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-083-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Vol. X – 1814 – 1815.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik). Volume intonso”,”QMIx-084-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Vol. XI – 1815-1838.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-085-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Vol. XII – 1839-1852.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik). Volume intonso.”,”QMIx-086-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Vol. XIII – 1852-1870.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik). Volume intonso.”,”QMIx-087-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Maps and Plans. Vol. IV.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-088-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Maps and Plans. Vol. VII.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-089-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Maps and Plans. Vol. VIII.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik).”,”QMIx-090-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Maps and Plans. Vol. IX-X.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik). Volume intonso”,”QMIx-091-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Maps and Plans. Vol. XII.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik). Volume intonso.”,”QMIx-092-FSL”
“FORTESCUE John William, The Hon.”,”A History of the British Army. Maps and Plans. Vol. XIII.”,”FORTESCUE John William, The Honourable Sir John William Fortescue KCVO FRHistS (28 December 1859 – 22 October 1933)[1] was a British military historian. He was a historian of the British Army and served as Royal Librarian and Archivist at Windsor Castle from 1905 until 1926 (wik). Volume intonso.”,”QMIx-093-FSL”
“FORTI Simona”,”Il totalitarismo.”,”La FORTI insegna storia del pensiero politico all’ Università del Piemonte Orientale. Si è occupata di filosofia politica contemporanea. Ha scritto alcuni libri tra cui ‘Hanna Arendt tra filosofia e politica’. “”Fondatore nel 1948, con Cornelius Castoriadis e Jean-Francois Lyotard, della rivista “”Socialisme ou Barbarie””, in quegli anni Lefort ha di mira soprattutto una critica delle tesi formulate da Trotsky nella ‘Rivoluzione tradita’. In particolare, Lefort, Castoriadis e Lyotard, contestano l’ assunto che riconosce le “”basi socialiste dell’ Urss””; rifiutano l’ identificazione della burocrazia con una casta parassitaria e non circoscrivono il totalitarismo ai soli metodi dela “”degenerata”” classe burocratica””. (pag 97)”,”TEOP-165″
“FORTI Marco PAUTASSO Sergio a cura; scritti di VITTORINI BALBO SARTRE FORTINI GIOLITTI FERRATA GATTO MOUNIER ONOFRI CANTONI ROSTAND PRETI GIONA FORTINI CALVINO FERRATA DEL-BOCA ELUARD RISI PANDOLFI DE-BEAUVOIR TERRA TREVISANI DEL-BUONO BO RAGO RUSSELL BELLINTANO LUKACS TERZI GIGLIO MAC-LEISH GATTO MARCHESI BANFI JIN-SCII JEMOLO CAPRONI BRANCATI PRATOLINI”,”””Il Politecnico””. Antologia.”,”Scritti di VITTORINI BALBO SARTRE FORTINI GIOLITTI FERRATA GATTO MOUNIER ONOFRI CANTONI ROSTAND PRETI GIONA FORTINI CALVINO FERRATA DEL-BOCA ELUARD RISI PANDOLFI DE-BEAUVOIR TERRA TREVISANI DEL-BUONO BO RAGO RUSSELL BELLINTANO LUKACS TERZI GIGLIO MAC-LEISH GATTO MARCHESI BANFI JIN-SCII JEMOLO CAPRONI BRANCATI PRATOLINI Antonio Banfi, Il pensiero di Lenin, pag 378-380. Surrealismo (dal francese surréalisme, che significa “”al di sopra, al di là della realtà). Le origini ‘Dada’. Movimento sorto in Francia nel 1924, ad opera di André Breton e a seguito di altri movimenti, il s. è una forma estrema dell’ irrazionalismo romantico. (…) I surrealisti vollero essere, e furono, dei rivoluzionari; la loro adesione al Partito Comunista fu dettata (…) da una sincera volontà di distruggere la società borghese. Per essi, che non volevano essere dei letterati, l’ azione era necessaria: e in più di una occasione dettero prova di questa loro decisa volontà di operare sulla realtà. Ma non erano gli uomini adatti per sottostare alla disciplina di un partito. Nel 1931, infatti, scoppia lo scandalo Aragon. Il poeta, inviato al II Congresso degli scrittori rivoluzionari a Karkhov per sostenervi le tesi surrealiste, accetta invece quelle ufficiali del partito che condannavano insieme al trotskismo politico l’ idealismo filosofico e la psicoanalisi, venendosi così a trovare in contrasto con i suoi amici. La lunga polemica si conclude con l’ uscita di Aragon dal gruppo surrealista e (nel ’33) con l’ esclusione di Breton, Eluard e Crevel dal partito comunista. Da allora, policamente, i surrealisti non cesseranno di combattere il fascismo, in Francia, in Spagna, ecc. Ma, rimanendo fedeli alla parola d’ ordine di “”trasformare la guerra imperialista”” in “”guerra civile”” si avvicineranno insensibilmente al trotskismo (1938: incontro di Breton con Trotsky, al Messico).”” (pag 182-184, R.I.)”,”EMEx-057″
“FORTI Umberto”,”Einstein, il pensiero. Concetti fondamentali ed evoluzione storica.”,”I primi passi della teoria della relatività. “”Newton postulò uno ‘spazio assoluto’ (e così anche un ‘tempo assoluto’) rispetto al quale risultano verificate le leggi della dinamica, e naturalmente anche il principio di inerzia; ma si guardò bene dal precisare empiricamente dove e quale fosse questo spazio. In realtà esso non resta che un’ipotesi metafisica (“”sensorium Dei””, lo diceva Newton), un puro dogma il cui compito è quello di conferire un significato ai principi della dinamica. Ovviamente, come ogni dogma, falliva il proprio compito: non faceva che imporre un divieto di pensare oltre. Per questo vi si oppose Leibniz – specie nelle celebri lettere a Clarke – sostenendo che lo spazio assoluto non esiste, che un moto rettilineo comunicato a tutti i corpi non avrebbe alcun senso (stupenda interpretazione positiva del principio di relatività di Galileo!), che il moto dei corpi non può avere altro significato che quello di un mutamento osservabile dei loro rapporti…””. (pag 63-64)”,”SCIx-267″
“FORTI Simona”,”Vita della mente e tempo della polis. Hannah Arendt tra filosofia e politica.”,”Simona Forti si é laureata in filosofia presso l’Università di Bologna e ha conseguito il dottorato di ricerca in storia del pensiero politico presso l’Università di Torino. Ha svolto attività di ricerca alla New School for Social Research di New York e al Dipartimento di Studi politici dell’Università di Torino. Ha curato l’opera di G. Leibholz, ‘La rappresentazione nella democrazia’, Giuffré, Milano, 1989. “”Marx, ma anche Lenin, sono stati decisamente trasformati da Stalin”” (Arendt) (pag 193)”,”FILx-012-FMB”
“FORTICHIARI Bruno a cura di Iniziativa Comunista”,”Antologia di scritti.”,”Alla fine del fascismo differenti furono le scelte individuali dei ‘vecchi compagni’. BORDIGA a Napoli non è dell’idea di contrapporre una nuovo partito al PCI e incita allo studio. DAMEN e MAFFI a Milano fondano il Partito Comunista Internazionalista che nel 1945 ha sedi affollate ma subisce un grave insuccesso elettorale nel 1946. FORTICHIARI e REPOSSI chiedono la riammissione al PCI (il tergiversare del PCI spingeranno REPOSSI ad entrare nel PSI).”,”MITC-009″
“FORTICHIARI Bruno; a cura di Luigi CORTESI”,”Comunismo e revisionismo in Italia. Testimonianza di un militante rivoluzionario.”,”‘Lo scritto di Bruno FORTICHIARI qui pubblicato con il titolo ‘Appunti per la storia della Sinistra Comunista’ è nato dalla sua collaborazione con un collettivo politico milanese che opera per l’ unificazione dei gruppi della Sinistra Comunista’”,”MITC-037″
“FORTICHIARI Bruno, intervista di Luigi CORTESI”,”Intervista sulla storia del Partito e del movimento comunista.”,”””Era chiaro, Gramsci non è che abbia imbrogliato. Gramsci non nascondeva questo suo atteggiamento, non è stato nemmeno per la scissione come l’ intendevamo noi. Lui sapeva che noi, io e Bordiga soprattutto, eravamo disposti a rompere con la massa del partito anche se avessimo dovuto sacrificare la maggioranza del partito, perché sapevamo che Serrati non ci sarebbe venuto. Sapevamo quanto era influente sul partito, era anche direttore dell’ “”Avanti!””; lo sapevamo perché Sarrati era stato molto preciso con noi e sempre molto leale. Lui non avrebbe rinunciato a neanche un pezzettino del partito perché ci teneva molto a conservare l’ unità. Lui ha sempre detto: “”Noi siamo con l’ Internazionale, questo è stato sostenuto dal Congresso, accettiamo i 21 punti dell’ Internazionale Comunista, però vogliamo il tempo per potere applicare, specialmente nei riguardi dei riformisti, quello che i 21 punti esigono””. (pag 9) “”Anzi ad un certo momento la maggioranza della Sezione di Torino era in questa situazione molto strana, che sul terreno sindacale accettava Gramsci e sul terreno politico era con Bordiga; la maggioranza della Sezione torinese era astensionista””. (pag 9) “”C.: Insomma l’ espulsione nel 1929 ti danneggiò perché dimostrava che tu eri ancora legato al partito. F.: Era una conferma di questi rapporti perché la deliberazione era attuale: infatti molti compagni hanno detto: “”Ma questa è una denuncia alla polizia che ti fa il partito””. (pag 27) “”C. Eppure il tuo successivo riavvicinamento a PCI fra il ’43 e il ’45 potrebbe far pensare che tu avessi ricominciato a coltivare speranze nell’ Unione Sovietica. F.: No, non pensavo all’ URSS allora; ma alle sorti della rivoluzione in Italia. Quando nel 1943 io faccio la domanda, di rientrare nel PCI, subito dopo la caduta del regime fascista, la faccio con la riserva che il PCI “”sia ancora quello di Livorno””. (pag 33)”,”MITC-053″
“FORTICHIARI Bruno; a cura di Luigi PISANI”,”Bruno Fortichiari. In memoria di uno dei fondatori del PCd’I.”,”Il libro raccoglie articoli di FORTICHIARI e documenti sulla sua attività politica. I titoli in maiuscolo riguardano i primi, quelli in minuscolo sono redazionali. “”Tuttavia, per quanto gli Arditi del Popolo si impegnassero in scontri spesso vittoriosi contro i fascisti, sorgevano ben presto difficoltà dello stesso Secondari a mantenerne il comando, accanto al mancato appoggio della Confederazione Generale del Lavoro, all’ attività repressiva delle forze di polizia, ai problemi finanziari. Al momento della firma del precario “”Patto di pacificazione””, già sopra citato, fra socialista e fascisti, l’ associazione era già in stallo. Nell’ ottobre 1921 Secondari era estromesso dagli Arditi del Popolo e in novembre il grosso del movimento era praticamente esaurito. Gli Arditi del Popolo, con la loro azione di difesa contro gli attacchi fascisti avevano attirato subito l’ attenzione delle organizzazioni di base del PCd’I. Comunisti di base furono fra gli iniziatori del movimento a Torino, a Genova e a Sarzana. A Pisa alla testa di quattro squadre vi erano comunisti, ad Ancona vi erano comunisti e anarchici, a Roma i postelegrafonici, come abbiamo detto, erano comunisti””. (pag 123)”,”ELCx-080″
“FORTICHIARI Bruno”,”Comunismo e revisionismo in Italia. Testimonianza di un militante rivoluzionario.”,”Associazione culturale Mimesis Milano Libro dedicato a Gastone BONI che conobbe da giovane Bruno FORTICHIARI e per lungo tempo gli fu accanto come allievo amico e compagno. A pag 199 si cita Lotta Comunista (a proposito di Azione Comunista) “”Il manifesto di Zimmerwald fu per noi molto importante non tanto per il contenuto, perché non era una presa di posizione molto precisa, molto netta. In fondo si è saputo dopo che Lenin lo aveva accettato come inizio di una nuova organizzazione internazionale, ma che anche lui aveva le sue riserve. Però dato il momento – la guerra era già cominciata – noi avevamo già preso un certo slancio, specialmente in occasione della espulsione di Mussolini. Poco dopo il manifesto di Zimmerwald viene quello di Kienthal che era più netto, più preciso, e successivamente arrivarono le notizie dalla Russia. In quel periodo Bordiga aveva già preso pubblicamente una posizione netta e precisa. Io non potevo fare altrettanto perché la Federazione aveva sì un giornale settimanale ma il direttore del giornale era il compagno Bellone che era sì vicino a noi ma non accettava totalmente i criteri della tendenza rivoluzionaria. Lazzari ad un certo punto capisce il malcontento del partito per l’ atteggiamento tenuto dalla Direzione. La neutralità stabilita dalla Direzione aveva qualche riserva che non soddisfaceva e siccome giungeva notizia da Milano, dal Napoletano e da altre parti che c’era questo malcontento convocò a Firenze una riunione la quale doveva essere clandestina…, nelle intenzioni. Si tenne in casa di Aspettati che era il corrispondente dell’ Avanti!; noi eravamo condotti negli alberghi dove eravamo scesi la sera prima, con tutto mistero, da compagni incaricati di farci fare tutte le strade e stradette. A convocazione avvenuta arriva Germanetto con Gramsci; il primo era zoppo e il secondo era gobbo… questa associazione era già un po’ pericolosa. (…)””. (pag 125)”,”MITC-078″
“FORTICHIARI Bruno”,”Il movimento della sinistra comunista. (Articoli pubblicati su ‘Azione comunista’, estratti da ‘Antologia di scritti’).”,”Contiene gli articoli (profili biografici): ‘Ricordo di Repossi’ (Azione Comunista del 15.2.1957), di Turati (1.12.1957), di A. Nin (1.4.1958), di Mario Lanfranconi (5.3.1959). Recensione del libro di Rosa Luxemburg ‘La rivoluzione russa’ curato da O. Damen; e il libro ‘La terza internazionale dopo Lenin’ di L. Trotsky.”,”MITC-124″
“FORTICHIARI Bruno; a cura di Luigi CORTESI”,”Comunismo e revisionismo in Italia. Testimonianza di un militante rivoluzionario. Appunti per la storia della sinistra comunista. Intervista sulla storia del partito e del movimento comunista.”,”””La gravità del momento, nel confronto tra la Sinistra comunista italiana e l’Esecutivo dell’I.C., non consisteva certo nell’intervento maldestro e caporalesco di Humbert Droz come si era manifestato nell’incontro di Milano. Questo funzionario di ben scarsa esperienza comunista pretendeva di spezzare la resistenza della sinistra milanese per isolare Bordiga e dimostrare in questo modo l’inconsistenza di un blocco che in realtà era rimasto senza incrinature anche dopo le caute mosse di Togliatti e le più pesanti e avvolgenti azioni di Gramsci. Ma si trattava di sintomi della crisi che a Mosca, al centro dell’I.C., si sviluppava in crescendo preoccupante in coincidenza con la malattia di Lenin, con le catastrofiche esperienze frontiste in Germania e Bulgaria, con l’estendersi dei riflessi negativi della NEP in URSS. La NEP – come ho già detto – era stata adottata nel 1921 dal Partito Comunista bolscevico, su proposta di Lenin, come necessario adeguamento ad esigenze economiche diversamente incontrollabili. La resistenza delle classi borghesi degli Stati assedianti l’URSS non era stata spezzata in nessun punto e si era mutata in controffensiva. Le difficoltà già notevoli, specialmente in fatto di produzione agricola e di approvvigionamenti dall’estero, causate dalle offensive combinate dai governi capitalistici con le bande reazionarie russe, creavano spazio alla sorda ostilità di ceti medi, come sempre infidi, largamente presenti nella gurocrazia di tutte le branche organizzative e amministrative. La NEP doveva essere un mezzo provvisorio per superare una fase di assestamento, a condizione che il partito si mantenesse stabile e attivo al potere e che l’I.C. riorganizzasse l’indispensabile estendersi ai paesi d’Europa, almeno a quelli più progrediti nella lotta di classe, di una solidarietà rivoluzionaria le cui premesse oggettive erano tuttora valide. …. finire (pag 104-105-107)”,”MITC-009-FV”
“FORTICHIARI Bruno”,”Archivio Fortichiari. Sulle memorie di Bruno Fortichiari – Dalle memorie di Bruno Fortichiari.”,”Contiene: – Archivio Fortichiari – Sulle memorie di Bruno Fortichiari – Dalle memorie di Bruno Fortichiari – Sulle memorie di Bruno Fortichiari (allegato Note autobiografiche di B. Fortichiari) – Intervista a Gastone B. su Azione comunista (estratto) – Diari di Bruno Fortichiari – Antologia di scritti – Numeri di Iniziativa Comunista sul tema Dono di D. Erba”,”MITC-141″
“FORTICHIARI Bruno; a cura di Luigi PISANI”,”Bruno Fortichiari. In memoria di uno dei fondatori del PCd’I.”,”Selezione e presentazione dei testi in antologia, ricerca bibliografica e iconografica a cura di Luigi Pisani Per la prima volta si riporta una bibliografia dei suoi scritti con oltre 700 titoli Il libro raccoglie articoli di Fortichiari e documenti sulla sua attività politica. I titoli in maiuscolo riguardano i primi, quelli in minuscolo sono redazionali. Nota: importanti le schede introduttive! Capitolo quarto. 1956-1964. Direttore e redattore di “”Azione Comunista”” (pag”,”ELCx-275″
“FORTIN Daniel”,”Comment Jean Marie Messier est devenu le patron le plus puissant de France.”,”Daiel Fortin, 39 anni, è redattore capo del periodico Challenges.”,”E1-MEIN-001″
“FORTIN Daniel”,”Comment Jean Marie Messier est devenu le patron le plus puissant de France.”,”Daniel Fortin, 39 anni, è redattore capo del periodico Challenges. Cancellare scheda già in Archiv”,”FRAE-044″
“FORTINI Franco”,”Dieci inverni, 1947-1957. Contributi ad un discorso socialista.”,”Insieme ad inediti, articoli censurati, lettere non spedite e pagine di un saggio incompiuto, questo libro raccoglie scritti comparsi su periodici, riviste e bollettini poligrafati. Critica di fondo alla politica culturale comunista e socialista e rifiuto dell’ anticomunismo neoborghese o illuminato…”,”VARx-007-FSD”
“FORTINI Franco”,”Disobbedienze. I. Gli anni dei movimenti. Scritti sul Manifesto, 1972-1985.”,”Franco Fortini (1917-1994) poeta e saggista, intellettuale italiano tra scrittura e lotta politica. Fra i suo libri ‘Verifica dei poteri’, ‘Dieci inverni’, ‘I cani del SInai’, ‘Insistenze’ ecc:”,”ITAC-001-FMDP”
“FORTIS Marco”,”La crisi mondiale e l’Italia.”,”Marco FORTIS è responsabile dell’Ufficio Studi Economici Edison e docente di Economia industriale e commercio estero nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. E’ vicepresidente della Fondazione Edison.”,”EURE-104″
“FORTUNATI Vito TROUSSON Raymond a cura; collaborazione di Merrit ABRASH Madeleine ALCOVER Deborah E ALTUS Pedro ALVAREZ DE MIRANDA Edith AUBIN Vincenzo ARSILLO Raffaella BACCOLINI Maurizio ASCARI Beatrice BATTAGLIA Francesco BATTISTI Maria Luisa BIGNAMI Maurizio CAMBI Bruno CAPACI Silvana CAPORALETTI Bruna CONSARELLI Silvia CONTARINI Adriana CORRADO Angelo DEIDDA Mario DOMENICHELLI Giulia FABI Maurizio FABBRI Ettori FINAZZI-AGRÒ Vito FORTUNATI Giovanna FRANCI Renato GALAVERNI Pier Luigi GIORDANI Daniela GUARDAMAGNA Lucia GUNELLA Carmelina IMBRUSCIO Natalie MALININ Rosella MAMOLI ZORZI Caterina MARRONE Irene MELONI Nadia MINERVA Rita MONTICELLI Carlo PAGETTI Oriana PALUSCI Carlo PANCERA Haisa PESSINA LONGO Valentino PETRUCCI Isabella PEZZINI Larissa POUTSILEVA Luigi PUNZO Vittorio RODA Lucia RODLER Marina ROSSI VARESE Giuseppa SACCARDO Antonella SALOMONI Francesco SBERLATI Maria SCARAMUZZA VIDONI Giovanni SCIMONELLO Giovanna SILVANI Manuel G. SIMOES Paola SPINOZZI Vittorio STRADA Saffo TESTONI BINETTI Roberto VECCHI Cristina VINA e altri”,”Dictionary of Literary Utopias.”,”Molte collaboratrici italiane, Università italiane Manca la voce relativa a Robert Owen”,”SOCU-001-FMB”
“FORTUNATI Vita SOZZI Marina SPINOZZI Paola, a cura; saggi di Alberto TENENTI Achille OLIVIERI Andrea BATTISTINI Raymond TROUSSON Michel VOVELLE Nadia MINERVA Paola SPINOZZI Daniela GUARDAMAGNA Vita FORTUNATI”,”Perfezione e finitudine. La concezione della morte nell’utopia in età moderna e contemporanea.”,”Vita Fortunati è professore ordinario dl Lingua e letteratura inglese all’Università di Bologna. Marina Sozzi è direttore scientifico della Fondazione Fabretti di Torino. Paola Spinozi è ricercatrice in Lingua e letteratura inglese presso l’Università di Ferrara. Per il pensatore utopico il concetto di mortalità origina dal conflitto fra l’essere nel tempo e lacondizione di straniamento che lo proietta al di fuori, all’intersezione fra la realtà storica e l’altrove utopico.”,”SOCU-029-FMB”
“FORTUNATO Giustino”,”Pagine e ricordi parlamentari. Volume I.”,”FORTUNATO Giustino Giustino Fortunato (Rionero in Vulture, 4 settembre 1848 – Napoli, 23 luglio 1932) è stato un politico e storico italiano, uno dei più importanti rappresentanti del Meridionalismo. Studiò i problemi riguardanti la crisi sociale ed economica del sud dopo l’unità nazionale, illustrando nelle sue opere una serie di interventi programmati per fronteggiare la cosiddetta questione meridionale. Durante la sua attività parlamentare, si impegnò nel miglioramento delle infrastrutture e della sanità del Mezzogiorno, sostenendo politiche di bonifica e di profilassi farmacologica. Fu tra i primi luminari che compresero la minaccia del fascismo[2] e figurò in seguito tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti. Oltre ai suoi studi, Fortunato era noto al tempo per il suo carattere pessimista, ma lui considerò il pessimismo “”una filosofia del costume””.[3]”,”ITAS-154″
“FORTUNATO Giustino”,”Pagine e ricordi parlamentari. Volume II.”,”FORTUNATO Giustino “”Un gruppo di studiosi e di uomini di volontà, moderati, democristiani, socialisti, liberali – da Giovanni Malvezzi a Gallarati-Scotti, da Gaetano Salvemini a Leopoldo Franchetti, da Antonio Fogazzaro a Giustino Fortunato – ha fondato un’Associazione per gl’interessi morali ed economici del Mezzogiorno, che si propone non solo d’illustrare con libri e con inchieste (le quali nel nostro paese, ancora così illetterato, nessuno o pochi leggono) le condizioni del Mezzogiorno, ma di suscitare nelle stesse popolazioni, o, meglio in quegli elementi indigeni suscettibili ancora di reagire all’infinita miseria dell’ambiente, una volontà e un’opera di redenzione””. (Leonida Bissolati, Per l’Italia povera, dall’Avanti! 20 agosto 1910) (pag 173) Biografia [modifica] Nato il 4 settembre 1848 a Rionero in Vulture da Pasquale e Antonia Rapolla, fu discendente di una famiglia borghese originaria di Giffoni Sei Casali (SA) ed insignita del titolo di marchese. Suo prozio, Giustino Fortunato detto Senior, ebbe notevoli incarichi burocratici, tra cui giudice di pace durante la Repubblica Napoletana, procuratore e intendente sotto Gioacchino Murat e primo ministro del Regno delle Due Sicilie dal 1849 al 1852. Suo nonno Anselmo (fratello minore di Giustino senior) era un carbonaro mentre suo padre era fedele alla dinastia borbonica; quest’ultimo, a detta di Fortunato, “”non credeva, non immaginava nemmeno l’unità””.[4] Durante le reazioni legittimiste (che resero il Vulture uno dei maggiori epicentri), i suoi zii paterni Gennaro e Giuseppe furono arrestati con l’accusa di manutengolismo, essendo la famiglia Fortunato in rapporti con diversi capobriganti, Carmine Crocco in particolare, e suo padre fu incarcerato per oltraggio all’ufficiale che eseguì il mandato di cattura. Il padre e gli zii vennero poi scarcerati per insufficienza di prove nel 1862. Dopo il rilascio del padre, Fortunato, ancora ragazzino, si trasferì con la famiglia a Napoli. Compì i primi studi presso il collegio dei Gesuiti e conseguì, in seguito, la laurea in giurisprudenza presso l’università “”Federico II”” nel 1869 ma, maturando la passione per gli studi storici, non esercitò mai professioni giuridiche. Frattanto si appassionò anche all’arte, all’alpinismo e al giornalismo diventando redattore di due giornali del partito moderato: Unità Nazionale e Patria. Fu allievo di intellettuali come Francesco De Sanctis e Luigi Settembrini e si focalizzò sullo studio della letteratura tedesca, in particolare su Johann Gottfried Herder e Johann Wolfgang von Goethe. Nel 1873, vinse il concorso da Consigliere di Prefettura a Lecce, ma rinunciò all’incarico. Nel 1875, figurò tra i fondatori della Società Napoletana di Storia Patria. Nel 1880, Fortunato debuttò in politica, candidandosi alle elezioni per il collegio di Melfi. Durante la sua attività parlamentare, divenne noto per essere un deputato scrupoloso nei suoi programmi, di giudizio svincolato e molto spesso in contrasto con entrambi gli schieramenti politici. Nello stesso periodo strinse rapporti di amicizia con molte personalità, tra cui Nicola Mameli, Napoleone Colajanni, Sidney Sonnino e in particolare Benedetto Croce, il quale dedicherà a Fortunato la sua opera Cultura e vita morale in segno di profonda stima. Insieme a Leopoldo Franchetti, fondò l’Associazione per gli interessi del Mezzogiorno,[5] di cui fu presidente onorario dal 1918 fino alla morte, e per questo si batté in Parlamento: una delle sue tante proposte fu quella di costruire le ferrovie ofantine che, secondo il progetto, dovevano passare anche per il suo paese natale, Rionero. Il suo intento politico fu di “”cooperare alla ricostruzione civile della patria””, perciò non aderì “”né alla Destra né alla Sinistra””. A causa però del suo carattere scettico, polemico e forse eccessivamente delicato, rifiutò diversi incarichi ministeriali.[6] Ricoprì la mansione di segretario alla presidenza della Camera dal 1886 al 1897 e fu eletto senatore nel 1909. Gli ultimi anni sono tristi: si allontana dal suo paese natio a causa dell’incomprensione dei concittadini e di alcuni incidenti che gli mostrarono l’ingratitudine del popolo, come ad esempio nel 1917, quando venne accoltellato da un contadino di Rionero, che lo accusò di aver appoggiato la guerra. Suo fratello Ernesto, a cui era molto legato, morì nel 1921 e suo nipote, Alberto Viggiani, si suicidò nel 1928. Fortunato lasciò la politica attiva nel 1919, ritornando a Napoli per dedicarsi agli studi economici e sociali, resi difficoltosi dalle sue precarie condizioni di salute per via di una grave malattia alla vista. Entrò anche in contatto con nuove generazioni di politici e antifascisti da cui appresero insegnamenti come Piero Gobetti, Guido Dorso, Umberto Zanotti Bianco, Nello Rosselli, Manlio Rossi Doria e Giorgio Amendola. Con l’instaurazione del regime fascista, Fortunato cercò di mantenere in vita il suo impegno meridionalista e, in clandestinità, cercò di divulgare i suoi pensieri antifascisti. In questo periodo, scrisse il saggio Nel regime fascista (1926) e, onde evitare il pericolo della censura, fu stampato in poche copie e distribuito agli amici più intimi. Fortunato morì a Napoli il 23 luglio 1932. Fra le sue opere ricordiamo: Rionero Medievale, La badia di Monticchio, Pagine e ricordi Parlamentari, Il Mezzogiorno e lo Stato italiano. Nel 2006, gli è stata dedicata l’Università telematica Giustino Fortunato, con sede a Benevento. L’uomo e il pensatore [modifica] Un giovane Giustino Fortunato Le case dei Fortunato a Napoli, Rionero in Vulture e Gaudiano (frazione di Lavello) erano rinomati e ospitali luoghi d’incontro di intellettuali come Benedetto Croce, Francesco Saverio Nitti, Gaetano Salvemini. Egli e il fratello Ernesto, l’uno da uomo politico, attivo ben oltre il mandato parlamentare, l’altro da imprenditore, coltivarono per tutta una vita, quasi simbioticamente, ambizioni egemoniche oltre i confini della Basilicata. Ernesto praticamente provando la non ineluttabilità del carattere assistito dell’impresa agricola meridionale e la possibilità di diffondere, con gli spiriti imprenditoriali, un diverso sistema di relazioni sociali ed umane con il lavoro contadino e bracciantile; Giustino, mirando al problema di una riforma delle classi dirigenti del paese, come problema soprattutto delle sue campagne, dove solo una moderna capacità produttiva dei ceti agrari poteva garantire la civilizzazione delle masse contadine, e offrire un solido retroterra a qualunque ipotesi di sviluppo. Di sentimenti politici moderati e conservativamente riformatori, Fortunato fu vicino agli intellettuali napoletani di Destra e per sempre ostile alla Sinistra. Il suo conservatorismo non era grettamente chiuso nella difesa dei più retrogradi rapporti sociali, ma si apriva ad una visione riformistica che non intendeva negare, bensì superare la “”questione sociale””. Quindi un più incisivo intervento dello Stato, reso capace di fondarsi su un più ampio consenso delle masse essenzialmente contadine, e non ridotto al ruolo di semplice repressione. Sforzo egemonico e oculate riforme, secondo il modello conservatore inglese; invece che mero dominio e conservazione dello status quo. Le conoscenze delle condizioni economico-sociali delle province meridionali, compiute attraverso continue esperienze “”pedestri””, e il giudizio critico per certe forme dell’azione politica, maturato nella pratica giornalistica di parte, condurranno presto Fortunato ad una analisi spietata, ma realistica, delle responsabilità di una classe dominante priva delle necessarie qualità e attitudini per essere classe progressivamente dirigente. Sul piano generale era un fervido assertore del parlamentarismo, contro le tentazioni autoritarie di rafforzare il potere esecutivo sul legislativo. Criticò le avventure coloniali del Regno d’Italia e l’intervento nella prima guerra mondiale; intuì subito la nefasta natura del fascismo, dissentendo in ciò da molti intellettuali del suo tempo, come Francesco Saverio Nitti e Benedetto Croce, che in principio non ne percepivano la pericolosità. Egli comprese sin dal principio che il fascismo non fosse una via della restaurazione dello Stato liberale, rovinato da quattro anni di violenze e disordini. Per Fortunato il fascismo non era una “”rivoluzione”” ma una “”rivelazione””, una rivelazione della sua natura,[7] non una “”fugace comparsa”” ma la “”più incredibile, terribile tragedia””,[8] dovuta non al semplice sopravvento dello squadrismo ma alla debolezza della sua classe dirigente, poiché il fascismo era “”la risultante delle deficienze morali e delle incapacità secolari della borghesia italiana””.[9] L’educatore [modifica] da sinistra: Sidney Sonnino, Mameli (probabilmente Giorgio, padre di Goffredo) e Giustino Fortunato Giustino Fortunato, nel 1898, a Roma, nei locali dell’Istituto Universitario di Igiene, insieme a Benedetto Croce e Leopoldo Franchetti e con il contributo finanziario anche delle Società Ferroviarie, adriatica, mediterranea, sicule della Banca d’Italia e della romana Società immobiliare, aveva fondato (e ne era stato eletto presidente), la Società per gli studi sulla malaria che si avvaleva soprattutto delle ricerche scientifiche di Angelo Celli, igienista, e di Giambattista Grassi, zoologo, ambedue professori dell’università di Roma. Intorno all’attività di cura dei malarici, Fortunato mobilitò una schiera di medici di base. Fino al 1900, nella sola Basilicata, i morti per la malaria furono circa 1500 ogni anno. A Gaudiano, nella azienda agricola di Fortunato, la malaria era sotto controllo non solo per intensive opere di bonifica idraulica ed agraria, messe in opera dal fratello Ernesto, ma anche perché costui, già dal suo arrivo in azienda, comprava a sue spese dalla farmacia Kernot di Napoli il chinino che veniva somministrato ai contadini. Fortunato, insieme a Leone Wollemborg, Angelo Celli, Leopoldo Franchetti e Francesco Guicciardini, riuscì a far approvare la legge 505 del 23-12-1900, che garantiva il Chinino a basso prezzo, ne prevedeva la vendita nei monopoli e nelle farmacie, apriva laboratori statali di profilassi antimalarica. È storia nota l’impegno di Fortunato per la costruzione dell’Istituto Tecnico di Melfi che, dopo essere arrivato a quattro sezioni nel 1892, compresa la prestigiosa sezione fisico matematica, ottenne la “”statalizzazione”” nel 1904, nell’ambito della legge speciale per la Basilicata. A sue spese, Fortunato volle aprire due asili costruiti da Marcello Piacentini: uno a Lavello, dedicato nel 1923 al fratello Ernesto; uno a Rionero in Vulture, dedicato alla madre Antonia e nel 1924 inaugurato da Padre Semeria, amico e frequente suo ospite nella casa napoletana. Così scriveva Fortunato a Floriano Del Secolo a proposito delle traversie, finanziarie e costruttive degli asili da lui voluti, nel 1928: “”Caccio nuovo denaro, per una nuova fabbrica dell’asilo infantile di Lavello: esecutore il Piacentini. Ebbene a costui è giunta lettera di un avv. Pinto, segretario federale fascista della nostra Provincia, ma residente – per la professione – qui a Napoli, dicendogli a lettere di scatola che…l’appaltatore deve indicarlo lui! E tu, primo fra tutti, anche tu mi davi del…pessimista””. Lo storico [modifica] Il Palazzo di Giustino Fortunato a Rionero in Vulture All’attività parlamentare, allo studio dei problemi sociali ed economici, volle e seppe trovar sollievo e ristoro nelle ricerche storiche. A conferma della sua passione di letterato e studioso, la sua casa di Napoli si trasformò, per molti anni, in “”salotto letterario”” frequentato da studiosi, politici, intellettuali del tempo. Si prefisse di svelare il passato di una terra emarginata, creduta priva di storia, fiaccata da secoli di dominazione straniera; non fu il cultore di piccole glorie da campanile, ma inquadrò i suoi resoconti nel più ampio contesto storico del tempo. Lo scopo ultimo è dichiarato: “”Un regime di libertà, nel mondo moderno, non è assolutamente compatibile se non col benessere delle moltitudini. […] Educhiamo quindi l’uomo, tutti gli uomini della terra che ci vide nascere e ci nutrisce, — schiavi, se non più del peccato, della materia, — e confidiamo nell’avvenire””.[10] Il metodo di Fortunato fu di indagare negli archivi, confrontarsi con una nutrita bibliografia storica, analizzare documenti, dai quali si era proposto di cavare la veridica storia del brigantaggio nelle province meridionali. Riservò grande attenzione anche al Medioevo, età cruciale per i destini delle province meridionali, e quindi al monachesimo bizantino e latino, all’avvento dei normanni, a Federico II, alle dominazioni angioina e aragonese. “”Dopo tutto, ben altro è stato il mio intendimento: questo, cioè, che lo studio della storia valga un bel nulla, quale che sia il suo campo, se essa non serva a farci ritrovare nel passato e apprendervi la ragione del presente””. Vasto quadro che il Fortunato disegnò a grandi linee e a vivaci colori. L’abilità sua di narratore erudito insieme e spigliato gli permise di congiungere agevolmente i grandi avvenimenti e le figure della storia generale con gli umili casi e gli umili personaggi. Lo stile fu di offrire tali dati al lettore e commentarli in forma più scorrevole, quasi in forma di romanzo. Il linguaggio, talvolta ostico e dotto anche per i suoi contemporanei, dopo il primo impatto risultava espressivo ed avvincente. Il politico [modifica] Giustino Fortunato ottantenne Percorrendo la terra meridionale si rese conto di quanto poco fosse amica dell’uomo per motivi climatici e topografici, sfatando il luogo comune che vedeva il Meridione paradiso popolato da diavoli e da inetti. Il suo nome è legato alla questione meridionale, tanto che parlò per la prima volta alla Camera a favore dei contadini del Mezzogiorno e sulla questione demaniale. Sono degni di nota i discorsi contro la riduzione del numero delle preture (dannosa per il sud Italia); contro il reclutamento territoriale; contro la riforma delle forze armate in quanto era “”meglio avere dieci corpi di esercito più solidi, ben equipaggiati che averne dodici imperfettamente addestrati””. Poste in questi termini, le sue censure ai provvedimenti per l’esercito possono sembrare ispirate da quello che si suole chiamare pacifismo. Non del tutto esatto: se da un lato era a favore della neutralità dell’Italia, dall’altro era pronto a giustificare un’azione bellica nel caso fosse inevitabile, a questo proposito scrisse, congedandosi dagli elettori nel 1912: “”L’Italia bisognerà che sia militarmente così forte da non subire nessuna imposizione, e tanto preparata alla guerra da evitarla con onore e, se provocata, ad accettarla con sicuro animo””. L’elenco dei temi più importanti e più ampiamente svolti nella Camera non darebbe notizia compiuta dell’attività di Giustino Fortunato deputato. Ne trattò molti anche quando se ne presentava l’occasione: il gioco del lotto, la condotta delle autorità dopo il terremoto di Casamicciola, dal quale egli era miracolosamente scampato, il bonificamento, la malaria. Fuori dalla Camera promosse la fondazione della Società per gli studi della malaria e ne fu presidente; dentro e fuori tanto fece affinché fosse votata la legge per la vendita del chinino, farmaco utile per la guarigione dalla malattia. Dopo quasi un quarto di secolo di vita parlamentare, nel 1909 annunciò il suo congedo “”con la coscienza di avere per ventinove anni consacrato al delicato ufficio quanto ebbe di intelletto e di volontà, e con l’orgoglio di lasciarlo moralmente sano ed amministrativamente libero come nessuno altro in Italia. Il 4 aprile di quell’anno fu nominato senatore e alcuni giudizi di Pasquale Villari gli diedero l’occasione di esporre le sue opinioni circa l’emigrazione meridionale. Ma la sua salute non più sana non gli permise di essere assiduo alle sessioni del Senato. Nel 1915, 221 senatori approvarono la guerra così come Giustino Fortunato che inizialmente era per la neutralità assoluta ma in seguito alle parole di Antonio Salandra si convinse dell’intervento. Onorificenze [modifica] Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro — 13 dicembre 1891[11] Opere fondamentali [modifica] Ricordi di Napoli, Milano, Treves, (1874). I Napoletani del 1799, Firenze, G. Barbèra, (1884). Santa Maria di Vitalba, Trani, V. Vecchi, (1898). Rionero medievale, Trani, V. Vecchi, (1899). Notizie storiche della Valle di Vitalba, 6 voll., Trani, V. Vecchi, (1898-1904). Il Mezzogiorno e lo Stato italiano. Discorsi politici, 1880-1910, 2 voll., Bari, Laterza, (1911). Pagine e ricordi parlamentari, I, Bari, Laterza, 1920; II, Firenze, A. Vallecchi, (1927). Riccardo da Venosa e il suo tempo, Trani, Vecchi e C., (1918). Rileggendo Orazio, in “”Nuova Antologia””, (1924). Nel regime fascista, (1926) Le strade ferrate dell’Ofanto, 1880-97, Firenze, Vallecchi, (1927). Carteggio tra Giustino Fortunato e Umberto Zanotti-Bianco, Roma, Collezione meridionale editrice, (1972). Carteggio, Roma-Bari, Laterza, (1978-1981). Giustino Fortunato e il Senato. Carteggio, 1909-1930, Soveria Mannelli, Rubbettino, (2003). Note [modifica] ^ Giustino Fortunato, Emilio Gentile, Carteggio 1865-1911, Laterza, 1978, p. 64-65 ^ Alessandro Roveri, Le cause del fascismo, Il Mulino, 1985, p.25 ^ Giustino Fortunato, Il Mezzogiorno e lo Stato Italiano, vol. 2, Laterza, 1911, p.473 ^ Giustino Fortunato, Emilio Gentile, Carteggio, vol.1, Laterza, 1978, p.234 ^ Nell’elogio funebre che Fortunato scriverà sul Franchetti disse che nessun altro lo eguagliò nel patrocinio e nella rivendicazione degli obliati e spregiati volghi dell’Italia meridionale da Antonio Saltini Storia delle scienze agrarie Edagricole 1989 IV p.195 ^ Francesco Barbagallo, Francesco Saverio Nitti, UTET, Torino, 1984, p.163 ^ Giustino Fortunato, Emilio Gentile, Carteggio 1927-1932, Laterza, 1981, p. 185 ^ Giustino Fortunato, Scritti politici, De Donato, 1981, p.24 ^ Armando Saitta, Dal fascismo alla resistenza, La Nuova Italia, 1967, p.13 ^ Giustino Fortunato, Il Mezzogiorno e lo Stato Italiano, vol. 2, Laterza, 1911, p.108-480 ^ Senato della Repubblica: Giustino Fortunato Bibliografia [modifica] Gaetano Cingari, Giustino Fortunato, Roma; Bari, Laterza, 1984. ISBN 88-420-2473-2 Gaetano Cingari, Il Mezzogiorno e Giustino Fortunato, Firenze, Parenti, 1954. Maurizio Griffo, Profilo di Giustino Fortunato : la vita e il pensiero politico, Firenze, Centro editoriale toscano, 2000. ISBN 88-7957-162-1 Giovanni Minozzi, Giustino Fortunato, Potenza, M. Armento & C, 1998.”,”ITAS-155″
“FORTUNATO Giustino, a cura di Emilio GENTILE”,”Carteggio, 1865-1911.”,”Su Marx. “”Giustino Fortunato a Benedetto Croce, Napoli, 25 dicembre 1897: “”Mio caro Benedetto, ho letto ed ho riletto, con vivissima attenzione, la Vostra ‘Memoria’ (1) su la interpretazione e la critica di alcuni concetti del marxismo. Molti anni fa tentai di leggere Marx: non ci riescii, e da allora ebbi sempre un po’ di invida ammirazione per i tanti e tanti, che mi parlavano, alle volte, di Marx come di un loro familiare. Mi avveggo ora, che il gran numero di que’ tanti ne avevan capito, su per giù, quanto me. Io non sono in grado di portar giudizio del Vostro lavoro; ma io ‘sento’ che Voi non somigliate agli altri, che Voi pensate e scrivete di Marx con piena ed assoluta conoscenza e coscienza. E per me, profano, sintesi di tutta quanta la ‘impressione’ ch’io m’ho avuto dalla lettura della Vostra ‘Memoria’, è magnifica la pagina 38″”; Giustino Fortunato a Benedetto Croce, Napoli, 25 agosto 1909: “”Mio Caro Benedetto, Vi ho scritto stamane, Vi riscrivo oggi per rivolgervi una ingenua dimanda di mezzo ignorante, per non dir tutto, della dottrina marxista; questa, cioè:; commetterei o no errore nel dire che il ‘plus-valore’, secondo Marx, è “”la differenza che esiste, a tutto vantaggio del padrone, fra ciò che l’operaio effettivamente produce e quello che realmente egli intasca””?”” [Giustino Fortunato, a cura di Emilio Gentile, ‘Carteggio, 1865-1911′, Bari, 1978] [(1) B. Croce, Per l’interpretazione e la critica di alcuni concetti del marxismo’, ‘Atti dell’Accademia Pontaniana’, 1897, memoria n° 17]”,”STOx-242″
“FORTUNATO Maria MARIANI Sergio GABAGLIO Emilio LIZZA Carlo”,”Movimento operaio e autonomie locali.”,”Il dibattito (pag 229) intervento a titolo personale di Mons. Cesare Pagani, Assistente nazionale Acli “”Secondo Lizza la prima preoccupazione verso le amministrazioni locali è di considerarle come un «falso obiettivo» perché esse sono sovrastrutture: questo porta a chiedere come debba essere risolto il termine sovrastruttura. Secondo la tesi marx-leninista il termine sovrastruttura ha un significato ben preciso ma, escludendone l’applicabilità al nostro discorso, mi chiedo fino a dove l’ente locale è sovrastruttura e più precisamente fino a che punto il comune, nell’oggi, è provocatore di nuova vita perchè non è pura sovrastruttura. Il secondo termine di confronto per cui una posizione di scontro è «solo verticale» mi porta a pensare alle tesi del marx-leninista che parlano appunto di contrasto dicotomico che divide il mondo. Ed è per questo che chiedo fino a che punto lo scontro è verticale ma si risolve in visione pluralistica nella quale confluiscono molteplici esperienze. (…)”” (pag 229) Mons. Cesare Pagani, Assistente nazionale Acli.”,”SIND-199″
“FORZONI Angiolo”,”Rublo. Storia civile e monetaria della Russia da Ivan a Stalin.”,”Angiolo Forzoni, economista e pubblicista, è direttore del Laboratorio di economia politica e di politica economica di uno dei principali Istituti di credito italiani. Nel mondo bancario si è sempre dedicato a studi e ricerche economiche e finanziarie, ricoprendo alti incarichi di carattere scientifico. Cura ed ha curato la direzione di importanti riviste specializzate nel settore dell’economia e del credito.”,”RUSU-113-FL”
“FOSCOLO Ugo, a cura di Mario FUBINI”,”Saggi letterari.”,” Dante fustiga coloro che non furono mai utili in vita. “”Nel ‘Paradiso’ ognuno vede che più non rimanesse luogo a far lo stesso. Da questo principio egli ha dedotto che coloro i quali non hanno operato né bene né male nei giorni della loro vita, sono dispregevoli sopra ogni cosa. Il poeta li appella: “”questi sciagurati che mai non fur vivi”” (Dante) (continuare e completare) (…) “”Fama di loro il mondo esser non lassa: Misericordia e Giustizia li sdegna Non ti curar di lor, ma guarda e passa”” (pag 179)”,”ITAB-278″
“FOSCOLO Ugo”,”Lezioni di eloquenza. Aggiuntivi i discorsi sulla lingua italiana e altre prose letterarie dello stesso autore.”,”””Ecco lo stato della lingua latina ducent’anni prima di Dante: si scrivevano in Italia, è vero, libri teologici, e leggi e cronache in latino con la terminazione della lingua antica de’ letterati, desunta da’ libri antichi che rimanevano; ma le voci e la sintassi era già sparita, e il popolo parlava con l’uso che più riusciva ad interdersi reciprocamente. Da questo viene che anche nelle lingue viventi in un modo si scrive e in un altro si pronunzia. Gl’Inglesi, per esempio, scrivono per dire ‘attraverso’, ‘through’; e pronunciano ‘sdro’: e i Francesi scrivono ‘autres’, e pronunziano ‘otre’; anzi i francesi prima di Luigi XVII scrivevano ‘veulx’ invece di ‘veux’, che ora pronunciano ‘veu’: e così sono queste due lingue nel maggior numero delle loro voci. Or voi vedete in queste due lingue straniere, e nell’esperienza de’ nostri dialitti provinciali, che le ultime sillabe del vocabolo sono quelle che vengono corrotte ed elise; così avvenne nella latina: il popolo, per esempio, disse ‘bonu dominu’, come a’ tempi di Cicerone, invece di ‘bonus dominus’; da questo ‘bono domino’ venne poi ‘donno’, che ancora vuol dire ‘Signore’, e ‘Don’ che si prepose poi al nome de’ nobili, quasi titolo di ‘signoria’.”” (pag 88-89) Dante: Vita nova. “”In quella parte del libro della mia memoria, dinanzi alla quale poco si potrebbe leggere, si truova una rubrica la qual dice: ‘Incipit vita nova’. Sotto la qual rubrica io truovo scritte le parole, le quali è mio intendimento d’assemplare in questo libro; e se non tutte, almeno la loro sentenzia”” (pag 94)”,”VARx-465″
“FOSCOLO Ugo, a cura di Cesare Federico GOFFIS”,”I Sepolcri.”,”note a margine a matita “”La vita, sottintende il Foscolo, non si fonda solo sul razionale ma sugli affetti, sulle illusioni, gli ideali, i sogni”” (pag XIX) finale: “”E tu onore di pianti, Ettore avrai, ove fia santo e lagrimato il sangue per la patria versato, e finché il Sole risplenderà su le sciagure umane”””,”VARx-094-FV”
“FOSCOLO Ugo, a cura di Vittorio CIAN”,”Prose. Volume primo. Dal 1796 al 1798.”,”””Libertà va cercando, ch’é si cara, come sa chi per lei vita rifiuta’ (Dante Alighieri) (pag 255)”,”ITAB-005-FSD”
“FOSCOLO Ugo, a cura di Vittorio CIAN”,”Prose. Volume secondo. Dal 1799 al 1805.”,”””Libertà va cercando, ch’é si cara, come sa chi per lei vita rifiuta’ (Dante Alighieri) (pag 255)”,”ITAB-006-FSD”
“FOSI Irene”,”La giustizia del papa. Sudditi e tribunali nello Stato Pontificio in età moderna.”,”FOSI insegna storia moderna nella Facoltà di lettere e filosofia Univ. G.D’Annunzio di Chieti-Pescara. Si è occupata di banditismo e criminalità specie alla corte romana.”,”RELC-253″
“FOSSA Davide, scritti scelti e ordinati da I.G. FINI”,”Dal sindacalismo romantico al diritto corporativo. Scritti del decennio 1921-1930.”,”FOSSA Davide”,”ITAF-304″
“FOSSAERT Robert”,”Dall’utopia al potere.”,”Robert Fossaert è nato nel 1927. Ha diretto la collana ‘Societé’ presso le ed. Seuil. Economista, è stato uno degli animatori degli Incontri socialisti di Grenoble.”,”FRAS-058″
“FOSSATI Luigi”,”Qui Budapest. ‘Qualcosa di più di un reportage. La testimonianza di un socialista’.”,”Sono le corrispondenze di Luigi FOSSATI all’ ‘Avanti!’ sugli avvenimenti di Budapest.”,”MUNx-012″
“FOSSATI Antonio”,”Lavoro e produzione in Italia. Dalla metà del secolo XVIII alla seconda guerra mondiale.”,”FOSSATI Antonio è stato professore ordinario nell’ Università di Trieste.”,”MITT-110″
“FOSTEN D.S.V. MARION R.J.”,”L’ esercito francese 1914-18. L’ esercito inglese 1914-18.”,”All’ Ecole de guerre, gli ufficiali francesi avevano studiato la guerra del 1870 per capire gli errori commessi. La conclusione fu che i francesi avevano perso ancor prima di entrare in campo, perché avevano lasciato al nemico ogni tipo di iniziativa: strategica, tattica, morale. Il rimedio fu ritenuto quello di lanciarsi in attacco su tutti i fronti in modo che il nemico fosse costretto a disperdersi. Ad esporre queste idee sull’ offensiva fu un gruppo di ufficiali tra cui il colonnello de GRANDMAISON. La propaganda di queste tesi, indifferenza verso le intenzioni del nemico, iniziativa dell’ attacco, la considerazione che più che le armi fosse decisivo il fattore morale, condusse durante la prima guerra mondiale a gravi perdite tra gli ufficiali: due terzi degli ufficiali persero la vita in azione nel 1914. In seguito a ciò, JOFFRE con grande fermezza destituì molti ufficiali superiori incompetenti.”,”QMIP-028″
“FOSTEN Bryan”,”La cavalleria leggera di Wellington. La cavalleria pesante di Wellington.”,”L’ ordine di battaglia della cavalleria leggera a Waterloo, giugno 1815. Maggior generale W. Dornberg (Terza Brigata) Maggior generale J. Vendeleur (Quarta Brigata) Maggior generale C. Grant (Quinta Brigata) Maggior generale H. Vivian (Sesta Brigata) Maggior generale F.V. Arentschildt (Settima Brigata) Cavalleria leggera dell’ Hannover. Cavalleria del Brunswick. (pag 85)”,”QMIx-150″
“FOSTER Leonard a cura”,”The Penguin Book of German Verse. With Plain Prose Translations of Each Poem.”,”Friedrich Hölderlin. “”Come now, gentle sleep! the heart desires too much; but in the end, restless and dreamy years of youth, your glow will die away; the old age will be peaceful and serene.”” (pag 289) “”Vieni adesso, dolce dormire! il cuore vuole troppo, ma alla fine, inquieti e sognanti anni della gioventù, il vostro bagliore morirà distante; la vecchiaia sarà tranquilla e serena”” (traduzione approssimata)”,”VARx-249″
“FOSTER William Z.”,”Pages from a Worker’s Life.”,”FOSTER William Z. ha cominciato a lavorare all’età di dieci anni, nel 1891. Ha svolto vari mestieri (tagliaboschi, contadino, operaio costruzioni, industrie chimiche e trasporto. E’ stato marinaio e un hobo, ed è diventato un campione della causa proletaria, organizzando i più grandi scioperi nazionali.”,”MUSx-225″
“FOSTER William Z.”,”From Bryan to Stalin.”,”William Z. Foster è stato uno dei grandi leaders del movimento operaio americano nel XX secolo. Questo libro è in parte autobiografia e in parte illustra la storia dell’ascesa e della caduta del sindacalismo americano e dello sviluppo ‘duale’ dell’unionismo. E’ pure un resoconto del ruolo dei comunisti nei sindacati americani. L’autore ha guidato lo sciopero dei siderurgici del 1919, ed è stato un organizzatore veterano della lotta ‘industriale’. (dal risvolto di copertina)”,”MUSx-313″
“FOSTER John”,”Class Struggle and the Industrial Revolution. Early industrial capitalism in three English towns.”,”John Foster è Lecturer in Politics alla Strathclyde University, Glasgow. Il movimento operaio sindacale di massa inglese durante la rivoluzione industriale fu il primo a produrre alcune forme di coscienza operaia rivoluzionaria e su una scala sufficiente a impressionare Marx ed Engels durante la prima metà del XIX secolo e fino alla metà dell’800. Ma poi rapidamente questo movimento pionieristico cambia corso e comincia un lungo periodo di collaborazione di classe durante il quale contribuisce alla costituzione di un nuovo tipo di democrazia liberale. L’autore vuole capire il perché di questa svolta. (in apertura del volume)”,”MUKx-203″
“FOSTER William Z.”,”Outline Political History of the Americas.”,”Lavoro schiavistico: indiani Indice: citate le pagine che si riferiscono ai vari Partiti comunisti del Centro Sud e Nord america (v. indice pag 653)”,”MUSx-337″
“FOSTER JONES Richard”,”Antichi e moderni. La nascita del movimento scientifico nell’Inghilterra del XVII secolo.”,”Richard Foster Jones, nato nel 1886, è stato professore emerito di inglese alla Stanford University. Oltre a questo volume, è autore di altre opere fra cui The Triumph of the English Language.”,”SCIx-232-FL”
“FOSTER John Bellany SZLAJFER Henryk, a cura, saggi di SWEEZY Paul M. KALECKI Michael DOBB Maurice SHERMAN Howard MAGDOFF Harry SYLOS-LABINI Paolo STEINDL Josef MORRIS Jacob STANFIELD Ron”,”The Faltering Economy. The Problem of Accumulation under Monopoly Capitalism.”,”John Bellamy Foster received his Ph.D. in political science from York University in Toronto. Henryk Szlajfer is a Polish economist and socialogist who works for the Center for Non-European Studies at the Polish Academy of Sciences in Warsaw.”,”ECOT-277-FL”
“FOUCAULT Michel MARCUSE Herbert ENZENSBERGER Hans Magnus VAN DUYN Roel LEFEBVRE Henri LAOT Jeannette KRUMNOW Fredo DELEUZE Gilles GUATTARI Félix TOURAINE Alain FOURIER Charles”,”Aspettando la Rivoluzione. Conversazioni con: Foucault, Marcuse, Deleuze, Guattari, Laot, Krumnow, Fourier, Touraine, Van Duyn, Lefebvre, la Cfdt.”,”Conversazione di Hans Magnus Enzensberger con Herbert Marcuse (pag 39-59) “”Herbert Marcuse: ‘Se il termine proletariato designa gli “”operai dell’industria”” quali Marx li ha descritti – il lavoro vivo nel processo di produzione – io ritengo che nella nostra epoca questa formulazione è del tutto insufficiente. Per Marx, la dittatura del proletariato era – lo si dimentica troppo facilmente – la dittatura di una schiacciante maggioranza su una minoranza. Il “”proletariato”” definito da Marx rappresenta forse una maggioranza nei paesi industriali avanzati? E’ forse la sola classe che sia vittima dello sfruttamento nella nostra società moderna? (…) Gli operai dell’industria non rappresentano più la maggioranza della popolazione, non sono i soli ad essere sfruttati. Un esempio: si è spesso discusso per sapere se i milioni di impiegati dell’industria pubblicitaria americana creano oppure no un plusvalore, cioè se essi siano oppure no degli sfruttati in senso marxista del termine. Da parte mia, io ritengo di sì. Quelle persone vendono direttamente la loro forza-lavoro, il che corrisponde alla nozione marxista di sfruttamento. l loro salari non rappresentano semplicemente un capitolo delle spese generali. Essi sono assolutamente necessari al processo di produzione capitalistico. (…) Sono già necessari al livello della produzione: l’impiegato dell’industria pubblicitaria determina in anticipo la forma della merce (pensate soltanto all’automobile), la sua qualità, ed anche la sua quantità. Ciò vale ugualmente per i tecnici, gli ingegneri, gli scienziati, gli psicologi ed i sociologi integrati nel processo di produzione, tutte categorie in piena espansione. Questi fenomeni comportano come contraccolpo delle modificazioni nelle strutture stesse della classe operaia. Sappiamo adesso che il numero dei “”colletti bianchi”” aumenterà progressivamente a scapito dei “”colletti blu””, che l’equilibrio numerico fra lavoratori manuali e lavoratori intellettuali si modificherà a vantaggio di questi ultimi i quali vedranno aumentare la propria parte all’interno del processo produttivo. E tutto ciò dovrebbe incitare ad una grande prudenza quando noi maneggiamo i concetti di proletariato e di dittatura del proletariato'”” [(in) ‘Aspettando la Rivoluzione. Conversazioni con: Foucault, Marcuse, Deleuze, Guattari, Laot, Krumnow, Fourier, Touraine, Van Duyn, Lefebvre, la Cfdt’, Actuel-Guaraldi, 1975] (pag 45-46)”,”TEOC-602″
“FOUCAULT Michel”,”Raymond Roussel.”,”Michel Foucault è figura oggi molto nota, e insieme oggetto di continue discussioni, per avere bisogno di particolari presentazioni. Nato a Poitiers nel 1926 vive e lavora a Parigi. (1978)”,”TEOS-083-FL”
“FOUCAULT Michel CHOMSKY Noam”,”Della natura umana. Invariante biologico e potere politico.”,”Michel Foucault è figura oggi molto nota, e insieme oggetto di continue discussioni, per avere bisogno di particolari presentazioni. Nato a Poitiers nel 1926 vive e lavora a Parigi. Noam Chomsky, linguista, filosofo e teorico della comunicazione statunitense. Docente emerito di linguistica al Massachusetts Institute of Technology. Chomsky è nato il 7 dicembre 1928 a Filadelfia.”,”TEOS-136-FL”
“FOUCHER Michel”,”La Republique européenne.”,”Michel FOUCHER è geografo professore all’ Università Lumiere Lyon II e al College d’ Europe de Natolin (Varsavia). Ha fondato l’ Observatoire Europeen de Geopolitique.”,”EURx-071″
“FOUGEYROLLAS Pierre”,”Marxismo in discussione.”,”FOUGEYROLLAS Pierre “”Le scienze della natura scoprono leggi, verificando per un numero limitato di casi le loro ipotesi. Perché non potrebbe essere così anche per la sociologia? Certuni sono arrivati al punto di pensare che la verità del materialismo storico era stata sufficientemente stabilita. È il caso di Lenin che scriveva: «Oggi, dopo l’apparizione del ‘Capitale’, la concezione materialistica della storia non è più un’ipotesi, ma una dottrina scientificamente dimostrata» (15). Aggiungeva che sin tanto che non si fosse realizzato un altro tentativo di spiegazione sociologica scientifica, il materialismo storico era la sola concezione scientifica in materia e quindi sinonimo di scienza sociale. Pensando alle scienze della natura, Lenin indicava che, dal momento che il materialismo storico aveva scientificamente analizzato e spiegato la società capitalista, era naturale che rendesse conto altrettanto scientificamente di altri tipi di società. Tutto il problema è di sapere se la scienza sociale è in questo assimilabile alle scienze della natura (16). Sin tanto che la questione non è stata risolta in modo positivo, l’opinione di Lenin implica un estrapolazione, se non ingiustificabile, almeno per il momento ingiustificata. Del resto se il ‘Capitale’ rende conto di un grande numero di aspetti della società moderna in maniera utile alla scienza sociologica, non si può dire che tutti gli aspetti di questa società siano stati scientificamente spiegati in questa opera o nelle altre opere di Marx: è il caso per esempio della interazione fra le ideologie e le istituzioni, a proposito della quale il materialismo storico ci è parso presentare una lacuna. Lenin è senza dubbio stato imprudente nel testo ora riportato; nella sua polemica contro Mikhailovski, ha involontariamente dogmatizzato il marxismo nel tentativo di difenderlo. Scrivendo, in una lettera a Conrad Schmidt il 5 agosto 1890: «La nostra concezione della storia è innanzi tutto una direttiva per lo studio», Engels era stato più fedele alle esigenze del pensiero scientifico”” [Pierre Fougeyrollas, ‘Marxismo in discussione’, Jaca Book, Milano, 1966] [(15) V.I. Lenin, «Ce que sont les amis du peuple» (1894), in ‘Oeuvres choisés’ (2 vol.), t. 1, p. 94 Moscou 1946 (Cfr. trad. it., in Opere scelte, Mosca, 1949, p. 81); (16) Cfr. più avanti, cap. V] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] Pierre Fougeyrollas, né le 22 décembre 1922 à Mont-de-Marsan et mort le 29 mai 2008 à Paris, est un philosophe, sociologue et anthropologue français. Il a été professeur de sociologie à l’université de Paris VII.”,”TEOC-786″ “FOULAN Pierre”,”Introduction à l’ étude du Marxisme.”,”Le forze produttive dell’ umanità hanno smesso di crescere (Trotsky, 1938) (pag 80) Aristocrazia operaia e burocrazia d’ apparato. 1900-1914. “”Così, i partiti della II Internazionale sono diventati, secondo l’ espressione di Lenin, dei partiti operai borghesi, ovvero dei partiti rimasti operai per le loro origini storiche e le loro radici nel proletariato ma in cui gli apparati, tra le mani dei “”luogotenenti operai della borghesia””, funzionano al servizio del capitalismo.”” “”(Ma) Come scrive Trotsky “”le leggi della storia sono, in definitiva, più potenti degli apparati””; tre anni dopo il crollo della 2° Internazionale trionfa la Rivoluzione d’ Ottobre, come inizio della rivoluzione mondiale. E, nel 1919, intorno al partito bolscevico vittorioso, si costituisce una nuova internazionale: l’ Internazionale comunista””. (pag 89-90) La commissione formazione dell’ OCI (per la ricostruzione della IV Internazionale) ha discusso e redatto questa “”Introduzione alla studio del marxismo)”,”TROS-176″ “FOULON Maurice”,”Fernand Pelloutier. Précurseur du syndicalisme fédéraliste. Fondateur des bourses du travail.”,”F. PELLOUTIER (1867-1901)”,”MFRx-309″ “FOURASTIE’ Jean VIMONT Claude; a cura di Giacomo TOMASELLI; confronti antologici da M. ACCOLTI GIL P. GEORGE P. PARDO V. LANTERNARI C.D. PERKINS S.M. McMURRIN H. KALVEN jr A. RONCHEY”,”Storia di domani.”,”Confronti antologici da M. ACCOLTI GIL, P. GEORGE, P. PARDO, V. LANTERNARI, C.D. PERKINS, S.M. McMURRIN, H. KALVEN jr, A. RONCHEY.”,”PVSx-003″ “FOURASTIE’ Jean”,”Machinisme et bien-être.”,”Jean FOURASTIE’ è Professore al Conservatoire National des Arts et Metiers, Professore all’ Institut d’ Etudes Politiques, Professore all’ Ecole Nationale d’ Administration (ENA).”,”MFRx-129″ “FOURASTIE’ Jean”,”Les 40000 heures. Le travai d’une vie demain.”,”Trenta ore per settimana, quaranta settimane per anno, trentacinque anni ovvero 40 mila ore di lavoro nel corso di una vita. L’A mostra che il tempo di lavoro è legato allo sviluppo di una nuova società industriale.”,”CONx-017″ “FOURASTIE’ Jean MONTET Henri”,”L’ economie francaise dans le monde.”,”Sulla produttività dell’ economia francese (anni 1950): “”Così gli Stati Uniti pervengono a nutrire la loro popolazione assegnando ai lavori propriamente agricoli solamente il 13% della loro manodopera, quando noi ne impieghiamo il 36%””. (pag 29) “”Il debole rendimento globale del lavoratore agricolo costituisce un pesante handicap per l’ economia francese””. (pag 37) “”per cavare dal suolo 4 tonnellate di carbone in un giorno, quattro minatori in Francia, tre in Inghilterra e uno negli Stati Uniti””. (pag 39)”,”FRAE-015″ “FOURASTIE’ Jean”,”La produttività.”,”Disparità poteri d’ acquisto nello spazio. “”(…) la maggior parte degli uomini ritiene che il potere d’ acquisto d’un popolo ricco debba essere, per qualsiasi consumo, maggiore di quello d’un popolo povero; si crede, per esempio (o almeno tale è la maniera corrente di ragionare), che l’ operaio canadese possa comprare col suo salario annuo indifferentemente una quantità di pane, di patate o di apparecchi radio quattro volte maggiore di quella che potrebbe procurarsi l’ operaio italiano. Ma l’ esperienza dimostra che questa supposizione è errata; gli studi effettuati sui salari provano infatti che per determinati consumi tutti gli operai del mondo hanno lo stesso potere d’ acquisto o dei poteri d’ acquisto molto vicini, mentre per altri prodotti lo scarto può raggiungere la proporzione di 1 a 50 e anche superarla. (…) Un esame superficiale potrebbe indurre a considerare questi fatti con un interesse meramente aneddotico; ma basterà riflettervi sopra per rendersi conto che essi costituiscono la chiave del nostro problema. Infatti, se il potere d’ acquisto del manovale è attualmente e praticamente lo stesso in tutti i paesi del mondo per quanto riguarda il taglio di capelli, mentre è così disuguale per quanto riguarda lo zucchero, il grano o l’ elettricità, ci dev’ essere per forza un motivo plausibile (…). Si potrà allora facilmente constatare che i poteri d’ acquisto sono identici quando i tempi di produzione sono identici””. (pag 20)”,”ECOI-157″ “FOURASTIE’ Jean”,”Le long chemin des hommes.”,”Quarant’anni dopo Alexis CARREL, Jean FOURASTIE’ dice ciò che pensa della condizione umana. In tutti i domini, dal 1935, le scienze hanno ridotto la nostra ignoranza sull’ uomo. Ma non resta meno conosciuto e misterioso. L’A riapre il dossier ‘uomo’ dal punto di vista biologico, informatico, delle crisi morali e filosofiche. Metodo di studio. “”Essendo la vita quotidiana formatrice di buon senso ma generatrice di spontaneità illusoria e di confusione obiettiva, cosa dovrebbe insegnare la Scuola? A mio avviso tutt’altra cosa di oggi. Intanto, non dovrebbe più essere questione della priorità di discipline. L’ informazione è dappertutto, e la sua acquisizione non è più che una tecnica. Invece, è il trattamento dell’ informazione che è fondamentale, e la decisione che segue. Già, molto per fortuna, un ragazzo è formato in gran parte dalla scuola, non alle cose stesse che lui apprende, ma a una attitudine ad apprendere. E’ questo che deve diventare, coscientemente, l’ essenziale. Si tratta dunque di esercitare il cervello attraverso l’ educazione mentale come si esercita il corpo all’ educazione fisica. Si tratta di sviluppare l’ attività intellettuale, l’ energia microfisica celebrale, ed apprendere le procedure della sua messa in opera. Saper raccogliere l’ informazione pertinente al soggetto trattato, cercarla ove la si trova (dizionari, enciclopedie, opere scientifiche, manuali, persone compententi, ecc.). Criticare le fonti di informazione, rilevare gli errori, rettificarli. Saper valutare il preponderante, il secondario, l’ accessorio… i fatti dalle conseguenze maggiori e minori, a breve e a lungo termine: saper trattare questa informazione dunque, sapere estrarre delle conclusioni, dedurre delle decisioni””.”,”SCIx-199″ “FOURASTIE’ Jean”,”Productivité et richesse des nations.”,”Jean-Louis HAROUEL è professore all’Università di Parigi II. Ha scritto una decina di libri tra cui uno dedicato al pensiero di J. FOURASTIE’ ‘Les 40.000 heures’. Fourastié: analyse critique’ (Hatier 1973).”,”FRAE-034″ “FOURASTIE’ Jean BAZIL Béatrice”,”Pourquoi les prix baissent.”,”B. Bazil diplomata presso l’Institut d’Etudes politiques de Paris. Si è occupata di ineguaglianze in Francia. J. Fourastié noto economista con incarico al ministero delle finanze francesi, nel 1945 è stato chiamato al Commissariato generale al Piano fondato da Jean Monnet. Ha presieduto la Commissione sulla manodopera per quattro piani successivi. Dal 1967 si è dedicato all’insegnamento. Ha pubblicato numerosi libri sui temi economici, il macchinismo, i Trenta Gloriosi dell’economia francese, le ineguaglianze in Francia (con la Bazil)”,”FRAE-057″ “FOURASTIE’ Jean, collaborazione di Jacqueline FOURASTIE'”,”Pouvoir d’achat, prix et salaires.”,”Storia dei movimenti del prezzo del grano, del pane, in Francia e nel mondo, ore di lavoro necessarie ecc. (pag 124-141)”,”ECOS-028″ “FOURASTIÉ Jean”,”La produttività.”,”Jean Fourastié, professore al Conservatoire National des Arts et Métiers e all’Institut d’Études Politiques dell’Università di Parigi.”,”ECOT-189-FL” “FOURCAUT Annie”,”Bobigny, banlieue rouge.”,”FOURCAUT Annie (1950) agregée d’ histoire, dottore del terzo ciclo in storia ha collaborato all’ opera ‘La question du logement et le mouvment ouvrier francais’ (1981) e altre opere sul PCF e l’ ambiente operaio. Il fronte popolare: “”Esiste ancora una banlieue?”” “”I successi elettorali dei comunisti nel 1935 e 1936 in banlieue danno una posizione nuova al loro inserimento. Nello stesso tempo, l’ idea di specificità di un territorio votato alla rivolzuione, sviluppata negli anni 1924-1932, svanisce e sparisce dai testi comunisti””. (pag 55)”,”PCFx-044″ “FOURIER Charles SCHERER René a cura”,”Charles Fourier ou la contestation globale.”,”FOURIER, filosofo e riformatore sociale francese (Besançon 1772-Parigi 1837). Costretto a guadagnarsi da vivere facendo il commesso di negozio, andò maturando le sue teorie, improntate al socialismo utopistico. Secondo F. è possibile liberare il mondo dall’egoismo umano e le masse dallo sfruttamento e dalla miseria dando alla società un nuovo ordine razionale che regoli i rapporti inter-individuali in base allo studio delle passioni e dei sentimenti umani (“”matematica delle passioni””), instaurando così l'””armonia universale””. F. sostituisce all’assetto economico del liberismo concorrenziale un piano cooperativistico fondato sulla falange, comunità di lavoro volontaria formata da ca. 1600 membri assortiti in modo da armonizzare naturalmente nelle diverse mansioni ed esigenze produttive della collettività, così che ognuno possa realizzare se stesso lavorando e sentendosi contemporaneamente libero. La falange avrebbe dovuto vivere e lavorare in un”,”SOCU-036″ “FOURIER Charles, a cura di Daniel GUERIN”,”Vers la liberté en amour.”,”””Le persone sposate sono colpite da una prodigiosa sfiducia nei confronti dei loro simili. Niente è più difficile che riunire e far vivere in menage due coppie di sposi. L’ incompatibilità si estende dai padroni ai servitori, e in tutte le gestioni domestiche c’è forte ripugnanza a prendere come domestici una coppia sposata. E’ che non si ignora che lo spirito coniugale opera una lega degli sposi contro tutto ciò che li circonda, che esso soffoca le passioni nobili e le idee liberali; da ciò discende che la classe delle persone sposate è sempre la più astuta, la più indifferente all’ infelicità pubblica o particolare, e il loro spirito antisociale è così ben riconosciuto che si crede di far un grande elogio di un uomo dicendo: “”il matrimonio non l’ ha affatto cambiato, ha conservato il suo carattere amabile di un ragazzo””. (pag 117)”,”SOCU-098″ “FOURIER Charles”,”L’ armonia universale.”,”””In linea di massima, i progressi sociali e i cambiamenti di periodo avvengono in ragione del progresso delle donne verso la libertà, e i regressi da un tipo di società all’ altra in ragione della diminuzione della libertà delle donne… L’ aumento dei privilegi delle donne è il principio generale di ogni progresso sociale.”” (pag 126)”,”SOCU-105″ “FOURIER Charles”,”Il nuovo mondo industriale e societario. Ovvero invenzione del procedimento d’ industria attraente e naturale distribuita in serie passionali.”,”I falsi profeti. “”L’ altra setta, che pretende di fondare l’ associazione, ha come esponenti dei nuovi filosofi, chiamati oweniani dal nome del loro capo. Essi danno il nome di associazione, a comunità anti-societarie, che respingono i metodi da cui nascerebbero l’ accordo delle passioni e l’ Attrazione industriale fini ultimo dello stato societario. (…) Robert Owen ha evitato con cura questo procedimento, che avrebbe ferito il suo orgoglio: egli voleva essere contemporaneamente inventore, fondatore e predicatore dell’ associazione; voleva assommare i tre ruoli che dovrebbero essere attribuiti a personaggi differenti, voleva detenere in esclusiva la gloria della scoperta. Egli si è impadronito della parola “”associazione””, senza preoccuparsi del contenuto; ha pensato soltanto ad attribuirsi l’ onore di una scoperta ancora da fare, e a distogliere da questa ricerca gli studiosi, facendo credere che era riuscito da solo in tale impresa””. (pag 335-336)”,”SOCU-124″ “FOURQUET Jérôme”,”La fin de la grande classe moyenne.”,” Strati inferiori della classe media: Rapporto tra ‘discounters’ (acquirenti dei discont) e gilet gialli Economia della ‘debrouille’: l’arte di arrangiarsi: frequentazione dei magazzini sito Le Bon Coin Lavoretti in proprio Ricorso massiccio al credito al consumo”,”FRAS-056″ “FOWKES Ben”,”L’Europa orientale dal 1945 al 1970.”,”Specialista di storia russa, Ben Fowkes insegna nella University of North London. Ha pubblicato The Post-communist Era. Change and Continuity in Eastern Europe e Ethnicity and Ethnic Conflict in the Post-communist Word.”,”EURC-063-FL” “FOX PIVEN Frances CLOWARD Richard A.”,”I movimenti dei poveri. I loro successi i loro fallimenti.”,”FOX PIVEN è professoressa di scienze pol all’Univ di Boston ed è inoltre VP della Society fo the Study of Social Problems (SSSP). CLOWARD è sociologo e operatore sociale presso la Columbia Univ e membro del Comitato Direttivo della New York Civil Liberties Union.”,”MUSx-026″ “FOX Ralph”,”Marx, Engels y Lenin sobre Irlanda.”,”””Inevitabilemente, la lotta dell’ Irlanda è stata legata ad altri popoli e classi durante questo lungo periodo storico. Irlanda ha consacrato molte e distinte figure rivoluzionarie al movimento mondiale di liberazione: Wolfe Tone, Robert Emmett, Finton Lalor, James Stephens, Michael Davitt, James Connolly e Liam Mellowes, per citarne alcuni dei migliori e più importanti. Ma l’ Irlanda in cambio, ha ricevuto pure l’ aiuto e l’attenzione dei leaders della classe più rivoluzionaria, la classe operaia (…)””. (pag 17)”,”IRLx-008″ “FOX Robert”,”Un secolo di guerre – Un siglo de guerras.”,”Robert Fox è uno scrittore e un giornalista radiotelevisivo che ha operato per 35 anni come corrispondente i guerra per la BBC, il Daily Telegraph e l’Evening Standard. E’ un esperto dell’area mediterranea.”,”FOTO-077″ “FOX Ralph”,”Lenin. A Biography.”,”Dello stesso autore: ‘People of the Steppes Storming Heaven’ Agosto 1917. Repressione da parte del governo provvisorio. Lenin rischia di essere arrestato e ucciso e si nasconde a Pietrogrado. Il partito diventa semi-legale. L’8 agosto si apre il sesto congresso nel distretto di Viborg, quartiere operaio dove le forze del regime non osano entrare. In questa fase di clandestinità Lenin scrive e pubblica ‘Riusciranno i bolscevichi a manterere il potere?. Kornilov intanto procede a ristabilire la pena di morte nell’esercito e fa eseguire centinaia di fucilazioni di soldati. I loro corpi vengono esposti lungo le strade. (pag 237-238-239)”,”LENS-279″ “FOY Fred G.”,”Ovens, Chemicals, and Men! Koppers Company, Inc.”,”Fondo Palumberi Fred G. Coy, membro della Newcomen Society, presidente della Koppers Company, Inc, Pittsburgh, Pennsylvania”,”ECOG-100″ “FRABBONI Franco PAGLIARINI Carlo TASSINARI Gastone, a cura, Saggi di Fiorenzo ALFIERI Francesco SUSI Leonardo TRISCIUZZI Maddalena PILARSKI Luigi GUERRA Riccardo MASSA Dimitri SOSSAI Luca DONATI Alessandra AIELLO Vincenzo CESAREO Paolo OREFICE Flavio MONTANARI Andrea VELLUTINI Cosimo SCAGLIOSO Ortensia MELE Piero LUCISANO”,”Imparare la città. L’extrascuola nel sistema formativo.”,”Katia Franci, Assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Firenze.”,”GIOx-010-FL” “FRACASSI Claudio”,”Sotto la notizia niente. Saggio sull’ informazione planetaria.”,”””L’ immagine di una pipa non è una pipa”” (Magritte) Claudio FRACASSI è direttore del settimanale ‘Avvenimenti’. E’ autore tra l’ altro di ‘Il ciclone Natascia’ (1975), ‘Aleksandra Kollontai e la rivoluzione sessuale’ (1977), ‘L’ inganno del Golfo’ (1992).”,”EDIx-036″ “FRACCAROLI Arnaldo”,”Donizetti.”,” Gaetano Donizetti (1797-1848): in 27 anni 73 opere e altra musica”,”BIOx-213″ “FRACCAROLI Arnaldo”,”Spagna encantadora.”,”Definizione di umorismo (pag 140-141) “”Don Chisciotte è dunque nato, qui, in questa casa che era allora, nel 1600, una prigione. «Triste casa – scriveva don Miguel de Cervantes a un suo zio ad Alcazar de San Juan – più caverna che prigione, nella quale interminabili giorni e brevi notti mi affaticano». E nel prologo al romanzo, confessandosi al lettore dice: «Disoccupato lettore, senza che io ne faccia giuramento mi potrai credere che io contavo che questo libro, come figlio del mio intendimento, dovesse essere il più bello, il più gagliardo e il più grazioso che si possa immaginare: però non ho potuto contravvenire agli ordini della natura, la quale vuole che qualunque cosa essa produca le somigli. Ora, che potrebbe il mio sterile e incolto ingegno produrre, se non la storia di un figlio magro, bizzarro, e pieno di pensamenti strani e non immaginati ancora da nessun altro? E’ nato in una prigione nella quale ogni incomodità è come a casa propria, e ogni tristezza ha la sua dimora…». Ma ne venne invece il capolavoro dell’umorismo e della satira. E dico espressamente umorismo e satira senza tirar fuori altre parolone sonore, perché queste due altissime forme d’arte bastano: e non escludono affatto la serietà delle intenzioni, né quel senso di umanità anche doloroso, pensoso sempre, che deve essere sempre il fondo di ogni espressione d’arte. E’ ineffabile la tragedia dei pietosi sforzi ai quali si sommettono alcuni critici e letterati moderni per indagare, scrutare, e rivelare che cosa debba veramente essere l’umorismo, l’umorismo autentico e moderno, da non confondersi – ohibò – con l’umorismo che purtroppo fa ridere. L’umorismo (secondo questi poveri di spirito i quali è dubbio se avranno in compenso il regno dei cieli) ha da essere una complicata e fredda manipolazione cerebrale irta di significati nascosti e di simboli ermetici, che guai se riesca a