Biblioteca Isc ordinata per nome autore, S2

“SAMAAN Jean-Loup”,”La RAND Corporation (1989-2009). La reconfiguration des savoirs stratégiques aux États-Unis.”,”SAMAAN Jean-Loup è chargé de mission presso la DAS (Délégation aux Affaires Stratégiques) del ministero francese della difesa. J.J. ROCHE è professore di scienze politiche nell’Università Paris II. “”En réaction aux thèse de Wolfowitz et un an avant de succéder à Dick Cheney au poste de Secrétaire à la Défense sous l’administration Clinton, Les Aspin, alors parlementaire démocrate au Congrès, souligne, dans un rapport, que “”les forces militaires américaines dovient être “”dimensionnées”” et conçues pour faire face aux menaces d’un nouvel environnement sécuritaire, non à la vieille menace qui a guidé motre planification militaire depuis quanante ans””. Le statu quo promu par Wolfowtiz a donc échoué.”” (pag 98)”,”USAQ-077″
“SAMARAKKODY Edmund”,”La lotta per il trotskismo a Ceylon.”,”””Ma il 1964 fu soprattutto l’ anno in cui il LSSP ruppe definitivamente con il marxismo rivoluzionario per entrare nel governo borghese di coalizione della signora Bandaranaike. Questa svolta collaborazionista di classe ebbe luogo ad una conferenza speciale del partito svoltasi il 6-7 giugno, in occasione della quale la minoranza anti-coalizionista (guidata dai quattordici membri del Comitato Centrale) si staccò dal partito per dar vita al LSSP (Revolutionary) (LSSP(R)), del quale Edmund (Samarakkody, ndr) venne eletto segretario. Due settimane dopo il SU espulse dalla “”Quarta Internazionale”” pablista i tre dirigenti del LSSP che erano diventati ministri del governo borghese e sospese gli oltre cinquecento delegati congressuali che avevano votato a favore dell’ ingresso nel governo stesso””. (pag 7)”,”TROS-121″
“SAMARANI Guido”,”La Cina del Novecento. Dalla fine dell’ Impero a oggi.”,”ANTE1-10″,”CINx-222″
“SAMARANI Guido”,”La Cina del Novecento. Dalla fine dell’Impero a oggi.”,”Guido Samarani, nato Biella 1950, è professore associato di Storia della Cina presso il Dipartimento di Studi sull’Asia Orientale dell’Università Cà Foscari di Venezia. É autore dei volumi ‘Una modernazzazione mancata, Aspetti e problemi dello sviluppo capitalistico in Cina tra le due guerre (1988) e la Cina verso il 2000. Potere politico e trasformazioni economico-sociali (1994), nonchè di numerosi saggi pubblicati su riviste nazionali ed internazionali.”,”CINx-036-FL”
“SAMARANI Guido”,”La pagoda ed il grattacielo. La Cina tra eredità storica e modernizzazione.”,”Guido Samarani, nato Biella 1950, è professore associato di Storia della Cina presso il Dipartimento di Studi sull’Asia Orientale dell’Università Cà Foscari di Venezia. É autore dei volumi ‘Una modernazzazione mancata, Aspetti e problemi dello sviluppo capitalistico in Cina tra le due guerre (1988) e la Cina verso il 2000. Potere politico e trasformazioni economico-sociali (1994), nonchè di numerosi saggi pubblicati su riviste nazionali ed internazionali. Il processo di taiwanizzazione e il crescente protagonismo della classe media (pag 85) ‘L’attuale politica educativa si pone come obiettivo di generalizzare il periodo della scuola dell’obbligo: 9 anni, di cui 6 nella scuola primaria e 3 in quella secondaria inferiore. Parallelamente, in particolare per quanto riguarda il passaggio dalla scuola dell’obbligo al settore secondario superiore e da questo all’università, si tende sempre più a creare quello che è stato definito un “”sistema a doppio binario””, in cui gli studenti vengono orientati secondo percorsi educativi diversi ed assegnati a scuole (e classi) differenziate a seconda delle loro capacità e delle future prospettive di proseguimento o meno degli studi. La reintroduzione di una sistema d’esami, abolito durante la Rivoluzione Culturale, è parte integrante del nuovo sistema. Sono stato così create le cosiddette “”scuole-chiave””, al fine di formare un numero di studenti più ridotto e più qualificato nell’ambito del settore secondario e terziario. In tali scuole vengono concentrate le risorse finanziarie, umane e tecniche più consistenti ed avanzate. Il settore primario ha conosciuto a partire dagli anni Novanta, in seguito agli effetti del decremento del tasso di fertilità, una sostanziale stabilizzazione nel numero degli studenti. Il tasso ufficiale di abbandono scolastico risulta in decremento, attestandosi sull’1,3%. Il secondario inferiore mantiene al contrario discreti tassi di crescita, con un tasso ufficiale di abbandono scolastico pari al 3,5%. Complessivamente, le fonti ufficiali indicano che il tasso di scolarizzazione nel settore primario è quasi del 99% e quello relativo al secondario inferiore dell’82.5%. Questi dati (e non solo questi) sono perlopiù contestati da varie fonti internazionali, che evidenziano come sin dagli anni Ottanta il tasso di abbandono scolastico sia in crescita ed il tasso di scolarizzazione in costante diminuzione. Il settore secondario superiore sta al contrario vivendo una fase di espansione, anche se selettiva. Infatti, la crescita si sta orientando in gran parte verso le scuole specializzate, tecniche e professionali, a scapito di quelle “”generali””. Per quanto riguarda il settore terziario (università ed equiparati), esso ha conosciuto una decisa crescita negli ultimi anni, ma rimane un obiettivo proibito per moltissimi giovani cinesi. Infatti il numero di studenti universitari, pari a circa 6 milioni, rappresenta una esigua percentuale (0.5%) rispetto al totale della popolazione, ponendo la Cina in posizione assai distante dai paesi più industrializzati. La spesa statale per l’educazione, infine, è in costante crescita in termini assoluti ma risulta ancora assai bassa se rapportata al Prodotto Interno Lordo (cioè alla ricchezza nazionale complessiva), attestandosi al di sotto del 3%. Anche qui, il confronto con la realtà internazionale evidenzia i ritardi che Pechino dovrà colmare in futuro”” (pag 60-61-62)”,”CINE-091″
“SAMARANI Guido MENEGUZZI ROSTAGNI Carla GRAZIANI Sofia, a cura; saggi di LIANG ZHI Beverly HOOPER Giovanni BERNARDINI Roberto PERUZZI Thierry ROBIN Carla MENEGUZZI ROSTAGNI Guido SAMARANI Laura DE-GIORGI Sofia GRAZIANI”,”People’s Republic of China, Western Europe and Italy During the Cold War Period (1949-1971).”,”Questo volume contiene saggi originariamente presentati al seminario internazionale ‘Italia, Europa, Cina: relazioni economiche, politiche e culturali durante gli anni della Guerra Fredda (1949-1971)’ tenutosi presso il Dipartimento di Studi Asiatici e Africani dell’Università Ca’ Foscari di Venezia il 13 -14 febbraio 2014, oltre a documenti di ricerca di due eccezionali studiosi internazionali che hanno dato un prezioso contributo allo studio della politica estera e dell’impegno della Cina negli anni ’50 e ’60. Il libro illustra le recenti tendenze della ricerca internazionale sulle relazioni Cina-Europa occidentale negli anni dell’intensa Guerra Fredda, mettendo in discussione l’immagine di lunga data della Cina dell’era maoista come isolata dal mondo esterno. Guido Samarani, Università Ca’ Foscari Venezia, Italia Carla Meneguzzi Rostagni, Università degli Studi di Padova, Italia Sofia Graziani, Università degli Studi di Trento, Italia Dal viaggio e il diario dI Velio Spano (PCI). ‘Il suo viaggio al Sud rivelò a Spano una situazione diversa da quella del Nord. C’era ancora la guerra, come ha sottolineato nel suo libro (Spano 1950, 96-103). Dalle sue annotazioni sul diario di viaggio sembrerebbe che avesse l’impressione che, mentre in Manciuria e nel nord della Cina il Partito aveva in realtà il pieno controllo della situazione, nelle regioni meridionali non era affatto così. I comandanti si lamentavano del fatto che i subordinati ignoravano gli ordini, i quadri locali erano piuttosto reticenti, la disorganizzazione regnava ovunque e i compagni sembravano prendere molte cose troppo alla leggera. Come scrisse nel libro pubblicato, questa era un’altra Cina, e i compagni del nord semplicemente non erano in grado di parlare la lingua locale (Spano 1950, 97). Ma il problema era più complesso di una semplice questione di comunicazione. A Shaoguan ha notato che l’autorità del Partito era davvero debole e spesso contestata a livello locale. (…) Diversi episodi simili di disorganizzazione e di insubordinazione furono brevemente segnalati da Spano durante il suo viaggio al Sud’ (pag 182-183) Sommario Introductory Texts Editors’ Introduction, Guido Samarani Carla Meneguzzi Rostagni Sofia Graziani The Research on China’s Foreign Policy in the Cold War Period. Chinese Scholars’ Exploration and Thinking (2001-2015), Liang Zhi, Shen Zhihua Section 1. China and Western Europe Living in Mao’s China. The European Experience 1949-1969, Beverly Hooper Between Economic Interests and Political Constraints. The Federal Republic of Germany and the People’s Republic of China during the Early Cold War, Giovanni Bernardini The Hong Kong Riots and the Sterling Empire Last Stand, Roberto Peruzzi France Facing the People’s Republic of China (1949-1964): a Policy of Economic Relations Under Control, Thierry Robin Section 2. China and Italy Italy’s Attention Turns to China Between the ’50 and the ’60, Carla Meneguzzi Rostagni Italy’s Communist Party and People’s China (’50s-early ’60s), Guido Samarani A Welcome Guest? A Preliminary Assessment of Velio Spano’s journey to Mao’s China 1949-1950, Laura De Giorgi International political activism in the ’50s. The World Federation of Democratic Youth and Bruno Bernini’s encounter with Mao’s China, Sofia Graziani”,”CINE-101″
“SAMIS Alexandro”,”Syndicalisme et anarchisme au Brésil.”,”SAMIS Alexandro Notizie sul 1° Maggio in Brasile anni 1917 e 1919 (pag 41-45)”,”MALx-051″
“SAMMUT Carmel”,”L’ impérialisme capitaliste francais et le nationalisme tunisien (1881-1914).”,”SAMMUT Carmel di origine maltese è nato a Tunisi ove ha passato infanzia e adolescenza. Dal 1967 si è spostato a Parigi, dedicando allo studio delle questioni coloniali, nazionali e migratorie. E’ diplomato dell’ EHESS e Dottore nell’ Università di Paris VIII. Nascita di una aristocrazia operaia europea e costituzione del popolo tunisino in nazione: altre due conseguenze dell’ introduzione del capitalismo francese in Tunisia. “”In quasi tutte le imprese, i capisquadra erano operai italiani e francesi mentre la manodopera era sempre tunisina. Questi capi non erano più, nella maggior parte dei casi, una qualificazione tecnica molto superiore a quella posseduta dall’ operaio tunisino.”” (pag 172)”,”AFRx-054″
“SAMONA’ Giuseppe Paolo”,”Letteratura e stalinismo. Note e sintesi 1958-1974.”,”L’A insegna Letteratura italiana nell’Univ di Cagliari. E’ stato collaboratore letterario e redattore di ‘Mondo operaio’ sotto la direzione di Raniero PANZIERI, di ‘Nuova generazione’ e dell”Unità’. Attualmente è redattore di ‘Quarta internazionale’. E’ stato fondatore di questa casa editrice che ha diretto fino al 1969.”,”RUSS-053″
“SAMONA’ Giuseppe Paolo, a cura di Diego GIACHETTI”,”La formazione politica di un intellettuale rivoluzionario. Note autobiografiche (1950-1968).”,”G.P. SAMONA’, Letteratura e stalinismo. Note e sintesi, 1958-1974, SAVELLI. ROMA 1974. SAMONA’ ha tradotto in italiano anche l’ opuscolo di TROTSKY, ‘Marxismo e scienza’ (SAMONA’ E SAVELLI, 1969), A pag 35 si riporta la lettera al socialdemocratico tedesco Joseph Bloch del 21 settembre 1890. Dopo averla citata, scrive SAMONA’. “”Il destino di questo scritto è invece sì esemplare, ma solo per l’ oblio da cui lo scritto stesso sembra circondato (1), anche adesso che da diversi anni è noto e bibliograficamente a portata di mano. In effetti prendere atto che nel 1890 la risposta al determinismo sull’ argomento era quella data a J. Bloch, costringe a riflettere sull’ entità di ritardi enormi che provengono non dalla teoria ma dalla storia del socialismo. (…) (…) dovrebbe essere ben chiaro che nella lettera a Bloch non si teorizza – anche se non è stato chiaro per Althusser – l’ inconoscibilità dell’ essenza di alcuni fenomeni: bensì soltanto la difficoltà quantitativa di scomporre il parallelogramma complessivo””. (pag 35-36)”,”TROS-134″
“SAMONA’ Giuseppe”,”L’urbanistica e l’avvenire delle città.”,”SAMONA’ Giuseppe, nato a Palermo nel 1898, nel 1923 si è laureato in ingegneria civile. Professore ordinario nel 1936, ha insegnato nell’Istituto Universitario di Architettura di cui dal 1947 è anche direttore. La questione delle abitazioni in Europa. “”Molte città europee si andarono industrializzando con ritmo crescente, man mano che la strada ferrata infittiva la sua rete di penetrazione. Dopo il 1860 avvenne l’industrializzazione di un gran numero di città tedesche compresa Berlino. Dal ’70 in poi, Parigi vide accrescere smisuratamente i suoi impianti industriali nei sobborghi, e diminuire nei quartieri periferici il suo famoso artigianato. Intorno all’80, comincia anche in Italia, con l’incremento delle ferrovie, la grande rivoluzione industriale (…). Purtroppo, in questo fervore di opere, in cui la meccanica ebbe tanta parte, poco fu fatto per organizzare razionalmente i complessi industriali, pianificandone le zone di sviluppo. E’ singolare come si fosse allora tanto impreparati a comprendere la necessità di piani che integrassero queste strutture, il cui sviluppo dinamico era così manifesto. Lo stesso Engels, nella sua minuziosa critica contro le tragiche condizioni di residenza in cui versavano le famiglie dei lavoratori nelle città industriali inglesi, non muove alcuna osservazione contro il caos degli impianti, come se questo fosse elemento connaturato alla società industriale. A maggior ragione anche i complessi dilaganti dell’edilizia di massa sorsero senza piani e s’incunearono fra i complessi industriali dove c’erano terreni liberi. (…) Da un’inchiesta fatta dall’amministrazione socialista di Vienna dopo la guerra del 1914-18, si rileva che gran parte della popolazione dei vari quartieri viveva in appartamenti di una camera e cucina, oppure in mezza camera di circa 6 mq. e cucina, con servizi igienici collettivi (un cesso, in media, per ogni dieci appartamenti, ubicato nel corridoio del disimpegno generale). Una parte di tali appartamenti aveva da 5 a 6 locatari e in un quarto dei casi anche un sub-affittuario. Sui 55.454 appartamenti visitati, il 73% rientrava in questa categoria, mentre un 5% era costituito da una sola camera o mezza camera senza cucina. In Francia, le condizioni deplorevoli dei quartieri di Lione, Rouen e Lilla furono violentemente denunziate, verso la fine del secolo, da Blanqui, che sottolineò fra l’altro lo stato precario d’esistenza dei 3.000 abitanti ospitati nelle cantine del quartiere di Saint-Sauveur, a Lilla. A Londra si ricavano dati impressionanti sulle condizioni di esistenza e di sovraffollamento delle classi povere dalla celebre opera pionieristica d’inchiesta sociale eseguita da Ch. Boooth e associati, fra il 1886 e il 1889, e pubblicata col titolo ‘Life and Labour of the People in London’, tra il 1892 e il 1903. Da un’inchiesta fatta dal governo inglese nel 1885 risulta che su 2.600 abitazioni visitate a Bristol, il 46% di esse aveva una sola stanza senza alcun altro servizio. In Germania, a partire dal 1860, le statistiche mediche della popolazione urbana cominciano ad essere regolarmente elaborate e illustrano casi drammatici della vita dei meno abbienti, nelle città in crescente urbanizzazione. L”Allgemeines statistiches Archiv’, edito nel 1890 a cura di Georg von Mayer, offre la più completa illustrazione dei mali delle città tedesche sovraffollate. (…) Intanto nella seconda metà del secolo, una serie di avvenimenti riguarda le case popolari e lo stato di allarme che la loro situazione destava. Nel 1844 si fondava a Londra la ‘Royal Commission for Housing and Health’, che aveva lo scopo di regolare e di vigilare sulle costruzioni dei quartieri popolari. Nel 1848 Lord Buckingham pubblicava il suo libro ‘Mali nazionali e proposizioni pratiche’, in cui erano esposti i principi di una città modello, tutta costruita in acciaio. Nel 1850 Lord Shaftesbury proponeva, in seguito al colera di Londra, una legislazione più severa sulle abitazioni popolari. Nel 1851 il principe Alberto presentava due case operaie modello all’Esposizione internazionale, e altrettanto faceva poco più tardi il principe Guglielmo di Prussia. Nel 1853 furono eseguite le prime lottizzazioni industriali a Mulhouse, battezzate da Engels “”il cavallo di parata per tutta Europa””, ma, in realtà, primo esempio di quartieri con attrezzatture collettive concepite insieme alle case”” (pag 61-63) [Giuseppe Samonà, L’urbanistica e l’avvenire delle città, 1971]”,”DEMx-062″
“SAMORINI Giorgio”,”Animali che si drogano.”,”Giorgio Samorini, nato a Bologna nel 1957, da decenni si occupa del etnobotanica e di droghe. Ha svolto ricerche in Africa, America Latina, Indie ed Europa. Ha pubblicato ‘Gli allucinogeni nel mito’, ‘L’erba di Carlo Erba’. “”Nella società moderna il «problema droga» non è dovuto tanto all’esistenza di droghe o all’impulso naturale del drogarsi, quanto alla deculturalizzazione dell’approccio alle droghe. Affinché l’uso delle droghe non si trasformi nell’uomo in un loro uso “”bestiale””, è importante che questo comportamento, come qualunque altro comportamento umano, sia mediato da adatte cultura e conoscenze”” (pag 105)”,”SCIx-011-FFS”
“SAMPAOLESI Maria Catia a cura; testi di Enzo BIAGI Elsa MORANTE Giulio BEDESCHI Mario RIGONI STERN Renata VIGANO’ Franco GIUSTOLISI Anna Rosa NANETTI Oliviero TOSCANI Enrico PIERI Italo CALVINO Elio VITTORINI Miriam MAFAI Primo LEVI Liliana SEGRE Giorgio PERLASCA Raoul PUPO Roberto SPAZZALI Giuseppina MELLACE Paolo MONELLI Giuseppe CAMPANA”,”La seconda guerra mondiale. Raccolta antologica di racconti e testi.”,”La campagna italiana di Russia. La ritirata. “”La campagna di Russia prende il via il 22 giugno 1941 quando Hitler, con l’Operazione Barbarossa, decide di attaccare l’Unione Sovietica violando il patto di non aggressione Molotov-Ribbentrop che era stato firmato nell’agosto del 1939. Il piano tedesco non prevede l’intervento dell’attaccante italiano, ma Mussolini decide prontamente di scendere in campo con un Corpo di spedizione in Russia (CSIR), costituito da tre divisioni. Nell’aprile del 1942 sono inviati in Russia altri due corpi d’armata italiani che assieme al CSIR vengono riuniti nell’8a Armata, meglio conosciuta come ARMIR (Armata Italiana in Russia). I soldati italiani vengono impegnati inizialmente a protezione delle truppe tedesche coinvolte nella battaglia di Stalingrado e poi nella guerra di trincea lungo il Don. Qui nel dicembre del 1942 subiscono la prima controffensiva russa con conseguente ritirata dei primi corpi d’armata italiani. Il secondo sfondamento, più a nord, iniziato il 12 gennaio 1943, chiude ben presto in una sacca alcune divisioni del Corpo d’Armata Alpino, rimasto a difendere la ritirata degli altri soldati italiani. Il 17 gennaio giunge l’ordine di ripiegare. È una ritirata condotta in condizioni proibitive, a piedi in mezzo alla neve, con vestiario insufficiente e scarpe inadatte, con scarsità o assenza di cibo e sotto il fuoco di ripetuti attacchi nemici. A fine gennaio gli alpini superstiti arrivano a Sebekino. Trasportati su carri ferroviari prendono avvio le operazioni di rimpatrio durate sino alla fine di marzo. Il costo umano della guerra per l’ARMIR è elevatissimo: 29.600 tra feriti e congelati; 84.830 tra caduti e dispersi, quasi metà dei quali alpini; un numero imprecisato di prigionieri in Russia (40.000 o forse 80.000 italiani), 12.500 dei quali faranno ritorno in patria, mentre dei rimanenti non si saprà più nulla”” (pag 29)”,”QMIS-046-FV”
“SAMPAOLO Giovanni”,”Critica del moderno, linguaggi dell’antico. Goethe e Le affinità elettive.”,”Giovanni Sampaolo, dottore di ricerca in Germanistica, insegna Lingua e Letteratura tedesca all’Università dell’Aquila. Ha curato il volume Otto Weininger e la differenza. Vertice dell’arte narrativa di Goethe, Le affinità elettive sono state lette perlopiù astoricamente come parabola di un destino che sottometterebbe l’uomo alle leggi della natura. La ricerca di Sampaolo restituisce invece l’opera a quella ‘età delle rivoluzioni’ in cui, fra Sette e Ottocento, nacque la modernità.”,”VARx-053-FL”
“SAMPAOLO Michele a cura”,”Le edizioni Laterza. Catalogo storico 1901-2020.”,”Il catalogo, che conta oltre 12.000 titoli, è dedicato a Vito Laterza, a vent’anni dalla sua scomparsa. Elenca i libri pubblicati dalla Casa Editrice Gius. Laterza & Figli a partire dalla data della sua nascita, nel 1901, fino a tutto dicembre 2020: centoventi anni di attività che vengono documentati ripercorrendo tutta la produzione anno per anno seocndo l’ordine alfabetico degli autori. Questa disposizione cronologica consente di seguire passo passo la crescita della Casa Editrice e l’evoluzione delle sue proposte culturali come illustrato nell’Introduzione. La descrizione di ciascun volume comprende, oltre al nome dell’autore e al titolo, l’indicazione di eventuali altri apporti (di traduttori, prefatori, illustratori, ecc.), del numero di pagine e della collana. Un’avvertenza particolare va fatta a proposito delle “”Opere di Benedetto Croce””. La collana, nata già nei primi anni di attività della Casa Editrice e organizzata dallo stesso Croce nella sua partizione interna (serie ‘Filosofia dello spirito’, Saggi filosofici’, ecc.) fu alimentata di nuovi titoli per quasi cinquant’anni, fino alla vigilia della scomparsa del filosofo. Tra i molti autori riportati nel catalogo vengono citati nell’introduzione Paolo Sylos Labini, Eric Hobsbawm, Nello Ajello, Jacques Le Goff, Tullio De Mauro, Stefano Rodotà, Leonardo Benevolo, Tullio Gregory.”,”EDIx-243″
“SAMPEDRO José Luis LAGOS Ricardo BEINSTEIN Jorge FLORES Elena CLAUDIN Fernando PARAMIO Ludolfo AHUMADA Jaime S. ROCA Deodoro DRAGO Tito ROJAS MIX Miguel BRUNNER José Joaquin ASTELARRA Judith MENENDEZ Ivan FABREGAT Claudio Esteva BUSTOS RAMIREZ Juan MAESTRE ALFONSO Juan ARICO’ José NUN José PORTANTIERO Juan Carlos GARRETON Manuel Antonio LECHNER Norbert, saggi di”,”Caminos de la democracia en America Latina.”,”””D’altra parte, il concetto di democrazia è ugualmente ambiguo. Noi la usiamo nel senso di democrazia politica: un individuo – un voto, alla Rousseau. Ma ci sono altri concetti. Ancora Jacques Maritain in una brochure che pubblicherà nel 1925, con il significativo titolo di “”Une opinion sur Charles Maurras et le devoir des catholiques””, distinse tre significati del termine: la democrazia sociale, raccomandata dai papi e che non era altro che il dovere di carità e giustizia verso la classe lavoratrice; la democrazia politica, intesa nel senso di Aristotele e San Tommaso, (…); e il democraticismo o democrazia alla Rousseau, che Maritain criticava severamente (…)””. (pag 133)”,”AMLx-077″
“SAMPOLI Furio”,”Le grandi donne di Roma antica. Le diciannove donne che hanno avuto un ruolo al centro del potere dell’ antica città eterna.”,”SAMPOLI Furio è scrittore e biografo di Roma antica. “”Nella sua solitudine Tiberio capì ora che la morte di Germanico, non chiudeva vecchi rancori, gelosie o umiliazioni. L’ ombra di Giulia gli si profilava nella figlia Agrippina, irreprensibile nei costumi, quanto l’ altra ne era stata otraggiosa. E tuttavia ci volle l’ abilità infame di Seiano, il cinismo dei suoi inganni, la sete pruriginosa ch’egli aveva del potere perché l’ odio covato a lungo da Tiberio si tramutasse in fredda carneficina. Il processo fu una commedia dell’ ipocrisia che finì in tragedia. Gneo Pisone era in possesso di una lettera che documentava come lui in Siria si fosse limitato a esguire ordini, di sicuro segreti, ma emanati dall’ imperatore. Seiano prima, poi le femminili blandizi di Pancina lo convinsero a distruggerla. Subito Plancina si dissociò dal marito, lo stesso fecero Seiano e Tiberio. Abbandonato, Pisone si uccise. Naturalmente, con la morte volontaria del maggiore indiziato, crollavano le accuse di Arippina tese a scoprire il presunto mandante di un delitto politico. Chi era l’ uccisore di Germanico? Pisone per una questione di competenze, ripicche o vendetta personale? O la malignità del caso che aveva spento prematuramente un giovane condottiero che in Oriente per l’ età, la bellezza del corpo accomunavano ad Alessandro Magno? Ora Agrippina si trovò scoperta e soal al pari o peggio di Pisone.”” (pag 176)”,”STAx-146″
“SAMPOLI Furio”,”Marc’Antonio. L’ antagonista di Ottaviano. La vita, le battaglie, le lotte per la conquista del potere…”,”SAMPOLI Furio è scrittore e biografo di Roma antica. Fra le varie opere ricordiamo ‘Costantino il grande e la sua dinastia’. “”Unico e solo responsabile della morte di Cicerone: Marco Antonio. Ne fece issare la testa su una lancia nel Foro. Si raccontano altri particolari: che quando gli comunicarono la morte, stava intento alla elezione di alcuni magistrati, gridò allora dalla gioia e disse che in quel momento le proscrizioni erano finite. Non basta: fece posare la testa sulla tavola del banchetto; infine la moglie Fulvia con uno spillo si divertì a pungere la lingua del morto. Velleio Patercolo, tanto per citare uno dei vari scrittori antichi che hanno parlato della morte di Cicerone (Plutarco, Appiano, Dione Cassio, ecc. ecc.) scrive: “”Per l’ empia volontà di Antonio fu ridotta al silenzio quella voce del popolo, senza che nessuno proteggesse la vita di colui che per tanti anni aveva difeso la pubblica salute dello Stato””.”” (pag 179)”,”STAx-151″
“SAMPSON Anthony”,”Stato sovrano: storia segreta dell’ ITT.”,”””Il meccanismo dell’ antitrust sembra impressionante, particolarmente al di fuori degli Stati Uniti; è un esempio della democrazia americana e dell’ autoregolazione; per una paese che crede tanto negli affari, e che tuttavia osa incarcerare gli uomini d’ affari, provoca la meraviglia tra gli europei, abituati a controlli più discreti e incerti. Cionondimeno le istituzioni antitrust americane non sono mai state così severe, se non apparentemente, e il confronto coraggioso tra il governo e il mondo degli affari tende sempre a esaurirsi mistoriosamente.”” (pag 143)”,”USAE-047″
“SAMPSON Anthony”,”Le sette sorelle. Le grandi compagnie petrolifere e il mondo che hanno creato.”,”SAMPSON A. è nato a Billingham (Inghilterra) nel 1926. Giornalista e scrittore, i suoi libri sono molto conosciuti: – Anatomia dell’Inghilterra (1964) – I nuovi europei (1969) – Stato sovrano: storia segreta dell’ITT (1974)”,”ECOG-026″
“SAMPSON Anthony”,”Anatomy of Britain.”,”SAMPSON Anthony”,”UKIE-050″
“SAMPSON Anthony”,”Stato sovrano: storia segreta dell’ ITT.”,”Una rete per i nazisti. “”[I]l 4 agosto 1933, il ‘New York Times’ riportava in un trafiletto la notizia che il nuovo Cancelliere della Germania, Adolf Hitler, aveva ricevuto per la prma volta a Berchtesgaden una delegazione di uomini d’affari americani. Questa delegazione era composta da due personaggi: il colonnello Sosthenes Behn e il suo rappresentante in Germania, Henry Mann. L’incontro fu l’inizio di una relazione molto particolare tra l’ITT e il Terzo Reich. …. finire (pag 19-20, 24)”,”ECOG-008-FV”
“SAMPSON Anthony”,”I nuovi europei.”,”””Proprio perché l’Inghilterra è così non europea la sua appartenenza all’Europa è più necessaria che mai”” (pag 507)”,”EURx-019-FV”
“SAMPSON Anthony”,”Nero & oro. Sudafrica: diamanti rivoluzione apartheid.”,”Anthony Sampson, giornalista economico, ha lavorato per alcuni anni nella redazione della rivista sudafricana “”Drum””. È autore tra l’altro di volumi dedicati alle multinazionali del petrolio e alle aviolinee internazionali (‘Gli imperi dei cieli’, Rizzoli, 1985) Citati Marx e Lenin (pag 206, 315; e 15, 67, 71, 244, 315)”,”AFRx-122″
“SAMPSON Anthony”,”Il supermercato delle armi. Le industrie degli armamenti, i venditori, le bustarelle dalla Vickers alla Lockheed.”,”Anthony Sampson è nato a Billington (Inghilterra) nel 1926. Giornalista e scrittore, ha pubblicato altri volumi di successo: ‘Anatomia dell’ Inghilterra’, 1964; ‘I nuovi europei’, 1969; ‘Stato sovrano: storia segreta dell’ ITT’, 1974; ‘Le sette sorelle’, 1976. Contiene il capitolo: ‘La formazione di un complesso militare-industriale’ (pag 106-134) “”E’ un lavoro d’inferno quando si deve sperare che succedano guai per potersi guadagnare da vivere”” Frank S. Jonas (agente della Remington) (pag 80) La Seconda guerra mondiale. “”Lo scoppio della guerra in Europa trasformò l’intera industria aeronautica americana. L’Army Air Corps stava espandendosi rapidamente e nel maggio 1940 Roosevelt annunciò l’obiettivo della costruzione di 50.000 aerei all’anno. A Seattle entrarono in costruzione le fortezze volanti della Boeing e a Long Beach, a sud di Los Angels, la Douglas construì un nuovo stabilimento per la produzione di bombardieri e di caccia. Per la Lockeed, la Gran Bretagna era ora il cliente più importante. Le ordinazioni di bombardieri Hudson erano salite alla fine del 1941 a 1700 e la Lockheed dava ora lavoro a 50.000 persone, un numero superiore a quello di qualsiasi casa di costruzioni aeronautiche del mondo. Dopo l’attacco dei giapponesi a Pearl Harbor, nel dicembre del 1941, la California divenne il principale arsenale americano. La guerra del Pacifico trasformò i porti di San Francisco. Los Angeles e San Diego in basi e luoghi d’imbarco sovraffollati e i cantieri navali di Henry J. Kaiser si moltiplicano lungo la costa per sfornare in pochi giorni navi «Liberty» prodotte in massa. Le costruzioni aeronautiche divennero in pochi giorni la più grande industria singola degli Stati Uniti e la principale forza traente dell’economia della California; dalle fabbriche di aerei californiane uscivano la metà circa degli aerei prodotti dagli Stati Uniti. Le società che due anni prima erano costrette a impegnarsi con tutte le loro forze alla ricerca di ordinazioni ne erano ora inondate, e piccole società fondate subito prima dell’inizio della guerra si trasformarono ora in imprese gigantesche. La North American Aviation, fondata da «Dutch» Kindelberger nel 1935 in un piccolo capannone appena fuori Los Angeles, verso sud, era diventata sette anni dopo una fra le maggiori industrie aeronautiche. La Boeing, che nel 1939 aveva ancora un saldo passivo, divenne la più grande produttrice di bombardieri del mondo: le ordinazioni di fortezze volanti erano così grandi da poter essere evase solo da un consorzio formato dalla Boeing, dalla Lockheed e dalla Douglas. Il boom indotto dalla guerra si estese alle industrie ausiliarie diffuse, a nord e a sud, lungo la costa, e nel Mid-West e nel Sud. A St. Louis Jim McDonnell, «Mr Mac» fondò la sua società nel 1939 e la vide svilupparsi nell’arco di tre anni fino a diventare la principale industria della città. L’espansione delle industrie della difesa e delle forze armate trasformò nell’intera estensione degli Stati Uniti le strutture generali dell’occupazione. Nel 1939 le spese per la difesa ammontavano all’1,5 per cento del Prodotto Nazionale Lordo e la disoccupazione si aggirava attorno al 17 per cento: nel 1944 le spese per la difesa erano salite a toccare il 45 per cento del PNL, spese per la difesa erano salite a toccare il 4,5 per cento (6). Ma nella California, che aveva molto risentito della disoccupazione prebellica, il mutamento fu più clamoroso che altrove. A nord di Hollywood gli stabilimenti della Lockheed stavano riducendo a dimensioni trascurabili, per contrasto, gli studi cinematografici disseminati tutto attorno: nel giugno 1943 la Lockheed dava lavoro a 94.000 persone. La San Fernando Valley e Burbank pullulavano di baracche, di abitazioni erette con mezzi di fortuna, e di accampamenti per operai immigrati attratti nella zona dagli alti salari; coloro che provenivano dall’Oklahoma e dall’Arkansas, gli ‘Okies’ e gli ‘Arkies’ che erano vissuti in miseria prima della guerra, si affollarono negli stabilimenti della Lookeed assieme a massaie, ragazzi in età scolare e attori a spasso. La Lockheed non era più un’intrusa nel mondo esotico di Los Angeles bensì il centro del complesso individuale della zona”” (pag 111-112) [capitolo ‘La formazione di un complesso militare-industriale’]”,”QMIx-308″
“SAMPSON Anthony”,”Gli imperi dei cieli.”,”Anthony Sampson, nato nel 1926, ha studiato all’Univesità di Oxford, ed è stato per quattro anni direttore del periodico sudafricano ‘Drum’. In seguito ha fatto parte della redazione londinese dell’ ‘Observer’ ed è tuttora (1985) collaboratore di numerosi periodici tra i quali Newsweek. E’ autore di molti volumi dedicati a questioni poltiiche ed economiche internazionali. Tra cui: ‘Le sette sorelle’ (1976), ‘Il supermercato delle armi’ (1977), ‘I signori del denaro’ (1984) Turismo di massa. “”Quali furono i veri benefici del turismo di massa? I critici sono stati scettici fin dal momento in cui le ferrovie aprirono il nuovo mercato, con l’inglese Thomas Cook, il pioniere delle agenzie di viaggio. «Viaggioare in treno, per me» si lagnava John Ruskin, il critico vittoriano, «non è affatto viaggiare, ma semplicemente venire spedito da un posto all’altro, quasi come un pacco postale: la differenza è minima». A mano a mano che i turisti scoprirono che poteva viaggiare come volevano e quando volevano, e scegliere il loro orari e alberghi, il treno perse gradualmente le sue connotazioni di irreggimentazione e di ansia, mentre i viaggio acquistarono una loro romantica mitologia, quella degli incontri nelle vetture ristorante e in vagone letto. Ma l’era dei jet ha moltilicato il turismo di massa, estendendosi non solo attraverso i continenti, ma facendo il giron del mondo, trattando i passeggeri più come pacchi postali (come suggerisce l’espressione ‘packaged tour’, viaggio tutto compreso) di quanto Ruskin avrebbe potuto prevedere”” (pag 127)”,”ECOI-406″
“SAMSONOV A.M.”,”Stalingrado, fronte russo.”,”La capitolazione di Von Paulus. “”Alla fine del 24 gennaio (1943, ndr) le forze sovietiche si avvicinarono alla periferia sud-occidentale ed occidentale di Stalingrado. A partire dal mattino del giorno successivo esse impegnarono combattimenti stradali con il nemico. Il comandante della 6ª armata il 24 gennaio riferì al quartier generale di Hitler: «Riferisco circa la situazione sulla base dei rapporti dei corpi e dei rapporti personali dei comandanti con cuiu ho potuto collegarmi: le truppe non hanno munizioni e vettovaglie; il collegamento si mantiene soltanto con unità di sei divisioni. Sui fronti meridionale, settentrionale e occidentale si sono notati fenomeni di rilassamento della disciplina. la direzione centrale delle truppe non è più possibile. Nel settore orientale i mutamenti sono insignificanti. 18.000 feriti non ricevono neppure la più elementare assistenza a causa della mancanza di bende e di medicamenti. La 44ª, la 76ª, la 100ª, la 305ª e la 384ª divisione di fanteria sono annientate. Il nemico s’è incuneato in molti settori; il fronte è infranto. Esistono punti d’appoggio e ripari soltanto nel settore della città; ogni altra difesa è priva di senso. La catastrofe è inevitabile. Per salvare gli uomini rimasti ancora in vita prego di darmi immediatamente l’autorizzazione di capitolare. F.to: Paulus» (137). Ma Hitler respinse ancora una volta la richiesta di Paulus”” (pag 396-397) [(137) H. Doerr, ‘La campagna di Stalingrado, Mosca, 1957, p. 121]”,”QMIS-056-FSD”
“SAMUEL Raphael”,”The Lost World of British Communism.”,”pag 54 Thompson pag 173 pag 189 Workerism Operaismo SAMUEL Raphael (1934-96) era un tutor in storia presso il Ruskin College, Oxford e un direttore e fondatore di History Workshop Journal. Ha lasciato il CPGB nel 1956. “”The CPGB’s organizational enthusiasms could also be attributed to more exogenous influences coming from capitalism in its Fordist phase. It shared with ‘scientific management’ – that ‘American efficiency’ which the Bolsheviks wanted to introduce into Russia – a faith in ‘precision’, a belief in ‘labour-saving’ devices and a commitment to ‘getting things done’. Again, the Communist obsession with punctuality has obvious affinities with ‘speed-up’ and those time-and-motion routines which were being introduced during the 1930s into the more advanced sectors of British industry (e.g. the ‘Bedeaux system’, the object of a number of Communist-led strikes in the engineering industry). It has a more ancient lineage in those moral disciplines – time thrift in particular – which, as Edward Thompson has argued (following Weber), were essential to the industrial revolution””. (pag 116-117)”,”MUKx-157″
“SAMUELS Richard J.”,”Securing Japan. Tokyo’s Grand Strategy and the Future of East Asia.”,”SAMUELS Richard J. è Ford International Professor of Politica Science and Director of the Center for International Studies al MIT. Ha scritto vari libri sul Giappone.”,”JAPx-081″
“SAMUELS Richard J.”,”””Rich Nation Strong Army””. National Security and the Technological Transformation of Japan.”,”R.J. Samuels è Ford International Professor e Capo del Dipartimento di Political Science al MIT e Direttore del MIT-Japan Program.”,”JAPE-039″
“SAMUELSON Paul A.”,”Economia.”,”Paul A. Samuelson dell’Istituto di Tecnologia del Massachusetts.”,”ECOT-119-FL”
“SAMUNI Enrico a cura”,”Nascita e sviluppo di un sindacato industriale: la FIOM di Genova.”,”L’autore ricercatore, militante della Fiom, è morto nel 2000.”,”SIND-161″
“SAMUNI Enrico a cura”,”Nascita e sviluppo di un sindacato industriale: la FIOM di Genova.”,”L’autore, Enrico Samuni, ricercatore, militante della Fiom, è morto nel 2000. Armi: foto di un reparto dello Stabilimento fiumara di Genova Sampierdarena: lavorazione di proiettili”,”LIGU-002-FAP”
“SAÑA Heleno”,”El marxismo. Su teoría y su praxis.”,”SAÑA Heleno nasce nel 1930 a Barcellona. Uomo poliedrico coltiva preferibilmente i temi sociologici e politici, la critica letteraria e la poesia. A Madrid ha collaborato a varie pubblicazioni periodiche. A partire dal 1959 risiede in Germania. Indecisione e fatalismo di Trotsky “”El periodo que media entre la enfermedad de Lenin y el destierro de Trotsky a Ama-Mata es el más desconcertanhte de su vida, tiene el carácter de un enigma incomprensibile. (…) Lo que nos interesa consignar aquí únicamente es la inexplicable pasividad mostrada por Trotsky, su indecisión, su incapacidad en volcar todo el peso de su personalidad excepcional contra la campaña desencadenada por Zinoviev, Kamenev y Stalin primero y por este último más tarde. Las palabras que le dirige su amigo Adolfo Joffe poco antes de su suicidio nos dan en parte quizá la clave psicológica del fracaso de Trotsky: “”Yo nunca dudé de que el comino indicado por usted era el correcto, y yo he estado, como usted sabe, desde hace más de veinte años, desde el comienzo de la “”revolución eterna””, de su parte. Pero fui siempre de la opinión de que usted carece de la inflexibilidad de Lenin, de su tenacidad, de su firmeza en proseguir en caso necesario solo su obra comenzada y no apartarse del camino elegido…””””. (pag 121-122) Condotta di Trotsky. Parallelo esistente tra le lotte intestine dentro al Partito tra la morte di Lenin e la guerra e quelle sviluppatesi durante la rivoluzione francese tra diverse frazioni e personalità della Convenzione e del Comitato di Salute Pubblica. Il destino di Robespierre e di Saint-Just anticipa quello di Trotsky. La manovra usurpatoria di Billaud-Varenne, Collot d’ Herbois e Barras ha una grande analogia con l’ atteggiamento adottato dalla troika Stalin-Zinoviev-Kamenev. Come Robespierre e Saint-Just non poterono contare nel momento decisivo dell’ appoggio delle sezioni popolari demoralizzate dall’ ondata di terrore precedente, così Trotsky, nell’ ora della verità, è abbandonato dal proletariato russo e dalla maggior parte dei compagni di partito. Il morale rivoluzionario delle masse parigine, dei sanculotti, è stato minato dalla esecuzione di Danton, Hebert e del gruppo di cordiglieri, a causa degli eccessi della ghigliottina… (pag 124) “”Le masse disilluse non erano disposte a difendere l’ uomo che aveva imposto una politica di ferro sui sindacati, sull’ armata rossa e sui militanti del partito. Il dialogo tra popolo e leaders comunisti si era interrotto dopo la repressione di Kronstadt. Gli operai russi vedevano la lotta tra Trotsky e la troika come una cosa lontana, come qualcosa che aveva smesso di riguardarli””. (pag 125)”,”TEOC-428″
“SAÑA Heleno”,”El Anarquismo, de Proudhon a Cohn-Bendit.”,”””El tipo de sindicalismo propugnado por la CNT constituía al mismo tiempo un ‘centro dinámico’ de formacíon laboral y humana para el obrero, pues éste se veía obligado a responsabilizarse ‘desde dentro’ y de una manera orgánica de los problemas de la producción y del trabajo. La estructura orgánico – operativa de la CNT se apoyaba en tres ejes centrales: el comité de fábrica o taller, las secciones profesionales y el sindacato. Todos estos ‘organismos de gestión’, aunque mantenían una estrecha coordinación entre sí, estaban capacitados para resolver por sí solos y con plena independencia los problemas de su competencia. Las decisiones eran tomadas ‘desde abajo’; los organismos centrales intervenían sólo cuaqndo se debatían cuestiones que afectaban a las mayorías sindicadas. El procedimiento consultivo y normativo en los diversos planos sindicales era rigurosamente democrático y horizontal. La jerarquía era extraña a la CNT. Frente al “”cuento”” leninista del “”centralismo democrático””, la CNT practicaba lo que podría denominarse el “”horizontalismo democrático””.”” (pag 177)”,”ANAx-281″
“SAÑA Heleno”,”Sindicalismo y Autogestión.”,”SAÑA Heleno ha pubblicato diverse opere sul tema dell’ autogestione. E’ nato nel 1930 a Barcellona. Ha insegnato in Germania. Ha scritto un’opera in due volumi sull’ Internazionale comunista, e molto altro. “”Pero las alusiones concretas a la futura organización de la sociedad comunista son en Marx y Engels esporádicas, poco explicitas. Eso no ha impedido que muchos marxistas vean en Marx y en el marxismo la fuente verdadera de la concepción autogestionaria. Yvon Boudet, por ejemplo, no vacila en afirmar que “”la reivindicación de la autogestión parece más próxima al proyecto de los marxistas””. Los esfuerzos de Bourdet y otros marxistas por convertir Marx en el padre de la idea autogestionaria resultan en general tan ambiguos como los proprios textos del maestro en relación a esta temática. Carentes de una base de apoyo concreta y sólida, estos exégetas se ven obligados – incluso de buena fe – a manipular y tergiversar los textos marxianos con el fin de reconstruir un mensaje autogestionario que “”grosso modo”” y de manera explícita no se da en Marx. El “”redescubrimiento”” de un Marx autogestionario se consigue del siguiente modo: a) citando y sobrevalorando todos aquellos pasajes de Marx y Engels en que se habla de autonomía obrera, aunque sea de manera vaga y general; b) silenciando los pasajes en que los padres del marxismo se muestran partidarios del centralismo, y c) silenciando asimismo que durante su actuación militante en el seno de la Liga de los Comunistas y de la Asociación Internacional de Trabajadores, ambos adoptaron una actitud abiertamente centralista y autoritaria.”” (pag 52)”,”ANAx-284″
“SAÑA Heleno”,”La Internacional Comunista, 1919-1945. Tomo 1.”,”FRATERNIZZAZIONE TRA COMUNISTI E NAZISTI pag 109″,”INTT-238″
“SANBORN Alvan Francis”,”Paris and the Social Revolution.”,”SANBORN Alvan Francis Alvan Francis Sanborn (1866 – ?) was an American journalist and author.[1] He was known as a French conservative. While living abroad, he focused much of his writing on certain phases of French life.[2].References[edit] Jump up ^ Wikisource-logo.svg Rines, George Edwin, ed. (1920). “”Sanborn, Alvan Francis””. Encyclopedia Americana. Jump up ^ The Atlantic Monthly Advisor. The Atlantic Monthly. Retrieved 8 May 2013. (Wikip) Volume stampato senza indicazione della casa edtrice pagine con caratteri piccolissimi, testo senza indice, impaginato molto male,”,”ANAx-385″
“SANBORN Joshua A.”,”Imperial Apocalypse. The Great War and the Destruction of the Russian Empire.”,”Josha A. Sanborn è Professore e Capo dipartimento di Storia al Lafayette College. È autore di precedenti libri: ‘Drafting the Russian Nation: Military Conscription’, ‘Total War and Mass Politics, 1905-1925’, e coautore con Annette Timm ‘Gender, Sex, and the Shaping of Modern Europe’. Vive a Easton, Pennsylvania. Trotsky, febbraio marzo: dovrebbe essere il momento della verità per la rivoluzione: “”Non c’è dubbio’, scrive Trotsky in riferimento agli eventi del 26 febbraio – 11 marzo e 27 febbraio – 12 marzo 1917, “”che il destino di ogni rivoluzione, a un certo punto è deciso da una cesura nello spirito dell’esercito””. Nel periodo 26 febbraio – 11 marzo, la disposizione, la volontà rimane la stessa. Durante le operazioni della polizia contro le proteste i soldati sono spesso ma non sempre rimasti a guardare. Nel periodo 26 febbraio 11 marzo i comandi cercano di isolarli dall’infezione rivoluzionaria e ad usare più aggressività nell’intervento. La prima unità a crollare sotto questa contraddizione è stato il Reggimento Pavlovskii. Cominciano adesso nelle unità gli ammuntinamenti. … (pag 191-192)”,”QMIP-013-FSL”
“SANCHEZ SALAZAR Leandro A. GORKIN Julian”,”Ainsi fut assassiné Trotsky.”,”Il Generale Leandro A. SANCHEZ SALAZAR è ex-Capo del Servizio segreto della polizia messicana.”,”TROS-038″
“SANCHEZ JIMENEZ J.”,”El movimiento obrero y sus orígenes en Andalucía.”,”””Il movimento sociale operaio cominciò in Spagna, dice Fernando Garrido, simultaneamente alla Francia, ma più lentamente e interrotto dalle vicissitudini politiche”” (pag 28) “”1861: insurrezione diritta dal veterinario de Loja (Granada), don Rafael Perez del Alamo.”” (pag 6) “”Dal 1868 si diffusero ampiamente le teorie cooperativiste. Rochdale e le sue cooperative di consumo divennero note e praticate in alcuni circoli di operai illustrate grazie alla pubblicità di Fernando Garrido””. (pag 35)”,”MSPx-053″
“SANCHEZ-GARCIA Pablo”,”Hirohito. L’imperatore guerriero.”,”Dalla fine del 1940 Hirohito contribuì in modo determinante alla revisione della politica estera giapponese che culminò nell’asse Roma-Tokyo-Berlino e nell’apertura delle ostilità contro gli Stati Uniti Comandante Yamamoto “”Poco dopo Yamamoto presentò al capo di stato maggiore della marina i suoi piani per le operazioni nel Pacifico, inclusa una bozza dell’attacco a Pearl Harbor, e riferì che stava costruendo un modellino della baia alle Hawaii nella scuola dello stato maggiore della marina. Tuttavia, le preoccupazioni di Hirohito sembravano avere a che fare più che altro con le implicazioni delle operazioni pianificate, non con la guerr astessa; come risulta evidente dalle dichiarazioni di Kido a Sackett: (pag 68-70)”,”JAPx-004-FGB”
“SANCHEZ-SALAZAR L.A. GORKIN Julian”,”Così fu assassinato Trotsky. Il più sensazionale delitto della Ghepeù nella testimonianza del capo del Servizio segreto messicano.”,”TROTSKY fu assassinato il 20 agosto 1940.”,”TROS-049″
“SANDARS N.K. a cura”,”L’epopea di Gilgames.”,”Con Gilgames, almeno 1500 anni prima di Omero, si manifesta la figura dell’eroe nella letteratura. In Mesopotamiaquesta figura viene appunto perfezionata. Pe due terzi divino, per un terzo umano, Gilgames re di Ukuk vuole ciò che vorranno tutti gli eroi: vincere il mostro. Ma l’eroe evoca naturalmente un doppio, un rivale che diventerà il compagno per eccellenza: e allora appare Enkidu, l’uomo che lascia la vita selvaggia per seguire l’eroe e trovare la morte. (…) Gilgames, il “”re che conosceva i paesi del mondo”””,”VARx-008-FSD”
“SANDBROOK Richard COHEN Robin a cura; saggi di Richard SANDBROOK Robin COHEN Sharon STICHTER John ILIFFE Arthur TURNER Christopher ALLEN Paul LUBECK Dorothy REMY Ukandi DAMACHI L. Douwes DEKKER M.A. BIENEFELD Richard JEFFRIES Adrian PEACE John S. SAUL”,”The Development of an African Working Class: Studies in Class Formation and Action.”,”saggi di Richard SANDBROOK Robin COHEN Sharon STICHTER John ILIFFE Arthur TURNER Christopher ALLEN Paul LUBECK Dorothy REMY Ukandi DAMACHI L. Douwes DEKKER M.A. BIENEFELD Richard JEFFRIES Adrian PEACE John S. SAUL SANDBROOK Richard (Univ Toronto) COHEN Robin (Univ Birmingham) “”The emergence of a trade union. The Dockworkers’ and Stevedores’ Union was formed by the dockers themselves soon after the publication of the Hatchell Award in September 1947. By the end of the year it claimed some 1500 members, probably very nearly all the men regulary employed in the port. Led mainly by the headmen, the union was registered on 9 December, without the assistance or knoledge of the Labour Department. The attitude of the British authorities to trade unions was ambivalent. A few unions had already been registered under an ordinance of 1932: first Asian union in the 1930s, then in 1946 a small union of African domestic servants. Two more powerful organisations, the Tanganyka African Government Servants Association and the Railway African Association, were both regarded as staff associations, although the distinction was not very precise. Presented now with a much more powerful body which it feared might come under communist influence, the government decided to try to direct it into ‘constructive’ channels. On 21 January 1948, Hamilton, a Labour Department official, met the Union Executive and worked out with it the basic essentials of a permanent organisation.”” (pag 65) SANDBROOK Richard (Univ Toronto) COHEN Robin (Univ Birmingham)”,”MAFx-005″
“SANDERS Andrew”,”The Short Oxford History of English Literature.”,”L’A è Reader in Modern English Literature al Birbeck College, Univ London.”,”REFx-043″
“SANDERSON John B.”,”An Interpretation of the Political Ideas of Marx and Engels.”,”SANDERSON John B. Lecturer in Politics, University of Strathclyde. Cretinismo parlamentare. “”In 1847 Marx undertook in the ‘Poverty of Philosophy’ a systematic criticism of Proudhon’s social and political ideas; and finally there came in 1848 a comprehensive, if brief, statement of the Marxian position in the ‘Communist Manifesto’. Almost simultaneously with the publication of this document, the 1848 revolution broke out in Paris, and was closely followed by risings in Germany. Marx, while seeing little prospect of a mass revolt in politically backward Germany, returned to Paris at the invitation of the Provisional Government, whose members regarded him as ‘a friend of freedom’ (1), and thence to Cologne where he became editor-in-chief of the ‘Neue Rheinische Zeitung’, which resumed publication as an openly revolutionary journal advocating a temporary alliance between the working class and the radical sections to the bourgeoisie. The King of Prussia dissolved the German National Assembly in November 1848. Marx and Engels had had but scorn for its members whose proceedings perfectly exemplified a phenomenon which they called ‘parliamentary cretinism’. Of this pathetic shortcoming the left-wing of the Assembly, the ‘elite and pride of revolutionary Germany’ as Engels ironically called them, were especially guilty. «These poor, weak-minded men, during the course of their generally very obscure lives had been so little accustomed to anything like success, that they actually believed their paltry amendments…would change the face of Europe. They ha, from the beginning of their legislative career, been more imbued than any other faction of the Assembly with that incurable malady parliamentary cretinism, a disorder which penetrates its unfortunate victims with the solemn conviction that he whole world, its history and future, are governed and determined by a majority of votes in that particular representative body which has the honour to count them among its members» (2). Reaction having re.-established itself in Prussia, the ‘Neue Rheinische Zeitung’ was suppressed and Marx was arrested and tried on a charge of treason. Characteristically, Marx harangued the jury on the subject of the impermanency of legal system when viewed from the standpoint of the materialist conception of history. «Here (he asserted), the code of laws which i hold in my hands has not created modern civil society. It happened just the other way. The civil society that arose in the eighteenth and developed in the nineteenth century found its legal expression in the code. As soon as it ceases to correspond with social conditions, the code will be as effete as waste paper» (3)”” (pag 11-12-13) [John B. Sanderson, ‘An Interpretation of the Political Ideas of Marx and Engels’, London, 1969] [(1) J. Lewis, ‘Karl Marx: his life and teaching’ (1965), p. 98; (2) ‘Revolution and Counter-Revolution in Germany’ (1933), p. 92; (3) Quoted by A.G. Meyer, ‘Marxism’, (Harvard University Press, 1954), p. 8]”,”MADS-707″
“SANDKÜHLER Hans Jorg KUNDEL Erich e MALYSCH Alexander BRAVO Gian Mario KNATZ Lothar GOLDSCHMIDT Werner MADER Nils HUNDT Martin ELSNER Helmut VIDONI Ferdinando LOTTER Konrad HAHN Manfred WASSINA Ljudmila JAHN Wolfgang GOLDBERG Jörg TERNOWSKI Michail TSCHERPURENKO Alexander ANTONOWA Irina BISCHOFF Joachim OTTO Axel SCHWARZ Winfried LIETZ BARBARA JUNGNICKEL Jürgen WYGODSKI Witali S. SCHKREDOW Wladimir WASJULIN Wiktor A. OTANI Teinosuke SEKINE Iichiro GALCERAN HUGUET Monserrat BARREDA Andrés MILHAU Jacques STEIGERWALD Robert VON HEISELER Johannes Henrich KNIERIEM Michael PAWLOW Dejan”,”Internationale Marx-Engels Forschung. Marxistische Studien Jahrbuch des IMSF 12 I/1987.”,”Accesi dibattiti marxisti in Giappone. “”Seitdem sich Japan mit der Theorie von Marx und Engels bekannt machte, sind über 100 Jahre vergangen. Währenddessen sind unzählige Untersuchungen über sie angestellt worden, und zwar in den verschiedensten Bereichen. Da es auf diesem begrenzten Raum unmöglich ist, einen allseitigen, ausgewogenen Überblick über die Forschungen zu geben, beschränken wir uns hier darauf, Forschungen und Debatten über die Methode der politischen Ökonomie und die Entstehungsgeschichte des “”Kapitals”” in der Nachkriegszeit vorzustellen. Im voraus wollen wir eine Debatte aus der Vorkriegszeit streifen, die viele methodologische und theoretische Streitpunkte enthielt, so daß sie auch theoretische und politische Dispute nach dem Kriege Beeinflußte. Es ist der sogenannte “”Streit über den japanischen Kapitalismus”” in den 20er und 30er Jahren zwischen der “”Koza-Schule””, d.h. der Gruppe, die für die Serie (japanisch: “”Koza””) “”Entwicklungsgeschichte des japanischen Kapitalismus”” Beiträge schrieb, und der “”Rono-Schule””, d.h. der Gruppe derer, die um die Zeitschrift “”Rono (Arbeiter und Bauern)”” zusammenkamen. Die erstere behauptete: Die Meidji-Restauration seit 1868 sei nur eine Reform gewesen, die das absolutische, auf dem halb-feudalen Grundeigentum beruhende Kaisertum durch geführt habe; also bleibe die Aufgabe der bürgerlichen Revolution bestehen, was den programmatischen Thesen der Kommunistischen Partei Japans von 1932 entsprach. Die zweite Gruppe behauptete dagegen, die Meidji-Restauration sei bereits, wenn auch unvollkommen, eine bürgerliche Revolution gewesen; also sei der Charakter der nächsten Revolution sozialistisch. Was die Analysen der beiden Seiten theoretisch stützt, sind vor allem die Theorien im “”Kapital””, namentlich Wert-, Reproduktions- und Grundrententheorie, die eifrig studiert und worüber heftig diskutiert wurde.”” (pag 245-246) [Teinosuke Otani e Ichiro Sekine, Beschäftigung mit Marx und Engels in Japan. Forschungen über die Methode der politischen Ökonomie und die Entstehungsgeschichte des “”Kapitals””] [in Marxistische Studien Jahrbuch des IMSF Internationale Marx-Engels Forschung,12 I/1987] (pag 245-246)”,”MADS-601″
“SANDKÜHLER Jörg a cura, scritti di Gian Mario BRAVO Ernst NOLTE Wolfgang SCHIEDER Todor I. OISERMAN Manfred HAHN András GEDO Hans-Jörg SANDKÜHLER Winfried SCHRÖDER Hans-Ulrich THAMER Miroslav PAUZA Claus D. KERNIG Martin HUNDT”,”Sozialismus vor Marx.”,”Saggio di GM Bravo: ‘Unruhe und Aufstände der Arbeiter in der Sicht und in der Epoche vormarxistischer Sozialisten’ (pag 50-65) [“”Disordini e rivolte operaie nella prospettiva e nell’era dei socialisti premarxisti””] In apertura: “”Die Philosophen haben die Welt nur verschieden ‘interpretiert’, es kömmt drauf an, sie zu ‘verändern’ (Karl Marx, 11, Feuerbach-These) (“”I filosofi hanno solo ‘interpretato’ il mondo in modi diversi, l’importante è ‘cambiarlo’ (Karl Marx, 11, tesi di Feuerbach)”,”SOCU-011-FMB”
“SANDOZ Gerard”,”Ces Allemands qui ont defié Hitler. Histoire de la resistance allemande. 1933-1945.”,”Gerard SANDOZ è stato giornalista al ‘Nouvel Observateur’, collaboratore dello Spiegel e di varie pubblicazioni tedesche occidentali. Aveva vissuto personalmente questi anni tragici della storia tedesca e aveva raccolto per questo libro la testimonianza esclusiva di W. BRANDT.”,”GERR-014″
“SANDOZ Gerard”,”La Gauche allemande de Karl Marx à Willy Brandt.”,”Nato nel 1914 in Polonia, giunto in Francia dopo il 1937 dopo aver vissuto lungamente in Germania, SANDOZ ha partecipato a un gruppo di resistenza sotto il regime hitleriano, ha fatto 18 mesi in un campo di concentramento. Giornalista all’ Agenzia France-Press e al Nouvel Observateur, collaboratore dello Spiegel e di altre diverse pubblicazioni in Germania occidentale. Nell’ introduzione l’ A traccia il profilo biografico di Willy BRANDT. Tra l’altro dice che in Spagna al tempo della guerra civile, BRANDT simpatizzò per il POUM. (pag 107)”,”MGES-013″
“SANDRIN Jean”,”Enfants trouvés enfants ouvriers, 17° – 19° siècle.”,”cartina (pag 104) “”Parallelamente all’ illusorio guadagno salariale, il lavoro dei bambini presenta dei vantaggi più evidenti per tutta la famiglia. Il problema della sorveglianza si trova risolto per una gran parte della giornata. Nel mondo rurale di allora, i giovani trovavano facilmente il loro posto nella produzione. Essi aiutavano il lavoro degli adulti, e si vedevano affidare delle mansioni in rapporto alle loro forze, come la guardia del bestiame. In molte delle comunità più numerose, in particolare nella Francia dell’ Est, le scuole li accapparavano per più ore al giorno. Se il ragazzo non può partecipare a queste attività la madre o un genitore possono facilmente occuparsene. Niente di questo per gli operai. L’ officina trattiene i salariati fuori di casa per tre quarti della giornata. La madre è dunque indisponibile per la sorveglianza. (…)””. (pag 109)”,”CONx-134″
“SANDVOß Hans-Rainer (SANDVOSS)”,”Die “”andere”” Reichshauptstadt. Widerstand aus der Arbeiterbewegung in Berlin von 1933 bis 1945.”,”SANDVOSS Hans Rainer (1949-) Berlin-Weddig, 1969 Abitur am Ranke-Gynnasium, studium an der FU Berlin, 1976 Abschluss als Diplom-Politologe, seit 1977 Mitarbeiter der Gedenkstätte Deutscher Widerstand Stellvertretender Leiter der Gedenkstätte Deutscher Widerstand und Herausgeber der “”Schriftenreihe über den Widerstand in Berlin von 1933 bis 1945″”, 2006 Promotion. “”Doch nicht nur die zurückblickenden Zeitzeugen beschreiben ein kritisches Bild der Lage der KPD im Jahre 1933. Wir können dafür auch eine sehr aufschlussreiche zeitgenössische. Quelle heranziehen: Es ist ein interner Organisationsbericht der illegalen KPD-Führung vom Oktober 1933, der Jahre später (nach der Besetzung Frankreichs) den Verfolgern in die Hände fiel. Des Papier offenbart eine ernüchternde Bilanz: Im Januar 1933 hatten die Kommunistien im Bezirk Berlin-Brandenburg Lausitz-Grenzmark 46 694 Mitglieder, vier Fünftel von ihnen rechneten Beiträge ab. In Groß-Berlin waren es noch im Februar des Jahres 14 725, bis zur Mitte des Jahres sackten (mit einer Ausnahme im Juni) die Zahlen auf knapp die Hälfte ab und schwankten zwischen 6000-7000 Personen. (Um 1934/35 waren es noch ungefähr 4500, bemerkt Erich Hanke in seinen “”Erinnerungen eines Illegalen””). Anfang des Jahres 1933 umfassten die sechsundzwanzig Berliner Unterbezirke auch 210 Betriebszellen””. (pag 277) ‘Traduzione’ automatica google: Non è solo guardando indietro testimoni un quadro critico della posizione del CP descritto nel 1933. Si può anche utilizzare un molto perspicace contemporanea. Fonte uso: Si tratta di un rapporto interno un’organizzazione illegale direzione del Partito Comunista in ottobre 1933, gli anni più tardi (dopo l’occupazione della Francia) cadde in mano dei persecutori. Il documento rivela un triste record traccia: nel gennaio 1933, avuto dalla comunista nel distretto di Berlino-Brandeburgo-Lausitz Grenzmark 46 694 membri, i quattro quinti di essi accreditati. A Berlino, vi erano ancora grandi nel mese di febbraio degli anni 14 725, accasciato a metà anno (ad eccezione di uno in giugno) dai numeri a poco meno della metà e oscilla tra 6.000-7.000 persone. (Per 1934/35 erano circa 4500, Erich Hanke ricorda nelle sue “”Memorie di un illegale””). Inizio del 1933 inclusi 26 sotto-distretti e 210 di funzionamento delle cellule di Berlino “”.”,”MGER-093″
“SANFILIPPO Mario”,”Dentro il Medioevo. Il lungo tardo Medioevo dell’Italia Comunale e Signorile.”,”Mario Sanfilippo, dopo aver studiato all’Istituto Croce di Napoli con Federico Chabod, è stato professore di storia medievale nell’Università di Trieste. Tra le sue opere ricordiamo: La città medievale, Il sistema feudale, I rioni e i quartieri di Roma,. Dal 1975 al 1988 ha scritto di storia e storiografia sul quotidiano Il Messaggero di Roma.”,”ITAG-008-FL”
“SANFILIPPO Matteo”,”Europa e America. La colonizzazione anglo-francese.”,”Matteo Sanfilippo (Firenze 1956), ricercatore presso il Centro Accademico canadese in Italia, ha pubblicato numerosi contributi sulla storia del Nordamerica e dell’emigrazione.”,”USAG-012-FL”
“SANFILIPPO Matteo”,”Problemi di storiografia dell’emigrazione italiana.”,”Matteo Sanfilippo à ricercatore confermato presso la Facoltà di Lingue e letterature straniere moderne dell’Università della Tuscia (2002). Ha pubblicato tra l’altro: ‘Europa ed America. La colonizzazione anglo-francese’, Giunti, 1990. Assieme a Giammario Maffioletti ‘Oltre … un secolo di emigrazione italiana. Saggi e testimonianze in memoria di Gianfausto Rosoli’, Centro Studi Emigrazione, 2001.”,”STOx-003-FFS”
“SANGIGLIO Cristino G.”,”Interpretazione di Babeuf.”,”Rapporto stretto tra pensiero e azione di Babeuf e rivoluzione francese, Babeuf poco correlato con il filone del socialismo utopistico (Fourier, Saint-Simon ecc.). Critica di Babeuf dei principi del 1789. Dottrina di Babeuf nata dalla lotta rivoluzionaria ‘Questa compenetrazione tra attività teorica e attività pratica, questa continuità tra il teorizzatore e l’uomo d’azione in Babeuf è evidente e dovrebbe essere tenuta per fondamentale nel caratterizzare l’importanza e il significato della sua opera. Infatti gli studi più recenti tendono sempre più ad allontanare Babeuf dal filone utopistico del socialismo, a staccarlo dalla cornice settecentesca ed illuministica di cui pure la sua azione e i suoi scritti sono imbevuti; occorre ora svincolare Babeuf da ogni remora di questo tipo ed immergerlo, per così dire, nella storia della Rivoluzione francese di cui, dovrebbe essere pacifico, fu, ad un certo momento e ad un certo stadio sociale ed economico, un momento fondamentale. Del resto ciò era stato intuito dal Jaurès nel suo fervido libro «Le socialisme et la vie», laddove, ricordando l’azione del proletariato francese da 1789 al 1793, il suo incidere su tutta la struttura sociale, il culminare delle sue aspirazioni nelle infiammate parole del Babeuf, molto acutamente notava: «Così, per l’azione dei proletari, il comunismo cessa d’essere una vaga speculazione filosofica per diventare un partito, una forza vivente. Così il socialismo sorge dalla rivoluzione francese … non è dunque una utopia astratta». Ecco perché lo stesso Jaurès parlava di «riserve di comunismo latente» accumulatesi durante la Rivoluzione: per Jaurès, e gli studi recenti lo hanno confermato, le premesse di ogni moderno socialismo sorgono proprio in quegli anni e specialmente sotto il Terrore: il babouvismo, lo si ripete, non è altro che la ripresa e lo svolgimento di quelle premesse. Eppure non soltanto i manuali scolastici, ma anche una gran parte di lavori più specializzati continuano ad includere Babeuf come un socialismo utopistico e situarlo nella linea dei Campanella, dei Moro, dei Fourier, dei Saint-Simon, dei Cabet e di tanti altri, significa, a nostro modo di vedere, non tener conto di differenze essenziali, per non parlare poi della grossolanità del paragone con il pensiero sociale platonico ed aristotelico (…). Tutt’al più, ritornando in argomento, il pensiero di Babeuf può essere accostato ed interpretato come lo svolgimento e continuazione delle teorizzazioni di un Mably e di un Morelly che incontestabilmente influirono nel pensiero babouvista: rimano però la differenza sostanziale ed ineliminabile che alla pura teorizzazione del Mably e del Morelly corrisponde in Babeuf, accanto alla fatica del pensatore, anche quella dell’agitatore, del rivoluzionario, del cospiratore. In altri termini: Babeuf è il primo che, sorpassando lo stadio della riflessione cui s’erano fermati Mably, Morelly e tutti gli altri utopisti, tentò con l”azione’ l’instaurazione del comunismo o almeno di una società senza discriminazioni economiche e sociali’ (pag 306-307) “”Per contro, si dimentica che il babouvismo è la prima dottrina che, allontanandosi dalle teorizzazioni morelliane e dalle astrattezze e talora assurdità saint-simoniane e fourieriste, imposta il problema sociale nei suoi termini concreti, come attiva partecipazione, prima di tutto, dell’elemento popolare, come coscienza dei suoi diritti. Non giunse tuttavia, il babouvismo ad enucleare un preciso concetto del proletariato, peccò di una certa astrattezza (non era poi tanto facile liberarsi dalle remore illuministiche) e soprattutto di una certa ingenuità, mancò al Babeuf stesso, probabilmente, una visione sicura, precisa, politica, del momento (23); ma di qui a definire il suo sistema «utopistico» il passo è troppo grande. Questo errore di interpretazione, si diceva, era stato notato dagli studiosi più preparati. Già nel 1904 il Fournière (24) scriveva: «Sarebbe un errore credere che l’azione concentrata dei lavoratori, per la loro emancipazione, dati dall’appello di Karl Marx ai lavoratori di tutti i paesi. Marx ha sistemato questa azione, l’ha illuminata sui suoi fini e sui suoi mezzi: ne ha fatto un’arma e una bandiera sotto il nome della ‘lotta di classe’ e grazie a lui le associazioni per la lotta si sono sostituite ai minuscoli centri sociali sognati dai novatori, le «icarie» e i falansteri hanno ceduto il posto ai sindacati e ai partiti di classe organizzati. Ma prima di lui, Babeuf, Buonarroti e Blanqui avevano creato questa ‘tradizione’ di un ‘proletariato rivoluzionario’ (pag 312-313) [Cristino G. Sangiglio, ‘Interpretazione di Babeuf’, Movimento operaio e socialista, Genova, n. 3-4, luglio-dicembre 1964] [note: (23) Non è, però, il caso di accettare i rilievi eccessivi dello stesso Leroy: «Agitatore, spirito insoddisfatto, Babeuf non ha posseduto alcuna qualità dell’uomo politico. Il suo trionfo, se le circostanze l’avessero permesso, si sarebbe urtato con le sue impazienze, che l’avrebbero necessariamente spinto, come i suoi predecessori, alla crudeltà… Miscuglio di terrorismo e di assistenza sociale, il babouvismo si è ispirato ad un robespierrismo che non sembra corrispondere alla verità storica…». Op. cit., pp. 85 e 87; (24) E. Fourniere, ‘Les théories socialistes au XIX siècle de Babeuf à Proudhon’, Paris, Alcan, 1904]”,”SOCU-229″
“SANGIGLIO Cristino G.”,”Marat e Babeuf all’inizio della rivoluzione (1789-1790).”,”Nel 1790 Babeuf inizia una serrata lotta contro il sistema delle imposte e delle gabelle. Incarcerato verrà liberato dopo una cinquantina di giorni per intervento di Marat, interessato anche alla sua causa (pag 288-89) Nel 1793, Babeuf scriverà un violento pamphlet contro Marat. Le idee politiche di Babeuf erano diventate più avanzate e troppo distanti da quelle di Marat (pag 290)”,”FRAR-432″
“SANGIOVANNI Andrea”,”Tute blu. La parabola operaia nell’ Italia repubblicana.”,”SANGIOVANNI Andrea è ricercatore di storia contemporanea presso la facoltà di scienze della comunicazione dell’ Università di Teramo. Si occupa principalmente di storia dell’ Italia repubblicana. “”Tuttavia il film non rappresenta tanto gli operai quanto una difficile situazione sociale, “”i guasti di una politica economica determinata da Agnelli secondo un modello di sviluppo che si è dimostrato fallimentare”” come ha detto lo stesso Scola (‘Trevico-Torino, viaggio nel Fiat-Nam’ (1973) ndr): Fortunato, è stato giustamente notato, “”è più vicino all’ Antonio di ‘Ladri di biciclette’ che al Lulù Massa di ‘La classe operaia va in paradiso’. Ecco allora che il lavoro di Petri (‘La classe operaia va… ndr), “”opera lucida, sincera, intessuta di ira e di pena””, nel suo essere colmo di simboli e metafore, a partire dal nome del protagonista o dalla debordante presenza nella sua casa di orologi e sveglie, segno di una vita scandita dai cronometri, non è tanto il racconto di “”una presa di coscienza rivoluzionaria””, quanto “”un’ amara, limpida, graffiante rappresentazione della nevrosi da fabbrica, un saggio sulla condizione umana di milioni di lavoratori (…) stritolati dal sistema della produttività, dalla logica del profitto e del consumismo””. Non può meravigliare che suscitasse inizialmente molte critiche, soprattutto a sinistra, ma finisse con l’ avere un buon successo di pubblico, anticipando il destino di molte pellicole degli anni successivi quando gli operai diventeranno protagonisti di un certo numero di commedie all’ italiana, da ‘Il sindacalista’ di Luciano Salce (1972), a ‘Mimì metallurgico ferito nell’ onore’ di Lina Wertmüller (1972), da ‘Romanzo popolare’ di Mario Monicelli (1974) a ‘Delitto d’ amore’ di Luigi Comencini (1974).”” (pag 219-220)”,”MITT-234″
“SANGIOVANNI Andrea”,”Tute blu. La parabola operaia nell’ Italia repubblicana.”,”SANGIOVANNI Andrea è ricercatore di storia contemporanea presso la facoltà di scienze della comunicazione dell’ Università di Teramo. Si occupa principalmente di storia dell’ Italia repubblicana. “”Tuttavia il film non rappresenta tanto gli operai quanto una difficile situazione sociale, “”i guasti di una politica economica determinata da Agnelli secondo un modello di sviluppo che si è dimostrato fallimentare”” come ha detto lo stesso Scola (‘Trevico-Torino, viaggio nel Fiat-Nam’ (1973) ndr): Fortunato, è stato giustamente notato, “”è più vicino all’ Antonio di ‘Ladri di biciclette’ che al Lulù Massa di ‘La classe operaia va in paradiso’. Ecco allora che il lavoro di Petri (‘La classe operaia va… ndr), “”opera lucida, sincera, intessuta di ira e di pena””, nel suo essere colmo di simboli e metafore, a partire dal nome del protagonista o dalla debordante presenza nella sua casa di orologi e sveglie, segno di una vita scandita dai cronometri, non è tanto il racconto di “”una presa di coscienza rivoluzionaria””, quanto “”un’ amara, limpida, graffiante rappresentazione della nevrosi da fabbrica, un saggio sulla condizione umana di milioni di lavoratori (…) stritolati dal sistema della produttività, dalla logica del profitto e del consumismo””. Non può meravigliare che suscitasse inizialmente molte critiche, soprattutto a sinistra, ma finisse con l’ avere un buon successo di pubblico, anticipando il destino di molte pellicole degli anni successivi quando gli operai diventeranno protagonisti di un certo numero di commedie all’ italiana, da ‘Il sindacalista’ di Luciano Salce (1972), a ‘Mimì metallurgico ferito nell’ onore’ di Lina Wertmüller (1972), da ‘Romanzo popolare’ di Mario Monicelli (1974) a ‘Delitto d’ amore’ di Luigi Comencini (1974).”” (pag 219-220)”,”ITAS-020-FV”
“SANGIULIANO Gennaro”,”Scacco allo zar. 1908-1910: Lenin a Capri, genesi della Rivoluzione.”,”””Vladimir Ilic Ulianov (Lenin) si riteneva un eccellente giocatore di scacchi. Non si può comprendere a fondo lo spirito russo senza conoscere questo gioco, dove la capacità di prevenire e soprattutto di calcolare mentalmente i possibili esiti delle singole mosse risulta determinante. I russi vi si sono affermati grazie alla loro propensione agli studi matematici: il gioco degli scacchi si ricollega, infatti, alla teoria dei grafi. In verità, solo nel Novecento la Russia ha guadagnato un primato in questo gioco: l’impulso viene proprio dai comunisti, che lo elevano al rango di una vera e propria scienza; degna di un’accademia. Fino alla metà del Cinquecento i più bravi erano stati gli spagnoli e i portoghesi, poi raggiunti dagli italiani di scuola modenese. Fra la fine dell’Ottocento e i primi del nuovo secolo i russi contendevano il primato ai francesi”” (pag 67) (nota anche Trotsky in esilio in Svizzera era noto per essere un campione di scacchi, v. sch. archivio) Lenin e Trotsky su Mussolini: “”In Italia c’era un solo uomo capace di compiere la rivoluzione, Mussolini, e voi ve lo siete lasciato scappare”” (Lenin) “”Mussolini, lo so. L’unica carta seria, l’han persa; l’unico uomo che avrebbe potuto fare la rivoluzione sul serio”” (20) (Trotsky) (pag 102) (20) Margherita Sarfatti, Dux, Milano, Mondadori, 1926, p. 235 Presunto documento trovato dallo storico Viktor Kuznetsov su istruzioni Lenin di togliere documenti su rapporti con tedeschi da archivio del ministero di giustizia (2 marzo 1917). (pag 142-143) G. Sangiuliano, giornalista e scrittore, vicedirettore del Tg1. Già vicedirettore di ‘Libero’, ha pubblicato: ‘Giuseppe Prezzolini, l’anarchico conservatore’ (2008).”,”LENS-250″
“SANGUIGNI Osvaldo”,”Il fallimento di Gorbaciov.”,”Osvaldo Sanguigni ha studiato economia politica a Mosca e ha vissuto per cinquant’anni tra Roma e Mosca, pubblicando studi sull’Unione Sovietica e collaborando a periodici e quotidiani tra cui “”Il Manifesto”” É stato collaboratore della Rai per le questioni sovietiche e ha insegnato presso l’Istituto Orientale di Napoli.”,”RUSS-079-FL”
“SANGUIGNI Osvaldo”,”Il fallimento di Gorbaciov.”,”Osvaldo Sanguigni ha studiato economia politica a Mosca e ha vissuto per cinquant’anni tra Roma e Mosca, pubblicando studi sull’Unione Sovietica e collaborando a periodici e quotidiani tra cui “”Il Manifesto”” É stato collaboratore della Rai per le questioni sovietiche e ha insegnato presso l’Istituto Orientale di Napoli.”,”RUSU-119-FL”
“SANGUINETI Federico”,”Gramsci e Machiavelli.”,”SANGUINETI Federico è nato a Torino nel 1955. Laureato in Lettere all’Università di Salerno, collabora a “”Belfagor”” e “”Paese Sera””. Gramsci vuole l’egemonia politica prima della presa del potere statale (pag 35) “”Gramsci poggia le proprie analisi sui criteri offerti da Lenin. Scrive infatti Lenin: “”Dal punto di vista del marxismo una classe che neghi l’idea dell’egemonia o che non la comprenda non è, o non è ancora, una classe, ma una ‘corporazione’ o una somma di diverse corporazioni. (…) Il marxismo dice: siccome in passato c’è stata l'””egemonia””, dalla somma delle professioni, delle specializzazioni, delle corporazioni è sorta dunque la classe, perché è proprio la coscienza dell’idea dell’egemonia, è proprio la sua incarnazione concreta a trasformare, attraverso la sua attività, una somma di corporazioni di classe. (…) Dato che l’egemonia è esistita in passato, i marxisti ‘hanno’ dunque il ‘dovere’, a dispetto di ogni sorta di rinunciatari, di propugnarne l’idea oggi e in futuro. Questo compito corrisponde in pieno alle condizioni materiali che dalle corporazioni hanno creato la classe”” [V.I. Lenin, Il marxismo e la “”Nascia Zarià””, in Opere complete, vol. XVII, 1966, pp. 44-8]”” [Federico Sanguineti, Gramsci e Machiavelli, 1982]”,”GRAS-082″
“SANIAL Lucien a cura; Karl MARX Friedrich ENGELS”,”The Paris Commune. Including The “”First Manifesto of the International on the Franco-Prussian War””, the “”Second Manifesto of the International on the Franco-Prussian War””, “”The Civil War in France”” by Karl Marx, Appendix: Anti-Plebishite Manifesto.”,”Sciovinismo o Gingoismo del Secondo Impero francese. “”But the Second Empire – that meant also the appeal to French Chauvinism (2), which implied the demand for the reacquisition of the frontier of the First Empire lost in 1814, at the very least that of the First Republic”” (pag 6, introduzione di F. Engels) (2) Jingoism Gingoismo o jingoismo (in lingua inglese jingoism) è una corrente sciovinista formatasi negli Stati Uniti d’America durante il XIX secolo. L’Oxford English Dictionary lo definisce come “”patriottismo estremista sotto forma di violenta politica estera”” (wikip)”,”MFRC-174″
“SANKAR (Mani SHANKAR MUKHERJI)”,”Hotel Calcutta.”,”Sankar (Mani Shankar Mukherji) è uno dei più grandi scrittori di lingua bengali. Nel 1962 scrisse ‘Hotel Calcutta’, divenuto poi uno dei film di culto della cinematografia indiana col titolo originario del romanzo, ‘Chowringhee’. Nel 2007 il libro è stato pubblicato in lingua inglese.”,”INDx-026-FC”
“SANNINO Silvestro”,”Storia della navigazione. Volume I.”,”Dante Alighieri “”Ma misi me per l’alto mare aperto””, (Inferno, XXVI 100) (in apertura) Silvestro Sannino, Dirigente superiore del Ministero della Pubblica Istruzione per i Servizi Ispettivi”,”SCIx-021-FSD”
“SANNINO Silvestro”,”Storia della navigazione. Volume II.”,”Dante Alighieri “”Nave sanza nocchiere in gran tempesta’ (Dante, Purgatorio, VI 77) Silvestro Sannino, Dirigente superiore del Ministero della Pubblica Istruzione per i Servizi Ispettivi”,”SCIx-022-FSD”
“SANSOM G.B.”,”The Western World and Japan. A Study in the Interaction of European and Asiatic Cultures.”,”Paupertas cartae finem imponit verbositati (Gregrorio di Tours) “”Il periodo chiamato Genroku può essere guardato come lo zenith della prosperità Tokugawa, e forse perfino la giustificazione del dominio feudale, per via della pace, dell’ abbondanza e della grande fioritura delle arti – una società felice come le società umane possono esserlo. In seguito la storia giapponese per un secolo circa può essere letta come cronaca del fallimento di un grande esperimento inteso a mantenere la pace e il benessere attraverso la conduzione degli affari dello Stato in sintonia ad una dottrina prefissata e preservata dalla contaminazione di tutte le nuove influenze, cresciute sia all’ interno che all’ esterno dei suoi confini””. (pag 197)”,”JAPx-068″
