“SAAGE Richard”,”Interpretazioni del nazismo.”,”SAAGE Richard, nato nel 1941, insegna all’ Università di Göttingen. Tra le sue opere ricordiamo ‘Zum Begriff der Parteien und des Parlaments bei Karl Schmitt und Gerhard Leibholz’ (1969), ‘Eigentum, Staat und Gesellschaft bei Immanuel Kant’ (1973), ‘Probleme der Sozialgeschichte der amerikanischen Revolution’ (1974).”,”GERN-073″
“SAAGE Richard”,”Interpretazioni del nazismo.”,”Richard Saage, nato nel 1941, insegna all’Università di Göttingen. Tra le sue opere ricordiamo: Zum Begriff der Parteien und des Parlaments bei Carl Schmitt und Gerhard Leibholz, Eigentum, Staat und Gesellschaft bei Immanuel Kant, Probleme der Sozialgeschichte der amerikanischen Revolution.”,”GERN-022-FL”
“SAAGE Richard”,”L’Utopia in Età Moderna.”,”Nato nel 1941, Richard Saage è professore presso l’Istituto di Scienze Politiche della Georg-August Universität di Gottingen. Principali tematiche della sua attività di ricerca: storia delle idee politiche e delle utopie sociali, movimento operaio, fascismo e conservatorismo. A proposito del romanzo utopico l’autore cita per il XX secolo H.G. Wells, Uomini come dei, e sull’utopia bolscevica A. Bogdanov Il pianeta rosso (1907) e L’ingegnere Menni (1912) (pa 211) La critica di Marx ed Engels alle concezioni dei socialisti utopistici (pag 298). Marx ed Engels a parte alcuni accenni in ‘Ideologia tedesca’ e ‘Critica al programma di Gotha’, taceranno sull’assetto futuro del socialismo realizzato. (pag 298)”,”SOCU-220″
“SABA Vincenzo VENTO Salvatore REINA S.J. Mario MANGHI Bruno BENTIVOGLI Franco MORESE Raffaele ITALIA Gianni CASELLI Lorenzo CELLA Gian Primo ROSATI Domenico SAPELLI Giulio RIESER Vittorio CHARRIER Fernando HÉRITIER Pierre MELE Pierluigi, saggi di”,”Sindacalismo e laicità. Il paradosso della CISL. Cinquant’anni di storia sindacale.”,”Fondo Zucchiati Rapporto sindacato-partiti “”Per limitarci al dopoguerra basti ricordare come, all’origine della scissione della Cgil e della nascita della Cisl, vi fosse stato un serrato dibattito sul tema dell’autonomia sindacale rispetto alle forze politiche. Il “”patto di unificazione delle forze sociali e democratiche”” stipulato a Roma, il 30 aprile 1950, che rappresenta ‘l’atto di nascita della Cisl’, negli artt. 1 e 2 compie una scelta di fondo: tra due concezioni del sindacato, l’uo di un sindacato strumento dei partiti politici e l’altra di un ‘sindacato libero da ogni vincolo che lo leghi a correnti politiche o ideologiche’, esso sceglie la seconda”” (pag 40) (Mario Reina S.J., La Cisl e il ruolo del sindacato)”,”SIND-126″
“SABA Andrea Filippo”,”L’imperialismo opportunista. Politica estera italiana e industria degli armamenti (1919-1941).”,”Due modelli relativi alla politica italiana di espansione: il modello imperialista e il modello opportunistico – geostrategico – commerciale (pag 239-262) Andrea Filippo Saba è dottore di ricerca in Storia e Civiltà presso l’Istituto Universitario Europeo di Fiesole. È cultore di Storia contemporanea del 1996 e assegnista dal 1998 presso l’Università di Sassari (…) Ha ricevuto un post-dottorato dall’Università Bocconi di Milano. Si occupa di storia della politica estera e dell’espansione economica italiana. Gli anni Venti e Trenta. “”La cantieristica militare italiana soffrì ovviamente degli stessi problemi di quella mercantile, anche se le esigenze della difesa nazionale ne mitigarono la crisi, con l’ottenimento di commesse annuali regolari da parte della Regia marina. Con il 1927 comunque ripresero le costruzioni in grande stile: furono impostati per l’Argentina, infatti, i due incrociatori pesanti «Almirante Brown» e «Veintecinco de Mayo» da 6.800 tonnellate di dislocamento ‘standard’. L’impresa cantieristica che più produsse per i mercati esteri fu l’Odero che dagli scali di Genova e di Spezia varò complessivamente circa 15.000 tonnellate di naviglio da guerra, il 30% della produzione totale italiana nel periodo interbellico. In seconda posizione si attestarono i cantieri Odlando di Livrno, che costruirono circa il 13,5% della produzione nazionale. Ma, mentre la Odero aveva ottenuto commesse di sommergibili, cacciatorpediniere e cannoniere da Argentina, Paraguay, Brasile e Grecia, i cantieri Orlando avevano costruito il solo incrociatore argentino. Tra il 1926 ed il 1929 le due società furono riunite inuna unica impresa dalla Terni, che ne deteneva il controllo insieme alla Vickers, e in seguito alla fusione la Oto cominciò a insidiare seriamente i mercati internazionali contravvenendo senza remora alcuna agli accordi relativi alle artiglierie e alle corazze stilati dall’azienda metallurgica ternana nel 1923 con i produttori esteri (21). (…) Un certo numero di commesse andò poi ai Cantieri Riuniti dell’Adriatico, che in campo bellico lavorarono esclusivamente per la Marina thailandese, e all’Ansaldo di Genova, che costruì due cacciatorpediniere per la Turchia e due cannoniere per l’Unione Sovietica, per un totale di 4.200 tonnellate. La società genovese aveva gravi problemi organizzativi e gestionali e non riusciva a rendere competitivi i suoi prodotti navali; la sua crisi strutturale venne superata intorno al 1934 quando, dopo essere passata all’Iri, il volume del fatturato e delle ordinazioni crebbe costantemente, mentre gli addetti passarono dagli 11.800 ai 22.500 del 1939 (22)”” [note:(21) Cfr. L. Segreto, ‘Una joint-venture fallimentare. La Vickers, la Terni e l’industria italiana degli armamenti (1905-1933)’ in “”Quaderni ERSU, s.d., pp: 16-17; (22) Cfr. M. Doria, Ansaldo. L’impresa e lo stato, cit., pp. 190-195, 206-207, G. Mellinato, ‘L’Iri e un tentativo di riorganizzazione del settore contieristico negli anni Trenta’, in “”Archivi e Imprese””, n. 13, 1996, pp. 60-68; Id., Traffici, navi e cantieri nella Venezia Giulia tra guerra mondiale e autarchia’, Pavia, Università degli Studi di Pavia, tesi di dottorato e P. Frangiacomo, ‘La grande fabbrica’, cit.] (pag 31-32-33) “”Lo stesso Clausewitz espresse l’analogia fra guerra e commercio, in seguito ripresa da Engels particolarmente evocativa e simbolica per il concetto di rappresentazione e viatico della guerra costituito dalle vendite internazionali delle armi (39). La guerra d’Etiopia può essere considerata il fallimento effettivo della strategia espansiva basata sul commercio di armamenti, che avrebbe dovuto essere necessariamente di periodo medio-lungo: alcuni successi significativi e prestigiosi, anche successivi alla conquista dell’Impero, limitati ai primi stadi del modello utilizzato, non erano sufficienti a impostare relazioni più approfondite con i governi acquirenti. Le fasi inziali della scansione qui definita si risolsero nell’affollare maggiormente tutta una serie di politche, misure, ordini che danno conto dell’«imperialismo secondario e singolarmente squilibrato e inconseguente» quale fu l’italiano, accentuandone le caratteristiche di opportunismo e di incongruenza. Non bisogna sottovalutare, inoltre, il valore di autolegittimazione che il conflitto etiopico diede all’Italia, la cui modernizzazione era stata portata a termine dal regime fascista, un processo simile a quello avviato dalla Germania con la prima guerra mondiale, mentre Mussolini affrontava in modo parallelo a Gran Bretagna e Francia la conquista coloniale, a rendere verificata la parabola che in passato, in un lasso di tempo più lungo, aveva consacrato le due potenze. Ma se la guerra è un «processo intrinsecamente cumulativo», essa ebbe l’apogeo della sua cultura luttuosa nel secondo conflitto mondiale, anche per l’Italia (45)”” [(39) Cfr. L. Ceva e A. Curami, ‘Industrie de guerre et Etat’, cit, pp. 37-39; P. Frascani, ‘Per una interpretazione della politica di intervento pubblico’, cit., pp: 579, 595-599; P. Ciocca, ‘L’economia “”fascista”” nel contesto internazionale’, cit., pp. 194-195; D. Pick, ‘La guerra’, cit., pp. 17-18, 60-61, 72-73; (40) E. Santarelli, ‘L’espansionismo imperialistico’, cit., p. 410 e D. Pick, ‘La guerra’, cit., pp. 340, 372-374, 382-384, 382 n. Come già visto, perciò l’imprecisione e la mancanza di decisione nella preparazione militare svalutano molto, in ogni caso, l’applicazione del modello imperialista sovraespansionista di Snyder, anche se i singoli elementi astraibili dalla situazione italiana – autarchia, aggressività, sindrome di accerchiamento – disporrebbero a suo favore”” (pag 261)”,”ITQM-249″
“SABAEVA M.F. a cura”,”Storia della pedagogia prima e dopo Marx.”,”””Nel suo discorso sulla tomba di Marx, Engels disse: “”Marx ha scoperto la legge dell’evoluzione della storia umana, il semplice fatto che gli uomini devono in primo luogo mangiare, bere, avere un alloggio e vestirsi, e solo dopo di ciò saranno in condizioni di occuparsi di politica, di scienza, di arte, di religione, ecc.; in conseguenza, la produzione dei mezzi materiali necessari alla vita, come pure ogni fase dello sviluppo economico del popolo e di una età formano la base, da cui partono le istituzioni statali, i doveri giuridici, l’arte e le credenze religiose di alcuni uomini, e che deve perciò essere spiegata a loro, ma non certo nel senso in cui ciò è stato fatto sinora”” (Discorso sulla tomba di Marx, in Marx ed Engels, Opere scelte, vol II, Mosca, 1949, p. 157) [M.F. Sabaeva a cura, Storia della pedagogia prima e dopo Marx, 1960] (pag 216-217) “”Rivolgendosi ai teorici borghesi (…) i fondatori del maxismo scrivevano: “”Forse la vostra educazione non è essa pure determinata dalla società, dalle condizioni sociali entro le quali voi siete educati, dall’intervento indiretto della società, dall’organizzazione delle scuole, ecc.? Non sono stati i comunisti ad inventare l’influenza della società sull’educazione; essi vogliono mutarne soltanto il carattere, eliminare l’influenza della classe dominante su di essa”” (Marx Engels, Opere, vol V, p. 499) . Basandosi sullo studio di un vasto materiale concreto Marx ed Engels dettero nelle loro opere un’analisi,singolare per profondità scientifica, del carattere classista dell’educazione borghese, nella nazione più progredita di quel tempo a regime capitalista, cioè l’Inghilterra””. (pag 219) [M.F. Sabaeva a cura, Storia della pedagogia prima e dopo Marx, 1960] “”Quali sono le singole parti dell’educazione comunista, che deve formare i creatori evoluti della società socialista? A queste domande Marx risponde come segue: “”Sotto il termine di educazione noi comprendiamo tre cose: primo, l’educazione intellettuale; secondo, l’educazione fisica, che si impartisce nelle scuole ginniche e in quelle militari; terzo, l’insegnamento tecnico (1), che fa conoscere i principî fondamentali di tutti i processi di produzione, e nello stesso tempo dà al bambino e all’adolescente i fondamenti dell’istruzione con gli strumenti produttivi più semplici”” (Marx ed Engels, Opere, vol. XIII, p. 199) – (1) Nel saggio ‘Istruzione’, scritto in inglese, parla dell’insegnamento tecnologico”” [‘Storia della pedagogia prima e dopo Marx’, 1960] (pag 227)”,”GIOx-130″
“SABAHI Farian”,”Storia dell’ Iran.”,”SABAHI Farian insegna alla Facoltà di Lettere dell’ Università di Ginevra e ha tenuto corsi all’ Università Bocconi di Milano. Scrive sull’ Islam e il Medio Oriente per il ‘Sole 24 Ore’. Ha pubblicato varie opere. “”Nel gennaio del 1946 l’ Iran chiese il ritiro delle truppe sovietiche di fronte alle Nazioni Unite. Mese dopo mese, il governo sovietico aveva infatti continuato ad aumentare il numero di truppe stazionate in Azerbaigian, suscitando una certa ansia negli Alleati e dando così avvio alla prima crisi della guerra fredda. Sia la Gran Bretagna sia gli Stati Uniti avevano già ritirato i propri eserciti e appoggiavano le richieste iraniane. Tuttavia di fronte alla continua presenza sovietica, Londra non esitò a coltivare le amicizie necessarie a difendere i propri interessi nell’ Iran meridionale. E Washington, da parte sua, dislocò nuovamente le proprie forze armate in prossimità del Golfo Persico. Nel 1946 gli scenari che si stavano profilando all’ orizzonte erano quindi due: una divisione dell’ Iran da parte degli Alleati oppure un aperto conflitto tra gli stessi. La tensione si sciolse a maggio, quando Mosca ordinò il ritiro del proprio esercito””. (pag 102)”,”VIOx-115″
“SABAHI Farian”,”Storia dell’Iran.”,”Una storia dell’Iran che aiuta a comprendere una delle realtà più complesse del mondo. Una storia del Novecento che inizia con qualche anno di anticipo, nel 1892, anno in cui i religiosi strinsero alleanza con i mercanti per protestare, con un vero e proprio boicottaggio, contro la decisione del sovrano di dare il tabacco in concessione a uno straniero. Farian Sabahi insegna alla Facoltà di Lettere dell’Università di Ginevra e ha tenuto corsi all’Università Bocconi di Milano. Scrive regolarmente sull’Islam e il Medio Oriente per ‘Il Sole 24 ore’ e trasmette su ‘Radio Svizzera’, ‘Radio 24’ e ‘Radio Popolare’. Ha pubblicato numerosi volumi e articoli sul Medio Oriente: La pecora e il tappeto, I nomadi Shahsevan nell’Azerbaigian iraniano, The Literacy Corps in Pahlavi Iran (1963-1979): political, social and literary implications.”,”GOPx-003-FL”
“SABATIER Guy”,”Tratado de Brest-Litovsk de 1918 frenazo a la revolución. (Tit. orig.: Traité de Brest-Litovsk 1918 coup d’ arret a la revolution)”,”Il carattere decisivo del trattato di Brest-Litovsk. “”Nell’ articolo della “”Pravda”” apparso il 25 febbraio 1918 e intitolato “”una lezione dura ma necessaria””, Lenin scriveva: “”La settimana dal 18 al 24 febbraio 1918 entrerà nella storia della rivoluzione russa come una delle grandi svolte storiche””. (…) Lenin aveva ragione nell’ insistere nel carattere ‘decisivo’ dell’ orientamento preso in quell’ epoca per ‘l’ evoluzione ulteriore del processo rivoluzionario russo e internazionale’.”” (pag 117) Sul mito della collusione ‘germano-sovietica’ (pag 121) “”Questi documenti confermano, per l’ essenziale, le accuse del Governo provvisorio secondo le quali i bolscevichi avevano ricevuto denaro dal nemico per demoralizzare l’ esercito, sgretolare il Governo provvisorio e concludere una pace separata. Il punto di partenza di queste manovre fu il sussidio di 5.700 dollari sborsato al “”Sozialdemocrat”” di Lenin da parte dell’ “”Unione per la liberazione dell’ Ucraina””, associazione patrocinata dal governo austriaco. La cresta dell’ onda fu segnata dalle attività dell’ “”istituto scientifico””; che Parvus dirigeva a Copenhagen; di Ganetski e dei diversi diplomatici tedeschi durante il periodo turbolento che va dalla caduta dei Romanov fino al colpo di stato dell’ ottobre del 1917.”” (pag 122)”,”RIRO-294″
“SABATIER Patrick”,”Washington confidential. Réseaux, stratégies, coulisses et crises du pouvoir.”,”SABATIER Patrick è stato corrispondente in Asia e negli Stati Uniti poi direttore aggiunto della redazione di Liberation. Collabora oggi al Point da Washington.”,”USAS-170″
“SABATIER Guy”,”Traité de Brest-Litovsk 1918. Coup d’arret a la revolution.”,”Testi di Eberlein, Osinski, S. Rubak, Rosa Luxemburg Mito collusione germano bolscevica (3° paragrafo) (da pag 61)”,”RIRO-365″
“SABATIER Patrick”,”Le dernier dragon. Deng XiaoPing, un siècle de l’histoire de la Chine.”,”Patrick Sabatier dirige il Service Etranger del giornale Liberation. Dal 1985 al 1992 è stato corrispondente da Hong Kong per la Cina e l’Asia orientale.”,”CINx-006-FC”
“SABATINI Marco a cura; saggi di Aldo GAROSCI Pier Carlo MASINI Flavio ORLANDI Angelo G. SABATINI Ugoberto GRIMALDI Ruggero PULETTI Massimo GRILLANDI Valentino COMPAGNONE Antonio LANDOLFI Gian Carlo MATTEOTTI Piero DI-GIOVANNI Giovanni ALIBERTI Giuseppe CUOMO Gian Piero ORSELLO Giuseppe DE-VERGOTTINI Giuseppe MAMMARELLA Antonio G. CASANOVA Domenico SETTEMBRINI Leonardo SAVIANO Leo VALIANI Carlo VALLAURI”,”Filippo Turati cinquant’anni dopo. Atti del Convegno di Stuti organizzato dalla Fondazione Giacomo Matteotti. Roma 6-7 maggio 1982.”,”Saggi di Aldo GAROSCI Pier Carlo MASINI Flavio ORLANDI Angelo G. SABATINI Ugoberto GRIMALDI Ruggero PULETTI Massimo GRILLANDI Valentino COMPAGNONE Antonio LANDOLFI Gian Carlo MATTEOTTI Piero DI-GIOVANNI Giovanni ALIBERTI Giuseppe CUOMO Gian Piero ORSELLO Giuseppe DE-VERGOTTINI Giuseppe MAMMARELLA Antonio G. CASANOVA Domenico SETTEMBRINI Leonardo SAVIANO Leo VALIANI Carlo VALLAURI “”E l’Engels aveva compreso come della “”teoria”” si fosse ben impadronito Turati, che unificava il partito nella lotta legale di generale ascesa del proletariato, inteso fuori della tradizionale scissione operai-contadini e tuttavia poneva la lotta per la libertà e contro la guerra e quindi l’alleanza con quegli stessi radicali “”borghesi”” da cui appena aveva staccato il partito come urgente compito attuale del socialismo. Di questa costante benevolenza dell’Engels (e dei suoi cooperatori d’allora, il Kautsky, il Bernstein, il Plekhanov, il Mehring) per Turati è testimone l’appoggio che Engels gli mantenne contro le sfuriate del Labriola, persino in materia, che toccava il ‘sancta sanctorum’ della difesa della dottrina come la polemica col Loria; e Turati per conto suo fu sempre pronto a opporre a tutti gli oppositori estremisti del partito, quasi inoppugnabile testimonianza, la prefazione dell’Engels alle ‘Lotte di classe in Francia’ del Marx, che, scritta nel 1893, uscì postuma nel 1895, prefazione nella quale e il suffragio universale e la lotta parlamentar venivano innalzate da strumenti della borghesia per mascherare ogni coscienza delle disuguaglianze reali attraverso la finzione dell’uguaglianza giuridica a possibile strumento di emancipazione dei lavoratori””. (pag 34) [Aldo Garosci, Questioni turatiane] [in Aa.vv, ‘Filippo Turati cinquant’anni dopo’, 1983]”,”MITS-392″
“SABATINI Angelo G. IANNEO Francesco”,”Le nuove frontiere della mente.”,”Angelo G. Sabatini insegna Filosofia politica presso la Facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Roma Tor Vergata. Francesco Ianneo si occupa di filosofia della mente e di epistemologia evoluzionistica.”,”SCIx-225-FL”
“SABATTINI Mario SANTANGELO Paolo”,”Storia della Cina dalle origini alla fondazione della Repubblica.”,”Mario SABATTINI (Roma, 1944) è ordinario di Lingua e letteratura cinese presso l’Univ degli Studi di Venezia. E’ autore di molte pubblicazioni scientifiche fra cui ‘I movimenti politici della Cina’ (Roma 1972) e ‘The Aesthetic Thought of Zhu Guanggian’. Paolo SANTANGELO (Roma, 1943) è ordinario di Storia della Cina presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli. E’ autore di numerose pubblicazioni in Italia e all’estero, fra le quali si ricordano per i tipi LATERZA: -Il ‘peccato in Cina (1991) – Emozioni e desideri in Cina (1992)”,”CINx-038″
“SABATTINI Claudio”,”Rosa Luxemburg e i problemi della rivoluzione in Occidente.”,”Grande borghesia e ceti medi. “”Bernstein, il 3 ottobre 1898, scrisse una lettera al Congresso della socialdemocrazia tedesca di Stoccarda in cui, tra l’altro, diceva: “”In breve, Engels è talmente persuaso che la sua tattica che punta sulle catastrofi ha fatto il suo tempo, da ritenere imperativa una sua radicale revisione anche per quei paesi latini ove la tradizione è più favorevole che in Germania, infatti l’acutizzarsi dei rapporti sociali non si è compiuta nei modi configurati nel ‘Manifesto’. Nascondersi questo non è solo inutile, è una vera e propria follia. Il numero dei possidenti non è diminuito, bensì aumentato. L’enorme aumento della ricchezza sociale non è accompagnato dalla progressiva diminuzione numerica dei magnati del capitale, ma da un aumento numerico dei capitalisti di ogni grado. Gli stati intermedi mutano il loro carattere ma non scompaiono dalla scala sociale.”” (pag 49) “”Tipica è, infatti, la caratteristica dello sciopero di massa: “”Ma il movimento nel complesso non va soltanto nella direzione della lotta economica a quella politica, ma anche viceversa. Ognuna delle grandi azioni politiche di massa, dopo che ha raggiunto il suo punto politico più alto, si trasforma in uno sviluppo di scioperi economici (…). Vi è tra i due momenti un’azione reciproca completa. Da qui nasce, quindi, la necessità di un confronto fra lo sciopero sindacale in Germania e l’esperienza russa: “”Noi abbiamo già visto l’intero meccanismo dello sciopero di massa russo, che poggia sull’interazione incessante della lotta politica ed economica. Ma proprio questa interazione è condizionata dai periodi della Rivoluzione. E’, cioè, soltanto nell’aria temporalesca del periodo rivoluzionario che ogni piccolo conflitto parziale fra lavoro e capitale può crescere fino alla dimensione di un’esplosione generale. In Germania si verificano ogni anno e ogni giorno gli scontri più accesi e più brutali fra operai e imprenditori, senza che la lotta valichi mai in confini dei singoli rispettivi rami d’industria, o città o addirittura fabbriche.”” Infatti: “”Sulla base della decisione di una direzione di partito e della disciplina di partito degli operai socialdemocratici si può ben mettere in scena una volta tanto una breve dimostrazione, come lo sciopero di massa svedese o i più recenti scioperi austriaci o anche lo sciopero di massa di Amburgo del 17 gennaio. Queste dimostrazioni si distinguono, però, da un vero periodo di scioperi di massa rivoluzionari proprio come le famose dimostrazioni della flotta in porti nemici, in occasioni di relazioni diplomatiche tese, si distinguono da una guerra marittima””.”” (pag 81) (pag 24, 27) Bernstein (pag 49) Luxemburg (pag 79) pag 24 , 27 Bernstein pag 49 Luxemburg pag 79″,”LUXS-044″
“SABATTINI Mario SANTANGELO Paolo”,”Storia della Cina.”,”Mario SABATTINI (Roma, 1944) è ordinario di Lingua e letteratura cinese presso l’Univ degli Studi di Venezia. E’ autore di molte pubblicazioni scientifiche fra cui ‘I movimenti politici della Cina’ (Roma 1972) e ‘The Aesthetic Thought of Zhu Guanggian’. Paolo SANTANGELO (Roma, 1943) è ordinario di Storia della Cina presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli. E’ autore di numerose pubblicazioni in Italia e all’estero, fra le quali si ricordano per i tipi LATERZA: -Il ‘peccato in Cina (1991) – Emozioni e desideri in Cina (1992)”,”CINE-048″
“SABATTINI Mario SANTANGELO Paolo”,”Storia della Cina.”,”Mario Sabattini è ordinario di lingua e letteratura cinese presso la Facoltà di Lingue e letterature straniere dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Oltre che di numerose pubblicazioni scientifiche, è autore di: Il pennello di lacca, La narrativa cinese dalla dinastia Ming ai giorni nostri. Paolo Santangelo è ordinario di Storia della Cina presso l’Università Orientale di Napoli e di Storia dell’Asia Orientale preso l’Università di Roma La Sapienza. É autore di: Il peccato in Cina. Bene e male nel neoconfucianesimo dalla metà del XIV alla metà del XIX secolo, Emozioni e desideri in Cina. La riflessione neoconfuciana dalla metà del XIV alla metà del XIX secolo.”,”CINx-040-FL”
“SABBATUCCI Giovanni a cura; scritti di Giuliano PROCACCI Rosario ROMEO Arrigo SERPIERI Alessandra STADERINI Roberto VIVARELLI Gaetano SALVEMINI Nino VALERI Giovanni SABBATUCCI Mario MISSIROLI Paolo SPRIANO Giorgio GALLI Pietro SCOPPOLA Angelo TASCA Renzo DE-FELICE Paolo FARNETI”,”La crisi italiana del primo dopoguerra. La storia e la critica.”,”Giovanni SABBATUCCI, nato nel 1944, è attualmente (1974) professore incaricato di storia contemporanea all’Univ di Macerata. Per i tipi della Laterza ha pubblicato ‘I combattenti nel primo dopoguerra’. Scritti di Giuliano PROCACCI, Rosario ROMEO, Arrigo SERPIERI, Alessandra STADERINI, Roberto VIVARELLI, Gaetano SALVEMINI, Nino VALERI, Giovanni SABBATUCCI, Mario MISSIROLI, Paolo SPRIANO, Giorgio GALLI, Pietro SCOPPOLA, Angelo TASCA, Renzo DE-FELICE, Paolo FARNETI.”,”ITAD-009″
“SABBATUCCI Giovanni”,”I combattenti nel primo dopoguerra.”,”SABBATUCCI Giovanni è nato nel 1944. Si è laureato nel 1968 all’ Università di ROma dove attualmente conduce attività di ricerca. Collabora alla rivista ‘Storia contemporanea’ (De-Felice). Ha pubblicato un saggio sull’ irredentismo e le origini del movimento nazionalista in Italia.”,”ITAF-126″
“SABBATUCCI Giovanni, direzione; CIUFFOLETTI Zeffiro VALLAURI Carlo, saggi di”,”Storia del socialismo italiano. Volume 1. Dalle origini alla svolta di fine secolo. Le origini (1848-1891) di Zeffiro Ciuffoletti. La nascita del PSI e la crisi di fine secolo (1892-1900) di Carlo Vallauri.”,”SABBATTUCCI (1944) insegna storia contemporanea all’ Università di Macerata. E’ autore di un volume sul movimento combattentistico in Italia. E di varie pubblicazioni sul nazionalismo, sul fascismo e sul movimento socialista. CIUFFOLETTI (1944) è professore incaricato di storia del Risorgimento all’ Università di Siena. Collabora a varie riviste. VALLAURI, libero docente di storia dei partiti e movimenti politici ha insegnato tale materia alla Facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Roma. Attualmente insegna sociologia politica presso la scuola di perfezionamento di sociologia e ricerca sociale. “”L’ interpretazione deterministica non viene accolta: vi è una chiara correzione nel senso del contributo della volontà e capacità organizzativa. Non sono posizioni marxiste in senso stretto. E’ noto che uno dei critici più severi del programma del P.L.I. sarà Werner Sombart, il quale parla di “”contenuto ideale incondizionatamente socialista, che però non è assolutamente un contenuto ideale marxista, come il programma di Erfurt della socialdemocrazia tedesca””. “”Mentre- aggiunge- questo esprime nettamente il punto di vista evoluzionista della dottrina di Marx, il programma di Genova opera ancora con categorie etiche. Il suo processo ideale è quello del socialismo volgare: il proletariato è sfruttato, questo è ingiusto di fronte a Dio e di fronte agli uomini, perciò la situazione deve essere mutata mediante l’ eliminazione dei mezzi di sfruttamento, la proprietà privata degli strumenti di produzione, il che è pensato nel modo più non marxista che si possibile”” (…).”” (pag 227)”,”MITS-214″
“SABBATUCCI Giovanni, direzione; DEGL’INNOCENTI Maurizio, saggi di”,”Storia del socialismo italiano. Volume 2. L’ età del riformismo (1900-1911) di Maurizio Degl’Innocenti. La crisi del riformismo e gli intransigenti (1911-1914) di Maurizio Degl’Innocenti.”,”M. DEGL’INNOCENTI (Firenze 1946) ha svolto attività di ricerca e didattica nelle Università di Firenze e di Roma dove è stato professore incaricato di Storia dell’ impresa e dell’ industria. E’ segretario dell’ Istituto socialista di studi storici. Ed è autore di numerosi saggi sul movimento operaio e di storia sociale. “”Pagliari, che si richiamava esplicitamente da un lato al fabianesimo e al laburismo inglese e ai revisionisti tedeschi (al cui organo, Sozialistische Monatschefte, collaborava dal 1904) dall’ altro a Sorel, Lagardelle, Pelloutier, rivendicava al sindacato la caratteristica di “”forza rivoluzionaria della società””, con compiti di socializzazione della fabbrica, di democratizzazione dello Stato e della società attraverso il superamento delle istanze di pura resistenza con altre “”più costruttive, di evoluzione economica morale e intellettuale””. E in questo ambito si collocava la sua proposta di una organizzazione degli impiegati delle leghe operaie, nel tentativo di consolidare il movimento sindacale sottraendolo all’ improvvisazione e all’ occasionalità, e di preparare quella sorta di aristocrazia operaia che, anche per capacità tecnico-professionale, fosse in grado di dirigere l’ intero movimento socialista””. (pag 286)”,”MITS-215″
“SABBATUCCI Giovanni, direzione; CARETTI Stefano SABBATUCCI Giovanni, saggi di”,”Storia del socialismo italiano. Volume 3. Guerra e dopoguerra (1914-1926). Parte prima. I socialisti e la grande guerra (1914-1918) di Stefano Caretti. Parte seconda. I socialisti nella crisi dello Stato liberale (1918-1926) di Giovanni Sabbatucci.”,”CARETTI (1946), svolge attività didatticsa e di ricerca presso l’ Università di Firenze. Collabora a varie riviste. E’ autore di saggi e di un volume su ‘La rivoluzione russa e il socialismo italiano, 1917-1921′ (1974). “”La linea suggerita dal Comintern si rivelò però difficilmente praticabile. La maggioranza del PSI, infatti, mal sopportava l’ attività della frazione terzinternazionalista, che aveva rafforzato, dopo il congresso di Milano, la propria organizzazione di corrente (dando vita fra l’altro al settimanale Pagine rosse) e costituiva quasi una quinta colonna dell’ Internazionale in seno al partito. Quando, tra la fine di luglio e l’ inizio di agosto, si aprirono le trattative fra il PSI e il Comintern, i socialisti chiesero come condizione per un accordo lo scioglimento della frazione “”terzina””, in osservanza di un recente deliberato della Direzione che aveva decretato la soppressione delle correnti. I terzinternazionalisti rifiutarono di sottoporsi all’ intimazione e continuarono la pubblicazione della loro rivista, intensificando le polemiche contro la maggioranza. All’inizio di agosto, i redattori di Pagine rosse, Serrati, Maffi, Riboldi e Buffoni, venivano espulsi dal partito; poche settimane più tardi, dopo una serie di inutili incontri fra il segretario del PSI Nobili e Rakosi (che rappresentava il Comintern in Italia), le trattative fra il PSI e l’ Internazionale comunista si interrompevano definitivamente””. (pag 354)”,”MITS-216″
“SABBATUCCI Giovanni, direzione; TOBIA Bruno RAPONE Leonardo, saggi di”,”Storia del socialismo italiano. Volume 4. Gli anni del fascismo (1926-1943). Parte prima. I socialisti nell’ emigrazione dalla concentrazione antifascista ai fronti popolari (1926-1934) di Bruno Tobia. Parte seconda. L’ età dei fronti popolari e la guerra (1934-1943) di Leonardo Rapone.”,”Bruno TOBIA (Roma, 1948) svolge attività didattica e di ricerca presso l’ Istituto di storia moderna dell’ Università di Roma. Collabora alla rivista ‘Storia contemporanea’. Ha pubblicato vari saggi sulla storia del movimento operaio e socialista. Leonardo RAPONE (Roma, 1952), svolge attività didattica e di ricerca presso lo stesso istituto. Ha pubblicato ‘Trotsky e il fascismo’ (1978) e ha contribuito con propri scritti al volume ‘Rivoluzione e reazione in Europa, 1917-1924′ (1978). “”La Confederazione generale del lavoro, infatti, a differenza di quanto era accaduto per i partiti di opposizione non era stata disciolta dal governo nel novembre del 1926, anche se da tempo la sua vita era divenuta di fatto quasi impossibile. (…) In questa situazione, all’ inizio del 1927, nel gruppo dirigente rimasto in Italia, composto da uomini di fede politica unitaria, si vennero confrontando tre tesi: quella di Baldesi, favorevole a travasare senz’altro ciò che restava del sindacato di classe nei sindacati fascisti; quella di Reina, schierato per una continuazione simbolica di attività; quella di Maglione, che propendeva per una pura e semplice dichiarazione di cessata attività. Prevalse, a maggioranza, fra i superstiti membri del Comitato direttivo quest’ ultimo punto di vista e il 4 gennaio 1927 la CGDL fu dichiarata sciolta. Né, però, i responsabili di questa grave decisione si fermarono ad un tale atto. (…) essi avevano redatto un documento assai impegnativo che costituiva un completo revirement rispetto alle loro precedenti dichiarazioni pubbliche nei confronti del fascismo, definito ora una realtà “”scaturita anche da principi nostri, i quali si sono imposti”” (…). Questa dichiarazione (fu, ndr) sottoscritta da Azimonti, Calda, Colombino, D’Aragona, Maglione, Reina e Rigola (…). (pag 45-46)”,”MITS-217″
“SABBATUCCI Giovanni, direzione; DI-NOLFO Ennio e MUZZI Giuseppe, AMATO Pasquale, saggi di”,”Storia del socialismo italiano. Volume 5. Il secondo dopoguerra (1943-1955). Parte prima. La ricostruzione del PSI. Resistenza, repubblica, costituente (1943-1948) di Ennio Di-Nolfo e Giuseppe Muzzi. Gli anni del frontismo (1948-1955) di Pasquale Amato.”,”Ennio DI-NOLFO nato nel 1930 ha insegnato all’ Università di Padova. Dal 1978 insegna storia delle relazioni internazionali presso la Facoltà di scienze politiche ‘Cesare Alfieri’ di Firenze. Giuseppe MUZZI (1951) laureato all’ Università di Siena, svolge attività di ricerca sul movimento socialista durante il fascismo e nei primi anni della liberazione. Pasquale AMATO (1944), insegna storia dei partiti e dei movimenti politici presso la facoltà di scienze politiche dell’ Università di Messina. “”Uscito dal PSIUP, nel novembre 1943, su una posizione di netto rifiuto della collaborazione ciellenistica con i partiti moderati, Basso criticò aspramente nei mesi seguenti la linea di condotta di entrambi i partiti operai, polemizzando- sulle colonne di Bandiera rossa – con la loro propensione a subordinare ogni autonoma istanza di classe alla conduzione unitaria della guerra di liberazione e contrapponendo alla politica di fronte nazionale la parola d’ ordine della rivoluzione proletaria (….). (pag 117)”,”MITS-218″
“SABBATUCCI Giovanni, direzione; EVANGELISTI Valerio e SECHI Salvatore, MIELI Paolo, saggi di”,”Storia del socialismo italiano. Volume 6. Dal 1956 ad oggi. Parte prima. L’ autonomia socialista e il centro sinistra (1956-1968), di Valerio Evangelisti e Salvatore Sechi. Parte seconda. La crisi del centro-sinistra, l’ alternativa, il ‘nuovo corso’ socialista, di Paolo Mieli.”,”Valerio EVANGELISTI (1952) svolge attività didattica e di ricerca presso la facoltà di scienze politiche all’ Università di Bologna. Salvatore SECHI (1939) è ordinario di storia contemporanea nella facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Venezia. E’ autore di studi sul movimento autonomistico sardo, sull’ America Latina e sul movimento operaio italiano. Paolo MIELI (1949) è redattore capo del settimanale L’ Espresso. Si è laureato in storia con Renzo DE-FELICE e dal 1972 al 1976 ha lavorato come borsista presso la cattedra di storia dei partiti politici dell’ Università di Roma. “”La rivolta degli autonomisti lombardiani e la dura opposizione della corrente di sinistra (di cui parleremo più avanti) non ebbero la forza di impedire che la linea dell’ incontro storico con i cattolici voluta da Nenni giungesse, nell’ autunno successivo (…) al suo logico sbocco. Il 5 novembre 1963 veniva varato, dopo un mese di faticose trattative, il primo governo a partecipazione socialista nella storia d’ Italia, con Aldo Moro presidente del Consiglio e Pietro Nenni vicepresidente. Altri cinque ministri socialisti (Giolitti, Pieraccini, Mancini, Arnaudi e Corona) entravano nel ministero. Al dicastero del Bilancio si insediava Antonio Giolitti, allora considerato una sorta di luogotenente di Lombardi.”” (pag 86)”,”MITS-219″
“SABBATUCCI Giovanni”,”La stampa del combattentismo (1918-1925).”,”SABBATUCCI Giovanni (1944) insegna storia contemporanea all’Università di Macerata. Si è occupato della crisi italiana del primo dopoguerra. Contiene il capitolo: Combattenti e movimento operaio (pag 82-108)”,”ITAF-225″
“SABBATUCCI Giovanni”,”Il trasformismo come sistema. Saggio sulla storia politica dell’Italia unita.”,”SABBATUCCI G. insegna storia contemporanea all’Università di Roma La Sapienza. Il trasformismo non vizio nazionale ma sistema di governo “”Abbiamo visto che Benedetto Croce interpretava la svolta del 1882-83 come la semplice presa d’atto di una reale trasformazione avvenuta nelle culture e negli orizzonti strategici delle principali forze politiche (…)”” (pag 33)”,”ITAA-137″
“SABBATUCCI Giovanni a cura; saggi di Maurizio DEGL’INNOCENTI”,”Storia del socialismo italiano. Volume Secondo. L’età giolittiana (1900-1914).”,”Citaz pag 309″,”MITS-013-FPA”
“SABBATUCCI Giovanni a cura; saggi di Giuliano PROCACCI Rosario ROMEO Arrigo SERPIERI Alessandro STADERINI Roberto VIVARELLI Gaetano SALVEMINI Nino VALERI Giovanni SABBATUCCI Mario MISSIROLI Paolo SPRIANO Giorgio GALLI Pietro SCOPPOLA Angelo TASCA Renzo DE-FELICE Paolo FARNETI”,”La crisi italiana del primo dopoguerra. La storia e la critica.”,”Saggi di Giuliano PROCACCI Rosario ROMEO Arrigo SERPIERI Alessandro STADERINI Roberto VIVARELLI Gaetano SALVEMINI Nino VALERI Giovanni SABBATUCCI Mario MISSIROLI Paolo SPRIANO Giorgio GALLI Pietro SCOPPOLA Angelo TASCA Renzo DE-FELICE Paolo FARNETI Saggi dedicati alla Prima guerra mondiale: – La guerra e la grande industria (Rosario Romeo) (pag 78-94) – La guerra e le classi rurali (Arrigo Serpieri) (pag 95-108) – Le speranze della guerra (Roberto Vivarelli) (pag 136-152) – La vittoria mutilata (Gaetano Salvemini) (pag 153-163) “”Da noi la svolta del corso politico della guerra venne a coincidere con una delle più gravi disfatte della nostra storia militare: Caporetto. Sebbene, come pare ormai accertato da una serie di autorevoli studi, le principali cause del rovescio fossero chiaramente di carattere militare, pure è innegabile che Caporetto riflette in larga misura anche la stanchezza e il disagio morale delle truppe, e la cattiva condotta politica di esse. Venivano dunque al pettine nodi di problemi vecchi: erano innanzitutto i metodi ‘ancien regime’ del Comando supremo e via via di tutte le altre gerarchie militari – quel trattare le truppe, come fu detto, quasi si trattasse di un esercito di mercenari e non di un esercito di cittadini -, i quali apparivano fuori tempo e controproducenti e venivano perciò direttamente posti sotto accusa; ma questi metodi, a loro volta erano il riflesso di una più generale situazione politica, che aveva anch’essa un suo aspetto contingente e un suo tratto più profondo e di antica origine. L’aspetto contingente era il modo come l’Italia era entrata in guerra e come quindi la guerra stessa era “”sentita”” dal popolo italiano; il tratto più profondo era ancora la fondamentale estraneità delle masse popolari dalla vita pubblica del paese. Sintomatica di questo vizio costituzionale del paese era la distanza, nelle truppe, tra ufficiali e soldati, il loro diverso atteggiamento di fronte alla guerra nei confronti della quale, o almeno delle sue ragioni “”ideali””, i soldati mantenevano in genere una caratteristica estraneità. Ora questi ostacoli dovevano venire almeno provvisoriamente rimossi e superati: per ottenere quella concordia e quella unità, che tanto era necessaria per la resistenza del paese e la sua riscossa e che il governo invocava, si doveva creare un nuovo clima politico”” [Roberto Vivarelli, ‘Le speranze della guerra’] (pag 147)”,”ITAD-135″
“SABBATUCCI Giovanni VIDOTTO Vittorio a cura; saggi di Romano Paolo COPPINI Antonino DE-FRANCESCO Marco MERIGGI Guido PESCOSOLIDO”,”Storia d’Italia. 1. Le premesse dell’unità. Dalla fine del Settecento al 1861.”,”””Non di meno, sarebbe improprio esagerare l’influenza del repubblicanesimo francese presso gli oppositori da sinistra di Mazzini: il federalismo di Ferrari e di Montanelli non è infatti quello di Cattaneo, mentre il loro socialismo può ricordare solo vagamente quello di Pisacane. Nelle posizioni dei due più attenti osservatori della cultura politica francese prendeva piuttosto forma quell’ideale federativo che aveva fatto la propria comparsa all’indomani del 1789 e da lì aveva poi trovato epigoni nell’Italia giacobina: presto cancellato dalla stagione bonapartista, che aveva obbligato i suoi antichi sostenitori a piegarlo nel quadro di una soluzione monarchica e costituzionale, esso si era riproposto nella Francia del 1830, quando la rilettura della grande rivoluzione operata dal movimento democratico e socialista lo rese, nel 1848, un progetto immediatamente credibile anche presso chi, nella penisola, mai aveva contestato il primato politico transalpino. Con questi presupposti, non stupisce che in Italia il federalismo socialista e repubblicano non sia riuscito a conquistarsi uno spazio di manovra, presto incrinandosi sotto i colpi inflittigli dal colpo di Stato di Luigi Bonaparte per poi crollare davanti all’avanzata unitaria del 1859-1860. Né miglior sorte, per la verità, ebbe la soluzione federale accennata nei suoi scritti da Carlo Cattaneo: di Mazzini egli contestava l’equiparazione dell’indipendenza a una meta rivoluzionaria, e per questo motivo, all’indomani del 1848, preoccupato dall’egemonismo sabaudo, ritenne che fosse possibile allontanare l’evenienza di un’Italia unita sotto l’illiberale Piemonte per il tramite di un’alternativa repubblicana e federalista. E tuttavia, le sue idee al riguardo troppo insistevano sulla libertà del cittadino e sull’autonomia dei municipi quale cellula di un ordine a tutela della libertà individuale, perché – prive come erano di un saldo ancoraggio ad un contesto sociale nazionale – potessero prendere la forma di un compiuto progetto politico. In ragione di ciò, le critiche a Mazzini valsero solo ad incrinare l’unità repubblicana, senza mai addivenire a quell’embrione di partito demo-socialista e federalista auspicato da Ferrari. Nel 1853, poi, il fallimento del tentativo insurrezionale a Milano propugnato dal genovese precipitò la crisi del suo movimento, imponendogli una revisione sul piano politico e organizzativo. Ma la nascita, nello stesso anno, di una nuova formazione, che fu chiamata Partito d’azione proprio per sottolineare il carattere di organismo di lotta, non evitò il rapido distacco, sul versante di destra, di quanti (Manin, Bertani, Mordini, Medici, Bixio) avrebbero presto trovato compatibile il radicalismo politico con un atteggiamento filosabaudo. La crisi del democraticismo molto favorì, inoltre, la crescita del murattismo, il cui motto – costituzione nelle due Sicilie e unità italiana per il tramite di una federazione con gli altri Stati della penisola – suonava aperta sfida alla politica egemonica del Piemonte. (…) E proprio allo spettro del murattismo, il cui programma federativo molto ostava alla soluzione unitaria, si deve il riavvicinamento, dopo le polemiche del 1851, tra Mazzini e Pisacane. (…) Su questo terreno tornava l’intesa con Mazzini, del quale Pisacane, oltre ad elogiare l’unitarismo (e qui sta, netta, la sua divisione da tanto democratismo di matrice carbonara del Mezzogiorno), ammirava il ruolo sino allora svolto: si doveva al genovese, infatti, se il repubblicanesimo si poteva proporre in Italia come un nuovo contratto sociale, che aveva fatto ‘tabula rasa’ d’ogni precedente tradizione politica. Si spiega in questi termini la sofferta adesione dell’uno all’infausta spedizione militare dell’altro: per Mazzini una ripresa dell’iniziativa nel Mezzogiorno significava rintuzzare le accuse del democratismo napoletano (che col Ricciardi non si stancava di accusarlo di inaccettabile egemonia) ed evitare la diaspora repubblicana verso i lidi del murattismo, del liberalismo cavouriano, del federalismo socialista alla Ferrari; per Pisacane, gli obiettivi erano largamente comuni, ma a questi egli assommava il timore che il marattismo potesse con un colpo di mano prevenire l’iniziativa democratica e la convinzione che nel Cilento, dove le insurrezioni contadine erano di vecchia data, non gli sarebbe stato difficile dare forma concreta al proprio progetto di una guerra sociale. La tragedia di Sapri (giugno-luglio 1857) pose fine ad ogni speranza di ripresa repubblicana nel Mezzogiorno”” (pag 339-342) [Antonino De Francesco, ‘Ideologie e movimenti politici’]”,”ITAB-001-FMP”
“SABBATUCCI Giovanni VIDOTTO Vittorio a cura; saggi di Fulvio CAMMARANO Enrico DECLEVA Giovanni MONTRONI Guido PESCOSOLIDO Bruno TOBIA”,”Storia d’Italia. 2. Il nuovo Stato e la società civile, 1861-1887.”,”Contiene tra i vari saggi: ‘Il compimento dell’unità e la politica estera’ di Enrico Decleva (pag 115-220)”,”ITAB-002-FMP”
“SABBATUCCI Giovanni VIDOTTO Vittorio a cura; saggi di Francesco BARBAGALLO Giuseppe BARONE Maurizio DEGL’INNOCENTI Luisa MANGONI Mario G. ROSSI Francesca SOCRATE”,”Storia d’Italia. 3. Liberalismo e democrazia, 1887-1914.”,”Contiene tra l’altro il saggio di Maurizio DEGL’INNOCENTI, ‘Socialismo e classe operaia’ (pag 137-202)”,”ITAB-003-FMP”
“SABBATUCCI Giovanni VIDOTTO Vittorio a cura; saggi di Elena AGA-ROSSI Giovanni BELARDELLI Paul CORNER Adrian LYTTELTON Fortunato MINNITI Giovanni PROCACCI Leonardo RAPONE Giovanni SABBATUCCI Bruno WANROOIJ”,”Storia d’Italia. 4. Guerre e fascismo, 1914-1943.”,”Contiene il saggio di Fortunato Minniti, ‘L’ultima guerra: obiettivi e strategie’ (pag 577-668) La questione della preparazione al conflitto. “”Mussolini aveva cominciato a preparare la «sua» guerra con scopi ideologici e politici che andavano oltre i tradizionali obiettivi della politica di potenza (11), tra la fine del 1938 e i primi del 1939, collocandola nel quadro dell’incombente scontro delle grandi potenze che difendevano il loro status – Gran Bretagna e Francia – contro quelle che volevano migliorarlo o recuperarlo – Italia e Germania (12). Se ad agosto del 1939 egli non volle combatterla perchè gli apparve politicamente oltre che militarmente inopportuna, decise però di dichiararla nel momento in cui gli si offrì l’opportunità di affrontare un solo nemico, la Gran Bretagna – che stava abbandonando il continente e si trovava nella situazione più pericolosa della sua storia di potenza mondiale (13) – invece di due – essendo la Francia invasa dai tedeschi – appena in tempo per non essere tagliato fuori dal vincitore e dai vinti dalle non lontane trattative per la definitiva sistemazione dei nuovi equilibri in Europa e in Africa. Una valutazione che si rivelò errata e costituì un errore politico e militare esiziale, aggravato dal fatto che nel processo decisionale di Mussolini fattori altrimenti determinanti, come gli accordi esistenti o da stringere con l’alleato oppure già presi in considerazione mesi prima, come la preparazione delle forze armate e le condizioni dell’economia non ebbero alcun peso, al pari delle attese della popolazione. Paradossalmente, ciò impedisce di concludere, anche se tali fattori ebbero poi importanza decisiva sul corso degli avvenimenti, che Mussolini ed il regime abbiano sbagliato tipo di preparazione. Posta a confronto con il tipo di guerra che avrebbe dovuto sostenere, e non con quella poi realmente combattuta, la preparazione c’era. Le sue componenti politiche, dottrinali e logistiche, industriali sono relativamente note; sarà dunque soffermarsi soltanto su altre tre componenti meno note e che alle precedenti conferiscono significato: quelle strategiche, relative al piano operativo predisposto; quelle economiche, legate al modello di economia funzionale alla guerra; quelle morali, date dall’atteggiamento degli italiani nell’imminenza del conflitto”” [Fortunato Minniti, ‘L’ultima guerra: obiettivi e strategie’ (pag 583-584) [(11) E. Gentile, ‘La nazione del fascismo. Alle origini del declino dello Stato nazionale’, in G. Spadolini (a cura), ‘Nazione e nazionalità in Italia’, Laterza, Roma-Barin, 1994, pp. 109-112; (12) A. Hillgruber, ‘Storia della seconda guerra mondiale. Obiettivi di guerra e strategia delle grandi potenze’, Laterza, Roma-Bari, 1989, pp. VII, 3-26. Sul ruolo di potenza dell’Italia, F. Minniti, ‘Piano e ordinamento nella preparazione italiana alla guerra degli anni Trenta’, in “”Dimensioni e problemi della ricerca storica””, 1990, n. 1, pp. 123-125; J.J. Sadkovich, ‘Anglo-American Bias and the Italo-Greek War of 1940-1941’, in ‘The Journal of Military History’, n. 58, 1994, p. 639; (13) M. Howard, ‘La pensée stratégique’, in ‘Revue d’histoire de la deuxième guerre mondiale’, n. 90, 1973, p. 4]”,”ITAB-004-FMP”
“SABBATUCCI Giovanni VIDOTTO Vittorio a cura; saggi di Bruno BONGIOVANNI Roberto CHIARINI Rolf PETRI Paolo POMBENI Antonio VARSORI”,”Storia d’Italia. 5. La repubblica, 1943-1963.”,”Contiene il capitolo: ‘Dalla ricostruzione al miracolo economico’ di Rolf Petri (pag 319-448)”,”ITAB-005-FMP”
“SABBATUCCI Giovanni VIDOTTO Vittorio a cura; saggi di Pierluigi BATTISTA Lucio CARACCIOLO Piero IGNAZI Andrea RICCARDI Michele SALVATI Vittorio VIDOTTO”,”Storia d’Italia. 6. L’Italia contemporanea. Dal 1963 a oggi.”,”Contiene il capitolo: ‘Dalla ricostruzione al miracolo economico’ di Rolf Petri (pag 319-448)”,”ITAB-006-FMP”
“SABBATUCCI Giovanni”,”Partiti e culture politiche nell’Italia unita.”,”Giovanni Sabbatucci ha insegnato Storia contemporanea nelle Università di Macerata e di Roma La Sapienza. Ha collaborato a L’Espresso e alle pagine culturali del Corriere della Sera. Dal 1994 è stato editorialista del quotdiano ‘Il Messaggero’. I liberali fiancheggiatori del fascismo (pag 271) …. finire”,”ITAP-247″
“SABBATUCCI Giovanni”,”Il riformismo impossibile. Storie del socialismo italiano.”,”Giovanni Sabbatucci (Sellano, Perugia, 1944) ha insegnato Storia contemporanea alla facoltà di Lettere dell’università di Macerata. E’ autore tra l’altro di ‘La stampa del combattentismo’ (1979) e curatore di una ‘Storia del socialismo italiano’ in 6 volumi (1980-81). Per Laterza ha pubblicato ‘I combattenti nel primo dopoguerra’ (1974) e ‘La crisi italiana del primo dopoguerra’ (1976). “”La migliore definizione sintetica del Nenni politico l’ha data forse Gaetano Arfè nel titolo del suo saggio introduttivo alla raccolta degli scritti nenniani del ’44-’45. ‘Pietro Nenni libertario e giacobino’. I due termini possono sembrare antitetici, e in parte lo sono davvero. Certo non lo erano all’interno di quella cultura politica di matrice ottocentesca, insurrezionalista e populista, un pò mazziniana e un po’ bakuniana, in cui Nenni si era formato e alla quale erano legate le sue prime e decisive esperienze (6). Una cultura che si allacciava senza soluzione di continuità alla tradizione delle rivoluzioni ottocentesche e aveva come principale punto di riferimento gli esempi della rivoluzione francese («È da essa – ha scritto ancora Arfè – che Nenni trae il suo ‘ethos’ politico, criteri di interpretazione e suggestioni per l’azione» (7). Una cultura ugualmente lontana dalle forme istituzionali della democrazia liberale e dalla prassi della socialdemocrazia europea. Il problema è quello di capire come mai un rappresentante tipico di questa tradizione (appena corretta da una superficiale spolveratura di marxismo) sia diventato, e sia rimasto per tanto tempo, il leader del socialismo italiano. La risposta sta nel fatto che tutto il socialismo massimalista – ossia il filone politicamente maggioritario del socialismo italiano, quello a cui Nenni aderì nel 1921 – era fortemente impregnato di ribellismo e di spiriti giacobini, aveva – come ha osservato Roberto Vivarelli (8) – una sotterranea colleganza con un certo intrasigentismo di matrice mazziniana e conservava, sotto una scorza di duro classismo, una forte vena di populismo ottocentesco. «Populismo» (termine che uso in senso non necessariamente spregiativo, per indicare una visione indifferenziata delle masse popolari come soggetto di pulsioni ribellistiche piuttosto che come portatrici di interessi concreti, come fonte di legittimazione data una volta per tutte piuttosto che come agente di opzioni politiche verificabili attraverso le procedure elettorali) è un’altra parola-chiave necessaria per capire i tratti caratteristici della politica nenniana. Per Nenni, che pure non disdegna le citazioni da Marx ed Engels, «proletariato» e «popolo» sono concetti molto vicini, se non completamente fungibili. Le masse popolari – anche quando sono definite in base a parametri socioeconomici – sono in sostanza quelle che reclamano giustizia, che si ribellano ai privilegi e ai poteri costituiti, che riempiono fisicamente le piazze nelle manifestazioni politiche della sinistra e nei movimenti di protesta sociale”” (pag 67-68) [(6) Sulla formazione e le esperienze giovanili di Nenni, oltre ai primi due capitoli della citata biografia di Santarelli, v. F. Biondi Nalis, ‘La giovinezza politica di Pietro Nenni’, Angeli, Milano, 1983 e M. Ridolfi, ‘ll giovane Nenni e la cultura politica dei partiti popolari’, ‘Storia e problemi contemporanei’, gennaio-giugno 1990, pp. 37-48; (79) Nella citata Introduzione a ‘Vento del Nord’, p. XI; (8) R. Vivarelli, ‘Rivoluzione e reazione in Italia negli anni 1918-1922’, in ‘Il fallimento del liberalismo’, cit., pp. III – 62]”,”MITS-475″
“SABBATUCCI Giovanni”,”Il riformismo impossibile. Storie del socialismo italiano.”,”Giovanni Sabbatucci (Sellano, Perugia, 1944) insegna Storia contemporanea alla facoltà di Lettere dell’università di Macerata (1991). È, tra l’altro, autore di ‘La stampa del combattentismo’ (1979) e curatore di una ‘Storia del socialismo italiano’, in 6 volumi (1980-1981). Per i tipi della Laterza: ‘I combattenti nel primo dopoguerra’ (1974) e un’antologia ‘La crisi italiana del primo dopoguerra’ (1976).”,”MITS-476″
“SABBATUCCI Giovanni VIDOTTO Vittorio”,”Storia contemporanea. Il Novecento.”,”Sabbatucci e Vidotto sono professori di Storia contemporanea all’Università di Roma La Sapienza (2008). Seconda guerra mondiale. Il fronte orientale. Da guerra meccanizzata a guerra d’usura. “”(…) In dicembre i sovietici lanciavano la loro prima controffensiva, allontanando la minaccia da Mosca. All’inizio dell’inverno, i tedeschi erano ancora padroni di territori vastissimi e importantissimi dal punto di vista economico (l’Ucraina, la Bielorussia, le regioni baltiche). Ma Hitler aveva mancato l’obiettivo di mettere fuori causa l’Urss ed era costretto a tenere il grosso del suo esercito immobilizzato nelle pianure russe, alle prese con un terribile inverno e con una resistenza sempre più accanita. Guidata personalmente da Stalin – che seppe mobilitare il sentimento patriottico del popolo russo – la resistenza dei sovietici risultò infatti più efficace del previsto. Attingendo a un serbatoio umano che sembrava inesauribile e riorganizzando la produzione industriale nelle regioni a est del Volga, l’Urss riusciva infatti a compensare le spaventose perdite subite (3 milioni di uomini, 20.000 carri armati e 15.000 aerei nei primi tre mesi di guerra). Anche la guerra meccanizzata si trasformava così in una ‘guerra d’usura’, in cui l’elemento decisivo era costituito dalla capacità di compensare rapidamente il logorio degli uomini e dei materiali. In una guerra del genere – così com’era accaduto nel primo conflitto mondiale – la Gemrania era destinata a perdere il suo vantaggio iniziale, dovuto alla superiorità tecnica e strategica. Tanto più nel momento in cui la massima potenza industriale del mondo si schierava a fianco di Gran Bretagna e Urss”” (pag 187-188)”,”REFx-195″
“SABELLI FIORETTI Claudio SERRA Michele AQUARO Angelo”,”Il Gigante di carta. Come la stampa ha fabbricato il mito di Raul Gardini.”,”””Gardini considerava quasi tutti i giornalisti alla stregua di cani da riporto… “” (pag 13)”,”ITAE-093″
“SABETTI Alfredo”,”Sulla fondazione del materialismo storico.”,”Questo libro segue lo sviluppo ideologico filosofico del giovane MARX dagli anni berlinesi alla ‘Deutsche Ideologie’. SABETTI (Napoli, 1916) è ordinario di storia della filosofia nella Univ di Salerno. Ha scritto molte opere di filosofia in particolare sul problema del rapporto HEGEL-MARX.”,”MADS-202″
“SABETTI Alfredo”,”Hegel e il problema della filosofia come storia.”,”””Come per Fichte e per Schelling – scrive il Cornu -, l’ essenza della dottrina di Hegel si spiega con le sue tendenze politiche e sociali. La sua opera esprime le aspirazioni della classe media tedesca, della borghesia allora in formazione e desiderosa di liberarsi dal regime feudale ancora preponderante, ma impotente a rovesciarlo, come aveva fatto la borghesia francese, e obbligata perciò ad adattarsi alle sopravvivenze del passato. Condannando insieme le tendenze rivoluzionarie di Fichte e le tendenze reazionarie di Schelling, Hegel interpreta la concezione dello sviluppo organico del mondo in senso conservatore.”” (pag 24) “”Si possono distinguere gli uomini dagli animali per la coscienza, per il sentimento religioso, per quel che si vuole – scrive Marx nell’ Ideologia tedesca -. Ma essi cominciano a distinguersi dagli animali in quanto essi cominciano a produrre i loro mezzi di sussistenza (…). In quanto gli uomini producono i loro mezzi di vita, essi producono indirettamente la loro stessa vita materiale””. (Marx, L’ ideologia tedesca, pag 45) (pag 122)”,”FILx-305″
“SABETTI Alfredo”,”Sulla fondazione del materialismo storico.”,”Questo libro segue lo sviluppo ideologico filosofico del giovane MARX dagli anni berlinesi alla ‘Deutsche Ideologie’. SABETTI (Napoli, 1916) è ordinario di storia della filosofia nella Univ di Salerno. Ha scritto molte opere di filosofia in particolare sul problema del rapporto HEGEL-MARX. “”Il Marx della ‘Deutsche Ideologie’ contesta quindi a Feuerbach il diritto di chiamarsi comunista, come egli aveva fatto in una sua risposta a Max Stirner, nella quale aveva asserito che l’egoismo, del quale Stirner si faceva sostenitore, doveva essere necessariamente integrato dal comunismo (1). Tale contestazione implica la necessità di mettere in discussione la fondazione stessa del comunismo feuerbachiano, il quale, allo stesso modo della filosofia critica di Bruno Bauer e della concezione stirneriana, ha la sua base nella ‘filosofia speculativa’, esclude da sé ogni fondamento storicistico e in particolare non ha possibilità alcuna di legarsi alla dottrina del materialismo storico, che è per Marx l’unico fondamento possibile del socialismo scientifico. Anche se Feuerbach – e Marx non trova difficoltà ad esprimere chiaramente questo riconoscimento del valore positivo del suo atteggiamento – si spinge più avanti di quanto abbiano fatto gli altri ‘ideologi’, egli non cessa “”di essere teorico e filosofo””. Nella ‘Deutsche Ideologie’ Feuerbach è visto come colui il quale, all’interno dell”ideologia’, senza superarne i limiti, ha posto il problema di quel superamento, quando, cercando di richiamare la filosofia dal cielo in terra, ha presentato “”il mondo religioso come l’illusione del mondo terreno”” ed ha aperto “”la strada della concezione materialistica della storia””. Fare i conti con lui significa per Marx fare i conti con il proprio passato, collocare la filosofia feuerbachiana come il tratto d’unione necessario, nel ripensamento critico che egli ha fatto di quella filosofia, tra l’esigenza della fondazione di una filosofia ‘realmente critica’, esigenza che la Sinistra Hegeliana, nel suo complesso, non aveva saputo soddisfare, e il materialismo storico.”” [Alfredo Sabetti, Sulla fondazione del materialismo storico, 1977] (pag 284-285) [(1) “”Feuerbach – concludeva l’autore nella sua risposta a Stirner, parlando in terza persona di se stesso – … non è né materialista, né idealista, né filosofo dell’identità. E che cos’è dunque? Egli è col pensiero ciò che è nel fatto; nello spirito, ciò che è nella carne, nell’essenza, ciò che è nei sensi – uomo: o, piuttosto, giacché egli riconduce l’essenza dell’uomo nella società – uomo sociale, comunista”” (L. Feuerbach, ‘Sämtliche Werke’, Stuttgart, 1903-1911, VII, p. 310). La traduzione del passo è di F. Lombardi, che lo cita in ‘L. Feuerbach’, Firenze 1934, p. 280]”,”MADx-778″
“SABETTI Alfredo”,”Studi sul giovane Marx (lezioni del corso ufficiale di “”storia della filosofia””).”,”””Il Marx degli “”Annali franco-tedeschi”” concepisce l’uomo al centro della realtà politica e sociale e ne fa il vero soggetto della storia, e ciò gli serve a liberarsi e a confutare l’equivoco ideologico, per cui, anche per i Giovani Hegeliani, è la coscienza che pone l’essere e non l’essere la coscienza. Certamente gli sfugge ancora, come si è detto, l’approfondimento delle cause essenziali della condizione prima di ogni realtà sociale e politica, manca ancora l’indagine economica; ed è per questo che alla filosofia nell”Introduzione’ è riservato un posto di primo piano, e nella ‘Judenfrage’ l’emancipazione umana, anche se inserita e legata alla dialettica della lotta di classe, conserva un residuo di astrattezza, è vista ancora, in un certo senso, come l’ultima tappa di un processo che ha un che di ideale, e di cui l’emancipazione politica e religiosa possono considerarsi i termini intermedi. Una più approfondita analisi della realtà economica gli permetterà ben presto di liberarsi decisamente dallo equivoco, in cui sono caduti e Hegel e i Giovani Hegeliani, e di porre nel giusto rapporto il processo economico-sociale con la produzione culturale, dando all”ideologia’ il posto che le spetta e che egli le assegnerà nella ‘Deutsche Ideologie’. D’altra parte l’incontro con il socialismo francese realizzerà, sul piano concreto e fuori dagli schematismi ancora astratti e utopistici, da cui partivano i fondatori dei ‘Deutsche-Französische Jahrbucher’, “”l’alleanza tra gli intellettuali tedeschi e francesi””, di cui parla Ruge, il ‘principio franco-tedesco’, proclamato da Feuerbach (66), ed aiuterà Marx ad elaborare la sua concezione della storia. La formazione del materialismo storico. Soltanto un’analisi approfondita della realtà economica poteva dare a Marx, come abbiamo già posto in rilievo, la possibilità di un’interpretazione del processo della storia, che collocasse la produzione culturale, l’ ‘ideologia’ in genere e la filosofia in particolare, nel suo giusto rapporto con il mondo concreto, ed eliminasse del tutto, l’ ‘impasse’ dell’ideologismo, che egli denunzierà con tanto vigore nella ‘Deutsche Ideologie'”” (pag 169-170) [Alfredo Sabetti, ‘Studi sul giovane Marx (lezioni del corso ufficiale di “”storia della filosofia””)’, Liguori editore, Napoli, 1967 [(66) Cfr. ‘Vorlaufige Thesen zur Reform der Philosophie’, pubblicate negli ‘Anekdota’ del Ruge, nel 1843. “”Il vero filosofo, cioè quel filosofo il cui pensiero voglia essere coerente con la vita e con l’umanità che è in lui, deve essere d’origine gallo-germanica… Il cuore, che è il principio femminile, il senso del finito e la sede del materialismo, è francese; la testa, che è il principio maschile e la sede dell’idealismo è tedesco. Il cuore è rivoluzionario, la testa riformista”” scriveva il Feuerbach nelle Tesi (cfr. trad. italiana, in L. Feuerbach, ‘Principi della filosofia dell’avvenire’, Torino, Einaudi, 1946, p. 60]”,”MADS-812″
“SABINE George H.”,”Storia delle dottrine politiche.”,”Dottrine della città-stato: Platone, Aristotele, dottrine della comunità universale: la legge naturale, Cicerone, Seneca, Filippo il Bello, Bonifacio VIII, Marsilio da Padova e Guglielmo D’Occam, Dottrine dello stato nazionale: Machiavelli, primi riformatori protestanti, dottrine realiste e antirealiste, Bodin, giusnaturalismo, More, Hooker, Hobbes, radicali e comunisti, repubblicani: Harrington, Milton e Sidney; Halifax e Locke; Francia: decadenza della legge naturale, riscoperta comunità: Rousseau; Hume e Burke; Hegel dialettica e nazionalismo; liberalismo e radicalismo filosofico, liberalismo moderno, Marx e materialismo dialettico, comunismo, fascismo e nazionalismo. “”La filosofia sociale di Marx poggiava sul fatto, da essa per la prima volta chiaramente portato al fuoco dell’attenzione, che s’era verificato nel corso dell’Ottocento un mutamento sociale di primissima importanza: il sorgere alla consapevolezza politica ed infine al potere politico della classe operaia. Come fu detto nel precedente capitolo, questo fatto aveva determinato un cambiamento di rotta nel pensiero liberale, ma Carlo Marx ne colse l’importanza assai prima dei liberali. Specialmente negli studi storici, che formarono parte integrale della sua filosofia, egli presentava per la prima volta il capitalismo in quello che si potrebbe chiamare il suo aspetto umano, come una istituzione che aveva prodotto ed andava sempre più estendendo una classe di uomini che vivono soltanto del loro salario e che sono legati perciò ai loro datori di lavoro soltanto da un rapporto economico. La loro capacità di lavoro è una merce, l’unica merce di valore economico che possiedano, che si compra in un mercato libero dove l’unico obbligo dell’acquirente è di pagare il prezzo corrente. Il rapporto tra lavoratore e datore di lavoro tende così a svestirsi di significato umano e di obbligo morale e diventa semplicemente un rapporto di potenza. Giustamente Marx vide in una siffatta situazione il fatto potenzialmente più rivoluzionario della storia moderna: da un canto una classe definita dal possesso dei mezzi di produzione e mossa soprattutto dalla necessità di creare dei profitti; dall’altro il proletario dell’industria, privo di qualsiasi potere se non attraverso la pressione di masse ben organizzate (…)””. [George H. Sabine, Storia delle dottrine politiche, 1967] (pag 580)”,”TEOP-036″