far fiorire sulle labbra il più pallido sorriso: perché se l’umorismo ti fa sorridere, dove mai va a finire la profonda serietà? O povera gente malata di cattiva digestione, eccolo spiegato da secoli che cosa ha da essere l’umorismo, e qualche tempo prima l’aveva rivelato anche uno scrittore di riviste e di farse e di commedie greche, chiamato Aristofane: l’umorismo ha da essere la visione dell’umanità, con le sue virtù, i suoi difetti, le sue debolezze, i suoi accessi, visti da uno spirito che abbia la pietà allegra, cioè serena, e sappia anche ridere, e attraverso a questo stato di grazia affini la sua e la vostra umanità, ché saper ridere vuol dire anche saper soffrire, cioè sentire. «Ridere, dice il Figaro di Beaumarchais – per la paura d’essere obbligato a piangere». «Chi ti ha dato una fisionomia così gaia?» chiedono a Figaro. E Figaro risponde: «L’abitudine alla sventura». Ma Figaro e Don Chisciotte fanno anche clamorosamente ridere. E pure vanno profondo nell’anima e nel cuore degli uomini”” [Arnaldo Fraccaroli, ‘Spagna encantadora’, Milano, 1930] (pag 138-141)”,”SPAx-144″ “FRACHON Benoit”,”Au rythme des jours. Rétrospective de vingt années de luttes de la CGT (textes choisis). Tome Second 1955-1967.”,”FRACHON Benoit segretario generale della Confederazione generale del lavoro, CGT. “”Si sa che nei contratti collettivi od accordi salariali esistenti, i padroni della metallurgia rifiutano la fissazione di salari di base garantiti a un tasso prossimo a quello del salario reale. E’ un vecchio costume a cui i padroni tengono molto. Essi hanno dovuto però qualche volta derogare, quando i métallos l’ hanno chiesto con sufficiente forza. Nel 1936, per esempio, dopo molte resistenze e manovre, fu siglata la convenzione collettiva della metallurgia parigina. I salari garantiti vi erano fissati a un tasso assai elevato affinché fossero sufficienti per un salario reale e veramente remuneratore. Ecco un esempio di quello che rappresenterebbero oggi questi salari (…)””. (pag 467)”,”MFRx-258″ “FRAENKEL H.”,”Storia di una nazione proletaria. La politica finanziaria italiana da Cavour a Mussolini.”,”””Come nel campo politico, così pure in quello finanziario l’ anno 1925 portò l’ economia e la finanza a una svolta decisiva. Da allora in poi il traffico delle divise venne sottoposto alla più severa sorveglianza: alla Banca d’ Italia, rimasta ormai unico istituto d’ emissione, fu affidato il diritto di controllo sopra a tutti gli istituti di credito nel Paese, alle Borse furono imposti determinati vincoli, mentre agli istituti di credito parastatali già esistenti veniva dato un nuovo ordinamento, concessi abbondanti mezzi e affidati compiti precisi. Era questa una politica che, senza nulla demolire, stringeva sempre più le maglie della sua rete, fino a che lo Stato totalitario s’ impossessò d’ogni attività. L’ 8 luglio 1926 Mussolini inaugurava l’ Istituto statale delle esportazioni, una delle meglio riuscite istituzioni del regime””. (pag 247)”,”ITAF-157″ “FRAENKEL Boris, Collaboration de Sonia COMBE”,”Profession: Révolutionnaire.”,”Né à Dantzig en 1921, Boris Fraenkel traverse en rèvolutionnaire le siècle de la barbarie, en coulisses le plus souvent et parfois sur le devant de la scène comme, par exemple, le 22 mars 1967 à Nanterre où il anime, au sein de l’université, une conférence intitulée Jeunesse et sexualité qui annonce par son succès les événements de mai ’68. Intellectuel sans oeuvre, Fraenkel a passé sa vie à lire, à traduire, à vulgariser les thèses d’auteurs tels que Reich, Marcuse, Lukàcs, Trotsky. Préface, Avant-Propos, Conclusion, Postface Par Sonia COMBE, Notes, Glossaire, Collection Clair & Net, dirigée par Antoine SPIRE,”,”TROS-089-FL” “FRAGA IRIBARNE Manuel”,”Razas y racismo en Norteamerica.”,”Contiene dedica manoscritta Pag 31 tabella sulla popolazione nera negli Stati Uniti nel 1940 per singolo stato americano (totale 12 milioni) Linciaggi per stati, 1882-1947. Totale 4717 di cui 3426 neri e 1291 bianchi. (pag 37 e seguenti) Manuel Fraga Iribarne (born November 23, 1922 at Vilalba) is a Spanish and Galician politician. Fraga was a politician in Spain under Francisco Franco’s dictatorial regime and in the democracy after Franco’s death. He was the President of Galicia from 1990 to 2005. Fraga governed Galicia strictly with a hard hand but he did a lot of good things for Galicia, helping build a strong economy of farming, fishing and construction. Retrieved from “”http://simple.wikipedia.org/wiki/Manuel_Fraga_Iribarne”&#8221; FRAGA IRIBARNE Manuel è stato un diplomatico, segretario di ambasciata, iscritto all’istituto di cultura ispanica. Ha insegnato all’università, cattedra di diritto politico (Valencia). Ha scritto ‘Luis de Molina y el derecho de la guerra’) (Luis de Molina (Cuenca, 1535 – Madrid, 12 ottobre 1600) è stato un teologo, giurista e gesuita spagnolo. Fu autore di un’originale teoria sulla concordia tra libero arbitrio e grazia divina (molinismo). Biografia [modifica] Entrò nell’Ordine Gesuita ad Alcalá de Henares nel 1553 e in seguito si stabilì in Portogallo dove studiò presso l’università di Coimbra. Fu professore di filosofia e poi di teologia ad Évora e, dopo il suo ritorno in Spagna (1586) a Madrid in teologia morale. Attorno al 1590 si ritirò nella sua città natale di Cuenca dove si dedicò alla difesa della sua principale opera teologica, il De concordia liberi arbitrii cum divinae gratiae donis, pubblicato a Lisbona nel 1588, in cui aveva esposto un’originale teoria soteriologica sul rapporto tra libero arbitrio e grazia divina. Questa teoria era scaturita dalle riflessioni circa le tesi sulla grazia da parte della Riforma protestante. In reazione alla dottrina luterana e in opposizione alla teoria agostiniana, Molina, rifacendosi parzialmente alle posizioni pelagiane, reinterpretò il rapporto tra libertà individuale e grazia divina sostenendo che quest’ultima era efficace unicamente in virtù dello sforzo della volontà umana e del consenso al bene; veniva anche indagata la relazione tra libertà individuale con la prescienza e la predestinazione. L’accento posto sulla volontà umana ai fini dell’azione della grazia divina, scaturito dalla riflessione delle teorie protestanti sulla grazia, fu considerarato però eccessivo e suscitò l’accesa reazione dei teologi cattolici dell’università di Salamanca e dei domenicani, che definirono eretiche queste teorie che invece vennero accolte e sostenute da tutti i maggiori teologi gesuiti. Nel 1596 papa Clemente VIII, tendenzialmente favorevole alla tesi di Molina, avocò a sé la questione molinista e nominò una commissione definita Congregazione de auxiliis, per dirimerla definitivamente. La morte del pontefice rimandò la sentenza al suo successore Paolo V che, sentiti i pareri di due eminenti teologi Francesco di Sales e Roberto Bellarmino, pose fine alla controversia senza decretare vincitori e vinti. Notevole fu anche il contributo di Molina alla dottrina giuridica dell’epoca: nel suo De iustitia et de iure (1593) trattò dei rapporti tra stato e Chiesa e accennò ai problemi economici del suo tempo. wikip)”,”USAS-167″ “FRAGER Dominique”,”Socialisme ou barbarie. L’aventure d’un groupe (1946-1969).”,”Questo libro offre la storia di questo gruppo singolare, Socialisme ou Barbarie, che ha pubblicato una rivista con lo stesso nome e ha lasciato un’impronta duratura e profonda nella storia intellettuale e politica francese. Questo collettivo si è distinto in particolare per una critica radicale della burocrazia e dello stalinismo e, contemporaneamente, per una critica altrettanto radicale del capitalismo occidentale nella prospettiva dell’autogestione di tutti i settori della vita sociale. Il gruppo, affermando un marxismo antistalinista, si sforzerà di sviluppare una critica in atto dell’intellighenzia marxista, dei partiti “”comunisti”” e delle avanguardie rivoluzionarie. Si può anche leggere, in alcune idee e pratiche di Socialisme ou Barbarie, un presagio delle correnti e dei dibattiti che animeranno gli anni 1960 e 1970. Allo stesso modo, esisteranno molti ponti tra questo gruppo e il movimento situazionista, nonché con gli animatori del movimento del maggio 68 come Daniel Cohn-Bendit. Dominique Frager consegna in queste pagine una storia vivente della genesi e dello sviluppo di questo collettivo, della sua produzione teorica e del suo tentativo di costruire una nuova organizzazione politica. Discute gli accesi dibattiti che lo hanno attraversato, a volte fino al crepacuore, così come le discussioni e le opposizioni con altri intellettuali e tendenze politiche contemporanee: Jean-Paul Sartre, Edgar Morin e la rivista Arguments, il Partito Comunista Francese, la Nouvelle Gauche… Testimone e attore degli ultimi anni di questa avventura, Dominique Frager ha avuto accesso anche agli archivi di Socialisme ou Barbarie. Con questo libro intende aiutare a ripercorrere la storia di un gruppo le cui idee e pratiche, oltre che influenza, raccontano un’intera parte della storia della sinistra radicale in Francia. Dominique Frager è stato testimone e uno dei protagonisti degli ultimi anni dell”avventura’ del gruppo ra le figure meno note di SoB: Alberto Maso (Vega), Philippe Guillaume, Hirzel (R. Bourt), Danilo Montaldi, Benno Sarel, Daniel Mothé (Jacques Gautrat), Henri Simon, Jacques Blot, Pierre Brune (Pierre Souri), Jacques Singnorelli (André Garros), Daniel Blanchard (P. Canjuers), Christopher Pallis, Didier Anger, Martine VIdal Le relazioni internazionali del gruppo. ‘Oltre a quelli con il gruppo Correspondence negli Stati Uniti, SouB ha delle relazioni con una parte della sinistra italiana antistaliniana. Véga è incaricato della corrispondenza e dei legami con gli italiani. Così, i primi contatti con il Partito Comunista d’Italia e il suo leader Onorato Damen che aveva rotto con il dogmatismo di Amadeo Bordiga in un congresso svoltosi nella primavera del 1952. Contrariamente a SouB questo gruppo ha una reale base operaia. Testi di questo ‘partito’ sono pubblicati nel n. 11 di SouB (‘Risoluzione sui rapporti internazionali’ e le tesi del PC di Damen nel n. 12). La rivista Prometeo pubblica vari testi di SouB. Alla fine dell’anno 1956 la sinistra antistalinista tenta di unificarsi in Italia e SouB saluta e incoraggia questo nuovo raggruppamento nel n. 21 (maggio 1957) con l’articolo ‘En Italie, la gauche ouvrière révolutionnaire s’organise’). Il raggruppamento ha quattro componenti: il gruppo di Azione comunista (opposizione di sinistra in seno al PCI ufficiale), la Federazione Comunista Libertaria, il PCI di Onorato Damen e un gruppo di origine trotskista. Occorre notare che in Italia, degli anarchici e dei marxisti antistaliniani si ritrovano fianco a fianco, contrariamente a quello che accade in Francia. Il primo meeting, nel dicembre 1956, di questo raggruppamento è seguito da un migliaio di militanti, operai in gran parte. La riunione termina con una risoluzione della ‘sinistra rivoluzionaria’, che si dichiara solidale con “”il proletariato ungherese che si è battuto e si batte per difendere i diritti di classe, vede e saluta nella creazione dei consigli operai l’organo del potere della classe””. I quattro gruppi decidono di costituirsi in comitato d’azione (…). Il vero ‘passeur’ delle idee di SouB in Italia è un amico di Véga (A. Maso). Il suo nome Danilo Montaldi (…)”” (pag 60-61)”,”FRAP-129″ “FRAIOLI Mauro; RICCI Aldo G.”,”Rousseau, Marx e il totalitarismo (Fraioli); Marxismo e politica nell’Italia di ieri (Ricci).”,”Tanto Rousseau quanto Marx oppongono alla società dello scambio l’idea di una società organica, perfettamente omogenea, nella quale l’unica fonte del potere politico sia la “”volontà generale”” dei cittadini. (saggio di Fraioli) Articolo di Ricci a proposito del saggio di Giuseppe Bedeschi ‘La parabola del marxismo in Italia, 1945-1983′ (Laterza, 1983). Periodizzazione di Bedeschi per ricostruire la storia del marxismo italiano: tre fasi il decennio 1945-55 gli anni delle certezze assolute; 1956-67 gli anni della grande trasfromazione economico sociale; e il periodo dal 1968 al 1983 cioè dall’illusione rivoluzionaria alla crisi del marxismo (v. Pci).”,”TEOC-040-FGB” “FRAJESE Attilio”,”La matematica nel mondo antico.”,”Platone fondatore dell’ insegnamento matematico, “”””L’ arte dei computi però, e la geometria e tutta l’ educazione preparatoria, che è d’uopo sia impartita prima della dialettica, si debbono mettere innanzi ai giovani, ma senza dare all’ insegnamento forma di studio forzato… Perché il libero non deve imparare nessuna disciplina se accompagnata a servitù: ché le fatiche corporali, fatte per forza, non peggiorano il corpo, ma nessun insegnamento sforzato s’ impianta saldamente nell’ anima… Non educare dunque per forza… i fanciulli nelle discipline; ma come se giocassero, allo scopo che tu sia ancora maggiormente in grado di scorgere a che cosa tenda ciascuno per natura””””. (pag 67)”,”SCIx-218″ “FRALE Barbara”,”Strategia di un delitto. Filippo il Bello e il cerimoniale segreto dei Templari.”,”Barbara Frale, medievista, Università Caa’ Foscari di Venezia, autrice de ‘L’ultima battaglia dei Templari’, Viella, Roma, 2001″,”STMED-032-FSD” “FRAME Murray a cura”,”The Russian Revolution, 1905-1921. A Bibliographic Guide to Works in English.”,”Murray Frame is a research student in the Department of Slavonic Studies at the University of Cambridge. He is working on a study of Russian theatre during the Revolution. Preface, List of Journals Used, Abbreviations Used, Author Index, Subject Index, Bibliographies and Indexes in World History, Number 40,”,”RIRx-030-FL” “FRANCALANCI Marco”,”Cronache di guerra a Genova e provincia.”,”Cinque anni di bombardamenti su Genova, dal mare e dal cielo. Le incursioni sullo strategico ponte di Recco, con la distruzione della città. La borsa nera, le difficoltà della vita quotidiana durante la guerra. La caccia agli ebrei e la cattura in galleria Mazzini del rabbino Riccardo Pacifici, poi finito ad Auschwitz, gli scioperi negli stabilimenti industriali e la deportazione degli operai genovesi in Germania. Le spietate rappresaglie nazifasciste. La resistenza genovese e la liberazione della città, l’unica in Europa in cui i tedeschi furono costretti ad arrendersi, anche sul piano formale, ai partigiani. Giornalista e scrittore, Marco Francalanci, nel 1966 viene assunto dal Secolo XIX dove lavorerà in vari reparti della redazione. Diventa capocronista nel 1978. Dal 1980 è responsabile della pagina degli esteri. Inviato speciale in vari avvenimenti di politica internazionale (vertici Usa-Urss a Ginevra, ecc.). Nel 1990 passa a Repubblica come capocronista dell’edizione di Torino. Il proclama di Alexander: “”Rinunciate alla lotta armata””. “”(…) Nell’estate del 1944, si verifica un significativo incremento dei combattenti della Resistenza, probabilmente in seguito allo sbarco in Normandia e alla liberazione di Roma: la convinzione di una rapida avanzata degli Alleati verso nord spinge molti a raggiungere le formazioni partigiane. (…) In questo quadro s’inserisce il proclama di Alexander, annunciato il 13 novembre 1944 e rivolto agli aderenti alla Resistenza nell’Italia settentrionale, che dispone la cessazione di ogni operazione organizzata su vasta scala per attestarsi su posizioni difensive e, allo stesso tempo, dichiara sospesa ogni operazione militare alleata per l’inverno 1944-1945, compreso il taglio dei rifornimenti ai combattenti sulle montagne. Una decisione che avrà come conseguenza l’uccisione di oltre 150 partigiani in appena tre mesi nella sola provincia di Genova e che spalanca le strade alla furia dei rastrellamenti nazifascisti che si accaniscono sulle popolazioni di montagna, accusate di aver appoggiato la Resistenza. I presidi dei comandanti partigni rimasti sui monti devono infatti affrontare, oltre al rigido inverno, l’impari lotta in solitudine contro l’invasore nazista spalleggiato dai repubblichini fascisti. (…) Per la Storia, il proclama Alexander è un discorso pronunciato via radio dal comandante in capo delle forze alleate nel Mediterraneo, il feldmaresciallo inglese Harold Alexander, il 13 novembre 1944. (…) Il messaggio viene diffuso senza che ne sia stato valutato prima l’impatto psicologico, e infatti viene giudicato come un duro colpo politico, organizzativo e militare alla Resistenza, ma il Corpo Volontari della Libertà invita tutti i comandi regionali a interpretare il proclama Alexander non come una smobilitazione, ma come l’apertura della campagna invernale. La reazione dei nazifascisti non si fa attendere. I tedeschi ora si rendono conto di avere di fronte molti mesi di stasi, durante i quali potranno rivolgere tutte le energia contro l’esercito partigiano, intensificando le azioni di rastrellamentoper garantirsi il controllo su tutto il territorio del Nord. (…) La decisione dei comandati partigiani di ignorare e disattendere il proclama di Alexander porta a una delle più grandi vittorie della Resistenza, pur pagata a caro prezzo”” (pag 96-104) Foto della ‘Casa dello Studente, sede genovese della Gestapo’ (pag 90)”,”ITAR-355″ “FRANCAVILLA Franco”,”I lager nazisti fra repressione sterminio e sfruttamento economico (1933-1945).”,”L’industria tedesca e lo sfruttamento economico dei lavoratori civili stranieri, dei prigionieri di guerra e degli internati dei KL (Konzentrationslager) fino al 1941) (pag 9-14)”,”QMIS-285″ “FRANCAVILLA Franco”,”La resistenza tedesca, 1933-1945. I volti di Faust.”,” “”La KPD mediante una radicale decentralizzazione in cellule della sua rete clandestina, cercò di attuare la tattica definita da Dimitrov “”del cavallo di Troia””, cioè una forma di opposizione svolta penetrando all’interno delle organizzazioni del regime, ma anche questi sforzi sfociarono in nuove ondate di arresti nel 1936-37. In seguito, i grandi processi di Mosca e il patto nazi-sovietico del 1939 resero ancora più difficili i rapporti fra la SPD e i comunisti, perciò, a prescindere da contatti occasionali, la resistenza dei due partiti al dominio nazista procedette con attività separate”” (pag 7) Dopo il ’33 l’unica forza in grado di contrastare il passo al nazismo trionfante avrebbe potuto essere la Wehrmacht. Essa invece accettò supinamente la sottomissione a Hitler (…) (pag 7)”,”GERR-052″ “FRANCE Anatole”,”Gli dei hanno sete.”,”L’abbozzo del libro: una serie di episodi sulla vita parigina nel periodo dal 1789 al 1794. Il racconto cresce nelle mani dell’autore e diventa un romanzo cambiando anche il titolo (in precedenza era ‘L’inquisitore’): l’autore scopre in un vecchio giornale un articolo di Camille Desmouline contro gli eccessi del Terrore, che finisce con questa tirata: “”Amerete dunque questa dea assetata di sangue i cui grandi sacerdoti chiedono che si eriga un tempio costruito, come quelli nel Messico, con le ossa di tre milioni di cittadini, e dicono senza sosta ai Giacobini, alla Comune, ai rivolzionari, quello che dicevano le sacedotesse spagnole a Montezuma: “”Gli dei hanno sete””?). Da qui verrà il titolo definitivo dell’opera. Nel romanzo i grandi personaggi vi compaiono solo di scorcio (Robespierre, Marat, ecc.).”,”FRAR-003-FER” “FRANCE Anatole”,”Taide – La rivolta degli angeli.”,”L’affare Dreyfus vede Anatole France a fianco di Zola tra i difensori più strenui dell’ufficiale ebreo (pag X)”,”VARx-004-FER” “FRANCESCANGELI Eros”,”Arditi del popolo. Argo Secondari e la prima organizzazione antifascista, 1917-1922.”,”FRANCESCANGELI Eros (Verona, 1967) studioso di storia del movimento operaio italiano, ha pubblicato numerosi articoli e sagi di carattere storico politico in varie riviste specialistiche. E’ redattore della rivista Praxis e collaboratore dell’ Istituto per la storia dell’ Umbria contemporanea di Perugia.”,”MITS-162″ “FRANCESCANGELI Eros”,”L’ incudine e il martello. Aspetti pubblici e privati del trockismo italiano tra antifascismo e antistalinismo (1929-1939).”,”Trockij FRANCESCANGELI Eros (Verona, 1967) collabora con la cattedra di storia contemporanea della Facoltà di lettere e filosofia dell’ università degli studi di Perugia. Nella stessa facoltà è docente della medesima disciplina per il Corso di teledidattico di scienze delle comunicazioni. Collabora con la Fondazione G. Feltrinelli e la Fondazione Luigi Salvatorelli. E’ tra i fondatori della rivista di storia della conflittualità sociale ‘Zapruder’. Trotskismo e bordighismo. I rapporti tra NOI e PCI. “”Dopo l’ espulsione dal Pci e fino alla comparsa del primo numero del loro “”Bollettino””, uscito nell’ aprile del 1931, gli oppositori commentarono le vicende interne al Partito comunista dalle colonne de “”La Vérité”” e curarono la pubblicazione, nella rivista teorica della Ligue communiste, di un nutrito dossier sui loro rapporti con l’ Osi e sulle relazioni intercorse tra questa e il Gruppo “”Prometeo”” (1). Dalla lettura di tali fonti, si apprende inoltre che i membri della Nuova opposizione italiana tennero una riunione con alcuni quadri operai iscritti al Pci. Fu attraverso questi articoli che il gruppo di oppositori appena espulso dal Pci ritenne di poter allacciare i contatti con gli altri membri del partito presenti in territorio francese, e, più in generale, con il fuoriuscitismo politico e l’ immigrazione italiana ivi presente. Fu quasi una scelta obbligata: quando la Nuova opposizione italiana (NOI ndr) entrò in relazione con l’ Opposizione internazionale di sinistra, tutti i suoi membri risiedevano infatti, in quanto emigrati politici, in Francia. Il ridottissimo gruppo di trockisti italiani, rivolse dunque un appello all’ emigrazione politica comunista attraverso la ‘Lettre ouverte de la Nouvelle Opposition à tous le membres du PCI (Partito comunista internazionalista (ndr)””.”” (pag 108) (1) Materiale riprodotto in appendice a S. Corvisieri, Trotskij e il comunismo italiano”,”TROS-177″ “FRANCESCANGELI Eros”,”«Un mondo meglio di così». La sinistra rivoluzionaria in Italia, (1943-1978).”,”Il volume, frutto di una estesa ricerca d’archivio, analizza le formazioni riconducibili a quella peculiare area politica che è stata la sinistra rivoluzionaria italiana fra gli anni Quaranta e Settanta del Novecento. L’anarchismo e le dissidenze antistaliniste ‘storiche’ hanno dato vita a esperienze organizzative significative che, a contatto con le lotte sociali e anticoloniali, hanno saputo intercettare le tensioni generazionali e politiche affiorate negli anni Cinquanta- Sessanta del Novecento. Già prima del Sessantotto sono nate così nuove strutture di matrice antiautoritaria, operaista, marxista-leninista, e/o antimperialista, che hanno raggiunto il loro apogeo nella prima metà del decennio successivo per entrare poi rapidamente in crisi, strette tra il fenomeno della lotta armata, il disimpegno politico e l’emergere di altri bisogni e antagonismi (femminismo in primis). Eros Francescangeli è stato tra i fondatori del quadrimestrale «Zapruder», rivista di storia della conflittualità sociale. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo ‘Arditi del popolo. Argo Secondari e la prima organizzazione antifascista (1917-1922)’ (Odradek, 2000) e ‘L’incudine e il martello. Aspetti pubblici e privati del trockismo italiano tra antifascismo e antistatalismo (1929-1939)’ (Morlacchi, 2005). Indice. Ringraziamenti 1. Riflessioni introduttive 1. Prologo 2. L’oggetto della ricerca e lo specchio deformante del Sessantotto 3. Fasi, stagioni ed eventi periodizzanti 4. Violenza, repressione e strategie della tensione 5. Relazioni di genere e moralità: il caso di Servire il popolo (ma non solo) 2. Gli anni del dissenso 1. Gli anarchici 2. Bordighisti e trockisti 3. Dissidenti comunisti, socialisti di sinistra e transfughi libertari 3. Una destalinizzazione a metà 1. Le ripercussioni del 1956: l’area della Sinistra comunista 2. La nascita del neo-operaismo 3. Anarchici, bordighisti e trockisti prima del Sessantotto 4. La Cina è vicina: la formazione dei primi nuclei stalino-maoisti 4. Il quinquennio rosso (1965-1969) 1. Verso il partito: le organizzazioni stalino-maoiste 2. Il biennio 1967-68: tra operaismo e maoismo 3. Servire il popolo e la scissione tra ‘rossi’ e ‘neri’ 4. Tra Trockij e Mao: Avanguardia operaia 5. Il rimescolamento post-movimentista 1. Gli ‘eretici’ del Manifesto 2. Nascita di Potere operaio e di Lotta continua 3. Dal movimento studentesco al Movimento studentesco 6. Sentieri divergenti 1. Lotta continua dal processo Pinelli-Calabresi alla critica dell’estremismo 2. Il Pdup per il comunismo e la nascita di Democrazia proletaria 3. Lotta continua dall’apogeo alla dissoluzione Abbreviazioni e sigle Riferimenti archivistici Indice dei nomi”,”MITC-155″ “FRANCESCHI Franco TADDEI Ilaria”,”Le città italiane nel Medioevo, XII-XIV secolo.”,”Franco Franceschi insegna Storia medievale nell’Università di Siena. Tra il suoi libri ”Tumulto’. I lavoratori fiorentini dell’Arte della Lana fra Tre e Quattrocento’ (Olschki, 1995). Ilaria Taddei insegna Storia medievale all’Università di Grenoble II. Tra i suoi libri ‘Fête, jeunesse et pouvoir’ (Université de Lausanne, 1991) e ‘Fanciulli e giovani. Crescere a Firenze nel Rinascimento’ (Olschki, 2001). Lavoro salariato nelle città italiane. “”Indubbiamente il fenomeno (rapporti salariali, ndr) non interessava tutti i contratti, si manifestava con un’intensità differente nelle diverse realtà urbane, in una medesima città contraddistingueva soltanto (o in prevalenza) alcuni settori. Ma ciò non toglie valore alla tendenza generale, riscontrabile a partire dalla metà del Duecento a Venezia e Genova e dagli ultimi decenni del secolo a Bologna, Piacenza, Firenze. In quest’ultima città l’apprendista venne esplicitamente definito «discepolo a salario». L’espansione del lavoro subordinato manifestò i suoi effetti, in modi diversi, sulle strutture familiari, sull’organizzazione corporativa, sull’insieme del corpo sociale. Con lo sviluppo dei rapporti basati sul lavoro dipendente aumentò il numero di famiglie la cui sopravvivenza era legata al salario del capofamiglia e questo modificò anche il contesto generale in cui s’inscriveva l’attività economica degli altri componenti il ‘ménage’. La necessità di introiti supplementari e la nuova fisionomia del mercato della manodopera, infatti, costituivano per tutti un incentivo a ricercare occasioni di lavoro retribuito. Le stesse compagnie degli artigiani, le cui aziende ricorrevano ora maggiormente a personale esterno alla famiglia, erano più disponibili per occupazioni diverse da quelle dei mariti, anche se – come abbiamo già notato – finivano per svolgere spesso attività non inquadrate dalle corporazioni. Quanto a queste ultime è evidente che l’aumento del peso dei ‘laboratores’ ne alterò l’originaria fisionomia paritaria facendone delle strutture sempre più gerarchizzate. Soprattutto nelle arti in cui il salariato era più diffuso, infatti, emerse con forza il problema del controllo e del disciplinamento dei lavoratori sottoposti, che venne affrontato con i poteri coercitivi di cui gli organismi corporativi disponevano e che abbiamo visto operanti nel caso degli operai tessili fiorentini. Anche le autorità comunali erano impegnate su questo fronte, come dimostra, fra gli altri, il fatto che nella seconda metà del XIII secolo (ma a Padova fin dal 1236) negli ordinamenti cittadini compaiano norme che fissavano i massimi salariali, regolamentavano la giornata lavorativa, stabilivano principi di comportamento. Magari autorizzando i maestri, come gli statuti ferraresi del 1287, a battere i ‘manoales’ che avessero interrotto il lavoro dei compagni: l’unica limitazione era che lo facessero ‘moderate’, senza cioè uccidere, mutilare o causare fratture (44)”” (pag 115-116) [(46) ‘Statuto di Viterbo del 1251’, in ‘Cronache e statuti della città di Viterbo’, pubblicati e illustrati da I. Ciampi, Firenze, 1872, pp. 449-599; sect. IV, rub. 17, p. 560; ‘Statuta Ferrariae anno MCCLXXXVII, trascriz. introduz. e glossario di W. Montorsi, Ferrara, 1955, libro II, rub. CCCLXXXI, pp. 194-195]”,”STOS-218″ “FRANCESCHINI Ettore”,”Ricordi di un vecchio socialista (Appunti sulle lotte operaie nel Perugino).”,”Esemplare dell’ autore. Memorie dell’ uomo politico socialista perugino che fu sindaco della sua città negli anni 1920-21. “”Che il sindacato apolitico sia un’assurdità, lo provano le più grandi organizzazioni dei paesi democratici. In Inghilterra, le Trade Unions si inseriscono nella vita politica, confondendosi nel Partito laburista. In America, dove il sindacato apolitico rappresenta la più grande eccezione, comincia a far capolino il vero scopo dell’avvenuta fusione delle due organizzazioni sindacali esistenti, ovvero quello di dar vita ad un ‘partito del lavoro’ per influire più direttamente sulla politica del paese.”” (pag 32)”,”MITT-253″ “FRANCESCHINI Ivan a cura”,”Cronache dalle fornaci cinesi. Uno dei più gravi scandali del lavoro degli ultimi anni visto attraverso gli occhi dei media cinesi.”,”FRANCESCHINI Ivan è laureato in lingue e istituzioni economiche e giuridiche dell’Asia Orientale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Dal 2006 vive a Pechino dove conduce ricerche sulla situazione dei lavoratori cinesi e lavora come giornalista free-lance. Cura un blog sul sito web del quotidiano l’Unità. Storia delle fornaci clandestine di mattoni dove vige il lavoro forzato senza salario cui sono sottoposti adolescenti e disabili rapiti alle famiglie. “”Il punto di partenza di questo traffico va individuato nei trafficanti di esseri umani e negli intermediari in nero, i quali per la maggior parte cercano le loro vittime nelle stazioni dei treni e degli autobus a lunga percorrenza. Una volta individuati i soggetti adatti, i trafficanti di solito usano delle scuse (come “”presentarli per un lavoro con un alto salario””) e ingannano i ragazzi, portandoli in case prese in affitto nei dintorni. Attualmente vi sono dei trafficanti che si servono persino del rapimento puro e semplice come metodo per portare via i ragazzi.”” (pag 37)”,”MCIx-051″ “FRANCESCHINI Ivan”,”Lavoro e diritti in Cina. Politiche sul lavoro e attivismo operaio nella fabbrica del mondo.”,”Ivan Franceschini è Marie Curie Fellow all’Università Ca’ Foscari di Venezia e all’Australian Centre on China in the World di Canberra con un progetto sul lavoro cinese in prospettiva globale. Dal 2006 al 2015 ha vissuto in Cina dove ha condotto ricerche sui temi del lavoro e della società civile e ha collaborato a vari progetti di cooperazione sui diritti dei lavoratori migranti. E’ autore di diversi studi usciti su riviste accademiche italiane e internazionali e ha pubblicato numerosi saggi sulla cultura e sulla società cinese. Le ONG del lavoro. (pag 102-103) L’inizio di un «movimento di auto-salvezza del lavoro cinese» “”Le ONG del lavoro sono apparse sulla scena cinese solo nella seconda metà degli anni Novanta, nella terza fase [Chan C. 2013]. Inizialmente si trattava per lo più di organizzazioni con un forte interesse per le questioni di genere, emerse nella capitale sull’onda della Conferenza Mondiale delle Donne, quali il Club delle Donne Migranti di Pechino (Beijing Dagongmei zhi Jia), stabilito da un gruppo di attiviste che già gestivano una rivista per lavoratrici migranti, e ‘Azione per le Sorelle della Comunità di Pechino’ (Beijing Shequ Jiemei Xing), Entrambe queste organizzazioni furono registrate nel 1996. Nello stesso periodo, a Shenzhen fu fondata la Rete delle Donne Lavoratrici Cinesi (Nügong Guanghuai). Per le prime ONG del lavoro che si rivolgevano ai migranti in generale bisognò attendere il 1998, con la fondazione a Canton del Servizio per la Gestione dei Documenti dei Lavoratori Migranti di Panyu (Panyu Dagongzu Wenshu Chuli Fuwubu). Sin dall’inizio, ragioni di opportunità politica hanno costretto queste organizzazioni a operare all’interno della sfera di quella che Gallagher [2004] ha definito «società civile non ufficiale». Questo perché, sebbene recentemente diversi governi locali abbiano permesso ad alcune ONG del lavoro di ottenere una licenza civile come enti no-profit, per anni queste realtà non hanno avuto altra scelta che registrarsi come aziende oppure non registrarsi affatto. Dalla fine degli anni Novanta, il numero delle ONG del lavoro ha continuato ad aumentare, un fenomeno in cui alcuni commentatori hanno letto l’inizio di un «movimento di auto-salvezza del lavoro cinese» (Zhongguo laogong zijiu yundong) [Huang 2007]. Questa crescita ha subito un’ulteriore accelerazione nei primi anni del nuovo secolo, in seguito al cambiamento, già descritto nel primo capitolo, del discorso ufficiale sui diritti dei lavoratori sotto la leadership di Hu Jintao e Wen Jiabao. Se si considera l’imponente sforzo legislativo nel campo del lavoro messo in piedi dall’amministrazione di Hu e Wen e il concomitante sforzo propagandistico mirato a promuovere l’immagine dei migranti come protagonisti del miracolo economico cinese, non c’è da sorprendersi se, tra le 30 ONG del lavoro elencate in un’inedita lista compilata nel febbraio del 2011 da Zhang Zhiru, uno storico attivista cinese del lavoro, solo 8 risultavano fondate tra il 1996 e il 2001, rispetto alle 21 stabilite tra il 2002 e il 2010. Sebbene esistano varie stime, non si ha un’idea ben chiara di quale sia il numero esatto di queste organizzazioni oggi. Ciò è in larga parte dovuto alla fluidità di tali enti, i quali, per far fronte alle ripetute intimidazioni da parte delle autorità, spesso si sciolgono e ricompaiono sotto altro nome, oppure si scindono in diverse organizzazioni di dimensioni più ridotte. Secondo Liu Kaiming, fondatore dell’Istituto di Ricerca per l’Osservazione della Società Contemporanea (Dangdai Shehui Guancha Yanijusuo) di Shenzhen, nel 2007 erano una cinquantina le ONG del lavoro che operavano nel Delta del Fiume delle Perle, per un totale di circa 200 attivisti [Long 2007]. L’anno successivo, Huang Yan, docente dell’Università Normale della Cina Meridionale, invece dichiarò che nella stessa area erano presenti circa 30 organizzazioni, ognuna delle quali era composta da 2 o 3 attivisti [Zhao 2008]. Oggi, a diversi anni di distanza, molte ONG «storiche» hanno cambiato nome o sono state chiuse dalle autorità, ma allo stesso tempo molte altre organizzazioni sono apparse al loro posto, aperte con altro nome da quegli stessi attivisti”” (pag 102-103)”,”MCIx-073″ “FRANCESCHI-SPINAZZOLA Dora a cura”,”Catalogo della Biblioteca di Luigi Einaudi. Opere economiche e politiche dei secoli XVI-XIX.. I. Numeri – 3148-6258. (L-Z)”,”Nell’indice dei nomi non riporta opere di F. Engels.”,”ARCx-002-FMB” “FRANCESCHI-SPINAZZOLA Dora a cura”,”Catalogo della Biblioteca di Luigi Einaudi. Opere economiche e politiche dei secoli XVI-XIX.. Supplemento A.1 – A.1000.”,”Nell’indice dei nomi non riporta opere di F. Engels:”,”ARCx-003-FMB” “FRANCESCO DI SALES S.”,”La Filotea. Ossia introduzione alla vita divota.”,”Amicizia (pag 278) “”San Gregorio Nazianzeno dice che alcuni amici e ammiratori di San Basilio s’ erano lasciati andare a imitarlo anche ne’ suoi difetti esterni, come nel suo parlare lento e con la mente astratta e pensierosa, nella forma della barba e nel modo di camminare. (…). Orbene, questa è cosa da non farsi assolutamente: ognuno ha già da sè tante cattive inclinazioni, che non occorre proprio addossarsi quelle degli altri, e l’ amicizia non solo non richiede questo, ma anzi vuole che ci aiutiamo vicendevolmente a liberarci da ogni sorta d’ imperfezioni. E’ necessario senza dubbio sopportare in pace nelle sue imperfezioni l’ amico, ma non certo portarlo a quelle e molto meno trasportare le sue in noi.”” (pag 307) San Francesco di Sales Vescovo e dottore della Chiesa 24 gennaio – Memoria Thorens, Savoia, 21 agosto 1567 – Lione, Francia, 28 dicembre 1622 Vescovo di Ginevra, fu uno dei grandi maestri di spiritualità degli ultimi secoli. Scrisse l’Introduzione alla vita devota (Filotea) e altre opere ascetico-mistiche, dove propone una via di santità accessibile a tutte le condizioni sociali, fondata interamente sull’amore di Dio, compendio di ogni perfezione (Teotimo). Fondò con santa Giovanna Fremyot de Chantal l’Ordine della Visitazione. Con la sua saggezza pastorale e la sua dolcezza seppe attirare all’unità della Chiesa molti calvinisti. (Mess. Rom.) Patronato:Giornalisti, Autori, Scrittori, Sordomuti Etimologia: Francesco = libero, dall’antico tedesco Emblema: Bastone pastorale San Francesco di Sales, vescovo di Ginevra e dottore della Chiesa, è sicuramente il più importante e celebre fiore di santità sbocciato in Savoia, sul versante alpino francese. Figlio primogenito, Francois nacque il 21 agosto 1567 in Savoia nel castello di Sales presso Thorens, appartenente alla sua antica nobile famiglia. Ricevette sin dalla più tenera età un’accurata educazione, coronata dagli studi universitari di giurisprudenza a Parigi e a Padova. Qui ricevette con grande lode il berretto dottorale e ritornato in patria fu nominato avvocato del Senato di Chambéry. Ma sin dalla sua frequentazione accademica erano iniziati ad emergere i suoi preminenti interessi teologici, culminati poi nelle scoperta della vocazione sacerdotale, che deluse però le aspettative paterne. Nel 1593 ricevette l’ordinazione presbiterale ed il 21 dicembre celebrò la sua prima Messa. Fu sacerdote zelante ed instancabile lavoratore nella vigna del Signore. Visti gli scarsi frutti che ottenuti dal pulpito, si diede alla pubblicazione di fogli volanti, che egli stesso faceva scivolare sotto gli usci delle case o affiggeva ai muri, meritandosi per questa originale attività pubblicitaria il titolo di patrono dei giornalisti e di quanti diffondono la verità cristiana servendosi dei mezzi di comunicazione sociale. Ma anche quei foglietti, che egli cacciava sotto le porte delle case, ebbero scarsa efficacia. Spinto da un enorme desiderio di salvaguardare l’ortodossia cristiana, mentre imperversava la Riforma calvinista, Francois chiese volontariamente udienza al vescovo di Ginevra affinché lo destinasse a quella città, simbolo supremo del calvinismo e massima sede dei riformatori, per la difficile missione di predicatore cattolico. Stabilitosi a Ginevra, non si fece remore a discutere di teologia con i protestanti, ardendo dal desiderio di recuperare quante più anime possibili alla Chiesa, ma soprattutto alla causa di Cristo da lui ritenuta più genuina. Il suo costante pensiero era rivolto inoltre alla condizione dei laici, preoccupato di sviluppare una predicazione e un modello di vita cristiana alla portata anche delle persone comuni, immerse nella difficile vita quotidiana. Proverbiali divennero i suoi insegnamenti, pervasi di comprensione e di dolcezza, permeati dalla ferma convinzione che a supporto delle azioni umane vi fosse sempre la provvidenziale presenza divina. Molti dei suoi insegnamenti sono infatti intrisi di misticismo e di nobile elevazione spirituale. I suoi enormi sforzi ed i grandi successi ottenuti in termini pastorali gli meritarono la nomina a vescovo coadiutore di Ginevra già nel 1599, a trentadue anni di età e dopo soli sei anni di sacerdozio. Dopo altri tre anni divenne vescovo a pieno titolo e si spese per l’introduzione nella sua diocesi delle riforme promulgate dal Concilio di Trento. La città rimase comunque nel suo complesso in mano ai riformati ed il novello vescovo dovette trasferire la sua sede nella cittadina savoiarda di Annacy, “Venezia delle Alpi”, sulle rive del lago omonimo. Fu direttore spirituale di San Vincenzo de’ Paoli. Nel corso della sua missione di predicatore, nel 1604 conobbe poi a Dijon la nobildonna Giovanna Francesca Frèmiot, vedova del barone de Chantal, con cui iniziò una corrispondenza epistolare ed una profonda amicizia che sfociarono nella fondazione dell’Ordine della Visitazione. “Se sbaglio, voglio sbagliare piuttosto per troppa bontà che per troppo rigore”: in questa affermazione di Francois de Sales sta il segreto della simpatia che egli seppe suscitare tra i suoi contemporanei. Il duca di Savoia, dal quale Francesco dipendeva politicamente, sostenne l’opera dell’inascoltato apostolo con la maniera forte, ma non addicendosi l’intolleranza al temperamento del santo, quest’ultimo preferì portare avanti la sua battaglia per l’ortodossia con il metodo della carità, illuminando le coscienze con gli scritti, per i quali ha avuto il titolo di dottore della Chiesa. Le sue principali opere furono dunque “Introduzione alla vita devota” e “Trattato dell’amore di Dio”, testi fondamentali della letteratura religiosa di tutti i tempi. Quello dell’amore di Dio fu l’argomento con il quale convinse i recalcitranti ugonotti a tornare in seno alla Chiesa Cattolica. L’11 dicembre 1622 a Lione ebbe l’ultimo colloquio con la sua penitente e qui morì per un attacco di apoplessia il 28 dello stesso mese nella stanzetta del cappellano delle Suore della Visitazione presso il monastero. Il 24 gennaio 1623 il corpo mortale del santo fu traslato ad Annecy, nella chiesa oggi a lui dedicata, ma in seguito fu posto alla venerazione dei fedeli nella basilica della Visitation, sulla collina adiacente alla città, accanto a Santa Giovanna Francesca di Chantal. Francesco di Sales fu presto beatificato il 8 gennaio 1662 e già tre anni dopo venne canonizzato il 19 aprile 1665 dal pontefice Alessandro VII. Successivamente fu proclamato Dottore della Chiesa nel 1877, nonché patrono dei giornalisti nel 1923. Il Martyrologium Romanum riporta la sua commemorazione nell’anniversario della morte, cioè al 28 dicembre, ma per l’inopportuna coincidenza con il tempo di Natale, il calendario liturgico della Chiesa universale ha fissato la sua memoria obbligatoria al 24 gennaio, anniversario della traslazione delle reliquie. San Francesco di Sales, considerato quale padre della spiritualità moderna, ha avuto il merito di influenzare le maggiori figure non solo del “grand siècle” francese, ma anche di tutto il Seicento europeo, riuscendo a convertire al cattolicesimo addirittura alcuni esponenti del calvinismo. Francesco di Sales a ragione può essere considerato uno dei principali rappresentanti dell’umanesimo devoto di tipica marca francese. Fu un vescovo santo, innamorato della bellezza e della bontà di Dio. E’ infine doveroso ricordare come al suo nome si siano ispirate parecchie congregazioni, tra le quali la più celebre è indubbiamente la Famiglia Salesiana fondata da San Giovanni Bosco, la cui attenzione si rivolge più che altro alla crescita ed all’educazione delle giovani generazioni, con un’attenzione tutta particolare alla cura dei figli delle classi meno abbienti. DALLA “INTRODUZIONE ALLA VITA DEVOTA” Nella creazione Dio comandò alle piante di produrre i loro frutti, ognuna “secondo la propria specie” (Gn 1, 11). Lo stesso comando rivolge ai cristiani, che sono le piante vive della sua Chiesa, perché producano frutti di devozione, ognuno secondo il suo stato e la sua condizione. La devozione deve essere praticata in modo diverso dal gentiluomo, dall’artigiano, dal domestico, dal principe, dalla vedova, dalla donna non sposata e da quella coniugata. Ciò non basta, bisogna anche accordare la pratica della devozione alle forze, agli impegni e ai doveri di ogni persona. Dimmi, Filotea, sarebbe conveniente se il vescovo volesse vivere in una solitudine simile a quella dei certosini? E se le donne sposate non volessero possedere nulla come i cappuccini? Se l’artigiano passasse tutto il giorno in chiesa come il religioso, e il religioso si esponesse a qualsiasi incontro per servire il prossimo come è dovere del vescovo? Questa devozione non sarebbe ridicola, disordinata e inammissibile? Questo errore si verifica tuttavia molto spesso. No, Filotea, la devozione non distrugge nulla quando è sincera, ma anzi perfeziona tutto e, quando contrasta con gli impegni di qualcuno, è senza dubbio falsa. L’ape trae il miele dai fiori senza sciuparli, lasciandoli intatti e freschi come li ha trovati. La vera devozione fa ancora meglio, perché non solo non reca pregiudizio ad alcun tipo di vocazione o di occupazione, ma al contrario vi aggiunge bellezza e prestigio. Tutte le pietre preziose, gettate nel miele, diventano più splendenti, ognuna secondo il proprio colore, così ogni persona si perfeziona nella sua vocazione, se l’unisce alla devozione. La cura della famiglia è rèsa più leggera, l’amore fra marito e moglie più sincero, il servizio del principe più fedele, e tutte le altre occupazioni più soavi e amabili. E’ un errore, anzi un’eresia, voler escludere l’esercizio della devozione dall’ambiente militare, dalla bottega degli artigiani, dalla corte dei principi, dalle case dei coniugati. E’ vero, Filotea, che la devozione puramente contemplativa, monastica e religiosa può essere vissuta solo in questi stati, ma oltre a questi tre tipi di devozione, ve ne sono molti altri capaci di rendere perfetti coloro che vivono in condizioni secolari. Perciò dovunque ci troviamo, possiamo e dobbiamo aspirare alla vita perfetta. fonte http://www.santiebeati.it&#8221;,”RELC-182″ “FRANCESCO San, a cura di Guido DAVICO-BONINO”,”I fioretti di San Francesco. Seguiti da «La vita del beato Egidio», «I detti di beato Egidio», «la vita di frate Ginepro».”,”‘Come frate Ginepro tagliò il piè ad uno porco, solo per darlo ad uno infermo’ (pag 277) (l’amore francescano per gli animali…) “”Come frate Ginepro vilifica se medesimo a laude di Dio’ (Una volta frate Ginepro, volendosi bene vilificare, si spogliò tutto ignudo e puosesi li panni in capo, fatto quasi uno fordello dello abito suo, ed entrò così ignudo in Viterbo; e vassene in sulla piazza pubblica per sua derisione. Essendo costui ivi ignudo, li fanciulli e li giovani, riputandolo fuori del senno, li feciono molta villania, gittandoli molto fango addosso e percuotendolo colle pietre e sospingendolo di qua e di là, con parole di derisione molto. (…)”” (pag 292-293″,”RELC-005-FAP” “FRANCESCOTTI Renzo, a cura di Giancarlo BERTONE”,”Passione di Fra Dolcino e Margherita.”,”Renzo Francescotti è nato in provincia di Trento, a Cles, nel 1938. VIve e lavora a Trento insegnante di scuola media. Dal 1968 fondatore e direttore del Gruppo interpretativo “”Neruda””. Ha al suo attivo una quindicina di pubblicazioni di poesia, saggistica storica, narrativa. E’ autore di commedie e giornalista. Ha pubblicato tra l’altro ‘Antifascismo e resistenza nel Trentino, 1920-1945’, Editori Riuniti, Roma; 1975 e ‘Sotto il sole di Spagna. Antifascisti trentini nelle brigate internazionali, Innocenti, Trento, 1977 “”Il concetto evangelico dell’ uguaglianza tra gli uomini, quello di un sacerdozio laico, senza consacrazione, la partecipazione attiva della donna all’apostolato sono tutti elementi che si inseriscono in u generale processo di laicizzazione della vita spirituale e poltiica, come passaggio obbligato dal Medio Evo all’età moderna”” (dalla presentazione di Nives Fedrigotti, pag 12) ‘La notorietà della vicenda di fra Dolcino ha inizio con la citazione di uno “”storico”” di eccezione: Dante Alighieri è il primo a parlare di lui, dedicandogli sei versi (“”Inferno””, c. XXVIII vv. 54-60) in cui, attraverso le parole di Maometto che esorta il poeta, ritornato a rivedere il sole, ad avvisare fra Dolcino che si armi affinché non sia sconfitto dalla fame e dalla neve, traspare la simpatia per la lotta sostenuta dal capo degli Apostolici. Un atteggiamento simile accomuna Dante e Dolcino, entrambi uomini di fortissima fede ma, allo stesso tempo convinti che la Chiesa derivava tutti i suoi mali dal potere temporale che esercitava. Ci pare abbastanza significativo che Dante, pur di parlare di fra Dolcino, compia una forzatura temporale, anticipando l’assedio degli Apostolici di 6-7 anni, riportandolo al 1300. Da allora in poi la vicende dolciniana ha sempre avuto notorietà attraverso i secoli, sia attraverso i commentatori della “”Divina Commedia”” il più importante dei quali, per quel che ci riguarda, è indubbiamente Benvenuto da Imola (“”Comentum super Dantis Aligherii comoediam””); sia attraverso i cronisti del tempo: la prima del cosiddetto Anonimo Sincrono (“”Historia fratris Dulcini heresiarche””) e l’altra di Bernardo Gui, inquisitore poi promosso vescovo (“”De secta illorum qui se dicunt esse de ordine apostolorum””). Entrambi queste opere vennero pubblicate dal Muratori nella sua raccolta di studi sul movimento dolciniano, sia da parte di storici italiani come il Baggiolini (“”Dolcino e i Patareni”” ed. Artaria, Novara, 1838) che stranieri come il Krone (“”Fra Dolcino und di Patarener””, Lipsia, 1844). Ma l’esplosione di interesse, non più solamente storico, ma politico intorno alla storia di fra Dolcino si ebbe nel 1907: quell’anno segnava il sesto centenario del rogo a Vercelli di Fra Dolcino e Margherita da Trento. In un clima di violente polemiche tra laici e clericali fu celebrata la data, rievocando, da parte dei laici, il movimento dolciniano, come anticipatore della lotta al potere temporale della Chiesa e precursore delle idee socialiste. Furono annunciate le celebrazioni che si sarebbero tenute a Novara, Vercelli e nel Biellese, i luoghi che avevano visto la nascita, la lotta e il rogo di Dolcino; venne annunciato che si sarebbe eretto un obelisco su monte Rubello (così detto dai ribelli dolciniani che vi trovarono l’ultimo rifugio prima di esservi massacrati tutti, anticamente chiamato Zebello e infine Mazzaro). (…) Il 20 e 21 luglio si svolsero sul monte Rubello le celebrazioni in onore di San Bernardo con la presenza del vescovo di Biella e con l’indulgenza plenaria assicurata ai fedeli confessati e comunicati che avessero visitato in preghiera il santuario. Intanto fu eretto da un apposito comitato l’obelisco e l’8 agosto vi fu murata una lapide con il testo: “”Nel VI centenario del Martirio – A Fra Dolcino rivendicato – Il popolo – 1307-1907″”. Infine l’11 agosto, presenti le logge massoniche della zona, le sezioni e i circoli socialisti, le società operaie, cooperative e unioni di lavoratori, un corteo di diecimila persone arrivò a monte Rubello ai piedi dell’obelisco che venne solennemente inaugurato. Il fascismo non risparmiò quel monumento ad un uomo in odore di “”socialismo”” e nel 1927, vent’anni dopo che era stato eretto, fu abbattuto. Dovettero passare quasi cinquant’anni perché sulle rovine dell’obelisco fosse costruito un piccolo cippo. (cfr. Elena Rotelli, “”Fra Dolcino e gli Apostolici nella storia e nella tradizione””, Claudiana editrice, Torino, 1979, Cap. VI)’ (pag 13-15; introduzione)]”,”RELP-067″ “FRANCESCOTTI Renzo”,”Antifascismo e resistenza nel Trentino, 1920-1945.”,”””La prima azione armata avvenne nel dicembre 1944; un gruppo di fascisti fu attaccato a Cles. Dopo la sparatoria e il lancio di bombe a mano, quattro «repubblichini» rimasero sul campo. L’attività insurrezionale iniziò il 24 aprile: una macchina carica di ufficiali tedeschi fu attaccata. Rimasero uccisi un colonello ed un maggiore; la macchina fu distrutta. Il 28 seguente, mediante un quintale di tritolo, fu ostruita la strada Fondo-Malè in località Sant. La stessa notte fu fatto saltare il ponte della Tresenga presso Tuenno. Due giorni dopo, il 30 quattro tedeschi furono catturati ed uno di loro, per un scontro con un partigiano, ucciso. (…) Il 1° maggio fu attaccata un’intera autocolonna: sei automezzi vennero distrutti, quattro tedeschi uccisi. I tedeschi reagirono con un rastrellamento senza però causare perdite tra i partigiani. Il giorno seguente il Comando tedesco intavolò trattative con i partigian, che riuscirono a mantenere l’ordine tra la popolazione”” (pag 80) (GAP «G. Manci») (Attività partigiana nelle valli del Noce)”,”ITAR-350″ “FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”Storia del comunismo. Fatti, uomini, idee che hanno segnato il XX secolo. Volume I. Da Lenin a Stalin.”,”FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE La rivoluzione tedesca a Berlino. “”Tuttavia il governo non ha il controllo dell’ ordine pubblico a Berlino, dove la polizia è diretta da Robert Eichhorn, un membro della USPD di tendenza estremista, e dove alcuni reparti militari mostrano simpatie rivoluzionarie. In particolare preoccupa l’ atteggiamento di una divisione di marinai giunta dalle basi navali del Nord, sulla quale ha grande ascendente Heinrich Dorenbach, amico di Liebknecht. La tensione esplode una prima volta tra il 23 e il 24 dicembre, quando truppe fedeli allo stato maggiore si scontrano con i marinai, che vengono appoggiati da una gran folla accorsa dai quartieri operai. Per protesta la USPD esce dal governo. Il 29 dicembre le strade di Berlino sono attraversate da due grandi cortei. Il primo è il funerale dei marinai caduti ed è composto da militanti estremisti che accusano Ebert di assassinio. Il secondo è organizzato dalla SPD, all’ insegna dello slogan “”Abbasso la dittatura sanguinaria della Lega di Spartaco””. L’ indomani si riunisce il I Congresso del partito comunista (KPD), nato dalla confluenza fra spartachisti e altre forze rivoluzionarie. Nel frattempo entra al governo, come responsabile delle questioni militari, Gustav Noske, il deputato della SPD più gradito allo stato maggiore. Consapevole che i reparti regolari, tanto più quelli di un esercito sconfitto, non sono adatti ai combattimenti urbani contro le milizie operaie, favorisce la creazione dei “”corpi franchi”” (Freikorps) unità volontarie poco numerose, ma ben addestrate e motivate.”” (pag 63-64) Il fallimento dell’ insurrezione spartachista. (pag 64) “”La resa dei conti giunge il 4 gennaio, con la destituzione del prefetto Eichhorn, accusato tra l’ altro di essere al soldo dei russi: in effetti ha lavorato per un’agenzia di stampe dipendente dall’ ambasciata sovietica. L’ indomani spartachisti e delegati rivoluzionari indicono una dimostrazione cui partecipano centinaia di migliaia di lavoratori. Inebriati dal successo, gli organizzatori, tra cui Liebknecht e Pieck, decidono di abbattere il governo e creano un pletorico comitato rivoluzionario di 52 membri. Addirittura preparano un proclama in cui annunciano di aver assunto il potere. Ma non potranno mai emetterlo. In realtà i comunisti tedeschi, a differenza dei bolscevichi, difettano gravemente di preparazione militare. Non hanno un piano preciso né sanno su quali forze poter contare: si limitano a occupare alcuni edifici. La stessa dirigenza della KPD, Rosa Luxemburg in testa, viene colta di sorpresa dal tentativo insurrezionale. Noske invece non attendeva altro e reagisce con la massima determinazione. Nel giro di pochi giorni i corpi franchi prendono il controllo di Berlino, spazzando via gli insorti. La grande massa degli operai rimane neutrale: nelle fabbriche si auspica la riconciliazione tra le forze d’ ispirazione socialista. Segue una repressione spietata, con parecchie esecuzioni sommarie.”” (pag 64)”,”SOCx-129″ “FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”Storia del comunismo. Fatti, uomini, idee che hanno segnato il XX secolo. Volume II. Il comunismo al plurale (1939-1968).”,”FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE “”L’ insurrezione di Varsavia e la strategia di Stalin. La strage di Katyn. Se tutto è ormai da tempo chiaro circa i responsabili della strage, resta una domanda: per quale motivo? (…) In realtà il capo supremo dell’ Unione Sovietica, memore della guerra del 1920, sapeva benissimo che la Polonia sarebbe stata riluttante verso qualunque tipo di alleanza con il suo paese, e dunque voleva vibrare un colpo preventivo per facilitarne l’ assoggettamento, consistente appunto nel loquidare una parte della sua classe dirigente. Avendolo intuito, nell’ estate del 1944 il governo polacco di Londra ordina l’ insurrezione di Varsavia per evitare che la città venga liberata ( e contestualmente occupata ) dalle truppe dell’ Armata rossa: queste si attestano sulle rive della Vistola, attendendo senza batter ciglio che la capitale sia completamente distrutta e rasa al suolo dall’ esercito tedesco e che l’ insurrezione sia soffocata nel sangue, per poi prenderne possesso con calma nel corso dell’ autunno-inverno, incontrando scarsa resistenza. Tale ipotesi è confermata da una testimonianza inedita di Francois Fejto, il noto studioso franco-ungherese del comunismo e dell’ Europa centro-orientale: egli racconta che, nel corso di un incontro con Milovan Gilas, il leader comunista jugoslavo in seguito diventato dissidente, questi gli rivelò che non tutti i contenuti delle conversazioni con Stalin erano stati pubblicati nell’ omonimo volume, e che in una delle parti omesse il despota del Cremlino avrebbe affermato con truculenza che “”dei paesi entrati a far parte della sfera d’ interessi sovietica, Polonia e Ungheria sono i più recalcitranti perché dotati di un’ aristocrazia nazionale, cui bisognerà rompre la spina dorsale””. Comunque la discussione su Katyn dura poco: come nel caso dei Paesi Baltici l’ anno precedente, maiora praemunt.”” (pag 349)”,”SOCx-130″ “FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”Storia del comunismo. Fatti, uomini, idee che hanno segnato il XX secolo. Volume III. Stagnazione e tramonto (1968-1998).”,”FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE La dissidenza ebraica. “”Tra il 1966 e il 1967 vengono organizzati processi politici in tutto il paese. E molti degli imputat sono ebrei. Per la prima volta, dopo sessant’anni dalla rivoluzione d’ ottobre, gli ebrei introducono in Unione Sovietica le armi democratiche del dissenso (…). Il 1970 segna lo spartiacque. Il 15 giugno di quell’ anno vengono arrestati 33 ebrei di varie città dell’ Unione Sovietica, accusati di aver progettato d’impadronirsi di un aereo di linea per espatriare (…). Comincia in quel momento la massiccia emigrazione degli ebrei sovietici verso Israele e gli Stati Uniti (ben 175 mila sono i visti d’ uscita nel periodo compreso tra il 1970 e il 1978). Con la partenza di tanti dissidenti ebrei di primo piano, il movimento democratico sovietico si indebolisce notevolmente.”” (pag 669)”,”SOCx-131″ “FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”Storia del comunismo. Fatti, uomini, idee che hanno segnato il XX secolo. Volume IV. Le questioni aperte.”,”FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE Tra i testi antologici quelli di NECAEV, HERZEN, LENIN MARTOV KAUTSKY TROTSKY GRAMSCI TURATI LUXEMBURG VOLIN PANNEKOEK TESI DI LIONE BORDIGA GOBETTI EINAUDI ARENDT Il catechismo del rivoluzionario, di Sergeij NECAEV. “”8. Solo chi prova nell’ azione di essere un rivoluzionario par suo può essere amico e intimo del rivoluzionario. Il grdo di amicizia e di dedizione e degli altri obblighi verso tale compagno è determinato unicamente dal grado di utilità per la causa della rivoluzione pratica onnidistruttiva. 9. Della solidarietà dei rivoluzionari non è certo il caso di parlare. In essa risiede tutta la forza della causa rivoluzionaria. I compagni rivoluzionari che si trovino a uno stesso grado di coscienza e passione rivoluzionaria devono, nei limiti del possibile, discutere in comune tutte le cose importanti e decidere all’ unanimità. (…)””. (pag 19) “”La passione rivoluzionaria, che è diventata in lui una seconda natura, deve a ogni istante essere unita a un freddo calcolo””. (pag 19)”,”SOCx-132″ “FRANCHI Ausonio (BONAVINO Cristoforo)”,”Letture sulla storia della filosofia moderna. Bacone, Descartes, Spinoza, Malebranche. Volume primo.”,”””Su questi punti noi eserciteremo i diritti d’ una critica, sempre rispettosa agli scrittori, che il consenso universale dei posteri ha proclamato grandi, ma pur sempre inflessibile verso le opinioni, che col procedere del tempo e col progredire degli studj la ragione ha scoperto e dichiarato errori. Amico Platone – dicevano i Latini, e dicevano bene – amico Aristotele; ma più e prima e sopra di tutti amica la verità.”” (pag 33) Risurgimento contro la scolastica. Bacone. “”Il Risurgimento, nunzio e precursore dell’ era moderna, è una gloria italiana; è una pianta, ch’ebbe qui la prima cultura, qui mise le prime radici, qui diede i primi fiori e i primi frutti; e di qui uscirono i semi e i germogli, che trapiantati altrove con miglior fortuna, crebbero più rigogliosi, più robusti, e rallegrarono l’ Umanità d’un nuovo incivilimento. L’ energia, la floridezza, l’ esuberanza di vita intellettuale, di cui l’ Italia porse allora spettacolo al mondo, non avevano riscontro nel passato se non in Grecia ai tempi di Socrate; né doveano averne in seguito se non per avventura in Francia nel gran movimento del secolo XVIII, che mise capo alla Rivoluzione, ed inaugurò propriamente un’altra era della civiltà””. (pag 108) Biografia Francesco Bacone (pag 131) In ‘La religione del secolo XIX’ (1853) il Franchi discorre estesamente di Montalembert, del rapporto tra cattolicesimo, rivouzioni, liberta’ e democrazia, dell’antitesi tra ragione e fede, della liberta’ religiosa, civile, politica, d’insegnamento. La Chiesa e’ giudicata irriformabile e incompatibile con la liberta’, cosi’ come inconciliabile con essa, al dire del Franchi, e’ lo stesso protestantesimo. La presente, cosi’ come le restanti opere publicistiche o speculative del Franchi, non e’ scevra dall’influsso di Giuseppe Ferrari. “”Nella “”Filosofia delle scuole italiane”” ho cercato dimostrare l’impossibilita’ di accordare il cattolicesimo (sic) con la filosofia; e nella “”Religione del secolo XIX”” intendo provare l’impossibilita’ di conciliar insieme il catolicismo (sic) con la liberta”” (dalla prefazione). Il Franchi, al secolo Cristoforo Bonavino (Pegli, 1821-Genova, 1895), sacerdote dal 1844, nel 1849 abbandono’ l’abito talare facendo professione di filosofia razionalistica e di tendenze politiche progressiste; allora assunse il suo pseudonimo, volendo simboleggiare la progressiva liberazione del suo spirito e, insieme, dell’Italia. Professore di storia della filosofia a Pavia e poi a Milano dal 1860 al 1888, fondatore e direttore dell’ebdomanario “”La Ragione””, fu fra l’altro assai polemico verso Mazzini e fu uno dei pochi, in Italia, a non condannare l’attentato di Felice Orsini, tanto che l’edizione delle “”Memorie politiche”” dell’Orsini stesso di Torino, 1858, vide la luce proprio con un’appendice del Franchi. Nel 1889 ripudio’ nuovamente le tesi filosofiche caldeggiate per tanti anni ritornando prete; nel 1893 fu riammesso a celebrare la messa e trascorse i suoi ultimi anni nel genovese convento di Sant’Anna, in cui si spense. Sul Franchi cfr. G. Gentile, Le origini della filosofia contemporanea in Italia, I, 43-64 e Galvano Della Volpe in Encicl. Italiana, XV, 875 (con cenni bibliografici). (fonte Marem.)”,”FILx-390″ “FRANCHI Ausonio (BONAVINO Cristoforo)”,”Letture sulla storia della filosofia moderna. Bacone, Descartes, Spinoza, Malebranche. Volume secondo.”,”Spinoza (pag 246) “”Ma anzi, ripiglia Spinoza, è la libertà, e non la servitù che si instituisce con questo sistema. Perocché servo è da dirsi chi, acceccato dalla passione, non conosce e non fa l’ utile proprio; libero invece, chi vive conforme al dettame della ragione. L’ obbedire può essere adunque o non essere servitù, secondo la natura dell’ azione. La quale rende servo l’ agente, quando ha per fine, non l’ utile suo, ma quello di chi comanda; e all’ incontro lo lascia libero, quando è prescritta, non dall’ utile del potere, ma da quello del popolo (1).”” (1) Tractatus theologico-politicus cap. XVI n. 32-34″,”FILx-391″ “FRANCHI Annalisa”,”Modernizzazione sviluppo e migrazioni internazionali. Le risposte della sociologia.”,”FRANCHI Annalisa è dottore di Sociologia dello sviluppo presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pisa. Si occupa di questioni migratorie e di tematiche connesse con l’etnicità. Viene ampiamente riportato il dibattito teorico sulla questione con moltissimi autori citati. Bibliografia molto ampia. “”Nel quadro di relazioni internazionali or ora delineato sembra perdere significato anche la netta dicotomia fra emigrazioni dell’intellighenzia ed emigrazioni di personale dequalificato (Hoffmann-Nowotny, 1988), come le ‘nuove’ immigrazioni in Italia in parte testimoniano (Collicelli – Di Cori, 1986; Birindelli, 1986; Melotti, 1988)”” (pag 16)”,”CONx-192″ “FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”Storia del comunismo. Fatti, uomini, idee che hanno segnato il XX secolo. Volume I. Da Lenin a Stalin.”,”FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”FOTO-087″ “FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”Storia del comunismo. Fatti, uomini, idee che hanno segnato il XX secolo. Volume II. Il comunismo al plurale (1939-1968).”,”FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”FOTO-088″ “FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”Storia del comunismo. Fatti, uomini, idee che hanno segnato il XX secolo. Volume III. Stagnazione e tramonto (1968-1998).”,”FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”FOTO-089″ “FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE”,”Storia del comunismo. Fatti, uomini, idee che hanno segnato il XX secolo. Volume IV. Le questioni aperte.”,”FRANCHI Paolo a cura; testi di Federigo ARGENTIERI Antonio CARIOTI Gerardo CASALE Saverio FRANCHI Paolo GHILARDI Francesco GULISANO Duccio PIRROTTA Lorenzo TROMBADORI Marina VALENSISE Carolina ZINCONE Mancanti alcuni fascicoli”,”FOTO-090″ “FRANCHI Paolo”,”Il PCI e l’eredità di Turati.”,”Paolo Franchi ha cominciato la sua attività di giornalista a “”Rinascita”” nel 1976. Ha poi lavorato a ‘Paese Sera’, ‘Panorama’, e dal 1986 al ‘Corriere della Sera’ dove è stato inviato, notista politico, capo della redazione romana ed editorialista. Tra il 2006 e il 2008 ha diretto il quotidiano ‘Il Riformista’. E’ stato condirettore del mensile ‘Le ragioni del socialismo’. Con Emanuele Macaluso ha scritto ‘Da cosa nasce cosa’, con Marco Follini ‘Intervista sui moderati, con Maria Vittoria Tomassi ha curato ‘Pietro Nenni: socialista, libertario, giacobino. Diari 1973-1979. Tra i suoi lavori recenti: ‘La traversata. Giorgio Napolitano da Botteghe Oscure al Quirinale’ e ‘Il tramonto dell’avvenire. Breve ma veridica storia della sinistra italiana’. Ungheria, 1956 “”Sarà proprio Giolitti, molti anni dopo, a testimoniare lo stato d’animo del capo della Cgil in quei giorni: “”Capitò che Di Vittorio, il quale abitava nel mio stesso palazzo sulla via Cristoforo Colombo, al piano sotto il mio, mi accompagnasse da Montecitorio a casa sulla sua automobile. Parlammo, naturalmente, dell’Ungheria. Quando stavamo per arrivare fu travolto dall’emozione: ‘Quelli sono regimi sanguinari! Sono una banda di assassini!’ diceva con la voce rotta dal pianto. Fui sconvolto nel vedere quel macigno, quel gigante che singhiozzava””. In appoggio a Di Vittorio, Giolitti ha ispirato il più famoso documento del dissenso intellettuale comunista del 1956, il ‘Manifesto dei 101’. E quando Di Vittorio, seppure per nulla convinto, si è arreso, è andato avanti”” (pag 98-99) “”(…) nel 1956, stranamente, l’unico socialista con cui Togliatti polemizza apertamente dalla tribuna dell’ottavo congresso è proprio lui, il riformista rivoluzionario Lombardi, reo di assumersi il rischio “”di finire diritto diritto nell’opportunismo di vecchio tipo, nella passività, nell’asservimento al capitalismo”””” (pag 111)”,”PCIx-482″ “FRANCHINI Silvia”,”La questione femminile nel pensiero di John Stuart Mill (I). (in)”,”In apertura rivista commemorazione morte di Gianni BOSIO (48 anni).”,”DONx-036″ “FRANCHINI Giuseppe”,”Memorie di guerra e di prigionia, 1941-1945.”,”Franchini, richiamato alle armi nel 1940, inviato sul fronte albanese nel 1941 è stato fatto prigioniero in Grecia dai tedeschi nel 1943. Il diario è stato scritto nei lager. Racconta la guerra sulle montagne albanesi e la disfatta militare italiana, la resa disonorevole alle truppe germaniche, la vita umiliante del prigionieri nei campi di internamento in Sassonia, fino al ritorno in Italia.”,”QMIS-163″ “FRANCHINI Andrea”,”Afghanistan. Storia di un Paese in crisi.”,”Andrea Franchini (Bologna 1955) giornalista, nel 1976 viene assunto dal Resto del Carlino e diventa giornalista professionista a soli 22 anni. Nel 1987 è vicedirettore de La Nazione di Firenze. L’anno dopo è direttore de Il Telegrafo di Livorno e nel 1991 consulente editoriale de ‘L’Indipendente’ di MIlano.”,”ASIx-130″ “FRANCHINI Silvia”,”Sylvia Pankhurst, 1912-1924. Dal suffragismo alla rivoluzione sociale.”,”Silvia Franchini (Genova, 1947) ha screitto saggi sulla storia del femminismo e del socialismo inglese dell’Ottocento e del Novecento. Ha curato e introdotto l’edizione italiana dell’opera di Willam Thompson ‘Appello di metà del genere umano’ (1974) e la collaborato con ‘Movimento operaio e socialista’. Ha svolto attività di ricerca presso l’Università di Firenze, Facoltà di Lettere e filosofia.”,”MUKx-001-FFS” “FRANCIA Mauro MUZZIOLI Giuliano”,”Cent’anni di cooperazione. La cooperazione di consumo modenese aderente alla Lega dalle origini all’unificazione. (1864-1968).”,”Giuliano Muzzioli, si è laureato nella Facoltà di Economia e Commercio di Modena, dove dal 1977 insegna Storia dell’economia italiana dall’Unità nazionale ad oggi. Mauro Francia si è laureato nella Facoltà di economia e Commercio di Modena ed è autore di saggi di storia sociale.”,”MITS-001-FP” “FRANCIA Enrico”,”1848. La rivoluzione del Risorgimento.”,”””Si tratta dunque di un evento complesso e articolato, del quale però esistono poche ricostruzioni generali, come ricordava alcuni anni fa Simonetta Soldani. L’ultima storia del Quarantotto italiano è infatti il volume di Giorgio Candeloro, pubblicato nel 1960 all’interno della sua ‘Storia dell’Italia moderna””‘ (pag 4)”,”ITAB-353″ “FRANCIONI Gianni”,”Come lavorava Gramsci. [Antonio Gramsci, Quaderni del carcere. Edizione anastatica dei manoscritti, a cura di Gianni Francioni].”,”Frammentarietà formale e non sistematicità sostanziale dei Quaderni del carcere (pag 22-23) “”In realtà si tratta di pagine falsamente limpide, e i quaderni si rivelano un vero e proprio labirinto nel quale è facile perdersi. Gramsci lavora infatti a più quaderni contemporaneamente, o riprende quelli di periodi precedenti per aggiungervi nuove note negli spazi bianchi residui. In certi casi, sembra che cominci a scrivere dalla metà di un quaderno, per poi passare alla prima metà. A volte fa, in una delle pagine iniziali, un rinvio ad un testo che si trova a quaderno inoltrato. Per svariate ragioni (su cui torneremo), vi sono fasce di sovrapposizione temporale della sua scrittura che attraversano orizzontalmente i quaderni, e di conseguenza momenti della redazione in cui non si ha passaggio da un quaderno ad un altro ma da una nota ad un’altra nell’alternarsi di differenti quaderni”” (pag 22)”,”GRAS-002-FGB” “FRANCK Dan”,”Libertad!”,”FRANCK Dan ha pubblicato una ventina di opere. ‘Libertad!’ è una cronaca della vita artistica e intellettuale aperta con ‘Bohèmes’ (1998). Foto tessera di Victor Serge in inserto fotografico Foto di W. Munzenberg Foto manifestazione del POUM nel gennaio 1937 Morte di A. Nin ex segretario di Trotsky “”L’offensive contre les membres du POUM est organisée depuis Madrid. Elle n’est pas le fait des communists espagnols, mais d’agentsvenus de l’étranger – de Moscou principalement. Le représentnt du Guépéou en Espagne, Alexandre Orlov, se charge du travail. S’appuyant sur les nombreuses complicités dont bénéficient les communistes au sein de la police madrilène, ses agents obtiennent de faux témoignages qui leur permettent de fabriquer de faux documents “”prouvant”” que le principal leader du POUM, Andrés N in (ancien secrétaire de Trotski) correspond avec Franco, avec qui il a organisé un complot contre la Catalogne républicaine. Se fondant sur ces mensonges – qui constituent une véritable trahison historique -, le communistes obtiennent du gouvernement Negrin que la presse du POUM soit saisie et ses principaux dirigeants arrêtés. Andrés Nin, qui a vécu à Moscou pendant plusieurs années, comprend, mais trop tard, que la terreur stalinienne va désormais s’abattre sur l’Espagne. Il est arrêté par les sbires d’Orlov le 16 juin au matin, au corus d’un comité exécutif du POUM. On l’emmène dans le bâtiment que les Soviétiques on réquisitionné à Alcala de Henares. Il y est enlevé par des agents venus de Moscou, commandés par le général Orlov. Transféré d’une maison à l’autre, notamment dans la cave de la demeure du général Ignacio Hidalgo de Cisneros, le chef de l’aviation républicaine qui a tant critiqué l’aide apportée par André Malraux, Nin est abominablement torturé, pouis assassiné”” (pag 278) Orwell sfugge alla cattura dei membri Poum in Catalogna e riesce a riparare in Inghilterra. Pubblica sulla stampa britannica articoli che diventeranno un’opera magistrale sulla guerra di Spagna: ‘Omaggio a Catalogna’ (pag 279)”,”MSPG-256″ “FRANCK Louis R.”,”Histoire économique et sociale des États-Unis de 1919 à 1949.”,”FRANCK Louis R. professore all’ Institut d’Etudes Politiques Il volume contiene all’interno alcuni ritagli di giornale Misure per giovani e meno giovani disoccupati “”La lutte contre le chômage. Le gouvernement Roosevelt se dut d’adopter à l’égard du chômage une politique d’intervention active; visant moins à le supprimer qu’à le considèrer comme une calamité nationale nécessitant des remèdes nationaux. Durant les huit années 1933-1940, la moyenne des chômeurs atteignit de 9 à 10 millions et le minimum n’en fut jamais inférieur à 7 millions; le chômage devint comme une donnée permanente de la civilisation industriélle, justiciable de méthodes gouvernementales continues, au même titre que la défense natioanle ou la santé publique. Ces méthodes varièrent suivant les réponses que le New Deal apportait à certaines questions fondametnales: allait-on préférer l’assistance directe sous forme de secours, de ‘dole’, moins coûteux mais combine démoraisants, ou bien la réorientation des chômeurs vers des travaux rentable d’intérêt général, moralement plus acceptables mais combien plus onéreux: allait-on choisir parmi ces travaux ceux que justifiaient les possibilités économiques ou techniques, ou bien en core ceux qui permettraient un réemploi plus rapide, plus massif des chômeurs; s’arrêterait-on, enfin, au financement fédéral ou au financement local des dépenses entraînées par le programme? De 1933 à 1935,l’assistance direcete l’emporte le plus souvent: la ‘Federal Emergency Relief Administration’, créé en mai 1933, subventionna les Etats pour leur faciliter la distribution de secours immédiats; ces secours variaient de région à région; ils variaient aussi, assure-t-on, selon la couleur et la race de leurs bénéficiaires. En novembre 1933, la ‘Civil Works Administration’ essaye de combiner travaux publics et secours directs: les autorités fédérales en supportèrent les dépenses, les autorités régionales en établirent les projets, les autorités locales en surveillèrent l’exécution. En janvier 1934, plus de 4 millions de chômeurs furent ainsi réoccupés; on leur garantit des salaires horaires décents, de 1 à 1,20$ puour les chômeurs spécialisés, de 0.40 à 0.50 $ pour les manoeuvres, sesiblement analogues aux tarifs syndicaux; la durée de travail ne fut que de 30 heures par semaine. Hátivement organisés, ces travaus étaient coûtoux; pour utiliser le plus possible de chômeurs, on les occupait àò des tâches absurdes, le plus souvent manuelles; à ces moment, Harry Hopkins, grand maître de la lutte contre le chômage, espérait encore que ce mal social allait rapidement disparaître, que l’amélioration économique générale allait y pourvoir et que les improvisations généreuses reestaient d’ici là suffisantes. Tout ceci changea à partir de janvier 1935. Roosevelt distingua deux catégories de chômeurs: ceux qui, victimes de la crise, auraient normalement fait oeuvre utile dans une conjoncture plus favorable et qu’il fallait effectivement réemplçoyer; et les autres, les malades, les inadaptés, les vieux, les déficients qui relevaient bien plus de l’assistance directe et seraient aidée par les autorités locales. Telle fut la philosophie de l”Emergency Relief Appropriation Act’ d’avril 1935, qui créa la ‘Works Progress Administration’, ou W.P.A., immédiatement dotée de 4.880 millions de dollars. Harry Hopkins devint le chef de cette grandiose machine de réemploi et de réorientation; un duel célèbre l’opposa au lent et probe Harold Ickes: alors que ce dernier estimait que la rentabilité, l’utilité nationale des travaux devaient être la considération essentielle présidanta à leur choix, Harry Hopklins fit triompher l’idée de travaux utiles certes, mais simples, lègers et permettant d’absorber le maximum de sans-emploi. (…) (pag 131-132-133-134)”,”USAE-114″ “FRANCK Harry A.”,”Tramping through Mexico, Guatemala and Honduras. Being the Random Notes of an Incurable Vagabond.”,”Harry A. Franck autore pure di ‘A Vagabond Journey Around the World'”,”AMLx-174″ “FRANCO REPELLINI Andreina”,”Engels.”,”””Ai dissensi ideologici si unì un altro motivo che portò la Prima Internazionale al fallimento: la repressione seguita alla sconfitta della Comune di Parigi, insurrezione di un proletariato di vecchio tipo, impregnato dei ricordi della grande rivoluzione e di una mentalità tutta giacobina. L’ Internazionale francese vi ebbe una parte secondaria mentre il ruolo fondamentale fu giocato da una maggioranza seguace di Blanqui e da anarchici di derivazione proudhoniana. Prima che l’ insurrezione avesse luogo Marx e Engels cercarono in tutti i modi di mettere in guardia gli operai francesi contro ogni tentativo di rivoluzione prematura; ma dopo la disfatta e la strage dei comunardi che ne derivò, assunsero nei riguardi dell’ ultima delle rivoluzioni del XIX secolo un atteggiamento di totale approvazione, definendola un governo della classe operaia e contribuirono alla costruzione di un mito epico destinato a lunga vita presso i socialisti di ogni paese.”” (pag 42)”,”MAES-062″ “FRANCO Massimo”,”Andreotti. La vita di un uomo politico, la storia di un’epoca.”,”FRANCO Massimo (Roma 1954) è notista politico e inviato del Corriere della Sera. “”Almirante annusò puzza di andreottismo molto presto. Dopo le amministrative del 1971, che avevano dato all’Msi un buon successo, alla Rai Jader Jacobelli, conduttore per antonomasia delle tribune elettorali del tempo, aveva inaugurato un ciclo di tribune politiche intitolato “”Faccia a faccia””. E Almirante era capitato proprio con Andreotti, in una delle sue rare apparizioni da politico e non da uomo di governo. (…) Invece il loro scontro fu ovattato, quasi asettico. Tutti dissero che era stata una brutta tribuna elettorale, un ping-pong garbatissimo nel quale nessuno dei due voleva farsi del male. Andreotti, però, un avvertimento ad Almirante l’aveva lanciato. I voti democristiani calamitati dall’estrema destra, fece osservare al campo missino, andavano considerati “”in libera uscita””. Se la Dc avesse suonato le trombe, come tante pecorelle smarrite gli elettori sarebbero tornati all’ovile. Insomma, buttò lì con quasi un anno di anticipo quello che la Dc avrebbe fatto con il suo governo dall’estate del 1972. Andreotti si preparava a vestirsi da uomo di destra: spingendo la destra missina verso posizioni paraeversive””. (pag 93)”,”ITAP-177″ “FRANCO Vittoria”,”Heller: l’ideale dell’individualità.”,”Vedi testo in MAES-004-FB Rivalutazione degli aspetti umanistici di Marx (giovane) (pag 103) La Heller si rivolge all’individuo singolo. E’ il singolo che si deve ‘trasformare’ e innalzare all’individualità. La trasfromazione della società è mediata dalla trasformazione dei singoli (pag 107) Polemica della Heller con Engels e con Lenin sull'””interesse di classe””. (pag 109) Modello di “”eguaglianza sociale”” che la Heller elabora insieme a F. Feher, l’ uomo nuovo costruttore e protagonista della società ‘disalienata’ (pag 111) “”Scriveva Rosa Luxemburg a Luise Kautsky nel 1917: «E con quanta libertà, con quale equilibrio intellettuale egli [Goethe] condusse i suoi studi contemporaneamente sulla metamorfosi delle piante, sulla teoria dei colori, su mille cose. Io non chiedo che tu faccia come Goethe, ma ognuno può procurarsi o per lo meno tendere alla sua concezione della vita, all’universalismo degli interessi, all’interna armonia. E se tu forse dici: Goethe non era un militante politico, io credo che tanto più il militante politico deve cercare di stare al di sopra delle cose, altrimenti sprofonda ad ogni momento col naso nel fango»”” (pag 112)”,”MAES-004-B-FB” “FRANCO Fortini, intervista a cura di Giampiero MUGHINI”,”Franco Fortini.”,”Nel testo dell’intervista riferimento ai libri e agli articoli citati durante il colloquio. Treccani: (pseud. di Lattes, Franco) Poeta e scrittore, nato a Firenze il 10 settembre 1917. Professore di Storia della critica all’università di Siena. Già collaboratore di Letteratura e di Riforma letteraria, espulso per le leggi razziali dall’organizzazione universitaria fascista, dopo l’8 settembre 1943 si rifugia in Svizzera. Uomo di risentita tempra morale, esordisce nel 1946 con Foglio di via e altri versi (19672), poesie in cui riconverte la propria ansia di riscatto interiore nell’ansia di liberazione di un intero popolo oppresso, e nel 1948 pubblica il romanzo Agonia di Natale (poi Giovanni e le mani, 1972), in cui rappresenta l’atteggiamento dell’intellettuale rivoluzionario di fronte alla sua stessa crisi, vista come malattia. Già ne Il Politecnico, di cui era redattore, aveva approfondito le ragioni morali e ideologiche del suo lavoro letterario, interrogandosi su Kafka, sui classici, sull’esistenzialismo e sul rapporto politica/cultura, e continuerà poi a farlo prima su Ragionamenti e Opinione e poi su Avanti!, Officina e Comunità. Del 1956 sono le note di viaggio di Asia maggiore e del 1957 i saggi raccolti in Dieci inverni (1947-1957). Contributi ad un discorso socialista; mentre nel 1959 (19692) pubblica Poesia ed errore (1937-1957), in cui ripropone la tematica di una malattia della coscienza, di un ”errore”, appunto, che impedisce di costruire il futuro. Lo stile essenziale, non senza echi brechtiani, l’attenzione ai valori prosodici e, a volte, il gusto della deformazione riflettono la ricerca di una lingua difficilmente manipolabile dalle convenzioni disumanizzanti della società neocapitalistica e si notano anche nelle raccolte successive, che verranno poi tutte comprese in Una volta per sempre (1978; 19872), poesie dal 1938 al 1973; mentre in Paesaggio con serpente. 1973-1983 (1984) domina la contraddizione tra l’inutile perfezione simbolica delle cose e la reale imperfezione e crudeltà della storia. Con Verifica dei poteri (1965; 19692), sul ruolo degli intellettuali e sulle ideologie sociali e politiche nel mondo occidentale, offre una prosa saggistica che è insieme strumento di diagnosi e genere letterario anche quando sarà tutta versata nell’autobiografia e nel diario (I cani del Sinai, 1967; 19792) o nella critica letteraria e ideologica del Novecento (Saggi italiani, 1974, 19872; Questioni di frontiera. Scritti di politica e di letteratura 1965-1977, 1977) o negli articoli giornalistici di passione civile e morale raccolti in Insistenze. Cinquanta scritti 1976-1984 (1985). Del 1988 è la ristampa del racconto La morte del cherubino (1ª ed. 1941). Di F. si ricordano anche l’attività di traduttore letterario (soprattutto da Flaubert, Eluard, Gide, Brecht, Proust e il Faust di Goethe), numerose voci enciclopediche e introduzioni e prefazioni a opere di massimi autori del Novecento europeo. Bibl.: I. Calvino, in l’Unità, 14 luglio 1946; G. Petrocchi, in La fiera letteraria, 12 marzo 1948; A. Bocelli, in Il mondo, 25 dicembre 1956; P. P. Pasolini, in Passione e ideologia, Milano 1960; M. Petrucciani, Poesia di Fortini, in Galleria, maggio-giugno 1960; G. Bàrberi Squarotti, in Poesia e narrativa del secondo Novecento, Milano 1961; G. C. Ferretti, in La letteratura del rifiuto, ivi 1968; Id., in L’autocritica dell’intellettuale, Padova 1970; A. Asor Rosa, in Intellettuali e classe operaia, Firenze 1973; A. Belardinelli, Fortini, ivi 1974; G.C. Ferretti, in Il mercato delle lettere, Torino 1979; P. Sabbatino, Gli inverni di Fortini, Foggia 1982; L. Lenzini, in AA. VV., Quattro studi sul tradurre, Verona 1983; AA. VV., in L’Immaginazione, giugno-luglio 1985 e ottobre 1988; R. Luperini, La lotta mentale. Per un profilo di F. Fortini, Roma 1986; AA. VV., in Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Siena, 1987; G. Raboni, F. Fortini, in AA. VV., Storia della letteratura italiana, ix, t. ii, Milano 1987; R. Pagnanelli, Fortini, Ancona 1988; C. Fini, L. Lenzini, P. Mondelli, Indici per Fortini con due contributi di F. Fortini, Firenze 1989.”,”ITAC-005-FGB” “FRANCO Massimo PAGANO Sergio”,”Secretum. Intervista con Mons. Sergio Pagano. Con nuovi documenti su Chiesa e antisemitismo. Papi, guerre, spie: i misteri dell’Archivio Vaticano svelati dal Prefetto che lo ha guidato per un quarto di secolo.”,”Massimo Franco, editorialista politico del ‘Corriere della Sera’. Ha lavorato per ‘Avvenire’, ‘Il Giorno’, ‘Panorama’. E’ autore di libri sul Vaticano, il papato, la politica italiana (Dc). Sergio Pagano è nato a Terrusso di Bargagli (Genova) nel 1948 entra nei Barnabiti a Genova nel 1966 e compie studi filosofici e teologici all’Università Urbaniana di Roma. Sacerdote dal 1977 si diploma in paleografo-archivista nel 1978 e si laurea in teologia nel 1981. Chiamato a Roma presso l’Archivio Segreto Vaticano.”,”RELC-016-FGB” “FRANCOIS-PONCET André”,”Ricordi di un ambasciatore a Berlino.”,”ANTE1-52 pag 299 Hitler come l’incantatore di sorci di Hamelin. Wikip: Il Pifferaio di Hamelin è una fiaba tradizionale tedesca, trascritta, fra gli altri, dai fratelli Grimm. È anche nota come Il Pifferaio Magico o con altri titoli simili. Si ritiene che essa sia stata ispirata da un evento tragico realmente accaduto nella città tedesca di Hamelin in Bassa Sassonia, nel XIII secolo. Una illustrazione della fiaba su una vetrata di una chiesa di GoslarIndice [nascondi] 1 Trama 2 Origini della fiaba 3 Adattamenti e riferimenti 3.1 La fiaba in musica 3.2 La fiaba nel cinema 3.3 Video musicali 3.4 Letteratura 4 Collegamenti esterni Trama [modifica] La storia si svolge nel 1284 ad Hamelin, in Bassa Sassonia. In quell’anno la città viene invasa dai ratti. Un uomo con un piffero si presenta in città e promette di disinfestarla; il borgomastro acconsente promettendo un adeguato pagamento. Non appena il Pifferaio inizia a suonare, i ratti restano incantati dalla sua musica e si mettono a seguirlo, lasciandosi condurre fino alle acque del fiume Weser, dove muoiono annegati. La gente di Hamelin, ormai liberata dai ratti, decide incautamente di non pagare il Pifferaio. Questi, per vendetta, riprende a suonare mentre gli adulti sono in chiesa, questa volta attirando dietro di sé tutti i bambini della città. Centotrenta bambini lo seguono in campagna, e vengono rinchiusi dal Pifferaio in una caverna. Nella maggior parte delle versioni, non sopravvive nessun bambino, oppure se ne salva uno solo che, zoppo, non era riuscito a tenere il passo dei suoi compagni. Varianti più recenti della fiaba introducono un lieto fine in cui un bambino di Hamelin, sfuggito al rapimento da parte del Pifferaio, riesce a liberare i propri compagni. Una variante dice che i bambini entrano in questa caverna seguendo il pifferaio magico e fuoriescono da un’altra caverna la grotta di Almas in Transilvania. Questa era una delle leggende che spiegava l’arrivo dei sassoni in Transilvania, che cosi sarebbero appunto i bambini portati dal pifferaio magico di Hamlein Origini della fiaba [modifica] Il più antico riferimento a questa fiaba si trovava in una vetrata della chiesa della stessa città di Hamelin e risalente circa al 1300. Della vetrata si trovano descrizioni su diversi documenti del XIV e XVII secolo, ma pare che essa sia andata distrutta. Sulla base delle descrizioni, Hans Dobbertin ha tentato di ricostruirla in tempi recenti. L’immagine mostra il Pifferaio Magico e numerosi bambini vestiti di bianco. Si pensa che questa finestra sia stata creata in ricordo di un tragico evento effettivamente accaduto nella città. Esisterebbe tuttora una legge non scritta che vieta di cantare o suonare musica in una particolare strada di Hamelin, per rispetto nei confronti delle vittime. Nonostante le numerose ricerche, tuttavia, non si è ancora fatta luce sulla natura di questa tragedia (vedi qui per un elenco di teorie). In ogni caso, è stato appurato che la parte iniziale della vicenda, relativa ai ratti, è un’aggiunta del XVI secolo; sembra dunque che la misteriosa vicenda di Hamelin avesse a che vedere solo con i bambini. (Paradossalmente, l’immagine del Pifferaio seguito da un esercito di topi è quella che la maggior parte delle persone associano a questa fiaba, magari senza ricordare nient’altro della vicenda). Le principali teorie circa gli avvenimenti di Hamelin si possono ricondurre a quattro principali: I bambini furono vittime di un incidente; forse annegarono nel Weser, o furono travolti da una frana. I bambini furono vittime di una epidemia e furono portati a morire fuori dalla città per proteggere il resto della popolazione. Si è ipotizzato che l’epidemia potesse essere di peste. Altri, con riferimento al fatto che i bambini “”danzavano”” dietro al Pifferaio, hanno pensato al morbo di Huntington oppure al ballo di San Vito, piuttosto comune in Europa nel periodo che seguì le epidemie di peste nera. Secondo queste teorie, il Pifferaio è una rappresentazione simbolica della Morte o della malattia. I bambini lasciarono la città per partecipare a un pellegrinaggio, a una campagna militare, o addirittura una nuova Crociata dei bambini, e non fecero mai ritorno. In questo caso, il Pifferaio rappresenterebbe il reclutatore. I bambini abbandonarono volontariamente i loro genitori e Hamelin per fondare nuovi villaggi, durante la colonizzazione della Germania orientale. Questa teoria porta come prova i numerosi luoghi con nomi simili ad Hamelin sia nei dintorni della città che nelle colonie orientali. Le migrazioni di bambini nel XIII secolo sono un fatto ampiamente documentato, e quest’ultima teoria gode di un notevole credito; il Pifferaio sarebbe un reclutatore che condusse via buona parte della gioventù di Hamelin per fondare una colonia nella Germania orientale. Tale Decan Lude, originario di Hamelin, avrebbe posseduto intorno al 1384 un libro di cori che conteneva un verso in latino che riportava questo evento. Il libro è andato perduto, si pensa intorno al XVII secolo. Un racconto tedesco degli eventi di Hamelin, purtroppo non illuminante, è sopravvissuto in una iscrizione databile 1602-1603, trovata proprio nella città della fiaba:: Anno 1284 am dage Johannis et Pauli war der 26. junii Dorch einen piper mit allerlei farben bekledet gewesen CXXX kinder verledet binnen Hamelen gebo[re]n to calvarie bei den koppen verloren Si potrebbe tradurre: Nell’anno 1284, il giorno di Giovanni e Paolo il 26 di giugno Da un pifferaio, vestito di ogni colore, furono sedotti 130 bambini nati ad Hamelin e furono persi nel luogo dell’esecuzione vicino alle colline. La più antica fonte rimasta è datata circa 1440. Jobus Fincelius menziona la vicenda nel suo De miracolis sui temporis (1556), identificando il Pifferaio con il Diavolo. Il resoconto più antico in lingua inglese è quello di Richard Rowland Verstegan (1548-1636), un antiquario e studioso di controversie religiose, nel suo Restitution of Decayed Intelligence (Antwerp, 1605). Egli cita la liberazione della città di Hamelin dai ratti e suggerisce che i bambini perduti siano andati a finire in Transilvania. Sembra che sia Verstegan ad aver coniato l’espressione Pied Piper (“”Pifferaio Variopinto””), introducendo quello che nei paesi di lingua inglese è l’appellativo più comunemente associato al Pifferaio (da noi invece chiamato comunemente “”Pifferaio Magico””). Piuttosto curiosamente, la data indicata da Verstegan per gli eventi di Hamelin è completamente diversa da quelle proposte da altre fonti, ovvero il 22 luglio 1376. Le note di Verstegan furono la fonte su cui si basò in seguito Nathaniel Wanley per il suo Wonders of the Visible World (1687), a sua volta utilizzato da Robert Browning per la sua celebre poesia (vedi sotto). La vicenda di Hamelin interessò anche Goethe, che scrisse una poesia su di essa nel 1803 e la citò anche nel suo Faust. I fratelli Grimm, traendo informazioni da undici fonti diverse, inclusero la fiaba del Pifferaio nel loro Saghe germaniche (Deutsche Sagen), pubblicato per la prima volta nel 1816. Nella loro versione, due bambini (uno cieco e uno storpio), rimasero a Hamelin; gli altri divennero i fondatori delle Siebenbürgen (Sette Città) (Transilvania). Basandosi probabilmente sul testo dei fratelli Grimm, Robert Browning scrisse una poesia sul Pifferaio, The Pied Piper, pubblicata nel 1849; la poesia è celebre per il suo humour, per i giochi di parole, e per le rime gioiose. La poesia colloca i fatti di Hamelin in data 22 luglio 1376. “When, lo, as they reached the mountain’s side, A wondrous portal opened wide, As if a cavern was suddenly hollowed; And the Piper advanced and the children followed, And when all were in to the very last, The door in the mountain-side shut fast.” (“Quando raggiunsero il fianco della montagna un meraviglioso portale vi si aprì, come se si fosse creata improvvisamente una caverna; il Pifferaio entrò e i bambini lo seguirono, e quando alla fine tutti furono all’interno, la porta nella montagna si chiuse velocemente.”) Il luogo menzionato da Browning è la montagna di Coppenbrugge, un luogo noto per essere stato, in tempi antichi, sede di oscuri riti pagani.”,”RAIx-237″ “FRANCOVICH Carlo”,”Albori socialisti nel Risorgimento. Contributo allo studio delle società segrete (1776-1835).”,”Volume numerato n° 662 “”Se poi si tiene conto che per il Buonarroti, il quale subito assume la presidenza della nuova associazione, la parola repubblica, come vedremo meglio in seguito, significa sempre e soltanto regime giacobino proteso verso l’instaurazione di uno stato egualitario, possiamo senz’altro affermare che negli statuti dei ‘Veri Italiani’ vengono esplicitamente proclamati i principi sociali del babuvismo. I primi che si strinsero intorno al Buonarroti nell’organizzazione di questa società, erano per lo più i vecchi campioni del mondo carbonaro, quali Pietro Mirri, il sacerdote Francesco Bonardi, Gaetano Ciccarelli, Salvatore Vecchiarelli che tutti più o meno aspiravano ad un moto liberatore anche in senso sociale. Ma soprattutto assertori di un cosciente pensiero socialista furono i due segretari dei ‘Veri Italiani’: Giulio Andrea Cannonieri – uno dei pionieri dell’organizzazione operaia in Francia prima ed in Italia poi – e l’aretino Giuseppe Gherardi, che, fra l’altro, del suo pensiero rivoluzionario e socialista venò anche una certa sua produzione teatrale, dove, come spesso accade, la nobiltà del pensiero si afferma a spese dell’arte. I ‘Veri Italiani’, valendosi dei vecchi quadri carbonari, si diffusero rapidamente all’estero, E in Francia soprattutto nei ‘depôts’, dove si accentravano i ‘refugiati italiani’ (…)”” (pag 125)”,”MITS-408″ “FRANCOVICH Carlo”,”La Resistenza a Firenze.”,”FRANCOVICH Carlo Lungo profilo biografico di Alessandro Sinigaglia (pag 376-377-378) Attentato a Giovanni Gentile (15 aprile 1943) pag 184) La morte di Fanciullacci. “”Due giorni dopo queste retate, sempre in relazione a quanto aveva rivelato il gappista arrestato, cade anche Bruno Fanciullacci, il gappista più audace di Firenze, che per le sue imprese era circondato da una fama quasi leggendaria. Egli venne arrestato in piazza Santa Croce, mentre si recava ad uno degli appuntamenti convenzionali, il 15 luglio. Fu subito portato in via Bologese e – almeno a quanto mi è stato riferito – fu messo a confronto con il gappista delatore, che lo identificò. Le torture cui fu sottoposto dovettero essere le più spaventose: ad ogni costo volevano carpirgli gli ultimi segreti dell’organizzazione cui apparteneva; volevano, forse, strappargli l’ammissione di avere organizzato l’uccisione di Giovanni Gentile. Comunque fosse, quando nel pomeriggio lo richiamarono per il secondo interrogatorio, Fanciullacci, approfittando di un momento di distrazione dei suoi sgherri, si gettò ammanettato dalla finestra che si trovava al secondo piano e precipitò in via Bolognese. I fascisti, non si sa se per vendetta o per timore ingiustificato che egli scappasse loro per la seconda volta, gli spararono dietro e lo ferirono al fianco. La sua agonia si prolungò ancora per un giorno ed infine morì, nonostante che i fascisti lo facessero curare, per la frattura della base cranica. Secondo quanto testimoniò una crocerossina, chiamata dal vicino ospedale di villa Natalia, al Fanciullacci moribondo un milite continuava a porre questa domanda per noi incomprensibile: “”Dicci chi c’era con te nella cabina””, ma il Fanciullacci non rispondeva. Rimasto solo con la crocerossina, le disse unicamente: “”Mia madre abita a Porta Romana”” (pag 245-246)”,”ITAR-201″ “FRANCOVICH ONESTI Nicoletta DIGILIO Maria Rita”,”Breve storia della lingua inglese.”,”L’inglese è una lingua di origine germanica con un vocabolario ricco di termini francesi e latini. Nicoletta Francovich Onesti è professore ordinario di Filologia germanica all’Università di Siena. Specialista di inglese medievale, ha pubblicato: L’inglese d’America e, per Carocci, Filologia germanica e I Vandali, lingua e storia. Maria Rita Digilio è ricercatrice di Filologia germanica all’Università di Siena. É autrice di studi sul lessico anglosassone, sulle glosse sassoni e la sintassi alto-tedesca.”,”VARx-040-FL” “FRANCOVICH Carlo”,”Storia della massoneria in Italia. Dalle origini alla rivoluzione francese.”,”Carlo Francovich (Gorizia, 1910) ha insegnato Storia del Risorgimento presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Firenze. Ha diretto l’Istituto storico della Resistenza in Toscana.”,”ITAG-014-FF” “FRANCOVICH Carlo”,”La Resistenza a Firenze.”,”- I 45 giorni di Badoglio a Firenze – La restaurazione fascista – Comincia la lotta per la liberazione – Il nazi-fascismo si consolida – La resistenza in atto – Verso la liberazione – La battaglia di Firenze”,”ITAR-022-FSD” “FRANK Ernst”,”Die Sklaven-Aufstände des Altertums. Vom sozialen Gesichtspunkte aus dargestellt.”,”Nel retrocopertina si pubblicizza il libro di PARVUS: ‘Die Handelkrisis und die Gewerkschaften’ in uscita presso la stessa casa editrice.”,”STAx-071″ “FRANK Pierre”,”Histoire de l’ Internationale Communiste. 1919-1943.”,”””C’est dans l’ Internationale que se situe le centre de gravité de l’ organisation de classe du proletariat”” (Rosa Luxemburg). “”A dire il vero, durante questo periodo (che sarà l’ ultimo periodo di attività politica di Lenin), egli scriveva che si trovava in una terra incognita e faceva prova nella riorganizzazione dello Stato di un pragmatismo che egli giustificava ricordando un aforisma di Napoleone: “”On s’ engage et puis on voit””. Certo egli non proponeva che una riunione molto limitata di una sola istituzione data dello Stato con un altra istituzione del partito, nel caso in cui egli ricercava precisamente un piccolo numero di uomini dotati di una qualità molto grande. Ma tutta la situazione rafforzava la tendenza a una fusione crescente tra lo Stato e il partito e questa fusione diventerà fatale per l’ uno e per l’ altro. E’ quello che Bucharin doveva riconoscere troppo tardi quando disse: “”Il partito e lo Stato si sono confusi, è il disastro più grande””””. (pag 263)”,”INTT-155″ “FRANK Pierre”,”Histoire de l’ Internationale Communiste. 1919-1943.”,”””Alla fine del 1933, Mosca rinnova con il governo hitleriano un accordo firmato nel 1926 con Stresemann, così come un patto di non aggressione firmato nel 1931 con Harmann Müller. Questa precipitazione a firmare tali documenti con il governo di Hitler soprende molti e solleva anche qualche critica; ma, dopo tutto, gli archivi diplomatici sono pieni di documenti di questo tipo che non hanno necessariamente un grande significato per i loro firmatari, i quali non si trovano impegnati da tali patti al momento decisivo.”” (pag 708) “”Nel mese di maggio 1935, (Stalin) riceveva il ministro degli Affari esteri della Francia, Pierre Laval, politico reazionario e specialista ben conosciuto del doppio gioco. Volendo negoziare con Hitler, veniva a firmare in primo luogo un “”trattato franco-sovietico di mutua assistenza””. Stalin non aveva allora alcuna funzione nel governo sovietico, era ufficialmente segretario generale del PCUS. E’ intorno a questo periodo che comincia ad entrare nell’ uso diplomatico la partecipazione del segretario del partito a negoziati con rappresentanti dei governi capitalisti, cosa che pone così di fatto il partito al primo rango delle istituzioni statali””. (pag 709)”,”INTT-156″ “FRANK Pierre e altri scritti di METAYER Marguerite BRAGUINSKY Maurice GERVASINI Virginia PRAGER Rodolphe MAURICIO Eduardo MANDEL Ernest MAITAN Livio NOVACK George LEQUENNE Michel KRIVINE Alain MONETA Jacob WATERS Mary Alice FRANK Pierre R. MOLINIER”,”Pour un portrait de Pierre Frank. Ecrits et temoignages.”,”Scritti di METAYER Marguerite BRAGUINSKY Maurice GERVASINI Virginia PRAGER Rodolphe MAURICIO Eduardo MANDEL Ernest MAITAN Livio NOVACK George LEQUENNE Michel KRIVINE Alain MONETA Jacob WATERS Mary Alice FRANK Pierre R. MOLINIER. “”La France avait cessé d’être imperialiste même au moment du pacte Hitler-Staline, puisque le groupe parlementaire communiste declara que c’etait un facteur de paix et que “”en cas de guerre les communistes feraient leur devoir de Francais””. La guerre vint huit jours apres. Thorez, Gitton, firent grand etat de leur depart au front! Le groupe parlementaire fit une nouvelle declaration de fidelité au gouvernement francais. La France n’etait pas encore imperialiste… Nous devons à la verité de rappeler qu’elle ne le devint qu’apres le partage entre Hitler et Staline de la Pologne! La lettre à Herriot preconisait un nouveau Munich! C’est a ce moment que Daladier, appuyé ouvertement ou hypocritement par toutes les categories de democrates dont la SFIO, prit pretexte de cette attitute des staliniens pour engager contre la classe ouvriere une repression impitoyable””. (pag 156) (Molinier-Frank, 1939).”,”TROS-084″ “FRANK André Gunder”,”Lumpenburguesía: Lumpendesarrollo. Dependencia, clase y politica en Latinoamérica.”,”FRANK André Gunder è nato a Berlino nel 1929. E’ stato professore di economia e scienze sociali. Ha preso il dottorato di economia a Chicago (1957), ha insegnato scienze sociali nello Iowa, Michigan, Europa Orientale, Santiago di Cuba, Africa occidentale, Brasilia e Santiago del Cile ove attualmente (1972) risiede. E’ un profondo conoscitore dell’ America Latina. “”Luis Vitale riassume il processo nella sua ‘Historia de Chile: “”La causa essenziale della Rivoluzione del 1810 fu l’ esistenza di una classe sociale i cui interessi entrarono in contraddizione con il sistema di dominio imposto dalla metropoli. Questa classe sociale fu la borghesia creola. Controllava in ultima istanza le principali fonti di ricchezza della colonia, ma il governo era in mano ai rappresentanti della monarchia spagnola. Questa contraddizione tra il potere economico, controllato dalla borghesia creola, e il potere politico, monopolizzato dagli spagnoli, fu il motore che mise in movimento il processo rivoluzionario del 1810″”. (pag 67)”,”AMLx-060″ “FRANK Anna”,”Il diario di Anna Frank.”,”Anna FRANK nacque il 12 giugno 1929 a Francoforte e morì nel marzo del 1945. Il diario è stato ritrovato nel dopoguerra nella soffitta e pubblicato ad Amsterdam nel 1947. Venne tradotto in tutte le lingue. Anna finì la sua vita nel campo di concentramento di Bergen Belsen. “”Il Führer di tutti i Germani ha parlato ad alcuni soldati feriti. Che tristezza sentirlo! Il dialogo si svolgeva press’a poco così: “”Il mio nome è Heinrich Scheppel.”” “”Ferito dove?”” “”A Stalingrado””. “”Che ferita?”” “”Due piedi congelati e una frattura al braccio destro.”” Proprio così; la radio ci trasmetteva questa orribile pagliacciata. I feriti sembravano orgogliosi delle loro ferite; quanto più gravi, tanto meglio. Ce n’era uno che non riusciva nemmeno più a parlare per la commozione di poter dar la mano al Führer (quella che gli restava). La tua Anna””; (Venerdì 19 marzo 1943) (pag 81)”,”GERN-122″ “FRANK Pierre”,”La quatrieme internationale. Contribution à l’ histoire du mouvement trotskyste.”,”Questa seconda edizione del libro comporta qualche pagina supplementare destinata ad aggiornare le attività della IV Internazionale nel corso dei tre anni trascorsi. Si sono pure aggiunti qui e là paragrafi allo scopo di precisare meglio alcune posizioni dell’organizzazione internazionale trotskista. (l’autore) (pag 7)”,”TROS-290″ “FRANK Andre Gunder”,”Capitalism and Underdevelopment in Latin America. Historical Studies of Chile and Brazil.”,”Il Professor Frank crede che sia “”il capitalismo , sia mondiale che nazionale, a produrre sottosviluppo nel passato e che ancora genera sottosviluppo nel presente”” (retrocopertina)”,”AMLx-161″ “FRANK Robert K., a cura di Michele GRILLO”,”Microeconomia. Comportamento razionale – Mercato – Istituzioni.”,”27″,”ECOT-353″ “FRANK Pierre”,”Histoire de l’Internationale communiste (1919-1943). Volume I.”,”‘C’est dans l’Internationale que se situe le centre de gravité de l’organisation de classe du prolétariat’. Rosa Luxemburg Introduction, Notes, foto,”,”INTT-019-FL” “FRANK Pierre”,”Histoire de l’Internationale communiste (1919-1943). Volume II.”,”‘C’est dans l’Internationale que se situe le centre de gravité de l’organisation de classe du prolétariat’. Rosa Luxemburg Notes, Index des noms cités, Bibliographie,”,”INTT-020-FL” “FRANK Andre Gunder”,”Capitalismo e sottosviluppo in America Latina.”,”””Ritengo anch’io, come Paul Baran, che è proprio il capitalismo, sia mondiale che nazionale, che ha prodotto sottosviluppo nel passato e che lo produce ancor oggi. Tutti gli studi giungono a una conclusione di fondamentale importanza: il capitalismo nazionale e la borghesia nazionale non offrono alcuna soluzione per il sottosviluppo dell’America Latina, e non possono farlo””.”,”AMLx-016-FL” “FRANK Stephen P. STEINBERG Mark D. a cura, contributi di Daniel R. BROWER Barbara ALPERN ENGEL Hubertus F. JAHN Al’bin M. KONECHNYI Boris N. MIRONOV Joan NEUBERGER Robert A. ROTHSTEIN Christine D. WOROBEC”,”Cultures in Flux. Lower-Class Values, Practices, and Resistance in Late Imperial Russia.”,”Daniel R. Brower (University of California, Davis) most recently published The Russian City between Tradition and Modernity, 1850-1900. Barbara Alpern Engel (University of Colorado, Boulder) has written, among other works, Between the Fields and the City: Women, Work, and Family in Russia 1861-1914. Stephen P. Frank (University of California, Los Angeles) is author of the forthcoming Cultural Conflict, Criminality, and Justice in Rural Russia, 1856-1914. Hubertus F. Jahn (Friedrich-Alexander Universität, Erlangen, Germany) has completed a forthcoming study of patriotic culture during World War I. Al’bin M. Konechnyi works in Petersburg at the State Museum of the History of the City and has published articles on various aspects of life in Petersburg during the nineteenth century. Boris N. Mironov (Institute of Russian History, Russian Academy of Sciences, Petersburg) has written widely on Russian social history; his most recent works are Russkii gorod v 1740-1860-e gody and Istoriia v tsifrakh. Joan Neuberger (University of Texas, Austin) is the author of Hooliganism: Crime, Culture, and Power in Petersburg, 1900-1914. Robert A. Rothstein (University of Massachusetts, Amherst) writes on Russian and Soviet popular song. Mark D. Steiberg (Yale University) is the author of Moral Communities: The Culture of Class Relations in the Russian Printing Industry, 1867-1907. Christine D. Worobec (Kent State University) is the author of Peasant Russia: Family and Community in the Post-Emancipation Period. Contributors, Acknowledgments, Introduction, Select Bibliography, Index, Notes,”,”RUSx-169-FL” “FRANK Joseph”,”The Levellers. A History of the Writings of Three Seventeenth-Century Social Democrats John Lilburne, Richard Overton, William Walwyn.”,”Il movimento dei livellatori, orientato democraticamente, rivendicava la libertà religiosa, una costituzione scritta, il suffragio universale, un fisco con una tassazione proporzionale in base al reddito, una forma di sanità sociale ossia una medicina socializzata. L’autore ha studiato la loro grande produzione di scritti come fonte primaria, circa 500 pamphlets, e pure i giornali del periodo, oltre a diari, trascrizioni legali, procedimenti parlamentari. Frank è stato insegnante di inglese all’Università di Rochester.”,”UKIR-052″ “FRANK Manfred”,”The Philosophical Foundations of Early German Romanticism.”,”Manfred Frank is Professor of Philosophy at Eberhard Karls University in Tübingen, Germany. He is the author of many books, including The Subject and the Text: Essays in Literature and Philosophy. Elizabeth Millán-Zaibert is Assistant Professor of Philosophy at DePaul University. She is the coeditor (with Jorge J. E. Gracia) of Latin American Philosophy for the Twenty-first Century: The Human Condition, Values, and the Search for Identity and translator of The History of Philosophy in Colonial Mexico by Mauricio Beuchot. Acknowledgments, Frequently Cited Texts and Abbreviations, Introduction, Notes, Glossary, Bibliography, Index”,”GERx-030-FL” “FRANK Thomas”,”Introduzione allo studio della lingua inglese.”,”Thomas Frank (1925-1990) ha insegnato Storia della lingua inglese nell’Università di Napoli. Ha tra l’altro pubblicato i volumi: Segno e significato, La lingua filosofica di John Wilkins e Storia della lingua inglese.”,”UKIx-013-FL” “FRANK Benis M.”,”Okinawa. L’ultima battaglia.”,”La battaglia per la conquista di Okinawa va senza dubbio annoverata fra le più dure e sanguinose di tutta la guerra. I difensori giapponesi erano consapevoli del fatto che sarebbe stata l’ultima battaglia prima dell’invasione della madrepatrie e si poteva essere certi che il «Bushido», il loro codice militare d’onore, non avrebbe permesso alcuna mancanza e flessione di quel caparbio orgoglio che già aveva stupito gli americani. Per questi ultimi, Okinawa era il coronamento di quattro anni di guerra nel Pacifico. (…) In quest’opera Benis Franck, già autore della storia ufficiale del Corpo dei Marines, presenta un dettagliato resoconto di quegli ottanta giorni dopo i quali i giapponesi furono sconfitti. Tuttavia, probabilmente per questioni di spazio, vi è un aspetto di questa biattaglia che pensiamo l’autore abbia trascurato: quei mesi registrarono il culmine degli attacchi suicidi giapponesi. Parecchie navi alleate furono colpite durante la rotta d’avvicinamento a Okinawa. 355 missione suicide furono lanciate il 6 e il 7 aprile contro l’immensa flotta ancorata davanti alle spiagge, e allo stesso tempo la più grande corazzata mai costruita, la «Yamato», intraprese un viaggio senza ritorno per immolarsi anch’essa in un’azione suicida. Fu calcolato che dei 1.900 attacchi suicidi effettuati durante la battaglia di Okinawa, il 14.7% centrò gli obiettivi; inoltre queste azioni crearono una vera psicosi fra gli equipaggi delle navi americane, tanto che nel mese di aprile alcuni uffuciali conclusero che i Kamikaze erano in grado di compromettere l’intera operazione”” (pag 6-7) [introduzione di Corrado Barbieri: ‘I giorni dei Kamikaze’]”,”QMIS-041-FV” “FRANK Pierre”,”Appunti per una storia della Quarta internazionale.”,”””Il combinarsi, nella seconda guerra mondiale, di una guerra interimperialista, con una guerra di difesa dell’URSS contro l’hitlerismo aveva fatto nascere alla fine di questa guerra sentimenti diversi e una notevole confusione politica. Il documento spiegava anche che, dato che la crisi dello stalinismo si era sviluppata in condizioni estremamente complesse e dato che i paesi dove c’erano le più grandi tradizioni marxiste la classe operaia aveva conosciuto una fase d’apatia politica, il progredire della Quarta Internazionale aveva trovato molti ostacoli considerevoli che, tuttavia, non avevano impedito questo progresso via via che le vecchie direzioni si logoravano”” (pag 113)”,”TROS-010-FGB” “FRANK William A. WOLER Allan B.”,”Duns Scotus, Metaphysician.”,”Filosofo (n. in Scozia, prob. presso Duns, Berwick, 1265-66 circa – m. Colonia 1308). Verso il 1278 entrò nell’ordine dei frati minori; nel 1303 leggeva le Sentenze a Parigi ove divenne poi maestro di teologia; incerta la sua carriera di insegnante che si svolse probabilmente tra Cambridge, Oxford e Parigi e infine a Colonia. Delle opere che vanno sotto il suo nome sono ormai da ritenere sicuramente originali: il trattato De pr¡mo principio, le Quaestiones in Metaphysicam, l’Opus Oxoniense e l’Opus Parisiense (commenti alle Sentenze: il primo opera diretta di D. S., il secondo reportatio dei discepoli), Quaestiones su opere logiche (Porfirio, Aristotele), De anima e Theoremata (redatte da discepoli, non sappiamo se approvate dal maestro). D. S., che è forse il più acuto pensatore del Medioevo (ebbe difatti il nome di Doctor subtilis), dedicò gran parte delle sue trattazioni a problemi gnoseologici e metafisici, che traggono il loro spunto polemico dal razionalismo e aristotelismo della filosofia domenicana. Dell’aristotelismo egli si serve per penetrare più addentro all’intima costituzione del tomismo e scorgerne tutte le debolezze; così egli partecipa a quel processo di svolgimento critico e di dissoluzione della scolastica a cui, soprattutto, contribuirà un altro francescano, Guglielmo di Occam. ? D. S. sviluppa alcuni motivi caratteristici della tradizione francescana del 13° sec., approfondendo criticamente l’aristotelismo, spesso in polemica con interpretazioni correnti, e soprattutto con Tommaso d’Aquino; tra le sue dottrine essenziali, la concezione della struttura del concetto, l’univocità dell’essere, l’identità di essenza e esistenza, il primato della volontà. Concepita la materia non come pura potenzialità ma come entità positiva, essa potrebbe esistere (per volere di Dio) anche senza forma. Gli individui sono costituiti da entità o formalità (entitates, formalitates) corrispondenti agli elementi generici e specifici: pur concorrendo in un’unica forma, le formalitates sono formalmente distinte (distinctio formalis a parte rei). Ogni individuo risulta così da una sorta di stratificazione di forme sempre più determinate, fino all’ultima forma individuante che fa la cosa esser tale: questo principio di individuazione per cui “”questo uomo”” non è “”quello””, fu chiamata haecceitas (termine tipico dello scotismo, che però non si ritrova in D. S.). Questa haecceitas, realizzando l’essere nella sua individualità, è anche il fondamentale principio di intelligibilità e oggetto di conoscenza intuitiva: ma l’uomo, dopo il peccato originale, non giunge a conoscere questa radice dell’individualità, terminando il suo conoscere all’individuum vagum. Le strutture generico-specifiche che si trovano realizzate nella realtà, sono per D. S. realtà univoche: anche l’essere è univoco, pur predicandosi di Dio e delle creature. In psicologia D. S. respinge la distinzione reale tra l’anima e le facoltà, e pur concependo l’anima umana quale forma sostanziale del corpo, ritiene che questo sia informato da una forma sua propria, la forma corporeitatis (l’immortalità dell’anima è oggetto di prove “”morali”” e “”probabili”” non di dimostrazione necessaria). Tra le facoltà, il primato è riconosciuto alla volontà: ogni atto volontario è libero per essentiam, sicché nessun bene è per essa determinante: tesi che D. S. fa valere contro l’intellettualismo tomista. ? Il volontarismo di D. S. si riflette anche nella teologia, che è concepita come scienza eminentemente pratica trattando di Dio non come oggetto di pura contemplazione intellettuale, ma come fondamento e fine della nostra attività (propter operari); opera di amore è la creazione come l’incarnazione e infine la grazia. Nell’opera della redenzione, grande importanza è data a Maria Vergine, di cui D. S. sostenne l’immacolata concezione contro Tommaso d’Aquino e i grandi maestri del 13° secolo.”,”FILx-327-FRR” “FRANK Philipp”,”La scienza moderna e la sua filosofia.”,”Philipp Frank, fisico e metodologo austriaco, nacque a Vienna nel 1884. Laureatosi nel 1910, dal 1912 al 1918 insegnò Fisica teorica all’Università tedesca di Praga. Trasferitosi quindi negli Stati Uniti fu professore di Fisica matematica e Filosofia della scienza alla Harvard University. Fu uno dei fondatori del Circolo di Vienna e assieme a Schlick diresse la collezione di Schriften zur Wissenschaftliche Weltaufassung.”,”SCIx-250-FL” “FRANK Anna, a cura di Otto FRANK e Mirjam PRESSLER”,”Diario. L’alloggio segreto, 12 giugno 1942 – 1° agosto 1944.”,”Per la prima volta la versione definitiva e integrale del ‘Diario’. Anne muore di stenti e di tifo tra il febbraio e il marzo del 1945. Poco dopo muore la sorella Margot.”,”EBRx-006-FSD” “FRANKE Herbert TRAUZETTEL Rolf”,”L’ impero cinese.”,”Libro dedicato alla memoria di Etienne BALAZS (1905-1963). FRANKE è nato a Colonia nel 1914, dal 1953 è professore ordinario di cultura e linguistica dell’ Asia Orientale all’ Università di Monaco di Baviera e dal 1958 membro ordinario dell’ Accademia Bavarese delle Scienze. TRAUZETTEL, nato nel 1930 a Lipsia, ha studiato, sinologia, iamatologia, indologia e filosofia alle università di Lipsia e Monaco di Baviera.”,”CINx-082″ “FRANKEL Paul H.”,”Petrolio e potere. Enrico Mattei.”,”Enrico MATTEI è morto nell’ ottobre del 1962.”,”ITAE-045″ “FRANKEL Francine R.”,”India’s Political Economy, 1947-1977. The Gradual Revolution.”,”FRANKEL Francine R. è Associate Professor di scienze politiche all’ Università della Pennsylvania e autore di ‘India’s Green Revolution’. Leadership e abilità del gruppo. “”La strategia politica poteva solo procedere attraverso un processo di graduale ristratificazione del tradizionale ordine sociale, che offriva sufficienti concessioni al fine e ritmi di cambiamento tali da tranquillizzare le classi proprietarie contro le minacce di espropriazione e prevenire la loro opposizione attiva all’ implementazione efficace di riforme agrarie. L’ approccio economico richiedeva l’ immediato incremento della produzione agricola attraverso le molte istituzioni che avrebbero dovuto acquisire il loro pieno potenziale come strumenti di mobilitazione delle risorse rurali solo dopo che il lungo processo di riorganizzazione agraria di base fosse stato completato. I pianificatori però affrontarono il Secondo Piano con considerevole incertezza riguardo all’ appropriato mix tra obiettivi politici ed economici di sviluppo. Nehru, in particolare, era conscio della necessità di compromesso su entrambi i lati, ed era anche preoccupato dei costi per preservare l’ integrità dell’ approccio di base. In seguito la sua riflessione fu che “”in una democrazia, un leader può portare avanti delle politiche che considera giuste, ma deve tener conto dell’ abilità dei suoi uomini ad implementarle.”””” (pag 123-124)”,”INDx-059″ “FRANKEL Stephen a cura; saggi di Andrew BROWN Stephen FRENKEL Ponniah ARUDSOTHY Craig R. LITTLER Hwang-Joe KIM Jon-Chao HONG Bih-Ling LEE David A. LEVIN Stephen CHIU Chris LEGGETT Nigel HAWORTH”,”Organized Labor in the Asia-Pacific Region. A Comparative Study of Trade Unionism in Nine Countries.”,”FRANKEL Stephen è prfessore al Centre for Corporate Change in the Graduate School of Management nell’Università di New South Wales. A ottenuto un Ph.D. in economics and politics dalla Cambridge University. Saggi di Andrew BROWN Stephen FRENKEL Ponniah ARUDSOTHY Craig R. LITTLER Hwang-Joe KIM Jon-Chao HONG Bih-Ling LEE David A. LEVIN Stephen CHIU Chris LEGGETT Nigel HAWORTH”,”MASx-025″ “FRANKEL Jonathan”,”Gli ebrei russi. Tra socialismo e nazionalismo (1862-1917).”,”Jonathan Frankel insegna dal 1964 alla Hebrew University di Gerusalemme. É stato Senior Fellow del Russian Institute della Columbia University. Ha pubblicato numerosi studi di storia russa ed ebraica, tra cui Vladimir Akimov on the Dilemmas of Russian Marxism.”,”EBRx-017-FL” “FRANKLIN Benjamin”,”Autobiografia de Benjamin Franklin.”,”””Esigendo il precetto dell’ Ordine che ogni parte del mio lavoro avesse il suo proprio tempo fisso, una pagina del mio primo quaderno conteneva il seguente schema di impiego delle ventiquattro ore del giorno naturale: “”Ore 5,6,7: alzarmi, lavarmi e pregare (…), preparare il lavoro del giorno e prendere le risoluzioni del giorno: proseguire gli studi attuali, fare colazione. ore 8-11: lavoro. ore 12-1: leggere o ripassare le mie annotazioni, e pranzare. 2-5: lavoro 6-9: riordinare, mettere le cose a posto, cenare, musica, distrazioni o conversazioni, esame del giorno. 9-4: dormire””. (pag 121)”,”BIOx-078″ “FRANKLIN Benjamin”,”Autobiografia.”,”FRANKLIN Benjamin “”Questo generale, secondo me, era un uomo coraggioso e in Europa, avrebbe senza dubbio saputo condurre una operazione con molta destrezza. Riponeva però troppa fiducia in se stesso, aveva un concetto esagerato delle capacità delle truppe regolari, e troppo poca considerazione tanto degli americani quanto degli indiani. George Croghan (1), il nostro interprete indiano, s’era unito a lui nella marcia portando con sé un centinaio di guerrieri pellirosse che avrebbero potuto essere di enorme utilità come guide, esploratori eccetera, se il generale li avesse trattati con un po’ di riguardo; Braddock invece ne minimizzava le capacità e tendeva ad ignorarne l’esistenza, finché quelli, un po’ alla volta, lo abbandonarono. Durante una conversazione che ebbi con lui, un giorno, mi dette alcuni ragguagli circa il suo piano d’avanzata. “”Dopo aver preso Fort Duquesne”” mi disse “”intendo procedere in direzione di Niagara, e dopo averla conquistata, verso Frontenac, se la stagione mi concederà un po’ di tempo, e penso che non me lo negherà, perché a Duquesne mi tratterrò tutt’al più tre o quattro giorni, e nulla ch’io riesca a immaginare potrà precludermi il cammino verso Niagara””. Avendo innanzi tempo immaginato la lunga fila che il suo esercito avrebbe dovuto formare per poter seguire, in marcia, lo strettissimo cammino nel cuore della foresta e tra la macchia, e avendo anche letto di una precedenza sconfitta toccata a millecinquecento francesi che avevano invaso il territorio degli irochesi, dovevo per forza nutrire qualche dubbio, e anche un po’ di paura, circa il risultato della spedizione. Ma mi arrischiai a dire soltanto: “”E’ certo, signore, che se arriverete davanti a Duquesne con queste magnifiche truppe così ben fornite di artiglieria, quel luogo, non ancora del tutto fortificato e neppure protetto, a quanto si dice, da una guarnigione non molto numerosa, non potrà opporre che una debole resistenza. L’unico pericolo, l’unico impedimento che potrà arrestare la vostra marcia, sono le imboscate degli indiani che, facendone di continuo, sono ormai diventati così abili che è difficilissimo accorgersi quando ne hanno tesa una; ora la sottile linea, lunga quasi quattro miglia, secondo cui il vostro esercito deve disporsi, potrà esporlo ad attacchi di sorpresa sui fianchi e ad essere tagliato, come un filo, in tanti tronconi che, a causa delle distanze tra loro esistenti, non potranno aiutarsi reciprocamente””. Sorrise della mia ignoranza e rispose: “”Questi selvaggi saran forse terribili avversari per i soldati americani che mancano di esperienza, ma è impossibile che riescano a prevalere sulla disciplina delle truppe regolari di Sua Maestà””. Mi rendevo conto di non esser certo la persona più indicata a discutere con un uomo d’armi problemi relativi all’esercito della sua professione, e non aggiunsi altro. Il nemico, infatti, non attaccò quando, secondo me, sarebbe stato più facile, e cioè durante la marcia, come ho detto, ma lasciò che i soldati avanzassero senza mai molestarli fino a nove miglia dal luogo di destinazione. Allora, quand’erano riuniti tutti insieme e formavano una massa compatta (poiché avevano appena guadato un fiume e la fronte dell’armata non avrebbe ripreso la marcia finché tutti non fossero passati), in un luogo dei boschi più aperto di quanti ne avessero attraversati, attaccò l’avanguardia, scaricando fitte raffiche di fucileria da dietro gli alberi e i cespugli: fu il primo segno della vicinanza del nemico. L’avanguardia si disorientò e il generale esortò i soldati perché andassero a soccorrerla: l’ordine venne eseguito tra i carri, i bagagli e gli animali; allora le scariche di fucileria si abbatterono sui fianchi: gli ufficiali, essendo a cavallo, offrivano bersagli molto ben visibili e furono tra i primi a cadere; i soldati, ammucchiati in una gran ressa, non sentendo arrivare alcun ordine, rimasero in piedi, al centro, finché due terzi di loro furono uccisi; i rimanenti, presi dal panico, si dettero a fuga precipitosa. I conducenti dei carri, staccato dal tiro un cavallo per ciascuno, vi montarono e fuggirono in fretta e furia; il loro esempio fu immediatamente seguito da altri: in seguito a questa defezione tutti i carri, gli approvvigionamenti, l’artiglieria e altro bagaglio caddero nelle mani del nemico. Il generale, ferito, fu tratto in salvo a stento; il suo attendente Mr. Shirley, cadde al suo fianco; su ottantasei ufficiali, sessantatrè vennero uccisi o feriti e su millecento uomini di truppa i morti furono settecentoquattordici. (…) Non essendo stati inseguiti, i fuggiaschi giunsero al campo di Dunbar portandovi tali notizie che il panico s’impossessò immediatamente del colonnello e dei suoi soldati (…). Tutti noi ameircani, dopo questa faccenda, cominciammo a sospettare che forse le nostre idee sul valore e sul coraggio dei soldati inglesi non erano del tutto giustificate”” (pag 209-212)”,”USAG-081″ “FRANZERO Carlo Maria”,”Il Conte di Cavour e i suoi banchieri inglesi.”,”FRANZERO Carlo Maria Le lettere riportate sono in lingua francese Copia n° 264″,”BIOx-300″ “FRANZIN Elio, a cura”,”Longo contro Togliatti nel 1927.”,”””Cronologia. Gennaio 1926. Ha luogo il III Congresso del PCI a Lione che riconferma la validità delle parole d’ordine: Asemblea repubblicana sulla base dei Comitati operai e contadini, controllo operaio sull’industria, la terra ai contadini. Marzo 1927. Longo legge al Comitato direttivo della FGCI una lettera in cui propone per la prima volta l’abbandono della parola d’ordine dell’Assemblea repubblicana sulla base dei Comitati operai e contadini. Dicembre 1927. Basilea. Si svolge la Seconda Conferenza nazionale del PCI nel corso della quale il “”centro estero”” si presenta su posizioni non unitarie. luglio (3-19) 1929. Si svolge il X Plenum dell’Internazionale Comunista a Mosca Agosto 1929. Togliatti pubblica su ‘Stato Operaio’ l’articolo in cui abbandona definitivametne la parola d’ordine, elaborata da Gramsci, dell’Assemblea repubblicana sulla base dei Comitati operai e contadini. Maggio e giugno 1930. Si svolgono due riunioni del C.C. del PCI in cui viene liquidata l’opposizione dei “”tre””. aprile 1931. Si svolge il IV Congresso del Pci in cui si approva la teoria del socialfascismo”” (pag 20-21) L’ Aventino visto da Togliatti. (pag 105-106)”,”PCIx-381″ “FRANZINA Emilio a cura; saggi di Emilio FRANZINA Ernesto BRUNETTA Maurizio REBERSCHAK Leopoldo MAGLIARETTA Mario ISNENGHI”,”Venezia.”,”Saggi di Emilio FRANZINA, Ernesto BRUNETTA, Maurizio REBERSCHAK, Leopoldo MAGLIARETTA, Mario ISNENGHI (nei risvolti di copertina cenni biografici degli autori).”,”ITAB-018″ “FRANZINA Emilio ISNENGHI Mario LANARO Silvio REBERSCHAK Maurizio VANZETTO Livio”,”Movimento cattolico e sviluppo capitalistico. Atti del Convegno su “”Movimento cattolico e sviluppo capitalistico nel Veneto””.”,”””E’ significativo che anche uno studioso d’ ispirazione cattolica come il De Rosa, fra l’ altro autore, sulla scia di Gramsci, d’ interessanti riflessioni intorno alla posizione del clero settentrionale, sia giunto vicino alla definizione di questo stesso concetto individuando nella piccola proprietà e nel mondo parrocchiale “”gli elementi portanti della società veneta””. Il fatto però che prete e parrocchia siano uno degli elementi portanti di questa società e che, in altri termini, attorno ad essi ruoti, confortato dalla certezza dell’ “”idem sentire””, un complesso mondo rurale e, nelle città, piccolo borghese a cui sarebbe più che difficile, sbagliato e pericoloso negare caratteri di estrema “”popolarità””, non legittima in alcun modo la pretesa ricorrente di quanti s’ intestardiscono a scorgere il segno dell’ inequivocabile progressismo sociale dei cattolici intransigenti nella circostanza che le loro organizzazioni si alimentavano a tutti i livelli dell’ apporto di uomini usciti dalle file delle classi subalterne””. (pag 65, Emilio Franzina)”,”ITAE-099″ “FRANZINA Emilio”,”La grande emigrazione. L’ esodo dei rurali dal Veneto durante il secolo XIX.”,”””Una contraddizione, certamente, esiste nelle posizioni dei possidenti e degli stessi industriali i quali tutti, pur avendone come si vede estremo bisogno, si trovano però indotti a combattere in qualche modo la “”piaga”” dell’ emigrazione quando essa all’ apparenza minacci la continuità del regime piccolo proprietario, nella prima fase dell’ esodo verso l’ America, o quando contribuisca a dissolvere l’ immagine della famiglia patriarcale contadina, durante la fuga di massa dalle campagne degli anni ’90, o quando infine adombri, nelle sue fasi e nei suoi tipi, la deprecata tendenza all’ inurbamento dei villani, cose tutte che per i cattolici coincidono colla scristianizzazione delle plebi rurali e per i liberali colla loro emancipazione ideologica in senso antipadronale ossia, a nostro modo di vedere, con uno stesso e unico fenomeno. L’ emigrazione, in altre parole, fra i vari elementi di cui si compone e su cui si regge il modello veneto di sviluppo imperniato sulla sottutilizzazione permamente della forza lavoro interna, appare sotto il profilo ideologico come l’unico elemento non “”immediatamente”” piegabile ai fini del progretto di rifondazione della società rurale statica elaborato e accolto, mutatis mutandis, in tutta la regione.”” (pag 101-102)”,”ITAS-106″ “FRANZINA Emilio”,”Merica! Merica! Emigrazione e colonizzazione nelle lettere di contadini veneti in America Latina, 1876-1902.”,”Emilio Franzina è nato a Valdagno nel 1948. Ha insegnato Storia del Risorgimento nel Magistero di Verona (Univ. di Padova) e ha collaborato con varie riviste tra cui ‘Classe’, ‘Movimento Operaio e Socialista’, ‘Quaderni storici’, ‘Società e storia’.”,”AMLx-002-FFS” “FRANZINELLI Mimmo”,”Squadristi. Protagonisti e tecniche della violenza fascista, 1919-1922.”,”Mimmo FRANZINELLI, studioso del fascismo, si è occupato della polizia segreta, dell’ impatto della dittatura sulla società civile, della rimozione dei crimini di guerra nazifascisti. E’ autore di monografie sul rapporto religione e guerra nel Novecento italiano. “”Alcuni capi delle camicie nere intrapresero la carriera ministeriale mentre altri loro camerati furono emarginati; anno dopo anno il PNF enfatizzò la “”vita pericolosa”” del 1919-22, col sacrificio di sangue dei “”tremila morti della lunga e asprissima battaglia””. I numeri furono gonfiati a dismisura, in quanto funzionali alla legittimazione dello statu quo. Ripetuti conteggi fissarono l’ entità dei caduti antemarcia in 425. (…)”” (pag 169)”,”ITAF-159″ “FRANZINELLI Mimmo”,”L’ amnistia Togliatti. 22 giugno 1946 colpo di spugna sui crimini fascisti.”,”FRANZINELLI Mimmo studioso dell’ Italia fascista si è occupato della polizia politica, della crisi del primo dopoguerra, della rimozione dei crimini di guerra nazifascisti, dello spionaggio nella seconda guerra mondiale (v. opere 4° cop). Epurazione mancata. I dati dell’ amnistia di Togliatti. “”Il raffronto col dato europeo serve alla contestualizzazione e alla comprensione di quanto è avvenuto in Italia durante la fase compresa tra la fine dell’occupazione tedesca e il ritorno alla normalità, dopo le vendette del dopoguerra. In assenza di dati certi, le vittime fasciste possono essere stimate tra le 12.000 e le 15.000; le violenze furono più gravi a Torino e nel milanese, dove dopo la Liberazione incrudelirono con maggiore asprezza le vendette. I processi per collaborazionismo riguardarono circa 43.000 cittadini, 23.000 dei quali amnistiati in fase istruttoria e 14.000 liberati con formule varie; i condannati in via definitiva furono 5928 (334 in contumacia), la pena capitale, inflitta 259 imputati, ebbe esecuzione in 91 casi. Dell’impatto combinato di amnistia, indulto e grazia beneficiarono 5328 fascisti: 2231 in modo totale, 3363 in parte””. (pag 259)”,”PCIx-238″ “FRANZINELLI Mimmo MAGNANI Marco”,”Beneduce. Il finanziere di Mussolini.”,”FRANZINELLI Mimmo, storico del fascismo e dell’Italia repubblicana, MAGNANI Marco autore di importanti monografie di economia industriale e di storia economica. (v. 4° copertina)”,”ITAE-245″ “FRANZINELLI Mimmo a cura”,”Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della resistenza, 1943-1945.”,”‘Nel sessantesimo anniversario della Liberazione, lettere, fotografie e storie di centoquaranta vittime del nazifascismo’ “”Tranne casi particolari (…) la vita alla macchia (dei partigiani, ndr) esclude il contatto epistolare con la famiglia; non si scrive dalla montagna ma dalla prigione, soprattutto – come qui documentato – alla vigilia della fucilazione. La lettera del soldato dimostra ai suoi cari che egli è sopravvissuto ai rischi della guerra; quella del partigiano annuncia la cattura o la morte imminente”” (pag 3-4) ‘(…) le dirai in che modo sono morto e se un operaio, capirà che son morto per la sua causa’ “”La suddivisione professionale vede al primo posto i contadini tallonati dagli operai, dagli impiegati e dagli studenti; presenze minoritarie ma nondimeno significative segnano – in ordine decrescente – artigiani, liberi professionisti e ufficiali del Regio esercito. Il livello di politicizzazione, da quanto si arguisce, è scarso; la presenza comunista si nota prevalentemente tra gli operai, quella socialista tra gli artigiani; gli aderenti al Partito d’Azione, o comunque alle formazioni di Giustizia e Libertà, si suddividono tra la borghesia professionale e impiegatizia e tra gli ufficiali dell’esercito; il partigianato cattolico è trasversale, dagli intellettuali ai lavoratori manuali. Il livello di istruzione è assai elevato: studenti, diplomati (scuole professionali incluse) e laureati costituiscono il 40%; una percentuale superiore del 10-15% rispetto alla situazione-tipo, se si prende come riferimento la provincia di Bergamo, dopo il tasso di scolarità dei partigiani è così articolato: 45,1% quinta elementare, 17,7% quarta elementare, 8,1% terza elementare, 7,3% avviamento professionale, 5,4% avviamento commerciale, 4,9% istituto tecnico industriale, 3,1% laurea, 2,8% frequenza universitaria, 1,7% istituto magistrale, 1,5% liceo, 1,2% ginnasio, 1,2% medie inferiori (8). La ripartizione regionale è aperta ai piemontesi, seguiti dai liguri e dai lombardi, complessivamente pari al 65% dei partigiani passati per le armi. La graduatoria prosegue con Lazio (in gran parte vittime dell’eccidio delle Fosse Ardeatine), Toscana, Veneto, Friuli, Emilia. La netta prevalenza piemontese dipende sia dal radicamento resistenziale sia dalla terribile intensità delle; ai 61 «giustiziati» al poligono torinese del Martinetto si aggiungono diverse centinaia di rastrellati passati per le armi subito dopo la cattura. Nella sola provincia di Novara (qui presente con nove lettere), dal 12 al 23 giugno sono fucilati 145 partigiani nel corso di una grande offensiva sferrata dai tedeschi col supporto di reparti della RSI (…). L’espressione di fede politica e la riaffermazione delle proprie idee intendono restituire il senso di un’identità che si proietta oltre il limite della vita: «Quando qualcuno ti parlerà di me le dirai in che modo sono morto e sé un operaio capirà che son morto per la sua causa» (Quinto Bevilacqua alla moglie); «Una idea è una idea e nessuno la rompe. A morte il fascismo e viva la libertà dei popoli» (Luigi Ciol) (16); «Una edea e un edea e non sara capace nesuno al mondo di troncarmela» (Emilio Scarpa) (17); (…)”” [introduzione]”,”ITAR-285″ “FRANZINELLI Mimmo”,”Tortura. Storie dell’occupazione nazista e della guerra civile (1943-45).”,”Mimmo Franzinelli, storico del fascismo e dell’Italia repubblicana, componente del Comitato scientifico dell’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione “”Ferruccio Parri””, è autore di numerosi volumi, tra cui ‘Le stragi nascoste’. Contiene il paragrafo: ‘Genova: le SS alla Casa dello Studente’ (pag 19-25) (Citati nelle note Piero Ferrazza, Luigi Barco, ‘Una pagina della resistenza. La Casa dello Studente di Genova’, Milano, PantareI, 2012; Nicola Simonelli, ‘Giacomo Buranello’, De Ferrari, 2002; Alfredo Poggi, ‘La Casa dello Studente’, Genova, Associazione Mazziniana, 1947) (pag 255-256)”,”ITAR-292″ “FRANZINELLI Mimmo”,”Delatori. Spie e confidenti anonimi: l’arma segreta del regime fascista.”,”Mimmo Franzinelli (1954) studioso del fascismo, è autore di numerosi libri tra cui ‘I tentacoli dell’Ovra’ (1999). Contiene il capitolo ‘Il razzismo italico: una legislazione per la delazione (I frutti avvelenati del razzismo; Segnalazioni e denunzie; Internati e spiati) (pag 140-166) “”La delazione antisemita interagì con un quadro istituzionale del tutto straordinario, nel quale, “”per cinque anni, dal 1938 al 1943, gli ebrei d’Italia furono sottoposti ad una persecuzione dura, complessa e sempre più grave; mentre, per il fascismo, la soluzione definitiva della questione antiebraica era rappresentata dall’eliminazione degli ebrei dalla penisola”” (9). Il carattere odioso e giuridicamente vessatorio dei provvedimenti razzisti, che privarono alcune decine di migliaia di persone (cinquantunmila, secondo il censimento del 22 agosto 1938) dello status di cittadini col consenso della monarchia e senza forme significative di protesta da parte della popolazione si manifestò sin dall’obbligo – sanzionato, per i contravventori, con un mese d’arresto e tremila lire d’ammenda – dell’autodenunzia presso gli uffici comunali dell'””appartenenza alla razza ebraica””. La burocrazia statale predispose elenchi con migliaia di nomi e dati anagrafico-professionali: tabulati che dall’autunno del 1943 sarebbero serviti per la ricerca, l’arresto e l’invio degli schedati nei campi di smistamento in Italia e infine nei lager nazisti. Il censimento razzista dell’estate 1938 aveva individuato 12.799 presenze a Roma, 10.219 a Milano, 6085 a Trieste, 4060 a Torino, 2332 a Livorno, 2326 a Firenze, 2263 a Genova, 2189 a Venezia, 1782 a Fiume, 1031 ad Ancona, 1000 a Bologna, 938 a Bolzano, 748 a Padova, 733 a Ferrara, 589 a Mantova, 547 a Modena, 416 a Pisa, 239 a Gorizia, 193 a Imperia e poche decine in altri centri urbani”” (pag 142) [(9) Michele Sarfatti, ‘Gli ebrei nell’Italia fascista’, Einaudi, Torino, 2000, p. 207]”,”ITAF-382″ “FRANZINELLI Mimmo GRAZIANO Nicola”,”Un’odissea partigiana. Dalla resistenza al manicomio.”,”””Amnistie e indulti aprono le porte alla massa dei fascisti, a quelli già condannati come ai tanti in attesa di giudizio; anche molti resistenti beneficiano del provvedimento, che tuttavia esclude la detenzione manicominiale. Negli anni cinquanta, i ‘pazzi per la libertà’ sono pertanto rinchiusi in strutture opprimenti, privati di diritti e sottoposti a ordinarie vessazioni”” (quarta di copertina) Mimmo Franzinelli, studioso del fascismo e dell’Italia repubblicana, ha pubblicato per Bollati Boringhieri varie opere tra cui ‘I tentacoli dell’Ovra’ (1999). Nicola Graziano, magistrato presso il Tribunale di Napoli, autore e curatore di numerose pubblicazioni.”,”ITAR-004-FER” “FRANZINELLI Mimmo”,”L’ amnistia Togliatti. 22 giugno 1946 colpo di spugna sui crimini fascisti.”,”””De’ Stefani si spense novantenne nel 1969, dopo avere dato alle stampe un volume con i retroscena delle operazioni politico-finanziarie dei suo mandato ministeriale (1)”” (pag 195) [(1) Alberto De’ Stefani, Baraonda bancaria, Milano, Edizioni del Borghese, 1960]”,”ITAF-004-FER” “FRANZINELLI Mimmo a cura”,”Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della resistenza, 1943-1945.”,”I fucilati – I deportati politici – i deportati razziali – Il testamento spirituale”,”ITAR-031-FSD” “FRANZINELLI Mimmo BOTTONI Riccardo a cura; saggi di Adriano PROSPERI Daniele MENOZZI Fulvio DE-GIORGI Roberto MOROZZO-DELLA-ROCCA Laura DEMOFONTI Rocco CERRATO Renato MORO Lucia CECI Alfonso BOTTI Giovanni MICCOLI Giorgio VECCHIO Riccardo BOTTONI Mimmo FRANZINELLI Bruna BOCCHINI CAMAIANI Giuseppe BATTELLI Giovanni TURBANTI Luciano MARTINI Piero BARBAINI Alberto CAVAGLION Guido VERUCCI Giovanni MICCOLI Lucia FAGNONI”,”Chiesa e guerra. Dalla «benedizione delle armi» alla «Pacem in terris».”,”Il volume raccoglie gli atti del Convegno di studio ospitato dall’ Archivio di Stato di Milano, nell’aprile 2003 in occasione dei 40 anni dalla pubblicazione dell’enciclica Pacem in Terris Vaticano. Sull’atteggiamento da tenere nei confronti dei conflitti tra gli Stati elaborao nel ventennio tra le due guerre. “”Ed è significativo che «L’Osservatore romano» scelga tutta una serie di termini psicologici o astrattamente generali per prospettare il problema («indifferenza», «tragedia», «inclinazioni», «simpatie», «verità e giustizia», «menzogna e iniquità», «tono», «dolore», ecc.), in modo che l’accusa, e quindi la risposta, non vertano sulla mancata condanna dei metodi di guerra di una parte, quanto piuttosto su una presunta scarsa partecipazione del pontefice alle sventure dell’altra. Sono considerazioni che fissano alcuni punti fermi dell’atteggiamento che sarà di Pio XII durante la guerra: imparzialità verso i contendenti, tutti suoi figli, partecipazione ai dolori e alle sventure da essa provocati, e messa in opera perciò, nei limiti del possibile e del concesso, di iniziative di soccorso per i colpiti, denuncia generale e ricorrente degli innumerevoli orrori della guerra, evitando però di nominarne i responsabili (7). Nel corso degli anni successivi tale atteggiamento si articolerà via via, così come aumenteranno e si preciseranno le ulteriori motivazioni e gli ulteriori condizionamenti che lo ispiravano o lo rendevano agli occhi del pontefice più che mai necessario, ma esso resterà un elemento costante lungo l’intero arco del conflitto: non a caso, della superiore imparzialità che esso attestava si reclamerà più volte il riconoscimento da parte dei due fronti contrapposti (8)”” [(7) Ho analizzato e volto ampiamente tali aspetti in ‘I dilemmi e i silenzi di Pio XII. Vaticano, Seconda guerra mondiale e Shoah’, Milano, RIzzoli, 2000; (8) Ibidem, pp. 62, 105 ss., 243 ecc.] (pag 396-397)”,”RELC-015-FGB” “FRANZINELLI Mimmo”,”La sottile linea nera. Neofascismo e servizi segreti da Piazza Fontana a Piazza della Loggia.”,”M. Franzinelli è autore di saggi sulla storia nazionale del fascismo, tra cui ‘I tentacoli dell’Ovra’, 2000.”,”TEMx-004-FFS” “FRANZINELLI Mimmo”,”Disertori. Una storia mai raccontata della Seconda guerra mondiale.”,”Mimmo Franzinelli, storico del fascismo e dell’Italia repubblicana è autore di numerosi saggi tra cui ‘L’amnistia Togliatti’. 