Biblioteca Isc ordinata per autore, R4

“RUBBI Antonio”,”I partiti comunisti dell’Europa occidentale.”,”Partiti nati in genere negli anni 1920 1921 Partito comunista turco. Eliminazione fisica del gruppo dirigente del Pc turco nel gennaio 1921. Cenni storici del Partito comunista di Turchia (TKP). Fondato nel 1920 si costituisce come sezione della Terza Internazionale. Il suo primo congresso si svolge il 10 settembre 1920 a Istanbul. Vi partecipano delegati delle organizzazioni comuniste del paese nate nel 1919-1920. Ma il partito viene subito duramente colpito. Nel gennaio 1921 quindici membri del comitato centrale neoeletto fra cui il presidente e fondatre del partito Mustafà Souphi (Suphi) e il segretario generale Ethem Nejat, vengono arrestati a Trebizonte sul Mar Nero, mentre rientravano da un viaggio a Mosca, e assassinati. Capeggiata dal Generale Mustafà Kemal (Atatürk) la ‘rivoluzione turca’ instaurò nel 1923 la repubblica. (pag 269) Su questo tema vedi pure saggo di Giacomo E. Carretto su ‘Storia contemporanea’ n. 3.1977 (v. Archiv) ‘Polemiche fra kemalismo, fascismo, comunismo, negli anni ’30) Del fatto ne parla A. Mango nella sua biografia di Atatürk (Musfafa Kemal). In scheda retro biografie dei due dirigenti (wikip)”,”MEOx-124″
“RUBBI Antonio, collaboratori Antonio BRONDA Laura DIAZ Maria GALLI Loris GALLICO Giberto GHIOTTI Michele INGENITO Vittorio ORILIA Dino PELLICCIA Antonio SOLARO Irma TREVI Roberto VIEZZI”,”I partiti comunisti dell’Europa occidentale.”,”Opera curata e diretta da Antonio Rubbi.”,”EURx-114-FL”
“RUBBOLI Massimo”,”Il Canada. Un federalismo imperfetto (1864-1990).”,”Massimo Rubboli (Modena 1948) è ricercatore all’Università di Firenze. Si occupa da molti anni di storia del Nordamerica, con particolare riferimento al rapporto tra problemi politici e problemi religiosi.”,”CANx-003-FL”
“RUBEL Maximilien”,”Marx critique du marxisme.”,”Sommario: Marxismo leggendario, leggenda di MARX ed ENGELS fondatori, la carta della 1° Internazionale, MARX teorico dell’ anarchismo, il mito dell’ Ottobre, la crescita del capitale, bolscevismo e marxismo, la società di transizione, la funzione storica della nuova borghesia, MARX e la democrazia, il partito proletario, partito e consigli operai, etica e utopia, sansimonismo e marxismo, socialismo e Comune, utopia e rivoluzione.”,”MADS-056″
“RUBEL Maximilen”,”Guerre et paix nucleaires.”,”””Marx non dubitava più di tanto dell’ “”esistenza di un progresso nascosto, anche là dove alle condizioni economiche moderne s’ accompagnano delle conseguenze immediate le più mostruose”” (a Engels, 7 dicembre 1867). pag 48, prefazione). “”E’ la prospettiva di un cataclisma fatale (…) che fu in Marx una delle motivazioni intime della sua teoria della preistoria del genere umano. Di una teoria che doveva logicamente avere come sbocco (…) l’ uscita dalla preistoria (…), l’ accesso (…) a una esistenza storica conquistata da generazioni di individui al prezzo di indicibili miserie e sofferenze, di una gigantesca accumulazione di sanguinanti e barbari conflitti tra popoli, Stati e imperi. Conquista non di un destino paradisiaco, ma di un terreno geostorico che offra le condizioni materiali di sovravvivenza in una comunità mondiale in cui il regno della libertà si armonizzi con il regno della necessità; di un destino comunitario che l’ autore del Capitale (…) descrive sobriemente come “”una riunione di uomini liberi che lavorano con mezzi di produzione comuni; e spendono, secondo un piano concertato, le loro molte forze individuali come una sola e stessa forza di lavoro sociale (…).”” (pag 67-68).”,”TEOC-206″
“RUBEL Maximilien”,”Supplement à la bibliographie des oeuvres de Karl Marx.”,”Pag 70 Dubiosa: Oltre a gli articoli sotto le voci 296, 323, 349, 351, 353, 357, 369, 397.3, 400, 405, SOTCH, 2° ediz V e VI attribuiscono a Marx ed Engels vari articoli del NYT (anno 1855).”,”MADS-327″
“RUBEL Maximilien”,”Marx critico del marxismo.”,”Nell’ introduzione di BONGIOVANNI traccia un profilo biografico di M. RUBEL. “”per Marx la dittatura del proletariato non è un semplice episodio dlla lotta di classe e non si riduce “”alla conquista del potere politico””. Si tratta della conclusione inevitabile di una evoluzione storica in cui il regno della borghesia, del suo capitale e del suo Stato costituisce una fase necessaria, e quindi la condizione, dell’ avvento del proletariato. (…) Dopo la disfatta della Comune, Marx ebbe l’ occasione di pronunciarsi spesso sul carattere di tale avvenimento; mai, tuttavia, lo invocò come un modello di dittatura del proletariato, cosa che farà imprudentemente Engels dopo la morte del suo amico, complicando così i malintesi che quest’ ultimo non aveva tuttavia mancato di segnalare””. (pag 18) “”Ideologia dominante di una classe di padroni, il marxismo è riuscito a svuotare i concetti di socialismo e di comunismo, così come li intendevano Marx e i suoi precursori, del loro contenuto originale, sostituendogli l’ immagine di una realtà che né è la totale negazione. Sebbene strettamente legato agli altri due, un terzo concetto sembra tuttavia essere sfuggito a questo destino mistificatorio: l’ anarchismo. Ora, se si sa che Marx ha avuto poca simpatia per certi anarchici, si ignora generalmente che ne ha condiviso l’ ideale e l’ obbiettivo: la scomparsa dello Stato””. (pag 88-89)”,”MADS-329″
“RUBEL Maximilien”,”Karl Marx. Saggio di biografia intellettuale. Prelegomeni per una sociologia etica.”,”Nelle note alla Cronologia (pag 433) tra le fonti utilizzate per l’ ampliamento della cronologia di RUBEL si citano i libri delle edizioni Lotta Comunista di ‘Rjazanov’ e ‘Lessner’. “”Tuttavia non ci si deve far confondere (da) questa tempesta che segue ad una grande filosofia, ad una filosofia del mondo. Le arpe comuni suonano sotto ogni mano, ma le arpe eolie suonano solo quando le batte la tempesta”” (Marx, Quaderni sulla filosofia epicurea (1839-40)) (pag 39) “”In ogni modo, spero che la borghesia per tutta la sua vita penserà ai miei favi”” (Karl Marx) “”La classe proprietaria e la classe del proletariato presentano la stessa autoalienazione umana. Ma la prima classe, in questa autoalienazione, si sente a suo agio e confermata, sa che l’ alienazione è la sua propria potenza e possiede in essa la parvenza di un’ esistenza umana; la seconda classe, nell’ alienazione, si sente annientata, vede in essa la sua impotenza e la realtà di un’ esistenza inumana. Per usare un’ espressione di Hegel, essa è nell’ abiezione la rivolta contro questa abiezione, una rivolta a cui essa è spinta necessariamente dalla contraddizione della sua natura umana con la situazione della sua vita, la quale situazione è la negazione aperta, decisa, completa, di questa natura”” (Marx) (pag 135)”,”MADS-332″
“RUBEL Maximilien”,”Bibliographie des oeuvres de Karl Marx. Avec un appendice un repertoire des oeuvres de Friedrich Engels.”,”Opera pubblicata con il concorso del Centro Nazionale della Ricerca Scientifica (CNRS), Paris. Il volume contiene: Sezione I. Opere pubblicate in vita da Marx e dopo la sua morte (n° 1-757) Sezione II. L’ Opera epistolare (N° 758-878) Sezione III. Opere inedite (n° 879-885) Sezione IV. Dubiosa (n° 886-901) Appendice. Repertorio delle opere di Friedrich Engels (n° 1-151)”,”MADS-360″
“RUBEL Maximilien”,”Elogio del giovane Marx. La storia editoriale del manoscritto, rimasto incompiuto, dei due volumi della Critique costituisce un momento decisivo nella genesi di Marx. Cronaca degli anni di formazione.”,”Segue: ‘Maximilien Rubel: Nota Bio-Bibliografica’ di Bruno BONGIOVANNI (ripubblicazione) Contiene pure: Karl Marx dal Liberalismo al comunismo (1843-1847); Marx ed Engels e il socialismo scientifico; traduzione di Marco MELOTTI”,”MADS-369″
“RUBEL Maximilien”,”Stalin.”,”””Nella XIII Assemblea del partito (maggio 1924) (Stalin) presentò il ‘Rapporto organizzativo del Comitato Centrale’, un documento che esemplificava l’ ‘obbiettività statunitense’. L’ ultima parola di questa relazione era il primo attacco frontale a Trotsky, il portavoce di una posizione critica che aveva come obiettivo quello di evitare la degenerazione dei quadri e della burocrazia dell’ apparato del partito attraverso metodi di democratizzazione. Stalin gli diede l’ insultante etichetta di ‘portavoce di una nuova borghesia’ basata su ‘la debilitazione della dittatura, e la restaurazione dei diritti politici degli sfruttutatori'””. (pag 82-83) “”Già nell’ anno 1930 si svolse un processo esemplare contro otto membri del cosiddetto “”Partito dell’ industria””, che si accusavano di sabotaggio””. (pag 122) (v.didascalia foto)”,”STAS-052″
“RUBEL Maximilien MANALE Margaret”,”Marx Without Myth. A Chronological Study of his Life and Work.”,”1868 “”Engels stava ora negoziando per un accordo con il suo partner nella compagnia ‘Ermen and Engels’ allo scopo di ritirarsi completamente dalla compagnia. Egli chiesa a Marx riguardo al completo conto dei suoi debiti e propose un reddito annuale di 350 sterline per la famiglia Marx, una somma che gli avrebbe garantito dopo l’ accordo per i successivi 5-6 anni. Marx fu ‘completamente ‘knocket down’ dalla generosità del suo amico. I loro debiti, scrisse, ammontavano a circa 210 sterline ma era certo che la somma menzionata per il reddito annuale sarebbe stata loro sufficiente, dato che Laura e Paul Lafargue erano ora andati a vivere a Parigi. La figlia maggiore Jenny aveva recentemente, senza che il padre lo sapesse, accettato un impiego come insegnante presso una famiglia scozzese che viveva a Londra, allo scopo di aiutare per le spese ed avere una cambio di ambiente. La moglie Jenny, Marx aggiungeva, aveva completamente perduto il suo buon umore per le prove degli anni passati (…)””. (pag 241) “”Writing to Kugelmann about his prospect of good fortune, Marx inquired if is wife were active in the German women’s emancipation campaign and declared: ‘I think that the German women should begin by pushing their men to self-emancipation’ (Dec. 5). In his next letter Marx again took up the question of women’s emancipation, remarking that the Americans were making greater progress in this respect than the English, who were handicapped by their narrowmindedness, but less so than the so-called ‘gallant’ Franchmen. In the spirit of Fourier he said: ‘Everyone who knows anything about history knows also that great historical revolutions are impossible without female ferment. Social progress can be measured precisely by the social position of the fair sex (the ugly ones included) (Dec. 12)””. (pag 241-242) GRÜN traduttore di PROUDHON. (pag 351) TKACHEV (Tkacev) opera di propaganda. (pag 357)”,”MADS-400″
“RUBEL Maximilien”,”Crónica de Marx. Datos sobre su vida y su obra.”,”Maggio Giugno 1851. Marx assiste a una conferenza di Robert Owen. (pag 42) Gennaio Febbraio 1852. H. Ewerbeck invia a Marx il suo libro ‘La Germania e i tedeschi (1851) in cui parlava della genialità critica di Marx, che ha tratto conseguenze rivoluzionarie dalla dialettica hegeliana. (pag 43) Maggio Giugno 1852. Pubblicazione del ‘Diciotto Brumaio’ sulla rivista newyorkese ‘Die Revolution’. Marx ed Engels redigono un pamphlet ‘I grandi personaggi in esilio’, galleria di ritratti in forma di caricatura dei rappresentanti più in vista dell’ emigrazione tedesca a Londra (Kinkel, Ruge, Heinzen, Struve, Meyer, Ronge, Goegg, ecc) (…) (pag 43) Aprile Luglio 1952. La questione orientale alimenta la corrispondeza Marx-Engels. (…) (pag 46) Maggio Luglio 1855. La morte del figlio di Marx. “”Marx a Lassalle: “”Bacone dice che gli uomini veramente importanti hanno relazioni tanto diverse con la natura e il mondo, tanti oggetti che attirano il loro interesse, che gli risulta facile dimenticare il dolore di qualsiasi perdita. Io non sono uno di questi uomini importanti. La morte di mio figlio ha commosso profondamente il mio cuore e il mio cervello, e lamento la sua perdita con identica intensità del primo giorno. Anche mia moglie è totalmente distrutta”” (28 luglio).”” (pag 55)”,”MADS-407″
“RUBEL Maximilien a cura”,”Marx – Chronik Daten zu Leben und Werk.”,”Bibliografia tradotta da: MARX Karl, a cura di Maximilien RUBEL, Oeuvres. Economie I. Misère de la philosophie. Discours sur le libre-échange. Le manifeste communiste. Travail salarié et capital. Intrduction générale a la critique de l’ économie politique. Critique de l’ économie politique. Adresse inaugurale et statuts de l’ Association Internationale des Travailleurs. Salaire, prix et plus-value. Le Capital (Livre Premier). Critique du programme du parti ouvrier allemand. Appendices. EDITIONS GALLIMARD – BIBLIOTHEQUE NRF DE LA PLEIADE. PARIS. 1965 pag CLXXVI 1820 16° prefazione di Francois PERROUX ‘Dialectiques et socialisation’ (pag IX-LII) avvertenza di M. RUBEL cronologia di M. RUBEL (pag LVII-CLXXVI), note e varianti sigle e abbreviazioni appendici: I: Due lettere su Proudhon, II: Rivendicazioni del partito comunista, III: Risoluzioni del primo congresso dell’ AIT, IV: La nazionalizzazione della terra, V: prefazioni al Manifesto comunista, VI: In margine alla Storia critica dell’ Economia Politica di Eugen Dühring, VII: Inchiesta operaia (1880), VIII: Considerazioni del programma del partito operaio francese (1880); indice nomi autori e opere pubblicazioni ufficiali riviste e giornali indice autori citati nelle notizie e note indice argomenti; traduzioni di M. RUBEL, L. EVRARD, Joseph ROY. (v. Archiv)”,”MADS-493″
“RUBEL Maximilien”,”Karl Marx et le socialisme populiste russe.”,”RUBEL Maximilien (1905-1996) “”C’est surtout après avoir lu l’ouvrage de G.L. Maurer sur la commune germanique que Marx conçut une idée extrêmement favorable de cette institution archaïque, allant jusqu’à y apercevoir la préfiguration de la future forme de l’organisation économique et sociale. Ce revirement de sa pensée éclate dans sa correspondance avec Engels, à qui il fait part de l’impression que lui avait laissée la lecture de Maurer. Marx y trouvait une confirmation de ses propres thèses, notamment: la propriété privée est posterieure au communisme primitif; les formes de propriété asiatiques et hindoues sont les premières en Europe. “”Quant aux Russes, la dernière trace d’une prétention of ‘originality’ disparaît également, même ‘in this line’. Ce qui leur reste, c’est de conserver encore aujourd’hui des formes que leurs voisins ont depuis longtemps abandonnées”” (1) (14 mars 1868). Puis, toujours à propos de l’ouvrage de Maurer: “”Il en est de l’histoire humaine comme de la paléontologie. A cause d’un certain ‘judicial blindness’, les meilleures têtes elles-mêmes n’aperçoivent pas, par principe, les choses qui se trouvent devant leur nez. Plus tard, le moment venu, on s’étonne que les faits non aperçus révèlent partout encore leurs traces. La première réaction contre la révolution française et les lumières qu’elle apportait fut naturellement de juger tout d’un point de vu médiéval, romantique… La seconde réaction – celle qui correspond à l’orientation socialiste, bien que ses représentants érudits n’en aient nullement conscience – consiste à regarder, au-delà du moyen âge, vers les temps primitifs de chaque peuple. Ces savants sont alors surpris de découvrir dans les phénomènes les plus anciens les faits les plus nouveaux….”” (25 mars 1868)”” [(1) Dans sa Contribution à une Critique (1859), Marx avait déjà raillé le préjugé fréquent chez les slavophiles, et érigé en crédo messianique par Herzen, “”que la forme primitive de la propriété commune est une forme spécifiquement slave, voire exclusivement russe””. Il en signala alors l’existence chez les Romains, les Germains, les Celtes et, surtout, dans l’Inde] Maximilien Rubel, Karl Marx et le socialisme populiste russe, 1947“,”MADS-570”
“RUBEL Maximilien”,”Marx et les nouveaux phagocytes.”,”RUBEL Maximilien Contiene l’elenco delle pubblicazioni della Karl-Marx-Haus di Treviri (pag 68-69) “”Pour l’arrière-plan historique de cette situation paradoxale, voir l’étude richement documentée de Paul Mayer, “”Histoire des archives du Parti social-démocrate et le destin des papiers laissés par Marx et Engels””, dans ‘Archiv für Sozialgeschichte’, vol. VI-VII, 1966-1967, p. 5-198). A’ cette attente correspond sans conteste la onzième édition de la traduction allemande de ‘Misère de la philosophie’ publié par Marx en 1847, édition procurée par Hans Pelger, directeur du Karl-Marx-Haus à Trèves, dont les publications (‘Schriften aus dem Karl-Marx-Haus) costituent une source importante de documentation socio-historique pour l’étude approfondie de la genèse et de l’évolution de ce que l’on entend communément par “”socialisme scientifique””. (pag 37-38) “”””Ce que je sais ou crois savoir sur la situation en Russie me pousse à l’opinion que là on s’approche de son 1789. La révolution (…) peut éclater chaque jour. (…) C’est un des cas exceptionnels où il est possible à une poignée d’hommes de ‘faire’ une révolution. (…) Si jamais le blanquisme – la fantasie de bouleverser toute une société par l’action d’une petite conspiration, avait une raison d’être, c’est certainement à Petersbourg. (…) Les gens qui se sont vantés d’avoir ‘fait’ une révolution ont toujours vu, le lendemain, qu’ils ne savaient point ce qu’ils faisaient; que la révolution ‘faite’ ne ressemblait pas du tout à celle qu’ils avaient voulu faire. (…) Là où (…) tous les dégrés du développement se trouvent représentés, depuis la commune primitive jusqu’à la grande industrie et la haute finance modernes, et où toutes ces contradictions sont violemment contenues par un despotisme sans égal, despotisme de plus en plus insupportable à une jeunesse qui réunit en soi l’intelligence et la dignité nationales, là, le 1789 une fois lancé, le 1793 ne tardera pas à suivre””. Engels répétera cet avertissement dans un entretien avec Kautsky, qualifiant d'””inopportunes”” les “”propos tactiques”” qu’avait tenu Plekhanov sur “”l’hégémonie du prolétariat”” dans une révolution russe où un parti “”blanquiste”” pouvait céder à la tentation de “”faire”” cette révolution ‘pour’ le peuple. “”Ce dont il s’agit aujourd’hui en Russie, ce n’est pas d’un programme, mais de la ‘révolution’. Lorsque celle-ci sera déclenchée, ce ne seront pas les socialistes, mais les libéraux qui seront au pouvoir en Russie. C’est soulement lorsque, sous l’impulsion de cette révolution, la révolution socialiste triomphera en Europe occidentale que cette victoire pourra avoir des répercussions en Russie et y provoquer l’essor du socialisme”” (Propos de Friedrich Engels rapportés par Karl Kautsky à Edouard Bernstein, 30 juin 1885, op.cit., p. 107 sg).”” (pag 63-64) [Maximilien Rubel, Marx et les nouveaux phagocytes, 2012]”,”MADS-574″
“RUBEL Maximilien”,”Le concept de démocratie chez Marx.”,”””En 1871, Marx magnifia la Commune de Paris comme “”le vrai représentant de tous les éléments sains de la société française, et donc le “”vrai gouvernement national”” en même temps que “”le gouvernement ouvrier””, comme “”le champion courageux de l’émancipation du travail””, comme l’antithèse du bonapartisme et de l’impérialisme, comme “”le selfgovernement des producteurs un gouvernement élu au suffrage universel responsable et révocable à tout moment. C’était “”la forme politique enfin découverte pour réaliser l’émancipation économique du travail””. Pour citer un dernier épisode, rappelons qu’en 1872 Marx fit exclure Bakounine de l’Internationale, car il était convaincu que l’anarchiste voulait s’en servir comme d’un paravent pour des entreprises de conspiration, où il se réservait à lui-même le rôle d’un maître absolu. Il voyait dans la société bakouninienne secrète “”la reconstitution de tous les éléments de l’Etat autoritaire sous le nom de communes révolutionnaires (…) l’organe exécutif est un état-major révolutionnaire formé par une minorité (…) l’unité de pensée et d’action ne signifie rien d’autre qu’orthodoxie et obéissance aveugle. Perinde ac cadaver. Nous sommes en pleine compagnie de Jésus”””” (pag 7) [Maximilien Rubel, Le concept de démocratie chez Marx, 1962]”,”MADS-590″
“RUBEL Maximilien VERDES J. McCLELLAN W.D.”,”La Première Internationale Ouvrière.”,”Il saggio di McClellan è in inglese. Engels sui motivi del trasferimento dall’AIT a New York. (pag 243) “”Le point suivant fut l’élection du nouveau Conseil général. La majorité de l’ancien Conseil (5), Marx, Engels, Serraillier, Dupont, Wroblewski, Mac Donnell et d’autres proposèrent de transfèrer le Conseil à New York et d’y nommer les huit membres du Conseil fédéral américain, auxquels viendraient s’ajouter sept autres membres, élus par la fédération américaine. La raison de cette proposition était que les membres les plus actifs de l’ancien Conseil général avaient été obligés ce dernier temps de vouer tout les temps à l’Internationale et qu’ils n’étaient plus en mesure de continuer ainsi. Depuis de mois Marx et Engels avaient informé leurs amis qu’ils ne pouvaient poursuivre leurs travaux scientifique qu’à condition de se retirer du Conseil général. (…) “”Le point suivant fut l’élection du nouveau Conseil général. La majorité de l’ancien Conseil (5), Marx, Engels, Serraillier, Dupont, Wroblewski, Mac Donnell et d’autres proposèrent de transférer le Conseil à New York et d’y nommer les huit membres du Conseil fédéral américain, auxquels viendraient s’ajouter sept autres membres, élus par la fédération américaine. La raison de cette proposition était que le membres les plus actifs de l’ancien Conseil général avaient été obligés ce dernier temps de vouer tout leur temps à l’Internationale et qu’ils n’étaient plus en mesure de continuer ainsi. Depuis des mois, Marx et Engels avaient informé leurs amis qu’ils ne pouvaient poursuivre leurs travaux scientifiques qu’à condition de se retirer du Conseil général. D’autres membres pouvaient invoquer des raisons similaires. Par conséquent, si le Conseil génèral devait rester à Londres, il aurait été privé justement de ceux de ses membres qui s’étaient chargés jusqu’alors de tout le travail réel, aussi bien de la correspondance que des travaux littéraires. En outre, il y avait à Londres deux éléments qui aspiraient à la prépondérance au Conseil général et qui, dans ces circonstances, l’auraient probablement obtenue. L’un était constitué par le blanquistes français (il est vrai qu’ils n’avaient jamais été reconnus par Blanqui), une coterie peu nombreuse pour qui les phrases révolutionnaires tiennent lieu de l’intelligence de la véritable marche du mouvement et qui préfère à l’activité de propagande de petites conspirations imaginaires qui mènent uniquement à des arrestations inutiles (6). Confier à ces gens la direction de l’Internationale en France équivaudrait à jeter inutilement nos gens de là-bas dans les prisons et à désorganiser de nouveau tous les trente départements dans lesquels l’Internationale se developpe. Au Congrès même, on eut souvent l’occasion de se persuader que les Internationaux en France accepteraient n’importe quoi, excepté la direction de ces Messieurs. Le second élément dangereux à Londres était constitué par ces leaders ouvriers anglais auxquels Marx a jeté à la figure, pendant le Congrès, ce mot: c’est une honte de se trouver parmi ces leaders ouvriers, car presque tous sont vendus à Sir Charles Dilke, à Samuel Mosley ou à Gladstone lui-même. Ces gens, qui avaient été jusque-là tenus à l’écart par la majorité compacte des Français et des Allemands du Conseil fédéral, auraient maintenant joué un rôle tout différent et l’action des Internationaux en Angleterre serait alors passée sous le contrôle non seulement des radicaux bourgeois, mais probablement sous celui du gouvernement lui-même. Le transfert du siège s’imposait donc, et une fois accepté, New York était le seuil endroit qui réunissait les deux conditions nécessaires: sécurité des archives de l’Association et composition internationale du Conseil général. Il ne fut pas très facile de faire accepter ce transfert (…)”” (pag 243-244) [Friedrich Engels, Le Congrès de l’Internationale à La Haye, (in) ‘La Première Internationale Ouvrière’, Cahiers de l’Isea, N° 152 août 1964] [(5) En septembre 1872, le Conseil général était composé de 48 membres, dont 18 seulement étaient présents au Congrès (six comme délégués du Conseil et douze comme délégues des diverses sections). Douze ont voté pour le transfert du Conseil à New York et six ont voté contre. Il s’agit donc d’une majorité telle que Marx, dans le cas du Congrès de la Fédération romande de 1870 (La Chaux-de-Fonds), a qualifiée de “”nominale””); (6) Le “”parti blanquiste””, groupé à Londres dans ‘La Commune révolutionnaire’, comptait parmi ses membres Emile Eudes, Ernest Granger, les frères Da Costa, Marguerittes, Constant-Martin, Breuillé, Albert Goullé, et le quatre délégués de La Haye: Edouard Vaillant, Antoine Arnaud, F. Cournet et G. Ranvier. Ce qu’on a appelé la “”coalitions des blanquistes et des marxistes”” avait contribué à la victoire des principes “”marxistes”” lors de la Conférence de Londre (1871). Pour le différend entre blanquistes et marxistes en septembre 1872, voire la brochure de Vaillant l”Internationale et la Révolution’ que nous reproduisons plus haut]”,”INTP-067″
“RUBEL Maximilien”,”Marx teorico dell’anarchismo.”,”RUBEL Maximilien”,”MADS-627″
“RUBEL Maximilien”,”Josef W. Stalin.”,”Maximilien Rubel, geb. 1905 in Czernowitz (damals Österreich-Ungarn, später Rumänien, heute Ukraine), lebte und wirkte seit 1931 in Frankreich. Studium der Jura, der Philosophie und der Germanistik. Seit 1946 Lehr-und Forschungstätigkeit am Centre National de la Recherche Scientifique, Paris. Promovierte 1954 zum docteur ès lettres an der Sorbonne, mit zwei Dissertationen: ‘Karl Marx. Essai de biographie intellectuelle’ und ‘Bibliographie des OEuvres de Karl Marx’. Rubel starb 1996. Vorbemerkung, Foto, Anmerkungen, Epilog, Über den Autor, Zeittafel Quellennachweis der Abbildungen, Zeugnisse, Bibliographie, Namenregister,”,”STAS-005-FL”
“RUBEL Maximilien”,”Karl Marx. Essai de biographie intellectuelle.”,”Marx e Blanqui (pag 291) Marx contro il culto della personalità “”En mai 1859, au cours d’un entretien avec une délégation de membres de l’Association londonienne des ouvriers allemands, indigné des manoeuvres de certains groupes d’émigrés politiques qui convoitaient la direction du «parti» Marx déclara, au nom d’Engels et en son nom personnel: «Notre mandat comme représenants du parti prolétarien, mous le tenons de ‘nous-mêmes’ et de personne d’autre. Ce mandat est cependat contresigné par la haine exclusive et générale que nous vouent toutes les fractions et tous les partis de l’ancien monde» (72). Dix-huit plus tard, évoquant son rôle dans l’Internationale ouvrière et dans la Ligue communiste, Marx écrivit à un social-démocrat allemand: «Nous deux (73), nous nous moquons pas mal d’être populaires. En voici la preuve, entre autres: par dégoût de tout culte de la personne, je n’ai jamais permis que l’on fit de la publicité autour des nombreux témoignages d’admiration dont on m’accablait dans divers pays (..). Lorsque nois adhérâmes, Engels et moi, pour la première fosi, à la societé secrète des communistes, nous le fimes à la condition ‘sine qua non’ qu’on écarterait des statuts tout ce qui eût favorable au culte de l’autorité» (74)”” (pag 289-290) (72) Marx à Engels, 18 mai 1859. Cf Mega, III, 2, p. 390; (73) C’est-à-dire Marx et Engels; (74) Marx à W. Blos, 10 nov. 1877. Cf. Marx-Engels, Briefe au Bebel etc., p. 169] (inserire) e tradurre”,”MADS-020-FV”
“RUBEL Maximilien, edizione italiana a cura di Bruno BONGIOVANNI”,”Marx critico del marxismo.”,”Nato nel 1905 a Czernowitz in Bucovina, allora provincia dell’Impero asburgico ed oggi (dopo una parentesi romena nell’entre-deux-guerres) provincia dell’impero sovietico, Maximilien Rubel, germanista con al proprio attivo studi di diritto e di filosofia, prese nel 1937 la cittadinanza francese. Bibliografia delle opere di Maximilien Rubel (pag XVI-XXIII) Bibliografia: Etat-anarchisme Lexique Marx. Volume 1 de Louis Janover, Maximilien Rubel chez Smolny A paraître le 23/05/2019 Broché 256 pages 10.00 € À paraître chez l Avis des lecteurs Les auteurs élaborent des synthèses qui mettent en exergue la complexité et la profondeur de la pensée de Marx, publiées dans les “”Etudes de marxologie””, écrites entre 1978 et 1985. La réflexion de Marx sur les concepts d’Etat et d’anarchisme est présentée dans ce volume dans son développement historique et critique. ©Electre 2019″,”MADS-042-FL”
“RUBEL Maximilien”,”Karl Marx. Essai de biographie intellectuelle.”,”Une Thése pour le Dictorat ès Lettres soutenue en Sorbonne en 1954, est à la base du présent ouvrage. Maximilien Rubel, Docteur ès lettres”,”MADS-044-FL”
“RUBEL Maximilien Luois JANOVER”,”Études de marxologie (1959-1994). Da ‘Marx 03e’ a ‘Marx 18o’.”,”Smolny, Collectif d’Edition des Introuvables du mouvement ouvrier”,”MADS-835″
“RUBERTI Antonio a cura; scritti di DEGLI ANTONI G. RUBERTI A, LAMBORGHINI B. MAGGIOLINI P. MOMIGLIANO F. DE-GRADA E. ERCOLI P. MARTINOTTI G. LOSANO M.G. SECCHI B. ROSSI P.”,”Tecnologia domani. Utopie differite e transizione in atto.”,”Undici studiosi ed esperti italiani rispondono, ciascuno per il settore di sua competenza, ai problemi sollevati dal progresso scientifico e tecnologico in atto. DEGLI ANTONI-G, “”Informatica come comunicazione””. RUBERTI-A, “”Verso la fabbrica automa tica”” LAMBORGHINI-B, “”Trasformazioni delle imprese””. MAGGIOLINI-P, “”Organizzazione e lavoro””. MOMIGLIANO-F, “”Effetti economici e politiche pubbliche””. DE-GRADA-E, “”Implicazioni psicologiche””. ERCOLI-P, “”Formazione e ricerca””. MARTINOTTI-G, “”L’informatica domestica””. LOSANO-MG, “”Diritto e informatica””. SECCHI-B, “”Nuove tecnologie e territorio””. ROSSI-P, “”Quale rivoluzione?””. RUBERTI-A (Aversa – Caserta, 1927). Rettore dell’ Università di Roma dal 1976, è ordinario”,”ECLT-003″
“RUBERTI Antonio a cura; saggi di Giovanni DOSI Sergio MARIOTTI Guido MARTINOTTI e Federico DENTI Nicola CABIBBO Michele SALVATI Massimo PACI Mario G. LOSANO Pietro ROSSI Luciano CAFAGNA Franco MOMIGLIANO Antonio RUBERTI”,”Europa a confronto. Innovazione, tecnologia, società.”,”””Forse è troppo pessimistico ricordare che i momenti di grande crescita capitalistica mondiale hanno sempre coinciso con una situazione di indiscussa egemonia di un singolo paese, e che invece la compresenza di più paesi con disegni egemonici autonomi è sfociata in due guerre mondiali e in una disastrosa crisi economica (Kindleberger, 1973). Oggi, per fortuna, le cose stanno diversamente, poiché il predominio politico e militare degli Stati Uniti in capo capitalistico è senza sfidanti, si basa su una forza economica ancora adeguata a sostenerlo, e può dispiegarsi in una rete di rapporti collaborativi con gli altri paesi centrali molto fitta e ben collaudata. E’ però vero che, per un disegno che tocca interessi vitali dei diversi paesi che vi partecipano, l’accordo è una base più fragile che non l’egemonia indiscussa di una delle parti in gioco (Keohane, 1984; Strange, 1987, Guerrieri e Padoan, 1984 e 1988; Parboni 1987). Se si confronta la gravità dei problemi che incombono con gli strumenti e con le volontà politiche disponibili per risolverli, sembra allora ragionevole nutrire qualche dubbio sull’impulso progressivo che le relazioni economiche internazionali riusciranno a imprimere, in un orizzonte temporale prevedibile, allo sviluppo economico su scala mondiale”” (pag 267) [Michele Salvati, Mutamento tecnico, modelli di società, sviluppo economico]”,”EURE-103″
“RUBINSTEIN W.D.”,”La sinistra, la destra e gli ebrei.”,” RUBINSTEIN W.D. collaboratore di ‘Quadrant’ e di altre riviste internazionali, insegna sociologia nella School of Social Sciences della Deakin University. “”in maniera ancora più accentuata, lo stesso si verifica nella sfera economica. Ad eccezione della coltivazione degli agrumi, del commercio dei diamanti e di certi settori ad alta tecnologia della produzione militare, Israele non riesce a primeggiare nel mondo in nessun settore economico di rilievo. Israele – secondo l’ utile terminologia dello storico Immanuel Wallerstein – è uno stato “”semi-periferico”” ai confini del mondo occidentale, ancora molto lontano dal nucleo della civiltà occidentale. In questo, si può notare, risiede la profonda differenza tra gli ebrei di Israele e gli ebrei della diaspora. Questi svantaggi sono insiti nella natura stessa di Israele come nazione, in particolare come nazione isolata geograficamente dai centri dellamoderna vita occidentale. I portatori di critiche da sinistra hanno spesso fatto notare che Israele, di fatto, possiede un’ élite, come una società classista strutturata etnicamente. Sostengono che in Israele, gli ebrei europei (askenaziti), rappresentano l’ élite e gli ebrei orientali, assieme agli arabi israeliani, sono la classe lavoratrice. Se questa mezza verità è abbastanza precisa per essere accettata dalla maggior parte dei radicali, è altrettanto pertinente collegare queste distinzioni alle grandi differenze culturali tra chi proviene dalla Germania o dagli Stati Uniti e chi invece dal Marocco o dallo Yemen””. (pag 244-245)”,”EBRx-036″
“RUBINSTEIN David”,”The Labour Party and British Society. 1880-2005.”,”RUBINSTEIN David insegna storia economica e sociale nell’Università di Hull. “”The first recognizable British socialist party was formed in June 1881. This was the Democratic Federation, at first a radical organization which adopted a socialist programme in 1883 and the following year changed its name in Social-Democratic Federation. It was generally known as the SDF and was not only socialist but Marxist”” (pag 7)”,”MUKx-176″
“RUDE Fernand”,”C’est nous les canuts.”,”Nel novembre 1831 gli operai prendono questa bandiera: “”Vivere lavorando o morire combattendo””. La ‘revolte des canuts’ diventa leggendaria. L’A è conosciuto per le numerose opere di carattere storico sociale. Ha scritto un’importante opera dal titolo: -Le mouvement ouvrier à Lyon de 1827 à 1832. ED. ANTHROPOS. (Canuts era il nome degli operai della seta nella regione di Lione)”,”MFRx-019″
“RUDE’ George”,”Ideologia e protesta popolare. Dal medioevo alla rivoluzione industriale.”,”L’A è Prof di storia alla Concordia Univ di Montreal. Tra le sue opere più importanti gli Editori Riuniti hanno pubblicato ‘Dalla Bastiglia al Termidoro’ (1976), ‘Robespierre’ (1979) e ha scritto in collaborazione con Eric J. HOBSBAWM ‘Rivoluzione industriale e rivolta nelle campagne’ (1973).”,”FOLx-001″
“RUDE’ George”,”Dalla Bastiglia al Termidoro. Le masse nella Rivoluzione francese.”,”Parigi alla vigilia della rivoluzione, la folla rivoluzionaria in azione, Luglio 1789, marcia su Versailles, caduta monarchia, termidoro, anatomia folla rivoluzionaria, composizione masse. L’A è Prof alla Concordia Univ di Montreal. Tra le sue opere: Robespierre (1979), Ideologia e protesta popolare (1988) e in collaborazione con E.J. HOBSBAWM ‘Rivoluzione industriale e rivolta nelle campagne’ (1973).”,”FRAR-012 FOLx-012″
“RUDE’ George”,”L’ Europa rivoluzionaria 1783-1815.”,”RUDE’ è uno dei massimi storici viventi dell’età della Rivoluzione Francese. Tra le sue numerose opere ricordiamo in italiano: ‘Dalla Bastiglia al Termidoro’ (1966), ‘Robespierre’ (1979) e ‘L’Europa del Settecento. Storia e cultura’ (1974).”,”EURx-050″
“RUDE’ George”,”L’ Europa del Settecento. Storia e cultura.”,”George RUDE’, della Sir George Williams University di Montreal, è uno specialista di storia del Settecento. Tra le sue opere tradotte in italiano: ‘Robespierre’ (Roma, 1979), ‘L’Europa rivoluzionaria, 1783-1815’ (Bologna, 1985).”,”EURx-069″