“SANSOM George”,”A History of Japan, 1615-1867.”,”Confucianesimo. Le basi etiche della società. La dottrina delle ‘Cinque relazioni umane’. “”The idealism of Chu Hsi’s system was not adapted to solving current political problems; for – to paraphrase the view of a modern Japanese historian, Kitajima Masamoto – its optimistic view of human nature and its quietist attitude made it helpless when confronted with disturbances of order. But there can be no doubt fo the value of Neo-Confucian studies in strengthening the social structure of Tokugawa Japan, and at the same time providing an ethical basis for the organized society which was to replace the ill-regulated condition of a country enjoying only intervals of peace. The doctrine of the Five Human Relations, while supporting a system which made for harmony and order in the state, furnished each individual with a rule of conduct suited go his own postion. The practical and the ethical were thus combined, for the samurai as well as the peasant.”” (pag 81)”,”JAPx-071″
“SANSONE Vito”,”Al di qua dell’ Afghanistan. L’ Asia centrale sovietica.”,”SANSONE è nato nel 1923. E’ stato corrispondente da Varsavia negli anni della guerra fredda e poi da Mosca nel 1966-69. Ha viaggiato molto in Asia Centrale in Siberia. Ha scritto varie opere tra cui ‘Siberia, l’ avventura del secolo’ (1977).”,”ASIx-052″
“SANTAGATA Walter”,”Economia, Elezioni, Interessi. Una analisi dei cicli economici elettorali in Italia.”,”Walter Santagata insegna Politica economica nella Facoltà di Giurisprudenza di Torino. É stato professeur Invité all’Ecole Normale Supérieure de Cachan. Ha pubblicato il volume Rapporto sull’economia delle arti e dello spettacolo in Italia (con G. Brosio, Fond. Agnelli, 1992) e ha curato Offerta privata di beni pubblici.”,”ITAE-058-FL”
“SANTAGATA Silvia, a cura di Gian Mario BRAVO”,”Gli ‘opinionmaker’ liberali inglesi, il fascismo e la società delle nazioni.”,”‘Silvia Santagata (1974-2006), laureata in Scienze Politiche, ha conseguito il dottorato di ricerca in Studi politici europei ed euroamericani presso il Dipartimento di Studi politici dell’Ateneo subalpino. Ha fruito di una borsa di studio della Fondazione Firpo e ha lavorato al Dipartimento di Economia S. Cognetti de Martiis. Ha pubblicato saggi sul problema della comunicazione. E’ mancata alla vigilia dell’avvio di una fulgida carriera di ricerca’ New Statesman “”Altrettanto interessante è un articolo di poco successivo intitolato ‘The Complete Marxist’. L’autore anonimo reinterpretò l’avventura abissina in chiave marxista associando la recensione dell’opera di Emile Burns, ‘A Handbook of Marxism’ a quello dello stesso autore dedicata all”Abyssinia and Italy’. Nel primo testo, che in realtà è un’antologia, Burns aveva raccolto brani estratti da testi di Marx, Engels, Lenin, Stalin, estromettendo i “”revisionisti”” marxisti come Rosa Luxemburg, Trotsky e altri importanti nomi. Il risultato era stato una selezione di pezzi che riportavano la visione “”ortodossa”” e staliniana del comunismo. Alla teoria seguiva l’immediata applicazione al caso abissino. Il fascismo rappresentava una moderna forma di imperialismo e l’unica soluzione sembrava essere imporre al regime italiano sanzioin di ordine economico e militare”” (pag 261-262) [(170) ‘The Complete Marxist’, ‘New Statesman and Nation’, 16 novembre 1935; E. Burns, ‘A Handbook of Marxism’, Gollancz, London, 1935]”,”EDIx-003-FMB”
“SANT’AGOSTINO, a cura di Paolo ROTTA”,”La vera religione. (De vera Religione)”,”Omaggio della Libreria Prampolini “”In realtà il platonismo agostiniano, se ebbe quasi incontrastato trionfo per circa sei secoli nello svolgimento del pensiero filosofico, anche dopo il trionfale ritorno dell’aristotelismo nella cultura dell’occidente, raprpesentò sempre l’antitesi, luminosamente fissatasi in S. Bonaventura in confronto con S. Tommaso. E tutto lo svolgimento del pensiero filosofico si determina così dopo quei due grandi dottori comeun ininterrotto dissidio tra platonismo ed aristotelismo, il platonismo come ra diventato con S. Agostino, l’aristotelismo come diventò nel pensiero dell’Aquinate. Sarebbe fuor d’opera trattare di tale dissidio, come troppo lungo sarebbe parlare della prevalenza che l’indirizzo platonico-agostiniano riebbe nell’umanesimo; nella rinascenza nel così detto pensiero moderno. Le tesi più caratteristiche di Cartesio hanno tutte un’intonazione platonico-agostiniana (…)”” (pag XX, introduzione di Paolo Rotta)”,”RELC-373″
“SANTAMARIA Yves”,”1939. Le Pacte germano-sovietique.”,”Agregé di storia e dottore in storia contemporanea, Yves SANTAMARIA è maitres de conferences all’ Institut d’ Etudes Politiques de Paris. E’ pure membro del comitato editoriale della rivista ‘Communisme’.”,”RUST-055″
“SANTAMARIA Michele TRAVELLI Stefano ANDREONI Jacopo”,”La maggioranza all’opposizione. Chi ha vinto e chi non ha perso alle elezioni del 13 maggio.”,”Michele Santamaria, (Acquaviva delle fonti, 1957) autore per Prospettiva Edizioni di Prima Repubblica., la lunga agonia, è nella Direzione editoriale del trimestrale Utopia socialista, Jacopo Andreoni (Firenze, 1969) nel Consiglio di redazione. Stefano Travelli (Firenze, 1967) è collaboratore del mensile Altrasinistra.”,”ITAP-077-FL”
“SANTAMBROGIO Marco”,”Forma e oggetto.”,”Marco Santambrogio (Milano 1946) insegna Teoria dei modelli presso il corso di laurea in Filosofia dell’Università di Bologna.”,”FILx-168-FL”
“SANTANGELO Andrea”,”Enver Pascià.”,”Andrea Santangelo, archeologo, editor e direttore di collano storico-archeologiche, ha una passione per la storia militare. Collabora a ‘Rivista di Studi Militari’. E’ socio della società italiana di Storia Militare. Ha pubblicato pure: ‘Operazione Compass. La Caporetto del Deserto’, Edizioni Salerno, 2012. “”Ho definito fondamentale questa azione [all’alba del 29 ottobre l’intera flotta ottomana enra nel mar Nero con intenti bellicosi per iniziare le ostilità contro la Russia senza una formale dichiarazione di guerra] per due motivi: il più evidente è che portò la Turchia in guerra al fianco della Germania e Austria (il 4 novembre la dichiarazione ufficiale di guerra), poi anche perché ottenne di chiudere per tutta la durata del conflitto il mar Nero ai russi, costringendoli ad allungare tantissimo le linee di rifornimento con gli Alleati. Per questo motivo Winston Churchill cominciò a pianificare una spedizione militare anfibia che potesse prendere il controllo degli stretti, riaprisse le comunicazioni con la Russia ed eliminasse la Sublime Porta dal conflitto, un piano ambizioso che culminerà nella disastrosa campagna di Gallipoli”” (pag 71) Incontro di Enver con Lenin e Trotsky (1920) (pag 116) Dati sulle vittime della guerra (pag 120) “”Le cifre dei caduti turchi sono impressionanti: 770.000 militari e più di due milioni di civili (pari al 13.7% dell’intera popolazione, comprendendo nella cifra anche i morti armeni). Un soldato turco su quattro morì nel corso della Prima guerra mondiale, è una percentuale pazzesca, superata solo dall’uno su tre di chi indossò l’uniforme dell’esercito serbo. In totale però le perdite della popolazione dell’Impero ottomano nel periodo 1914-1922 andrebbero stimate in quasi cinque milioni, conteggiando anche le vittime dell’influenza spagnola, della guerra d’indipendenza turca e dello scambio di popolazioni tra Grecia e Turchia. Se poi volessimo aggiungere anche i caduti nelle guerre balcaniche e in Libia sarebbero come minimo altri 300.000 morti. Nessuna nazione in quel lasso di tempo ebbe a soffrire, percentualmente, una tale emorragia di vite. Metà degli uomini tra i 18 e i 49 anni vestì la divisa durante la Grande Guerra, andando fortemente ad incidere sull’economia dell’Impero ottomano, privata del segmento più produttivo. Come mai prima di allora, nel 1914 la guerra divenne un fattore totale e totalizzante: l’intera società era stata mobilitata per lo sforzo bellico grazie a una propaganda volta a infiammare gli animi. Ma lo fu ancor di più l’irriggimentazione coatta della nazione e del popolo a rendere la Grande Guerra il primo vero conflitto totale. Una vera e propria gara materiale tra nazioni a chi aveva più risorse da buttare dentro la fornace della guerra industriale e di massa. E l’Impero ottomano pagò un prezzo altissimo che non poteva permettersi”” (pag 120.-121)”,”QMIP-166″
“SANTANGELO Andrea”,”Eric von Falkenhayn.”,”Andrea SANTANGELO, archeologo, editor e direttore di collano storico-archeologiche, ha una passione per la storia militare. Collabora a ‘Rivista di Studi Militari’. E’ socio della società italiana di Storia Militare. Ha pubblicato pure: ‘Operazione Compass. La Caporetto del Deserto’, Edizioni Salerno, 2012. “”Sotto molti aspetti la Prussia è stata per la Germania quello che il Piemonte è stato per l’Italia, ovvero il motore della riunificazione del Paese sotto la rispettiva casa regnante, ma la ‘Ostpreußen’ lo è stata ancor di più connotando culturalmente l’intera nazione con molte delle sue peculiarità, come la classe dei proprietari agrari, gli Juncker, vera spina dorsale di esercito e amministrazione, e l’odio atavico per i popoli dell’Est (ma anche il miraggio del ‘Drang nach Osten’, ossia la “”spinta verso Est”” per ottenere il ‘Lebensraum’, lo “”spazio vitale”” per i popoli tedeschi).”” (pag 15) “”Vari studiosi e storici hanno malignato che già dietro questa nomina a comandante di un reggimento Guardie vi potesse essere il Kaiser stesso, che apprezzava le qualità militari di von Falkenhayn, come, sorprendendo un po’ tutti; ebbe poi a ancora a dimostrare, ben più platealmente, nel 1913. Liddell Hart, che non è mai stato tenero nei confronti di von Falkenhayn, scriveva a questo proposito che “”a della buone qualità militari se ne aggiungevano delle altrettanto buone da cortigiano”” (pag 39) “”Sul suo diario personale, alla data del 31 luglio 1914, Guglielmo II scriveva: “”Io non ho più alcun dubbio che Inghilterra, Russia e Francia si siano messe d’accordo per servirsi del conflitto austro-serbo come pretesto per intraprendere una guerra di annientamento contro di noi. La stupidità e l’inettitudine del nostro alleato austriaco sono serviti da trappola. Ecco che il famoso accerchiamento della Germania è finalmente divenuto un fatto compiuto, nonostante tutti gli sforzi dei nostri uomini per impedirlo””. Ma il Kaiser aveva delle recriminazioni da fare anche all’operato del suo cancelliere, che troppo rapidamente e senza consultarlo aveva dato l’appoggio della Germania a un’invasione austriaca della Serbia (si dice lo abbia rimbrottato così: “”tua hai cucinato questo piatto, adesso dobbiamo mangiarlo tutti!””), nazione protetta dal grande orso russo. Non aveva nulla da recriminare, invece, sul suo “”protetto”” Falkenhayn. Questa paura di soffocamento nella morsa strategica di Francia e Russia, aiutate dalla Gran Bretagna, esisteva in Germania sin dal 1894, l’anno in cui veniva siglata l’alleanza russo-francese; per i tedeschi si era trattato di un grosso campanello d’allarme: improvvisamente capirono che dovevano cominciare a ragionare sulla guerra su due fronti. Da quel momento cominciarono a pianificare quello che sarebbe poi stato il loro intervento militare nella Grande Guerra”” (pag 51-52)”,”QMIP-186″
“SANTANGELO Paolo”,”Storia della Cina, Dalle origini ai nostri giorni.”,”Paolo Santangelo è professore di storia della Cina all’Istituto universitario orientale di Napoli. É autore di: Confucio e la scuola confuciana, Il peccato in Cina, Emozioni e desideri in Cina, e in collaborazione con Mario Sabatini di Storia della Cina.”,”CINx-010-FL”
“SANTANGELO Paolo”,”Storia del pensiero cinese.”,”Paolo Santangelo è professore di storia della Cina all’Istituto universitario orientale di Napoli. É autore di: Confucio e la scuola confuciana, Il peccato in Cina, Emozioni e desideri in Cina, e in collaborazione con Mario Sabatini di Storia della Cina.”,”CINx-011-FL”
“SANTANGELO Ignazio Augusto”,”Ragion di Stato e teorie di governo.”,”L’autore è magistrato di Cassazione.”,”TEOP-579″
“SANTARELLI Enzo”,”Movimento operaio e rivoluzione socialista. Studi letture ricerche.”,”SANTARELLI si è dedicato da anni allo studio del movimento operaio e socialista. Ha scritto ‘Il socialismo anarchico in Italia’ (1959) e ‘La revisione del marxismo in Italia’ (1964) libri apparsi recentemente in 2° edizione per la Feltrinelli. Poco dopo la laurea in scienze politiche conseguita all’Istituto Cesare Alfieri di Firenze, ha esordito con alcuni saggi. Più tardi ha preso parte attiva al movimento regionalista pubblicando ‘L’Italia delle regioni’ (1966). Nella ‘Biblioteca di storia’ diretta da Ernesto RAGIONIERI ha pubblicato ‘Storia del movimento e del regime fascista’ (1967) e ‘Fascismo e neofascismo’ (1974) e i risultati di un lavoro di equipe realizzato presso l’Univ di Urbino ‘Il mondo contemporaneo. Cronologia storica’ (1975).”,”SOCx-036 MITS-013″
“SANTARELLI Enzo”,”Storia del fascismo.”,”Enzo SANTARELLI è nato ad Ancona nel 1922 e si è laureato in scienza politiche al Cesare Alfieri di Firenze con una tesi su Benedetto Croce dopo aver partecipato alla guerra di liberazione. Alle ricerche di storia è pervenuto attraverso un impegno politico e vari saggi sui problemi della libertà politica in Italia (1946), sulla ‘rivoluzione femminile’ (1950), sull’ idea regionalistica (1960). E’ stato collaboratore di ‘Movimento operaio’, della ‘Rivista storica del socialismo’, dell’ Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione. Per gli Editori Riuniti ha pubblicato: -Le Marche dall’Unità al fascismo (1964) -Fascismo e neofascismo (1974) -Il mondo contemporaneo. Cronologia storica (1975)”,”ITAF-033″
“SANTARELLI Enzo”,”Nenni.”,”Enzo SANTARELLI è nato ad Ancona nel 1922 e si è laureato in scienze politiche al Cesare Alfieri di Firenze, dopo aver partecipato alla guerra di liberazione. Alle ricerche di storia è pervenuto attraverso l’impegno politico e vari saggi sui problemi della libertà politica in Italia (1946). Ha collaborato a ‘Movimento operaio’ ed è stato redattore della ‘Rivista storica del socialismo’ e membro del direttivo dell’ Istituto nazionale per la storia del Movimento di liberazione. Attualmente (1988) è Professore ordinario di storia contemporanea all’ Univ di Urbino. Alla figura di Pietro NENNI ha dedicato due studi preliminari.”,”ITAC-020″
“SANTARELLI Enzo”,”Storia del movimento e del regime fascista.”,”””Ma già prima del massimo sforzo militare concentrato nell’ ultimo anno di guerra, la “”marcia dei produttori””, come la chiamò Enrico Corradini, si trovava nel pieno del suo sviluppo. L’ Ansaldo di Genova, prima di Caporetto, aveva prodotto, non richiesta, la maggior parte delle artiglierie che furono poi impiegate nella battaglia di arresto sul Piave”” (pag 67)”,”ITAF-147″
“SANTARELLI Enzo”,”Ricerche sul fascismo.”,”””In genere la storiografia di cui si parla, per ciò che riguarda la genesi e le forme assunte dai movimenti e dai regimi fascisti in Europa, tende a distinguere i paesi “”sottosviluppati”” o prevalentemente agricoli e i paesi ad alto livello di industrializzazione. tendenza comune, sotto altro profilo (per il rapporto città-campagna), alla storiografia di indirizzo marxista. Distinzione opportuna, se non si dimentichi il momento unificante dei due aspetti, che con maggiore evidenza si ritrova, ad esempio, in Spagna, nel 1936-39, quando emerge con forza un fronte tutto sommato comune del fascismo internazionale, in un’area in cui si intrecciano i fili di un più ampio tessuto, che si diparte tanto da posizioni arretrate come da posizioni assai avanzate o anche intermedie, dal punto di vista di un capitalismo industriale maturo””. (pag 171)”,”ITAF-166″
“SANTARELLI Enzo”,”La rivoluzione femminile.”,” “”Infatti, “”com’è stata la grande industria che diede luogo alla formazione di eserciti di lavoratori, spinti per la forza delle cose, all’ organizzazione cosciente delle loro forze, così anche la stessa grande industria sarà la benemerita della donna… La macchina, la grande forza rivoluzionaria delle industrie, ha rivoluzionato anche la donna: l’ha prima emancipata dalla pentola e messa in condizioni di lotta per l’ esistenza eguali a quelle dell’ uomo; l’ ha resa pari all’ uomo nella miseria e nell’ aspirazione a scuotere il giogo del capitalismo. I famosi diritti politici e civili della donna, che sembravano una mera accademia, diventarono necessità assoluta per le donne lavoratrici””. Così Anna Kuliscioff.”” (pag 64)”,”DONx-025″
“SANTARELLI Enzo”,”Il problema della libertà politica in Italia. Meditazioni.”,”””Cerchi di non abusare della ricerca con cui si vuol trovare in un’età o nelle età precedenti le cause del malessere che si è manifestato in un’ età seguente. Sarebbe come se nell’ organismo di un individuo sano si investigassero le origini delle malattie che sono ventuo in un tempo posteriore e tra nuove condizioni. Ma sebbene quegli organi si siano ammalati, prima erano sani, e l’ individuo si sentiva ed era sano. Quel modo di indagine storica nel quale è caduto il De Ruggiero (e io glielo notai) è uno dei tanti che nascono dall’ illegittimo uso, in istoria, del legame tra causa ed effetto. E, tra parentesi, dopo la pubblica dimostrazione, che in questi giorni ha dato di sé col suo congresso il cosiddetto partito d’ azione, direbbe Ella ancora che, in quel partito, si raccoglie maggiore eticità che negli altri partiti?”” (pag 10, B. Croce, lettera) “”Dall’ altra parte della barriata i giovani intellettuali antifascisti, la schiera dei crociani – di coloro che erano gli oppositori morali del fascismo – si trovarono dal primo giorno di guerra nel più duro dissidio. La religione della libertà contro l’ amor di patria, la propria fede contro il conformismo, l’ incertezza della storia in atto nella quale si inseriva il loro problema: ecco i termini del loro intimo tormento. (…) Croce stesso li consigliava a compiere il loro dovere militare: eppure egli era giunto alla conclusione che si trattava di “”guerra civile””, di “”guerra di religione””, e che la religione della libertà aveva il “”diritto di comandare””, eppure egli aveva superato il principio dell’ assoluta obbedienza civica, in guerra, per la vittoria della patria.”” (pag 25)”,”ITAD-080″
“SANTARELLI Enzo a cura; testi antologici di B. CROCE F.L. FERRARI G. DIMITROV C. ROSSELLI E. CURIEL C. DE GAULLE A. HITLER O. SPENGLER C. SCHMITT H. RAUSCHNING W. HOFER W.L. SHIRER R. STORRY A.S. ERUSALIMSKIJ J. FUCIK A. FRANK G. PINTOR R. MORANDI E. COLLOTTI M. CROUZET R. BATTAGLIA L. VALIANI G. QUAZZA”,”Il nazifascismo in Europa e la Resistenza.”,”Testi antologici di B. CROCE F.L. FERRARI G. DIMITROV C. ROSSELLI E. CURIEL C. DE GAULLE A. HITLER O. SPENGLER C. SCHMITT H. RAUSCHNING W. HOFER W.L. SHIRER R. STORRY A.S. ERUSALIMSKIJ J. FUCIK A. FRANK G. PINTOR R. MORANDI E. COLLOTTI M. CROUZET R. BATTAGLIA L. VALIANI G. QUAZZA “”In Russia entrambe le rivoluzioni, quella bianca e quella di colore, scoppiarono contemporaneamente nel 1917. L’ una cittadina, del socialismo operaio avente la fede occidentale nei partiti e nei programmi, mossa da letterati, proletari accademici e sobillatori nichilisti dello stampo di Bakunin, aiutati dai fermenti delle grandi città, retorica e letteraria in pieno, massacrò la società pietroburghese, in gran parte di origine occidentale, e mise in scena un rumoroso culto del “”lavoratore””. La tecnica delle macchine, tanto estranea ed odiosa all’ anima russa, era diventata ad un tratto una divinità, il senso della vita. Ma lì sotto, lenta, tenace, silenziosa, ricca di avvenire, cominciò l’altra rivoluzione del mugik, del villaggio; il boscevismo tipicamente asiatico. Sua prima manifestazione fu l’ eterna fame di terra nel contadino, che spinse i soldati a lasciare la fronte per cooperare alla grande spartizione delle terre. Il socialismo operaio avvertì ben presto il pericolo. (…)””. (pag 80, Il pericolo giallo, bruno e rosso, O. Spengler)”,”ITAR-084″
“SANTARELLI Enzo”,”Italia e Ungheria nella crisi postbellica, 1918-1920.”,”Allegato al libro articolo di giornale (L’Unità 24 novembre 1990) di Lazar BRANKOV unico sopravvissuto al processo Rajk che costò la vita a cinque persone (1949). Traduzione di Federico ARGENTIERI)”,”MUNx-055″
“SANTARELLI Enzo”,”Il socialismo anarchico in Italia.”,”2° copia Enzo Santarelli è docento di storia contemporanea all’Università di Urbino (1973). Dalla bibliografia non si trova il libro in vendita Leonardo Bettini, Bibliografia dell’anarchismo, 2 voll. (v. pag 208)”,”ANAx-395″
“SANTARELLI Enzo / RAGIONIERI Ernesto / HOSTETTER Richard / ROVIDA Giorgio / ZUCARO Domenico / BASSO Lelio / MERLI Stefano / SALVADORI Rinaldo / AMBROSOLI Luigi / BANFI Rodolfo / CATALANO Franco /”,”Sorel e il sorelismo in Italia (Santarelli) / Werner Sombart e il movimento operaio italiano (Ragionieri) / La questione della guerra nel Partito socialista francese. Hervé, Guesde, Jaurès (Hostetter) / Il Fronte Popolare e la guerra civile spagnola (I) (Rovida) / La rivolta di Torino del 1917 nella sentenza del Tribunale militare territoriale (Zucàro) / Alle origini del Partito Socialista Italiano. Il numero unico ‘La lotta di classe’ (18 giugno 1892) (Basso) / Fonti per lo studio del primo movimento operaio parmense. Inventario e descrizione dell’Archivio di Gabinetto della Prefettura di Parma (1860-1890) (Merli) / Enrico Ferri politico. Dal radicalismo all’adesione al Partito socialista (Salvadori) / Nuovi contributi agli ‘Scritti giovanili’ di Gramsci (Ambrosoli) / Appunti sull”Accumulazione del capitale’ di Rosa Luxemburg (Banfi) / La crisi della classe dirigente italiana nelle ‘Conversazioni della guerra’ di O. Malagodi (Catalano).”,”Rivista quadrimestrale diretta da Luigi Cortesi e Stefano Merli, Comitato di redazione Rodolfo Banfi, Enzo Collotti, Luigi Cortesi, Stefano Merli, Fulvio Papi, Sergio Romagnoli. “”Il libro sul movimento operaio italiano che avrebbe dovuto concludere tutti questi studi preparatori non fu mai scritto da Sombart”” (p. 355) “”(…) il partito autorizzò due dei suoi leders parlamentari Jules Guesde e Marcel Sembat, ad accettare dei portafogli nel Gabinetto di difesa nazionale. Ad ogni effetto pratico, la Sezione francese della Seconda Internazionale era morta: nasceva un Partito socialista in funzione della vittoria militare francese”” (pag 357) “”Così la polemica teorica fra R. Luxemburg e i suoi critici di destra nella questione dell’accumulazione del capitale era di fatto un momento della lotta politica delle due ali del movimento operaio. Del resto l”Anticritica’, con cui R. Luxemburg risponde soprattutto a Otto Bauer, più chiaramente dell”Accumulazione [del capitale]’ risente di questo clima. Ed è tragicamente significativo che si tratti di lavoro elaborato in carcere nel 1915 ed edito solo due anni dopo l’assassinio dell’Autrice, assassinio di cui i riformisti ebbero non piccola responsabilità. Sarebbe interessante poter qui esporre gli estremi della discussione (1), ma sarebbe anche impresa fuori dei compiti di una recensione, tanto più che non è facile districarne l’arruffata matassa: infatti (come vedremo) le premesse teoriche della Luxemburg sono assai deboli, anche se poste al servizio di una buona causa. Per una questione di chiarezza, quindi, preferiamo riferirci a Lenin, anche se egli era rimasto estraneo alla specifica polemica fra la Luxemburg e i suoi critici. In effetti Lenin si era occupato della questione dei mercati e della «realizzazione» sin dal 1893, partecipando alla polemica dei marxisti russi contro i populisti e, successivamente, discutendo e criticando le posizioni dei così detti «marxisti legali» (2): si tratta di due fasi molto interessanti del suo pensiero e della politica socialdemocratica russa, la prima impegnata a mostrare la natura «progressiva» del capitalismo rispetto alle strutture economiche precapitalistiche, la seconda rivolta a combatterne le interpretazioni e gli sviluppi opportunistici. Innanzitutto, per Lenin gli schemi marxisti della riproduzione allargata non sono affatto insoddisfacenti: essi dimostrano che l’incremento della produzione capitalistica e, quindi, del mercato, non dipende tanto dai mezzi di sussistenza quanto dai mezzi di produzione. Questi ultimi aumentano più rapidamente dei primi così che, entro certi limiti, l’espansione del mercato è indipendente dall’aumento del consumo individuale; ciò non vuol dire che non esista un nesso fra consumo produttivo e consumo individuale, ma esprime lo sviluppo impetuoso delle forze produttive nella società capitalistica. Ed ecco qui il primo punto che nettamente mette in rilievo la diversità sostanziale del pensiero di Lenin rispetto alla Luxemburg. «Lo sviluppo della produzione -, scrive Lenin nel primo capitolo di ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’ – (e pertanto anche del mercato interno) soprattutto in quanto concerne i mezzi di produzione, sembra paradossale ed è infatti una cosa contraddittoria. E’ una vera e propria ‘produzione per la produzione’, un ampliamento della produzione senza un corrispondente ampliamento del consumo. Ma questa non è una contraddizione della dottrina, bensì della vita reale; è precisamente una contraddizione che corrisponde alla natura stessa del capitalismo ed alle altre contraddizioni di questo sistema di economia sociale. E questo ampliamento della produzione senza corrispondente ampliamento del consumo si accorda anche molto bene con la missione storica del capitalismo e con la sua particolare struttura sociale: la prima è di sviluppare le forze produttive della società; la seconda esclude l’utilizzazione di queste conquiste tecniche da parte della massa della popolazione. Fra la tendenza all’ampliamento illimitato della produzione, propria del capitalismo, e il consumo limitato delle masse popolari (limitato a causa della loro condizione di proletari) esiste una contraddizione evidente». Un analogo concetto Lenin aveva già espresso in un suo precedente scritto ‘Le caratteristiche del romanticismo economico’ (1898), là dove critica la teoria dell’accumulazione di Sismondi (cap. V). E la Luxemburg (p. 299-300) lo cita nel capitolo dedicato al Tugan-Baranovsky, polemizzando e riportando testualmente un brano che sottolinea particolarmente la preponderanza del settore dei mezzi di produzione e che conclude quasi con le stesse parole del brano sopra riportato. Ciò che la Luxemburg non sembra comprendere è che l’affermazione di Lenin, «la produzione si crea effettivamente un mercato», non conduce affatto alle conclusioni del Tugan-Baranovsky ed al riconoscimento della validità della legge di Say. Infatti, intervenendo nella polemica fra il Tugan-Baranovsky e il Bulgakov (3), Lenin osservava che l”illimitato ampliamento del consumo produttivo, dell’accumulazione e della produzione, ha come contropartita la proletarizzazione delle masse popolari che pone limiti molto ristretti all’allargarsi del consumo personale’. Ciò implica una contraddizione che gli schemi della riproduzione allargata di Marx confermano, ‘senza peraltro autorizzare a dedurne l’impossibilità del capitalismo’. Arriviamo qui a un’ulteriore differenziazione fra Lenin e la Luxemburg: infatti, mentre per quest’ultima le crisi del capitalismo hanno la loro base nella produzione di merci che non possono essere realizzate per Lenin tale tipo di spiegazione ‘non è una spiegazione ma solo l’indicazione di una possibilità di crisi’, (e ciò vale anche per la teoria della sproporzionalità del Tugan-Baranovsky). Torniamo a citare da «Le caratteristiche del romanticismo economico» (cap. VII): «Sismondi dice: le crisi sono possibili perché il fabbricante non conosce la domanda, esse sono necessarie perché, nella produzione capitalistica, non può esistere equilibrio fra produzione e consumo (ossia non può essere realizzato il prodotto). Engels dice: le crisi sono possibili, perché il fabbricante non conosce la domanda; esse sono necessarie, ma certo non perché il prodotto non può essere realizzato, il che è sbagliato. Il prodotto può essere realizzato. Le crisi sono necessarie perché il carattere collettivo della produzione entra in contraddizione col carattere individuale dell’appropriazione». [Rodolfo Banfi, ‘Appunti sull”Accumulazione del capitale’ di Rosa Luxemburg’] [(in) ‘Rivista Storica del Socialismo’, n. 10, 1960] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] (pag 555-557) [(1) Sulle teorie economiche dei socialdemocratici tedeschi, si veda la traduzione italiana dell’opera di P.M. Sweezy: ‘La teoria dello sviluppo capitalistico’, Torino, Giulio Einaudi editore, 1951: esse sono però considerate soprattutto nella loro relazione teorica col ‘Capitale’ ed è trascurata quindi l’ambientazione storico-politica. (…); (2) Rinviamo ai primi quattro volumi delle ‘Opere’, Roma, Edizione Rinascita, poi Editori Riuniti, 1954-1957; (3) ‘Opere’, vol. IV, p. 55 e sgg. Nota sul problema della teoria dei mercati] altro brano: “”(…) [L]a teoria della crisi come sottoconsumo che ai populisti serviva per negare la realtà dello sviluppo capitalistico e per suggerire soluzioni «romantiche», in Rosa Luxemburg, diventa invece il mezzo per – se così si può dire – datare il crollo del capitalismo. Anche per Lenin l’imperialismo è capitalismo morente, ma non in quanto sarà spazzato dalla grande crisi di sottoconsumo, bensì in quanto «i rapporti di economia privata e di proprietà privata formano un involucro non più corrispondente al contenuto, involucro che deve andare inevitabilmente in putrefazione qualora ne venga ostacolata artificialmente l’eliminazione, e in stato di putrefazione potrà magari durare un tempo relativamente lungo… ma infine fatalmente eliminato» (4). La differenza fra le due posizioni è rilevante agli effetti della visione politica generale: infatti mentre per un verso la Luxemburg è accanita sostenitrice della funzione decisiva dell’azione politica cosciente della classe operaia, sotto il profilo qui considerato la sua impostazione contiene tutti gli elementi del fatalismo economico. Tale contraddizione, assente in Lenin, riposa su un eccessivo schematismo teorico che l’aveva portata a ipostatizzare a essenza della crisi un determinato aspetto della crisi stessa, mentre le sfuggiva, quel suo strato più profondo che consentiva, invece, a Lenin una assi maggior lucidità e capacità dialettica. E non è questa la sola contraddizione: R. Luxemburg concorda con Kautsky e con Lenin nel negare l’esistenza di una teoria marxista del crollo «naturale» del capitalismo e di una legge della miseria crescente (al riguardo, è strano che in tempi recentissimi, ridiscutendo codeste pseudo-teorie, ci si sia spesso dimenticati della polemica Kautsky-Bernstein a cavallo dei primi anni del secolo e la netta presa di posizione di Lenin in materia). Ma le sue tesi sulla realizzazione del plusvalore e sulla compressione dei consumi, operano esattamente in senso opposto (5). Infine, nel quadro dell’imperialismo tracciato dalla Luxemburg, il fenomeno della concentrazione del capitale non ha che un posto secondario o irrilevante: solo a p. 449 si parla dei monopoli e unicamente in una breve nota ove cartelli e trust diventano nulla più di «manifestazioni periferiche della fase imperialistica sul terreno della lotta di concorrenza interna fra gruppi capitalistici per la monopolizzazione dei campi di accumulazione esistenti e per la suddivisione del profitto». L’iniziale distorsione agisce anche qui, sino al punto da impedirle di vedere la funzione decisiva della concentrazione capitalistica, ridotta a mero fenomeno laterale del problema della realizzazione. Come e quanto tale posizione diverga da quella di Lenin merita di esser sottolineata con la citazione di un notissimo brano di ‘Imperialismo’: «L’imperialismo sorse dall’evoluzione e in diretta continuazione delle qualità fondamentali del capitalismo in generale. Ma il capitalismo divenne imperialismo capitalistico soltanto ad un determinato e ormai alto grado del suo sviluppo, allorché alcune qualità fondamentali del capitalismo cominciarono a mutarsi nel loro opposto, quando pienamente si affermarono e si rivelarono i sintomi del trapasso a un più elevato ordinamento economico e sociale. In questo processo vi è di fondamentale, nei rapporti economici, la sostituzione dei monopoli capitalistici alla libera concorrenza» (p. 82-83)”” [(4) ‘Imperialismo, fase suprema del capitalismo’, Roma, Edizioni Rinascita, 1948, p. 118; (5) Vale la pena di rilevare come in tutta la letteratura tedesca di sinistra il pauperismo sia, dopo il 1918, un motivo dominante che l’espressionismo esaspera nella sua polemica antiborghese: il protagonista principale tende ad essere più il sottoproletariato che la classe operaia: è la questione sociale una questione di redditi più che una questione di rapporti di classe] [Rodolfo Banfi, ‘Appunti sull”Accumulazione del capitale’ di Rosa Luxemburg’] [(in) ‘Rivista Storica del Socialismo’, n. 10, 1960] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] (pag 555-558)”,”MITS-455″
“SANTARELLI Enzo”,”Storia critica della Repubblica. L’Italia dal 1945 al 1994.”,”Enzo Santarelli (Ancona 1922) è ordinario di storia contemporanea presso l’Università di Urbino, ha partecipato alla guerra di liberazione e dal 1948 è stato – e rimane – un militante della sinistra su posizioni comuniste. Opere: La rivoluzione femminile, Il socialismo anarchico in Italia, La revisione del marxismo in Italia, Storia del movimento e del regime fascista, Storia sociale del mondo contemporaneo, Pietro Nenni,”,”ITAP-036-FL”
“SANTARELLI Enzo”,”Fascismo e neofascismo.”,”Enzo Santarelli è nato ad Ancona nel 1922. Nel 1943 ha combattuto volontario a Montelungo nella guerra di liberazione nazionale. Attualmente (1972) è docente di storia contemporanea presso l’Università di Urbino. Ha pubblicato: ‘Origini del fascismo’ (1963), ‘Storia del movimento e del regime fascista’ (1967) e ‘Ricerche sul fascismo’ (1971).”,”ITAP-001-FB”
“SANTARELLI Enzo”,”Fascismo e neofascismo. Studi e problemi di ricerca.”,”L’autore raccoglie in questo volume la parte più consistente e organica delle sue ultime ricerche intorno al tema del fascismo nella storia d’Italia. In a Contiene tra l’altro i capitoli: – ‘Antonio Gramsci e il fascismo’ (pag 205-228) (‘L’analisi che Gramsci ci ha lasciato del fascismo non è frutto di un progetto sistematicamente condotto, ma nasce dal vivo della lotta politica e di classe, nel dibattito socialista e comunista, e cresce e si dispiega per gradi (…)’ (pag 209) – Le trasformazioni della guerra’ (pag 229-245) (Un’interpreazine esauriente e non unilaterale del secondo conflitto mondiale, non è così semplice né altrettanto scontata come nel caso della prima guerra mondiale. Si può indicare, in proposito, qualche difficoltà preliminare: la maggiore complessità o minore linearità degli eventi, che rende non semplice la ricomposizione di un quadro unitario e una periodizzazione senza troppe sfasature, come nel primo caso; il sovrapporsi di diversi canoni interpretativi più o meno empirici, come potrebbe essere un riferimento assorbente ai sistemi politico-statuali coinvolti nella guerra (…); e infine l’intreccio con la linea degli avvenimenti bellici veri e propri del permanente e più o meno rilevante antagonismo, non soltanto politico, fra gli Stati capitalistici e imperialisti, divisi in due blocchi e in più posizioni, e il primo e ancora unico Stato a struttura socialista, sorto dalla rivoluzione, nel 1917. (…)”” (pag 229) “” (…) la Resistenza italiana, che come resistenza armata è stata l’ultima a sorgere in Europa (…) (pag 245)”,”ITAF-380″
“SANTARELLI Enzo”,”Le trasformazioni della guerra. Estratto da ‘Fascismo e neofascismo. Studi e problemi di ricerca’.”,”””Un’interpretazine esauriente e non unilaterale del secondo conflitto mondiale, non è così semplice né altrettanto scontata come nel caso della prima guerra mondiale. Si può indicare, in proposito, qualche difficoltà preliminare: la maggiore complessità o minore linearità degli eventi, che rende non semplice la ricomposizione di un quadro unitario e una periodizzazione senza troppe sfasature, come nel primo caso; il sovrapporsi di diversi canoni interpretativi più o meno empirici, come potrebbe essere un riferimento assorbente ai sistemi politico-statuali coinvolti nella guerra (…); e infine l’intreccio con la linea degli avvenimenti bellici veri e propri del permanente e più o meno rilevante antagonismo, non soltanto politico, fra gli Stati capitalistici e imperialisti, divisi in due blocchi e in più posizioni, e il primo e ancora unico Stato a struttura socialista, sorto dalla rivoluzione, nel 1917. Per questo insieme di motivi, anche ai fini di una più adeguata precisazione del collocarsi della crisi italiana del 1943 nel contesto più generale, può essere opportuna una riflessione su alcune caratteristiche che il conflitto ha assunto via via nel corso del suo sviluppo. (…)”” (pag 229) “”Per cogliere però la dialettica profonda che anima lo svolgimento della guerra dopo il 1941, è necessario risalire ai suoi precedenti: la conflittualità che nel 1935-36 esplode in Europa, che nel 1937 si aggrava in Estremo Oriente, che nel 1938-39 travolge ai confini orientali della Germania ogni precedente equilibrio e rapporto di forze in una sorta di automatismo che sembra inarrestabile, ha radici nell’inasprimento dei contrasti imperialisti come conseguenza della crisi economica mondiale. D’altra parte, l’instabilità del sistema capitalistico-borghese riflette non sola la formazione di un nuovo assetto geopolitico ed economico (nell’area del Pacifico come nell’area europea) ma una crisi morale e ideologica e di civiltà, che scuote profondamente il tessuto della cultura e delle stesse istituzioni tradizionali. Almeno dal 1917, potenzialmente il ruolo egemonico dell’Europa nei suoi vari elementi statuali era stato compromesso e ridimensionato dall’ascesa come prima potenza capitalistica degli Stati Uniti e dalla contemporanea trasformazione della Russia in una struttura socialista e in una paese industrialmente sviluppato (10). Col 1929-33 l’Europa è coinvolta nella crisi economica che si incentra negli Stati Uniti, negli anni successivi, una volta fallito il tentativo di coordinamento ed assestamento finanziario a livello internazionale (conferenza economica di Londra), si sviluppa la lotta fra i diversi gruppi capitalisti rivali”” (pag 235-236) [(10) Su questo punto cfr. Geoffrey Barraclough, ‘Guida alla storia contemporanea, Bari, 1971, al capitolo ‘Dall’equilibrio di potere europeo all’età della politica mondiale’]; “”Roberto Battaglia, nel suo robusto profilo sui problemi e «nodi cruciali» della guerra, ha sottolineato il carattere meramente difensivo del patto Ribbentrop-Molotov, siglato quando le trattative con Londra e Parigi erano fallite non essndo giunte ad un patto di mutua assistenza politico-militare (13) (…)”” [(13) Roberto Battaglia, La seconda guerra mondiale, Roma 1971, pp. 60-61)]; “”(…) la Resistenza italiana, (…) come resistenza armata è stata l’ultima a sorgere in Europa (…)”” (pag 245)”,”QMIS-222″
“SANTARELLI Enzo”,”La revisione del marxismo in Italia. Studi di critica storica. Nuova edizione riveduta e ampliata.”,”””Dinanzi a uno spostamento reale e drammatico dei rapporti di forza tra le classi sociali, Mondolfo si affiancava ora, decisamente, a Turati ed entrava anzi in campo assumendo le vesti di teorico della dottrina socialista e marxista di contro al “”bolscevismo”” e al leninismo”” (pag 184)”,”TEOC-190-FF”
“SANTARELLI Enzo”,”Un socialista meridionale dell’età giolittiana: Ernesto Cesare Longobardi.”,”””In questi anni, più meditativo, meno brillante, meno inquieto degli altri, Longobardi collabora al giornale [‘La propaganda’, ndr], scrive, studia, prepara articoli per la ‘Critica sociale’ o per la ‘Rivista popolare’, porta avanti il dialogo con Merlino o con Nitti, ma al tempo stesso partecipa attivamente, tal quale come gli altri suoi compagni di partito e di generazione, alla vita pratica e alla battaglia quotidiana. (…) In questo periodo gli scritti del Longobardi costituiscono lo specchio emblematico delle difficoltà oggettive e soggettive del gruppo socialista raccolto attorno ad Arturo Labriola a raggiungere e maturare, in collegamento con le forze sociali reali, una propria autonomia politica ed una relativa omogeneità organizzativa. Il Longobardi oscilla infatti fra diversi poli (e lo stesso discorso potrebbe farsi per i migliori e più intelligenti esponenti del gruppo della ‘Propaganda’), fra una sua personale ricerca, e la duplice influenza da una parte di Arturo Labriola, il capo riconosciuto del gruppo, e dall’altra delle posizioni radicaleggianti e meridionaliste di Napoleone Colajanni o di Francesco Saverio Nitti. La tensione ideale, teorica e politica del Longobardi si rivolge essenzialmente verso la ricerca e la costruzione di una linea politica generale, che si opponga all’indirizzo riformistico, prevalente, dopo il congresso di Imola, nel partito socialista: di qui l’opuscolo su ‘L’indirizzo politico del partito socialista’, che si svolge su una linea comune alle idee dei «rivoluzionari napoletani» (di Enrico Leone e principalmente di Arturo Labriola) e l’altro di studi economici condotti nell’ambito dell’interesse nuovo per il marxismo di cui appunto Arturo Labriola era a Napoli in qualche modo, fra i giovani, pioniere e maestro (14). E tuttavia l’influenza di Nitti è evidentissima, nel momento stesso in cui il Longobardi – come i suoi amici più in vista – tenta una vita intransigente e polemizza con Turati (15). E’ sulla rivista del Turati che il Longobardi prende posizione sul «problema italiano» e sulla questione meridionale e napoletana, appunto sotto la evidente e marcata influenza dell’economista di Muro Lucano (16)”” (pag 294-295) [(14) Cfr. gli opuscoli ‘L’indirizzo politico del partito socialista’, Napoli, Edoardo Chiurazzi Libraio-Editore, 1902, pp. 44, e ‘L’influenza degli alti salari sui profitti secondo le leggi dell’economia marxistica’, con prefazione di Arturo Labriola, Napoli, Michele De Leonardis Editore, 1903. Questo opuscolo aveva avuto una prima edizione, sempre a Napoli, presso Ettore Croce, 1902; (15) Dei rapporti amichevoli anche se non intimi, ed anzi un poco distaccati, da maestro a discepolo, sono testimonianza alcuni biglietti del Nitti che si trovavano fra le carte Longobardi, e che risalgono appunto a questi anni; (16) Cfr. l’articolo del Longobardi: «Il problema italiano e l’opera di Francesco Saverio Nitti», in Critica sociale, 1° aprile 1902, a. XII, n. 7, p. 103, da cui sono tratte anche le successive citazioni]”,”MITS-467″
“SANTARELLI Enzo”,”Storia del movimento e del regime fascista.”,”Il crollo del regime. 25 luglio 1943. “”L’aggregato che aveva governato e dominato il paese per oltre un ventennio si era dissolto per effetto di una crisi profonda, originata, soprattutto, dalla proiezione e dagli sviluppi della linea di politica estera seguita nell’ultimo decennio. In quel decennio, nonostante l’affermazione polemica di Grandi, rientrava anche la guerra d’Etiopia, con le sue premesse – forse meno visibili – e con le sue conseguenze. Grandi, nel punto ideologicamente culminante della sua requisitoria, aveva puntato il dito contro l’asservimento spirituale e politico dell’Italia alla Germania. Facendo sfoggio di «cultura», aveva fatto anche leva sul residuo nazionalismo che pur albergava nel cuore dei fascisti di ogni tendenza: «Tre sono stati ahimé, i tedeschi corruttori dello spirito italiano: Carlo Marx, che ha corrotto il vecchio e glorioso socialismo patriottico italiano di Giuseppe Garibaldi e di Andrea Costa facendolo deviare nell’arido pseudoscientifico internazionalismo senza patria; Federico Nietzsche, che ha corrotto il buon spirito provinciale di Benito Mussolini, facendogli credere che l”Übermensch’ può sostituirsi a quelle che sono le insopprimibili forze collettive della storia ed alla volontà della nazione; Adolfo Hitler che ha corrotto lo spirito del fascismo italiano». L’interpretazione di Grandi si arricchiva, inoltre, di una visione ‘ad usum delphini’ della lunga, diuturna, sotterranea lotta da lui sostenuta per l’egemonia sul movimento, dal 1921 al 1943, direttamente con Mussolini, sul piano della politica interna ed estera, e sulla questione della guerra. Era la tesi «normalizzatrice» che riaffiorava nel seno stesso del fascismo, sul tronco del vecchio movimento, nell’ora della crisi, corroborata dall’esperienza degli scacchi subiti e di un processo di decadenza peraltro quasi interamente scontato. Di qui la polemica retrospettiva con «l’ala estremista e intollerante del partito», che investiva in qualche punto Mussolini e le sue scelte (per l’«incitamento perenne alla demagogia risorgente» e per l’incoraggiamento prestato alla ideologia della «rivoluzione permanente»), soprattutto per l’alleanza contratta col nazionalsocialismo; a cui contrapponeva invece il mito di una possibile conciliazione «col laburismo britannico e con la democrazia francese», di una «risoluzione della questione italiana» nei consessi internazionali, secondo il «metodo cavouriano». In realtà, dietro questa schermaglia incentrata sulle lotte del passato, affiorava la lacerazione del presente: il piano di Grandi, se di un piano vero e proprio si può parlare, consisteva nella estromissione di Mussolini, nella formazione di un governo nazional-militare, con il ritorno graduale ad un regime di partiti, che gli si configurava, in mancanza di un più sicuro calcolo delle linee di tendenza, come una parziale restaurazione dell’Italia prefascista”” (pag 504-505)”,”ITAF-147-B”
“SANTARELLI Enzo”,”Storia del fascismo. III. La guerra e la sconfitta.”,”Capitolo XIII. L’Italia in guerra. L’attacco alla Grecia e fine del sogno della «guerra parallela» (pag 200)”,”ITAF-007-FP”
“SANTARELLI Enzo ROCHAT Giorgio RAINERO Romain GOGLIA Luigi”,”Omar Al-Mukhtar e la riconquista fascista della Libia.”,”E. Santarelli, già insegnante storia contemporanea all’Università di Urbino Giorgio Rochat già professore di storia contemporanea all’Università di Torino Romain Rainero già professore di storia contemporanea Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Milano. Luigi Goglia, attività didattica e di ricerca Istituto di Storia moderna dell’Università di Roma e poi dell’Istituto di Studi storico-politici della stessa Università. Omar Al-Mukhtar è stato il capo della resistenza libica contro il colonialismo italiano ‘Nel dicembre 1928 Mussolini assunse la responsabilità del ministero delle colonie, lasciandone però il carico effettivo al sottosegretario De Bono, uno dei massimi esponenti del governo fascista, che aveva retto la Tripolitania come governatore dal luglio 1925 al 1928 (41). Governatore unico della Tripolitania e della Cirenaica (che però mantenevano due amministrazioni distinte) fu nominato il maresciallo Badoglio, il più illustre comandante dell’esercito, che conservava l’alta carica di capo di stato maggiore generale; e questi designò come vicegovernatore della Cirenaica (con un’autonomia molto ampia, perché Badoglio risiedeva a Tripoli) il generale Domenico Siciliani, suo fedelissimo collaboratore, nuovo però all’ambiente coloniale e privo di prestigio personale. Il comando delle truppe fu assunto dal generale Ronchetti, che aveva già prestato servizio nelle due colonie libiche. Badoglio aveva chiesto e ottenuto cinque anni di governo per la pacificazione e valorizzazione delle due colonie. Debuttò con proclama largamente diffuso, in cui prometteva ai ribelli il perdono per chi avesse consegnato le armi e fatto una piena sottomissione, ma anche minacciava una repressione spietata per chi non si fosse arreso. «Se obbligato, diceva, la guerra la farò con sistemi e mezzi potenti, che di essi rimarrà il ricordo. Nessun ribelle avrà più pace, né lui né la sua famiglia né i suoi armenti né i suoi eredi. Distruggerò tutto, uomini e cose» (42). Contemporaneamente Badoglio diramava due circolari di direttive generali alle autorità politiche e militari delle due colonie, da cui trapela un giudizio piuttosto critico verso la situazione trovata: il maresciallo chiedeva più disciplina, più ordine, maggiore correttezza verso i superiori e colleghi, maggior rispetto delle popolazioni e un autentico interesse per le loro condizioni. Riportiamo con qualche ampiezza la parte finale della sua circolare di direttive politiche del 9 febbraio perché sintetizza il programma di governo di Badoglio e il suo atteggiamento verso le popolazioni libiche con una chiarezza che non richiede commento: Noi siamo qui la nazionale dominante che ha cacciato via l’inetto dominatore, il turco, e vi si è sostituita per esercitare un’alta missione di civiltà (…)’ (pag 80-81) [Giorgio Rochat, ‘La repressione della resistenza in Cirenaica (1927-1931)’] [(41) Nel settembre 1929 Mussolini lasciò il dicastero a De Bono, che ebbe come sottosegretario Lessona. Si trattò di una modifica formale, perché sia prima che dopo Mussolini continuò a mostrare un certo interesse per la Cirenaica e ad intervenire in tutte le decisioni maggiori, lasciando però a De Bono la direzione del ministero; (42) Il proclama è pubblicato in ‘Giglio, La confraternita senussita’, cit., p. 133. Per questa ricostruzione cfr. Rochat, ‘La repressione della resistenza araba in Cirenaica nel 1930-31, nei documenti dell’archivio Graziani, in ‘Il movimento di liberazione in Italia’, 1973, n. 110, pp 9 sgg.] [ISC Newsletter N° 94] ISCNS94TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”AFRx-001-FGB”
“SANTARELLI Enzo (E.S.)”,”Protagoniste femminili del primo Novecento. Schede bio-bibliografiche. (La questione femminile in Italia dal ‘900 a oggi)”,”Profili biografici e bibliografia di Aleramo SIBILLA Argentina ALTOBELLI Luisa ANZOLETTI Angelica BALABANOFF Adele BEI Wanda BRUSCHI GORJUX Pia CARENA LEONETTI Adelaide COARI Alda COSTA Anna FRANCHI Anna FRAENTZEL CELLI Antonietta GIACOMELLI Nella GIACOMELLI Maria GIUDICE Maria GOJA Margherita GRASSINI SARFATTI Maria GUIDI CINGOLANI Anna KULISCIOFF Teresa LABRIOLA Elisa MAJER RIZZIOLI Linda MALNATI Emilia MARIANI Maria MONTESSORI Ada NEGRI Teresa NOCE Leda RAFANELLI Camilla RAVERA Maria RYGIER Elisa SALERNO Flavia STENO”,”BIOx-011-FGB”
“SANTARELLI Enzo”,”Pietro Nenni.”,”Enzo santarelli è nato ad Ancona nel 1922 e si è laureato in scienze politiche al Cesare Alfieri di Firenze, dopo aver partecipato alla guerra di liberazione. Alle ricerche di storia è pervenuto attraverso un intenso impegno democratico e vari saggi sui problemi della libertà politica in Italia, sulla rivoluzione femminile, e sull’idea regionalistica. É stato collaboratore di Movimento operaio, redattore della Rivista storica del socialismo, membro del direttivo dell’Istituto nazionale per la storia del Movimento di liberazione. Attualmente è professore ordinario di storia contemporanea all’Università di Urbino.”,”BIOx-059-FL”
“SANTARELLI Enzo BADALONI Nicola GRUPPI Luciano NAPOLITANO Giorgio”,”Ideologia e azione politica.”,” “”Già Engels diceva, nel suo scritto ‘Per la critica del progetto di programma del partito socialdemocratico’ (1), del 1891, precisamente questo che quando «dalle società per azioni passiamo ai trust, che dominano e monopolizzano intere branche dell’ industria… non possiamo parlare più neppure di ‘assenza di un piano’ (da parte del capitalismo)»”” (pag 55). “”Vi è un passo importante però del ‘Manifesto del partito comunista’ (1848), che io voglio citare. Marx dice: «Il proletariato si servirà della sua supremazia politica [cioè del suo potere] per strappare alla borghesia, a poco a poco, tutto il capitale, per accentrare tutti gli strumenti di produzione nelle mani dello Stato…Naturalmente, sulle prime tutto ciò non può accadere se non per via di interventi dispotici nel diritto di proprietà e nei rapporti borghesi di produzione; vale a dire con misure che appaiono economicamente insufficienti e insostenibili, ma che nel corso del movimento sorpassano se stesse e spingono in avanti, e sono inevitabili come mezzi per rivoluzionare l’intero modo di produzione. Come è naturale queste misure saranno diverse a seconda dei diversi paesi» (2) (pag 57). Un altro momento importante del dibattito di Lenin (…) è del 1915, quando, dopo il fallimento della II Internazionale di fronte alla guerra del 1914, si diffonde nella sinistra socialista la tesi che la II Internazionale si sarebbe indebolita, svirilizzata, avrebbe perso contenuto rivoluzionario, per aver data troppa importanza alle riforme e alle rivendicazioni immediate. A questo proposito Lenin scrive: «Noi critichiamo con la massima severità la vecchia II Internazionale (1889-1914), dichiariamo che essa è morta …. Ma non diciamo mai … che finora si sia dato troppo posto alle cosiddette “”rivendicazioni immediate”” né che questo possa portare alla svirilizzazione del socialismo. Affermiamo e, dimostriamo che tutti i partiti borghesi, tutti i partiti, tranne il partito rivoluzionario della classe operaia, mentono e sono ipocriti quando parlano di riforme. Cerchiamo di aiutare la classe operaia a ottenere un miglioramento reale (economico e politico), sia pur minimo della sua situazione, e agigungiamo sempre che ‘nessuna’ riforma può essere stabile, autentica e seria se non è sostenuta dai metodi rivoluzionari di lotta delle masse. Insegnamo continuamente che un partito socialista che non unisca quest alotta per le riforme ai metodi rivoluzioanri del movimento operaio può trasformarsi in una setta, può staccarsi dalle masse e queto è il pericolo più serio per il successo del vero socialismo rivoluzionario» (3). (…) Nello stesso periodo Lenin scrive: «Noi sosteniamo un programma di riforme che è ‘anch’esso’ diretto contro gli opportunisti. Questi tali sarebbero ben felici se noi lasciassimo loro in esclusiva la lotta per le riforme» (4)”” In un altro punto, sempre nella stessa epoca, scrive: «Soltanto i riformisti borghesi… pongono il problema così: o si rinuncia alla rivoluzione e allora si fanno le riforme, ‘oppure’ niente riforme. Tutta l’esperienza della storia mondiale, anche quella della rivoluzione russa del 1905, ci insegna appunto il contrario: ‘o’ la lotta di classe rivoluzionaria, che ha ‘sempre’ come prodotto accessorio le riforme (in caso di successo incompleto della rivoluzione), ‘oppure’ niente riforme» (5)”” (pag 62-64) [ [(1) K. Marx, F. Engels, Opere scelte, cit., p. 1170; (2) K. Marx F. Engels, ‘Il manifesto del partito comunista’, cit., pp. 87-88; (3) V.I. Lenin, ‘Il contenuto economico del populismo’, in Opere complete, cit., v. 21, pp. 387-388; (4) Ibidem, v. 23, p. 82; (5) Ibidem, v. 23, p. 214; (5) [Luciano Gruppi ‘Riforme e rivoluzione’, in ‘Ideologia e azione politica’, Editori Riuniti, Roma, 1972]”,”TEOP-009-FAP”
“SANTA-ROSA Santorre di, a cura di Antonino OLMO”,”Lettere dall’esilio (1821-1825). II Serie: Fonti. Vol. LX.”,”Santorre di Santarosa, nato come Annibale Santorre de’ Rossi di Pomarolo, è stato un patriota, militare e rivoluzionario italiano, eroe del Risorgimento italiano e della guerra d’indipendenza greca, nella quale morì. Nato a Savigliano il 18 novembre 1783, Santorre di Santarosa ha iniziato la sua carriera militare come capitano dei granatieri nel 1815. È stato uno dei capi del movimento costituzionale in Piemonte nel 1820, che ha portato alla concessione della costituzione da parte di Carlo Alberto 1. Dopo la sconfitta dei moti costituzionali ad Alessandria nel 1821, Santorre di Santarosa si rifugiò prima in Svizzera e poi a Parigi, dove pubblicò il libro in lingua francese ‘La rivoluzione piemontese’ 1. Nel 1824, si unì ai combattenti della guerra d’indipendenza greca contro la Turchia e morì eroicamente sul campo 14. (copil.)”,”RISG-057-FSL”
“SANTHIA’ Battista”,”Con Gramsci all’Ordine Nuovo.”,”BATTISTA Santhià “”Ma Santhià, direttore della Fiat, è uno scandalo che gli Agnelli e i Valletta non possono sopportare per molto tempo. Occorre toglierselo dai piedi.”” (pag 9, prefazione) Contiene foto di sentinelle operaie durante l’Occupazione delle fabbriche”,”MITC-110″
“SANTI Paolo”,”Il dibattito sull’imperialismo nei classici del marxismo.”,”Questo saggio è un estratto dall’introduzione al libro di Bucharin, Imperialismo e economia mondiale (Samonà e Savelli)”,”TEOC-632″
“SANTI Fernando, a cura di Idomeneo BARBADORO”,”L’ora dell’unità. Scritti e discorsi di Fernando Santi.”,”Contiene il discorso: ‘Lo sciopero generale agricolo del 1908 nel parmense’, discorso pronunciato il 12 ottobre 1958 al Teatro Regio di Parma “”De Ambris era l’incarnazione, operante e pittoresca, del verbo sindacalista, che, come ho detto, ebbe in Labriola, in Enrico Leone con il suo “”Divenire Sociale””, in Paolo Orano, Mantica ed altri, i suoi banditori, molti dei quali entreranno in crisi con la guerra di Libia prima e con la guerra mondiale poi”” (pag 274)”,”SIND-030-FV”
“SANTI Norma VACCARO Salvo, a cura; scritti di Z. BAHER J. BIEHL D. BOOKCHIN M. CARTIER E. CORACE D. DIRIK D. GRAEBER N. SANTI P. SIMONS S. VACCARO R. ZIBECHI”,”La sfida anarchica nel Rojava.”,”Salvo Vaccaro (Palermo 1959) insegna Filosofia politica all’Università di Palermo. È attivo nel movimento anarchico da oltre 40 anni. Norma Santi (Roma, 1967) artista visuale contemporanea, attivista libertaria, studiosa di anarchismo sociale, ecologismo e tematiche di genere.”,”ANAx-480″
“SANTONASTASO G.”,”Proudhon.”,”Il colpo di Stato di NAPOLEONE III dapprima lo disorientò, poi volle interpretare politicamente NAPOLEONE come agente della rivoluzione contro l’assemblea retrogada e contro i vecchi partiti. L’impero appare a P. come un momento della serie rivoluzionaria. Tale ingenuo atteggiamento urterà contro le sue posizioni sulla Chiesa e sulla religione. Cambierà opinione e in seguito lo giudicherà “”sulla stessa linea reazionaria del Cavaignac”””,”PROD-016″
“SANTONASTASO Giuseppe e altri saggi di Nicola BADALONI Bernardino M. BONANSEA Luigi CUNSOLO Luigi DE-FRANCO Rodolfo DE-MATTEI Giovanni DI-NAPOLI Salvatore FEMIANO Luigi FIRPO Raffaello FRANCHINI Vito G. GALATI Aleksandr GORFUNKEL Francesco GRILLO, Johann Ulrich MARBACH C. MOTZO DENTICE DI ACCADIA Andrzej NOWICKI Franciszek PAJAK Nicola PETRUZZELLIS Anton TRUYOL-Y-SERRA”,”Tommaso Campanella 1568-1639.”,”Saggi di Nicola BADALONI, Bernardino M. BONANSEA, Luigi CUNSOLO, Luigi DE-FRANCO, Rodolfo DE-MATTEI, Giovanni DI-NAPOLI, Salvatore FEMIANO, Luigi FIRPO, Raffaello FRANCHINI, Vito G. GALATI, Aleksandr GORFUNKEL, Francesco GRILLO, Johann Ulrich MARBACH, C. MOTZO DENTICE DI ACCADIA, Andrzej NOWICKI, Franciszek PAJAK, Nicola PETRUZZELLIS, Giuseppe SANTONASTASO, Anton TRUYOL-Y-SERRA “”Tommaso Campanella. Arrestato a Napoli nel 1599 con l’accusa di cospirazione ed eresia, il filosofo Tommaso Campanella riuscì a sfuggire alla pena capitale simulando la follia, ma venne condannato al carcere a vita. Durante i ventisette anni di detenzione compose le sue opere principali, tra cui La città del Sole (1602), progetto di una società ideale ispirato alla Repubblica di Platone. Campanella è oggi considerato uno dei filosofi più originali dell’età rinascimentale. Miscellanea di studi nel 4° centenario della nascita)”,”FILx-093″
“SANTONASTASO Giuseppe”,”Le dottrine politiche da Lutero a Suarez.”,”Bodin. “”Se il principe-tiranno non è sovrano, gli arbitri supremi della sovranità sono gli Stati. Se il principe accusato di tirannia è assolutamente sovrano, non v’è ribellione. La legge violata dal principe tiranno obbliga sempre i sudditi all’ obbedienza. Tale concezione è l’ antitesi della dottrina dei monarcomachi (…). La resistenza passiva è l’ unica arma di fronte a un re tiranno. Bodin deriva da Polibio la teoria dei governi misti e osserva che la repubblica romana riunisce le tre forme del regime: il monarchico rappresentato dai consoli, l’ aristocratico dal senato, il popolo dalle assemblee popolari. (…) Bodin con Machiavelli è l’ autore di una politica sperimentale e del metodo comparativo della storia: mentre Machiavelli considera la religione strumento dello Stato, Bodin considera la religione come garanzia della morale pubblica. Però per Machiavelli come per Bodin l’ utilità è il fondamento della società: l’ influsso machiavellico deciso è là dove il Bodin afferma che chi possiede la forza possiede lo Stato. Il Machiavelli ha ancora influito su di lui per le teorie militari e ha determinato il suo metodo e il suo fine. (…) Il Bodin fu chiamato il Montesquieu del secolo XVI per lo studio del clima nelle costituzioni. (…)””. (pag 86-87)”,”TEOP-228″
“SANTONI Alberto”,”Storia generale della guerra in Asia e nel Pacifico (1937-1945). Volume secondo. Il riflusso della marea.”,”I cinque minuti decisivi della battaglia delle Midway. L’elemento fortuna. “”Da quel momento anche una buono dose di fortuna venne incontro ai piloti dei bombardieri americani. In particolare il gruppo di McClusky, composto originariamente da 33 bombardieri già in ansia per la riserva di carburante, avvistò alle 09.55 il Ct giapponese ‘Arashi’ rimasto indietro per dare la caccia al Smg ‘Nautilus’, che come è noto aveva invano attaccato una corazzata nemica. Il comandante del gruppo aereo americano decise pertanto di seguire a distanza la silurante nipponica; nella giusta considerazione che essa stesse dirigendo per congiungersi con il grosso della flotta di Nagumo. Anche i diciassette bombardieri della ‘Yorktown’ guidati dal comandante Leslie furono aiutati dalla fortuna, scorgendo per puro caso le nuvoe di fumo lasciate dalle nevi nemiche sul lontano orizzonte. Quindi per un complesso di circostanze favorevoli, unito certamente all’accortezza dei piloti americani, le due formazioni di ‘Dauntless’ entrarono contemporaneamente in contatto con le portaerei giapponesi poco dopo le 10.20″” (pag 56-57)”,”QMIS-139″
“SANTONI-RUGIU Antonio”,”Storia sociale dell’educazione.”,”Mondo antico, Grecia, Sparta, popolazioni di origine dorica, pederastia legata alle abitudini militari dell’epoca, affidamento dell’adolescente a un adulto saggio e valoroso: peso educativo dell’amore pederastico (pag 70-71) Comunismo di Platone (pag 80-81) Cittadini del mondo (pag 128-129) Società industriale e socialismo (pag 484-)”,”GIOx-128″
“SANTORO Italico CECCUTI Cosimo a cura; saggi di Cosimo RISI Giorgio REBUFFA Maurizio MOLINARI Alia K. NARDINI Mario CIAMPI Giancarlo TARTAGLIA Michele BAGELLA Rosario BONAVOGLIA Pino BIANCHI Italico SANTORO”,”Europa e Stati Uniti nella nuova Governance globale. Atti del seminario di studi Firenze, Fondazione Spadolini Nuova Antologia. 8 ottobre 2010.”,”SANTORO Italico CECCUTI Cosimo “”In questo quadro è però il radicalismo islamico ad acquistare un particolare significato. Dominique Moisi, il teorico della “”geopolitica delle emozioni””, parla di “”risentimento islamico”” ed è innegabile che questo risentimento finisca per rappresentare il brodo di coltura di cui si nutre il terrorismo. Mentre gli altri conflitti interreligiosi si verificano essenzialmente all’interno degli Stati, il radicalismo islamico non conosce frontiere (…)”” (pag 97)”,”RAIx-315″
“SANTORO Carlo Maria; LEDDA Romano”,”Politica economica e governabilità negli Usa (Santoro); La politica estera di Reagan (Ledda).”,”Scommessa reaganiana in politica economica”,”USAE-001-FGB”
“SANTORO Marco PISATI Maurizio”,”Dopo la laurea. Status, sfide e strategie.”,”Marco Santoro ha conseguito il dottorato in Sociologia e ricerca sociale e al 1996 è ricercatore presso la Facoltà di Magistero dell’Università Cattolica di Milano. Maurizio Pisati ha conseguito il dottorato in Sociologia e ricerca sociale ed è al 1996 borsista post-dottorato presso la Facoltà di Sociologia dell’Università degli Studi di Trento. “”(…) un libretto pieno di trenta non costituisce una risorsa che influisce in modo positivo sulle opportunità di lavoro dei neolaureati, almeno all’interno dell’arco di tempo considerato; al contrario, l’esperienza di lavoro – anche occasionale – maturata durante gli studi universitari costituisce un ‘plus’ agli occhi dei selezionatori del personale, specialmente se non ha dilatato eccessivamente i tempi di conseguimento della laurea”” (pag 283-284)”,”GIOx-120″
“SANTORO Carlo Maria”,”Kissinger e Brzezinski: due scuole di politica estera.”,”Bibliografia: – C.M. Santoro, ‘Gli Stati Uniti e l’ordine mondiale’, Roma, Ed. Riu., 1978 (con testi anche di Carter, Brzezinski, Hoffmann, Cooper, Brown, Gardner) “”La tesi principale di Kissinger può essere sintetizzata come segue. L’ordine politico sovietico, a giudizio dell’ex segretario di Stato, è «difettoso» (Jowitt, Kissinger), cioè poveramente integrato, nel senso dell’aggregazione del consenso e dell’internazionalizzazione dei valori collettivi, sia all’interno del blocco egemonizzato dall’Urss, sia sul piano latamente internazionale. Secondo questa concettualizzazione il modello sovietico è pericolosamente fragile, ma nel contempo estremamente potente, soprattutto a causa della forza nucleare. Siffatta condizione squilibrata può mettere a repentaglio la stabilità del sistema mondiale complessivo e quindi anche le relazioni con l’occidente e gli Stati Uniti (Hoffmann, Keohane, Nye, Yanov)”” (pag 132) [Carlo Maria Santoro, ‘Kissinger e Brzezinski: due scuole di politica estera’, Critica marxista, Roma, n. 5, sett. ott. 1978 (pag 127-156)]”,”USAP-002-FGB”
“SANTORO Carlo Maria”,”Europa e Usa: cooperazione o conflitto?”,”Bibliografia: – C.M. Santoro, ‘Gli Stati Uniti e l’ordine mondiale’, Roma, Ed. Riu., 1978 (con testi anche di Carter, Brzezinski, Hoffmann, Cooper, Brown, Gardner) “”La tesi principale di Kissinger può essere sintetizzata come segue. L’ordine politico sovietico, a giudizio dell’ex segretario di Stato, è «difettoso» (Jowitt, Kissinger), cioè poveramente integrato, nel senso dell’aggregazione del consenso e dell’internazionalizzazione dei valori collettivi, sia all’interno del blocco egemonizzato dall’Urss, sia sul piano latamente internazionale. Secondo questa concettualizzazione il modello sovietico è pericolosamente fragile, ma nel contempo estremamente potente, soprattutto a causa della forza nucleare. Siffatta condizione squilibrata può mettere a repentaglio la stabilità del sistema mondiale complessivo e quindi anche le relazioni con l’occidente e gli Stati Uniti (Hoffmann, Keohane, Nye, Yanov)”” (pag 132) [Carlo Maria Santoro, ‘Kissinger e Brzezinski: due scuole di politica estera’, Critica marxista, Roma, n. 5, sett. ott. 1978 (pag 127-156)]”,”USAP-003-FGB”
“SANTORO Carlo Maria a cura; scritti di Jimmy CARTER Zbigniew BRZEZINSKI Stanley HOFFMANN Richard N. COOPER Seyom BROWN Richard N. GARDNER Chihiro HOSOYA Henry OWEN Andrew SHONFIELD Barry M. BLECHMAN Robert P. BERMAN Martin BINKIN Stuart E. JOHNSON Robert G. WEINLAND Frederick W. YOUNG”,”Gli Stati Uniti e l’ordine mondiale.”,”C. M. Santoro (1935) è professore di storia delle dottrine economiche e politiche presso l’Università di Venezia. Diplomatico di carriera fino al 1967, ha lavorato presso la CEE a Bruxelles e ha partecipato ai negoziati sul ‘Kennedy Round’. E’ stato inoltre giornalista economico e inviato speciale dell’Unità. Ha tenuto seminari e conferenze in università degli Stati Uniti. “”Nell’attuale sistema internazionale l’arbitro ultimo rimane la potenza; il più delle volte la potenza economica e politica, ma non di rado la potenza militare. Con tutta probabilità, l’Unione Sovietica può essere indotta a raggiungere un accomodamento di reciproco vantaggio con l’Occidente soltant se si convince che gli Stati Uniti sono decisi a prendere le decisioni necessarie per competere efficacemente, nel lungo periodo, sul terreno della potenza militare”” (pag 442) (‘Il rafforzamento militare sovietico e la spesa americana per la difesa’ di Barry M. Blechman, Robert P. Berman, Robert G. Weinland, Frederik W. Young)”,”USAP-093″
“SANTORO Carlo Maria”,”La politica estera di una media potenza. L’Italia dall’Unità ad oggi.”,”Carlo M. Santoro, già diplomatico di carriera, è professore di relazioni internazionali nellaFacoltà di Scienze politiche dell’Università di Milano. Nel 1987 è stato visiting professor presso la Brown University (USA). Già diplomatico di carriera, è fellow del Center for International Affairs dell’Università di Harvard, membro dell’International Institute for Strategic Studies di Londra, nonchè del comitato di direzione dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale di Milano.”,”ITQM-029-FL”
“SANTORO Carlo Maria”,”L’Italia e il Mediterraneo. Questioni di politica estera.”,”Carlo M. Santoro, già diplomatico di carriera, è professore di relazioni internazionali nellaFacoltà di Scienze politiche dell’Università di Milano. Nel 1987 è stato visiting professor presso la Brown University (USA). Già diplomatico di carriera, è fellow del Center for International Affairs dell’Università di Harvard, membro dell’International Institute for Strategic Studies di Londra, nonchè del comitato di direzione dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale di Milano.”,”ITQM-030-FL”
“SANTUCCI Antonio A.”,”Senza comunismo. Labriola Gramsci Marx.”,”SANTUCCI Antonio A. insegna all’ Università di Salerno. Per la bibliografia v. retrocopertina.”,”GRAS-034″
“SANTUCCI Antonio”,”Storia del pragmatismo.”,”SANTUCCI Antonio (Mira, Venezia, 1926), ordinario di storia della filosofia nella facoltà di Lettere e filosofia dell’ Università di Bologna, fa parte della direzione di “”Rivista di Filosofia”” e di “”Intersezione”” ed è membro del comitato scientifico della Società di Studi del XVIII secolo. Ha scritto pure ‘Sistema e ricerca in David Hume’ (1968) e ‘Introduzione e Hume’ (1987). “”Essa è il nome di una non entità, precisava James in ‘Does “”Consciousness”” Exist?’, ma può ben denotare una funzione. “”Non c’è alcuna materia o qualità originaria dell’ essere, diversa da quella degli oggetti e di cui sarebbero fatti i nostri pensieri, c’è bensì una funzione che i pensieri svolgono nell’ esperienza e per la quale si ricorre a questa qualità dell’ essere. Tale funzione è il conoscere. La ‘coscienza’ è ritenuta necessaria per spiegare che le cose non soltanto sono, ma sono apprese e conosciute. Chiunque escluda la nozione di coscienza dalla sua lista dei primi principi, deve allora provvedere in qualche modo perché questa funzione continui””. Ne consegue che esiste solo una sostanza nel mondo, e se la chiameremo “”esperienza pura””, il conoscere si può spiegare come una specie di relazione in cui si trovano alcune parti della stessa esperienza. Anche la relazione ne partecipa e se uno dei suoi “”termini”” diventa il conoscente, l’ altro diventa l’ oggetto conosciuto. Ma si capisce allora perché si debbano respingere le dottrine “”rappresentative””; che pongono un’ immagine intermedia tra i pensieri e le cose, perché occorra sostituirle con una teoria che indichi nella conoscenza percettiva la modalità più semplice di relazione cognitiva””. (pag 80)”,”TEOP-201″
“SANTUCCI Antonio A., a cura di Lelio LA-PORTA”,”Antonio Gramsci, 1891-1937.”,”SANTUCCI (Cava de’ Tirreni 1949 Roma 2004) è stato direttore del Centro studi gramsciani e poi professore presso gli Atenei di Sassari, Parma e Napoli e in ultimo di Salerno dove ha insegnato prima Comunicazione politica e poi Sociologia politica. Ha curato edizioni delle opere di Marx, Engels, Labriola e Diderot. e raccolte di scritti di A. Gramsci. “”Nelle pagine dei Quaderni la mente dell’ uomo sembra slegata dall’ agonia del corpo. I riferimenti alla propria condizione materiale sono pressoché assenti: quelle note si direbbero stese sotto l’ impulso di una volontà e di un intelletto allo stato puro. La eccezionalità dell’ epistolario consiste invece nel quadro a tutto tondo del Gramsci pensatore “”di carne e ossa”” che ci viene trasmesso. E’ il caso delle lettere in cui dalla minuta descrizione dei sintomi del male e delle dosi di medicinali, si passa magari a esaminare lucidamente le ragioni storiche e dottrinarie della “”rottura”” di Gentile con Croce e il fenomeno politico del “”trasformismo”” in Italia (LC, 584-587).”” (pag 129)”,”GRAS-055″
“SANTUCCI Antonio A.”,”Gramsci.”,”Antonio A. Santucci è stato direttore del Centro studi gramsciani dell’Istituto Gramsci di Roma e ha insegnato Storia della storiografia politica all’Università di Sassari e Filosofia della storia all’Università di Parma. É autore di numerosi saggi di filosofia e di storia del movimento operaio, fra cui Antonio Gramsci, guida al pensiero e agli scritti. Oltre a edizion i di opere di Marx, Engels, Labriola, Diderot, ha curato i volumi collettivi Letture di Gramsci, Gramsci in Europa e in America e, di A.Gramisci, L’Ordine Nuovo, 1919-1920 in collaborazione con V. Gerratana, Lettere 1908-1926, Briefe 1908-1926, Eine Auswahl, Lettere dal carcere 1926-1937, Piove, governo ladro!”,”GRAS-001-FL”
“SANTUCCI Antonio A.”,”Gramsci.”,”Antonio A. Santucci è stato direttore del Centro studi gramsciani dell’Istituto Gramsci di Roma e ha insegnato Storia della storiografia politica all’Università di Sassari e Filosofia della storia all’Università di Parma. É autore di numerosi saggi di filosofia e di storia del movimento operaio, fra cui Antonio Gramsci, guida al pensiero e agli scritti. Oltre a edizion i di opere di Marx, Engels, Labriola, Diderot, ha curato i volumi collettivi Letture di Gramsci, Gramsci in Europa e in America e, di A.Gramisci, L’Ordine Nuovo, 1919-1920 in collaborazione con V. Gerratana, Lettere 1908-1926, Briefe 1908-1926, Eine Auswahl, Lettere dal carcere 1926-1937, Piove, governo ladro!”,”GRAS-135″
“SANTUCCI Antonio A. BURGIO Alberto a cura, saggi di Jacques TEXIER Hans Heinz HOLZ Georges LABICA Andrea CATONE Jean-Pierre POTIER Raul MORDENTI Francesco M. BISCIONE Giuseppe Carlo MARINO Ruggero GIACOMINI Joseph A. BUTTIGIEG Domenico LOSURDO Gianni ALASIA Adalberto MINUCCI Edoardo SANGUINETI Aldo TORTORELLA Francisco Fernández BUEY Isabel MONAL Jaime MASSARDO Fausto BERTINOTTI”,”Gramsci e la rivoluzione in Occidente.”,”I saggi raccolti in questo libroi costituiscono la versione rielaborata delle relazioni presentate al Convegno internazionale sul tem Gramsci e la rivoluzione in Occidente, svoltosi a Torino, per iniziativa del Partito della Rifondazione comunista, tra il 4 e il 6 dicembre 1997, a chiusura del sessantesimo anniversario della morte dell’autore dei Quaderni del carcere.”,”GRAS-008-FL”
“SANTUCCI Antonio A.; CERVELLI Innocenzo”,”Engels e la nascita della II Internazionale (Santucci) – L’epistolario di Antonio Labriola (Cervelli).”,”””Per gli storici che hanno affrontato i problemi inerenti al passaggio dalla I alla II Internazionale (L. Valiani, B. Tartakovskij, G. Haupt, E. Ragionieri) come per gli studiosi che si sono variamente impegnati nella ricostruzione delle vicende biografiche e politiche di Engels relative al quel periodo (G. Mayer, H. Lurie, M. Hübl), le notizie desumibili dalla corrispondenza engelsiana dei mesi che precedono il congresso di Parigi del luglio 1889 hanno costituito un riferimento certo non secondario rispetto a verbali, protocolli, risoluzioni, resoconti giornalistici dei convegni preparatori e dei dibattiti svoltisi all’interno del movimento socialista in vista di quel congresso che doveva segnare di fatto la fondazione della nuova Associazione internazionale dei lavoratori”” (pag 117)”,”INTS-061″
“SANTUCCI Antonio”,”Storia del pragmatismo.”,”Antonio Santucci (Mira, Venezia 1926), ordinario di Storia della filosofia nella facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna, fa parte della direzione della Rivista di Filosofia e di Intersezione ed è membro del Comitato scientifico della Società di Studi del XVIII secolo. Storia del pragmatismo ‘Il pragmatismo è un movimento filosofico che sostiene che l’attività concreta, intesa come comportamento in ambito sociale, politico o scientifico diretto alla realizzazione di un fine concreto, esercita un primato su quella teoretica astratta o etico-morale. Questa corrente di pensiero si affermò verso la fine del XIX secolo negli Stati Uniti e successivamente si diffuse anche in Europa 1. Il pragmatismo fu la prima filosofia americana elaborata autonomamente. Il padre ispiratore di questa corrente di pensiero fu Ralph Waldo Emerson, considerato un protopragmatista o anche un vero e proprio pragmatista. I suoi fondatori furono Charles Sanders Peirce e William James 1. Il filosofo e pedagogista americano John Dewey, tornando fra l’altro ad una personale rilettura di Emerson, elaborò il pragmatismo in una nuova filosofia che chiamò Strumentalismo. Il termine “”pragmatismo”” fu coniato da Peirce nel senso terminologico usato da Immanuel Kant, che distingueva una “”ragion pratica”” (praktisch), intesa come fondamento razionale della legge morale, e una “”ragion pragmatica”” (pragmatisch), nel senso di una razionalità diretta al conseguimento di un fine concreto. Il pragmatismo trovava corrispondenze con la teoria evoluzionistica, nel senso che in questa teoria lo sviluppo della coscienza era finalizzato alla conservazione e all’accrescimento della vita’ (f. copilot)”,”FILx-169-FL”
“SAPEGNO Natalino”,”Ritratto di Manzoni e altri saggi.”,”SAPEGNO Natalino (Aosta, 1901-) ha studiato lettere all’Università di Torino dove ebbe maestri Pietro EGIDI, Lionello VENTURI, Ferdinando NERI. Ha condotto ricerche sulla letteratura e la civiltà italiana. Ha diretto con Emilio CECCHI la grande Storia della letteratura italiana, per secoli. Casta degli intellettuali. “”Partito dalla documentata dimostrazione del fatto che “”in Italia la letteratura non è mai stata un fatto nazionale, ma di carattere cosmopolitico””, che “”la letteratura italiana è staccata dallo sviluppo reale del popolo italiano, è di casta, non riflette il dramma della storia, non è cioè popolare-nazionale””, che “”in Italia gli intellettuali sono lontani dal popolo; cioè dalla nazione, e sono invece legati a una tradizione di casta, che non è mai stata rotta da un forte movimento politico popolare o nazionale dal basso”” (Letterat. e vita naz., pp. 82, 88-89, 105), Gramsci riesamina, nel quadro del “”nesso di problemi”” cheil criterio conduttore della sua indagine, anche il problema manzoniano della lingua e l’effettivo significato della poetica dei romantici lombardi, e giunge alla conclusione che, come questi non hanno veramente operato una dissociazione dell’accademismo tradizionale né sono giunti a istituire un legame profondo con l’anima della nazione, così il Manzoni stesso non è riuscito veramente a superare, né nella scelta del contenuto né nelle soluzioni formali, la posizione aristocratica della cultura precedente””. (pag 94-95) (N. Sapegno, Manzoni tra De Sanctis e Gramsci, Società, VIII, 1952)”,”ITAB-312″