“SABINE DE-ROSA KOWOHL Carla; con la collaborazione di Stefano FILIPPONE THAULERO”,”Storia della cultura tedesca fra “”ancien regime”” e Restaurazione. Cronache e personaggi.”,”Carla SABINE DE-ROSA KOWOHL insegna storia della cultura tedesca nella facoltà di lettere della LUMSA di Roma. Stefano FILIPPONE THAULERO ha pubblicato ‘Il ruolo del cancelliere federale secondo la Legge Fondamentale’ (1994).”,”GERx-070″
“SABINE George H.”,”Storia delle dottrine politiche.”,”””La verità è che l’ economia classica fornì a Marx un quadro già pronto dello sfruttamento del lavoro. L’ economia immaginava naturalmente di descrivere un sistema radicato nella natura delle cose. Ma Marx, avendo in mano la dialettica hegeliana, poteva facilmente pensare ch’esso avesse le sue radici nella storia ed attribuirlo al sistema capitalistico””. (pag 555)”,”TEOP-162″
“SABINE George”,”Historia de la teoria politica.”,”Libro dedicato alla memoria di Walter James SHEPARD. “”La filosofia politica di John Locke apparve come pubblicazione occasionale. Era contenuta in due saggi pubblicati nel 1690 co il proposito confessato di dfifendere la Rivoluzione, e nel primo di questi saggi, dedicato a contestare Filmer non ha una importanza permamente. Ma il secondo era lungi da essere una mera pubblicazione di circostanza; penetrava nel passato, attraverso tutto il periodo delle guerre civili, e si univa con la Ecclesiastical Polity di Hooker, che aveva riassunto il pensiero politico inglese sul finire del periodo della Riforma e prima della rottura tra parlamento e Monarchia.”” (pag 386)”,”TEOP-219″
“SABINE George H.”,”Storia delle dottrine politiche. Volume I.”,”Aristotele. Metodo. “”Questi tre fattori, chiamati da Aristotele, forma, materia, movimento, sono gli elementi costitutivi della natura. Essi offrono libero campo alle arti, perché, entro certi limiti, che non facilmente si scoprono, i piani dell’artista possono servire come forme verso le quali si può far convergere il materiale adatto. Così in politica lo statista non può fare quello che preferisce, ma saggiamente sceglie quell’indirizzo che può portare almeno ad un migliore e più desiderabile sviluppo delle istituzioni sociali e della vita umana. Per farlo bisogna che egli intenda tanto ciò che è possibile quanto ciò che è reale. Egli deve conoscere quali potenzialità di progresso siano presenti nella situazione che ha dinnanzi e quali condizioni materiali daranno a queste forze ideali i mezzi per realizzarsi nel modo migliore. Le sue ricerche hanno sempre due intenti, devono essere empiriche e descrittive, perchè senza la conoscenza della realtà egli non può dire quali mezzi ha a ua disposizione o come i mezzi adoperati potranno attuarsi; ma devono considerare anche la dimensione ideale dei fatti, perchè altrimenti lo statista non saprà come debbono essere usati i suoi mezzi affinchè il suo materiale dia il miglior risultato. Questa concezione della scienza e dell’arte politica rappresenta il tipo di ricerche che offriva maggior campo alla maturità intellettuale del genio di Aristotele. Quanto ad originalità ed ad arditezza di costruzione speculativa egli non fu certo pari a Platone, ed i principi fondamentali della sua filosofia derivarono tutti dal suo maestro. ma nella capacità di organizzazione intellettuale, specialmente nella capacità di cogliere un tipo o una tendenza in mezzo ad una massa complessa di particolari, egli fu non solo superiore a Platone, ma pari ad ogni altro pensatore nella storia posteriore della scienza. (…) Aristotele fu il fondatore di questo metodo, in complesso il più fecondo ed il migliore che gli studi politici abbiano sviluppato”” (pag 95)”,”FILx-483″
“SABINE George H.”,”Storia delle dottrine politiche. Volume II.”,”””Per Marx l’attributo di dialettico era la cosa essenziale. Al pari di Hegel, egli considerava la spiegazione meccanicistica come adatta alla fisica e alla chimica per la ragione che queste scienze trattano di materie che non implicano problemi di sviluppo storico; Marx non credette mai che i metodi delle scienze potessero essere adottati dalle scienze sociali. La dialettica era vista da lui come l’unico metodo logico in grado di trattare di una materia in continuo sviluppo e di rivelare la “”necessità”” di quello sviluppo. Come Hegel, anche Marx considerava la spiegazione meccanicistica come appartenente ad una forma inferiore di logica perchè tratta di una forma inferiore di realtà. In seguito, certo, dopo la pubblicazione dell”Origine della specie’ di Darwin, Marx rivendicò alla sua teoria dello sviluppo sociale un’affinità con l’evoluzione organica, e vi è infatti una somiglianza superficiale fra la lotta di classe e la selezione naturale. Ciò che colpì Marx ad una prima lettura del libro di Darwin fu il suo “”rozzo metodo inglese di sviluppo”” (1), perchè la teoria dell’evoluzione di Darwin era strettamente una generalizzazione empirica, una teoria causale del mutamento che non implicava alcun progresso, mentre la dialettica era per Marx e per Hegel una legge della logica. Essa forniva una teoria ‘a priori’ del progresso che era ad un tempo un principio di spiegazione e una valutazione. Il materialismo di Marx non eliminò mai l’assunto hegeliano di una forza sottostante che è la realtà nascosta dietro una molteplicità di manifestazioni e apparenze effimere. Il modello metafisico che le si adattava non era il meccanicismo ma una forma di vitalismo naturalistico. Contemporaneamente diverse implicazioni del “”materialismo”” erano importanti per Marx. In primo luogo egli tendeva a identificarlo con la “”scientificità”” e, sebbene non credesse affatto che gli studi sociali potessero imitare la fisica, pensava tuttavia che si potesse farli diventare altrettanto precisi e certi. Fu facilmente convinto da Feuerbach, quindi, che concetti come quelli dello “”spirito assoluto”” o dello “”spirito del tempo”” erano meramente immaginari e che le reali forze motrici della storia in una società sono le sue condizioni materiali. Marx era del tutto privo della sprezzante arroganza verso la scienza che Hegel mostrava di tanto in tanto. In realtà si ha l’impressione che l’inclinazione naturale del pensiero di Marx fosse essenzialmente pratica ed empirica; pochi uomini politici hanno edificato la propria condotta politica su un corpo di conoscenze storiche ed economiche paragonabile a quello di Marx. Era forse questa caratteristica mentale che rendeva in certo modo vaghe le ampie generalizzazioni della filosofia di Marx. Talvolta espressioni come “”le tendenze che operano con ferrea necessità verso un fine inevitabile”” (che compare nella prefazione al ‘Capitale’) sono impiegate come se si trattasse di dogmi puri e semplici, ma altre volte vengono impiegate come stimolanti ipotesi di lavoro. Talvolta egli parla come se il materialismo dialettico fosse una formula che può essere applicata meccanicamente a qualsiasi periodo della storia, ma altre volte egli protesta veementemente contro questo impiego. E sebbene si lasciasse andare molto spesso a delle previsioni, Marx si riteneva altrettanto libero di porre delle eccezioni ad esse. Così egli poteva affermare che la rivoluzione era inevitabile ma anche poteva non verificarsi in Inghilterra o negli Stati Uniti; o poteva affermare che il capitalismo era una fase necessaria dello sviluppo economico ma poteva anche coltivare l’idea che in Russia, forse, il socialismo poteva svilupparsi direttamente dalle comunità di villaggio. In generale la dialettica dava alla logica di Marx un’elasticità che gli impediva di distinguere fra la probabilità e la rigida implicazione, o di riconoscere che le affermazioni necessarie sono tipicamente condizionali”” [George H. Sabine, Storia delle dottrine politiche. Volume II, Milano, 1978] [(1) “”Lettera a Lassalle””, 16 gennaio 1861, in ‘Marx-Engels. Correspondence, 1846-1895’ (1934), p. 125] (pag 585-586)”,”FILx-484″
“SABINE George H.”,”Storia delle dottrine politiche.”,”Dottrine della città-stato: Platone, Aristotele, dottrine della comunità universale: la legge naturale, Cicerone, Seneca, Filippo il Bello, Bonifacio VIII, Marsilio da Padova e Guglielmo D’Occam, Dottrine dello stato nazionale: Machiavelli, primi riformatori protestanti, dottrine realiste e antirealiste, Bodin, giusnaturalismo, More, Hooker, Hobbes, radicali e comunisti, repubblicani: Harrington, Milton e Sidney; Halifax e Locke; Francia: decadenza della legge naturale, riscoperta comunità: Rousseau; Hume e Burke; Hegel dialettica e nazionalismo; liberalismo e radicalismo filosofico, liberalismo moderno, Marx e materialismo dialettico, comunismo, fascismo e nazionalismo. “”La filosofia sociale di Marx poggiava sul fatto, da essa per la prima volta chiaramente portato al fuoco dell’attenzione, che s’era verificato nel corso dell’Ottocento un mutamento sociale di primissima importanza: il sorgere alla consapevolezza politica ed infine al potere politico della classe operaia. Come fu detto nel precedente capitolo, questo fatto aveva determinato un cambiamento di rotta nel pensiero liberale, ma Carlo Marx ne colse l’importanza assai prima dei liberali. Specialmente negli studi storici, che formarono parte integrale della sua filosofia, egli presentava per la prima volta il capitalismo in quello che si potrebbe chiamare il suo aspetto umano, come una istituzione che aveva prodotto ed andava sempre più estendendo una classe di uomini che vivono soltanto del loro salario e che sono legati perciò ai loro datori di lavoro soltanto da un rapporto economico. La loro capacità di lavoro è una merce, l’unica merce di valore economico che possiedano, che si compra in un mercato libero dove l’unico obbligo dell’acquirente è di pagare il prezzo corrente. Il rapporto tra lavoratore e datore di lavoro tende così a svestirsi di significato umano e di obbligo morale e diventa semplicemente un rapporto di potenza. Giustamente Marx vide in una siffatta situazione il fatto potenzialmente più rivoluzionario della storia moderna: da un canto una classe definita dal possesso dei mezzi di produzione e mossa soprattutto dalla necessità di creare dei profitti; dall’altro il proletario dell’industria, privo di qualsiasi potere se non attraverso la pressione di masse ben organizzate (…)””. [George H. Sabine, Storia delle dottrine politiche, 1967] (pag 580)”,”TEOP-002-FC”
“SABINE George H.”,”Storia delle dottrine politiche. Volume II.”,”Contiene: XXIV – Radicali e comunisti. I Livellatori, I diritti innati di un inglese – Riforma moderata e riforma radicale – Il freno del legislativo – Gli Zappatori – La ‘Legge della libertà’ di Winstanley (pag 365-380) Bibliografia: Joseph Frank, The Levellers M.A. Gibb,”,”TEOP-006-FB”
“SABOURET Jean-Francois CORDELLIER Serge a cura”,”L’ Etat du Japon.”,”Tra i collaboratori: Augustin BERQUE Robert BOYER Michel CARTIER Richard DUBREUIL Jean-Francois ESTIENNE Pierre GENTELLE Francois GIPOULOUX Francois GODEMENT Claude HAMON Francois MACE’ Philippe PELLETIER Jean-Paul PIRIOU Philippe PONS Karoline POSTEL-VINAY Shimizu KOICHI. Tra i vari articoli: André L’HENORET, L’ histoire du mouvement syndical (pag 266-269). Nell’ articolo tra l’ altro dice che nel 1950 ci fu una “”purga rossa”” organizzata dal generale Douglas MACARTHUR: 12.000 sindacalisti di sinistra furono arrestati, condannati o licenziati. Il movimento operaio venne così decapitato. L’HENORET è un prete-operaio che ha vissuto vent’anni in Giappone e ha studiato la condizione operaia giapponese dall’ interno lavorando in una piccola impresa.”,”JAPx-043″
“SABOURET Jean-Francois a cura; saggi di BASSINO Jean Pascal BOUGON Yves CARMONA Yves CHAN Jennifer DUTEIL-OGATA Fabienne FRIDENSON Patrick ISHIDA Hidetaka JOBIN Paul JOLIVET Muriel KAMATA Satoshi MACLACHLAN Patricia METZLER Mark MIYAKE Yoshio NANTA Arnaud PELLETIER Philippe PONS Philippe POSTEL-VINAY Karoline SAALER Sven SAKAI Cecile SABOURET Christophe SABOURET Jean-Francois SEIZELET Eric SERRA Regine SOUYRI Pierre-Francois THOMANN Bernard TIBERGHIEN Yves DE-TOUCHET Elisabeth UNO Shigeki YATABE Kazuhiko”,”La dynamique du Japon. De 1854 à nos jours.”,”SABOURET Jean-Francois sociologo direttore di ricerca al CNRS, direttore della reseau Asie, è in Giappone da oltre trent’anni. Ha scritto e curato molte opere sul tema. saggi di BASSINO Jean Pascal BOUGON Yves CARMONA Yves CHAN Jennifer DUTEIL-OGATA Fabienne FRIDENSON Patrick ISHIDA Hidetaka JOBIN Paul JOLIVET Muriel KAMATA Satoshi MACLACHLAN Patricia METZLER Mark MIYAKE Yoshio NANTA Arnaud PELLETIER Philippe PONS Philippe POSTEL-VINAY Karoline SAALER Sven SAKAI Cecile SABOURET Christophe SABOURET Jean-Francois SEIZELET Eric SERRA Regine SOUYRI Pierre-Francois THOMANN Bernard TIBERGHIEN Yves DE-TOUCHET Elisabeth UNO Shigeki YATABE Kazuhiko Il Giappone e la questione militare. “”Les Forces d’autodéfense (Fad)””. “”Les Fad constituent une armée professionnelle qui recrute des soldats âgés de dix-huit à vingt-cinq ans et dont les officiers sont sélectionnés parmi les diplômés de l’ Académie de défense nationale (Bôei Daigakkô) de Yokosuka. En 2004, les forces terrestres des Fad comptent 148200 hommes ou femmes, les forces maritimes, 44000 et les forces aériennes, 45600. Tandis que les Forces d’autodéfense navales ont été considérablement renforcées récemment, avec l’ introduction des croiseurs ‘Aegis’, extrêmement sophistiqués et dont ne peuvent se prévaloir que les Etats-Unis, l’ Espagne et le Japon, les terrestres, en revanche, ont subi des réductiosn budgétaires et ont dû se résoudre à diminuer leur artillerie et le nombre de leurs tanks – jugés extrêment coûteux – de 900 à 600 éléments chacun. Les effectifs des troupes terrestres devront être réduits de 25 pour 100 d’ici cinq à dix ans, à partire de l’ année fiscale 2005, jusqu’à atteindre le nombre de 100000 hommes – c’est du moins ce que prévoit le plan prévu par le gouvernement.”” (pag 103)”,”JAPx-072″
“SACCÀ Antonio”,”Storia della sociologia.”,”Antonio Saccà è attualmente rettore dell’Istituto Nuova Accademia di Roma dove insegna storia della soci9ologia. Ha insegnato nelle facoltà di statistica e sociologia dell’Università di Roma. É autore, tra l’altrp, di Marx contro marx, Nietzsche e Sigmund Freud.”,”TEOS-124-FL”
“SACCHETTI Giorgio”,”Sovversivi in Toscana, 1900-1919.”,”””Da questo momento, il conflitto mondiale non lontano, l’ Unione Sindacale Italiana intensificherà la sua battaglia antimilitarista anche espellendo dal proprio seno i sindacalisti interventisti; più chiara risulterà la sua fisionomia rivoluzionaria, indiscussa l’ egemonia anarchica. Il binomio Sindacalismo-Antimilitarismo diventò inscindibile; perché (come aveva scritto Luigi Bertoni nella sua relazione al Congresso anarchico italiano del 1907) “”il sindacalismo diventa cosa pressoché vana se non va di pari passo con l’ antimilitarismo”” (…)”” (pag 44)”,”ANAx-167″
“SACCHETTI Giorgio”,”Camicie nere in Valdarno. Cronache inedite del 23 marzo 1921 (guerra sociale e guerra civile).”,”SACCHETTI Giorgio è nato in provincia di Arezzo nel 1951 e vive ad Arezzo. Laureato in scienze politiche è giornalista pubblicista e autore di numerosi studi (v. 4° copertina). “”Il direttore decide allora di intervenire di persona per riportare la calma e rassicurare gli astanti circa il timore dell’ arrivo delle squadre fasciste in miniera che vorrebbero distruggere la Cooperativa. “”Infilai la scala di corsa (…) – racconterà il Raffo al processo – vidi ancora fra i più furiosi Osvaldo Bianchi, ma non persi la mia calma. E ancora ricordai agli operai che gli impianti e le macchine più che della Società erano i loro perché col lavoro davan vita a tante famiglie e invitai gli operai a coadiuvarmi a spingere l’ incendio””. Il tentativo ottiene però effetto contrario a quello desiderato. “”Quando bruciano le nostre cooperative voi ne godete””: è la replica di Bianchi. La conversazione si svolge così in maniera concitata e sconfina in rissa non appena l’ ingegner Guglielmo Scarafia, che affiancava il direttore, afferra per un braccio uno dei manifestanti più scalmanati. Raffo viene allora ferito alla coscia destra da una scarica di colpi di rivoltella””. (pag 35)”,”MITT-207″
“SACCHETTI Giorgio”,”Senza frontiere. Pensiero e azione dell’ anarchico Umberto Marzocchi (1900-1986).”,”Nei ringraziamenti: tra le persone ringraziate a vario titolo: Luigi PISANI, Luigi DI-LEMBO, Marco ROSSI, Claudio VENZA, G.N. BERTI ecc. Nella bibliografia compaiono i nomi di CERVETTO e PARODI. Nell’ indice dei nomi, CERVETTO, PARODI e PISANI. “”Il rapporto con i giovani si era dimostrato fecondo: con la nascita in città del gruppo ‘Né dio né padrone”” (con Arrigo Cervetto, Antonio Bogliani, Piero Paridio, Abbate, Agnelli, Crivelli, Tambuscio ed altri elementi quasi tutti di estrazione operaia, spesso provenienti dai ranghi della Resistenza, dalla militanza comunista e dal Fronte della Gioventù); (…)””. (pag 98) “”Ma il congresso vede anche formalizzarsi – grazie all’ attivismo del Masini, cui si affianca il savonese Cervetto – un fronte di sostenitori per un “”movimento orientato e federato””, peraltro osteggiato da quasi tutti i delegati e con particolare accanimento da Cesare Zaccaria, in una situazione foriera di nuovi sviluppi.”” (pag 109) Rec: ‘In settant’anni di militanza libertaria Umberto Marzocchi (1900-1986) ha attraversato il secolo “”breve?””in molti dei suoi punti cruciali. Guerre e rivoluzioni tradite nella vecchia Europa, ma anche grandi speranze hanno contribuito ad alimentare il fuoco dell’idea socialista anarchica, dal Biennio Rosso al Sessantotto. La sua vita è contrassegnata da straordinarie esperienze: attivista sindacale nell’USI a 17 anni, Ardito del Popolo, combattente in Spagna e nel maquis francese, esponente della FAI nel dopoguerra, dirigente nazionale di associazioni antifasciste e della CGIL, promotore con Carlo Cassola della Lega per il Disarmo unilaterale, tra i fondatori nel 1968 dell’Internazionale di Federazioni Anarchiche.’ [Maggio 2005]”,”ANAx-219″
“SACCHETTI Giorgio”,”Il minatore deputato. Priamo Bigiandi 1900-1961.”,”Giorgio SACCHETTI è dottorando di ricerca in storia del movimento sindacale per la Facoltà di Scienze politiche dell’ Università degli Studi di Teramo. “”La riprova si riscontra in un carteggio tra Libero Santoni, quale membro della segreteria Filie, Mari, Bigiandi e la sede di Bruxelles dell’ Unione internazionale dei sindacati dei minatori (sezione F.S.M.). All’ oggetto vi è la convocazione di due importanti convegni, ambedue da tenersi nel settembre-ottobre 1950 rispettivamente a Genova e a Parigi “”contro il cartello del carbone e dell’ acciaio””. E’ l’ inizio di un nuovo fronte che si apre contro il così detto Cartello Schumann e nel quadro del Piano del Lavoro promosso dala CGIL in Italia. Bigiandi interviene a Genova e nell’ occasione ribadisce e rivendica, a partire proprio dall’ esperienza valdarnese, il ruolo dirigente e di “”suppenza”” svolto dai minatori nell’ interesse del paese e dell’ economia nazionale (…)””. (pag 55)”,”PCIx-210″
“SACCHETTI Giorgio”,”Ligniti per la Patria. Collaborazione, conflittualità, compromesso. Le relazioni sindacali nelle miniere del Valdarno superiore (1915-1958).”,”SACCHETTI Giorgio è dottore di ricerca in Storia del movimento sindacale all’Università di Teramo. Ha dedicato particolare attenzione allo studio delle correnti libertarie del movimento operaio e alle culture sovversive del Novecento, all’ organizzazione sindacale fra i lavoratori dei mestieri non fordisti (ferrovieri, macchinisti, minatori), alle biografie dei militanti. Ha scritto varie opere (v. apertura) “”In questo medesimo periodo si inserisce, nel circuito dei dibattiti accademici intorno al miglioramento efficientista del sistema produttivo industriale, una nuova terminologia: il sistema Charles Bedaux (dal nome dell’ inventore, un ingegnere francese). Si tratta di un complicato metodo di calcolo del salario operaio, basato su unità di misura temporali della lavorazione, appunto il “”minuto Bedaux””, che persegue la finalità dii conteggiare con la massima esattezza consentita sia i tempi cosiddetti mort o di pausa fisiologica, sia quelli di effettivo lavoro. Il superamento di 60 ‘bedaux’ in un’ora è sanzionato con la decurtazione del 25% del salario. Questo rivoluzionario progetto aveva trovato in Italia l’ appoggio entusiastico del senatore Giovanni Agnelli – che lo aveva fatto subito introdurre alla FIAT – e di Piero Pirelli, i quali si erano fatti promotori finanziatori di un’apposito società con la finalità di fare consulenza e proselitismo fra gli industriali metalmeccanici, chimici e minerari.”” (pag 169)”,”MITT-240″
“SACCHETTI Giorgio FEDELI Ugo a cura”,”Congressi e convegni della Federazione anarchica italiana. Atti e documenti (1944-1995). Prima parte: Federazione anarchica italiana. Congressi e convegni, 1944-1962 (a cura di Ugo Fedeli) – Seconda parte: Congressi e convegni della Federazione anarchica italiana, 1963-1995.”,”Cita Lorenzo Parodi a pag 75 tra i partecipanti al 3° congresso nazionale, Livorno 1949 Pag 445 Profilo biografico di Umberto Marzocchi (necrologio 1986)”,”ANAx-359″
“SACCHETTI Giorgio”,”Senza frontiere. Pensiero e azione dell’anarchico Umberto Marzocchi (1900-1986).”,”La rottura di Marzocchi con Pier Carlo Masini (1964) (pag III, introduzione)”,”ANAx-012-FV”
“SACCHETTI Giorgio”,”Lavoro, democrazia, autogestione. Correnti libertarie nel sindacalismo italiano (1944-1969).”,”‘Abbiamo filato molta lana senza aver fatto nemmeno un camiciotto’ (U. Marzocchi) (apertura) Molto citato Umberto Marzocchi. Citati nell’indice Cervetto e Parodi Giorgio Sacchetti è dottore di ricerca in Storia del movimento sindacale, cultore della materia presso il Dipartimento di Scienze politiche, giuridiche e di studi internazionali dell’Università degl Studi di Padova.”,”ANAx-409″
“SACCHETTI Giorgio”,”Otello Gaggi. Vittima del fascismo e dello stalinismo.”,”Giorgio Sacchetti, professore associato di Storia contemporanea, è docente a contratto di Storia delle ideologie del novecento in Europa presso il dipartimento di Scienze politiche, giuridiche e studi internazionali dell’Università di Padova. Autore di numerosi saggi di storia sindacale e dell’anarchismo ha recentemente pubblicato ‘Sovversivi e squadristi’ (Aracne, 2010); ‘Lavoro, democrazia, autogestione. Correnti libertarie nel sindacalismo italiano’ (Aracne, 2012). Otello Gaggi (1896-1945) è un anarchico, operaio nella Ferriera di San Giovanni Valdarno, riparato in modo avventuroso in Russia per sfuggire alle persecuzioni fasciste. Nel periodo delle purghe staliniane è arrestato a Mosca e, in quanto “”controrivoluzionario””, relegato per oltre un decennio in vari Gulag, fino a trovarvi la morte dopo indicibili sofferenze. Il suo caso è stato di risonanza internazionale e la sua tragica fine è diretta conseguenza dei silenzi, delle omertà e delle complicità dei dirigenti del Pci. Alcuni documenti presentati in questo volume sono inediti e provengono dagli archivi sovietici.”,”ANAx-426″
“SACCHETTI Giorgio”,”Camicie nere in Valdarno. Cronache inedite del 23 marzo 1921 (guerra sociale e guerra civile).”,”Giorgio Sacchetti è nato in provincia di Arezzo nel 1951 e vive ad Arezzo. Laureato in Scienze politiche è giornalista pubblicista e autore di numerosi studi. E’ stato redattore della Rivista Storica dell’Anarchismo. “”L’autentica novità del primi mesi del 1921 è senz’altro costituita dalla nascita a Livorno del Partito Comunista d’Italia. Si tratta, come è noto, del risultato della separazione dalla casa madre socialista (ad Arezzo la mozione comunista conquista la maggioranza) ma anche – e questo vale per zone come il Valdarno, a classe operaia ‘giovane’ e con debole tradizione riformista – di estemporanee aggregazioni che spesso esulano, quantitativamente parlando, da mere sottrazioni di quadri alle file del Psi o sia pure alla sua vivace federazione giovanile”” (pag 52)”,”ANAx-002-FGB”
“SACCHETTI Giorgio a cura; VARENGO Massimo SENTA Antonio ORTALLI Massimo”,”Con l’amore nel pugno. Federazione Anarchica Italiana (1945-2012). Storia e documenti.”,”Profili biografici degli autori: Massimo Ortalli (Fidenza, 1946); Giorgio Sacchetti (Castelfranco di Sopra, 1951); Antonio Senta (Fiesole, 1980), Massimo Varengo (Milano, 1947) (pag 295-298)”,”ANAx-466″
“SACCHETTI Giorgio, a cura; saggi e contributi di Enrico ACCIAI Francesco BELLACCI Paola BERTONCINI Lorenzo BERTUCELLI Marco BERTI Giulio BIGOZZI Laura BOTTAI Roberto CAROCCI Mirco CARRATTIERI Paul CORNER Fabio DEGLI-ESPOSTI Pietro DI-PAOLA Fabio FABBRI John FOOT Andrea GIACONI Ivano GRANATA Salvatore MANNINO Pietro MASIELLO Iara MELONI Luigi NEPI Guido PANVINI Elena PAPADIA Paolo PEZZINO Andrea RAPINI Giorgio SACCHETTI Antonio SENTA Emanuele UPINI Andrea VENTURA Rodolfo VITTORI”,”«Piombo con piombo». Il 1921 e la guerra civile italiana.”,”Giorgio Sacchetti insegna Storia culturale e sociale dell’età contemporanea all’Università degli Studi di Firenze. Le sue ricerche si concentrano sugli ‘Anarchist Studies’, sulla storia del lavoro e del movimento operaio, sulla violenza politica, sui movimenti radicali e le controculture del Novecento. La questione del termine ‘biennio rosso’. “”L’espressione “”biennio rosso”” – ha rilevato Gabriele Turi (2006, pp. 275-6) – non appare appropriata per l’Italia. «Dipingere come “”rosso”” quel biennio (…) è funzionale solo a giustificare la reazione fascista, che in realtà si sviluppò quando il timore di un pericolo rivoluzionario era ormai finito». In realtà, tutta la storiografia democratica post-resistenziale, quella del primo decennio del dopoguerra, non si servì mai di quel binomio. Da Nenni a Tasca, da Aldo Garosci a Enzo Sereni, da Leo Valiani fino a studiosi locali, come Arrigo Cervetto (1958) e Rosario Muratore (1959), ribadirono anzi che, alla fine di un’occupazione che aveva segnato il punto culminante della crisi sociale e politica del dopoguerra, il bilancio era passivo per il proletariato. Cosa fu allora a imporre nella terminologia corrente per il 1919-20 una denominazione che, imposta nelle sue connotazioni negative dalla propaganda fascista per giustificare la sana reazione dello squadrismo contro l’imminente pericolo bolscevico, passerà poi, sotto opposto significato, a connotare una fase combattiva e vincente del movimento operaio che, in realtà, tale non fu? Fu un testo, pubblicato nel 1958, a riproporre con tutta evidenza in copertina, il fiammeggiante e minacciante titolo ‘Il biennio rosso’. L’autore, Spartaco Cannarsa, già segretario generale dell’Alto Commissariato per le sanzioni contro il fascismo, aveva voluto raccogliere in volume l’indice e la sintesi di tutti gli interventi dei deputati socialisti alla Camera nel corso della XXV Legistatura 1919-21, quella del “”biennio rosso”” (Cannarsa, 1958) appunto, cui opporrà, secondo la classica scansione, un volume dedicato al “”biennio nero”” (Cannarsa, 1965). Di lì a poco, agli inizi degli anni Sessanta, accadde però che il termine “”biennio rosso””, forgiato nel 1920 dal fascismo, passasse indolore nella storiografia antifascista, a suggello di una interpretazione positiva della storia italiana. Era successo che, nel luglio del 1960, l’Italia era stata scossa da moti antifascisti esplosi in varie città, contro la decisione del governo di Fernando Tambroni che, in carica con i voti determinanti del Msi, aveva concesso a quest’ultimo di tenere il suo congresso nazionale a Genova, città medaglia d’oro della Resistenza. (…) Fu in quel particolare frangente di riflessioni sulle origini dell’antifascismo che Paolo Spriano, intellettuale organico del Partito comunista e già accreditato storico del movimento operaio torinese, di Gramsci e di Gobetti, maturò l’idea di ricostruire le tappe di quel grandioso movimento che aveva visto protagonisti più di mezzo milione di operai, occupanti oltre 600 stabilimenti industriali in tutto il paese. Nacque allora la sua fortunata opera del 1964, sull”Occupazione delle fabbriche’, «l’episodio culminante del ‘biennio rosso’», che l’autore, nella sua ‘Introduzione’, pose subito a richiamo dell’attualità (…). Da allora l’endiadi ridondante “”bienno rosso””, lanciata autorevolmente da Spriano, entrò di peso nei testi ufficiali”” (pag 30-31) (introduzione)”,”ANAx-469″
“SACCHETTI Giorgio, a cura; saggi di Alberto CIAMPI Cristina TONSIG Mauro DE-AGOSTINI David BERNARDINI Pasquale IUSO Franco SCHIRONE Cosimo SCARINZI Walter SIRI Selva VARENGO Gianandrea FERRARI Dario ANTONELLI”,”Umanità Nova, 1920-2020. Atti della giornata di studi. ‘Un secolo d’informazione anarchica’, Imola, 17 ottobre 2020.”,”In collaborazione con ‘Archivio Storico della Federazione Anarchica Italiana’ 1920. ‘Un grave punto debole del giornale è «la scarsezza e l’occasionalità delle informazioni» rilevatada Pier Carlo Masini’ (pag 102) ‘Nel luglio del 1949 Umanità Nova diede la comunicazione ufficiale del prossimo Congresso anarchico a Parigi. Alla fine dello stesso mese Ugo Fedeli e Pier Carlo Masini presentarono e introdussero l’evento’ (pag 132) ‘Quasi dieci anni dopo gli anarchici tornarono a incontrarsi. La proposta fu dapprima avanzata dal movimento spagnolo, pubblicata su Umanità Nova e Volontà nell’estate del 1954. In Italia se ne discusse al congresso di Senigallia del novembre 1957, nel corso del quale la FAI aderì ufficialmente, indicando Umberto Marzocchi come rappresentante’ (pag 133) Il 18 aprile 1948. erano fissate le prime elezioni politiche dell’Italia Repubblicana. A partire dal mese di gennaio gli interventi sul tema elettorale assumono un ritmo incalzante, tornando più volte sul fatto che gli anarchici avrebbero assunto una posizione di assoluto astensionismo , inteso soprattutto come rifiuto del risultato istituzionale cui si era giunti con il referendum e la Costituzione. Eppure all’interno del movimento questa posizione continuava a non essere del tutto omogenea, specie nei settori giovanili (26) fra i quali sembra diffondersi l’idea che astenersi, rappresentava una precisa scelta: quella di non voler tentare di occupare spazi lasciati liberi a sinistra della posizione frontista assunta dal PCI e dal PSI (27). Al di là di ciò, la posizione assunta da «Umanità Nova» fu di netta chiusura rispetto ad ogni ipotesi realmente partecipativa. Gli interventi che si susseguono sulle sue colonne (ad opera fra gli altri di Gigi Damiani, Umberto Consiglio, Pier Carlo Masini, Alfonso Failla), infatti, sembrano invitare tutti i militanti a non cedere alla propaganda frontista, e nemmeno alle ipotesi che votando si sarebbe sconfitto il pericolo fascista o quello ancor più strisciante del conservatorismo cattolico e laico. (…) Più articolata l’analisi di Pier Carlo Masini sul numero dell’11 febbraio 1948.”” (pag 136-137)”,”ANAx-472″
“SACCHI Martino”,”Nelson. Le grandi vittorie della Royal Navy.”,”Martino SACCHI è docente di storia e filosofia. Ha pubblicato con altri numerosi articoli di tecnologia e storia navale, approfondendo in particolare il tema delle galee veneziane, dei portolani medievali e delle esplorazioni di Cristoforo COLOMBO. “”In questa fase l’ elemento tattico decisivo consisteva nel “”prendere il sopravvento””, espressione tecnica poi entrata nel linguaggio corrente: ciascun ammiraglio si sforzava di manovrare in modo da portare le proprie navi “”sopravvento”” al nemico, ossia di schierarle, rispetto al nemico, dalla parte da cui soffiava il vento. Chi riusciva ad ottenere questa posizione aveva un vantaggio decisivo, perché poteva decidere a suo piacimento il momento in cui attaccare battaglia virando in poppa e facendosi portare rapidamente dal vento contro il nemico per approfittare di uno sbandamento nello schieramento avversario. Il vantaggio di questa posizione era così importante che spesso la flotta che lo aveva perso rinunciava al combattimento, magari ritirandosi al calar delle tenebre””. (pag 30-31)”,”UKIQ-004″
“SACCHI Duccio”,”Mappe dal nuovo mondo. Cartografie locali e definizione del territorio in Nuova Spagna (Secoli XVI-XVII).”,”Duccio Sacchi (Arezzo 1961), dottore di ricerca in Storia delle Americhe, è culture della materia Storia dell’America Latina presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino.”,”ASGx-002-FMB”
“SACCO Domenico”,”La febbre d’ America. Il socialismo italiano e l’ emigrazione (1898-1915).”,”SACCO Domenico (Potenza, 1952) è ricercatore di storia contemporanea presso la facoltà di lingue e letterature straniere dell’ Università di Lecce, dove insegna storia dell’ Italia contemporanea. “”Con la tesi di Treves, i socialisti si erano definitivamente distaccati da una sorta di pregiudizio antropologico, emerso in alcune posizioni di fine ‘800, sulla connaturata incapacità di alcune sezioni dei ceti popolari italiani (massimamente nel Mezzogiorno) di farsi protagonisti, in loco, del proprio riscatto sociale e politico”” (pag 188)”,”MITS-186″
“SACCO Domenico”,”Cento anni di Socialismo in Basilicata. Studi di storia del movimento socialista lucano dalle origini al secondo dopoguerra.”,”SACCO Domenico (Potenza 1952) è ordinario di Storia e Filosofia nei licei e attualmente lavora presso l’ IRRSAE Basilicata. Ha scritto varie opere v. 4° di copertina. “”E’ noto che, in una visione assai consolidata, il movimento socialista meridionale è stato considerato una forma primitiva rispetto a quello più evoluto del Nord, e in alcuni studi si è sottolineata inoltre la sostanziale estraneità delle masse meridionali al progetto riformista. Questa ottica tradizionale è stata più di recente rimessa in discussione, partendo, proprio per l’ età giolittiana, da una serie di ricerche sul movimento sindacale e su quello socialista in alcune aree del Mezzogiorno.”” (pag 107)”,”MITT-165″
“SACCO Domenico”,”La febbre d’America. Il socialismo italiano e l’emigrazione (1898-1915).”,”Domenico Sacco (Potenza, 1952) è ricercatore di storia contemporanea presso la facoltà di lingue e letterature straniere dell’ Università di Lecce, dove insegna storia dell’ Italia contemporanea. Iniziativa di Antonio Labriola per i congressi di Bruxelles e Zurigo (1891, 1893) (pag 100) Sull’ intervista di Antonio Labriola del 1902 (pag 155)”,”STOS-006-FFS”
“SACCOMANI Edda”,”Le interpretazioni sociologiche del fascismo.”,”ANTE3-36 Edda SACCOMANI è nata a La Spezia nel 1938. Lavora presso l’Istituto di Sociologia dell’Università di Torino e ha compiuto ricerche di carattere sociologico (sociologia dell’organizzazione) con particolare attenzione alla struttura di potere dell’impresa industriale. Ha scritto ‘Gli studi di sociologia in Italia’ (Milano, 1973)”,”ITAF-248″
“SACCONE Giacomo”,”Il partigiano Paolo.”,”Giacomo SACCONE, nato nel 1921, da famiglia indigente ha cominciato a lavorare fin dai primi anni dell’ adolescenza come garzone. E’ stato manovaleedile, soldato, partigiano. Nel 1977 ha pubblicato una storia della resistenza locale ‘La Valle Rossa, a cura della sezione ANPI di Vado Ligure.”,”ITAR-046″
“SACERDOTI Nedda”,”Epicuro. La vita il pensiero la scuola.”,”EPICURO, in gr. Epíkuros, filosofo greco (Samo, secondo una tradizione, o Atene, secondo Diogene Laerzio, 341 – † 270 a.C.). Trascorse l’infanzia a Samo, dove suo padre era maestro di scuola e sua madre esercitava la magia. Si ritiene che lì sia stato discepolo del platonico Panfilo e poi, nel 323, ad Atene, dell’accademico Senocrate. A sua volta esercitò il mestiere di maestro di scuola. Lesse e studiò molto pervenendo all’elaborazione di un sistema filosofico che insegnò dal 310 a Mitilene, a Lampsaco e poi ad Atene, dove visse il periodo più lungo della sua esistenza. Ivi nel 306 aprì la sua scuola, in un giardino che aveva acquistato e in cui viveva in comunità con i suoi amici. Della sua opera di vasta mole rimangono a noi solo tre lettere (a Erodoto, a Meneceo, a Pitocle) conservate da Diogene Laerzio e contenenti il sunto della sua dottrina, una raccolta di Massime capitali (Kýriai dóxai), che sembrano essere state riunite da un suo discepolo, e numerosi frammenti. La sua filosofia, che ha fornito a Lucrezio la materia del poema ‘De rerum natura’, deriva”,”FILx-121″
“SACERDOTI MARIANI Gigliola REPOSO Antonio PATRONO Mario”,”Guida alla costituzione degli Stati Uniti d’ America. Duecento anni di storia lingua e diritto.”,”SACERDOTI MARIANI Gigliola è ordinaria di Lingua inglese presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’ Università di Padova. REPOSO è ordinario di Diritto Pubblico Americano a Padova (Scienze Politiche). PATRONO è componente del Consiglio Superiore della Magistratura, ordinario di diritto costituzionale all’ Università di Padova.”,”USAG-029″
“SACERDOTI MARIANI Gigliola COLOMBO Arturo PASINATO Antonio a cura; contributi di Edi BASTIANELLI Giampietro BERTI Antonella CANCELLIER Domenico CANCIANI Lucio CEVA Francis CHIAPPONE Ralph CHURCH Arturo COLOMBO Luigi DI-LEMBO Amparo Garcia MORGADO Piero GRAGLIA Rosa Maria GRILLO Erminia MACOLA Marco MARCHETTI Antonio PASINATO Sara PEARCEY Donatella PINI MORO Gigliola SACERDOTI MARIANI Gianni SILEI Carla SODINI Marina TESORO Claudio VENZA testimonianza di Pietro NENNI”,”La guerra civile spagnola tra politica e letteratura.”,”contributi di Edi BASTIANELLI Giampietro BERTI Antonella CANCELLIER Domenico CANCIANI Lucio CEVA Francis CHIAPPONE Ralph CHURCH Arturo COLOMBO Luigi DI-LEMBO Amparo Garcia MORGADO Piero GRAGLIA Rosa Maria GRILLO Erminia MACOLA Marco MARCHETTI Antonio PASINATO Sara PEARCEY Donatella PINI MORO Gigliola SACERDOTI MARIANI Gianni SILEI Carla SODINI Marina TESORO Claudio VENZA testimonianza di Pietro NENNI”,”MSPG-083″
“SACERDOTI MARIANI Gigliola REPOSO Antonio PATRONO Mario”,”Guida alla Costituzione degli Stati Uniti d’America. Duecento anni di storia, lingua e diritto.”,”Giliola Sacerdoti Mariani è ordinaria di Lingua inglese all’Università di Firenze, facoltà di Scienze politiche Cesare Alfieri. Antonio Reposo è ordinario di Diritto pubblico comparato a Padova, facoltà di Scienze politiche. Mario Patrono è professore ordinario di Diritto pubblico presso la I Università di Roma La Sapienza, dopo esserlo stato nelle Università di Catania e di Padova, in cui è stato anche direttore dell’Istituto di Scienze giuridiche dal 1980 al 1988. Dirige la collana Ricerche di Diritto pubblico comparato.”,”USAS-023-FL”
“SACHS Jeffrey D. LARRAIN Felipe”,”Macroeconomia e politica economica.”,”Jeffrey D. Sachs insegna Economia nella Harvard University. Felipe Larrain insegna nella Pontificia Universidad Catolica de Chile.”,”ECOT-192-FL”
“SACKS Oliver”,”Un antropologo su marte. Sette racconti paradossali.”,”Oliver Sacks è professore di Neurologia allo Albert Einstein College of Medicine di New York. “”L’ universo non solo è più strano di quanto immaginiamo, ma è più strano di quanto possiamo immaginare”” (J.B.S. Haldane) Kierkegaard sulla questione della memoria (pag 242)”,”SCIx-479″
“SACKS David”,”Enhancing U.S. – Japan. Coordination for a Taiwan Conflict.”,”Enhancing U.S. – Japan coordination for a Taiwan Conflict. – Background – Eroding Balance of Power – Adjusting to e more assertive Chine, Japan leans forward. – Japan’s potential contributions to a defense of Taiwan – Potential constitutional and political impediments – A way forward. Figure 1. Map of Major U.S. Military Bases in Japan Figure 2. China’s Military Spending is Over Four Times Taiwan and Japan Combined Figure 3. China a Military Advantage. Estimate military assets as of 2021 Migliorare il coordinamento USA-Giappone per un conflitto di Taiwan.- Sfondo – Erosione dell’equilibrio di potere – Adattarsi ad una Cina più assertiva, il Giappone si spinge in avanti. – I potenziali contributi del Giappone alla difesa di Taiwan – I potenziali impedimenti costituzionali e politici – Una via da seguire. Figura 1. Mappa delle principali basi militari statunitensi in Giappone Figura 2. Grafico. La spesa militare della Cina è oltre quattro volte quella di Taiwan e Giappone messi insieme Figura 3. Il vantaggio militare della Cina. Stima comparata delle risorse militari a partire dal 2021 (Cina, Taiwan, Giappone) (fonte IISS, The Military Balance 2021; Us Department of Defense. David Sacks is a research fellow at the Council on Foreign Relations, where his work focuses on US-China relations, Us-Taiwan relations, Chinese foreign policy and cross-strait relations. Sacks was the project director for the CFR- sponsored Independent Task Force report ‘China’s Belt and Road: Implications for the United States’. He was previously the Special Assistant to the President for Research at the Council on Foreign Relatinos. Prior to joining CFR, Sacks worked on political military affairs at he American Institute in Taiwan (AIT). (…)”,”JAPx-002-FGB”
“SACRISTAN Manuel”,”Sobre Marx y marxismo. Panfletos y materiales I.”,”SACRISTAN è nato a Madrid nel 1925. Ha studiato diritto e filosofia a Barcellona e logica a Münster-Wesfalia (RFT). Insegna logica a Barcellona. Nel 1965 viene espulso dall’ Università a causa della sua attività politica. E’ riammesso come docente negli anni 1970. Ha insegnato successivamente all’ Università del Mexico. Lenin e Hegel “”(…) Lenin coglie lo sviluppo hegeliano sull’ Idea del Bene (ne La scienza della logica) e lo riassume così: “”Questa Idea è superiore a quella della conoscenza che finiamo di esaminare, poiché non ha solo la dignità del generale, ma anche quella del reale per eccellenza””. Annota questo passo e scrive la replica o proposizione parallela nella sua propria concezione: “”La pratica è superiore alla conoscenza (teorica), poiché non ha solo la dignità del generale, ma anche quella del reale immediato”” (C 175). (pag 168)”,”TEOC-317″
“SACRISTÁN Manuel”,”Marx, marxismo, filosofia. Saggi. Volume I.”,”I due volumi contengono tra i vari (XXV) i capitoli: – VII. Il compito di Engels nell’Antidühring (pag 271-323) – X. La formazione del marxismo in Gramsci (pag 355-375) – XII. Perché leggere [Antonio] Labriola (pag 411-428) – XIII. Il filosofare di Lenin (pag 431-469) – XIV. Lenin e la filosofia (pag 475-490) – XVIII. Sul comunismo di Bucharin (pag 567-582) – XIX. Il Capitale. Nota di edizione (pag 583-612) – XXI. Il lavoro scientifico di Marx e la sua nozione di scienza (pag 631-676) – XXII. Comunismo senza crescita? (pag 681-703) – XXIII. Sul secondo libro del Capitale. Nota di edizione (pag 705-718) “”Eugen Dühring, un ‘Privatdozent’ dell’Università di Berlino, aveva pubblicato nel 1868 una recensione al primo libro del ‘Capitale’ di Marx. Poco dopo fece una professione di socialismo e cominciò ad esercitare una certa influenza nel partito socialdemocratico tedesco. Liebknecht, Marx ed Engels ritennero assai negativa tale influenza. Il primo, dalla Germania, sollecitò da Engels una presa di posizione rispetto a Dühring. Engels si consultò con Marx e questi replicò, con una lettera del 25 maggio 1876, che non era possibile prendere posizione se non «criticando Dühring senza alcun rispetto». D’altra parte, nella stessa lettera, Marx avverte che in se stessi gli scritti di Dühring sono irrilevanti, sicché una loro critica sarebbe «un lavoro troppo subalterno». Marx ritiene che il pericolo, trascurabile, di Dühring stia nella soddisfazione che procura agli «artigiani» -. cioè agli scrittori socialisti volgari, privi di preparazione scientifica – la lusinghiera considerazione in cui li tiene Dühring, che essi devono necessariamente paragonare alla severità con la quale Marx ha sempre trattato i semicolti, sprovvisti di spirito scientifico. Effettivamente Dühring era assai poca cosa. (…) Il compito di Engels nell”Antidühring’, al di là della critica allo stesso Dühring, consiste nel chiarire questo punto: come il fondamento del socialismo moderno non sia la volontà moralistica, ma la conoscenza della realtà: «Per fare del socialismo una scienza, bisognava anzitutto farlo poggiare su una base reale» (3). Questo costringe Engels – con i rischi di immaturità inerenti al compendiare qualche cosa che sta nascendo – al tentativo di una esposizione della concezione del mondo chiamata a fondare il socialismo scientifico. L”Antidühring’ è stato scritto anche per questo motivo, sebbene in un primo momento Engels non se ne sia pienamente reso conto, assorbito dal «lavoro subalterno» di mettere fine all’influenza di Dühring nel partito socialdemocratico tedesco”” (pag 299, 302) [Manuel Sacristán, Marx, marxismo, filosofia. Saggi. Volume I, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma, 1988] [(3) F. Engels, Antidühring, a cura di G. De Caria, Roma, 1955, p. 26]”,”TEOC-001-FP”
“SACRISTÁN Manuel”,”Marx, marxismo, filosofia. Saggi. Volume II.”,”Manuel Sacristán, filosofo spagnolo (1925-1985) I due volumi contengono tra i vari (XXV) i capitoli: – VII. Il compito di Engels nell’Antidühring (pag 271-323) – X. La formazione del marxismo in Gramsci (pag 355-375) – XII. Perché leggere [Antonio] Labriola (pag 411-428) – XIII. Il filosofare di Lenin (pag 431-469) – XIV. Lenin e la filosofia (pag 475-490) – XVIII. Sul comunismo di Bucharin (pag 567-582) – XIX. Il Capitale. Nota di edizione (pag 583-612) – XXI. Il lavoro scientifico di Marx e la sua nozione di scienza (pag 631-676) – XXII. Comunismo senza crescita? (pag 681-703) – XXIII. Sul secondo libro del Capitale. Nota di edizione (pag 705-718) Lenin e la concretezza “”Nello stesso saggio ‘Tre fonti e tre parti integranti del marxismo’ appare un’altra espressione che pone problemi nuovi risolvendo i quali si progredisce verso il chiarimento del problema posto prima: se l’elemento ideologico della falsa coscienza sia essenziale anche al marxismo, così come lo è alla filosofia tradizionale accademica, sebbene il marxismo, oltre alla possibilità generale di contenuti veri (uguale in questo a qualsiasi costruzione ideologica), abbia l’autotrasparenza che comporta la dottrina stessa delle ideologie. Lenin infatti dice in quel saggio non soltanto che la filosofia marxista è il materialismo, ma anche che «la filosofia di Marx è il materialismo filosofico integrale» (47), nel senso di compiuto, perfetto. Troviamo tale espressione subito dopo l’espressione più semplice, Materialismo filosofico, senza ulteriore aggettivazione, in ‘Materialismo ed empiriocriticismo’ – e in generale in tutti gli scritti di Lenin – è materialismo elementare, fondamentale presa di posizione nella filosofia della conoscenza. Nelle prime pagine di ‘Materialismo ed empiriocriticismo’ si legge: “”Il materialismo è l’ammissione degli «oggetti in sé», ossia fuori dell’intelletto: le idee e le sensazioni sono copie o riflessi di questi oggetti. Secondo la dottrina opposta (idealismo) gli oggetti non esistono «fuori dell’intelletto», gli oggetti sono «combinazioni di sensazioni»”” (48). Il carattere assai astratto di questa definizione del semplice materialismo filosofico – tanto formale da ricordare lo stile delle concettualizzazioni di Althusser che abbiamo esaminato – risulta anche di più quando Lenin definisce la categoria fondamentale di questa filosofia, il concetto di materia: «La materia è una categoria filosofica che serve a designare la realtà obiettiva che è data all’uomo dalle sue sensazioni (…). Perciò dire che questo concetto può «invecchiare» non è altro che un ‘balbettio puerile’, un’insensata ripetizione degli argomenti della filosofia ‘reazionaria’ di moda» (49). Pare chiaro che nella grande astrattezza di questo concetto Lenin cerchi una difesa per la causa del materialismo filosofico (questo è il suo termine – «materialismo filosofico» – in un’epoca in cui non era ancora diventata di uso corrente l’insistenza su una distinzione tra materialismo storico e materialismo dialettico). La principale novità che sotto questo aspetto si produce nel pensiero di Lenin è l’apparire di un comportamento intellettuale letteralmente contrapposto a questo rifugiarsi nell’astrazione. Il nuovo orientamento tende piuttosto a fondare il pensiero su un criterio o principio di concretezza. Questo cambiamento avviene nel periodo di più intenso studio di Hegel, nel periodo in cui Lenin parla di «materialismo integrale», compiuto. Materialismo integrale per Lenin è, intanto, materialismo che si sviluppa, come egli dice, «fino alle ultime conseguenze», fino alla comprensione della storia: è completamento della dottrina generale materialistica della conoscenza con il materialismo storico. Questo è ciò che più frequentemente si ricorda dell’idea leniniana del materialismo integrale. Ma tale idea ha una conseguenza importante: la conoscenza storico-politica è conoscenza di concrezioni, di particolari formazioni storico-sociali, di classi determinate, di processi singolari, di «universalità concrete», «totalità concrete». Nelle sue letture hegeliane Lenin postilla ripetutamente la presentazione di questo «principio della concretezza» del materialismo integrale, che lo differenza dalla astrattezza del materialismo filosofico, del materialismo del secolo XVIII. Anche l’insistenza con la quale Lenin postilla la tesi hegeliana della realtà dell’apparenza (‘Schein’) è in relazione con questo principio della concretezza. Principio di concretezza è anche principio di totalità, laddove caratteristica dell’astrazione è la frammentarietà. Studiando la ‘logica’ di Hegel, Lenin annota: «L’insieme di ‘tutti’ i lati del fenomeno, della realtà, e i loro (reciproci) ‘rapporti’: ecco di che cosa è composta la verità» (30). I ‘Quaderni filosofici’ testimoniano che è stato lo studio di Hegel a consentire a Lenin di formulare definitivamente il proprio pensiero. Ma sono i suoi scritti di teoria politica e di pratica politica a spiegare perché il suggerimento hegeliano abbia dato subito i frutti nel suo pensiero. Nello studio sull”Imperialismo’, per esempio, Lenin osserva che ai fini del suo lavoro le definizioni hanno soltanto «valore condizionato e relativo», per l’impossibilità di cogliere con esse totalità concrete (51) (qui ha origine un motivo che sarà assai presente in tutta l’opera di Lukács ). Nel luglio 1917, in un momento assai decisivo della sua riflessione politica di responsabile rivoluzionario, non gli pare una perdita di tempo richiamare l’attenzione dei suoi compagni su considerazioni metodologiche di «materialismo integrale»: «Sostituire l’astratto al concreto è, in tempi rivoluzionari, una delle colpe più gravi e più pericolose» (52)”” (pag 454, 455, 456) [Manuel Sacristán, Marx, marxismo, filosofia. Saggi. Volume II’, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma, 1988] [note: (47) V.I. Lenin, Tre fonti e tre parti integranti del marxismo, in Opere scelte, cit., 1, p. 54; (48) Id., Materialismo ed empiriocriticismo’, cit., p. 23; (49) Ivi, p. 126; (50) Id., Quaderni filosofici, cit, p. 182; (51) Id., L’imperialismo come fase suprema del capitalismo, in Opere scelte, cit., I, p. 676] Lenin annota: «L’insieme di ‘tutti’ i lati del fenomeno, della realtà, e i loro (reciproci) ‘rapporti’: ecco di che cosa è composta la verità»”,”TEOC-002-FP”
“SADKOVICH James J.; GENTILE Emilio”,”Opportunismo esitante: la decisione italiana di appoggiare il separatismo croato: 1927-1929 (Sadkovich); La natura e la storia del partito nazionale fascista nelle intepretazioni dei contemporanei e degli storici (Gentile).”,”””Mussolini non solo giurò di difendere i trattati di Rapallo e Santa Margherita, ma avviò negoziati con la Iugoslavia per definire lo status di Fiume, respinse le ‘ouvertures’ di Stjepan Radic e di Ahmed Zog e cercò di collaborare con la Iugoslavia in Albania dopo il colpo di stato di Fan Noli della metà del 1924. Mussolini effettivamente contestò il ruolo di gendarme dei Balcani arrogatosi dalla Iugoslavia coll’appoggio dato al regime di Tsankov a metà del 1923, ma lo fece garantendo lo ‘status quo’ territoriale nei Balcani”” (pag 403) “”In breve, Mussolini era consapevole che Macek e non Pavelic, controllava le masse croate, e quindi trattava gli emissari del partito contadino con considerzione notevolmente maggiore di quanta non ne fosse avesse per i membri della fazione di Pavelic”” (pag 423) Storiografia e interpretazione del fascismo da parte di storici contemporanei e del dopoguerra nel saggio di Gentile”,”ITAF-342″
“SADKOVICH James J.”,”Understanding Defeat: Reappraising Italy’s Role in World War II.”,”J.J. Sadkovich, Assistant Professor at the GMI Engineering and Management Institute, Flint, Michigan. E’ autore di numerosi articoli e del volume ‘Italian Support for Croatian Separatism, 1927-1937’ (New York, 1987). Conduce ricerche sulle Forze Armate italiane e sul loro ruolo nella Seconda guerra mondiale, il fascismo e la diplomazia negli anni Trenta. “”Indeed, Mussolini appears to have gone to war in 1940 not because he had the mentality of a “”buzzard””, but because he was scared stiff that a victorious Germany would punish Italy for urging Austria to resist Anschluss in 1938 and for failing to enter the war at Germany’s side in 1939. To avoid being reduced to a ‘Switzerland multiplied tenfold’, and becoming a German satellite, Mussolini felt it absolutely essential to use the war to improve Italy’s position. The German attack in 1940 had precluded a diplomatic gambit, unless Italy was also a belligerent with leverage at the negotiating table, and could thus prevent too drastic an alteration of the European balance of power (9). But ‘both’ Britain and Germany seemed determined to turn the German-Polish conflict into a ‘total’, European war – thus leaving Mussolini no room for manoeuvre. Significantly, the Italians sold arms to France and seemed to be rearming more to fend off a triumphant and wilful Germany than to finish off a prostrate France (10). It even seems that Italy might have entered on the Allied side, but London as consistently ignored Italian overtures during the ‘Phoney War’ as it had rebuffed Italian efforts to obtain a negotiated resolution to the German-Polish conflict. Ciano’s offer to drop the Pact of Steel in December 1929 fell on deaf ears in London, as did Italian feelers in early 1940″” (pag 30) “”In effetti, Mussolini sembra essere andato in guerra nel 1940 non perché avesse la mentalità di un “”rapace””, ma perché aveva paura che una Germania vittoriosa avrebbe punito l’Italia per aver esortato l’Austria a resistere all’Anschluss nel 1938 e per non essere entrata in guerra al fianco della Germania nel 1939. Mussolini, per evitare di ridursi a una “”Svizzera decuplicata”” e di diventare un satellite tedesco, riteneva assolutamente necessario servirsi della guerra per migliorare la posizione dell’Italia: l’attacco tedesco del 1940 aveva precluso una mossa diplomatica, a meno che l’Italia non fosse anche un belligerante con potere al tavolo delle trattative, e potesse così impedire un’alterazione troppo drastica degli equilibri di potere europei (9). Ma ‘sia’ la Gran Bretagna che la Germania sembravano decise a trasformare il conflitto tedesco-polacco in una guerra europea “”totale”” – non lasciando così a Mussolini alcuno spazio di manovra. Significativamente, gli italiani vendettero armi alla Francia e sembravano riarmarsi più per respingere una Germania trionfante e ostinata che per finire una prostrata Francia (10). Sembra addirittura che l’Italia potesse entrare dalla parte degli Alleati, ma Londra ha costantemente ignorato le aperture italiane durante la “”guerra fasulla”” così come aveva respinto gli sforzi italiani per ottenere una soluzione negoziata al conflitto tedesco-polacco. L’offerta di Ciano di abbandonare il Patto d’Acciaio nel dicembre 1929 cadde nel vuoto a Londra, così come avevano l’impressione gli italiani all’inizio del 1940″” (pag 30) [(9) De Felice, ‘Duce’, specialmente pag 656-9; anche Franco Catalano ‘L’Italia dalla dittatura alla democrazia, 1919-1948’, Milano, 1965, I, 248-50; (10) Fortunato Minniti, ‘Il problema degli armamenti nella preparazione militare italiana dal 1935 al 1943, ‘Storia contemporanea’ (1978), 17; e Lucio Ceva, ‘Un intervento di Badoglio e il mancato rinnovamento dell’artiglieria italiana’, ‘Il risorgimento’, 1976] (pag 30)”,”QMIS-051-FGB”
“SADOUL Jacques”,”Notes sur la revolution bolchevique. Quarante Lettres de Jacques Sadoul.”,”Il capitano SADOUL non era bolscevico, aveva una lunga esperienza di membro del Partito socialista francese, ma vide e descrisse con simpatia l’ esperienza rivoluzionaria della Russia bolscevica. SADOUL fu uno dei collaboratori di Albert THOMAS al ministero francese delle munizioni e degli armamenti. nel settembre 1917 fu inviato in Russia per fare dell’ informazione politica. Egli in effetti informò ma con una indipendenza, una chiaroveggenza e una onestà che fece scandalo nell’ ambiente degli ufficiali dell’ Intesa. Inviato a combattere i bolscevichi, SADOUL comprese la grandezza della rivoluzione bolscevica e ne difese il partito comunista denunciado le manovre delle potenze occidentali contro la Russia sovietica. In più S. entrò in contatto con i capi del movimento rivoluzionario e diventò un trait-d’union tra i governi dell’ Intesa e il potere sovietico.”,”RIRO-213″
“SADOUL Jacques (Capitaine)”,”Notes sur la revolution bolchevique (octobre 1917 – janvier 1919). Avec une preface de Henri Barbusse, deux lettres de l’ auteur a Romain Rolland et une lettre de Albert Thomas adressée a l’ auteur.”,”Il Capitano Jacques Sadoul era membro della Missione militare francese in Russia.”,”RIRO-231″
“SADOUL Georges”,”Vita di Charlot.”,”””Dopo Charlot soldato, il pensiero di Chaplin aveva continuato ad avanzare di pari passo con gli avvenimenti contemporanei. A Hollywood, Chaplin, quasi solo, continuava a vivere alla pari col suo tempo. Durante i dieci anni della crisi, nessun altro film americano affrontò conun coraggio pari a quello di ‘Tempi moderni’ il problema della disoccupazione o le altre conseguenze dell’ anarchia capitalista. Chaplin poteva esser presentato come un uomo di un’ altra epoca poiché non c’era più posto a Hollywood per il comico, fosse pure semplicemente irrispettoso. Con Mack Sennett, Harold Lloyd, Buster Keaton, Harry Langdon, i maestri della scuola comica americana erano stati tutti eliminati. I loro successori W.C. Fields e i fratelli Marx, non poterono dare, per molto tempo, che film come A Million dollars legs o Zuppa d’ anitra. I “”buffoni del re”” appartenevano a un’altra epoca. Avevano ceduto il posto alla “”commedia leggera””, di cui Frank Capra fu il maestro.”” (pag 181-182)”,”BIOx-097″
“SADOUL Jacques”,”Notes sur la Révolution Bolchevique (Octobre 1917 – Janvier 1919).”,”Jacques Sadoul membre de la Mission militaire française en Russie (Moscou). Albert Thomas, député (Champigny-sur-Marne). Préface de Henri BARBUSSE, Deux lettres de l’Auteur a Romain ROLLAND, une lettre de Albert THOMAS Adressée a l’Auteur”,”RIRO-207-FL”
“SADUN BORDONI Gianluca”,”La crisi politica della modernità. Le origini della globalizzazione nell’Europa di fine Ottocento.”,”Gianluca Sadun Bordoni è ricercatore in Filosofia del diritto presso l’Università Tor Vergata di Roma. Tra le sue pubblicazioni più recenti ricordiamo: Continuità del nazionalismo, Democrazia e scienze sociali, Diritto e opinione pubblica. Per i nostri tipi è autore di Linguaggio e realtà in Aristotele. La crisi politica di fine Ottocento come premessa deòòa deriva totalitaria e manifestazione della ingovernabilità del moderno.”,”EURx-036-FL”
“SAFFIRIO Luciano”,”Disorganizzazione e problemi sociali.”,”Nato a Torino nel 1921, libero docente in sociologia e membro attivo del Centro nazionale di prevenzione e difesa sociale, Saffirio fu tra i fondatori dell’Associazione itailana di scienze sociali. Studioso del pensiero sociale americano, saggista, collabora a ‘Il Politico’ e ad altre riviste. E’ morto nel 1970.”,”TEOS-020-FMB”
“SAGGIORO Sandro”,”Né con Truman, né con Stalin. Storia del Partito Comunista Internazionalista (1942-1952).”,”Libro dedicato allo scomparso Arturo PEREGALLI Sandro Saggioro (1949) laureato in medicina e chirurgia, ha lavorato come chirurgo in vari ospedali della provincia di Padova. Oltre a questo lavoro ha curato ‘Comunismo e fascismo’ (uscito anonimo nel 1992 con la Editing di Torino. Ha pubblicato con Peregalli ‘Amadeo Bordiga: bibliografia’ e ‘Amadeo Bordiga. La sconfitta e gli anni oscuri’. Ha curato con Paolo Casciola il n° 31, 2001 dei Quaderni Pietro Tresso ‘Omaggio ad Arturo Peregalli’ e come autore il n° 57, 2006 ‘Gli ultimi anni di Victor Serge’ e il n° 64 2008 ‘Scienza e politica in Amadeo Bordiga’. Dal 2002 al 2007 ha fatto parte del comitato scientifico della Fondazione Amadeo Bordiga. Tra i documenti c’è una lettera di Bordiga a Maffi, una lettera di Damen a Bordiga e la risposta di Bordiga a Damen (pag 368-386)”,”MITC-094″
“SAGGIORO Sandro”,”Gli ultimi anni di Victor Serge (1940-1947).”,”””Alla fine della sua vita, quindi, la posizione politica di Serge può essere definita sulla china del riformismo socialdemocratico. Egli sembra spesso sul punto di abbandonare il marxismo, ma non compirà mai questo passo””. (pag 47) Adesione di Serge al POUM e reazioni (pag 28) Il libro di Serge l’Affaire Toulev’ e quello di Koestler ‘Darkness at Noon’ si confrontavano con le stesse tematiche ma il secondo ebbe una notevole promozione editoriale mentre il primo cadde nel dimenticatoio (pag 33) Tentativi di Serge di tornare in Francia, sua lettera a André Malraux (pag 44) Problemi cardiaci per Serge negli ultimi anni aggravati dall’altitudine di Città del Messico. (pag 45)”,”SERx-068″
“SAGGIORO Sandro”,”In attesa della grande crisi. Storia del Partito Comunista Internazionale. «il programma comunista» (dal 1952 al 1982).”,”Sandro Saggioro (1949) laureato in medicina e chirurgia, ha lavorato come chirurgo in vari ospedali della provincia di Padova. Oltre a questo lavoro hapubblicato ‘Né con Truman né con Stalin. Storia del Partito comuinista internazionalista’ (1942-1952), che si occupa della prima parte di quell’organizzazione che in seguito si chiamerà Partito comunista internazionale. Saggioro ha curato inoltre ‘Comunismo e fascismo’ (uscito anonimo nel 1992 con la Editing di Torino. Ha pubblicato con Peregalli ‘Amadeo Bordiga: bibliografia’ e ‘Amadeo Bordiga. La sconfitta e gli anni oscuri’. Ha curato con Paolo Casciola il n° 31, 2001 dei Quaderni Pietro Tresso ‘Omaggio ad Arturo Peregalli’ e come autore il n° 57, 2006 ‘Gli ultimi anni di Victor Serge’ e il n° 64 2008 ‘Scienza e politica in Amadeo Bordiga’. Dal 2002 al 2007 ha fatto parte del comitato scientifico della Fondazione Amadeo Bordiga. Si cita Cervetto a pag. 76 e 189. Bordiga alias Alfa, Orso Il volume contiene un numero innumerevole di citazioni Non basta il riconoscimento della lotta di classe per essere marxisti. “”L’esistenza delle classi e la lotta che le classi si fanno è cosa talmente tangibile che non occorre necessariamente essere marxisti per scoprirlo. Chi ha letto un altro fondamentale testo di Lenin, ‘Stato e rivoluzione’, sa bene che la scoperta delle classi e della lotta di classe fu fatta, prima di Marx, da storici e economisti borghesi. Lenin è impegnato a svolgere l’attacco critico contro gli opportunisti che, all’indomani della prima guerra imperialista (1914-1918), controllavano il movimento operaio. A costoro che credevano di difendersi obiettando che non li si poteva accusare di respingere il principio della lotta di classe, Lenin risponde che non basta ammettere l’esistenza della lotta di classe per considerarsi dei marxisti, ma occorre riconoscere che la lotta tra borghesia e proletariato conduce alla dittatura del proletariato. Per dimostrare la coerenza con la dottrina marxista, Lenin riproduce un brano di una lettera scritta da Marx a Weydemeyer il 5 maggio 1852. Chi non conosce questo famoso passaggio? Vale tuttavia la pena di riprodurlo. Marx scriveva: «Per quel che mi riguarda non ho né il merito di avere scoperta la esistenza delle classi nella società contemporanea, né quello di avere scoperto la lotta di queste classi fra loro. Degli storici borghesi avevano esposto molto tempo prima di me lo sviluppo storico di questa lotta delle classi. Ciò che io ho fatto di nuovo è di aver dimostrato: 1. che l”esistenza delle classi si riferisce a certe fasi storiche di produzione’; 2. che la lotta delle classi conduce necessariamente alla ‘dittatura del proletariato’; 3. che questa stessa dittatura non è se non la transizione alla ‘soppressione di tutte le classi e alla società senza classi». (…) Quello che interessa per l’argomento trattato, è l’accapo 1. Scoprendo che l’esistenza delle classi, e quindi della lotta di classe si riferisce a «determinate fasi storiche di produzione», Marx sottrae il classismo al dominio volontarista. La lotta di classe si svolge fuori dalla volontà dei singoli e della intera popolazione, essendo determinata dal conflitto tra le forze di produzione e dalla organizzazione sociale che su di esso si fonda. Ciò significa che la lotta di classe è indissolubilmente connessa alla vita della società borghese, come la circolazione del sangue alla vita di un organismo. Ma la lotta di classe può essere ‘accettabile’ per la borghesia. Ecco il punto! La lotta di classe può svolgersi dentro forme che la rendono accettabile per la borghesia, e, al contrario, può assumere forme rivoluzionarie che conducono alla dittatura del proletariato e alla soppressione del capitalismo. Vediamo come Lenin commenta la lettera di Marx. Egli scrive: «la dottrina della lotta di classe è stata creata non da Marx, ma dalla ‘borghesia’ prima di Marx, e, in via generale, essa è ‘accettabile’ per la borghesia. Come non riconoscere che la lotta di classe non è ancora marxista e che può benissimo non uscire dai limiti del pensiero borghese e della politica borghese? Limitare il marxismo alla lotta di classe, significa troncarlo, mutilarlo, ridurlo a ciò che è accettabile per la borghesia. Non è marxista se non chi estende il riconoscimento della lotta di classe fino al riconoscimento della ‘dittatura del proletariato’»’ [Sandro Saggioro, In attesa della grande crisi. Storia del Partito Comunista Internazionale. «il programma comunista» (dal 1952 al 1982), Milano, 2014] (pag 418-419)”,”BORD-140″