“RUDE Fernand”,”Le mouvement ouvrier a Lyon de 1827 à 1832.”,”RUDE Fernand è diplomé de l’ Ecole Pratique des Hautes Etudes de la Sorbonne. “”Riassumendo: situazione prospera della Fabbrica, ma a ciò non aveva seguito alcun miglioramento della situazione della classe operaia. Dato che un gran numero di storici hanno sostenuto che l’ agitazione è scoppiata “”nel momento più acuto della crisi””, dobbiamo attentamente verificare le asserzioni di Bernard e Charnier. (…) Dunque, ciò che domandavano gli operai della seta, non era del lavoro (lavoravano assiduamente fino a 18 ore al giorno) ma un aumento di salario. Ciò che essi volevano, era un “”salario proporzionato allo stato del commercio””. Ora i “”tempi difficili”” erano passati. Si poteva constatare “”un miglioramento negli affari commerciali””, le macchine erano “”coperte di stoffe””. Ma la situazione dell’ operaio non era cambiata””. (pag 298-299)”,”MFRx-219″
“RUDE Fernand a cura”,”Voyage en Icarie. Deux ouvriers viennois aux Etats-Unis en 1855.”,”””Le assemblee. E’ nel refettorio che si tengono le assemblee tutti i sabati. Le donne vi assistono e tutti coloro che sono ammessi hanno il diritto di chiedere la parola. Le discussioni durano a volte dalle sette di sera fino a mezzanotte, e le più piccola bagatella serve sovente a farci restare riuniti per tutto questo tempo. Con i partecipanti alla discussione che ripropongono le questioni in varie maniere, non si può che giungere alla rovina””. (pag 156)”,”MFRx-256″
“RUDE’ George”,”La foule dans la révolution francaise. (Tit.orig.: ‘The Crow in the French Revolution)”,”RUDE’ George è professore di storia all’ Università Concordia di Montréal. Sulla lotta di classe durante la Rivoluzione francese. “”Reclamando del pane, i manifestanti avanzarono sulla piazza de Grève. I capi della Comune, Hébert e Chaumette, avrebbero voluto compensarli con belle parole; ma fu deciso su proposta di Hébert, di riunirsi l’ indomani mattina alle 11 e di marciare sulla Convenzione per rivendicare delle misure severe contro gli accaparratori e i sospetti politici. I giacobini, da parte loro, promisero il loro appoggio. La stesso giorno alla sera, la Comune ordinò la fermata delle manifatture in modo che i maestri e i compagnons potessero partecipare alla manifestazione. Guardiamoci, pertanto, dal condividere l’ opinione di Daniel Guérin secondo cui “”l’ insurrezione”” del 4 settembre interessava principalmente la classe operaia; in quanto occorre segnalare che, in occasione della stessa seduta, la Comune ordinò di riunire una forza militare destinata a disperdere gli operai delle costruzioni che manifestavano per il pane e per salari più elevati.”” (pag 148)”,”FRAR-325″
“RUDE’ George”,”La Europa revolucionaria, 1783-1815.”,”””(…) i curati parrochiali, gelosi delle crescenti pretese episcopali, appoggiavano una volta di più le rivendicazioni richeriane ovvero che la Chiesa dovesse essere governata dalla comunità dei suoi pastori e non solo dai vescovi e dai canonici. In questo modo, la Chiesa entrò nella Rivoluzione come una forza divisa, comunque non come uno spettatore disinteressato. Mentre i vescovi e gli abati appoggiavano la “”rivolta aristocratica”” e la convocazione degli Stati Generali, il clero parrocchiale vedeva la sua occasione di saldare vecchi conti quando il regolamento del Consiglio Reale di gennaio 1789 gli concesse il diritto di assistere alle assemblee elettorali di persona, mentre i monaci e i canonici potevano solo inviare dei rappresentanti. Il clero parrocchiale ottenne i maggiori vantaggi possibili da queste concessioni per reclamare, nei suoi cahiers separati, ampie riforme, autogoverno per la Chiesa sulla ‘linea richeriana’ e, incluso, il diritto a eleggere i propri vescovi.”” (pag 141-142) linea richeriana? rivendicazioni richerianas?”,”EURx-220″
“RUDE Fernand”,”Les révoltes des canuts (1831-1834).”,”‘Vivre en travaillant ou mourir en combattant’ “”Il 27 ottobre, una prima riunione di 90 esponenti delle sezioni aveva nominato un comitato direttivo provvisorio: Edouard Albert, Cesar Bertholon, Martin, Hugon e Baune. Il comitato esecutivo della Società repubblicana degli indipendenti filantropi si affretta ad aderire dal 12 novembre al manifesto della Società parigina dei diritti dell’ uomo: “”Anche noi, crediamo con voi di doverci ricollegare all’ era dell’ emancipazione dei proletari alla Convenzione nazionale””. Il presidente, Charpentier, come pure il redattore in capo de L’ Hecho des travailleurs, Marius Chastaing, firmano questo indirizzo. La società degli uomini liberi si allinea così a quella dei diritti dell’ uomo””. (pag 93) rivolta dei canuts”” (operai setaioli) ‘Vivre en travaillant ou mourir en combattant’ rivolta dei canuts”” (operai setaioli)”,”MFRx-281″
“RUDE Fernand”,”Stendhal et la pensée sociale de son temps.”,” La marcia verso il regime industriale vista da Dunoyer, 1825. Dibattito sugli effetti della divisione del lavoro sullo sviluppo intellettuale degli individui. “”Les Etats-Unis offrent un modèle assez exact d’une société fondée sur l’ industrie. Dunoyer passe en revue les objections qu’on a faites à l’ industrie. Et il s’arrête sur celle formulée par Lémontey das le “”morceau remarquable”” de son “”spirituel ouvrage”” intitulé “”Raison, folie’, sur l’ influence morale de la division du travail. On se souvient que, selon Lémontey, l’ extrême division du travail resserre l’ activité des individus dans des cercles extrêmement étroits et borne ainsi le développement de l’ intelligence, donc de la liberté. Dunoyer reproche même à J.B. Say de s’être laissé entraîner, dans les dernières éditions de son ‘Traité d’économie politique’, par les idées “”spécieuses quoique peu fondées”” de Lémontey. La simple exposition des faits, pense-t-il, réfute assez toutes ces objections. La division du travail est favorable à la puissance non seulement de l’ espèce, mais des individus.”” (pag 109) Dunoyer: ‘Nouveau traité d’économie sociale…’, poi diventato ‘De la liberté du travail…’; L’ industrie et la morale”,”TEOS-147″
“RUDE’ George / BADALONI Nicola / BOUIS R.”,”I “”Tumulti di Gordon”” (1780) (Rudé) / Le prime vicende del socialismo a Pisa (1875-1883) (Badaloni) / Filippo Buonarroti nei ricordi di un democratico francese (Bouis).”,”I ‘ricordi’ su Filippo Buonarroti sono riportati in lingua francese”,”STOS-179″
“RUDE’ George ZACKER Jacque LOTTE’ A. SOBOUL Albert; GIARRIZZO Giuseppe; SAITTA Armando; BODEI Remo; VERUCCI Guido; SCRIVANO Riccardo; VEGAS Ferdinando; VIVARELLI Roberto; ONUFRIO Salvatore; NENCI Giuseppe; ARRIGHETTI Graziano”,”I sanculotti: una discussione tra storici marxisti (Rudé etc.); La politica inglese verso l’Italia e il regno di Sardegna nel 1857-61 (Giarrizzo); L’abiura di Scipione di Castro (Saitta); G.G.F. Hegel, Scritti politici (1798-1806) (Bodei); P. Scoppola, Crisi modernista e rinnovamento cattolico in Italia (Verucci); Il frontespizio, 1929-1938 (Scrivano); Wolfgang Treue, Die deutsche Parteien (Vegas); Paolo Alatri, Le origini del fascismo (Vivarelli); Trent’anni di storia italiana (1915-1945) (Onufrio); La ‘De Bello Carthaginiensi’ di Catone censore (Nenci); Heinz Munding, Hesiods Erga in ihren Verhältnis zur Ilias (Arrighetti).”,”‘Quelques réflexions sur la composition, le rôle, les idées et les formes d’action des sans-culottes dans la révolution française’ Sulle recenti opere sulla rivoluzione francese di autori marxisti e progressisti con la tendenza ad appoggiarsi sul lato sociale della Rivoluzione e, seguendo i metodi e i precetti di Jean Jaurés e di Georges Lefebvre, di provare a guardarla dal basso. Sui partiti in Germania (recensione di F. Vegas) di Wolfang Treue. Nella recensione si cita un giudizio di E. Vermeil “”mentre il liberalismo economico trasforma a loro vantaggio le potenze occidentali, la Germania vi rimane intimamente refrattaria, a causa della sua politica tradizionale. Essa mantiene al suo posto la feudalità agraria, la prolunga con la feudalità industriale di un capitalismo corporativo e lascia quest’ultima predominare eccessivamente su un’agricoltura arretrata”” (‘L’Allemagne contemporaine’, vol. I, p. 46, Paris, 1952 ca.) (pag 450-451)”,”STOx-001-FB”
“RUDE’ George”,”Robespierre. Ritratto di un democratico rivoluzionario.”,”””Un’altra qualità di Robespierre …. finire (pag 218-219) George Rudé, fino a pochi anni fa (1981) direttore dell’Istituto di storia sociale della Flinders University of South Australia, è oggi (1981) professore alla Sir George Williams University di Montreal. E’ noto per i suoi studi sulla storia politica e sociale del XVIII secolo. Tra le sue opere principali ‘Paris and London in XVIII century: studies in popular protest’. Volumi tradotti in italiano: ‘Dalla Bastiglia al Termidoro’ (1966) e ‘Rivoluzione industriale e rivoluzione nelle campagne. Captain Swing’ (1973) (in collaborazione con E. J. Hobsbawm), ‘L’Europa del Settecento’ (1974).”,”FRAR-015-FF”
“RUDE’ George”,”Robespierre. Ritratto di un democratico rivoluzionario.”,”George Rudé, fino a pochi anni fa (1981) direttore dell’Istituto di storia sociale della Flinders University of South Australia, è oggi (1981) professore alla Sir George Williams University di Montreal. E’ noto per i suoi studi sulla storia politica e sociale del XVIII secolo. Tra le sue opere principali ‘Paris and London in XVIII century: studies in popular protest’. Volumi tradotti in italiano: ‘Dalla Bastiglia al Termidoro’ (1966) e ‘Rivoluzione industriale e rivoluzione nelle campagne. Captain Swing’ (1973) (in collaborazione con E. J. Hobsbawm), ‘L’Europa del Settecento’ (1974). “”In Germania, Robespierre trovò un più critico e prudente ammiratore nel giovane Karl Marx. A quel tempo Marx dirigeva a Colonia la ‘Rheinische Zeitung’ e, nell’ambiente dei giovani hegeliani, andava sviluppando le sue teorie sulla lotta delle classi, il ruolo delle idee e la natura dello Stato. Egli scelse la rivoluzione francese come banco di prova delle sue nuove idee e la vide, a quel tempo, come una rivoluzione principalmente ‘politica’, in cui la classe emergente, la borghesia, pur accettando i «plebei» o sanculotti come alleati, sfruttò le loro energie a proprio esclusivo vantaggio e per favorire lo sviluppo di uno Stato borghese. In questa operazione, Marx riconobbe che Robespierre e i giacobini avevano avuto un ruolo particolare necessario da svolgere, in quanto usarono il Terrore per vincolare la nazione alle esigenze di una guerra rivoluzionaria; ma una volta superato il pericolo di un’invasione, essi furono inevitabilmente messi da parte, poiché sostenevano l’idea illusoria e anacronistica che si potesse costruire il nuovo Stato su un modello tratto dall’antichità classica invece di venire a un compromesso con il modello «borghese», meglio adeguato ai tempi. In questo quadro, Robespierre venne presentato non come un eroe né come un malvagio, ma come un utopista che aveva giocato un ruolo storico necessario, anche se limitato (26). Vedremo che i marxisti nel secolo successivo non rimasero affatto legati a questa interpretazione”” (pag 65-66) [(26) A. Cornu, ‘Karl Marx’ Stellung zur französischen Revolution und zu Robespierre (1843-1845), in ‘Maximilien Robespierre’, a cura di W. Markov, cit., pp. 553-571] [George Rudé, ‘Robespierre. Ritratto di un democratico rivoluzionario’, Editori Riuniti, Roma, 1979]”,”BIOx-020-FC”
“RUDÉ George”,”L’Europa rivoluzionaria, 1783-1815.”,”George Rudé è uno dei massimi storici viventi dell’età della Rivoluzione francese.”,”FRAR-030-FL”
“RUDÉ George”,”L’Europa del Settecento. Storia e cultura.”,”RUDÉ George: (Oslo, 8 febbraio 1910 – Battle, 8 gennaio 1993) storico marxista britannico, specializzato nella Rivoluzione frencese. Ha contribuito alla visione della storia “”dal basso””, dal punto di vista degli oppressi, concentrandosi in particolare su coloro che hanno partecipato a rivolte e ribellioni. Laureato a Cambridge, si recò in Unione Sovietica e si unì al Partito Comunista Britannico mentre insegnava lingue nelle scuole superiori. Successivamente riprese gli studi e conseguì il dottorato in storia nel 1950; la sua tesi si concentrava sulle motivazioni e sull’agitazione della folla durante la Rivoluzione francese. Il titolo originale del libro qui presentato è: “”Europe in the 18th Century: Aristocracy and the Bourgeois Challenge.”” Londra 1972. «Alla fine del Settecento si assistette in Europa agli esordi di una rivoluzione industriale, i cui effetti dovevano essere molto più drammatici e di portata molto più vasta di quelli della rivoluzione agraria, esaminati nel precedente capitolo. Essa però fu circoscritta a un solo paese e i contemporanei si resero appena conto delle sue implicazioni non prima del secolo successivo. (…) Nel mondo affaristico regnavano il mercante o il banchiere, e non l’industriale; (…) Furono pochissimi i commentatori come DEFOE Daniel, il quale nella sua escursione per “”l’Isola della Gran Bretagna”” negli anni 1720-1730 riferì esattamente ai suoi lettori dove si trovavano le industrie, come erano organizzate e che cosa producevano.» (pag 55)”,”EURx-003-FSL”
“RUDEL Tilla”,”Walter Benjamin. L’angelo assassinato.”,”””La sua vera casa è la Bibliothèque nationale, dove va a lavorare ogni giorno, gironzolando all’ora di pranzo per i caffé dei dintorni o prendendo una boccata d’aria al giardinetto Louvois. La sua cerchia di amici stretti si è molto ridotta e lui tende a isolarsi, un po’ per conservare le forze per la scrittura e un po’ per evitare di mostrare la condizione di miseria in cui si trova.”” (pag 150) Tilla Rudel, giurista nata a Tolosa e cresciuta tra Parigi e Israele ha seguito per vent’anni le tracce di Walter Benjamin incontrando esperti e testimoni.”,”BIOx-286″
“RÜDEN Peter von KOSZYK Kurt a cura; brani di Karl MARX Wilhelm WOLFF F.A. LANGE Ferdinand LASSALLE Wilhelm LIEBKNECHT Heinrich SCHULZ Clara ZETKIN Otto ERNST Hermann SCHULZE-DELITZCH Franz MEHRING August BEBEL Rosa LUXEMBURG Johann SASSENBACH W.H. SCHRÖDER Karl LIEBKNECHT August BRINGMANN Karl KAUTSKY Friedrich ENGELS Hermann DUNCKER Rudolf HILFERDING Josef DIETZGEN Adolf BRAUN Nikolaus OSTERROTH Adolf DODEL Ignaz AUER Carl SEVERING Paul KAMPFFMEYER Heinrich SCHULZ Ernst DEINHARDT Carl LEGIEN Eduard BERNSTEIN Paul GÖHRE Otto KRILLE Friedrich BOSSE Max GRUNWALD Clara ZETKIN Friedrich STAMPFER Heinz SPERBER Richard CALWER Julian BORCHARDT Wilhelm SCHRÖDER Wilhelm HÄUSGEN Karl LEUTHNER Eugen PRAGER Gustav HOCH H.A. SCHAARSCHMIDTG Albert SÜDEKUM”,”Dokumente und Materialien zur Kulturgeschichte der deutschen Arbeiterbewegung, 1848-1918.”,”Brani di Karl MARX Wilhelm WOLFF F.A. LANGE Ferdinand LASSALLE Wilhelm LIEBKNECHT Heinrich SCHULZ Clara ZETKIN Otto ERNST Hermann SCHULZE-DELITZCH Franz MEHRING August BEBEL Rosa LUXEMBURG Johann SASSENBACH W.H. SCHRÖDER Karl LIEBKNECHT August BRINGMANN Karl KAUTSKY Friedrich ENGELS Hermann DUNCKER Rudolf HILFERDING Josef DIETZGEN Adolf BRAUN Nikolaus OSTERROTH Adolf DODEL Ignaz AUER Carl SEVERING Paul KAMPFFMEYER Heinrich SCHULZ Ernst DEINHARDT Carl LEGIEN Eduard BERNSTEIN Paul GÖHRE Otto KRILLE Friedrich BOSSE Max GRUNWALD Clara ZETKIN Friedrich STAMPFER Heinz SPERBER Richard CALWER Julian BORCHARDT Wilhelm SCHRÖDER Wilhelm HÄUSGEN Karl LEUTHNER Eugen PRAGER Gustav HOCH H.A. SCHAARSCHMIDTG Albert SÜDEKUM”,”MGEx-199″
“RUE John E., collaborazione di S.R. RUE”,”Mao Tse-tung in Opposition, 1927-1935.”,”””In the meantime, Maring’s initiative had been approved by the Comintern, and a Soviet envoy, Adolf Joffe, having failed to open diplomatic relations with the Peking government, had negotiated an agreement with Sun that promised Soviet assistance to the KMT in his efforts to achieve a united, independent China. The CCP’s entry into the KMT and the KMT’s alliance with the Soviet Union can be considered, at least in retrospect, a Trotskyte policy. Maring left the service of the Comintern soon after Trotsky was dismissed from the War Commissariat, and Joffe, who committed suicide in 1927 in despairing protest against the purge of the United Opposition, never returned to China after 1923. The minority among the Chinese Communists who had supported Maring and Joffe against the majority led by Ch’en Tu-hsiu were suspect long after the Zinoviev-Stalin and Bukharin-Stalin combinations reaffirmed the Soviet policy of alliance with the KMT. Mao, who had supported Maring against the majority in 1922, soon suffered for his prescience.”” (pag 37)”,”CINx-211″
“RUELLAN Denis e Alain”,”Le Brésil.”,”RUELLAN Denis, giornalista, ha effettuato reportages in Brasile. Alain RUELLAN ricercatore e professore nell’insegnamento superiore, conosce il Brasile da un cinquantennio.”,”AMLx-153″
“RUFER Alfred”,”Novate. Eine episode aus dem revolutionsjahr 1793.”,”Verso di Recordain, segretario di legazione in Venezia: “”Mepriser le peril est chose assez commune, Le courage consiste à braver l’ infortune””. (pag 201)”,”FRAR-273″
“RUFF Julius R.”,”Violence in Early Modern Europe, 1500-1800.”,”Julius R. Ruff, Marquette University, Milwaukee , Wisconsin, Usa. E’ autore di ‘Crime,Justice and Public Order in Old Regime France’ (1984) e coautore di ‘Discovering the Western Past. A Look at the Evidence’ (2000). Libro dedicato a Laura Blair Ruff”,”QMIx-032-FSL”
“RUFFINI Francesco”,”La libertà religiosa. Storia dell’idea.”,”Prima edizione dell’opera F. Bocca Torino 1901 RUFFINI Francesco (1863-1934) uno dei fondatori del diritto ecclesiastico (l’altro è SCADUTO). Ruffini: La libertà religiosa non è un concetto filosofico o teologico ma giuridico. Il suo libro è una messa a puntoo dei rapporti esistenti tra Umanesimo e Riforma.”,”RELP-051″
“RUFFINI Edoardo”,”Il principio maggioritario. Profilo storico.”,”RUFFINI Edoardo Pubblicato nel 1927 in pieno fascismo (e da uno dei pochissimi professori universitari che riufiutò di giurare fedeltà al regime) L’atto di elezione all’unanimità. “”Ma i capi, buoni conoscitori degli umori delle masse, avranno sempre saputo formulare le proposte in modo tale da accogliere il favore generale. L’azione delle primitive assemblee dovette perciò essere per lo più positiva, sebbene passiva, riducendosi alla quasi costante approvazione di una volontà formulata fuori dell’assemblea stessa”” (pag 41)”,”TEOP-276″
“RUFFINI Giovanni, a cura di Martino MARAZZI”,”Lorenzo Benoni ovvero scene della vita di un italiano.”,”Martino Marazzi insegna Letteratura italiana all’Università degli Studi di Milano. Tra i suoi lavori: ‘Voices of Italian America’ (Fairleigh Dickinson University, 2005) e ‘Misteri di Little Italy’ F. Angeli, 2001). Giovanni Ruffini (Genova 1807 – Taggia 1881) partecipò al Risorgimento al fianco di Giuseppe Mazzini e visse in esilio in Francia, Svizzera, Inghilterra dal 1833 al 1848, quando amnistiato da Carlo Alberto, ritornò a Taggia e fu eletto nel parlamento Subalpino dal quale presto si dimise. Si dedicò in seguito alla letturatura scrivendo romanzi in inglese.”,”BIOx-056-FSD”
“RUFFOLO Giorgio”,”Riforme e controriforme.”,”RUFFOLO Giorgio (Roma, 1926), dal 1957 al 1963 ha diretto il Servizio studi economici e relazioni pubbliche dell’ ENI. E’ stato Segretario generale della Programmazione.”,”ITAC-037″
“RUFFOLO Giorgio”,”Potenza e potere. La fluttuazione gigante dell’ Occidente.”,”RUFFOLO Giorgio (Roma, 1926) attualmente ministro dell’ ambiente (1988) è stato segretario alla Programmazione economica negli anni 1960. Membro della direzione del PSI, ha pubblicato altre opere (v. 4° copertina). “”Ciò costituisce un serio guaio anche per l’ altro partner. Il capitalismo, infatti, è una forza propulsiva che, in mancanza di un “”moderatore”” e di un “”contenitore”” esogeno, tende all’ autodistruzione. Fred Hirsch ha svolto, sull’ argomento, considerazioni memorabili (Hirsch, 1978)”” (pag 67) “”Il teorema dell’ incompletezza di Gödel””. (pag 73)”,”STOx-106″
“RUFFOLO Giorgio”,”Il capitalismo ha i secoli contati.”,”RUFFOLO Giorgio ha pubblicato con Einaudi ‘Cuori e denari’, ‘Quando l’ Italia era una superpotenza’ e ‘Lo specchio del diavolo’. Economista ed esponente del riformismo italiano, ha lavorato all’ ENI di Enrico MATTEI e all’ OCSE. E’ stato ministro dell’ ambiente e deputato socialista a Montecitorio e al Parlamento europeo. Ha fondato nel 1981 il Centro Europa Ricerche di cui è presidente. Finanziarizzazione (pag 217) E’ certamente nell’agricoltura, che allora rappresentava quasi l’intero territorio dell’economia, che si generano i processi d’arricchimento. Non per tutti, però. Perché proprio qui si produce quel trauma delle recinzioni che abbiamo descritto. La prosperità della nuova agricoltura e la bellezza del paesaggio di siepi verdeggianti e di fitte coltivazioni furono “”pagate”” con la miseria e la degradazione dei paesani cacciati dalle terre comuni e dalle strisce condivise, verso le città congestionate dipinte da Hogarth, ove dietro all’allegra Beer Street corre la turpe Gin Lane: una caterva di esseri corrotti fisicamente e moralmente, alle cui anime badavano i metodisti e ai cui bisogni materiali non badava nessuno. “”La plebaglia di quel tempo era una specie di mostro spaventoso””. Questo mostro è il prezzo “”sociale”” che l’Inghilterra ha pagato alla trasformazione dell’agricoltura che ha posto le premesse della rivoluzione industriale. A questo si aggiungerà il costo sociale costituito dalla miseria del nuovo proletariato industriale””. (pag 112-113)”,”ECOI-233″
“RUFFOLO Giorgio”,”Quando l’Italia era una superpotenza. Il ferro di Roma e l’oro dei mercanti.”,”RUFFOLO Giorgio Declino impero romano. Il colpo più tremendo, per l’l’impero, non giunge però da una disfatta sul campo, ma da una scaramuccia. Nel 259, un ‘annus terribilis’, l’imperatore Valeriano, che era sceo in Mesopotamia per contrastare l’offensiva del nuovo re dei re persiano, il sassanide Shapur I, dopo una serie di promettenti successi cade in una imboscata ed è fatto prigioniero. Il prestigio di Roma sembrava scosso irrimediabilmente: tanto più che l’imperatore, ormai settantenne, fu sottoposto ai peggiori oltraggi: come quello di servire da sgabello al re di re quando quello montava a cavallo. Alla sua morte la sua pelle, tinta per scherno di rosso porpora, fu esposta in un tempio. Suo figlio Gallieno, associato al padre sul trono, non aveva alcuna possibilità di intervenire per riscattarlo o vendicarlo, essendo impegnato a correre da una parte all’altra a chiudere brecce e ad affrontare rivali. Gli imperatori del III secolo non hanno tregua””. (pag 95)”,”STAx-239″
“RUFFOLO Giorgio”,”La grande impresa nella società moderna.”,”Giorgio Ruffolo è nato a Roma nel 1926. Ha lavorato nell’Ufficio Studi della Banca Nazionale del Lavoro, collaborando alle riviste ‘Moneta e credito’ e ‘Quarterly Review’. E’ stato all’OECE e all’ENI. Ha poi preparato il Programma Economico Nazionale (PEN). “”Negli Stati Uniti, nel 1951, in 51 settori le tre maggiori imprese concentravano oltre il 60% dell’occupazione del settore, e il peso dei settori “”concentrati”” sull’occupazione industriale totale era del 7,5%. Nello stesso anno, in Inghilterra in 67 settori le tra più grandi imprese rappresentavano oltre il 60% dell’occupazione del settore; e l’insieme di questi settori copriva il 12,4% dell’occupazione industriale totale.”” (pag 131)”,”ECOA-012″
“RUFFOLO Giorgio”,”Rapporto sulla programmazione.”,”Fondo Davoli Giorgio Ruffolo è nato a Roma nel 1926. Dal 1957 al 1963 ha diretto il Servizio studi economici e relazioni pubbliche dell’ENI. Nel 1964 gli è affidata la direzione dell’Ufficio del Programma, presso il ministero del Bilancio. Successivamente è stato nominato segretario generale della Programmazione. Ha pubblicato: ‘La grande impresa nella società moderna’.”,”ITAE-319″
“RUFFOLO Giorgio”,”La qualità sociale. Le vie dello sviluppo.”,”Giorgio Ruffolo (Roma, 1926) è stato segretario alla Programmazione economica negli anni Sessanta. Nel 1979 è stato eletto al Parlamento europeo nel gruppo socialista. Nel 1983 è tornato al Parlamento italiano, dove è presidente della commissione Finanze e Tesoro. E’ membro della direzione del Psi (1986). Ha pubblicato ‘Riforme e controriforme’ (1976). A pagina 105 nota 4 cita il volume AAVV, Lo sviluppo del Welfare State in Europa e in America, Il Mulino, 1983 che contiene il saggio di P. Flora e A. Heidenheimer, Il nucleo storico e il cambamento dei confini del Welfare State”,”ECOS-002-FB”
“RUFFOLO Giorgio”,”La grande impresa nella società moderna.”,”Giorgio Ruffolo è nato a Roma nel 1926. Ha lavorato nell’Ufficio Studi della Banca Nazionale del Lavoro, collaborando alle riviste ‘Moneta e credito’ e ‘Quarterly Review’. E’ stato all’OECE e all’ENI. Ha poi preparato il Programma Economico Nazionale (PEN). In Germania l’eredità di Rathenau (pag 77) Dottrina di Rathenau dell’ “”impresa in sé”” (pag 81) “”A Walther Rathenau si deve la prima formulazione organica di una teoria istituzionale dell’impresa”” (pag 78) “”Nel passaggio dall’impresa familiare alla grande impresa moderna di produzione in massa – osserva Rathenau – si è compiuta una “”sostituzione del contenuto”””” (pag 78)”,”ECOG-009-FV”
“RUFFOLO Giorgio”,”Il libro dei sogni. Una vita a sinistra raccontata a Vanessa Roghi.”,”Dalla formazione sui classici del marxismo e del liberismo, alle responsabilità di coordinatore della programmazione economica del centro-sinistra, al difficile ruolo di ministro dell’Ambiente nel momento di maggiore vitalità delle lotte ambientaliste, la vita di Giorgio Ruffolo è un racconto di scommesse fatte e non sempre vinte. Dapprima all’Eni con Enrico Mattei, poi alla Programmazione economica, la sua storia è quella dell’anima riformista di questo paese, disposta a “”sporcarsi le mani”” ma solo al fine di un miglioramento della vita economica e sociale. (…) Il racconto si snoda attraverso tappe che vanno dalla sua formazione, durante la seconda guerra mondiale – le letture, gli incontri, un antifascismo sempre più convinto che matura attraverso Marx e Salvemini -, ai primi incarichi pubblici, nell’Ufficio studi della Bnl, fino alla nomina a ministro nel 1987 e poi all’elezione a parlamentare europeo…’ (dal risvolto di copertina) Giorgio Ruffolo è attualmente (2007) presidente del Cer, Centro Europa ricerche. È autore di numerosi volumi, tra cui ‘Rapporto sulla programmazione’ (1973), La ‘qualità sociale’ (1990), ‘Il cavallo di Federico’ (1991), ‘Lo sviluppo del limiti’ (1994), ‘Cuori e denari’ (1999), ‘Lo specchio del diavolo’ (2006). Nel 1986 ha fondato la rivista ‘Micromega: le ragioni della sinistra’. Vanessa Righi, storica contemporaneista, collabora dal 1995 con ‘L’Espresso’. Insegna presso il dipartimento di Storia moderna e contemporanea dell’Università La Sapienza di Roma, nella Facoltà di Lettere. La fondazione della sezione italiana della IV Quarta internazionale (pag 60-61)”,”BIOx-390″
“RUFFOLO Giorgio”,”Quando l’Italia era una superpotenza. Il ferro di Roma e l’oro dei mercanti.”,”Giorgio Ruffolo nato a Roma nel 1926. Dal 1957 al 1963 ha diretto il Servizio studi economici e relazioni pubbliche dell’ENI. Nel 1964 gli è affidata la direzione dell’Ufficio del Programma presso il Ministero del Bilancio e nominato Segretario generale della programmazione. Ha pubblicato La grande impresa nella società moderna.”,”STAx-105-FL”
“RUFFOLO Giorgio”,”Complessità e democrazia: ruolo dell’informazione.”,”Complessità dell’ambiente ‘Questo è un punto cruciale per Luhmann, è la sua “”idea fissa””. Rispetto ad ogni sistema dato (Luhmann non si occupa della genesi dei sistemi) l’ambiente presenta delle ‘possibilità’ che eccedono le sue ‘capacità’ di attualizzarle’ (pag 14)”,”TEOS-005-FGB”
“RUFFOLO Giorgio”,”Cuori e denari. Dodici grandi economisti raccontati a un profano.”,”Giorgio Ruffolo (Roma, 1926) è deputato al Parlamento Europeo e presidente del Centro Europa Ricerche, fondatore di “”Micromega””, ha collaborato con il quotidiano Repubblica”,”ECOT-002-FSD”
“RUGAFIORI Paride”,”Uomini macchine capitali. L’ Ansaldo durante il fascismo 1922-1945.”,”Paride RUGAFIORI, nato a Genova nel 1949, lavora presso l’ Istituto di stria della facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Torino. Coautore de ‘Il triangolo industriale tra ricostruzione e lotta di classe 1945/1948’ (FELTRINELLI, 1974), ‘Partiti e Resistenza in Liguria’ (SABATELLI, 1975), ‘La ricostruzione nella grande industria’ (DE-DONATO, 1978), ha pubblicato saggi su varie riviste e fa parte del comitato di redazione di ‘Movimento operaio e socialista’. Ha collaborato a ‘Il mondo contemporaneo’ (LA NUOVA ITALIA) e curato l’edizione critica di ‘Resistenza e ricostruzione in Liguria. Verbali del CLN ligure, 1944-46’ (FELTRINELLI, 1981).”,”ITAE-029″
“RUGAFIORI Paride LEVI Fabio VENTO Salvatore”,”Il triangolo industriale tra ricostruzione e lotta di classe 1945 – 1948.”,”I saggi di Rugafiori, Vento e Levi, tre giovani studiosi, preceduti da una introduzione di Vittorio Foa, pongono al centro della loro indagine la politica della “”ricostruzione”” dell’apparato produttivo nei tre grandi centri industriali dell’ Italia settentrionale, Genova, Torino, Milano. I protagonisti di questo libro sono necessariamente la classe operaia da un lato, con le sue rivendicazioni politiche e sociali, con le sue aspettative di liberazione sociale nutrite dalle sofferenze e dai morti della guerra antifascista, e la classe imprenditoriale dall’altro, con il suo disegno di reataurazione capitalistica, al di là dei mutamenti politici e istituzionali. Su questa base s’innesta l’esame delle strategie dei partiti della sinistra, e in particolare del Partito comunista (Pci), nella complessa e contradditoria ricerca di una linea su cui pesano sia lo stalinismo, sia il timore di uno scontro generale con una classe dirigente pronta alla reazione, sia le ambiguità della “”doppia linea””, sia speranze elettorali che ndranno frustrate nel 1948, sia infine i ritardi di”,”E1-ANS-008″
“RUGAFIORI Paride”,”Uomini, macchine, capitali. L’ Ansaldo durante il fascismo: 1922 – 1945.”,”Il volume delinea la complessa vicenda di una grande impresa industriale, l’ Ansaldo, durante il ventennio fascista, cercando di non trascurare nessuno dei numerosi protagonisti e aspetti che l’hanno animata, ma anche di fornire un contributo di conoscenza capace di coinvolgere un pubblico assai più vasto e composito di quello dei soli studiosi. Al materiale documentario, per larga parte inedito, raccolto nei vari archivi aziendali, pubblici e privati, si è affiancato l’apporto, spesso decisivo, scritto e orale, di operai, tecnici e dirigenti, sul filo di un confronto diretto e continuo tra i molteplici protagonisti della storia ansaldina. La ricerca mette in risalto il significato complessivo assunto dall’ Ansaldo nella dinamica industriale, finanziaria e, più in generale, economico sociale e politica italiana tra le due guerre. Basti pensare all’avvio, sin dal primo dopoguerra e in particolare con gli anni trenta, dell’esperienza “”imprenditoriale”” dello Stato, di cui proprio l’ Ansaldo ha rappresentato unimmediato terreno di intervento e sperimentazione.”,”E1-ANS-009″
“RUGAFIORI Paride”,”Ferdinando Maria Perrone. Da Casa Savoia all’Ansaldo.”,”Paride RUGAFIORI è nato a Genova nel 1949. Lavora presso il dipartimento di storia dell’Università di Torino dove insegna storia contemporanea nella Facoltà di lettere e filosofia. Ha scritto saggi su riviste e pubblicato o curato libri (v. risvolto 4° copertina)”,”ITAE-249″
“RUGAFIORI Paride”,”Rockefeller d’Italia. Gerolamo Gaslini imprenditore e filantropo.”,”RUGAFIORI Paride è professore ordinario presso la facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino ove insegna storia contemporanea e storia d’impresa. ‘Vicino a Mussolini, a De Gasperi e al Vaticano, amico del cardinale Siri’ L’Istituto Gaslini è stato inaugurato a Genova nel 1938.”,”ITAE-254″
“RUGAFIORI Paride”,”Imprenditori e manager nella storia d’Italia.”,”RUGAFIORI Paride insegna storia contemporanea presso la facoltà di scienze politiche e di storia dell’industria presso la facoltà di lettere di Torino.”,”ITAE-297″
“RUGAFIORI Paride”,”Ricostruzione economica e classe operaia, 1945-1948: il caso di Genova.”,”Rimando: testo in A. Tovaglieri, Il problema dello Stato in Lenin”,”LIGU-085″
“RUGAFIORI Paride a cura”,”La capitale dell’automobile. Imprenditori, cultura e società a Torino.”,”Paride Rugafiori insegna storia contemporanea nella Facoltà di scienze politiche e storia dell’industria nella Facoltà di Lettere dell’Università di Torino.”,”ITAS-168″
“RUGAFIORI Paride”,”Il manager demiurgo.”,”””Non bisogna mai fare del teatro”” amava ripetere Valletta ai giornalisti (pag 198)”,”ECOA-020″
“RUGAFIORI Paride”,”Ferdinando Maria Perrone. Da Casa Savoia all’Ansaldo.”,”Paride Rugafiori nato a Genova nel 1949 ha lavorato presso il Dipartimento di Storia dell’Università di Torino e ha insegnato Storia contemporanea nella Facoltà di Lettere e Filosofia. E’ autore di molte opere tra cui ‘Acciaio per l’industrializzazione’ (Einaudi, Torino, 1982).”,”LIGU-008-FER”
“RUGE Friedrich Oscar”,”Politica e strategia. Pensiero strategico e azione politica.”,”Uomo di mare e combattente valoroso in due guerre, già addetto alla stato maggiore del Maresciallo ROMMEL, docente universitario, filologo, filosofo, il Vice Ammiraglio F.O. RUGE, con questo volume, sintesi di critica storica, indagine politica e sociale, si inserisce nel filone della scienza militare moderna.”,”QMIx-043″
“RUGE Wolfgang”,”November revolution. Die Volkserhebung gegen den deutschen Imperialismus und Militarismus 1918/19.”,”Il volume riporta molte foto di manifestazioni operaie, della rivoluzione di novembre, degli spartachisti, della preparazione della controrivoluzione e della successiva repressione del movimento. L’autore riporta una cartina della Germania in cui evidenzia la diffusione del movimento dei consigli nel paese, 4-10 novembre 1918 (pag 62), una cartina della città di Berlino in cui si evidenziano le zone degli scontri del gennaio 1919 (pag 128), le testate di giornali e le foto dei leaders del movimento. Tra le foto sulla repressione dell’insurrezione: fucilazione di marinai rivoluzionari (dopo la rivolta dei marinai della flotta di stanza a Kiel)”,”MGER-097″
“RUGE Wolfgang, a cura di Wladislaw HEDELER, collaborazione di Eugen RUGE”,”Lenin. Vorgänger Stalins. Eine politische Biografie. [Lenin predecessore di Stalin. Una biografia politica]”,”RUGE Wolfgang”,”LENS-212″
“RUGE Friedrich”,”La guerra sul mare, 1939-1945.”,”L’Amm. Friedrich Ruge è noato a Lipsia nel 1894. Compiuti studi classici, nel 1914 entra in Marina come cadetto e vi percorre una rapida carriera. Durante la seconda guerra mondiale è comandante delle Forze dragaggio dell’Est (1939) e dell’Ovest (1939-1940), della Difesa Ovest (1941-1943), delle Forze di marina nel Mediterraneo (1943), amm. addetto allo stato maggiore del Gruppo armate Rommel (1943-44), capo dell’ufficio costruzioni navali (1944-45). Prigioniero di guerra fino al 1946. Ha pubblicato vari libri sull’argomento. “”Anche la campagna di Russia influì in una certa misura sulla riduzione dei successi dei sommergibili. In seguito al ritiro delle forze aeree tedesche, le forze inglesi del Mediterraneo poterono ridurre il numero delle unità di scorta. Inoltra la SKL prelevè 8 sommergibili-scuola (…)”” (pag 197) “”Roosevelt denunciava continuamente il pericolo di un attacco tedesco contro l’America: attacco che la Germania non aveva mai progettato e che, considerata la forza della Marina degli Stati Uniti, sarebbe stato del tutto impossibile. La U.S. Navy era già la più potente al mondo quando il Congresso, nel luglio 1940, reagì prontamente alla vittoria tedesca in Francia, approvando un programma di costruzioni per 1.350.000 t, che raddoppiava la consistenza della Marina. E’ inconcepibile come la Germania potesse portare oltre oceano un attacco contro forze tanto superiori. Poco dopo, Roosevelt cedette alla Gran Bretagna i 50 cacciatorpediniere di cui s’è detto. Nell’inverno 1940-41, allorché gli inglesi ebbero esauriti i loro crediti esteri, e non potevano quindi più pagare il materiale di guerra, egli inventò il ‘Lend-Lease’, cioè la cessione di materiale bellico agli amici per un tempo indeterminato. Col pretesto di una minaccia che non esisteva, Roosevelt si arrogò il diritto di prendere iniziative dirette a interferire sulla costa europea come gli conveniva”” (pag 204)”,”QMIS-155″