“SAPEGNO Natalino”,”Compendio di storia della letteratura italiana. Volume II. Cinquecento, Seicento, Settecento.”,”””Si tratta per Machiavelli di scoprire e porre in risalto la virtù del politico, la quale può benissimo non coincidere con quella dell’uomo buono, e del santo, e anzi contrapporsi ad essa. E’ opportuno, per un fine politico, saper essere, quando occorre, avari rapaci crudeli superbi astuti fedifraghi; né l’uomo di stato deve temere di apparir talvolta immorale e vizioso alla coscienza comune, «perché, se si considera bene tutto, si troverà qualche cosa che parrà virtù, e seguendola sarebbe la ruina sua, e qualcuna altra che parrà vizio, e seguendola ne riesce la sicurtà e il bene essere suo». Si rompe con Machiavelli l’equilibrio secolare, creato nelle coscienze dal cristianesimo, fra il reale e l’ideale, la terra e il cielo, l’uomo e Dio. Cadono tutti i criteri di valutazione delle opere umane in vista di una finalità trascendente; cade anche il senso profondo dell’indima razionalità e della suprema giustizia insita nel corso delle terrene vicende, regolato da una provvidenza saggia e infallibile; e perciò la somma degli eventi, che trascendono l’individuo e si oppongono al libero sviluppo del suo operare, torna a configurarsi nell’immagine mitica di una fortuna violenta e cieca, ostile e crudele. Umana virtù e fortuna diventano i deu protagonisti ideali di una lotta implacabile, in un mondo privo di illusioni e di speranze, non più invigilato e indizzato sulla retta via dallo sguardo onniveggente della divinità. E in questo lotta, tutta fatta di violenza e di scaltrezza, di indomita ferocia e di sottili accorgimenti, non trova più posto l’altissimo insegnamento dell’idealismo cristiano; meglio giova, se mai, un senso di religiosità che potrebbe dirsi apgano, più realistico e combattivo. «La religione antica – osserva il Machiavelli – non beatificava se non uomini pieni di mondana gloria; come erano capitani di eserciti e principi di repubbliche. La nostra religione ha glorificato più gli uomini umili e contemplativi, che gli attivi. Ha dipoi posto il sommo bene nelal umiltà, abiezione, e nel dispregio delle cose umane: quell’altra lo poneva nella grandezza dello animo, nella fortezza del corpo, ed in tutte le altre cose atte a fare gli uomini fortissimi». Sicché sembra che il cristianesimo sia riuscito soltanto a rendere «effeminato il mondo e disarmato il cielo», e che esso abbia ridotto «il mondo debole, e datolo in preda agli uomini scelerati, i quali sicuramente lo possono maneggiare, veggendo come l’università degli uomini, per andare in Paradiso, pensa più a sopportare le sue battiture che a vendicarle»”” [Natalino Sapegno, ‘Compendio di storia della letteratura italiana. Volume II. Cinquecento, Seicento, Settecento’, Firenze, 1965]”,”ITAG-116″
“SAPELLI Giulio a cura; saggi di Angelo PICHERRI Vera ZAMAGNI Federico CEREJA Gian Carlo JOCTEAU Victora DE-GRAZIA Chiara SARACENO Luisa Dodi OSNAGHI Luisa PASSERINI Giuseppe BRONZINI Massimo PAVARINI Gaetano INSOLERA Giancarlo CONSONNI Graziella TONON Stefano MUSSO Fabio RAVANNE Francesco BARBA Pier Paolo D’ATTORRE Augusto DE-BENEDETTI Enrico MANNARI Franco AMATORI Duccio BIGAZZI Giorgio PEDROCCO Bruna BIANCHI”,”La classe operaia durante il fascismo.”,”Saggi di Angelo PICHERRI, Vera ZAMAGNI, Federico CEREJA, Gian Carlo JOCTEAU, Victora de GRAZIA, Chiara SARACENO, Luisa Dodi OSNAGHI, Luisa PASSERINI, Giuseppe BRONZINI, Massimo PAVARINI, Gaetano INSOLERA, Giancarlo CONSONNI, Graziella TONON, Stefano MUSSO, Fabio RAVANNE, Francesco BARBA, Pier Paolo D’ATTORRE, Augusto DE-BENEDETTI, Enrico MANNARI, Franco AMATORI, Duccio BIGAZZI, Giorgio PEDROCCO, Bruna BIANCHI.”,”MITT-013″
“SAPELLI Giulio”,”L’ analisi economica dei comunisti italiani durante il fascismo. Antologia di scritti.”,”Giulio SAPELLI è nato a Torino nel 1947. Docente all’Univ di Trieste, si è occupato dei problemi dello sviluppo e dell’organizzazione industriale durante il periodo fascista e il secondo dopoguerra, con particolare attenzione all’intervento dello Stato e delle forze politiche e ai mutamenti nell’ organizzazione del potere. Presso la Feltrinelli ha pubblicato: – Fascismo, grande industria e sindacato. Il caso di Torino, 1929-1935, 1975 – Organizzazione, lavoro e innovazione nell’ Italia tra le due guerre mondiali. ROSENBERG & SELLIER. 197 I testi riportati nel volume sono di Umberto TERRACINI, Angelo TASCA, Palmiro TOGLIATTI, Ruggero GRIECO, Edmondo PELUSO, Emilio SERENI, Velio SPANO, Pietro GRIFONE”,”ITAF-051″
“SAPELLI Giulio”,”Fascismo grande industria e sindacato. Il caso Torino 1929 – 1935.”,”Con questo lavoro l’Autore vuole portare un contributo allo studio del meccanismo della gestione del potere fascista. SAPELLI è nato a Torino nel 1947. Ricercatore presso l’ Istituto di storia della facoltà di magistero dell’ Università di Torino, si è occupato e si occupa dei problemi dello sviluppo e dell’ organizzazione industriale durante il periodo fascista e il secondo dopoguerra, con particolare attenzione all’ intervento dello Stato e delle forze politiche e ai mutamenti nell’ organizzazione del potere. Ha sposato Francesca GORI (Fondazione Feltrinelli).”,”ITAF-059″
“SAPELLI Giulio a cura; saggi di BONFANTE Guido CIUFFOLETTI Zeffiro DEGL’INNOCENTI Maurizio SAPELLI Giulio”,”Il movimento cooperativo in Italia. Storia e problemi.”,”””Sulle colonne della ‘Rivista italiana del socialismo’, vero crogiolo delle varie correnti del socialismo italiano negli anni ottanta, e alla quale, oltre a Costa, collaborarono fra gli altri Osvaldo Gnocchi-Viani, GIovanni Rossi (Cordias), Enrico Ferri, Costantino Lazzari, Turati, Bissolati, Prampolini e Colajanni, il problema della “”colonia socialistica”” fu più volte dibattuto. Per risolvere la questione dell’ alienazione dei boschi del Montello, Costa, Cordias e Ferri, proposero di dar vita ad una serie di “”cooperative di bisnenti”” (i contadini poveri della zona) federate e coordinate con opportuni organismi tecnici in alternativa al processo di concentrazione della proprietà”” (pag 119)”,”MITS-196″
“SAPELLI Giulio”,”Giochi proibiti. Enron e Parmalat capitalismi a confronto.”,”Giulio SAPELLI insegna storia economica e analisi cullturale delle organizzazioni presso l’ Università Statale di Milano. Ha fatto, e fa parte, di alcuni importanti consigli di amministrazione , presiedendone gli organi di controllo. Per la Bruno Mondadori ha pubblicato: ‘Storia economica dell’ Italia contemporanea’ (1997), ‘Perché esistono le imprese e come sono fatte’ (1999), Antropologia della globalizzazione’ (2002), Sul riformismo (2003). “”Ciò che tuttavia sorprende è che a creare questo ambiente “”ottundente”” abbiano per gran parte contribuito i professionisti del diritto, coloro che avrebbero dovuto svolgere la funzione di “”guardiani della legge””, allorché essa diviene pratica sociale e implementazione istituzionale.”” (pag 43) L’ etica del capitalismo. “”Solo la trasparenza nella comunicazione e l’ integrità dei comportamenti possono, anche in questo caso, garantire il corretto rapporto fra azionisti e manager, poiché le stock options, come abbiamo visto, possono rivelarsi strumenti che accrescono in maniera incontrollata il potere dei managers e distruggono la balance of powers della governance. Solo l’ integrità morale di tutti i componenti delle cerchie sociali prima evocate – e quindi un’ etica condivisa – può impedire, in ultima istanza, che la patologia diventi fisiologica. Il caso Enron rimarrà emblematicamente nella storia giuridica, civile e sociale del capitalismo del nuovo secolo (…)””. (pag 52)”,”ECOG-010″
“SAPELLI Giulio”,”Sul riformismo.”,”SAPELLI Giulio ha lavorato in imprese e università italiane e straniere. Insegna storia economica e analisi culturale delle organizzazioni presso la Statale di Milano. Ha scritto varie opere (v. 4° di copertina), tra cui ‘Storia economica dell’ Italia contemporanea’ (1997). “”La prima questione da ricordare è quella della conoscenza dell’ impresa. Chiunque discuta con esponenti della classe politica riformista, in tutti i paesi, ma soprattutto in quelli dell’ Europa del Sud, di cui l’ Italia fa parte a pieno titolo, non può che rimanere stupito del fatto di quanto poco costoro conoscano dell’ impresa: industriale, bancaria, di servizi, finanziaria che dir si voglia””. (pag 111)”,”TEOP-203″
“SAPELLI Giulio”,”Storia economica dell’Italia contemporanea. Trasformazioni sociali e culturali.”,”SAPELLI Giulio ha lavorato in imprese e università italiane e straniere. Insegna storia economica e analisi culturale delle organizazioni presso l’Università Statale di Milano. Ha scritto e pubblicato molti libri (v. 4° cop)”,”ITAE-214″
“SAPELLI Giulio”,”Lo Stato italiano come “”imprenditore politico””.”,”””Chi più di tutti colse questa trasformazione profonda dei rapporti tra stato e mercato e tra stato e diversità territoriale e ci aiutò a comprendere il passaggio che attraverso i partiti veniva attuandosi nell’antica questione del rapporto centro periferia da problema di integrazione statuale a problema di integrazione eminentemente politica (mediata quindi dalla società e dal sistema politico) fu Costantino Mortati. Dalal sua idea di “”costituzione materiale”” si dipana un riferimento concettuale di grande attualità per la rimeditazione dei problemi che in questo saggio sono affrontati. Mortati media originalmente sia la traduzione cattolica di Maritain, sia quella istituzionalista di Santi Romano e sia quella montesqueiana dei corpi intermedi”” (pag 279) Wikip: Costantino Mortati Costantino Mortati (Corigliano Calabro, 27 dicembre 1891 – Roma, 25 ottobre 1985) è stato un giurista e costituzionalista italiano di origine arbëreshë. È annoverato fra i più autorevoli giuristi italiani del XX secolo.Tra i suoi allievi sono da ricordare Giuseppe Ferrari, Leopoldo Elia, Mario Galizia, Sergio Fois e Temistocle Martines. Studiò prima a San Demetrio Corone, dove conseguì il diploma di maturità classica, e poi a Catania. Nel 1914 si laureò in Giurisprudenza a Roma. Nel 1917 si laureò, sempre a Roma, in Filosofia. Allievo di Sergio Panunzio, dal 1936 insegnò Diritto costituzionale all’Università di Messina. Successivamente, fu professore ordinario di diritto costituzionale presso la facoltà di giurisprudenza dell’Università di Macerata, di cui fu anche rettore. In seguito tenne l’insegnamento di Diritto pubblico presso il Regio Istituto navale di Napoli. Proprio a Napoli, nel 1940 fu professore presso la Federico II, anno durante il quale scrisse il suo saggio sulla costituzione materiale. Nel 1946 fu eletto deputato per la Democrazia Cristiana all’Assemblea costituente, e fece parte della “”Commissione dei 75″”, di cui fu uno dei protagonisti: “”a questo personaggio così schivo e riservato si devono molti caratteri attribuiti nella Costituzione agli istituti parlamentari””[1]. Dal 1948 al 1960 ordinario di Diritto costituzionale italiano e comparato presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Roma “”La Sapienza””. Fu anche segretario della Corte dei Conti. Nel 1960 fu nominato giudice della Corte costituzionale, dove rimase fino al 1972. Nell’ultimo periodo fu anche vice presidente. Nel 1977 fu colpito da una grave forma di paralisi. Morì a Roma nel 1985. Molto importanti i suoi studi sulla costituzione materiale del 1940. Tali studi, trascurati per lunghi anni, sono stati rivisitati alla fine del XX secolo e riscuotono oggi notevole consenso. La sua visione della Costituzione è in qualche modo intermedia tra la posizione di Hans Kelsen e quella di Carl Schmitt. Al riguardo si può sostenere che il punto di riferimento è l’individuazione dell’elemento primigenio dell’esperienza giuridica, che egli individua nell’”ordinamento” più che nelle “norme”, rovesciando la posizione di Kelsen e differenziandosi dal pensiero schmittiano, che poneva viceversa l’accento sulla “”decisione””. All’interno della sua idea di costituzione materiale è assegnato un ruolo fondamentale al partito politico. È, altresì, da ricordare il suo importante manuale, le “”Istituzioni di diritto pubblico””, più volte ampliato e ristampato, nonché “”le forme di governo”” (1973), considerato tutt’oggi una delle più complete introduzioni allo studio del diritto costituzionale comparato. Autore di molte opere, tra cui: L’ordinamento del governo nel nuovo diritto pubblico italiano (1931); La costituzione in senso materiale (1940); La costituente. La teoria. La storia. Il problema italiano. (1946); Lezioni di diritto costituzionale italiano e comparato (1965); Le forme di governo (1973); Istituzioni di diritto pubblico (1975-76 (I-II), 1991 (I)). Merita ricordare che Mortati proveniva dalla comunità arbërëshë di Civita in Calabria. Note[modifica | modifica wikitesto] ^ Domenico Novacco, L’officina della costituzione italiana: 1943-1948, Feltrinelli, 2000, p.156 ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato. Bibliografia[modifica | modifica wikitesto] Costantino Mortati, costituzionalista calabrese, a cura di Fulco Lanchester, 1989, Napoli, E.S.I. Il pensiero giuridico di Costantino Mortati, a cura di Mario Galizia e Paolo Grossi, 1990, Milano, Giuffrè. Forme di Stato e forme di governo: nuovi studi sul pensiero di Costantino Mortati, a cura di Mario Galizia, 2007, Milano, Giuffrè.”,”ITAE-334″
“SAPELLI Giulio”,”Sul capitalismo italiano. Trasformazione o declino.”,”Giulio Sapelli è docente di Storia Economica all’Università Statale di Milano, direttore scientifico della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Presidente della Fondazione ASSI e del Centro di storia dell’impresa e dell’innovazione. Ha insegnato, studiato e svolto attività di ricerca e di consulenza presso importanti università e imprese, italiane e straniere. Tra i suoi ultimi lavori: Per una cultura dell’impresa, L’Italia inafferrabile, L’impresa come soggetto storico, Fini e fine della politica, La sfisa di Adriano Olivetti e Dalla periferia all’integrazione europea. Il capitalismo italiano, che ha assicurato al paese alti tassi di crescita, è un fenomeno con una sua fisionomia particolare e specifica.”,”ITAE-029-FL”
“SAPELLI Giulio”,”Perché esistono le imprese e come sono fatte.”,”””La grande impresa ha continuamente riproposto secolarmente una ridefinizione della forma dell’organizzazione statale, della tipologia della rappresentanza degli interessi, della regolazione dei mercati. Una nuova “”formazione economico-istituzionale.-sociale”” si è via via formata sotto gli occhi degli uomini del Novecento, ma essi, e ‘in primis’ i giuristi, si sono ostinati a non studiarla, cullandosi negli utopismi democratico-formali delle regole della democrazia territoriale”” (pag 15)”,”ECOA-021″
“SAPELLI Giulio ORSENIGO Luigi TONINELLI Pier Angelo CORDUAS Claudio”,”Nascita e trasformazione d’impresa. Storia dell’Agip petroli.”,”Giulio Sapelli insegna Storia economica alla Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università degli Studi di Milano ed è Presidente della Fondazione ASSI di storia e studi sull’impresa. Luigi Orsenigo insegna Politica economica all’Università Bocconi ed è membro del comitato scientifico della Fondazione ASSI. Pier Angelo Toninelli insegna Metodi quantitativi applicati alla storia dell’Università di Trieste ed è membro del comitato scientifico Fondazione ASSI. Claudio Corduas à dirigente della Direzione generale del personale e dell’organizzazione dell’Agip Petroli e collaboratore della Fondazione Assi.”,”ECOG-076″
“SAPELLI Giulio”,”La crisi economica mondiale. Dieci considerazioni.”,”‘Colpo di Stato mondiale dei manager stockopzionisti’ (pag 21) ‘Esiste una finanza non di rapina’ (pag 31) Giulio Sapelli ha insegnato e lavorato in università e imprese italine e straniere.”,”ECOI-388″
“SAPELLI Giulio”,”Storia economica dell’Italia contemporanea.”,”Giulio Sapelli è docente di storia economica presso l’Università degli Studi di Milano, dove insegna anche Analisi culturale dei processi organizzativi. (1997)”,”ITAE-410″
“SAPELLI Giulio”,”L’Italia inafferrabile. Conflitti, sviluppo, dissociazione dagli anni Cinquanta a oggi.”,”Giulio Sapelli è professore di Storia dell’Italia contemporanea all’Univesità di Milano (1989). Direttore scientifico della Fondazione Feltrinelli, ha dedicato larga parte della sua attività di ricerca alla ricognizione del sistema industriale italiano e dei problemi teorici e di metodo posti dalla ricerca sulla società industriali.”,”ITAE-006-FC”
“SAPELLI Giulio”,”L’impresa come soggetto storico.”,”Giulio Sapelli è docente di Storia Economica all’Università Statale di Milano, direttore scientifico della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Presidente della Fondazione ASSI e del Centro di storia dell’impresa e dell’innovazione. Ha insegnato, studiato e svolto attività di ricerca e di consulenza presso importanti università e imprese, italiane e straniere. Tra i suoi ultimi lavori: Per una cultura dell’impresa, L’Italia inafferrabile, L’impresa come soggetto storico, Fini e fine della politica, La sfisa di Adriano Olivetti e Dalla periferia all’integrazione europea. Il capitalismo italiano, che ha assicurato al paese alti tassi di crescita, è un fenomeno con una sua fisionomia particolare e specifica.”,”ECOT-279-FL”
“SAPIN-LIGNIERES Victor”,”Les Troupes Legeres de L’Ancien Regime. Les Corsaires du Roy de l’Armée de Terre.”,”SAPIN-LIGNIERES Victor (morto 2002) Notizie, campagne, utilizzi delle truppe e fanterie leggere al servizio del Re di Francia dalla seconda metà del 1700; con le origini dal 500 e 600 di alcuni Regimenti e Guardie francesi. Volume corredato da numerose tavole a colori disegnate da PETARD Michel su studi e illustrazioni delle uniforme dell’epoca. “”Truppe leggere”” particolare corpo regolare del Re di Francia (denominati “”I Corsari del Re”” dell’Esercito di terra che svolgevano una sorta di guerriglia). 3 413887 SBN”,”QMIx-175-FSL”
“SAPIR Jacques”,”Le Systeme militaire sovietique.”,”L’A è economista e specialista dell’URSS e dei problemi strategici. Divide le sue attività tra insegnamento all’Univ di Paris-X-Nanterre e all’ EHESS. Ha pubblicato ‘Travail et travailleurs en URSS’ (LA DECOUVERTE).”,”RUST-011″
“SAPIR Jacques”,”Travail et travailleurs en URSS.”,”SAPIR è assistente di economia all’ Università di Nanterre, si è dedicata agli studi e ricerche all’ economia sovietica e alle sue crisi. “”Una categoria intermedia tra il lavoro forzato e il lavoro libero è costituita dai “”chimistes””. Si chiamano così le persone condannate con la condizionale e detenuti che beneficiano della remissione della pena, che lavorano per imprese normali ma sono sotto il controllo delle autorità penitenziarie”” (pag 57)”,”RUSU-153″
“SAPIR Jacques”,”Il caos russo. Disordine economico, conflitti politici, decomposizione militare.”,”SAPIR Jacques docente di economia presso l’ EHESS di Parigi, è autore di libri quali ‘Le systeme militaire sovietique’ (1988), L’ economie mobilisée: essai sr les economies de type sovietique (1989), ‘Feu le systeme sovietique’ (1992). La transizione economica della Russia. “”Una possibile risposta a questo problema è il ricorso all’ equivalente di un “”dispotismo illuminato”” in campo economico, la cui traduzione istituzionale è per l’ appunto un rafforzamento dei poteri dell’ esecutivo; affrancando le decisioni da costrizioni vincolate alle scadenze politiche democratiche si spera in tal modo di assicurare una continuità alla politica economica. Questo argomento è stato largamente utilizzato nel contesto della transizione, tanto dai responsabili dei paesi interessati quanto dagli esperti occidentali. Il caso del Cile sotto la dittatura del generale Pinochet è l’ esempio più citato per giustificare tale impostazione, ma si adducono anche altri esempi, come quello della Corea del Sud.”” (pag 148)”,”RUSx-112″
“SAPIR Jacques”,”Les fluctuations économiques en URSS. 1941-1985.”,”SAPIR J., specialista dell’economia sovietica e dei problemi di strategia.”,”RUSU-209″
“SAPIR Jacques”,”Il caos russo. Disordine economico, conflitti politici, decomposizione militare.”,”Jacques Sapir, docente di economia presso l’École des Hauts Études Sociaux di Parigi, é autore di libri quali Le Systéme militaire soviétique, L’Économie mobilisée: essai sur les économies de type soviétique, Feu le systéme soviétique. É membro di svariati comitati di studi internazionali e dal 1991 si occupa dei programmi di studi franco-russi sulle questioni economiche. A partire dai sussulti economici fino alle crisi politiche, i mutamenti iniziati in Russia nel 1992 hanno seguito un corso davvero caotico. Lo smantellamento del sistema economico sovietico è ben lungi dall’aver prodotto gli effetti che si attendevano, non solo la crisi rende di giorno in giorno più ardua la vita della popolazione, ma non è neppure certo che le trasformazioni in corso abbiano veramente avvicinato la Russia alle economie dei mercati occidentali. Questo libro, scritto da uno dei migliori specialisti francesi sull’ex-URSS e sulla Russia, illumina di luce cruda il complesso di queste trasformazioni.”,”RUSx-040-FL”
“SAPIR Jacques”,”La guerre civile et l’économie de guerre. Origines du système soviétique.”,”Grafici: – Percentuali delle imprese sotto il controllo pubblico, fine 1918 (pag 17) – Ritmi di presa di controllo delle imprese nel 1918 (pag 18)”,”RIRO-013-FGB”
“SAPIRO Gisèle”,”La guerre des écrivains, 1940-1953.”,”SAPIRO Gisèle (1965-) è chargée de recherche al CNRS, dottore in sociologia dell’ Ecole des hautes etudes en sciences sociales. E’ specialista di scrittori e istituzioni letterarie degli “”anni neri””. “”Lungi dall’ essere composto da scrittori consacrati, il CNE (Comité national des écrivains, ndr) riunisce principalmente scritto in via di riconoscimento (Sartre, Leiris, Queneau, Tardieu, Camus, per esempio), autori di secondo rango (Debu-Bridel, Edith Masson, Alan Borne, Pierre Seghers). L’ indicatore dell’ età – un terzo di loro ha meno di trentacinque anni nel 1940, e sono, in totale, circa due terzi ad avere meno di quarant’anni in questa data (…). Essi sono riuniti intorno a quello che si può qualificare il “”triangolo organizzatore””, costituito dagli anziani prestigiosi come Paulhan, Aragon e Eluard, che hanno però conosciuto un declassamento relativo all’ inizio dell’ Occupazione: Paulhan spossessato della sua rivista e delle altre sue tribune, Aragon proscritto a seguito del patto germano-sovietico e ridotto alla semi-legalità per via della sua appartenenza al PCF, Eluard scomunicato del gruppo surrealista e in contrapposizione con la nuova generazione surrealista della Main à Plume.”” (pag 539)”,”FRAV-098″
“SAPORETTI Claudio”,”Il Ghilgames. L’epopea del più noto personaggio della letteratura sumero-babilonese nell’ultima traduzione italiana effettuata dall’originale cuneiforme delle dodici Tavole rinvenute nella Biblioteca del re Assurbanipal (VII secolo) a Ninive.”,”L'””epopea”” di Ghilgames, il più noto personaggio eroico della letteratura sumero-babilonese. Questo eroe spadroneggia nella città di Uruk. Claudio Saporetti, già dirigente di Ricerca al CNR, insegna Assirologia all’Università di Pisa.”,”STAx-004-FSD”
“SAPORI Armando”,”Studi di storia economica (secoli XIII – XIV -XV). Primo volume.”,”Contiene il capitolo: ‘Città e classi sociali nel Medioevo’ (pag 597) Genialità delle vedute economiche e versatilità del mercante del Rinascimento (es. degli Zaccaria di Genova) capaci di combinazioni moderne anzi attuali, capaci di fare “”integrazione dell’industria”” (pag 643) “”Analoghe osservazioni si possono fare per ciò che attiene alla questione sociale. Vorremmo dire, sempre col ricordato studioso (Franco Borlandi, ndr), che nel Cinquecento “”si instaurarono gli scioperi?””. E’ abile, senza dubbio, ancorché alquanto paradossale, l’accostamento che egli fa tra l'””assemblons-nous”” del manifesto degli insorti lionesi del 1529 e il “”proletari di tutto il mondo unitevi”” del manifesto dei comunisti del 1848. Però lo sciopero era un’arma adoperata da tempo: per esempio, e senza la pretesa di risalire al primo, nella prima metà del Trecento i lavoratori di Firenze avevano incrociato le braccia per protesta contro la decapitazione del loro condottiero, Ciuto Brandini, vero anticipatore del sindacalismo per avere domandato agli operai di contribuire a un fondo-cassa per “”resistere a tutti””. E movimenti sociali, fino al tumulto dei Ciompi del 1378, sono disseminati nel corso dei secoli, a partire dal Dugento, sempre per le stesse ragioni: scontento della mano d’opera per il basso salario, aggravato dal mancato tempestivo adeguamento allo svilire della moneta corrente di fronte a quella d’oro; scontento della piccola e media borghesia per l’altezza e la sperequazione delle tasse, stabilite dalla classe dirigente che in fatto di politica interna, più ancora che in quella esterna, faceva, come sempre è avvenuto e avverrà nelle società capitalistiche, la ‘sua’ politica.”” (pag 639)”,”STOS-157″
“SAPOSS David J.”,”The Labor Movement in Post-War France.”,”David J. Saposs, Brookwood Labor College 1905. La nascita della Sfio (Ps). “”The “”Parti Socialiste de France”” and the “”Parti Socialiste Français”” continued as separate organisations until 1905, From 1902 to 1905 there was a marked growth of revolutionary and Marxian sentiment, not only in France, but widely throughout Europe, culminating in the Russian revolutionary movement of 1905-1906. In France, the newer tendency was indicated by the expulsion of Millerand from the “”Parti Socialiste Français”” because he voted in the Chamber against the anti-militarist activities of the Syndicalist CGT. In Europe at large, the newer tendency was illustrated at the International Socialist Congress in 1904, when, after a brilliant and famous debate between the Revisionists, led by Jaurès, and the rigid Marxists, led by Bebel and Guesde, a motion was adopted condemning any kind of alliance between Socialists and bourgeois and pronouncing in favor of the uncompromising prosecution of the class struggle. This proved to be the final turning point in the pre-war history of French socialism, for Jaurès, placing the unity of the movement above his personal opinions, bowed to the decision of the International Congress; and when the Guesdists, on their return to France, suggested that the two rival parties should unite, negotiations were at once begun. By the spring of 1905 an agreement had been reached and at a joint congress the two parties were fused into the “”Parti Socialiste”” (Section Française de l’Internationale Ouvrier). Thus united the Socialist Party made rapid progress; in the ten years before the War its paying members increased from 35.000 to 90.725, its voting strength from 878.000 to 1.106.000, and its representation in Parliament from 52 to 107 (7). In reality factionalism was not eliminated and revisionism was not destroyed”” (pag 427-428) [(7) Louis, op. cit., pp. 286-292; Weill, op. cit, pp. 338-366; Pipkin, op. cit., pp., 465-489″,”MFRx-370″
“SARACENO Pasquale”,”Il nuovo meridionalismo.”,”Pasquale SARACENO, nato a Morbegno, Sondrio il 14 giugno 1903, si è laureato in economia a Milano presso l’Univ Bocconi nel novembre 1929. Ordinario di economia industriale presso l’Univ cattolica di Milano dall’anno accademico 1942-43, e presso l’Univ di Venezia dall’anno 1959-60, è P dell’Associazione per lo sviluppo dell’ industria nel Mezzogiorno dal 1970 e collabora all’ IRI dal giugno 1933.”,”ITAS-011″
“SARACENO Pasquale”,”Lo sviluppo economico dei paesi sovrapopolati.”,”Libro dedicato a Sergio PARONETTO”,”PVSx-043″
“SARACENO Pasquale”,”La produzione industriale.”,”Copia con dedica dell’autore. SARACENO Pasquale dell’Istituto Universitario d Ca’ Foscari, Venezia. Testo universitario”,”ECOT-159″
“SARACENO Chiara, collaborazione di Manuela NALDINI”,”Mutamenti della famiglia e politiche sociali in Italia.”,”Chiara Saraceno insegna sociologia della famiglia nella Facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino. Contiene: ‘Il servizio sanitario come strumento di redistribuzione alle famiglie”” (pag 143-150) “”Il matrimonio si dimostra, pertanto, il mezzo principale di allocazione delle responsabilità familiari e, benché in un diverso grado, di divisione delle attività nel mercato del lavoro extra-domestico”” (pag 59)”,”ITAS-179″
“SARACENO Pasquale”,”L’economia dei paesi industrializzati. Introduzione alla storia d’impresa.”,”Dello stesso autore: – La produzione industriale, Venezia, 1970 – Ricostruzione e pianificazione, 1943-1948, Bari, 1969 Vi è insomma una relazione diretta tra ampiezza del mercato interno e dimensione prevalente delle aziende e quindi tra ampiezza del mercato interno e impulso al progresso tecnico ‘L’industria nasce da un sistema di pensiero che non solo ha origine in Europa, ma trova pur sempre in Europa altissime manifestazioni originali. La posizione di avanguardia che l’industria americana detiene dal sorgere dell’industria moderna, al principio del secolo, può ricevere una spiegazione più modesta e, in sostanza, meno immotivata. Si tratta del fatto che l’industria americana può dare un più economico utilizzo ai risultati della ricerca in quanto ha potuto contare sin dal suo sorgere di un vasto mercato interno, per di più fortemente protetto; il che, da un lato rendeva conveniente il raggiungimento di dimensioni adeguate alle nuove tecniche che via via si rendevano disponibili e, dall’altro, forniva un continuo, forte impulso a nuove ricerche e a nuove sperimentazioni. Va infatti sempre tenuto presente che l’adozione di tecniche più avanzate implica quasi sempre un aumento di capacità produttiva; ora, se il flusso di produzione raggiungibile con una nuova tecnica supera in misura molto rilevante la domanda del mercato interno, l’impresa trova in genere una certa riluttanza ad aggiungere al rischio tecnico comportato dall’esercizio di un impianto nuovo quello commerciale della ricerca di ampi sbocchi esteri, capaci di assorbire una quota molto rilevante della propria produzione. Le imprese europee, pur destinando ai mercati di esportazione una quota della propria produzione in genere più rilevante delle imprese americane, riescono a raggiungere dimensioni ben lontane da quelle consentite alle imprese americane sulla base del solo loro mercato interno. Vi è insomma una relazione diretta tra ampiezza del mercato interno e dimensione prevalente delle aziende e quindi tra ampiezza del mercato interno e impulso al progresso tecnico. Si comprende quindi come l’industria americana, sulla base del proprio mercato, trovi la convenienza ad effettuare ricerche e ad adottare innovazioni che solo a distanza di tempo e talvolta solo in parte si giustificano nei Paesi europei; in altri termini, il sistema produttivo di un Paese esprime una ‘domanda’ del fattore ‘ricerca’ che è di entità tanto più rilevante quanto più numerose sono le imprese di grande dimensione. Tale correlazione si è andata accentuando negli ultimi tempi in conseguenza del fatto che il tipo di ricerca che oggi si compie ha fatto molto aumentare la dimensione dell’impresa al di sotto della quale determinate ricerche non possono essere economicamente organizzate oppure, anche se tale possibilità sussiste, l’impresa non possiede le risorse finanziarie occorrenti per condurre a buon fine programmi di ricerca che l’impresa stessa pur avrebbe la possibilità tecnica di eseguire (9). Né la spesa pubblica può intervenire per integrare in misura adeguata le risorse che le singole imprese hanno convenienza a destinare alla ricerca; alla politica di spesa pubblica per ricerca effettuabile in Paesi di modeste dimensioni sono infatti preclusi progetti di ricerca che richiedono risorse rilevanti e comportano rischi notevoli. D’altra parte tale preclusione non può essere superata dai Paesi in questione aderendo a progetti di ricerca comuni a più Stati; l’esperienza compiuta fin qui in Europa sembra del tutto negativa per ragioni che sarebbe troppo lungo ricordare in questa sede e che non sembrano per ora rimuovibili. In conclusione, progetti di ricerca e decisioni di investimento sono molto diversi a seconda che vengano presi nella prospettiva consentita da un mercato interno, ad es. di 200 milioni di abitanti oppure di un complesso di quattro o cinque Paesi, aventi nell’insieme la stessa popolazione. In materia di rapporti tra dimensioni degli Stati e progresso tecnico è infine da ricordare che il mercato finanziario dei Paesi minori in molti casi sembra non essere in grado neppure di fornire il capitale di rischio occorrente per la pur limitata espansione delle imprese esistenti; e ciò dà ragione del fatto che il controllo di numerose imprese dei Paesi minori passa sotto il controllo di imprese di Paesi maggiori, (in genere di imprese americane) oppure viene trasferito nella sfera pubblica’ (pag 23-24-25) [(9) Il fatto che determinati ordini di ricerche di importanza vitale per il progresso industriale possano essere svolti solo da grandi imprese a motivo dell’entità dei capitali che esse richiedono e del rischio cui tali capitali sono esposti non deve essere inteso anche nel senso che la ricerca ha tanto maggior successo quanto più grande è la dimensione aziendale. Sembra anzi che aziende di piccola e di media dimensione mostrino, in determinati campi, capacità di ricerca elevatissime e non conseguibili da imprese di maggiori dimensioni. Senonché le imprese di grandi dimensioni costituiscono spesso lo sbocco e non di rado lo stimolo della ricerca delle imprese minori e inoltre concorrono, per il solo fatto che esistono, a dare un più alto grado di efficienza a tutte le strutture di formazione e di ricerca di cui un Paese è dotato; e di ciò si avvantaggiano specialmente le piccole e le medie aziende, dato che esse, a differenza delle grandi, non potrebbero supplire con proprie iniziative a deficienza che dovessero manifestarsi in tale campo. In altri termini, determinate possibilità di ricerca, a motivo dei capitali che richiedono e dei rischi che comportano sono aperte solo alle imprese di grandi dimensioni; ciò non deve però intendersi nel senso che medie e piccole imprese siano per così dire sopraffatte nella loro attività di ricerca dalle grandi. E’ vero piuttosto il contrario a motivo dell’impulso che le iniziative delle grandi comunità danno alla generale attività di ricerca che si svolge in un Paese; e lo riprova il fatto che vi sono casi in cui le grandi imprese si collegano con le piccole e medie imprese tecnologicamente più dinamiche, senza prospettarsi l’utilità di procedere al loro assorbimento]”,”EURE-120″
“SARACENO Pasquale, a cura di Lucio VILLARI”,”Intervista sulla ricostruzione, 1943-1953.”,”Pasquale Saraceno (nato a Morbegno (Sondrio) nel 1903, è stato consulente economico generale dell’ IRI e ordinario di Tecnica industriale all’Università di Venezia. Fra le sue pubblicazioni: ‘L’Italia verso la piena occupazione’ (1963), ‘Lo stato e l’economia’ (1963). ‘La produzione industriale’ (1970), ‘Il sistema delle imprese a partecipazione statale nell’esperienza italiana’ (1975). La valutazione dei danni causati in Italia dalla Seconda guerra mondiale ‘Saraceno: “”Se si sommano i valori determinati (…) in riferimento alle varie categorie di beni che compongono la cosiddetta ricchezza nazionale (agricoltura, industria, servizi, opere pubbliche, immobili e altro, esclusi solo i beni di uso personale), mi pare si giunga a un danno totale dell’ordine di 18.000 – 20.000 miliardi di lire 1976 (110-120 miliardi di lire 1938); e poiché la ricchezza nazionale pare fosse valutabile a fine 1942 in 100-120 mila miliardi di lire 1976 (cioè 600-700 miliardi del 1938), il danno sarebbe stato pari a una quota fra un quinto e un sesto della ricchezza nazionale (1)”” (pag 2); “”Nel nostro paese è poi molto rilevante il problema dei danni a opere che, come monumenti, palazzi, chiese, non sono ricostruibili se distrutti e non sono ripristinabili se danneggiati; i quartieri dei centri storici distrutti, con le loro case, talvolta fatiscenti, vanno valutati a costo di una ricostruzione che non avverrà più? Sono poi importanti le menomazioni della ricchezza nazionale non dovute a distruzioni e a danneggiamenti: sono almeno da ricordare l’impoverimento della terra causato dalla mancanza di fertilizzazioni e il deterioramento fisico determinato nel macchinario da insufficienze di manutenzione e di rinnovi. Infine, andrebbe pur tenuto conto delle menomazioni durevoli subite dalla popolazione a motivo dei disagi, della denutrizione, delle mutilazioni, delle malattie, dei postumi delle ferite. Va anche tenuto presente che, sotto l’aspetto strettamente economico, il danno causato dalla guerra, a parità di costi di ricostruzione e di riparazione, può essere molto diverso a seconda delle categorie di beni che sono state colpite. Se, ad esempio, le distruzioni si fossero concentrate negli impianti industriali – che praticamente sono invece rimasti, nel loro complesso, quasi indenni – la perdita subita dal paese si sarebbe dovuta valutare in un importo più rilevante di quello che si è creduto di indicare in relazione alle distruzioni effettivamente avvenute. Per contro, danni subiti da singoli beni possono non esserlo per l’economia del paese. Non andrebbe ad esempio dimenticato che, a far tempo dalla grande crisi del 1929, un indirizzo autarchico aveva incisi sul nostro sviluppo produttivo; dopo il 1935, in quel tipo di sviluppo si era inserita una sia pur modesta politica di riarmo; aggiungo infine che l’intero nostro sistema produttivo era rimasto praticamente escluso dallo straordinario progresso tecnico che lo sforzo bellico aveva determinato in tutti i sistemi industriali. Ora finita la guerra, in opposizione al precedente indirizzo autarchico, si volle avviare una politica di profondo inserimento del nostro paese nell’economia internazionale; non avevano, inoltre, più ragione di essere onerose politiche di produzione bellica e, infine, occorreva recuperare il ritardo tecnologico determinato dall’isolamento bellico; molte nostre strutture produttive avevano quindi perduto il loro valore economico o una buona parte di esso. E allora che importanza aveva valutare il danno da esse subito? Solo per le opere pubbliche, per le aziende di servizi e per le opere di interesse agricolo una valutazione strettamente ‘fisica’ e non economica dei danni poteva prescindere da considerazioni di questo genere; anche in questi settori non erano però senza importanza le opere obsolete, cioè le opere che, ripristinate o ricostruite secondo una visione moderna delle prestazioni che dovevano dare, avrebbero assunto un valore maggiore di quello precedente la distruzione o il danneggiamento”” (pag 3-4)]”,”ITAE-433″
“SARAGAT Giuseppe”,”Antifascismo democrazia socialismo. Pagine attuali degli anni dell’ esilio.”,”””Massimalismo e riformismo sono forme imperfette di marxismo e ciò non nel senso che siano corruzioni o deviazioni da esso, perché in tal caso bisognerebbe supporre un’ originaria linea marxista poi perduta, ma forme imperfette che non derivano da una forma perfetta, ma che, al contrario, a quella tendono. Se le cause pratiche del massimalismo e del riformismo vanno ricercate nello sviluppo ancora imperfetto dell’ economia dei paesi in cui si manifestano, la causa ideologica è identificabile in un errore comune: la falsa concezione dei rapporti tra democrazia e marxismo, tra autonomia politica e lotta di classe. Cosa è il riformismo? Riformismo intanto non vuole dire rivendicazione di riforme. (…) Per riformismo si deve intendere quel movimento socialista che crede di poter eludere le esigenze rivoluzionarie della conquista della democrazia””. (pag 106-107)”,”ITAD-079″
“SARAIVA José Hermano”,”Storia del Portogallo.”,”SARAIVA José Hermano già professeore di lettere è stato ministro della pubblica istruzione (1968-70) e ambasciatore del Portogallo in Brasile (1972-74).”,”EURx-285″
“SARAZANI Fabrizio”,”L’ultimo Doge. Vita di Giuseppe Volpi di Misurata.”,”Guicciardini: “”Quanti dicono bene che non sanno fare; quanti in sulle panche e in sulle piazze pajono uomini eccellenti, che adoperati riescono ombre”” (pag 9) Biografia Vólpi, Giuseppe, conte di Misurata Enciclopedie on line Vólpi, Giuseppe, conte di Misurata. – Finanziere, industriale e uomo politico (Venezia 1877 – Roma 1947). Fondatore (1905) della Società adriatica di elettricità (SADE), fu tra l’altro senatore (dal 1922) e presidente di Confindustria (1934-43). Più volte direttore della Biennale di Venezia, promosse la I Esposizione internazionale d’arte cinematografica (1932). VITA E ATTIVITÀ Figlio di un ingegnere edile, dopo la morte prematura del padre abbandonò gli studî universitarî e si mise in affari. Rappresentante di commercio, entrò in contatto con gli ambienti finanziarî legati alla Banca commerciale e con l’appoggio di quest’ultima promosse attività economiche in Oriente e nei Balcani. Nel 1903 assicurò al capitale italiano il monopolio dei tabacchi nel Montenegro e nel 1905 la società Antivari, da lui fondata, ottenne l’appalto per la costruzione della ferrovia Antivari-Vir Pazar. In Italia fondò la Società adriatica di elettricità, destinata a diventare uno dei più potenti gruppi industriali del paese, e progettò la costruzione del porto di Marghera (iniziata nel 1919). Membro della delegazione italiana a Ouchy (1912) e alla Conferenza di Parigi (1919), fu governatore della Tripolitania (1921-25). Ministro delle Finanze (1925-29), regolò i debiti di guerra e inaugurò una politica volta ad accrescere il controllo statale sull’economia: operò la riduzione della circolazione monetaria e quella del debito pubblico e nel dicembre 1927 firmò la legge di stabilizzazione della lira, la cosiddetta “”quota novanta””. Fu senatore e membro del Gran consiglio del fascismo; nel settembre 1943 fu arrestato dai Tedeschi; liberato, riparò in Svizzera (1944) e nel 1947 tornò in Italia. (Treccani)”,”ITAE-309″
“SARCEY Francesco”,”L’ assedio di Parigi.”,”””Non molte buone, ahimè, le notizie che ci recava il giornale, nè quelle che, in seguito penetrarono sino a noi da impercettibili spiragli. Non parlo della presa di Strasburgo e di quella di Toul, che noi avevamo apprese tre o quattro giorni prima, grazie all’amabile premura dei Prussiani. La caduta di quelle due piazze ci aveva rattristati profondamente, senza scoraggiarci, poichè era prevista, e sapevamo bene che a meno che fossero soccorse, esse sarebbero state obbligate ad arrendersi. Ma quello che c’inquietava più della sorte di quelle due città, era l’apprendere infine ciò che la provincia pensava e faceva. Ah! quanto sentivamo allora che non è vero quel detto, che Parigi è la Francia! No, Parigi non è la Francia: Parigi senza di lei è nulla, e noi ci domandavamo ogni giorno con una crescente ansietà: “”La Francia si leva?””.”” (pag 100-101)”,”FRAD-085″
“SARCINELLI Mario a cura di TAINO Danilo”,”Capitalismo mercati banche.”,”Indice 1. Il capitalismo: modelli e realtà. 2. Il mercato finanziario e le banche: dalla distanza alla simbiosi. 3. Il mercato bancario: ristrutturazione e privatizzazione. 4. Le banche: scelte strategiche e difficoltà di transizione. 5. Le grandi sfide: moneta unica e banca elettronica. SARCINELLI-M (Foggia, 9. 3. 1934), è sposato con due figli. Laureatosi in Giurisprudenza alla Università di Pavia, entra nel 1997 in Banca d’Italia, dove ricopre ruoli diversi fino a diventarne vicedirettore generale. Nel 1982 viene nominato direttore generale del Tesoro e dall’aprile al luglio 1987 è ministro del Commercio estero. Dal gennaio al dicembre 1990 è presidente del Comitato monetario della Cee. Lasciato l’incarico presso il Tesoro, nel marzo 1991 è designato vicepresidente della della Banca europea per la ricostruzione e lo”,”E1-BAIT-013″
“SARCINELLI Mario, a cura di Danilo TAINO”,”Capitalismo, Mercati, Banche.”,”Sarcinelli ha studiato e vissuto il capitalismo e il sistema finanziario italiani come banchiere centrale, ministro, funzionario di organismi sovranazionali. Mario Sarcinelli è nato a Foggia il 9 marzo 1934. É sposato, con due figli. Laureatosi in Giurisprudenza all’Università di Pavia, entra nel 1957 in Banca d’Italia, dove ricopre ruoli diversi, fino a diventare vicedirettore generale. Nel 1982 viene nominato direttore generale del Tesoro e dall’aprile al luglio 1987 è ministro del Commercio estero. Danilo Taino, specializzandosi presso la London School of Economics, ha trscorso quasi quattro anni nella capitale britannica seguendo le vicende della City. Attualmente si occupa di economia e finanza italiana e internazionale per il Corriere della Sera.”,”ECOI-172-FL”
“SARDAR Ziauddin WYN DAVIES Merryl”,”Perchè il mondo detesta l’America?”,”Ziauddin Sardar insegna alla City University di Londra. É considerato uno degli studiosi più importanti sul mondo islamico. Ha pubblicato più di quaranta saggi, tra cui in italiano sono apparsi Maometto: per cominciare, I mass media a fumetti. É una personalità culturale molto nota nel mondo anglosassone. Merryl Wyn Davies è un’antropologa. Ha lavorato a lungo per la BBC e ha curato trasmissioni di interesse religioso. Ha scritto numerosi saggi tra cui un importante libro sul Caso Rushdie.”,”USAQ-008-FL”
“SAREL Benno”,”La classe operaia nella Germania Est. Gli operai tedeschi nel dopoguerra. La pianificazione e gli organismi di fabbrica. La rivolta di Berlino del ’53. La situazione attuale.”,”Bruno SAREL vive a Parigi e lavora al Centre National de la Recherche Scientifique. E’ un noto studioso di questioni operaie. Suoi saggi sono apparsi in Francia su ‘Cahiers internationaux de sociologie’, ‘Arguments’, ‘Socialisme ou barbarie’, e in Italia su ‘Nuovi argomenti’, ‘Ragionamenti’ e ‘Passato e presente’.”,”MGES-001″
“SARFATTI Margherita G.”,”Dux.”,”Margherita SARFATTI GRASSINI (Venezia 1883 – Cavallasca (Como) 1961) critico d’arte, scrittrice, giornalista. Nasce in una famiglia ebraica; un suo cugino, Giuseppe Levi (padre di Natalia Ginzburg) diventerà esponente dell’antifascismo torinese . Studia storia dell’arte sotto la guida di Antonio Fradeletto, appassionandosi alle teorie di John Ruskin. Frequenta Alberto Martini e Vittorio Pica. Sposata all’avvocato Cesare Sarfatti, si trasferisce a Milano nel 1902. Si impegna politicamente nel partito socialista ( è vicina ad Anna Kuliscioff) . La sua carriera inizia nel 1909, come responsabile della rubrica di critica d’arte dell’””Avanti!”” . Nel 1911 Mussolini diventa direttore del quotidiano socialista e intreccia con la Sarfatti una relazione che andrà avanti per vent’anni. Nel 1918 entra a far parte della redazione del quotidiano di Mussolini il “”Popolo d’Italia””, divenendo nel frattempo collaboratrice di altri giornali, come “”La Stampa”” di Torino e “”Gerarchia”” (rivista di teoria politica), che dirige dopo il 1922. Dal 1910 è l’animatrice di uno dei salotti intellettuali più esclusivi di Milano, al numero 93 di corso Venezia.che accoglie il gruppo futurista, letterati come Bontempelli, Ada Negri, gli scultori Medardo Rosso e Arturo Martini. Talvolta interviene lo stesso Mussolini. Obiettivo della Sarfatti è restituire a Milano un ruolo di centralità culturale, e a questo proposito si fa promotrice, con il gallerista (anche lui di origini ebraiche) Lino Pesaro, della mostra di Bucci, Dudreville, Funi, Malerba, Marussig, Oppo e Sironi (1923), primo nucleo storico del Novecento. Nel 1925 pubblica la prima biografia di Mussolini, Dux, presto tradotto in varie lingue); si occupa dell””‘Exposition des arts décoratifs”” di Parigi, e per i suoi meriti in proposito riceve l’anno successivo la Legion d’onore. Si precisano in questo periodo i risvolti “”politici”” della sua operazione in campo artistico: “” Nei primi anni Venti – scrive E. Braun – si era avvicinata al clima del ‘Realismo magico’, che conservava atmosfere inquietanti e oniriche della pittura metafisica. Verso la fine di quel decennio sposò la retorica del vigore e della ‘disciplina’, in parallelo all’evoluzione conservatrice del Fascismo. Di 1930 accoppiò apertamente il Novecento al ritmo di passione combattiva e di fervente rinnovamento che doveva emergere dall'””opera redentrice del Fascismo””. Il duce in persona interviene, nel 1926 a Milano, all’inaugurazione della I Mostra del Novecento italiano, di cui la Sarfatti è teorica e infaticabile animatrice. Nel 1927, a Roma, organizza la mostra dei “”Dieci artisti del Novecento italiano”” nell’ambito dell’Esposizione degli Amatori e Cultori. Della sua vasta produzione saggistica va citata la Storia della pittura Moderna (1930), che testimonia del suo interesse per gli sviluppi dell’arte contemporanea europea. Nel 1929 prende corpo la nuova sistemazione delle arti basata sulle confederazioni regionali, che dà poi vita alle grandi mostre dei Sindacati e alle Quadriennali. In questa situazione viene gradualmente scavalcata dall’organizzazione messa in piedi da Oppo. Nonostante i suoi rapporti personali con il duce e la conversione al cattolicesimo avvenuta anni prima, non è risparmiata dalla legislazione antisemita del 1938 ed è costretta a riparare in Argentina, dove rimane fino al 1947, continuando a occuparsi intensamente di critica d’arte. Tornata in Italia, pubblica il libro di memorie Acqua passata (1955) . Nella sua collezione si trovavano opere di Guidi, Mafai e Socrate (che nel 1928 le fa il ritratto). Nel 1930, alla mostra di Mafai e Scipione alla Galleria di Roma, acquista il Ritratto di donna (1928) di Mafai. Bibliografia: E. Braun, Dal Risorgimento alla Resistenza: cent’anni di artisti ebrei in Italia, in Ital Yà, catalogo della mostra, Ferrara 1990 (in precedenza a New York, con il titolo Gardens and Ghettos); P. Cannistraro, Margherita Sarfatti, Milano 1993.”,”ITAF-179″
“SARFATTI Michele”,”La Shoah in Italia. La persecuzione degli ebrei sotto il fascismo.”,”Michele Sarfatti (Firenze 1952) lavora presso la Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (Cdec) di Milano.”,”EBRx-039-FL”
“SARFATTI Michele”,”Gli ebrei nell’Italia fascista. Vicende, identià, persecuzione.”,”””Il secondo scritto era l’articolo di Telesio Interlandi ‘Ai margini del razzismo. Il meticciato dissidente’, apparso sul suo quotidiano ‘Il Tevere’ il 29 marzo 1937 (forse lo stesso giorno della diffusione delle prime copie del libello di Orano). L’articolo era formalmente dedicato alla polemica contro i «dissidenti» dal razzismo ‘antinero’, tuttavia nell’ultima parte affermava che essi erano mossi dal «sangue» più e prima che dalle idee (…). I due scritti presentavano impostazioni diverse: Orano sembrava credere nella possibilità che gli ebrei stessi (quelli fascistissimi) potessero contribuire ad «abolire il problema», Interlandi si mostrava certo della ‘diversità biologica’ del ‘sangue ebraico’, anche quando presente solo per «un quarto», e prospettava «provvidenze legislative» contro chi lo possedeva”” (pag 138) Michele Sarfatti (Firenze 1952) è direttore della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano. Si occupa da molti anni delle leggi antiebraiche fasciste e della storia degli ebrei in Italia nel Novecento. Presso Einaudi ha pubblicato ‘Le leggi antiebraiche spiegate agli italiani di oggi’ (2002) e ‘La Shoah in Italia’ (2005). Il razzista Interlandi beneficia dell’amnistia (Togliatti) ‘Telesio Evaristo Interlandi (20 ottobre 1894 – 15 gennaio 1965) è stato un giornalista italiano noto per il suo ruolo nella diffusione di idee razziste e antisemite durante l’era fascista. . Nato a Chiaramonte Gulfi, in provincia di Ragusa, Interlandi iniziò la sua carriera giornalistica a Catania. Partecipò alla Prima Guerra Mondiale come sottotenente e, dopo la guerra, lavorò per diversi quotidiani, tra cui La Nazione di Firenze. Nel 1924 fondò e diresse il quotidiano Il Tevere, noto per le sue posizioni estremiste e intransigenti. . Nel 1938, Interlandi fondò e diresse il quindicinale ‘La Difesa della Razza’, che divenne uno dei principali strumenti di propaganda antisemita del regime fascista. Durante la Repubblica Sociale Italiana, gli fu affidata la propaganda radiofonica. Dopo la caduta del fascismo, Interlandi fu arrestato ma beneficiò dell’amnistia del 1946. Morì a Roma nel 1965′. (copil)”,”EBRx-007-FSD”
“SARGENT Lyman Tower SCHAER Roland; consiglieri scientifici Gregory CLAEYS Danielle LECOQ Lyman Tower SARGENT; altri autori Marie AVRIL Bronislaw BACZKO Denis BRUCKMANN Francoise CHOAY James Colin DAVIS Ruth EATON Marianne de FLEURY Laurent GERVEREAU Holland GOSS Catherine HOFMANN Krishan KUMAR Mathieu LESCUYER Frank LESTRINGANT Anne-Francoise LEPREVOTS-BONNARDEL Nadine MARIENSTRAS Alain MILHOU Danielle MUZERELLE Yaacov OVED Emmanuel PERNOUD Laurent PORTES Jean-Francois PRADEAU Francis RICHARD Frederic ROUVILLOIS Anna SANCIAUD-AZANZA Alain TOURAINE Bernard VOUILLOT Charlotte ZIEGLER”,”Utopie. La quête de la societé ideale en Occident.”,”SARGENT Lyman Tower SCHAER Roland; consiglieri scientifici Gregory CLAEYS Danielle LECOQ Lyman Tower SARGENT; altri autori Marie AVRIL Bronislaw BACZKO Denis BRUCKMANN Francoise CHOAY James Colin DAVIS Ruth EATON Marianne de FLEURY Laurent GERVEREAU Holland GOSS Catherine HOFMANN Krishan KUMAR Mathieu LESCUYER Frank LESTRINGANT Anne-Francoise LEPREVOTS-BONNARDEL Nadine MARIENSTRAS Alain MILHOU Danielle MUZERELLE Yaacov OVED Emmanuel PERNOUD Laurent PORTES Jean-Francois PRADEAU Francis RICHARD Frederic ROUVILLOIS Anna SANCIAUD-AZANZA Alain TOURAINE Bernard VOUILLOT Charlotte ZIEGLER”,”SOCU-055″
“SARKAR Sumit”,”Writing Social History.”,”SARKAR Sumit “”‘The Other Side of the Medal’ contains direct references to Maud Diver and Al Carthill. Contemporary experience and Mutiny literature evidently intermingled in Thompson’s mind as he started work on his first historical theme. The sequence of cruel deeds justified by a kind of muscular Christianity seemed all but identical in both cases. Before he actually got down to writing about the Mutiny, however, a major change had taken place in Thompson’s personal life. In 1923 he resigned from the Bankura Mission, returned to England, and settled down at Oxford as Lecturer in Bengali (1923-33) and than as Oriel College research fellow in Indian History (1936-46).”” (pag 124)”,”INDx-116″
“SAROGNI Emilia”,”Carlo Pisacane. L’amore. L’Italia, il socialismo.”,”SAROGNI Emilia, nata a Piacenzaq si è laureata a Torino in Scienze politiche e giurisprudenza. Consiglierre parlamentare dal 1976 è scrittrice e saggista. Milano. “”Carlo Pisacane richiede, per assicurare la vittoria militare, maggiore organizzazione e compattezza delle forze dei rivoltosi. Carlo Cattaneo scriverà una nota introduttiva all’opera di Pisacane [‘Sul momentaneo ordinamento dell’esercito lombardo’, ndr] per la sua Rivista milanese, spiegando che lo aveva pregato di predisporre una relazione su come organizzare le forze armate dei lombardi nel più breve tempo possibile, poiché aveva rilevato il coraggio e il talento militare del’ufficiale borbonico. Avevano colpito Cattaneo, l’estrema decisione di Carlo Pisacane nel rifiutare ogni attività nelle forze militari di seconda linea e la sua richiesta di essere inviato, al più presto, nella postazione più esposta.”” (pag 86-87) Durante la spedizione del 1857 la popolazione di Sanza viene incitata dal parroco e dal capo delle guardie a marciare contro il gruppo di Pisacane. I villici avanzano con falci, pietre bastoni. Pisacane ordina di non sparare sui contadini. Non si sa se Pisacane sia stato ammazzato o si sia ucciso. I corpi delle vittime vengono bruciati dai militari borbonici. Il fratello di Pisacane militare borbonico sarebbe stato dispensato dal partecipare alla repressione. (pag 175)”,”BIOx-237″
“SARPELLON Giovanni”,”Rapporto sulla povertà in Italia. La sintesi della grande indagine CEE.”,”SARPELLON Giovanni (Venezia, 1941) è professore associato di sociologia alla Facoltà di economia e commercio di Venezia. E’ autore di studi sui problemi della crisi italiana e dell’ emarginazione. Povertà assoluta e relativa. “”La stima della povertà contenuta nell’ Inchiesta parlamentare del 1952 era basata sulla valutazione del tenore di vita della popolazione: si era cioè effettuato un calcolo della povertà ‘assoluta’, definendo un livello al di sotto del quale le persone erano considerate povere (misere o disagiate secondo i due livelli stabiliti). Fu quella una scelta giusta, in considerazione del livello generale di vita del paese già mediamente basso. A trenta anni di distanza, dopo i progressi realizzati dalla società italiana, una valutazione della povertà assoluta sarebbe meno interessante (anche se non si può escludere che permangano situazioni di povertà assoluta). In una società trasformata da un eccezionale processo di sviluppo come quella italiana, la povertà diventa maggiormente un problema di posizione relativa rispetto alla generalità dei componenti (…)””. (pag 88) “”Per misurare la povertà economica normalmente si fa riferimento al reddito disponibile (e questo fu infatti l’ orientamento espresso anche in sede di coordinamento europeo nel gruppo di indagini delle quali la presente fa parte). Ma considerazioni di carattere pratico, oltre che teorico, consigliarono invece di utilizzare la spesa per consumi delle famiglie.”” (pag 89)”,”CONx-139″
“SARPI Paolo, a cura di Gaetano e Luisa COZZI”,”Opere.”,”23 “”Con queste cose essendo passato l’anno 1520 si celebrò in Germania la dieta di Vormazia del 1521 (1), dove Lutero fu chiamato con salvocondotto di Carlo, eletto due anni inanzi imperatore, per render conto della sua dottrina. Egli era consegliato a non andarvi, poiché già era publicata et affissa la sua condanna, fatta da Leone, onde poteva esser certo di non reportare se non conferma della condennazione, se pur non li fosse avvenuto cosa peggiore, nondimeno, contra il parer di tutti gl’amici, sentendo egli in contrario, diceva che se ben fosse cert>o di aver contra tanti diavoli quanti coppi erano nelli tetti delle case di quella città, voleva andarvi, come fece (2)”” (pag 291) (Istoria del Concilio tridentino) (1) La dieta di Vormazia del 1521: la dieta di Worms. La dieta imperiale era l’assemblea dell’Impero germanico in cui convenivano i principi, i conti dell’Impero, le città libere e gli ecclesiastici; (2) Pallavicino I, 74 a questo punto accusa Sarpi che “”senza molto di falso, ma col silenzio di molto vero””, tende a metter in buona luce il movimento luterano. Sarpi in verità segue da vicino l’esposizione dello Sleidano.”,”TEOP-466″
“SARRAZIN Hélène”,”Bordeaux la traite des Noirs.”,” “”Bordeaux, che sonnecchiava all’ inizio del XVIII secolo, vede la sua prosperità prendere il largo dal 1740. La sua flotta coloniale è passata da una cinquantina a centotrenta navi; e questa flotta l’ unisce alle isole zuccheriere la cui perla è San Domingo. Partiti dal porto della ‘Lune’, i velieri dirigono verso ovest, con le vele spiegate, traversano l’ Atlantico, resistono alle tempeste, a volte vi soccombono, ritornano a Bordeaux carichi di zucchero, rum, caffé, tabacco, cotone e indaco che va a rovinare il pastello della Linguadoca. Queste merci costose, queste prelibatezze divenute indispensabili sono esportate verso l’ Europa settentrionale con consistenti benefici””. (pag 5)”,”FRAS-040″
“SARTELLI Nancy”,”Desocupados en la ruta. Dibujos con programa.”,”SARTELLI è una militante ed una artista, pittrice. E’ nata in provincia di Baires nel 1967. E’ militante dell’ Organizacion Cultural Razon y Revolucion.”,”MALx-033″
“SARTELLI Eduardo”,”La cajita infeliz. Un viaje marxista a través del capitalismo.”,”ANTE3-57″,”TEOC-472″
“SARTELLI Eduardo a cura; saggi di LAFARGUE Paul KABAT Marina KORNBLIHTT Juan PASCUCCI Silvina RIEZNIK Pablo SARTELLI Nancy SCHLEZ Mariano”,”Contra la cultura del trabajo. Una crítica marxista del sentido de la vida en la sociedad capitalista.”,”Eduardo SARTELLI è laureato in storia nell’Università di Buenos Aires dove insegna come pure nell’Universidad La Plata. E’ direttore del CEICS (Centro de Estudios e Investigaciones en Ciencias Sociales). Collabora a Razon y Revolucion e El Aromo.”,”LAFx-032″
“SARTI Giovanna”,”Alfred Weber. Economia politica, sociologia della cultura e filosofia della storia.”,”””Alfred Weber scelse dunque la via del silenzio: si ritirò dalla vita accademica e politica e visse – assieme alla sua compagna Else Jaffé – quasi completamente isolato. Egli, dopo l’ “”affare della bandiera””, rinunciò a qualsiasi presa di posizione pubblica, coltivando gli studi in solitudine; non prese parte al dibattito sul ruolo della sociologia nella “”rivoluzione tedesca””, né partecipò alla trasformazione dell’ Institut für Sozial- und Staatwissenschaften che, sotto la direzione di Carl Brinkmann, aveva abbandonato lo “”spirito di tolleranza””, diventando uno strumento ideologico del regime. Tuttavia, due anni dopo la fine della guerra, nel giugno del 1947, Weber si dichiarerà corresponsabile per l’ ascesa del nazismo””. (pag 126) “”Nell’ immediato dopoguerra l’ esperienza intellettuale e politica di Weber è quindi strettamente intrecciata con quella di Jaspers. Nel 1948, tuttavia, Jaspers decise di accettare l’ offerta fattagli dall’ Università di Basel: “”ben presto non si parlò più di rifondazione spirituale dell’ università. Politicamente si perse la volontà di rifondazione democratica partendo da un’ inversione di rotta…Gli anni 1945-1948 furono sprecati””. (…) La scelta di lasciare la Germania non interruppe completamente lo scambio intellettuale fra i due pensatori, anche se i loro interessi si svilupparono su piani differenti. L’ ormai ottantenne Weber si dedicò con infaticabile energia all’ attività politica e culturale. Fu membro del partito socialdemocratico e promotore di molte iniziative volte alla democratizzazione della Germania in senso socialista; nel 1947 fondò, insieme a Luigi Einaudi, la rivista internazionale di scienze sociali ‘Kyklos’ e fu l’ animatore e il direttore degli Schriften der Heidelberger Aktionsgruppe zur Demokratie und freine Sozialismus””. (pag 128-129)”,”TEOS-089″
“SARTI Roland”,”Giuseppe Mazzini.”,”SARTI Roland è professore emerito all’ Università del Massachusetts e presidente della Society for Italian Historical Studies. Si è occupato di storia sociale italiana ed europea. “”La convinzione che gli italiani potessero liberarsi da sé era mazziniana, ma i motivi di Carlo Alberto erano tutt’altro che mazziniani. L’ intervento straniero che il re del Piemonte voleva prevenire era quello della Francia repubblicana e l’ iniziativa italiana che proponeva era una guerra piemontese che traesse vantaggio dalla crisi interna all’ Austria e impedisse iniziative repubblicane. L’ espulsione di Luigi Filippo e la proclamazione della repubblica in Francia miglioravano le prospettive di una rivoluzione altrove, in Europa, spingendo Carlo Alberto a prendere l’ iniziativa e Mazzini a lasciare Londra il 1° marzo su esortazione di Lamberti. Arrivò a Parigi due giorni dopo, salutato calorosamente dagli esiliati italiani che preferirono lui al più moderato Gioberti quale presidente dell’ Associazione nazionale italiana di recente fondazione. L’ associazione fu sopraffatta dagli eventi, ma il termine “”nazionale”” nel suo nome rivelava l’ intenzione di riunire i molti strati e le diverse fazioni dell’ emigrazione politica. (…) In mancanza di esiti immediati, fece ritorno a Londra il 10 marzo per occuparsi di faccende personali e poi si precipitò a Parigi, due settimane più tardi, dopo aver appreso la notizia che Milano era insorta. Era il segnale che aveva atteso. La rivoluzione in Italia aumentò a tal punto il suo prestigio personale, da consentirgli di essere ricevuto all’ Hotel de Ville dal capo del governo rivoluzionario provvisorio della Francia. Alphonse de Lamartine frettolosamente gli promise l’ aiuto della Francia repubblicana se l’ Italia fosse stata attaccata “”on its soil or in its soul””, una promessa che Mazzini non disdegnò nonostante provenisse dalla detestata Francia””.”,”ITAB-224″
“SARTI Raffaella”,”Vita di casa. Abitare, mangiare, vestire nell’Europa moderna.”,”Raffaella Sarti insegna Storia moderna all’Università di Urbino ed è membro associato del Centre de Recherches Historiques dell’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi.”,”STOS-197″
“SARTI Roland”,”Giuseppe Mazzini. La politica come religione civile.”,”Roland Sarti è professore di Storia all’Università del Massachusetts.”,”BIOx-003-FC”
“SARTI Roland”,”Giuseppe Mazzini. La politica come religione civile.”,”La vita di Giuseppe Mazzini si colloca all’interno della storia del risorgimento, il movimento che condusse l’Italia all’indipendenza e all’unità nazionale. Nato nel 1805, quando gli ideali di indipendenza e di unità erano condivisi da pochi italiani, Mazzini ebbe un ruolo fondamentale nel diffondere l’ideale di unità nazionale e contribuì alla sua realizzazione. Riuscì a vedere Roma divenire capitale d’Italia nel 1870, un evento che concluse il periodo risorgimentale e la stessa missione politica di Mazzini; morì diciotto mesi più tardi, nel marzo del 1872. Roland Sarti è professore di Storia all’Università del Massachusetts.”,”BIOx-071-FL”
“SARTI Roland”,”Fascismo e grande industria, 1919-1940.”,”””La volpe conosce molti trucchi, il porcospino uno soltanto. Quello buono’ (Archiloco, Proverbi per un gran furfante) (in apertura) Roland Sarti, nato in Italia, ha compiuto gli studi al City COllege di New York e alla Rutgers University. Durante il periodo della sua ricerca in Italia è stato finanziato dalla fondazione Fulbright. E’ stato poi assistente di storia presso l’Università del Massachusetts. “”I rapidi mutamenti sociali sono spesso accompagnati da una crescente polarizzazione politica”” (pag 178) “”La caratteristica più sorprendente del fascismo è quella di esser riuscito a conservare una credibilità di movimento rivoluzionario agli occhi delle masse, nonostante le sue molte mosse anti-rivoluzionarie una volta giunto al potere. Questo fatto non sarebbe stato possibile senza l’abilità politica scaltra e demagogica di Hitler e Mussolini. Nessun movimento fascista avrebbe potuto sopportare l’interazione di aspirazioni contrastanti senza un ‘leader’ carismatico come Hitler o Mussolini.”””,”ITAF-409″
“SARTIN Max”,”Berneri in Spagna.”,”Camillo Berneri è stato assassinato in Spagna a Barcellona nel 1937 dallo stalinismo.”,”MSPG-074″
“SARTOR Nicola a cura, saggi di Daniele FRANCO Sandro MOMIGLIANO Daniela MONACELLI”,”Il risanamento mancato. La politica di bilancio italiana: 1986-90.”,”Nicola sartor insegna Scienza delle finanze presso l’Università di Verona. Tra il 1981 e il 1993 ha lavorato come economista presso il Servizio studi della Banca d’Italia e presso il Department of Economics dell’OCSE. Daniele Franco è economista presso il Servizio studi della banca d’Italia. Tra il 1994 e il 1997 è stato consigliere economico della Direzione per gli affari economici della Commissione della Comunità europea. Sandro Momigliano e Daniela Monacelli sono economisti presso il Servizio studi della Banca d’Italia.”,”ITAE-109-FL”
“SARTORI Giovanni”,”Elementi di teoria politica.”,”Giovanni SARTORI, dopo aver insegnato per vari anni Scienza della politica nell’ Università di Firenze, occupa ora la prestigiosa cattedra di “”Albert Schweitzer Professor in the Humanities”” nella Columbia University di New York. Ha scritto molte opere (v. retrocopertina). “”Nel modello di Deutsch (1) i livelli o serbatoi della cascata sono cinque. In alto sta la vasca nella quale circolano le idee delle élites economiche e sociali, seguita da quella nella quale si incontrano e scontrano le élites politiche e di govenro. Il terzo livello è costitutito dalla rete delle comunicazioni di massa, e in buona sostanza dal personale che trasmette e diffonde i messaggi. Un quarto livello è dato dai “”leaders d’ opinione”” a livello locale, e cioè a quel 5-10 per cento della popolazione che davvero si interessa di politica, che è attento ai messaggi dei media, e che è determinante nel plasmare le opinioni dei gruppi con i quali i leaders di opinione interagiscono. Infine, il tutto confluisce nel demos, nel serbatoio dei pubblici di massa.”” (pag 169)”,”TEOP-183″
“SARTORI Giovanni”,”Stato e politica nel pensiero di Benedetto Croce. Una radiografia critica delle strutture essenziali della dottrina politica crociana.”,”SARTORI Giovanni è nato a Firenze nel 1924 ed è professore ordinario di scienza politica nell’ Università fiorentina. Ha insegnato all’ Università di Harvard e di Yale negli Stati Uniti. Redattore dell’ International Encyclopedia of the Social Sciences, collabora a varie riviste ed è condirettore della rivista ‘Studi politici’. Ha scritto vari saggi (v. retrocop) tra cui ‘La rappresentanza politica’ (1957). Marx “”Machiavelli del proletariato””. Il rapporto Croce-Marx. “”Nel saggio riassuntivo del 1897 ‘Per la interpretazione e la critica di alcuni concetti del marxismo’ il Croce così conclude su Marx: “”egli insegna… a penetrare in ciò che è la società nella sua realtà effettuale. Anzi per questo rispetto mi meraviglio come nessuno finora abbia pensato a chiamarlo, a titolo di onore, il “”Machiavelli del proletariato””””. Ora, in verità, quel che meraviglia è semmai l’asserzione del Croce: e cioè che leggendo Marx venga in mente Machiavelli.”” (pag 132) “”Marx socialista è – per Croce – solo l’ uomo dei “”ghirigori metafisici””; e sparita quella scorza emerge il Marx realista, e cioè semplicemente il ‘politico puro’. Il socialismo o comunismo di Marx è un accidente, perché l’ uomo politico è devoto solo e soprattutto alla causa dell’ effettualità: il suo problema è riuscire nel ‘fare’. Quel che Croce coglie e ritrova in Marx è dunque la sua “”politica genialità””, e cioè l’ intuizione machiavellica; il resto è sempre stato da lui rifiutato. Il marxismo è stato sì – nell’ esperienza di Croce – “”un buon paio di occhiali””, ma un paio di occhiali che ha consentito al Croce di mettere a fuoco la realtà pratica sotto il segno della ‘concretezza’ e ‘effettualità’ dell’ azione.”” (pag 137-138-139)”,”TEOP-323″
“SARTORI Giovanni a cura; saggi di Arthur S. GOLDBERG Robert A. DAHL Gabriel A. ALMOND Harry ECKSTEIN Karl W. DEUTSCH Stefano PASSIGLI Carl J. FRIEDRICH Herbert H. SIMON Edward C. BANFIELD Peter BACHRACH e Morton S. BARATZ Gabriel A. ALMOND e Sidney VERBA Fred I. GREENSTEIN John H. GOLDTHORPE David LOCKWOOD Frank BECHHOFER Jenifer PLATT Philip E. CONVERSE Georges DUPEUX Vladimer O. KEY Frank MUNGER Angus CAMPBELL Warren E. MILLER Donald E. STOKES Samuel J. ELDERSVELD Roy C. MACRIDIS G. BINGHAM POWELL Seymour M. LIPSET Giovanni SARTORI Harry ECKSTEIN Fritz MORSTEIN-MARX Herbert A. SIMON Donald W. SMITHBURG Victor A. THOMPSON Joseph LAPALOMBARA Michel CROZIER Erich STRAUSS Lucian W. PYE Samuel P. HUNTINGTON Karl W. DEUTSCH David E. APTER”,”Antologia di scienza politica.”,”SARTORI Giovanni”,”TEOP-248″
“SARTORI Giovanni MAZZOLENI Gianni”,”La terra scoppia, Sovrappopolazione e sviluppo.”,”SARTORI Giovanni è Albert Schweitzer Professor in the Humanities alla Columbia University di New York, accademico dei Lincei e editorialista. MAZZOLENI Gianni è giornalista e ha lavorato per il Resto del Carlino.”,”DEMx-060″
“SARTORI Giovanni”,”Pluralismo, multiculturalismo e estranei. Saggio sulla società multietnica.”,”Giovanni Sartori è il più eminente e il più noto politologo italiano, i suoi libri sono tradotti in trenta paesi. É professore emerito della Università di Firenze e della Columbia University di New York, dove ha insegnato negli ultimi venti anni. É accademico dei Lincei e editorialista del Corriere della Sera.”,”TEOS-091-FL”
“SARTORI Giovanni”,”Democrazia. Cosa è.”,”Giovanni Sartori è il più eminente e il più noto politologo italiano, i suoi libri sono tradotti in trenta paesi. É professore emerito della Università di Firenze e della Columbia University di New York, dove ha insegnato negli ultimi venti anni. É accademico dei Lincei e editorialista del Corriere della Sera.”,”TEOP-086-FL”
“SARTORI Giovanni”,”Democrazia. Cosa è.”,”Giovanni Sartori è il più eminente e il più noto politologo italiano, i suoi libri sono tradotti in trenta paesi. É professore emerito della Università di Firenze e della Columbia University di New York, dove ha insegnato negli ultimi venti anni. É accademico dei Lincei e editorialista del Corriere della Sera.”,”TEOP-026-FV”
“SARTORI Giovanni”,”Mala costituzione e altri malanni.”,”‘Giovanni Sartori uno dei massimi studiosi politici del nostro tempo. Ha insegnato alla Columbia University.'”,”TEOP-563″
“SARTORIUS VON WALTERSHAUSEN August; a cura di David MONTGOMERY e Marcel VAN DER LINDEN collaborazione di Jan GIELKENS Gregory ZIEREN traduzione di Harry DROST”,”The Worker’s Movement in the United States, 1879-1885.”,”a cura di David MONTGOMERY e Marcel VAN DER LINDEN collaborazione di Jan GIELKENS Gregory ZIEREN traduzione di Harry DROST. SARTORIUS fu un eminente economista tedesco che visitò gli USA agli inizi degli anni 1880 e scrisse una serie di articoli sul movimento operaio americano pubblicati in Germania.”,”MUSx-103″
“SARTRE Jean-Paul direttore; edizione italiana a cura di Alberto MONDADORI e Giancarlo VIGORELLI; saggi di D.W. BROGAN Guy CARDAILHAC Pierre URI Jean DOMARCHI Paul VIGNAUX Philippe SOUPAULT George DEVEREUX Philip WYLIE Clement GREENBERG David HARE Boris VIAN James Weldom JOHNSON Beatrice FARWELL St. Clair DRAKE Horace R. CAYTON Selma ROBINSON Nathalie MOFFAT George RICKEY Eleanor EMERY Milton ROSENTHAL Richard WRIGHT William RUSSELL e Stephen W. SMITH”,”Les Temps Modernes. Numero speciale sugli Stati Uniti d’ America.”,”Saggi di D.W. BROGAN Guy CARDAILHAC Pierre URI Jean DOMARCHI Paul VIGNAUX Philippe SOUPAULT George DEVEREUX Philip WYLIE Clement GREENBERG David HARE Boris VIAN James Weldom JOHNSON Beatrice FARWELL St. Clair DRAKE Horace R. CAYTON Selma ROBINSON Nathalie MOFFAT George RICKEY Eleanor EMERY Milton ROSENTHAL Richard WRIGHT William RUSSELL e Stephen W. SMITH”,”USAS-064″
“SARTRE Jean-Paul”,”L’ esistenzialismo è un umanismo.”,”Preso tra due fuochi da destra e da sinistra (PCF), SARTRE si adoperò, nell’ ottobre 1945, di fronte al pubblico del club Maintenant, a spiegare che cosa fosse l’ “”esistenzialismo ateo”” da lui professato e a dimostrare l’ inconsistenza delle accuse lanciate contro di lui. Nel 1946 apparve la brochure nata da quella conferenza. “”Noi vogliamo istituire per l’ appunto il regno umano come un insieme di valori distinti dal regno materiale”” (pag 62) “”L’ uomo sceglie la propria morale”” (pag 73)”,”FILx-275″
” SARTRE Jean-Paul, a cura di Florinda CAMBRIA”,”L’intelligibilità della Storia. Critica della Ragione dialettica. Tomo II.”,”Quest’opera, redatta tra gli anni 1958-1962 e rimasta incompiuta, costituisce il secondo tomo della Critica della Ragione dialettica. Le analisi sartriane offrono l’occasione di riflettere sulla condizione del vivere e sul progressivo cammino dell’esperienza critica, indispensabile alla costituzione di una società libera ed autonoma.”,”FILx-030-FL”
“SARTRE Jean-Paul, a cura di Franco FERGNANI”,”Questioni di metodo.”,”Contiene il paragrafo: ‘Lo svuotamento di senso della scienza naturale nella «tecnicizzazione»’ (pag 92-)”,”FILx-305-FF”
“SARTRE Jean-Paul”,”Baudelaire.”,”Il libro di J.P. Sartre, ‘Baudelaire’ è del 1947. “”«Non ha avuto la vita che meritava»””. Di questa massima consolante, la vita di Baudelaire, sembra un’illustrazione magnifica. Certo non meritava quella madre, quelle eterne angustie finanziarie, quel consiglio di famiglia, quell’amante tirchia, né quella sifilide; e che di più ingiusto della sua fine prematura?”” (pag 7) Anche: ‘Queste righe provengono da un articolo di Augusto Benemeglio intitolato Charles Baudelaire, un maledetto romantico, pubblicato sul sito La poesia e lo spirito. L’autore riflette con tono partecipe e ironico sulla vita tormentata del poeta, sottolineando come Baudelaire sembri incarnare perfettamente la massima “non ha avuto la vita che meritava”. Benemeglio elenca con amara lucidità le sventure che hanno segnato l’esistenza di Baudelaire: una madre distante, problemi economici cronici, un consiglio di famiglia oppressivo, una relazione sentimentale deludente e la malattia che lo condusse a una morte prematura. Ma poi, con un colpo di penna quasi provocatorio, suggerisce che forse Baudelaire ha cercato e voluto proprio quella vita tormentata, come se il dolore fosse parte integrante della sua poetica e della sua identità’ (f. copil.)”,”VARx-011-FFS”
“SARTRE Jean-Paul, a cura di Andrea CANEVARO”,”L’intuizione della ragione.”,”Dono di Mario Caprini”,”FILx-596″
“SARZI AMADE’ Emilio a cura”,”Le due vie dell’ economia cinese. Antologia di scritti cinesi.”,”””Il presidente Mao dice. “”Il popolo cinese ha nobili aspirazioni e capacità. Esso raggiungerà sicuramente, e supererà, in un futuro non troppo distante, i livelli mondiali avanzati””. Dopo il positivo esperimento con la prima bomba atomica, con il grande coraggio che è proprio del comandante supremo del proletariato, il nostro grande, rispettato e amato dirigente presidente Mao ci diede nuovi compiti di lotta””. (pag 211)”,”CINE-032″
“SARZI AMADÈ Emilio, a cura”,”Le due vie dell’economia cinese. Antologia di scritti cinesi.”,”Emilio Sarzi Amadé è un giornalista specializzato in problemi asiatici. per il suo lavoro si è recato spesso come inviato nei paesi socialisti. In questo momemnto si trova nel Vietnam del Nord. L’antologia che qui si presenta, un’antologia di scritti cinesi e non di ‘interpretazioni’ occidentali, vuole essere un contributo leale alla conoscenza della Cina. Gli scritti non abbracciano tutti gli argomenti e non soddisfano tutte le possibili curiosità; si limitano ad approfondire un tema: quello della struttura economica.”,”CINE-002-FL”
“SASSANO Marco”,”Il Novecento anno per anno. Cronologia degli avvenimenti mondiali.”,”Marco SASSANO (Torino, 1939) è giornalista dal 1969, inviato speciale prima dell’ ‘Avanti!’ e poi del ‘Giorno’. Da trent’anni segue gli avvenimenti nazionali e internazionali. Per Marsilio ha pubblicato sei libri.”,”RAIx-039″