1944, ‘franamento morale dei soldati’ “”A inizio febbraio 1944 il 1° raggruppamento motorizzato, embrione del ricostituendo esercito monarchico comandato dal generale Umberto Utili, sta finalmente per entrare in linea. Gli Alleati lo aggregao al corpo di spedizione francese, ovvero alla 2° Divisione marocchina del generale Guillaume, che il 5 febbraio riceve il generale Utili per coordinare i piani bellici. Viene deciso, per l’indomani mattina, il trasferimento da Sant’Agata de’ Goti (Benevento) verso Caserta, in prossimità delle postazioni tedesche sul Monte Morrone. Rientrato in serata, il comandante trova burrasca. Un giovane bersagliere gli confida in lacrime l’invincibile ripugnanza al combattimento, condivisa dai commilitoni del 51° battaglione (diretto da capitano Ferdinando Borelli), dei quali egli è il portavoce. Il generale parla lungamente al soldato e comprende come «distraziatamente per quei givani ora si erano rotte tutte le molle ordinarie della resistenza morale: disciplina, coesione dei reparti, severità inesorabile della legge militare». In tono paterno, riconforta il bersagliere e lo manda in camerata con l’impegno a richiamare tutti al dovere. Poi telefona a Borrelli per informarlo della novità, infine – convinto di aver risolto il problema – se ne va a dormire. La mattina successiva, durante l’allestimento delle autocolonne in partenza per Montaquila, mancano all’appello due terzi di una compagnia del 51° battaglione bersaglieri, con una percentuale elevatissima di allievi ufficiali. Nel complesso, oltre duecento militari sono irrintracciabili e un gruppetto rimasto in sede motiva in un documento il rifiuto del combattimento. Utili è fuori di sé, anche perché la truppa dimostra poca o nessuna intenzione di battersi. Siccome l’urgenza della partenza impedisce di rastrellare gli «assenti arbitrari», fa suonare l’adunata. Si scaglia contro quel tradimento della peggiore specie, perpetrato mentre Alleati e italiani confidano nel nuovo esercito. Giura che chi è fuggito «alla vigilia di entrare in linea e sotto gli occhi dei francesi» pagherà caro l’ammutinamento. La compagnia dei bersaglieri, pur meritevole della decimazione, partirà comunque per il fronte e saprà battersi anche per gli assenti, riscattando l’ignominia. Intimoriti dalla reprimenda, i soldati salgono sugli autocarri in partenza per la Campania. Nelle sue memorie (scritte nel 1946-47), il generale chioserà: «Intenzionalmente mi mostrai crucciato con tutti e disposto a ricorrere a qualunque estremità. Non volli dar segno di ammettere circostanze attenuanti sebbene non ignorassi che esistevano. Il fatto è che avvertivo il franamento morale che avrebbe trascinato nella rovina anche le altre unità» (50). In effetti, quel 6 febbraio 1944 ogni formazione – a eccezione dei paracadutisti – à debilitata dalle diserzioni”” (pag 203-204) [Mimmo Franzinelli, ‘Disertori. Una storia mai raccontata della Seconda guerra mondiale’, Mondadori editore, Milano, 2016]”,”QMIS-374″ “FRANZINELLI Mimmo”,”RSI. La Repubblica del Duce, 1943-1945, una storia illustrata.”,”Mimmo Franzinelli, studioso del fascismo, si è occupato della crisi del primo dopoguerra, della rimozione dei crimini di guerra nazi-fascisti, dello spionaggio durante la secondo guerra mondiale, del movimento partigiano ecc.”,”ITAF-418″ “FRANZINETTI Guido”,”Leo Weiczen [Valiani]: Communist, Democratic Communist, Revolutionary Democrat.”,”Guido Franzinetti Università Piemonte Orientale”,”BIOx-344″ “FRASCA Piero SAPELLI Giulio a cura”,”Qui Fiom. Le relazioni radio alla Fiat tra repressione padronale e ripresa del sindacato in fabbrica, 1955-1961.”,”Piero FRASCA è segretario della Camera del Lavoro di Torino SAPELLI insegna storia del movimento sindacale nell’Università di Trieste.”,”MITT-303″ “FRASCA Ugo”,”La Spagna e la diplomazia italiana dal 1928 al 1931. Dalla revisione dello statuto di Tangeri alla Seconda Repubblica.”,”Ugo Frasca è ricercatore presso la cattedra di Storia delle relazioni internazionali della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II. Giornalista pubblicista oltre alla Spagna ha dedicato attenzione alla politica estera britannica tra le due guerre e al conflitto arabo-israeliano, alla diplomazia francese negli anni ’60.”,”SPAx-020-FSD” “FRASCANI Paolo”,”Le crisi economiche in Italia. Dall’Ottocento a oggi.”,”FRASCANI Paolo insegna storia economica e storia e storiografia della società europea in età contemporanea presso la Facoltà di scienze politiche dell’Università di Napoli L’Orientale. Ha pubblicato studi sulla storia economica e sociale dell’Italia contemporanea, tra cui ‘A vela e a vapore’ (a cura) (2001) e ‘Il mare’ (2008). Sonnino. “”Secondo le osservazioni, tuttora pertinenti, di Gastone Manacorda, si può giustamente distinguere tra le dirompenti ricadute che l’annuncio di Giolitti nel discorso di Dronero dell’introduzione dell’imposta progressiva sul reddito determina sul precipitare della situazione finanziaria – cade il Credito Mobiliare – e il più pacato e concreto intervento che Sidney Sonnino, ministro delle Finanze e, ‘ad interim’, del Tesoro del governo Crispi, opera sull’andamento delle cose economiche. Sonnino fu il realizzatore della restaurazione finanziaria, fu l’artefice cioè, dell’azione costruttiva, la più importante e la più duratura del governo Crispi. A questa azione si dovette se quello stesso governo che comincia con lo stato d’assedio e finisce con la sconfitta di Adua, pose col risanamento del bilancio, della circolazione e del debito pubblico, le premesse istituzionali che resero possibile all’Italia di inserirsi nella ripresa economica mondiale a partire dal 1896, e trovare così la via dello sviluppo. Non si tratta solo di capacità politiche. Nelle pagine del ‘Diario’ del ministro toscano, stilate nei giorni successivi alla caduta del ministero Giolitti, emerge, con il lavorio del politico per pilotare lo svolgimento della crisi, la lucida consapevolezza della posta in gioco e l’ostinazione a individuare una soluzione politica idonea ad affrontare la gravità del momento””. (pag 40-41)”,”ITAE-311″ “FRASCA-POLARA Giorgio”,”La terribile istoria dei frati di Mazzarino.”,”Giorgio Frasca Polara (Roma, 1937) è un giornalista che ha pubblicato pure l’edizione critica del ‘Memoriale di Yalta’ di Togliatti (1988),”,”ITAS-010-FGB” “FRASER David”,”Rommel. L’ ambiguità di un soldato.”,”Lo storico e scrittore David FRASER è stato anche uno dei più influenti generali inglesi. Fra le sue opere ricordiamo, oltre a dieci romanzi, una storia dell’ esercito britannico nella seconda guerra mondiale ‘And We Shall Shock Them’. Nella campagna nordafricana ROMMEL portò con sé i saggi di WAVELL sul ruolo di generale.”,”GERQ-041″ “FRASER David”,”Rommel. L’ ambiguità di un soldato. (Tit.orig.: Knight’s Cross)”,”””L’ attacco di Rommel venne condotto con forze del tutto inadeguate ad affrontare un nemico simile. E inoltre venne condotto da un comandante esitante. Rommel aveva deciso da tempo che le forze italo-tedesche dovessero abbandonare il Nordafrica. Ultimamente, in questo completamente d’accordo con von Arnim, si era convinto che la migliore prospettiva di difesa a medio termine, a copertura dell’ evacuazione finale, fosse una ritirata fino a una linea accorciata di molto (…)””. (pag 395)”,”GERQ-061″ “FRASER Antonia”,”Maria Stuarda regina di Scozia.”,”FRASER Antonia”,”UKIx-118″ “FRASER W. Hamish”,”A History of British Trade Unionism, 1700-1998.”,”FRASER W. Hamish è professore di storia moderna nell’Università di Strathclyde. “”Some historians have seen the unrest peaking in 1912 and the tide of strikes waning. There seems much evidence against this. There were more strikes in 1913 and 1914 than ever before and although the number of working days lost was fewer than in 1912 at just under 10 million each year, the levels were still exceptionally high. A recent study of the Scottish strike record in 1913-14 finds a change of tactics, but no loss of militancy. Strikes were more likely to be unofficial, shorter and involving the unskilled rather the skilled”” (pag 118)”,”MUKx-181″ “FRASER Thomas G.”,”Il conflitto arabo-israeliano.”,”Thomas G. Frazer insegna Storia nell’Università dell’Ulster. Tra i suoi libri: Partition in Ireland, India and Palestine: theory and Practice ew The Usa and the Middle East since World War Two.”,”VIOx-108-FL” “FRASER John; BONACCHI Gabriella; CRISTOFOLINI Paolo”,”Un libro inglese sul «marxismo occidentale» (Fraser); A proposito di un recente convegno sul Congresso di Gotha (Bonacchi); Marx e Spinoza (Cristofolini)”,”Vedi scheda A.M. IACONO volume MADS-016-FB Recensione del volume tradotto in Italia come ‘Il dibattito nel marxismo occidentale’ (Laterza, 1977) Convegno del 5-9 ottobre 1977 a Urbino: ‘Il Congresso di Gotha: partito operaio e socialismo’ con relazioni interventi contributi di storici di rilievo come J. Kocka, H.J. Steinberg, Lucio Villari, L. Machtan, G. Haupt, A. Arru, W. Abendroth, O. Negt, L. Basso. Quaderni di Marx su Spinoza (Berlino, 1941) pubblicati sui ‘Cahiers Spinoza’ (Paris, Editions Replique 1977) Libro di Francine Markovits, ‘Marx dans le jardin d’Epicure’, Ed. de Minuit, 1974 (scritti di Rubel, Matheron dedicati al rapporto Spinoza-Marx)”,”MADS-017-FB” “FRASER Ronald”,”Escondido. El calvario de Manuel Cortés.”,”Ronald Fraser è un noto storico. Nato in Germania nel 1930 studiò in Gran Bretagna, Stati Uniti e Svizzera. Ha scritto vari articoli e libri tra cui ‘Hablan los trabajadores’ (1970).”,”BIOx-001-FSD” “FRASER David”,”Frederick The Great, King of Prussia.”,”FRASER David William (nato nel Regno Unito il 30/12/1920 e morto il 15/7/2012). E’ stato un influente generale dell’esercito inglese, storico e saggista. Dal 1978 al 1980 è stato comandante del Royal College of Defence Studies. <> (Traduz. d. r. del retro di copertina).”,”QMIx-197-FSL” “FRASER David”,”Wars and Shadows. Memoirs of General Sir David Fraser.”,”Sir David Fraser fu uno dei maggiori generali britannici durante la Seconda guerra mondiale. A fianco di ‘Alanbrooke’ e autore del bestseller ‘Knight ‘s Cross: ‘A Life of Erwin Rommel’ (1), ha scritto la storia del ‘British Army’ nella Seconda guerra mondiale (‘And We Shall Shock Them’), ed è stato pure autore di ‘Frederick the Great’, ‘The Christian Watt Papers’, ‘In Good Company’ e di dieci novelle. (1) ‘Rommel. L’ ambiguità di un soldato’, Mondadori, 1994 L’operazione ‘Market Garden’, sbagliata e mal pianificata. “”Senza Anversa ‘Market Garden’ avrebbe potuto avere successo dal punto di vista operativo se ogni fattore o decisione rivelatasi sbagliata fosse andata nella direzione opposta; ma senza Anversa, non credo che ‘Market Garden’ avrebbe potuto essere sfruttato per l'(unico) scopo per cui fu ideato. Alcuni potrebbero ribattere che la linea di comunicazione esistente avrebbe potuto ancora svolgere il suo compito (cioè consentire al 21° Gruppo d’Armate di Montgomery di avanzare in profondità in Germania da Arnhem) se gli eserciti americani più a sud fossero stati tenuti a freno. I dubito e dubito ancora di più della fattibilità strategica e politica di tenere a freno il generale Patton, la cui Terza Armata stava correndo verso la Renania meridionale. In realtà, la presunta riluttanza di Eisenhower a dare priorità all’attacco di Montgomery non ebbe alcun effetto sull’andamento delle cose. L’operazione ‘Market Garden’ è stata, in un certo senso, inutile. È stata un’idea assolutamente pessima, mal pianificata e riscattata solo – tragicamente – dallo straordinario coraggio di coloro che l’hanno eseguita”” (pag 241-242) “”Without Antwerp ‘Market Garden’ might have succeeded operationally had every factor or decision which turned out wrong gone the other way; but without Antwerp, I do not believe that ‘Market Garden’ could possibly have been exploited for the (only) purpose for which it was devised. Some might rejoin that the existing line of communication might have still done the job (that is, enabled Montgomery’s 21st Army Group to advance deep into Germany from Arnheim) had the American Armies further south been reined in. I doubt it – and doubt even more the strategic and political practicability of reining in General Patton, whose Third Army was racing towards the Southern Rhineland. As it was, the alleged reluctance of Eisenhower to give priority to Montgomery’s thrust had no effect whatsoever on the way things went. Operation ‘Market Garden’ was, in an exact sense, futile. It was a thoroughly bad idea, badly planned and only – tragically – redeemed by the outstanding courage of those who executed it”” (pag 241-242) “”High on the agenda was the whole question of Germany. Rational thought led to the obvious conclusion that a stable world demanded a Germany able to play a part in resisting Soviet aggression – although German was physically and morally shattered, plans for recovery could be made. Such plans met, naturally, a great deal of resistance, notably from the French. In time, however, they fructified. And what had been simply an army of occupation, ‘Rhine Army’, became, by internationally endorsed treaty, a field army of (nominally) four divisions a tactical air force”” (pag 284) Dopoguerra. “”In cima all’agenda c’era tutta la questione della Germania. Il pensiero razionale portò all’ovvia conclusione che un mondo stabile richiedeva una Germania in grado di svolgere un ruolo nella resistenza all’aggressione sovietica – sebbene la Germania fosse fisicamente e moralmente distrutta, si potevano fare piani per la ripresa. Tali piani incontrarono, naturalmente, molta resistenza, in particolare da parte dei francesi, ma col tempo diedero i loro frutti e quello che era stato semplicemente un esercito di occupazione, l'””Esercito del Reno””, divenne, grazie a un trattato approvato a livello internazionale, un esercito di campo (nominalmente) quattro divisioni, un’aeronautica tattica”” (pag 284)”,”QMIS-077-FSD” “FRASSATI Filippo”,”Sull’intervento straniero in Russia (1917-1920)”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: CALAMANDREI Franco, L’iniziativa politica del partito rivoluzionario da Lenin a Gramsci e Togliatti, ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO 5 N° 4-5 LUGLIO-OTTOBRE 1967 FRASSATI Filippo recensione critica del libro di George A. Brinkley, The Volunteer Army and Allied Intervention in South Russia, 1917-1921′ (University Notre Dame Press, Indiana, 1966)”,”RIRO-411″ “FRASSATI Filippo”,”Una polemica con i cattolici sulla Resistenza.”,”””Cade pertanto il tentativo di scindere l’ antifascismo dalla Resistenza, affermando l’assenza nel primo di quegli aspetti militari che prevarrebbero nella seconda (…). Un altro ordine di motivi che renderebbero necessaria la distinzione tra i due periodi è così enunciata da Cotta: “”…l’antifascismo fu un mivimento di ‘élites’, la Resistenza di masse…”” (…) Ad avviso di Cotta, quindi, non appartiene all’antifascismo il movimento che, ancora nel “”biennio nero”” 1920-22, coercò di sabbrare la strada al fascismo; un movimento il cui carattere di massa è incontestabile, poiché in esso confluirono tutte le correnti a base popolare, quelle comuniste e socialiste, e quelle cattoliche (…)”” (pag 82)”,”ITAR-197″ “FRASSATI Luciana”,”Il destino passa per Varsavia.”,”””La cavalcata apocalittica di distruzioni, di miserie e di morte che, durante la guerra mondiale, ha investito la Polonia con le invasioni e le occupazioni operate dagli eserciti tedeschi e russi; gli orrori e le soperchierie consumate dagli occupanti; i guizzi di rivolta, le cospirazioni; le sollevazioni delle popolazioni; questi, e centro altri episodi foschi dell’oppressione o vividi e fiammeggianti della resistenza e dei movimenti clandestini, costituiscono il tessuto documentario e la narrazione appassionante di questo libro. Ne è autrice Luciana Frassati, figlia del Senatore Frassati, moglie di un diplomatico polacco, scrittrice e poetessa, donna dotata di singolare ingegno, di generoso temperamento e di intrepido coraggio. La Frassati, sorpresa dalla guerra a Varsavia, quindi ritornata varie volte in Polonia durante il conflitto, si è trovata nelle condizioni più idonee per seguire da vicino e descrivere le drammatiche vicende di quella nobile e sfortunata nazione, anche perché – godendo la fiducia del governo esiliato polacco e giovandosi di un passaporto diplomatico italiano – poté svolgere, a favore della sua seconda patria, missioni di estrema delicatezza e di grande rischio e partecipare attivamente alla lotta clandestina, sfuggendo negli ultimi tempi alla cattura da parte della Gestapo. Fra i molti colloqui che la Frassati ebbe con personalità politiche dei paesi belligeranti particolare interesse rivestono quelli con Mussolini, riprodotti quasi stenograficamente nel libro”” [risvolto di copertina]”,”POLx-001-FGB” “FRASSINETI Gabriella a cura; scritti di W.L. LANGER T. FREJKA C.E. TAYLOR D. SIMPSON O. LEWIS L.R. BROWN A.H. BOERMA G. MYRDAL H. TAJFEL J.P. COMER N.S. CAPLAN J.M. PAIGE G. HARRISON M. CALLARI GALLI G. DE-LEO B. IACCARINO M. CESA-BIANCHI S.R. GARFIELD G. BERLINGUER V.W. e R. SIDEL A. GRIECO L. BANDINI BUTI G. CORTILI C.P. ODESCALCHI”,”Problemi di sociologia e di demografia.”,”Scritti di W.L. LANGER T. FREJKA C.E. TAYLOR D. SIMPSON O. LEWIS L.R. BROWN A.H. BOERMA G. MYRDAL H. TAJFEL J.P. COMER N.S. CAPLAN J.M. PAIGE G. HARRISON M. CALLARI GALLI G. DE-LEO B. IACCARINO M. CESA-BIANCHI S.R. GARFIELD G. BERLINGUER V.W. e R. SIDEL A. GRIECO L. BANDINI BUTI G. CORTILI C.P. ODESCALCHI”,”DEMx-055″ “FRATIANNI Michele SPINELLI Franco”,”Storia monetaria d’Italia. Lira e politica monetaria dall’Unità all’Unione Europea.”,”Michele Fratianni, nato a Firenze nel 1941, è professore di Business Economics and Public Policy presso la Kelley School of Business della Indiana University, Bloomington (USA) e direttore di Open Economies Review. Ha insegnato anche presso l’Università Cattolica di Lovanio (Belgio), la Marquette University di Milwaukee (USA) la Libera Università di Berlino (Germania) e l’Università La Sapienza di Roma. É stato consigliere economico presso la Commissione Europea a Bruxelles (1976-1979) e Senior Staff Economist presso lo U.S. President’s Council of Economic Advisers (1981-82). É autore di oltre 150 articoli di macroeconomia, teoria monetaria, finanza internazionale, public choice e cliometria e di molti libri, tra i quali: La liquidità Internazionale, Le organizzazioni economiche internazionali, Storia monetaria d’Italia, The European Monetary System, A Monetary History of Italy. Franco Spinelli, nato a Orzinuovi (BS) nel 1949, è professore di Economia Monetaria presso l’Università degli Studi di Brescia. Si è specializzato in Gran Bretagna, ha insegnato presso la University of Western Ontario, è stato membro del Research Department del Fondo Monetario Internazionale e ha ricoperto la carica di consigliere economico del Ministro del Bilancio. Suoi saggi sono apparsi in Economic and Social Studies, Journal of Monetary Economics, Kredit und Kapital, Banca Nazionale del Lavoro Quarterly Review, The Scottish Journal of Political Economy, Public Choice, Journal of Policy Modeling, The Journal of European Economic History, Review of Economic Conditions in Italy, Economic Notes, International Monetary Fund Staff Papers, Constitutional Political Economy, Explorations in Economic History. É anche autore di: Per la storia monetaria d’Italia, A Monetary History of Italy, Dall’oro all’euro, I costi dell’instabilità dei prezzi e del cambio, Le analisi delle Relazioni Annuali della Banca d’Italia 1894-1998.”,”ITAE-046-FL” “FRATTINI Alberto”,”Giacomo Leopardi.”,”””Nessuno divena uomo innanzi di aver fatta una grande esperienza di sé, la quale rivelando lui a lui medesimo e determinando l’opinione sua intorno a se stesso, determina in qualche modo la sua fortuna e lo stato suo nella vita… il conoscimento e il possesso di se medesimi suol venire o da bisogni o infortuni, o da qualche passione grande cioè forte (…)”” (pag 136) (dai Pensieri, n. LXXXII)”,”BIOx-031-FV” “FRAU Mario”,”La Coop non sei tu. La mutazione genetica delle Coop: dal solidarismo alle scalate bancarie. La testimonianza fuori dal coro di un ex manager cooperativo sulle degenerazioni in atto nelle grandi coop.”,”FRAU Mario (1948-) è stato viceresponsabile della Lega delle cooperative delle province di Novara, Vercelli e Biella. Quindi ha assunto la carica di consigliere delegato di Novacoop e di presidente e amministratore delegato della Promogeco. Ha altri libri al suo attivo. “”Le grandi cooperative rosse emiliane a cui venivano appaltati i lavori, a loro volta subappaltavano a piccole ditte locali a prezzi di strozzinaggio e queste, per non fallire, facevano largo uso di lavoratori extracomunitari in nero. La qualità di ciò che si costruiva era piuttosto scadente, tant’è che il Palazzetto dello sport realizzato per il Comune, nel corso di un normale temporale diventerà una vera e propria piscina proprio mentre si svolgeva una Importante partita di basket. Il danno alla reputazione e all’immagine della cooperativa fu irreparabile, ma di ciò il nuovo gruppo dirigente non si preoccupò minimamente”” (pag 311) “”Liguria roccaforte inespugnabile delle Coop”””,”ITAE-271″ “FRAYSSE Liliane, a cura, scritti di Léon TROTSKY e altri”,”La proclamation de la IVe Internationale et les trotskystes français (Dossier).”,”Centre d’Etudes et de Recherches sur les Mouvements Trotskyste et Révolutionnaires Internationaux (Cermtri) Foto dei militanti e collaboratori vicini a Trotsky assassinati dalla Gpu (pag 13) (Léon Sedov, Rudolf Klement, Erwin Wolf)”,”TROS-312″ “FRAYSSE Liliane SERAC Michel PERROSSIER Guy, antologia scritti di Maurice DOMMANGET Jules GUESDE Paul LAFARGUE Edouard VAILLANT Rosa LUXEMBURG Georges BUISSON Maurice CHAMBELLAND Oreste CAPOCCI A. DANNELY Gérard DA-SILVA”,”Sécurité sociale et lutte des classes. Première partie. De la charité aux Assurances sociales. Deuxième partie. La «Sécu» de 45»: une conquête révolutionnaire à défendre.”,”CERMTRI Centre d’Etudes et de Recherches sur le Mouvements Trotskyste et Révolutionnaires Internationalux Foto di bambini al lavoro alle macchine, lavoro infantile, minorile sfruttamento in fabbrica”,”CONx-256-B” “FREDDUZZI Carlo / ANTONETTI Luciano”,”Lenin e il pensiero marxista polacco (Fredduzzi) / Lenin e il leninismo a Praga negli ultimi anni (Antonetti).”,”Nel saggio di Antonetti si citano i libri di Jan MORAVIC, il contrasto sulla rivoluzione, Praga, 1967 (in cecoslovacco), Vlacav VEBER, Sulla concezione leniniana del socialismo. L’ultimo periodo della vita e del lavoro di L. 1967 (idem), M. IVANOV, Lenin v Praze (Lenin a Praga) sul soggiorno praghese di L. nel 1912, Vladimir SUCHOPAR, Komunisticka internationala proti fasismus v letech 1921-1935 (L’internazionale comunista contro il fascismo negli anni 1921-’35), Praha, 1964 In Rubrica: il marxismo nel mondo di Giuseppe Prestipino si parla di un libro jugoslavo sulla filosofia marxista in Italia di Vjekoslav MIKECIN (‘Marksisti i Marks, Zagreb, 1968) (studi su pensiero Gramsci, Della Volpe , Colletti, ecc.) (pag 217) Lenin Conferenza di Praga 1912 rottura menscevichi bolscevichi Partito operaio socialdemocratico russo Fu il primo partito marxista russo. Venne fondato a Minsk nel 1898 per iniziativa del Bund ebraico, organizzazione di socialisti ebrei russi. Raccolse i marxisti che, in polemica con i populisti e per la determinante influenza di G. Plechanov, sostenevano la positività dello sviluppo capitalistico anche nell’impero zarista, considerandolo quale necessaria premessa della rivoluzione proletaria. Al II congresso del partito, svoltosi nel 1903 prima a Bruxelles e poi a Londra, esplose la contrapposizione tra i seguaci di V.I. Lenin, che concepivano il partito come un’organizzazione di rivoluzionari di professione atta a sostenere la lotta clandestina contro lo zarismo e organizzata secondo principi fortemente centralistici e gerarchici, e i seguaci di J. Martov, i quali invece gli contrapponevano un partito che al gruppo ristretto degli elementi attivi affiancasse il seguito dei simpatizzanti. Al congresso i seguaci di Lenin ottennero la maggioranza e vennero perciò chiamati “maggioritari” (bolscevichi); quelli di Martov “minoritari” (menscevichi). Lo scoppio della prima Rivoluzione russa nel 1905 approfondì le divergenze tra le due ali in relazione alla strategia da seguire. I menscevichi ritenevano che l’abbattimento dello zarismo dovesse aprire la via a una fase “democratico-borghese” e quindi a un governo borghese liberale atto a favorire lo sviluppo capitalistico nella Russia arretrata. I bolscevichi invece respingevano questa linea, sostenendo che la borghesia russa era troppo debole per costituire una nuova classe dirigente. Essi ritenevano necessaria una fase di “dittatura democratica degli operai e contadini”, avente il compito di favorire la modernizzazione capitalistica sotto la guida di un governo di coalizione formato dai partiti socialisti russi e dalle forze rivoluzionario-democratiche. Un ulteriore elemento di divisione era l’atteggiamento di fronte ai soviet (consigli), che avevano riunito le masse nel corso della rivoluzione: i menscevichi li considerarono come espressioni dell’“autogoverno rivoluzionario”, mentre i bolscevichi ne guardarono con sospetto e avversione il carattere autonomo dal partito. Di fronte alla sconfitta della rivoluzione, le due frazioni cercarono un’intesa al IV congresso, detto della riunificazione, che si tenne a Stoccolma nel 1906. Esso diede la maggioranza ai bolscevichi e introdusse il principio del “centralismo democratico”, secondo il quale la minoranza doveva piegarsi ai deliberati della maggioranza senza alimentare lo scissionismo. Tra il 1906 e il 1912 il partito non vide però attenuarsi le divisioni, che anzi si rinnovarono pienamente, e andò incontro a una gravissima crisi interna. Nel 1912 a Praga i bolscevichi, che avevano denunciato come “liquidatori” del partito la maggior parte dei menscevichi, reagirono attuando una scissione e autoidentificandosi con il POSDR. Una conferenza per la riunificazione, organizzata dall’Internazionale socialista nel 1914, non ebbe successo, anche per lo scoppio della prima guerra mondiale. Da allora in poi le sorti dei menscevichi e dei bolscevichi furono irrimediabilmente divise. Dopo la rivoluzione del febbraio 1917 il partito tenne nell’agosto il VI congresso, nel corso del quale L.D. Trockij si unì ai bolscevichi. Avvenuta in ottobre la presa del potere da parte di questi ultimi, nel marzo del 1918 al suo VII congresso il Partito operaio socialdemocratico russo cambiò il proprio nome in quello di Partito comunista (bolscevico) di Russia a sottolineare il rapporto di ormai totale incompatibilità tra socialdemocrazia e comunismo. La rivoluzione dell’ottobre 1917 portò bolscevichi e menscevichi, le forze che avevano costituito le due grandi ali del POSDR, a essere gli uni i trionfatori e gli altri gli sconfitti. I menscevichi, che già si erano divisi nel 1914 tra sostenitori e avversari della guerra, dopo il crollo dello zarismo auspicarono la formazione di una democrazia riformistica e di fronte al potere bolscevico si divisero nuovamente tra suoi decisi nemici e sostenitori critici. Nel 1921 il potere bolscevico soffocò, insieme con ogni altra opposizione, il menscevismo, che sopravvisse solo come corrente di esiliati. (http://storiadigitale.zanichellipro.it/storiadigitale/percorso/426/4721/la-rivoluzione-russa-partito-operaio-socialdemocratico-russo)”,”LENS-242″ “FREDDUZZI Carlo; PROCACCI Giuliano; GRUPPI Luciano”,”La Polonia a tre anni dai moti del Baltico (Fredduzzi); Il partito nel sistema sovietico, 1917-’45 (seconda parte) (Procacci); Togliatti dal «socialfascismo» al fronte popolare (Gruppi).”,”Fredduzzi: “”Comunque già oggi possiamo dire che la ritrovata fiducia e serenità delle grandi masse popolari della Polonia, e in primo luogo della classe operaia polacca, ha consentito il raggiungimento di notevoli risultati in campi assai diversi (…)”” (sic) “”‘Dalla «leva leninista» alla collettivizzazione’. Il solo punto in cui si può riscontrare un elemento di continuità tra i risultati della XIII Conferenza e i precedenti dibattiti dell’autunno 1923 è quello che concerne il problema del reclutamento al partito. Nella risoluzione finale tra le misure urgenti da adottare figurava infatti al primo posto l’obiettivo di portare entro l’anno a termine una «leva» di almeno 100.000 lavoratori occupati nella produzione (‘u stanka’), al fine di «rafforzare il nucleo proletario del partito» e di aumentare il suo «peso specifico» nel partito stesso (313). Era l’inizio di quella operazione che la morte di Lenin, sopraggiunta il giorno successivo alla chiusura della conferenza, permise alquanto arbitrariamente, data la documentata avversione di Lenin a una politica di aumento quantitativo del partito, di chiamare «leva leninista». (…) A parte infine merita di essere richiamata la riforma della organizzazione di partito nell’esercito elaborata da Frunze e approvata dal Comitato centrale nel marzo 1925. Il suo obiettivo evidente era quello di eliminare i residui di autonomia e di «democrazia militare» che, come si è visto, erano presenti nell’esercito prima della liquidazione di Antonov-Ovseenko e di Trotsky. Esso fu raggiunto con l’estensione del sistema delle sezioni politiche a tutto l’esercito, con il ridimensionamento delle commissioni elettive e con l’introduzione del principio dell’ ‘edinolicie’ a tutti i livelli e la conseguente scomparsa della figura del commissario politico. Il Pur, quale sezione militare del Comitato centrale, vedeva dal canto suo rafforzate le sue competenze e il suo controllo sull’esercito (343). (…) Il senso complessivo di questa serie di innovazioni andava indubbiamente nella direzione di un rafforzamento ulteriore degli elementi gerarchici e burocratici dell’organizzazione del partito. Ma invano, negli ultimi interventi critici pronunciati a un congresso di Partito, Zinoviev e Kamenev protestavano rispettivamente contro la sistematica violazione del principio dell’elettività attraverso la pratica delle cooptazioni (349) o contro il principio dell’ ‘edinolicie’ impersonato da Stalin (350). Le loro voci erano ormai quelle di personaggi emarginati ed esautorati e l’apparato aveva facile gioco a ritorcere contro di essi le loro affermazioni di pochi anni prima (351). Ormai la tendenza verso la centralizzazione burocratica era irreversibile e gli ultimi ritocchi furono dati dal XV Congresso, che approvò una nuova serie di emendamenti allo statuto. Essi prevedevano tra l’altro il distanziamento della periodicità dei congressi da uno o due anni, un analogo distanziamento delle sessioni del Comitato centrale (352) e una serie di prescrizioni e requisiti richiesti per l’apertura di una discussione generale nel partito (353). Tale emendamento, che sarà poi inserito nello statuto del 1934 (354), metteva praticamente fine alla possibilità di un reale dibattito politico nel partito. D’ora in poi, a termini di statuto, una discussione quale quella che si era avuta nell’autunno 1923 non sarebbe più stata possibile”” [Giuliano Procacci, ‘Il partito nel sistema sovietico, 1917-’45 (seconda parte)’, (in) ‘Critica marxista’, n. 2, marzo-aprile, 1974] [(313) ‘KPSS v resoljucijach’, vol. II, p. 512; (…) (343) J. Erickson, op. cit., pp. 200 segg; J.P. Petrov, op. cit. pp. 171 segg. (…); (349) XIV s’ezd, cit, pp. 422 sgg. Il co-rapporto di Zinoviev al XIV Congresso è integralmente riprodotto in N. Bucharin E. Preobrazenskij, ‘L’accumulazione socialista’ a cura di Lisa Foa, Roma, Ed. Riuniti, pp. 303-334; (350) Ivi, pp. 244 segg. Kamenev terminò il suo intervento, dopo esser stato ripetutamente interrotto, con queste parole: «Questa parte del mio discorso l’ho iniziata con le parole: siamo contro la teoria dell”edinolicie’, siamo contro a come si crea un capo. Con queste parole finisco il mio discorso» (p. 275). Anche il testo del discorso di Kamenev è riprodotto integralmente nella raccolta citata alla nota precedente a cura di L. Foa, pp. 335-371); (351) Così fece ad esempio Molotov nella sua replica al XIV Congresso (cfr, ivi, pp. 470 sgg); (…)] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”POLx-003-FGB”
“FREDDUZZI Carlo”,”Il Giappone negli anni settanta.”,”””Con la firma dell’atto di capitolazione a bordo dell’incrociatore ‘Missouri’ nel golfo del Tonchino si chiude una pagina di storia del Giappone e se ne apre un’altra. La firma dell’atto di capitolazione è però solo il suggello formale di una fine che si chiama Hiroshima e Nagasaki. Il carico atomico di due B-52 dell’Usaf non ha infatti solo seppellito sotto un cumulo di rovine due tra le FREDDUZZI Carlo, Il Giappone negli anni Settanta. CRITICA MARXISTA. ROMA. N. 5-6, SETTEMBRE-DICEMBRE 1971 pag 89-105 8° note. [‘Con la firma dell’atto di capitolazione a bordo dell’incrociatore ‘Missouri’ nel golfo del Tonchino si chiude una pagina di storia del Giappone e se ne apre un’altra. La firma dell’atto di capitolazione è però solo il suggello formale di una fine che si chiama Hiroshima e Nagasaki. Il carico atomico di due B-52 dell’Usaf non ha infatti solo seppellito sotto un cumulo di rovine due tra le più fiorenti città nipponiche, ma ha definitivamente chiuso il capitolo dell’impero del Sol Levante, di un’epoca le cui origini risalivano alla ‘restaurazione Meiji’ del 1868, cioè a quel possente moto di rinnovamento che aveva saldato il cerchio delle rivoluzioni borghesi che avevano fatto del capitalismo un sistema abbracciante ormai tutto il mondo (1). Il Giappone entra nel sistema capitalistico mondiale non certo come oggetto destinato a giocare una parte di terz’ordine. Uscito dal suo isolamento feudale, il paese si inserisce subito con autorità nel campo imperialista, come dimostra la sua intensissima storia dell’ultimo secolo contrassegnata da una lunga teoria di guerra di conquista che si snoda fino alle soglie della seconda guerra mondiale e porta il Giappone a dominare Formosa (1894), scontrarsi con la Cina (fine novecento) e la Russia (1904-1905), a conquistare la Corea (1910) e invadere la Manciuria (1931). Le mire espansionistiche dell’imperialismo nipponico lasciano inoltre profonde tracce in Indocina, Malaysia, Birmania, Thailandia, Indonesia, Filippine e Singapore. La casta militare sfrutta le difficoltà dell’economia giapponese all’indomani del primo conflitto mondiale (2) per portare a termine negli anni trenta la “”fascistizzazione”” della nazione come sbocco dell’alleanza tra grandi agrari e capitale finanziario attraverso la mediazione degli ‘zaibatsu’, le potentissime ‘trading house’ che affondavano le loro radici nell”era Meiji (3). Il Giappone entra così nel secondo conflitto mondiale con un meccanismo economico già in sintonia con una macchina bellica che senmbra travolgere tutto e che trova resistenza solo davanti all’esercito di liberazione cinese. Dopo i primi facili successi il risveglio finale alla realtà è tragico e amaro: 2 milioni di caduti sui fronti di guerra; 4 milioni e mezzo di invalidi; oltre 8 milioni di sfollati; decine di miliardi di yen di danni per i bombardamenti Usa; l’industria pesante è esausta per la costrizione violenta alla produzione bellica che non ha risparmiato neppure aziende medie e piccole e addirittura fabbrichette artigianali; l’agricoltura è da anni in crisi per la massiccia chiamata alle armi di giovani e anziani e perché è tutta diretta a mantenere gli operai dell’industria militare (4). Più ancora dell’attività economica interna ha un crollo pauroso il commercio estero a causa della liquidazione degli ‘zaibatsu’, della perdita di Formosa e della Corea, in seguito alla costituzione della Rpc, paesi verso i quali si svolgeva il 40 per cento degli scambi prebellici giapponesi. Nel 1946 le esportazioni sono pari al 7.5 per cento e le importazioni al 18 per cento del livello prebellico (1934-1936). Tutto ciò sta ad indicare il prezzo che il paese è stato costretto a pagare a conclusione del conflitto’ (pag 89-90) [note: (1) N.I. Konrad, “”Stoletie japonskiej revoljucii’, Narody Azii i Afriki’, n. 4, 1968; (2) La riconversione dell’industria di guerra avrebbe provocato una recessione e un ritorno all’economia arcaica, per cui le classi dirigenti rifiutarono questa soluzione e scelsero quella di andarsi a prendere le materie prime dove si trovavano, cioè sul continente, dando pieni poteri alle forze militariste. Cfr. Paul Akamasu, ‘Au Japon: l’armée et le prince Konoe’, Annales Esc, n. 1 1964; (3) Kaoru Kataghiri, ‘Il fascismo nel Giappone degli anni trenta’, Critica marxista, n. 6 1969; (4) B.G. Sapoznikov, ‘Japonija i uroki vtoroj mirovoj vojny’, Nadory Azii i Afriki, n. 5, 1970] [ISC Newsletter N° 96] ISCNS96TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] STORIA POLITICA ECONOMICA SOCIALE GIAPPONE DA ORIGINI ERA MEIJI A 1° PRIMA E 2° SECONDA GUERRA MONDIALE ESPANSIONISMO MILITARE IMPERIALISMO GIAPPONESE GUERRE PRIMA META’ SECOLO XX RICONVERSIONE RICOSTRUZIONE BELLICA GRANDI IMPRESE ZAIBATSU DECOLLO INDUSTRIALE CAPITALISMO NIPPONICO MIRACOLO ECONOMICO 2° SECONDO DOPOGUERRA PRODUZIONE FORZA-LAVORO EXPORT MERCI COMMERCIO ESTERO MERCATI PARTITI POLITICI PARTITO LIBERAL-DEMOCRATICO VICENDE MONETARIE FINANZIARIE RAPPORTI CON STATI UNITI ASIApiù fiorenti città nipponiche, ma ha definitivamente chiuso il capitolo dell’impero del Sol Levante, di un’epoca le cui origini risalivano alla ‘restaurazione Meiji’ del 1868, cioè a quel possente moto di rinnovamento che aveva saldato il cerchio delle rivoluzioni borghesi che avevano fatto del capitalismo un sistema abbracciante ormai tutto il mondo (1). Il Giappone entra nel sistema capitalistico mondiale non certo come oggetto destinato a giocare una parte di terz’ordine. Uscito dal suo isolamento feudale, il paese si inserisce subito con autorità nel campo imperialista, come dimostra la sua intensissima storia dell’ultimo secolo contrassegnata da una lunga teoria di guerra di conquista che si snoda fino alle soglie della seconda guerra mondiale e porta il Giappone a dominare Formosa (1894), scontrarsi con la Cina (fine novecento) e la Russia (1904-1905), a conquistare la Corea (1910) e invadere la Manciuria (1931). Le mire espansionistiche dell’imperialismo nipponico lasciano inoltre profonde tracce in Indocina, Malaysia, Birmania, Thailandia, Indonesia, Filippine e Singapore. La casta militare sfrutta le difficoltà dell’economia giapponese all’indomani del primo conflitto mondiale (2) per portare a termine negli anni trenta la “”fascistizzazione”” della nazione come sbocco dell’alleanza tra grandi agrari e capitale finanziario attraverso la mediazione degli ‘zaibatsu’, le potentissime ‘trading house’ che affondavano le loro radici nell”era Meiji (3). Il Giappone entra così nel secondo conflitto mondiale con un meccanismo economico già in sintonia con una macchina bellica che sembra travolgere tutto e che trova resistenza solo davanti all’esercito di liberazione cinese. Dopo i primi facili successi il risveglio finale alla realtà è tragico e amaro: 2 milioni di caduti sui fronti di guerra; 4 milioni e mezzo di invalidi; oltre 8 milioni di sfollati; decine di miliardi di yen di danni per i bombardamenti Usa; l’industria pesante è esausta per la costrizione violenta alla produzione bellica che non ha risparmiato neppure aziende medie e piccole e addirittura fabbrichette artigianali; l’agricoltura è da anni in crisi per la massiccia chiamata alle armi di giovani e anziani e perché è tutta diretta a mantenere gli operai dell’industria militare (4). Più ancora dell’attività economica interna ha un crollo pauroso il commercio estero a causa della liquidazione degli ‘zaibatsu’, della perdita di Formosa e della Corea, in seguito alla costituzione della Rpc, paesi verso i quali si svolgeva il 40 per cento degli scambi prebellici giapponesi. Nel 1946 le esportazioni sono pari al 7.5 per cento e le importazioni al 18 per cento del livello prebellico (1934-1936). Tutto ciò sta ad indicare il prezzo che il paese è stato costretto a pagare a conclusione del conflitto”” (pag 89-90) [note: (1) N.I. Konrad, “”Stoletie japonskiej revoljucii’, Narody Azii i Afriki’, n. 4, 1968; (2) La riconversione dell’industria di guerra avrebbe provocato una recessione e un ritorno all’economia arcaica, per cui le classi dirigenti rifiutarono questa soluzione e scelsero quella di andarsi a prendere le materie prime dove si trovavano, cioè sul continente, dando pieni poteri alle forze militariste. Cfr. Paul Akamasu, ‘Au Japon: l’armée et le prince Konoe’, Annales Esc, n. 1 1964; (3) Kaoru Kataghiri, ‘Il fascismo nel Giappone degli anni trenta’, Critica marxista, n. 6 1969; (4) B.G. Sapoznikov, ‘Japonija i uroki vtoroj mirovoj vojny’, Nadory Azii i Afriki, n. 5, 1970] Bibliografia (wikip): Victor Teo , L’arduo ringiovanimento del Giappone come potenza globale: la resilienza democratica e la sfida tra Stati Uniti e Cina , Palgrave Macmillan, 2019, pag 43-44 L’autore: Dr Victor Teo is a political scientist whose research interests lie in International Relations and History of the Asia-Pacific, with particular emphasis on China and Japan. As an part of the team lead by Prof Heonik Kwon on “Beyond the Cold War: Toward a Community of Asia” project, Victor is interested in researching on two broad sub-themes in Asian regionalism. The first is the impact that great power competition in the Indo-Pacific has on the Asian community and the second is the implications of China’s Belt and Road initiative on regionalization efforts. He is currently working on a monograph that examines how different Asian countries respond to the rise of China and the corresponding Sino-US rivalry in the Trumpian era.”,”JAPE-001-FGB”
“FRÉDÉRIC II DE PRUSSE (FEDERICO IL GRANDE RE DI PRUSSIA)”,”Instructions militaires du Roi de Prusse pour ses Généraux publiées par Mr Faesch, Colonel des Troup. Saxones avec XIV plans, nouvelle édition augmentée avec les Instructions pour la petite guerre; Les lettres secretes de la derniere guerre, et un état historique des troupes prussiennes. Premiere partie.”,”Frédéric II de Prusse, dit Frédéric le Grand (en allemand : Friedrich der Große), né le 24 janvier 1712 à Berlin et mort le 17 août 1786 à Potsdam, de la maison de Hohenzollern, est roi de Prusse de 1740 à 1786, le premier à porter officiellement ce titre1. Il est simultanément le 14e prince-électeur de Brandebourg. Régnant plus de 46 ans, il fut sur le tard surnommé affectueusement der alte Fritz (« le vieux Fritz »). Agrandissant notablement le territoire de ses États aux dépens de l’Autriche (Silésie, 1742) et de la Pologne (Prusse-Occidentale, 1772), il fait entrer son pays dans le cercle des grandes puissances européennes. Ami de Voltaire, il est l’un des principaux représentants du courant du « despotisme éclairé ». (wik)”,”QMIx-007-FSL”
“FRÉDÉRIC II DE PRUSSE (FEDERICO IL GRANDE RE DI PRUSSIA)”,”Instructions militaires du Roi de Prusse. Seconde partie. Instructions et Lettres secretes de la derniere guerre, de MDCCLVI à MDCCLXII de main de maitre. Divisées en III parties. Pour servir de suite aux instructions militaire. Nouvelle édition, augmentée de remarques critiques et d’un etat historique des troupes prussiennes.”,”Federico II, Re di Prussia. Figlio (Berlino 1712 – Castello di Sans-Souci 1786) di Federico Guglielmo I e di Sofia Dorotea di Hannover, fu educato, secondo precise disposizioni del padre, con la massima severità: accanto allo studio accurato della più recente storia europea e dell’economia politica, i più duri esercizî militari. Ma F., che manifestava in contrasto con le preferenze paterne un vivo interesse per le lettere e per la filosofia, seppe formarsi una cultura letteraria, grazie anche alla complicità del precettore, il calvinista francese Duhan de Jandun. L’insofferenza per la rozzezza e il formalismo militaresco dell’ambiente prussiano maturò, nel 1730, la decisione di F. di fuggire dal regno. Ma il tentativo fallì e fu occasione di ogni sorta di efferatezza da parte del padre che aveva temuto un complotto contro la sua persona: F. fu sottoposto a un processo davanti a un consiglio di guerra e rinchiuso nella fortezza di Küstrin. Quivi, uscito di prigione piegato alla volontà paterna, funse da uditore della Camera dei demanî, acquistando una diretta esperienza dei problemi amministrativi del regno, che finirono per interessarlo profondamente. Sposatosi nel 1733 con la principessa Elisabetta Cristina di Brunswick-Lüneburg-Bevern, da cui non ebbe eredi, e ritiratosi nel castello di Rheinsberg, ebbe nuovamente l’occasione di dedicarsi allo studio delle lettere, circondandosi di letterati e di pensatori, fautori delle nuove idee illuministiche. Ivi redasse anche le Considérations sur l’état présent du corps politique de l’Europe e L’Antimachiavel, dimostrando la sua spregiudicata conoscenza di problemi di cultura e di politica. Succeduto al padre il 31 maggio 1740, alla morte dell’imperatore Carlo VI seppe trar profitto dalla difficile posizione in cui era ridotta l’Austria in seguito alla contrastata successione di Maria Teresa per muoverle guerra con l’intento di entrare in possesso della Slesia. Dimostrandosi geniale condottiero, occupò Bre slavia il 3 genn. 1741 e conseguita la vittoria di Mollwitz (10 apr.), ottenne da Maria Teresa, stretta dai nemici da ogni parte, con la convenzione di Klein-Schnellendorf (9 ott.) la Bassa Slesia. Ripresa quindi la guerra, con il trattato di Breslavia (11 giugno 1742) ottenne anche l’Alta Slesia e la contea di Glatz. La morte di Carlo VII di Baviera e le mai sopite speranze di Maria Teresa di ricuperare la provincia perduta, spinsero F. nel 1745 a una nuova guerra contro l’Austria. Le vittorie prussiane di Hohenfriedberg, di Soor e di Hesselsdorf furono il preludio alla pace di Dresda del 25 dicembre: Maria Teresa confermò a F. il possesso della Slesia, mentre il re di Prussia riconobbe come imperatore il di lei marito, Francesco I. Intanto dava mano alla riorganizzazione dello stato secondo i criterî di un intelligente, positivo illuminismo e nello spirito del più rigido accentramento: costituì una forte e onesta magistratura per l’applicazione di un nuovo codice di procedura (1747) e di un codice civile (Corpus iuris fredericianum, 1745-51). Si interessò anche all’economia nazionale incoraggiando il commercio e l’industria (tessile principalmente), favorendo l’agricoltura con lavori di bonifica (la regione dell’Oder tra Swinemünde e Küstrin) e di colonizzazione. Ma l’alleanza fra Austria e Francia (trattato di Versailles, 1756), fino ad allora nemiche, convinse F., già alleato dal 16 genn. dello stesso anno all’Inghilterra, a prevenire il concentrico attacco asburgico-borbonico, sostenuto anche dalla Russia. Ebbe così inizio la guerra dei Sette anni. Costretta nel 1756 alla capitolazione la Sassonia che aveva rifiutato di allearsi con la Prussia, F. penetrò nella tarda primavera del 1757 in Boemia, giunse fino ad assediare Praga, ma la sconfitta, inflittagli dal Daun a Kolín il 18 giugno, lo obbligò a ritirarsi in Sassonia. Da lì, per impedire il congiungimento con gli Austriaci, si rivolse contro i Francesi battendoli il 5 nov. a Rossbach, quindi a marce forzate ritornò in Slesia, affrontò l’esercito austriaco due volte superiore e lo sconfisse a Leuthen (5 dic.). Ma la guerra non era ancora al suo termine. Nel 1758 i Russi, dopo aver occupato Königsberg e la Prussia Orientale, stavano per unirsi agli Austriaci: con la vittoria di Zondorf (25 ag.), F. impedì tale evento. Non così l’anno seguente. Battuto a Kunersdorf (12 ag. 1759), F. ebbe l’esercito disfatto, disperò definitivamente della sua sorte, e solo l’indecisione e il di saccordo degli avversarî lo salvarono dalla rovina. L’anno successivo Austriaci e Russi occuparono rispettivamente la Sassonia e il Brandeburgo, e per tre giorni la stessa Berlino. Malgrado la vittoria di F. a Torgau (3 nov. 1760), la situazione restava quasi insostenibile, quando sopravvenne la morte della zarina Elisabetta e l’ascesa al trono di Pietro III, grande ammiratore di F., che abbandonò l’Austria stringendo poco dopo un patto di alleanza con la Prussia, con la quale firmò la pace nel maggio 1762. Il 21 luglio 1762 F. batté ancora una volta gli Austriaci a Burkers dorf e meno di un anno dopo, il 15 genn. 1763, anche Maria Teresa si rassegnò a porre termine al conflitto con la pace di Hubertsburg. F. era salvo, la Slesia era rimasta alla Prussia. In questo lungo periodo di guerra, F. rivelò in pieno le sue qualità di organizzatore e di condottiero, per le quali occupa un posto preminente nella storia dell’arte militare. A capo di uno stato di soli due milioni e mezzo di abitanti e senza unità territoriale, F. seppe creare un esercito ben addestrato, fatto di milizie di leva obbligate al servizio, ma rafforzate col mercenariato. Alleggerì le ordinanze della cavalleria, aumentò la proporzione dei cannoni leggeri dell’artiglieria, curò la manovrabilità della fanteria, sì da poter formare la linea di battaglia in qualunque direzione. F. riprese dal magistero del Montecuccoli il principio della “”battaglia di ala””, cioè dell’azione frontale, ma pronta a farsi avvolgente, contro un’ala avversaria, derivandone la tattica dell’ordine obliquo. Praticò in strategia l’offensiva anche quando la guerra ebbe scopi politici difensivi, paralizzando così le mosse del nemico; e per aumentare il raggio d’azione della sua manovra strategica nel campo dei servizî logistici, ridusse i magazzini fissi a soli depositi di farina, incaricati di rifornire i forni di campagna mobili. Nella seconda campagna della guerra dei Sette anni (dal 1757 in poi) si delineò perfetta l’attuazione della manovra per linee interne, che doveva costituire il suo capolavoro, frutto dei numerosi accorgimenti logistici, organici e tattici. Dalla guerra dei Sette anni F. era uscito con il paese prostrato. Con nuova genialità seppe promuovere l’opera di ricostruzione; favorì l’agricoltura e l’industria, riprese la colonizzazione e la bonifica delle regioni depresse. Non trascurò tuttavia di salvaguardare il prestigio e la posizione di rilievo che aveva procurato in Germania e in Europa al suo regno a prezzo dei sacrifici sopportati durante la guerra dei Sette anni. Estese ancora il suo dominio alla Prussia occidentale in virtù della prima spartizione della Polonia (1772), e sui principati di Ansbach e di Bayreuth in seguito alla guerra di successione di Baviera (pace di Teschen, 1779). Sospettoso dell’Austria, promosse nel 1785 una lega dei principi tedeschi (Fürstenbund) per costituire un contrappeso alla politica di Giuseppe II nell’Impero. Né fu solo uomo politico e grande condottiero di eserciti, ma anche generoso sebbene incostante protettore di artisti, filosofi, letterati. Ammiratore di Voltaire, intrecciò con lui una fitta corrispondenza, e lo volle con sé a Berlino nel triennio 1750-53: dopo questo soggiorno, tuttavia, i loro rapporti si guastarono. Cultore della musica, fu valente flautista e anche compositore. Abbellì Berlino e Potsdam di chiese, palazzi, castelli e altri edifici. Fu raccoglitore assiduo di opere d’arte prevalentemente francesi e rispondenti al gusto del lieto e del piacevole, che poi confluirono nel Kaiser-Friedrich-Museum di Berlino. (Trec)”,”QMIx-008-FSL”
“FREDERICK THE GREAT (FEDERICO II DI PRUSSIA), a cura di Jay LUVAAS”,”Frederick the Great on the Art of War.”,”Le ‘istruzioni ai suoi generali’ di Federico II sono diventate un classico militare come le ‘Reveries’ di Maurizio conte di Sassonia detto Maresciallo di Sassonia e i ‘Essai général de tactique’ di Guibert. Le istruzioni di Federico costituiscono la fonte di base per lo studio della conduzione della guerra come fu praticata nel XVIII secolo. Federico II il Grande re di Prussia. (Trec). Figlio (Berlino 1712 – Castello di Sans-Souci 1786) di Federico Guglielmo I e di Sofia Dorotea di Hannover, fu educato, secondo precise disposizioni del padre, con la massima severità: accanto allo studio accurato della più recente storia europea e dell’economia politica, i più duri esercizî militari. Ma F., che manifestava in contrasto con le preferenze paterne un vivo interesse per le lettere e per la filosofia, seppe formarsi una cultura letteraria, grazie anche alla complicità del precettore, il calvinista francese Duhan de Jandun. L’insofferenza per la rozzezza e il formalismo militaresco dell’ambiente prussiano maturò, nel 1730, la decisione di F. di fuggire dal regno. Ma il tentativo fallì e fu occasione di ogni sorta di efferatezza da parte del padre che aveva temuto un complotto contro la sua persona: F. fu sottoposto a un processo davanti a un consiglio di guerra e rinchiuso nella fortezza di Küstrin. Quivi, uscito di prigione piegato alla volontà paterna, funse da uditore della Camera dei demanî, acquistando una diretta esperienza dei problemi amministrativi del regno, che finirono per interessarlo profondamente. Sposatosi nel 1733 con la principessa Elisabetta Cristina di Brunswick-Lüneburg-Bevern, da cui non ebbe eredi, e ritiratosi nel castello di Rheinsberg, ebbe nuovamente l’occasione di dedicarsi allo studio delle lettere, circondandosi di letterati e di pensatori, fautori delle nuove idee illuministiche. Ivi redasse anche le Considérations sur l’état présent du corps politique de l’Europe e L’Antimachiavel, dimostrando la sua spregiudicata conoscenza di problemi di cultura e di politica. Succeduto al padre il 31 maggio 1740, alla morte dell’imperatore Carlo VI seppe trar profitto dalla difficile posizione in cui era ridotta l’Austria in seguito alla contrastata successione di Maria Teresa per muoverle guerra con l’intento di entrare in possesso della Slesia. Dimostrandosi geniale condottiero, occupò Bre slavia il 3 genn. 1741 e conseguita la vittoria di Mollwitz (10 apr.), ottenne da Maria Teresa, stretta dai nemici da ogni parte, con la convenzione di Klein-Schnellendorf (9 ott.) la Bassa Slesia. Ripresa quindi la guerra, con il trattato di Breslavia (11 giugno 1742) ottenne anche l’Alta Slesia e la contea di Glatz. La morte di Carlo VII di Baviera e le mai sopite speranze di Maria Teresa di ricuperare la provincia perduta, spinsero F. nel 1745 a una nuova guerra contro l’Austria. Le vittorie prussiane di Hohenfriedberg, di Soor e di Hesselsdorf furono il preludio alla pace di Dresda del 25 dicembre: Maria Teresa confermò a F. il possesso della Slesia, mentre il re di Prussia riconobbe come imperatore il di lei marito, Francesco I. Intanto dava mano alla riorganizzazione dello stato secondo i criterî di un intelligente, positivo illuminismo e nello spirito del più rigido accentramento: costituì una forte e onesta magistratura per l’applicazione di un nuovo codice di procedura (1747) e di un codice civile (Corpus iuris fredericianum, 1745-51). Si interessò anche all’economia nazionale incoraggiando il commercio e l’industria (tessile principalmente), favorendo l’agricoltura con lavori di bonifica (la regione dell’Oder tra Swinemünde e Küstrin) e di colonizzazione. Ma l’alleanza fra Austria e Francia (trattato di Versailles, 1756), fino ad allora nemiche, convinse F., già alleato dal 16 genn. dello stesso anno all’Inghilterra, a prevenire il concentrico attacco asburgico-borbonico, sostenuto anche dalla Russia. Ebbe così inizio la guerra dei Sette anni. Costretta nel 1756 alla capitolazione la Sassonia che aveva rifiutato di allearsi con la Prussia, F. penetrò nella tarda primavera del 1757 in Boemia, giunse fino ad assediare Praga, ma la sconfitta, inflittagli dal Daun a Kolín il 18 giugno, lo obbligò a ritirarsi in Sassonia. Da lì, per impedire il congiungimento con gli Austriaci, si rivolse contro i Francesi battendoli il 5 nov. a Rossbach, quindi a marce forzate ritornò in Slesia, affrontò l’esercito austriaco due volte superiore e lo sconfisse a Leuthen (5 dic.). Ma la guerra non era ancora al suo termine. Nel 1758 i Russi, dopo aver occupato Königsberg e la Prussia Orientale, stavano per unirsi agli Austriaci: con la vittoria di Zondorf (25 ag.), F. impedì tale evento. Non così l’anno seguente. Battuto a Kunersdorf (12 ag. 1759), F. ebbe l’esercito disfatto, disperò definitivamente della sua sorte, e solo l’indecisione e il di saccordo degli avversarî lo salvarono dalla rovina. L’anno successivo Austriaci e Russi occuparono rispettivamente la Sassonia e il Brandeburgo, e per tre giorni la stessa Berlino. Malgrado la vittoria di F. a Torgau (3 nov. 1760), la situazione restava quasi insostenibile, quando sopravvenne la morte della zarina Elisabetta e l’ascesa al trono di Pietro III, grande ammiratore di F., che abbandonò l’Austria stringendo poco dopo un patto di alleanza con la Prussia, con la quale firmò la pace nel maggio 1762. Il 21 luglio 1762 F. batté ancora una volta gli Austriaci a Burkers dorf e meno di un anno dopo, il 15 genn. 1763, anche Maria Teresa si rassegnò a porre termine al conflitto con la pace di Hubertsburg. F. era salvo, la Slesia era rimasta alla Prussia. In questo lungo periodo di guerra, F. rivelò in pieno le sue qualità di organizzatore e di condottiero, per le quali occupa un posto preminente nella storia dell’arte militare. A capo di uno stato di soli due milioni e mezzo di abitanti e senza unità territoriale, F. seppe creare un esercito ben addestrato, fatto di milizie di leva obbligate al servizio, ma rafforzate col mercenariato. Alleggerì le ordinanze della cavalleria, aumentò la proporzione dei cannoni leggeri dell’artiglieria, curò la manovrabilità della fanteria, sì da poter formare la linea di battaglia in qualunque direzione. F. riprese dal magistero del Montecuccoli il principio della “”battaglia di ala””, cioè dell’azione frontale, ma pronta a farsi avvolgente, contro un’ala avversaria, derivandone la tattica dell’ordine obliquo. Praticò in strategia l’offensiva anche quando la guerra ebbe scopi politici difensivi, paralizzando così le mosse del nemico; e per aumentare il raggio d’azione della sua manovra strategica nel campo dei servizî logistici, ridusse i magazzini fissi a soli depositi di farina, incaricati di rifornire i forni di campagna mobili. Nella seconda campagna della guerra dei Sette anni (dal 1757 in poi) si delineò perfetta l’attuazione della manovra per linee interne, che doveva costituire il suo capolavoro, frutto dei numerosi accorgimenti logistici, organici e tattici. Dalla guerra dei Sette anni F. era uscito con il paese prostrato. Con nuova genialità seppe promuovere l’opera di ricostruzione; favorì l’agricoltura e l’industria, riprese la colonizzazione e la bonifica delle regioni depresse. Non trascurò tuttavia di salvaguardare il prestigio e la posizione di rilievo che aveva procurato in Germania e in Europa al suo regno a prezzo dei sacrifici sopportati durante la guerra dei Sette anni. Estese ancora il suo dominio alla Prussia occidentale in virtù della prima spartizione della Polonia (1772), e sui principati di Ansbach e di Bayreuth in seguito alla guerra di successione di Baviera (pace di Teschen, 1779). Sospettoso dell’Austria, promosse nel 1785 una lega dei principi tedeschi (Fürstenbund) per costituire un contrappeso alla politica di Giuseppe II nell’Impero. Né fu solo uomo politico e grande condottiero di eserciti, ma anche generoso sebbene incostante protettore di artisti, filosofi, letterati. Ammiratore di Voltaire, intrecciò con lui una fitta corrispondenza, e lo volle con sé a Berlino nel triennio 1750-53: dopo questo soggiorno, tuttavia, i loro rapporti si guastarono. Cultore della musica, fu valente flautista e anche compositore. Abbellì Berlino e Potsdam di chiese, palazzi, castelli e altri edifici. Fu raccoglitore assiduo di opere d’arte prevalentemente francesi e rispondenti al gusto del lieto e del piacevole, che poi confluirono nel Kaiser-Friedrich-Museum di Berlino.”,”QMIx-031-FSL”
“FREDIANI Andrea”,”Le guerre dell’ Italia unita.”,”Andrea FREDIANI, pubblicista, collabora con diverse riviste, occupandosi in particolare di storia politico-militare. Ha pubblicato tra l’altro: -Gli itinerari alpini delle invasioni barbariche nel V secolo, 400-476, 1993 -Il Sacco di Roma, 1997 e per la Newton-Compton: -Gli assedi di Roma, 1997″,”ITQM-028″
“FREDIANI Andrea”,”Le grandi battaglie di Giulio Cesare. Le campagne, le guerre, gli eserciti e i nemici del più celebre condottiero dell’ Antica Roma.”,”FREDIANI Andrea vive e lavora a Roma. Laureato in storia medievale ha collaborato a varie riviste e ha scritto vari libri sul tema della storia antica. La battaglia decisiva di Alesia (52 aC). “”I capitolini, impegnati sugli spalti da decine di ore, non ebbero la forza di inseguirli, né Cesare di chiederglielo, tuttavia la corsa dei fuggitivi continuò ben oltre il campo, fino alle rispettive nazioni di appartenenza; solo la cavalleria spinse a fondo l’ inseguimento, rientrando al campo romano solo verso mezzanotte con all’ attivo l’ uccisione e la cattura di un gran numero di galli. Sia i difensori della città che quelli dell’ aggere si resero conto solo per gradi dell’ esito della battaglia (…). Che si trattasse di un risultato definitivo, che non prevedeva appelli, Vercingetorige, invece, lo capì subito; per questo, rimise il suo mandato all’ assemblea dei capi e accettò l’ invito di Cesare a consegnare le armi e i leader della rivolta. (…) Si concludeva così il primo e unico tentativo di sollevazione generale della Gallia, con la clamorosa vittoria campale di un esercito assediato di neanche 50.000 uomini contro una massa di oltre 350.000 guerrieri. Non era stato sufficiente ai galli unire per la prima volta tutte le forze, far scendere in campo centinaia di migliaia di uomini, accerchiare il nemico, disporre di un capo tra i più valenti che la Storia ricordi: c’era Giulio Cesare, dall’ altra parte, con la sua determinazione e il suo coraggio, e con dei soldati addestrati a sopportare qualsiasi avversità e ad affrontare qualsiasi pericolo. Si può ben dire, anzi che l’ esercito delle ultime campagne galliche di Cesare è stato, soprattutto per merito del suo artefice, una delle armate più efficienti e implacabili che la Storia militare abbia mai prodotto””. (pag 177-179)”,”STAx-131″
“FREDIANI Andrea”,”Le grandi battaglie dell’ antica Grecia. Dalle guerre persiane alla conquista macedone, da Maratona a Cheronea, i più significativi scontri terrestri e navali di un impero mancato.”,”FREDIANI Andrea laureato in storia medievale, pubblicista, è stato collaboratore di varie riviste storiche. Ha scritto ‘Il sacco di Roma’ e altri volumi. “”E le trattative si protrassero. Se da un lato, infatti, Sparta era disposta a far la pace e a stipulare l’ alleanza con Atene pur di recuperare opliti isolati a Sfacteria e flotta, gli ateniesi partivano da una posizione di forza troppo evidente per poter cedere su qualche punto, nonostante che, in quel momento, il capo del governo fosse Nicia, leader del partito oligarchico moderato. Spinti da Cleone, il più radicale dei democratici favorevoli alla guerra a oltranza, pretesero così l’ umiliazione dell’ avversario davanti ai suoi alleati, con la restituzione pubblica di molti territori di cui Sparta si era fatta garante nei confronti di altri stati della lega. Probabilmente Pericle non avrebbe fatto l’ errore del suo successore, un errore che avrebbe causato la rovina di Atene: secondo Tucidide, la miglior strategia possibile è quella di essere audaci in guerra e moderati nel fare la pace, mentre Cleone era offensivista in ogni circostanza, e Demostene, che operava in loco, era il suo braccio armato. Ad ogni modo, il ritorno in patria dei delegati spartani, dopo venti giorni, sancì la fine dell’ armistizio, e gli ateniesi, impossibilitati ad assalire l’ isola dalla folta vegetazione che la ricopriva e che offriva riparo alla guarnigione, si disposero ad attendere la resa dei 420 opliti che vi stazionavano con i propri iloti, al comando di tale Epidata.”” (pag 195)”,”STAx-150″
“FREDIANI Andrea”,”I grandi generali di Roma antica. Gli uomini che impressero il loro marchio sulle conquiste, sulle battaglie e sulle guerre della repubblica e dell’ impero.”,”FREDIANI Andrea laureato in storia medievale, pubblicista, è stato collaboratore di varie riviste storiche. Ha scritto ‘Il sacco di Roma’ e altri volumi. Guerra civile, Mario e Silla. “”Non si trattava solo dell’ ultimo scontro tra i sillani e i mariani, bewnsì anche dell’ ultimo scontro della guerra sociale e, volendo, perfino della resa dei conti delle guerre sannitiche, che aveva caratterizzato e radicalmente modificato la storia di Roma per più di un cinquantennio oltre due secoli prima””. (pag 177) “”Centinaia di teste vennero fatte sfilare, infilzate su pali, davanti alla casa di Silla, secondo un rito che certificava il trionfo sul nemico, privato del suo centro vitale e perciò escluso dal regno dei morti; ci andarono di mezzo anche nemici personali dei fidi del vincitore, che nulla faceva per porre termine al massacro, tanto che , nel corso di una seduta in senato, gli fu chiesto quando avrebbe avuto fine la strage. (…)””. (pag 179) Illustrazione decapitazioni: pag 181, le proscrizioni di Silla. “”Le proscrizioni durarono – ufficialmente – poco più di un semestre, visto che il termine ultimo fu stabilito il primo giugno dell’ 81, con la morte, secondo Appiano, di 90 senatori, quindici consolari e 2600 esponenti dell’ ordine equestre. E un semestre sarebbe dovuta durare, secondo la legge, anche la carica di dittatore che Silla si fece attribuire dal popolo mediante plebiscito all’ inizio di dicembre dell’ 82, come era accaduto per Fabio Massimo dopo la disfatta sul Trasimeno, quando il senato aveva ceduto alla plebe la sua prerogativa di eleggere il magistrato unico.”” (pag 180)”,”QMIx-157″
“FREDIANI Andrea”,”Le grandi battaglie di Napoleone. Dalle grandi imprese di Marengo, Ulma, Austerlitz, Jena, Friedland e Wagram alle drammatiche disfatte in Russia, a Lipsia e a Waterloo.”,”””Purtroppo il suo ruolo di imperatore, che lo obbligava ad assolvere anche gli affari civili, non permetteva a Napoleone di trasferirsi in Germania prima che le ostilità venissero aperte – anche perché una sua presenza nel settore sarebbe apparsa come una chiara provocazione agli occhi dell’opinione pubblica internazionale -, e così dovette affidare il ruolo di comandante in capo al fido Berthier, che comunicava con lui tramite il telegrafo ottico dal suo quartier generale nei pressi di Strasburgo. Era una decisione inevitabile ma molto nociva per la velocità delle comunicazioni – fondamentale in ogni campagna di Napoleone -, perché prevedeva un passaggio in più (lo stesso Berthier) nella catena di informazioni che l’imperatore acquisiva repentinamente dai subalterni dislocati nei vari settori, per rielaborarle e rimandarle loro sotto forma di direttive spesso a breve distanza l’una dall’altra. Finché Napoleone rimase a Parigi, infatti, capitò spesso che i dispacci andassero persi e non giungessero al destinatario, o che una segnalazione dal fronte operativo arrivasse dopo un suo successivo aggiornamento; inoltre, Berthier non aveva la stoffa del comandante in capo, ed egli stesso non aveva mai fatto mistero di preferire il ruolo di gregario. In linea di massima, comunque, il capo di stato maggiore doveva attenersi alla corretta applicazione del piano generale concepito da Napoleone”” (pag 144)”,”FRQM-055″
“FREDIANI Andrea”,”I grandi condottieri che hanno cambiato la storia. Le imprese militari di cento straordinari generali.”,”Andrea Frediani è nato a Roma nel 1963. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni, libri, saggi e articoli su riviste specializzate. Molti nomi importanti mancanti. Mancano nella lista tutti i comandanti della Prima guerra mondiale, pochi quelli della Seconda. A parte Zukov mancano tutti i russi degli ultimi due secoli. L’autore considera l’introduzione “”un’autodifesa”” per i criteri adottati.”,”QMIx-260″
“FREDIANI Andrea”,”Le guerre dell’ Italia unita.”,”Andrea Frediani, pubblicista, collabora con diverse riviste, occupandosi in particolare di storia politico-militare. La campagna di Grecia. ‘Nell’ottica della guerra parallela voluta dal duce, nel mese di agosto venne presa in considerazione l’invasione non della Jugoslavia, a lungo preparata e presunta dai vertici militari e politici quale mossa offensiva più probabile, né di Malta, chiave di volta per il controllo del Mediterraneo, ma della Grecia, il cui regime autoritario, d’altronde, si sarebbe invece prestato, dietro opportuni passi diplomatici, a un’adesione all’Asse. Ma se la motivazione strategica della mossa era data dalla necessità di prevenire l’influenza tedesca nei Balcani e di ribadire l’interesse primario dell’Italia sul Mediterraneo, dopo l’occupazione della Romania da parte di Hitler il 12 ottobre – mossa di cui il führer si guardò bene, ancora una volta, dall’informare preventivamente l’alleato – prevalse in Mussolini la smania di mettere anch’egli l’alleato di fronte al fatto compiuto. Lo Stato maggiore gli fece notare – debolmente, in verità e solo quel tanto che bastava per mettere le mani avanti in caso di insuccesso – che, per un’impresa del genere, sarebbero state necessarie almeno 20 divisioni, ovvero 8 in più di quelle dislocate lungo la frontiera albanese, per il reperimento delle quali era necessario del tempo: ma proprio poche settimane prima, con un’incoerenza non rara nelle decisioni del regime, era stato predisposto il congedo di 600.000 riservisti. (…) Nonostante tutti questi segnali sfavorevoli, il duce dette avvio all’offensiva il 28 ottobre, con l’avallo del re e l’acquiescenza dell’intera classe dirigente. Le forze che varcarono il confino in Epiro, il corpo d’armata Ciamuria del generale Visconti Prasca, ammontavano a 55.000 uomini, 163 carri armati della divisione Centauro e circa 300 bocche da fuoco, mentre contro la frontiera macedone e a sorveglianza di quella jugoslava agiva il 26° corpo d’armata, al comando del generale Nasci, forte di 12.000 uomini, con altrettanti pezzi di artiglieria. A causa del maltempo, mancò la copertura aerea, l’unico settore in cui le forze italiane erano nettamente prevalenti, e, dopo i primi tre giorni di avanzata senza particolari difficoltà se non quelle create dal clima e dal terreno, il primo novembre i greci passarono al contrattacco nel settore macedone, dove lo schieramento italiano era più debole rispetto alle loro forze. La divisione alpina Julia, cerniera dello schieramento italiano e già in posizione avanzata, fu tagliata fuori e si aprì strada verso la frontiera a prezzo di gravissime perdite. Lo scacco costò il posto a Visconti Prasca, sostituito da Soddu, e indusse il governo a costituire altri due corpi d’armata. Ma ormai il ripiegamento, iniziato il 22, era in atto, e le forze italiane si attestarono progressivamente su una linea ben più arretrata del confine, mentre la controffensiva greca guadagnava agli ellenici, nel corso dell’inverno, Himara e Pogradec, Klisura e Argirocastro. Si pervenne a una logorante e improduttiva guerra di posizione che era l’esatto opposto di quella “”di rapido corso”” di cui necessitava la campagna per la sua riuscita; in Italia, Badoglio usciva di scena, sostituito da Cavallero. L’ombra di Hitler si profilava invadente sul capo di Mussolini che pretendeva un’offensiva vincente per potersi permettere di rifiutare l’aiuto alleato. Ma quella che scattò all’alba del 9 marzo, con 12 divisioni per tre corpi d’armata, alla presenza dello stesso duce, si risolse in una serie di sterili spallate che, come un ritornello già suonato un quarto di secolo prima, costarono oltre 10.000 perdite agli italiani, solo per raggiungere e poi perdere vette e postazioni, e conseguire vantaggi territoriali insignificanti’ ((pag 61-62-63)]”,”QMIS-228″
“FREDIANI Andrea”,”Il sacco di Roma.”,”Medievista, Andrea Frediani ha studiato in particolare le invasioni barbariche e la storia militare dal Tardo antico alla prima età moderna con particolare riferimento a Roma. E’ autore tra l’altro, di ‘Assedi e saccheggi di Roma’ (1977).”,”ITAG-016-FV”
“FREDIANI Andrea”,”Le grandi battaglie di Giulio Cesare. Le campagne, le guerre, gli eserciti e i nemici del più celebre condottiero dell’ Antica Roma.”,”Andrea Frediani vive e lavora a Roma. Laureato in storia medievale ha collaborato a varie riviste e ha scritto vari libri sul tema della storia antica. Cesare e Napoleone. “”Una volta in Gallia, il proconsole constatò che quasi non c’era una nazione che non gli desse motivo di sospettare: dovette pertanto instaurare un vero e proprio regime di occupazione, distribuendo le sue legioni e i suoi legati su un raggio il più ampio possibile, ma stando bene attento che ciascuna unità non distasse dall’altra più di cento miglia, affinché potessero, nel caso, portarsi aiuto reciproco: una disposizione che Napoleone avrebbe ripreso secoli dopo e trasformato in sistema d’attacco con il ‘bataillon carré’. Nello specifico, mandò una legione tra i morini, un’altr presso i nervii, un’alta ancora nel territorio degli esuvi – l’unico che ritenesse tranquillo -, mentre Lebieno ebbe l’incarico, anch’egli con una legione, di controllare remi e treveri: ben tre legioni furono distribuite lungo il Belgio, cinque coorti nel paese degli eburoni, mentre le reclute di quell’anno vennero accasermate nella provincia. Egli stesso rimase per la prima volta a svernare Oltralpe, rimandendo di stanza a Samarobriva, l’odierna Amiens”” (pag 159)”,”QMIx-004-FC”
“FREEBERG Ernest”,”Democracy’s Prisoner. Eugene V. Debs, the Great War, and theRight to Dissent.”,”FREEBERG Ernest è Associate Professor of History nell’Università del Tennessee.”,”MUSx-307″
“FREEDMAN Lawrence”,”Kennedy’s Wars. Berlin, Cuba, Laos, and Vietnam.”,”FREEDMAN Lawrence è stato Professor of War Studies al King’s College, London, dal 1982. Ha scritto e pubblicato sul tema della strategia nucleare e della guerra fredda. Crisi di Berlino. Krusciov si muove per ragioni difensive. “”Khrushchev went on the offensive for profoundly defensive reasons. To make progress he needed to be convincing about the strength and determination of the Soviet bloc, yet he needed progress because of East Germany’s weakness (1). A compromise with the West that did not address this weakness would not suffice, and a separate peace treaty setting in motion the annexation of West Berlin risked war. The East Germans, who perhaps did not appreciate just how much Khrushchev had been bluffing in his boasts about Soviet missile production, were ready to go the distance and expected Khrushchev to do the same. They had, however, developed the alternative fallback option of a barrier along the sector border within Berlin.”” (pag 59) (1) On Soviet-GDR relations during the crisis see Harrison, “”Ulbricht and the Concrete ‘Rose'””. For a good discussion of Soviet decision making, see Adomeit, ‘Soviet Risk-Taking and Crisis Behaviour'”,”USAQ-083″
“FREEMAN ALLEN G.”,”Storia delle ferrovie.”,”””Per concludere rapidamente questa prima fase storica, prima di accennare allo sviluppo delle ferrovie in Oriente, diremo dello smantellamento subito dalla ferrovie dell’ impero austro-ungarico al termine della prima guerra mondiale. All’ inizio della guerra la KK Staaatsbahn disponeva di circa 46.250 Km di rete ferroviaria. Tra impianti e materiale rotabile, il 72% passò ai paesi vincitori””. (pag 81)”,”ECOI-129″
“FREEMAN Richard B. MEDOFF James L.”,”What Do Unions Do?”,”Gli autori non accettano la tesi di Friedman il quale sostiene che i sindacati aumentano le diseguaglianze sociali perché aumentano la differenza di salario tra sindacalizzati e non sindacalizzati. Sostengono invece che i sindacati tendono a livellare i salari introducendo salari standard invece dei salari di merito. (vedi scheda allegata)”,”MUSx-331″
“FREEMANTLE Brian”,”Il KGB. Storia della più potente organizzazione spionistica del mondo.”,”Brian Freemantle è stato corrispondente all’estero del ‘Daily Express’ e del ‘Daily Sketch’ e redattore per l’estero del ‘Daily Mail’. Ha lavorato in più di 30 paesi, compresi ex URSS, Vietnam e USA. nel 1975 ha organizzato l’unico ponte aereo britannico per gli orfani vietnamiti prima del crollo del Vietnam del Sud. Nello stesso anno ha lasciato il giornalismo attivo per dedicarsi alla professione di scrittore. Termine usato dall’autore per il titolo del cap. VIII: ‘Il fine primario: la disinformazione’ (oggi si direbbe fake news) “”Lo zar riteneva che la sua vera forza stesse nell’altro strumento di controllo (oltre alla Duma, ndr): l’organizzazione della polizia segreta. Alle dipendenze del ministero degli Interni esisteva il Dipartimento della Polizia di Stato, istituito nel 1880, consistente in uno speciale dipartimento centrale, l”Osobyi Otdel’, e di una rete di divisioni di sicurezza estesa in tutto il Paese, l’Okhrannye Otdeleniya. Per la popolazione, quella tirannica organizzazione odiatissima era semplicemente l’Okhrana. Per mezzo dell’Okhrana lo zar cercò di infiltrarsi nei vari movimenti rivoluzionari che minacciavano il trono e neutralizzarli. Tenendo conto del fatto che disponeva sorprendentemente di pochi effettivi – nel 1916 contava poco più di 15.000 persone – si deve riconoscere che ottenne risultati notevolissimi. Per ironia del caso, i più importanti furono conseguiti proprio nell’ambito del Partito bolscevico, destinato infine a sostituirsi allo zar nel dominio della Russia. Lenin, il rivoluzionario figlio di un ispettore scolastico, nel 1906 dovette riparare in Svizzera per sfuggire all’Okhrana. Lasciò in Russia Roma Malinovskii come suo principale portavoce. Malinoviskii, membro del Comitato centrale bolscevico, era un fedele agente dell’Okhrana. Quando nel 1912, a Pietroburgo, venne fondata la «Pravda», Malinovskii ne divenne il direttore. Tra il 1908 e il 1909, quattro dei cinque membri del Comitato del Partito bolscevico di Pietroburgo era al servizio dell’Okhrana. Così come vi fu l’infiltrazione vi furono anche le epurazioni. Centinaia di dissidenti sospetti furono arrestati. Alcuni vennero rinchiusi, altri liquidati”” (pag 13) “”Lenin credeva nel terrore ed era un ammiratore fervente dei giacobini, i più estremisti rivoluzionari francesi del 1790. Il giorno prima della decisione di formare la Vecheka – il termine fu quasi subito abbreviato in ‘Ceka’ – Lenin tratteggiò la personalità adatta di chi avrebbe dovuto dirigerla. «Dobiamo trovare» disse, «un intransigente giacobino proletario». Nonostante la sua origine aristocratica, Dzerzhinsky fu prescelto all’uninanimità”” (pag 13, 15) “”Sono stati pubblicati libri che elogiano l’attività del KGB, parimenti esaltate anche in numerosi discorsi. Ma come accade spessissimo nella storiografia ufficiale sovietica, i fatti vengono adeguatamente modificati per adattarsi alle apparenze desiderate attualmente dalla gerarchia. I confronti vengono sempre fatti tra il KGB di oggi e la Ceka dei tempi di Dzerzhinsky, mentre si preferisce ignorare la GPU e l’ OGPU e l’ NKVD e l’NKGB. Se vengono menzionati, Yagoda, Yezhov e Beria sono ricordati soltanto per illustrare la megalomania sanguinara di Stalin e dei suoi tirapiedi. Non viene mai detto che molti esponenti dell’attuale gerarchia sovietica furono complici di quei massacri”” (pag 39)”,”RUSS-263″
“FREGNA Roberto”,”Castel Maggiore, 1943-45. Documenti e testimonianze della lotta contro il nazifascismo.”,”Il volume contiene molte foto e manifesti”,”ITAR-396″
“FREI Norbert, in collaborazione con Tobias FREIMÜLLER Marc von MIQUEL Tim SCHANETZKY Jens SCHOLTEN Matthias WEIß”,”Carriere. Le élite di Hitler dopo il 1945.”,”In collaborazione con Tobias FREIMÜLLER Marc von MIQUEL Tim SCHANETZKY Jens SCHOLTEN Matthias WEIß FREI Norbert (1955) è Professore di storia moderna all’ università Ruhr-Universität di Bochum. Tra le sue numerose pubblicazioni citiamo ‘Lo Stato nazista’ (1992, Laterza). “”Gli ultimi anni dell’ “”era Adenauer”” furono addirittura costellati di scandali connessi con il nazismo. A ciò contribuì la crescente sensibilità della stampa tedesco-federale, almeno tanto quanto l’ instancabile operato di Alberto Norden, membro del comitato centrale della SED e segretario della sezione “”agitazione e propaganda””. E i due elementi si intrecciarono sempre più spesso, poiché, in concomitanza alle critiche lanciate da Norden ai dignitari tedesco-occidentali nel corso di “”conferenze stampa internazionali””, la Stasi forniva documenti dello stesso tenore ai giornalisti della RFT desiderosi di compiere un’ opera di chiarimento””. (pag 278)”,”GERV-047″
“FREI Norbert”,”Lo Stato nazista.”,”FREI Norbert (Francoforte, 1955) già collaboratore dell’Istituto di storia contemporanea di Monaco, Kennedy Fellow presso la Harvard University (Cambridge, Mass.) e Fellow nel Wissenschaftskolleg di Berlino, insegna storia moderna e contemporanea nella Ruhr-Universität Bochum.”,”GERN-138″
“FREILIGRATH Ferdinand”,”Gesammelte Dichtungen. Band 1-6.”,”FREILIGRATH Ferdinand, poeta tedesco (1810-1876) cantò ideali democratici e patriottici (‘Una professione di fede, 1844, ‘Nuove poesie politiche e sociali’ 1849-51).”,”GERx-077″
“FREIRE Joao”,”Les anarchistes du Portugal.”,”””A Lisbona, l’ Alleanza libertaria (che non riuscì a chiamarsi Alleanza comunista libertaria) si formò nel 1931 con dei gruppi di quartiere a Graça, Campo de Ourique, Alcântara, Belém-Ajuda, Santo Amaro, e ancora un “”gruppo centrale”” e almeno un gruppo professionale. A Barreiro, il gruppo anarchico locale pubblicò ‘Terra e Liberdade’ e si presentò come sezione locale dell’ Alleanza (questo periodico divenne il portavoce dell’ Alleanza libertaria portoghese). A Setùbal, l’ Ateneo di studi sociali fece lo stesso (…)””. (pag 230)”,”ANAx-189″
“FREJAVILLE Mario”,”M.me de Pompadour mi ha detto…”,”””Il punto debole del potenziale bellico nazionale è la Marina da guerra, e la Pompadour appoggia ogni piano di rinnovamento e di potenziamento della flotta, sapendo che la pace non si può ottenere affrontando in condizioni d’ inferiorità le forze navali inglesi. Ma è costretta ad amare ironie nel commentare e condannare la facilità con la quale i ministri responsabili cercano di presentare progetti e cifre confortanti che non sanno tradurre in nuove unità ed equipaggi addestrati. In questo marasma che si appesantisce continuamente, la situazione le appare in tutta la sua desolante realtà. Cerca di aiutare ancora quanti si rivolgono a lei. Usa il suo potere presso il Re per alleggerire le punizioni di coloro che mal ricambiano la fiducia del Sovrano, nella spernza di migliorare l’ ambiente; ma non vi riesce.”” (pag 44)”,”FRAA-065″