“RUGE Arnold BAKUNIN M.A. BAUER Bruno ECHTERMEYER Ernst Theodor FEUERBACH Ludwig FÖRSTER F.C. KÖPPEN F. NAUWERK K., a cura di Gian Antonio DE-TONI”,”Annali di Halle e Annali tedeschi, 1838-1843.”,”Dalla nota introduttiva. “”L’ambiente storico in cui si collocano i documenti raccolti in questa antologia ha alla radice una celebre e confusa sconfitta militare prussiana: Jena, 14 ottobre 1806. (…) Il fatto decisivo non era il colpo inferto all’esercito prussiano, perché Napoleone aveva già sconfitto altri nemici senza provocare in essi tanta rovina. «Accanto alla perdita del prestigio militare, qui si constatava che tutto l’edificio artificialmente costruito non era in grado di resistere al mutare dei tempi… Se i patrioti prussiani intendevano evitare che ciò si ripetesse, si doveva scendere a patti con le nuove ideologia “”francesi””» (2). Per confronto, dall’esterno verso l’interno, dopo la tempesta napoleonica nell’impero asburgico il credito dello Stato era meno scosso, né si sentiva il bisogno di sottoporre il vecchio regime a più vaste riforme. I privilegi della nobiltà restavano integri. Qui l’atteggiamento dominante verso la cultura era chiaramente la diffidenza; anche la diffusione di scritti come ‘La restaurazione della scienza politica’ di Ludwig von Haller era proibita. Le scuole dipendevano dal clero cattolico e le università erano gestite come le altre scuole. I non cattolici erano solo tollerati, senza accesso ai pubblici uffici”” [G.A. De-Toni, Nota introduttiva] (pag V-VI); “”«Quasi maggiori degli impedimenti esterni – scriveva Marx a Ruge nel settembre 1843 – mi sembrano le difficoltà interne. Se non proprio quanto al “”donde””, regna nondimeno una tanto maggiore confusione quanto al “”verso dove””. Ciascuno [di noi] dovrà confessare a se stesso non solo che si è manifestata una anarchia generale tra i riformatori, ma che egli stesso non ha una visione esatta di ciò che si deve fare. Del resto, proprio questo è il vantaggio del nuovo indirizzo, per cui non anticipiamo dommaticamente il mondo, ma dalla critica del mondo vecchio vogliamo trovare quello nuovo»”” (pag XVII) [da G.A. De-Toni, Nota introduttiva]”,”HEG-044-FF”
“RUGE Friedrich Oscar”,”Politica e strategia. Pensiero strategico e azione politica.”,”Uomo di mare e combattente valoroso in due guerre, già addetto alla stato maggiore del Maresciallo ROMMEL, docente universitario, filologo, filosofo, il Vice Ammiraglio F.O. RUGE, con questo volume, sintesi di critica storica, indagine politica e sociale, si inserisce nel filone della scienza militare moderna.”,”QMIx-107-FSL”
“RUGE Friedrich”,”La guerra sul mare, 1939-1945.”,”L’Amm. Friedrich Ruge è noato a Lipsia nel 1894. Compiuti studi classici, nel 1914 entra in Marina come cadetto e vi percorre una rapida carriera. Durante la seconda guerra mondiale è comandante delle Forze dragaggio dell’Est (1939) e dell’Ovest (1939-1940), della Difesa Ovest (1941-1943), delle Forze di marina nel Mediterraneo (1943), amm. addetto allo stato maggiore del Gruppo armate Rommel (1943-44), capo dell’ufficio costruzioni navali (1944-45). Prigioniero di guerra fino al 1946. Ha pubblicato vari libri sull’argomento. Mancanza di carburanti e munizioni sul fronte africano. “”Rommel fu fortemente ostacolato nella sua resistenza all’offensiva scatenata dal nemico il 19 novembre dalla mancanza di munizioni e carburante. Il tentativo di inviargli questi rifornimenti con un convoglio ben scortato di 4 motonavi il 21 novembre fallì egualmente. L’incrociatore pesante ‘Trieste’ fu silurato da un sommergibile e l’incrociatore leggero ‘Duca degli Abruzzi’ di notte, da un aereo. Supermarina richiamò subito il convoglio. Nel novembre 1941 vennero inviate 79.208 ton. di rifornimenti, ma in Africa ne arrivarono solo 29.843 ton. tra cui solo 2471 di benzina. Data la gravità della situazione si decise di trasportare la benzina con incrociatori, cacciatorpediniere e sommergibili; espediente pericoloso e irrazionale, perché le navi da guerra non hanno stive da carico e i bidoni nei corridoi e in coperta diminuiscono di molto l’efficienza combattiva e rappresentano un grave pericolo in combattimento. I 200 metri cubi che un incrociatore leggero poteva eventualmente trasportare non corrispondevano neppure al consumo di una giornata di combattimento”” (pag 193)”,”QMIS-064-FGB”
“RUGGE Fabio a cura, saggi di Gabriele RIZZO Tom WHEELER e David SIMPSON Tom STEFANICK John VILLASENOR Mariarosaria TADDEO Samuele DOMINIONI Fabio RUGGE”,”The Global Race for Technological Superiority. Discover the Security Implications.”,”Fabio Rugge è capo del Centre on Cybersecurity dell’ ISPI in partnership con Leonardo.”,”QMIx-302″
“RUGGERI Fedele RUGGIERO Vincenzo a cura, scritti di Stanley COHEN Donatella DELLA-PORTA Luigi FERRAJOLI Tarnar PITCH Herbert REITER Tiziani TELLESCHI Mario Aldo TOSCANO Danilo ZOLO”,”Potere e violenza. Guerra, terrorismo e diritti.”,”Fedele Ruggeri è professore di Sociologia del Lavoro presso l’Università di Pisa. Ha pubblicato tra l’altro ”Lavoro e sviluppo’ (2007). Vincenzo Ruggiero è professore di Sociologia presso la Middlesex University di Londra. Ha pubblicto un volume dal titolo ‘Violenza politica’ (2006).”,”TEMx-006-FFS”
“RUGGIU Luigi a cura, Saggi di ALICI Luigi BELLONE Enrico BERNET Rudolf BERTI Enrico CASERTANO Giovanni CHIEREGHIN Franco CILIBERTO Michele COURTINE Jean-François FILORAMO Giovanni GHISALBERTI Alessandro LUDLOW Peter MELCHIORRE Virgilio POSER Hans RICOEUR Paul ROMEYER DHERBEY Gilbert RUGGENINI Mario SEVERINO Emanuele VIGNA Carmelo ZACCARIA RUGGIU Annapaola”,”Filosofia del Tempo.”,”Luigi Alici è professore straordinario di Filosofia Morale presso l’Università degli studi di Macerata. I suoi studi hanno origine nella rilettura del pensiero agostiniano alla luce delle istanze della filosofia contemporanea. Le sue pubblicazioni: Il linguaggio come segno e come testimonianza, Una rilettura di Agostino, Tempo e Storia, Il ‘divenire’ nella filosofia del ‘900, Il valore della parola, La teoria degli ‘Speech Acts’ tra scienza del linguaggio e filosofia dell’azione. Ha curato opere di Agostino. Enrico Bellone è titolare della Cattedra Galileiana di Storia della scienza della Facoltà di Scienze dell’Università di Padova. É autore di numerosi contributi scientifici sulla storia della scienza moderna e contemporanea. Ha curato l’edizione italiana delle opere di Kelvin. Rudolf Bernet è professore di Filosofia presso l’Università di Lovanio (Belgio) e membro della Direzione degli Husserl-Archivs. É Presidente della Società Tedesca di Ricerca Fenomenologica e direttore della collana delle Opere Complete di Edmund Husserl nonchè della rivista ‘Phaenomenologica. Tra le pubblicazioni: Edmund Husserl, Texte zur Phänomenologie des inneren Zeitbewusstseins (1893-1917). Enrico Berti è professore ordinario di Storia della filosofia nella Università di Padova, presidente nazionale della Società Filosofica Italiana e socio corrispondente dell’Accademia nazionale dei Lincei. Le pubblicazioni: La filosofia del primo Aristotele, Profilo di Aristotele, Le vie della ragione, Le ragioni di Aristotele, Aristotele nel Novecento, Soggetti di responsabilità, questioni di filosofia pratica, Introduzione alla metafisica. Giovanni Casertano è professore di filosofia antica presso l’Università Federico II di Napoli. Sue pubblicazioni: natura e istituzioni umane nelle dottrine dei Sofisti, Parmenide il metodo la scienza l’esperienza, L’eterna malattia del discorso, Quattro studi su Platone, Il nome della cosa, Linguaggio e realtà negli ultimi dialoghi di Platone. Franco Chiereghin è attualmente professore di Filosofia teoretica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Padova. Fra le sue opere: L’influenza dello spinozismo nella formazione della filosofia hegeliana, L’unità del sapere in Hegel, Dialettica dell’assoluto e antologia della soggettività, Essere e verità, Note a Logik, Die Frage nach der Wahrheit di M. Heidegger, Possibilità e limiti dell’agire umano, Il problema della libertà in Kant, Introduzione alla lettura della ‘Fenomenologia dello spirito’ di Hegel. Jean-François Courtine è professore all’École Normale Supérieure di Parigi, e Direttore del Centro di Ricerche Fenomenologiche e Ermeneutiche-Archivi Husserl, nella stessa città. Fra le sue opere: Cahier de l’Herne Hölderlin, Suárez et le système de la métaphysique, Heidegger et la phénoménologie, Exrase de la raison, Essais sur Schelling. Giovanni Filoramo è professore ordinario di Storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino. Alessandro Ghisalberti è professore ordinario di Storia della filosofia medievale nella Facoltà di Lettere e Filosofia della Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. É direttore del Dipartimento di Filosofia della Università Cattolica, Presidente della Società Filosofica Italiana – Sezione Lombarda, membro della SIEPM (Société Internationale pour l’Étude de la Philosophie médiévale), membro della SISPM (Società Italiana per lo Studio del Pensiero medievale), membro del Consiglio direttivo dell’Istituto Internazionale di Studi Piceni, dell’Istituto Studi Umanistici Francesco Petrarca, del Centro per le ricerche di Metafisica della Università Cattolica di Milano, della ‘Rivista di Filosofia Neoscolastica’ delle Rivista ‘Medioevo. Volumi pubblicati: Guglielmp do Ockham, Giovanni Buridano dalla metafisica alla fisica, Introduzione a Ockham, Le ‘quaestiones de anima’ attribuite a Matteo da Gubbio, Buridano; Il cielo e il mondo, Commento al trattato ‘Del cielo’ di Aristotele, Medioevo teologico, Categorie della teologiarazionale nel Medioevo, Guglielmo di Ockham Scritti filosofici, Giovanni Duns Scoto; filosofia e teologia. Peter Ludlow è professore presso il Dipartimento di Filosofia della State University di New York (SUNY). Tra le sue opere: Quantifying into Referential Attitudes, in Chisholm Blackmore, Hubner, Marek, Philosophy of Mind/Philosophy of Psychology, The Syntax and Semantics of Referential Attitude Reports. Virgilio Melchiorre ha insegnato filosofia morale presso la Facoltù di lettere e filosofia dell’Universitò di Venezia. Attualmente in qualità di professore ordinario, professa la stessa disciplina presso la Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università Cattolica di Milano, ove in precedenza ha insegnato filosofia della storia. Ha iniziato le sue ricerche con alcuni studi su Kierkegaard, volgendosi poi allo studio di Kant, Hegel, Marx, Gramsci, Mounier, Maritain, Husserl, Heidegger. I volumi: L’immaginazione simbolica, Metacritica dell’eros, Essere e parola, Corpo e persona, Studi su Kierkegaard, Analogia e analisi trascendentale, Linee per una nuova lettura di Kant, Figure del sapere, La via analogica. Hans Poser è dal 1972 professore alla Technische Universität di Berlino. É stato Visiting Professor in Malawi, India, Argentina, Spagna e Russia. É vicepresidente della Società G.W. Leibniz di Hannover, e nel biennio 1994-1996 è stato Presidente della Società Generale di Filosofia in Germania. Tra le sue opere: Zur Theorie der Modalbegriffe bei G.W. Leibniz, la cura dei volumi Philosophie und Mythos, Formen teleologischen Denkens, Wandel des Vernunftbegriffs, Philosophische Probleme der Handlungstheorie, Wahrheit und Wert, Leibniz in Berlin. Paul Ricoeur è stato professore di filosofia a Strasburgo, alla Sorbona e alla Nuova Università di Nanterre. Ha inoltre insegnato alla Divinity School dell’Università di Chicago. Tra le sue opere: Temps et récit, Du texte à l’action, Essais d’herméneutique, De l’interprétation, Essais sur Freud. Gilbert Romeyer Dherbey è professore di Storia della filosofia antica presso la Sorbona (Paris IV) e direttore del Centro di Ricerche sul pensiero antico ‘Léon Robin’. É autore di numerosi saggoi tra cui Maine de Biran, ou le penseur de l’immanence radicale, Les choses memes, Les pensée du réel chez Aristote, Les Sophistes. Mario Ruggenini è professore di Ermeneutica filosofica presso l’Università di Venezia. Si è a lungo occupato di Husserl e di Heidegger. Tra le sue opere: Volontà e interpretazione, La filosofia, la fede, la perdita di Dio, Il divino e l’assenza, Heidegger e la metafisica, I fenomeni e le parole, Il discorso dell’altro. Luigi Roggiu è professore di Storia della filosofia presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Venezia. Sono numerosi i suoi contributo scientifici. Si segnalano in particolare: Tempo coscienza e essere nella filosofia di Aristotele, Teoria e prassi in Aristotele, Parmenide, La scienza ricercata. Economia, politica e filosofia, Studi su Aristotele e Marx, La genesi dello spazio economico, Tempo e anima in S.Agostino. Emanuele Severino è titolare della cattedra di Filosofia teoretica presso l’Università degli studi di Venezia. Tra le sue opere: Ritornare a Parmenide, Essenza del nichilismo, Destino della necessità, La struttura originaria, A Cesare e a Dio, La filosofia antica, La filosofia moderna, La filosofia contemporanea, La tendenza fondamentale del nostro tempo, Il giogo, Alle origini della ragione; Eschilo, La filosofia futura, Gli abitatori del tempo, Cristianesimo, marxismo, tecnica, Il nulla e la poesia, Heidegger e la metafisica, Oltre il linguaggio, Tautotes. Carmelo Vigna è dal 1981 professore ordinario di Filosofia morale presso l’Università degli Studi di Venezia, dove attualmente dirige anche il Centro Interuniversitario per gli Studi sull’Etica (C.I.S.E.). Tra i suoi scritti: Ragione e religione, Filosofa e marxismo, Le origini del marxismo teorico in Italia, Invito al pensiero di Aristotele, in collaborazione con altri, Antonio Gramsci. Il pensiero teorico e politico, la ‘questione leninista’. Annapaola Zaccaria Roggiu è professore di Archeologia (metodologia della ricerca archeologica) presso il Dipartimento di Scienze dell’Antichità e del Vicino Oriente dell’Università degli studi Ca’ Foscari di Venezia. Ha compiuto scavi ad Orvieto, Luni, Hierapolis di Frigia (Turchia). É autrice dei saggi: Le lucerne fittili del Museo civico di Treviso, Tessuti Copti del Museo Poldi Pezzoli di Milano, Spazio privato e spazio pubblico nella città romana, Origine del Triclinio nella casa romana.”,”FILx-055-FL”
“RUGGIU Luigi TESTA Italo a cura, Saggi di Richard J. BERNSTEIN Valerio VERRA William MAKER Stefano POGGI Alessandro BELLAN Robert B. PIPPIN Lucio CORTELLA Terry PINKARD Roberto RACINARO Richard RORTY Robert B. BRANDOM Vittorio HÖSLE Tom ROCKMORE Leo LUGARINI Ardis B. COLLINS Daniele GOLDONI Diego ZUCCA John MCDOWELL Mario RUGGERINI Paul REDDING Franco CHIEREGHIN Francesco BERTO Robert R. WILLIAMS Aldo MASULLO S. HOULGATE Maurizio PAGANO”,”Hegel contemporaneo. La ricezione americana di Hegel a confronto con la tradizione europea.”,”Luigi Ruggiu è professore ordinario di Storia della filosofia nell’Università Ca’Foscari di Venezia. Italo Testa, dottore di ricerca in Filosofia, ha studiato presso le università di Bochum, Francoforte sul Meno e Venezia, dove attualmente collabora.”,”FILx-082-FL”
“RUGGIU Luigi a cura, saggi di Giovanna FABRIS Rossella ANDOLFATO Sergio CREMASCHI”,”Genesi dello spazio economico. Il labirinto della ragione sociale: Filosofia, Società e Autonomia dell’Economico.”,”Luigi Ruggiu, docente di storia della filosofia all’Università Cà Foscari di Venezia, ha svolto ricerche sul problema del tempo e sul rapporto teoria-prassi, mentre attualmente si occupa del rapporto tra filosofia e politica, filosofia ed economia. Studi su Aristotele e Marx.”,”ECOT-173-FL”
“RÜHLE Otto”,”El alma del niño proletario.”,”L’ autore fa riferimento alla sua opera precedente: ‘Das proletarische Kind””. Cita pure i lavori di Alfred ADLER. “”Lo studio sociologico del problema della prostituzione ci ha mostrato che questa è un fenomeno di classe il cui profilo storico si staglia sempre sullo sfondo di un mondo in cui esiste il possesso e lo spossessamento, e il suo culmine coincide con quello dell’ economia capitalistica, che ha convertito quasi tutto, poco a poco, in merce: e che la miseria, la fame, l’ indigenza sociale, la mancanza di lavoro, l’ alcolismo, costituiscono i vivai in cui si sviluppa con la massima esuberanza la prostituzione a fianco di altre piaghe sociali””. (pag 101)”,”TEOS-090″
“RÜHLE Otto”,”Karl Marx. Leben und Werk.”,”””Aus Barmen hatte Engels schon 1844 an Marx geschrieben: “”Man mag sich hindrehen und hinwenden, wohin man will, man stolpert über Kommunisten.”” Und in einem Artikel für Owens New Moral World vom 14. Dezember 1844 hatte er verkündet, daß sich in der kurzen Spanne Zeit eines einzigen Jahres in Deutschland eine starke sozialistische Partei gebildet habe, die sich zwar nur erst auf die Mittelklasse stütze, aber bald auch in Fühlung mit der Arbeiterklasse zu kommen hoffe. Die Eisdecke der Reaktion fing an zu bersten. Der März meldete sich an””. (pag 143) « Des Barmen Engels déjà en 1844 avait écrit à Marx : « On peut se tourner vers et, où on veut, trébuche sur des communistes. » Et dans un article pour le New Moral World de Owen il avait annoncé du 14 décembre 1844 que dans la courte envergure le temps d’une seule année en Allemagne s’est formé un parti socialiste fort qui ne se base certes que seulement sur la classe moyenne, dans sentir avec la classe ouvrière aussi venir toutefois bientôt espère. La couverture de glace de la réaction a commencé à éclater. Le mars s’annonçait dessus “”. (traduzione automatica) Kommunistenbundes (lega dei comunisti) (pag 205) Firma ex-proprietario”,”MADS-385″
“RÜHLE Otto, a cura di Henry JACOBY”,”Il coraggio dell’ utopia. Piani per la costruzione di una nuova società.”,”Dopo una vita spesa al servizio del proletariato tedesco – come pedagogista e psicologo e come militante politico: deputato socialdemocratico prima, protagonista della rivoluzione di novembre 1918 e fondatore del partito comunista poi, comunista indipendente infine, O. RÜHLE ribadiva così quest’opera, articolata in rigorose analisi, la sua sicura fiducia nell’ avvento del socialismo. Il suo libro doveva essere pubblicato a Praga nel 1939 se l’ invasione tedesca non l’ avesse impedito. Bebel prefigura la società socialista. “”Il libro di Bebel ‘La donna e il socialismo’ esce durante le leggi eccezionali e cerca di dare una rappresentazione popolare dello sviluppo della società secondo la concezione marxista, con particolare riguardo agli interessi della donna. Il panorama storico che Bebel fornisce va dai tempi preistorici più bui, fino al futuro socialista. La trattazione e la descrizione dei rapporti precapitalistici e capitalistici deve necessariamente trovare una conclusione e coronamento in una raffigurazione della società socialista. Perciò Bebel, benché marxista e deciso avversario del socialismo utopistico; diventa, contro voglia, un utopista di natura particolare: un utopista real-politico con lo sguardo profetico della anticipazione intuitiva dello sviluppo storico. Un utopista pratico con il dono del calcolo effettuale e con il piacere della creazione costruttiva. Il grande successo ottenuto da suo libro presso le masse è da attribuire principalmente al carattere utopista del contenuto.”” (pag 84)”,”SOCU-138″
“RÜHLE Otto”,”From the bourgeois to the proletarian revolution.”,”‘All Power to the Workers’ and Soldiers’ Councils’. In copertina la foto della manifestazione con cartello “”tutto il potere ai consigli degli operai e dei soldati (Manifestazione a Berlino in sostegno del Congresso dei consigli operai promosso in città il 16 dicembre 1918) pag XIX Otto RÜHLE è il secondo deputato dopo Karl LIEBKNECHT che rifiuta di votare i crediti di guerra nel marzo 1915. E’ un fondatore della Lega Spartaco poi diventa portavoce del gruppo ISD per l’area di Dresda. Nel 1918 svolge attività rivoluzionaria in Sassonia, partecipa e interviene a nome della maggioranza di sinistra al congresso di fondazione del KPD nel dicembre 1918. Dopo che la tendenza comunista di sinistra è espulsa dal KPD al contesso di Heidelberg, partecipa alla fondazione del KAPD ed è un delegato al 2° congresso della Terza Internazionale. Ma qui rifiuta di accettare i 21 punti e viene espulso dal KAPD nell’ottobre 1920. Teorico dell’ organizzazione unitaria fonda con altri la tendenza AAUD-E nell’ottobre 1921. In seguito si dedicherà ad una attività letteraria e culturale. Emigra con la moglie nel 1933 a Praga e nel 1936 in Messico. Dialoga con Trotsky. Prende parte al comitato che negli USA (John Dewey) deve esaminare le accuse di Stalin contro Trotsky. Collabora al giornale ‘International Council Correspondence più tardi Living Marxism (altri collaboratori Pannekoek, Korsch, Mattick, e altri esponenti della sinistra consiliare olandese, sinistra tedesca ecc.). Muore in Messico nel 1943.”,”MGER-095″
“RÜHLE Otto”,”Karl Marx. His Life and Work.”,”””In the year 1859, in connexion with the Italian war, there was an open conflict between Marx and Engels on one side and Lassalle on the other. Lassalle was always ready to learn from his friends; but always brought forward material considerations in support of his opinion; and, having done so, with due modesty he would ask for an admission that he had been right”” (pag 231)”,”MADS-745″
“RUIZ GARCIA Enrique”,”America Latina hoy. 1. Anatomia de una revolucion.”,”RUIZ GARCIA Enrique è uno dei maggiori conoscitori della realtà latino-americana. ha vissuto in molti paesi del continente, come professore è stato invitato a tenere conferenze in molte università latinoamericane. Ha lavorato nella Comision Especial de Educacion para America Latina. Autore di molti libri, esperto nei problemi economici e sociali del Terzo Mondo, ha una visione progressista dei problemi che attanagliano il continente latino-americano. L’ autore della prefazione Josué de CASTRO, noto umanista e sociologo, è anche autore del libro ‘La Geografia del Hambre’.”,”AMLx-046″
“RUIZ GARCIA Enrique”,”America Latina hoy. 2. Anatomia de una revolucion.”,”RUIZ GARCIA Enrique è uno dei maggiori conoscitori della realtà latino-americana. ha vissuto in molti paesi del continente, come professore è stato invitato a tenere conferenze in molte università latinoamericane. Ha lavorato nella Comision Especial de Educacion para America Latina. Autore di molti libri, esperto nei problemi economici e sociali del Terzo Mondo, ha una visione progressista dei problemi che attanagliano il continente latino-americano. L’ autore della prefazione Josué de CASTRO, noto umanista e sociologo, è anche autore del libro ‘La Geografia del Hambre’.”,”AMLx-047″
“RUIZ-SÁNCHEZ José-Leonardo”,”Guía e inventario de los Archivos Municiales de Berja y Benínar.”,”Berja is a municipality, former bishopric and Latin titular see in Almería province, in the autonomous community of Andalusia, southern Spain.”,”ARCx-010-FSL”
“RUIZ-TORRES Pedro, saggi e comunicazioni di Maria José ALVAREZ-PANTOJA Ramon ARNABAL-I-MATA Luis BARBASTRO-GIL Ferran GALLEGO-MARGALEFF Jordi LLIMARGAS-I-MARSAL Jean-René AYMES Angeles HIJANO-PEREZ Emilio LA-PARRA Josep MONTIEL-PASTOR Anna BORRUEL-I-LLOVERA Esteban CANALES-GILI José CARLOS-Y-JAVIER José A. FERRER-BENIMELI Maties RAMISA-I-VERDAGUER Lluis ROURA-I-AULINAS Michel Angel SANCHEZ-GOMEZ Isabel BURDIEL Irene CASTELLIS-OLIVAN Anna Maria GARIA-ROVIRA Vicente FERNANDEZ-BENITEZ Antonio MOLINER-PRADA Jesus Raul NAVARRO-GARCIA Maria Cruz ROMEO-MATEO Francisco VEIGA Maria José VILALVERDE Josep FONTANA”,”El jacobinisme. Reacció i revolució a Catalunya i a Espanya, 1789-1837. Colloqui internacional, 4-5-6 maig 1989, Barcelona.”,”‘Controrivoluzione popolare e rivoluzione borghese: il caso spagnolo'”,”SPAx-002-FMB”
“RULLI Giovanni”,”Libano. Dalla crisi alla “”Pax Siriana””. Una complessa pedina sullo scacchiere mediorentale.”,”RULLI Giovanni gesuita, dal 1953 è stato collaboratore della rivista quindicinale ‘Civiltà cattolica’ assumendone nel 1958 la responsabilità del settore esteri. E’ autore di ‘La guerra “”americana”” nel Vietnam’ (1974) e di ‘Per un’ Europa senza frontiere. Da Yalta a Helsinki’ (1985), ‘Urss, un impero in frantumi’ (1991). “”Comunque sia, diventava meno oscuro l’ “”imbroglio”” libanese se si considerano i vantaggi che le due forze “”esterne”” agenti in Libano si ripromettevano dal rispettivo maggior controllo del Paese. Per i siriani, era molto importante avere il dominio della valle della Beqaa, dalla quale potevano, come da una posizione militarmente strategica, intervenire contro eventuali attacchi israeliani. (…) Per gli israeliani, la difesa della pratica spartizione operata dal maggiore Saad Haddad offriva il vantaggio inaspettato di controllare meglio il terrorismo antisraeliano dei palestinesi e, in caso di vera spartizione del Libano, lo Stato israeliano si sarebbe trovato ai confini non più una regione musulmana ma un piccolo Stato cristiano””. (pag 81)”,”VIOx-132″
“RUMI Giorgio”,”Gioberti.”,”Giorgio RUMI insegna storia contemporanea nell’ Università di Milano. Tra i suoi libri: ‘Lombardia guelfa 1780-1980’ (Morcelliana 1998) e ‘Santità sociale in Italia tra Otto e Novecento (Sei, 1995). GIOBERTI, Vincenzo (Torino 1801 – Parigi 1852), scrittore e filosofo italiano; sacerdote, fu un teologo liberale con interessi politici in senso neoguelfo, cioè a favore di una federazione di stati italiani comandata dal papa. Costretto nel 1833 all’esilio per le sue idee, lavorò e insegnò in Francia e a Bruxelles. Le sue tre opere più importanti sono l”Introduzione allo studio della filosofia’ del 1840 (l’impostazione va contro il soggettivismo dei contemporanei, compreso quello di Antonio Rosmini), il ‘Primato morale e civile degli italiani’ (1843) e ‘Del rinnovamento civile in Italia’ (1851). In queste ultime due opere, molto influenti nel corso del Risorgimento, Gioberti dapprima elaborò e poi riconsiderò criticamente la sua proposta neoguelfa. Dopo essere rientrato in Italia e aver svolto incarichi ministeriali (fu presidente della Camera subalpina) si ritirò definitivamente in Francia. (ENC)”,”ITAB-029″
“RUMI Giorgio”,”Alle origini della politica estera fascista, 1918-1923.”,”””””Esiste (…) una gerarchia internazionale. Tra i popoli come tra gli individui non può sussistere eguaglianza””. E’ la pietra angolare – ben nota fino dal 1918 – dell’ edificio mussoliniano; essa spinge al confronto dei rapporti di forza e giustifica l’ egemonia dell’ uno sull’ altro. La guerra ha distrutto l’ ordine ottocentesco, ha accelerato al massimo l’ evoluzione naturale: se la Russia risorgerà a potenza mondiale “”altre nazioni, come l’ Inghilterra hanno raggiunto dopo il conflitto l’ apogeo della loro potenza, altre s’avviano alla decadenza, alcuni Stati furono distrutti (…) ma c’è un popolo in Europa che non perisce, c’è l’ Italia che rinasce e dominerà presto sopra la debolezza e la decadenza degli altri””.”” (pag 119)”,”ITAF-223″
“RUMICI Guido”,”Infoibati, 1943-1945. I nomi, i luoghi, i testimoni, i documenti.”,”Tra settembre 1943 e la primavera del 1945 nei territori della Venezia Giulia occupati dal Movimento Popolare di Liberazione Jugoslavo del maresciallo Tito, migliaia di uomini e donne scomparvero nelle foibe, le cavità naturali che si aprono nel carso. Circa 5000 persone deportate non fecero più ritorno. RUMICI Guido (Gorizia, 1959) insegnante di economia aziendale e ricercatore di storia ed economia regionale è culture di diritto e insegna nell’ Università di Genova. Ha scritto numerosi sagig sulla storia della Venezia Giulia e sulla Dalmazia. “”I maggiori dirigenti istriani del PCI, quali i polesi Nicola De Simone, Giulio Revelante, Alfredo Stiglich, Antonio Kapuralin, Bruno Kos, Giacomo Urbinz, gli albonesi Aldo Negri e Mauro Sfeci, i rovignesi Giusto Massarotto, Aldo Rismondo, oltre che Pino Budicin, si trovarono spesso in quei giorni convulsi di settembre, con gli altri capi partigiani slavi dell’ insurrezione per concordare metodi e strategia d’ azione sia politiche che militari, e per cercare di dare una parvenza di unitarietà al movimento resistenziale (…). L’ insediamento delle nuove autorità partigiane nelle varie località dell’ Istria fu accompagnato da tutta una serie di operazioni di polizia con fermi, perquisizioni, interrogatori, minacce, confische e arresti nei confronti sia della popolazione civile, che di appartenenti alle forze dell’ ordine””. (pag 75-76-77) Aggiungere ISTRIA”,”EURC-077″
“RUMIZ Paolo”,”Danubio: storie di una nuova Europa.”,”Paolo RUMIZ è capo del servizio esteri del giornale ‘Il Piccolo’ di Trieste e segue come inviato i temi politico-economici dell’area danubiana anche per conto di altre testate del gruppo Monti. Nato nel 1947 a Trieste si è laureato nel 1971 con una tesi in storia moderna ed è giornalista professionista dal 1976. Sposato con due figli, è un viaggiatore accanito e considera la sua città ‘un campo base ideale’ per seguire le grandi trasformazioni dell’Est.”,”EURC-007″
“RUMIZ Paolo”,”Maschere per un massacro.”,”Paolo Rumiz, inviato speciale del quotidiano di Trieste Il Piccolo, segue dal 1986 gli eventi dell’area balcanico-danubiana. Ha vinto nel 1993 il premio Hemingway per i suoi servizi dalla Bosnia, e nel 1994 il premio Max David come migliore inviato italiano dell’anno. Ha pubblicato: Danubio. Storie di una nuova Europa, La linea dei mirtilli, Vento di terra, La recessione leggera.”,”EURC-065-FL”
“RUMJANTSEV A.M. FRANKEL C. ARON R. ZELENY J. RODINSON M. FERRAROTTI F. RAPOPORT A. HYPPOLITE J. GARAUDY R. OJZERMAN T.I. MARKOVIC M. LUPORINI C. KAMENOV E. HOBSBAWM E.J. KUCZYNSKI J. TIMOFEEV T. HEGEDUS A. CARDOSO F. LAROUI A. ADORNO T.W. ZAMOSKIN J. KALECKI M. TSURU S. ROBINSON J. DAS-GUPTA A.K. MILEJKOVSKIJ A. SAUVY A. ONITIRI H.M.A. SACHS I. FURTADO C. VINOGRADOV V.A. MURGESCU C. SCHAFF A. FROMM E. CINKARUK V.I. MARCUSE H. BAUMAN Z. ABDEL-MALEK A. HELLER A. SZIGETI J. DAVIDJUK G.P. HABERMAS J. MARKUS G.”,”Marx and contemporary scientifc thought – Marx et la pensée scientifique contemporaine.”,”Raccolta di contributi presentati al simposio su ‘Le rôle de Karl Marx dans le développement de la pensée scientifique contemporaine’ organizzato sotto gli auspici dell’Unesco dal Conseil International de la Philosophie et des Sciences Sociales, Paris, 8, 9, 10 mai 1968 La questione del parallelismo tra lo sviluppo delle forze produttive e l’ accentuazione delle contraddizioni (Aron, pag 37-38)”,”MADS-813″
“RUMJANTSEV A.M. FRANKEL C. ARON R. ZELENY J. RODINSON M. FERRAROTTI F. RAPOPORT A. HYPPOLITE J. GARAUDY R. OJZERMAN T.I. MARKOVIC M. LUPORINI C. KAMENOV E. HOBSBAWM E.J. KUCZYNSKI J. TIMOFEEV T. HEGEDUS A. CARDOSO F. LAROUI A. ADORNO T.W. ZAMOSKIN J. KALECKI M. TSURU S. ROBINSON J. DAS-GUPTA A.K. MILEJKOVSKIJ A. SAUVY A. ONITIRI H.M.A. SACHS I. FURTADO C. VINOGRADOV V.A. MURGESCU C. SCHAFF A. FROMM E. CINKARUK V.I. MARCUSE H. BAUMAN Z. ABDEL-MALEK A. HELLER A. SZIGETI J. DAVIDJUK G.P. HABERMAS J. MARKUS G.”,”Marx and contemporary scientifc thought – Marx et la pensée scientifique contemporaine.”,”Raccolta di contributi presentati al simposio su ‘Le rôle de Karl Marx dans le développement de la pensée scientifique contemporaine’ organizzato sotto gli auspici dell’Unesco dal Conseil International de la Philosophie et des Sciences Sociales, Paris, 8, 9, 10 mai 1968 ‘Aron riflette sulla questione del parallelismo tra lo sviluppo delle forze produttive e l’ accentuazione delle contraddizioni’ (Aron, pag 37-38) “”Un autre exemple, lui aussi célébre, se situe au coeur de la théorie marxienne. Personne n’ignore les quelques lignes de la préface de la ‘Critique de l’économie politique’ dans lesquelles Marx résume le résultat auquel il arriva, au terme de ses réflexions philosophiques, et qui lui servit, écrit-il, de fil conducteur dans ses études. Le mode de production de la vie matérielle domine en général le développement de la vie sociale, politique et intellectuelle. le mot ‘domine’ a toutes les qualités requises pour se prêter à d’innombrables interprétations entre la ‘détermination’, difficile à démontrer, et l’ ‘influence’ impossible à réfuter. Vient ensuite l’idée majeure, la dialectique des forces et des rapports de production. «A un certain degré de leur développement, les forces productives matérielles de la societé entrent en collision avec les rapports de production existants, ou avec les rapports de propriété au sein desquels elles s’étaient mues jusqu’alors et qui n’en sont que l’expression juridique. Hier encore formes de développement des forces productives, ces conditions se changent en lourdes entraves». Ce texte ne doit pas seulement son importance à sa place dans l’oeuvre de Marx, à la solennité de sa présentation, mais à sa portés scientifique. Contradiction entre forces et rapports de production, l’idée peut servir de fil conducteur aux recherches historiques, sans réference à une quelconque allégeance philosophique ou politique. En revanche, si cette contradiction s’aggrave avec le developpement des forces productives, un schéma du devenir se dessine. On affirmera, à la suite de Marx, «que jamais une société n’expire avant que se soient développées toutes les forces productives qu’elle est assez large pour contenir, jamais des rapports supérieurs de production ne se mettent en place avant que les conditions matérielles de leur existence ne soient écloses dans le sein méme de la vieille societé». Les dirigeants de la IIème Internationale et les mencheviks ont tiré de ces propositions des conséquences aussi logiques en elles-mêmes que funestes pour leur carrière historico-politique. Là encore, je ne mets pas en doute, un seul instant, que l’on trouve autant de textes que l’on veut pour fonder une interprétation opposée. On aboutira à la loi qui a été formulée il y a quelques années par un auteur que je m’en voudrais de citer puisque je ne puis lui accorder le droit de réponse: loi de la correspondance ou non-correspondance entre les forces et les rapports de production, loi manifestement soustraite aux obligations de la preuve en même temps qu’aux risques de la réfutation: de toute évidence, forces et rapports de production se correspondent ou ne se correspondent pas. ‘Tertium non datur’. Le terme ‘correspondence’ présente lui aussi suffisamment d’équivoque pour que le principe du tiers exclu s’applique sans difficulté à cette loi que l’esprit le plus critique accepterait sans réticence. Il reste, bien entendu, en tant que fil directeur de l’enquête historique, l’idée de la dialectique complexe, des relations variables de pays à pays et d’époque à l’époque, entre les forces de production et les modalités, organisationnelles et juridiques, des rapports de production. Mais, si le développment de forces productives cesse de commander l’aggravation des contradictions, le schème du devenir – longtemps confondu avec la philosophie marxiste de l’histoire – disparait et les hommes, les partis, les accidents, les rencontres de séries, la pluralité des pratiques comblent le vide ouvert par la disparition du parallélisme essentiel, celui du développement des forces productives et de l’accentuation de la contradiction. Encore une fois, je ne vois aucun inconvénient à tenir ce parallélisme poir secondaire dans la pensée de Marx”” (pag 37-38) [Raymond Aron, ‘Équivoque et inépuisable’ (in) AaVv, Marx and contemporary scientifc thought – Marx et la pensée scientifique contemporaine’, Mouton, The Hague, Paris, 1969]”,”MADS-814″