“SAGNAC Filippo a cura; scritti tratti dalle opere di MICHELET QUINET THIERS LOUIS BLANC MIGNET TAINE I. GONCOURT SOREL JAURES LAVISSE F. MASSON AULARD MATHIEZ BARTHOU LENOTRE MADELIN DE-NOLHAC”,”La rivoluzione del 1789. 1. Dalle origini al 10 agosto 1792, 2. Dal 30 settembre 1791 al 26 ottobre 1795.”,”Scritti tratti dalle opere di MICHELET, QUINET, THIERS, LOUIS BLANC, MIGNET, TAINE, I. GONCOURT, SOREL, JAURES, LAVISSE, F. MASSON, AULARD, MATHIEZ, BARTHOU, LENOTRE, MADELIN, DE-NOLHAC ecc.”,”FRAR-145″
“SAGNAC Philippe”,”La Fin de l’ Ancien Regime et la revolution americaine, 1763-1789.”,”L’A è Prof onorario alla Facoltà di lettere di Parigi. Storico francese (Périgueux 1868 – Luynes, Indre e Loira, 1954). Si dedicò in particolar modo allo studio del periodo rivoluzionario e fondò alla Sorbona, dove insegnò dal 1923 al 1937, il Centro di studi della Rivoluzione francese (1935). Opere principali: ‘La caduta della monarchia’ (1909), ‘La Rivoluzione francese’ (1920), ‘La fine dell’Ancien Régime e la Rivoluzione americana’ (1941), ‘La formazione della società francese moderna’ (1945-1946). (RIZ)”,”FRAA-026″
“SAGNES Jean a cura; collaborazione di Bartolomé BENNASSAR Catherine COLLOMP Catherine COQUERY-VIDROVITCH Jacques COULAND Marc FERRO René GALLISSOT Daniel HEMERY Gerard HEUZE’ Jacques LECLERC Martine LE-FRIANT Stuart MAC INTYRE”,”Histoire du syndicalisme dans le monde. Des origines à nos jours.”,”collaborazione di Bartolomé BENNASSAR Catherine COLLOMP Catherine COQUERY-VIDROVITCH Jacques COULAND Marc FERRO René GALLISSOT Daniel HEMERY Gerard HEUZE’ Jacques LECLERC Martine LE-FRIANT Stuart MAC INTYRE In Italia la prima società operaia nasce a Genova nel 1854, in generale si rimane allo stadio del paternalismo dato che sovente le società operaie comprendono nei propri ranghi artigiani e padroni.”,”SIND-031″
“SAHAGIAN Jean-Luc”,”Victor Serge. L’homme double. Histoire d’un XXe siècle échoué.”,”SAHAGIAN Jean-Luc vive nelle Cévennes e lì partecipa a una biblioteca libertaria. L’autore afferma che Serge non ha rinnegato i suoi errori del passato e che ha ‘responsabilità morale’ della repressione operata dai bolscevichi contro gli anarchici russi dopo la rivoluzione di Ottobre e che mostra in ‘L’anno I della rivoluzione russa’ in cui condivide le scelte dei bolscevichi (pag 170) 1921-1925: ruolo di propagandista in Germania e Austria per l’Internazionale Comunista Serge si adopera per un riavvicinamento tra Trotsky e Nin. “”[Serge] veut aussi cette alliance avec les anarchistes pour garantir “”l’instauration d’une véritable démocratie ouvrière, d’une véritbale liberté de pensée et d’organisation dans les rangs de la révolution (1) [(1) Lettre à Leon Sedov du 8 août 1936, ibid., p. 129]. Ils ajoute ailleurs: “”Si les camarades de la CNT et de la FAI savent s’imposer une discipline d’hommes libres dans une période révolutionnaire, leur influence constituera un antidote précieux face aux tendance étatiques et bureaucratiques du mouvement ouvrier: leur collaboration vivifiera la liberté ouvrière. Je pense à tout ceci avec une tension de tout mon être (2)”” [(2) Lettre à Andrés Nin du 7 août 1936, ibid]. Il veut aussi “”essayer d’éviter que la guerre civile n’éclaet dans les rangs de la révolution et que le marxisme soit discrédité du fait de la trahison des staliniens (3)”” [(3) Lettre à Trotsky du 15 août 1936, ibid, p. 140] (pag 170) Trotsky e i suoi rifiutano la riconciliazione con il Poum di Nin, “”la collaborazione fraterna con gli anarchici””. Serge avrebbe criticato questa posizione. “”On a accumulé à l’égard du POUM une telle quantité de fautes que l’on est parvenu au résultat suivant aussi sûrement que si on l’avait voulu: ce parti a été ‘rejeté’ loin de la IVe Internationale (4)””. [(4) Lettre à Léon Sedov du 21 janvier 1937, ibid., p. 157] (pag 171)”,”SERx-069″
“SAICH Tony”,”The Origins of the First United Front in China. The Role of Sneevliet (Alias Maring). I.”,”Foreword: Technical Introduction, Acknowledgements, Transcription, Pseudonyms of Sneevliet While in China, Abbreviations, Documents, Notes, Contributions to the History of Labour and Society, Issued by the International Institute of Social History, Amsterdam,”,”MCIx-002-FL”
“SAICH Tony”,”The Origins of the First United Front in China. The Role of Sneevliet (Alias Maring). II.”,”Foreword: Technical Introduction, Acknowledgements, Transcription, Pseudonyms of Sneevliet While in China, Abbreviations, Documents, Notes, Appendix: ONE Articles Written by H. Sneevliet During His Time in Choina, TWO Other Documents of Interest, THREE Contents of the Sneevliet Archive (1919-1924), IISG, Bibliography, Index, Illustrations I-XV, Contributions to the History of Labour and Society, Issued by the International Institute of Social History, Amsterdam,”,”MCIx-003-FL”
“SAID Edward W.”,”Cultura e imperialismo. Letteratura e consenso nel progetto coloniale dell’Occidente.”,”SAID nato a Talbieh (Gerusalemme) nel 1935 da una famiglia palestinese di religione cristiana è attualmente professore di Letteratura comparata alla Columbia University (USA). E’ autore di ‘Orientalismo’, ‘La Questione palestinese’, ‘Dire la verità’. E’ una delle figure più note della diaspora palestinese.”,”VIOx-037″
“SAID Edward W.”,”Orientalismo. L’immagine europea dell’Oriente.”,”Edward Said, arabo, nato a Gerusalemme nel 1935, critico letterario e intellettuale. Ha insegnato Letteratura comparata alla Columbia University di New York. È morto ne 2003.”,”VIOx-005-FSD”
“SAINCLIVIER Jacqueline”,”La Résistance en France.”,”SAINCLIVIER Jacqueline Bilancio dei morti della Resistenza. “”Essayer de faire un bilan des morts de la Résistance est aléatoire. On sait que sur les 600.000 victimes que fit la seconde guerre mondiale en France, il y eut: – 20.000 FFI, – 60.000 déportés politiques, – 30.000 fusillés, soit environ 1/6 des victimes étaient sans doute des Résistants. Sans doute, parce que chaque catégorie ci-dessus désignée comporte à la fois des Résistance (au sens de ayant participé à la lutte contre l’occupant avant la Libération), des otages (parmi les fusillés et les déportés), des combattants militaires (parmi les FFI, certains se sont engagés après la Libération). Malgré son approximation, ce chiffre montre l’ampleur des pertes si l’on se rappelle que la Résistance est restée un phénomène minoritaire tout au long de l’occupation””. (pag 30)”,”FRAV-138″
“SAINTE-BEUVE C.A.”,”Le Général Jomini. Etude.”,”””Il ruolo che ha giocato in questa armata prova che, se molti generali di secondo rango si confondono nel primo, un genio superiore non può nulla quando è costretto a rimettere agli altri la cura di apprezzare i suoi progetti e di eseguirli””. Jomini, Histoire des Guerres de la Revolution, tome VI pag 114 (Sul ruolo del Generale Bonaparte nell’ esercito delle Alpi, comanda da Dumerbion nel 1794) (in apertura) La disfatta della campagna di Russia. “”Jomini non si era fatto illusioni in alcun momento sulla questione della campagna del 1812. Le sue previsioni del 1806 sul pericolo di una grande guerra nel Nord andavano a realizzars: i successi così a caro prezzo acquisiti in partenza facevano presagire il carattere di questa terribile e gigantesca avventura; egli l’ha perfettamente definita in qualche tratto espressivo, che i più eloquenti storici riconosceranno: “”(…) noi andiamo a ritrovare una nuova Spagna, ma una Spagna senza fondo, senza vino, senza risorse, senza città. Noi non vi troveremo delle Saragozza, perché tutte le case, costruite in legno dipinto, sono alla mercé di una torcia o di un obice; ma ostacoli d’altro genere, e non meno formidabili, ci attendono (…)””. Tutti i piani di strategia e di grande guerra falliranno in questa funesta campagna; su uno scacchiere così vasto e senza un quadro determinato (è ancora Jomini che parla), i calcoli più probabili non renderanno più. A qualsiasi combinazione nuova immaginata da Napoleone, gli avversari non risponderanno che evadendo, collocandosi nel cerchio via via sempre più largo del suo compasso.”” (pag 121-122)”,”FRAN-072″
“SAINTE-BEUVE”,”Talleyrand ed altri saggi.”,”Fiera invettiva del giacobino Carducci: “”Maledetto sia tu per ogni etade, O del reo termidor decimo sol! Tu sanguigno ti affacci, e fredda cade / La bionda testa di Saint-Just al suol,”” (v. prefazione) Biografia (v. sch. PROD-018) SAINTE-BEUVE scrittore e critico letterario francese (Boulogne-sur-Mer 1804-Parigi 1869). Trasferitosi a Parigi nel 1818 per continuarvi gli studi, si iscrisse alla facoltà di medicina. Prese a frequentare l’ambiente degli ultimi ideologi e a collaborare come critico letterario al Globe, dove conobbe Vigny e Hugo che lo accolsero nel cosiddetto secondo “”cenacolo romantico””. La figura e il successo di Hugo, la discussa relazione con la moglie di lui Adèle (seguita peraltro dalla rottura con ambedue nel 1834 e 1836) lo spinsero, in sintonia con le suggestioni romantiche del tempo, a ricercare la gloria poetica. Scrisse versi che sono raccolti in Vie, poésie et pensées de Joseph Delorme (1829), Consolations (1830), Pensées d’août (1836; Pensieri d’agosto), Le livre d’amour (1843) e presentano non pochi elementi di originalità: toni familiari e intimistici, talvolta quasi simbolistici, uso di forme rigorose, come il sonetto, che lo differenziano dagli altri romantici, dai quali del resto non tardò a prendere le distanze con mal celato rancore, schiacciato dalle loro prepotenti personalità. Il sentimento di una personale sconfitta viene aggravato dalla caduta delle speranze riposte nelle teorie sansimoniane e nel cattolicesimo liberale di Lamennais. (…)”,”BIOx-199″
“SAINT-EXUPERY Antoine de”,”Volo di notte.”,”de SAINT-EXUPERY Antoine nacque a Lione nel 1900 e morì nel 1944 durante una ricognizione notturna. Scrittore-pilota, ha avuto molte esperienze di volo su aerei civili e militari. Altra sua opera maggiore è il ‘Piccolo principe’.”,”VARx-334″
“SAINT-EXUPERY Antoine de”,”Il piccolo principe.”,”””Gli sono grato (a Saint-Exupery) in particolar modo per aver messo in luce questa verità paradossale, che secondo me à di una importanza psicologica considerevole: che la felicità dell’uomo non sta nella libertà, ma nell’accettazione di un dovere…”” (André Gide (Prefazione a ‘Vol de Nuit’, Gallimard, Parigi) (pag 15) “”Bisogna esigere da ciascuno quello che ciascuno può dare””, continuò il re. “”L’autorità riposa, prima di tutto, sulla ragione. Se tu ordini al tuo popolo di andare a gettarsi in mare, farà la rivoluzione. Ho il diritto di esigere l’ubbidienza perché i miei ordini sono ragionevoli”” (pag 67)”,”VARx-553″
“SAINT-JUST Louis de; a cura di Paolo BASEVI”,”Discorsi alla convenzione e scritti scelti.”,”SAINT-JUST (1767-1794). Figlio di agiati proprietari terrieri, intraprese lo studio del diritto a Soissons e a Reims ma senza portarlo a termine. Aderì subito alla Riv cui dedicò il poema satirico Organt (1789) e l’opera Esprit de la révolution et de la Constitution de France (1791) dove si avverte l’influsso del pensiero di Montesquieu e di Rousseau. Tenente colonnello della Guardia nazionale a Noyon, trovò in Robespierre (con il quale fu in viva corrispondenza) il più fedele interprete del suo amore per la libertà e la giustizia. Eletto deputato nel 1792, sedette alla Montagna rivelando eloquenza appassionata ma sorretta da una rigorosa determinazione che impressionò l’Assemblea e fu giustamente definita “”eroica””. Convinto che la Riv dovesse essere sostenuta da uno spirito unitario, si batté contro il federalismo girondino (rapporti dell’8 luglio 1793, del 13 e 31 marzo”,”FRAR-161″
“SAINT-JUST Louis Antoine Leon”,”Le gouvernement revolutionnaire jusqu’a la paix.”,”L’ introduzione contiene un profilo biografico di SAINT-JUST e un’esposizione sintetica del suo pensiero formatosi nell’ azione.”,”FRAR-185″
“SAINT-JUST Luis-Antonio-Leon”,”Discursos. Dialectica de la revolucion.”,”SAINT-JUST (1767-1794) è morto quando non aveva ancora compiuto 27 anni.”,”FRAR-232″
“SAINT-JUST Louis Antoine Leon”,”Lo spirito della rivoluzione e la costituzione di Francia.”,”””Voi non dovete più avere nessun riguardo per i nemici del nuovo ordine di cose, la libertà deve trionfare a qualsiasi costo. Bisogna governare col ferro quelli che non si possono governare con la giustizia, bisogna opprimere i tiranni!”””,”FRAR-253″
“SAINT-JUST Louis Antoine Leon; a cura di Albert SOBOUL”,”Terrore e libertà. Discorsi e rapporti.”,”””Egli fu così in tutti i grandi momenti: una visione acuta delle circostanze e delle necessità rivoluzionarie, una decisione fulminea, un’energia indomabile per raggiungere lo scopo stabilito, Saint-Just fu un genio dell’azione. Ma bisogna fissare alcune sfumature e precisazioni”” (pag 18) (A. Soboul)”,”FRAR-001-FB”
“SAINT-JUST Louis de, a cura di Albert SOBOUL”,”Frammenti sulle Istituzioni repubblicane, seguito da testi inediti.”,”””I sanculotti non costituivano un partito. E neppure formavano una classe; se tra di loro si trovava una minoranza di proletari, vi si riscontrava soprattutto una maggioranza di bottegai e artigiani pervenuti alla proprietà e di piccolo borghesi delle professioni liberali. Ci che univa quegli uomini era soprattutto la comune ostilità al sistema capitalistico di produzione, che minacciava di livellare tutti al rango di salariati al servizio della borghesia. Di qui le loro reazioni difensive contro i ricchi e i ‘gros’. Di qui le loro aspirazioni egualitarie e utopistiche e il loro desiderio, non già di sopprimere la proprietà (della quale molti di loro già godevano), ma d’imporle un limite e di conservarne solo benefici, sopprimendone i pericoli. Qui ancora ha origine la contraddizione che impedì agli ‘enragés’, agli hebertisti, ai roberspierristi e allo stesso Saint-Just di elaborare un programma economico e sociale coerente. I sanculotti erano a un tempo ostili al capitalismo, che minacciava di ricacciarli nelle file del proletariato, e attaccati all’indipendenza della bottega, dell’artigianato e della proprietà rurale, seguaci in questo del liberismo economico caro alla borghesia. Se, politicamente, i sanculotti rappresentavano il partito più avanzato della Rivoluzione, economicamente erano tuttavia condannati a tramontare insieme al sistema di produzione tradizionale, fondato sull’artigianato e sulla bottega: contraddizione che destinava all’insuccesso tutti gli sforzi dei sanculotti per dar fondamento nell’anno II a quella repubblica egualitaria che li avrebbe salvati; contraddizione che diede al movimento dialettico della storia tutto un carattere drammatico. Abbiamo qui insistito su questi aspetti della mentalità sanculotta solo perché Saint-Just partecipa di queste contraddizioni. Quest’uomo, che alcuni ci presentano come di bronzo e dominante la storia con l’enigmaticità della sua figura, è anche lui un uomo del suo tempo e ne divide sia le grandezze che i limiti. C’era in lui, come in Robespierre, troppo acume politico perché egli sottovalutasse la bilancia delle forze sociali e trascurasse la funzione preponderante della borghesia nella lotta contro l’aristocrazia dell’antico regime. Qui è senza dubbio una delle più profonde ragioni della disfatta dei roberspierristi, troppo curanti degli interessi della borghesia per attaccarsi del tutto ai sanculotti e troppo attenti ai bisogni dei sanculotti per trovar grazia agli occhi della borghesia. Ma, per la sua origine, la sua formazione, il suo temperamento, Saint-Just appare più sensibile alle aspirazioni dei sanculotti: aspirazioni che egli seppe tradurre, in forma sublime, nei suoi decreti di ventoso o nelle ‘Institutions républicaines’. Nato e formatosi in un ambiente contadino (1), Saint-Just passò la sua infanzia e adolescenza a Blérancourt, nell’Aisne, paese a grandi colture, dove una borghesia rurale di grandi fittavoli dominava un numeroso proletariato”” (pag 24-25)] [dall’introduzione di Albert Soboul] [(1) M. Dommanget, ‘La famille de Sant-Just’, “”Annales révolutionnaires””, 1913, t. VI, p. 517]”,”FRAR-012-FF”
“SAINT-MÉZARD Isabelle”,”Géopolitique de l’Indo-Pacifique. Genèse et mise en oeuvre d’une idée.”,”Isabelle Saint-Mézard è maitres de conférences habilitée à diriger des recherches à l’Institut français de géopolitique (IFG) de l’Université Paris 8 et chercheuse associée au Centre Asie de l’ IFRI.”,”ASIx-129″
“SAINT-PIERRE C.F. Ireneo de, ROUSSEAU J.J. KANT E., a cura di Carlo CURCIO”,”Progetti per la pace perpetua.”,”Sull’ opposizione fra la morale e la politica in rapporto alla pace perpetua. “”La politica dice: “”Siate prudenti come serpenti””; la morale aggiunge (come condizione restrittiva): “”e senza perfidia come colombi””. Se questi due comandi non possono conciliarsi in un solo comando, allora v’è davvero conflitto fra la morale e la politica; ma se quei due comandi devono trovarsi uniti, allora è assurdo il concetto di opposizione e non può nemmeno sorgere un problema relativo al modo di risolvere il conflitto. Quantunque la massima “”l’ onestà è migliore politica”” contenga una teoria che la pratica molto spesso, purtroppo, smentisce, per altro la massima altresì teorica “”l’ onestà è migliore di ogni politica”” è superiore ad ogni critica, è, anzi, la condizione indispensabile per la stessa politica””. (pag 141-142)”,”EURx-208″
“SAINT-SIMON H. de THIERRY A.”,”La riorganizzazione della società europea.”,”Nel 1814 la potenza napoleonica è infranta. A Vienna i governi lavorano per il nuovo assetto europeo. SAINT-SIMON non dimentica di essere un vecchio artefice di progetti: anzi si getta a capofitto su un progetto più ampio: quello di dare una pace all’Europa squassata dalla guerra. Questa volta però non è più solo. Ha con se prima come segretario, poi come collaboratore e amico, un giovane professore ancora sconosciuto: Augustin THIERRY. I due ingegni si completavano a vicenda: le intuizioni sintetiche di S.S. subivano il vaglio dell’analisi storica di THIERRY. Tre anni dururà questo sodalizio. Ed ognuno ne trasse vantaggio.”,”EURx-062″
“SAINT-SIMON C.H. de”,”La physiologie sociale. Oeuvres choisies.”,”In introduzione: Sociologia di SAINT-SIMON, Esposizione delle concezioni sociologiche di S., Rassegna delle principali difficoltà relative alla sociologia di S.. Eredità sociologica di S.”,”SOCU-037″
“SAINT-SIMON Claude-Henri; a cura di Jean DAUTRY”,”Textes choisis.”,”Contiene dedica di DAUTRY.”,”SOCU-067″
“SAINT-SIMON H., a cura di LARIZZA LOLLI Mirella”,”Scienza industria e società. Saint-Simon e i suoi primi seguaci.”,”Complesso militare-scientifico-industriale. “”Nel frattempo, essendo la guerra divenuta per questi motivi sempre più costosa, non è più possibile fronteggiarla senza ricorrere a prestiti che pongono il potere militare alla mercé dei comuni. Insomma; le cose sono giunte a un punto tale per cui la guerra non potrebbe farsi se la capacità industriale e quella scientifica rifiutassero la loro collaborazione.”” (pag 157)”,”SOCU-115″
“SAINT-SIMON C.H.”,”Sogno d’ una felice Europa.”,”Proposta di una costituzione europea. “”Il governo europeo, come i governi nazionali, non può avere azione, senza una volontà comune a tutti i suoi membri. Ora, questa volontà di corpo che, in un governo nazionale, nasce dal patriottismo nazionale, nel governo europeo non può derivare che da una più grande generalità di vedute, da un sentimento più esteso, che si può chiamare patriottismo europeo. E’ l’ istituzione che forma gli uomini, dice Montesquieu; così, questa tendenza che fa uscire il patriottismo fuori dei confini della patria, questa abitudine di considerare gli interessi dell’ Europa al posto degli interessi nazionali, sarà, per coloro che devono formare il parlamento europeo, un frutto necessario della sua esistenza. E’ vero; son dunque gli uomini che fanno l’ istituzione; e l’ istituzione non può crearsi se non li trova già bell’ e formati o, almeno, preparati ad esserlo””. (pag 97) Un papa della scienza nella nuova Europa. “”E’ nella natura delle cose, Signori, che una teoria scientifica invecchi e che il clero, che la professa sia annientato, quando è divenuto insufficiente. E’ altresì della natura delle cose che i laici, i quali hanno organizzato una nuova teoria scientifica generale, rimpiazzino l’ antico clero e si costituiscano in corpo sacerdotale””. (pag 140)”,”SOCU-137″
“SAINT-SIMON Louis de Rouvroy de; a cura di Jean-Michel GARDAIR”,”Il Re Sole.”,”””L’ingegno del Re era meno che mediocre, capacissimo però di formarsi. Amò la gloria, volle l’ordine e la regola. Era riservato, prudente, moderato, padrone dei suoi movimenti e della sua lingua, (…). Tutto il male gli derivò dagli altri. L’educazione dei suoi primi anni fu talmente trascurata che nessuno osava avvicinarsi al suo appartamento. (…) A mala pena gli insegnarono a leggere e a scrivere; rimase talmente ignorante che mai seppe nulla sulle più conosciute nozioni della storia, di avvenimenti, di fortune, comandi, nascite, leggi. Cadde, per questa lacuna, e talvolta in pubblico, nelle più grossolane assurdità.”” (pag 14-15) Le lodi. Adulazione. “”A gara lo lodarono e lo rovinarono. Le lodi, diciamo meglio le adulazioni, gli piacevano a tal punto che le più grossolane erano ben accolte e le più smaccate ancor meglio apprezzate. Solamente così era possibile avvicinarlo (…)””. (pag 16)”,”FRAA-078″
“SAINT-SIMON Louis de, a cura di François-Régis BASTIDE”,”Saint-Simon par lui-même.”,”Critica la condizione spirituale, morale, declinante del Terzo Stato, magistratura compresa: “”(…) La discipline,l’étude, la gravité, ne sont plius des talents d’usage; et il n’est que trop vrai de dire que, les riches uniquement appliqués à conserver leur bien, et les pauvres à en acquérir ou à vivre, la magistrature est généralement tombée dans le même abîme qui enfouit le clergé et le noblesse”” (pag 148) Wikip: Il duca Louis de Rouvroy de Saint-Simon, più conosciuto col nome di Saint-Simon (Parigi, 16 gennaio 1675 – 2 marzo 1755), è stato uno scrittore francese, celebre per le Memorie, dove racconta della vita di corte della sua epoca. Claude Henri de Rouvroy, conte de Saint-Simon (1760-1825), il noto filosofo e industriale francese, fondatore del sansimonismo, fu un suo lontano parente. Aspetti letterari Saint-Simon è un autentico scrittore, la sua opera non ha soltanto un interesse storico, ma costituisce un esempio di stile, anche se egli scrisse di sé di non piccarsi di scriver bene, cosa vera, da un punto di vista puramente accademico, dal momento che la sua grammatica non è sempre rigorosa e il suo vocabolario è arcaico, irrigidito alla prima metà del regno di Luigi XIV. Quel che rende originale il suo stile è il fatto che egli non si sorvegli, che i suoi periodi, spezzati e febbrili, si urtino in ellissi al punto che Chateaubriand dirà di lui: «Scrive alla diavola per la posterità». La sua frase, a volte, come in Proust, sembra voler abbracciare tutti gli aspetti d’una questione fino all’esaurimento del soggetto che egli intende esporre. A volte, invece, sopprime il verbo e accumula rapide notazioni; così descrive, per esempio, lo zar Pietro il Grande, durante la sua visita a Parigi nel 1717: Lo zar Pietro I: «Questo monarca si fece ammirare per la sua estrema curiosità, sempre tendente alle sue vedute sul governo, sul commercio, sull’istruzione, sulla polizia, e questa curiosità tutto attingeva e niente disdegnava, i cui minimi tratti avevano un’utilità conseguente, marcata, sapiente, che non stimava che quel che meritava esserlo, nel quale brillava l’intelligenza, la giustezza, la viva tensione del suo spirito. Tutto mostrava in lui la vasta estensione dei suoi lumi e qualcosa di continuamente conseguente. Egli univa in un modo del tutto sorprendente la maestà più alta, più fiera, più delicata, più sostenuta, nello stesso tempo la meno imbarazzante quando l’aveva stabilita in tutta la sua sicurezza, con una cortesia che sentiva e sempre e con tutti e da padrone ovunque, ma con i propri gradi secondo le persone. Aveva una sorta di famigliarità che veniva dalla libertà; ma non era esente da una forte impronta di quell’antica barbarie del suo paese che rendeva tutte le sue maniere pronte, perfino precipitose, le sue volontà incerte, senza però voler essere costretto né contraddetto su nemmeno una». È anche un buon narratore, che racconta con chiarezza e minuzia storie spesso contorte, sapendo maneggiarne gli effetti e la tensione, trasformando un piccolo aneddoto in una vera commedia: Infine, Saint-Simon si distingue per la foga del discorso: facile all’indignazione, ha l’insulto scaltro e la penna ben acuminata, e pochi trovano grazia ai suoi occhi; egli offre al lettore un panorama a volte ingiusto ma spesso illuminante della corte di Luigi XIV. L’opera non è omogenea: a passaggi d’antologia – ritratti di personaggi scomparsi, la veglia funebre di Luigi XIV – si contrappongono dei tunnel nei quali il lettore moderno è meno sensibile: per esempio, redige lunghe dissertazioni sulla gerarchia relativa dei grandi del regno. Il fatto è che Saint-Simon non scrive soltanto per la sua epoca, ma anche per promuovere le sue idee politiche o per promuovere se stesso. Gli storici considerano in effetti che ha spesso esagerato l’importanza del proprio ruolo negli affari politici degli anni 1710-1723. L’opera stessa non fornisce sempre le sue fonti: Saint-Simon si rifà abbondantemente al diario di Dangeau per gli aneddoti sulla corte ma l’utilizza solo per criticarlo quando vi trova degli errori. Si fonda anche sul diario di Torcy per gli avvenimenti internazionali.”,”FRAA-082″
“SAÏTO Kohei”,”La nature contre le capital. L’écologie de Marx dans sa critique inachevée du capital.”,”Kohei Saïto è ‘maitre de conferences en économie politique’ all’Università di Osaka (Giappone), e partecipa alla edizione delle opere complete di Marx ed Engels (MEGA). Il suo libro frutto di una tesi di dottorato (Humboldt-Universität di Berlino), ha ricevuto il premio in memoria di Isaac e Tamara Deutscher nel 2018. Marx sulla questione della natura contro il capitale (pag 307-308-309) (per testi vedi Trentzz e quindi ISCO) Indice dei capitoli. – L’alienazione della natura come genesi della modernità – Metabolismo dell’economia politica Il Capitale come teoria del metabolismo – Liebig e il capitale – Fertilizzanti conro il supersfruttamento? – L’ecologia di Marx dopo il 1868 (contiene il paragrafo ‘La teoria di Fraas sulle forze di rigenerazione naturali e le alluvioni: cambiamento climatico, civilizzazione in pericolo, cambiamenti climatici: i limiti imposti dal mondo materiale) La teoria di Fraas sulle forze di rigenerazione naturali e le alluvioni. A differenza delle sue pubblicazioni anteriori, la tesi sviluppata da Fraas in ‘Die Ackerbaukrisen und ihre Heilmittel’ (Le crisi agricole e i loro rimedi, 1866), è fin dall’inizio chiaramente formulata in opposizione a Liebig. Fraas afferma ironicamente che la sua tesi dell’esaurimento (1) è una variante del “”quietismo””: considera che la caduta dei prezzi dei cereali sia solamente un fenomeno temporaneo e non fa appello a misure particolari per arrestarla. ‘Marx ed Engels sottolineano il carattere progressivo del capitale rispetto allo stato di “”barbarie estrema”” della società precapitalistica. Benché nella seconda parte (del Manifesto, ndr) essi sottomettano anche il capitalismo europeo a una critica virulenta, la questione del dominio coloniale ne esce indenne. L’impressione che emerge è che i paesi marginalizzati potevano essere sottomessi al capitale e modernizzati dal colonialismo e dal commercio mondiale (Anderson, 2010). Ciò che si manifesta sia in Marx che in Engels è un prometeismo ottimista che fa un elogio acritico del dominio della natura per mezzo dello sviluppo delle forze produttive, consentendo di emancipare l’umanità dalla potenza di una natura a lei estranea’ (pag 307). Ma ‘Dopo gli appunti presi su Fraas, invece, Marx non avrebbe più sostenuto né l’«addomesticamento delle forze naturali» né il «disboscamento di interi continenti». Negli anni Sessanta dell’Ottocento, le questioni ecologiche assunsero sempre più importanza nella strategia socialista di Marx. L’interpretazione di Fraas si spinge a dare ancora più spazio alla crisi ecologica come manifestazione della contraddizione del capitalismo a cui il socialismo deve dare una risposta. La ‘tendenza socialista’ di Fraas consiste allora nel definire in negativo la condizione di sopravvivenza che sta nel riorganizzare consapevolmente il rapporto mediato dal lavoro tra l’uomo e la natura. L’emancipazione deve andare di pari passo con la formazione della capacità oggettiva e soggettiva di mantenere uno scambio durevole con la natura. Si vede ora più chiaramente per quali ragioni Marx si è interessato agli scritti di Fraas. La polemica tra Fraas e Liebig gli mostra che il problema ecologico della società moderna non si limita all’impoverimento dei suoli, e che non solo le deforestazioni di vaste aree e i cambiamenti climatici possono causare gravi perturbazioni nel mondo. La teoria alluvionale di Fraas fornisce le prime indicazioni sulla possibilità di un’agricoltura che verrebbe praticata con la preoccupazione della sostenibilità ricorrendo precisamente alle forze proprie della natura. Ma di per sé non costituisce una soluzione definitiva. Lo stesso Marx osservava pure il rapido sviluppo della scienza e della tecnica, e riteneva assolutamente indispensabile lavorare ancora più a fondo sulle scienze più recenti. Ecco perché l’approfondimento del concetto di metabolismo spinse Marx all’inizio del 1868 ad intensificare ulteriormente lo studio delle scienze naturali. Quando, nella seconda edizione del ‘Capitale, ritocca le entusiastiche affermazioni che aveva fatto sul contributo di Liebig all’economia politica, dietro questa rettifica c’era l’apertura di un campo più ampio della sua ricerca: ‘La natura contro il capitale’ (pag 309)”,”TEOC-801″
“SAITTA Armando”,”Aspetti e momenti della civiltà europea.”,”Armando SAITTA (1919) è ordinario di storia moderna presso la facoltà di scienza politiche dell’Univ di Roma, D della Scuola annessa all’Istituto storico italiano per l’età moderna e contemporanea, VP della ‘Societé des Etudes Robespierristes’ fondata da Albert MATHIEZ. Già D di ‘Movimento operaio’, nel 1962 ha fondato la rivista ‘Critica storica’. Tra le sue opere: -Filippo Buonarroti. 1950-51 -Costituenti e costituzioni della Francia moderna. 1952 -Storia e miti del 900. 1960 -Dal fascismo alla Resistenza. 1961 – Sinistra hegeliana e problema italiano negli scritti di A.L. Mazzini. 1968. Con SOBOUL e il russo DALIN è editore presso la ‘Commission d’histoire economique et sociale de la Rev. fr.’ degli scritti ancora inediti di BABEUF.”,”STOS-013″
“SAITTA Armando Direttore responsabile; DELLA-PERUTA Franco Vicedirettore; saggi di Renato GIUSTI Clara CASTAGNOLI Aronne VERONA Mario RONCHI Guido RAFFAELLI Ernesto RAGIONIERI Giorgio MORI Libertario GUERRINI Enzo SANTARELLI Raffaele MOLINELLI Luigi BELLINI Alberto CARACCIOLO Carlo CICERCHIA Diamante LIMITI Pietro LAVEGLIA Francesco RENDA Leo VALIANI Guido VICARIO Roberto ZAPPERI”,”Rivista Movimento Operaio. Maggio-agosto 1955″,”Saggi di Renato GIUSTI, Clara CASTAGNOLI, Aronne VERONA, Mario RONCHI, Guido RAFFAELLI, Ernesto RAGIONIERI, Giorgio MORI, Libertario GUERRINI, Enzo SANTARELLI, Raffaele MOLINELLI, Luigi BELLINI, Alberto CARACCIOLO, Carlo CICERCHIA, Diamante LIMITI, Pietro LAVEGLIA, Francesco RENDA, Leo VALIANI, Guido VICARIO, Roberto ZAPPERI.”,”MITT-010″
“SAITTA Armando; scritti di G. LUZZATTO G.D.H. COLE R. ROMEO, V. DE-CAPRARIIS R. ROLLAND T. MANN R. SERRA E. HALEVY A. CONWAY LENIN LUKACS K.M. PANIKKAR TROTSKY I. DEUTSCHER N. VALERI A. SIEGFRIED E. VERMEIL C. ROSSELLI G. DIMITROV T. MANN C. MORANDI L. SALVATORELLI A. GALANTE GARRONE C. MIGNANELLI F. CATALUCCIO P. SYLOS-LABINI H.B. WESTERFIELD G. FRIEDMANN T. MENDE K. KRAGG U. LA-MALFA F. PARRI D. BARTOLI H. MACMILLAN H. LÜTHY A. PHILIP C. BO A. GAROSCI E. GARIN C. BOBROWSKI A.I. MIKOYAN A. GIOLITTI E. COLLOTTI PISCHEL G. SALVEMINI G. DONATI G. BERNANOS A.C. JEMOLO F. CHABOD P. TOGLIATTI F. COMPAGNA B. CAIZZI W. DORIGO C. MERZAGORA A. BEVAN T.W. ADORNO H. LASKI A. SCHWEITZER SUKARNO J.F. KENNEDY D. CANTIMORI E. JÜNGER A. EINSTEIN”,”Storia e miti del ‘900. Antologia di critica storica.”,”Scritti di G. LUZZATTO, G.D.H. COLE, R. ROMEO, V. DE-CAPRARIIS, R. ROLLAND, T. MANN, R. SERRA, E. HALEVY, A. CONWAY, LENIN, LUKACS, K.M. PANIKKAR, TROTSKY, I. DEUTSCHER, N. VALERI, A. SIEGFRIED, E. VERMEIL, C. ROSSELLI, G. DIMITROV, T. MANN, C. MORANDI, L. SALVATORELLI, A. GALANTE GARRONE, C. MIGNANELLI, F. CATALUCCIO, P. SYLOS-LABINI, H.B. WESTERFIELD, G. FRIEDMANN, T. MENDE, K. KRAGG, U. LA-MALFA, F. PARRI, D. BARTOLI, H. MACMILLAN, H. LÜTHY, A. PHILIP, C. BO, A. GAROSCI, E. GARIN, C. BOBROWSKI, A.I. MIKOYAN, A. GIOLITTI, E. COLLOTTI PISCHEL, G. SALVEMINI, G. DONATI, G. BERNANOS (1), A.C. JEMOLO, F. CHABOD, P. TOGLIATTI, F. COMPAGNA, B. CAIZZI, W. DORIGO, C. MERZAGORA, A. BEVAN, T.W. ADORNO, H. LASKI, A. SCHWEITZER, SUKARNO, J.F. KENNEDY, D. CANTIMORI, E. JÜNGER, A. EINSTEIN.”,”STOU-027″
“SAITTA Armando a cura; scritti di G. LUZZATTO G.D.H. COLE R. ROMEO V. DE-CAPRARIIS R. ROLLAND TH. MANN R. SERRA E. HALEVY A. CONWAY N. LENIN G. LUKACS K.M. PANIKKAR L. TROTSKY I. DEUTSCHER N. VALERI A. SIEGFRIED E. VERMEIL C. ROSSELLI G. DIMITROV C. MORANDI L. SALVATORELLI A. GALANTE GARRONE”,”Storia e miti del ‘900. Antologia di critica storica.”,”Scritti di G. LUZZATTO G.D.H. COLE R. ROMEO V. DE-CAPRARIIS R. ROLLAND TH. MANN R. SERRA E. HALEVY A. CONWAY N. LENIN G. LUKACS K.M. PANIKKAR L. TROTSKY I. DEUTSCHER N. VALERI A. SIEGFRIED E. VERMEIL C. ROSSELLI G. DIMITROV C. MORANDI L. SALVATORELLI A. GALANTE GARRONE”,”STOx-053″
“SAITTA Armando”,”Costituenti e costituzioni della Francia moderna.”,”””Il Terrore, infatti, è il cozzo violento di due possibili direzioni della Rivoluzione: la borghese e la socialista. Finché fu possibile far coincidere le due direzioni, l’ onnipotenza robesperriana fu al culmine; ma non appena la manifestata volontà di Robespierre di mettere in pratica i decreti di ventoso che assegnavano ai sans-culottes poveri i beni dei sospetti (una vera e propria legge agraria, sia pure entro un ambito giudiziario!) fece pensare ad una definitiva sterzata socialista, la reazione della borghesia non si fece attendere. In ciò essa fu validamente aiutata dalla distensione patriottica dovuta alla vittoria militare di Fleurus. Ecco la vera ragione del 9 termidoro…””. (pag 143)”,”FRAD-041″
“SAITTA Armando”,”Dal fascismo alla Resistenza. Profilo storico e documenti.”,”””Per il Croce la civiltà liberale, sia europea che italiana, non covava nel proprio seno alcun fascismo; questo nacque dalla ventata di irrazionalismo che si abbatté su di essa negli anni della prima guerra mondiale, così come in un organismo sano all’ improvviso sorge una malattia, che precedentemente non esisteva. Vi è nel Croce l’ atteggiamento comune a quasi tutti i conservatori liberali, che sono un po’ laudatores temporis acti e quindi portati ad idealizzare il passato…”” (pag16)”,”ITAD-045″
“SAITTA Armando”,”Filippo Buonarroti. Contributi alla storia della sua vita e del suo pensiero. Volume secondo.”,”‘Che fare, mi direte? Rispondo: Lavorare a riformare prima di tutto gli uomini, per poter in seguito, con fiducia e con coscienza, riformare le istituzioni della società. (…) Le leggi non fanno gli uomini; ma gli uomini, le leggi. (Lettera di De Potter a Charles Teste, 1832) (pag 156)”,”SOCU-089″
“SAITTA Armando”,”Il cammino umano. Volume terzo. Corso di storia ad uso dei licei.”,”””Dopo la sua clamorosa vittoria del 1870-1871, il Bismarck comprese che non era il caso di compromettere il successo conseguito con nuove avventure guerresche. In ciò, nel sapersi fermare a tempo, egli rivelò tutta la misura del suo genio politico. Sapeva che la cessione dell’ Alsazia e della Lorena aveva ferito gravemente il sentimento nazionale della Francia, la cui rapida ripresa economica, rivelatasi nella possibilità di pagare prima del tempo fissato la massacrante indennità di guerra, mostrava del resto chiaramente che non occorreva attendere molto perché il pensiero della revanche, della rivincita contro il vincitore del 1870, divenisse il programma centrale della politica della repubblica d’ oltre Reno. Il BIsmarck dopo aver seguito in un primo tempo la facile via della minaccia di una guerra preventiva, capì che bisognava correre a ripari ben diversi e incominciò ad indirizzare tutta la propria politica estera verso lo scopo di costituire un equilibrio europeo, che rendesse impossibile alla Francia una ripresa dell’ antica potenza col favore di una conflagrazione europea. Da ciò l’ accordo dei tre imperatori stipulato nel 1873″”. (pag 333)”,”EURx-170″
“SAITTA Armando”,”Antologia di critica storica. III. Problemi della civiltà contemporanea.”,”Scritti di P. SAGNAC G. LEFEBVRE A. SOBOUL J. GODECHOT T.S. ASHTON W.O. HENDERSON M. BLOCH H.G. HUNT W. CONZE A. BRIGGS A. OMODEO A. SAITTA S. KIENIEWICZ C. MORANDI R. ROMEO L. VALIANI H. ARVON F. VENTURI R.E. CAMERON F. CHABOD S.N. PROKOPOVIC H.A.L. FISHER L. SALVATORELLI E. SERENI C. MORANDI G. MANACORDA N. VALERI G. LUZZATTO F.S. NITTI. “”Pertanto Marx tiene conto soltanto di una coscienza “”situata””, ossia della coscienza di un uomo che vive in un dato momento storico modellato da uno sviluppo economico giunto a un certo grado di una certa situazione sociale determinata dai rapporti di produzione. La coscienza è dunque un prodotto sociale. E’ vero che, finché l’ uomo resta bloccato nel proprio destino e non pensa ancora né a trasformare la natura né a fare dei suoi rapporti con i propri simili un rapporto sociale, si può parlare soltanto di una coscienza animale e gregale; ma poiché, fin da questo momento, la coscienza rivela all’ uomo la necessità di rientrare in un legame con quanto lo circonda, la natura come gli uomini, essa è già di essenza sociale. Affermando, per via di conseguenza, che “”non è la coscienza a determinare la vita, bensì la vita a determinare la coscienza””, Marx la pone al livello della società, o più precisamente al livello degli strati sociali, facendo così della coscienza un fenomeno di classe. Pertanto la “”coscienza comunista”” non può sorgere che dalla classe proletaria; grazie alla sua situazione storica che dà al proletario l’ esperienza dell’ oppressione totale e della alienazione radicale, esso è meglio di ogni altro preparato a prender “”coscienza”” della necessità di una rivoluzione radicale. Questa coscienza di classe è tuttavia alle volte indipendente dall’ appartenenza a questa classe. Così Marx ed Engels, nel Manifesto comunista, ammettono che come conseguenza della decadenza della classe dirigente “”un limitato settore di questa classe si unisce alla classe rivoluzionaria””. Parimenti una parte degli ideologi borghesi, che sono riusciti a giungere all’ “”intelligenza teorica del movimento storico nel suo insieme””, raggiungono i ranghi del proletariato.”” (pag 379-380)”,”STOx-084″
“SAITTA Armando a cura; scritti di Peter BROWN Marc BLOCH Christopher DAWSON Ernesto SESTAN Gian Piero BOGNETTI Edouard PERROY Steven RUNCIMAN Corrado BARBAGALLO Cinzio VIOLANTE Roberto Sabatino LOPEZ Renato ZANGHERI Robert FOLZ Paolo BREZZI Gioacchino VOLPE Carlo M. CIPOLLA Gino LUZZATTO Charles DIEHL Bernard LEWIS Gaston WIET Umberto RIZZITANO Lucien MUSSET Henri PIRENNE Boris D. GRIEKOV Paul ALPHANDERY René GROUSSET Luigi SALVATORELLI Raffaello MORGHEN Louis BREHIER Friedrich BAETHGEN Francesco GABRIELI R.H. HILTON Giorgio LEVI DELLA VIDA Agostino PERTUSI Giuseppe GALASSO Nino VALERI Gino LUZZATTO Charles VERLINDEN Renée DOEHAERD Eileen POWER Claudio Sanchez ALBORNOZ Georges DUBY Riccardo BACCHELLI Johan HUIZINGA”,”Antologia di documenti e critica storica. Il Medioevo.”,”Scritti di Peter BROWN Marc BLOCH Christopher DAWSON Ernesto SESTAN Gian Piero BOGNETTI Edouard PERROY Steven RUNCIMAN Corrado BARBAGALLO Cinzio VIOLANTE Roberto Sabatino LOPEZ Renato ZANGHERI Robert FOLZ Paolo BREZZI Gioacchino VOLPE Carlo M. CIPOLLA Gino LUZZATTO Charles DIEHL Bernard LEWIS Gaston WIET Umberto RIZZITANO Lucien MUSSET Henri PIRENNE Boris D. GRIEKOV Paul ALPHANDERY René GROUSSET Luigi SALVATORELLI Raffaello MORGHEN Louis BREHIER Friedrich BAETHGEN Francesco GABRIELI R.H. HILTON Giorgio LEVI DELLA VIDA Agostino PERTUSI Giuseppe GALASSO Nino VALERI Gino LUZZATTO Charles VERLINDEN Renée DOEHAERD Eileen POWER Claudio Sanchez ALBORNOZ Georges DUBY Riccardo BACCHELLI Johan HUIZINGA.”,”STOS-107″
“SAITTA Armando”,”Dalla Res Publica Christiana agli Stati Uniti di Europa. Sviluppo dell’ idea pacifista in Francia nei secoli XVII-XIX.”,”””E in quel torno di tempo Brissot aveva nel suo giornale Le Patriote francais del 15 dicembre scritto: “”La guerre! la guerre! tel est le cri de tous les patriotes, tel est le voeu de tous les amis de la liberté repandus sur la surface de l’ Europe, qui n’ attendent plus que cette heureuse diversion pour attaquer et renverser leurs tyrans. C’ est à cette guerre expiatoire, qui va renouveler la face du monde et planter l’ étendard de la liberté sur le châteaux des petits tyrans féodaux, sur les temples des papes et des muphtis, c’est à cette guerre sainte qu’ Anacharsis Clootz est venu inviter l’ Assemblée nationale, au nom de genre humain dont il n’a jamais mieux merité d’ être appelé l’ ami.””, ove appunto l’ accenno al cosmopolita banchiere tedesco ha un significato inequivocabile. A questo punto il pacifismo francese assume un atteggiamento tutto proprio, che lo distingue nettamente da quello che si presentava in scrittori di altri paesi.”” (pag 126-127)”,”FRAA-061″
“SAITTA Giuseppe”,”Marsilio Ficino e la filosofia dell’ umanesimo.”,” “”Nel Ficino si conserva la netta distinzione fra la vita divina e la vita umana, ma tra l’ una e l’ altra egli concepisce una tale identità che, anzichè di due vite svolgentisi indipendentemente, è da parlare di un’unica vita di che si pone nella sua universalità””. (pag 65) “”Così noi ci troviamo davvero ad una svolta decisiva della storia del pensiero. Il corpo considerato dal platonismo come il carcere dell’ anima è spiritualizzato a tal segno da formare una cosa sola con l’ anima. (…) Questo pampsichismo energico e vibrante che riduceva tutta la realtà ad un’ unica attività universale era la distruzione implicita del concetto di materia ed era la risoluzione del dualismo, in cui pur s’ attardava Ficino. La fisica moderna, che ha creduto di fare una grande scoperta quando ha proclamato l’ inesistenza della materia (1), può ben gloriarsi di avere in Marsilio Ficino uno dei suoi più grandi precursori. Se non che il pampsichismo ficiniano converge nella sublimazione della natura umana. Perché il concetto dell’ animazione universale, che è tutt’uno con l’ attività universale, fa scorgere più profondamente la natura stupenda della mente umana, la cui vera peculiarità consiste nel moto eterno.”” (pag 177-178) (1) H. Poincaré, La science et l’ hypothèse, Flammarion, 1920 pag 282 Pampsichismo: dottrina che attribuisce coscienza ad ogni essere vivente anche minimo e/o che afferma che solo lo spirito è reale.”,”ITAG-146″
“SAITTA Armando”,”Guida critica alla storia moderna.”,”Le conseguenze economico-sociali della scoperta dell’ America. La rivoluzione dei prezzi. (pag 31) “”(…) intervento militare, a favore degli insorti (americani, ndr), della Francia, della Spagna e dell’ Olanda, intervento che non lascia insensibili la Russia, la Danimarca e la Svezia. Un semplice episodio di lotta coloniale diventa così una conflarazione europea e l’ Inghilterra, vinta a Yorktown (19 ottobre 1781) e minacciata su tutti i mari, fu costretta a chiedere la pace e a firmare il trattato di Versailles (3 settembre 1783), col quale riconobbe l’ indipendenza delle tredici colonie, sanzionò la perdita di Minorca, cedette alla Frnacia il Senegal e alcune isole delle Antille e alla Spagna la Florida. (…)””. (pag 148-149) “”Le conseguenze (della rivoluzione americana, ndr) più importante sono invece quelle mediate: 1. la formazione degli Stati Uniti d’ America, la cui costituzione a carattere federale fu elaborata nel 1787 da una Convenzione; (…) 3. lo sviluppo di fermenti nuovi nelle colonie spagnoli e portoghesi (…); 4. l’ influenza che la formazione degli Stati Uniti ebbe sulla Francia sia con l’ esempio di un popolo che attua il principio della sovranità popolare, sia con l’ aggravare a causa delle spese militari il deficit finanziario del governo francese, non ultima scintilla dello scoppio rivoluzionario del 1789; (…)””. (pag 149-150)”,”STOx-117″
“SAITTA Armando”,”La Quarta Repubblica francese e la sua prima costituente.”,”La Costituzione della Quarta Repubblica. “”Obbiettivamente parlando, il rimprovero da fare – ed effettivamente fu fatto – è non che l’ Assemblea ha in sè la somma dei poteri, ma che l’ Assemblea non è altro che il riflesso e la ‘longa manus’ dei partiti. Più che un governo dell’ Assemblea, è un regime dei partiti quello che fondava il progetto costituzionale votato il 19 aprile””. (pag 185) Stato come aggregato di partiti organici. “”Se è vero che i partiti politici sono i motori della politica, l’ evolversi della concezione del partito politico non poteva non avere il suo contraccolpo anche sulla scena internazionale: in realtà, non sono le dottrine dei principali partiti che in Francia sono mutate – anche il giovane MRP è, in definitiva, l’erede del vecchio Partito democratico popolare -, bensì la nozione stessa di partito. La vecchia organizzazione dei partiti era inseparabile dalla concezione liberale e individualista dello Stato: il secolo XIX non conosceva che individui e, per garentire la loro libertà, restava fermo al principio della separazione dei poteri considerando i partiti solo come organismi di studio e di libera discussione e come semplici strumenti di propaganda. Ma il secolo XX è andato sempre più abbandonando questa struttura tradizionale: è sorto il partito di massa e la conseguenza di ciò è che sempre più il cittadino finisce col aprtecipare alla vita pubblica attraverso la mediazione del suo partito e lo Stato col divenire sempre più un aggregato di partiti organici.”” (pag 185-186)”,”FRAV-117″
“SAITTA Armando”,”Filippo Buonarroti. Contributi alla storia della sua vita e del suo pensiero. Volume primo.”,”””D’altra parte, il Mathiez – senza dare alcuna prova del suo asserto che del resto pare non possa resistere agli studi sul Babeuf del Dommanget – dichiara che Buonarroti “”étatit probablement plus communiste que Babeuf lui-même.”” Ora, è proprio certo che il binomio Babeuf-Buonarroti è la vera strada per capire il carattere della cospirazione? Un fatto è certo, ed è che il documento più tipicamente egualitario-comunista è il ‘Manifeste des Egaux’ di S. Maréchal.”” (pag 27)”,”SOCU-148″
“SAITTA Armando”,”Filippo Buonarroti. Contributi alla storia della sua vita e del suo pensiero. Volume secondo.”,”Liberté et égalité. La legge generale della società. “”Par la création de la société, le droit de juger ce qui est bon ou mauvais devient collectif, d’individuel qu’il était avant les conventions. L’homme change alors de condition; il apprend à confondre son interêt privé dans l’interêt général, il se sent plus libre parce que toutes les forces des co-associés conspirent à maintenir sa liberté. Mais personne n’a pu consentir à soumettre ses actions à une volonté collective, qu’autant qu’il a eu la certitude qu’il y auraait une part égale à celle de chacun des autres, et que cette volonté ne se proposerait jamais autre chose que l’interêt de tous.”” (Buonarroti) (pag 152)”,”SOCU-149″
“SAITTA Armando”,”Sinistra hegeliana e problema italiano negli scritti di A.L. Mazzini.”,”””Successivamente, a confermare l’interesse dell’opera di Andrea Luigi Mazzini, venne nel 1943 un capitolo del volume di Delio Cantimori sugli ‘Utopisti e riformatori italiani'”” (pag VII, prefazione di A. Saitta) “”Molti di questi assertori della futura rivoluzione, fosse essa semplicemente filosofica o anche politico-sociale, puntavano a tal fine su quell’alleanza franco-tedesca della qual abbiamo già visto non poche espressioni da parte della cultura francese: nel 1836 Börne aveva fondato a Parigi una rivista in lingua francese ‘La Balance’ per caldeggiare l’unione dei popoli, in particolare della Francia e della Germania; talché può dirsi che, quando nel 1844 Karl Marx chiuderà il suo articolo ‘Zur Kritik der Hegel’schen Rechts-Philosophie’ apparso nei ‘Deutsch-Französische Jahrbücher’ con le parole: “”La Germania ‘radicale’ non può fare la rivoluzione, senza compierla ‘dalle radici. L’emancipazione del tedesco è l’emancipazione dell’uomo’. La ‘filosofia’ è la testa di tale emancipazione, il ‘proletariato’ ne è il cuore. La filosofia non può realizzarsi senza l’eliminazione del proletariato, il proletariato non può realizzarsi senza la realizzazione della filosofia. Quando tutte le condizioni interne saranno adempiute, il giorno della ‘resurrezione tedesca’ sarà annunziato dal ‘canto del gallo francese'”” [Annali Franco-Tedeschi, a cura di G.M. Bravo, 1965], queste parole avevano dietro di esse un ampio retroterra culturale e ideologico””. (pag 125) [Armando Saitta, Sinistra hegeliana e problema italiano negli scritti di A.L. Mazzini, 1968] MAZZINI, Andrea Luigi Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 72 (2008) di Gabriele Paolini MAZZINI, Andrea Luigi. – Nacque a Pescia, presso Pistoia, l’11 giugno 1814 da Giuliano e da Ersilia Fantozzi. La relazione del padre, fattore, con una ricca vedova zia materna di G. Giusti, consentì al M. una fanciullezza più agiata di quella che gli avrebbe riservato la sua condizione sociale: sembra infatti che abbia compiuto i suoi studi nel liceo Forteguerri di Pistoia (mancano però in tal senso riscontri certi). Nella prima metà degli anni Trenta il M. frequentò la facoltà di giurisprudenza dell’Università di Pisa dove conobbe G. Montanelli e S. Centofanti ed ebbe per compagni L. Galeotti e Giusti. Risale a questo periodo il primo interesse per i problemi sociali, sull’onda dell’entusiasmo per C.-H. de Saint-Simon, le cui teorie erano allora assai diffuse fra i giovani. Nel 1837 si trasferì a Firenze e sposò la figlia di un uomo d’affari russo, N. Leidesdorf, un po’ per amore un po’ per interesse, come poi ebbe modo di ammettere. Nello stesso periodo cercò invano una sistemazione, sia frequentando alcuni ambienti vicini alla corte granducale sia concorrendo per la cattedra di economia politica nelle Università di Pisa e di Siena. Il cattivo esito di questi tentativi causò anche la fine dell’amicizia con Centofanti, al quale il M. imputava di averlo screditato pubblicamente. Non lasciò però le attività culturali: attento e sensibile nei confronti del romanticismo tedesco, ammirava la Germania per l’indole severa del pensiero che sapeva esprimere congiungendola alla potenza del sentimento. Nel 1839 tradusse e annotò le Lettere filosofiche di F. Schiller (pubblicate però soltanto nel 1845 nella Gazzetta italiana); nelle note il M. stabiliva un collegamento fra evoluzione della civiltà moderna e rinnovamento letterario. Nel 1840 diresse la Rivista musicale di Firenze, dove ebbe per collaboratori G.B. Cioni-Fortuna ed E. Montazio. Nei suoi articoli difese la missione sociale dell’arte, destinata non a divertire ma all’ammaestramento civile della nazione. Nel 1841 pubblicò a Firenze un opuscolo dal titolo Idee per servire d’introduzione ad una storia delle scienze, nel quale definiva la filosofia come la forma generale e assoluta delle conoscenze umane. Vi prendeva le distanze da Saint-Simon e dalla sua scuola e mostrava significative aperture al pensiero hegeliano (sia pure inteso nella sua versione conservatrice), di cui il M. fu tra i primi in Italia a recepire l’importanza. Tale sensibilità si doveva probabilmente alla frequentazione dell’abate D. Mazzoni, insegnante del collegio Forteguerri, che aveva soggiornato a Berlino ed era un cultore dell’idealismo. Nel 1842-43 le condizioni finanziarie del M. peggiorarono drasticamente, come risulta dalle lettere scritte allora al filantropo pistoiese N. Puccini, al quale si rivolse per un aiuto. Dedito solo a qualche lezione privata e a piccoli impegni letterari da cui otteneva magrissimi guadagni, decise di espatriare. In un primo tempo aveva pensato a Vienna, dove già si era trasferita la moglie presso alcuni parenti (le era nel frattempo morto il padre, lasciandola priva di sostanze), ma alla fine scelse la Francia convinto che lì avrebbe potuto esprimere liberamente le sue idee. Giunto a Parigi nell’ottobre 1844, nell’estate dell’anno seguente collaborò alla Gazzetta italiana diretta da M. Falconi e finanziata da Cristina Trivulzio principessa di Belgioioso: vi sostenne il principio dell’indipendenza italiana nell’ambito di un sostanziale moderatismo politico, proprio della testata. L’attività giornalistica non si rivelò decisiva da un punto di vista finanziario, ma gli diede comunque i mezzi sufficienti per vivere. Il soggiorno in Francia, il contatto con esuli di tutta Europa e la presenza dei circoli democratici e repubblicani contribuirono a far evolvere le sue idee in senso decisamente progressista. Durante il 1846 si dedicò alla stesura di una vasta opera scritta in francese, frutto di nuove e intense meditazioni, De l’Italie dans ses rapports avec la liberté et la civilisation moderne, alla quale evidentemente teneva moltissimo, poiché in ottobre stipulò un regolare contratto con l’editore parigino Amyot, cui versò 1000 franchi per le spese, rinunciando inoltre a qualsiasi diritto. Il libro, uscito in due corposi volumi nel maggio 1847, conteneva un’adesione esplicita e netta allo hegelismo di sinistra e al principio della positività della storia, e si accompagnava a una critica sistematica delle varie ipotesi di soluzione del problema italiano. Ai neoguelfi e ai neoghibellini il M. rimproverava l’inutile e dannoso attaccamento al passato, mentre a Giuseppe Mazzini attribuiva l’incapacità di comprendere che le cospirazioni erano destinate all’insuccesso a causa dell’impreparazione degli animi. Le riforme e le stesse istituzioni liberali sarebbero state insufficienti senza un profondo rinnovamento intellettuale e civile, mentre il principio di nazionalità, utile per combattere il dispotismo, si rivelava incapace di costruire una nuova società. La salvezza poteva giungere solo da una grande, inevitabile crisi sociale europea, originata dalle contraddizioni del progresso economico, dalla diffusione delle macchine e dall’espansione abnorme del credito pubblico e privato: una crisi che sarebbe stata al tempo stesso dissolvitrice e rigeneratrice, basata sullo sviluppo della democrazia e della scienza, sulla distruzione della Chiesa e del cattolicesimo, sulla lotta alla proprietà e al capitale in vista di un comunismo dai lineamenti evangelici. L’opera suscitò scarsa attenzione in Italia, mentre non passò inosservata agli occhi degli esuli e della pubblicistica francese e tedesca (anche se sorsero diversi equivoci sulla paternità a causa dell’omonimia con il fondatore della Giovine Italia, fatto destinato a ripetersi più volte in seguito): in Germania l’opera fu oggetto di una seconda edizione e di una traduzione integrale. Il 5 marzo 1848 il M. intervenne all’assemblea di esuli che a Parigi dette vita all’Associazione nazionale italiana, presieduta da G. Mazzini, della quale sottoscrisse il programma. Rientrò in Toscana al principio dell’estate e partecipò subito alle attività dei circoli democratici, nei quali vantava vecchie e numerose conoscenze. Nella prima metà di ottobre pubblicò a Firenze l’opuscolo Intorno alle cose d’Italia. Lettera a Vincenzo Gioberti, in cui sosteneva lucidamente e decisamente il disinteresse e l’incapacità della Francia repubblicana ad agire per l’emancipazione europea e a favorire in concreto l’Italia nella lotta contro l’Austria. Attaccava a fondo i limiti dello Statuto toscano, polemizzava con il federalismo giobertiano e si dichiarava a favore della Costituente appena bandita da Montanelli. I patrioti, concludeva, dovevano combattere con tutte le loro forze i movimenti conservatori e retrogradi, finendola una volta per tutte con la contemplazione del passato e impegnandosi in una rivoluzione radicale, che avrebbe determinato la fine degli antichi principati e la nascita di un governo unitario e schiettamente popolare. In data 11 nov. 1848 il M. stampò un manifesto agli elettori di Firenze, in vista delle imminenti consultazioni politiche per il nuovo Consiglio generale, alle quali tuttavia non partecipò, quasi certamente a seguito di un accordo di desistenza per favorire l’amico Cioni-Fortuna. Nel suo appello prometteva d’impegnarsi per la riduzione delle imposte indirette che gravavano sui ceti meno abbienti e per eliminare la piaga del pauperismo, ritenuta vergognosa in un Paese prospero come la Toscana. La sua posizione andava dunque caratterizzandosi per l’accentuato radicalismo che risultava tanto più evidente a fronte dell’involuzione moderata impressa al movimento toscano da F.D. Guerrazzi dopo la sua ascesa al ministero. Probabilmente la nomina del M. a inviato straordinario in Sicilia, decisa dal triumvirato toscano il 16 febbr. 1849 nel nuovo contesto creatosi con la fuga del granduca, fu proprio dovuta alla volontà di allontanare un potenziale rivale a sinistra. A Palermo, dove giunse una settimana dopo, trovò un clima di grande freddezza e diffidenza, dovute all’ostilità che l’esecutivo di R. Settimo e M. Stabile nutriva nei confronti di ogni ipotesi di Costituente, incline com’era a mantenere un rapporto privilegiato con il Regno di Sardegna e la Gran Bretagna. All’inizio il M. s’illuse di poter conquistare la fiducia del governo e di instaurare con esso un proficuo e fattivo rapporto di collaborazione, benché la sua missione non venisse riconosciuta né ufficialmente né ufficiosamente. Dopo un mese di soggiorno capì tuttavia che l’avversione all’ideale democratico-unitario era generale e propria anche di coloro che si definivano repubblicani: nei suoi rapporti scriveva infatti che il fine supremo dominante nell’isola era quello dell’indipendenza e dell’autonomia siciliana. Chiese allora di essere richiamato, ma il 23 marzo il ministro degli Esteri A. Mordini lo invitò a restare al suo posto. Dopo la caduta di Guerrazzi a seguito della controrivoluzione fiorentina del 12 apr. 1849, il M. fece ritorno in patria ma dovette subito allontanarsene nuovamente per evitare l’arresto ordinato dalla Commissione governativa che esercitava il potere in nome del restaurato granduca. Riprese la via della Francia ma a Marsiglia, colpito dal tifo, il M. morì nella prima metà di agosto del 1849. Fonti e Bibl.: Per i carteggi del M. cfr. il fondamentale studio di A. Saitta, Sinistra hegeliana e problema italiano negli scritti di A.L. M., I-II, Roma 1968, dove, in Appendice, sono ripubblicate integralmente anche tutte le sue opere. Cfr. inoltre: N. Bianchi, Storia documentata della diplomazia europea in Italia dall’anno 1814 all’anno 1861, Torino 1869, VI, pp. 439-449; M. Amari, Carteggio…, a cura di A. D’Ancona, Torino 1896, I, pp. 542-545; G. Giusti, Epistolario, a cura di F. Martini, Firenze 1904, I, pp. 239 s.; A. Saitta, Sull’opera di A.L. Mazzini. «De l’Italie dans ses rapports avec la liberté et la civilisation moderne», in Annali della R. Scuola normale superiore di Pisa, s. 2, X (1941), pp. 90-119; D. Cantimori, Utopisti e riformatori italiani, Firenze 1943, pp. 177-202; M. Petrocchi, Riflessi europei sul ’48 italiano, Firenze 1947, pp. 124-126; L. Bulferetti, Socialismo risorgimentale, Torino 1949, pp. 134-138; C. Ronchi, I democratici fiorentini nella rivoluzione del ’48-’49, Firenze 1963, ad ind.; N. Badaloni, Democratici e socialisti livornesi nell’Ottocento, Roma 1966, pp. 32, 122, 159; A. Saitta, Il popolo e la rivoluzione del 1848 dall’osservatorio di Firenze, in Critica storica, VIII (1969), pp. 776-790. G. Paolini”,”TEOP-236″
“SAITTA Armando”,”Dal fascismo alla resistenza. Profilo storico e documenti.”,”Profetico giudizio su Mussolini da parte di un giornalista tedesco (Ludwig Bauer, su giornale del 1930) dove ne preannunzia una fine spaventosa: “”La forza di Mussolini consiste nel non rilevare mai quanto egli sia debole in realtà. Da secoli il mondo non è stato giocato da un ‘bluff’ così completo. (…)”” (pag 3)”,”ITAR-186″
“SAITTA Armando”,”Storia economica. II lezione. Caratteristiche delle rivoluzioni borghesi. I Comuni e il problema del capitalismo precoce in Italia.”,”Saggio in ECOT-237 “”Vi è cioè il fatto che la civiltà comunale, l’economia comunale è stata una parentesi in un dato momento storico, ma il fatto del capitale legato alla terra in realtà costituiva la vera caratteristica del momento. Quindi noi possiamo mettere la rivoluzione comunale come prefazione ad un esame della rivoluzione borghese o francese e delle rivoluzioni nazionali dell’800, purché non si perda questa consapevolezza dialettica e purché si dedichi un’attenzione particolare ad alcuni aspetti della vita comunale. Purché si isolino, cioè, in certo qual modo, certi aspetti che sono quelli che fruttificheranno in futuro. E direi che in realtà gli aspetti più importanti, dato che il capitale è ritornato verso la terra, sono il fatto che molti comuni, soprattutto quelli francesi, sono sorti con la protezione della corona, della monarchia.”” (pag 7)”,”ECOT-237-B”
“SAITTA Armando”,”Storia economica. III lezione. Caratteristiche delle rivoluzioni borghesi. Le rivoluzioni inglesi del XVII secolo.”,”Saggio in ECOT-237 “”Anche in Inghilterra, come poi successivamente in Francia, sono gli strati più alti del Paese che si muovono, ma con l’ondata rivoluzionaria avviene che si scopre un nuovo strato più basso della categoria sociale che spinge innanzi la rivoluzione: ed ecco che quelli che erano i corifei della rivoluzione non tardano molto a raggiungere una posizione contro-rivoluzionaria, ad opporsi a quel movimento che in origine essi stessi avevano scatenato. E’ un fenomeno di tutte le rivoluzioni obrghesi che si spiega tenendo presente che dal momento che sorge la borghesia, sorge anche l’ombra della borghesia, sorge anche il proletariato. E ogni movimento della borghesia ha due momenti: uno che è di rottura col passato, con la classe privilegiata, rottura che avviene invocando e ottenendo l’alleanza coi ceti diseredati, secondo i casi con gli operai, con gli artigiani, coi contadini. Successivamente quella uguaglianza che all’inizio era stata proclamata, prende le vie dell’etere, non è più una uguaglianza reale e la borghesia in realtà chiude la porta all’ascesa di quelle forze non borghesi che essa stessa aveva potentemente contribuito a scatenare. Ora lo stesso avviene nella rivoluzione inglese. Nella rivoluzione borghese noi abbiamo da una parte i cavalieri seguaci di Carlo I Stuart, dall’altra abbiamo le teste rotonde, vale a dire i seguaci in parlamento, i ricchi borghesi e dall’altra abbiamo anche i “”livellatori””, gli “”affossatori””, cioè abbiamo tutta una élite intellettuale e un vasto strato sociale che rappresenta proprio l’esigenza dei diseredati, che stà a rappresentare i diritti e le esigenze degli artigiani che i monopoli di Londra mettevano in gravissime condizioni. E finché le sorti del governo sono alterne, finché la causa di Carlo I non è completamente persa, per il sovrano, Cromwell si guarda bene col suo esercito dal controbattere i livellatori, gli affossatori, cioè tutti coloro che agitano il grande problema della uguaglianza naturale degli uomini, che forse presentano lo spettro della legge agraria, cioè di una grande redistribuzione della proprietà terriera. Ma quando Carlo I prima di essere ucciso è già prigioniero degli Scozzesi, quando cioè la causa monarchica ha perso completamente la partito, ecco che subito incomincia da parte di Cromwell, da parte della ricca borghesia, di quella borghesia che non lottava solo per il motivo puritano della religione, la rottura dell’alleanza con il quarto stato, che era stata conclusa per battere la classe feudale e la monarchia che ne era ridiventata l’espressione, ed ecco che si arriva nel 1653-1658 alla dittatura aperta del Cromwell, alla dispersione di quel parlamento che doveva esercitare un controllo sul potere esecutivo”” (pag 6)”,”ECOT-237-C”