“SASSANO Marco a cura”,”Tribuna dei soldati rossi. I militari e “”L’Ordine Nuovo””.”,”SASSANO Marco è nato a Torino nel 1949. Dal novembre 1969 vive a Roma dove lavora come redattore per il giornale Avanti!. Fatti di Sestri 20 Luglio 1922 fraternizzazione soldati con operai scacciati i fascisti”,”MITC-092″
“SASSEN Saskia”,”Una sociologia della globalizzazione.”,”L’autore è docente di Sociologia alla Columbia University. ha pubblicato tra l’altro ‘La città nell’economia globale’ (Mulino, 2003). Contiene tra l’altro: – capitolo V. Formazione delle migrazioni internazionali [Geoeconomia della migrazione, Vincoli economici, Reclutamento e reti etniche, esportazione organizzata di lavoratori (esportazione di manodopoera organizzata dallo stato, la tratta delle donne)] – capitolo VI. Classi globali emergenti (tra cui ‘La nuova classe globale degli svangaggiati) “”Allo stesso modo, è faccenda complessa determinare se l’emigrazione contribuisca alla causazione cumulativa di segno negativo evidente nei paesi esportatori di manodopera. La documentazione mostra che singole famiglie e località possono beneficiarne, non però le economie nazionali di questi paesi. La storia sembra indicare che l’accumulazione di vantaggio, evidente nei paesi di accoglienza, non si è tendenzialmente estesa alle aree di esportazione della manodopera per la loro impossibilità a raggiungere un’effettiva spazializzazione della crescita o per esserne strutturalmente escluse, proprio perché caratterizzate da uno sviluppo disuguale. Per due secoli Italia e Irlanda sono state esportatrici di manodopera senza che ciò si trasformasse in un vantaggio macroeconomico. Il loro attuale dinamismo, e il fatto che accolgano forza lavoro immigrata, hanno poco a che fare con la loro storia di paesi d’emigrazione. Sono stati processi economici specifici, promossi da agenti specifici (lo stato nazionale irlandese e le imprese dell’Italia settentrionale) a far crescere le rispettive economie. In breve, da una prospettiva analitica si potrebbe sostenere che quanto più i paesi oggi importatori di manodopera si siano arricchiti e sviluppati, tanto più hanno ampliato le loro aree di reclutamento e di influenza, estendendole a un numero crescente di paesi e inglobando molteplici dinamiche di emigrazione e di immigrazione: alcune radicate in passate condizioni imperiali, altre in più recenti asimmetrie di sviluppo alla base di gran parte della migrazione odierna. Esiste una dinamica della disuguaglianza, nella quale si inseriscono le migrazioni della manodopera, che continua a contrassegnare le regioni quali esportatrici o importatrici di manodopera benché un determinato paese possa passare da una categoria all’altra, come nel caso di Irlanda e Italia al giorno d’oggi”” (pag 146-147) [Cap. V, Formazione delle migrazioni internazionali]”,”TEOS-001-FP”
“SASSENBACH J.”,”Twenty-five years of International Trade Unionism.”,”””Conferenza internazionale di Berna, 1917. Inviti a questa Conferenza furono spediti dalla Federazione dei sindacati svizzeri il 30 giugno 1917, ma d’ accordo con Legien la conferenza fu spostata dal 17 settembre, com’era stato deciso a Stoccolma, al 1° ottobre. L’ agenda conteneva il punti seguenti: – 1. Costituzione, sede principale della IFTU. – 2. Proposte dell’ internazionale sindacale per la conferenza di pace. Si era deciso che le discussioni di questioni politiche fossero lasciate fuori. Ogni paese aveva diritto di mandare fino a 10 delegati. I paesi rappresentati si possono vedere nella tabella riportata. Il centro nazionale francese voleva prendere parte alla conferenza, ma non poteva mandare nessuno perché il governo francese rifiutava i passaporti. Gli italiani erano disposti a venire se tutti i paesi avessero risposto alla chiamata. I belgi e le trade unions britanniche rifiutarono decisamente di prendere parte e queste ultime basarono il loro rifiuto sulla base della decisione di una conferenza di rappresentanti dei sindacati dei paesi dell’ Intesa, tenutasi a Londra dall’ 11 al 12 settembre. L’ atteggiamento dei belgi e dei britannici diede luogo a lunghe discussioni, particolarmente ostili nei confronti di questi ultimi, essendo l’ assenza dei belgi giustificata da alcuni delegati.”” (pag 57-58)”,”SIND-062″
“SASSETTI Filippo, a cura di Adele DEI”,”Lettere dall’India (1583-1588).”,”Figura particolare nel panorama letterario italiano del secondo Cinquecento il fiorentino Filippo Sassatti (1540-1588) fu al contempo letterato e mercanto, animato da interessi filologici e scientifici, tuttavia costretto, per vivere ad occuparsi di merci, traffici e spedizioni.”,”INDx-002-FFS”
“SASSO Gennaro”,”Il guardiano della storiografia. Profilo di Federico Chabod e altri saggi.”,”Da Federico CHABOD a Arnaldo MOMIGLIANO, da Delio CANTIMORI a Eugenio GARIN, questo volume ricostruisce alcuni aspetti della storiografia italiana ed europea del XX secolo. Gennaro SASSO (Roma, 1928) è professore ordinario di Storia della filosofia nella facoltà di lettere e filosofia dell’ Accademia Nazionale dei Lincei. Tra le sue opere: -Niccolò Machiavelli. Storia del suo pensiero politico (NAPOLI, 1958) – Machiavelli e Cesare Borgia (ROMA, 1965) – Passato e presente nella storia della filosofia (ROMA, 1965, 1966) -Studi su Machiavelli (NAPOLI, 1966) -In marigne al V Centenario di Niccolò Machiavelli (NAPOLI, 1972) -Benedetto Croce. La ricerca della dialettica (NAPOLI, 1975) -Il progresso e la morte. Saggi su Lucrezio (BOLOGNA 1979) -La ‘Storia d’Italia’ nel pensiero di Benedetto Croce (NAPOLI 1979) -L’ illusione della dialettica. Profilo di Carlo ANTONI (ROMA 1982) -Tramonto di un mito. L’ idea di progresso fra Otto e Novecento (BOLOGNA 1984) – Machiavelli e gli antichi e altri saggi (3 voll, MILANO-NAPOLI).”,”STOx-050″
“SASSO Fulvio”,”Il Biondino (eroe o sanguinario?). L’enigmatica storia di un protagonista nella lotta partigiana fra Liguria e Piemonte.”,”SASSO Fulvio è nato nel 1942 vive a Ferrania (SV).”,”ITAR-187″
“SASSO Fulvio”,”””Ortica””. Storia di un partigiano da Savona alle Langhe.”,”SASSO Fulvio è nato nel 1942 vive a Ferrania (SV).”,”ITAR-188″
“SASSO Gennaro”,”Niccolò Machiavelli. Storia del suo pensiero politico.”,”Gennaro Sasso è professore ordinario di Storia della filosofia nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma. Ha pubblicato tra l’altro ‘Il progresso e la morte. Saggi su Lucrezio’, Bologna, 1979. “”Il ‘Principe’ non è il sogno di un visionario, e Machiavelli non è lo schiavo della sua «immaginazione». E’ tuttavia – potrebbe dirsi – privo della «capacità» storiografica che, nei ‘Discorsi’, sorregge la teoria politica, e costituisce la sua incomparabile profondità. In luogo di individuare le ragioni complesse, varie e profonde, della crisi e della decadenza italiana, nel ‘Principe’ sembra che Machiavelli le ritragga nell’insufficienza dell’organizzazione militare e in quella indichi la «causa prima» della catastrofe (60). E se è così, se il quadro che qui egli traccia è così povero di altre, essenziali, determinazioni, non sarà inevitabile concludere che a questa sua angustia corrisponde , in realtà, quella stessa da cui la sua costruzione politica è affetta?”” (pag 342) (60) Sugli “”errori”” di valutazione storica di Machiavelli, cfr. Chabod, ‘Del Principe di Niccolò Machiavelli’, pp. 42 sgg. (= Scritti, pp. 74, segg). La tesi formulata nel testo trova il suo sostegno in molti passi del ‘Principe’. Cfr., ad es., 12, dove la connessione circolare fra «buone leggi» e «buone armi» è chiarissima. Chobod, ‘Del Principe’, p. 41 n. 3, ha certo avuto torto a sottovalutarla”,”TEOP-134-FF”
“SASSOON Donald”,”Cento anni di socialismo. La sinistra nell’ Europa occidentale del XX secolo.”,”SASSOON insegna storia all’Univ di Londra. Tra i suoi libri tradotti in IT: – Togliatti e la via italiana al socialismo. EINAUDI. 1980 – L’Italia contemporanea. EDITORI RIUNITI. 1987 Con ‘Cento anni di socialismo’ ha vinto il premio Deutscher 1996.”,”EUVx-003″
“SASSOON Donald”,”Togliatti e la via italiana al socialismo. Il Pci dal 1944 al 1964.”,”SASSOON Donald, nato al Cairo nel 1946, è uno storico inglese, allievo di Eric J. HOBSBAWM col quale ha preparato il dottorato di ricerca. Membro del Labour Party vive a Londra dove insegna Storia contemporanea al Queen Mary College. Ha curato due antologie di testi del PCI e di scritti di TOGLIATTI ‘The Italian Communistes Speak for Themselves’ e ‘On Gramsci and Others Writings’. Policentrismo (pag 162) “”Fin qui l’ analisi di Togliatti non si discosta molto da quella di Krusciov. Entrambi avevano chiaramente interesse, sul piano teorico-politico, a cercare di mantenere separati gli errori personali di Stalin da certi grandi avvenimenti (per esempio la vittoria su Hitler) che andavano considerati positivi, nonostante la parte determinante avuta da Stalin. Poiché Stalin aveva dato la sua impronta a tutto il corso del comunismo post-leniniano, è ovvio che lo spazio di manovra era ristretto: non era possibile condannare tutto l’ operato di Stalin. E’ qui che il metodo di Togliatti comincia a discostarsi da quello di Krusciov. Secondo Togliatti, “”non può… venire considerata soddisfacente la posizione che è stata presa al congresso e che oggi viene ampiamente sviluppata nella stampa sovietica per quanto riguarda gli errori di Stalin e le cause e condizioni che li resero possibili””. In particolare Togliatti trova inaccettabile il concetto di “”culto della personalità””, che non può essere usato come chiave universale per spiegare tutto ciò che ha funzionato male nell’ Urss e nel movimento comunista internazionale””. (pag 167)”,”PCIx-211″
“SASSOON Donald”,”La cultura degli europei. Dal 1800 a oggi.”,”SASSOON Donald è nato al Cairo e ha studiato a Parigi, Milano, Londra e negli Stati Uniti. Ordinario di storia europea comparata presso il Queen mary College di Londra, è autore di ‘Togliatti e la via italiana al socialismo’ (Einaudi, 1980) e di ‘Cento anni di socialismo’ (Editori Riuniti, 1997). Con Rizzoli ha pubblicato ‘Il mistero della Gioconda’ (2006).”,”EURx-263″
“SASSOON Donald”,”Cento anni di socialismo. La sinistra nell’Europa occidentale del XX secolo.”,”Donald Sassoon insegna storia all’Università di Londra. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Togliatti e la via italiana al socialismo e L’Italia contemporanea. Con Cento anni di socialismo ha vinto il prestigioso premio Deutschet 1996.”,”SOCx-016-FL”
“SASSOON Donald e altri”,”Togliatti e la «centralità» del parlamento (Sassoon); Togliatti e il Partito comunista italiano. Tavola rotonda con Nello Ajello, Enzo Forcella, Giorgio Napolitano, Aldo Rizzo, Giovanni Russo, Aldo Tortorella, Aldo Zanardo.”,”Togliatti inizia un excursus storico sul concetto di rappresentanza che lo porterà da Mirabeau a Sonnnino, Lorimer e John Stuart Mill: la metafora del parlamento come specchio del paese… (pag 45) “”Togliatti avrebbe potuto citare J. Stuart Mill per il quale il parlamento dovrebbe essere «un congresso di opinioni: un’arena in cui non solo l’opinione generale della nazione, ma quella di ogni sua parte… può presentarsi a pieno titolo e provocare una discussione» (29)”” (pag 47) (29) J.S. Mill, ‘Considerations on Representative Government’, in ‘Utilitarianism Liberty Representative Government’, a cura di H.B. Acton, Dent, London, 1972, p. 239″,”PCIx-006-FGB”
“SASSOON Donald”,”L’Italia contemporanea. I partiti le politiche la società dal 1945 a oggi.”,”Donald Sassoon (Il Cairo, 1946) insegna storia all’Università di Londra. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Togliatti e la via italiana al socialismo e L’Italia contemporanea. Con Cento anni di socialismo ha vinto il prestigioso premio Deutschet 1996.”,”ITAP-074-FL”
“SATPREM [ENGINGER Bernard]”,”Mère. Il materialismo divino.”,”Dono di Mario Caprini ‘Il fine generale da raggiungere è l’avvento dell”Armonia universale’, diceva già nel 1912, la realizzazione dell’unità umana (la stessa espressione di Sri Aurobindo, prima di lui)’ (pag 186) ‘Satprem, nato Bernard Enginger a Parigi il 30 ottobre 1923, è stato uno scrittore francese e un importante esponente dello yoga di Sri Aurobindo e Mirra Alfassa, conosciuta come “”Mère””. Durante la Seconda Guerra Mondiale, ha fatto parte della Resistenza francese e fu arrestato dalla Gestapo, trascorrendo un anno e mezzo in un campo di concentramento tedesco. Dopo la guerra, Satprem ha viaggiato molto, visitando paesi come l’Egitto, la Guyana francese, il Brasile e l’India. È stato in India che ha incontrato Sri Aurobindo e Mère, un incontro che ha profondamente influenzato la sua vita. Nel 1957, Mère gli ha dato il nome spirituale ‘Satprem’, che significa “”colui che ama veramente””. Satprem è noto soprattutto per aver pubblicato l’Agenda di Mère, un’opera in 13 volumi che raccoglie le registrazioni e gli appunti delle conversazioni con Mère dal 1953 al 1973. Ha anche fondato l’Istituto di Ricerche Evolutive a Parigi nel 1977 per promuovere questa opera (f. copilot)”,”INDx-145″
“SATTA BOSCHIAN Laura”,”Vita di Lenin.”,”Laura SATTA BOSCHIAN, già docente di Lingua e letteratura russa nell’ Università di Perugia ha pubblicato varie opere sulla Russia e l’ URSS (v.retrocopertina). “”E Lenin conosceva a fondo gli umori della campagna perché i chodoki lo informavano con regolarità. Li ho già nominati più volte e sempre di sfuggita. Sono un fenomeno curioso e fra le tante smancerie fiorite, fino a pochi anni or sono, intorno a Lenin, ridicole, controproducenti e spesso non vere, questa dei colloqui fra Lenin e i chodoki dovrebbe essere più approfondita. Erano costoro dei contadini che da tempo immemorabile, percorrendo distanze infinite, andavano a piedi (per questo chodoki da chodit’ camminare) nella capitale, per esporre le loro richieste e i loro lamenti a qualche alto funzionario o anche direttamente allo zar. Abitudine arcaica, ingenua, tribale, che (…) Lenin aveva colto al volo (…) per trarre notizie di prima mano, altrimenti impossibili.”” (pag 192-193)”,”LENS-135″
“SATTA BOSCHIAN Laura”,”Vita di Lenin.”,”Laura Satta Boschian, già docente di Lingua e letteratura russa nell’Università di Perugia, ha pubblicato, fra l’altro: Mosca e il magnifico decennio, Il regno oscuro, Tempo d’avvento. Ha collaborato a riviste scientifiche e a quotidiani. L’illuminismo e la steppa, ampio profilo d’insieme della Russia nel Settecento, La cultura e il potere, da Ivan il Terribile a Sacharov e Dalla Santa Russia all’URSS (1905-1924), Un destino voluto da tutti (Premio Capri – S.Michele 1989). In uno stile scarno ed efficace, con una narrazione che non consente sosta e che trae linfa vitale da una lunga frequentazione di uomini e di eventi, questo libro ripercorre nei momenti fondamentali le vicende della vita di Lenin, dalla nascita nella lontana Simbirsk, all’uccisione del fratello, ai contatti con i populisti russi, ricostruisce la sua formazione politica, il tormentato cammino di organizzatore e suscitatore, in Russia e in Europa, fra la rivoluzione del 1905 e l’Ottobre, fino alla presa del potere, all’instaurazione dello Stato Sovietico, all’ultima, concitata stagione della sua esistenza.”,”LENS-012-FL”
“SATTA BOSCHIAN Laura”,”Dalla santa Russia all’URSS (1905-1924). Un destino voluto da tutti.”,”Laura Satta Boschian, già docente di Lingua e letteratura russa nell’Università di Perugia, ha pubblicato, fra l’altro: Mosca e il magnifico decennio, Il regno oscuro, Tempo d’avvento. Ha collaborato a riviste scientifiche e a quotidiani. L’illuminismo e la steppa, ampio profilo d’insieme della Russia nel Settecento, La cultura e il potere, da Ivan il Terribile a Sacharov e Dalla Santa Russia all’URSS (1905-1924), Un destino voluto da tutti (Premio Capri – S.Michele 1989). In uno stile scarno ed efficace, con una narrazione che non consente sosta e che trae linfa vitale da una lunga frequentazione di uomini e di eventi, questo libro ripercorre nei momenti fondamentali le vicende della vita di Lenin, dalla nascita nella lontana Simbirsk, all’uccisione del fratello, ai contatti con i populisti russi, ricostruisce la sua formazione politica, il tormentato cammino di organizzatore e suscitatore, in Russia e in Europa, fra la rivoluzione del 1905 e l’Ottobre, fino alla presa del potere, all’instaurazione dello Stato Sovietico, all’ultima, concitata stagione della sua esistenza.”,”RIRO-216-FL”
“SATTA BOSCHIAN Laura”,”Ottocento Russo. Geni, diavoli e profeti.”,”Laura Satta Boschian, già docente di Lingua e letteratura russa nell’Università di Perugia, ha pubblicato, fra l’altro: Mosca e il magnifico decennio, Il regno oscuro, Tempo d’avvento. Ha collaborato a riviste scientifiche e a quotidiani. L’illuminismo e la steppa, ampio profilo d’insieme della Russia nel Settecento, La cultura e il potere, da Ivan il Terribile a Sacharov e Dalla Santa Russia all’URSS (1905-1924), Un destino voluto da tutti (Premio Capri – S.Michele 1989). In uno stile scarno ed efficace, con una narrazione che non consente sosta e che trae linfa vitale da una lunga frequentazione di uomini e di eventi, questo libro ripercorre nei momenti fondamentali le vicende della vita di Lenin, dalla nascita nella lontana Simbirsk, all’uccisione del fratello, ai contatti con i populisti russi, ricostruisce la sua formazione politica, il tormentato cammino di organizzatore e suscitatore, in Russia e in Europa, fra la rivoluzione del 1905 e l’Ottobre, fino alla presa del potere, all’instaurazione dello Stato Sovietico, all’ultima, concitata stagione della sua esistenza.”,”RUSx-238-FL”
“SATTA BOSCHIAN Laura”,”Tempo d’avvento. Alle origini culturali religiose e sociali della prima rivoluzione russa.”,”Laura Satta Boschian, già docente di Lingua e letteratura russa nell’Università di Perugia, ha pubblicato, fra l’altro: Mosca e il magnifico decennio, Il regno oscuro, Tempo d’avvento. Ha collaborato a riviste scientifiche e a quotidiani. L’illuminismo e la steppa, ampio profilo d’insieme della Russia nel Settecento, La cultura e il potere, da Ivan il Terribile a Sacharov e Dalla Santa Russia all’URSS (1905-1924), Un destino voluto da tutti (Premio Capri – S.Michele 1989). In uno stile scarno ed efficace, con una narrazione che non consente sosta e che trae linfa vitale da una lunga frequentazione di uomini e di eventi, questo libro ripercorre nei momenti fondamentali le vicende della vita di Lenin, dalla nascita nella lontana Simbirsk, all’uccisione del fratello, ai contatti con i populisti russi, ricostruisce la sua formazione politica, il tormentato cammino di organizzatore e suscitatore, in Russia e in Europa, fra la rivoluzione del 1905 e l’Ottobre, fino alla presa del potere, all’instaurazione dello Stato Sovietico, all’ultima, concitata stagione della sua esistenza.”,”RIRx-115-FL”
“SAUDEJAUD Carole”,”Le syndicalisme chrétien sous l’ occupation.”,”SAUDEJAUD Carole (25 anni) ha sostenuto nel 1996 una memoria a Lione 2 – Lumière sul soggetto che ha dato luogo a questo libro. E’ titolare di un magistero di relazioni internazionali. Sindacalismo cristiano sotto l’Occupazione. I rapporti tra le due tendenza e l’unione di facciata. “”””””La verité qu’on le veuille ou non, et n’en déplaise à certain de nos amis, c’est qui’il y a deux tendances qui s’affrontent: la nôtre qui veut sauver le syndicalisme chrétien, et l’autre qui travaille ‘consciemment’ à sa perte. Je dis consciemment parce que cette tendance fait tout pour faire échouer nos ultimes efforts. Entre ces deux tendances, il ressort qu’il n’y a plus rien de commun. C’est du moins mon idée””. Ainsi Robert Vansieleghem (1) consiste la scission, que tous se refusent à reconnaître, au sein de l’ex-CFTC.”” (1) lettera di Robert Vansieleghem a Albert Myngers 9 ottobre 1942″,”MFRx-298″
“SAUL Norman E.”,”Sailors in Revolt. The Russian Baltic Fleet in 1917.”,”Norman E. Saul is professor of history at the University of Kansas. He received the B.A. in slavic studies at Indiana University, the M.A., Ph.D., and Certificate of the Russian Institute at Columbia University, and has also studied Russian history at the University of London and Leningrad State University. He worked on this volume as a Fulbright Research Scholar at the University of Helsinki. List of Illustrations, Preface, Notes, Bibliography, cartine, Index,”,”RIRO-190-FL”
“SAUL Norman E.”,”War and Revolution. The United States and Russia, 1914-1921.”,”Norman E. Saul is professor of history at the University of Kansas. He received the B.A. in slavic studies at Indiana University, the M.A., Ph.D., and Certificate of the Russian Institute at Columbia University, and has also studied Russian history at the University of London and Leningrad State University. He worked on this volume as a Fulbright Research Scholar at the University of Helsinki.”,”QMIP-030-FL”
“SAUNDERS David”,”La Russia nell’ età della reazione e delle riforme 1801-1881.”,”David SAUNDERS insegna storia all’ Università di Newcastle upon Tyne. Specialista di storia russa ha pubblicato pure: ‘The Ukrainian Impact on Russian Culture 1750-1850’ (1985).”,”RUSx-056″
“SAUNDERS Doug”,”Du village à la ville. Comment les migrants changent le monde.”,”SAUNDERS Doug traduit de l’anglais (Canada) par Daniel POLIQUIN. Le città uccidevano gli uomini come gli eserciti… “”(…) les villes européennes au mitan du XVIIIe siècle ne connaissaient qu’une croissance de 0,2% par année. La population totale de l’Europe occidentale en 1750 était à peine supérieure à celle de 1345, avant que le première peste ne frappe, et nombre de villes italiennes n’avaient pas connu de croissance depuis l’époque romaine. Londres au XVIIIe siècle était si dangereuse qu’il fallait en moyenne 6 000 migrants ruraux par an rien que pour maintenir sa population de 600 000 habitants (3). Les villes, comme les armées, tuaient les hommes presque aussi vite qu’elles les absorbaient. Dans la dernière moité du XVIIIe siècle, et surtout après 1780, la dynamique s’est modifiée. À Londres, les baptêmes ont excédé les enterrements pour la première fois en 1790, tendance qui s’est accélérée vivement après 1801 (4). D’autres villes européennes ont emboîté le pas. En grande partie, ce changement a été causé par le resserrement du réseau du commerce mondial et des communications, qui avait créé un bassin de population homogène et immunisé partout en Europe et dans une bonne partie de l’Asie, faisant des maladies autrefois épidémiques et mortelles des maladies endémiques (c’est-à-dire qu’elles se muaient en simples maladies d’enfants). Cette nouvelle immunité a provoqué un boom démographique sans précédent, nourri, entre autres, par des mariages entre gens plus jeunes et de récoltes plus nourrissantes. En Europe et en Chine, le taux de croissance démographique s’est multiplié par cinq puis sept après 1750. La population européenne est passée de 118 millions en 1700 à 187 millions en 1801, et allait doubler de nouveau au siècle suivant”” (pag 169-170) [(3) William H. McNeill “”Human Migration: A Historical Overview””, in William H. McNeill e Ruth S. Adams a cura, Human Migration: Patterns and Policies, Indiana University press, 1978, p.6; (4) Mary Dorothy George, London Life in the Eighteenth Century, Chicago Academy, 1985, p. 25-26]”,”CONx-189″
“SAUNDERS David”,”La Russia nell’età della reazione e delle riforme, 1801-1881.”,”David Saunders insegna Storia all’Università di Newcastle upon Tyne. Specialista di storia russa ha pubblicato anche ‘The Ukrainian Impact on Russian Culture 1750-1850’.”,”RUSx-078-FL”
“SAUNDERS Frances Stonor”,”Gli intellettuali e la Cia. La strategia della guerra fredda culturale.”,”””Il modo migliore per fare buona propaganda è non far mai apparire che si sta facendo propaganda”” (Richard Crossman) (in apertura, introduzione)”,”USAP-090″
“SAUSKIN Ju.G.”,”Introduzione alla geografia umana.”,”””durante tutto l’ ultimo millennio l’ Asia (esclusa l’ Urss) ha costantemente compreso e continua a comprendere più della metà della popolazione mondiale.”” (pag 231) “”la popolazione dell’ Asia è costantemente in crescita, benché la sua percentuale rispetto alla popolazione mondiale sia pure variata, dal 53.3% (1920) al 65.9% (1950). Dal 1900 ad oggi la popolazione dell’ Asia (esclusa l’ Urss) è quasi raddoppiata…””. (pag 231) “”Dal 1900 ad oggi la popolazione dell’ Europa (senza l’ Urss) è aumentata di quasi il 50%.”” (pag 232)”,”ASGx-024″
“SAUVAGE Leo”,”Chi ha ucciso il presidente? Risposta al rapporto Warren. Una implacabile analisi del più misterioso delitto politico del secolo.”,”J.F. KENNEDY è stato assassinato a Dallas il 22 novembre 1963. “”E’ un principio basilare del diritto americano, come del resto del diritto moderno in generale, che ogni esitazione, ogni incertezza, ogni ambiguità vadano interpretate a vantaggio dell’ accusato.”” (pag 49)”,”USAP-067″
“SAUVY Alfred”,”Crescita zero?”,”Alfred SAUVY è nato nel 1898. Economista, sociologo, statistico, ha diretto per molti anni l’ Institut National d’ Etudes Demographiques di Parigi ed è membro della Commissione dell’ ONU per la popolazione. Fra le sue opere sono da ricordare: -Theorie generale de la population (1954) -De Malthus à Mao Tse-tung (1958) -La longueur de la vie humaine (1960)”,”DEMx-028″
“SAUVY Alfred”,”La fine dei ricchi. Verso l’ autodistruzione? Sfruttamento sprechi degradazione dell’ ambiente. I macroscopici errori dei paesi industrializzati.”,”Alfred SAUVY è nato nel 1898. Economista, demografo, sociologo, statistico, ha diretto per molti anni l’ Institut National d’ Etudes Demographiques di Parigi ed è membro della Commissione dell’ ONU per la popolazione. Fra le sue opere: -Theorie generale de la population (1954) -De Malthus à Mao Tse-Tung (1958) -La longueur de la vie humaine (1960) -Croissance zero? (Crescita zero?, GARZANTI, 1974)”,”DEMx-029″
“SAUVY Alfred, a cura di J.C. CHESNAIS”,”La viellesse des nations.”,”Alfred SAUVY (1898-1990). L’ Europa entra nel declino demografico. Dal 1996 la sua popolazione sta diminuendo. Il secolo XIX sarà il “”secolo dell’ invecchiamento””, questa volta planetario con tutte le conseguenze che ciò comporterà (sistema delle pensioni, tasso di disoccupazione elevato, giovani contro vecchi ecc.). La Francia è stata dalla fine del XVIII secolo agli anni 1940, all’ avanguardia dello spopolamento e dell’ invecchiamento. Ed è ad essa che sono dedicati gran parte dei testi di questo volume. Ma il declino francese prefigurava quello europeo che stiamo vivendo oggi. E la sua esperienza sta prendendo una portata universale. (dalla 4° di copertina)”,”DEMx-047″
“SAUVY Alfred”,”Histoire économique de la France entre les deux guerres. 1. 1918-1931. De l’ armistice à la dévaluation de la livre.”,” “”Difesa borghese. In posizione difensiva, la borghesia intende mantenere l’ ordine stabilito contro la massa di rivendicazioni sindacali o politiche, e nel contempo fare fronte ai pericoli nazionali; doppia lotta all’ interno e all’ esterno. A parte il gendarme per rispettare la proprietà, le due barriere classiche del regime sono, anch’esse, una interna, l’ altra estera: il gold standard (étalon or) e il budget. La prima è fisica, inalterabile, la seconda più dogmatica, ma anch’essa solida. Questi due catenacci sono saltati sotto la pressione della guerra, il regime ha ballonzolato senza regole, fino al loro ristabilimento nel 1928. Ma quattordici anni di queste fluttuazioni hanno messo in movimento molti organi, fino ad allora inerti.”” (pag 435)”,”FRAE-022″
“SAUVY Alfred”,”Histoire économique de la France entre les deux guerres. 2. 1931-1939. De Pierre Laval a Paul Reynaud.”,” La settimana di 40 ore, misura del governo Leon Blum del Fronte popolare. L’ aumento salariale deciso nel giugno fino alla svalutazione del settembre 1936. “”Questa misura figura, l’ abbiamo visto, nel programma dei comunisti, ma non in quello del Rassemblement populaire, che costituisce la carta fondamentale. E’ la pressione degli scioperi che conduce ad adottare questa innovazione, alla quale i radicali non hanno il coraggio o la chiaroveggenza di opporsi. Secondo il relatore della legge davanti alla Camera, André Philip, la settimana di 40 ore ha uno scopo sociale, affermare il diritto dei lavoratori al tempo libero ed uno scopo economico, contribuire al riassorbimento della disoccupazione.”” (pag 208-209)”,”FRAE-023″
“SAUVY Alfred, collaborazione di Anita HIRSCH André ARMENGAUD Pierre GEORGE Marcel LODS Jules MILHAU Maurice DAUMAS Jacques JULLIARD Jean BOUVIER André LALEUF Robert CORNEVIN André L.A. VINCENT Alain BARJOT Cécile TARDIEU-GOTCHAC Evelyne SULLEROT Françoise FOURASTIE'”,”Historie économique de la France entre les deux guerres. III. Divers sujets.”,”Contiene dedica autore Contiene un capitolo sul movimento operaio e sindacale: ‘Le mouvement syndical’ di Jacques JULLIARD (pag 175-203) “”Déjà, au Congrès de Lyon (septembre 1919), reprochant à la CGT de n’avoir pas déclenché une lutte décisive après le 1er mai, marqué par une impressionante mobilisation populaire, Monatte critiquait en ces termes un de ses plus proches amis de la ‘Vie ouvrière’ d’avant-guerre: “”Merrheim ne veut pas faire le saut révolutionnaire, Merrheim, comme le cheval au bord de l’obstacle, s’arrête et recule””. A quoi ce dernier avait répondu: “”Ma plus grande souffrance, c’est d’avoir connu en France une situation révolutionnaire sans avoir rencontré un esprit révolutionnaire dans la classe ouvrière””. (pag 181)”,”FRAE-037″
“SAUVY Alfred”,”Crescita zero?”,”Alfred Sauvy è nato nel 1898. Economista, sociologo, statistico, ha diretto per molti anni l’Institut National d’Etudes Demographiques di Parigi ed è stato membro della Commissione dell’ONU per la popolazione. Fra le sue opere sono da ricordare: ‘Theorie generale de la population’ (1954); ‘De Malthus à Mao Tse-tung’ (1958); ‘La longueur de la vie humaine’ (1960). Secondo Sauvy i marxisti non prevedono un aumento dei bisogni dell’uomo! “”È difficile parlare delle risorse del pianeta senza preoccuparsi dell’uomo. Finché si tratta solo di bisogni vitali, e in particolare di nutrimento, il problema è abbastanza ben circoscritto. Ma nel XIX secolo nascono a poco a poco nuovi bisogni. La formula classica «A ciascuno secondo i suoi bisogni» è molto anteriore a Marx, ma egli è il primo, per sua stessa ammissione, a uscire dall’utopia per dar vita al socialismo scientifico. I testi sull’argomento abbondano, sono abbastanza precisi e carichi di significato. Engels ha detto (1): «Regolare la produzione a seconda dei bisogni sarà una cosa da nulla». Più prudente, come sempre, Marx prevede una fase di transizione contrassegnata da una penuria relativa dovuta all’eredità del regime capitalistico. Ma alla conclusione del processo, grazie ai grandi progressi economici permessi dal socialismo, ciascuno otterrà «secondo i suoi bisogni»; vedremo più avanti il contenuto del termine. In nessun momento si affaccia l’idea di una limitazione delle risorse del pianeta. La preoccupazione di ripartire è così viva da spegnere ogni pensiero circa la massa da suddividere o, diciamo meglio, ogni inquietudine. Nel 1881, Engels scrive a Kautsky una famosa lettera contro i propagandisti malthusiani, nella quale in particolare osserva (2): «La produzione in serie che sta facendo la sua comparsa in America e il notevole sviluppo dell’agricoltura minacciando di soffocarci duramente sotto il peso dei beni prodotti». I bisogni dell’epoca sembrano limitati: il vitto e l’alloggio, un poco di cultura. Ma racchiusi nelle formule e soggiogati, come tanti altri, dai miraggi del mercato, i marxisti non immaginano neppure che i bisogni dell’uomo possano aumentare. Engels scrive: «Una volta stabilita tale statistica [del consumo in una società comunista], cosa che si può facilmente eseguire nel giro di uno o due anni, la media del consumo annuo muterà solo in rapporto all’aumento della popolazione; sarà quindi facile fissare anticipatamente, a un momento dato, quale quantità di ogni articolo verrà richiesta dal bisogno del popolo». Da quel momento tutto è permesso. Sebbene viva in un periodo in cui già i bisogni emergono da ogni parte, Lenin conserva integralmente il pio pensiero: «Lo stato potrà scomparire completamente (,,,) solo quando ci sarà talmente abituati a osservare le regole primordiali della vita sociale e solo quando il lavoro sarà diventato talmente produttivo che tutti lavoreranno volontariamente secondo le proprie capacità (…) la ripartizione dei prodotti non richiederà più che la società assegni a ciascuno la sua parte dei prodotti che gli spettano. Ciascuno sarà libero di prelevare a seconda dei propri bisogni». Non viene detto che verrà ‘dato’ a ciascuno second i propri bisogni, il che potrebbe suggerire una certa definizione restrittiva della funzione delle autorità, ma che ciascuno potrà ‘prelevare’. Da quel momento, la corsa al profitto da una parte, la corsa all’abbondanza dall’altra, trascinano gli uomini in sogni contrapposti per molti versi, ma ugualmente indifferenti all’estensione della fonte delle ricchezze. Méline e Lenin, curiosamente associati da una assonanza dei cognomi, ci presentano due tendenze, due idealismi assolutamente contrari: l’uno; definitivamente reazionario, vuol ritornare nel cuore della terra che ingenuamente presuppone larga a tutti di favori per la sua sola bontà. L’altro, rivoluzionario, non intravvede limiti alla risorse naturali dominate dall’uomo”” (pag 46-48) [Alfred Sauvy, ‘Crescita zero?’, Garzanti, Milano, 1974] [(1) Discorso pronunciato il 15 febbraio 1845; Cfr. Mega, parte I, vol IV, p. 372 (trad. it. Marx-Engels, ‘Opere complete’, vol. IV, Roma, 1972); (2) K. Marx e F. Engels, ‘Lettres à A. Bebel, W. Liebknecht, K. Kautsky et autres’, parte I, 1870-86, pubblicata dall’Istituto Marx-Engels-Lenin’ di Mosca. Cfr “”Population””, 1966, p. 786]”,”TEOS-022-FV”
“SAVAGE Jon”,”L’invenzione dei giovani.”,”Jon Savage è giornalista e autore di ‘England’s Dreaming’ storia dei Sex Pistols e della parabola punk nell’Inghilterra degli anni settanta. “”I giovani non sono sempre esistiti. Al contrario: sono stati inventati”” “”L’importanza cruciale dei giovani trovò una conferma quando il governo britannico passò finalmente alla leva obbligatoria. Il livello d’attrito era tale che la domanda di sangue fresco era incessante”” (pag 166) “”Nei primi anni del Novecento l’iscrizione nei licei toccò livelli mai visti grazie a una serie di campagne di riforma che sottrassero tanti adolescenti dal mercato del lavoro, dove furono sostituiti immediatamente dai figli dei recenti immigrati. Ma gli industriali scoprirono presto che questa fonte di carne fresca per le fabbriche non era infinita. Molti nuovi cittadini americani s’erano portati dietro dal Vecchio Mondo le sue politiche sociali e adesso stavano manifestando perché fossero riconosciuti i sindacati. Il sistema dell’apprendistato era sotto il controllo della American Federation of Labor che si sforzava di aumentare i salari per i giovani. Il movimento contro il lavoro infantile era in piena attività: prima del 1900 ventotto stati avevano già approvato leggi che ne regolavano l’utilizzo. Uno dei suoi capi, Florence Kelly, fondò il Comitato nazionale per il lavoro infantile, che lottava per strappare controlli federali sulla “”forza lavoro dei giovani”” più rigorosi”” (pag 108-109)”,”GIOx-076″
“SAVANT Giovanna”,”Intransigenti e collaborazionisti. Serrati e Treves davanti alla grande guerra.”,”N. 48 e Ariste Tormenti, pseudonimi di Giacinto Menotti Serrati, Very Well pseudonimo di Claudio Treves Giovanna Savant ha conseguito il titolo di Dottoressa di ricerca in Studi politici all’università di Torino nel 2009. Ha collaborato al volume a cura di A. D’Orsi, ‘Bibliografia gramsciana ragionata. I, 1922-1965’, Viella, Roma, 2008. Ha pubblicato alcuni sagig sul pensiero politico di Antonio Gramsci. SAVANT Giovanna, Intransigenti e collaborazionisti. Serrati e Treves davanti alla grande guerra. ARACNE EDITRICE. ROMA. 2013 pag 86 8° prefazione di Angelo D’ORSI, premessa note bibliografia indice nomi; Quaderni della Fondazione Luigi Salvatorelli Marsciano, Collezione diretta da Angelo D’ORSI. Giovanna Savant ha conseguito il titolo di Dottoressa di ricerca in Studi politici all’università di Torino nel 2009. Ha collaborato al volume a cura di A. D’Orsi, ‘Bibliografia gramsciana ragionata. I, 1922-1965’, Viella, Roma, 2008. Ha pubblicato alcuni saggi sul pensiero politico di Antonio Gramsci. [‘Treves accusa il direttore dell”Avanti!’ di incoerenza, perché mentre difende il principio dell’intransigenza, non sconfessa l’attività dei Comuni socialisti, apertamente riformista, anzi “”se ne pavoneggia””. E si spinge ancora oltre, affermando chiaramente la necessità di un’azione collaboratrice: “”La guerra ci ha creato dei doveri politici; per assolverli bisogna essere presenti. Essere presenti vuol dire essere nell’azione non nella pura comunicazione filosofica. Ed essere nell’azione oggi implica necessariamente essere nella ‘tolleranza’, nella ‘transigenza’, nella ‘collaborazione'”” (20). Serrati accusa a sua volta Treves “”di parlare come Bonomi”” e i riformisti di destra espulsi nel 1912; se davvero il partito non potesse compiere altra azione che quella di collaborare col governo, «meglio varrebbe il suicidio»: l’annientamento sarebbe preferibile a un adattamento che è «tradimento di tutta l’opera passata». Ma poiché il PSI non ha alcuna responsabilità della situazione attuale, non può e non deve addossarsene alcuna, sia pure indirettamente, «accettando una collaborazione ‘politica’ che significherebbe o ‘parrebbe’ significare adesione alle ragioni borghesi del tempo presente» (21). La polemica riprende in autunno, quando Treves, sull”Avanti!’, accusa gli intransigenti di inerzia, perché in ogni azione scorgono il pericolo della collaborazione di classe. La sua critica investe direttamente il problema della tattica da seguire: i rivoluzionari svalutano gli sforzi e i sacrifici quotidiani che le masse operaie compiono per emanciparsi e alla cooperazione e alla mutualità contrappongono la visione «alquanto poetica e sadica della rivoluzione in blocco». Treves li paragona ai nazionalisti, perché parlano della rivoluzione negli stessi termini con cui i seguaci di Corradini descrivono la guerra, «come fine a se stessa», esaltando le virtù che essa mette in evidenza, ovvero il coraggio, la fierezza e la volontà di comando (22). Nel rispondere Serrati non risparmia al deputato socialista l’attacco personale, rinfacciandogli che nel periodo della neutralità «se ne stette dubbioso», indeciso tra i principi internazionalisti e le necessità contingenti. Afferma che la rivoluzione, intesa come la profonda e radicale trasformazione delle basi sociali, «che non esclude il fatto violento e risolutivo», è la meta del socialismo e ogni azione deve essere conforme a quel fine. Il partito può anche vivere di conquiste immediate, a patto però di tenere sempre presenti «le finalità lontane» e di ispirare ad esse la propria opera (23). Chi aderisce al socialismo «deve volere l’abbattimento della società borghese attraverso la lotta di classe»: Serrati lo afferma chiaramente, non solo rivolgendosi ai compagni della frazione riformista, ma anche per frenare il facile entusiasmo dei tanti che, delusi dalla condotta dei partiti borghesi, scrivono all'””Avanti!””, chiedendo l’ammissione al PSI. Le adesioni, «soverchiamente affrettate» rischiano di compromettere il carattere proletario e rivoluzionario del partito: le fila si ingrossano di «filantropi, di umanitari, di pacifisti» che, contrari alla guerra per ragioni sentimentali, possono un domani, per le stesse motivazioni, essere di ostacolo a una intransigente azione di classe (24)”” [(20) C. Treves, ‘I “”principi”” e l'””azione””‘, “”Critica sociale””, XXV, n. 12, 16-30 giugno 1915, pp. 177-79; (21) ‘L’azione contro i principi’, “”Avanti!””, 22 giugno 1915; (22) Very Well, ‘Il fine e il mezzo’, ivi, 17 ottobre 1915; (23) Postilla a Very Well, ‘Il fine e il mezzo’, cit. (‘Very Well’ pseudonimo di Claudio Treves) (pag 33-34)] [ISC Newsletter N° 80] ISCNS80TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”MITS-446″
“SAVANT Giovanna”,”Bordiga, Gramsci e la Grande Guerra (1914-1920).”,”Giovanna Savant è Dottoressa di ricerca in Studi politici europei ed euro-americani. Ha collaborato al volume a cura di A. D’Orsi, ‘Bibliografia gramsciana ragionata. I, 1922-1965’, Viella, Roma, 2008. Ha scritto alcuni saggi sul pensiero politico di Antonio Gramsci e sull’elitismo democratico. Ha pubblicato per Aracne: ‘Intransigenti e collaborazionisti. Serrati e Treves davanti alla Grande Guerra’, Roma, 2013. Bordiga su Zimmerwald (pag 72-73) “”Per quanto riguarda gli sforzi del PSI di riallacciare i contatti con i socialisti rimasti ostili alla guerra, culminati nei due convegni di Zimmerwald e Kienthal, tenutisi tra l’autunno del 1915 e la primavera dell’anno successivo, non vi sono articoli di Bordiga che commentino direttamente gli eventi; molti anni dopo, nella ‘Storia della sinistra comunista’, pur ammettendo che il partito «dette il meglio di sé» nel campo della ripresa dei rapporti internazionali, lamenterà con eccessivo rigore che le delegazioni erano composte quasi soltanto da deputati riformisti e che mancavano dei «veri rivoluzionari», per cui nessun italiano firmò il manifesto della sinistra di Zimmerwald preparato da Lenin (140). Come è noto, nel corso dell’incontro, il ‘leader’ bolscevico avanza la proposta di trasformaer la guerra imperialista in guerra rivoluzionaria, ma la maggior parte dei presenti aderisce a una tesi meno estremistica, secondo la quale le masse proletarie devono battersi per l’affermazione di principi democratici e di pacifica convivenza fra gli Stati (141). In un articolo del 1917, successivo alla rivoluzione d’Ottobre, Serrati, presente a Zimmerwald, tenta di spiegare le ragioni del proprio dissenso da Lenin, comuni agli altri esponenti massimalisti lì riuniti: non si trattava che di «un convegno simbolico», in cui riaccendere la fiaccola dell’internazionalismo. Il suo compito non era di stabilire i mezzi di azione immediata, ma di «levare, in alto e lontano, la parola che rinfranchi, che rincuoir, che dica come nell’universale naufragio l’internazionalismo, pure tra gli errori e gli sbandamenti, è rimasto salvo» (142). L’articolo bordighiano del periodo bellico probabilmente più difficile da comprendere rimane quello scritto in occasione dell’uccisione del presidente del Consiglio austriaco da parte del socialista Friedrich Adler, nell’autunno del 1916. Nonostante non creda al valore dei gesti individuali e sia convinto che «agli individui deve essere superiore il Partito» (143), Bordiga difende strenuamente il compagno omicida: il suo è un atto «che si è imposto a un tempo alla cronaca e alla storia». Adler è un marxista che fino a poche ore prima dell’attentato aveva lavorato per un giornale di partito: un uomo lucido, dunque, in grado di valutare il peso delle proprie azioni. Il suo gesto «è stato il corollario della sua – della nostra – campagna internazionalista. Il fatto è propaganda più efficace delle parole». Secondo il militante partenopeo, egli appartiene per sempre al proletariato internazionale: «Come i colpi di rivoltella esplosi da un forsennato contro Giovanni Jaurès segnarono l’inizio di un fatale periodo di deviazioni e di tradimenti tra i socialisti d’Europa, così noi auguriamo con tutta l’anima nostra che l’atto di Federico Adler, compiuto in circostanze tragicamente analoghe, a distanza di più di due anni, sia il segnale per la riscossa proletaria che condurrà al trionfo dell’Internazionale» (144). Alcuni studiosi hanno fatto riferimento alla mortificante stasi in cui si trovava la sezione napoletana, causa il richiamo di molti alle armi, e in fin dei conti l’intero Partito socialista, costretto, dopo lo scoppio della guerra, a ridurre la propria attività quasi alla sola opposizione parlamentare, per spiegare l’approvazione dell’assassinio da parte di Bordiga (145). Tuttavia, un anno dopo, quando l’omicida rischia di essere condannato a morte al termine del processo, è lo stesso militante partenopeo a ritornare sull’argomento, spiegando il proprio punto di vista: definisce Adler «uno dei migliori rappresentanti» del socialismo rivoluzionario, insieme a Karl Liebknecht, consapevoli entrambi che se il trionfo proletario darà pace e benessere, la lotta che lo precede non concede tregua e può richiedere «sacrificio e martirio». Rifacendosi ad alcuni concetti fondamentali di Marx, afferma che sia la guerra sia la rivoluzone sono subumane, ma che mentre la prima lo è nei mezzi e nel fine, la seconda lo è soltanto nei mezzi: con l’avvento del comunismo, si avrà la cessazione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e finirà quindi anche il periodo della preistoria, ma i socialisti che preparano il cambiamento «sono ancora uomini dell’epoca sub-umana»”” (pag 72-73) (140) Storia della sinistra comunista, I, p. 103; (141) Cfr. E. Ragionieri, Il socialismo italiano e ilmovimento di Zimmerwald, Belfagor, XXVIII 1973, n. 2 pp. 130-60, in particolare pp. 144-46; (142) I.O. (G.M. Serrati), ‘A Zimmerwald. Noterelle di uno che c’è stato’, Almanacco socialista italiano, 1917, p. 199; (143) A. Bordiga, Le insidie degli “”indipendenti””, in S2, pp. 273-77; (144) B., ‘Adler, “”L’Avanguardia””, X, n. 464, 5 novembre 1916, in S2, pp, 289-92; (145) Cfr. L. Gerosa, ‘Introduzione a S2, p. LXIII, (…)] Ancora da controllare e inserire”,”GRAS-126″
“SAVARESE Mario Lucio, direzione editoriale, consulenza di Franco FORTINI, redazione di Pietro GENTILUCCI, collaborazione Massimo BUCCHI”,”Il giornale dell’anno 1897.”,”Questione limitazione 8 ore, giornata lavorativa (pag 57)”,”STOU-097″
“SAVELLI Agostino”,”Storia d’Italia. Dal tramontare al risorgere dell’impero (476-1936).”,”SAVELLI Agostino”,”ITAF-330″
“SAVELLI Agostino”,”Storia di Spagna. Dalle invasioni barbariche ai giorni nostri, (409-1898).”,”Carlo d’Asburgo (Gand, 24 febbraio 1500 – Cuacos de Yuste, 21 settembre 1558) fu Re di Spagna (come Carlo I), Imperatore del Sacro Romano Impero (come Carlo V), Re di Napoli (come Carlo IV) e Duca di Borgogna (come Carlo II). È stato una delle più importanti figure della storia dell’Europa, padrone di un impero talmente vasto ed esteso, su tre continenti, che gli viene tradizionalmente attribuita l’affermazione secondo cui sul suo regno non tramontava mai il sole. (wikip)”,”SPAx-139″
“SAVELLI Agostino”,”Manuale di storia europea e particolarmente italiana, dal 476 d.C. a’ giorni nostri, ad uso delle scuole e delle persone colte. Vol. I. Il Medioevo. Parte I. (476-1000) – Parte II. (1000-1492).”,”Condizioni economiche e finanziarie dell’Impero. “”Economicamente le condizioni dell’Impero, soprattutto occidentale, erano ben tristi: spopolamento, latifondi dello Stato o dei ricchi proprietari; quindi la pastorizia sostituita alla cultura intensiva, molte delle campagne, un tempo biondeggianti di messi, ora divenute pascoli, pieni di mandrie, con pochi servi o pochi liberi a guardarle. Contribuiva inoltre a spopolare le campagne l’attrazione che esercitavano sui rurali le grandi città, come Roma, Costantinopoli, Antiochia e così via, dove si facevano copiose distribuzioni a’ poveri, formanti un proletariato urbano ozioso e vagabondo, doppiamente pericoloso e dannoso allo Stato. Nè a questi mali poteva porre riparo alcuno l’industria, pochissimo esercitata e considerata servile, nè il commercio, poco pregiato e interdetto ai senatori. Questi mali erano antichi, tantochè li lamentava Tiberio Gracco, ma giunsero al colmo nel secolo V in Occidente, dove i piccoli possidenti si riducevano in coloni per sfuggire alle imposte; il ceto medio diminuiva di numero, di efficacia sociale e politica, e scomparivano i curiali, talchè la società, se eccettuiamo ecclesiastici e militari, sembrava divisa in servi e semiliberi da un lato e latifondisti dall’altro. Le imposte si distinguevano in dirette (tributa) e in indirette (vectigalia) ed erano le seguenti: 1. ‘imposta fondiaria’ (tributum), percepita sul suolo, posto a catasto, fissata dall’Imperatore ogni 15 anni (in indictio); 2. ‘imposta governativa personale’ (capitatio) gravante chi non pagava nè la tassa fondiaria, nè l’industriale, cioè artigiani, operai, coloni, donne, ragazzi e schiavi, ed era dovuta dal padrone o dal capo di famiglia. La plebe urbana n’era esente. Curiali e senatori, non soggetti ad essa, facevano un presente convertito in imposta (aurum oblaticium, coronarium); 3. ‘crisargirio’ (chrysargirium) levato ogni 5 anni sulle industria, a guisa di patente; 4. ‘imposta sulle successioni e sugli affrancamenti per testamento’ (vigesima haereditatum et libertatis), sulle vendite (vectigal rerum venalium); 5. ‘imposte indirette’, dogane (portoria) pedaggi sulle vie, sui ponti, nei porti (telonea); il monopolio del sale (vectigal salis); 6. ‘prestazioni in natura’: forniture di viveri, vesti, foraggi per l’esercito; viveri e contanti per i funzionari; prestazioni per costruire e mantenere le strade, e via dicendo. Man mano che il decadimento dell’Impero procedeva, l’oppressione fiscale e la corruzione finanziaria si facevano sempre più insopportabili; mentre non solo fin dal secolo IV crescevano i bisogni per l’incessante difesa contro i barbari, ma crescevano ad un tempo le esenzioni dalle imposte. Lunga è la lista dei privilegiati che si sottraevano ad esse; la milizia di palazzo, i senatori, i professori di grammatica e di eloquenza, gli artigiani, esercitanti mestieri utili ai bisogni e piaceri del popolo, la Chiesa e l’esercito intero. In tale condizione di cose i non privilegiati cercavano, in qualunque modo, di sfuggire a’ carichi finanziari, magari assoggettandosi a’ più potenti. Donde appare che l’Impero s’avviava, anche senza il diffondersi fortunato de’ barbari, al feudalismo politico, perchè, mancando la protezione pubblica a’ deboli, rimasti soli a sopportare gli oneri finanziari, questi eran costretti a ricorrere a quella dei potenti privati, a scapito della propria libertà personale e dell’autorità dello Stato. Il quale, d’altra parte, non riusciva a sopperire a’ bisogni più urgenti nei momenti più pericolosi. Si veda che quadro triste fa Giuliano (361-363) delle condizioni finanziarie dell’Impero: «Da un’immensa ricchezza lo Stato romano è precipitato nella miseria più squallida…,,l’erario è vuoto, le città sono esauste, le province desolate; io stesso non ho denari». Ogni tentativo per uscire da questo stato di cose era vano, perchè l’aggravamento delle tasse, ricadendo solo sui meno atti a sopportarlo, acuiva il male”” (pag 7-8-9)”,”EURx-326″
“SAVELLI Agostino”,”Manuale di storia europea e particolarmente italiana, dal 476 d.C. a’ giorni nostri, ad uso delle scuole e delle persone colte. Vol. II. Evo Moderno. Parte I. (1313-1492) – Parte II. (1492-1748).”,”L’Europa dopo il trattato di Westfalia. (pag 198-199) “”Nel ‘600 e nel ‘700 il commercio mondiale, pur essendosi svolto lungo le vie stesse del ‘500, s’intensificò oltre modo con l’America e in genere con le regioni tropicali de’ due emisferi, dacchè alle spezie delle Indie, da lungo tempo entrate nel consumo europeo, si vennero aggiungendo ‘materie grezze’ e ‘prodotti voluttuari’, come zucchero, tabacco, cacao, caffé, thè, indaco, cotone; i quali, anche se già, in parte, ‘necessari al mondo incivilito’. Soltanto quando l’Europa, l’efficacia della quale si faceva sentire sempre più lontana, ebbe accolti quegli articoli di consumo, il commercio oceanico (quello mediterraneo soprattutto e, in parte, anche quello nordico e baltico servivano più che altro alle necessità locali dei vari paesi) acquistò proporzioni sempre maggiori; la popolazione delle colonie s’affittì e incominciò ad assorbire i prodotti dell’industria europea; il che naturalmente accrebbe i rapporti e i mezzi di comunicazione fra le varie parti del mondo. Così l’Europa sentiva un nuovo stimolo a un lavoro più intenso, che le procacciasse il necessario per pagare gli articoli di consumo, tratti di lontano, evitando in tal guisa di compromettere la sua preponderanza nelle armi, nella industria, nel commercio, nel capitale mobile dinanzi alla notevole superiorità della zona tropicale, e sfuggendo un nuovo periodo d’esaurimento, com’era avvenuto nell’Impero romano. Di qui il valore sempre crescente delle relazioni tra la zona temperata e la tropicale, tra l’Europa e le sue colonie; di qui l’importanza che le questioni coloniali andavano viè più assicurandosi nei rapporti tra le potenze europee; le une pugnanti per mantenere le posizioni conquistate; le altre per servare l’equilibrio europeo; le altre a cambiarlo. Quando la monarchia iberica apparve incapace di mantenere le sue pretese al dominio esclusivo de’ due emisferi, l’Inghilterra e la Francia, distratte (non si dimentichi che quello fu il periodo della guerra trentennale e della rivoluzione inglese) da altre preoccupazioni più immediate, avevan lasciato che gli Olandesi spezzassero la ‘barriera oceanica’, formata dalla monarchia iberica, e fondassero la loro potenza marittima e coloniale, col monopolio del traffico transmarino e perfino di quello intermediario delle zone commerciali europee, mentre dove non dirigevano la compra e vendita delle merci, facevan sentire l’efficacia loro come marinai e «noleggiatori», ambedue quegli Stati, tostochè si trovarono in grado di gittar nella bilancia la loro forza prevalente sulla piccola «repubblica delle sette province unite», si levarono contro la supremazia olandese. Il Cromwell e il Colbert posero delle barriere agli Olandesi, i quali, nella gigantesca lotta anglo-francese per il primato commerciale e coloniale, un specie di nuova guerra de’ cent’anni (1688-1815), attorno alla quale rivalità si aggirò come attorno a un perno, tutta la storia europea, finirono, sullo scorcio del ‘600, accodati alla Granbrettagna. Ecco il disegno a larghissime linee della storia europea in questa età; ma, prima di passare a vederne lo svolgimento, è bene esaminare la carta storica d’Europa, quale risultò dalla pace westfaliana e pirenaica”” (pag 229-230, Parte II. (1492-1748))] [Agostino Savelli, Manuale di storia europea e particolarmente italiana, dal 476 d.C. a’ giorni nostri, ad uso delle scuole e delle persone colte. Vol. II. Evo Moderno. Parte I. (1313-1492) – Parte II. (1492-1748), Firenze, 1921]”,”EURx-327″
“SAVELLI Rodolfo”,”La repubblica oligarchica. Legislazione, istituzioni e ceti a Genova nel Cinquecento.”,”Insurrezione del 1575. “”Il 12 marzo si hanno le prime avvisaglie: le botteghe incominciano a chiudere, gli artigiani scendono in piazza armati e compaiono le prime barricate e «tutta notte si sentiva tirar archibusi et andar persone in volta per la città». Il Senato decide di istituire una commissione formata dal Doge da due procuratori edue governatori, e il giorno successivo vengono convocati cinquantasei cittadini, due per albergo (…). Fra gli argomenti più discussi quello del disarmo delle parti (…)”” (pag 32) Diplomazia. Giovanni Morone. Tra le due parti in conflitto. ‘Le trattative di Casale’ (pag 187)”,”LIGU-011-FFS”
“SAVIANE Giorgio”,”Il papa. (1963)”,”Giorgio Saviane è nato a Castelfranco Veneto nel 1916. Vive a Firenze, dove ha esercitato la professione di avvocato. Ha vinto molti premi letterari con le sue opere, fra cui i romanzi ‘L’inquisito’ e ‘Il mare verticale’, ‘Eutanasia di un amore’, ‘Getsèmani’ e ‘In attesa di lei’.”,”VARx-004-FGB”
“SAVIANE Sergio”,”Video malandrino. Quindici anni di Rai-Tv.”,”Sergio Saviane scrittore, giornalista, nato cinquantadue anni fa a Castelfranco Veneto è autore di molte opere tra cui ‘Festa di laurea’, ‘I misteridi Alleghe’, ‘I mezzibusti’, ‘Moravia desnudo’ ecc.”,”EDIx-022-FV”
“SAVIANO Roberto”,”Gomorra. Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra.”,”Roberto Saviano è nato nel 1979 a Napoli, dove vive e lavora. Fa parte del gruppo di ricercatori dell’Osservatorio sulla camorra e l’illegalità e collabora con Il Manifesto e Il Corriere del Mezzogiorno. Suoi racconti e reportage sono apparsi su ‘Nuovi Argomenti’, ‘Lo Straniero’, e NazioneIndiana,com e si trovano inclusi in diverse antologie fra cui Best Off. Il meglio delle riviste letterarie italiane e Napoli comincia a Scampia. Gomorra è il suo primo libro.”,”ITAS-015-FL”
“SAVILLE John”,”1848. The British State and the Chartist Movement.”,”SAVILLE John è Professore emerito di storia economica sociale all’ Università di Hull.”,”MUKC-011″
“SAVILLE John”,”Marxism and History.”,”SAVILLE John, professore di Storia economica e sociale nell’Università di Hull. Si tratta di una ‘inaugural lecture’ tenuta nell’Università di Hull il 6 novembre 1973.”,”TEOC-513″
“SAVILLE John a cura; saggi di Christopher HILL S.F. MASON Ronald L. MEEK Henry COLLINS John SAVILLE Daphne SIMON E.J. HOBSBAWM V.G. KIERNAN”,”Democracy and the Labour Movement. Essays in honour of Dona Torr.”,”John Saville, Lecturer in Economic History in the University of Hull. ‘Il contributo della scuola di economia scozzese al marxismo. John Millar’ “”Finally, something should be said about the manner in which the ideas of the Scottish Historical School were transmitted to the 19th century, and in particular to Marx and Engels. A direct connection existed, of course, in the case of Adam Smith, upon whose work Marx wrote a number of extended commentaries (without, however, having the ‘Glasgow Lectures’ available to him); and also in he case of Ferguson, from whom Marx quotes several times (mainly in connection with the division of labour) in ‘The Poverty of Philosophy’ and ‘Capital’. But in the case of Millar there does not seem to have been any direct connection. Although Marx and Engels acknowledged in general terms their indebtedness to the British and French sociologists of the 18th century (1), and to “”all the English historians up to 1850″” (2), I have not found any specific reference to Millar in their writings. This is hardly surprising, in view of the swift decline in the influence of Millar’s work in the years following his death. The French Revolution and the accompanying disturbances at home, the wars against France, and, most important of all, the gradual development of organised struggle between labourers and capitalists, made it very difficult for these dangerous ideas to survive, at least in the middle-class milieu which had originally given birth to them (3). There is no doubt, however, that Millar’s work played an important part in the creation of the climate of opinion in which the work of men like the “”Ricardian socialists”” and the early Chartists was able to flourish”” (pag 99-100) [(1) See, e.g., the quotation from ‘The German Ideology’ at the beginning of this essay (a); (2) Marx and Engels, ‘Correspondence, op.cit., p. 518, cf. ibid. p. 56; (3) Cf. Lehmann, “”John Millar, Historical Sociologists’, loc. cit., p: 45: “”The tide of the time was running strongly against the acceptance of ideas like Millar’s. Not only did the directly political elements in his teaching meet with strong opposition from the more reactionary of his contemporaries; but even more, even the most ‘non-political’ elements in his work, his historical, analytical, functional approach to the problems of law, government and society, contained a threat so the established order of things that was clearly recognised by men of insight. And those responsible for the education of future leaders did their best to provide them with another diet… Under such conditions writing like Millar’s would be read only by courageous men of strong convictions””][(a) The first necessity in any theory of history, wrote Marx and Engels in ‘The German Ideology’, is to accord its due importance to a certain fundamental fact – the fact that “”men must be in a position to live in order to be able to ‘make history'””. The production of the means to satisfy the needs of life is “”a fundamental condition of all history””. The French and the English, said Marx and Engels, “”even if they have conceived the relation of this fact with so-called history only in an extremely one-sided fashion, particularly as long as they remained in the toils of political ideology, have nevertheless made the first attempts to give the writing of history a materialistic basis by being the first to write histories of civil society, of commerce and industry”” (The German Ideology, English edition, 1938, p. 16)] John Millar di Glasgow (Shotts, 22 giugno 1735 – 30 maggio 1801) è stato un economista, filosofo e storico scozzese. Nato a Shotts, un paese del Lanarkshire Settentrionale in Scozia, Millar si trasferisce ben presto a Glasgow, dove studia fino a diventare uno dei più importanti allievi del fondatore dell’economia politica, Adam Smith. Nel 1761, all’età di 26 anni, è nominato professore ordinario di Diritto Civile a Glasgow, dove tiene illuminanti lezioni che in poco tempo gli fanno acquistare una fama nazionale. Nella sua “”L’origine della distinzione delle classi””, pubblicato nel 1778, egli avanza l’ipotesi che tutti i rapporti sociali, anche le relazioni tra i sessi, sono determinati dal sistema economico. Tale prospettiva è diventato in seguito noto come determinismo economico. Nove anni più tardi (1787) pubblica l'””Analisi storica del Governo Inglese””, una delle più importanti ricerche di storia contemporanea in Inghilterra, la quale rappresenta tuttora una pietra miliare nello sviluppo della storiografia. Nel suo lavoro Millar, comparando le opere di altri storici, sottolinea le conseguenze sociali ed economiche derivanti dagli sviluppi politici ed istituzionali. Bibliografia. John Millar, The Origin of the Distinction of Ranks (1771), Scientia, Aalen, 1986 (rist. del­la IV ed., Blackwood-Longman, Hurst, Rees, & Orme, Edinburgh-Lon­don, 1806). John Millar, Osservazioni sull’origine delle distinzioni di rango nella società (1771), traduzione di Enzo Bartocci, Franco Angeli, Milano, 1989.”,”MUKx-196″
“SAVINE A. BOURNAUD E.”,”Termidoro.”,”””Quando entrò nella sala dell’ Assemblea, il pubblico delle tribune e degli anditi l’ applaudì, mentre una ventina di deputati, seduti sulle gradinate, squadravano il loro nemico. Egli sdegnò di guardare la Montagna: volse lo sguardo soddisfatto verso le file serrate della Pianura. Gli uomini della Palude erano silenziosi e gravi. Non avevano più l’ atteggiamento umile e indeciso dei sospetti ai quali si fa grazia della vita, ma l’ aspetto altero dei giudici, il cui verdetto sarà decisivo.”” (pag 181) “”E’ il secondo scacco dei triumviri. Fra gli oratori che contano, nel gruppo di Robespierre, Lebas è l’ unico che non si lasci spaventare dalle tempeste delle tribune. Couthon, per la sua infermità, non può abbandonarsi a quei gesti di energia imponente, che il momento richiede; i polmoni di Saint-Just non sono sufficienti. In quanto ad Agostino, egli, come la maggior parte degli uomini che si dimostrano valorosi sui campi di battaglia, è nullo nelle lotte parlamentari.”” (pag 184) “”Senza tregua, Robespierre domanda la parola, e il coro “”Abbasso il tiranno!””, gli risponde.”” (pag 186) “”Thuriot suona a tutto spiano. “”Tu non hai la parola; tu non hai la parola!”” ripete rabbiosamente. (pag 188)”,”FRAR-306″
“SAVINO Elena”,”””Lo Stato moderno””. Mario Boneschi e gli azionisti milanesi.”,”SAVINO Elena collabora a ‘Nuova Antologia’. Ha curato per la Angeli, i due volumi di Mario Boneschi ‘Costituzione e libertà’ e ‘Le libertà locali’. Ha contribuito a ‘Il Politico’ con un lungo saggio dedicato al marxismo di Giuliano Pischel interprete e traduttore. Il libro è un contributo alla storia della Resistenza. ‘Lo Stato moderno’ – area liberal socialista – era una rivista di critica politica economica e sociale pubblicata per soli cinque anni dal luglio 1944 fino al marzo 1949. Uno dei fondatori era Mario Boneschi.”,”EDIx-100″
“SAVINO Elena”,”La diaspora azionista. Dalla Resistenza alla nascita del Partito radicale.”,”SAVINO Elena ha curato diverse opere di Mario Boneschi.”,”ITAP-153″
“SAVINO Ezio a cura, saggi di J.P. BARRON David A. CAMPBELL P.E. EASTERLING John GOULD E.W. HANDLEY G.S. KIRK B.M.W. KNOX A.A. LONG Charles SEGAL Dana F. SUTTON R.P. WINNINGTON-INGRAM”,”La Letteratura Greca della Cambridge University. Da Omero alla commedia. Volume I.”,”J.P. Barron, Professor of Greek Language and Literature in the University of London, at King’s College, London. David A. Campbell, Professor of Classics, University of Victoria, British Columbia. P.E. Easterling, Fellow of Newnham College, Cambridge. John Gould, Professor of Greek, University of Bristol. E.W. Handley, Regius Professor of Greek, University of Cambridge. G.S. Kirk, Regius Professor Emeritus of Greek, University of Cambridge. B.M.W. Knox, Director of the Center for Hellenic Studies, Washington. A.A. Long, Professor of Classics at the University of California, Berkeley. Charles Segal, David Benedict Professor of Classics and Professor of Comparative Literature, Brown University. Dana F. Sutton, Professor of Classics, University of California, Irvine. R.P. Winnington-Ingram, Emeritus Professor of Greek Language and Literature in the University of London, at King’s College, London.”,”STAx-086-FL”
“SAVINO Elena”,”””Lo Stato moderno””. Mario Boneschi e gli azionisti milanesi.”,”Elena Savino collabora a ‘Nuova Antologia’. Ha curato per la Angeli, i due volumi di Mario Boneschi ‘Costituzione e libertà’ e ‘Le libertà locali’. Ha contribuito a ‘Il Politico’ con un lungo saggio dedicato al marxismo di Giuliano Pischel interprete e traduttore. Il libro è un contributo alla storia della Resistenza. ‘Lo Stato moderno’ – area liberal socialista – era una rivista di critica politica economica e sociale pubblicata per soli cinque anni dal luglio 1944 fino al marzo 1949. Uno dei fondatori era Mario Boneschi. “”A Milano c’era il gruppo forse più consistente e meglio organizzato di antifascisti democratici”” (pag 79)”,”EMEx-001-FSD”
“SAVOCA Maria”,”Napoleone Colajanni.”,” Guerra libica (pag 125-126) 1° guerra mondiale (pag 130-131) Dal dizionario Treccani: COLAJANNI, Napoleone di Massimo Ganci – Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 26 (1982) COLAJANNI, Napoleone. – Nacque a Castrogiovanni (oggi Enna) il 28 apr. 1847 da Luigi, piccolo industriale dello zolfo, e da Concetta Falautano, proprietaria di solfatare, in una famiglia di intensi sentimenti patriottici. L’infanzia e l’adolescenza del C. trascorsero nel culto di Garibaldi. Nella primavera del 1860, ancora ragazzo, fuggì per arruolarsi tra i “”picciotti””; riconosciuto però a Villarosa da un amico di famiglia, fu da questo riportato a casa. Ripeté la fuga due anni dopo, partecipando allo scontro di Aspromonte (29 ag. 1862) nei ranghi del battaglione comandato da Menotti Garibaldi. Insieme con altri volontari, presi prigionieri dal gen. E. Pallavicini di Priola, fu confinato nell’isola di Palmaria e successivamente a Santo Stefano di Vado. Al momento della concessione dell’amnistia si trovava nel carcere di Savona: fu liberato in Sicilia, dove era stato tradotto ammanettato e in vagone cellulare. Nel 1866 si arruolò volontario nelle formazioni garibaldine e, in forza nella 3ª compagnia del battaglione dei carabinieri genovesi, partecipò agli scontri di Monte Mario (16 luglio) e di Bezzecca (21 luglio). Durante la campagna conobbe E. Pantano, con il quale strinse una fraterna amicizia che durò tutta la vita. Terminata la guerra si recò a Genova presso un fratello, per iniziare un regolare corso di studi; conseguita la licenza liceale si iscrisse alla facoltà di medicina. A Genova prese contatto col partito repubblicano, soprattutto con F. Campanella, e sul giornale da lui diretto, Il Dovere, pubblicò il suo primo articolo. Nel 1867 ritornò a Castrogiovanni per a morte del padre. Lasciata subito la famiglia per accorrere all’appello di Garibaldi, giunse troppo tardi, dopo il fatto d’armi di Mentana, allorché la campagna dell’Agro romano si era già conclusa. Lasciata l’università di Genova, si iscrisse a quella di Napoli. Qui nel 1869, insieme col Pantano, G. Imbriani ed altri, partecipò – e venne anche arrestato – ad una cospirazione repubblicana, i cui fini e il cuiprogramma sono ancora oscuri. Essa si inquadra nell’attività eversiva dell’Alleanza repubblicana, l’organizzazione mazziniana che in questo periodo dette frequenti segni di attività. A Napoli aveva sede il Comitato centrale dell’Alleanza per le province meridionali, costituito da G. Nicotera, G. Asproni, L. Zuppetta, A. Castellani, C. Procaccini ed il Pantano. Gli affiliati erano alcune migliaia: tra i più attivi, il C. e G. Imbriani. Nel novembre del 1868 la decapitazione eseguita a Roma dei congiurati Monti e Tognetti – che alla vigilia di Mentana avevano fatto esplodere una mina nella caserma Serristori dell’esercito pontificio – aveva provocato a Napoli forte reazione: era stato tenuto un comizio al teatro del Fondo nel corso del quale gli oratori democratici avevano attaccato “”il chierico sanguinoso e l’imbelle re”” – così il Carducci aveva definito Pio IX – ed avevano proposto di contrapporre un “”anticoncilio”” al concilio ecumenico che si sarebbe tenuto a Roma nel 1870. Nello stesso periodo si erano avuti nelle campagne agitazioni e tumulti contro la tassa sul macinato. Tutto ciò aveva spinto il Mazzini a convocare a Lugano un convegno di attivisti dell’Alleanza, nel quale aveva proposto l’insurrezione immediata. Pur non tutti d’accordo, parecchi però condivisero la tesi del Mazzini, tra i quali il Pantano che ripartì per Napoli per dare il via all’azione diretta. Ma fu preceduto dall’iniziativa del governo, che individuò il centro dell’organizzazione eversiva in una casa di via Cirillo 53, dove il C., sotto lo pseudonimo di dr. Ernesto Massari, abitava col Pantano e l’ing. F. Calandra. Quest’ultimo e il C. furono tratti in arresto, e dalle carte sequestrate la polizia poté giungere ai nomi degli altri congiurati, tra i quali alcuni sottufficiali dell’esercito, e scoprire anche una curiosa setta segreta, denominata la “”negromanzia””, che si diramava soprattutto tra i custodi degli istituti di pena. Dalle carte processuali, trovate e studiate da A. Romano (Storia del movim. social. in Italia, Milano-Roma 1954-56), risulta che la congiura di Napoli, oltre che all’Alleanza repubblicana, faceva anche capo non solo alla sezione napoletana della I Internazionale, fondata proprio in quei giorni da Stefano Caporusso, ma addirittura ad elementi filoborbonici. Né si può escludere qualche venatura bakuninista, in relazione alla permanenza a Napoli dopo il 1864 di M. Bakunin e all’influsso che questi ebbe sul gruppo “”Libertà e Giustizia”” costituito da S. Friscia, C. Gambuzzi e A. Dramis. Dopo una detenzione di nove mesi, il C. poté godere dell’amnistia, concessa il 17 novembre in occasione della nascita del principe ereditario Vittorio Emanuele. Tornato agli studi, nel 1871 si laureò in medicina, imbarcandosi poi come medico su una nave diretta nell’America del Sud. Al ritorno, nel 1872, scriveva sulla Rivista partenopea un articolo, basato sulle sue osservazioni delle condizioni dei paesi dell’America meridionale, contro la teoria delle razze e contro la presunta inferiorità della razza latina. L’argomento delle razze verrà ripreso dal C. nel 1903, nell’opera Latini e anglo-sassoni. (Razze superiori e razze inferiori) (Roma; tradotto in francese per l’editore Alcan, e in spagnolo). Vi negava la superiorità della razza anglosassone su quella latina e negava la tesi, in voga presso gli epigoni “”conservatori”” del darwinismo, della differenza tipologica e razziale, basata su caratteristiche somatiche arbitrariamente generalizzate. E C. si ritirò definitivamente a Castrogiovanni, dove esercitò la professione medica e la conduzione di alcune miniere di zolfo di proprietà della madre; continuò però a sostenere e a propagandare i principi repubblicani. Nel 1875, a causa di quest’intensa propaganda, verrà proposto per il domicilio coatto, come “”internazionalista””, dal prefetto di Caltanissetta. La proposta non ebbe seguito perché respinta dal pretore Palmeri, un onesto e coraggioso magistrato. Tre anni dopo, nel 1875, il C. fu tra i partecipanti al congresso repubblicano, tenuto a Roma nel teatro Argentina, che attestò il rilancio del partito, anche per il sostegno finanziario di E. Nathan mediante il quale il periodico repubblicano Il Dovere, che aveva cessato di uscire a Genova, poté pubblicarsi a Roma. Lo stesso anno avveniva l’incontro con A. Ghisleri, attraverso il quale il C. recepì l’influsso del Cattaneo, confermando quelle tendenze federalistiche con cui era già venuto in contatto a Napoli, dove erano sostenute dal gruppo Libertà e Giustizia. Collaborò alla Rivista repubblicana dello stesso Ghisleri, che lo mise in rapporto con i maggiori esponenti del repubblicanesimo e del socialismo milanese, e attraverso questi gruppi democratici milanesi il C. venne in contatto con le teorie positivistiche, che allora egemonizzavano sia la cultura conservatrice sia quella democratica. Personalità come L. Bissolati, C. Prampolini e F. Turati carteggiarono col C., che divenne uno dei maggiori esponenti italiani del socialismo positivistico ed evoluzionistico, di ispirazione darwiniana, con l’opera Il socialismo, pubblicato a Catania nel 1884, una delle prime piattaforme teoriche italiane del movimento operaio. Sotto l’influsso del Turati, che aveva pubblicato a Milano nel 1883 un opuscolo su Il delitto e la questione sociale, in polemica con l’interpretazione deterministica del darwinismo e con le sue applicazioni in sede di antropologia criminale e di diritto penale, compiute da C. Lombroso e dalla scuola positiva di diritto penale, rappresentata in Italia dal trinomio G. Fioretti, E. Ferri e R. Garofalo, il C. tentò un’interpretazione della genesi del delitto che privilegiava i fattori sociali, rispetto a quegli ambientali ed antropologici. Riprendendo le tesi di A. Wallace, secondo il C. accanto all’egoismo, e alla lotta per l’esistenza nella società opererebbe l’istinto dell’altruismo, cui si debbono le forme associative dell’umanità, dalle primitive alle più evolute. In una società riformata, di tipo socialista, l’esigenza altruistica avrebbe avuto, ovviamente, la più ampia estrinsecazione. Da una problematica di tipo criminologico il C. approdava dunque ad una scelta politica. Il suo socialismo, però, estraneo alle esigenze scientifiche marxiane, si mantenne più vicino al socialismo ideologico del Mazzini, con qualche apporto degli utopisti francesi, e sul piano della prassi sfociò in un riformismo di tipo democratico-radicale. Repubblicano-socialista il C. definiva, in questi anni ’80, il proprio programma e la propria milizia politica; e con questa definizione evidenziava la necessaria integrazione delle due grandi questioni del tempo: quella politica istituzionale e quella sociale. Con A. Mario, il Ghisleri e il Pantano aveva sempre sostenuto l’impossibilità della soluzione della questione sociale, se si prescindeva dalla lotta ad oltranza contro l’istituto monarchico che, in Italia, era il tessuto connettivo e la chiave di volta di una società basata sull’ingiustizia e la disuguaglianza. Furono gli anni in cui il C. entrò nella politica militante: nel 1879 fu nominato assessore nella giunta comunale di Castrogiovanni; nel 1882 fu candidato alle elezioni politiche nel collegio di Caltanissetta, e pur non eletto conseguì una notevole affermazione. Anche se le precarie condizioni di salute lo costringevano a rimanere a Castrogiovanni, chiuso nel profondo Sud, continuava a scrivere articoli politici che, negli anni 1885-86, pubblicò in periodici di orientamento democratico, come Il Fascio della democrazia. Sulle colonne di questo giornale il C. polemizzò contro le nuove convenzioni ferroviarie proposte dal Depretis, e contro l’incipiente politica coloniale della Sinistra moderata. L’anticolonialismo fu infatti uno dei temi privilegiati dal C. che ad esso dedicò un volume, Politica coloniale (Palermo 1891), dove metteva in luce l’estrema povertà delle terre eritree, assolutamente inadatte ad accogliere e nutrire le misere plebi meridionali e completamente inadeguate a fungere da mercato alla nascente industria italiana. Anche alla Camera, dove nel 1890 lo invieranno gli elettori di Caltanissetta, nonostante l’ostilità di F. Crispi, allora presidente del Consiglio, sosterrà questa linea politica con costanza. Altro tema ricorrente del suo impegno politico fu la battaglia per il superamento del contrasto economico tra Nord e Sud, attraverso una riforma della società, ma anche dello Stato, che tenesse conto della proposta federativa e, quale programma minimo, si risolvesse almeno in una più articolata struttura istituzionale basata sul decentramento democratico. L’apporto del C. alla definizione sociopolitica della questione meridionale fu notevole, soprattutto con i volumi Settentrionali e meridionali (Roma 1908) e Nel regno della mafia (ibid. 1910). Una delle cause dell’arretratezza del Mezzogiorno, secondo il C., era politica, e si doveva alla classe dirigente nazionale, che aveva considerato e considerava queste contrade come terra di conquista. Il Sud gli appariva nella stessa arretratezza economica del 1860; le conclusioni pessimistiche dell’inchiesta Franchetti e Sonnino, pubblicata nel 1876, erano ancora attuali per la Sicilia. Il C. le condivideva, specie laddove esse avevano rilevato e denunziato la delega da parte dello Stato dei propri poteri a coloro che “”alla mancanza di ricchezza supplivano con la svegliatezza di mente e con l’astuzia””. E, messa da parte la diplomazia del Franchetti e del Sonnino, il C. individuava questi gruppi di potere nel latifondo e nella mafia rurale, strettamente collegati tra loro e in stretto rapporto entrambi con l’amministrazione pubblica. Questo rapporto, al quale non si erano sottratti gli integerrimi governi della Destra storica, era divenuto prassi normale dal 1876in poi. Il circuito mafia-potere politico si era così stabilito e sarebbe durato, immutato, nel tempo. Unica speranza la riforma federalistico-autonomistica dello Stato. In ciò egli anticipava il pensiero di G. Salvemini. Conseguì la libera docenza in statistica presso l’università di Palermo, trasferendola nel 1991 all’università di Napoli. Ma la passione politica prevalse sull’impegno scientifico. Gli amici radicali e socialisti decidevano la fondazione di un quotidiano, offrendogliene la direzione, e il C. accettava nonostante fosse stata sottoscritta solo metà