“RUMPF A. MINGAZZINI P.”,”Manuale di storia dell’arte classica.”,”Per la storiografia artistica degli Antichi è Fidia che occupa il posto centrale nella scultura dell’età di Pericle. (pag 75) ‘Fidia (circa 490-430 a.C.) fu uno dei più grandi scultori dell’antica Grecia, attivo durante l’età di Pericle. Amico e collaboratore dello statista ateniese, Fidia fu incaricato di dirigere i lavori di decorazione dell’Acropoli di Atene, contribuendo alla realizzazione del Partenone. Tra le sue opere più celebri vi è la statua crisoelefantina di Atena Parthenos, collocata all’interno del Partenone, e la colossale statua di Zeus a Olimpia, considerata una delle Sette Meraviglie del mondo antico. La sua arte influenzò profondamente la scultura classica, introducendo innovazioni stilistiche come il “”panneggio bagnato””, che conferiva un effetto realistico ai drappeggi delle figure 3. Nonostante il suo prestigio, Fidia fu coinvolto in controversie politiche e accuse di appropriazione indebita dell’oro destinato alla statua di Atena. Morì probabilmente in esilio o in carcere, ma il suo lascito artistico continua a essere ammirato e studiato ancora oggi’ (f. copilot) ‘Il Museo del Louvre di Parigi ospita una vasta collezione di opere d’arte, tra cui sculture dell’antichità greca, etrusca e romana. Tuttavia, non ci sono opere originali di Fidia, poiché la maggior parte delle sue creazioni, come la statua di Atena Parthenos e quella di Zeus a Olimpia, sono andate perdute. Esistono però copie romane e frammenti di opere attribuite a lui in vari musei del mondo, inclusi i Musei Capitolini di Roma 2’ (copil).”,”VARx-017-FMB”
“RUNCIMAN Steven”,”Storia delle Crociate. Volume primo.”,”RUNCIMAN (1903) ha studiato a Eton e Cambridge ed è stato Lecturer a Cambridge dal 1931 al 1938. Dopo una parentesi diplomatica fu professore di arte e storia bizantina all’ Università di Istanbul. Poi divenne conservatore al British Museum.”,”VIOx-086″
“RUNCIMAN Steven”,”Storia delle Crociate. Volume secondo.”,”RUNCIMAN (1903) ha studiato a Eton e Cambridge ed è stato Lecturer a Cambridge dal 1931 al 1938. Dopo una parentesi diplomatica fu professore di arte e storia bizantina all’ Università di Istanbul. Poi divenne conservatore al British Museum.”,”VIOx-087″
“RUNCIMAN W.G., a cura di Angelo PICHIERRI”,”Ineguaglianza e coscienza sociale. L’idea di giustizia sociale nelle classi lavoratrici.”,”RUNCIMAN W.G. nato nel 1934 ha studiato a Eton e al Trinity College di Cambridge. Ha lavorato nell’industria ed è stato Reader di sociologia all’Università del Sussex. E’ membro del Trinity College e membro del Consiglio di amministrazione di un gruppo industriale. “”Nel valutare in particolare la condizione del ceto impiegatizio, paragonando gli anni fra le due guerre agli anni cinquanta, è istruttivo confrontare le predizioni marxiste di ‘The Condition of Clerical Labour in Britain’ di Klingender, pubblicato nel 1935, con ‘The Blackcoated Worker’ di Lockwood, pubblicato nel 1958. Era semplicemente falso che gli impiegati come classe fossero colpiti dalla Crisi tanto duramente quanto i lavoratori manuali. Colin Clark ha dimostrato, usando i dati del censimento del 1931 che l’incidenza della disoccupazione variava nettamente, ed in correlazione diretta con la categoria occupazionale, durante quello che viene generalmente considerato il periodo peggiore della Crisi. Ecco le cifre che egli fornisce: lavoratori manuali non qualificati, 30,5%; lavoratori manuali qualificati e semiqualificati, 14,4%; addetti a servizi personali, 9,9%; venditori e commessi di negozio, 7.9%; impiegati e dattilografi, 5,5%; impiegati di grado superiore, 5,1%; proprietari e dirigenti, 1.3%.”” (pag 104-105)”,”TEOS-218″
“RUNCIMAN Steven”,”Byzantine Civilisation.”,”Steven Runciman Fellow of Trinity College Cambridge”,”STAx-318″
“RUNCIMAN Steven”,”Storia delle Crociate. Volume primo.”,”Steven Runciman è nato nel 1903. Studiò a Eton e Cambridge, e fu Lecturer a Cambridge dal 1931 al 1938. Dopo una parentesi diplomatica come addetto stampa della Legazione inglese a Sofia (1940-41) fu professore di Arte e Storia bizantina all’Università di Istanbul (1942-1945), dove avviò il disegno di quest’opera. Dal 1960 è stato conservatore al British Museum di Londra.”,”EURx-027-FF”
“RUNCIMAN Steven”,”Storia delle Crociate. Volume secondo.”,”Steven Runciman è nato nel 1903. Studiò a Eton e Cambridge, e fu Lecturer a Cambridge dal 1931 al 1938. Dopo una parentesi diplomatica come addetto stampa della Legazione inglese a Sofia (1940-41) fu professore di Arte e Storia bizantina all’Università di Istanbul (1942-1945), dove avviò il disegno di quest’opera. Dal 1960 è stato conservatore al British Museum di Londra.”,”EURx-028-FF”
“RUNCIMAN Walter G.”,”Sociologia e filosofia politica.”,”‘Negli anni 1890 Engels poteva affermare che i giovani marxisti attribuivano più importanza del dovuto al fattore economico’ “”(…) [L’] opera di Marx ha attratto l’attenzione dagli anni venti in poi, grazie in gran parte a un volume di saggi pubblicati nel 1923 (in tedesco) dal marxista ungherese György Lukács con il titolo ‘Storia e coscienza di classe’. Lukács che era un allievo di Weber, oltreché uno studioso di Marx, viene definito talvolta come il marxista più originale dopo lo stesso Marx. In seguito alla pubblicazione di ‘Storia e coscienza di classe’, egli fu subito attaccato per aver evirato il materialismo dialettico e fu successivamente costretto (o forse non proprio costretto), a ritrattare quando negli anni ’30 fuggì dalla Germania di Hitler per recarsi nella Russia di Stalin (1). Ma la pubblicazione di nuovi scritti giovanili di Marx che non erano ancora accessibili negli anni ’20 ha in gran parte confermato l’interpretazone che Lukács aveva dato dell’opera più tarda di Marx. Lo stesso Lukács, pur conquistandosi una fama sempre maggiore come critico letterario e filosofo, ha continuato a rinnegare le opinioni espresse nel 1923. Ciononostante egli rimane uno dei principali attori della rivalutazione di Marx come umanista filosofico che è stata ripresa poi dai revisionisti degli anni ’50. È difficile negare che Marx e Engels, nella posteriore esposizione delle loro opinioni, enunciavano una dottrina che ha un aspetto molto diverso dal tono moralistico, satirico ed essenzialmente filosofico degli scritti di Marx all’inizio e verso la metà degli anni 1840. Se si mettono a confronto i primi scritti di Marx con gli ultimi (e con la loro interpretazione da parte di Engels) si è colpiti subito da un paradosso. Da un lato, Marx diventa molto più scientifico; la polemica c’è ancora, ma è soffocata da una massa gigantesca di dati e di analisi economiche. La teoria del plusvalore viene esposta e ripetuta, ma la discussione puramente filosofica scompare quasi del tutto, e sia Marx che Engels tracciano un esplicito parallelo tra l’opera di Marx e quella di Darwin. Ma al tempo stesso, sia Marx che Engels si preoccupano di correggere l’interpretazione eccessivamente meccanicistica che si può dare dell’opera di Marx. Negli anni 1890 Engels poteva affermare che i giovani marxisti attribuivano più importanza del dovuto al fattore economico e allo stesso Marx è attribuita la famosa frase “”je ne suis pas un marxiste””. Come si riconciliano dunque le due cose? La risposta più facile si trova forse mettendo in rilievo che nei suoi passi più filosofici, Marx era ancora (o era già) un materialista. Nei suoi scritti precedenti al 1847 egli si esprimeva per lo più (anche se non sempre, se si vuol essere precisi) come un materialista consapevole e originale (2). Sebbene l’espressione “”materialismo storico”” non sia sua (fu usata dapprima da Engels) Marx si vedeva come il lucido e freddo oppositore di un nebuloso idealismo hegeliano. Nei suoi feroci attacchi ai “”giovani hegeliani””, che in qualche caso furono considerati eccessivi perfino da Engels, egli mostra un profondo disprezzo per quella che si chiama “”vecchia spazzatura hegeliana””. “”‘Il solo punto'””, scriveva in una lettera del 1846 rimasta famosa, “”su cui mi trovo d’accordo con Monsieur Proudhon è la sua avversione per le fantasticherie sentimental-socialiste”” (3). Con abbastanza logica, Marx ed Engels continuarono a vedere con favore ogni segno di imminente crisi economica, perché le bancarotte e i raccolti mancati sono i più sicuri presagi della rivoluzione imminente. L’umanitarismo, sembra dire spesso Marx, è poco importante nella migliore delle ipotesi, nella peggiore è decisamente dannoso”” (pag 50-52) [Walter G. Runciman, ‘Sociologia e filosofia politica’, Isedi, Milano, 1973, cap. III, ‘Karl Marx e Max Weber] [(1) La tesi che la ritrattazione di Lukács possa essere stata sincera viene avanzata da Morris Watnick in uno studio su Lukács pubblicato per la prima volta in “”Soviet Survey”” e successivamente ristampato in “”Revisionism”” a cura di L. Labedz, 1962, cap. X. (…); (2) In senso stretto occorre fare qualche riserva perché in diversi punti dei suoi primi scritti, Marx polemizza contro quello che definisce come materialismo. Nella critica di Hegel da me citata nel II capitlo a un certo punto egli parla del “”Krasse Materialismus”” della burocrazia prussiana, e nell’ultima della sua serie di articoli sui “”Debatten über das Holzdiebstahlgesetz”” (1842) egli parla di “”Dieser verworfene Materialismus””. Ma sembra abbastanza evidente che qui egli usa il termine in quello che si potrebbe chiamare il suo impiego in senso comune (…); (3) Marx a P.V. Annenkov, 28 dicembre 1846]”,”TEOS-028-FRR”
“RUNCIMAN Steven, a cura di Maria Luisa ROTONDI DE-LUIGI”,”Gli ultimi giorni di Costantinopoli.”,”Steven Runciman è uno dei più noti storici iglesi del secolo XX. E’ stato titolare della cattedra di Arte e storia bizantina all’Università di Istanbul, rappresentante del British Council in Grecia, e tornato in Gran Bretagna Conservatore del British Museum e docente in varie università. Ha scritto pure ‘I crociati alla conquista della città santa’ (storia della prima crociata) (1996, Piemme).”,”TURx-052″
“RUNES Dagobert D.”,”Dizionario di filosofia.”,”Dagobert D. Runes è nato in Romania nel 1902 e si è trasferito negli Stati Uniti nel 1926, dove lavora presso una grande casa editrice. É autore di molte opere divulgative, come ‘Pictorial History of Philosophy’, ‘Despotism: A Pietorial History of Tyranny’, ‘Crosscuts through History’. Questo ‘Dizionario di filosofia’ si propone lo scopo di fornire agli studenti, agli insegnanti, alle persone colte non specializzate, a tutti quanti si interessino al discorso filosofico, definizioni e spiegazioni chiare, concise e corrette dei termini filosofici appartenenti a tutta la storia del pensiero occidentale e orientale.”,”FILx-032-FL”
“RUNKLE Gerald”,”Karl Marx and the American Civil War.”,”Gerald Runkle, Southern Illinois University, Edwardsville Campus ‘Marx ardente abolizionista’ (pag 120) “”Not only were the methods of the South ignoble, but the end that was sought was contemptible. Marx was opposed to slavery; he was an ardent abolitionist. As early as January, 1860, he called the slave-movement started by the death of John Brown one of the two “”biggest things that are happening in the world today”” (21). (The other was the movement of the serfs in Russia). The war to end slavery was one “”which must enlist the warmest sympathies of every man, not a confessed ruffian, on its side”” (22). He demanded emancipation throughout the nation. Let the traitorous slaveholders in the border states defect to the South; the others will accept compensation. Emancipation was the “”radical remedy””. Lincoln must finally yield, said Marx in 1862, to the pressure from New England and the Northwest, and “”inscribe the battle-slogan of ‘Abolition of Slavery!’ on the star-spangled banner”” (23). Marx’s Northern partisanship, clearly evident in everything he wrote, even applied to personal qualities. He spoke of the “”multitude of adventurous idlers”” harbored in the South (24), and also of the “”individual superiority of the Northern man”” as a soldier (25)””. (pag 120-121) [‘Non solo i metodi del Sud erano ignobili, ma il fine che si cercava era spregevole. Marx era contrario alla schiavitù; era un fervente abolizionista. Già nel gennaio 1860 chiamò il movimento degli schiavi iniziato dalla morte di John Brown una delle due “”cose più grandi che stanno accadendo nel mondo oggi”” (21). (L’altro era il movimento dei servi in Russia). La guerra per porre fine alla schiavitù era tale “”che deve raccogliere dalla sua parte le simpatie più calde di ogni uomo, non quelle di un mascalzone matricolato (22)””. Egli chiedeva l’emancipazione in tutta la nazione. Che gli schiavisti traditori negli stati di confine si spostassero verso sud; gli altri accetteranno un risarcimento. L’emancipazione era il “”rimedio radicale””. Lincoln deve finalmente cedere, disse Marx nel 1862, alle pressioni del New England e del nord-ovest, e “”iscrivere lo slogan di battaglia della “”Abolizione della schiavitù!”” sulla brillante bandiera a stelle”” (23). Lo schierarsi di Marx per il Nord, chiaramente evidente in tutto ciò che ha scritto, si applicava anche alle qualità personali. Parlava della “”moltitudine di avventurosi fannulloni”” albergata nel Sud (24), e anche di “”superiorità individuale dell’uomo del Nord”” come soldato (25) “”. (pag 120-121) [Gerard Runkle, ‘Karl Marx and the American Civil War’, Comparative Studies in Society and History, Cambridge University Press, n. 2 Jan. 1964] [(21) Marx and Engels, ‘The Civil War in the United States’, p. 221, Marx to Engels, January 11, 1860; (22) Ibid., p. 50. New York Tribune, February 1, 1862; (23) Ibid., p. 200. The Vienna ‘Presse’, August 9. 1862; (24) Ibid., p. 165. The Vienna ‘Presse’, March 26, 1862; (25) Ibid., p. 166]”,”MAES-004-FGB”
“RUNYAN Timothy J. a cura; saggi di J. Richard STEFFY Edwin DORAN jr Eric J. RUFF Virginia STEELE WOOD Tyrone G. MARTIN Dean C. ALLARD Barry M. GOUGH Hugh F. BELL Mary Emily MILLER Lawrence C. ALLIN Linda M. MALONEY Allan A. ARNOLD Fred HOPKINS Walter E. MINCHINTON David J. STARKEY James C. BRADFORD Ira DYE Gaddis SMITH Paolo E. COLETTA Timothy J. RUNJAN”,”Ships, Seafaring and Society. Essay in Maritime History.”,”T.J. Runhyan è associate professor of history alla Cleveland State University. E’ coautore di ‘European Naval and Maritime History, 300-1500’ e ha pubblicati lavori sulla storia marittima medievale.”,”QMIN-011-FSL”
“RUOCCO Monica”,”L’intellettuale arabo tra impegno e dissenso. Analisi della rivista libanese al-Ãdãb (1953-1994).”,”Monica Ruocco è dottore di ricerca in Studi sul Vicino Oriente e Maghreb persso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Collabora con l’Istituto per l’Oriente ‘C.A. Nallino’ di Roma.”,”VIOx-047-FL”
“RUOCCO Giovanni”,”Lo Stato sono io. Luigi XIV e la ‘rivoluzione monarchica’ del marzo 1661.”,”Giovanni Ruocco è ricercatore a contratto nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Macerata. Ha scritto alcuni saggi sul Seicento e sul Settecento francese nella prospettiva della storia del pensiero politico e del pensiero costituzionale.”,”FRAA-001-FL”
“RUOCCO Giovanni SCUCCIMARRA Luca, a cura; saggi di Alberto CLERICI Simona GREGORI Egle BETTI-SCHIAVONE Giulia Maria LABRIOLA Andrea MARCHILI Luca BASSO Cristina LAURENTI Luca COBBE Luca SCUCCIMARRA Paola PERSANO Paolo PERENZIN Daniele DI-BARTOLOMEO Maria VALVIDARES Ronald CAR Giovanni RUOCCO”,”Il governo del popolo. Rappresentanza, partecipazione, esclusione alle origini della democrazia moderna. 1. Dall’antico regime alla Rivoluzione.”,”Giovanni Ruocco insegna Storia del pensiero politico dello sviluppo presso La Sapienza di Roma; Luca Scucimarra insegna Storia del pensiero politico presso l’Università di Macerata”,”TEOS-030-FMB”
“RUOTSILA Markku”,”John Spargo and American Socialism.”,”Markku Ruotsila is Adjunct Professor of American and British History at the University of Tampere, Finland. Dal socialismo all’anticomunismo ai neo-conservatori”,”BIOx-043-FL”
“RUOZI Roberto, collaborazione di CARLUCCIO Emanuele CUCURACHI Paolo Antonio ZORZOLI Stefano”,”Economia e gestione della banca.”,”Roberto Ruozi è professore ordinario di Economia degli intermediari finanziari nell’Università Bocconi di Milano. Emanuele Carluccio è professore straordinario di Economia degli intermediari finanziari nell’Università della Valle d’Aosta e rettore della stessa Università. Paolo Antonio Cucurachi è professore associato di Economia degli intermediari finanziari nell’Università Bocconi di Milano. Stefano Zorzoli è professore associato di Economia degli intermediari finanziari nell’Università Bocconi di Milano.”,”ECOG-004-FL”
“RUPNIK Jacques”,”Histoire du parti communiste tchécoslovaque.”,”RUPNIK Jacques nato a Praga nel 1950, storico e politologo di formazione, diplomato di studi specializzati sul mondo sovietico dell’ Institut d’ Etudes Politiques di Parigi (IEP) e dell’ Università Harvard. Dal 1977 specialista del movimento comunista internazionale per la BBC. Chargé de séminaire all’ Ecole des hautes études en sciences sociales. Autore di molti articoli sul ‘comunismo’ in Europa Centro-Orientale e co-autore del volume ‘La transformation de la classe ouvriere en Europe de l’ Est’ (Documenation francaise). “”La direction du PCT n’a d’ailleurs jamais été très homogène sur la question slovaque. Paradoxalement, c’est au moment où le PCT avait adopté le cours national-séparatiste que certains dirigeants slovaques (Culen, Vercik) furent mis à l’écart. De même, la création d’une direction de l’ organisation du parti en Slovaquie ne fit que perpétuer le centralisme du PCT: les premiers responsables de cette organisation du PC en Slovaquie furent le Tchèque Karel Bacilek ouis un slovaque entièrement gagné au centralisme praguois: Viliam Siroky, futur numéro deux du régime de A. Novotny pendant les années 1950. Un fossé se creuse au cours des années 1930 entre ces apparatchiks prago-centristes et les jeunes intellectuels communistes slovaques qui ne cachaient pas leur sentiments nationalistes et étaient les animateurs de la revue ‘Dav’ (1924-1937): V. Clementis, L. Novomesky, D. Okáli, A. Siracky.”” (pag 128)”,”MEOx-077″
“RUPNIK Jacques”,”L’ autre Europe. Crise et fin du communisme.”,”RUPNIK Jacques, nato a Praga oggi insegna ed è ricercatore presso la FNSP (Fondation Nationale des Sciences Politiques), dopo aver lavorato alla BBC come specialista dell’ Europa centrale. celebre formula hegeliana: “”Ciò che è razionale è reale; ciò che è reale è razionale”” (pag 182) “”L’exploitation du nationalisme ethnique est devenue encore plus explicite, qu’elle se soit tournée vers l’intérieur (discrimination à l’égard des minorités nationales, antisémitisme), ou vers l’extérieur (contre un Etat communiste voisin). Rétrospectivement, la campagne antisémite lancée par le parti polonais après les événements de mars 1968 constitue peut-être le premier antécédent important de ce phénomène. En Tchécoslovaquie, Husak a joué la carte slovaque pour gagner un minimum de soutien à sa politique de normalisation, en appliquant la tactique du “”diviser pour régner””. La répression des minorités concerne aujourd’hui principalement les Hongrois de Roumanie et les Turcs de Bulgarie””. (pag 183-184) “”Tout avait été préparé de longue date pour le moment où, selon la formule de Marian Orzechowski “”la force des arguments serait remplacée par les arguments de la force””.”” (pag 185) (la forza degli argomenti sostituita dagli argomenti della forza)”,”EURC-097″
“RUPPERT Wolfgang, a cura di Willy BRANDT”,”Fotogeschichte der deutschen Sozialdemokratie.”,”Fotografie del 1918 1919: rivoluzione tedesca e repressione del movimento spartachista. Uccisione dei leader del partito e di militanti, funerali di Karl Liebknecht (pag 128-138) Fotografia del 1928: veterani delle leggi antisocialiste. (pag 188)”,”MGEx-163″
“RÜRUP Reinhard a cura; saggi di Reinhard RÜRUP Rüdiger HACHTMANN Hans Ulrich WEHLER Wolfgang KRUSE Heinrich August WINKLER Hans MOMMSEN Peter BRANDT Jürgen KOCKA”,”The Problem of Revolution in Germany, 1789-1989.”,”saggi di Reinhard RÜRUP (2) Rüdiger HACHTMANN Hans Ulrich WEHLER Wolfgang KRUSE Heinrich August WINKLER Hans MOMMSEN Peter BRANDT Jürgen KOCKA. “”Se si elencano le grandi rivoluzioni nella storia mondiale, la rivoluzione tedesca del 1918-1919 non dovrebbe essere tra loro. Si può affermare con sicurezza che la maggior parte degli studiosi dovrebbe essere d’accordo su questo punto. Ma, essi dovrebbero anche riconoscere che il termine più prudente di ‘collasso’ non descrive adeguatamente gli eventi del 1918 e 1919. Gli sviluppi del novembre 1918 erano, sicuramente, di natura rivoluzionaria. Lo stesso si può dire degli scioperi di massa dell’ inizio 1919 e della lotta sanguinosa nell’ area della Ruhr dopo il Putsch Kapp-Lüttwitz un anno dopo, che pose definitivamente fine al periodo rivoluzionario. (…) Dopo la prima guerra mondiale, Max Weber osservò che “”la storia della dissoluzione del vecchio sistema di dominio, che era stato legittimato in Germania fino al 1918″” mostrò che la guerra, da una parte “”spezzò fino in fondo l’ autorità della tradizione; e dall’ altra, la disfatta tedesca, portò ad una tremenda perdita di prestigio per il governo. Questi fattori combinati con l’ assuefazione sistematica al comportamento illegale, erodeva la disponibilità alla disciplina sia nell’ esercito che nell’ industria e così preparò la via al rovesciamento della vecchia autorità””. (pag 93)”,”GERS-022″
“RÜRUP Reinhard”,”Probleme der revolution in Deutschland 1918-19.”,”””Die Entscheidung für oder gegen die Revolution wurde den deutschen Sozialdemokraten im November 1918 praktisch abgenommen. Die Revolution entstand – und siegte – ohne das Zutun der Parteiführungen. Die SPD-Führer hatten bis zuletzt versucht, den revolutionären Umsturz zu vermeiden””. (pag 17) «La décision pour ou contre la révolution a été enlevée pratiquement aux démocrates allemands en novembre 1918. La révolution est née – a triomphé et – sans ajouter des directions du parti. Les SPD-Führer ont eu pour la dernière fois essayent d’éviter le renversement révolutionnaire ». (traduzione automatica)”,”MGER-082″
“RÜRUP Reinhard a cura; saggi di Ulrich KLUGE Hans-Ulrich KNIES Irmgard STEINISCH Inge MARßOLEK Ulrich KLUGE”,”Arbeiter und Soldatenräte im rheinisch-westfälischen Industriegebiet. Studien zur Geschichte der Revolution 1918-1919.”,”Saggi di Ulrich KLUGE Hans-Ulrich KNIES Irmgard STEINISCH Inge MARßOLEK Ulrich KLUGE “”Diese linksradikale Front von USPD, Spartakusbund und Freier Vereinigung in Mülheim erklärt sich zunächst aus ihrer engen Zusammenarbeit während des Krieges, beruhte aber auch auf gewissen Gemeinsamkeiten in der politischen Konzeption. Der Spartakusbund, der sich am 30. Dezember 1918 gemeinsam mit den Internationalen Kommunisten Deutschlands als Partei (KPD) konstituierte, war die einzige sozialistische Gruppe, die bei Ausbruch der Revolution ein konkretes politisches Programm vorweisen konnte. Dieses sah die Aufrichtung einer Räterepublik vor, propagierte die Sozialisierugn aller landwirtschaftlichen und industriellen Betriebe und forderte die völlige Entmachtung des überkommenen Beamten und Militärapparates und die Einrichtung von Arbeitermilizen.”” “”Questo fronte della sinistra radicale formato da USPD, spartichisti e associazioni libere a Mülheim che si spiega in primis per la collaborazione stretta durante la guerra, era basato su elementi comuni della concezione politica. La Lega spartaco, che si riunì assieme ai comunisti internazionalisti di Germania il 30 dicembre 1918 come partito (KPD), era il solo gruppo socialista che poteva mostrare un concreto programma politico allo scoppio della rivoluzione. In esso si prevedeva una repubblica dei consigli, la socializzazione di tutte le imprese agricole e industriali e si chiedeva il completo decadimento del tradizionale potere dei funzionari e dell’ apparato militare e l’ instaurazione di milizie operaie.”” (pag 171)”,”MGER-083″
“RUSCONI Gian Enrico WINKLER Heinrich August”,”L’ eredità di Weimar.”,”RUSCONI è ordinario di filosofia politica all’Univ di Torino. Tra i suoi scritti, ‘La crisi di Weimar’ (Torino, 1977), ‘Intellettuali e società contemporanea’ (Torino, 1979) e ‘Capire la Germania’ (Bologna, 1990). WINKLER è Professore di storia contemporanea alla Humboldt-Universität di Berlino. La sua opera più importante ‘La repubblica di Weimar’ è stata pubblicata da Donzelli nel 1998.”,”GERG-021″
“RUSCONI Gian Enrico”,”Clausewitz, il prussiano. La politica della guerra nell’ equilibro europeo.”,”RUSCONI è professore di scienza politica all’ Università di Torino. Al suo attivo ha alcuni importanti lavori storico-politici sulla Germania: -La crisi di Weimar (1977) -Rischio 1914 (1987) -Germania: un passato che non passa (1987) -Capire la Germania (1990)”,”GERQ-029″
“RUSCONI Gian Enrico”,”La crisi di Weimar. Crisi di sistema e sconfitta operaia.”,”RUSCONI (1938) è titolare di una cattedra di sociologia nell’ università di Torino. Studioso della società e delle scienze sociali tedesche ha pubblicato: -La teoria critica della società (1968) -La Scuola di Francoforte (con A. SCHMIDT), 1972 Ha tradotto e introdotto in italiano importanti autori (tra cui gli Scritti politici di K. KORSCH, 1975). Ha studiato le trasformazioni degli atteggiamenti etico-religiosi giovanili con indagini sociologiche (Giovani e secolarizzazione, 1969 e Ideologia religiosa e conflitto sociale, 1970 con C. SARACENO). Questo studio su Weimar è stato realizzato con il contributo della Fondazione Alexander von Humboldt di Bonn, Bad Godesberg.”,”GERG-023″
“RUSCONI Gian Enrico”,”L’ azzardo del 1915. Come l’ Italia decide la sua guerra.”,”RUSCONI Gian Enrico insegna scienza politica nella facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Torino. Con il Mulino ha pubblicato ‘Rischio 1914′ (1987) e altri volumi. Verso la neutralità italiana con il dissenso degli ambasciatori Avarna e Bollati, da Vienna e Berlino. “”Secondo l’ ambasciatore (Bollati, ndr), al di là delle giustificate rimostranze per il trattamento riservato all’ Italia nelle settimane della crisi, adesso con la guerra alle porte sono in gioco questioni ben più importante: “”si tratta di un interesse nostro più grande e più vitale; della dignità della potenza, della vita stessa del nostro paese che è intimamente connessa con quella della Triplice Alleanza.”” Naturalmente San Giuliano conosce bene questi argomenti ma ha una visione geopolitica più ampia con un occhio particolare attenzione all’ Inghilterra (…). Le ragioni della neutralità da parte di San Giuliano sono in linea con quelle del presidente del Consiglio Salandra che le formula in modo più netto.”” (pag 91)”,”ITQM-109″
“RUSCONI Gian Enrico”,”La crisi di Weimar. Crisi di sistema e sconfitta operaia.”,”RUSCONI Gian Enrico (1938) è titolare di una cattedra di sociologia nell’ Università di Torino. Studioso della società e delle scienze sociali tedesche ha pubblicato ‘La teoria critica della società’ (1968), ‘La Scuola di Francoforte’ (con A. SCHMIDT, 1972). Ha tradotto vari autori tra cui gli ‘Scritti politici’ di K. KORSCH (1975). Ha studiato le trasformazioni con indagini sociologiche (‘Giovani e secolarizzazione’ e ‘Idelogia religiosa e conflitto sociale’ (con C. SARACENO). “”Con il 1926 il primo ciclo delle lotte operaie si chiude al livello più basso di conflittualità e al tasso più alto di disoccupazione. Sono due sintomi di quanto succederà nel ciclo successivo, già in parte determinato dalla situazione creatasi in precedenza. Il secondo ciclo della conflittualità industriale inizia sugli standard “”normali”” delle vertenze di lavoro allo scadere dei contratti. Ma già l’ anno successivo (1928) segnala con una grande serrata padronale l’ emergere di connotati “”dimostrativi”” di enorme portata politica. La serrata dello Arbeitnordwest sfida persino l’ opinione pubblica borghese e porta all’ intervento straordinario del parlamento. Il braccio di ferro tra padronato dell’ industria pesante e sindacato – nel quadro politico della Grosse Koalition – si conclude con un arbitrato solo in apparenza a metà strada tra richieste operaie e controproposte padronali. E’ una sostanziale affermazione di queste ultime e un inequivoco segnale politico.”” (pag 54-55)”,”GERG-065″
“RUSCONI Gian Enrico”,”Cefalonia. Quando gli italiani si battono.”,”RUSCONI Gian Enrico è professore di storia politica all’Università di Torino. Fra le sue opere: ‘Patria e repubblica’ (1997), ‘Capire la Germania’ (1990), ‘Clausewitz, il prussiano’ (1999), ‘Germania Italia Europa. Dallo stato di potenza alla “”potenza civile””‘ (2003)”,”ITQM-138″
“RUSCONI Gian Enrico WOLLER Hans a cura; saggi di Hans WOLLER Charles S. MAIER Jens PETERSEN Norbert FREI Lutz KLINKHAMMER Filippo FOCARDI Francesco TRANIELLO Maddalena GUIOTTO Pietro SCOPPOLA Hermann GRAML Thomas SCHLEMMER Paolo POMBENI Giovanni BOGNETTI Eckart CONZE Aldo AGOSTI Christoph BUCHHEIM Giorgio MORI Patrizia BATTILANI Francesca FAURI Klaus Dietmar HENKE Wilfried LOTH Martin SABROW Lucio CARACCIOLO Joachim SCHOLTYSECK Gian Enrico RUSCONI”,”Italia e Germania, 1945-2000. La costruzione dell’Europa.”,”Saggi di Hans WOLLER Charles S. MAIER Jens PETERSEN Norbert FREI Lutz KLINKHAMMER Filippo FOCARDI Francesco TRANIELLO Maddalena GUIOTTO Pietro SCOPPOLA Hermann GRAML Thomas SCHLEMMER Paolo POMBENI Giovanni BOGNETTI Eckart CONZE Aldo AGOSTI Christoph BUCHHEIM Giorgio MORI Patrizia BATTILANI Francesca FAURI Klaus Dietmar HENKE Wilfried LOTH Martin SABROW Lucio CARACCIOLO Joachim SCHOLTYSECK Gian Enrico RUSCONI RUSCONI è ordinario di scienza politica presso l’Università di Torino. WOLLER è caporedattore della rivista tedesca “”Vierteljahrshefte für Zeitgeschichte’. Le sue ricerche vertono la storia sociale e politica del XX secolo in Italia e Germania, i decenni del fascismo, nazismo.”,”GERS-030″
“RUSCONI Gian Enrico / CEPPA Leonardo”,”La problematica dei consigli in Karl Korsch (Rusconi). / La concezione del marxismo in Karl Korsch (Ceppa).”,”””La sconfitta dell’ottobre 1923 mette a nudo la debolezza della strategia consiliare-sindacale proprio nell’anello decisivo del partito. “”Nel momento più alto della crisi inflazionistica, nella tarda estate e autunno del 1923, quando le grandi organizzazioni sindacali cadono in collasso e la repubblica è ancora una volta alle soglie della rivoluzione, sono significativamente i consigli aziendali a guidare i grandi scioperi. Essi entrano in azione con le parole d’ordine del partito comunista, ma non sono affatto organi del partito; questo anzi non riesce a dare al movimento rivoluzionario una direzione coerente e decisa”” (1). Korsch passa drasticamente su posizioni ultrasinistre agli antipodi della tattica precedente, pur conservandone i postulati di fondo ispiratori. Inizia una nuova fase di esperienza politica e teorica alla fine della quale (1929) ci sarà la storicizzazione e relativizzazione anche del progetto consiliare che in mancanza di verifiche di realtà trascinava al suo interno dal 1919 al 1922 tra autocorrezioni e autoconferme troppe aporie. Sarà solo un momento di quel radicale processo di ripensamento critico del marxismo storico che avrebbe caratterizzato l’intero itinerario di Korsch”” (Gian Enrico Rusconi) (pag 1230) (1) Peter V. Oertzen, ‘Betriebsräte in der Novemberrevolution, Düsserldorf, 1963, p. 195 “”In ‘Krise des Marxismus”” (Crisi del marxismo) – un testo che risale al 1931 ma che è stato pubblicato solo recentemente (36) – Korsch parte dalla constatazione di una crisi del marxismo “”come movimento e come teoria””, cercando di individuare la tendenza di un suo possibile superamento. Le cause di tale crisi sono le stesse da lui già indicate in ‘Marxismo e filosofia’: a partire dalla metà dell’ottocento, e in forma definitiva dalla morte di Marx e di Engels, lo sviluppo “”vivente”” del marxismo (‘die lebendige Weiterentwicklung’) ha finito progressivamente con l’arrestarsi e lo spegnersi. Sdogmatizzare e riattivare il marxismo, individuandone l’elemento critico-pragmatico, non può essere in nessun caso il compito di una privata iniziativa di studio e di analisi, ma piuttosto il “”riflesso”” di una ripresa reale del movimento rivoluzionario. Laddove, al posto di tale ripresa, si manifesti una stabilizzazione politica del capitalismo, ecco che il marxismo viene per così dire tendenzialmente falsificato, e la stessa figura di Marx sempre più spinta sullo sfondo dei “”classici”” della filosofia. Condizionata sul piano storico-genetico dagli sviluppi della rivoluzione borghese del primo ottocento, la teoria marxiana sembra potersi riferire solo per intuizione o metafora alla futura rivoluzione proletaria. Sia Marx che Lenin criticarono all’inizio l’idealismo hegeliano, ma furono alla fine costretti – “”in uno spirito di delusione e di parziale fallimento”” – a riaccettare quello stesso idealismo filosofico, che aveva rispecchiato la rivoluzione borghese del passato”” (37). Nelle ‘Thesen zum Vortrag “”Hegel un die Revolution”” (Tesi per la conferenza “”Hegel e la rivoluzione””, 1931) Korsch afferma che la dialettica marxiana e leniniana “”ha soltanto il carattere di una transizione””. Ciò che Marx e Lenin hanno realizzato “”è una teoria della rivoluzione proletaria non come essa si è sviluppata sulla propria stessa base, ma al contrario come emerge dalla rivoluzione borghese, dunque ancora improntata sotto ogni aspetto, nel contenuto come nel metodo, dalle caratteristiche del giacobinismo, ossia dalla teoria della rivoluzione borghese”” (38). Il discorso si fa ancora più esplicito in un articolo del 1938, ‘Marxism and the Present Task of the Proletarian Class Struggle’ (Il marxismo e l’attuale compito della lotta di classe proletaria), dove Korsch contrappone il Marx “”teorico del proletariato”” al Marx “”pubblicista radical-borghese””. Al primo spetta la fondazione teorica della scienza rivoluzionaria della classe operaia. Il secondo si sarebbe invece limitato a mediare ideologicamente (sulle colonne delle ‘Neue Rheinische Zeitung’) le lotte della borghesia tedesca con quelle del proletariato parigino, oppure a propagandare (sulla ‘New York Tribune’) una politica di alleanza democratica contro il dispotismo zarista. Korsch imputa questo dualismo al modello giacobino di rivoluzione che Marx adottò prima del 1848 e che in seguito non rifiutò mai esplicitamente. Anzi, l’opposizione di Marx al proudhonismo e all’anarchismo di Bakunin si spiegano proprio, secondo Korsch, sulla base di questo suo originario privilegiamento del momento ‘politico, partitico e statale della lotta di classe’. “”Marx continuò sempre, dal principio alla fine, a definire il suo concetto di classe in termini sostanzialmente politici e – se non in teoria perlomeno di fatto – a subordinare le molteplici attività svolte dalle masse nella loro quotidiana lotta di classe alle attività svolte in loro favore dai ‘leaders’ politici”” (39). Questi e analoghi spunti critici sembrano messi completamente tra parentesi nella monografia ‘Karl Marx’, uscita in edizione inglese nel 1938 e che rappresenta per così dire il capolavoro della produzione korschiana. In realtà essi si esprimono indirettamente attraverso il principio della specificazione storica, che costituisce uno dei caposaldi teorici del libro”” (pag 1246-1247) [Leonardo Ceppa, La concezione del marxismo in Karl Korsch, (in) Annali Feltrinelli anno XV 1973, 1974] [(36) Nella raccolta korschiana ‘Die Materialistische Geschichtsauffassung und andere Schriften’, a cura di Erich Gerlach, Frankfurt M., 1971, pp. 167-72; (37) Karl Korsch, ‘Ein undogmatischer Zugang’, cit., p. 10; (38) Karl Korsch, Politikon, cit., p: 10; (39) Karl Korsch, Marxismus and the Present Task, cit., p. 118]”,”TEOC-653″