“FRESCAROLI Antonio”,”La GPU y la NKVD. La alucinante historia de la represion bolchevique.”,”Ruolo CEKA guerra civile, terrore, LENIN, nuovo corso con GPU, STALIN, KIROV, grandi purghe, BERIA, TROTSKI, complotto camici bianchi.”,”RUSS-031″
“FRESCAROLI Antonio”,”La seconda guerra mondiale. Spie e ambasciate.”,”””Il fatto che l’ esercito francese si sia trovato improvvisamente di fronte, nelle Ardenne, a carri armati tedeschi di trenta-quaranta tonnellate; il fatto che Francia e Inghilterra, che pur vantavano servizi segreti di prim’ordine quali il Deuxieme Bureau e il prestigioso Intelligence Service, nulla sapessero della potentissima flotta aerea del Terzo Reich, ciò dimostra quanto i servizi di controspionaggio tedeschi fossero efficienti e quanto quelli di spionaggio alleati fossero inefficienti. O perlomeno ingenui. A differenza della Prima Guerra Mondiale, nell’ ultimo conflitto lo spionaggio diventa lavoro in equipe nel quale l’ informazione tecnica assume un valore determinante””. (pag 11)”,”QMIS-070″
“FRESCHI Ombretta”,”””Il Secolo XIX””. Un giornale e una città, 1886-2004.”,”FRESCHI Ombretta collabora dal 1999 al Centro Studi sul Giornalismo “”Gino Pestelli”” di Torino. “”””Il Secolo XIX”” viene assorbito dai disegni di potenza dell’Ansaldo, attestata da tempo su posizioni filofrancesi,ed entra ‘obtorto collo’ in una strategia che individua nella Grande Guerra l’occasione e per spezzare il monopolio costituito dalla Terni-Vickers e dal cartello siderurgico della Banca Commerciale e per salire ai vertici dell’industria pesante. La responsabilità pone il ‘Decimonono’ al centro degli interessi del grande capitale tedesco che, a Genova – dove i legami commerciali con l’Impero guglielmino sono forti-, con tutta probabilità, tenta di acquistare il quotidiano, attraverso l’emissario Franz Röchling, negli stessi mesi di ottobre e novembre 1914, per guadagnarlo a una linea triplicista.”” (pag 150-151)”,”EDIx-123″
“FRESCHI Marino PAUMGARDHEN Paola a cura; testi di Ladislao MITTNER Giuseppe UNGARETTI Pasquale SCIALO’ Eugenio CAPOZZI Dominico CONTE Valentina RUSSO Alvio PATIERNO Daniela PADULAROSA Antonella GARGANO”,”Grande guerra e mitteleuropa. Testi e contesti.”,”””Thomas Mann [‘Pensieri di guerra (1914)] parlava della guerra come ‘reazione morale’, preoccupato, addirittura, che le cose potessero filare troppo lisce, che la guerra potesse essere troppo breve”” (pag 62) [‘Thomas Mann e le guerre’, pag 53-72]”,”QMIP-251″
“FRESCHI Marino”,”Storia della letteratura tedesca.”,”Marino Freschi insegna letteratura tedesca alla Terza Università di Roma. Critico e saggista è autore di studi sul Settecento tedesco e sulla letteratura mitteleuropea. Ha pubblicato ‘La Praga di Kafka. Letteratura tedesca a Parigi’ (1990) “”Un altro filosofo esercitò una notevole influenza sugli scrittori: Ludwig Feuerbach (1804-1872), che sviluppò in senso anticristiano e materialista la sua critica all’hegelismo. A lui si ricollega esplicitamente Gottfried Keller (1819-1890), il principale scrittore svizzero, che soggiornò a Monaco (…)”” (pag 65)”,”VARx-618″
“FRESCOBALDI Dino”,”La riscossa del profeta. Ayatollah, re, emiri, sceicchi, sultani, capipopolo e dittatori nel vortice del nuovo fanatismo islamico che può minacciare il mondo.”,”Dino FRESCOBALDI è stato per oltre un trentennio inviato speciale del Corriere della Sera seguendo e commentando i principali avvenimenti della politica internazionale. In particolare è stato presente su tutti i teatri di guerre e rivoluzioni del Vicino e Medio Oriente. Ha poi scritto su Repubblica ed è autore di diversi libri tra cui ‘Nasser’ e ‘La sfida di Sadat’.”,”VIOx-090″
“FRESCOBALDI Dino a cura”,”La controrivoluzione (Barrés, Maurras, L. Daudet: una corrente di pensiero che si oppone alla civiltà moderna).”,”note a margine manoscritte ex-proprietario Il mito dell’ eguaglianza. “”La libertà? si amici miei. La fratellanza? meglio ancora. L’ eguaglianza? è impossibile. L’ eguaglianza è impossibile perché la società in vita e in morte non saprebbe essere un’ aritmetica – perché il genio, il talento, l’ abilità sconvolgono e sproporzionano, ad ogni minuto, il rapporto del lavoro e del salario – perché gli uni vanno più presto, gli altri più lentamente, gli uni progrediscono, gli altri ritardano – perché la corsa dell’ umanità è un eterno salto di ostacoli dove i migliori garretti trionfano. Ma questa differenza di condizioni si tempera con la carità””. (pag 105, L. Daudet, La France en alarme)”,”TEOP-300″
“FRESCOBALDI Dino”,”Nasser.”,”””””Ereditare una guerra non finita””, è stato osservato, “”è peggio che ereditare una sconfitta””. Un giornale ha definito Nasser “”l’uomo del rischio malcalcolato”””” (pag 259) Dino Frescobaldi è stato corrispondente a Belgrado e Vienna (per l’Europa orientale e i Balcani) figura tra gli inviati speciali del ‘Corriere della Sera’. E’ un esperto del mondo arabo. E’ stato in Egitto durante la guerra dei Sei giorni, e undici anni prima per la crisi di Suez.”,”VIOx-205″
“FRESU Gianni”,”Lenin lettore di Marx.”,”FRESU Gianni (Sassari 1972) dopo la laurea in scienze politiche a Cagliari ha conseguio il dottorato di ricerca in filosofia all’ Università di Urbino. E’stato fondatore e presidente del Centro studi della Sardegna ‘Antonio Gramsci’ e della rivista ‘Quaderni della Sardegna’. Ha scritto ‘Il diavolo nell’ampolla. Antonio Gramsci gli intellettuali e il partito’ (Città del Sole). “”Ma le facoltà intellettuali dell’ uomo non ancora evoluto sono tanto deboli da non riuscire a rilevare la differenza che corre tra l’ idea e la sua manifestazione nel singolo oggetto; l’ uomo deve vivere molto a lungo, molto osservare, molto riflettere per comprendere che il singolo oggetto non può esprimere tutta l’ idea che si manifesta in una certa misura in esso; la caratteristica dell’ infanzia sta appunto nel fatto che il singolo oggetto sembra perfetto, assai migliore forse di ogni oggetto dello stesso genere. Tutti noi abbiamo creduto che nella grammatica, su cui abbiamo cominciato a studiare, fosse racchiusa tutta la sapienza grammaticale, che non esistesse altra scienza all’ infuori della grammatica su cui abbiamo cominciato a studiare. Il nostro primo maestro ci è sembrato il più grande scienziato del mondo, è stato per noi la “”sapienza stessa””. Così accade in tutti i campi dell’ attività intellettuale (…)””. (pag 36) Aggiunta testo: in introduzione: “”Come scrive Marx nel poscritto alla seconda edizione tedesca del primo volume del Capitale, Cernyscevski, che fu senza dubbio il maggior economista russo, seppe “”magistralmente mostrare la bancarotta dell’economia politica borghese””. Una parte notevole dei suoi scritti di economia politica recò un contributo originale alla elaborazione del pensiero economico premarxista. Così, mentre gli ideologi della borghesia in ascesa avevano criticato le forme economiche del feudalesimo; credendo che l’economia capitalistica fosse la forma definiftiva della produzione sociale, Cernyscevski criticò il feudalesimo da un punto di vista più avanzato, democratico rivoluzionario, giacché, nell’individuare il carattere storico, transitorio del sistema feudale, egli comprese che la stessa sorte sarebbe toccata a quello capitalistico. La sua critica dello sfruttamento feudale si trasformò, insomma, nella critica di ogni forma di sfruttamento””. (pag XXII)”,”LENS-179″
“FRESU Gianni”,”””Il diavolo nell’ampolla””. Antonio Gramsci, gli intellettuali e il partito.”,”FRESU Gianni, nato a Sassari nel 1972, dopo la laurea in scienze politiche all’Università di Cagliari ha conseguito il dottorato di ricerca in filosofia presso l’Università di Urbino con un lavoro sul filone di pensiero hegelo-marxista nel movimento operaio tra Ottocento e Novecento. E’ tra i fondatori del Centro studi della Sardegna “”Antonio Gramsci”” e della rivista “”Quaderni della Sardegna””.”,”GRAS-069″
“FREUD Sigmund”,”Il motto di spirito e la sua relazione con l’ inconscio, 1905.”,”””E’ facile dimostrare che ci sono esempi decisamente graziosi ed efficaci di paragoni che al limite non ci colpiscono come motti di spirito. (…) E non posso trattenermi dal citarne un’ altra che non mi stanco mai di ammirare e dal cui effetto sono sempre colpito. Si tratta della similitudine con cui il Lassalle chiuse una celebre arringa (La Scienza e i Lavoratori): ‘Il fatto di venire imprigionato, se questa fosse la sua fine, non avrebbe un effetto maggiore su un uomo come quello che vi ho descritto, il quale ha preso come perenne monito per la propria vita le parole La Scienza ed i Lavoratori, di quello che avrebbe su un chimico preparato lo scoppio di una storta durante i suoi esperimenti scientifici. Appena l’ interruzione si è esaurita, dopo un breve sguardo accigliato alla ribellione del materiale, egli riprenderà tranquillamente le sue ricerche e le sue fatiche”” (pag 90). “”Il poeta francese J. B. Rousseau scrisse un’ Ode alla Posterità. Voltaire non era dell’ idea che il poema meritasse di sopravvivere, ed osservò scherzosamente: “”Questo poema non arriverà a destinazione””. (pag 76) FREUD, Il motto di spirito e la sua relazione con l’ inconscio, 1905.”,”SCIx-143″
“FREUD Sigmund”,”Delirio e sogno nella “”Gradiva””. Istruzione sessuale dei fanciulli. E scritti 1905-1908.”,”””Lei mi ha chiesto di indicarle “”dieci buoni libri””, senza aggiungere spiegazione. Quindi mi lascia non solo la scelta dei libri, ma anche l’ interpretazione della sua richiesta. Essendo abituato a prestare attenzione ai piccoli indizi, dovrò allora affidarmi alla enunciazione con la quale ella ha espresso la sua domanda enigmatica. Lei non ha detto: “”Le dieci opere più belle (della letteratura mondiale)””, nel qual caso sarei stato costretto a rispondere fra tanti altri: Omero, le tragedie di Sofocle, il Faust di Goethe, Amleto e Macbeth di Shakespeare, ecc. Né lei ha detto i “”dieci libri più significativi”” tra i quali sarebbero state comprese delle opere scientifiche quali quelle di Copernico, del vecchio medico Johann Weier sulla credenza delle streghe, La Discendenza dell’ Uomo di Darwin, ed altri. Non mi ha nemmeno chiesto “”i libri preferiti””, tra i quali non avrei dimenticato Il Paradiso Perduto di Milton e Lazarus di Heine. Ritengo quindi che nella sua frase lei abbia particolarmente sottolineato la parola “”buoni””, volendo indicare quei libri che sono per il lettore sullo stesso piano dei “”buoni”” amici, quei libri ai quali si deve parte della propria conoscenza di vita e visione del mondo – quelle opere che è stato piacevole leggere e che si consigliano volentieri agli altri, ma che non ci fanno sentire in modo particolare quel rispetto intimidito, quel sentimento della propria piccolezza di fronte alla loro grandezza. Le indicherò quindi dieci “”buoni”” libri di questo genere che mi sono venuti in mente senza molta riflessione. Multatuli, Lettere e opere. Kipling, Il libro della Giungla. France, Sulla pietra bianca. Zola, Fecondità. Merezhkovsky, Leonardo da Vinci. Keller, La gente di Seldwyla. Meyer, Gli ultimi giorni di Huttens. Macaulay, Saggio. Gomperz, Pensatori greci. Mark Twain, Racconti. (…) (Risposta ad un questionario sulla lettura e sui buoni libri, Freud) (pag 137)”,”SCIx-144″
“FREUD Sigmund”,”Ipnotismo e suggestione. E scritti 1886-1893.”,”Ipnostismo e suggestione. “”Non è il caso che io stia a far notare che in moltissimi casi Bernheim si serve di queste suggestioni indirette, cioè degli incitamenti all’ autosuggestione. Il metodo che egli usa per addormentare, e che descrive in questo libro, è sostanzialmente un procedimento misto, in cui la suggestione apre all’ autosuggestione le porte, che in effetti stanno lentamente aprendosi da sole. Le suggestioni indirette, in cui tutta una serie di anelli intermedi, provenienti dall’ attività della stessa persona sottoposta a suggestione, ricollegano l’ incitamento esterno alla conseguenza, sono sempre fenomeni psichici; ma questi non ricevono tutti dalla coscienza piena luce, che piuttosto cade sulle suggestioni dirette. Infatti noi stiamo molto più attenti alle percezioni esterne che ai processi interiori””. (pag 61)”,”SCIx-187″
“FREUD Sigmund, selezione dei testi a cura di Anna FREUD”,”Los textos fundamentales del psicoanálisis.”,”Sulla morte degli organismi viventi. “”La discussione motivata delle teorie di Weismann non ha prodotto, a mio giudizio, nulla di decisivo. Alcuni autori si sono volti alla posizione di Goethe (1883)(?), che vedeva nella morte una conseguenza diretta della procreazione. Hartmann non caratterizza la morte per l’ apparizione di un “”cadavere””, di una parte morta della sostanza animata, ma la definisce come “”termine della evoluzione individuale””. Secondo questo modo di vedere, anche i protozoi (gli organismi unicellulari, ndr) sono mortali; la morte coincide in essi con la procreazione, ma è celata in essa in un certo modo, dato che tutta la sostanza dell’ animale padre può trasferirsi direttamente ai giovani individui filiali (l.c., pag 29). L’ interesse della ricerca si è diretto in seguito a provare sperimentalmente negli unicellulari l’ affermata immortalità della sostanza viva. Un americano, Woodruff, mise in osservazione un infusorio, in cui gli unicellulari si riproducevano per separazione, e lo studiò, separando ogni volta uno dei prodotti della divisione e sommergendolo in acqua nuova, fino alla generazione 3.029. L’ ultimo discendente del primo infusorio aveva uguale vitalità del primo e non mostrava alcun segno di vecchiaia o degenerazione. Con questo metodo dimostrava sperimentabilmente, dato che queste cifre hanno forza dimostrativa, l’ immortalità dei protozoi. Ma altri ricercatori sono giunti a risultati diversi””. (pag 315-316)”,”SCIx-193″
“FREUD Sigmund”,”Psicoanalisi. Esposizione divulgativa in cinque conferenze. (Tit.orig.: Über Psychoanalyse)”,”””Lo studio dei fenomeni ipnotici ci ha ormai familiarizzato con l’ idea, per quanto strano possa apparire a prima vista, che in un unico individuo possono esistere vari raggruppamenti psichici, in grado di mantenersi relativamente indipendenti tra loro, di “”ignorarsi”” a vicenda, i quali possono provocare una “”scissione”” della personalità lungo linee da essi fissate. Casi di questo genere, noti come “”doppia personalità”” (“”doppia coscienza””), qualche volta si manifestano spontaneamente. Ora, se in una tale scissione della personalità la coscienza rimane legata permanentemente a uno dei due stati psichici, quest’ ultimo viene denominato “”stato psichico conscio””, mentre l’ altro prende il nome di stato psichico “”inconscio””.”” (pag 31)”,”SCIx-230″
“FREUD Sigmund”,”Opere. 1899. L’ interpretazione dei sogni.”,”””Ecco la mia risposta: tutto ciò che si trova nei sogni come apparente attività della funzione di giudizio, non va affatto considerato come prestazione mentale del lavoro onirico, ma appartiene al materiale dei pensieri del sogno, donde giunge, come prodotto finito, nel contenuto onirico manifesto.”” (pag 407) “”Ciò avvenne per mezzo dei versi del poeta: (…) (Di rado mi avete compreso, di rado anch’io v’ho compreso, soltanto quando ci incontrammo nel ‘fango’, ci siamo subito compresi!) (1) Heine, Libro dei canti, N° 78 del “”Ritorno”” Ogni analisi potrebbe documentare con esempi quanto siano indispensabili all’interpretazione proprio i tratti più insignificanti del sogno e quanto si diffisca la soluzione del compito, se vi si pone attenzione soltanto tardi””. (pag 469)”,”SCIx-261″
“FREUD Sigmund, a cura di Massimo BALDINI”,”Aforismi e pensieri.”,”Sigmund Freud (1856-1939) è il padre della psicoanalisi. Autore di opere importanti, insegnò all’Università di Vienna dal 1920 al 1938, quando fu costretto dai nazisti ad abbandonare l’Austria. Morì l’anno seguente a Londra dove si era rifugiato con la famiglia. Massimo Baldini ha insegnato nelle università di Siena e Padova, ed è docente di Metodologia delle scienze sociali presso la Luiss di Roma (1994).”,”VARx-165-FV”
“FREUD Sigmund”,”L’io e l’es. (1922)”,”Manca pagina 22, pag 30 illeggibile”,”TEOS-013-FMDP”
“FREUD Sigmund”,”Psicoanalisi e vita quotidiana.”,”Contiene tra l’altro: – Il Motto di spirito (Witz) e il suo rapporto con l’inconscio – Considerazioni attuali sulla guerra e sulla morte”,”TEOS-015-FMDP”
“FREUND Julien”,”Sociologia de Max Weber.”,”FREUND Julien è Maitre de Conferences nella facoltà di lettere e scienze umane dell’ Università di Strasburgo. Ha dedicato già all’ epoca dei suoi studi come studente universitario all’ opera di Max WEBER e al suo pensiero sociologico. Durante la seconda guerra mondiale partecipò alla resistenza e finì incarcerato dagli occupanti tedeschi. Il libro ‘Sociologia di Max Weber’ è un frutto maturo delle sue ricerche. “”Qual è, poi, il fondo delle idee che contribuirono a formare lo spirito del capitalismo? Weber lo trova in certi strati protestanti calvinisti (fondamentalmente dei Paesi Bassi), pietisti, metodisti, battisti, la cui condotta di fronte alla vita si caratterizza per un ascetismo che si tende a definire “”con il nome ambiguo di puritanesimo””.”” (pag 183)”,”TEOS-093″
“FREUND Gerald”,”Unholy Alliance. Russian-German Relations from the Treaty of Brest-Litovsk to the Treaty of Berlin.”,”L’alleanza di Rapallo (pag 106-) (cap. V) (c’era una visione ottimistica da parte di Mosca sulla Conferenza di Genova, che durò poco meno di due mesi. Non si erano colte, secondo l’autore, le vere intenzioni dell’Occidente e si era imbevuti di un falso senso di sicurezza di realizzare l’accordo…)”,”RUST-178″
“FREVERT Ute HAUPT Heinz-Gerhard a cura; saggi di Vincent ROBERT, Youssef CASSIS, Sylvie SCHWEITZER, Olivier FAURE, Michela DE-GIORGIO, Gunilla-Friederike BUDDE, Claudia HUERKAMP, Gerard NOIRIEL, Frank CAESTECKER, Friedrich LENGER, Ute FREVERT, Giovanni MONTRONI, Heinz-Gerhard HAUPT e Jean-Luc MAYAUD”,”L’ uomo dell’ Ottocento.”,”I saggi del libro sono di Vincent ROBERT, Youssef CASSIS, Sylvie SCHWEITZER, Olivier FAURE, Michela DE-GIORGIO, Gunilla-Friederike BUDDE, Claudia HUERKAMP, Gerard NOIRIEL, Frank CAESTECKER, Friedrich LENGER, Ute FREVERT, Giovanni MONTRONI, Heinz-Gerhard HAUPT e Jean-Luc MAYAUD. Ute FREVERT insegna storia presso l’ Università di Bielefeld. E’ autrice presso i tipi della Laterza di un saggio comparso nel volume a cura H.G. HAUPT ‘Luoghi quotidiani nella storia d’ Europa (1993). Heinz-Gerhard HAUPT è professore di Storia generale e sociale presso l’ Università di Bielefeld. Per i tipi della Laterza ha pubblicato, oltre all’ opera suddetta, ‘Storia sociale della Francia dal 1789 ad oggi’ (1991).”,”STOS-069″
“FREVILLE Jean”,”Lénine.”,”FREVILLE (Jean) Les Collabos – Nouvelles. Paris, Flammarion, 1946. In-8°; 1feuillet, 233p. + 2ff. Broché, 1er plat bleu vert. 1er plat corné, avec pli blanchi coloré, sinon, bon état. – Prix : 17,00 € Préface de l’auteur, directeur littéraire de l’ “”Humanité”” en 1930: nouvelles pour la plupart “”écrites ou conçues dans la clandestinité””, “”nées du combat””, et présentant “”quelques types”” de ceux qui “”furent légion””, “”rencontrés au hasard de notre bataille secrète””. 1ère édition sur papier ordinaire (après 30 vélin).”,”LEND-132″
“FREVILLE Jean”,”La nuit finit à Tours. Naissance du Parti communiste francais.”,”””L’ economista inglese Hobson consacra, nel 1902, un libro all’ imperialismo. Il marxista austriaco Hilferding fa ne Il Capitale finanziario (1910) il processo alla borghesia monopolistica, generatrice di guerre. Ma Jaures e Hobson si collocano sul terreno del riformismo e del pacifismo; Hilferding mira a conciliare il marxismo e l’ opportunismo. Nessuno dei tre indica i mezzi concreti di lotta, coglie le prospettive storiche reali. Jaures crede che il capitalismo possa “”organizzarsi””, che un’ intesa tra i grandi trusts costituirà un fattore di pace. Hilferding disegna una teoria del “”superimperialismo”” in cui le rivalità tra Stati si indeboliscono nel seno di una vasta intesa””. (pag 28-29)”,”PCFx-036″
“FREVILLE Jean”,”Lenine a Paris.”,”Lenin e il gruppo bolscevico di Parigi. “”I disaccordi, conseguenza della disfatta e del riflusso rivoluzionario, non hanno solo scagliato gli uni contro gli altri bolscevichi e menscevichi: la linea di divisione passa ormai in seno alle frazioni. I bolscevichi hanno visto così ergersi contro la politica di Lenin i rappresentanti del gruppo Vperiod (boicottatori della Duma, otzovisti, ultimatisti, machisti e costruttori di Dio): tra loro si trovano Bogdanov, Lunacharskij, Alexinski, Pokrovski, Manuilski, Menjinski, Schantzer, Krasin, il quale, non abita a Parigi ma a Berlino, dove, è ingegnere presso la Siemens… Questo gruppo ben presto si andrà a dividere in due: il gruppo della “”cultura proletaria””, con Bogdanov e Lunacharskij, e quello di “”marxisti ortodossi”” (Alexinski, Pokrovski, Manuilski, Menjinski). Tutti questi oppositori – salvo Alexinski, avversario irriducibile dei Soviets – con più o meno esitazioni, svolazzamenti, ritardi, finiranno per allinearsi a Lenin quando scoppierà la rivoluzione in Russia””. (pag 123)”,”LEND-293″
“FREY Bruno S. in collaborazione con Alois STUTZER Matthias BENZ Stephan MEIER Simon LUECHINGER Christine BENESCH”,”Happiness. A Revolution in Economics.”,”Bruno S. Frey è professore di economia all’Università di Zurigo.”,”ECOT-002-FP”
“FREY Luigi”,”Il credito e lo sviluppo economico italiano.”,”Luigi Frey, già docente alla Cattolica di Milano e alla facoltà di sociologia di Trento, è preside della facoltà di economia e commercio nell’Università di Parma, dove è anche titolare della cattedra di economia politica. Fra i maggiori esperti europei dei problemi dell’occupazione e del mercato del lavoro, su cui ha condotto numerose e note ricerche. Dirige il Ceres (Centro di ricerche economiche e sociali della Cisl) e la rivista Economia del lavoro.”,”ITAE-100-FL”
“FREY Luigi”,”Economia italiana e costo del lavoro.”,”Luigi Frey, già docente alla Cattolica di Milano e alla facoltà di sociologia di Trento, è preside della facoltà di economia e commercio nell’Università di Parma, dove è anche titolare della cattedra di economia politica. Fra i maggiori esperti europei dei problemi dell’occupazione e del mercato del lavoro, su cui ha condotto numerose e note ricerche. Dirige il Ceres (Centro di ricerche economiche e sociali della Cisl) e la rivista Economia del lavoro.”,”ITAE-101-FL”
“FREYMOND Jacques”,”Lénine et l’ impérialisme.”,”””Dopo gli autori inglesi, tedeschi e sovietici, gli americani soprattutto hanno destato interesse su questo tema (l’ imperialismo, ndr) che hanno arricchito di contributi di valore incontestabile. Si pensi in effetti al capitolo che W.L. Langer ha consacrato all’imperialismo nella sua rimarcabile ‘Diplomacy of Imperialism’. Si pensi ancora ai numerosi lavori di Jacob Viner, allo studio che Eugène Staley ha dedicato alle relazioni della guerra e dei finanziatori di fondi privati, all’ opera di Herbert Feis: ‘Europe, the World Banker’, e alle pubblicazioni di E.M. Winslow.”” (pag 7-8) “”Prenons un exemple, celui de l’ annexion du Cameroun à laquelle M. Harry Rudin a consacré une étude minutieuse. Cette annexion a eté, on le sait, désirée et préparée par Adolf Woerman, c’est-à-dire par un homme important sur la place de Hambourg et qui avait des intérêts dans cette partie de l’ Afrique. Adolf Woerman est assez lié avec Bismarck pour correspondre directement avec lui. C’est lui qui insiste auprès du Chancelier afin qu’il prenne des mesures de protection pour le commerce allemand au Cameroun, menacé, estime-t-il, par le traité anglo-portugais relatif aux bouches du Congo.”” (pag 107)”,”TEOC-419″
“FREYMOND Jacques; testi scelti da Henri BURGELIN Knut LANGFELDT Miklos MOLNAR”,”La Premiere Internationale. Tome I.”,”esemplare di GB “”Mais les débats internes jouent également un rôle capital. “”L’Internationale, écrit Marx dans une lettre à F. Bolte, a été fondée pour mettre à la place des sectes socialistes ou semi-socialistes l’organisation réelle de la classe ouvriére. Les statuts primitifs ainsi que l’Adresse inaugurale montrent cela au premier coup d’oeil. D’autre part, les internationaux ne pourraient se mantenir si la marche de l’histoire n’avait pas déjà pulvérisé le monde des sectes. L’évolution du sectarisme socialiste et celui du véritable mouvement ouvrier vont constamment en sens inverse. Tant que les sectes se justifient (historiquement), la classe ouvriere n’est pas encore mûre pour un mouvement historique indépendant. Dès que celle-ci est arrivée à cette maturité, toutes les sectes sont essentiellement réactionnaires. Cependant, il s’est reproduit dans l’histoire de l’Internationale, ce que l’histoire montre partout. Le périmé cherche toujours à se reconstituer et à se maintenir au sein de la forme nouvelle. “”Et l’histoire de l’Internationale a été une lutte continuelle du Conseil général contre les sectes et les tentatives d’amateurs qui tentèrent toujours de se maintenir contre le mouvement réel de la classe ouvrière au sein de l’Internationale elle-même. Cette lutte a été menée dans les congrès, mais bien davantage encore dans les négociations privées du Conseil général avec chaque section en particulier”” (1)””. [Lettre du 28 novembre 1871] [FREYMOND Jacques; testi scelti da Henri BURGELIN Knut LANGFELDT Miklos MOLNAR, La Premiere Internationale. Tome I, 1962]”,”INTP-054″
“FREYMOND Jacques; testi scelti da Henri BURGELIN Knut LANGFELDT Miklos MOLNAR”,”La Premiere Internationale. Tome II.”,”esemplare di GB”,”INTP-055″
“FREYMOND Jacques a cura, scritti e documenti di Boris NICOLAEVSKY Angelica BALABANOFF Marcel BODY Lucien LAURAT M.N. ROY Yves COLLART Boris SOUVARINE Ervin SINKO Branko LAZITCH”,”Contributions a l’histoire du Comintern.”,”Lettere di Souvarine a Trotsky (1929) Dalla lettera di Souvarine a Trotsky (Lettre de Boris Souvarine a Léon Trotsky, Paris, 8 juin 1929) “”(…) Dans le monde contemporain, il n’y a pas de cerveau encyclopédique capable d’embrasser toutes les questions vitales. La spécialisation, liée à des connaissances générales, devient nécessaire en politique comme dans la production. L’avantage d’une collectivité internationale est justement d’associer des compétences dont l’équivalent n’existe pas dans une seule tête. En certaines circonstances historiques, le critère décisif peut se trouver autrement: la Commune de Paris, la Guerre de 1914, la Révolution russe pouvaient éprouver la qualité d’un communiste de Suède, d’Espagne ou de Hollande. Mais l’histoire du «Comité anglo-russe», les péripéties du «Kuomintang» et les complications de la «Nep» restent très obscures à l’unanimité des communistes des deux hémisphères, sauf à quelques-uns de chaque pays directement intéressé. Quant aux rarissime camarades ayant une vue panoramique du monde et une culture suffisante, et dont vous êtes le type représentatif le plus éminent, ils ont bien des chances de se fourvoyer, comme le demontre précisement votre exemple, ce que j’essaierai d’établir, sur votre insistance. Marx et Engels, dont l’oeuvre résiste à l’usure du temps, et à la morsure de l’érudition bourgeoise, et dont l’envergure grandit à mesure que le recul historique s’accentue, ont vécu en Angleterre et spécialement étudié cette terre classique du capitalisme. Ils y ont observé le développement des classes, en rapport avec l’évolution de la technique, et les conséquences de leurs antagonismes. Pourtant, leurs facultés de prévision se sont peut-être trouvées là en défaut. Lénine, dont même les hommes d’Etat bourgeois reconnaissent le sens politique, le «realisme», et dont nous savons la maîtrise dans l’analyse marxiste et la souplesse tactique, a aussi habité l’Angleterre et s’est permis de prédictions déjouées par les faits. Il croyait à une révolution britannique après la guerre et voyait dans le réseau des ‘shop stewards’ committees’ l’embryon d’un système soviétique. Il a voulu la réunion des divers partis et groupes communistes d’Angleterre et d’Ecosse en une seule section de l’Internationale,et l’on sait ce qui en est résulté, d’autres erreurs aidant. Or vous faites sommation à des gens qui n’ont aucune des qualités de ces maîtres d’avoir à approuver vos vues sur le cours del événements dans l’Empire britannique et sur votre tactique dans une de ses crises. Même si vous aviez raison, ce que le présent et l’avenir montreront, quel sens pourrait avoir la confirmation d’illettrés en la question? Sur la politique économique de l’URSS, les hommes les plus qualifiés de la Révolution se disputent depuis cinq ans, se jettent à la tête statistiques et pourcentages sans rien résoudre: et vous appelez l’assentiment d’on ne sait quels analphabètes pour des thèses dont les signataires ne parviennent pas eux-mêmes à s’entendre sur l’interprétation convenable? Sur la Chine, enfin, de qui pouvez-vous espérer en Europe une confirmation valablement motivée? Ne tentez pas, pour les facilités de votre réplique, de m’attribuer une conception de mandarinat répartissant les fonctions cérébrales entre spécialistes hautement qualifiés. Vous savez fort bien ce que je veux dire. Il ne s’agit pas de théoriser, mais de constater un état de fait. Notre mouvement est désemparé, disloqué, presque partout en miettes. Il est sans têtes, sans cadres, sans masses. Aussi sans information et sans culture. Les publications de nos partis sont maculées par des mercenaires ignares. Restent quelques hommes dispersés qui travaillent pour se mettre «à la page» et n’y réussissent que très relativement. Les petits groupes d’opposition obstinés à vivoter dans la débâcle ne peuvent pas ne pas se ranger à l’opinion du membre le plus ancien ou le plus instruit sans que cela engage vraiment personne. Et le moyen d’encourager le ‘rank and file’ à s’élever n’est pas d’imposer vos dilemmes. En France, je connais deux ou trois camarades à consulter utilement sur l’Angleterre ou la Russie; je n’en connais pas pour la Chine. Et aucun ne se permettra d’ériger son opinion en critère. Dans les autres pays, Russie à part, la situation ne doit pas être meilleure. C’est pourquoi je ne conçois pas de plus mauvaise manière que la vôtre de poser la question des critères en général. Vous ne la traitez pas mieux dans chaque exemple particulier. (…)”” [Lettre de Boris Souvarine a Léon Trotsky, Paris, 8 juin 1929] [(in) ‘Contributions a l’histoire du Comintern’, Librairie Droz, Gèneve, 1965, pag 158-208] (pag 170-171)”,”INTT-295″
“FREYMOND Jacques”,”La Primera Internacional. I. Congreso de Ginebra, 1866 – Congreso de Lausana, 1867 – Congreso de Bruselas, 1868.”,”Tra i libri citati da Freymond la storia della Prima internazionale di G.M. Steklov o Stekloff, 1928 (l’abbiamo con quest’ultimo nome) Marx interviene in modo indiretto sull’Ait. (pag 30-31) “”Y Marx añade, como conclusión de esta carta (): «Era muy difícil formular nuestra opinión en la redacción, de manera que fuera aceptable por el actual punto de vista del movimiento obrero. Esta misma gente celebrará dentro de unas semanas mitines con Bright y Cobden en pro del sufragio universal. Pasará mucho tiempo antes de que el despertar del movimiento permita la antigua audacia en el lenguaje. Hace falta ser ‘fortiter in re, suaviter in modo”” (43) Así la influencia intelectual de Marx se hace sentir desde los comienzos de la Asociación. En adelante su objetivo será mantenerla y reformarla en el seno del Consejo general [Londres], apoyarse sobre este organismo para difundir su pensamiento, y como él dice, combatir a las sectas. Incluso en el Consejo general, Marx no encontrará más que débiles resistencias. No faltarán las querellas personales. A intervalos Marx tendrá que hacer frente a los ataques y maniobras de los rivales ambiciosos. Encontramos ecos de estas luchas internas en su correspondencia con Engels. (…) En el continente, la situación es diferente. El Consejo general no tiene medios para coordinar directamente la acción de las sesiones y de las sociedades obreras, que en cuantioso número se afilian a la Internacional. Se impone la constitución de federaciones regionales que pueden servir de núcleo de cristalización para las «sectas» y cuya influencia puede contrapesar así la de Consejo general. También aquí, recurrirá Marx a la acción indirecta. No se comprometerá personalmente en los congresos,en los cuales domina a los proudhonianos en los primeros años. Se contenta con intentar orientar los debates. El informe del Consejo general le da la posibilidad de hacer esto, al igual que el establecimiento del programa. «Yo no podía ni quería ir allí (al Congreso de Ginebra), escribe a Kugelmann, pero he redactado el programa de los delegados de Londres. Adrede lo he limitado a los puntos que permiten un acuerdo inmediato y una acción concertada inmediata de los trabajadores, que responden de manera directa a las necesidades de la lucha de clases, a la organización de los trabajadores como clase y les estimulan» (49). Y Marx, después de algunas observaciones cáusticas sobre los parisinos «ignorantes, arrogantes, charlatanes, enfáticos, hinchados,añade que en el informe «les golpeará a lo fino». El intercambio de cartas entre Marx y Engels después del Congreso de Lausana de 1867 también es revelador. Tanto el uno como el otro deploran la torpeza de J.P. Becker, el cual, en su intervención «comienza por derribar nuestro orden del día» (50), dice Marx, pero al cual no hay que tomar en serio, señala Engels, «por sus marrullerías de viejo agitador que aparecen en cuanto no hay alguien que le dirija» (51). En cuanto a los proudhonianos que parecen haber triunfado «gracias a los perezosos suizos franceses», nos reiremos de ellos en el informe general, dice Marx, mientras que Engels señala: «Mientras el Consejo general permanezea en Londres, todas estas resoluciones no son más que papilla para gatos». Ambos se ponen de acuerdo para decir que será preciso organizarse para el Congreso de Bruselas, y servirse de los alemanes y de los ingleses para detener la ola de los proudhonianos (52). La composición de las delegaciones en el Congreso de Bruselas, no corresponderá totalmente a sus esperanzas. Los ingleses y los alemanes no serán tan numerosos como Marx y Engels lo habían querido, mientras que los miembros belgas de la Asociación estarán ampliamente representados. Pero la «ola» proudhoniana se ha detenido. Ya no es necesario levantar un dique. En la votación relativa a la propiedad del suelo trabajable, Tolain está en minoría. Sin embargo, esta primera victoria del colectivismo, todavía no es la del marxismo. En el momento en que los proudhonianos comienzan a perder terreno, Marx ve alzarse en el continente a un adversario más temible que los parisinos tan aborrecidos: Bakunin”” (pag 28-31) [Jacques Freymond, Introduzione] [(in) Jacques Freymond, ‘La Primera Internacional. I.’, Madrid, 1973] [[() Carta citada de 4 de noviembre del 1864. ‘Correspondencia Marx-Engels, t. VIII, pp. 97-98; (43) A lo cual contesta Engels el 7 de noviembre: «Tengo curiosidad por conocer el ‘Mensaje a los obreros’. Debe ser un auténtico golpe de fuerza, a juzgar por lo que me dices de esa gente. Pero está bien que entremos de nuevo en relación con gente que al menos representa a su clase; que, a fin de cuentas, es lo esencial» (Correspondencia Marx-Engels’, op. cit., t. VIII, p. 100. N. del T. – «Fortiter in re, suaviter in modo» se traduce por «tener mano izquierda»; (49) Cf. carta del 9 de noviembre de 1866 en las ‘Cartas a Kugelmann’, de Karl Marx (1862-1874). Ediciones Sociales Internacionales, Paris, 1930, páginas 59-61; (50) Carta del 12 de septiembre a Engels, Correspondencia Marx-Engels’, op. cit., t. IX, p. 216; (51) Carta del 11 de septiembre a Marx, ibidem, t. IX, p. 212; (52) «Se trata, dice Marx, de llevar la próxima vez a Bruselas veinte ingleses y treinta alemanes», ibidem, p. 216] La battaglia di Marx ed Engels all’interno della Prima internazionale per fermare l’influenza dei proudhoniani”,”INTP-083″
“FREYNET Célestin LAGUILLAUMIE Pierre FÜRSTENAU DIETRICH Theo, a cura di Ettore GELPI”,”Educazione o condizionamento?”,”‘P.P. Blonskij: un’esperienza di pedagogia attiva nell’Unione Sovietica’ di T. Dietrich (pag 69) Pavel Petrovic Blonskij e la formazione poliedrica delle giovani generazioni ‘(Blonskij) dopo aver studiato presso la facoltà di storia e filosofia di Kiev a partire dal 1908 insegnò discipline pedagogiche nei licei femminili e alla scuola normale di Mosca. Nel 1913 superò gli esami di insegnante nelle materie umanistiche. Da allora insegnò psicologia e filosofia idealistica presso l’Università di Stato di Mosca prima come lettore, poi, a partire dal 1917, come professore. Condusse, fino alla sua morte, varie ricerche in diversi istituti scientifici. Fra le sue molte opere ricordiamo: ‘Sul programma e l’organizzazione delle scuole primarie’ (Mosca, 1917), ‘Compiti e metodi della nuova scuola primaria’ (Mosca, 1917, II edizione 1918), ‘La scuola del lavoro’ (Mosca, 1919). (…) Blonskij ha tentato di seguire da marxista coerente, il principio enunciato da Marx di «unificazione dell’educazione della produzione materiale» nonché il principio dell’ «educazione politecnica». Per applicare e concretizzare l’idea guida di Marx sul collegamento del lavoro produttivo con l’insegnamento e con la ginnastica (1966) Blonskij vuole, come egli stesso dice, educare «l’operaio di fabbrica formato filosoficamente» nel quadro e nel territorio della Repubblica socialista sovietica e con ciò stesso vegliare sullo sviluppo umano dell’uomo. Per Blonskij, cioè, l’uomo «umano», l’ «uomo pienamente sviluppato» di Marx non può essere educato che partendo dal principio fondamentale enunciato da Marx stesso: collegamento del «lavoro produttivo con l’insegnamento e con la ginnastica». Per questo nel volume II di ‘La scuola del lavoro’ egli si dà come parola d’ordine questo noto passo di ‘Il Capitale’: «Dal sistema delle fabbriche, come è lecito rilevare dettagliatamente dalle opere di Robert Owen, è nato il germe dell’ ‘educazione del futuro’ che per tutti i ragazzi, passata una certà età, legherà ‘il lavoro produttivo’ con l’insegnamento ‘e con la ginnastica, non solo come metodo di crescita della produzione sociale, ma come unico metodo per la produzione di uomini pienamente sviluppati’». Quali misure generali propone Blonskij per la formazione dell’ «uomo pienamente sviluppato»? La domanda potrebbe essere formulata riprendendo ancora l’espressione di Marx: come è possibile giungere ad una «formazione piena» in una giornata di lavoro? Ecco la risposta di Blonskij: «Solo nell’industria il lavoro può diventare, per gli adolescenti, fonte di una educazione intensiva e ampia» (I, 11). Inoltre, al pari di Marx, Blonskij è convinto che ‘solo’ il lavoro nell’industria assicuri una «formazione poliedrica». (…) [T. Dietrich, ‘P.P. Blonskij: un’esperienza di pedagogia attiva nell’Unione Sovietica’ (in) ‘Educazione o condizionamento?’, Edizioni Savelli, Roma, 1973, a cura di Ettore Gelpi] ‘Pavel Petrovic Blonskij (1884-1941) è stato uno dei più influenti pedagogisti e psicologi russi del primo Novecento, noto per aver cercato di fondare una pedagogia scientifica di ispirazione marxista. ? Chi era Blonskij? Nato a Kiev, fu inizialmente vicino al movimento social-rivoluzionario, ma dopo la Rivoluzione d’Ottobre aderì al bolscevismo. Insegnò pedagogia e psicologia all’Università di Mosca e fu coinvolto nella riforma dei programmi scolastici sovietici. Fu tra i primi a proporre una psicologia oggettiva e una scuola del lavoro fondata su basi scientifiche e socialiste2. ? Contributi principali “”La scuola del lavoro”” (1919): proponeva un’educazione fondata sul lavoro produttivo, in opposizione ai modelli borghesi. “”Scolari difficili”” (1929): affrontava il tema dell’educazione dei bambini con difficoltà di apprendimento. Sviluppò una teoria della memoria genetica o fásica, in cui la memoria evolve in fasi legate allo sviluppo del linguaggio e del pensiero. ?? Declino e repressione Negli anni ’30, con l’avvento dello stalinismo, molte delle sue idee furono criticate come “pedologiche” e quindi deviate. Dopo il decreto del 1936 contro la pedologia, Blonskij fu emarginato e perse gran parte della sua influenza…’ (f. copilot)”,”GIOx-005-FFS”
“FREYRE Gilberto”,”Maîtres et esclaves. La formation de la société brésilienne. (Tit.orig.: Casa-grande e senzala)”,”FREYRE Gilberto è nato nel 1900 a Recife. E’ stato professore nelle Università di Stanford, Bahia e Buenos Aires. Nativi americani e africani. “”Per McDougall, il fatto che l’ Indiano si contragga più del nero a contatto con la civiltà europea, si opponga al suo dominio con una maggiore resistenza, per alla fine soccombere in questa lotta ineguale, si spiega con questa differenza psicologica. L’ indigeno americano, nettamente introverso, si adatta più difficilmente. Il nero è un estroverso. Il tipo dell’ uomo facile, plastico, adattabile.”” (pag 266-267) “”Si sa che il criterio storico-culturale corregge sovente i criteri biologico o psicologico nella discriminazione dei caratteri etnici. Ora esso ci mostra l’ esistenza, presso gli Amerindi, una incapacità più sociale o tecnica che non psichica o biologica. Benché non si debbano disprezzare le inattitudini psichiche, il fatto importante, è che il nomadismo della vita economica ha reso gli Amerindi incapaci di un lavoro agricolo regolare. Ora varie società africane che ci hanno inviato grandi masse di schiavi, conoscevano già questo lavoro agricolo, come pure l’ allevamento, l’ utilizzazione della carne e del latte del bestiame.”” (pag 267)”,”AMLx-073″
“FREYRE Gilberto”,”Case e catapecchie. La decadenza del patriarcato rurale brasiliano e lo sviluppo della famiglia urbana. Volume primo.”,”Quest’opera è stata realizzata in italiano su consiglio di Fernand Braud”,”AMLx-026-FSD”
“FREYRE Gilberto”,”Case e catapecchie. La decadenza del patriarcato rurale brasiliano e lo sviluppo della famiglia urbana. Volume secondo.”,”Quest’opera è stata realizzata in italiano su consiglio di Fernand Braud”,”AMLx-027-FSD”
“FREYSSAT Jean-Marie DUPRÉ Michel OLLIVIER François”,”Ce Qu’est l’OCI.”,”Introduction, Notes, Postface, Illustrazioni, Supplément à Critique communiste n. 18/19 décembre 1977, Cahiers Rouge, Nouvelle serie n. 10,”,”FRAP-004-FL”
“FREYSSAT Jean-Marie”,”Front unique ouvrier.”,”Bibliographie, Supplément à Critique Communiste, Cahier Rouge 6,”,”FRAP-005-FL”
“FREZZA Daria”,”Il leader, la folla, la democrazia nel discorso pubblico americano, 1880-1941.”,”La FREZZA insegna Stporia degli Stati Uniti d’ America presso il dipartimento di storia della facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Siena. E’ autrice di un volume su F.D. Roosevelt e l’ opinione pubblica con una scelta dei discorsi del presidente. Ha pubblicato vari saggi.”,”USAS-093″
“FRICKE Dieter a cura; saggi di Manfred BOGISCH Dieter FRICKE Werner FRITSCH Siegfried SCHMIDT Herbert SCHWAB Gustav SEEBER Rolf WEBER Manfred WEIßBECKER”,”Deutsche Demokraten. Die nichtproletarischen demokratischen Kräfte in der deutschen Geschichte 1830 bis 1945.”,”Fondo Call. Saggi di Manfred BOGISCH Dieter FRICKE Werner FRITSCH Siegfried SCHMIDT Herbert SCHWAB Gustav SEEBER Rolf WEBER Manfred WEIßBECKER “”Bedeutsam war auch Widerstand der Intelligenz gegen die Umsturzvorlage. Ihre Vertreter fürchteten, daß – wie Albert Schäffle schrieb – der “”freien Forschung, der Freiheit des wissenschaftlichen Vortrags und der wissenschaftlichen Publikation, der schönen Literatur und der Kunst…, soweit sie dem alten Grundbesitze, dem großen Kapital und der Orthodoxie widerwärtig und unbequem sind, der Zaum angelegt werden”” soll. Bedeutende Schriftsteller, Journalisten und Künstler wie Theodor Fontane, Adolf Menzel, Gustav Freytag, Detlef von Liliencron, Friedrich Spielhagen, Paul v. Heyse, Gerhart Hauptmann und selbst Ernst von Wildenbruch protestierten gegen die Vorlage. Die Historiker Karl Lamprecht, Theodor Mommsen, Hans Delbrück und Quidde, die Mediziner und Naturwissenschaftler Rudolf Virchow und Ernst Haeckel und Ökonomen wie Werner Sombart und Adolf Wagner nahmen öffentlich gegen die Vorlage Stellung. Ihnen folgten auch viele Studenten. In Berlin entstand ein Ausschuß zur Bekämpfung der Umsturzvorlage, dem in kurzer Zeit 95 000 Unterschriften für eine Protestresolution zugingen.”” (pag 110)”,”GERS-025″
“FRICKE Dieter”,”Die deutsche Arbeiter-bewegung 1869-1914. Ein Handbuch über ihre Organisation und Tätigkeit im Klassenkampf.”,”””Wenn der Zentralbildungsausschuß die ihm von der Partei übertragenen Aufgaben dennoch in revolutionären Sinne zu lösen vermochte, so war das vor allem das Verdienst der deutschen Linken und das Ergebnis rastlosen Wirkens von vielen Tausenden Funktionären. Dem Organisationsaufbau der Partei entsprechend sich in der Folge lokale Bildungsausschüsse. Sie hatten vor allem die Aufgabe, “”für die Gesamtheit der organisierten Arbeiter an dem betreffenden Orte alle Veranstaltungen belehrenden und künstlerischen Charakters zu arrangieren””. Nach den jährlich vom Zentralbildungsausschuß den Parteitagen vergelegten Berichten betrug ihre Zahl: 1908-1909 281 (124) 1909-10 314 (187) 1910-11 410 (218) 1911-12 575 (266) 1912-13 761 (364) 1913-14 854 (401) (Die Ziffern in den Klammern nennen die Zahl der Bildungsausschüsse, zu denen der Zentralbildungsausschuß Verbindung hatte)”” (pag 490)”,”MGEx-191″
“FRICKE Dieter, a cura”,”Dokumente zur deutschen Geschichte 1897/98-1904.”,”Einleitung, Dokumente, Anhang, Zeittafel, Ergebnisse der Reichstagswahlen, Übersicht über die Reichsämter und militärischen Führungsstellen, Statistische Angaben, Abkürzungsverzeichnis, Personenregister,”,”GERx-017-FL”
“FRICKE Dieter, a cura”,”Dokumente zur deutschen Geschichte 1905-1909.”,”Einleitung, Dokumente, Anhang, Zeittafel, Ergebnisse der Reichstagswahlen 1907, Übersicht über die Reichsämter und militärischen Führungsstellen, Statistische Angaben, Abkürzungsverzeichnis, Personenregister,”,”GERx-018-FL”
“FRICKE Dieter, a cura”,”Dokumente zur deutschen Geschichte 1910-1914.”,”Einleitung, Dokumente, Anhang, Zeittafel, Ergebnisse der Reichstagswahlen, Übersicht über die Reichsämter und militärischen Führungsstellen, Statistische Angaben, Abkürzungsverzeichnis, Personenregister,”,”GERx-019-FL”
“FRICKE Dieter, a cura”,”Dokumente zur deutschen Geschichte 1914-1917.”,”Einleitung, Dokumente, Anhang, Zeittafel, Ergebnisse der Reichstagswahlen, Übersicht über die Reichsämter und militärischen Führungsstellen, Statistische Angaben, Abkürzungsverzeichnis, Personenregister,”,”GERx-020-FL”
“FRICKE Dieter”,”Der Ruhrbergarbeiterstreik von 1905.”,”Vorwort, note, tabelle, Anhang, Benutzte Quellen und Literatur, Personenregister, [Lo sciopero dei minatori della Ruhr del 1905]”,”MGEx-039-FL”
“FRIDENSON Patrick”,”Histoire des usines Renault. 1. Naissance de la grande entreprise, 1898-1939.”,”L’A è nato nel 1944, ex allievo della Ecole Nationale Superieure, agregé di storia, dottore del 3° ciclo di studio, maitre-assistant di storia all’Univ di Paris X- Nanterre, collabora al ‘Mouvement sociale’ e alla ‘Revue d’histoire de la Seconde Guerre mondiale’.”,”FRAE-005″
“FRIDENSON Patrick REYNAUD Bénédicte a cura; saggi di Philippe ASKENAZY Catherine BLOCH-LONDON Jérôme BOURDIEU Alain CHATRIOT Jacques FREYSSINET Eric PEZET Muriel ROGER”,”La France et le temps de travail (1814-2004).”,”FRIDENSON Patrick storico, direttore di studi all’Ecole des Hautes études en sciences sociales (EHESS). REYNAUD Bénédicte economista, direttrice di ricerca al CNRS. “”On observe ce même recours à l’expertise médicale sur la “”question sociale”” dans d’autre pays. En Belgique, en Angleterre, par exemple, des rapports sur le travail des enfants sont effectués dans les différentes Académies de médicine. En Belgique, l”Enquête sur la condition des classes ouvrières et sur le travail des enfants’ (88) est effectuée pour le compte du ministère de l’Intérieur par des membres de l’Académie royale de médecine (1848). La durée excessive du travail des enfants est dénoncée: impossibilité de bénéficier d’une scolarisation “”normale””; difficulté de suivre avec profit les cours à l’école le soir, en raison de leur épuisement; risque lié à la sécurité des enfants qui sont de ce fait dehors le soir. L’Académie royale de médecine de Belgique note que “”les écoles du soir présentent, surtout en hiver, des grands inconvénients sous le rapport des moeurs”” (89). En Angleterre, les rapports de la ‘Children Employment Commission’, dont le premier date de 1829, seront très utilisés par Marx (90), pour dénoncer l’exploitation des enfants”” (pag 45) [Patrick Fridenson Bénédicte Reynaud, a cura, La France et le temps de travail (1814-2004), 2004] [(88) Cité par Marcel Lecoq, ‘Vers la journée de huit heures’, Paris, Marcel Rivière, 1906, p. 45-48; (89) Ibid., p. 47; (90) Cf,. Karl Marx, ‘Le Capital’, op. cit.. Annexe VIII, p. 1309 et suiv.]”,”MFRx-363″
“FRIDENSON Patrick, a cura, saggi di BECKER Jean Jacques BERNSTEIN Serge DUBESSET Mathilde FRIDENSON Patrick HARDACH Gerd HATRY Gilbert HENNEBICQUE Alain KÖLL Louis LAUX James M. PAXTON Robert O. THEBAUD Françoise VINCENT Catherine”,”1914-1918. L’autre front.”,”[Dal momento del passaggio dalla guerra di movimento alla guerra di posizione e di materiali, nel corso dell’inverno 1914-1915, il consumo di materiale da parte degli eserciti contrapposti divenne enorme. Solo la carenza di manodopera e di materie prime limitarono l’espansione della produzione di armamenti; ‘La mobilisation effectuée au cours des premières journées d’août montre le peu d’importance qu’on accordait à l’industrie de l’armement. A la mobilisation, seul 11.000 ouvriers professionnels astreints aux obligations militaires furent dispensés du service armé, dont 7.600 au profit des fabriques d’armes et de munitions de l’Etat. Les usines d’armement publiques et privées occupaient au total 45.000 à 50.000 ouvriers. A la suite de la mobilisation, le nombre de leurs ouvriers baissa: au Creusot, par exemple, il tomba d’environ 12.000 à 6.600. La bataille de la Marne (6-9 septembre 1914) avait encore été faite et gagnée avec le programme d’armement limité de la période d’avant-guerre. Mais il apparut que, déjà au cours de cette première phase de la guerre de mouvement , la consommation de matériel dépassait de loin les prévisions faites en temps de paix. (…) L’augmentation del la production au cours de la première année de mobilisation industrielle fut considérable, et pourtant elle était en retard sur la domande. Depuis le passage à la guerre de position et de matériel, au cours de l’hiver 1914-1915 la consommation de matériel par les armées devint énorme; chaque avance d’une des parties provoqua des efforts d’armement de l’autre partie. Seule la pénurie de main-d’oeuvre et de matières premières limita l’expansion de la production d’armement’ (pag 83-84), (in) Gerd Hardach, ‘La mobilisation industrielle en 1914-1918: production, planification et idéologie’ (pag 81-109)]”,”QMIP-253″
“FRIED Ferdinand”,”La fine del capitalismo.”,”””Attualmente l’ economia tedesca si trova con circa duemila Cartelli, con numerosi Trusts e monopoli, in una crisi capitalistica dell’ economia mondiale. Solo ora appare chiaro che l’ economia tedesca si è vincolata, e in grande misura. Lo Stato, la società, quale rappresetante dell’ anonima massa dei consumatori, dovette già da lungo tempo interessarsi all’ economia cartellistica. Ma lo Stato se ne interessò fiaccamente, legato come è ai partiti. Il “”tribunale dei Cartelli”” esercita un controllo uasi solo nominale: ma il fatto della sua esistenza basta a stabilire il principio che lo Sato non ha solo diritti ma anche doveri. Nella odierna economia vincolata, l’ imprenditore, nonostante la crisi, tiene fermi, in virtù dei sindacati, i salari, e la crisi (che, in sé, è capitalistica e dovrebbe trovare il suo sfogo nel ribasso dei prezzi e dei salari) si crea una via d’ uscita nell’ aumento delle merci giacenti invendute nei magazzini, nelle limitazioni di lavoro nelle aziende, e nella disoccupazione operaia. Lo Stato appoggia l’ uno e l’ altro: l’ imprenditore con dazi doganali, sovvenzioni, credito a buon mercato, commesse statali, – l’ operaio con sussidi di disoccupazione.”” (pag 207)”,”ECOI-189″
“FRIED Ferdinand”,”La fine del capitalismo.”,”Penultimo capitolo: ‘Il crollo’ (pag 175-258) Ultimo capitolo: ‘La decomposizione dell’economia mondiale’ (pag 259-344) ‘La Germania fu spinta dal Trattato di Versailles nel gruppo dei grandi Stati debitori, e oggi, anche senza l’onere delle riparazioni, è così schiacciata dai debiti che è ridotta a far parte del rimanente territorio di contadini dell’Europa centrale, sovraccarico di debiti. Se si includono le riparazioni, la Germania si trova al livello semi-coloniale dell’America del sud o dell’Australia. Perciò, alla Germania, come al paese che fu più esposto alle irradiazioni dello spirito occidentale, spetterà il compito principale, e forse la direzione, nei prossimi dibattiti e compromessi della politica mondiale: o per lo meno le spetterà la funzione di dare l’impronta spirituale decisiva alla cupa, irrazionale volontà del mondo in rivolta”” (pag 342-343)”,”ECOI-001-FB”
“FRIED Johannes”,”Aufstieg aus dem Untergang. Apokalyptisches Denken und die Entstehung der modernen Naturwissenschaft im Mittelalter. [Risorgere dalla caduta. Il pensiero apocalittico e l’emergere della moderna scienza naturale nel Medioevo]”,”Johannes Fried è Professore di Storia medievale all’Università di Francoforte. Ha pubblicato pure ‘Der Weg in die Geschichte’ (La strada nella storia).”,”SCIx-006-FSD”
“FRIEDAN Betty”,”La mistica della femminilità. Il libro del movimento per la liberazione della donna americana: una denuncia dell’ oppressione ideologica, della scuola dell’ autodisprezzo, del lavoro senza futuro, dell’ imbonimento sessuale, della casa-confino.”,”FRIEDAN Betty allieva di Koffka, uno dei fondatori della psicologia della Gestalt. Nel 1966 ha fondato la NOW. “”Ho trovato ovunque i segni di questi fenomeni. Secondo Kinsey non c’è stato alcun aumento, negli ultimi decenni, dell’ attività sessuale reale. Ma nell’ ultimo decennio s’è invece visto un enorme aumento dell’ interesse per il sesso e delle fantasie sessuali.”” (pag 249) “”Il ruolo esercitato dalla madre nell’ omosessualità è stato precisato da Freud e dagli psicanalisti. Ma la madre il cui figlio diventa omosessuale non è di solito la donna “”emancipata”” che concorre con gli uomini nel mondo, ma proprio l’ incarnazione della mistica della femminilità: una donna che vive attraverso il figlio, la cui femminilità viene impiegata nella virtuale seduzione del figlio, che lega il figlio a sé in modo talmente esagerato che egli non riesce mai a maturare al punto da poter amare una donna, e molto spesso non riesce ad affrontare da adulto la propria vita.”” (pag 264-265)”,”DONx-024″
“FRIEDEN Jeffry A.”,”Capitalismo Global. El trasfondo económico de la historia del siglo XX.”,”FRIEDEN Jeffry A. professore presso l’Università di Harvard. E’ autore di ‘Banking on the World: The Politics of American International Finance’ (1987) e di ‘Debt, Development and Democracy: Modern Political Economy and Latin America, 1965-1985’ (1991).”,”ECOI-330″
“FRIEDGUT Theodore H.”,”Iuzovka and Revolution. Life and Work in Russia’s Donbass, 1869-1924. Vol. I.”,”In 1870 the Welsh ironmaster John James Hughes left his successful career in England and settled in the barren and underpopulated Donbass region of the Ukrainian steppe to found the town of Iuzovka and build a large steel plant and coal mine. Theodore Friedgut tells the remarkable story of the subsequent economic and social development of the Donbass, an area that grew to supply seventy percent of the Russian Empire’s coal and iron by World War I. This first volume of a planned two-volume study focuses on the social and economic development of the Donbass, while the second volume will be devoted to political analysis. Friedgut offers a fascinating picture of the heterogeneous population of these frontier settlements. Company-owned Iuzovka, for instance, was inhabited by British bosses, Jewish artisans and merchants, and Russian peasant migrants serving as industrial workers. All of these were surrounded by Ukrainian peasants resentful of the intrusive new ways of industrial life. A further contrast was that between relatively settled, skilled factory workers and a more volatile and migratory population of miners. By examining these varied groups, the author reveals the contest between Russia’s industrial revolution and the striving for political revolution. Theodore H. Friedgut is Associate Professor of Russian and Slavic Studies at the Hebrew University of Jerusalem.”,”RIRO-047-FL”
“FRIEDGUT Theodore H.”,”Iuzovka and Revolution. Politics and Revolution in Russia’s. Donbass, 1869-1924. Vol. II.”,”Theodore H. Friedgut is Professor of Russian and Slavic Studies at the Hebrew University of Jerusalem.”,”RIRO-048-FL”
“FRIEDL Berthold C.; LENIN V.I.”,”Les fondements théoriques de la guerre et de la paix en URSS. Suivi du Cahier de Lénine sur Clausewitz.”,”FRIEDL Berthold C. dottore dell’ Università di Parigi, ex professore di lingue e civilizzazione russa sezione dell’ esercito (A.S.T.P.), università del Missouri, USA, chargé de mission presso l’ esercito americano. La seconda parte del volume: Il quaderno Lenin su Clausewitz. Capitolo 1. Osservazioni a proposito del quaderno di Lenin su Clausewitz. Capitolo 2. Leninskaya Tetradka (Quaderno di Lenin n° 18674 degli Archivi dell’ Istituto Lenin di Mosca) (Testi scelti e annotati da Lenin del libro di Clausewitz: “”Della guerra e la condotta della guerra””). Capitolo 3. Note esplicative (pag 39-90) La terza parte contiene il capitolo ‘Lenin capo militare’ e ‘La strategia militare di Lenin nel periodo 1918-1920′ Sul rapporto di forza. “”Nell’ arte militare, non bisogna contare esclusivamente sui mezzi di combattimento; ciò che importa è di utilizzarli abilmente; Lenin ha fatto degli estratti di due capitoli: del terzo: “”Rapporto delle forze””, e del quarto: “”Proporzione delle armi””. Nel primo, Clausewitz diceva che nella nostra epoca la superiorità numerica prende un’ importanza sempre più grande. Nella storia moderna è difficile trovare una vittoria su forze doppie dell’ avversario, come avveniva nell’ antichità. Gli eserciti europei contemporanei sono assolutamente comparabili tra loro per equipaggiamento, armamento e istruzione. Secondo Clausewitz, non bisogna assolutamente concludere che è impossibile condurre la guerra con un’ armata notevolmente più debole di quella del nemico. La guerra è possibile in tutti i rapporti di forza.”” (pag 83, nota 11) Stalin stratega. “”Lenin si dedica subito alla difesa di Tzaritzyn- oggi Stalingrado. Ordina al Consiglio Militare Rivoluzionario della decima Armata Rossa, di cui facevano parte Stalin e Voroscilov, di tenere a tutti i costi Tzaritzyn. I difensori di questa regione non conoscevano molto bene le ragioni degli ordini di Lenin. Se Tzaritzyn fosse caduta nel corso del secondo semestre del 1918, la Rivoluzione di novembre avrebbe perduto non soltanto un grande centro industriale, ma anche un bastione di estrema importanza strategica, sotto forma di una regione fortificata che serviva a impedire alle forze della controrivoluzione cosacca del Sud (Don, Kuban, Astrakan) di effettuare la ricongiunzione con quelle della controrivoluzione della regione Orenburg-Urali. Con Tzaritzyn nelle mani dei rossi, le forze armate dei nemici dei Soviet all’ est e a sud non avrebbero mai potuto raggrupparsi strategicamente per formare un solo fronte. Scontri estremamente sanguinosi a settembre, ottobre e novembre 1918 terminarono con la vittoria completa della decima Armata Rossa allora comandata da Stalin e dagli altri membri del Consiglio Militare Rivoluzionario. Il ruolo di stratega di Stalin a Tzaritzyn fa già parte degli studi militari classici””. (pag 100-101)”,”LENS-164″
“FRIEDLÄNDER Saul”,”Pio XII e il Terzo Reich.”,”Crisi internazionale 1939, vittorie del Reich, inizio nuovo ordine europeo, attacco tedesco alla Russia, entrata in guerra degli USA, fase iniziale sterminio ebrei, ‘soluzione finale’, il Vaticano e la politica anti-religiosa del Reich (1942-43), deportazione ebrei di Roma ed Ungheria, evoluzione situazione internazionale. Nato a Praga nel 1932, cittadino israeliano dopo il 1948, Saul F. ha studiato all’Institut d’Etudes Politiques di Parigi e ha preso il dottorato di scienze politiche all’Univ di Ginevra. Insegna storia contemporanea all’Istituto Univ degli Hautes Etudes Internationales a Ginevra. Autore del libro ‘Hitler et les Etats Unis, 1939-1941’ (Ginevra, 1963), sta ora (1965) preparando uno studio d’insieme sulla politica estera del Terzo Reich dal 1933 al 1945.”,”RELC-006″
“FRIEDLÄNDER Paul e altri; redattore responsabile Gerhart EISLER”,”Kommunismus. Zeitschrift der Kommunistischen Internationale.”,”Temi affrontati: – Guerra russo-polacca. – Il governo dei tecnici. – La partecipazione alle elezioni per il parlamento. – Socialdemocrazia contro la Russia Sovietica (1). (1) osservazioni sul libro di “”Bolscevismo o Socialdemocrazia”” di Otto BAUER scritte da Jurij ORLOW – La militare e volontaria disciplina del lavoro in Russia. – Panorama internazionale. Articoli sulla Guerra russo-polacca, Il governo dei tecnici, La partecipazione alle elezioni per il parlamento, La Socialdemocrazia contro la Russia Sovietica (osservazioni di Jurij Orlow sul libro “”Bolscevismo o Socialdemocrazia”” di Otto Bauer, La militare e volontaria disciplina del lavoro in Russia (…)”””,”INTT-002″
“FRIEDLÄNDER Saul”,”Pio XII e il Terzo Reich. Documenti.”,”Nato a Praga nel 1932, cittadino israeliano dopo il 1948, Saul FRIEDLÄNDER ha studiato all’ Institut d’ Etudes Politiques di Parigi e ha preso il dottorato di scienze politiche all’ Univ di Ginevra. Insegna storia contemporanea all’Istituto Univ degli Hautes Etudes Internationales a Ginevra. Autore del libro ‘Hitler et les Etats Unis, 1939-1941’ (Ginevra, 1963), sta ora (1965) preparando uno studio d’insieme sulla politica estera del Terzo Reich dal 1933 al 1945. La S. Sede e la politica antireligiosa del Reich (1942-1943). “”Quando inizia la campagna di Russia, Hitler, volendo probabilmente evitare contrasti interni, dà ordine di sospendere la confisca dei beni ecclesiastici. Il 7 luglio 1941, il segretario del partito, Bormann, invia a tutti i Gauleiter la seguente circolare: ‘Il Führer ha ordinato: A partire da oggi qualsiasi confisca dei beni delle chiese e dei monasteri deve cessare. I Gauleiter non devono in nessun caso prendere misure indipendenti, anche quando lo impongono circostanze speciali, sulla base delle leggi vigenti. Qualora un Gauleiter ritiene che sia necessaria un’ azione da parte sua, dovrà innanzitutto informarne, tramite mio, il Führer.”” (…) (L’ affare russo) ‘rappresentava un terreno su cui era possibile un riavvicinamento fra la Chiesa cattolica e il Reich; la Chiesa era un nemico giurato del boscevismo e per quanto riguardava la guerra contro il bolscevismo gli interessi della Germania e di Roma erano affini’ (Tel. di Bergen a Berlino).”” (pag 140)”,”GERN-107″
“FRIEDLANDER Saul”,”Hitler et les Etats Unis, 1939-1941.”,”Dello stesso autore: ‘Pie XII et le III° Reich’ e ‘La politique étrangere du III° Reich’. Valutazione del fattore americano nel 1939. (pag 46) “”Les leaders du Reich sont persuadés que, malgré l’attitude de Roosevelt envers l’Allemagne, l’Amérique n’interviendra pas dans le conflit tel qu’on l’envisage. Cette proposition leur paraît apparemment tallement évidente que le facteur américain ne mérite mêmepas d’être évoqué. C’est à découvrir les raisons probables de cette attitude qu’il faut nous attacher maintenant. Hitler semble convaincu que si une guerre éclate à cause de la Pologne, elle sera brève. Le Führer envisage trois possibilités: la destruction d’une Pologne militairement isolée, (…) une intervention de la Grande-Bretagne et de la France qui n’aurait d’autre but que de sauver la face (…); une intervention effective des puissances occidentales que les armées du Reich acculeraient rapidement à la défaite, grâce à la supériorité momentanée des préparatifs allemands.”” (pag 47) FRIEDLANDER Saul è nato a Praga nel 1932, cittadino israeliano dopo il 1948, esce primo del suo corso all’ Institut d’ Etudes Politiques de Paris nel 1955, dottore in scienze politiche dell’ Università di Ginevra. E’ stato poi professore di storia contemporanea all’ Institut Universitaire des Hautes Etudes internationales a Ginevra.”,”QMIS-109″
“FRIEDLÄNDER Saul”,”Il dibattito storiografico sull’antisemitismo nazista e lo sterminio degli ebrei d’Europa.”,”FRIEDLÄNDER Saul “”La politica dei nazisti verso gli ebrei poté beneficiare di un “”terreno libero””, poiché non ci fu grande opposizione, una controffensiva proveniente sia dall’Europa occupata, sia dall’esterno. Non si può più oggi parlare dell’ignoranza dei governi o delle istituzioni che avrebbero potuto agire o tentare di agire: le informazioni erano precise, dal 1942. La passività generale, così come la collaborazione di talune amministrazioni d’Europa occupata con la politica dei nazisti si spiegano certamente con l’antisemitismo di taluni ambienti, ma anche, come nel caso dell’opinione pubblica tedesca, con una indifferenza della grande maggioranza della popolazione per la sorte degli ebrei”” (pag 421)”,”STOx-269″
“FRIEDLANDER Henry”,”Le origini del genocidio nazista.”,”Henry Friedlander, nato a Berlino nel 1930, fu internato durante la seconda guerra mondiale in vari lager, fra cui Auschwitz. Emigrò negli Stati Uniti nel 1947. È stato professore di storia del dipartimento di studi ebraici del Brooklyn College della City University di New York. È autore di ‘The Olocaust: Ideology, Bureaucracy and Genocide’. “”Due esempi, uno per gli zingari e uno per gli ebrei ed entrambi concernenti bambini, testimoniano la determinazione dei burocrati e degli scienziati tedeschi a distruggere tutti i membri delle razze aliene. Sin dalla fine degli anni Trenta, gli enti governativi responsabili dell’assistenza pubblica dei bambini avevano cercato di ostracizzare, o almeno, isolare, i bambini ebrei e zingari. Questi bambini erano minorenni posti sotto tutela dello stato da tribunali o enti governativi. Le ragioni della loro tutela, a volte fabbricate, erano, tra le altre, la delinquenza giovanile, l’impossibilità per un singolo genitore di occuparsi del figlio, o la reclusione dei genitori in un campo di concentramento. (…) Non conosciamo l’esatto numero dei ragazzi ebrei trasferiti a Hadamar durante il 1943 e il 1944, ma sappiamo che per lo più erano sani e che vennero spediti nel centro di uccisione solo perchè erano ibridi ebrei. Poiché le linee guida sulla deportazione esentavano tali ragazzi, la burocrazia dell’ RMdl, e non dell’RSHA, decise di distruggere almeno qui ragazzi ibridi ebrei sui quali esercitava il proprio controllo in quanto posti sotto la tutela dello stato. Ad Hadamar questi ragazzi sani vennero uccisi con delle iniezioni. Abbiamo visto finora, come si ripresenti continuamente il collegamento tra le operazioni di uccisione contro i disabili, gli ebrei e gli zingari. Le interpretazioni sulle tre operazioni sono mutate negli anni. All’epoca, l’omicidio dei disabili scatenò una forte opposizione, mentre l’omicidio degli ebrei e ancor più degli zingari non suscitò reazioni nell’opinione pubblica. Dopo la guerra, tuttavia, l’interesse pubblico si è concentrato sull’omicidio degli ebrei, mentre si è prestata poca attenzione all’omicidio dei disabili e degli zingari fino a tempi recenti. Ma non si può spiegare nessuna di queste operazioni di sterminio senza spiegarne le altre. Il genocidio nazista scaturisce dalla somma di tutte e tre. Il collegamento tra le tre operazioni di sterminio fu, come abbiamo visto, di natura ideologica, basato sulla credenza nell’ineguaglianza umana e sulla volontà di ripulire il patrimonio genetico della nazione tedesca. Vi fu, però, anche un collegamento dovuto alla collaborazione tra differenti segmenti della burocrazia. Sebbene fosse la KdF a dirigere le uccisioni per eutanasia in collaborazione con l’RMdI, le SS e la polizia fornirono il supporto logistico senza assumersi responsabilità dirette. Le SS fornirono aiuto tecnico e personale di rango inferiore nel Reich, oltre alle unità che commisero gli omicidi ai confini orientali della Germania. Ma la collaborazione si spinse oltre. L’opera dei burocrati della sanità e della polizia, per esempio, si combinò per prendere in trappola individui che altrimenti sarebbero forse riusciti a sfuggire. Così ad esempio, le SS si assicurarono che il dipartimento della sanità cittadino obbligasse Maria Wlach, una vagabonda mezzo cieca che aveva il marito in campo di concentramento, a farsi ricoverare presso l’ospedale Am Steinhof. La Wlach era sposata con un ebreo”” (pag 414-417) Uccisione di ragazzi ebrei sani con iniezioni (pag 416)”,”GERN-203″
“FRIEDMAN Milton SCHWARTZ Anna Jacobson”,”Il Dollaro. Storia monetaria degli Stati Uniti (1867-1960).”,”””In controversie come queste l’ esperienza dimostra l’ impossibilità di apprendere alcunché dai fatti finché essi non siano esaminati e intepretati dalla ragione; ed insegna che il più incauto e insidioso dei teorici è colui che proclama di lasciare che fatti e cifre parlino da soli e pone fra le quinte la parte da lui giocata, forse incosciamente, nello scegliere e articolare fatti e cifre medesimi e nell’ insinuare la tesi del “”post hoc ergo propter hoc”” (Alfred Marshall).”,”USAE-023″
“FRIEDMAN Gerald”,”State-Making and Labor Movements. France and the United States, 1876-1914.”,”FRIEDMAN Gerald è Associate Professor of Economics all’ Università del Massachusetts, Amherst. E’ autore di articoli sul tema della labor history, della storia economica e della storia della schiavitù in America.”,”MUSx-128″
“FRIEDMAN Milton FRIEDMAN Rose”,”Liberi di scegliere.”,”Milton FRIEDMAN è nato a Brooklyn nel 1912. DOcente all’ Università di Chicago, titolare dinuna rubrica su Newsweek nel 1976 ha ricevuto il premio Nobel per l’ economia. E’ il più noto esponente della “”scuola”” monetarista. “”L’ errore di supporre che il comportamento degli organismi sociali possa essere modellato a piacere è diffusissimo. E’ l’ errore fondamentale della maggior parte dei cosiddetti riformatori. Ciò spiega perché così spesso costoro siano inclini a pensare che la colpa è dell’ uomo e non del “”sistema””; che il modo di risolvere i problemi è “”fare piazza pulita dei mascalzoni”” e porre persone beneintenzionate nei posti di responsabilità. Ciò spiega perché le loro riforme, quando sembrano realizzate, finiscono spesso per snaturarsi”” (pag 211)”,”USAE-030″
“FRIEDMAN Alan”,”Ce la farà il capitalismo italiano?”,”FRIEDMAN Alan è stato corrispondente del Financial Times a Milano. “”Negli anni di Prodi l’ IRI ha poi privatizzato una trentina di aziende, tra le quali l’ Alfa Romeo. Nonostante tutte le polemiche; nonostante tutti i dubbi che si possono avere sull’ intensità della campagna di lobby contro la Ford o sul pagamento da parte della Fiat, che comincerà solo nel 1993, e in cinque tranches; nonostante l’ ordine della CEE nei confronti di Finmeccanica, che deve restituire 615 miliardi di aiuti illeciti all’ Alfa, non si può negare che la privatizzazione della gloriosa azienda automobilistica sia un’ operazione storica per l’ industria di Stato””. (pag 91)”,”ITAE-158″
“FRIEDMAN Milton JACOBSON SCHWARTZ Anna”,”The Great Contraction, 1929-1933.”,”FRIEDMAN Milton (1912-2006) premio nobel economia 1976. Senior Research Fellow Hoover University. Anna JACOBSON SCHWARTZ research associate National Bureau of Economic Reserach.”,”ECOI-277″
“FRIEDMAN Milton, a cura di Armando MASSARENTI”,”Milton Friedman. I grandi della scienza.”,”FRIEDMAN Milton “”All’inizio del 1937, Friedman è a New York per entrare a far parte del famoso gruppo di ricerca del ‘National Bureau of Economic Research’ diretto da Simon Kuznets, futuro premio Nobel nel 1971. Il gruppo, nato su iniziativa di Wesley Mitchell, svolge un’attività di fondamentale imporanza nella definizione delle politiche governative fornendo dati accurati sull’andamento del prodotto interno lordo e sulle stime di crescita: si tratta di un’impostazione fondalmentalmente centralista, e infatti Friedman ammetterà che in quel periodo il suo approccio all’economia era di stampa prettamente keynesiano. Nel 1940, Friedman ottiene una cattedra come ‘Visiting professor’ di finanza pubblica presso l’Università del Wisconsin a Madison e lascia perciò Washington per fare ritorno nella regione dei Grandi Laghi. “” (pag 19-21)”,”ECOT-222″
“FRIEDMAN Alan, collaborazione di Emanuela MINNAI”,”La madre di tutti gli affari.”,”Alan Friedman è nato a New York nel 1956 ed è stato dal 1983 al 1989 corrispondente da Milano del Financial Times. Nel 1988 ha pubblicato ‘Tutto in famiglia. Vita e potere di Gianni Agnelli’. Nel 1989 ‘Ce la farà il capitalismo italiano?’. Gli USA sostengono militarmente Saddam, ora amico, ma che più tardi diventerà un ‘simbolo del male’ da abbattere. “”E in effetti Cardoen era uno strumento importante, anche se lontano, per gli sforzi compiuti in segreto da Washington per assistere Saddam Hussein senza darlo a vedere; e la CIA sapeva che si serviva di tecnologie militari americane per le sue bombe a grappolo. Nel 1986 Robert Gates, un protetto di Casey che era allora vicedirettore per l’Intelligence, s’interessò personalmente del flusso di armi dal Cile all’Iraq. Gates aveva già svolto il compito di sovraintendere alla preparazione delle informazioni americane da trasmettere ai militari iracheni. Sebbene il Consiglio per la Sicurezza Nazionale avesse autorizzato questa trasmissione, nell’estate del 1986 Gates approvò un ampliamento di questo servizio che travalicava le direttive della Casa Bianca. L’autorizzazione formale per il materiale che veniva comunicato a Baghdad arrivò solo nell’ottobre 1986, diversi mesi dopo il fatto. Più tardi Gates ammise il suo coinvolgimento personale, anche se sostenne: “”Non cercavamo d’influenzare il comporatamento degli iracheni, ma di accrescere la loro capacità di proseguire la guerra””. La spiegazione non cambiava il fatto che secondo le leggi degli Stati Uniti il suo coinvolgimento poteva essere interpretato come un’azione clandestina che avrebbe dovuto essere segnalata all’apposita commissione di controllo del Congresso””. (pag 101)”,”USAQ-078″
“FRIEDMAN Lawrence M.”,”Il sistema giuridico nella prospettiva delle scienze sociali.”,”FRIEDMAN Lawrence M., nato nel 1930, ha fatto parte del corpo docente di varie facoltà giuridiche per giungere alla Stanford University.”,”DIRx-039″
“FRIEDMAN Alan”,”My Way. Berlusconi si racconta a Friedman.”,”Alan Friedman giornalista americano ha scelto di vivere in Italia. E’ stato corrispondente del Financial Times, caporedattore economico dell’International Herald Tribune. Oggi è editorialista del Corriere della Sera. Scrittore e conduttore televisivo.”,”BIOx-328″
“FRIEDMAN Alan”,”Il bivio. L’Italia a metà strada tra crisi e transizione.”,”Alan Friedman nato a New York nel 1956, è stato dal 1979 al 1993 corrispodente del Financial Times prima da Londra, poi da Milano e da New York.”,”ITAE-379″