delle azioni necessarie per l’avvio del giornale. Nacque così L’Isola, il cui primo numero uscì a Palermo nell’ottobre del 1891. Siamo all’indomani delle deludenti elezioni del ’90, condotte da F. Cavallotti sulla piattaforma ambiziosa del patto di Roma, con il quale il radicalismo italiano si era proposto come partito di governo. L’estrema Sinistra (dai radicali ai repubblicani, ai socialisti) ebbe una ventina di deputati: risultato fallimentare, ben lontano dai cento deputati chiesti dal Cavallotti per governare l’Italia. Tra gli eletti fu il C., il quale accettò la critica, mossa dal Turati sulle colonne della ghisleriana Cuore e critica, al velleitarismo radicale, dovuto alla chiusura di questo verso la classe lavoratrice e il socialismo. Su questa politica di convergenza democratica e socialista il C. impostò la battaglia de L’Isola, di conserva con la milanese Italia del popolo di D. Papa, anch’essa assertrice di queste istanze. In funzione delle quali, su di un comune denominatore federalista, i due giornali riuscirono a vivere per un periodo pressoché eguale. Frutto di questa linea fu, a Milano, la costituzione dell’Unione democratico-sociale, “”allo scopo di conseguire con un ordinamento politico popolare l’emancipazione sociale””; ad essa aderirono socialisti come il Turati, C. Dell’Avalle e G. Croce. A Palermo si andò molto più avanti, con l’assorbimento delle forze radicali nel grande movimento politico e sindacale sorto in Sicilia nel 1892sotto la denominazione di Fasci dei lavoratori. Tra le campagne democratiche sostenute dal giornale, degna di menzione è quella per la sostituzione dell’esercito stanziale con la “”nazione armata””, che era stato uno dei punti programmatici del patto di Roma. L’Isola andò avanti attraverso mille difficoltà. Esauriti nella primavera del 1892 i ricavi degli abbonamenti e delle sottoscrizioni, convinto dell’impossibilità di continuare la pubblicazione, il C. ne lasciò la direzione. Generose sottoscrizioni di amici, tra i quali Alessandro Tasca di Cutò e Andrea Ballerini, prolungarono ancora di qualche mese la vita del giornale. Frattanto il C., sopraffatto dalle difficoltà economiche (l’amministrazione delle zolfare della famiglia, ancora ricche di minerale ma finanziariamente passive, sin dal 1889 era stata ceduta ad una commissione di creditori), si dimetteva da deputato nel maggio, non riuscendo a vivere a Roma e a prendere parte ai lavori parlamentari. La Gazzetta piemontese, in questa circostanza, pubblicò un articolo nel quale il forzato ritiro del C. veniva giudicato un danno per la nazione. I concittadini allora si impegnarono a procurargli i mezzi di sussistenza, e lo rielessero plebiscitariamente. Nella drammatica seduta del 20 dic. 1892 fu il C. a rivelare il risultato dell’inchiesta sulla Banca romana, affidata nel 1889 al senatore G. C. Alvisi e ad un funzionario del Tesoro, il Biagini (che ne aveva stesa la relazione), dal Crispi, nel cui ministero G. Giolitti deteneva il portafoglio delle Finanze. Il documento, che metteva in evidenza i gravi illeciti compiuti dalla direzione della banca, era stato insabbiato dallo stesso Crispi, che l’aveva provocato, con la giustificazione di non creare scosse al già vacillante sistema creditizio italiano. L’Alvisi aveva però consegnato una copia della relazione Biagini a L. Wollemborg che, a sua volta, si era aperto con M. Pantaleoni, direttore del Giornale degli economisti: anche A. De Viti De Marco e U. Mazzola, componenti la redazione della rivista, furono messi a conoscenza dei fatti. Si erano però impegnati a non rivelarli senza lo assenso dell’Alvisi, alla cui morte, venuto meno il vincolo, il Wollemborg – candidato al Parlamento – impostò la campagna elettorale sulla necessità di eliminare il malcostume bancario. Una volta eletto però tacque, nonostante le sollecitazioni degli amici. Il Pantaleoni, allora, la sera del 10 dic. 1892, fece leggere la relazione Biagini al C., esortandolo a renderla pubblica, e il C. dieci giorni dopo portava i fatti a conoscenza della Camera. Costituitasi una commissione d’inchiesta di sette deputati, questa comunicò le sue conclusioni la sera del 25 nov. 1893. Parecchi punti dell’inchiesta Alvisi-Biagini furono confermati e, cosa più grave, la commissione riferì di aver trovato nel portafoglio della Banca romana cambiali in sofferenza firmate da noti uomini politici; inoltre mosse al Giolitti il rilievo di non aver reso tempestivamente pubblici i risultati dell’inchiesta, e al Crispi quello di aver nominato governatore della banca B. Tanlongo, cui risaliva la maggiore responsabilità dello sgoverno amministrativo venuto alla luce. La sera stessa della comunicazione dei risultati dell’indagine, il Giolitti rassegnava le dimissioni da presidente del Consiglio. In Sicilia frattanto si erano diffusi i Fasci dei lavoratori, che il C. aveva salutato con simpatia e la cui azione sindacale aveva sostenuto su L’Isola, nel quadro della politica di apertura reciproca tra ceto medio e ceto operaio. Aveva però ammonito i dirigenti dei Fasci dei pericoli cui il movimento avrebbe potuto andare incontro, ove essi non avessero svolto un’azione realistica e prudente e, con rivendicazioni massimalistiche, avessero messo in allarme la classe dirigente moderata, dello Stato. Per questo ammonimento si era attirato il rancore di parecchi capi del movimento dei Fasci e del partito socialista, compreso il Turati, col quale aveva avuto una violenta polemica. La caduta del Giolitti aveva portato al reincarico del Crispi. Egli avrebbe voluto includere il C. nel proprio governo quale ministro dell’Agricoltura, data la gravità della situazione siciliana, ma questi rifiutò in ossequio alla pregiudiziale repubblicana. Composto il ministero, e chiusa la Camera per le vacanze natalizie, scoppiarono in Sicilia i primi tumulti, causati dai rigori dell’inverno, dalla carestia, e dalla incomprensione verso i braccianti e mezzadri da parte dei proprietari terrieri, imbaldanziti dalle esagerate misure di sicurezza che il governo aveva preso. Il Crispi chiamò con urgenza il C. dalla Sicilia, e sembra che gli prospettasse una linea conciliativa verso il ceto contadino in agitazione, che avrebbe dovuto concretarsi nella sostituzione dei funzionari comunali inetti e malversatori, nell’abolizione del dazio sulla farina, nello scioglimento dei municipi là dove maggiore era la tensione. Prospettò anche una riforma agraria da realizzarsi a tempi brevi. Incaricò inoltre il C. di fare opera di pacificazione, facendo conoscere gli orientamenti del governo. Favorevolmente disposto dalle intenzioni del Crispi, il C. accettò e la sera del 31 dic. 1893 ripartì per la Sicilia. La sera del 1º e del 2 genn. 1894 avvennero nuovi e più gravi tumulti nell’isola. Crispi, impressionato e suggestionato dalle pressioni degli esponenti più conservatori (ci fu chi consigliò di rifare contro “”i secessionisti dei Fasci”” la spedizione dei Mille), scavalcando il programma di pacificazione e di riforme in funzione del quale aveva mandato il C. in Sicilia, proclamò lo stato d’assedio, fece arrestare i capi del movimento dei Fasci e affidò il governo dell’isola ad un commissario militare, il generale R. Morra di Lavriano. Arrivato appena in tempo a Castrogiovanni per evitare gravi tumulti anche nel proprio collegio elettorale, il C. inviò subito uno sdegnato telegramma al Crispi, sollecitando il rispetto degli accordi presi. Cercò comunque di evitare con tutti i mezzi il peggio. Il 5 gennaio, sollecitato dagli amici di Palermo e da alcuni dirigenti dei Fasci sfuggiti all’arresto, chiese udienza al generale Morra di Lavriano e, successivamente, diramò un telegramma circolare ripreso dalla stampa, in cui invitava i lavoratori alla calma. Aprì poi una violenta polemica col Crispi, di cui è documento il suo opuscolo Consule Crispi, pubblicato a Castrogiovanni nel 1895. Gli avvenimenti siciliani del 1893-94 furono da lui narrati in due volumi, il primo dei quali, In Sicilia, apparve a Roma, e il secondo, molto più circostanziato e critico, Gli avvenimenti in Sicilia e le loro cause, fu pubblicato da Sandron a Palermo nel 1895, con una entusiastica prefazione di Rapisardi. Nello stesso 1895, il C. fondò la Rivista di politica e di scienze sociali, dalle cui colonne condusse una dura battaglia contro il Crispi, ormai bersaglio delle Sinistre unite che lo attaccavano sulla “”questione morale””. Il Giolitti aveva consegnato alla presidenza della Camera un plico, che venne aperto da una commissione di deputati della quale fece parte anche il Cavallotti. Tra le carte la commissione trovò alcuni documenti che ledevano profondamente la dirittura morale del Crispi e della sua famiglia. Contro il presidente del Consiglio si coalizzarono tutte le Sinistre, dai repubblicani ai socialisti e ai radicali, che tennero una riunione in una sala di Montecitorio, la “”sala rossa””, cui parteciparono anche alcuni deputati della Destra, tra i quali A. Starrabba di Rudinì. Nella riunione fu messa a punto un’azione comune. Contro il Crispi, quindi, si concretizzava quell’alleanza delle Sinistre che era sostenuta dal C. sulle colonne de L’Isola e dal Papa su quelle de L’Italia del popolo. All’alleanza aderirono i liberoscambisti del Giornale degli economisti. Per la sua politica antiministeriale e democratica il C. – come più tardi il Cavallotti – fu preso di mira dagli ambienti crispini. Dopo un violento attacco da parte della maggioranza nel corso della seduta del 31 luglio 1896 – il C. in un articolo sul Secolo aveva accusato il Parlamento di “”servilismo”” – il deputato crispino A. Casale gli inviò una lettera ingiuriosa; ne seguì un duello al Bosco di Portici, il 18 agosto. Dopo la sconfitta di Adua il governo Crispi cadde, e gli successe il governo del Rudinì che, di tendenze autonomistiche ma anche per riportare la calma, con il r. d. del 5 apr. 1896 introduceva in Sicilia un’amministrazione decentrata, sotto un commissario civile scelto nella persona di G. Codronchi. Il provvedimento venne interpretato come un primo tentativo di trasformare la struttura dello Stato e di riprendere il discorso sull’opportunità dell’istituto regionale, interrotto dal 1860-61 con l’insabbiamento dei progetti Farini-Minghetti; di qui i dissensi e i consensi che provocò. Il C. ovviamente fu tra i consenzienti, e nel luglio 1896 fu protagonista, con G. Fortunato che si era schierato dalla parte opposta, di un appassionato e importante dibattito parlamentare sulla riforma dello Stato. Ma nel 1898 il C. si impegnò in una violenta battaglia contro il di Rudinì a seguito dei fatti di Milano. Si deve a lui una delle più violente critiche al funesto episodio (L’Italia nel 1898, Milano 1898), e in genere a quella politica di involuzione reazionaria attuata dai governi di Rudinì e Pelloux e sostenuta dalla corte. Nel 1896 la Rivista di politica e di scienze sociali si fondeva con la Rivista popolare di A. Fratti, formando la nuova Rivista popolaredi politica,lettere e scienze sociali che il C. dirigerà sino alla morte. Il periodo 1894-1900 segnò l’accentuarsi del distacco del C. dal socialismo italiano. Egli rifiutava l’identificazione socialismo-marxismo, e proponeva una concezione alternativa piuttosto eclettica – le cui componenti andavano dallo spiritualismo mazziniano al darwinismo sociale e al sorelismo – che esulava dai confini del dibattito riformista, pur essendo assai vicino ad esso e, in un certo senso, da esso ispirato. Non a caso la seconda edizione de Il Socialismo, pubblicata a Palermo nel 1898, fu tradotta in francese nel 1899 con lunga ed argomentata prefazione di G. Sorel. In questo periodo il C. si avvicinò al Pantaleoni e a V. Pareto – esuli dopo il 1898 in Svizzera – e a tutto il gruppo liberoscambista del Giornale degli economisti. Tra i carteggi del C., che raccolgono lettere di uomini politici e di studiosi di tutto il mondo, le lettere del Pantaleoni e del Pareto sono particolarmente numerose. Esse attestano, tra l’altro, significative convergenze di idee e programmi politici, a volte antitetici, contro le velleità autoritarie della Corona. Su questo denominatore comune della difesa delle libertà civili e politiche, si collocarono il “”collettivista”” C. e i liberali Pantaleoni e Pareto, che combatterono insieme contro il Crispi, e superata la parentesi del blocco anticrispino del ’96 capeggiato dal di Rudinì contro quest’ultimo e il suo successore generale Pelloux. Insieme con Edoardo Pantano il C. sarà, infatti, l’anima dell’ostruzionismo parlamentare in difesa delle libertà costituzionali dagli attacchi ad esse portati dal governo del Pelloux. Nel 1901 si schierò a difesa del protezionismo granario in contrasto con tutta l’estrema Sinistra e con i liberoscambisti, decisi avversari sia del protezionismo che del monopolismo. Uno dei discorsi più impegnati del C. alla Camera fu quello del 20 marzo 1901 in difesa del dazio sul grano. A sostegno di questo pubblicò anche alcuni articoli su La Rivista popolare, poi raccolti nel volume Per la economia nazionale e per il dazio sul grano (Roma 1901). Nello stesso anno, per interessamento di F. S. Nitti, venne nominato da N. Nasi, allora ministro della Pubblica Istruzione, professore ordinario di statistica, in base all’art. 69 della legge Casati, e venne chiamato ad insegnare alla facoltà giuridica dell’università di Napoli. Ma la nomina non lo esimerà, qualche anno dopo, dallo schierarsi tra i più acerrimi avversari del Nasi allorché questi fu coinvolto nello scandalo per il quale venne condannato dal Senato, costituito in Alta Corte di giustizia. Nel primo ventennio del ‘900, ininterrottamente rieletto dal collegio di Castrogiovanni, nonostante alcune volte si dimettesse “”per questioni di principio””, condusse intense battaglie parlamentari. Vanno ricordate quella del 1902 per l’istituzione dell’Ufficio e del Consiglio del lavoro, proposta insieme col Pantano; quelle del 1905 e del 1906, rispettivamente sulla questione ferroviaria e su quella finanziaria, in cui rilevò e denunziò quello che giudicava il cattivo uso fatto in Italia della libertà di sciopero e di serrata, e “”l’anarchia morale”” regnante nel paese, attribuendone le cause alla mancanza di sentimento nazionale; quelle del 1909 contro i metodi elettorali giolittiani, che criticò aspramente nel discorso del 29 maggio, seguito il 6 luglio da quello contro le convenzioni marittime. Nel maggio 1908 aveva presieduto il congresso del partito repubblicano; in quell’occasione gli venne offerta la direzione del quotidiano del partito, La Regione, fondato nel 1901 dal Ghisleri, ma non accettò per non spostare la sua residenza che, da anni, aveva stabilito a Napoli. Sia dai banchi di Montecitorio sia dalle pagine de La Rivista popolare il C. sostenne costantemente e coerentemente i temi politici e ideologici caratterizzanti l’opposizione democratica e laica, che nelle elezioni del 1904 era riuscita a raccogliere quasi duecentomila suffragi. Fu antitriplicista e irredentista, fu assertore del divorzio, e sostenitore della necessità di risolvere la questione meridionale come pregiudiziale per l’inveramento della democrazia in Italia, insieme con l’autogoverno e con l’autonomismo delle istituzioni periferiche. Fu altrettanto deciso avversario del marxismo, che concepì come l’antinomia della democrazia, e del sindacalismo rivoluzionario; criticò infatti decisamente lo sciopero generale del 1904. Si schierò però a favore dell’anarchico Ferrer per il quale chiese pubblicamente la grazia, e quando questi, nel 1907, fu fucilato, condannò il governo spagnolo e il suo sovrano, “”quel miserabile regattolo che risponde al nome di Alfonso XIII””. Antimilitarista, fu contro il potenziamento dell’esercito e della marina da guerra, cui anche in Italia si era dato l’avvio nel 1910, con il varo della “”Dante Alighieri””, prima di una serie di moderne corazzate. Allorché si profilò la spedizione di Tripoli, nel 1911, prese una decisa posizione avversa in Parlamento come dalle colonne de La Rivista popolare. Altrettanto deciso fu nel sostenere l’intervento dell’Italia nella prima guerra mondiale; durante tutti gli anni del conflitto condusse una ininterrotta campagna contro i “”sabotatori interni””, tra i quali coinvolse aspramente i socialisti italiani. Particolarmente critico egli fu, dopo il 1917, nei confronti del bolscevismo, ricollegandosi in questa contestazione alle posizioni del Mazzini “”contro la Comune di Parigi, infinitamente meno pericolosa e meno bestiale del regime bolscevico””. Di qui la sua opposizione al partito comunista, che era nato nel 1921 dalla scissione socialista di Livorno, da lui definito molto drasticamente “”il partito dei servi di Lenin””. L’interventismo e, finita la guerra, l’antibolscevismo attirarono sul C. l’attenzione di B. Mussolini, che divenne attento lettore de La Rivista popolare, nella quale ravvisava un foglio alleato nella lotta contro il neutralismo. “”Gli amici che ho lasciato al giornale Il Popolo d’Italia non disarmeranno. Siatene certo. Io dirò loro di utilizzare la vostra Rivista ai fini della campagna che ci è comune”” (lettera inedita di Mussolini al C., dell’11 sett. 1915: in Arch. Colajanni). Nel dopoguerra il C. prese in attenta considerazione il fascismo, nel quale, come tanti altri politici e intellettuali di ogni tendenza, credette di individuare l’argine estremo contro il bolscevismo, in difesa della libertà. Per questo motivo, pur riprovando apertamente la violenza alla quale spesso i fascisti facevano ricorso, dette di questo una giustificazione politica e storica. Nel giugno del 1921, nell’editoriale de La Rivista popolare scriveva: “”Noi abbiamo difeso apertamente, senza sottointesi, senza eufemismi, senza riserve, l’azione spiegata dal fascismo nel paese; non abbiamo esitato, però, a riprovare qualche atto inconsulto e qualche non giustificabile violenza, specialmente se non provocata da una precedente violenza dei socialcomunisti””. E lo stesso editoriale affermava che la XXVI legislatura, nata dalle elezioni politiche del 15 maggio 1921, era diversa dalla XXV poiché “”nella nuova Camera è entrato il fermento del fascismo… una forza morale che non va apprezzata dal numero””. Nell’agosto dello stesso anno la rivista del C. plaudiva all’accordo tra socialisti e fascisti per porre fine alla guerra civile, raggiunto “”mercé la premurosa e intelligentissima cooperazione del presidente della Camera, on. De Nicola””. L’accordo veniva giudicato “”un primo e grande passo verso la pace vera””. L’unico pericolo che essa correva poteva comunque provenire dai comunisti: “”da buoni discepoli di Lenin e dei bolscevici russi essi mirano sempre alla guerra civile””. Agevolati in questo proposito dall’atteggiamento ambiguo del partito socialista. “”Ora dove in Italia finisce il partito socialista e comincia il partito comunista? Il taglio netto non c’è; e in questa mancanza di chiara delimitazione sta il pericolo, perché i socialisti si possono nascondere sotto l’alibi del comunisti. I comunisti da soli potranno poco e rimarranno schiacciati facilmente. Tutto dipende adunque dalla sincerità dei socialisti. Noi vogliamo riconoscerla e ci auguriamo di non dovere confessare la nostra delusione””.Il C. morì a Enna il 2 sett. 1921. La morte non interruppe il dialogo della Rivista popolare col fascismo. Questa continuò ad uscire sino al 1923, sotto la direzione di Carlo Bazzi, in aperta dissidenza con la linea politica del Partito repubblicano italiano. Fonti e Bibl.: Palermo, Biblioteca nazionale, Archivio Colajanni. Sulle opere del C., di cui dà una bibliografia essenziale, cfr. Il divenire sociale, a cura di G. Conti, Roma s. d. Cfr. inoltre: L. Como, N. C. nel cinquantenario della sua vita politica e il suo apostolato mazziniano e repubblicano, Firenze 1912; N. C. nella scienza e nella vita politica ital., a cura di G. A. Belloni, Caltanissetta 1932; M. Ganci, Democrazia e socialismo in Italia(1878-1898).Carteggi di N. C., Milano 1959; Id., Profilo di N. C. dagli esordi al movim. dei Fasci dei lavor., in Riv. stor. d. social., II (1959), pp. 25-60 (ora in L’Italia antimoderata, Parma 1968, pp. 145 ss.); F. Fonzi, Crispi e lo “”Stato di Milano””, Milano 1965, ad Indicem; Atti del I convegno su Mazzini e i mazziniani dedicato a N. C. Pisa 16-17 sett. 1972, Pisa 1973; H. Ullrich, L’atteggiamentopolit. di C. negli anni 1912-1914, in Boll. della Domus Mazziniana, XIX (1973), 1, pp. 1-87; M. Ganci, Da Crispi a Rudinì, Palermo 1973, ad Ind.; A. Benini, Vita e tempi di A. Ghisleri, Manduria 1975, ad Ind.; A. A. Mola, Storia della massoneria ital. dall’Unità alla Repubblica, Milano 1976, ad Indicem; M. Ganci, La Sicilia contemporanea, Milano 1980, passim; Il movimento operaio ital. Diz. biogr., II, pp. 63-66. VEDI ANCHE Arturo Labriòla Labriòla, Arturo. – Uomo politico ed economista italiano (Napoli 1873 – ivi 1959). Socialista, fu tra i leader del sindacalismo rivoluzionario. Dopo aver ripiegato su posizioni più moderate, nel 1913 entrò alla Camera come socialista indipendente. Interventista nel 1915, fu poi ministro del Lavoro (1920-21). … Antonio De Viti De Marco Economista e uomo politico italiano (Lecce 1858 – Roma 1943); prof. di scienza delle finanze nelle univ. di Macerata, Pavia e Roma (dal 1887), condirettore (1900-13) del Giornale degli economisti, deputato del partito radicale (1900-21); liberoscambista, si oppose al dazio sul grano e al parassitismo … Arcangelo Ghislèri Ghislèri, Arcangelo. – Geografo e uomo politico italiano (Persico 1855 – Bergamo 1938). Repubblicano, si accostò al socialismo; nel 1886 fondò la rivista Cuore e critica, alla quale collaborò, tra gli altri, F. Turati, che nel 1891 la trasformò intitolandola Critica Sociale. Si occupò inoltre dei problemi … Eugenio Chièsa Chièsa, Eugenio. – Uomo politico italiano (Milano 1863 – Giverny, Eure, 1930); entrato giovanissimo nel partito repubblicano, dopo un periodo di esilio in Svizzera in seguito alle repressioni per il moto milanese del 1898, fu deputato ininterrottamente dal 1902 al 1926, interventista e volontario nell”,”ITAA-158″
“SAVONA Paolo”,”Alla ricerca della sovranità monetaria. Breve storia della finanza straniera in Italia.”,”Paolo Savona è professore ordinario di Politica Economica nell’Università Luiss Guido Carli di Roma. É stato ministro dell’industria nel Governo Ciampi, segretario generale della programmazione economica presso il Ministero del Bilancio, direttore generale della Confindustria e direttore al Servizio Studi della Banca d’Italia. É autore di importanti ricerche teoriche e pratiche sul funzionamento dei sistemi economici, con particolare riferimento agli aspetti monetari internazionali.”,”ITAE-050-FL”
“SAVONA Paolo”,”Geopolitica economica.”,”Paolo Savona è professore ordinario di Politica Economica nell’Università Luiss Guido Carli di Roma. É stato ministro dell’industria nel Governo Ciampi, segretario generale della programmazione economica presso il Ministero del Bilancio, direttore generale della Confindustria e direttore al Servizio Studi della Banca d’Italia. É autore di importanti ricerche teoriche e pratiche sul funzionamento dei sistemi economici, con particolare riferimento agli aspetti monetari internazionali.”,”ECOI-189-FL”
“SAVORANA Alberto”,”Vita di don Giussani.”,”Alberto Savorana, nato nel 1959, sposato con tre figli, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato presso Rai-Usa a New York. Dal 1994 al 2008 è stato direttore di ‘Tracce’, mensile internazionale di ‘Comunione e liberazione’. Dal 1993 ha collaborato con Don Giussani alla realizzazione della collana BUR ‘i libri dello spirito cristiano’ e alla pubblicazione dei libri del fondatore di CL. E’ responsabile dell’ufficio stampa e pubbliche relazioni di CL e delle attività editoriali del Movimento. Commento del Cardinale Bergoglio al libro di Don Giussani (2001) ‘L’attrattiva Gesù’. “”Il cardinale Bergoglio individua un altro elemento decisivo quale emerge dalla lettura del libro: “”Di fronte a questo abbraccio di misericordia – e continuo secondo le linee del pensiero di Giussani – viene proprio voglia di rispondere, di cambiare, di corrispondere, sorge una moralità nuova. (…) La morale cristiana non è lo sforzo titanico, volontaristico, lo sforzo di chi decide di essere coerente e ci riesce, una sfida solitaria di fronte al mondo. No. la rmorale cristiana è semplicemente risposta. (…). Questa concezione della morale offerta da Giussani, continua il Cardinale, “”non ha niente a che vedere con i quietismi spiritualoidi di cui sono pieni gli scaffali dei supermercati religiosi oggigiorno. Inganni. E neppure con il pelagianismo così di moda nelle sue diverse e sofisticate manifestazioni””. Soprattutto, confessa il cardinale Bergoglio, “”leggendo questo libro, uno rimane stupefatto e pieno di ammirazione davanti a un rapporto così personale e profondo con Gesù, e gli sembra che sia difficile per lui. (…)””. Il cardinale Bergoglio conclude osservando che “”colui che incontra Gesù Cristo sente l’impulso di testimoniarlo o di dar testimonianza di quello che ha incontrato, e questa è la vocazione cristiana: andare a dare testimonianza. Non si può convincere nessuno. L’incontro accade. Che Dio esiste lo si può provare, però attraverso la via del convincimento mai potrai ottenere che qualcuno incontri Dio. Questa è pura grazia. Pura grazia”” (pag 1082-1083) Enciclopedia Treccani: di Mario Niccoli PELAGIANISMO. – L’espressione pelagianismo (o pelagianesimo) è adoperata di solito per indicare non solamente la dottrina di Pelagio o gli errori che in essa furono segnalati e condannati dalla Chiesa, ma anche per individuare un momento determinato della storia ecclesiastica nel quale la particolare concezione della vita religiosa difesa da Pelagio, Celestio e Giuliano (v.) d’Eclano, fu causa d’una violenta polemica teologica (la controversia pelagiana), destinata, soprattutto per opera di Sant’Agostino, a salvare la piena originalità religiosa del cristianesimo contro il tentativo pelagiano di dare aspetto religioso e cristiano a una concezione assolutamente razionalistica, autonomistica, della vita etica: concezione che si risolveva sostanzialmente, se non formalmente, in una negazione dell’idea cristiana della salvezza conseguibile attraverso i meriti e le virtù redentrici del Cristo, e che quindi non lasciava posto, a causa dei suoi stessi presupposti individualistici, alla concezione della Chiesa come amministratrice dei sacramenti. Pelagio (il nome corrisponde al celtico Morgan, “”uomo del mare””) era un monaco britanno, probabilmente di origine irlandese. Lo troviamo a Roma, nei primi anni del sec. V, personalità eminente nella società romana alla quale si era imposto così per doti personali, come per la fama che si era procacciata con l’austerità della sua vita. Uomo di grande ingegno, seppure di non grandissima cultura, Pelagio parlava un latino che tradiva la sua origine barbarica e, sembra, conosceva il greco solo molto superficialmente. Era in corrispondenza con Paolino di Nola e frequentava la casa del senatore Pammachio e quella degli Anici Probi. Una delle opere più significative di Pelagio, anzi, è proprio quella famosa lettera che egli scrisse in occasione della monacazione di Demetriade, figlia di Giuliana, nuora di Anicia Faltonia Proba (in Patrol. Lat., XXX, coll. 15-45). Da questa lettera, scritta in Africa verso il 412, e dal commento latino che Pelagio scrisse (a Roma, verso il 410) alle epistole paoline (ed. a cura di A. Souter, Pelagius’ expositions of Thirteen Epistles of St. Paul, vol. IX dei Texts and Studies di J. Armitage Robinson; 1, introduzione; 11, testo, Cambridge 1922 e 1926) è facile ricostruire le idee di Pelagio nel momento in cui la sua personalità venne in urto con quella di S. Agostino. È a priori sintomatico che, secondo l’opinione di A. Souter, Alfred J. Smith e soprattutto di E. Buonaiuti, Pelagio avrebbe scritto il suo commento (per il quale si valse dei commenti scritti da S. Agostino prima dell’episcopato, da Origene, da Teodoro di Mopsuestia e dall’Ambrosiastro) in contrapposizione a quello, appunto, dello stesso Ambrosiastro (v.). Nella Lettera a Demetriade P. illustra alla sua giovane amica l’essenziale bontà della natura umana, di per sé stessa capace di praticare il bene, anche all’infuori della rivelazione cristiana (come prova luminosamente la vita di tanti filosofi pagani), in forza del suo libero arbitrio che la rende capace di scegliere, volontariamente, il bene ed il male: “”est enim, inquam, in animis naturalis quaedam, ut ita dixerim, sanctitas, quae veluti in arce animi praesidens, exercet mali bonique iudicium””. Il male non è dunque inerente alla natura umana. Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, signore di tutti gli esseri creati, difeso contro le forze brute della natura dalla sua ragione e dalla sua prudenza, le quali permettono, solo all’uomo, di riconoscere il creatore dell’universo. Ma anche di fronte a Dio l’uomo è perfettamente libero: “”non pareo Deo, sed assentior; ex animo illum, non quia necesse, sequor””. Prima cura di chi vuole essere gradito a Dio è quella di indagarne la volontà e di conformarsi, con un atto volontario, razionale, dello spirito, a questa, nelle proprie azioni. Non vi è virtù all’infuori di questa, né ci sono beni che non nascano dal cuore (giacché ci è straniero tutto che viene dall’esterno): beni che chiunque cerca trova, e che chiunque trova mai più potrà smarrire; ma che non possiamo rintracciare o perdere senza l’intervento della volontà. “”In his ergo iure laudanda, in his merito praeferenda es, quae nisi ex te et in te esse non possunt””. In perfetta armonia con questi presupposti filosofici, Pelagio, ricalcando, spesso alla lettera, il trattatello plutarcheo ???? ?????? ??????, esorta Demetriade alla pratica quotidiana della virtù, giacché “”consuetudo est, quae aut vitia aut virtutes alit””, all’ascesi, al disprezzo della morte, all’introspezione, alla vigilanza dei proprî pensieri, giacché il pensiero è insieme “”fons vitae et origo peccandi””. Non è difficile intendere in qual maniera un programma morale che poneva l’individuo umano come centro unico della vita etica e libero creatore del bene e del male dovesse interpretare i dati più caratteristici delle dottrine soteriologiche paoline. Soprattutto interessante, in questo senso, è il commento alla lettera Ai Romani, dove l’intento polemico contro l’Ambrosiastro si rivela più chiaramente. Pelagio si sforza di attenuare quanto più può le tesi soteriologiche dell’apostolo. Là dove questo parla della redenzione “”per fidem sine operibus legis”” egli si affretta a segnalare come si sia abusato di questo passo da parte di coloro che “”ad destructionem operum iustitiae”” affermano che la sola fede può bastare al battezzato; dove Paolo afferma che Cristo è risorto “”per giustificarci””, egli intende “”per confermare la giustizia dei credenti””. Il peccato di Adamo non ha pregiudicato in nulla la bontà della natura umana, ma solo ha offerto all’uomo un esempio di peccato: come seguendo l’esempio di Adamo, l’uomo ha peccato e si è allontanato da Dio, così seguendo il luminoso esempio di Cristo, l’uomo aveva compreso di nuovo quale fosse la retta via del bene e si era riconciliato con Dio. Dunque negazione del peccato originale, almeno come colpa che ha irrimediabilmente pregiudicato, nel peccato di uno, le capacità al bene operare dell’umanità tutta. Contro coloro che affermano la trasmissione del peccato Pelagio osserva che se il peccato di Adamo nocque anche ai non peccanti, anche la giustizia di Cristo giova ai non credenti. Se il battesimo, del resto, monda da quel delitto, coloro che nascono da due battezzati devono essere immuni da questo peccato: giacché non avrebbero potuto trasmettere ai figli quello che essi non ebbero. È ingiusto che l’anima nata oggi, “”non ex massa Adae””, porti un peccato altrui così antico; Dio, il quale rimette all’uomo i peccati a lui proprî, non gli può imputare gli altri. Ben lungi dal concepire il peccato come qualche cosa d’immanente alla vita associata degli uomini, Pelagio interpreta il noto passo di Paolo (Rom., VII, 15-17) affermando che il peccato abita, sì, in noi, ma “”quasi hospes et quasi aliud in alio; non quasi unum, ut accidens scilicet, non naturale”” giacché la natura umana “”potrebbe non peccare, se volesse”” e la predestinazione di Dio è solo prescienza. Quale la genesi di un simile atteggiamento religioso? Fino dal tempo di Mario Mercatore si sono segnalate le affinità fra il pensiero di Pelagio e quello di Teodoro di Mopsuestia, il commento del quale alle epistole minori di San Paolo non fu ignoto, sembra, a Pelagio. Il quale avrebbe avuto conoscenza delle dottrine di Teodoro attraverso un prete siro, Rufino (da non confondersi col famoso avversario di San Girolamo), da lui incontrato in casa di Pammachio. Ma questi avvicinamenti, come quelli che sono stati stabiliti fra pelagianesimo e stoicismo, svisano, anziché chiarire, la questione. Il modo di concepire la vita religiosa difeso da Pelagio non era un atteggiamento a lui proprio, ma era, in fondo, l’atteggiamento sia pure tendenziale di larghi strati della popolazione cristiana dì allora. Pelagio non è un iniziatore, ma piuttosto l’espressione di una tendenza diffusa indipendentemente da ogni propaganda diretta: altrimenti non si comprenderebbe né la simpatia con la quale le idee di Pelagio furono accolte dovunque, né l’ardore con il quale S. Agostino si accinse a combatterle. Si racconta che, udendo un vescovo pronunciare la famosa invocazione a Dio che è come il motivo centrale del libro X delle Confessioni di S. Agostino (da quod iubes et iube quod vis), Pelagio, allora a Roma, si mostrasse profondamente scandalizzato; ma, per quanto S. Agostino dovesse esser informato di questo, l’episodio rimase senza seguito. A complicare le cose, sopraggiunse l’invasione dei Goti di Alarico. Pelagio, seguendo l’esempio della maggioranza, traversò il mare e cercò scampo prima in Sicilia e poi in Africa dove giunse verso il 410-411. Sbarcò a Ippona, ma non s’incontrò con S. Agostino: lo vide, di sfuggita, a Cartagine e proseguì per la Palestina lasciando a Cartagine il suo alter ego, Celestio, un avvocato romano da lui conosciuto a Roma e che l’aveva seguito a Cartagine. Spirito battagliero, a differenza del suo maestro, e sottile dialettico, Celestio, che vantava nobile nascita e una certa dose di ambizione, non rifuggiva dalla polemica, ma sembrava anzi esservi attratto da particolarissima inclinazione. Le sue idee, manifestate apertamente, fecero del chiasso e non passò molto tempo dopo il suo arrivo a Cartagine che un regolare ricorso di eresia fu presentato contro di lui da un diacono milanese residente in Africa, Paolino (v.), il biografo di S. Ambrogio. Il concilio provinciale, nonostante l’assenza di S. Agostino, si riunì subito (411) e condannò come eretiche sei proposizioni di Celestio estratte da un suo scritto Contra traducem peccati e inserite da Paolino nel suo libello di accusa. Secondo le proposizioni incriminate, Adamo era stato creato mortale indipendentemente dal suo peccato il quale, quindi, aveva danneggiato lui solo. La responsabilità del peccato spetta dunque solo all’uomo: vi furono quindi uomini senza peccato anche prima dell’avvento di Cristo, ed anche quelli che vivevano sotto l’impero della Legge del Vecchio Testamento pervennero al Regno; i bambini, appena nati, sono in quello stesso stato in cui fu Adamo prima del peccato; né la morte di Adamo né il suo peccato, né la morte e la risurrezione di Cristo sono rispettivamente cause alla dannazione e alla salvezza del genere umano. Il concilio ebbe buon giuoco di opporre alle idee di Celestio la pratica ab immemorabili seguita dalla Chiesa di battezzare i neonati in remissionem peccatorum. Celestio, non potendo sfuggire alla forza dell’argomento, non negò l’utilità del battesimo ai neonati, il valore del quale egli peraltro restringeva a quello di un atto d’iniziazione alla vita cristiana, ma sulla questione della trasmissione del peccato rimase fermo sulle sue posizioni affermando essere questione aperta alla discussione e tutt’altro che decisa. E il concilio lo scomunicò. Celestio tentò, pare, il ricorso a Roma, ma poi pensò meglio di allontanarsi da Cartagine. Rifugiatosi a Efeso, vi fu ordinato prete, nonostante la recente condanna. Questo fatto non deve stupire: il cristianesimo orientale andava polarizzando sempre più i suoi interessi verso i più ardui problemi della metafisica e, come già altra volta l’occidente aveva considerato le polemiche ariane quasi come merce d’importazione, così ora l’Oriente si preparava ad assistere con una certa indifferenza alla controversia pelagiana, estraneo a quei problemi morali relativi all’uomo e al suo posto nel mondo che furono vita e tormento del cristianesimo latino. Né basta. C’era qualche cosa nelle tradizioni del cristianesimo greco che lo portava a simpatizzare, se mai, col limpido razionalismo etico di Pelagio, con il suo rigido intellettualismo, con il suo programma ascetico tutto permeato di orgogliosa certezza. Sta di fatto che Pelagio, giunto a Gerusalemme, seppe presto conciliarsi il favore di molti e trovò nello stesso vescovo Giovanni un deciso patrono. Ma intanto anche Sant’Agostino era entrato in lizza: prima quasi con un certo ritegno come timoroso di attaccare direttamente un uomo, come Pelagio, col quale era in rapporti diretti e che godeva tante simpatie, poi, dopoché gli giunse fra le mani (circa il 412) il commento di Pelagio a San Paolo, più apertamente. Dovette infine accorgersi che il male era ben più grave; intuì chiaramente che la stabilità stessa del dogma ecclesiastico era in giuoco, e, appoggiato quasi solamente dalla maggioranza dell’episcopato africano, iniziò quella polemica aperta (v. l’elenco delle opere antipelagiane di Agostino, nella loro successione cronologica, in agostino, santo) destinata a chiarire una volta per sempre l’incompatibilità della visione religiosa pelagiana con i dati centrali della rivelazione cristiana. In Palestina, del resto, le ostilità erano state già iniziate da S. Girolamo (Lettera a Ctesifonte). Quando nel 415 giunse a Betlemme Paolo Orosio inviato da Agostino a Girolamo, la polemica s’inasprì, e il vescovo Giovanni, di fronte alle precise accuse di Orosio, si vide costretto (luglio 415) a investire della questione l’assemblea del clero. Pelagio, molto abilmente, uscì dal giudizio vincitore morale. Ma Girolamo e Orosio non disarmarono: associatisi i due vescovi Eros di Arles e Lazzaro di Aix, profughi in Palestina, indussero questi a presentare un regolare ricorso. Al concilio di Diospoli (Lidda) del dicembre 415 i due accusatori non si presentarono e Pelagio fu riconosciuto degno della comunione, pur essendo stato costretto ad anatematizzare chiunque sostenesse le proposizioni condannate a Cartagine. A prezzo di una menzogna e speculando sul fatto che nessuno dei vescovi presenti sentiva veramente l’importanza delle questioni dibattute, Pelagio aveva trionfato nuovamente. I monasteri latini di Betlemme abitati da Girolamo e dai suoi amici furono assaliti e incendiati: a stento Girolamo si poté salvare. Papa Innocenzo fu investito della questione, ma la sua risposta, pur deplorando gli eccessi permessi dal vescovo di Gerusalemme, non entrò nel merito: che Girolamo, se lo avesse ritenuto opportuno, presentasse un ricorso in regola. In Africa si radunarono due concilî (416), a Cartagine e a Milevi: le sentenze, che rinnovarono la condanna del 411 ma non toccavano personalmente Pelagio, furono comunicate a Innocenzo. Furono spedite lettere a Innocenzo, a Ilario di Narbona e allo stesso Giovanni di Gerusalemme. Con tre lettere distinte Innocenzo rispondeva il 28 gennaio 417: la dottrina degli africani era approvata, Pelagio e Celestio erano scomunicati “”apostolici vigoris auctoritate”” (v. le lettere di Innocenzo in Collectio Avellana, XLI-XLIV). Agostino inneggiò alla vittoria: “”causa finita est: utinam aliquando finiatur error””. Ma le controversie non cessarono. Il 12 marzo 417 Innocenzo moriva e il 18 gli succedeva Zosimo. Amicissimo di Patroclo di Arles, che deteneva irregolarmente la sede episcopale dalla quale era stato cacciato (per motivi esclusivamente politici) Eros, l’accusatore di Pelagio, il nuovo papa, che per di più, a quanto sembra, era greco od orientale d’origine e si rivelerà presto caldo sostenitore delle prerogative della sede apostolica, era, per questi motivi, inclinato a guardare con una certa diffidenza l’atteggiamento dei vescovi africani. Certo è che quando ebbe udito le ambigue dichiarazioni di Celestio, che, da Costantinopoli, dove si era trasferito di recente, era venuto spontaneamente a Roma per giustificarsi, ed ebbe letto sia l’abilissimo libello che Pelagio, per difendersi, aveva inviato a Innocenzo (Patrol. Lat., XLV, coll. 1716 segg.), sia la lettera di Praulio nuovo vescovo di Gerusalemme accompagnante un trattato di Pelagio De libero arbitrio, scrisse ai vescovi. africani due lettere (XLV e XLVI della Collectio Avellana), esprimendosi in modo estremamente lusinghiero per Pelagio e Celestio, non risparmiando i loro avversarî, asserendo che i due erano evidentemente vittime di calunnie, che l’ortodossia di Pelagio non poteva mettersi in dubbio; per Celestio il papa non intendeva dare una precipitata sentenza e concedeva due mesi di tempo per presentare accuse contro di lui. Poco dopo fu anche citato a Roma Paolino di Milano, il primo accusatore di Celestio, perché sostenesse di nuovo la sua accusa; ma Paolino, sentendo il vento infido, si sottrasse (Libello di Paolino, in Collectio Avellana, XLVII). Gli africani non disarmarono: un primo concilio di Cartagine (autunno 417) giudicò insufficienti le ritrattazioni di Celestio e si richiamò nuovamente alla sentenza di Innocenzo. Le decisioni furono comunicate a Zosimo, il quale, per quanto facesse chiaramente intendere che esse (v. la lettera in Collectio Avellana, L) costituivano un’infrazione all’autorità della Santa Sede, mostrò di tornare un po’ sui suoi passi: nulla di definitivo era stato sancito ed egli era lieto di udire il parere degli africani. I quali, quando (il 29 aprile 418) giunse a Cartagine la lettera del papa, avevano già convocato per il 1° maggio il concilio generale dell’Africa. Furono approvati nove canoni (Patrol. Lat., LVI, col. 486 seg.) redatti in modo tale da evitare ogni equivoco possibile. Era condannato chiunque avesse detto che Adamo era morto “”non peccati merito sed necessitate naturae”” e che i bambini non erano battezzati in “”remissionem peccatorum””; chi affermava l’esistenza “”in regno coelorum”” di un “”aliquis medius aut ullus alicubi locus ubi beate vivant parvuli qui sine baptismo ex hac vita migrarunt””; chi affermava che la grazia aveva valore “”ad solam remissionem peccatorum, quae iam commissa sunt, non etiam ad adiutorium ut non committantur””; chi considerava la grazia come illuminazione della mente “”ut sciamus quid appetere et quid vitare debeamus”” e non come una forza “”ut facere diligamus atque valeamus”” ciò che abbiamo conosciuto doversi fare; chi definiva la grazia come un aiuto “”ut quod facere per liberum iubemur arbitrium facilius possimus implere””. Le decisioni furono inviate al papa con una lettera. Ma Agostino e il vescovo di Cartagine avevano pensato bene di spiegare un’azione su due fronti e, prima ancora che il concilio si aprisse, avevano fatto pressione alla corte di Ravenna perché intervenisse. Con un rescritto del 30 aprile 418 l’imperatore Onorio ingiungeva al prefetto del pretorio di espellere da Roma Pelagio (in realtà rimasto in Oriente) e Celestio, i quali con le loro dottrine turbavano la pace della città eterna. Non ci è dato sapere come Zosimo giudicasse il modo di procedere dei vescovi africani: certo comprese che un editto imperiale di quel genere non lasciava più adito alla discussione. Redasse un ampio documento (la famosa Tractoria, purtroppo perduta, salvo un frammento) nel quale Pelagio e Celestio erano scomunicati e le loro dottrine condannate: tutti i vescovi dell’Occidente e dell’Oriente erano invitati a sottoscrivere la condanna. Celestio, sembra, fuggì da Roma; Pelagio, in Oriente, fu condannato da un concilio presieduto da Teodoto d’Antiochia: espulso dalla Palestina, non abbiamo più notizie di lui. Ma anche le resistenze alla Tractoria di Zosimo furono vivaci mostrando chiaramente come il male fosse diffuso. Così, per tacere d’altro, molti vescovi del patriarcato d’Aquileia presero posizione nettamente pelagiana. Così 18 vescovi dell’Italia meridionale e della Sicilia, capeggiati da Giuliano, vescovo di Mirabella Eclano (Benevento) amico di Paolino di Nola e dello stesso S. Agostino, si rifiutarono di sottoscrivere la Tractoria e furono deposti ed esiliati. Ne nacque quella polemica fra Giuliano e S. Agostino che doveva mettere in luce l’estremismo di certe posizioni agostiniane (v. i due scritti di S. Agostino Contra Iulianum pelagianum e Opus imperfectum contra Iulianum, interrotto al VI libro per la morte di S. Agostino) destinate a provocare la reazione di alcuni ambienti ecclesiastici della Gallia meridionale (v. semipelagianismo). Ma, oltreché in Gallia, dove lo stesso Sulpicio Severo si lasciò per un momento sedurre dalle idee pelagiane, il pelagianismo si diffuse al di là della Manica, in Britannia per opera di Fastidio e di Agricola (Germano di Auxerre s’incaricherà di ricondurre l’isola all’ortodossia) e in Irlanda. Del resto l’accoglienza che Giuliano e i suoi compagni ricevettero in Oriente, prima presso Teodoro di Mopsuestia quindi a Costantinopoli presso Nestorio, mostra chiaramente come l’Oriente simpatizzasse per loro. Bibl.: Oltre quella citata sotto agostino, santo (I, pp. 927-928 e App., p. 16), v.: F. Loofs, in Prot. Realencyclopädie, XV, Tubinga 1904, pp. 747-774 (con la bibl. precedente al 1900); H. Zimmer, Pelagius in Irland, Berlino 1901; G. Morin, Pélage ou Fastidius, in Revue d’histoire ecclésiastique, V (1904); J. B. Bury, The origin of Pelagius, in Hermathena, XIII (1905), pp. 26-35; A. Brückner, Quellen zur Geschichte des pelagianischen Streites, in Sammlung ausgewählter kirchen- und dogmengeschichtlicher Quellenschriften, s. 2ª, Tubinga 1906, fasc. 7; G. Mercati, Some new fragments of Pelagius, in Journal of theological studies, VIII (1907), pp. 526-529 (cfr. A. Souter, ibid., XII, 1911, pagine 32-35); A. J. Smith, The Latin sources of the com. of Pelagius on the epistl. to the Rom., in Journal of theological studies, XIX (1918), pp. 162-230; XX (1919), pp. 55-65, 127-177; XXXI (1930), pp. 21-35; M. Zappalà, Stoicismo e cristianesimo nell’etica pelagiana, in Bollettino di studi storico-religiosi, II (1922), pp. 51-65; J. Chapman, Pélage et le texte de S. Paul, in Revue d’histoire ecclesisatique, XVIII (1922), pp. 469-81; XIX (1923), pp. 25-42 (Pelagio ha adoperato un testo latino in uso in Gran Bretagna nel sec. IV); A. Souter, The earliest Latin Commentaries on the epistles of St. Paul, Oxford 1927; E. Buonaiuti, Pelagio e l’Ambrosiastro, in Ricerche religiose, IV (1928), pp. 1-17; id., Il cristianesimo nell’Africa romana, Bari 1928, pp. 369-80; A. Berthoud, La controverse pélagienne; un conflit psychologique entre l’Orient et l’Occident, in Revue de Théologie et de Philosophie, 1929, pp. 134-135; K. Müller, Der heilige Patrick, in Nachrichten von der Gesellschaft der Wissenschaften zu Göttingen. Philologisch-historische Klasse, V (1931), p. 113 e segg. (sulla patria di Pelagio); G. de Plinval, Recherches sur l’oeuvre littéraire de Pelage, in Revue de Philologie, VIII (1934), pp. 9-42 (per la ricostruzione dell’opera letteraria di Pelagio si rinvia a quest’ottimo studio avvertendo che non tutte le conclusioni dell’autore relative a scritti contenuti fra gli apocrifi geronimiani e agostiniani, i quali andrebbero attribuiti a P., possono essere senz’altro accettate. Vedi, per es., le osservazioni di U. Koch, Pelagio e la lettera agli Ebrei, in Religio, XI, 1935, pp. 21-30).”,”RELC-344″
“SAVORELLI Alessandro MICCOLIS Stefania a cura”,”Gli scritti politici di Antonio Labriola editi da Stefano Miccolis.”,”Tra i frammenti: – Lettera al ‘Sozialdemocrat’ (1890) – Dichiarazione resa al Congresso dell’Internazionale socialista di Zurigo – Agli operai italiani d’Austria – La causa ellenica (pag 141-146) Comitato scientifico (Edizione nazionale delle opere di Antonio Labriola, agosto 2007): Tessitore (presidente), Punzo (segretario tesoriere), Agrimi Bravo Burgio Cacciatore Centi Cesa Ciliberto Cortesi Cotroneo D’Orsi Galasso Guaragnella Liguori Miccolis Postigliola Sasso Savorelli Siciliani de Cumis Turi Vacca Volpicelli Zanardo”,”LABD-128″
“SAVORY Reginald Arthur Sir”,”His Britannic Majesty’s Army in Germany During the Seven Years War,”,”Sir SAVORY Reginald. Tenente Generale (26/7/1894 – 14/6/1980), ufficiale dell’Esercito indiano britannico, prestò servizio dal 1914 al 1948 e partecipò alla Prima e alla Seconda guerra mondiale. Ufficiale Unità 11° Reggimento Sikh. Comandò 1° Battaglione, 11° Reggimento Sikh (1937-1939), 11a brigata di fanteria indiana (1940-1941), 23a divisione indiana (1942-1943). In pensione dall’Esercito scrisse quest’Opera nel 1966. <oder die feindlichen Brüder (1803) tentò invece di far rivivere l’antica tragedia greca nel motivo della fatalità incombente e nell’uso del coro, che assunse funzioni e movenza di lirica. Non così nel Wilhelm Tell (1804), ove il coro è formato dallo stesso popolo svizzero, che canta frequentemente il suo inno di libertà intorno al cupo destino del suo eroe nazionale. Il motivo della libertà percorre in tal modo quasi tutta l’opera di S., dai Räuber al Wilhelm Tell: e sempre il messaggio etico è inscindibile da quello artistico (la sua è spesso Gedankenlyrik, cioè lirica di pensiero, e le sue epiche ballate sono in genere a sfondo storico-moraleggiante). È la ragione per cui S. fu esaltato, o criticato, a seconda del peso che si dette ai valori etico-nazionali ai tempi dell’idealismo liberale o del materialismo positivista. Sennonché in questa cornice di alta nobiltà del sentire, di eloquenza travolgente e categorica, con il sussidio di un linguaggio smagliante, filosoficamente esatto, e di un ritmo serrato nel verso e nella prosa, S. fu maestro nel tracciare indimenticabili profili di una estrema virilità e di una tragicità assoluta. (Trecc)”,”VARx-159-FV”
“SCHILLER Friedrich, Herausgegeben von Albert MEIER”,”Sämtliche Werke. Gedichte. Dramen 1.”,”Johann Christoph Friedrich Schiller nasce, settimo di undici figli, il 10/11/1759 presso Marbach, piccolo borgo vicino a Stoccarda. Muore il 09/05/1805. Opere: Filosofia della psicologia, Rapporto tra le nature animale e spirituale dell’uomo, I Masnadieri, La congiura dei Fieschi a Genova, Cabbala e amore, Nell’aprile 1785 Schiller si reca a Lipsia e compone l’inno Alla gioia e lavora alla stesura del Don Carlos. Negli anni che vanno dal 1788 al 1793 scrive la Storia della secessione delle Provincie Unite dal governo spagnolo e Storia della guerra dei trent’anni. Nel 1797 porta a termine la trilogia del Wallenstein, successivamente vedono la luce, Maria Stuart, La pulzella di Orléans, La sposa di Messina, Guglielmo Tell.”,”VARx-203-FL”
“SCHILLER Friedrich, Herausgegeben von Peter-Andrè ALT”,”Sämtliche Werke. Dramen 2.”,”Johann Christoph Friedrich Schiller nasce, settimo di undici figli, il 10/11/1759 presso Marbach, piccolo borgo vicino a Stoccarda. Muore il 09/05/1805. Opere: Filosofia della psicologia, Rapporto tra le nature animale e spirituale dell’uomo, I Masnadieri, La congiura dei Fieschi a Genova, Cabbala e amore, Nell’aprile 1785 Schiller si reca a Lipsia e compone l’inno Alla gioia e lavora alla stesura del Don Carlos. Negli anni che vanno dal 1788 al 1793 scrive la Storia della secessione delle Provincie Unite dal governo spagnolo e Storia della guerra dei trent’anni. Nel 1797 porta a termine la trilogia del Wallenstein, successivamente vedono la luce, Maria Stuart, La pulzella di Orléans, La sposa di Messina, Guglielmo Tell.”,”VARx-204-FL”
“SCHILLER Friedrich, Herausgegeben von Jörg ROBERT und Albert MEIER”,”Sämtliche Werke. 3. Fragmente. Übersetzungen. Bearbeitungen.”,”Johann Christoph Friedrich Schiller nasce, settimo di undici figli, il 10/11/1759 presso Marbach, piccolo borgo vicino a Stoccarda. Muore il 09/05/1805. Opere: Filosofia della psicologia, Rapporto tra le nature animale e spirituale dell’uomo, I Masnadieri, La congiura dei Fieschi a Genova, Cabbala e amore, Nell’aprile 1785 Schiller si reca a Lipsia e compone l’inno Alla gioia e lavora alla stesura del Don Carlos. Negli anni che vanno dal 1788 al 1793 scrive la Storia della secessione delle Provincie Unite dal governo spagnolo e Storia della guerra dei trent’anni. Nel 1797 porta a termine la trilogia del Wallenstein, successivamente vedono la luce, Maria Stuart, La pulzella di Orléans, La sposa di Messina, Guglielmo Tell.”,”VARx-205-FL”
“SCHILLER Friedrich, Herausgegeben von Peter-André ALT”,”Sämtliche Werke. 4. Historische Schriften.”,”Johann Christoph Friedrich Schiller nasce, settimo di undici figli, il 10/11/1759 presso Marbach, piccolo borgo vicino a Stoccarda. Muore il 09/05/1805. Opere: Filosofia della psicologia, Rapporto tra le nature animale e spirituale dell’uomo, I Masnadieri, La congiura dei Fieschi a Genova, Cabbala e amore, Nell’aprile 1785 Schiller si reca a Lipsia e compone l’inno Alla gioia e lavora alla stesura del Don Carlos. Negli anni che vanno dal 1788 al 1793 scrive la Storia della secessione delle Provincie Unite dal governo spagnolo e Storia della guerra dei trent’anni. Nel 1797 porta a termine la trilogia del Wallenstein, successivamente vedono la luce, Maria Stuart, La pulzella di Orléans, La sposa di Messina, Guglielmo Tell.”,”VARx-206-FL”
“SCHILLER Friedrich, Herausgegeben von Wolfgang RIEDEL”,”Sämtliche Werke. 5. Erzählungen. Theoretische. Schriften.”,”Johann Christoph Friedrich Schiller nasce, settimo di undici figli, il 10/11/1759 presso Marbach, piccolo borgo vicino a Stoccarda. Muore il 09/05/1805. Opere: Filosofia della psicologia, Rapporto tra le nature animale e spirituale dell’uomo, I Masnadieri, La congiura dei Fieschi a Genova, Cabbala e amore, Nell’aprile 1785 Schiller si reca a Lipsia e compone l’inno Alla gioia e lavora alla stesura del Don Carlos. Negli anni che vanno dal 1788 al 1793 scrive la Storia della secessione delle Provincie Unite dal governo spagnolo e Storia della guerra dei trent’anni. Nel 1797 porta a termine la trilogia del Wallenstein, successivamente vedono la luce, Maria Stuart, La pulzella di Orléans, La sposa di Messina, Guglielmo Tell.”,”VARx-207-FL”
“SCHILLER Federico”,”Guglielmo Tell.”,”Il prodotto del lavoro dei contadini va a beneficio di altri… “”Bella è la terra e come il ciel benigna, Ma la messe non frutta alla fatica De’ suoi cultori”” (pag 109)”,”VARx-069-FGB”
“SCHILLER Federico”,”Maria Stuart.”,” Lettere non autentiche che avrebbero dimostrato la complicità di Maria nell’uccisione di Darnley. “”Orbene, scrive il Bolloc: “”Non ho mai udito nulla che possa essere paragonato, in quanto a follia, con l’asserzione secondo la quale le ‘lettere della cassetta’ sono autentiche… Tutta la faccenda di siffatte lettere è talmente grottesca che non è nemmeno degna di essere ridicolizzata”””” (pag 13) (introduzione)”,”VARx-072-FGB”
“SCHILLING Heinz”,”Ascesa e crisi. La Germania dal 1517 al 1648.”,”Heinz Schilling insegna Storia moderna alla Justus-Liebig-Universität di Giessen. Ha pubblicato pure ‘””Höfe und Allianzen. Deutschland 1648-1763’ (Berlin, 1989) (è in preparazione un’edizione italiana) Engels (203, 217) “”Ricollegandosi a una formulazione di Friedrich Engels, si è parlato a proposito della Riforma di una «rivoluzione protoborghese», perché «la Riforma che va dal 1517 al 1525 sarebbe una parte costitutiva nel processo di una rivoluzione che fu nella sua essenza borghese, come dimostrarono gli scopi, il corso, i soggetti sociali, i mezzi utilizzati e le conseguenze,… che si manifestarono per la società» (95). Per quanto riguarda la guerra dei contadini, negli avvenimenti sociopolitici fino al 1525 altri hanno «visto una rivoluzione dell’uomo comune in città e in campagna» (96) e non una rivoluzione borghese. Si è qui cercato, al contrario, di assumere un punto di osservazione più flessibile per descrivere storicamente la reciproca compenetrazione delle forze e dei movimenti religiosi e della società, senza privilegiare l’una o l’altra prospettiva. Lo scopo era quello di approfondire tanto la ‘comprensione’ religiosa e spirituale quanto l”interesse’ politico delle forze sociali, e di esaminare a fondo i punti di articolazione tra i due. Per tutti e tre i ceti – nobiltà, contadini e borghesia urbana – dal rinnovamento religioso, teologico e politico-ecclesiastico risultarono conseguenze politiche e sociali. Questo incrociarsi di religioso e sociale fu una caratteristica della società tedesca ed europea all’inizio dell’età moderna e per questo non si può ricondurre ciò che è accaduto a un concetto di rivoluzione, che dai rivolgimenti del tardo XVIII e del XIX secolo viene pensato come assolutamente secolarizzato. Furono le idee comunitarie dei riformatori che gettarono un ponte tra le richieste religiose e quelle sociali, e questo valse per tutti i ceti, gli strati, le «classi», come si possono pur sempre definire le formazioni sociali da un punto di vista storico-analitico. Dal momento che la condizione di partenza tanto economica che politica fu tuttavia di volta in volta differente, fu diversa anche la direzione dell’interesse e anche i risultati dell’insorgere non furono gli stessi. Per i cavalieri fu decisivo il non poter più raggiungere la posizione occupata nel medioevo. I contadini rimasero semplicemente il ceto suddito, sebbene all’interno di un mondo trasformato nel quale in maniera sempre più decisa i principi intervennero con funzione di regolamentazione nel rapporto tra signori fondiari e contadini e, nello stesso tempo, non persero di vista la necessaria protezione del «ceto dei produttori di sostentamento» (Nährstand) anche solo per motivi egoistici. La borghesia e le città uscirono rafforzate dalla Riforma, sebbene solo per due o tre generazioni. Se nell’esplosione della Riforma si vede una «rivoluzione protoborghese» o una «rivoluzione dell’uomo comune», allora il 1525, l’anno in cui i principi sconfissero il movimento dei contadini, è un punto di svolta epocale: prima il rinnovamento evangelico era una «Riforma del popolo» o «della comunità», dopo esso divenne una «Riforma dei principi» o «del consiglio»”” (pag 203-204) [Heinz Schilling, ‘Ascesa e crisi. La Germania dal 1517 al 1648’, Bologna, 1997] [(95) Così da ultimo su questo problema Vogler, in ‘Zwingli und Europa’, cit, p. 51; F. Engels, in Marx, Engels, Lenin e Stalin, ‘Zur deutschen Geschichte’, cit., vol. I, p. 617; (96) P. Blickle, ‘La riforma luterana e la guerra dei contadini: la rivoluzione del 1525, Il Mulino, , cit., pp. 224-225] Il Mulino, 1983: La *riforma luterana e la guerra dei contadini : la *rivoluzione del 1525 / Peter Blickle”,”GERx-137″
“SCHILPEROORD Paul”,”The extraordinary life of Josef Ganz. The jewish engineer behind Hitler’s Volkswagen.”,”SCHILPEROORD Paul è un giornalista europeo di scienza e tecnologia ed esperto d’auto. Vive a Firenze. “”Ganz had been banned from writing for ‘Motor-Kritik’ on the orders of the Nazi Party, but Georg Ising neverthless published several articles by him that summer, without any byline. One of those contributions, which appeared in the magazine in mid-Autust, was a report on the legendary Klausen Rennen of August 5, 1934, in which racing cars and motor.-cycles from Switzerland and beyond competed over a 13.4-mile course through the mountains.”” (pag 196)”,”GERN-161″
“SCHILPP Paul Arthur a cura”,”Albert Einstein, Philosopher, Scientist.”,”Scritti di A. EINSTEIN Arnold SOMMERFELD Louis DE-BROGLIE Ilse ROSENTHAL-SCHNEIDER Wolfgang PAULI Max BORN Walter HEITLER Niels BOHR H. MARGENAU Philipp G. FRANK Hans REICHENBACH H.P. ROBERTSON P.W. BRIDGMAN Victor F. LENZEN Filmer S.C. NORTHROP E.A. MILNE Georges Edward LEMAITRE Karl MENGER Leopold INFELD Max von LAUE Herbert DINGLE Kurt GÖDEL Gaston BACHELARD Aloys WENZL Andrew Paul USHENKO Virgil HINSHAW. “”Molte volte Einstein espresse la sua riconoscenza a Mach, ed è semplice trovare tracce della sua preoccupazione sulla osservabilità direttamente a questo filosofo. Entrambi rifiutano i concetti teorici che per la loro natura non si prestano a verifica””. (pag 251)”,”SCIx-215″
“SCHINDLER John R.”,”Isonzo. The Forgotten Sacrifice of the Great War.”,”John R. Schindler è uno storico specializzato in storia militaare e storia dell’Europa moderna. È ricercatore presso l’ American Enterprise Institute di Washington, e Professore di storia all’Università di Maryland, Baltimore County. Feroci battaglie con un recodo da entrambe le parti di 1.75 milioni di ‘bloodletting’ (vittime)”,”QMIP-029-FSL”
“SCHINO Anna Lisa”,”Il pensiero politico di Pufendorf.”,”Samuel Pufendorf nacque l’8/01/1632 a Dorfchemnitz in Sassonia, dove suo padre, Elias Jesaias, era pastore protestante. Iniziò il suo curriculum universitario nel 1650 studiando teologia a Lipsia; attratto dalla filosofia si trasferì nel 1656 a Iena, dove fu allievo del matematico e filosofo cartesiano Erhard Weigel che insegnava la necessità di applicare il ‘mos geometricus’ anche alle scienze morali. Nel 1658, entrò come precettore al servizio del barone Peter Julius Coyet, ambasciatore della Svezia in Danimarca. In quello stesso anno scrisse gli Elementorum iurisprudentiae universalis libri duo, in condizioni assai difficili; si trovava infatti a Copenhagen al seguito dell’ambasciatore, quando la città fu assediata dagli Svedesi e le autorità locali, con la scusa che anche il fratello era al servizio del nemico, lo tennero prigioniero per 8 mesi. Per superare il drammatico momento Pufendorf si concentrò sulla riflessione politica e buttò giù alcuni appunti con l’intenzione di discutere le tesi di Grozio e Hobbes. Tornato libero ebbe la cattedra di diritto naturale e delle genti presso l’Università di Heidelberg. Nel 1667 pubblicò un’accesa critica della costituzione e della struttura del Sacro Romano Impero, con lo pseudonimo di Severino Monzambano da Verona. L’opera, intitolata De statu Imperii germanici liber unus, suscitò molto scalpore per la tesi sostenuta, che venne unanimemente respinta. L’autore affermava infatti che il Sacro Romano Impero non era, secondo la definizione allora corrente, una ‘respublica mixta’ (coè uno stato in cui venivano contemperate le tre tradizionali forme di governo e che rappresentava, per questa sua sintesi, la migliore forma di governo e che rappresentava, per questa sua sintesi, la migliore forma di governo possibile), bensì una ‘respublica irreguralis, cioè un insieme di parti spesso in conflitto tra loro e comunque unite da vincoli assai deboli che inducevano a considerarla non già un vero e proprio Stato, ma una confederazione le cui parti sono vincolate da un ‘foedus inaequale’. In base a questa analisi giungeva quindi a concludere che il Sacro Romano Impero è ‘irregulare aliquod corpus et monstro simile’. Il clamore dell’opera fu tale che l’anno successivo, 1668, reputò opportuno accettare l’invito del re di Svezia a occupare la cattedra di diritto naturale a Lund, e fu qui che, prendendo spunto da una vecchia proposta di Giovanni Cristiano di Boineburg, venne concepito, elaborato e pubblicato, con dedica a Carlo XI re di Svezia, il suo capolavoro, i De iure naturae et gentium libri octo, grande opera di sistematizzazione e rielaborazione di tutte le tematiche giusnaturaliste discusse dall’inizio del secolo. Un anno dopo apparve il compendio, De officio hominis et civis iuxta legem naturalem libri duo. Infine pubblicò le Dissertationes academicae selectiores. Il suo pensiero fu violentemente attaccato da teologi e conservatori. Costretto a lasciare la città di Lund in seguito all’occupazione danese del 1676, raggiunse l’anno successivo Stoccolma dove fu nominato Storiografo del Re, Consigliere segreto e Segretario di Stato e iniziò ad occuparsi di politica estera. Nel 1688 l’Elettore del Brandeburgo lo chiamò a Berlino a ricoprire le stesse mansioni affidategli dalla corona svedese. Nel 1694 venne insignito del titolo di barone dal re di Svezia, morì in quello stesso anno e fu seppellito a Berlino.”,”TEOP-061-FL”
“SCHIRONE Franco”,”La gioventù anarchica negli anni delle contestazioni 1965-1969.”,”Franco Schirone (1950) si è occupato di storia del movimento anarchico ed anarcosindacalista. Ha pubblicato vari lavori tra cui, con altri, ‘La Resistenza sconosciuta. Gli anarchici e la lotta contro il fascismo’ (Zic, Milano, 2005, 2° edizione).”,”ANAx-467″
“SCHIRONE Franco a cura; saggi di Mauro DE-AGOSTINI Giuseppe SCALIATI Giuseppe GALZERANO Giorgio SACCHETTI Augusto MICELLI (intervista) Franco SCHIRONE Giulio D’ERRICO Angelo PAGLIARO Marco ROSSI Martina GUERRINI”,”Cronache anarchiche. Il giornale di ‘Umanità Nova’ nell’Italia del Novecento (1920-1945).”,”Nei Dvd allegati è contenuta la raccolta completa digitalizzata di UN Milano e Roma 1920 1922; Usa 1924-1925, Argentina 1930 e 1932 (due numeri unici), e Francia (1932-1933). Raccolta di UN pubblicato durante la resistenza: Firenze 1943-1945, Genova numero unico in occasione dell’insurrezione contro il nazifascismo, 22 aprile 1945 e Roma 1944 – maggio 1945. Lavoro dedicato a due compagni Sergio Costa direttore e redattore di Umanità Nova e Alfonso Nicolazzi, collaboratore tenace tipografo del giornale anarchico”,”EMEx-123″
“SCHIRRU Giancarlo”,”Per la storia e la teoria della linguistica educativa. Il Quaderno 29 di Antonio Gramsci.”,”L’ultimo dei Quaderni del Carcere Il regime fascista, nella sua prima fase, aveva lasciato le questioni linguistiche nelle mani di Giovanni Gentile, ministro dell’istruzione (pag 5)”,”GRAS-151″
“SCHIVELBUSCH Wolfgang a cura di Andrea BORSARI”,”Storia dei generi voluttuari. Spezie caffé cioccolato tabacco alcol e altre droghe.”,”Wolfgang SCHIVELBUSCH ha studiato Letteratura, Filosofia e Sociologia all’ Università di Francoforte e Berlino, dove insegna. Tiene regolarmente dei corsi all’ Università di New York. Tra le sue opere tradotte in italiano: – Luce. Storia dell’ illuminazione artificiale nel secolo XIX. PRATICHE EDITRICE. PARMA. 1994 – Storia dei viaggi in ferrovia. EINAUDI. 1988 Titolo postfazione di BORSARI: -Civiltà materiali e culture comparate”,”STOS-067″
“SCHIVELBUSCH Wolfgang”,”La cultura dei vinti.”,”ANTE1-4 SCHIVELBUSCH Wolfgang è un saggista di fama internazionale. Ha pubblicato vari saggi di storia sociale e culturale su temi quali ‘i generi voluttuari’, ‘i viaggi in ferrovia’ , ‘l’illuminazione artificiale’ pag 112-113″,”QMIx-179″
“SCHIVELBUSCH Wolfgang”,”La cultura dei vinti.”,”SCHIVELBUSCH Wolfgang è un saggista di fama internazionale. Ha pubblicato vari saggi di storia sociale e culturale su temi quali ‘i generi voluttuari’, ‘i viaggi in ferrovia’ , ‘l’illuminazione artificiale’ “”I vinti sono i primi a rendersi conto di ciò che la storia tiene in serbo”” Heinrich Mann Probabile data sbagliata (2003) dell’altro volume già schedato”,”GERQ-084″
“SCHIVELBUSCH Wolfgang”,”3 New Deal. Parallelismi tra gli Stati Uniti di Roosevelt, l’Italia di Mussolini e la Germania di Hitler, 1933-1939.”,”Wolfgang Schivelbusch è nato a Berlino nel 1941 e dal 1973 vive tra Berlino e New York. In Italia sono usciti ‘Storia dei viaggi in ferrovia’ (1988), ‘Luce:Storia dell’illuminazione artificiale nel secolo XIX’ (1994), ‘Storia dei generi voluttuari: Spezie, caffé, cioccolato, tabacco, alcol e altre droghe’ (1991), ‘La cultura dei vinti’ (2006). “”Siccome la forza è sempre dalla parte dei governati, i governanti non hanno altro sostegno al di fuori dell’opinione di quelli. Il governo, pertanto, si fonda sull’opinione; e questa massima vale per i governi più dispotici e militari come per quelli che concedono più libertà e sono più vicini al popolo”” (David Hume) (in apertura) “”A parte una breve parentesi durante la Prima guerra mondiale, l’immaginario del secolo era completamente conquistato dall’idea di un accesso di massa all’automobile e all’energia elettrica; il fascino crebbe nel 1933, quando lo Stato assunse un ruolo più attivo nella vita quotidiana. Roosevelt e Hitler, che avevano scommesso le loro fortune politiche, rispettivamente, sui progetti della Tva e della rete autostradale, erano del tutto consapevoli di quali aspirazioni popolari quei progetti avrebbero potuto sfruttare a favore dei rispettivi governi. La ragione per cui il Terzo Reich puntò sulla motorizzazione e non sull’elettrificazione era semplice. Già nel 1930, gran parte delle famiglie tedesche, anche nelle zone rurali, aveva l’energia elettrica, mentre solo poche di esse possedevano un’autovettura. Come il liberalismo individualistico aveva favorito l’ascesa dell’industria automobilistica negli Stati Uniti, in Germania l’organizzazione corporativo-comunale della produzione di energia era riuscita a elettrificare anche le campagne. Le due società presentavano così immagini speculari: in America molti proprietari di un’automobile non avevano l’elettricità a casa, in Germania tante famiglie che potevano collegare i propri apparecchi elettrici a una presa di corrente dovevano ricorrere a mezzi di trasporto pubblici o non motorizzati. In entrambi i paesi intervenne lo Stato, che era l’unica autorità in grado di colmare quel deficit. Hitler e Roosevelt dovevano gran parte del loro carisma alla capacità di neutralizzare gli interessi specifici, di nazionalizzare l’industria e di offrire alle masse la possibilità di accedere a tecnologie «miracolose»”” (pag 151-152)”,”STOS-216″
“SCHLEGEL Friedrich, a cura di Andreina LAVAGETTO”,”Dialogo sulla poesia.”,”Nell’ambito dell’Athenaeum – la rivista che i fratelli August Wilhelm e Friedrich Schlegel fondarono nel 1798 e che era destinata a diventare il manifesto del Romanticismo – il Dialogo sulla poesia è il testo che più di ogni altro raccoglie e precisa tutti i principi e le modalità della dottrina romantica, rappresentandone così una summa.”,”VARx-056-FL”
“SCHLEIFSTEIN Josef”,”Franz Mehring. Sein marxistischen Schaffen, 1891-1919.”,”SCHLEIFSTEIN J.”,”MEHx-071″
“SCHLEMMER Thomas”,”Invasori, non vittime. La campagna italiana di Russia, 1941-1943.”,” “”Il Don come Canne”” La disfatta dell’8a Armata nell’inverno 1942-1943. “”Il piano di Hitler avrebbe potuto avere successo solo nel casdo in cui i russi avessero subito passivamente l’attacco, senza contrattaccare in forze, ma questa ipotesi era decisamente poco probabile. Comunque Hitler ignorò ogni suggerimento e così le armate italiane, ungheresi e rumene, che originariamente dovevano essere impiegate in una zona d’operazioni secondaria, furono inviate in un settore particolarmente a rischio, predestinato a subire la controffensiva delle Forze Armate sovietiche. Gli italiani dovevano coprire il fianco sinistro delle Divioni della 6.a Armata e della 4.a Armata corazzata germaniche che avanzavano su Stalingrado. Né Mussolini, né il Comando Supremo e il Comando dell’8.a armata erano contenti del compito affidato alle loro unità e avrebbero preferito un incarico più prestigioso (6). Nonostante questi dubbi il 13 agosto il generale Gariboldi come comandante d’Armata assunse il controllo di un settore del fronte, largo 270 km, nel tratto centrale del Don tra Pavlovsk e la foce del fiume Choper; entro il 16 agosto i soldati del II e XXXV Corpo d’Armata occuparono le posizioni precedentemente difese dalle unità tedesche. (…) Ben presto divenne evidente che i russi non avevano alcuna intenzione di dare tregua agli italiani, come dimostrarono l’offensiva di fine agosto contro il settore della Divisione «Sforzesca» e i vari attacchi sferrati a settembre nella zona del II Corpo d’Armata. Per questo motivo il Comando dell’8a Armata richiese più volte l’invio di riserve tedesche e che fosse ridotto il suo settore difensivo. A ottobre, quando la 3a Armata rumena venne dislocata tra l’Armir e la 6° Armata tedesca, sembrò giunto il momento adatto per soddisfare le richieste italiane; tuttavia i rumeni si rifiutarono di sostituire, come ordinato, due Divisioni italiane e così ci si limitò ad accorciare il fronte di 40 km. Di conseguenza le unità del Regio Esercito si trovarono a dover difendere un settore lungo ancora 230 km. (…) Ma l’Armir godette dell’attenzione piuttosto volubile del “”Führer””, nonché del Comandante Supremo della Wehrmacht, solo fino a quando non ne venne distolto da sviluppi in altri settori del fronte. Infatti, gli avvenimenti sul Dn passarono ben presto in secondo piano rispetto alla battaglia di Stalingrado: per Hitler il pensiero di conquistare la città divenne una vera e propria ossessione: il 6 ottobre dichiarò che la sua occupazione era il compito principale del gruppo di Armate B. (…) Ma Stalingrado non cadde e la battaglia per la conquista della città logorò a tal punto le forze tedesche che «il Comando non ebbe altra scelta che tappare un buco aprendone altri». Le conseguenze di quel dilemma ricaddero pesantemente sulle unità italiane: mancavano i mezzi di trasporto, il carburante e il materiale per potenziare le postazioni, tanto che nell’autunno e nell’inverno del 1942 si verificarono più volte veri e propri scontri per la distribuzione delle risorse che deteriorarono ulteriormente i rapporti tra tedeschi e italiani”” (pag 122-125) Il volume, versione ridotta dell’ opera curata da Schlemmer (Die Italiener an der Ostfront 1942/43. Dokumente zu Mussolinis Krieg gegen die Sowjetunion, Oldenbourg, München 2005), si basa sulla vasta documentazione tratta dagli archivi italiani e tedeschi – in perticolare le relazioni degli ufficiali di collegamento della Wehrmacth presso l’ 8ª armata italiana (Armir). In realtà, la ricostruzione delle operazioni e della disfatta dell’ Armir è limitata alle trenta pagine del IV capitolo, Il Don come Canne. L’ intento del libro è dimostrare che gli italiani condivisero con gli alleati tedeschi il comportamento criminale sul fronte russo, criticando allo stesso tempo la versione vittimistica ed eroica trasmessa dalla memorialistica. Indice Prefazione – I. La guerra di Mussolini al fronte russo tra memoria e storiografia – II. Il Regio Esercito e la guerra sul fronte orientale (1941-1942) – III. I soldati del Regio Esercito sul fronte orientale – IV. «Il Don come Canne». La disfatta dell’8ª Armata nell’inverno 1942-1943 – Appendice. Documenti sulle battaglie e sulla disfatta dell’8ª Armata italiana al fronte orientale – Appendice: documenti tedeschi e documenti italiani – Note – Bibliografia – Elenco delle abbreviazioni – Cartine – Indice dei nomi – Indice dei luoghi Thomas Schlemmer è ricercatore presso l’ Institut für Zeitgeschichte di Monaco-Berlino. I suoi principali temi di studio sono la storia socio-politica della Germania dopo il 1945, la storia dei partiti politici e la storia del fascismo e dell’ Italia durante la seconda guerra mondiale. Ha collaborato con l’ Istituto Storico Germanico di Roma. Tra le sue pubblicazioni più recenti, Estraniazione strisciante tra Italia e Germania (a cura di, con G.E. Rusconi e H. Woller, Bologna 2008).”,”QMIS-321″
“SCHLESINGER Rudolf”,”Marx ieri e oggi.”,”Dialettica fonti marxismo anatomia società borghese leggi vita società teoria valore ciclo industriale stagnazione e crollo capitalismo classe e Stato dominio di classe conquista potere quadro internazionale politica guerra Q contadina Q nazionale comunismo pianificazione e eguaglianza Stato e legge individuo e collettivismo nazionalità e internazionalismo.”,”MADS-109″
“SCHLESINGER Arthur M. jr”,”Crisi di fiducia. Idee potere e violenza in America.”,”Nato il 15 ottobre 1917 a Columbus, Ohio, è stato consigliere speciale del presidente KENNEDY. Ha scritto ‘I mille giorni di J.F. Kennedy alla Casa Bianca’ (RIZZOLI) (premio Pulitzer), ‘The Age of Jackson’ (Premio Pulitzer per la storia) e una serie di volumi su ‘L’età di Roosevelt’. Presso RIZZOLI è uscito nel 1967 ‘Vietnam amara eredità’. Insegna all’Univ di New York.”,”USAS-001″
“SCHLESINGER Arthur M. jr”,”L’età di Roosevelt. Gli anni inquieti 1935-36.”,”Collezione di storia americana a cura di Mauro CALAMANDREI Vittorio DE CAPRARIIS Nicola MATTEUCCI Rosario ROMEO”,”USAS-008″
“SCHLESINGER Arthur M. jr”,”L’età di Roosevelt. L’ avvento del New Deal. 1933 – 1934.”,”Collezione di storia americana a cura di Mauro CALAMANDREI Vittorio DE CAPRARIIS Nicola MATTEUCCI Rosario ROMEO”,”USAS-007″
“SCHLESINGER Rudolf”,”Il partito comunista nell’ URSS.”,”L’A è condirettore della rivista ‘Soviet Studies’. Dei suoi numerosi studi di sociologia e di politica sono stati tradotti in italiano ‘La teoria del diritto nell’URSS’, Torino 1952, ‘Marx ieri e oggi’, MIlano 1961.”,”RIRO-100″
“SCHLESINGER Arthur M.”,”Il mio secolo americano. Ricordi di una vita, 1917-1950.”,”SCHLESINGER Arthur M. (1917) è uno dei più autorevoli storici e intellettuali americani. E’ stato uno dei principali consiglieri di J.F. KENNEDY. Ha vinto per due volte sia il National Book Award sial il Pulitzer, nel 1946 con ‘L’ età di Jackson’ e nel 1966 con ‘I mille giorni di Kennedy’. Vive a New York.”,”USAS-076″
“SCHLESINGER Arthur M. jr”,”La Presidenza imperiale.”,”L’A nato a Columbus (Ohio) nel 1917 si è laureato alla Harvard dove poi ha insegnato dal 1946 al 1966. Quindi ha insegnato alla City University of New York. “”Ciò a cui Nixon tendeva era qualcosa di diverso: non un regime parlamentare, ma una Presidenza plebiscitaria. Il suo modello non era in Inghilterra ma in Francia – nella Francia di Luigi Napoleone e di Charles De Gaulle. (…) Nixon, si diceva, ammirava tra gli statisti contemporanei soprattutto De Gaulle. Fatto sta che, dopo essere stato rieletto, diede inizio a quello che si può proficuamente considerare un tentativo di instaurare un regime semigollista negli Stati Uniti””. (pag 297)”,”USAP-047″