“RUSCONI Gian Enrico”,”La crisi di Weimar. Crisi di sistema e sconfitta operaia.”,”Gian Enrico Rusconi (1938) è titolare di una cattedra di sociologia nell’università di Torino. Studioso della società e delle scienze sociali tedesche ha pubblicato: La teoria critica della società e La scuola di Francoforte. Ha tradotto e introdotto in italiano importanti autori tra cui gli Scritti politici di K. Korsch. Ha studiato le trasformazioni degli atteggiamenti etico-religiosi giovanili con indagini sociologiche (Giovani e secolarizzazione, 1969 e Ideologia religiosa e conflitto sociale, 1970, con C. Saraceno). Il presente studio su Weimer è stato realizzato con il contributo della Fondazione Alexander von Humboldt di Bonn-Bad Godesberg.”,”GERG-005-FL”
“RUSCONI Gian Enrico”,”Clausewitz, il prussiano. La politica della guerra nell’equilibrio europeo.”,”Gian Enrico Rusconi (1938) è titolare di una cattedra di sociologia nell’università di Torino. Studioso della società e delle scienze sociali tedesche ha pubblicato: La teoria critica della società e La scuola di Francoforte. Ha tradotto e introdotto in italiano importanti autori tra cui gli Scritti politici di K. Korsch. Ha studiato le trasformazioni degli atteggiamenti etico-religiosi giovanili con indagini sociologiche (Giovani e secolarizzazione, 1969 e Ideologia religiosa e conflitto sociale, 1970, con C. Saraceno).”,”QMIx-063-FL”
“RUSCONI Gian Enrico”,”L’azzardo del 1915. Come l’Italia decide la sua guerra.”,”Gian Enrico Rusconi insegna scienza politica nella facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino (2005). Con il Mulino ha pubblicato ‘Rischio 1914’ (1987) e altri volumi. Il fallimento del piano tedesco. “”Una parte di responsabilità ricade anche su Moltke, ma l’idea che il piano Schlieffen sia stato travisato e tradito da lui, così da bruciare sulla Marna una sicura vittoria tedesca, è una leggenda. A torto Moltke è stato presentato come un militare incapace e nevrotico, un pessimista culture di teosofia. Certo, non ha la quasi ascetica professionalità del so predecessore, ma non è neppure l’incompetente dalla psicologia labile quale è descritto da una certa letteratura anni venti e trenta. Moltke è un uomo travolto da una responsabilità che trascende la sua persona. Non dimentichiamo che l’impresa di guerra della Germania nell’agosto 1914 risponde alla mentalità dell’intero militare che si identifica nel mitico Schlieffen. Non è il pessimismo cosmico di Moltke ad accelerare i tempi della mobilitazione facendo precipitare irreversibilmente la crisi. Assai più risoluto di lui a scatenare il conflitto è l’influente ministro della guerra. Erich von Falkenhayn, che è un freddo tecnico della guerra che prenderà il posto di Moltke dopo la sconfitta della Marna e guiderà l’esercito tedesco nel periodo critico tra l’autunno 1914 e la primavera 1915. Accogliendo la lezione di Schlieffen, Moltke e il vertice militare tedesco, salvo poche eccezioni, condividono l’assunto che la battaglia decisiva vada cercata in occidente contro la Francia. Gli elementi di novità che sono introdotti nella stesura originaria del piano Schlieffen mirano a ridurre l’aleatorietà di uno sbilanciamento eccessivo sull’ala destra, con il pericolo che questa possa essere addirittura tagliata fuori da una mirata e riuscita controffensiva francese. Il rafforzamento dell’ala sinistra tedesca (in Lorena e Alsazia) sventa questa eventualità, aprendo addirittura la possibilità di muoversi chiudendo anche da est il cerchio attorno ai francesi. (…) Insomma le misure innovative introdotte da Moltke non vanno considerate semplicemente come un indebolimento del piano originario ma il tentativo di correggerne alcuni punti deboli, di cui Schlieffen era consapevole”” (pag 75-76)”,”QMIP-032-FV”
“RUSCONI Gian Enrico”,”Hilferding e l’esperienza socialista di Weimar.”,”Citato l’articolo di Massimo L. Salvadori, ‘Attualità di Kautsky’, in Mondoperaio, gennaio 1977 e il volume di Rusconi ‘La crisi di Weimar. Crisi di sistema e sconfitta operaia’, Einaudi, 1977 Rottura tra comunisti e socialisti Polemica Hilferding vs Gregor Strasser, leader della ‘sinistra’ nazionalsocialista in parlamento nel maggio 1932 (nazismo) “”Il concetto centrale è quello di “”capitalismo organizzato””, sviluppato in maniera abbastanza costante anche se elastica da Hilferding. Su questa base Hilferding conduce a termine l’oeprazione di legittimazione teorica della strategia socialdemocratica wemariana che definiremo sinteticamente “”istituzionalista”” (pag 63)”,”MGEK-002-FGB”
“RUSCONI Gian Enrico”,”Hilferding e l’esperienza socialista di Weimar. (Saggi e dibattiti)”,”‘È tempo infatti per un ripensamento maturo dell’intera esperienza socialdemocratica tedesca e dei suoi maggiori esponenti (come ha già iniziato a fare, anche su questa rivista, Massimo Salvadori con le sue penetranti osservazioni su Kautsky) (1)’ (pag 63) (1) ML Salvadori, Attualità di Kautsky, in Mondoperaio gennaio 1977″,”TEOC-034-FGB”
“RUSCONI Roberto”,”Profezia e profeti alla fine del Medioevo.”,”Roberto Rusconi è professore di Storia del Cristianesimo presso l’Università dell’Aquila.”,”STMED-035-FSD”
“RUSCONI Gian Enrico”,”Clausewitz, il prussiano. La politica della guerra nell’equilibrio europeo.”,”RUSCONI Gian Enrico (Meda, 1938), storico, politologo, Professore emerito di Scienze politiche presso l’Università di Torino. Laureato in Filosofia, Docente di Sociologia nel 1968 presso la facoltà di sociologia di Trento. Si dedica allo studio della storia della Germania nel Novecento. È stato Direttore Ist. Storico italo-germanico di Trento dal 2005 al 2010. Editorialista La Stampa, Visiting Professor Freie Universitat di Berlino.”,”QMIx-163-FSL”
“RUSCONI Gian Enrico”,”Scambio, minaccia, decisione. Elementi di sociologia politica.”,”Gian Enrico Rusconi è ordinario di sociologia nell’Università di Torino. Ha scritto ‘La crisi di Weimar. Crisi di sistema e sconfitta operaia’ (1977) e ‘Intellettuali e società contemporanea’ (1980). “”Sovrano è chi decide dello stato d’eccezione”” (C. Schmitt) (pag 144) Decisionismo democratico (E.W. Bockenforde) Decisionismo critico (Lübbe)”,”TEOS-352″
“RUSCONI Gian Enrico”,”1914: attacco a Occidente.”,”Gian Enrico Rusconi ha insegnato Scienza politica nell’Università di Torino. Fra i suoi numerosi libri segnaliamo: ‘RIschio 1914. Come si decide una guerra’ (1987), ‘L’azzardo del 1915. Come l’Italia decide la sua guerra’ (2005), ‘Cosa resta dell’Occidente’ (2012). Libri di Gian Enrico Rusconi Gian Enrico Rusconi Gian Enrico Rusconi è professore emerito di Scienza politica presso l’Università di Torino, fellow del Wissenschaftskolleg di Berlino e nel 1997 ha vinto la Goethe-Medaille, assegnata dai Goethe-Institute tedeschi agli studiosi stranieri che hanno contribuito all’arricchimento dei rapporti tra la cultura tedesca e l’estero. Tra le sue opere ricordiamo: La crisi di Weimar (Einaudi, 1977); L’eredità di Weimar (Donzelli, 1999); e tra i titoli più recenti: Germania Italia Europa (Einaudi, 2003), Non abusare di Dio. Per un’etica laica (Rizzoli, 2007), L’azzardo del 1915. Come l’Italia decide la sua guerra (il Mulino, 2009), Berlino. La reinvenzione della Germania (Laterza, 2009), Cavour e Bismarck. Due leader fra liberalismo e cesarismo (il Mulino, 2011), Cosa resta dell’Occidente (Laterza, 2012); ha curato inoltre Estraniazione strisciante tra Italia e Germania? (il Mulino, 2008). Con Feltrinelli ha pubblicato Marlene e Leni. Seduzione, cinema e politica (2013). (Ibs) Seconda guerra mondiale. Il contesto politico diplomatico del 1939 a confronto con quello del 1914 “”Nell’agosto 1939, quando la crisi politico-diplomatica culmina nell’invasine tedesca della Polonia, gli schieramenti internazionali hanno una somiglianza apparente con quelli della seconda metà del luglio 1914, quando la spedizione punitiva austriaca contro la Serbia innescava il conflitto generale. La Grande Germania infatti, che nel 1938 ha annesso l’Austria, sfida le due potenze occidentali Francia e Gran Bretagna, garanti della Polonia, come nel 1974 le aveva sfidate in quanto garanti della Serbia, che godeva innanzitutto del sostegno della Russia zarista. … finire (pag 221-222) (pag 224-225)”,”QMIP-289″
“RUSCONI Gian Enrico”,”Rischio 1914. Come si decide una guerra.”,”Gian Enrico Rusconi, è professore di Scienza della politica nell’Università di Torino (1987). Ha pubblicato vari saggi tra cui ‘La crisi di Weimar’ (1977), ‘Teoria critica della società’ (1968), ‘Scambio, minaccia, decisione’ (1984). “”Lo scoppio della prima guerra mondiale è un evento che ha sempre attratto gli storici, i politologi, gli studiosi della teoria delle decisioni e delle crisi, dando luogo a un ampio spettro di interpretazioni, dalla vecchia tesi dell’ «assalto al potere mondiale» a quelle più recenti dell’involontario scivolamento nel conflitto, come esempio negativo di «crisi management». Questo volume – dedicato all’analisi di quegli eventi passati, ma anche alla riflessione sulla «possibile guerra futura» – intreccia, in maniera feconda e originale, due diverse tradizioni di ricerca: analisi storiografica e modelli interpretativi tratti dalla letteratura politologica contemporanea. Ciò che interessa all’autore, infatti, è la ricostruzione del processo decisionale che, nella crisi del luglio 1914, portò alla guerra. Il volume ripercorre così l’affannoso e drammatico intrecciarsi di eventi tra l’assassinio di Sarajevo e la messa in moto delle mobilitazioni militari del luglio-agosto 1914: i protagonisti individuali e la complessa trama politico-diplomatica, il piano Schlieffen e le decisioni politico-militari, la battaglia della marna e i limiti del comando tedesco. Il dilemma della sicurezza e l’idea di rischio – intesa come strategia soggettiva di chi decide e come situazione oggettiva in cui tutti gli attori sono coinvolti – sono concetti che l’autore utilizza maggiormente nella sua analisi. Sono anche i concetti che gli consentono di collegare più direttamente il passato al presente”” (quarta di copertina)”,”RAIx-007-FGB”
“RUSCONI Gian Enrico”,”Egemonia vulnerabile. La Germania e la sindrome Bismarck.”,”Gian Enrico Rusconi ha insegnato Scienza politica nell’Università di Torino. Con il Mulino ha pubblicato ‘Se cessiamo di essere una nazione’ (1993), ‘Resistenza e posffascismo’ (1995), ‘Patria e repubblica’ (1997), ‘L’azzardo del 1915’ (2009), ‘Cavour e Bismarck’ (2011), ‘1914: attacco a occidente’ (2014). I ‘metternichiani’. Confronto Kohl – Bismarck “”Nel suo confronto tra la fondazione del Reich e la riunificazione del 1990 lo storico e politologo Hans-Peter Schwarz (4) vede in questo atteggiamento un’analogia con la diffidenza che i «metternichiani» avevano verso ogni movimento nazionale popolare al tempo di Bismarck. Questa analogia era già stata evocata da Willy Brandt con intenti polemici nei confronti di Egon Bahr e Günter Grass, da lui etichettati «piccoli Metternich». Bahr stesso avrebbe ammesso più tardi che Brandt glielo aveva rimproverato con un significativo accostamento aggiornato a Kissinger: «Tu da noi sei quello che Kissinger era con Nixon. Con la differenza che Kissinger aveva più potere di questa piccola ‘Bundesrepublik’. Ma nel vostro modo di pensare siete entrambi come Metternich» (5).”” (pag 96) [(4) Hans-Peter Schwarz, ‘Reichsgründung und Wiedervereinigung’, in Mayer, a cura, ‘Bismarck. Der Monolith’, cit., pp. 328-352; (5) Schwarz, idem, p: 335. Secondo la testimonianza di Brigitte Seebacher Brandt el 21 novembre 1989 sulla “”Frankfurter Allgemeine Zeitung””]”,”GERV-073″
“RUSCONI Gian Enrico”,”Resistenza e postfascismo.”,”Gian Enrico Rusconi insegna Scienza della politica nell’Università di Torino. Ha pubblicato pure ‘Rischio 1914’ (1987), ‘Capire la Germania’ (1990), ‘Se cessiamo di essere una nazione’ (1993). Gli inglesi, l’ombra della crisi greca sulla Resistenza italiana. “”Ma l’evento che aggrava in maniera decisiva il quadro generale agli occhi dei massimi vertici politici Alleati è il contemporaneo precipitare della situazione in Grecia con il prodursi di una insurrezione comunista che, tra l’altro, distoglie uomini e mezzi dal teatro italiano. È difficile sopravvalutare lo shock di questo evento anche su un uomo come Macmillan, responsabile dell’intero teatro mediterraneo, e costretto per settimane a fare da spola tra Napoli-Roma e Atene. Da mesi Macmillan era in allarme per la situazione greca (48) e non è certamente un caso che ogni volta che parla di partigiani italiani tira fuori l’esempio greco, a partire dal giorno stesso (17 novembre) in cui approva preventivamente gli accordi con il CLNAI (49). Alcune settimane dopo (7 dicembre 1944) Macmillan annota nel suo diario. «Quel che è successo in Grecia è chiaro. Se cediamo adesso, compiremo il primo atto di accomodamento al fascismo di sinistra nel paesi liberati. Intendo dire daremo via libera alla dittatura del proletariato» (50). Questo atteggiamento tuttavia non impedisce che lo stesso Macmillan difenda gli accordi con il CLNAI contro le proteste del Foreign Office (51). Anche il generale Alexander in una riunione del Comitato politico del Quartiere generale alleato, il 19 dicembre, di fronte ad una ennesima obiezione, replica di «giudicare vantaggioso un eventuale accordo tra governo italiano e CLNAI. Non avrebbe però preso in considerazione ‘alcuna’ modifica dell’accordo da lui stipulato con il CLNAI» (52). Come si vede, nonostante tutto, gli Alleati tengono distinte le due diverse situazioni politico-militari in Grecia e in Italia. Il caso greco funge solo da allarme rosso per non perdere il controllo anche in Italia. Non tutti gli uomini della Resistenza italiana capiscono la gravità che la questione greca riveste per i responsabili militari e politici inglesi, in difficoltà anche con l’opinione pubblica in patria e con l’alleato americano. Alcuni comunisti, travolgendo il senso della vicenda, arrivano a considerare il caso greco poco più che un pretesto per colpire il movimento italiano. Vedono nell’intervento armato inglese la conferma dell’ostilità verso tutti i movimenti di Liberazione nazionale guidati dai comunisti – dimenticando l’appoggio rilevante che gli stessi inglesi stanno fornendo a Tito. In realtà il comportamento britannico nell’area mediterranea e balcanica non si spiega tanto con l’anticomunismo quanto con la preoccupazione di perdere influenza in zone geografiche ritenute vitali. Proprio alla vigilia del rientro della delegazione nell’Italia settentrionale il generale Alexander è fatto segno di fucilate ad Atene. È inevitabile che ritornino gli interrogativi «i partigiani italiani nei ranghi dei quali le forze comuniste o figuranti tali sono in maggioranza, come si comporteranno? Continueranno a combattere fino alla Liberazione? Consegneranno poi le armi o le adopereranno contro gli Alleati, sull’esempio dei greci? Il CNLAI resterà compatto in questi mesi o le differenze politiche lo disuniranno? (53). Sono domande che si pone lo stesso Pizzoni cercando di dare ad essi una risposta che rassicuri gli amici del SOE improvvisamente diventati «dubitosi e angustiati»”” (pag 92-93) [Gian Enrico Rusconi, ‘Resistenza e postfascismo’, Il Mulino, Bologna, 1995] [(48) Il 12 settembre 1944 scrive sul suo diario: «I tedeschi stanno abbandonando le isole del mar Egeo e il Peloponneso e si verifica un vuoto che qualora non fosse colmato da un legittimo governo greco, ecco che l’Elan/Elas si arrogherà senza dubbio il potere e così nei Balcani verrà installato un altro regime comunista (o brigantesco). E allora dove sarà andato a finire il prestigio britannico?» (‘Diari di guerra’, p. 709); (49) «Stiamo già lavorando ad un progetto per smobilitare i partigiani dopo la Liberazione non volendo che succeda in Italia quello che si è permesso che succedesse in Grecia» (Ibidem, p. 795); (50) Queste frasi sono precedute da annotazioni altrettanto significative: «La Grecia è ormai in stato di rivoluzione, l’Italia continua a non avere un governo. In entrambi i casi ci siamo separati dal nostro alleato americano e gran parte dell’opinione pubblica inglese si mostra turbata o ostile» (ibidem, pp. 812-13); (51) «30 dicembre 1944. Ci sono stati guai a riguardo di un accordo tra il CLNAI, il quartier generale alleato e il governo italiano. Il Foreign Office ha tirato le cose per le lunghe in maniera pedantesca. Sono convinto che Alexander abbia fatto benissimo a decidere come ha deciso e il l’ho appoggiato, telegrafando in questo senso al Foreign Office» (in Istituto nazionale per la storia del movimento di Liberazione in Italia, ‘L’Italia nella seconda guerra mondiale e nella Resistenza’, Milano, Angeli, 1988, p. 854); (52) In Deakin, ‘Lo Special Operations Executive e la lotta partigiana’, cit, p. 21; (53) Pizzoni, ‘Alla guida del CNLAI’, cit., p. 130]”,”ITAR-001-FMB”
“RUSE Michael”,”Sociobiologia. Una scienza controversa.”,”Michael Ruse, filosofo della scienza e storico della biologia ha insegnato nell’Università di Guelph, Ontario, Usa.”,”SCIx-004-FMDP”
“RUSPANTI Roberto a cura, scritti e contributi di Lajos ANTAL József ANTALL Federigo ARGENTIERI Gellért BÉKÉS Antonello BIAGINI George BISZTRAY Francesco BONO Francesco CACCAMO Carla CORRADI MUSI Gianfranco COSATTI Andrea CSILLAGHY Pasquale FORNARO Cinzia FRANCHI Árpád GÖNCZ Francesco GUIDA Gábor HAJNÓCZI Miklós HUBAY János KELEMEN Katalin KISS Andrzej LITWORNIA Mario LIZZERO Luigi MARCOLUNGO Géza MIHÁLYI Indro MONTANELLI Zsuzsa ORDASI Mária ORMOS Sergio PERUCCHI Bruno POLESE János M. RAINER György RÉTI Roberto RUSPANTI Fulvio SALIMBENI Péter SÁRKÖZY Katalin SOMLAI András SZIGETHY László SZÖRÉNYI Ervin TAMÁS Bianca VOLOTA”,”Ungheria 1956. La cultura si interroga. La rivoluzione patriottica e democratica d’Ungheria nello specchio di letteratura, storia, pubblicistica, politica, diplomazia, economia, arte.”,”Ungheria 1956, la cultura si interroga, mette volutamente da parte ogni ‘leziosità accademica’ (anche nella strutturazione e nell’impaginazione del libro) e si offre al lettore italiano quale efficace strumento di attenta riflessione su quel grandioso avvenimento che fu la rivoluzione d’Ungheria del 1956, di cui nel 1996 celebriamo il 40° anniversario.”,”MUNx-012-FL”
“RUSS Jacqueline a cura, testi di RICARDO SISMONDI OWEN SAINT-SIMON FOURIER TRISTAN PROUDHON CABET DEZAMY BLANQUI HEGEL RUGE BAUER STIRNER FEUERBACH HESS WEITLING ENGELS”,”La pensée des précurseurs de Marx.”,”RUSS Jacqueline agrégée de l’Université- Engels vs Malthus “”Malthus prétend que la population pèse toujours sur les moyens de subsistance. Suivant lui, quand la production augmente, la population s’accroît dans le même rapport. Cette tendance inhérente à la population de progresser en dehors de toute proportion avec les moyens de subsistance disponibles, serait la cause de toute misère et de toute vie. Si les hommes sont en trop grand nombre, il faut s’en débarasser d’une façon quelconque (…). Faut-il développer davantage, faut-il pousser jusque dans ses dernières conséquences cette doctrine infâme, cet abominable blasphème lancé à la nature, à l’humanité? Nous avons porté à son comble l’immoralité de l’économiste. Comparées à cette théorie, que sont donc toutes les guerres, toutes les horreurs du système monopoliste? Et cependant, elle est la conclusion du système libéral, de la liberté du commerce. Sa chute entraînera la ruine de tout l’édifice. Si l’on a prouvé que la concurrence est bien la cause de la misère, de la pauvreté et du crime, qui donc osera encore lui donner la parole? …. Si Malthus s’était montré moins partial, il aurait vu que la surabondance de population ou de la force de travail est liée à une surabondance de richesse, à une surabondance de capital, à une surabondance de propriété foncière. La population n’est excessive. L’état de tout pays surpeuplé, de l’Angleterre, par exemple, à l’époque où écrivait Malthus, le montre très clairement. Tels étaient les faits que cet économiste devait considérer dans leur ensemble. Leur examen l’eût conduit à des résultats exacts. Au lieu de procéder ainsi, il en retient un, néglige les autres sans s’en préoccuper: il aboutit aux conclusions les plus insensées… (L’économiste) est tellement enfoncé dans ses contradictions que le faits les plus frappants ne le touchent pas plus que les principes les plus scientifiques”” [F. Engels, ‘Essai sur une critique de l’économie nationale’ (in) “”Le mouvement socialiste””, août-septembre 1905, p. 26 sq.] [(in) Jacqueline Russ, a cura, ‘La pensée des précurseurs de Marx’, Paris, 1973] (pag 335-336)”,”SOCU-202″
“RUSSELL Bertrand”,”L’ autobiografia 1872 – 1914. Volume primo. 1872- 1914. Dalla regina Vittoria a Lenin.”,”RUSSELL (Bertrand), scrittore, filosofo e matematico inglese (Trellek, Galles, 1872 – Penrhyndeudraeth, Galles, 1970). Discendente da una illustre famiglia, poté godere di una educazione molto libera e varia, arricchita da viaggi e da multiformi esperienze di vita. Lettore di filosofia nel Trinity College di Cambridge dal 1910, durante la prima guerra mondiale fu destituito (1916) per essere sceso in campo in difesa del pacifismo e dell’ obiezione di coscienza. Nel 1918 scontò per le stesse ragioni sei mesi di prigione, durante i quali scrisse l’Introduzione alla filosofia matematica (1919). Dopo la guerra viaggiò in Russia e in Cina, diresse con la collaborazione della seconda moglie una scuola privata in Inghilterra (1927-1932) e insegnò, a partire dal 1938, in alcune delle maggiori università americane, resistendo con giovanile coraggio alle pressioni dell’opinione pubblica conservatrice, irritata dalla spregiudicatezza delle sue prese di posizione politiche. Dal 1944 tornò a vivere in Inghilterra, continuando instancabilmente la sua attività di”,”UKIx-049″
“RUSSELL Bertrand”,”L’ autobiografia, 1872 – 1914. Volume secondo. 1914 – 1944. Da Freud a Einstein.”,”RUSSELL ha elaborato, e personalmente incarnato, l’ideale di un uomo dalla ragione vigile, amante della vita e sempre aperto alla revisione delle proprie opinioni, in netto contrasto con le unanimità fideistiche e i conformismi di massa. La sua battaglia per la ragione ha perseguito l’obiettivo capitale della sopravvivenza dell’uomo e della sua dignità. Della sterminata produzione del filosofo (che ha fatto anche un’escursione nel campo della narrativa, con i racconti riuniti in Satana nei sobborghi, 1953) si ricordano qui solo alcuni titoli indicativi: La nostra conoscenza del mondo esterno e i metodi scientifici (1914), Vie verso la libertà: socialismo, anarchismo, sindacalismo (1918), Misticismo e logica(1918), Il bolscevismo (1920), Analisi della mente (1921), L’ABC degli atomi (1923), L’ABC della relatività (1925), La materia (1927), Perché non sono cristiano (1927), Matrimonio e morale (1929), La conquista della felicità (1930), Educazione e ordine sociale (1932), Storia della filosofia occidentale (1945), Autorità e individuo (1949).”,”UKIx-050″
“RUSSELL Bertrand”,”Storia delle idee del secolo XIX.”,”””La convinzione di un intimo nesso fra filosofia e politica, che Marx, in comune con tutto il suo gruppo, aveva accettato come un assioma nei suoi anni di studente, rimase parte del suo ‘credo’. “”La filosofia – egli diceva in quel tempo – non può essere realizzata senza l’ascesa del proletariato; e il proletariato non può ascendere senza la realizzazione della filosofia””. Per i popoli di lingua inglese, che non prendono sul serio la filosofia, codesto può sembrare un pensiero strano, salvo che non abbiano imparato ad accettare il ‘credo’ comunista; per Marx, in questo caso, sembra, la realizzazione della filosofia aveva la stessa importanza dell’ascesa del proletariato. Egli infatti era bene incamminato verso la teoria che tutta la filosofia è l’espressione delle condizioni economiche. La sua amicizia con Engels ebbe inizio a quest’epoca, a Parigi, nel 1844, Engels era di due anni più giovane di lui e aveva subito nei suoi anni universitari le stesse influenze intellettuali; ma suo padre possedeva filande di cotone in Germania e a Manchester; e a Manchester egli era stato mandato a lavorare nell’azienda familiare. Ciò gli aveva procurato una conoscenza di prima mano dell’industrialismo del tempo e delle condizioni di una fabbrica inglese in un periodo assai brutto. In quel tempo egli stava scrivendo il suo libro sulle condizioni della classe operaia inglese, in cui si serví con forza dello stesso tipo di materiale di cui si serví poi Marx nel primo volume del ‘Capitale’. E’ un’opera concreta, piena di fatti, tratti da fonti ufficiali, pessimista per il presente ma piena di speranza di una rivoluzione proletaria nel prossimo futuro. Quest’opera ci permette di giudicare dell’importanza da attribuire a Engels nell’opera comune dei due uomini. Marx, finché non incontrò Engels, rimase troppo accademico. Vi erano mali sul continente forse così gravi come in Inghilterra, ma erano meno moderni e meno adatti a farne un atto d’accusa contro il capitalismo. Engels ridusse sempre al minimo la sua parte in tutto quello che fece insieme a Marx, ma senza dubbio essa fu molto grande. E soprattutto egli indirizzò per primo l’attenzione di Marx verso il genere di fatti più acconci a conquistare il consenso alla sua teoria economica. La concezione materialistica della storia, almeno nelle sue linee principali, sembra essere stata scoperta indipendentemente dai due uomini, prima che cominciasse la loro collaborazione””. (pag 217-218) [Bertrand Russell, Storia delle idee del secolo XIX, 1985] (Le pagine si riferiscono alla edizione CDE 1985)”,”TEOP-086″
“RUSSELL Lord”,”Il flagello della svastica. Breve storia dei delitti di guerra nazisti.”,”RUSSELL Lord dal 1946 al 1951 fu consulente del Comando delle Forze Armate per i delitti di guerra nazisti giudicati da tribunali britannici; ed ebbe così modo di accedere a documenti di prima mano. La magistratura britannica cercò di opporsi alla pubblicazione di questo libro, ed egli preferì dimettersi piuttosto che tacere. “”Milioni di persone furono deportate in schiavitù: messi a morte migliaia di ostaggi e di prigionieri catturati per rappresaglie ingiustificate; decine di città e villaggi rasi al suolo; (…) Tutte le materie prime, i rottami e le macchine furono portati via e usati per l’ economia tedesca; in tutti i territori invasi i tedeschi si impadronirono di tutti i tesori d’ arte, i mobili, i tessuti. Nell’ agosto 1942, rivolgendosi a un gruppo di autorità di occupazione tedesca, Göring disse: “”Dio sa che voi non siete stati mandati là a lavorare per il benessere del popolo che vi è affidato, ma per trarne il massimo, in modo che il popolo tedesco possa vivere. Questo attendo dal vostro sforzo. Questo eterno riguardo per gli stranieri deve cessare, ora, e per sempre. A me non importa se il popolo che vi è affidato soffre la fame.”” (pag 84-85) “”Inoltre ecco quanto stabiliva, almeno sin dal secolo XVII, un’ autorità quale quella di Grozio, nel suo ‘De jure belli ac pacis’, di cui lord Wright, nel suo articolo, citava questo brano: ‘Non si devono mettere a morte ostaggi a meno che essi non abbiamo commesso offesa… nell’ antichità era opinione comune che ciascuno avesse sulla propria vita lo stesso diritto che sulle cose di sua proprietà, e che questo diritto potesse, per consenso tatico od esplicito, passare dall’ individuo allo Stato. Per questo non c’è da meravigliarsi se leggiamo che furono messi a morte ostaggi personalmente innocenti, per delitti compiuti dal loro Stato. Ma ora che sappiamo essere la potestà sulla vita riservata d Dio, ne segue che nessuno, per suo consenso, può dare ad altri diritto sulla vita, sia la propria, sia quella di un concittadino””.”” (pag 85)”,”GERN-070″
“RUSSELL Bertrand NEARING Scott, a debate between”,”Bolshevism and the West. Can the Soviet Idea take hold of England America and France?”,”Scott NEARING ritiene che sia possibile che l’ idea bolscevica si diffonda in Occidente. RUSSELL pensa di no.”,”RIRO-218″
“RUSSELL Greg”,”Hans J. Morgenthau and the Ethics of American Statecraft.”,”RUSSELL Greg è professore assistente di scienze politiche alla Northeast Louisiana University.”,”USAP-042″
“RUSSELL A.G.”,”Colour, Race and Empire.”,”””Da ogni punto di vista le aree coloniali sono particolarmente vulnerabili a quelle violente depressioni che caratterizzarono, veramente quasi solamente, gli anni 1926-1936. …). Sintetizziamo la situazione con la seguente tabella: Tra il 1926 e il 1932 c’è stata la caduta dei prezzi delle merci in gomma da 79 a 3; seta, 7 a 1; stagno, 70 a 19; rame, 21 a 5; cotone, 22 a 5, zucchero 3.5 a 6. Possiamo anche citare il prezzo del grano degli Stati Uniti, che cade da 2.6 dollari nel 1920 a 44 cents nel 1933.”” (pag 244)”,”PVSx-027″
“RUSSELL Bertrand”,”Socialismo anarchismo sindacalismo.”,”””Una delle cose più orrende del commercialismo è il modo come esso avvelena i rapporti fra uomini e donne. Si riconoscono generalmente i mali della prostituzione, ma, per grandi che essi siano, gli effetti delle condizioni economiche sul matrimonio a me sembrano ancora peggiori. Quasi sempre, nel matrimonio, c’è un accenno a una compravendita, all’ acquisto di una donna a condizione di mantenerla ad un certo livello di benessere materiale. Molto spesso, un matrimonio quasi non si differenzia dalla prostituzione, se non per il fatto che è più difficile uscirne. Tutto il fondamento di questi mali è economico. Cause economiche fanno sì che il matrimonia sia materia di mercanteggiamento e di contratto, in cui l’ affetto è del tutto secondario, e la sua mancanza non rappresenta affatto un motivo riconosciuto per liberarsene. Il matrimonio dovrebbe essere un incontro libero e spontaneo di un istinto reciproco, pieno di una felicità non scevra di un sentimento affine al sacro rispetto: (…)”” (pag 254-55)”,”TEOC-239″
“RUSSELL MEAD Walter”,”Il serpente e la colomba. Storia della politica estera degli Stati Uniti d’ America.”,”Walter RUSSELL MEAD si è laureato a Yale ed è uno dei massimi esperti americani di politica estera e di economia internazioale. Ha scritto diversi saggi e collabora a ‘Worth’, e al ‘Los Angeles Times’. E’ autore di ‘Mortal Splendor: The American Empire in Transition’. E’ Senior Fellow per la politica estera presso il Council of Foreign Relations. “”Lungo quasi tutta questa storia la filosofia hamiltoniana relativa alla politica americana in Estremo Oriente fu guidata da principi che mutarono ben poco fino al cataclisma che dilagò in Asia, negli anni Quaranta del Novecento. E anche allora i cambiamenti furono superficiali: la filosofia americana a riguardo dell’ Estremo Oriente, oggi, discende visibilmente dai punti di vista di uomini come Adams e Perry”” (pag 141)”,”USAP-054″
“RUSSELL Bertrand”,”Teoria y practica del bolchevismo.”,”Nota preliminare. “”Questo libro è stato scritto nel 1920, si ristampa oggi senza cambiamenti, eccetto in due aspetti. Da una parte, ho omesso un capitolo di cui non fui autore. D’altra parte, mi è parso necessario, per adattarmi all’ uso moderno, cambiare la parola “”comunismo”” con “”socialismo”” in molti passi. Nel 1920 non si aveva la chiara distinzione che oggi si tra i due termini, e senza il citato cambiamento si protrebbero produrre delle confusioni. (…)””. (pag 5)”,”RIRO-282″
“RUSSELL Bertrand”,”Introduzione alla filosofia matematica.”,”””L’ asimmetria, cioè la proprietà di non ammettere reciprocità, è una caratteristica d’ interesse ed importanza eccezionali””. (pag 56)”,”SCIx-220″
“RUSSELL Bertrand”,”Il potere. Una nuova analisi sociale.”,” “”Fin quando i bolscevichi non sciolsero l’ Assemblea costituente, al principio del 1918, si poteva ritenere che la democrazia parlamentare dovesse avere la meglio in tutto il mondo civile. I movimenti di allontanamento dalla democrazia non sono però cosa nuova. Essi si verificarono in molti Stati-città greci, a Roma con la creazione dell’ Impero, e nelle repubbliche commerciali dell’ Italia medievale. E’ possibile individuare i principi generali determinanti i diversi sviluppi verso la democrazia o in senso contrario? Le due grandi forze che per il passato hanno lavorato contro la democrazia sono la ricchezza e la guerra. (…)””. (pag 213)”,”TEOS-124″
“RUSSELL Bertrand”,”Perché non sono cristiano. (Tit.orig.: Why I Am not A Christian)”,”””Nella situazione, così come l’ho descritta, vi è però un aspetto incoraggiante: in America, la tirannia della maggioranza, cosa non nuova, è meno forte di cento anni fa. Chiunque può trarre questa conclusione leggendo ‘Democrazia in America’ del De Tocqueville. Vi si leggono molte cose che sono ancora attuali, mentre altre non rispondono più a verità. Non trovo giusta, ad esempio, l’osservazione che “”negli Stati Uniti si dedica minore attenzione alla filosofia che in qualsiasi altro paese del mondo civile””. Mi sembra, invece, che qualcosa di applicabile ai nostri giorni ci sia nel seguente passo: “”In America, la maggioranza erige enormi barriere alla libertà di opinione: un autore può scrivere ciò che gli aggrada entro i limiti di queste barriere. Se vuole oltrepassarle, dovrà pentirsene. Non lo minacciano i terrori di un autodafé, ma è vessato e angariato dal biasimo popolare e la sua carriera politica è troncata dal momento che ha osato mettersi contro l’unica autorità in grado di favorire il suo successo. Ogni specie di ricompensa, anche quella della fama, gli è negata. Prima egli credeva che le sue opinioni fossero condivise da molti, ma non appena le rende pubbliche, viene clamorosamente aggredito dalla censura dei suoi potenti avversari, mentre quelli che pensano come lui non hanno il coraggio di parlare e lo abbandonano al suo destino. Alla fine, egli si arrende e si chiude in se stesso, come se fosse tormentato dal rimorso per avere detto la verità””.”” (pag 175) 2° copia (REL-051) “”I difensori della morale tradizionale sono raramente persone di cuore. Si è tentati di pensare che si servano della morale come di legittimo sfogo al loro desiderio di fare del male agli altri; il peccatore rappresenta un buon bersaglio e perciò, bando alla tolleranza!”” (pag 50) “”Le vittime degli aztechi venivano uccise all’improvviso e poi mangiate, ma la loro sofferenza duravaun attimo, mentre quella inflitta ai bambini nati in ambienti miserevoli e infetti dura quanto la vita. E’, quest’ultima, una sofferenza ben più grande, deliberatamente voluta da ecclesiastici e da politici in nome della morale. Se un minimo di amore o di pietà per i fanciulli albergasse nei loro cuori, non potrebbero perpetuare un codice morale che implica diaboliche crudeltà. In tutti gli stadi dell’educaizone, l’influenza della superstizione è disastrosa. Il bambino, in generale, ha l’abitudine di pensare; uno degli scopi degli attuali sistemi educativi è di combattere questa abitudine. Le curiosità su argomenti scabrosi vengono rintuzzate con: “”zitto! non sta bene!”” e con un castigo. Si ricorre all’emozione collettiva per instillare certi miti, specie di carattere nazionalistico. Capitalisti, militaristi ed ecclesiastici tengono d’occhio l’educazione della gioventù, perché tutto il loro potere dipende dal dilagare dell’emotività e dal corrispondente esaurirsi dello spirito critico””. (pag 51)”,”FILx-414″