“SAITTA Armando”,”Storia economica. IV lezione. Caratteristiche delle rivoluzioni borghesi. La rivoluzione americana.”,”Saggio in ECOT-237 “”Della rivoluzione americana (…) non va dimenticato l’altro aspetto, quello europeo, che non consiste tanto nel fatto che alcune potenze europee intervennero nella guerra contro l’Inghilterra (come la Francia e la Spagna) a favore degli insorti, quanto nella risonanza che la rivoluzione americana ebbe sul continente europeo. Infatti, non passeranno che pochi anni e nel 1789 la Francia entrerà in crisi con la Grande Rivoluzione, che dal ‘789 durerà fino al ‘795 o ‘799, secondo il punto di vista dal quale ci mettiamo. Ovviamente sorge il questio: la rivoluzione americana ha esercitato un qualche effetto sullo scoppio di questa nuova rivoluzione, che per la sua intensità, per la sua forza, finisce poi col diventare la rivoluzione per antonomasia? I contemporanei in realtà lo pensarono; basta ricordare, per esempio, che fra le truppe dei coloni inglesi insorti contro l’Inghilterra combattevano dei francesi, come il La Fayette, il quale avrà di enorme importanza e che amava lui stesso riallacciare la Dichiarazione dei Diritti che si avrà in Francia nel ‘787 con la Dichiarazione dei Diritti che la Convenzione di Filadelfia aveva proclamatao al momento delle ostilità con l’Inghilterra. Ma in questo accostamento si è in realtà andati un po’ troppo oltre quello che la storia consente. La rivoluzione americana, in fondo aveva un carattere locale, cioè non si era ripresentata con quel carattere di universalità con il quale si presenterà ben presto la rivoluzione francese”” (pag 6) Nella bibliografia l’autore cita i libri di Pirenne (le città del medioevo), Ottokar (i comuni cittadini del medioevo), Trevelyan (la rivoluzione inglese del 1688-89), Mathiez (La vita cara e il movimento sociale sotto il terrore) e Marx-Engels (Il 1848 in Germania e Francia).”,”ECOT-237-D”
“SAITTA Armando”,”Storia economica. V lezione. Caratteristiche delle rivoluzioni borghesi. La rivoluzione francese.”,”Saggio in ECOT-237 “”Questa gravissima limitazione si spiega col fatto che la borghesia combatteva la proprietà, ma solo in quanto proprietà feudale; essa non intendeva minimamente porre in discussione il diritto di proprietà borghese, cioè quella proprietà quale ancora oggi vige; (…). Ecco perchè la notta del 4 agosto la borghesia non fece scendere la scure fino in profondità nel problema agrario. Occorre porsi su questa base per comprendere il successivo dipanarsi della rivoluzione. Di fronte alla pressione che viene dal mondo della campagna e dal mondo artigiano e operaio delle città, la borghesia si premunisce nel 1791 con la cosiddetta legge Le Chapelier, una legge che vieta le riunioni degli operai organizzate per discutere di problemi inerenti al lavoro o alla difesa di determinati diritti. Su un piano più generale la borghesia tende a fare fulcro del nuovo assetto sociale., la monarchia. Ma qui appunto la borghesia si trova di fronte ad un problema più difficile della quadratura del cerchio, perché da parte della monarchia non c’è stata mai una adesione sincera al nuovo ordine rivoluzionario. Ed ecco allora gli alti e bassi degli anni 1791-92, che provocano una tale, improvvisa vampata repubblicana da costringere Luigi XVI ad un tentativo di fuga”” (pag 6-7)”,”ECOT-237-E”
“SAITTA Armando”,”Storia economica. XII lezione. Caratteristiche delle rivoluzioni borghesi. Le rivoluzioni borghesi del XIX secolo in Europa.”,”Saggio in ECOT-237 “”La storia francese dell’800 conserva ancora per un certo tempo un carattere suo particolare: la rivoluzione francese del ’48 non è costituita solo dalle giornate del marzo, quando cioè cade la monarchia di luglio e sorge la seconda repubblica; vi è anche un altro movimento rivoluzionario, quello delle tre giornate del 23, 24 e 25 giugno del 1848, in cui la classe operaia, per la prima volta, scende in battaglia direttamente, non più come alleata della borghesia ma proprio come iniziatrice di un proprio movimento: un movimento istintivo di difesa davanti alla politica antioperaia svolta dalla Assemblea Costitutente, per opera della maggioranza moderata conservatrice antisocialista delle province francesi, la quale si vendica sulla Parigi degli operai che avevano realizzato il crollo della monarchia di luglio sciogliendo gli “”Ateliers nationaux”” e cercando di strappare qualunque possibilità politica alla classe operaia. In quelle giornate, per la prima volta nella storia europea, si profilò con la massima nettezza il nuovo contrasto di classe e si profilò nettamente il fatto che se finora, o per allearsi o per combattere, questi gruppi rivoluzionari della borghesia avevano guardato al mondo dei contadini, ora, in realtà, dovevano tener conto, o per allearsi ad esse o per combatterle, delle forze nuove del proletariato in senso moderno, degli operai che proprio in quei giorni facevano sentire il loro peso politico. Come è noto, gli operai parigini furono massacrati dal generale Cavaignac. E quali fossero i sentimenti della borghesia francese del tempo, lo si può subito cogliere sfogliando un’opera di un contemporaneo, i “”Souvenirs”” del Tocqueville (cito questa opera perché non ci troviamo davanti ad un reazionario di tre cotte e nemmeno di fronte ad un uomo che sia sordo alle voci della realtà concreta, al nuovo che si viene generando. In quelle pagine, il Tocqueville lascia un documento impressionate dell’abisso che nel giugno del ’48 divide la borghesia dagli operai; è una documentazione impressionante della paura con cui la borghesia guarda alle nuove forze sociali e della sua decisione a “”ricorrere a qualsiasi misura pur di riuscire a creare una barriera insormontabile contro l'””idra proletaria”””” (pag 5)”,”ECOT-237-M”
“SAITTA Armando”,”Guida critica alla storia contemporanea.”,”Nella fonti e bibliografia sono riportate centinaia di opere Armando Saitta (Sant’Angelo di Brolo, Messina, 1919) è stato ordinario di Storia moderna all’Università di Roma. Ha pubblicato molte opere e guide critiche di storia antica medievale e moderna. A pagina 238 notizie sulle raccolte degli scritti di Lenin ‘Socinenija’, pubblicata a Mosca nel 1924 e 1925 in 19 volumi a cura e con annotazioni di Kamenev. La seconda edizione del 1930-35 in 31 voll, con chiari interventi ideologici: non toccano il testo di Lenin ma modificano le note di Kamenev. La 3° edizione 1937 è la semplice ristampa della 2°. Lo stesso per la 4° edizione (1941-1950): 35 volumi in cui si includono e escludono scritti di Lenin in base a criteri ideologici (stalinismo imperante). 5° edizione con il nuovo titolo ‘Polnoe sobranie socinenij’, in 55 volumi che iniziano ad esser pubblicati nel 1958. Buona parte di questi volumi sono pubblicati dalla Editori Riuniti. Le opere complete (Socinenija’ di Zinoviev e Trotsky: rispettivamente per Zinoviev furono progettate in 16 volumi (solo 10 pubblicati tra il 1923 e il 1927) e per Trotsky programmate in 6 sezioni e 21 volumi alcuni dei quali divisi in più tomi. Ne furono pubblicati tra il 1925 e il 1927 12 volumi (in più tomi).”,”STOx-266″
“SAITTA Armando”,”Sylvain Maréchal. L’Égalitaire. «L’Homme sans Dieu» (1750-1803). Vie et oeuvre de l’auteur du Manifeste des Égaux, (di Maurice Dommanget).”,”””Diciamo subito che il Dommanget non ha disilluso l’attesa degli studiosi, salvo che su un punto, in verità essenziale. Precisamente la partecipazione del Maréchal alla cospirazione del 1796″” (pag 864) “”Si è voluto segnare con nettezza questo che è il vero punto manchevole dell’opera di Dommanget. Esso non deve tuttavia far dimenticare quanto di nuovo e di importante lo studioso francese ha saputo dirci”” (pag 866) “”L’ ateismo, con il connesso anticlericalismo, il socialismo libertario, ecc. sono motivi diffusi in filone spirituale dell’epoca che il Maréchal sintetizza in sé”” (pag 866)”,”SOCU-224″
“SAITTA Armando; pagine di critica storica di A. CHASTAGNOL E.A. THOMPSON E.M. STAERMAN M.K. TROFIMOVA M.J. ROSTOVZEV L. SALVATORELLI M. SIMONETTI C. CESSI E. SESTAN R. MAC-MULLEN”,”2000 anni di storia. Volume primo. Cristiani e barbari.”,”Armando Saitta (1919-) è stato presidente dell’Istituto storico italiano per L’Età moderna e contemporanea e ordinario di Storia moderna presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Roma. Ha scritto tra l’altro una biografia di Filippo Buonarroti e ha curato insieme con Soboul e Daline la raccolta in sei volumi degli scritti editi e inediti di Babeuf (pubblicata dalla BN di Parigi) Crisi nel modo di produzione schiavistico (da E.M. Staerman M.K. Trofimova, ‘La schiavitù nell’Italia imperiale, Ed. Riun. Roma, 1975, pag 329-338): Cosa portò alla crisi e alla rovina definitiva del modo di produzione schiavistico? Le opinioni più diffuse sono le seguenti: – Perché vennero a cessare le guerre di conquista – Per la diffusione della morale storica e cristiana che condannava lo schiavismo – Per la mancata corrispondenza dei rapporti di produzione della società schiavistica con il livello raggiunto dalle forze produttive delle formazioni sociali (qui c’è la tendenza ad interpretare in chiave moderna la storia di Roma a cui vengono applicate le leggi del capitalismo, forze produttive e sviluppo della tecnica ecc.) -“,”STOx-049-FF”
“SAITTA Armando; pagine di critica storica di Emiglio GABBA Gilbert DAGRON Antoine GUILLAUMONT E.R. DODDS Emilienne DEMOUGEOT Arnaldo MOMIGLIANO Lellia CRACCO RUGGINI”,”2000 anni di storia. Volume secondo. Dall’impero di Roma a Bisanzio.”,”Armando Saitta (1919-) è stato presidente dell’Istituto storico italiano per L’Età moderna e contemporanea e ordinario di Storia moderna presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Roma. Ha scritto tra l’altro una biografia di Filippo Buonarroti e ha curato insieme con Soboul e Daline la raccolta in sei volumi degli scritti editi e inediti di Babeuf (pubblicata dalla BN di Parigi) Crisi nel modo di produzione schiavistico (da E.M. Staerman M.K. Trofimova, ‘La schiavitù nell’Italia imperiale, Ed. Riun. Roma, 1975, pag 329-338): Cosa portò alla crisi e alla rovina definitiva del modo di produzione schiavistico? Le opinioni più diffuse sono le seguenti: – Perché vennero a cessare le guerre di conquista – Per la diffusione della morale storica e cristiana che condannava lo schiavismo – Per la mancata corrispondenza dei rapporti di produzione della società schiavistica con il livello raggiunto dalle forze produttive delle formazioni sociali (qui c’è la tendenza ad interpretare in chiave moderna la storia di Roma a cui vengono applicate le leggi del capitalismo, forze produttive e sviluppo della tecnica ecc.) -“,”STOx-049-B-FF”
“SAITTA Armando a cura; scritti di M. BLOCH E. SESTAN L. BREHIER C. DAWSON C. BARBAGALLO G. DE-RUGGIERO A. DOPSCH C. VIOLANTE R.H. HILTON C. DIEHL G. WIET G. VOLPE J. PLESNER C.M. CIPOLLA E. LEVI-PROVENÇAL L. MUSSET H. PIRENNE B.D. GREKOV P. ALPHANDERY R. GROUSSET E. BENZ L. BREHIER I. DE-LAS-CAGIGAS R.S. LOPEZ M. MALOWIST P. PASCHINI A. SAPORI J. HUIZINGA”,”Antologia di critica storica. I. Problemi della civiltà medievale.”,”scritti di M. BLOCH E. SESTAN L. BREHIER C. DAWSON C. BARBAGALLO G. DE-RUGGIERO A. DOPSCH C. VIOLANTE R.H. HILTON C. DIEHL G. WIET G. VOLPE J. PLESNER C.M. CIPOLLA E. LEVI-PROVENÇAL L. MUSSET H. PIRENNE B.D. GREKOV P. ALPHANDERY R. GROUSSET E. BENZ L. BREHIER I. DE-LAS-CAGIGAS R.S. LOPEZ M. MALOWIST P. PASCHINI A. SAPORI J. HUIZINGA”,”STOx-064-FF”
“SAITTA Armando a cura; scritti di scritti di C.M. CIPOLLA G. LUZZATTO C. VERLINDEN N. VALERI H. BARON E. GARIN R. ROMEO P. CHAUNU C. MORANDI P. JOACHIMSEN M.M. SMIRIN B. CROCE A. TENENTI D. CANTIMORI A. DUPRONT F. BRAUDEL A. RENAUDEL R. VON ALBERTINI L. FEBVRE G. PROCACCI G. LEFEBVRE C. CAHEN E.J. HAMILTON B.D. GREKOV R. MOUSNIER F. HARTUNG F. CHABOD E. BARKER F. VENTURI A. ANZILOTTI M. GIUKOV”,”Antologia di critica storica. II. Problemi della civiltà moderna.”,”scritti di C.M. CIPOLLA G. LUZZATTO C. VERLINDEN N. VALERI H. BARON E. GARIN R. ROMEO P. CHAUNU C. MORANDI P. JOACHIMSEN M.M. SMIRIN B. CROCE A. TENENTI D. CANTIMORI A. DUPRONT F. BRAUDEL A. RENAUDEL R. VON ALBERTINI L. FEBVRE G. PROCACCI G. LEFEBVRE C. CAHEN E.J. HAMILTON B.D. GREKOV R. MOUSNIER F. HARTUNG F. CHABOD E. BARKER F. VENTURI A. ANZILOTTI M. GIUKOV “”Baluardi nel campo nemico Münzer considerava i castelli nobiliari e i monasteri di cui chiedeva risolutamente la distruzione. Nella sua corrispondenza relativa alla guerra contadina in Turingia esistono esplicite prove che in molte località Turingia la distruzione dei castelli e dei monasteri e la spartizione delle loro ricchezze avveneero per ordine di Munzer (1). Di tale corrispondenza, come di altri documenti relativi alla guerra contadina in Turingia, è necessario un esame separato, ma qui occorre rilevare che a base della tattica che Münzer adottò in ordine ai castelli e ai monasteri stava un preciso programma politico. … finire (pag 187-188) [M.M. Smirin, ‘Il programma politico-sociale della riforma popolare di Tommaso Münzer] [(in) Armando Saitta, ‘Antologia di critica storica. II. Problemi della civiltà moderna’, Laterza, Bari, 1957] [(1) Briefwechsel, n. 76, h.; (2) K. Marx F. Engels, Opere complete, vol. VIII, p. 138 (ed. russa); (3) Ibidem, p. 148]”,”STOx-065-FF”
“SAITTA Armando a cura; scritti di P. SAGNAC G. LEFEBVRE A. SOBOUL J. GODECHOT T.S. ASHTON W.O. HENDERSON M. BLOCH H.G. HUNT W. CONZE A. BRIGGS A. OMODEO A. SAITTA S. KIENIEWICZ C. MORANDI R. ROMEO L. VALIANI H. ARVON F. VENTURI R.E. CAMERON F. CHABOD S.N. PROKOPOVIC H.A.L. FISHER L. SALVATORELLI E. SERENI C. MORANDI G. MANACORDA N. VALERI G. LUZZATTO F.S. NITTI”,”Antologia di critica storica. III. Problemi della civiltà contemporanea.”,”Scritti di P. SAGNAC G. LEFEBVRE A. SOBOUL J. GODECHOT T.S. ASHTON W.O. HENDERSON M. BLOCH H.G. HUNT W. CONZE A. BRIGGS A. OMODEO A. SAITTA S. KIENIEWICZ C. MORANDI R. ROMEO L. VALIANI H. ARVON F. VENTURI R.E. CAMERON F. CHABOD S.N. PROKOPOVIC H.A.L. FISHER L. SALVATORELLI E. SERENI C. MORANDI G. MANACORDA N. VALERI G. LUZZATTO F.S. NITTI. “”Benché Marx non ricusi alla coscienza una certa indipendenza che le permetta di entrare in lotta con i rapporti sociali e anche con le forze di produzione, una delle sue maggiori preoccupazioni consiste nel metterla in accordo con la base economica. In un sistema che, prendendo come punto di partenza l’attività reale degli uomini, è necessariamente portato a far battere l’accento sul carattere materiale e concreto della vita umana, la coscienza non può essere considerata come una pura entità spirituale senza legame e senza rapporto con la realtà storica. Pertanto Marx tiene conto soltanto di una coscienza “”situata””, ossia della coscienza di un uomo che vive in un dato momento storico modellato da uno sviluppo economico giunto a un certo grado di una certa situazione sociale determinata dai rapporti di produzione. La coscienza è dunque un prodotto sociale. E’ vero che, finché l’uomo resta bloccato nel proprio destino e non pensa ancora né a trasformare la natura né a fare dei suoi rapporti con i propri simili un rapporto sociale, si può parlare soltanto di una coscienza animale e gregale; ma poiché, fin da questo momento, la coscienza rivela all’uomo la necessità di rientrare in un legame con quanto lo circonda, la natura come gli uomini, essa è già di essenza sociale. Affermando, per via di conseguenza, che “”non è la coscienza a determinare la vita, bensì la vita a determinare la coscienza””, Marx la pone al livello della società, o più precisamente al livello degli strati sociali, facendo così della coscienza un fenomeno di classe. Pertanto la “”coscienza comunista”” non può sorgere che dalla classe proletaria; grazie alla sua situazione storica che dà al proletario l’esperienza dell’oppressione totale e della alienazione radicale, esso è meglio di ogni altro preparato a prender “”coscienza”” della necessità di una rivoluzione radicale. Questa coscienza di classe è tuttavia alle volte indipendente dall’appartenenza a questa classe. Così Marx ed Engels, nel ‘Manifesto comunista’, ammettono che come conseguenza della decadenza della classe dirigente “”un limitato settore di questa classe si unisce alla classe rivoluzionaria””. Parimenti una parte degli ideologi borghesi, che sono riusciti a giungere all'””intelligenza teorica del movimento storico nel suo insieme””, raggiungono i ranghi del proletariato. Ma mentre la coscienza non può esser definita che in funzione di una data classe sociale, sarebbe vano voler dedurre dall’appartenenza di un individuo a una classe sociale quale sia la sua coscienza”” (pag 379-380) [H. Arvon, ‘La consapevolezza storica del marxismo’] [(in) Armando Saitta, ‘Antologia di critica storica. III. Problemi della civiltà contemporanea’, Laterza, Bari, 1958]”,”STOx-066-FF”
“SAITTA Armando; scritti di G. LUZZATTO G.D.H. COLE R. ROMEO, V. DE-CAPRARIIS R. ROLLAND T. MANN R. SERRA E. HALEVY A. CONWAY LENIN LUKACS K.M. PANIKKAR TROTSKY I. DEUTSCHER N. VALERI A. SIEGFRIED E. VERMEIL C. ROSSELLI G. DIMITROV T. MANN C. MORANDI L. SALVATORELLI A. GALANTE GARRONE C. MIGNANELLI F. CATALUCCIO P. SYLOS-LABINI H.B. WESTERFIELD G. FRIEDMANN T. MENDE K. KRAGG U. LA-MALFA F. PARRI D. BARTOLI H. MACMILLAN H. LÜTHY A. PHILIP C. BO A. GAROSCI E. GARIN C. BOBROWSKI A.I. MIKOYAN A. GIOLITTI E. COLLOTTI PISCHEL G. SALVEMINI G. DONATI G. BERNANOS A.C. JEMOLO F. CHABOD P. TOGLIATTI F. COMPAGNA B. CAIZZI W. DORIGO C. MERZAGORA A. BEVAN T.W. ADORNO H. LASKI A. SCHWEITZER SUKARNO J.F. KENNEDY D. CANTIMORI E. JÜNGER A. EINSTEIN”,”Storia e miti del ‘900. Antologia di critica storica. Volume 1.”,”Dalla crisi della società liberale all’avvento della civiltà di massa. Capitalismo, fascismo, socialismo. Gli Stati Uniti da T. Roosevelt a Eisenhower. La rivoluzione in Europa e in Asia e l’emancipazione dei popoli coloniali. La scoperta dell’energia atomica e la conquista degli spazi. Scritti di G. LUZZATTO, G.D.H. COLE, R. ROMEO, V. DE-CAPRARIIS, R. ROLLAND, T. MANN, R. SERRA, E. HALEVY, A. CONWAY, LENIN, LUKACS, K.M. PANIKKAR, TROTSKY, I. DEUTSCHER, N. VALERI, A. SIEGFRIED, E. VERMEIL, C. ROSSELLI, G. DIMITROV, T. MANN, C. MORANDI, L. SALVATORELLI, A. GALANTE GARRONE, C. MIGNANELLI, F. CATALUCCIO, P. SYLOS-LABINI, H.B. WESTERFIELD, G. FRIEDMANN, T. MENDE, K. KRAGG, U. LA-MALFA, F. PARRI, D. BARTOLI, H. MACMILLAN, H. LÜTHY, A. PHILIP, C. BO, A. GAROSCI, E. GARIN, C. BOBROWSKI, A.I. MIKOYAN, A. GIOLITTI, E. COLLOTTI PISCHEL, G. SALVEMINI, G. DONATI, G. BERNANOS (1), A.C. JEMOLO, F. CHABOD, P. TOGLIATTI, F. COMPAGNA, B. CAIZZI, W. DORIGO, C. MERZAGORA, A. BEVAN, T.W. ADORNO, H. LASKI, A. SCHWEITZER, SUKARNO, J.F. KENNEDY, D. CANTIMORI, E. JÜNGER, A. EINSTEIN.”,”STOx-018-FSD”
“SAITTA Armando; scritti di G. LUZZATTO G.D.H. COLE R. ROMEO, V. DE-CAPRARIIS R. ROLLAND T. MANN R. SERRA E. HALEVY A. CONWAY LENIN LUKACS K.M. PANIKKAR TROTSKY I. DEUTSCHER N. VALERI A. SIEGFRIED E. VERMEIL C. ROSSELLI G. DIMITROV T. MANN C. MORANDI L. SALVATORELLI A. GALANTE GARRONE C. MIGNANELLI F. CATALUCCIO P. SYLOS-LABINI H.B. WESTERFIELD G. FRIEDMANN T. MENDE K. KRAGG U. LA-MALFA F. PARRI D. BARTOLI H. MACMILLAN H. LÜTHY A. PHILIP C. BO A. GAROSCI E. GARIN C. BOBROWSKI A.I. MIKOYAN A. GIOLITTI E. COLLOTTI PISCHEL G. SALVEMINI G. DONATI G. BERNANOS A.C. JEMOLO F. CHABOD P. TOGLIATTI F. COMPAGNA B. CAIZZI W. DORIGO C. MERZAGORA A. BEVAN T.W. ADORNO H. LASKI A. SCHWEITZER SUKARNO J.F. KENNEDY D. CANTIMORI E. JÜNGER A. EINSTEIN”,”Storia e miti del ‘900. Antologia di critica storica. Volume 2.”,”Dalla crisi della società liberale all’avvento della civiltà di massa. Capitalismo, fascismo, socialismo. Gli Stati Uniti da T. Roosevelt a Eisenhower. La rivoluzione in Europa e in Asia e l’emancipazione dei popoli coloniali. La scoperta dell’energia atomica e la conquista degli spazi. Scritti di G. LUZZATTO, G.D.H. COLE, R. ROMEO, V. DE-CAPRARIIS, R. ROLLAND, T. MANN, R. SERRA, E. HALEVY, A. CONWAY, LENIN, LUKACS, K.M. PANIKKAR, TROTSKY, I. DEUTSCHER, N. VALERI, A. SIEGFRIED, E. VERMEIL, C. ROSSELLI, G. DIMITROV, T. MANN, C. MORANDI, L. SALVATORELLI, A. GALANTE GARRONE, C. MIGNANELLI, F. CATALUCCIO, P. SYLOS-LABINI, H.B. WESTERFIELD, G. FRIEDMANN, T. MENDE, K. KRAGG, U. LA-MALFA, F. PARRI, D. BARTOLI, H. MACMILLAN, H. LÜTHY, A. PHILIP, C. BO, A. GAROSCI, E. GARIN, C. BOBROWSKI, A.I. MIKOYAN, A. GIOLITTI, E. COLLOTTI PISCHEL, G. SALVEMINI, G. DONATI, G. BERNANOS (1), A.C. JEMOLO, F. CHABOD, P. TOGLIATTI, F. COMPAGNA, B. CAIZZI, W. DORIGO, C. MERZAGORA, A. BEVAN, T.W. ADORNO, H. LASKI, A. SCHWEITZER, SUKARNO, J.F. KENNEDY, D. CANTIMORI, E. JÜNGER, A. EINSTEIN.”,”STOx-019-FSD”
“SAIU Liliana”,”La politica estera italiana dall’Unità a oggi.”,”Liliana Saiu è professore associato di Storia dei trattati e politica internazionale presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Cagliari. Ha condotto ricerche sulla politica degli Stati Uniti verso l’Italia nel secondo dopoguerra ed è attualmente impegnata in un lavoro monografico su Wilson e l’Italia, 1916-1920. La sua opera maggiore è Le Grandi Potenze e la Romania, 1944-1946. Uno studio sulle origini della guerra fredda.”,”ITQM-022-FL”
“SAKAE Osugi, a cura di Byron K. MARSHALL”,”The Autobiography of Osugi Sakae.”,”Nel 1922 Osugi Sakae (1885-1923) parte per l’ Europa per partecipare ad un incontro di anarchici. Viene arrestato a Parigi l’ anno seguente e deportato in Giappone. Qui viene ucciso da membri della polizia militare. Dal carcere. “”Guardai attraverso le sbarre e compresi chi di noi era il vero prigioniero. Scrissi anche una lettera a Kotoku: ‘Il calore dell’ estate sta passando. La sera fa freddo. Ora sono giù con le guardie, canzonandole sul loro aspetto. Recentemente ho letto un po’ e ho trovato notizie di grande interesse nei libri degli anarchici Bakunin, Kropotkin, Reclus e Malatesta. Essi ed altri anarchici cominciano tutti col discutere astronomia. Poi passano alla biologia. Alla fine il discorso va sulla società umana. (…)'””. (pag 150)”,”MJAx-016″
“SAKKATOS Vanghelis, a cura di Massimo RAPETTI”,”Cefalonia 1943. L’eccidio della Divisione Acqui e la Resistenza greca nei ricordi di un ragazzo. Racconto.”,”Vanghelis Sakkàtos (1930) è nato a Cefalonia. Dopo l’eccidio degli italiani nel settembre 1943, prende parte alla Resistenza. Negli anni ’50 si occupa di giornalismo e di editoria. Dal 1960 al 1992 vive in Germania dove, con un costante impegno culturale, svolge un ruolo di primo piano nel movimento dei Greci ivi residenti. E’ stato riconosciuto ufficialmente il suo impegno politico contro la dittatura dei Colonnelli. Alcuni suoi articoli e racconti sono stati tradotti e pubblicati in francese, inglese e tedesco. Dopo aver partecipato alla Resistenza come pioniere dell’EAM, in seguito vive a Itaca fino alla fine del cofitto e, dal ’45 al ’60, ad Atene dove lavora come apprendista meccanico in una fabbrica di carrozzerie per autobs. Nel contempo frequenta le scuole serali. Negli anni ’50 comincia ad occuparsi di giornalismo e di editoria. Al termine del servizio militare (1954) è incarcerato per motivi politici e nel 1960 viene perseguito legalmente dal Santo Sinodo per la pubblicazione dell’opera di Analolij Lunacharskij inerente la storia delle religioni, ma il procedimento a suo carico si conclude con l’assoluzione. L’attività di scrittore risale ai primi anni ’60. (pag 157)”,”GREx-020″
“SAKWA Richard”,”Soviet Communists in Power. A Study of Moscow during the Civil War, 1918-21.”,”Richard Sakwa is Lecturer in Government and Politics of the Soviet Union at the University of Kent at Canterbury. He has recently spent a year as Visiting Assistant Professor at the University of California, Santa Cruz. He completed a doctoral thesis at CREES, University of Birmingham, and has held temporary appointments in history and politics at the University of Essex, thge Polytechnic of Central London, and at Worcester and Cheltenham Colleges of Higher Education. List of Tables, Glossary of Russian Terms and Abbreviations, General Information, Map: The Raions of Moscow, Preface, Introduction, Conclusions, Notes and References, Bibliography, Index,”,”RIRO-140-FL”
“SAKWA Richard”,”Soviet Politics. An introduction.”,”Richard Sakwa is Lecturer in Government and Politics of the Soviet Union at the University of Kent at Canterbury. He has recently spent a year as Visiting Assistant Professor at the University of California, Santa Cruz. He completed a doctoral thesis at CREES, University of Birmingham, and has held temporary appointments in history and politics at the University of Essex, thge Polytechnic of Central London, and at Worcester and Cheltenham Colleges of Higher Education. List of figures, List of tables, Preface, Afterword, Select bibliography of general works, Index,”,”RUSx-146-FL”
“SAKWA Richard”,”Putin. Russia’s choice.”,”Richard Sakwa is Lecturer in Government and Politics of the Soviet Union at the University of Kent at Canterbury. He has recently spent a year as Visiting Assistant Professor at the University of California, Santa Cruz. He completed a doctoral thesis at CREES, University of Birmingham, and has held temporary appointments in history and politics at the University of Essex, thge Polytechnic of Central London, and at Worcester and Cheltenham Colleges of Higher Education. List of tables, Preface, Acknowledgements, conclusion, Appendix: Russia at the turn of the millennium, Notes, Select bibliography, Index,”,”RUSx-147-FL”
“SAKWA Richard”,”The Rise and Fall of the Soviet Union, 1917-1991.”,”Richard Sakwa is Lecturer in Government and Politics of the Soviet Union at the University of Kent at Canterbury. He has recently spent a year as Visiting Assistant Professor at the University of California, Santa Cruz. He completed a doctoral thesis at CREES, University of Birmingham, and has held temporary appointments in history and politics at the University of Essex, thge Polytechnic of Central London, and at Worcester and Cheltenham Colleges of Higher Education. Series editor’s preface, Glossary, Acknowledgements, Introduction, Further Reading, Bibliography, Index,”,”RUST-059-FL”
“SALA DI FELICE Elena a cura; saggi di Gilberto LONARDI Carlo SALINARI Sebastiano TIMPANARO Vittorio SPINAZZOLA Guido BALDI Maria DE LA NIEVES MUNIZ Y MUNIZ Ezio RAIMONDI Sergio ROMAGNOLI Domenico DE-ROBERTIS Claudio VARESE Fiorenzo FORTI Renzo NEGRI”,”Il punto su Manzoni.”,”””E’ utile alla scoperta del vero la storia delle opinioni””. (A. Manzoni, in apertura libro ‘Il punto su Manzoni) Saggi di Gilberto LONARDI Carlo SALINARI Sebastiano TIMPANARO Vittorio SPINAZZOLA Guido BALDI Maria DE LA NIEVES MUNIZ Y MUNIZ Ezio RAIMONDI Sergio ROMAGNOLI Domenico DE-ROBERTIS Claudio VARESE Fiorenzo FORTI Renzo NEGRI”,”VARx-344″
“SALA Teodoro”,”1939-1943. Jugoslavia «neutrale», Jugoslavia occupata.”,”””Le aperture più rilevanti nell’analisi di Breccia (1) – con un uso delle fonti che non privilegia soltanto quelle diplomatiche classiche – consistono soprattutto nel rilievo che viene giustamente assegnato alla molteplicità di strumenti di cui la Germania nazista si serve per assoggettare lo stato jugoslavo specialmente per quanto riguarda la penetrazione e il dominio economico. Il tempismo stesso con cui Hitler interviene alla fine del 1940 per imporre l’adesione della Jugoslavia al Patto tripartito e la rapidità con cui imposta nel marzo 1941 l’operazione «Castigo», in seguito al colpo di stato che mette in pericolo non solo l’acquisita adesione al blocco nazifascista ma gli stessi orientamenti di fondo della politica di Belgrado, dimostrano quanto maturo fosse il processo di satelizzazione della Jugoslavia. Per quanto concerne l’egeminia conquistata dalla Germania, Breccia coglie due momenti fondamentali (frotto del resto di un processo di più lunga durata) in un quadro dominato dalla volontà tedesca di utlizzare tutto il settore danubiano-balcanico come la grande riserva di materie prime e di manodopera ai fini bellici immediati, soprattutto per la guerra all’Est, e nella prospettiva di sistemazione del Nuovo ordine europeo. Una politica che tendeva ad escludere l’ineluttabilità di un intervento militare diretto per la motivata fiducia ripsota negli altri strumenti propri dell’imperialismo nazista: un equilibrio favorevolissimo a Berlino scosso prematuramente dal frettoloso e avventuroso intervento dell’alleato-concorrente italiano in Grecia”” (pag 87-88) [(1) Alfredo Breccia, Jugoslavia, 1939-1941. Diplomazia della neutralità’, Milano, Giuffrè, 1978]”,”QMIS-057-FGB”
“SALAMA Pierre TISSIER Patrick”,”L’industrialisation dans le sous-developpement.”,”SALAMA è Prof agregé d’economie all’Univ d’Amiens. TISSIER è maitre assistant d’economie all’Univ di Reims.”,”PVSx-002″
“SALAMA Pierre”,”Un procès de «sous-développement». Le cas de L’Amérique latine. Essai sur les limites de l’accumulation nationale du capital dans les èconomies semi-industrialisées.”,”SALAMA Pierre “”Comme le dit Fourastié: “”Le trop-plein de la population active, libéré par le progrès technique son emploi dans le ‘tertiaire résiduel’ (J. Fourastié, Le Grand Espoir du XXe siècle, 1963). Ces explications sont essentiellement descriptives. Basées sur le “”constat des faits””, elles resten au niveau de l’apparence. Dès lors, non seulement elles ne peuvent expliquer la formation du tertiaire, dans les économies périphériques, mais elles s’avèrent incapables de fournir des explications convaincantes de la particularité de certaines évolutions intersectorielles que l’on a pu constater dans quelques pays, dont le Etat-Unis (voir à ce sujet S. Amin, L’Accumulation à l’échelle mondiale, 1970). Si l’on considère le cas des Etats-Unis, on constate en effet une évolution particulière de la migration provenant du secteur primaire. De 1820 à 1880-1890, la population active dans le secteur agricole passe de 72 a 50%, et la migration se dirige pour moitié dans le secteur industriel et pour moitié dans le secteur tertiaire. Doit-on admettre – si l’on suit Fourastié – que, puisque cette évolution est une loi du progres technique, ce dernier a crû aussi vite dans ces deux premiers secteurs pendant la période considerée? Mais, si tel était le cas, on pourrait s’interroger sur les causes de ce développement de la productivité. A cela, Fourastié ne répond pas, car – précise-t-il – “”ce développement n’est pas une loi économique, c’est une loi du progrès technique”” (1)”” (1) Rappelons la citation de Fourastié: “”Le trop-plein de population active, libérée par le progrès technique (…), trouvera son emploi dans le tertiaire résiduel”” (pag 176-177)”,”PVSx-053″
“SALA-MOLINS Louis”,”Le dictionnaire des inquisiteurs. Valence 1494. (Repertorium Inquisitorum)”,”E’ prete. E’ notaio presso il Tribunale Inquisitoriale di Valencia (1) al tempo dei re cattolici, nell’ultimo decennio del XV secolo. Ha scritto il Repertorium dissimulando il proprio nome. E’ l’epoca in cui gli ebrei sono espulsi dalla terra di Spagna, è l’epoca del BORGIA, del SAVONAROLA che viene arso a Firenze. Il piccolo notaio inquisitoriale dà alle stampe ‘Inquisition d’Abjuration à Zizanie’, in ordine alfabetico.”,”RELC-053″
“SALAMONE Nino”,”I bolscevichi: alle origini del socialismo reale. Sociologia dell’azione e teoria dei sistemi nell’analisi di una crisi rivoluzionaria.”,”Nino Salamone insegna Sociologia economica presso il Dipartimento di sociologia dell’Università degli Studi di Milano, e Sociologia industriale presso l’Università L.Bocconi. É autore di diversi lavori fra cui citiamo i più recenti: Frammenti e sintesi, strutture dinamiche sociali fra realtà e immagine, Attori sociali, strutture e strategie nel governo locale, Politica e burocrazia in una società complessa.”,”RIRO-065-FL”
“SALAMONI Ernesto”,”Dal ferro all’acciaio.”,”Ernesto Salmoni (1946-) è dirigente commerciale di una grande azienda siderurgica (1983).”,”SCIx-439″
“SALAMOV Varlam”,”I racconti di Kolyma.”,”Varlam Tichonovic SALAMOV (1907-1982) trascorse diciassette anni nelle prigioni e nei lager sovietici. Tornato in libertà (una libertà peraltro puramente nominale), negli anni Cinquanta e Sessanta scrisse ‘I racconti della Kolyma’, che apparvero per la prima volta in volume nel 1978 in Occidente e nel 1992 in Russia. Come scrisse Michail GELLER presentando la prima edizione in Occidente di questi racconti, la Kolyma “”non era un inferno. Era un’ industria sovietica, una fabbrica che dava al paese oro, carbone, stagno, uranio, nutrendo la terra di cadaveri. Era una gigantesca impresa schiavista che si distingueva da tutte quelle conosciute della storia per il fatto che la forza-lavoro fornita dagli schiavi era assolutamente gratuita. Un cavallo alla Kolyma costava infinitamente di più di uno schiavo-detenuto. Una vanga costava di più””.”,”RUSS-089″
“SALAMOV Varlam, traduzione e cura di Piero SINATTI”,”Kolyma. Racconti di lager staliniani.”,”Sono 30 racconti pubblicati senza autorizzazione dell’ autore che l’editore non ha potuto contattare. Nato a Vologda nel 1907, SALAMOV è studente all’ Università di Mosca quando, nel 1929, viene arrestato e condannato a tre anni di lavori forzati. Nel 1937, agli inizi della “”grande purga”” è di nuovo arrestato per “”attività controrivoluzionaria trotskista”” e deportato nel distretto aurifero della Kolyma (il “”crematorio bianco””), nell’ estremità nord-orientale della Siberia. Solo dopo la morte di STALIN, insieme a milioni di altri deportati, SALAMOV viene liberato e può ritornare a Mosca, dove nel giro di pochi anni si afferma come poeta, pubblica i suoi versi, apprezzati da PASTERNAK, nelle migliori riviste letterarie e viene ammesso nell’ Unione degli scrittori. Nello stesso tempo scrive Kolyma, un ciclo di racconti che ben presto circolano e si diffondono attraverso i canali del samizdat: quelli pubblicati nel presente volume sono una parte dei circa 60 che l’A non ha mai potuto pubblicare in Russia e all’ estero.”,”RUSS-090″
“SALAMOV Varlam, a cura di Anna RAFFETTO”,”La quarta Vologda.”,”Scritto tra il 1968 e il 1971, La quarta Vologda fu bubblicato per la prima volta Russia con alcuni tagli nel 1988, e integralmente nel 1991. Di Varlam Salamov (1907-1982) è apparso presso Adelphi I racconti della Kolyma.”,”RUSx-228-FL”
“SALAMOV Varlam”,”I racconti di Kolyma.”,”La presente edizione rappresenta una selezione dell’opera completa. La prima edizione completa in lingua originale uscì a Londra nel 1978 e in Russia solo dopo la morte dell’autore. I racconti sono stati commentati in termini entusiastici già da Primo Levi. Figlio di un prete ortodosso e di un’insegnante, V.T.Salamov (1907-1982) viene arrestato una prima volta nel 1929 e condannato a tre anni di lavori forzati per avere criticato Stalin. Nel 1937 è accusato di “”attività trotskista”” e deportato alla Kolyma nell’estremo Nord russo. Tornato in libertà solo nel 1953, viene riabilitato nel 1957. Si dedica alla scrittura dei ‘Racconti’ che completa nel 1973. In vita vedrà pubblicati in Urss soltanto poesie e brevi saggi. La Kolymà è un fiume artico della Russia siberiana nordorientale, tributario del Mare della Siberia Orientale.”,”RUSS-271″
“SALANDRA Antonio”,”L’ intervento (1915). Ricordi e pensieri.”,”””Innanzi tutto è da escludere che si trattasse di un gesto anticattolico di Sonnino. Questi invero non era cattolico; era stato allevato nella religione della madre, una distinta signora anglicana. Tale sua origine lo rendeva sospetto al clericalismo volgare, non meno ristretto nelle idee e talvolta plebeo nel linguaggio del volgare razionalismo. Ma nulla v’era nel suo carattere, profondamente religioso nel più alto senso della parola, né nella sua vasta cultura, che autorizzasse l’ attribuzione di un pregiudizio anticattolico tale da inspirare la sua condotta politica. Sonnino sapeva e valutava, al pari di numerosi patrioti italiani di origine e di osservanza cattolica, che condividevano i suoi sentimenti politici, quanta parte della storia e della vita italiana fosse spettata e spettasse al cattolicesimo e al Papato.”” (pag 200-201)”,”ITQM-097″
“SALANDRA Antonio”,”La neutralità italiana (1914). Ricordi e pensieri.”,”””Tunisi sì, ed altro ancora di non loro, Germania e Austria erano pronte a offrirci; lasciandoci ampi facoltà di andarlo a prendere e di tenerlo con le nostre forze, cioè attraverso la flotta anglo-francese del Mediterraneo. (…) In verità, il rimprovero che ci si è fatto è di non aver chiesto, in tutto o in parte, Tunisi alla Francia. Mi dorrebbe l’ anima se alcuno pensasse che a Tunisi io sia stato mai indifferente. La sua perdita mi è sempre parsa il maggior danno che abbia sofferto l’ Italia dopo il 1870, la maggior colpa della insana politica estera della Sinistra, che ci condusse al disastro del trattato di Berlino e delle sue conseguenze. Ma potevamo noi richiederla, in tutto o in parte, alla Francia nel 1914? e mediante quale corrispettivo?””. (pag 181-183)”,”ITQM-111″
“SALANDRA Antonio”,”L’intervento (1915). Ricordi e pensieri.”,”Parlamentarismo. La lunga tradizione politica italiana di “”assalto alla diligenza””. “”Ma io ero seccato dalla voci messe in giro; né lo nascosi. «Me ne sono doluto – dissi loro – come gentiluomo, come persona bene educata, non come uomo politico, perché come uomo politico so che pensare. Mi pare che, non certo voi, ma in qualcuno, vi sia un tale quale desiderio di dare l’assalto alla diligenza. Ma questa volta non si tratta di una diligenza, bensì di un’automobile blindata e armata. Potrà darsi che l’automobile salti, ma non avverrà senza spargimento di sangue». Questo dissi, come i presenti riconobbero, in tono amichevole e scherzoso, forse lievemente ironico. I presenti protestarono della innocenza delle loro intenzioni politiche e la conversazione si svolse ampiamente intorno ai provvedimenti presi e da prendere. Le mie parole furono subito dopo riferite e commentate e fatte argomento, per parecchi giorni, di tutta la stampa italiana. A intenderle ora occorre che ricordi come l’espressione efficace e caratteristica di «assalto alla diligenza» fosse entrata nel linguaggio parlamentare per una esclamazione del deputato Ettore Ciccotti – un socialista coltissimo e indipendente dalle gerarchie di partito – quando, nel 1906, gli amici dell’On. Giolitti rovesciarono il primo ministero Sonnino, in una fine di seduta, sopra una questione di ordine del giorno. Il pensatamente volli significare che non si sarei lasciato rovesciare, come Sonnino, con un pretesto; ma avrei resistito e prospettata nettamente la questione politica innanzi al Paese. Il quale avrebbe giudicato severamente codesti tentativi, come li giudicò un deputato presente al colloquio, l’On. Comandini, di marca repubblicana ma buon Italiano e buon patriotta”” (pag 30-31)”,”QMIP-019-FV”
“SALANDRA Antonio”,”La neutralità italiana (1914). Ricordi e pensieri.”,”””Onde mi lusingo che di questi miei Ricordi possa darsi il giudizio che il grande Storico dice essersi dato degli scritti autobiografici di alcuni uomini politici degli ultimi tempi della Repubblica romana, attribuendo il loro proposito non ad orgoglio ma a sicura coscienza: ‘suam ipsi vitam narrare fiduciam potius morum quam arrogantiam arbitrati sunt’ () (Tacito – Agricola, I) prefazione dell’autore “”molti ritennero che narrare la propria vita fosse segno di fiducia nei propri meriti più che gesto di presunzione”” (*) “”Le loro stesse vite hanno mostrato fiducia piuttosto che comportamenti attesi dall’arroganza”” [Brano latino citato anche da Vittorio Alfieri. (“”Vita di Vittorio Alfieri). Introduzione: “”Plerique suam ipsi vitam narrare, fiduciam potius morum, quam arrogantiam, arbitrati sunt”” Tacito, Vita di Agricola.””Il parlare, e molto più lo scrivere di se stesso, nasce senza alcun dubbio dal molto amor di se stesso. Io dunque non voglio a questa mia Vita far precedere nè deboli scuse, nè false o illusorie ragioni, le quali non mi verrebbero a ogni modo punto credute da altri; e della mia futura veracità in questo mio scritto assai mal saggio darebbero. Io perciò ingenuamente confesso””, Alfieri, Vita. Vol. I.]”,”QMIP-031-FV”
“SALARIS Claudia”,”A’ la fête de la révolution. Artistes et libertaires avec D’Annunzio à Fiume.”,”Storica delle avanguardie e del futurismo (segnaliamo due saggi su Filippo Tommaso Marinetti e un’opera di riferimento sulla “”contro-cultura”” in Italia dal 1966 al 1977) la Salaris è sposata con il pittore e disegnatore Pablo Echaurren. Possiede una delle più importanti collezioni al mondo di pubblicazioni futuriste.”,”ITAF-270″
“SALARIS Claudia”,”Alla festa della rivoluzione. Artisti e libertari con D’Annunzio a Fiume.”,”SALARIS Claudia studiosa del futurismo e delle avanguardie del ‘900 ha pubblicato tra l’altro ‘Marinetti editore’ (1990) e ‘Marinetti (1997), ‘La Roma delle avanguardie’ (1999). “”Un giorno Comisso e Keller si recano da D’Annunzio per informarlo di voler fare un giornale e ottenere il suo appoggio. Per far colpo su di lui ed essere più convincenti, si sforzano d’apparire autorevoli anche nell’abbigliamento. “”Volevamo darci un contegno sostenuto – scrive Comisso, – Keller si fece prestare un mantello azzurro da cavalleria e teneva sotto braccio un libro di Kant, io e l’altro indossavamo una giubba di cuoio da aviatore e pure noi tenevamo grossi libri sotto il braccio””. Toeplitz, da vero dandy, gira con una volpe che D’Annunzio ha battezzata Furina. Lo si vede uscire “”dal gabinetto del Comandante con la sua volpe al guinzaglio, tutto suonante di sproni e di ‘r’ aristocratiche come un ufficiale napoleonico, e seguito dalla scia invisibile della potenza bancaria””. Kochnitzky, per non essere da meno, ne alleva una in gabbia, cui ha dato il nome di ‘Iskra’, “”scintilla”” in russo””. (pag 196)”,”ITAD-115″
“SALARIS Claudia”,”Alla festa della rivoluzione. Artisti e libertari con D’Annunzio a Fiume.”,”La crisi economica a Fiume. Pantaleoni e Pareto sulla crisi di Fiume. “”In città la disoccupazione dilaga:su 30.000 abitanti, 6.000 sono senza lavoro e la presenza dei volontari che affluiscono e debbono essere sfamati non migliora certo la situazione. Nitti avrebbe potuto far intervenire immediatamente l’esercito per ristabilire l’ordine, ma ha evitato lo spargimento di sangue. Tuttavia i primi aiuti in cibo e soccorsi vari D’Annunzio li riceve il 17 settembre proprio su ordine del governo. Nitti è preoccupato che disordini causati dalla fame possano complicare eventuali trattative con il Vate (11). L’economia di Fiume per altro è stata riassunta da Paolo Alatri che ci ricorda come Oscar Sinigaglia, definito da Turati «l’impresario del fiumanesimo», con la sia posizione nel mondo della siderurgia e degli affari sia riuscito a procurare mezzi all’ìmpresa, mentre Ludovico Toeplitz sia stato il latore di mezzo milione di lire che gli italiani del Brasile hanno inviato a D’Annunzio attraverso la Banca Commerciale (12). Un altro industriale che si adopera per la causa è il Senatore Borletti, generoso d’aiuti pecuniari alla causa fiumana, il quale organizza la costituzione di un consorzio d’uomini d’affari che acquistano per dodici milioni la merce del piroscafo ‘Cogne’, dirottato e sequestrato. Nel marzo del 1920 D’Annunzio cerca di far venire a Fiume il consigliere delegato della Banca commerciale Giuseppe Toeplitz e nel settembre dello stesso anno rivolge la stessa richiesta a un altro grande finanziere, Giuseppe Volpi, ma nessuno dei due accoglie l’invito. Riesce invece a ottenere la cooperazione dell’economista Maffeo Pantaleoni, illustre rappresentante del nazionalismo, che, nominato nel settembre del 1920 rettore per le Finanze e il Tesoro nel primo governo provvisorio dopo la proclamazione della reggenza, prepara i programmi d’ordinamento finanziario e di fondazione d’una banca del Carnaro (13). Tanto entusiasmo meraviglia l’amico Vilfredo Pareto, che scrive a novembre 1920): «farai bene di essere cauto ed avveduto; cammini sul fuoco» (16 gennaio 1921) (14)”” (pag 132-133) [(11) Cfr. Lucio Villari, ‘Le avventure di un capitano d’industria’, Torino, Einaudi, 1991, pp. 72-73; (12) Cfr. Paolo Alatri, ‘Gabriele D’Annunzio’, Torino, Utet, 1983, pp. 450-453. Su Sinigaglia si veda lo studio di Villari citato nella nota precedente; (13) Cfr. Renzo De Felice, ‘D’Annunzio politico, 1918-1938’, Roma Bari, Laterza, 1978, pp. 85-86; (14) Vilfredo Pareto, ‘Lettere a Maffeo Pantaleoni’, a cura di Gabriele De Rosa, Roma, Banca Nazionale del Lavoro, 1960, vol. III, pp. 271 e 277]”,”ITAD-157″
“SALDANA Quintiliano”,”La Inquisition Española (1218-1834).”,”SALDANA è un esperto di diritto. Nell’ opuscolo critica i difetti del sistema ma vuole trovare anche i meriti dell’ inquisizione spagnola. Per esempio il tribunale dell’ inquisizione avrebbe abolito per prima la tortura in Occidente e solo più tardi i tribunali civili si adeguarono.”,”RELC-109″
“SALDUTTI Nicola a cura; articoli di Raffaella POLATO Stefano AGNOLI Massimo MUCCHETTI Giacomo FERRARI Massimo GAGGI Sergio BOCCONI Federico DE-ROSA Goffredo BUCCINI Enrico MARRO Danilo TAINO Bianca CARRETTO Daniele MANCA Paolo PICA Dario DI-VICO Andrea RINALDI Franzo GRANDE STEVENS Massimo GRAMELLINI Giusi FASANO”,”Marchionne. Il sogno incompiuto.”,”Nicola Saldutti (Napoli, 1966) si laurea in Scienze Politiche all’Università Federico II. Frequenta la scuola di giornalismo Gino Palumbo. Giornalista professionista dal 1990, lavora al “”Corriere della Sera”” dal 1989 dove ricopre l’incarico di caporedattore dell’Economia. Scrive anche per le rubriche delle pagine culturali del giornale. Raccolta di articoli di cronisti su avvenimenti, fatti, vita del manager Marchionne.”,”ECOA-033″
“SALE Giovanni”,”Hitler, la Santa Sede e gli ebrei. Con i documenti dell’ archivio segreto vaticano.”,”SALE Giovanni è nato in provincia di Sassari il 1° marzo 1958. Si è laureato in giurisprudenza presso l’ Università di Sassari. E’ entrato nella Compagnia di Gesù, nella quale è stato ordinato presbitero nel 1996. Ha conseguito la licenza in Storia della Chiesa moderna e il dottorato in Storia della Chiesa contemporanea presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma. Fa parte della redazione della rivista ‘La Civiltà Cattolica’. Insegna storia contemporanea nella stessa università. “”Diversi mesi prima l’ incaricato di affari della Santa Sede in Cecoslovacchia, mons. G. Burzio, aveva affermato che la deportazione di 80.000 ebrei da quella nazione “”equivaleva per gran parte di loro a morte sicura””, mentre il visitatore apostolico in Croazia, G. Marcone, fece sapere in Vaticano di aver saputo dal capo della polizia ustascia che i tedeschi avevano già fatto morire circa due milioni di ebrei. Insomma le notizie che la Santa Sede in questo momento possedeva sulla tragica sorte degli ebrei non erano certamente di poco conto: forse erano episodiche, qualche volta oscure o lacunose, se si vuole, ma certamente tutte indirizzate verso una tragica verità: da qualche parte in Polonia si stava consumando un massacro, anche se in quel momento se ne ignorava l’ entità””. (pag 231)”,”GERN-111″
“SALE Giovanni”,”Popolari, chierici e camerati. 2. Fascismo e Vaticano prima della conciliazione.”,”ANTE1-12 Giovanni SALE è nato a Mara (Sassari) nel 1958. Si è laureato in giurisprudenza (Univ. Sassari). E’ entrato nella Compagnia di Gesù, in cui è stato ordinato presbitero (prete) nel 1996. Ha conseguito la licenza in storia della Chiesa moderan e il dottorato in Storia della Chiesa contemporanea (Pontificia Università Gregoriana di Roma). Fa parte della redazione di ‘Civiltà cattolica’, insegna storia contemporanea (Univ Greg. Roma) ed è Direttore dell’Istituto Storico dei gesuiti. Ha scritto varie opere (v. 4° cop).”,”ITAF-244″
“SALE Giovanni”,”De Gasperi. Gli USA. E il Vaticano. All’inizio della guerra fredda.”,”SALE Giovanni è nato a Mara (Sassari ) nel 1958. Si è laureato in giurisprudenza a Sassari. E’ entrato nella Compagnia di Gesù in cui è stato ordinato presbitero nel 1996. Ha conseguito la licenza in Storia della Chiesa moderna e il dottorato in Storia della Chiesa contemporanea presso la Pontificia Università Gregoriana di ROma. Scrive su ‘Civiltà cattolica’. “”Come mai mentre la Santa Sede si mostrò contraria al progetto di Gedda sulla creazione di una “”Commissione di studi”” che potesse orientare l’elettorato cattolico, accolse invece positivamente la formazione di Civiltà Italica, che, pur dichiarandosi movimento cattolico apartitico, riteneva essere suo compito quello di compattare i cattolici che militavano nei diversi schieramenti partitici in un’azione comune in difesa della tradizione cristiana? Probalbilmente la Santa Sede aveva timore che la progettata “”Commissione di Studi”” avrebbe finito per diventare una sorta di superorgano di controllo del voto cattolico; ora essa sapeva che ciò non sarebbe certamente piaciuto ai dirigenti DC. Tale fatto sarebbe stato da questi inteso come una “”messa sotto tutela”” o “”commissariamento”” del partito dei cattolici da parte delle Gerarchie vaticane (…). Va ricordato però che tale operazione non fu affatto inutile, anzi per il giovane dirigente di Azione cattolica fu molto istruttiva: il diniego espresso dalla Santa Sede al progetto fece capire al suo promotore che la Segreteria di Stato vaticana non poteva accettare l’idea di un controllo dall'””alto””, attraverso un organo di direzione, del partito dei cattolici. Di fatto, quando poi nel febbraio del 1948, alla vigilia delle elezioni politiche, Gedda fondò i Comitati Civici, scelse uno strumento dal “”basso”” per mobilitare le masse cattoliche in ordine al voto politico; e ciò non poteva non essere gradito alle Gerarchie vaticane e anche agli stessi dirigenti democristiani che contavano nei sacri palazzi sostenitori autorevoli, primo fra tutti mons. Montini””. (pag 122)”,”ITAP-176″
“SALEM Jean”,”Lénine et la révolution.”,”SALEM Jean è professore alla Sorbona. “”Sappiamo, assicura Lenin nel 1918, che una rivoluzione non è veramente una rivoluzione che il giorno in cui decine di milioni di uomini si sono sollevati in uno slancio unanime””. Ciò che distingue la rivoluzione dalla lotta ordinaria, ripeterà tre dopo, è che “”coloro che partecipano al movimento sono dieci volte, cento volte più numerosi””. (pag 94) “”Quando la rivoluzione è sufficientemente preparata, cambia il concetto di “”massa””: in quel momento, qualche migliaio di operai non formano più la massa, dirà ancora Lenin davanti al III° Congresso dell’ Internazionale comunista. ‘Le masse si contano in milioni; ovvero, la politica comincia laddove ce ne sono milioni, (…); essa diventa seria solamente laddove si conta per milioni, e non per migliaia’. E, contro i suoi ‘exagérés’ – come si ebbe a dire nel 1793 – egli aggiunge che si può, certo, a volte soffrire di un partito “”troppo piccolo”” per “”‘trascinare’ le masse””. In certi momenti, in effetti, non c’è bisogno di grandi organizzazioni. ‘Ma ‘per la vittoria’, occorre avere la simpatia delle masse'””. (pag 94)”,”LENS-163″
“SALERNI Dario”,”Sindacato e forza lavoro all’ Alfasud. Un caso anomalo di conflittualità industriale.”,”L’A, Salerno 1945, si occupa di studi di sociologia industriale.”,”MITT-128″
“SALERNI Dario”,”Il sistema di relazioni industriali in Italia. Fenomeni e leggi di un caso atipico.”,”Dario Salerni ha svolto studi e ricerche di sociologia industriale per numerose organizzazioni italiane e internazionali e ha pubblicato contributi su riviste italiane e straniere. Attualmente dirige il settore Organizzazione e studi dello Studio Staff di Roma.”,”ITAE-088-FL”
“SALERNO Eric”,”Rossi a Manhattan.”,”Eric SALERNO è nato a NY nel 1939. Trasferitosi in Italia ha lavorato per ‘Paese Sera’. Dal 1967 scrive per ‘Il Messaggero’ in qualità di inviato speciale per i problemi del Terzo Mondo e del Medio Oriente. Ha scritto varie opere (v.retrocopertina). Figlio di Michele SALERNO uno dei partecipanti alla fondazione del Partito Comunista americano espulso dagli Stati Uniti nel 1950.”,”MUSx-110″
“SALERNO Eric”,”Genocidio in Libia. Le atrocità nascoste dell’ avventura coloniale italiana (1911-1931).”,”SALERNO Eric è nato a New York e vive in Italia dal 1953. E’ stato redattore di “”Paese Sera””, inviato del “”Messaggero”” e, oggi, corrispondente da Gerusalemme. Ha pubblicato diversi volumi tra cui ‘Rossi a Manhattan’ (2001) e ‘La guerra dalla finestra’ (2002). “”Nel 1926 la popolazione Mogarba era dislocata lungo il uadi Faregh (i Sciamach) e nella Choscia (i Reedat). “”Ribelli”” erano gli armati e l’ intera popolazione “”civile””; donne e bambini. Si trattava di un popolo che resisteva all’ esercito italiano e non un nucleo di guerriglieri isolato e privo del supporto popolare. Le operazioni militari italiane, e soprattutto quelle eseguite dall’ Aeronautica assumevano proprio per questo fattore i contorni di un genocidio programmato. L’ uso sistematico dei gas è dimostrato dai documenti in cui viene inoltre sottolineata l’ efficacia dei bombardamenti. Il generale Cicconetti, nella sua relazione, spiega infatti: “”a) che le perdite di uomini sono certamente di gran lunga superiori a quelle segnalate le quali si riferiscono solo ai caduti contati sul terreno e non tengono conto dei feriti che non possono essere mancati né di quelli caduti in seguito agli effetti micidiali dei bombardamenti aerei e agli effetti non considerati né accertabili subito dei gas. (…)””.”” (pag 65-66) “”Le bombe arrivarono. E furono usate in modo sempre più massiccio e indiscriminato. C’è in ‘Cirenaica pacificata’, uno dei volumi con i quali il generale Graziani volle giustificare la sua azione repressiva e rispondere alle accuse di genocidio della popolazione libica che già all’epoca gli venivano rivolte, un breve capitolo sul bombardamento di Taizerbo avvenuto il 31 luglio 1930, sei mesi dopo l’ esortazione di Badoglio all’ uso dell’ iprite.”” (pag 67)”,”ITQM-127″
“SALERNO Michele”,”Il compromesso storico.”,”SALERNO Michele (1901) vive a Roma. A causa del fascismo è emigrato negli Stati Uniti dove ha vissuto fino al 1950 ricoprendo cariche nel PC americano. Gionalista, ha diretto negli USA diversi settimanali e quotidiani. In Italia ha lavorato a Paese Sera e collaborato a riviste italiane ed estere. E’ autore di vari libri. “”Il 15 giugno del ’76 Berlinguer, nel rispondere ad una domanda del giornalista Giampaolo Pansa circa la possibilità che l’URSS possa far fare al suo “”eurocomunismo”” la stessa sorte riservata al “”socialismo dal volto umano”” di Dubcek, ha dichiarato testualmente: “”Io sento che non appartenendo l’Italia al Patto di Varsavia (…) c’è assoluta certezza che possiamo procedere lungo la via italiana al socialismo senza alcun condizionamento”” da parte dell’URSS. Ed alla domanda se il Patto atlantico possa “”essere anche lo scudo per costruire il socialismo nella libertà””, ha precisato: “”Io voglio chel’ Italia non esca dal Patto atlantico anche per questo e non solo perché la nostra uscita sconvolgerebbe l’equilibrio internazionale. Mi sento più sicuro stando di qua, ma sento che anche di qua ci sono seri tentativi di limitare la nostra autonomia””. Due settimano dopo – resosi evidentemente conto della enormità dei giudizi contenuti in queste due risposte, e particolarmente nell’ ultima (…)””. (pag 101-102)”,”PCIx-244″
“SALERNO Salvatore”,”Red November Black November. Culture and Community in the Industrial Workers of the World.”,”IWW, Industrial Workers of the World, Wobblies “”Though he drew from diverse traditions of labor radicalism, Hagerty consciously avoided invoking the language of Proudhon, Bakunin, Marx, or Engels and emphasized that the IWW’s ‘Preamble’ and ‘Constitution’ be written in “”…the plain, everyday language of the man in overalls”” (19). Among the industrial unionists participating in the January conference, Hagerty played a decisive role in generating a language that drew from these traditions but did not imitate them or invoke their authority. At this meeting he offered a motion, written into the ‘Industrial Union Manifesto’, which proclaimed that the new movement “”be established as an economic organization of the working class without affiliation with any political party””. Hagerty is responsible for the reintroduction of this conception of industrial unionism in the intellectual atmosphere of the time (20). Hagerty’s original draft of the ‘Preamble’ did not include a role for political parties, rather it emphasized the importance of the union as the center and foundation of revolutionary struggle. In it he wrote that between the working class and the employing class: «… a struggle must go on until all the workers come together on the industrial field, and take and hold that which they produce through an economic organization of the working class». Hagerty’s draft of the ‘Preamble’ found strong support among left wing socialists and militant trade unionist”” (pag 76); “”Pur avendo attinto alle diverse tradizioni del radicalismo operaio, Hagerty evitò consapevolmente il linguaggio di Proudhon, Bakunin, Marx o Engels e sottolineò che il “”Preambolo”” e la “”Costituzione”” dell’IWW sono scritti nel “”…linguaggio semplice e quotidiano dell’uomo in tuta “” (19).Tra i sindacalisti industriali che parteciparono alla conferenza di gennaio, Hagerty giocò un ruolo decisivo nel generare un linguaggio che attingesse a queste tradizioni ma non le imitasse o invocasse la loro autorità. A questo meeting egli propose una mozione, posta nel “”Manifesto dell’Unione Industriale””, che proclamava che il nuovo movimento “”si sarebbe affermato come un’organizzazione economica della classe operaia senza affiliazione con alcun partito politico””. Hagerty è responsabile della reintroduzione di questa concezione del sindacalismo industriale nell’atmosfera intellettuale del tempo (20). La bozza originale del “”Preambolo”” di Hagerty non includeva un ruolo per i partiti politici, piuttosto enfatizzava l’importanza dell’unione come centro e fondamento della lotta rivoluzionaria. In esso scrisse che tra la classe operaia e la classe imprenditrice: «… una lotta deve continuare finché tutti gli operai si ritrovino insieme nel campo industriale, e si approprino e mantengano ciò che producono attraverso un’organizzazione economica della classe operaia ». La bozza di Hagerty del “”Preambolo”” trovò un forte sostegno tra i socialisti di sinistra e il sindacalismo militante”” [(19) Proceedings, First IWW Convention, p. 233, (20) Ibid. p. 86]”,”MUSx-320″
“SALERNO Eric”,”Genocidio in Libia.”,”Eric Salerno è nato a New York e vive in Italia dal 1953. È stato redattore di “”Paese Sera””, inviato del “”Messaggero””. Ha compiuto diversi viaggi di lavoro in Africa.”,”AFRx-001-FER”
“SALES Isaia, in collaborazione con Nando SANTORO”,”Riformisti senz’anima. La sinistra, il mezzogiorno, gli errori di D’Alema.”,”Isaia Sales, nato a Pagani nel 1950, è stato deputato nei Democratici di sinistra, e sottosegretario al Tesoro e al Bilancio nel Governo Prodi.”,”ITAP-086-FL”
“SALETTA Cesare”,”Per il revisionismo storico contro Vidal-Naquet.”,”VIDAL-NAQUET ha individuato il revisionismo italiano in due personaggi, uno di sinistra (SALETTA) e uno di destra (Carlo MATTOGNO). Tesi SALETTA: Vs mito sterminio, olocausto, tragedia ci fu ma di minor grandezza.”,”EBRx-002″
“SALETTA Cesare”,”In ricordo di Giancarlo. Momenti del declino di “”Programma comunista””.”,”””Conversando con Bordiga, che – mosso anche, riteniamo, da giustificatissime considerazioni di ordine pratico- dava estesi sviluppi di indole teorica alle proprie vedute circa l’ ininfluenza dei fattori individuali sui processi collettivi, noi gli opponemmo la nota affermazione di Marx secondo la quale nella dinamica della rivoluzione gioca anche il carattere personale degli individui che si trovano ad avervi ruoli direttivi; ed egli ci rispose (senza, in verità, che la risposta ci persuadesse) che il senso di quell’ affermazione era che quei fattori giocano, sì, ma giocano solo “”quando per la rivoluzione le cose vanno male”” (pag 18).”,”BORD-052″
“SALIERNO Giulio”,”La violenza in Italia. Le ragioni della forza e la forza della ragione.”,”‘Le azioni umane non debbono essere derise, né compiante, né odiate, ma capite’, Baruch Spinoza “”Soltanto quando sono stati “”spinti all’ estremo”” della contraddizione, i molteplici diventano attivi e viventi l’uno di fronte all’altro, e nella contraddizione acquistano la negatività che è la pulsazione immanente del muoversi e della vitalità””. G.F.W. Hegel SALIERNO Giuliano è nato a Roma nel 1935, è stato in carcere per omicidio nel 1953 e fuggì nella Legione Straniera. In carcere ha studiato scienze politiche. Ha pubblicato saggi sugli istituti di reclusione.”,”TEMx-049″
“SALIMBENE-DE-ADAM, DA PARMA, a cura di Vittorio DORNETTI”,”Storie di Santi Profeti e Ciarlatani.”,”La ‘Cronica’ di Salimbene de Adam, francescano di Parma, è un’opera monumentale che si protrae per 951 fittissime pagine nell’edizione critica curata da Giuseppe Scalia. I brani proposti al lettore si presenta come una minuscola parte del lavoro di ampia mole. Salimbene è un cronista molto attento ai mvimenti religiosi, eretici e non, del suo tempo; è attratto anche, non senza un certo spirito di complicità, dalle figure di profeti popolari, ingenui magari ma ben provvisti di carisma religioso che suscitava l’ammirazione e il trasporto dei loro contemporanei. Salimbene de Adam Fra Salimbene de Adam da Parma (Parma, 9 ottobre 1221 – San Polo d’Enza, 1288) è stato un religioso, storico e scrittore italiano, frate minore, seguace di Gioacchino da Fiore e autore della Cronica. Dalla sua Cronica si apprende che entrò nell’ordine dei Francescani nel 1238, contro la volontà del padre Guido de Adam, e iniziò a vagabondare tra i conventi di Fano, Jesi, Firenze, Ravenna, Reggio Emilia, Lucca e Parma. Da qui, nel 1247, essendo ancora Parma assediata dalle forze imperiali, fu mandato in Francia a studiare. Durante il viaggio si fermò a Lione, sede della corte pontificia, dove incontrò Innocenzo IV (in Italia aveva già conosciuto l’imperatore Federico II). In Francia fece anche la conoscenza di fra Ugo da Digne, noto gioachimita, che lo avvicinò alla dottrina dell’abate calabrese Gioacchino da Fiore. Rientrato in Italia, gli fu assegnata la sede di Ferrara, dove rimase per sette anni. (wik)”,”RELC-011-FGB”
“SALINARI Carlo, a cura di Massimo MASSARA; testimonianze di Salvatore CACCIAPUOTI Antonio CATTONAR Paolo CINANNI Arturo COLOMBI Vjekoslava DESKOVIC (Luisa GHINI) Ambrogio DONINI Edoardo D’ONOFRIO Carlo FARINI Loris GALLICO Celso GHINI Dante GORRERI Giovanni GRILLI Luigi GUERMANDI Fausto GULLO Amleto LATINI Alfonso LEONETTI Gerolamo LI-CAUSI Luigi LONGO Aristodemo MANIERA Vincenzo MOSCATELLI Teresa NOCE Antonio OBERTI Pietro Cesare PAVANIN Giovanni PESCE Armando PILATI Luigi POLANO Camilla RAVERA Antonio ROASIO Enzo SANTARELLI Stefano SCHIAPPARELLI Mauro SCOCCIMARRO Francesco SCOTTI Pietro SECCHIA Berardo TADDEI Umberto TERRACINI Palmiro TOGLIATTI Ernesto TRECCANI Giulio TREVISANI Alessandro VAIA Maurizio VALENZI Mario VENANZI Carlo VENEGONI Vittorio VIDALI Ezio ZANELLI”,”I comunisti raccontano. Cinquant’anni di storia del PCI attraverso testimonianze di militanti. Volume 1. 1919-1945.”,”Testimonianze di Salvatore CACCIAPUOTI Antonio CATTONAR Paolo CINANNI Arturo COLOMBI Vjekoslava DESKOVIC (Luisa GHINI) Ambrogio DONINI Edoardo D’ONOFRIO Carlo FARINI Loris GALLICO Celso GHINI Dante GORRERI Giovanni GRILLI Luigi GUERMANDI Fausto GULLO Amleto LATINI Alfonso LEONETTI Gerolamo LI-CAUSI Luigi LONGO Aristodemo MANIERA Vincenzo MOSCATELLI Teresa NOCE Antonio OBERTI Pietro Cesare PAVANIN Giovanni PESCE Armando PILATI Luigi POLANO Camilla RAVERA Antonio ROASIO Enzo SANTARELLI Stefano SCHIAPPARELLI Mauro SCOCCIMARRO Francesco SCOTTI Pietro SECCHIA Berardo TADDEI Umberto TERRACINI Palmiro TOGLIATTI Ernesto TRECCANI Giulio TREVISANI Alessandro VAIA Maurizio VALENZI Mario VENANZI Carlo VENEGONI Vittorio VIDALI Ezio ZANELLI. Brigate internazionali nella guerra civile spagnola. “”I garibaldini italiani in Spagna furono complessivamente 3.354, 1.819 dei quali comunisti, 310 di Giustizia e Libertà, socialisti e repubblicani, 1.096 senza partito. I caduti e dispersi furono circa 600, i feriti 2.000″”. (pag 218, Francesco Scotti)”,”PCIx-172″