“FRIEDMAN Milton, collaborazione di A.J. SCHWARTZ”,”Metodo, consumo e moneta.”,”FRIEDMAN Milton Friedman è nato a New York nel 1912. Ha insegnato e svolto attività di ricerca nella University di Chicago. Nel 1979 è diventato Senior Fellow presso la Hoover Institution di Stanford. Nel 1967 è stato Presidente della American Economic Association. Nel 1976 ha ricevuto il Premio Nobel per l’economia. Contiene il capitolo: ‘La storia monetaria degli Stati Uniti’ (con A.J. Schwartz) (pag 295-330) “”Il collasso monetario intervenuto tra il 1930 e il 1933 mutò profondamente il quadro. Esso generò una caduta del rapporto tra depositi e riserve dal suo livello particolarmente elevato per tutto il 1929 ad un livello, un decennio più tardi, non di molto superiore al livello dell’inizio delle nostre cifre nel 1867. L’esperienza del 1930-1933 condusse le banche a non ricorrere al Federal Reserve System per quanto riguarda la liquidità; ci vollero circa tre anni per aggiustare le loro riserve al mutamento associato alle loro preferenze di liquidità. Aumenti successivi degli obblighi di riserva nel 1936-1937 produssero un altro mutamento delle loro preferenze; e nuovamente ciò richiese alle banche altri tre anni per riaggiustarsi. Da allora il rapporto tra depositi e riserve aumentò, poiché il ruolo della sicurezza dei depositi nell’eliminare il pericolo della corsa alle banche venne riconosciuto e furono eliminati gli effetti delle esperienze precedenti”” (pag 309-310); “”I due aumenti principali della quantità di moneta, nel corso della prima guerra mondiale e della seconda guerra mondiale, sono approssimativamente chiari nella stessa misura. Nel primo stadio di entrambe le guerre, l’aumento riflesse un afflusso di oro verso gli Stati Uniti, in quanto le nazioni belligeranti usavano le risorse prontamente mobilitabili per effettuare acquisti di materiale bellico presso gli Stati Uniti. Gli afflussi di oro non erano il prodotto di cambiamenti contemporanei dell’attività economica all’interno di questo paese o all’estero, come erano stati i flussi di oro negli anni precedenti al 1914. Essi erano la conseguenza dello scoppio delle due guerre e delle deliberate decisioni politiche dei paesi coinvolti nel conflitto. Negli stadi finali di entrambe le guerre, l’aumento fu il riflesso delle decisioni politiche delle autorità degli Stati Uniti relative al finanziamento delle spese di guerra”” (pag 311) [dal capitolo: ‘La storia monetaria degli Stati Uniti’ (con A.J. Schwartz) (pag 295-330)]”,”ECOT-382″
“FRIEDMAN Alan, collaborazione di Emanuela MINNAI”,”La madre di tutti gli affari.”,”Alan Friedman è nato a New York nel 1956 ed è stato dal 1983 al 1989 corrispondente da Milano del Financial Times. Nel 1988 ha pubblicato ‘Tutto in famiglia. Vita e potere di Gianni Agnelli’. Nel 1989 ‘Ce la farà il capitalismo italiano?’. “”Bill Clinton, cui gli strateghi della sua campagna elettorale consigliavano di puntare soprattutto sulla situazione economica, lasciava quasi sempre ad Al Gore il compito di fare commenti sull’ Iraqgate. Ma la sera di lunedì 19 ottobre, durante l’ultimo dei tre dibattiti presidenziali teletrasmessi, Ross Perot, uno degli altri candidati, trascinò allo scoperto la questione dell’ Iraqgate”” (pag 417)”,”USAQ-008-FV”
“FRIEDMAN Milton FRIEDMAN Rose D.”,”La tirannia dello Status Quo.”,”Milton Friedman è nato a Brooklyn nel 1912. Docente all’Università di Chicago, titolare di una rubrica su News week, nel 1976 ha ricevuto il premio Nobel per l’Economia. La moglie Rose D. Friedman è la diretta continuazione di Liberi di scegliere, già apparso con grande successo in questa stessa collana.”,”ECOT-252-FL”
“FRIEDMAN Milton, collaborazione di Rose D. FRIEDMAN”,”Capitalismo e libertà.”,”Milton Friedman è nato a Brooklyn nel 1912. Docente all’Università di Chicago, titolare di una rubrica su News week, nel 1976 ha ricevuto il premio Nobel per l’Economia. La moglie Rose D. Friedman è la diretta continuazione di Liberi di scegliere, già apparso con grande successo in questa stessa collana.”,”ECOT-253-FL”
“FRIEDMAN Michael, a cura di Massimo MUGNAI”,”La filosofia al bivio. Carnap, Cassirer, Heidegger.”,”Michael Friedman insegna Storia e Filosofia della scienza all’Università dell’Indiana.”,”FILx-159-FL”
“FRIEDMANN Georges”,”7 etudes sur l’ homme et la technique. Le pourquoi et le pour quoi de notre civilisation technicienne.”,”FRIEDMANN Georges è nato a Parigi nel 1902 e ha studiato all’ Ecole Normale superieure e e successivamente insegnato filosofia nei licei. Ha studiato il problema del lavoro. Nel 1945 è stato nominato nspectuer generale dell’ Enseignment technique e poi professore al Conservatoire National des Arts et Metiers, all’ Institut d’ Etudes Politiques, e nel 1956 P dell’ Associazione Internazionale di Sociologia.”,”TEOS-060″
“FRIEDMANN Georges”,”Problemi umani del macchinismo industriale. Il progresso tecnico e l’ uomo contemporaneo.”,”Georges Sorel, in una pagina penetrante, osservava già che l’ “”officina moderna è un campo sperimentale che sollecita continuamente alla ricerca scientifica l’ operaio””. Bisogna reagire alla routine, aver sempre aperto l’ occhio alle difficoltà e ai rinnovamenti tecnici. L’ invenzione è la grande molla dell’ industria moderna. I rapporti fra laboratorio e fabbrica devono essere intimi. “”Tutta la nostra civiltà è una fisica, qualunque operaio è un fisico””, osservava Albert Thierry. Ed era ancora lui ad attribuire all’ insegnamento professionale “”la missione…di ristabilire nel cittadino la pienezza umana distrutta dalla specializzazione e dalla macchina””. (pag 254)”,”CONx-107″
“FRIEDMANN Georges”,”Dalla Santa Russia all’ URSS.”,”Caso Pokrovsky (pag 157) “”Ben inteso, ogni caso particolare meriterebbe un’analisi tecnica speciale: è certo che spesso all’ aumento del rendimento ha contribuito l’ attrezzatura moderna di cui cominciano a munirsi le migliori aziende sovietiche; ma, nell’ insieme, le norme non sono così elevate come quelle, ad esempio, delle imprese corrispondenti della Germania o degli Stati Uniti, ed anche di molte fabbriche inglesi e francesi. Un tecnico, vecchio membro del Partito, che ha lungamente vissuto in Francia, ritiene che i rendimenti degli stakanovisti medi siano di circa la metà o due terzi di quelli dei buoni operai delle imprese occidentali ben organizzate, e questo suo giudizio, con qualche variante in un senso o nell’ altro, mi è stato confermato da tutti coloro che hanno voluto parlarmi a cuore aperto di questi problemi. Ecco perché in tante branche gli operai oltrepassano così facilmente le vecchie norme e giungono al 150 e talvolta al 200 o 300%.”” (pag 108-109)”,”RUSU-188″
“FRIEDMANN Georges”,”Où va le travail humain?”,”FRIEDMANN Georges Cit pag 365 in appendice I: ‘Marx et la revalorisation du travail dans la société socialiste’ (pag 365-368) Il lavoro nella società comunista “”Marx prévoyait, au terme du développement des contradictions inhérentes au capitalisme et de leur dépassement par la société socialiste, la revolarisation du travail dans les ‘ateliers’, grâce au polytechnisme et à l’enseignement professionnel. Tel est le fond de sa pensée dans la célèbre page du ‘Capital’: “”La grande industrie, par ses catastrophes mêmes, établit que c’est pour tous une question de vie ou de mort de reconnaître la varieté des travaux et, par suite, les aptitudes les plus diversifiées des ouvriers comme la loi générale et sociale de la production et d’adapter les circonstances à la réalisation normale de cette loi. C’est une question de vie ou de mort de changer la situation monstrueuse, de remplacer la misérable population ouvrière, toujours disponible et mise en réserve pour les besoins variables de l’exploitation capitaliste, par des hommes absolument disponibles pour les exigences variables du travail, de substituer à l’individu parcellaire, simple exécutant d’une fonction sociale de détail, l’individu à développement intégral, pour qui les diverses fonctions sociales ne seraient que des façons différentes et successives de son activité”” (Ed. Molitor, t. III, p. 175). Par ailleurs, dans les gloses marginales que Marx rédigea, en mai 1875, après la publication du projet de programme élaboré par les délégués lassalliens et marxistes au Congrès de Gotha, on trouve, sur la revalorisation psychologique et morale du travail dans la société communiste, des réflexions qui vont dans le même sens: “”Dans una phase supérieure de la société communiste, quand auront disparu l’asservissante subordination des individus à la division du travail et, avec elle, l’antagonisme entre le travail intellectuel et le travail manuel, quand le travail sera devenu, non seulement le moyen de vivre, mais même le premier besoin de l’existence; quand, avec le développement en tous sens des individus, les forces productives iront s’accroissant et que toutes les sources de la richesse collective jailliront avec abondance, alors seulement l’étroit horizon du droit bourgeois pourra être complètement dépassé et la société pourra écrire sur ses drapeaux: ‘De chacun selon ses capacités, à chacun selon ses besoins”” (Critique du Programme de Gotha, Librairie de l’Humanité, 1922, pp. 35-36). (…) Marx, qui a si lucidement prévu tant d’aspects de notre siècle, ne pouvait tout prévoir. Ce serait lui faire injure que de supposer qu’il n’eût pas revisé certains de ses jugements en observant l’evolution contemporaine des sciences et des techniques. Au reste, à la fin de sa vie, rédigeant le tome III du ‘Capital’, il a donné lui-même, sur cet sujet, une expression beaucoup plus nuancée de sa pensée dans une page d’une admirable richesse que nous croyons utile de citer intégralement: “”… Le domaine de la liberté, ecrit Marx, commence seulement là où cesse le travail qui est déterminé par la nécessité et la finalité extérieure; d’après sa nature, ce domaine se situe donc au delà de la sphère de la production à proprement parler matérielle. Comme le sauvage doit lutter avec la nature pour satisfaire ses besoins, pour continuer et produire sa vie, de même l’homme civilisé y est obligé et il l’est dans toutes les formes de la société et dans toutes les manières possibles de la production. A mesure qu’il se développe, ce domaine de la nécessité de la nature s’élargit, parce que les besoins augmentent; mais en même temps croissent les forces productives qui les satisfont. La liberté dans ce domaine ne peut donc consister qu’en ceci: l’homme socialisé, les producteurs associés règlent rationnellement ce métabolisme (‘Stoffwechsel’) entre eux et la nature, le soumettant à leur contrôle commun au lieu d’être dominés par lui comme par une force aveugle; ils l’accomplissent avec la moindre dépense d’énergie possible et sous les conditions qui sont les plus dignes de leur nature humaine et qui y sont les plus adéquates. Néanmoins, cela reste toujours un domaine de la nécessité. C’est au delà que commence ce développement des forces humaines qui est à lui-même son propre but, qui constitue le véritable domaine de la liberté, mais qui ne peut éclore que sur la base de cet empire de la nécessité. La reduction de la journée de travail est la condition fondamentale”” (1). Rien n’indique que Marx ait renoncé à sa conception de la revalorisation du travail par le polytechnisme et le “”developpement intégral”” du travailleur. Néanmoins, il l’assouplit désormais et met l’accent sur d’autres aspects du problème: au fur et à mesure que la production se complique et que les besoins augmentent, s’étend par là même, de plus en plus, le domaine de la nécessité; parallèlement, grâce à la multiplications des biens de consommation, la possibilité de satisfaire aux besoins s’accroît en même temps que leur extension”” [Georges Friedmann, Où va le travail humain?, 1953] [(1) ‘Das Kapital’, t. III, Hamburg, 1894, éd. F. Engels, 2e partie, chap. 48, p. 355 (Ed. Marx-Engels-Lenin Institut, Zurich, 1934, pp. 873 et suiv.). Nous citons ce texte dans l’excellente traduction qu’en a donnée M. Eric Weil, ‘Critique’, janv.-févr. 1947] (pag 365-367)”,”TEOS-217″
“FRIEDMANN John”,”China’s Urban Transition.”,”Foto di nuovi dormitori per operai di fabbrica nel villaggio Dong Mei, provincia Fujian (2003) (pag 69) FRIEDMANN John è professore emerito presso la School of Public Policy and Social Research nell’Università della California, Los Angeles. Ha scritto pure ‘The Prospect fo Cities’ (2002). La città di migranti di Hankou. “”By 1800 Hankou was already a thriving river port at the confluence of the Yangzi and Han Rivers, 1,000 km upstream from Shanghai. Its population stood at approximately 1 million. For another fifty years numbers continued to swell, reaching an estimated 1.5 million – a figure that made Hankou the largest city in the world at the time. But the devastation caused by the Taiping Rebellion led to a dramatic drop in population, from which the city had barely recovered by the end of the century. William Rowe (1989) (1) refers to Hankou as a city of sojourners and immigrants. His study of migrants shows many similarities to urban migrations in China today. He divides Hankou into three groups (…). Rowe argues that, like many large cities in Europe, Hankou failed to reproduce itself, needing immigrants for its survival and prosperity. In this city of migrants, males outnumbered females two to one. The birth rate was consequently low, while mortality rates were high, as epidemics periodically ravaged the city, especially after the annual spring floods”” (pag 57-58) (1) William T. Rowe, Hankow: Commerce and Society in a Chinese City, 1796-1889, Stanford U.P., 1984, W.T. Rowe, Hankow: Conflict and Community in a Chinese City, 1796-1895, Stanford, 1989″,”CINx-272″
“FRIEDMANN Georges”,”Problemi umani del macchinismo industriale.”,”Dal principio del secolo, l’intelligenza si sente, di fronte alla propria attività e alle proprie opere, sempre più in colpa. Il destino della civiltà meccanica, nata dalle applicazioni sociali della scienza, pone dovunque interrogativi ansiosi che il caos materiale e morale in cui due guerre mondiali hanno piombato l’umanità poteva soltanto esasperare. Il saggio di Friedmann – riveduto e accresciuto nel testo e nelle note, e con l’aggiunta di una ricca biografia – conserva tutta la sua carica di problematicità, aggravata ancora dalla corsa agli armamenti nucleari e dall’inquinamento terrestre.”,”TEOS-041-FL”
“FRIEDRICH Carl J.”,”Governo costituzionale e democrazia.”,”Federalismo e nazismo. “”Alla luce del drammatico urto di questi avvenimenti a quell’ epoca, è strano che potesse svilupparsi in seguito la leggenda che fu la centralizzazione della Germania a favorire Hitler, quando, in effetti, fu la relativa autonomia della Baviera che fornì il semenzaio per l’ hitlerismo prima e dopo il Putsch della birreria di monaco nel 1923. Fu parimenti l’ autonomia dei Länder sotto la costituzione di Weimar che permise alla Turingia, dopo che era divenuta nazionalsocialista, di conferire la cittadinanza tedesca a Hitler, senza della quale egli non avrebbe potuto nè diventare condidato alla presidenza né cancelliere. Per analogia, qualsiasi struttura nettamente federalistica fornirà un punto d’ appoggio ed un trampolino per un totalitarismo in fase di ascesa, sia di destra che di sinistra.”” (pag 300)”,”TEOP-188″
“FRIEDRICH Jörge”,”La Germania bombardata. La popolazione tedesca sotto gli attacchi alleati, 1940-1945.”,”FRIEDRICH Jörge (1944) è uno dei massimi studiosi del Terzo Reich. Si è concentrato principalmente sull’ analisi dei crimini di guerra e di Stato del nazismo. Ha collaborato alla realizzazione dell’ Enciclopedia dell’ Olocausto. “”Magonza, alla confluenza tra il Reno e il Meno, è sempre stata un luogo ambito per la sua importanza strategica e di conseguenza ben fortificata. I prussiani l’ assediarono e devastarono a cannonate nel 1793. La Rivoluzione francese decapitò i Borboni, ma Parigi ne perseguì gli stessi obiettivi di egemonia. Danton considerava il Reno, le Alpi e i Pirenei come in confini naturali della Francia. Spira, Worms e Magonza furono presto occupate; la zona era ben conosciuta. (…) All’ inizio della primavera 1793, i prussiani accerchiarono la città e la distrussero con modalità affini a quelle della futura guerra aerea. All’ assedio prese parte anche Wolfgang von Goethe, nell’acquartieramento del duca di Weimar. “”Terribile bombardamento”” registra sulle sue note tra il 14 e il 15 luglio””. (pag 237)”,”QMIS-094″
“FRIEDRICH Ernst”,”Guerra alla guerra. 1914-1918: scene di orrore quotidiano.”,”””Durante la Grande Guerra, nell’ esercito austriaco migliaia di uomini sono stati condannati all’ impiccagione.”” (pag 134) fucilazione di sospettati di bolscevismo. (pag 144) Ernst FRIEDRICH (Wroclaw, Polonia, 1894, Le Pereux sur Marne, Francia, 1967) legato fin dall’ adolescenza ai movimenti pacifisti, socialisti e anarchici dell’ epoca, allo scoppio della 1° guerra mondiale rifiutò di arruolarsi. A seguito di questo gesto fu prima rinchiuso in un manicomio e poi in carcere. Al termine del conflitto proseguì il suo impegno antimilitarista, culminato nella pubblicazion di Guerra alla guerra (1924) che conobbe un buon successo internazionale e nelal fondazione a Berlino di un Museo anti-guerra. Nel 1933, con il nazismo al potere, fu costretto all’ esilio. Il Museo venne chiuso e al suo posto fu aperta una sede del partito nazista. Dopo la guerra l’A ha tentato più volte di ricostruire il museo che fu riaperto dal nipote nella storica sede di Berlino solo nel 1982.”,”QMIP-045″
“FRIEDRICH Klaus, a cura di Riccardo PATERNO'”,”Economia internazionale.”,”FRIEDRICH Klaus Gold Exchange Standard (pag 227-)”,”ECOT-227″
“FRIEDRICH Jörg”,”La Germania bombardata. La popolazione tedesca sotto gli attacchi alleati 1940-1945.”,”Jörg Friedrich (1944) è uno dei massimi studiosi del Terzo Reich. Il suo lavoro di storico si è concentrato principalmente sull’analisi dei crimini di guerra e di Stato del nazionalsocialismo. Ha collaborato, fra l’altro, alla realizzazione di una monumentale enciclopedia dell’Olocausto.”,”QMIS-043-FV”
“FRIEDRICH Jörg”,”La Germania bombardata. La popolazione tedesca sotto gli attacchi alleati 1940-1945.”,”Jörg Friedrich (1944) è uno dei massimi studiosi del Terzo Reich. Il suo lavoro di storico si è concentrato principalmente sull’analisi dei crimini di guerra e di Stato del nazionalsocialismo. Ha collaborato, fra l’altro, alla realizzazione di una monumentale enciclopedia dell’Olocausto.”,”GERQ-003-FL”
“FRIERSON Cathy A.”,”All Russia is Burning! A Cultural History of Fire and Arson on Late Imperial Russia.”,”Caty A. Frierson is professor of history at the University of New Hampshire. She is the author of Peasant Icons, Representations of Rural People in Late Imperial Russia and Alexander Nikolaevich Engelgardt’s Letters from the Country, 1872-1887. Acknowledgments, Introduction, Notes, References, figure, Table, Index,”,”RUSx-103-FL”
“FRIGERIO Luca; colloqui o incontri con Giuseppe GRAMPA Franco MONACO Guido STELLA Bartolomeo SORGE Enrico MORATI Oscar Luigi SCALFARO Bruno FORTE Maria DUTTO Giovanni GIUDICI Giovanni COLOMBO Libero TRESOLDI Marco GARZONIO Giovanni VOLTA Gaetano PULGA Antonello MENNE Bice SANTUCCI Giuseppe MERISI Vittorio BELLINI Luigi PIZZOLATO Marco CE’ Luciano CAIMI Achille SILVESTRINI Franco COLOGNI Giorgio MAZZOLA intervento di Gianfranco RAVASI, ricordi di Carlo Maria MONTINI Giuseppe DOSSETTI Carlo CARRETTO, scritti di Giuseppe LAZZATI”,”Lazzati. Il maestro, il testimone, l’amico.”,”Viene considerato il “”secondo fondatore”” della Cattolica di Milano. FRIGERIO L., quarant’anni, è scrittore e giornalista, redattore dei media della diocesi di Milano. Colloqui o incontri con Giuseppe GRAMPA Franco MONACO Guido STELLA Bartolomeo SORGE Enrico MORATI Oscar Luigi SCALFARO Bruno FORTE Maria DUTTO Giovanni GIUDICI Giovanni COLOMBO Libero TRESOLDI Marco GARZONIO Giovanni VOLTA Gaetano PULGA Antonello MENNE Bice SANTUCCI Giuseppe MERISI Vittorio BELLINI Luigi PIZZOLATO Marco CE’ Luciano CAIMI Achille SILVESTRINI Franco COLOGNI Giorgio MAZZOLA intervento di Gianfranco RAVASI, ricordi di Carlo Maria MONTINI Giuseppe DOSSETTI Carlo CARRETTO, scritti di Giuseppe LAZZATI”,”RELC-240″
“FRIGERIO Alessandro”,”Budapest 1956. La macchina del fango. La stampa del PCI e la rivoluzione ungherese: un caso esemplare di disinformazione.”,”Alessandro Frigerio è consulente editoriale e giornalista freelance. Ha collaborato con ‘L’uomo qualunque’, ‘Il Domenicale’ e con le pagine culturali del ‘Giornale’. Ha pubblicato pure ‘Il processo D’Onofrio e il ruolo del PCI nei lager sovietici’ (Mursia, 2006) “”Il risultato è una sorta di antologia di diffamazioni gratuite su inafferrabili infiltrati reazionari alla guida della rivolta, con falsità spudorate sui crimini della “”controrivoluzione””, di acc agli intellettuali ungheresi per non aver saputoi far propria la logica totalitaria della “”critica costruttiva””, di dileggio nei confronti degli operai magiari per la loro scarsa coscienza di classe. E poi i numerosi silenzi che anticiperanno la successiva strategia della rimozione: sulle vittime civili provocate dalla polizia politica, sulla prigionia e il processo a Imre Nagy, sulle decine di condanne a morte eseguite negli anni successivi. Per non parlare dei continui appelli alla pace, un anelito accomodante nel nome del quale molti esponenti politici italiani inneggiarono ai tank sovietici. Non solo Togliatti, che invocò la restaurazione dell’ordine socialista, o Giancarlo Pajetta, che alla Camera lanciò alto il grido : “”Viva l’Armata Rossa!””. Anche due futuri presidenti della Repubblica come Sandro Pertini e Giorgio Napolitano (il primo più colpevolmente del secondo, perché appartenente a un partito, il PSI, che con Nenni stava abbandonando l’abbraccio comunista) salutarono il ripristino dell’ordina a Budapest come il miglior viatico per garantire nuovi successi al socialismo e alla pace mondiale”” (pag 21)”,”MUNx-068″
“FRIGERIO Alessandro”,”Reduci alla sbarra. 1949: il processo D’Onofrio e il ruolo del PCI nei lager sovietici.”,”Alessandro Frigerio lavora nel mondo dell’editoria ed è giornalista free lance. Collabora con il Domenicale ed è condirettore della webzine Storia in Network. Per Mursia è autore, con Paolo Avanti, di A cercar la bella destra.”,”PCIx-037-FL”
“FRIGNANO Giovanni”,”Teoria della guerra di popolo.”,”””Ci sarà o no la rivoluzione? Questo ‘non’ dipende ‘solo’ da noi. Ma noi faremo ciò che ‘dobbiamo fare’ e non sarà mai invano”” (Lenin) (in apertura)”,”TEMx-076″
“FRINGS Hubert e Mable”,”La comunicazione animale.”,”Studi di Forel su comportamento formiche. Esempio di comunicazione tra le formiche: le formiche esploratrici lasciano delle goccioline odorose per formiche operaie della colonia, creando delle piste odorose polarizzate (indicanti anche la direzione verso il cibo trovato, una sorta di freccia odorosa) (pag 78-79)”,”SCIx-384″
“FRISCH Karl von”,”Il linguaggio delle api.”,”L’ ape è un insetto sociale. Il senso olfattivo delle api è superiore a quello dell’ uomo. Le api avendo gli organi olfattivi esterni collocati sulle antenne dove dimorano anche quelli tattili, hanno il senso olfattivo in stretta connessione con quello del tatto. A un’ ape un’ oggetto profumato di forma circolare può dare una sensazione diversa rispetto ad uno dotato di spigoli. Le api ‘annusano’ la forma degli oggetti. Le api ‘parlano’ tra di loro tramite una specie di danza comunicandosi la distanza del luogo di alimentazione. In un alveare normale ci sono 60 mila api in gran parte api operaie. Lo scienziato austriaco Karl von FRISCH ha ricevuto il premio Nobel. Nato a Vienna nel 1886 nel 1910 entrò all’ Istituto di Zoologia dell’ Università di Monaco. Nel 1973 insieme a Konrad LORENZ e Nikolaus TINBERGEN per la fisiologia e la medicina.”,”SCIx-132″
“FRISCH Karl von”,”Karl Von Frisch. I grandi della scienza.”,”””L’argomento degli studi è ancora legato all’occhio dei pesci. Un influente oftalmologo di Monaco, Carl von Hess (1863-1923), era giunto alla conclusione che i pesci sono incapaci di distinguere i colori. Von Frisch concepisce una serie di esperimenti che portano alla conclusione opposta. Ne nasce una ‘querelle’, ad armi impari, tra un giovane ricercatore e un luminare affermato: sarà la prima di una lunga serie che opporrà l’establishment scientifico allo scienziato che conduce esperimenti via via sempre piùprobanti e con gentile fermezza ne illustra i risultati. Accadrà, ad esempio, per la percezione dei colori nelle api e soprattutto per la grande scoperta del loro linguaggio.”””,”SCIx-387″
“FRITZSCH Harald”,”Una formula cambia il mondo. Newton, Einstein e la teoria della relatività.”,”Harald Fritzsch è nato a Zwickau nel 1943. Ha lavorato al CERN di Ginevra, alle Università di Pasadena e di Berna. Dal 1980 è professore di Fisica e Astrofisica al Max-Planck-Institut di Monaco di Baviera.”,”SCIx-185-FL”
“FRITZSCH Harald”,”Quarks. I mattoni del mondo.”,”H. Fritzsch nato nel 1943 si è laurato a Lipsia e ha poi compiuti ricerche al California Institute of Technology di Pasadena e al CERN. E’ professore di fisica teorica Univ. Monaco di Baviera. Insegna anche presso il Max Planck Institut di Monaco (1983).”,”SCIx-135-FRR”
“FRIZ Giuliano a cura”,”Le strade dello Stato Pontificio nel XIX secolo.”,”Archivio Economico dell’Unificazione Italiana, ricerca promossa dall’ Istituto per la Ricostruzione Industriale IRI in occasione del XXV della Fondazione. Comitato scientifico Carlo M. CIPOLLA Domenico DEMARCO Giuseppe PARENTI Giannino PARRAVICINI Rosario ROMEO Pasquale SARACENO Roberto TREMELLONI Albino UGGÈ, Direzione Carlo Maria CIPOLLA”,”ITAE-077-FP”
“FROBENIUS Leo”,”Storia della civiltà africana. Prelogomeni di una morfologia storica.”,”FROBENIUS fa una distinzione tra la civiltà etiopica e quella camitica. La prima, di raccoglitori e poi coltivatori, diviene la “”civiltà condizionata dalla pianta””; la seconda, di cacciatori e poi allevatori, la civiltà “”condizionata dall’ animale””.”,”AFRx-024″
“FROESCHLE’-CHOPARD Marie Hélène et Michel; SCHLIEBEN-LANGE Brigitte KNAPSTEIN Franz-Joseph”,”Une double image de la revolution. Le calendrier et le metre. (Froeschlé-Chopard); L’ image de la Révolution francaise dans la pensée des Idéologues (Schlieben-Lange – Knapstein).”,”””Borda, Lagrange, Laplace, Monge et Condorcet fournissent un projet decisif qui, dans un premier temps, rappelle que “”l’ idée de rapporter toutes les mesures à une unité de longueur prise dans la nature … (est) le seul moyen d’ exclure tout arbitraire du système des mesures… (et) qu’un tel système n’appartenant exclusivement à aucune nation, on pouvait se flatter de la voir adopter par toutes.”” (pag 7) Il calendario e il tempo: delle riforme per i tempi della rivoluzione. “”Cependant le jugement des hommes de sciences sur ce calendrier fu mitigé. L’ opposition des astronomes se manifesta surtout vis à vis de l’ article III du décret instituant le calendrier, par lequel on renoncait à toutes règles d’intercalation et qui rendait “”imprédictible”” les années de 366 jours””. (pag 10) Interventi di riforma di Delambre, Lalande e Romme. (pag 10)”,”FRAR-345″
“FROIO Felice”,”Il PCI nell’ anno dell’ Ungheria.”,”FROIO è giornalista di Repubblica.”,”PCIx-107″
“FROIO Felice”,”Le mani sull’università. Cronache di un’istituzione in crisi.”,”Felice Froio si è occupato dei problemi legati alla scuola e all’università come giornalista di varie testate, ‘Stampa’, ‘Repubblica’, ‘Corriere della sera’. Ha pubblicato tra l’altro ‘Togliatti e il dopo Stalin’ (1988) e ‘I curdi. Il dramma di un popolo dimenticato’ (1990).”,”GIOx-003-FSD”
“FROISSART Jean”,”La guerre de Cent Ans.”,”Testi scelti e presentati da Andrée DUBY.”,”FRAA-006″
“FRÖLICH Paul”,”Zur Krise des Marxismus. Eine Betrachtung von Paul Frölich.”,”Il libretto è dedicato a Karl VÖLKER.”,”MADS-256″
“FRÖLICH Paul”,”Rosa Luxemburg.”,”Paul FRÖLICH, nato a Lipsia nel 1884, militò fino da giovane nella socialdemocrazia tedesca. Dal 1914 fece parte dell’ opposizione di sinistra alla politica socialsciovinista del partito. Dalla fusione di questi radicali di sinistra e degli spartachisti nacque nel 1918 il partito comunista tedesco. FRÖLICH parteciò al congresso di fondazione. Nel 1925 fu incaricato di curare l’ edizione delle opere complete di Rosa LUXEMBURGM e raccolse una quantità ingente di materiali. Costretto all’ espatrio dal nazismo, continuò all’ estero l’ attività di ricerca e di opposizione allo stalinismo. Tra le sue opere ‘Zehn Jahre Krieg und Bürgerkrieg’ ‘Die Bayrische Räterrepublik’ ‘Der Krise des Marxismus’ ‘1789’ ‘Die grosse Zeitwende’.”,”LUXS-032″
“FRÖLICH Paul”,”Autobiografia. Dalla Lipsia operaia di fine ‘800 all’azione di marzo del 1921.”,”Volume realizzato con il concorso dell’ISC e dell’ISMOI”,”ELCx-141″
“FRÖLICH Paul LINDAU Rudolf Albert SCHREINER WALCHER Jakob”,”Révolution et contre-révolution en Allemagne, 1918-1920. De la fondation du Parti communiste au putsch de Kapp.”,”Capitoli: 1. Rivoluzione o controrivoluzione? (Frölich) 2. L’era Noske (Lindau) 3. L’ordine regna a Berlino (Walker) 4. Il putsch Kapp (Schreiner) 5. Conclusioni (Schreiner) Riquadro con notizie sul Congresso di Erfurt dell’ottobre 1891 (pag 30) “”De même que la bourgeoisie française avait déclaré que tout le peuple était constitué de “”citoyens”” et mené une lutte sans pitié contre ses ennemis, la classe ouvriére victorieuse doit maintenant transformer tous les citoyens en travailleurs et imposer le travail effectif au bénéfice de la société comme fondement des droits politiques. Tel est le sens de la phrase que Karl Marx a lui-même présentée comme le point cardinal de sa théorie politique: “”Entre la société capitaliste et la société communiste, se situe la période de transformation révolutionnaire de l’une en l’autre. À cette période correspond également une phase de transition politique, où l’État ne saurait être autre chose que la ‘dictature révolutionnaire du prolétariat’ (1)””. Marx et Engels etaient démocrates non parce qu’ils soutenaient le modèle parlementaire, mais en tant que partisans du pouvoir du prolétariat, dont la forme dépendra des conditions concrètes et des rapports de forces. Ils se gaussaient de la “”démocratie vulgaire qui voit dans la république démocratique le millénium et qui ne soupçonne guère que c’est précisément sous cette forme ultime de l’Etat de la société bourgeoise que devra se livrer la bataille définitive entre les classes…”” (2). De même, Engels, critiquant le programme de Gotha, écrivait à Bebel: “”Tant que le prolétariat ‘a’ encore ‘besoin’ de l’Etat, ce n’est point pour la liberté, mais pour réprimer ses adversaires”” (3). Le lettres écrites par Engels dans les années 1880 anticipaient parfaitement la situation qui s’est présentée en novembre 1918: “”Dans tous les cas, notre seul adversaire le jour de la crise et le jour suivant, c’est ‘l’ensemble de la réaction qui se regroupe derrière elle [la démocratie pure]”” (4).”” (pag 31-32) [(1) K. Marx, Critique du programme de Gotha. Gloses marginales du programme du Parti ouvrier allemand, 1875. Oeuvres I, bibl. de la Pléiade, 1963, p. 1429 (ndr); (2) Ibidem, p. 1430; (3) Engels à Bebel, le 18.-28 mars 1875; in Marx-Engels Werke, vol. 34, Dietz, Berlin, 1966, p. 125-131 (ndr); (4) Engels à Bebel, le 11-12 décembre 1884; in Marx-Engels Werke, vol. 36, Dietz, Berlin, 1967, p. 250-254 (ndr)] [Paul Frölich, Révolution ou contre-révolution?, (in) ‘Révolution et contre-révolution en Allemagne, 1918-1920. De la fondation du Parti communiste au putsch de Kapp’, Editions Science marxiste, 2013] (pag 31-32)”,”ELCx-187″
“FRÖLICH Paul”,”Impérialisme, guerre et lutte de classes en Allemagne 1914-1918.”,”Présentation de l’éditeur, notice biographique sur l’auteur, avant-propos de l’auteur, chronologie 1870-1920, index des noms cités, repéres biographiques des personnes citées, Bilancio della guerra (pag 269-271) [perdite umane ecc.]ù Social-pacifismo. “”La question de la nature de la guerre, offensive ou défensive, mise ainsi en sursis (il concédait à la Belgique et à la France qu’elles conduisaient une guerre défensive sacrée), il restait la question de la défense nationale. En 1904-1905, par exemple, les Russes avaient aspiré à la défaite du tsarisme parce qu’ils y voyaient le présupposé de la révolution. Cela compliquait les choses. Les bras droit de Kautsky, Gustav Eckstein, nous a montré de manière amusante dans quelle situation difficile pouvait se retrouver un tel “”marxiste””. Il a formulé des thèses pour son usage personllen, qu’il a reprises dans se conférences devant les “”hommes de confiance”” () de Berlin. On y lit: “”Les sociaux-démocrates doivent défendre leur pays en tant que citoyens; s’il y a défaite, ce n’est pas obligatoirement celle de l’ensemble du mouvement prolétarien. Ce n’est pas le cas aujourd’hui. Du point de vue prolétarien, il faut aspirer à une guerre indécise. Et ce n’est possible qu’en repoussant l’ennemi. On ne saurait séparer attaque stratégique et défense nationale. La victoire et la défaite ne sauraient être “”dosées””. C’est pourquoi les sociaux-démocrates doivent contribuer à la défense contre l’ennemi, c’est-à-dire qu’ils doivent prendre part à la guerre tant que celle-ci ne vise pasd à la conquête de territoires. Il est donc du devoir du prolétariat de manifester sa défiance à l’égard du gouvernement, de refuse toute responsabilité et de ne pas laisser le pays désarmé…”” (Gustav Eckstein, Die deutsche Sozialdemokratie während des Weltkrieges (La socialdemocratie allemande pendant la guerre), Zurich, 1917 [note de Frölich] (pag 169-170) () Les “”hommes de confiance (…) étaient les délégues du SPD dans les usines berlinoises; de ce milieu naîtra en 1917 le mouvement des “”revolutionäre Obleute (capitaines révolutionnaires)”””,”ELCx-194″
“FRÖLICH Paul”,”Rosa Luxemburg. Sa vie et son oeuvre.”,”””[Rosa Luxemburg:] «… la démocratie est indispensable, non pas parce qu’elle rend ‘superflue’ la conquête du pouvoir politique par le prolétariat, mais, au contraire, parse qu’elle rend cette prise du pouvoir aussi ‘nécessaire’ que seule ‘possible’. Quand Engels, dans sa préface à la ‘Lutte des classes en France’, révisait la tactique du mouvement ouvrier moderne et opposait aux barricades la lutte légale, il ne traitait pas – ce ‘qui ressort clairement de chaque ligne de cette préface’ – la question de la conquête définitive du pouvoir politique, mais celle de la lutte quotidienne actuelle; ni l’attitude du prolétariat vis-à-vis de l’Etat capitaliste au moment de la prise du pouvoir, m ais son attitude ‘dans le cadre’ de l’Etat capitaliste. En un mot, Engels donnait les directives au prolétariat ‘opprimé’ et non au prolétariat ‘victorieux’… «La nécessité même de la conquête du pouvoir politique par le prolétariat fut, de tout temps, mise hors de doute, tant par Marx que par Engels. Et il était réservé à Bernstein de considérer la basse-cour du parlementarisme bourgeois comme l’organe appelé à réaliser la transformation sociale la plus formidable de l’histoire: à savoir le passage de la societé ‘capitaliste’ à la societé ‘socialiste’» (1). Rosa Luxemburg n’est donc absolument pas l’adversaire des réformes. Elle voit dans la lutte pour des réformes, pour l’amélioration du niveau de vie et des conditions de travail, pour l’élargissement des droits démocratiques à l’intérieur de l’Etat bourgeois le moyen de préparer la classe ouvrière à la révolution, d’éduquer et d’organiser la classe ouvrière et de lui apprendre par l’expérience que l’Etat capitaliste doit être renversé pour que le prolétariat se libère de l’esclavage du salariat. «Ce n’est que dans la haute mer de la vie politique, dans la vaste lutte contre l’Etat actuel, dans l’adaptation à toute la diversité de la réalité vivante que le prolétariat peut s’éduquer dans un sens social-démocrate. Et c’est dans ce sens que la vie l’oriente avec une force contraignante». Mais le socialisme ne résulte pas de lui-même et en toutes circonstances de la lutte quotidienne pour des réformes. L’appréciation que Rosa Luxemburg portait sur le combat immédiat et indépendant de toute théorie socialiste, mené par les ouvriers contre les effets du capitalisme, coïncidait avec celle que Lénine défendait à la même époque contre l’économisme russe. Elle ne reprochait pas seulement à la politique des Trade Unions anglais de ne pas se fixer le socialisme comme but conscient, mais encore de suivre une voie qui éloignait de ce but. Et elle portrait le même jugement sur le réformisme en général, qui prétend remplacer la révolution par une succession indéfinie de réformes. Seul le but final socialiste donne à la lutte des syndicats pour l’amélioration de la situation ouvrière et pour les réformes sociales, à la lutte parlementaire pour des réformes démocratiques, un caractère fondamentalement socialiste. Dans son rapport au congrès international de Zurich, en 1893, elle avait donné un fondement théorique aux rapports entre la lutte quotidienne et le but socialiste et elle avait, contre les tendances blanquistes au sein du mouvement polonais, démontré la nécessité d’une action quotidienne pour les buts les plus modestes. Développant et accentuant ses idées antérieures, elle posait en principe stratégique que la lutte prolétarienne quotidienne doit être liée organiquement au but final. Toute tâche quotidienne doit trouver une solution telle qu’elle n’éloigne pas, mais rapproche du but final. «Et par but final, nous ne devons pas entendre telle ou telle représentation de l’Etat futur, mais ce qui doit précéder la société future, à savoir la conquête du pouvoir politique». C’est sur cette idée directrice que Rosa Luxemburg fondait toute la politique du prolétariat et ses propres décisions tactiques”” [Paul Frölich, ‘Rosa Luxemburg. Sa vie et son oeuvre’, Paris, 1965] [(1) ‘Réforme ou Révolution?, Ed. Spartacus, pp. 70-71] (pag 80-81) Rosa Luxemburg: ‘lotta proletaria quotidiana deve essere organicamente legata alla meta finale'”,”LUXS-070″
“FROMENT Pierre”,”L’insurrection ouvrière de Lyon de 1831. Vivre en travaillant ou mourir en combattant.”,”””Dans le ‘Journal des Débats’, qui représente l’aile droite de la grande bourgeoisie, on lit un article que l’on croirait d’hier. Seize ans avant le ‘Manifeste communiste’, le rédacteur fait un exposé presque marxiste de cette “”revolution prolétaire””: “”Il ne faut rien dissimuler; car à quoi bon les feintes et les réticences? La sédition de Lyon a révélé un grave secret, celui de la lutte intestine qui a lieu dans la société entre la classe qui possède et celle qui ne possède pas.”””” (pag 76)”,”MFRx-327″
“FROMKIN David”,”L’ ultima estate dell’ Europa. Il grande enigma del 1914: perché è scoppiata la prima guerra mondiale?”,”FROMKIN David è docente di storia alla Boston University. E’ autore di ‘Una pace senza pace. La caduta dell’ impero ottomano e la nascita del medio oriente moderno’. Vive a New York. “”Come abbiamo visto, la politica russa nei Balcani era condotta da Nikolaj Hartwig, ministro plenipotenziario in Serbia (1909-1914), come una sorta di attività indipendente e privata. Panslavista militante con un lungo curriculum di servizio e un’altrettanto ampia conoscenza dei Balcani e del Medio Oriente, Hartwig “”usò la causa serba come arma nella sua lotta al proprio governo””, secondo il ben informato ministro plenipotenziario francese a Belgrado. “”Col supporto dei circoli conservatori e ortodossi di San Pietroburgo””, Hartwig faceva guerra a Sazonov, il ministro degli Esteri, e “”trascinò la diplomazia russa verso quell’evoluzione nei Balcani degli ultimi due anni che egli ebbe il merito di concepire e porre in atto. Era stato Hartwig a unire per breve tempo gli stati balcanici contro la Turchia e l’Austria, ed era opinione comune che fosse lui a dettare la linea politica a Belgrado. E’ però poco probabile che avrebbe approvato il complotto della Mano nera (…)””. (pag 149)”,”RAIx-230″
“FROMKIN David”,”Europe’s Last Summer. Who Started the Great War in 1914?”,”””According to the Kaiser, speaking in December, in the middle of the Balkan wars, Austria “”must deal energetically”” with Serbia; and “”if Russia supports the Serbs, which she evidently does… then war would be unavoidable for us, too””. Moltke said, “”I believe a war is unavoidable and the sooner the better””. But – and it was to prove a significant “”but”” – Moltke added that “”we ought do to more through the press”” to build up popular support for a war against Russia. The Kaiser and Moltke urged immediate war. Tirpitz, speaking for the navy, agreed in part but asked “”postponement of the great fight for one and a half years””. The fleet needed time to complete widening and deepening the Kiel Canal and work on the base at Heligoland. Moltke objected that the navy would not be ready even then, and that the army, which was running out of money, would be in a worse position. (…) Even since Fritz Fischer publicized evidence of the council, historians have wondered whether it could be a coincidence that one and a half years later the war did in fact break out. (Shortly after the council ended, Wilhelm told the Swiss minister that the racial struggle “”will probably take place in one or two years””)”” (pag 91-92)”,”QMIP-018-FL”
“FROMKIN David”,”L’ ultima estate dell’ Europa. Il grande enigma del 1914: perché è scoppiata la prima guerra mondiale?”,”””Il conflitto internazionale scoppiato nell’estate 1914 consistette in due guerre, non di una sola. Entrambe vennero scatenate da imperi rivali legati da una stessa esigenza. Una guerra fu lanciata dall’impero asburgico e l’altra dall’impero tedesco. In entrambi i casi la decisione venne presa da una ristretta cerchia di uomini al vertice del paese, con le rispettive popolazioni completamente all’oscuro del fatto che si stesse prendendo e tanto meno ponendo in atto una tale decisione. In ambo i casi, furono guerre di potere. Specificamente, furono guerre intese a stabilire la gerarchia di potere tra le grandi potenze europee che al tempo dominavano gran parte del globo. Sia la Germania sia l’Austria pensavano di essere in fase discendente. Entrambe iniziarono una guerra per difendere la propria posizione. La guerra dell’Austria alla Serbia fu, al pari di tante guerre nei Balcani, orribili ma circoscritte, uno dei tanti episodi minori della storia. Sarebbe stata ben presto dimenticata se non avesse realizzato le condizioni di cui i generali tedeschi necessitavano per dare inizio a una propria guerra: un conflitto europeo poi sfociato in un conflitto mondiale. Sebbene i soldati rimasti in trincea per quattro lunghi anni a partire dal 1914 finirono col convincersi dell’inutilità della guerra, la realtà era ben diversa. La guerra infatti ruotò intorno al punto chiave della politica internazionale: chi dovesse governare il mondo. La questione fu posta nel 1914 con la guerra tedesca. Nei decenni successivi, nuove forze e nuove potenze tentarono di dirimerla. Se la Germania o la Russia dovessero controllare l’Europa, e se questa dovesse continuare a dominare l’Africa e gran parte del’Asia, furono temi che si sovrapposero con ideologie antitetiche: comunismo, fascismo, nazismo, democrazia liberale e altre”” (pag 338-339)”,”QMIP-019-FL”
“FROMKIN David”,”Una pace senza pace.”,”David Fromkin è avvocato. Ha pubblicato diversi articoli su ‘Foreign Affairs’ e due libri: ‘The Independence of Nations’ e ‘The Question of Government’. Vive a New York ed è membro del ‘Consiglio per le Relazioni Estere. L’autore riprende la tesi dei finanziamenti tedeschi a Lenin dalla Germania grazie al ruolo di Helphand (Parvus). Questi era anche amico dei Giovani Turchi (pag 281) “”Nella valutazione di Amery, i principali obiettivi strategici dell’Inghilterra non erano più in Europa. Le devastazioni causate dai primi tre anni di guerra avevano reso impossibile, nel Vecchio Continente, una vittoria degna di questo nome. In un certo senso, il conflitto ormai non poteva rappresentare che una disfatta per entrambe le coalizioni: esso aveva comportato tali perdite umane, morali e materiali che nessuna annessione, in Europa, avrebbe potuto ripagarle. Nemmeno la completa distruzione della Germania avrebbe potuto essere soddisfacente per l’Inghilterra. Ma, come il generale Smuts aveva fatto notare, si sarebbe comunque dovuto permettere alla Germania di restare una grande potenza per preservare i rapporti di forza in Europa – l’alternativa essendo un caos in cui i rischi superavano di gran lunga i vantaggi (55)”” (pag 343) (55) Selections from the Smuts Papers, vol. 3, June 1910-Novemberr 1918, a cura di W.K. Hancock e Jean Van Der Poel, Cambridge Univ. Press, 1966, p. 503″,”QMIP-020-FL”
“FROMKIN David”,”Una pace senza pace.”,”David Fromkin è avvocato. Ha pubblicato diversi articoli su ‘Foreign Affairs’ e due libri: ‘The Independence of Nations’ e ‘The Question of Government’. Vive a New York ed è membro del ‘Consiglio per le Relazioni Estere. L’autore riprende la tesi dei finanziamenti tedeschi a Lenin dalla Germania grazie al ruolo di Helphand (Parvus). Questi era anche amico dei Giovani Turchi (pag 281) “”Nella valutazione di Amery, i principali obiettivi strategici dell’Inghilterra non erano più in Europa. Le devastazioni causate dai primi tre anni di guerra avevano reso impossibile, nel Vecchio Continente, una vittoria degna di questo nome. In un certo senso, il conflitto ormai non poteva rappresentare che una disfatta per entrambe le coalizioni: esso aveva comportato tali perdite umane, morali e materiali che nessuna annessione, in Europa, avrebbe potuto ripagarle. Nemmeno la completa distruzione della Germania avrebbe potuto essere soddisfacente per l’Inghilterra. Ma, come il generale Smuts aveva fatto notare, si sarebbe comunque dovuto permettere alla Germania di restare una grande potenza per preservare i rapporti di forza in Europa – l’alternativa essendo un caos in cui i rischi superavano di gran lunga i vantaggi (55)”” (pag 343) (55) Selections from the Smuts Papers, vol. 3, June 1910-Novemberr 1918, a cura di W.K. Hancock e Jean Van Der Poel, Cambridge Univ. Press, 1966, p. 503″,”QMIP-020-FL”
“FROMKIN David”,”Una pace senza pace. La caduta dell’impero ottomano e la nascita del Medio Oriente moderno.”,”David Fromkin è avvocato. Ha pubblicato diversi articoli su ‘Foreign Affairs’ e due libri: ‘The Independence of Nations’ e ‘The Question of Government’. Vive a New York ed è membro del ‘Consiglio per le Relazioni Estere. “”Nell’agosto del 1918 il comandante David T. Norris della Royal Navy aveva organizzato una piccola squadra navale che avrebbe dovito operare nel Mar Caspio a sostegno del corpo di spedizione del generale Dunsterville, durante l’occupazione di Baku e la successiva ritirata dalla città da parte di quest’ultimo (come descritto in precedenza). Nell’estate del 1919 i britannici avevano ceduto la squadra navale all’armata bianca del generale Denikin, perché se ne servisse nella guerra civile russa allora in corso. Quando l’esercito di Denikin si dissolse, ciò che restava della squadra – circa diciotto unità, con equipaggi russi – si rifugiò a Enzeli, base della Royal Navy e principale porto persiano sul Mar Caspio. Lì, esse vennero prese in custodia da ufficiali persiani e dalla guarnigione angloindiana che presidiava la base. Nella primavera del 1920 i governi inglesi e persiano ancora non avevano deciso cosa fare della flottiglia, ancora abbastanza efficiente da condizionare il rapporto di forze nel Caspio. (…)”” (pag 520)”,”VIOx-228″
“FROMM Erich”,”Lavoro e società agli albori del Terzo Reich. Un’ indagine di psicologia sociale.”,”Saggio di BONß: ‘Teoria critica e ricerca sociale empirica: osservazioni su un caso tipico’. Il libro contiene la pubblicazione postuma di un’inchiesta condotta da ROMM con la collaborazione di Hilde WEISS tra il 1929 e il 1931 che si proponeva di compiere una prima esplorazione sulla “”struttura psichica di operai e impiegati””. Progetto nell’ambito del progamma scientifico dell’ Istituto per la Ricerca sociale di Francoforte. Il questionario comprendeva 271 domande. Il libro di FROMM è utile per la comprensione del periodo dio Weimar, dell’ atmosfera spirituale e politica che precedette l’avvento del nazismo. FROMM è nato a Francoforte nel 1900. Dopo gli studi di filosofia ad Heidelberg e a Monaco, si è specializzato in psicoanalisi sociale. A Francoforte ha collaborato con l’ Istituto per la Ricerca Sociale. E’ morto nel 1980.”,”GERG-019″
” FROMM Erich”,”Grandezza e limiti del pensiero di Freud.”,”””Il narcisismo indossa parecchie maschere: santità, senso del dovere, gentilezza e amore, umiltà, orgoglio, e spazia dall’ atteggiamento dell’ individuo altezzoso e presuntuoso a quello del modesto e discreto. Per dissimulare il proprio narcisismo tutti dispongono di molti trucchi, pur essendo ben difficilmente consci di essi e della loro funzione”” “”Infliggere un’ offesa a un narcisista può provocare sia una depressione che un odio inesorabile”” “”Di particolare interesse è il narcisismo di gruppo, il quale è un fenomeno di grandissimo significato politico””.”,”SCIx-135″
“FROMM Erich”,”Personalità, libertà, amore. Intervista con R.I. Evans. La missione di Sigmund Freud. Analisi della sua personalità e della sua influenza. Il più noto rappresentante della scuola neofreudiana affronta le realtà sociali del nostro tempo e si confronta con la figura del suo maestro.”,”FROMM Erich, nato nel 1900, è stato uno fra i primi e più illustri rappresentanti della scuola di Francoforte ed ha innestato, in suo modo critico e originale, il discorso freudiano nella realtà sociale emersa dal dopoguerra ad oggi soprattutto negli Stati Uniti. E’ morto nel 1980. “”Ma il fatto che Freud non riuscisse a capire le donne non deve essere desunto soltanto dalle sue teorie. Egli stesso lo affermò una volta con ammirevole franchezza, quando disse in una conversazione: “”Il grande problema che non è mai stato risolto e non sono ancora riuscito a risolvere, malgrado i miei trent’anni di ricerche nell’ animo femminile è: cosa vuole la donna? (Was will das Weib?)””””. (pag 127) “”Quest’ idea del diciassettenne Freud di diventare un leader politico è confermata dalla sua amicizia con Heinrich Braun, che era un suo compagno di classe, e che doveva successivamente diventare uno dei maggiori esponenti del socialismo tedesco. (…) In considerazione di questo probabile interesse per il socialismo nella tarda adolescenza, non sorprende trovare un inconscio atto di identificazione con VIctor Adler, l’ ammirato leader del partito social-democratico austriaco””. (pag 152) “”C’è un altro leader socialista con il quale Freud deve essersi identificato. Questo sembra essere indicato dal fatto che il motto usato da Freud ne L’ interpretazione dei sogni (‘Flectere si nequeo superos, Acheronta movebo’), da Virgilio, Eneide, VII, 32), fu usato anche dal grande leader socialista tedesco Lassalle nel suo libro Der italienische Krieg und die Aufgabe Preussens, 1859. (pag 153)”,”SCIx-183″
“FROMM Erich”,”Avere o essere?”,”””La via del fare è l’ essere”” (Lao-Tse) “”Meno si ‘è’, e meno si esprime la propria vita; più si ‘ha’, e più è alienata la propria vita.”” Karl Marx “”La via del fare è l’ essere”” (Lao-Tse) “”Meno si ‘è’, e meno si esprime la propria vita; più si ‘ha’, e più è alienata la propria vita.”” Karl Marx “”Carl Becker (1932) ha dimostrato come e in quale misura la filosofia dell’Illuminismo facesse proprio quell'””atteggiamento religioso”” reperibile nei teologi del XIII secolo: “”Se esaminiamo i fondamenti di questa fede, constatiamo che a ogni istante i ‘filosofi’ rivelavano di quale entità fosse il debito che avevano nei confronti del pensiero medievale, senza esserne affatto consapevoli””. La Rivoluzione francese, filiazione della filosofia illuministica, fu qualcosa di più che non una semplice rivoluzione politica. Come notava Tocqueville (citato da Becker), si trattò di una “”rivoluzione politica che agì secondo le modalità e, per certi versi, assunse l’aspetto di una ‘rivoluzione’ religiosa [il corsivo è mio]. Al pari delle rivolte islamica e protestante, traboccò di là dalle frontiere di paesi e nazioni, e si diffuse mediante la predicazione e la propaganda””. Dell’umanesimo radicale del XIX e del XX secolo tratterò più tardi, parlando della protesta umanistica contro il paganesimo dell’era industriale; ma, per porre fin d’ora le premesse per tale disamina, converrà prendere in considerazione il neopaganesimo che è andato sviluppandosi fianco a fianco con l’umanesimo, minacciando, nell’attuale momento storico; di distruggerci. La trasformazione che ha gettato le basi per la genesi della “”religione industriale”” va ricercata nell’eliminazione, operata da Lutero, dell’elemento materno nella chiesa. Per quanto possa sembrare un’inutile deviazione, non posso non soffermarmi brevemente su questo aspetto, perché è assai importante ai fini della comprensione dello sviluppo della nuova religione e del nuovo carattere sociale””. (pag 159)”,”TEOS-159″
“FROMM Erich”,”Fuga dalla libertà.”,”FROMM Erich ha studiato sociologia e psicologia nelle Università di Heidelberg, Francoforte e Monaco e si è specializzato in psicoanalisi all’Istituto di psicanalisi di Berlino. E’ diventato cittadino americano e ha tenuto corsi alla Columbia University, al Bennington College e alla New School for Social Research. Ha diretto il dipartimento di psicanalisi all’Università nazionale del Messico e dal 1962 insegna psicologia alla New York University. Ha scritto ‘Psicanalisi della società contemporanea’, ‘Psicanalisi e religione’, ‘Dogmi, gregari e rivoluzionari’.”,”TEOS-164″
“FROMM Erich”,”La disobbedienza e altri saggi.”,”Nato a Francoforte nel 1900 e morto a Locarno nel 1980 Erich Fromm ha studiato nelle università di Heidelberg e Monaco. A Berlino si è specializzato in psicoanalisi ed è entrato nella Scuola di Francoforte, il celebre istituto guidato da Adorno, Horkheimer e Marcuse. Di origini ebree, nel 1934 si è trasferito negli Stati Uniti dove ha insegnato alla Columbia University, a Yale e nel Michigan. Quindi è passato alla Università nazionale del Messico. Nei suoi studi ha stabilito un ponte tra marxismo e psicoanalisi che ha il suo iniziatore in Bertrand Russell. “”La coscienza rappresenta l'””uomo sociale”” determinato da una data società, e l’inconscio rappresenta l’uomo universale in noi, il buono e il cattivo, l’uomo totale che giustifica l’affermazione di Terenzio “”non ritengo a me estraneo nulla di ciò che è umano””. (Per inciso, era questo il motto favorito di Marx)”” (pag 39) Marx sull’essere umano indipendente o dipendente (Manoscritti) (pag 65-66) Contiene il capitolo (VII): ‘Le implicazioni psicologiche del reddito minimo garantito’ (pag 115-127)”,”TEOS-254″
“FROMM Erich a cura, saggi di Veljko KORAC Ivan SVITAK Bordan SUCHODOLSKI Lucien GOLDMANN Léopold SENGHOR Raya DUNAYEVSKAYA Mihailo MARKOVIC Nirmal KUMAR BOSE Herbert MARCUSE Eugene KAMENKA Umberto CERRONI Adam SCHAFF Milan PRUCHA Karel KOSIK Marek FRITZHAND Bronislaw BACZKO Danilo PEJOVIC Maximilien RUBEL Ernst BLOCH Erich FROMM Bertrand RUSSELL Irving FETSCHER Gajo PETROVIC Rudi SUPEK Predrag VRANICKI Oskar SCHATZ e Ernest Florian WINTER Mathilde NIEL Norman THOMAS Wolfgang ABENDROTH Richard M. TITMUSS T.B. BOTTOMORE Paul MEDOW Danilo DOLCI Galvano DELLA-VOLPE”,”L’umanesimo socialista.”,” “”Marx scrive nel 1843: «Lo stato politico perfetto è per sua essenza ‘la vita dell’uomo come specie’, in opposizione alla sua vita materiale. Tutti i presupposti di questa vita egoistica continuano a sussistere ‘al di fuori della sfera dello Stato’ nella società civile. Là dove lo Stato politicoha raggiunto il suo vero sviluppo, l’uomo conduce non soltanto nel pensiero, nella coscienza, ma bensì nella realtà, nella vita, una doppia vita, una celeste ed una terrena, la vita nella comunità politica ‘nella quale egli si afferma come essere sociale’, e la vita nella società civile nella quale agisce come ‘uomo privato’, che considera ‘gli altri uomini come mezzo’, e ‘degrada se stesso a mezzo’ e diviene trastullo di forze estranee» (9). La «vera vita» di Marx dovrebbe svolgersi insieme con i propri simili, ognuno teso a completare se stesso e a mettersi in rapporto con gli altri arricchendone le qualità; ma questa «vera vita» esiste nel mondo moderno solo come forma illusoria e trascendentale della comunità dei cittadini che è prima tangibilmente provata quando chiude i ranghi ed è portata a rapporti ostili con la comunità di cittadini di un ‘altro’ stato (10). finire [Iring Fetscher, ‘Concretizzazione del concetto di libertà in Marx’] [(in) Erich Fromm, a cura, L’umanesimo socialista, Bari, 1971] (pag 298-301)”,”TEOC-723″
“FROMM Erich”,”Escape From Freedom.”,”Erich Fromm nato nel 1900 a Francoforte, Germania. Ha studiato sociologia all’Università di Heiderberg e Monaco e ottenuto il Ph.D. da Heidelberg nel 1922. Si è occupato di psicoanalisi. Nel 1933 è emigrato negli Stati Uniti insegnando prima a Chicago e poi a New York.”,”TEOS-281″
“FROMM Erich”,”Beyond the Chains of illusion. My encounter with Marx and Freud.”,”””Among the philosophers, Spinoza, the father of modern dynamic psychology, postulated the picture of the nature of man in terms of a ‘model of human nature’, which was ascertainable and definable and from which the laws of human behaviour and reaction followed. Ma, and not just men of this or of that culture, could be understood like any other being in nature because man is one, and the same laws are valid for all of us at all times. The philosophers of the eighteenth and nineteenth centuries (especially Goethe and Herder) believed that the humanity (‘Humanitaet’) inherent in man leads him to ever higher stages of development; they believed that every individual carries within himself not only his individuality but also all of humanity with all its potentialities. They considered the task of life to be the development towards through individuality; and they believed that the voice of humanity was given to everybody and could be understood by every human being (1). Today the idea of a human nature or of an essence of man has fallen into disrepute (…). In contrast to these contemporary trends, Marx and Freud assumed that man’s behaviour is comprehensible precisely because it is the behaviour of ‘man’, of a species that can be defined in terms of its psychic and mental character. Marx, in assuming the existence of nature of man, did not concur in the common error of confusing it with its particular manifestations. He differentiated ‘human nature in general’ from ‘human nature as modified in each historical epoch’ (2). Human nature in general we can never see, of course, as such, because what we observe are always the specific manifestations of human nature in various cultures. But we can infer from these various manifestations what this ‘human nature in general’ is, what the laws are which govern it, what the needs are which man has as man. In his earlier writings Marx still called ‘human nature in general’ the ‘essence of man’. He later gave up this term because he wanted to make it clear that ‘the essence of man is no ‘abstraction’ inherent in each separate individual’ (3) (4). Marx also wanted to avoid giving the impression that he thought of the essence of man as an unhistorical substance. For Marx, the nature of man was a given potential, a set of conditions, the human raw material, as it were, which as such cannot be changed, just as the size and structure of the human brain has remained the same since the beginning of civilization. Yet man ‘does’ change in the course of history. He is the product of history, transforming himself during his history. He becomes what he potentially is. History is the process of work – those potentialities which are given him when he is born. ‘The whole of what is called world history’, says Marx, ‘is nothing but the creation of man by human labour, and the emergence of nature for man; he therefore has the evident and irrefutable proof of his ‘self-creation’ of his own ‘origins’ (5). Marx was opposed to two positions: the unhistorical one that the nature of man is a substance present from the very beginning of history, and the relativistic position that man’s nature has no inherent quality whatsoever and is nothing but the reflex of social conditions. But he never arrived at the full development of his own theory concerning the nature of man, transcending both the unhistorical and the relativistic positions; hence he left himself open to various and contradictory interpretations. Nevertheless from his concept of man follow certain ideas about human pathology and about human health. As the main manifestation of psychic pathology Marx speaks of the ‘crippled’ and of the ‘alienated’ man; as the main manifestation of psychic health, he speaks of the active, productive, independent man. To these concepts we shall return later, after having discussed the concept of human motivation in Marx and in Freud”” [Erich Fromm, ‘Beyond the Chains of illusion. My encounter with Marx and Freud’, London, 1980] [(1) Cf. H.A. Korff, ‘Geist der Goethezeit’ (Leipzig: Koehler and Amelang, 1958, 4th edition), and the brilliant paper on Goethe’s ‘Iphigenia and the Humane Ideal’, Oscar Seidline, ‘Essays in German Comparative Literature’ (Chapel Hill, N.C.: University of North Carolina Press, 1961); (2) Karl Marx, Capital I (Chicago: Charles H. Kerr Co, 1906), p. 668; (3) K. Marx and F, Engels, ‘German Ideology’, edited with an introduction by R. Pascal (New York: International Publishers Co., Inc, 1939), p. 198 (My italics E.F.); (4) It has been said by representatives of Soviet Marxism and by some non-communist writers that the views of the ‘young Marx’ as expressed in the Philosophical Manuscripts are fundamentally different from those of the ‘mature Marx’. I believe, however, with most non-soviet Marxists and socialist humanists that this interpretation is untenable and serves only the purpose of identifying Soviet ideology with Marx’s ideas. Cf. the discussion of this point in E. Fromm, ‘Marx’s Concepts of Man’ (New York: Frederick Ungar Publishing Co, Inc, 1961) p. 69 ff. and Robert Tucker, ‘Philosophy and Myth in Karl Marx’ (Cambridge University Press, 1961); (5) K. Marx, Economic and Philosophical Manuscripts, translated by T.B. Bottomore in E. Fromm’s Marx’s Concept of Man’, p. 139] (pag 27-30) ‘Marx ha distinto la “”natura umana in generale”” dalla “”natura umana modificata in ogni epoca storica””‘”,”TEOS-293″
“FROMM Erich – MARX Karl”,”Marx’s concept of man. With a translation from Marx’s ‘Economic and Philosophical Manuscripts’ by T.B. Bottomore.”,”T.B. Bottomore, LSE, London School of Economics and Politica Science Ristampa 1980, precedenti edizioni 1961, 1966 Eleanor Marx-Aveling: ‘Karl Marx. A Few Stray Notes’ (pag 248-256″,”MADS-744″
“FROMM Erich”,”Marx e Freud.”,”””La necessità di rinunciare alle illusioni sulla propria condizione è la necessità di rinunciare a una condizione che ha bisogno di illusioni”” “”La critica non ha strappato i fiori immaginari dalla catena perché l’uomo continui a trascinarla triste e spoglia, ma perché la getti via e colga il fiore vivo”” (Marx) ‘Come disse Eraclito “”il carattere è il destino dell’uomo””. L’uomo è motivato dal proprio carattere ad aegire e pensare in un determinato modo…’ (pag 78) Alienazione dell’uomo dal suo prodotto e estraniazione dell’uomo dalla vita, da se stesso e dal suo simile. Nel lavoro alienato, l’attività libera e consapevole dell’uomo si degrada nell’attività alienata “”L’operaio, continua Marx, non è solo alienato dai prodotti che crea: «Ma l’estraniazione si mostra non soltanto nel risultato, ma anche nel processo della produzione, entro la stessa attività produttiva» (5). Poi ritorna ancora all’analogia tra l’alienazione del lavoro e l’alienazione religiosa: «Come nella religione, l’attività propria della fantasia umana, del cervello umano e del cuore umano influisce sull’individuo indipendentemente dall’individuo, come un’attività estranea, divina o diabolica, così l’attività dell’operaio non è la sua propria attività» (6). Dal concetto di lavoro alienato, Marx passa al concetto dell’estraniazione dell’uomo da se stesso, dai propri simili e dalla natura. Egli definisce il lavoro nella sua forma originale e non alienata «un’attività della vita, la vita produttiva» (‘Lebenstaetigkeit, das produktive Leben’), e poi definisce il carattere dell’uomo in quanto essere appartenente a una specie come «un’attività libera e consapevole» (‘freie bewusste Taetigkeit’). Nel lavoro alienato, l’attività libera e consapevole dell’uomo si degrada nell’attività alienata e «… la sua vita di essere che appartiene ad una specie diventa per lui un mezzo» (7). Come risulta da quanto ho sopra affermato, Marx non solo si interessa dell’estraniazione dell’uomo dal suo prodotto o dall’alienazione prodotta dal lavoro, ma si interessa anche dell’estraniazione dell’uomo dalla vita, da se stesso e dal suo simile. (…) Quindi l’alienazione per Marx è la malattia dell’uomo; non è una malattia nuova poiché ha necessariamente origine con l’inizio della divisione del lavoro cioè della civiltà che trascende la società primitiva; essa è più fortemente sviluppata nella classe operaia, tuttavia è una malattia della quale tutti soffrono. (…). Marx espresse questa idea del socialismo e dell’attuazione della libertà alla fine del terzo volume del Capitale nel passo seguente: «Di fatto, il regno della libertà comincia soltanto là dove cessa il lavoro determinato dalla necessità e dalla finalità esterna; si trova quindi per sua natura oltre la sfera della produzione materiale vera e propria. Come il selvaggio deve lottare con la natura per soddisfare i suoi bisogni, per conservare e per riprodurre la sua vita, così deve fare anche l’uomo civile, e lo deve fare in tutte le forme della società e sotto tutti i possibili modi di produzione. A mano a mano che egli si sviluppa, il regno delle necessità naturali si espande, perché si espandono i suoi bisogni, ma al tempo stesso si espandono le forze produttive che soddisfano questi bisogni. La libertà in questo campo può consistere soltanto in ciò, che l’uomo socializzato, cioè i produttori associati, regolano razionalmente questo loro ricambio organico con la natura, lo portano sotto il loro comune controllo, invece di essere da esso dominati come da una forza cieca; che essi eseguono il loro compito con il minore possibile impiego di energia e nelle condizioni più adeguate alla loro natura umana e più degne di essa. Ma questo rimane sempre un regno della necessità. Al di là di esso comincia lo sviluppo delle capacità umane, che è fine a se stesso, il vero regno della libertà che tuttavia può fiorire soltanto sulle basi di quel regno della necessità» (14)”” (pag 49, 51-52) [Erich Fromm, ‘Marx e Freud’, Est, Milano, 1997] [(5) ‘Manoscritti economico-filosofici’, trad. it., cit., p. 72; (6) Ibid., p. 75; (7) Ibid., p. 79; (14) ‘Il capitale’, trad. it., cit., vol. III, tomo III, pp. 231-232]”,”TEOC-002-FMDP”
“FROMM Erich”,”Avere o essere?”,”Erich Fromm (Francoforte 1900- Locarno 1980) ha studiato all’Università di Heideberg e di Monaco e all’Istituto di psicoanalisi di Berlino. Con Adorno, Horkheimer, Marcuse e altri ha lavorato nell’ambito dell’Institut für Sozialforschung di Francoforte. E’ vissuto negli Stati Uniti dal 1934, ha insegnato alla Columbia, Michigan e Yale University, oltre che all’Università nazionale del Messico. Tra le sue opere ‘La disobbedienza e altri saggi’ (1982). Concetto marxiano di essere e avere. “”Il concetto marxiano di essere e avere è sintetizzato in questa proposizione: «Meno si ‘è’, e meno si esprime la propria vita; più si ‘ha’, e più alienata è la propria vita… Tutto ciò che l’economista ti porta via in fatto di vita e umanità, te lo restituisce in forma di denaro e ricchezza». Il «senso dell’avere» di cui parla qui Marx è esattamente lo stesso di quel «legame all’io» di cui parla Meister Eckhart, cioè l’aspirazione alle cose e al proprio io. E Marx fa riferimento alla ‘modalità essenziale dell’avere’, non già al possesso in sé, non già alla proprietà privata non alienata, in quanto tale. La meta non è costituita né dal lusso né dalla ricchezza, ma neppure dalla povertà; in effetti, sia il lusso sia la povertà da Marx sono considerati vizi. La meta è la «creazione». In che cosa consiste dunque questa nascita? Nell’attiva non alienata espressione delle nostre facoltà verso gli oggetti corrispondenti. Prosegue Marx: «Tutti i rapporti ‘umani’ dell’uomo con il mondo – la vista, l’udito, l’olfatto, il gusto, il tatto, il pensare, l’osservare, il sentire, il desiderar, l’agire, l’amare -, in una parola tutti gli organi della sua individualità… costituiscono, nella loro azione obiettiva [nella loro ‘azione in rapporto all’oggetto’], l’approvazione di tale oggetto, l’appropriazione della realtà umana». È questa la forma dell’appropriazione secondo la modalità dell’ ‘essere’, anziché secondo la modalità dell’avere. Questa forma di attività non alienata è stata definita da Marx come segue: «Supponiamo che l’ ‘uomo’ sia ‘uomo’, e che il suo rapporto con il mondo sia umano. In tal caso, l’amore può essere scambiato soltanto con l’amore, la fiducia con la fiducia, eccetera. Se si desidera godere l’arte, bisogna essere una persona dotata di cultura artistica; se si desidera influire su altre persone, bisogna essere una persona capace di esercitare davvero un effetto stimolante e incoraggiante su altri. Ognuno dei nessi che si hanno con l’uomo e la natura devono essere un’ ‘espressione specifica’ corrispondente all’oggetto della propria volontà della propria ‘reale vita individuale’. Se si ama senza suscitare in cambio amore, vale a dire se non si è in grado, grazie alla ‘manifestazione’ di se stessi quale individuo amante, di fare di sé stesso una ‘persona amata’ allora il proprio amore è impotente e infelice». Ma le idee di Marx sono state assai presto corrotte, e se ciò è avvenuto è forse perché Marx è vissuto cent’anni troppo presto. Egli riteneva con Engels che il capitalismo avesse toccato il limite delle proprie possibilità, e quindi che la rivoluzione fosse dietro l’angolo. Ma si sbagliavano di grosso, come Engels dovette ammettere dopo la morte di Marx. Avevano formulato la loro nuova dottrina proprio al culmine dello sviluppo capitalistico, senza riuscire a prevedere che sarebbe occorso più di un secolo perché avessero inizio il declino del capitalismo e la crisi conclusiva. Era una necessità storica che un’idea anticapitalistica, diffusa in concomitanza con l’apogeo del capitalismo, per potersi imporre dovesse venire tradotta senza residui nello spirito del capitalismo; ed è appunto quello che è accaduto”” (pag 240-241) [Erich Fromm, ‘Avere o essere?’, A. Mondadori, Milano, 2010]”,”TEOS-001-FMDP”
“FROMM Erich”,”L’arte d’amare.”,”Contiene il capitolo: ‘L’amore e la sua disintegrazione nella società occidentale contemporanea’ ‘Nel capitolo “”L’amore e la sua disintegrazione nella società occidentale contemporanea”” del libro “”L’arte di amare””, Erich Fromm esplora come l’amore, un elemento fondamentale per il benessere umano, sia stato compromesso nella società moderna. Fromm sostiene che l’amore autentico richiede cura, responsabilità, rispetto e conoscenza, ma che questi elementi sono spesso assenti nelle relazioni contemporanee. Fromm critica la società capitalista per aver trasformato l’amore in una merce, dove le relazioni sono spesso basate su interessi egoistici e sul desiderio di possesso. Questo porta a una disintegrazione dell’amore, in cui le persone cercano gratificazione immediata e superficiale piuttosto che connessioni profonde e durature. Inoltre, Fromm sottolinea come la paura della solitudine e l’insicurezza personale spingano le persone a cercare relazioni che non soddisfano veramente i loro bisogni emotivi. La società occidentale, con la sua enfasi sull’individualismo e sul successo materiale, ha creato un ambiente in cui l’amore genuino è difficile da trovare e mantenere. In sintesi, Fromm invita a riflettere sulla necessità di riscoprire l’amore come un’arte che richiede impegno, dedizione e una comprensione profonda dell’altro. Solo così è possibile superare la disintegrazione dell’amore nella società contemporanea e costruire relazioni autentiche e appaganti.’ (f. copil.)”,”TEOS-016-FMDP”
“FROMM Erich”,”Fuga dalla libertà.”,”In apertura: ‘Nulla quindi è immutabile, salvo gli innati e inalienabili diritti dell’uomo”” Thomas Jefferson. ‘Fuga dalla libertà’ è forse l’opera più felice e celebrata di Fromm’ (v. quarta di copertina) Gli operai tedeschi e il nazismo. “”Spesso certo idee vengono accettate al livello di coscienza da gruppi i quali, date le peculiarità del loro carattere sociale, non ne restano in realtà influenzati; queste idee rimangono un repertorio di convinzioni coscienti, ma le persone, nel momento critico, non agiscono secondo i loro dettami. Un esempio di ciò è stato offerto dal movimento sindacale tedesco al tempo della vittoria del nazismo. La stragrande maggioranza degli operai tedeschi, prima dell’avvento al potere di Hitler, votava per il partito socialista e per quello comunista, e credeva nelle idee di questi partiti; cioè, la diffusione di queste idee tra la classe operaia era estremamente ampia. Il peso di queste idee, però, non era proporzionato alla loro diffusione. L’avanzata del nazismo non incontrò oppositori politici pronti, per lo meno nella maggioranza, a battersi per le loro idee. Molti degli aderenti ai partiti di sinistra, benché credessero nei programmi del loro partito finché questo conservava autorità, erano pronti a dimettersi quando arrivò l’ora della crisi. Un’accurata analisi della struttura di carattere degli operai tedeschi può indicare una ragione – certamente non la sola – di questo fenomeno. Parecchi di loro rientravano in un tipo di personalità che ha molti dei tratti che abbiamo descritto come «carattere autoritario». Nutrivano un profondo rispetto e una profonda nostalgia per l’autorità costituita. L’insistenza del socialismo sull’indipendenza dell’individuo dall’autorità, sulla solidarietà in contrapposizione all’atomismo individualistico, non era ciò che molti di questi operai davvero desideravano sulla base della struttura della loro personalità. I capi della sinistra fecero l’errore di valutare la forza dei loro partiti solo in base alla diffusione che avevano queste idee, e di sottovalutare la loro mancanza di peso. La nostra analisi delle dottrine protestanti e calviniste ha dimostrato viceversa che queste idee costituivano forze potenti negli aderenti alla nuova religione, perché facevano appello a esigenze e ad ansietà presenti nella struttura di carattere di coloro a cui si indirizzavano. In altre parole, ‘le idee possono diventare forze potenti, ma solo nella misura in cui costituiscono risposte a specifiche esigenze umane predominanti in un determinato carattere sociale’. La struttura di un carattere determina non solo il pensiero e il sentimento, ma anche le azioni degli individui: è merito di Freud averlo dimostrato, anche se i suoi presupposti sono errati”” (pag 240-241) [Erich Fromm, ‘Fuga dalla libertà’, Edizioni di Comunità, Milano, 1977]”,”TEOS-019-FMDP”