“RUSSELL Bertrand”,”Perché non sono cristiano. (Tit.orig.: Why I Am not A Christian)”,”2° copia “”I difensori della morale tradizionale sono raramente persone di cuore. Si è tentati di pensare che si servano della morale come di legittimo sfogo al loro desiderio di fare del male agli altri; il peccatore rappresenta un buon bersaglio e perciò, bando alla tolleranza!”” (pag 50) “”Le vittime degli aztechi venivano uccise all’improvviso e poi mangiate, ma la loro sofferenza duravaun attimo, mentre quella inflitta ai bambini nati in ambienti miserevoli e infetti dura quanto la vita. E’, quest’ultima, una sofferenza ben più grande, deliberatamente voluta da ecclesiastici e da politici in nome della morale. Se un minimo di amore o di pietà per i fanciulli albergasse nei loro cuori, non potrebbero perpetuare un codice morale che implica diaboliche crudeltà. In tutti gli stadi dell’educazione, l’influenza della superstizione è disastrosa. Il bambino, in generale, ha l’abitudine di pensare; uno degli scopi degli attuali sistemi educativi è di combattere questa abitudine. Le curiosità su argomenti scabrosi vengono rintuzzate con: “”zitto! non sta bene!”” e con un castigo. Si ricorre all’emozione collettiva per instillare certi miti, specie di carattere nazionalistico. Capitalisti, militaristi ed ecclesiastici tengono d’occhio l’educazione della gioventù, perché tutto il loro potere dipende dal dilagare dell’emotività e dal corrispondente esaurirsi dello spirito critico””. (pag 51)”,”RELx-052″
“RUSSELL Francis”,”La tragedia di Sacco e Vanzetti. (Tit.orig.: Tragedy in Dedham. The Story of the Sacco-Vanzetti Case)”,”RUSSELL Francis (1910-1989) storico e giornalista, ha scritto di vari argomenti, dall’arte alla storia. Tra i suoi studi pubblicati vi sono le biografia di Joyce, Kafka, Gertrude Stein, Dürer e Warren Harding.”,”MUSx-241″
“RUSSELL Bertrand”,”Teoria e pratica del bolscevismo (1920).”,”””Il bolscevismo è aristocratico all’interno e bellicoso all’esterno. Sotto molti aspetti i bolscevichi ricordano il modello della ‘public-school’ inglese: hanno tutti i tratti positivi e negativi di un’aristocrazia giovane e vitale. Sono coraggiosi, energici, abili al comando, sempre pronti a servire lo Stato; dall’altro lato sono dittatoriali, e non hanno alcun riguardo per le plebi. Sono praticamente gli unici ad avere in mano il potere e di conseguenza godono di innumerevoli vantaggi”” (pag 35) “”Il vero comunista è un convinto internazionalista. A Lenin, per esempio, da quanto ho potuto giudicare, i problemi degli altri paesi non stanno meno a cuore di quelli della stessa Russia; la Russia è attualmente la protagonista della rivoluzione sociale, e, come tale, preziosa per il mondo, ma posto di fronte a una alternativa, Lenin sacrificherebbe la Russia piuttosto che la rivoluzione”” (pag 37) “”Se i bolscevichi resteranno al potere, c’è da temere seriamente che il loro comunismo scomparirà, e che somiglieranno sempre di più a qualsiasi altro governo asiatico”” (pag 38) Lenin visto da Bertrand Russell. “”Subito dopo il mio arrivo a Mosca ebbi una conversazione di un’ora con Lenin in inglese, lingua che egli parla abbastanza bene. C’era sì un interprete, ma praticamente non avemmo bisogno del suo aiuto. La stanza di Lenin è disadorna: vi è una grande scrivania, qualche carta geografica sulle pareti, due scaffali, due o tre semplici sedie e una comoda poltrona per gli ospiti. E’ evidente che non ama il lusso e neppure le comodità. E’ molto amichevole, e apparentemente semplice, senz’ombra di ‘hauteur’. Se lo si incontrasse senza sapere chi è, non si immaginerebbe mai che abbia nelle sue mani un grande potere o che sia un personaggio importante. Non ho mai incontrato una personalità altrettanto priva di autoconsiderazione. Egli guarda i suoi ospiti molto da vicino, strizzando continuamente un occhio, il che sembra accrescere enormemente il potere di scavarti dentro dall’altro. Ride spesso e all’inizio il suo riso sembra amichevole e gaio, ma gradualmente sono arrivato a trovarlo piuttosto sinistro. E’ dittatoriale, calmo, incapace di provare paura, straordinariamente privo di egoismo: una teoria personificata. Si avverte che la concezione materialistica della storia è la sua linfa vitale. Ricorda un professore nel desiderio di far capire la sua teoria e nella furia con coloro che la fraintendono o la disapprovano, come pure nella passione di spiegare”” [Bertrand Russell, Teoria e pratica del bolscevismo, Roma, 1970] (pag 39)”,”RIRO-425″
“RUSSELL Bertrand, a cura di Robert E. EGNER e Lester E. DENONN”,”Il mio pensiero. La riflessione di un grande filosofo sui temi cruciali del nostro tempo.”,”Contiene tra gli altri i paragrafi: – Perché non sono comunista (pag 489-494) – La proprietà – Il materialismo dialettico – La teoria del plusvalore – La concezione materialistica della storia – I limiti del metodo scientifico (vedi indice) A pag 510-511 l’autore riporta ampi brani di Marx ed Engels “”Materialismo. Il materialismo di Marx era di tipo particolare, per nulla identico a quello del XVIII secolo. Quando parla di “”concezione materialistica della storia””, non pone mai l’accento sul materialismo filosofico, ma soltanto sul meccanismo causale di natura economica dei fenomeni sociali. La sua posizione filosofica è esposta nel modo migliore (anche se molto succintamente) nelle ‘Undici tesi su Feuerbach’ (1845). In queste egli dice: «Il difetto capitale di ogni precedente materialismo – compreso quello di Feuerbach – è che l’oggetto (‘Gegenstand’), la realtà, il dato sensoriale, viene percepito sotto forma di oggetto (‘Objekt’) o di contemplazione (‘Anschauunung’), ma non come attività umana sensibile o come pratica, non soggettivamente. Dunque se ne deduce che l’aspetto attivo è stato sviluppato dall’idealismo in opposizione al materialismo (…). La questione se la verità oggettiva appartenga al pensiero umano non è una questione teorica, è una questione pratica. La verità, vale a dire la realtà e il potere, del pensiero dev’essere dimostrata nella pratica. Il problema della realtà o non realtà di un pensiero, che sia isolato dalla pratica, è un problema meramente accademico (…). Il punto più alto, che possa essere raggiunto dal materialismo contemplativo, vale a dire dal materialismo che non considera la sensibilità come un’attività pratica, è la contemplazione dei singoli individui nella “”società borghese””. Il punto di vista del vecchio materialismo è la società “”borghese””; il punto di vista del nuovo è la società ‘umana’ o un’umanità socializzata (‘vergesellschaftete’). I filosofi si sono limitati a interpretare il mondo in diverse maniere, ma il nostro compito è ‘cambiarlo’»”” [Bertrand Russell, ‘Il materialismo dialettico’] [(in) B. Russell, ‘Il mio pensiero. La riflessione di un grande filosofo sui temi cruciali del nostro tempo’, Roma, 1997, a cura di Robert E. Egner e Lester E. Denonn] (pag 512-513) Wikip: Le Tesi su Feuerbach (Thesen über Feuerbach) sono un breve scritto di Karl Marx, elaborato nell’aprile del 1845, e riportato alla luce da Friedrich Engels dopo la morte dell’autore.Le Tesi furono pubblicate come appendice da Engels nel suo scritto del 1888 dedicato al Feuerbach e intitolato Ludwig Feuerbach und der Ausgang der klassischen deutschen Philosophie. Mit Anhang: Karl Marx über Feuerbach v. J. 1845.[1] Questo scritto, oltre a essere un completo superamento delle concezioni feuerbachiane, mostra la fondazione di una filosofia storicamente del tutto originale, la filosofia della prassi, una gnoseologia che può ricevere conferma soltanto dall’attività rivoluzionaria volta alla liberazione dell’uomo dall’alienazione sociale.”,”TEOC-696″
“RUSSELL Bertrand”,”Storia della filosofia occidentale e dei suoi rapporti con le vicende politiche e sociali dall’antichità ad oggi. Volume unico.”,”””Il sistema metafisico di Spinoza è del tipo di cui è capostipite Parmenide. C’è soltanto una sostanza «Dio o Natura»; nulla di finito è autosufficiente. Cartesio ammetteva tre sostanze: Dio, spirito e materia (…). In Spinoza non c’è nulla di tutto questo. Per lui, pensiero ed estensione erano entrambi attributi di Dio. (…) Tutto, secondo Spinoza, è governato da un’assoluta necessità logica. (…)”” (pag 834-835)”,”FILx-297-FF”
“RUSSELL Bertrand, scritti di Gottfried Wilhelm LEIBNIZ”,”Esposizione critica della filosofia di Leibniz. Con un’appendice dei brani significativi.”,”Leibniz, Gottfried Wilhelm von. – Filosofo e scienziato (Lipsia 1646 – Hannover 1716). Dopo aver studiato filosofia a Lipsia, matematica a Jena e diritto a Altdorf, entrato in rapporto con i Rosacroce conobbe Johann Christian barone di Boineburg: gli incarichi che ebbe da questo gli permisero di entrare in contatto, a Parigi, con le più spiccate personalità della scienza e della filosofia del tempo. Morto Boineburg, passò (1673) a Londra, dove conobbe varî scienziati, tra cui Newton. Dal 1676 fu consigliere e bibliotecario del duca di Hannover. Il nuovo ufficio, che avrebbe ricoperto sino alla morte, gli consentiva di attendere a studî storici (tra cui una storia della Casa di Brunswick) e a questioni giuridiche, politiche e religiose (tra cui quella della progettata riconciliazione tra la Chiesa cattolica e le Chiese riformate, entrando anche in trattative con J.-B. Bossuet). Seguì il periodo della maggiore produzione scientifica e filosofica; tra i suoi scritti vanno ricordati: Meditationes de cognitione, veritate et ideis (1684), Discours de métaphysique (1685), Sur la question, si l’essence du corps consiste dans l’étendu (1691), Système nouveau de la nature et de la communication des substances (1695, seguito da varî Éclaircissements tra il 1696 e il 1712), Considérations sur la doctrine d’un esprit universel (1702), Nouveaux essais sur l’entendement humain (1704), Essais de théodicée (1710), Monadologie (1714), Principes de la nature et de la grâce (1714); grandissima importanza scientifica ha inoltre l’epistolario. Nel tempo stesso in cui componeva queste opere e portava importanti contributi alla soluzione di problemi scientifici e matematici (v. oltre), L. attendeva a vasti lavori di erudizione storica (fra essi, Codex iuris gentium diplomaticus, 1693; Scriptores rerum Brunsvicensium illustrationi inservientes, 1707-11) e partecipava alla vita politica, difendendo gli interessi della casa di Brunswick, e, attraverso consigli dati anche a Pietro il Grande e a Carlo VI, quelli più vasti della vita culturale e civile in genere: fondò a Vienna un Collegium historicum e a Berlino convinse Federico I a fondare l’Accademia prussiana delle scienze (1700) della quale fu presidente a vita; confidò nell’appoggio dello zar Pietro il Grande sia per lo sviluppo delle scienze, progettando un’accademia a Pietroburgo (1711), sia per la riunificazione della Chiesa greca alla latina. Negli ultimi anni della sua vita, morta Sofia Carlotta sua protettrice (1705), intiepiditi i rapporti con l’elettore Giorgio Luigi di Hannover passato sul trono d’Inghilterra (1714), L. vide alquanto declinare la sua influenza. (Trecc). Paragrafo 37, Capitolo VII: L’essenza della materia non è l’estensione. (pag 137) Capitolo VIII. La filosofia della materia. b) La materia come spiegazione della continuità e dell’estensione. 51. Finalmente arriviamo al punto centrale della filosofia di Leibniz, alla teoria dell’estensione e della continuità. La principale caratteristica del pensiero di Leibniz è questa sua preoccupazione per il «labirinto del continuo». La dottrina delle monadi si proponeva lo scopo principale di trovare il filo che guidasse attraverso questo labirinto, scopo che nell’opinione di Leibniz fu pienamente adempiuto dalla dottrina. (…)”” (pag 172)”,”FILx-354-FF”
“RUSSELL Bertrand”,”Elogio dell’ozio.”,”””L’etica del lavoro è l’etica degli schiavi, e il mondo moderno non ha bisogno di schiavi”” (in quarta di copertina) Contiene il capitolo IX: Il cinismo dei giovani”,”FILx-004-FMP”
“RUSSELL Bertrand”,”Autorità e individuo. I doveri dello Stato e i diritti del cittadino.”,”‘L’introduzione della schiavitù diede inizio al divorzio tra lo scopo del lavoro e gli scopi del lavoratore. Le piramidi furono costruite per la gloria dei faraoni; gli schiavi, che fecero il lavoro, non parteciparono in alcun modo alla gloria e lavorarono soltanto per la paura della frusta del negriero’ (pag 66) (in realtà altre fonti ci dicono che le piramidi furono costruite da lavoratori stagionali e non da schiavi…)”,”FILx-001-FER”
“RUSSELL Bertrand”,”Socialismo anarchismo sindacalismo.”,”‘I sindacalisti tendono ad organizzare gli uomini, non con i partiti, ma a seconda delle loro occupazioni. Questa sola, essi dicono, è la vera concezione, e questo è il vero metodo della guerra di classe. Di conseguenza, essi disprezzano qualunque azione ‘politica’ esercitata per il tramite del Parlamento e delle elezioni: il genere d’azione raccomandato è l’azione diretta, ad opera del sindacato o della ‘trade union’ rivoluzionaria’ (pag 59) ‘Produzione senza possesso, azione senza imposizione di sé, sviluppo senza predominio’ (Lao-Tzu) (in apertura)”,”SIND-002-FER”
“RUSSELL Bertrand”,”La conquista della felicità.”,”””Credo ch’io potrei vivere tra gli animali, che sono così placidi e pieni di decoro. Io li ho osservati tante volte e a lungo; Non s’affannano, non gemono sulle loro condizioni. Non stanno svegli al buio, per piangere sopra i loro peccati. Non m’indignano discutendo i loro doveri verso Dio, Nessuno è insoddisfatto, nessuno ha la mania infausta di possedere cose, Nessuno si inginocchia innanzi all’altro, né ai suoi simili vissuti migliaia d’anni fa, Nessuno è rispettabile tra loro, od infelice, sulla terra intiera”” (Walt Whitman) (in apertura)”,”FILx-002-FER”
“RUSSELL Bertrand”,”Storia delle idee del secolo XIX.”,”””Siede arbitro il Caos, e con le sue decisioni raddoppia ancora il contrasto per il quale regna; a lui presso governa supremo il Caso”” (Milton, Il Paradiso perduto) (in apertura) B. Russell, Storia delle idee del diciannovesimo secolo, 1961″,”TEOP-002-FER”
“RUSSELL Bertrand; a cura di Claire HABART e Olivier ESTEVES”,”Le pacifisme et la révolution. Écrits politiques (1914-1918).”,”Bertrand Russell (1871-1970) è stato il solo grande filosofo europeo ad opporsi alla guerra, dal primo giorno, attraverso i discorsi e le azioni. Militante a tempo pieno con gli obiettori di coscienza, viene cacciato dalla sua università e interdetto dal soggiornare in una parte della Gran Bretagna, e infine incarcerato. Liberale dissidente, evolve rapidamente verso un socialismo non di stato e anti-autoritario, che viene presentato davanti ad un pubblico operaio nel ciclo di conferenze ‘Political Ideals’. Questo libro riunisce 40 testi, tutti inediti in francese: conferenze, articoli di stampa, periodici, editoriali e volantini. Dall’articolo ‘Il capitalismo e il sistema salariale’ (pag 150-165): – Il capitalismo e il sistema salariale devono essere aboliti – Le imprese capitalistiche private saranno rimpiazzate da associazioni autogestionarie che riuniranno quelli che realmente faranno il lavoro – Le grandi organizzazioni economiche resteranno ma ci sarà una dispersione del potere che farà scomparire il sentimento di impotenza individuale di cui soffrono oggi gli uomini e le donne – Critica del socialismo tedesco e francese che hanno sostenuto una cattiva politica come il militarismo e l’imperialismo – C’è bisogno di una riforma realmente vitale e radicale che necessità di una visione per il futuro dell’umanità – L’azione rivoluzionaria potrebbe non essere necessaria, ma il pensiero rivoluzionario è indipensabile Dall’articolo: ‘La Russia mostra la via (pag 222-223) (marzo 1917) – Libertà di parola e di stampa! Che cambiamento il loro riconoscimento apporterà in Gran Bretagna. E cosa succederebbe se il diritto di sciopero venisse riconosciuto nell’ esercito? (pag 223) – La paura dello zarismo è stata uno delle principali motivazioni del militarismo tedesco (pag 223)”,”TEOP-562″
“RUSSI Luciano”,”Carlo Pisacane. Vita e pensiero di un rivoluzionario.”,”RUSSI è docente di storia delle dottrine politiche all’ Università di Roma e nella Facoltà di scienze politiche dell’ Università abruzzese.”,”ITAB-096″
“RUSSI Luciano”,”Pisacane e la rivoluzione fallita del 1848-49.”,”””La linea mazziniana, al contrario, favorevole ad una guerra per bande, che aveva ottenuto, indiscussa, l’ egemonia all’ interno dell’ emigrazione politica fino al ’48, si radicava in quell’ elaborazione presente in Italia fin dal 1799 e, ancor di più, dalla Restaurazione, che era giunta, nel 1830, ad un certo grado di sistemazione teorica nel pensiero di Carlo Bianco. Dopo l’ esperienza del ’48-’49 ambedue queste ipotesi vengono dal Pisacane dichiarate fallite. Non soltanto l’ esercito permanente o stanziale ma anche la teorizzazione mazziniana della guerra partigiana viene aspramente criticata. “”Il metodo di guerreggiare per bande – egli scrive – è tenuto come un modo speciale di far la guerra, mentre esso non è altro che l’ infanzia dell’ arte militare””””. (pag 51-52)”,”ITAB-179″
“RUSSI Luciano, a cura di Adolfo NOTO”,”Studi su Carlo Pisacane. Realtà e utopia di un rivoluzionario.”,”Luciano Russi (1944-2009), ordinario di Storia delle dottrine politiche alla “”Sapienza”” di Roma, è stato Rettore dal 1994 al 2005 dell’Università degli Studi di Teramo. Oltre ai volumi ‘Carlo Pisacane. Vita e pensiero di un rivoluzionario senza rivoluzione’ (2007) ha pubblicato ”Nascita di una Nazione. Ideologie politiche per l’Italia’ (1984). ‘Carlo Pisacane è stato il primo socialista (non marxista) della storia d’Italia…’ (quarta di copertina) “”Sarò l’assetto istituzionale, il fatto più rilevante dell’impegno politico del Montanelli, la cui azione ministeriale fu definita da Federico Engels «la più decisamente democratica mai avutasi in una monarchia» (31) (31) Cfr. l’artico di F. Engels in “”Neue Rheinische Zeitung””, 30 novembre 1848, rip. in K. Marx F. Engels, ‘Sul risorgimento italiano’, a cura di Ernesto Ragionieri, Editori Riuniti, Roma 1959, p. 84) (pag 200) Montanelli e Pisacane. “”Due democratici non solo attenti alle tematiche socialiste ma socialisti loro stessi. Socialista, Pisacane, lo fu sempre, dal ’51 al ’57; un socialismo fatto di identità-simultaneità tra socialismo e rivoluzione, di identità-simultaneità tra rivoluzione politica e rivoluzione sociale. Socialista, Montanelli, invece, lo fu soprattutto nel ’51: un socialismo che legge la realtà italiana con una forte attenzione verso il sociale e una disponibilità a collegarlo e saldarlo col politico”” (pag 215)”,”MITS-004-FMB”
“RUSSI Luciano”,”Pisacane e la rivoluzione fallita del 1848-49.”,” “”L’impostazione militare dello schieramento moderato fautore della guerra regia, come è noto, privilegiava l’esercito regolare e permanente e negava, in sostanza, ogni possibilità di efficace autonomia politica alla guerra di popolo, alle masse armate, alla leva insurrezionale volontaria» (50). La linea mazziniana, al contrario, favorevole ad una guerra per bande, che aveva ottenuto, indiscussa, l’egemonia all’interno dell’emigrazione politica fino al ’48 (51), si radicava in quell’ elaborazione presente in Italia fin dal 1799 e, ancor di più, dalla Restaurazione, che era giunta, nel 1830, ad un certo grado di sistemazione teorica nel pensiero di Carlo Bianco (52). Dopo l’ esperienza del ’48-’49 ambedue queste ipotesi vengono dal Pisacane dichiarate fallite. Non soltanto l’ esercito permanente o stanziale ma anche la teorizzazione mazziniana della guerra partigiana viene aspramente criticata. “”Il metodo di guerreggiare per bande – egli scrive – è tenuto come un modo speciale di far la guerra, mentre esso non è altro che l’infanzia dell’ arte militare (53). Convinto di come l’esperienza del biennio appena trascorso avesse evidenziato la necessità, già nella fase insurrezionale, di un esercito popolare capace di battersi, oltreché per cacciare lo straniero, per la creazione di un radicalmente nuovo assetto sociale, Pisacane salda il problema militare a una strategia politica complessiva, rovesciando le tesi tradizionali dei mazziniani e portando un deciso attacco al volontariato e allo spontaneismo tipici della militanza democratico-repubblicana (54). Il rifiuto della meccanica alienante tipica del militarismo borbonico, praticamente riprodotta nel sistema regio e moderato; si accompagna alla revisione critica della mazziniana guerra per bande (o guerra partigiana o guerra di montagna o guerriglia). Revisione critica nel senso che il Napoletano, se ad essa riconoscerà, non dissimilmente a quanto era stato scritto sulla ‘Neue Rheinische Zeitung’ (55), un certo grado di utilità specialmente se impiegata in sintonia con l’azione dell’esercito popolare, con altrettanta chiarezza le negherà qualsiasi funzione autonoma (56). Secondo Pisacane, il modo più corretto di fronteggiare il nemico è quello di ‘fare massa’ già nella fase insurrezionale; assunto in cui è ravvisabile, più che la fonte proudhoniana, l’influenza della dottrina militare dell’insurrezione teorizzata dal suo maestro ed amico Mariano d’Ayala. Dopo la concentrazione, fuori città (58), delle forze popolari, è subito necessario operare per la trasformazione della massa in esercito poiché il compito fondamentale che la dirigenza rivoluzionaria può (e deve) darsi è quello della costituzione di milizie popolari per la fondazione della ‘nazione armata’. In contrapposizione alla teoria dell’esercito permanente che esigeva, per chi vi apparteneva, la rinuncia alle qualità civili (59) Pisacane propone la teoria del ‘cittadino-soldato’. «Ogni cittadino – egli scrive – correrà alle armi [se] interessato materialmente alla causa che difende» (60). Una teoria (sintetizzata, nelle pagine finali della ‘Guerra combattuta’, attraverso la formula ‘militi tutti, soldati nessuno’ (61) cui Pisacane, confortato dall’autorità del Machiavelli, giunge attraverso l’intuizione della necessità di collegare la «costituzione militare» alla «costituzione politica» (62). Al di là di accademici paralleli, pure edificabili, con quelle che saranno, in alcuni momenti, le impostazioni politico-militari di un Lenin, di un Trotsky, di un Lin Piao (63), è la richiesta di politicizzazione della questione militare, oltre alla sottolineatura del ruolo rivoluzionario della massa e alla importanza attribuita alla scienza e alla pratica militari (considerati come strumenti di cui le classi popolari devono appropriarsi per la risoluzione vittoriosa dei grandi conflitti storici) il punto più originale che qualifica Pisacane all’interno della sinistra democratica risorgimentale”” (pag 51-58) [Luciano Russi, ‘Pisacane e la rivoluzione fallita del 1848-49’, Jaca Book, Milano, 1972] [(50) Emblematico, a tale riguardo, può considerarsi il programma militare ricavabile dagli ‘Studii sulla Guerra d’indipendenza di Spagna e Portogallo scritti da un Ufficiale italiano’ (Torino, 1847) di Cesare Balbo, in ‘Scritti politici’, a cura di E. Passamonti, Roma, 1936; (51) «Questo gretto spirito, non di corpo, ma di bande – noterà più tardi P. – era così radicato nel ’48, e nella legione Garibaldi più che altrove, che si promuoveva la diserzione negli altri corpi per ingrossare le file del proprio» (P. ‘Saggi’, cit., IV, p. 209 n.); (52) Cfr. Carlo Bianco di Saint Jorioz, ‘Della guerra nazionale d’insurrezione per bande, applicata all’Italia’, 1830, 2 voll. (…). La prima adesione teorica di Mazzini alla guerra per bande può essere individuata nel documento ‘Istruzione generale per gli affratellati’ (1831) della “”Giovane Italia”” con il quale si ribadiva l’idoneità della guerriglia per la conquista dell’indipendenza (cfr. Mazzini, S.E.I., cit., II, pp. 53-54); (53) P., ‘Guerra combattuta’, p. 311 (…); (54) In maniera radicalmente diversa dalla prassi mazziniana era impostata la questione militare, dopo il ’49, anche dal De Cristoforis. Nella sua ‘Che cosa sia la guerra’, pubblicata postuma, lo scrittore d’ispirazione proudhoniana, dalla valutazione dell’influenza esercitata sull”arte militare’ sia dalla rivoluzione francese che dall’impero napoleonico, aveva individuato nel “”principio della massa”” la base della nuova scienza militare e nello “”urto della massa”” la dinamica e la legge economica ai fini della vittoria. Cfr. F. Della Peruta, I dem., etc, p. 154; (55) «I piemontesi – si legge – hanno commesso un errore enorme fin dall’inizio, contrapponendo agli austriaci soltanto un esercito regolare… Un popolo che vuole conquistare l’indipendenza non deve limitarsi ai mezzi di guerra ‘ordinari’. L’insurrezione di massa, la guerra rivoluzionaria, la guerriglia dappertutto, sono gli unici mezzi con i quali un piccolo popolo può vincerne uno più grande, con i quali un esercito più debole può far fronte ad un esercito più forte e meglio organizzato» (F. Engels, ‘Die Niederlage der Piemontesen’, in “”Neue Rheinische Zeitung””, apr. 1849, in K. Marx – F. Engels, ‘Sul Risorgimento italiano’, Roma, 1959, pp. 89-92); (56) La guerriglia (più volte definita ‘chimerica idea sparsa in Italia o insieme di assurde e perniciosissime idee, specialmente quando viene proposta come ipotesi centrale e struttura portante dell’intero movimento rivoluzionario) «potrà essere elemento integrativo dell’azione di un esercito che si batte – scrive P. -, di una città che si difende ostinatamente e richiama su di sé il grosso delle forze regolari avversarie; ma non basterà mai da sola a portare alla decisione» (P., ‘Guerra combattuta’, cit., p. 311). D’altra parte «difendere a palmo a palmo, e casa per casa, la città, è un genere di guerra che non può ordinarsi…; il popolo bisogna che lo faccia spontaneamente» (P. ‘Guerra combattuta’, cit., p. 275) (…); (57) Per la posizione del D’Ayala, contraria al ‘putsch’ come ai tentativi isolati e parziali, per diverse motivazioni accostabile alla fondamentale preoccupazione pisacaniana di fare ‘massa’ con un numero imponente, organizzato, disciplinato e armato, rinvio a M. D’Ayala, ‘Memorie di Mariano D’Ayala e del suo tempo’, Torino, 1886, passim e, in particolare p. 62 e p. 89; (58) «Io sono partegiano delle sollevazioni in città – scriverà al Pateras nel 1857 – seguo le tradizioni di Masaniello, di Balilla, dei Straccioni a Lucca, di Milano, di Brescia, di Palermo… tradizioni nostre non francesi» (P., ‘Epistolario’, cit., p. 349); (59) «Nelle diverse epoche dacché la storia comincia – egli nota – vediamo le milizie perpetue sorgere al tramonto delle libertà; fra un popolo libero non è mai esistito un esercito permanente, mai la libertà è durata dove è sorto un esercito permanente» (P., ‘Saggi’, cit., IV, p. 46); (60) P., ‘Guerra combattuta’, cit., p. 280; (61) P., ‘Guerra combattuta’, cit., p. 311. «L’arte della guerra – egli aggiunge – non dovrà più essere il monopolio di pochi, ma la nazione tutta dovrà essere guerriera» (P., ‘Guerra combattuta’, cit., ibidem). (…); (62) «Machiavelli sentì il primo la necessità – scriverà nell’introduzione ai ‘Saggi’ – [di legare] indissolubilmente la costituzione militare alla civile, non che l’arte militare con esse» (P., ‘Saggi’, cit., I, p. 7 (…); (63) È stato rilevato come la critica pisacaniana della guerriglia e della guerra per bande possa essere paragonata alla critica leninista dell’estremismo e delle forme violente infantili (cfr. Lenin, ‘La guerra partigiana’, in “”Opere””, Roma, XI, pp. 194-195). È stato, altresì, notato come la formula pisacaniana del ‘cittadino soldato’ presenti una certa analogia con la critica che Lenin conduce dell’esercito come corpo separato dal proletariato e con l’obiettivo rivoluzionario di ‘tutto il popolo in armi riunito nei soviet’, il vero organo politico che deve «dirigere lo Stato» (Cfr. Lenin, ‘Opere complete’, cit., XXIV, p. 101 e segg). Oltre l’analogia tra il pisacaniano ‘militi tutti, soldati nessuno’ e il bolscevico ‘fucile sulla spalla dell’operaio’, si è rilevato, ancora, come l’eleggibilità dei gradi teorizzata dal primo anticipi l’elettività delle cariche realizzata nell’esercito della Russia rivoluzionaria. Ma, a parte l’inutilità di accostamenti del tutto esterni, c’è da notare, per quanto riguarda le modalità di elezione, che mentre nell’esercito bolscevico tutti i gradi erano dati dai soldati, nell’ipotesi pisacaniana «i militi eleggeranno i bassi ufficiali, questi i Tenenti, i Tenenti nomineranno il Capitano… In virtù di tali norme, i generali dell’esercito nomineranno il comandante supremo di esso» (P., ‘Ordinamento dell’esercito italiano’, in ‘Saggi’, cit., IV, pp. 169-170). Cfr. anche P., ‘Scritti vari’, cit., III, pp. 88-89 e P., ‘Saggi’, cit., IV, p. 152. Una certa convergenza concettuale è stato denunciata anche tra la dialettica stabilita da P., circa il rapporto struttura militare – istituzione sociale e la definizione trotskista dell’esercito come «immagine … concentrata dei rapporti sociali» (Trotsky, ‘Storia della rivoluzione russa, I, p. 278)]”,”BIOx-027-FMB”
“RUSSO Lucio”,”La rivoluzione dimenticata. Il pensiero scientifico greco e la scienza moderna.”,”RUSSO Lucio (Venezia, 1944) insegna all’Università Tor Vergata di Roma. Ha pubblicato altre opere di carattere scientifico”,”SCIx-366″
“RUSSO Luigi”,”Machiavelli.”,”L’autore, Luigi Russo (1892-1961), dalla Sicilia si trasferì in Toscana alla Scuola Normale. Dopo la Liberazione fu direttore della Scuola e rettore dell’Università. E’ il critico e polemista d’impronta desanctisiana che Gramsci postillava in carcere, dal “”Verga”” al “”De Sanctis”” ai “”Narratori””, ai saggi danteschi. E’ il commentatore di Boccaccio, Machiavelli, Foscolo, Leopardi, Manzoni. Nel 1946 avviò l’influente rivista “”Belfagor”” fatta di saggi e di schermaglie. Machiavelli artista della tecnica politica. “”In questo senso, le singole esperienze del Machiavelli si presentano, non come una ‘res gesta’ conclusa una volta per sempre, ma come un ‘rem gerere’ perpetuo. Il Machiavelli, uomo d’azione mediocre o mancato nell’oggi opera come uomo di azione nell’eternità. «Gli uomini si dolgono più d’uno podere che sia loro tolto, che d’uno fratello o padre che fussi loro morto, perché la morte si dimentica qualche volta, la roba mai» (19). Era un consiglio che egli dava al cardinale de’ Medici, sul finire del ’12, perché non rivendicasse i beni della famiglia Machiavelli, già regolarmente presi in pagamento dal Comune nel 1494; e in quel caso forse sarebbe bastata una supplica cortigiana, ed adulatoria, per raggiungere lo scopo. Ma il Machiavelli non si incontra mai in una occasione, senza sublimarla, ed egli fa sempre della scienza, anche se deve pregare qualcuno per il suo pane quotidiano. Più tardi, al capitolo XVII del ‘Principe’, ripeterà che gli uomini «sdimenticano più presto la morte del padre che la perdita del patrimonio», e l’aforisma è uno dei cento aforismi di quella nuova scienza dell’interesse puro, della tecnica pura, che tanta fortuna di contrasti, di interpretazioni, di reazioni e assimilazioni e purificazioni ha avuto per quattro secoli, in condottieri e principi, in chierici e laici, in uomini di curia e di aula. Quella scienza, che ancora incombe su noi, come il più fresco libello della politica militante. Però il Machiavelli è potuto apparire come un uomo pratico mancato, mentre egli provvedeva alla pratica eterna della vita; e, in verità, il suo gagliardo senso dell’universale poteva essere facilmente scambiato per povertà di motivi spiccioli della sua politica in atto. La quale piccola politica va certamente studiata e valutata, e gli storici fanno bene a discorrere dei servigi resi alla Signoria fiorentina dal nostro segretario; ma, nelle loro accuse o giustificazioni, spesse volte è trascurato il canone necessario che quella politica occasionale va guardata nel quadro di una più grande politica, della politica della Ragione eterna, e non della piccola ed effimera ragione. Niccolò Machiavelli serve implicitamente alla repubblica fiorentina, ma perché serve alle repubbliche e agli Stati di ogni tempo: la sua preoccupazione fondamentale è questa, e non l’altra. Appunto perché la sua era la passione per la tecnica politica nella sua purezza, egli finiva con l’essere l’artista incantato del suo stesso osservare e speculare: la tecnica per la tecnica, si potrebbe dire, è l’insegna storica del suo pensiero e della sua azione”” (pag 26-27) [(19) In ‘Carte machiavelliche’ dell’Arch. fiorentino; cfr. VIllari, N.M., II, pp. 185-86]”,”TEOP-498″
“RUSSO Luigi”,”Giovanni Verga.”,”Verga, il poeta della povera gente (pag 389-390) [“”E’ lecito certamente fare delle indagini su quello che Giovanni Verga, cittadino catanese, pensasse come privato, e raccontare la sua educazione mazziniana di giovanetto, del suo sempre fervido patriottismo ed unitarismo, e poi del suo filantropismo sociale di uomo maturo, e infine del suo conservatorismo e nazionalismo. Verga nazionalista?! Ma il Verga, autore della novella ‘Libertà’, tragica epopea malinconica dell’ideale delle popolazioni rivoltose, e che sfiorava col suo pessimismo tutte le varie fedi degli uomini, già nel ’19 scriveva all’autore di questo articolo parole piuttosto mordenti contro gli interventisti, con allusione aperta ai vari Ugo Ojetti, i conti Ottavi di investitura letteraria. Orbene, il Verga scrittore non è né mazziniano né unitario né conservatore o antisocialista: la sua sconsolata visione della vita (un diverso pessimismo il suo dal pessimismo cattolico del Manzoni) gli detta soltanto una mesta cantilena, e talvolta un’aspra satira sulle ingiustizie del mondo. Io non darei mai a leggere le opere di Verga alle principesse e alle duchesse che spasseggiano tra Taormina e Catania, e che fanno gli onori di casa agli ospiti illustri, con lusinghevole gentilezza: essi vi avvertirebbero l’epicedio del loro mondo feudale e respirerebbero in una solitudine deserta, che è il solo cielo verace e accorato del mondo eterno del poeta. E da quella solitudine si parte un grido di protesta, un grido di libertà dalla miseria per tanta povera gente oppressa non dalle loro gentilissime persone ma da tutto un ordinamento anacronistico che dà troppo rilievo alla gentilezza di quelle loro persone. Verga ci viene incontro quale scrittore, simile ad altri scrittori, simile ad alcuni scrittori russi dell’Ottocento, che non profetizzano un nuovo assetto sociale, ma lo preparano intanto e ne suggeriscono dolorosamente la fatale necessità”” (pag 389-390) [‘Questo articolo apparve sull”Unità’ di Roma, il 27 gennaio 1952. E il lettore non si meravigli, se ho ripreso qua e là qualche battuta della precedente esposizione’]]”,”BIOx-018-FV”
“RUSSO C.F. LANZA D. MARIANO E. MARZULLO B. ABINI U. SARTORI F. CANFORA L. SABBATUCCI D. DEGANI E. ZADRO A. BERTI E. GIANNANTONI G. VEGETTI M.”,”Il segno della forma. Atti del convegno di studio su Carlo Diano (1902-1974) (Padova, 14-15 dicembre 1984).”,”””Nella biblioteca privata di Diano, ora parzialmente conservata presso la Universitätsbibliothek di Trier, figura la ristampa 1929 dell’ Untergang des Abendlandes’ in due tomi. Sono ancora chiaramente leggibili varie note di lettura. Nell’introduzione al primo tomo (Gestalt und Wirklichkeit) Diano segnala due passi del quarto paragrafo. Nel primo di essi Spengler definisce la storia una «forma» dell’immaginazione e soggiunge che non tutti sono «dieser Gestaltungen fähig» («all’altezza di queste forme»; «capaci di costruire coteste forme» traduce Evola) (…)”” (saggio di Luciano Canfora “”Diano e il “”Tramonto dell’Occidente”””” (pag 85)”,”FILx-014-FB”