“SALINARI Carlo, a cura di Massimo MASSARA; testimonianze di Vittorio AMARI Giorgio AMENDOLA Giovanni BRAMBILLA Stefano CANZIO Paolo CINANNI Mario DE-MICHELI Ambrogio DONINI Eliseo FERRARI Celso GHINI Giovanni GRILLI Luigi Pietro INGRAO Luigi LONGO Massimo MASSARA Teresa NOCE Antonio OBERTI Mario PALERMO Anton Gaetano PARODI Giovanni PESCE Libero PIERANTOZZI Cesare PILLON Francesco RENDA Sergio ROSSI Carlo SALINARI Enzo SANTARELLI Marcello SIGHINOLFI Antonio TATO’ Umberto TERRACINI Palmiro TOGLIATTI Maurizio VALENZI Vittorio VIDALI”,”I comunisti raccontano. Cinquant’anni di storia del PCI attraverso testimonianze di militanti. Volume 2. 1945-1975.”,”Testimonianze di Vittorio AMARI Giorgio AMENDOLA Giovanni BRAMBILLA Stefano CANZIO Paolo CINANNI Mario DE-MICHELI Ambrogio DONINI Eliseo FERRARI Celso GHINI Giovanni GRILLI Luigi Pietro INGRAO Luigi LONGO Massimo MASSARA Teresa NOCE Antonio OBERTI Mario PALERMO Anton Gaetano PARODI Giovanni PESCE Libero PIERANTOZZI Cesare PILLON Francesco RENDA Sergio ROSSI Carlo SALINARI Enzo SANTARELLI Marcello SIGHINOLFI Antonio TATO’ Umberto TERRACINI Palmiro TOGLIATTI Maurizio VALENZI Vittorio VIDALI. “”E recensendo (Civiltà cattolica, ndr) poi un corso su Satana tenuto da Guido Manacorda all’ Angelicum di Milano, aggiunge: “”Satana, purtroppo, non è una chimera, un mito: vive in mezzo a noi operoso e malefico, (…)””. C’è da stupirsi che poi padre Brucculeri giunga anche lui a una conclusione certa e scientifica: che, cioè, nel mondo contemporaneo Satana si è incarnato nel bolscevismo?””. (pag 158)”,”PCIx-173″
“SALINARI Carlo a cura; scritti di Alfonso LEONETTI Luigi POLANO Umberto TERRACINI Arturo COLOMBI Dante GORRERI Palmiro TOGLIATTI Luigi LONGO Antonio OBERTI Edoardo D’ONOFRIO Gerolamo LI-CAUSI Giulio TREVISANI Mauro SCOCCIMARRO Carlo VENEGONI Berardo TADDEI Fausto GULLO Giuseppe GADDI Pietro CESARE PAVANIN Camilla RAVERA Pietro SECCHIA Celso GHINI Antonio PESENTI Carlo SALINARI Teresa NOCE Elio ZANELLI Mario VENANZI Ernesto TRECCANI Enzo SANTARELLI Vittorio VIDALI Giovanni PESCE Alessandro VAIA Amleto LATINI Francesco SCOTTI Stefano SCHIAPPARELLI Loris GALLICO Antonio CATTONAR Aristodemo MANIERA Ambrogio DONINI Armando PILATI Luisa GHINI Edoardo D’ONOFRIO Maurizio VALENZI Luigi GUERMANDI Pietro SECCHIA Giovanni GRILLI Paolo CINANNI Antonio ROASIO Francesco SCOTTI Salvatore CACCIAPUOTI Vincenzo MOSCATELLI”,”I comunisti nella storia d’ Italia. Volume 1.”,”Scritti di Alfonso LEONETTI Luigi POLANO Umberto TERRACINI Arturo COLOMBI Dante GORRERI Palmiro TOGLIATTI Luigi LONGO Antonio OBERTI Edoardo D’ONOFRIO Gerolamo LI-CAUSI Giulio TREVISANI Mauro SCOCCIMARRO Carlo VENEGONI Berardo TADDEI Fausto GULLO Giuseppe GADDI Pietro Cesare PAVANIN Camilla RAVERA Pietro SECCHIA Celso GHINI Antonio PESENTI Carlo SALINARI Teresa NOCE Elio ZANELLI Mario VENANZI Ernesto TRECCANI Enzo SANTARELLI Vittorio VIDALI Giovanni PESCE Alessandro VAIA Amleto LATINI Francesco SCOTTI Stefano SCHIAPPARELLI Loris GALLICO Antonio CATTONAR Aristodemo MANIERA Ambrogio DONINI Armando PILATI Luisa GHINI Edoardo D’ONOFRIO Maurizio VALENZI Luigi GUERMANDI Pietro SECCHIA Giovanni GRILLI Paolo CINANNI Antonio ROASIO Francesco SCOTTI Salvatore CACCIAPUOTI Vincenzo MOSCATELLI. “”La mia esperienza con i “”terzini”””” di Giulio TREVISANI “”Fu approvato un ordine del giorno Maffi-Lazzari-Trevisani-Zanetta che raccolse 3600 voti, ed era già una bella affermazione. Poi nell’ anno successivo, dall’ 1 al 3 ottobre 1922 a Roma ci fu il congresso durante il quale Serrati aderì alle posizioni terzinternazionaliste, e fu il congresso che espulse i riformisti, i quali poi si costituirono in partito unitario, ed ebbero come loro giornale “”La giustizia””, diretta da Treves. L’ ultima fase fu nell’ anno successivo, dopo che Nenni, che era redattore capo dell’ “”Avanti!””, sconfessò Serrati, che ne era il direttore. Ci fu una specie di colpo di mano che portò Nenni alla direzione dell’ “”Avanti!””. Si fece quest’ ultimo congresso, in cui per pochi voti furono sconfitti i terzinternazionalisti””. (Serrati e soci poi fondarono il giornale ‘Pagine rosse’ di cui Serrati fu direttore, quindi vennero espulsi e confluirono nel PCdI) (pag 73-74)”,”PCIx-192″
“SALINARI Carlo a cura; scritti di Carlo SALINARI Mario PALERMO Maurizio VALENZI Giovanni BRAMBILLA Antonio OBERTI Teresa NOCE Francesco RENDA Celso GHINI Cesare PILLON Umberto TERRACINI Vittorio AMARI Stefano CANZIO Antonio TATO’ Paolo CINANNI Eliseo FERRARI Sergio ROSSI Marcello SIGHINOLFI Carlo SALINARI Mario DE-MICHELI Ambrogio DONINI Giovanni GRILLI Palmiro TOGLIATTI Libero PIERANTOZZI Enzo SANTARELLI Vittorio VIDALI Pietro INGRAO Anton Gaetano PARODI Giovanni PESCE Massimo MASSARA Luigi LONGO Giorgio AMENDOLA”,”I comunisti nella storia d’ Italia. Volume 2.”,”Scritti di Carlo SALINARI Mario PALERMO Maurizio VALENZI Giovanni BRAMBILLA Antonio OBERTI Teresa NOCE Francesco RENDA Celso GHINI Cesare PILLON Umberto TERRACINI Vittorio AMARI Stefano CANZIO Antonio TATO’ Paolo CINANNI Eliseo FERRARI Sergio ROSSI Marcello SIGHINOLFI Carlo SALINARI Mario DE-MICHELI Ambrogio DONINI Giovanni GRILLI Palmiro TOGLIATTI Libero PIERANTOZZI Enzo SANTARELLI Vittorio VIDALI Pietro INGRAO Anton Gaetano PARODI Giovanni PESCE Massimo MASSARA Luigi LONGO Giorgio AMENDOLA. “”Si proclamava solennemente che “”la difesa della pace veniva ormai posta nelle mani dei popoli””; e si dava vita a un “”Comitato del Congresso mondiale dei Partigiani della Pace””, composto di 140 personalità di 54 paesi, per sviluppare nuove iniziative e allargare ancora i collegamenti con tutte le forze interessate al mantenimento della pace. Dodici di noi italiani eravamo chiamati a farne parte; e Pietro Nenni, in riconoscimento della sua netta presa di posizione in difesa della coesistenza pacifica tra tutte le nazioni, ne diventava uno dei vice-presidenti, al fianco di Joliot-Curie, eletto per acclamazione presidente del movimento””. (pag 181-182)”,”PCIx-193″
“SALINARI Carlo”,”La questione del realismo. Poeti e narratori del novecento.”,”Citaz Marx pag 11-12-13″,”VARx-021-FF”
“SALINARI Giambattista”,”La religione di Dante e la forma del Paradiso.”,”””Qualche volta anch’egli, la ferrea figura, era preso da un sentimento di lassezza e da un desiderio di evasione verso un aere più spirabile (…). Ma è soltanto un momento, una breve parentesi; poi subito viene rivelata la vera ragione dello sconforto: il mondo non va come dovrebbe: ‘però che ‘l loco u’ fui a viver posto, di giorno in giorno più di ben si spolpa, e la trista ruina par disposto’ (Purg. XXIV, 79) “”E bisogna tener conto anche la la ‘Commedia’ è opera della maturità del poeta, quando cioè il suo carattere e la sua cultura erano ormai saldamente formati e le linee essenziali del suo sviluppo spirituale già profondamente segnate”” (pag 371)”,”VARx-489″
“SALINARI Carlo”,”Storia popolare della letteratura italiana. I. Dalle origini al Quattrocento.”,”Boccaccio erudito ma con limiti culturali che lo pongono al di sotto di Dante e di Petrarca (pag 164-165) La Commedia (pag 94)”,”ITAG-280″
“SALINARI Carlo”,”Miti e coscienza del decadentismo italiano. D’Annunzio, Pascoli, Fogazzaro e Pirandello.”,”Carlo Salinari è nato a Monte Saglioso (Matera) nel 1919. Laureato in lettere all’Università di Roma, ha partecipato alla Resistenza guadagnandosi due medaglie d’argento. Si è dedicato alla critica militante. E’ stato ordinario di Letteratura italiana alla Statale di Milano. “”E’ il caso famoso di Balzac, legittimista, nostalgico della buona società, simpatizzante dell’aristocrazia il quale, contraddicendo nella rappresentazione artistica tali convinzioni, finisce per ritrarre con amara ironia proprio quegli uomini con i quali simpatizzava e con ammirazione, come gli unici eroi del suo tempo, proprio i suoi avversari politici (18)”” (pag 25) (18) Cfr. Marx e Engels, Sull’arte, ecc., cit., p. 29″,”ITAB-045-FF”
“SALINARI Carlo LONGO Luigi”,”Tra reazione e rivoluzione. Ricordi e riflessioni sui primi anni di vita del PCI.”,”Domande e interventi di Carlo Salinari e risposte di Luigi Longo. (…) – Prima hai ricordato Maffi. Io lo vidi nei primi tempi, quando le sue condizioni di salute gli permettevano ancora di venire a Roma e di frequentare via delle Botteghe Oscure. Era un vegliardo che ispirava grande rispetto e simpatia. – E meritava l’uno e l’altra. Era veramente un apostolo del socialismo, non alla maniera evangelica di Prampolini, ma con lo animo del ribelle che conosce tutte le iniquità sociali e tutte le sofferenze della «plebe» della Lomellina (ricordi il magnifico quadro di Pelizza da Volpedo: Il quarto Stato? Lo chiamavano il «medico dei poveri» per le cure che egli prestava gratuitamente alla povera gente. – Era un grande tisiologo. – Sì. Egli insisteva sempre perché nelle riunioni non si fumasse. Evidentemente erano prediche al vento; ma non disarmò mai e spiegava, a me non fumatore, con abbondanza di dati scientifici, tutti i danni che il fumo e l’aria viziata delle riunioni possono portare a chi li respira. Prima del nostro incontro di Mosca, nella commissione italiana per la riunificazione tra il partito socialista e quello socialista, io conoscevo di lui solo qualche discorso parlamentare, il coraggio e la dignità con cui fece fronte ai fascisti che da un balcone di Pavia minacciavano di buttarlo già in piazza, se non gridava «Viva l’Italia». «In queste condizioni non griderei nemmeno viva i miei figli, se me lo ingiungeste». Non si arrese nemmeno quando i fascisti mostrarono di voler passare veramente dalla minaccia ai fatti. (…). – So che i fascisti lo interrompevano (Fabrizio Maffi, ndr) volentieri quando parlava alla Camera e gli avevano fatto una fama di jettatore. – Si, Maffi prendeva le provocazioni con molto spirito, aveva la risposta pronta ed arguta e spesso riusciva a zittire i fascisti che più gli inveivano contro, minacciandoli di ricorrere ai suoi poteri occulti. Il più accanito contro di lui era un deputato fascista – certo Barbiellini, se non erro – che era certamente tra i più stupidi del suo gruppo (e dire che in quel gruppo di stupidi ce n’erano in abbondanza). Quando costui riteneva offeso il duce, o riteneva che fosse necessario rendergli omaggio, improvvisamente si alzava in piedi e con il braccio destro teso, nel saluto cosiddetto fascista, gridava con quanto fiato aveva in gola: Viva il duce! Scene da operetta: ne ridevano i suoi stessi colleghi di gruppo. Maffi contribuì non poco a renderlo ridicolo, raccomandando agli amici di costui, quando lo provocavano, di badare ai propri «barbiellini» se non volevano provare la potenza dei suoi strali. Nella delegazione socialista a Mosca vi era anche Romita, per me vecchia conoscenza di Torino; piccolo, tracagnotto: un furbone. Sotto un modo di fare bonario e pacioccone nascondeva – come ha dimostrato da ministro nei vari governi a cui ha partecipato e ni vari dicasteri che ha diretto – un sostanziale opportunismo, che gli sempre permesso di passare con grande disinvoltura da una corrente all’altra del partito socialista e anche di fare parte a sé, occupando sempre posti di grande rilievo nei partiti e nel governo”” (pag 221-222)”,”PCIx-009-FER”
“SALINGER Pierre LAURENT Eric”,”Guerra del Golfo. Il dossier segreto.”,”SALINGER P. (San Francisco, 1925) giornalista, già portavoce di J.F. Kennedy e L. Johnson alla Casa Bianca, senatore dello stato californiano (1964). Corrispondente per la tv americana ABC per l’Europa e il Medio Oriente. E. LAURENT (1947) giornalista autore di reportage (Vietnam, Cambogia, Salvador, Sud Africa, ecc.) di saggi e inchieste a carattere economico. Ha scritto anche un romanzo (‘Karl Marx Avenue’).”,”GOPx-018″
“SALISBURY Harrison E.”,”La Neige et la nuit. La revolution d’octobre.”,”L’A è stato corrispondente del New York Times a Mosca dal 1949 al 1955. Nel 1959 e nei quattro anni successivi percorre la Russia la Siberia, l’Asia centrale. Nel 1955 i suoi reportages gli valgono il Premio Pulitzer. L’A ha scritto pure ‘I 900 giorni: l’assedio di Leningrado’.”,”RIRO-035″
“SALISBURY Harrison E.”,”The New Emperors. Mao and Deng. A dual biography.”,”SALISBURY per molti anni è stato il corrispondente da Mosca per il New York Times. Ha intervistato quasi tutti i dirigenti cinesi.”,”CINx-091″
“SALISBURY Harrison E.”,”La Russie en Revolution, 1900-1930.”,”””Il fatto che non si fosse presa alcuna decisione, quanto alla data e all’ ora del sollevamento, inquietava Lenin. Egli si nascondeva sempre nell’ appartamento di Fofanova, e aveva delle difficoltà di comunicare con il CRM (Comitato militare rivoluzionario, ndr); di più, Zinoviev e Kamenev, i suoi avversari, continuavano a lavorare con gli altri Bolscevichi allo Smolny come se niente fosse stato. Al culmine della collera e dell’ energia, Lenin sembrava cadere allora in una sorta di letargia e per quello che si sa non si mosse più tra il 20 e il 23 ottobre. I suoi compagni, loro, si agitavano senza ordine.”” (pag 147)”,”RIRO-289″
“SALISBURY Harrison E.”,”L’ orbita della Cina.”,”SALISBURY Harrison E. è un inviato autorevole corrispondente del ‘New York Times’. Ha voluto stabilire tra l’altro nel modo più preciso possibile il rapporto tra Cina e Stati Uniti e la possibilità di una futura guerra tra i due grandi paesi. “”Poi venne il 1962, l’ anno dell’ attacco cinese all’ India. Venne sferrato a occidente, e precisamente nel Ladakh, la regione settentrionale del Kashmir, attraverso gli alti valichi dell’ Himalaya. Ma l’ allarme si estese all’ intero ‘glacis’ montano. Le truppe indiane affluirono nel Sikkim, sempre più numerose – tanto che adesso c’erano venticinque o trentamila uomini – per sorvegliare i valichi verso il Tibet. Ermeticamente chiusa la frontiera, per il Sikkim non c’era più possibilità di commercio. E la fine delle migrazioni delle pecore e delle capre attraverso i valichi del nord determinò automaticamente una diminuzione del tenore di vita e il tramonto di un modo di vivere. Nonché, nel Sikkim, gravi ripercussioni economiche e politiche. Il commercio in transito per il Tibet era cessato (…). Ma la presenza degli indiani era un vantaggio solo fino ad un certo punto. Infine non si prendevano neppure la briga di nascondere il loro desiderio d’ incorporare il Sikkim all’ India. E consideravano con diffidenza e ostilità la politica del Chogyal di conservare l’ indipendenza del paese e di allargarne, se possibile, i territori. Secondo loro il Sikkim era troppo piccolo, troppo povero e troppo arretrato per sbrigare i propri affari. Era inoltre, insinuavano, un tantino malfido. In fondo tutti sapevano dei legami tra la sua casa regnante e il Tibet e della personale interessenza del Chogyal nei commerci con Lhasa.”” (pag 114-115)”,”CINx-204″
“SALISBURY Harrison E.”,”La prossima guerra tra Russia e Cina.”,”SALISBURY Harrison E. Cartina dei territori cinesi sottratti dall’imperialismo (pag 144) e interpretazione cinese della cartina (pag 155) La politica americana dopo la vittoria di Mao vs Chiang Kai Shek (linea Truman Acheson) è di considerare Formosa come parte integrante della Cina. La politica americana di quel periodo era quella di “”lasciar posare la polvere””. (pag 92) Perimetro militare degli Stati Uniti. “”Ciò che Acheson fece, fu tracciare una linea che congiungeva i principali punti difensivi americani in Estremo Oriente. E tale linea, definì con cura. La linea andava dall’Alaska e dalle Aleutine al Giappone, alle Ryukyu (Okinawa) e, più a sud, alle Filippine. Indicava ciò per cui gli Stati Uniti si sarebbero battuti. E ciò per cui non si sarebbero battuti. Non era un elenco compilato alla leggera. Nessun diplomatico avrebbe supposto una cosa del genere. Anzi, l’avrebbe letto con la massima attenzione. E come tale fu letto in tutto il mondo. L’elenco presentava una notevole omissione: la Corea”” (pag 92)”,”CINx-262″
“SALISBURY Harrison E.”,”La vera storia della Lunga Marcia.”,”Harrison E. Salisbury, nato nel Minesota nel 1908, è stato – come a scritto Henry Miller – ‘un testimone appassionato e irruente dei più importanti avvenimenti di questo turbolento secolo’. Iniziata in giovanissima età la carriera di giornalista, dopo i suoi reportages dal Nordafrica, Medio Oriente e Russia nella Seconda Guerra Mondiale è divenuto direttore della ‘United Press’ di Londra. Inviato a mosca nel 1949 dal ‘New York Times’, vi ha soggiornato per alcuni anni, ha viaggiato quindi in tutti i paesi comunisti e ha avuto modo di conoscere le più alte personalità della politica e della cultura in Unione Sovietica e nella Repubblica Popolare Cinese. Tra le sue opere citiamo: Cinquant’anni di vita sovietica e Novecento giorni, L’assedio di Stalingrado. Ogni rivoluzione si compie all’ombra di una leggenda: per la rivoluzione cinese questa leggenda è stata la Lunga Marcia che, dal guado del fiume Yudu nella Cina meridionale, attraversato dall’Armata Rossa cinese il 16/10/1934 per sfuggire alle potenti truppe di Ciang Kai-shek, ha portato Mao Zedong alla Piazza Tienanmen di Pechino dove, il 1/10/1949, egli proclamò la Repubblica Popolare Cinese.”,”CINx-012-FL”
“SALISBURY Harrison Evans”,”Black Night, White Snow: Russia’s Revolutions 1905-1917.”,”Harrison E. Salisbury, nato nel Minesota nel 1908, è stato – come a scritto Henry Miller – ‘un testimone appassionato e irruente dei più importanti avvenimenti di questo turbolento secolo’. Iniziata in giovanissima età la carriera di giornalista, dopo i suoi reportages dal Nordafrica, Medio Oriente e Russia nella Seconda Guerra Mondiale è divenuto direttore della ‘United Press’ di Londra. Inviato a mosca nel 1949 dal ‘New York Times’, vi ha soggiornato per alcuni anni, ha viaggiato quindi in tutti i paesi comunisti e ha avuto modo di conoscere le più alte personalità della politica e della cultura in Unione Sovietica e nella Repubblica Popolare Cinese. Tra le sue opere citiamo: Cinquant’anni di vita sovietica e Novecento giorni, L’assedio di Stalingrado. Ogni rivoluzione si compie all’ombra di una leggenda: per la rivoluzione cinese questa leggenda è stata la Lunga Marcia che, dal guado del fiume Yudu nella Cina meridionale, attraversato dall’Armata Rossa cinese il 16/10/1934 per sfuggire alle potenti truppe di Ciang Kai-shek, ha portato Mao Zedong alla Piazza Tienanmen di Pechino dove, il 1/10/1949, egli proclamò la Repubblica Popolare Cinese. Principal Personages, Author’s Note, Source Notes and Acknowledgments, Sources, Notes, Index, Paperback Edition”,”RIRx-112-FL”
“SALISBURY Harrison E.”,”L’orbita della Cina.”,”Inviato e corrispondente del New York Time”,”CINx-018-FV”
“SALISBURY Harrison E.”,”I 900 giorni. L’assedio di Leningrado.”,”‘Harrison E. Salisbury redattore del New York Times e massimo conoscitore di cose russe è probabilmente l’unico storico che sia riuscito a raccogliere una documentazione completa e a ricostruire l’assedio e i fatti successivi attingendo a testimoni, diari, memorie, documenti, archivi, interrogando chi c’era, e lavorando a questo scopo per venticinque anni, a partire dal 1944. Il suo racconto comincia con le cause storiche della tragedia: l’imprevidenza di Stalin e il suo rifiuto a credere che l’attacco tedesco fosse imminente o addirittura fosse già iniziato. Da questo enorme errore il destino della città – la più europea, la più bella, la più fervida di vita intellettuale dell’Urss – è stato segnato: di qui i drammi innumerevoli della popolazione eroicamente chiusa nella città, le morti per fame, per ghiaccio, per bombardamento, gli sforzi eroici degli abitanti, la mancanza di acqua, elettricità, cibo, gli episodi di cannibalismo… il lavoro spietato della polizia segreta e della “”corte”” staliniana, da un lato, e la disperata strategia di generali e commissari politici per spezzare l’assedio dall’altro….’ (dal risvolto di copertina) La diserzione del generale Vlasov. “”Vlasov non si sparò. Due giorni prima che Zhdanov (segretario e capo del partito di Leningrado, ndr) ordinasse ai partigiani di cercarlo, si arrese ai Tedeschi, per l’esattezza il 12 luglio, e dopo breve tempo si pose al servizio dell’apparato propagandistico nazista come capo di quello che fu noto come il movimento vlassoviano, un’organizzazione di soldati e ufficiali russi diretta contro la causa sovietica. Fu l’unico generale sovietico di primo piano che disertò, e la sua defezione fu sempre una faccenda intricata in cui spesso egli non si prestava al gioco nazista. Ma il tradimento di Vlasov divenne oggetto di tale orrore e stupore nella Russia in guerra, che non si osava neppure pronunciare il suo nome. In seguito, tuttavia, molti scrittori sovietici si sforzarono di attribuire a lui tutta la colpa del disastro della II Armata d’Assalto. Avanzarono l’ipotesi che avesse deliberatamente fatto il doppio gioco. Nella documentazione della disperata lotta sostenuta dalla II Armata d’Assalto non vi sono prove atte a sostenere tale opinione. Il generale Chozin che, naturalmente, era a sua volta profondamente coinvolto nella tragedia, ne concluse che i Sovietici non avevano semplicemente la forza per sconfiggere le bene organizzate, ben trincerate truppe tedesche che si trovavano al fronte. I Tedeschi, fece notare, erano “”al culmine della loro potenza””. In nessun momento il Comando Supremo di Mosca fu in grado di inviare sul fronte a Leningrado riserve sufficiente a creare una reale forza d’urto. Questa fu la chiave del disastro, più che le deficienze accusate dalle truppe, la cattiva direzione dei generali o l’incipiente tradimento di Vlasov. La II Armata d’Assalto era già accerchiata, impantanata quasi inestricabilmente negli acquitrini e affrontata da forze tedesche possenti, ben guidate, prima ancora che Vlasov giungesse ad assumere il comando, alla metà di aprile, a bordo del leggero aereo da ricognizione. Il generale Meretzkov, non a torto, attribuisce gran parte della colpa a Mosca per l’assurdo cambio di comando che lo estromise in aprile soltanto per richiamarlo ai primi di giugno, una decisione che ebbe una parte importante nel disastro. Ma nulla nella condotta di Meretzkov, durante le operazioni della fine dell’inverno e degli inizi della primavera, lasciava sperare che la sorte della II Armata d’Assalto sarebbe stata diversa, se non gli avessero tolto il comando. Il ruolo di Vlasov fu secondario, ma il fatto che si fosse posto alla testa del movimento vlassoviano precipitò le sue azioni e l’intera questione della II Armata d’Assalto nel sinistro limbo delle interpretazioni critiche della politica sovietica. Tutti coloro che si trovarono coinvolti nella faccenda dovettero dimostrare che la colpa era tutta di Vlasov e soltanto lui era il colpevole. Per vent’anni, nella storiografia sovietica, vi furono solo accenni vaghi a Vlasov e anche oggi il principale intento delle memorie e degli studi consiste nello stabilire che i singoli comandanti non ebbero nulla a che fare con Vlasov o con le decisioni prese dal Cremlino in merito a lui e alla sfortunate operazioni di Volchov”” (pag 501) ‘… Fondata nel 1703, la città ha segnato l’ingresso della Russia nella storia europea, rappresentando insieme una porta aperta verso occidente e un significativo simbolo di confronto culturale… L’intenso processo di industrializzazione, avviato alla fine dell’Ottocento e ulteriormente potenziato dopo la Prima guerra mondiale, portò a un incremento enorme della popolazione (soprattutto operaia), che nel 1940 superava i 3 milioni’ (trec) ‘San Pietroburgo (russo Sankt Peterburg) Città della Russia (dal 1914 al 1924, Pietrogrado; dal 1924 al 1991, Leningrado; 4.568.047 ab. nel 2008), con status di città autonoma, che si estende dai confini con l’Estonia e con la Finlandia fino alle rive del Lago Onega. Seconda città, dopo Mosca, per numero di abitanti, fu capitale della Russia per un lungo periodo (dal 1712 al 1918) quasi senza interruzione. Fondata nel 1703, la città ha segnato l’ingresso della Russia nella storia europea, rappresentando insieme una porta aperta verso occidente e un significativo simbolo di confronto culturale. Sorge all’estremità orientale del Golfo di Finlandia, presso la foce deltizia del fiume Neva (emissario del Lago Ladoga), su un terreno prevalentemente acquitrinoso, costituito da depositi morenici glaciali e postglaciali e da alluvioni della Neva. La storia topografica della città ha avuto inizio dalla Peterburgskaja Cast´, il gruppo di isole comprese tra la Piccola Neva e la Grande Neva. Nella maggiore sorge la fortezza dei SS. Pietro e Paolo; sulla sponda opposta vi è la zona monumentale con il Palazzo d’Inverno, l’Ermitage, la cattedrale di S. Isacco e l’Ammiragliato, dal quale si diparte la grande arteria Nevskij Prospekt (lunga 4,5 km), che taglia completamente la penisola formata dall’ansa della Neva. Il Vasil´evskij Ostrov costituisce il centro culturale, grazie alla presenza dell’Accademia delle scienze, quella di Belle Arti, dell’Università, di molti musei. Il più grande quartiere operaio è la Vyborgskaja Storona, nella zona NE della città. Nel complesso, la pianta urbana risulta abbastanza regolare, con ampie piazze e vie larghe e rettilinee. Il clima, umido, è parzialmente influenzato dalla presenza del mare, che mitiga leggermente le temperature rigide invernali dovute alla latitudine (59°55? N). La temperatura media di luglio è di 17,3°C, quella di gennaio di ?7 °C. Le precipitazioni (oltre 500 mm annui di pioggia, distribuiti in prevalenza nei mesi estivi) non sono particolarmente abbondanti. Sebbene la città, nata come capitale ‘artificiale’, abbia un’esistenza relativamente breve, una storia vissuta molto intensamente l’ha portata a un rapido sviluppo topografico e demografico: nel 1725 contava 70.000 ab., saliti, alla fine del Settecento, a 220.000. Il potenziamento dell’Impero come forza marittima diede nuovo impulso a S. che, nel 1825, raggiungeva i 425.000 abitanti. L’intenso processo di industrializzazione, avviato alla fine dell’Ottocento e ulteriormente potenziato dopo la Prima guerra mondiale, portò a un incremento enorme della popolazione (soprattutto operaia), che nel 1940 superava i 3 milioni’ (Treccani)”,”QMIS-062-FSD”
“SALITURO Bruno SOCI Anna”,”Macroeconomia. introduzione ai modelli teorici.”,”Bruno Salituro e Anna Soci insegnano Economia politica nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna.”,”ECOT-184-FL”
“SALLEO Ferdinando FABBRI Fabio PACIFICO Claudio CALAMIA Pietro MAIOLINI Mario E. MELANI Maurizio BENEDETTI Adriano VERDERAME Gianfranco NIGIDO Roberto”,”La Russia di Putin e le sue contraddizioni.”,”Salleo e Fabbri sono due ambasciatori”,”RUSx-192″
“SALLES Jean-Paul”,”La Ligue communiste révolutionnaire (1968 – 1981). Instrument du Grand Soir ou lieu d’ apprentissage?”,”Libro dedicato alla rivista Dissidences, bulletin de liaison des études sur les mouvements révolutionnaires. E alla memoria di Pierre BROUE’, morto il 26 luglio 2005. J.P. SALLES è Docteur en Histoire Paris I – Panthéon – Sorbonne, è Maitre de Conferences qualifié e insegna all’ Università de la Rochelle. Doppia appartenenza? Molti militanti di origine ebraica. “”Questa specificità della Ligue può essere dovuta al gran numero di militanti di origine ebraica. Questo era stato già il caso del PCI (partito comunista internazionalista, ndr) all’ indomani della seconda guerra mondiale. Ricordiamo così la celebre battuta: “”Perché i membri del BP della Lega comunista non discutono in yiddish? Perché c’è Bensaïd””, raccontata a A. Kriegel. Tra i dirigenti più noti della Ligue, P. Frank è nato a Parigi nel 1905 in una famiglia ebrea da poco immigata da Vilna; i fratelli di Krivine sono discendenti anche loro da ebrei venuti dall’ est. E H. Weber è nel 1944 a Leninabad presso il fiume Amour. Altri militanti conosciuti – R. Prager o P. Barsony (Piotr) – , sono nati da padri ebrei ungheresi, ma da madre tedesca per il primo e corsa per il secondo. Quanto a scrivere come fa A. Kriegel che “”i giovani ‘aschkenazim’ si ritrovano più volentieri trotskisti, i giovani ‘sephardim’ più volentieri maoisti””, le lasciamo la responsabilità di questa affermazione.”” (pag 307-308)”,”FRAP-087″
“SALLES Jean-Paul”,”La Ligue Communiste Révolutionnaire (1968-1981). Instrument du Grand Soir ou Lieu D’Apprentissage?”,”Jean-Paul Salles, Docteur en Histoire Paris I-Panthéon Sorbonne, est Maître de Confèrences qualifié et enseigne à l’Université de La Rochelle. Le présent ouvrage est tiré de sa thèse. Préface di Michel DREYFUS, Principaux Sigles, Introduction générale, Pseudonymes, Organigramme, Conclusion, Sources et bibliographie, Chronologie de la LCR, Annexe biographique, index, table des tableaux et des cartes, table des matières,”,”TROS-079-FL”
“SALLMANN Jean-Michel”,”Carlo V.”,”Jean-Michel Sallmann è professore di Storia moderna all’Università di Parigi X-Nanterre e studioso di storia italiana dal XVI e XVII secolo fino alla colonizzazione del Nuovo Mondo Carlo V un impero immenso, e lo sconfinato potere del suo creatore. Fu re di Spagna, ma era di cultura fiamminga, parlava francese e ci mise anni a imparare il castiglia-no; fu l’uomo più potente della Terra, ma sempre a caccia di denaro per pagare i suoi eserciti; ammirava Erasmo e fu discepolo di Adriano di Utrecht (il futuro papa Adriano VI), eppure fu impegnato in mille guerre per buona parte della sua vita; fu l’acerrimo nemico di Lutero, ma non esitò a mettere a sacco la Roma papale. Imperatore, re di Castiglia, d’Aragona, di Napoli e di Sicilia, duca di Borgogna, senza dimenticare i domini spagnoli nelle Americhe: sul suo regno non tramonta moi il sole, osservavano i suoi contemporanei. Nel corso della sua vita, Carlo V, forse il più grande degli Asburgo, superò tutti i suoi rivali: nessun principe europeo poteva eguagliarlo. Ebbe tutto e si disfo di tutto: dopo aver abdicato, trascorse gli ultimi due anni in un monastero spagnolo, in attesa della morte. “”Per quali motivi Martin Lutero riuscì dove altri prima avevano fallito? Bisogna stare molto attenti alle spiegazioni semplicistiche. Lutero non si presentò mai come un ribelle, un eretico e uno scismatico. Voleva essere il riformatore di una Chiesa di cui non voleva spezzare l’ unità. Molti temi fondamentali della sua dottrina erano perfettamente ortodossi e costituivano anche i luoghi comuni della riflessione teologica o della letteratura devota alla fine del Medioevo. Gli scolastici ockhamisti avevanoinsistito sulla trascndenza divina prima di lui, la grazia giustificante gli fu ispirata da San Paolo e Sant’ Agostino, la giustificazione per mezzo della fede e il ruolo secondario delle opere erano correntemente discusse nei circoli devoti in Italia dopo Lorenzo Valla, numerose correnti spirituali uscite dalla devotio moderna rifiutavano le manifestazioni esteriori del culto e, quanto alle indulgenze, non vi era ancora alcuna dottrina ufficiale in materia. Fu solo a partire dalla fine del 1518, quando Lutero si oppose violentemente al potere papale, e poi, soprattutto, durante l’ estate del 1520 quando negò l’ efficacia dei sacramenti per l’ottenimento della grazia e criticò il sacrificio della messa, che si produssero le rotture irrimediabili.”” (pag 203)”,”SPAx-079″
“SALLUSTIO Gaio Crispo”,”La guerra di Giugurta. (Bellum Iugurthinum)”,”””Tutta la prima parte della monografia sallustiana presenta variazioni sul tema dell’ avidità e verte sul concetto base che avevano inculcato in Giugurta gli ufficiali romani divenuti suoi amici durante l’ assedio di Numanzia: che a Roma tutto è in vendita””. (pag 20) Numidia: antica regione dell’ Africa nord-occidentale corrispondente all’ odierna Algeria”,”STAx-096″
“SALLUSTIO Gaio Crispo”,”La congiura di Catilina.”,”CATILINA uomo politico romano presentatosi alle elezioni consolari con un programma radicale incontrò l’ opposizione dell’ oligarchia senatoriale. Preparò allora una congiura che venne però scoperta per via di una delazione. CICERONE denunciò il piano in senato (Catilinarie) e Catilina fuggì in Etruria dove venne sconfitto e ucciso. “”In una città così grande e così corrotta, non era stato difficile a Catilina raccogliersi attorno tutti i dissipati e i criminali e farne, si può dire, la sua guardia del corpo.”” (pag 99)”,”STAx-097″
“SALLUSTIO Gaio Crispo, a cura di Paolo FRASSINETTI”,”Opere e frammenti. I frammenti delle storie.”,”Frammenti. “”Da quel tempo la moralità antica, che in precedenza aveva declinato gradualmente, precipitò in basso con la foga di un torrente. I giovani si lasciarono corrompere a tal segno dalla sete di lusso e di denaro da giustificare l’ affermazione che nacquero in quel tempo uomini insofferenti del patrimonio proprio e dell’altrui.”” (pag 259) “”In effetti l’ Italia era sconvolta dalle rapine, dalla fuga dei cittadini e dalle stragi””. (pag 259) “”Per tutta la provincia correvano voci esagerate e terribili: giacchè, obbedendo ciascuno all’ impulso della paura, parlavano di cinquantamila e più nemici o assicuravano che erano sbarcati dai confini dell’ Oceano strani esseri dall’ aspetto mostruoso, usi a pascersi di carne umana””. (pag 272) Gaio Sallustio Crispo, o più semplicemente Sallustio (in latino: Gaius Sallustius Crispus, Amiternum, 1 ottobre 86 a.C. – Roma, 13 maggio 34 a.C.) è stato uno storico latino e senatore romano. Proveniente da una famiglia plebea legata alla nobilitas municipale, compì il cursus honorum, divenendo prima questore, poi tribuno della plebe ed infine senatore della Repubblica Romana. Dopo esser stato cacciato dal Senato per indegnità morale, partecipò alla guerra civile del 49 a.C. tra Cesare e Pompeo, schierato tra le fila cesariane. Dopo la sconfitta di Pompeo, Cesare lo ricompensò per la sua fedeltà conferendogli la pretura, riammettendolo in Senato e nominandolo governatore della provincia dell’Africa Nova. Dopo la fallimentare esperienza di governo e a seguito dell’uccisione di Cesare, si ritirò dalla vita politica; in questo momento si diede alla stesura di opere a carattere storico, in particolare le due monografie De Catilinae coniuratione e Bellum Iugurthinum, le prime della storiografia latina, e delle Historiae, un’opera di tipo annalistico. [2] Grazie queste importanti opere ottenne un’enorme fama ed è annoverato tra gli storici latini più importanti del I secolo a.C. e di tutta la latinitas Poche sono le notizie sicure sulla vita di Sallustio. Godono di una certa attendibilità la sua data di nascita, le calende di ottobre (il 1° ottobre) dell’anno 86 a.C., ed il suo luogo di nascita, Amiternum, un centro sabino del Samnium occidentale. [3][4] La sua famiglia, probabilmente plebea, ma di condizione agiata e legata alla nobilitas locale, si trasferì poco dopo a Roma, dove ebbe modo, come era prassi per i giovani figli della nobilitas municipale, di dedicarsi alla carriera politica. Si adattò tuttavia ai costumi corrotti della città, che criticò aspramente nelle sue monografie, con risentimento e rimpianto per i valori antichi (le pristinae virtutes) del popolo romano. [3][7] In lui però non mancavano una rigorosa tempra morale e delle serie inclinazioni verso la filosofia; [8] in particolare fu attratto dal neopitagorismo, filosofia allora particolarmente in voga presso i ceti elevati della società, e venne in contatto con la scuola neopitagorica di Nigidio Figulo. [5] Non si possiedono però altre notizie precise relative a questo periodo, almeno sino al 54 a.C., anno di inizio del suo cursus honorum con la carica di questore. La sua carriera politica si rivelò però anomala, in quanto saltò alcune delle tappe principali del cursus honorum. [9] È possibile ipotizzare che, essendo un homo novus, abbia trovato naturale schierarsi col partito dei populares, il cui leader era allora Giulio Cesare, considerato l’erede politico di Gaio Mario. Potrebbe anche aver avuto un rapporto particolare con Marco Licinio Crasso, di cui era forse cliente (cliens): [10] infatti, pur non esprimendo mai un giudizio positivo nei suoi confronti, nel De Catilinae coniuratione (capp. 17,7; 48,9) traspare il fatto che da lui ricevette delle importanti confidenze. [3] Homo novus tra i Populares [modifica] Ritratto marmoreo di Giulio Cesare.Nel 52 a.C. ricoprì la carica di tribuno della plebe. Durante il suo tribunato si trovò ad affrontare la grave crisi politica scoppiata in seguito all’omicidio di Publio Clodio Pulcro, [11][10] un popularis di tendenze estremiste (e candidato al consolato per quell’anno) le cui bande armate si erano a lungo fronteggiate per le vie di Roma con quelle dell’optimatis Tito Annio Milone (in sua difesa Cicerone compose l’orazione Pro Milone). In un clima politico reso incandescente anche dalle minacce inviate dalla Gallia da Cesare, impegnato a reprimere la rivolta di Vercingetorige e fortemente intenzionato a mantenere il suo status di leader della factio dei Populares a Roma, [8] Sallustio si schierò con decisione contro Milone ed i suoi sostenitori, [12] tra i quali vi era Cicerone. Nel 51 fu eletto senatore, rimanendo sempre un fedele sostenitore di Cesare nella lotta contro Pompeo.[3][13] Nonostante l’amicizia di Cesare, nel 50 fu espulso dal senato probri causa, cioè “”per indegnità morale””; [8] sembra però che sia stata una vendetta politica messa in atto da parte dell’oligarchia senatoria, e in particolare da Appio Claudio Pulcro e Lucio Calpurnio Pisone, censori in carica quell’anno e di dichiarata fede pompeiana. [5][7] Allo scoppio della guerra civile del 49 a.C., Sallustio divenne uno dei capi del partito cesariano; lo stesso anno fu riammesso in senato grazie all’intercessione del suo potente protettore, ottenendo anche la carica di pretore nel 47. [7] Subito dopo l’espulsione dal senato, Sallustio raggiunse Cesare in Gallia, mentre si accingeva a completarne la conquista, e fu al suo fianco durante la guerra civile. [8] In questo periodo svolse alcuni importanti incarichi militari, in particolare una fortunata spedizione nel 46 a.C., durante la guerra in Africa, contro l’isola di Cercina presidiata dai pompeiani, allo scopo di derubarli delle riserve di frumento. [7][8] Nello stesso anno combatté a Tapso, in Africa, dove probabilmente diede una buona prova di sé, [7] dato che, dopo la sconfitta dei pompeiani, gli fu riconferita la pretura e fu nominato governatore (propraetor) della neonata provincia nordafricana dell’Africa Nova, originatasi dal disfacimento del regno di Numidia. Nei diciotto mesi del suo mandato poté, secondo il malcostume del tempo, arricchirsi senza il minimo ritegno, sfruttando la liquidazione dei beni del re numida Giuba I ed incassando laute tangenti sugli appalti pubblici. Pertanto al suo ritorno a Roma fu accusato di concussione (de repetundis) e di malgoverno per aver sfruttato e derubato i provinciali. [7][13] Ultimi anni [modifica] Tornato a Roma nel 44 a.C., con i soldi accumulati durante il suo proconsolato acquistò una proprietà a Tivoli, precedentemente appartenuta a Cesare, [8] e si fece costruire nell’Urbe una sfarzosissima dimora fra il Pincio e il Quirinale nota col nome di Horti Sallustiani (“”Giardini sallustiani””), dal nome dei grandiosi giardini (hortus significa infatti giardino) che circondavano il suo palazzo. [15] (fonte Wikip)”,”STAx-180″
“SALLUSTIO Gaio, a cura di Giancarlo PONTIGGIA e Lucia ZUCCOLI CLERICI; NEPOTE Cornelio, a cura di Luca CANALI”,”La congiura di Catilina (Sallustio); La guerra Giugurtina. Gli uomini illustri. (Nepote).”,”Sulla vita di Sallustio disponiamo poche notizie, a volte dubbie, spesso di fonte ostile. Era nato ad Amiterno, una città della Sabina orientale vicino all’odierna Aquila, nell’autunno dell’86 a.C. La famiglia era plebea ma agiata; l’epoca era quella, sanguinosissima, della guerra civile tra mariani e sillani; la regione, montuosa, selvatica, aspra, era abitata da popolazione semplice, devota, tradizionalista, austera nei costumi, legata a ritmi di vita ancora arcaici. Non sappiamo quando giunse a Roma, meta obbligata per chi ambiva allora a una carriera. Un erudito compilatore, amante di curiosità aneddotiche, biografiche e cronologiche è Cornelio Nepote. Ignoto il suo prenome, l’anno della nascita e della morte, il paese di origine: era un transpadano, nativo di una città in riva al Po. Godette l’amicizia e la stima di Cicerone che ebbe con lui corrispondenza epistolare, di Pomponio Attico, di Catullo suo comprovinciale che gli dedicò il glorioso lepidus libellus. Visse a Roma lontano, come Attico, dalla politica e dalle cariche pubbliche, lasciò fama di uomo dabbene e Plinio ne afferma la sanctitas morum, la rettitudine dei costumi. Morì sotto il principato di Augusto.”,”STAx-093-FL”
“SALMON Laura”,”Teoria della traduzione. Storia, scienza, professione.”,”””Com’è stato spesso ribadito dai poeti e dagli studiosi tedeschi, la traduzione era l’ ‘intimo destino’ (innerestes Schicksal) della lingua tedesca stessa. L’ evoluzione del tedesco moderno è inseparabile dalla Bibbia di Lutero, dall’ Omero di Voss, dalle versioni successive di Shakespeare a opera di Wieland, Schlegel e Tieck.”” (Steiner, pag 80)”,”VARx-089″
“SALMON Christian”,”Le rêve mathematique de Nicolai Boukharine.”,”SALMON Christian è nato nel 1951. Insegna contabilità e economia a Parigi. Lo scontro Lenin Bucharin. “”Pendant l’année 1915, Lénine avait consacré la plus grande part de son travail théorique à la question de l’impérialisme, et au débat sur le droit des nations. Pendant l’année 1916, l’opposition des jeunes bolcheviks l’oblige à aller plus loin et à mettre à nu les racines théoriques de leurs erreurs; une fois encore, Lénine a recours à l’analogie de “”l’économisme””. A partir de l’été 1916, il produit cette analyse dans une série de textes: “”à propos de la tendance naissante de l’économisme impérialiste””, “”une caricature du marxisme””, “”l’Internationale de la Jeunesse””. Entre temps, la polémique s’est élargie commencée sur la question du “”droit des nations””, elle débouche sur la question de l’Etat. Lénine, ayant décidé de publier une série de textes programmatiques, demande à Boukharine une contribution sur un “”sujet-économique””. Celui-ci envoie un essai qui prolongeait ses recherches sur l’impérialisme: ‘Vers une théorie de l’Etat Impérialiste’. Dans cet essai, Boukharine décrivait l’irruption de l’etat moderne, nouveau “”Leviathan”” et retrouvait l’anti-étatisme de Marx et Engels que des années d’opportunisme avaient plongé dans l’oubli. Cette découverte était dans le droit fil de ses analyses sur l’impérialisme. De plus, l’insertion de Boukharine dans l’extrême gauche européenne l’avait mis en contact avec les thèses de ceux qui, tels Anton Pannekoek, ou Zeth Höglund, tentaient d’opposer au déferlement droitier de l’opportunisme, l’anti-étatisme de Marx. Mais, Lénine, dont le combat pendant toute la guerre s’identifie à la lutte contre l’opportunisme, sur ce point n’est pas au rendez-vous. De façon significative, il hésite à publier l’article comme une contribution à la discussion, mais finalement, en septembre 1916, il le refuse. Boukharine défend ses propositions dans une série de lettres à Lénine et au comité central. Lénine en retour, accuse Boukharine de “”semi-anarchisme”” et lui reproche d’ignorer la nécessité d’un état post-révolutionnaire. L’échange de vue est interrompu par le départ de Boukharine pour les Etats-Unis””. [Christian Salmon, Le rêve mathematique de Nicolai Boukharine, 1980] (pag 73)”,”BUCS-025″
“SALMONI Gilberto, a cura di Anna Maria ORI”,”Una storia nella Storia. Ricordi e riflessioni di un testimone di Fossoli e Buchenwald.”,”Gilberto Salmoni (Genova, 1928) laureato in ingegneria e psicologia, ha lavorato in entrambi i settori. Internato a 15 anni con la famiglia a Fossoli, deportato a Buchenwald col fratello maggiore, è oggi (2013) presidente dell’ ANED (Associazione ex deportati politici e razziali) e svolge attività di testimonianza nelle scuole. Ha pubblicato altri libri sull’esperienza della deportazione.”,”ITAR-015-FER”
“SALOMON Jean-Jacques”,”Prométhée empêtré. La résistance au changement technique: un enjeu pour l’ Europe.”,”””La nécessité culturelle n’est pas moins mère de l’invention que la nécessité naturelle: les réglementations nouvelles peuvent être un stimulant de l’innovation plutôt qu’un frein. Ce qui est sûr, c’est que les ressources affectées à la mise au point d’équipements ou de techniques destinés à satisfaire ces normes plutôt qu’à accroître la productivité au sens classique du terme reflètent un changement qui répond à l’intention même du législateur, c’est-à-dire un changement dans les valuers individuelles et sociales et une attitude plus critique à l’égard du progrès technique.”” (pag 88)”,”TEOS-160″
“SALOMON Maynard”,”Mozart. Volume primo.”,”ANTE3-34 pag 179″,”VARx-307″
“SALOMON Maynard”,”Mozart. Volume secondo.”,”ANTE3-35 pag 440 pag 451 pag 455″,”VARx-308″
“SALOMON Jean-Jacques”,”Scienza, cambiamento tecnologico e decisione politica.”,”””Goya diceva che il sonno della ragione produce mostri”” … (pag 128) “”Il progresso tecnologico, in particolare nella comunicazione e nell’informazione, porta alla crescita di mote forme e ramificazioni di democrazia di base, in competizione con i politici di professione. Ciò significa che i parlamenti devono apportare miglioramenti al sistema parlamentare, per cui il mutamento tecnologico e le trasformazioni sociali rappresentano una sfida così potente che alcuni critici considerano i suoi modi di funzionamento arcaici se non obsoleti”” (pag 138)”,”SCIx-009-FB”
“SALOMON Jean-Jacques”,”Le destin technologique.”,”Jean-Jacques Salomon è titolare della cattedra di Tecnologia e Società al Conservatorio nazionale delle arti e mestieri. Ha fondato e diretto dal 1963 al 1983 la Divisione delle politiche della scienza e della tecnologia dell’OCDE. Ha pubblicato tra l’altro ‘Science et politique’, Seuil, 1970, Economica, 1989, ‘Le gaulois, le cow-boy et le samourai. La politique française de la technologie’, Economica, 1986, ‘Sciece, guerre et paix’, Economica, 1989. Nel capitolo ‘Ce qui fait changer le changement’, tratta delle riflessioni sulla tecnologia di Marx ed Engels (pag 91-119) La seconda guerra mondiale, intervento dello stato nella ricerca e sviluppo, la ricaduta della spesa militare nel campo dell’industria civile e nella società nel suo complesso. “”Le conflit mondial ouvre en fait une ère nouvelle dans l’histoire de l’économie libérale, où l’on voit même les pays les moins dirigeste accepter l’intervention croissante de l’Etat dans le secteur universitaire autant que dans le secteur industriel, et cela au nom même des fonctions que Schumpeter réservait exclusivement à l’initiative privée. L’absence de paix, la pibolarisation, l’escalade des armements sur lesquelles la Seconde Guerre mondaile se conclut, conduisent tous les pays industrialisés, Etats-Unis en tête, à cette forme nouvelle de capitalisme que Schumpeter n’aurait pas hésité à dénoncer comme une réplique du communisme: on y légitime le soutien public de la recherche fondamentale même dans les pays où les universités sont privées; l’Etat se livre à des investissements massifs dans les programmes de recherche-développement pour la défense et le prestige, alors qu’on n’est pas en état de guerre (du moins déclarée); les agences gouvernamentales se lancent dans des programmes de recherche appliquée dont les résultats contribuent au profit des entreprises privées; les fonds publics prennent en charge une part important du coût des recherches dans lesquelles s’engage le secteur privé, et ils contribuent directement au financement des actitivités de recherche-developpement menée en coopération par les entreprises «à un stade préconcurrentiel», formule pudique pour légitimer au nom de la promotion de l’innovation l’aide de l’Etat à des ententes inter-firmes qui tournent la loi anti-trust. Socialisation incontestable, qui donnerait raison à Schumpeter, si l’on ne retenait que ces conséquences des liens désormais étroitement noués, au nom de l’impératif de l’innovation, entre le secteur privé et le secteur public (…). (…) En fait, le secteru militaire de la recherche-développement a longtemps été, pendant et après la Seconde Guerre mondiale, la source d’innovation majeures dont les application se son étendues au secteur civil (aéronautique, énergie nucléaire, électronique, ordinateurs, radars, satellites, antibiotiques, DDT, etc.). Il a conduit à une forte concentration des entreprises menant des activités de recherche, celles-ci étant elles-mêmes concentrées sur un petit nombre de secteurs privilégiés. De ce point de vue aussi Schumpeter s’est trompé, lorsqu’il écrit que l’action de l’Etat «peut être considérée comme une donnée extérieure au monde des affaires», en particulier dans le cas des dépenses d’armements qui constituent «un handicap plutôt qu’un stimulant». Pendant près d’un quart de siècle, l’effort militaire de recherche-développement s’est traduit, pour les Etats-Unis comme pour la France, par des performances du point de vue de l’innovation technique et par des retombées incontestables dans le secteur civil. …. finire (pag 130, 133-134)”,”SCIx-513″
“SALOMON Jean-Jacques SAGASTI Francisco R. SACHS-JEANTET Céline a cura; saggi di Jean-Jacques SALOMON Nasser PAKDAMAN Jan ANNERSTEDT Andrew JAMISON Hebe VESSURI Jacques GAILLARD Jorge KATZ Sanjaya LALL Ignacy SACHS Atutl WAD Amitav RATH Ajit BHALLA Paulo Rodrigues PEREIRA Harvey BROOKS Francisco R. SAGASTI”,”The uncertain quest: Science, technology, and development.”,”Saggi di Jean-Jacques SALOMON Nasser PAKDAMAN Jan ANNERSTEDT Andrew JAMISON Hebe VESSURI Jacques GAILLARD Jorge KATZ Sanjaya LALL Ignacy SACHS Atutl WAD Amitav RATH Ajit BHALLA Paulo Rodrigues PEREIRA Harvey BROOKS Francisco R. SAGASTI Jean-Jacques Salomon è titolare della cattedra di Tecnologia e Società e Direttore del Centro di Scienza, Tecnologia e Società al Conservatorio Nazionale di Arti e Mestieri (CNAM) di Parigi. “”Since the beginning of the Industrial Revolution, economic progress has meant upheavals. Schumpeter agreed with Marx at least in this regard, and stressed the “”revolutionary character”” of industrial capitalism, which leads to the obsolescence, destruction, and renewal of economic and social structures”” (pag 23) (introduzione) A. Sen: “”(…) in Marx ‘s word, with “”replacing the domination of circumstances and chance over individuals by the domination of individuals over chance and circumstances”” [(67), p. 754] (pag 87, dal saggio di Nasser Pakdaman, The story of development thinking) trad: “”sostituendo il dominio delle circostanze e del caso sugli individui con il dominio degli individui sul caso e sulle circostanze”” (67) “”Development: Which Way Now?”” Economic Journal 93 (1983) 745-762″,”SCIx-515″
“SALOMONE William”,”L’ età giolittiana. (Tit. orig.: Italian Democracy in the Making. The Political Scene in the Giolittian Era, 1900-1914).”,”SALOMONE William A., era allora un giovane storico americano che ha raccolto una grande mole di informazioni. Dalla cronologia: 29 maggio 1906 comincia il Lungo Ministero Giolitti 7-11 maggio 1914 Settimana rossa, un movimento insurrezionale capeggiato da Enrico Malatesta e appoggiato da Mussolini scoppia in tutta l’ Italia centrale, specialmente in Marche e Romagna. 21-25 ottobre 1910 congresso partito socialista a Milano: vi partecipa per la prima volta B. Mussolini. 29 novembre 1914 Mussolini è espulso dal Partito socialista italiano per attività guerrafondaie. 23 maggio 1915 l’ Italia entra in guerra “”La mozione andò quindi sotto i due nomi di Zibordi e Mussolini. La tirata antimassonica di Mussolini si basava sul presupposto che mentre per la massoneria gli individui avevano importanza, essi invece non dovevano contare più nulla quando si trattasse della vita del partito, e che, in quanto tale, il partito era un distruttore di uomini. I suoi sentimenti antimassonici facevano tutt’uno coi suoi pregiudizi antidemocratici. Mussolini terminò il suo discorso fra gli scroscianti applausi dei suoi colleghi e di una buona parte del pubblico col grido: “”Noi socialisti diciamo: Sempre più luce e basta con le tenebre! Oggi noi vogliamo combattere le nostre battaglie sulle piazze, sotto la luce del sole, guardandoci bene negli occhi gli uni cogli altri!””””. (pag 146) “”Giovanni Lerda e uno dei più grandi oratori politici del suo tempo, Orazio Raimondo, entrambi massoni, ammonirono il congresso che la mentalità e i metodi inquisitori del partito socialista non promettevano nulla di buono per il futuro del socialismo italiano.”” (pag 146)”,”ITAA-124″
“SALOMONI Antonella”,”Il pane quotidiano. Ideologia e congiuntura nella Russia sovietica (1917-1921).”,”SALOMONI Antonella insegna storia sociale nell’ Università di Siena (sede di Arezzo). E’ autrice di vari libri (v. retrocopertina) tra cui ‘Lenin e la rivoluzione russa’ (1993). “”L’ estensione di esperimenti volti a creare le strutture per “”una centralizzazione della preparazione dei cibi”” era accompagnata dalla convinzione che fosse possibile modificare in profondità la psicologia delle popolazioni. Secondo GOL’CMAN, che si fa portavoce degli entusiasmi dell’ industria chimica europea nei confronti delle nuove scienze dell’ alimentazione, era ormai iniziata un’ epoca dominata dalla “”cultura della nutrizione”” (pag 145)”,”RIRO-238″
“SALOMONI Antonella”,”L’Unione Sovietica e la Shoah. Genocidio, resistenza, rimozione.”,”SALOMONI Antonella insegna storia contemporanea nella Facoltà di scienze politiche dell’Università della Calabria. “”Lo sterminio degli ebrei non fu oggetto di alcuna speciale pubblicazione. (…) Sottolineare il prolungato e generalizzato silenzio sovietico non significa affermare che in Urss furono e restarono ignorate le “”particolari”” atrocità commesse dalle truppe di occupazione contro gli ebrei. UN certo numero d’informazioni venne pubblicato in lingua russa e diffuso, attraverso i grandi organi di comunicazione, sia durante il conflitto sia nell’immediato dopoguerra e in alcuni casi più tardi. (…) Dopo la morte di Stalin, il silenzio fu meno assoluto e ci furono alcuni tentativi di forzare l’informazione. (…) Solo a partire dal 1991 – e non senza difficoltà e contraddizioni – si sono avute in Russia le prime pubblicazioni che hanno fornito ampie informazioni sull’Olocausto”” (pag 9-10)”,”RUSS-226″
“SALOMONI Antonella”,”Il pane quotidiano. Ideologia e congiuntura nella Russia sovietica (1917-1921).”,”Antonella Salomoni insegna Storia sociale nell’Università di Siena (sede di Arezzo). É autrice di Lenin e la rivoluzione russa, Il pensiero religioso e politico di Tolstoj in Italia, Il lavoro del pensiero, Il contadino Timofej Bondarev e lo scrittore Lev Tolstoj, Nazionalità ebraica e cittadinanza sovietica. Ha curato un volume delle lezioni di Michel Foucault al Collège de France ‘Les anormaux’ ‘Gli anormali’. Comunismo di guerra e Nep “”A partire dal X congresso del partito, si delinea – inizialmente con qualche incertezza – la tendenza alla progressiva espulsione dell’esperimento denominato “”comunismo di guerra”” dal progetto sovietico. Al suo posto appare l’immagine di un sistema dettato dalla necessità, da considerazioni e da condizioni militari. Possiamo facilmente comprendere il processo di costruzione della nozione di “”comunismo di guerra”” in uno scritto dell’aprile 1921, ‘Sull’imposta in natura’ (9) (oltre che negli abbozzi di questo stesso opuscolo) (10), quasi sempre utilizzando l’espressione tra virgolette. Si tratta di uno dei testi leniniani più significativi per capire il valore del passaggio alla Nep – come lascia d’altra parte intendere lo stesso sottotitolo originario: ‘Importanza della nuova politica e sue condizioni’ (11). Già nel momento in cui, durante il congresso del partito, Lenin aveva posto la necessità di giungere ad una tregua economica, concedendo al contadino medio la possibilità di far circolare liberamente i prodotti, l’abiura aveva immediatamente convocato un agente da nominare responsabile del disastro: “”Il nostro “”comunismo”” troppo frettoloso, lineare, impreparato, è stato provocato ‘dalla guerra’ e dell’impossibilità di fornire le merci così come di rimettere in funzione le fabbriche”” (12). A coloro che parlavano ancora di un “”sistema coerente”” che consentiva il passaggio diretto al comunismo, Lenin – nel discorso di chiusura del dibattito sulla sostituzione dell’imposta in natura ai prelevamenti (15 marzo) – aveva risposto con queste parole: “”Quel sistema coerente che si era venuto a creare, era stato dettato da necessità, da considerazioni e da condizioni militari, e non dalle condizioni economiche. Nello stato di incredibile rovina in cui ci trovavamo quando, dopo la grande guerra, fummo costretti a sostenere una serie di guerre civili, non c’era altra via d’uscita. Certo, nell’applicare quella determinata politica c’è stata una serie di esagerazioni, bisogna dichiararlo nettamente. Ma nelle condizioni in cui ci trovavamo, quella politica era fondamentalmente giusta. Non avevamo nessun’altra possibilità se non quella di applicare al massimo il monopolio diretto compreso il prelevamento di tutte le eccedenze, anche senza alcun compenso. Non avremmo potuto affrontare altrimenti questo compito. Non si trattava di un sistema economico coerente. Era un provvedimento non determinato dalle condizioni economiche, ma impostoci, in misura notevole, dallo stato di guerra”” (13). Nell’intervento del mesi di aprile, Lenin interveniva nuovamente nel dibattito, “”alquanto disordinato””, intorno al momento storico attraversato dallo stato operaio tentando “”di affrontare il problema non dal punto di vista della sua “”attualità””, ma come [se si trattasse di] una questione […] di principio””. Occorreva infatti rivolgere lo sguardo “”allo sfondo generale””; considerato molto “”più importante”” del quadro ristretto su cui venivano tracciate “”le linee di determinati provvedimenti pratici”” (14). Ciò preludeva al tentativo di stabilire una sorta di genealogia immaginaria della politica bolscevica nell’ambito dell’edificazione economica, ricongiungendosi con l’azione pacifica e progressiva del capitalismo di stato, così com’era stata portata avanti nella primavera del 1918 (15). Se era vero che la Nep poteva apparire un passo indietro rispetto agli ideali socialisti, non lo era però in termini assoluti, visto che corrispondeva sostanzialmente a quanto si stava costruendo nei primi mesi del 1918, prima che la guerra civile portasse all’affermazione del “”comunismo di guerra””. La costruzione del socialismo diventa infatti impossibile quando tutta la produzione potenziale viene impiegata in forme improduttive: «Il “”comunismo di guerra””, che era una forma tutta particolare, consisteva di fatto nel togliere ai contadini tutte le derrate eccedenti, e talvolta addirittura non soltanto quelle eccedenti ma anche quelle necessarie, per coprire le spese dell’esercito e per nutrire gli operai» (16)”” (pag 185-187) [note: (10) Lenin, Polnoe sobranie socinenij, cit., vol XLIII, pp. 379, 381; (11) Il testo fu pubblicato in forma di opuscolo nel mese di maggio (…) [Sull’imposta in natura. Importanza della nuova politica e sue condizioni], Moskva, 1921, e fu inoltre inserito nel primo numero della rivista “”Krasnaja Nov'””. Cfr. V.I. Lenin, ‘O prodovol’ stvennonm naloge’, in Id., Polnoe sobrante…, cit, vol. XLIII, pp. 205-245 (trad. it. Opere complete, vol. XXXII, pp. 309-344; (12) V.I. Lenin, ‘Plan reci o zamene razverstki nalogom’ [Schema del discorso sulla sostituzione dei prelevamenti con l’imposta in natura], in Id. ‘Polnoe sobranie…], cit., vol XLIII, pp. 371-372 (trad. it. Opere complete, cit., vol. XXXVI, pp. 388-389); (13) V.I. Lenin (Zakljucitel’noe slovo po dokladu o zamene razverstki natural’nym nalogom) [Discorso di chiusura del dibattito sul rapporto intorno alla sostituzione dei prelevamenti delle eccedenze con l’imposta in natura], in Id. Polnoe sobranie socinenij, cit. vol. XLIII, p. 79 (trad. it. Opere complete, cit., vol XXXII, p. 215); (14) Lenin, ‘O prodovol’stvennom naloge’, cit., p. 205 (trad. it. Opere complete, cit., vol. XXXII, p.309); (15) E’ a questo fine che veniva ampiamente ripreso il citato opuscolo ‘Sull’infantilismo di sinistra e sullo spirito piccolo borghese’, pubblicato da Lenin sulla “”Pravda”” nel maggio 1918 (Polnoe sobranie…, vol. XXXVI, pp. 285-314; trad. it. Opere complete, vol. XXVII, pp. 295-322); (16) Lenin, ‘O prodovol’stvennom naloge’, cit, pp. 219-220 (trad. it. Opere complete, vol. XXXII, p. 322)] (pag 185-187)”,”RIRO-059-FL”
“SALOMONI Antonella”,”Il protocollo segreto. Il patto Molotov-Ribbentrop e la falsificazione della storia.”,”Il 21 agosto 1939, qualche minuto prima di mezzanotte (ora tedesca), la radio di Berlino interruppe un programma musicale per diffondere il seguente comunicato del Deutsches Nachrichtenbüro: «Il governo del Reich e il governo sovietico hanno stretto un accordo per stringere un patto di non aggressione. Il ministro degli Esteri arriverà mercoledì 23 agosto a Mosca per la conclusione dei negoziati». […] L’annuncio produsse clamore: «Una bomba è scoppiata ieri sera, verso le 23.00, a Berlino» – scrisse l’ambasciatore francese in Germania Robert Coulondre al ministro Bonnet. Il 23 agosto 1939, la Germania e l’Unione Sovietica stringono un patto di non aggressione conosciuto come Molotov-Ribbentrop, che suscita scalpore internazionale, e firmano un «protocollo aggiuntivo» segreto sulla spartizione dell’Europa orientale. Evocato durante il processo di Norimberga e pubblicato negli Stati Uniti in base a copie non certificate, il protocollo scatenò una controversia che prese nome dall’opuscolo I falsificatori della storia. Da quel momento le interpretazioni in Occidente e in Urss si sono divaricate: per il campo occidentale il protocollo era «vero»; per quello sovietico era «falso». Il ritrovamento, nel 1992, del «plico» che lo conteneva, invece di ricongiungere la storiografia russa a quella occidentale, ha dato inizio ad un processo di restaurazione delle tesi dei Falsificatori della storia che arriva, con Putin, fino ai nostri giorni. Antonella Salomoni insegna Storia contemporanea nell’Università della Calabria e Storia della shoah e dei genocidi nell’Università di Bologna. Con il Mulino ha pubblicato “”Il pane quotidiano. Ideologia e congiuntura nella Russia sovietica”” (2001). “”L’Unione Sovietica e la shoah”” (2007, trad. in francese e spagnolo), e “”Le ceneri di Babij Jar. L’eccidio degli ebrei di Kiev”” (2019). «La collusione sovietico-tedesca». “”I negoziati tra le missioni inglese, francese e sovietica erano stati avviati il 12 agosto e vennero interrotti il 17 agosto. La posizione di Voroscilov in merito al loro fallimento fu resa di pubblico dominio pochi giorni dopo la firma dell’accordo sovietico-tedesco. Il ministro della Difesa rilasciò infatti un’intervista in cui faceva ricadere ogni responsabilità sulla Polonia. Le trattative con lnghilterra e Francia non si erano bloccate perché l’Urss stava per firmare un patto di non aggressione con la Germania, ma perché erano giunte «ad un vicolo cieco a causa di divergenze insormontabili», ovvero la mancata intesa sul transito di truppe sovietiche in territorio polacco (77) – una clausola che lo stesso Voroscilov, il 14 agosto, aveva posto come condizione vincolante della possibile cooperazione militare (78). Il confronto tra le informazioni provenienti dai servizi delle differenti ambasciate europee crea una situazione di grande disorientamento per l’accumulo di notizie vere e false, precise e imprecise, credibili e incredibili. L’ambasciatore francese a Mosca, Paul-Émile Naggiar, ad esempio, in una nota inviata al ministro degli Esteri Georges Bonnet il 21 agosto dichiarava che non sarebbe rimasto sorpreso se la Germania (insieme all’Italia) avesse già proposto dei «rimaneggiamenti territoriali» all’Unione Sovietica. La sua supposizione era che ciò comportasse non solo la rinuncia, da parte tedesca, al «programma di conquista in Ucraina», a cui Hitler aveva fatto allusione in un recente colloquio, e la resa «al controllo sovietico su alcuni territori degli Stati baltici», ma anche una convergenza intorno «alla spartizione di Polonia e Romania». Era convizione dell’ambasciatore che fosse «ingannevole escludere a priori la possibilità di una tale manovra, pretendendo un presunto disaccordo fondamentale tra dottrine» (79)”” (pag 38-39) [(77) (…); (78) A tale proposito, l’ambasciatore francese a Berlino, Robert Coulondre, affermerà in seguito che – pur non conoscendo il giorno preciso in cui aveva preso corpo «la collusione sovietico-tedesca» – riteneva più o meno in combutta con i tedeschi, non avrebbe sollevato una questione che sapeva avrebbe causato il fallimento del negoziato e che si sarebbe risolta da sola in caso di guerra» (Robert Coulondre, ‘De Staline à Hitler. Souvenirs de deux ambassades, 1936-1939’, Paris, Hachette, 1950, p. 282; (79) (…)]”,”RAIx-404″