“FRONGIA Guido”,”John Stuart Mill e il metodo scientifico.”,”‘Poiesis, studi di filosofia contemporanea’, collana di saggi e testi diretta da Girolamo COTRONEO Angelo S. SABATINI Carlo SINI Guido FRONGIA insegna attualmente presso il Dipartimento di Filosofia della II Università di Roma. Ha pubblicato una ‘Guida alla letteratura su Wittgenstein’ (Argalia, 1981) e ‘Wittgenstein. Regole e sistema’ (Angeli, 1983). MILL si presenta come il promotore di una svolta anti-baconiana che sia in grado di recepire i rapidi sviluppi che la scienza sperimentale va compiendo nel corso del XIX secolo. Nessi. “”Proprio per l’ intervento di quell’ “”atto di pensiero””, la formulazione di una proposizione generale diventa in un certo senso un processo creativo. Di qui l’ immagine frequentemente usata da Whewell, e ripresa talvolta anche da Mill, per spiegare la natura della colligation of facts: “”I fatti sono noti, ma sono isolati e sconnessi, sinché lo scopritore non procura, per suo conto, un principio di connessione. Le perle ci sono, ma non stanno insieme se qualcuno non fornisce il filo”” (1)””. (pag 73)”,”SCIx-190″
“FROSINI Vittorio”,”Breve Storia della critica al marxismo in Italia. Studi risorgimentali.”,”Le concezioni rivoluzionarie del gruppo ‘Libertà e Giustizia’ discendevano dal pensiero di Carlo PISACANE. BAKUNIN esercitò la sua influenza sugli esponenti del partito democratico a Napoli; che costituirono il 3 aprile 1867 il circolo ‘Libertà e Giustizia’, che diede vita all’ omonimo giornale. E’ sul giornale ‘Libertà e Giustizia’ (il primo numero esce il 17 agosto del 1867) che si certifica la nascita del marxismo in Italia. Infatti sul numero 11 del 27 ottobre 1867 il giornale pubblica la prima traduzione di uno scritto teorico a firma Carlo MARX, che sia apparsa in Italia. Si trattava di un brano de ‘Il Capitale’ che veniva fatto precedere da un preambolo redazionale. (v. pag 19) Vittorio FROSINI è professore di filosofia del diritto all’ Univ di Catania. Ha studiato a Pisa e ad Oxford. Nel 1958 gli è stato assegnato dalla Commissione nazionale nominata dal Parlamento italiano, il premio per il miglior articolo sul primo decennio della Costituzione italiana. Nel 1962 gli è stato conferito il premio per le scienze giuridiche e sociali dell'”,”MITS-076″
“FROSINI Vittorio RENDA Francesco SCIASCIA Leonardo”,”La mafia. Quattro studi.”,”Contiene: – Mitologia e sociologia della mafia (V. Frosini) “”Il fenomeno mafioso non è, come il banditismo, un accesso patologico, quindi accidentale, temporaneo, curabile con gli ordinari mezzi di polizia. Mafia e banditismo sono termini correlativi, ma non equivalenti. Bandito è colui che ha rotto con la società e le sue leggi, vive alla macchia, è un ricercato dalla giustizia. Salvatore Giuliano, pur con tutti gli scandalosi legami che ne proteggevano l’attività criminosa, fu sempre un bandito, un uomo che viveva alla macchia, alla ricerca ed alla cattura del quale erano pur sempre impegnate le forze di polizia. Essere mafioso, invece, non significa vivere alla macchia o ai margini della società. Tutti in Sicilia conoscono e sanno indicare a dito i capi mafia del paese: il cittadino semplice, il carabiniere, il poliziotto, il questore, il prefetto, il magistrato, il prete, il deputato, il ministro, persino le stesse rappresentanze diplomatiche e consolari isolane. Il mafioso non è un fuori legge, an che se è da tutti risaputo che opera ai margini e qualche volta contro la legge. Il mafioso è un libero cittadino come qualunque altro; gode dei diritti civili e politici, ha la licenza del porto d’armi, passeggia coi ‘galantuomini’ del paese e spesso col comandante dei carabinieri, cui non manca di essere prodigo di consigli, siede spesso di persona al comune in qualità di consigliere, di assessore e di sindaco, oggi frequenta le sacrestie, viaggia in macchina cogli uomini politici, visita spesso le anticamere del Parlamento nazionale e dell’Assemblea Regionale Siciliana, è ricevuto con ogni riguardo nei gabinetti dei ministri e degli assessori del governo regionale. Appare evidente che se non si colpisce e non si sradica l’attività illecita e criminosa di tale personaggio, la colpa non può essere addossata alla omertà della gente semplice”” (pag 39-40) [Francesco Renda, Funzioni e basi sociali della mafia]”,”ITAS-178″
“FROSINI Fabio LIGUORI Guido a cura, scritti di Giorgio BARATTA Marina PALADINI MUSITELLI Giuseppe PRESTIPINO Giuseppe COSPITO Fabio FROSIN IRita MEDICI Guido LIGUORI Lea DURANTE Pasquale VOZA Derek BOOTHMAN”,”Le parole di Gramsci. Per un lessico dei ‘Quaderni del carcere’.”,”Fabio FROSINI è ricercatore di Storia della filosofia presso l’Università di Urbino. Guido LIGUORI insegna Storia del pensiero politico contemporaneo presso l’Università della Calabria.”,”GRAS-133″
“FROSSARD Ludovic-Oscar”,”De Jaurès à Léon Blum. Souvernirs d’un militant.”,”‘Sous le signe de Jaurès’ Ludovic-Oscar Frossard, spesso chiamato L-O Frossard o Oscar Frossard (Foussemagne, 5 marzo 1889 – Parigi, 11 febbraio 1946), è stato un politico francese. È stato segretario generale della SFIO dal 1918, e dal 1921 segretario generale del giovane Partito Comunista Francese (PCF). Uscito dal partito nel 1923, creò il Parti communiste unitaire (PCU). Nel 1925 rientrò nella SFIO e nel 1928 fu eletto per la prima volta deputato, ma nel 1935 lasciò il partito per aderire all’Unione Socialista Repubblicana (USR), una formazione nata dalla confluenza di due piccoli partiti di orientamento socialista moderato. Entrò al governo come ministro del Lavoro, e nel 1936 si fece rieleggere deputato nelle liste dell’USR. È stato ministro in otto governi, dal 1935 al 1937 e dal 1938 al 1940. Nel luglio 1940 votò a favore dell’attribuzione dei pieni poteri al maresciallo Pétain, ma nel corso dei quattro anni in cui la Francia è stata occupata dall’esercito tedesco mantenne un atteggiamento defilato, limitandosi all’attività giornalistica. (wikip)”,”FRAP-127″
“FROST David JAY Antony”,”L’Inghilterra e i nuovi inglesi.”,”FROST David è nato nel Kent nel 1939. Ha lavorato nel campo televisivo. Ha collaborato con vari giornali. JAY Antony (Londra 1930) è entrato nella BBC (1955) come direttore di programma. Anche lui collabora a vari giornali. Ha pubblicato nel 1968 ‘Machiavelli e i dirigenti d’azienda’ (Rizzoli). pag 90″,”UKIS-019″
“FROW Edmund FROW Ruth a cura; testi di James Leigh JOYNES Annie BESANT Sidney James WEBB George Bernard SHAW William MORRIS Tom MANN Robert BLATCHFORD Henry Mayers HYNDMAN The Democratic Federation The Socialist Group of the London Society of Compositors”,”The Politics of Hope. The Origins of Socialism in Britain 1880-1914.”,”FROW Edmund FROW Ruth sono i fondatori della Working Class Movement Library in Salford (v. Istituti). Erano attivisti sindacali (Edmund fu segretario di distretto della AEU Amalgamated Engineering Union e Ruth faceva parte della NUT National Union of Teachers). Il loro istituto è un centro per le ricerche e lo studio del movimento sindacale e radicale britannico. “”Il socialismo è solo costruttivo se è rivoluzionario. Solo il socialismo, mentre tiene ferma la sua visione finale, non rifiuta degli utili palliativi dell’esistente anarchia. E’ vero, sappiamo che sono palliativi, attraenti comunque in apparenza, che forniranno miglior schiavitù salariata ai capitalisti sotto le condizioni esistenti. Ma molti di essi serviranno ad analizzare la degenerazione e a portare a una maggiore capacità di fronteggiare le difficoltà nel prossimo futuro. Meri pacchetti fiscali, meri spostamenti nelle fasce di tassazione delle terre agricole, non hanno alcun fascino per noi. Free Trade significa, oggi come sempre, libero sfruttamento del lavoro degli operai a beneficio dei capitalisti; protezione significa protezione dei proprietari terrieri (landlord) e dei capitalisti contro i lavoratori. (…)””. (pag 149, H.M. Hyndman)”,”MUKx-138″
“FROW Edmund FROW Ruth”,”Manchester and Salford Chartists.”,”””Others methods were also used to indimidate and subvert the strikers. A Proclamation from the Queen was read on 15 August. It condemned the wicked and illegal turn-outs and offered a reward of £ 50 to informants. The County and Borough Magistrates in Manchester also issued a proclamation declaring all large assemblies illegal. By the end of the second week of the strike, the Home Secretary had succeeded in welding together all the military and civil forces into a machine under central control and leadership in order to crush the strike. The strike did continue to extend to other districts, but the Chartist leadership did little to implement conference decisions, the repressive arm of the State was well oiled, more leaders were arrested and the central leadership of the strike could no longer function. The Trade Dlegates went home and continued to conduct the strike through the local committees.”” (pag 83-84)”,”MUKC-023″
“FRUCHT Richard a cura, contributi di Philip J. ADLER Hugh AGNEW Catherine ALBRECHT June GRANATIR ALEXANDER Josef ANDERLE Gerasimos AUGUSTINOS Olga AUGUSTINOS Robert AUSTIN Walter M. BACON Jr. Douglas W. BAILEY Eugene F. BALES George BARANY Enikõ MOLNÁR BASA Ann Marie BASOM Kenneth E. BASOM Margaret H. BEISSINGER Joel D. BENSON William H. BERENTSEN Dagmar BERRY Robert A. BERRY Paul J.BEST Christina Y. BETHIN Mark BIONDICH William Lee BLACKWOOD Milka T. BLIZNAKOV Edward BOJARSKI Melissa BOKOVOY Vera BOLGÁR Michael BOLL András BOROS-KAZAI Andrei BREZIANU Gregory L. BRUESS Maria BUCUR Alice Catherine CARIS Charles M. CARLTON Magda CARNECI David CASSENS Frederick B. CHARY Koji CHIKUGO Anna M. CIENCIALA Lee CONGDON Deborah S. CORNELIUS John K. COX Richard F. CRANE Gerard W. CREED Darrick DANTA Zdenek V. DAVID Elinor MURRAY DESPALATOVIC Nicholas DIMA Alex N. DRAGNICH N.F. DREISZIGER Tanya L.K. DUNLAP Lubomír DUROVIC Alexandru DUTU Donald L. DYER Thomas EEKMAN James EISWERT Judith FAI-PODLIPNIK Brigit FARLEY James FELAK Mario D. FENYO Gregory C. FERENCE Richard FIELD John A. FINK Clemansa Liliana FIRCA Mari A. FIRKATIAN Mary Ellen FISCHER Lawrence J. FLOCKERZIE Radu FLORESCU Victor A. FRIEDMAN Richard FULTON Michal GÁFRIK Bruce M. GARVER Katherine GYÉKÉNYESI GATTO John GEORGEOFF Susan GLANZ James GLAPA-GROSSKLAG Eagle GLASSHEIM Jonathan A. GRANT Charles E. GRIBBLE Lyubomira PARPULOVA GRIBBLE Marie J. HALL Richard C. HALL Joseph F. HARRINGTON Yana HASHAMOVA Peter I. HIDAS Robert HISLOPE Jiri HOCHMAN Beth HOLMGREN Peter HRUBY Todd HUEBNER Dennis P. HUPCKICK Dina IORDANOVA Russell L. IVY Conrad JARZEBOWSKI Charles JELAVICH Owen V. JOHNSON Pieter JUDSON Milenko KARANOVICK Stanislav KAVKA T. Mills KELLY Sarah A. KENT Jo Ellen KERKSIEK Charles KING Anto KNEZEVIC Jhon KOLSTI Michael J. KOPANIC Jr. Andrzej KORBONSKI Jiri KORALKA William B. KORY Boian KOULOV Ladis K.D. KRISTOF James P. KROKAR Andrzej KULCZYCKI Alexandros K. KYROU Ernest H. LATHAM Jr. Michael J. LAVELLE Peter LAVELLE Paul D. LENSINK Madeline G. LEVINE André LIEBICH Irina LIVEZEANU Barbara LOBODZINSKA Christopher LONG Andrew LUDANYI Radomír V. LUZA James M.B. LYON David MACKENZIE Paul Robert MAGOCSI Victor S. MAMATEY Joseph M. MCCARTHY Abraham MELEZIN Paul E. MICHELSON Daniel E. MILLER Mirvet S. MUCA Nicholas M. NAGY-TALAVERA Robert NEMES Remus NICULESCU James P. NIESSEN Claire E. NOLTE Petra ORÁLKOVÁ Cynthia PACES Philip PAJAKOWSKI Aleksandar PANEV Gregory J. PANO Peter PASTOR Neal A. PEASE Jolanta T. PEKACZ William A. PELZ Màrtha PERESZLÉNYI-PINTÉR Duncan M. PERRY Barbara A. PETERSON Timothy POGACAR Robert M. PONICHTERA Ruzica POPOVITCH-KREKIC Thomas M. POULSEN Tom PRIESTLY Theophilus C. PROUSIS Paul D. QUINIAN George TIVADAR RADAN Spas T. RAIKIN Svetlana RAKIC Miloslav RECHCGL Jr. Barbara K. REINFELD Carole ROGEL Ignàc ROMSICS Norma L. RUDINSKY Nancy Lee RUYTER Konrad SADKOWSKI Thomas SAKMYSTER Mark SAND Ben SLAY Biljana SLJIVIC-SIMSIC Ronald SMELSER William SMIALEK Steven W. SOWARDS Robert Mark SPAULDING Thomas SPIRA Irina G. STAKHANOVA John STANLEY David STEFANCIC Stefan STOENESCU Gale STOKES M. Mark STOLARIK Zeljan E. SUSTER Richard TEMPEST Frank W. THACKERAY Marta TOBOLCZYK Glenn E. TORREY Albert M. TOSCHES Pál Péter TÓTH John D. TREADWAY Kurt W. TREPTOW Daniel D. TRIFAN Frances TRIX Stefan TROEBST Teddy J. ULDRICKS George R. URSUL Barbara J. VANDRASEK Steven Béla VÁRDY Balint VAZSONYI Gabor VERMES Ioana VLASIU Piotr S. WANDYCZ Robert WEINER Nancy M. WINGFIELD Stanley B. WINTERS Andrew KIER WISE Peter WOZNIAK Piotr WRÓBEL Joseph Frederick ZACEK Lucie ZACHAROVA Katarzyna ZECHENTER”,”Encyclopedia of Eastern Europa. From the Congress of Vienna to the Fall of Communism.”,”Richard Frucht is professor of history at Northwest Missouri State University in 1980 and is the author of two books dealing with Eastern Europe.”,”EURC-095-FL”
“FRUGONI Chiara”,”Medioevo sul naso. Occhiali, bottoni, e altre invenzioni medievali.”,”Chiara Frugoni ha insegnato Storia medievale nelle Università di Pisa e di Roma. Fra le sue pubblicazioni: ‘Storia di un giorno in una città medievale’, ‘con uno scritto di Arsenio Frugoni’ (1999), ‘Medioevo. Storia di voci, racconto di immagini’ (con A. Barbero).”,”STMED-023-FSD”
“FRUGONI Chiara”,”Da Stelle a stelle. Memorie di un paese contadino.”,”Chiara Frugoni è fra i maggiori medievisti italiani. Ha insegnato Storia medievale nelle Università di Pavia e Roma. Solto Collina è un comune italiano dell’Alto Sebino di 1 783 abitanti della provincia di Bergamo in Lombardia. Sorge su un altopiano interposto fra il lago d’Iseo e l’alta Val Cavallina a circa 36 chilometri a est dal capoluogo orobico.”,”STOS-007-FSD”
“FRUNCILLO Domenico”,”Urna del silenzio. L’ astensionismo elettorale in Italia.”,”FRUNCILLO Domenico svolge attività di ricerca presso il Dipartimento di Sociologia e Scienza della Politica dell’ Università di Salerno. Referendum e quorum. “”Personalmente ritengo – (…) – che le iniziative referendarie a prescindere dall’ esito, favorevole o contrario al quesito, siano riuscite a superare la fatidica soglia di validità non solo e non tanto quando si proponevano sull’ onda in una mobilitazione autonoma della società civile, come qualche volta è stato asserito, ma piuttosto e soprattutto quando esso veniva promosso dalle forze politiche o quando, in loro assenza, e in situazioni di grande effervescenza e fluidità, emergevano “”imprenditori politici”” ossia “”individui o più spesso organizzazioni capaci di mobilitare lo scontento, ridurre i costi dell’ azione, utilizzare e creare reti di solidarietà (…), acquisire consensi all’ esterno”” (Della Porta 2002, pag 110-111)””. (pag 80)”,”ITAS-091″
“FRUTTERO Carlo LUCENTINI Franco; scritti di DE-FOREST BIERCE COOKE CRANE PENNELL ROBERTSON GARLAND FAST HOWELLS WOOLCOTT FAULKNER NORDHOFF NORMAN HALL HEMINGWAY DOS-PASSOS BURNETT STILES HORNE BURNS SEVAREID DOWNEY I. SHAW J. JONES MICHENER HUNT N. MAILER BEACH KNEBEL BAILEY HALL WARD”,”Quaranta storie americane di guerra. Da Fort Summer a Hiroshima.”,”””Dopo la prima guerra mondiale, col suo pezzo forte di tre portentosi inediti (…) di William Faulkner, il lettore non si scandalizzerà se facciamo nostro il motto di quel city editor d’ un quotidiano di Chicago che appese in redazione questo cartello: E’ più importante una zuffa di cani in Clarke Street che una guerra nei Balcani e passiamo a un capitolo che rientra di fatto, se non di diritto, nella storia della letteratura (e della cinematografia) americana di guerra: un capitolo che avrebbe potuto aprirsi con i “”Killers”” (1927) di Hemingway, continuare col “”Piccolo Cesare”” (1928) di Burnett, e chiudersi con la memorabile “”Whiskey-Town”” (1929) di Hammett.”” (pag VIII) In apertura poesia di Stephen Crane: “”Non piangere, ragazza, la guerra è gentile, Se il tuo amico ha scagliato alte le mani E il suo cavallo è corso via da solo… Se tuo padre è stramazzato nella gialla trincea, Ha contratto le mani furiose sul petto, Ha inghiottito ed è morto… Non piangere: la guerra è gentile. Sventola la bandiera del reggimento, Splende l’ aquila incoronata di rosso e oro…”” Da: War is Kind, Knopf 1899″,”USAS-147″
“FRUTTERO Carlo LUCENTINI Franco”,”La prevalenza del cretino.”,”Per primo a parlarne della bêtise e ad osservarla fu FLAUBERT nell’ XIX secolo. Nell’ antichità si parlava di stolto “”L’ esca del negoziante è la novità””, dice Goethe. E già Omero, accorto venditore, notava che “”gli uomini apprezzano di più quel canto che giunge più nuovo ai loro orecchi””. Solo che, come osserva Péguy, “”Omero è nuovo ancora oggi, mentre non c’è più niente di invecchiato del giornale di stamattina””. E qui è tutto il punto. Immersi come siamo in una “”attualità”” che è essa stessa trito vecchiume, mediocrità infinitamente ripetitiva, credimo di poterne uscire col tenerci sempre più “”aggiornati””, più “”al corrente””, più al passo con le presunte novità dell’ ultimo mese, settimana, giorno, ora, minuto. Giustamentee, ormai, l’ edicola è il nostro destino di lettori. “”Ci sono tre cose che presto o tardi il pubblico reclamerà esclusivamente, e cioè novità, novità, e novità””, profetizzava nel 1836 il poeta scozzese Thomas Hood, figlio probabilmente non a caso di un libraio. (…) “”Mentre la gente”” dice Schopenhauer “”invece del meglio di tutti i tempi, legge sempre e soltanto le ultime novità, il secolo sprofonda sempre più nel proprio sterco. La novità è raramente buona, e il buono resta novità per poco tempo””. (pag 80-81)”,”ITAS-110″
“FRUTTERO Carlo LUCENTINI Franco a cura”,”Diari di guerra delle SS.”,”‘I giornali e i rapporti compresi in questo libro e recuperati alcuni anni fa nel Lago Nero, in territorio cecoslovacco, furono compilati, durante l’ultimo conflitto, dalle unità pseudo-combattenti dello Stabkommando personale del Reichsführer Heinrich Himmler. Compito delle unità operanti tra le fitte foreste e le immense paludi nelle retrovie del fronte russo, era di procedere alla “”pacificazione”” di quei territori mediante la sperimentazione di sistemi che avrebbero dovuto servire «per il futuro addestramento e la futura guida delle truppe». Dell’operazione – costò la vita ad alcune migliaia di persone «trattate secondo l’uso di guerra» o «giustiziate» o «sottoposte a trattamento speciale» – fu redatta una cronaca scrupolosa: questi diari segreti, appunto, che nella loro impassibile, efferata immediatezza, costituscono uno dei documenti più agghiaccianti della seconda guerra mondiale’ (quarta di copertina) Comportamento della popolazione. “”In aggiunta al rapporto di attività relativo al periodo precedente si segnala che nella zona boscosa a est di Stapanowka un gruppo di ebrei riceve viveri da ucraini. Questa circostanza è indicativa del contegno ambiguo della popolazione ucraina, descritto nel precedente rapporto. Tuttavia, a favore della milizia ucraina, si può affermare recisamente che ha reso preziosi servigi nel rastrellamento di bande di partigiani e di paracadutisti nei territori di retrovia. In generale la popolazione civile sembra in preda a uno straordinario turbamento che deve essere provocato dalla paura di un ritorno dei bolscevichi”” (pag 112-113)”,”GERN-211″
“FRYER Peter”,”La tragedia ungherese.”,”Il giovane giornalista comunista Peter FRYER si trovava in Ungheria nei giorni dell’ insurrezione quale inviato speciale del quotidiano comunista londinese ‘Daily Worker’. Redattore dal 1948 di tale giornale, FRYER svolse importanti missioni giornalistiche a Berlino, Varsavia e Parigi. Nel 1949 fu a Budapest per assistere come inviato al famoso processo Rajk. FRYER in piena insurrezione si rese conto delle atrocità della polizia segreta e fu testimone della lotta della popolazione contro un regime dittatoriale e spietato. Alcuni suoi dispacci da Budapest furono deformati, altri non furono pubblicati. Tornato dall’ Ungheria rassegnò le dimissioni dal giornale pur continuando a militare nel partito comunista. Ma dato che non rinunciò a far conoscere la verità sui fatti cui fu testimone, venne prima sospeso e poi espulso dal CPGB.”,”MUNx-010″
“FRYER Peter”,”La tragedia ungherese. 1956: cronaca di una rivolta proletaria contro la burocrazia stalinista.”,”””Dalle prigioni di altre parti della città quelli che erano stati nell’ oscurità, vennero alla luce e raccontarono le loro vicende. Dalle celle sotterranee, qualche volta con l’ acqua fino alle caviglie, essi caddero tra le braccia dei liberatori e così si compì la profezia di Puskin: Le pesanti catene cadranno, Le mura crolleranno all’ udire la parola; E la Libertà vi saluterà con la luce, E i fratelli vi restituiranno la spada””. Molti di questi prigionieri erano divenuti degli spettri: uomini e donne che i loro amici avevano da lungo tempo considerati morti. Uomini e donne come la dottoressa Edith Bone, ex-corrispondente da Budapest del Daily Worker, che io incontrai per l’ ultima volta nel settembre 1949, mentre si apprestava a tornare in Inghilterra. (…) Alcuni giorni dopo lei scomparve, proprio prima che salisse sull’ aereo.”” (pag 29)”,”MUNx-027″
“FRYER Peter”,”Tragedia hungara.”,”””Un pueblo que esclaviza a otro forja sus propias cadenas””. Karl Marx “”Fu il proletariato d’ Ungheria soprattutto, che combatté contro i tanks che vennero a distruggere l’ ordine rivoluzionario che già avevano stabilito nella forma dei loro Consigli di lavoratori. Nel mio dispaccio dell’ 11 novembre domandai: “”Se l’ intervento sovietico aveva bisogno di affermare che era controrivoluzione, come si può spiegare che una parte della più feroce resistenza di tutta la settimana passato fu nei distretti della classe operaia di Ujpest e nel nord di Budapest e a Csepel nel sud, entrambe fortezze del Partito comunista prima della guerra? O come si può spiegare la dichiarazione dei lavoratori della famosa città dell’ acciaio Sztalinvaros: che difenderanno la città socialista, la fabbrica e la propria casa che essi hanno costruito con le proprie mani, contro l’invaisone sovietica? (…) Gli stalinisti che controllano il “”Daily Worker’ appoggiarono la esportazione del socialismo in una forma altamente esplosiva contro l’ eroismo a mano nuda dalla “”rossa Csepel””. Presero posizione nel lato sbagliato della barricata””. (pag 103-104) “”Che il cielo aiuti Andrew Rothstein e quegli altri che qualificarono “”Terrore Bianco”” lo stato delle cose in Ungheria il primo, secondo, terzo giorno di novembre se mai si incontreranno faccia a faccia con il vero “”Terrore Bianco””. In dieci giorni l’ esercito di Versailles che soppresse la Comune di Parigi del 1871, uccisero tra venti e trenta mila uomini, donne e bambini, sia in battaglia che a sangue freddo, in mezzo a scene terribili di crudeltà e sofferenza. “”La terra è lastricata dei loro corpi”” si rallegrava Thiers. Altri ventimila furono deportati in esilio e settemilaottocento furonoinviati nelle fortezze della costa. Quello era “”Terrore Bianco””. Mille comunisti ed ebrei furono torturati e assassinati dopo la soppressione della Repubblica Sovietica ungherese nel 1919 e atrocità ripugnanti ebbero luogo in Orgovany e Siofok. Quello era ‘Terrore Bianco’. Nel 1927 Chiang Kai-Shek massacrò cinquemila lavoratori organizzati a Shanghai. Quello era “”Terrore Bianco””. Con l’ avvento di Hitler fino alla sconfitta della Germania fascista, innumerevoli migliaia di comunisti, socialisti, sindacalisti, ebrei e cristiani; furono assassinati. Quello era “”Terrore Bianco””.”” (pag 105)”,”MUNx-036″
“FRYER Peter McGOWAN PINHEIRO Patricia”,”Le Portugal de Salazar.”,”Peter FRYER e Patricia McGOWAN hanno scritto un libro fondato sui fatti. “”Da nessuna parte, le donna sposata che ha una laurea disponde di una tale libertà per esercitare la sua professione e poter nello stesso tempo allevare i suoi figli. In questi ultimi anni un numero sempre crescente di donne è uscito dall’ Università e le dottoresse, avvocato e farmacista non sono rare. Ci possono essere più maestre che maestri. Queste donne non si scontrano con il problema di conciliare le esigenze della loro professione con la cura dei figli come le loro compagne inglesi.”” (pag 49)”,”EURx-218″
“FRYER Peter”,”La tragedia ungherese.”,”””Consentitemi innanzitutto di ricordarvi con quanta severità i classici del marxismo-leninismo ebbero a denunciare ogni manifestazione del culto della personalità. In una lettera (1) all’esponente della classe operaia tedesca Wilhelm Blos, Marx ebbe a dichiarare: “”A causa della mia antipatia per qualsiasi forma di culto dell’individuo, non ho mai reso di pubblica ragione durante l’esistenza dell’Internazionale i numerosi indirizzi inviatimi da vari paesi che riconoscevano i miei meriti e mi infastidivano. Non mi sono neanche preoccupato di rispondervi, se non talvolta per confutare i loro autori. Engels ed io entrammo in origine a far parte della società segreta dei comunisti (2) a condizione che tutto quello che potesse contribuire al culto superstizioso dell’autorità venisse eliminato dal suo statuto. Successivamente Lassalle fece esattamente il contrario””. Qualche tempo dopo Engels scrisse a sua volta: “”Tanto Marx che io siamo sempre stati contrari a qualsiasi manifestazione pubblica che riguardasse gli individui, eccettuati i casi in cui esse avessero uno scopo importante, e soprattutto ci siamo opposti energicamente a quelle manifestazioni che durante la nostra vita ci interessavano personalmente”” [Rapporto Krusciov. Con note storiche, 1958] (pag 6) [“”(1) Questa lettera di Marx (Londra, 10 nov. 1877) è stata pubblicata dall’Istituto Marx-Engels-Lenin nell’originale tedesco. Wilhelm Blos, il giornalista e storico cui è indirizzata, ebbe un certo ruolo nella socialdemocrazia tedesca; (2) La “”Lega dei Giusti””, fondata da un gruppo di lavoratori tedeschi rifugiati a Parigi, fu costretta a trasferire la sua sede a Londra dopo i moti parigini del 1839 in cui si era compromessa. Nella capitale inglese la Lega subì una evoluzione avvicinandosi alla dottrina di Marx ed Engels, adottando nuove forme di organizzazione, e mutando la sua denominazione in quella di “”Lega dei Comunisti””. Fu a nome della Lega che Marx ed Engels, dopo aver dato alla stessa la loro adesione, redassero il “”Manifesto dei comunisti”” (…)””] (pag 6)”,”MUNx-003-FPA”
“FRYER Peter”,”Hungarian Tragedy and other writings on the 1956 Hungarian Revolution.”,”Peter Fryer, the correspondent of the Daily Worker, faithfully reported what he saw, an ordinary people wanting a freer life and better conditions, but obliged to go further as the ruthless ruling caste did not hesitate to fire on peaceful demonstrators to defend its corrupt power. Introduction by Balázs NAGY, Preface to the 1996 edition, Letter of resignation, The Hungarian revolution, Preface to the 1986 reprint, Introduction, Notes, foto, maps, Name index,”,”MUNx-001-FL”
“FUA’ Giorgio”,”Il lavoro nero. Contraddizioni nell’ economia italiana.”,”Giorgio FUA’ è professore di politica economica alla Facoltà di economia di Ancona (1977). Ha anche insegnato statistica economica a Pisa. Ha lavorato per l’ ONU, l’ ENI e per il Consiglio tecnico scientifico per la programmazione economica. Presiede l’ Istituto A. Olivetti di studi per la gestione dell’ economia e delle aziende (ISTAO).”,”ITAE-034″
“FUA’ Giorgio”,”Lo Stato e il risparmio privato.”,”Giorgio FUA’ nato ad Ancona nel 1919, ha esercitato l’ attività accademica (Università Pisa e Urbino) e ha lavorato come economista in qualità di funzionario dell’ ONU. Quindi è stato consigliere economico dell’ ENI.”,”ITAE-071″
“FUA’ Giorgio a cura; saggi di Sergio RICOSSA Pietro ALESSANDRINI Antonio GOLINI Carlo DELL’ARINGA Gino FAUSTINI Gian Marco GROS PIETRO Franco B. FRANCIOSI Georges TAPINOS Maria Chiara TURCI Carlo Andrea BOLLINO Alberto CUSI Maria GERBI SETHI Roberto MOSTACCI Antonino OCCHIUTO Danilo GIORI Onorato CASTELLINO Calo HANAU Alberto ZULIANI”,”Conseguenze economiche dell’ evoluzione demografica.”,”””Il flusso di emigrazione si origina nel tentativo di attuare modelli di welfare state difficili da realizzare nei paesi di provenienza; tentativo che, in genere, è condotto dalla componente giovane della popolazione. D’altronde un paese che invecchia può essere considerato, proprio in quanto tale, un serbatoio di domanda di lavoro insoddisfatta””. (pag 127) Giorgio FUA’ è professore di politica economica all’ Università di Ancona. Come economista ha lavorato con Adriano OLIVETTI, con MYRDAL all’ ONU, con MATTEI all’ ENI. E’ presidente della Società Italiana degli Economisti.”,”ITAS-068″
“FUA’ Giorgio a cura; scritti di L. BRUNI A. CARACCIOLO A. CHIANCONE P. ERCOLANI F.A. GRASSINI R. MAZZONI G. ORLANDO G. PALA M. PALA G.M. SFLIGIOTTI O. VITALI”,”Lo sviluppo economico in Italia. Volume III. Studi di settore e Documentazione di base.”,”Scritti di L. BRUNI A. CARACCIOLO A. CHIANCONE P. ERCOLANI F.A. GRASSINI R. MAZZONI G. ORLANDO G. PALA M. PALA G.M. SFLIGIOTTI O. VITALI. “”Riportando le parole di Zanetti e Filippi, sembra potersi affermare che: “”…Esiste una zona critica nel processo di espansione dell’ impresa: dopo una fase di rapido e a volte eccezionale accrescimento durante la quale molte aziende raggiungono dimensioni medie (in relazione al campione esaminato) subentra un momento di crisi che pochissime riescono a superare per espandersi ulteriormente. Per contro le poche imprese andate oltre a questo punto e che si trovano al vertice della scala dimensionale continuano nel loro rapido ritmo di espansione..””””. (pag 331)”,”ITAE-084″
“FUA’ Giorgio a cura, scritti di V. BALLONI S. CASSESE M. LIVI BACCI A. PEDONE P. PETTENATI A. NICCOLI P. SYLOS LABINI O. VITALI”,”Lo sviluppo economico in Italia. Volume II. Gli aspetti generali. Storia dell’ economia italiana negli ultimi cento anni.”,”Scritti di V. BALLONI S. CASSESE M. LIVI BACCI A. PEDONE P. PETTENATI A. NICCOLI P. SYLOS LABINI O. VITALI. “”Se ora passiamo a confrontare la situazione italiana con quelle di altri paesi industriali, possiamo notare (…) come il nostro mercato delle emissioni mobiliari abbia occupato in questi ultimi anni, sia per dimensioni assolute sia se rapportato al livello del reddito nazionale, i primi posti della graduatoria internazionale; il chè è ancora più evidente se si limita l’ esame al solo comparto azionario, che vede l’ Italia al terzo posto per il quinquennio 1960-1965, dopo il Giappone e gli Stati Uniti (ma prima di questi ultimi in termini relativi””. (pag 266)”,”ITAE-102″
“FUA’ Giorgio”,”Occupazione e capacità produttive: la realtà italiana.”,”FUA’ Giorgio è titolare di politica economica in Ancona, dove è nato nel 1919 e dove insegna dal 1959, anno di fondazione della Facoltà di Economia e Commercio. Precedentemente ha insegnato a Pisa e ha lavorato come economista operativo, in particolare con MYRDAL all’ ONU e MATTEI all’ Eni. Ha fatto parto del Comitato tecnico-scientifico per la programmazione.”,”ITAE-215″
“FUÀ Giorgio”,”Lo Stato e il risparmio privato.”,”FUÀ Giorgio è nato nel 1919 ad Ancona ed è (1970) professore di politica economica in quella Università. Ha insegnato statistica economica a Pisa, e lavorato nell’ONU, nell’ENI, nel Consiglio della Programmazione. Burro o cannoni. Razionamento dei consumi. “”La storia è piena di casi in cui, dovendosi fronteggiare una penuria di certi prodotti, lo Stato vieta a ciascuno di consumarne più di una certa dose. Nell’ultima guerra mondiale il sistema ha avuto applicazione estesissima, sia per quanto riguarda il numero di paesi, sia per quanto riguarda la gamma dei consumi sottoposti a razionamento entro ciascun paese.”” (pag 64)”,”ITAE-303″
“FUÀ Giorgio ROSINI Emilio”,”Troppe tasse sui redditi.”,”Giorgio Fuà (Ancona, 1919) insegna politica economica alla facoltà di Economia e Commercio di Ancona. Ha lavorato con Adriano Olivetti, con Myrdal all’Onu, con Mattei all’Eni. Ha fondato e presiede l’Istao, istituto per la formazione professionale in economia. É attualmente presidente della Società italiana degli economisti. Emilio Rosini (Falconara Marittima, 1922) ha insegnato Scienza delle finanze e Diritto tributario alla facoltà di Economia e Commercio di Ancona fino al 1983. É attualmente consigliere di Stato.”,”ITAS-048-FL”
“FUÀ Giorgio”,”Problemi dello sviluppo tardivo in Europa. Rapporto su sei paesi appartenenti all’OCSE.”,”Giorgio Fuà (Ancona, 1919) insegna politica economica alla facoltà di Economia e Commercio di Ancona. Ha lavorato con Adriano Olivetti, con Myrdal all’Onu, con Mattei all’Eni. Ha fondato e presiede l’Istao, istituto per la formazione professionale in economia. É attualmente presidente della Società italiana degli economisti. Emilio Rosini (Falconara Marittima, 1922) ha insegnato Scienza delle finanze e Diritto tributario alla facoltà di Economia e Commercio di Ancona fino al 1983. É attualmente consigliere di Stato.”,”EURE-071-FL”
“FUÀ Giorgio”,”Occupazione e capacità produttive: la realtà italiana.”,”Giorgio Fuà (Ancona, 1919) insegna politica economica alla facoltà di Economia e Commercio di Ancona. Ha lavorato con Adriano Olivetti, con Myrdal all’Onu, con Mattei all’Eni. Ha fondato e presiede l’Istao, istituto per la formazione professionale in economia. É attualmente presidente della Società italiana degli economisti. Emilio Rosini (Falconara Marittima, 1922) ha insegnato Scienza delle finanze e Diritto tributario alla facoltà di Economia e Commercio di Ancona fino al 1983. É attualmente consigliere di Stato.”,”ITAE-129-FL”
“FUBINI Mario PELLEGRINI Silvio VASOLI Cesare BATTAGLIA Salvatore PETROCCHI Giorgio PARATORE Ettore MARTELLOTTI Guido MIGLIORINI Bruno BUCK August JAEGER Nicola MARZOT Giulio GABRIELI Francesco FALLANI Giovanni BALDACCI Osvaldo VALLONE Aldo”,”Rileggendo “”La poesia di Dante”” di Benedetto Croce – La vita e la personalità di Dante – Dante e la tradizione poetica volgare dai provenzali ai guittoniani – Dante e i poeti del suo tempo – Filosofia e teologia in Dante – Introduzione alla teoria del poeta teologo – Gli influssi della spiritualità duecentesca – Il latino di Dante – Dante e i classici – Dante nella storia della lingua italiana – Gli studi sulla poetica e sulla retorica di Dante e del suo tempo – Il diritto al tempo di Dante – Dante e la Bibbia – Dante e l’Islam – Dante e le arti figurative – Problemi musicali danteschi – I recenti contributi di studio sulla geografia dantesca – Studi sulla fortuna e sulla storia dell’esegesi di Dante. (Parte prima)”,”BOSCO Umberto direttore, redazione: DI MARCANTONIO Amleto PASQUAZI Silvio ACCARDO Salvatore CANALIS Umberto COMES Salvatore FORTE Mario FRAJESE Attilio GRILLO Vincenzo LEPORE Oreste MAZZARACCHIO Nicola MAZZEO Antonio MOLAJOLI Bruno NAPOLITANO Tomaso PRISINZANO Emilio RISPOLI Guido “”Ma sentiamo ora le opinioni che Dante esprime nel ‘Convivio’. Siamo negli anni intorno al 1306: egli ha già sperimentato le amarezze dell’esilio e ha vagato per gran parte d’Italia, acquistando la persuasione di una fondamentale unità linguistica e culturale di essa: “”per le parti quasi tutte a le quali ‘questa lingua’ si stende, peregrino, quasi mendicando, sono andato”” (Conv. I, III, 4). Esisteva già una “”lingua d’Italia””? No certo, nel senso di “”idioma relativamente uniforme””; sì, nel senso di una certa comunanza geografico-etnica, virtualmente disposta a costituire una unità linguistica. Si pensi al significato che Dante dà (Inf., V, 64) a ‘favella’ nel verso in cui chiama Semiramide “”imperatrice di molte favelle””, cioè di molte nazioni. Dante poi si lagna (Conv., I, IX, 2-5) del disinteressamento che la “”nobile gente”” mostra per le lettere, perché queste esigono la conoscenza del latino, il quale è caduto in mano di gente mercenaria: ben altra cosa sarebbe se esse fossero in volgare”” (pag 139) [‘Dante nella storia della lingua italiana’, di Bruno Migliorini]”,”ITAG-248″
“FUCCI Franco”,”Novecento. Morte di un Savoia.”,”Franco Fucci (Brescia, 1920) giornalista professionista, è stato caporedattore di vari quotidiani tra cui ‘Il Giorno’. Studioso di storia italiana ha pubblicato per Mursia ‘Ali contro Mussolini’, ‘Spie per la libertà’, ‘Le polizie di Mussolini’, ‘Emilio De Bono e Radetzky a Milano’.”,”BIOx-049-FV”
“FUCHIDA Mitsuo OKUMIYA Masatake”,”Midway. The Battle That Doomed Japan. The Japanese Navy’s Story.”,”””The distinguished American naval historians, Professor Samuel E. Morison, characterizes the victory of United States forces at Midway as “”a victory of intelligence””. In this judgment the author fully concurs, for it is beyond the slightest possibility of doubt that the advance discovery of the Japanese plan to attack was the foremost ingle and immediate cause of Japan’s defeat. Viewed from the Japanese side, this success of the enemy’s intelligence translates itself into a failure on our own part – a failure to take adequate precautions for guarding the secrecy of our plans. Had the secret of our intent to invade Midway been concealed with the same thoroughness as the pan to attack Pearl Harbor, the outcome of this battle might well have been different. But it was a victory of American intelligence in a much broader sense than just this. Equally as important as the positive achievements of the enemy’s intelligence on this occasion was the negatively bad and ineffective functioning of Japanese intelligence. This was eloquently illustrated by the Naval General Staff’s persistent misestimate, maintained until the very eve of battle and communicated to the advancing Japanese forces, that an American task force was operating in the Solomons area, strongly implying that the enemy had no suspicion of the impending Japanese attack on Midway. Nor was Combined Fleet’s intelligence a great deal better. For despite the unusual enemy activity noted in the Hawaii area around 30 May – 1° June, Combined Fleet did not consider it a serious enough sign of enemy counter-preparations to warrant warning the Nagumo Force. Another fundamental cause of the Midway defeat was the faulty basic planinng of the operation. The most striking and obvious error in this regard was the manner in which the various naval forces were disposed. Here the plannes indulged in one of their favorite, and in this case fatal, gambits – dispersion. Instead of massing what could easily have been the most formidable single naval task force ever seen, Combined Fleet chose to scatter its forces, reducing them thereby to comparative feebleness. Strategically, the Aleutian arm of this dispersion was unimportant since it aimed only at destroying U.S. installations, occupying for a short time and then abandoning these northern islands. Tactically, the objective of the Northern Forces was to effect a diversion to the main thrust at Midway, but to sacrifice the sure advantage of a concentrated strength for the dubious advantage of a diversion that might not – and actually did not – work was unjustifiable, beyond question. But the dispersion was not limited merely to the main slit of forces between the Aleutians and Midway; there was a further dispersion of forces within each of these two sectors”” (pag 232-233) ‘L’illustre storico navale americano, il professor Samuel E. Morison, definisce la vittoria delle forze statunitensi a Midway come “”una vittoria dell’intelligence””. L’autore concorda pienamente con questo giudizio, poiché è al di là di ogni dubbio che la scoperta anticipata del piano di attacco giapponese sia stata la principale, unica e immediata causa della sconfitta del Giappone. Dal punto di vista giapponese, questo successo dell’intelligence nemica si traduce in un fallimento da parte nostra, nell’incapacità di prendere adeguate precauzioni per salvaguardare la segretezza dei nostri piani. Se il segreto della nostra intenzione di invadere Midway fosse stato nascosto con la stessa scrupolosità dell’attacco a Pearl Harbor, l’esito di questa battaglia avrebbe potuto essere diverso. Ma è stata una vittoria dell’intelligence americana in un senso molto più ampio di questo. Altrettanto importante quanto i risultati positivi dell’intelligence nemica in questa occasione fu il funzionamento negativo e inefficace dell’intelligence giapponese. Ciò fu eloquentemente illustrato dalla persistente stima errata dello Stato Maggiore della Marina, mantenuta fino alla vigilia della battaglia e comunicata alle forze giapponesi in avanzamento, secondo cui una task force americana stava operando nell’area delle Salomone, suggerendo fortemente che il nemico non aveva alcun sospetto dell’imminente attacco giapponese a Midway. Né l’intelligence della flotta combinata era molto migliore. Infatti, nonostante l’insolita attività nemica notata nell’area delle Hawaii intorno al 30 maggio – 1° giugno, la Flotta Combinata non la considerò un segno abbastanza serio di contropreparativi nemici da giustificare l’allarme della Forza navale di Nagumo. Un’altra causa fondamentale della sconfitta delle Midway fu l’errata pianificazione di base dell’operazione. L’errore più evidente ed evidente a questo riguardo fu il modo in cui furono disposte le varie forze navali. Qui i piani si abbandonarono a uno dei loro stratagemmi preferiti, e in questo caso fatali: la dispersione. Invece di ammassare quella che avrebbe potuto facilmente essere la più formidabile task force navale mai vista, la Flotta Combinata scelse di disperdere le sue forze, riducendole così a una relativa debolezza. Strategicamente, il braccio aleutino di questa dispersione non era importante poiché mirava solo a distruggere le installazioni statunitensi, occupando per un breve periodo e poi abbandonando queste isole settentrionali. Tatticamente, l’obiettivo delle Forze del Nord era quello di effettuare una deviazione verso l’attacco principale a Midway, ma sacrificare il sicuro vantaggio di una forza concentrata per il dubbio vantaggio di una deviazione che avrebbe potuto – ma in realtà non ha funzionato – era ingiustificabile, fuori da ogni discussione. Ma la dispersione non si limitò semplicemente alla principale separazione di forze tra le Aleutine e le Midway; c’è stata un’ulteriore dispersione di forze all’interno di ciascuno di questi due settori'”,”QMIS-045-FSD”
“FUCHS Harald P.”,”Dietro Weimar. Il partito nazionalsocialista nelle concezioni politiche e militari di Kurt von Schleicher.”,”SCHLEICHER era un militare al servizio della politica. Era un aristocratico ambizioso e vittima dell’ illusione di riuscire a neutralizzare il nazismo asservendolo all’ ideale di stato monarchico-prussiano.”,”GERG-031″
“FUCHS Walter R.”,”La matematica moderna illustrata.”,”Walter Robert Fuchs era un divulgatore scietifico americano-tedesco. Nascita 18/03/1937 Priceton, New Jersey, Stati uniti. Morte 21/07/1976 Monaco di Baviera.”,”SCIx-312-FL”
“FÜCHTNER Hans”,”Die brasilianischen Arbeitergewerkschaften, ihre Organisation und ihre politische Funktion.”,”FÜCHTNER Hans (Ulm, 1940-)”,”AMLx-145″
“FUCIK Julius, a cura di Franco CALAMANDREI”,”Scritto sotto la forca.”,”Julius Fucik nacque a Praga nel 1903. Figlio di operai, giornalista, scrittore, fondatore di giornali e riviste progressive. Arrestato nel 1942 dalla Gestapo, fu trasferito in Germania e sottoposto a sevizie, poi condannato a morte. Nell’attesa dell’esecuzione, poté scrivere su minuscoli foglietti che venivano clandestinamente, giorno per giorno, portati fuori dal carcere e consegnati in mani amichevoli. Nacque così questo libro pubblicato nel ’45, ove si afferma un’incredibile, esemplare energia morale. Qualche giorno prima di morire, durante un bombardamento nel cortile della prigione, parlò per l’ultima volta ai compagni prigionieri, incitandoli a resistere fino all’ultimo. Fucik fu impiccato l’8 settembre 1943. Resistenza contro il nazismo. “”C’è bisogno di cose piccole e di cose grandi”” “”In fondo è solo una storia breve, questa del poliziotto Jaroslav Hora. E ci trovi una storia di un uomo completo. La regione di Radnice. Un angolo sperduto del paese. Una regione bella, triste e povera. Il padre fa il vetraio. La vita è dura. La fatica quando c’è lavoro, e la miseria quando viene la disoccupazione, che qui è cosa stabile. Quando ti fa piegare sulle ginocchia oppure ti fa alzare nel sogno di una vita migliore, nella fiducia in essa, nella lotta per essa. Il padre ha scelto la seconda soluzione. E’ diventato comunista. Il giovane Jarda pedala tra i ciclisti nella manifestazione del 1° maggio, con un nastro rosso attorcigliato alla ruota. Non l’ha scordato ancora. Lo porta con sé, senza saperlo con precisione, in qualche posto nel suo intimo, durante l’apprendistato da tornitore nell’officina Skoda, dove comincia a lavorare. La crisi, la disoccupazione, la guerra, la prospettiva d’un lavoro, il servizio nella polizia. Non so che cosa faccia in questo momento il nastro rosso dentro di lui. Forse è aggomitolato in qualche posto, posato lì, forse mezzo dimenticato, ma non perduto. Un giorno il giovane è assegnato al servizio di Pankrac. Non ci viene volontariamente come Kolinsky con un compito determinato già in precedenza da lui. Esamina il campo d’azione. Valuta le proprie forze. Il volto gli si turba riflettendo intensamente da dove cominciare e come cominciare nel modo migliore! Non è un professionista politico. E’ un semplice figlio del popolo. Ma ha l’esperienza del padre. Ha un nucleo solido intorno a cui si accumulano le sue decisioni. Ed ecco la presa di decisione. Dalla crisalide raggrinzita viene fuori un uomo. Ed è un uomo interiormente bello, puro quanto raro, sensibile, timido e tuttavia virile. Rischia tutto quello che più è necessario. C’è bisogno di cose piccole e di cose grandi. Farà le cose piccole e le cose grandi. Lavora senza gesti, piano, con prudenza, ma senza paura. Tutto ciò gli riesce perfettamente evidente. In lui è imperativo categorico. Deve esser fatto così, a che servono allora le parole? E, per parlare propriamente, è tutto. E’ la storia completa di un personaggio che oggi può segnare al suo attivo parecchie vite umane salvate. Parecchie persone vivono e lavorano fuori perché un uomo a Pankrac ha compiuto il suo dovere di uomo. Loro lo ignorano e lui le ignora. Come ignora Kolinsky. Vorrei che gli altri potessero riconoscerli dopo. Kolinsky e Hora hanno trovato qui, molto presto, la via che li conduceva l’uno verso l’altro. E questo ha moltiplicato le loro possibilità. Ricordateli come esempio… Come l’esempio di uomini che hanno la testa al posto giusto. E il cuore prima di tutto”” (pag 95-96)”,”GERR-001-FF”
“FUCIK Julius, a cura di Franco CALAMANDREI”,”Scritto sotto la forca. (1943)”,”Julius Fucik nacque a Praga nel 1903. Figlio di operai, giornalista, scrittore, fondatore di giornali e riviste progressive. Arrestato nel 1942 dalla Gestapo, fu trasferito in Germania e sottoposto a sevizie, poi condannato a morte. Nell’attesa dell’esecuzione, poté scrivere su minuscoli foglietti che venivano clandestinamente, giorno per giorno, portati fuori dal carcere e consegnati in mani amichevoli. Nacque così questo libro pubblicato nel ’45, ove si afferma un’incredibile, esemplare energia morale. Qualche giorno prima di morire, durante un bombardamento nel cortile della prigione, parlò per l’ultima volta ai compagni prigionieri, incitandoli a resistere fino all’ultimo. Fucik fu impiccato l’8 settembre 1943. “”E l’uomo in questo terrore? Vive. E’ incredibile, ma vive, mangia, dorme, ama, lavora, e pensa anche a mille cose che non hanno nulla a che fare con la morte. Forse un fardello terribile gli sta sulla nuca, ma egli lo porta senza abbassare la testa e senza cadere sotto il suo peso”” (pag 76)”,”GERR-001-FGB”
“FUCINI Renato”,”Le veglie di Neri.”,”Renato Fucini (Monterotondo Marittimo, Grosseto, 1843 – Empoli 1921) rappresentante della letteratura toscana dell’Ottocento, è noto come novelliere. Tra le sue opere ‘Napoli a occhio nudo’ (1877).”,”VARx-123-FV”
“FUCINI Renato (Neri Tanfucio)”,”Tutti gli scritti.”,”Contiene il testo ‘Napoli a occhio nudo’ (1877) Lettere a un amico (pag 337-349); Dove si parla della popolazione (pag 350-367) (le contraddizione di una città e del suo popolo) “”S’io ti dovessi dipingere i colori del camaleonte o disegnarti le forme di Proteo, in verità mi sentirei meno imbrogliato che a darti una netta definizioe di quello che mi è sembrato essere il carattere di questo popolo. È così instabile, così pieno di contraddizioni; si presenta sotto tanti e così disparati aspetti dagli infitini punti di vista da cui può essere osservato, che su le prime è impossibile raccapezzarsi. Ad un tratto ti sembreranno ingenue creature e ti sentirai portato ad amarle; non avrai anche finito di concepire questo sentimento, che ti appariranno furfanti matricolati. Ora laboriosissimi per parerti dopo accidiosi, talvolta sobri come Arabi nel deserto, tal altra intemperanti come parassiti; audaci e generosi in un’azione, egosti e vigliacchi in un’altra. Passano dal riso al pianto, dalla gioia più schietta all’ira più forsennata, con la massima rapidità, per modo che in un momento li crederesti deboli donne e fanciulli, in un altro, uomini in tutto il vigore della parola; insomma, la loro indole onn saprei n massima definirla, altro che con la parola: ‘anguilliforme’, poichè ti guizza, ti scivola così rapidamente da ogni parte che quando credi d’averla afferrata, allora proprio è quando ti scapola e ti lascia con tanto di naso e con le mani in mano. (…) La plebe sola, questa massa enorme di straccioni, in mezzo ai quali quasi si perdono e sembrano ospitalmente tollerati gli altri ceti, mi ha dato nell’occhio ed ho preso diletto ad osservarla, come ora mi divertirò a dirtene quello che me ne è sembrato, buttando da parte quella rancida lira che ogni rispettabile citrullo, capitando in questo paese, agguanta insatirito percantare il vieto inno di moda alla Sirena, senza capire che è tempo di smetterla, perchè di Grazielle, di chitarre e di Sirene se n’è detto già tanto che ora basta. Di tutte le plebi, in mezzo alle quali mi son ritrovato girellando per l’Italia, quella di Napoli è senza dubbio la più originale e la più grottesca di tutte. Basta guardare in viso questa gente per capire che son furbi come gatti; serve dare un’occhiata alle loro membra per ammirarne la eleganza delle proporzioni e per ridere del modo col quale le adoperano negli usi più comuni della vita. Allorchè parlano, la lingua è il membro che soffre minore attrito di tutti. Chiudono gli occhi, li riaprono e li battono come bertucce; sgualciscono le labbra; con le mani affettano l’aria in tutti i sensi; si scuotono, si torcono su la vita in modo che qualche volta la lingua si mette in riposo assoluto e conversano ed espremono i più riposti sentimenti dell’animo con un gergo tacito che chiamerei ‘semaforico’, corrugando la fronte, stralunando gli occhi e lavorando di braccia, di mani e di dita come allievi del più accreditato istituto dei sordomuti. (…) La dolcezza del clima favorisce la semplicità del vestiario e la perdita del pudore, per modo che io credo che la puntura del freddo potrebbe persuadere quelle giovinette a nascondere le loro nudità, ma il senso della vergogna mai. (…)”” (pag 351)”,”VARx-637″
“FUËG Jean-Francois BERTHIER René”,”Anticommunisme & anarchisme. L’ anticommunisme des Anarchistes di J.F. Fuëg suivi de L’ anarchisme dans le miroir de Maximilien Rubel.”,”Tesi Rubel: Marx teorico dell’ anarchismo”,”ANAx-115″
“FUEG Jean-Francois BERTHIER René”,”Anticommunisme & anarchisme. L’ anticommunisme des Anarchistes, di J.F. Fuëg, suivi de L’ anarchisme dans le miroir de Maximilien Rubel, di René Berthier.”,”””L’ affermazione di Maximilien Rubel concernente l’ “”anarchismo”” di Marx può suscitare immediatamente un rigetto violento che la lettura dell’ articolo sul libro di Bakunin, Stato e anarchia, nel Dizionario delle opere politiche (1), non ha diminuito. In effetti, il lettore che ha letto l’ opera di Bakunin ne trae l’ impressione che Rubel non ha trattenuto che i passaggi in cui il rivoluzionario russo parla di Marx. Si è dunque in diritto di interrogarsi sull’ opportunità di affidare a Rubel il compito di scrivere, su un’ opera di Bakunin, un articolo che conclude evocando il grande progetto non realizzato…di Marx, cosa che la dice lunga sul soggetto che è realmente trattato (il nome di Bakunin è citato 53 volte, quello di Marx 47 volte (non ho contato le citazioni e le note).”” (pag 26)”,”MADS-351″
“FUENTES Juan Francisco”,”Largo Caballero. El Lenin español.”,”FUENTES Juan Francisco è professore di storia contemporanea nell’Università Complutense di Madrid e autore di una decina di libri sulla Spagna contemporanea, tra cui una biografia del leader socialista Luis Araquistán in esilio e il ‘Diccionario politico y social del siglo XIX español’, di cui è stato uno dei due curatori. Oro di Mosca (pag 288)”,”MSPG-213″
“FUETER Eduard”,”Storia della storiografia moderna.”,”Storiografia umanistica in Italia, MACHIAVELLI, GUICCIARDINI, Storiogr umanistica durante Controriforma, storiogr umanistica in Europa e storiogr politica nazionale, Inghilterra e Scozia, Germania, Svizzera, Spagna, altri paesi, Hugo GROZIO, la storiografia indipendente dall’umanesimo fino all’ illuminismo, gesuiti, storiogr scoperte e etnografia, storiogr erudita moderna, storiogr illuminismo, VOLTAIRE, MONTESQUIEU, WINCKELMANN, MOSER, ROUSSEAU, storiogr romanticismo e liberalismo, HEGEL, NIEBUHR, RANKE, scuola narrativa, BARANTE, THIERRY, scuola lirico-soggettiva, MICHELET, CARLYLE, FROUDE, DROYSEN e la scuola prussiana, K. RITTER e la tendenza geografica, storiogr del liberalismo”,”STOx-015″
“FUETER Eduardo, rielaborazione italiana con aggiunte di Fausto NICOLINI”,”La storia del secolo XIX e la guerra mondiale.”,”Il crollo della preponderanza militare tedesca. (capitolo IV, pag 59) In una guerra breve manovrata avrebbero potuto prevalere i tedeschi, nella guerra lunga la superiorità degli alleati sarebbe venuta fuori. “”i fattori militari delle vittorie del 1866 e del 1870 erano stati principalmente questi: 1. che l’ esercito prussiano era effettivamente più numeroso di quelli degli avversari; 2. che fu mobilitato infinitamente più presto; 3. che era molto meglio armato e preparato; 4. che, per un complesso molto straordinario di circostanze, ebbe fin dal primo momento successi così definitivi (la guerra del 1870 fu risoluta in poco più di un mese) che ai nemici mancò perfino il tempo di far valere la loro indiscutibile superiorità marittima. E certamente, se codesto complesso di circostanze si fosse ripresentato nel 1914, se cioè i francesi avessero commessi tali errori da far riuscire pienamente l’ offensiva dell’ agosto, la Germania avrebbe potuto fruir per la terza volta dei vantaggi del 1866 e del 1870.”” (pag 59) “”La maggiore rapidità di mobilitazione, utilissima, senza dubbio, in una breve guerra manovrata, non giovava più a nulla in una lunga guerra di posizioni””. (pag 60) “”Guerra lunga significava , infine, per l’ Intesa poter far valere sempre più la sua indiscutibile superiorità marittima. Di tutti i suoi vantaggi codesto era forse il più prezioso.”” (pag 61)”,”QMIP-051″
“FUETER Edoardo”,”Storia del sistema degli Stati europei dal 1492 al 1559.”,”Esemplare n° 231 su 1500 esemplari numerati Firma ex-proprietario, note a margine a matita Contiene una vasta bibliografia. Teoria equilibrio. “”Nella prassi politica soprattutto degli Stati italiani, invece che il principio degli interessi nazionali predominava quello dell’ equilibrio. L’ alleanza di tutti gli Stati italiani contro i barbari era un’utopia; realizzabile invece era il piano di non permettere a nessuno dei gruppi degli Stati concorrenti all’ egemonia sull’ Italia, di divenire così potente che gli Italiani in mezzo ai due rivali non potessero almeno conservare una mezza indipendenza. La politica degli Stati medi italiani consisteva di solito nell’ unirsi alla grande potenza più debole per controbilanciare, in unione a questa, lo Stato più forte e impedirgli la formazione di un’ “”egemonia mondiale””. Gli Stati medi italiani usavano a questo fine, di fronte alla lotta delle grandi potenze per l’ Italia, lo stesso metodo che prima avevano usato per la regolazione della situazione italiana.”” (pag 69)”,”EURx-233″
“FUGARDI Antonino”,”Storia delle Olimpiadi.”,”L’A è un giornalista. I promotori della cultura sportiva: Arnold in Inghilterra, Ring in Svezia e Jahn in Germania. “”Indiscutibilmente il merito va a Thomas Arnold (1795-1842) che fu il fondatore della “”pedagogia sportiva”” cui successivamente si ispirarono altri educatori. Era un pastore anglicano che, rimanendo fortemente impressionato dallo spirito di prepotenza e dalla passione per l’ alcool ed i giuochi d’ azzardo diffusi tra la gioventù inglese, propose e attuò nelle scuole l’ insegnamento e la pratica delle discipline agonistiche. Attraversi i giochi di squadra egli risvegliava nei discepoli lo spirito di associazione; nelle gare individuali rafforzava la coscienza della personalità. A lui si deve l’uso di una parola che ormai è diventata famosa: sport. Questa parola, nella sua traduzione letterale, significa “”passatempo””, “”diporto””, e tale era infatti o scopo prefissosi dall’ Arnold: educare divertendo, secondo la concezione di Vittorino da Feltre. Ma oggi il suo signifcato è assai più ampio. Arnold ebbe numerosi seguaci. Il più autorevole fu Thomas Hugues che nel 1857 pubblicò un fortunatissimo libro “”Tom Brown’s school days”” (…). A tale movimento in favore dell’ educazione fisica diedero un particolare contributo gli svedesi e i tedeschi.”” (pag 58-59)”,”STOS-127″
“FUGAZZA Mariachiara GIGLI-MARCHETTI Ada a cura”,”Manfredo Camperio. Tra politica, esplorazioni e commercio.”,”M. Fugazza redattrice della rivista ‘Storia in Lombardia’. Ha dedicato diversi lavori alla figura e all’opera di Cattaneo. A. Gigli-Marchetti, insegna Storia del giornalismo nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Milano. ‘Manfredo Camperio (Milano, 30 ottobre 1826 – Napoli, 29 dicembre 1899) è stato un politico, geografo e patriota italiano. Nato in una famiglia numerosa e benestante, fu il decimo e ultimo figlio di Francesca Ciani e Carlo Manfredo. Durante la sua vita, Camperio si distinse in vari campi: Attivismo politico e patriottico: A 14 anni, fu inviato in collegio a Dresda e a 18 anni a Graz. Tornato a Milano, entrò in contatto con i patrioti antiaustriaci e partecipò attivamente alle Cinque giornate di Milano nel 1848. Dopo essere stato arrestato e imprigionato, evase grazie ai rivoltosi e combatté al loro fianco. Successivamente, fu costretto all’esilio e viaggiò in Ungheria e Turchia, rientrando in Italia nel 1849 a seguito dell’amnistia. Esplorazioni geografiche: Nel corso della sua vita, Camperio compì numerosi viaggi in diverse parti del mondo. Visitò l’Inghilterra, l’Australia, l’India e soprattutto l’Africa (Tripolitania, Cirenaica ed Eritrea). Durante un viaggio in Alsazia nel 1867, conobbe Jules Siegfried e sua sorella Marie, che sposò nel 1871. Carriera militare: Nel 1859, partecipò alle campagne militari contro l’esercito austriaco, arruolandosi nell’esercito sabaudo. Salì rapidamente di grado e nel 1863 fu nominato capitano e aiutante di campo dal generale Manfredo Fanti. Vita familiare: Dal suo matrimonio con Marie Siegfried nacquero quattro figli: Fanny (1872-1890), Filippo detto Pippo (1873-1945), Giulio (1874-1896) e Sita (famosa per aver fondato la prima scuola infermieristica in Italia). Manfredo Camperio fu un personaggio rappresentativo dell’alta borghesia milanese dell’età risorgimentale, la cui vita avventurosa e multifaceted lasciò un’impronta significativa nella storia italiana’ (f. copil.)”,”BIOx-027-FSD”
“FUGENZI Manuela”,”Il mito del benessere, 1981-1990.”,”Manuela Fulgenzi è photo-editor e ricercatrice iconografica.”,”FOTO-098″
“FUGGER Karl”,”Geschichte der deutschen Gewerkschaftsbewegung. Eine kurzgesaßte Darstellung.”,”Karl Fugger, geb. 1897, arbeitete als Klempner, bis er 1918 eingezoge wurde. 1919 wurde er Mitglied der KPD. Von 1919 bis 1932 war er in verschiedenen Funktionen und mit Unterbrechungen als hauptamtlicher Funktionär der KPD tätig. Fugger starb am 24.12.1966 in Berlin (DDR). Vorwort, Einleitung, Note, Mitgliederzahlen der deutschen Gewerkschaftsbewegung, Die Kongresse der deutschen Gewerkschaften, Literaturverzeichnis, Personen – Register, Sachregister, Archiv-drucke 6, Tabelle prefazione introduzione, note, cronologia (date dei congressi sindacali), bibliografia, indice nomi, argomenti”,”MGEx-041-FL”
“FUGIER André direzione generale di Pierre RENOUVIN”,”Histoire des relations internationales. Tome 4°. La Revolution francaise et l’empire napoleonien.”,”FUGIER è professore alla Facoltà di Lettere di Lione.”,”RAIx-049 RAIx-089″
“FUGIER André”,”La rivoluzione francese e l’ impero napoleonico, 1789-1815.”,”””Con il taglio dell’ istmo di Suez, il Mediterraneo diventa la grande via del commercio internazionale non soltanto con l’ Estremo Oriente, ma anche con l’ India e il grande arcipelago dell’ Asia sud-orientale. In questo avvenimento, la cui portata per la storia del mondo è considerevole, la parte avuta dalle iniziative personali è preminente. Certo dopo il 1830 i sansimoniani avevano insistito sull’ importanza di un’ impresa che Colbert aveva già intravisto””. (pag 381)”,”RAIx-151″
“FUJIMOTO Makoto; TAKAHASHI Koji”,”What is Japanese Long-Term Employment System? Has it Vanished? / Polarization of Working Styles: Measures to Solve the Polarization and New Category of Regular Employees.”,”M. Fujimoto, Senior Researcher, The Japan Institute for Labour Policy and Training (JILPT). Research interest: Industrial Sociology; Koji Takahashi, Vice Senior Resarcher, The Japan Institute for Labour Policy and Training (JILPT). Research interest: Non-regular employment”,”STAT-569″
“FUKUOKA Masanobu”,”Die Suche Nach Dem Verlorenen Paradies. (La ricerca del paradiso perduto)”,”Masanobu Fukuoka, 1913 in einem kleinen Dorf auf der Insel Shikoku in Süd-japan geboren, machte im Anschiuß an seine Schulzeit eine Ausbildung als Pflanzenpathologe.”,”ASGx-008-FL”
“FÜLBERTH Georg”,”Die Wandlung der deutschen Sozialdemokratie vom Erfurter Parteitag 1891 bis zum Ersten Weltkrieg.”,”‘Hefte zum Geschichts-und Sozialkundeunterricht’ a cura di Wilfried Frhr. von BREDOW Frank DEPPE Georg FÜLBERTH Reinhard KÜHNL Hans Karl RUPP redazione di Horst ERMEL”,”MGEx-089″
“FÜLBERTH Georg”,”Il marxismo di Mehring.”,”””Mehring è uno dei pochi discepoli di Marx e Engels, sul cui lavoro conosciamo il giudizio di uno dei classici: quello di Friedrich Engels. Il 16 marzo 1892 Engels scrive in una lettera ad August Bebel: “”Ho letto ora anche la ‘Lessing-Legende’ di Mehring in ‘Die Neue Zeit’ che mi ha molto rallegrato. E’ veramente un lavoro eccellente. Avrei motivato o sfumato diversamente alcune cose, ma nell’insieme ha colpito proprio il bersaglio. E’ davvero una gioia vedere come la concezione materialistica della storia, dopo esser stata da vent’anni generalmente denigrata come frase fatta roboante nei lavori dei giovani membri del partito, cominci finalmente ad essere usata per quello che realmente era: una guida allo studio della storia. Sotto questo aspetto Kautsky ed Ede (2) hanno prodotto cose pregevoli, ma Mehring ha studiato con maggiore precisione il suo argomento specifico, il risvolto prussiano della storia tedesca; ed ha inoltre una visione più libera e soprattutto un modo di esprimersi più sicuro e preciso (3). L’anno successivo Engels scriveva, allo stesso Mehring, una lettera divenuta famosa, per la sua esposizione della concezione materialistica della storia: “”(…) Sulla rimanente parte del libro posso solo ripetere quanto ho già detto sugli articoli, quando apparvero in ‘Die Neue Zeit’: essa è di gran lunga la migliore rappresentazione della genesi dello stato prussiano che esista, posso proprio dirlo, l’unica buona, tra tutte, che sviluppa in modo giusto le interdipendenze fino nei particolari (…)”” (4). Negli anni dal 1893 al 1898 Mehring lavorò alla sua grande ‘Storia della socialdemocrazia tedesca’, che ebbe quattro edizioni già prima della prima guerra mondiale. Negli anni seguenti Mehring realizzò un progetto, già tracciato da Engels, pubblicando in tre volumi una raccolta degli scritti giovanili reperibili di Marx e Engels, volumi che completò per un quarto con le lettere di Lassalle a Marx e Engels (5). Questa famosa “”pubblicazione degli inediti”” rese per la prima volta accessibile al movimento operaio la tesi di laurea di Marx, i suoi articoli come redattore capo della ‘Rheinische Zeitung’, i saggi di Marx e Engels dai ‘Deutsch-Französische Jahrbücher’, gli articoli dal parigino ‘Vorwärts’, lo scritto polemico steso unitamente da Marx e Engels contro i fratelli Bauer e lo scritto giovanile del periodo hegeliano ‘La sacra famiglia’, gli articoli di Marx e Engels da riviste tedesche e dalla ‘Deutsche Brüsseler Zeitung degli anni 1845-1847; infine una raccolta di lavori particolarmente importanti di Marx e Engels dalla ‘Neue Rheinische Zeitung’ degli anni della rivoluzione del 1848-49 e dalla postrivoluzionaria ‘Neue Rheinische Zeitung. Politisch-Oekonomische Revue”” [Georg Fülberth, Il marxismo di Mehring, Estratto da ‘Annali’ 1973, Milano, 1974] [(2) Si intende Eduard Bernstein (1850-1932); (3) Marx-Engels, Werke, Berlin, 1956-71, vol. 38, p. 308 (MEW); (4) MEW, vol. 39, p. 98; (5) ‘Aus dem literarischen Nachlass von Karl Marx, Friedrich Engels und Ferdinand Lassalle, Stuttgart, 1902] (pag 217-218-219) “”La profonda conoscenza dei problemi fondamentali della concezione materialistica della storia e la sua sicurezza di principi fecero sì che Franz Mehring si trovasse ad appartenere fin dall’inizio (in occasione del diverbio iniziato nella socialdemocrazia tedesca da Eduard Bernstein sin dal 1897 con il suo attacco antimarxista), a quel gruppo di teorici designati fin dall’inizio come marxisti “”ortodossi””, e che più tardi divenisse uno dei capi dell’ala sinistra della socialdemocrazia tedesca e co-fondatore del partito comunista. Mehring riuscì soprattutto ad evitare l’errore di derivare meccanicisticamente il fenomeno delle sovrastrutture dalla base economica, contro il quale era stato messo in guardia dalla lettera di Engels a lui diretta nel luglio 1893 sulla ‘Leggenda di Lessing’. In essa Engels aveva scritto tra l’altro: “”(…) Del resto manca ancora solo un punto, che però, anche nelle questioni tra me e Marx, non è stato sufficientemente messo in evidenza, e del quale abbiamo la stessa responsabilità: infatti noi tutti abbiamo posto e ‘dovuto porre’ dapprima l’accento principale sulla ‘derivazione’ dei concetti politici, giuridici e in generale ideologici e sulle azioni derivate da questi concetti, da dati di fatto economici fondamentali. Qui abbiamo trascurato il lato formale per quello sostanziale: il modo e la maniera in cui vengono alla luce questi concetti (…). Questo lato della questione, che qui posso solo accennare, io credo che l’abbiamo tutti trascurato più di quanto non meritasse. E’ la vecchia storia: all’inizio si trascura sempre la forma per il contenuto (…)”” (16)”” [Georg Fülberth, Il marxismo di Mehring, Estratto da ‘Annali’ 1973, Milano, 1974] [(16) Mew, vol. 39, pp 96, 98] (pag 221)”,”MEHx-069″
“FÜLBERTH Georg”,”Friedrich Engels.”,”Georg Fülberth, Dr. phil. Jg. 1939 von 1972 bis 2004 Professor für Politikwissenschaft an der Universität Marburg. Ha pubblicato tra l’altro ‘Kapitalismus’, ‘Sozialismus’, ‘Marxismus’ (collana Basis). Contiene il capitolo 10. ‘Engels’ Renegaten’ (I rinnegati di Engels) in cui si fanno i nomi di Ferdinand Freiligrath, Adolf Cluss, Victor Tedesco, Johannes Miquel, Gabriel Deville, Lothar Bucher, Eduard Bernstein …”,”MAES-203″
“FÜLBERTH Georg”,”G Strich – Kleine Geschichte des Kapitalismus.”,”Georg Fülberth, Dr. phil., 1939. War Professor für Politikwissenschaft an der Universität Marburg. Publiziert regelmäßig in Frankfurter Rundschau, Freitag, Konkret und anderen Zeitungen und Zeitschriften.”,”ECOI-157-FL”
“FULLER F.C. major general”,”The Conduct of War, 1789-1961. A Study of the Impact of the French, Industrial, and Russian Revolutions on War and Its Conduct.”,”Clausewitz, grande strategia e centro di gravità. “”Strettamente legata con la concezione di Clausewitz della grande strategia è la sua teoria del centro di gravità, che indica quell’ organismo del nemico – militare, politico, sociale, ecc., – che se fosse distrutto, o battuto, l’ intera struttura del potere nazionale collasserebbe. E’ una delle più importanti teorie di Clausewitz, perché regola il grande disegno strategico di una guerra. “”Individuare questi “”centra gravitatis”” nella potenza militare del nemico, scrive, “”riconoscere le loro sfere d’ azione è… un supremo atto di giudizio strategico (II, p. 355).”” (pag 67-68) Pressione demografica cinese sulla frontiera russa. “”Mentre la Russia non ha mai sofferto una carenza di territorio per la sua crescente popolazione, demograficamente la Cina è un paese saturo, e deve o espandere o esplodere. La prima ha una popolazione di 210 milioni su circa 8 milioni e 600 mila miglie quadrate di territorio, la seconda ha circa 680 milioni su 3 milioni e 760 mila miglia quadrate. Inoltre, la popolazione della Cina sta aumentando ad un tasso annuale di 12 milioni, ovvero circa 4 volte quella dell’ URSS.”””,”QMIx-133″
“FULLER J.F.C., Major-General”,”Decisive battles of the Western World and their influence upon history. Volume Three: From the American Civil War to the End of The Second World War.”,”””Erano queste caratteristiche, coraggio, eterodossia, e discrezione – unite al successo, che fecero di Pilsudski una figura leggendaria. Il giorno prima della sua morte, il 12 maggio 1935, egli si volse al generale Smigly-Rydz e gli disse: “”Essere sconfitti e non arrendersi è vittoria, vincere e restare sugli allori è disfatta””. La prima parte di questa sentenza è la sintesi della sua capacità militare. (pag 341) “”Tukhachevski una volta disse a Fervacque: “”L’ esercito russo non è come il vostro – il francese. E’ un’ orda, e la sua forza è quella di un’ orda. Seppure queste parole furono pronunciate durante la guerra mondiale, esse sono ugualmente applicabili alla campagna del 1920, perché l’ esercito che fronteggiava Pilsudski non era niente di più di un’ orda di contadini – la cui sola aspirazione era quella di tornare a casa – permeati da un numero relativamente piccolo di rivoluzionari fanatici””. (pag 341)”,”QMIx-137″
“FULLER J.F.C.”,”La conduite de la guerre de 1789 à nos jours. Etude des répercussions de la Révolution francaise, de la révolution industrielle et de la révolution russe sur la guerre et la conduite de la guerre. (Tit.orig.: The Conduct of War)”,”La guerra russo-polacca del 1920, Lenin e il trattato di Versailles. “”Comme la guerre civile s’arrêtait, les forces d’intevention furent rappelées, mais les troubles continuèrent en Russie. Le 25 avril 1920, les Polonais, sous le commandement du maréchal Pilsudski, marchèrent sur Kiev et furent ramenés sur Varsovie où, du 16 au 25 août, le général bolchevik Mikhaïl Toukhatchevski fut mis en déroute: l’Europe centrale fut sauvée d’une invasion soviétique. Lord d’Abernon, ambassadeur d’Angleterre en Allemagne de 1920 à 1926, a intitulé son histoire de la campagne: ‘The Eighteenth Decisive Battle of the World’ (“”La 18° Bataille décisive du Monde””), qui n’exagère nullement son importance, car, si la Pologne avait succombé, il n’y avait rien qui pût empêcher les hordes de Toukhachevski de pénétrer en Allemagne. Le commentaire ci-après de Lénine montre clairement que c’était son but final: “”En attaquant la Pologne, nous attaquons les Alliés; en écrasant l’armée polonaise, nous écrasons le traité de Versailles sur lequel repose tout le système des relations internationales actuelles””. “”La Pologne eût-elle été soviétisée (…), le traité de Versailles aurait été résilié, et le système édifié sur la victoire sur l’Allemagne aurait été détruit aussi””. Le 1er octobre 1920, un armistice fut conclu entre la Pologne et la Russie, et, le 18 mars de l’année suivante, la paix fut signée à Riga.”” (pag 264)”,”QMIx-174″
“FULLER Graham E. LESSER Ian O.”,”Geopolitica dell’Islam. I paesi musulmani, il fondamentalismo. l’Occidente.”,”Fuller e Lesser analisti di questioni mediterranee sono anche autori di ‘Turkey’s New Geopolitics’.”,”VIOx-023-FL”
“FÜLÖP-MILLER R.”,”Il volto del bolscevismo.”,”Etica del bolscevismo. Questione morale borghese morale rivoluzionaria. Lenin, Preobrazhenskij. “”””Noi ripudiamo””, disse Lenin in un discorso ai giovani, “”ogni moralità che proceda da idee soprannaturali o estranee alle concezioni di classe. Per noi la moralità è subordinata in tutto e per tutto agli interessi della lotta di classe; morale è tutto ciò che è necessario per l’ annientamento della vecchia società sfruttatrice e per l’ unificazione del proletariato; la nostra moralità consiste perciò soltanto nella rigida disciplina e nella lotta cosciente contro gli sfruttatori. Noi non crediamo nei principii eterni della morale, e smaschereremo questa frode. La morale comunista s’identifica con la lotta per il consolidamento della dittatura proletaria””. E Preobraschenski, uno scolare e seguace di Lenin, ha radunato in un suo scrito tutte le più importanti “”Norme morali e di classe del bolscevismo””, ed è caratteristico che l’ oera sia dedicata a Dzerzisnki, il capo della Ceka.”” (pag 315) Da R. Pertici, Mazzinianesimo, fascismo, comunismo: l’itinerario politico di Delio Cantimori (1919-1943): “”Con queste convinzioni Cantimori cominciò a guardare con curiosità e interesse alla Russia sovietica (era la Russia del primo piano quinquennale): probabilmente una recensione di Croce gli segnalava il volume di René Fülöp-Miller del 1926 su Geist und Gesicht des Bolschewismus, poi tradotto nel 1931 da Malaparte, ma in modo incompleto e riassuntivo (CS, 138; Storici, 355); lesse con attenzione le corrispondenze dalla Russia che lo stesso Malaparte, direttore della Stampa, inviò al suo giornale nell’estate del 1929, condividendone la critica ad ogni visione di una Russia separata, o contrapposta all’Occidente europeo; anche l’eterodossa Technique du coup d’État dello scrittore toscano pubblicata a Parigi nel 1931 attirò la sua attenzione. [106] La rec. di Croce a R. Fülöp-Miller, Geist und Gesicht des Bolschewismus. Darstellung und Kritik des kulturellen Lebens in Sowiet Russland (Wien, 1926), comparsa sulla Critica nel 1926, è ora in Croce, Nuove pagine sparse, II, 249-251″,”RIRO-317”
“FULVI Fulvio”,”Dizionario di geografia fisica.”,”L’A insegna all’Univ di Siena. Ha scritto pure un ‘Dizionario dei termini di geografia umana’ (1978), e un ‘Lessico di geografia economica’ (1995).”,”SCIx-008″
“FULVI Fulvio”,”Dizionario di geografia fisica.”,”Fulvio Fulvi insegna Geografia all’Università di Siena. Ha svolto ricerche di geografia fisica, umana ed economica prevalentemente sulle Marche.”,”ASGx-002-FL”
“FULVI Fulvio”,”Dizionario di geografia umana.”,”Fulvio Fulvi insegna Geografia all’Università di Siena. Ha svolto ricerche di geografia fisica, umana ed economica prevalentemente sulle Marche.”,”ASGx-003-FL”