“RUSSO Franco”,”Kelsen e il marxismo. Democrazia politica o socialismo.”,”In apertura: dedica dell’autore a Lucio Colletti Franco Russo, nato a Paduli (Benevento) nel 1945, si è laureato in filosofia all’Università di Roma con una tesi su ‘Rousseau politico’. Dal 1961 al 1987 è stato membro della Federazione giovanile comunista italiana (FGCI). Ha preso parte al movimento degli studenti del ’68 e, successivamente, ha aderito alla sinistra rivoluzionaria. Gli scritti di Kelsen che vengono presi in esame sono quelli pubblicati fino al 1933, e riguardano soprattutto la sua produzione teorica degli anni Venti; in questo periodo egli si impegnò nella elaborazione della dottrina generale dello stato (si pensi a ‘Allgemeine Staatslehre, del 1925) e in quella della concezione della democrazia (valga, per tutti, ‘Vom Wesen und Wert der Demokratie’, pubblicato nel 1920 e edito nuovamente in forma rielaborata nel 1929). In ambedue i campi Kelsen fu costretto a commisurarsi con Marx, e col marxismo, sia nella sua variante revisionista (Kautsky, Bauer, Renner ecc.), sia in quella rivoluzionaria (innanzitutto e in special modo, Lenin). Contiene tra l’altro i capitoli: – Il revisionismo e lo stato. 1. Renner: lo stato leva del socialismo; 2. Cunow: lo stato “”comunità di vita””; 3. Bauer: l’equilibrio delle classi; 4. Kautsky: la repubblica democratica come forma statale del socialismo – Una teoria e una prassi rivoluzionarie moderne: Lenin “”Per Kelsen il ‘contenuto di classe’ delle istituzioni è inessenziale, gli interessa solo la ‘procedura’ di creazione dell’ordinamento statale; e, anzi, da questo punto di vista constata che lo stato soviettista escludendo dalla partecipazione politica alcuni strati sociali, compie, rispetto alla democrazia rappresentativa, un passo indietro verso la costituzione corporativa ständische Verfassung. La questione del contenuto del potere, vanificata dal formalismo di Kelsen e dal democraticismo di Kautsky, prorompe in Lenin con tutta la sua forza, tanto che per lui il «passaggio del potere statale da una ‘classe’ all’altra è il primo segno, il carattere principale, fondamentale di una ‘rivoluzione’, sia nel senso rigorosamente scientifico che nel senso pratico-politico del termine» (12). Il passaggio del potere, la distruzione del vecchio e la creazione del nuovo stato, avviene tramite il soviet che «non è un’organizzazione corporativa, come vorrebbe la borghesia. Il popolo – dice Lenin – vede le cose in modo diverso e più giusto: esso vede nel soviet il potere» (13). I soviet spezzano lo stato e ne costruiscono uno ‘nuovo’; la ‘novità’ dello stato sta proprio nel fatto che esso fa sorgere le condizioni per attuare il controllo operaio: «Quando noi diciamo “”controllo operaio”” ponendo sempre questa parola d’ordine ‘accanto’ a quella di “”dittatura del proletariato”” e immediatamente ‘dopo’ di essa noi spieghiamo di quale stato si tratta (…). Se del proletariato (…) ‘cioè’ della dittatura del proletariato il controllo operaio ‘può’ diventare il ‘censimento’ generale, completo, esatto e minuzioso della produzione e della distribuzione dei prodotti». E inoltre riprendendo Marx della ‘Guerra civile’, Lenin non disconosce la necessità di alcune ‘funzioni generali’: «(…) esiste nello stato moderno un apparato – prosegue Lenin – legato in modo particolarmente saldo alle banche e ai trust, che svolge, se così si può dire, un vasto lavoro di statistica e di registrazione. Non è necessario spezzare quest’apparato e non si deve spezzarlo. Bisogna strapparlo al dominio dei capitalisti (…) bisogna ‘subordinarlo’ ai soviet proletari, estenderlo, svilupparlo, farne una cosa di tutto il popolo» (14). Nella fase suprema del socialismo dovranno essere tutti in grado di ‘controllare’ e ‘registrare’; durante la fase inferiore importante è che tali operazioni si svolgono sotto il controllo dei soviet proletari”” (pag 182-184)] [(11) Cfr. op. cit., p. 156: la diversità tra lo stato parlamentare e quello soviettista sparisce agli occhi di Kelsen poiché il sistema rappresentativo è una struttura tecnica essenziale sia al capitalismo che al socialismo: «abbreviazione della durata del mandato parlamentare, referendum, mandato imperativo ecc. sono istanze, già in parte realizzate, anche della democrazia ‘borghese’ o devono divenirlo (…) con il progredire del pensiero democratico che si attua gradatamente, a passi contro il principio monarchico-burocratico» (‘Sozialismus’, p. 151) (…); (12) Lenin, Opere, vol. XXIV, p. 37; (13) Vol. XXIV, p. 140; (14) Vol. XXVI, pp. 91-92]”,”TEOP-524″
“RUSSO Rosa Natalia VELLA Aldo”,”Il Vesuvio. Storia e storie del vulcano più famoso d’Europa.”,”Rosa Natalia Russo, insegnante, dal 1971 vive alle falòde del Vesuvio. Fa parte, dalla loro fondazione, della redazione dei Quaderni vesuviani e dello Scaramometro, la scuola di educazione ambientale sul Vesuvio. Aldo Vella, architetto, nel 1984 ha fondato e tuttora dirige la rivista Quaderni vesuviani, che raccoglie i contributi dei massimi studiosi del vulcano ed è al centro dei grandi dibattiti sul Parco del Vesuvio e sulla città vesuviana. Dal 1993 è sindaco di San Giorgio a Cremano, uno dei venti comuni vesuviani.”,”ITAG-016-FL”
“RUSSO Luigi”,”Francesco De Sanctis e la cultura napoletana.”,”””Leggere De Sanctis per “”uscire dal chiuso delle Università e immettersi nel vivo e nel pieno della cultura nazionale’ Movimento degli studenti universitari contro la legge Casati. ‘L’anno 1862 fu poi anno di crisi generale per tutte le università del regno. Nonostante la percentuale bassissima dei riprovati (il 3 e mezzo per cento), e nonostante che gli esami si dessero, anche per la forma, col minore rigore possibile, gli studenti mal tollerarono quella giustizia di prove inaugurata dalla nuova legge Casati, estesa ormai alle vecchie e nuove province del regno d’Italia. Torbidi si ebbero nell’Università di Pavia, prendendo occasione dell’elevatezza delle tasse e dal presunto rigore degli esami (gli studenti pavesi emigravano nelle università dell’Emilia, perché le tasse vi erano più miti e la concessione delle lauree più facile); altri disordini successero a Napoli per queste e altre ragioni che più sopra abbiamo esposto, come avvenivano a Palermo, a Siena, a Torino, sia che si chiedesse la libertà dell’iscrizione universitaria senza la licenza liceale, sia che si volessero alleggeriti gli esami di laurea. In parlamento, molte voci si levarono in difesa degli studenti; e in seguito a proteste e discussioni di ogni parte, il Matteucci, insieme alla legge di privilegio per Napoli, relativa agli esami e sopra menzionata, nella stessa data del 31 luglio 1862, faceva approvare una legge con la quale venivano eguagliate le tasse delle università del regno, adottando come termine di misura le tasse che si pagavano nell’Università di Napoli. Ciò che diede luogo a discussioni sfavorevoli, su giornali e riviste, da parte degli economisti e degli studenti di politica scolastica, e sulle quali qui non è il caso di intrattenersi’ (pag 81)”,”ITAA-001-FGB”
“RUSSO Franco”,”Il marxismo di Lenin.”,”Volume citato a pag 13 (in nota 15): R. Pipes, The origins of Bolshevism: the intellectual evolution of young Lenin’, in ”Revolutionary Russia’ a cura di R. Pipes, Cambridge, Harvard University Press, 1968 “”Bucharin tentò per primo, in un discorso all’Accademia comunista, il 17 febbraio 1924, una prima opera di schematizzazione del pensiero di Lenin; egli, nonostante lo sforzo di cogliere “”l’aspetto storico del marxismo leniniano”” esaltava alcune caratteristiche di Lenin a scapito di altre, per suffragare la sua strategia di costruzione del socialismo, concepita come una lenta e ‘organica evoluzione’. Secondo Bucharin «il marxismo di Lenin è una formazione ideologica distinta», in quanto improntata all’epoca del capitalismo monopolistico, della guerra mondiale, della disgregazione dei rapporti capitalistici e della insurrezione operaia. «Come si può – si chiede – caratterizzare l’aspetto storico di questo marxismo leniniano? Lo si può considerare come una combinazione, come una triplice sintesi (…) una sintesi del pensiero di Marx e di tutte le acquisizioni realizzate grazie alla sua applicazione, un’analisi marxista di ciò che la nuova epoca ha apportato (…) la sintesi della teoria e della pratica della classe operaia combattente e vittoriosa (…) la sintesi del lavoro di distruzione e di costruzione del lavoro della classe operaia». La delineazione del pensiero leninista è orientata verso uno sbocco squisitamente buchariniano individuabile nella considerazione che la dittatura proletaria apre un periodo di lavoro di pacifica organizzazione, tipico di tutta la fase di transizione. In definitiva il discorso di Bucharin è un adattamento, una “”lettura”” particolare delle tesi di Lenin sulla Nep (9). In questa operazione ideologica ognuno per i propri fini, si impegnarono Zinoviev, Kamenev e Stalin protesi nella lotta contro Trotsky, e interessati a tracciare un leninismo dai tratti antagonistici al trotskismo. All’analisi, unilaterale ma indubbiamente intelligente, di Bucharin si aggiunsero teorizzazioni più rozze e scolastiche. Zinoviev interessato più a portare avanti la lotta contro il trotskismo che a definire correttamente il leninismo, propose una formula estremamente semplificata: «Il leninismo è il marxismo dell’epoca delle guerre imperialistiche e della rivoluzione mondiale in parte realizzata in un paese in cui predomina la classe contadina». Zinoviev si preoccupò anche di aggiungere l’indicazione dei ‘testi’ in cui a suo parere si condensava il pensiero del “”maestro””: «’Amici del popolo’, ‘Lo sviluppo del capitalismo’, ‘Che fare?’, ‘Due tattiche’, ‘Stato e rivoluzione’, ‘Il rinnegato Kautsky’» (10). L’ortodossia leninista è, però, un prodotto della III Internazionale di Stalin, che la codificò a partire dal discorso ‘Lenin è morto’ tenuto al II Congresso dei Soviet dell’Urss, il 26 gennaio 1924. L’andamento rituale del discorso con la ripetizione di “”Ti giuriamo, compagno Lenin””, che accompagnava ogni formulazione dei “”precetti”” di Lenin, denunciava la volontà di fissare dei canoni da custodire gelosamente e da usare contro gli avversari politici (11). (…) Le avvertenze di Trotsky, tuttora valide, di non avvicinarsi al leninismo in modo dogmatico miravano, al contempo, a difendere la via attraverso cui egli era giunto al leninismo, e soprattutto a far coincidere il leninismo con la propria teoria della rivoluzione permanente. Anche questo era un modo di semplificare e stravolgere il pensiero di Lenin. «La teoria della rivoluzione permanente conduceva direttamente al leninismo e in particolare alle tesi dell’aprile del 1917», questo scrisse Trotsky nel ‘Nuovo corso’, questo ribadì nelle ‘Lezioni dell’Ottobre’. Neppure lui evitò di fornire una particolare versione del leninismo, di cui venivano valorizzati solo gli elementi di rottura con i vecchi bolscevichi (Kamenev e Zinoviev), e di somiglianza con la sua impostazione strategica: per Trotsky la linea del ’17 riassumeva la strategia, o meglio era la ‘lezione’ di fondo di Lenin – le ‘Lettere da lontano’ erano a suo avviso analoghe ai suoi articoli scritti in America (14)”” (pag 9-10-12-13) [(9) N. Bucharin, ‘Lénine marxiste’, Paris, 1925, pp. 14, 19, 40, 46; (10) G. Zinoviev, ‘Bolscevismo e trotzkismo’, Milano, Feltrinelli reprint, 1965, pp. 3, 8-9; (11) Ha scritto Carr a proposito dell’orazione funebre recitata da Stalin: “”Nella forma e nel linguaggio, il discorso, elaborato come nessun’altra cosa uscita dalla penna di Stalin, deriva evidentemente la sua ispirazione liturgica dall’insegnamento ecclesiastico ricevuto da Stalin in gioventù. La fraseologia era di tipo biblico. La struttura era quella di un’antifona, essendo l’enunciazione di ogni ‘comandamento’ di Lenin seguita a un’uniforme risposta in nome dei fedeli (…). A molti bolscevich cresciuti nella tradizione occidentale questa rituale esaltazione del capo dovette suonare estranea e tale sarebbe sembrata alla stesso Lenin”” (‘La morte di Lenin’, Torino, Einaudi, 1965, pp. 324-326; (14) L. Trotsky, ‘Nuovo corso’, Roma, Savelli, 1965, pp. 83-85, 89; cfr. ‘Le lezioni d’ottobre’, in ‘La rivoluzione permanente e il socialismo in un solo paese’, Roma, Editori Riuniti, 1963, p. 87] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]”,”LENS-322″
“RUSSO Valeria”,”Anita Garibaldi.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Valeria Russo, laureata in Lettere moderne a Firenze, giornalista e critica cinematografica, ha fatto della scrittura digitale la sua professione. Dal 2015 progetta e conduce corsi di comunicazione e scrittura per aziende, banche e università. 1834. Iscrizione di Garibaldi alla Giovine Italia. Nello stesso anno viene condannato a morte dal re Carlo Alberto. 1835. Aninha sposa a 14 anni il calzolaio Manuel Duarte. 1839. Incontro ocn Garibaldi e inizio delle loro battaglie contro il governo centrale brasiliano. 1840. Nascita del primogenito Menotti. 1842. Matrimonio di Anita e Garibaldi a Montevideo 1847. Nascita del secondo figlio Ricciotti. 1849. Dopo la ritirata e una fuga per il centro Italia Anita muore a Mandriole. 1859. Garibaldi torna a Mandriole per recuperare la salma e trasferirla a Nizza. Nel 1932 la bara verrà trasferita a Roma in cima al Gianicolo.”,”BIOx-387″
“RUSSO Lucio”,”Flussi e riflussi. Indagine sull’origine di una teoria scientifica.”,”Lucio Russo (Venezia 1944) insegna calcolo delle probabilità all’Università Tor Vergata di Roma.”,”SCIx-299-FL”
“RUSSO Giovanni”,”Baroni e contadini.”,”Giovanni Russo è nato a Salerno e vive a Roma. Ha iniziato giovanissimo l’attività di giornalista e scrittore. Nel ‘Mondo’ di Pannunzio, nel Corriere della Sera e nei suoi numerosi libri è stato autore di analisi spregiudicate e originali sui problemi del paese. ‘Baroni e contadini’ assieme a ‘Le parrocchie di Regalpetra’ di Sciascia e ‘Contadini del Sud’ di Scotellaro è tra le più importanti testimonianze sul Mezzogiorno e ha vinto il Premio Viareggio nel 1955.”,”ITAS-248″
“RUSSO Vincenzo (Napoletano)”,”Pensieri politici.”,”L’opera ‘Pensieri politici’ di Vincenzio Russo è stata pubblicata a Roma nel 1798 dalla tipografia di Vincenzio Poggioli ‘Vincenzio Russo (16 giugno 1770 – 19 novembre 1799) è stato un patriota e politico italiano, noto per il suo ruolo di spicco nella Repubblica Partenopea del 1799. Nato a Palma Campania, Russo studiò giurisprudenza a Napoli, dove sviluppò una forte inclinazione per le idee razionalistiche e illuministiche. Fu un fervente sostenitore del giacobinismo e membro della Società Patriottica. Durante la breve esistenza della Repubblica Partenopea, Russo si distinse come uno dei principali esponenti del movimento rivoluzionario. Tuttavia, dopo la caduta della Repubblica, fu catturato dalle forze sanfediste e giustiziato insieme a molti altri ribelli’ (copil)”,”TEOP-003-FMB”
“RUSTANT Maurice”,”Lavorare 30 ore.”,”‘Secondo JL Fourastié, le durate lavorative da 13 a 15 ore al giorno, con un’ora e mezzo di pausa per i pasti sono usuali in Francia, prima del 1860, nelle fabbriche del Nord e dell’Est. Talvolta si raggiungono durate incredibili di 17 ore giornaliere. A Mulhouse le officine aprono alle 5 del mattino, per chiudere alle 8 o alle 9 di sera. A Rouen, 15 ore o 15 ore e mezzo costituiscono la media; ma i tessitori hanno una presenza di 17 ore. A Tarare, nella regione del Rodano, l’operaio o l’operaia sono tenuti a 13 o 14 ore di presenza, con un’attività lavorativa che va dalle 10 alle 12 ore (1). Nel ‘Prospetto dello stato fisico e morale degli operai’ che Villermé traccia nel 1840, la testimonianza del viceconte Dubouchage, ivi citata, deplora che “”sfortunati ragazzi, la cui dimora è talvolta a due leghe dalla fabbrica, vi arrivano d’inverno nel fango e nella neve, compiendovi da 15 a 18 ore di lavoro giornaliero, compresa l’andata e il ritorno; restano dunque soltanto sei ore di riposo””. E l’autore aggiunge: “”E’ una situazione pietosa, che strappa le lacrime. E’ impossibile lasciar sussistere più a lungo simili abusi””. Questa inchiesta di Villermè fu all’origine dell’intervento dei poteri pubblici per una riduzione della durata del lavoro””‘ (pag 11)] [(1) J. Fourastié, ‘Machinisme et bien-être’; Louis René Villermé (1782-1863), ‘Tableau de l’etat physique et moral des ouvriers employes dans les manufactures de coton, de laine et de soie’] [ISC Newsletter N° 75] ISCNS75TEC”,”CONx-219″
“RUSTENHOLZ Alain”,”Les grandes luttes de la France ouvrière.”,”L’autore, Rustenholz, che ha partecipato da giovane alle lotte del maggio 1968, ha pubblicato pure ”Paris ouvrier. Des sublimes aux camarades’, Editions Parigramme.”,”MFRx-367″
“RÜSTOW W.”,”L’ art militaire au XIXe siècle. Strategie – Histoire militaire. Tomo II. 1815-1867.”,”Le 27 leggi fondamentali della strategia. 1. Gli eserciti sono lo strumento principale e il principale obiettivo della strategia… 2. L’ azione di guerra concentrata è la battaglia… 3. Il primo sforzo deve essere quello di assicurare la vittoria in battaglia… 4. La vittoria è assicurata da forze superiori… 5. Occorre cercare subito la superiorità delle forze nella superiorità del numero… 6. La possibilità di ottenere una superiorità relativa risulta dalla concentrazione dei propri eserciti e della divisione di quelli del nemico… 7. Non si deve fare distaccamenti senza un fine ben determinato… 8. La separazione… delle forze nemiche è molto favorevole a noi… 9. A forze eguali, un’ esercito sarà tanto più temibile quanto più regnerà l’ armonia tra l’ unità di comando e l’ indipendenza delle parti… 10. Colui che si propone uno scopo positivo ha più facilità di portare le forze superiori su un punto decisivo… 11. La superiorità delle forze dipende molto poco dalla superiorità delle armi, se questa differenza di armi non è molto considerevole… (…)”” (pag 537-539)”,”QMIx-139″
“RÜSTOW W.”,”L’ art militaire au XIXe siècle. Strategie – Histoire militaire. Tomo I. 1792-1815.”,”Le leggi fondamentali della strategia. Politica guerra, strategia, grande tattica, logistica, genio militare, tattica elementare. “”Jomini divide l’ arte della guerra in sei parti: la politica della guerra, la strategia, la grande tattica, la logistica, l’ arte degli ingegneri e la tattica elementare. Egli non tratta nei suoi Précis che le prima quattro parti, e lascia le altre due a lato come delle specialità.”” (pag 354)”,”QMIx-138″
“RÜSTOW W.”,”La petite guerre.”,”Libro intonso “”È difficile separare l’ imboscata dalla sorpresa, poichè la sorpresa deve sempre essere la conseguenza di un’imboscata affinché abbia un senso qualunque”” (pag 346)”,”QMIx-003-FSL”
“RÜSTOW W.”,”Stratégie – Histoire militaire. L’art militaire. Tome premier (1792-1815).”,”Guerra di Spagna e Portogallo. Ritirandosi Wellington aveva ordinato di devastare e abbandonare il paese, e Massena si trovò ben presto a combattere la fame. Circondato da bande di partigiani, impiegò quasi tutte le sue truppe facendo requisizioni delle magre produzioni del suolo. Per poter vivere, risalì il Tago fino a Santerem, nel mese di novembre. Ricevuti alla fine di dicembre i rinforzi promessi portati da Drouet, non cambieranno tuttavia la sua situazione (pag 417)”,”QMIx-011-FSL”
“RÜSTOW W.”,”Stratégie – Histoire militaire. L’art militaire. Tome second (1815-1878).”,”””Le navi di legno della flotta italiana restano completamente estranee alla battaglia, tanto che Tegethoff seppe utilizzare i suoi per appoggiare le corazzata nel scontro terribile che sta per cominciare. Gli italiani perdono a Lissa due delle loro più belle navi corazzate e si ritirano la sera stessa verso il porto di Ancona. Tegethoff la cui vittoria aveva sbloccato Lissa vi ripara le sue avarie senza importanza e ritorno in seguito nella rada di Fasana. L’impressione morale della disfatta di Lissa fu più grande ancora, se possibile, in Italia, di quella di Custoza”” (pag 684)”,”QMIx-012-FSL”
“RUTA Enrico”,”Politica e ideologia. 1. Il carattere dei popoli: lo Stato. 2. La missione dei popoli: la Patria.”,”Enrico RUTA, (n. Belmonte Castello, Frosinone, 1869) giornalista e scrittore, collaborò con il “”Giornale d’ Italia”” e “”Il Mattino””. E’ stato traduttore di Heinrich von TREITSCHKE (‘La politica’ e ‘La Storia di Francia’, LATERZA, BARI), Max WEBER (‘Parlamento e governo nel nuovo ordinamento della Germania’, G. LATERZA, BARI, 1919), Kuno FISCHER e F. NIETZSCHE.”,”TEOP-081″
“RUTENBURG Victor”,”Popolo e movimenti popolari nell’ Italia del ‘300 e del ‘400.”,”Nato a Mosca nel 1911, RUTENBURG è (1971) Prof di storia italiana e di storia medievale alla Univ di Leningrado dove insegna dal 1950. Capo della sezione di storia occidentale dell’Istituto di storia dell’Accademia delle scienze dell’URSS, nel Dipartimento di Leningrado, ha soggiornato a lungo in IT e ha pubblicato vari lavori sulla storia italiana, fra cui: -Le imposte e il credito a Firenze nei secoli XII-XV, 1941 -Il precapitalismo in Italia. Le compagnie mercantili del Trecento a Firenze, 1951 – Vaticano nel passato, 1955 – Campanella, 1956 – Guicciardini, 1966 – Storia d’ Italia, 1970″,”MITT-021″
“RUTHERFORD Donald COVER J.A. a cura; saggi di Mark KULSTAD Christia MERCER Samuel LEVEY Daniel GARBER Catherine WILSON Nicholas JOLLEY Jonathan BENNETT Donald RUTHERFORD Robert MERRIHEW ADAMS Michael J. MURRAY Sean GREENBERG Jack D. DAVIDSON”,”Leibniz. Nature and Freedom.”,”Trecc: Leibniz ‹làibniz›, Gottfried Wilhelm von. – Filosofo e scienziato (Lipsia 1646 – Hannover 1716). Dopo aver studiato filosofia a Lipsia, matematica a Jena e diritto a Altdorf, entrato in rapporto con i Rosacroce conobbe Johann Christian barone di Boineburg: gli incarichi che ebbe da questo gli permisero di entrare in contatto, a Parigi, con le più spiccate personalità della scienza e della filosofia del tempo. Morto Boineburg, passò (1673) a Londra, dove conobbe varî scienziati, tra cui Newton. Dal 1676 fu consigliere e bibliotecario del duca di Hannover. Il nuovo ufficio, che avrebbe ricoperto sino alla morte, gli consentiva di attendere a studî storici (tra cui una storia della Casa di Brunswick) e a questioni giuridiche, politiche e religiose (tra cui quella della progettata riconciliazione tra la Chiesa cattolica e le Chiese riformate, entrando anche in trattative con J.-B. Bossuet). Seguì il periodo della maggiore produzione scientifica e filosofica; tra i suoi scritti vanno ricordati: Meditationes de cognitione, veritate et ideis (1684), Discours de métaphysique (1685), Sur la question, si l’essence du corps consiste dans l’étendu (1691), Système nouveau de la nature et de la communication des substances (1695, seguito da varî Éclaircissements tra il 1696 e il 1712), Considérations sur la doctrine d’un esprit universel (1702), Nouveaux essais sur l’entendement humain (1704), Essais de théodicée (1710), Monadologie (1714), Principes de la nature et de la grâce (1714); grandissima importanza scientifica ha inoltre l’epistolario. Nel tempo stesso in cui componeva queste opere e portava importanti contributi alla soluzione di problemi scientifici e matematici (v. oltre), L. attendeva a vasti lavori di erudizione storica (fra essi, Codex iuris gentium diplomaticus, 1693; Scriptores rerum Brunsvicensium illustrationi inservientes, 1707-11) e partecipava alla vita politica, difendendo gli interessi della casa di Brunswick, e, attraverso consigli dati anche a Pietro il Grande e a Carlo VI, quelli più vasti della vita culturale e civile in genere: fondò a Vienna un Collegium historicum e a Berlino convinse Federico I a fondare l’Accademia prussiana delle scienze (1700) della quale fu presidente a vita; confidò nell’appoggio dello zar Pietro il Grande sia per lo sviluppo delle scienze, progettando un’accademia a Pietroburgo (1711), sia per la riunificazione della Chiesa greca alla latina. Negli ultimi anni della sua vita, morta Sofia Carlotta sua protettrice (1705), intiepiditi i rapporti con l’elettore Giorgio Luigi di Hannover passato sul trono d’Inghilterra (1714), L. vide alquanto declinare la sua influenza. Il pensiero filosofico Dei molti temi che si intrecciano nell’opera di L., assume particolare rilievo il concetto di sostanza individuale: lo svolgimento di questo tema, già presente nello scritto per il baccellierato De principio individui (1663) secondo suggestioni occamiste, si approfondisce sia attraverso la polemica contro l’identificazione cartesiana della sostanza materiale con l’estensione sia contro l’atomismo. La posizione cartesiana è respinta perché incapace di spiegare adeguatamente sia il movimento che la resistenza; quella atomistica d’altra parte non esprime un reale principio individuale perché l’atomo, in quanto punto fisico, è sempre ulteriormente divisibile. Tale principio, realmente individuale perché semplice e privo di parti, è costituito invece dalla monade (termine che compare nel 1696, ma che era già presente come concetto nel Discours de métaphysique), atomo immateriale, punto metafisico, centro di forza, principio insieme di costituzione e di spiegazione dell’intero universo. Un universo che viene così a configurarsi come un insieme di monadi indipendenti (esse non hanno “”finestre”” per comunicare tra loro ed esercitare influsso l’una sull’altra), mondi in sé conchiusi ciascuno dei quali rispecchia a suo modo Dio e l’universo. La sostanza individuale, in quanto incarnazione di una nozione perfetta di Dio, contiene in sé, e sviluppandosi esplicita, la completa serie dei suoi accadimenti, l’intera sua storia insomma, così come nella nozione del soggetto è semplicemente contenuta tutta la serie dei suoi predicati. Ciascuna diversa dall’altra in forza del principio degli indiscernibili per cui non possono darsi due monadi identiche (due monadi uguali verrebbero di fatto a essere una identica monade e non sarebbero perciò distinguibili), esse si dispongono nell’universo secondo una legge di continuità che non tollera la sussistenza di parti vuote e dà luogo a una gerarchia cosmica che vede al livello più basso le semplici monadi o entelechie, e via via si eleva alle anime e agli esseri razionali o spiriti. Si delinea così un mondo di essenze semplici e spirituali nel quale la materia e i corpi trovano difficile spiegazione. L. offre in proposito varie soluzioni, ora facendo ricorso alla dottrina del vinculum substantiale (e che è al centro del carteggio con B. Des Bosses), legame che dovrebbe assicurare all’aggregato corporeo un certo grado di unità, permettendo il passaggio al composto organico; ora introducendo il concetto di monade dominante, principio di organizzazione nel composto delle molteplici monadi che lo costituiscono; ora considerando la materia e il corpo come la zona oscura della monade, che non attinge la chiarezza della percezione. Poste le monadi come mondi a sé stanti, microcosmi indipendenti, il problema dei loro rapporti e della corrispondenza fra le percezioni e le espressioni di ciascuna rispetto alle altre è risolto da L. con la teoria dell’armonia prestabilita, artificio divino preventivo con il quale Dio forma le sostanze in modo così perfetto che esse si accordano necessariamente, seguendo unicamente le proprie interne leggi. Da questi principî segue che le sostanze immateriali “”vedono tutte le cose in Dio”” o, più precisamente, che “”la nostra anima esprime Dio e l’universo, tutte le essenze come tutte le esistenze”” e quindi porta con sé tutte le forme o idee in virtù dell’azione di Dio su ogni monade. Il concetto di sostanza individuale è anche alla base della dottrina della conoscenza, che si fonda, come L. spiega nei Nouveaux Essais commentando e criticando le teorie di Locke, su un retaggio innato di potenzialità, di disposizioni e attitudini al conoscere da cui, stimolate dalla conoscenza sensibile e occasionate da essa, si sviluppano le idee. Di qui la nota formula “”nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu nisi intellectus ipse””. L’attività della monade si caratterizza così come attività rappresentativa eccitata dall’appetizione che promuove l’esplicarsi e il susseguirsi delle percezioni (la percezione è definita da L. “”stato passeggero che comprende e rappresenta una molteplicità nell’unità””), dapprima inconsce, fino all’appercezione, o percezione accompagnata da coscienza. Ogni monade, sia pure appartenente agli infimi gradi della realtà, è dotata di siffatta attività rappresentativa che si distribuisce nella forma di una sempre maggiore chiarezza e distinzione, dalle pure o semplici monadi o entelechie, alle anime, in cui alla percezione si accompagna già la memoria e di cui sono dotate anche le bestie, agli spiriti, o esseri forniti non solo di percezione e appercezione, ma anche di ragione. Ai soli spiriti è dunque aperta la possibilità di conoscere le verità necessarie ed eterne, e ciò segna propriamente il confine tra le altre monadi e la monade uomo. La ragione è appunto l’organo che consente l’accesso alle verità di ragione, che sono distinte dalle verità di fatto rette da diversi principî logici (v. oltre). Tale distinzione ha valore però solo in relazione all’uomo, essere imperfetto, e non vale per Dio, per cui anche le verità di fatto sono verità di ragione, e quindi universali e necessarie. Le verità eterne, che L. chiama anche essenze o possibili, costituiscono la struttura stessa della mente divina e tra esse Dio trasceglie, ispirandosi al principio della maggior perfezione, quelle a cui dare esistenza. Dio si configura così come causa intelligente e libera che crea l’universo secondo il principio dell’ottimo (donde la denominazione di ottimismo con cui il sistema filosofico leibniziano è anche conosciuto), per cui quello attuale è sempre il migliore dei mondi possibili e in esso trova la sua giustificazione anche il male, sia metafisico che morale, che diventa così funzionale all’armonia del tutto. ? Notevole rilievo nell’opera di L. hanno gli studî di logica: sviluppando motivi della tradizione lulliana, egli persegue costantemente il progetto di una logica capace di essere universalmente valida in forza della semplicità e universalità dei concetti e della loro riduzione a caratteri i quali, combinati fra loro secondo leggi date, sarebbero fondamento di dimostrazioni incontrovertibili: l’operazione logica (basata su una caratteristica universale, presupposto di un linguaggio universale) si presenterebbe così come calcolo e diventerebbe capace di sanare ogni tipo di controversia, anche di ordine politico e religioso; sicché la logica costituisce per L. uno strumento essenziale per perseguire piani di pacificazione e unificazione politica e religiosa. Principî logici cardinali, per L., sono il principio di identità, fondamento della verità di ragione indipendente dall’esperienza (come i teoremi matematici) il cui opposto è falso; il principio di ragion sufficiente, per cui “”di ogni verità si può rendere ragione”” e che ci introduce nell’ambito delle verità di fatto delle quali da un punto di vista umano non si può dichiarare falso l’apporto, rientrando nell’ambito del contingente (ma contingenti non sono per Dio, che dalla nozione individuale di ogni sostanza deduce tutti i suoi attributi). L’opera matematica Già negli anni giovanili la cultura matematica di L. era vasta, come dimostra, per es., la Dissertatio de arte combinatoria; ma solo da C. Huygens (da lui incontrato in Francia nel 1672 e che resterà suo amico per tutta la vita) L. apprese la grande importanza della nuova scienza (l’analisi dell’infinito) che andava sviluppandosi, e alla quale L. si appassionò. Entrato in rapporti con i più illustri matematici dell’epoca (tra i quali I. Newton), si cimentò dapprima con successo in alcuni problemi particolari (per es., il calcolo della serie di L.: ?/4 = 1 ? 1/3 + 1/5 ? 1/7 + …). In seguito riuscì a elaborare alcuni metodi semplici e generali per la trattazione dei problemi infinitesimali che fanno di lui, insieme con Newton, uno dei fondatori del moderno calcolo infinitesimale: la critica storica, al di là delle polemiche dell’epoca, ha dimostrato la sostanziale indipendenza delle ricerche di L. e di Newton. Nella memoria Nova methodus pro maximis et minimis itemque tangentibus del 1684, L. ha la geniale idea di considerare l’operazione di derivazione come un’operazione da eseguirsi sopra una funzione; egli denota tale operazione col simbolo d, e ancora oggi si chiama notazione leibniziana il simbolo df/dx per la derivata di f; la introduce in modo chiaro, stabilendo una serie di regole che permettono di calcolare le derivate di somme, prodotti, quozienti, radici, ecc., di funzioni a partire dalle derivate delle funzioni stesse, e crea perciò un nuovo algoritmo, un nuovo tipo di calcolo (singulare calculi genus). Anche il simbolo di integrale, ?, è dovuto a L. (1686). Assai meno felice il tentativo di L. di cimentarsi con Newton nell’applicazione del nuovo calcolo ai moti dei corpi celesti (Tentamen de motuum coelestium causis, 1689); qui L. non solo resta di gran lunga al disotto del suo grande rivale, ma rivela quella “”envie immodérée de paroître”” (come scrisse Huygens, pur suo amico) che è il lato negativo della sua personalità, e che lo indusse, in questo caso, a fingere di non conoscere il lavoro di Newton. Il fatto è che L. aveva soprattutto interesse alle idee e ai metodi generali della matematica; non altrettanto interesse per le deduzioni, le applicazioni, la “”tecnica”” matematica. A L. si devono perciò poche formule, pochi risultati tecnici, e invece molte geniali anticipazioni dei concetti e dei metodi della matematica moderna: dalla matematizzazione della logica (lettera a Huygens del 1679) al calcolo delle variazioni (L. si accorge – 1700 – che nel problema della brachistocrona o in quello del solido di minima resistenza l’incognita non è più un solo numero o un solo punto, ma un’intera curva): anticipazioni che fanno di L. uno dei fondatori di varî, elevati indirizzi delle moderne matematiche. ? Formula di Leibniz: è la formula che dà la derivata n-esima del prodotto y(x) = ?(x)?(x) di due funzioni della variabile x: Formula che può scriversi simbolicamente y(n) = (? + ?)(n). VEDI ANCHE monade In filosofia, termine usato per la prima volta dai pitagorici per indicare i primi elementi, matematici, dell’universo. Platone chiamò monade anche le idee, per designare il loro carattere di unità indipendenti. Nel Rinascimento, il termine tornò in uso con Nicola Cusano e, soprattutto, con G. Bruno … logica filosofia Disciplina che studia le condizioni di validità delle argomentazioni deduttive. 1. La logica antica I vocaboli ? ?????? (?????), ?? ?????? si stabilizzarono nel significato di «teoria del giudizio e della conoscenza» nell’ambiente protostoico, pur conservando ??????? per tutta la grecità … intelletto La facoltà, propria dello spirito, o pensiero, di intendere le idee o di formare i concetti, o il potere conoscitivo della mente (contrapposta alla sensibilità, alla volontà ecc.). L’uso filosofico del termine, nella forma greca del ????, è inaugurato da Anassagora, che con esso identifica la divinità … sostanza anatomia In biologia e in anatomia, materia organica e organo che presentano aspetto omogeneo e limiti ben definiti. sostanza bianca e sostanza grigia Le due componenti fondamentali del sistema nervoso centrale, così denominate, la prima per il colore delle fibre mieliniche di cui è ricca, e la seconda … CATEGORIE BIOGRAFIE in Filosofia TAG ACCADEMIA PRUSSIANA DELLE SCIENZE PRINCIPIO DI RAGION SUFFICIENTE DOTTRINA DELLA CONOSCENZA CALCOLO DELLE VARIAZIONI CALCOLO INFINITESIMALE ALTRI RISULTATI PER LEIBNIZ, GOTTFRIED WILHELM VON Leibniz Enciclopedia della Matematica (2013) Gottfried Wilhelm von (Lipsia, Sassonia, 1646 – Hannover, Bassa Sassonia, 1716) filosofo e matematico tedesco. Inventore con I. Newton del calcolo infinitesimale, ebbe vasti interessi culturali e fu convinto assertore dell’unitarietà del sapere umano. Fu indirizzato fin dalla fanciullezza allo studio … Leibniz, Gottfried Wilhelm von Dizionario di filosofia (2009) Filosofo e scienziato (Lipsia 1646 – Hannover 1716). La vita e l’opera: il sogno di una scienza e di una ‘Res publica’ universali. Dopo aver studiato filosofia a Lipsia, matematica a Jena e diritto a Altdorf, entrato in rapporto con i Rosacroce conobbe Johann Christian barone di Boineburg: gli incarichi … Leibnitz Gottfried Wilhelm von Dizionario delle Scienze Fisiche (1996) Leibnitz ‹làipniz› Gottfried Wilhelm von (Lipsia 1646 – Hannover 1717) Matematico e filosofo. ? Condizione di Leibnitz Gottfried Wilhelm von per le parentesi di Poisson: Leibnitz Gottfried Wilhelm von moto, costanti del: IV 123 d. ? Principio d’identità degli indiscernibili di Leibnitz Gottfried … LEIBNIZ, Gottfried Wilhelm von Enciclopedia Italiana (1933) LEIBNIZ (da preferire questa grafia all’altra Leibnitz), Gottfried Wilhelm von. – Spirito multiforme e di attitudini veramente universali, fu grande sopra tutto come scienziato e come filosofo. Nacque a Lipsia il 3 luglio 1646 da Federico, professore di morale e giurisprudenza in quell’università, e … VOCABOLARIO leibniziano leibniziano ‹laib-› agg. e s. m. – 1. agg. Che si riferisce al filosofo e scienziato ted. G. W. von Leibniz (1646-1716), alle sue dottrine, ai suoi principî: il sistema monadologico leibniziano; l’opera matematica leibniziana. 2. s. m. Fautore,… von von ‹fòn› prep. ted. – Preposizione corrispondente all’ital. «di». In Germania e in Austria è frequente in nomi di antiche famiglie nobili indicate per mezzo del loro feudo, e anche come predicato nobiliare (premesso a cognomi di qualunque origine). 0 Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani S.p.A. © Tutti i diritti riservati Partita Iva 00892411000 Contatti Redazione Termini e Condizioni generali Condizioni di utilizzo dei Servizi”,”FILx-136-FRR”