“SALOTTI Guglielmo”,”Giuseppe Giulietti. Il Sindacato dei Marittimi dal 1910 al 1953.”,”Guglielmo SALOTTI nato a Viterbo nel 1947 si è laureato in lettere nel 1971. Collabora a periodi e alla rivista ‘Fiume’. La sua tesi di laurea è sull’ impresa fiumana di Gabriele D’ANNUNZIO.”,”MITT-092″
“SALOTTI Guglielmo”,”Nicola Bombacci: un comunista a Salò.”,”SALOTTI Guglielmo nato nel 1947 a Grotte di Castro, Viterbo, allievo e collaboratore di Renze De Felice, si occupa della storia d’Italia del XX secolo fra le due guerre, dell’impresa di Fiume di D’Annunzio e del ventennio fascista. Ha lavorato presso l’Archivio Storico Diplomatico del Ministero degli Esteri. Collabora a riviste di settore.”,”BIOx-217″
“SALSANO Alfredo a cura”,”Antologia del pensiero socialista. Vol 1-1 1-2. I precursori.”,”Alfredo SALSANO, nato a Roma nel 1939, da vari anni risiede e svolge ricerca in FR, dove ha ricoperto incarichi di insegnamento presso le università di Digione e Parigi X (Nanterre). Ha curato per le edizioni Laterza varie traduzioni tra cui quelle di P.J. PROUDHON ‘Che cos’è la proprietà?’, di E. MANDEL ‘La formazione del pensiero economico di Marx’, di P. VILAR ‘Oro e moneta nella storia’ e dell’antologia delle ‘Annales’ diretta da F. BRAUDEL. Ha collaborato alla Storia d’Italia e all’ Enciclopedia Einaudi. Una sua ricerca su ‘Politica ed economia nell’Encyclopedie’ è negli Annali della Fondazione Feltrinelli (1983). Sta preparando una monografia su Henri DE-MAN (1983).”,”SOCx-021″
“SALSANO Alfredo”,”L’ altro corporativismo. Tecnocrazia e managerialismo tra le due guerre.”,”SALSANO Alfredo studioso di storia del pensiero politico ed economico, è autore tra l’ altro di ‘Ingegneri e politici’ (Einaudi, 1987). Ha curato l’ Antologia del pensiero socialista (Laterza, 1979-83 5 voll). e l’ edizione di testi di Karl POLANYI Leon WALRAS James BURNHAM Georges SOREL Joseph A. SCHUMPETER e Georges BATAILLE. L’ “”altro corporativismo”” è il corporativismo tecnocratico di matrice fordista che nel periodo delle due guerre mondiali e soprattutto fino alla grande crisi fu presente nei vari paesi industrializzati indipendentemente dal corporativismo di stato nella sua forma fascista. L’ idea di una solidarietà ddei produttori e di un gonverno della tecnica che dalla dimensione aziendale si estendesse fino al piano statale configurando quello che Georges VALOIS; figura esemplare di questo tipo di ideologia – chiamò lo “”Stato tecnico””, attraversa i vari paesi sull’ onda della razionalizzazione che rappresentò la traduzione europea del mito fordista. Teoria Bucharin. “”Il lungo articolo che Bucharin dedicò al libro di Bente nella “”Pravda”” del 30 giugno 1929, fa seguito a una serie di interventi nei quali egli sviluppa il tema antiburocratico durante il decisivo scontro con Stalin del 1928-29. Se non proprio del suo “”ultimo articolo come pensatore indipendente””, com’è stato scritto, (R.V. Daniels, La coscienza della rivoluzione, ndr), si tratta indubbiamente di una estrema sortita politica, da accostare alle Note di un economista (del settembre 1928) e al Testamento politico di Lenin (del gennaio 1929), prima che s’ innescasse il meccanismo dell’ intimidazione e della ritrattazione””. (pag 52)”,”EURE-046″
“SALSANO Alfredo a cura, scritti antologici di MAO TSE-TUNG Leon TROTSKY Karl KORSCH Anton PANNEKOEK Paul MATTICK”,”Antologia del pensiero socialista. Socialismo e fascismo. Tome terzo.”,”Korsch: Marx e Engels su Russia (pag 936-937) TROTSKY Leon CH’EN TU-HSIU LI LI SAN WANG MING MAO TSE-TUNG KORSCH Karl PANNEKOEK Anton MATTICK Paul, a cura di Alfredo SALSANO, Socialismo e fascismo. Antologia del pensiero socialista. Volume 5. Tomo 3. LATERZA. BARI ROMA. 1983 pag 726-984 8° note introduzioni ai testi; Antologia del pensiero socialista, Volume V, Socialismo e fascismo. Tomo III; Collezione storica. Korsch su marxismo di Lenin come ritorno ideologico al passato (pag 936-937) Korsch su marxismo di Lenin come ritorno ideologico al passato (pag 936-937) “”Come ho mostrato in dettaglio in un precedente articolo («Living Marxism», marzo 1938), Marx e Engels non solo erano pronti a considerare la vicina esplosione rivoluzionaria in Russia come un segnale per una rivoluzione europea generale di tipo giacobino per cui (come disse Engels a Vera Zasulic nel 1883) «se arriva il 1789, seguirà anche il 1793». Essi salutarono effettivamente la rivoluzione russa e paneuropea come una rivoluzione operaia e punto d’avvio di uno sviluppo comunista. Non ha senso pertanto l’obiezione sollevata dai menscevichi e da altre scuole del tipo tradizionale occidentale dell’ortodossia marxista, secondo cui il marxismo di Lenin era di fatto solo il ritorno ad una forma giovanile del marxismo di Marx, più tardi superata da una forma più matura e materialistica. E’ assolutamente vero che proprio la somiglianza tra la condizione storica predominante in Russia agli inizi del XX secolo e le condizioni prevalenti in Germania, Austria ecc. alla vigilia della rivoluzione europea del 1848 spiega il fatto altrimenti inspiegabile che la fase più recente del movimento del nostro tempo abbia potuto essere rappresentata nella forma paradossale di un ritorno ideologico al passato. Tuttavia, come abbiamo mostrato più sopra, il marxismo rivoluzionario così come è stato «restaurato» da Lenin era nel suo contenuto puramente teorico molto più conforme al vero spirito di tutte le fasi storiche della dottrina marxiana che non quel marxismo socialdemocratico del periodo precedente che, dopo tutto, malgrado la sua «ortodossia» professata a gran voce, era stato solo una forma mutilata e travestita della teoria marxiana, che banalizzava il suo reale contenuto e smussava il suo vigore rivoluzionario. E’ per questa ragione che l’esperimento di Lenin della «restaurazione» del marxismo rivoluzionario confermò nel modo più convincente l’assoluta futilità di qualsiasi tentativo di dedurre la teoria dell’azione rivoluzionaria non dai suoi propri contenuti ma da un qualche «mito». Ha mostrato soprattutto la perversione ideologica dell’idea di sostituire le deficienze dell’azione presente con un immaginario ritorno in un passato mitizzato. Mentre un siffatto risveglio di una ideologia rivoluzionaria ormai morta può essere forse d’aiuto per un certo periodo, come ha mostrato la rivoluzione russa, per nascondere agli artefici dell’Ottobre rivoluzionario i limiti storici dei loro sforzi eroici, esso finirà necessariamente non già con il ritrovare lo spirito di quel primo movimento rivoluzionario, ma nel far vivere ancora il suo fantasma. Ha avuto come esito, oggi, una nuova forma marxista rivoluzionaria di repressione e sfruttamento della classe proletaria nella Russia sovietica e una forma ugualmente nuova e «marxista rivoluzionaria» di annientamento degli autentici movimenti rivoluzionari in Spagna e in tutto il mondo”” (pag 936-937) [Karl Korsch, ‘Marxism and the Present Task of the Proletarian Class Struggle’, in “”Living Marxism””, III, 1938, n. 4, trad. it. in K. Korsch, Scritti politici, vol: II, cit., pp. 406-15] [(in) Alfredo Salsano, a cura, Socialismo e fascismo. Antologia del pensiero socialista. Volume 5. Tomo 3, Roma Bari, 1983, capitolo ‘Il marxismo e i compiti attuali della lotta di classe proletaria’]”,”TROS-278″
“SALSANO Fernando; interventi alla giornata di studio: Gianni TONIOLO Romano PRODI Carlo Azeglio CIAMPI Mario SARCINELLI Giovanni BAZOLI Vincenzo VISCO Enrico LETTA Sergio RISTUCCIA Fabio GOBBO Andrea MANZELLA Lucio IZZO Piero GIARDA Nicola SARTOR Paolo DE-IOANNA Andrea MONORCHIO Fabrizio GALIMBERTI Guido REY Filippo CAVAZZUTI Francesco CESARINI Francesco MERLONI Vincenzo PONTOLILLO Maria Teresa SALVEMINI Angelo TANTAZZI”,”Andreatta, Ministro del Tesoro.”,”Interventi alla giornata di studio: Gianni TONIOLO Romano PRODI Carlo Azeglio CIAMPI Mario SARCINELLI Giovanni BAZOLI Vincenzo VISCO Enrico LETTA Sergio RISTUCCIA Fabio GOBBO Andrea MANZELLA Lucio IZZO Piero GIARDA Nicola SARTOR Paolo DE-IOANNA Andrea MONORCHIO Fabrizio GALIMBERTI Guido REY Filippo CAVAZZUTI Francesco CESARINI Francesco MERLONI Vincenzo PONTOLILLO Maria Teresa SALVEMINI Angelo TANTAZZI”,”ITAE-434″
“SALTER Arthur”,”Ricostruzione: come finirà la crisi (Recovery).”,”La Francia (di fronte alla Germania) ha solo quattro mezzi per difendersi (pag 216-217) “”A memoria d’uomo vivo due volte la Francia è stata invasa dal potente vicino. Il vicino non è meno di essa dotato di qualità militari o di risorse industriali, ed ha una popolazione molto maggiore e crescente rapidamente. Il vicino è esacerbato dalla sconfitta e dalla perdita di territori, nonché da numerose disposizioni sancite in trattati che esso considera ingiusti. Sul terreno politico il vicino dispone di un elemento nazionalista estremo che, se pure non predominante ancora, è tuttavia molto forte e può conquistare il potere da un momento all’altro. La Francia ha solo quattro mezzi per difendersi. Il primo è l’attuazione di una politica così conciliante da far perdere adesioni alle forze politiche militanti tedesche. La Francia sarebbe lieta di potere stabilire relazioni d’amicizia con la Germania, ma sente che nessuna base di accordo può risultare stabile, e dubita grandemente di poter conseguire la sicurezza battendo quella via soltanto. Alcuni suoi tentativi di riavvicinamento sboccarono nell’insuccesso, comprensibile, ma tuttavia scoraggiante. Quando per esempio il Paese del Reno venne evacuato cinque anni prima della scadenza fissata, la Germania prese l’occasione per esprimere la sua xenofobia, anzichè il suo desiderio di riconciliazione. Comunque, la Francia à riluttante a tentar di comprare la conciliazione mediante il disarmo che la lascerebbe in balia d’un nemico più forte. Inoltre la Francia si appoggia all’autorità del sistema instaurato dal Covenant (1), da Locarno, e dal Patto Kellogg. Desiderebbe anzi rafforzare quel sistema, come fattore primario delle sua sicurezza nazionale”” (pag 217) (1) In finanza con il termine covenant si indica un accordo che intercorre tra un’impresa e i suoi finanziatori, che mira a tutelare questi ultimi dai possibili danni derivanti da una gestione eccessivamente rischiosa dei finanziamenti concessi. L’accordo prevede clausole vincolanti per l’impresa, pena il ritiro dei finanziamenti o la loro rinegoziazione a condizioni meno favorevoli. Nei covenant di natura patrimoniale, le clausole mirano a contenere l’utilizzo della leva finanziaria da parte dell’impresa, prevedendo l’obbligo del mantenimento del rapporto tra debito netto e capitalizzazione di bilancio – somma di debito e patrimonio netto – al di sotto di una determinata soglia. Altri covenant mettono invece in relazione il livello del debito con la redditività dell’azienda. (wikip)”,”ECOI-337″
“SALTYKOV STCEDRIN Michail E.”,”Storia di una città.”,”L’autore è nato nel 1826 e morto nel 1889. “”Ma, così come si presentò ai suoi occhi, la città di Glupov non corrispondeva neppur lontanamente ai suoi ideali. Era un cumulo disordinato di capanne piuttosto che una città. Non v’era un chiaro punto centrale; le vie correvano di traverso e di storto; le case sorgevano in qualche maniera, senza alcuna simmetria, in certi luoghi addossandosi l’una all’altra, in altri lasciando negli intervelli enormi spiazzi deserti”” (pag 223)”,”VARx-533″
“SALUCCI Arturo”,”La teoria dello sciopero.”,”L’opera, fotocopiata, riporta il timbro ‘Gaetano Perillo'”,”SIND-019″
“SALUCCI Ilario”,”A People’s History of Iraq. The Iraqi Communist Party, Workers’ Movements, and the Left, 1924-2004.”,”Il movimento operaio. “”Dopo il colpo del Febbraio 1963, tutta l’ attività sindacale indipendente viene bandita; i soli sindacati legali sono quelli messi in piedi dallo Stato e controllati dai funzionari del maggiore partito di governo. Sotto il dominio Baathista, ai lavoratori viene pure consentita una certa rappresentatività nei consigli delle imprese, sebbene sia il partito, invece degli operai, a scegliere i rappresentanti dei lavoratori””. Tra il 1965 e il 1968, l’ attività politica della classe operaia riemerge nella forma di una serie di scioperi nell’ industria delle costruzione, del tessile, e dell’ alimentare.”” (pag 73-74)”,”VIOx-136″
“SALUCCI Ilario”,”Al – Wathbah. (Il salto). Movimento comunista e lotta di classe in Iraq (1924-2003).”,”Ilario Salucci (Brescia, 1961) dopo una militanza nella Lega Comunista Rivoluzionaria e in Democrazia proletaria, ha aderito a Rifondazione comunista nel 1991. Si è occupato dei paesi balcanici.”,”MVOx-012″
“SALUCCI Ilario”,”Un secolo di scioperi. Note di lettura; Perché la classe operaia non c’è l’ha fatta?”,”Contiene: Coscienza di classe e partito nell’elaborazione di Engels Cita articolo di Engels (forse non ancora tradotto in Italia) del 1878: ‘I lavoratori europei nel 1877’ “”La visione scientifica dell’inevitabile disgregazione, che continuamente si produce sotto i nostri occhi, dell’ordine sociale dominante; le masse stesse, con la loro furia che monta sotto le sferzate dei vecchi fantasmi al governo; e, contemporaneamente, lo sviluppo gigantesco e perentorio dei mezzi di produzione: ciò basta a garantire che al momento dello scoppio di una vera rivoluzione proletaria saaranno presenti anche le condizioni del suo primo e immediato (seppur sicuramente non idilliaco) ‘modus operandi’ (Marx a Domela Nieuwenhuis, 22 febbraio 1881). “”Sino a quando le classi dominanti restano al potere, ogni nazionalizzazione non è una soppressione, ma solo un mutamento di forma dello sfruttamento. E per estromettere da potere le classi possidenti dobbiamo prima operare una rivoluzione nelle teste delle masse operaie; e per riuscire a far questo, abbiamo bisogno di un ritmo ancor più rapido nella rivoluzione dei mezzi di produzione, più macchinari, più licenziamenti, rovina crescente di contadini e piccolo borghesi, maggiore evidenza e consistenza dei risultati inevitabili della grande industria moderna. Nella misura in cui questa rivoluzione economica si compirà in modo rapido e radicale, in quella misura si imporranno necessariamente dei provvedimenti che, adottati apparentemente solo come sostegno di fronte alla gravità e insopportabilità degli inconvenienti crescenti, nelle loro conseguenze mineranno le basi del modo di produzione sinora attuato. ‘Quali’ misure si imporranno per prime dipende dalle situazioni locali e momentanee e su questo, in anticipo e in generale, non ci si può esprimere. Ma passi realmente liberatori saranno possibili solo quando la rivoluzione economica avrà condotto le grandi masse dei lavoratori a prendere coscienza della propria situazione e avrà aperto loro, con questo, la via alla conquista del potere politico”” (Engels a Oppenheim, 24 marzo 1891)”” (pag 17)”,”MAES-148″
“SALUCCI Ilario”,”A People’s History of Iraq. The Iraqi Communist Party, Workers’ Movements, and the Left 1924-2004.”,”Map of Iraq, Preface by Anthony Arnove and Ahmed Shawki, Foreword by Tariq Ali, Introduction, Epilogue, Chronology of Events, 1900-2004, Appendixes: Speeches and Statements of the Iraqi Left, bibliography, index,”,”MVOx-001-FL”
“SALUCCI Ilario”,”Al – Wathbah. (Il salto). Movimento comunista e lotta di classe in Iraq (1924-2003).”,”Ilario Salucci (Brescia, 1961) dopo una militanza nella Lega Comunista Rivoluzionaria e in Democrazia proletaria, ha aderito a Rifondazione comunista nel 1991. Si è occupato dei paesi balcanici.”,”MVOx-002-FV”
“SALVÁ Vicente”,”La Bruja ó Cuadro de la Corte de Roma. Novela. Hallada entre los manuscritos de un respetable téologo, grande amigote del la Curia Romana.”,”‘La novella “La Bruja o Cuadro de la Corte de Roma” è stata scritta da Vicente Salvá. Quest’opera fu scoperta tra i manoscritti di un rispettabile teologo, grande amico della curia romana. Pubblicata originariamente a Parigi nel 1830, questa novella è disponibile in formato PDF nella Biblioteca Virtuale Miguel de Cervantes 1. L’opera è stata oggetto di analisi per la sua posizione anticlericale, poiché si inserisce nel contesto della lotta contro il potere della Chiesa e dei suoi strumenti repressivi, come l’Inquisizione, nel primo terzo del XIX secolo2.’ (copil)”,”RELC-032-FSD”
“SALVADOR Riccardo”,”Ricordi di un militante.”,”Si tratta della rielaborazione di alcune conversazioni avute con Riccardo Salvador tra il novembre e il dicembre del 1983. Esse sono state registrate in cinque settimane, quindi corrette e completate. Il linguaggio è molto diretto come nel linguaggio parlato.”,”BORD-154″
“SALVADORI Massimo L.”,”Dopo Marx. Saggi su socialdemocrazia e comunismo.”,”SALVADORI, nato ad Ivrea nel 1936, Prof all’Univ di Torino, si è occupato di storia contemporanea e di storia del pensiero politico. Ha scritto varie opere tra cui ‘Il mito del buongoverno. La questione meridionale da Cavour a Gramsci’ (Einaudi, 1960), ‘Gaetano Salvemini’ (idem, 1963), ‘Gramsci e il problema storico della democrazia’ (1970).”,”MGEx-022″
“SALVADORI Laura VILLI Claudio”,”Il luddismo. L’enigma di una rivolta.”,”Laura SALVADORI (Venezia, 1939), laureata in lingua e letteratura inglese, è funzionario dell’Istituto nazionale di fisica nucleare a Padova. Claudio VILLI (Trieste 1922) è ordinario di metodi matematici della fisica nell’Univ di Padova”,”MUKx-018″
“SALVADORI Massimo L.”,”Kautsky e la rivoluzione socialista, 1880-1938.”,”SALVADORI, nato a Ivrea nel 1936, insegna all’Univ di Torino. Ha condotto i suoi studi nelle Univ di Torino e Lipsia. E’ stato allievo dell’Istituto Italiano per gli Studi storici di Napoli. In retrocopertina bibliografia di SALVADORI.”,”KAUS-007″
“SALVADORI Max”,”Breve storia della Resistenza.”,”Max SALVADORI (ovvero Massimo SALVADORI-PALEOTTI) nacque a Londra nel 1908 da genitori marchigiani. Visse dapprima in Italia, poi in esilio in Svizzera, dove entrò in contatto con il mondo degli esuli politici, aderì a ‘Giustizia e Libertà’ e rientrò in IT per completare gli studi. Arrestato nel 1932 fu confinato a Ponza. Riuscì a varcare la frontiera con la Svizzera dopo un anno di detenzione. Resterà fuori dall’IT per 10 anni (specie in USA). Nominato ufficiale di collegamento tra il Comando Alleato e il CLNAI nel 1945 fu paracadutato oltre le linee nemiche. Dopo la guerra si stabilì negli USA e si dedicò all’insegnamento.”,”ITAR-004″
“SALVADORI Massimo L.”,”Storia d’ Italia e crisi di regime. Saggio sulla politica italiana, 1861-1996.”,”SALVADORI Massimo L. insegna storia delle dottrine politiche nella facoltà di Lettere e filosofia dell’ Università di Torino. Tra le sue pubblicazioni più recenti ‘Europa America marxismo’ (EINAUDI, 1990) ‘Tenere la Sinistra. La crisi italiana e i nodi del riformismo’ (MARSILIO, 1992), ‘La parabola del comunismo’ (LATERZA 1995).”,”ITAP-029″
“SALVADORI Massimo”,”Gli Stati Uniti da Roosevelt a Kennedy. Breve Storia della Nazione Americana dal 12 Aprile 1945 al 22 Novembre 1963.”,”Sulla guerra di Corea: “”Con la mediazione dei governi britannico, canadese e sovietico fu possibile iniziare negoziati per un armistizio il 10 luglio a Keasong; presto interrotti, i negoziati vennero ripresi in ottobre a Panmunjon. Nominalmente la guerra continuò per altri due anni, fino al 27 luglio 1953, ma anche se vi fu un continuo stillicidio di morti e di feriti (e una tensione corrispondente nell’ opinione pubblica americana) non si ebbero combattimenti seri, ma solo il timore incessante che i combattimenti ricominciassero. Le perdite americane aveva raggiunto i 105.000 uomini (di cui i morti furono circa 23.000), quelle dei coreani del sud si avvicinarono al mezzo milione, e quelle dei comunisti cinesi e dei coreani del nord superarono il milione e mezzo. Sembra che nella popolazione civile vi furono complessivamente circa due milioni di morti; da due a quattro milioni di profughi abbandonarono la Corea del nord per rifugiarsi al sud. (La guerra costò 18 miliardi di dollari ai contribuenti americani). (…) il conflitto coreano (…) Contribuì in primo luogo ad accelerare il riarmo americano (…). Convinse il governo di Truman che occorreva impedire ad ogni costo l’ occupazione di Formosa da parte dei comunisti cinesi e rafforzò la posizione del governo nazionalista di Taipei nei confronti degli Stati Uniti. Portò il 1° settembre 1951 alla firma, a San Francisco, di un patto difensivo tra gli Stati Uniti, l’ Australia e la Nuova Zelanda; il patto faceva per il Pacifico orientale quello che la NATO aveva fatto per l’ Atlantico settentrionale; entrò in vigore il 4 agosto 1952 con la costituzione dell’ ANZUS.”” (pag 150)”,”USAS-116″
“SALVADORI Rinaldo a cura”,”La boje! Processo dei Contadini Mantovani alla Corte d’ Assise di Venezia.”,”””L’ influenza della predicazione mazziniana è presente sin dai pimi giorni del 1867, ma solo nel giugno del 1868 si costituisce la “”Fratellanza Operaia”” di Mutuo Soccorso con Garibaldi, Presidente onorario; negli stessi giorni alcuni ricchi borghesi di parte moderata tentano di formare una Società, ponendo agli iscritti il divieto di trattare in seno alla Società questioni religiose o politiche. Nasce così la Società “”Virgiliana”” di M.S.””. (pag 17) Difesa dell’ Avvocato Ferri. La condizione e la coscienza operaia. “”Quella splendida figura di patriota e di studioso e di filantropo che il dr. Achille Sacchi, qui vi accennava appunto alla ragione profonda, per cui finora i contadini non avevano, come gli operai dei centri urbani, fatta sentire la loro voce. Gli è diceva, che ad essi mancava la coscienza della propria dignità umana e l’ energia morale della protesta. E così è, o signori: il Rogers, nella sua storia del lavoro in Inghilterra, ha dimostrato essere ormai legge costante e naturale, che le agitazioni dei lavoratori si verifichino sempre, non già quando essi giacciono nell’ avvilimento più deprimente della miseria, ma sì quando le migliorate condizioni economiche danno ad essi la energia morale sufficiente per far sentire la propria voce e soprattutto quando, acquistata la coscienza della propria umanità nel periodo di minori ristrettezze economiche, sono minacciati poi da una crisi sopravvenuta, di ritornare alla miseria precedente. E’ allora soltanto, che i lavoratori si rialzano e l’ agitazione diviene inevitabile (…)””. (pag 234)”,”MITT-212″
“SALVADORI Massimo L.”,”Eurocomunismo e socialismo sovietico. Problemi attuali del Pci e del movimento operaio.”,”SALVADORI Massimo L. è nato ad Ivrea nel 1936. Professore all’Università di Torino si è occupato di storia contemporanea e di storia del pensiero politico. Fra i suoi lavori: ‘Gaetano Salvemini’ (1963), ‘Gramsci e il problema storico della democrazia’ (1970), ‘Il pensiero comunista dopo Lenin’ (1972), ‘Kautsky e la rivoluzioe socialista’ (1976).”,”PCIx-249″
“SALVADORI Massimo L.”,”Gaetano Salvemini.”,”SALVADORI Massimo L., nato a Ivrea nel 1936, si è laureato in filosofia all’Università di Torino. Ha proseguito gli studi all’Univ. di Dublino, all’Istituto italiano per gli studi storici, e all’Università di Lipsia. Ha pubblicato ‘Il mito del buongoverno’ (sulla questione meridionale) che ha vinto il premio Einaudi.”,”SALV-021″
“SALVADORI Massimo L.”,”L’Italia e i suoi tre Stati. Il cammino di una nazione.”,”SALVADORI Massimo L. è professore emerito dell’Università di Torino. Dati sui partigiani. “”Anzitutto fu rilevante il numero complessivo dei partigiani, i quali, se videro gonfiare le loro file alla vigilia della sconfitta tedesca, ammontarono, tenendo conto di utti coloro che in tempi diversi parteciparono alla lotta, a oltre 200.000 (secondo le fonti ufficiali fasciste 111.000 “”banditi”” in armi nel novembre 1944); come lo fu anche il numero dei 44.720 partigiani caduti e dei soldati regolari, a partire da quelli di Cefalonia, uccisi (cui vanno aggiunti i partigiani italiani morti nelle file della Resistenza di altri paesi, in primo luogo in Iugoslavia), degli oltre 20.000 partigiani mutilati, delle circa 10.000 vittime civili delle rappresaglie e dei circa 40.000 deportati tra oppositori politici ed ebrei””. (pag 60)”,”ITAS-158″
“SALVADORI Massimo L.”,”Storia dell’età contemporanea dalla restaurazione all’eurocomunismo.”,”Salvadori nella prefazione afferma che gli storici a cui maggiormente ha guardato sono E.V. Tarle e Arthur Rosenberg, ‘i due grandi storici marxisti’, da una parte e dall’altra a Federico Chabod e al maestro (di Salvadori) Walter Maturi, due liberali della ‘vecchia generazione’ che sono però di esempio per la loro onestà intellettuale e capacità critica. (pag XXIII) Marx (pag 308-309) “”Il 28 settembre 1864 alla St. Martin’s Hall di Londra, con la partecipazione di rappresentanti soprattutto inglesi e francesi, ma anche di altri paesi, venne fondata la prima Associazione internazionale dei lavoratori, diretta da un Comitato formato da inglesi, francesi, tedeschi (fra cui Karl Marx), polacchi e svizzeri. La vita dell’Associazione internazionale fu tutt’altro che facile. Da un lato essa rispondeva infatti alla raggiunta coscienza dei lavoratori che il loro movimento doveva coordinarsi internazionalmente; dall’altro rispecchiava l’esistenza di concezioni diverse e su molti punti opposte presenti nelle sue file. Coagulando nel corso della sua storia seguaci delle Trade Unions inglesi (che ebbero un peso decisivo), di tendenza riformista; seguaci francesi di Proudhon e di Blanqui, gli uni sostenitori di una concezione anarchico-mutualistica, gli altri dell’idea di una dittatura proletaria preparata da ‘élites’ di cospiratori; seguagi del radicalismo democratico non socialista di Mazzini; seguaci dell’anarchismo rivoluzionario del russo Bakunin; seguaci infine del “”socialismo scientifico”” di Marx ed Engels, l’Internazionale doveva inevitabilmente andare incontro ad aspre lotte di corrente. Fu Karl Marx a stendere l”Indirizzo inaugurale’ dell’Associazione. Già in questo documento si scorge quella che fu la strategia sua e di Engels, consistente nel rendere autonomo dalla democrazia borghese il movimento operaio internazionale come premessa per la conquista successiva di questo alle posizioni del socialismo scientifico. L”Indirizzo’, se pure concepito con uno spirito unitario verso le correnti non marxiste, iniziava proprio affermando la necessità storica dell’autonomia proletaria. Si diceva: “”(…) L’emancipazione della classe lavoratrice deve essere l’opera della classe operaia stessa. La lotta per l’emancipazione della classe operaia non è una lotta per privilegi di classe e monopoli, ma per stabilire eguali diritti e doveri e per abolire ogni dominio di classe. La soggezione economica del lavoratore a colui che gode del monopolio dei mezzi di lavoro, cioè delle fonti della vita, forma la base della servitù in tutte le sue forme, la base di ogni miseria sociale, di ogni degradazione spirituale e dipendenza politica. Di conseguenza l’emancipazione economica della classe operaia è il grande fine cui deve essere subordinato, come mezzo, ogni movimento politico (…)””. L’Associazione internazionale fondò la sua attività su ogni forma di sostegno alle battaglie dei lavoratori (solidarietà politica, collette a sostegno degli scioperi, appoggio nella fondazione di nuove organizzazioni, ecc.), tanto da venir presto considerata dai governi europei come una minaccia quanto mai pericolosa”” [Massimo L. Salvadori, Storia dell’età contemporanea dalla restaurazione all’eurocomunismo, 1976] (pag 308-309)”,”RAIx-310″
“SALVADORI Massimo L.”,”Italia divisa. La coscienza tormentata di una nazione.”,”SALVADORI Massimo L. già docente di storia delle dottrine politiche è attualmente professore emerito dell’Univ. di Torino. “”Ma toccò ad un democratico ex mazziniano e garibaldino, il Tivaroni, nella sua ‘Storia critica del Risorgimento (1888-97), di dare la prima interpretazione storiografica della teoria della “”conciliazione”” nell’ambito di un’organica ricostruzione della vicenda risorgimentale in relazione alla natura minoritaria dell’iniziativa che aveva condotto all’unità. Quando il Tivaroni scriveva, nell’opera di delegittimazione dello Stato ai borbonici e ai clericali, ai repubblicani intransigenti e agli anarchici si erano aggiunti i socialisti. Egli sottolineava come le “”meraviglie”” compiute dall’Italia “”per costituirsi”” le avesse “”operate la minoranza”” e come ostacolo all’allargamento dell’area del consenso fosse il malessere derivante dalla “”sempre più grave distribuzione della pubblica ricchezza e dal disagio della piccola borghesia”””” (pag 47)”,”STOx-201″
“SALVADORI Rinaldo”,”La repubblica socialista mantovana. Da Belfiore al fascismo.”,”SALVADORI Rinaldo Contiene un appunto manoscritto in cui si riassume l’articolo di R. Salvadori, ‘Momenti dell’azione politica di E. Ferri (1908-15)’, Bollettino storico mantovano, 1956, ott-dic n. 4″,”MITT-333″
“SALVADORI Massimo L.”,”Storia dell’età contemporanea dalla restaurazione all’eurocomunismo. Volume secondo: 1914-1945.”,”Contiene il capitolo 27: ‘La prima guerra mondiale’. paragrafi: 1. La questione della responsabilità del conflitto. 2. L’attentato di Sarajevo e la crisi del luglio 1914. 3. Armamenti, ideologie patriottiche, crisi della II Internazionale. 4. L’iniziale superiorità militare degli Imperi centrali. Il fallimento del piano Schlieffen. Dalla “”guerra di movimento”” alla “”guerra di logoramento””. 5. L’Italia dalla neutralità all’intervento. 6. 1915 e 1916. 7. Due anni di guerra di logoramento. Il costo umano della guerra, la “”pianificazione”” economica e l'””interventismo”” dello Stato, la ripresa dell’opposizione socialista. 8. 1917, guerra sottomarina illimitata, intervento statunitense, sconfitta della Russia. 9. La catastrofe di Caporetto e resistenza italiana. 10. I governi della guerra totale senza compromessi. 11. La pace di Brest-Litovsk, il fallimento delle grandi offensive tedesche del marzo-luglio 1918. 12. Il crollo degli imperi centrali. (pag 486-519) Crollo della 2° Internazionale. La posizione dei vari partiti socialisti. “”Nel 1914 i partiti socialisti, appoggiati a loro volta dai sindacati, sostennero in utti i paesi dove costituivano partiti di massa i propri governi. In effetti, la II Internazionale aveva discusso a più riprese la questione dell’atteggiamento da assumere di fronte ad una guerra europea. Ne erano emersi contrasti abilmente smorzati. Nel Congresso di Stoccarda del 1907, a Copenaghen nel 1910, a Basilea nel 1912, erano state votate risoluzione che impegnavano i socialisti prima a lottare contro il pericolo di guerra e quindi, in caso di guerra, a trasformare la crisi sociale e politica in lotta anticapitalistica. Ma si trattava di indicazioni che ciascuna corrente interpretava a modo suo; in ogni caso la maggioranza dei partiti socialisti non aveva alcuna intenzione di mettere a rischio la propria esistenza sfidando la repressione statale e l’accusa, una volta che il proprio paese fosse in guerra, di antipatriottismo. E’ significativo che quando in Francia il leader socialista riformista Jean Jaurès venne assassinato dopo un discorso contro la guerra (31 luglio), i parlamentari socialisti decisero di entrare nel governo. Anche in Gran Bretagna i laburisti appoggiarono il loro governo. In Germania i socialdemocratici, che affermarono di temere una vittoria della Russia zarista, votarono il 4 agosto i crediti di guerra al governo ai fini “”difensivi””. L’atteggiamento dei “”confratelli”” tedeschi indusse la socialdemocrazia dell’Austria-Ungheria a imitarli. Soltanto il Partito serbo e i socialisti di tutte le correnti in Russia (il che ben rispecchiava l’opposizione ad un regime come quello zarista) si opposero alla guerra, oltre a correnti minoritarie in tutti gli altri paesi. Anche in Russia però, al di là dell’opposizione ufficiale, la maggioranza dei socialdemocratici, salvo i bolscevichi, e dei socialrivoluzionari, si mostrarono di fatto disposti a collaborare alla “”difesa nazionale””. La II Internazionale socialista era in stato di fallimento””. (pag 492)”,”EURx-298″
“SALVADORI Massimo L.”,”Storia dell’età contemporanea dalla restaurazione all’eurocomunismo. Volume terzo: 1945-1970.”,”Ripresa e rivalutazione del “”padre del revisionismo”” negli anni Settanta “”Lo sviluppo capitalistico, di cui si sono sopra delineati i tratti fondamentali, ha segnato non solo l’esistenza di un divario ormai incolmabile fra forme della produzione e rapporti sociali da un lato e dottrinarismo liberal-liberista dall’altro; esso ha del pari conferito alla società capitalistica contemporanea una fisionomia che non appare più riconducibile all’immagine costruita da Marx nel ‘Capitale’. Qualora si tenga presente che l’essenza del marxismo non sta in una analisi delle categorie astratte del modo capitalistico di produzione e neppure in una sociologia statica dei gruppi e delle classi sociali che in relazione a questo si formano, bensì in una interpretazione finalistica del dinamismo sociale, vale a dire in una interpretazione del senso della storia, alla luce di una ben definita concezione dei rapporti fra le classi sociali e dell’esito politico di siffatti rapporti, si può vedere come il capitalismo contemporaneo nelle sue punte avanzate non corrisponda più, sotto alcuni profili fondamentali, all’analisi marxiana: 1) la classe operaia ha assunto caratteristiche non più riconducibili a quelle che aveva all’epoca di Marx e neppure a quello prevista da Marx per il futuro: essa vive in condizioni di vita ben lontane da quella “”degradazione”” che questi riteneva una tendenza inevitabile dello sviluppo capitalistico, con la conseguenza che la sua coscienza (anzitutto negli Stati Uniti) tende ad esprimersi assai più in termini riformistici che in termini di rivoluzione globale; 2) il modo di produzione capitalistico ha raggiunto livelli di organizzazione interna, di “”pianificazione””, di produttività, di integrazione internazionale, che Marx riteneva incompatibili con le sue possibilità; 3) la concentrazione della ricchezza e del potere, che pure si è realizzata su vasta scala, è avvenuta senza che si creasse quella contrapposizione frontale fra un pugno di magnati e la grande massa dei proletari che doveva, secondo Marx, costituire la base della rivoluzione proletaria e della successiva “”dittatura del proletariato””. Questa concentrazione è per contro avvenuta insieme con una enorme dilatazione degli strati intermedi, con una crescente differenziazione all’interno del proletariato e infine con una diminuzione relativa di questo rispetto agli strati intermedi. In un simile quadro, va collocata la ricerca, faticosa e contraddittoria, di una via al socialismo che il movimento dei lavoratori e i suoi partiti conducono nei paesi di capitalismo sviluppato partendo dalle nuove realtà socio-economiche; ricerca nella quale il rapporto con la dottrina di Marx si configura, per gli stessi partiti comunisti occidentali, in forme di analisi critica e di “”aggiornamento””, le quali riprendono di fatto nella sostanza alcune delle conclusioni cui era giunto Bernstein, il “”padre del revisionismo””, già alla fine dell’Ottocento”” [Massimo L. Salvadori, Storia dell’età contemporanea dalla restaurazione all’eurocomunismo. Volume terzo: 1945-1970, 1977] (pag 1279-1280)”,”EURx-299″
“SALVADORI Massimo L.”,”La concezione del processo rivoluzionario in Kautsky (1891-1922).”,”SALVADORI Massimo L. “”A questo punto, Kautsky, il quale ancora all’inizio degli anni ottanta aveva ritenuto di poter contare sui contadini per una mobilitazione politica a fianco del proletariato secondo forme autonome e indipendenti, per condurre la lotta contro la reazione, delinea invece, poggiando sull’autorità di Engels, – intervenuto nel dibattito con un articolo sulla ‘Neue Zeit’, ‘Die Bauernfrage in Frankreich und Deutschland’ – la prospettiva di un’alleanza politica fra il proletariato industriale e il proletariato agricolo delle grandi aziende dell’est e dell’ovest. Alla base di questa valutazione del ruolo dei contadini, vi era dunque la convinzione, opposta a quella dei socialdemocratici del sud, che il peso dei contadini piccoli produttori fosse già nel presente assai ridotto e che nell’avvenire sarebbe ancor più rapidamente andato decrescendo. Kautsky riduceva drasticamente il significato politico dei contadini, perché – scriveva – “”il numero di questi contadini non rappresenta più in alcun paese civile moderno un fattore decisivo”” (30). Fu dunque da questo dibattito che uscì la ‘Agrarfrage’ nel 1899, definita a più riprese da Lenin “”l’avvenimento più notevole della più recente letteratura economica”” dopo l’uscita del terzo volume del ‘Capitale’ (31). Qui Kautsky, teorizzando la natura progressiva del crescente dominio della città sulla campagna, di cui la crisi della piccola proprietà era una componente tanto essenziale quanto inevitabile, ribadiva che “”un programma agrario socialdemocratico che si fondasse sulla difesa del piccolo contadino, sarebbe dunque non soltanto senza scopo; ma, peggio ancora, danneggerebbe nel modo più serio la socialdemocrazia”” (32). La “”neutralizzazione”” dei contadini nella lotta tra proletari e borghesi sarebbe stata il prodotto non di un’impossibile rivitalizzazione di una forma arretrata di produzione, ma dell’agitazione dei socialisti per dimostrare ai contadini che la loro rovina era il frutto dell’espropriazione messa in atto dal grande capitale, incapace di dare un avvenire a chi rovinava, e della difesa da parte della socialdemocrazia delle condizioni umane e civili della popolazione agricola.”” [Massimo L. Salvadori, La concezione del processo rivoluzionario in Kautsky (1891-1922), estratto da ‘Annali’, anno XV, 1973, Milano, 1974] (pag 36) [(30) ‘Ein neues Buch von Deville, ZN, XIV, 1895-96, vol. II 807-8; (31) Lenin, Opere complete, Roma, 1955-70, vol. 3, p. 5; (32) ‘La questione agraria, Milano, 1959, p. 363] “”Al congresso di Essen del settembre 1907, Bebel non solo difese Noske e le sue posizioni; ma disse che, in caso di guerra di difesa contro la Russia zarista, baluardo della reazione, egli stesso sarebbe stato pronto a “”mettere il fucile in spalla”” (102) , ottenendo l’approvazione di Vollmar e David. Kautsky, per parte sua criticò Bebel per aver fondato l’atteggiamento del partito sulla differenza fra guerra difensiva e guerra offensiva. Con parole veramente profetiche affermò che nulla sarebbe stato più facile per i vari governi che far credere al proprio proletariato di essere gli aggrediti (103)”” (pag 52) [(102) Protokoll über die Verhandlungen des Parteitages der SPD 1907, Berlin, 1907 p. 255; (103) Protokoll über die Verhandlungen …, 1907, pp. 261-62; (104) Zum I. Mai, NZ, XXVI, 1907-1908, vol II, p. 114] “”Mentre la maggioranza della socialdemocrazia tedesca, dopo la votazione dei crediti di guerra nell’agosto del 1914 si era attestata su posizioni di “”tregua interna””, cioè di appoggio alla politica governativa, segutia e anche stimolata in ciò dai sindacati, Kautsky andò prpgressivamente spostandosi in posizioni sempre più critiche nei confronti dei “”maggioritari””, pur senza condividere l’atteggiamento di Liebknecht, che il 2 dicembre aveva votato, rompendo la disciplina di partito, contro il rinnovo dei crediti. Egli seguiva l’evoluzione di uomini come Haase e Ledebour, i quali, quanto più andava facendosi di chiarezza solare che la Germania non conduceva una guerra di difesa, lottavano contro il nazionalsmo e la “”tregua interna””, al fine di favorire una pace senza annessioni e preparare un allargamento della sfera di agibilità interna per il proletariato, a differenza di Liebknecht, sempre più radicalizzato in senso rivoluzionario e convinto che fosse utopica la speranza in una pace “”democratica””. (…) Messo a confronto con il precipitare degli eventi, Kautsky operò affinche fosse l’opposizione a rivendicare la continuità con la tradizione. E’ comprensibile dunque che egli non fosse favorevole a trasformare la scissione ideologica e organizzativa in fondazione di un nuovo partito. E coerentemente, alla conferenza di Gotha (6-8 aprile 1917), che doveva diventare il congresso di fondazione della ‘Unabhänginge Sozialdemokratische Partei, egli dapprima votò, insieme con Bernstein (il quale anch’egli si era staccato dalla “”maggioranza”” non condividendone l’indirizzo filoimperialista) e Kurt Eisner, contro la fondazione del partito; e poi, una volta che la decisione fu presa con 77 voti contro 42, rivendicò il mantenimento del vecchio nome. Il partito [USPD, ndr] nasceva con forti divisioni interne. Quel che costituiva il comun denominatore era l’opposizione alla linea filogovernativa sostenuta dai “”maggioritari”” nella questione della guerra. Ma, fuori di questa, i contrasti emergevano nettissimi. I nomi più prestigiosi che avevano aderito – Bernstein, Eisner, Kautsky, Haase, Ledebour, Hilferding, Mehring, Rosa Luxemburg, Liebknecht, Clara Zetkin – formavano un insieme che era in realtà attraversato dalle più profonde divergenze. “”Centristi”” delle varie tendenze e “”spartachisti”” si erano combattuti e si combattevano ancora senza mezzi termini. La loro era l’unità di una negazione”” (pag 68-69)”,”KAUS-022″
“SALVADORI Massimo L.”,”L’età contemporanea. Volume 3.”,” Due anni chiave della Prima guerra mondiale. “”In conclusione, il 1915 si chiudeva con un bilancio favorevole agli imperi centrali. La Germania controllava le miniere del Belgio e delle regioni più industrializzate della Francia, la Polonia, parte della Lituania e della Bielorussia. La Serbia era sconfitta, gli austriaci bloccavano gli italiani, i tedeschi bloccavano i francesi e gli inglesi, mentre la Russia aveva subito pesanti rovesci. Ma vi era anche un bilancio negativo per gli imperi centrali, che, in conseguenza del fallimento della strategia dell’annientamento e delle speranze in una guerra breve, cominciavano a risentire pesantemente del blocco navale stabilito dalla flotta britannica e quindi della scarsezza crescente di prodotti alimentari (“”il blocco della fame””). Le risorse dell’Intesa, in vista di una guerra lunga e terribilmente costosa, erano molto superiori. Il 1916 fu contraddistinto da una serie di grandi offensive tedesche sul fronte occidentale, da un’inaspettata offensiva russa, e dal tentativo austriaco di eliminare l’Italia. Ma nessuna di queste offensive raggiunse l’obiettivo di sfondare le linee nemiche arrivando a una vittoria sostanziale”” (pag 1125)”,”STOU-117″
“SALVADORI Massimo L.”,”Kautsky fra ortodossia e revisionismo. (in) ‘Storia del marxismo’.”,”””Nel 1881, Kautsky, ormai conquistato al marxismo, si recò in pellegrinaggio dai due maestri, Marx ed Engels, a Londra. L’impressione che fece su Marx, con cui ebbe un rapido rapporto, non fu molto felice: questi lo giudicò mediocre, laborioso e votato al filisteismo. Kautsky afferma di avere letto ‘Il capitale’ verso la fine del 1875; ma di aver potuto capirlo realmente solo in seguito. La sua vera e propria iniziazione al marxismo avvenne con la lettura dell”Anti-Dühring’ di Engels (1877-78), di cui avrebbe detto che “”ha giovato a far intendere le dottrine marxiste più di quello che avrebbero potuto fare tutte le brevi e apodittiche sentenze di Marx sul modo in cui voleva essere inteso in questo o quel punto”” (2). Non è difficile comprendere come fosse stato attratto dalla forma sistematica ed enciclopedica dell’analisi engelsiana. All’inizio degli anni ’80 Kautsky era ormai uno dei giovani intellettuali più in vista della socialdemocrazia, stretto collaboratore e protetto di Engels. Nel 1883, anno della morte di Marx, Kautsky divenne redattore del nuovo organo teorico della socialdemocrazia tedesca “”Neue Zeit””, destinato a diventare la tribuna intellettuale più autorevole del socialismo internazionale nel periodo della II Internazionale. Obiettivo che Kautsky si proponeva era quello di “”rendere popolare il sapere, illuminare l’operaio, così che possa in ogni momento trovarsi in corrispondenza con la scienza”” (3). Con quali risultati Kautsky, diffusore e interprete del marxismo abbia agito nel periodo che dalla fondazione della “”Neue Zeit”” va al 1914 può essere compreso tenendo presente ciò che ha scritto Georges Haupt: “”La paternità delle nozioni di “”marxista”” e di “”marxismo”” nel senso assunto dal nostro vocabolario risale a Kautsky”” (4). In effetti, l’autorità di Kautsky come teorico del marxismo diventò immensa nella socialdemocrazia tedesca e nel socialismo internazionale, poiché egli apparve per un verso un sistematore del marxismo e per un altro un ricercatore capace di continuare e allargare l’opera dei fondatori della dottrina (5). Ma che cosa era propriamente il “”marxismo”” di Kautsky, quando iniziò la sua opera di diffusore e sistematore? In morte di Marx, Engels non trovò migliore elogio dell’opera dell’amico che affermare che questi era stato “”lo scopritore di quella legge fondamentale che regola il corso e lo sviluppo della società umana””, così come Darwin era stato colui che aveva scoperto “”la legge di sviluppo della natura organica sul nostro pianeta”” (6). Ebbene, Kautsky si era formato intellettualmente proprio pervenendo a una sintesi fra darwinismo e marxismo, secondo tempi di sviluppo che avevano visto il darwinismo come base per il passaggio a un marxismo che finì con l’inglobare, in modo sostanzialmente permanente, la prima delle due correnti. Quello che secondo Kautsky darwinismo e marxismo avevano in comune era il fatto di essere entrambe teorie dell’evoluzione. Darwin, per lui, aveva fornito gli strumenti per chiudere i conti definitivamente con ogni concezione spiritualistica e idealistica e fondare un materialismo non statico, astratto, ma in grado di spiegare le strutture della realtà come organismi, frutto di uno sviluppo e aperte a uno sviluppo in permanente evoluzione. Negli anni della sua formazione premarxista, Kautsky era animato dalla ricerca di una coerente concezione “”monistica”” del mondo; e nella sua elaborazione subì l’influenza determinante di Haeckel. Così, trovò nella concezione della “”rivoluzione dello spirito”” di Buckle, un motivo ispiratore essenziale della sua vocazione pedagogico-ideologica. Gli autori che più lo segnarono nel campo della teoria economica e sociale furono J. Stuart Mill, Smith e Ricardo, ma soprattutto Albert Lange, l’autore dell”Arbeiterfrage’, sotto la cui influenza scrisse il suo primo libro organico sull’influenza dell’aumento della popolazione sul progresso della società (‘Der Einfluss der Volksvermehrung auf den Fortschritt der Gesellschaft untersucht’, 1880), dove si esaminava la questione del rapporto fra incremento demografico, questione sociale e socialismo, in una prospettiva di discussione critica con il malthusianesimo, alla quale il marxismo era sostanzialmente estraneo, nonostante l’affermazione che Marx era “”la pietra angolare del moderno socialismo scientifico”” (7). (….) Kautsky non arrivò a Marx “”superando””, bensì integrando il darwinismo nel marxismo”” [Massimo L. Salvadori, Kautsky fra ortodossia e revisionismo. (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1979] [(2) K. Kautsky, ‘Le dottrine economiche di Carlo Marx’, Milano, 1945, p. 2; (3) ‘Friedrich Engels’ Briefwechsel mit Karl Kautsky’, Wien 1955, p. 64; (4) G. Haupt, ‘Da Marx al marxismo’, in questa ‘Storia del marxismo’, Torino, 1978, vol. I, p. 305; (5) Cfr. W. Blumenberg, ‘Karl Kautskys Literarisches Werk. Eine bibliografische Übersicht’, s’Gravenhage 1960, un’opera che consente di disporre di una rigorosa documentazione dell’attività scientifica di Kautsky e, attraverso l’indicazione delle traduzioni, dell’eco che essa ebbe nel mondo del socialismo internazionale; (6) K. Marx e F. Engels, ‘Werke’, vol. 19, Berlin, 1962, p. 333; (7) K. Kautsky, ‘Socialismo e malthusianismo. L’influenza dell’aumento della popolazione sul progresso della società’, Milano, 1884, p. 89] (pag 280-281-282-283) “”Kautsky accusò Pannekoek di essersi fatto portavoce di un vero e proprio “”cretinismo dell’azione di massa””, improntato a una mistica della spontaneità rivoluzionaria”” (pag 307)”,”KAUS-026″
“SALVADORI Massimo L.”,”La socialdemocrazia tedesca e la rivoluzione russa del 1905. Il dibattito sullo sciopero di massa e sulle “”differenze”” fra Oriente e Occidente. (in) ‘Storia del marxismo’.”,”La prima parte del saggio dedicato maggiormente alla posizione dei sindacati (rifiuto ad imparare dalla Russia) con Bebel mediatore tra sindacato e partito, la seconda sul ruolo e le posizioni di Kautsky, Luxemburg, Parvus e Bernstein. “”Fu il Congresso del partito svoltosi a Mannheim nel settembre 1906 a costituire l’atto quasi notarile della piena vittoria dei sindacati. E il notaio di questa vittoria altri non fu che il capo del partito August Bebel Lo sciopero di massa non fu rinnegato, ma fu messo in archivio. Bebel, nella sua relazione sulla sciopero politico di massa, mise al centro le differenze fra Russia e Germania, e quindi l’improponibilità dei metodi russi per le masse tedesche. La rottura di Bebel con l’ala radicale fu netta. (….) Quanto al problema specifico dello sciopero di massa, Bebel non rinnegò le posizioni espresse a Jena, ma ne limitò la portata in modo tale da farle di fatto coincidere con quelle dei sindacati. Infatti egli sollevò al congresso il pieno consenso di Legien e di Bömelburg e dei leader revisionisti. David, questa volta attaccando Kautsky, il quale aveva sostenuto nel gennaio 1906 che le esperienze russe dovevano indurre la socialdemocrazia tedesca a rivedere la sua tattica, affermò ancora una volta che la Russia non poteva insegnare niente, che nulla era da rivedere, che il “”revisionismo rivoluzionario”” andava respinto. Il congresso adottò infine una risoluzione, presentata da Bebel, che significava una vera e propria capitolazione del partito di fronte ai sindacati, anche se in apparenza si trattava di un compromesso fra le due parti. In essa si diceva che non sussisteva alcuna controversia fra partito e sindacato sullo sciopero di massa; che, nel caso ipotetico che allo sciopero di massa si arrivasse, partito e sindacati avrebbero proceduto d’intesa; che sindacati e partito avevano pari dignità, ma che i primi dovevano impegnarsi ad agire secondo uno “”spirito socialdemocratico””. Questa risoluzione venne approvata con 386 sì e 5 no. Fra i sì vi erano i capi sindacali, David, Kautsky, Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht. Il reale significato della votazione non sfuggì ai socialdemocratici moderati, che la considerarono una sconfitta dell’ala radicale. L’organo della socialdemocrazia bavarese, il “”Münchner Post””, colse il segno, scrivendo che potevano dirsi cancellati i risultati del Congresso di Dresda (1903), il quale aveva segnato la sconfitta del revisionismo, e le divisioni fra partito e sindacati. Non poteva, comunque, esservi dubbio alcuno che “”le decisioni prese a Mannheim sulla questione dello sciopero di massa”” erano il frutto “”della crescente influenza dei sindacati sul partito””. Gli sconfitti erano gli ideologi come Kautsky e Rosa Luxemburg; con la sconfitta di quest’ultima soprattutto l’esempio russo era stato espunto dalla strategia della socialdemocrazia tedesca”” (pag 564-565)”,”MGEx-240″
“SALVADORI Massimo L.”,”Storia d’Italia e crisi di regime. Saggio sulla politica italiana, 1861-2000.”,”Massimo L. Salvadori, già ordinario di storia delle dottrine politiche, è professore emerito dell’università di Torino. Per i nostri tipi è autore di L’utopia caduta, Storia del pensiero comunista da Lenin a Gorbaciov, La parabola del comunismo, Potere e libertà nel mondo moderno, La Sinistra nella storia italiana, L’occasione socialista nell’era della globalizzazione, Le inquietudini dell’uomo onnipotente, Il Novecento, Un’introduzione. Nella sua puntuale ricognizione storico-politica, che parte dal 1861 evidenzia tutte le carenze di una nazione debole, l’autore illustra le distorsioni che hanno caratterizzato nel nostro paese il rapporto tra forze di governo e forze di opposizione, impedendo lo sviluppo dei tratti fondamentali di una moderna democrazia; il normale avvicendamento tra due schieramenti stabili e la reciproca legittimazione dei partiti.”,”ITAB-006-FL”
“SALVADORI Massimo L.”,”Potere e libertà nel mondo moderno. John C. Calhoun: un genio imbarazzante.”,”Libro dedicato alla memoria di Richard Hofstadter Massimo L. Salvadori (Ivrea, 1936) è professore ordinario di storia delle dottrine politiche all’Università di Torino (1996). “”Come vari studiosi americani hanno osservato, a partire da Current (1), Calhoun ha anticipato Marx (non fu in vero certo il solo a farlo) nel proclamare che tutta la società è stata storia della lotta di classe tra proprietari e non proprietari, tra detentori del controllo sui mezzi di produzione e coloro che ne sono privi. Si è avuto modo di notare nel corso di questo studio come Calhoun abbia altresì considerato – e qui vi è un’altra analogia con Marx molto significativa – il possibile connubio tra potere politico e potere economico quale una causa tale da ridurre il governo a comitato d’affari dell’oligarchia economicamente dominante. Un ulteriore elemento di analogia, infine, è la convinzione di Calhoun che il sistema capitalistico e il processo di industrializzazione da un lato rappresentassero uno straordinario, ineguagliato progresso nella storia dell’umanità e dall’altro che essi, in conseguenza dello sfruttamento, fomentassero la rivoluzione sociale. Detto questo, occorre subito mettere in evidenza ciò che nettamente separò l’americano dal tedesco. Pur convergendo nell’analisi di alcuni dati storico-empirici di grande rilievo, i due collocarono questi stessi dati in un contesto e in una visione del tutto divergenti. Calhoun riteneva la natura classista dei rapporti economico-sociali e lo sfruttamento elementi ineliminabili; Marx elementi storicamente condizionati, transitori e eliminabili. Calhoun pensava che la rivoluzione rappresentasse per il capitalismo una pericolosa possibilità da evitarsi; Marx la vedeva come una necessità e un processo inarrestabile. Calhoun considerava l’equiparazione del governo a comitato d’affari una degenerazione a cui ci si poteva opporre; Marx un modo di essere intrinseco al sistema capitalistico. Calhoun, insomma, agitava lo spettro della rivoluzione in nome della conservazione, Marx in nome del sovvertimento globale dell’ordine esistente. L’uno detestava quello spettro come un demonio, l’altro lo considerava l’angelo del Progresso. Il che era coerente con le diverse premesse che stavano alla base della pur comune teoria della lotta di classe come aspetto caratterizzante della dinamica sociale. Marx si collegava alla tradizione rivoluzionaria socialista francese che dal conflitto tra le classi aveva tratto l’idea del necessario rovesciamento della società borghese; Calhoun alla tradizione radicata nel pensiero dei Padri fondatori come John Adams e James Madison, i quali, mentre avevano riconosciuto la contrapposizione di interessi tra proprietari e non proprietari, avevano d’altra parte espresso la convinzione che quel conflitto potesse e dovesse essere regolato dalle istituzioni così da evitare che esso degenerasse in guerra sociale. Sostenendo per parte sua che ogni società civilizzata si fondava sulla lotta di classe, Calhoun riformulò nel contesto della modernizzazione capitalistica e in maniera più organica le idee che Adams e Madison avevano già consegnato alla cultura politica del loro paese. Il primo nella ‘Defence of the Constitutions of Government of the United States of America’ del 1787-88 aveva scritto che «in ogni società dove esiste la proprietà, ci sarà sempre una lotta tra i ricchi e i poveri». Il secondo nel famoso n. 10 del ‘Federalist’ aveva espresso un concetto in tutto simile (…). Certo è, comunque, che, quali che fossero le diversità, Calhoun al pari di Marx e prima di lui sviluppò una radicale critica alla società capitalistica borghese individualistica e dei suoi «idoli», all’interno della quale la difesa della comunità fondata sul sistema schiavistico giocò un ruolo di idea-forza paragonabile alla visione marxiana della società senza classi”” [Massimo L. Salvadori, ‘Potere e libertà nel mondo moderno. John C. Calhoun: un genio imbarazzante’, Roma Bari, 1996] (1) “”Nel 1963 Richard N. Current, autore del notevole saggio del 1943 in cui, influenzando una serie di studi successivi, aveva attirato l’attenzione sulla tesi di Calhoun «anticipatore» di Marx, pubblicava un profilo complessivo del leader sudista assai critico nelle sue conclusioni”” (pag 59) “”Nel 1963 Richard N. Current, autore del notevole saggio del 1943 in cui, influenzando una serie di studi successivi, aveva attirato l’attenzione sulla tesi di Calhoun «anticipatore» di Marx, pubblicava un profilo complessivo del leader sudista assai critico nelle sue conclusioni”” (pag 59)”,”TEOP-482″
“SALVADORI Massimo L.”,”L’Europa degli americani. Dai padri fondadori a Roosevelt.”,”Massimo L. Salvadori, già ordinario di storia delle dottrine politiche, è professore emerito dell’università di Torino. Per i nostri tipi è autore di L’utopia caduta, Storia del pensiero comunista da Lenin a Gorbaciov, La parabola del comunismo, Potere e libertà nel mondo moderno, La Sinistra nella storia italiana, L’occasione socialista nell’era della globalizzazione, Le inquietudini dell’uomo onnipotente, Il Novecento, Un’introduzione.”,”USAG-002-FL”
“SALVADORI Massimo L.”,”La parabola del comunismo.”,”Massimo L. Salvadori, già ordinario di storia delle dottrine politiche, è professore emerito dell’università di Torino. Per i nostri tipi è autore di L’utopia caduta, Storia del pensiero comunista da Lenin a Gorbaciov, La parabola del comunismo, Potere e libertà nel mondo moderno, La Sinistra nella storia italiana, L’occasione socialista nell’era della globalizzazione, Le inquietudini dell’uomo onnipotente, Il Novecento, Un’introduzione. Nella sua puntuale ricognizione storico-politica, che parte dal 1861 evidenzia tutte le carenze di una nazione debole, l’autore illustra le distorsioni che hanno caratterizzato nel nostro paese il rapporto tra forze di governo e forze di opposizione, impedendo lo sviluppo dei tratti fondamentali di una moderna democrazia; il normale avvicendamento tra due schieramenti stabili e la reciproca legittimazione dei partiti. Eletto alla Camera nel 1992, è deputato del PDS.”,”RUSS-074-FL”
“SALVADORI Massimo L.”,”Storia d’Italia e crisi di regime. Saggio sulla politica italiana, 1861-2000.”,”Massimo L. Salvadori, già ordinario di storia delle dottrine politiche, è professore emerito dell’università di Torino. Per i nostri tipi è autore di L’utopia caduta, Storia del pensiero comunista da Lenin a Gorbaciov, La parabola del comunismo, Potere e libertà nel mondo moderno, La Sinistra nella storia italiana, L’occasione socialista nell’era della globalizzazione, Le inquietudini dell’uomo onnipotente, Il Novecento, Un’introduzione. Nella sua puntuale ricognizione storico-politica, che parte dal 1861 evidenzia tutte le carenze di una nazione debole, l’autore illustra le distorsioni che hanno caratterizzato nel nostro paese il rapporto tra forze di governo e forze di opposizione, impedendo lo sviluppo dei tratti fondamentali di una moderna democrazia; il normale avvicendamento tra due schieramenti stabili e la reciproca legittimazione dei partiti.”,”ITQM-020-FL”
“SALVADORI Massimo L.”,”Storia d’Italia e crisi di regime. Alle radici della politica italiana.”,”Massimo L. Salvadori, già ordinario di storia delle dottrine politiche, è professore emerito dell’università di Torino. Per i nostri tipi è autore di L’utopia caduta, Storia del pensiero comunista da Lenin a Gorbaciov, La parabola del comunismo, Potere e libertà nel mondo moderno, La Sinistra nella storia italiana, L’occasione socialista nell’era della globalizzazione, Le inquietudini dell’uomo onnipotente, Il Novecento, Un’introduzione. Nella sua puntuale ricognizione storico-politica, che parte dal 1861 evidenzia tutte le carenze di una nazione debole, l’autore illustra le distorsioni che hanno caratterizzato nel nostro paese il rapporto tra forze di governo e forze di opposizione, impedendo lo sviluppo dei tratti fondamentali di una moderna democrazia; il normale avvicendamento tra due schieramenti stabili e la reciproca legittimazione dei partiti. Eletto alla Camera nel 1992, è deputato del PDS.”,”ITAB-017-FL”
“SALVADORI Massimo L.”,”Storia d’Italia e crisi di regime. Saggio sulla politica italiana 1861-1996.”,”Massimo L. Salvadori, già ordinario di storia delle dottrine politiche, è professore emerito dell’università di Torino. Per i nostri tipi è autore di L’utopia caduta, Storia del pensiero comunista da Lenin a Gorbaciov, La parabola del comunismo, Potere e libertà nel mondo moderno, La Sinistra nella storia italiana, L’occasione socialista nell’era della globalizzazione, Le inquietudini dell’uomo onnipotente, Il Novecento, Un’introduzione. Nella sua puntuale ricognizione storico-politica, che parte dal 1861 evidenzia tutte le carenze di una nazione debole, l’autore illustra le distorsioni che hanno caratterizzato nel nostro paese il rapporto tra forze di governo e forze di opposizione, impedendo lo sviluppo dei tratti fondamentali di una moderna democrazia; il normale avvicendamento tra due schieramenti stabili e la reciproca legittimazione dei partiti. Eletto alla Camera nel 1992, è deputato del PDS.”,”ITAB-018-FL”
“SALVADORI Massimo L.”,”Kautsky e la rivoluzione socialista, 1880-1938.”,”Massimo L. Salvadori, nato a Ivrea nel 1936, insegna all’Univ di Torino. Ha condotto i suoi studi nelle Univ di Torino e Lipsia. E’ stato allievo dell’Istituto Italiano per gli Studi storici di Napoli. In retrocopertina bibliografia dell’autore. “”Ritengo opportuno soffermarmi sul dissenso con il saggio su Kautsky di Matthias (Erich Matthias, Kautsky e il kautskismo. La funzione dell’ideologia nella Socialdemocrazia tedesca fino alla prima guerra mondiale, De Donato, 1971, ndr). Lo studioso tedesco ha interpretato il ruolo di Kautsky nella socialdemocrazia tedesca prima della guerra mondiale come un ruolo che lo condusse in effetti ad essere il portatore di una concezione dell’integrazone nella società dominante, mentre in apparenza egli era il teorico della “”rivoluzione socialista””. Quel che manca in modo essenziale nel saggio di Matthias è il vero oggetto dell’analisi, nel senso che egli non assume a problema il nodo decisivo. Delineare il kautskismo in termini di semplice ideologia dell’integrazione presume una “”responsabilità”” di questo; vita alla luce dell’ipotesi che una diversa funzione dell’ideologia avrebbe potuto consentire alla socialdemocrazia tedesca di sfuggire all’integrazione stessa. Ma quel che portò la socialdemocrazia tedesca a rimanere integrata non fu un uso errato dell’ideologia; questo piuttosto fu semmai il prodotto delle condizioni reali. La socialdemocrazia tedesca fra la fine del secolo XIX e il 1914 visse una situazione del tutto imprevista rispetto all’eredità lasciata dal marxismo, che pure era diventato la sua ideologia ufficiale. Fu la combinazione di un ferreo apparato conservatore fondato sul connubio fra militarismo aristocratico e alta burocrazia da un lato, e uno sviluppo capitalistico senza precedenti dominato da un capitalismo finanziario brutale dall’altro, che determinarono, per amore o per forza, con il concorso attivo di alcuni settori della socialdemocrazia tedesca e l’opposizione di altri, l’integrazione (che ebbe però, come ho mostrato, nel movimento sindacale il suo vero “”motore””). La socialdemocrazia tedesca fu il primo grande partito operaio che, in forma nuda e cruda, si trovò a dover fare i conti con un capitalismo di cui essa era stata preparata dalla teoria ad intravvedere una rapida fine e non l’esplosione imperialistica accompagnata da una forte base di massa. Kautsky visse in questo contesto in modo contraddittorio e oscillante fra ottimismo e turbamenti legati alla percezione che “”qualcosa non quadrava””; e la sua ideologia fu l’espressione di siffatta situazione assai più che non una reale e decisiva concausa”” (pag 15-16) Volume dedicato alla memoria di Ernesto Ragionieri. L’autore ringrazia anche Theodor Pinkus, libraio di Zurigo (ora mancato).”,”KAUS-001-FF”