“SCHLESINGER Arthur Meier”,”Prelude to Independence. The Newspaper War on Britain, 1764-1776.”,”””Sebbene entrambi i campi volta a volta invocavano il principio della libertà di stampa, in realtà il tema emergeva ora in una forma nuova. Sebbene i direttori dei patrioti fossero inquieti, essi non avevano da temere più tentativi di repressione legale – solo l’ occasionale perdita di sottoscrittori scontenti e, come vedremo, ostacoli dalle autorità postali; (…) Nell interesse della coerenza, comunque, essi si sentivano in dovere di giustificare la soppressione da loro compiuta di scritti di opposizione. Ma questo presentava poche difficoltà ad anime zelanti: essi semplicemente sostenevano che la libertà di parola apparteneva solo a coloro che parlavano la parola della libertà””. (pag 189)”,”EDIx-062″
“SCHLESINGER Arthur M.”,”Vietnam amara eredità (1941-1966).”,”SCHLESINGER Arthur M. nato il 15 ottobre 1917 a Columbus, Ohio, è stato consigliere speciale di Kennedy. Ha scritto ‘I mille giorni di J.F. Kennedy alla Casa Bianca’ (premio Pulitzer per la biografia), ‘The Age of Jackson’ (Premio Pulitzer per la storia) e una serie di tre volumi su ‘The Age of Roosevelt’. Insegna a New York. “”In Vietnam, il nemico è la Cina? “”Perché i nostri capi politici giudicano necessario pagare questo prezzo e correre questi rischi? La nostra politica si ispira ad un’idea più ampia e cioè che la guerra in Vietnam non sia solo un conflitto locale tra vietnamiti bensì una prova inevitabile tra Cina e Stati Uniti.”” (pag 93) “”Sicuramente il contenimento dell’ espansione cinese sarà un grave problema per la prossima generazione””. (pag 105)”,”USAP-069″
“SCHLESINGER Rudolf”,”Il Comintern e la questione coloniale.”,”I socialisti e la questione delle colonie. Bernstein. “”In complesso – in particolare al V Congresso della II Internazionale (Parigi 1900) – tale giudizio fu negativo, eppure esistettero sempre delle tendenze di destra propense a giudicare positivamente il “”proprio”” dominio coloniale: i fabiani britannici condannarono ad esempio la barbarie del regime boero, ma non giunsero alla conclusione che il Sudafrica dovesse vivere liberamente sotto un regime democratico, bensì che dovesse continuare a rimanere colonia britannica; Bernstein – sostenuto non solo dal suo connazionale Schippel ma anche dall’ austriaco Karl Leuthner, un rappresentante della destra nazionalistica della socialdemocrazia dell’ Austria tedesca – parlò addirittura del “”diritto superiore della cultura superiore”” allo sfruttamento del suolo. L’ ala destra della socialdemocrazia belga sotto Vandervelde (che nella frazione parlamentare rimase però minoritaria) proponeva, per evitare le atrocità che si verificavano sotto il dominio delle compagnie, l’ annessione dello Stato congolese da parte del Belgio; l’ ala destra della socialdemocrazia italiana (che per questa sua posizione fu espulsa dal partito) appoggiò la guerra di Tripolitania. Si avvicinò maggiormente a un approccio positivo al problema dell’ emancipazione coloniale la risoluzione proposta dalla delegazione inglese al Congresso di Amsterdam (1904) che richiedeva l’ autonomia sotto sovranità britannica per l’ India (questo era allora il programma del Congresso nazionale indiano, il cui presidente fu salutato dal Congresso socialista con una fragorosa ovazione); ma in pari tempo la risoluzione britannica sottolineava “”il diritto degli abitanti delle nazioni civili a stabilirsi nei paesi la cui popolazione si trova a bassi livelli di sviluppo””. (pag 56)”,”INTT-230″
“SCHLESINGER Arthur M.”,”Vietnam, amara eredità. (1941-1966).”,”SCHLESINGER Arthur M. è stato consigliere speciale dj J.F. Kennedy. Ha scritto: ‘The Age of Jackson’ e ‘The Age of Roosevelt’.”,”USAQ-071″
“SCHLESINGER Rudolf”,”Die Kolonialfrage in der Kommunistichen Internationale.”,”SCHLESINGER Rudolf “”Später hat Roy – in seinem Buch “”Revolution und Konterrevolution in China”” – die örtliche Niederlage in Schanghai für möglicherweise unvermeidlich gehalten; dies gilt jedenfalls nur unter der Voraussetzung, daß die Erhebung der Arbeiterschaft in einem proletarischen Zentrum in einer in ganz China revolutionären Situation als unabdingbare Pflicht angesehen wurde, ohne die eine Demoralisierung eingetreten wäre (…)”” (pag 85)”,”INTT-280″
“SCHLESINGER Arthur M. jr”,”L’età di Roosevelt. La crisi del vecchio ordine, 1919-1933.”,”Linea Hoover 1931 (pag 217) “”La teoria del 1929 – che il crollo fosse il risultato inevitabile di una speculazione incontrollata all’interno del paese – stava forse assumendo un aspetto imbarazzante, probabilmente perché ne attribuiva troppo chiaramente la responsabilità agli uomini d’affari americani. Nell’ottobre 1930 Hoover scoprì improvvisamente che le cause della depressione si trovavano “”solo in parte negli Stati Uniti””. La causa principale, secondo la sua nuova teoria, era stata la superproduzione di materie prime all’estero, che aveva condotto a un abbassamento dei prezzi e a una riduzione del potere d’acquisto all’estero e perciò a una riduzione degli acquisti stranieri negli Stati Uniti. La diminuzione reale della bilancia commerciale estera nel 1930 era stata inferiore a 60 milioni di dollari, somma certo insufficiente a spiegare il collasso dell’economia americana. Ma, nonostante le statistiche, Hoover nutriva sempre maggior fiducia nella sua nuova tesi. Nel dicembre disse che “”le maggiori forze della depresisone si trovavano ora al di fuori degli Stati Uniti””, e nel giugno 1931 che “”le cause principali vennero non dall’interno ma dall’esterno””. Gli avvenimenti in Europa diedero presto un’apparenza di plausibilità alla nuova linea Hoover. Il fallimento della Kreditanstalt a Vienna nel giugno 1931 sottopose ad uno sforzo intenso la parità aurea internazionale. La moratoria dei debiti praticata da Hoover in quell’estate non fu più di un palliativo e nel settembre fu chiaro che la City di Londra non poteva più difendere la sterlina. A tutti il gennaio 1932, circa quaranta nazioni – meno l’America e la Francia – aveva abbandonato la parità aurea. La crisi finanziaria mondiale aumentò la pressione sull’economia americana””. Per Hoover, ora, il ristabilimento della parità aurea divenne quasi altrettanto importante quanto il pareggio del bilancio”” (pag 217)”,”USAS-203″
“SCHLESINGER Rudolf”,”L’internazionale comunista e la questione coloniale.”,”””Il libro di M.N. Roy, ‘Revolution und Gegenrevolution in China (Berlin 1930) contiene lunghe analisi storico-sociologiche che hanno ben poco a che fare con gli avvenimenti e arricchisce il quadro noto con sfumature tratteggiate da un uomo che vi ha assistito di persona. Nonostante una certe indipendenza dal linguaggio ufficiale, esso non contiene però un’interpretazione degli sviluppi essenziali che si differenzi dalla linea ufficiale di partito allora generalmente condivisa. La raccolta di documenti ‘Kitaiskaja Revoluzija i Kommunistisischeskij International’, pubblicata a Mosca a cura di Roy nel 1929, è stata edita nel 1963 in traduzione inglese a cura di Robert C. North e Xènia J. Eudin (nella University of California Press, con il titolo ‘M.N. Roy’s Mission to China), con un’introduzione che cita un gran numero di rapporti interessanti e difficilmente reperibili, tra i quali vorrei ricordare in particolare l’articolo di Tsai Ho-sen su “”Problemi Kitala””, (1929, n. 1): naturalmente la documentazione e l’esposizione sono accentrate in particolare sul periodo di Wuhan (primavera del 1927) al quale Roy assistette di persona. La migliore documentazione sul periodo precedente la catastrofe di Shanghai rimane ancora la “”lettera da Shanghai””, riprodotta in appendice a ‘Problems of the Chinese Revolution’ di Trotsky (New York 1932). In questa lettera, redatta da funzionari del Comintern, viene presentata per la prima volta per iscritto la linea che, a partire dalla missione di Roy in Cina, era stata scelta ufficialmente; l’opposizione della linea di questa lettera a quella di Ch’en Tu-hsiu-Voitiuski è evidente, benché non rappresenti la posizione trotskista. I contributi di Trockij stesso contenuti in questo volume riguardano il periodo successivo alla catastrofe di Shanghai e dimostrano – contro la sua volontà che in precedenza egli si è poco occupato dei problemi cinesi e che anche in seguito egli se ne è servito soltanto come di un “”gancio”” al quale pesnava di poter appendere ilsuo contrasto politico interno contro il gruppo di Stalin (contrasto che in quanto tale, a causa della politica di industrializzazione, aveva perduto molto del suo contenuto ‘concreto’). Trockij ha tentato un’interpretazione alternativa più seria della rivoluzione cinese, che ormai sembrava essersi conclusa con una sconfitta, nella sua critica del progetto di programma del Comintern (del 1928; edizione inglese, New York, 1929)”” (pag 19-20, premessa)”,”INTT-284″
“SCHLESINGER Rudolf”,”L’Internazionale comunista e la questione coloniale.”,”Rudolf Schlesinger nacque a Vienna nel 1901. Nel 1921 entrò nel Partito comunista austriaco e nel 1924 lavorò nel Partito comunista tedesco insieme con Varga, Nel 1933 emigrò in Cecoslovacchia e in URSS. Espulso dal Partito comunista sovietico nel 1936, tornò in Cecoslovacchia e fu poi in Inghilterra. Morì nel 1969. Fra i suoi numerosi studi di storia del movimento operaio internazionale ricordiamo: Il Partito comunista dell’Unione Sovietica e Marx, i suoi tempi e i nostri.”,”INTT-007-FL”
“SCHLESINGER Arthur M. jr”,”The Cycles of American History.”,”Arthur M. Schlesinger Jr. ha vinto due volte il premio Pulitzer nel 1946 per il volume ‘The Age of Jackson’ e nel 1966 per la biografia di J.F. Kennedy alla Casa Bianca (‘I mille giorni’) Cicli nella storia. Il pendolo. “”Wise men have remarked on patterns of alternation, of ebb and a flow, in human history. “”The two parties which divide the state, the party of Conservatism and that of Innovation””, wrote Emerson in 1841, “”are very old, and have disputed the possession of he world ever since it was made… Now one, now the other gets the day, and still the fight renews itself as if for the first time, under new names and hot personalities””. Innovation presses ever forward; Conservatism holds ever back. We are reformers spring and summer, in autumn and winter we stand by the old; reformers in the morning, conservers at night. “”Innovation is the salient energy; Conservatism the pause on the last movement”” (1). Half a century later, Henry Adams applied a more precise version of the cyclical thesis to the first years of the American republic. “”A period of about twelve years””, he wrote, “”measured he beat of the pendulum. After the Declaration of Independence, twelve years had bee needed to create an efficient Constitution; another twelve years of energy brought a reaction against the government then created; a third period of twelve years was ending in a sweep toward still greater energy; and already a child could calculate the result of a few more such returns”” (2). Adams’s cycle described alternating currents in the domestic affairs of the new nation, and his pendulum swung back and forth between the centralization and diffusion of national energy. The broad rhythms he discerned in the first thirty-six years of American independence continue to be discernible in the long years since. I inherit an alternative interpretation of this cyclical phenomenon from my father, who defined the swing as between conservatism and liberalism, between periods of concern for the rights of the few and periods of concern for the wrongs of the many (3). In a 1949 essay, my father identified eleven such alternations. His first three periods correspond more or less to the three beats of Henry Adams’s pendulum. There follow the period of Jeffersonian retreat of the War of 1812; the democratizing age of Jackson, 1829-1841; increasing domination of the national government by slaveholders, 1841-1861; abolition of slavery, 1861-1869; conservative rule, 1860-1901; the Progressive era, 1901-1919; the Republican restoration, 1919-1931; the New Deal era, 1931-1947. In six of the periods the objects was to increase democracy; in five, to contain it”” (pag 23-24) [(1) Emerson, “”The Conservative””; (2) Henry Adams, ‘History of the United States of America During the Administration of Thomas Jefferson and James Madison’, New York, 1889-1891, VI, 123; (3) Arthur M. Schlesinger, ‘Paths to the Present’, New York, 1949, 93]”,”USAP-082″
“SCHLESINGER Rudolf”,”Il Partito comunista nell’URSS.”,”Il partito bolscevico clandestino (pag 84-86)”,”RIRO-020-FV”
“SCHLESINGER Rudolf”,”Central European Democracy and its Background. Economic and Political Group Organization.”,”Rudolf Schlesinger autore di ‘Soviet Legal Theory’, ‘Changing Attitudes in Soviet Russia’, ‘Marx’.”,”EURC-136″
“SCHLICK Moritz”,”Spazio e tempo nella fisica contemporanea. Da una introduzione alla teoria della relatività e della gravitazione.”,”Moritz Schlick nato a Berlino nel 1882, studiò fisica a Losanna, Heidelberg e Berino dove conseguì il dottorato con Max Planck. Ottenuta l’abilitazione nel 1910 insegnò fisica all’Università di Kiel (1921). In seguito passò a ricoprire la carica di filosofia delle scienze induttive all’Università di Vienna. Fu tra i fondatori del Circolo di Vienna (1929), centro di diffusione del neo-positivismo, e ne fu una delle figure più prestigiose.”,”SCIx-012-FRR”
“SCHLICK Moritz”,”Spazio e tempo nella fisica contemporanea. Da una introduzione alla teoria della relatività e della gravitazione.”,”Moritz Schlick nato a Berlino nel 1882, studiò fisica a Losanna, Heidelberg e Berino dove conseguì il dottorato con Max Planck. Ottenuta l’abilitazione nel 1910 insegnò fisica all’Università di Kiel (1921). In seguito passò a ricoprire la carica di filosofia delle scienze induttive all’Università di Vienna. Fu tra i fondatori del Circolo di Vienna (1929), centro di diffusione del neo-positivismo, e ne fu una delle figure più prestigiose.”,”SCIx-012-FRR”
“SCHLIEMANN Heinrich”,”La scoperta di Troia.”,”Breve biografia di Heinrich Schliemann: un imprenditore e archeologo tedesco che divenne una delle figure più importanti per il mondo dell’archeologia per la rilevanza delle scoperte da lui compiute nel XIX secolo. Schliemann nacque a Neubukow il 6 gennaio 1822, nel Granducato di Meclemburgo-Schwerin. Fu il padre a trasmettere a Heinrich l’amore per le civiltà passate, leggendo i versi dei poemi omerici e descrivendo le gesta degli eroi antichi della leggendaria città di Troia, fino ad allora ritenuta dagli studiosi solo frutto della fantasia. Nel 1870, Schliemann si dedicò alla ricerca della città di Troia e dopo anni di ricerche e studi, la scoprì. In seguito, si dedicò alla ricerca di altre città antiche come Micene e Tirinto. Schliemann morì a Napoli il 26 dicembre 1890. Altre informazioni: 1. it.wikipedia.org 2. treccani.it 3. es.wikipedia.org 4. zam.it 5. biografieonline.it +1 altro”,”ASGx-001-FSD”
“SCHLÖGEL Karl”,”Leggere il tempo nello spazio. Saggi di storia e geopolitica.”,”SCHLÖGEL Karl è uno dei massimi storici tedeschi. Insegna storia dell’Europa dell’Est a Francoforte sull’Oder presso l’Europa Universität Viedrina. Questo è il suo primo libro tradotto in italiano. Pag 97: Tracciato del confine tedesco-sovietico sui protocolli aggiuntivi segreti del patto di non aggressione tedesco-sovietico (cartina) “”Il potere ha luogo nello spazio. La territorializzazione del potere viene rappresentata sulle carte, che si tratti dei progetti della città ideale rinascimentale o illuministica, della delimitazione delle sfere di influenza delle superpotenze oppure dell’ambito di applicazioni delle disposizioni sull’ingresso in un paese straniero. Le carte rappresentano il potere. Addirittura la competenza geografica stessa è potere. Chi dispone delle carte conosce meglio l’organizzazione dello spazio.”” (pag 89)”,”RAIx-318″
“SCHLOTTERBECK Friedrich”,”Sangue e libertà in Germania. Memorie di un operaio tedesco (1933-1945).”,”””In situazioni come queste gli intellettuali costituiscono sovente un peso, impacciati e inetti come sono in tutte le cose della vita pratica, a cominciare dal farsi il letto, dallo spazzare e dal pulire fino ai normali lavori obbligatori. Il salto che devono compiere è maggiore di quello che compie un operaio, i mutamenti nelle loro consuetudini sono più sensibili. Ciò che tra gli altri detenuti è severamente bandito, per esempio il lamentarsi, è per loro una insopprimibile necessità: e il loro repertorio di lagnanze è assai più ricco e vario di quello di un operaio, sempre così laconico nelle questioni sentimentali. Eppure li aiutavamo volentieri, perché tra gli operai la compassione è più forte della tendenza a fare i propri comodi. Non erano antifascisti anche loro? Perciò avevano diritto al nostro aiuto. Ogni tanto le SS li stuzzicavano e li tormentavano proprio a causa della loro origine intellettuale, credendo così di conquistarsi popolarità tra i detenuti operai. Si sforzavano pure, nelle punizioni collettive, di accendere l’ odio contro gli intellettuali. Ma per noi operai non c’era mai luogo a dubbio sul nostro dovere di aiutarli, di coprirli, di rimediare alle loro goffaggini. Sapevamo che quegli uomini avevano una capacità di sopportazione minore della nostra. Nel campo di concentramento, in quest’ inferno del terrore, della tortura e delle angherie, le precedenze e le classificazioni della vita borghese perdono significato””. (pag 77)”,”GERR-021″
“SCHLÜTER Hermann a cura di Carol POORE”,”Die Anfange der deutschen Arbeiterbewegung in Amerika (1907).”,”SCHLÜTER, giornalista e storico del socialismo tedesco-americano, fu forzato a lasciare la GERM negli anni 1880 a causa delle leggi antisocialiste e si stabilì a Zurigo. Qui mentre condirigeva l’edizione del ‘Sozialdemokrat’, organo ufficiale della SPD tedesca in esilio e fu incaricato di compilare gli archivi di partito. Emigrato negli USA, divenne D del ‘Volkszeitung’ di New York (giornale fondato nel 1878 come organo ufficiale del Sozialisische Arbeiter-Partai (SAP)), una posizione che tenne dal 1890 fino al 1919. Poco si conosce della sua vita.”,”MUSx-047″
“SCHLÜTER Hermann”,”Die Anfange der deutschen Arbeiterbewegung in Amerika.”,”SCHLÜTER, giornalista e storico del socialismo tedesco-americano, fu forzato a lasciare la Germania negli anni 1880 a causa delle leggi antisocialiste e si stabilì a Zurigo. Qui mentre condirigeva l’edizione del ‘Sozialdemokrat’, organo ufficiale della SPD tedesca in esilio e fu incaricato di compilare gli archivi di partito. Emigrato negli USA, divenne D del ‘Volkszeitung’ di New York (giornale fondato nel 1878 come organo ufficiale del Sozialisische Arbeiter-Partai (SAP)), una posizione che tenne dal 1890 fino al 1919. Poco si conosce della sua vita.”,”MUSx-106″
“SCHLÜTER Hermann”,”Lincoln, labor and slavery. A Chapter from the Social History of America.”,”La schiavitù non si poneva all’ attenzione delle organizzazioni dei lavoratori di origine tedesca di questo periodo maggiormente delle altre questioni. Quando nel dicembre 1857, l’ Arbeiterbund si riorganizzò e fu adottada una nuova piattaforma, lo schiavismo non fu perfino menzionato. La questione che in quel periodo stava creando tensioni e agitando dappertutto il popolo, era semplicemente ignorata. A quando in aprile , 1858 il Soziale Republic apparve come organo dell’ Arbeiterbund, le sue espressioni sulla schiavitù erano molto tiepide (…): “”La questione del presente momento non è l’ abolizione della schiavitù, ma il prevenire una sua ulteriore estensione””; e ancora: “”Al momento la questione dell’ abolizione della schiavitù è ancora remota””. (pag 78)”,”MUSx-138″
“SCHLÜTER Herman”,”Die Chartisten Bewegung. Ein Beitrag zur sozialpolitischen Geschichte Englands.”,”Dopo l’ inizio dell’ agitazione nel Galles, Frost divenne membro dell’ unione operaia di Newport, e come si ebbero le elezioni per i delegati alla Convenzione, egli rappresentò più di 200 mila operai del Galles a Londra. (pag 135)”,”MUKC-020″
“SCHLÜTER Hermann”,”Lincoln, labor and slavery. A Chapter from the Social History of America.”,”””In the present work the author has attempted to determine Lincoln’s position toward the working class. In this attempt he has examined all the documents and speeches of Lincoln relating to workingmen.”” (pag 11, prefazione dell’autore) “”On November 27, 1864, Karl Marx, the leading spirit of the General Council, wrote thus about the elements composing this committee to his friend Joseph Weydemeyer, then in the United States: “”Its English members are mostly chiefs of the local trades unions, hence the real labor kings of London, the same people who gave Garibaldi such a rousing welcome, and who by their monster meeting in St. James’ Hall (Bright in the chair) prevented Palmerston from declaring war against the United States when he was on the point of doing it”” (F. Mehring, Neue Beiträge zur Biographie von K. Marx und F. Engels, Neue Zeit, 1906-07, Vol II, p. 224) (in SCHLÜTER Hermann, Lincoln, labor and slavery. A Chapter from the Social History of America, SOCIALIST LITERATURE CO. NEW YORK. 1913)”,”USAS-176″
“SCHLÜTER Hermann”,”La Prima Internazionale in America. Un contributo alla storia del movimento operaio negli Stati Uniti.”,”Nei riquadri brani di Marx e soprattutto Engels. “”Scrive F. Engels a F.A. Sorge il 12 (-17) settembre 1874: “”Con la tua uscita la vecchia Internazionale è senz’altro completamente chiusa e finita. E questo è bene. Essa apparteneva al periodo del Secondo Impero, quando l’oppressione che regnava in tutta l’Europa imponeva al movimento operaio, che si stava appunto risvegliando, unità ed astensione da ogni polemica interna. Era il momento in cui i comuni interessi cosmopoliti del proletariato potevano occupare il primo piano. Germania, Spagna, Italia, Danimarca erano entrate appena allora nel movimento o vi stavano entrando. Nel 1864 – in realtà – il carattere teorico del movimento stesso era in tutta Europa, cioè tra le masse, ancora molto confuso; il comunismo tedesco non esisteva ancora come partito operaio, il proudhonismo era troppo debole per poter cavalcare i suoi ghiribizzi particolari, la nuova robetta di Bakunin non esisteva ancora nemmeno nella sua stessa testa, perfino i capi delle Trade Unions inglesi credevano di poter entrare nel movimento sulla base del programma espresso nei ‘considérants’ degli statuti. Il primo grande successo doveva far saltare questo ingenuo procedere assieme di tutte le frazioni. Tale successo fu la Comune, che dal punto di vista intellettuale fu assolutamente figlia dell’Internazionale, sebbene questa non avesse mosso un dito per farla, ed entro tali limiti l’Internazionale ne fu anche con piena ragione considerata responsabile. Quando l’Internazionale, tramite la Comune, divenne una potenza morale in Europa, iniziò subito il baccano. Ogni corrente voleva sfruttare il successo a proprio favore. Si verificò quella disgregazione che non poteva non verificarsi. La gelosia per il crescente potere delle sole persone che erano veramente pronte a continuare a lavorare sul vecchio programma complessivo – i comunisti tedeschi – spinse i proudhoniani belgi nelle braccia degli avventurieri bakuninisti. Con il congresso dell’Aja si arrivò alla fine effettiva, e per ambedue i partiti. L’unico paese in cui si poteva fare ancora qualcosa nel nome dell’Internazionale era l’America e un felice istinto trasferì là la direzione generale. Adesso anche là il prestigio si è esaurito, e ogni ulteriore sforzo di galvanizzarla infondendovi nuova vita sarebbe follia e spreco di forze. L’Internazionale ha dominato dieci anni di storia europea [spingendola] verso una parte – verso la parte in cui si trova il futuro – e può guardare con orgoglio al lavoro che si lascia alle spalle. Ma, nella sua vecchia forma, è sopravvissuta a se stessa. Per creare una nuova Internazionale al modo di quella vecchia, un’alleanza dei partiti proletari di tutti i paesi, ci vorrebbe una sconfitta generale del movimento operaio, come quella che ha predominato negli anni 1849-1864. Per questo, oggi, il mondo proletario è troppo grande, troppo esteso. Credo che la prossima Internazionale sarà – dopo che gli scritti di Marx [avranno] esercitato il loro effetto per alcuni anni – direttamente comunista e inalbererà apertamente i nostri principi”” [(in) Hermann Schlüter, ‘La prima internazionale in America. Un contributo alla storia del movimento operaio negli Stati Uniti’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2015] (pag 208)”,”INTP-080″
“SCHLÜTER Hermann”,”Lincoln, labor and slavery. A Chapter from the Social History of America.”,”La schiavitù non si poneva all’ attenzione delle organizzazioni dei lavoratori di origine tedesca di questo periodo maggiormente delle altre questioni. Quando nel dicembre 1857, l’ Arbeiterbund si riorganizzò e fu adottada una nuova piattaforma, lo schiavismo non fu perfino menzionato. La questione che in quel periodo stava creando tensioni e agitando dappertutto il popolo, era semplicemente ignorata. A quando in aprile , 1858 il Soziale Republic apparve come organo dell’ Arbeiterbund, le sue espressioni sulla schiavitù erano molto tiepide (…): “”La questione del presente momento non è l’ abolizione della schiavitù, ma il prevenire una sua ulteriore estensione””; e ancora: “”Al momento la questione dell’ abolizione della schiavitù è ancora remota””. (pag 78)”,”MUSx-003-FV”
“SCHMÄDEKE Jürgen STEINBACH Peter a cura, saggi di Hans MOMMSEN Klaus-Jürgen MÜLLER Ger VAN-ROON Hermann WEBER Patrik von zur MÜHLEN Gerhard BEIER Hugo STEHKÄMPER Axel SCHILDT Uwe SAUERMANN Arno KLÖNNE Bernd SÖSEMANN Peter LÖSCHE e Michael SCHOLING Günther VAN-NORDEN Heinz HÜRTEN Klaus SCHOLDER Gerhard BESIER Eberhard BETHGE Christoph STROHM Barbara SCHELLENBERGER Gerd R. UEBERSCHÄR Jürgen SCHMÄDEKE Michael KRÜGER-CHARLE’ Heinz HÖHNE Ulrich HEINEMANN Wolfgang SCHIEDER Detlerf Graf SCHWERIN Arnold SYWOTTER Detlef LEHNERT Michael SCHNEIDER Ekkehard KLAUSA Steven KROLAK Christof DIPPER Peter STEINBACH Klemens VON-KLEMPERER Henry MALONE Leonidas E. HILL Rainer A. BLASIUS Lothar KETTENHACKER Hedva BEN-ISRAEL Romedio Graf von THUN-HOHENSTEIN Ronald SMELSER Ian KERSHAW Klaus TENDELDE Henz BOBERACH Christoph KLESSMANN RichardALBRECHT William Sheridan ALLEN Hans-Josef STEINBERG Detlev J.K. PEUKERT Hugo STEHKÄMPER Wilhelm TREUE Johannus TUCHEL Alexander FISCHER Peter HOFFMAN Manfred MESSERSCHMIDT Bernd MARTIN Winfried HEINEMANN Jrzy W. BOREJSZA Franciszek RYSZKA”,”Der Widerstand gegen den Nationalsozialismus. Die deutsche Gesellschaft und der Widerstand gegen Hitler.”,”Saggi di Hans MOMMSEN Klaus-Jürgen MÜLLER Ger VAN-ROON Hermann WEBER Patrik von zur MÜHLEN Gerhard BEIER Hugo STEHKÄMPER Axel SCHILDT Uwe SAUERMANN Arno KLÖNNE Bernd SÖSEMANN Peter LÖSCHE e Michael SCHOLING Günther VAN-NORDEN Heinz HÜRTEN Klaus SCHOLDER Gerhard BESIER Eberhard BETHGE Christoph STROHM Barbara SCHELLENBERGER Gerd R. UEBERSCHÄR Jürgen SCHMÄDEKE Michael KRÜGER-CHARLE’ Heinz HÖHNE Ulrich HEINEMANN Wolfgang SCHIEDER Detlerf Graf SCHWERIN Arnold SYWOTTER Detlef LEHNERT Michael SCHNEIDER Ekkehard KLAUSA Steven KROLAK Christof DIPPER Peter STEINBACH Klemens VON-KLEMPERER Henry MALONE Leonidas E. HILL Rainer A. BLASIUS Lothar KETTENHACKER Hedva BEN-ISRAEL Romedio Graf von THUN-HOHENSTEIN Ronald SMELSER Ian KERSHAW Klaus TENDELDE Henz BOBERACH Christoph KLESSMANN RichardALBRECHT William Sheridan ALLEN Hans-Josef STEINBERG Detlev J.K. PEUKERT Hugo STEHKÄMPER Wilhelm TREUE Johannus TUCHEL Alexander FISCHER Peter HOFFMAN Manfred MESSERSCHMIDT Bernd MARTIN Winfried HEINEMANN Jrzy W. BOREJSZA Franciszek RYSZKA”,”GERR-050″
“SCHMID Bona”,”New Words, New Trends. Le parole nuovissime del «Villaggio Globale».”,”Bona Schmid vive e lavora a Milano, dove ha diretto per molti anni la sezione italiana delle Edizioni TIME-LIFE. Ha anche una lunga esperienza di lessicografia, essendo stata collaboratrice di Vladimiro Macchi al Centro Lessicografico Sansoni, casa editrice per la quale continua a curare la serie dei dizionari inglesi e con cui ha già pubblicato Words. Guida ai termini inglesi d’uso corrente e al loro giusto impiego.”,”VARx-112-FL”
“SCHMIDT Alfred”,”Storia e struttura. Problemi di una teoria marxista della storia.”,”Nato a Berlino nel 1931, Alfred SCHMIDT ha studiato storia, filologia classica e inglese, in seguito filosofia e sociologia all’Univ di Francoforte con HORKHEIMER e ADORNO. E’ Prof incaricato di filos all’Univ di Francoforte e all’Accademia del lavoro della stessa città. In Italia ha pubblicato ‘Il concetto di natura in Marx’, (LATERZA. 1969), un saggio nel volume ‘Risposte a Marcuse’ (LATERZA, 1969) e una storia della Scuola di Francoforte nel volume ‘La scuola di Francoforte’ in collaborazione di Gian Enrico RUSCONI (DE-DONATO, 1972).”,”GRAS-001″
“SCHMIDT Conrad”,”Il saggio medio del profitto e la legge marxiana del valore.”,”Il libro di Conrad SCHMIDT, pubblicato nel 1889 a Stoccarda è il risultato di una ricerca di cui ENGELS, nella sua Prefazione all’edizione del Libro II del Capitale di MARX (1885) era stato il ‘promotore’. Tra SCHMIDT ed ENGELS si sviluppò un carteggio e un dibattito sulla Q della legge del valore.”,”MADS-132″
“SCHMIDT Alfred”,”Il concetto di natura in Marx.”,”Alfred SCHMIDT è nato a Berlino nel 1931. Ha compiuto i suoi studi di filosofia e sociologia presso la Frankfurter Schule sotto la guida di HORKHEIMER e ADORNO. Attualmente ha l’incarico per la Storia dell’ illuminismo presso il Philosophischen Seminar dell’Univ di Francoforte.”,”MADS-162″
“SCHMIDT Alfred RUSCONI Gian Enrico”,”La scuola di Francoforte. Origini e significato attuale.”,”Alfred SCHMIDT (Berlino, 1931) ha studiato storia, filologia classica e inglese, in seguito filosofia e sociologia, all’Univ di Francoforte con HORKHEIMER e ADORNO. E’ (1971) professore incaricato di filosofia al Seminario filosofico e all’Accademia del Lavoro di Francoforte. Delle sue già numerose opere sono state tradotte in Italia ‘Il concetto di natura in Marx’ (LATERZA, 1969), e un saggio compreso nel volume ‘Risposte a Marcuse’ (LATERZA, 1969). Gian Enrico RUSCONI (1938) insegna (1971) sociologia all’Univ di Trento. E’ autore di ‘La teoria critica della società’ (MULINO, 1968). Per la DE-DONATO ha pubblicato in collaborazione con C. SARACENO, ‘Ideologia religiosa e conflitto sociale’ (1970). Segnaliamo pure il saggio ‘Contro Kautsky, contro Lenin’ che introduce il libro di K. KORSCH ‘Il materialismo storico’ (LATERZA, 1971).”,”TEOS-044″
“SCHMIDT Helmut”,”Uomini al potere. Incontro con Breznev. L’ Ostpolitik. La conferenza di Helsinki. L’ invasione dell’ Afghanistan. Gli errori di Reykjavik. La strategia dell’ equilibrio. Gli ostaggi di Mogadiscio, Entebbe e Teheran. Potere e Tv in America. Le crisi petrolifere. La legge marziale in Polonia. L’ opzione zero. I grandi a Venezia. La Cina di Mao e di Deng. Il boom giapponese.”,”Incontro con Breznev. L’ Ostpolitik. La conferenza di Helsinki. L’ invasione dell’ Afghanistan. Gli errori di Reykjavik. La strategia dell’ equilibrio. Gli ostaggi di Mogadiscio, Entebbe e Teheran. Potere e Tv in America. Le crisi petrolifere. La legge marziale in Polonia. L’ opzione zero. I grandi a Venezia. La Cina di Mao e di Deng. Il boom giapponese. SCHMIDT (Amburgo 1923-) aderisce alla SPD nel 1946 ed emerge alla fine degli anni 1950 come esperto militare. Contribuisce alla revisione della politica estera e di difesa del partito socialdemocratico. Promuove la costruzione di un rapporto nuovo con le forze armate e contribuisce all’ impostazione della strategia. Ministro federale della difesa (1969-1972) e delle finanze (1972-74) succede a Willy BRANDT come cancelliere nel 1974. Resta in carica fino al 1982. Il suo cancellierato segna il passaggio della coalizione social-liberale da una prima fase in cui furono impostati grandi disegni innovatori in politica estera e interna a una seconda condizionata dalla crisi energetica e dalla recessione mondiale. Johnson provoca la caduta di Erhard. “”La visita a Johnson terminò con un’ umiliazione per Erhard. In un dibattito parlamentare successivo al suo rientro, chiesi che fosse resa pubblica l’ entità degli impegni che egli aveva rinnovato o stipulato ex novo. … (pag 140) “”L’ Europa occidentale, quindi, è oggi praticamente senza una guida e ciò spiega in parte la sua continua inclinazione – peraltro motivata – verso l’ America, con la conseguenza che essa gravita sempre nell’ orbita della superpotenza dell’ Occidente e non riesce a sganciarsi. Come in passato (Considerazioni finali di un europeo, pag 344)”,”GERQ-052″
“SCHMIDT Heiko a cura; collaborazione di Hans LANDAUER Nuria Fernandez ROJO Svend RYBNER Gudrun SCHROETER”,”Die Freiheit fällt nicht vom Himmel. Fundstücke aus dem Spanischen Bürgerkrieg.”,”ANTE3-61″,”MSPG-212″
“SCHMIDT Paul”,”Da Versaglia a Norimberga. (Tit.orig.: Statist auf der diplomatischen Bühne)”,”SCHMIDT autore di questo libro di memorie era l’interprete alle conferenze internazionali ed era presente alla conferenza di Parigi 1931 (v. foto) Unione europea pag 167″,”RAIx-244″
“SCHMIDT Ingo”,”Neoliberal Capitalism and its Crises in Europe: Towards a Luxemburgian Interpretation.”,”Ingo Schmidt è un accademico coordinatore del ‘Labour Studies Programme’ alla Athabasca University, Canada. Studia il movimento operaio e l’economia politica internazionale.”,”LUXS-076″
“SCHMIDT Giselher; con alcuni scritti di Rosa LUXEMBURG e Karl LIEBKNECHT”,”Spartakus. Rosa Luxemburg und Karl Liebknecht.”,”Giselher Schmidt wurde 1937 in Limburg/Lahn geboren. Nach dem Studium von Politischer Wissenschaft, Neuer Geschichte, Philosophie und Jurisprudenza bestand er Ende 1964 sein Diplom-Examen als Politologe am Otto-Suhr-Institut der Freinen Universität. Seitdem ist er als Publizist un Referent für politische Bildung tätig. Von seinen Veröffentlichungen seien gennant: ‘Hitlers und Maos Söhne – NPD und Neue Linke’ (Frankfurt am Main 1969), gemeinsam mit Rudi Maerker, ‘Politik als Heilshehre -Zur Idee des Totalitarismus’ (Mainz, 1970).”,”LUXS-080″
“SCHMIDT Alfred RUSCONI Gian Enrico”,”La scuola di Francoforte. Origini e significato attuale. La «Rivista per la ricerca sociale» e il ruolo di Horkheimer (Schmidt); Appunti critici sugli autori di Francoforte (Rusconi).”,”Alfred SCHMIDT (Berlino, 1931) ha studiato storia, filologia classica e inglese, in seguito filosofia e sociologia, all’Univ di Francoforte con HORKHEIMER e ADORNO. E’ (1971) professore incaricato di filosofia al Seminario filosofico e all’Accademia del Lavoro di Francoforte. Delle sue già numerose opere sono state tradotte in Italia ‘Il concetto di natura in Marx’ (LATERZA, 1969), e un saggio compreso nel volume ‘Risposte a Marcuse’ (LATERZA, 1969). Gian Enrico RUSCONI (1938) insegna (1971) sociologia all’Univ di Trento. E’ autore di ‘La teoria critica della società’ (MULINO, 1968). Per la DE-DONATO ha pubblicato in collaborazione con C. SARACENO, ‘Ideologia religiosa e conflitto sociale’ (1970). Segnaliamo pure il saggio ‘Contro Kautsky, contro Lenin’ che introduce il libro di K. KORSCH ‘Il materialismo storico’ (LATERZA, 1971).”,”TEOS-020-FV”
“SCHMIDT Karl A.”,”Easy Ways to Enlarge Your German Vocabulary.”,”Karl A. Schmidt, Department of Modern Languages University of San Francisco.”,”VARx-250-FL”
“SCHMIDT Walter SEEBER Gustav, a cura; saggi di Waltraud SEIDEL-HÖPPNER Katharine MIDDELL Gian Mario BRAVO Lothar KNATZ Jacques GRANDJONC Hans PELGER Ahlrich MEYER Jacob ROKITJANSKI Liane JAUCH Marie-Luise RÖMER Birgit ASSMAN Walter SCHMIDT Wolgang MEISER Kurt WERNICKE Ingrid PEPPERLE Herbert PETERS Hans-Arthur MARSISKA Wolfgang SCHRÖDER Martin HUNDT Warner KOWALESKI Helmut BLEIBER Manfred HAHN”,”Sozialismus und frühe Arbeiterbewegung.”,”Tra i vari saggi quelli di: -.Gian Mario Bravo, Einige Thesen uber den Fruhsozialismus (pag 45-55) – Martin Hundt, Marx und Blanqui im Jahre 1850 (pag 258-267) “”Wenn men über Blanqui spricht, geht es – ob man will oder nicht – stets auch um den revolutionaren Charakter des Marxismus”” (pag 259) “”Quando si parla di Blanqui, lo si voglia o no, si parla sempre del carattere rivoluzionario del marxismo”””,”SOCx-002-FMB”
“SCHMIDT-GLINTZER Helwig”,”La Cina contemporanea. Dalle guerre dell’oppio a oggi.”,”Helwig Schmidt-Glintzer è professore di Storia dell’Asia orientale all’Università di Gottinga.”,”CINx-037-FL”
“SCHMIECHEN-ACKERMANN Detlef”,”Nationalsozialismus und Arbeitermilieus. Der nationalsozialistische Angriff auf die proletarischen Wohnquartiere und die Reaktion in den sozialistischen Vereinen.”,”Nazionalsocialismo e ambienti della classe operaia. L’attacco nazionalsocialista ai quartieri proletari e la reazione dei sindacati socialisti.”,”GERR-045″
“SCHMINCK-GUSTAVUS C.U.”,”La rinascita del Leviatano. Crisi della libertà politiche nella Repubblica Federale Tedesca.”,”L’autore, nato a Francoforte sul Meno nel 1942, insegna storia del diritto nella facoltà di giurisprudenza dell’Università riformata di Brema. E’ autore di pubblicazioni sulla storia giuridica, sociale e costituzionale tedesca e italiana.”,”GERV-001-FV”
“SCHMITT Carl a cura di Antonio CARACCIOLO”,”Il custode della costituzione.”,”La biografia intellettuale di C. SCHMITT (la principale biografia di S. è quella di G. SCHWAB, ‘The Challenge of the Exception. An Introduction to the Politica Ideas of Carl Schmitt between 1921 and 1936′, BERLIN, 1970) ed anche la recezione del suo pensiero nel clima del dopoguerra è segnata in modo cruciale dalla sua compromissione con il regime nazista.Secondo la presentazione, il decisionismo schmittiano è un atto storicamente determinato, posto da un soggetto universale, da una unità complessa e articolata quale può essere un “”popolo””, ma non per questo irreale, mistica, quasi che i reale dovesse coincidere con l’ individuale.”,”TEOP-070″
“SCHMITT Carl”,”Terra e mare. Una riflessione sulla storia del mondo.”,”Nel 1942, totalmente isolato nella Berlino in guerra, Carl SCHMITT decide di scrivere per la figlia Anima questo saggio in forma di racconto, in cui la storia del mondo viene riletta nella prospettiva di una opposizione fondamentale, quella tra terra e mare. SCHMITT vuole dimostrare che le due polarità terra-mare, sono le componenti di uno dei segreti motori della storia. Approda infine all’ evento decisivo: quella “”rivoluzione spaziale planetaria”” da cui è nato il nomos dell’ Europa moderna. pag 66: La prima rivoluzione spaziale planetaria “”Nel XVI secolo spagnoli e francesi si massacrarono per anni – ad esempio in Florida – nel modo più raccapricciante, senza risparmiare donne e bambini; tra spagnoli e inglesi vi fu un’ accanita guerra che durò cent’anni, durante il quale l’ odio feroce di cui gli uomini possono essere capaci fra loro sembrò avere raggiunto il massimo grado (…). Eppure tutto ciò svanisce di fronte al fatto predominante di una comune conquista europea del Nuovo Mondo (…). Questo aspetto dello sviluppo storico è talmente importante che l’ epoca delle scoperte può essere definita altrettanto bene – e forse in modo ancora più esatto – come l’ epoca della conquista di terra da parte dell’ Europa. La guerra accomuna, dice Eraclito, e il diritto è contesa (1) .”” (1) Eraclito, fr. 80 (62)). (pag 76-77)”,”ASGx-025″
“SCHMITT Carl”,”Teoria del partigiano. Integrazione al concetto di politico. (Tit. orig: Theorie des Partisanen)”,”””Occorre operare da partigiani ovunque vi siano partigiani””, osservava NAPOLEONE, nel tentativo di rispondere alla guerriglia in Spagna. Questa teoria è sviluppata da Carl SCHMITT in due conferenze tenute in Spagna nel 1962. “”Lenin era un grande conoscitore e ammiratore di Clausewitz. Durante la prima guerra mondiale, nel 1915, aveva studiato a fondo il libro Della guerra, riportandone estratti in lingua tedesca nel suo quaderno di appunti – la Tetradka -, con tanto di note a margine in russo, sottolineature e punti esclamativi. In questo modo ha lasciato uno dei più formidabili documenti della storia universale e di quella delle idee. Un esame approfondito di questi estratti, queste glosse, queste sottolineature e questi punti esclamativi permette di cogliere lo sviluppo della nuova teoria della guerra assoluta e dell’ inimicizia assoluta che caratterizza l’ epoca delle guerre rivoluzionarie e i metodi della moderna guerra fredda. Ciò che Lenin poteva apprendere da Clausewitz, e imparò in fondo, non è soltanto la famosa formula della guerra come continuazione della politica. E’ anche il riconoscimento che la distinzione dell’ amico dal nemico è la cosa più importante, e determina tanto la guerra quanto la politica. Solo la guerra rivoluzionaria è, per Lenin, vera guerra, perché nasce dall’ inimicizia assoluta. Tutto il resto è gioco convenzionale.”” (pag 73) “”Occorre operare da partigiani ovunque vi siano partigiani””, osservava Napoleone, nel tentativo di rispondere alla guerriglia in Spagna. Questa teoria è sviluppata da Carl Schmitt in due conferenze tenute in Spagna nel 1962. “”Lenin era un grande conoscitore e ammiratore di Clausewitz. Durante la prima guerra mondiale, nel 1915, aveva studiato a fondo il libro ‘Della guerra’, riportandone estratti in lingua tedesca nel suo quaderno di appunti – la Tetradka (1) -, con tanto di note a margine in russo, sottolineature e punti esclamativi. In questo modo ha lasciato uno dei più formidabili documenti della storia universale e di quella delle idee. Un esame approfondito di questi estratti, queste glosse, queste sottolineature e questi punti esclamativi permette di cogliere lo sviluppo della nuova teoria della guerra assoluta e dell’inimicizia assoluta che caratterizza l’epoca delle guerre rivoluzionarie e i metodi della moderna guerra fredda. Ciò che Lenin poteva apprendere da Clausewitz, e imparò in fondo, non è soltanto la famosa formula della guerra come continuazione della politica. E’ anche il riconoscimento che la distinzione dell’amico dal nemico è la cosa più importante, e determina tanto la guerra quanto la politica. Solo la guerra rivoluzionaria è, per Lenin, vera guerra, perché nasce dall’ inimicizia assoluta. Tutto il resto è gioco convenzionale”” [Carl Schmitt, Teoria del partigiano. Integrazione al concetto di politico, 2005] (pag 73) “”(1) A German edition of Lenin’s ‘Tetradka’ [notebooks] on Clausewitz’s ‘On War’ was published in Berlin in 1957 by the Institute of Marxism-Leninism (…). The most extensive and important presentation and analysis of the ‘Tetradka’ is by Werner Hahlweg in an article titled “”Lenin und Clausewitz””, in ‘Archiv für Kulturgeschichte’, Vol. 36 (1954), pp. 30-39 and 357-87. Hahlweg is also the editor of the latest edition of Vom Kriege, op.cit. According to Hahlweg, Lenin’s original contribution was that he extended Clausewitz from the stage of the (at first, bourgeois) Revolution of 1789 to the proletarian revolution of 1917, and recognized that war had left the ranks of national and state wars to became a class war at the place where Marx and Engels hoped for an economic crisis. With help from the formula “”war is the continuation of politics””, Lenin declared “”now the whole core question of revolution is in its struggle: recognition of the essence (class analysis) of the world war, together with attendant problems such as opportunism, defense of the fatherland, the fight for national liberation, the distinction between just war and unjust war, the relation between war and peace, revolution and war, the end of imperialist wars through the internal revolt of the working class, revision of the Bolsheviks Party program”” (Hahlweg, ibid., p. 374). It appears to me that every point that Hahlweg rightly makes here provides a touchstone for the enemy concept”” [(in) Carl Schmitt, Theory of the Partisan: Intermediate Commentary on the Concept of the Political, 2007, note 66, p. 51]”,”TEOP-215″
“SCHMITT Carl, a cura di Stefano PIETROPAOLI”,”Il concetto discriminatorio di guerra.”,”SCHMITT C. (1888-1985) giurista e teorico della politica.”,”TEOP-382″
“SCHMITT Carl”,”La guerre civile mondiale. Essais (1943-1978).”,”SCHMITT Carl (1888-1985), giurista e filosofo tedesco, amico di Ernst JÜNGER, già professore di diritto pubblico e diritto internazionale a Bonn e a Berlino durante la Repubblica di Weimar, poi durante il regime nazista. Autore di molte opere tra cui ‘La notion de politique’, ‘Le nomos de la terre’, ‘Théorie du partisan’. Malgrado il suo antisemitismo e la compromissione con il nazismo tra il 1933 e il 1936, si è imposto come una delle figure maggiori del pensiero politico e internazionale del XX secolo.”,”TEOP-397″
“SCHMITT Carl, a cura di Giorgio AGAMBEN”,”Un giurista davanti a se stesso. Saggi e interviste.”,”””Don Manuel Fraga mi ha definito un testimone della crisi europea che ha voluto viverla dal didentro e non ai margini. E’ vero.”” (pag 218) “”Uno dei portavoce della propaganda antieuropea, il politico indiano Krishna Menon, dopo aver invaso l”enclave’ portoghese di Goa, dichiarò: “”Finora il diritto internazionale è stato europeo: ora faremo un altro diritto internazionale, non-europeo. Dopo tutte le nostre esperienze possiamo attendere con una certa curiosità le idee sulla guerra e sulla pace che questo nuovo diritto internazionale sarà in grado di produrre””.”” (pag 224) “”Come abbiamo già detto, in tutte le epoche ci imbattiamo in condizioni intermedie fra la guerra e la pace. In breve: il cosiddetto ‘status mixtus’ esiste da quando si danno pace e guerra sulla terra. Da questo punto di vista è possibile e del tutto ammissibile parlare della guerra fredda come di un fenomeno storico generale. García Arias ha scoperto che la locuzione “”guerra fredda”” è apparsa già durante il Medioevo spagnolo in un paragrafo del ‘Libro de los Estados’ di Don Juan Manuel, dove si dice della guerra fredda: “”A chi la fa, essa non porta né pace né onore””. E’ universalmente nota e viene spesso citata l’espressione di Cicerone: ‘Inter pacem et bellum nihil medium’. Ugo Grozio cita questa formula nel libro ‘De iure belli ac pacis’ del 1625, e da allora è diventata proverbiale.”” (pag 228)”,”TEOP-247″
“SCHMITT Carl; a cura di Franco VOLPI”,”Il nomos della terra. Nel diritto internazionale dello « Jus Publicum Europaeum ».”,”SCHMITT Carl (1888-1985) è considerato da molti il più importante filosofo del diritto del nostro secolo. “”Ma è ‘mediante il trattato di pace’ che esse (le potenze alleate, ndr) pongono sotto pubblica accusa l’allora imperatore. Quest’ultimo è l”unico’ accusato, chiamato in causa personalmente con il proprio nome, Guglielmo II di Hohenzollern, già imperatore della Germania. L’imperatore rimase l’unico accusato di questo nuovo tipo di crimine internazionale anche quando il cancelliere imperiale Bethmann-Hollweg dichiarò pubblicamente nel 1919 di assumersi la piena responsabilità per tutti gli atti d’ufficio dell’imperatore avvenuti nel periodo del suo cancellierato (dal 1914 al 1917). Nessuno degli accusatori tenne conto di questa dichiarazione del cancelliere imperiale, responsabile costituzionalmente. L’accusa per il nuovo crimine di guerra rimase limitata alla persona del capo dello Stato.”” (pag 340)”,”DIRx-030″
“SCHMITT Carl”,”Le Léviathan dans la Doctrine de l’état de Thomas Hobbes. Sens et échec d’un symbole politique.”,”SCHMITT Carl (1888-1985) fu professore di diritto pubblico durante la Repubblica di Weimar. Sostenne il regime nazista antisemitismo compreso prima di allontanarsene nel 1936. “”L’antique mythe politique du Léviathan reste, aujourd’hui encore, suffisamment puissant pour détourner les interprétations de Hobbes de leur thème objectif et pour transformer Hobbes lui-même en figure mythique. La mythisation connut son premier point culminant au milieu de XIXe siècle, avec Auguste Comte, le fondateur d’une religion du positivisme scientifique. Comte érigea le philosophe de Malmesbury en Père de l’Eglise de la nouvelle religion et inscrivit son nom en lettres d’or dans le calendrier des saints de l’âge scientifique. Un second point culminant, dans le sens opposé, naquit sous l’influence du totalitarisme moderne. Hobbes était désormais rendu responsable des horreurs et des atrocités de ce totalitarisme. Seul le déroulement de la discussion à venir dira s’il est redevenu possible, aujourd’hui, de faire retour aux vraies questions que pose l’interprétation de Hobbes. Peut-être le livre de F.C. Hood est-il déja un symptôme réjouissant; peut-être aussi la seconda partie attendue du livre de Dietrich Braun nous aidera-t-elle à préciser la relation juste entre l’image biblique du Léviathan et ses nombreuses exploitations (‘Verwertungen’) politiques. Car “”seul le ‘Léviathan’ de Hobbes est l’expression de la Réforme parachevée””. (pag 174)”,”TEOP-284″
“SCHMITT Carl, a cura di Davide Gianluca BIANCHI”,”Sul concetto di politica.”,”L’editore ha effettuato, senza successo, tutte le ricerche necessarie al fine di identificare gli aventi titolo rispetto ai diritti dell’opera. Pertanto resta disponibile ad assolvere le proprie obbligazioni. Carl Schmitt (Plettenberg, 1888-1985) è fra i maggiori giuristi e filosofi politici del Novecento. “”Teorici della politica come Machiavelli, Hobbes, spesso anche Fichte, presuppongono con il loro “”pessimismo”” in verità solo la realtà effettiva, o la possibilità della distinzione fra ‘amici’ e ‘hostes’. In Hobbes, grande e veramente sistematico pensatore, malgrado il suo estremo individualismo, la concezione “”pessimistica”” dell’uomo è così forte che mantiene vivo il senso politico. Il suo giusto riconoscimento, che proprio la convinzione, presente d’ambo le parti, del vero, del buono e del giusto, porta come effetti alle peggiori inimicizie – come anche il suo ‘bellum omnium contra omnes’ – non sono parti di una fantasia spaventata e turbata, ma neppure i segni annunciatori di una nuova società borghese costruentesi sulla base della “”libera concorrenza””: sono i presupposti elementari di un sistema di pensieri che sa anche porre questioni specificamente politiche, e sa dare loro risposta. Questi pensatori politici mostrano spesso una specie di realismo atto a spaventare uomini bisognosi di sicurezza: ma essi hanno sempre di fronte all’occhio della mente la concreta esistenzialità di un possibile nemico. (…) La peggiore delle confusioni sorge poi quando termini come “”diritto”” e “”pace”” vengono abusati a questo modo politicamente, per impedire una chiara riflessione politica, per legittimare le proprie tendenze politiche e squalificare o demoralizzare l’avversario.”” (pag 80-81)”,”TEOP-429″
“SCHMITT Carl, a cura di Dimitrios KISOUDIS e Franck HERTWECK, conversazioni con Klaus FIGGE e Dieter GROH”,”Imperium. Conversazioni con Klaus Figge e Dieter Groh.”,”dedica: in memoria di Klaus Figge (1934-2006) e Dieter Groh (1932-2012); edizione originaria 1971: ‘Solange das Imperium da ist’ … “”Dieter Groh: ‘No, non si tratta infatti di un problema di metodologia. Ad esempio Marx e Engels – questo mi appare col tempo sempre più evidente – hanno continuamente evocato nel corso della loro vita il grande parallelo’ Carl Schmitt: ‘Sì. Me ne sono interessato anch’io…’. Dieter Groh: ‘Ebbene, non me ne ero ancora affatto reso conto quando scrissi la mia tesi di laurea. Carl Schmitt: Conosce quella di un certo Christen o qualcosa del genere? Una tesi sul grande parallelo in Herzen, il russo Herzen? (41)’. Dieter Groh: ‘Sì, certo’. Carl Schmitt: ‘E’ una bella tesi discussa all’Università di Münster, no?’ Dieter Groh: ‘Già anche all’epoca, cioè nella mia tesi di laurea, aveva fatto notare che in pratica Herzen si serve del grande parallelo al fine di usarlo contro l’Europa, invece Marx e Engels se ne servono ‘per’ l’Europa – e possono servirsene in modo tale da superarlo perché sviluppano una filosofia della storia non di tipo conservatore, ma progressista. Infatti affermano: «Quando il proletariato avrà redento l’umanità, allora il grande parallelo non sarà più per noi un parallelo» (42). Questo però rappresentò il decisivo capovolgimento della funzione svolta dai grandi parallelismi nella filosofia della storia che si è sviluppata nell’Ottocento’ (…)”” (pag 64-65) [(41) Viktor Christen, ‘Die große Parallele im Geschichtsdenken. Alexander Herzens’, Tesi di laurea all’Università di Münster, 1964. Carl Schmitt scrive a Julien Freund il 31 gennaio 1967: «C’est un thème et aussi un problème passionant. Un jeune historien de Münster, Victor Christen, a fait une thèse sur ‘Die große Parallele im Geschichtsdenken Alexander Herzens’ (l’auteur russe de 1848), das laquelle il traite comme réprésentant typiques de la grande parallèle: 1) Saint-Simon et l’école saint-simonienne; 2) Alexander Herzen; 3. Moses Hess; 4. Donoso Cortés; 5. Bruno Bauer», in Julien Freud-Carl Schmitt, Briefwechsel, 1965-1969, in “”Schmittiana”” vol. IV (1994), pp. 53-91, qui p. 69; (42) «Il “”grande parallelo”” dovrebbe adesso assumere un carattere maggiormente vincolante. ‘Le jugement dernier du vieux monde social’ – questo il titolo del suo [di Moses Hess] scritto apparso a Ginevra nel 1851 – era diventato innegabile. Di questo ‘jugement dernier’ in riferimento alla “”vecchia Europa”” aveva parlato Herzen subito dopo la Rivoluzione del 1848, e così non stupisce che Hess si sentisse toccato molto da vicino dalle parole pronunciate da Herzen in ‘Dall’altra sponda’ (…). Infatti in quel libro tornava a presentarsi l’inquietante parallelo, inquietante perché a servirsene era un russo contro l’Occidente», Groh, ‘Russland’, p. 258 (con altri corsivi) (trad.it. p. 313) e poi p. 277 (trad.it. p. 337): «Questi pochi accenni sono sufficienti a mostrare che qui Engels – con efficacia pari a quello di Moses Hess – mette in campo contro Herzen categorie marxiste, perché solo tali categorie consentono di respingere l’idea che il “”grande parallelo”” sia qualcosa di inquietante per l’Europa e una invenzione dei panslavisti (…)». Il «grande parallelo» è spiegato in termini molto chiari da Auguste Romieu nel suo libro su cesarismo, ‘L’ère des Césars, Pagny, Bruxelles, 1850, p. 8: «La società europea si trova in condizioni che sono pressoché simili a quelle che caratterizzarono l’epoca in cui apparvero i Cesari». (…) Come espressione e come problema consciamente posto della sfera spirituale, il cesarismo è un fenomeno moderno, che incomincia solo nel 1789 con la Rivoluzione francese, e che appartiene storicamente all’epoca in cui viene prospettato il grande parallelo tra la situazione del cristianesimo primitivo e quella del secolo XIX. La Rivoluzione francese introduce termini e concetti quali cesarismo, guerra civile, dittatura e proletariato, che traggono completamente origine dal grande parallelo. Questo particolare, onnidominante grande parallelo tra il tempo presente e la svolta dei tempi che rappresenta l’inizio della nostra cronologia, non va confuso con i numerosi altri paralleli storici che proliferano tra gli storici e gli uomini politici. Pur con molte variazioni, questo grande parallelo è stato tracciato da prospettive diverse da Saint Simon, Tocqueville, Proudhon, Bruno Bauer, fino a Oswald Spengler. L’impero di Bonaparte fu il primo e più vistoso esempio moderno di cesarismo puro, svincolato cioè da un regno e da una corona reale (…)””] Regno della libertà e Forza frenante Carl Schmitt: “”(…) Lei si chiederà che significa tutto ciò. Ma quando penso alla storia, alla storia contemporanea, vedo che tale schema si ripete, anche nel caso dei marxisti. Il nostro Trotzkij dice: «Sì, il salto nel regno della libertà. Ci si può immaginare che per compierlo non servano che un paio di minuti, invece può volerci un’intera epoca…». È la risposta di Trotsky (52). È anche quella di Agostino. Ma questa è una vecchia questione””. Dieter Groh: Sì, era già la risposta di Engels (53)””. Carl Schmitt: Così?; Dieter Groh: Sì sì. Però io penso che se i socialisti…”” (pag 68-69) [(52) «Abbiamo imparato alla scuola elementare del marxismo che non si può arrivare con un salto dalla società capitalistica a quella socialista e nessuno di noi ha interpretato in questo modo meccanico il celebre “”salto dal regno della necessità al regno della libertà”” affermato da Engels, nessuno ha mai creduto che si possa rimodellare la società dall’oggi al domani. Engels con quella frase intendeva una grande epoca, che muovendo da un’ampia prospettiva storica rappresentasse un vero “”salto””», Leon Trotsky, ‘Die neue ökonomische Politik Sowjetrusslands und die Weltrevolution’. Discorso tenuto al IV Congresso mondiale dell’Internazionale, Hamburg 1923, p. 8 [trad. it. ‘Relazione sulla nuova politica economica sovietica e sulle prospettive della rivoluzione mondiale’, in ‘Problemi della rivoluzione in Europa. I primi anni dell’Internazionale comunista’, Mondadori, Milano, 1979, pp. 318-367, qui p. 322]. In che modo Schmitt consideri il salto marxista-secolarizzato nel regno della libertà è indicato dalla sua metafora della «morte come salto nel regno della libertà» (Schmitt, ‘Ex Captivitate Salus’, p. 88 [trad. it. ‘Ex Captivitate Salus’, p. 90]); (53) «Le potenze oggettive che finora dominavano la storia passeranno sotto il controllo degli uomini. Solo a questo punto gli uomini faranno, con piena coscienza, la loro storia (…). Ci sarà allora il salto del genere umano dal regno della necessità al regno della libertà», Friedrich Engels, ‘Herrn Eugen Dührings Unwälzung der Wissenschaft’ (Anti-Dühring), in Karl Marx – Friedrich Engels, ‘Gesamtausgabe, vol. XXVII, Akademie Verlag, Berlin, 1988, p. 469 [trad. it. ‘Anti-Dühring’ in Marx-Engels, Opere complete, vol. XXV, Editori Riuniti, Roma, 1974, p. 273] (Nota 28) (pag 223) “”(…) Rispetto all’odierna mentalità da paese di Cuccagna, il Trotsky citato da Scheibert (1) risulta tuttavia straordinariamente simpatico: “”L’uomo medio si eleverà alla statura di un Aristotele, Goethe, Marx. E da queste altezze raggiungeranno nuove vette”” (1923, [trad. it. in ‘Letteratura e rivoluzione’, Einaudi, Torino, 1973, p. 226]) (…)”” (pag 223) (nota 28) [(in) Carl Schmitt, ‘Imperium. Conversazioni con Klaus Figge e Dieter Groh’, Quodlibet, Macerata, 2021]. [Nota: (1) Peter Scheibert, ‘Revolution und Utopie. Die Gestalt der Zukunft im Denken der russischen revolutionären Intelligenz’] [saggio contenuto nel volume: ‘Epirrhosis, Festgabe für Carl Schmitt (zum 80. Geburtstag), Editors: Barion, HansBöckenförde, Ernst-WolfgangForsthoff, ErnstWeber, Werner, (2002), Duncker-humblot.com]”,”TEOP-554″
“SCHMITT Jean-Claude OSBAT Luciano POULAT Emile GAMBASIN Angelo GALLINI Clara JULIA Dominique GINZBURG Carlo REVEL Jacques GIARRIZZO Giuseppe DE-ROSA Gabriele VOVELLE Michel VOLPE Francesco COUSIN Bernard NOBILE Caterina Eva DE-ROSA Gabriele SALIMBENI Fulvio FIOCCA Giorgio GUASCO Maurilio TIEPOLO Maria Francesca”,”Religione e religiosità popolare. Ricerche di storia sociale e religiosa.”,”Contiene l’articolo di Maurilio Guasco: ‘A proposito di una ricerca su “”Gesù socialista”” (pag 417-422)”,”RELC-008-FSD”
“SCHMITT Carl, a cura di Petra DAL-SANTO”,”Donoso Cortés. Interpretato in una prospettiva paneuropea.”,”Di Carl Schmitt (1888-1985) sono apparsi presso Adelphi ‘Ex Captivitate Salus’ (1987) e ‘Il nomos della terra’ (1991). I quattro saggi qui raccolti furono stesi fra il 1922 e il 1944 e pubblicati poi in volume, con una nuova introduzione nel 1950. “”Tre duri colpi hanno minato le fondamenta dell’Europa: la guerra civile europea del 1848, l’esito della Prima guerra mondiale del 1918 e la guerra civile mondiale globale a cui assistiamo oggi”” (in risvolto di copertina) Donoso Cortés consigliere della regina Isabella II e ambasciatore a Berlino e a Parigi, morto nel 1853 a poco più di 40 anni, univa in sé le doti di un “”consumato diplomatico di professione”” e la tempra del “”profeta escatologico”” che sapeva trasmettere una visione disperata della storia con pennellate degne di Goya. Parlamentarismo. “”Per Donoso l’Assemblea nazionale di Francoforte è un parto del principio rivoluzionario. Egli sa che essa annovera fra i suoi membri i politici eccellenti e uomini colti, ma come fatto politico non può che disprezzarla. Non gli sfugge la completa assenza di potere esecutivo, l’impotenza che si agita in un immenso mare di parole, ma anche la segreta ambizione e la sete di potere che ancora non osa manifestarsi, pur essendo già stata vanificata nel 1849. Con un’ironia non superata dallo stesso Karl Marx, egli afferma che l’Assmeblea non è stata ancora sciolta per il semplice fatto che non si sa a chi spetti tale compito. Con il suo grandioso stile retorico, egli ne sintetizza il destino in un’unica frase: inizialmente il popolo tedesco glorificò e adorò l’Assemblea nazionale come una dea della libertà, ma un anno più tardi questo stesso popolo la lasciò morire come una prostituta in una taverna – “”como una prostituta in en una taberna”” (1)”” (pag 57-58) (1) In Donoso Cortes, ‘Il potere cristiano’ ….”,”TEOP-006-FSD”
“SCHMITT Jean-Claude”,”Spiriti e fantasmi nella società medievale.”,”Volume dedicato a Jacques Le Goff.”,”STMED-078-FSD”
“SCHMITT Jean-Claude”,”Il gesto nel Medioevo.”,”Volume dedicato a Jacques Le Goff.”,”STMED-079-FSD”
“SCHMUCKHER Aidano a cura”,”Parolle succide zeneixi.”,”Il parlare usando termini e motteggi osceni rappresentava quasi sempre un “”rafforzativo linguistico””, serviva cioè a dar forza al discorso, alla parlata. (pag 3)”,”LIGU-124″
“SCHNABEL Reimund”,”Il disonore dell’uomo. Documenti sulle SS.”,”Rapporto del Capo dell’Ufficio Centrale SS Economia e Amministrazione sulle misure di sicurezza nel campo di concentramento di Auschwitz (1944) (pag 75) “”L’estensione e l’alto numero di prigionieri del campo di concentramento di Auschwitz mi hanno indotto fino dall’ottobre u.s.a proporre una triplice suddivisione del campo. In seguito alla sua approvazione, il progetto è stato attuato a partire dal 10.11.1943. Da allora sussistono ad Auschwitz 3 campi di concentramento. Sulle misure di sicurezza prese per il caso di sommossa comunico quanto segue: I. Il campo I comprende il massiccio campo uomini e conta attualmente 16.000 detenuti circa. È circondato da un recinto e da un reticolato di filo di ferro a carica elettrica come d’uso in tutti i campi di concentramento. Inoltre vi sono torri di guardia provviste di mitragliatrici. Il capo II si trova a 3 km circa di distanza dal campo. I. Vi sono alloggiati 15.000 detenuti maschi e 21.000 femmine. Sul totale di 36.000, 15.000 circa sono inabili al lavoro. Anche il campo II è cintato da un reticolato a carica elettrica con torri di guardia. Il campo III comprende tutti i campi dell’Alta Slesia, situati presso aziende industriali distanziate le une dalle altre. Attualmente conta un effettivo totale di 15.000 detenuti circa. Anche questi campi di lavoro sono cintati dal solito reticolato con torri di guardia. Il maggiore di questi campi si trova presso la I.G. Farbenindustrie A.G. Conta attualmente 7.000 detenuti circa. Gli altri campi esterni hano effettivi sensibilmente inferiori. Ecco il quadro riassuntivo: Auschwitz I 16.000 uomini; Auschwitz II 15.000 uomini 21.000 donne; Auschwitz III. 15.000 uomini. Totale uomini 46.000 donne 21.000. Totale 67.000″” (pag 75) Esperimenti con il cianuro “”Deposizione di Baumkötter al processo Sachsenhausen 1947″”. (…) P.M.: Venivano fatti esperimenti con cianuro di potassio? Baumkötter: Sì. Alla fine del 1944 o all’inizio del 1945 venne al campo l’SS-Standartenführer Lolling, ispettore sanitario dei campi di concentramento. In precedenza un detenuto era stato scelto per un esperimento speciale. Dovetti andare al crematorio insieme al capo della sanità. Per strada Lolling trasse dal suo accendisigari una piccola fiala di 1 cc., questa fu messa in bocca al detentuo, che fu costretto a romperla con i denti. Dopo pochi minuti l’uomo morì””. P.M.: In quanto tempo morì? Baumkötter: “”Constatai che la morte era subenbrata già dopo 15 secondi””. P.M.: A quale scopo fu fatto questo esperimento? L’effetto del cianuro di potassio sul corpo umano non è forse noto da moltissimo tempo? Baumkötter: “”Questo esperimento doveva semplicemente rivelare in quanto tempo la dose suinidicata agiva in modo mortale sull’uomo. A quanto so questo esperimento venne eseguito per ordine di Pohl, per trovare un mezzo che permettesse agli altri capi SS, dopo il fallimento di questa guerra, di sottrarsi alle loro responsabilità in modo indolore e in brevissimo tempo”” (pag 90) Il primo maggio canto dell’internazionale all’interno del campo. Ordine di punizione dei detenuti di Oranienburg per aver cantato l”Internazionale’ (1934). Campo di concentramento di Orianienburg, 3 maggio 1934, Berliner Strasse. Amministrazione Centrle, Sezione I. Oggetto: Fermo per motivi di sicurezza. All’ufficio della polizia segretad i Stato, Berlino Prinz Albrecht-Strasse. Signor Tesmer, Consigliere della Procura di Stato. Il 1° maggio, nella sala comune del campo di concentramento di Orianienburg, i detenuti hanno intonato l”Internazionale’. Tenendo presenti le severe disposizioni da parte del Governo, non si è proceduto nei confronti dei prigionieri con il rigore che invece sarebbe stato necessario. Visto la gravità del caso, che dimostra chiaramenteo come i detenuti per motivi di sicurezza non siano ancora maturi per essere dimessi e inseriti nello Stato nazionalsocialista, prego l’Ufficio della polizia segreta di Stato ad approvare la mia proposta e di dimettere i detenuti soltanto dopo aver chiarito la loro condotta durante il periodo di detenzione per motivi di sicurezza. Per il resto ho ordinato il divieto di corrispondenza nel campo. Campo di concentramento di Oranienburg, f.to Schulze-Wechsungen Standartenführer”” (pag 92-93) Lavoro forzato ad Auschwitz. Deposizione di Otto Ambros al processo IG-Farben dinanzi al Tribunale Militare di Norimberga. Dichiarazione giiurata. Io, Otto Ambros, di Ludwigshafen sul Reno, Wöhlerstrasse 12, dopo che mi è stato fatto rilevare che una falsa testimonianza mi renderebbe perseguibile dalla legge, dichiaro sotto giuramento, spontaneamente e senza costrizione: (punti 1-20) (…) 14. “”All’inizio del 1941 furono distributie le prime commessi di lavoro; si trattava in parte di ordini di costruzioni provenienti da Ludwigshafen o Leuna, in parte di ordini alle diverse imprese da parte dell’ingegnere capo Faust, ingegnere editle responsabile dei lavori della IG Auschwitz. Le imprese richiesero lavoraotori alla IG, vale a dire denunciarono all’ingegnere capo Faust o all’oufficio Arbeitseinsatz della IG Auschwitz il numero dei lavoratori occorrenti, suddivisi per mestiere. Nella primavera del 1941 ebbe luogo a Berlino un colloquio con l’Obergruppenführer Wolf, cui presero parte per la I.G. Heinrich Bütefisch e Walther Dürrfeld; vi si discusse l’impiego dei deteneti de campo di concentramento. A quanto mi riferì Walther Dürrfeld, si parlà della paga dei detentui: RM 4 il giorno per il detenuto qualificato e RM 3 per quello non qualificato. 15. “”Per quel che ne so, l’impianto IG Auschwitz fu la prima fabbrica IG che desse lavoro a detenuti dei campi di concentramento. Dopo ch’io ebbi l’incarico di costruire Buna Auschwitz e dopo che l’Ufficio del Lavoro non mise a nostra disposizione operai in numero sufficiente, la IG si vie costretta ad assumere detenuti dal campo di concentramento. Anche da parte della direzione dell’Ufficio tecnico non vi furono obiezioni. Tuttavia per tutti noi era sgradevole lavorare con detenuti di un campo di concentramento”” (…) (19). In due anni e mezzo la somma totale per il lavoro di detenuti pagata alle SS ammontò a oltre venti milioni di marchi. Sapevo che i detentui no venivano pagati. Intorno al 1943 fu introdotto dalla IG un sistema di premio per i detenuti, per offrire loro la possibilità di fare qualche acquisto allo spaccio e nello stesso tempo per aumentare il loro rendimento”” (pag 112-112)”,”GERN-215″
“SCHNÄDELBACH Herbert”,”Hegel.”,”Herbert Schnädelbach insegna Filosofia nella Humboldt-Universität di Berlino. Specialista di filosofia tedesca dell’Ottocento. Georg Wilhelm Friedrich Hegel 1770-1831. La scuola hegeliana dopo la morte di Hegel si divide in due partiti: quello conservatore dei vecchi hegeliani e quello rivoluzionario dei giovani hegeliani influenzato essenzialmente dal clima intellettuale del Vormärz, fra i cui esponenti vi erano Feuerbach, Ruge e Marx-Engels (pag 117)”,”HEGx-040-FL”
“SCHNEID Frederick C.”,”Napoleon’s Italian Campaigns. 1805-1815.”,”G.E. Rothenberg, (1923-2004), storico militare noto internazionalmente per le sue pubblicazioni sull’Esercito asburgico) Frederick C. Schneid è stato professore di Storia alla High Point University (Nord Carolina). Insegna storia europea, specializzato nella Rivoluzione francese e nell’epoca napoleonica. Vasta produzione sulla storia militare europea, sugli eserciti europei dell’epoca della Francia rivoluzionaria e napoleonica, sulle guerre di unificazione italiana (1859-1861 e 1848-1870) e guerre della Terza coalizione. Ricoprirà la cattedra di Storia militare a West Point per l’anno accademico 2023-2024. Le guerre rivoluzionarie francesi e napoleoniche imperversarono in Italia per … anni. Nella penisola furono organizzate non meno di otto campagne che coinvolsero centinaia di migliaia di truppe. Francia ed Austria si confrontarono in questo teatro di guerra in apparenza secondario ma di vitale importanza. Come dimostra l’Autore in questo lavoro, il controllo dell’Italia era visto da Napoleone come un mezzo importante per esercitare una pressione strategica sugli austriaci, fornendo contemporaneamente sicurezza al vulnerabile fianco meridionale della Francia. Regione strategicamente chiave, le campagne italiane sono inserite in tale contesto geopolitico. Utilizzando la visuale geostrategica della penisola italiana e della sua collocazione nei calcoli francesi e austriaci, l’Autore approfondisce le principali campagne iniziate nel 1805, 1809 e 1813. Lo studio include le battaglie di Caldiero, Wagram e Mincio. In Appendice gli ordini di battaglia completi per ciascuna campagna, cartine e spostamenti di truppe. <> (pg 27, trad. d. r.)”,”FRAN-126-FSL”
“SCHNEIDER Herbert W.”,”Storia della filosofia americana.”,”Il quartier general di questa filosofia (filosofia politica, ndr) fu a Chicago. Della psicologia sociale ivi elaborata da Dewey, Tufts, Mead e Veblen abbiamo già parlato. Essi formularono una teoria della democrazia, non soltanto come forma di governo, a ma che come un modo di vivere associati, basato sulle idee che l’ individualità e la libertà sono anch’esse prodotti sociali e che una società democratica è quella che subordina le proprie istituzioni al fine fondamentale di consentire ai suoi membri di svilupparsi intellettualmente e sentimentalmente ampliando le loro “”aree d’ interessi comuni””, fornendo mezzi di comunicazione e di espressione, e dando a tutti una partecipazione responsabile ai processi di controllo sociale e fisico””. (pag 591)”,”USAG-042″
“SCHNEIDER Ronald M. a cura”,”Comunismo en latinoamérica. El caso Guatemala. Condensación preparada por el autor.”,”””All’ epoca della sua fondazione, la CGTG era una organizzazione formidabile i cui dirigenti esercitavano per conseguenza una grande influenza nelle assemblee del regime rivoluzionario. Alla fine del 1951 la CGTG poteva contare su 60.000 membri, ossia circa sei su cento uomini adulti del paese. Cerca la metà degli affiliati della CGTG si concentravano attorno alla capitale nel Dipartimento di Guatemala, per cui si poteva mobilitarli rapidamente per manifestazioni di lotta. Tutti i partiti e il governo conoscevano perfettamente l’ importanza politica dei lavoratori organizzati ed erano avidi di voti dei lavoratori. Questa necessità di voti dei lavoratori collocò i partiti rivoluzionari in una posizione che li obbligava a collaborare e pure a trattar bene i dirigenti comunisti della CGTG. I comunisti non furono in grado di sfruttare il gran vantaggio che gli dava il loro dominio sul settore organizzato della classe operaia””.”,”MALx-030″
“SCHNEIDER Sergio”,”Agricultura familiar e industrialização. Pluriativididade e descentralização industrial no Rio Grande do Sul.”,”L’A è professore di sociologia rurale presso il dipartimento di sociologia dell’Universidade Federal do Rio Grande do Sul.”,”AMLx-115″
“SCHNEIDER Bertrand”,”L’Inde, l’avénement d’une grande puissance.”,”SCHNEIDER Bertrand ha lavorato come diplomatico presso le Nazioni Unite a fianco di V. Lakshmi Pandit, sorella di Pandit Nehru e presso il primo ministro Indira Gandhi. Specialista sull’India ha fatto vari viaggi in India a titolo privato, consigliere di molte società industriali e finanziarie. “”En Inde est né le fondement des mathématiques, et aujourd’hui encore ce pays possède l’une des écoles de mathématiques les plus avancées du monde. Elle partage d’ailleurs ce privilège avec la France”” (pag 10)”,”INDE-017″
“SCHNEIDER James J.”,”The Structure of Strategic Revolution. Total War and the Roots of the Soviet Warfare State.”,” Il capitolo 1 si occupa della guerra civile americana: ‘Vulcan’s Anvil: The American Civil War and the Military Foundations of Total War. Il capitolo 2 si occupa della Prima guerra mondiale: ‘Vulcan’s Forge: The Economic Foundations of Total War’ (pag 55-92) (in esso si trovano riferimenti all’analisi della teoria della nazione in armi della preparazione della guerra e di come essa ha influenzato la mobilitazione francese di Richard D. Challener. La guerra di annientamento. Hans Delbrück, storico militare tedesco, pubblica nel 1900 il primo dei quattro volumi della sua ‘Storia dell’arte della guerra all’interno del quadro della storia politica’ (31). Completerà il quarto volume nel 1920. Fotocopiare il capitolo e inserire in Prima guerra mondiale Il capitolo 3 si intitola: ‘The Red Prometheus’: M.V. Frunze and the Social Foundations of Total War’ in cui tratta del pensiero di Marx e della disputa tra Trotsky e Frunze (pag 104) Il capitolo 4 si occupa di Svechin ‘The Red Mandarin’ Il capitolo 5 ‘Forging the Trident: V.K. Triandafillov and Operational Art il capitolo 6: ‘The Red Oracle: M.N. Tukhachevsky and the Vision of the Future War’ il capitolo 7: ‘The Eye of Medusa: B.M. Shaposhnikov and the Grand Synthesis’ il capitolo 8: ‘Conclusion: The Structure of Strategic Revolution'”,”RUST-004-FL”
“SCHNEIDER Wolfgang a cura”,”Tanks of the World. Taschenbuch der Panzer.”,”Fondo Palumberi”,”QMIx-281″
“SCHNEIDER Harold K.”,”Antropologia economica.”,”SCHNEIDER Harold K. Schneider ha insegnato Antropologia nell’Università dell’Indiana. Tra i suoi volumi ‘The Africans: an ethnological account’ (1981)”,”ECOS-012″
“SCHNEIDER Erich”,”Moneta, reddito, occupazione. Introduzione alla teoria macroeconomica.”,”Erich Schneider economista (Siegen 1900 – Kiel 1970) professore nelle università di Bonn, Aarh (Danimarca), Kiel di cui è stato rettore ed emerito. Seguace dell’indirizzo matematico, e anche buon conoscitore dei fenomeni concreti, si è occupato della formazione del prezzo in particolare delle strutture di mercato, dei problemi relativi alla produzione, alla contabilità delle imprese, all’economia internazionale, nonchè di ricerche di dinamica economica, approfondendo apporti di J.M. Keynes e della scuola di Stoccolma.”,”ECOT-276-FL”
“SCHNEIDER Peter”,”Nemico della costituzione. L’inatteso gonfiarsi del fascicolo personale dell’insegnante Kleff.”,”Peter Schneider è nato a Lubecca nel 1940. Ha studiato a Grainau e a Friburgo, vive dal 1961 a Berlino Ovest. È autore di numerosi saggi apparsi spesso su ‘Kursbuch’, e diversi lavori televisivi insieme a Enzensberger e Michel ha scritto ‘Letteratura e/o rivoluzione’, Feltrinelli, 1970.”,”GERV-001-FFS”
“SCHNEIDERMAN Jeremiah”,”Sergei Zubatov and Revolutionary Marxism. The Struggle for the Working Class in Tsarist Russia.”,”Jeremiah Schneiderman is Professor of History at the State University of New York at new Paltz. A graduate of George Washington University he received the M.A. degree from the University of Chicago and the Ph.D. degree from the University of California at Berkeley. He has held many fellowships. among them the American Philosophical Society’s Fellowship for Research in the Soviet Union and France, and he participated in the exchange program with the Soviet Union, program with the Soviet Union, spending the academic year 1959-1960 at Leningrad University. Preface, Epilogue, Conclusion, Bibliography, Notes, Illustrations, Index,”,”MRSx-013-FL”
“SCHNEIROV Richard STROMQUIST Shelton SALVATORE Nick a cura, saggi di Robert E. WEIR Susan E. HIRSCH Janice L. REIFF Larry PETERSON Victoria BROWN Melvyn DUBOFSKY Shelton STROMQUIST Richard SCHNEIROV David MONTGOMERY”,”The Pullman Strike and the Crisis of the 1890s. Essays on Labor and Politics.”,”Saggi di Robert E. WEIR Susan E. HIRSCH Janice L. REIFF Larry PETERSON Victoria BROWN Melvyn DUBOFSKY Shelton STROMQUIST Richard SCHNEIROV David MONTGOMERY”,”MUSx-144″