“RUTHVEN Malise TURRONI Giuliana a cura”,”Il seme del terrore. L’attacco islamista all’America.”,”Malise Ruthven è stato autore e redattore della BBC, nonchè collaboratore del Times Literary Supplement e del Guardian. Attualmente è visiting professor presso l’Università di San Diego in California. Nella collana degli Einaudi Tascabili ha pubblicato Islãm.”,”TEMx-004-FL”
“RUTIGLIANO Enzo”,”Linkskommunismus e rivoluzione in Occidente. Per una storia della KAPD.”,”KAPD: partito operaio comunista tedesco. E’ la principale delle formazioni politiche che agli inizi degli anni 1920 hanno caratterizzato in GERM il ‘comunismo di sinistra’, il Linkskommunismus. RUTIGLIANO (Milano, 1944), di origine meridionale ha vissuto quasi sempre nel Sud, a Brindisi fino al 1968. Poi si è trasferito a Trento (facoltà di sociologia). Laureatosi, vive a Trento e lavora presso la facoltà di sociologia. Formatosi nel clima del movimento studentesco, si interessa dei movimenti del radicalismo di sinistra nella storia del movimento operaio.”,”MGEK-003″
“RUTIGLIANO Enzo”,”Teorie sociologiche classiche. Comte, Marx, Durkheim, Simmel, Weber, Pareto, Parsons.”,”RUTIGLIANO Enzo insegna storia del pensiero sociologico nella facoltà di sociologia dell’ Università di Trento. Tra le sue pubblicazioni: ‘Sociologi. Uomini e problemi’ (1997), ‘La ragione e i sentimenti. Vilfredo Pareto e la sociologia’ (1996). Classe in sé e per sé. “”Ora, come ha bene visto Raymond Aron (1), Marx, nel trattare il problema della stratificazione sociale, sembra farlo in modi e da punti di vista diversi. Si possono dunque raccogliere le sue opere sulle classi in tre gruppi a seconda dell’ interesse conoscitivo che muove il nostro autore. Marx pensava di trattare unitariamente e completamente il problema della stratificazione nel Libro terzo del Capitale ma l’ opera si interrompe per la morte dell’ autore proprio dopo una pagina dall’ inizio della trattazione. E, tuttavia, non prima di averci fatto capire l’ intenzione che sottendeva l’ esposizione stessa o, almeno, il punto di avvio. Marx infatti scrive: “”I proprietari della semplice forza-lavoro, i proprietari del capitale e i proprietari fondiari, le cui rispettive fonti di reddito sono salario, profitto e rendita fondiaria; in altre parole, gli operai salariati, i capitalisti e i proprietari fondiari costituiscono le tre grandi classi della società moderna fondata sul modo di produzione capitalistico””. (…). Tuttavia, guardando alla società com’era ai tempi di Marx e come ancora oggi è, notiamo come la stratificazione sociale sia ben più complessa. Questa rilevazione della complessità la compie lo stesso Marx in un secondo gruppo di opere che diciamo più sociologiche o propriamente sociologiche: si tratta delle Lotte di classe in Francia, del 18 brumaio di Luigi Bonaparte e, più tardi, dopo il 1871, della Guerra civile in Francia, il libro sulla Comune di Parigi. In questo gruppo di opere l’ interesse conoscitivo di Marx è diverso (…) prevale un interesse conoscitivo di tipo analitico-classificatorio. Egli analizza, fermando per un momento il processo storico, la situazione delle classi in Francia, il loro comportamento a fronte di una situazione conflittuale che vede il proletariato, la piccola borghesia, la piccola borghesia contadina, la piccola borghesia impiegatizia, la piccola borghesia mercantile, il sottoproletariato, la borghesia finanziaria, la borghesia capitalistica imprenditoriale, la borghesia commerciale, pur portatrici di interessi diversi e a volte contrastanti, schierarsi strategicamente sui due interessi inconciliabili: quelli della borghesia e del proletariato. (…) Ma nel 18 brumaio vi è qualcosa di più: Marx si rende conto che la oggettiva appartenenza di classe non è sufficiente per determinare comportamenti comuni. Cioè che una classe è qualcosa di più che un raggruppamento di persone con un interesse comune (…). Insomma perché si possa parlare di una classe è necessaria quella che Marx chiama coscienza di classe, cioè autocoscienza in senso hegeliano. (…) La consapevolezza di tutto questo fa di una classe in sé – come è descritta nel frammento del Libro terzo del Capitale – una classe per sé.”” (pag 73-75)”,”TEOS-106″
“RUTIGLIANO Enzo”,”Lo sguardo dell’angelo. Su Walter Benjamin.”,”Enzo Rutigliano, nato a Milano nel 1944, ha insegnato storia del pensiero sociologico nella Facoltà di Sociologia di Trento. Ha pubblicato ‘Links-kommunismus e rivoluzione in Occidente’ (1974), ‘Teoria o critica. Saggio sul marxismo di Adorno’ (1977), ‘Temi del pensiero critico-negativo’ (1979). Ha collaborato a ‘Critica Sociologica’ e alla rivista americana ‘Telos’. “”In Marx la scelta della classe operaia urbana quale soggetto storico di cambiamento, era fondata sulla teoria del plusvalore che costituiva la precondizione economica della coscienza di classe”” (pag 77) (Note sulla costituzione materialistica del soggetto del cambiamento sociale) Trento 28 Giugno 2018. (da Università di Trento) Enzo Rutigliano: addio a un protagonista della storia di Sociologia Tristezza in Ateneo per la scomparsa del sociologo, amato da generazioni di studenti. Testimone attivo dei primi anni della Facoltà e del movimento studentesco, come studente e poi docente partecipò con passione e competenza allo sviluppo dell’Ateneo. Sabato alle 11 il Dipartimento e l’Ateneo lo ricorderanno in un momento di raccoglimento nella corte interna di Sociologia La notizia della scomparsa del professor Enzo Rutigliano è stata accolta oggi con grande tristezza all’Università di Trento e soprattutto a Sociologia, dove il professore era molto stimato. Dal 1976, anno in cui ha iniziato la sua carriera accademica fino al 2014 quando si è ufficialmente ritirato dall’insegnamento, il professor Rutigliano ha preparato con passione generazioni di studenti e studentesse, insegnando Storia del pensiero sociologico, uno dei corsi fondamentali che introducevano il percorso di studi. Tutti lo ricordano come docente attento, preparato, preciso, dotato di ampia cultura, spirito critico e profonda capacità di analisi. Fin dal suo arrivo a Trento nel 1968 come studente, è stato protagonista della nascita e dell’evoluzione della Facoltà dalle origini dell’Istituto di scienze sociali fino alla Sociologia di oggi. Rutigliano ha dato il suo contributo a scrivere la storia dell’Ateneo trentino, partecipando attivamente anche al movimento studentesco della fine degli anni Sessanta. Rutigliano aveva iniziato a collaborare in particolare con Franco Fornari e soprattutto con Gian Enrico Rusconi che era stato suo relatore per la tesi di laurea (su “Hegel: totalità e separazione”), ed era stato parte del gruppo di studio con Francesco Alberoni a cui era molto legato. «Dal punto di vista accademico – sottolinea il direttore del Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale, Mario Diani – Enzo Rutigliano è stato fra i maggiori a contribuire alla diffusione della storia del pensiero sociologico in Italia. Il suo volume “Teorie sociologiche classiche”, edito nel 2001 da Bollati Boringhieri, è stato un punto di riferimento importante per generazioni di studenti e dottorandi, non soltanto a Trento». Era noto a livello nazionale per i suoi studi su Water Benjamin, Vilfredo Pareto, la Scuola di Francoforte e in particolare Theodor Adorno. È stato uno tra i primi studiosi in Italia ad approfondire la figura e la rilevanza sociologica dell’opera del premio Nobel Elias Canetti, con cui tenne una fitta corrispondenza sul volume “Massa e potere”. Lavoro che poi è confluito nel volume di Rutigliano “Il linguaggio delle masse. Sulla sociologia e Elias Canetti” (Edizioni Dedalo, 2007) con un’appendice di lettere inedite. Più di recente si era dedicato a studi sulla Sociologia della guerra. Grande il suo attaccamento agli studi e alla facoltà, come spiegò in un’intervista del 2001, in occasione del decimo anniversario della morte di Bruno Kessler, al periodico di Ateneo “UniTn” di cui fu fondatore (con Renato Porro e Antonio Scaglia) nel 1998 e direttore: «Sociologia per la città di Trento è stata decisiva, non soltanto perché il movimento studentesco direttamente coinvolse il mondo del lavoro, ma anche perché i numerosi studenti provenienti da altre città italiane portavano a Trento la loro cultura diversa, l’estrazione diversa, e questo fu un “”lievito”” per la città. Mise in moto dei meccanismi che poi andarono avanti per conto proprio e che certamente contribuirono alla modernizzazione della città. (…) L’università a quell’epoca era la Facoltà di Sociologia, non c’era altro. Era una sorta di comunità di studio dove le aule universitarie, la mensa, i bar attorno, gli appartamenti la sera, il collegio universitario erano un’unica cosa. Era tutto un fervore di idee, di discussioni, di dibattiti; non c’era differenza tra il privato, il pubblico, tra la politica, lo studio. Io ho sempre creduto che le università medievali dovessero essere simili a quello che stava accadendo da noi in quel momento. Corpo docente e studenti si sentivano molto più vicini tra loro che non al resto della città, la quale, in un primo momento, rifiutò come un corpo estraneo la Facoltà di Sociologia. (…) La comunità di studio di allora è a mio avviso irripetibile, e questo non soltanto per merito delle persone che c’erano o per la loro volontà, ma perché allora in tutto il mondo era un po’ così: alla fine degli anni ’60 i movimenti collettivi muovono il mondo, conferiscono alle vecchie istituzioni nuovo vigore, nuova linfa; creano, per loro natura, centralità. E Trento, come università e come città, pur essendo alla periferia estrema dell’Italia, diventò quindi centrale. I giornalisti del Corriere della Sera, della Stampa venivano da noi per capire come stavano le cose». Per ricordare la figura di Enzo Rutigliano e sottolineare il suo contributo nel disegnare lo sviluppo degli studi sociologici a Trento, il Dipartimento ha previsto un momento di ricordo che si terrà sabato alle 11 nella corte interna di Sociologia. (a.s.)”,”TEOS-304″
“RUTIGLIANO Enzo”,”Guerra e società.”,”Enzo Rutigliano insegna Storia del pensiero sociologico presso la Facoltà di Sociologia dell’Università di Trento. Ha pubblicato tra l’altro ‘Il linguaggio delle masse. Sulla sociologia di Elisa Canetti’ (2007). “”(…) «Roma fu innanzitutto una potenza di fanteria, e ciò vale particolarmente per il periodo della sua espansione nella penisola italiana. Una legione (cioè un esercito da campagna) contava circa 6000 uomini, metà dei quali appartenevano alla fanteria pesante formata da agricoltori, mentre i restanti soldati armati alla leggera (velites) e un piccolo corpo di cavalleria che aveva il compito di coprire i fianchi. Nell’ordine di battaglia, le prime due linee di manipoli erano composte di fanteria pesante (hastati e principes), equipaggiata con scudo, elmo, corazza, una breve spada dalla lama larga a doppio taglio e punta (gladius), e giavellotto (pilum). Benché il comandante potesse scegliere tra vari metodi di attacco, le tattiche fondamentali erano semplici: la linea di fronte scagliava i suoi giavellotti e caricava di corsa, per arrivare a contatto col nemico e combattere col gladio. Se questa prima ondata veniva respinta, le succedeva la seconda, che usava lo stesso procedimento. La terza linea, un misto di fanteria pesante e leggera, era tenuta di riserva. Più tardi i generali romani avrebbero sfruttato pienamente le potenzialità di questa riserva» (1)”” [(Prestone e Wise, Storia sociale della guerra’, cit., p. 47] ‘L’esposizione sembra essere corretta. Tuttavia, per quanto riguarda le tattiche di combattimento, è importante notare che i generali romani utilizzavano una vasta gamma di strategie e tattiche, a seconda delle circostanze e del nemico che affrontavano 1. Ad esempio, in alcune battaglie, i Romani utilizzavano la tattica della ‘testuggine’, in cui i soldati si disponevano in una formazione a scudo che proteggeva completamente il corpo dei soldati, mentre altri soldati lanciavano giavellotti o frecce dal retro della formazione 1. In altre occasioni, i Romani utilizzavano la tattica della ‘cuneo’, in cui i soldati si disponevano in una formazione a forma di cuneo per sfondare le linee nemiche 1.In generale, le tattiche romane erano caratterizzate da una grande flessibilità e adattabilità, e i generali romani erano noti per la loro abilità nel cambiare rapidamente le tattiche in base alle circostanze 1. (f. cop.)”,”QMIx-003-FSD”
“RUTTO Giuseppe”,”Bernard Bolzano. Reformkatholizismus e utopia nella Praga della Restaurazione.”,”Ricerca e lettura (da parte degli storici) di Bolzano sul tentativo di cogliere il significato storico del suo pensiero religioso, etico e sociale, nel rapporto difficile e carico di tensione tra ‘reformkatholizismus’ e utopia’ (pag 3, introduzione) ‘Bernard Placidus Johann Nepomuk Bolzano (5 ottobre 1781 – 18 dicembre 1848) è stato un matematico, filosofo, teologo e logico boemo. Nato a Praga, Bolzano era figlio di un mercante d’arte italiano e di una madre tedesca. Studiò filosofia e teologia all’Università di Praga, dove ottenne il dottorato in geometria nel 1804. Bolzano è noto per i suoi contributi significativi alla matematica e alla logica, in particolare per il teorema di Bolzano-Weierstrass e il teorema del valore intermedio. Fu anche un fervente sostenitore della pace e della giustizia sociale, il che lo portò a scontrarsi con le autorità austriache. Nel 1805, fu nominato professore di filosofia della religione all’Università di Praga, ma nel 1819 fu rimosso dall’incarico a causa delle sue idee politiche considerate troppo liberali’ (f. copilot) ‘Praga fece parte dell’Impero Asburgico dal 1526, quando Ferdinando I d’Asburgo divenne re di Boemia, fino al 1918, con la fine della Prima Guerra Mondiale e la dissoluzione dell’Impero Austro-Ungarico. Durante questo lungo periodo, Praga fu un importante centro culturale e politico dell’impero, soprattutto sotto il regno di Rodolfo II, che trasferì la sua corte da Vienna a Praga nel 1583’ (idem)”,”AUTx-003-FMB”
“RUTYCH N.”,”Le parti communiste au pouvoir. En URSS 1917-1960.”,”Lenin e i fondi tedeschi. E’ per un caso felice che i documenti segreti tedeschi, pubblicati recentemente, si sono potuti conservare. QUesti documenti si trovavano disseminati in più depositi d’ archivio situati nello Hartz. Malgrado le istruzioni precise del governo hitleriano, il funzionario preposto alla loro vigilanza aveva omesso di distruggerli, cosa che ha permesso all’ esercito inglese di recuperarli in gran parte. Dopo averli minuziosamente selezionati e fotocopiati (questo lavoro è durato vari anni) gli inglesi resero questi documenti al governo federale tedesco. Una parte fu pubblicata presso la stampa tedesca (Die Welt; ecc), ma nel 1958, Zeman fece apparire in inglese, presso le edizioni Oxford University Press, quelli che ci interessano particolarmente. (1)””. (pag 41) (1) Germany and the revolution in Russia, 1915-1918. Documents from the Archives of the German Foreign Ministry, a cura di Z.A.B. Zeman, OUP, London, 1958 La strategia del partito sul fronte interno e il fronte esterno della Rivoluzione mondiale (pag 189) La Guerra contro la Polonia e la dottrina della rivoluzione importata dall’ esterno (pag 199)”,”RIRO-284″
“RYAN Alan”,”John Dewey And the High Tide of American Liberalism.”,”RYAN-A vive a Princeton (New Jersey) dove insegna Storia delle dottrine politiche alla PRINCETON UNIVERSITY. E’ autore, fra l’altro, di una biografia di RUSSELL-B: “”Bertrand Russell: A Political Life””.”,”FILx-125″
“RYAN Cornelius”,”Il giorno più lungo. 6 giugno 1944.”,”Cornelius Ryan, prese parte all’Operazione Overlord in qualità di corrispondente di guerra del ‘Daily Telegraph’ Questo libro sul D-Day è stato tradotto in 14 lingue e trasferito sullo schermo con la consulenza tecnica del generale Koenig e la collaborazione delle autorità militari inglesi, francesi e tedesche. ‘Non tutte quelle divisioni erano a ranghi completi, ma Hitler confidava nel suo «Vallo» per colmare le deficienze delle truppe. Ma uomini come Rommel che avevano combattuto – ed erano stati battuti – su altri fronti, rimasero atterriti quando videro le fortificazioni. Rommel non era più stato in Francia dal 1941, e come molti altri generali tedeschi aveva creduto alla propaganda hitleriana e pensava che la linea di difesa fosse pronta. La sua denuncia sarcastica dell’insufficienza del «Vallo», non sorprese Von Rundstedt, che era dello stesso parere. Forse fu quella l’unica volta in cui si trovò d’accordo con Rommel, senza riserve. Da vecchio saggio, Rundstedt non aveva mai creduto alle difese fisse. Nel 1940 aveva diretto il magistrale aggiramento della Linea Maginot che aveva portato alla disfatta della Francia. Per lui il Vallo Atlantico di Hitler non era che un «bluff monumentale… destinato più al popolo tedesco che al nemico… e il nemico grazie alle sue spie ne sa più di noi sul vallo». Il muro avrebbe potuto «temporaneamente infastidire» gli Alleati, ma non certo fermarli. Von Rundstedt era convinto che niente potesse evitare il successo iniziale di uno sbarco. Si sarebbe dovuto colpire, quando il nemico era ancora debole, senza linee di rifornimento organizzate, occupato a consolidare le teste di ponte isolate. Rommel era assolutamente contrario a questa tesi. Secondo lui c’era un solo modo per respingere l’attacco: affrontarlo subito, a testa bassa. Non si sarebbe riusciti a far venire i rinforzi dall’interno: sarebbero stati dispersi e distrutti dai bombardamenti aerei e navali. Dalla fanteria alle divisioni corazzate, tutto doveva essere schierato sulle coste o appena dietro. L’aiutante di Rommel ricorda bene il giorno che il maresciallo gli espose i suoi principi strategici. Erano su una spiaggia deserta, e Rommel, massiccio, tarchiato, chiuso in un pesante cappotto, con una vecchia sciarpa al collo, camminava avanti e indietro, agitando il bastone di maresciallo, quello «non ufficiale», di legno nero con un pomo d’argento dal quale pendeva un fiocco di seta, rosso nero e bianco. A un tratto aveva puntato il bastone come un indice sulla sabbia: «La guerra si vincerà o si perderà sulla spiaggia. Abbiamo una sola possibilità di fermare il nemico, quando sarà in acqua… e cercherà di metter piede a terra. I rinforzi non arriverebbero mai sul posto dell’attacco, sarebbe follia pensarlo. La Hauptkampflinie (la linea principale di resistenza) sarà qui… tutto quello che abbiamo dovrà essere sulla costa. Mi creda, Lang, le prime ventiquattr’ore dell’invasione saranno decisive… per gli Alleati, e per la Germania, sarà il giorno più lungo». Hitler aveva approvato nel suo complesso il piano di Rommel e da quel giorno Von Rundstedt era diventato una figura puramente rappresentativa. Rommel eseguiva gli ordini di Rundstedt soltanto se quadravano con le sue idee. Per tagliar corto alle obiezioni aveva un argomento semplice e senza repliche: «Il Führer mi ha dato direttamente ordini espliciti». Questo però non lo diceva mai a Von Rundstedt, ma al suo capo di stato maggiore Blumentritt. Appoggiato da Hitler e con la rassegnata accettazione di Rundstedt («Quel caporale boemo di Hitler», borbottava iroso il comandante in capo, «prende sempre decisioni contro se stesso», l’ostinato Rommel aveva buttato all’aria e rifatto tutti i piani anti-invasione’ (pag 24-25)]”,”QMIS-252″
“RYAN C. McEVOY J.P. LINDBERGH C.A. GRENFELL R. HOOVER J.E. REYNOLDS Q. BALDWIN H.W. WALDECK Contessa RATCLIFF J.D. BALCHIN N. SCHWARTZ R. MONTAGU E.E.S. LORD W. GEORGE W. SONDERN F. WINSLOW W.G. JOHNSON T.M. COSTER D.Q. COUGHLIN W.J. STOWE L. FUCHIDA M. MULLER E. INOGUCHI R. NAJAJIMA T. CARLOVA J. YOSHIDA M. e altri”,”Storie segrete dell’ultima guerra.”,”””Hitler sapeva che l’invasione era inevitabile e ora doveva risolvere un altro grosso problema; trovare le divisioni da disporre lungo le due difese che s’estendevano sempre più. In Russia si maciullavano divisioni su divisioni nel tentativo di tenere quel fronte di 3000 chilometri davanti agli incessanti attacchi sovietici. In Italia, uscita dalla guerra dopo l’invasione della Sicilia, migliaia di soldati vi erano immobilizzati. Perciò, nel 1944, Hitler fu costretto a rinforzare le sue guarnigioni in Occidente con uno strano assortimento di rincalzi; vecchi e ragazzi, i rimasugli di divisioni decimate sul fronte russo, «volontari» dei Paesi occupati reclutati con la forza (c’erano unità polacche, ungheresi, cecoslovacche, rumene e jugoslave, tanto per citarne alcune) e perfino due divisioni russe composte d’uomini che avevano preferito combattere con i nazisti piuttosto che rimanere nei campi di prigionia. Per quanto discutibile servivano comunque a riempire i vuoti. Hitler aveva ancora un solido nucleo di truppe e d’unità corazzate temprate dalle battaglie. Nel giorno dello sbarco alleato le forze di Hitler in Occidente sarebbero ammontate a un totale formidabile di 60 divisioni. Non tutte queste divisioni avrebbero avuto i loro effettivi al completo, ma Hitler fidava ancora sul suo Vallo Atlantico: era certo che avrebbe compensato la differenza. Tuttavia, uomini come Rommel che avevano combattuto – e perduto – su altri fronti, erano rimasti allibiti vedendo le fortificazioni. Rommel non era più stato in Francia dal 1941 e, come tanti altri generali tedeschi che fidavano nella propaganda di Hitler, aveva creduto che le difese fossero state quasi ultimate. Il suo caustico giudizio sul «Vallo» non fu una sorpresa per von Rundstedt. Questi vi aderì in pieno; anzi, fu forse l’unica volta che si trovò completamente d’accordo con Rommel. Il vecchio e sagace von Rundstedt non aveva mai creduto nelle difese fisse. Era stato lo stratega del vittorioso attacco alla Linea Maginot nel 1940 che aveva portato al crollo della Francia. Per lui il Vallo Atlantico di Hitler non era che un «enorme ‘bluff’… più per il popolo tedesco che per il nemico… e il nemico, attraverso i suoi agenti, lo sa meglio di noi». Il Vallo avrebbe «bloccato temporaneamente» l’attacco alleato, ma non lo avrebbe arrestato. Von Rundstedt era convinto che nulla avrebbe potuto impedire la riuscita dei primi sbarchi. Il suo piano per far fallire l’invasione era di tentare il grosso delle sue truppe lontano dalla costa e di attaccare ‘dopo’ che le truppe alleate fossero sbarcate. Quello sarebbe stato il momento di colpire, pensava il vecchio generale, quando il nemico era ancora debole, quando non aveva linee di rifornimento adeguate e si sforzava di costituire teste di sbarco isolate. Rommel dissentiva completamente da questa teoria. Egli era convinto che ci fosse un solo modo per sventare l’attacco: opporvisi frontalmente. Non ci sarebbe stato tempo di far affluire rinforzi dalle retrovie; Rommel era certo che sarebbero stati distrutti dagli attacchi aerei e dal bombardamento delle artiglierie navali e terrestri. A suo parere, tutto, dalle truppe alle divisioni ‘Panzer’, doveva essere tenuto pronto sulla costa o nell’immediato retroterra”” (pag 229-231) [Cornelius RYAN, Il giorno più lungo]”,”QMIS-010-FER”
“RYAN Cornelius”,”Il giorno più lungo. 6 giugno 1944.”,”Cornelius Ryan, prese parte all’Operazione Overlord in qualità di corrispondente di guerra del ‘Daily Telegraph’. Dello stesso autore: ‘L’ultima battaglia. Ritardo tedesco nella costruzione della linea difensiva atlantica. “”Poco dopo il suo arrivo Rommel aveva fatto un’ispezione-lampo al Vallo Atlantico e ne era rimasto scoraggiato. Soltanto in qualche posto le fortificazioni di cemento armato e di acciaio erano terminate: nei porti principali, sugli estuari dei fiumi, lungo la parte più stretta della Manica, dal nord di Le Havre all’Olanda. Per il resto le difese erano largamente incomplete. In qualche zona addirittura non ancora incominciati i lavori. Per la verità anche cosè com’era, il Vallo Atlantico rappresentava una formidabile barriera. Dove i bunker erano pronti fiorivano giganteschi cannoni. Ma non ce n’erano abbastanza per Rommel. Niente gli sembrava sufficiente per fermare il furioso assalto che si aspettava con certezza, sempre ricordando la dura sconfitta subita l’anno prima contro Montgomery in Africa. Al suo occhio critico il Vallo Atlantico pareva una cosa da ridere. Ne parlava, con una espressione tra le più efficaci di ogni lingua, come di «una fantasia uscita dal Wolkenkucksheim di Hitler» cioè dal paese nebuloso degli sciocchi”” (pag 20-21)”,”QMIS-013-FER”
“RYAN Cornelius”,”A Bridge Too Far.”,”””Le forze alleate subirono più perdite in Market-Garden che nella gigantesca invasione della Normandia. Molti storici ritengono che nel periodo di 24 ore del D Day, 6 giugno 1944, le perdite Alleate si possono stimare in 10-12 mila . Nei nove giorni di Market-Garden le perdite combinate sul terreno e in aria, uccise, ferite e perdute, ammontarono ad oltre 17 mila”” (pag 599) Secondo quanto riportato da storici e fonti 1, le perdite alleate durante il D-Day sono state stimate in 10-12 mila. D’altra parte, le perdite combinate di Market-Garden, che durò nove giorni, ammontarono a oltre 17 mila 1. Tuttavia, è importante notare che queste cifre possono variare leggermente a seconda delle fonti e dei criteri di conteggio utilizzati. (bing) (Altre informazioni: 1. history.com, 2. britannica.com, 3. warfarehistorynetwork.com 4. en.wikipedia.org, 5. iwm.org.uk) L’operazione Market Garden fu un’operazione militare combinata aerea e terrestre messa in atto dagli Alleati durante la seconda guerra mondiale. L’obiettivo era di conquistare e controllare cinque ponti, uno in fila all’altro, tra Eindhoven e Arnhem, nei Paesi Bassi. L’operazione ebbe luogo dal 17 al 27 settembre 1944. Tuttavia, l’operazione fallì poiché le truppe alleate non riuscirono a conquistare l’ultimo ponte ad Arnhem, che era difeso da una divisione corazzata tedesca. La battaglia di Arnhem fu combattuta all’interno e intorno alle città olandesi di Arnhem, Oosterbeek, Wolfheze e Driel e nelle vicinanze dal 17 al 26 settembre 1944. Fu una battaglia all’avanguardia dell’operazione alleata Market Garden. (bing) (Altre fonti 1. it.wikipedia.org, 2. it.abcdef.wiki, 3. italiawiki.com, 4. me-dia-re.it)”,”QMIS-022-FSD”
“RYDER A.J.”,”The German Revolution, 1918-1919.”,”Nominata dal Congresso dei consigli a Berlino (dicembre 1918) una commissione socializzazione guidata da Kautsky (pag 18) “”That the revolution was a rejection of militarism rather than of capitalism was recognized even by Liebknecht, who wrote in ‘Die rote Fahne’ of 19 November 1918: ‘The bulk of the soldiers are revolutionary against militarism, against war and the open representatives of imperialism: in relation to socialism they are still divided, hesitant and immature.’ Liebknecht also admitted that by then many of the proletarian soldiers and workers “”fondly imagined”” the revolution to be over, and wanted nothing but rest and demobilization.”” (pag 28)”,”MGER-115″
“RYLE Gilbert”,”Pensare pensieri.”,”Gilbert Ryle (1900-1976), uno dei maggiori filosofi inglesi del Novecento, è stato Professore di filosofia morale all’Università di Oxford e direttore di ‘Mind’ dal 1948 al 1971.”,”VARx-065-FRR”
“RYTKHEU Juri”,”Rinati alla vita.”,”RYTKHEU Juri è nato nel 1930 in Ciukotka (regione industriale tra i ghiacci). Ha lavorato a Leningrando come giornalista. Ha scritto una ventina di racconti.”,”RUSx-163″
“RYÛJI Komatsu LEVY Christine PELLETIER Philippe BIEUX Gilles TSCHUDIN Jean-Jacques”,”Anarchisme et mouvements libertaires au début du XXème siècle.”,”Contiene i saggi ‘Un Retour sur le parcours du mouvement anarchiste au Japon (RYÛJI), Kôtuku Shûsui et l’anarchisme (LEVY), Chronologie: La Vie d’Ôsugi Sakae (RYÛJI), Ôsugi Sakae. Une Quintessence de l’anarchisme au Japon (PELLETIER), La Vie en prison d’une anarchiste: Ôsugi Sakae (BIEUX), Ôsugi Sakae et la littérature ouvrière (TSCHUDIN), Hirasawa Keishichi et le théâtre ouvrier (TSCHUDIN). Temi trattati: La pluralità delle correnti anarchiche. Gli inizi dell’anarchismo nell’epoca Meiji. L’individualismo sociale trova la sua base – l’anarchismo sotto Taishô. L’anarchismo dell’auto-governo: Nii Itaru. L’anarchismo di Shôwa d’anteguerra. Lo scatenamento della repressione. La concezione della tattica rivoluzionaria in Kôtuku Shûsui. Kôtuku Shûsui e la questione della violenza. L’evoluzione della posizione di Kôtuku sull’istituzione imperiale. La vita di Ôsugi Sakae (1885-1923). Importazione o spontaneità dell’anarchismo in Giappone. Vitalismo e monadologia in Ôsugi Sakae. La teoria della pagina bianca. Ôsugi Sakae: la mia vita quotidiana di prigione.”,”MJAx-026″
“RYWKIN Michael a cura; saggi di Rein TAAGEPERA Janet MARTIN Henry R, HUTTENBACH Stephan M. HORAK Edward LAZZERINI Muriel ATKIN Alton DONNELLY David MacKENZIE Seymour BECKER”,”Russian Colonial Expansion to 1917.”,”Saggi di Rein TAAGEPERA Janet MARTIN Henry R, HUTTENBACH Stephan M. HORAK Edward LAZZERINI Muriel ATKIN Alton DONNELLY David MacKENZIE Seymour BECKER”,”RUSx-066″
“RZHESHEVSKY Oleg e MYAGKOV Mikhail Yu., DILKS David HULAS Magdalena, SIPOS Péter, KURETSIDIS-HAIDER Claudia e HAUTMANN Hans, HIRAI Tomoyoshi, SHI PING, SEAMAN Mark, REPE Bozo, LI DIANREN, SAITO Takashi, STOLER Mark A., ECHTERNKAMP Jörg, LAGROU Pieter, PIESCHE Margarete HASS Gerhart RÖHR Werner, VAN GALEN LAST Dick”,”The Second World War in 20th Century History. Oslo – August 11-12. 2000.”,”Tutti saggi sono in lingua inglese tranne due in francese di J. Echternkamp (la Wehrmacht nella memoria culturale del dopoguerra tedesco) e di Pieter Lagrou (la storiografia della guerra e del tempo presente: quadri istituzionali in Europa occidentale (1945-2000) 19th International Congress of Historical Sciences”,”QMIS-190″
“RZHEVSKY Nicholas a cura, saggi di BASSIN Mark BETHEA David M. BOWLT John E. GLEASON Abbott HART Pierre R. KELLY Catriona LARY Nikita LIKHACHEV Dmitry S. ROBISON Harlow SENELICK Laurence WORTH Dean S.”,”The Cambridge Companion to Modern Russian Culture.”,”Mark Bassin, Lecturer, University College London. Author of Geographical Imaginations and Imperial Power, The Russian Annexationof the Amur River 1840-1865, essays and articles on Russian perceptions of the East, the history og geopolitics, and the history of environmentalism in the Slavic Review, American Historical Review, Journal of Modern History, and Transactions of the Institute of British Geographers. Former fellow in the Institute for European History, Kennan Institute, and the Remarque Institute. David M. Bethea, Vilas Professor of Slavic Languages, University of Wisconsin-Madison, Senior Associate Member, Russian Centre, St. Anthony’s, Oxford (1994-95), former Director, Middlebury College Russian School. John E. Bowlt, Professor, University of Southern California. Director, Institute of Modern Russian Culture at Blue Lagoon, Author of The Russian Avant-Garde; Theory and Criticism 1902-34, Russian Art 1875-1975, The Silver Age; Russian Art of the Early Twentieth Century. Abbott Gleason, Professor, Brown University. President, American Association for the Advancement of Slavic Studies. Author of Totalitarianism; the Inner History of the Cold War, Bolshevik Culture; Experiment and Order in the Russian Revolution, Young Russia; the Genesis of Russian Radicalism in the 1860s, European and Muscovite; Ivan Kireevsky and the Origins of Slavophilism. Pierre R. Hart, Professor and Chair, Louisiana State University. Author og G.R. Derzhavin; A Poet’s Progress. Catriona Kelly, Reader in Russian and Tutorial Fellow of New College, University of Oxford. Author of Petrushka, the Russian Carnival Pupper Theatre, A History of Russian Women’s Writing, 1777-1992, and co-editor of Discontinuous Discourses in Modern Russian Literature. Nikita Lary, Professor, York University, Toronto. Author of Dostoevsky and Soviet Film; Visions of Demonic Realism, Dostoevsky and Dickens. Dmitry S. Likhachev, Academician, Institute of World Literature, Russian Academy of Sciences, St. Petersburg. Former head Soviet Culture Foundation and Deputy, Congress of Russian Deputies. Author and editor of numerous works on Russian Literature and Linguage. Harlow Robinson, Professor and Chair, Northeastern University. Author of The Last Impresario; the Life, Times, and Legacy of Sol Hurok, Sergei Prokofiev; a Biography. Nicholas Rzhevsky, State University of New York, Stony Brook. Author of Russian Literature and Ideology, articles and essays Encounter, Nation, Modern Drama, Russian Review, Slavic Review, New Literary History. laurence Senelick, Fletcher professor of Drama and Oratory at Tufts University , Honorary Curator of Russian Drama and Theatre at the Harvard Theatre Collection. Recipient of the St. George medal of the Ministry of Culture of the Russian Federation. Dean S. Worth, Professor, University of California, Los Angeles. Past Chair, American Committee of Slavists, member Academic Council of the Kennan Institute for Advanced Russian Studies. President, Western SlavicAssociation and Vice President, International Committee of Slavists. List of illustrations, List of contributors, Chronology, Note on names and transliteration, Introduction, Suggested reading, A select filmography, Index,”,”RUSx-084-FL”