“SALVADORI Massimo L.”,”L’occasione socialista nell’era della globalizzazione.”,”Massimo L. Salvadori, già ordinario di storia delle dottrine politiche, è professore emerito dell’università di Torino. Per i nostri tipi è autore di L’utopia caduta, Storia del pensiero comunista da Lenin a Gorbaciov, La parabola del comunismo, Potere e libertà nel mondo moderno, La Sinistra nella storia italiana, L’occasione socialista nell’era della globalizzazione, Le inquietudini dell’uomo onnipotente, Il Novecento, Un’introduzione. Nella sua puntuale ricognizione storico-politica, che parte dal 1861 evidenzia tutte le carenze di una nazione debole, l’autore illustra le distorsioni che hanno caratterizzato nel nostro paese il rapporto tra forze di governo e forze di opposizione, impedendo lo sviluppo dei tratti fondamentali di una moderna democrazia; il normale avvicendamento tra due schieramenti stabili e la reciproca legittimazione dei partiti. Eletto alla Camera nel 1992, è deputato del PDS.”,”TEOS-101-FL”
“SALVADORI Massimo L.”,”Orientamenti della attuale storiografia sul partito comunista d’Italia (1921-1926)”,”Citato il testo di A. Bordiga, ‘La linea storica della sinistra comunista dalle origini fino al 1919 in Italia’ (Milano, 1964) (pag 88 e sgg.) Citato il saggio di G. Amendola, ‘Un archivista nella rivoluzione’, in ‘Comunismo’, pp. 105-37 (pag 92 e sgg.)”,”STOx-319″
“SALVADORI Massimo L.”,”Gramsci e il problema storico della democrazia.”,”Massimo L. Salvadori, nato ad Ivrea nel 1936, insegna storia delle dottrine politiche alla Facoltà di Magistero dell’Università di Torino. “”Ecco che, assumento a misura la piena disponibilità, le riserve di Gramsci sui metodi investivano l’essenza del costume politico che Stalin introduceva nel movimento operaio internazionale e nell’Urss. E’ così che la resistenza di Gramsci sul terreno dei metodi poteva apparire come un elemento che rafforzava l’Opposizione russa. Humbert-Droz venne in Italia. Il gruppo dirigente italiano rifletté le posizioni di Gramsci, schierandosi politicamente con la maggioranza russa, ma esprimendo riserve «sui metodi impiegati». Gramsci però venne arrestato e non poté partecipare all’incontro con il messo dell’IC”” (pag 42)”,”GRAS-001-FC”
“SALVADORI Massimo L.”,”Gaetano Salvemini.”,”SALVADORI Massimo L., nato a Ivrea nel 1936, si è laureato in filosofia all’Università di Torino. Ha proseguito gli studi all’Univ. di Dublino, all’Istituto italiano per gli studi storici, e all’Università di Lipsia. Ha pubblicato ‘Il mito del buongoverno’ (sulla questione meridionale) che ha vinto il premio Einaudi.”,”SALV-001-FC”
“SALVADORI Massimo L. GUGGIOLA Gabriele MENDOLIA Silvia MELINDI GHIDI Paolo ZUCCA MICHELETTO Beatrice CARNAZZA Irene CAMPUS Mauro SILVESTRI Paolo GIORDANO Alberto CARMAGNANI Marcello EINAUDI Luigi RUINI Meuccio CAMURANI Ercole”,”Presupposti storici e ideali dell’unificazione europea (Salvadori); Istituzioni federali e tattiche redistributive (Guggiola); Unemployment and mental well-being (Mendolia); Population ageing, longevity and health (Melindi Ghidi); Mercato del lavoro, mobilità e ciclo di vita. Torino nella seconda metà del XVIII secolo (Zucca Micheletto); La storiografia americana e la grande guerra: dieci anni di riflessioni e revisioni (1918-1928); Le premesse del terzo tempo: la trasformazione strutturale dell’economia atlantica e l’Italia dal 1948 al 1950 (Campus); Rileggendo Einaudi e Croce: spunti per un liberalismo fondato su un’antropologia della libertà (Silvestri); Per un’Italia libera e democratica. I liberali e il sistema politico repubblicano nel secondo dopoguerra (1945-1970); L’agricoltura familiare in America Latina (Carmagnani); Luigi Einaudi e Meuccio Ruini. Lettere e documenti (Camurani, a cura).”,”Contiene il saggio: Irene Carnazza, ‘La storiografia americana e la grande guerra: dieci anni di riflessioni e revisioni (1918-1928) (pag 167-188)”,”ANNx-038-FP”
“SALVADORI Massimo L.”,”Kautsky e la rivoluzione socialista, 1880-1938.”,”Massimo L. Salvadori, nato a Ivrea nel 1936, insegna all’Univ di Torino. Ha condotto i suoi studi nelle Univ di Torino e Lipsia. E’ stato allievo dell’Istituto Italiano per gli Studi storici di Napoli. In retrocopertina bibliografia dell’autore. “”Ritengo opportuno soffermarmi sul dissenso con il saggio su Kautsky di Matthias (Erich Matthias, Kautsky e il kautskismo. La funzione dell’ideologia nella Socialdemocrazia tedesca fino alla prima guerra mondiale, De Donato, 1971, ndr). Lo studioso tedesco ha interpretato il ruolo di Kautsky nella socialdemocrazia tedesca prima della guerra mondiale come un ruolo che lo condusse in effetti ad essere il portatore di una concezione dell’integrazone nella società dominante, mentre in apparenza egli era il teorico della “”rivoluzione socialista””. Quel che manca in modo essenziale nel saggio di Matthias è il vero oggetto dell’analisi, nel senso che egli non assume a problema il nodo decisivo. Delineare il kautskismo in termini di semplice ideologia dell’integrazione presume una “”responsabilità”” di questo; vita alla luce dell’ipotesi che una diversa funzione dell’ideologia avrebbe potuto consentire alla socialdemocrazia tedesca di sfuggire all’integrazione stessa. Ma quel che portò la socialdemocrazia tedesca a rimanere integrata non fu un uso errato dell’ideologia; questo piuttosto fu semmai il prodotto delle condizioni reali. La socialdemocrazia tedesca fra la fine del secolo XIX e il 1914 visse una situazione del tutto imprevista rispetto all’eredità lasciata dal marxismo, che pure era diventato la sua ideologia ufficiale. Fu la combinazione di un ferreo apparato conservatore fondato sul connubio fra militarismo aristocratico e alta burocrazia da un lato, e uno sviluppo capitalistico senza precedenti dominato da un capitalismo finanziario brutale dall’altro, che determinarono, per amore o per forza, con il concorso attivo di alcuni settori della socialdemocrazia tedesca e l’opposizione di altri, l’integrazione (che ebbe però, come ho mostrato, nel movimento sindacale il suo vero “”motore””). La socialdemocrazia tedesca fu il primo grande partito operaio che, in forma nuda e cruda, si trovò a dover fare i conti con un capitalismo di cui essa era stata preparata dalla teoria ad intravvedere una rapida fine e non l’esplosione imperialistica accompagnata da una forte base di massa. Kautsky visse in questo contesto in modo contraddittorio e oscillante fra ottimismo e turbamenti legati alla percezione che “”qualcosa non quadrava””; e la sua ideologia fu l’espressione di siffatta situazione assai più che non una reale e decisiva concausa”” (pag 15-16) Volume dedicato alla memoria di Ernesto Ragionieri. L’autore ringrazia anche Theodor Pinkus, libraio di Zurigo (ora mancato).”,”KAUS-005-FC”
“SALVADORI Massimo L.; TERNI Massimo”,”Il giacobinismo nel pensiero marxista (Salvadori); Il paradosso giacobino (Terni). (Saggi e dibattiti)”,”Relazione di Salvadori al convegno sul giacobinismo svoltosi a Roma il 28-29 aprile, organizzato da ‘La Nuova Italia editrice’ “”A testimonianza del peso che il modello della rivoluzione francese conservava originariamente nella socialdemocrazia presso coloro che dovevano diventare la nuova generazione marxista, la generazione cioè dei diffusori e sistematizzatori del marxismo e le guide teoriche della Seconda Internazionale, possiamo citare quanto Karl Kautsky scrisse nella sua tarda opera ‘Die Materialistisce Geschichtauffassung’ del 1927, Kautsky, riferendosi al periodo in cui egli entrò nel partito socialdemocratico (cioè a metà degli anni ’70), scrive «Eravamo tutti convinti che saremmo andati incontro a una nuova edizione della grande rivoluzione francese , solo con un proletariato più sviluppato» (4). Questa osservazione è molto interessante ai fini del nostro discorso, anche se Kautsky subito dopo aggiunge che il modello della grande rivoluzione conviveva, generando incertezze, con quelli del 1848 e del 1871. In realtà, nel periodo della Seconda Internazionale, nell’Europa centro-occidentale il modello giacobino perde sempre più significato in relazione agli effetti di uno sviluppo capitalistico impetuoso che per un verso provoca parlamentarizzazione e parlamentarismo e per l’altro mette al centro un rivoluzionarismo che in ogni caso è essenzialmente antigiacobino, poiché poggia sull’idea di una rivoluzione proletaria di massa che si emancipa dal primato dell’iniziativa delle ‘élites’. In questo senso sono antigiacobini i sindacalisti rivoluzionar, che affondano le loro radici nell’antigiacobinismo di Proudhon; e sono antigiacobini anche i marxisti rivoluzionari come – per fare un unico nome di immediata risonanza – Rosa Luxemburg (…)”” (pag 102) [(4) K. Kautsky, ‘Die Materialistisce Geschichtauffassung’, vol. II, Berlin, 1927, p. 658] La polemica di Trockij e della Luxemburg. “”Il violento attacco che Trotsky condusse contro Lenin ne ‘I nostri compiti politici’ del 1904 (Roma, 1972, p. 124-141) è tutto riassunto nell’accusa rivolta a quest’ultimo di aspirare al ruolo di nuovo Robespierre all’interno di un movimento operaio e di una socialdemocrazia che hanno il proprio tratto distintivo proprio in una politica che deve legare masse operaie e partito in modo opposto a quello che legava popolo e giacobini. Trotsky riprende appieno un filone del pensiero di Marx, servendosi persino delle sue parole . Il giacobinismo è un tentativo di soffocare le “”contraddizioni interne”” della società borghese alla luce di un ideale utopico e antistorico. La ghigliottina rappresentò la materializzazione sanguinosa di questa utopia ideologica. (…)”” (pag 105) “”Nel 1906, in un altro importante saggio ‘Bilanci e prospettive’ Trotsky da un lato mantiene intatto il suo antigiacobinismo, tanto da scrivere che «tutto l’attuale movimento proletario internazionale si è formato e rafforzato nella lotta contro le tradizioni del giacobinismo»; dall’altr, però, sull’onda della rivoluzione russa e delle accuse alla socialdemocrazia di «giacobinismo» da parte del «liberalismo anemico», prende ora a difendere il giacobinismo come modello di energia rivoluzionaria che «resta vivo, come tradizione, nella memoria del popolo» (10). E addirittura indice nella «dittatura dei sanculotti» (n episodio «non transitorio», tanto da segnare con la «sua impronta tutto il secolo successivo» (11)”” (pag 106) “”E’ ancora una volta Lenin a prendere partito senza esitazione a favore dei giacobini, insomma a proclamarsi neogiacobino in quanto autentico rivoluzionario socialista. Nel giugno 1917 egli, addirittura, prende partito per i giacobini facendo tacere qualsiasi riserva. «La grandezza storica dei veri giacobini, dei giacobini del 1793, è consistita nel fatto che essi erano “”giacobini ‘con’ il popolo””, con la ‘maggioranza rivoluzionaria del popolo, con le classi ‘rivoluzionarie’ più avanzate del ‘loro’ tempo» (13). E’ evidente che dunque qui il bolscevismo viene concepito come un giacobinismo che deve riprendere l’opera di quest’ultimo su basi sociali bensì nuove ma secondo una continuità del modello di direzione politica. Poco dopo, Lenin riprende il discorso sui giacobini. E dice esplicitamente che i proletari e i semiproletari rivoluzionari sono «i “”giacobini”” del XX secolo». E dove individua Lenin propriamente la sede dell’identità giacobini – forze rivoluzionarie del XX secolo? Nel pieno accordo su come si eserciti la dittatura. Ecco: «I giacobini del 1793 sono entrati nella storia come un grande esempio di lotta veramente rivoluzionaria contro la ‘classe degli sfruttatori’ da parte della ‘classe dei lavoratori e degli oppressi’, impadronendosi di ‘tutto’ il potere statale (14)”” (pag 106) “”Detto questo, Lenin esprime quella che alla luce del successivo corso del bolscevismo appare una vera e propria utopia leniniana. Egli dice che il giacobinismo dei rivoluzionari socialista sarà senza terrore. «I “”giacobini”” del XX secolo – dice – non si metteranno a ghigliottinare i capitalisti»; sarà sufficiente arrestare un pugno di grossi capitalisti per stroncare la reazione (15)”” (pag 107) “”Vorrei infine notare che il giacobinismo di Lenin ebbe nel corso degli anni che dal 1917 vanno al 1919-20 due diverse fasi: prima la fase sovietistica e poi quella del totale svuotamento dei soviet. Ma si badi: tanto nella prima che nella seconda fase Lenin restò un giacobino nel senso che mai sottopose alla spontaneità-sovranità del popolo”” (pag 107) [(10 .D. Trotsky, Classi sociali e rivoluzione. Bilanci e prospettive, Milano, 1976, pp. 70-71; (11) Ibidem, p. 87; (13) V.I. Lenin, Opere complete, vol. XXIV, Roma, 1966, pag 543; (14) V.I. Lenin, Opere complete, vol XXV, Roma, 1967, pp 49-50; (15) Ibidem, p. 49] [Massimo L. Salvadori, ‘Il giacobinismo nel pensiero marxista’, Mondo Operaio, n: 5, maggio 1982, pag 100-111]”,”MADS-027-FGB”
“SALVADORI Massimo L.”,”Storia dell’età contemporanea dalla restaurazione all’eurocomunismo. Volume primo, 1815-1914.”,”Dono Mario Caprini”,”EURx-354″
“SALVADORI Massimo L., con un saggio introduttivo di Angelo D’ORSI”,”Gramsci e il problema storico della democrazia.”,”Massimo L. Salvadori è professore emerito dell’Università di Torino. È autore di vari studi tra cui ‘L’Europa degli americani. Dai padri fondatori a Roosevelt’ (Laterza, 2005). Gramsci, il Capitale di Marx e ‘i canoni del materialismo storico’ “”Per caratterizzare il marxismo di Gramsci è necessario partire dal celebre articolo ‘La rivoluzione contro il «Capitale»’. Questo articolo, considerato alla luce dell’intero iter gramsciano, appare come un vero e proprio manifesto ideologico. In esso Gramsci fissò in modo assai preciso la chiave della sua interpretazione del marxismo. Esso non era solo una decisa presa di posizione e di rifiuto delle interpretazioni positivistiche del ‘Capitale’, del piatto economicismo, della pedanteria dei riformisti, e delle gherminelle ideologiche degli avversari (8); era qualcosa di più e di diverso: era una vera e propria petizione di principio su ciò che era vivo e ciò che era morto del marxismo alla luce di una determinata epoca storica, dei suoi compiti e dei traguardi culturali da essa raggiunti. Gramsci scriveva: la rivoluzione dei bolscevichi «è la rivoluzione contro il ‘Capitale’ di Carlo Marx. Il ‘Capitale’ di Marx era, in Russia, il libro dei borghesi, più che dei proletari». Indubbiamente il significato ‘politico’ di una simile affermazione era che ‘Il capitale’ in Russia veniva di fatto utilizzato ideologicamente a fini riformistici. Ma detto questo rimane da chiarire se un simile uso fosse possibile ‘grazie’ o ‘contro’ ‘Il Capitale’. Ora tutto il significato dell’articolo di Gramsci è che questo avveniva nella fedeltà a certe generalizzazioni contenute nel ‘Capitale’. La conclusione di Gramsci era questa: che quanto era avvenuto in Russia dimostrava «che i canoni del materialismo storico non sono così ferrei come si potrebbe pensare e si è pensato». Ma che cosa esattamente era stato negato del ‘Capitale’ e dei canoni del materialismo storico? Nel caso specifico i canoni del materialismo storico si esprimevano nella «dimostrazione critica della fatale necessità che in Russia si formasse una borghesia, si iniziasse un’era capitalistica, si instaurasse una civiltà di tipo occidentale, prima che il prolatriato potesse neppure pensare alla sua riscossa, alle sue rivendicazioni di classe, alla sua rivoluzione (9)». È probabile che Gramsci stabilisse un collegamento fra le posizioni pratiche mensceviche e riformiste e la loro giustificazione teorica contenuta in una ben individuabile pagina della Prefazione alla prima edizione del ‘Capitale’, in cui Marx scrive: «Il fisico osserva i processi naturali nel luogo dove essi si presentano nella forma più definita e meno offuscata da influssi perturbatori (…). In quest’opera debbo indagare il ‘modo capitalistico di produzione e i rapporti di produzione e di scambio’ che gli corrispondono. Fino a questo momento, loro sede classica è l’ ‘Inghilterra’. Per questa ragone è l’Inghilterra principalmente che serve a illustrare lo svolgimento dela mia teoria»; continua asserendo che, in conseguenza delle leggi e delle tendenze che operano nel campo della produzione capitalistica «con bronzea necessità», «il paese industrialmente più sviluppato non fa che mostrare a quello meno sviluppato l’immagine del suo avvenire» (10); e conclude con la celebre sentenza, che ha costituito il pezzo forte della concezione meccanica e fatalista della II Internazionale: «Anche quando una società è riuscita a intravvedere ‘la legge di natura del proprio movimento (…) non può né saltare né elimiare per decreto le fasi naturali dello svolgimento (…). Il mio punto di vista (…) concepisce lo ‘sviluppo della formazione economica della società’ come ‘processo di storia naturale’» (11)”” (pag 220-221) [Massimo L. Salvadori, Gramsci e il problema storico della democrazia’, Viella, Roma, 2007] [(8) P. Togliatti, ‘Il leninismo nel pensiero e nell’azione di A. Gramsci’, in ‘Studi gramsciani’, p. 23; (9) SG, p. 150; (10) K. Marx, ‘Il capitale’, libro I, I, Editori Riuniti, Roma, 1954, p. 16; (11) Ibidem, p. 18]”,”GRAS-003-FMB”
“SALVADORI Massimo L.”,”L’alternativa dell’Europa. Quarant’anni dopo Yalta.”,”Massimo L. Salvadori (Ivrea, 1936) ha insegnato Storia contemporanea all’Università di TOrino. Ha al suo attivo molte pubblicazioni tra cui ‘Storia del pensiero comunista. La Lenin alla crisi dell’internazionalismo’ (1984).”,”EURx-008-FMB”
“SALVAGO-RAGGI Giuseppe”,”Lettere dall’Oriente.”,”G. Salvago-Raggi il futuro diplomatico, ministro plenipotenziario a Pechino durante la guerra dei Boxers, a 22 anni affronta il viaggio in Oriente a bordo dell’ ‘Arabia’, e ripercorre con le sue lettere luoghi e atmosfere, compagni di viaggio eccentrici, tra cui il mitico Schliemann, l’archeologo che riportò alla luce la città di Troia e il tesoro di Priamo.”,”ASGx-017-FFS”
“SALVARANI Gianni”,”Breve storia del movimento sindacale italiano. I centoquattro anni del sindacalismo confederale. I sessanta anni dalla fondazione della UIL.”,”Gianni Salvarani, vice Presidente dell’Isituto di Studi Sindacali della Uil.”,”SIND-136″
“SALVATI Mariuccia a cura e introduzione”,”I giornali della Comune.”,”Antologia della stampa comunarda dal 7 settembre 1870 al 24 maggio 1871″,”MFRC-020″
“SALVATI Mariuccia”,”Il regime e gli impiegati. La nazionalizzazione piccola-borghese nel ventennio fascista.”,”La SALVATI (Cremona, 1941) insegna storia dei partiti politici all’Univ di Bologna (corso di laurea in Storia). Tra le sue opere: -La Comune di Parigi. MILANO. 1971 -Stato e industria nella ricostruzione. MILANO. 1982 -Da Berlino a New York. Crisi della classe media e futuro della democrazia nelle scienze sociali degli anni Trenta. BOLOGNA. 1989″,”ITAF-024″
“SALVATI Mariuccia; testi di BINGHAM COREY CRONER DREYFUSS ENGELHARD GEIGER HOLCOMBE JOHNSON KIRCHHEIMER LASSWELL LAZARSFELD LEDERER MARSCHAK NEUMANN SPEIER”,”Da Berlino a New York. Crisi della classe media e futuro della democrazia nelle scienze sociali degli anni Trenta.”,”Dopo la vittoria del nazismo, molti scienziati cacciati dalle Univ tedesche si stabilirono negli USA. La loro riflessione sulla natura della sconfitta e del consenso al regime hitleriano si saldò all’analisi della ‘classe media’ e del destino della democrazia. Nel libro sono riportati i testi di BINGHAM, COREY, CRONER, DREYFUSS, ENGELHARD, GEIGER, HOLCOMBE, JOHNSON, KIRCHHEIMER, LASSWELL, LAZARSFELD, LEDERER, MARSCHAK, NEUMANN, SPEIER. La SALVATI (insegna storia contemporanea all’ Univ Bologna) ha pubblicato tra l’altro: -Il regime e gli impiegati. La nazionalizzazione borghese nel ventennio fascista (1992) -L’ inutile salotto. L’ abitazione borghese nel ventennio fascista (1993) -Cittadini e governanti. La leadership nella storia dell’ Italia contemporanea (1997).”,”TEOS-047″
“SALVATI Mariuccia ZANNINO Franco, a cura; relazioni di Georges HAUPT Michelle PERROT Jürgen KOCKA Roland TREMPE’ Mariuccia SALVATI, interventi di Mariuccia SALVATI F. ANDREUCCI G. HAUPT C. PAVONE A. ARRU G. MANACORDA E. FANO M. D’AMELIA G. BONACCHI F. PITOCCO F. RIZZI M. MALATESTA F. RAMELLA A. GROPPI S. PORTELLI L. BASSO M. PERROT Giovanna PROCACCI N. BENVENUTI J. KOCKA N. GALLERANO L. VILLARI M. TELO’ G. MARRAMAO R. TREMPE’ A. ROSSI-DORIA G. MANACORDA S. BOLOGNA A. CARACCIOLO C. PAVONE M.G. MERIGGI F. ZANNINO S. PUCCINI U. CERRONI A. COLAJANNI A.M. SOBRERO C. PASQUINELLI A. SIGNORELLI G. PRESTIPINO A.M. CIRESE P. CLEMENTE T. TENTORI C. BERMANI D. SABBATUCCI S.LANARO S. PUCCINI V. LANTERNARI L.M. LOMBARDI-SATRIANI T. TENTORI G. RAPISARDA N. GASBARRO V. PADIGLIONE”,”Storia sociale e storia del movimento operaio. Atti del seminario, Roma 27 gennaio – 26 maggio 1978, a cura di Mariuccia Salvati. Orientamenti marxisti e studi antropologici italiani. Atti di due seminari, Roma 12 gennaio e 17 maggio 1980, a cura di Franco Zannino.”,”Relazioni di Georges HAUPT Michelle PERROT Jürgen KOCKA Roland TREMPE’ Mariuccia SALVATI. Interventi di M. SALVATI F. ANDREUCCI G. HAUPT C. PAVONE A. ARRU G. MANACORDA E. FANO M. D’AMELIA G. BONACCHI F. PITOCCO F. RIZZI M. MALATESTA F. RAMELLA A. GROPPI S. PORTELLI L. BASSO M. PERROT Giovanna PROCACCI N. BENVENUTI J. KOCKA N. GALLERANO L. VILLARI M. TELO’ G. MARRAMAO R. TREMPE’ A. ROSSI-DORIA G. MANACORDA S. BOLOGNA A. CARACCIOLO C. PAVONE M.G. MERIGGI F. ZANNINO S. PUCCINI U. CERRONI A. COLAJANNI A.M. SOBRERO C. PASQUINELLI A. SIGNORELLI G. PRESTIPINO A.M. CIRESE P. CLEMENTE T. TENTORI C. BERMANI D. SABBATUCCI S.LANARO S. PUCCINI V. LANTERNARI L.M. LOMBARDI-SATRIANI T. TENTORI G. RAPISARDA N. GASBARRO V. PADIGLIONE”,”MITT-086″
“SALVATI Mariuccia”,”Il Novecento. Interpretazioni e bilanci.”,”SALVATI Mariuccia insegna storia contemporanea all’ Università di Bologna. E’ autrice di molte opere (v. retrocopertina). “”La parola Novecento è infatti dapprima usata per i movimenti culturali di avanguardia novecentisti (per definizione “”europei”” e “”moderni””) che si sono venuti configurando nei primi decenni del secolo, in antitesi ai movimenti “”nazionali””…”” “”…la parola Novecento nasce in Italia avendo incorporato in sé la critica al mondo liberale e borghese ottocentesco, nonché i tratti prettamente cultural-artistici di tale critica…”” (pag 4)”,”STOx-071″
“SALVATI Michele”,”Economia e politica in Italia dal dopoguerra a oggi.”,”Michel SALVATI (Cremona, 1937) insegna politica economica all’ università di Torino. Ha scritto varie opere (tra cui ‘Alle origini dell’ inflazione italiana’, 1980) Svalutazione competitiva. “”Circa le prime, non è ora possibile ricordare in dettaglio l’ abile condotta del cambio che la Banca d’ Italia persegue sfruttando la debolezza del dollaro: con alle spalle lo stock di competitività guadagnato mediante la grande svalutazione della prima metà del 1976, il continuo scivolamento della lira nei confronti delle monete dei principali mercati d’ esportazione più che compensa la maggior crescita dei prezzi interni, e consente di riattivare, nella ripresa internazionale di fine decennio, una tipica export-led recovery (ripresa guidata dalle esportazioni), nostra vecchia specialità di cui si era persa quasi la memoria””. (pag 147)”,”ITAE-119″
“SALVATI Michele”,”La sinistra, il governo l’Europa.”,”Michele SALVATI è docente di economia politica all’Università Statale di Milano. E’ deputato (1997) del PDS.”,”PCIx-347″
“SALVATI Mariuccia”,”Stato e industria nella ricostruzione. Alle origini del potere democristiano (1944-1949).”,”Politica di deflazione ‘Vale ora la pena di ritornare a riflettere sul conflitto di interessi e sugli elementi contraddittori che accompagnano la scelta della deflazione e che inducono a considerarla – ben diversamente dalle vesti moralizzatrici che sembrò all’epoca rivestire (20) – una misura di razionalizzazione che favorì i complessi finanziariamente o politicamente più agguerriti e che saldò ancora più strettamente il capitale industriale e finanziario seppure attraverso la rivalutazione del ruolo statale. Ricordiamo che sul piano finanziario oltre che politico nel maggio del 1947 l’abbandono della strada inflazionistica era una scelta decisamente improrogabile anche per l’industria che ne aveva tratto i maggiori vantaggi. L’inflazione infatti influiva negativamente sui costi e sul volume delle esportazioni. Con i primi mesi del 1947 si chiude la fase dominata dai tessili, che avevano tratto profitti contingenti da un mercato favorevole e dal continuo rinvio della riconversione (21): i prodotti tessili devono fronteggiare il ritorno dei concorrenti internazionali con prezzi non competitivi e con costi crescenti dovuti al recupero del salario reale da parte della forza lavoro e al mancato rinnovo dei macchinari. L’orientamento della produzione sull’area del dollaro connesso agli schieramenti internazionali pone con urgenza il problema sempre rinviato della ristrutturazione del settore meccanico-siderurgico, anche se il problema è oscurato dalla domanda mondiale di beni capitali che consente persino nel 1947 alla Finsider di accantonare fondi di ammortamento e pagare dividendi (22). Ora, come è noto, in fase inflazionistica le aziende tendono a sottocontabilizzare i costi per il mancato adeguamento degli ammortamenti: parte del reddito dà luogo a riserve più o meno occulte, una parte si disperde in prezzi inadeguati o masse salariali non economiche, ma grazie al processo inflazionistico (la dilatazione del credito in crescente anticipo sulla formazione del risparmio e quindi l’espansione monetaria) si traduce in un costo fatto pagare alla collettività, ai detentori di carta moneta. Questo meccanismo che era servito ai produttori ad accantonare problemi di costo era ormai inutilizzabile nel 1947 soprattutto per i settori con maggiori immobilizzi: la crisi del risanamento finanziario (oltre che organizzativo e produttivo) era profonda e insormontabile con le sole forze del settore privato. Inoltre l’inflazione e l’aumento del reddito nazionale avevano ridimensionato rispetto al 1945 l’incidenza dei salari a vantaggio dei profitti. Soprattutto, emergeva dalle prospettive offerte dai rapporti internazionali e dai diversi livelli di espansione conquistati durante la guerra e i cui rapporti di forza sarebbero stati solo favoriti da una fase deflazionistica (23): infatti, mentre l’inflazione riduceva il risparmio e lo convogliava verso investimenti non produttivi (accumulazione di scorte e valute estere, costruzioni non essenziali, espansione della rete commerciale e distributiva) o competitivi rispetto alle attività di ricostruzione e rinnovamento (il moltiplicarsi di nuovi impianti aziendali, la crescente aggressività dei piccoli), “”diventava così più facile e ‘forse attraente’ portare avanti queste attività in un contesto deflazionistico, cioè in una situazione in cui la battaglia continua per le materie prime, il lavoro qualificato e le risorse estere dava luogo ad una relativa abbondanza”” (24). Tutto questo naturalmente senza far cenno del potere contrattuale e politico nei rapporti con il governo e la classe operaia che quella “”relativa abbondanza”” avrebbe comunque assicurato”” (pag 345-346). [Note: (20) Sempre nel dibattito alla Costituente Einaudi disse: “”E’ necessario che gli industriali e i commercianti i quali in passato hanno investito i loro guadagni in terreni, case, partecipazioni in altre imprese all’infuori delle loro proprie, smobilizzino le loro attività se vogliono conservare la proprietà delle loro aziende”” (‘La seduta di questa notte all’Assemblea Costituente’, G, 5 ottobre); (21) “”I tessili per fortuna continuano a produrre con macchinari di trent’anni fa”” afferma G. Alpino in ‘Riconversione di impianti piemontesi’ (G, 3 dicembre 1948); (22) J.J. Kaplan, ‘Economic Stagnation in Italy?’, cit., p. 23, riteneva la Finsider un’industria “”non economica””, come gran parte dell’industria italiana abituata a proteggere gli alti costi con gli alti prezzi. “”Tuttavia – osserva Kaplan – finché l’economia italiana opera a meno del pieno impiego sarà difficile determinare quali aziende sono non economiche””; (23) Cfr. Siro Lombardini, ‘La programmazione, idee, esperienze, problemi’, Torino, Einaudi, 1967, p. 19: “”In queste condizioni la politica tendenzialmente inflazionistica non era più necessaria, mentre apparivano sempre più rilevanti i pericoli che essa andava generando. Non fu quindi difficile imporre la nuova linea Einaudi. La politica relativamente deflazionistica favorì i grandi complessi che non avevano difficoltà alcuna di reperimento dei fondi. Poiché i grandi complessi erano anche quelli in grado di realizzare i maggiori incrementi nella produttività del lavoro e di trarre il maggior vantaggio dalle prospettive internazionali, si crearono così i presupposti per il particolare intenso sviluppo dell’economia italiana che sarà noto col termine di ‘miracolo economico”; (24) A.O. Hirschman, ‘Inflation and Deflation in Italy’, cit., p. 604] Politica di deflazione. ‘Liberalismo “”zoppo”” o “”protezionismo liberale””: 1947-1948′”,”ITAE-351″
“SALVATI Mariuccia”,”””La Comune di Parigi”” di Innocenzo Cervelli.”,”Mariuccia Salvati, Univ. di Bologna, Dipartimento di Storia Culture Civiltà, Bologna. Recensione del volume di I. Cervelli: ‘Le origini della Comune di Parigi. Una cronaca (31 ottobre 1870 – 18 marzo 1871), Viella, Roma, 2015. Il voluto ‘minimalismo’ di I. Cervelli. Il volume completa una ricerca (saggio) su Gustave Lefrançais (2008) e altri personaggi chiave del decennio che precede la Comune come G. Tridon A. Blanqui, J. Vallès, A. Vermorel, V. Hugo, L. Michel. Il titolo del secondo saggio di Cervelli è: ‘Verso la Comune. A margine di una lettera di Marx a Kugelmann’ (2009). Kugelmann, membro dell’AIL è noto per la lettera che Marx gli scrisse (12 aprile 1871) che indicava la Comune come prefigurazione di un futuro governo della classe operaia. Quella qui citata è invece del 3 marzo 1869, prima che tutto avesse inizio. “”Chi conosce Enzo Cervelli, non può che sorridere con simpatia riconoscendo nel titolo di questo corposo volume [1] il suo noto understatement, il suo voluto minimalismo: Le origini della Comune; sottotitolo: Una cronaca (31 ottobre 1870 – 18 marzo 1871). Lo stesso arrestarsi al 18 marzo è parte di questo understatement, come cercherò di dimostrare illustrando il contenuto e la vera ambizione del volume. Si tratta, infatti, di un’opera imponente e definitiva che conclude una ricerca avviata dal noto studioso diversi anni fa con due lunghi saggi: uno su Gustave Lefrançais [2008] e l’altro, che lo completa, su altri personaggi chiave del decennio che precede la Comune (G. Tridon, A. Blanqui, J. Vallès, A. Vermorel, V. Hugo, L. Michel). Sono questi i protagonisti dei movimenti antibonapartisti: ex rivoluzionari che, in quegli anni cruciali, riflettono sulla sconfitta della rivoluzione nel 1848 e, ancor prima, nel 1792. Il titolo di questo secondo saggio è: Verso la Comune. A margine di una lettera di Marx a Kugelmann [2009]. Anche qui, nel sottotitolo, vi è il tratto dell’understatement: Ludwig Kugelmann, membro dell’AIL (Associazione Internazionale dei Lavoratori, la cosiddetta Prima Internazionale), è soprattutto noto nella storia della Comune per la lettera che Marx gli avrebbe scritto qualche mese dopo quella qui citata, il 12 aprile 1871, additando la Comune di Parigi come prefigurazione di un futuro governo di classe dopo l’evolvere della crisi del capitalismo. La lettera a cui fa riferimento in questo saggio Cervelli è, invece, quella del 3 marzo 1869 – prima cioè che tutto avesse inizio – e trasmette la seguente acuta riflessione di Marx: «in Francia ha luogo un movimento interessantissimo. […] I parigini studiano seriamente il loro più recente passato rivoluzionario per prepararsi all’imminente nuova lotta rivoluzionaria». Si era in tempi di ventennale del 1848 e la pentola della storia ricominciava a bollire, secondo Marx. È attorno alle pubblicazioni di quegli anni, e ai legami che si stringono nei giornali e nelle prigioni tra i diversi leaders della opposizione bonapartista, che Cervelli dedica questi interessanti saggi, ricostruendo gli incontri tra personaggi che, dopo la Comune, avrebbero seguito strade anche radicalmente diverse: esemplare il caso del legame amicale tra Louise Michel a Georges Clemenceau, futuro briseur de grèves – secondo la definizione dello storico Jacques Julliard [1985] – nel 1908. Di quegli anni Cervelli descrive una opposizione al regime molto animata e vivacissima, anche tra gli studenti, che lambisce e coinvolge persino V. Hugo, mentre i futuri leaders della Comune – e futuri protagonisti della stampa della Comune – dibattono e polemizzano in nome dei vecchi rivoluzionari del 1792 (hebertisti, robespierristi) oppure del 1848 (blanquisti, proudhoniani). È in quel decennio, mentre si perpetua la memoria delle due repubbliche francesi sconfitte, che si formano i leaders di una nuova opposizione a un regime (quello bonapartista) di cui in quell’ambiente non si percepiscono gli effetti di novità, al di là dei tratti dittatoriali. Pochi avevano letto Le lotte di classe in Francia di K. Marx, il quale già nel 1850 proclamava di non aspettarsi nulla dalla Francia, paese ora dominato da un regime come quello bonapartista – populista e nazionalista – e che proprio per questo si era trasferito a Londra, dalla cui classe operaia si aspettava invece molto. Il volume va letto, dunque, in continuità con questi due saggi e cioè con una storia – quella della Comune – che si lega strettamente al 1848 e alla sconfitta di quella rivoluzione da parte di un nuovo regime, il bonapartismo, alle prese con le contraddizioni di una società capitalistica in evoluzione (il post-1848 e il comparire di una nuova forza sociale rappresentata dagli operai organizzati), ma anche con l’illusione, rivelatasi vana, di una nuova alleanza che riunisse Parigi e la Francia attorno al Secondo Impero. (…)”” [Mariuccia Salvati, “”La Comune di Parigi”” di Innocenzo Cervelli, ‘Storicamente.org’, n. 12. 2016] [I. Cervelli, ‘Le origini della Comune di Parigi. Una cronaca (31 ottobre 1870 – 18 marzo 1871)’, Viella, Roma, 2015] (pag 1-2)”,”MFRC-163″
“SALVATI Mariuccia”,”Cittadini e governanti. La leadership nella storia dell’Italia contemporanea.”,”Mariuccia Salvati insegna Storia contemporanea all’Università di Bologna (1997). E’ autrice tra l’altro de “”La Comune di Milano”” (Milano 1971), “”Stato e industria nella ricostruzione”” (1982), “”Da Berlino a New York. Crisi della classe media e futuro della democrazia nelle scienze sociali degli anni Trenta» (1989), “”Il regime e gli impiegati. La nazionalizzazione borghese nel ventennio fascista”” (1992). La scuola giuridica. (pag 51-) “”Il vero pilastro della stabilità del sistema politico giolittiano è, tuttavia, la scuola di pensiero giuridico di V.E. Orlando, e più tardi di Santi Romano che, in maniera del tutto originale (anche rispetto alla vicina Francia), fonda il diritto pubblico come branca disciplinare distinta da qualsiasi riferimento sociale. L’influenza, già presente in Italia, di Taine è anzi usata per disquisire sugli insanabili difetti del liberalismo francese: così l’elaborazione di questi giuristi postula, con riferimento al diritto romano, l’autolegittimazione dello Stato che troverebbe in se stesso la giustificazione per la propria autorità. Il centro della sovranità viene spostato dal popolo-nazione allo Stato, privando dunque il Parlamento del compito di legittimare il governo: il Parlamento si affianca al governo nella funzione legislativa, mentre alle elezioni resta un, pur utile, compito di selezione della classe dirigente (24). La coscienza nazionale si identifica con il diritto pubblico che viene teorizzato e formalizzato come nettamente distinto da quello privato, dal contrattualismo o da qualsiasi forma di fondazione metafisica o sociale (25). Isolate le scienze sociali, è lo Stato che riassume nella sua persona governanti e governati, società e nazione. Ma allora, il diritto è una scienza in quanto descrive questo stato «naturale», non perché elabora sotto l’impulso di fatti sociali (26). E’ una teoria dello Stato forte in cui, però, ogni componente sociale dovrebbe trovare riconoscimento. «Per dirla in sintesi: lo Stato italiano non nasce come espressione istituzionale di un’unità politica sostanziale che l’ha voluto, ma per creare quella medesima unità, che solo grazie all’autorità dello Stato inizia ad esistere» (27). Ciò contribuisce a dare risalto alla contemporanea insistenza di Mosca sul ruolo dei pubblici funzionari. Sarà facile per il fascismo rafforzare gli aspetti autoritari di questa teoria sottolineando il carattere assolutista della fondazione etica dello Stato”” (pag 51-52) [(24) L.. Mangoni, ‘Una crisi di fine secolo’, Einaudi, Torino, 1985, p. 109; Id. ‘La crisi dello Stato liberale e i giuristi italiani’, in A. Mazzacane (a cura di), ‘I giuristi italiani e la crisi dello Stato liberale in Italia fra Otto e Novecento’, Liguori, Napoli 1986; (25) Elaborando una sintesi delle ‘Scienze giuridiche’ in C. Stajano (a cura di), ‘La cultura italiana del Novecento’, Laterza, Roma-Bari 1996, p. 560, L. Ferrajoli muove dall’ipotesi «che il segreto del ruolo politico svolto dalla cultura giuridica nella costruzione dello Stato italiano e nella formazione dello spirito nazionale risieda, con paradosso apparente, in una doppia operazione di spoliticizzazione compiuta dai giuristi fin dalla seconda metà del secolo scorso: del loro oggetto di indagine, ossia del diritto e dello Stato, dei quali essi teorizzarono la neutralità e l’apoliticità, e prima ancora del loro stesso lavoro, la dottrina giuridica, che essi configurarono come ‘scienza avalutativa’»; (26) I riflessi della dottrina prevalente tra i giuristi (il loro rivendicare una competenza esclusiva per i problemi dello Stato e delle istituzioni, l’interpretazione dei diritti pubblici soggetti non come diritti naturali – sconosciuto il pensiero liberale inglese – ma come diritti riflessi, derivati dal riconoscimento dello Stato) sui limiti della cultura politica dell’Italia giolittiana, sono stati chiaramente richiamati da N. Bobbio, ‘Gramsci e la teoria politica’, in F. Sbarberi (a cura di), ‘Teoria politica e società industriale. Ripensare Gramsci’, Bollati Boringhieri, Torino 1988, p. 30; (27) M. Fioravanti, ‘Le dottrine dello Stato e della costituzione’, in Romanelli (a cura di), ‘Storia dello Stato’, cit., p. 411; Id., ‘Costituzione, amministrazione e trasformazioni dello Stato’, in A. Schiavone (a cura di), ‘Stato e cultura giuridica in Italia dall’Unità alla Repubblica’, Laterza, Roma-Bari, 1990]”,”TEOP-501″
“SALVATI Michele”,”Alle origini dell’inflazione italiana. Un saggio di economia politica.”,”Michele Salvati, nato a Cremona nel 1937, residente a Milano, è professore di Economia politica presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Statale di Milano. É stato deputato nella legislatura 1996-2001 nel gruppo Ds-Ulivo. Tornato in Università, si occupa prevalentemente di problemi di economia del lavoro.”,”ITAE-054-FL”
“SALVATI Michele”,”Occasioni mancate. Economia e politica in Italia dagli anni ’60 a oggi.”,”Michele Salvati, nato a Cremona nel 1937, residente a Milano, è professore di Economia politica presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Statale di Milano. É stato deputato nella legislatura 1996-2001 nel gruppo Ds-Ulivo. Tornato in Università, si occupa prevalentemente di problemi di economia del lavoro.”,”ITAE-059-FL”
“SALVATI Mariuccia”,”Passaggi. Italiani dal fascismo alla Repubblica.”,”Il rapporto privilegiato di Zangrandi con Togliatti (pag 135-136)”,”ITAD-146″
“SALVATI Michele”,”Occasioni mancate. Economia e politica in Italia dagli anni ’60 a oggi.”,”Michele Salvati, nato a Cremona nel 1937, residente a Milano, è professore di Economia politica presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Statale di Milano. É stato deputato nella legislatura 1996-2001 nel gruppo Ds-Ulivo. Tornato in Università, si occupa prevalentemente di problemi di economia del lavoro. La crisi finanziaria del 1992. “”Ancora nella primavera-estate del 1992, non sono in molti a giudicare inevitabile una grave crisi dello Sme e a scorgere nell’Italia uno dei suoi punti nevralgici. La Banca d’Italia è impegnata a mantenere la lira nella stretta banda di oscillazione convenuta nel gennaio 1990, dopo che da circa due anni essa gode di un cambio stabile col marco. Le ‘Considerazioni finali’ del governatore della Banca d’Italia, a fine maggio, hanno accenti di forte preoccupazione, ma nella ‘Relazione’ si dà conto dei risultati di un esercizio simulativo che oggi è inevitabile leggere come un augurio, più che una stima ad elevata probabilità: il senso dell’esercizio è che la stabilizzazione si può ancora fare, che è ancora possibile – se il governo rispetterà gli impegni che ha preso col suo documento di programmazione – arrivare alle scadenze della moneta unica nel rispetto dei principali parametri previsti dal trattato di Maastricht, il tutto all’interno dello Sme e nel rispetto della parità centrale vigente”” (pag 84)”,”ITAE-413″
“SALVATI Michele”,”Il sistema economico italiano: analisi di una crisi.”,”Michele Salvati, nato a Cremona nel 1937, residente a Milano, è professore di Economia politica presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Statale di Milano. É stato deputato nella legislatura 1996-2001 nel gruppo Ds-Ulivo. Tornato in Università, si occupa prevalentemente di problemi di economia del lavoro.”,”ITAE-105-FL”
“SALVATI Michele”,”Economia e politica in Italia dal dopoguerra a oggi.”,”Michele Salvati, nato a Cremona nel 1937, residente a Milano, è professore di Economia politica presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Statale di Milano. É stato deputato nella legislatura 1996-2001 nel gruppo Ds-Ulivo. Tornato in Università, si occupa prevalentemente di problemi di economia del lavoro.”,”ITAE-106-FL”
“SALVATI Mariuccia a cura”,”I giornali della Comune.”,”Antologia della stampa comunarda dal 7 settembre 1870 al 24 maggio 1871 Volume fotocopiato tronco”,”MFRC-002-FV”
“SALVATI Michele”,”Il Partito democratico. Alle origini di un’idea politica.”,”‘A Nino Andreatta che all’idea del partito democratico arrivò partendo da un’altra tradizione politica’ Michele Salvati, già editorialista di Repubblica, ed ora (2003) del Corriere della Sera, insegna Economia politica nell’Università di Milano. Ha pubblicato tra l’altro ‘Occasioni mancate. Economia e politica in Italia dal dopoguerra ad oggi’, Laterza, 2000.”,”PCIx-504″
“SALVATICI Silvia”,”Senza casa e senza paese. Profughi europei nel secondo dopoguerra.”,”Silvia Salvatici insegna Storia del mondo moderno e contemporaneo e Storia delle donne all’Università di Teramo. È autrice tra l’altro di ‘Contadine dell’Italia fascista’ (2000), ‘Profughe’ (2004), ‘Confini’ (2005). Dispaced. “”Una prima, grossolana distinzione riguarda la divisione dell’Europa in due grandi aree geografiche, l’occidente e l’oriente, con la conseguente separazione dei DP’s in ‘westbound’ e ‘eastbound’. Questi due appellativi sono molto ricorrenti nei mesi successivi alla fine della guerra, e rimandano all’identificazione di due categorie di ‘displaced’, le cui sorti saranno necessariamente differenti: fin dall’aprile del ’45 le autorità militari britanniche ipotizzano lo smistamento degli «occidentali» e degli «orientali», poiché per i primi si prevede un rimpatrio rapido, per i secondi si suppone un percorso di ritorno assai più lungo e accidentato (40). Destini diversi implicano provvedimenti diversi, e dunque per i ‘westbound’ e ‘eastbound’. Questi due appellativi sono molto ricorrenti nei mesi successivi alla fie della guerra, e rimandano all’identificazione di due categorie di ‘displaced’, le cui sorti saranno necessariamente differenti: fin dall’aprile del ’45 le autorità militari britanniche ipotizzano lo smistamento degli «occidentali» e degli «orientali», poiché per i primi si prevede un rimpatrio rapido, per i secondi si suppone un percorso di ritorno assai più lungo e accidentato. (…) In effetti i ‘displaced’ provenienti dai paesi occidentali diventano rapidamente una minoranza; alla fine di giugno del ’45 solo gli italiani – intorno ai 300.000 – costituiscono l’11% del totale della popolazione profuga, mentre l’insieme di francesi, belgi e olandesi non arriva neppure all’1%. La maggioranza è invece data da coloro che sono registrati come russi (30%) e come polacchi (un altro 30%), a cui si aggiungono percentuali più ridotte di jugoslavi e cecoslovacchi; risulta però molto elevata la voce «altri», pari al 23%: segno evidente che l’attribuzione delle nazionalità procede tra molte difficoltà e incertezza (…). Il ritardo con cui gli ebrei vengono distinti nelle indagini quantitative affonda le proprie radici in un complesso intreccio di ambiguità e contraddizioni, che influiscono su tutti i provvedimenti relativi ai ‘displaced’ (…)’ (pag 39-40)”,”EUVx-009″
“SALVATORE Nick”,”Eugene V. Debs. Citizen and Socialist.”,”SALVATORE (Brooklyn 1943-) è membro della facoltà della New York State School of Industrial and Labor Relations, Cornell University, Ithaca, New York. Ha scritto articoli e saggi per ‘Labor History’, ‘Industrial and Labor Relations Review’.”,”MUSx-064″
“SALVATORE Dominick”,”La finanza internazionale sul finire del secolo.”,”””Al riuscito coordinamento delle politiche internazionali può essere accreditato il merito di avere efficacemente limitato il danno provocato dal crac del mercato azionario mondiale del 1987 e di aver impedito che la crisi messicana dilagasse o avesse un effetto duraturo su altri mercati emergenti. La proposta fatta dal FMI dopo la crisi messicana del 1994-1995 di diventare il prestatore di ultima istanza e di imporre ai paesi, e soprattutto ai mercati emergenti, di fornire migliori e più tempestivi dati sulla loro economia può essere un utile primo passo nella direzione giusta per ridurre l’ instabilità dei mercati finanziari internazionali e per incoraggiare un più formale e durevole coordinamento delle politiche macroeconomiche internazionali””. (pag 147) SALVATORE Dominick è preside della Facoltà e ordinario di economia alla Fordham University di New York. E’ stato presidente della International Trade and FInance Association dal 1994 al 1996 ed è Fellow ad Chairman of the New York Academy of Sciences. E? consulente alle Nazioni Unite, Fondo Monetario, Banca Mondiale e Economic Policy Institute. E’ autore di numerosi saggi. (v. risvolto di 4° copertina)”,”ECOI-208″
“SALVATORE Dominick”,”Economia Internazionale.”,”Dominick Salvatore è professore ordinario di Economia internazionale presso la Fordham University di New York e consulente delle Nazioni Unite, della Banca Mondiale, del Fondo monetario internazionale e dell’Economic Policy Institute. Questo volume illustra, nella sua globalità, l’insieme dei principi e delle teorie fondamentali per la comprensione delle forze che regolano il commercio e la finanza internazionali del mondo moderno.”,”ECOI-132-FL”
“SALVATORE Nick”,”Eugene V. Debs. Citizen and Socialist.”,”Nick Salvatore is a member of the faculty of the New York State School of Industrial and Labor Relations, Cornell University, Ithaca, New York. He was born in Brooklyn and received his B.A. from Hunter College, the Bronx. His M.A. and Ph.D. are from the University of California, Berkeley. His previous publications include essays and reviews in Labor History, Radical History Review, and Industrial and Labor Relations Review. Introduction, Epilogue, Notes, Bibliography, Foto, Index, The Working Class in American History,”,”MUSx-034-FL”
“SALVATORELLI Luigi”,”Chiesa e Stato dalla rivoluzione francese ad oggi.”,”Il periodo rivoluzionario-napoleonico, restaurazione e romanticismo, il pontificato di PIO IX, dal cattolicesimo liberale al Concilio Vaticano, fine di secolo, il periodo delle guerre mondiali.”,”RELC-009″
“SALVATORELLI Luigi”,”Il pensiero politico italiano dal 1700 al 1870.”,”La crisi della vecchia politica, il riformismo settecentesco, dal riformismo alla rivoluzione, il periodo rivoluzionario e napoleonico, la restaurazione, reazionari e cattolici, MAZZINI, i moderati, CAVOUR, il liberalismo radicale.”,”ITAB-005″
“SALVATORELLI Luigi”,”Profilo della storia d’ Europa.”,”””Anche in Germania la rivoluzione francese del luglio 1830 ebbe il suo contraccolpo. L’ effervescenza politica si manifestò specialmente negli stati del Sud, nutrita da articoli di giornali e da manifestazioni popolari, ma senza riuscire effettivamente ad un risultato concreto””. (pag 988)”,”EURx-137″
“SALVATORELLI Luigi”,”Il pensiero politico italiano dal 1700 al 1870.”,”La crisi della vecchia politica, il riformismo settecentesco, dal riformismo alla rivoluzione, il periodo rivoluzionario e napoleonico, la restaurazione, reazionari e cattolici, MAZZINI, i moderati, CAVOUR, il liberalismo radicale.”,”TEOP-052″
“SALVATORELLI Luigi”,”Pensiero e azione del Risorgimento.”,”Europeismo del Settecento italiano: “”Nel campo della speculazione politica, la prevalenza assoluta delle questioni interne era in rapporto circolare con l’ europeismo e l’ universalismo del pensiero. Vedemmo come le linee fondamentali del pensiero politico italiano fossero le stesse che nel resto d’ Europa: ciò non impediva visioni di problemi particolari nostri e applicazioni speciali a situazioni italiane, ma senza nessuna pretesa di inalberare principi originali. Scarsamente sentito era il problema dell’ indipendenza; (…)”” (pag 49)”,”ITAB-127″
“SALVATORELLI Luigi”,”Vent’anni fra due guerre.”,”””Liquidazione dell’ Unione Europea”” (pag 354) “”(…) Si fece un tentativo internazionale, se non per il ritorno al libero scambio a cui solo la Gran Bretagna rimaneva ancora in gran parte fedele, almeno per stabilire una tregua doganale. Una conferenza si tenne a Ginevra in due sessioni, nel febbraio-marzo 1930 e nel marzo 1931. Si era progettata una stabilizzazione delle tariffe per tre anni; ma alla fine non si riuscì neppure a realizzare un accordo più modesto. Sarebbe stato questo il momento perché l’ Unione europea vagheggiata da Briand incominciasse a prender corpo. All’ undicesima assemblea della Società delle Nazioni Briand nel suo discorso dell’ 11 settembre 1930, riattaccò il suo progetto alla sua volontà di pace. (…) L’ assemblea nominò una commissione di studio per l’ unione europea; e questa si riunì la prima volta a Ginevra nel gennaio 1931 sotto la presidenza Briand. Ne facevano parte i delegati di 27 stati europei. Essa decise di studiare la crisi economica mondiale e, – dovo vivace discussione, – d’ invitare l’ URSS e la Turchia a partecipare ai lavori””. (pag 354-355) ‘La Francia non batté questa via [in Germania consolidamento di un ‘regime rispettoso dei diritti degli altri popoli, non vagheggiante rivincite’, e in Francia ‘abbandono di ogni politica antitedesca’, ‘pace equa’, ‘appoggio alla Germania per la ricostruzione politico-economica ed etico-politica’, ndr] né l’Inghilterra e gli Stati Uniti compirono uno sforzo efficace per indurvela. Si ebbe così il trattato di Versailles, che non fu nè la pace equa (la pace wilsoniana originaria, o anche la pace benedettina), nè la pace “”cartaginese”” sognata dall’antigermanesimo estremo dei paesi alleati. Una pace cartaginese avrebbe dovuto dare alla Francia la Renania, con la dissoluzione della Prussia e del Reich, alla Polonia Danzica, annessa puramente e semplicemente, la Prussia orientale, la Lituania. La pace di Versailles fu una pace anfibia. La Germania conservava i requisiti essenziali di grande potenza; anche se di taluno di essi (armamenti) le era sottratto temporaneamente l’uso. Ciò che le dette al trattato di Versailles – agli occhi dei Tedeschi, ma di essi soltanto, l’impronta di pace cartaginese fu, più ancora delle clausole specifiche, il carattere esteriore ostentato, d’impostazione dato alla conclusione di esso (…) i plenipotenziari tedeschi ricevettero bell’e fatto dalle mani dei vincitori prima il progetto, poi il trattato definitivo: umiliazione esteriore ed inutile che fu risentita profondamente dal popolo tedesco e fu per esso il simbolo del carattere di “”Diktat”” della pace stessa. La pace anfibia di Versailles fu ben diversa dalla pace di Praga del 1866 fra Prussia e Austria, da quella del 1902 fra Inghilterra e Boeri, del 1905 fra Russia e Giappone, o, – per risalire a tempi più antichi, ma di situazioni più analoghe, – alle paci del 1814-1815 tra la Francia e la coalizione antinapoleonica. Da ciascuna di queste paci scaturì veramente un assestamento perché esse furono al tempo stesse equilibrate e radicali. (…) All’indomani di Versailles, il mondo politico si divise in due parti: una proclamante l’intangibilità del trattato, base primaria e sicura della pace europea, l’altra invocante la sua revisione formale e radicale come di opera sbagliata e perniciosa. In quanto ai governi dell’Intesa, questi furono apparentemente unanimi per l’esecuzione. Ma solo apparentemente: l’esecuzione verbale fu, di fatto, una revisione continua’ (pag 32-34)”,”RAIx-159″
“SALVATORELLI Luigi”,”La politica internazionale dal 1871 ad oggi.”,”Luigi SALVATORELLI è nato a Marsciano (Perugia) nel 1886. La sua carriera universitaria e giornalistica fu spezzata dal fascismo. Ha scritto varie opere storiche e politiche (Nazionalfascismo, Il Pensiero politco italiano dal 1700 al 1870 ecc). E’ stato fondatore e direttore del giornale ‘La Nuova Europa’. Patto del pacifico. “”Se l’ Intesa avesse avuto quella politica germanica, russa, danubiana, balcanica, che qui si è cercato brevemente di delineare, la vera soluzione avrebbe potuto essere, già nei primi anni del dopoguerra, un principio di Stati Uniti d’ Europa. Francia, Inghilterra e Italia, unite e d’accordo, avrebbero avuto la forza materiale e morale necessaria per questo avviamento. Gli Stati Uniti d’ Europa piuttosto che la Società delle nazioni rappresentavano allora la soluzione adeguata; la seconda sarebbe venuta in seguito. Non si ebbe invece, come organo direttivo della politica internazionale, se non il Consiglio supremo degli alleati e associati, e per esso, quando non sedeva, la conferenza degli ambasciatori. Ma delle cinque potenze che lo componevano gli Stati Uniti ne uscirono in seguito alla mancata ratifica di Versailles, mentre al Giappone, che continuiò per parecchio tempo a parteciparvi, mancavano i requisiti essenziali per esercitarvi una parte direttiva, per quel che concerneva gli affari europei. Diverso era il caso per l’ Estremo Oriente. Il Giappone aveva profittato della guerra per avviare in Cina fin dal 1915 quella politica egemonica che ha finito per portare alla guerra cino-giapponese del 1937-1945 e al grande conflitto con le potenze anglosassoni. La conferenza di Washington (novembre 1921 – febbraio 1922) indetta dagli Stati Uniti per discutere la limitazione degli armamenti “”e altri problemi sorti nell’ area del Pacifico”” tentò di mettere freni all’ espansione nipponica – fu ottenuto lo sgombero della Siberia orientale e la restituzione alla Cina dello Sciantung – e di garantire l’ integrità e l’ indipendenza della Cina (trattato delle Nove Potenze del 6 febbraio 1922). Al posto dell’ alleanza anglo-giapponese, ostica agli Stati Uniti, subentrò il trattato a Quattro per il Pacifico tra Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti e Giappone (13 dicembre 1921) per cui le quattro potenze si impegnavano al rispetto reciproco dei loro diritti nella zona del Pacifico. Questo trattato segnava un’ innovazione importante, poiché al principio dell’ alleanza fra potenze a interessi affini sostituiva quello dell’ accordo fra potenze di interessi divergenti, abbandonandosi così i blocchi contrapposti. Mancava peraltro qualsiasi sanzione.”” (pag 161-162)”,”RAIx-165″
“SALVATORELLI Luigi”,”Storia del Novecento. Parte prima. L’Europa di fine secolo. Parte seconda. Democrazia occidentale in cammino.”,”SALVATORELLI Luigi storico italiano, nato a Marsciano (PG) nel 1886. Segretario al ministero della pubblica istruzione dal 1909 al 1916, passato all’insegnamento universitario (Univ. di Napoli) e poi al giornalismo (condirettore de La Stampa). Perseguitato dal fascismo. Si è dedicato allo studio del Risorgimento italiano e alla storia d’Europa.”,”EURx-265″
“SALVATORELLI Luigi”,”Storia del Novecento. Parte terza. La prima guerra mondiale. Parte quarta. La seconda guerra mondiale e il dopoguerra.”,”SALVATORELLI Luigi storico italiano, nato a Marsciano (PG) nel 1886. Segretario al ministero della pubblica istruzione dal 1909 al 1916, passato all’insegnamento universitario (Univ. di Napoli) e poi al giornalismo (condirettore de La Stampa). Perseguitato dal fascismo. Si è dedicato allo studio del Risorgimento italiano e alla storia d’Europa.”,”EURx-266″
“SALVATORELLI Luigi”,”Nazionalfascismo.”,”Pag 60: Patriottismo antioperaio Questo libro esce nel 1923 ma raccoglie contributi anche di anni precedenti. Analizza le cause della nascita e dell’affermazione fascismo. SALVATORELLI L. nasce a Marciano (PG) nel 1886. Si laurea a Roma. Nel 1921, dopo aver insegnato all’Università di Napoli lascia la cattedra per dirigere il quotidiano ‘La Stampa’ di Torino. Nel 1925 deve lasciare la direzione del giornale e torna agli studi storici. Nel 1935 è arrestato. Nel 1942 è tra i fondatori del Partito d’Azione, aderisce poi alla Concentrazione democratico repubblicana. Dal 1944 al 1946 è direttore del settimanale politico culturale romano ‘La Nuova Europa’. Dal 1949 è editorialista a ‘La Stampa’. Muore a Roma nel 1974.”,”ITAF-272″
“SALVATORELLI Luigi”,”Venticinque anni di storia (1920-1945).”,”Conseguenze per la Germania della sconfitta nella prima guerra mondiale: (pag 3-4) L’autore. Luigi Salvatorelli (Marsciano, 11 marzo 1886 – Roma, 3 novembre 1974) è stato uno storico e giornalista italiano. Fu docente di Storia del cristianesimo all’Università di Napoli dal 1918 al 1921, quando si trasferì a Torino, dove fu condirettore del giornale La Stampa, contribuendo attivamente all’affermarsi di una linea antifascista, fino alla svolta editoriale imposta nel 1925, seguita all’assassinio di Giacomo Matteotti. Salvatorelli fu aderente dell’Unione Nazionale di Giovanni Amendola.[1] Nel 1942 fu tra i fondatori del partito d’azione, e dopo la Liberazione fece parte della Consulta Nazionale. Nel biennio 1944-1946 diresse a Roma il settimanale di politica e cultura La Nuova Europa e fece parte del gruppo di intellettuali che a Torino ispirarono quel forte orientamento democratico e antifascista che ebbe significativi esiti sul piano culturale e politico. Si dedicò negli anni successivi a studi di Storia del cristianesimo e soprattutto del pensiero politico italiano ed europeo, temi sui quali scrisse varie opere, tornando nel 1949 a collaborare a La Stampa come editorialista per vari anni. Nel 1956 scrisse col collega Giovanni Mira un’apprezzata Storia d’Italia nel periodo fascista. L’11 maggio 2002 si è costituita a Marsciano, con la collaborazione di varie istituzioni, una Fondazione che porta il suo nome e che opera per rivalutarne il pensiero, assegnando anche borse di studio a giovani studiosi di tematiche storiche. Nel trentennio della morte (novembre 2004) si è svolto il I Convegno della Fondazione, dedicato alla sua figura. Gli atti sono stati pubblicati dall’Editore Aragno di Torino nel 2008, contenenti la sterminata bibliografia dello storico e giornalista. A cadenza biennale la Fondazione organizza convegni e conferisce un Premio per la Storia. Opere. Bibliografia. R. Micacchi -Salvatorelli, Storia d’Italia ad uso delle scuole tecniche dal 774 al 1492. Volume 2, Casella Editore, 1914 Nazionalfascismo, Collana Biblioteca de “”La Rivoluzione liberale”” n.2, Piero Gobetti Editore, Torino, 1923; Prefazione di Giorgio Amendola, Collana Piccola Biblioteca.Testi n.320, Einaudi, Torino, 1977 Irrealtà nazionalista, Collana Res Publica n.10, Corbaccio, Milano, 1925 Vita di San Francesco d’Assisi (1926); Einaudi, 1973; Collana gli Struzzi n.262, Einaudi, Torino, 1982-1992 San Benedetto e l’Italia del suo tempo, Laterza, Bari, 1929; Collana Storia e Società, Postfazione di Girolamo Arnaldi, Laterza, Roma-Bari, 2007 Il pensiero politico italiano dal 1700 al 1870, Collana Biblioteca di Cultura Storica n.1, Einaudi, Torino, 1935-1943 Storia della letteratura latina cristiana dalle origini alla metà del VI secolo, Vallardi, Milano, 1936 La politica della Santa Sede dopo la guerra, Manuali di politica internazione, Istituto per gli studi di politica internazionale, 1937 Sommario della storia d’Italia dai tempi preistorici ai nostri giorni, Collana Biblioteca di Cultura Storica, Einaudi, Torino, 1938-1955-1967; nuova ed. accresciuta, Collana gli Struzzi n.64, Einaudi, Torino, 1974-1995 La Triplice Alleanza. Storia diplomatica 1877-1912, Istituto per gli studi di Politica Internazionale, Milano, 1939 Pio XI e la sua eredità pontificale, Collana Saggi n.15, Einaudi, Torino, 1939 Storia d’Italia Illustrata III. L’Italia Medioevale. Dalle invasioni barbariche al secolo XI, Mondadori, Milano, Storia d’Italia Illustrata IV. L’Italia Comunale. Dagli inizi del secolo XI alla metà del XIV, Mondadori, Milano, 1940 Storia d’Europa dal 1871 al 1914, I.S.P.I., Milano, 1940 Vent’anni fra due guerre, Edizioni Italiane, Roma, 1941 Profilo della Storia d’Europa, Collana Biblioteca di Cultura Storica n.15, Einaudi, Torino, 1942-1944 Pensiero e azione del Risorgimento, Collana Saggi n.44, Einaudi, Torino, 1943; Collana Piccola Biblioteca n.37, Einaudi, Torino, 1963-1997 ISBN 978-88-06-04903-4 Casa Savoia nella storia d’Italia, Collana problemi della vita italiana n.3, Quaderni Liberi, Roma, 1944; Biblioteca de Lo Stato Moderno, Gentile editore, Milano – La Cosmopolita, Roma, 1945 Leggenda e realtà di Napoleone, De Silva Editore, Torino-Roma, 1944; Einaudi, 1960; a cura di Luigi Mascilli Migliorini, UTET, Torino, 2011 ISBN 978-88-02-07613-3 La politica internazionale dal 1871 a oggi, Collana Problemi contemporanei n.7, Einaudi, Torino, 1946 Prima e dopo il Quarantotto, De Silva Editore, Torino, 1948 La Rivoluzione Europea [1848-1849], Rizzoli, Milano, 1949 Roma, Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1951 Luigi Salvatorelli – Giovanni Mira, Storia d’Italia nel periodo fascista, Collana Biblioteca di Cultura Storica n.53, Einaudi, Torino, 1956-1974 La guerra fredda (1945-1955), Collana Biblioteca di cultura Contemporanea, Neri Pozza, Vicenza, 1956 Storia del Novecento, Collezione I Diamanti, Arnoldo Mondadori Editore, I°ed. settembre 1957-1967; Collana Oscar, Mondadori, Milano, 1971-1975 Lineamenti di storia mondiale recentissima (1919-1960), Le Monnier-Firenze, 1961 Unità d’Italia. Saggi Storici, Einaudi, Torino, 1961 Spiriti e Figure del Risorgimento, Le Monnier, Firenze, 1961-1962 Miti e Storia, Collana Saggi n.352, Einaudi, Torino, 1964 Un cinquantennio di rivolgimenti mondiali 1914-1971, Collana Quaderni di Storia diretta da Giovanni Spadolini, Prefazione di Giovanni Spadolini, Le Monnier, Firenze, 1972 Luigi Salvatorelli (1886-1974). A cura di Angelo d’Orsi), Collana Testi, Aragno, 2008 ISBN 978-88-419381-0″,”QMIP-163″