“SCHNEIROV Richard STROMQUIST Shelton SALVATORE Nick a cura, saggi di Robert E. WEIR Susan E. HIRSCH Janice L. REIFF Larry PETERSON Victoria BROWN Melvyn DUBOFSKY Shelton STROMQUIST Richard SCHNEIROV David MONTGOMERY”,”The Pullman Strike and the Crisis of the 1890s. Essays on Labor and Politics.”,”Saggi di Robert E. WEIR Susan E. HIRSCH Janice L. REIFF Larry PETERSON Victoria BROWN Melvyn DUBOFSKY Shelton STROMQUIST Richard SCHNEIROV David MONTGOMERY Aristocrazia operaia. “”As the Knights of Labor expanded its influence in the railroad industry, it drew the ire of not only employers hell-bent on breaking the organization but also railroad brotherhoods and trade unions. The brotherhoods and trade unions were determined to protect their jurisdictional turf and were not yet ready to consider a federation in which power would be shared among organizations. The most troublesome was the Brotherhood of Locomotive Engineers, headed by the quarrelsome Peter M. Arthur, a cautious and proud man who fit the profile of a “”labor aristocrat”” (6). Under his tutelage, the BLE operated more like a medieval guild than a labor union. By the late 1880s the BLE represented over 80 percent of the nation’s locomotive engineers, and its members enjoyed high wages and cordial relations with many employers. Organized under the motto “”Sobriety, Truth, Justice and Morality””, the BLE was loathe to call strikes and notorious for the narrowness of its craft vision. The BLE seldom supported nonengineers, workers whom Arthur contemptuously dismissed as the “”lower grades of labor”” (7). Still angry about the KOL’s acceptance of striking engineers in 1877, Arthur and the BLE refused to support the KOL in its 1885 struggle against Jay Gould’s Southwestern Railway conglomerate. Arthur recoiled in horror when more engineers quit the BLE for the Knights in the wake of victory. When the Knights struck Gould again in 1886, the BLE helped Gould break the strike, a fact that Powderly publicly denounced. Powderly’s remarks proved to be the opening salvo of a series of publicly waged battles between the KOL and the BLE that culminated in 1890. The BLE sabotaged the Knights again during the 1887 Reading strike, and some Knights retaliated by scabbing during the BLE’s lost Brooklyn Elevated Railway strike that same year (8)”” [(6) The use of the term ‘labor aristocrat’ in American labor historiography owes much to the pioneering work of Robert Gray, ‘The Labour Aristocracy in Victorian Edinburgh’ (Oxford: Oxford University Press, 1976); (7) Quoted in Carman, David and Guthrie, ‘Path I Trod’, 164; (8) ‘John Swinton’s Paper’, July 31, 1887] (pag 22-23) “”Come i Cavalieri del Lavoro estendevano la propria influenza nell’industria ferroviaria, ciò attirava le ire non solo dei datori di lavoro decisi a rompere l’organizzazione, ma anche le fratellanze delle ferrovie e i sindacati. Le fratellanze e i sindacati erano determinati a proteggere il loro territorio giurisdizionale e non erano ancora pronti a considerare una federazione in cui il potere sarebbe stato condiviso tra le organizzazioni. Il più problematico era il sindacato dei Locomotive Engineers, guidato dal litigioso Peter M. Arthur, un uomo cauto e fiero che si adattava al profilo di un “”aristocratico del lavoro”” (6). Sotto la sua tutela, il BLE era più simile a una corporazione medievale che a un sindacato: alla fine degli anni 1880 il BLE rappresentava oltre l’80% dei ferrovieri della nazione, e i suoi membri godevano di alti salari e cordiali relazioni con molti datori di lavoro. Organizzato con il motto “”Sobrietà, verità, giustizia e moralità””, il BLE non era d’accordo nel proclamare scioperi ed era noto per la ristrettezza della sua visione di mestiere. Il BLE raramente sosteneva i non specializzati, i lavoratori che Arthur definiva con disprezzo come “”i gradi inferiori del lavoro”” (7). Ancora arrabbiato per il sostegno da parte del KOL dei ferrovieri scioperanti nel 1877, Arthur e il BLE rifiutarono di sostenere il KOL nella sua lotta del 1885 contro il conglomerato della Southwestern Railway di Jay Gould. Arthur si ritrasse inorridito quando altri ferrovieri lasciarono il BLE per i Cavalieri dopo la vittoria. Quando i Cavalieri scioperarono nuovamente contro Gould nel 1886, il BLE aiutò Gould a rompere lo sciopero, un fatto che Powderly pubblicamente denunciò. Le osservazioni di Powderly si rivelarono essere la salva iniziale di una serie di battaglie pubblicamente combattute tra il KOL e il BLE che culminarono nel 1890. Il BLE sabotò nuovamente i Cavalieri durante lo sciopero Reading del 1887, e alcuni Cavalieri fecero ritorsioni durante l’ultimo sciopero ferroviario Brooklyn Elevated dello stesso anno (8)”” [(6) L’uso del termine “”aristocratico del lavoro”” nella storiografia del lavoro americana deve molto al lavoro pionieristico di Robert Gray, “”L’aristocrazia del lavoro nella Edinburgo vittoriana”” (Oxford: Oxford University Press , 1976); (7) Citato in Carman, David e Guthrie, ‘Path I Trod’, 164; (8) ‘John Swinton’s Paper’, 31 luglio 1887]”,”MUSx-004-FV”
“SCHNELLER Karl, a cura di Gianni PIEROPAN”,”1916. Mancò un soffio. Diario inedito della strafexpedition dal Pasubio all’altopiano del 7 comuni:”,”Karl Schneller viennese, valente ufficiale dello Stato Mggiore, il 1° maggio 1915 assunse la responsabilità del settore ‘Italia’ nell’Ufficio Operazioni del Consiglio Supremo imperiale. A titolo personale tenne un diario degli avvenimenti specie riguardo alla spedizione punitiva contro l’Italia, del cui piano era autore. Gianni Pieropan vicentino, è nato inell’agosto 1914. E’ stato autore di molti saggi fra cui un ampio studio di questa spedizione austriaca e della controffensiva italiana.”,”QMIP-039-FV”
“SCHNERB Robert”,”El siglo XIX. El apogeo de la expansión europea (1815-1914).”,”SCHNERB Robert professore di liceo di Clermont-Ferrand.”,”STOS-165″
“SCHNETZLER Bernard”,”Les erreurs stratégiques du IIIe Reich pendant la Deuxième Guerre mondiale.”,”””I lavori più recenti (1) della scienza economica sulla seconda guerra mondiale coprono un campo molto vasto: finanziamento dello sforzo bellico, peso del debito, costo totale del conflitto e conseguenze ulteriori, misura degli effetti inflattivi e deflazionistici, scelta degli obiettivi militari nel quadro di una strategia economica, ecc.. Uno solo di questi aspetti ci interessa: le quantità di equipaggiamenti utili in combattimento forniti dall’ industria. Questo è il fattore che ha deciso della vittoria sul campo di battaglia.”” (pag 202) Lo sforzo di guerra espresso in funzione della percentuale del PIL del paese considerato (tab 1.) per anno dal 1938 al 1944. 1943 (anno di massimo sforzo di guerra per gran parte dei paesi in conflitto): USA 42 UK 55 GERMANIA 70 ITALIA 21 GIAPPONE 43 URSS 61 Sforzo di guerra depurato dagli aiuti e apporti dall’ estero: 1943 UK 46 GERMANIA 61 URSS 51 (pag 208)”,”QMIS-082″
“SCHNITZER Giuseppe”,”Savonarola. Volume primo.”,”‘Il Frate non si curò affatto né della scomunica né della promulgazione. In quella stessa domenica egli, come di solito, celebrò la messa, e lo stesso fecero i suoi frati: così pure nei giorni successivi (39). Naturalmente, i nemici del Frate difesero a tutta possa la validità della scomunica, la quale, perché si divulgasse, tradussero in volgare e dettero alle stampe. Il giudizio intorno alla scomunica era una questione di partito. I Frateschi la rigettavano, gli Arrabbiati per contro la difendevano, «per i cerchi della città di niente altro si ragionava, che se valeva o non valeva» (40). (…) La triste condizione in cui la città si trovava a causa delle intestine discordie di partito, nell’estate 1497 si rese ancora più grave per un morbo maligno che in brevi giorni spacciava, senza riguardo ad età o al fisico delle persone. «Morivano gl’huomini in pochi giorni, vecchi, giovani, maschi, femine, benetenuti et maletenuti sanza alcuno rimedio» (81). Alla fine di luglio il morbo mieteva giornalmente un centinaio di vittime; (82) e poiché, per uno strano caso, morivano tutte persone già adulte, mentre i fanciulli non erano tocchi, «pareva – dicevano i Frateschi – si verificasse el detto del Frate, della novazione della Chiesa e del mondo» che doveva operarsi a mezzo dei fanciulli e non dei vecchi (83). In considerazione della pestilenza che infieriva, si aveva riguardo a non colpire la città con l’interdetto già tanto sollecitato dagli Arrabbiati, perché il Frate non potesse tacciare di crudeltà la Santa Sede se questa avesse privato la cittadinanza, in tempi in cui ne aveva più bisogno, del nutrimento spirituale (84). Tale misura, inoltre, non avrebbe colpito le persone più ricche ed influenti, perché queste avevano già lasciato la città per recarsi nelle loro ville a respirare l’aria balsamica dei monti vicini (85). Ai primi di luglio il morbo penetrò anche in San Marco; (86). Non mancarono tuttavia tra i frati di San Marco alcuni che avevano più dei laici stessi paura della morte. Uno di essi fu Pier Paolo da Beccuto, (95) che fu severamente rimproverato dal Frate, con una lettera dell’8 agosto, per la sua pusillanimità’ (pag 478-479)”,”BIOx-009-FMP”
“SCHNITZER Giuseppe”,”Savonarola. Volume secondo.”,”””In qualsiasi altra epoca il suo sforzo avrebbe trovato riconoscenza ed appoggio nella suprema autorità della Chiesa; se al tempo in cui egli levò la sua voce, invece di Alessandro VI, fosse stato seduto sulla cattedra di Pietro un papa come Adriano VI, quale altra avrebbe potuto essere la sua sorte, la sorte della Chiesa e dei popoli d’Occidente! Il motto che i posteri incisero sulla tomba dell’infelice Adriano: «Eu quantum refert, in quae tempora vel optimi cuiusque virtus incitat», potrebbe non meno giustamente applicarsi al Frate. Questi non fu una mente creatrice, né uno che abbia svelato nuovi orizzonti, ma fu qualche cosa di infinitamente più grande: fu un uomo e un cristiano. Come uomo, lottò e soffrì per quello che comprese essere il compito della sua vita affidatogli da Dio, con tale indomito eroismo che formerà l’ammirazione di tutti i secoli. Come cristiano, incarnò talmente lo spirito divino d’amore da assicurarsi un posto sublime tra i santi della cristianità. Alla energia di Paolo congiunse la fervida devozione di Giovanni, al tuonare profetico la tenerezza femminea e la intimità della più dolce mistica cristiana. Fu un uomo verso il quale, sia durante la sua vita come dopo la morte, si peccò enormemente. Egli non è stato ancora canonizzato né beatificato, ma verrà la sua ora, come è venuta quella di Giovanna d’Arco, e non potrà giungere il momento in cui la cristianità perverrà ad un’altezza morale da cui, ben lungi dal considerare come rivolta esecrabile l’eroica resistenza da lui opposta, in tempi eccezionali di estrema miseria della Chiesa, ad un papa infame, la riconoscerà e celebrerà per quello che effettivamente essa fu, come il merito suo più grande e come la sua più splendida gloria. Comunque, non saranno gli altari a decorarlo, ma sarà egli a dar decoro agli altari”” (pag 602-603)”,”BIOx-010-FMP”
“SCHNITZLER Arthur”,”Il ritorno di Casanova.”,”Arthur Schnitzler nacque a Vienna il 15 maggio 1862. Medico e psichiatra, lavorò anche con uno dei maestri di Freud. Autore di molti lavori teatrali di successo, in cui ironizzava ferocemente sulla vita frivola e vuota della Vienna di fine secolo, scrisse anche romanzi e racconti in cui predomina l’introspezione psicologica e affiorano le nevrosi e gli elementi onirici. Morì a Vienna il 21 ottobre 1931. Mauro Ponzi insegna Lingua e letteratura tedesca all’Università di Roma La sapienza (ha pubblicaot ‘Hermann Hesse’ (1980), ‘Letteratura e mass-media nei paesi di lingua tedesca’ (1991), ‘Walter Benjamin e il moderno’ (1993).”,”VARx-163-FV”
“SCHNUR Roman”,”Rivoluzione e guerra civile.”,”SCHNUR “”Una simile guerra è di conseguenza la sola guerra che uccide per uccidere. Pertanto non esiste più ora alcun “”justus hostis”” né alcuna “”aequalitas”” nella qualità del nemico. La differenza tra nemico e criminale viene soppressa, in ogni caso la rivoluzione combatte infatti contro briganti. Ma si va ancora oltre: il nemico non merita di essere trattato come uomo; perciò Cloots pretende che si debbano far scomparire gli aristocratici (dalle fila dei quali egli stesso proveniva). Solo cancellando questo nemico del genere umano il combattente per la pace si rivela nella sua qualità di filantropo, vero promotore dell’umanità – soltanto mediante la totale liquidazione dei non-eguali viene istituita la totale eguaglianza e l’autocoscienza assoluta può trovare la sua libertà e la sua pace perpetua. Questa appunto è la guerra totale: questo pensiero giuridico internazionale non conosce l’atto di conclusione della pace, che presuppone sempre due nemici, perché vuole pervenire alla sua pace attraverso l’annientamento o la sottomissione totale dell’Altro””. (pag 85-86)”,”TEOP-029″
“SCHÖCK-QUINTEROS Eva KLOFT Hans KOPITZSCH Franklin STEINBERG Hans-Josef a cura”,”Bürgerliche Gesellschaft-idee und Wirklichkeit. Festschrift für Manfred Hahn.”,”Contiene il saggio di Till SCHELZ-BRANDENBURG ‘Die Neue Zeit als Publikationsforum für Schriften von Marx und Engels – eine Skizze’ (pag 95-106) Tra gli autori ci sono due Dieter FRICKE uno di Jena e l’altro di Brema Saggi di Joachim HÖPPNER Waltraud SEIDEL-HÖPPNER Martin HUNDT Hans KLOFT Lothar KNATZ Lars LAMBRECHT Till SCHELZ-BRANDENBURG Elisabeth DICKMANN Dieter FRICKE Rüdiger HACHTMANN ..,”,”STOx-192″
“SCHOECK Helmut, a cura di Adriana SIGNORELLI”,”Storia della sociologia.”,”La storia che l’autore ci propone, per l’attenzione attribuita alle origini, si configura più opportunamente come un’ottima introduzione allo studio dell’attuale situazione della sociologia. L’edizione italiana è stata curata da Adriana Signorelli dell’Istituto di Sociologia dell’Università di Roma. Autrice di: Marginalità, valore lavoro e cooperazione, e insieme con De Masi, L’industria del sottosviluppo, La questione giovanile.”,”TEOS-054-FL”
“SCHOENBAUM David”,”La Révolution Brune. Une histoire sociale du III Reich (1933-1939).”,”””Le pouvoir tempêtait contre les “”carrières à la mode””, les mauvais choix professionnels, et l’on faisait pression sur le secteur tertiaire et l’artisanat pour orienter les jeunes vers l’industrie. Guillebaud rapportait que, de 1934 à 1935, la proportion d’apprentis par rapport au nombre total d’ouvriers dans l’industrie était passée de 4,5 à 5,4 pour 100. En 1937, en partie grâce aux subventions du Reich, elle était passée à 16,5 pour 100 dans les secteurs de la construction et à 24 pour 100 dans la métallurgie.”” (pag 124)”,”GERN-154″
“SCHOENBERNER Gerhard”,”Der gelbe Stern. Die Judenverfolgung in Europa 1933 bis 1945.”,”Nazismo all’ opera in Est Europa: Esecuzioni di massa di donne in Lijepaja, Lettland (Lettonia) (pag 96) Was ist dagegen Katyn? Man stelle sich nur einmal vor, solche Vorkommnisse würden auf der Gegenseite bekannt und dort ausgeschlachtet! Wahrscheinlich würde eine solche Propaganda einfach nur deshalb wirkungslos bleiben, weil Hörer und Leser nicht bereit wären, derselben Glauben zu schenken. (Der Reichskommissar für das Ostland an den Reichsminister für die Besetzten Ostgebiete am 18. Juni 1943) Qu’est en revanche le Katyn ? On ne se présente, de tels événements sur la partie adverse serait cannibalisé qu’une fois connu et là ! Propagande ne resterait probablement par conséquent inefficace simplement que, parce que des auditeurs et des lecteurs ne seraient pas prêts à offrir une telle la même foi. (Le commissaire de royaume du pays de l’est au ministre de royaume des secteurs de l’est occupés le 18 juin 1943) (traduzione automatica)”,”GERN-125″
“SCHOENBRUN David”,”America Inside Out.”,”SCHOENBRUN David reporter (già giornalista della CBS a Parigi) e giornalista televisivo scrive sui tentativi di portare fuori l’America dalla depressione dagli anni di Roosevelt a quelli di Reagan. Volume contiene ritagli di giornale e firma autore”,”USAQ-088″
“SCHOENMAN Ralph”,”The Hidden History of Zionism. (Storia segreta del sionismo)”,”Ralph Schoenman was Executive Director of the Bertrand Russell Peace Foundation, in which capacity he conducted negotiations with numerous heads of state. He secured the release of political prisoners in many countries and initiated the International Tribunal on U.S. War Crimes in Indo-China, of which he was Secretary General. Acknowledgements, Preface, Map, Footnotes, Suggested Reading, Appendix, About the Author,”,”EBRx-023-FL”
“SCHOLEM Gershom”,”Le grandi correnti della mistica ebraica.”,”Dedica: In memoria di Walter Benjamin (1892-1940), l’amico, il cui ingegno riuniva la profondità del metafisico, l’acume del critico, l’erudizione del dotto. Morto a Porto Bou, in Spagna sulla via della libertà. (in apertura)”,”EBRx-008-FF”
“SCHOLMER Joseph”,”La greve de Vorkuta.”,”Lubianka di Berlino, viaggio all’Est, arrivo a Vorkuta, sorte ebrei, sciopero nel campo.”,”RUSS-023″
“SCHOLZ Roswitha KURZ Robert HÖNER Christian HAARMANN Petra ORTLIEB Claus Peter RENTSCHLER Frank”,”Exit! Krise und Kritik der Warengesellschaft. N. 1″,”Redaktion, Petra Haarmann (Herne), Robert Kurz (Nürnberg), Claus Peter Ortlieb (Hamburg), Frank Rentschler (Marburg), Roswitha Scholz (Nürnberg),”,”TEOC-084-FL”
“SCHOLZ Heinrich”,”Storia della logica.”,”Heinrich Scholz (Berlino, 1884 – Münster 1956) ha insegnato filosofia della religione a Breslau, filosofia a Kiel e logica matematica e epistemologia a Münster, dove ha fondato e diretto un’importante scuola di logica formale.”,”FILx-140-FL”
“SCHOM Alan”,”Trafalgar. Countdown to Battle, 1803-1805.”,”L’autore ha scritto anche una biografia di Emile Zola.”,”QMIN-049-FSL”
“SCHONAUER Franz”,”La letteratura tedesca del Terzo Reich. (Deutscher Literatur im Dritten Reich)”,”La Weltanschauung nazista. Il pronunciamento di Gottfried Benn a favore del nazismo. “”Si è detto e ridetto che Benn sarebbe stato indotto a farlo dall’ ambizione di diventare il Marinetti della Germania nazionalsocialista. A mio avviso, questa spiegazione tende a semplificare eccessivamente i caso Benn, a farne un mero carrierista; mi sembra insomma che si trascuri l’ importanza dell’ illusione, di cui il poeta è stato vittima Il ‘sacrificium intellectus’ di Gottfried Benn è la capitolazione dell’ esteta, dell’ erede di Nietzche, di fronte alla barbarie e al suo dinamismo vitale, o per meglio dire di fronte a ciò che si spaccia per dinamismo vitale: uno di quegli obnubilamenti tipici della storia tedesca (…). La conquista del potere hitleriana vien posta da Benn, col suo discorso del 24 aprile 1933, in diretto rapporto con la fatalità storica, in altre parole egli ne fa un avvenimento sottratto a ogni critica, prescritto dal destino.”” (pag 47)”,”GERN-126″
“SCHÖNEMANN Friedrich”,”L’Imperialismo americano oggi: 1943.”,”Friedrich Schönemann (Kottbus 1886 Husum 1956) ha insegnato Storia della letteratura americana a Münster e, dal 1926, ha organizzato e diretto il dipartimento di americanistica dell’Università di Berlino. Allineato alle posizioni culturali del regime nazista, dopo la sconfitta della Germania si ritirò nello Schieswig-Holstein e militò nella Frei Demokratische Partei. É ritenuto il maestro dell’americanistica tedesca.”,”USAQ-031-FL”
“SCHOOYANS Michel”,”Destin du Bresil. La technocratie militaire et son ideologie.”,”Nato nel 1930, SCHOOYANS ha insegnato per dieci anni all’ Univ cattolica di San Paolo. Poi ha ricevuto l’incarico di Professore all’ Univ di Louvain (1973).”,”AMLx-023″
“SCHOPENHAUER Arturo”,”Il mondo come volontà e come rappresentazione. Libro I, II, III, IV.”,”””Infatti, come s’è detto, proprio ciò, che le scienze presuppongono e prendono a base e fissano come limite delle loro spiegazioni, è il vero problema della filosofia; la quale di conseguenza incomincia dove le scienze finiscono. Il suo fondamento non può essere costituito da dimostrazioni: queste infatti ricavano principi ignoti da noti: ad essa invece tutto è egualmente ignoto e straniero. Non può esservi alcun principio assoluto in virtù del quale esista il mondo con tutti i suoi fenomeni: perciò non è possibile, come voleva Spinoza, una filosofia che si dimostri mediante deduzione ex firmis principiis. Inoltre la filosofia è il sapere più universale, e quindi i suoi principi non possono essere conseguenze di un altro ancor più universale. Il principio di contraddizione stabilisce solo la concordanza dei concetti, ma non dà esso medesimo concetti. Il principio di ragione spiega il legame che unisce i fenomeni, non questi ultimi: perciò la filosofia non può andare in cerca di una causa efficiens o di una causa finalis. La filosofia, almeno quella moderna, non ricerca di dove il mondo provenga o dove il mondo vada, bensì solo che cosa il mondo sia.”” (pag 107-108) Conoscenza empirica, intuitiva e conoscenza logica. “”Ad onore di Spinoza devo ricordare che il suo buon senso ha viceversa considerato tutti i concetti comuni come sorti dalla confusione di ciò che era stato conosciuto intuitivamente””. (pag 112)”,”FILx-360″
“SCHOPENHAUER Arthur, a cura di Franco VOLPI”,”L’ arte di ottenere ragione. Esposta in 38 stratagemmi.”,”””Dico ego, tu dicis, sed denique dixit et ille: Dictaque post toties, nil nisi dicta vides”” (“”Io lo dico, tu lo dici, ma alla fine lo dice anche quello: / Dopo che lo si è detto tante volte, altro non vedi se non ciò che è stato detto””) (Goethe) (pag 56) “”La contraddizione e la lite spingono a ‘esagerare’ l’affermazione. Possiamo dunque stuzzicare l’avversario contraddicendolo, e indurlo così a esagerare oltre il vero un’affermazione che in sé, e in un certo ambito, potrebbe essere vera: e una volta confutata questa esagerazione, è cose se avessimo confutato anche la sua tesi di partenza.”” (pag 46) “”Quando non si dispone di alcun ‘argumentum ad rem’ e nemmeno di uno ‘ad hominem’, allora se ne fa uno ‘ad auditores’, cioè si avanza una obiezione non valida, di cui però solo un esperto vede l’inconsistenza: ma, mentre l’avversario è un esperto, tali non sono gli ascoltatori. Ai loro occhi egli viene dunque battuto, tanto più se la nostra obiezione riesce a porre in una luce ridicola la sua affermazione. A ridere la gente è sempre pronta, e quelli che ridono li si ha dalla propria parte. Per mostrare che l’obiezione è nulla, l’avversario dovrebbe inoltrarsi in una lunga discussione e risalire ai principi della scienza, o cose del genere: ma se lo fa, non trova facilmente ascolto.”” (pag 49)”,”FILx-395″
“SCHOPENHAUER Arthur”,”Sul mestiere dello scrittore e sullo stile.”,”Arthur Schopenhauer (1788-1860) I tre scritti che compongono questo volume: Sul mestiere dello scrittore e sullo stile; Del leggere e dei libri; Della lingua e delle parole, risalgono al 1851 “”Il nuovo di rado è buono, poiché il buono rimane nuovo soltanto per breve tempo”” (pag 23) Mancanza di spirito e tediosità (pag 50) L’aggettivo è nemico del sostantivo diceva Voltaire (pag 56) Vantaggi della scrittura cinese (mezzo comune per intendersi tra tutti i commercianti nei mari indiani) (pag 140-) [‘Si può dire (…) che vi siano tre tipi di autori: in primo luogo, coloro che scrivono senza pensare. Questi scrivono ciò che a loro detta la memoria, in base a reminiscenze, oppure attingono, perfino, direttamente da libri altrui. Questa classe di scrittori è la più numerosa. In secondo luogo, vi sono scrittori che, mentre scrivono, pensano. Essi pensano al fine di scrivere. Simili tipi s’incontrano molto spesso. In terzo luogo, vi sono scrittori che hanno pensato prima di accingersi a scrivere. Scrivono soltanto perché hanno pensato. Sono rari.’ (pag 19); ‘Noi vediamo, inoltre, che ogni vero pensatore cerca di esprimere i suoi pensieri nel modo più puro, chiaro, sicuro e conciso possibile. Corrispondentemente a ciò, la semplicità è sempre stata un un indice non soltanto di verità, ma anche altresì di genialità. Lo stile riceve bellezza dal pensiero; al contrario, in quegli pseudo-pensatori i pensieri dovrebbero diventare belli mediante lo stile. Non è, forse, lo stile null’altro che la ‘silhouette’ del pensiero? Scrivere in modo poco chiaro oppure male significa pensare ottusamente o confusamente. Perciò la prima regola, e forse l’unica, del buono stile è che ‘si abbia qualcosa di dire’: con questa regola si va lontano!”” (pag 47); “”Sarebbe bene comprar libri, se insieme si potesse comprare il tempo per leggerli, ma di solito si scambia l’acquisto di libri per l’acquisizione del loro contenuto. Pretendere che un individuo ritenga tutto quanto ha mai letto, è come esigere che porti ancora dentro di sé tutto quanto ha mai mangiato. (…) ‘Repetitio est mater studiorum’. Ogni e qualsiasi libro importante deve essere letto subito due volte; in parte perché le cose vengono capite meglio la seconda volta nella loro concatenazione, e si riesce a comprendere il principio veramente bene soltanto dopo aver conosciuto la fine; in parte perché, verso ogni brano, la seconda volta ci troviamo in un diverso stato d’anime rispetto alla prima volta e, grazie a ciò, l’impressione riesce diversa, ed è come vedere un oggetto in un’altra luce”” (pag 116-117)”,”FILx-569″
“SCHOPENHAUER Arthur”,”Il mondo come volontà e rappresentazione. Tomo primo.”,”Pubblicata nel dicembre 1818 (ma datata 1819) presso l’editore Brockhaus di Lipsia, la prima edizione di ‘Die Welt as Wille und Vorstellung’ non ottenne alcun successo e finì per buona parte al macero. Anche la seconda edizione dell’opera, accresciuta di un volume di “”Supplementi”” (1844), passò inosservata. Solo dopo il fallimento della rivoluzione del 1848 nel nuovo clima ideologico e culturale che si venne instaurando in Europa (Restaurazione), iniziava con i ‘Parerga e paralipomena) del 1851, la fortuna di Schopenhauer, clamorosamente confermata dalla terza edizione di ‘Mondo come volontà e rappresentazione’. “”In tutto questo ci si fa sempre più vicina la domanda, come mai sia da raggiungere la certezza, come siano da fondare i giudizi, in che consistano il sapere e la scienza, che noi, accanto al linguaggio e all’agire con riflessione, vantiamo come il terzo grande privilegio ottenuto mediante la ragione. La ragione è di natura femminile: ella può dare soltanto dopo aver ricevuto”” (pag 89-92)”,”FILx-340-FF”
“SCHOPENHAUER Arthur”,”Il mondo come volontà e rappresentazione. Tomo secondo.”,”Libertà determinata “”La libertà della volontà come cosa in sé non si trasmette punto in modo diretto al suo fenomeno, prescindendo, come s’è detto, dal caso accennato più sopra, che fa eccezione; neppur là dove essa raggiunge il grado massimo di visibilità, ossia neppure all’animale ragionevole, che abbia carattere individuale, cioè alla persona. Questa non è mai libera, per quanto sia fenomeno di una libera volontà; perché appunto in tal libero volere ella è già il fenomeno determinato; e con l’entrar, che questo fa nella forma di tutti gli oggetti, nel principio di ragione, frange l’unità di quella volontà in una pluralità di azioni, la quale non di meno a causa dell’unità, sita fuor del tempo, di quel volere in sé, si presenta regolare come una forza di natura”” (pag 383)”,”FILx-341-FF”
“SCHOPENHAUER Arthur”,”Il mondo come volontà e rappresentazione. Tomo secondo.”,”””Kant gettò la falsissima affermazione, che fuori dello Stato non esista alcun diritto perfetto di proprietà”” (pag 457)”,”FILx-009-FRR”
“SCHOPENHAUER Arthur”,”O si pensa o si crede. Scritti sulla religione.”,”””Il cristianesimo è stato sempre avverso alla cultura, fin dall’inizio. Nel ‘Discorso vero’ o ‘Discorso della verità’ il pagano Celso, vissuto nel II secolo riferisce che i primi cristiani si tenevano alla larga dalle persone colte e che svolgevano la loro propaganda solo tra la marmaglia ignorante: «Nessuno che sia istruito si accosti, nessuno che sia sapiente, nessuno che sia saggio (perché tutto ciò è ritenuto un male presso di loro); ma chi sia ignorante, chi sia stolto, chi sia incolto, chi sia di spirito infantile, questi venga fiducioso!». E infatti essi potevano convertire solo «gli sciocchi, gli ignobili, gli insensati, gli schiavi, le donnette e i ragazzini»”” (pag 12, introduzione) “”[Una domenica, vedendo la gente andare in chiesa, Schopenhauer esclamò]: «Guardate come la gente corre a ringraziare il buon Dio che le manda carestia, guerra e pestilenza!» (1860) (dai Colloqui, Gespräche, traduzione di A. Verrecchia) (pag 318) “”Al cristianesimo Schopenhauer rimprovera come pecca principale la poca importanza data agli animali…”” (1855) (pag 316)”,”RELx-002-FER”
“SCHOPENHAUER Arthur, a cura di Leonardo CASINI”,”La saggezza della vita. Aforismi.”,”””Cogliete la buona disposizione essa giunge così raramente”” (Goethe) (pag 140) “”L’ozio senza le lettere è morte e sepoltura dell’uomo vivo”” (Sen. Ep. 82) (pag 48)”,”FILx-015-FGB”
“SCHOR Ralph”,”L’Europa tra le due guerre (1919-1939).”,”Ralph Schor è docente di Storia contemporanea presso l’Università di Nizza. Ha pubblicato: Nice pendant la guerre de 1914-1918, Nice et les Alpes-Maritimes de 1914 à 1945, L’Opinion française et les étrangers, L’Immigration en France 1919-1939, L’Antisémitisme en France pendant les années trente.”,”EURx-025-FL”
“SCHORER Mark”,”Sinclair Lewis. An American Life.”,”SCHORER Mark è nato nel Wisconsin nel 1908. Ha studiato all’ Università del Wisconsin e ad Harvard. Ha scritto e insegnato per 35 anni. E’ autore di tre novelle. Ha pubblicato uno studio critico ‘William Blake: The Politics of Vision’, varie antologie e libri di testo. “”Ottobre, 1929, il mese del crollo del mercato azionario, era il tempo giusto per Lewin per fare gli sforzi più seri nello scrivere il suo romanzo sul movimento operaio. Aveva letto “”innumerevoli libri sul movimento operaio negli Stati uniti””, e, tornando alle Twin Farms il 15 ottobre, stava progettando di partire per Toronto dove era atteso, per la United Press, alla convention dell’ American Federation of Labor (AFL). Al tavolo della stampa del Royal York Hotel, incontrò Carl Haessler, il reporter della Federated Press, una labor news service. Ramsay MacDonald, che aveva già tradito il Laburismo britannico, era a Toronto, e Haessler e Lewis erano costernati dall’ ironia della situazione di assistere all’ assemblea degli uomini della AFL mentre MacDonald parlava ad un folto gruppo di uomini d’affari di Toronto, e poi a sua volta, udire il presidente AFL, William Green invitare MacDonald a parlare alla sua gente, che lo ringraziava con eguale applauso. Stava diventando chiaro a Lewin che il movimento sindacale organizzato americano era in uno stato confusionale.”” (pag 523) Biografia Sinclair Lewis Sinclair Lewis Nato a Sauk-Center [Minnesota] nel 1885, si laureò a Yale, lavorò poi nel mondo dell’editoria e del giornalismo. Nel 1930 ebbe il nobel: fu il primo letterato statunitense a averlo. Morì a Roma nel 1951. Sinclair ebbe il primo grande successo con Main street (1920), ritratto di una piccola città dai meschini orizzonti, contro la quale Carol Kennicot, la protagonista venuta da fuori, combatte una vana battaglia. Con quest’opera Lewis definì l’ambito sociologico della sua narrativa: la provincia del Middle West, la nuova borghesia, materialista, dimentica del passato e sradicata dalla terra. Seguì Babbitt (1922), ritratto dell’americano medio, con i suoi mutevoli umori, il conformismo, la sua noia, i vani tentati vi di evasione, tutto affari e efficenza, chiesa presbiteriana e famiglia, sorti della nazione e evasioni extradomestiche, vocabolario prefabbricato e goffo arrampicamento sociale. Anche questo libro ebbe un enorme successo. Arrowsmith (1925) è la storia delle delusioni e dei compromessi di uno scienziato. Elmer Gantry (1927) vigoroso studio del fanatismo religioso. L’uomo che conobbe Coolidge (The man who knew Coolidge, 1928) satira dell’uomo d’affari nordamericano. Meno pungenti sono le opere successive: Ann Vickers (1933), Qui non può accadere (It can’t happen here, 1935) analisi della possibilità di un futuro avvento del fascismo negli Stati Uniti, Il cercatore di dio (The God-seeker, 1949). Sinclair Lewis fu un cronista di costumi. Iniziò la letteratura satirica sulla classe media nordamericana e i suoi stereotipi. Oggi la sua satira non sembra molto incisiva, ma poco profonda, è una specie di ironica e a volte ambigua tolleranza. Troppo spesso si lascia vincere da una bonaria compassione per il bersaglio della sua satira. Le motivazioni del premio nobel: “”Per la usa vigorosa arte grafica della descrizione e la sua abilità di creare, con umorismo ed intelligenza, nuovi modelli di personaggi””. (fonte zam.it)”,”BIOx-098″
“SCHORSKE Carl E.”,”German Social Democracy, 1905-1917. The Development of the Great Schism.”,”SCHORSKE Carl E. è stato professore di storia alla Princeton University.”,”MGEx-205″
“SCHORSKE Carl E.”,”Vienna fin de siècle. La culla della cultura mitteleuropea.”,”Carl E. Schorske è nato a New York City e ha studiato al Columbia College e alla Harvard University. Membro dell’American Academy of Arts and Sciences, ha scritto pure ‘German Social Democracy, 1900-1917’ e ‘The problem of Germany’.”,”AUTx-003-FSD”
“SCHORSKE Carl E.”,”Vienna fin de siècle.”,”Carl E. Schorske è nato a New York e ha studiato al Columbia College e alla Harvard University Membro dell’American Academy of Arts and Sciences.”,”AUTx-003-FL”
“SCHOTTER Andrew”,”L’ economia del libero mercato.”,”L’A è Prof alla New York Univ. E’ stato allievo di Oskar MORGERSTERN fondatore con John von NEUMANN della ‘teoria dei giochi’. Molti dei suoi lavori seguono questa teoria nell’osservazione dei fatti storici, economici e sociali, come per es. la sua opera più importante: ‘The Economic Theory of Social Institutions’, CUP. 1981″,”ECOT-012″
“SCHOYEN A.R.”,”The Chartist Challenge. A Portrait of George Julian Harney.”,”Vendite, diffusione giornale Northern Star come barometro del cartismo: da 21000 copie vendute nel 1848 passa a 1200 nel 1852 (in circolazione) nel 1852 nonostante gli sforzi dell’editore MacGowan. (pag 223) Marx, Engels, Harney “”Harney was not alone in typifying the fading of a militant proletarianism under the influence of development in the ‘fifties’. The commercial crisis of late 1857 and 1858 which sent a rejuvenated Engels hastening back to England from his cure in Jersey – “”I now feel in splendid form in this general collapse””, he wrote to Marx (2) – did not deter Ernest Jones from his attempt to wed the remnant of Chartism with the middle-class Radicals whom he had so bitterly assailed a few years before. Jones had finally given way to the despair over the prospects of an independent working-class party which had overwhelmed Harney some years earlier. Engels declared exultantly to Marx as the economic crisis became more acute, “”In 1848 we thought our time was coming and in a certain sense it was, … this time it is really coming and everything is at stake”” (3). The fact was that nothing happened in the way of a revival of a class-conscious movement and Jones succeeded in his aim of carrying the majority of those Chartists who remained into the middle-class camp in his conference of 1858. Within the short period of five years, first Harney, then Jones, had as Marx put it – “”sold out””. The two leaders who had tried to resuscitate Chartism by making it a socialist as well as democratic movement had, in fact, succumbed to the apathy of those to whom their appeal was directed. Revolutionary socialism obviously had little appeal in a generally rising labour market; the short commercial crisis of 1857-58 led to grumbling about the government, not demands for its forcible overthrow. There was a kind of truth in Marx’s judgment, however. As a contemporary wrote later, “”Jones was starved into surrender”” (4); and the necessities which had driven Harney from the movement need not be reviewed”” [A.R. Schoyen, The Chartist Challenge. A Portrait of George Julian Harney, 1958] [(2) Quoted in Mehring, Karl Marx, p. 254-; (3) Ibid.; (4) Adams, Memoirs of a Social Atom, vol. I, p. 161] (pag 255) George Julian Harney From Wikipedia, the free encyclopedia George Julian Harney George Julian Harney Born 17 February 1817 Deptford, London, UK Died 9 December 1897 (aged 80) United Kingdom George Julian Harney (17 February 1817 – 9 December 1897) was a British political activist, journalist, and Chartist leader. He was also associated with Marxism, socialism, and universal suffrage. George Julian Harney, the son of a seaman, was born in Deptford in south-east London. When Harney was eleven he entered the Boy’s Naval School at Greenwich. However, instead of pursuing a career in the navy he became a shop-boy for Henry Hetherington, the editor of the Poor Man’s Guardian. Harney was imprisoned three times for selling this unstamped newspaper. This experience radicalised Harney and although he was initially a member of the London Working Men’s Association he became impatient with the organization’s failure to make much progress in the efforts to obtain universal suffrage. Harney was influenced by the more militant ideas of William Benbow, James Bronterre O’Brien and Feargus O’Connor. In January 1837 Harney became one of the founders of the openly republican East London Democratic Association. Soon afterwards Harney became convinced of William Benbow’s theory that a Grand National Holiday (General Strike) would result in an uprising and a change in the political system. Involvement with Chartist movement [edit] At the Chartist Convention held during the summer of 1839, Harney and William Benbow convinced the delegates to call a Grand National Holiday on 12 August. Feargus O’Connor argued against the plan but was defeated. Harney and Benbow toured the country in an attempt to persuade workers to join the strike. When Harney and Benbow were both arrested and charged with making seditious speeches, the General Strike was called off. Harney was kept in Warwick Gaol but when he appeared at Birmingham Assizes the grand jurt refused to indict him of sedition or any other charge.[citation needed] Disappointed by the failure of the Grand National Holiday, Harney moved to Ayrshire, Scotland, where he married Mary Cameron. Harney’s exile did not last long and the following year he became the Chartist organizer in Sheffield. During the strikes of 1842 Harney was one of the 58 Chartists arrested and tried at Lancaster in March 1843. After his conviction was reversed on appeal, Harney became a journalist for Feargus O’Connor’s Northern Star. Two years later he became the editor of the newspaper.[citation needed] Tristram Hunt describes him during this period: George Julian Harney, Chartism’s enfant terrible … was firmly on the radical side of the movement, advocating the use of physical force and enjoying riling his conservative comrades by flaunting the red cap of liberty at public meetings. In and out of jail, endlessly feuding with fellow Chartists, and ultimately expelled from the party, the Robespierre-admiring Harney remained convinced that insurrection was the surest route to achieve the demands of the charter.[1] Association with Marx and Engels [edit] Harney became interested in the international struggle for universal suffrage and helped establish the Fraternal Democrats in September 1845. It was through this organisation that Harney met Karl Marx and Friedrich Engels. Harney persuaded both men to write articles for the Northern Star. Excited by the Continental Revolutions of 1848, Harney traveled to Paris in March, 1848 to meet members of the provisional government. According to his friend and fellow radical, John Bedford Leno, Harney was: “”more conversant with foreign politics than any man I ever knew, and the first inquiries made by foreign refugees on landing on our shores was to forward the discovery of his whereabouts.”” Involvement with Socialism [edit] George Julian Harney in 1880. Harney was now a Socialist and he used the Northern Star to promote this philosophy. Feargus O’Connor disagreed with Socialism and he pressurized Harney into resigning as editor of the paper. Harney now formed his own newspaper, the Red Republican. With the help of his friend, Ernest Charles Jones, Harney attempted to use his paper to educate his working class readers about socialism and proletarian internationalism. Harney also advocated socialism in the trade union movement. In 1848 Harney stood as the Chartist candidate against Lord Palmerston for the seat of Tiverton in Devon, an event described by Engels in an article for La Reforme thus: “”It will be recalled that at the last elections Mr. Harney, editor-in-chief of the Northern Star, was put forward as the Chartist candidate for Tiverton, a borough which is represented in Parliament by Lord Palmerston, the Foreign Secretary. Mr. Harney, who won on the show of hands, decided to retire when Lord Palmerston demanded a poll”” In 1850 the Red Republican published the first English translation of The Communist Manifesto The translation was done by Helen Macfarlane, a journalist, socialist and feminist of the time, who wrote for the Red Republican under the pseudonym Howard Morton. The Red Republican was not a financial success and was closed down in December 1850. Harney followed it with the Friend of the People (December 1850 – April 1852), Star of Freedom (April 1852 – December 1852) and The Vanguard (January 1853 – March 1853). After The Vanguard ceased publication Harney moved to Newcastle and worked for Joseph Cowen’s newspaper, the Northern Tribune and after traveling to meet French socialists living in exile in Jersey, Harney became editor of the Jersey Independent. Harney’s support for the North in the American Civil War upset Joseph Cowen and in November 1862 Harney was forced to resign. Emigration to United States and return to England [edit] In May 1863 Harney emigrated to the United States. For the next 14 years he worked as a clerk in the Massachusetts State House. After his retirement he returned to England where he wrote a weekly column for the Newcastle Chronicle. Harney died on 9 December 1897, aged 80. References [edit] ^ Tristram Hunt, Marx’s General: The Revolutionary Life of Friedrich Engels (Henry Holt and Co., 2009: ISBN 0-8050-8025-2), p. 90. Sources [edit] http://www.spartacus.schoolnet.co.uk/CHharney.htm John Bedford Leno, The Aftermath: With Autobiography of the Author (Reeves & Turner, London 1892)”,”MUKC-037″
“SCHRADER Laura a cura”,”Canti d’ amore e di libertà del popolo kurdo.”,”AHMAD è considerato il più grande romanziere curdo contemporaneo. Laura SCHRADER, giornalista, è una esperta di politica mediorientale. Ha denuciato ripetutamente la condizione del popolo curdo.”,”VIOx-075″
“SCHRAEPLER Ernst SKRZYPCZAK Henryk BAHNE Siegfried KOTOWSKI Georg”,”””Grundriss der Geschichte der Deutschen Arbeiterbewegung””. Kritik Einer Legende.”,”Vorwort, Note,”,”MGEx-040-FL”
“SCHRAM Stuart”,”Mao Tse-tung e la Cina moderna. Dalla rivolta dei Boxer alla rivoluzione culturale.”,”Stuart SCHRAM è nato nel Minnesota (1924) e si è laureato in scienze politiche alla Columbia University. Ha proseguito le ricerche presso la Fondazione nazionale di scienze politiche a Parigi, dove ha diretto la sezione sovietica e cinese. Frutto della sua opera di ricerca, soprattutto rivolta alla storia della teoria leninista e alla sua applicazione da parte dei movimenti comunisti in Asia, sono stati finora tre volumi: oltre a questo studio su MAO TSE-TUNG, ha pubblicato ‘Il marxismo e l’ Asia’ e ‘Il pensiero politico di Mao’. “”Nell’ idea di Mao sulla guerriglia partigiana l’ aspetto militare e quello politico sono, come è noto, indissolubilmente legati, ma è possibile separarli a scopo di analisi. (…) Cosa che non deve sorprendere, è dal lato militare che appare più chiaramente l’ impronta della tradizione. (…) In realtà, virtualmente tutti i principi tattici di Mao si possono trovare negli scritti classici cinesi sull’ argomento, e soprattutto nelle massime di Sun Tzu, il famoso scrittore militare che fiorì verso il 500 avanti Critsto. (…)””, (pag 203)”,”CINx-049″
“SCHRAMM Percy Ernst”,”Hitler, capo militare. Nozioni ed esperienze estratte dal giornale di guerra del comando in capo delle forze armate germaniche.”,”SCHRAMM Percy Ernst, ordinario di stora dell’ Università di Gottinga, compilatore del “”Giornale di Guerra”” dell’ O.K.W. – WFStab dal 1943 al 1945. Estratti dal “”Kriegstagebuch des Oberkommandos der Wehrmacht 1940-1945″” edito a cura di Percy Ernst SCHRAMM (1961) Sovraccarico. “”I successi dei primi anni di guerra avevano indotto Hitler a credere che dal soldato tedesco si potesse pretendere tutto, che esso fosse in grado di fornire un rendimento sovrumano. Il “”landser””, il soldato comune, aveva veramente realizzato ciò in una misura sorprendente: ma le sue forze avevano dei limiti; e questi apparvero sempre più evidenti quando l’ avversario in Occidente, con la sua completa motorizzazione, la più ricca dotazione di armi automatiche a tiro rapido, il miglior vettovagliamento, i maggiori intervalli di riposo, ecc., e soprattutto con la sua arma aerea, aveva conquistato il predominio schiacciante sulle forze tedesche; in Oriente il nemico si era invece affermato con la preponderanza numerica.”” (pag 47-48) La dottrina hitleriana del “”frangiflutti””. “”Per concludere, si deve ancora discutere un principio al quale Hitler si attenne sempre più strettamente verso la fine della guerra: vorrei chamarlo “”la dottrina del frangiflutti””. Essa consisteva nel difendere talune città, fortificate in modo improvvisato e dichiarate “”piazzeforti””, anche quando l’ avversario le avesse superate da ogni lato. In base a questa dottrina in Occidente, lungo la costa, si costituì una serie di “”piazzeforti”” il cui destino è stato registrato dal Giornale di Guerra. Ma anche in Oriente Hitler seguì questo procedimento, che partiva dal presupposto che l’ avversario, per investire le piazzeforti, dovesse impegnare maggiori forze che non il difensore. Questo presupposto, a sua volta, ne aveva a base un altro, che cioè l’ avversario dovesse aver urgenza di eliminare queste pseudo-fortezze in quanto ne avesse bisogno come porti o come nodi di comunicazione stradali o ferroviarie. Questo era giusto soltanto in singoli casi e, se effettivamente il nemico per circondarle aveva bisogno di una quantità di forze maggiore del difensore, d’altra parte per quel compito gli bastava destinare unità di minore importanza. per quanto riguardava poi l’ Armata Rossa, soprattutto, questo calcolo era sbagliato, visto che essa rimaneva numericamente di gran lunga superiore alle forze tedesche in Oriente.”” (pag 81)”,”GERQ-060″
“SCHREIBER Thomas a cura; collaborazione di Jaroslav BLAHA Marie-Agnes CROSNIER Barbara DESPINEY Tatjana GLOBAKAR Gerard GRZYBEK Jean GUEIT Marie-Claude MAUREL Edith LHOMEL Georges MINK Anita TIRASPOLSKY Michel TOMPA”,”L’ Urss et l’ Europe de l’ Est en 1983-84.”,”SCHREIBER è giornalista a Radio-France Internationale. Con la collaborazione del CEDUCEE, Centre d’ Etudes sur l’URSS, la Chine et l’Europe de l’Est de la Documentation francaise diretto da Francoise BARRY. Collaboratori: Jaroslav BLAHA, Marie-Agnes CROSNIER, Barbara DESPINEY, Tatjana GLOBAKAR, Gerard GRZYBEK, Jean GUEIT, Marie-Claude MAUREL, Edith LHOMEL, Georges MINK, Anita TIRASPOLSKY, Michel TOMPA.”,”EURC-013″
“SCHREIBER Hermann”,”Gli arabi in Spagna.”,”SCHREIBER Hermann è nato a Wiener Neustadt nel 1920. Vive a Monaco. Le sue opere sono state tradotte in molti paesi. Ha scritto tra l’ altro ‘Gli Unni’, ‘La Cina, tremila anni di civiltà’. Nel momento della massima espansione al-Andalus (il nome arabo del territorio della conquista musulmana) coincideva con il Portogallo e la Spagna orierni. I mitici Califfi fecero di Cordova l’ “”ornamento del mondo””.”,”SPAx-039″
“SCHREIBER Thomas a cura; con la collaborazione del CEDUCEE; saggi di Georges MINK Edith LHOMEL Thomas SCHREIBER Hervé GICQUIAU Bernard GUILLEREZ Anne DE-TINGUY Marie-Agnes CROSNIER Anita TIRASPOLSKY Michel TOMPA Tatiana GLOBOKAR Jaroslav BLAHA”,”L’ URSS et l’ Europe de l’ Est en 1981-82. Notes et etudes documentaires.”,”Saggi di Georges MINK Edith LHOMEL Thomas SCHREIBER Hervé GICQUIAU Bernard GUILLEREZ Anne DE-TINGUY Marie-Agnes CROSNIER Anita TIRASPOLSKY Michel TOMPA Tatiana GLOBOKAR Jaroslav BLAHA. La politica asiatica dell’ URSS. “”La sua politica asiatica, tradizionalmente centrata sulla rivalità con la Cina, è consistita nel provare di consolidare le sue acquisizioni e di normalizzare la situazione molto tesa dopo l’ affare afghano. Essa ha continuato, senza grande successo, lo sforzo di far accettare alla comunità internazionale “”la sua soluzione”” indocinese. Essa ha cercato di rassicurare l’ India che resta in Asia il suo primo punto d’ appoggio ma che è anche inquieta per la sua politica afghana, cosa che ha probabilmente spinto il governo della Signora Gandhi ad accettare una ripresa dei negoziati di frontiera con la Cina. Essa ha tentato di ottenere dal Pakistan, che considera uno dei maggiori ostacoli alla normalizzazione della situazione in Afghanistan, che non aiuti la resistenza afghana””. (pag 96, Anne de Tinguy, CERI-FNSP)”,”EURC-071″
“SCHREIBER Gerhard”,”La seconda guerra mondiale.”,”Dedica dell’ autore al suo maestro accademico Klaus-Jürgen Müller SCHREIBER G. è un affermato storico militare ha pubblicato fra l’altro ‘I militari italiani internati nei campi di concentramento del Terzo Reich, 1939-1945’ (1992) e ‘La vendetta tedesca, 1943-1945: le rappresaglie tedesche in Italia’ (2001). “”Se nell’aprile del 1943 la linea del fronte sud (da Belgorod a Taganrog) corrispondeva ancora, grosso modo, a quella della fine di giugno del 1942, i dirigenti nazisti lo dovevano solo agli errori di Stalin e all’abilità del feldmaresciallo von Manstein, comandante in capo del gruppo di armate Sud (gruppo di armate Don fino al 12 febbraio 1943), che nei mesi di febbraio e marzo riuscì, con il suo contrattacco, a consolidare sul Donez un fronte che ormai aveva cominciato a cedere. Un successo, quello di Manstein, certamente notevole sotto il profilo operativo, ma che non contribuì in alcun modo a modificare la situazione strategica. E diversamente da quanto sostenuto dal feldmaresciallo, Hitler con ciò non riottenne l’iniziativa alla fine di marzo del 1943 né si venne a trovare nella posizione per trattare con Stalin da pari a pari. A ciò si aggiunga che l’Italia, il principale alleato europeo della Germania proprio in coincidenza con la seconda, sanguinosa battaglia del Don (dicembre 1942-febbraio 1943), quando cioè su un fronte ormai decimato sarebbe stato necessario impiegare fino all’ultimo uomo, fece rientrare in patria la sua 8° armata, che alla fine lasciò sin territorio sovietico, tra morti e dispersi, 90 mila uomini: era per l’Asse un chiaro segno premonitore. La sconfitta di Stalingrado ebbe pesanti ripercussioni anche sul fronte interno tedesco (…)””. (pag 104)”,”QMIS-112″
“SCHREIBER Gerhard”,”La seconda guerra mondiale.”,”Gehrard Schreiber è uno storico militare. In Italia ha pubblicato: ‘I militari italiani internati nei campi di concentramento del Terzo Reich, 1939-1945’ (1992) e ‘La vendetta tedesca, 1943-1945: le rappresaglie tedesche in Italia’ (2001). Excursus sulla guerra di bombardamento. “”Il Royal Air Force Bomber Command diede inizio alla guerra aerea strategica già nel maggio del 1940, in un momento, cioè, in cui la situazione degli anglofrancesi sembrava a dir poco disperata. Da quel momento fino alla fine della guerra gli equipaggi dei bombardieri inglesi portarono a termine 373.514 missioni contro il territorio del Reich (erano state soltanto 1.383 prima della fine di aprile del 1940), mentre quelle dei loro commilitoni dell’ottava United States Army Air Force toccarono nel periodo agosto 1942 – maggio 1945 la ragguardevole cifra di 332.904. Nel corso di queste missioni gli inglesi sganciarono all’incirca 970 mila tonnellate di bombe e gli americani 632 mila; colpirono le vie di comunicazione e le fabbriche (di armi e non solo) strategicamente rilevanti ai fini dello sforzo bellico, ma i loro incessanti attacchi non decisero le sorti della guerra. …. finire (pag 53-54)”,”QMIS-031-FV”
“SCHREINER Albert”,”Zur Geschichte der deutschen Aussenpolitik, 1871-1945. Erster Band: 1871-1918. Von der Reichseinigung bis zur Novemberrevolution.”,”SCHREINER Albert Volume incentrato su SPD, Engels, Lenin, Marx, Kautsky, Bismarck”,”MGEx-219″
“SCHRENK Friedemann”,”L’alba dell’umanità.”,”Friedemann Schrenk insegna Paleontologia ed è vicedirettore dello Hessisches Landesmuseum dI Darmstadt, dove dirige la sezione geologico-panteologica e mineralogica. Ha pubblicato pure ‘Adams Eltern. Expeditionen in die Welt der Frühmenschen’ (2002). Africa culla dell’umanità. I rinvenimenti dell’Homo sapiens antico in Europa. Caratteristiche e modo di vivere dell’Homo sapiens antico in Europa: il Neandertaliano. ‘Già nel Settecento venne sviluppato, nel campo della paleontologia il «metodo attualistico», usato ancora oggi, basato sull’analisi e sul confronto con organismi recenti (viventi). In Germania si occuparono ad esempio di questi temi Johann Wolfgang Goethe e Johann Heinrich Merck. All’inizio dell’Ottocento venne poi finalmente fondata a Parigi da George Cuvier la moderna scienza della paleontologia dei vertrebrati. Impostata dal punto di vista metodologico come una scienza naturale basata sull’anatomia comparata, si rivelò però ben presto carente dal punto di vista dell’interpretazione della dimensione storica. Le necessarie nozioni teoretiche vennero sviluppate solo a partire dalla metà dell’Ottocento. Una trasformazione (mutazione) degli organismi nel corso del tempo che avrebbe dovuto caratterizzare l’origine delle specie. Charles Darwin fornì tuttavia, nel 1859, per primo una spiegazione illuminante di come «l’origine delle specie» potesse essere spiegata «tramite selezione naturale». Anche se i processi necessari in questo senso sono fino ad oggi ancora largamente incompresi a livello genetico-molecolare, la teoria evoluzionistica così fondata portò con sé una rivoluzione scientifica nel vero e proprio senso della parola, con conseguenze drastiche e percepibili fino ad oggi sul piano sociale, ideologico, religioso e della visione del mondo. (…) Gli antichi uomini che abitavano l’Europa nel Preistocene medio erano i progenitori del Neandertaliano (‘Homo sapiens neaderthalensis’). Non esistono oggi quasi più dubbi a questo proposito. Per molto tempo fu ipotizzato che qui coesistessero già accanto ad essi, come cosiddette forme di ‘Praesapiens’, gli antenati dell’uomo moderno. Grazie ai rinvenimenti ed alle datazioni più recenti provenienti dall’Africa appare oggi invece certo che proprio lì ebbe inizio l’evoluzione verso l”Homo sapiens sapiens’, mentre in Europa compariva il Neandertaliano. I progenitori diretti dei Neandertaliani, i ‘Pre’neandertaliani (Homo steinheimensis’), che apparvero per la prima volta ca. 400.000 anni fa, risultano dal punto di vista anatomico come un incrocio tra Neandertaliani e uomini moderni. Erano di corporatura molto grande; la differenza di statura tra uomini e donne era molto più accentuata di oggi. Probabilmene nel caso del cranio di Steinheim si tratta di quello di una donna e nel caso di Petralona di quello di un uomo. Più i reperti diventano recenti, più aumentano le caratteristiche neandertaliane nella costruzione del cranio e dello scheletro, fino a quando, passando per i Neandertaliani antichi, non si sviluppano, ca. 90.000 anni fa, i Neandertaliani classici. I Neandertaliani possedevano un cervello la cui capacità, con ca. 1600 cc., è decisamente superiore alla media di quella dell’uomo moderno. La capacità encefalica relativa, rappotata al peso corporeo particolarmente elevato dei Neandertaliani, è però leggermente inferiore a quella dell’uomo moderno. (…) Nella statura i Neandertaliani si distinguono nettamente dai loro più grandi progenitori, in quanto essi raggiungevano in media solo circa 1,60 m di altezza. Il loro peso medio, 75 kg, era tuttavia superiore del 30% ca. rispetto a quello di uomini moderni della stessa altezza. I Neandertaliani erano di corporatura robusta e possedevano ossa particolarmente spesse. Grazie a quelli che possiamo definire veri e propri pacchi di muscoli, avevano una forza all’incirca doppia di quella degli uomini moderni. Negli scheletri completamente conservati è possibile ricostruire che le loro braccia venivano sforzate in misura differenziata, con il braccio preferito che veniva usato molto spesso, ad esempio, per tattere con percussori o per lanciare giavellotti. Nell’uomo moderno differenze anatomiche di questo tipo sono di contro molto limitate. Le ridotte dimensioni del corpo dei Neandertaliani stanno ad indicare che essi vivevano in zone climatiche più fredde rispetto ad esempio ai loro più alti precursori ‘Homo erectus’ in Africa. Col ridimensionamento della superficie corporea in rappoto al volume, va infatti disperso meno calore corporeo. (…) I Neandertaliani dell’era glaciale erano cacciatori e raccoglitori. I mammut svolgevano un ruolo importante come fornitore di materia prima e di carne’ (pag 110-117) Africa culla dell’umanità. I rinvenimenti dell’Homo sapiens antico in Europa. Caratteristiche e modo di vivere dell’Homo sapiens antico in Europa: il Neandertaliano.”,”AFRx-106″
“SCHRÖDER Joachim”,”Internationalismus nach dem Krieg. Die Beziehungen zwischen deutschen und französischen Kommunisten 1918-1923.”,”In apertura citazione di W. Liebknecht (1892)”,”INTx-040″
“SCHRÖDER Wolfgang”,”Partei und Gewerkschaften. Die Gewerkschaftsbewegung in der Konzeption der revolutionären Sozialdemokratie, 1868/69 bis 1893.”,”SCHRÖDER Wolfgang Alzando la bandiera della giornata lavorativa di 8 ore contro il sindacato riformista “”Das zeigte sich in der Stellungnahme der Generalkommission zu dem Versuch der “”alten”” Trade-Unions-Führen, unter ihrer Vorherrschaft einen Gegenkongreß gegen den internationalen Sozialisten- und Arbeiterkongreß in Zürich 1893 zu organisieren und damit die internationale Arbeitebewegung zu spalten. Was 1888/89 mißlungen war, sollte 1893 auf Initiative der englischen Gewerkschaftsführer und unter der Flagge des Kampfes um den Achtstundentag erneut versucht werden, nämlich, die internationale Arbeiterbewegung auf opportunistische Positionen zu drängen bzw, der sozialistischen Internationale eine reformistische Internationale entgegenzustellen (86). “”Das verlangt Aktionen von uns, womöglich ‘einiges Vorgehen des ganzen Kontinents”” (87), signalisierte Friedrich Engels. Den “”mehr und mehr reaktionär sich entwickelnden ‘alten’ Trade-Unions-Leuten”” (88) mit ihrer “”Anmaßung…, die ‘bestehende’ kontinentale Bewegung ignorieren zu wollen und eine andere unter ihrer Leitung und in ihrem Sinne ins Leben zu rufen”” (89), müsse gezeigt werden, “”daß das klassenbewußte kontinentale Proletariat nicht daran denkt, sich unter die Leitung von Leuten zu begeben, denen das Lohnsystem für eine ewige und unerschütterliche Welteinrichtung gilt””. Friedrich Engels fügte hinzu: “”Ein wahres Glück, daß die borniert-einseitige ‘ausschließliche’ Gewerkschaftsbewegung jetzt ihren reaktionären Charakter so eklatant an die Sonne stellt”” (90). Namens der deutschen Sozialdemokratie forderte August Bebel in einem Artikel in der “”Neuen Zeit””, “”diesem Gewerkvereinskongreß demonstrativ fernzubleiben”” (91). Bebel charakterisierte die antisozialistische Position “”der alten exklusiven Unionsführer””, die sich durch die sozialistische Arbeiterbewegung, in ihrer Herrschaftsstellung bedroht”” (92) sahen: “”Die alten englischen Gewerkvereinsführer fürchteten das weitere Umsichgreifen der Opposition, wie sie namentlich in den neuen Unionen der ungelernten Arbeiter sich aufgetan hat durch den Besuch der internationalen Arbeiterkongresse”” (93). Er bezeichnete den Kampf um die Durchsetzung des gesetzlichen Achtstundentages als “”eine eminent politische Frage”” und verwies nachdrücklich auf die Priorität der sozialistischen Arbeiterbewegung in diesem Ringen.”” [Wolfgang Schröder, ‘Marxismus und Opportunismus in der Gewerkschaftsfrage 1890 bis 1893’ (in) Wolfgang Schröder, Partei und Gewerkschaften. Die Gewerkschaftsbewegung in der Konzeption der revolutionären Sozialdemokratie, 1868/69 bis 1893, 1975] [(86) Vgl. Siegfried Bünger, Friedrich Engels und die britische sozialistische Bewegung 1881 bis 1885, a.a. O.: Walter Wittwer, Zur Vorgeschichte des Internationalen Sozialistenkongresses 1893 in Zurich, in: Marxismus und deutsche Arbeiterbewegung, Studien zur sozialistischen Bewegung im letzten Drittel des 19. Jahrhunderts, Berlin, 1970, S. 649 ff.; (87) Friedrich Engels an Laura Lafargue am 11. September 1892, in: Marx/Engels Werke, Bd 38, a.a. O., S. 451; (88) Friedrich Engels an Regine und Eduard Bernstein am 17. September 1892, in: Marx/Engels, Werke, Bd 38, a.a. O., S. 463; (89) Friedrich Engels an Paul Lafargue am 17. September 1892, in: Marx/Engels, Werke, Bd. 38, a. a. O., S. 465; (90) Friedrich Engels an August Bebel am 11. September 1892, in: idem, S. 456; (91) August Bebel, Ein internationaler Kongreß für den Achtstundentag, in: Die Neue Zeit, Jg. 1892/93, I. Bd, S. 41; (92) ebenda , S. 39; (93) ebenda, S. 41] (pag 318-319)”,”MGEx-226″
“SCHRÖDINGER Erwin (SCHROEDINGER)”,”Scienza e umanesimo. Che cos’è la vita.”,”SCHRÖDINGER Erwin è nato a Vienna nel 1887, dove ha studiato fisica. Professore in varie università europee, successe a Max PLANCK a Berlino nel 1927. Considerato uno dei fondatori della meccanica quantistica, nel 1933 condivise con Paul DIRAC il primo Nobel. E’ morto a Vienna nel 1961. Il concetto fondamentale è la forma e non la sostanza: “”La nuova idea è che ciò che è permanente in queste particelle ultime o piccoli aggregati è il loro aspetto, la loro organizzazione. L’ abitudine del linguaggio usuale ci inganna, e sembra richiedere che, ogni volta che noi intendiamo pronunciare le parole “”aspetto”” e “”forma”” si debba trattare dell’ aspetto o della forma di qualche cosa, che un substrato materiale si richiesto per prendere forma. Scientificamente questa abitudine risale ad Aristotele, alla sua causa materialis e causa formalis. Ma quando si arriva alle particelle prime che costituiscono la materia, sembra che non ci sia alcuna giustificazione nel pensare di esse ancora come formate da una qualche materia. Esse sono, come che sia, pure forme, nient’altro che forme; ciò che si ritrova in osservazioni successive è questa forma, non un pezzetto individuale di materia””. (pag 25) “”Si presenta spontanea questa interpretazione: che esiste un oggetto fisico completamente determinato ma io non potrò mai conoscere tutto su di lui. Però questo sarebbe un travisamento completo di ciò che Bohr e Heisenberg e quelli che li seguono effettivamente intendono. Essi intendono che l’ oggetto non ha esistenza indipendentemente dal soggetto che osserva. Intendono che le recenti scoperte della fisica ci hanno sospinto nella zona del misterioso confine tra soggetto e oggetto, che si è rivelato non essere per nulla. Dobbiamo renderci conto che non osserviamo mai un oggetto senza che esso venga modificato o influenzato dalla nostra attività nell’ osservarlo. Dobbiamo renderci conto che, sotto l’ urto dei nostri raffinati metodi di osservazione e di ragionamento sui risultati delle nostre esperienze, il misterioso confine tra soggetto e oggetto è crollato””. (pag 54-55)”,”SCIx-179″
“SCHRÖDINGER Erwin (SCHROEDINGER)”,”Erwin Schrödinger. I grandi della scienza.”,”Partendo dal presupposto che l’atomo, in fisica, non è ritenuto un centro d’ordine, bensì “”un centro di disordine””, S. osserva, però, che gli atomi nei legami molecolari travano stabilità e rispondono a delle “”leggi””. Le particelle, insomma, finché restano in stato di isolamento nel mondo subatomico, sono delocalizzate e disordinate, ma se si trovano legate insieme in un sistema macroscopico – come quello di un organismo – mantengono una determinata localizzazione e assumono un comportamento “”ordinato””. (…) La vita coincide dunque con quest’attività degli organismi che, optando per l’ordine, sfuggono al disordine che li circonda.”” (pag 6) “”So bene che la maggior parte dei miei lettori, se accetterà quanto ho detto come una gradevole e calzante metafora, negherà validità letterale all’idea che la coscienza sia essenzialmente ‘una’ per tutti gli esseri viventi. A tale idea, se applicata a una successione di discendenti, si vorrà opporre il semplice fatto numerico che ‘due’ genitori mettono perlopiù alla luce ‘vari’ figli e continuano a vivere dopo averli generati. Inoltre la cancellazione, nel bambino, d’ogni esperienza particolare dei progenitori apparirà troppo completa per non far vacillare la tesi della continuità della coscienza. Confesso apertamente che proprio quella contraddizione logico-numerica di cui s’è detto in un certo modo mi dà sicurezza, perchè è proprio in ‘quel punto’ che la tesi dell’identità mi sembra persino scientificamente provata”” (pag 100) Nel 1944, scrisse What is Life? (che contiene Negentropy, concepts for genetic code).[2] Questo libro è molto importante in ambito biologico in quanto contiene la definizione di vita dal punto di vista fisico. Secondo le memorie di James D. Watson, DNA, The Secret of Life, il libro del 1944 di Schrödinger, diede a Watson l’ispirazione per ricercare il gene, che portò alla scoperta della struttura a doppia elica del DNA (wikip) Erwin Schrödinger Erwin Schrödinger, com’era rappresentato sulla banconota austriaca da 1000 scellini. Busto di Schrödinger situato nel cortile dell’Università di Vienna. In epigrafe, la sua celebre equazione. Nasce a Vienna (Erdberg) nel 1887, da Rudolf Schrödinger (produttore di tela cerata e botanico) e da Georgine Emilia Brenda (figlia di Alexander Bauer, professore di chimica alla Technische Hochschule di Vienna). Nel 1898 frequenta l’Akademisches Gymnasium. Tra il 1906 e il 1910, Schrödinger studia a Vienna con Franz Serafin Exner (1849 – 1926) e Fritz Hasenöhrl (1874 – 1915).[1] Conduce, inoltre, dei lavori sperimentali insieme a Karl Wilhelm Friedrich Kohlrausch.[1] Nel 1911 Schrödinger diventa assistente di Exner.[1] Maturità[modifica | modifica sorgente] Nel 1914, Schrödinger consegue l’Habilitation (venia legendi). Dal 1914 al 1918 viene coinvolto dalla partecipazione austriaca alla prima guerra mondiale (Gorizia, Duino, Sistiana, Prosecco, Vienna). Il 6 aprile 1920 Schrödinger sposa Annemarie Bertel.[1] Sempre nel 1920 diventa assistente di Max Wien all’Università di Jena[1] e nel settembre dello stesso anno ottiene la posizione di “”Ausserordentlicher Professor”” a Stoccarda. Nel 1921 diventa “”Ordentlicher Professor”” (ovvero professore a pieno titolo), a Breslavia (attualmente in Polonia). Nel 1922 passa all’Università di Zurigo. Nel 1926 pubblica negli Annalen der Physik lo scritto “”Quantisierung als Eigenwertproblem”” (Quantizzazione come problema agli autovalori) dove espone quella che sarà chiamata equazione di Schrödinger.[1] Nel 1927 sostituisce nell’incarico Max Planck a Berlino,[1] all’Università Humboldt. Nel 1933, al termine dell’incarico, dopo aver rifiutato le politiche antisemitiche naziste, decide di lasciare la Germania e diventa Fellow del Magdalen College dell’Università di Oxford,[1] e riceve il Premio Nobel per la fisica assieme a Paul Adrien Maurice Dirac. Nel 1934 Schrödinger tiene lezioni all’Università di Princeton, dove non accetterà una posizione permanente causato dal rifiuto della moglie. Ultimi anni[modifica | modifica sorgente] Nel 1936 tornò in Austria all’Università di Graz.[1] Nel 1938, dopo che Hitler ebbe occupato l’Austria, ebbe problemi per aver lasciato la Germania nel 1933[1] e per la sua nota opposizione al nazionalsocialismo: fu sottoposto a perquisizioni e investigazioni. In seguito rinnegò la propria opposizione al regime (gesto di cui si pentì negli anni successivi) e poté lasciare l’Austria per ritirare la nomina a membro della Pontificia Accademia delle Scienze. Abbandonò quindi definitivamente il suo paese: passò per l’Italia e la Svizzera e giunse a Oxford, sebbene il Reich gli avesse sconsigliato di andarsene. All’Istituto di Studi Avanzati di Dublino divenne direttore della Scuola di Fisica Teorica. Scrisse oltre 50 pubblicazioni su vari argomenti, che si possono considerare un tentativo in direzione di una teoria di campo unificata. Nel 1944, scrisse What is Life? (che contiene Negentropy, concepts for genetic code).[2] Questo libro è molto importante in ambito biologico in quanto contiene la definizione di vita dal punto di vista fisico. Secondo le memorie di James D. Watson, DNA, The Secret of Life, il libro del 1944 di Schrödinger, diede a Watson l’ispirazione per ricercare il gene, che portò alla scoperta della struttura a doppia elica del DNA. Schrödinger rimase a Dublino fino al pensionamento. Nel 1955 ritornò a Vienna (cattedra ad personam). All’importante Conferenza sul Potere Mondiale rifiutò di parlare dell’energia nucleare, a causa del suo scetticismo sull’argomento (tenne invece una conferenza filosofica). Tomba di Erwin Schrödinger Schrödinger morì di tubercolosi a Vienna nel 1961, all’età di 73 anni. Fu sepolto ad Alpbach (Austria). Le sue opere sono state curate da Michel Bitbol. (wikip)”,”SCIx-376″
“SCHROEDER Paul W.”,”Austria, Great Britain, and the Crimean War. The Destruction of the European Concert.”,”Paul W. Schoeder is Professor of History at the University of Illinois. He received his M.A. degree from Texas Christian University and his Ph.D. degree from the University of Texas, and was a Fulbright Scholar in Austria in 1956-1957. His two earlier books have won major awards: The Axis Alliance and Japanese-American Relations, 1941 received the Beveridge award of the American Historical Association; Metternich’s Diplomacy at its Zenith, 1821-1823 won the Walter Prescott Webb History Prize. Notes, Selected Bibliography, Index, Maps, Illustrations, Preface, Abbreviations Used in Notes, A Note on Documentation and Quotations, The Great-Power Representatives, Appendix: A. The Sichel Case, B. The Bunsen Affair, C. The Türr Case, Notes, Selected Bibliography, Index,”,”RAIx-036-FL”
“SCHROEDER Hans-Christoph”,”Eduard Bernstein e l’interpretazione marxista del secolo rivoluzionario inglese. (Estratto)”,”””Non è la cosiddetta Gloriosa Rivoluzione del 1688, ma quella della metà del XVII secolo che ha di solito attirato l’attenzione dei marxisti. Marx stesso, nella «Neue Rheinische Zeitung», aveva interpretato la Rivoluzione Inglese del 1648 come una rivoluzione borghese, in cui «la borghesia si era alleata con la parte moderna dell’aristocrazia contro la monarchia, l’aristocrazia feudale e la chiesa dominante». A parte questi diversi schieramenti, Marx considerava borghesi entrambe le rivoluzioni, dato che era stata la borghesia «l’avanguardia del movimento», e ne era uscita vincente. Marx non menzionò neppure la Gloriosa Rivoluzione del 1688 nel contesto di questi due grandi sconvolgimenti di «importanza europea», che, a parer suo, avevano dato origine a un nuovo ordine sociale (Gesellschaftsordnung) (1). Alcuni decenni dopo, Friedrich Engels contrappose in modo esplicito e sfavorevole la Gloriosa Rivoluzione a quella precedente. «Il grandioso periodo della storia inglese, che l’ottusità delle classi medie ha chiamato ‘Great Revolution’ e i conflitti successivi», scrisse nel 1892, «si conclusero con gli eventi relativamente trascurabili del 1689, che la storiografia liberale ha definito la Gloriosa Rivoluzione». D’allora, secondo Engels, la borghesia inglese si adattò al ruolo di elemento secondario, ma accettato a pieno titolo, delle classe dominanti inglesi (2). Fra i marxisti, solo Lenin che, come sempre, guardava soprattutto ai risultati, giudicava invece la Rivoluzione Inglese del 1688 più importante della precedente perché aveva avuto successo, mentre la prima era fallita. Durante le vicende del febbraio 1917 in Russia, considerando gli sviluppi nazionali alla luce della storia inglese del XVII secolo, poteva scrivere esultante «Dopo la Grande Ribellione del 1905, la Gloriosa Rivoluzione del 1917!» (3). Il primo marxista che studiò in profondità la Rivoluzione Inglese della metà del Seicento – mezzo secolo prima dell’interpretazione marxista degli storici britannici – fu Eduard Bernstein, il socialdemocratico tedesco che doveva poi divenire un revisionista (4). Il suo libro, apparso originariamente nel 1895 come parte della serie ‘Geschichte des Sozialismus in Einzeldarstellungen’, aveva per titolo ‘Kommunistische und demokratisch-sozialistische Stroemungen waehrend der englischen Revolution des 17. Jahrhunderts’ (Movimenti comunisti e democratico-socialisti durante la Rivoluzione Inglese del XVII secolo). Nel 1908 uscì una seconda edizione riveduta, intitolata ‘Sozialismus und Demokratie in der grossen englischen Revolution’ (Socialismo e democrazia nella grande Rivoluzione Inglese), che è stata ripubblicata più volte. Una traduzione del libro di Bernstein apparve solo nel 1930 con un titolo fuorviante ‘Cromwell and Communism’ (5), non approvato dall’autore. In origine, Bernstein intendeva solo scrivere una breve biografia di John Lilburne, il ‘leader’ dei livellatori, ma finì poi per lasciarsi prendere dalle ricerche sulla prima Rivoluzione Inglese, lavorando molto al ‘British Museum’, a cui aveva facile accesso, vivendo a quel tempo esule a Londra. Bernstein si concentrò sui movimenti popolari della Rivoluzione Puritana, in particolare sui livellatori e zappatori, e per primo riscoprì Winstanley. (6) (…)”” (pag 41-42) [(1) K. Marx F. Engels, Werke, Berlin, 1957, sgg., VI, p. 107. Per un’analisi della qualità rivoluzionaria degli eventi inglesi attorno alla metà del XVII secolo e per un bilancio critico dell’interpretazione degli stessi in termini di rivoluzione borghese, cfr. H.C. Schroeder, ‘Die Revolutionen Englands im 17. Jahrhundert’, Frankfurt, 1986, pp. 189-217; (2) K. Marx F. Engels, Werke, cit., Bd. 22, p. 301; (3) W.I. Lenin, ‘Briefe’, Berlin, 1967, IV, p. 399; (4) Per una trattazione più ampia dell’analisi di Bernsten della cosiddetta Rivoluzione Puritana cfr. H.C. Schroeder, ‘Eduard Bernstein als Historiker der Englischen Revolution’, in “”Geschichte und Gesellschaft””, 7, 1981, pp. 219-254; (5) E. Bernstein, ‘Cromwell and communism, socialism, and democracy in the great English revolution’, London 1930 (tr. ingl. di H. I. Stenning) (ndc); (6) Ci si riferisce qui a due tra i più importanti movimenti radical-democratici del periodo 1640-60, ‘levellers’ e ‘diggers’, e ai relativi ‘leader’ John Lilburne (1615-1657) e Gerrard Winstanley (c. 1609-1676); specie negli ultimi decenni, con il fiorire d’innumerovoli studi sulla prima Rivoluzione Inglese, hanno ricevuto considerevole attenzione dalla storiografia, anche fuori dalla Gran Bretagna (ndc)]”,”BERN-035″
“SCHROEDER Wolfgang”,”Astronomia pratica.”,”Wolfgang Schroeder membro della British Astronomical Association Le tre leggi del moto planetario scoperte da Keplero: 1° legge: l’orbita di un pianeta è un ellisse di cui il sole occupa uno dei fuochi 2° legge: il moto del pianeta avviene in modo che il segmento che lo unisce al sole (raggio vettore) copre aree uguali in tempi uguali 3° legge: il quadrato del periodo di rivoluzione di un pianeta è proporzionale al cubo del semiasse maggiore della sua orbita (pag 135-136)”,”SCIx-504″
“SCHROTH Hans compilazione di, collaborazione di Elisabeth SPIELMANN Gerhard SILVESTRI Ernst K. HERLITZKA”,”Karl Renner. Eine Bibliographie. Herausegegeben vom Verein für Geschichte der Arbeiterbewegung mit dunterstützung des Ludwing Boltzmann Instituts für Geschichte der Arbeiterbewegung.”,”SCHROTH Hans compilazione di, collaborazione di Elisabeth SPIELMANN Gerhard SILVESTRI Ernst K. HERLITZKA RENNER (Karl), uomo politico austriaco (Untertannowitz, Moravia, 1870 – Vienna 1950). Deputato socialista (1907), fu a capo della commissione esecutiva eletta dal Consiglio di Stato (novembre 1918). Cancelliere (novembre 1918 – giugno 1920), rappresentò l’ Austria ai negoziati di pace di Saint-Germain, e governò con una coalizione di socialdemocratici e di cristiano-sociali. Presidente del consiglio nazionale (aprile 1931 – marzo 1933), fu dapprima favorevole all’ Anschluss, ma mutò atteggiamento dopo la propaganda nazista. Arrestato durante la repressione del movimento socialista ordinata da Dollfuss (febbraio 1934), visse in clandestinità durante l’ occupazione tedesca. Nell’aprile 1945 fu nominato cancelliere del governo provvisorio, e nel dicembre dello stesso anno fu eletto presidente della repubblica, carica che tenne fino alla morte. Autore di saggi politici, storici e sociali, fu tra i principali teorici del marxismo austriaco. (RIZ)”,”MAUx-018″
“SCHUCHHARDT Walter-Herwig, collaorazione di Felix HEINTZE Helga von HEINTZE Ulf JANTZEN Joseph Clemens WIESNER”,”Archeologia.”,”Grecia antica. “”Così, in contrapposizione alla “”classicità”” del V secolo si può parlare di un “”romanticismo”” del IV secolo. In questo affondano le radici che portarono alla straordinaria fioritura dell’ arte del rilievo funerario, arte che ha dominato l’ intero secolo e ha prodotto opere di estrema semplicità e intimità, come, ad esempio, la stele funeraria di Mnesarete (tavola 12a). In questo “”romanticismo”” deve essere rintracciato anche uno dei motivi fondamentali dell’ arte di Prassitele, che regnò sul secolo quale massimo scultore in marmo del suo tempo. Insieme a Lisippo, il grande scultore in bronzo, egli è il rappresentante della nuova concezione dell’ arte in questo secolo, arte che abbraccia la vita come prima non era mai avvenuto e come più tardi diventerà invece elemento costante dell’ epoca ellenistica””. (pag 46)”,”STAx-175″
“SCHÜDDEKOPF Otto-Ernst”,”Das Heer und die Republik. Quellen zur Politik der reichswehrführung 1918 bis 1933.”,”Contiene in allegato inserto ritagli giornale 1956-1957″,”GERG-036″
“SCHÜDDEKOPF Otto-Ernst”,”Linke Leute von rechts. Die nationalrevolutionären Minderheiten und der Kommunismus in der Weimarer Republik.”,”””Veritas est dicere quae sentias, etiamsi erres”” (Sebastian Castellio, 1562) (in apertura) ‘Gente di sinistra da destra. Le minoranze rivoluzionarie nazionali e il comunismo nella Repubblica di Weimar.’ Nel volume molti riferimenti a Junger, Hitler, Moeller van den Bruck, Niekisch, Reventlow, Stalin, Lenin, Radek, Wolffheim”,”GERG-098″
“SCHUETTINGER Robert L. BUTLER Eamonn F.”,”Forty Centuries of Wage and Price Controls: How Not To Fight Inflation.”,”Dedica a Milton e Rose Friedman “”The Great Inflation of post-World War I Germany was one of the most significant events of this century, since it was one of the main factors, and possibly ‘the’ principal factor, that led to the rise of Adolph Hitler. Currency in circulation rose from 6 billion marks in 1913 to 92.000.000.000.000 marks in November 1923 (2). In his book, ‘The Great Inflation: Germany 1919-1923’, William Guttmann tells how a cup of coffee rose in price from 5.000 marks to 8.000 marks while he was drinking it. A pair of shoes costing 12 marks in 1913 was selling for 32 trillion marks in November 1923 (3). One of the most pointed commentaries on this social upheaval was written by the distinguished German author, Thomas Mann. «A severe inflation is the worst kind of revolution. The stern measures – currency restrictions, curtailed production, draconic taxes – that a government can and sometimes must take systematically are nothing by comparison. For these is neither system nor justice in the expropriation and redistribution of property resulting from inflation. A cynical ‘each man for himself’ becomes the rule of life. But only the most powerful, the most resourceful and unscrupulous, the hyenas of economic life, can come through unscathed. The great mass of those who put their trust in the traditional order, the innocent and unworldly, all those who do productive and useful work, but don’t know how to manipulate money, the elderly who hoped to live on what they earned in the past – all these are doomed to suffer. An experience of this kind poisons the morale of a nation (…)». After the worst of the inflation declined, Germany was still in severe economic difficulties. Germany relied heavily on exports to pay war reparations and was hit more seriously than most following the world slump of 1929″” (pag 67-68) [(3) William Guttmann and Patricia Meehan, ‘The Great Inflation: Germany, 1919-1923’, Chicago, University of Chicago Press, 1967] ‘Una grave inflazione è il peggior tipo di rivoluzione: solo le iene della vita economica, possono rimanere illese'”,”ECOI-387″