“FUMAGALLI BEONIO BROCCHIERI Mariateresa PARODI Massimo”,”Storia della filosofia medievale. Da Boezio a Wyclif.”,”Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri è ordinario di Storia della filosofia medievale nell’Università degli Studi di Milano. Tra le sue opere, per i nostri tipi: L’intellettuale tra Medioevo e Rinascimento, Genoveffa e il drago, L’avventura di una donna medievale, Le bugie di Isotta, Profilo del pensiero medievale, Il pensiero politico medievale, Introduzione a Abelardo, Medioevo al femminile (con F. Bertini, F. Cardini e C. Leonardi), Federico II, Ragione e fortuna. Massimo Parodi è professore associato di Storia della filosofia medievale nell’Università degli Studi di Milano. Da qualche anno, con Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri, dirige la rivista di storia della filosofia medievale ‘Doctor Virtualis’, che compare in rete e su carta. Tra le sue opere, ricordiamo: Scienza e tecnica nel Medioevo in La Storia, Il conflitto dei pensieri, Studio su Anselmo d’Aosta, Tra le due rupi, La logica della trinità nella discussione tra Roscellino, Anselmo e Abelardo.”,”FILx-051-FL”
“FUMAGALLI Andrea MEREGALLI Roberto MANUNTA Marco PASQUALI Armando”,”Non è vero. I dogmi del neoliberismo alla prova dei fatti.”,”Andrea Fumagalli, professore di economia politica e teoria dell’impresa all’Università di Pavia, si occupa di tematiche relative alle trasformazioni del mercato del lavoro, innovazione tecnologica e del ruolo della moneta nelle economie capitalistiche. Roberto Meregalli, lavora a Milano, ha guidato la Campagna Stop Millennium Round, (Campagna contro l’avvio del ciclo di negoziati denominato Millennium Round) da Seattle a Doha, nell’ambito della Rete di Lilliput. Marco Manunta, magistrato presso il Tribunale di Milano dal 1977, è autore di libri, ricerche, saggi in tema di rapporti fra diritto internazionale e diritti civili dei cittadini. Armando Pasquali, lavora a Milano nel campo della comunicazione d’impresa. Si occupa da tempo di economie e politiche agro-alimentari e di sistemi agricoli alternativi, con particolare riguardo ai paesi del Sud del mondo.”,”ECOI-147-FL”
“FUMAGALLI BEONIO BROCCHIERI Mariateresa”,”Cristiani in armi. Da Sant’Agostino a Papa Wojtyla.”,”Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri è ordinario di Storia della filosofia medievale nell’Università degli Studi di Milano. Tra le sue opere, per i nostri tipi: L’intellettuale tra Medioevo e Rinascimento, Genoveffa e il drago, L’avventura di una donna medievale, Le bugie di Isotta, Profilo del pensiero medievale, Il pensiero politico medievale, Introduzione a Abelardo, Medioevo al femminile (con F. Bertini, F. Cardini e C. Leonardi), Federico II, Ragione e fortuna.”,”RELC-041-FL”
“FUMAGALLI Lucio DI CIOCCIO Pierluigi”,”L’Outsourcing e i nuovi scenari della terziarizzazione. La centralità delle persone nelle aziende di servizi.”,”Lucio Fumagalli, Partner Associato di Accenture, è uno dei fondatori della organizzazione dedicata ai servizi di outsourcing ed uno dei massimi esperti italiani sui temi del personale connessi ai progetti di terziarizzazione delle imprese. É responsabile del team che all’interno di Accenture segue le attività di realizzazione delle soluzioni di outsourcing ed ha diretto progetti di carattere nazionale ed internazionale. Pierluigi Di Cioccio, Manager di Accenture, ha svolto tutta la propria carriera professionale dedicandosi, in Italia e all’estero, ai progetti di trasferimento e accoglimento del personale con attenzione particolare ai temi della comunicazione, dell’organizzazione del lavoro e della realizzazio ne di nuovi modelli di gestione del personale, nell’ambito di iniziative di outsourcing,”,”ECOG-017-FL”
“FUMAGALLI BEONIO BROCCHIERI Mariateresa”,”Federico II. Ragione e fortuna.”,”L’autrice insegna Storia della filosofia medievale nell’Università degli Studi di Milano. Ha pubblicato molte opere tra cui ‘Storia della filosofia medievale’ (2002, con M. Parodi) e ‘Il pensiero politico medievale’ (2004). Federico II di Svevia and Federico I il Barbarossa were both members of the Hohenstaufen dynasty and were related to each other. Federico II was the grandson of Federico I’s cousin, also named Federico1. Therefore, they were second cousins.”,”BIOx-019-FSD”
“FUMAGALLI-BEONIO-BROCCHIERI Mariateresa PARODI Massimo”,”Storia della filosofia medievale. Da Boezio a Wyclif.”,”Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri (Milano, 1933) è stata allieva di Mario Dal Pra e ordinario di Storia della filosofia medievale all’Università degli Studi di Milano. Ha studiato in particolare il pensiero di Abelardo del XII e del pensiero etico-politico medievale. Ha pubblicato tra l’altro ‘La logica di Abelardo (1964). Massimo Parodi (Savona, 1948) ricercatore confermato (1989) al Dipartimento di Filosofia dell’Università degli Studi di Milano, si è occupato in particolare di filosofia naturale, della scienza medievale e della tradizione agostiniana. Ha pubblicato ‘Scienza e tecnica nel Medioevo’ (Vol. I, 1988 de ‘La Storia’) e ‘Tempo e spazio nel Medioevo’ (1981).”,”FILx-003-FSD”
“FUNARI Enzo LEONI Paolo SINI Carlo VECCHIO Sisto; a cura di Enzo FUNARI”,”L’ invidia.”,”FUNARI Enzo psicoanalista è professore ordinario di psicologia clinica presso l’ università Milano-Bicocca. E’ autore di saggi tra cui ‘La conversazione’ e ‘Il falso Mozart’. “”Tutto posso perdonarti, non però il fatto che ci sei e che sei ciò che sei, anzi che “”io non sono te””. (Cartesio) (pag 66) “”L’invidia è un tema ampiamente trattato dalla mitologia, piena di storie emblematiche di coppie di genitori e figli oltre che di gemelli e di amici “”per la pelle”” che l’invidia trasforma in rivali mortali. Il motivo dominante della rivalità è il successo nelle sue forme più varie, dal potere all’amore, anche se nella forma certo degradata del possesso. Oltre all’ambizione e alla possessività, sono spesso associate l’avidità, la gelosia, l’impazienza, la rabbia, la distruttività, l’arroganza, il tradimento. “”Protagonista”” è un soggetto che non tollera di essere secondo, la “”sconfitta”” nel confronto con un ideale già ammirato e pieno “”di grazie””. Lo schema si ripete pressoché sempre uguale: un “”patto d’amore””, un vincolo di sangue e, o, di onore, si volge in odio e rancore, in morte e distruzione; da qui un velo di colpa e di vergogna avvolge l’invidia, evocando le grandiose scene luciferine, come afferma Girard, il “”peccato più difficile da confessare””, un vero e proprio “”tabù””.”” (pag 98)”,”VARx-261″
“FUNCK-BRENTANO Frantz”,”La Renaissance.”,”””Terminato nel 1514, il libro di Copernico fu ritoccato da lui, precisato, perfezionato fino all’ anno 1530, quando l’ autore vi mise mano per l’ ultima volta; e l’ opera non apparve stampata che nel 1543, a Norimberga. Tre anni prima, una lettera del suo discepolo, il matematico tedesco Georges Rheticus, aveva rivelato al mondo il nuovo sistema””. (pag 27)”,”EURx-139″
“FUNG YU-LAN a cura di Derk BODDE”,”Storia della filosofia cinese.”,”A pag 204: Nota sul concetto cinese di nazionalismo”,”CINx-032″
“FUNKE Manfred”,”Sanzioni e cannoni. Hitler Mussolini e il conflitto etiopico.”,”FUNKE Manfred è nato in Germania nel 1939. Docente di scienze politiche e di storia contemporanea all’ Università di Bonn, è redattore dei ‘Bonner Schriften zur Politik und Zeitgeschichte’ e collaboratore di riviste storico sociali.”,”ITAF-099″
“FURET Francois a cura; saggi di Bronislaw BACZKO Philippe BOUTRY Giorgio COSMACINI Sergio GIVONE Heinz-Gerhard HAUPT Stephane MICHAUD Sidney POLLARD Fabienne REBOUL-SCHERRER”,”L’ uomo romantico.”,”Saggi di Bronislaw BACZKO, Philippe BOUTRY, Giorgio COSMACINI, Sergio GIVONE, Heinz-Gerhard HAUPT, Stephane MICHAUD, Sidney POLLARD, Fabienne REBOUL-SCHERRER. Vengono affrontate alcune figure emblematiche: il borghese, il lavoratore, la donna, il maestro di scuola, il medico, il prete, l’ intellettuale ed il rivoluzionario. “”Mai salirò sullo stesso podio di Herzen, perché non credo che la nostra vecchia Europa possa ringiovanire per mezzo del sangue russo”” (pag 321) (Marx in una lettera a Engels, ndr)”,”STOS-094″
“FURET Francois, edizione italiana a cura di Massimo TERNI”,”Il laboratorio della storia.”,”FURET ha pubblicato nel 1973 in collaborazione con Denis RICHET ‘La revolution francaise’. Contiene il capitolo: ‘Israele e la sinistra francese. Il malinteso’ (pag 286) “”La breve guerra del 1956 – che, con l’ avanzare del tempo, continua a sembrarmi il principale errore della politica estera israeliana – inaugura pertanto, con una sorta di miracolosa cattiveria, la nuova immagine del popolo ebreo ad uso del mondo esterno. Immagine politica, che ne fa l’ alleato e il complice delle vecchie potenze coloniali. Ma anche immagine morale, che infrange lo stereotipo dell’ umiliazione e inventa la figura dell’ ebreo vincitore””. (pag 287)”,”STOx-088″
“FURET Francois”,”Marx et la revolution francaise. Textes de Marx presentés reunis traduits par Lucien Calvié.”,”””Il Terrore in Francia non fu nient’altro che un metodo plebeo di farla finita con i nemici della borghesia, l’ assolutismo, il feudalesimo e lo spirito piccolo borghese. Le rivoluzioni del 1648 e del 1789 non erano delle rivoluzioni inglese e francese, erano delle rivoluzioni in stile europeo. (…)”” (pag 227, articolo di Marx, ‘La borghesia e la controrivoluzione’, Nuova Gazzetta Renana 10-31 dicembre 1848)”,”MADx-091″
“FURET Francois OZOUF Mona a cura; saggi di William DOYLE Robert H. GRIFFITHS Pasquale PASQUINO Franciszek DRAUS Mona OZOUF Robert CHAGNY Patrice GUENIFFEY Ran HALEVI”,”Terminer la Revolution. Mounier et Barnave dans la Révolution francaise.”,”Saggi di William DOYLE Robert H. GRIFFITHS Pasquale PASQUINO Franciszek DRAUS Mona OZOUF Robert CHAGNY Patrice GUENIFFEY Ran HALEVI. La teoria della “”bilancia del legislativo’ del primo comitato di Costituzione. (pag 67, di Pasquale PASQUINO) “”La legge è l’ opposto della semplice volontà. Dove c’è solo volontà, c’è dispotismo”” (N. Bergasse) “”Il buon governo è definito ormai, in tutto il mondo, come il governo della legge. Ma qual è la garanzia della libertà se la legge non è stabile? Di qui il problema che si presenta alla teoria costituzionale: come stabilire tra la legge e la sua fonte, la volontà, fosse essa legittima, e generale – un meccanismo che ritardi l’ effetto o l’ influenza della volontà sulla legge. E’ esattamente questo meccanismo che nel XVIII secolo si chiama la “”bilancia””. Essa è il pezzo centrale della versione “”inglese”” del governo moderato””. (pag 80)”,”FRAR-282″
“FURET Francois a cura; saggi di Massimo BOFFA Alessandro GALANTE GARRONE Bronislaw GEREMEK Remo BODEI Vittorio DAN-SEGRE Luc FERRY Tony JUDT Pierre MANENT Pasquale PASQUINO Philipp RAYNAUD Vittorio STRADA”,”L’ Héritage de la Révolution francaise.”,”Saggi di Massimo BOFFA Alessandro GALANTE GARRONE Bronislaw GEREMEK Remo BODEI Vittorio DAN-SEGRE Luc FERRY Tony JUDT Pierre MANENT Pasquale PASQUINO Philipp RAYNAUD Vittorio STRADA. “”Nel suo Sommario della Storia d’ Italia (1846), Balbo scriveva “”Il nome che resterà nelle storie universali posteriori alla Rivoluzione francese, quando altre passioni, e altri interessi passeggeri sostituiranno quelli che reggono al presente l’ Europa, sarà certamente quello della restaurazione del governo deliberativo e rappresentativo del nostro continente.”” Mturi aveva ragione di dire che riconoscendo questo punto, Balbo aveva ripreso un’ idea già espressa da Madame de Staël nelle sue “”Considérations sur la Révolution francaise”” (1818), e da Guizot nella sua “”Histoire des origines du gouvernement représentatif (1821). Guizot, in particolare, aveva mostrato che il carattere positivo della rivoluzione consisteva precisamente nel ristabilimento del potere rappresentativo dei vecchi Stati Generali, contro l’ assolutismo della monarchia degli ultimi secoli.”” (pag 203)”,”TEOP-304″
“FURET Francois”,”Le due Rivoluzioni. Dalla Francia del 1789 alla Russia del 1917.”,”””Se si vuole comprendere come Burke considera l’Ancien Régime francese, lo si può mettere a confronto con quello che pensa Tocqueville. L’assolutismo, per l’osservatore inglese, non è riuscito a sradicare la società francese dalla sua tradizione. Prova ne sia che nel 1789 i primi mesi della Rivoluzione hanno visto al contrario rifiorire questa tradizione, e i ‘cahiers de doléances’ hanno rappresentato una base delle loro proposte di riforma, senza che vi apparisse la “”minima suggestione”” di cancellare il governo da cima a fondo. Tocqueville, invece, vede nella monarchia assoluta la prima forza rivoluzionaria all’opera nella società francese. Burke, scrive in uno dei rari passaggi in cui si riferisce direttamente alle ‘Riflessioni’, “”ignorava in quali condizioni ci aveva lasciato quella Monarchia, da lui rimpianta, nelle mani dei nostri nuovi padroni””. Egli rimprovera inoltre al so predecessore di aver ignorato che la prima educazione rivoluzionaria si era svolta sotto la monarchia assoluta, e di non aver compreso che la ‘tabula rasa’ del 1789 aveva avuto come condizione l’esproprio preliminare della società da parte dello stato amministrativo centralizzato, la sovversione di ogni idea di un governo fondato su una tradizione che avesse forza di legge, e l’aver messo i letterati come sostituti di una classe politica inesistente””. (pag 79-80)”,”STOx-122″
“FURET François presentazione; saggi di François FURET Claude NICOLET Louis GIRARD Mona OZOUF Douglas JOHNSON Françoise MAYEUR Fresnette PISANI-FERRY Pierre BARRAL Odile RUDELLE Jean-Marie MAYEUR Antoine PROST Pierre CHEVALLIER Charles-Robert AGERON Raymond PODEVIN Eugen WEBER Raoul GIRARDET”,”Jules Ferry, fondateur de la République. Actes du colloque organisé par l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales présentés par François Furet.”,”Saggi di François FURET Claude NICOLET Louis GIRARD Mona OZOUF Douglas JOHNSON Françoise MAYEUR Fresnette PISANI-FERRY Pierre BARRAL Odile RUDELLE Jean-Marie MAYEUR Antoine PROST Pierre CHEVALLIER Charles-Robert AGERON Raymond PODEVIN Eugen WEBER Raoul GIRARDET”,”FRAD-092″
“FURET François”,”Penser la Révolution française.”,”F. Furet (1927-1997) direttore di studi all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, è stato uno storico, specialista dell’epoca moderna (XVIII-XIX secolo) e della Rivoluzione francese in particolare. “”Le drame des Français, aussi bien que des ouvriers, ce sont les grands souvenirs. Il est nécessaire que les évenements mettent fine une fois pour toutes à ce culte réactionnaire du passé”” [Marx “”Lettre à César de Paepe’, 14 septembre 1870] (p. 133): La critica a Soboul. “”La sociologie rigide et strictement verticale de Soboul, reprise à la fois des idéologues réactionnaires et révolutionnaires, de Boulainvilliers et de Sieyès, masque et ignore ce fait capital qui me paraît à l’origine de la crise des classes dirigeantes du royaume du XVIIIe siècle. Il est vrai que, pour le prendre en compte, il eût, au moins, examiner le rôle de l’Etat monarchique dans la société et dans la crise de cette société. Or, dans ce gros livre de près de 500 pages, la tyrannie du sociologisme est telle que pas un chapitre n’est consacré au fonctionnement de l’absolutisme. Soboul nous donne d’ailleurs, p. 253, la clé de ce stupéfiant silence. L’Etat monarchique est, à ses yeux, dès Louis XIV, un appendice de l'””aristocratie”” (qui est, dans son vocabulaire constamment imprécis, un autre mot pour noblesse). La preuve? C’est 1789, la contre-révolution souhaitée, et puis Varennes, et puis la guerre défaitiste organisée en sous-main. Bref, la vieille preuve tautologique des “”causes finales””. Il est amusant de remarquer que, ce faisant, Soboul abandonne une des principales idées de Marx (55) sur l’Ancien Règime français et sur l’histoire de France en général: celle de la relative indépendance de l’Etat d’Ancien Régime par rapport à la noblesse et à la bourgeoisie. L’idée appartient aussi et tout particulièrement à Tocqueville, dont c’est un des concepts fondamentaux (56); mais elle fait si incontestablement partie de la pensée de Marx et d’Engels que l’héritier par excellence de cette pensée,le Kautsky de 1889, lui consacre le premier chapitre de son analyse des origines de la Révolution française (57). Et ce chapitre est précisement précedé d’une mise en garde liminaire contre les simplifications “”sociologiques”” du marxisme, qui me paraît s’appliquer parfaitement au cas d’Albert Soboul: “”On n’est que trop disposé, lorsqu’on ramène le devenir historique à une lutte de classes, à ne voir dans la société que deux causes, deux classes en lutte, deux masses compactes, homogènes: la masse révolutionnaire et la masse réactionnaire, celle qui est en bas, celle qui est en haut. A ce compte, rien de plus aisé que d’écrire l’histoire. Mais, en réalité, les rapports sociaux ne sont pas si simples”” (58)”” [François Furet, ‘Penser la Révolution française’, Paris, 2009] [(55) Les textes de Marx et d’Engels concernant l’indépendance de l’Etat absolutiste par rapport à la bourgeoisie et à la noblesse sont à la fois épars et nombreux. On pourra consulter notemment: Marx, ‘Critique de la phisosophie hégélienne de l’Etat’ (1842-43), éd. Costes, 1948, p. 71-73 et 166-167; Marx, ‘L’idéologie allemande’, éd Costes, 1948, p. 184-185; Engels,””Lettres à Kautsky du 20.2.1899″”, Werke t. XXXVII, p. 154; Engels, “”Lettre à Conrad Schmidt du 27.10.1890″”, dans ‘Etudes philosophiques’, éd Sociales, 1951, p. 131; Engels, préface de 1891 à “”La guerre civile en France’, Werke, t. XVII, p. 624. Ces textes infirment la thèse; avancée par Mazauric (op. cit. p. 89, note) [C. Mazauric, ‘Sur la Révolution française’, Ed. Sociales, 1970], que Marx et Engels avaient renoncé, dans leur maturité, à l’idée de l’Etat absolutiste arbitre entre bourgeoisie et noblesse. La preuve, c’est qu’on trouve cette idée dans des textes tardifs, et tout particulièrement dans la correspondance Engels-Kautsky, au moment où Kautsky, travaillant à son livre sur la lutte de classes dans la France de 1789, demande conseil à Engels su ce sujet. Il n’y a, à ma connaissance, pas trace d’une modification apportée à cette thèse dans ‘La guerre civile en France’ et ‘La critique des programmes de Gotha et d’Erfurt’, que Mazauric cite comme témoignages d’une nouvelle théorie de Marx à ce sujet. La vérité, c’est qu’il fait une double confusion: il attribue à Marx, sur l’Etat d’Ancien Régime, une théorie qui est celle de Lénine sur l’Etat bourgeois (de même que, p. 211, il attribue à Lénine une phrase célèbre de ‘Misère de la philosophie’: “”L’histoire avance par son mauvais côté””). Cet amalgame est d’ailleurs caractèristique d’une grande ignorance des textes de Marx et d’Engels chez Mazauric. Ce que je ne songerais pas à lui reprocher, s’il ne se réclamait précisément de Marx, alors qu’il réflète à la fois Sieyès et Lénine, ce qui n’est pas la même chose; (56) Marx a lu attentivement ‘De la Démocratie en Amérique’, qu’il cite dès 1843 (dans ‘La question juive’); (57) K. Kautsky, ‘La lutte des classes en France en 1789’, Paris, 1901. Kautsky a longuement discuté de ce livre avec Engels: cf. leur correspondance entre 1889 et 1895 (Werke: t. XXXVII-XXXIX); (58) K. Kautsky, op. cit., p. 9]”,”FRAR-407″
“FURET François”,”Il secolo della Rivoluzione 1770-1880.”,”François Furet, docente presso l’École des Hautes Études en Sciences sociales di Parigi (che ha diretto dal 1977 al 1985), viene considerato il maggior specialista di storia della Rivoluzione francese. Tra le sue ricerche, dedicate in particolare all’evoluzione sociale, politica e culturale del Settecento e dell’Ottocento francesi, sono state pubblicate ance in Italia Il laboratorio della storia, La Rivoluzione francese (con Denis Richet), Critica della Rivoluzione francese.”,”STOx-041-FL”
“FURET François”,”Le due Rivoluzioni. Dalla Francia del 1789 alla Russia del 1917.”,”François Furet, docente presso l’École des Hautes Études en Sciences sociales di Parigi (che ha diretto dal 1977 al 1985), viene considerato il maggior specialista di storia della Rivoluzione francese. Tra le sue ricerche, dedicate in particolare all’evoluzione sociale, politica e culturale del Settecento e dell’Ottocento francesi, sono state pubblicate ance in Italia Il laboratorio della storia, La Rivoluzione francese (con Denis Richet), Critica della Rivoluzione francese.”,”STOx-042-FL”
“FURET François RICHET Denis”,”La Rivoluzione francese. Volume I. Dagli Stati generali al 9 Termidoro.”,”Contiene il capitolo VI: ‘Il romanticismo rivoluzionario’ (pag 187-243) (La repubblica del talento, La Comune di Parigi, Il primo Terrore, L’invasione, I massacri di settembre, Valmy, Gli inizi della Convenzione, Il processo al Re, La morte del Re cristianissimo, Le vittorie della Repubblica, Pitt e la coalizione, Tragica primavera, In Vandea: le campagne contra le città, A Parigi: i poveri contro i ricchi, I primi passi verso il Terrore, La lotta per il potere, Il 31 maggio, Il 2 giugno)”,”FRAR-009-FV”
“FURET François RICHET Denis”,”La Rivoluzione francese. Volume II. Dal 9 Termidoro al 18 Brumaio.”,”Bibliografia ragionata (pag 658-663): Citatra l’altro a proposito dellemasse cittadine: Tonnesson K.D., ‘La Défaite des sans-culottes: mouvement révolutionnaire et réaction bourgeoisie en l’an III’, 1958 e Richard Cobb, ‘L’Armée révolutionnaire’, 1963.”,”FRAR-010-FV”
“FURET François a cura; scritti di Alphonse PEYRAT Jules FERRY Emil OLLIVIER Louis BLANC Edgar QUINET Jules MICHELET”,”La gauche et la révolution au milieu du XIXe siècle. Edgar Quinet et la question du Jacobinisme, 1865-1870.”,”Nell’autunno del 1865, l’uscita del libero di Edgar Quinet consacrato alla storia della Rivoluzione francese è un avvenimento letterario. L’autore è uno dei grandi intellettuali della generazione romantica, a fianco di Michelet, durante la monarchia di luglio, nelle grandi lotte contro il clericalismo, deputato della gauche repubblicana sotto la Seconda Repubblica, militante dell’ “”L’Enseignement du peuple’, esiliato in Belgio, poi in Svizzera, dopo il colpo di stato del 2 dicembre 1851. Il suo volume è una riflessione sulle origini e la natura della tradizione rivoluzionaria in Francia. Meditazione pessimista, poichè, la Rivoluzione, per due volte, è degenerata in dispotismo. Come Tocqueville, Quinet si interroga su questa fatalità.”,”FRAR-427″
“FURET Francois”,”Marx e la Rivoluzione francese. Con una antologia di testi di Marx a cura di Lucien Calvié.”,”Volume dedicato alla memorai di Kostas Papaioannou col quale Furet avva pensato di scrfivere questo saggio (in apertura) “”Cominciamo coll’esaminare l’idea del ritardo tedesco. È un’idea che mal si accorda – nell’ambito di una ragione rivelata dalla storicità – con quella del privilegio nell’intelligenza del reale di cui godrebbe la filosofia tedesca. Marx, come Hegel, tuona contro Savigny e la scuola storica del diritto, colpevole secondo cui di legittimare la tradizione e lo ‘status quo’ (5). La Germania che ha davanti agli occhi, fra l’altro, non è più la Prussia illuminata del 1818-1820, ma la Prussia reazionaria degli anni 1830-1840. È un paese che teme la rivoluzione senza averla fatta, oggetto della storia senza aver mai potuto esserne, come la Francia, soggetto: «Abbiamo subito le restaurazioni, in primo luogo perché i nostri signori avevano paura e un’altra perché i nostri signori non avevano paura. Noi, coi nostri pastori alla testa, ci trovammo sempre una sola volta in compagnia della libertà, nel giorno della sua sepoltura». Se esiste una pedagogia della storia tedesca, è proprio la sua arretratezza che il filosofo deve rendere a tutti manifesta. L’Antico regime, che in Francia ha conosciuto la sua tragedia, «recita ora la sua commedia con la maschera del fantasma tedesco»: prima apparizione in Marx dell’idea che la storia reciti varie volte il grande spettacolo del suo corso, una volta in modo tragico, ed è in Francia, quindi in modo comico, ed è in Germania. Il tragico segna l’avvento di una nuova epoca, il comico, la sopravvivenza di un’ultima fase dell’antica, «affinché l’umanità si separi ‘serenamente’ dal suo passato»”” (pag 14-15) [François Furet, ‘Marx e la Rivoluzione francese. Con una antologia di testi di Marx a cura di Lucien Calvié’, Rizzoli, Milano, 1989] [(5) Si veda, in particolare, l’articolo della “”Rheinische Zeitung”” del 9 agosto 1842, ‘Il manifesto filosofico della scuola storica del diritto’, ‘Opere’ t. I, a cura di Mario Cingoli e Nicolao Merker, pp. 206-215, testo n. 1, p. 153]”,”MADx-007-FC”
“FURET François RICHET Denis”,”Storia Universale. La Rivoluzione francese. Vol. 15.”,”François Furet, Parigi 27/marzo/1927 – Tolosa 12/luglio/1997, è stato uno storico francese fra i più importanti studiosi della Rivoluzione francese. Denis Richet, Parigi 22/dicembre/1927 – Parigi 15/settembre/1989, è stato uno storico francese esperto della Rivoluzione francese. Richet è stato docente presso l’École polytechnique alla Sorbona, all’Università di Tours, titolare della cattedra di Storia sociale alla prestigiosa École des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi.”,”STOU-045-FL”
“FURIOZZI Gian Biagio”,”Alceste De Ambris e il sindacalismo rivoluzionario.”,”Gian Biagio FURIOZZI è professore ordinario di storia del Risorgimento nella Facoltà di scienze della Formazione dell’ Università degli Studi di Perugia. Tra i suoi lavori: ‘Il sindacalismo rivoluzionario italiano’ (Milano, 1977). “”Al congresso dell’ USI la costituzione dei Sindacati nazionali d’ industria fu approvata a maggioranza e fu subito avviata quella dei metallurgici, delle costruzioni e dei lavoratori della terra ma, ha osservato Maurizio Antonioli, “”prima la Settimana rossa e poi la guerra mondiale arrestarono l’ unico processo aggregativo che, se portato a termine, sarebbe stato in grado di contrastare l’ egemonia della CGdL in generale e della FIOM in particolare.”” (pag 62)”,”MITS-220″
“FURIOZZI Gian Biagio”,”Il sindacalismo rivoluzionario italiano.”,”FURIOZZI Gian Biagio nato a Camerino nel 1945, è professore incaricato di Storia del Risorgimento nella Facoltà di scienze politiche di Perugia. E’ redattore del “”Pensiero politico”” e collabora a molte riviste. L’ espulsione dal PSI. “”Dopo il clamoroso insuccesso dello sciopero di Parma, il sindacalismo rivoluzionario italiano si avviò verso una profonda crisi. Il secondo Congresso nazionale delle Leghe di resistenza, tenutosi a Modena dal 6 al 10 settembre 1908, votò la condanna dello sciopero generale di tipo soreliano, mentre il Congresso di Firenze del PSI, tenutosi pochi giorni dopo, procedette alla sconfessione formale del sindacalismo rivoluzionario. I sindacalisti non parteciparono al Congresso. Le ragioni dell’ assenza furono esposte da Arturo Labriola in una lettera a Silvano Fasulo pubblicata dalla “”Propaganda”” di Napoli: (…)””. (pag 40) Pro e contro la guerra di Libia. (pag 46)”,”MITT-174″
“FURIOZZI Gian Biagio”,”Da Mazzini a Bissolati.”,”FURIOZZI Gian Biagio è professore di storia del Risorgimento presso l’Università di Perugia. Ha scritto ‘Il sindacalismo rivoluzionario in Italia’ (1977), e vari lavori su Sorel, Michels.”,”ITAB-250″
“FURIOZZI Gian Biagio”,”Da Mazzini a Bissolati.”,”FURIOZZI Gian Biagio Contiene tra l’altro i saggi: ‘La ‘Rivista popolare’ e la rivoluzione russa (pag 159-177) ‘Ivanoe Bonomi e l’L’Azione socialista’ (pag 177-203) ‘La fortuna italiana di Sorel’ (pag 203-227) ‘Sindacalismo e repubblica in Filippo Corridoni’ ‘Bissolati e Mazzini’ “”I nuovi modelli saranno per lui [Bonomi, ndr], come per la maggior parte dei riformisti italiani, il socialismo francese, il socialismo belga e il laburismo inglese. Lo stesso Turati, quando parlava della socialdemocrazia tedesca, sempre più spesso accennava alle “”sciocchezze dei Genossen””, mentre solo la Kuliscioff continuava a prestare attenzione alle vicende del partito tedesco, anche attraverso i suoi rapporti con Klara Zetkin. Permangono, è vero, le costanti collaborazioni di Oda Olberg alla “”Neue Zeit””, così come di Bissolati e Bonomi ai “”Sozialistische Montatshefte””, ma – come si è osservato – di una influenza della socialdemocrazia tedesca non si può più parlare nei termini degli anni Novanta””. (pag 185)”,”MITT-314″
“FURIOZZI Gian Biagio a cura; saggi di Leonardo LA-PUMA Stefania MAGLIANI Fulvio CONTI Giampietro BERTI Lucio D’ANGELO Nunzio DELL’ERBA Franco BOZZI Antonio ALOSCO Tiziana PIRONI Gabriele SCARABATTOLI Giuseppe MOSCATI Leonardo RAPONE Gian Biagio FURIOZZI Sergio SOAVE”,”Le sinistre italiane tra guerra e pace (1840-1940).”,”Gian Biagio Furiozzi è professore ordinario di Storia contemporanea nell’Università degli Studi di Perugia, dove presiede il corso di laurea in Storia della società della cultura e della politica. E’ autore di studi sul movimento socialista italiano e francese e ha approfondito in particolare le figure di Georges Sorel, Alceste De Ambris, Leonida Bissolati, Francesco Paoloni e Carlo Rosselli. Alla prima guerra mondiale sono in particolare dedicati i capitoli: – Lucio D’ANGELO, La guerra di Libia, la prima guerra mondiale e la crisi del movimento pacifista italiano (pag 73-88) – Nunzio DELL’ERBA, Napoleone Colajanni dall’impresa libica alla guerra mondiale (pag 89-109) – Leonardo RAPONE, Antonio Gramsci dinanzi alla prima guerra mondiale (pag 195-217) “”Il 14 dicembre 1914 [Napoleone Colajanni] pronunciò alla Camera dei deputati un discorso con cui la guerra fu presentata come forza unificatrice, come redenzione della debolezza post-risorgimentale. (…) Sulla “”Rivista popolare”” egli difese la posizione interventista di Mussolini, sostenendo che essa rappresentava una continuità con la tradizione più viva del socialismo. La scelta interventista di Mussolini fu spiegata come il risultato di un dissidio interiore “”tra la disciplina di partito”” e “”il sentimento d’italianità; tra il domma teorico del marxismo internazionalista e la realtà che trionfava tragicamente sui campi di battaglia””. Di fronte all’ambiguo neutralismo di Giolitti reagì Colajanni, che criticò con vigore la sua condotta, inficiata di slealtà e di “”tradimento””, poiché per un verso esprimeva fiducia al governo Salandra e per un altro cospirava con gli ambasciatori dell’Austria e della Germania, con la pretesa di un compenso dovuto all’Italia per avere intrapreso la guerra senza alcun preavviso”” (dal saggio di Nunzio Dell’Erba) (pag 101) (pag 101) “”Alla luce di questa premessa si comprenderà che il rapporto critico tra Gramsci e l’esperienza bellica non si limita ai po aspetti su cui mi sarà possibile soffermarmi in questa sede e che riguardano soltanto alcuni lati particolari di quel rapporto. In avvia di discorso occorre naturalmente riferirsi, per prima cosa, a quell’articolo uscito sul “”Grido del Popolo”” del 31 ottobre 1914 con il titolo ‘Neutralità attiva ed operante’ che è uno dei pezzi più noti , ma anche dei più controversi ed enigmatici della sterminata produzione giornalistica di Gramsci. Mi astengo qui da un’analisi testuale di questo articolo, non perché non sia possibile cogliere nelle affermazioni di Gramsci sfumature, inflessioni e implicazioni non sufficientemente messe in luce, finora, dalla critica storica, ma perché un’analisi di questo tipo appesantirebbe troppo il discorso. Mi limito a ricordare che il dibattito interpretativo attorno a questo scritto, in cui Gramsci giudica esaurita la formula della “”neutralità assoluta”” adottata dal Psi all’inizio della guerra in Europa e mostra di apprezzare il tentativo “”realistico”” di Mussolini di aprire nuove strade, ha ruotato attorno all’interrogativo se esso vada visto come l’approdo estremo dell’infatuazione per il Mussolini rivoluzionario, che Gramsci aveva condiviso con larga parte della giovane generazione socialista e che ora lo porterebbe a leggere la perorazione mussoliniana in favore del neutralismo “”attivo ed operante”” come uno sviluppo coerente della battaglia antiriformista sin lì condotta nel Psi dall’ex direttore dell’Avanti!; o se si tratti di un testo che mostra già un pensiero sufficientemente robusto ed originale, una personalità autonoma e distinta, un testo che annuncia gli ulteriori sviluppi del pensiero gramsciano più di quanto soggiaccia alla fascinazione del mussolinismo, sicché la coincidenza con la posizione mussoliniana sarebbe esteriore e non sostanziale, e l’abbaglio di Gramsci consisterebbe nell’attribuire a Mussolini idee ed intenzioni coincidenti con le proprie, ma in effetti lontanissime dalla nuova vocazione dell’ormai ex leader rivoluzionario; o, assolutamente all’opposto, se quell’articolo non riveli invece una vera e propria inclinazione interventista da parte di Gramsci”” (pag 197-198) (dal saggio di Leonardo Rapone)”,”MITS-427″
“FURIOZZI Gian Biagio”,”Il sindacalismo rivoluzionario italiano: appunti storiografici. Estratto da ‘Lo sciopero agrario del 1908: un problema storico. Atti del Convegno tenuto a Parma l’1 e 2 dicembre 1978′, a cura di Valerio Cervetti'”,”L”appendice’ qui è solo citata, si tratta di un saggio riportato nel volume originale (MITT-024-FV) Togliatti torna a parlare dei sindacalisti rivoluzionari in ‘Una lezione dalla scuola di Mosca sugli anarchici’, del 1935, pubblicata a cura di Ernesto Ragionieri su ‘Rinascita’ del 25 agosto 1972. (pag 188) Molto spazio al sindacalismo rivoluzionario è dedicato da Robert Michels nella ‘Storia critica del movimento socialista italiano’ pubblicata nel 1926 (pag 189) Sull’importanza del SR nella storia del movimento operaio italiano nel primo quindicennio del secolo ha richiamato l’attenzione nel dopoguerra Giovanni Spadolini nel volume ‘La lotta sociale in Italia’ (pag 193) In campo memorialistico si veda ‘Mezzo secolo d’anarchia’ di Armando Borghi (1954) (pag 194) Altri volumi citati sul SR, Luigi Preti, ‘Lotte agrarie nella Valle Padana’ e Leo Valiani ‘Questione di storia del socialismo’ (1958) (pag 195) Sull’ USI e al SR dedica attenzione Alfredo Gradilone in Storia del sindacalismo (pag 196) Una svolta negli studi sul SR è rappresentata dal saggio di Enzo Santarelli (1960) su ‘Sorel e il sorelismo in Italia’ (Riv. Storica del Socialismo e poi in ‘La revisione del marxismo in Italia’ (pag 1964) (pag 196) Bruno Uva, ‘Vita e morte del sindacalismo rivoluzionario italiano’, ‘Storia e politica’, II, 1963, n. 3 (pag 197) Horowitz in ‘Storia del movimento sindacale in Italia’ (rapporti dei SR con LCGdL)”,”STOx-327″
“FURIOZZI Gian Biagio”,”Il sindacalismo rivoluzionario italiano: appunti storiografici. Estratto da ‘Lo sciopero agrario del 1908: un problema storico. Atti del Convegno tenuto a Parma l’1 e 2 dicembre 1978′, a cura di Valerio Cervetti'”,”L”appendice’ qui è solo citata, si tratta di un saggio riportato nel volume originale (MITT-024-FV) Togliatti torna a parlare dei sindacalisti rivoluzionari in ‘Una lezione dalla scuola di Mosca sugli anarchici’, del 1935, pubblicata a cura di Ernesto Ragionieri su ‘Rinascita’ del 25 agosto 1972. (pag 188) Molto spazio al sindacalismo rivoluzionario è dedicato da Robert Michels nella ‘Storia critica del movimento socialista italiano’ pubblicata nel 1926 (pag 189) Sull’importanza del SR nella storia del movimento operaio italiano nel primo quindicennio del secolo ha richiamato l’attenzione nel dopoguerra Giovanni Spadolini nel volume ‘La lotta sociale in Italia’ (pag 193) In campo memorialistico si veda ‘Mezzo secolo d’anarchia’ di Armando Borghi (1954) (pag 194) Altri volumi citati sul SR, Luigi Preti, ‘Lotte agrarie nella Valle Padana’ e Leo Valiani ‘Questione di storia del socialismo’ (1958) (pag 195) Sull’ USI e al SR dedica attenzione Alfredo Gradilone in Storia del sindacalismo (pag 196) Una svolta negli studi sul SR è rappresentata dal saggio di Enzo Santarelli (1960) su ‘Sorel e il sorelismo in Italia’ (Riv. Storica del Socialismo e poi in ‘La revisione del marxismo in Italia’ (pag 1964) (pag 196) Bruno Uva, ‘Vita e morte del sindacalismo rivoluzionario italiano’, ‘Storia e politica’, II, 1963, n. 3 (pag 197) Horowitz in ‘Storia del movimento sindacale in Italia’ (rapporti dei SR con LCGdL)”,”STOx-004-FGB”
“FURIOZZI Gian Biagio, pagine antologiche di MONDOLFO GRAMSCI TOGLIATTI CROCE ROSSELLI PERTICONE SANTONASTASO SPADOLINI BORGHI BASSO UVA HOROWITZ MELIS SANTARELLI ARFE’ MAMMARELLA MARUCCO PEPE BRAVO CERRITO RIOSA NOMI BAKUNIN BERNSTEIN ANTONIOLI BORGHI CORRIDONI D’ANNUNZIO DE-AMBRIS DINALE ENGELS MARX FABBRI FERRI GIOLITTI GRAMSCI ARTURO LABRIOLA LANZILLO LEONE LONGOBARDI MANACORDA MANTICA MUSSOLINI OLIVETTI MASINI ORANO PANUNZIO PELLOUTIER PREZZOLINI PROUDHON RIGOLA SOREL TURATI VALIANI”,”Le interpretazioni del sindacalismo rivoluzionario italiano.”,”””Mentre aspetti specifici sulle vicende del movimento sindacalista sono esaminati in lavori recenti di Maurizio Degl’Innocenti e di Maurizio Antonioli, un momento importante di elaborazione complessivo è rappresentato dal Congresso di Ferrara del giugno 1977 su «Il sindacalismo rivoluzionario nella storia del movimento operaio internazionale», di cui sono usciti parzialmente gli Atti. Qui ci limitiamo a ricordare, per quanto riguarda l’Italia, la relazione del Riosa sul sindacalismo rivoluzionario fino alla settimana rossa e, tra le comunicazioni, quelle di Pier Carlo Masini sulla rivista «Pagine libere», di Umberto Sereni sulla Camera del lavoro di Parma di fronte all’intervento, di Maria Malatesta su Gramsci e il sindacalismo rivoluzionario, di Ernesto Volpicella sulla Puglia e di Antonioli sull’ Usi e il sindacalismo internazionale, oltre alle stimolanti conclusion di Alessandro Roveri («Ricerche storiche», XI, 1981)”” (pag 53, introduzione) SCRITTI DI MONDOLFO GRAMSCI TOGLIATTI CROCE ROSSELLI PERTICONE SANTONASTASO SPADOLINI BORGHI BASSO UVA HOROWITZ MELIS SANTARELLI ARFE’ MAMMARELLA MARUCCO PEPE BRAVO CERRITO RIOSA NOMI BAKUNIN BERNSTEIN ANTONIOLI BORGHI CORRIDONI D’ANNUNZIO DE-AMBRIS DINALE ENGELS MARX FABBRI FERRI GIOLITTI GRAMSCI ARTURO LABRIOLA LANZILLO LEONE LONGOBARDI MANACORDA MANTICA MUSSOLINI OLIVETTI MASINI ORANO PANUNZIO PELLOUTIER PREZZOLINI PROUDHON RIGOLA SOREL TURATI VALIANI MOVIMENTO OPERAIO E SOCIALISTA SINDACATO SOCIALISMO ANARCHISMO MICHELE BIANCHI DEGLI-INNOCENTI USI MOVIMENTO SINDACALISTA”,”ANAx-001-FMB”
“FURLAN Paola a cura”,”Filippo Turati. Bibliografia degli scritti, 1881-1926.”,”FURLAN Paola vive e lavora a Bologna. Bibliotecaria e ricercatrice di storia locale, ha pubblicato saggi sul movimento operaio e socialista e sulla cooperazione (v. risvolto 4° copertina) Critica sociale. “”Uno degli aspetti che più colpiscono nella redazione della bibliografia è la molteplicità degli interessi di Filippo Turati e la sua capacità di riuscire a far fronte a più impegni, su piani diversi, senza mai risparmiare sue forze intellettuali. La sola direzione della rivista, che è al centro dell’ evoluzione del pensiero socialista italiano, lo occupa per ben 35 anni (…) dal 1891 al 1926, con un’ uscita media di due fascicoli al mese. (…) Intensa è anche l’ attività di parlamentare di Filippo Turati che esordisce in Parlamento con il discorso Date la libertà alla Sicilia il 10 luglio 1896 e prosegue con uguale impegno per tutti i suoi mandati.”” (pag VII)”,”TUFx-020″
“FURLANETTO Luciano MASTRIFORTI Carlo”,”Outsourcing e Global service. Nuova frontiera della manutenzione.”,”Luciano Furlanetto, past-president dell’A.I.MAN ed amministratore unico di Segesta e Carlo Mastriforti, attualmente consulente di Segesta, esperti di Manutenzione in campo nazionale ed internazionale, hanno maturato negli ultimi anni, operando in progetti che hanno interessato alcune tra le maggiori aziende italiane.”,”ECOG-018-FL”
“FURLOTTI Gianni”,”Parma libertaria.”,”FURLOTTI Gianni (1923-1999), libertario e giornalista ha dedicato gran parte della sua vita allo studio dele tradizioni popolari del parmense. Tra i suoi vari saggi ‘Parma: le barricate del ’22’ (Rivista storica dell’ anarchismo’ (1995). “”””Camillo Berneri, uno dei dirigenti del gruppo degli Amici di Durruti che, sconfessato dalla stessa direzone della Federazione Anarchica Iberica, ha provocato l’ insurrezione sanguinosa contro il governo del Fronte Popolare di Catalogna, è stato giustiziato dalla Rivoluzione democratica, a cui nessun antifascista può negare il diritto di legittima difesa.”” (61) In questa spregiudicata dichiarazione ci sono gli echi della protervia mussoliniana nell’ attribuirsi la responsabilità del delitto Matteotti. “”Camillo Berneri doveva rimanere vittima dei moti di Barcellona del maggio. Non che vi avesse partecipato. Ma, arrestato per misura di polizia, egli fu trovato due giorni dopo assassinato assieme al suo compagno Barbieri. Nella feroce atmosfera di “”pogrom”” creata dalla più criminale delle insurrezioni, l’ assassinio di Berneri è stata una delle cose più tristi””. (62) Antonov Ovssenko, responsabile della morte di Berneri, e di tante più o meno note, sarà ben presto vittima, del meccanismo di intrighi e morte cui aveva dato mano a costruire.”” (pag 32) (61) Corsivo redazionale apparso il 20 maggio 1937 su ‘Il Grido del Popolo’ di Parigi, organo ufficiale del PCI (62) P. Nenni Spagna, Avanti! 1962 pag 158″,”ANAx-215″
“FURON Raymond”,”Manuale di preistoria.”,”Raymond FURON è il massimo rappresentante degli studi preistorici in Francia.”,”STAx-062″
“FURTADO Celso”,”La formazione economica del Brasile. Un modello di storia economica.”,”FURTADO, nato in Brasile nel 1920, ha studiato a Rio, Parigi e Cambridge. Alle Nazioni Unite è stato a capo della Sezione dello sviluppo economico della Commissione economica per l’America Latina (CEPAL). Autore del piano di sviluppo per il Nordeste, ministro del piano durante il Governo GOULART, è stato privato dei diritti politici dopo il colpo di stato dei militari (1964). Dedicatosi totalmente all’attività universitaria, è Prof di economia alla Facoltà di diritto e scienze economiche dell’Univ di Parigi. Tra i suoi libri ‘Developpement et Sousdeveloppement’ (1964), ‘La Pre-Revolution Bresilienne’ (1962), ‘Dialectique du Developpement’ (1964), ‘Sousdeveloppement et Stagnation en Amerique Latine (1966), ‘Theorie et Politique du Developpement Economique’ (1968), ‘L’economie latinoamericaine’ (1969).”,”AMLx-012″
“FURTADO Celso”,”Gli Stati Uniti e il sottosviluppo nell’ America Latina.”,”FURTADO Celso (nato in Brasile nel 1920) ha frequentato le Università di Rio, Parigi e Cambridge. Specialista nei problemi dello sviluppo economico ha occupato posti di responsabilità presso l’ ONU e ha pubblicato studi in materia. E’ stato il creatore di un piano di sviluppo per una regione del Brasile afflitta dalla siccità. E’ stato ministro della pianificazione nel governo GOULARD. Dopo il colpo di stato del 1964 è stato privato dei diritti politici e vive in esilio (Parigi). Il caso brasiliano. La prima e la seconda fase dell’ industrializzazione del Brasile. (pag 153) “”Tra il 1939 e il 1949 la produzione industriale aumentò ad un tasso medio annuale del 7.2%; tra il 1949 e il 1959, il tasso salì all’8,5%; e tra il 1959 e il 1964 il tasso fu del 9.7%. Si erano quindi verificati 25 anni di crescita ad un tasso medio annuale dell’8.3%.”” (pag 156) “”La caratteristica principale del nuovo tipo di capitalismo è il controllo dei settori più importanti della produzione da parte di un numero ristretto di imprese che operano simultaneamente in diversi mercati. Queste imprese, che sono più o meno articolate all’interno di ciascun mercato, programmano la loro produzione a media e lunga scadenza e si fanno reciprocamente concorrenza attraverso le innovazioni nei metodi produttivi e nei prodotti.”” (pag 159)”,”AMLx-081″
“FURTADO Celso”,”Teorie dello sviluppo economico.”,”Fondo Franco Palumberi”,”ECOT-148″
“FURTADO Celso”,”Gli Stati Uniti e il sottosviluppo nell’ America Latina.”,”FURTADO Celso (nato in Brasile nel 1920) ha frequentato le Università di Rio, Parigi e Cambridge. Specialista nei problemi dello sviluppo economico ha occupato posti di responsabilità presso l’ ONU e ha pubblicato studi in materia. E’ stato il creatore di un piano di sviluppo per una regione del Brasile afflitta dalla siccità. E’ stato ministro della pianificazione nel governo GOULARD. Dopo il colpo di stato del 1964 è stato privato dei diritti politici e vive in esilio (Parigi). Il caso brasiliano. La prima e la seconda fase dell’ industrializzazione del Brasile. (pag 153) “”Tra il 1939 e il 1949 la produzione industriale aumentò ad un tasso medio annuale del 7.2%; tra il 1949 e il 1959, il tasso salì all’8,5%; e tra il 1959 e il 1964 il tasso fu del 9.7%. Si erano quindi verificati 25 anni di crescita ad un tasso medio annuale dell’8.3%.”” (pag 156) “”La caratteristica principale del nuovo tipo di capitalismo è il controllo dei settori più importanti della produzione da parte di un numero ristretto di imprese che operano simultaneamente in diversi mercati. Queste imprese, che sono più o meno articolate all’interno di ciascun mercato, programmano la loro produzione a media e lunga scadenza e si fanno reciprocamente concorrenza attraverso le innovazioni nei metodi produttivi e nei prodotti.”” (pag 159)”,”AMLx-004-FV”
“FURTADO Celso”,”L’economia latinoamericana. Dalla conquista iberica alla rivoluzione cubana.”,”Celso Furtado nato a Pombal (Paraiba) ha studiato diritto in Brasile e economia a Parigi. Nel 1949 entrò a far parte del corpo permanente di economisti dell’ONU occupandosi della CEPAL (Commissione economica per l’America Latina). Durante il governo Goulart occupò la carica di ministro straordinario della Pianificazione e dello Sviluppo. Ha insegnato anche alla Sorbona. Ha pubblicato in italiano, ‘La formazione economica del Brasile’ (1970).”,”AMLx-011-FFS”
“FUSARI Giuseppe”,”Storia di Brescia. Dalle origini ai giorni nostri.”,”Giuseppe Fusari è nato a Brescia nel 1966. Completati gli studi teologici si è laureato in Lettere Moderne, specializzandosi poi in Storia dell’Arte. I suoi interessi si concentrano soprattutto sulla storia e sulla storia dell’arte, particolarmente del Rinascimento e del Barocco. Direttore del Museo Diocesano di Brescia e Accademico dell’Ateneo di Brescia ha al suo attivo diversi saggi e volumi dedicati alla cultura bresciana, indagata a largo spettro, soprattutto nei fenomeni che hanno influenzato la produzione di opere d’arte e lo sviluppo socio-politico nell’epoca della dominazione veneta. “”Brixia si definisce “”fidelis”” nei confronti di quelli che pretendono di averne il possesso o conquistarla manu militari. E’ una fedeltà che tuttavia non è pacifica sottomissione prima a Milano, poi a Venezia e quindi all’Austria, ma che diventa rivolta e volontà di indipendenza, pagata a caro prezzo nella storia del Risorgimento italiano, durante le dieci giornate del 1849, che le hanno meritato il titolo di “”Leonessa d’Italia”” da parte di Giosuè Carducci e Aleardo Aleardi. ‘Il movimento fascista con la forza si sostituisce ai movimenti popolari, sia cattolici che socialisti’ “”La compagine sociale, dopo la chiamata all’unità per far fronte alla guerra giusta, scoppia dall’interno: riprendono la tensione sociale e gli scioperi, con la contrapposizione sempre più netta tra il polo cattolico-moderato, che si raccoglie attorno al Partito Popolare Italiano, fondato nel gennaio del 1919, e quello intransigente dei socialisti che poteva contare soprattutto sulla mobilitazione degli operai delle fabbriche. Anche le elezioni del novembre 1919 sono l’immagine di questa nuova composizione delle forze politiche, fotografia del paese reale che, col suffragio universale esprime un orientamento assai diverso da quello della ‘élite’ liberal-borghese dei primi anni dell’unità. Le elezioni vedono, infatti, una forte avanzata dei socialisti che raggiungono il 23,5% dei voti contro il 45% del Partito Popolare e una massiccia presenza dell’Associazione Nazionale Combattenti (12,5%), mentre il mondo dei liberali subisce una cocente sconfitta. Il cambiamento della compagine politica, però, ha come risvolto l”escalation’ di scioperi e scontri, portati avanti dal radicalismo socialista, che prima infiammano le campagne della bassa bresciana nella primavera del 1920, poi di nuovo il settore industriale fino all’occupazione delle fabbriche, frutto della disillusione davanti a una vittoria che, nelle enfatiche parole patriottiche, doveva significare il compimento del processo risorgimentale e invece pareva aver fruttato solo nuova povertà e una vittoria mutilata dalla logica degli interessi internazionali. Sono questi i presupposti e le criticità sui quali si sviluppa e si afferma, con velocità fulminea, il movimento fascista che riesce con la forza a sostituirsi ai movimenti popolari, sia cattolici che socialisti, sottraendo loro ogni prerogativa sociale e sindacale. Se, infatti, il Fascismo, come hanno notato alcuni storici, penetrò nel Bresciano con maggiore difficoltà che altrove, riuscì tuttavia, quando diventò partito di governo, ad avere la forza di imporsi e di scardinare tutti quei movimenti popolari che esistevano sul territorio e ad insediarsi nei luoghi di potere proprio grazie alla progressiva distruzione della vecchia classe politica, irrisa e accusata di inettitudine. Prima la fondazione dei Fasci in città e nel territorio, poi la loro affermazione soprattutto in seno agli ambienti borghesi che vedevano nell’estremismo socialista la minaccia per la stabilità dei loro interessi, quindi l’ascesa al potere, al traino della difficile situazione italiana. Questa è la via della rapida affermazione del Fascismo nel territorio bresciano. A Brescia si impone Augusto Turati, parmigiano, ex socialista, ex sindacalista e redattore della “”Provincia di Brescia””, che riesce a organizzare il movimento, fino ad allora confinato in qualche circolo anticlericale. Turati diventa il ‘maître à penser’ del fascismo bresciano dalle colonne della ‘Provincia’ e dirige in questo modo l’azione concreta delle squadre che cominciano a colpire gli avversari con aggressioni, incendi e devastazioni. Il 1922 è un”escalation’ di violenze, dalla distruzione della Camera del Lavoro all’incendio della redazione del giornale socialista “”Brescia Nuova””, che culminano, all’indomani della marcia su Roma, con l’occupazione della socialista Casa del Popolo e di Palazzo San Paolo, sede delle organizzazioni cattoliche”” (pag 169-172)”,”ITAG-279″
“FUSARO Diego”,”Filosofia e speranza. Ernst Bloch e Karl Löwith interpreti di Marx.”,”FUSARO Diego è studioso di storia della filosofia presso l’ Università di Torino ha curato l’ edizione della ‘Differenza tra le filosofie della natura di Democrito e di Epicuro’ di Marx (Bompiani 2004) e – con Salvatore OBINU – dell’ Apologia di Raymond Sebond di Montaigne (Bompiani, 2004). E’ l’ ideatore e il curatore del progetto internet La filosofia e i suoi eroi. “”Mi chiedo se una marxista abbia mai il diritto di sognare, qualora non dimentichi che, secondo Marx, l’ umanità si pone sempre i soli compiti che può assolvere”” (Lenin, Che fare?) “”Solo per chi non ha più speranza ci è data la speranza.”” (W. Benjamin, Angelus Novus) “”I dialoghi di Platone, la cattedrale di Strasburgo, la Divina commedia e la musica d’attesa di Beethoven sono alcuni degli infiniti luoghi in cui aleggia lo spirito dell’ utopia: in ciascuno di questi capolavori, l’ utopia, lo slancio verso il futuro e il superamento del presente sussistono a un tempo come “”tendenza”” e come “”latenza””, nel senso che la speranza anima queste opere ma, per essere colta, richiede un notevole sforzo concettuale che si spinga esso stesso al di là del puro dato di fatto””. (pag 45) “”Interamente assorbito dallo smascheramento delle contraddizioni della società del suo tempo, Marx ha guardato troppo poco al futuro e, quando l’ha fatto, si è per lo più rivelato in imbarazzo, concependo arcadicamente l’ uomo dell’ avvenire come un factotum che la mattina va a caccia, il pomeriggio pesca e dopo pranzo fa il critico, secondo il suo capriccio. Per questa ragione, agli occhi di Bloch il marxismo si presenta come “”una critica della ragion pura per la quale non è ancora stata scritta una critica della ragion pratica”” che tenga conto della tendenza utopica e chiliastica naturalmente racchiusa in esso e che ad essa conformi il suo agire (…)””. (pag 81)”,”TEOC-380″
“FUSARO Diego”,”Bentornato Marx! Rinascita di un pensiero rivoluzionario.”,”FUSARO Diego (Università Vita-Salute San Raffaele di Milano) è uno studioso del pensiero di Marx. Per Bompiani ha curato l’edizione bilingue di diverse opere di Marx. Ha pubblicato tra l’altro ‘Karl Marx e la schiavitù salariata’ (2007). Volume dedicato a Gianni Vattimo “”Se uno volesse comportarsi come un bue, potrebbe naturalmente volgere le spalle alle pene dell’umanità e preoccuparsi solo della propria pelle””. (K. Marx, lettera del 30 aprile 1867) (in apertura) “”Le rivoluzioni sono le locomotive della storia”” (Marx, Lotte di classe in Francia) “”L’elemento ideale non è altro che l’elemento materiale trasferito e tradotto nel cervello degli uomini”” (Marx, Il capitale,I) “”La critica non è una passione del cervello, è il cervello della passione.”” (Marx, Per la critica della filosofia politica) “”Noi non anticipiamo dogmaticamente il mondo, ma dalla critica del vecchio mondo vogliamo desumere quello nuovo””. (Marx, lettera a Ruge settembre 1843) “”Il paese industrialmente più sviluppato non fa che mostrare a quello meno sviluppato l’immagine del suo avvenire”” (Marx, Il capitale) “”L’intero movimento della storia è quindi l’atto ‘reale’ di generazione del comunismo”” (Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844)”,”MADS-507″
“FUSARO Diego”,”Karl Marx e la schiavitù salariata. Uno studio sul lato cattivo della storia.”,”FUSARO Diego (Univ. San Raffaele di Milano) è uno studioso del pensiero di Marx e delle sue molteplici declinazioni otto-novecentesche. “”Lo schiavo romano era legato da catene al suo proprietario, il salariato è legato al suo da fili invisibili. L’apparenza della sua autonomia viene mantenuta dal costante variare del padrone individuale e dalla ‘fictio juris’ del contratto””. (Karl Marx, Il Capitale) “”La schiavitù è la prima forma dello sfruttamento, peculiare al mondo antico; segue ad essa la servitù della gleba del Medioevo e il lavoro salariato dei tempi moderni. Sono queste le tre grandi forme del servaggio caratteristiche delle tre grandi epoche della civiltà; la schiavitù, prima aperta poi mascherata, le accompagna sempre. (F. Engels, L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato) (in apertura)”,”MADS-524″
“FUSARO Diego”,”Marx e l’atomismo greco. Alle radici del materialismo storico.”,”FUSARO Diego (Univ. di Torino) è studioso dell’atomismo greco e dei suoi portati nella modernità. Ha tradotto i frammenti degli atomisti antichi nella nuova edizione del Diels-Kranz). Ha pubblicato altre opere sul pensiero di Marx e ha curate alcune edizioni delle opere di Marx (Questione ebraica, Differenza tra le filosofie della natura di Democrito e di epicuro). “”Ciò su cui Marx insiste (…) è che “”il materialismo francese e inglese è rimasto sempre in intimo rapporto con Democrito ed Epicuro”” (Marx Engels, La sacra famiglia, p.166), declinando in modi sempre nuovi le intuizioni di fondo di questi due autori. Bayle, Hobbes, Bacone e tutti gli altri materialisti, fino a giungere ai già citati La Mettrie, D’Holbach e Helvétius, si situano nel solco di questa tradizione materialistica, che ha insistito essenzialmente – e con intensità via via maggiore – su due punti decisivi, nei quali Marx ed Engels non faranno mistero di riconoscersi: 1. Il primato della materia, rispetto alla quale lo spirito è un qualcosa di derivato e di subordinato; 2. l’inesistenza di Dio, che viene argomentata in maniera perfettamente coerente e senza remore dagli atei francesi dell’Età illuministica.”” (pag 94-95) [Diego Fusaro, Marx e l’atomismo greco. Alle radici del materialismo storico, 2007] “”E’ interessante rilevare come, nella ‘Sacra famiglia’, Marx operi un attento confronto tra il materialismo di Hobbes e quello di Bacone, riconoscendone la comune derivazione epicurea ma preferendo apertamente il secondo: “”in Bacone, in quanto suo primo creatore, il materialismo racchiude in sé, in un modo ancora ingenuo, i germi di uno ‘sviluppo onnilaterale (allseitigen Entwicklung)’. La materia, nel suo splendore poeticamente sensibile, sorride a tutto l’uomo. La dottrina – aforistica – brulica invece ancora di inconseguenze teologiche. Nel suo sviluppo ulteriore il materialismo diventa ‘unilaterale (einseitig)’. Hobbes è il ‘sistematore’ del materialismo ‘baconiano’. La sensibilità perde il suo fiore e diventa la sensibilità astratta del ‘geometra’. Il movimento ‘fisico’ viene sacrificato al movimento ‘meccanico’ o ‘matematico’; la geometria è proclamata la scienza principale. Il materialismo diventa ‘misantropo (menschenfeindlich)’. Per poter vincere lo spirito ‘misantropo, senza carne’, sul proprio terreno, il materialismo stesso è costretto a mortificare la carne e a diventare ‘asceta (Asketen)’. Esso si presenta come un ‘essere dell’intelletto’, ma sviluppa anche la consequenzialità spregiudicata dell’intelletto.”” [Marx Engels, La sacra famiglia, p.169]”” [Diego Fusaro, Marx e l’atomismo greco. Alle radici del materialismo storico, 2007] (pag 95-96)”,”MADS-553″
“FUSARO Diego”,”Minima mercatalia. Filosofia e capitalismo.”,”FUSARO Diego, Università di Milano – San Raffaele, è studioso della filosofia della storia… “”Come abbiamo argomentato altrove, Engels sta a Marx come Paolo di Tarso sta a Cristo”” (pag 337) “”In questa assolutizzazione del sapere dell’intelletto astratto, Engels, Kautsky e lo stesso Lenin si trovano a essere, contro le loro aspettative e convinzioni, ‘allievi più di Comte che di Marx’, poiché sono integralmente comteani i loro presupposti: a) l’emergenza epistemologica del campo della scienza positiva, con neutralizzazione della metafisica e della teologia; b) l’unificazione metodologica delle scienze della natura e delle scienze sociali; c) la riduzione delle differenti scienze sociali a una sola scienza sociale metodologicamente unificata e ricalcata sul modello delle scienze empiriche”” (pag 339)”,”TEOC-563″
“FUSARO Diego”,”Marx e l’atomismo greco. Alle radici del materialismo storico.”,”Diego Fusaro (Università di Torino) è uno studioso dell’atomismo greco e dei suoi portati nella modernità. Ha tradotto i frammenti degli atomisti antichi nella nuova edizione del Diels-Kranz). Ha pubblicato altre opere sul pensiero di Marx e ha curate alcune edizioni delle opere di Marx (Questione ebraica, Differenza tra le filosofie della natura di Democrito e di epicuro). Marx e l’atomismo greco. L’atomismo della società civile. “”Senza scendere nei dettagli della teoria marxiana della società (…) possiamo svolgere alcune considerazioni per comprendere come il modello atomistico di società tracciato da Epicuro resti centrale nella mente del nostro autore. Fino a prima della Rivoluzione francese, la «società civile» (‘bürgerliche Gesellschaft’), noterà Marx, era del tutto subordinata allo Stato: è con la Rivoluzione che il rapporto tra i due risolta invertito, con la conseguenza che la società civile, guadagnando l’egemonia, ha fatto dello Stato e del suo apparato giuridico uno strumento al suo servizio, uno strumento per tutelare la specifica libertà dell’uomo che era emersa dalla Rivoluzione; una libertà intesa essenzialmente come libertà da costrizioni (libertà di accrescere illimitatamente le proprie ricchezze, di agire indisturbatamente e senza essere ostacolati dagli altri individui o dallo Stato stesso), tutta incentrata sull’individuo e dunque qualificabile – secondo Marx – come «libertà dell’uomo in quanto monade isolata» (212). Questa libertà individuale – noterà Marx – è stata erroneamente identificata con la libertà ‘tout court’, come se fosse l’unica possibile, e lo Stato (ormai sottomesso alla società civile) non ha fatto altre che riconoscerla e tutelarla tramite i suoi ordinamenti. La società che ne scaturisce è la negazione totale dell’uomo come ‘zoon politikón’, la soppressione della sua «essenza comunitaria» (‘Gemeinwesen’) e di «ente di genere» (‘Gattungswesen’): ciò che viene ad avere valore sono soltanto i singoli individui, rispetto ai quali la società è solo una «cornice esterna» (213), di per sé priva di ogni valore. E’, per l’appunto, la realizzazione della società quale se la figurava, entro certi limiti, Epicuro, in cui la società è il vuoto in cui si muovono vorticosamente i singoli atomi; l’esistenza, in questo modo, viene a essere fondata «non sul legame dell’uomo con l’uomo, ma piuttosto sulla separatezza dell’uomo dall’uomo» (214). Questa libertà individuale, in virtù della quale si è liberi fin tanto che si gode di uno spazio privato nel quale non possono addentrarsi gli altri individui né lo Stato, è il «’fondamento’ (‘Grundlage’) della società civile» (215) moderna, in cui si vive separatamente gli uni dagli altri e si intrattengono rapporti sociali solo occasionalmente, nella misura in cui è «la necessità naturale, il bisogno e l’interesse privato» (216) a spingere gli uomini a entrare in commerco tra loro. Ciascuno di essi vede e continua a vedere nell’altro uomo «non la ‘realizzazione’, ma piuttosto il ‘limite’ della propria libertà» (217). In tale prospettiva, ciascun individuo viene a configurarsi come un atomo di Epicuro o una monade leibniziana, «senza finestre» e ripiegata in se stessa, che si relaziona agli altri solo per trarne un giovamento (economico) personale. E’ particolarmente interessante che lo stesso Engels identificherà, nel 1844, la società borghese col mondo degli atomi di Epicuro: « …. finire (pag 139-142)”,”MADS-001-FC”
“FUSARO Diego”,”Bentornato Marx! Rinascita di un pensiero rivoluzionario.”,”Diego Fusaro (Università Vita-Salute San Raffaele di Milano) è uno studioso del pensiero di Marx. Per Bompiani ha curato l’edizione bilingue di diverse opere di Marx. Ha pubblicato tra l’altro ‘Karl Marx e la schiavitù salariata’ (2007).”,”TEOC-001-FMP”
“FUSAROLI Gaetano”,”Giornali in Italia. Cambiare per sopravvivere.”,”Contiene la tabella: I proprietari della stampa quotidiana nel 1919-1921: testata, città, settori economici di provenienza delle aliquote di partecipazione azionaria. (Fonte Castronovo). pag 53. (Su 20 giornali diffusi in 7 grandi città, Milano Genova Torino Bologna Firenze Roma Napoli, 14 erano in tutto o in parte di proprietà di siderurgici, 8 in tutto o in parte di proprietà delle banche. Gli agrari possedevano un solo giornale).”,”EDIx-023″
“FUSCO Gian Carlo”,”La Carboneria e le altre società occulte.”,”FUSCO Gian Carlo (La Spezia, 1915)”,”ITAB-299″
“FUSCO Gian Carlo”,”Guerra d’Albania.”,”‘Gian Carlo Fusco, giornalista scrittore commediografo ha dato a questa sua testimonianza l’immediatezza di un reportage da grande inviato’; “”C’è qualcuno di voi, o camerati, che ricorda l’inedito discorso di Eboli, pronunciato nel luglio del 1935, prima della guerra etiopica? Dissi che spezzeremo le reni al Negus. Ora, con la stessa certezza assoluta, ripeto assoluta, vi dico che spezzeremo le reni alla Grecia!”” (Mussolini novembre 1940 da Palazzo Venezia) [cit. in quarta di copertina e a pagina 59] “”Il dilettantismo e la faciloneria con cui Mussolini e i suoi ossequiosi consiglieri avevano varato il piano “”Evenienza G””, il 15 ottobre ’40, in una sala di Palazzo Venezia, provocarono al Paese una perdita d’uomini, di ricchezza e di tempo che Hitler, verso la metà di dicembre, sfogandosi con Wilhelm von Keitel, definì ‘entsetzlich und dumm’, spaventosa e stupida. Dietro le quinte della tragedia, il Führer intravedeva giustamente la responsabilità di Galeazzo Ciano, il quale, trattando di colossali problemi di politica estera con leggerezza goliardica, aveva incoraggiato il suocero all’impresa balcanica, lasciandogli più volte supporre che il presidente Metaxas, da lui “”lavorato””, non avrebbe seriamente ostacolato la nostra penetrazione in territorio greco. E’ probabile che da quel momento Hitler cominciasse a provare per Galeazzo quell’avversione che tre anni dopo portò davanti al plotone di esecuzione, senza possibilità di scampo, il ministro fascista. (…) Gli 800 uomini del Gran Sasso e della Maiella, che, in agosto, arrivando a Koriza, avevano cantato dolcemente la loro speranza di tornare a casa per Natale, erano rimasti in appena trecento, dopo due mesi di lotta. Ammutoliti, gli occhi fissi ai costoni nevosi dove si nascondeva il nemico, essi in cuor loro avevano ormai dato un addio per sempre alle borgate abruzzesi sospese sulle alte valli del Fucino, del Vomano, del Rajo e del Salto. Cominciarono a circolare nelle retrovie ufficiali superiori dalle uniformi fiammanti, dagli atteggiamenti bonari ma al tempo stesso molto autorevoli, le cui facce non erano affatto nuove. I bersaglieri, davanti a Fieri, videro arrivare un tenente colonnello alto e nodoso, calvo, dalle orecchie leggermente a sventola e dal mento a scucchia, che ostentava modi ruvidi e sbrigativi. Aveva molti nastri azzurri cuciti sul petto: medaglie prese, evidentemente, nella prima guerra mondiale. Era Renato Ricci. Un altro tenente colonnello dei bersaglieri, stretto nella fusciacca e circondato da un vago alone di colonia, anche lui carico di decorazioni al valore, apparve una mattina di tramontana, a Gramsci, in val Tomorezza, dove avevano la loro base logistica la “”Tridentina””, la “”Cuneense”” e la “”Parma””. Era Starace. Carlo Albero Biggini, giurista numero uno del regime, arrivò vestito da capitano di fanteria. Si affacciò al fronte anche il pizzetto appena brizzolato di Grandi. Altri gerarchi di minore importanza, federali, segretari provinciali e del dopolavoro, sindacalisti, squadristi e sansepolcristi, vennero a rincuorare con la loro presenza dimostrativa, per tre o quattro settimane, le truppe impegnate a fondo. Un mese prima il 18 novembre, Mussolini aveva radunato a Palazzo Venezia le gerarchie del fascismo, in sahariana e pantaloni grigi, e, dopo aver annucniato con fierezza che aerei e sommergibili italiani avrebbero ben presto partecipato alla battagila della Manica al fianco dei tedeschi, aveva detto la celebre frase: “”C’è qualcuno di voi, o camerati, che ricorda l’inedito discorso di Eboli, pronunciato nel luglio del 1935, prima della guerra etiopica? Dissi che spezzeremo le reni al Negus. Ora, con la stessa certezza assoluta, ripeto assoluta, vi dico che spezzeremo le reni alla Grecia!”””” (pag 55-59)”,”ITAF-364″
“FUSCO Giancarlo”,”La lunga marcia.”,” [‘Dalle remote retrovie cominciavano ad arrivare voci di «ribelli» e di «sabotaggi», di colonne aggredite, di intere popolazioni trucidate, per rappresaglia, dai ‘Sicherheitsdienst Commandos’. Circolò, di baracca in baracca, una storia rivoltante. In un villaggio dalle parti di Zaporoje, molto indietro, sul Dnjepr, una pattuglia di SS aveva impiccato un venerando ‘starosta’, qualcosa di mezzo tra il sindaco e il capo tribù, colpevole di aver nascosto sotto le strame alcuni vecchi fucili. Il cadavere del ‘mugik’ ultraottantenne, aveva penzolato per quattro giorni al centro del paese, carico di ghiaccioli, ondeggiante ad ogni raffica di vento. Finalmente, l”Unteroffizier’, comandante delle SS ne aveva ordinato la sepoltura, lontano dal cimitero, nei pressi di un immondezzaio. Due giorni dopo capitò da quelle parti un colonnello addetto all’organizzazione dei ‘commandos’. Fu informato dell’impiccagione e se ne compiacque. Poi venne a sapere che il cadavere era rimasto esposto soltanto quattro giorni, mentre precise disposizioni arrivate da Berlino prescrivevano che l’esposizione dovesse durare otto giorni. Il colonnello, furibondo, latrò che il corpo dello ‘starosta’ fosse subito tirato fuori dalla fossa e riappeso alla forca per altri quattro giorni. Episodi del genere, ancora più macabri e crudeli accentuarono il nostro distacco dai «camerati» germanici. Perfino i militi della ‘Tagliamento’ (comandati da ardenti squadristi, come il console Nicchiarelli e i seniori Zuliani e Patroncini), molti dei quali avevano sul petto il distintivo d’«antemarcia» e di «sciarpa littoria», cominciarono a disapprovare apertamente i metodi nazisti. Gli anticomunisti più accesi, specialmente ferraresi e mantovani, di Balbo e di Arrivabene nel ’21, furono gli ultimi a mollare. (…) «L’idra rossa, ragazzi, si schiaccia solo così. Se si potessero accoppare tutti, questi pelandroni, sarebbe l’ideale!». Frasi del genere strillavano, gonfiando le gote, i «duri» del console Nicchiarelli, di fronte ai dubbi dei più giovani. Ma ammutolirono anche loro, perplessi, quando si seppe che i nazisti deportavano in Germania anche le donne, ammucchiate sui treni merci; e chiudevano nei postriboli militari le ragazze ebree e le figlie dei marxisti militanti. Non si trattava neppure sempre di ragazze. Molte erano ancora bambine, fra i dodici e i quattordici anni. A Maranka, nei dintorni di Stalino, due coniugi ebrei, colpevoli di aver maledetto il nome di Adolfo Hitler, «suprema e intangibile guida dell’eletta razza germanica», mentre una squadra di SS stava trascinando via le loro due figlie, uno delle quali appena tredicenne, furono seduta stante sepolti vivi. Contro un muro, lì vicino, subito dopo, furono trucidati decine di cittadini. Assistendo da lontano al bestiale assassinio, avevano emesso esclamazioni di raccapriccio e di protesta. A questo punto, anche gli «antemarcia» della ‘Tagliamento’, pensando forse alla famiglie lontane, cambiarono registro. La camicia nera Pedrazzini, gerarchetto padano, uno dei più accesi, si mise prudentemente in tasca i distintivi della «vigilia»’] (pag 90-91)”,”QMIS-184″
“FUSIL C.A.”,”Sylvain Marechal ou L’homme sans dieu. H.S.D. 1750-1803.”,”””E Sylvain Marechal, l’operaio della prima e della penultima ora= – Il suo nome non si trova che due volte nelle carte del processo Babeuf, un volta sotto questa dizione: Maréchal (Manifeste à Maréchal, pistolets, poignards) e un’altra volta sotto un falso indirizzo. Perché non figura nella lista degli accusati, né tra i quarantesette presenti, né tra i diciannove in contumacia? E’ l’autore del ‘Manifeste des Egaux’ e non è sotto inchiesta”” (pag 159)”,”SOCU-226″
“FUSSELL Paul”,”Tempo di guerra. Psicologia emozioni e cultura della seconda guerra mondiale.”,”Paul Fussell è nato a Pasadena in California. Durante la guerra ha combattuto ed è stato ferito in Francia. Nel dopoguerra si è laureato ad Harvard e si è affermato come critico letterario e saggista. E’ professore di letteratura inglese all’ Università di Pennsylvania. Ha scritto pure: ‘La grande guerra e la memoria moderna’ (1984) e ‘All’estero. Viaggiatori inglesi fra le due guerre’ (1988).”,”QMIS-114″
“FUSSELL Paul”,”La grande guerra e la memoria moderna.”,”Paul Fussell (1924-2012) ha insegnato nell’Università della Pennsylvania. E’ autore pure di “”All’estero. Viaggiatori inglesi fra le due guerre”” (Il Mulino, 1988) e “”Tempo di guerra. Psicologia, emozioni e cultura nella seconda guerra mondiale”” (Mondadori, 1991). “”E’ sul campo di battaglia che si decide la vita o la morte delle nazioni”” (Sun Tzu) (in apertura) “”Nessuno dei soldati combattenti ha mai superato del tutto il disprezzo per lo stato maggiore. David Jones è tra quelli che dopo quarantacinque anni dalal guerra conservano intatto e fecondo questo disprezzo. Nel saggio “”The Utile””, in ‘Epoch and Artist’ (1959), la sua tesi è che per fare arte bisogna gettarcisi dentro, sprofondare nel proprio materiale, rivoltarcisi dentro, aspirarlo: insomma, conoscerlo allo stesso modo in cui le truppe conoscono il combattimento e non al modo in cui se lo figura lo stato maggiore: “”L’arte è inesorabile su un punto: ti costringe a faticare come un fante. Esige la tangibilità. L’artista nell’uomo è il fante nell’uomo… tutti gli uomini derivano ‘da’ questa fanteria, anche se non tutti servono ‘in’ questa fanteria. Volendo proseguire con questa analogia, il fatto di essere costantemente impegnati ‘lontano dalle unità’ ha reso abituale e diffusa una ‘mentalità da stato maggiore'”””” (pag 109)”,”QMIP-195″
“FUSSELL Paul”,”Wartime. Understanding and Behaviour in the Second World War.”,”Tempo di guerra. Psicologia emozioni e cultura della seconda guerra mondiale. Questo libro vuole mostrare l’atmosfera psicologica ed emotiva degli Americani e Britannici durante la Seconda guerra mondiale. L’anormalità della situazione e l’ intensa frustazione della popolazione civile e dei soldati al fronte. Enfatizza i danni della guerra a livello dell’intelletto, della discriminazione, dell’onestà, dell’individualità, della complessità e dell’ambiguità. Paul Fussell è nato a Pasadena in California. Durante la guerra ha combattuto ed è stato ferito in Francia. Nel dopoguerra si è laureato ad Harvard e si è affermato come critico letterario e saggista. E’ professore di letteratura inglese all’ Università di Pennsylvania. Ha scritto pure: ‘La grande guerra e la memoria moderna’ (1984) e ‘All’estero. Viaggiatori inglesi fra le due guerre’ (1988). La differenza tra i termini “emotivo” ed “emozionale” è un argomento interessante. In italiano, questi due termini sono spesso usati come sinonimi, ma in realtà hanno sfumature di significato leggermente diverse. Secondo l’Accademia della Crusca, “emotivo” si riferisce a qualcosa che riguarda il soggetto, che subisce l’effetto di emozioni o di una sua reazione causata da emozioni. D’altra parte, “emozionale” investe soprattutto l’ambito dell’oggetto e, se riguarda il soggetto, ha valenza attiva, propria di chi genera, rivela o trasmette emozioni 1. In altre parole, “emotivo” si riferisce a qualcosa che è suscettibile di provocare emozioni, mentre “emozionale” si riferisce a qualcosa che è caratterizzato da emozioni. (f: cop.)”,”QMIS-030-FSD”
“FUWA Tetsuzo”,”Stalin and Great-Power Chauvinism.”,”FUWA è Presidium Chairman del Partito comunista giapponese (JCP) e membro della Camera dei rappresentanti giapponese. Nato nel 1930 e laureato all’ Università di Tokyo è conosciuto per alcuni lavori teorici tra cui ‘Interference and Betrayal: JCP fights back against Soviet hegemonism”” (pubbilcato in inglese nel 1994).”,”RUST-085″
“FYVEL T.R.”,”George Orwell: vida y literatura.”,”Il libro di ORWELL ‘Omaggio a Catalogna’, il lavoro di satira politica ‘La fattoria degli animali’, l’ anti-totalitario ‘1984’ per essere compresi pienamente è imprescindibile conoscere la personalità di ORWELL, i compromessi politici e sociali instaurati nel periodo, le grandi purghe staliniste degli anni 1938-39, gli sviluppi della guerra civile spagnola e il dissenso dei gruppi di sinistra in cui partecipò attivamente. Ciascun libro contiene elementi autobiografici di ORWELL. C’è stata una manipolazione di destra della sua opera al tempo della guerra fredda. Isaac DEUTSCHER racconta un’ aneddoto a questo proposito:”” “”Ha letto questo libro? Deve leggerlo. Così capirà perché dobbiamo lanciare la bomba atomica su quei bolscevichi””. Con queste parole un miserabile e cieco venditore di periodici di New York mi raccomandò 1984 poche settimane prima della morte di Orwell””. (pag 10-12) “”Con vari altri inglesi, membri dell’ ILP, che pure si sentivano ricercati, ORWELL e sua moglie, decisero di fuggire in Francia per salvarsi la vita. ORWELL riconsiderò la sua esperienza della guerra civile, della morte, delle brutture, degli ospedali militari e delle prigioni, con la sua fede integra nella “”gente comune””, però con piena coscienza di un fatto: il dispotismo comunista poteva portare con sé molta più spietatezza della tirannia che ha distrutto. Tutto questo lo ha scritto nel suo ‘Omaggio a Catalogna’ (1938), uno dei libri più intelligenti che sono stati scritti sulla guerra civile spagnola; (…)””. (pag 38-39)”,”VARx-135″