“SALVATORELLI Luigi”,”La politica della Santa Sede dopo la guerra.”,”Iniziativa papale vs la guerra (pag 14-15) “”Dopo la preparazione diplomatica, che ebbe l’inconveniente di essersi esercitata da una parte sola (quella degli imperi centrali), il papa lanciò la sua nota ai belligerante del 1° agosto 1917. Caratteristiche di questa erano: 1) di mettere in prima linea la sistemazione generale delle relazioni internazionali (diminuzione degli armamenti, organizzazione dell’arbitrato, libertà dei mari) rispetto alle questioni territoriali fra i belligeranti; 2) di mettere sullo stesso piede i contendenti per quanto riguardava l’abbandono reciproco dei reclami per le spese dei danni di guerra e l’evacuazione dei territori occupati. Anche per l’aggiustamento delle questioni territoriali la formula generica usata sembrava ammettere la possibilità di compensi reciproci. Rimaneva esclusa nettamente qualsiasi rivoluzione territoriale, qualsiasi schiacciamento di uno dei belligeranti: si trattava, per quanto concerneva le controversie specifiche tra essi, di una pace conservatrice, di compromesso, “”bianca””, come fu detto; mentre essa aspirava a realizzare innovazioni profonde nele relazioni generali fra gli stati. Si può dire che la nota pontificia ripigliasse certe suggestioni di Wilson nel suo tentativo di mediazione sullo scorcio del 1916, sviluppandole e precisandole in modo da anticipare sui Quattordici punti. L’iniziativa pontificia fallì per opera di ambedue le parti belligeranti (4). Essa non accrebbe la popolarità della Santa Sede negli imperi centrali, – ove non le erano mancate imputazioni di parzialità intesistica, specie dopo che nel concistoro del dicembre 1916 Benedetto XV aveva creato tre nuovi cardinali francesi portando il numero totale di questi nel sacro collegio a otto contro due tedeschi, – mentre accrebbe le ostilità francesi e italiane (caratteristico di quest’ultime il discorso di Sonnino alla Camera il 27 ottobre 1917). Dopo Caporetto, venne attribuita da ua larga parte dell’opinione pubblica italiana una certa responsabilità della sconfitta al neutralismo e al pacifismo residuali dei cattolici italiani; e fu incriminata la frase “”inutile strage”” usata nella nota pontificia per il prolungarsi delle operazioni militari. In Italia inoltre suscitavano risentimento e anche allarme i tentativi della pubblicistica tedesca, specialmente cattolica, di mettere sul tappeto per le sistemazioni del dopo guerra la questione romana, sebbene di tale pubblicistica non si potesse far risalire la responsabilità alla Santa Sede. Questa si era premunita con la dichiarazione del segretario di Stato cardinal Gasparri del 28 giugno 1915, secondo la quale la Santa Sede attendeva la soluzione della questione romana non dalle armi straniere, ma da senso di giustizia del popolo italiano”” (pag 14-15-16) (4) Sopra un inizio di ‘pourparlers’ anglo-vaticano-germanici sul Belgio cui dette occasione la nota pontificia, v. Renouvin, La Crise européenne et la grande guerre’ (fa parte della ‘Histoire générale”” di Halphen e Sagnac), p. 464 ss. Ivi p: 450 n. una bibliografia sulla mediazione pontificale Spazio dedicato da Salvatorelli ai rapporti con la Germania nell’epoca dell’hitlerismo. Firma del Concordato con la Germania nazista e successive precisazioni e distinzioni (pag 256-257)”,”RELC-325″
“SALVATORELLI Luigi MIRA Giovanni”,”Storia del fascismo. L’Italia dal 1919 al 1945.”,”Notizie sul 4° Congresso del PCI in Germania nelle vicinanze di Colonia e Dusseldorf (1930). Espulsioni di dirigenti in disaccordo con ‘la svolta’ (contro il deviazionismo di ‘destra’ e di ‘sinistra’): Angelo Tasca, Leonetti Tresso Ravazzoli, Ignazio Silone, Amedeo Bordiga (pag 510)”,”ITAF-352″
“SALVATORELLI Luigi”,”Storia d’Europa dal 1871 al 1914. Volume I 1871-1878. Tomo secondo.”,”””L’internazionalismo dunque anche nel campo sociale si venne dopo il 1870 allentando e sfasciando. Sopravvissero i movimenti sociali operai nei diversi paesi, con diverso carattere, da quello puramente di assistenza e di cooperazione al vero e proprio movimento rivoluzionario. Vedemmo l’attività operaia in Inghilterra, Germania, Danimarca, Italia. Nel nostro paese, accanto al socialismo bakuniniano per l’azione diretta insurrezionale di Cafiero e del giovane Costa, permaneva il movimento di associazione operaia di ispirazione mazziniana o anche politicamente neutra (cioè, in sostanza, liberale-moderata). Anche quello mazziniano restava nei limiti della legalità e non andava nel suo programma oltre le cooperative di produzione. A Genova nel settembre 1876 si tenne il 14° congresso operaio, presieduto da Saffi e Campanella, in cui si discusse delle associazioni cooperative, della cassa pensioni per gli inabili al lavoro, delle relazioni fra le società operaie. In Francia la repressione della Comune e lo stato d’assedio mantenuto per più anni, insieme con la legge del 1872 contro l’Internazionale, aveva soppresso ogni movimento rivoluzionario operaio. I sindacati operai, che non avevano esistenza legale ma erano tollerati di fatto, poterono tenere un congresso a Parigi del 2 al 10 ottobre 1876, a cui intervennero 360 delegati (più di due terzi parigini). Il programma del congresso e l’intonazione dei discorsi furono moderatissimi: si parlò dell’organizzazione professionale, delle cooperative, da cui si attendeva l’emancipazione dei lavoratori, delle casse di assistenza e di pensione, delle leggi sul lavoro delle donne e dei fanciulli, sul lavoro notturno, sui consigli di provibiri, della libertà dei sindacati. Si affermò una spiccata tendenza operaistica: non si voleva che i borghesi si occupassero degli interessi operai. Accanto a questa tendenza di classe tornava a farsi viva nel campo operaio francese la propaganda marxistica, per opera del medico Brousse, un ex-bakuniniano, e del giornalista Guesde, rifugiato per più anni in Inghilterra dove era divenuto discepolo di Marx, e tornato in Francia nel 1876. Questi fondò nel novembre 1877 il primo organo socialista, il settimanale ‘Egalité’, che per altro durò solo fino al luglio 1878. Al congresso sindacale di Lione nel gennaio 1878 vennero votate risoluzioni analoghe a quelle parigine del 1876. Si fecero però sentire voci nettamente socialistiche: fu presentata una mozione per la proprietà collettiva della terra e degli strumenti di lavoro. Essa venne respinta col motivo che l’argomento non era all’ordine del giorno. La politica internazionale era estranea a questi movimenti sindacali: essi ignoravano per ora i problemi della pace e dell’organizzazione internazionali”” [Luigi Salvatorelli, ‘Storia d’Europa dal 1871 al 1914. Volume I 1871-1878. Tomo secondo’, Milano, 1940]”,”EURx-332″
“SALVATORELLI Luigi”,”Storia del Novecento. Parte terza. La prima guerra mondiale. Parte quarta. La seconda guerra mondiale e il dopoguerra.”,”Luigi Salvatorelli, ‘uno dei massimi storici italiani contemporanei’, fu condirettore della ‘Stampa’ di Torino. Perseguitato dal fascismo si dedicò allo studio del Risorgimento continuando la pubblicazione di opere già iniziata fin dal 1911. Tra le sue opere: Il pensiero politico italiano dal 1700 al 1870, Vent’anni fra due guerre, Storia d’Europa, Storia d’Italia, La guerra fredda.”,”QMIS-189″
“SALVATORELLI Luigi”,”Il pensiero politico italiano dal 1700 al 1870.”,”Luigi Salvatorelli nacque a Marsciano (Perugia) nel 1886 e morì a Roma nel 1974. Ha pubblicato numerose opere tra cui ‘Profilo della storia d’Europa’ (1942) e ‘Sommario della storia d’Italia dai tempi preistorici ai nostro giorni’ (1938).”,”TEOP-131-FF”
“SALVATORELLI Luigi”,”Il pensiero politico italiano dal 1700 al 1870.”,”Luigi Salvatorelli nacque a Marsciano (Perugia) nel 1886 e morì a Roma nel 1974. Tra le sue opere in edizione Einaudi: ‘Profilo della storia d’Europa’ (1942) e ‘Storia d’Italia nel periodo fascista’ (1956) in collaborazione con Giovanni Mira. ‘Questo libro, che nel 1935 iniziò la “”Biblioteca di cultura storica”” di Einaudi, offre una limpida ricostruzione del pensiero politico italiano dal Muratori e dal Giannone a Cavour e a Cattaneo. Da esso i principi del liberalismo e della democrazia ottocentesca escono approfonditi e illuminati nella loro problematica e nelle loro consegueguenze pratiche’ (quarta di copertina)”,”ITAB-007-FC”
“SALVATORELLI Luigi”,”San Benedetto e l’Italia del suo tempo.”,”Luigi Salvatorelli (1886-1974), storico e pubblicista, dopo gli interessi iniziali accademici di Storia dela Chiesa, che gli fruttarono la cattedra all’Università di Napoli, assunse nel 1921 la condirezione della ‘Stampa’ di Torino accanto ad Alfredo Frassati. Da quelle pagine condusse, fino al 1925, anno del suo allontanamento, la sua personale battaglia contro l’ideologia del regime fascista. Si è occupato di temi e periodi della storia italiana. Tra le sue opere ‘Storia del pensiero politico italiano dal 1700 al 1870’ (Torino, 1935), ‘Pensiero e azione del Risorgimento’ (Torino, 1943). Opera pubblicata per la prima volta nel 1929″,”RELC-019-FSD”
“SALVATORI Luigi”,”Al confino e in carcere.”,”SALVATORI Luigi morì il 20 luglio 1946 un anno dopo la Liberazione. Deputato nell ‘ ultima legislatura prima del fascismo, SALVATORI nel 1926 fu aggredito dallo squadrismo e poi confinato. Condannato dal Tribunale Speciale nel carcere di Pesaro potè scrivere i suoi appunti sul confino e la prigione.”,”ITAD-034″
“SALVATORI Paola NOVELLI Claudio”,”Non per oro ma per libertà. Lotte sociali a Roma, 1900-1926.”,” 1919: “”Lo sciopero del 20 e 21 luglio, deciso della Conferenza sindacale internazionale di Southport come atto di protesta contro gli interventi stranieri in Russia, si risolse, complessivamente, in una buona prova di forza del movimento operaio. Per quanto riguardava la capitale, però, anche l'””Avanti!”” dovette ammettere che era stata una prova “”non completamente riuscita””, uno “”sciopero parziale””, pur mettendo in risalto il fatto che tutte le categorie avevano abbandonato il lavoro e che solo la defezione dei tranvieri aveva fatto mancare la “”sensazione politica”” dello sciopero, dando l’impressione di un fallimento (404). L’esito di questo appuntamento tanto atteso non fece che gettare benzina sul fuoco dell’aspra polemica che da tempo divideva socialisti e anarchici all’interno della Camera del Lavoro Confederale. Le diverenze che erano state acquietate per l’occasione riemersero prepotentemente: la componente anarchica mosse, nei confronti della CGdL e dell’organizzazione romana, l’accusa di aver “”sacrificato al ridicolo sciopero generale (…) il movimento rivoluzionario che poteva scaturire dall’agitazione contro il caroviveri””. Pricipale bersaglio della vivace polemica dell’elemento anarchico locale furono i socialisti, accusati di aver tenuto un atteggiamento ambiguo; non mancarono voci di un prossimo e completo distacco degli anarchici dalla CdLC, eventualmente in vista di un accordo con i repubblicani ed altri “”sindacalisti sovversivi”” per preparare “”un movimento più organizzato e con finalità più concrete”””” (pag 136)”,”MITT-377″
“SALVATORI Luigi”,”Al confino e in carcere.”,”Luigi Salvatori morì il 20 luglio 1946 un anno dopo la Liberazione. Deputato nell’ ultima legislatura prima del fascismo, Salvatori nel 1926 fu aggredito selvaggiamento da squadracce fasciste. Ancora ferito e sanguinante fu confintato a Favignana, quindi condannato dal Tribunale Speciale fascista e rinchiuso nel carcere di Pesaro potè scrivere i suoi appunti sul confino e la prigione. Nella sua sosta nel carcere pesarese l’autore affidò alla magra carta concessa dai carcerieri i suoi appunti sul confino e sulla prigione. Il suo libro fa parte della letteratura del carcere. Luigi Salvatori (1896-1946) è stato un politico, giornalista e scrittore italiano, antifascista e socialista. Fu deputato del Partito Socialista Italiano nella XXVII legislatura (1921-1924), ma fu costretto a dimettersi dopo l’ascesa al potere di Mussolini e la promulgazione delle leggi fascistissime. Nel 1926 fu aggredito selvaggiamente da squadristi fascisti e poi confinato a Favignana, un’isola siciliana. Nel 1928 fu processato dal Tribunale Speciale per la difesa dello Stato e condannato a 15 anni di reclusione, che scontò nel carcere di Pesaro. Nel carcere scrisse i suoi appunti sul confino e sulla prigione, che furono pubblicati postumi nel 1947 con il titolo “Al confino e in carcere”. Il libro è una testimonianza della violenza e dell’arbitrio del regime fascista, ma anche della resistenza morale e civile degli antifascisti. Luigi Salvatori morì il 20 luglio 1946, un anno dopo la liberazione, a causa delle sequele delle torture subite. Fu insignito della medaglia d’oro al valor civile alla memoria. (b)”,”ITAR-010-FGB”
“SALVEMINI Gaetano”,”La politica estera dell’ Italia 1871 – 1914.”,”Salvèmini (Gaetano), storico e uomo politico italiano (Molfetta 1873 – Sorrento 1957). Laureatosi in lettere a Firenze (dove fu allievo di P. Villari) con una tesi sulla Dignità cavalleresca nel Comune di Firenze (1896), si dedicò inizialmente a ricerche di storia medievale dando alle stampe nel 1899 il volume Magnati e popolani nel Comune di Firenze dal 1280 al 1296(opera rimasta classica in cui, sotto la suggestione del materialismo storico, la lotta politica è vista in funzione dei contrasti sociali e della lotta di classe). Altri frutti della sua attività scientifica (che gli valse la cattedra di storia moderna nell’università di Messina [1902] e poi in quelle di Pisa [1910] e di Firenze [1916]) furono il saggio su Mazzini (1905) e quello sulla Rivoluzione francese (1906). Iscrittosi al partito socialista, il Salvemini pose fin dagli ultimi anni dell’Ottocento al centro della sua attività politica la questione meridionale, cercando di condurre su posizioni meridionaliste il movimento socialista e insistendo sulla necessità di un collegamento tra operai del”,”ITQM-035″
“SALVEMINI Gaetano LA-PIANA George”,”What to do with Italy.”,”Opera dedicata al maestro Arturo TOSCANINI”,”ITAD-025″
“SALVEMINI Gaetano a cura di Roberto VIVARELLI”,”Le origini del fascismo in Italia. Lezioni di Harvard.”,”Le ‘Lezioni di Harvard’ furono redatte intorno al 1943 negli USA dove SALVEMINI aveva trovato asilo nel 1933 e dove, a partire dal 1934, ricoprì presso la Harvard University una cattedra di storia della civiltà italiana. Erano destinate ad un pubblico di studenti americani. Bibliografia: 175. SALVEMINI Gaetano. GUERRA O NEUTRALITÀ? 2.a ed. Problemi Italiani, n. 1. 2 gennaio 1915. Milano, Ravà ed., 1915. In-16° 32 pp. Primo opuscolo della collana. Ingiall. Bross.orig. iniallita ai bordi, carta economica. Antiaustriaco e interventista: “”Vi sono paci più orribili e odiose della guerra””. “”La potenza austriaca barcolla. Liberiamoci oggi”” se no “”non saremo liberi più””. Ma dopo fu deluso per la mancata realizzazione delle speranze democratiche. € 10″,”ITAF-113″
“SALVEMINI Gaetano”,”Guerra o neutralità.”,”””Noi dobbiamo volere che l’ attuale crisi europea non si chiuda senza che l’ Italia si annetta il Trentino e la Venezia Giulia”” (pag 21) “”Per quanto la guerra sia un fatto orribile e odioso, noi non possiamo disconoscere che vi sono paci più orribili e più odiose della guerra: sono le paci, che consumano a fuoco lento i popoli; le paci, di cui una nazione approfitta, mentre la nazione vicina vede soffocate in esse tutte le proprie energie economiche e morali; le paci, in cui i lavoratori muoiono, non tutti in un giorno sul campo di battaglia, ma estenuati giorno per giorno dalla fame, massacrati nei tumulti civili, abbruttiti dalla miseria e dall’ ignoranza (…). A queste paci la guerra è preferibile mille volte per una nazione, quando vi sia una sufficiente sicurezza che la guerra riesca vittoriosa”” (pag 31)”,”ITAA-067″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Mimmo FRANZINELLI”,”Dai ricordi di un fuoriuscito 1922-1933.”,”Gaetano SALVEMINI (1873-1957) storico e uomo politico, combatté il giolittismo con il settimanale ‘l’ Unità’ (dal 1911) e il fascismo con il clandestino ‘Non mollare’ (1925). Arrestato e processato riuscì ad espatriare prima in Francia, poi, dal 1933, negli Stati Uniti, dove insegnò fino al ritorno in Italia nel 1949. Fu tra i fondatori di Giustizia e Libertà. Mimmo FRANZINELLI è l’ autore de ‘I tentacoli dell’ Ovra’ (BOLLATI BORINGHIERI, 1999) e di altri libri (v. retrocopertina). “”Gli esuli Salvemini e Rosselli rappresentarono per Mussolini l’ equivalente di Trotsky per Stalin, vale a dire un intollerabile elemento di “”controinformazione”” sulle storture del regime, di denunzia dello scarto tra la propaganda e la realtà. Nel 1940 i servizi sovietici fecero assassinare il “”rinnegato”” nel suo rifugio in Messico; nel 1937 i servizi informativi militari italiani (SIM) fecero uccidere Rosselli nell’ esilio francese da affiliati a un’ organizzazione neofascista d’ oltralpe; nei confronti di Salvemini, bersaglio più difficile data la sua residenza negli Stati Uniti e le abitudini di vita regolari, si tentò vanamente di screditarlo come terrorista fabbricando prove false”” (pag VIII)”,”SALV-025″
“SALVEMINI Gaetano”,”Mazzini.”,”””Affinché la insurrezione riesca, occorre che sia universale: ‘Noi siamo, sopra ciascun punto dato, più forti degli oppressori. Quando noi sorgeremo a un tempo su tutti i punti della nostra sfera d’ azione, noi vinceremo. E’ d’uopo contrapporre alla lega dei principi la Santa Alleanza dei popoli”” (VII, 213). (…) “”‘Ma la insurrezione non è che un principio negativo: essa rimarrebbe sterile e sarebbe illegittima, se non fosse accompagnata da un lavoro positivo di ricostruzione: in questo lavoro consiste la rivoluzione (XII, 214-5). ‘L’ insurrezione finisce quando la rivoluzione comincia. La prima è guerra, la seconda manifestazione pacifica. L’ insurrezione e la rivoluzione devono dunque governarsi con leggi e norme diverse. A un potere concentrato in pochi uomini scelti, per opinione di virtù, d’ ingegno, di provata energia, dal popolo insorto, spetta sciogliere il mandato dell’ insurrezione e vincer la lotta: al solo Popolo spetta il governo della rivoluzione (VIII, 33); cioè ‘le riforme (dal cui insieme è costituita la rivoluzione) spettano al senno pacificamente interrogato dalla nazione, alla Costituente’ (VIII, 94). La rivoluzione deve proporsi come fine l’ attuazione dei principi affermati dalla nuova rivelazione religiosa: ‘deve tradurre in risultati pratici ogni nuova sillaba della legge di Dio’ (VIII, 113); ‘deve essere un moto ascendente di popolo sulla via del Progresso’ (XVII, 174)’ (pag 72)”,”ITAB-128″
“SALVEMINI Gaetano; a cura di PIERI Piero PISCHEDDA Carlo”,”Scritti sul Risorgimento.”,”””E l’ accusa fondamentale che Mazzini muove a tutte le scuole socialiste, non escluso e giustamente lo stesso sansimonismo, è che derivino tutte dall’ utilitarismo di Bentham, e che facciano consistere la vita nella sola ricerca della felicità, che abbiamo materializzato il mondo, che abbiano sostituito al progresso dell’ umanità, “”il progresso della cucina dell’ umanità””. Sotto questo punto di vista, il mazzinianismo, allontanandosi dal socialismo, si avvicina assai alla democrazia cristiana””. (pag 230)”,”ITAB-129″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Alberto MEROLA”,”Lettere dall’ America, 1947-1949.”,”Lettere di SALVEMINI a Augusto TORRE Ernesto ROSSI Ugo Guido MONDOLFO Egidio REALE Piero PIERI Leo VALIANI Mario VINCIGUERRA Augusto MONTI Emilio LUSSU Vincenzo CALACE Ernesto e Ada ROSSI Giuliana BENZONI Manlio ROSSI-DORIA Luigi MORANDI “”Hai assolutamente ragione sul trasformismo. La vita parlamentare, in tutti i paesi, di regola non è che trasformismo. La storiella del sistema inglese e americano fondato sui due partiti, è una della più buffe corbellerie che inglesi e americani abbiano fatto inghiottire agli Europei del continente sulla base di apparenze assai superficiali. (…)”” (pag 202, Salvemini a Mario Vinciguerra, 1948) “”Se non vuoi trovarti di fronte a qualche brutta sorpresa, occorre che tu segua con attenzione quel che si dice in America della Federazione Europea. Non puoi spingere avanti il movimento in Italia dicendo che “”non hai tempo di leggere””. Se non hai tempo di leggere, manda ogni cosa al diavolo. Per lo meno devi avere qualcuno che legga per te. Ti raccomando specialmente i due articoli di Lippmann. Questi à portavoce dell’ ambasciata inglese a Washington””. (pag 211, Salvemini a Ernesto Rossi)”,”SALV-024″
“SALVEMINI Gaetano”,”Clericali e laici. Cattolicesimo e democrazia. Dirtto canonico e diritto civile. Censura ecclesiastica. Totalitarismo vaticano. Libertà religiosa. Clerocrazia e liquidazione del laicismo. Saggi e polemiche.”,”Questi saggi sono apparsi sul settimanale Il Mondo ad eccezione de ‘La liquidazione del laicismo’ e ‘Commenti a fatti del giorno’ che sono stati pubblicati su ‘Critica Sociale’ e ‘Il gesuita e il liberale’ apparso su Il Ponte. Intolleranza religiosa in Italia. “”I protestanti in Italia sono le bestie nere dei clericali. (…) Se i protestanti, nei paesi dove sono in maggioranza, trattassero i cattolici come questi trattano i protestanti in Italia, i cieli rintronerebbero da mattina a sera con le proteste e i guaiti della “”verità”” sacrificata all’ “”errore””, mentre è naturale che la “”verità””, dove può comandare, non dia tregua all’ “”errore””. (pag 77) Polemica con il cardinale Ottaviani. “”Dopo di che L’ Osservatore mi ha domandato se io consentirei ai togliatti comunisti quel che non consento agli ottaviani clericali: cioè ha insinuato che io sia un idiota utile, o un compagno di viaggio, o addirittura un agente dell’ apparato comunista. Se ne avesse avuto voglia, L’ Osservatore avrebbe capito che io appartengo a quella scuola politica, per la quale la libertà è non solo la libertà propria, ma soprattutto quella degli altri; perciò non accetto nessun totalitarismo né ecclesiastico, né secolare, perciò sono anticlericale, antifascista e anticomunista, perciò sulla prosa ottaviana tradotta in russo sovietico non posso dare se non la stessa opinione che darei su una prosa russa sovietica tradotta in linguaggio mussoliniano o linguaggio ottaviano””. (pag 108)”,”ITAP-086″
“SALVEMINI Gaetano”,”Tendenze vecchie e necessità nuove del movimento operaio italiano (Saggi critici).”,”””Oggi siamo a questo punto. Qualcuno di voi, riformisti ufficiali, ha già oltrepassata quella linea che divide il socialismo dal radicalismo a tinte più o meno sociali. Ma i più siete sempre a tempo a tornare indietro. Se questo non avverrà, il dissidio fra noi e voi diventerà insanabile, come è insanabile quello fra noi e i rivoluzionari. Da questi, infatti, ci divide la nostra ferma convinzione che la trasformazione sociale, anche se in qualche momento può essere accompagnata da moti rivoluzionari, in realtà risulta dalla accumulazione delle riforme. Ma per riforme noi intendiamo le riforme generali utili alla intera classe lavoratrice. Ciccotti ed altri. Anche noi. Salvemini. Non fabbrichiamo equivoci. Come noi oggi siamo divisi dai rivoluzionari in maniera insanabile, così forse verrà un giorno in cui saremo costretti a dividerci assolutamente anche da voi.”” (pag 120-121, discorso al congresso nazionale socialista dell’ ottobre 1910)”,”MITS-239″
“SALVEMINI Gaetano”,”Mussolini diplomatico (1922-1932).”,”Mussolini genio della propaganda. “”Imbiancando le facciate delle case lungo le strade, dove Caterina II doveva passare, ponendo alberi artificiali per nascondere i luoghi desolati, e ordinando a contadini ben vestiti di far baldoria, Potemkin fece credere a Caterina II di aver creato un paradiso terrestre in Crimea in appena tre anni. Mussolini superò Potemkin, e non sarà mai superato da nessuno nell’ arte di costruire facciate.”” (pag 384)”,”ITAF-182″
“SALVEMINI Gaetano”,”La politica estera di Francesco Crispi.”,”””Una crisi ancora più violenta portò Crispi nelle relazioni fra Italia e Francia. E’ opinione assai diffusa, in Italia e fuori, che Crispi avrebbe voluto provocare una guerra fra l’ Italia e la Francia; anzi Bismarck, pur godendo degli attriti italo-francesi, “”trovava Crispi troppo ardente a sforzare il gioco””””. (pag 39)”,”ITQM-101″
“SALVEMINI Gaetano”,”Memorie di un candidato.”,”IIn apertura: “”So cosa vale la gente che tiene il campo democratico: l’ aristocrazia della democrazia, che affetta una forza che non ha, una sapienza che non ha, delle virtù che non ha””. G.C. Abba Propaganda elettorale. “”Ed ho attinto da questa esperienza – per me personalmente non lieta – della mia vita, nuova e più ferma fede nell’ avvenire d’ Italia. E se non avessi dovuto sciupare tanta parte delle forze mie e dei migliori amici miei a contrastare non coi miei avversari pubblici, ma coi miei insidiatori clandestini, i quali non volevano sentire quel che io sentivo, e non vedevano nella elezione altro che pastette da fare e rancori da sfogare, se avessi potuto impiegare tutto il mio tempo a mettermi a contatto con la buona e schietta anima popolare, – la elezione dell’ aprile 1910 sarebbe rimasta nella storia di quei paesi come il primo momento di una rinascenza morale, e non come un nuovo documento della vecchia, profonda, corruzione dei costumi politici””. (pag 28)”,”ITAA-108″
“SALVEMINI Gaetano”,”Dal Patto di Londra alla Pace di Roma. Documenti della politica che non fu fatta.”,”Una parte degli scritti già pubblicati sulla rivista settimanale ‘L’ Unità’. “”La lezione di questa guerra deve avere insegnato molte cose anche all’ Austria, e moltissime soprattutto alla Germania. Deve avere insegnato, per es., a quest’ ultima che ha fatto sempre male i suoi calcoli, considerando l’ Italia nella Triplice come una ‘quantité negligéable’: quest’ errore le è costato caro assai. Perché non dovrebbe cercare di ripararlo in avvenire? In fondo una nuova Triplice – in cui alla vecchia graduatoria: 1. Germania, 2. Austria, 3. Italia, si sostituisse una nuova Triplice con graduatoria: 1. Germania, 2. Italia, 3. Austria -; una nuova Triplice, in cui la funzione di “”parente povero”” passasse all’ Austria, potrebbe convenire assai e alla Germania e all’ Italia. Alla Germania: perché nessuna sua vittoria militare potrebbe compensarla del danno di rimanere isolata nel mondo con la sola Austria, ridotta a mal partito dalla crisi attuale per almeno cinquant’anni. All’ Italia: perché, in fondo, chi ci assicura che nell’ ora della sistemazione coloniale la Francia e l’ Inghilterra ci facciano la parte a cui aspiriamo?”” (pag 193)”,”ITQM-118″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Gaetano ARFE'”,”Movimento socialista e questione meridionale.”,”Tripoli e i socialisti. “”Ancora in data 16 settembre 1911, dodici giorni prima dell’ ‘ultimatum’ guerresco, Filippo Turati non riusciva a “”prendere sul serio”” la “”montatura tripolina””, e pensava che “”la farsa non si sarebbe elevata né al dramma, né alla tragedia””.”” (pag 499) “”Ed ora che siamo in piena guerra guerreggiata, noi siamo sempre a domandarci che cosa precisamente vogliano di fronte a Tripoli i socialisti italiani. Vogliono riprendere il grido “”Via dall’ Africa?”” – Sarebbe una stoltezza criminosa e pazza. – A parte la considerazione che, non essndo stati buoni ad impedire l’ inizio dell’ impresa, essi darebbero prova di eccessiva scempiaggine credendo di poterla da ora in poi a loro capriccio terminare, è innegabile che, ‘al punto in cui sono giunte le cose’, una fine non vittoriosa di questa guerra sarebbe per l’ Italia – e quando diciamo ‘Italia’ diciamo gli italiani tutti, i lavoratori in prima linea – sarebbe diciamo, uno spaventevole disastro.”” (pag 501)”,”MITS-300″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Augusto TORRE”,”Come siamo andati in Libia e altri scritti dal 1900 al 1915.”,”Fondo Dott. Carluccio BIANCHIERI di Bordighera (by G. Spagnolo) Pangermanesimo e socialismo tedesco “”La Internazionale dei socialisti tedeschi ha per centro e per duce la Germania; come la internazionale dei rivoluzionari francesi della fine del secolo XVIII e della prima metà del secolo XIX, doveva avere per centro e per duce la Francia; come la internazionale dei democratici italiani e polacchi del 1848 avrebbe dovuto avere centro e duce l’ Italia o la Polonia. Nel costruire la internazionale ciascuno assegna in essa un posto preminente alla propria patria. Il vecchio spirito di preda e di soppraffazione si traveste con le formule della ideologia democratica e travolge anche coloro che credono di lottare per la eguaglianza e per la giustizia””. (pag 403) “”E’ appunto data la necessità che noi abbiamo di impedire tanto un eccessivo indebolimento della Germania quanto la rovina della Francia, il nostro intervento a fianco del blocco austro-germanico sarebbe stato da parte nostra un funestissimo errore, perché avrebbe concorso alla distruzione della Francia; e il nostro eventuale intervento a fianco della Triplice Intesa dovrebbe essere accompagnato dal patto esplicito che i vincitori non devono pretendere uno smembramento della Germania, come già cominciano a sognare i nazionalisti francesi.”” (pag 462)”,”SALV-001″
“SALVEMINI Gaetano; a cura di PIERI Piero PISCHEDDA Carlo”,”Scritti sul Risorgimento.”,”Fondo Dott. Carluccio BIANCHIERI di Bordighera (by G. Spagnolo) “”La proprietà per essere legittima, dev’essere, secondo Mazzini, “”il segno della quantità di lavoro col quale l’ individuo ha trasformato, sviluppato, accresciuto le forze produttrici della natura”” (…). Ora Mazzini reputa che nell’ attuale ordinamento sociale l’ assetto della proprietà sia difettoso, e aderisce pienamente alla critica che dell’ orientamento economico individualista fanno il Fourier (..) e i socialisti di tutte le scuole, attribuisce la causa della miseria alla tirannide del capitale monopolizzato sul lavoro, e afferma la necessità che la proprietà sia “”richiamata al principio che la rende legittima, facendo ì che il lavoro possa produrla””. Guidato da questo canone, Mazzini rifiuta il comunismo, sia nella forma che vorrebbe assegnare a tutti gl’ individui sui prodotti del lavoro comune una parte eguale, sia in quella che darebbe a ciascuno secondo i bisogni (…)””. (pag 227)”,”SALV-002″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Ernesto SESTAN”,”La dignità cavalleresca nel Comune di Firenze e altri scritti.”,”Fondo Dott. Carluccio BIANCHIERI di Bordighera (by G. Spagnolo) Firenze ai tempi di Dante. “”In altre parole, i cittadini di Firenze nel tredicesimo secolo dovettero affrontare un problema simile a quello che ha dovuto affrontare l’ Inghilterra nel secolo XIX per effetto della rivoluzione industriale. Gli inglesi vivevano su alimenti e materie prime importate; e pagavano per queste importazioni esportando carbone, o prodotti industriali, o capitali i cui interessi pagavano i debiti, oppure offrivano all’ estero servizi, il principale dei quali consisteva nei trasporti marittimi. I fiorentini del tredicesimo secolo usarono metodi analoghi per risolvere il problema di nutrire la loro città. Importavano vettovaglie e materie prime, ed esportavano prodotti finiti, capitali o servizi. Così durante il tredicesimo secolo, l’ espansione del commercio internazionale fiorentino si adeguò all’ aumento della popolazione cittadina.”” (pag 373) La caduta dell’ impero romano. (pag 385)”,”SALV-003″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Elio CONTI”,”Stato e Chiesa in Italia.”,”Fondo Dott. Carluccio BIANCHIERI di Bordighera (by G. Spagnolo) Sui protestanti in Italia. La libertà religiosa. “”Io non so se veramente “”le masse”” italiane se la piglierebbero tanto calda contro i protestanti, come se la piglia il clero, ‘che una volta non osava certe eccessi’, perché non si sentiva spalleggiato dai carabinieri. Come pure non so se le “”masse”” sarebbero ostili al controllo delle nascite, se ci fosse chi scendesse in mezzo a loro a spiegare che c’è modo e modo di non avere un mucchio di figli, di cui la metà morirà nel primo anno e l’ altra metà è destinata a vivere di miseria squallida per sé e per i suoi””. (pag 460) “”Un problema, che i partiti “”laici”” hanno sempre scrupolosamente evitato ed evitano tuttora, è quello che viene indicato con la formula di “”libertà religiosa””.”” (pag 469) “”L’ errore non è vergogna. Tutti possiamo errare. Vergogna è imbrogliare. E i partiti “”laici”” attuali rimarranno nella storia politica italiana come i partiti dell’ imbroglio, se non si decidono a definirsi non con chiacchier equivoche, ma con l’ azione di ogni giorno, per quello che realmente sono e intendono essere””. (pag 471)”,”SALV-004″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Augusto TORRE”,”Preludio alla seconda guerra mondiale.”,”Fondo Dott. Carluccio BIANCHIERI di Bordighera (by G. Spagnolo) Il canale di Suez e il petrolio. “”Ma in Francia il movimento pacifista faceva strage di ogni buon senso. In un comizio della Confederazione Generale del Lavoro, tenuto a Parigi il 23 settembre, il segretario generale, Jouhaux, dichiarò che “”gli operai francesi, mentre insistevano che il loro Governo rimanesse fedele al Patto della Società delle Nazioni per mantenere la pace, non consentivano coi camerati inglesi nel domandare sanzioni militari””. Fu applaudito. Nessuno gli domandò come era possibile mantenere la pace senza avere i mezzi coercitivi per imporre la pace ai malintenzionati. Altri capi d’ organizzazioni operaie parlarono contro le sanzioni militari, concludendo i discorsi col grido: “”Noi non solo odiamo la guerra, ma odiamo tutte le guerre””.”” (pag 493)”,”SALV-005″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Augusto TORRE”,”La politica estera italiana dal 1871 al 1915.”,”Fondo Dott. Carluccio BIANCHIERI di Bordighera (by G. Spagnolo) “”Il vantaggio massimo che l’ Italia ricavò dalla Triplice Alleanza, fu quello di non vedere sollevata dagli alleati la questione romana. Il governo francese, dopo il 1877, era nelle mani dei gruppi anticlericali; una politica francese di aperta e attiva solidarietà col Vaticano era assi difficile. Affinché il governo francese rischiasse una guerra con l’ Italia per rivendicare il dominio temporale del papa, sarebbe stato necessario che i gruppi clericali riportassero una grande vittoria nella politica interna del paese, dopo una lotta furiosa con gli anticlericali. Invece, i governi di Berlino e Vienna non avrebbero trovato ostacolo apprezzabile nella loro politica interna, se avessero fatto una politica favorevole al papa. Per l’ Austria una spedizione in Italia per restituire Roma al papa, avrebbe preso le forme di una crociata. Date queste condizioni, il governo italiano, per mezzo della Triplice Alleanza, neutralizzò nella questione romana, fra i tre possibili avversari, i due più pericolosi: la Germania e l’ Austria, e si garantì contro quel tanto di minaccia, che l’ avversario meno pericoloso, la Francia, potesse rappresentare. In altre parole, il pericolo e il danno, contro cui la Triplice del 1882 garantì l’ Italia, fu il pericolo e il danno, che poteva derivare al paese dalla ostilità della Germania e dell’ Austria. Questa ostilità si era manifestata finora, da parte di Bismarck, con la minaccia di sollevare la questione romana, e con gli incitamenti fatti alla Francia perché andasse a Tunisi, e aveva assunto, da parte dell’ Austria, nel 1880, la forma di una vera e propria minaccia di guerra. Da ora in poi, finché durava l’ alleanza, questi pericoli scomparivano.”” (pag 317-318)”,”SALV-006″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Gaetano ARFE'”,”Movimento socialista e questione meridionale.”,”Fondo Dott. Carluccio BIANCHIERI di Bordighera (by G. Spagnolo) Sul cooperativismo. “”Una cooperativa può essere un ideale perfetto di fratellanza e di giustizia ‘nel suo interno’; ma se i salari e i profitti, nella cui divisione si esercita la fratellanza e la giustizia, sono dovuti a favori che lo Stato fa a spese della intera classe lavoratrice; e se la cooperativa crea nei soci una indifferenza per le necessità politiche generali della classe lavoratrice e del paese, la cooperativa è dal punto di vista socialista da condannare, anche se ‘nel suo interno’ sia socialisticamente ordinata””. (pag 364) “”Ahimé! a questo oramai siamo ridotti in Italia, che ci occorre ricordare che la classe lavoratrice non è costituita dai lavoratori di una città o di una provincia: ma è costituita dai lavoratori di tutto lo Stato!”” (pag 365) Elezioni, diritto elettorale della classe operaia (1907), storia della questione meridionale. “”La classe proletaria italiana, insomma era spezzata in due sottoclassi poliiche: e la frattura politica corrispondeva a un dislivello professionale e regionale. C’era una minoranza di lavoratori, prevalentemente industriali, concentrati al Nord, e specialmente nelle città maggiori del Nord; e una maggioranza di lavoratori, prevalentemente agricoli, disseminati anche nel Nord, ma formicolanti specialmente nel Sud. I primi aggiungevano il presidio del diritto elettorale alla forza delle migliori condizioni economiche e di una abbastanza diffusa e solida organizzazione di classe. I secondi – salvo i gruppi, che approfittavano di eccezionali condizioni della zona padana – dovevano portare, oltre al peso della maggiore miseria, e alla inferiorità della meno solida o addirittura inesistente organizzazione economica, la incapacità politica derivante dalla privazione quasi totale del diritto elettorale””. (pag 588)”,”SALV-007″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Roberto VIVARELLI”,”Scritti sul fascismo. I.”,”Fondo Dott. Carluccio BIANCHIERI di Bordighera (by G. Spagnolo) Il delitto Matteotti. Mussolini. La questione morale. “”Fuori d’ Italia, il popolo italiano è considerato sensibile politicamente, ma poso sensibile moralmente. La verità è che, se lasciamo da parte le classi elevate e si guarda alla massa della popolazione, nessun popolo in Europa ha meno esperienza politica: si lascia facilmente ubriacare di belle parole, si fa suggestionare da ogni genere di demagoghi, tende a precipitare da uno stato di aspettazione estrema a quello di estrema disperazione. Ma moralmente nessun popolo è più sensibile di quello italiano. Coloro che vogliono trascinarlo devono fare appello al suo senso morale; coloro che offendono questo senso morale potranno soggiogarlo temporaneamente, ma non lo conquisteranno mai””. (pag 247)”,”SALV-008″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Nino VALERI e Alberto MEROLA”,”Scritti sul fascismo. II.”,”Fondo Dott. Carluccio BIANCHIERI di Bordighera (by G. Spagnolo) La mentalità degli italiani. Il carattere. La questione morale. “”Tuttavia la morale del popolo italiano differisce da quella degli altri paesi. E’ soprattutto una morale familiare. Nell’ ambito della cerchia familiare, ogni membro aiuta l’ altro con inconscio eroismo; accettando come un dovere anche il più grande sacrificio. Il divorzio non è mai stato istituito, in Italia, in quanto estraneo al concetto italiano dei doveri verso la famiglia. L’indulgenza con cui le giurie trattano il caso di un marito o un fratello, che uccide per vendicare l’ onore della famiglia, è un altro risultato di questa rigida morale familiare. Ma se la morale familiare è rigida, la morale sociale è rilassata. Il governo è considerato come qualcosa di estraneo ed ostile al popolo. Infrangere la legge non significa manomettere i diritti del prossimo, ma disubbidire a un ordine impartito da un nemico.”” (pag 367-368)”,”SALV-009″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Enzo TAGLIACOZZO”,”L’ Italia vista dall’ America. Volumi I e II.”,”Fondo Dott. Carluccio BIANCHIERI di Bordighera (by G. Spagnolo) Gli italiani come sono. Psicologia europea. Gli italiani come veramente sono. Studio di psicologia europea. Critica al libro di Sforza. Il fascismo. “”Durante i venticinque secoli della loro storia gli italiani hanno sperimentato molte fortune e molti disastri, molte glorie e molte vergogne. Il loro passato abbraccia Cesare e Pulcinella, San Francesco d’ Assisi e Casanova, Dante e Cagliostro. La peggire delle loro sfortune, la più umiliante delle loro vergogne l’hanno avuta con Mussolini: essere sottomessi in patria e rappresentati all’ estero da demagogo privo di senso comune, crudele e pomposo, il quale gonfio il petto, le mani sulle anche, la mascella sporgente, e gli occhi roteanti le orbite, durante gli ultimi venti anni ha occupato le prima pagine dei giornali. E siccome non pochi italiani si sono affannati a scimiottore il Duce, si è diffusa l’ opinione che tutti gli italiani sono come Mussolini e che Mussolini, come direbbe uno studioso tedesco, impersona il ‘Volkgeist’ italiano.”” (pag 59)”,”SALV-010″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Elvira GENCARELLI”,”Carteggi I. (1895-1911).”,”Fondo Dott. Carluccio BIANCHIERI di Bordighera (by G. Spagnolo) Gli italiani come sono. Psicologia europea. (pag 59) “”Se nel mio partito prevarranno le mie idee – e spero molto che così debba essere – bene! se no, uscirò dal Partito socialista ed entrerò nel partito repubblicano a patto che butti a mare i Bovi, i Socci, i Barzilai e tutti i simili somari. Se neanche questo sarà possibile, mi ritirerò sotto le tende e mi metterò a scrivere un libro sulle rovine di Ninive e di Babilonia. (…) Sento che i profughi capitanati dall’ Olivetti preparano ogni giorno nei caffé di Lugano i piani della futura rrrivoluzione (sic) italiana. Roba da far ridere, se non ci fosse da disperare della serietà dei redentori d’ Italia. Vado ruminando un lavoro sul ‘Libro dei Profeti’, gli darò per epigrafe la sentenza del Cattaneo: ‘Però se v’erano molti uomini d’animo repubblicano in Italia, essi non avevano dottrina repubblicana””. Il che mutatis mutandis va a capella per i socialisti. L’ ‘Educazione Politica’ va molto bene. Ottimi gli articoli per gli studenti. Ti confesso che non approvo l’ aria da Silvio Pellico, che si dà il Valera nei ricordi di Finalborgo. Descrivendo a colori troppo neri la vita del carcere, si finisce col diffondere la paura e lo scoraggiamento. Questo popolo è così fiacco e vigliacco che non gli parrà vero di scusarsi del suo dolce far niente colpericolo di andar a marcire in galera.”” (pag 81, Lettera di Salvemini ad Arcangelo Ghisleri, a Lugano, febbraio 1899)”,”SALV-011″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Roberto PERTICI”,”Memorie e soliloqui. Diario 1922-1923.”,”Sino al 1910 Salvemini aveva militato nel partito socialista e si era messo in luce come brillante polemista. In seguito aveva collaborato alla Voce di Prezzolini e quindi fondato un suo periodico L’ Unità che sino alla fine del 1920 fu una delle riviste politiche di maggior prestigio. Su quelle pagine aveva condotto campagne politiche: sull’ intervento dell’ italia nella prima guerra mondiale, sulla questione meridionale, sulla questione adriatica alla fine della guerra. Nel 1919 venne eletto alla Camera in una lista dei combattenti. Non si ripresentò alle elezioni del 1921. Nel diario l’A registra gli avvenimenti politici in corso (l’ avvento del fascismo ecc. In secondo luogo riflette sulle vicende. Fascismo come male necessario. Salvemini, 1923. “”Come il diario mette bene in luce e come confermano le lettere di questo stesso periodo, la cui lettura si integra perfettamente con quella delle pagine del diario, i suoi sentimenti non impedirono che in Mussolini e nel fascismo egli scorgesse, allora, un male necessario per liberare il paese da una classe dirigente rispetto alla quale il suo giudizio è drasticamente impietoso. In un intervento pubblico di quegli stessi mesi, che è un documento assai caratteristico, commentando l’ affermazione che, dopo tutto, il mondo andasse verso sinistra, egli scriveva: “”(…) Perché fra Mussolini e tutti i suoi possibili successori attuali, non c’è da esitare. E’ preferibile il primo: 1° perché (…)””.”” (pag 12) Nota: tra i nomi del diario non viene citato Gramsci, e pochissimo Croce.”,”SALV-012″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Lamberto BORGHI e Beniamino FINOCCHIARO”,”Scritti sulla scuola.”,”L’ ignoranza della geografia. “”Dal Mondo del 26 luglio 1955, apprendiamo che, secondo ha accertato un Gallup Poll, 8 studenti americani su 10 non sanno trovare la Bulgaria sulla carta geografica, sette su dieci ignorano dove si trovi la Romania, e sei su dieci non riconoscono la Jugoslavia. (…) In verità, non si vede perché un alunno americano dovrebbe sapere dov’è la Romania e un alunno italiano dove è il Missuri. Modestia a parte, io imparai a distinguere il Missuri dal Texas solamente nel viaggio per il Nord-America in lungo e in largo. Il ho scoperto l’ esistenza di Formosa dopo che l’ha resa famosa Ciang Kai-shek. Quanto alle province della Russia sovietica e della Cina, me le saluta lei?”” (pag 767) (pubblicato nel 1955) L’ ingerenza della Chiesa cattolica nell’ insegnamento dello Stato. “”Per scuola laica noi intendiamo una scuola, che non sia per forza di legge posta sotto la sorveglianza di nessuna gerarchia ecclesiastica: e, poiché siamo in Italia, della gerarchia ecclesiastica cattolica. Le scuole, che hanno preceduto la nostra, erano tutte dominate da una pregiudiziale confessionale (…). Il vescovo aveva sotto la propria giurisdizione le scuole primarie, secondarie e universitarie della diocesi. L’arcivescovo di Pisa, per esempio, fu di diritto fino al ’59 cancelliere dell’ Università. In Francia, nel Consiglio Superiore per l’ Istruzione, fino al 1878, c’era il banco dei Vescovi, e c’è tuttora nel Consiglio Superiore del Canada cattolico francese.”” (pag 881-882) (pubblicato nel 1907)”,”SALV-013″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Giorgio AGOSTI e Alessandro GALANTE GARRONE”,”Scritti vari (1900-1957).”,”Fondo Dott. Carluccio BIANCHIERI di Bordighera (by G. Spagnolo) Contiene varie recensioni”,”SALV-015″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Carlo PISCHEDDA”,”Dalla guerra mondiale alla dittatura (1916-1925).”,”Fondo Dott. Carluccio BIANCHIERI di Bordighera (by G. Spagnolo)”,”SALV-016″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Ernesto SESTAN”,”Magnati e popolani in Firenze dal 1280 al 1295.”,”Fondo Dott. Carluccio BIANCHIERI di Bordighera (by G. Spagnolo)”,”SALV-017″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Franco VENTURI”,”La Rivoluzione francese (1788-1792)”,”Fondo Dott. Carluccio BIANCHIERI di Bordighera (by G. Spagnolo)”,”SALV-018″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Roberto VIVARELLI”,”Scritti sul fascismo. Volume III.”,”Fondo Dott. Carluccio BIANCHIERI di Bordighera (by G. Spagnolo)”,”SALV-019″
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Elio APIH”,”Il ministro della mala vita e altri scritti sull’Italia giolittiana.”,”Fondo Dott. Carluccio BIANCHIERI di Bordighera (by G. Spagnolo)”,”SALV-020″
“SALVEMINI Gaetano”,”La sinistra e la questione meridionale.”,”Saggi tratti da Gaetano Salvemini, ‘Socialismo. Riformismo. Democrazia. Antologia di scritti politici, civili, autobiografici’, a cura di Enzo TAGLIACOZZO e Sergio BUCCI”,”SALV-027″
“SALVEMINI Gaetano”,”G.B. Shaw e il fascismo.”,”Apprezzamenti di G.B. Shaw nei confronti di Mussolini e il fascismo “”I fascisti uccisero non uno ma tre deputati (Di Vagno, Matteotti e Amendola); bastonarono, maltrattarono, ferirono, deportarono e obbligarono a fuggire fuori d’Italia più di cinquanta deputati; invasero, devastarono e saccheggiarono centinaia di tipografie e di redazioni di giornali, cooperative, circoli e case private; uccisero migliaia di persone. Gi amici fascisti del signor Shaw non lo informarono affatto su queste faccende. Il signor Shaw scrive: “”Gli italiani lo accettano, alcuni ‘faute de mieux’, altri con entusiasmo””. Non conosce nulla su quella parte d’Italia che non acceta il Duce nè ‘faute de mieux’ nè con entusiasmo.”” (pag 57) Entusiasmo di Shaw per Mussolini, Lenin, Stalin, Hitler (da presentazione)”,”SALV-028″
“SALVEMINI Gaetano”,”La Rivoluzione Francese. 1788-1792.”,”Dedica a Pasquale Villari, maestro. Il volume si interrompe a pagina 432 Capitolo II: Mirabeau. La costituzione civile del clero (pag 203-258)”,”SALV-029″
“SALVEMINI Biagio”,”La crisi fiscale dello Stato.”,”Complessità della società tardo-capitalistica. “”Ciò che interessa (O’Connor) è il ‘processo di generazione’ della spesa pubblica, e da questa angolatura emergono evidenti lo spessore e la complessità delle istituzioni statali della società tardo-capitalistica da lui studiata. Il rapporto nuovo tra Stato ed economia annodatosi dopo i sommovimenti sociali succeduti alla prima guerra mondiale e la crisi del 1929 non gli appare più limitabile, dal suo punto di osservazione, ad una aggiunzione di spesa pubblica voluta dai monopoli all’economia da essi stessi dominata: lo Stato si integra nella logica del processo di accumulazione, diventa terreno di scontro politico fra le varie sezioni del capitale e fra le varie sezioni delle masse evocate sulla scena della storia dallo stesso sviluppo capitalistico, luogo di attenuazione e mediazione di contraddizioni e suscitatore al tempo stesso di contraddizioni nuove. E’ un terreno poco esplorato dal marxismo, cosicché se volessimo cercare un antecedente importate di questo lavoro potremmo forse trovarlo sul versanto del pensiero economico ufficiale, nell’analisi del faticoso e contrastato processo di ammodernamento delle idee e della politica fiscale nell’amministrazione statunitense condotta in ‘Fiscal Revolution in America’ di Herbert Stein”” (pag 153) O’Connor divide schematicamente la società americana fra settore monopolistico, settore concorrenziale e settore statale, assorbenti ciascuno circa un terzo della forza-lavoro impiegata. Nel settore monopolistico sono comprese l’industria pesante, quella dei beni di consumo durevole, quella dei beni di consumo non durevole di largo uso e stadardizzati, i grandi mezzi di trasporto; dunque esso è il centro ed il motore del processo di accumulazione. Il settore concorrenziale raccoglie la miriade di attività su piccola scala che non hanno potere di controllo sui prezzi e sono particolarmente presenti nei servizi e nella distribuzione; quello statale comprende la «produzione di beni e di servizi organizzata dallo Stato in prima persona» e quella «organizzata da imprese fornitrici dello Stato sotto contratto» (pag 153-154)”,”ECOT-005-FB”
“SALVEMINI Maria Teresa”,”Le politiche del debito pubblico.”,”Maria Teresa Salvemini (Molfetta, 1936) professore ordinario di Politica economica e finanziaria nella Facoltà di Scienze Statistiche, Demografiche ed Attuariali dell’Università di Roma. Ha ricoperto diverse cariche pubbliche tra cui quella di presidente dell’istituto di Studi per la programmazione Economica ISPE.”,”ITAE-107-FL”
“SALVEMINI Gaetano a cura di Roberto VIVARELLI”,”Le origini del fascismo in Italia. Lezioni di Harvard.”,”Le ‘Lezioni di Harvard’ furono redatte intorno al 1943 negli USA dove SALVEMINI aveva trovato asilo nel 1933 e dove, a partire dal 1934, ricoprì presso la Harvard University una cattedra di storia della civiltà italiana. Erano destinate ad un pubblico di studenti americani. ‘Un’altra caratteristica dei fatti di Milano e di Roma dell’aprile del 1919, fu la partecipazione di ufficiali dell’esercito alle dimostrazioni di piazza “”antibolsceviche”””” (pag 185)”,”SALV-001-FV”
“SALVEMINI Gaetano, a cura di Roberto VIVARELLI”,”Le origini del fascismo in Italia. Lezioni di Harvard.”,”[‘Nell’Italia settentrionale, l’agricoltura non era nel complesso arretrata rispetto a quella dei paesi limitrofi. Ma nell’Italia meridionale, durante la primavera e l’estate, vi è scarsità di pioggia. Tutti i fiumi del Meridione, presi insieme, non hanno una portata d’acqua che stia alla pari con il solo fiume Adda, uno dei numerosi affluenti del Po. Non vi è quindi possibilità di irrigazione, e la siccità ostacola gravemente l’agricoltura. Nei terreni montani non coltivabili, e che coprono un quarto dell’intero paese e praticamente tutto il Mezzogiorno, la pioggia, cadendo sui declivi assolutamente privi di alberi, provoca delle frane gigantesche, che distruggono le case coloniche situate nelle vallate, e danno luogo ad acquitrini, che a loro volta producono zanzare portatrici di malaria. Le condizioni delle popolazioni rurali erano ovunque pessime. Nel Nord faceva scempio la pellagra, nel Sud la malaria. A Napoli, che era allora la città più popolosa d’Italia, il cimitero per i poveri consisteva in 365 tombe quanti erano i giorni dell’anno. I morti, in media 200 al giorno, venivano portati al cimitero su dei carretti, come si trattasse di spazzatura, e scaraventati alla rinfusa dentro quella che era la tomba del giorno, che veniva quindi chiusa, finché l’anno seguente non arriva ancora il suo turno. C’erano provincie, quella di Potenza, ad esempio, dove praticamente i cimiteri erano sconosciuti. I poveri venivano portati a seppellire nelle chiese su barelle, scoperti o coperti appena di un lenzuolo, e scaraventati senza tante cerimonie nella fossa comune, sotto il pavimento della chiesa, dove decomponendosi appestavano l’aria. Vi erano luoghi in cui i poveri venivano buttati in voragini naturali, di cui non si conosceva il fondo, oppure abbandonati alle ortiche di certi cosiddetti cimiteri, ove i cani si raccoglievano a far festino portandosi dietro per le strade ossa e crani spolpati (2). L’ostilità del Papato, il brigantaggio, una percentuale altissima di analfabetismo, tra le masse popolari, un pesante debito pubblico, in parte eredità dei precedenti governi locali e in parte dovuto al costo delle guerre di indipendenza e all’opera di unificazione, tutto ciò rendeva quasi disperato il compito del nuovo regime’ [‘L’Italia dal 1871al 1919’] (pag 10-11)] [(1) R. Fucini, Napoli a occhio nudi, Firenze, Le Monnier, 1878; (2) E. Pani Rossi, La Basilicata, Verona, Civelli, 1868, pp. 252-55]”,”ITAF-005-FER”
“SALVETTI Patrizia”,”Corda e sapone. Storie di linciaggi degli italiani negli Stati Uniti.”,”SALVETTI Patrizia è docente facoltà scienze politiche Università di Roma La Sapienza.”,”MUSx-265″
“SALVETTI Patrizia”,”La stampa comunista da Gramsci a Togliatti.”,”Patrizia Salvetti lavora dal 1972 presso l’Istituto di Studi Storici della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Roma e presso l’Istituto di Sociologia della Facoltà di Scienze statistiche della stessa Università. Ha pure collaborato a un programma di ricerche del CNR. Ha pubblicato saggi su alcune riviste: ‘Alcune considerazioni sul PCI e la svolta di Salerno’ (‘Storia e Politica’, 1973) e ‘Le interpretazioni del risorgimento nella stamppa del Partito Comunista d’Italia’ (rivista ‘Trimestre’, 1975). ‘Con l’uscita del “”Comunista””, che viene diretto personalmente da Bordiga, la stampa del partito – come del resto tutta la sua organizzazione – assume un carattere estremamente centralizzato, in base a quanto era sancito nello statuto approvato dal congresso di fondazione del PCdI (6). La creazione di un Ufficio Stampa comunista allo scopo di curare la diffusione del notiziario comunista nazionale e internazionale risponde a questa esigenza (6bis). È questa una delle più radicali differenze che caratterizzano il nuovo partito rispetto al partito socialista, che concedeva ai suoi organi di stampa una sostanziale autonomia locale. Tuttavia (…) sulle pagine degli organi di stampa comunista compaiono, almeno fino a quando le situazioni di scontro politico interno al partito non saranno più conciliabili, firme di dirigenti che presentano posizioni contrapposte al suo interno: non manca, cioè, sulla stampa comunista l’aspetto della discussione sui più vari problemi, da quelli politici interni ed internazionali a quelli culturali, economici ed anche «editoriali». Ad esempio sulla «Rassegna Comunista» (7), il quindicinale teorico del partito ispirato direttamente da Bordiga, troviamo un interessante articolo di Adalberto Fogarasi a proposito della funzione di «controinformazione» che deve avere un giornale comunista il cui compito, secondo l’autore, «è quello di destare la coscienza comunista dei suoi lettori»: piuttosto che pubblicare articoli teorici e ideologici che non hanno diretto riscontro con gli avvenimenti quotidiani, un giornale comunista deve smascherare i periodici borghesi, provandone l’infondatezza e la faziosità dell’informazione. Sempre secondo l’autore, il modo più proficuo per risolvere l’annoso problema dell’accessibilità alla differenziata preparazione politico-culturale dei lettori comunisti è quello di una «collaborazione spregiudicata e senza prevenzioni» tra lettori e redazione e cita, tra i giornali italiani, il quotidiano torinese «L’Ordine Nuovo» per avere spesso realizzato tale collaborazione nella rubrica «cronache torinesi» in cui compaiono spesso corrispondenze operaie sulla vita di fabbrica (8). Il dibattito sulla funzione e le caratteristiche che un giornale deve avere per definirsi «comunista» è presente in gran parte della stampa di partito. Il numero 39 dell’«Avanguardia», il settimanale dei giovani comunisti che dal febbraio 1921 esce a Milano, riporta una circolare del Comitato Esecutivo dell’Internazionale Comunista, firmata da Zinoviev, in cui si espongono i principi in base ai quali «noi dobbiamo creare un nuovo tipo di giornale comunista, i cui principali collaboratori siano degli operai e che si sviluppi insieme con il movimento operaio stesso». Dopo aver criticato il fatto che «i nostri giornali rassomigliano, in modo che si può anche confonderli con essi, agli antichi giornali socialdemocratici, sia per il loro aspetto esteriore che per il loro indirizzo…» e aver constatato che «vi sono troppe parole difficili, straniere, troppi articoli interminabili e aridi», la circolare di Zinoviev dà le indicazioni di massima per realizzare un vero giornale comunista, portando come esempio la «Pravda» degli anni 1911-1913 e 1917: «esso non deve soltanto occuparsi della cosiddetta alta politica, ma deve invece consacrare almeno i tre quarti delle sue colonne alla vita e alle azioni degli operai… I nostri quotidiani devono diventare una vera scuola di comunismo». Il servizio di informazione – o di «controinformazione» – deve essere abbonante e variato, in modo da «fare concorrenza ai ricchi giornali della borghesia e a tutti gli altri». Per quanto riguarda la figura dell’operaio-collaboratore «Noi dobbiamo creare un nuovo tipo di «reporter comunista»… della gente che sappia servire la rivoluzione proletaria con la sua matita… occorrono meno resoconti e relazioni di discorsi parlamentari e più numerosi resoconti di assemblee operaie»”” (pag 16-17-18) [(7) La ‘Rassegna Comunista’ comincia ad uscire a Milano alla fine di marzo 1921, con una diffusione limitata a 2000 copie; (8) Adalberto Fogarasi, ‘I compiti della stampa comunista’, ‘Rassegna comunista’, a. I., n. 7, 30 luglio 1921]”,”MITC-007-FGB”
“SALVI Sergio”,”La mezzaluna con la stella rossa. Origini storia e destino dell’ Islam sovietico.”,”SALVI è nato nel 1932 a Firenze, dove vive dirigendo una importante istituzione culturale. Studioso del principio di nazionalità ed esperto dei problemi delle minoranze etniche e linguistiche, ha pubblicato, tra l’altro: -Le nazioni proibite. VALLECCHI. 1973 -Le lingue tagliate. RIZZOLI. 1975 -Patria e matria. VALLECCHI. 1978 -La disUnione sovietica. PONTE ALLE GRAZIE. 1990″,”RUSS-064″
“SALVINI Vittorio”,”Lineamenti di storia dell’ arte. Volume II. Dal Duecento al Quattrocento.”,”””Filippo Brunelleschi (1377-1446) occupa una posizione di primissimo piano nella civiltà artistica del primo Rinascimento quale inventore delle norme della prospettiva lineare””. (pag 245) “”All’ architettura Filippo dovette dedicarsi per tempo, anche se è dubbio che gli si sia veramente recato a Roma verso il 1402 con Donatello, come vuole il Vasari, a disegnare e misurare i monumenti antichi. Ma l’ opera più antica che di lui ci resti é l’ ‘Ospedale degli Innocenti’, iniziato nel 1419. Nella sua sorprendente semplicità – una loggia ad archi a piencentro ed un piano superiore liscio nel quale campeggiano a larghi intervalli finestre rettangolari timpanate – è un edificio rivoluzionario. Precedenti di archi a tutto sesto non mancavano a Firenze in pieno Trecento: basterebbe ricordare la Loggia della Signoria e la modesta Loggia di S. Matteo in Piazza S. Marco. Ciò che è nuovo è il rigore geometrico della partizione delle superfici e degli spazi.”” (pag 247) “”Nulla di più diverso dall’ illimitato spazio gotico, esaltatore di penombre e di slanci ascensionali. Finalmente uno spazio chiaro, calcolabile all’ occhio in un rapporto esatto con l’ uomo””. (pag 247)”,”ITAG-162″
“SALVINI Gianni”,”L’ economia della Cina, 1949-1978. La via cinese da Mao Tse-tung a Hua Kuo-feng.”,”SALVINI Gianni è docente di sistemi economici comparati presso l’ Università di Padova e di programmazione dei sistemi economici all’ Università Bocconi di Milano. Crisi e ritorno all’ordine (1976-1978). “”Le misure più qualificanti nel settore industriale sono: a. mantenimento del sistema degli otto livelli salariali e suo possibile rafforzamento attraverso il previsto ritorno del sistema di premi in base al rendimento; b. nelle imprese scompaiono definitivamente i Comitati Rivoluzionari, diventati già dal 1970-1971 organismi informali di dirigenti sotto la direzione di un presidente, mentre ricompare la figura del direttore unico, nominato dal ministero e responsabile dell’attività dell’impresa; c. si incoraggiano i dirigenti a prendere decisioni in base a principi di gestione intesi a ottenere utili””. (pag 81)”,”CINE-023″
“SALVINI Silvana”,”Contraccezione e pianificazione familiare. Trasformazioni sociali e controllo della popolazione nei paesi in via di sviluppo.”,”SALVINI Silvana insegna Analisi demografica nella Facoltà di Economia dell’ Università di Firenze. Ha scritto ‘La transizione demografica nei paesi del Mediterraneo Sud-orientale’ (1990). SALVINI Silvana insegna Analisi demografica nella Facoltà di Economia dell’ Università di Firenze. Ha scritto ‘La transizione demografica nei paesi del Mediterraneo Sud-orientale’ (1990). “”Nel corso del nostro secolo, come abbiamo già avuto occasione di ricordare, la posizione ufficiale della Chiesa in materia di contraccezione è stata esposta in una serie di documenti emanati dal Vaticano. I più autorevoli tra questi sono le due encicliche papali: ‘Casti Connubi’, che nel 1930 rappresentò la prima condanna ufficiale della contraccezione e ‘Humanae Vita’, l’enciclica di Paolo VI, che nel 1968 riaffermò la posizione conservatrice già presa. la pubblicazione di ‘Humanae Vita’ ha rappresentato una forte delusione per molti cattolici, ecclesiastici e laici, che avevano sperato che il liberismo sociale sposato dal Concilio vaticano secondo potesse venire esteso anche ai temi concernenti la sessualità e la riproduzione e potesse condurre au un ammorbidimento della posizione ufficiale sulla contraccezione, se non proprio sull’aborto (Paige, 1983). Alcune autorità ecclesiastiche hanno in effetti teso a rallentare la propria posizione sulla contraccezione (Keely 1994), ma la sostanza dell”Humanae Vita’ resta.”” (pag 230)”,”DEMx-050″
“SALVINI Gianni”,”L’economia della Cina, 1949-1978.”,”Gianni Salvini è docente di sistemi economici comparati presso l’Università di Padova e di programmazione dei sistemi economici all’Università Bocconi di Milano.”,”CINE-009-FL”
“SALVIUCCI Paolo”,”La politica vaticana e la guerra, 1937-1942.”,”‘Il papato (…) da venti secoli riafferma il ‘diritto di Dio tra le genti’; e difende la libertà e l’indipendenza del mandato “”cattolico”” e spirituale della Chiesa di Roma: ‘cui tutte le genti sono suddite e che in nessun paese è straniera’. E di questa “”politica”” – che è sempre ‘una’ “”e che non muta per mutar degli anni”” – l’autore ha potuto seguire gli sviluppi diversi durante l’ultimo quinquennio’ (premessa, 7 agosto 1942)”,”RELC-003-FB”
“SALY Pierre / ROBERT Frédéric”,”Le marxisme de Jean Bouvier (avec une bibliographie). / Jean Jaurès: «Marseillaise» et «Internationale».”,”Tra i membri del comitato di redazione della rivista Jean Bruhat, Annie Lacroix, Roger Martelli, Jean-Louis Robert, Michel Margairaz, Maurice Moissonnier, Jean Nicolas, Alain Ruscio, Danielle Tartakowsky, Claude Willard, Claudine Wolikow Jean-Paul Depretto, Raymond Huard. Jean Bouvier: ‘ha studiato i segreti biologici del capitalismo, i meccanismi fondamentali della cellula capitalistica’ (pag 131) Studio della distribuzione e redistribuzione del profitto capitalistico (pag 131) Libro di Jean Marchal e Jacques Lecaillon ‘La répartition du revenu national’ (pag 131) Libro ‘La Francia restaurata’ sulle nazionalizzazioni del secondo dopoguerra (autori vari). Secondo Jean Bouvier le nazionalizzazioni, i trasferimenti e la svalorizzazione pubblica del capitale (anche se esitava ad utilizzare questo termine) hanno “”assicurato al capitalismo privato delle fondamentali condizioni di di sopravvivenza e di adattamento”” (p. 200, del libro) (pag 143)”,”STOx-258″