“SCHULTEN Thorsten”,”Solidarische Lohnpolitik in Europa. Zur Politischen Ökonomie der Gewerkschaften. [La politica salariale solidale in Europa. Sulla politica economica dei sindacati]”,”Thorsten Schulten ist wissenschaftlicher Referent am Wirtschafts und Sozialwissenschaftlichen Institut in der Hans.Böckler Stiftung in Düsseldorf.”,”SIND-031-FL”
“SCHULTZE Charles L., edizione italiana a cura di Romano PRODI e Carlo D’ADDA”,”Il reddito nazionale.”,”””Le scorte possono esser modificate con una certa rapidità, al contrario dei macchinari e delle attrezzature. Gli errori nella politica delle scorte possono quindi esser corretti molto più rapidamente. Supponiamo ad esempio che un’impresa abbia un ciclo di scorte della durata di tre mesi; ossia che le vendite di tre mesi siano ugali alle scorte. Supponiamo ora che si preveda un aumento di vendite del 33%: l’impresa aumenterà allora di un terzo le sue scorte. Qualora l’aspettativa risulti sbagliata e le vendite non aumentino, è possibile riportare le scorte al vecchio livello cessando semplicemente di acquistare scorte per un mese. Sappiamo invece che un errore di tal genere negli acquisti di macchine e attrezzature porterebbe a un eccesso di capacità produttiva che si protrarebbe per anni. Tutto questo perché le scorte possono essere adattate abbastanza velocemente ai cambiamenti nelle vendite, senza tutti i ritardi e gli intralci propri degli investimenti fissi (macchinari e attrezzature). In conseguenza gli investimenti in scorte seguono il principio dell’acceleratore più di quanto non facciano gli altri investimenti e possono oscillare all’improvviso da valori positivi a valori negativi. Questa è la principale ragione per cui gli investimenti in scorte sono la componente più instabile del PNL.”” (pag 127)”,”ECOT-132″
“SCHULTZE Charles L.”,”Il reddito nazionale.”,”Charles Louis Schultze, economista statunitense (Alexandria, Virginia, 1924 – Washington 2016) professore nelle Università dell’Indiana e del Maryland.”,”ECOT-234-FL”
“SCHULZ Tilman”,”Gegner. Nationalismus, Nationalbolschewismus und Massenpsychologie.”,”(Tesi di laurea)”,”MGEK-006″
“SCHULZ F.O.H.”,”Untergang des Marxismus. (La caduta del marxismo)”,”A proposito di KORSCH: Biography (fonte: IISG) Born in Tostedt, Germany 1886, died in Belmont, USA 1961; author on Marxism; studied law and philosophy; lecturer in 1920, professor of law at Jena University in 1923; joined the Fabian Society during his stay in London 1912-1914; member of the Unabha¨ngige Sozialdemokratische Partei Deutschlands (USPD) in 1919, advocated affiliation to the COMINTERN and merger with the Kommunistische Partei Deutschlands (KPD); propagandist of the KPD; editor of its theoretical organ Die Internationale in 1924; member of the Reichstag 1924-1928; theoretical leader of the `ultra left’ opposition from 1925, expelled from the KPD in 1926; formed the left-communist group Entschiedene Linke and edited its organ Kommunistische Politik 1926-1927; cooperated with left- and council-communist groups but concentrated increasingly on critical studies in Marxism and recent revolutionary movements until forced to flee from Nazi Germany in 1933; emigrated via Great Britain and Denmark to the USA in 1936; published Karl Marx’ in 1936 and contributed to the council-communist periodicals Living Marxism and New Essays. (spostare in scheda libro korsch) “”Mit Marx machte man die bolschewistische Revolution in Russland. Mit Marx begründete man die Weltrevolution. Mit Marx ging man in die Koalitionen hinein und aus den Koalitionen heraus. Mit Marx war man für die Demokratie und gegen die Diktatur. Marx war der Weisheit leßter Schluß”” (pag 35) “”Con Marx si è fatta la rivoluzione bolscevica in Russia. Con Marx si è fondata la rivoluzione mondiale. Con Marx, si è andati all’ interno e all’ esterno delle coalizioni. Con Marx, si era per la democrazia e contro la dittatura. Marx era la saggezza dell’ ultimissima conclusione.”””,”TEOC-366″
“SCHULZE Hagen”,”Aquile e leoni. Stato e nazione in Europa.”,”Combinando la storia delle idee con quella degli avvenimenti, SCHULZE ricostruisce i vari tipi di Stato europeo dal Mille all’ età post- napoleonica, allorché si forma il significato odierno di nazione. L’invenzione delle nazioni popolari presto svelò i risvolti guerrafondai celati nell’apparente democraticità con cui sorgevano. SCHULZE (Tangeri, 1943) è ordinario di storia moderna e contemporanea alla Freie Universität di Berlino. Tra le sue opere, tradotta in italiano: -La Repubblica di Weimar. BOLOGNA. 1993 -Il ritorno di Europa. ROMA. 1995″,”EURx-076″
“SCHULZE Hagen”,”La Repubblica di Weimar. La Germania dal 1918 al 1933.”,”SCHULZE Hagen è autore di ‘Otto Braun oder Preussens demokratiscke Sendung’ (1981) e di ‘Freikorps und Republik 1918-1920’ (1975). Insegna storia moderna e Teoria della storia nella Freie Universität di Berlino.”,”GERG-028 GERx-071″
“SCHULZE Fiete”,”Fiete Schulze. Briefe und Aufzeichnungen aus dem Gestapo-Gefängnis in Hamburg. Mit einer einleitenden Skizze von Erich Weinert.”,”Il militante operaio e comunista Fiete SCHULZE (1894-1935), condannato a morte dalla giustizia nazista, aveva preso parte alle giornate rivoluzionarie del 1923.”,”GERR-019″
“SCHULZE Reinhard”,”Il mondo islamico nel XX secolo. Politica e società civile.”,”Reinhard Schulze è nato nel 1953. Islamista e arabista, è docente presso l’Università di Bamberg in Germania.”,”VIOx-022-FL”
“SCHULZE-GAEVERNITZ Gerhart”,”Social peace; a study of the Trade Union Movement in England.”,”Versione ridotta dell’edizione tedesca. Pieno di errori di traduzione, mancanze e imperfezioni. Bibliografia dell’autore: (da Abebooks) – How England Looks to Germany (Classic Reprint) (Paperback) Gerhart Von Schulze-Gaevernitz Editore: Forgotten Books, United States (2015) ISBN 10: 1330962249 ISBN 13: 9781330962244 Nuovi Paperback Quantità: 10 Da: The Book Depository US (London, United Kingdom) Valutazione libreria: 5 stelle Print on Demand Aggiungere al carrello Prezzo: EUR 10,19 Convertire valuta Spese di spedizione: GRATIS Da: Regno Unito a: Italia Destinazione, tempi e costi Descrizione libro: Forgotten Books, United States, 2015. Paperback. Condizione libro: New. 229 x 152 mm. Language: English Brand New Book Print on Demand . Excerpt from How England Looks to Germany Netherlands until in the eighteenth century the French, once the dreaded enemies of England, had become her allies on sufferance and had drifted into a state of impotent inactivity. With the Netherlands eliminated, England and France remained the sea powers of the world. Frederick the Great wittily spoke of a British man-ofwar with a Dutch sloop in tow as representing the sea power of his time. England Grasps the Trident. Ever since those days Great Britain has maintained a firm hold upon Neptunes trident, which is the scepter of world-domain. She (England) wants to close free Amphitrite skingdom As one might close his own home-gate. Thus Schiller, with his keen insight, characterized the ultimate cause of all world wars in his age as well as our own. The English wars of that time were directed against France as the most dangerous rival for the dominion of the seas and of the world. If one may speak of hereditary enmity in the changing course of European politics, such an enmity grew up in the 200 years feud between France and England. Arthur Girault, professor of history at the University of Poitiers and member of the Colonial International Institute, in his work on Principles of Colonization( Principes de Colonisation, Paris, 1904) deals with the period of French history from 1688 to 1815. During that interval not less than seven fierce and long wars were fought between France and England. All those wars, says Girault, were trade wars for England, the purpose of which was to destroy the naval and colonial power of France. English activity brought about all the alliances which were then concluded against us in Europe. And while our troops were fighting on the continent, she destroyed our navy and seized our colonies. Englands Conquest of France, the Then Ruling Power In the beginning of her struggle with England, France was superior to her rival in population and revenue. In colonial enterprises, too, she led. She had isolated the British settlements on the east coast of North America from the hinterland. Canada, the Mississippi Valley, Louisiana and the prosperous West Indies marked the uninterrupted continuity of Greater France in America. In India, too, France had taken the initiative before England. Dupleix discovered the secret of conquering India by means of Indian soldiers, Indian taxpayers and a handful of European military leaders. The English simply carried out the idea of Dupleix; a fact which Seeley in his Expansion of England expressly acknowledges. Even during the American war of independence the brilliant Suffren ruled the Indian ocean for France that sea which since that time has been looked upon as the exclusive property of England until the cruise of the Emden in our own day. This triumph she achieved by concentrating all her strength upon her navy and by inducing other nations to fight out her wars on land. At one time she played off the French against the Dutch, then the Germans against the French, and to-day the French against the Germans. It was a favorite saying of William Pitts that the English conquest of America was accomplished by the attacks of Frederick the Great upon France. During the fury of the French revolution what remained of the French navy was systematically and wantonly annihilated by the destruction of all naval traditions. Carnot made use of the revolutionary enthusiasm and the sovereign power of the state to reconstruct the army. But it is not easy to improvise a new navy, although the flags of the French revolutionary armies bore the proud inscription: Freedom of the Seas! Equal Rights to All Nations!( Liberte des mers! Egalite des droits de toutes les nations!) Napoleon Bursts on the Scene. While France was in that position, a genius of matchless glory arose on her political sky. Napoleon was the last outburst of Latin greatness. His policy, at the first glance, appears fanciful a.”,”MUKx-193″
“SCHUMACHER Horst FISCHER Konrad MAYER Herbert DLUBEK Rolf LEWIN Erwin BECKER Inge BISCHOFF Margarete DEUSCHLAND Heinz GLASNECK Johannes HUNDT Martin KAESELITZ Hella KOWALSKI Werner LINDNER Heinz MÄHRDEL Christian PETERSDORF Jutta PIAZZA Hans PIETSCHMANN Horst SCHOLZE Siegfried SEIDEL Jutta SOMMER Heinz STEINBACH Helmut ARENDT Hans-Jurgen FRÖLICH Eberhard OTT Manfred e altri”,”Geschichte der internationalen Arbeiterbewegung in Daten.”,”Collettivo di redazione e autori: SCHUMACHER Horst FISCHER Konrad MAYER Herbert DLUBEK Rolf LEWIN Erwin BECKER Inge BISCHOFF Margarete DEUSCHLAND Heinz GLASNECK Johannes HUNDT Martin KAESELITZ Hella KOWALSKI Werner LINDNER Heinz MÄHRDEL Christian PETERSDORF Jutta PIAZZA Hans PIETSCHMANN Horst SCHOLZE Siegfried SEIDEL Jutta SOMMER Heinz STEINBACH Helmut ARENDT Hans-Jurgen FRÖLICH Eberhard OTT Manfred e altri.”,”MOIx-020″
“SCHUMACHER Alois”,”La social-démocratie allemande et la IIIe République. Le regard de la revue ‘Die Neue Zeit’.”,”SCHUMACHER Alois è laureato in storia e scienze politiche. E’ professore di ‘civilisation des pays de langue allemande’ all’Università di Parigi XII Val de Marne e dirige l’equipe “”Civilisations et cultures germaniques””.”,”MGEx-215″
“SCHUMACHER Alois”,”Idéologie révolutionnaire et pratique politique de la France en Rhénanie de 1794 à 1801.”,”SCHUMACHER Alois”,”FRAR-342″
“SCHUMAN Frederick Lewis”,”American Policy toward Russia since 1917. A Study of Diplomatic History International Law and Public Opinion.”,”””Ma il 16 aprile alla conferenza fece scalpore l’arrivo della notizia che CICERIN e Walter RATHENAU, capo della delegazione tedesca, avevano firmato un trattato a Rapallo con il quale la Germania rinunciava ad ogni rivendicazione nei confronti della Russia a fronte dell’ applicazione di leggi sovietiche su questo soggetto in cambio dell’ immediata riapertura di relazioni diplomatiche e consolari, e si accordavano sulla regolazione delle relazioni commerciali russo-tedesche sulla base del principio della nazione più favorita. Il colpo creò grande indignazione tra gli alleati, in particolare la Francia…”” (pag218)”,”USAP-052″
“SCHUMPETER Joseph A.”,”Capitalismo socialismo democrazia.”,”Schumpeter è il primo economista che, pur non provenendo dalla scuola di Marx, accetta una parte sostanziale delle interpretazioni e delle conclusioni di questi. Sopratutto importante è il consenso con Marx sul destino finale del capitalismo di cui troviamo in questo testo un’ illuminante interpretazione sociologica. Come aveva fatto lo stesso Marx, Schumpeter affronta il problema della struttura economica in chiave di sociologia politica””. “”Perciò, in quel decennio, l’ importanza della “”catena russa””, per quanto grande, non superò mai certi limiti; anzitutto c’era il fatto notevole che, sebbene insignificante per qualità e quantità di iscritti, ogni gruppo comunista poteva trarre luce per riverbero dal solo partito che avesse conquistato un impero, e vigore e impulso dal suo appoggio; in secondo luogo, nonostante le realtà sovietiche – il terrore, la miseria, la confessione del fallimento implicita nell’ adozione della “”nuova politica economica”” dopo la rivolta di Kronstadt -, ci si poteva richiamare al modello di un sistema socialista “”funzionante”” (…); in terzo luogo, finché i comunisti di tutti i paesi (Lenin incluso) speravano in una rivoluzione mondiale imminente, l’ esercito russo significava per loro quello che per i gruppi reazionari nel secondo quarto del secolo XIX aveva significato l’ esercito dello zar Nicola. Nel 1919, tali speranze erano meno irragionevoli e più prossime a realizzarsi di quel che si tende a credere oggi. E’ vero che repubbliche comuniste si stabilirono solo in Baviera e in Ungheria, ma in Germania, Austria e Italia il tessuto sociale era ormai pericolosamente vicino al punto di rottura, e non si può dire che cosa sarebbe successo in questi paesi (e forse più ad occidente) se la macchina da guerra di Trotsky fosse stata in pieno assetto e non impegnata nella guerra civile e polacca””. (pag 342)”,”TEOC-276″
“SCHUMPETER Joseph A., edizione ridotta a cura di Rendigs FELS”,”Il processo capitalistico. Cicli economici. (Tit.orig.: Business Cycles. A Theoretical, Historical and Statistical Analysis of the Capitalist Process)”,”Questione fiscale. “”E’ opportuno dire a questo punto e una volta per tutte, quali sono i principali punti in discussione in materia di effetti della tassazione pure semplice – distinti cioè da quegli effetti che un sistema di tassazione può avere quando è, o viene considerato, un elemento di una generale situazione antagonistica al successo capitalistico. Esiste un accordo (relativo) sugli effetti delle imposte indirette, e cioè di specifiche tasse sulla quantità prodotta o venduta di una merce. Questo accordo lo dobbiamo a una teoria abbastanza bene elabrata che, nonostante sia antiquata, è ancora ampiamente accettata dagli economisti ed è stata anche recentemente migliorata con elementi derivati dalle teorie della concorrenza imperfetta, delle aspettative, e via di seguito. Le sue ipotesi, tuttavia, ne limitano il risultato al caso di tasse di modesta entità e/o di singole merci di scarsa importanza. (…) La maggior parte delle tasse, che non sono di modesta entità in questo senso più ampio, da un lato non possono essere trattate con questo metodo: occorre allora prendere in considerazione le successive ripercussioni, i più fondamentali cambiamenti del sistema economico, le reazioni provenienti da ed entro la sfera monetaria e del credito; e dall’ altro lato interferiscono con i risultati dei processi economici, ad esempio, con il costante aumento nel livello di vita delle masse nella misura in cui esso è dovuto al funzionamento della macchina capitalistica””. (pag 360-361)”,”ECOT-096″
“SCHUMPETER Joseph A.”,”10 grandes economistas de Marx a Keynes. (Tit.orig.: Ten Great Economists)”,”Marx (1818-1883) Walras (1834-1910) Menger (1840-1921) Marshall (1842-1924) Pareto (1848-1923) Böhm-Bawerk (1851-1914) Tausig (1859-1940) Fisher (1867-1947) Mitchell (1874-1948) Keynes (1883-1946) Joseph A. SCHUMPETER (1883-1950) austriaco di nascita, discepolo della “”scuola di Vienna””, professore ad Harvard dal 1932 è stato uno degli economisti più importanti del nostro secolo. Taussig. “”E tutti quelli che lo hanno conosciuto non hanno potuto evitare di ammirare la sua grande capacità di vedere i problemi nel loro segno sociologico e nelle loro prospettive storiche. Affrontò, poi, il tema del commercio internazionale, ma lo collocò dentro un spirito profondamente storico. La sua tesi di dottorato, presentata e premiata nel 1882, aveva per titolo ‘Protection to young industries as applied in the United States’ e fu pubblicata in forma di libro nel 1883.”” (pag 277)”,”ECOT-124″
“SCHUMPETER Joseph A.”,”Epoche di storia delle dottrine e dei metodi. Dieci grandi economisti.”,”Profili biografici, pensiero di MARX WALRAS MARSHALL PARETO BÖHM-BAWERK TAUSSIG FISHER MITCHELL KEYNES KNAPP VON WIESER VON BORTKIEWICZ pag 100-101 Ricardo pag 237″,”ECOT-131″
“SCHUMPETER Joseph Alois”,”Teoria dello sviluppo economico. (Tit.orig.: Theorie der wirtschaftlicher Entwicklung)”,”TALAMONA è professore ordinario di politica economica all’università statale di Milano. SCHUMPETER Joseph Alois (1883-1950) economista e sociologo, pensatore politico e sociale fu professore di economia in varie università e dal 1932 ad Harvard. Dopo la 1° guerra mondiale è stato ministro delle finanze dell’Austria. Ha scritto pure ‘Cicli economici’ e ‘Capitalismo, socialismo e democrazia’.”,”ECOT-141″
“SCHUMPETER Joseph A., a cura di Adelino ZANINI”,”Sociologia degli imperialismi e teoria delle classi sociali.”,”SCHUMPETER Joseph A. (1883-1950) è uno dei maggiori economisti del ‘900. “”Siamo così risaliti alle sorgenti storiche e sociologiche dell’imperialismo moderno, il quale non coincide né col militarismo né col nazionalismo, ma si intreccia ad essi appoggiandoli e, insieme, ricevendo l’appoggio. Non solo storicamente, ma anche dal punto di vista sociologico, l’imperialismo moderno è un retaggio degli stati autocratici, degli elementi della loro struttura, delle loro forme di organizzazione, della loro costellazione di interessi e delle attitutidini dei loro tipi umani; esso è un retaggio delle forze precapitalistiche, che lo stato del principe ha in parte riorganizzato coi mezzi offerti dal primo capitalismo. La “”logica interna”” del capitalismo non gli avrebbe mai permesso di svilupparsi. Lo stesso dicasi dell’export-monopolismo, le cui radici vanno pure cercate nella politica dell’assolutismo autocratico e nelle abitudini d’azione di un ambiente per suna natura precapitalistico””. (pag 87)”,”TEOS-197″
“SCHUMPETER Joseph”,”Stato e inflazione. Saggi di politica economica.”,”SCHUMPETER Joseph Alois (nato a Triesch in Moravia nel 1883 e morto a Salisbury, Stati Uniti, nel 1950) si laureò in giurisprudenza nel 1906 a Vienna dove aveva seguito presso la Facoltà di legge corsi e seminari su materie economiche. Fu professore di Economia politica nelle Università di Czernowitz e di Graz tra il 1909 e il 1911. Dal marzo all’ottobre 1919 fu ministro delle finanze nel governo della Repubblica austriaca poi presidente della Biedermann Bank (1921-24) e professore di Scienza delle finanze all’Università di Bonn (1925). Fece lunghi soggiorni all’estero per tenere corsi e conferenze di economia. Nel 1932 si trasferì negli Stati Uniti dove insegnò per il resto della sua vita ad Harvard. Capitolo 2: La crisi dello Stato fiscale. Questione ‘commutazione’ dell’economia di pace in economia di guerra (e viceversa) (pag 166) La ‘libera economia’ capitalistica e il metodo di ricostruzione dopo la guerra (pag 168) “”E quindi se la libera economia è riuscita a convertirsi alla guerra, riuscirà a maggior ragione a riconvertirsi alla pace. Non staremo a chiederci qui (vecchia questione) se la direzione statale dell’economia possa assicurare quell’impegno dell’intera personalità, quello “”sforzo disperato”” il quale soltanto porterà al successo in un futuro prevedibile, e che contraddistingue precisamente l’opera privata dell’imprenditore, tanto più che su questo punto gli economisti di tutte le correnti sono perfettamente d’accordo a partire dalla metà del diciottesimo secolo (non escluso i socialisti). E non staremo neanche a spiegare come i nove decimi di tutta l’esperienza industriale e di tutto il talento industriale siano a disposizione dell’economia privata e non della burocrazia. E nemmeno vogliamo mostrare come le asperità che il metodo della libera economia comporta siano forze motrici essenziali del successo, come queste asperità abbiano la funzione di rendere meno duro il futuro e l’esistenza della prossima generazione. Basta sottolineare che la forma organizzativa dell’economia concorrenziale può ricostruire l’economia dopo la guerra, proprio come ha sostanzialmente creato il moderno sistema economico, e che quindi il suo complemento pubblico, lo Stato fiscale, è in possesso di un metodo efficace di ricostruzione (uno dei risultati più brillanti del Manifesto Comunista è precisamente quello di avere provato con classica precisione l’efficacia di questo metodo) e che non naufragherà contro questo scoglio. Lo Stato fiscale può promuovere la ricostruzione con la massima efficacia, se, nella sua politica fiscale, tiene conto di questa necessità di risparmiare, e se in genere evita di creare intralci, ma soprattutto se sa valorizzare quel tesoro enorme di energie che in Austria viene sprecato nella lotta contro le catene in cui l’irrazionalità delle legislazione, dell’amministrazione e della politica ha gettato la personalità, e che sottraggono all’imprenditore le sue mansioni organizzative, tecniche e commerciali, obbligandolo a salire le scale di servizio della politica e dell’amministrazione, posto che voglia avere qualche probabilità di successo”” (pag 168-169)”,”ECOT-253″
“SCHUMPETER Joseph A., a cura di Giuseppe CALZONI”,”L’essenza e i principi dell’economia teorica.”,”Contiene: Nota sulla teoria della formazione del capitale (pag 249-253) Patrimoni. “”Prima di tutto consideriamo la prima questione: come si formano i “”patrimoni””? Oppure: da dove provengono quelle somme di danaro che ciascuno nella vita normale indica come “”il suo patrimonio””? Si può rispondere senza dover temere obiezioni e senza dover fornire una lunga spiegazione quanto meno al teorico di professione: queste somme indicano guadagni capitalizzati provenienti da cespiti di reddito durevoli. In che modo abbia luogo questa capitalizzazione e da dove derivi il cespite di reddito – se sia ottenuto per vie economiche o extra-economiche, come ad esempio la donazione di terre – è irrilevante per il nostro scopo. Quello che ci interessa è il fatto che un tale patrimonio non è di certo stato “”risparmiato””: anche se il cespite di reddito può essere guadagnato col proprio lavoro ed essere in qualunque modo fatto risalire ad un’attività di risparmio, certo quella somma che indica il patrimonio non è stata accumulata attraverso il risparmio: essa ha la sua origine proprio nell’accennato processo di capitalizzazione”” (pag 250)”,”ECOT-255″
“SCHUMPETER Joseph”,”Sociologia dell’imperialismo.”,”SCHUMPETER Joseph A. nacque a Triesch nel 1883. Fu dal 1909 professore all’Università di Czernowitz e dal 1911 al 1919 a quella di Graz. Nominato ministro delle finanze austriaco nel 1919, insegnò all’università di Bonn dal 1925, finché, nel 1932, fu chiamato alla Harvard University di Cambridge (USA). E in questo paese è morto nel 1950. Autore di numerosi libri fra cui ‘Epoche di storia delle dottrine e dei metodi. Dieci grandi economisti’, Torino, 1965. “”Nello stesso momento, dunque, in cui Lenin era costretto dalla logica stessa degli avvenimenti a suggerire la necessità dell’approfondimento delle caratteristiche economiche “”fondamentali”” dell’imperialismo, si trovava dinnanzi implicazioni politiche e ideologiche che nel 1916, preparando il suo saggio, egli aveva volutamente trascurato (“”Non ci occuperemo, ‘benché lo meritino’, dei lati non economici del problema””). Dalla esigenza di comprendere l’imperialismo in tutte le sue componenti storiche matura, quindi, in quegli stessi anni, la ricerca dell’economista Joseph A. Schumpeter che ha per titolo ‘Zur Soziologie der Imperialismen’ e vede la luce nel 1919″” (Lucio Villari, Introduzione) (pag VI) “”E’ nell’essenza dell’economia capitalistica – e in generale dell’economia di scambio – che in ogni guerra molti individui realizzino vantaggi economici. Le cose stanno, fondamentalmente, come nel vecchio tema del lusso. La guerra significa domanda accresciuta a prezzi di panico; quindi, in molti settori dell’economia nazionale, alti profitti e perfino redditi di lavoro – in termini monetari anzitutto, ma di regola, sebbene in grado minore, anche in termini reali, cioè in termini di beni. E’ in questa sfera che si reclutano i circoli interessati alla guerra, come l’industria dell’armamento. Se il conflitto dura abbastanza a lungo, è naturale che la cerchia di profittatori si allarghi sempre più – anche a prescindere da una eventuale economia a moneta cartacea – fino ad abbracciare ‘tutti’ i soggetti economici; ma è altrettanto naturale che il contenuto in merci degli utili monetari decresca – e rapidamente – fino a toccare grandezze negative. L’enorme eccesso di consumo della guerra impoverisce l’economia nazionale e, se è concepibile che i capitalisti o gli operai possano guadagnarci come classe, soprattutto se il volume o del capitale o del lavoro decresce in modo tale che il resto ‘partecipi’ in grado superiore al prodotto sociale; e, che anche in assoluto, la somma complessivba o degli interessi o dei salari e stipendi superi il livello originario; questo vantaggio non può tuttavia esser rilevante, essendo più che compensato dai passivi degli oneri di guerra e delle perdite subìte all’estero. L’utile dei capitalisti in quanto classe – il solo che conterebbe, perché quello degli operai sarebbe legato al fatto che molti di essi cadano in battaglia o comunque vadano a catafascio -, non può quindi costituire un movente di guerra. Rimangono gli imprenditori delle industrie belliche nel senso più lato ed eventualmente i grandi proprietari fondiari – una minoranza piccola, ma potente, i cui profitti di guerra rappresentano certo un importante elemetno di rincalzo. Nessuno però vorrà sostenere che, da solo, esso possa orientare in senso imperialistico gli uomini del capitalismo: soltanto interessi all’ ‘espansione’ economica potrebbero fare di questi gli alleati dei portavoce di tendenze imperialistiche. Si può ritenere indiscusso che, in regime di libero scambio, nessuna classe in quanto tale è interessata a un’espansione violenta. Le merci e gli uomini sono qui infatti in grado di muoversi liberamente all’estero – il libero scambio implica più della semplice libertà doganale – esattamente come se l’estero facesse parte politicamente del proprio territorio”” (pag 81-82)”,”TEOC-671″
“SCHUMPETER Joseph Alois, a cura di Claudio NAPOLEONI”,”Storia dell’analisi economica.”,”Titolo originale ‘History of Economic Analysis’ (1954) La teoria del valore basata sulla quantità di lavoro di Ricardo (pag 253) La teoria del valore di Ricardo e quella di Marx. “”La teoria del valore di scambio di Marx è anch’essa una teoria del valore basata sulla quantità di lavoro, forse l’unica interamente tale, se tra Ricardo e Marx trascuriamo elementi di congiunzione come W. Thompson. In un primo momento, infatti, si rimane colpiti dalla rassomiglianza tra l’argomentazione di Marx e quella di Ricardo. Marx si chiede cos’è che rende paragonabili le merci, così eterogenee in quanto a valore d’uso, e se ne esce con la conclusione che questo dipende dal fatto che esse sono tutte prodotti del lavoro. Dopo aver stabilito con propria soddisfazione questa proposizione altamente discutibile – perché il fatto che tutte le merci posseggono valore d’uso non soltanto è altrettanto vero, ma è anche più generale – Marx passa ad affrontare le difficoltà che si presentano all’inizio stesso di questa impostazione quasi nella stessa maniera tenuta da Ricardo. Qua e là egli precisa ed elabora maggiormente – ho già ricordato il “”lavoro socialmente necessario”” – ma non riesce a vedere, al pari di Ricardo, il pericolo che si nasconde dietro l’ipotesi che i prezzi di mercato del lavoro di qualità innate differenti possano essere impiegati al fine di ridurre le ore di lavoro di qualità superiore a multipli di quelle campione. Colgo l’occasione per ricordare un espediente tecnico che Marx considerava uno dei contributi più importanti da lui dati alla teoria economica: la sua distinzione tra il lavoro, la cui ‘quantità’ è misurata in ore, e la “”forza-lavoro”” (Arbeitskraft), il cui ‘valore’ è dato dalla quantità di lavoro che entra nei beni consumati dal lavoratore (compresi i beni e i servizi consumati per allevarlo e istruirlo) e che in un certo senso “”produce”” la sua forza-lavoro. Questi beni e il loro valore reale sono naturalmente fattori essenziali anche nell’analisi di Ricardo. Ma questi non ha identificato esplicitamente questo valore reale col valore reale della merce ‘forza-lavoro’. Come sappiamo, fu Senior a fare un passo avanti in questa direzione. Marx tuttavia non solo completò questo passo, ma inoltre nella sua teoria dello sfruttamento (vedi sotto, § 6 b) impiegò il concetto di forza-lavoro in un modo cui né Ricardo né Senior avevano pensato o avrebbero consentito. Ma anche gli storici non marxisti dovrebbero aver compreso – sebbene la grande maggioranza non la abbia fatto – che esiste una differenza molto più fondamentale tra la teoria del valore basata sulla quantità di lavoro di Marx, e la stessa teoria di Ricardo. Questi, il più antiametafisico dei teorici, introdusse la teoria del valore basata sulla quantità di lavoro semplicemente come ipotesi che doveva spiegare i prezzi relativi effettivi – o piuttosto gli effettivi valori normali di lungo periodo o prezzi relativi – che noi osserviamo nella vita reale. Ma per Marx, il più metafisico dei teorici, la teoria del valore basata sulla quantità di lavoro non fu affatto una mera ipotesi sui prezzi relativi. La quantità del lavoro contenuto nei prodotti non soltanto “”regolava”” il valore di questi, ma ‘era’ l'””essenza”” o la “”sostanza”” del loro valore. I prodotti ‘erano’ lavoro cristallizzato. Affinché i lettori privi di disposizioni metafisiche non rifiutino di farsi impressionare da questo fatto, indico immediatamente la differenza pratica che esso ha rappresentato per le costruzioni analitiche dei nostri autori. Quando Ricardo riconobbe la partecipazione dell’elemento tempo – o delle spese imputabili in più di un esercizio che si accumulano nel corso del processo produttivo – alla determinazione dei valori o prezzi relativi, questo significò per lui la necessità di riconoscere che i fatti contraddicevano alla sua ipotesi la quale, nella maniera descritta precedentemente, dovette essere ridotta a una semplice approssimazione. Marx però aveva riconosciuto fin dall’inizio della sua speculazione – certamente prima ch’egli pubblicasse il primo volume del ‘Capitale’ (1867) (17) – che le ragioni di scambio non si conformano, neppure come tendenza, al teorema ricardiano dell’equilibrio dei valori, ‘il quale perciò non fa parte dell’insegnamento di Marx’. Questa ragione tuttavia non bastò a fargli modificare la sua teoria del valore: per ogni merce e per la produzione nel suo complesso, il valore era sempre eguale al lavoro in essa cristallizzato, quale che fosse il comportamento dei prezzi relativi, sicché il suo problema fu precisamente quello di mostrare come, per effetto del meccanismo della perfetta concorrenza, questi valori assoluti ‘senza essere modificati’ venivano ad essere spostati in modo tale che alla fine le merci, pur conservando sempre i loro valori, ‘non’ venivano vendute a prezzi relativi proporzionali a questi valori. Per Ricardo, le deviazioni dei prezzi relativi dal suo teorema della proporzionalità – che non fossero temporanee – significavano alterazioni di valori; per Marx, queste deviazioni non alteravano i valori ma soltanto li ridistribuivano tra le merci. Questa è la ragione per cui possiamo affermare che Marx andò effettivamente avanti con l’idea di un valore assoluto delle cose (18), mentre Ricardo, sebbene la sua argomentazione ne implichi qua e là il concetto, non ne fece mai il perno della sua costruzione analitica. O per dirla differentemente: mentre per Ricardo prezzi relativi e valori sono sostanzialmente la stessa cosa, per cui il calcolo economico in termini di valori è la stessa cosa del calcolo in termini di prezzi relativi, valori e prezzi non sono la stessa cosa per Marx, sicché questi si è creato un problema che ‘a quanto pare’ non esiste per Ricardo, vale a dire il problema della relazione fra i due calcoli, ovvero il problema della ‘Wertrechnung und Presirechnung (calcolo del valore e calcolo del prezzo, ndr)”” (pag 257-258-259) [Joseph A. Schumpeter, ‘Storia dell’analisi economica’, Torino, 1972] [(17) Questo fatto risulta dal materiale pubblicato nelle ‘Theorien über den Mehrwert’ (1905-10) e quindi non poteva essere evidente prima della pubblicazione di questi volumi. Di conseguenza persino il maggiore dei critici di Marx del secolo diciannovesimo, Böhm-Bawerk, ritenne che nel primo volume del ‘Capitale’ Marx avesse esposto una teoria del valore basata sulla quantità di lavoro risultata poi assolutamente in contrasto con i fatti alla luce del suo ‘successivo’ pensiero e quindi abbandonata negli scritti, che, dopo la sua morte, Engels pubblicò come terzo volume del ‘Capitale’ (1894). L’avversione di Marx a continuare la pubblicazione della sua opera fu così interpretata come una confessione di fallimento. In altre parola, la teoria del valore del primo volume fu interpretata in senso troppo ricardiano. Si tratta di un errore che ha impedito di cogliere il punto essenziale della teoria del valore di Marx. Con ciò naturalmente non si vuol affermare che una parte delle critiche non è valida a causa di questo errore. Né si vuol asserire che Marx è riuscito a sviluppare coerentemente questo punto. Ciò risulta abbastanza evidente dal testo, anche se è impossibile sviscerare esaurientemente l’argomento con lo spazio che abbiamo a disposizione; (18) Egli fu l’unico autore che l’abbia mai fatto]”,”ECOT-332″
“SCHUMPETER Joseph Alois, a cura di Giuseppe CALZONI”,”L’essenza e i principi dell’economia teorica.”,”Joseph Alois Schumpeter (1883-1950) è stato professore di economia prima a Graz e poi, dal 1932, nella Harvard University di Cambridge (Mass.). Fra le sue opere: Teoria dello sviluppo economico, Storia dell’analisi economica, Il processo capitalistico, Cicli economici, Capitalismo, socialismo, democrazia.”,”ECOT-135-FL”
“SCHUMPETER Joseph A., a cura di Alfredo SALSANO”,”L’imprenditore e la storia dell’impresa. Scritti 1927-1949.”,”Joseph Alois Schumpeter (1883-1950) è con Keynes uno dei più grandi economisti del Novecento. Formatosi a Vienna, fu professore universitario in Austria e Germania, ma anche ministro delle Finanze della Repubblica austriaca e presidente di una banca privata. Nel 1932 si trasferì negli Stati Uniti, dove insegnò alla Harvard University e partecipò all’attività del Reseach Center on Entrepreneurial History che aveva contribuito a fondare. Tutte le opere principali di Schumpeter sono state tradotte in italiano. Tra queste una ‘Storia dell’analisi economica’ in 3 volumi e una raccolta di saggi ‘Stato e inflazione’. Funzione imprenditoriale. “”C’è anzitutto l’antagonismo tra chi dirige e chi è diretto. Questo antagonismo, e la relativa lotta per l’autorità e la disciplina, noi lo vediamo in tutti i campi, per esempio anche all’interno dell’organizzazione dei lavoratori. Se nel nostro caso esso è così aspro, la ragione sta nel fatto che si tratta del lavoro quotidiano, con tutte le forme di pressione e gli attriti che ne derivano”” (pag 47)”,”ECOG-102″
“SCHUMPETER Joseph Alois, a cura di Lapo BERTI e Marcello MESSORI”,”Trattato della moneta: capitoli inediti. Con altri scritti sulla moneta.”,”Joseph Alois Schumpeter (1883-1950) è stato professore di economia prima a Graz e poi, dal 1932, nella Harvard University di Cambridge (Mass.). Fra le sue opere: Teoria dello sviluppo economico, Storia dell’analisi economica, Il processo capitalistico, Cicli economici, Capitalismo, socialismo, democrazia. Marcello Messori insegna Economia monetaria e creditizia all’Università di Cassino e si occupa di teoria monetaria. Lapo Berti è funzionario dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e si occupa di teoria monetaria.”,”ECOT-190-FL”
“SCHUMPETER Joseph”,”Sociologia dell’imperialismo.”,”SCHUMPETER Joseph A. nacque a Triesch nel 1883. Fu dal 1909 professore all’Università di Czernowitz e dal 1911 al 1919 a quella di Graz. Nominato ministro delle finanze austriaco nel 1919, insegnò all’università di Bonn dal 1925, finché, nel 1932, fu chiamato alla Harvard University di Cambridge (USA). E in questo paese è morto nel 1950. Autore di numerosi libri fra cui ‘Epoche di storia delle dottrine e dei metodi. Dieci grandi economisti’, Torino, 1965. “”Nello stesso momento, dunque, in cui Lenin era costretto dalla logica stessa degli avvenimenti a suggerire la necessità dell’approfondimento delle caratteristiche economiche “”fondamentali”” dell’imperialismo, si trovava dinnanzi implicazioni politiche e ideologiche che nel 1916, preparando il suo saggio, egli aveva volutamente trascurato (“”Non ci occuperemo, ‘benché lo meritino’, dei lati non economici del problema””). Dalla esigenza di comprendere l’imperialismo in tutte le sue componenti storiche matura, quindi, in quegli stessi anni, la ricerca dell’economista Joseph A. Schumpeter che ha per titolo ‘Zur Soziologie der Imperialismen’ e vede la luce nel 1919″” (Lucio Villari, Introduzione) (pag VI) “”E’ nell’essenza dell’economia capitalistica – e in generale dell’economia di scambio – che in ogni guerra molti individui realizzino vantaggi economici. Le cose stanno, fondamentalmente, come nel vecchio tema del lusso. La guerra significa domanda accresciuta a prezzi di panico; quindi, in molti settori dell’economia nazionale, alti profitti e perfino redditi di lavoro – in termini monetari anzitutto, ma di regola, sebbene in grado minore, anche in termini reali, cioè in termini di beni. E’ in questa sfera che si reclutano i circoli interessati alla guerra, come l’industria dell’armamento. Se il conflitto dura abbastanza a lungo, è naturale che la cerchia di profittatori si allarghi sempre più – anche a prescindere da una eventuale economia a moneta cartacea – fino ad abbracciare ‘tutti’ i soggetti economici; ma è altrettanto naturale che il contenuto in merci degli utili monetari decresca – e rapidamente – fino a toccare grandezze negative. L’enorme eccesso di consumo della guerra impoverisce l’economia nazionale e, se è concepibile che i capitalisti o gli operai possano guadagnarci come classe, soprattutto se il volume o del capitale o del lavoro decresce in modo tale che il resto ‘partecipi’ in grado superiore al prodotto sociale; e, che anche in assoluto, la somma complessivba o degli interessi o dei salari e stipendi superi il livello originario; questo vantaggio non può tuttavia esser rilevante, essendo più che compensato dai passivi degli oneri di guerra e delle perdite subìte all’estero. L’utile dei capitalisti in quanto classe – il solo che conterebbe, perché quello degli operai sarebbe legato al fatto che molti di essi cadano in battaglia o comunque vadano a catafascio -, non può quindi costituire un movente di guerra. Rimangono gli imprenditori delle industrie belliche nel senso più lato ed eventualmente i grandi proprietari fondiari – una minoranza piccola, ma potente, i cui profitti di guerra rappresentano certo un importante elemetno di rincalzo. Nessuno però vorrà sostenere che, da solo, esso possa orientare in senso imperialistico gli uomini del capitalismo: soltanto interessi all’ ‘espansione’ economica potrebbero fare di questi gli alleati dei portavoce di tendenze imperialistiche. Si può ritenere indiscusso che, in regime di libero scambio, nessuna classe in quanto tale è interessata a un’espansione violenta. Le merci e gli uomini sono qui infatti in grado di muoversi liberamente all’estero – il libero scambio implica più della semplice libertà doganale – esattamente come se l’estero facesse parte politicamente del proprio territorio”” (pag 81-82)”,”TEOS-001-FC”
“SCHUMPETER Joseph Alois”,”Storia dell’analisi economica. Dal 1790 al 1870. Volume II.”,”Joseph Alois Schumpeter (1883-1950) si laureò in giurisprudenza all’Università di Vienna. Fu nominato professore di economia politica all’Università di Czernowitz, poi, dal 1911 a quella di Graz. Nel 1919 divenne ministro delle Finanze del governo della nuova repubblica austriaca. Dimessosi dall’università fu presidente di una banca privata, poi professore di finanza pubblica presso l’Università di Bonn. Nel 1932 si trasferì definitivamente negli Stati Uniti, dove insegnò alla Harvard University.”,”ECOT-258-FL”
“SCHUMPETER Joseph Alois”,”Storia dell’analisi economica. Dal 1870 a Keynes. Volume III.”,”Joseph Alois Schumpeter (1883-1950) si laureò in giurisprudenza all’Università di Vienna. Fu nominato professore di economia politica all’Università di Czernowitz, poi, dal 1911 a quella di Graz. Nel 1919 divenne ministro delle Finanze del governo della nuova repubblica austriaca. Dimessosi dall’università fu presidente di una banca privata, poi professore di finanza pubblica presso l’Università di Bonn. Nel 1932 si trasferì definitivamente negli Stati Uniti, dove insegnò alla Harvard University.”,”ECOT-259-FL”
“SCHUMPETER Joseph A., a cura di Adelino ZANINI”,”Il fenomeno fondamentale dello sviluppo economico. Due capitoli dalla ‘Theorie der wirtschaftlichen Entwicklung’ (1911).”,”Il fenomeno fondamentale dello sviluppo economico. Due capitoli dalla ‘Theorie der wirtschaftlichen Entwicklung (1911). Il volume raccoglie due capitoli tratti dalla prima edizione della «Teoria dello sviluppo economico»: la principale tra le opere di Schumpeter, nonché una delle più rilevanti del pensiero economico del Novecento. Pubblicata nel 1911, l’opera conobbe una seconda edizione, profondamente modificata, nel 1926. In essa, fu eliminato il settimo capitolo, mentre il secondo fu interamente riscritto. Sebbene dal punto di vista della «arida dottrina economica» poco mutasse, le differenze si rivelarono considerevoli quanto ai contenuti più propriamente sociologici. Il radicalismo elitistico fu alquanto attenuato, il profilo del soggetto imprenditore assunse tratti molto meno netti, decisamente meno ambizioso si rivelò essere il quadro generale e la «visione» sociologico-culturale d’insieme. Quali che fossero le ragioni che condussero a questi mutamenti, è indubbio che l’autore li considerasse almeno in parte imposti dalle circostanze e da vere e proprie interpretazioni infondate. La lettura dei due testi qui tradotti contribuisce perciò a una più completa comprensione dell’opera schumpeteriana. Non solo. Il loro esplicito legame permette di apprezzarne, ancor prima, la notevole originalità entro un contesto teorico ricchissimo: quello della grande Vienna. Joseph A. Schumpeter (1883-1950) è stato uno dei massimi economisti del Novecento. Tra le opere principali tradotte in italiano si ricordano «L’essenza e i principi dell’economia teorica» (1983), «Passato e futuro delle scienze sociali» (2011), «Teoria dello sviluppo economico» (1971), «Epoche di storia delle dottrine e dei metodi. Dieci grandi economisti» (1953), «Sociologia degli imperialismi e teoria delle classi sociali» (2009), «Il processo capitalistico. Cicli economici» (1977), «Capitalismo, socialismo e democrazia» (1955), «Storia dell’analisi economica» (1990). Adelino Zanini insegna Filosofia politica all’Università Politecnica delle Marche. Per Il Mulino ha pubblicato «Principi e forme delle scienze sociali. Cinque studi su Schumpeter» (2013). “”Nel capitolo II, ragionando circa il significato del risparmio, abbiamo detto che l’importanza di tale fenomeno poteva essere compresa soltanto in relazione a uno sviluppo già in atto, e che si sarebbe risparmiato molto meno in assenza di quest’ultimo. Qualcosa di analogo può essere detto per quanto concerne il movimento demografico. L’aumento della popolazione sarebbe più contenuto di quanto non fosse se per mezzo dello sviluppo economico non fossero di fatto già state create in precedenza le condizioni economiche per accogliere nuovi individui. Lo sviluppo crea sempre nuove forme, nuove opportunità di lavoro, sempre maggiori disponibilità di beni; e la popolazione cresce sulla base di queste possibilità all’interno delle nuove forme economiche. Non diciamo nulla di nuovo. Già Marx ebbe ad affermare, lapidariamente,: «il capitalismo ha creato dal nulla le popolazioni» (12). Così è nei fatti e il nesso causale è pure molto chiaro da considerare. Lo sviluppo e parte delle sue ripercussioni facilitano in generale la costituzione di famiglie, aprono possibilità poi inseguita dai singoli individui. Questo è quanto accade, almeno fino ad un certo punto; e nella misura in cui ciò è vero, l’aumento della popolazione è conseguenza, non causa dello sviluppo, quanto meno in linea di principio. Lo sviluppo e i suoi effetti possono inoltre essere d’impulso per uno sviluppo successivo, ma ciò rappresenta solo un’ulteriore conseguenza dello sviluppo che genera altri sviluppi. Nella misura in cui così non fosse, se la popolazione crescesse a prescindere dal margine d’azione economico, varrebbe quanto precedentemente detto. Quali che siano le circostanze, dalla nostra analisi risulta che l’aumento della popolazione non costituisce una causa originaria, in linea di principio interessante, dello sviluppo economico”” (pag 133-134) [Joseph A. Schumpeter, a cura di Adelino Zanini, ‘Il fenomeno fondamentale dello sviluppo economico. Due capitoli dalla ‘Theorie der wirtschaftlichen Entwicklung (1911)’, Il Mulino, Bologna, 2015] [(12) Schumpeter cita a memoria dal ‘Manifesto del Partito comunista’. L’espressione esatta à da identificarsi nel passaggio in cui gli autori, tra gli effetti dell’assoggettamento delle forze naturali messo in atto dalla borghesia, annoverano «intere popolazioni sorte da nulla (‘ganze aus dem Boden hervorgestampste Bevölkerungen’)» (MEW, cit, vol. 4, p. 467)]”,”ECOS-032″
“SCHUMPETER Joseph Alois, a cura di FELS Rendigs”,”Il processo capitalistico. Cicli economici.”,”Joseph Alois Schumpeter (1883-1950) si laureò in giurisprudenza all’Università di Vienna. Fu nominato professore di economia politica all’Università di Czernowitz, poi, dal 1911 a quella di Graz. Nel 1919 divenne ministro delle Finanze del governo della nuova repubblica austriaca. Dimessosi dall’università fu presidente di una banca privata, poi professore di finanza pubblica presso l’Università di Bonn. Nel 1932 si trasferì definitivamente negli Stati Uniti, dove insegnò alla Harvard University.”,”ECOT-282-FL”
“SCHURE’ Edouard”,”Les prophètes de la Renaissance. Dante, Leonard de Vinci, Raphaël, Michel-Ange, Le Corrège.”,”””Italie! Italie! terre des renaissances, Où le phénix du Beau rejaillit de ses cendres.”” “”In una cavalcata a cavallo con due giureconsulti di Bologna, Barbarossa pose loro una questione imbarazzante: “”Sono io il legittimo possessore della terra?””. Il primo rispose con una frase evasiva: “”Non ancora ‘realmente e attivamente'””. Il secondo, miglior cortigiano, replicò: “”Si, voi lo siete, anche in ciò che concerne la proprietà ‘reale’ e ‘attuale'””. In ricompensa per questo complimento, l’uomo di legge docile ricevette in regalo dall’ imperatore il cavallo che stava montando durante la passeggiata. L’ altro rientrò a piedi””. (pag 29) “”Più si conosce e più si ama”” Leonardo da Vinci, pag 94 “”O voi che avete gl’ intelletti sani Mirate la dottrina, che s’ asconde Sotto il velame degli versi strani.”” Dante (pag 33)”,”ITAG-140″
“SCHURER H.”,”The Russian Revolution of 1905 and the Origins of German Communism.”,”H. Schurer, bibliotecario all’Università di Londra. Al congresso di Londra del 1907 Rosa Luxemburg accetta la teoria di Trotsky della ‘rivoluzione permanente’ (pag 467)”,”RIRx-188″
“SCHÜRER Heinz”,”Die politische Arbeiterbewegung Deutschlands in der Nachkriegszeit 1918-1923. Inaugural-Dissertation zur Erlangung der Doktorwürde einer hohen Philosophischen Fakultät der Universität Leipzig.”,”Relatore Heinz Schürer ‘La politica del movimento operaio tedesco nel periodo postbellico 1918-1923′”,”MGEK-121″
“SCHURMANN Franz SCHELL Orville e altri”,”Cina, tremila anni.”,”Scritti: di MENCIO, Abate HUC, John K. FAIRBANK, PING TI-HO, Joseph R. LEVENSON, WU CHING-TZU, CH’IEN LUNG, Francois QUESNAY, WANG HSI-CHI, TSIANG TING-FU, Thomas MEADOWS, G.J. WOLSELEY, Wolfgang FRANKE, Robert HART, Mary C. WRIGHT, LI HUNG-CHANG, Walter H. SMITH, Benjamin SCHWARTZ, LIANG CHI-CHAO, SUN YAT-SEN, P.C. FITZGERALD, A. DOAK BARNETT, HU SHIH, CHOW TSE-TUNG, Harold ISAACS, HO KAN-CHIH, MAO TSE-TUNG, Theodore H. WHITE Annaler JACOBY, Mayling SOONG CHIANG, CHIANG KAI-SHEK, LU HSUN, K.N. LEI, C.W.H. YOUNG, Tibor MENDE, Edgar SNOW, Joseph STILWELL, Robert B. RIGG, Lionel Max CHASSIN, Jack BELDEL, Albert C. WEDEMEYER, William C. BULLITT, Dean ACHESON, Robert J. LIFTON, Vidya Prakash DUTT, Franz SCHURMANN, CHOH MING LI, Samuel B. GRIFFITH, A. DOAK BARNETT, Harry GELMAN, Ralph N. CLOUGH, LIN PIAO, James RESTON, William P. BUNDY, Michel OKSENBERG, KANG CHAO, Alexander ECKSTEIN, Sven LINDQVIST, CHEN TUNG-LEI, Stanley KARNOW, C.H.G. OLDHAM, Dean RUSK, CHOU EN-LAI, George T. TAYLOR, YUAN SHUI-PO, CHEN YI, Robert A. SCALAPINO, Joyce K. KALLGREN, Roger HILSMAN, Anne Louise STRONG, KAO CHU.”,”CINx-004″
“SCHUSCHNIGG Kurt von”,”Un requiem in rosso-bianco-rosso. Note del detenuto Dottor Auster.”,”Titolo originale dell’opera ‘Ein Requiem in Rot-Weiss-Rot’. Kurt Schuschnigg, nato in Austria il 14 dicembre 1897, fondatore e capo delle Obstmärkische Sturmscharen’ per l’indipendenza dell’Austria; ministro della Giustizia dal 1932 al 1934 e nel 1934 anche ministro dell’Educazione; cancelliere federale dopo l’assassinio di Dollfuss nel luglio 1934; cancelliere e ministro della Difesa e degli Esteri dal 1936 al 1938 e della Sicurezza pubblica nel 1937; capo del Partito cristiano-sociale e del Fronte patriottico dal 1936 al 1938; arrestato dopo l’annessione nazista nel marzo del 1938, imprigionato prima al Belvedere Palace di Vienna, poi in un campo di concentramento vicino a Kassel, nella prigione della «Gestapo», all’Hotel Métropole di Vienna, e poi a Nordlingen in Baviera, al Wittelsbach Palace vicino a Monaco, a Sachsenhausen presso Oranienburg, a Flossenburg in Baviera, a Dachau, infine in Tirolo, dove fu liberato dagli americani e quindi trasportato a Capri. Dopo la guerra ha vissuto in Italia’. ‘Questo di K. Schuschunigg, ultimo cancelliere austriaco prima dell’ Anschluss, oltre che un diario, è la rappresentazione di un dramma di un popolo e di un uomo, dramma narrato con sincerità fatta di sofferenza e di meditazione. Dopo aver definito storicamente la posizione dell’Austria di fronte alla Prussia e all’Europa tutta, l’autore ne svela la tragedia negli anni dal 1936 al 1938 attraverso la sua diretta esperienza di cancelliere a contatto con i Ministeri europei e con gli uomini responsabili di allora, da Hitler a Mussolini, Laval, Chamberlain, Ribbentrop e Ciano. Quindi l’autore scava nel suo dramma di uomo che dal giorno dell’Anschluss viene trascinato da un campo di concentramento all’altro sino a Dachau.’ ‘Il pangermanesimo è una concezione che ha per obiettivo soltanto l’unificazione di ogni altra indipendenza statale tedesca, condannata come espressione particolaristica. Questo atteggiamento antiaustriaco nel principio e nel metodo, che – d’altronde incomprensibilmente – fa valere proprio Federico il Grande e Bismarck come suoi eroi, portò Schönerer fino ad Adolf Hitler, dall’antico radicalismo del culto della razza germanica al nazionalsocialismo, diventando così un pangermanesimo in quintessenza. In esso è radicata la tesi enfaticamente proclamata del «popolo dominatore tedesco» e delle sue pretese di supremazia in Europa, con tutte le logiche conseguenze. Fin da sempre, questo pangermanesimo ha anche elevato a dogma supremo il vangelo dell’intolleranza quale imperativo ideologico; non solo, ma la pretesa del monopolio della ‘Weltanschauung, ins enso coscientemente anticattolico e sotto molti aspetti addirittura anticristiano; e da esso traggono origine il mito del sangue e la dottrina della razza. Immediatamente accanto a questo concetto pangermanico o germanico esclusivista viene quello totalgermanico. I totalgermanisti o comungermanisti vanno considerati da un punto di vista puramente storico e vano ricercati a partire dalla prima metà del XIX secolo; raggruppati, sul piano politico-economico, intorno al mondo concettuale di Friedrich List, per essi il problema consiste, a differenza delle conclusioni aggressive dei pangermanisti, in una questione tedesca di carattere puramente interno. Non Prussia o Austria, ma «tutta la Germania dev’essere la patria del tedesco». Con ciò è delineato il punto di vista della Grande Germania, che si volge contro i fautori di una Piccola Germania da cui l’Austria fosse esclusa. L’Austria stessa, il suo governo, il suo monarca e quella parte della sua popolazione che era essenzialmente d’appoggio allo stato, avevano sempre sostenuto il grangermanesimo fin quando la Prussia, nel 1866, con la forzata esclusione dell’Austria dalla compagine tedesca, non impose la soluzione nel senso della Piccola Germania. Dopo la prima guerra mondiale il concetto di Grande Germania assunse in Austria il significato politico di ‘Anschluss’. Conseguentemente l’idea originaria che presupponeva l’influenza direttrice dell’Austria nello spazio tedesco ne veniva fortemente limitata. Tutti coloro che nell’ideologia pangermanica, più tardi nazionalsocialista, scorgevano i più gravi pericoli e addirittura una minaccia all’esistenza non soltanto per l’Austria, ma per il germanesimo come tale; che per mentalità e coscienza intimamente ripudiavano la soluzione violenta di Hitler; che tuttavia si dichiaravano, come per l’innanzi, nel senso di una comunanza tedesca di destini e di civiltà, si separarono nettamente e inequivocabilmente dalle avventure pangermaniche e da ogni forma di politica di ‘Anschluss’, definendo il loro orientamento spirituale col nome di «singergermanesimo». Così si evitava la storicamente più incisiva espressione di «gran-germanesimo», che però, com’è stato poc’anzi illustrato, aveva assunto un significato più ristretto di partito politico. Ne derivava quindi che con una definizione s’intendeva un concetto ideologico, con l’altra un concetto di politica di potenza. Chi ai nostri giorni diceva «grangermanico» intendeva con ciò (e nonostante il 1866!) Bismarck e Treitschke; mentre «singermanico» significava Konstantin Frantz, Onno Klopp, Janssen, e anche Richard von Kralik e Ignaz Scipel. La concezione singermanica non vedeva l’ideale tedesco realizzato in uno stato unitario, ma nel federalismo; e non scorgeva un vantaggio politico nazionale nella soppressione dell’indipendenza statale austriaca e in genere nel livellamento spirituale dei Tedeschi. Al contrario, essa mirava a salvaguardare un grande, antico retaggio: l’unità spirituale, culturale, economica e, in un senso più ampio e più nobile della parola, politica dei Tedeschi. Compito che diventava addirittura inassolvibile con la salita al potere di Hitler nello stato unitario tedesco. Per il semplice motivo che Hitler, per potersi reggere, doveva rinnegare se non distruggere le più preziose eredità del diritto e del patrimonio culturale tedesco. Il rapporto tra l’Austria e la Germania, agli occhi dei singermanisti, era forse paragonabile a quello esistente fra il Belgio e la Francia; la comunanza tedesca di destini e civiltà si sarebbe dovuta estrinsecare, nello spirito di Goethe e di Beethoven, a favore dell’avvicinamento dei popoli e dei grandi ideali dell’umanità e della pace; e quindi avrebbe dovuto evitare il ripetersi della catastrofe mondiale del 1919-’18’ (pag 210-211)”,”AUTx-051″
“SCHÜTRUMPF Jörn, a cura”,”Jenny Marx. Oder: Die Suche nach dem aufrechten Gang.”,”‘Jenny Marx. O la ricerca del giusto passo'”,”MADS-686″
“SCHWAB George”,”Carl Schmitt. La sfida dell’eccezione.”,”SCHWAB George è docente di storia alla City University di New York. VP del National Committee on American Foreign Policy e direttore del CUNY Conference on History and Politics.”,”TEOP-420″
“SCHWARTZ Frank J. PHARR Susan J. a cura; saggi di Frank SCHWARTZ Sheldon GARON Andrew BARSHAY Tsujinaka YATAKA Robert PEKKANEN Helen HARDACRE Margarita ESTEVEZ-ABE Robert BULLOCK Suzuki AKIRA Patricia MACLACHLAN Laurie FREEMAN David JOHNSON Yamagishi TOSHIO Kim REIMANN Susan PHARR”,”The State of Civil Society in Japan.”,”Saggi di Frank SCHWARTZ Sheldon GARON Andrew BARSHAY Tsujinaka YATAKA Robert PEKKANEN Helen HARDACRE Margarita ESTEVEZ-ABE Robert BULLOCK Suzuki AKIRA Patricia MACLACHLAN Laurie FREEMAN David JOHNSON Yamagishi TOSHIO Kim REIMANN Susan PHARR. PHARR è l’ E.O. Reischauer Professore di Politica giapponese e Direttore del programma su US-Japan Relations alla Harvard University. SCHWARTZ è Associate Director of Harvard University’s Program on US-Japan Relations. “”In un recente libro teorico esaminando le relazioni tra legge e democrazia, Jürgen Habermas (1998) sostiene che è possibile valutare la qualità di una democrazia sulla base dell’ estensione a cui le istituzioni formali di deliberazione e decisione (come il parlamento e i ministeri) sono aperti agli input della sfera pubblica informale””. Per Habermas, la sfera pubblica politica è un importante componente raziocinante (discursive) della società civile che agisce come una “”cassa di risonanza per problemi che devono essere gestiti dal sistema politico perché essi non possono risolti altrove””””. (pag 235) “”Lo stesso MITI fu spinto per riforme LSL dalla fine degli anni 1980, ancora anticipando la richista degli Stati Uniti. Nell’ estate del 1989, il MITI propose l’ abolizione di tutti le regolamentazioni locali sull’ apertura dei negozi al dettaglio, ma si fermò di fronte all’ opposizione delle prefetture.”” (pag 193)”,”JAPx-057″
“SCHWARTZ Benjamin I.”,”Chinese Communism and the Rise of Mao.”,”SCHWARTZ Benjamin I. è Assistant Professor of History and Research Associate of the Russian Research Center, Harvard University. Le sue fonti includono materiali russi, giapponesi e cinesi mai usati in precedenza dalla letteratura occidentale sul comunismo cinese L’elaborazione della teoria della rivoluzione permanente di Parvus e Trotsky. “”This impression of ulterior motivation is further heightened by Chü’s studied effort to identify Peng – and Ch’en behind him – with the Trotskyst opposition in Moscow. There could, of course, be no more effective way of discrediting the Chinese party leadership in the eyes of Stalin. On what does Ch’ü rest his attack? He rests it on the grounds of presumed resemblance between Peng Sh-chih’s theory and the Trotsky theory of ‘permanent revolution’. What exactly is the theory of the ‘permanent revolution’? Since we shall meet this term constantly in our further investigation, it is appropriate that we attempt to define it here. The phrase itself is taken from Marx, but he theory, devised at the time of the 1905 revolution in Russia, was the joint creation Parvus and Trotsky. Trotsky contended that, while the Russian proletariat was still small, it had come into being in an era in which world capitalism had already reached a high degree of maturity. Is such a period, the Russian revolution could hardly be expected to follow the old paths of bourgeois revolution in the West. For, in spite of its small size, to the socialist experience of the proletariat in the West, while the Russian bourgeosie on the other hand had been kept weak by the power of autocracy. It was thus to be expected that when the bourgeois democratic revolution broke out, the proletariat would esasily be able to capture the leadership of the revolution and of the nonproletarian masses. “”Once the revolution is victorious, political power necessarily passes over into the hands of the working class which has played the leading role in the struggle””. The working class, moreover, was the class destined by history to achieve socialism. “”The political supremacy of the proletariat is incompatible with its economic slavery””. Hence, the victorious proletariat would of necessity have to break out of the groove of bourgeois democracy and carry the revolution forward to socialism. Meanwhile, the spark of the successful revolution in Russia might finally ignite the long overdue socialist revolution in the West, thus fusing the socialist revolution in Russia with the world-wide socialist revolution.”” (pag 72-73)”,”MCIx-028″
“SCHWARTZ Fernando”,”La internacionalización de la guerra civil española, julio de 1936 – marzo de 1937.”,”SCHWARTZ Fernando è nato nel 1937, in piena guerra civile. Ha studiato diritto nell’Università di Madrid e ha iniziato la carriera diplomatica nel 1968 destinato all’ambasciata di Londra. Poi ha passato tre anni in Costa Rica.”,”MSPG-262″
“SCHWARTZ Donald V.”,”Resolutions and decisions of the Communist Party of the Soviet Union. The Brezhnev Years 1964-1981. Volume V.”,”Donald V. Schwartz is a member of the Department of Political Economy at the University of Toronto. Preface General Editor’s Robert H. McNeal, Editor’s Preface, Introduction, Appendix, Index,”,”RUSU-035-FL”
“SCHWARZ Arturo”,”André Breton Leone Trotsky. Storia di una amicizia tra arte e rivoluzione.”,”SCHWARZ ha conosciuto bene BRETON ed è stato trotskista per 20 anni. Qui rievoca la storia dell’intesa intellettuale del poeta e del politico iniziatasi nel 1925. Il saggio si avvale di appunti presi dall’A durante le sue conversazioni con BRETON nel 1955 e sulle testimonianze dei due principali protagonisti presenti agli incontri tra BRETON e T. in Messico: Jan van HEIJENOORT, allora segretario di T. e Jacqueline LAMBA, vedova di BRETON. Utilizza anche i ricordi di Pierre NAVILLE, fiduciario di T. in FR all’epoca e di Marguerite BONNET, curatrice delle opere di BRETON. Al saggio segue il manifesto ‘Per un’ arte rivoluzionaria indipendente’ redatto da BRETON e T., l’intervista con LAMBA, un’antologia di scritti di BRETON su T. e sulla Q del rapporto intellettuali – potere, intellettuali – rivoluzione.”,”TROS-009″
“SCHWARZ Arturo”,”Breton e Trotsky. Storia di un’ amicizia.”,”””Non vi era quindi una divergenza di opinioni. Non vi è dubbio, però, che lo stress di quelle lunghe serate di discussioni e la loro frequenza determinarono in Breton, affetto da quello che egli stesso definisce complesso di Cordelia, la violenta crisi che gli impedì di partecipare a quelle sedute. Marguerite Bonnet mi confermò, a sua volta, quanto fosse vivo questo complesso cordeliano, rammentandosi che Breton gliene aveva parlato più volte. Quanto Trotsky si sbagliasse nell’ esprimere una preoccupazione circa i loro rapporti futuri è dimostrato dal fatto che Breton rimase fedele, fino all’ultimo, alla sua amicizia con Trotsky””. (pag 77).”,”TROS-080″
“SCHWARZ S. von”,”Rückblick und Ausblick über die russische Gewerkschaftsbewegung. (Uno sguardo sul passato e sul presente del movimento sindacale russo)”,”3. Il problema fondamentale della politica di organizzazione. Das Problem der freiwilligen bezw. der obligatorischen Mitgliedschaft, wie es in Rußland im Jahre 1922 zur Debatte stand, ist von dem gleichlautenden Problem, wie es zuweilen in den westeuropäischen, vor allem in englischen Gewerkschaften aufgeworfen wird, grundverschieden.”” (pag 9) “”Il problema dell’ iscrizione volontaria e/o obbligatoria, come è stato dibattuto in Russia nel 1922, è lo stesso problema dei sindacati in Europa Occidentale, soprattutto dei sindacati inglesi sollevato di volta in volta, ma è fondamentalmente differente.”””,”RIRO-293″
“SCHWARZ Arturo, interventi di J. ABEILLE A. ALGOUD P.L. AUBERY E. BATTISTI J. BECK H. BECKER J.L. BEDOUIN M. BOOKCHIN V. BOUNOURE P. BOURGEADE N. CALAS M. CARASSOU A. CAVALIERE N. CHOMSKY D. COOPER F. COSTANTINI S. DE CRESCENDO A. CRUZEIRO SEIXAS R. DADOUN J.M. DEBENEDETTI C. DESCAMPS P. DHAINAUT G. DUCORNET G. DUNANT G, DUROZOI F. ELIET L. FERLINGHETTI L. FERRE’ P. FEYRABEND E. FILIPPINI P. FLECCHIA D. FO W. FREDDIE R. GALIZOT G. GHEZ A. GINSBERG J. GLADIATOR A. GNISCI J.M. GOUTIER J. HASSOUN M. HENRY J. HEROLD M. VAN HIRTUM R. JOHNSON M. KIRBY P. KRAL D. LABAYS R. LAING J.C. LAMBERT J. VAN LANGHENHOVEN J.J. LEBEL R. LEBEL G. LEGRAND S.J. LITTLE M. MAFFESOLI S. MAHIEU L. MALET J. MALINA J. MANSOUR M. MARIEN H. MILLER J. MIRO’ J.M MOESMAN G. NICCOLAI L. NOVAK C. D’ORGEIX H.M. POLVAN F. RAME M. REMY F. SAMUEL S. SCHWARTZ M. SEUPHOR SINE’ G. SNYDER A. SPATOLA E. TADINI L. VANCREVEL P. VANDREPOTE S. WALD I. WALDBERG K. WHITE G. ZANGA L. ZELLER LIVING THEATER GRUPPO MARGES GRUPPO MELMOTH”,”Anarchia e creatività.”,”Interventi di J. ABEILLE A. ALGOUD P.L. AUBERY E. BATTISTI J. BECK H. BECKER J.L. BEDOUIN M. BOOKCHIN V. BOUNOURE P. BOURGEADE N. CALAS M. CARASSOU A. CAVALIERE N. CHOMSKY D. COOPER F. COSTANTINI S. DE CRESCENDO A. CRUZEIRO SEIXAS R. DADOUN J.M. DEBENEDETTI C. DESCAMPS P. DHAINAUT G. DUCORNET G. DUNANT G, DUROZOI F. ELIET L. FERLINGHETTI L. FERRE’ P. FEYRABEND E. FILIPPINI P. FLECCHIA D. FO W. FREDDIE R. GALIZOT G. GHEZ A. GINSBERG J. GLADIATOR A. GNISCI J.M. GOUTIER J. HASSOUN M. HENRY J. HEROLD M. VAN HIRTUM R. JOHNSON M. KIRBY P. KRAL D. LABAYS R. LAING J.C. LAMBERT J. VAN LANGHENHOVEN J.J. LEBEL R. LEBEL G. LEGRAND S.J. LITTLE M. MAFFESOLI S. MAHIEU L. MALET J. MALINA J. MANSOUR M. MARIEN H. MILLER J. MIRO’ J.M MOESMAN G. NICCOLAI L. NOVAK C. D’ORGEIX H.M. POLVAN F. RAME M. REMY F. SAMUEL S. SCHWARTZ M. SEUPHOR SINE’ G. SNYDER A. SPATOLA E. TADINI L. VANCREVEL P. VANDREPOTE S. WALD I. WALDBERG K. WHITE G. ZANGA L. ZELLER LIVING THEATER GRUPPO MARGES GRUPPO MELMOTH”,”ANAx-308″
“SCHWARZ Arturo”,”Breton, Trotskij e l’anarchia.”,”Arturo Schwarz e Multipla edizioni, Milano Arturo Schwarz. Nato ad Alessandria d’Egitto nel 1924, ha svolto attività politica in Egitto poi, dal 1949, in Italia, dove è tra i fondatori della sezione italiana della Quarta internazionale dalla quale si è staccato nel 1967. Ha svolto attività di editore, libraio, gallerista d’arte. Ha scritto molte opere (v. risvolto 4° copertina)”,”TROS-217″
“SCHWARZ Solomon M.”,”Labor in the Soviet Union.”,”SCHWARZ Solomon M.”,”RUSU-226″
“SCHWARZ Arturo”,”Imperialismo e razzismo. Contributi alla discussione. (in) ‘1° Congresso culturale dell’Avana (4-11 gennaio 1968). Risoluzioni e interventi’. A cura di Ettore Desideri.”,”””In Egitto, la crisi arabo-israeliana serve da pretesto a Nasser per continuare la persecuzione di tutti gli elementi di sinistra, anche di quelli più moderati, proseguendo così nella politica dei suoi predecessori: Neguib e Faruk; persecuzione che va di pari passo con quella dei Copti al Nord e dei Nubiani al Sud. Lo sceicco Hassan el Bakuri, ministro dei Wakps, spiegava recentemente: “”Se affermiamo che gli arabi sono la migliore nazione proposta agli uomini è perché si tratta di un fatto rivelato dal Corano e di una verità enunciata nei suoi versetti””. Per quanto riguarda il clericalismo della casta militare al potere basta ricordare che la Carta d’Azione Nazionale di Nasser esige dal cittadino: “”Una fede incrollabile in Dio, nei Suoi profeti, nei Suoi santi, che Egli ha inviato per guidare e portare la verità agli uomini, in ogni tempo e in ogni luogo””. Marx aveva già denunciato il pericolo del pan-islamismo che si identifica con il pan-arabismo quando scriveva: “”Il Corano e la legislazione musulmana che ne deriva riducono la geografia e l’etnolgoia a una distinzione comoda e semplice tra due paesi e due nazioni, i fedeli e gli infedeli. La nazione infedele è “”harbij””, cioè nemica. L’islamismo non riconosce il diritto alla esistenza alle nazioni degli infedeli e postula uno stato di ostilità permanente tra musulmani e non credenti””. Cosí – come pure in Indonesia – l’islamismo serve da alibi per la persecuzione della sinistra egiziana. (…)”” (pag 127-128) C’è anche un intervento di Rossana Rossanda”,”PVSx-003-FPA”
“SCHWARZ Solomon M.”,”The Russian Revolution of 1905. The Workers’ Movement and the Formation of Bolshevism and Menshevism.”,”The Russian Revolution of 1905 is the first volume to appear in an important new sries, “”The History of Menshevism””. Its author, Solomon Schwarz, has brought to his analysis a remarkable range of perspectives. Preface by Leopold H. HAIMSON, Introduction: The Basic Conception of the Revolution, Appendixes: 1. The theory of Permanent Revolution; Parvus and Trotsky, 2. The Demonstration of November 28, 1904, in Petersburg, 3. The Genesis of the Bureau of the Committees of the Majority (BCM), 4. Zubatovism and Gaponism, 5. Social-Democracy and the Zubatov Movement, 6. The Baku Strike of December, 1904; Myth and Reality, 7. The Libetationists and the Trade-Union Movement, 8. V.P. Akimov on the Interrelations of Trade Unions and the Party, 9. Lenin’s Theory of Trade Unions, ‘Spontaneity’, and ‘Consciousness’, 10. The Myth of the ‘Liberationist’ Origin of the Petersburg Soviet of Workers’ Deputies, 11. The Ivanovo-Voznesensk Sobranie Upolnomochennykh; Myth and Reality, 12. The Moscow Soviet of Workers’ Deputies; Myth and Reality, Index, Hoover Institution Publications,”,”RIRx-064-FL”
“SCHWARZ Arturo”,”Breton, Trotskij e l’anarchia.”,”Arturo Schwarz, nato ad Alessandria d’Egitto nel 1924, ha svolto attività politica prima in Egitto poi, dal 1949, in Italia, dove è tra i fondatori della sezione italiana della Quarta Internazionale dalla quale si è staccato nel 1967. Dopo un primo periodo di rapporti epistolari (1944-48), incontra Breton a Parigi nel 1949, inizia così un’amicizia che finirà solo alla morte del poeta, nel 1966. L’autore analizza i rapporti tra André Breton e leone Trotskij e quindi la problematica cultura e politica, intellettuali e potere, intellettuali e rivoluzione.”,”TROS-040-FL”
“SCHWARZ Arturo”,”Breton e Trotsky. Storia di un’amicizia.”,”Per la traduzione francese (1977) della prima edizione di questo libro ho completato la parte ‘Documenti’ con una scelta di testi, per la maggior parte pubblicati dopo il 1945, nei quali Breton si esprime sul ‘realismo socialista’ e l’anarchia. Ho ripreso, tra l’altro, tutti i suoi contributi al periodico anarchico Le Libertaire.”,”TROS-047-FL”
“SCHWARZENBERG Claudio”,”Il sindacalismo fascista. Problemi di storia.”,”L’A, nato a Fiume nel 1938, insegna storia del diritto italiano nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Univ di Roma. Si interessa in particolare di storia assicurativa, ospitaliera, previdenziale e sindacale. Fra i suoi recenti volumi: ‘Ricerche sull’assicurazione marittima a Venezia dal dogado di Pasquale Cicogna al dogado di Paolo Renier’ (MILANO, 1969), ‘Breve storia dei sistemi previdenziali in Italia’ (TORINO, 1971). “”Vi fu in effetti, proprio in quel periodo (al secondo convegno di studi corporativi che si tenne a Ferrara nel maggio 1932) una breve stagione di notorietà del corporativismo di sinistra, di coloro, cioè, che si proclamavano fautori della corporazione quale mezzo per decretare la fine del capitalismo e della proprietà privata dei mezzi di produzione e vedevano il corporativismo come radicale trasformazione delle tradizionali strutture economiche e sociali. Ma queste teorie ebbero vita assai breve. Al convegno di Ferrara esplose la tesi di sinistra nella relazione presentata da Ugo Spirito tutta imperniata sul concetto della corporazione proprietaria e della risoluzione del sindacalismo nel corporativismo integrale. In quell’ occasione, Spirito affermò che “”la Carta del lavoro, affermando nell’ articolo VII che “”l’ organizzazione privata della proprietà essendo una funzione di interesse nazionale, l’ organizzazione dell’ impresa è responsabile dell’ indirizzo della produzione di fronte allo Stato””; dà il colpo mortale alla concezione libera della proprietà. In questa affermazione, che è il fondamento della nuova scienza dell’ economia, è pure tutto il significato politico, morale, religioso della rivoluzione fascista””. Per realizzare questa rivoluzione, era necessario rendere integrale il corporativismo, che ancora non lo era in quanto continuava a sussistere, al suo fianco, il sindacalismo basato sulla distinzione delle classi e sulla contrapposizione fra datori di lavoro e prestatori d’ opera””. (pag 61)”,”MITT-031″
“SCHWARZENBERG Claudio”,”Il sindacalismo fascista.”,”Fondo FM SCHWARZENBERG Claudio è nato a Fiume nel 1938, insegna storia del diritto italiano nella Facoltà di giurisprudenza dell’ Università di Roma. Ha scritto una ‘Breve storia dei sistemi previdenziali in Italia’ (1971).”,”ITAF-218″
“SCHWARZFUCHS Simon”,”Napoleon, the Jews and the Sanhedrin.”,”Sanhedrin (Sinedrio) è uno dei dieci trattati del Seder Nezikin (Ordine dei Danni, una sezione della Mishnah e del Talmud che tratta dei danni civili e penali, nelle procedure giudiziarie). In origine formava un unico trattato con Makkot, anch’esso sulla legge penale. La Gemara del trattato è importante poiché precorre lo sviluppo dei principi di ordinamento giuridico della Common law, per esempio la presunzione di innocenza e la norma della condanna penale che richiede il concorso di dodici. (wikip)”,”FRAN-084-FSL”
“SCHWARZKOPF Jutta”,”Women in the Chartist Movement.”,”SCHWARZKOPF Jutta Research Associate Institute of Technology and Education, Bremen University.”,”MUKC-026″
“SCHWARZSCHILD Léopold”,”Karl Marx.”,”‘Il primo grande attacco scientifico contro la scienza marxista’ “”Survint alors la première grande attaque scientifique contre la scienze marxiste. Elle était menée par un savant, socialiste lui-même, et qui jouissait d’une influence considèrable sur le mouvement ouvrier allemand. Les critiques du Dr Dühring, professeur à l’Université de Berlin, portaient en général sur les trois livres; elles lacèraient sans merci Marx et ses dogmes. «Scolastique, sectaire, incapacité de facultés de pénétration et d’organisation, déformation de la pensée et du style, trivialité du langage, vanité, duperie, conceptions stupides qui ne sont, en fait, que les représentations bâtardes d’une fantasie de la logique et de l’historie, décevant imbroglio, inaptitude philosophique et scientifique» (18). Et, disait ce socialiste, les théories de Marx conduisent pratiquement, à un système autocratique révoltant alors que leur but devrait être «anticratique!» (19). Bakounie «redivivus». Pour la première fois, «notre théorie» dut se retrancher derrière une position de défense. Engels se mit au travail. Il écrivit un livre contre «la Révolution dans la Science du Sieur Eugène Dühring». Marx lui-même y collabora en écritant un chapitre, et ce fut, sans contredit, une oeuvre importante. Elle présentait pour la première fois la philosophie économique de l’Histoire sous une forme concrète et compréhensive. Il en résulta néanmoins un surcroît d’amertume. Elle parut en extraits dans le journal du parti: «Forwärts» (a). On suggèra au congrès annuel du parti de suspendre la publication de ces extraits, car «il n’offraient aucun intérêt pour la majorité des lecteurs et, en fait, leur répugnaient au plus haut degré» (20). Avec beaucoup de travail et de peines, on arrrive a un compromis. L’ «Anti-Dühring», l’oeuvre commune de Marx et d’Engels qui devait plus tard figurer comme le second document important du socialisme marxiste, fut exclus des pages de «Forwärts», et publié dans un supplement. Au cours de l’année 1878, des coups de feu furent tirés deux fois contre l’empereur d’Allemagne. L’un le manqua, l’autre le blessa. Aucun des assassins n’etait membre du parti, mais tous deux sympathisaient avec le camp «rouge». Cela souleva une tempête contre le parti marxiste que Marx considerait lui-même comme si tiéde et si apathique. Le pays, au contraire, jugea que la fureur empoisonnée du parti avait dépassé les bornes. On avait atteint une limite. Même un pays libéral ne pouvait laisser abuser de son libéralisme pour aller à sa perte. Et l’ancienne incitation de meurtre de Marx tut évoquée pour porter témoignage contre le parti. L’apologie qu’il avait faite de la Commune de Paris et du meurtre des otages, fut un témoignage de plus. Parlant au Reichstag, Bismarck demanda la suppression des organizations socialistes et de la presse socialiste. Les débats durérent plusieurs semaines. Jamais auparavant le socialisme n’avait suscité de si profonds débats, et il y eut des minutes du plus haute intérêt”” (pag 392-393)]Léopold Schwarzschild, ‘Karl Marx’, Editions du Pavois, Paris, 1950] [(18) Fréderic Engels, ‘Anti-Dühring’, p. 28, Edition anglaise; (19) Gustav Mayer, ‘Frédéric Engels’, Edition américaine, p. 236; (20) Franz Mehring, ‘Karl Marx’, Editions allemande, p. 517; (21) Otto von Bismarck, Discours au Reichstag Allemand, 17 septembre 1878; (a) ‘En avant’]”,”MADS-002-FMB”
“SCHWEITZER Sylvie”,”Les femmes ont toujours travaillé. Une histoire du travail des femmes aux XIX et XX siecles.”,”SCHWEITZER Sylvie è una storica che insegna all’ Università Lumiere-Lyon II. Le sue ricerche si sono incentrate sulla storia contemporanea del lavoro, sia che si tratti del taylorismo che di imprenditori.”,”DONx-011″